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Full text of "Costruire_diverte_1962_07"

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bicembre 


Costruire Diverte 


7 


1962 


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Costruire Diverte 

Rivista mensile di 

tecnica elettronica 

spedizione in abbonamenro postale gruppo III 

Una copie L. 200 


Direttore responsabile 
Giuseppe Montaguti 

Direzione - Redazione - Amministrazione 

Via Centotrecento, 18 
Tel. 227.838 
Bologna 


7 

Anno IV - Nuova Serie 




Progettazione grafica: G. Montaguti 

Stampata in collaborazione delle tipografie: 

Grafica Due Torri - Via Saragozza, 43 - Bologna 
Montaguti - Via A. Manzoni, 18 - Casalecchio di Reno 

Disegni: R. Grassi 

Zinchi: Fotoincisione Soverinì - Via Santa, 9/c - Bologna 

Distribuzione: Concess. esci, per la diffusione in Italia ed all'estero: 

G. Ingoglìa - Via Gluclc, 59 • Milano - Telef. 675.914/5 


389 























E’ gradita la collaborazione dei Lettori. - Tutta la corrispondenza deve essere indirizzato a: € SETEB s.r.l. » 

Via Centotrecento, 18 - Bologna. - Tutti i diritti di riproduzione e traduzione sono riservati a termini di iegge. - 

Autorizzazione del' Tribunale di Bologna in data 23 giugno 1962, n. 3002. - Spedizione in abbonamento postale. 
Gruppo III. - Abbonamento per 1 anno L. 2000. Numeri arretrati L. 200. - Per l'Italia versare Timporto sul ^nto 
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390 























Cosrruire Diverre 

Tecnica Elellronfca 


Il Diratlore 


Della logica elettronica 

(Segue da: Il «calcolatore» C.D. Nov. 62) 

S'è detto, assai in breve, cos'è un « calco¬ 
latore ». 

La funzione di questa « scatola nera » di cui 
ancora non conosciamo Vinterno è quella 
di ricevere dati grezzi ed elaborarli ad alta 
velocità per fornire risultati o comandare 
direttamente funzioni diverse. 

Il « calcolatore », s'è detto ancora, non è 
solo una macchina che fa i « calcoli » intesi 
come operazioni matematiche, ma è un si¬ 
stema capace di prendere decisioni frutto 
di analisi dei dati sottopostigli o di argo¬ 
mentazioni numeriche. 

Chiamiamolo dunque elaboratore. 

Velaboratore (« ordinateur » per i francesi, 
« computer » o « data processing system » 
per gli americani) è dotato perciò, oltre che 
di capacità di calcolo, anche di una sua lo¬ 
gica, una logica elettronica. 

Come Vuomo ha occhi e orecchie per rice¬ 
vere informazioni, bocca e mani per comu¬ 
nicare o scrivere il frutto delle sue decisioni 
e calcoli, elaborati dal cervello, così un 
« calcolatore » può ricevere dati e informa¬ 
zioni dalVesterno e fornire alVesterno altri 
dati e segnalazioni. 

La logica delVelaboratore, d'altro canto, de¬ 
ve possedere tutte le forme elementari ca¬ 
ratteristiche della mente umana; la macchi¬ 
na deve quindi saper ricordare, comparare, 
scegliere, effettuare operazioni aritmetiche. 
A queste funzioni naturalmente deve presie¬ 
dere il fondamentale concetto di misura, e 
quindi di unità e sistema di misura. 

•k * le 

L'elaboratore, per essere una macchina lo¬ 
gica deve dunque, oltre che saper « leggere » 
e « scrivere », saper ricordare, comparare, 
scegliere e calcolare. 

Prima di proseguire è necessario approfon¬ 
dire questi concetti, stabilendo se sono si¬ 
mili o compatibili con i concetti della logica 
umana e comunque sufficienti a sviluppare 
argomentazioni logiche e numeriche. 
Esaminiamo perciò un semplice problema 
ad esempio « statistico ». 


Siano in lizza due parti avverse, Gialli e 
Verdi. Viene effettuata una votazione e ne 
consegue lo spoglio delle schede. Sarà vin¬ 
citrice la parte che conseguirà il 67% dei 
voti. Un incaricato legge i dati grezzi, ri¬ 
conoscendo (comparazione) se trattasi di 
voto Giallo o Verde, scegliendo la somma 
corrispondente e aggiungendo un voto alla 
parte cui è stato attribuito. 

Giunto alla fine (comparazione), somma 
i due risultati, divide il maggiore per la 
somma dei due e confronta con 0,67; se 
il risultato è superiore a 0,67 (comparazio¬ 
ne) la parte in causa ha vinto. 

Sono state compiute tutte operazioni che 
abbiamo ammesso essere patrimonio anche 
della logica elettronica: la comparazione 
(A è uguale a B, è maggiore, è minore?) la 
scelta, la facoltà di calcolo, ecc. 

Potrei insistere con gli esempi; ma dopo 
diecimila di questi potrebbe ancora perma- 
non fosse compatibile con la « logica » dei- 
nere in voi il dubbio che il decimillesimoeuno 
l'elaboratore. Meglio dunque cominciare a 
vedere come opera questa dannata macchi¬ 
na: gli esempi li troverà poi il Lettore e ve¬ 
drà che il « gioco » funziona. 

Tornando all'esempio di prima (determina¬ 
zione del vincente, in una gara a due) biso¬ 
gna innanzi tutto sottoporre all'elaboratore 
i dati grezzi in un linguaggio a lui noto, 
ossia su un supporto meccanografico; (è 
meccanografia la tecnica di elaborazione dei 
dati a mezzo di sistemi di macchine); tale 
mezzo può essere una scheda perforata, un 
nastro di carta perforato, un nastro ma¬ 
gnetico, un talloncino di carta scritto con 
caratteri convenzionali, ecc. 

Oltre a ciò bisogna, prima di iniziare, spie¬ 
gare all'elaboratore, sempre nel suo linguag¬ 
gio, il meccanismo delle operazioni che de¬ 
ve compiere per giungere al risultato finale 
(determinazione della « parte » vincente). 

A questo punto nulValtro è necessario, se 
non alimentare i dati in macchina; e questa, 
come un « supercontabile » con estrema ve¬ 
locità leggerà, distinguerà, sommerà, divi¬ 
derà e stamperà il risultato. 

Meraviglioso! Ma come fa? 

E' quanto vedremo la prossima volta. 


391 














DI 

ALBERTO BERNA60ZZI 
E 

ANTONIO TAGLIAVINI 


M4 MHz 

STAZIONE FISSA 

+ 

RADIOTELEFONI 

TRANSISTORIZZATI 


392 











'Ta realizzazione di un'intera rete di ricetrasmettltorì a piccolo raggio d'azione com- 
pJ^!a nella sua forma più semplice da due stazioni portatili, od una stazione portatile ed 
una fìssa, è forse una delle più grandi aspirazioni di ogni appassionato di elettronica: molti 
di voi probabilmente hanno già compiuto dei tentativi più o meno coronati da successo, 
in questo affascinante ramo dell'elettronica. 

Anche noi, che ora siamo qui a scrivere, non perchè pretendiamo di saperne più di voi 
che leggete, ma solamente perchè abbiamo dietro di noi l'esperienza delle molte prove 
effettuate in questo campo, a suo tempo abbiamo avuto delle delusioni; oggi, guardandoci 
indietro, vediamo la causa degli insuccessi : un poco la nostra inesperienza, sì, ma tanto 
l'incompletezza descrittiva e le mende connate ai progetti seguiti, 

Per questo abbiamo tentato di stendere una descrizione il più completa possibile dei nostri 
elaborati: e dicendo completa non alludiamo ai soliti e stantii (non perchè inutili, tut- 
-t'altro, ma perchè ormai ripetuti ad ogni piè sospinto) consigli, in cui si dice che ...per 
saldare i terminali di un transistore, occorrerà dissipare il calore con un paio di pinze... » 
oppure che invertendo le polarità della pila, l'apparecchio risulterà irrimediabilmente 
danneggiato in molte sue parti essenziali... », ma ai veramente preziosi e indispensabili 
suggerimenti, che permettono al lettore anche senza una propria esperienza specifica, di 
porre nelle condizioni di migliore funzionamento il suo elaborato, ovviamente diverso dai 
nostri, anche solamente perchè impiegante materiali non tanto diversi, quanto CHE NON 
SONO GLI STESSI da noi impiegati nei prototipi. 

Quanto ai progetti, che dire? Certo è che fra i vari apparati non esitiamo a definire il 
radiotelefono come quello di più difficile progettazione, in quanto deve essere curato sino 
nei minimi dettagli, dovendo ogni parte rendere doppiamente bene: sia in ricezione, sia 
in trasmisisone ; e le parti sono talmente poche, che se appena una presenta qualche di¬ 
fetto, il rendimento generale diminuisce spaventosamente. 

Siamo noi riusciti a superare questi ostacoli? Le prove, moltissime in verità, eseguite in 
L città, in collina, in campagna, ci hanno detto di sì. Da voi, amici lettori, aspettiamo iaj 
rC'nferma — Gli autori — 


393 











PARTE PRIMA 

Uno degli autori, Antonio Tagliavini, si trova 
sulle colline bolognesi a oltre 3 km. in 
linea d'aria dalla stazione fìssa, in città. 



Tagliavini sta fìnendo di parlare 
e dà il cambio 



Passa all'ascolto 



E' in ascolto; il collega alla stazione fìssa 
gli sta dando QSL. 


I BlDIOTElEFOm 


— Eh, sì promettono sempre così, ma poi, 
alla fine, ci scappa la valvolina di mezzo, in 
questi « radiotelefoni transistorizzati » ! Tran¬ 
sistorizzata sì, ma solo la parte di bassa fre¬ 
quenza I 

Non dica così, amico lettore, non dica così 
almeno questa volta; oggi Le presentiamo un 
progettino completamente transistorizzato sui 
144 MHz. Come dice? Che non ci vuole molto, 
con i nuovi transistori usciti adesso dalle ca¬ 
se di produzione, quali i « planar » i * mesa » 
e che « tuttalpiù voi di redazione, eoo le 
aderenze che avete c per il fatto di vivere in 
una grande città^ potrete procurarveli, ma io^ 
povero lettore dicome potrò fare? » Guar¬ 
di, amico lettore, che anche qui sbaglia con 
le Sue supposizioni: il radiotelefono da noi 
descritto usa tre transistori « volgari », non 
perchè di cattiva qualità, intendiamoci, ma 
solo perchè resi tali dalla diffusione capillare 
che la Philips ha dato loro per tutta l'Italia : 
un OC 171, un OC 71 e un OC 72. La portata, 
in nieno centro abitato, si aggira sul mezzo 
chilometro, per la coppia. In aperta campa¬ 
gna, invece, si possono fare con relativa faci¬ 
lità anche parecchi chilometri, a seconda na¬ 
turalmente delle condizioni ambientali. L'an¬ 
tenna è uno stilo a ^ d'onda (lungo perciò 
49 cm.) e questa è forse una delle principali 
« chances » di questo progettino : mentre in¬ 
fatti, su 28 MHz, gamma dove abitualmente 
vengono fatti operare complessini di questo 
genere, per realizzare una possibile antenna 
a V4: d'onda è necessario ricorrere a sistemi 
vari di caricamento dello stilo, oppure si ot¬ 
tiene in ogni caso un'antenna-monstrum, del¬ 
la lunghezza sempre superiore al metro, sui 
nostri bravi 144 MHz un semplice e poco in¬ 
gombrante stiletto ha risolto il problema. Di¬ 
remmo quasi che il progetto è nato proprio 
da questa esigenza di avere un'antenna corta 
e poco ingombrante, e che ha quindi portato 
la nostra scelta sui « due metri ». Della deci¬ 
sione non ci siamo pentiti: in realtà, vista la 
relativa impegnatività del progetto, ci aspet¬ 
tavamo delle « sorprese », durante la realizza¬ 
zione pratica, invece possiamo senz'altro dire 
che, se delle sorprese ci sono state, esse sono 
state in senso positivo. Non esitiamo quindi a 
passare alla stampa questo nostro elaborato, 
che potremmo forse classificare tra i meglio 
riusciti della nostra carriera di sperimenta¬ 
tori. 

IL PROGETTO 

Il progetto di questo radiotelefono è stato 
quanto mai laborioso, specie per le numero¬ 
se prove pratiche che hanno intramezzato e 
integrato il primo lavoro di stesura « a tavo- 





















3 Éranisiistori 


• Tensione di alimentazione: 18 V 

• Assorbimenro totale : 5,5 m A 

• Potenza di uscita B. F. : 32,4 mW 

• Potenza di uscita A. F. 8 mW circa 


lino ». In sostanza roriginaiità dì questa rea* 
Lizzazione sta nel fatto che il primo stadio, 
un « Colpitts particolarmente adattato al- 
Televala frequenza in gioco, impiegante un 
normale CX^ 171, lavora a 144 MHz, ovvero 54 
lAHz pik in alto della peqnefiza massima di 
lavoro indicata dalla Casa costruttrice^ Cio¬ 
nonostante lo stadio a radiofrequenza firn* 
ziona più che egregiamente* Come è possìbile 
tutto ciò? La spiegazione è piuttosto sempli; 
ce : la « frequenza alfa base », o frequen^ di 
massimo impiego dì un transistore indica il 
punto in cui un transistore, collegato come 
amplificatoret smette di amplificare, o me¬ 
glio, offre il cosiddetto « guadagno ^o *: in 
queste condizioni il segnale che si ritrova al¬ 
l’uscita dello stadio è di ampiezza identica a 
quello presentato al suo ingresso* Questo pe¬ 
rò non vuoi dire che il transistore abbia 
smesso di amplificare: il transistore amplifi¬ 
ca quel tanto che basta per potere vincere il 
suo stesso deguadagno* In realtà, infatti, non 
si può definire una cessazione di guadagno 
se non con un inizio di deguadagno* Questo 
ragionamento vale per la teoria: io pratica 
la Casa costruttrice mette io commercio solo 
quegli elementi della produzione che abbiano 
un guadagno leggermente maggiore di uno 
alla frequenza massima di impiego dichiara¬ 
ta; ciò per ovvi motivi di sicurezza. Ancora 
in pratica sia noi, sia altri già da quando ap¬ 
parvero ì primi transistori studiammo U mo¬ 
do di impiegare i transistori di alla frequen¬ 
za a frequenze notevolmente maggiori delle 
massime dichiarate dalle Case costruttrici. 

Ciò si rende possibile in quanto un'oscilla¬ 
zione è possìbile appena sia presente tm infi^- 
nitesimo di amplificazione: quel tanto cioè 
che basti per eliminare le perdite dello stadio 
stesso* /meora ai primi tempi dei transistori 
risalgono Je nostre prove su vari 2N 219, OC44, 
OC 45, e che avevano il risultato di fare 
oscillare questi transistori (dati dalle Case 
per frequenze-limite deirordine di 2 MHz) 
sino a 10 MHz, ovvero qualcosa come 5 volte 
il limite massimo. 

Niente di strano quindi far funzionare un 
OC171 a 150 MHz circa, quando nelle nostre 
prove siamo riusciti a farlo oscillare sino a 
ben 250 MHz. 

Questo, in trasmissione. — E in ricezione? — 
domanderà certo l'amico Lettore. 

In ricezione il transistore... oscilla ancora: il 
rivelatore a superreazione altro non è che una 
particolare forma di oscillatore. 

Al « Colpitts », oscillatore modulato in tra¬ 
smissione e rivelatore a superreazione in ri¬ 


cezione, seguono due stadi a bassa frequen¬ 
za, che hanno il compito di amplificare il 
segnale in arrivo alternativamente dall'alto- 
parlantino, usato quale microfono dinamico 
in trasmissione, e dal rivelatore a superrea¬ 
zione tramite Tl, in ricezione. 

In trasmissione il segnale amplificato viene 
applicato sul primario di Tl, che ora, anzi¬ 
ché come trasformatore di adattamento in- 
tertransistoriale, è usato come impedenza 
per una modulazione tipo Heising. In rice¬ 
zione invece il segnale, tramite apposita com¬ 
mutazione, viene applicato, tramite il tra¬ 
sformatore di uscita T2, all'altoparlante, che 
ora svolge la sua originaria funzione di ripro¬ 
duttore acustico. 

PARTICOLARITA' CIRCUITALI E 
VARIAZIONI POSSIBILI 

Si noterà come il punto, di lavoro del primo 
transistore venga mantenuto invariato, tanto 
in ricezione, quanto in trasmissione; in real¬ 
tà, nel corso delle numerose prove effet¬ 
tuate, abbiamo provato ad aggiungere alle 
due esistenti una terza commutazione, che 
aumentasse la polarizzazione di base in tra¬ 
smissione. In pratica abbiamo notato che 
la miglioria, in teoria efficace, non giustifi¬ 
cava una seppur lieve complicazione circui¬ 
tale. I valori adottati relativamente al grup¬ 
po R/C di polarizzazione di base dell'OC 171 
sono suscettibili di variazioni in relazione 
al transistore impiegato, che, ovviamente, sa¬ 
rà leggermente diverso da quelli da noi usati 
nei due prototipi. Infatti, mentre in uno 
si sono trovati per Rl/Cl i valori ottimi di 

I Mohm e 100 pF, nell'altro esemplare si è 
rivelato più conveniente adottare 500 kohm 
e 50 pF. 

Al lettore consigliamo di adottare da princi¬ 
pio senz’altro i valori di 1 Mohm e di 50 pF, 
come abbiamo fatto noi. In tal modo lo sta¬ 
dio funzionerà senz'altro. Si proveranno poi 
a variare tali valori, sino ad ottenere il mi¬ 
gliore funzionamento possibile. Come limite 
(indicativo) di escursione diamo : per la resi¬ 
stenza, da 1 Mohm a 270 kohm; per il con¬ 
densatore da 33 a 100 pF. 

II condensatore di spegnimento C2 può an¬ 
che esso essere variato di valore per il mi¬ 
gliore rendimento in ricezione da 1000 a 
3000 pF. 

Potrà apparire strano che l'altoparlante, usa¬ 
to come microfono dinamico in trasmissio¬ 
ne, venga direttamente connesso alla base 
del primo transistore di bassa frequenza, 


395 
















y 



I due radiotelefoni 

prototipo; 

uno è verniciato in 

grigio, Taitro è in 

Umiera grezza. 



il 


senza queU'adattamento di impedenza che 
si sarebbe potuto ottenere prelevando la ten¬ 
sione di modulazione dal primario di T2, che 
restava appunto inutilizzato in trasmissione. 

In effetti abbiamo provato anche questo, 
ma si originava un fastidioso fenomeno reat¬ 
tivo, manifestantesi in un'oscillazione a fre¬ 
quenza bassissima, per il fatto che il trasfor¬ 
matore T2 aveva Testremo non connesso 
direttamente a massa ma tramite C3 e la 
resistenza propria della pila (valori la cui 
costante di tempo determinava appunto la 
frequenza di oscillazione). In pratica il fun¬ 
zionamento della sezione a B.F. sia in tra¬ 
smissione, sia in ricezione si è dimostrato 
più che ottimo anche così. 

