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Full text of "Costruire Diverte 1961 06"

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! 



TUNG-SOL 

MADE IN U. SA 



LUG4.I0 * » 



semiconduttori professionali 



transistori 

per commutazione 

a tensione elevata 



45 volt 



70 volt 



Sono transistori al germanio pnp 
a giunzione di lega, adatti per commutazione 
in applicazioni professionali e militari 
quando siano richieste 

elevata tensione, stabilità delle caratteristiche 
ed un alto grado di affidamento. 

Tra le varie applicazioni speciali: 
circuiti con indicatori al neon, 
circuiti di comando di relais, 
circuiti numeratori a lettura diretta. 







le 












V„ (SAT) 




(VOlt) 


(mA) 


(mW) 




(Me) 


a V Ci 


00 




(mV) 


2G 524 


-45 


500 


225 


35 


2.0 


10a 


•30 


83 


1 e = 20 mA 














100» 


•45 




U = 2.0 


2G 525 


-45 


500 


225 


52 


2.5 


IOa 


•30 


83 


l e = 20 












100 a 


45 




l b = 1.33 


2G 526 


-45 


500 


225 


73 


3.0 


10 a 


•30 


85 


l e = 20 














100 a 


-45 




K= 1.0 


2G 527 


-45 


500 


225 


91 


3.3 


10 a 


•30 


93 


l« = 20 














100 a 


•45 




U = 0.67 


2G 1024 


—70 


500 


225 


35 


2.5 


io a 


•30 


15 


1, = 20 mA 














30 a 


•70 




U = 2 0 


2G 1025 


-70 


500 


225 


52 


2.8 


101 


•30 


75 


1. = 20 














30 a 


70 




L = 1 33 


2G 1026 


—70 


500 


225 


73 


3.2 


10a 


30 


75 


1, = 20 














30 a 


70 




U = 1.0 


2G 1027 


-70 


500 


225 


91 


3.6 


IOa 


30 


80 


1, = 20 














30 a 


70 




l fc = 0.67 


2G 398 


— tos 


100 




5? 


1 0 


Ma- 


2.5 


110 


1^ j mA 














1 50 a- 


105 




U = 0.25 



105 volt 



licenza general electric co. 



U.S.A. 



società generale semiconduttori s.p.a, agrate milano italia 

uffici di milano: via c. poma 61 - tel. 723.977 




LUGLIO 1061 



ANNO III 




Abbonamenti : 

per tre anni > . L. 3500 
per due anni . . L. 2600 
per un anno . . L. 1500 

Per l'Italia versare l'importo sul nostro 
c. c. p. 8/15272 

Abbonamenti per l'Estero: Il doppio 
Wumerì arretrati L. 150 
Autorizzazione del Tribunale di Bologna 
in data 29 agosto 1959 - n. 2858 

Spedizione In abb. post. - Gruppo 111 



RIVISTA DI TECNICA APPLICATA 

Dirett. responsabile: GIANNI BRAZ10LI 

Direzione - Redazione - Amministrazione 

VIA CENTOTRECENTO. N. 18 - BOLOGNA 
tel. 22 78.3* 
Prcgettazlone ed esecuzione grafica: 

SCUOLA GRAFICA SALESIANA di Bologna 
Distribuzione ; 

G. INGOGLIA & C. * vìa C. Gluck, 59 - Milano 
Tel. 675 914 - 675.915 



r 



SOMMARIO 



Il Direttore per Voi 295 

Ricevitore ZOOM-TR3 298 

Convertitore-elevatore ......... 302 

Relais Fotoelettrico ad alta sensibilità 308 

Trasmettitore per radiocomando 312 



CONSULENZA 






. . 316 




. . 316 


BC 221 (schema) 


. . 317 




. . 318 



Stazione trasmittente VHF * 320 

Costruite un TV con noi 330 

In copertina: elementi che compongono una valvola di classe (per cortesia 
TUNG-SOL/MILANO BROTHERS). 



Per gli Abbonati: 

In caso di cambio d'indirizzo 

inviare L. 50 in francobolli. 



E gradita la collaborazione dei lettori. 

Tutta la corrispondenza deve essere indirizzata a: 
• • COSTRUIRE DIVERTE ,, - via Gantotrecmto, 18 - Bologna 

Tutti l diritti di riproduzione e traduzione sono 
riservati a termini di legga. 




g 




strumenti elettronici 
di misura e controllo 



elettumira. 

via degli orombel I i, 4 - tel. 296.103 - milano 




Analizzatore TCI8E 



Per ogni Vs/ esigenza rivolgetevi presso 
i rivenditori di accessori radio -TV. 



Produzione 1961 - 62 



TECNICI 

preferite 
l'analizzatore 
di maggior 
dimensione 



Questo analizzatore compendia re- 
quisiti e prestazioni tali da essere 
idoneo per i tecnici particolarmente 
esigenti. 

Sensibilità ce: 20.000 ohm/V. 

Tensioni ce. 6 portate: 10-50-100 

-200-500- 1.000 V/fs. 

Correnti ce. 5 portate: 50 pA-10- 

100-500 mA- 1 A/fs. 

Sensibilità ca.: 5.000 ohm/V (diodo 

al germanio). 

Tensioni ca. 6 portate: 10-50-100 

- 200 - 500 - 1 .000 V/fs. 

Correnti ca. 5 portate: 10-50-100 

-500 mA - 1 A/fs. 

3 Portate ohmetriche: letture da 0,5 

ohm a 10 Mohm. 

Galvanometro con gioielli anti-choc. 
Assenza di commutatori sia rotanti 
che a leva; indipendenza di ogni 
circuito. 

Dimensioni: mm. 190 X 130 X 43. 



• Analizzatore Praticai 10 

• Analizzatore Praticai 2 OC 

• Analizzatore mod. TC18E 

• Oscillatore modulato CB 10 



e Generatore di segnali FM 10 

e Voltmetro elettronico 110 

e Capacimetro elettronico 60 

e Oscilloscopio 5" mod. 220 




. . . IL DIRETTORE PER VOI 



Giugno, con la falce in pugno, avvia verso le spiagge i sudati risparmi degli onesti 
e laboriosi 'capi-famiglia, e li trasforma in cappellini di paglia, multicolori costumi, 
e prodotti chimici dai nomi roboanti, ognuno dei quali avrebbe meritato il premio 
Nobel al suo inventore, se veramente avesse le prestazioni dichiarate. 

Il fatto che la gentil signora e la prole ululante, emigri verso la rena « baciata 
dal sole e dal mare » è in genere producente per i nostri amici esperimentatori', che 
finalmente possono usufruire di una pace casalinga incontaminata. 

Questo, quindi, è uno dei periodi più proficui per i nostri amici e sperimentatori. 

Quanto a me, sto per sciogliere una delle promesse fatte a suo tempo-, cioè par- 
lare dei diodi, semiconduttori dalle applicazioni non usuali. 

Il DIODO, questo sconosciuto, è creduto dai più un pezzo poco interessante 
poco costoso, con limitate applicazioni-, rivelatore se al Germanio, raddrizzatore ai 
Silicio. 

Per contro, il diodo è un componente di estremo interesse, che pur essendo un 
derivato del classico rivelatore del 1947, si è evoluto in forme sempre più varie ed 
interessanti, che comprendono i « Tunnel », i condensatori variabili a Semiconduttore, 
i commutatori al Germanio ed al Silicio, gli «Zener»: veri e propri stabilizzatori 
versatilissimi, i tipi speciali: Stabistori, Tiristori, ecc. ecc. 

Ma andiamo per ordine; vediamo il diodo, inizialmente, nella sua espressione clas- 
sica: cioè il diodo al Germanio, formato a giunzione per lega. 

Esso è il diodo più comune: è costituito da due piastrine di semiconduttore sal- 
date fra loro. 

Tecniche appropriate precedenti alla saldatura dei due elementi, hanno provve- 
duto a rendere uno strato « N » ed uno « P »: ovvero, uno con eccesso di elettroni, 
ed uno in difetto. Nella pratica elettronica, si usa definire « catodo » il lato del 
semiconduttore « P » ed « anodo » // lato « N ». 

Il lettore ora, sarà portato a pensare, che all'atto della saldatura {in linguaggio 
tecnico « giunzione ») fra le due lastrine, si stabilisca un violento passaggio di elet- 
troni dal semiconduttore «N» a quello «P» che ristabilisca l'equilibrio: invece 
non è così! Per ragioni che sarebbe lungo spiegare, sia il lato « P » che il lato « N » 
sono stabili, potremmo dire « bilanciati » e se non interviene un fattore esterno, cioè 




29 



una tensione che ecciti la migrazione di elettroni, non si ha alcun « movimento »; 
anzi, fra le due lastrine saldate si forma una specie di « barriera » che non viene attra- 
versata da alcuna particella. 

Se noi però applichiamo al diodo una tensione a polarità appropriata, il diodo 
« conduce », cioè si ha un flusso di corrente attraverso lo stesso; che è controllabile 
attraverso alla tensione applicata. 

Capire ora, come funziona uno dei più « magici » esponenti della categoria dei 
diodi, cioè il condensatore a semiconduttore, non è difficile. 

Il suddetto « condensatore » è uno degli ultimi componenti elettro- 
nici, che ha avuto il più rapido sviluppo negli ultimi tempi, per le sue particolari 
doti di miniaturizzazione, e possibilità di variare la capacità da lontano tramite un 
reostato: il che lo ha fatto adottare immediatamente per la costruzione di apparati 
Sweep, ricevitori a Modulazione di Frequenza, radiotelefoni, ed innumerevoli altre 
applicazioni. 

Bene; come funziona allora? Semplice! Ho appena detto che allo stato di riposo 
il diodo è inerte: due opposti strati di semiconduttore separati da una «barriera»; 
ebbene, considerando un dielettrico isolante questa barriera, è evidente che potremo 
considerare come due « piastre » caricabili i due strati: e sapendo che la barriera 
può essere più o meno annullata, ponendo il diodo nelle condizioni in cui conduce, è 
evidente che variando la tensione, varia in proporzione il « dielettrico » e quindi il 
« condensatore ». 

