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Full text of "REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO COPIAINCOLLA DAL CORRIERE DELLA COLLERA E DALL'ITALIA E IL MONDO. SAGGI NEOMARXISTI E NEOREPUBBLICANI"

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Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 1 di 63 


Massimo Morigi 


Repubblicanesimo Geopolitico 
“Corriere della Collera” e 
Mondo”* 


copiaincolla dal 
dall’ “Italia e il 


*Col presente documento. Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “ Corriere della Collera” e dall’ “ Italia e il Mondo”, si 
immettono autonomamente in rete gli articoli e gli interventi di Massimo Morigi sul Repubblicanesimo Geopolitico - o 
Repubblicanesimo Geostrategico o Repubblicanesimo Strategico, animati dalla ricerca teorica sui concetti di Lebensraum 
Republicanism e di Conflitto Repubblicano Strategico - già apparsi fra il 2013 e il 2014 sul blog “Il Corriere della Collera” e ora di 
nuovo pubblicati sul blog di geopolitica marxista “L’Italia e il Mondo”. Ravenna-Coimbra, primavera 2017. A pagina 63, 
Geopoliticus Chìkl Watchìng thè Birth ofthe New Man, di Salvador Dall, 1943. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 2 di 63 


Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 3 di 63 


“Il Corriere della Collera”, 23 novembre 2013 


ALLA RICERCA DELL’IDENTITÀ 
ITALIANA - Di Massimo Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 4 di 63 


O^ome in nessun’altra democrazia rappresentativa occidentale, l’Italia, con la sua 

involuzione verso il dominio delle oligarchie finanziarie, si presta alla più perfetta 
dimostrazione della “legge ferrea dell’ oligarchia” di Robert Michels: se sul piano 
dell’ enunciazione ideologica le élite al potere e i partiti politici dichiarano piena 
adesione alla democrazia, de facto, costantemente operano per una sempre maggiore 
restrizione degli spazi di libertà. 

Michels vedeva nel parlamento il luogo dove avvenivano queste illiberali transazioni 
fra partiti e lobby; oggi aggiornando il suo pensiero c’è da osservare che il 
parlamento è sempre più surclassato come luogo di compensazione fra questi poteri 
dalla tecnoburocrazia transnazionale collusa con la grande finanza, una 
tecnoburocrazia che a differenza del partito michelsiano non è nemmeno 
formalmente responsabile verso il suo elettorato. 

Se questo è “lo stato delle cose” è quindi di tutta evidenza che rivolte di piazza non 
possono che subire manu militari una facile repressione, vista la sproporzione delle 
forze in campo. 

E allora quale via d’uscita? La risposta è che se le attuali pseudo -democrazie 
rappresentative sono immensamente più forti ed imbattibili come forza militare che 
possono dispiegare sul campo degli ancien régime spazzati via dalla rivoluzione 
francese (o dell’autocratico regime zarista o, per rimanere in Italia, dell’Italia liberale 
che non seppe superare la terribile prova del primo dopoguerra), non possono 



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nemmeno rinunciare, vista la loro natura poliarchica, a mantenere aperti quegli spazi 
di libertà di espressione che, se possono risultare molto fastidiosi, costituiscono anche 
il terreno di manovra sui cui si possono scontrare i vari gruppi di potere (e a 
dimostrazione di quanto questi spazi di “libera circolazione” siano intesi dai gruppi di 
potere in maniera strumentale, si considerino in tentativi messi in atto in ogni 
liberaldemocrazia per comprimere la libertà di espressione dando invece libero sfogo 
alla anarchica libera circolazione delle merci e dei capitali). 

Siamo quindi di fronte ad un problema di egemonia , una egemonia come direbbe 
Gramsci che, invece di lanciare fantomatici e ridicoli appelli per una conquista del 
Palazzo d’inverno, deve preoccuparsi di conquistare a sé sempre più vasti strati della 
popolazione, attualmente indifferente o addormentata dall’oppio neoliberale. 

Dal punto di vista dell’elaborazione teorica questo è il programma del 
Repubblicanesimo Geopolitico. Per quanto riguarda gli strumenti per diffondere una 
vera consapevolezza democratica, unico in campo nazionale - per non dire 
internazionale - è il blog, “Il Corriere della Collera”, che cortesemente ospita questo 
ed altri interventi animati tutti dalla medesima consapevolezza della crisi epocale che 
le democrazie rappresentative stanno attraversando. 

Visti gli strumenti materiali messi in campo, sembrerebbe che la sfida ver superare 
il vecchio canone neoliberale sia disperata. 

Non dimentichiamo però che l’Italia è sorta su scommesse che parevano già perse in 
partenza e che i protagonisti di queste scommesse azzardate furono uomini (primo fra 
tutti Mazzini) che ben lungi dall’essere metafisici sognatori capivano che il dato 
fondamentale di ogni azione sono le rappresentazioni che gli uomini si fanno della 
situazione. 

Oggi questa impostazione la si chiamerebbe costruttivista. Quello che importa non è 
tuttavia il nome ma la consapevolezza che è dalla tradizione dell’azione e del 
pensiero politico italiani che non solo le più profonde correnti del pensiero politico 
internazionale trovano le sue radici ma che, soprattutto, possiamo trarre forza ed 
ispirazione per contrastare le forze delle oligarchie. 




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“Il Corriere della Collera”, 26 novembre 2013 


Repubblicanesimo Geopolitico. Alcune 
Delucidazioni Preliminari - Di Massimo 
Morigi 



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Rispondo molto volentieri, ringraziandolo per l’interesse 
mostrato, alle assai opportune domande di Roberto Stefanini sul 
Repubblicanesimo Geopolitico e ringrazio pure “Il Corriere della 
Collera” per dare spazio ed ospitalità alle seguenti opinioni ed 
analisi, ovviamente ascrivibili unicamente allo scrivente e non 
interpretabili come una sorta di sua linea editoriale ma che si ha 
fiducia che, almeno nello spirito, possano essere condivise dal 
blog e dai suoi cortesi ed attenti lettori. Senza scendere troppo nel 
dettaglio sugli autori e le fonti, attualmente, in contrapposizione 
ad una visione liberale della democrazia, che intravvede la libertà 
come non interferenza (e cioè che si sarebbe tanto più liberi 
quanto più la legge positiva non vieta di fare questo o quello), si 
contrappone, fra le altre, una corrente di pensiero che viene 
definita repubblicana o neorepubblicana (fra le altre, perché il 
repubblicanesimo o neorepubblicanesimo, nell’ambito delle 
dottrine che ambiscono a sostituire il liberalismo come ideologia 
guida, non è l’unica possibilità messa in campo dalla filosofia 
politica: abbiamo, per esempio, il pensiero comunitario (1) - cfr. 
Michael Sandel, Alasdair Maclntyre -, che indica come soluzione 
al deficit democratico un maggiore legame dell’individuo con la 
sua comunità di riferimento e che, da alcuni, per la sua critica alla 
versione liberaldemocratica della democrazia, viene avvicinato al 
repubblicanesimo, per non parlare dei vari marxismi più o meno 
neo che siano). Ora il (neo)repubblicanesimo, in contrapposizione 
ad una interpretazione liberale della libertà intesa come non 
interferenza, avanza un’idea della libertà intesa come non dominio 
(cfr., in particolare, Philip Pettit e Quentin Skinner), e cioè si è 
veramente liberi non solo quando la legge positiva interferisce il 
meno possibile con le scelte dell’individuo ma anche - e 
soprattutto - quando il contesto politico ed economico della 
società non consente che fra individuo ed individuo s’instaurino 
relazioni di dominio. L’esempio classico per illustrare la 
situazione di dominio è il rapporto servo/padrone di Hegel, dove il 
servo è sì legalmente libero di prendere decisioni in contrasto col 



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suo padrone ma dove questo comportamento è, de facto , reso 
impossibile dalla disparità di forze fra questi due attori (per Hegel 
il rapporto servo/padrone aveva poi una sua evoluzione dialettica 
per cui il sevo divenendo sempre più indispensabile al padrone, 
alla fine “padroneggiava” il padrone stesso; il 
(neo)repubblicanesimo meno dialettico e più “politically correcf ’ 
vorrebbe, non si sa bene come, V abolizione, ex abrupto - e 
bypassando del tutto la dinamica sociale delle scontro fra classi e 
della nascita da questa dialettica di nuove ed inedite classi - di 
questo rapporto). Quindi fra servo e padrone si instaura un 
rapporto di dominio e, giustamente secondo il 
(neo)repubblicanesimo, questo rapporto è una metafora di quanto 
avviene oggi nelle nostre moderne società rette politicamente da 
varie forme di democrazia rappresentativa. Per il 
(neo)repubblicanesimo è necessario, allora, per la costruzione di 
una società più democratica, affiancare alla non interferenza di 
matrice liberale anche una visione della libertà intesa come non 
dominio, una situazione quindi dove il comportamento del servo 
non sia condizionato dal maggior potere del padrone. Da ciò 
emerge un (neo)repubblicanesimo totalmente condivisibile a 
livello di etica pubblica ma, però, totalmente embrionale e a 
livello di elaborazione teorica e a livello di proposte di politiche 
pubbliche. Veniamo prima alle politiche pubbliche avanzate dal 
(neo)repubblicanesimo. Per quanto riguarda questo aspetto del 
(neo)repubblicanesimo, ci troviamo di fronte alla assoluta 
fumosità dei suggerimenti, fumosità il cui autentico “crampo del 
pensiero” è rappresentato dal fatto che P analisi dei problemi 
politico-istituzionali delle società liberaldemocratiche non è mai 
affiancata ad una analisi delle classi socio -economiche che in 
queste società operano, dimodoché il (neo)repubblicanesimo 
stenta moltissimo ad individuare i reali rapporti di forza e/o di 
potere che operano all’ interno di queste società, una dimenticanza 
di non piccolo momento per una dottrina che vorrebbe instaurare 
rapporti di non dominio all’ interno delle democrazie 



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rappresentative. Se questo è un problema del 

[per problemi tecnici questa pagina contiene 
solo una riga del testo della comunicazione. 
Continuare la lettura alla pagina seguente] 