Anche riguardo ai transistori c'è qualcosa 
da dire : per il primo stadio non ci sentiamo 
di consigliare alcuna sostituzione, poiché ab¬ 
biamo provato con risultati tanto logici quan¬ 
to negativi i vari OC 170 e 2N 247, più per 
curiosità che per altro. 

Per gli altri due stadi, la scelta può spaziare 
neirinflnito orizzonte dei semiconduttori per 
B.F. (!). Per TR2 abbiamo provato: (comin- 


L1/L2: vedi testo. 

CP: compensatore ad aria o ceramico da 

3-M3 pF 

lAF; vedi testo. 

TI : trasformatore intertransistoriale T 70 
Photovox, N 22 Fortiphone o equivalente. 
T2: trasformatore d'uscita T 45 o T 72 
Photovox o equivalente. 

AP: altoparlante con impedenza adatta al 
secondario del trasformatore di uscita. 
Antenna: a stilo, 50 cm. lunghezza (G.B.C. 
N/4 o similare TEKO). 

Commutatore a slitta, 2 vie, 2 posizioni 
(Teko). 

Interruttore a slitta (Teko o Geloso 666). 
Tutte le resistenze da ^4 o 1/8 di watt. 

CI e C2 sono a mica o ceramici. 

Tutti gli elettrolitici sono a 12 V.L., tranne 
C3 che è a 25 V.L. 

Inoltre: minuterie varie, batterie, attacchi 
a bottoncino basette di perforato plastico, 
contenitore metallico o di plastica etc. 




396 




















CMT -^CM 2 










397 


Schema del radiotelefono. PILA 15 JS V 



























































Radiotelefono aperto - In alto il fissaggio dello stilo e le 
bobinette coassiali; sotto l'OCITI (indicato dalla freccia) 
poi rOC71 e rOC72. Evidente tutto il cablaggio. In fondo 
l^altoparlante - microfono e le pile. 

ciando dagli antenati!) CK 721, CK 722, 
OC '71, OC 75, 2N 107, 2N 410, 2N 219, tutti 
con ottimi risultati. Per TR3 ì vari « uscita¬ 
media - potenza », vedi: OC 72, 2N 18FA, 
2N 188A e via discorrendo. 

REALIZZAZIONE PRATICA 
I nostri due prototipi sono entrambi co¬ 
struiti entro due contenitori metallici di al¬ 
luminio crudo, lavorato con tanto di piega¬ 
trice, bilanciere, morse etc. in una apposi¬ 
tamente attrezzata officina. Il lettore che 
non si sentisse di affrontare Tautocostruzio¬ 
ne con i mezzi di cui dispone, potrà benissi¬ 
mo provare ad impiegare un contenitore 
di plastica o una delle scatole modulari che 
la Ditta TEKO, Bologna, produce. 

I circuiti elettrici di entrambi gli esemplari 
sono cablati su basette di plastica rivettata, 
che potranno essere ancora una volta rin¬ 
tracciati nella produzione TEKO (come del 
resto nella produzione TEKO rientrano : an¬ 
tenna, interruttore e commutatole a slitta). 
Una nota particolare meritano le bobine 
L1/L2 e l'impedenza lAF. L2 è composta da 
3 spire di filo di rame argentato da 1 mm. 
avvolte su diametro interno di 1 cm., spa¬ 
ziate tra loro di un paio di millimetri. LI 
invece è composta da due spire e mezza del¬ 
lo stesso filo, su diametro interno di 4 mm., 
sempre spaziate tra loro di due-tre milli¬ 
metri. LI è coassiale ad L2 : una volta termi¬ 
nata e saldata solidamente L2, verrà in essa 
introdotta LI, prestando particolare attenzio¬ 
ne airisolamento reciproco. 

L'impedenza lAF è, nel nostro caso, autoco¬ 
struita avvolgendo su di una qualsiasi resi¬ 
stenza da V 2 W (5 mm. di diametro), di valo¬ 
re non inferiore al megaohm, 65 spire di filo 


da 0,15 mm., smaltato. Potrà essere anche 
rintracciata tra le impedenze commerciali 
di valore compreso tra i 70 e i 100 microhen¬ 
ry, usate comunemente in televisióne. 

Il cablaggio dovrà essere particolarmente 
curato: connessioni corte e rigide, saldature 
perfette, razionale disposizione dei pezzi, spe¬ 
cie per la parte alta frequenza. 

Una particolare cura dovrà essere prestata 
alla saldatura dell'impedenza lAF, la quale 
andrà collegata esattamente al centro elet¬ 
trico (o « punto freddo ») di L2, rintraccia¬ 
bile sperimentalmente attorno al centro mec¬ 
canico della bobina. 

La massa per il reparto di alta frequenza 
dovrà convergere tutta ad un unico punto, 
che sarà collegato, direttamente o tramite 
un grosso e cortò filo al telaio metallico 
(sempre si sia messo in opera un telaio me¬ 
tallico). 

MESSA A PUNTO 

Terminato il cablaggio dell'apparecchio, esso 
funzionerà subito e sicuramente, qualsiasi 
valore abbiate adottato per CI, RI, C2. Natu¬ 
ralmente, come precedentemente detto, oc¬ 
correranno varie prove per portarlo nelle 
condizioni di migliore rendimento. L'unico 
organo su cui si dovrà agire per la messa 
in passo, è il compensatore : portato una dei 
complessini in trasmissione, si agirà sul com¬ 
pensatore dell’altro, sino a riceverne remis¬ 
sione. L'operazione, effettuata a distanza rav¬ 
vicinata, andrà ripetuta aumentando via via 
la distanza, sino a trovare il punto di per¬ 
fetto accordo. Non vi è pericolo del tanto 
famoso quanto noioso sbandamento di fre¬ 
quenza tra ricezione e trasmissione (che 
certo conosceranno coloro che hanno realiz¬ 
zato complessi simili a valvole), in quanto 
in ricezione la banda passante è estrema- 
mente larga (circa 10 MHz!!!). 


398 









PARTE SECONDA 


U STUZIflllE m 


« Sorvolando » la stazione a bassa quota 
si ha questa panoramica. In alto la regola¬ 
zione di CP1, il bocchettone d'antenna, la 
grigliatura delTAP. A media altezza, a si¬ 
nistra, il comando di CV. Sotto, nelTordine, 
P3, il commutatore R /T, jack micro, re¬ 
golazione modulazione e stand-by, interrut¬ 
tore generale. 


Preparati i due complessini portatili, ed effet¬ 
tuate varie prove tra loro, ci siamo posti il 
problema di come realizzare una stazione 
fissa: ciò che ci occorreva era un'apparec¬ 
chiatura di modestissime dimensioni, di ima 
certa potenza, di versatilità estrema come 
condizioni di funzionamento e infine di ele¬ 
vata sensibilità, unita ad una abbastanza 
larga banda passante in ricezione, per po¬ 
tere ricevere nella sua interezza il segnale 
delle stazioni porlatili. Naturalmente l'im- 
poslazione di progetto di questa stazione 
non è stata solamente vista in rapporto 
con i radiotelefoni presentati neCa prima 
parte dell'articolo, ma anche in previsione 
di un funzionamento « indipendente * della 
apparecchiatura. Perciò sono stati^ curati i 
dettagli sino nei minimi particolari, per as¬ 
sicurare la perfetta resa della stazioncina 
in qualsiasi condizione di lavoro si debba 
venire a trovare: in poche parole questa 
rappresenta la soluzione ideale per coloro 
che vogliano commciare a lavorare anche 
sui « due metri ». 

Ora, basta con le chiacchiere: veniamo su¬ 
bito al sodo, alla descrizione cioè della no¬ 
stra stazioncina. 



399 
























Sono impiegale in lutto due valvole; una 
óC4 e una ECL 82; in più un raddrizzatore 
al selenio per Talìinentazione anodica. La 
6C4, montata nei più che notissimo circuito 
oscillatore ^ Colpitts », funziona, gimie alla 
commutazione delia resistenza di griglia che 
ne sposta il punto di lavoro, come rivelatrice 
a superreazione in ricezione e come oscilla- 
trice direttamente modulata in trasmissio¬ 
ne: l’ideale quindi per ricevere remissione 
del nostro apparecchio sarà un ricevitore 
superreattivo, che consentirà la piena rive¬ 
lazione della modulazione, che è contempo¬ 
raneamente in fase, frequenza e ampiezza. 

Da prove eseguite, comunque, è risultato che 
il nostro segnale, sebbene un poco « splatte- 
rato » in qua e in là, era ricevibile al 100% 
anche da supereterodine professionali a sem¬ 
plice, doppia e perfino tripla conversione. 
Ritornando all’argomento, alla 6C4 in alta 
frequenza segue una ECL 82, amplifìcatrice 
del segnale B.F. sia in ricezione che in tra¬ 
smissione. In ricezione il segnale viene pre¬ 
levato ai capi della resistenza di carico della 
6C4 (parzialmente variabile, per potere do¬ 
sare l'entità della superreazione) ed appli¬ 
cato, tramite il filtro a pi greco attenuatore 
della frequenza di spegnimento, al poten¬ 
ziometro di volume, che ne dosa l’ampiezza. 
Di qui passa alla griglia del triodo della 


ECL 82, da parte del quale subisce una pri¬ 
ma amplificazione. Il segnale così amplifi¬ 
cato passa alla sezione pentodo della ECL 82, 
che, tramite il trasformatore di uscita, lo ap¬ 
plica aH'altoparlante. 

In trasmissione invece il segnale, che giun¬ 
ge ora al microfono piezoelettrico, viene ap¬ 
plicato ad un secondo potenziomelro, con 
funzione di regolatore dì profondità di mo¬ 
dulazione, e da questo passa al trìodo e 
quindi al pentodo della ECL 82, seguendo 
il percorso già indicato prima. Ritroviamo 
il nostro segnale ampUfìcato e irrobustito 
ai capi del trasformatore di uscita, che ora 
funge da autotrasformatorc-impedenza di 
modulazione, in un sistema che è una via 
di mezzo tra l'Heìsing e ì'Armstrong. Infatti 
il trasformatore di uscita-modulazione non 
è altro che un comune trasformatore per 
apparecchi di serie, in cui il primario è stato 
collegato alla rovescia: la presa per il posi¬ 
tivo, normalmente vicina alla griglia schermo, 
è ora vicino alla placca, e funge come presa 
di modulazione. 

Un condensatore in parallelo al primario im¬ 
pedisce al pentodo della ECL 82 di sovraca- 
ricarsi, quando il carico presentato dalla 
6C4 sia insufficiente. L'altoparlante, ora con¬ 
nesso tramite una resistenza di elevato va¬ 
lore che ne limita il funzionamento ad un 



Vista della sezione VHF ; in primo 
piano CV e bobina ; classica la presa 
per il compensatore, oltre la metà 
( lato « freddo »). 













La stazioncina 

fotografata dalla parte opposta 
al pannello frontale. 

La disposizione 

dei componenti di grossa mole 


non è perfetta 

ma senza dubbio funzionale. 
Molto evidente anche qui 
il gruppo variabile-bobina 
surplus. 



bisbiglio, serve come controllo della propria 
modulazione, ed eventualmente, accostandovi 
il microfono, per generare un effetto Larsen 
di piccola entità (che non assorda quindi nè 
voi, nè tantomeno i vostri vicini), che può 
servire come segnale automatico di chiamata, 
in luogo dei reiterati e alla fine seccanti 
« CQ... CQ... CQ... » o della portante pura e 
semplice. Il realizzatore della stazione ri¬ 
corda di essersi servito più volte di questo 
sistema : in particolare un giorno in cui si 
svolgevano delle prove con una circa analoga 
stazione realizzata da un amico, e che si 
rifiutava ostinatamente di funzionare a do¬ 
vere. Egli accese la sua stazione, la mise 
in condizioni di generare il fischio, quindi 
se ne andò tranquillamente a casa dell'amico 
e, servendosi del fischio trasmesso dalla pro¬ 
pria stazione, accordò perfettamente quella 
dell'amico. 


Anche durante le prove con i radiotelefoni 
descritti, il fischio servì : accordata la sta¬ 
zione fissa in modo che trasmettesse sulla 
frequenza desiderata, demmo una prima gros¬ 
solana taratina alle due stazioncine porta¬ 
tili ; quindi, sempre allontanandoci, ritoc¬ 
cammo sempre di più la sintonia, sino ad 
averla perfettamente aggiustata. In tal modo 
i due radiotelefoni, oltre ad essere in passo 
con la stazione, erano anche in passo per¬ 
fetto tra loro. 

Ora, lasciata una più completa descrizione 
delle prove eseguite al paragrafo apposito, 
passiamo ad esaminare la terza parte di 
cui è composta la nostra stazione : l'alimen¬ 
tatore. Esso impiega, per questioni di spa¬ 
zio, un autotrasformatore ; dalla presa a 
220 V., sul primario, viene prelevata l'ali¬ 
mentazione anodica, tramite un raddrizzato- 


401 












re al selenio da 250 V., 70 mA; al livella¬ 
mento provvedono un condensatore elettro- 
litico doppio da 32 + 32 (xF, 250 V.L. e una 
resistenza da 2500 ohm, 6 watt. Come resi¬ 
stenza di protezione dal sovraccarico ini¬ 
ziale per il raddrizzatore al selenio, sono 
stati impiegati 220 fì, V 2 W. Un apposito se¬ 
condario fornisce invece i 6,3 V. necessari 
all'alimentazione dei filamenti. Coassiale al 
potenziometro di volume è un interruttore, 
con funzioni di stand-by, per tenere l'appa¬ 
recchio pronto immediatamente a funziona¬ 
re. Tale comando però richiede (come nor¬ 
ma prudenziale solamente, però) due com¬ 
ponenti in più, che appaiono nello schema 
come tratteggiati: una resistenza « bleeder », 
che carichi l'alimentatore nei periodi in cui 
non viene assorbita corrente, che può essere 
da 82 kQ, 2 W, e un condensatore da 25.0CK) 
o 50.000 pF, 1500 Vn, per difendere i contatti 
dell'interruttore stesso da eventuali archi 
che dovessero verificarsi per extratensioni 
di apertura* Comunque ripetiamo : questi 
sono componenti omissibilij a proprio ri¬ 
schio e pericolo (cioè, a rischio e pericolo 
deirelettroliUco doppio e dei contatti del- 
rinterruttorel)* Umterruttore di rete, indi¬ 
pendente, è invece di tipo a pallino; potrà 
eventualmente essere anche coassiale al po* 
tenziometro di superreazione. 


DESCRIZIONE DEL MONTAGGIO. 

La stazione che abbiamo realizzato misura 
cm. 15,3 (larghezza) x 8,5 (profondità) x 10 
(altezza): veramente piccola, quindi. Sul pan¬ 
nello frontale sono montati, da destra a si¬ 
nistra, Taltoparlantlno da 7 cm.. la presa- 
sostegno per Tantenna a stilo e infine il 
compensatore ad aria isolato in ceramica 
da 3 + 13 pF per l'accopplamento di quest'ul- 
lima. Sarà opportuno soffermarsi un mo¬ 
mento sull’antenna, che è una delle parti di 
maggiore importanza del complesso. Quella 
da noi messa in opera è uno stilo a cannoc¬ 
chiale da 1 metro di lunghezza, ideale cioè 
per questa frequenza, ricuperata da un « baf¬ 
fo » per televisione. Essa era composta, in 
origine, da due parti solidali tra loro: l’an¬ 
tenna vera e propria e il giunto snodabile 
di sostegno. 

In seguito abbiamo scoperto che il giunto 
non era direttamente saldato allo stilo, ma 
vi si innestava solamente per mezzo di un 
alberino filettato. Noi abbiamo fissato il 
giunto al centro di una lastrina di plexiglas 
a bassa perdita opportunamente sagomata, 
quindi, mediante quattro viti, la lastrina 
stessa al pannello della stazione. Il giunto 
sporge aH'esterno attraverso un largo foro, 
e suirinnesto filettato si avvita l'antenna in 
posizione orizzontale o verticale, a seconda 


del tipo di polarizzazione usata dal nostro 
corrispondente. L'antenna a stilo può co¬ 
munque servire bene per collegamenti a pic¬ 
cola distanza, mentre per coprire tratti mag¬ 
giori occorrerà usare un'antenna esterna 
(Yagi o dipolo semplice), accoppiata alla 
bobina del nostro apparecchio con un « link », 
ossia una spira e mezza di filo per collega- 
menti ricoperto in vipla, intercalato tra la 
2“ e la 4“ spira. Il link andrà collegato alla 
discesa di antenna (da 300 ohm o da 75 ohm 
indifferentemente) da un lato direttamente 
e dall'altro tramite un compensatore da 
3+30 pF ad aria, che svolgerà l'importante 
funzione di rendere l'accoppiamento ottimo: 
cioè non troppo caricante in ricezione e non 
troppo lasco in trasmissione. Avendo una 
discesa da 75 ohm o da 150 ohm in cavo 
coassiale si potrà anche, senza troppe com¬ 
plicazioni, collegare a massa la calza scher¬ 
mante e il capo centrale alla presa per l'an¬ 
tenna a stilo, regolando poi il compensatore 
CPl per la migliore resa. 

Sul telaio dell'apparecchio prendono posto, 
in ordine logico, i vari componenti: da una 
parte quelli della sezione alimentatrice, in 
centro quelli della parte a bassa frequenza, 
all'altro estremo il condensatore variabile 
« split-stator » unitamente alla bobina e agli 
altri componenti della sezione a radio fre¬ 
quenza. In centro pure sono montati il com¬ 
mutatore ricezione-trasmissione e il trasfor¬ 
matore di modulazione. Mentre lo zoccolo 
delia ECL 82 è direttamente fissato al telaio, 
quello della 6C4 è montato su di una piccola 
staffa superiormente ad esso, in modo da ri¬ 
durre i collegamenti a radio frequenza (che 
sono poi 2, ossia quello di placca e quello 
di griglia) alla minima lunghezza possibile. 

Ciò è essenziale, per la buona riuscita del 
tutto. 

Il condensatore variabile, un 9 + 9 pF, isolato 
in ceramica, è un surplus : la marca è Philco 
o Convar. Può essere comunque usato qual¬ 
siasi altro pari caratteristiche ( come ad 
esempio il Geloso 2771) con un buon isola¬ 
mento ceramico. La bobina argentata che 
noi abbiamo impiegato era originariamente 
pure montata assieme al variabile nell’appa¬ 
recchio da cui lo abbiamo ricavato (l'oscil¬ 
latore 358-8772) e ci è bastato togliere una 
spira alle originali 7 per metterla in gamma 
(per i dati vedi elenco componenti). L'impe¬ 
denza lAF è autocostruita, avvolgendo circa 
25 spire sopra una resistenza da 2,2 Mohm, 
1/2 W., e collegando gli estremi deH'awol- 
gimento ai terminali stessi della resistenza. 

