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Full text of "Primi Fondamenti Di Medicina Sociale"

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PRIMI FONDAMENTI 

DI 

MEDICINA SOCIALE 

A CUBA DEL 

Dott. DOMENICO TROPEANO 



ISTITUTO DI MEDICINA SOCIALE 

EDITORE — ROMA — 1952 


Pbof. GIUSEPPE TROPEANO 


PRIMI FONDAMENTI 

DI 

MEDICINA SOCIALE 


A CURA DEL 

Dott. DOMENICO TROPEANO 


ISTITUTO DI MEDICINA SOCIALE 
EDITORE — ROMA — 1962 


1 


PROPRIETÀ LETTERÀRIA 


STAMPATO IN ITALIA - PRINTED IN ITALT 


Città di Castello — Tip. % Unione Arti Grafiche », 1962 





Nato nel 1881 in Calabria, il Tropeano compì gli studi a 
Napoli. Conseguita, nel 1912, la libera docenza in Medicina So¬ 
ciale, con il pensiero e l’azione si afjermò subito come uno dei 
più validi ed ascoltati pionieri di questa disciplina già accolta in 
parecchie cattedre in Europa, ed in Italia ancora in processo for¬ 
mativo tanto da essere unicamente insegnata dal Prof. Bonardi 
a Milano. 

Il Tropeano tenne con successo e per lungo tempo i suoi corsi 
annuali di Medicina Sociale all’Università di Napoli, contri¬ 
buendo, così, a porre su salde basi, anche sotto il profilo del¬ 
l’autonomia didattica, quella che a ragione fu chiamata la espres¬ 
sione dei più moderni orientamenti delle scienze mediche. La Sua 
parola, con tanto impegno diffusa dalla cattedra, trovò poi più 
larghe schiere di allievi, e raccolse i primi cultori della nuova 
disciplina attraverso una pubblicazione periodica dal titolo « Me¬ 
dicina Sociale » che fondò e diresse per circa sci lustri. 

Egli svolse anche una notevole e ben marcala azione pratica 
nel campo assistenziale. Dotato di parola facile ed eloquente, 
svolse, specie in Campania, in Puglia ed in Calabria, efficaci 
lotte a fondo contro la malaria, la tubercolosi, il colera, la mor¬ 
talità infantile ; e combattè senza posa per l’igiene nelle scuole, 
per la redenzione dell’infanzia malata e abbandonata. 

Nominato, nel 1914, Governatore del R. Stabilimento del- 
VAnnunziata, brefotrofio provinciale di Napoli, non solo riuscì 
ad imprimere alla vetusta Casa un indirizzo assolutamente nuovo, 
ma seppe arricchire l’istituzione centrale di iniziative a carattere 
più moderno. Così Napoli annoverò, per opera Sua, la prima 
città italiana dei ragazzi, dove, nel grande Asilo per l’infanzia 
abbandonata che porta il Suo nome, raccolse gli «scugnizzi » dopo 
la guerra mondiale del 1915-1918; il primo « Presepe » ; la prima 
« Refezione » per madri allattanti; la prima a Goccia di latte» ; 
la « Consultazione » per lattanti; la prima latteria materna; il 
primo Centro educativo per madri, nutrici e bambinaie. 

Quindi tanta fervida e felice attività ebbe ad arricchirsi di 
nuove realizzazioni nel campo sociale. Fondatore dell’Istituto di 
Medicina Pedagogica per la cura e la rieducazione degli anor¬ 
mali psichici a Ponticelli, e di quello di Quisisana per i mutila- 







tini di guerra, a Napoli diè vita ad una serie di iniziative : al 
Movimento Nazionale per la riforma dei Brefotrofi con la crea¬ 
zione di una Federazione fra direttori ed amministratori dei Bre¬ 
fotrofi stessi ; al Movimento per la ricerca della maternità ; alla 
prima Federazione provinciale prò infanzia (1916), alla prima 
Società Italiana per le madri e i bambini (1912). Negli stessi 
anni fondò, inoltre, l’Ospedale dei bambini di cui la città era as¬ 
solutamente priva (1919), la Colonia marina permanente a Ma¬ 
rechiaro (1921), e le Consultazioni di Medicina Preventiva. Lan¬ 
ciata l’idea del certificalo prematrimoniale, impose al Consiglio 
Comunale di Napoli i medici scolastici, e svolse una intensa 
campagna nazionale per la profilassi della sifilide da baliatico. 
Negli stessi tempi, creò il Museo di igiene infantile educativo, e 
l’Ispettorato igienico sanitario per gli « esposti » dell’ Annunziata ; 
prese parte, altresì, alla « Commissionissima» per il dopo guerra 
nel 1919-1920, e collaborò per porre le basi della legge istitutiva 
dell’Opera Nazionale per la Maternità e l’Infanzia. 

Particolare menzione merita la creazione della Società Ita¬ 
liana di Medicina Sociale che lo elesse Presidente sin dalla fon¬ 
dazione e che, per il contributo delle Sue idee e delle Sue opere, 
attinse quella dignità che universalmente le viene riconosciuta. 

Il Tropeano lascia molte opere, circa un centinaio fra mag¬ 
giori e minori, di largo impegno e di valido interesse, tra cui 
volumi sulla Medicina Sociale, sulla Malaria nel Mezzogiorno, 
sull’educazione igienica popolare, sulla Infanzia, su/Z’Emigra- 
zione, sui Figli illegittimi, sui Minorenni anormali, sulla Medi¬ 
cina preventiva, e trenta annate de « La Medicina Sociale'», 
oltre che «Il Giornale della Malaria » che si chiamò poi «Il 
Giornale della Malaria e malattie affini » : opere queste che la 
biblioteca dell’Istituto di Medicina Sociale ha raccolto e conserva. 

L Istituto di Medicina Sociale — che si onora di avere 
avuto il Tropeano per lunghi anni Maestro, Collaboratore ed 
Amico -— intende contribuire al ricordo di sì vasta ed appassio¬ 
nata attività, pubblicando una Sua Monografìa dal titolo Primi 
fondamenti di Medicina Sociale, a cura del figlio Doit. Dome¬ 
nico. In essa si trovano tuttora vivi e validi i palpiti di una 
fede che accompagnò l’Autore lungo tutta una vita dedicata ad 
una missione di studio e di non dimenticatili realizzazioni. 


PREMESSA 


Sembra un errore comune ai vecchi e nuovi trattali della nostra 
materia, italiani e stranieri, il non definire, con limiti più o 
meno categorici, i confini della materia medico-sociale. La cosa 
non è molto agevole, essendo la Medicina Sociale in continua 
evoluzione. Prima poteva essere ed era una disciplina a sè, ora è 
tutta la medicina, che tende a socializzarsi. 

Ben vero che, spesso, sotto la nostra testata, è passata e passa 
materia sempre interessantissima, ma di vario aspetto ed obiet¬ 
tivo, qualche volta disperdendo le tracce basilari del nostro pro¬ 
gramma. 

Quindi, più che di errore, deve parlarsi, come si dimostra nella 
seconda parte del terzo capitolo di questa monografia, di ardente 
aspirazione, di irresistibile tendenza sociale di tutte le branche, 
quali esse siano, ad orientarsi verso la Medicina Sociale, di che 
ci compiacciamo calorosamente ; ma ciò, d’altra parte, non esclude 
la necessità di segnare gli invocati limiti per i comuni migliori 
propositi. 

Si è voluto, in certo modo, abbondare nella estensione dei som¬ 
mari, che spesso accennano soltanto agli argomenti da trattare, 
appunto per non potere e volere fare che accenni fugacissimi nel 
testo, ma creare stimoli, motivi nei lettori, per le loro ricerche, 
per il loro studio, onde, la semplice indicazione della materia da 
svolgere, qualche volta si è solamente fatta. 

Si provoca così, insomma, una collaborazione fra autore e 
lettore, nella speranza che questa desiata collaborazione produrrà 
risultati maggiori e migliori di quelli che non possa dare la let¬ 
tura del testo stesso. 

Sono stati tanti e tanti gli sviluppi della Medicina Sociale 
in Italia e nel Mondo, specie in questi ultimi anni ; è stato così 
arricchito il suo contenuto, sono così ampliate le sue finalità che, 
per la guerra ed il dopo guerra ed infine per un obbligato riposo 
intellettuale dell’Autore, si sono sperduti i fili del movimento, 






che pur si erano, per vari lustri, seguiti e sorretti con tanta de¬ 
dizione e tanto ardore. 

Perciò è sperabile si accontentino i lettori di questi brani di 
quella che è stata ed è l’essenza, la storia, la poesia di tutta la vita 
dell’Autore. 

Molti di noi potrebbero ricordare e dire, meglio di me, quello 
che io ricordo e dico. Ma chi, modestamente, ha vissuto tutte le ore 
della sua giornata di lavoro, in nome soltanto della Medicina 
Sociale, senza mai tradirla con altri tentativi ed esercizi, vissuto 
con parole, carte, pietre vibranti soltanto di Medicina Sociale, 
dona ora sicuro apporto all’illustrazione degli sviluppi, alla 
precisazione del contenuto ed alla identificazione delle finalità 
della nuova dottrina. 


Napoli, 1962. 


Dolt.f Domenico Tropeano 


PARTE PRIMA 













SVILUPPI E CONCETTI GENERALI 


La breve storia della Medicina Sociale in Italia, è precisa- 
mente contenuta negli anni del nostro secolo. 

Nel secolo scorso, senza dubbio, erano apparsi i barlumi di 
questo così moderno orientamento delle scienze mediche. Si 
erano, anzi, avute delle affermazioni di alcuni postulati e ca¬ 
pitoli della Medicina Sociale, ma di vera Medicina Sociale si può 
parlare soltanto all'alba del 1900. Almeno che non si voglia 
confondere con la creazione integrale della nostra disciplina 
— ormai chiara e rigida nel suo nome, nel suo contenuto, nel 
suo indirizzo, nelle sue finalità — qualsiasi tentativo di specia¬ 
lizzazione tecnica e pratica di materie attinenti alla Medicina 
Sociale e che potevano rappresentare parti importanti, ma 
non tutta la Medicina Sociale, come va oggi definitivamente 
concepita, insegnata, realizzata. 

Lo stesso proprio nome — confuso per lungo tempo, con altri 
nomi che si prestavano alla contemplazione di vedute, metodi, 
scopi sanitari di carattere sociale — ha avuto il suo solenne 
battesimo solamente ai primordi del nostro secolo, e nessuno 
più ha potuto menomarlo e confonderlo. 

Sono vegeti ancora molti insigni testimoni di questo movi¬ 
mento che vogliamo oggi precisare, e che possono affermare 
davanti al mondo buone verità che riguardano la nostra Patria ! 

E queste verità, poche, semplici, diremo noi in atto di fede 
e di speranza. 

Perchè resti fermo un punto italico, nell’arrovellarsi di no¬ 
zioni storiche e concezioni scientifiche, che spesso sogliono ot¬ 
tenebrare costellazioni luminose, che appartengono ad un cielo 
e non ad un altro cielo ! 

Questo ritornello apparirà per nulla strano a chi conosca un 
pò di storia della medicina, per cui la necessità di rivendica¬ 
zione ogni momento diventa impellente, poiché, se sono costanti 





l’oblio, il plagio, il furto in tutti i campi dell'attività umana, 
in questo della carta e dell'inchiostro, usati per la medicina, 
sono costantissimi. 

Poco importa, il destino del vero è noto : è sempre destino 
trionfale. Presto o tardi il vero stravince. Questo insegna la 
storia delle idee e dei popoli, in tutte le epoche. 

Noi diamo un modesto, circoscritto contributo italianis¬ 
simo a questa breve storia, senza alcuna pretenzione di pre¬ 
cisare tutto il movimento della Medicina Sociale in Italia, e 
tanto meno all’Estero. 

Vogliamo solamente affermare, senza indugio, che è proprio 
ora venuto il momento della Medicina Sociale. Non più Politica 
sanitaria, Medicina pubblica, Medicina popolare, Medicina po¬ 
litica, ecc. Tutti buoni nomi, tendenti ad affermare buoni propo¬ 
siti, buoni programmi, ma la Medicina Sociale è quella che è : 
riforma della Medicina. 

Non specializzazione della medicina, non unilaterale me¬ 
todo, indirizzo ; è Riforma ; di tutta la missione del medico, di 
tutto il contenuto della Medicina. Questo invochiamo. 

Che cosa gridava Baccelli ? Gridava ... « Medicina poli¬ 
tica » ! Era tanto grande clinico Baccelli, ma era anche grande 
parlamentare liberalissimo. Non poteva egli svellersi dali’in- 
cubo che lo dominava e lo minacciava : ed asserviva la sua alta 
scienza alla politica del tempo ; anche per fornicare nobilmente 
— per il suo giovanile indomabile istinto - con le vestali del 
tempo, che incedevano rubiconde, baldanzose, provocanti, dai 
socchiusi vetusti portali del secolo passato ; le vestali del so¬ 
cialismo, partorito dall’800, e che agitavano, in nome delle 
classi lavoratrici, interessi veramente supremi, per la migliore 
sorte della Nazione ; per le classi umili, dominanti, con gesto 
largo ed avvincente, tutto il meccanismo della produzione. 

Urgeva una medicina particolare per questa parte tanto 
utile del popolo italiano. 

Ma non c'era l'Igiene di Pagliani ? Egli che aveva creato, 
con Crispi e Bertani, la sanità pubblica, non aveva fatto medi¬ 
cina sociale ? Si e no I Aveva fatto certamente molta igiene. E 
questo non è tutto per la medicina sociale. I sessantanove 
medici provinciali — tante erano le nostre province fino a 
pochi anni dietro — avevano notevolmente ridotto la morbi¬ 
lità e la mortalità umana, con l'applicazione delle leggi e dei 






regolamenti concernenti la profilassi delle malattie infettive, 
ed avevano migliorato la media della vita umana. Ma varii 
lustri della stessa battaglia non avevano rimosso le cifre rag¬ 
giunte col trionfo della batteriologia 1 

Poteva la batteriologia scoprire tutti i fattori della morbi¬ 
lità e mortalità umana ? Gli agenti patogeni stavano tutti 
a traverso le lenti del microscopio ? Bastavano la denunzia, 
l'isolamento, la disinfezione ecc. a colpire la causa delle umane 
sventure collettive ? Chi era a mantenere basso il quoziente 
della vita media ? Che cosa bisognava pensare al riguardo ? 
Vi fossero stati fattori estranei al laboratorio, alla clinica, al 
microscopio, alla lotta, corpo a corpo, tra medico eroe e povero 
infermo ? Ma perchè tanto basso il quoziente della vita media 
delle classi povere e lavoratrici, di fronte al quoziente ben alto 
delle classi ricche e gaudenti ? Perchè il tavolo anatomico sve¬ 
lava la tubercolosi incistidata e non trionfante nelle classi ab¬ 
bienti, e libera, roditrice, fatale, nelle classi non abbienti ? 

La microbiologia . . . quella tremenda vita dei microbi, 
così feroci con i deboli, perchè così poco resistenti con i forti ? 

La gravidanza, l’infanzia, il digiuno, la scarsa alimentazione, 
l’esauriente lavoro, la cattiva respirazione ecc. tutti quei bei 
casi . . . da laboratorio, a traverso le vivisezioni preziosissime, 
non avevano riscontro nella vita reale, vissuta dagli uomini ? 
Altro che si ! 


* • 

Ma il medico poteva agire con l’ammalato, da solo a solo ? 
Che poteva egli operare? Entrare nei gabinetti governativi 
e dettare leggi ? Riformare le case, le scuole, le officine putride, 
i campi infetti di malaria, le coscienze affette d’ignoranza ? 
Col trionfante analfabetismo ? Ma che c’entra l’analfabetismo ? 
C'entra a determinare una più alta morbilità umana ; c’entra 
ad abbreviare la vita ! 

Chi è ignorante muore più presto I E chi è pezzente muore 
subito ! Chi è povero ed incosciente, nasce male, vive male, 
muore presto ! Ma, insomma, questo medico, da solo, che può, 
che deve fare ? Se cura un infermo, ne trascura mille. Non li 
trascura lui, si fanno trascurare ! 








14 


Parte prima 


Ma, insomma, la vita umana non è il principale patrimonio 
nazionale ? Altro che si ! E chi deve tutelarlo ? 

Può andare, per suo conto, il Governo per una via e può 
andare, per suo conto, il popolo, per altra via ? Sono Popolo e 
Governo due entità diverse e distinte ? Possibile ? Ma che sa¬ 
rebbe il Governo senza il Popolo ? 

La Milizia Sanitaria non deve tutelare la piena, integra, 
perfetta Sanità della Nazione ? E può tutelarla, non riuscendo 
a curare i malati, senza impedire che si ammalino i sani ? 

E che i sani continuino indisturbati a dare il maggiore red¬ 
dito deiringegno e del braccio, per lo sviluppo maggiore e la 
maggiore fortuna della Patria ? 

Queste . . . fantastiche elucubrazioni circolavano, al prin¬ 
cipio del nostro secolo, in tante stratificazioni sociali e qua e là 
fermentavano, ribollivano, esplodevano attraverso la concitata 
enunciazione di pochi. 

Il medico intelligente non si sentiva più nella sua veste e 
nella sua autorità di tutore della salute pubblica. Egli curava 
l’individuo : nobile, ma piccola cosa ! Spesso non riusciva a 
curarlo ! Non poteva il medico colpire le vere cause dell'infer¬ 
mità dei mille e mille individui che osservava. La causa era 
estranea alla Patologia ed alla Farmacia ! Proprio cosi ! E tutti 
i medici intelligenti e specialisti erano messi, tutti messi in 
scacco, da fattori incommensurabili, che essi non potevano 
colpire ! 

Erano, insomma, collettività, nelle stesse condizioni gene¬ 
rali e particolari di vita, colpite dalla stessa infermità, che 
richiedevano interventi collettivi, provvedimenti legislativi, 
rimedi economici, sociali, politici. 

La eco furibonda dei Fasci Siciliani, aveva oltrepassato il 
limitare del vecchio secolo. Le agitazioni incomposte delle 
zone settentrionali, in nome di diritti nuovi, fra cui il diritto 
sanitario, il diritto igienico, il diritto alla vita, s’imponevano 
altere e minacciose attraverso i più scamiciati biologi e socio¬ 
logi della Nazione. 

I Congressi dei medici condotti, annunziatori di tesi nuove 
e strane ! Tali medici, invece di occuparsi esclusivamente dei 
propri casi... si occupavano della necessità di rivoluzionare 
la medicina ! Essi si sentivano a disagio. Volevano altra mis¬ 
sione ! Migliorare si, il proprio stato economico, ma migliorare 





Sviluppi e concetti generali 


15 


sopratutto il loro stato civile, la loro missione morale, pratica, 
sociale ; curare si, i malati, alla meglio, ma non era preferibile 
curare i sani ?... Qualche congresso radicale osava parlare 
perfino di urgenza del Ministero d'igiene e di Sanità Pubblica, 
che coordinasse tutti gli sforzi di tutti i dicasteri per la reale 
salute delle moltitudini. I socialisti erano ormai tanti e tanti 
e chiedevano questo ed altro ; chiedevano equi orari, buoni 
salari, molteplici provvidenze, assistenze, ecc. ; le camere del 
lavoro erano tantissime e gli organizzati innumerevoli. Tra 
socialisti, tantissimi medici, sostenuti da giornalisti e giorna¬ 
listi essi stessi. I giornali politici accolgono articoli tecnici, che 
sentono di una medicina speciale, concepita diversamente dalla 
medicina di tutti i giorni. Si comincia con la patologia del 
lavoro. E si prosegue. 


* 

* * 

Nel 1907 nasce a Firenze il primo voluminoso giornale di 
Medicina Sociale, intestato al Ramazzini e redatto da Borri, 
Giglioli, Gasparrini, Pieraccini, Monti. Il Ramazzini era la 
bandiera specifica delle malattie professionali e dava il primo 
congresso Nazionale di Milano. Nasce, diretto da Giovanni 
Petrini, a Milano, il Gazzettino Sanitario. A Milano ancora il 
Lavoro con Devoto e Carozzi. Devoto crea la Clinica delle ma¬ 
lattie del lavoro, dopo l'insegnamento ricevuto dalla mortalità 
del Sempione. Viene il Primo congresso internazionale delle 
malattie del lavoro di Milano ed il 1° Congresso Nazionale 
di Palermo. Giovanni Allevi affida ad Hoépli un primo manua- 
letto di medicina sociale. Ma che cosa è la Medicina Sociale ? 
L’Italia Sanitaria, di Milano, ha in Gutierrez il suo ardito al¬ 
fiere. Dal 1906 la Direzione Generale della Sanità Pubblica, 
col Santoliquido, comincia a sentire l’odore dei tempi. Si orga¬ 
nizza una campagna antimalarica in tutte le provincie meri¬ 
dionali. Contemporaneamente è favorita una campagna anti¬ 
tubercolare : a Genova, con Maragliano e Abba ; con Tambur¬ 
oni e Magaldi a Roma ; con Lustig e Canalis a Firenze e, più 
tardi, con Bianchi a Napoli. Il movimento antimalarico ed 
antitubercolare assorbiva molte attività giovanili. A chi scrive, 
affidate le Puglie per la malaria e la Campania per la tuber¬ 
colosi. 




16 


Parte prima 


Nel 1910, negli Istituti Superiori di perfezionamento, Mangia- 
galli e Devoto danno a Bonardi l’incarico di un gruppo di 
lezioni di medicina sociale. Ma per il Devoto la Medicina Sociale 
era tutta assorbita dalla patologia del lavoro. Grande errore. 
Grandissimo capitolo della Medicina Sociale è la patologia 
professionale, ma non tutta la Medicina Sociale. 

Nel 1912 viene indetto dagli stessi Istituti superiori di perfe¬ 
zionamento un concorso per lo straordinariato di Medicina 
Sociale. Commissione esaminatrice : Tanzi, Carrara, Sciavo, 
Devoto, De Giaxa. Concorrenti : Bonardi, Carozzi, Ferrannini 
Luigi, Pieraccini, Tropeano. Non esisteva ancora in Italia, 
fino al 1911, alcuno insegnamento universitario di Medicina 
Sociale. Ma nel 1911, attraverso un’ardita guerriglia nel Consi¬ 
glio Superiore della Pubblica Istruzione, in base ai titoli di Tro¬ 
peano, s’istituisce, in primo tempo, come la legge richiedeva, la 
libera docenza di Medicina Sociale, si delibera, in secondo tempo, 
di conferire il primo insegnamento al Tropeano stesso. Si com¬ 
piacciono Teleky da Vienna, doVera anche solo, a dettare priva¬ 
tamente due corsi annuali di Medicina Sociale, Sommerfeld da 
Berlino, Holur da Monaco, Langlois ed Heim da Parigi, Ohver 
da Burham, Roth da Zurigo, Sand e Glibert da Bruxelles, tutti 
grandi cultori di Medicina Sociale. 

Resto unico docente in Italia, dal 1911 al 1935. L’insegna- 
meno è accompagnato da una ricca pubblicazione mensile, 
La Medicina Sociale, che doveva cessare, dopo 27 anni di vita, 
per varie circostanze del momento politico 1 

Dal 1904 al 1915 appare il « Trattato di Medicina Sociale», 
diretto dal Celli e dal Tamburrini (Edit. A. Vallardi). Venti 
volumi, ciascuno dei quali di pregio inestimabile, come volumi 
isolati, autonomi ; ma di scarso carattere medico-sociale, per 
cui il Trattato non ha fermato l’indirizzo, il metodo, il conte¬ 
nuto della Medicina Sociale. Ha segnato, nondimeno, un forte 
avviamento della disciplina, per quanto fosse mancato il 1° 
volume : « I Prolegomeni di Medicina Sociale ». Si seguono e 
susseguono, dal 1907 al 1915, pubblicazioni varie e preziose 
sull’argomento. Nel 1915, con la grande guerra, è soppressa ogni 
attività. Anche la Medicina Sociale sospende, per circa tre anni, 
la sua pubblicazione e muore in guerra il mio redattore-Capo, 
Dott. Raffaele Cossu. 

Dal 1929 al 1940 il movimento della Medicina Sociale è stato 





Sviluppi e concelli generali 


17 


alimentato non scarsamente nei nostri settori culturali e scien¬ 
tifici. Si esprimeva, in tutti questi settori, un desiderio, ben 
profondo e vivo desiderio di espandere un voluttuoso, nuovo 
principio di maggiore verità umana e di migliore giustizia so¬ 
ciale ; ma, in parte i tempi immaturi e gli uomini più immaturi 
dei tempi, appena permettevano l’esplosione di pochi credenti e, 
di essi, pochissimi arrivavano al traguardo della libera docenza 
a tempo a tempo. Gli igienisti — vi pare che gli Igienisti non 
vedessero tutta la grandezza e la bellezza della nuova disci¬ 
plina ? — marciavano contro la Medicina Sociale, in difesa 
della loro igiene, di fronte alla quale ... la credevano inutile 1 
Da qui... la simpatia intima di cotali maestri, per i pochi 
cultori e studiosi della Medicina Sociale e la magnifica presa di 
posizione assolutamente avversa al suo trionfo ! Questa è ve¬ 
rità incontestabile. Eppure, abbiamo avuto igienisti veramente 
sommi in questo secolo nostro ! De Giaxa, Sciavo, Manfredi, 
Celli, Di Vestea, Sanarelli, Canalis, Maggiore, Valente, Abba 
ecc. Celli e Sciavo sono stati più ampi e più comprensivi nei 
loro respiri, concedendo diritto di cittadinanza alla Medicina 
Sociale, rendendola non incompatibile con l’Igiene. 

I grandi clinici, meno compromessi con la rigida batterio¬ 
logia e più sensibili ai palpiti della vita, e già proclivi a svellere 
la clinica stessa dall’esclusivista, monopolizzatore laboratorio, 
per il trionfo di altri fattori di competenza più umana, hanno 
avvertito e protetto, con più paterno accento, la giovanile 
ventata di rinnovamento che la Medicina Sociale portava. 

Fra essi, i costituzionalisti particolarmente. E si capiva 
bene. Ma costituzionalisti diventano tutti i grandi clinici d’I¬ 
talia, coll’avanzarsi dei primi anni del nostro secolo. Murri re¬ 
stava nel suo austero classicismo clinico, e Bologna, ancora una 
volta, s’irrigidiva nell’indagine meticolosa, ma redentrice per 
l’individualità malata. 

Da Padova De Giovanni, piccolo, arzillo e potente, nella 
sua vecchiezza luminosa, era clinico costituzionalista e sociologo 
per eccellenza, sicché, all’inizio del giornale di Medicina Sociale 
mi spediva il distico di cui il giornale si è adornato dal 1° nu¬ 
mero di sua vita: 

« La Medicina Sociale : Il titolo del giornale è per sé stesso un 
programma nuovissimo per quanti intendono come la scienza 
possa informare costumi e leggi. Legislatori ed educatori do- 



18 


Parte prima 


vrebbero essere inspirati e condotti dai grandi veri che emanano 
dalla storia naturale degli esseri umani. 

Padova, gennaio 1911, Achille De Giovanni». 

Baccelli godeva, infine, del trionfo della medicina sociale, 
di cui il buon Gabbi l’aveva permeato, persuaso, nell’intima 
collaborazione di tanti anni, senza rinunziare alla sua bollente 
medicina politica. Maragliano, anche in nome della tubercolosi, 
malattia sociale per eccellenza, non poteva che godere del no¬ 
stro trionfo. Così Castellino a Napoli, mio Maestro in Patologia. 
Così Viola a Bologna e Lucatello, succeduto a De Giovanni. 
Così Grocco a Pisa, così Giuffrè a Palermo. Ma chi poteva es¬ 
sere parimenti clinico, igienista e sociologo ? Il più grande 
patologo d'Italia e fra i primissimi del mondo, abbiamo detto : 
Alessandro Lustig. Egli ha lietamente e gagliardamente soste¬ 
nuto il trionfo della Medicina Sociale. 

E una figura nobilissima spiccava a Napoli, per la sua de¬ 
cisa posizione in favore della Medicina Sociale : nè igienista, nè 
clinico, ma molto, molto grande in medicina legale : Gaetano 
Corrado. Egli è morto col dolore di non veder trionfare la sua 
idea dell’insegnamento ufficiale della Medicina Sociale a Na¬ 
poli, dove essa era veramente sorta in veste porpurea. Propose 
più volte, più volte riusciva a fare approvare la proposta del¬ 
l'insegnamento ufficiale nella nostra Facoltà.ma il Con¬ 

siglio Superiore della Pubblica Istruzione di allora, bocciava 
tale proposta ripetutamente, per virtù dei suoi componenti 
fascisti I 


* 

* * 

Ma, in fondo, erano innumerevoli gli igienisti, i clinici, i 
sociologi, i legislatori, i politici, gli studiosi, i pratici di ogni 
settore nazionale che aderivano al movimento determinato dal 
nascere della nostra rivista, La Medicina Sociale, all'inizio del 
1911. Senza citare i cultori stranieri di tale disciplina; da notare 
sopratutto quelli che hanno rimesso il proprio pensiero, in 
autografi preziosissimi, che sono gelosamente conservati. No¬ 
tiamo : Abba, Altobelli, Albertini, Allevi, Anile, Baccelli, Bram¬ 
billa, Badaloni, Bertacchi, Bianchi, Bossi L. M., Brunelli, 
Casalini, Celli, Colombo, Ciccotti, Castellino, Colaianni, Co- 
lella, Cozzolino, Devoto, De Giovanni, De Giaxa, Di Vestea, 




Sviluppi e concetti generali 


19 


Einaudi, Ferri, Ferrannini Andrea e Luigi Gabbi, Gosio, Loriga, 
Lustig, Mirabelli, Morselli, Pagliani, Monti, Mosso, Pietravalle, 
Pieraccini, Borri, Queirolo, T. Ricchi, Rossi-Doria, Rovighi, 
Ruxnmo, Sanarelli, Sciavo, Sergi, Senise, Spinelli, Tamburrini, 
Turati, Stanziale, Viola, Zuccarelli, ecc. mentre davano la loro 
costante collaborazione vari giovani valorosi, diventati valorosi 
professionisti e giornalisti. Cito : Arturo Nappi, Giovanni Al¬ 
levi, Ettore Levi, Ferruccio Valerio, Giuseppe Santoro, Gio¬ 
vanni Petrini, Salvatore Tommasini. E sono tali nomi le prime 
pietre miliari luminosissime di tutto il movimento italiano di 
Medicina Sociale. 

Prima del 1935 conseguivano la libera docenza in Medicina 
Sociale : Midulla, Fambri, Beliucci, Sorrentino, Zucchi, Bianchi, 
Coruzzi, Travagli, Semizzi, Polleri, Botti, ma i cultori e gli 
studiosi di Medicina Sociale si centuplicano, anno per anno, 
in ogni angolo d’Italia. 

Il primo manuale di Medicina Sociale veniva edito dal Was¬ 
sermann il 1922 (G. Tropeano, «Avviamento alla Medicina So¬ 
ciale»), ed è quello che, in copie numero sessantamila, ne gittava 
la semenza in Italia e nel Mondo, e, dopo cinque edizioni, sfocia 
nel grande « Trattato Italiano di Medicina Sociale », edito dallo 
stesso Wassermann, 1938, in collaborazione fra tutti i nuovi 
liberi docenti (Due volumi in grande formato, di circa 3 mila 
pagine). È Trattato che dovrebbe dirsi completo, ma la Medicina 
Sociale è in continua evoluzione, nè può essere ancora completa. 
Nello stesso anno si costituiva, in seno al Sindacato Medici, la 
Sezione Speciale di Medicina Sociale, ma senza risultato. 