Ecco quindi spiegato come funziona V apparentemente incomprensibile diodo- 
condensatore variabile. 

I condensatori variabili a semiconduttore, sono ora prodotti in massa da molte 
Aziende: un tipico esponente è il « Varicap » della Hughes, che frequentemente è 
impiegato nei più moderni apparecchi FM commerciali. 

Resta da dire, che questi esemplari commerciali, non sono comuni diodi, ma 
« sviluppi » dell'originale, che sono particolarmente progettati per un'eccellente sta- 
bilità termica e con caratteristiche capacitive accuratamente controllate: però QUAL- 
SIASI diodo rivelatore, può fungere da condensatore se posto nelle condizioni in cui 
operano i « Varicap »; naturalmente, non con la stessa attendibilità e linearità di 
operazioni. 

E così abbiamo visto una moderna derivazione del classico diodo; non è che la 
prima; la prossima volta (il mese venturo) vedremo come un comune diodo possa 
operare come commutatore e protettore di circuiti: e via via gli altri « strani » 
diodi che poi, strani, non lo sono affatto! 

Vi augura buone ferie (per le vostre famiglie) e buona distensione (per Voi) 
il vostro 




TESTER PER RADIO E TV CCffl 



MOD. TS100 5.000 ohm/V 
MOD. TS120 20.000 ohm/V 




srsttsrlaticht principali; 

* Commutatori csntral* « doppia Spazzola con" 
16 punizioni apposi Um anta studiato a costruito 

* Asaanza di altri commutatoli a interruttori 

* Mtcroamptromatro a pranda quadrante coti equi- 
paggio antichoc 

* Misura di ingombro tascabili (146x96x433 

MOD. TS100 5.0043 ohm V 

* 6 campi di mlpjra por compi a sei va 27 portale; 

V. ce 10-30-t00-300-1000 V, 
V. oa. tO-30 100-300 tOOO V* 
mA et. O r i*f 64- 600 -5000 mA> 
thm oc, xi a IO a 0 (campo di misura da 1 ohm a 
> Mohm) 

onm ca. xlOOO «10000 (campo di misura da 10000 
ohn. a 100 Mohm) 

dd*(3 portate) campo di misura da - 10 a ^ 62 d8. 
p* x 1 da 0 a «0000 pF - 1 10 da O a 400000 pF. 

WOP. TataO 20.000 ohm/V (4,000 ohm/V tn CA ) 

* ■> canini di mliura per comptasslve 27 portato: 
V. «0. 3-10-30-100-300-1000 V. 

V* OS. 5 -50 -ISO- 600 < 1*00 V 

mA, CO, 0,05-0,5-5-60-500 mA. 

ohm ce* * 1 1 100 (campo di mitura da 1 a 500000 ohm) 

ohm ea. x 10OO x 10000 (campo dì misura da 1000 

ohm a SO Mohm) 

d6, (3 portata) «ampo di misura da - 10 a t 65 d8. 
pF.ji.diOi 50000 pF. - » 10 da 0 a 500000 pF. 



MILANO 

VIA GRADISCA 4 - TEL. 305241 



305247 



Il 




l 



g(D(D 





uello che ora Vi presenterò è un 

11 progetto ad altissima efficienza di 
ricevitore per onde corte, che a di- 
™' m * " 1 stanza di anni, da quando proget- 
tai il mio primo ricevitore a transistori per onde 
corte, può dirsi il più riuscito: anche perchè 
sfrutta l'esperienza fatta su centinaia di prece- 
denti esperimenti, essendo l'ultimo della « stir- 
pe» . 

Il tutto è un « tre transistori » previsto per 
coprire la gamma da 10 a 15 MHz circa. La 
spinta sensibilità del complessino, fa sì che su 
questa gamma si possano ascoltare le maggiori 
emittenti di tutto il mondo senza difficoltà, ed 
effettuare brillantissimi ascolti sulla gamma dei 
14 MHz (radioamatori), 



SCHEMA ELETTRICO 



Il circuito del ricevitore, è così congegnato: 
TRI un transistore 2N384-RCA, è usato come 
amplificatore a radiofrequenza a larga banda; 
in questo modo, il pur ottimo 2N384 non dà un 
guadagno molto forte: però lo scopo principale 
di esso è anche di separare il seguente stadio 
dall'antenna. 

Al transistore TRI, segue TR2: esso è un 
2N247, sempre della RCA, che lavora da rive- 
latore a super-reazione. Questo stadio, dà un 
ultimo rendimento: in quanto è preceduto dal- 
l'amplificatore RF che evita il « carico » dell'an- 
tenna: facendo sì che il rivelatore sia stabile. 





Disposizione delie par- 
ti nel montaggio spe- 
rimentale. 




JAP1 



L'ultimo transistore è un OC71 amplificatore 
audio. 

Vediamo ora il circuito al dettaglio. 

L'antenna è connessa alla bobina LI, attra- 
verso il condensatore CI. Dal capo « caldo » 
di LI il segnale arriva alla base del transistore 
TRI; base, che risulta polarizzata attraverso la 
bobina, da R1-R2. Il segnale che viene dal- 
l'antenna è amplificato da TRI, e sviluppato 
in parallelo a L2. Da L2, il segnale a radio- 
frequenza viene portato a L3 attraverso un ac- 
coppiamento assai insolito: cioè attraverso i due 
« capi-freddi » delle bobine, che hanno in co- 
mune il termine sulla resistenza R4. Il conden- 
satore C5 regola questo accoppiamento, disper- 
dendo a massa l'eccesso di radio frequenza even- 
tuale. 

Da L3 il segnale giunge a TR2, e da questo 
è rivelato a super-reazione. 

Il condensatore C9 è, per l'appunto, il re- 
golatore della super-reazione, mentre C8 è l'ac- 
cordo: ovvero il condensatore di sintonia, uni- 
co per tutto il ricevitore. 

Il segnale rivelato, attraverso l'impedenzina 
« JAF1 » da 100 [JiH, si ritrova in parallelo 
a R6, ed incontra un filtro, costituito da CU 
JAF2-C12, che tende a frenare il soffio della 
super-reazione per rendere più comodo l'uso del 



ricevitore, e per migliorare le condizioni di 
lavoro del seguente stadio. 

Oltre a C12 il segnale filtrato, attraverso a 
C13, viene « passato » al transistore amplifica- 
tore audio TR3, polarizzato a « controreazione » 
tramite R7. 

Al collettore di TR3, è inserita la cuffia da 
1KO. 

MONTAGGIO 

Il montaggio di questo ricevitore, deve essere 
affrontato con un po' di pazienza ed un po' 
di competenza. Si inizierà con il disporre, su 
di una basetta isolante, due schermi: in modo 
da dividere in tre spazi la basettina stessa. 

Infatti, il ricevitore consta di tre gruppi di 
parti che devono essere isolate fra loro: l'ingres- 
so (ovvero CI - LI - C2 - RI - R2 - C3); lo sta- 
dio relativo a TRI (esclusa R4); il resto del- 
l'apparecchio. 

Come schermi useremo dei rettangoli di la- 
mierino di rame o ottone, che serviranno anche 
per saldarvi sopra i terminali che dovrebbero 
andare a massa, di ogni stadio. 

Gli schemi verranno riuniti elettricamente 
e meccanicamente, saldando un grosso filo di 
rame a tutti e due. 299 




Le connessioni devono essere molto corte e 
rigide. Farle corte non sarà un problema: dato 
che l'uso stesso di parti miniatura provvede alla 
vicinanza fra i terminali; però è bene farle 
ugualmente con molta attenzione: studiandole, 
prima di eseguirle, in modo da vedere qual è 
la « direzione » e la posizione più conveniente 
per ognuna di esse. 




Per la sistemazione delle parti, gioverà osser- 
vare la fotografia ove esse sono marcate ed 
indicate. 

MESSA A PUNTO 

Innanzi tutto, si gireranno i nuclei delle bo- 
bine LI - L2 - L3, in modo che siano a metà 
di ogni bobina: più o meno nella stessa po- 
sizione, e ruoteremo C5 - C9 - CU a mezza 
corsa. 

Quindi, usando un generatore modulato o 
altra sorgente di segnale, si inietterà un segnale 
modulato, della frequenza RF pari al centro 
della gamma. 

Si ruoterà il nucleo di L3 fino a udire il 
massimo segnale in cuffia. 

Se non si sentisse chiaramente il segnale del- 
l'oscillatore, converrà regolare leggermente CU. 

Sintonizzata L3, si passerà prima a L2, quin- 
di a LI, sempre cercando di sentire il massimo 
segnale in cuffia: arrivati a Li, si ripeteranno le 
operazioni almeno un'altra volta, ricominciando 
sempre da L3. 

Terminato con i nuclei, si allontanerà Foscil- 
latore, possibilmente a 20-30 metri di distanza, 
e si regolerà CU fino ad udire il fischio netto 
e stabile. 

Il tocco finale, sarà regolare C5 fino ad ot- 
tenere la massima sensibilità. 

USO 

Per ottenere buoni risultati da questo ricevi- 
tore, non è necessario altro che un'antenna effi- 
ciente. Molto spesso, anche la tubazione dell'ac- 
qua è sufficiente allo scopo, anche se si tratta 
di un 'antenna- terra : o al tre antenne di fortu- 
na, quali la rete del letto o il tappo-luce, pos- 
sono dare buoni risultati: ma mai come una 
buona antenna di alcuni metri tesa tra la fine- 
stra e un albero o sopra la casa. 

Ora che è tempo di ferie, se andate in cam- 
pagna o in montagna, non avrete certo dif- 
ficoltà in questo senso. 

Con l'antenna. . . il gioco è fatto ! Non oc- 
corre che di azionare l'interruttore ( ! ), agire 
sulla sintonia (C9) ed... ascoltare (!). 

A volte, quando si captano stazioni flebili e 
lontanissime, può essere molto utile poter rego- 
lare Cll di volta in volta: quindi può essere 
una buona idea usare un condensatore con al- 
berino, munito di manopola. 



convertitore 





eì maggio dell'anno scorso, la Di- 
rezione di Costruire Diverte, ac- 
cettò e pubblicò un mio articolo 
che illustrava un inverti tore-elevato- 

tore di tensione a un solo transistore. 