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(neo)repubblicanesimo per quanta riguarda le politiche pubbliche 
(un problema che, comunque, potrebbe apparentemente essere 
risolto nella prassi con versioni più a “sinistra” e più redistributive 
della dottrina), è a livello teorico che troviamo il grande problema 
del (neo)repubblicanesimo, grande problema che sta proprio nella 
visione della libertà come non dominio, una visione, cioè, dove il 
potere (dominio) è visto come una cosa in sé cattiva e da 
contrastare il più possibile, una specie di pulsione da reprimere e 
da cacciare il più possibile neirinconscio della vita politica, 
mentre il problema del potere non è tanto quello di rimuoverlo o di 
esorcizzarlo come una specie di peccato originale (una società 
ispirata al principio del non dominio altro non è che la 
realizzazione di questa rimozione) ma bensì un suo incremento e 
sempre maggiore condivisione di quote crescenti dello stesso fra 
tutti i membri della società. Se quindi la bandiera del 
(neo)repubblicanesimo è il non dominio, il Repubblicanesimo 
Geopolitico esprimendosi in termini simmetricamente contrari 
parla di dominio diffuso e/o diffusivo come condizione 
indispensabile per lo sviluppo della libertà. Per esprimersi ancora 
con maggior sintesi e ad uso di un facile promemoria: V obiettivo 
del Repubblicanesimo Geopolitico è il Dominio Repubblicano 
Diffusivo , in inglese Republican Diffusive Domination ( RDD se 
si preferisce l’impiego dell’ acronimo o la Republican Increased 
Common Domination , RI CD , Aumentato Dominio Comune 
Repubblicano , usando un’altra locuzione semanticamente 
equivalente ed il suo rispettivo acronimo). Questa analisi sul 
potere come cosa in sé tutt’ altro che malvagia, non proviene da 
autori autoritari, antidemocratici e/o fascisti ma discende 
direttamente dal pensiero di Hannah Arendt, per la quale, appunto, 
il potere non andava esorcizzato ma era lo strumento principale 
attraverso il quale sia la comunità politica che il singolo individuo 
potevano tendere alla realizzazione di una Vita Activa, quella Vita 
Activa la cui entelechia era la realizzazione di una immortale 
gloria terrena attraverso l’incremento della 



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libertà/potere di ogni singolo individuo che, proprio in virtù di 
questa sua sempre più espansiva ed accresciuta capacità 
esistenziale, avrebbe potuto aspirare per sé e per la sua comunità 
ad obiettivi di tale esemplarità e bellezza da risultare immortali 
(tali da “vincere di mille secoli il silenzio”, cfr. in La guerra del 
Peloponneso di Tucidide il discorso funebre di Pericle agli 
Ateniesi). Se però Tanalisi del potere di Hannah Arendt risulta 
essere assolutamente realistica (il potere non è il male ma è la 
benzina della società), la filosofa politica ebrea tedesca 
naturalizzata statunitense non fu altrettanto puntuale 
nell’ analizzare le problematiche del potere relative alla moderne 
democrazie rappresentative, in quanto il suo punto di riferimento 
della polis greca se assolutamente illuminante per quanto riguarda 
l’analisi fenomenologica del potere, non è assolutamente 
proponibile come modello per le moderne società industriali (e la 
Arendt ne era assolutamente consapevole) e la sua mitizzazione 
della rivoluzione americana - con l’idea di una riproposizione 
come futuro soggetto politico, mutatis mutantis , delle piccole 
comunità americane di origine che erano state alla base della 
voglia di libertà e laboratorio politico della rivoluzione e delle 
prime forme di democrazia del nuovo continente -, se ancora 
fondamentale per capire le dinamiche dominio -potere-libertà 
risulta ancora una volta improponibile come reale modello 
alternativo alla democrazia rappresentativa. Arrivo quindi 
rapidamente alla conclusione intorno alla domanda di cosa sia il 
Repubblicanesimo Geopolitico. Il Repubblicanesimo Geopolitico 
intende riempire questa lacuna nella consapevolezza molto 
elementare ma fondamentale che la partita della libertà non si 
gioca né in astratti enunciati (libertà come non interferenza di 
matrice liberale o libertà come non dominio del 
(neo)repubblicanesimo) ma nei concreti rapporti di forza (e quindi 
nei concreti spazi di libertà) che si sviluppano all’ interno della 
società. Con questa enfasi sui rapporti di forza fra le classi, 
sembrerebbe però essere dalle parti di una riedizione del 



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marxismo vecchia maniera. Errore e per due semplici motivi. 
Primo perché nel Repubblicanesimo Geopolitico V accento è 
messo sul potere come energia generatrice di libertà mentre il 
marxismo classico vuole una società dove i rapporti di forza siano 
estinti (fine della storia, estinzione dello Stato). Secondo perché se 
per il marxismo l’agente generatore di una società più libera è il 
proletariato, per il Repubblicanesimo Geopolitico l’agente per una 
maggiore libertà sono proprio quelle forze ed energie (quindi 
anche il proletariato ma pure le forze che vi si contrappongono) 
che scontrandosi originano una dialettica del potere che è alla base 
per un concreto e non astratto ampliamento della sfera della libertà 
(sottolineo che questa della conflittualità come origine della libertà 
e/o della forza di una comunità politica non è certo molto originale 
discendendo direttamente da Machiavelli e dalla sua spiegazione 
della forza militare degli antichi romani, la quale, secondo il 
Segretario fiorentino, discendeva direttamente dalla lotta fra 
patrizi e plebei che trovava una sua valvola di sfogo nella 
espansione territoriale di Roma). E queste forze ed energie per il 
Repubblicanesimo Geopolitico possono trovare la loro piena 
espressione solo a condizione che il quadro geopolitico in cui 
questa comunità vive la sua esperienza storica sia favorevole a che 
questa comunità possa irrobustire la sua identità e, di 
conseguenza, progettare e lottare per sempre maggiori spazi di 
libertà. Dove Mazzini parlava di una m ission e dell 7 talia una volta 
che fosse stata riunificata geograficamente e spiritualmente, 
sarebbe assai singolare non vedere in queste parole la 
consapevolezza che una nazione non può vivere - e quindi essere 
libera - senza che abbia un’idea della sua collocazione fra le altre 
comunità politiche del mondo, senza che possa disporre di un suo 
Lebensraum , non solo geografico e materiale ma anche culturale e 
spirituale (quello di Lebensraum , cioè spazio vitale, è un concetto 
che venne coniato da Friedrich Ratzel e sviluppato dalla 
geopolitica tedesca e per questo ha subito una sorta di damnatio 
memoriae. Ora il fatto che il nazismo abbia sviluppato una sua 



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versione criminale del Lebensraum non significa che questo 
concetto non sia fondamentale per la geopolitica e quindi per il 
Repubblicanesimo Geopolitico, tanto che il Repubblicanesimo 
Geopolitico potrebbe anche essere chiamato Lebensraum 
Repubblicanesimo se non fosse per il fatto che il concetto di 
Lebensraum è ancor oggi appaiato all’ imperialismo guglielmino e 
al male assoluto del nazismo e - per ironia della storia, se pur 
rifiutato dalle accademie politologiche e filosofico-politiche del 
secondo dopoguerra - impiegato come strumento di analisi 
fondamentale per dirigere l’azione geopolitica delle potenze 
vincitrici del secondo conflitto mondiale. Il Repubblicanesimo 
Geopolitico, invece, intende impiegarlo per i suoi scopi di libertà). 
Quando Mazzini criticava Marx questo non avveniva per una sorta 
di cecità nei confronti delle condizioni della classe operaia ma 
avveniva nella consapevolezza che la dinamica dello scontro delle 
classi sociali - e quindi della libertà - non poteva essere 
compressa nelle formulette che si riassumevano nella credenza 
parareligiosa della classe operaia come “classe intermodale” e 
quindi come unico agente per la trasformazione rivoluzionaria 
della società. Mazzini fu sempre accusato di misticismo. In realtà 
non era affatto un mistico ma, piuttosto, un dialettico che era 
consapevole che la partita della libertà poteva essere vinta solo 
con una generale crescita culturale (e quindi politica) di tutta la 
società. Quando Mazzini preconizzava l’ edificazione per la sua 
nuova Italia di “scuole, scuole, scuole”, non designava per sé il 
ruolo di futuro ministro della pubblica istruzione ma era 
semplicemente consapevole che la libertà italiana doveva passare 
attraverso l’ innalzamento culturale del popolo. Oggi questa 
dimensione culturale è entrata a pieno vigore nel lessico della 
geopolitica e si chiama noopolitik, quella noopolitik che presa 
molto sul serio dal Celeste Impero, rischia di qui a pochi anni, 
assieme ai suoi fattori di eccellenza economica, di rendere la Cina 
la prima superpotenza a dispetto degli standard terribilmente 
mediocri, almeno se comparati a quelli delle cosiddette 



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democrazie rappresentative occidentali, nel campo dei diritti 
politici. Ora, senza voler ripercorrere tutti quegli autori e 
personaggi storici in cui il momento geopolitico fu fondamentale 
(Garibaldi fu un geopolitico “pratico”, il nazionalismo italiano 
ebbe una sua versione di destra tipicamente autoritaria mentre la 
matrice democratica del nazionalismo è impensabile senza 
considerare il Maestro di Genova, l’ interventismo democratico era 
mazzinianamente animato da una profonda, anche se rudimentale, 
consapevolezza repubblicana e geopolitica che la libertà del nuovo 
Stato - e quindi dei suoi cittadini - non era al sicuro senza la 
demolizione degli Imperi centrali, l’impresa fiumana ben lungi 
dall’essere stata uno stolto rigurgito del peggior nazionalismo 
come da certa stereotipata storiografia, diede voce - ed azione - 
alla consapevolezza geopolitica di matrice mazziniana diffusa fra 
gli strati più umili della popolazione - ma non per questo non 
certo politicamente meno avvertiti -, che l’astratto wilsonismo era 
un attentato non solo contro la potenza di una nazione, l’Italia, che 
aveva vinto la guerra ma anche contro la sua libertà nel consesso 
delle nazioni e, quindi, al suo interno, anche contro il suo sviluppo 
in una società sempre più libera. E quanto fossero avanzate le 
concezioni politiche e sociali dei “fiumani” guidati da 
D’Annunzio, volentieri si rimanda alla misconosciuta Carta del 
Carnaro), la tragedia dell’Italia attuale è che la sconfitta nel 
secondo conflitto mondiale, assieme alla giusta ridicolizzazione 
del fascismo, trascinò nel disastro anche quel Repubblicanesimo 
Geopolitico che era stato una delle componenti fondamenti del suo 
Risorgimento e della sua riunificazione e che aveva ben compreso 
che la libertà non poteva essere scissa dalla sua componente 
spaziale-geografica (2). Rimane da rispondere al quesito posto da 
Roberto Stefanini sulla rappresentazione della situazione che si fa 
il Repubblicanesimo Geopolitico. Se per rappresentazione della 
situazione s’intende il quadro delle relazioni internazionali, il 
Repubblicanesimo Geopolitico sente una profonda affinità, e 
prende robusti spunti oltre che dai già 