, Iniziative senza risultato rimangono a Milano e a Napoli 
quelle per una Società Italiana di Medicina Sociale. Il tentativo 
è riuscito a Roma per esclusiva opera della nostra Fambri 
che, col Tropeano, ne aveva avuta la presidenza. E, ormai, 
molte delle antiche denominazioni « Uffici di Igiene e Sanità 
Pubblica » nei grandi comuni della Repubblica, si sono permu¬ 
tati in «Uffici di Igiene e Medicina Sociale». Già molti dei pri¬ 
mitivi dispensari antitubercolari han preso nome di Dispensari 
d’igiene e di Medicina Sociale. Che importa se non si parla più 
del primo Dispensario creato coll’appoggio di Leonardo Bianchi? 

Il glorioso Istituto, fondato a Roma dall’indimenticabile 
Ettore Levi e tutt’ora validamente operoso, prende il nome 
definitivo della Medicina Sociale. 




20 


Parie prima 


A Palermo fioriva col Trigona l'Istituto di Medicina So¬ 
ciale. Nei primi lustri del Secolo fioriva a Napoli tra il 1920 
e 1928 l'Istituto di Medicina Sociale al Marechiaro (Asilo Tro- 
peano) ; ma da quelle ceneri quanto fuoco si riaccende e si 
riaccenderà 1 

Non importa che il primo libero docente in Italia è tale 
oggi... come lo era nel 1911. Andiamo oltre. 


Nei cinquant’anni circa del nostro secolo, in complesso, 
le affermazioni della Medicina Sociale in Italia sono state vera¬ 
mente notevoli. 

Abbiamo precedentemente accennato a qualche pubblica¬ 
zione periodica specializzata, ma le pubblicazioni periodiche 
che si sono costantemente occupate, in tale periodo, di evolu¬ 
zione della Medicina Sociale, sono state innumerevoli. 

Possiamo affermare che nessun giornale sanitario abbia tra¬ 
scurato la trattazione dei nostri argomenti, e che, anzi, non si 
sia fregiato nei titoli di tali argomenti con senso di profonda 
soddisfazione e addirittura di orgoglio ; anche i giornali più 
vecchi, più autorevoli, anche i giornali destinati a specializza¬ 
zioni, anche i periodici pubblicitari; Tutta la stampa sanitaria 
d'Italia, è eccitata dalle idee seducenti della Medicina Sociale. 
Senza aggiungere come vari periodici abbiano addirittura ab¬ 
binato al proprio titolo, il nome di Medicina Sociale. 

Non sono mancati i tentativi di giornali specifici di Medi¬ 
cina Sociale, mentre i volumi su argomenti speciali della Me¬ 
dicina Sociale si moltiplicano sempre di più e tutti i periodici 
intensificano sempre di più il carattere spiccatamente sociale 
della medicina. 

Il giornale Critica Medico-Sociale del Macrì è più specifi¬ 
camente dedicato alla nostra riforma ed i vari periodici sulla 
tubercolosi e sulle malattie nervose e mentali rincalzano tale 
nuovo orientamento. 

P. Piccinini a Milano dedica la sua molteplice prodigalità 
anche alla Medicina Sociale. Le varie cattedre di malattie del 
Lavoro (Napoli, Genova, Milano, Roma, Pisa) contribuiscono 
alla diffusione del nuovo orientamento della Medicina. 





Sviluppi e concetti generali 


21 


E così, inevitabilmente, anche i giornali politici, non solo 
simpaticamente accolgono sempre articoli specifici di Medicina 
Sociale, ma aprono e fissano rubriche particolari, redatte da 
competenti giovani colleghi pieni di entusiasmo e fervore per 
la nostra disciplina. 

I più notevoli contributi editoriali al nostro movimento 
sono stati determinati da alcuni volumi venuti dagli editori 
di Milano, Torino, Genova, Roma. Senza dubbio, come già 
accennato, un largo contributo al movimento è stato impresso 
dallo studio e dalle leggi sulle malattie del lavoro, dalle leggi 
ed opere di previdenza sociale, dalle organizzazioni e realiz¬ 
zazioni, molteplici in tutti i campi sindacali e politici, tendenti 
alla protezione delle classi più produttive e più bisognose di 
assistenza. 

Si spengono tante fiamme ardentissime di Medicina Sociale, 
ma, in cambio, fioriscono centinaia di periodici specializzati 
sui vari grandi capitoli della Medicina Sociale. 

Ormai, non occorrono più periodici speciali di Medicina 
Sociale. Sono tutti i periodici intenti alla riforma di tutta la 
medicina. 


Tra le molteplici riforme ci si annunzia quella degli studi 
universitari, specie nella nostra branca. 

Che sapevano finora i medici, usciti dalle Università, dei 
problemi più decisivi per le sorti igienico-sanitarie, morali, 
economiche, sociali, politiche della Nazione ? 

Qua e là sono quotidianamente annunziati e realizzati, con¬ 
vegni per la trattazione dei singoli problemi riflettenti la re¬ 
denzione biologica e sociale dell’infanzia, dell'adolescenza e 
della gioventù. 

Ma chi dei medici, delle passate generazioni, è uscito, pre¬ 
parato sui problemi inerenti la vera vita fisica, morale, psi¬ 
chica, famigliare, sociale, politica della Patria ? 

Appena ammaestrati, questi cari giovani colleghi, eccoli 
alla corsa sfrenata, individuale, infruttuosa, contro poveri, de¬ 
pressi, sporadici, individui infermi senza profitto per sè e per 
gli altri ! 

Insomma, per precisare bene lo sviluppo della Medicina So- 









22 


Parte prima 


ciale in questi scorsi lustri del nostro Secolo, sarebbe necessa¬ 
rio veramente seguire dettagliatamente le produzioni scien¬ 
tifiche, editoriali, giornalistiche, nel campo della biologia, della 
sociologia ; i più importanti provvedimenti amministrativi, 
economici, politici ; le più notevoli iniziative parlamentari e 
valorizzazioni legislative ; i movimenti delle diverse classi so¬ 
ciali, delle organizzazioni nazionali, gli orientamenti della 
classe sanitaria ; le direttive principali dei governi, le finalità 
più esplicite della coscienza popolare ; seguire, insomma, la 
vita della Nazione nei suoi palpiti migliori e nelle sue più ar¬ 
denti e sublimi idealità, fatte per la conservazione e difesa 
della salute pubblica. 


Ed è avvenuto, in vero, dalla fine del secolo scorso, a questi 
lustri del nostro secolo, nelle vaste e complesse manifestazioni 
ed attività degli studiosi, in genere, dei medici e legislatori in 
ispecie, un fatto degno del massimo rilievo : medici e legisla¬ 
tori hanno concordemente, intimamente inteso le finalità so¬ 
ciali più spiccate delle scienze mediche e delle legislazioni, ma 
medici e legislatori sono rimasti fortemente legati, nella forma, 
se non nella sostanza, alle proprie vecchie direttive politiche* 
Imponendo la dottrina socialista delle masse popolari una tu¬ 
tela dei propri interessi, quegli intellettuali, quegli studiosi, 
quei medici che non professavano tale dottrina, hanno tentato 
di dimenticare le vere esigenze popolari ; tutti gli altri medici, 
ed in grandissima maggioranza, pur non professando la dottrina 
socialista, sostenevano il contenuto sociale della medicina, 
imprimendo un indirizzo prettamente sociale alla propria mis¬ 
sione. 

I medici, dunque, divisi in tre grandi categorie ; quelli che 
hanno agito come hanno sentito, nei rapporti della Medicina 
Sociale ; quelli che hanno agito senza dare importanza alle de¬ 
marcazioni politiche, facendo, dunque della Medicina Sociale 
la loro finalità prettamente scientifica, e, in fine, quelli che non 
hanno sentito il nuovo contenuto della medicina, nè il nuovo 
indirizzo del medico ed hanno, pertanto, agito come se tutto 
il mondo fosse estraneo alle loro persone. Questi ultimi, in nu¬ 
mero scarsissimo. È avvenuto, pertanto, il quasi collettivo 




Sviluppi e concetti generali 


23 


orientamento della classe sanitaria verso la Medicina Sociale, 
pur sotto denominazioni diverse, apparenti e latenti conce¬ 
zioni. 

Nel giorno in cui è finito il pericolo di confondere il medico 
sociologo ed il medico sociale con il socialista militante di qua¬ 
lunque gradazione ; nel giorno in cui del socialismo tutte le 
scienze biologiche e sociali prendono seco la parte veramente 
logica ed umana, che più risponde alle esigenze del cervello e 
del cuore dei medici, ecco che la Medicina Sociale s'impone, si 
afferma, si sviluppa in tutti i settori e trionfa in tutte le sue 
esplicazioni. 

E si parla solo di Medicina Sociale, non di politica sanitaria, 
non di medicina pubblica, non di medicina politica. 

Di fronte ai problemi fondamentali della vita umana, il 
consenso degli spiriti eletti di tutti i ceti, in tutte le epoche è 
apertamente concorde, silenziosamente consono 1 

Basterebbe guardare un poco tutte le prolusioni, in tutte 
le cattedre ufficiali, le lezioni di chiusura, i discorsi delle grandi 
occasioni, di tutti i clinici e di tutti i politici ; guardare un po’ 
tutto il contenuto di tutti i giornali sanitari ; tutte le mono¬ 
grafie importanti ed i libri di testo ; seguire le conferenze di 
tutti i medici intelligenti ; seguire i congressi politici e scien¬ 
tifici, di categorie e di classe ; tutte le statistiche, le recensioni, 
gli articoli scientifici di tutti i grandi giornali politici, le rela¬ 
zioni dei progetti di legge a contenuto assistenziale, per sentire 
che ovunque spunti l’idea della Medicina Sociale, lì si sviluppa, 
s’impone, trionfa ! 

Parlare di Medicina Sociale, in nome delle supreme finalità 
culturali ed assistenziali che hanno pervaso tutti gli spiriti 
della Nazione, esaltandoli nella volontà ardentissima di vedere 
celebrate tutte le manifestazioni di salute fisica, di bellezza 
spirituale e di progresso civile, è orgoglio ! 

* 

* * 

Attraverso anche un fugacissimo esame, che sarebbe una nuda 
elencazione, che noi potremmo offrire delle maggiori pubbli¬ 
cazioni periodiche italiane, dalla seconda metà del secolo scorso 
a tutti questi anni del nostro secolo, si scorge : 1) che nessuna 
di tali pubblicazioni per tantissimi anni, ha, non solo giammai 







24 


Parte prima 


trascurata la trattazione degli argomenti a carattere pretta¬ 
mente sociale, ma li ha voluttuosamente esaltati, come quelli 
che potevano più attirare l’attenzione dei lettori, che più pote¬ 
vano sedurre la verginità dei giovani e la vanità dei vecchi ; 
2) che anzi, esaminando il prodotto scientifico e pedagogico di 
tutte le scuole italiane, attraverso tutte queste pubblicazioni, 
si scorge che rappresenta elemento di lusso letterario, di co¬ 
reografia oratoria, destinato a sicuro successo pubblico, la 
trattazione dei caratteri sociali delle diverse manifestazioni 
morbose, specie da parte dei cattedratici, in lezioni di apertura 
e chiusura, in occasioni di conferenze e lezioni speciali, rela¬ 
zioni in congressi nazionali ed internazionali, in altre ecce¬ 
zionali esibizioni, imposte dalle vicende scolastiche e profes¬ 
sionali ; 3) che tutte queste pubblicazioni hanno mantenuto 
e mantengono costantemente rubriche fisse di Medicina So¬ 
ciale. 

Ciò significa che è desiderata la finalità più pratica e più 
redditizia del lavoro di clinica, di scuola, di laboratorio e non 
può e non deve essere che una finalità sociale. 

E da ciò si può, dunque, dedurre che : 

a) l’indirizzo che noi crediamo di affermare, svelare oggi, 
è l’indirizzo che da lungo tempo i medici hanno sempre dato 
alla medicina ; 

b ) che tutte le branche della nostra disciplina — nessuna 
esclusa — hanno inteso le proprie specialissime finalità so¬ 
ciali ; 

c) che, pertanto, le origini della Medicina Sociale, de¬ 
vono ricercarsi nell’inizio e nello sviluppo di tutte le branche 
della medicina. 

Quando tutta la stampa accoglie, fomenta ed alimenta la 
riforma della medicina, che oggi viene liberamente proposta, 
quando questa riforma si vede serpeggiare attraverso tutti i 
capitoli della medicina, in genere ; quando non vi è circostanza 
importante in cui non si vada riaffermando l’indirizzo sociale 
della medicina, quando sono concordi i medici di tutte le ca¬ 
tegorie a riaffermare tale indirizzo, quando, infine, in questo 
indirizzo, tutti i medici ripongono la speranza, anzi, la sicurezza 
per il loro migliore avvenire morale ed economico, bisogna, 
senz’altro, concludere che la Medicina Sociale è la medicina 
dell’avvenire. 





25 


Sviluppi e concetti generali 


Vero è che tutti gli argomenti generali e particolari di fi¬ 
siologia, di patologia, di igiene, di economia politica, di socio¬ 
logia, di filosofia, di letteratura e di arte, diventano argomenti 
di Medicina Sociale, per quel rapporto logico, che ogni mani¬ 
festazione ed esplicazione dell'attività, ha con il benessere ed 
il progresso fisico, morale ed economico delle singole persone, 
delle singole classi, delle singole nazioni. È pacifico che nessuna 
norma scientifica e legislativa può aver nella vita collettiva 
un’applicazione bastevole ad assicurare lo svolgimento sano 
ed equilibrato di tutti i mali e difetti che l'avviliscono e dei pe¬ 
ricoli che la minacciano, delle sofferenze che la dilaniano : in¬ 
fine, dei rimedi sufficienti, per virtù di scienze e di leggi, a 
redimere gli uomini individualmente e collettivamente. 

Questo principio fondamentale io credo debba essere pro¬ 
prio di ogni medico e sociologo che abbia inteso la nuova norma 
delle scienze biologiche e sociali, fatte non solo per la rigida ed 
assoluta conquista sperimentale e teoretica, ma fatte per 1 ef¬ 
fettivo bene della umanità. Ed allora, ecco spuntare la neces¬ 
sità che i medici o dividano il loro apostolato in studio, propa¬ 
ganda e pratico esercizio professionale, ovvero, in un dato mo¬ 
mento della loro preparazione intellettuale, si dividano in me¬ 
dici studiosi, per le vie lunghe e ripide delle nuove conquiste ; 
in medici propagandisti, perchè si adoperino ad inquadrare e 
diffondere per il bene della società tutte le norme igieniche di 
interesse collettivo ; ed in medici pratici per il rigido esercizio 
della medicina individuale. 

Questo dico, per voler subito affermare 1 urgenza che ogni 
problema di Medicina Sociale, inteso ad essere volgarizzato, 
divulgato, propagato in mezzo al popolo, insegnato addirit¬ 
tura al popolo, metodicamente, abbia la sua trattazione con 
Tesclusione di una dialettica difficile, per dar posto ad una sem¬ 
plicità di forme ed una chiarezza di espressioni popolari, tali 
che anche le più difficoltose argomentazioni scientifiche e le¬ 
gislative, quelle utili ed indispensabili al pubblico, entrino, 
senza grande sforzo, nel dominio di questo pubblico. 

Anche e principalmente per la creazione di quella coscienza 
igienica popolare che è il fondamento essenzialissimo per ogni 










26 


Parte prima 


lotta contro tutte le affezioni individuali e collettive, acute e 
croniche, epidemiche ed endemiche, contro tutti i flagelli che 
la natura ci prodiga I 


La Medicina Sociale in Italia ha, ormai, pervaso tutti i 
settori della vita nazionale. 

Non vi è più branca delle diverse scienze, non v'è ramo 
delle diverse legislazioni che non siano permeati da conce¬ 
zioni, indirizzi, finalità prettamente sociali, tendenti alla tu¬ 
tela fisica, psichica, morale ed economica delle diverse collet¬ 
tività. 

Tale è l’obbiettivo supremo della Medicina Sociale e spe¬ 
cialmente in un'epoca storica in cui il valore della vita umana 
ha finalmente assunto il suo legittimo rango di valore primis¬ 
simo, insuperabile nella competizione di tutti gli interessi del¬ 
l'universo 1 

La Medicina Sociale in Italia si va quotidianamente rea¬ 
lizzando nelle sue più ampie e squisite ideazioni, pur senza 
cattedre ufficiali e senza ufficiali sbandieramenti. 

Non urge ancora elencare tutte le innumerevoli opere ed 
istituzioni, tutte le leggi, tutte le provvidenze, le trasforma¬ 
zioni in tutti i campi del pensiero e dell'opera degli italiani. 

Segnaliamo questo fenomeno che dice del trionfo di una 
riforma totale della medicina, senza un piano programmatico, 
ma per incontenibile esplicazione del maturo pensiero dei me¬ 
dici e dei legislatori. 

Si tratta di un orientamento spontaneo, che alle esplica¬ 
zioni individuali, abbina gli interessi collettivi delle varie ca¬ 
tegorie, utili e produttive, escludendo qualunque forma pret¬ 
tamente speculativa dei singoli. 

L’aere italiano è saturo di una imponderabile materia che 
attrae potentemente tutte le concezioni sociali di ogni atteg¬ 
giamento umano, di ogni umana esplicazione. 

Prorompe impetuosa ed irresistibile, ad ogni passo di cia¬ 
scun uomo di comando e di responsabilità, la voce del dominio 
pubblico ; ed è dominio pubblico la Collettività, lo Stato, la 
Patria, che hanno cancellato del tutto ogni altro dominio. 

Sta di fatto che, all’esame quotidiano di tutti i piccoli e 





Sviluppi e concetti generali 


grandi eventi, avvenimenti, movimenti, in tutti i più vicini 
e lontani centri organizzativi, educativi, culturali, produttivi, 
assistenziali, e congegni politici, amministrativi, sindacali ecc. 
l’aggettivo sociale, un tempo aggettivo sospetto, equivoco, pau¬ 
roso, riesce appropriato a tutti i sostantivi indicanti il batte¬ 
simo di ogni manifestazione dell’Era nostra. 

Nulla più è individuale : tutto è sociale. 

La Medicina ne risulta pertanto completamente modifi¬ 
cata nel suo programma, nel suo contenuto, nel suo metodo, 
nel suo scopo. Tutta la medicina è medicina sociale. 

Non c'è via di scampo per nessuno studioso, per nessun 
pratico che la pensi diversamente. Noi dobbiamo curare la 
Società. E curarla, prevenendo, scongiurando le malattie, in 
tutte le loro manifestazioni, in tutti i loro momenti. 

E più delicati sono i momenti della Nazione, più intensa 
deve essere l’opera della medicina sociale. 


* * 


Noi vorremmo, insomma : 

1) che l’indirizzo dato a tutti i movimenti cennati fosse 
informato ad una più precisa preparazione, ad un tecnicismo 
più completo per le maggiori affermazioni della medicina so- 
cifilc * 

2) che tale indirizzo non fosse mai deviato o minorato 
per opera di quegli stessi studiosi che, fino a ieri, erano al¬ 
quanto avversi al progresso ed al trionfo della medicina so¬ 
ciale, perchè troppo legati al laboratorio, disconoscendo o non 
avvertendo i colossali fattori della patologia umana, che sono 
prevalentemente fattori morali, economici, sociali, 

3) che pertanto, sarebbe necessario coordinare meglio 
tutte le iniziative culturali e propagandistiche di medicina so¬ 
ciale, non escludendo anche quelle bigoncie universitarie, che 
non sarebbero poi tanto inutili, quanto altre tantissime bi¬ 
gonce da cui non traggono grandi insegnamenti, per l’avvenire 
della Patria, i tanti nostri giovani colleghi sfornati ogni anno 
dalle nostre facoltà ; 

4) che la Medicina Sociale fosse intesa sempre come una 
riforma assoluta della medicina ; 









28 


Parte prima 


5) che in questa nostra epoca, la Medicina Sociale po¬ 
tendo rendere maggiori servizi alla Patria, fosse organizzata, 
imposta, diffusa nel modo più vasto, energico, decisivo, po¬ 
tendosi contare sulla rinnovata orditura degli studi universi¬ 
tari di medicina, come sulla migliore nuova coscienza nazio¬ 
nale, per il benessere di tutte le collettività. 


« La Medicina Sociale sintetizza e volgarizza i risultati scien¬ 
tifici e pratici delle diverse dottrine biologiche e sociali, infor¬ 
mando i costumi dei popoli e le leggi dei governi, allo scopo di 
tutelare sufficientemente la vita fisica, morale ed economica 
delle nazioni, col diminuire la morbilità e la mortalità umana, 
prolungare la vita media di tutte le classi e migliorare l’Uma¬ 
nità. 

La Medicina Sociale studiando, pertanto, i bisogni fisiolo¬ 
gici individuali in rapporto alle contingenze sociali, l'infermo 
in rapporto alle collettività, la malattia in rapporto all am¬ 
biente economico e morale, mira a prevenire e reprimere le 
affezioni di ordine collettivo, dalle epidemie alle endemie, alle 
intossicazioni, psicosi e degenerazioni sociali, precisando e 
scongiurando i fattori sociali, che determinano e sostengono 
tali infermità, colla promulgazione ed applicazione di rimedi 
sociali, voluti dal popolo, per virtù di coscienza igienica ed im¬ 
posti da legislazioni per virtù di governi civili ». Tale la nostra 
vecchia definizione. 

Bisogna riconoscere, che nei tempi passati la Medicina So¬ 
ciale, come tante altre ideazioni scientifiche, politiche, eco¬ 
nomiche, che avevano annunziato un programma di ardimento 
e di conquista, veniva o fraintesa, o interpretata in molteplici 
modi, troppo unilaterali, più spesso in modi assolutamente 
erronei. 

Il Neuman è stato il primo in Europa a pronunziare il nome 
di « Medicina Sociale ». Il Teleky a Vienna è stato il primo do¬ 
cente di Medicina Sociale. Il modesto A. il primo libero docente 
universitario in Italia. E lasciato solo, dal 1911 fino al 1932. 

Dirò che il problema delle classi lavoratrici ha veramente 
$ aitato, valorizzato, imposto l’indirizzo sociale del medico, 








Sviluppi e concetti generali 


29 


il contenuto sociale della medicina ; riconoscendosi, per l'ap¬ 
punto, che essa Medicina Sociale fosse la sola disciplina con la 
precisa finalità di tutelare tutte le classi sociali e particolar¬ 
mente tutte le masse di lavoratori, manuali ed intellettuali. 

Non si fa della medicina sociale solamente con della fisio¬ 
logia umana individuale, con della patologia generale o pato¬ 
logica medica dimostrativa, professionale, esotica, coloniale 
ecc., o con della clinica ospedaliera solamente, o solamente con 
della igiene sperimentale o con della sociologia teoretica ecc. 

Essa a tutte le scienze — niuna esclusa — chiede un forte 
contributo, a fine di creare dei postulati semplici, da servire come 
base fondamentale di leggi, che siano seriamente applicate. 

Vecchi uomini, in tempi non lontani, avevano veduto molte 
nuove urgenti necessità della medicina, e si erano orientati 
seriamente in difesa della Nazione, proponendo rimedi legi¬ 
slativi. 

Nessuno ignora il pensiero costante di Guido Baccelli sulla 
medicina politica « base naturale di tutta la medicina^ socio¬ 
logica. Nel vasto campo della medicina di oggidì, l’azione 
nostra si esercita sempre intorno a due polì distinti ma con¬ 
giunti : la medicina clinica e la medicina politica ». 

E la medicina politica del Baccelli era, in fondo, la medicina 
sociale, che egli esaltava colla parola, con lo scritto, con 1 e- 
sempio. 

Chi vuole, ormai, disconoscere che la medicina non sia di¬ 
ventata eminentemente sociale ? (Bianchi). È dessa che deve 
informare costumi e leggi (De Giovanni). A patto però che essa 
non si limiti a ripetere ai convinti ed ai convertiti, quali sono 
generalmente i medici, che occorre intensificare la lotta contro 
la tubercolosi, cercare di diminuire la mortalità infantile, com¬ 
battere le malattie dell'urbanesimo e quelle dell’industria, mi¬ 
gliorare la legislazione sugli infortuni e la invalidità al lavoro, 
vigilare sull'igiene della scuola, edificare case popolari, com¬ 
battere l’ignoranza ed il vizio, in tutte le sue forme, ma inte¬ 
ressi le classi dirigenti facendone loro comprendere il significato 
e l’importanza (Lustig). 

Bisogna ora, finalmente, che queste classi comprendano che 
la salute pubblica — tutelata solo con la funzione sociale de a 
medicina - è il fondamento del benessere economico e della 
felicità degli individui come delle nazioni (Queirolo). 









30 


Parie prima 


La medicina sociale doveva acquistare una posizione pre¬ 
dominante nel governo delle popolazioni, essendo proprio vero 
che i bisogni fisiologici — alimento, lavoro, sesso — governano 
e dirigono le azioni umane (Albertoni) e specie dopo due grandi 
guerre ; quelle che hanno rivoluzionato anche la scienza, con¬ 
temporaneamente alla politica, alla economia, alla sociologia. 


Dal progredire della medicina sociale — che tende a conci¬ 
liare il benessere organico individuale e lo sviluppo fisico, mo¬ 
rale ed intellettuale delle collettività umane, con le molteplici 
esigenze della vita e con le svariatissime forme dell’attività 
umana — dipende il succedersi delle conquiste in prò del po¬ 
polo — ed anche delle classi intellettuali più elevate, anch’esse, 
fino ad ora, scarsamente valorizzate. 

Nessuna scienza più efficacemente della medicina sente, di 
fronte alla società, ed imprime la elevata missione di redimere 
l'uomo da ogni miseria, da ogni pregiudizio (Rovighi). Ecco 
perchè la medicina sociale era destinata a divenire, in un giorno 
non lontano, la più elevata funzione di stato (Bossi, Colombo, 
Pietravalle, ecc.) oggi speriamo ravvivi le più alte, ardite è 
nobili aspirazioni latenti del nostro Paese, verso un migliora¬ 
mento igienico ardentemente atteso. 

La medicina sociale offre un contributo fecondo alla eleva¬ 
zione della vita collettiva (Ferri). Essa è redenzione biologica e 
redenzione sociale (Petrini). Rinnovamento nobilissimo della 
coscienza sanitaria (Brunelli). 

È venuta, ormai, a diffondersi fra tutte le classi, a comin¬ 
ciare da quella dei medici, il cui ufficio ha accresciuto di valore, 
ora che essi sanno di essere fattori indispensabili dell’incivili¬ 
mento, del progresso morale e materiale di tutto il popolo 
d Italia, non solo come curanti delle infermità umane, ma 
sopratutto come preparatori e consiglieri di una profilassi effi¬ 
cace e pronta, individuale e collettiva, ciò che assicura l’essenza 
tutta del massimo patrimonio dello Stato : la salute pubblica 
(Morselli). 

Oggi non si può fare più a meno degli studi di medicina 
sociale (Sergi). 





Sviluppi e concetti generali 


31 


È tuttora deficiente la coscienza igienica generale, partico¬ 
larmente la coscienza delle masse, che è fondamento luminoso 
di tutta la politica moderna. 

E molti fatti provano che non è ancora bene inteso neppure 
da tutti i medici il dovere di rivolgere maggiori cure agli ob¬ 
biettivi che formano il campo di studio della medicina sociale. 
La nostra legislazione aveva già fatto molti progressi sul ter¬ 
reno dell’igiene pubblica, contro le cause dirette delle malattie 
diffusibili e contro le cause dell’insalubrità che hanno sede nel¬ 
l’ambiente fìsico ; ma ancora era stata meno sollecita nel com¬ 
battere le molteplici e non meno potenti cause morbigene indi¬ 
rette, quelle, cioè, che dipendono dagli ordinamenti economici, 
giuridici e politici e che si riverberano specialmente sulla salute 
delle classi povere e delle classi lavoratrici (Loriga). 

* 

♦ ♦ 

Tante le opinioni, tantissime le definizioni della Medicina 
Sociale : 

Banu : La Medicina Sociale orienta verso la medicina pre¬ 
ventiva le grandi collettività umane. 

B. Chajes : La Medicina Sociale è lo studio delle influenze 
esercitate dai fattori economici e sociali sulla salute dei grandi 
strati sociali e sui discendenti come pure lo studio delle misure 
che, fondate su dati ottenuti, cercano il miglioramento della 
salute di questi strati sociali e dei loro discendenti. 

L. Carozzi : La Medicina Sociale utilizza la conoscenza dei 
rapporti tra lo stato di salute di individui e di gruppi, da una 
parte, e le condizioni sociali dall’altra, per porre le basi indi¬ 
spensabili di una legislazione. 

Coerber : La Medicina Sociale si occupa dei processi bio¬ 
logici e patologici della vita sociale ; essa è la scienza dei rap¬ 
porti biologici e patologici tra gli uomini, come pure delle norme 
pratiche per ottenere la capacità di contatto degli uomini tra 
loro. 

R. Sand : La Medicina Sociale è l’arte di prevenire e di 
guarire, considerata tanto nelle sue basi scientifiche, come 
nelle sue applicazioni individuali e collettive alla luce dei rap¬ 
porti esistenti tra la salute degli individui e le condizioni in cui 
essi vivono. 





32 


Parte prima 


Pelc : La Medicina Sociale è la disciplina che ci permette di 
riconoscere le malattie corporali e mentali dei vari gruppi 
umani e di determinare i mezzi, quasi tutti di carattere sociale, 
che ci permettono di portar rimedio a questi mali, di difender¬ 
cene e di migliorare la situazione sanitaria nei gruppi umani. 

Anche il Pettenkoffer, parlando dell'igiene sociale, diceva 
(1882) che essa rappresenta la totalità delle realtà imposte 
dalla vita in comune a un gran numero di uomini. 

Barthelemj e Rochard definiscono la Medicina Sociale come 
la scienza che ha per scopo di prevenire tutte le cause di inde¬ 
bolimento e di sofferenza della società. 

Per Prochaska la Medicina Sociale è la scienza che studia 
la totalità dei fattori igienici che hanno un compito nella pro¬ 
tezione sociale. 

G. e A. Daniel cercano concetti più ampi e precisi. Per loro 
la Medicina Sociale è la scienza e l’arte della salute integrale. 
La Medicina dell’avvenire deve avere per scopo di ringiovanire 
l’umanità. 

La Medicina Sociale deve prolungare la durata media della 
vita. 

E inoltre evitare per l'individuo il calvario delle miserie 
morbose e fisiologiche, le carenze diverse e l’incubo dell’invec¬ 
chiamento. La Medicina Sociale deve risvegliare nelle masse 
l’amore della vita sana. Essa deve anche stimolare la volontà 
della razza e vitalizzarla con un’energia nuova. La Medicina 
Sociale deve rendere tangibile e reale la formula : il diritto alla 
salute per tutti gli strati sociali. 

Sicard de Plauzoles intendeva La Medicina Sociale quale 
scienza economica che ha per scopo il capitale e il materiale 
umano. Essa esamina questo materiale da un triplice punto di 
vista : produzione e riproduzione (eugenica, puericultura) con¬ 
servazione (igiene e medicina preventiva) utilizzazione e rendi¬ 
mento (organizzazione scientifica del lavoro). 

E secondo Etienne Burnet essa è una tecnica basata sulla 
medicina sperimentale. Se noi constatiamo che, ciò nonostante, 
queste malattie non vogliono arrendersi, la causa sta nei fat¬ 
tori sociali. 

Sand insiste ancora nel concetto che La Medicina Sociale 
è un mezzo da realizzare completamente quella che egli chiama 
la economia umana nel senso di economia del capitale umano 




Sviluppi e concetti generali 


33 


naturalmente per arrivare a questa economia bisogna fare, 
nella Medicina Sociale, larga parte alle scienze fisiologiche e 
bisogna studiare, nei particolari, tutti i fattori dell’ambiente, la 
demografia e, infine, riconoscere la parte che concerne il fat¬ 
tore ereditario. « È l’arte di prevenire e di guarire, considerata, 
nelle sue basi scientifiche come nelle sue applicazioni indivi¬ 
duali e collettive, dal punto di vista dei rapporti reciproci che 
collegano la salute degli uomini colle loro condizioni ». 