E’ importante, per avere una buona resa to¬ 
tale, curare il particolare della « massa uni¬ 
ca » per la radiofrequenza : fare convergere 


402 







cioè ad un unico punto, adiacente al catodo 
della 6C4, tutti i collegaroeoH di massa della 
parte a radiofrequenza, ossia: un capo della 
resistenza di griglia da 470ktì, il contatto 
mobile della sezione di griglia del commu¬ 
tatore. il condensatore di spegnimento da 
lOOO pF a valle di lAF e il catodo stesso* 

A proposito sempre della parte ad alta fre¬ 
quenza gioverà notare le particolarità cir¬ 
cuitali, che pur in un circuito così semplice 
e « classico » sono state introdotte. Chiun¬ 
que abbia già operato con apparecchi di que¬ 
sto tipo (superreattivi che si tramutano, in 
trasmissione, in oscillatori modulati), avrà 
notato una cosa, ossia che l'apparecchio non 


funziona, come teoricamente potrebbe sem¬ 
brare, avendo lo stesso circuito accordato 
sia in ricezione che in trasmissione, sulla 
stessa frequenza, ma sbanda leggermente da 
ricezione a trasmissione; precisamente la 
frequenza si abbassa in trasmissione, nel no¬ 
stro caso. Questo inconveniente, che non vie¬ 
ne notato quando si operi in collegamento 
con una stazione a sintonia separata oppure 
avente una banda talmente larga in rice¬ 
zione, da non accorgersi dello sbandamento 
(ad es. i radiotelefoni presentati preceden¬ 
temente), diventa preoccupante quando ci 
si debba collegare con una stazione identica 
alla nostra, o in generale, con un altro « au¬ 
toeccitato ». Per ovviare a questo inconvc- 


403 














UiAM.. 


■'Tìnnnp' 


*AWA' 


■WWW 


«HWVWW 


r-WVWH 






H T- 

K-lh 


82*1 avr 









































































niente, abbiamo previsto un ingegnoso siste¬ 
ma: si noterà il compensatorino tra griglia 
e massa, che viene inserito solo in ricezione, 
sfruttando il contatto libero della commu¬ 
tazione della resistenza di griglia. Esso, ab¬ 
bassando a seconda della sua regolazione più 
o meno la frequenza in ricezione, ci per¬ 
mette di eliminare lo sbandamento, e addi¬ 
rittura di crearne uno in senso opposto, per 
ovviare eventualmente a quello del nostro 
corrispondente. Il commutatore ricezione tra¬ 
smissione, poiché si è introdotta questa 
commutazione che interessa direttamente la 
alta frequenza, deve essere assolutamente 
ravvicinatissimo al reparto A.F. e dovrà pre¬ 
feribilmente essere del tipo a minima per¬ 
dita, ceramico o in tangendelta. Nel nostro 
caso esso spunta per metà nella parte su¬ 
periore e per metà nella parte inferiore del 
telaio, mediante un opportuno foro nel telaio. 

Il compensatore anti-sbandamento dovrà es¬ 
sere collegato in maniera da avere i collega- 
menti cortissimi e in tutti i casi non supe¬ 
riori ai 2 cm., per evitare che la loro capa¬ 
cità propria faccia nascere diversi inconve¬ 
nienti. 

Il cablaggio della parte relativa alFalimen- 
tatore e alFECL 82 è convenzionalissima, e 
non merita particolari note: si curerà solo 
l'abbondante ancoraggio delle parti, in mo¬ 
do da avere un assieme robusto e compatto. 
Raccomandiamo invece di non affogare nel¬ 
l'insieme di componenti la resistenza di li¬ 
vellamento, che, dovendo dissipare un ca¬ 
lore notevole, andrà montata invece su una 
apposita squadretta e tenuta appartata dal 
resto del cablaggio. (Si noti che non abbia¬ 
mo realizzato un telaio scatolato, ma a sem¬ 
plice , « U » solo per avere una sufficiente 
aereazione nella parte inferiore dello chassis). 

MESSA A PUNTO DELLA STAZIONE. 

Terminato il montaggio del nostro apparec- 
chietto, verificheremo ancora una volta (i 
controlli non sono mai troppi!) l'esattezza 
dei collegamenti, quindi daremo tensione, 
dopo avere però tolto la 6C4 dallo zoccolo. 

Con il commutatore in ricezione si dovrà 
sentire un debole ronzio in altoparlante, 
che aumenterà notevolmente toccando con 
un dito il cursore del potenziamentro rego¬ 
latore di volume. Con questa empirica pro¬ 
va abbiamo provato l'efficenza del reparto 
a bassa frequenza e di alimentazione. Se 
invece non si sentisse nulla, con un voltme¬ 
tro si misurerà la tensione sui due elettro- 
litici di filtraggio, per vedere se il reparto 
difettoso è quello di alimentazione o quello 
di B.F. Se la tensione è normale, Terrore 
è nella B.F., se la tensione è nulla o anor¬ 
malmente bassa, attenzione! O vi è un erro¬ 
re di cablaggio nelTalimentazione, o c'è un 
cortocircuito in qualche punto del cablag¬ 
gio generale. 

Supponiamo comunque che la nostra pro¬ 
va abbia dato esito positivo: si innesterà 


allora la 6C4 nello zoccolo, e si dovrà subi¬ 
to sentire un forte soffio in altoparlante, 
prova che la sezione di alta frequeiiza fun¬ 
ziona. Si regolerà allora il compensatore di 
antenna, per ottenere il migliore accoppia¬ 
mento possibile, senza però che si sentano, 
ruotando il variabile, i cosiddetti « buchi » 
di recezione, ovverosia dei tratti in cui la 
superreazione si blocca. Si cominceranno 
le prove in ricezione, ascoltando remissio¬ 
ne del corrispondente e ritoccando il co¬ 
mando di superreazione, quello di volume 
e il compensatore di antenna per la miglio¬ 
re ricezione. Dopodiché si passerà in tra¬ 
smissione, portando circa a 3/4 della cor¬ 
sa il potenziometro di regolazione della mo¬ 
dulazione. Quindi, sulla base delle indica¬ 
zioni del corrispondente, si ritoccherà in 
senso positivo o negativo, sino ad ottenere 
il cosiddetto 100%. Se ci dovesse capitare 
di dovere ritoccare la sintonia nei passaggi 
trasmissione-ricezione, faremo cosi: preghe¬ 
remo un amico che ci ascolta di sintonizzar¬ 
si sulla nostra emissione, quindi gli passe¬ 
remo la parola, dicendogli di non spostare 
il variabile del suo apparecchio. Per rice¬ 
verlo non dovremo fare altro che agire sul 
compensatore di griglia. Sarà meglio ripe¬ 
tere un paio di volte almeno l'operazione, 
poiché (siamo in ultrafrequenze, ed ogni 
frazione di picofarad ha la sua importan¬ 
za!), agendo sul compensatore, avremo spo¬ 
stato, seppure di molto meno, anche la no¬ 
stra frequenza di trasmissione. 

La stazione è cosi pronta per funzionare alla 
perfezione: si ricordi che comunque il pun¬ 
to più cruciale è TaccoppIamento di anten¬ 
na (sia che si usi i! semplice stilo accoppia¬ 
to capacitivamente, sia che si usi un'antenna 
interna accoppiata con il « link »), che dovrà 
risultare il più stretto possibile in trasmis¬ 
sione, per potere trasferire la massima ra¬ 
diofrequenza posìbile, ma non tanto da bloc¬ 
care le oscillazioni in ricezione. A tale sco¬ 
po, se le oscillazioni di superreazione aves¬ 
sero una spiccata tendenza a disinnescarsi, 
anche con moderati accoppiamenti dì an¬ 
tenna, si potrà ritoccare leggermente il va¬ 
lore della resistenza di griglia da 470 kQ^ 
sino a portarla a circa 330 kQ. Potrà pure 
essere impiegato un trimmer-potenzìometro 
da 500 kQ massimi, del tipo usato negli ap¬ 
parecchi a transistore, mediante il quale 
potrà essere trovato il migliore punto di 
innesco. 

r^ LE PROVE 

Numerosissime sono state le prove attive 
dei due complessi, e altrettanto numerose 
sono state le soddisfazioni che ne abbiamo 
ricavate. 

Come prima serie di prove abbiamo fatto 
quella di massima portata dei due radiote¬ 
lefoni transistorizzati. A bordo dei nostri 
mezzi motorizzati ci siamo avviati su per 
le colline bolognesi, e tra calanchi aridi e 
poggi ridenti, abbiamo cominciato. La por 


405 





tata normale, ovvero su due punti di una 
stessa collina, è proporzionale alla portata 
ottica: in genere, con frapposti ostacoli di 
media importanza (casette, alberi, pali e 
fili della luce eoe.) si raggiungono agevol¬ 
mente i 500 metri e più. Poi ogni successi¬ 
vo ostacolo si fa sentire: in particolare i 
fili delle linee di corrente elettrica. Tra la 
sommità di un colle e tutti i colli circostan¬ 
ti, purché le stazioni siano tenute molto di¬ 
stanti da ostacoli e soprattutto dalle solite 
linee di corrente (auffa!!), che tendono pau¬ 
rosamente ad assorbirne la potenza in tra¬ 
smissione, non c'è limite, si può dire, alTa 
portata. Noi abbiamo coperto, si può dire 
agevolmente, circa 34 km., sempre con ot¬ 
timi segnali da ambedue le parti e, se aves¬ 
simo trOleate altre alture, sempre a portata 
ottica, ma più distanti, non dubitiamo che 
avremmo potuto certamente fare di più. 

Lo stesso si può dire per la aperta campa¬ 
gna, ove la portata, sebbene tenda a dimi¬ 
nuire per l'assorbimento stesso del terreno, 
rimane purtuttavia notevole. 


La seconda prova è stata « a tre », ovverosia 
tra la istazione fissa, in città, colJegata ad 
una antenna esterna dipolo semplice per 
modulazione di frequenza, e i due radiote¬ 
lefoni, ambedue affidati a operatori moto¬ 
rizzati mobìli. Sempre in portata ottica i 
collegamenti si mantenevano bilateralmen- 
re, quando una delle stazioni mo¬ 
bili sì veniva a trovare dietro a qualche 
ostacolo di rilevante mole, quale palazzo 
grande o una collìnetta), jì collegamento 
rimaneva unfiaterale, ossia il mezzo mobile 
sentiva 1 emissione della stazione fissa, ma 
non viceversa. DaDa città, poi, le due sta¬ 
zioni mobib spostarono ancora il loro cam¬ 
po di azione alla prospiciente collina, o\c 
1 collegamento bilaterale si manteneva, sem- 
pre m portata ottica con l'antenna della 

bilateralmente l'emissione della stazione 
fesa veniva captata anche a distanze mag- 
gion e non m portata ottica. 


Tra due stazioni fisse di questo tipo il col- 
legamento, con antenna interna .a dipolo 
semplice in piattina si sono fatti collega¬ 
menti (chiarezza telefonica, forza del se¬ 
gnale S9 + -f + ) tra due abitazioni cittadine 
poste a circa due chilometri in linea d'aria. 


E' inutile dire che in abitazioni di cemento 
armato è in ogni caso necessaria un'antenna 
esterna, dato che, da nostre prove, è risul¬ 
tato che refficienza di un'antenna interna 
in simili casi, è ridotta quasi a zero. 

Noi, con questi complessini, ci siamo 
molto divertiti, constatandone l'efficienza: 
a voi, ora, il divertimento. Buon lavoro e, 
soprattutto, ... buon DX ! 


TI : autotrasformatore di alimentazione, pri¬ 
mario universale, secodarìo ^B.T. 6,3 V 

(20 o meglio 30 W). 

T2 ; trasformatore di uscita-modulazione : 
primario 5.000 ohm, secondario adatto al- 
rimp.(edenza ) deiraltoparlante. Potenza: 
5 W (con presa per griglia schermo). 

RS1 : raddrizzatore al selenio, 250 V, 70 
microampère. 

PI : potenziometro controllo di volume, con 
interruttore stand-by, 1 MQ logaritmico, 
versione miniatura. 

P2 : potenziometro semifisso controllo mo¬ 
dulazione (tipo per televisione) 1 MQ loga¬ 
ritmico. 

P3 : potenziometro controllo superreazione, 
esecuzione normale. 50 kQ, lineare. 

MICRO : microfono piezoelettrico ad alta 
uscita. Consigliamo la capsula Geloso N, 
UN 11. 

CP1 : compensatore ad aria o ceramico, ot¬ 
timo isolamento, 3-ri3 pF (Surplus: NPO, 
MIlIen, Hammariund etc. oppure Geloso, 
G.B.C., etc.). 

CP2: come CP1. 

CP3 : per eventuale accoppiamento dipolo 
esterno; 3-^30 pF ad aria, ottimo isola¬ 
mento (vedi anche CP1 ). 

CV ; split-stator 9 + 9 pF, ottimo isolamento 
ceramico ( Surplus Convar, Phìico etc. op¬ 
pure Geloso N.2771 ), 

LI : Bobina composta da 5 spire di filo 
di rame argentato diam. 1,75 mm., avvolte 
in aria con diametro interno di 10 mm. 
Presa per lAF a metà esatta dell'avvolgi¬ 
mento. Presa per CP1 a 1 spira e mezza dal 
lato placca. 

L2 ; link per eventuale accoppiamento dì 
un'antenna bilanciata : 2 spire di filo da 

1 mm., ricoperto in vìpla, intercalate tra la 
la 2^ e la 4^ spira. 

lAF : 25 spire di filo da 0,2 mm., smaltato 
o ricoperto cotone, avvolte sul corpo di una 
resistenza da 2,2 MQ, 1/2 W. 

Commutatore ricezione trasmissione : 4 vie, 

2 posizioni. Ceramico oppure, in mancanza 
di questo, in tangendelta. 

Tutte le resistenze di dissipazione non speci¬ 
ficata, sono da 1/2 W, tutti i condensatori 
al disotto dei 1000 pF compresi, devono es¬ 
sere ceramici o a mica. Per gli altri compo¬ 
nenti, vedi indicazioni a schema. 


406 








Un 

semplicissimo 

prova 

transistori 

dinamico 

di Zelindo GANDINI 



Non si tratta di uno strumento con pretese 
di grande precisione nè tantomeno da labora¬ 
torio, ma ha il pregio dì non costare pratica- 
mente nulla e di essere estremamente utile e 
pratico. ★ 

Mi trovavo, tempo fa, presso un amico, col 
quale oh in comune Thobby deirolettronicai 
e mentre questi si affaticava ad illusi ranni 
le sue ultime « creature », fui istinljivamente 
attratto da una scatola in plexiglass che gia¬ 
ceva, polverosa, come abbandonata tra altre 
consorelle. Alla lontana la scatola promette¬ 
va di contenere una grande quantità di tran- 
sdistori dei più st'^ariati e bizzarri tipi, e non 
sbagliavo. Mi scusai per lo scarso interesse 
prestato alle isue concitate parole e volli fic* 
care il naso in quella « meravigliosa » scato¬ 
la* L'amico, visto il mio famelico appetito 
per i transistori, mi propose un vantaggioso 
affare, dicendosi non troppo entusiasta dei 
nuovi devioes » e di essere un eterno in¬ 
namorato delle valvole temoioniche. Non mi 
garantiva però reffìcienza del contenuto ; era 
necessario provarli, diceva lui. Ma come fare 
senza l'ausilio di un prova-transistori? Eb¬ 
bene non mi persi d'animo e impugnato il 
saldatore, una cuffia, un paio di condensa- 
tori, tre resistenze, un commutatore a slitta 
ed una batteria, l'amico non aveva ancora ul¬ 


timato di fumarsi la sigaretta che il prova- 
transistori era già pronto. 

Ritengo di fare cosa gradita a tutti coloro 
che hanno una certa dimestichezza con i 
transistori, proponendo loro questo sempli¬ 
cissimo,.. strumento. Aggiungo poi per gli 
O.M. in erba i quali desiderano conseguire il 
brevetto di radio-operatore, che un siffatto 
strumento può servire egregiamente come 
oscillatore di nota a bassa frequenza per fa¬ 
re esercitazioni di telegrafia allo scopo di 
apprendere Talfabeto « Morse ». 

IL CIRCUITO 

Gli strumenti prova-transistori si possono 
dividere in due categorie: quelli che esami¬ 
nano le caratteristiche statiche in corrente 
continua e quelli che controlilano le carat¬ 
teristiche dinamiche in corrente alternata, 
cioè la capacità del transistore in esame 
di amplificare piccoli segnali in corrente al¬ 
ternata. A quest'ultima categoria appartiene 
il nostro strumento. Osservando il circuito 
elettrico, supponendo di aver inserito negli 
appositi contatti un transistore, quello da 
esaminare, possiamo affermare che si tratta 
dì un oscillatore tipo « Colpitts » per bassa 
frequenza a risonanza in parallelo e confi¬ 
gurazione a emettitore comune. Ora, l'orga¬ 
no determinante di ogni oscillatore è certa- 
mente Tei omento attivo, ossia Telemento am- 


407 
















COLLEì TOftE 



plificatore, nel nostro caso il transistore di 
cui ci inteiessa conoscei:e Tefficienza, poi¬ 
ché detto elemento deve poter trasformare 
le piccole variazioni dì jratenza in ingresso 
nelle maggiori variazioni d'uscita. L'altro 
fattore importantissimo di un oscillatore è 
la reazione le cue caratteristiche debbono 
rispondere ai seguenti requisiti: 

1) il segnale di reazione retrocesso deve es¬ 
sere reattivo cioè con fase tale da esaltare 
il segnale d'uscita; 

2) l'ampiezza del segnale di reazione deve 
essere tale da sopperire e prevalere sulle 
perdite del circuito in modo da sostenere 
le oscillazioni. 

In figura 1) è lo schema di principio di un 
oscillatore a transistori composto da uno 
stadio amplificatore, un circuito di reazione 
ed un certo carico. 



FIg. 1 

La relazione che lega la potenza d'entrata e 
quella d'uscita è: 


Po = A Pi 

con Po= potenza d'uscita. 

Pi = potenza d'entrata, 

A = guadagno dello stadio amplificatore, 
La potenza dessipata nel carico è data dalla : 

Pc = Po —Pi = Po (A—1) / A. 

La potenza d'uscita è comunque inferiore alla 
potenza di alimentazione Pcc a causa delle 
perdite, secondo il fattore r\ detto rendimento, 
così si ha: 

Po = Ti Pcc, 

Possiamo ora scrivere: 

Pc = Po 1 (A— 1) / A = n Pcc. 


Dalla formula sopra scrìtta è evidente che 
un osc^atore non può essere persìstente se 
il relativo amplificatore ha un guadagno in 
potenza inferiore all'unità. Da ciò discende 
che se il transistore in esame non oscilla 
Significa che il suo guadagno o è nullo op¬ 
pure estremamente ridotto a causa di per¬ 
dite. 


La polarizzazione di base è ottenuta con due 
resistenze RI e R2 le quali introducono un 
certo controllo dell'ampiezza delle oscilla¬ 
zioni ed hanno la stessa funzione della resi¬ 
stenza di catodo o di grìglia del corrispon¬ 
dente circuito a valvole. 

Il circuito risolate è costàtu'ito dall'indot- 
tanza della bobina di ecoitazione della cuf¬ 
fia elettromagnetica, e non piezoelettrica, e 
dai oondeiisatori CI e C2, i quali formano 
tensione per fornire al- 
1 amplificatore la reazione necessaria a man¬ 
tenere le oscill azioni. 

I valori deUe resistenze e dei condensatori 
sono tah da assicurare il perfetto funztona- 
mento dell oscillatore sia impiegando tran¬ 
sistori di piccola potenza che con quelli atti 
parecchie decine dì watt, come 
OC 16, OC 26, OC 35, 2H255, 2N 254 ecc. 