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citati padri della geopolitica, dalla dottrina delle relazioni 
internazionali che oggigiorno va sotto il nome di costruttivismo e 
che ha per caposcuola Alexander Wendt. Famoso il titolo del 
saggio di Alexander Wendt Anarchy is What States make of it , e 
cioè che l’anarchia del sistema internazionale non è una 
meccanica legge di natura ma dipende dalle scelte, a loro volta 
influenzate dalla storia e dalla cultura, che le singole nazioni 
compiono di volta in volta. Il costruttivismo, insomma, sottolinea 
l’importanza dei cosiddetti dati “sovrastrutturali” e volitivi nel 
determinare la dinamica del sistema internazionale. Da questo 
punto di vista, il Repubblicanesimo Geopolitico è completamente 
d’accordo col costruttivismo ma con una piccola rivendicazione, 
non per sé stesso - ci mancherebbe - ma per chi prima ancora del 
costruttivismo e con feroce volontà attuativa pensò in questi 
termini: il solito Giuseppe Mazzini. Se per rappresentazione della 
situazione si intende, invece, il giudizio sullo stato di salute della 
democrazia in Italia e nelle altre cosiddette democrazie 
rappresentative, il giudizio è già stato espresso in altri interventi 
sul “Corriere della Collera” ma, in estrema sintesi, si riassume 
nella conclusione che quello che i media - ed anche un pensiero 
politico asservito a necessità che con la ricerca della verità e 
dell’espansione della libertà hanno poco a che spartire - oggi 
chiamano democrazia non è altro che un regime ove le oligarchie 
finanziarie sostengono e foraggiano un teatrino dove ancora si 
consente di scegliere attraverso formalmente libere elezioni la 
rappresentanza politica ma in cui questa rappresentanza politica è 
totalmente irresponsabile rispetto al suo elettorato ed è spogliata, 
de facto, di qualsiasi potere decisionale (questo teatrino del potere 
e della falsa libertà politica è comune a tutte le cosiddette 
democrazie rappresentative occidentali. Proseguendo con 
Pimmagine, possiamo dire che, allo stato attuale, la democrazia è 
una recita fatta dai politici su un palco gentilmente fornito dalle 
oligarchie finanziarie. In Italia poi, per non farci mancare niente, 
gli attori sono pure degli scadenti 



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guitti). Questo giudizio, peraltro, non è proprio un’esclusività del 
Repubblicanesimo Geopolitico ma è condiviso anche dalla parte 
meno corrotta dell’attuale mainstream della scienza politica (Colin 
Crouch, Robert Dahl tanto per citare qualche autore). Al contrario 
però di coloro che vedono la postdemocrazia e/o la poliarchia 
come un destino inevitabile per le democrazie rappresentative 
occidentali, il Repubblicanesimo Geopolitico non si rassegna 
all’ avvizzimento della democrazia per il semplice motivo che se 
gli uomini per pigrizia possono essere sordi sulla loro libertà, la 
storia è un’ottima sveglia e che, se inascoltata, può portare a 

V 

traumatici e tragici risvegli. E la storia del nostro paese che è tutto 

V 

un susseguirsi di momenti alti e di altri di tragica miseria. E 
persino inutile dire in quale momento il Repubblicanesimo 
Geopolitico ambisca a collocarsi. Sembrerebbe, è vero, una 
missione impossibile, per non dire connotata da un’assoluta ed 
insopportabile hubris. Se il Repubblicanesimo Geopolitico fosse 
una semplice nuova elaborazione di scuola sui temi 
(neo)repubblicani ciò sarebbe assolutamente vero. Ma ovviamente 
la pretesa - o meglio la speranza - del Repubblicanesimo 
Geopolitico non è di essere la solita accademica variazione sul 
tema (neo)repubblicano ma modestamente, anche se con molto 
orgoglio, è di non essere altro che l’ennesima espressione di quel 
moto profondo che nasce dal cuore della nostra storia e civiltà e 
che si riassume nella ricerca di una sempre maggiore espansione 
della libertà. Ora e sempre. 


NOTE 

(1) In questa risposta [sul “Corriere della Collera”] sul 
Repubblicanesimo Geopolitico ho originariamente omesso 
qualsiasi citazione dei vari Nozik, Friedrich von Hayek, Dworkin 



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e Rothbard come autori di riferimento in merito al canone liberale. 
La ragione è molto semplice. Tutti questi autori, chi più da 
“sinistra” chi più da “destra”, ci restituiscono un’immagine 
talmente caricaturale del liberalismo - e talmente priva di 
qualsiasi riferimento alla nozione di conflitto strategico (concetto 
coniato da Gianfranco La Grassa nell’ambito del suo 
fondamentale rinnovamento del marxismo e dell’interpretazione 
del filosofo di Treviri ma il cui campo semantico rimanda 
direttamente a Machiavelli) - che da parte di un pensiero, come il 
Repubblicanesimo Geopolitico, che intende seriamente e 
radicalmente superare il pensiero liberale è consigliabile, almeno 
in sede divulgativa come può essere quella di un blog, piuttosto 
che lasciarsi andare a facili, scontate - seppur giustificate - ironie, 
lasciar perdere ed ignorarli del tutto. Insomma, i lettori dei blog 
politici (o, meglio, tutti coloro che vogliono costruirsi una vera 
cultura politica e comprendere quindi anche la grandezza, seppur 
da superare, del liberalismo) se vogliono “perdere” tempo, 
affrontino Tucidide, Machiavelli, Hobbes, Adam Smith, Ricardo, 
Cari von Clausewitz, Hegel, Marx, Mazzini, Mosca, Pareto, 
Benjamin Constant, Alexis de Tocqueville, Cari Schmitt, Sorel, 
Lenin, Antonio Gramsci, Hannah Arendt, Friedrich List, 
Schumpeter, John Maynard Keynes, per finire con i padri della 
geopolitica Alfred Thayer Mahan, Halford John Mackinder e 
Friedrich Ratzel piuttosto che i moderni pedestri, feticistici ed 
irrealistici propagandisti nominati sopra di un liberalismo visto 
come una sorta di sistema eterno, immutabile e al di sopra della 
storia (e di un individuo come una sorta di onnipotente Robinson 
sociale), servi sciocchi di quegli asenti strategici , che coperti 
dalle enunciazioni ideologiche (un tempo socialiste e liberali oggi 
solo liberali) ad usum della manipolazione del consenso hanno 
inteso le varie organizzazioni socioeconomiche in cui venivano ad 
operare (socialiste e liberaldemocratiche e oggi solo 
liberaldemocratiche) come il campo di battaglia sul quale 
scontrarsi per ottenere la supremazia. Agenti strategici che, 



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in somma, da veri propri leviatani hobbessiani hanno fatto sempre 
un sol boccone, strumentalizzandoli e trattandoli come carne da 
cannone, dei vari Robison sociali del liberalismo e dei vari 

V 

Stakanov del socialismo reale. E inutile aggiungere che il 
Repubblicanesimo Geopolitico sia dal punta di vista conoscitivo 
che da quello politico è unicamente inteso a far uscire dal loro 
“stato di minorità” questi illusi Robinson liberali e i tuttora 
persistenti - e perdenti - cultori del fu Stakanov del defunto 
socialismo reale. 

(2) Fondamentale per comprendere sul piano teorico questa 
dialettica spazio/libertà, Democratic Ideate and Reality. A Study in 
thè Politics of Reconstruction, London, 1919 di Halford 
Mackinder, il fondatore accanto a Thayer Mahan della geopolitica, 
e al quale si deve la comprensione che la democrazia è nata e si 
sviluppata grazie all’ insularità della Gran Bretagna e che quindi il 
wilsonismo - oggi si direbbe l’esportazione della democrazia - era 
un assoluto non senso. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 19 di 63 


“Il Corriere della Collera”, 2 dicembre 2013 


SOVRANO E CHI DECIDE SULLO 
STATO DI ECCEZIONE - di Massimo 
Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 20 di 63 


“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione.” (Cari Schmitt, 
Teologia politica , in Le categorie del ‘politico a cura di G. 
Miglio, e P. Schiera, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 33). Tutta la 
costruzione giuridica delTUE invece di concentrarsi su questo 
elementare dato di fondo rilevato dal giuspubblicista di 
Plettenberg, ha preferito muoversi lungo la linea Kelsen di 
rimozione del problema della sovranità. Si è così ottenuto che il 
popolo, che è il titolare della sovranità democratica, ha di fatto 
perso sempre più potere (gli sono state sottratte quote sempre più 
crescenti di ‘Dominio Repubblicano Diffusivo’ per esprimerci nei 
termini del Repubblicanesimo Geopolitico), essendo che questo 
potere era basato su una base giuridica sempre più svuotata (la 
sovranità, appunto) mentre il potere stesso ha subito una sorta di 
translatio loci dal popolo alla burocrazia e alla finanza (nazionali 
e/o transnazionali che siano), la cui azione non è giustificata da 
una forma defunta di sovranità (quella democratica) ma in base a 
puri criteri di efficacia. E così, nonostante la sua rimozione dalla 
dottrina giuspubblicista prevalente, la sovranità si è ricostituita 
avendo nuovi titolari: la burocrazia e la finanza. Come si è visto 
nella ultima crisi finanziaria dove a decidere in Europa sullo stato 
di eccezione (cioè sui provvedimenti da prendere per farvi fronte) 
non è stata la politica ma questi luoghi in cui era migrata la 
sovranità. Rispondendo quindi a Stefanini in merito a quale sia 
l’interesse italiano oggi, si può dire che l’interesse italiano - anche 
se con maggiore urgenza che nelle altre nazioni europee dove la 
politica non ha raggiunto l’indecenza del nostro paese - è 
“ritraslare” il potere e la sovranità verso il popolo. Fra pochi mesi 
avranno luogo le elezioni per il parlamento europeo. Pur con il 
dovuto disgusto verso la retorica e la disinformazione 
“democratica” (di fatto totalmente autoritaria) che da sempre 
accompagna la costruzione di questa Europa e i suoi appuntamenti 
elettorali, non sarebbe il caso di pensare di approfittare di questa 
occasione per uscire dal campo della pura analisi per cominciare 
ad avventurarci nella prassi? E in Italia non potrebbero essere 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 21 di 63 


protagonisti di questo tentativo coloro che non da ieri ma ancor 
quando si pensava che questo sistema fosse in grado di dispensare 
libertà e benessere hanno sempre sostenuto che il potere del nostro 
paese è meno che altrove in mano al popolo ma di coloro che 
pretendono di agire in loro nome e loro conto sequestrandone di 
fatto la sovranità? 