Quel piccolo invertitore era assai efficiente, e 
dava la possibilità, come questo e come tutti i 
suoi simili, di elevare la tensione di due pile 
da 4,5 V in serie a 90 e più volts di tensione, 
in modo da poter alimentare apparecchiature 
munite di valvole con pile economiche, evitan- 
do l'uso delle pile anodiche da 67,5 volts che 
sono piuttosto costose. 

Anche questo progetto è previsto per lo stesso 
uso, ma ha il vantaggio, sul precedente, di es- 
sere più potente (in modo da poter alimentare 



«3 




Schema elettrico: per i tran- 
sistori ed il valore di RX-R2, 
vedere il testo. 



PILE 



trasmettitori o radiotelefoni di una certa mole), 
e di essere più efficiente: cioè di assorbire meno 
corrente dalle pile che lo alimentano, per for- 
nire una uguale tensione sotto-carico all'uscita. 

Ha anche un altro vantaggio di indole « lo- 
gistica»: ed è che il trasformatore da usare 
è reperibilissimo già pronto. Comunque, di 
ciò parleremo fra poco. 

Accennerò ora, brevemente, al funzionamen- 
to dell'invertitore: innanzi tutto, gioverà ricor- 
dare che la corrente continua fornita da una 
pila, non può essere elevata da un trasforma- 
tore: altrimenti sarebbe facile risolvere il pro- 
blema! (Questo, i lettori più esperti perdonino, 
lo dico per i principianti, naturalmente!). 

Per poter innalzare la tensione tramite un 
trasformatore, occorre che prima la corrente 
continua sia resa alternata, o, alla peggio, im- 
pulsiva. 

Nel caso dell'invertitore, la corrente viene 
resa alternata facendo oscillare i transistori, che 
assorbono la corrente continua dalle pile, e la 
rendono come alternata (sotto forma di un se- 
gnale audio a onda pressoché quadrata) ai capi 
del trasformatore. 

L'oscillazione è facilmente ottenuta; all'inizio, 
appena azionato l'interruttore, uno dei due tran 
sistori conduce corrente fino ad essere satu- 
rato, al che inizia a condurre l'altro: e « uno 
per volta » conducono corrente, in modo che 
si ha un'oscillazione assai rapida: per Fappun- 
* to il nostro segnale, inizialmente a bassa ten- 
sione, che viene elevato dal trasformatore e poi 



Vista interna del convertitore: si noti il diodo al Silicio ed il complesso di filtraggio. 



nuovamente ridotto a corrente continua da un 
circuito raddrizzatore posto dopo il trasforma- 
tore. 

Di solito i convertitori di questo tipo sono 
muniti di trasformatori speciali con diversi av- 
volgimenti: cosa quanto mai urtante per i po- 
veri lettori interessati, che sono costretti a 
far avvolgere appositamente i trasformatori 
(quando sia possibile!). 

La mia « trovata », consiste invece nello stu- 
diare un circuito diverso, che usa un trasfor- 
matore di una semplicità elementare ed acqui- 
stabile dovunque: non si tratta che di un tra- 
sformatore previsto per l'accensione di valvole: 
con il primario adatto alla rete-luce ( 125 o 
220 V) ed il secondario a 12 Volts con presa 
centrale (6 + 6 V, 1 o più Amperes). 

Qualsiasi magazzino di parti radio-TV, può 
fornire un trasformatore del genere: proprio 
nella peggiore delle ipotesi, si può provare un 
volgarissimo trasformatore da campanelli da 
10-15 W: però ricordo a tutti, che migliore è 
la qualità del trasformatore, più elevato è il ren- 
dimento dell'apparecchio. 

In proposito dopo varie prove, tutte soddi- 
sfacenti, ho trovato l'ideale (in fatto di comuni 



trasformatori, ben s'intende) nel piccolo tra- 
sformatore d'accensione usato nell'ondametro- 
eterodina inglese ex-militare tipo MK1, che mol- 
ti lettori avranno visto « in giro » nei magaz- 
zini di Surplus. 

Il mio trasformatore l'ho acquistato per 800 
lire dalla Ditta F. Paoletti, Via Folco Porti- 
nari 17R, Firenze; poiché la Ditta in questione 




/ 




Aspetto esterno del montaggio. 

ne aveva una certa scorta, sono certo che potrà 
fornire il « gemello » del mio a chiunque lo 
richiederà. 

Ciò non toglie che con rendimenti più o me- 
no variabili si possano usare anche i detti tra- 
sformatori equivalenti. 

Gli altri materiali da usare sono altrettanto 
reperibili: i transistori possono essere... una 
infinità di tipi e modelli: vanno ottimamente 
gli OC26, OC27 ed OC28 Philips; altrettanto 
bene i vecchi OC16 ed OCl6g; e volendo usa- 
re transistori Americani, non sono da meno i 
tipi 2N307, 2N301; ed in particolare poi gli 
ottimi « TUNG-SOL » tipo 2N378, 2N379, 
2N380, 2N459. 



Nel mio invertitore ho usato « definitivamen- 
te » due transistori «di lusso» il tipo 2N1136 
della « Bendix Aviation »; non perchè andassero 
meglio di tutti gli altri: ma perchè a Milano, 
si trovano sulle bancarelle a 1500 lire la cop- 
pia! 

Tutto ciò, per dire che QUALSIASI tipo di 
transistore di potenza può essere usato in que- 
sto circuito, purché in coppia, naturalmente, e- 
non TROPPO speciale o strano, come certi tipi 
americani costruiti per usi particolarissimi. 

Quanto al resto: le due resistenze di base 
(R1-R2) non hanno un valore fisso perchè di- 
pendono dalla tensione con cui si desidera ali- 
mentare l'invertitore: è facile però determinare 
di volta in volta il valore moltiplicando empi- 
ricamente la tensione di alimentazione per dieci; 
per esempio : 4,5 volts : le resistenze saranno 
da 45 fi; 6 volts, 60 fi; e così via. 

Notasi che la tensione di alimentazione può 
essere variata a piacimento da 1,5 volts (!) a 
12 volts (variando le resistenze); cosicché qua- 
lunque trasformatore si sia usato, si può ottene- 
re all'uscita la tensione che si desidera: sia essa 
67,5 volts, 90 volts o 120 ecc. ecc.; a seconda 
delle necessità del costruttore. 

Come ho detto all'inizio, la tensione alter- 
nata che esce dal trasformatore, deve essere re- 
sa continua raddrizzandola: nel mio caso prov- 
vede alla necessità un elemento al silicio della 
SGS, tipo 1S 1699 in unione ad un conden- 





satore elettrolitico da 32[xF, per non avere ron- 
zio residuo all'uscita. La costruzione dell'inverti- 
tore è molto facile: quasi elementare. Basta una 
lamiera di alluminio piegata a « U » come chas- 
sis. 

« Dentro » alla semiscatola ottenuta si fissa 
il trasformatore, l'interruttore, il condensatore di 
filtro. « Sopra » uno dei lati della scatola si 
montano invece i due transistori, avendo cura 
di isolarli da massa con un foglietto di mica, 
perchè, si sa, i transistori di potenza hanno 
sempre il collettore collegato alla carcassa (me- 
no certi tipi speciali che intelligentemente han- 
no L'EMETTITORE collegato alla carcassa, il 
che semplifica di molto i vari progetti) quindi 
è necessario isolarlo. Montare comunque que- 
ste parti maggiori, fare i pochi collegamenti ne- 
cessari per rendere funzionante il tutto sarà estre- 
mamente facile. 

Se avete previsto il montaggio molto compatto, 
come il mio per esempio, converrà allogare pri- 
ma le due resistenze Ri ed R2 e fare le altre 
connessioni prima di montare il trasformatore. 

Non occorre alcuna messa a punto per far 
funzionare il complesso: appena azionato l'inter- 
ruttore, un certo ronzio avvertirà che il tutto è 



in funzione: se il trasformatore è impregnato o 
molto « stretto » può anche darsi che non si 
oda alcuna vibrazione: in caso, misurate la ten- 
sione all'uscita con un voltmetro (con almeno 
250 V-fondo scala) o provate con una lampada 
al Neon. 

Attenzione agli scossoni, che si possono « bec- 
care » se si ficcano le dita all'uscita, dove c'è 
una tensione assai alta! 

MATERIALI DA USARE. 

Ri - R2: il valore dipende dalia tensione; 
vedi testo. 

TRANSISTORI: OC26 o equivalenti; vedi testo. 

TRASFORMATORE: trasformatore per accen- 
sione di filamenti; 125 V/6 + 6V. 

INOLTRE: un interruttore unipolare (S); una 
resistenza da 8,217 o 10-12 ; un raddrizzatore al 
Selenio o al Silicio per la tensione che si vuole 
ricavare all'uscita; un condensatore di livellamen- 
to, elettrolitico, da 32 o 64nF/250 VL. Minute- 
rie varie. 