Un deviatore bipolare a slitta, G.B.C. G1157, 
permette la rapida predisposizione dello stru¬ 
mento sia per transistori tipo NPN che PNP ; 
nello schema elettrico tale deviatore è indi¬ 
cato con DI. 


La cuffia, come detto, deve essere del tipo 
elettromagnetico con impedenza variabile da 
1.000 ohm in sù. 

Il jack J1 permette di inserire la cuffia e l'in¬ 
terruttore abbinato toglie l'alimentazione al 
complesso quando viene sfilata la cuffia stes¬ 
sa; il tipo è il G.B.C. G./1576. 

Volmdo usare l'apparecchio per imparare il 
codice « Morse » basta inserire il tasto nel 
punto contrassegnato con « X ». 


408 




































★ Preghiamo tutti coloro che In¬ 
dirizzano consulenza alla nostra 
Redazione di voler cortesemente 
scrivere a macchina (quando pos¬ 
sibile) e comunque in forma 
chiara e succinta. 


Inoltre si specifica che non deve 
essere inoltrata alcuna somma di 
denaro per la consulenza ; le even¬ 
tuali spese da affrontare vengo¬ 
no preventivamente comunicate al 
Lettore e quindi concordate. 


Ciò ad evitare che, nella impos¬ 
sibilità di reperire schemi o noti¬ 
zie la Rivista sia costretta a te¬ 
nere una pesante contabilità per 
il controllo dei sospesi 


Slg. -Alfredo Ricciardi - Grosseto 

Conosco il significato delle sigle 
OSL, QTH, QRM per averle lette 
più volte su riviste di radiotecni¬ 
ca e so che esiste una chiave o 
un codice relativo a queste sigle: 
mi potreste dare qualche notizia? 

Volentieri. Esiste in effetti 
un « Codice Q » nato dalle 
prime Conferenze interna¬ 
zionali sulle radiocomuni¬ 
cazioni, per soddisfare i 
servizi pubblici e privati. 

11 codice Q è costituito 
dalla lettera Q e da due 
lettere successive a questa 
che possono assumere qua¬ 
si tutte le combinazioni da 


A a Z, Ogni combinazione 
serve sia come forma in¬ 
terrogativa, che come ri¬ 
sposta. Ad esempio: QRM? 
(Siete interferito?) e: 
QRM (Sono interferito). Il 
codice Q comprende 3 se¬ 
zioni: 

— Aeronautico (combina¬ 
zioni da QAA a QNZ). 

— Marittimo (combinaziio- 
ni da QOA a QQZ). 

— Per tutti i servizi (com¬ 
binazioni da QRA a 
QUZ). 

La sezione aeronautica è 
costituita pertanto da 


(A...N) X (A...Z) = 

- 14x26 - 364 
possibili combinazioni. 

La sezione marittima è co¬ 
stituita da 

(O ... Q) X (A ... Z) = 

- 3x26 = 78 

possibili combinazioni e il 
Q per tutti i servizi da 
(R ... U) X (A ... Z) = 

= 4x26 = 104 
possibili combinazioni. 

Riportiamo le più ricorren¬ 
ti forme del Q per tutti i 
servizi (QRA... QUZ). 
NOTA. Segnate con * * le 
combinazioni più in uso. 


r 


CODICE 




*99 


PER TUTTI I SERVIZI 


* QRA - Domanda: Qual'è il nome della vostra stazione? 

Risposta: Il nome della mia stazione è... 

QRB - D. A che distanza approssimativa vi trovate dalla mia stazione? 

R. La distanza approssimativa tra le nostre stazioni è di km... 

* QRG - D. Volete dirmi la frequenza esatta (o la frequen 2 :a esatta di ...)? 

R. La vostra frequenza esatta (o la frequenza esatta di ...) è di.., kHz (o... MHz). 

V_ continua 


409 





















segue Codice « Q » per tutti i servizi 

QRH - D. La (mia frequenza è variabile? 

R. La vostra frequenza è variabile. 

ORI - D. Qual'è la tonalità della mia emissione? 

R. La tonalità della vostra emissione è .... ; 

1. buona; 

2. variabile; 

3. cattiva. 

QRK - D. Qual'è la leggibilità dei miei segnali <o dei segnali di ...)? 

R, La leggibilità dei vostri segnali (o dei segnali di...) è: 

1. illeggibile; 

2. leggibile a tràtti; 

3. leggibile, ma con difficoltà; 

4. leggibile; 

5. perfettamente leggibile. 

QRL - D. Siete occupato? 

R. Sono occupato (o sono occupato con...). Vi prego di non interferire. 

^'QRM - D. Siete interferito? 

R. Sono interferito. 

QRN - D. Siete disturbato da parassiti atmosferici? 

R. Sono disturbato da parassiti atmosferici. 

QRO - 0. Devo aumentare la potenza (relativa alle comunicazioni)? 

R. Aumentate la potenza. 

QRP - D. Devo diminuire la potenza (relativa alle comunicazioni)? 

R. Diminuite la potenza. 

QRQ - D. Devo trasmettere più velocemente? 

R. Trasmettete più velocemente. 

QRS - D. Devo trasmettere più lentamente? 

R. Trasmettete più lentamente. 

QRT - D. Devo cessare di trasmettere? 

R. Cessate di trasmettere. 

QRU - D. Avete qualche cosa per me? 

R. Non ho nulla per voi. 

QRV - D. Siete pronto? 

R. Sono pronto. 

QRW - D. Devo avvertire ... che lo chiamate su ... kHz (o... MHz)? 

R. Prego avvertire ... che lo sto chiamando su ... kHz (o ... MHz). 

QRX - D. Quando mi richiamerete? 

R. Vi richiamerò alle ore su ... kHz (o su ... MHz). 

QRY - D. Qual'è il mio turno (relativo alle comunicazioni)? 

R. Il vostro turno è il numero ... (o secondo qualsiasi altra indicazione) relativo 

alle comimicazioni. 

* QRZ - D. Chi mi chiama? 

R. Vi chiama ... (su. kHz) (o su ... MHz). 

* QSA - D. Qual'è la forza dei miei segnali (o dei segnali di ...)? 

R. La forza dei vostri segnali (o dei segnali di...) è: 

1. appena percettibile; 

2. debole; 

3. abbastanza buona'; 

4. ottima. 


continua 
























r 


segue Codice « Q » per tutti i servizi 


QSD - D. La mia manipolazione è difettosa? 

R. La vostra manipolazione c difettosa. 

OSE - D. Devo ascollarvi (o ascoltare...) su... kHz (MHz)? 

R, Ascoltatemi (o ascoltate ...) su ... kHz (MHz). 

QSF - Cambiate frequenza passando in trasmissione sulla frequenza di ... kHz (MHz); 
se entro 5 minuti non sarà stabilito il collegamento, ritornate sulla frequenza 
attuale. 

QSH - Non vi sento (non sento...) su... kHz (MHz). 

OSI - Non mi è stato possibile interrompere la vostra trasmissione, 
oppure ; 

Informate ... (nominativo) che non mi è stato possibile interrompere la sua tra- 
smissone (su ... kHz) (o ... MHz). 

* OSK - D. Potete sentirmi mentre trasmettete? 

R. Posso sentirvi mentre trasmetto. 

* QSL - D. Potete accusarmi ricevuta? 

R. Vi accuso ricevuta. 

QSN - D. Mi avete inteso (od avete inteso...) (nominativo) su ... kHz (o ...MHz). 

R. Vi ho inteso (od ho inteso...) (nominativo) su kHz... (o ... MHz). 

* OSO - D. Potete comunicare direttamente con ... o a mezzo transito? 

R. Posso comunicare direttamente con ... (o tramite di ...). 

* OSS - D. Ouale frequenza di lavoro impiegherete? 

R. Impiegherò la frequenza di lavoro... kHz (potranno usarsi le ultime 3 cifre 
della frequenza). 

OSU - D. Devo trasmettere a rispondere sulla frequenza attuale (o su ... kHz) (o ... MHz)? 
(con emissione della classe...)? 

R. Trasmettete o rispondete sulla frequenza attuale (o su ... kHz o ... MHz con 
emissione della classe ...). 

OSW - D. Volete trasmettere sulla frequenza attuale (o su ... kHz) (MHz) con emissione 
della classe...). 

R. Tirasmetterò sulla frequenza attuale o su... kHz (o... MHz) (con emissione 
della classe...). 

D. Volete fare ascolto su... (nominativo) su... kHz (o ... MHz)? 

R, Sto in ascolto su... (nominativo) su... kHz (o ... MHz). 


^QSX 

QSY 

'QTH 

OTR 

QTS 

QTU 

QUA 


D. Devo passare in trasmissione su altra frequenza? 

R. Passate in trasmissione su altra frequenza (o su ... kHz o ... MHz). 

- D. Qual'è la vostra posizione in latitudine e longitudine (o secondo qualsiasi 
altra indicazione)? 

R. La mia posizione è ... latitudine ... longitudine (o secondo qualsiasi altra indi¬ 
cazione). 

D. Qual'è l'ora esatta? 

R. L'ora esatta è. 

- D. Volete trasmettere il vostro nominativo per... minuti, subito (od a partire 
dalle ore ... su ... kHz (o ... MHz) per consentirmi di misurare la vostra frequenza. 
R. Trasmetto subito (o trasmetterò alle ore ...) su ... kHz <o ... MHz) il mio nomi¬ 
nativo per ... minuti per consentirvi di misurare la mia frequenza. 

Qual'è l'orario di servizio della vostra stazione? 

R. L'orario di servizio della mia stazione è dalle ore ... alle ore .... 

D. Avete notizie di ... (nominativo)? 

R. Eccovi le notizie di ... (nominativo). 




411 












Sig. Marino Dolfì - Pistoia 



Schema di tipica sezione di oscillatore in ricevitore a transistori 
di fabbricazione giapponese. [Sig. DolfO 


Sig. Direttore, pur non essendo 
abbonato sono un affezionato let¬ 
tore della rivista dai Lei diretta, 
Costruire diverte. 

Sono come tanti un radioamatore, 
mi diletto in piccole costruzioni 
e alcune riparazioni. 

Attualmente trovasi in mio pos¬ 
sesso una piccola radio a 6 tran¬ 
sistor marca WESTERN ELEC- 
TRICAL di cui manca la Bobina 
Osculatrice, 

Per quanto mi sia dato da fare 
a Firenze non sono riuscito a 
trovare nemmeno una sostituzio^ne. 

Mi rimetto a Lei; mi auguro pos¬ 
sa aiutarmi. 

Sempre se è possibile gradirei 
fosse pure pubblicato lo schema 
elettrico. 

Ringrazio restando in attesa. 

Non ostante ricerche non 
è stato possibile rintraccia¬ 
re lo schema. L’apparec¬ 
chio non è conosciuto. A 
maggior ragione introvabi¬ 
le la bobina di ricambio. Le 
conviene provare con una 
Sony: non ci sono (di soli¬ 
to) differenze sostanziali 
tra tipo e tipo: ma si ac¬ 
certi (non è difficile) se il 
circuito di oscillatore del 
Suo apparecchio è simile al 
« tipico » giapponese che 
pubblichiamo. 

^ il- il 

Sig. De Masi Giuseppe - S. Elia 
(Catanzaro) 

ìll.mo Sig. Direttore, 
chiedo scusa per il disturbo, ma 
conoscendo la Vostra generosità 
nelVelargizione di consigli. Vi sa¬ 
rei grato se voleste aiutarmi; ec¬ 
co di che si tratta: 

« Ho costruito un trasmettitore 
ricavato da kwn btgcz qvyar 
dfsonjm, ma nonostante tutta la 
buona volontà, non sono riuscito 
a farlo funzionare; anche Vinter¬ 
vento di un Tecnico è stato vano; 
avendo io acquistato tutto il ma¬ 
teriale, vorrei ritentare la prova 
con un altro circuito che mi au¬ 


guro vorrete avere la gentilezza 
di indicarmi. Le valvole sono: 

\T4; ITA; \R5; la trasmissione 
è sulle onde medie con micro¬ 
fono e prese fono per dischi. Mi 
raccomando che sia veramente 
efficiente e non come quello da 
me seguito. Anche lo schema do¬ 
vrebbe essere chiaro e dettagliato. 

Fiducioso in quanto chiesto ed 
in attesa ringrazio anticipata¬ 
mente. 

Ci spiace per quanto Le è 
accaduto, ma è bene pre¬ 
cisare subito che se le val¬ 
vole in alternata stentano 
a tener testa ai transisto¬ 
ri, le valvole in continua 
sono da ritenere definiti¬ 
vamente defunte. 

Non esiste un solo ricevi¬ 
tore portatile commercia¬ 
le oggi in produzione equi¬ 
paggiato con tali valvole e 
i magazzini sono provvisti 
di 1T4, 1R5 ecc. solo per 
ricambi. Pazienza: questa 
esperienza Le sarà costata 
al massimo 1800 lire: è a 
buon mercato, considerato 


il prezzo attuale dei... bi¬ 
doni! 


Sig. Sandro Migliaccio - Bergamo 

Leggendo « Consulenza » del nu¬ 
mero 5 c.ni. trcn^o che il lettore 
Sig. Ricchiardi si lamenta della 
mancata serietà commerciale d’un 
noto rivenditore di surplus (pos¬ 
so fare un nome? XYZ). Si con¬ 
soli il detto Signor Ricchiardi, 
anch'io sono stato bidonato ( !) 
più d’una volta dal... Anzi è per 
questo che scrivo a Voi nella spe- 
ranza di essere aiutato. 

Si tratta di questo: un mese or 
sono acquistai dal rivenditore in 
parola un ricevitore che stando 
alla pubblicità avrebbe dovuto es¬ 
sere un KZW. Fatto si è che in¬ 
vece dello KZW ricevo un ZWK 
privo di valvole e alimentazione. 

Le valvole in ìitimero di 5 erano 
in origine . . , ., E poiché non mi 
fu possibile reperirne nemmeno 
una di queste, decisi di smontare 
l'apparato (la parte elettrica s’in¬ 
tende) con Vintento di rifare ‘un 
nuovo circuito con tubi più mo¬ 
derni.. Per farla breve non sono 
riuscito a trovare uno schema da 
potere adattare all'apparecchio in 
questione. 


412 



































Premettendo che lo stesso ha 
uno stadio di AF, gamme d'onda 
lunghe (290-^460 kc/s) e corte 
(2,45-^10,2 Mc/s) e che la 2^^ media 
frequenza dispone di una presa 
sul secondario, vorrei, se fosse 
possibile, che voi mi inviaste uno 
schema che piu o meno si adatti 
al caso mio. Naturalmente con¬ 
servando lo stadio AF. Le valvo¬ 
le che vorrei fossero impiegate 
per tale circuito, sono: 6 SK 1, 
FCH 42, EFA\, 6 SQ 7 e ÓV 6. 

Vi allego uno s che mino riguar¬ 
dante il circuito di AF rilevato 
all’atto dello smontaggio del 
ZWK. 

Gradirei molto che prendeste in 
considerazione il mio caso. 

Appare quanto meno stra¬ 
no che Lei sia stato bido¬ 
nato più di una volta: ge¬ 
neralmente dopo la prima 
non ci si casca più! 

Per quanto riguarda il 
ricevitore in questione, Lei 
è in errore, infatti lo stesso 
è stato costruito da diver¬ 
se ditte quali. Ducati, 
SAFAR, S.A. Microtecnica, 
in esemplari con leggiere 
varianti. 

Pertanto non è bidone in¬ 
viare l'uno per Taltro. 
Infine siamo lieti di comu- 
nicarLe che sul prossimo 
numero pubblicheremo un 
interessante articolo di Z. 

Gandini che tratta proprio 
deirammodernamento del 
KZW. Unico inconveniente: 
non usa le valvole segna¬ 
late da Lei. Stralciamo per 
Lei questo brano dall'arti- 
colo di Gandini: « ... Il 
KZW si trova frequente¬ 
mente sulle bancarelle del 
mercatino rionale e più 
spesso nei magazzini dei 
vari Rivenditori surplus in 
uno stato di semiabbando- 
no; viene ceduto solitamen¬ 
te senza valvole, per poche 
migliaia di lire ... ». 


Molti Lettori 

scrivono chiedendo modifiche, 
potenziamenti, adattamenti rela¬ 
tivi a radiotelefoni pubblicati uno 
o due anni addietro dalla Ri¬ 
vista. 

Il progresso nel campo 
dei transistori è continuo: 
pertanto è bene non « adat¬ 
tare » il già passato ma fa¬ 
re del nuovo. 

Inoltre un radiotelefono 
nato per 300 metri di por¬ 
tata non si adatta a 1 km.: 
si fa un altro radiotelefo¬ 
no. 


^ ^ ^ 

Sig. Silvano Contavalll - Bologna 

sono un Vostro appassionato let¬ 
tore, nonché sostenitore. Molto 
bene il ricevitore professionale 
degli ultimi due numeri. 

Ma non Vi sembra che riman¬ 
ga nel solito classico circuito 
che, pur rendendo a suffìcen- 
za, non costituisce quel non 
plus ultra, che molti radioama¬ 
tori vanno ricercando? 

Invece di aggiungere uno stadio 
in media frequenza {utile anche 
quello), non era molto più uti¬ 
le, (ma anche più difficoltoso 
forse) uno stadio ben fatto di 
amplificatore in A.F.? 

(Non mi dite ora che uno è 
anche di troppo). 

Un’altra cosa: in un vero « pro¬ 
fessionale », non si può sorvo¬ 
lare sulla ricezione in CW, SSB, 
NBFM. A mio modesto parere 
di amatore, sono proprio queste 
le caratteristiche che fanno di 
un buon ricevitore per O.C. un 
« peri etto » ricevitore professio¬ 
nale. Spero che Vogliate riem¬ 
pire al più presto questa non 
piccola lacuna {non solo della 
Vostra Rivista). Ho infatti nota¬ 
to che molte altre riviste quan¬ 
do trattano ricevitori per traf¬ 
fico radiantistico hanno la pes¬ 
sima abitudine di sorvolare su 
questi particolari, perché, « tan¬ 
to sono poco usati ». Ma se so¬ 
no poco usati si deve soprat¬ 
tutto alla scarsa trattazione, e 
anche alla scarsa effìcenza di 
certi apparati. 

Non sarebbe ora di mettere da 


parte certi pregiudizi, e di ini¬ 
ziare una ampia trattazione del¬ 
la cosa? Vi assicuro che se sco¬ 
verete qualche circuito veramen¬ 
te efficace, la Vostra rivista salirà 
di non poco nella stima dei Let¬ 
tori {e soprattutto degli OM.). 
Vi mando le mie scuse per aver¬ 
vi annoiato cosi a lungo, unita¬ 
mente ai miei più cari saluti. 

if jf. 

Sig. Cosimo Caputo • Taranto 

Sono un abbonato delta Sua Ri¬ 
vista. Negli ultimi numeri che ho 
avuto sono rimasto deluso perché 
adesso il Suo giornale pubblica 
schemi di radio, di trasmettitori, 
di amplificatori troppo complessi 
per i dilettanti {la maggior parte 
dei Suoi lettori sono alle prime 
armi). Per questo la pregherei di 
pubblicare qualche schema più 
semplice che impieghi pochi tran¬ 
sistori. 