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STATO DI ECCEZIONE, LIQUEFAZIONE GIURIDICA 
DELLA COSTITUZIONE ITALIANA ED ELEZIONI 
EUROPEE - Di Massimo Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 23 di 63 


L’Italia è entrata tecnicamente in quello in termini 
giuspubblicistici viene definito ‘stato d’eccezione’. Questa è 
l’ineluttabile conseguenza della sentenza della Consulta in merito 
alla legge elettorale che ha portato alla elezione dell’attuale 
Parlamento e questo è il factum horribile che tutti gli osservatori 
hanno rimosso, arrivando costoro ad affermare che il Parlamento 
in seguito alla sentenza sarebbe politicamente delegittimato, 
giudizio corretto ma parziale perché si svolge unicamente lungo 
categorie moral-politiche avendo omesso di sottolineare il fatto - 
assolutamente più grave - che il Parlamento è pure giuridicamente 
decaduto. A parziale scusante della cecità dei commenti (suscitati 
ovviamente dall’intento di mantenere inalterati i vecchi privilegi 
oligarchici ma anche dal sincero terrore che tutto crolli e in questo 
novero si inserisce anche l’atteggiamento del Presidente della 
Repubblica che all’insegna del Tout va bien Madame la Marquise 
e sottolineando unicamente l’inderogabilità della riforma del 
sistema elettorale e così ignorando la terribile crisi sistemica 
intende mettere al riparo la stessa prima carica dello stato - eletta 
da un Parlamento originato da una procedura elettorale giudicata 
incostituzionale - dallo stato di eccezione generato dalla sentenza 
della consulta), bisogna tenere presente che il nostro sistema 
politico-istituzionale prima ancora che entrare nell’attuale 
conclamato ‘stato d’eccezione’ è da tempo che sperimenta prove 
tecniche di sospensione e/o aggiramento de facto della vigenza 
delle norme che (avrebbero dovuto) regolare la vita della 
repubblica parlamentare italiana. E, oltre alla continua 
decretazione d’urgenza che ha completamente esautorato il 
Parlamento e che ha conferito all’esecutivo una sorta di funzione 
dittatoriale, il primo e più grave esempio del continuo “autogolpe” 
che da tempo si infligge il nostro sistema politico -istituzionale è 
stato il conferimento di quote sempre maggiori di sovranità alle 
istituzioni politiche e agli organi tecnici dell’Unione europea, un 
processo che se in linea di principio consentito dalla Costituzione 
(Art. 1 1 Cost. : “L’Italia ripudia la guerra come strumento di 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 24 di 63 


offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione 
delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità 
con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità [sottolineatura 
nostra] necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la 
giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni 
internazionali rivolte a tale scopo”), questo non poteva avvenire a 
detrimento dei diritti politico -sociali di cui godevano i cittadini 
italiani (come è successo durante la presente crisi economica 
dell’eurozona, dove le decisioni assunte sono state direttamente 
imposte dalle tecnoburocrazie europee cui nessun procedimento 
elettivo democratico aveva conferito questo ruolo e dove queste 
decisioni hanno direttamente leso i diritti politico -sociali degli 
italiani e quindi la possibilità di ampliare - in realtà la si è ridotta 
- la sfera di libertà del popolo, ampliamento che dovrebbe essere 
la vera “teleologia” di ogni sistema democratico degno di questo 
nome (esprimendoci nei termini del Repubblicanesimo 
Geopolitico questa “teleologia” viene definita anche come 
Republican Increased Common Domination ma questa inedita 
terminologia del già noto concetto di empowerment non deve 
nascondere l’elementare fatto che è sempre stato di tutta evidenza 
che un sistema democratico che abdica al fondamentale ‘principio 
di speranza’ di migliorare le condizioni spirituali e materiali del 
suo popolo non è più, de facto, un sistema democratico e che 
invertendo il processo di espansione degli spazi di libertà a favore 
di agenti sovranazionali che assumono quote sempre più crescenti 
di sovranità ma che non assumono l’onere di onorare lo scambio 
fra soggezione e libertà/protezione dello Stato originario, si genera 
per i popoli sottomessi a questo processo una situazione con 
profonde analogie con quella descritta da Hannah Arendt per gli 
apolidi nel suo saggio sul totalitarismo - cfr. Hannah Arendt, Le 
Origini del Totalitarismo, Torino, Edizioni di Comunità, 1999, pp. 
410-418 -, i quali sono in possesso solo dei teorici diritti umani 
ma, concretamente, né di diritti politici né sociali, che possono 
essere garantiti solo da uno Stato che concretamente ha 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 25 di 63 


storicamente contrattato col popolo questi spazi di libertà). 
Partendo quindi dalla constatazione dGÌV auto solo e che si è inflitto 
il sistema politico-istituzionale italiano, giungo alle conclusioni e 
alla risposte. L’attuale ‘stato di eccezione’ italiano ha caratteri 
terribilmente drammatici non solo in ragione del mancato suo 
riconoscimento da parte delle oligarchie politico -finanziarie 
(vecchia pratica che - come si è sottolineato - è la cupa nota di 
fondo della nostra vita pubblica ) ma anche in ragione del fatto che 
nella nostra repubblica parlamentare se la legittimità giuridica 
dell’elezione del Parlamento viene colpita a morte, vengono 
colpiti a morte anche il Governo e la Presidenza della Repubblica 
che dal Parlamento sono stati messi in carica. Insomma lo ‘stato di 
eccezione’ italiano non trova alcun sovrano che possa assumersi 
né l’onere di decretarlo formalmente né di prendere provvedimenti 
per poterne uscire (ricordo ancora da una precedente nota che 
“Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione” , Cari Schmitt, 
Teologia Politica , in Le categorie del ‘politico’, a cura di G. 
Miglio, e P. Schiera, Il Mulino, Bologna, 1972, p. 33). E allora? E 
allora non essendoci un vero sovrano che possa prendersi carico 
dello ‘stato di eccezione’ ma solo, come è accaduto in passato, una 
serie di sovrani abusivi, tutto è possibile, in quanto la situazione 
non può nemmeno definirsi come uno stato di rottura della 
Costituzione ma, bensì, di vera e propria liquefazione 
costituzionale perché, parlando in linea di diritto, gli attuali 
strumenti da essa indicati per agire - anche se con una 
terminologia e costruzione dell’articolo non adeguate ed 
incomplete per descrivere e fronteggiare lo stato di eccezione (Art. 
78 Cost.: “Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono 
al Governo i poteri necessari”) - per effetto della sentenza della 
Consulta sono anch’essi entrati in uno stato di caducazione 
giuridica. Nelle pagine del “Corriere della Collera” citate a 
premessa della presente nota, sono apparsi interessantissimi post 
con varie ed intelligenti soluzioni per uscire dall’attuale crisi e 
anch’io ho voluto dare il mio contributo suggerendo che nel 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall' “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 26 di 63 


brevissimo periodo le elezioni europee potrebbero essere una 
ottima occasione per tentare di diffondere ad una vasta platea le 
idee comuni presenti in questo blog. Tutto ancora valido ma con 
un “piccolo” corollario. L’attuale crisi del parlamentarismo 
italiano ha raggiunto con l’attuale ‘stato di eccezione’, 
caratterizzato dalla liquefazione costituzionale , il suo momento 
più drammatico e con sbocchi, vista la debolezza evidenziata in 
Costituzione di un sovrano che possa farsi carico della soluzione 
(fra l’altro storicamente minato da quella tara per la quale 
Giuseppe Maranini coniò il termine di partitocrazia) e visto che 
questo stesso sovrano (il Parlamento in prima battuta e poi il 
Governo, ex Art. 78 Cost.), per gli effetti a cascata della sentenza 
della Consulta, è stato messo fuori gioco, assolutamente 
imprevedibili. Sono pertanto necessarie delle forze che possano 
costituire il momento generatore - pena la morte definitiva della 
democrazia italiana e il trionfo delle oligarchie politico -finanziare 
- del ‘nuovo sovrano’ che difenda la libertà e la democrazia. Bene 
quindi quanto da noi detto e proposto. Ma con la consapevolezza 
aggiuntiva - mi rendo conto che non è cosa da poco - che gli 
odierni tempi straordinari pongono le premesse per altrettanto 
straordinarie future azioni politico -culturali a difesa dell’attuale 
(sempre più declinante) legalità democratica e contro il sempre più 
impetuoso imbarbarimento oligarchico. 

“Il Corriere della Collera”, 8 dicembre 2013 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 27 di 63 


LEBENSRAUM, NOOPOLITIK, ITALIA E 
CINA - Di Massimo Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 28 di 63 


A fronte della Cina che ha appena annunciato che verrà posta una 
restrizione sulla pena di morte ed una revisione sulla politica 
demografica, sono sempre più conclamati, in entrambe le sponde 
dell’ Atlantico, i casi che dimostrano un apparente inevitabile 
declino delle democrazie rappresentative, una decadenza in cui 
P avventurista politica turbobellicista statunitense (vedi caso Siria) 
fa benissimo il paio con P avventurista politica economica europea 
attraverso la quale, il continente al quale è stato assegnato il 
premio Nobel per la pace, non si è peritato, per cervellotiche e 
criminali decisioni della sua ascarizzata tecnoburocrazia 
continentale, di ridurre letteralmente alla fame la parte sud del 
continente. Perché trattiamo nello stesso post due fatti che 
apparentemente non sembrano avere alcun legame fra loro? Molte 
semplicemente perché la Cina sta sempre più puntando, oltre che 
sugli aspetti materiali della geopolitica, anche sulla nooyolitik , sta 
puntando cioè anche alla conquista di quel Lebensraum costituito 
dalle rappresentazioni culturali, ideali e/o ideologiche che fino a 
poco tempo fa era un elemento di grave handicap internazionale 
per un Celeste Impero governato dal partito unico comunista ma 
che ora, viste le male parate interne ed internazionali delle 
democrazie rappresentative occidentali, si presenta come uno 

V 

spazio ormai del tutto abbandonato. E quindi di tutta evidenza che 
se il primo frutto della evoluzione postdemocratica delle 
democrazie rappresentative si presenta come un’affermazione 
delle burocrazie ed oligarchie irresponsabili, la seconda 
conseguenza sarà non solo l’ immiserimento fino al decesso delle 
libertà politiche a livello interno ma anche, a livello geopolitico, la 
definitiva scomparsa di qualsiasi appeal del modello 
liberaldemocratico, apparentemente vincitore dopo la caduta del 
muro di Berlino, per i paesi emergenti. “L’epoca delle 
neutralizzazioni e delle spoliticizzazioni” si presenta quindi molto 
meno neutrale e spoliticizzata di come l’avrebbero voluta le élite 
postdemocratiche di entrambe le sponde dell’ Atlantico. Noi in 
Italia, per cominciare a pensare in termini geopolitici e di 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 29 di 63 


il oop olitili , dovremmo cominciare di smettere di pensare che la 
salvezza possa venire puntando sulla vecchio quadro 
internazionale emerso dal secondo conflitto mondiale e condotti, 
in questo devastato scenario, da una classe dirigente che ha 
delegato la sovranità nazionale alle tecnoburocrazie europee. In 
mancanza di questa (rivoluzionaria) presa di coscienza, l’unica 
noopolitik che ci sarà consentita saranno gli spettacoli di varietà 
sui “mitici” anni Sessanta (dove tutto andava bene perché il 
quadro intemazionale non ci poteva permettere che andassero 
male). 