UNA GAMMA DI ACCESSORI 




Baselte forale 
modulo decimale, 
bread- board 



N. 1505 K mm - 80 X 40 con occhielli e strip i_. 200 
N 1503 K mm - 80 x 7® con occhielli e due 

strip L. 300 

N 1501 mm. 80 X 120 L. 190 

N. 1501 G mm - 80 X 230 L. 300 

N. 1506 K mm - 80 x 40 con occhielli e strip l. 200 
n" 1504 mm * 80 X 70 con occhielli e due 

strip L. 300 

N 1502 mm - 80 X 120 ....... L. 190 

N. 1502 G mm - 80 X 230 L. 300 



OOOOOOOOOOOO 
OOOOOOOOOOOO 
OOOOOOOOOOOO 
OOOOOOOOOOOO 



Baselte forale 
modulo americano, 
bread-board 



Micro baselte per 
montaggi miniatu- 
rizzali, forniti con 
sottile lastra di rame 



N. 1506 MB mm. 80 X 40 
N. 1504 MB mm. 80 X 70 
N. 1502 MB mm. 80 X 120 



L. 250 
L. 300 
L. 450 



(Q OQOOOOOO O] 

ftloooooooool 




N. 1509 K assortimento di 12 squadrette, angolari, supporti per potenzio- 
metri, cond. ecc. modulo decimale L, 300 

N. 1510 K assortimento di 12 squadrette, angolari ecc modulo americano l, 300 



Strip per collegamenti per basette americane al foro 
Strip per collegamenti per basette decimali al foro 



10 
10 



N 1507 punzone per rivettare gli occhielli OU 30/40 .... 
OU 30/40 150 occhielli argentati per modulo decimale OU 30/40 
N. 1508 punzone per rivettare gli occhielli OU 25/40 .... 
OU 25/40 150 occhielli argentati per modulo americano OU 25/40 



L. 180 

L. 250 

L. 180 

L, 250 



N. 1517 K assortimento di 50 pezzi, viti, dadi, rondelle isolate, distanziali, con- 
fezionati in bustine L, 300 




N. 1416 conf. 2 portapile per torcette da 1,5 Volts da montare su basette mo- 
dulo decimale o americano L. 200 




N. 1407 attacco bottone mm. 24 L 130 

N. 1408 attacco bottone mm. 35 L 130 

N. 1409 attacco bottone mm. 38 L. 130 

N. 1410 attacco bottone mm. 65 „ L 130 



N. 1402 attacco per pila transistor 9 Volts L. 



96 



N 1515 supporto di bobina con nucleo in ferrite e terminale per il montaggio 

decimale o americano L - 120 




Assortimento 4 manopole per condensat. variabile in 4 misure con indice L. 140 

Assortimento 4 manopole con scala numerata in 4 misure L. 140 

Assortimento 4 manopole zigrinate per potenziometro in 4 misure ... |_. 140 



EXPERIMENTER 
KIT TEKO N. 1 



Assortimento per 3 montaggi sperimentali per transistor o tubi elettronici, com- 
pleto di 3 tipi di basette, occhielli argentati, punzone, squadrette, bobine, viti, 
dadi, coccodrilli, filo di collegamento L. 1150 



PER MONTAGGI SPERIMENTALI 



N. Il otto coccodrilli miniature ìn bustina Self-Service L. 290 



N - !8 2 puntali per misure, rosso e nero ' . *00 




N 1540 chiave dì taratura in nylon t- 100 

N. 1541 cacciavite di taratura in nylon L. 100 



N. 13 banana a doppio passo conffl 5 pezzi L. 190 



N. 9 banane a molla per laboratorio conf. 5 pezzi L. 290 

N, 9 C banane femmina volante conf. 5 pezzi L- 200 



N. 12 banane ad alto isolamento con contatto laterale per labor. conf. 4 pezzi L. 640 




N, 35 spine coassiali con guaina 4 pezzi . . . 
N. 36 prese da pannello per spina n. 35 4 pezzi 



N 38 prese doppie da pannello con viti e dadi 2 pezzi 



290 




N. 33 jack miniature confezione di 2 pezzi L 360 

N. 34 prese miniature con interruttore confezione di 2 pezzi ....... L, 360 



N 1533 auricolare ma- 
gnetico 16 Ohm L. 




N. 39 deviatori semplici con viti 
e dadi conf. 2 pezzi . 

N, 40 deviatori doppi con viti 
e dadi conf. 2 pezzi 

N 41 deviatori tripli con viti 
e dadi conf. 2 pezzi . 





Antenne telescopiche cromate 
per ricevitori e trasmettitori 



N. 1535 in 7 pezzi lunghezza 80 cm. con boccola 

filettata L. 800 

N. 1537 in 7 pezzi lunghezza 80 cm. con perno a" 

vite L. 

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Fotografia che dimostra le 
dimensioni del fotorelay. 



re* 



fotoelettrico 
ad alta 
sensibilità 



« Un fotorelay molto sensibile ha quattro ma- 
ni » potrebbe dire un Americano, con una di 
quelle analogie che tanto sono di uso oltre atlan- 
tico, e che, dopotutto, sono veramente espressive. 

Un relais fotoelettrico molto sensibile, ha gran- 
di possibilità; diremo noi, con una costruzione 
più consona al dolce idioma di Dante. 

In fatti, il poter azionare seccamente il relais 
con una sorgente di luce assai debole, moltiplica 
le possibilità di applicazione. 

Per esempio, nel caso abbastanza classico di 
di voler installare un antifurto, basta lasciare 
nel magazzino « protetto » il fotorelais sensibile, 
collegato al segnale d'allarme: basterà che i la- 
dri usino qualsiasi luce, perché l'antifurto capti 
l'aumento di luminosità nell'ambiente ed azioni 
l'allarme. Tante e tante sono le applicazioni di 
un congegno del genere m a abbia mo avuto modo 
trattare delTargoment^BKe volte, quindi 




Il nostro fotorelais usa quale elemento sensi- 
bile alla luce una fotoresistenza miniatura della 
Philips, che pilota un transistor che a sua volta 
aziona il relais. 

Chi lesse l'articolo « due semplici fotorelais » 
sa cosa siano le fotoresistenze: cioè elementi 
al Solfuro di Cadmio che hanno la proprietà 
di cambiare la loro resistenza elettrica secondo 
la luce a cui sono esposti. 
Ciò premesso, molti lettori avranno già capito 




La penna indica la fotoresistenza. 

come funziona questo fotorelais: al buio il tran- 
sistore è polarizzato da un partitore costituito 
dalla fotoresistenza (che ha un valore di varie 
centinaia di Kfl) in serie con una resistenza 



di protezione da 2,2KH e da una resistenza ver- 
so il positivo, ancora da 2,2KH. In pratica, al 
buio, fra la base ed il negativo si trovano varie 
centinaia di KO: quindi si ha una corrente di 
base assai limitata, ed in conseguenza, una cor- 
rente di collettore non in grado di azionare il 
relais. Però appena una, anche debole, lumino- 
sità investe la fotoresistenza, si ha un repentino 
calo di resistenza, e quindi una maggiore corren- 
te di base: e per effetto dell'amplificazione of- 
ferta dal transistore, una immediata, FORTE 
corrente di collettore, che fa scattare il relay. 

Il diodo che si vede collegato in parallelo alla 
bobina del relay serve solo da protezione con- 
tro i picchi inversi d'apertura che potrebbero 
danneggiare il transistore. 

La tensione relativamente alta, rispetto ai nor- 
mali montaggi a transistori) di 15/22V usata per 
alimentare il complesso è stata adottata per ot- 
tenere una sempre più spinta sensibilità ed una 
azione più « secca » e sicura nell'azionamento 
del relay da parte del transistore, la cui corrente 
di collettore balza da 1-2 mA al buio, a ben 
1548 mA in presenza della luce di un cerino 
acceso a due metri di distanza (!). 




Se per qualche uso questa sensibilità risultasse 
eccessiva, la si può ridurre senza compromet- 
tere il « deciso » azionamento del relais che è 
una delle particolarità di questo progetto, ridu- 
cendo il valore della resistenza da 2,2Kf2 che 
dalla base è diretta alla massa (positivo della pi- 
la), infatti, anche nello schema è stata segnata 
una tratteggiatura che indica, per l'appunto, 
questa possibilità. 

COSTRUZIONE 

Usando una basettina di plastica perforata 
ed i componenti della marca e del tipo che elen- 
chiamo al termine di questo articolo, non sarà 
difficile contenere l'ingombro della realizzazione 
in uno spazio all'incirca come quello occupato 
da una scatola di fiammiferi svedesi. 

Si taglierà infatti un pezzetto di plastica nelle 
dimensioni di cm 2,2x5 circa e si studieranno le 
posizioni più convenienti per le varie parti, che 
possono essere sistemate per il meglio, relati- 



ottenere un tutto critico perchè in questo pro- 
getto circolano solo correnti continue: quindi 
non ve certo pericolo di inneschi induttivi! 

Studiate quindi le posizioni più razionali per 
i componenti, si fisseranno nei fori gli occhielli 
argentati che occorrono, quali capicorda, per 
i terminali di ogni parte, nella posizione in cui 
essa si troverà a montaggio ultimato, e si sal- 
derà al suo posto ogni particolare, eseguendo 
anche i due o tre collegamenti che vanno fatti 
con filo: cioè quelli per cui non si possono 
sfruttare i terminali stessi delle parti. 

I meno esperti troveranno una guida sicura 
nello schema pratico: più che mai utile nel caso 
che si usino proprio le parti da noi consigliate: il 
che, comunque, costituisce un'ottima assicura- 
zione dagli insuccessi in ogni e qualsiasi proget- 
to che via via presentiamo. 

Appena montato, il complessino funzionerà: 
per collaudarlo, potete far scattare alternativa- 
mente il relais, usando il tutto a luce ambiente, 
ed « accecando » a tratti la microfotoresistenza, 
ponendole sopra il... dito pollice! 

PARTI DA USARE 

1 Fotoresistenza miniatura ORP60 Philips. 

2 Resistenze da 2,2Kfì; 1/4 W. 
1 Resistenza da 100H; 1/4 W. 

1 Condensatore da 50 pF - 9V « COMEL ». 

1 Transistore 2N188A - General Electric. 

1 Diodo 1N70 - General Electric (sostituibile 
con lo OA85 Philips). 

1 Relais GRUNER da 600 fi, tipo per aero- 
modelli. 

1 Pila da 15 V o 22 l AV, tipo per apparecchi 
acustici. 

Inoltre: basetta perforata, interruttore, filo, 
ribattini, viti, e minuterie varie. 




Iti Il I II ©IRE 

IP UE IP IR A ID NI (ID C € #fc A N ID € 



= n trasmettitore da 50 mW in an- 
tenna, è senz'altro un « pigmeo » 
tfL^jl! nel campo specifico: però molte 
= volte abbiamo avuto < modo di no- 



tare, quanto efficiente possa essere un simile 
apparato, se studiato, realizzato e messo a pun- 
to con « amore ». 