Allora i nostri Lettori so¬ 
no tutti alle prime armi 
come afferma il Sig. Capu¬ 
to o sono tutti ferrati co¬ 
me il Sig. Contavalli? 

Questo è il problema — di¬ 
ceva il prence di scespiria- 
na memoria. 

Caro signor Caputo, se 
trova difficile ad esempio 
« il semplice monitore », il 
« misuratore di campo » i 
« dieci circuiti celebri », 
« il disturbatore », « il ca¬ 
pacimetro a lettura diret¬ 
ta », « i rilevatori di dati 
per transistori » ecc., non 
possiamo consigliarLe al¬ 
tro che una galena (com¬ 
prata già cablata). 

Per Tamico Contavalli ab¬ 
biamo in cantiere un al¬ 
tro « professionale » che 
ha il BFO (1/2 12AU7) e, 
speriamo, caratteristiche 
che gli piaceranno. 

Ivana Vieri - Carpi di Modena 

Vorrei sapere, per favore, la por- 


413 





lata del riceirasmettitore da Voi 
progettato net numero 4 del set¬ 
tembre U.S. per autovetture a val¬ 
vole e transistori. 

Grazie anticipate c distinti saluti 

La portata del complesso 
in questione varia, al soli¬ 
to, in funzione delle con¬ 
dizioni ambientali: in aper¬ 
ta campagna, tra due col¬ 
line, ecc., si possono sta¬ 
bilire collegamenti fino a 
4-r5 km con una certa di¬ 
sinvoltura, In città (stra¬ 
de) difficilmente si può 
sperare nel mezzo km, sal¬ 
vo che si usino « signore 
antenne »; in media, due 
amici che facciano una gi¬ 
ta insieme in auto e si vo¬ 
gliano tenere in contatto, 
si parlano a 2-r300 metri 
con chiarezza pari a quella 
del telefono e non rischia¬ 
no di perdersi fino a 1 km 
e oltre (es. Autostrada del 
Sole; 3-^4 km). 

La risposta vale anche per 
il Sig. Vincenzo Maniero 
di Torino e per il Sig. Ste¬ 
fano Csath di Milano. 


Sig. Giovanni Allievi - abb. 1112 - 
Milano 

IlLmo Direttore, ho avuto la gra¬ 
dita sorpresa di vedermi recapi¬ 
tare tutti gli ultimi numeri di 
C. D. dalla ripresa delle pubbli¬ 
cazioni. Mi abbonai per due anni 
perchè « credevo » nelle possibili¬ 
tà di questa Rivista. 

Più tardi do\^evo ricredermi. Se 
la Rivista usciva con numeri in¬ 
teressanti, grazie alle virtù dei 
suoi collaboratori, usciva però con 
mesi di ritardo. Spesse volte non 
si pubblicavano due numeri per 
due differenti mesi, ma un solo 
numero bimensile. 

Oserei dire che i ritardi di C, D. 
erano diventati proverbiali. 

Si immagini quindi la mia gioia 
quando ho notato che da un po’ 
di tempo a questa parte, la Rivi¬ 
sta appariva regolarmente al pri¬ 


mo di ogni mese. Ma la mia gioia 
è giunta al colmo allorché ho tro¬ 
vato in casa il n. 4 di C. D. c poi 
tutti i seguenti. 

Se la mia fiducia nella S.E.T.E.B, 
era grande al momento del rile¬ 
vamento dell’edizione di C. D., ora 
è incondizionata. Non è fiducia 
dettata dal fatto che vedo per me 
la possibilità di non acquistare i 
sette od otto numeri che anco¬ 
ra mi spettano, è fiducia nata 
dalla pura considerazione dei fatti. 

Non vi era giunto da parte mia 
alcun invito o sollecito ad esau¬ 
rire il mio abbonamento, ma con 
ammirevole spirito di onestà ave¬ 
te ricercato gli abbonati che non 
avevano ricevuto tutti i numeri 
cd avete provveduto. Ripeto che 
sono rimasto entusiasta di fronte 
a una simile prova di morale. Pur¬ 
troppo, mi dolgo ora più che mai di 
non essere tecnico o sperimentato¬ 
re, e di non essere in grado di col¬ 
laborare attivamente con articoli e 
progetti. Certo che Vi farà piacere, 
cercherò di darVi consigli e sug¬ 
gerimenti che certamente Voi ana¬ 
lizzerete. Per ora non posso fare 
altro che invitarvi a continuare 
sulla strada intrapresa. La veste 
editoriale di questa Rivista, una 
edizione che può stare alla pari 
e superare molte riviste nostrane 
e straniere. Gli articoli, come ho 
già detto nella presente, sono il 
frutto della collaborazione di bra¬ 
vi tecnici £ sperimentatori, e soììo 
meritevoli della mia (anche se po¬ 
vera) completa approvazione. 

Mi scuso per il tempo che Vi ho 
fatto perdere; ho dcriderio di po¬ 
tervi scrivere ancora, e Vi salut(ì 
con affetto. 

Il signor Allievi è mollo 
gentile e forse un poco e- 
sagerato (non si offenda); 
certamente fa piacere ri¬ 
cevere questa e le altre nu¬ 
merose lettere consimili. 


Trs. Antonio Bravaccino - Se. Tr. 
Cecchignola - Roma 

Desidera gli schemi e le istruzioni 
di montaggio relative ai G235 e 
G236 

Non avremmo nulla in con¬ 
trario ad accontentarLa, 
se la Geloso non pubbli¬ 


casse dei magnifici Bollet¬ 
tini e manuali di istruzio- 
ae, dettagliati e « parlanti ». 
Scriva pertanto a Bollet¬ 
tino Tecnico Geloso - V.le 
Brenta, 29 Milano, invian¬ 
do L. 150 e indicando in 
che veste è interessato al¬ 
la produzione Geloso (es.: 

« amatore »). 

Sig. Giorgio Tainassia - Verona 

Spett.le Ditta « Costruire Diverte » 

- Consulenza, 

Desidererei uno schema se esiste 
di una ricevitrasmittente portatile 
a transistor oppure a valvole che 
possa trasmettere o ricevere da 
una disianza di un centinaio di 
chilometri. 

E desidererei anche lo schema di 
im televisore portatile non molto 
complesso nel circuito. 

Se i schemi non fossero possibili 
di essere stampati sulla Rivista vi 
pregherei di spedirmi a casa i due 
schemi sempre che sia possibile se 
poi ci fosse da pagare per il di¬ 
sturbo lo pagherei. 

[fi a!tesa di una Vostra risposui 
\ ì poigo L saluti più distinti. 

Per ora non esistono tra¬ 
smettitori a transistori ca¬ 
paci di superare centinaia 
di km., mentre, seppure 
con difficoltà di grado su¬ 
pcriore alle capacità del 
« normaldilettante » (M, si 
possono costruire ricevito¬ 
ri transistorizzati di ecce¬ 
zionali prestazioni (E.R. 46 
- Radio Rivista 8/1960 pag. 
227: vedi). 

Quanto al televisore porta¬ 
tile, purtroppo complesso, 
può espirarsi a quello del 
Sony TV-8-301 a transistori 
« portatile » perchè piccolo 
c leggiero, che richiede pe¬ 
ro alimentazione a 220 V. 

Dimenticavo; Lei, comun¬ 
que, c un « normaldilet¬ 
tante »? 


414 









(1) E' definito « normaldi- 
iettante » il radioamatore 
che a 45“ di latitudine e a 
pressione 760 mm di mer¬ 
curio ha la seguente forma 
mentis; 

preparazione teorica 51,3^/u 
eserienza da prove 43,6% 
praticaooia quanto basta 
fantascienza tracce (co¬ 
munque non più di 1 par¬ 
te su 1 milione). 

Si definiscono anche radio- 
amatori normaldecimi e 
normalcentesimi quelli che 
hanno la composizione so¬ 
pradetto diluita rispettiva¬ 
mente in dieci e in cento 
parti di volgarperiodico. 

¥ V K- 

Sig. Mirco Mazzucchelll • Sam- 
pierdarena 

Spett.le Rivista C. D., 

Tra i tanti progetti che sotza dub¬ 
bio avrete in mente di pubblicare, 
Vi sarei enormemente grato se vor¬ 
rete pure includere un buon pro¬ 
getto, per un ancor migliore tra- 
sììiettitore per gamme radiantisti- 
che, della potenza di... almeno 300 
watt, progetto che preveda la tra¬ 
smissione AM, CW, SSB, il più 
completo possibile, con tutti quegli 
accorgimenti che tecnici come i 
Vs, Sig. Zelindo Gandini, Ing. Mar¬ 
cello Arias, Dott. L. Dondi, Sig. A. 
Tagliavini, ecc. saranno certamen¬ 
te in grado di poter tirare fuori 

Ho seguito molto bene il progetto 
di A. Tagliavini per il RX dopp. 
conversione-, è ottimo, ma non mi 
sembra perietto: manca BFO per la 
ricezione del CW {io ne sono 
cultore ed appassionato), ricezio¬ 
ne MauMau, calibratore, ecc. 

Vorrei proprio che pubblicaste un 
buon e completo progetto di Si¬ 
gnor Trasmettitore, magari divi¬ 
dendo il progetto in tre puntate 
{classiche) Alimentatore, Modula¬ 
tore, Finale {possibilmente senza 
ì soliti VFO). 

Ringrazio in anticipo. 

« Arieochilo » dicono a Ro¬ 
ma (vedi C.D. 9/62 pag. 


213): per il ricevitore stia¬ 
mo già provvedendo: il 
nostro « Nino » Tagliavini 
sta cesellando un nuovo 
Rx con 6BA6 - 12AU7 - 
6BE6 - 6BA6 - 6BA6 - 6U8 
- 12AU7 - ECL82 - 5Y3 con 
Smeter - BFO e.., beh, leg¬ 
gerete a gennaio o feb¬ 
braio! 

Per il Tx 300W... vedre¬ 
mo! 

* * * 

Sig. Gian Franco Braidotti - Mossa 

Mi interessa molto il PAN OC 
{C.D. marzo '61) e mi rivolgo a 
Lei per vedere se può esaudire 
la mia richiesta di inviarmelo, 
dato che la carenza della vista 
non mi permette di montare il 
circuito in questione : la somma 
da versare non dovrebbe supe¬ 
rare le diecimila lire. Se Lei, 
egregio Direttore, sarà così gen¬ 
tile da esaudire il mio desiderio 
ne sarò felice... 

Noi non possiamo ao 
contentarLa, ma se qual¬ 
cuno dei nostri amici Let¬ 
tori avendo il PAN OC vor¬ 
rà cederlo al Sig. Braidotti 
ovvero lo costruirà per lui, 
compirà un'azione degna 
di lode; pensiamo che in 
tal caso nessun « vampiro » 
o bidonista di bassa lega 
avrà il coraggio di appro¬ 
fittare della menomazione 
del Sig. Braidotti appiop¬ 
pandogli un rottame che 
egli pagherà per buono. 

if. V 

Sig, P. Bassi - Milano 

Sono un lettore della vostra Ri¬ 
vista e vorrei chiedervi di pub¬ 
blicare uno schema. Si tratta 
di un radiotelefono di bassissi¬ 
mo costo a transistori con una 
portata di 3,5 km. 

Sarei molto lieto se me lo pub¬ 
blicaste. Distinti saluti. 

I signori Bernagozzi e Ta¬ 


gliavini, hanno provvedu¬ 
to in questo numero ad ac- 
contentarLa. 

V ^ ^ 

Sig. Luigi Cascia - Sorrento 

Sono un vostro appassionato let¬ 
tore, avendo la seguente valvola, 
(1-R.5) desidererei ricevere sul 
prossimo numero di « Costruire 
Diverte », uno schema di ricevi¬ 
tore a cuffia. 

Gì permettiamo sconsigliar- 
Le l’uso della 1R5 per un 
monovalvolare. La 1R5 or¬ 
mai ha senso solo per ri¬ 
cambi in supereterodine a 
pile di vecchia produzione; 
se non Le serve per tale 
uso la metta in cornice o 
si diverta a vedere come 
è fatta dentro ... 


sig. Desiderio Ghironzi - Roma 

Sono un appassionato Lettore del¬ 
la Vostra Rivista; perciò mi ri¬ 
volgo a voi: Possiedo un giradi¬ 
schi « ELAC » net quale non fun¬ 
ziona il regolatore di tono; non 
sono mai riuscito a trovarne lo 
schema e per questo non so rego¬ 
larmi sulle connessioni del sud¬ 
detto potenziometro. Sarei ricono¬ 
scente se mi inviaste il suddetto 
schema. 

Mi occorrerebbe anche lo schema 
del ricevitore S20 Magnadyne. 

Infine chiarimenti sut ricevitore 
pubblicato a pag. 28 del giugno '62 
di C. D. MF è microfarad o milli- 
farad? Quanti fi la bobina mobile 
dell’A.P.? E l’esatto valore di Cl? 

Calma e compostezza! Dun¬ 
que, ecco qua: 

1) Spiacenti ma non abbia¬ 
mo schema dell'ELAC. Ad 
ogni buon conto un « rego¬ 
latore di tono » alla buona 
è costituito da un conden¬ 
satore di 20-^25 mila pF 
collegato alla placca della 
valvola che precede la fi¬ 
nale, connesso a un capo 


4Ì5 




di un potenziometro loga¬ 
ritmico da 0,1 MQ; il cur¬ 
sore di questo è a massa. 

Un’altra possibilità è offer¬ 
ta dallo stesso potenzio¬ 
metro collegato con un 
capo alla griglia della fina¬ 
le e con l'altra a massa; il 
cursore va a massa tramite 
il solito condensatore da 
20-^25 mila pF. 

2) Abbiamo lo schema del- 
rS20 ma non abbiamo spa¬ 
zio in questo numero: vor¬ 
rà perdonare, ma lo dob¬ 
biamo pubblicare sul nu¬ 
mero di gennaio. 

3) MF è errato e sta al po¬ 
sto di m-F. L'impedenza del¬ 
la b.m. dell'AP dipende da 
quella del secondario del 
T.U. adottato; normalmen¬ 
te sarà sui 10 Q. 

Per Ci è idoneo un varia¬ 
bile ad aria da 500 pF (ad 
esempio GBC 0/132 ovvero 
0/133). 

.•f. if. 

Sig. Enrico Colonna - Roma 

Tempo fa chiesi mi fosse inviato 
il numero della rivista in cui 
compariva lo schema di un cir¬ 
cuito di accensione a transistori 
per auto, in quanto mi interes¬ 
sava particolarmente. Purtroppo 
ho ricevuto la Sua sollecita ri¬ 
sposta con la quale mi avvertiva 
che era impossibile esaudire la 
mia richiesta in quanto quel nu¬ 
mero arretrato della rivista era 
esaurito e che il versamento da 
me fatto sarebbe stato usato per 
spedirmi in abbonamento il nu¬ 
mero di Novembre della rivista. 

Intanto per scrupolo di coscienza 
Le invio in francobolli le 50 li¬ 
re di differenza che vi sono tra 
il mio versamento ed il prezzo 
della rivista. Poi vorrei chieder¬ 
le un grande favore: A me quel 
circuito interessa parecchio; sic¬ 
come immagino che in redazio¬ 
ne ve ne sarà almeno una copia 
in archivio] della rivista, o che, 
alla peggio, l'Autore ricorderà 


quello schema, potrei averlo co¬ 
me « consulenza » tramite la pub¬ 
blicazione sulla rivista o in via 
privata? 

Il progetto cui Lei fa rife¬ 
rimento è ormai sorpassato 
e non ha dato compiei tv 
mente i risultati sperati. 

Ci auguriamo di poter pre¬ 
sto pubblicare qualcosa di 
più sicuro. 


Sig Giorgio Sestieri - Roma 

Ho montato il ricevitore ìnicro- 
miniatura che avete pubblicato nel 
N. 3 del 1960 ed ho ottenuto buo¬ 
ni risultati sebbene abbia messo 
al posto del transistor N. 2 
(2NÌ92) il transistor OC12 perchè 
già ne ero in possesso. Poiché vor¬ 
rei aggiungere a tale ricevitore 
un quarto transistor e possiedo un 
OC71 vorrei che mi suggeriste il 
modo {se è possibile) per tale tno- 
difica affinchè possa ottenere una 
maggiore potenza di uscita. 

Ci permettiamo sconsigliar- 
Le tale aggiunta. L'appa¬ 
recchio va usato come ò 
stato progettato; aggiun¬ 
gere un altro stadio in 
B.F. metterebbe in risalto 
la non eccessiva selettività, 
più che buona a volume 
ridotto, ma insufficiente a 
volume più spinto. Inoltre 
non sarebbe logico inseri¬ 
re un altro OC71 in serie: 
meglio a questo punto, pi¬ 
lotare un finale di potenza 
o un controfase di OC72. 


Sig. Enzo Greco - Palermo 

Vorrei montare lo schema pub¬ 
blicato sul n. 2 del luglio c.a. 
pag, 87. Dalle parti nostre molto 
materiale non si riesce a recu¬ 
perare e nel caso mio specifico, 
pregherei la Sua cortesia se mi 
facesse inviare da chi di com¬ 
petenza {con pagamento contras- 
segno, s'intende) n. 2 bobine L2, 
n. 2 bobine 13 e te 2 JAF neces¬ 


sarie al completamento del }}ion- 
taggio del predetto radiotelefono. 

Penso che a Lei non dovrebbe 
riuscire difficile potermi accon¬ 
tentare, anche perchè i due esem¬ 
plari di quest'ultimo schema li 
ho già montati, ma senza poter¬ 
li ultimare per la mancanza del¬ 
le predette bobine più sopra in¬ 
dicate. 

Spero ed anzi sono certo che farà 
di tutto per venire incontro alle 
mie aspirazioni ed in tale atte¬ 
sa, desidero esprimere il mio più 
vivo ringraziamento. E’ la no¬ 
stra passione verso l’elettronica 
che ci spinge a ciò. 

Grazie ancora e rimango in atte¬ 
sa di quanto sopra 

Noi non possiamo accon- 
tentarLa perchè la attuale 
gestione non contempla 
vendite a Lettori o formu¬ 
le commerciali legate ai 
progetti. 

Questo vorremmo valesse 
per tutti; consigliamo 
quindi il sig. Greco di ri¬ 
volgersi direttamente alle 
Ditte nostre inserzioniste o 
comunque specializzate nel¬ 
la vendita di parti stac¬ 
cate. 

Una seconda possibilità è 
quella di servirsi della ap¬ 
posita rubrica « Offerte e 
richieste »; ci saranno cer¬ 
tamente in Italia dilettanti 
disposti a cedere parti ine¬ 
renti a nostri progetti.. Si 
formi dunque una « inter¬ 
nazionale del dilettante » 
per consentire un proficuo 
scambio, vendita o acqui¬ 
sto di parti; ciò non è a 
danno di nessun commer¬ 
ciante, scarsamente inte¬ 
ressato al ridotto giro di 
affari, ed è a unico van¬ 
taggio degli interessati. 