“Il Corriere della Collera”, 18 NOVEMBRE 2013 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 30 di 63 


REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO 
CONTRO L’ATTACCO DELL’ONU ALLA 
CHIESA CATTOLICA - DI Massimo Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 3 1 di 63 


La Chiesa cattolica è la più antica - e ormai unica - agenzìa di 
senso globale ancora in dotazione ed operativa in un mondo in cui 
tutte le narrazioni politiche della modernità hanno fallito e stanno 
lasciando un panorama di autentica devastazione. In questo 
quadro, per quanto riguarda il perimetro delle 
(post)liberaldemocrazie occidentali, si cerca di riempire lo spazio 
geopolitico dell’ ideologia con quelle che viene definita noovolitik 
(politica di conquista a livello planetario delle menti e delle 
intelligenze: la propaganda di vecchia memoria ma enormemente 
potenziata rispetto al passato dalla nascita di internet e da più 
scaltrite conoscenze della psicologia delle masse), la cui apparente 
ragione sociale è la difesa dei diritti umani, una difesa che in realtà 
non è altro che la copertura per l’aggressione prima mediatica (ed 
eventualmente, in seguito, anche militare) di quei paesi che non si 
vogliono piegare al Washington consensus. Papa Francesco ha poi, 
da parte sua, avuto il coraggio di opporsi con tutte le sue forze - e 
con successo - all’aggressione alla Siria e alla ‘strategia del caos’ 
che gli Stati uniti volevano applicare anche su questo paese 
mediorientale, sempre con la scusa della difesa dei diritti umani. 
E, a questo punto, fa la sua comparsa la ridicola commissione 
dell’ONU che non solo accusa la Chiesa di ogni possibile nequizia 
sessuale ma che anche vorrebbe imporre alla Santa Sede una sua 
particolare ideologia politically correct in materia di morale 
sessuale. 

Al di là delle considerazioni che si potrebbero fare in merito ad un 
tentativo di delegittimazione di stampo mafioso -totalitario contro 
la Santa Sede, rimanendo su un piano più asettico, c’è solo da 
notare che anche da questo episodio emerge in tutta evidenza che 
tutto rimpianto politico, ideologico ed infine anche istituzionale 
che ha retto a livello interno ed internazionale le cosiddette 
liberaldemocrazie dopo il secondo conflitto mondiale ha 
definitivamente cessato non solo diciamo di essere efficace ma 
anche minimamente credibile. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 32 di 63 


Ed è altrettanto evidente che nel contrastare questo vuoto culturale 
e politico la Chiesa cattolica non solo non deve essere lasciata sola 
ma deve essere affiancata anche da apporti che se, 
apparentemente, hanno più che fare con quello che deve essere 
dato a Cesare piuttosto che a Dio, cionondimeno affondano le loro 
radici, come il Repubblicanesimo Geopolitico, in una concezione 
di vita e di cultura che è nata nello stesso terreno sul quale ha 
prosperato la religione che ha dato forma alla civiltà occidentale. 

“Il Corriere della Collera”, 9 febbraio 2014 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 33 di 63 


PER CAPIRE L’ECONOMIA INTERNAZIONALE 
OCCORRE LEGGERE VON CLAUSEWITZ - Di Massimo 
Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 34 di 63 


Riguardo la presente crisi economica che ha colpito il mondo 
retto dal Washington consesus , un elemento accomuna tutte le 
analisi siano di matrice neoliberista o neokeynesiana o più di 
destra o più di sinistra per le politiche sociali da adottare: la più 
completa e totale assenza di un pur minimo inquadramento 
geopolitico. La visione dell’ economia di tutti questi più o meno 
illustri osservatori (viene da dire più o meno somari 
commentatori), in fondo non si discosta dalla visione che ne ebbe 
a suo tempo il padre fondatore della moderna dottrina economica, 
Adam Smith, secondo il quale sul mercato la migliore allocazione 
delle risorse e rincontro della domanda e dell’ offerta è assicurata 
da una sorta di “mano invisibile”, la quale deve essere lasciata 
agire indisturbata al fine di assicurare la massima efficienza 
economica. 

Non è questa la sede per discutere nel dettaglio la attuale fallacia 
di questa affermazione ma può essere, invece, V occasione per 
sottolineare, al di là dell’ ambito strettamente tecnico, i guasti 
“ideologici” che nell’ odierno pensiero politico - di destra come di 
sinistra - derivano dall’impostazione smithiana. 

A proposito della comprensione dei mercati oligopolistici, 
l’economista Kurt W. Rothschild ebbe a osservare che piuttosto 
che compulsare come fossero sacre scritture i testi degli 
economisti, meglio sarebbe stato rivolgersi al manuale di Cari von 
Clausewitz Sulla Guerra ( Vom Kriege). 

Detto in altre parole, Kurt W. Rothschild sosteneva che 
considerando i soli parametri economici, l’economia era del tutto 
incomprensibile e che, se si vuole avere sull’argomento un 
qualche barlume di comprensione, bisogna mettere nel conto lo 
scontro fra le unità politico-territoriali di cui l’economia non è che 
una delle sue espressioni, nemmeno quella più importante e 
decisiva. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 35 di 63 


Il panorama che i mass media occidentali vogliono invece offrire 
alle masse intorpidite dei loro paesi non è altro che 
un’ incomprensibile e postmoderno fluttuare nell’aria di 
incomprensibili coriandoli di informazione: in Siria combattenti 
per la libertà lottano contro un regime dispotico che non si perita 
di usare i gas per imporre il suo regime dittatoriale, in Ucraina un 
popolo unito come un sol uomo lotta per raggiungere gli alti 
standard politici e di rispetto dei diritti umani che vigono 
airinterno dell’Unione europea (evidentemente la lezione greca 
avrebbe bisogno di un po’ di ripasso) e per unirsi alla stessa 
Unione europea in una sorta di abbraccio fraterno. Ma nel 
frattempo, la storia è veramente cinica e bara, l’ Egitto che prima 
della cacciata di Mubarak era toto corde schierato con gli Stati 
uniti, acquista, con l’aiuto dell’ Arabia Saudita, una consistente 
partita di armi dalla Russia (e di solito il commento non va al di là 
del risibile che il nuovo Rais egiziano Al-Sissi e Putin vanno 
d’accordo perché entrambi dittatori ...) e ciliegina sulla torta 
accade, come puntualmente rilevato nel post di de Martini 
“PAESI BRICS CON SVALUTAZIONI SELVAGGE ( 
Brasile, India, Cina , Sud Africa) ”, che gli Stati uniti riducono la 
loro liquidità in circolazione per colpire i BRICS (questa notizia, 
per la verità, dalla maggioranza dei mezzi di informazione e dai 
commentatori non viene nemmeno data o viene commentata non 
collegandola col quadro geopolitico generale). 

E trionfo del politically correct (e del politicamente ridicolo), ci 
viene detto che Putin è tanto cattivo perché nel suo medievale 
paese si permettono di trattenere per qualche ora il suo omonimo 
transgender italico perché in Russia (orrore degli orrori che fa 
impallidire le velleità belliciste statunitensi passate, presenti e 
future) ci sono leggi che proibiscono la propaganda 
dell’ omosessualità. 

Se su un piano generale si può sempre dire che volere imporre i 
propri valori e stili di vita nasconde sempre una volontà di 
dominio, nei casi appena citati c’è da rilevare che, a differenza 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 36 di 63 


dell’epoca colonialista, la volontà di dominio non è solo rivolta 
contro i popoli da colonizzare ma nella presente epoca è rivolta 
anche contro le popolazioni delle metropoli sviluppate, che dal 
non riconoscimento del feticcio ideologico dell’esistenza di 
un’economia pura svincolata dal dato strategico della geopolitica 
(che fa il paio con l’altro imbroglio del politically correct) hanno 
tutto da perdere. 

Studiare quindi Von Clausewitz anche per far uscire l’Italia dalla 
sua terribile crisi? Il Repubblicanesimo Geopolitico non è altro, in 
fondo, che il tentativo di diffondere acquisizioni e conoscenze che, 
a livello di programmazione strategica delle grandi potenze 
politiche ed economiche, sono il normale strumento di lavoro (e di 
scontro). 

La convinzione che lo anima è che la difesa e l’avanzamento della 
libertà debba abbandonare il terreno delle fairy tales per approdare 
ad una adulta consapevolezza dove libertà significa, innanzitutto, 
una concreta autonomia (a livello geopolitico come a livello delle 
formazioni socio-politiche all’ interno dei vari paesi per giungere 
al singolo individuo) dalle potenze in perpetua lotta per il dominio 
(un processo che, tanto per essere chiari, significa per quanto 
riguarda l’Italia che il nostro paese deve dare inizio ad una decisa 
riappropiazione di sovranità a tutti i livelli. 

Altrimenti la propria prosperità rimarrà tristemente affidata nelle 
mani di coloro che si ostinano a non vedere alcun legame fra 
economia e geopolitica e la libertà rimarrà appannaggio, sempre 
più deperendo, ai cantori delle “gaie scienze”. 

“Il Corriere della Collera”, 17 febbraio 2014 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 37 di 63 


CRISI UCRACINA, STRATEGIA DEL CAOS USA E 
REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO - Di Massimo 
Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 38 di 63 


Se non fosse per gli aspetti di transizione epocale dell’attuale 
situazione intemazionale, mettendo in confronto la crisi siriana 
con quella ucraina, verrebbe proprio da concordare su quanto 
scriveva Marx nel 18 brumaio di Luigi Bonaparte che la storia si 
ripete sempre due volte: “la prima come tragedia, la seconda volta 
come farsa”. 

Gli Stati uniti non contenti dei sanguinosi e disastrosi effetti 
(disastrosi per i loro interessi) delle da loro eterodirette rivoluzioni 
arabe, con la crisi ucraina stanno infatti cercando di applicare, con 
altro evidente insuccesso e - per fortuna - almeno per ora nessun 
altrettanto copioso spargimento di sangue, la stessa strategia del 
caos, la cui filosofia può essere riassunta nel seguente modo: 
siccome abbiamo sempre più difficoltà ad esercitare il ruolo di 
unica superpotenza, dobbiamo rinunciare al compito di 
egemonizzare con una sorta di pax americana tutto il mondo ma ci 
dobbiamo accontentare di portare il caos non solo all’ interno del 
perimetro dei nostri avversari (vedi Siria ed ora Ucraina) ma anche 
dentro il nostro perimetro (vedi destabilizzazione USA dell’ Egitto 
e vedi pure il brillante risultato finale della vendita di armi da 
parte della Russia a quel paese). Insomma, se non si riesce più a 
essere i primi in un mondo più o meno ordinato, forse si può 
continuarlo ad esserlo in un mondo frammentato e tornato in una 
sorta di stato di natura alla Hobbes di tutti contro tutti. 