Chi ignora che la sanità pubblica sia la base sulla quale 
riposa la difesa, il progresso, l’avvenire di un popolo ? 

La causa della sanità pubblica è perciò il primo dovere per 
un uomo di Stato. Questo dovere bisogna sia inteso profonda¬ 
mente. 

L’uomo di Stato dovrebbe essere, innanzi tutto, un medico¬ 
sociologo. 

Il fattore economico domina nell’attuale società, maschera 
e soggioga il fattore biologico, l’etico, lo psicologico (Bonardi), 
il fattore economico domina sopra l'educazione e la casa, il ve¬ 
stiario, il lavoro, le alimentazioni e quindi sullo sviluppo fisico, 
sulla salute, la durata della vita, la malattia e la morte della 
massima parte del popolo (Celli). 

D’altra parte, l’opera del medico non deve esaurirsi nel 
rialzare o mantenere le condizioni di salute fisica. Noi avevamo 
dimenticato per l’uomo antropologico, l’uomo vero, migliore, 
cioè, l’uomo che pensa, che vuole, che opera. Bisognava ren¬ 
dere l’uomo più degno di sè e sviluppare in lui quelle energie 
interne, che, se non sono d’indole biologica, non sono per questo 
meno umane, anzi vorrei dire, le sole umane (Anile). 

Avevamo dimenticato questo ed altro, noi della classe sani¬ 
taria, ed il popolo intero aveva ciò dimenticato, perchè era 
mancata quella coscienza igienica tanto invocata : cioè, quella 
forma di educazione civile, mercè la quale ognuno sappia ciò 
che per la comune incolumità si ha il dovere di fare, di iniziativa 
propria, e ciò che si ha il diritto di ottenere d’iniziativa sociale, 
col concorso dei pubblici poteri (Di \estea). È la creazione di 
questa coscienza igienica una mèta principalissima della medi¬ 
cina sociale, della medicina delle masse, i cui studi trovano 





34 


Parte prima 


origine ed applicazione nelle necessità collettive dell'ora pre¬ 
sente. La missione del medico si è ingrandita in proporzioni 
inattese : il medico è dovunque, e nessuno è come lui, più inti¬ 
mamente immedesimato con la vita di ogni individuo, d’ogni 
nazione. 


È il legislatore di oggi è il medico. Il medico deve essere 
sociologo. 

Il medico che si apparta dal movimento sociale odierno ed 
aspetta solo di essere chiamato là ove è un male da cercare e 
non cerca lui, senza essere richiesto, di impedirlo, chi non sente 
la sua missione nell'età presente, non è un medico moderno 
(Ingegni) un lavoratore intellettuale degno della grande ora 
che viviamo ! Nulla res magis homines ad Deos accedere quam 
hominibus salutem dando. 

Quest'ultimo orientamento delle scienze mediche, trova 
molteplici ragioni storiche, scientifiche, statistiche, politiche 
ed occasionali. 

Non possiamo elencarle ed illustrarle in un capitolo, ma 
sono di facile comprensione. Si pensi all’incessante, ineluttabile 
evoluzione della medicina attraverso i secoli. La sana politica 
deve essere costantemente sorretta da una legislazione basata 
su assiomi eminentemente scientifici. 


Era urgente stabilire sopratutto i rapporti della Medicina 
Sociale con la Clinica, con l'Igiene, con la Economia politica 
e con la Sociologia ed è quanto è stato fatto tante volte, con 
lezioni, conferenze e pubblicazioni, di autori diversi oltre che 
con il Trattato di Medicina Sociale, pubblicato nell'anno 1938 
e che la classe sanitaria ha accolto con molto interesse. 

Urge precisare le cause sociali di tutti i malanni che afflig¬ 
gono gli uomini, contemplare gli effetti sociali ed indicare i 
rimedi sociali ; ecco perchè occorre, con petulanza, divulgare 
tutti i nostri pensieri, le nostre convinzioni, diffonderli instanca¬ 
bilmente con tutti i mezzi disponibili. Ed ora si che di mezzi 
di propaganda ve ne sono a iosa ed efficacissimi. Si tratta, 
dunque, di opera di fede, di entusiasmo, di abnegazione. Si 




Sviluppi e concetti generali 


35 


tratta saper volgarizzare dappertutto tutte le buone idee, in 
modo che diventino patrimonio di tutti gli uomini, apparte¬ 
nenti a tutte le classi sociali. 

La Medicina Sociale definisce bene il suo programma, fis¬ 
sando le finalità fondamentali, già indicate : 

1) diminuire la morbilità e la mortalità umana ; 

2) prolungare la vita media di tutte le classi ; 

3) migliorare le razze. 

Restano stabilite così le grandi linee di questo nuovo at¬ 
teggiamento. 

Nessuna branca della medicina assorbe, ma tutte le branche 
irradia, nel senso di assegnare a tutte un indirizzo spiccata- 
mente sociale. 

Come non è, dunque, esatto confondere la Medicina Sociale 
con la clinica generale, così non è giusto confonderla con le 
altre branche generali e particolari delle facoltà medica e giu¬ 
ridica. 

I medici, sono tanto indispensabili. 

Quando la macchina è guasta urge il meccanico ... E il 
medico individuale ha una superba missione . . . ma indivi¬ 
duale. Noi vogliamo vi siano quelli, tra i medici, che abbiano 
solamente missioni sociali ; le più alte, più nobili, più generose. 

Sarebbe anche una visione alquanto unilaterale, quella che 
volesse considerare l'elemento legislativo sociale e diritto sani¬ 
tario come completa contemplazione della Medicina Sociale 
(Rumpf) o esclusivamente l’elemento legislazione del lavoro o 
esclusivamente l’elemento igiene (Ewald) o solo il fattore di 
classe (Teleky) o il solo elemento statistico (Grot-Jagn). 

Non si può, non si deve fare astrazione della fisiologia, della 
patologia e della clinica prese insieme, in cui la Medicina So¬ 
ciale trova il fondamento essenziale per assurgere nei suoi 
grandi capitoli di fisiologia sociale, di patologia sociale e di pro¬ 
filassi e terapia sociale. 

È indispensabile usufruire di tutti i risultati delle diverse 
scienze, per addivenire alla esatta concezione della Medicina 
Sociale. 

* 

* * 

Certo, è la legislazione creata su assiomi scientifici, che 
sospinge molto l’avvento della Medicina Sociale, il suo progre- 





36 


Parte prima 


dire incessante, il suo assurgere alle più elevate realizzazioni 
in tutti i campi deirattività nostra. 

Senza dubbio, sono i medici pratici — cioè, quelli che stanno 
a più diretto contatto con la vita, più che i medici studiosi 
nei Laboratori e nelle Cliniche — a fomentaré questo atteggia¬ 
mento della medicina. Senza dubbio una preparazione nel 
Paese e nelle opere governative deve precedere, come oggi 
precede, l’affermazione effettiva di tale branca, ma urge che i 
propagandisti e gl’insegnanti di tale branca abbiano idee molto 
chiare, scopi molto definiti, per informare autorità e popolo, 
per agitare felicemente i loro programmi. 

Il medico è fatto per curare l’individuo ; questo è esatto ; 
ma noi vogliamo che vi sia un medico che curi le collettività. 

Curando l’individuo, è vero, si cura anche la collettività, 
col togliere, cioè, focolai d’infezione ; ma le affezioni di ordine 
collettivo acute e croniche — malattie infettive, avvelenamenti, 
psicosi, degenerazioni sociali ecc. — riconoscono fattori econo¬ 
mici e sociali che il medico individuale non può vedere e col¬ 
pire, ma che può vedere e colpire solo il medico sociologo e 
riconoscono effetti sociali che interessano la sorte di nazioni, 
di popoli, di razze e riconoscono, infine, rimedi economico- 
sociali che il medico generico non può suggerire ed applicare. 

* 

* * 

La malattia sociale, che è quella che riguarda le masse, è 
caratterizzata dalla sua frequenza ed estensione, dal suo tipo, 
che è tanto comune, dalla sua etiologia, che non è solo nel mi¬ 
crobo o nel parassita, ma parimenti nelle condizioni morali ed 
economiche ; dal suo decorso in rapporto ai danni economici, 
dalla sua cura secondo le diverse classi sociali ed, infine, dalla 
sua prevenzione e riparazione. 

Secondo il Teleky, in medicina sociale si tratta pertanto di 
stabilire il rapporto che passa tra le condizioni di salute (mor¬ 
bilità, degenerazioni, mortalità) di una data classe e le sue 
condizioni economiche. Per il Teleky la medicina sociale è 
« il terreno di confine fra le scienze mediche e le scienze sociali ». 

Secondo il Rumpf la medicina sociale « è quella branca 
della medicina che stabilisce i rapporti etici tra Tindividuo e la 
collettività per rispetto alla salute ». 






Sviluppi e concetti generali 


37 


Il campo della Medicina Sociale è così vasto — ben osserva 
ancora il Teleky — che una sola persona non può approfon¬ 
dirlo completamente. Tutti devono contribuire a portare il ri¬ 
sultato dei loro studi specialmente alle singole branche. Solo 
chi si mette al lavoro con fermo volere e con ansia, è in grado 
di produrre qualche cosa di utile, medicalmente e socialmente. 
Coloro che non hanno attitudine allo studio, alla ricerca, pos¬ 
sono avere attitudine alla propaganda igienica ed è per noi que¬ 
sta propaganda un fondamento essenziale della Medicina Sociale. 

Il contenuto della Medicina Sociale è, dunque, profonda¬ 
mente scientifico : esso si forma nel dominio della scienza pura : 
i postulati scientifici delle diverse dottrine biologiche e sociali, 
sono la base di questa disciplina che si organizza principal¬ 
mente nei concetti della fisiologia e patologia sociale, e si svolge 
nel vasto campo della terapia sociale. Terapia sociale significa 
legislazione sanitaria e sociale e si applica secondo la coscienza 
igienica delle diverse classi, dei diversi popoli, delle diverse 
amministrazioni, dei diversi governi. Grande contributo dà la 
microbiologia ai concetti specifici della Medicina Sociale. Certo 
è che la resistenza organica è decisiva di fronte alle infezioni 
e gli esperimenti di laboratorio confermano questa prova della 
vita. 

Notevole contributo dà la fisiologia. Il bilancio di entrata e 
di uscita di un organismo in rapporto ai bisogni fisiologici indi¬ 
viduali ed alle contingenze sociali, è assai dimostrativo nello 
studio delle collettività, poiché i concetti della fisiologia so¬ 
ciale sono basati sui concetti fondamentali della fisiologia 
umana. Bisogna fare una semplice operazione di trasporto : 
dall'organismo individuale alle entità collettive, e bastano a ciò 
i lucidi argomenti di Pietro Albertoni, esposti nella sua bril¬ 
lante pubblicazione sulla «Fisiologia e questione sociale ». 

Sul concetto della malattia e sui mezzi di difesa dell’orga¬ 
nismo, sui problemi dell’eredità, sulle cause predisponenti e 
cause sociali dirette, la patologia generale si pronunzia molto 
esplicitamente affermando l’indirizzo sociale della Medicina. 
E la patologia speciale e clinica medica danno un contributo 
vistosissimo ai concetti informatori della nostra disciplina : 
considerare profondamente la storia clinica dell infermo, ri¬ 
chiesta dall’esame dell’ammalato, per comprendere tutta la 
sua importanza nei rapporti con la Medicina Sociale. 







38 


Parte prima 


Lo studio del caso e dell’individuo ; lo studio delle affezioni 
collettive e delle collettività, rafforzano le teorie del De Gio¬ 
vanni sull’individuo, e rivelano la straordinaria importanza del 
nuovo fattore Società. L’esempio più dimostrativo lo dà, senza 
dubbio, la tubercolosi. L’anatomia patologica, di fronte alla 
tubercolosi fa delle dimostrazioni assolutamente decisive. La 
casistica di tubercolosi dimostra quanto valga la resistenza 
organica e quanto valore abbiano i fattori sociali nella pato¬ 
logia. 

Anche la Farmacoterapia dà il suo contributo alla Medicina 
Sociale. I farmaci creano o stimolano forze vitali ? 

La terapia individuale c’indica la terapia sociale, il contri¬ 
buto della igiene sperimentale e il contributo della igiene pub¬ 
blica sono immensi. Può esistere l’igiene senza la base econo¬ 
mica ? L’igiene sta nei bilanci governativi ed amministrativi. 

La demografia e la statistica sanitaria informano molto 
largamente i concetti specifici della Medicina, Sociale. L’eco¬ 
nomia politica sorregge, conferma, chiarisce e svolge questi 
concetti. La Sociologia è abbinata ormai alla Medicina. L’evo¬ 
luzione ineluttabile dei popoli, il diritto igienico, il valore eco¬ 
nomico della vita umana, la responsabilità collettiva sono in 
difesa dei principi di Medicina Sociale. Oggi giorno si stringono 
sempre più i rapporti tra scienza e politica. 


Le finalità della Medicina sono, dunque, ben determinate : 
sono tutte sociali. Essa mira a reprimere e prevenire le affe¬ 
zioni di ordine collettivo, precisando i fattori sociali, consi¬ 
gliando i rimedi sociali. 

Mira a creare la coscienza igienica, a promulgare le leggi 
sociali, favorendone l’applicazione e a sollecitare, infine, la 
istituzione del medico-sociale in tutti gli ambienti, le classi, 
gli enti, le industrie, le amministrazioni ecc. 

La Medicina Sociale prepara il medico a rendere il maggior 
servizio all’umanità ; essa riordina, completa i suoi studi, indi¬ 
rizzandoli ad una meta più nobile e più precisa ; gli indica, 
infine, le vie per una sicura e più dignitosa risorsa economica. 

I vantaggi diretti per gli studiosi ed esercenti stanno in 
queste finalità pratiche della Medicina Sociale. 








Sviluppi e concetti generali 


39 


La diffusa istituzione del medico sociale risponde alle esi¬ 
genze delle diverse classi sociali, alle manifestazioni collettive 
delle infermità ed agli interessi della classe sanitaria. 

La Medicina Sociale prepara il medico a saper contemplare 
tutte le affezioni di ordine collettivo e a colpirne tutte le cause, 
crea il medico-sociologo e cioè, lo studioso, il teoretico, 1 inse¬ 
gnante, il legislatore ; e crea il medico-sociale, cioè, il medico 
pratico per le diverse collettività. Questo deve essere preparato 
da quello. 

La Medicina Sociale, esaminando quelle che la patologia 
chiama cause predisponenti, fa risaltare il concetto etiologico 
dei fattori sociali. Questi fattori non intaccano il valore degli 
altri fattori della patologia, ma li completano ; vi è concor¬ 
danza, non concorrenza di fattori. La vastità ed intensità delle 
epidemie, endemie, psicosi, nevrosi e degenerazioni, non po¬ 
trebbe essere altrimenti spiegata. 

La Medicina Sociale non studia le affezioni sporadiche, effi¬ 
mere, secondarie ; queste hanno importanza, in quanto si ele¬ 
vano su di uno sfondo creato dalle malattie sociali. Tali sono 
tutte le affezioni di ordine collettivo quelle, cioè, che colpiscono 
un numero elevato di individui che abbiano comunanze di 
condizioni, professioni, abitudini, disagi, pericoli ecc. 

Neppure la diffusione delle malattie infettive sarebbe spie¬ 
gata senza assegnare ai fattori economico-sociali un’altissima 
importanza etiologica. 

Per comodità didattica, ho spesso raggruppato nel modo 
seguente le infermità a grande diffusione : 1. Infermità di na¬ 
tura infettiva (acute e croniche : Vaiuolo, Tifo, Colera, Peste, 
Tubercolosi, Sifilide, Tracoma ecc. e Infezioni professionali) ; 
2. Infermità di natura parassitarla (Malaria, Anchilostomiasi 
ecc.) ; 3. Infermità di natura tossica (Alcolismo, Saturnismo, 
Caffeismo, Morfinismo, ecc.) e avvelenamenti professionali; 
4. Infermità di natura nervosa (Nevrosi, Psicosi, Isterismo, 
Nevrastenia, Epilessia, Pazzia, Nevrosi professionali) ; 5. In¬ 
fermità di natura funzionale (Malattie del ricambio, Cardio¬ 
patie ecc.) ; 6. Infermità di natura degenerativa (Arteriosclerosi, 
e degenerazioni parziali e totali di organi, apparati, sistemi, c ì 

famiglie, di classi, popoli, razze). 

Ho sempre esposto a parte i capitoli della pellagra, del 
cancro, delle anemie, del suicidio, della mortalità dei bambini, 






40 


Parte prima 


della delinquenza, ecc., in rapporto al fattore economico sociale. 

L’attuale insegnamento generale universitario, ha un indi¬ 
rizzo che non risponde perfettamente alle esigenze della scienza 
e della pratica ; esso non prepara bene nè medici nè legislatori. 
Le deficienze, per quanto concernino la preparazione del medico, 
sono notorie ; le infermità collettive acute o croniche di qual¬ 
siasi natura vengono raramente o malamente trattate. 

Non vi è chi non veda il nesso tra fattori economico-sociali 
e morbilità e mortalità umane ; non v’è chi non noti la enorme 
differenza tra la vita media delle classi ricche e la vita media 
delle classi povere. La tesi del Donnat : « L’infermità organica 
di un popolo segue la inferiorità economica e rinferiorità civile, 
come l’ombra il suo corpo » spiega perfettamente tale differenza. 

L’esame della mortalità in generale, nelle diverse nazioni di 
Europa, in rapporto con le diverse condizioni economiche, 
morali (analfabetismo), la morbilità e la mortalità nelle diverse 
provincie di una nazione, in rapporto con le condizioni morali, 
economiche, e sociali ; la morbilità e la mortalità nelle diverse 
zone di una stessa città, in rapporto con le condizioni accen¬ 
nate ; la morbilità e mortalità per le diverse infezioni in rap¬ 
porto alle diverse nazioni, provincie, città ; la morbilità e la 
mortalità umane, in rapporto alle professioni, in rapporto ai 
salari, in rapporto agli orari di lavoro, in rapporto all'agglome- 
ramento, all’industrialismo ecc. ; il nesso tra carestie ed epide¬ 
mie, tra crisi e caro-viveri, in genere, consumo della carne dei 
diversi popoli e delle diverse classi e mortalità umana, e infine, 
tutti i risultati della leva militare, dimostrano, a luce meri¬ 
diana, la grande importanza del contenuto, del programma e 
del metodo della nostra disciplina. 


La teoria, il laboratorio, la scuola, l’accademia, alla prova 
della vita dimostrano che vi sono troppi studiosi e ricercatori 
e scrittori di scienza, pochi volgarizzatori e propagandisti, poi¬ 
ché la lotta contro le infermità collettive si sostiene solo con la 
coscienza igienica delle masse, come dimostrano molti esempi 
di coscienza igienica e molti esempi di lotta antiepidemica in 
cui è avvenuto il fallimento di ogni dottrina al cospetto della 
pratica. Nessuna epidemia può combattersi persistendo l’epi- 





Sviluppi e concetti generali 


41 


demia dell’ignoranza e della miseria ! Il linguaggio delle stati¬ 
stiche conclusionali e la verità della vita quotidiana, questo 
dimostrano. I grandi fattori della patologia umana sono fattori 
economico-sociali : l’uomo accoglie e sopporta le diverse infer¬ 
mità secondo la sua coscienza igienica. L’abitudine alla sven¬ 
tura è sostenuta dall’incoscienza delle popolazioni. Il fattore 
psicologico di fronte alle infezioni collettive è decisivo, ed ab¬ 
biamo in tante occasioni visto che cosa valga la solidarietà ed il 
coraggio popolare nella lotta contro tali infezioni. Che cosa 
insegna un’epidemia di colera ? Che cosa insegna un’epidemia di 
tubercolosi ? 

Vi è, per fortuna, un rinnovamento di scienza e un rinnova¬ 
mento di politica, in omaggio alla salute umana. Il cammino 
della Medicina Sociale è rapido e confortevole. L’igiene e la 
legislazione sanitaria fanno passi giganteschi. I bimbi hanno 
assistenza, i vecchi pensione, i lavoratori assicurazioni. 

Entra, ormai, nella convinzione generale che la vera profi¬ 
lassi contro le malattie infettive ed epidemiche, sta nella bo¬ 
nifica degli abitati, nella rigenerazione igienica, con eleva¬ 
mento del tono di vita delle popolazioni, nell’igiene urbana, 
nell'igiene industriale, nell’igiene rurale, nell’istruzione popo¬ 
lare, nelle case popolari, nei ristoratori popolari, nelle latterie 
sociali, nella abolizione del dazio sui generi di prima necessità, 
nei provvedimenti pel caro vivere, nell’abolizione delle tasse 
minime, nello sviluppo largo di servizi di nettezza urbana e 
nella municipalizzazione di tutti i servizi dell’igiene pubblica, 
nell’insegnamento dell’igiene in tutte le scuole primarie e se¬ 
condarie, e in tutte le facoltà, nella sorveglianza igienica ob¬ 
bligatoria su tutti gli agglomeramenti umani. 

È ormai necessità generale, sentita, che siano fatti corsi 
rapidi di medicina, d'igiene sociale, fra tutte le classi di adulti 
e in tutti gli opifici industriali, che siano costituite cattedre 
ambulanti d’igiene, che sia richiesta la licenza d igiene per 
l’ammissione in tutti i concorsi ; che siano praticate rigorose 
multe e carcere contro la violazione della legislazione sanitaria, 
che sia data facoltà ad ogni cittadino di elevare contravven¬ 
zioni per la tutela dell’igiene. Sia universalmente invocata una 
simile legislazione, intesa, voluta e applicata ; sia richiesta una 
specialissima preparazione della classe sanitaria nella direzione 
dei servizi sanitari pubblici ; siano completate le assicurazioni 






42 


Parte prima 


contro la vecchiaia, e le malattie, completati gli istituti di pre¬ 
videnza e di assistenza. Le pensioni a tutti i vecchi, la refezione 
scolastica ai piccoli, le casse di maternità, ogni tutela igienica 
del matrimonio, siano sempre più invocate. È invocato, infine, 
un Ministero della salute pubblica, dove non c’è. Chi può negare 
tutte queste aspirazioni e queste convinzioni ? Ecco come si 
va affermando la Medicina Sociale nella coscienza della totalità 
dei sanitari. 

In Italia e all’estero ; 

basterebbe segnalare il movimento nel mondo, per questa 
riforma totale degli studi di Medicina, di tutte le branche della 
Medicina per convincersi che, ormai, tutti i sanitari di tutte 
le Nazioni civili, attendono, aspirino ansiosamente alla realiz¬ 
zazione dei nostri ideali scientifici. 

Fin nell’Australia (a Brisbane) è sorto un Istituto di Medi¬ 
cina Sociale. Fin nel Perù (a Lima), nel Canada (a Manitoba). 

Nel Brasile, a S. Paulo e in Argentina a Buenos Ayres, il 
movimento è notevole fin dal 1912. Fin da tale epoca, il sot¬ 
toscritto veniva invitato per un insegnamento di Medicina 
Sociale a Buenos Ayres. 

E istituti operosi di Medicina Sociale sono sorti in questi 
ultimi anni, oltre che in Inghilterra, in Francia, nel Belgio, nella 
Jugoslavia (Belgrado), nella Cecoslovacchia (Praga), nella Ru¬ 
matila (Bucarest), nella Danimarca, nella Svezia, nella Norvegia, 
nella Scozia e precisamente a Edimburgo e ancora in Polonia ecc. 

Senza dubbio, il nostro Istituto di Medicina Sociale a Roma, 
gareggia con quelli di Lilla e Nancy in Francia, e con quello di 
Oxford in Inghilterra e con i movimenti congeneri nelle Ame¬ 
riche. E speriamo che l’opera del nostro Istituto cominci a cor¬ 
rispondere a l’opera del Governo Italiano. Questo speriamo. 
Sospeso ogni movimento cd incremento di Medicina Sociale 
durante la guerra, mentre era stato attenuato specie negli 
ultimi anni del regime fascista, s’è ogni movimento ed incre¬ 
mento ripreso in modo confortevole subito dopo la guerra. Ciò 
attestano i molteplici congressi e convegni specifici di tutte le 
nazioni del mondo : l’America e la Svizzera hanno felicemente 
incominciato con conferenze sul lavoro, sulla pedagogia, sull’in¬ 
fanzia. Anche in Finlandia ed in Austria, in Argentina, in Por¬ 
togallo, perfino in Croazia, e l’Italia non è stata ultima in questa 
ripresa. 





Sviluppi e concetti generali 


43 


Il movimento culmina prima a Cuba con il congresso Pana¬ 
mericano di Medicina Sociale — dopo le conferenze di Ginevra, 
di Montrieux e di Montreal sui nostri impellenti problemi di 
istruzione pubblica e di assistenza sociale. 

Ed il movimento legislativo di tali problemi è imponentis¬ 
simo in tutte le nazioni, senza eccezione alcuna. E le pubblica¬ 
zioni speciali di Medicina Sociale, in tutte le nazioni, sono 
numerose, vistose, diffusissime. 

Il Sand ed il Fischer, il Brunner e tantissimi altri colleghi 
nel mondo, ritornano operosi e fecondi. 

Ritornano da noi operosissimi e fecondissimi tutti i colleghi 
sparsi in Italia, tutti i cultori di Medicina Sociale, tutti i sim¬ 
patizzanti della riforma. 

Non dobbiamo, non possiamo indugiarci nelle citazioni dei 
congressi, giornali, leggi, monografie, volumi attinenti alla 
Medicina Sociale, nelle diverse nazioni. Ci piace solo, a conclu¬ 
sione delle vaghe notizie, segnalare il volume del Vigorclli, 
riassuntivo di tutti i nostri ideali scientifici e pratici, economici 
e politici, che riailerma tutta la nostra Fede nella Medicina * 
Sociale. 


* 


* 

* 


I maggiori eventi scientifici e sociali hanno sempre avuto 
un’incubazione silenziosa ed intima, con rivelazioni sporadiche, 
disordinate e vaghe, prima di manifestarsi, imporsi e trionfare 
nella coscienza dei popoli. 

Non vogliamo ricordare questi eventi, poiché sono patrimo¬ 
nio di ogni lettore : vogliamo, invece, subitamente additare il 
momento attuale della Medicina in rapporto alla società, e che 
riproduce il fenomeno delle buone e grandi idee, fermentate a 
lungo nella mente degli studiosi, prima di segnare il loro de¬ 
stino. 

Come spiegare questa rapida e maestosa affermazione della 
Medicina Sociale in Europa, e specialmente ora in Italia, senza 
ammettere quell’incubazione silenziosa ed intima, tra i medici 
e non medici, pensatori e scrittori nostri ? 

Fino a pochi anni or sono parlare di Medicina Sociale signi¬ 
ficava recitare una strofa di poesia malamente incuneata nel 





44 


Parte prima 


campo serio della microscopia e della clinica ; significava volare 
in un'atmosfera di vaghi sentimenti e di più vaghi ideali. 

I rari ma brillanti precursori e propagandisti di Medicina 
Sociale, in Francia, in Germania, in Austria, nel Belgio e in 
Italia, avevano semplicemente annunziato, ai buoni intendi¬ 
tori di storia umana, il magnifico fenomeno, che veniva in pro¬ 
sieguo precisato, forse più che dalPincrcmento scientifico — che 
in elfetti è mancato perchè qualche ardente studioso e scrit¬ 
tore della disciplina è stato più isolato che favorito — veniva 
precisato da un formidabile nuovo movimento politico. 

E l'annunzio timido della Medicina Sociale, cui non si as¬ 
segnava ancora che il valore di una disciplina sentimentale, 
quasi politica, senza grandi finalità pratiche, è diventato una 
grandiosa realtà in questi ultimi anni, e specialmente quando 
si è compreso che, per la tutela delle masse, occorreva una me¬ 
dicina diversa da quella a precise finalità individuali, a carat¬ 
tere sperimentale, clinico, ospedaliero ; ma occorreva una me¬ 
dicina a vasto carattere prettamente, assolutamente sociale. 

Ed è ciò che si è ormai inteso, voluto, imposto. 

Basta, ripeto, notare, come non vi sia più una rivista di 
medicina, di igiene, di giurisprudenza, di sociologia, di econo¬ 
mia o di una qualunque branca dello scibile ; come non vi sia 
più un giornale politico di ogni centro, in ogni provincia d'I¬ 
talia, che non senta il bisogno di dedicare con costante e grata 
intermittenza, un articolo forte ed entusiasta, col titolo, sopra¬ 
titolo o sottotitolo, di Medicina Sociale. 

Si può negare quest’incommensurabile risveglio spirituale 
italiano ? Ma a noi preme ancora far rilevare, in nome del no¬ 
stro attaccamento alla disciplina che abbiamo alimentata, agi¬ 
tata, imposta incessantemente, e quasi soli per oltre trenta 
anni, come il nome di « Medicina Sociale » destinato felicemente 
al nuovo orientamento della medicina, sulle base dell'igiene e 
della legislazione e della politica, spesso confuso, scambiato, 
sostituito con altre denominazioni, ha finito, ormai, coll’imporsi 
escludendo qualunque altro appellativo non rispondente alla 
categorica concezione sociale, messa ben di fronte alla esplica¬ 
zione quotidiana ed ormai vecchia, pur nelle sue alte beneme¬ 
renze, della medicina individuale. 

In questa differenziazione squisita di pensiero e di opere, 
in questo orientamento, in queste diverse mete ha trovato la 





Sviluppi e concetti generali 


45 


forza del suo battesimo il nostro nome, che è compendio di 
tutte le forze biologiche, legislative, economiche, politiche ed 
anche artistiche, per l’educazione, conservazione e riproduzione 
elevata, sana e nobile, della umanità, pel suo progresso reale, 
per il suo bene reale, per la sua reale felicità, quella raggiungi¬ 
bile, positivamente, con un benessere morale ed economico, 
che ogni uomo ha il diritto di pretendere, come il dovere di 
propugnare. 

Ma bisogna sovratutto sollecitare l’avvento di una coscienza 
igienica popolare, di cui tutti i popoli si sono addimostrati 
difettosi e senza di cui niun trionfo gli uomini potranno seria¬ 
mente ottenere contro le azioni persistenti e potentemente ma¬ 
lefiche della Natura e contro tutte le insidie della Società che 
suole ancora essere implacabilmente maligna e pericolosa. 

Per la creazione di tale coscienza igienica, popolare, l’inse¬ 
gnamento della Medicina Sociale deve essere svolto non nella 
facoltà di medicina soltanto, ma anche nelle altre facoltà — di 
giurisprudenza, ingegneria, lettere, ecc. — dove tale insegna¬ 
mento deve assumere una fisionomia specialissima, per il con¬ 
tenuto e per la forma, ammessa la poca preparazione degli stu¬ 
denti di queste altre facoltà, in materia di igiene. 

Tale insegnamento, infine, deve essere principalmente esteso 
nelle scuole medie e popolari, negli Istituti di perfezionamento, 
nelle grandi Associazioni economiche e politiche, dovunque vi 
sia un'agglomerazione umana. 


Ma perchè parlare di Medicina Sociale e non di igiene, 
puramente e semplicemente ? 

Perchè l’insegnamento dell'igiene soltanto non può permet¬ 
tere un sintetico e chiaro insegnamento di fisiologia e di patolo¬ 
gia, ciò che crediamo indispensabile per i fini pratici dell educa¬ 
zione igienica, generalmente propugnata. 