Sono noti i nostri esperimenti con i micro- 
rrasmettitori; più volte, nell'occasione della pub- 
blicazione dei vari progetti, abbiamo accennato 
alle apparentemente sbalorditive prestazioni di 
questi « giocattoli »: e basta sfogliare le an- 
nate di qualunque seria pubblicazione, per tro- 
vare altri esempi: apparati che con 20 mW in 
antenna sono stati ricevuti a 1500 Km di di- 
stanza non sono più eccezioni. 

Infatti, la perfetta sintonia fra ricevitore e 
trasmettitore, l'assenza di perdite, l'antenna ef- 
ficiente, sono fattori che possono portare al- 
l'annullamento dello svantaggio della micro-po- 
tenza, e permettere che i « piccoli » possano 
farsi sentire lontano. 

Queste ragioni e questa nostra esperienza, ci 
hanno portato alla pubblicazione di questo pro- 
getto. 

Si tratta di un trasmettitore e due transi- 
stori destinato al radiocomando di modelli, an- 
che se la sua potenza è di soli 50 mW circa. 

Dalle nostre prove risulta che con l'uso di 
una buona antenna, e regolando il ricevitore per 



una perfetta sintonia, si può controllare perfet- 
tamente un ricevitore per radio-comando dalla 
sensibilità discreta, a circa 500 metri, in re- 
gime di assoluta sicurezza. 

Ciò premesso è evidente quanti e quali van- 
taggi si abbiano da un trasmettitore di questo 
genere, che ha un consumo limitatissimo, è leg- 
gero, ed E' FACILE DA COSTRUIRE. 

Infatti, il progetto è impostato su di una 
grande semplicità circuitale, e fra i tanti elabo- 
rati, è stato scelto per la pubblicazione perchè 
funziona con grande facilità: anche se mon- 
tato non troppo correttamente. 

Il circuito elettrico è costituito da un tran- 
sistore oscillatore a cristallo, che pilota uno 
stadio amplificatore finale RF: premendo il pul- 
sante « P » la tensione della batteria alimenta 
il complessino e si ha l'immediata emissione 
del segnale a radiofrequenza: quindi il pulsan- 
te serve sia da interruttore che da controllo di 
emissione. 

Potremo ora scrutare da più vicino il circui- 
to per renderci conto del funzionamento. 

Lo stadio del transistore oscillante TRI, fun- 
ziona a collettore comune: il quarzo oscilla in 
parallelo alla giunzione della base, e l'uscita 
del segnale è sull'emettitore. La disposizione 
è inconsueta: però abbiamo constatato che con 
questo circuito, certi quarzi « overtone » che 
non oscillano collegati fra collettore e base (la 



Vista in pianta del montaggio sperimentale. 



connessione classica) riescono ad oscillare. 

Quindi, il segnale RF si trova in parallelo 
a LI e C2 che sono sintonizzati sulla frequenza 
d'uscita. 

Da LI, il segnale si trasferisce a L2 che ha 
poche spire per adattare l'impedenza a quella 
d'ingresso dello stadio di TR2, e giunge alla ba- 
se di TR2 attraverso a C2. 

Il transistore TR2 amplifica il segnale RF 
« di potenza » ed il circuito L3-C4 si carica di 
energia, che viene trasferita da L4 all'antenna. 



Il montaggio del piccolo trasmettitore è mol- 
to semplice: può essere effettuato su una baset- 
ta isolante oppure su di un telaietto metallico: 
in ogni caso si prevederà l'introduzione del tutto 
in una scatoletta di plastica-contenitore, per 
l'uso « campale » del trasmettitore. La scatola 
sarà prevista per contenere anche la pila che 
è una normalissima batterietta da 9V del genere 
per ricevitori tascabili di tipo giapponese. 

Il montaggio inizierà dall'avvolgimento delle 
bobine, che è difficile trovare già pronte. 



Schema elettrico. 




i- 7 ^T Q 




II 2 .^V-aojlj oL* (y iNTCNN* 




— iokci- 



313 




Si noti, in questa fotografìa, il bocchettone d'an- 
tenna (in primo piano) il 2N247 (fra il quarzo ed il 
bocchettone) ed infine il quarzo stesso, innestato nel- 
lo zoccolo ceramico. 



Ci si procureranno due supporti classici in 
cartoncino o plastica del diametro di 8 mm e 
lunghi 4 o 5 centimetri, muniti di nucleo ferro- 
magnetico. Se risultasse difficile procurare le 
(dimensioni esatte citate, si potrà usare anche 
supporti dal diametro leggermente inferiore o 
superiore : nel primo caso aggiungendo 3 spi- 
re a L1-L2, nel secondo caso togliendole dal 
numero che ora daremo. 

Per costituire LI, avvolgeremo su uno dei 
supporti 16 spire di filo da 0,8 m/m, in rame 
smaltato, mentre L2 sarà composta da 3 spire 
avvolte al termine di Li, dello stesso filo; o 
dello stesso diametro con altro isolamento. Le 
bobine L3 ed L4 sono rispettivamente identiche 
a L1-L2. 

Preparate le bobine, si inizierà il montaggio, 
fissando uno zoccolo per il quarzo, il bocchet- 
tone di antenna, le bobine stesse. Se non si 
avesse a disposizione lo zoccolo portaquarzo 
classico, si ricordi che uno zoccolo da 7 pie- 
dini per valvola miniatura si adatta perfetta- 
mente a supportare il quarzo metallico « stan- 
dard » con piedini « a spillo » che è da usare per 
questo trasmettitore. Fissate queste parti princi- 
pali, tutte le altre possono essere montate in 
314 maniera «volante»: usufruendo di ribattini se 



si usa il rapporto isolante, di zoccolini per i 
transistori e di squadrette se si usa uno chassis 
metallico. I collegamenti dovranno essere, come 
sempre, CORTI e DIRETTI. 

MESSA A PUNTO. 

Oseremo dire, che per questo elaborato, la 
messa a punto e forse più importante del mon- 
taggio che è facile: in quanto richiede pa- 
zienza. 

Sarebbe necessario usare alcuni strumenti; ma 
i sistemi sono più d'uno: ciascuno userà quelli 
che gli convengono. 

La messa a punto « classica » consisterebbe 
nel regolare, a montaggio terminato, le bobi- 
ne con un grid-dip, in modo da porle sulla 
frequenza esatta del quarzo, e usufruendo dei 
nuclei, e dei compensatori C1-C4. 

Quindi, innestata l'antenna e constatato il 
funzionamento del trasmettitore, si dovrebbe 
mettere in azione un misuratore di campo e ri- 
toccare leggermente la tiratura fino a « leggere » 
la massima uscita. 

Se invece non si hanno a disposizione gli stru- 
menti detti, si può usare un ricevitore munito 
di occhio magico, sintonizzato sulla frequenza 
del quarzo: in questo caso si aggiusteranno i 
nuclei ed i compensatori, fino ad ottenere il 
massimo effetto sull'occhio magico stesso: segno 
di maggior segnale emesso dal trasmettitorino. 

Un altro sistema che permette una buona ta- 
ratura, è quello di... costruirsi un semplice mi- 
suratore di campo... provvisorio, con una bobina 
identica a L1-L2 o L3-L4, un compensatore i- 
dentico a C1-C4, un diodo OA85, un conden- 
satore da lKpF ed uno strumento da lOO^iA. 

In quest'ultimo caso, si accoppieranno stret- 
tamente l'antenna del trasmettitore e quella del 




v 

■ Misuratore di campo » elementare, che può essere 
usato per la messa a punto del trasmettitore. 




Altra vista del mon- 
taggio : in primo 
piano appare il 
transistore finale 
RF identico al 2N- 
584, usato per al- 
cune prove speri- 
mentali. 



misuratore di campo... d'occasione, e si tare- 
ranno bobine e compensatori (anche del misu- 
ratore) fino ad ottenere la massima deflessione 
dell'indicatore. 

Ecco tutto: un ultimo, ma importante consi- 
glio: cercate di acquistare un quarzo DI MAR- 
CA (per esempio: DUCATI-IRIS/RADIO-FI- 
VRE, ecc. ecc.). Non fidatevi di quarzi da poco 
prezzo: spendereste poco, ma quel poco lo 
spendereste per acquistare DELLE DELUSIO- 
NI! 

MATERIALI DA USARE 

TRI: transistore RCA 2N247 
TR2: transistore RCA 2N384 
A: quarzo da 27 MHz Overtone (vedi testo). 
C1-C4: compensatori ad aria o a ceramica 
3/12pF. 

L1-L2-L3-L4: Vedi testo. 
Bl: pila da 9V. 

RI: resistenza da 270 Kfì - Vi W. 

R2: resistenza da 2,2 KH - Vi W. 

R3: resistenza da 220 fi - Vi W. 

C2 : condensatore ceramico da 1000 pF ( 1 
KpF). 

C3: condensatore ceramico da 10.000 pF (10 
KpF). 

C5: condensatore a carta da 0,5 [i¥ 30 o più 
VL. 

Inoltre: Pulsante unipolare, zoccolo porta- 
quarzo, bocchettone d'antenna, chassis e minu- 
terie varie. 



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radio 




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RADIO COSTRUZIONI A I N A - CERANO - (Novara) 
CCP. 23/11357. 





Sig. Lamberto Alessandrini 
■ Pistoia 

Chiede lo schema di un tra- 
smettitore a transistori per 
i 144MHz (2 metri) a tran- 
sistori, costruibile con mate- 
riali reperibili in Italia. 

Non ci %a certo posto un 
quesito faè^e, ma facendo del 
nostro megtfv? pensiamo di 
aver trovato quanto serve a 
Lei. Si tratta dell'originale 
schema che pubblichiamo trat- 
to dall'ottima Rivista germani- 
ca « Funktechnik », molto se- 
ria -a» molto attendibile. 

Si tratta di un tre-transistori 
che impiega un OC614 come 
oscillatore quarzato « overto- 
ne » a 12MHz ed un OC615 
come finale RF, Il modulatore 
è un OC604 che lavora in "un 
circuito assai curioso con ac- 
coppiamento capacitivo. 