Anche se non si può negare che “c’è del metodo in questa follia” 
(e il metodo consiste nel fatto che l’esercizio del primato 
statunitense in questa fase di passaggio da un mondo unipolare ad 
uno multipolare non può che essere esercitato facendo saltare tutto 
il tavolo delle attuali relazioni internazionali, la cui evoluzione, se 
non si fa qualcosa, sarà inevitabilmente il suo ulteriore 
consolidamento in uno schema policentrico dove gli Stati uniti 
avranno sempre meno voce in capitolo), la follia, come è noto, 
deve fare i conti, prima o poi, con la realtà. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 39 di 63 


E la realtà, come in Siria così come in Ucraina, si chiama Russia, 
la quale solo i mentecatti che attualmente ispirano l’attuale 
politica obamiana potevano pensare che il paese guidato da Putin 
avrebbe potuto accettare questo agognato ridemensionamento 
geopolitico che contempla, tuttalpiù, una Russia solo stolto 
rifornitore per l’Occidente di riserve energetiche, un servo sciocco 
da essere affidato in tutela, come ulteriore sfregio per i suoi 
trascorsi storici, al nuovo maggiordomo degli americani che va 
sotto il nome di Repubblica federale di Germania. Si sta vedendo 
come stanno andando le cose. La Russia non accettando di essere 
ridemensionata ha mandato le sue truppe in Crimea (con la 
giustificazione “per difendere i nostri interessi” che, nella sua 
disarmante semplicità, fa meravigliosamente giustizia di tutte le 
fandonie lessicali e concettuali politically correct dell’attuale 
amministrazione Obama e dei suoi servi occidentali); la Germania, 
evidentemente impaurita per la piega che hanno preso le cose, 
offre i suoi buoni uffici per raffreddare la situazione. 

Siamo passati quindi dalla tragedia siriana alla - meno male - 
farsa ucraina. 

Ma questa farsa non ci deve però far dimenticare la dimensione 
tragica dell’attuale situazione, una situazione caratterizzata da uno 
scontro strategico degli Stati uniti contro tutte quelle forze - 
avversari ed anche alleati, poco importa - che vorrebbero una 
stabilizzazione entro un quadro multipolare in progressiva e - più 
o meno - ordinata evoluzione verso una situazione policentrica. 

In questo quadro, un discorso a parte merita l’Italia. 

Il nostro paese, nell’ambito della strategia del caos statunitense, 
non ha nessun ruolo da giocare e, al limite, come è già successo 
per altri paesi amici degli Stati uniti, può diventarne addirittura 
una vittima. 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 40 di 63 


Appare quindi di tutta evidenza che un suo spostamento verso 
posizioni neutraliste che lo mettano al riparo da quegli agenti 
strategici che puntano sull’attuale caos del quadro intemazionale 
se, apparentemente, potrebbe sembrare una mossa avventata, alla 
lunga potrebbe rivelarsi come una delle fondamentali carte da 
giocare non solo perché il nostro paese possa riprendersi 
dall’attuale terribile crisi (ricordiamo ancora quello che disse 
l’economista Kurt W. Rothschild, per il quale piuttosto che 
studiare i testi degli economisti classici era meglio leggere il 
manuale di Cari von Clausewitz sull’arte della guerra e su quanto 
l’attuale crisi finanziaria sia stata assai poco finanziaria ma molto 
pesantemente politicamente eterodiretta nell’ambito dello scontro 
strategico internazionale, un aspetto quest’ultimo della situazione 
geopolitica generale che c’è da augurarsi divenga presto di 
appannaggio non solo degli addetti ai lavori) ma anche perché 
possa preservare la sua unità territoriale (come si è visto, la 
strategia del caos nella sua hubris retorica sui diritti umani, non 
bada certo alle irrisorie conseguenze che per perseguire questi alti 
obiettivi, gli stati possano anche polverizzarsi, con tutte le 
“insignificanti” conseguenze del caso ...). In questo quadro che 
passa dalla tragedia alla farsa ma che si svolge, comunque, entro 
un orizzonte di crescenti scontri strategici, compito del 
Repubblicanesimo Geopolitico non è solo far comprendere i 
terribili pericoli insiti in un mondo non più monocentrico ma 
anche mettere in risalto le grandi potenzialità di un sistema 
internazionale in evoluzione verso il policentrismo. Una 
evoluzione che, però, non dovrà essere accompagnata solo da 
distaccate analisi sulla situazione ma dovrà vedere, da parte di tutti 
coloro che condividono questa analisi, la costruzione di concrete 
alleanze politiche fra tutti coloro che si oppongono alla strategia 
del caos. 

Per quanto riguarda l’Italia, lo ripetiamo, la posta in palio nel 
cogliere la giusta impostazione geostrategica, oltre a preservare la 
sua unità territoriale (come si è visto, la strategia del caos nella sua 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 41 di 63 


hubris retorica sui diritti umani, non bada certo alle irrisorie 
conseguenze che per perseguire questi alti obiettivi, gli stati 
possano anche esplodere, con tutte le “insignificanti” conseguenze 
del caso ...) e saldare le alleanze politiche favorevoli, non è solo 
la sua libertà e prosperità ma anche la sua stessa esistenza . 

“Il Corriere della Collera”, 3 marzo 2014 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 42 di 63 


ANCORA SU UCRAINA, ITALIA, STATI UNITI 
(MA SCOMODIAMO CARL SCHMITT, LO JUS 
PUBLICUM EUROPAEUM E LA GRANDE 
BELLEZZA. SCEGLIETE) - di Massimo Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 43 di 63 


Sebbene l’offerta di un miliardo di dollari fatta dal segretario di Stato John Kerry 
appena giunto in Ucraina richiami alla mente analoghe transazioni messe in atto dai 
nascenti Stati uniti verso i nativi americani o quelli delle potenze coloniali europee 
nella prima penetrazione e successiva colonizzazione del continente africano e 
benché tornando ai giorni nostri, non balzi alla mente, per contrasto, che quando un 
paese in termini geopolitici conta meno del due di coppe (vedi Grecia) questo può 
bellamente morire di fame aiutato solo da prestiti concessi con umilianti procedure e 
con tassi di interesse che non fanno che peggiorare la situazione, non ci si deve 
fermare a queste valutazioni - pur giuste dal punto di vista etico e realistiche dal 
punto di vista fattuale - ma è possibile, invece, trarne indicazioni che possano 
informare le valutazioni geopolitiche dei prossimi anni. 

Punto primo, che riguarda un giudizio sugli attori operanti sulla scena ucraina. Sulla 
strategia del caos statunitense abbiamo già detto ma, nonostante il giudizio 
estremamente negativo che ne abbiamo dato dal punto di vista della sua efficacia 
strategica, risulta veramente difficoltoso comprendere come l’ amministrazione 
Obama possa essere così goffa nell’applicazione di questa pur discutibilissima 
strategia. Volendo escludere l’insipienza come giustificazione di queste lunga serie di 
malaparate di cui la crisi ucraina è solo l’ultima della serie (intendiamo insipienza da 
parte di quegli agenti strategici che portano avanti questo approccio caotico alle 
relazioni internazionali, perché, se guardiamo i singoli portavoce di queste forze, 
insipienza ed hubris la fanno da padrone), quello che emerge è che la politica estera 
statunitense, oltre ad avere un approccio teorico ‘caotico’ è pure caotica in merito a 
chi debba esercitare la leadership di questa politica. 

Detto in altre parole: anche se, da un punto di vista di consolidata dottrina sarebbe 
necessario fare ammenda dell’ipostasi che quando si parla di uno stato questo lo si 
debba intendere come una sorta di persona che agisce animato da volizioni 
paragonabili a quelle umane ma, invece, sarebbe più realistico considerarlo come il 
manifestarsi vettoriale di forze strategiche contrastanti che trovano di volta in volta la 
risultante di incontro/scontro all’interno come all’esterno di ogni singolo paese, oggi, 
come mai non era accaduto in passato, appare evidente che per comprendere il 
percorso e la Gestalt dello scontro fra i vari agenti strategici statunitensi, (non tanto 
per prevederlo, ovviamente) è più utile ricorrere a metafore tratte dalla psichiatria 
(cioè pensare alla politica estera americana come il comportamento di una persona 
affetta da schizofrenia) piuttosto che ricorrere a schemi euristici tratti dalla scienza 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 44 di 63 


fisica (come vorrebbe il vecchio ed anche ormai datato realismo che ha sempre 
preferito schemi più meccanicisitici). 

Di questa schizofrenia USA i vari governanti dei paesi alleati agli Stati uniti 
dovrebbero tenerne conto, e ne tengono conto, vedi l’ ambiguità della Germania nel 
caso ucraino che partendo da un atteggiamento di supporto all’aggressività americana 
nello svolgimento della crisi ha cercato poi di sfilarsi. 

Da questo punto di vista, l’atteggiamento italiano di estrema prudenza nella crisi 
ucraina non deve essere lodato, perché è di tutta evidenza che non è certo prodromo 
ad un auspicabile processo di collocazione in campo neutrale del nostro paese. 

Si tratta, più banalmente, di semplice buonsenso alla Sancho Panza di fronte alle 
follie del padrone d’ oltreoceano. 

Punto secondo, una analisi che cerca d’andar oltre i pur evidenti problemi 
dell’ amministrazione Obama e dei configgenti agenti strategici americani che 
attualmente operano sotto la copertura nominale di questa amministrazione. 

In fondo, quando parliamo di strategia del caos statunitense e imputiamo questa 
strategia alla volontà americana di reagire al suo fallito tentativo di egemonia 
unipolare post caduta del muro di Berlino compiamo, in un certo senso, un errore di 
prospettiva storica, un errore perché questa tendenza caotica nelle relazioni 
internazionali era già stata individuata agli inizi degli anni Cinquanta da Cari Schmitt 
nel suo II Nomos della Terra nel Diritto Internazionale dello Jus Publicum 
Europaeum. 

In estrema sintesi, Cari Schmitt sosteneva che l’affermazione novecentesca su piano 
globale delle potenze marittime, prima l’Inghilterra oggi gli Stati uniti, aveva 
comportato il deterioramento del diritto pubblico europeo, con la conseguenza che 
nel nuovo diritto internazionale veniva gradualmente svanendo la personalità dei 
singoli stati, così come era stata concepita in seguito all’assetto westfaliano, per 
essere sostituito da una visione privatistico-commerciale e della guerra e dei rapporti 
internazionali. 