E perchè crediamo parimenti indispensabile la divulgazione 
di tutte quelle grandi parti della Legislazione Sociale, oltre che 
Sanitaria e dell'Economia politica, che, annesse alle scienze 
biologiche costituiscono insieme la nostra forza tutelare. 

Le specializzazioni giovano all’Individuo, non giovano alla 
Società. 






46 


Parte prima 


Accanto agli studiosi ed ai ricercatori del fenomeno indivi¬ 
duale, bisogna presto aggiungere gli studiosi ed i ricercatori 
dei fenomeni collettivi. 

E di questi fenomeni collettivi — che sono epidemie, pan¬ 
demie, avvelenamenti, intossicazioni, nevrosi, psicosi, dege¬ 
nerazioni, ecc. — bisogna sia informata la collettività, e sulla 
base di tali fenomeni collettivi bisogna elevare i pilastri fon¬ 
damentali di una sicura, efficace protezione da tutte le insidie 
della natura e della Società, ottenendo la più possibile sanità 
fisica e spirituale delle collettività umane. 

Se la scienza e la legislazione non saranno intese e volute 
dal popolo, scienza e legislazione resteranno sempre delle im¬ 
mense e vane teorie, la cui esistenza equivale perfettamente 
alla loro assenza, di fronte al popolo. 

È, dunque, la coscienza igienica popolare, che può accom¬ 
pagnare ogni avvento scientifico e politico, dedicato al benes¬ 
sere umano e civile ; perchè l'opera generosa di singoli uomini 
e di singoli enti, non resti inutile opera e coreografia burocratica 
e partigiana. Sino a che questa coscienza non è proprio una 
coscienza o è una viziata e corrotta coscienza, è davvero inur 
tile attendere che una impresa, come, per es. la lotta contro la 
tubercolosi, la sifilide, la malaria, l'alcoolismo, la mortalità 
infantile, la pazzia, la delinquenza, ecc. quanto dire lotta per la 
protezione dell'intera umanità, orribilmente affetta da questi 
flagelli, dia i risultati voluti dagli assiomi scientifici e dalle di¬ 
sposizioni legislative. 


* 

* * 

La scienza e la politica hanno bisogno, per passare dal 
campo della teoria al campo della pratica, per servire bene alla 
stessa scienza ed alla stessa politica, voglio dire, alla vita, di 
una forza assolutamente estranea alla scuola e questa forza è 
rappresentata solamente dal Popolo. 

Questa forza, dunque, urge educare. 

Il bisogno della lotta contro un'infezione umana, contro 
un malanno sociale, nasce nel popolo, quando il popolo sa di 
soffrire questa infezione, questo malanno, e sa le cause di que¬ 
sta infezione, i gravi effetti che questo malanno determina e 
sa dove sono, e sa come bisogna ottenere questi rimedii. 




Sviluppi e concetti generali 


47 


Questo popolo spesso non sa neppure di soffrire certi mali, 
poiché questi stessi mali cronici, inveterati, attraverso l’età 
e le generazioni essi stessi, in parte, deprimono perfino la stessa 
sensazione del male ed in parte la stessa abitudine a soffrire 
non suggerisce il riparo, perchè non sa ricordare le sofferenze 1 
Triste verità ognora constatata, controllata. Come spiegare al¬ 
trimenti certe raccapriccianti rassegnazioni ? Col solo senti¬ 
mento mistico, accompagnato dalla ignoranza ? Ma questo 
sentimento è semplicemente un pregiudizio, è il risultato di una 
patologia sociale, di una cronica morbosità collettiva. 

Cominciamo, dunque, in ogni caso — e continuamente nei 
tempi che viviamo — col fare comprendere al popolo le sue sof¬ 
ferenze, e le cause di esse, perchè impari a combatterle, ed im¬ 
ponga che tutti i suoi elementi, anche i più ignoranti, le evi¬ 
tino e chieda che il governo le elimini specie ora che un go¬ 
verno democratico desidera essere di tutto informato perchè 
sia a tutto provveduto, a tutto ciò che possa giovare al migliore 
destino del popolo. 

Daremo così alla scienza la forza che essa vuole ; essa sol¬ 
tanto così passerà dal campo del sapere a quello del fare ed 
opererà i dovuti benefici. 

Ma non vogliamo illuderci, certo, di creare subito in Ita¬ 
lia questa coscienza che manca e che invochiamo. Ancora non 
abbiamo neppure lTinanimità della stessa classe sanitaria, che 
conserva nel suo seno, tuttavia, una zona troppo grigia e re¬ 
frattaria alle grandi concezioni dell’igiene pubblica e della me¬ 
dicina sociale. Certamente la preparazione che si esige dal me¬ 
dico moderno non è quella che si esigeva dal medico antico. 
Mutato il concetto della malattia, mutata la missione della me¬ 
dicina, muta, di conseguenza, la missione del medico. 

Ma che il momento scientifico e legislativo nel mondo sia 
precisamente questo della medicina sociale, non v’è chi possa 
disconoscere. 


* 

* * 

Ed era tempo che, dopo tante divagazioni teoretiche, in ogni 
campo dell'umana esplicazione, gli occhi degli studiosi e dei 
pratici si fermassero, alfine, sul punto più difficile della vita, 
che è precisamente quello che confina con la morte ; e guar- 



48 


Parte prima 


dassero così, questi occhi resi sereni ma languidi, a considerare 
la fugacità della esistenza umana, la ragione unica e vera delle 
nostre fatiche, dei nostri affanni e degli affanni di tutte le 
classi, di tutti i popoli, di tutte le razze, che è riposta sola¬ 
mente in una conservazione progressiva delle proprie forze e 
nella propria vita. Sorta questa legittima e nobilissima vo¬ 
lontà di vivere di più e più felicemente, di fronte alle continue 
minacce della natura e della società, che rendono effimera 
assai resistenza degli uomini, era dunque naturale che le più 
gravi preoccupazioni dovessero, ormai, raccogliersi attorno ai 
mezzi come tali minacce scongiurare, perchè tosse più agevole, 
più lunga, meno turbolenta la vita nostra. 

Può dirsi, adunque, questa continua e rapida affermazione 
nella medicina sociale, un vero risveglio di amore alla vita ; 
ciò che torna a maggior onore degli uomini. 

Chi ha molto contribuito a condurre gli uomini a questa 
ideazione, sono state, è vero, le rivelazioni date dalle epidemie 
e dalle endemie ; il disastro economico e morale determinato 
nelle Nazioni dall'alta morbilità e mortalità umana, ed inline, 
la irrefrenabile degenerazione dell’umanità. 

La Medicina Sociale, ha, come è facile intuire, la missione 
di fagocitare la politica dei popoli, additando le grandi vie del 
bene, distraendo la politica dalle grette ed asfissianti divaga¬ 
zioni burocratiche, che stancano tutte le energie per indiriz¬ 
zarla verso i soli dicasteri nobilissimi, latti per l’educazione 
delle genti e per il loro reale progresso economico e morale. 

Molto vasto e seducente è il programma della medicina 
sociale ed è per questo che ha assunto maestosamente il rango 
di medicina delle masse ed esso appare ancor più generoso e 
proficuo qualora si esaminino i dettagli di questo programma, 
rispondenti ai capitoli numerosi ed ai numerosi problemi che 
essa, Medicina Sociale, con impronta nuova e con intenziona¬ 
lità nobile, propone allo svolgimento pratico, alla rapida ap¬ 
plicazione : capitoli e problemi che hanno torturato lungamente 
le menti degli studiosi, i quali, mercè la medicina sociale, li 
vedrebbero alfine trionfare nella pratica, per mezzo di leggi 
sociali. 

È precisamente vero che il laboratorio, la scuola, l’acca¬ 
demia non avevano trovato ancora corrispettivo successo nel 
campo della pratica. 




Sviluppi e concetti generali 


49 


Era avvenuto che, le due grandi forze umane — quelle che 
avrebbero dovuto tutelare sempre la vita collettiva degli uo¬ 
mini — e cioè, la scienza reale e la legge applicata, spesso, anzi 
sempre, si fossero avanzate per vie opposte e contradittorie, 
anziché per una stessa via, su di uno stesso binario, per una 
stessa meta. È precisamente vero che la scienza era stata sem¬ 
pre poco conosciuta e compresa dal popolo e dalle autorità e 
dai governi, perchè vi erano stati sempre molti studiosi e ri¬ 
cercatori e scrittori di scienza, pochi volgarizzatori e propa¬ 
gandisti. 

Oggi si riconosce, infine, che la lotta contro le infermità 
collettive si può sostenere solamente con la coscienza igienica 
della massa. 

Gli esempi tristi e pietosi d’incoscienza igienica e di lotta 
contro epidemie ed endemie gravi o meno, minacciando il fal¬ 
limento completo di ogni dottrina, al cospetto della pratica, 
hanno richiamato abbastanza l’attenzione dei legislatori. 

* 

* * 

L’epidemia permanente dell'ignoranza e della miseria — 
che strozza ogni evento scientifico e civile — aveva precisato 
finalmente, quali fossero i più grandi fattori della patologia 
umana, che sono precisamente dei fattori economico-sociali. 

L’uomo accoglie e sopporta le diverse iniermità a secondo 
della sua cultura e della sua educazione. L'abitudine alle sven¬ 
ture è costituita dalla incoscienza delle popolazioni, e questa 
abitudine è la più potente forza inibitrice per il progresso di 
una Nazione. 

Si sa che cosa valga il fattore psicologico collettivo di fronte 
alle infezioni collettive, che cosa valga il coraggio e la solida¬ 
rietà popolare di fronte a queste infezioni. 

Ricordiamo che in tempi, non molto lontani, una lieve epi¬ 
demia di colera insegnava in Italia quello che non avea potuto 
insegnare mai una grave endemia di tubercolosi. 

Un’invadente degenerazione collettiva e un'alta e perma¬ 
nente morbilità e mortalità umana, per mille ragioni estranee 
ai microbi, ai bacilli, ai parassiti, alla microscopia, insomma, 
ed a tutta la scolastica patologia non erano riuscite a scuotere 
il cervello di molti governi, di molte autorità, di molti partiti 



50 


Parte prima 


e di molte classi, ma oggi un grande risveglio, nei sensi da noi 
espressi, c'è, ed ecco che spunta e si alferma la Medicina So¬ 
ciale. 

È l'inizio di un rinnovamento di scienza affiancato, in modo 
gigantesco, dal profondo, imponente, rinnovamento di politica 
che viene inaugurato in omaggio alla salute umana. E noi ciò 
vogliamo spiegare perchè anche uomini eminenti hanno a noi 
dichiarato di poco comprendere il contenuto preciso della Me¬ 
dicina Sociale. 

Si tratta di un atteggiamento decisivo che prendono scien¬ 
ziati e politici, in una ferma intesa fra loro, di fronte alle di¬ 
verse manifestazioni morbose dei tempi e delle nazioni, delle 
diverse classi, delle diverse età, delle diverse professioni. Le 
promesse dell’igiene si affacciano così alla loro realizzazione. 
Gli assiomi della Fisiologia diventano applicabili ; applicabili 
gli insegnamenti della Clinica. E la Sociologia, a contenuto 
eminentemente scientifico, passa definitivamente nel campo 
della realtà quotidiana. 

La Medicina Sociale, adunque, preoccupandosi di riaffer¬ 
mare, per tutti gli uomini, il supremo diritto alla vita, viene 
così a rendere sublime la missione di ogni altra branca scien¬ 
tifica e sociale, dalla quale essa prende forza, esperienza e ra¬ 
gione. 

Il valore morale ed economico della salute umana acquista, 
mercè la propaganda della Medicina Sociale, la sua incrolla¬ 
bile altezza sopra il mercato delle banali ricchezze industriali, 
mentre oggi, al di sotto di tutte queste ricchezze, quella rap¬ 
presentata dalla vita umana, veniva vergognosamente consi¬ 
derata ed apprezzata. 

Alla magnifica concezione del diritto alla vita, da ricono¬ 
scere per tutte le creature nate da donna, diritto alla vita so¬ 
stenuto da un elevato e completo diritto igienico, da sancire 
con leggi specialissime, bisognava subito unire la concezione 
delle nuove e gravi responsabilità da addebitare, in caso, a tutte 
le istituzioni adibite al Governo ed all'Amministrazione di col¬ 
lettività di uomini, responsabilità racchiudenti i delitti contro 
la salute pubblica e che non sono semplicemente quelli con¬ 
cepiti oggi dalle comuni leggi sanitarie e puniti con contrav¬ 
venzioni e multe, ma quelli che nessun codice ancora annunzia 
e promulga, e che sono i più efferati delitti, perpetuati spesso 




Sviluppi e concetti generali 


51 


dalle stesse leggi vigenti, dalle stesse istituzioni, da enti gover¬ 
nativi od amministrativi o privati, da una organizzazione so¬ 
ciale, tutt’altro che evoluta e giustamente distributiva, e che 
colpiscono spietatamente intere classi ed intere popolazioni. 

* 

* * 

Queste ed altre concezioni, egualmente ardite, nutre la 
Medicina Sociale per tendere alla socializzazione della medi¬ 
cina ; cioè, alla socializzazione di tutti i mezzi destinati alla 
repressione delle cause di malattia, alla dilesa della vita umana, 
per oftrire a tutti gli elementi della società i benefici della 
scienza, di che un tempo individualmente usufruivano poche 
classi privilegiate. 

L’idea fissa, il pensiero predominante di tutti coloro i quali 
vogliano seguire ad alimentare e propugnare questo movimento, 
deve sempre essere unico e cioè : raggiungere con tutte le scien¬ 
ze, con tutte le leggi, con tutti i mezzi, lo scopo di tutelare, in 
tutti i luoghi, la vita degli uomini, da tutti i pericoli mate¬ 
riali ai quali oggi è tuttavia soggetta : ecco tutto. 

Ciò per dire, come la Medicina Sociale entri dappertutto : 
ovunque vi sia una vita da tutelare, un lavoro da rendere sa¬ 
lubre, un amore da rendere lieto e benefico e fecondo di sana e 
legittima figliuolanza, un’aspirazione da guidare serenamente 
verso le sue conquiste, un popolo da redimere dal luridume mo¬ 
rale e materiale, un avvento civile da accompagnare senza 
follie e senza delitti verso la sua meta. 

La vita media delle classi lavoratrici, cioè, delle classi più 
utili e produttive, è bassissima, perchè il lavoro di ogni sorta 
unica fonte di ricchezza, è irto di pericoli : la mortalità infan¬ 
tile terrificante per mille malanni, cui sono soggetti le madri, 
le famiglie in genere ; tutte le malattie infettive epidemiche ed 
endemiche mietono milioni di vittime ; perchè la miseria è 
spaventosa, l’ignoranza edificante, la organizzazione sociale 
iniqua e la lotta e l’odio di classe irrefrenabili e stenuanti. Ri¬ 
gurgitano di sventurati le prigioni e nei manicomii, negli ospe¬ 
dali, nei befotrofi, nei nosocomi negli ospizi in genere non vi 
sono più posti per gli infelici. 

Viene la Medicina Sociale. Non potrà certamente operare 
il miracolo della rapida salvezza collettiva degli uomini, della 




52 


Parte prima 


redenzione biologica e sociale di tutta la popolazione : urge 
molta fede, molta opera ! 


* 

* * 


Nell’incessante evolversi di tutte le scienze, di tutte le arti 
e di tutte le classi sociali, non poteva, dunque la Medicina re¬ 
stare rigida sull’altare innalzato dalla sapienza scolastica dei 
suoi cultori e dei suoi apostoli, senza che il vento freschissimo 
della modernità non la coinvolgesse nei suoi vortici, lancian¬ 
dola in grembo a nuovi destini, rispondenti ai bisogni ed alle 
esigenze dei nuovi tempi e delle nuove generazioni. 

Il secolo XIX dunque, tra le sue meraviglie, ha lasciato in 
eredità anche questa : la promessa di una riforma radicale e 
completa della Medicina individuale ; riforma tendente a creare 
una vera e propria Medicina Sociale. 

Evidentemente l’opera del Sanitario, esplicata in forma 
personale e privata, caso per caso, giorno per giorno, non è 
proprio un’opera che risponde alla diffusione dei morbi infet¬ 
tivi. 

Evidentemente la Natura, poderosa e feroce, ha sempre tro¬ 
vato nella Società libero e facile campo a tutte le sue più ma¬ 
lefiche esplicazioni. 

L’organizzazione dei vecchi Stati, le condizioni delle di¬ 
verse classi sociali, il peculiare sistema di vita della grande 
maggioranza degli uomini ; insomma, l’ingranaggio dell’esi¬ 
stenza umana, basato sulle leggi che governano la nostra e le 
altre Nazioni non offre ancora un argine alla immensa lava di 
mali che bruciano e sotterrano prematuramente gli uomini. 

Ma certo l'arte medica, comunque si sia praticata, in ogni 
tempo, ha compiuto sempre opera altamente civile ed umana, 
reintegrando la salute dei singoli sofferenti ; ma quest’arte oggi 
non può restare più ristretta nei suoi principii di muta e segreta 
missione benefica. 

I cultori di Medicina Sociale, in una serena intimità, questi 
concetti esprimono con tutte le espressioni di gratitudine e di 
ammirazione pei medici in generale, pei quali, col trionfo della 
Medicina Sociale, non devono vedere alcun pericolo di disoc¬ 
cupazione — anzi — con il maggior incremento della coscienza 




Sviluppi e concetti generali 


53 


igienica, devono vedere un maggiore incremento professionale. 
Maggiore è la richiesta del medico che faccia principalmente 
medicina preventiva, laddove è più sviluppata la coscienza 
igienica. 

Bisogna, dunque, riconoscere che la medicina individuale 
raccoglie vecchie concezioni egoistiche e personali di antichi 
regimi ; essa è un’istituzione privata e di privato interesse, 
mentre la medicina dev’essere invece, un’istituzione sociale, 
la più vasta, la più perfetta, siccome quella che deve urtare 
contro tutti i flagelli della cieca natura e contro tutti i flagelli 
della società che — ad onta di tutte le riforme e rivoluzioni — 
ripèto, può ancora essere « implacabilmente maligna e perico¬ 
losa ». 

Essa, non può, dunque, restare immutabile in un sistema 
di esplicazione quale si confaceva specificatamente in regimi 
vecchi. Essa segue, senza dubbio, il cammino degli uomini, e 
deve naturalmente corrispondere alle idealità dei nostri tempi. 
Così, come essa è passata — fanciulla — da un periodo di em¬ 
pirismo cieco, ad un empirismo pratico e ragionato, e poi, man 
mano, è divenuta scienza, dapprima velata, ed infine, vera¬ 
mente scienza e scienza positiva, così ora si ferma nel suo in¬ 
cessante e prodigioso lavorìo, per dar base ad una medicina 
più vasta e più umana. 

Non è, dunque, a dire che la medicina individuale debba 
cessare dalle sue investigazioni, per dar posto ad una medicina 
tutta diversa. Niente affatto ! Io non mi ripeto per errore di 

forma, ma mi ripeto di proposito, direi con proposito. 

napoleonico, che di tutte le figure retoriche ammetteva la sola 
ripetizione. 

Questa medicina individuale, vissuta finora per gli indi¬ 
vidui, quasi singolarmente, deve vivere sopratutto per le col¬ 
lettività, prese tutte insieme, e con precisa finalità preventiva. 

La medicina individuale resta — dicevo — la base di questa 
medicina sociale : la grande ossatura, intorno a cui bisogna 
plasmare, con la forza di nuovi postulati e di nuove leggi, la 
nuova istituzione tendente a tutelare collettivamente la salute 
degli uomini. 

Questa è una medicina più razionale e più umana, che no¬ 
bilita davvero, anzi sublima l’opera dei sanitari, che toglie loro 
la pecca della giornata di lavoro insufficiente ed infruttuosa. 





54 


Parte prima 


che li spinge verso una via di propria rigenerazione e di reale 
salvezza altrui. 

* 

* * 

« Il medico non dev'essere più un meccanico scrittore di 
formule, un freddo osservatore di infermi, uno studioso scettico 
e scolastico, lontano dalle lotte economiche e politiche, restio 
alle conoscenze della vita sociale, chiuso alle più legittime aspi¬ 
razioni delle classi non abbienti — che sono quelle ove più tu¬ 
multuosamente pulsa la sofferente anima umana — ma deve 
essere un conoscitore paziente e premuroso di tutto l’ingra¬ 
naggio sociale, un vigile acuto ed intelligente di tutte le mano¬ 
vre praticate dai diversi uomini o dalle diverse classi, dev’es¬ 
sere un medico e cioè, uno studioso ed un osservatore appas¬ 
sionato, e costante, e dev’essere un uomo che della società in 
cui vive conosca le sofferenze, le iniquità, le pecche, gl’ideali 
i bisogni, le aspirazioni, poiché nessun fatto umano può essere 
più spiegato fedelmente senza la conoscenza dell’organizza¬ 
zione umana e delle leggi che quest’organizzazione governano ». 
Così scrivevamo fin dal 1907. 

L’opera dei sanitari non deve avere uno scopo solamente 
curativo, ma principalmente profilattico. 

Profilassi significa Igiene. 

L’Igiene, da tutti i punti riguardata, può sussistere sol¬ 
tanto con una robusta legislazione, fatta su base rigidamente 
scientifica e pratica. 

La Medicina Sociale è rappresentata da uno stretto con¬ 
nubio fra Clinica ed Igiene, tra Medicina e Legislazione So¬ 
ciale. 

La legislazione di un popolo è l’esponente della sua orga¬ 
nizzazione economica e politica, delle sue condizioni morali e 
fisiche, delle sue forze intellettuali, del suo progresso o regresso, 
malessere o benessere, civiltà ed oscurantismo. 

* 

* * 

La legislazione — rispondente ai bilanci dello Stato — sta 
alla Medicina Sociale, come i farmaci stanno alla medicina pra¬ 
tica individuale. 




Sviluppi e concetti generali 


55 


Questa medicina sociale ha tutti i grandi obbiettivi scien¬ 
tifici della medicina individuale, ma nell’intenzione e nell'ap¬ 
plicazione di questi obbiettivi non vi è l’uomo isolato che deve 
trarre la salute, la vita, ma vi è la moltitudine, la classe, l'in¬ 
tera umanità 1 

Essa chiede ai sanitari il più grande contributo per la sua 
affermazione, ma non sono i sanitari soltanto che a questa 
affermazione la portano ; ai sanitari vanno uniti i legislatori. 

I primi spesso nella loro missione individualistica, non pos¬ 
sono risollevare le sorti di un solo uomo, quando questi sia 
stato di già condannato dalle vicende e dalle vicissitudini so¬ 
ciali ad una infermità esauriente che non trova sollievo nelle 
cure di un medico, il quale non può, insieme con la sua opera 
di sanitario, portare nè il benessere economico, nè, tanto meno, 
risanare l’infermo dalla demolizione praticata dai lunghi anni 
di privazione e di sofferenze, in cui egli è vissuto. 

Come possono perciò oggi i sanitari scongiurare il pericolo 
che pesa grave e minaccioso su intere classi di uomini, su di 
un'intera stirpe ? 

È per questo che la natura non trovava argine ai suoi vio¬ 
lenti impeti, poiché mancava fin all’era in cui l’esplicazione 
della Medicina aveva un carattere rigorosamente individuale, 
con vecchie concezioni, con vecchi metodi, con vecchi sistemi, 
estranei alla potenza ed all’influenza dello Stato, da parte degli 
uomini in concorso di forze decise che avessero potuto ad essa 
opporsi ; essa procedeva implacabile la sua crudele opera ster¬ 
minatrice nel campo della vita dove più giacevano i piccini, i 
deboli, i miseri. La medicina sociale, regolarizzando su vaste 
e definite linee un servizio sanitario supremamente civile per 
scongiurare i flagelli umani, ha appunto il precipuo scopo di 
portare tutte le forze delle leggi a beneficio esclusivo delle col¬ 
lettività e solamente contro i mali inevitabili provocati dalla 
natura. 

Questa natura potrebbe allora non essere più così cieca e 
feroce. Insomma, questa medicina sociale che impone alle Na¬ 
zioni un sistema di difesa sicura per le classi più povere e per 
le classi lavoratrici, come per le stesse classi ricche, le quali, 
neppure esse possono vivere una 'dta sana e tranquilla in mezzo 
al generale trambusto economico e morale, in mezzo alle in¬ 
cessanti convulsioni delle classi meno elevate, che animano 





56 


Parie prima 


tutti gli organismi della produzione, questa medicina che im¬ 
pone una tutela giuridica degli elementi economici, morali e 
fisici di tutti quelli che sono esposti ai pericoli di un lavoro 
estenuante, in ambienti avvelenati, agli infortuni di una vita 
fatta di stenti e di sacrifici, è la sola che può arrecare all'uma¬ 
nità quei vantaggi inutilmente sperati dall'opera isolata di 
ciascun sanitario. 

Essa perciò si esplica più che negli ospedali — dove giun¬ 
gono spezzati e flaccidi i corpi degli sventurati — nelle offi¬ 
cine, nelle miniere, sui campi, nei boschi e sul mare, ovunque 
l'uomo porti il lampo del suo genio ed il fremito della sua forza, 
per santificare col martirio la maestà della ricchezza. Essa 
esplica la sua azione tra i lavoratori del braccio e del pensiero, 
e non si ferma tanto nel silente laboratorio, per scrutare il mi¬ 
stero della vita e della morte attraverso le lenti, alla luce degli 
specchi ed al calore delle fiamme, quanto negli opifici dove la 
morte attende in agguato le innumeri famiglie di gagliardi la¬ 
voratori ; sui campi dove la malaria avvelena, a mille a mille, 
i robusti contadini, per consegnare alla Patria falangi di ombre 
cadenti ; si ferma nelle case, dove in un immenso alveare, le 
creature umane si annidano a fermentare i germi della tuber¬ 
colosi, della delinquenza e della prostituzione : e si ferma, gi¬ 
gante, forte e generosa, innanzi alla supremazia delle leggi do¬ 
minanti ed all’organizzazione degli stati, per indicare le cause 
ed i rimedi di tutti i mali ! 

Principalmente per questo la Medicina Sociale ha uno scopo 
precipuo di Sanità Pubblica. 

Ed è per questo che merita essa una maggiore premura ed 
un interesse maggiore da parte di tutti i sanitari. 

Chè se la medicina individuale ha per iscopo lo studio e la 
integrità dell'organismo umano, preso isolatamente, e lo pe¬ 
netra in tutte le sue parti macroscopiche e microscopiche, con 
quella sagacia e con quella oculatezza con cui adesso vengono 
espletate le osservazioni anatomiche, fisiologiche e patologi¬ 
che, e lo solleva e lo ricrea con tutti i mezzi più ingegnosi ,e più 
proficui, perchè non deve avere la Medicina Sociale, cui spetta 
missione certamente più vasta, più completa e più generosa, 
della prima, in quanto vuole abbracciare in un sol fascio le 
immense moltitudini che hanno comuni malanni e comuni pe¬ 
ricoli, non deve avere essa, da parte dei sanitari, un eguale 




Sviluppi e concetti generali 


57 


trattamento, anzi più sagace e più ingegnoso ? L’organismo 
umano e l’organismo sociale hanno una comune costituzione. 

Lo stato patologico del primo, che cosa è se non il ritorno 
ad uno stato primitivo, alla incapacità ed alla insufficienza di 
funzionare o di funzionare progressivamente ed efficacemente 
da parte di organi, apparati, sistemi che lo costituiscono ? 

* 

* * 

Questo, almeno, è il moderno concetto filosofico della pa¬ 
tologia umana. Ed è un concetto che sembra il più esatto, in 
quanto che esso rispecchia la Natura, dalla quale non dobbiamo 
mai discostarci per spiegare, con sicurezza di precisione e con 
fermezza di convincimenti, i fenomeni della vitalità. 

Ora, che cos’è un organismo sociale che non funzioni nor¬ 
malmente, rispettando, cioè, la libera e sana circolazione degli 
elementi che lo costituiscono, se non una permanenza — di¬ 
ciamo così, perchè l’umanità non va mai indietro nel suo cam¬ 
mino — ad uno stato ancora primitivo in cui la funzione di 
ogni sistema — in questo caso, sistema di vita collettiva di 
date classi — non è ancora definito e non assicura la solidarietà 
di tutte le funzioni per la infallibile e sana esplicazione di forza, 
di salute, di vita ? 

Le cause che agiscono su di un individuo, preso isolata- 
mente, sono — senza dubbio — le stesse che agiscono su tutta 
una moltitudine di uomini, quindi, sono, indiscutibilmente 
cause efficienti della Medicina Sociale, tenuto sempre il debito 
conto delle individuali predisposizioni, cioè del fattore biolo¬ 
gico, che prima è personale, ma che, in prosieguo, diventa 
collettivo. 

Anche il fattore biologico, che è dapprima personale, di¬ 
venta addirittura collettivo, col progredire di più generazioni, 
onde potremo semplificare la nostra considerazione, affermando 
che — in generale — tutte le cause efficienti della Medicina 
individuale debbano dichiararsi cause efficienti della Medicina 
sociale. 

Possiamo precisare meglio i? nostro concetto : se un orga¬ 
nismo umano progredisce in una smagliante manifestazione 
di rigoglio intellettuale e fisico, vuol dire che il bilancio orga- 




58 


Parte prima 


mco che regola la funzione di tutti gli elementi, organi, ap¬ 
parati, sistemi — si trova in perfetto equilibrio con se stesso 
e con l’economia vitale dell’individuo. Un organismo sociale, 
per progredire in una simile smagliante manifestazione di ri¬ 
goglio intellettuale e fisico, deve perciò avere il proprio bilan¬ 
cio — il bilancio dello Stato ! — in un equilibrio che corri¬ 
sponda esaurientemente a tutti i bisogni delle diverse classi che 
lo costituiscono. 


Quando, queste classi vivessero in un disquilibrio fatal¬ 
mente pericoloso e alcune di esse sopportassero tutto il peso di 
questo disorientamento, mentre altre, egoisticamente, se ne 
avvantaggiassero quando la parte più utile di questo organi¬ 
smo sociale fosse quella a restare smunta e tisica, ciò vorrebbe 
dire che l’organismo sociale è in uno stato anormale, patolo¬ 
gico,. dal quale può uscire soltanto con dei provvedimenti ade¬ 
guati al male che lo tormenta. 

E così, vi sono anche dei mezzi capaci di scongiurare i ma¬ 
lanni comuni ai due organismi. Ma questi mezzi comuni sono 
molto pochi. Ciò che può bastare a curare un solo individuo 
o a proteggerlo da una qualunque infezione, non basta a curare 
una collettività, e tanto meno a proteggerla. 

Qui sta la differenza fondamentale tra Medicina indivi- 
c uale e Medicina Sociale. I mezzi terapeutici e profilattici della 
prima stanno nei barattoli delle farmacie, nella bontà delle 
cure famigliar! e nei riguardi che l’infermo personalmente deve 
usare a se stesso. I mezzi profilattici della Medicina Sociale — 
poiché non ha essa veramente molti mezzi curativi — si tro¬ 
vano a preferenza nelle leggi di Stato, e la ricetta non la scri¬ 
vono i sanitari soltanto, ma la scrivono i sanitari e i legisla- 
tori insieme. 8 


* * 


La Medicina Sociale contempla perciò non l’organismo del- 
1 individuo, ma I organismo della Società. 

™ U /! >rmUle ‘ era P eutiche e «li stessi risultati dell’igiene spe- 

mau» a ' e ' non ,. basta "° da soli a combattere ed a vincere molte 
malattie social,, molti pericoli inerenti agli ambienti di lavoro 

L, 4,d° mU " e 6 tU “ e U C ° muni msmicstazioni anormali. 
Medicina pratica individuale non può essere, per sè 







Sviluppi e concetti generali 


59 


stessa, che una medicina con orizzonti limitati ed unilaterali 
specialmente in mano di quelli che non vogliono uscire dai 
banchi della scuola, dove credono ingenuamente che risieda 
tutto il segreto per vincere la ferocia dei morbi che dilaniano 
l'umanità, per scongiurare la morbilità e la mortalità desolanti 
di intere classi di uomini, in mano di quelli che non vogliono 
uscire dai banchi della scuola che per portarsi al letto dell’in¬ 
fermo, quando questi versa di già in uno stato di gravezza e da 
abbandono pietoso, credendo essi di avere compiuto così la 
propria missione. 