Non si faccia ^illusioni, però: 
perché il trasmettitore non è 
il montaggio più facile, certo! 
Anzi è uno schema da conside- 
rarsi piuttosto d'avanguardia. 

Il montaggio è critico. Per 
darle un'idea, Le facciamo no- 
tare la resistenza da 470H in 
parallelo al quarzo: serve per 
evitare oscillazioni parassite 
date dalla capacità dello zoc- 
colo del quarzo! Ora se tan- 
to... 

Sig. Renato Ricci - Udine 

Chiede lo schema per utiliz- 
zare un CK768 ed un CK 
722 in un ricevitore tascabile 
a reazione. 

Ecco lo schema richiesto che 
è progettato . . . da chi ha pro- 
gettato i transistori! Vale a 
dire dalla stessa Raytheon: noi 
non lo abbiamo provato ma 
siamo certi della sua efficienza. 



Quanto ai materiali-. LI è 



una normale bobina su ferrite 
(Corbetta) cui vanno aggiunte 
6-8 spire di filo da 0,2 isolato 
in cotone per costituire^ L2. Il 
trasformatore TI è equivalente 
al Photovox « T70 » e similari 
ìntertransistoriali. 

La cuffia deve essere da 

1000 a 

Ci è un variabile da 350 
o 500 pF. 

Nota per gli altri lettori inte- 
ressati a questo circuito : il 
CK768 ed il CK722- possono 
essere sostituiti, in caso di ir- 
reperibilità dàtl'QCM ed OC 
71, rispettivamente. 



Sig. Gabriele Balducci - 
Ravenna 

Chiede lo schema del BC 
221, famoso frequenzime- 
tro eterodina dell'Esercito 
americano. 

Pubblichiamo lo schema, per 
Lei, e per gli altri numerosi 
richiedenti. Ci risulta che il 
BC 221 è reperibile presso la 
Ditta F. Paoletti, via Falco 
Portinari 17 R, Firenze a L. 
60.00 circa. 



Sig. Sandro Bassi - Roma 

Chiede cosa sia lo « split- 
stator » più volte menziona- 
to nei nostri articoli. 

Lo split-stator è un variabile 
che ha un solo rotore ma due 
statori cui il rotore è comune. 
Di solito sono costruiti con ti 
rotore collegato elettricamente 
a massa, cioè connesso alla car- 
cassa metallica, e si usano i 
due statori come terminali. 
Ha l'importante vantaggio di 
risentire minimamente della vi- 





318 



Consulenza del sig. Pisani - Roma. 



cìnanza della mano dell'opera- 
tore. 

Nell'uso generico è indicato 
particolarmente per bilanciare 
circuiti di griglia o di placca 
nelle stazioni trasmittenti. 

Non ci consta che venga 
prodotto in Italia; condensa- 
tori di questo tipo vengono 
continuamente prodotti da tut- 
te le Ditte Americane del 
ramo: in particolare Collins, 
RCCO, Hammarlund, Millen, 
National ecc. ecc. 

I classici « 9 + 9 » surplus 
di questo genere, costano dalle 
200 alle 800 lire: a seconda 
chi lo vende, in che stato 
è, . . . ecc. ecc. 

Sig. Gaetano Molfese - 
Foggia. 

E' la quarta volta che ci 
scrive per avere particolari 
su di un progetto. 

Esatto, è la quarta volta; e 
noi Le abbiamo SEMPRE ri- 
sposto: ma senta, Lei la co- 
nosce la storiellina dell'Amico 
de Giaguaro ? Nel Suo caso 
suona così: « E se non trovo 
questo pezzo? » « E se quando 



l'ho ben trovato mi si bru- 
cia? » « E se anche non bru- 
cia, ma non trovo il resto? » 
Ma scusi, Lei è amico nostro 
o « Sistema Traffico » o come 
si chiama? 



Vari lettori, 
diverse 



da località 



Chiedono cosa abbiamo « di 
bello » in cantiere! 
Questa sarebbe una doman- 
da da non farsi eh? 
Ma per questa volta rispon- 
deremo. 

Presto verranno pubblicati i 
seguenti articoli : Radiotelefo- 
no a un solo transistore; Con- 
tatore di Geiger - Muller ultra- 
miniatura; potente trasmettilo' 
re per radiocomando a transi- 
stori; Amplificatore stereo HI- 
FI a due canali con due valvo- 
le in tutto; Stazione trasmit- 
tente per radioamatori transisto- 
rizzata; Il « Costruvac » calco- 
latore elettronico semplice e 
e poco costoso; Un Robot- 
Guardiano che sorveglia la vo- 
stra casa; Generatore RF-AF a 
transistori per radio-riparazio- 



ne, multigamma; Radiotelefo- 
no a transistori con portata di 
5 Km; ed altri articoli di 
estremo interesse. Vi basta? 



Sig. Carlo Carbone ■ 
Salerno 

Chiede dove possa acquistare 
una coppia di radiotelefoni 
a transistori in scatola di 
montaggio. 

Siamo lieti di comunicarle 
che la famosa Heathkit ha mes- 
so in distribuzione il radiotele- 
fono GW30, che usa 4 transi- 
stori e viene venduto anche 
in scatola di montaggio. Chi 
l'ha provato ci dice che ha 
una portata sbalorditiva. Per 
Sua informazione troverà la 
scatola di montaggio presso la 
Ditta Larir, Piazza 5 Giornate 
1 MILANO. 



Sig. Gianni Pisani - Roma 

Chiede lo schema dell'oscil- 
loscopio - pan - adattatore 
APN-4. 

Pubblichiamo lo schema ri- 
chiesto. 



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montaggio; Valvole e transistori 



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sono le caratteristiche deM'STT 200/A. E che 
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Ricordiamo ai lettori di questa spett. Rivista che 
TELI costruisce anche qualsiasi trasformatore, su 
progetto dei committenti: trasformatori di uscita, 
di alimentazione per transistori, per invertitori: 
TELI! BOLOGNA, via S. Vitale 73 - Telef. 23 58 62 



PREMESSA 




htitzicmv 
t'uihnilttviitv 




di Aldo Fort uzzi 




& 




8 



ohi nostri lettori non sono certo 
« principianti ». Essi acquistano u- 
gualmente la Rivista, e magari, tro- 
vano nei più semplici progetti, idee 
utili o soluzioni razionali per i problemi che 
ogni giorno assillano chi è un cultore dell'elet- 
tronica 

Abbiamo molto spesso pubblicato progettini 
ultrasemplici, ma ben difficilmente « qualcosa » 
di più impegnativo, di più completo. 

L'articolo che segue, è per l'appunto « qual- 
cosa di più ». 

Si tratta della realizzazione di un giovane 
radio-amatore di Bologna: Aldo Fortuzzi, che 
fa parte del noto « team » soprannominato scher- 
zosamente « i Fortuzzi Brothers », perchè am- 
bedue i fratelli sono radioamatori da diversi 
anni ed assidui frequentatori del clan radio- 
amatortstico Bolognese che fa capo a quel Gian- 
ni Vecchietti, animatore e consigliere di grigio 
« pelo elettronico » 

Data tanta premessa, è evidente che il proget- 
to non può esser che un trasmettitore dilettan- 
tistico, studiato per 144 MHz: quei fatidici 
« due metri » regno dei radiotelefoni, nonché di 
tanti e tanti piccoli « sperimentali », indomiti 
concorrenti dei 200 Watts usati da un certo pin- 
gue individuo, distillatore di amari, che si fa 
costruire il tutto da chi ne sa « qualcosa di 
più ». 

Siamo certi che i nostri lettori apprezzeranno 
questa descrizione: stringata, freddamente tec- 
nica, esatta. Chi più sa, potrà attingervi quanto 
c'è di basilare; chi meno sa, accoppierà ad essa 
la sicura guida costituita dallo schema pratico, 
e, volendo, potrà ugualmente costruire questa 
stazione, che potrà dare VERE soddisfazioni agli 
operatori. 

TRASMETTITORE PER 144 Me 

E' ben noto l'interesse che le VHF eserci- 
tano sui radioamatori e, in genere, su tutti 
gli appassionati di radio. Tuttavia vi -sono vari 
ostacoli che attenuano o smorzano addirittura 
questo interesse: tra questi il più importante è 
senza dubbio quello concernente le difficoltà 
costruttive di apparecchi di tal genere. Escludo 
ii fattore economico in quanto anche nel nostro 
mti^to oggi è possibile trovare dei componenti 




per VHF ad un prezzo accessibile ai più. 

In questo articolo illustrerò un trasmettitore 
da me costruito con l'intento di ovviare, nei 
limiti del possibile, agli inconvenienti di cui 
sopra. 

Infatti, basta dare un rapido esame allo sche- 
ma per rilevare la semplicità del complesso, la 
cui costruzione è, a mio avviso, accessibile anche 
a coloro che di radio non hanno una conoscenza 
profonda, purché naturalmente si attengano allo 
schema e a quanto è detto nell'articolo; e questo 
al fine di evitare spiacevoli inconvenienti. 

Cominciamo per gradi nella descrizione dello 
schema: l'oscillatore è un Tri tet. Ho preferito 
questo sistema in quanto esso offre la possibilità 
di usare anche quarzi non molto attivi senza 
comprometterne la resa. Il quarzo deve risuonare 
ad una frequenza fondamentale compresa fra 8 
e 8,111 me, la cui diciottesima armonica cade 
nella gamma del 144-146 me; la massima resa 
si ottiene col circuito sul catodo accordato un 



poco fuori frequenza. Il circuito di placca, in- 
vece, è accordato sulla terza armonica, cioè 
a 24 me. 

Lo stadio successivo triplica ancora, quindi il 
circuito di placca di quest'ultimo risulta accor- 
dato sulla frequenza di 72 me. Segue lo stadio 
pilota composto da una 5763, la cui bobina di 
placca è accordata a 144 me e viene accoppiata 
induttivamente al circuito d'ingresso della finale. 
L'accoppiamento è ottenuto accostando tra di 
loro le due bobine ad una distanza di circa tre 
millimetri, di modo che gli assi delle medesime 
risultino paralleli. Affinché non avvengano con- 
tatti dannosi è prudente interporre fra le due 
bobine un foglietto di mica. Un doppio tetrodo 
tipo 832 costituisce il finale di potenza. Il cir- 
cuito di griglia di detto stadio risuona a 144 me 
con le capacità interne della valvola; detta bo- 
bina va saldata direttamente ai due piedini dello 
zoccolo. L'accordo del circuito di placca si effet- 
tua tramite un variabile doppio della capacità di 321 




una decina di pf per sezione. 