Animo dunque: la rubrica 
« Offerte e richieste » è a 
disposizione Sua e di 


416 






chiunque altro ne vorrà 
approfittare. 


Slg. M. Borri - Bibbiena Sta¬ 
zione ( Arezzo) 

Sono un abbonato della Vostra 
Rivista mensile « Costruire Di¬ 
verte », sono interessato per la 
costruzione del « Complesso rice¬ 
trasmittente su 144 Megahertz ali¬ 
mentato a 12 y. » pubblicato sul 
numero di settembre scorso. 

Vorrei se possibile dettagli su 
qualsiasi elemento componente il 
ricetrasmettitore, in quanto nel¬ 
l’elenco riportato delle parti com¬ 
ponenti, sono tralasciati ad esem¬ 
pio i due semiconduttori, il quar¬ 
zo etc. 

Onestamente non è ben 
chiaro quali chiarimenti 
Le occorrono: la lista dei 
componenti è a pagina 208; 
i « due semiconduttori » 
(quali?) sono i transistori 
indicati a pagina 204, se¬ 
conda colonna, 2^ riga 
COC26), e quelli indicati 
a pagina 206, L colonna, 
7^ riga. Se allude ai due 
diodi raddrizzatori, questi 


sono degli 1S1965, come in¬ 
dicato nello schema. Del 
quarzo, infine, si parla am¬ 
piamente a pag. 204, 2^ co¬ 
lonna, 3^ riga dal basso; 
inoltre il suo valore è in¬ 
dicato sullo schema. 

In ogni caso siamo a Sua 
completa disposizione per 
ogni chiarimento che le 
fosse ancora necessario. 

Sìg. Mariano Mura - Cagliari 

Essendo in possesso di un appa¬ 
recchio radio marca SIBREMS e 
non conoscendo le caratteristiche, 
prego codesto Uff. Tecnico di far¬ 
mi avere qualche notizia atta al 
suo ripristino. 

Allego pertanto alcune caratteristi¬ 
che esterne: apparecchio radio SI- 
BREMS con gruppo AF a tamburo 
e 7 gamme d’onda (due medie e 
5 corte) n. 1 raddrizzatrice con 
zoccolo a vasca, n. 1 occhio ma¬ 
gico, n. 6 valvole serie Rimìock 
accensione 6 V. 

Sinceramente confessiamo 
di non aver mai sentito 
nominare tale marca. 


E' certo non si tratti della 
SIEMENS? In tal caso 
scriva direttamente alla 

SIEMENS Elettra SpA 
Servizio assistenza tecnica 
Via Fabio Filzi, 29, Milano 

Sig. Pietro Colubri - Genova 

Offre la Sua collaborazione 
Questa sarà certamente 
graditissima; ci niseirvia- 
mo in ogni caso di esami¬ 
nare il progetto (o i pro¬ 
getti) prima di esprimere 
un giudizio. 


^ proposito 

di collaborazione diamo riscontro 
ai Signori 

Mario Nuvoli, Gianfranco 
Balducci, Giorgio Gobbi, 
Renzo Davide, Ugo Vancini 

dell’avvenuto ricevimento dei loro 
elaborati. Riteniamo che potranno 
essere pubblicati, probabilmente in 
uno dei primi numeri del 1963, 
in una rubrichetta tutta dei Let¬ 
tori. 


Su "CoslTuìre Diverle,, di Gennaio 1963 

due ariicoli mollo aliasi : 

« 

# PREANPLIFIGATORE ALTA FEDELTÀ’ 

# ANMODERNIAMD L’AR 18 


417 






NOTIZIARIO SEMICONDUnORI 


TRANSISTORI DI POTENZA 

Attualmente è fatto largo impiego di transi¬ 
stori di potenza. Il (oro uso rende infatti solidi 
e sicuri molti circuiti che altrimenti, con tubi 
elettronici, riuscirebbero ingombranti e struttu¬ 
ralmente deboli. Inoltre le loro pregevoli carat¬ 
teristiche elettriche permettono spesso notevoli 
semplificazioni circuitali e una maggiore dutti¬ 
lità di progetto. 

Classificare con esattezza la classe dei transi¬ 
stori di potenza non è certamente possibile. 
Termini come transistore di piccola, media, 
alta potenza sono molto vaghi e non consen¬ 
tono una netta separazione tra le diverse clas¬ 
si. Possiamo tuttavia ritenere di potenza tutti 
quei transistori con dissipazione dell ordine 
dei watt, e a questi ci riferiremo nel seguito. 

La comparsa reale del primo transistore di 


potenza avveniva solo cinque anni dopo la 
nascita del transistore a giunzióne e cioè nel 
1954; dopo questa data sono sorte un'infinità 
di nuove serie di transistori di potenza con 
caratteristiche diversissime e in grado di co¬ 
prire una vastissima gamma di applicazioni. 

Le alte frequenze, precluse a questo tipo di 
transistore fino a circa il 1958, sono divenute 
campo di lavoro per transistori anche di ele¬ 
vate potenze grazie alle tecniche Mesa prima 
e Planare poi. Ne esistono alcuni che con dis¬ 
sipazioni di più di cento watt funzionano in 
oscillazione fino a cinquanta megacicli e oltre. 

Il limite superiore della massima potenza vie¬ 
ne spostato di giorno in giorno dai nuovi tipi 
prodotti dalle ormai numerosissime fabbri¬ 
che, Per dare un'idea di questo limite baste¬ 
rà considerare le serie Westinghouse 2N1809 
e 2N2109 che possono dissipare al limite mas- 


Transistori 


di potenza 


di alta potenza 


OC 16 OC 26 


TO 3ó 





Fig. 1 - Fisionomia esterna di alcuni tran¬ 
sistori di potenza. 


418 

























simo del raffreddamento per convezione in 
aria a 25°C la ragguardevole potenza di 250 
watt, con tensioni tra collettore ed emittore 
che giungono ai 200 volt e con correnti mas¬ 
sime di collettore di 30 ampère. E non è certo 
questo il non plus ultra del raggiungibile. 

Nel presente notiziario c'interesseremo del 
transistore di potenza in generale, ne tratte¬ 
remo le caratteristiche tipiche, le modalità di 
impiego soprattutto per quanto si riferisce 
al raffreddamento e la distorsione in circuiti 
amplificatori a bassa frequenza. 

DISSIPAZIONE E RAFFREDDAMENTO 

In fig. 1 sono riportati alcuni tipici involucri 
di transistori di potenza. In genere da questi 
è possibile dedurre la massima potenza dis- 
sipabile dal transistore, o almeno la sua clas¬ 
se d'appartenenza (media, alta potenza), poi¬ 
ché Vinvolucro è la causa prima del raffred¬ 
damento della giunzione di collettore. 

Prima di procedere sarà opportuno chiarire 
e precisare alcuni punti sulla struttura co¬ 
struttiva dei transistori di potenza. 

Come noto, due giunzioni costituiscono un 
transistore, e queste sono ottenute dalla riu¬ 
nione di tre parti semiconduttrici denominate 


rispettivamente P, N, P oppure N, P, N a se¬ 
condo che il transistore sia PNP o NPN. Da 
ora innanzi ci riferiremo sempre e solam^ente 
al più comune tipo PNP. 

La giunzione che in generale deve dissipare 
la maggior potenza è la base-collettore e per 
tal motivo i transistori di potenza vengono 
costruiti con la zona di collettore direttamen¬ 
te saldata alVinvolucro metallico, di modo 
che il calore venga rapidamente asportato da 
questa giunzione. In fig. 2 un transistore di 
potenza è stato sezionato per mostrarne la 
struttura interna; si noti la zona di collet¬ 
tore direttamente saldata su una sporgenza 
deir involucro metallico. 

Esistono anche transistori con Vemittore a 
massa, usati soprattutto in commutazione, 
quando la giunzione che deve dissipare la 
maggior potenza è la base-emittore. In que¬ 
sta sede non considereremo simili « specia¬ 
lissimi » esemplari che possono venir riguar¬ 
dati come eccezioni, anche se può essere uti¬ 
le conoscerne resistenza. 

Per i tipi più comuni quindi rinvolucro vie¬ 
ne ad avere anche la funzione di terminale 
di collettore, con la conseguenza ben nota di 
dover isolare o il transistore con rondelle di 



Fig. 2 - Transistore dì potenza sezionato. 


419 





















mica o tutti gli altri componenti da un even¬ 
tuale superficie metallica comune. 


Il problema del raffreddamento, tanto sen¬ 
tito per i transistori di potenza è la diretta 
conseguenza, della vecchia legge di Joule, 
per la quale in un conduttore percorso da 
corrente elettrica si sviluppa una quantità 
di calore proporzionale alla resistenza del 
conduttore e al quadrato delVintensità di 
corrente. In altre parole, se un conduttore 
avente resistenza 1 ohm è percorso da una 
corrente di 1 ampère, in esso viene dissi¬ 
pata una potenza di 1 ohmx(l amp)^ = 
= 1 watt (pari a 0,24 calfsec.); se nel con¬ 
duttore scorre una corrente di 2 ampère, la 
potenza dissipata diviene di 4 watt pari a 
0,96 callsec. 

Il calore prodotto per effetto Joule innalza 
la temperatura del conduttore e se questo si 
deteriora al di sopra di una certa tempera¬ 
tura, sarà necessario raffreddarlo oppure li¬ 
mitare la corrente per non superare la tem¬ 
peratura limite. E' ovvio che se si desidera 
far scorrere nel conduttore la massima cor¬ 
rente possibile con le più ridotte limitazio¬ 
ni, il raffreddamento diventa indispensabile. 

Nel caso del transistore di potenza questo 
problema si acuisce e assume un ruolo di 
fondamentale importanza. £' risaputo infat¬ 
ti che le giunzioni semiconduttrici hanno un 
limite ben definito di temperatura, superan¬ 
do il quale subiscono alterazioni irreversibili 
che alterano le caratierestiche elettriche del¬ 
la giunzione o la distruggono completamente. 

E d altra parte, ai transistori di potenza 
sono a volte richieste correnti di collettore 
e quindi dissipazioni nella giunzione base¬ 
collettore molto elevate, e si rendono indi¬ 
spensabili cure particolari nel loro raffred¬ 
damento. 

Infatti il calore generato per effetto Joule 
nella giunzione base-collettore deve essere 
asportato per impedire che sia raggiunta 
la massima temperatura ammissibile, che 
per transistori al germanio varia tra 80 e 
120^’C. e per transistori al silicio varia tra 
150 e 20(rC. 

La dissipazione in questa giunzione è data 
semplicemente dal prodotto della tensione 
presente tra base e collettore e la corrente 
che scorre nel collettore, o in pratica dal 
prodotto della corrente di collettore per la 


tensione collettore-emittore, col che si tiene 
implicitamente conto anche della giunzione 
base-emittore (praticamente trascurabile). 

In formule: 


P. - hxV^ (H 


dove 

Pc ^ potenza dissipata dal transistore in 
watt 

h = corrente di collettore in ampere t 

V,, = tensione collettore-emittore in volt. 

A questa potenza dissipata corrisponde un 
innalzamento della temperatura alla giun¬ 
zione e precisamente la temperatura alla 
giunzione Tj aumenta di una ben determi¬ 
nata quantità rispetto alla temperatura pre¬ 
sente sulVinvolucro, avendosi: 


Ti = PcX Kj + Ti 


dove 

Tj = temperatura^ alla giunzione in gradi 
centigradi 

P, - come per la (1) 

K, - resistenza termica tra giunzione e in¬ 
volucro in °Cfwatt (dato fornito dal 
costruttore per ogni tipo di transistore ) 
Ti = temperatura sulVinvolucro in gradi cen¬ 
tigradi. 

Ad esempio se un transistore 0C26 dissipa 
10 watt, supposto di mantenere Vinvolucro 
ad una temperatura di 25^C., essendo la sua 
Kj di 1,2 °Cfwatt, si ottiene la reale tempera¬ 
tura alla giunzione: 


Tj = 10x1^^25 = Ì7^C 


Di gran lunga inferiore alla massima tempe¬ 
ratura ammissibile alla sua giunzione (90 °C.), 

In pratica però non è possibile mantenere 
Vinvolucro del transistore a 25’^ C., ma anche 
questo si riscalda più o meno a secondo del 
sistema di raffreddamento messo in atto. Co¬ 
munemente si suole fissare il transistore su 


420 






una piastra di materiale con buona condu¬ 
cibilità termica (alluminio, rame) di modo 
che il suo riscaldamento venga limitato il 
piu possibile. L'estensione della piastra di 
raffreddamento è condizionata alla dissipa¬ 
zione che si desidera realizzare e dalla tem¬ 
peratura massima delVambiente (aria). 


La piastra opporrà una certa resistenza al 
passaggio del calore tra Vinvolucro e l’am¬ 
biente, resistenza che indicheremo con K, e 
che andrà aggiunta alla già vista resistenza 
termica del transistore Kj. In determinate 
condizioni la massima potenza dissipata è 
data dalla seguente relazione. 


P = 

* « miM 


r, — r. 


( 2 ) 


dove 


Pcma. = 

massima potenza dissipata in W 


massima temperatura alla giunzio¬ 
ne in °C. 

r. 

temperatura ambiente in °C. 

Ki 

resistenza termica giunzione-invo^ 
lucro in ^C/watt 

K, 

resistenza termica tra involucro ed 
ambiente in ^Cjvcatt (dipende dal 
tipo e dalle dimensioni della pia¬ 
stra). 


Riprendendo il familiare esempio con 0C26, 
se si suppone di raffreddarlo ponendolo su 
una piastra d'alluminio di 15x15 cm. dello 
spessore di 1,5 mm., la resistenza termica tra 
involucro e ambiente è circa = 4,5 °CI 
jwatt ed essendo Kj = 1,2 °C/watt e Tj - 
■-= 90 “C la sua massima dissipazione ammissi¬ 
bile a una temperatura ambiente non supe¬ 
riore a 25 ""C. diventa: 


P,.. 


?5 — 


90 — 25 
1,2 + 4,5 


= 11,4 vcatt 


e se è prevista una tensione tra collettore 
ed emittore di 6 volt, la corrente di collet¬ 
tore dovrà mantenersi al di sotto dei 2 am¬ 
pere per non danneggiare il transistore. 


In pratica la parte più difficoltosa è la deter¬ 
minazione della resistenza termica della pia¬ 
stra di raffreddamento, o meglio la determi¬ 
nazione di quella piastra che presenti un 
determinato K.. 


TAVOLA A (dimensioni radiatori termici) 


Alluminio, spess. 3 mm. 
Dimensioni della lastra 

{cm X cm ) 

Ks 

Resistenza termica 
involucro-amb. 
X/watt 

6x6 

10 

9x9 

8 

11x11 

6 

13x 13 

5 

15 X 15 

4,2 

18 X 18 

3,6 

26x26 

2,6 


Note: per uno spessore di 1,5 mm. incrementare le 
dimensioni del 10%. 

U transistore deve essere montato al centro della 
lastra per le migliori condizioni dì dissipazione. 


Nella tavola A sono dati alcuni valori indi¬ 
cativi, utili almeno per avere un ordine di 
grandezza sulle dimensioni necessarie. 

In commercio esistono radiatori termici per 
transistori di potenza con resistenza termi¬ 
ca K, ben definita, ma in genere questi so¬ 
no previsti per potenze molto elevate e stu¬ 
diati in fogge particolari per rendere massi¬ 
mo l’effetto raffreddante mantenendo mini¬ 
me le dimensioni. Per impieghi non parti¬ 
colarmente impegnativi e soprattutto econo¬ 
mici, il loro uso riesce superfluo e la sempli¬ 
ce piastra d’alluminio (o meglio il rame) 
opportunamente dimensionata può ben es¬ 
sere sufficiente. 

Quindi è sempre necessario raffreddare un 
transistore di potenza se dissipa una poten¬ 
za superiore a quella minima consentita in 


421 












aria libera. E per determinare le dimensio¬ 
ni della piastra si procede nel seguente mo¬ 
do: si stabilisce la massima temperatura a 
cui sarà soggetto tutto il complesso in fun¬ 
zionamento normale (Ta = 30 45 °C ecc.), si 
stabilisce la massima dissipazione prevista 
e si calcola rapidamente la resistenza termi¬ 
ca che deve esistere tra involucro e ambien¬ 
te (Ks) con la seguente formula: 


(3) 


dove i simboli hanno i significati già visti. 
Noto Ks dalla tavola A si deducono le di¬ 
mensioni necessarie per la lastra d'allumi¬ 
nio . 

Con chiarezza riprendiamo il nostro OC26 
e supponiamo di volerlo far funzionare come 
stadio d'uscita in classe A con potenza audio 
pari a 3 watt. La dissipazione è il doppio del¬ 
la potenza max. d'uscita, ma per sicurezza 
la riterremo un poco superiore: poniamo 
Pc = 8 watt. Supponiamo ancora che la mas¬ 
sima temperatura ambiente a cui sarà sot¬ 
toposto sia T„ = 45 ”C. Essendo per VOCIÒ 



Tj = 90 ""C e Kj = ],2 °C watt si ottiene per 
la (3): 


90 — 45 

K.= - 1^2 = 4,5 ^Cfwatt 

8 


e dalla tavola A si rileva in corrispondenza 
al valore così trovato il tipo di piastra in 
questo caso necessaria e cioè una lastra d'al¬ 
luminio dello spessore di 3 mm. e di circa 
14x14 cm. 

Se si isola il transistore con rondelle di mica, 
la resistenza termica totale aumenta, e deve 
essere aggiunto a K, un'addendo correttivo 
pari a 0,6 °Cfwatt. Nel caso considerato si 
avrebbe : 


90 — 45 

Ks = -- - (1,2 + 0,6) = 3,9 

8 


a cui corrisponde una lastra dello spessore 
di 3 mm. e 17 x 17 cm, circa. 

Nel dimensionare il sistema di raffredda¬ 
mento è però sempre saggio abbondare. 

S'intende che se il transistore funziona con 
dissipazione molto bassa il raffreddamento 



-o- 

7V 


Dati 

le 1,8 A 
Po max = 4 watt 

Distorsione armonica a 
max. potenza = 10% 
Distorsione armonica 
a 50 mW = 1 % 

Necessita un buon radiatore 

(almeno 15x15 

di AI, spessore 3 mm.) 


Fig. 3 - Stadio fìnale in classe A con OC26. 






























può risultare superfluo. Quando Ks è supe¬ 
riore a lO^C/watt la piastra può ritenersi 
inutile, essendo il transistore in grado di dis¬ 
sipare la sua potenza direttamente in aria. 

Onde agevolare il lettore nella risoluzione 
delVimportante problema del raffreddamen¬ 
to, almeno per i transistori di uso più comu¬ 
ne, sono riportati nella tavola B i parametri 
4 Ki e Tj max per i tipi più noti di transistori 
di potenza. 