Invece, fuori della scuola, fuori del placido laboratorio e 
lungi dal letto dell’infermo — dove spesso l’opera nostra ar¬ 
riva in ritardo o riesce anche superflua, poiché la Natura sa 
ben sostituirsi alla leggiera panacea farmaceutica — fuori dei 
trattati e dei formulari, c’è la Società, c’è la Vita. 

È quanto basti per dire che, vi son tali e tanti fattori della 
patologia, che non possono cadere sotto l’osservazione del mi¬ 
croscopio ed allo sperimento della provett , che non possono 
essere rilevati dagli spasimi delle umili cavie e degli ingerri 
cagnolini, dalle grida di tutte le bestie torturare, da veleni e 
da disturbi, nei laboratori scientifici, tali e tanti fattori della 
patologia vi sono nell’organizzazione sociale, e specie quardo 
tale organizzazione non si è riusciti ancora a purificare, non 
solo dai microbi e dai veleni.che costantemente la in¬ 

sidiano, che non è possibile oggi parlare di medicina senza spe¬ 
ciale riguardo a tutti i fattori economici e sociali che sono fat¬ 
tori efficienti della Patologia stessa. 

Io vorrei dire, infine, che in questi ultimi lustri, per ricer¬ 
care nel mondo microscopico financo l'inesistibile, ricercare 
le cause infinitesimali e spesso trascurabili della morbilità 
umana, sarebbe sfuggita agli osservatori ed agli studiosi la 
prima immensa causa di tutti i mali se, una piccola schiera di 
coraggiosi cultori delle scienze biologiche, non avessero addi¬ 
tato, tra la fine del secolo scorso e il principio del nostro secolo, 
questo possente ed implacabile fattore della patologia umana : 
la cattiva organizzazione sociale. 

Ecco il grande laboratorio sperimentale e clinico : la So¬ 
cietà I 


















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PARTE SECONDA 






CONTENUTO SPECIFICO 


Il Risorgimento Sanitario Italiano — che è così ricco di 
magnifiche lotte e di generose conquiste — ha ben compiuta la 
sua parabola, riducendo la mortalità umana. 

Noi domandiamo subito : intensificando quest’opera di ri- 
generazione igienica, con l'indirizzo finora seguito, è possibile 
scuotere sensibilmente la cifra media della mortalità ? Con 
l'attuale ordinamento sanitario vengono davvero colpite le 
cause permanenti delle nostre infermità e della nostra morte ? 
Il microbo, che di queste cause è l'espressione la più colossale 
e la più opprimente, risentirà davvero della lotta che gli uomini 
e le leggi conducono contro di esso ? 

Insomma, l'uomo vincerà il microbo ? Ma è possibile che 
lo vinca ? E come deve vincerlo ? L'uomo non sarà, dunque, 
eternamente la vittima di questo feroce essere invisibile ? Ma, 
perchè, intanto, il microbo tanto piccolo, uccide l’uomo tanto 
grande ? 


* 


* 

* 


Queste ed altre interrogazioni ci rivolgono decisamente 
quelli che noi sospingiamo ad una buona torma di educazione 
igienica. Possiamo oftrire una risposta molto sistematica ? 

Questa esigerebbe, innanzi tutto, una lunga storia della 
microbiologia : quella che va da Attanasio Kircher (1671) — 
che fu il primo a constatare la presenza di innumerevoli piccoli 
« vermi » in alcune sostanze organiche putrefatte, a 0. F. Muller, 
che classificò (1786) questi microrganismi, a Ehrenberg (1838) 
che scoprì gli esseri viventi nella polvere e nell’acqua ; a Choln 
(1854) che assegnò i microrganismi tra i vegetali d’infimo 



64 


Parte seconda 


grado ; a Nàgeli (1857), a Schroder, a Van Busch, a Hoffmann, 
a Lister (1872) : nomi che segnano i primi passi memorabili nel 
campo della microbiologia. Da questi primi passi alle famose 
ricerche del Pasteur sulla fermentazione — quelle che misero 
sopra basi incrollabili la dottrina vitalistica dei germi, dando 
enorme sviluppo alla storia naturale di questi infimi organismi 
ed alla dottrina microbica delle infezioni — e da Pasteur a 
Bassi (1838) — che vide il primo parassita causa di una malattia 
(filugello) — vi è tutto un cammino glorioso ed emozionante 
verso la conquista lenta, difficile, affannosa, di un mondo as¬ 
solutamente nuovo, fatto di esseri viventi, infinitamente pic¬ 
coli, estremamente invisibili e pur talmente pericolosi per gli 
esseri umani, per tutto il mondo infinitamente grande ed im¬ 
mensamente forte, da minacciarlo in modo molto grave, in ogni 
angolo, in ogni espressione ed in ogni istante. 

Pasteur e Koch — i due genii inarrivabili della microbio¬ 
logia — sono seguiti gloriosamente, in ogni centro civile della 
terra, da centinaia di studiosi e di scopritori, che cominciano 
dal Billroth (setticemia), Cohnhein (piemia), Ebert (tifo), 
Flugge (storia naturale dei microrganismi), Neisser (lebbra), per 
continuare con Laveran, Celli, Colgi, Marchiafava (malaria) 
Rivolta, Schutz, Bouchard (morva), Loffier (difterite), Fràn- 
chel (polmonite), Salmon e Smith (cholera), Preste, Armanni, 
Marcone (malattie infettive dei bufali, vaccino), Nicolaier, e 
Kitasato (tetano) ecc. In pochi lustri, con ogni sorta di revi¬ 
sione e coordinazione e di indagini nuove e di nuove scoperte, 
viene costruita tutta la nuova patogenesi del morbo e vien 
progettata tutta una nuova terapia, che fa largo al trionto del 
più eminente problema biologico, rappresentato appunto dal¬ 
l’immunità, che l’investigazione poderosa di Metchnikoff, 
Behring, Ehrlich, Pfeifer, Mafucci ecc. ha svelato splendida¬ 
mente dall’infinito mistero, per drizzarlo verso le grandiose 
concezioni teoretiche e pratiche da cui gli uomini attendono la 
loro salvezza. 

Rendere l'organismo umano immune dalle più micidiali 
infezioni, quelle che, assumendo carattere collettivo e decorso 
rapido, decimano implacabilmente i popoli, ben rappresenta 
la meta di tutti i moderni studii biologici e clinici. 

Da questo punto noi dovremmo muovere per formulare 
delle considerazioni generali e a traverso una abbagliante co- 






Contenuto specifico 


65 


stellazione di nomi giungere al nome gloriosissimo di Fleming. 
Troppo lungo e faticoso cammino I 

Ma dobbiamo riconoscere subito come, ad onta di siorzi 
infiniti, da parte di eminentissimi studiosi di ogni nazione, 
un'immunità acquisita per le infezioni più gravi, è difficoltosa 
negli uomini e perchè finora la scienza, con tutti gli sforzi mi¬ 
rabili, che ha già compiuti, non è riuscita a darci molti sieri e 
perchè quelli che ci ha dati non sono — ad eccezione di pochi 
— rispondenti allo scopo desiderato. 

Ma la Scienza, se non ha raggiunto le sue intenzioni nobi¬ 
lissime di immunizzare l'umanità, medicandola, ha raggiunto 
una dimostrazione molto evidente, a traverso le sue ricerche. 
È riuscita la scienza a dimostrare come l'immunità degli uo¬ 
mini — se non perfettamente assoluta, certo più che relativa — 
contro tutte le affezioni da microbi, sia riposta nella volontà 
degli uomini stessi, nell’organizzazione umana, nelle leggi che 
questa organizzazione governano, nella vita, in complesso — 
privata e pubblica — che gli uomini menano ; nella loro edu¬ 
cazione, nelle loro abitudini, nelle loro condizioni economiche, 
nel loro stato morale, nei loro sistemi di lavoro, nelle loro ten¬ 
denze civili : insomma, in tutte le esplicazioni insite alla vita 
nostra : la quale, se sorretta da rigide norme di igiene perso¬ 
nale e collettiva — volute dagli uomini e dai governi — di be¬ 
nessere morale ed economico — sostenuta da un ordinamento 
sociale evoluto e giustamente distributivo, che conceda a tutti 
gli elementi buona alimentazione, salubre abitazione, valido 
ed igienico lavoro, igienico amore, tranquillo pensiero, senza 
torture, senza avvelenamenti, senza fame cronica, senza ag- 
glomeramenti, senza odii e senza fratricidi, con amore collet¬ 
tivo alla vita, a tutte le bellezze, le agiatezze, le giuste fatiche, 
i giusti compensi, i giusti dolori che la vita fanno — allora sì 
che questa non sarà la cultura facile a tutti i microbi, il loro pre¬ 
diletto ambiente ed allora ecco che la scienza, nella ricerca del 
siero artificiale, ha trovato il grande incommensurabile natu¬ 
rale siero immunizzante, nella linfa degli stessi uomini, non 
intossicata dalla ferocia degli uomini, per dar posto poi alla 
ferocia dei microbi, ma alimentato di quella pace sociale verso 
cui tutti aspiriamo in nome di un supremo intangibile diritto 
alla esistenza !. 






66 


Parte seconda 


* 

* * 

Le conoscenze intorno alla vita dei microbi, se non hanno, 
ancora condotto alla conquista di sostanze immunizzanti, 
contro le malattie infettive — quantunque una serie di nuove 
e brillanti scoperte vadano sorgendo ai confini della micro- 
biologia, precisando nel nostro organismo quegli « anticorpi » 
destinati ad opporsi alla virulenza dei microbi ed alle loro 
tossine — queste conoscenze hanno certo precisato molto bene, 
dentro e fuori il nostro organismo, un ambiente assolutamente 
sfavorevole al loro sviluppo e a tutta la loro vita funesta, e 
perchè hanno d'altra parte, ben precisate le condizioni e le re¬ 
lazioni favorevoli, opportune, anzi, predilette, a questo svi¬ 
luppo ed a questa vita. 

Tali conoscenze, dunque, è che devono guidarci alla conce¬ 
zione dei grandi, efficaci rimedi contro le infezioni. 

Entriamo un poco in questa microbiologia e cerchiamo di 
semplificare e volgarizzare la principale delle sue definizioni. 
Che cosa sono i microrganismi ? Sono degli esseri viventi — 
molto interessanti dal lato igienico e biologico, essendo essi 
la causa della fermentazione, della putrefazione e delle malattie 
infettive — i quali appartengono a gruppi morfologici molto 
diversi, di cui, parecchi sono da classificarsi con sicurezza tra 
i vegetali inferiori, gli altri, invece, tra gli organismi unicel¬ 
lulari che trovansi nei gradi più bassi della scala zoologica. 

Della fisiologia di questi microbi, per la dimostrazione della 
nostra tesi, interessano solamente pochi dati sperimentali i 
quali trasportati dal campo dei laboratori nella vita pratica 
quotidiana, portano direttamente alla nostra conclusione, che 
già a priori enunciammo, e che, cioè, nessun agente microbico è 
patogeno del nostro organismo, se non vengono in questo organi¬ 
smo create delle speciali condizioni per le quali, mancando la vi¬ 
tale ed energica reazione organica, l’uomo finisce di essere na¬ 
turalmente immunizzato contro queste forme morbose e diventa 
invece predisposto e recettivo. 

La dimostrazione di ciò è data appunto dalla Fisiologia dei 
microbi. E ricordiamo : 

1) Alcuni microbi possono vivere dentro gli umori orga¬ 
nici senza produrre effetti dannosi. Si tratta di commensali- 





Contenuto specifico 


67 


smo, e il microbo, incapace di generare veleni, non è un agente 
patogeno. Di questa specie di microbi, adunque, data la loro 
innocenza, noi, per ora, non ci interessiamo. 

2) Il caso che occorre più delle volte è questo : certi mi¬ 
crobi non vegetano se non nel corpo animale e sono quelli detti 
patogeni obbligati. Contro di essi deve essere portata la maggiore 
attenzione dei sanitari, perchè adoperino e facciano adoperare 
dalle leggi tutti i mezzi per evitare, innanzi tutto, la penetra¬ 
zione di essi nel nostro organismo e quindi, creare in questo 
organismo una valida resistenza, tale che, anche penetrativi 
questi microbi, non producano effetti disastrosi. 

La lotta contro tali microbi non può perciò essere sostenuta 
solo dai medici e soltanto con disinfettanti ed altre medica¬ 
zioni : la resistenza organica, unica e sola condizione essenziale 
per la lotta a tutte le specie dei microbi patogeni, non può essere 
creata che da un regime di vita voluto, sancito, sostenuto, difeso 
da robusta legislazione sociale elevata su assiomi scientifici in¬ 
confutabili. 

Queste enunciazioni, non hanno alcun valore di novità, per¬ 
chè esse sono la conseguenza indiscutibile dei più elementari 
principii di fisiologia e di igiene. 

La dimostrazione incalza : 

3) Vi sono microbi che non possono vegetare nel corpo 
animale : sono i saprofiti obbligati che non sarebbero capaci 
di produrre malattie. E Pasteur che cosa ha dimostrato ? Ha 
dimostrato che anche questi microbi, che non avrebbero nes¬ 
suna cattiva intenzione verso gli uomini, anche essi, per colpa 
di questi uomini, diventano eminentemente patogeni. Si spiega 
un mondo di malattie nuove, che prima davvero non esistevano, 
appunto perchè la resistenza organica della razza nostra era 
valida e poi è venuta scemando, fino a diventare questa razza 
fiacca, debole, affamata, esausta e campo fecondissimo per 
la coltura di tutti i microbi e per la loro educazione nei tristi 
esercizi di demolizione deirorganismo nostro. Pasteur ha dimo¬ 
strato che, partendo da un batterio carbonchioso, quasi aviru¬ 
lento, si può venire man mano reintegrando la capacità pato¬ 
gena, passandolo prima attraverso l’organismo di un topo neo¬ 
nato (l’animale più recettivo che conosciamo, perchè più de¬ 
bole) poi per l’organismo di un topo adulto (un pochino più 
forte), per quello della cavia giovine, della cavia adulta, del 





68 


Parte seconda 


coniglio, della pecora, tutte bestie gradatamele' l’ùna un po' 
più resistente dell'altra, buone appunto per fare esercitare il 
microbo nella sua virulenza, superando esso certamente le di¬ 
verse e crescenti resistenze organiche 1 

Sicché il microbo non patogeno in un organismo debole, di¬ 
venta patogeno per questo organismo debole, ed acquista in 
questo esercizio virulenza capace di vincere la resistenza più 
accentuata di un secondo organismo ; uscito da questo secondo 
organismo con attitudine omicida più sviluppata e passando 
in un organismo ancora più valido, intacca anche questo, poi 
un altro più valido ancora, e così via . . . 

Con tale meccanismo Pasteur crede siansi prodotte le ma¬ 
lattie infettive nel corso dei secoli ; i saprofiti, trovando un 
terreno adatto per loro negli individui indeboliti, a spese di 
questi si sono venuti moltiplicando ed hanno sempre così acqui¬ 
stato un primo grado di attività parassitaria e patogena. Poi 
i successivi passaggi — per contagio — li hanno resi sempre 
più adatti alla vita parassitaria finché alcuni di essi sono venuti 
patogeni assolutamente, come, per es. il bacillo della lebbra. 

Non vale dire come la brillante concezione del Pasteur sia 
stata sempre più confermata da numerose successive esperienze, 
tra cui vogliamo ricordare quelle, forse ancora più decisive, 
del Vincent. 

Ed abbiamo in batteriologia la prova più luminosa di ciò 
che noi si vuole dimostrare e propriamente nello studio delle in¬ 
fezioni sperimentali. 


*** 


Premesso, dunque, che la valida resistenza organica rappre¬ 
senti l'unica frontiera per le malattie e che questa resistenza 
è innata assolutamente nell'uomo sano, possiamo analizzare 
rapidamente le condizioni, le ragioni ed i mezzi atti a trionfare 
di questa resistenza che gli animali e gli uomini oppongono alle 
infezioni. 

Questi mezzi, queste ragioni e condizioni sono dolorosa¬ 
mente molteplici, e di diversa natura. E riguardano sempre il 
microbo, l'animale o l’uomo e la via di penetrazione di questo 
microbo nell’organismo, ciò che è anche di capitale importanza 






Contenuto specifico 


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per le pratiche applicazioni della medicina sociale, ma di cui, 
per ora, è superfluo occuparsi. 

* 

* * 

Il microbo spiega maggiore azione in tre casi : 

a) quando la dose è elevata ; 

b) quando la virulenza è alta; 

c) quando il microrganismo è in precedenza adattato alle 
condizioni tecniche o agli umori organici. 

E sono tre casi questi che si ottengono nella vita collettiva 
degli uomini per le disastrose condizioni di lurido agglomera- 
mento — dove i bacilli vegetano in dose elevatissime, acqui¬ 
stando una virulenza sempre maggiore a traverso gli organismi 
deboli, asfittici, esausti per fame cronica, per esagerato ed insa¬ 
lubre lavoro, per la orrenda lotta per la vita — e dove tutti i 
bacilli perciò si adattano spaventevolmente, trovando tutte le 
condizioni favorevoli al loro sviluppo e neirambiente esterno 
e negli organismi degli individui. 

Non stiamo qui a ripetere gli esperimenti da laboratorio, 
praticati sui topi, sulle vacche, sulle rane, sui colombi ecc. 
L’esperimento più loquace ce lo dà una qualunque popolazione 
condotta dalle vicende e dalle vicessitudini sociali a tutte quelle 
condizioni di vita che rappresentano la maggiore vergogna del¬ 
l’umanità. 

La dimostrazione può essere ancora più chiara. La resistenza 
degli uomini è vinta dalle infezioni, anche che costoro si tro¬ 
vino in condizioni assolutamente fisiologiche. Queste condizioni, 
che danno un grave insegnamento ai legislatori, sono inamovi¬ 
bili ed intangibili nella scienza medica. 

1. — La razza migliorata è meno resistente delle razze 
comuni, questo accade tra gli animali, questo accade tra gli 
uomini. Da qui la necessità che ogni evento civile, perchè non 
degeneri profondamente, sia accompagnato da una tutela igie¬ 
nica validissima, evitando così il violento contrasto tra la psi¬ 
che che freme, corre e conquista ed il corpo che si frantuma, 
imputridisce, muore. 

2. — L’età giovine rende più recettivi, in genere, tutti gli 
animali. Da qui la non mai sufficiente preoccupazione dei po- 




70 


Parte seconda 


poli per la protezione dell'inianzia. La mortalità infantile, 
terrorizzante in ogni paese, è argomento molto decisivo in ta¬ 
le questione. Valgono delle legislazioni, non applicate, a difen¬ 
derci daH’incubo di una così triste e fatale legge di natura ? 

3. — Lo stato gravidico fa diventare l'organismo più sensi¬ 
bile a tutte le infezioni. 

Il problema della maternità, il femminismo, tutta la im¬ 
mane questione sociale della donna, trova in questo assiome un 
interrogativo molto pesante. 

E queste sono condizioni fisiologiche. 


Enumeriamo rapidamente le condizioni patologiche. 

1. — Le debilitazioni anteriori per malattie pregresse ren¬ 
dono l'organismo recettivo a tutti i microbi. 

Ecco la necessità che l’uomo sia curato sempre sollecita¬ 
mente e definitivamente da una qualunque infermità seconda¬ 
ria, per evitare che egli accolga un'infermità molto più grave, 
restando in stato di debilitazione organica. 

La capra, in istato di cachessia, è recettiva per la tubercolosi ; 
il coniglio indebolito è recettivo pel carbonchio. E così via. E 
così via per gli uomini. 

2. — Il digiuno prolungato rende sensibile al corbonchio i 
colombi. Il colombo anche inoculalo con siero anlicarbonchioso 
e lasciato senza cibo si ammala lo stesso di carbonchio. Decisivo 
ammaestramento ! 

Gli uomini affamati danno uno spaventevole contributo alle 
infezioni ed alla morte, perchè rappresentano essi appunto i 
campi di facile conquista dei microbi. 

Una dimostrazione statistica ? Bastano due numeri soli : 
la vita media dei ricchi non è mai inferiore ai 45 anni, la vita 
media dei poveri non è mai superiore agli anni 25. Che più ? 
Ma c’è tutta una statistica della morbilità e mortalità umana 
che è una dimostrazione colossale, invulnerabile ! La fame è 
la causa principalissima delle malattie. Questa è una vecchia 
convinzione che raccoglie sempre nuove messe di tristi testi¬ 
monianze. 

3. — Il salasso prolungato rende recettivi gli organismi. 




Contenuto specifico 


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Intendiamo che un salasso — un salasso diverso — viene 
tuttavia in vari paesi praticato a danno delle classi non ab¬ 
bienti, dalle poche classi privilegiate, ed è per questo che l'espe¬ 
rimento della microbiologia trova tuttora vivido riscontro nel¬ 
l'attuale società e giunge di premente avviso ai governi. 

4. — La lunga fatica conferisce facilmente al cavallo la 
morva ; conferisce facilmente ai ratti assoggettati lungamente 
alla rotazione in un cilindro, il carbonchio, ed agli uomini con¬ 
ferisce tutte le infezioni umane. Senza far neppure cenno a tutte 
le svariate e gravi conseguenze della fatica prolungata — cui il 
Mosso, Imbert, Mestre hanno consacrato pagine fra le più gloriose 
della scienza medica, non possiamo perciò trascurare di dire 
come la esagerata fatica dia un’intossicazione generale così grave 
da perturbare tutto il ricambio e di conseguenza tutti gli organi. 

5. — Così l'esagerato raffreddamento e l'esagerato riscalda¬ 
mento. Oh! quell’igiene industriale, tanto bene scritta, ora 
anche legificata, ma spesso rinnegata, per avversione brutale 
alla scienza. 

6. — Tutte le intossicazioni — da alcool, nicotina, caffeina, 
tutte le intossicazioni provocate dagli ambienti inquinati, dal 
materiale di lavorazione ecc. — rendono gli uomini molto re¬ 
cettivi ai microbi, che finiscono sempre coll’abbreviare enor¬ 
memente la vita, tra solferenze atroci, Vi sono qui le ragioni 
di tutta la patologia professionale. 

7. — Quando nelle vene del cane s’inietta della polvere di 
carbone, questo è infettato di carbonchio, per iniezioni di ba¬ 
cilli specitici. Il cane non suole essere soggetto a tale malattia. 
Insomma, una infinità di sostanze estranee, penetrate comun¬ 
que nel nostro organismo tolgono al nostro sangue la facoltà 
di difendersi dalle infezioni e lo rendono perfino soggetto alle 
più strane e complicate infermità. Gli ostacoli all'azione bene¬ 
fica del sangue (leucocitosi e fagocitosi) fatta per la difesa 
dell’organismo, vengono offerti da un immenso numero di ra¬ 
gioni e di condizioni, che, esaminate e controllate nel labora¬ 
torio, si osservano, oramai, da tutti nello svolgimento della 
vita quotidiana. 

In conclusione, la malattia in generale, è una conseguenza 
di speciali condizioni nelle quali si mettono gli uomini. Yen- 





72 


Parte seconda 


gono perfino create queste malattie da queste speciali condi¬ 
zioni. E Pasteur l’ha dimostrato. Ed Emery ha dimostrato an¬ 
cora qualche cosa che può avere un colossale riscontro nella 
vita nostra. 

In certe regioni occidentali, in cui non esistevano alcune 
infermità per le pecore, perchè non vi erano condizioni neces¬ 
sarie per lo sviluppo di una specie di mosche capaci di trasmet¬ 
tere queste infezioni, quando queste pecore non vennero più 
nutrite bene e cominciarono a soffrire di un’abbondante diarrea, 
allora apparvero queste mosche a nutrirsi delle deiezioni diffuse 
dovunque con un complesso di malattie nuove per il povero 
bestiame. 

Così accade quotidianamente tra gli uomini. 

* 

* * 

Tracciando in tale campo osservazioni e considerazioni di 
Medicina Sociale, bisogna prendere le mosse dalla tubercolosi. 

Nessun esempio, infatti, è più luminoso di questo spetta¬ 
colo terrificante che dà la tubercolosi al cospetto della civiltà, 
per la più decisiva affermazione del nostro programma di 
scienza. Nessun esempio più dimostrativo di questo, per pre¬ 
cisare i limiti della nostra azione. 

Il Bonardi così scriveva : « La tubercolosi ha per base un 
lungo processo di debilitazione della fibra organica, di disinte¬ 
grazione, di esaurimento dei poteri di difesa. È la malattia 
che sintetizza tutte le debolezze, tutti gli esaurimenti ereditari 
ed acquisiti ; tanto che il processo infettivo viene a costituire un 
episodio finale, un’ultima tappa dell'opera di demolizione. 

La coltura, sia pure la più virulenta, di bacilli di Koch, 
se inoculata sotto la pelle del montone, non attecchisce ; se 
nell’asino produce tubercolosi miliari che guariscono sponta¬ 
neamente ; se nell’uomo robusto, ben nutrito, senza predispo¬ 
sizione ereditaria, determina lesioni circoscritte facilmente iso¬ 
labili e guaribili. 

La tubercolosi è la malattia della debolezza organica, sia essa 
determinata da miseria fisiologica, strapazzi, da condizioni 
antigieniche di vita e di lavoro, sia da stravizi, da offese delle 
leggi biologiche fondamentali, con i matrimoni consanguinei, 
fra ammalati, fra persone di troppa differenza di età, fra gio- 




Contenuto specifico 


73 


vinette ambiziose, spregiudicate, vecchi precoci, infrolliti ed 
induriti dalla sifilide, dall’alcool, dalla uricemia e da ogni sod¬ 
disfatto capriccio di gola e di lussuria ». 

Noi abbiamo altra volta enunciato così il nostro concetto 
sulla malattia in generale (« Per l'educazione igienica popolare » 

— voi. I, Detken e Rochool, 1910 pag. 47) : « Il morbo è la 
mala pianta che germoglia negli individui stanchi, denutriti 
intossicati, avvelenati, esausti per privazioni, per sofferenze, 
amarezze, insonnia, astinenza ecc. La predisposizione al morbo 

— fondamento della medicina individuale — non è che il ri¬ 
sultato di tutte queste cause economiche, morali e sociali, 
preparate dalla vita. Il malato è un ferito. Il male è l’esau¬ 
rimento. In ogni malato vi è un delitto. Chi ferisce è... la mi¬ 
seria. Con la miseria sta la ignoranza.... ecc. ». 

E ripetiamo ciò, per ripetere come, in conclusione, il microbo 
non sia la causa decisiva per le infermità umane. Ed è quanto 
risulta evidentissimo dalla nostra esposizione. 

Ma dalla conoscenza dei microbi, spuntando la ragione della 
loro vitalità, si ribadisce splendidamente l'affermazione della 
Medicina Sociale, fatta per la creazione di tutto quell’ambiente 
morale ed economico, non adatto alla loro fecondazione tumul¬ 
tuosa e micidiale. 

Riportandoci così alle nostre premesse, vogliamo affermare 
come la coscienza igienica esiga per gli individui la capacità di 
sapere evitare la penetrazione nel loro organismo dei microbi 
capaci di produrre infezioni e di saper mantenere l’organismo 
medesimo in condizioni sfavorevoli allo sviluppo degli stessi. 
Da questa capacità nascerà l’altra capacità di esigere dai governi 
i mezzi perchè la collettività e la individualità siano mante¬ 
nute nelle condizioni salubri accennate. Insomma, mille diverse 
considerazioni possono essere fatte, in conseguenza dei concetti 
generali da noi espressi e sono considerazioni che intaccano 
profondamente tutti gli istituti che non sanno assicurare alle 
masse la tutela igienica pur sancita così decisamente dalle 
scienze biologiche. 

Non ci disperdiamo nella chiamata delle eccezioni, rivelanti 
le malattie non infettive e quelle chirurgiche e tutte le mol¬ 
teplici altre lesioni organiche cht non possono — apparente- 
temente — essere connesse con tali nostri concetti. Ma non vi 
è chi possa disconoscere l’importanza assolutamente capitale 




74 


Parte seconda 


delle malattie infettive — e per la loro diffusione e per la loro 
gravità e per il loro decorso e per i loro effetti disastrosi — in 
ogni campo di esplicazione umana e sotto ogni aspetto sociale, 
per cui tutte le altre malattie, di qualunque entità e di qualunque 
natura, passano, senza dubbio, in seconda linea, confermando la 
giustificata preoccupazione della scienza per queste sciagure 
universali — rappresentate dalle infezioni ed intossicazioni col¬ 
lettive. 

Con un lungo ragionamento, d’altra parte, potremmo ridurre 
ad una formula sola tutte le patologie, affermando come esse 
siano sempre e dovunque sostenute dagli impellenti fattori 
economico-sociali. Senza aggiungere come, una coscienza igie¬ 
nica, formata su questi principi, porterebbe direttamente alla 
lotta ed alla vittoria contro tutti i malanni morali, fisici e sociali 
a grande diffusione. 

Ecco perchè la Medicina Sociale è scienza redentrice. 

* 

* * 

Non v’è chi possa disconoscere che un fattore nuovo, nel 
nostro secolo, si sia precisato, in limiti marcati e categorici, 
nei primi paragrafi della patologia di tutti gli organi, apparati 
e sistemi : nei capitoli di tutte le infezioni, intossicazioni, nevrosi, 
degenerazioni ecc. Questo è precisamente il fattore economico- 
sociale. 

Le malattie di classe, di popolo, di razza, oltre che di età 
e di sesso, confermano tale fattore. 

Un’unica ragione spiega la effettiva constatazione di que¬ 
ste morbosità collettive. Tale ragione va ricercata nella lotta 
quotidiana della vita, e cioè, nel disagio economico, nella fatica 
esagerata, negli ambienti malsani, nel bisogno e desiderio di 
miglioramento, nelle generali crescenti esigenze materiali, 
spirituali, incompatibili col proprio stato, nella corsa affannosa 
verso le proprie esagerate aspirazioni, nella estenuante op¬ 
posizione, da parte di uomini e di cose, ad ogni passo che in¬ 
dichi tranquillità, godimento, bene, soddisfazione, vittoria. 

Noi vogliamo che le fòrze della scienza e le forze dei governi, 
siano rivolte più che a difendere, con istituzioni tarde ed in¬ 
complete, gli uomini pressoché demoliti dalle infermità, a con- 




Contentilo specifico 


75 


servare la salute quando questa è valida. Vogliamo sperimen¬ 
tare ogni rimedio, non quando questa salute sia compromessa 
e quando, anche per la brevità del tempo, non può tentarsi 
efficace rimedio a nessuna sciagura ; ma in tempi normali, di 
benessere e pace generale, quella possibile ai nostri giorni. 
Poiché questo noi vogliamo, facciamo appello alla prevenzione 
delle malattie, cioè, a tutta la profilassi, che è fondamento es¬ 
senziale della medicina sociale e che non è rappresentata sol¬ 
tanto dalla igiene pubblica, comunemente intesa dagli igienisti 
e non applicata dalle autorità, ma in una specifica profilassi 
che, conservando le più sane energie umane, crea la resistenza 
organica che è la sola vera forza capace di opporsi a tutte le 
infezioni. Profilassi che non consiste in applicazione di fredde 
provvidenze sanitarie, a base di ispezioni, di controlli, contrav¬ 
venzioni, disinfezioni, più o meno utili ecc. norme con cui abi¬ 
tualmente si esauriva l'opera igienica, da parte delle ammini¬ 
strazioni centrali e periferiche — ma che consiste nell’effettivo 
risollevamento del tono di vita igienica di tutte le classi sociali, 
coll’assicurare loro un ambiente morale ed economico, capace 
davvero di tener salda la salute pubblica. 