Uno dei problemi sorti nella progettazione 
dello schema è stato il modulatore. Ho subito 
scartato il tipo ui modulazione di placca che 
avrebbe richiesto un consumo notevole ed una 
spesa non indifferente e mi sono orientato sui 
tipi cosiddetti economici. Sono giunto così alla 
modulazione di' griglia schermo con un tubo 
clamp. Questo sistema è semplicissimo ed ultra 
economico, però introduce qualche complicazione 
in sede di messa a punto. Il circuito è quanto 
mai banale: una sezione triodo del tubo am- 
plifica il segnale proveniente dal microfono a 
cristallo e l'invia all'altra sezione che funge dà 
tubo clamp. Il valore della resistenza RI risulta 
essere un po' critico: infatti, agendo su detta 
resistenza si deve portare la corrente di placca 
del finale alla metà di quella richiesta per il 
Azionamento in CW. Non riporto il valore di 
questa resistenza in quanto è risultato molto 
vario a seconda delle valvole usate sia nel 
fin ale a RF che nel modulatore ; comunque 
in sede di messa a punto, consiglio di utiliz- 
zare un potenziometro da qualche migliaio di 
322 ohm connesso tra il catodo e la massa e, agendo 



su questo, portare la corrente di placca al valore 
voluto. 

Il telaio l'ho costruito con lamierino di ot- 
tone da 1 mm. Esso è composto di quattro 
parti, come del resto è ben visibile dallo schiz- 
zo: il pannello frontale, i due fianchi ed il telaio 
vero e proprio. Pure le dimensioni e la foratura 
dello stesso si possono rivelare dallo schizzo. 
Consiglio, comunque, a chi non ha una discreta 
esperienza nel montaggio di apparecchi VHF di 
attenersi, sempre per quanto concernè il telaio, 
alle misure e ai dati riportati. 

Per l'alimentatore necessitano due trasforma- 
tori, ambedue col primario universale; i secon- 
dari, invece, sono diversi: il trasformatore per 
l'alimentazione degli stadi oscillatore, duplica- 
tore e pilota deve avere un secondario ad 
alta tensione 350 + 350 volts a 150 mA; un 
secondario bassa tensione 6,3 volts a 3 amp. 
per i filamenti di detti stadi ed uno a 5 
volts , 3 amp . per i filamenti della raddrizza- 
trice. II trasformatore per lo stadio finale, inve- 
ce, è un po' particolare: infatti l'alta tensione 
dovrà essere 500 + 500 volts a 120 mA. Tale 
tipo di trasformatore non è molto reperibile ed 




Schema elettrico dell'alimentatore. 



il suo costo è un po' elevato. A questo scopo 
è possibile usare un normale trasformatore con 
secondario 250 + 250 a 150 mA lasciando inu- 
tilizzata la presa centrale: però per raddrizzare 
la tensione occorre, anziché un tubo, un rad- 
drizzatore al selenio a ponte, dimensionato per 
questa tensione e corrente. Il secondario a 
bassa tensione deve fornire 12,6 volts a 0,8 
amp., 6,3 volts a 1,8 amp. a seconda di come 
si colleghino i filamenti della 832. Le impe- 
denze di filtro devono essere dimensionate suf- 
ficientemente per la tensione e corrente che 
scorre in esse; gli elettrolitici devono essere 
a 600 volts lavoro. L'alimentatore è costruito in 
un telaietto a parte, sul cui pannello prende 
posto, oltre l'interruttore generale, lo stand-by 
ed il cambio tensione, uno zoccolo a sette 
piedi per il prelevamento delle tensioni. Un 
analogo zoccolo si trova sulla parte posteriore 
del telaio del trasmettitore, che viene collegato 
all'alimentatore con un cavetto a cinque poli 
alle cui estremità sono saldati due spinotti a 
sette piedi. 

Montato il complesso si dovrà procedere alla 
taratura, seguendo il sistema che ora espongo: 
assicuratisi che il montaggio sia stato eseguito 




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venduto viene cor- 
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schema. 



325 



regolarmente, si potranno introdurre le valvole 
e dare tensione soltanto ai filamenti per con- 
statare se i tubi si accendono regolarmente. 

Quindi si darà tensione all'oscillatore e si tare- 
ranno i relativi compensatori per l'ottenimento 
della massima corrente di griglia dello stadio 
successivo (a questo scopo bisognerà connettere 
uno strumento nei punti indicati con A e B, 
rispettando la polarità, come del resto è in- 
dicato nello schema). Poi, se tutto procede 
regolarmente, si darà tensione allo stadio se- 
guente e si ripeterà la manovra con lo strumen- 
to connesso alla griglia della 5763 nei punti indi- 
cati con A' e B'. Si darà quindi tensione alla 
5763 (in questo caso per la lettura della corrente 
di griglia si potrà utilizzare lo strumento del- 
l'apparecchio, commutandolo in posizione griglia) 
e si accorderà il circuito di placca; il circuito di 
grigli a della 832 verrà accord a to allon tanando 
o serrando opportunamente le spire della bobina. 
La corrente di griglia, così con le placche senza 
tensione, dovrà risultare un poco superiore ai 
2,6 mA. 

Prima di dare tensione al finale sarà bene 
connettere alla presa d'antenna una lampadina 
da 25 o 30 W; quindi si darà tensione e si 
accorderà il variabile di placca per la mas- 
sima luminosità della lampadina, mentre la cor- 
rente di griglia diminuirà leggermente. A questo 
punto bisognerà ritirare il compensatore sulla 
placca della 5763; se la corrente di griglia si 
stabilizzerà a 2,6 mA, tutto bene, ma se sarà 
più alta o più bassa bisognerà rispettivamente 
aumentare o diminuire la resistenza di griglia 
schermo della 5763 fino ad ottenere il giusto 
valore. A punto che sia la corrente di griglia, 
bisogna ora pensare alla corrente di placca: 
detta corrente deve avere un valore massimo 
di 72 mA. E' venuto ora il momento di ap- 
plicare l'antenna all'apparecchio; dopo avere 
commutato lo strumento in posizione placca, 
si darà tensione a tutto il complesso e si ruoterà 
il variabile finché lo strumento non segni un 
dip abbastanza marcato. In corrispondenza di 
questo dip si leggerà la corrente di placca che 
dovrà risultare di 62 mA. Se così non fosse, 
si agirà sul link, cioè lo si estrarrà' dalla bobina 
se la corrente sarà troppo elevata, si introdurrà 
maggiormente in caso contrario. Tutte queste 
prove si intendono eseguite con la resistenza 
RI disconnessa dal catodo E, ora la volta del 
modulatore: si connetterà il potenziometro già 




Fotografia del cablaggio. 



Vista del trasmettitore dal fianco ove sporge il boc- 
chettone d'antenna 



\ 




menzionato e si agirà su questo finché la cor- 
rente di placca risulterà la metà di quella 
precendente, cioè pari a 36 mA. Si introdurrà 
il microfono nell'apposito jack e si proverà a 
fischiare o a parlare: la lancetta dello strumento 
di placca si muoverà leggermente e la lampadina 
inserita sulla presa d'antenna dovrebbe aumen- 
tare di luminosità in corrispondenza delle pa- 
role. 

Il complesso ora è pronto per funzionare. 

Per MI si può utilizzare un qualiasi tipo di 
milliamperometro che non superi i 5 mA fon- 
do scala; i due shunt R2 ed R3 vanno cal- 
colati in relazione allo strumento da utilizzare e 
alla portata che si vorrà dare allo strumento, 
portata che io consiglio dell'ordine di 5 mA 
f.s. in posizione griglia e di 1000 mA f.s. in 
posizione placca. 

Questo apparecchio è stato usato nell'ultimo 
« Contest » come apparecchiatura portatile e de- 
vo dire che ha assolto egregiamente i suoi com- 
piti; in conclusione, è un apparecchio che, se 
costruito come si deve, può dare delle grandi 
soddisfazioni. 

Ed ora non mi resta altro da fare che augu- 
rare buon lavoro a tutti coloro che si accingono 
alla costruzione dell'apparecchio e mettermi a 
loro disposizione (naturalmente nei limiti del 
possibile) per ulteriori chiarimenti. 

Tutte le capacità dei condensatori sono in 
microfarad, tranne quelle indicate diversamente. 

CI, C2, C3, C4, compensatori isolati in 
ceramica da 30 picofarad. 

RFC impendenza di alta frequenza; è ottenuta 
avvolgendo una ventina di spire di filo smaltato 
da 0,2 su di una resistenza da mezzo watt. 

SI commutatore 2 vie 3 posizioni, di cui 



vengono utilizzate soltanto le due posizioni 
estreme per aumentare l'isolamento fra i con- 
tatti del commutatore stesso. 

52 interruttore triplo di stand-by. 

53 interruttore generale. 
FI fusibile da 1 A. 

RSl , raddrizzatore al selenio a ponte, 500 
volts 100 mA t 
Induttanze: 

LI 50 spire serrate su supporto di polistirolo 
del diametro di mm. 8; diametro del filo mm. 
0,2, isolato in seta. 

L2 20 spire serrate su supporto di polistirolo 
del diametro di mm. 8; diametro del filo mm. 
0,3, smaltato. 

L3 6 spire avvolte in aria; diametro dell'av- 
volgimento mm . 13, lunghezza mm . 1 0 ; filo 
smaltato del diametro di mm. 0,5. 

L4 3 spire avvolte in aria; diametro dell'av- 
volgimento mm 25, lunghezza mm 20 con pre- 
sa al centro; filo argentato del diametro di mm 
0,5. 

L5 come L4. 