Siamo quindi ritornati a John Kerry che offre un miliardo di dollari agli indiani- 
ucraini, in spregio del fatto che il governo verso il quale dimostra tanta generosità è 
frutto di un illegale colpo di stato e che come legittimità, tuttalpiù, non è maggiore a 
quella di una privata assemblea di condominio (che fra l’altro decida di deliberare in 
spregio alle vigenti norme del codice civile). 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 45 di 63 


Che poi le conseguenze di questo operare caotico, o meglio, in spregio dell’ assetto 
formalmente personalistico degli Stati in accordo allo Jus Publicum Europaeum, sia 
il rischio dello smembramento deirUcraina, poco importa. O almeno poco importa 
agli agenti strategici statunitensi. 

Agli agenti strategici italiani, invece, dovrebbe importare e molto. 

Costoro devono stare molto attenti perché per l’Italia la posta geopolitica dei prossimi 
anni non è tanto quale agente strategico nazionale sarà più abile a presentarsi come 
cameriere degli Stati uniti - per questo ruolo ne servono altri più strutturati di noi, 
vedi la Germania - ma a quale agente, distrutta de facto l’Italia come entità statuale, 
sarà data l’opportunità di esibirsi - come un tempo agli indiani nel circo di Buffalo 
Bill e come oggi nelle riserve - per il divertito passatempo degli agenti strategici 
americani. 

Ed è inutile sottolineare che il Repubblicanesimo Geopolitico per quanto non intenda 
astoricamente sposare un ritorno sic et simpliciter allo Jus Publicum Europaeum (il 
problema delle libertà politiche e civili era del tutto ignorato se non avversato dal 
giuspubblicista fascista di Plettemberg), intende battersi con tutte le sue forze sia dal 
punto dell’analisi che da quello delle alleanze politiche perché lo schizofrenico caos 
strategico statunitense non significhi per l’Italia la riduzione ad una condizione simile 
a quella delle riserve indiane dove magari, al posto della danza della pioggia, 
vengano officiati riti e litanie in onore della sua “grande bellezza”. 

“Il Correre della Collera”, 8 marzo 2014 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 46 di 63 


CRISI UCRAINA: IL SIGNOR WOLFOWITZ NEL PAESE 
DEGLI IGNORANTI HA FATTO SCUOLA - Di Massimo 
Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 47 di 63 


Anche se c’è da nutrire seri dubbi che gli agenti strategici e i 
centri decisionali istituzionali della politica estera statunitense 
nella loro attività di destabilizzazione caotica portata avanti a 
livello globale siano stati ispirati, oltre che da un pensiero che 
risulta da un mix di geopolitica e una visione del mondo e 
dell’uomo di stampo hobbesiano, da suggestioni di tipo letterario, 
nella vicenda Ucraina - come del resto in altre consimili: un caso 
con profonde analogie operative di tentato rovesciamento dei 
poteri legittimamente alla guida del paese, il Venezuela prima e 
dopo la morte di Chavez - questa certezza sembrerebbe per un 
attimo vacillare. In fondo cosa hanno cercato - e tentano tuttora - 
di fare gli Stati uniti con l’Ucraina? Molto semplicemente hanno 
cercato di replicare quanto il grande scrittore ucraino Gogol aveva 
immaginato nelle Anime morte attraverso la creazione del suo 
immortale antieroe Cicicov, il quale attraversava la Russia in 
lungo e in largo per acquistare i nomi dei defunti servi della gleba 
che, in seguito, avrebbero dovuto essere truffaldinamente esibiti 
alle autorità per potere ottenere dei cospicui finanziamenti. E se 
certamente l’attività di acquisto e di corruzione da parte degli Stati 
uniti dei settori più disperati e di quelli gangsteristicamente più 
vocati della società ucraina richiama veramente l’idea di una 
compravendita di “anime morte” da esibire di fronte al mondo per 
giustificare il definitivo passaggio al Washington consensus 
dell’Ucraina, quello che sorprende non è tanto che gli agenti 
strategici statunitensi dimostrino di non conoscere come va a 
finire l’immortale romanzo di Gogol (Cicocov non riesce nel suo 
intento e l’ignobile furbata viene scoperta) ma di non aver preso 
nemmeno per un attimo in considerazione l’ immancabile e 
scontata reazione della Russia che mai avrebbe accettato - e mai 
accetterà - il proposito americano di annientarla in quanto 
superpotenza (ed anche di progressivamente contrarla e 
sminuzzarla pure territorialmente facendo leva sulle sue varie 
componenti etnico-culturali). Nel caso specifico della crisi 
ucraina, la reazione russa a questa impostazione statunitense 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 48 di 63 


(Grand strategy americana che non è una nostra elucubrazione ma 
che ha trovato già da più di due decenni una sua elaborazione 
esplicita nella cosiddetta dottrina Wolfowitz, vedi all’ indirizzo 
http://work.colum.edu/~amiller/wolfowitzl992.htm - WebCite 
http://www.webcitation.org/6oxfFKkIl e 

http://www.webcitation.org/querv?url=http%3A%2F%2Fwork.col 

um.edu %2F~amiller%2Fwolfowitz 1 992 .htm&date=20 1 7 -03 - 1 4 - 

urtext della politica estera statunitense dopo la fine della guerra 
fredda, della quale il primo commento fu fatto dal New York 
Times T 8 marzo 1992 con il significativo titolo, come da 
documento agli URL di cui sopra, U.S. Strategy Pian Calls far 
Insuring No Rivals Develop A One-Superpower World. 
Pentagoni Document Outlines Ways to Thwart Challenges to 
Primacy of America) anche se parimenti del suo rivale americano 
nulla deve alla letteratura, forse qualcosa deve ad una visione 
certamente più creativa e meno nichilistica di quella portata avanti 
dagli agenti strategici del caos americani. Con T indizione del 
referendum che staccherà la Crimea dall’ Ucraina (dagli USA e dai 
suoi accodati alleati giudicato - parole evidentemente emesse 
senza il permesso del cervello ma sotto la convincente pressione 
del portafoglio - illegale), la Russia mostrando una sorta di astuzia 
luciferina e di machiavelliana noncuranza (cosa c’è infatti di più 
sacro dal punto di vista delle liberaldemocrazie e soprattutto dal 
punto di vista americano, del principio di autodeterminazione dei 
popoli: vedi il nefasto ruolo del presidente americano Wilson alla 
conferenza di pace di Parigi nello smembrare - con l’assai poco 
previdente appoggio delle principali potenze vincitrici - alla luce 
dei suoi “Quattordici punti”, senza alcun ritegno e logica 
geopolitica - se non una già allora incipiente “strategia del caos” - 
l’impero asburgico e vedi l’accusa americana incessantemente 
reiterata durante tutta la guerra fredda che l’Unione sovietica non 
permetteva la libera espressione dei popoli sottoposti al patto di 
Varsavia), ha dato alla truffa Stati uniti/Cicicov una soluzione che 
non sarebbe dispiaciuta nemmeno all’autore delle Anime morte. 


Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitica copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 49 di 63 


Quale soluzione? Molto semplicemente la Russia dice questo agli 
Stati uniti (e ai suoi alleati). Se volete, tenetevi pure le vostre 
anime morte (una Ucraina fallita economicamente e che dopo 
essere stata accolta a braccia aperte dall’ Occidente diverrà preda 
dei mortali aiuti internazionali, Grecia docet ), noi ve le lasciamo 
volentieri e, se ci riuscite, traetene pure un profitto. Noi, da parte 
nostra, ci limitiamo ad offrire una alternativa a coloro che non 
vogliono accettare di essere acquistati (la Crimea russofona) come 
una sorta di “anima morta” dalla truffa del novello Cicicov 
americano. La morale finale della storia vale non solo per quegli 
ucraini (chi in buona fede e chi direttamente pagati) si sono fatti 
trattare come carne da cannone in omaggio alla strategia del caos 
americana ma anche per quegli alleati di una superpotenza che ha 
ormai perso ogni ritegno nella sua hubris imperialistica. Al 
contrario che nel romanzo di Gogol, per le anime morte della 
strategia statunitense c’è una possibilità di ritorno alla vita. 
Dubitiamo fortemente che questa possibilità sia ancora a 
disposizione di un’Ucraina territorialmente integra. Il 
Repubblicanesimo Geopolitico crede fermamente invece che lo sia 
per quei paesi i cui agenti strategici abbiano un loro lungo e 
sedimentato passato che non può essere ridotto - come 
evidentemente nel caso ucraino - ad una triste ed opaca storia di 
famiglia di vecchie corrotte burocrazie di partito in cannibalesca 
ricerca di un agognato riciclaggio “democratico” e che, al 
contrario dell’ Ucraina, si siano nel tempo legati allo sviluppo di 
forti appartenenze, tradizioni e culture nazionali. E dove in questo 
atlante geopolitico di forze ed agenti strategici che alla luce delle 
storie di “lunga durata” delle loro vite nazionali cercano una 
fuoruscita dagli idola theatri e dalle pratiche del Secolo breve sia 
la futura naturale collocazione dell’Italia è, pensiamo, persino 
offensivo accennarlo. “Il Corriere della Collera”, 13 marzo 
2014 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 50 di 63 


LENIN, L’IMPERIALISMO FASE SUPREMA DEL 
CAPITALISMO, IL NUOVO SCONTRO USA E RUSSIA IN 
UN MONDO SEMPRE PIÙ UNIPOLARE E IL RUOLO DEL 
REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICO - Di Massimo 
Morigi 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 5 1 di 63 