* 

* * 

Non è ancora entrato nella coscienza dei popoli lo stesso 
valore della vita umana, che resta tuttavia affidato a leggi an¬ 
tiche e pericolose, ad evenienze, abitudini, pregiudizi racca¬ 
priccianti, a violenti, contrastanti anacronismi etici, biologici, 
sociali. 

Sfugge ancora alla concezione della scienza, l’enorme di¬ 
sastro che producono, in ogni stato, l’alta morbilità e la mor¬ 
talità umana, ad onta che numerosi dati ufficiali parlino molto 
chiaramente. 

Contro cause d’indole strettamente economico-sociale che 
producono innumerevoli disastrosi effetti economico-sociali, 
non vi sono che rimedi economico-sociali. 

Abbiamo visto fallire, al cospetto della pratica, in tempi non 
molto lontani, tante nostre vecchie diverse teorie. Nessuna 
scienza può trionfare se non è faóta per la vita ! La scienza deve 
penetrare nella convinzione popolare, nel dominio pubblico, 
per quanto essa riguardi, non rigida tecnica, ma conclusione 




76 


Parie seconda 


esplicita, e tale che rappresenti conquista effettiva, postulato 
infallibile, da essere compreso, inteso, voluto dal pubblico per 
il suo bene. 

* 

* * 

Prima di deplorare la esplosione di malattie infettive, co¬ 
me di altre infermità a carattere collettivo, bisogna deplorare 
il permanente e grave flagello dell’ignoranza, quella che, men¬ 
tre rappresenta il campo fecondo in cui germogliano tutte le 
infermità fisiche, morali e sociali, rappresenta contemporanea¬ 
mente l’ostacolo per qualunque tentativo di risanamento, di 
riparo, di redenzione. 

La statistica che dimostra la morbilità e la mortalità umana 
concomitanti con l’analfabetismo delle popolazioni, è un effi¬ 
cace dato conclusionale che ci risparmia da ogni argomento 
dimostrativo. 

Gli ignoranti muoiono più presto. La loro mentalità dona 
adito a pregiudizi, a superstizioni, a stupide credenze ed a 
tutte le lordure che abitudini, usi e costumi più o meno bar¬ 
bari, fortemente sorreggono avversando, con favore implaca¬ 
bile, il progresso della scienza e la pressante civilizzazione umana. 

Quando all’ignoranza aggiungete il non meno grave flagello 
della miseria avete annunciato i più grandi fattori della pato¬ 
logia, avete, cioè, dato una spiegazione infallibile alla vastità 
ed intensità dei morbi, i quali, altrimenti, non potrebbero essere 
così diffusi nel regno degli uomini, tanto intelligenti, tanto 
forti e tanto conquistatori di tanti elementi della natura ! 

Intanto, la coscienza igienica non può essere improvvisata I 

Non s’improwisa un’educazione popolare e tanto meno un 
benessere morale ed economico non s’improwisa. Permangono 
imperturbati, adunque, i principali fattori di tutte le malattie 
sociali. Urge costante opera di elevazione, di educazione igie¬ 
nica, di generale benessere economico, da cui soltanto possiamo 
attendere dei soddisfacenti risultati. 

Su questi concetti deve insistere il nuovo ordinamento le¬ 
gislativo. 

Medicina Sociale significa, innanzi tutto, cura e profilassi 
collettiva di tutte le infermità a grande diffusione : significa 
medicina delle masse, significa bonifica umana ; la sola con cui 




Contenuto specifico 


77 


si possono sanare le sorgenti di tutte le manifestazioni patolo¬ 
giche dell’umanità, colpire la grande causa comune a tutte que¬ 
ste manifestazioni. 


Una causa comune hanno tutte le manifestazioni morbose a 
grande diffusione ed è da riconoscerla, prima che nell’ordina¬ 
mento sanitario di una Nazione, nell’ordinamento morale, eco¬ 
nomico, politico, sociale della Nazione stessa. 

I medici, liberandosi dalle pastoie di un formalismo sorpas¬ 
sato e di un bisogno economico degradante, devono sapere af¬ 
frontare le questioni che li riguardano, con ardimento e con 
generosità rispondenti al decoro delle loro nobile missione. Ed è 
per questo che essi devono parlar chiaro ai legislatori, additando 
le vere cause delle infermità. Devono, perciò, i medici stare ac¬ 
canto ai legislatori. Ecco come mutano assolutamente il loro 
atteggiamento, la loro fisionomia, la loro condotta ; i medici 
diventano i veri tutori della salute pubblica, cessando di essere 
gli speculatori della sventura pubblica. 

Del resto, questa posizione nuova che assume il medico di 
fronte alla Società, non s’impone per capriccio di teoretici 
e di sognatori, ma è una posizione che sorge sulle basi della Fi¬ 
siologia, della Igiene, della Clinica. 

Sta in fatto che bisogna uscire dal campo strettamente sco¬ 
lastico e scendere sulla ribalta della vita. 

La Medicina Sociale ha, ben vero, una fisionomia rivolu¬ 
zionaria, ma questa non reggerebbe al paragone di tutta la im¬ 
ponente e vertiginosa rivoluzione che praticamente potrebbe 
imporre la sola Fisiologia : essa che detta la suprema legge del 
vivere, secondo le esigenze organiche degli individui, delle classi, 
delle nazioni, secondo le leggi morali e civili dei popoli, in rap¬ 
porto alle loro particolari condizioni di clima, produzione e 
progresso, secondo le finalità politiche e sociali, rispondenti 
alle loro alte funzioni storiche. 

La Fisiologia umana, regolando le principali funzioni indi¬ 
viduali — alimentazione, lavoro, sesso — regola le principalis¬ 
sime funzioni sociali di ogni Nazione, investendo tutti gli ordi¬ 
namenti della convivenza umana e della buona orditura sta¬ 
tale. 




78 


Parte seconda 


E che dovremo dire dell'Igiene ? 

Oggi che l'Igiene cessa di essere esclusivamente sperimentale 
— in virtù dell'orientamento logico e pratico di tutti gli igie¬ 
nisti che non vogliono essere più degli aridi sperimentatori, 
estranei alla vita reale, ma gagliardi pionieri della redenzione 
biologica e sociale dell'umanità e assegna ai bacilli il limitato 
valore che loro spetta e non esclusivo valore nel determinismo 
delle infezioni umane — oggi l'Igiene è principalmente sociale, 
con finalità rigidamente sociali. 

Essa, se applicata in vastità e profondità da tutti gli Enti 
pubblici e privati, da lungo tempo avrebbe di già sommosso 
tutta la struttura intima dell’attuale organizzazione umana, 
poiché non vi è scienza più rivoluzionaria di questa, che nei 
suoi rigidi esperimenti, nelle sue investigazioni, nelle sue con¬ 
clusioni, lanci una rampogna continua ed implacabile contro 
tutte le istituzioni deficienti ed insufficienti di ogni paese del 
mondo. 

Doverosa l’opera del medico, intesa a curare i malati, ma 
insufficiente. Bisogna svolgere opera atta a conservare la sa¬ 
lute dei sani. 

L’Igiene moderna è Medicina preventiva. Di ciò devono 
essere assolutamente convinti, secondo ogni sano comanda¬ 
mento, tutti i medici. E questo convincimento prepara il mas¬ 
simo trionfo della Medicina Sociale. 

La Clinica, infine, sa bene considerare che un infermo sot¬ 
toposto alla sua osservazione, non è che uno solo tra la molti¬ 
tudine d'infermi simili. E raccogliendone la storia, deve ine¬ 
sorabilmente venire alle affermazioni più luminose e decisive 
della Medicina Sociale. Infatti, molti dati, fatti ed orientamenti 
scientifici egli non può spiegarli soltanto con l’azione dei fattori 
biologici, presentati dalla comune esperienza individuale, dalla 
indagine di laboratorio, dalla pratica ospedaliera, dallo studio 
con sistema antico classico cattedratico, ma può, nella mas¬ 
sima parte, spiegarli, invocando influenze storiche, prossime 
e remote, ragioni e condizioni economiche, morali, spirituali 
e sociali. * 

E sono quelle che, con la guida dei casi isolati, precisano 
nettamente tutte le vastissime manifestazioni morbose delle 
masse, riaffermando così il piano contenuto, il perfetto indi¬ 
rizzo di tutto l’immenso programma della nostra disciplina. 




Contenuto specifico 


79 


E la Clinica sa bene considerare che le conseguenze, i ri¬ 
sultati di quelle moltitudini di infermi, simili all’infermo sot¬ 
toposto alla sua osservazione, più che riguardare interessi, do¬ 
lori, disastri personali, particolari, isolati, investono tutto l’or¬ 
dinamento di una Nazione, compromettono tutta l’economia 
di uno Stato, insidiano tutto l’avvenire di un popolo, decidono, 
insomma, delle sorti morali e materiali di un'intera Razza. 

Così è che la Clinica individuale prospetta ed illustra so¬ 
lennemente la più sterminata Clinica sociale, confermando il 
carattere sociale della malattia in genere, la missione sociale 
del medico in genere, prospettando le cause sociali e gli effetti 
sociali di ogni infermità e sorreggendone i rimedi sociali. 

È, dunque, necessario avere della malattia un concetto di¬ 
verso di quello che si è potuto avere finoggi. 

Dobbiamo convincerci che la malattia, più che dall'azione 
di microbi, è determinata dall’azione degli uomini medesimi. 
Nella nostra Era noi dobbiamo avere il coraggio dì determi¬ 
nare bene le cause delle nostre infermità, nei loro più diversi 
capitoli : non dobbiamo, perciò parlare di condizioni predispo¬ 
nenti alle malattie, per dare tutta la rigida prevalenza agli 
agenti patogeni della microscopia, ma a quelle cause, cui tutti 
i trattati di patologia e di igiene danno la denominazione li¬ 
mitatissima di condizioni predisponenti, bisogna assegnare 
tutto il loro giusto e preponderante valore di cause effettiva¬ 
mente decisive nella determinazione dei diversi quadri mor¬ 
bosi. 

La medicina vuole sbarazzato il suo campo da questi ele¬ 
mentari, grossolani errori teoretici e pratici, per poter avan¬ 
zare serenamente ed operosamente verso la reale sanità dei 
popoli. 

La Medicina Sociale fa la constatazione di una infinità di 
fenomeni, che potrebbero mettere in serio pericolo, oltre che 
l’avvenire di tutte le scienze biologiche, l’avvenire della stessa 
classe sanitaria. Essa riafferma, invece, l'alto valore delle prime 
e le alte benemerenze della seconda, con raffrontare i grandi 
problemi della salute pubblica, invocando, a tale uopo, la più 
risoluta politica che superi i principali ostacoli a causa dei 
quali non si hanno, ancora oggi, gli effetti che le scienze medi¬ 
che si ripromettono. 




80 


Parte seconda 


La morbilità e la mortalità umana devono essere studiate 
con profondo criterio scientifico, con fervido sentimento po¬ 
litico. Demografia e statistica danno un definitivo indirizzo 
non solo alla scienza, stabilendo le linee del nostro svolgimento 
ed additando gli orizzonti più fulgidi della Medicina Sociale, 
ma anche alla politica, alimentando, imponendo ogni movi¬ 
mento inteso alla redenzione biologica e sociale di ogni na¬ 
zione. 

Le genti più analfabete danno maggiore contributo alla 
morbilità ed alla mortalità : l’analfabetismo, quindi, è un fat¬ 
tore della patologia umana. Bisogna combattere l'analfabe¬ 
tismo. 

L’agglomeramento umano è in stretto rapporto con le più 
alte cifre sulla tubercolosi, sulla sifilide, sulla prostituzione e 
su tutte le degenerazioni umane : esso è, dunque, causa di in¬ 
fermità, più perniciosa d’ogni specie di microbi. Bisogna com¬ 
battere Fagglomeramento. 

Il caro vivere porta, oltre che l’agglomeramento, l’esauri¬ 
mento organico generale delle popolazioni. 

L’esaurimento organico è condizione essenziale per tutte 
le malattie. 

Prima di trastullarci, dunque, alla ricerca di questo o di 
quel bacillo, sarebbe logico combattere l’esaurimento organico, 
cioè il caro vivere, e, con il caro vivere, la persistenza di tutti 
gli ambienti malsani, urbani ed industriali. 

Ecco perchè la esistenza di belle case popolari, a buon mer¬ 
cato, i modici prezzi sui generi di prima necessità, il vasto in¬ 
segnamento elementare, tecnico ed igienico, non sono problemi 
di politica vaga, ma elementarissimi problemi di elementare 
biologia umana. 

I bimbi muoiono ! Ma perchè non dovrebbero morire ? Quale 
tutela scientifica e giuridica seria, vasta, sostanziale, non for¬ 
male hanno mai avuto da noi la infanzia e la maternità. 

La patologia parla del matrimonio ? Parla del matrimonio 
l’igiene ? Vi è una fisiologia del matrimonio ? Vi è soltanto una 
legge, che permette, senz’altro, l’unione fra di loro, di tutti gli 
elementi pur malati, pur degenerati, pur esauriti, pur miseri. 





Contenuto specifico 


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senza neppure una valvola di salvezza fatta da qualsiasi forma 
di divorzio ! 

Eppure la ricchezza, il progresso, la civiltà, la vita dei po¬ 
poli è basata su quest’atto, che nessuna scienza, che nessuna 
legislazione sufficientemente protegge. 

Le classi povere danno alta morbilità e altissima morta¬ 
lità : è che la povertà fisica e morale hanno un valore non in¬ 
feriore a quello dei microbi, nella determinazione delle diverse 
manifestazioni morbose. 

Vi è una patologia delle classi povere, ma da parte di iso¬ 
lati, per quanto eminenti studiosi. 

I trattati di patologia classica non danno ancora alla po¬ 
vertà morale, economica, psico-fisica il posto che le spetta nel 
capitolo della etiologia generale. 

II nostro organismo, nella sua struttura, ha prodigiose leggi, 
che sono patrimonio storico della medicina. 

Rivediamo ancora queste leggi, additiamole ai poteri costi¬ 
tuiti, facciamole contenuto di leggi sociali, e soltanto così, 
affronteremo i grandi problemi della Sanità Pubblica. 

II lavoro muscolare, ha la sua fisiologia. Ha la sua fisio¬ 
logia il lavoro cerebrale. L’uno e l’altra rinnegate in tutti i 
campi dell’esplicazione umana. 

Ora v'è nel campo scientifico e legislativo un’igiene urbana, 
un’igiene rurale, un’igiene industriale, ma nessuno accampa 
ancora specificatamente il più elementare diritto, che vera¬ 
mente spetti a tutte le genti, e che è il diritto igienico. 

Tutte le responsabilità vengono addebitate a terzi, meno 
che le responsabilità sanitarie collettive, che sono le maggiori 
responsabilità, delle quali dovrebbero rispondere gli Enti 
perchè riflettenti il maggiore capitale della Nazione, cioè, la 
Salute Pubblica. 

Non varrà certo nessuna Medicina Sociale ad evitare che 
l'uomo soffra e che l’uomo muoia ! 

Ma questa Medicina Sociale dovrà servire a rendere la vita 
meno funesta, a rendere meno truce la morte. 

Occorre appena elencare queste malattie, ormai general¬ 
mente riconosciute come malattie sociali, non solo per la loro 
conclamata enorme diffusione, in tutte le stratificazioni umane, 
non solo per la loro persistente cronicità, non solo per l’indi¬ 
scussa decisiva portata che hanno nel loro determinismo, cause 







82 


Parte seconda 


profondamente inserite nella vita dei popoli e che sono infal¬ 
libili cause morali, economiche, sociali, non solo per i colossali 
danni parimenti morali, economici e sociali, che esse determi¬ 
nano nella vita dei popoli stessi, e spesso insidiano profonda¬ 
mente la loro esistenza, ma perchè esse malattie sociali cedono 
solo ad interventi di natura legislativa, i quali richiedono in¬ 
vestimento di capitali ingentissimi, che pesano nei bilanci dello 
Stato, in modo asfissiante. 

E questi capitali spesso sono improduttivi, in quanto i 
redditi — quanto dire, esiti di guarigione — possono essere 
scarsi e i pericoli non sono spesso completamente scongiurati, 
in quanto, appena trascurate, le applicazioni di tutte le 
provvidenze igienico-sociali, possono riprendere la loro lut¬ 
tuosa esplicazione, tenendo a bada amministratori e politici 
e turbando il clima per qualunque lavoro proficuo e fe¬ 
condo. 

Tali malattie sociali, dunque, oltre a costare tanto ad ogni 
governo previdente, rappresentano ancora passività vistose, 
per la mancata produzione nazionale, determinata dalla mino¬ 
razione o assoluta invalidità o addirittura morte di moltitu¬ 
dini di lavoratori, tanto utili, se viventi e sani, alla economia 
statale. 

E aggiungendo le costose particolarissime spese econo¬ 
miche che oggi specialmente importano l'organizzazione ed 
il funzionamento di tutti i congegni assistenziali, si può con¬ 
siderare l'importanza dello studio e della soluzione di tutti i 
problemi che riflettono queste malattie sociali. 

Bastano i presenti fugaci accenni per giustificare l'urgenza 
dell'inquadramento di tutta la patologia umana noli'órdine di 
qualunque struttura di governo civile. 

Poiché sono, infine, queste malattie sociali a rappresentare 
lo sfondo su cui si elevano tutte le affezioni che chiameremo 
secondarie e che, intanto hanno grande importanza anche esse, 
in quanto trovano gli organismi umani già lesi da uno o più di 
quei principali flagelli umani che ledono profondamente la re¬ 
sistenza organica, offrendo facile campo alle fecondazioni fu¬ 
neste di tutti i secondari agenti patogeni, col favore di tutte 
quelle condizioni di vita morale e materiale, cui abbiamo ri¬ 
petutamente fatto cenno. 





Contenuto specifico 


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Il capitolo della tubercolosi, è certamente, il più imponente 
di tutta la Patologia. Nessuno disconosce che il problema della 
tubercolosi sia il più grave problema biologico-sociale dei tempi 
moderni, che le cause principali della' tubercolosi, al di fuori 
dell'agente specifico, non siano cause prettamente sociali, che 
gli effetti di tale infezione non siano da annoverarsi tra i più 
gravi disastri nazionali, morali ed economici, e che i rimedi 
contro tale morbo non siano di ordine rigidamente economico- 
sociale. Il problema della tubercolosi non può essere affrontato 
e superato che da risorse legislative. Il siero infallibile contro 
la tubercolosi sta nella gagliarda, onesta, illuminata politica : 
nei miracoli che essa solo può compiere con un’alta umanis¬ 
sima giustizia distributiva. 

Tutti i dati riflettenti la tubercolosi sono ben noti e la co¬ 
scienza nazionale va preparandosi per uno sviluppo sempre 
più fortunoso della grande crociata. 

Non sono tanto noti i dati della sifilide. 

Risolviamo noi il problema della sifilide con i farmaci ? 

E il problema della sifilide grave, quanto quello della tu¬ 
bercolosi ! E deve essere come quello considerato ! La sifilide 
non è sostenuta nella sua spaventevole diffusione, da condi¬ 
zioni e ragioni sociali che investono il matrimonio, l’amore, la 
famiglia, la prostituzione, la miseria, l’agglomeramento ecc. ? 

« In Italia esistono circa 800.000 sifilitici di cui 500.000 
uomini, 300.000 donne. Attualmente muoiono per sifilide tar¬ 
diva, sottoforma di aortite, coronanti, cardiopatie varie, tabe, 
paralisi ecc. circa 30.000 individui all’anno. Fra aborti, parti 
prematuri, mortalità post-natale, si ha un totale di morti pre 
e post-partum per sifilide congenita di 30.000 unità, e sempre 
per sifilide congenita, si ha un totale di 70.000 anime. Per ble¬ 
norragia, diminuzione od assenza di fecondità da cause maschile 
o femminile, si hanno circa 50.000 mancate nascite (De Amicis) ». 
Totale delle perdite per sifilide e blenorragia : vite umane annue 
120.000. 

Il problema del cancro è anche esso un gravissimo pro¬ 
blema sociale, che non può essere, per ora, risoluto, da questo 




84 


Parte seconda 


o da quell'intervento medicamentoso o chirurgico. Esso è 
problema sociale, è problema di Stato, perchè la sua diffusione 
è paurosa e sono enormi le difficoltà per arrestare tale dnfu- 
sione, per la mancanza di precise vedute scientifiche e, quindi, 
efficaci mezzi terapeutici, nè individuali, nè collettivi. Pro¬ 
blema tanto oscuro per quanto grave e imponente, che mette 
a dura prova ogni risorsa scientifica ed ogni forza legislativa. 
I danni che oggi produce il cancro in tutte le Nazioni civili e 
non civili, sono infiniti, per quanto le statistiche manchino 
ancora di precisione, ma quelle che circolano bastano ad al- 
fermare l’immensità luttuosa e desolante di questa affezione. 

È universalmente conosciuto che la malaria costituisca un 
formidabile problema economico e legislativo. Bisogna meglio 
affrontare il problema della malaria in Italia, considerando 
appunto tale problema, come decisamente politico ? 

Benvero, la scienza ha additato la via, ma la politica deve 
batterla gagliardamente. La bonifica integrale può debellare 
la vetusta infezione, restituendo all'agricoltura, quanto direi, 
alla economia nazionale, le paludi di tutta la Nazione, trasfor¬ 
mate in terre produttive, feconde, civili. Riassume tutte le 
nostre idealità, questo argomento che ha preso gli anni mi¬ 
gliori della giovinezza. 

La malaria oftre alla medicina sociale un esempio luminoso 
sul valore decisivo che hanno, nel determinismo di una infer¬ 
mità, a grande diffusione, quei fattori che non possono essere 
contemplati a scuola, in accademia, in laboratorio, nell'ospe¬ 
dale, dove, invece, possono essere contemplati solo pochi ef¬ 
fetti di quei fattori, che investono tutta la vita morale e ma¬ 
teriale dell'intera Nazione. 

La malaria si identifica con gli oscuri problemi metereolo- 
gici, climatici, tellurici, che non possono essere risoluti dagli 
uomini ; si identifica con gli immani problemi del latifondo, 
del rimboschimento, della cultura intensiva, dell'agricoltura in 
genere ; dell'igiene rurale, dell'alimentazione, del vestiario, 
dell’abitazione, dell’orario dei lavoratori della terra, della loro 
educazione morale, religiosa, igienica : si identifica nei vari 
complessi problemi di tutta la economia nazionale, con i co¬ 
lossali problemi della bonifica, che richiede miliardi ; ed allora 
come circoscrivere problemi siffatti nei cancelli di un comune 





Contenuto specifico 


85 


capitolo di patologia, quel capitolo che tutti i medici sanno a 
memoria ; che i valorosi medici condotti conoscono da maestri ; 
come non lo conoscono, forse, praticamente certi maestri ufficiali 
nella sommità delle loro cattedre ? Ma non ci intratteniamo a 
lungo su questo problema che è già riconosciuto come parti¬ 
colarissimo problema di Medicina Sociale, già così penetrato 
nella coscienza universale per le sue caratteristiche spicca¬ 
tissime, annesse ai più vasti problemi di agricoltura, di in¬ 
gegneria, di metereologia, di finanze, di igiene, di propaganda, 
di organizzazione, di tecnica industriale, ai fini supremi del¬ 
l’economia. 

È generalmente profonda la convenzione, non solo nei me¬ 
dici, ma nei criminalisti, nei neuropsichiatri, nei legislatori e 
nei sociologi, in genere, che l’alcoolismo è un problema parti¬ 
colarmente sociale ; per le sue cause, per i suoi effetti, per i 
suoi rimedi. 

Sono tutti fattori psichici, morali, economici, quelli che de¬ 
terminano l'alcoolismo, che, a sua volta, costituisce il letto 
della tubercolosi, come il grande punto di partenza delle ma¬ 
lattie nervose e mentali, mentre è la causa principale della de¬ 
linquenza, nonché il tarlo più pernicioso della famiglia, e il 
tarlo più diffuso e penetrante della società ed è ragione, quindi, 
di improduttività economica, di abbrutimento morale e di 
arresto di sviluppo civile delle popolazioni e delle razze. 

È una gravissima piaga sociale che può essere curata solo 
con provvedimenti sociali. 

Anche il diabete, per citare altro esempio di diversa natura, 
è una malattia sociale. Ben detto. La sua enorme diffusione di¬ 
pende esclusivamente dalla disordinata ed erronea alimenta¬ 
zione, dalla mancanza di educazione igienica in tutte le classi 
sociali. Mancando tale educazione, mancano le norme elemen¬ 
tari per una vita sana, fatta di igienico sistema alimentare, la¬ 
vorativo, sessuale ecc. Ogni esplicazione della nostra vita, deve 
essere guidata da norme igieniche per non cadere in prematuro 
fallimento. 

Questo fallimento è fatale, quando queste norme mancano. 
Ed è perciò, che il diabete si è diffuso ai nostri tempi in modo 
spaventoso, assumendo il rango di eminente malattia sociale. 







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Parte seconda 


Con tutte le conseguenze economiche, morali, sociali, di una 
malattia sociale pericolosissima. 

A dimostrare il definitivo orientamento di tutti gli eminenti 
studiosi, fisiologici, clinici, igienisti sul carattere spiccatamente 
sociale di tutte le grandi sindromi della patologia umana, 
basti per tutte citarne ancora una : il reumatismo, così com’è 
guardata da un grande clinico : il Di Guglielmo. Già Frugoni 
Viola, Pende, Cesa-Bianchi, Galdi, Ferrannini L. ecc. hanno 
dato dimostrazioni, argomentazioni, esempi mirabili sul ca¬ 
rattere sociale di tutti gli argomenti di clinica, ma citiamo 
queste considerazioni e conclusioni del Di Guglielmo sull’ar¬ 
gomento del reumatismo, per volere offrire ancora un esempio 
diverso dai primi : 

« Tanto nell’opinione pubblica quanto nella organizzazione 
della difesa contro le malattie sociali, non è stata ancora suf¬ 
ficientemente valutata tutta l’importanza che spetta al reu¬ 
matismo, per quanto da oltre 15 anni sia stato lanciato ormai 
il grido d’allarme, da parte di studiosi dell'argomento, che de¬ 
nunziarono il pericolo di questo flagello sociale ed iniziarono 
un movimento internazionale per la lotta contro questo ne¬ 
mico pubblico, non meno pericoloso degli altri e cioè della tu¬ 
bercolosi, della sifilide, del cancro, dell’alcoolismo. Risale, in¬ 
fatti, al 1926 la costituzione della Lega Internazionale della 
Lotta contro il Reumatismo con numerose sezioni nazionali per 
lo studio dei diversi problemi riguardanti tale malattia. Bi¬ 
sogna riconoscere che mentre l'aspetto medico-scientifico è 
stato largamente e profondamente studiato, tanto che pro¬ 
gressi notevoli sono stati conseguiti dalle nostre conoscenze 
in questo campo, l’aspetto sociale è stato, invece, alquanto 
trascurato, specie nel nostro paese, a differenza degli altri, 
come la Germania, i Paesi Russi, i Paesi Scandinavi, ecc. dove 
sono state già attuate molte provvidenze particolari contro il 
reumatismo. 

Per dimostrare l’enorme importanza sociale delle malattie 
di cuore riferirò alcuni dati statistici : 

1) La metà circa dei nati negli Stati Uniti d’America è 
destinata, secondo Dublin, a morire per malattie di cuore, le 
quali fanno cinque volte più vittime del cancro e di più della 
tubercolosi. 

2) La mortalità per le malattie di cuore è superiore a 







Contenuto specifico 87 


quella per il cancro, per la tubercolosi e per enterite riunite 
insieme. 

3) Il 75% degli ammalati di cuore è colpito dal processo 
morboso nei primi dieci anni di vita. 

4) In Italia si calcola che esiste circa un milione di am¬ 
malati di cuore, che apporterebbero alla Società un danno 
annuo di circa un miliardo ; tale cifra però deve essere indub¬ 
biamente maggiore, perchè si devono aggiungere i così detti 
cardiopatici in potenza : quelli, cioè, che si trovano nella prima 
fase, tra i quattro e i dieci anni, e che per lo più restano igno¬ 
rati per la scarsità della sintomatologia. 

Queste poche cifre bastano a dimostrare Tenorme danno 
sociale prodotto dal reumatismo (cardiaco) : si tratta di una 
massa imponente di giovani forze sottratte all’attività della 
Nazione, nel periodo di peggior rendimento e sottratte anche 
aH’esercito per inabilità al servizio militare ; si tratta di nu¬ 
merose vite umane stroncate precocemente con conseguente 
grave riduzione della potenza demografica del paese». 

Ma, oltre che per queste considerazioni, anche per altre, 
e non meno importanti, il problema del reumatismo assume 
carattere squisitamente sociale e cioè : 

a) per la possibilità di prevenire l’insorgenza delle car¬ 
diopatie reumatiche, intervenendo tempestivamente nella pri¬ 
ma infanzia con una opportuna azione profilattica ; 

b) per la possibilità di impedire la trasformazione delle 
cardiopatie potenziali in cardiopatie attuali ecc., mettendoli 
nelle condizioni più favorevoli per lo svolgimento dell’attività. 

Insomma, tutte le sindromi delle malattie a grandi dif¬ 
fusioni : a) di natura infettiva ; b ) di natura parassitaria ; c) 
di natura funzionale ; d) di natura nervosa ; e) di natura car¬ 
diovascolare ; /) di natura degenerativa ; g) di natura profes¬ 
sionale ; h ) di natura diversa, strana, ignorata ecc. precisano 
la loro natura sociale e la loro importanza eminentemente so¬ 
ciale e richiedono rimedi rigidamente sociali. 

Giganteggia per l’appunto, fra tutti i fattori economici, nel 
determinismo di malattie a grande diffusione, il fattore Lavoro. 

Il lavoro, che da anni ha richiamato specificamente l'at¬ 
tenzione degli studiosi e dei legislatori, rappresentando esso 
la funzione sociale per eccellenza, la legge del nostro essere, il 
principio vivente che spinge innanzi uomini e nazioni, il centro 





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Parte seconda 


intorno al quale girano tutte le classi utili e produttive, la leva 
deirumanità, l’essenza della nostra vitalità, studiato nelle sue 
molteplici forme di esplicazione e di sfruttamento, nei suoi ec¬ 
cessi, nei suoi pericoli, nei suoi infortuni, disturbato più o meno 
profondamente da infiniti agenti specificamente morali ed eco¬ 
nomici, può portare ad un risultato che è grave squilibrio so¬ 
ciale, fatto di esaurimento, di miseria economica, morale, in¬ 
tellettuale, di alta morbilità e di alta mortalità. Il suo studio 
incarna di per sè stesso il significato maggiore di una medicina 
basata sulla concomitanza dei mali che tormentano le diverse 
classi sociali, onde suggerire i mezzi necessari per assicurare 
una più sana e più lunga esistenza. Ed ecco che il lavoro ha 
ormai la sua fisiologia e la sua patologia e con ciò fermato bene 
un punto fondamentale della nostra disciplina. 

Le infezioni professionali, gli avvelenamenti professionali, 
e nevrosi professionali, come le ematopatologie professionali 
e le stesse malattie del lavoro per agenti fisici, trovano la loro 
terapia e la loro profilassi solamente in una risorsa morale ed 
economica, suggerita dall’igiene industriale, che è parte cosi 
grande della nostra disciplina. 