TAVOLA B 


Tfpo 

X/watt 

Tji niu 

X 

Casa 

Pre<lwttric« 

Od 6 

1 

75 

Philips 

OC26 

1.2 

90 

Philips 

OC27 

1.2 

90 

Philips 

OC28 

1.2 

90 

Philips 

OC29 

1,2 

90 

Philips 

OC30 

7,5 

75 

Philips 

OC35 

1,2 

90 

Philips 

OC36 

1,2 

90 

Philips 

ADZ1M2 

1 

95 

Philips 

CTPn04 

1,5 

85 

Intermetall 

CTPl111 

1,5 

90 

Intermetall 

CTP1500 

1 

100 

Intermetall 

CTPl544 

1 

voo 

Intermetall 

COTI 311 

1,5 

90 

Intermetall 

CRT1592 

0,8 

95 

Intermetall 

ADI 03 

2 

90 

Siemens 

ADI 05 

2 

90 

Siemens 

TF80 

4 

75 

Siemens 

2N173 

0,7 

95 

Del co 

2N174 

0,5 

95 

Delco 

2N175 

1 

90 

RCA 

2N255 

3 

85 

CBS 

2N256 

3 

85 

CBS 

2N257 

1,5 

90 

Intermetall 

2N268 

1,5 

90 

Intermetall 

2N277 

0,7 

95 

Delco 

2N278 

0,7 

95 

Delco 

2N301-A 

1 

91 

RCA 

2N350-A 

0,6 

100 

Motorola 

2N441 

0,7 

95 

Delco 

2N555 

1 

90 

Motorola 

2N627 

1,2 

100 

Motorola 

2N669 

0,6 

90 

Motorola 

2N1146--C 

0,8 

95 

Intermetall 

2N1168 

1 

95 

Delco 


DISTORSIONE 

Il transistore di potenza ha trovato largo 
uso come stadio d'uscita in classe A. B, C per 
circuiti amplificatori a più o meno alta fe¬ 
deltà, grazie al suo elevato rendimento e alle 
grandi richieste sul mercato di complessi por¬ 
tatili con alimentazione autonoma. 

Molto vi sarebbe da dire sulVargomento « di¬ 
storsione », ma per questa volta basterà 
sfiorare la questione quel tanto che valga a 
chiarire alcuni punti essenziali, purtroppo 
spesso molto travisati. 

Innanzitutto il transistore di potenza è ele¬ 
mento ideale per circuito a bassa distorsione, 
purché lo si impieghi nei dovuti modi, senza 
pretendere potenze assurde da transistori 
inadatti. 

E' errata la tendenza di sforzare al massi¬ 
mo la potenza di un transistore, senza te-^ 
ner conto d'altri numerosi fattori negativi 
derivanti per conseguenza. Affinchè il tasso 
percentuale di distorsione sia basso, la po¬ 
tenza d'uscita richiesta deve essere piccola 
rispetto alla potenza massima che il transi¬ 
store può dare agli estremi limiti delle sue 
capacità. Questo per evitare che il punto 
di lavoro sia costretto a percorrere larga 
parte della caratteristica corrente-tensione 
che purtroppo non è lineare. 

Ad esempio il transistore OC26 funzione¬ 
rebbe con notevole distorsione in classe A 
con potenza d'uscita superiore a 4 watt, men¬ 
tre con 3 watt d'uscita potrebbe essere pas¬ 
sabile con una distorsione percentuale di 
circa V8Vo. 

Dall'OC26 non si possono pretendere più di 
3 o 4 watt di potenza audio. Per potenze mag¬ 
giori è indispensabile l'impiego di transistori 
d'alta potenza quali i 2N173 o i 2N277. 

Altrettanto vale per stadi in classe B; gli 
OC26 potrebbero fornire anche 20 watt per 
quanto riguarda i loro valori limiti, ma la 
distorsione sarebbe assohitamente inaccetta¬ 
bile, mentre con 8 watt output si può par¬ 
lare di fedeltà. 

La distorsione è poi molto dipendente dalla 
impedenza dHngresso e per i transistori di 
potenza il valore optimum s'aggira tra 10 e 


423 












Fig. 4 - Amplificatore HiFi da 10 watt output. 


20 ohm. Al di sotto o al di sopra di questi 
valori la distorsione aumenta rapidamente. 

Quanto detto si riferisce a stadi a emittore 
comune, di uso praticamente esclusivo negli 
stadi d’uscita. 

Circuiti a base o collettore comune non ven¬ 
gono quasi mai impiegati per stadi d’uscita 
di potenza, essendo il loro guadagno irri¬ 
sorio, e il problema della distorsione si spo¬ 
sterebbe da questo stadio a quelli precedenti, 
che dovrebbero pilotare il finale con potenze 
dello stesso ordine di grandezza della potenza 
d’uscita dello stesso stadio finale. 

In fig. 3 è riportato lo schema d’impiego di 
un OC26 come finale di potenza consigliato 
dalla Philips. La distorsione alla potenza 
max, di 4 watt ha un valore piuttosto ele¬ 
vato, 10%. Minore distorsione si ha solo con 
potenze d’uscita inferiori. 

Un semplice circuito ad alta fedeltà capace 
di 10 watt d’uscita senza l’impiego di tra¬ 
sformatori e riportato in fig. 4. Si tratta 
di un circuito consigliato dalla Bendix e 
consistente di uno stadio pilota sfasature, 


seguito da uno stadio finale in classe B. La 
distorsione è contenuta entro limiti accetta¬ 
bili e il rendimento è particolarmente alto 
grazie allo stadio in controfase. 

IMPIEGHI SPECIALI 

La giunzione base collettore d’un transisto¬ 
re di potenza può venir utilizzata come dio¬ 
do rettificatore di potenza, lasciando Ubero 
il terminale di emittore. 

Tre esempi di raddrizzatori sono indicati in 
fig. 5, ed è possibile una corrente d’uscita fi¬ 
no a mezzo ampere con tensioni che giun¬ 
gono fino a 20 volt. 

Ma più interessante e di vasto impiego sona 
i filtri elettronici realizzabili con transistori. 

L’esempio di fig. 6 è molto recente; possiede 
un elevatissimo potere filtrante. All’uscita la 
corrente è praticamente esente da ronzio, 
come vi fosse un condensatore di filtraggio 
di parecchie centinaia di migliaia di micro¬ 
farad. 


424 

































I 



MEZZA ONDA 



ONDA PIENA 




Fig. 5 

Esempi di raddrizzatori 
con transistori di potenza. 

E' possibile raddrizzare tensioni 
fino a 30 volt con 0,5 ampere. 


PONTE 



Fig. 6 

Alimentatore di potenza 
con filtraggio elettronico. 


425 
















































ALTE 
PRESTAZIONI 
ED ECONOMIA: 



CONVERTITORE 
PER 144 MHz 




★ Dopo la recente puibbHcazìone di un conriipleto ricevitore adatto per 
Tascolto dei segnali emessi dai satelliti, [C. D. ottobre^ autore Z. Gan- 
dini], il dott. Luciano Dondì presenta questa volta un convertitore 
abbastanza economico, dalle eccellenti prestazioni, utile ad assolvere 
il compito di ricevere sulla gamma dei 2 metri sia le emissioni radian- 
tistiche che quelle dei più recenti satelliti (145 MHz). 

Il complesso si presta egregiamente anche a quanti vorranno cimen¬ 
tarsi per la prima volta nel campo delle onde metriche e quale tram¬ 
polino di esperienza per affrontare le più diffìcili imprese su 420 MHz 
e oltre. 

La costruzione dì questi apparecchi è oggi quanto mai semplificata dal 
diffondersi delle parti staccate ver TV ed il loro prezzo accessibile. ★ 



426 












Osservando lo schema del convertitore che 
Vi presento si può subito notare come esso 
si componga di due stadi amplificatori a RF 
(di cui uno con griglie a massa), uno stadio 
convertitore e uno oscillatore - moltiplicatore. 
Iniziamo dairamplificatore R.F. — Esso si 
compone di due valvole 6AN4 montate in un 
circuito abbastanza comune per queste fre¬ 
quenze; in particolare la seconda « lavora » 
con griglia a massa, tutto ciò per favorire 


fare la loro comparsa a prezzi accessibili 
anche da noi {6AW4). 

Per mia esperienza ho trovato che le 6AN4 
sono del tutto soddisfacenti, sia dal lato 
del fattore di rumore che... di quello econo¬ 
mico. Anzi per gli usi dilettantistici forse 
sarebbe sufficiente montare un'unica valvola 
(un doppio triodo es. 6BZ7) al posto delle 
sopracitate. 

Un simile montaggio eseguito da un amico 



Modifica per quarzo 7.389 
kHz [vedi testo]. 

Li = 16 spire filo 0,9 smalto 
su 0 12 mm., strette, 
con presa alla 4^ spira 
dalla parte del quarzo 


Figura 1 


quel fattore di rumore che è molto importan¬ 
te in questi montaggi. 

Data infatti la piccolissima potenza irradiata 
ad esempio dai satelliti (50- 100 mW) è ne¬ 
cessario che il complesso ricevente sia in 
grado di funzionare con segnali molto vicini 
al rumore di fondo. 

In effetti per avere migliori risultati sareb¬ 
be consigliabile usare valvole più specializ¬ 
zate come le 6AJ4 o le 417A o ancora meglio 
le nuovissime « nuvistor » che cominciano a 


radioamatore ha dato infatti ottimi risul¬ 
tati. 

Le due valvole sono separate tra di loro da 
schermi di rame (9,5x5 cm; 0,5 mm di spes¬ 
sore) e in particolare il secondo schermo di¬ 
vide in due lo zoccolo della seconda 6AN4 ed 
ha su di sè saldati i piedini corrispondenti 
alla griglia. Le due induttanze L 4 e L 5 sono 
avvolte in senso contrario e sono distanti tra 
di loro 5-^6 mm. Gli estremi freddi» sono 
tra loro vicini. 


427 




















Lj è un trasformatore di media frequenza da 
10,7 MHz cui sono state tolte alcune spire 
per portarlo alla sintonia voluta: nel mio 
caso 11-13 MHz, Se la sintonia fosse troppo 
acuta e quindi limitata ad una parte della 
gamma si può mettere in parallelo aH'avvol- 
gimento una resistenza da 15kfì. 

La 6U8 che segue, come si vede, funziona con 
il pentodo come mescolatore, in un circuito 
del tutto convenzionale, e il triodo utilizzato 


come MF.) la frequenza di ascolto senza do¬ 
ver fare dei calcoli. A taluni potrà essere co¬ 
modo avere un uscita ad esempio su 14-i-16 
MHz oppure 26^28 MHz. Cristalli adottati 
per queste frequenze si trovano pronti in 
commercio. 

Il circuito oscillante del triodo è normale. 
Nel circuito di griglia sono state aggiunte 
alcune spire accoppiate al lato di placca per 
reazione. 



come trasferitore catodico per ottenere una 
uscita a bassa impedenza. 

L oscillatore-^moltiplicatore è, dopo gli stadi 
R.F., la parte più delicata del complesso. 
Vi è impiegata una valvola 6U8 il cui triodo 
oscilla con un quarzo « overtone » da 44,333 
kHz ; il pentodo triplica questa frequenza 
portandola a 133 MHz. Ho scelto queste 
frequenze poiché danno la possibilità di ve¬ 
dere direttamente nel ricevitore (che funziona 


Chi non potesse procurarsi il quarzo da 
44,333 kHz o frequenze del genere) può utiliz¬ 
zare un cristallo sui 7000 kHz, precisamente 
7389 kHz (7389x3x6 = 133,002.); dovrà in 
questo caso far funzionare il cristallo sulla 
III armonica indi moltiplicarla per sei. 
Cristalli sulle precise frequenze sono vendu¬ 
ti da una ditta di Livorno per modico prezzo. 
In questo caso conviene fare una modifica 
neiroscillatore come in figura 1. 

La potenza erogata è ancora del tutto sod- 


I 


428 










r 



429 




















































































CONDENSATORI 

C] = 3 30 pF compensatore ad aria 

C 2 C 3 C 4 C 12 = 500 pF ceramico a tubetto 
C 5 = 1 ~ 10 pF compensatore ad aria 

Cé = 1000 pF ceramico a tubetto 

C 7 = 1 10 pF compensatore ad aria 

Cs = 47 pF ceramico a tubetto 

C 9 1000 pF ceramico a tubetto 

Ciò — 1000 pF ceramico a tubetto 

C 11 = 1000 pF ceramico a tubetto 

Ci 3 = 1000 pF ceramico a tubetto 

Cu ~ 4000 pF carta 

Ci 5 = 3 30 pF compensatore ad aria 

Philips 

Ciò ~ 2000 pF plastica 

Ci 7 = 22 pF ceramico a tubetto 

Cis = 1000 pF ceramico a tubetto 

Ci 9 = 2060 pF ceramico a disco 

CjD, 71 = 500 pF ceramico a tubetto 

C 22 r 23 = 1000 pF carta 

C 24 ~ 1 -^10 pF compensatore ad aria 


INDUTTANZE 


Lo — 1 spira isolata su L5. 

L 7 = (vedere testo) 

Ls = 8 spire filo 0,6 smalto su supporto 
polistirolo 0 9 mm. spire spaziate 
0,5 mm. 

L 9 = 2 spire filo 0,3 seta su supporto po¬ 
listirolo accoppiate iato di placca con 
spira che va alla griglia vicina a 
quella di placca. 

Lio = 3 spire filo rame argentato 11/10 

su 0 10 mm. spire allargate. 

Lii “ 1 spira isolata su Lio 


RESISTENZE 


Ri/ 2 

= 100 

kQ 

V 2 

w. 

R 3 

= 68 

k^^ 

1/2 

w. 

R 4 

= 47 

kQ 

Vz 

w. 

Rs 

= 1 

kQ 

Vz 

w. 

R 6 

= 10 

kQ 

Vz 

w. 

R7f 9 ■ 

- 150 

kQ 

Vz 

w. 

Ls 

= 4,7 

kQ 

Vz 

w. 

Rio 

= 19 

kQ 

Vz 

w. 

Rii /12 

= 47 

kQ 

Vz 

w. 

R,3 ^ 

= 22 

kQ 

Vz 

w. 


Li = 5 spire filo rame argentato 0 II/IO 
su 0 6 mm. presa al centro 

L 2 =15 spire filo rame smalta 0 0,5 mm. 
su 0 6 mm. Spaziatura tra le spire 
0,5 mm. 

L 3 = 4 spire filo rame argentato 0 11/IO 
su 0 10 mm. 

L 4 = 3 spire filo rame argentato 0 11/IO 
su 0 10 mm. 

Ls = 3 spire filo rame argentato 0 11/IO 
su 0 10 mm. 


IMPEDENZE (RFC.) 

RFCi, 2/4 = resistenze da 1 MQ da V 2 w 
sulle quali è avvolto filo rame smaltato da 
0,25 mm. 

RFC3 = 0,1 mH (Geloso N. 555) 

RFCs, 6 = resistenza 1 mQ V 2 w su cui sono 
avvolte 6 spire filo 0,6 smaltato. 

CRISTALLO 

kHz 44,333 ( vedere testo ) overtone 


disfacente per consentire una regolare misce¬ 
lazione. 

La messa in funzione del complesso non do¬ 
vrebbe essere critica anche se non del tutto 
semplice specie per chi si avventura per la 
prima volta su queste frequenze. 

Raccomando di mantenere più corti possibile 
i conduttori a R.F.; si tenga inoltre presente 
che un filo che scorre, ad esempio, prossimo 
al telaio o a qualche altro componente offre 


una capacità che su queste frequenze può 
giocare un ruolo non indifferente. 

Prima cosa da fare è controllare il funziona¬ 
mento deiroscillatore : se il quarzo è di buo¬ 
na qualità e le connessioni delle bobina Le e 
Le non sono invertite si dovrebbe leggere una 
tensione di pilotaggio sulla griglia del pen¬ 
todo: misurando con un voltmetro a 20.0(X) 
ohm per volt in parallelo alla resistenza R12 
da 47kQ, la tensione deve essere compresa 
tra 30 e 50 volt. Nel caso in cui il pentodo 


430 





debba moltiplicare per 6 è bene che si abbia¬ 
no 45-^50 volt. 

Occorre accertarsi che il circuito non auto- 
oscilli (si deve vedere solo una punta molto 
acuta di corrente in corrispondenza di una 
determinata posizione del variabile C 15 . Più 
complicata è la messa in passo del circuito 
C24-L10 almeno per chi non disponga di un 
griddip o di un ondametro ad assorbimento. 
Nel caso si triplichi col pentodo si potrà os¬ 
servare un dip nella corrente anodica, oppure 
una piccolissima variazione in senso posi¬ 
tivo della tensione di catodo della miscela- 
trice. 

Sestuplicando invece, oltre che aver la mas¬ 
sima cura nel seguire le dimensioni fisiche 
della induttanza Lio, bisognerà tentare di 
ricevere un qualsiasi segnale della gamma 
144 MHz e ruotare C 24 per la massima uscita. 
Anche fuori sintonia infatti il convertitore 
dovrebbe ricevere sia pure debolmente perchè 
la convertitrice sceglie da sola Tarmonica 
adatta. Messo a punto l'oscillatore si può 
guardare più serenamente agli stadi R.F. 


Si dovranno regolare C5 e C? per la massima 
uscita; mentre C? presenterà una sintonia 
piuttosto piatta quella di C 5 sarà molto acu¬ 
ta. Ci andrà regolato ogni qualvolta si cam¬ 
bia tipo di antenna. 

Usando un generatore di rumore si potrà ri¬ 
toccare la spaziatura di Li per il minor fat¬ 
tore di rumore e controllare la neutralizza¬ 
zione di L 2 introducendovi un nucleo di ferro 
o uno di ottone (quello di ferro indica una 
deficienza di induttanza, il contrario quello 
di ottone). A questo punto il convertitore è 
pronto... e buon ascolto! 

Nota. Tutta Tapparecchiatura è montata su 
una piastra di alluminio dello spessore di 
2 mm. avente le dimensioni di 24x12 cm. 
Essa fa da coperchio ad una scatola di al¬ 
lumino alta 5 cm. - Le due valvole amplifica- 
trici a RF sono montate lateralmente rispet¬ 
to alla linea mediana della piastra-supporto 
e distano tra loro circa 5 cm. 

Tra da convertitrice e l'oscillatrice vi è una 
distanza di 6,5 cm. 


431 











Surplus 



IL PREAMPLIFICATORE 

PACKARD - BELL 

MODELLO K 


L'APPARECCHIO ORIGINALE: USO E FUNZIO¬ 
NI - COME UTILIZZARLO E SFRUTTARNE LE 
PARTI PER IL PROPRIO LABORATORIO. 

(un TIMER, un CONVERTITORE C.C.-»C.A. ecc.). 

★ Da questo numero C.D. ha il piacere di an¬ 
nunziare una nuova preziosa e graditissima col¬ 
laborazione : quella dell'ingegnere GIOVANNI 
PEZZI. 

L'ing. Pezzi è un amico di vecchia data, « ma¬ 
go » del surplus, sperimentatore, radioamatore. 
Egli è dotato di conoscenze assai approfondite, 
frutto della grande pratica di stabilimento e di 
Corsi teorico-applicativi tenuti presso Istituti 
Universitari e Tecnici. 

Siamo quindi particolarmente lieti di ospitare 
sulle pagine di CjD. la prima « fatica » giorna¬ 
listica di questo Autore, ic 

Tra i tanti apparecchi militari che si trovano in com¬ 
mercio per pochi soldi, uno senza dubbio dei più ele¬ 
ganti è il preamplifìcatore Packard-Bell modello K. 
Questo apparecchio era nato per consentire l'uso di 
microfoni di tipo magnetico (T34 americano e 25-26 
inglese) nelle apparecchiature progettate per l'impiego 
con microfono T 17. 