L6 3 spire avvolte in aria; diametro dell'av- 
volgimento mm 25, lunghezza mm 25 con presa 
al centro; filo argentato del diametro di mm 
2. Le spire centrali vanno distanziate di circa 
mm 7 per permettere l'inserzione del link. 

L7 1 spira come L6. 

I collegamenti da L6 alle placche della 832 
sono effettuati con due corti spezzoni di calza 
di cavo schermato appiattita. 

Le resistenze R2 e R3 sono le resistenze 
shunt per lo strumento; dipendono dallo stru- 
mento usato: R2 per avere una portata f.s. di 
circa 5 mA, R3 per avere una portata f.s. di 
circa 100 mA. 



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« Costruire Diverte » SPECIALE! 329 



SM 2003 GBC 



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6» puntata 



o 

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ra che abbiamo finito di montare 
meccanicamente » il nostro tele- 
visore, potremo passare senza in- 
dugio al « cablaggio »: cioè ai col- 
legamenti fra le varie sezioni premontate 
e tutti gli altri componenti dell'apparecchio. 

Il cablaggio di questo televisore è molto sem- 
plice, se paragonato a quello di un normale 
esemplare, per la ragione che lo SM2003 è na- 
to, ed è stato studiato, per essere fornito in 
scatola di montaggio: non crediate che questa 
sia una battuta di spirito, no davvero; intendia- 
mo dire, che i progettisti si sono prefìssi, per 
ogni operazione, di eliminare per quanto pos- 
sibile ogni difficoltà: mettendosi di volta in vol- 
ta « nei panni » di un costruttore potenziale 
completamente ignaro di tecnica dei montaggi 
TV. 

In omaggio a questo principio, per ridurre le 
difficoltà, i progettisti GBC hanno dotato la 
scatola di montaggio di un grosso cavo che con- 
tiene tutti i principali fili « lunghi » che col- 
legano gli chassis premontati, e che, posto nello 
spazio previsto, tra le basette, ha i terminali 
che « sbucano » proprio dove devono essere sal- 
dati! 

Comunque, il cablaggio va suddiviso in due 
tempi: per prima cosa andranno collegati tutti 
gli elementi posti sulla flangia verticale anterio- 
re (i due « tuner », i potenziometri di lumi- 
nosità-volume-contrasto; la tastiera) quindi gli 
chassis premontati, il reparto alimentazione rete, 
il finale EAT e tutti gli altri componenti che 
sono piazzati sullo chassis vero e proprio. 

Con la solita calma e ponderatezza, comin- 
ceremo ora a collegare i tre potenziometri. 

Nel sacchetto di plastica che contiene i cavi 
pre-assemblati, ve ne sono due previsti per que- 
sti collegamenti. Sarà facile distinguerli dagli 
altri cavi e fili, perchè le guaine di plastica dei 
cavetti da usare contengono l'una tre fili, e l'al- 
tra due soli. 



330 



SM 2003 GBC 




Vista dei collegamenti ai 3 potenziameli i 



Vista delle connessioni relative alla tastiera. 



SM 2003 GBC 

Come si prepara il cavetto schermato 




Il cavetto a tre fili, serve per collegare i due 
controlli di luminosità e contrasto. 

Si noterà che tutti e tre i conduttori sono 
schermati, ad evitare che le connessioni rac- 
colgano disturbi, quindi, di volta in volta, bi- 
sognerà « preparare » il terminale di ogni filo, 
denudando il conduttore centrale e preparan- 
do la calza esterna per la saldatura. 

In proposito riproduciamo una pagina tolta 
da un nostro vecchio numero, cioè Gennaio 
1960, in cui spiegavamo le operazioni da farsi, 
cosicché anche ai meno pratici non capiterà di 
rovinare il cavetto tentando di « pelarlo » alla 
bell'e meglio, cosa che fatalmente capita ai prin- 
cipianti! 

Comunque, andiamo avanti. 
Prima di saldare i vari cavetti alle linguelle 
terminali dei potenziometri, conviene effettuare 
due semplici operazioni, cioè collegare il ter- 
y minale di ciascun potenziometro ove non giun- 
gi ge alcun cavetto. Guardando lo chassis dal di 
* dietro, detti terminali sono quelli a sinistra, di 
o ciascuno. Il terminale sinistro del potenziome- 
£j tro che regola la « luminosità » (cioè il primo 
|* dall'alto), deve essere collegato a massa. 
& Per fare un buon lavoro, conviene strofinare 
con un po' di « paglia di ferro » una piccola 
zona del montante-supporto vicino alla carcassa 
del potenziometro, quindi, con un saldatore di 
media potenza, si salda nella zona « lucidata » 
un pezzetto di conduttore flessibile (calza) che 
terminerà dall'altro lato sul terminale sinistro. 

E' bene assicurarsi che la saldatura a massa 
sia elettricamente e meccanicamente buona: se 
il Vostro saldatore fosse « piccolo » come po- 
tenza, e non potesse assicurare una buona sal- 
datura sulla flangia, conviene piegare in alto ed 
indietro il terminale, e saldarlo direttamente 
sulla carcassa stessa del potenziometro, che dis- 
sipa meno calore e pertanto è più facilmente 
saldabile. 

Si ricordi, in ogni caso, che la prima solu- 
zione è altamente preferibile alla seconda, per- 
chè se eseguita bene, offre un miglior contatto 
e non si rischia il surriscaldamento del poten- 
ziometro. 

Il piedino sinistro del potenziometro di « Con- 




Schema elettrico dello chassis amplificatore « inter- 
carrier » M/386, al quale sono connessi i controlli 
che abbiamo collegato in questa puntata. 



SM 2003 GBC 



trasto » deve essere collegato ad una resistenza 
da 68 12; il terminale opposto della resistenza 
andrà collegato a massa. Per quanto riguarda la 
saldatura e massa della resistenza valgono i sug- 
gerimenti e le considerazioni appena esposte. 

Potremo ora collegare al potenziometro che 
controllerà la luminosità, i due cavetti che spor- 
gono dal termine della guaina di plastica e così 
il primo potenziometro è completamente colle- 
gato. Lo schermo (calza esterna) del cavetto di 
centro che abbiamo ora collegato, va saldato a 
massa, sulla flangia-supporto. 

Il cavetto che sporge dalla guaina un po' 
più in basso è il collegamento del controllo di 
« Contrasto », ed andrà saldato al piedino cen- 
trale di questo potenziometro: anche in questo 
caso, come sempre, la calza schermante andrà 
saldata a massa. 

Prepareremo ora il potenziometro di « Vo- 
lume », che si trova fra gli altri due che ab- 



biamo appena collegato, mettendo a massa il 
piedino a destra (guardando sempre lo chassis 
dal retro) con uno dei sistemi detti. 

Prenderemo ora la guaina che contiene due 
cavetti, e preparati gli stessi come per i prece- 
denti, salderemo i fili centrali agli altri due 
terminali del potenziometro di volume, e le cal- 
ze schermanti a massa. 

Ora abbiamo tutti e tre i potenziometri col- 
legati, ma non effettueremo saldature sotto lo 
chassis, per il momento, quindi fermeremo que- 
sti cavi sulla flangia con un giro di scotch tape 
o simili, e continueremo a cablare gli altri pezzi 
che sono sullo stesso montante, 

Passeremo ora alla tastiera, che ha due fun- 
zioni: commuta il tuner in uso (VHF o UHF) 
e funge da interruttore di rete. 

I pulsanti sono tre: quello centrale, che è 
l'interruttore, verrà collegato per primo. 

Per questo lavoretto, intrecceremo strettamen- 




334 



Collegamenti fra i telai premontati, che eseguiremo con la prossima puntata. 



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G/2330 



-—41 H 

--34 -i 



E3 



170 



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6 Amp. 250 V 



G/2021 











i 













290 



Cordone d'ai imentaz ione color avorio, 
con presa speciale - fori mm 3 
Interasse mm 13 - spina 6 Amp. 
sez 2x0,75 lunghezza mt 1,5 



C/260 



290 



Cordone d'alimentazione color marro- 
ne, con presa speciale - fori mm 3 
Interasse mm 13 - spina 6 Amp. 
Sez. 2x0,75 lunghezza mt 1,5 



C/262 



337 



SM 2003 GBC 



te due spezzoni di filo isolato (vedi illustrazio- 
ne) il che si può fare facilmente a mano, o più 
rapidamente con un trapanetto, fissando nel 
mandrino due capi e tenendo fermi i due op- 
posti con un sistema qualsiasi (per esempio 
stringendoli con la morsa o legandoli a un chio- 
do): facendo fare alcune diecine di giri al tra- 
y pano si otterrà una perfetta trecciok. 
. In ogni caso, colleglleremo due capi della trec- 
^ dola ai due contatti che vengono cortocircuitati 

§ pressando il tasto dell'interruttore. Da notare 
che su questo stesso commutatore, esistono altri 
g due contatti che vengono collegati con il tasto 
* pressato, essi servono per « rinforzare » il con- 
tatto e vanno collegati in parallelo ai precedenti. 

Per non lasciare troppi fili « a spasso », que- 
sta volta faremo un'eccezione e sollevato lo chas- 
sis, salderemo i capi della trecciola (opposti a 
quelli saldati all'interruttore) uno, ad uno dei 



piedini della presa-rete in plastica che è fissata 
nell'angolo dello chassis, e l'altro al terminale 
del porta-fusibile. 

Gli altri due pulsanti, quello sopra e quello 
sotto all'interruttore, sono i commutatori per i 
due gruppi convertitori (Tuner) che permette- 
ranno di passare istantaneamente dal primo al 
secondo programma TV (VHF-UHF) con la sem- q 
plice pressione del tasto del programma desi- ^ 
derato. 

Ma della funzione di questi commutatori, e§ 
del loro relativo cablaggio parleremo il prossi-*J 
mo mese. 

Abbiamo pubblicato frattanto, a pag. 28, lo 
schema elettrico della parte del televisore in cui I 
operano i controlli che abbiamo collegato questa [ 
volta, in modo che il lettore possa seguire anche 
in teoria, quello che sta facendo o sta per fare 
in pratica. 



SM 2003 GBC 



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