L’arteriosclerosi, ben detta la ruggine della vita, studiata 
profondamente nei secoli XVIII e XIX, studiata in particolar 
modo dal Morgagni, Haller, Frank, Sasse, Rekitanski, Vir- 
chow, Cognhein, studiata dovunque, con infinita premura tra 
i popoli anglo-sassoni, nell'America del Nord e nell’America 
del Sud, nei diversi continenti, e per le diverse razze, studiata 
specialmente nelle diverse Nazioni di Europa, perchè dovunque 
diffusa, e considerata la mortalità per apoplessia cerebrale, 
considerate le 35.000 vittime per arteriosclerosi in Italia sol¬ 
tanto e le 64.000 vittime per malattie di cuore, resta bene con¬ 
fermata nelle sue cause sociali, che risiedono nell’abuso del la¬ 
voro fisico ed intellettuale, nelle emozioni gravi e continuate, 
nell’alimentazione eccessiva, iperazotata relativamente alla 
età, nelle intossicazioni, nelle infezioni pregresse, nei trauma¬ 
tismi ecc. L’importanza patogena dei germi è relativa. Ha mag¬ 
giore importanza l’ereditarietà della arteriosclerosi, lo sviluppo 
organico, l'età, il sesso, la vita di campagna e quella di città, 
lo stato economico ecc. La profilassi sta nella educazione igie¬ 
nica, che è la sola la quale possa fare evitare le cause dell’arte¬ 
riosclerosi. 




Contenuto specifico 


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Come non ammettere il carattere collettivo delle anemie ? 
L’umanità è anemizzata. E come pensi ed operi la collettività 
anemizzata si sa attraverso tutta la storia di tutte le nazioni 
povere. Si possono anche, a tal proposito, consultare notizie 
riflettenti gli effetti dell’abuso di salasso dell’antico reame di 
Napoli (Salvatore Tommasi). Le malattie acute e croniche, 
hanno, fuori dubbio, una grande influenza nella etiologia delle 
anemie, ma le cause sociali delle anemie, miseria economica, 
carovivere, agglomeramento, industrialismo antigienico, av¬ 
velenamenti voluttuarii, e passionali, intossicazioni collettive, 
astinenze, abusi di digiuno volontario e forzato, hanno una 
influenza maggiore. Basti esaminare le anemie nelle giovanette, 
le anemie nelle madri operaie, le anemie negli uomini, per con¬ 
vincersi di questa maggiore influenza. Anche i pregiudizi re¬ 
ligiosi, anche la moda, che sono cause morali e psicologiche 
delle anemie, hanno la loro influenza, al pari dell’ambiente, al 
pari dei ripetuti puerperii, delle fatiche eccessive, della miseria, 
dei disturbi digestivi che producono specialmente la nevrosi e 
la clorosi (Circhow, Maragliano, Castellino, Charrin, Riva). La 
clorosi è stata considerata come sintomo di tubercolosi latente 
da alcuni autori ; si pensi quanto tale considerazione debba 
essere tenuta in conto per la tutela della razza. Certo è che con¬ 
corrono il sistema nervoso, il sistema arterioso, il sistema ge¬ 
nitale, oltre che le intossicazioni, le emozioni morali, i dispia¬ 
ceri, i disturbi mestruali, l’eccessivo lavoro a determinare que¬ 
sta complessa e grave sindrome. I predisposti alle leucemie 
sono le classi sociali meno abbienti per le cattive condizioni di 
vitto e abitazione, per dispiaceri, per le preoccupazioni, per le 
afflizioni, per le gravidanze continuate del proletariato fem¬ 
minile, per gli aborti, per gli allattamenti prolungati, per le 
perfrigerazioni, per gli strapazzi corporei, per l’eccessivo la¬ 
voro intellettuale. Lo scorbuto epidemico e sporadico è classica 
malattia dei poveri, dovuta alle agglomerazioni antigieniche, 
aH'alimentazione difettosa ecc. Ecco come e quanto si affermi 
il carattere profondamente e rigidamente sociale della nostra 
disciplina. 

I concetti generali sull’artritismo (Lanceraux, Bouchard) 
sul ricambio materiale delle diverse epoche della vita, sugli atti 
della vita organica in genere (Aristotile, Blainville) sulla com- 







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Parte seconda 


posizione e decomposizione, sulla nutrizione, accrescimento, 
distruzione, sul fenomeno della nutrizione (Bouchard) in rap¬ 
porto con le altre funzioni della vita (introduzione, trasforma¬ 
zione assimilatrice, trasformazione dissimilatrice ed espul¬ 
sione) sulle calorie necessarie alla vita (2800), sulle calorie in 
rapporto con l’alimentazione e con il lavoro, rivelano subito 
l’importanza sociale di questa grande parte della patologia. 
Studiato ciò che serve ad un individuo normale e studiati i 
valori calorimetrici delle diverse sostanze, si desume la nessuna 
base scientifica dell’alimentazione popolare, la nessuna no¬ 
zione sulla funzione individuale ; si desume come le funzioni 
della vita vegetativa, come quella della vita intellettiva, ven¬ 
gano affidate alla più cruda incoscienza. 

L’alimentazione della collettività, al pari dell’alimenta¬ 
zione individuale, spiega tutte le malattie del ricambio, più 
che l’ereditarietà, più che la predisposizione. Da quali norme 
è governata attualmente la funzione della vita ? Nell’etiolo- 
gia generale deH’artritismo, attraverso tutte le teorie, le di¬ 
scussioni, le disquisizioni, le polemiche, restano inamovibili i 
fattori sociali deH’artritismo. Solo tali fattori spiegano la dif¬ 
fusione dell’atritismo. Gli accenni di tale diffusione nelle di¬ 
verse nazioni, nelle diverse regioni, nelle diverse classi, questo 
confermano, e questo conferma la statistica che eleva l’artri- 
tismo a malattia eminentemente sociale. La terapia e la profi¬ 
lassi dell’artritismo, stanno nell’igiene sociale ; l’ambiente crea 
l’individuo, l’igiene pubblica crea l'igiene individuale. 

La gotta non è dovuta principalmente al regime di vita ? 
I cibi abbondanti, la carne, le bevande alcooliche, la vita se¬ 
dentaria, le preoccupazioni eccessive, il lavoro intellettuale, 
l’abuso dei piaceri sessuali, sono fattori importanti nella pa¬ 
tologia della gotta. Le classi ricche ed i borsisti hanno spiccata 
predisposizione a tale infermità come a tutti i disturbi della 
nutrizione. I diabetici, i polisarcici, gli emorroidarii, che sono 
numerosi nelle classi ricche, sono i più soggetti alla gotta. Le 
classi povere e lavoratrici sopportano invece la gotta saturnina. 

Le principali teorie sulla patogenesi ed etiologia del rachi¬ 
tismo (Parrot, Mircoli, Commer, Tedeschi, Wachasmuth, Voit, 
Marfan) del rachitismo fetale, del rachitismo tardivo, dimostrano 
tutta la importanza etiologica delle agglomerazioni, degli am¬ 
bienti ristretti, deH'aria viziata, della mancanza d’igiene alimen- 





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tare, che hanno additato l’incremento di tutte le nuove opere in 
tale settore ; dei difetti dell’allattamento, specie dell’allattamento 
artificiale, spiegano il rachitismo grasso per allattamento so¬ 
vrabbondante e per l’uso di sostanze alimentari grossolane e 
di difficile digestione. Tutto ciò costituisce il pilastro formi¬ 
dabile delle sempre urgente protezione della Maternità ed In¬ 
fanzia. 

Il reumatismo cronico deformante delle classi povere è spie¬ 
gato dagli stenti, dall'umidità, dal reumatismo artritico, dal¬ 
l'alterata nutrizione e dal rallentato ricambio. Influiscono 
molto le condizioni morali e le condizioni economiche e le con¬ 
dizioni sociali degli individui, i trauma psichici, i trauma fisici. 


I popoli hanno il cervello ed il cuore nello stomaco ! Tale è 
il fondamento di ogni buona organizzazione. Si ricordi l’apo¬ 
logo di Menemio Agrippa che racchiude l’enigma segreto per i 
destini delle Nazioni ! 

L’uomo è ciò che egli mangia ; le rivoluzioni traggono ori¬ 
gine dal ventre (Federico il Grande, Napoleone, Moltke, Mo- 
leschott). Il coraggio, la buona fede, ed attività dipendono 
dalla nutrizione sana ed abbondante. La fame rende vuoti 
testa e cuore (Fuerbach, Albertoni, Baccelli, Rossi-Doria). 
L'alimentazione nei diversi popoli asiatici, americani, etiopici, 
europei, l’alimentazione popolare in Italia e specie nelle classi 
lavoratrici e in alcune regioni confermando l’influenza del clima 
e della stagione sull’alimentazione, l’influenza della razza e 
della cultura, rivelano la influenza dei fattori economico-so- 
ciali sull’alimentazione. Le carestie, il carovivere, i dazi deci¬ 
dono sulle razioni alimentari nelle diverse agglomerazioni, ciò 
che imporrebbe il sorgere di vaste opere di previdenza in rap¬ 
porto con l'alimentazione popolare, calmieri, refezioni, muni¬ 
cipalizzazioni, cooperative, ristoratori popolari in ogni tempo, 
e che importerebbe l’abolizione dei dazi sui generi di prima ne¬ 
cessità. Il compito dello Stato, delle Provincie e dei Comuni, 
di fronte al problema dell’alimentazione popolare, è enorme, 
ma è compito che va assolto con coraggio, con fervore, con 
successo. 





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Parte seconda 


Da tutti gli studi sulFetiologia e profilassi della pellagra 
del secolo decimottavo (Marchand, Della Bona, Strambio) e 
del secolo decimonono (Thouvene, Marzani, Fanzago, Facheris, 
Belardini, Roussel, Luzzana, Zampelli) ; da tutte le teorie sul 
maidismo, su lo spirisorium maidis, sul penicillum glaucum, 
che da tutte le disquisizioni sulla natura delle infermità (Ma¬ 
lattia infettiva ? Maidismo assoluto ? Deficiente alimentazione ? 
Tizzoni, Maiocchi, Monti, Maroni, Bordoni-Uffreduzzi) su lo 
streptobacillo speciale, sugli ifomiceti (Gosio, Antonini, Maria¬ 
ni, Pailadini) su l’intossicazione maidica, sulla diatesi minerale 
(Camuzzi) sul verme parassita (Alessandrini) da tutto questo 
confusionismo sulFetiologia della pellagra, la Medicina Sociale 
ritrae Fetiologia della pellagra in modo un po’ semplicista, ma 
molto persuasivo, poiché ritiene che le cause inamovibili della 
pellagra siano esclusivamente economico-sociali. La pellagra 
è malattia del pauperismo, della fame. Quella commissione 
ministeriale costituita tanti anni addietro, una cinquantina di 
anni fa, perchè desse base a delle leggi speciali, a disposizioni 
preventive, a disposizioni curative, ha proposto locande sani¬ 
tarie, pellagrosari, tabelle alimentari complete, sostenendo la 
necessità di conservare la resistenza organica delle popolazioni 
e concludendo, come noi concludiamo, che trattasi di questione 
di educazione, questione di legislazione ! Il caso della pellagra 
si presta, adunque, alla più solenne affermazione della Medi¬ 
cina Sociale. 

La diffusione delle malattie nervose e mentali nelle diverse 
razze, nei diversi popoli, nelle diverse nazioni e classi, i danni 
fisici morali ed economici che ne derivano, inquadrano subito 
nella Medicina Sociale tutta la Psichiatria. La civiltà ha in¬ 
fluito ad aumentare, è vero, il nervosismo, ma come e quanto 
ha influito l’ignoranza, attraverso i secoli, nel determinismo 
delle neuropatie ! Insegnino tutte le guerre ! Le cause del ner¬ 
vosismo, in generale, dimostrano come fra le cause biologiche, 
le cause climatiche, le cause predisponenti, quelle che decidono 
in molti casi, sono le cause occasionali, le cause psicologiche e 
le cause sociali. 

La Medicina Sociale non deve affannarsi per dimostrare la 
natura sociale della pazzia. Sono chiarissimi i fattori sociali 
della pazzia. Poche considerazioni generali sui ricoverati nei 







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manicomi e sul progressivo numero dei dementi in tutte le 
Nazioni, in tutte le provincie, anche d’Italia, senza che restino 
esclusi neppure i centri di campagna, li confermano. 

Attraverso tutte le disposizioni medico-filosofiche che 
danno la loro importanza alle passioni dell’animo, al violento 
esercizio della mente, ai fattori metereologici, ai traumi, le cause 
sociali prendono assolutamente il predominio nei tempi nostri 
(Chiaruggi, Lombroso, Lugaro, Tanzi, Bianchi, Murri, Lustig, 
Duprat, Esquirol) senza che perciò venga menomata la impor¬ 
tanza delle cause tossiche ed infettive della pazzia, della sifi¬ 
lide specialmente e dell’eredità sifilitica (De Santis, Fournier 
A. e E. Antonelli). Certo è che le cause psichiche, le emozioni 
(Sergi e Ribot) il lavoro emotivo, lo strapazzo, la suggestione, 
il contagio psichico, la predisposizione psicopatica, il matri¬ 
monio tra i consanguinei predominano. La predisposizione può 
essere acquisita, congenita ed ereditaria (Raymond, Darvin, 
Bungen, Cramer, De Santis). L’arteriosclerosi, le autointos¬ 
sicazioni, le infezioni, gli avvelenamenti, l’alcool, la morfina, 
il piombo, il mercurio il veleno pellagrogeno, le alterazioni fun¬ 
zionali, il lavoro non riparato, le malattie professionali, le epi¬ 
demie, le endemie, al pari della cultura moderna, delle profes¬ 
sioni liberali, dell’eccessivo militarismo rappresentano condi¬ 
zioni e ragioni decisive nella genesi della pazzia. 

Le nevrosi, psicosi, e neuropsicosi collettive sono spiegate 
dai soli fattori sociali. 

La frequenza delle malinconie è, in gran parte dovuta al 
progresso, alla lotta di classe, alle professioni, agli abusi die¬ 
tetici, al carcere, alle malattie croniche ed ancora di più al¬ 
l’ambizione, all'avarizia, all’amore, alla gelosia, ai debiti ecc. 
L'isterismo, diffusissimo, è strettamente legato alla storia delle 
religioni. Nella vita moderna le cause biologiche predisponenti 
occasionali, psichiche e sociali dell’isterismo sono niunerose, 
il rapporto dell’isterismo con le funzioni sessuali, con la me¬ 
struazione, con il temperamento, con gli abusi, con le vicende 
di amore, con la gelosia, con il disinganno, con l’educazione e 
con la miseria, con la clorosi, con il problema del matrimonio, 
con la gravidanza, con l’allattamento prolungato, con le fun¬ 
zioni della famiglia, è rapporto evidentissimo. Intanto i danni 
fisici e sociali, i danni economici sono anche molto evidenti. 
La nevrastenia è il male del secolo, il male di moda, il male del 






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Parte seconda 


progresso e della civiltà, il male degli intellettuali e non degli 
intellettuali soltanto. La diffusione della nevrastenia conferma 
tutte le cause fisiche e psichiche, tutte le cause sociali, fra cui 
le occupazioni e professioni, lo strapazzo hanno il primo posto. 

La Medicina Sociale studia il problema della delinquenza 
ed il problema del suicidio, aiutando il trionfo della scuola cri¬ 
minale positiva, per la definitiva negazione del libero arbitrio. 
La delinquenza ed il suicidio sono delle infermità sociali. Lo 
studio della delinquenza e del suicidio, nelle diverse nazioni ci¬ 
vili e nelle diverse regioni d'Italia, confermano i fattori biolo¬ 
gici, i fattori climatici, i fattori occasionali, i fattori psicolo¬ 
gici, i fattori sociali che li determinano (Lombroso, Sergi, 
Ferri, Colaianni, Bianchi, Penta, Tanzi, Carrara, Cervelli, Zuc- 
carelli). 

La difesa sociale contro i pazzi (Bianchi, Tamburini, Alt, 
Bonet, Zuccarelli, Marro, Frank, Buffet, Debester, Denknatel) 
si ottiene col neo Maltthusianismo, e colla continenza. Il fe¬ 
nomeno della procreazione deve essere vigilato dall'igienista ; 
questo è inoppugnabile. L'igiene del matrimonio, in generale, 
dobbiamo sostenere. Il matrimonio deve essere autorizzato 
dal Sanitario. Bisogna arrivare al certificato prematrimoniale, 
che da tempo propugniamo, con un sistema di provvedimenti 
tutti organici perchè sia completissima la difesa delle masse. 

Bisogna sopratutto fare la lotta contro il matrimonio tra 
consanguinei attraverso una intensa propaganda per la per¬ 
suasione pubblica. Hanno una missione specifica il medico¬ 
pedagogista ed il medico sociologo nella profilassi delle malattie 
nervose e mentali. La profilassi contro la tubercolosi, pel¬ 
lagra, alcoolismo, sifilide, risponde ai principi della profilassi 
contro la pazzia, con la lotta alle intossicazioni collettive. La 
grande importanza della profilassi psichica sta nell’educazione 
che corregge la predisposizione alla neuropsicopatia, nell’igiene 
della gravinanza, del parto e dell’allattamento e nell'igiene del¬ 
l’esempio. 

Il bambino si sviluppa imitando (Trousseau, De Sanctis). 
L’educazione dell’adolescente è decisiva. L’igiene della scuola, 
la profilassi del contagio psichico, la profilassi morale, l’edu¬ 
cazione del pensiero e dello spirito, l’educazione religiosa, l’edu¬ 
cazione dei deboli di mente, degli epilettici, degli isterici, la 
igiene del lavoro, l’educazione sessuale (Lombroso, Mantegazza, 




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Iva Bloch, Syeriam, Wylm, Good, Foa, Erb, Forel, Assaggili, 
Malapert) danno delle conclusioni generali e particolari sulla 
profilassi delle malattie nervose e giustificherebbero più ar¬ 
diti provvedimenti governativi per la sanità pubblica. 

Esaminando le malattie scolastiche, le note statistiche sui 
bambini adolescenti, che frequentano le scuole, la statistica 
del Finkelbudg in Russia, gli studi di Lageau in Francia, al¬ 
tri rilievi sulle altre Nazioni di Europa e specie le malattie in¬ 
fettive, scolastiche (difterite, crup, scarlattina, vaiolo, dissen¬ 
teria, morbillo, varicella, orecchioni, febbre tifoide, tosse con¬ 
vulsa, erisipela) osserviamo subito come si diffondono e per¬ 
chè si diffondono. La scarsa sorveglianza sanitaria scolastica, 
la competenza non completa degli insegnamenti, la scarsa igiene 
delle nostre scuole, sono la causa principale di tale diffusione. 
Gli studi di Sciavo, Ilvento e Lustig, e le relative relazioni, e 
le conclusioni medico-sociali sulle malattie infettive nelle scuole 
in genere, sulle malattie della pelle, sulle malattie dell’apparato 
digerente, precisano ancora tali cause che risiedono nell’agglome- 
ramento, nell aria viziata, nel difetto di ventilazione, nell’as¬ 
senza di pulizia degli ambienti, nella posizione forzata degli sco¬ 
lari, nell affaticamento del cervello, nell’incoscienza igienica 
degli insegnamenti, nelle preoccupazioni degli scolari, nel so¬ 
vraccarico del lavoro, negli esami ecc. (Backer, Guillaume, Fuchs, 
Chon). I dolori di testa, le emicranie, le nevralgie, le epistas¬ 
si, 1 anemia, le malattie oculari in genere, la deviazione della 
colonna vertebrale, le scrofolosi, il rachitismo (Chaussier, Eu- 
lenburg) i disturbi delle funzioni urinarie, la balbuzie, il conta¬ 
gio psichico, i disturbi psichici ed altri stati nervosi sono in mas¬ 
sima parte dovuti ai pessimi edifici scolastici, allo strapazzo ce¬ 
rebrale, alla sedentarietà, agli studi precoci (Spencer) alle gare 
di onore, ai programmi scolastici ecc. Ecco solennemente giusti¬ 
ficate le invocate opere e istituzioni scolastiche. Ecco spiegata 
la linea basilare di tutti gli invocati provvedimenti legislativi in 
tale campo. 

È necessità impellente che la lotta contro le malattie scola¬ 
stiche sia validamente organizzata, modificando l’età di ammis¬ 
sione del bambino nelle scuole, seguendo lo sviluppo dell’intel¬ 
ligenza, con norme di pedagogia, più rispondenti allo scopo. Gli 
asili d’infanzia devono essere diversamente organizzati, l’ora¬ 
rio nelle scuole modificato e corretto. I diversi metodi d’inse- 






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Parte seconda 


gnamento devono essere rispondenti alle diverse costituzioni 
organiche. Imposti i lavori manuali e la ginnastica. Un nuovo 
ordinamento dell’istuzione secondaria invocata da tanti anni 
da Guido Baccelli e Ferdinando Martini. L’insegnamento nelle 
diverse Nazioni d’Europa, in rapporto con la diffusione delle 
infermità collettive, dimostra che le condizioni sono un po’ 
identiche dappertutto. 

Insegniamo ai fanciulli ciò che dovranno fare quando sa¬ 
ranno uomini (Agesilao) e avremo assicurato il più fulgido av¬ 
venire del popolo 1 

Bisogna in Italia migliorare tutto l’ordinamento delle 
scuole a cominciare dagli edifici scolastici che difettano in tutte 
le città e specie nel Mezzogiorno. L’igiene moderna studia il 
banco e gli altri mobili e suppellettili, i libri, i quaderni, la 
scrittura. Urge l’esame somatico e psichico degli alunni, s’im¬ 
pone la carta biografica. Richiedesi il medico scolastico, pel 
migliore avvenire della scuola c pel migliore avvenire della uma¬ 
nità. 

Sono mille le condizioni e ragioni che impongono l’insegna¬ 
mento dell’igiene nelle scuole. Bisogna avere l’insegnante d’igiene 
nelle scuole elementari, nelle scuole tecniche, nelle scuole gin¬ 
nasiali e normali, nei licei e quello specificatamente di medicina 
sociale, nelle scuole commerciali, nei politecnici, nelle diverse 
facoltà universitarie e para-universitarie e in tutti gli istituti 
di cultura. Tali insegnamenti potrebbero essere monopolizzati 
dagli studiosi e propagandisti di Medicina Sociale, i più indi¬ 
cati a tale scopo, poiché i meglio orientati e i più preparati. 

La necessità di leggi e regolamenti definitivi per tale inse¬ 
gnamento è impellente. L’insegnamento della Medicina Sociale 
in tutte le facoltà di tutte le Università è urgente. Chi deve inse¬ 
gnare l'igiene nelle scuole, deve saperla insegnare e si vedrà 
quali risultati benefici scaturiranno nella Nazione da questi 
insegnamenti. Tale è la grande via maestra per la risurrezione 
biologica e sociale dei popoli. 

A queste concezioni riassuntive della Patologia, fa magni¬ 
fico riscontro la Legislazione Sociale. Basti seguire il processo 
di tale legislazione nei paesi civili. Seguire come si sia andata 
sviluppando, in questi ultimi tempi, la legislazione sociale, se¬ 
guire gli sforzi costanti delle nazioni per l’elevazione intellet¬ 
tuale morale ed economica delle popolazioni meno abbienti, 






Contenuto specifico 97 


l’opera doverosa di tutela e di protezione dei più deboli negli 
inevitabili conflitti economico-sociali, per vedere il nesso sem¬ 
pre più forte tra patologia e legislazione, suggerita ed imposta 
questa da quella come una necessità urgente ed improrogabile. 

La nuova legislazione è una lenta e graduale conquista verso 
l’invocata giustizia sociale, al pari delle assicurazioni in generale, 
delle assicurazioni contro gli infortuni, contro le malattie, l’in¬ 
validità e la vecchiaia in ispecie. L’assicurazione operaia negli 
Stati Uniti di America, in Isvizzera, in Inghilterra, in Ungheria, 
nel Belgio, ecc., l'Associazione internazionale per la protezione 
legale dei lavoratori, la legge sul lavoro specie quella riguardante 
i lavori dei fanciulli nelle vetrerie, la protezione dei fanciulli 
negli Stati Uniti, rappresentano dei passi veramente gigante¬ 
schi della legislazione che noi chiamiamo Terapia Sociale. Que¬ 
sta superba Terapia Sociale dovrà organizzarsi con un complesso 
così gigantesco di leggi e provvedimenti, sviluppata in mille 
organizzazioni assicurative, preventive, protettive. Diano uno 
sguardo nelle varie nazioni, alle leggi sul lavoro notturno, sul 
lavoro delle donne nelle officine e nelle fabbriche. 

Sulla protezione del lavoro e sulla regolarizzazione dei rap¬ 
porti da esso nascenti — per es. — con la base del codice fran¬ 
cese e di tutti i codici moderni, e vediamo come si sia compiuto 
un lungo e confortevole cammino. Le Pensioni Operaie, le Casse 
Nazionali di Previdenza, le Assicurazioni in genere, le diverse 
Legislazioni speciali (sulla Malaria, sulla Tubercolosi, sulle Ma¬ 
lattie del lavoro ecc.) annunziano bene a quali e quanti provve¬ 
dimenti ancora deve essere estesa la Legislazione Sociale. Il 
valore economico della vita deve essere base delle assicurazioni 
sociali. Tutti i problemi di scienza sono grandi problemi di poli¬ 
tica. La carità, le elargizioni, i sussidi, al pari della beneficenza 
medioevale e beneficenza moderna, devono cedere compieta- 
mente il posto all'assistenza pubblica integrata dalla previdenza. 

Tutto un grande sistema di Legislazione Sanitaria e Sociale, 
intesa, voluta, applicata sostiene la coscienza igienica. 

La coscienza igienica, per essere tale, deve dare la perce¬ 
zione dei rapporti tra causa morbigcna ed effetto morboso. 
Perciò essa deve percepire bene i rapporti tra le diverse infer¬ 
mità coi diversi organismi umani, tra la morbilità umana in 
generale e tutta l’organizzazione sociale, coi suoi ingranaggi, 
colle sue istituzioni, coi suoi ideali, colle sue pecche, coi suoi 







98 


Parte seconda 


inganni, con le sue seduzioni ecc. per conoscere le strette vi¬ 
cende tra tutte le entità viventi in relazione allo svolgimento 
della nostra vita. 

Ed allora trionferà per davvero la Medicina Sociale, per¬ 
chè avrà avuto modo di informare i costumi dei popoli e le leggi 
dei governi. 

E la classe sanitaria sarà messa in condizione di vivere e 
progredire, non speculando sulle sventure degli individui, ma 
tutelando la salute collettiva. 





PARTE TERZA 





FINALITÀ PARTICOLARI 


In questa terza parte della mia modesta monografia, de¬ 
stinata, dunque, alle finalità della Medicina Sociale, innanzi 
tutto desidero identificare la Medicina Sociale, nella vera e 
propria medicina delle masse. Potrei anche dire, medicina delle 
collettività, per non cadere in gergo prettamente politico ; 
cioè, delle diverse entità familiari, delle diverse classi di lavora¬ 
tori, manuali ed intelletuali ; delle diverse categorie di possi¬ 
denti e gaudenti, contemplate dalla demografia e dalla statistica, 
se non. . . dalla politica ; delle diverse regioni, delle diverse 
popolazioni ecc. 

In un secondo momento preciso — sulla scorta delle prime 
prementi realizzazioni sociali — lo sviluppo maggiore e migliore 
della Medicina Sociale, il suo nuovo avviamento, la sua ancora 
più nuova fisionomia, la sua tendenza a riformare tutte le bran¬ 
che della medicina, già tendenti alla socializzazione dei mezzi 
di difesa della vita umana, alla mobilizzazione, cioè, di tutte 
le scienze e di tutte le leggi per tale difesa. Ed è chiaro che que¬ 
sto nuovo orientamento sfoci alla massima questione sociale, 
alla bonifica della vita umana, nelle sue sorgenti, la quale deve, 
può effettuarsi solo nel campo della maternità e dell’infanzia, 
campo in cui s'inserisce, s’infiltra, si diffonde, si concreta la 
primissima finalità della Medicina Sociale : avere uomini sani, 
forti e colti nel cervello e nel cuore, ecco la finalità suprema 
della Medicina Sociale. 

I quali uomini potranno solamente operare il miracolo della 
ricostruzione di ogni Nazione ; ricostruzione biologica, morale, 
sociale. 

Quando si è proclamato lo Stato democratico, si è implici¬ 
tamente riconosciuto alla Medicina il suo contenuto sociale, ed 
al Medico la sua missione eminentemente sociale, e si è deli- 




102 


Parie terza 


neata una netta politica sanitaria, poiché resta virtualmente 
legificato il fondamento etico, fisiologico, economico di ogni 
assistenza e previdenza sociale nella Nazione. Resta chiara¬ 
mente sancito, a traverso il progredire degli attuali avvenimenti, 
l’ordine di andare veramente verso le masse ; resta fermo ed in¬ 
fallibile il riconoscimento di tutto il valore dei fattori econo- 
mico-sociali nel determinismo della nostra decadenza ; ricono¬ 
sciuto il valore di tutti i fatti storici, morali, etnici, delle grandi 
sciagure nazionali, racchiuse nella tubercolosi, nella malaria, 
nella sifilide, neirartritismo, nell’arteriosclerosi, nella pellagra, 
nella nevrastenia, nella tollia, nella delinquenza ed in tutte le 
affezioni e degenerazioni di ordine collettivo. La Medicina So¬ 
ciale aderisce a tutte le supreme finalità politiche di ogni Paese,' 
destinate a creare nuove espressioni in tutti i campi del pen¬ 
siero umano. 

I cultori della Medicina, in genere, sentono profondamente 
che non siano più consentiti, programmi, metodi, indirizzi della 
medicina e del medico, fuori di quelli precisati dalla Medicina 
Sociale. 

II Medico, nel suo programma di lotta a tutte le maniiesta- 
zioni morbose, a traverso i graduali sviluppi delle sue realiz¬ 
zazioni, non può trovarsi più estraneo alla Medicina Sociale, 
e perfino nessun uomo non medico, potrà più disconoscere le 
finalità della Medicina Sociale, come non inserite alle supreme 
finalità civili della Nazione. 


* 

* * 


Il contenuto scientifico e le finalità pratiche della Medicina 
Sociale culminano nella difesa delle masse ; perciò la sanità delle 
masse impone il massimo sviluppo della Medicina Sociale. 

Abbiamo visto come il fattore economico-sociale sostenga e 
diffonda la patologia umana, insidiando le nostre sorti. E ag¬ 
giungiamo, per es., che gravissimi pericoli della collettività 
siano òostituiti dalla procreazione dei figli illegittimi ed anor¬ 
mali e dall’abbandono morale e materiale degli adolescenti. 
Ecco perchè occorre che tutti i problemi di Medicina So¬ 
ciale siano connessi con tutti i problemi assistenziali, nessuno 
escluso. 




Finalità particolari 


103 


# 

* * 

La Massa, dunque, ha il suo medico ed è il medico sociologo. 

La Massa, ha dunque, la sua medicina ed è la Medicina So¬ 
ciale. 

Il problema della Massa è problema politico, morale, econo¬ 
mico, sociale, ma è principalmente problema biologico. 

La fisiologia della Massa è la più pura fisiologia sociale delle 
collettività umane omogenee, per le storiche ereditarietà e cor¬ 
relazioni armoniche, di pensiero, d'azione, di rapporti finanziari, 
industriali, amministrativi, sindacali ecc. per finalità etiche e 
civili progredienti. 

Alimentazione, lavoro, sesso, — ripetiamo — sono le basi 
fondamentali delle più alte funzioni individuali e sociali, che 
assicurano la sanità pubblica ed il suo maggiore progresso. 

La visita prematrimoniale, l'eugenica, la protezione della 
maternità ed infanzia, l'educazione e tutela della gioventù, 
costituiscono la sola bonifica della vita umana nelle sue sor¬ 
genti. 