La custodia esterna del PB mod. K è molto ben fatta e 
offre ampie possibilità in quanto, contrariamente al so¬ 
lito, è priva di fori e di incisioni; questo è uno dei mo¬ 
tivi per cui tali apparecchiature vanno letteralmente a 
ruba ogni volta che compaiono sul mercato surplus. 
Prima di passare a parlare della particolare applica¬ 


zione che ne ho fatta è forse bene far precedere qual¬ 
che informazione sull'uso, sullo schema e sul materiale 
contenuto. Infatti la scatola non è il solo « tesoro » che 
ci siamo assicurati comprando il PB mod. K, ma ci sono 
molti altri componenti che possono risultare preziosi 
conoscendone le caratteristiche. 

USO ORIGINARIO 

Il preamplifìcatore PB mod. K utilizza un microfono 
magnetodinamico. 

Questo tipo di microfono è strutturalmente simile a 
un altoparlante magnetodinamico (fìg. 1). 



Figura 1 


432 





































Esso è dotato di un cono di nnaterìale elastico o di allu¬ 
minio sottilissimo che porta alla estremità una bobina 
mobile. 

Questa si muove tra i due poli di un campo magnetico, 
seguendo fedelmente le vibrazioni sonore ricevute dal 
cono. AI capi della bobina si ha per effetto di tale 
movimento una forza elettromotrice che è la traduzione 
in termini elettrici del suono ricevuto. 

Questo segnale però è molto debole (dell'ordine dei 
mllllvolt), molto inferiore quindi a quello che si può 
ricavare da un comune microfono a carbone come nor¬ 
malmente usato nelle apparecchiature militari (che ha 
una uscita dell'ordine del volt). 

Il vantaggio del microfono magnetico è quello di con¬ 
sentire una migliore fedeltà di riproduzione, una asso¬ 
luta indipendenza dalla posizione (che invece non si 
ha nel microfono a carbone a causa del sempre varia¬ 
bile assetto dei grani) e infine non ha bisogno di sor¬ 
genti continue di alimentazione, 

Per questi pregi in molti casi si perdona l'inconveniente 
della piccolezza del segnale e si ricorre a un preampli- 
Hcatore 

Il preamplificatore PB mod. K era usato su aerei e carri 
armati. 

L'alimentazione è una sola; 28 V c.c, che servono sia 
per i filamenti che per l'anodica, 


Questo apparecchio costituisce una delle prime realiz¬ 
zazioni di circuiti elettronici a valvole con bassa ten¬ 
sione anodica 

Tale indirizzo è stato seguito nel periodo postbellico e 
sono state realizzate serie di valvole adatte a funzionare 
con tensione anodica di 12 V (autoradio). 

Lo sviluppo in tale campo è stato naturalmente tron¬ 
cato dai transistori che hanno rapidamente soppiantato 
le valvole a 12 V. 

DESCRIZIONE DEL CIRCUITO 

Il preamplifìcatore originale è costituito da due stadi in 
cascata accoppiati tra loro con resistenza e capacità; 
ingresso e uscita avvengono invece mediante due tra¬ 
sformatori in permalloy. 

I due stadi amplificatori sono ambedue del tipo push- 
pull; la ragione di tale scelta è da ricercarsi nelle parti¬ 
colari caratteristiche che consente il push-pull: 

1 ) maggior guadagno rispetto airampllfìcatore a una 

sola funzione di valvola. 

2 ) maggiore linearità di risposta in quanto ciascuna 

delle due sezioni di valvola In push-pull compensa 
la curvatura di caratteristiche dell'altra. 

3) annullamento della corrente magnetizzante nel tra¬ 
sformatore di uscita. 



433 




















ummj 


¥ 


PRE-AMPLIFIER 



1 TO MICROPHONE INPUT 
2. TO INPUT TRANSF. CENTER TAP 

3 TO MICROPHONE INPUT 

4 TO RELAY 

5. TO RELAY TRANSMITTER 

6 TO B (H.T.) 

7 TO OUTPUT 

8 TO GROUND 

9 CONNECTOR PLUG 

10, Resistor, 40,000 ohm, ' >W 

11, Resistor, 500,000 ohm, ±10'’(t, * 

12 Resistor, 1 Megohm, _±10®o, ' bW. ( 

13 Resistor, 10,000 ohm, ±10'’o, ’ :ìW, 

14 Resistor, 2 Megohm, ±10**o, ^ 2 W. { 
1 5, Resistor, 15,000 ohm, ±10®o, ' 2 W 

16 Resistor, 60 ohm, ilO**», ’ 2 W. 

17 Resistor, 200 ohm, -^^^:10”[t, ' iW 

18, Capacitor, Ceramic, ,01 MFD. -t-20'’ii 

19, Capacitor, Ceramic, .00025 MFD. r2 

20, Capacitor, Paper, 6 MFD, 50 ' 

21 Input Transformer 

22, Output Transformer 

23, Relay 

24, Tube Socket, Octal 

25, Tube Socket, Loctal 


E' particolarmente la caratteristica di cu! al punto 2 
che è utile per questo preamplifìcatore; infatti quando 
le valvole lavorano con basse correnti anodiche le carat¬ 
teristiche sono molto incurvate e comportano quindi 
una notevole distorsione. L'amplificazione in controfase 
elimina quasi completamente. 

Osservando ancora lo schema elettrico del PB mod. K 
possiamo notare che per migliorare la risposta è intro¬ 
dotto un certo tasso di reazione negativa mediante i due 
gruppi R 2 -R^-C 2 e riportano una parte 

del segnale di uscita sulla griglia della valvola di ingres¬ 
so in opposizione. Il resto è tutto convenzionale: la 
resistenza in parallelo al filamento della 6SL7 serve a 
elevare il consumo di questo da 300 a 400 mA per po¬ 
ter accendere le due valvole in serie. 

Il relè comanda due contatti che connettono il secon¬ 
dario dal trasformatore di uscita al relativo jack: ser¬ 
viva per interrompere a piacere la trasmissione, 
fi preamplifìcatore, chiuso sul suo carico ottimo di 
27 Q, ha un guadagno di 56 volte alla frequenza di 
1000 Hz e una curva di risposta riportata in figura 3 
[la curva è sperimentale e rilevata per punti in labora¬ 
torio dalflng. Pezzi - n.d.r.]. 



La curva mostra chiaramente che le frequenze sotto 
100 Hz non passano e la fedeltà non è certo molto 
buona neppure alle frequenze alte, poiché l'amplìficazio- 
ne varia notevolmente dentro la banda passante. Tut¬ 
tavia per gli usi militari questo era più che sufficiente; 
che fare allora? usarlo come tale o disfarlo? 

Prima di decidere la sorte dell'apparecchietto esami¬ 
niamo 'In breve 

I COMPONENTI DEL PB MOD. K 

[ I PB mod. K comprende 

— 13 resistenze Allen-Bradley da Vi W che possono es¬ 
sere facilmente utilizzate dato che, come si vede, sono 
dei valori comuni; 

— 4 condensatori ceramici a 50 Vcc adatti per circuiti 
a transistori; 

— un condensatore a bassa perdita in carta e olio da 
óixF, 50 Vl 


434 















































li 


I; 

I — due zoccoli 

— un relè 

■I — i due trasformatori di ingresso e uscita 

— un jack a tre poli 

—■ una coppia di connettori a 8 piedini (aventi una 
1 portata per contatto di 5A) 

I, — un pulsante a doppio contatto 
■ — cavi e minuterie varie. 

Due parole sui trasformatori e sul relè. 

Componenti di questo tipo sono difficilmente utilizzati 
I dal dilettante medio perchè mancano quasi sempre dati 

1 sul loro impiego. Ad evitare i'inutilizzo di questi com¬ 

ponenti ho effettuato una serie di prove atte a rilevare 
^ le caratteristiche dei tre elementi. 

I II trasformatore di ingresso è un microfonico con avvol- 

* gimento bilanciato, avente un rapporto di trasforma- 

I zione in salita dì l-r88. La massima tensione appiica- 

! bile al primario (morsetti 1-^3) è 0,5 Veff; Il pacco 

I lamellare è in permalloy. Non tragga in inganno il fatto 

I che le due resistenze misurate tra presa centrale ed 

estremi del secondario sono disuguali (900Q e Ì400Q): 

} ciò è dovuto solo alla differente resistenza ohmica dei 

fili dei due mezzi avvolgimenti che sono diversi come 
lunghezza ma costituiti da egual numero di spire. 

I Ovviamente l'avvolgimento più interno essendo il più 

corto è quella a resistenza ohmica inferiore. 

Tale diversa resistenza non ha effetto dato che il trasfor- 
I matore, nato per pilotare le griglie, non eroga mal cor¬ 

rente e quindi non si ha mai caduta di tensione ai suoi 
' capi. L'intero trasformatore è schermato in mumetal. 

Il trasformatore dì uscita è in discesa con rapporto 
13,6:1; primario con presa centrale (50 + 50 ohm), 
secondario singolo (2 ohm). Pure questo è in permalloy 
I quindi con elevate caratteristiche. Il primario può essere 

1 percorso da una corrente dell'ordine di SO-r-S^ mA, il 

secondario da una corrente di 500 mA. 

Può essere usato come trasformatore di uscita dì pic¬ 
coli amplificatori a valvole o a transistori in cui la 
corrente primaria non superi i limiti sopra specificati, 
lirelé è del tipo per corrente continua, con resistenza 


di bobina di 650Q, corrente di eccitazione 20 mA, cor¬ 
rente dì diseccitazione 11 mA (coefficiente di diseccita¬ 
zione di 11/20 = 0,55). 

Il relè muove due deviatori, che però qui sono usati 
come interruttori dato che I contatti mobili sono colle¬ 
gati mediante conduttore flessibile ai due contatti bassi 
(vedi figura 4). 

NOTA - Nella tecnica dei relè si denominano contatti 
bassi quelli che sono chiusi a relè diseccitato, contatti 
alti quelli chiusi a relè eccitato. Coefficiente di disecci¬ 
tazione il rapporto tra corrente di diseccitazione e cor¬ 
rente di eccitazione. Un relè è tanto migliore quanto 
più è alto il suo coefficiente di diseccitazione. 

Per sfruttare al massimo le caratteristiche del relè con¬ 
viene dissaldare questi due collegamenti fissandoli a una 
basetta Isolante con due capicorda aggiunti. 

Ora il relè può funzionare come doppio deviatore; ìn- 



Figura 4 

Per rendere il relè originale 
un relè doppio deviatore 
occorre eliminare il filo 
contrassegnato da X; 
si aggiunga invece 
quello tratteggiato. 



435 




















Figura 2 

Schema del preamplifìcatore originale 
Packard - Bell mod. K. 


Ri 

— R’i 

40 

kQ 

V2 w 

R2 

— R 2 

2 

MQ 

V2 w 

R3 

— R ’3 

15 

kQ 

Vi w 

Ri 

— R '4 

1 

MQ 

V2 w 

R 5 

_Rl5 

500 

kQ 

V2 w 

Rù 


200 

Q 

V2 W 

R 7 


60 

Q 

Va w 


— c^ 

250 pF . 

ceramico 


C 2 — C 2 10000 pF ceramico 50 VI 
C 3 6 ilF carta 50 VI 

Ti trasformatore microfonico 

di ingresso 

T 2 trasformatore di uscita 

Ry Relè 650 Q doppio deviatore 
P pulsante 


436 








































Inferno dell'originale e del Hmer 



Prima . . . 


fine si può migliorare l'eccitazione sostituendo la molla 
di ritorno con una più tenera. 

Il doppio triodo 6SL7 non ha bisogno di presentazione 
essendo assai noto. 

Esso è costituito da due triodi ad alto mu (70) aventi 
in comune solo il fìlamento (6,3 V - 0,3 A). La tensione 
anodica max è di 250 V. 

Con tensione anodica 250 V e tensione griglia — 2 V 
la corrente anodica è 2,3 mA per sezione, 

La resistenza interna è allora 44 fxQ e la transcondut¬ 
tanza 1,6 mA/V. 

Il doppio pentodo 2SD7 è costituito da due pentodi a 
fascio amplifìcatori di potenza aventi in comune oltre 
al fìlamento la griglia 2 che fa capo per ambedue le 
unità allo stesso piedino. 

1 valori di funzionamento sono: 


f 

28 V 

0,4 A 

Va 

28 V 

(max 110 V) 

la 

19 mA 

max 

VgI 

3,5 V 


Vg2 

28 V 


Ig2 

3 mA 

max 

Rp 

4,2 kQ 


gm 

3,4 mA/V 



• . , e dopo la "cura" dell'ing. Pezzi 


Le due griglie schermo non indipendenti impediscono 
l'uso della 28D7 come amplifìcatrice a pentodi in casca¬ 
ta, limitando l'uso al push-puM* 

* * * 

CONCLUSIONI 

Sulla base delle misure e caratteristiche di cui si è detto 
prima penso non convenga utilizzare l'apparecchio così 
come è sia per la scomodità della tensione di alimenta¬ 
zione prescritta, sia per la scarsa linearità che consente. 

Una trasformazione descritta qui di seguito ha il pregio 
di consentire l'utilizzazione dei componenti meno facil¬ 
mente Impiegabili: il relè, la 28D7, Il condensatore da 
6|iF e il pulsante, 

Il risultato è la costruzione di 

UN SOLIDO TIMER 

per uso fotografico o industriale il cui costo è limita¬ 
tissimo perchè basta aggiungere l'alimentazione e un 
paio di resistenze. 

In figura 5 è riportato lo schema a blocchi del timer; 
la 28D7 connessa a triodo è posta in serie al relè; il 
relè è eccitato quando la corrente anodica è maggiore 
di 11 mA ovvero quando la tensione di griglia è minore 
di 28 V negativi ( ad esempio è == — 10 V). 

Nel timer vi sono due alimentazioni: una per l'anodica 
che fornisce 125 V cc positivi e una per la grìglia che 
fornisce 60 V cc negativi. 


437 























Quest'ultìma è stabilizzata mediante una pìccola lampa¬ 
dina ai neon. Così facendo si ottiene un doppio risul¬ 
tato: si limita la massima tensione ai capi di C (che è a 


50 V lavoro) e si rende molto più stabile il timer ri¬ 
spetto alle variazioni di tensione di rete. La grìglia è 
collegata alla tensione di alimentazione tramite un grup- 



Figuri 5 

Schema a blocchi del timer 0 condizioni di eccitazione del relè, 

derivato dal PB mod. K 


j 



43d 






















































CONTATTI 
□ I Ry 

Figura 6 - Schema del Timer 

ricavato utilizzando parte dei componenti 

del preamplifìcatore Packard Bell mod. K. 


Ri 2 lAiì a carbone 

potenziometro 

Ra 100 KQ Vz w 

Ra 1000 Q Va w 

R 4 1000 Q Vi w 
Rs 10 Q Vi vf filo 
Rfi 100 KQ 1/2 w 

Rj 200 1 w 

C, 6 \l¥ 90 VI 
carta 

Ca 32 [XF 250 VI 
elettrolitico 

C 3 32 [xF 250 VI 
elettrolitico 

T. autotrasforma¬ 
tore 7 VA 
125-rl8,5 V. 

Ry relè 

I interruttore a 
pallina 
unipolare 


po RC con R regolabile. A regime C è caricato alla mas¬ 
sima tensione negativa; la 28D7 è interdetta e il relè 
diseccitato. Quando si preme il pulsante, C si scarica 


sulla resistenza da 10 Q, la griglia sale a potenziale 
zero volt, la corrente anodica sale al valore massimo. Il 
relè si eccita. Lo scambio del relè in eccitazione taglia 



439 




































































Primario: 80 spire - 2 strati 0 = Is/lOO 
Secondario: 6300 spire - 42 strati 
0 = 5/100 


Fig. 8 

Trasformatore d'ingresso 
del PB mod. K. 

Dati sugli avvolgimenti. 


i contatti del pulsante, eliminando il corto circuito ai 
capi de! condensatore C; di conseguenza questo tende 
a ritornare alla primitiva tensione. 

Il tempo di ritorno è regolato dalla resistenza R. 

Via via che la griglia diventa più negativa, la corrente 
anodica cala e giunge a un punto (11 mA) in cui non 
è più sufficiente a mantenere eccitato il relè e questo 
torna a riposo. Variando R si regola la durata di eccita¬ 
zione del relè e quindi di accensione della lampada co¬ 
mandata, ossia della esposizione alla luce della lastra 
fotografica. 

Esistono un limite massimo e un limite minimo di du¬ 
rata della eccitazione. Il limite massimo è determinato 
dal fatto che per R troppo grande la corrente di griglia 
può divenir un fenomeno così Importante da sovvertire 
il funzionamento, In altre parole la tensione al conden¬ 
satore sì fìssa a un valore costante e non varia più: il 
relè rimane sempre eccitato. 

Il limite inferiore è determinato dal fatto che per R 
troppo piccola il tempo scarica/ricarica è talmente bre¬ 
ve da superare quello di rilascio del pulsante: il fun¬ 
zionamento è quello.», di un campanello. 

La valvola è accesa tramite un autotrasformatore da 
7 VA, a tensione ridotta per ridurre il consumo e quindi 
il riscaldamento. 

La resistenza fìssa Ró posta in serie a quella variabile 
serve appunto a eliminare questo Inconveniente e va 
provata sperimentalmente perchè varia generalmente da 
valvola a valvola. Con i valori indicati il ritardo va da 
Vi secondo a 40 secondi. 

Il relè è quello del PB mod. K cui è stata cambiata la 
molla con una più tenera. 

Attenzione - Dato l'impiego di un autotrasformatore si 
è costruito tutto il circuito fuori massa; non occorre 
prevedere ancoraggi particolari in quanto sotto allo 
chassis ce ne sono ben tre ceramici, A due di questi si 
possono ancorare i due elettrolitici che sono del tipo a 
cartuccia ricoperta. 


UN CONVERTITORE C.C.-> C.A. 

Un impiego interessante del trasformatore di ingresso 
(vedi) è indicato in figura 7, 

Si tratta di un convertitore CC —>CA capace di fornire 
le tensioni riportate In tabella. 


Vb (V) 

Ib (mA) 

V4-6 pp (v) 

1,5 

200 

200 

3 

350 

430 

4,5 

700 

700 

6 

1000 

950 

dove con Vb si indica la tensione 
di batteria, Ib la corrente assorbita, 

V4-6 la tensione alternata picco - 
picco erogata ai morsetti 4-6 in as¬ 
senza di carico. 

La frequenza si aggira sui 1000 Hz 
e la forma d'onda è circa rettan¬ 
golare. 


Questo convertitore può essere dotato di un raddrizza¬ 
tore a doppia semionda così da raddrizzare la tensione 
alternata. Ovviamente la potenza resa è molto piccola, 
tuttavia con questa tensione si può ad esempio caricare 
un condensatore di elevata capacità (50 -i- 100 iu,F) per 
azionare un flash elettronico. 


440 

























Ti% 

4tHA 
lU 1 





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dei Signori Inserzionisti alle sem¬ 
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