La redenzione dei figli illegittimi e la rieducazione dei mi¬ 
norenni anormali costituiscono la valvola di sicurezza contro 
l’intossicazione, la perturbazione e la disgregazione della fa¬ 
miglia. 

La cellula dello Stato, la famiglia, quanto dire, l’elemento 
primordiale dell'umanità, è mantenuta nel suo pieno vigore 
assicurando la perfezione dei rapporti fisici e spirituali dei co¬ 
niugi. 

Una grande Nazione è data, è vero, da un grande numero di 
abitanti, ma l'apice della grandezza esige, con la quantità, la 
qualità. 

« La miseria organica, segue la miseria morale ed economica, 
come l'ombra segue il corpo ». La nostra maggiore forza è co¬ 
stituita da questo assioma. 

La nostra sanità è assicurata dai medici noh nelle loro fun¬ 
zioni di curatori di malattie, ma di fattori di prevenzione delle 
malattie, cioè, dai medici scoiali. 

La sanità pubblica può esser assicurata sol quando la fun¬ 
zione del medico sia funzione di Stato, avente per fine preciso 
la tutela del principale patrimonio nazionale, rappresentato 





104 


Parte terza 


dalla vita umana. Il contenuto sociale della medicina, la fun¬ 
zione sociale del medico, sono decisivi per le nostre sorti, ma 
possono essere imposti solo dalla funzione di Stato della classe 
sanitaria. 

Il momento attuale impone questa medicina di Stato — già 
in parte, bene avviata — con gli Istituti di assistenza e previ¬ 
denza sociale e le opere parastatali e tutte le iniziative in tale 
campo. 

Per ristabilire le buone funzioni collettive di una nazione, 
comunque disturbata o manomessa da fatali eventi e da tor¬ 
bidi avvenimenti politici, sociali, economici, bisogna fare opera 
di ricostruzione e di redenzione, ed in tema di ricostruzione, ri¬ 
cordarsi che bisogna cominciare sempre dall'infanzia. 


E si provvede al progresso politico di un popolo, miglio¬ 
rando l’istruzione nelle scuole elementari, medie, superiori, di¬ 
sponendo un'educazione igienica e spirituale, in tutti i settori 
nazionali, sorvegliando e migliorando l’educazione della fa¬ 
miglia. 

Nuovi insegnamenti universitari, per perfezionare la cultura 
e la preparazione dei giovani potrebbero riassumersi, culminare 
in insegnamenti completi di Medicina Sociale. 

La Medicina Sociale sta ancora nella lotta agli stupefacenti, 
alla prostituzione, al gioco, così come alla pazzia, alla delinquen¬ 
za, come a tutte le comuni affezioni collettive più volte elencate. 

In conclusione, la sanità e il progresso dell’umanità stanno 
nella imposizione della Medicina Sociale. 


La Medicina Sociale, dunque, è la vera medicina popolare. 
La Medicina Sociale è tutta la medicina preventiva. È il fine 
principale di tutta la medicina. Prevenire bisogna ; prevenire 
tutte le malattie. Ma, pur troppo, ancora bisogna curarle. E, 
serbata al medico sociale la più alta, la più generosa mis¬ 
sione, bisogna pur riconoscere che al medico individuale spetti 
ancora una missione tanto utile e tanto desiderata. Nella grande 




Finalità particolari 


105 


ora noi invochiamo il medico. Ed egli è il nostro angelo tutelare, 
il nostro conforto, il nostro aiuto. Bisogna avere grande stima 
dei medici : e nella loro funzione sociale e nella loro funzione 
individuale. 


*% 


La Medicina Sociale, dunque, non deve considerarsi più di¬ 
sciplina a sè — un’isolata branca della Medicina — ma bisogna 
in essa identificare tutta la medicina in evoluzione, perchè 
essa rappresenta la riforma totale di tutta la missione del me¬ 
dico moderno in uno Stato moderno. 

Tutte le scienze mediche, devono, ben vero, rispondere ad 
imprescindibili esigenze individuali, ma devono principalmente 
tutte rispondere ad impellenti esigenze collettive, di pari passo 
colla rinnovata struttura etica, amministrativa, finanziaria, 
politica della Nazione. 

La Medicina Sociale, ha sempre seguito il processo storico 
di tutte le grandi ritorme sociali, come abbiamo detto più volte. 

Nata come un sentimento, un'idea dominante tra gli umanisti 
in più diretto contatto col dolore delle masse più sofferenti, 
quindi più bisognose di aiuti, resta basata o viene dapprima 
esplicata sul concetto della beneficenza generica. 

Si concretizza, di poi, in una forma teorica di assistenza più 
vasta e più comprensiva, specializzandosi nella tutela e difesa 
delle classi accomunate dalle stesse condizioni morali, econo¬ 
miche e sociali. 

Diventa, quindi, un ramo isolato delle scienze mediche ; 
una branca a sè ; una disciplina autonoma, abbinando la biolo¬ 
gia alla sociologia, la scienza sperimentale all’assistenza ed 
alla legislazione sociale, alimentata da quel primitivo verace 
sentimento di bene, dalla primitiva fervida luminosa idea di 
redenzione collettiva delle masse sofferenti. 

Avviene, infine, una profonda riscossa ancora nella coscienza 
dei medici. Già la storia dimostra che i medici hanno sempre 
aderito infallibilmente alle rivoluzioni di tutti i popoli, in tutti 
i tempi, non solo aderito, ma hanno alimentato tali rivoluzioni 
e costantemente favorito ogni avvento morale e politico, verso 
le più alte forme di civiltà umana. 





106 


Parte terza 


Ed ecco che si presenta un altro solenne momento per una 
più netta affermazione della coscienza loro, ed ecco che vengono 
precisate le più vere, più ampie, più umane finalità della Medi¬ 
cina e le più alte, le più generose, le più fulgide funzioni del 
Medico. 


Il rivolgimento continentale ed intercontinentale in atto 
dando infinite conclusioni ancora non tutte calcolabili, sospin¬ 
gerà sicuramente la Medicina nel nembo di tutte quante le im¬ 
minenti iniziative, direttive, leggi, realizzazioni, tanto da farla 
aderire sempre più strettamente ed irresistibilmente a quell or¬ 
dine veramente nuovo in cui è già segnato il valore dell’indivi¬ 
duo, al cospetto della classe, del popolo, dello Stato, il valore 
del microcosmo biologico al cospetto del macrocosmo sociale ! 

Questa idea trova ora il clima per la sua supervalorizzazione 
più insperata. 

La classe sanitaria Italiana — crediamo mondiale — è impa¬ 
ziente, fremente nella visione di questa sua sublime sospirata 
definitiva rincarnazione di tutrice esclusiva delle collettività 
che le sono affidate, sorretta, come sarà, da tali e tante pode¬ 
rose istituzioni, da non rendere più vacua alcuna sua opera di 
reale prevenzione della salute pubblica, mentre uscirà dal mor¬ 
tificante sistema e fine di speculazione sul dolore umano ! 


Cosi, nella prefazione al Trattato Italiano di Medicina So¬ 
ciale : 

« Essa Medicina Sociale ha un’immensa funzione demolitrice 
e una funzione costruttrice, non meno immensa. Demolisce 
tutte le vecchie ideologie igienico-sanitarie e costruisce ideo¬ 
logie nuove. Nella sua vasta comprensione distrugge le vario¬ 
pinte speculazioni mediche ed assurge ad unità di concezione, 
con cui vuole prevenire i mali collettivi, salvare le collettività 
dalle epidemie, endemie, nevrosi, psicosi, degenerazioni sociali. 

Essa, nella sua azione redentrice, non si preoccupa del fe¬ 
nomeno individuale, ma del fenomeno collettivo. 

Ma i suoi postulati scientifici e legislativi non sono assoluti 





Finalità particolari 


107 


poiché rappresentano soltanto dei momenti suscettibili a tutti i 
mutamenti, secondo le esigenze collettive, create da guerre, 
epidemie, carestie e altri sconvolgimenti di varia natura». 

Non devesi, dunque, parlare di Medicina Sociale, còme 
di specialità medica. Si deve parlare di riforma medica totale, 
fatta per dare un contenuto prettamente sociale a tutta la Me¬ 
dicina : alla Fisiologia, alla Patologia, alla Clinica, alla Terapia, 
ecc. ed imprimere un indirizzo sociale a tutta la missione del 
medico. 

Il medico, nella sua completa preparazione scientifica e pra¬ 
tica (l'una non può essere disgiunta dall’altra) deve essere medi¬ 
co-sociologo e medico sociale ; il primo particolarmente dedi¬ 
cato agli studii, particolarmente dedicato alla pratica il secondo, 
o l'uno e l’altro insieme, a seconda delle proprie attitudini. 

Il tempio della Medicina deve essere la eccelsa palestra per 
la più alta funzione dello Stato. 

La speculazione individuale del medico non dovrebbe esi¬ 
stere. 

Essa equivale alla disonesta speculazione che fa un individuo 
su di un patrimonio pubblico e, nel nostro caso, il primo, più 
importante, più sacro patrimonio pubblico : la vita umana. 

L’Italia ha ben diritto di imporre questa riforma della medi¬ 
cina. Ha fatto sempre così l’Italia in tutti i campi, in tutte le 
epoche storiche. Essa aderisce perfettamente alla politica che, 
tende ad universalizzare il nuovo compito del medico, il conte¬ 
nuto, l’indirizzo, il programma, il metodo della Medicina. 


Nel campo teoretico del delicatissimo settore igienico-sa- 
nitario non si concepisce più la trattazione di un solo argomento 
di terapia e profilassi senza che non venga prospettato il suo 
carattere sociale. 

Nel campo pratico non c’è iniziativa individuale che non 
annunzi anche la propria finalità di bene collettivo. Questa 
situazione spirituale e materiale di tutti i popoli civili è facil¬ 
mente controllabile con un rapido sguardo alla stampa scien¬ 
tifica dei giorni nostri. Ogni concezione intellettuale, ogni azione 
professionale, tende decisamente ad allinearsi fra le dighe di 
questo programma. 






108 


Parte terza 


Bisogna non lasciare adito ad eccezione di sorta. Quanti 
sono i capitoli di tutte le branche delle scienze mediche, altret¬ 
tante questioni sociali essi rappresentano ; alimentati, ben vero, 
di biologia, di sperimentalismo, di scienza e di pratica individua¬ 
le, ma rappresentano sopratutto questioni economiche e sociali. 

La Scuola, il Laboratorio, la Cattedra, la Clinica, l'Accade¬ 
mia, sono mezzi necessari ad impostare e risolvere vitali pro¬ 
blemi eminentemente sociali. 

Non vi sono fatti personali da trattare, attraverso tutti 
questi congegni tecnici, ma vi è da prospettare soltanto problemi 
di benessere psico-fisico delle collettività nazionali ed interna¬ 
zionali. 

Alla divulgazione di questo concetto basilare, noi sopratutto 
miriamo, a costo di ripeterci inesorabilmente in tutti i momenti, 
in tutte le forme. 

Si richiede la mobilitazione di tutte le leggi, di tutte le scienze, 
di tutte le istituzioni per tutelare la vita umana in tutta la terra. 


Si sa come sia insufficiente qualunque mobilitazione tecnica, 
senza il pieno consenso, la comprensione profonda delle popola¬ 
zioni ogni qualvolta si agiti una quistione di interesse pubblico. 

Il pubblico deve essere costante ed infallibile collaboratore 
dei tecnici, in ogni movimento inteso a tutelare gli interessi di 
ogni Nazione. 

Ecco perchè fortemente aspiriamo a che anche questo pic¬ 
colo lavoro non si fermi Ira i cancelli degli uffici sanitari o dentro 
i battenti delle biblioteche ; ma cammini, vada ovunque que¬ 
sto piccolo lavoro. 

Aspiriamo a che, contrariamente a tanti altri libri di me¬ 
dicina, che, fatti pei medici e letti tanto dai profani, sogliono 
portare nelle case il veleno, il sospetto, il timore, il terrore, que¬ 
sto libro porti fra i giovani, i germi di una coscienza oltremodo 
benefica, il lievito di un’agitazione vivificatrice, redentrice. 

* 

♦ # 

La Medicina Sociale vive tutte le ore deH’umaiiità e le vive 
traendo grandi insegnamenti e consigliando grandi rimedi. 





Finalità particolari 


109 


Il rimedio principalissimo che può, che deve ora apportare 
la Medicina Sociale è quello di ricostruire il patrimonio princi¬ 
palissimo di ogni Nazione civile — la vita umana — d’imporre 
quella bonifica biologica e sociale che solo la Medicina può 
imporre, dando la più larga ed incontenibile esplicazione al 
suo contenuto speciale, potendo solo così assicurare la continua 
conservazione dell'umanità, il suo continuo progredire e il suo 
fulgido divenire. 

Dopo questo sfacelo economico biologico sociale, da dove 
è stato urgente iniziare la ricostruzione in Italia e altrove ? 

Per ricostruire tutti i congegni della economia nazionale e 
stabilire quell'equilibrio con ansia implacabile desiderato dalla 
umanità tutta, per ripristinare l’agile meccanismo della pro¬ 
duzione, feconda di prodigiosi risultati, quelli attesi in tutte 
le sponde, per arrivare ad un'amministrazione della vita pub¬ 
blica, rispondente alle gravi esigenze dell’ora, bisognava ener¬ 
gicamente cominciare a togliere alla macchina uomo la terribile 
spessa ruggine che la rodeva e la frantumava ! 

Era vano attendere imponenti manifestazioni di vita pro¬ 
duttiva da organismi intaccati profondamente nel sangue, e 
nel sistema nervoso ! 

Vano sperare agili conquiste nelle alte sfere dello spirito e 
nelle sterminate palestre del lavoro, da anime esaurite, che 
potevano dare solo rapide faville, alimentare fuochi fatui, 
fatti da entusiasmi effimeri, poiché la salute fisica e la resi¬ 
stenza mancavano, e mancavano, di conseguenza, la fiducia, 
la fede, per sé e per gli altri. 

Da generazioni che avevano tare spaventose di ogni natura 
non potevano aspettarsi grandi avventi verso quelle invocate 
nuove forme di benessere e di civiltà che a traverso le tremende 
guerre tutti avevano sperato ! 

Ogni governo che voleva ricostruire il proprio paese, un pa¬ 
trimonio dovea sapere amministrare bene : il patrimonio della 
vita umana 

L'amministrazione di questo patrimonio rappresenta l’im¬ 
presa più ardua e complessa, forse per questo veniva spesso 
fuorviata, o mal tentata, dai -cechi comuni amministratori e 
politici. 

Prima di incominciare dalle cose bisognava cominciare 
dalle persone, perchè le fatiche di ricostruzione non fossero an- 



110 


Parte terza 


date perdute o malamente compiuti gli sforzi cui erano chiamati 
i governanti di ogni paese. 

Sono state talmente numerose e gravi le conseguenze biolo¬ 
giche delle guerre in ogni nazione che le ha combattute, che il 
trascurare a non porre riparo ad esse con urgenza, significava 
voler ricostruire niente ! 

Significava bloccarsi in un circolo vizioso e quanto mai fu¬ 
nesto alle sorti di un popolo, che pur avea donato, con gene¬ 
rosità sublime, il suo sangue.la sua vita per una causa di cui 
aveva compreso principalmente ... la ubbidienza, il sacrificio I 

Chiedere alle masse raccoglimento operoso, serenità pro¬ 
duttiva, risparmio ristoratore, calma ricostituente, concordia 
amorevole e livellatrice, era come chiedere a convalescenti 
di lunghe e penose malattie di non prorompere in ira, in collera 
in pianto ! , . .. 

L’umanità è mutata. 

Essa è oggi tanto diversa da ieri. Essa ragiona in modo di¬ 
verso di come ragionava un tempo. I cataclismi delle guerre 
hanno spostato le visuali, hanno travolto i sentimenti ; que¬ 
sto è accaduto in conseguenza delle mutate condizioni morali, 
economiche degli individui e della collettività, ma principalmente 
in conseguenza delle condizioni fisiche e psichiche di tutti quelli 
che sono stati direttamente ed indirettamente travolti da que¬ 
sti cataclismi ! 

I risultati demografici e statistici delle guerre andavano con¬ 
siderati in modo più lato di come non avesse potuto fare un bol¬ 
lettino ufficiale che già per sè stesso, dava cifre sbalorditive. 

Si pensi che durante la guerra del '70, — una farsetta di fronte 
alle guerre nostrel — il Caudellier — studioso eminente dei feno¬ 
meni sociali — traeva dati positivi per concludere, come già 
abbiamo detto, che « in tempo di guerra il numero dei morti dei 
non combattenti supera di molto il numero dei morti tra i com¬ 
battenti ». 

Questo postulato è da tenere molto presente. 

Una conclusione sintetica, è, adunque, questa : per iniziare, 
dopo una grande guerra, la ricostruzione, bisogna ricostruire 
il patrimonio umano : per ricostruire il patrimonio umano, bi¬ 
sogna mutare indirizzo alle scienze mediche, alla legislazione 
sociale, alle amministrazioni pubbliche. Perchè, questo indi¬ 
rizzo sia affrettato bisogna assegnare alla vita umana il suo 





Finalità particolari 


111 


vero grande valore, bisogna creare una coscienza nuova nel po- 

tr? A Cien2!a ÌgÌCnÌCa ; bÌS0 ^ na creare ^ovi diritti, nuove 
responsabilità, nuovi doveri, tutti miranti alla tutela della vita 

umana e che sogliono essere fuori i limiti di tutte le leggi Ecco 
costruttWa. dl ^ eCC0 1 delibera ™ 


* 


* 

* 


nel tZTrr del patrimonio umano consiste, innanzitutto, 
mettere la donna in condizioni di procreare figli sani e di 
educare figli sani. Tale è la prima suprema finalità df un governo 
a “" rta - che voglia oscurare a] proprio paese un awS di 
ma™ benessere civiie. L-igiene ha un'assoluto prS„* 
tema di ricostruzione nazionale. Bisogna cominciare da qui 
P rnvare fortunosamente ad altre vie ricostruttive. Tale la 
suprema finalità della Medicina Sociale. 

, ‘ ! gm d T e T ÌnÌZÌ ° è sba 8 liato i esso non darebbe risultati 

rione V Una n ° rma qU6Sta Che deve se § uire °§ ni na - 

notrn h V S a U ° mmi SanÌ ’ fisicamente e psichicamente, che 
potranno infiltrare ed animare i mercati mondiali. 

Questa è la principale industria degli uomini. 

Bisogna solo avere molti uomini, ma averli sani e molto re¬ 
sistenti. Le principalissime cure di una illuminata amministra- 

essore portate ' d " nque ’ vers ° 1 bambinì - e» 

La ricostruzione dei patrimonio umano consiste neil'assicu- 
rare a tutti gli uomini le stesse condizioni di vita, atte ad eie- 

vare la vita media ad una cifra più alta. Orazio oggi ha meno ra¬ 
gione che mai ! 

La morte picchia con eguale misura ai tuguri dei poveri ed ai 
palazzi dei ricchi ? 

terres?° rS aeqU ° P ede P ulsat > pauperum tabernas, reguque 


La morte non è uguale per tutti. 

La vita è ancora un privilegio di classe e questo è il privi¬ 
legio che deve sparire in un paese civile ! 

Nessuna creatura umana deve trovarsi, nascendo, in condi¬ 
zioni di inferiorità per lottare nella vita I 

Nessun fanciullo dev'essere messo in questa inferiorità, nes- 





112 


Parte terza 


sun adolescente, nessun giovine. La ingiustizia umana più 
infame è proprio quella di mettere i nascituri ed i nati, in una 
inferiorità organica fatale. 

Bisogna sempre meglio realizzare una serie infinita di opere 
e di istituzioni di assistenza e di previdenza sociale della ma¬ 
ternità e dell'infanzia, tali da stabilire questo livello umano di 
fronte alla lotta della vita, coH'assicurare una resistenza orga¬ 
nica che sia il portato di un ordinamento curativo ed educativo 
quasi identico per tutti quelli che alla vita vengono. 

Il punto di partenza deve essere, approssimativamente, per 
tutti eguale. 

Quale merito per quelli che arrivano, se nati bene e cre¬ 
sciuti bene ? 

Quale demerito per quelli che non arrivano, se nati male e 
cresciuti male ? 

Ma la ricostruzione del patrimonio umano deve compiersi, 
prima nella casa, e poi nella scuola. 

La scuola decide le sorti morali, economiche, igienico-sa- 
nitarie e sociali di una Nazione. 

Non si può seriamente parlare di effettiva ricostruzione eco¬ 
nomica e morale di un paese, senza affrontare il problema della 
mortalità infantile, il problema della tubercolosi, della sifilide, 
della malaria, della pazzia, della delinquenza e di tanti altri 
malanni che affliggono le popolazioni. Senza affrontare il pro¬ 
blema dell'igiene scolastica, dell’igiene industriale, dell’igiene 
urbana, dell’igiene rurale, dell'igiene dei pubblici servizi. 

Senza risolvere il problema dell'igiene alimentare che, 
siccome la più trascurata, è quella che più direttamente e più 
crudelmente colpisce i singoli e le collettività. 

Non v’è civiltà senza Medicina Sociale. 

Appena il due per cento degli uomini sulla faccia della 
terra sono guidati da norme igieniche nella loro vita. 

Oggi, no ; non possiamo più agire a capriccio, affidando le 
nostre funzioni al caso, all’ignoranza, all’incuria. 

Dicevamo, fin dal 1922 : 

« Non è proprio possibile una profonda riforma dei costumi, 
una completa educazione politica, un moderno ordinamento 
amministrativo, un migliore sviluppo dell’industria, uno svol¬ 
gimento soddisfacente dei pubblici servizi, il rispetto a tutte 
quelle elementari norme di civiltà, che dovrebbero caratte- 




Finalità particolari H3 


rizzare un paese in evoluzione e in rivoluzione, consistente 
nella consacrazione del principio che « urge che ciascuno faccia 
quello che la coscienza detta non solo pel henc proprio, ma 
principalmente pel bene della collettività in cui si vive », non 
è possibile un vero rinnovamento imposto dalla civiltà, fino 
a che ancora, in un modo obrobrioso, i vecchi, i malati, gli ac¬ 
cattoni brulicheranno pei portici delle chiese e per le can¬ 
tonate delle vie, fino a che l'assistenza ospedaliera sarà scarsa, 
come è ancora attualmente scarsa in vari paesi e mancherà 
ancora una più larga assistenza sociale, pei bisognosi di aiuto, 
e Tigiene urbana sarà — come è ancora in moltissimi cèntri 
una autentica ironia, e l'agglomeramento sarà intenso fomite di 
morbilità c mortalità, ciò che insidia sempre la vita morale 
ed economica della Nazione. 

Non si può sperare in una perfetta ricostruzione delle indu¬ 
strie, fino a che i lavoratori saranno ancora alquanto diso¬ 
rientati per varie contingenze, fra cui le organiche hanno un 
valore altissimo. 

Non potete volere case e strade pulite, se gli abitanti non 
concepiscono la pulizia della casa e della strada, come dovei e 
cittadino da adempiere per conto personale, prima di chiedere 
il rispetto di provvedimenti da parte dei pubblici uffici. 

Non potete volere officine igieniche, se gli operai non sa¬ 
pranno chiederle, imporle, amarle nell’interesse proprio e della 
produzione. 

Non potete volereXservizi pubblici comodi, igienici, inap¬ 
puntabili se i cittadini non sapranno tutelarli e non insidiarli 
col pretendere eccezioni e transazioni, provocare disservizi 
c compromessi, insozzare locali e veicoli, guastare gli ingia- 
naggi per sè stessi difficili e faticosi di tali servizi, pitoccale ed 
ottenere la propria, assoluta, disonesta comodità individuale, 
per nulla curando l’interesse e il pericolo del prossimo. Così e. » 

Nell’opera di ricostruzione bisogna che ciascuno cominci 
a fare quello che può e deve fare da sè, prima di attendere 
quello che può e deve fare altri, anche se questi altri siano 
pubbliche amministrazioni, autorità tutorie e ministri in un 
zione ecc. 

Decide l’iniziativa privata. Non bisogna fidare molto nei 
poteri costituiti e attendere tutto da loro. Bisogna sperare 
nei governi e nelle amministrazioni pubbliche ; ma non tutto. 





114 


Parte terza 


Questo sistema porta alla migliore utilizzazione delle risorse 
ed iniziative individuali, che unite, regimentate, sistemate 
daranno risultati collettivi assolutamente insperati. È ciò 
che ripetiamo. 

Bisogna che ognuno si valga delle proprie forze e delle 
forze della propria classe, dei propri simili, di tutti quelli che 
hanno con lui comunanza di bisogni, di aspirazioni, di ideali 
per agire con costanza, con disciplina, con fede. 

La ricostruzione di ogni paese è sopratutto ricostruzione 
igienica, morale, sociale. Bisogna cominciare dalla redenzione 
dell’ infanzia. 

Ogni opera di ricostruzione deve iniziarsi con sforzi indi- 
dividuali, che provochino sforzi collettivi, interventi statali. 

Il confortevole avviamento alla ricostruzione di ogni paese, 
nei termini espressi, segna la finalità suprema della Medicina 
Sociale. 




INDICE E SOMMARI 







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I 






Premessa (a cura del Dott. Domenico Trope.vno) 


. Pag. 7 


Pajrtk Prima 

SVILUPPI E CONCETTI GENERALI 

Breve cenno sulla Medicina Sociale in Italia nel nostro secolo — 
Principi fondamentali— Rivendicazioni. Da Pagliani a Baccelli, 
da De Giovanni a Lustig — Vecchie c nuove concezioni — Vecchi 
e nuovi cultori c scrittori, precursori e propagandisti in Europa 
— Il Ramazzini a Firenze, la Medicina Sociale a Napoli — Pro¬ 
duzioni scientifiche — Pubblicazioni periodiche e conferenze — Il 
Trattato dell’editore Vallardi nel 1907 — Il primo volumetto del¬ 
l'opera di Wassermann del 1922 — Il trattato del Wassermann 
nel 1938 — Medici e legislatori — II consenso della Classe Sa¬ 
nitaria in genere, e dei Medici condotti in specie. Tutte le 
branche della Medicina Individuale per la Medicina Sociale — 
Tutti i settori della vita nazionale per la Medicina Sociale — 
Lo sviluppo irresistibile della nuova dottrina in Italia — Riforma 
o rivoluzione della Medicina ? Da Neuman a noi — Definizioni 
diverse nelle diverse Nazioni — Affermazioni molteplici in Italia 
— Che cosa è la Sanità Pubblica — Che cos’è la Medicina So¬ 
ciale — Che cosa è la coscienza igienica — Medicina individualo 
e Medicina Sociale — Quella che conta è la collettività umana 
— Il caso in rapporto alle masse. La storia, il laboratorio, la 
scuola, raccademia alla prova della vita — Gli Istituti e gli in¬ 
segnamenti della Medicina Sociale nel mondo — La vera pro¬ 
filassi della malattia a grande diffusione — La silenziosa cd in¬ 
tima incubazione della nuova idea c la sua affermazione — La 
scienza e la legge — La scienza e la politica — Le rivelazioni 
delle epidemie, endemie, pandemie — L'ignoranza e la miseria 
grandi fattori della patologia umana — Il supremo diritto alla 
vita — T delitti contro la Sanità Pubblica — La responsabilità 
collettiva — Biologia e sociologia nella realtà quotidiana — Trionfo 
ineluttabile della Medicina Sociale — Nuova funzione della Me¬ 
dicina — Nuova missione del Medico — La propaganda igienica 
— La Medicina Sociale in tutte le Facoltà — La diffusione per 
mezzo della stampa politica, uclla Radio, del cinema e delle con¬ 
ferenze popolari — Metodi, sistemi, indirizzi di divulgazione e 
«l'Insegnamento — La riforma universitaria — I farmaci ed i bi¬ 
lanci dello Stato — L’organismo sociale e la sua terapia . 


Pag, 9 



118 


Indice e Sommari 


Parte Seconda 

CONTENUTO SPECIFICO 

4 

Rapporti tra il microbo c l’uomo — Gli insegnamenti decisivi — Ri¬ 
sorgimento sanitario italiano — Cenno storico sulla microbiologia 
— Immunità degli uomini — I sieri e gli anticorpi — Fisiologia 
dei microbi — Quando il microbo spiega maggiore azione — La 
malattia è una conseguenza delle speciali condizioni in cui si mette 
l’uomo — Il fattore economico e sociale della patologia — Ma¬ 
lattie di età, di sesso, di classe, di popolo, di razza — La resi¬ 
stenza organica — Cause sociali, effetti sociali, rimedi sociali — 

Il flagello della ignoranza e della miseria predomina — L’ordina¬ 
mento della Nazione — I contributi della Fisiologia generale, del¬ 
l’Igiene, della Clinica, alla Medicina Sociale — Il valore econo¬ 
mico della vita umana — Come vanno studiate la mortalità e 
morbilità umana — Analfabetismo, agglomeramelo, caro vivere, 
disoccupazione. Lo sfondo di tutta la patologia è costituito 
dalle malattie sociali — Il capitolo della tubercolosi — Il pro¬ 
blema della sifilide e del cancro — La questione della malaria — 

L'esempio del diabete — Le malattie del cuore — Il fattore lavoro 
— L’alcoolismo ed il tabagismo — L’umanità anemizzata — L’ali¬ 
mentazione delle collettività — I popoli hanno il cervello ed il 
cuore nello stomaco — La pellagra — Le malattie nervose e men¬ 
tali — La delinquenza ed il suicidio — Il matrimonio tra con¬ 
sanguinei — Le malattie scolastiche — La legislazione sociale — 

Le assicurazioni sociali — Per ogni trionfo urge una coscienza 
collettiva. Che cos’è la coscienza igienica — Il contenuto mag¬ 
giore e migliore della Medicina Sociale.Pag. 61 


Parte Terza 

FINALITÀ PARTICOLARI 

La politica sanitaria — Finalità medico-sociali c finalità civili. La 
scienza delle masse — Come si ricostituisce la Nazione — Il pro¬ 
blema biologico della collettività — I cardini delia fisiologia so¬ 
ciale ; alimentazione, lavoro, sesso — Come assicurare la nostra 
sanità. Come assicurare il nostro progresso"— I fattorijche inci¬ 
dono sulle nostre sorti sono quelli che concentrano tutti i medici 
verso la Medicina Sociale e verso la Medicina preventiva — Bi¬ 
sogna migliorare le masse —L’evoluzione della medicina ha que¬ 
ste supreme finalità — La medicina ha sempre seguito la storia 
— Ha sempre aderito ad ogni ordine nuovo — Il clima politico 
forma il corrispondente clima biologico-socialc — Specifiche fun- 



Indice e Sommari 


119 


zioni e finalità — La medicina funzione di Stato — La specula¬ 
zione professionale non protegge la vita umana : il più sacro pa¬ 
trimonio pubblico — La riforma totale della Medicina per l'in¬ 
teresse pubblico - Ogni mobilitazione tecnica — L'esempio cla¬ 
morosissimo di Fleming e della penicillina e degli antibiotici - 
Popolo e Governo nella loro collaborazione intensa — La vita non 
sarà più un privilegio di classe — A patto che una vera ricostru¬ 
zione, si inizi c si continui ininterrottamente, come la Medicina 
Sociale vuole — Ricostruzione del primo patrimonio nazionale. 
Da dove incominciare ? Dalle cose o dalle persone ? — I gravi 
insegnamenti delle grandi guerre — Postulati storici — Conclu¬ 
sioni infallibili — Indirizzi sbagliati ed indirizzi sicuri La morte 
non è uguale per tutti — Non v'e civiltà senza Medicina Sociale 
- Le supreme finalità della Medicina Sociale sono la sanità fi- 
sica e psichica delle popolazioni