Col proposito di fornire il quadro economico che aveva fatto da 
sfondo allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1915 Lenin 
iniziò a scrivere “Z 'imperialismo fase suprema del capitalismo ”, il 
cui capitolo VII, “L’imperialismo, particolare stadio del 
capitalismo”, si presta sia al commento della crisi Ucraina dopo 
che il referendum ha ricongiunto la Crimea con la Russia sia a 
riflessioni teoriche, di natura politica e geo strategie a, che 
investono in pieno il ruolo che deve svolgere il repubblicanesimo 
geopolitico nell’attuale fase. Scriveva dunque Lenin nel capitolo 
VII dell’ Imperialismo fase suprema del capitalismo : «[...] Quindi 
noi [...] dobbiamo dare una definizione delfimperialismo, che 
contenga i suoi cinque principali contrassegni, e cioè: la 
concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto 
un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con 
funzione decisiva nella vita economica; la fusione del capitale 
bancario col capitale industriale e il formarsi, sulla base di questo 
“capitale finanziario”, di una oligarchia finanziaria; la grande 
importanza acquisita dall’esportazione di capitale in confronto con 
l’esportazione di merci; il sorgere di associazioni monopolistiche 
internazionali di capitalisti, che si ripartiscono il mondo; la 
compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze 
capitalistiche.» Dal punto di vista dell’analisi, queste parole di 
Lenin come rappresentano una pietra miliare per inquadrare la 
situazione geoeconomica che preluse allo scoppio della prima 
guerra mondiale, sembrano pure scritte per descrivere l’attuale 
situazione di scontro multipolare, con particolare riferimento alla 
vicenda Ucraina. Una vicenda, quella Ucraina, in cui come in 
nessun altra crisi è apparso chiaro il terribile ed immenso sforzo 
delle potenza imperialistica egemone di accaparrarsi con tutti i 
mezzi, in primo luogo tramite le immense risorse del capitalismo 
finanziario, quest’area vitale per la permanenza della Russia nel 
novero delle grandi potenze e per la possibilità di contrastare la 
potenza statunitense. Generalmente, quando si parla delle 
“inframmettenze” statunitensi in Ucraina, se si possiede un po’ di 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “ Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 52 di 63 


memoria storica, ci appaiono alla mente fra i principali missionari 
dell’esportazione della democrazia marca USA nella terra di 
Gogol la figura di quel singolare personaggio che va sotto il nome 
di Gene Sharp e del suo Albert Einstein Institute. Per farla breve. 
Sia o non sia un agente della CIA o emanazione più o meno diretta 
di qualche altro agente od ente strategico statunitense (quello 
dell’appartenenza diretta di Sharp all’agenzia di intelligence 
statunitense fu tesi sostenuta a suo tempo da Chavez ed è anche 
convinzione condivisa dall’Iran; noi - non necessitati alle 
semplificazioni propedeutiche alla mobilitazione delle masse 
contro il nemico ma non per questo non consapevoli che in 
politica i complotti esistono, eccome - ci limitiamo a dire che per 
essere al servizio di un qualche agente strategico non è necessario 
esserne direttamente e consapevolmente al soldo), Sharp è autore 
di un libro From dictatorship to democracy. A conceptual 
framework far liberation (per chi vuole consultarlo nell’originale 
versione in inglese agli URL http://www.aeinstein.org/wp- 
content/uploads/20 1 3/09/FDTD . pdf ; Internet Archi ve: 

https://archive.org/details/FromDictatorshipToDemocracy- 
GeneSharp 921 e 

https://ia601500.us.archive.org/33/items/FromDictatorshipToDem 

ocracy-GeneSharp 921/FromDictatorshipToDemocracy- 
GeneSharp.pdf) che, sotto il pretesto di essere semplicemente una 
guida per combattere regimi dittatoriali sotto qualsiasi forma si 
presentino è storicamente risultato, a tutti gli effetti, non essere 
altro che un manuale scritto con pretta mentalità organizzativa 
militare per abbattere tramite la mobilitazione delle masse i regimi 
invisi agli Stati uniti. Ciò ha avuto pieno successo in Serbia, dove 
le istruzioni del manuale di Sharp sono state fondamentali, tramite 
l’emanazione locale dell’Albert Einstein Institute, l’Otpor, per la 
deposizione di Milosevic ed ha avuto poi una ancora più vasta 
applicazione su scala globale con il CANVAS (Center for Applied 
Nonviolent Action and Strategies), una diretta emanazione dell’ 
Otpor, che invece che sulla Serbia ha messo il suo zampino in 


Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 53 di 63 


tutte quelle aree, Ucraina compresa, dove gli Stati uniti hanno 
applicato i loro processi di strategia del caos quando attuati 
attraverso mezzi di intervento non diretto ma, piuttosto, di 
sobillazione delle masse eterodirette e più o meno non violente 
(vedi ruolo del CANVAS anche nelle primavere arabe). Ma se ci 
si limitasse alla semplice indicazione di sigle e di più o meno 
quinte o seste colonne che agiscono all’ interno di alcuni paesi, che 
possono essere quelli che si oppongono al Washington consensus 
(ma non solo, vedi Egitto di Mubarak) ma alle quali si potrebbe 
ribattere con altrettanti nomi e sigle che rispondono - con diverso 
grado ed intensità - sotterraneamente ad agenti strategici del 
campo avverso - quello delle spie e degli agenti provocatori è uno 
strumento della politica intemazionale che viene dalla notte dei 
tempi e non caratterizza certo l’attuale fase imperialistico- 
multipolare -, ciò non ci avvicinerebbe affatto al quadro disegnato 
da Lenin nel suo Imperialismo fase suprema del capitalismo. Più 
che la stretta elencazione di questi agenti, se vogliamo 
comprendere quanto nella situazione ucraina (e quindi anche nelle 
altre aree di crisi dove le summenzionate quinte colonne hanno 
avuto la possibilità di agire) abbiano contato le oligarchie 
finanziarie indicate da Lenin per tentare di accaparrarsi quest’area 
geopolitica, è ancor meglio ascoltare le parole pronunciate 
pubblicamente dall’assistente segretario di stato per gli affari 
europei ed euroasiatici Victoria Nuland. Ebbene il 13 dicembre 
2013, in una conferenza tenuta a Washington, Victoria Nuland ha 
affermato che a partire dal 1991 in Ucraina gli Stati uniti hanno 
finanziato organizzazioni politiche e non governative per un 
ammontare di 5 miliardi di dollari («Since Ukraine’s 
independence in 1991, thè United States has supported Ukrainians 
as they build democratic skills and institutions, as they promote 
civic participation and good governance, all of which are 
preconditions for Ukraine to achieve its European aspirations. 
We’ve invested over $5 billion to assist Ukraine in these and other 
goals that will ensure a secure and prosperous and democratic 



Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “ Corriere della Collera ” e dall’ “Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 54 di 63 


Ukraine»). Chi si vada a leggere il testo integrale di questa 
conferenza (per il quale si rimanda agli URL 

http://iipdigital.usembassv. gov/st/english/texttrans/20 13/1 2/20 131 

216289031.html ; Internet Archi ve: 

https://archive.Org/details/AssistantSecretarvNulandAtU.s.- 
ukraineFoundationConference e 

https://ia601504.us.archive.org/15/items/AssistantSecretaryNulan 

dAtU.s.- 

ukraineFoundationConference/AssistantSecretaryNulandAtU.s.- 

ukraineFoundationConference IipDigital.html) , potrà avere 

contezza non solo di queste “candide” affermazioni che ci fanno 
capire quanto in Ucraina - e di riflesso negli altri paesi che 
rifiutano il Washington consensus - sia stato immenso l’apporto di 
risorse che, attraverso il capitale finanziario, gli agenti strategici 
della principale potenza su piazza hanno riversato sulle quinte 
colonne alla Otpor o alla CANVAS per sovvertire “pacificamente” 
i governi che si volevano opporre agli Stati uniti ma potrà anche 
vedere il grado di arroganza usato dagli Stati uniti contro i 
governanti ucraini per costringerli all’adesione all’Unione europea 
e per accettare gli aiuti del Fondo monetario internazionale ( 
sempre citando dalla conferenza di Victoria Nuland: «As you all 
know, and as I’m sure you just heard from Anders and other 
colleagues, Ukraine’ s economy is in a dire state, having been in 
recession for more than a year and with less than three months 
worth of foreign currency reserves in place. The reforms that thè 
IMF insists on are necessary for thè long-term economie health of 
thè country. A new deal with thè IMF would also send a positive 
signal to private markets and would increase foreign direct 
investment that is so urgently needed in Ukraine. Signing thè 
Association Agreement with thè EU would also put Ukraine on 
thè path to strengthening thè sort of stable and predictable 
business environment that investors require. There is no other path 
that would bring Ukraine back to long-term politicai stability and 
economie growth»). Se fin qui l’analisi leniniana sulla situazione 


Massimo Morigi, Repubblicanesimo Geopolitico copiaincolla dal “Corriere della Collera ” e dall’ Italia e il Mondo ”, immesso nel Web il 21 marzo 2017, pagina 55 di 63 


che fece da sfondo allo scoppio della prima guerra mondiale si 
rivela fondamentale per fotografare non solo la dinamica degli 
agenti strategici e finanziari operanti in Ucraina ma più in generale 
su tutto lo scacchiere internazionale, l’esperienza storica sta però a 
dimostrarci - al contrario di quanto sperava il marxismo ed in 
genere tutti i movimenti ad alto tasso di millenerarismo - che la 
speranza nelle “ultime fasi”, oltre a essere strettamente collegata 
ad una mentalità propensa al totalitarismo, è anche una previsione 
del tutto sbagliata (e di questo Lenin ne era anche inconsciamente 
avvertito: se il titolo del suo libro richiamava la fase terminale del 
capitalismo, nel titolo del capitolo da noi citato, l’ imperialismo 
veniva degradato a “fase particolare” del capitalismo). Detto in 
parole semplici e tradotto ad uso del Repubblicanesimo 
Geopolitico. 1) L’attuale sconfitta che gli agenti strategici 
statunitensi stanno subendo nella loro strategia del caos attuata 
attraverso la leva del capitale finanziario e l’impiego sul campo 
delle masse eterodirette dallo smart power delle NGO modello 
Otpor o CANVAS non prelude affatto ad una loro uscita di scena 
(non prelude affatto, cioè, ad una loro “fase finale” ma semmai ad 
un rimodulazione del loro modus operandi , con un possibile 
ritorno a pratiche destabilizzanti muscolari dell’era Bush: Obama 
attenzione guardati alle spalle, i tuoi agenti strategici non sono 
molto contenti del tuo operato ...) ma, semmai, ad un passaggio 
dalla fase unipolare post caduta del muro di Berlino ad una 
policentrica molto più travagliata di quella che - ingenuamente - 
da parte della stragrande maggioranza degli osservatori ci si era 
aspettati all’ indomani della prima elezione di Obama. 2) Se nel 
suo vedere la “fase finale” del capitalismo Lenin dovette pagare il 
pegno al profetismo chiliastico del marxismo, la sua mentalità 
strategica, o meglio geostrategica, comprese benissimo che la lotta 
contro i monopoli poteva avvenire ed avere successo in quei paesi 
che costituivano “l’anello debole” di questa evoluzione del 
capitale finanziario. Dimostrazione della correttezza di questa 
visione strategica leniniana di puntare sull’anello debole delle 



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nazioni capitalistiche per far vincere la rivoluzione (e con questo 
successo che però non potè tramutarsi nel sogno comunista ma 
nell’ edificazione “solo” di una moderna superpotenza, l’Unione 
Sovietica, anche dimostrazione della successiva impossibilità 
storica e teorica di realizzare la rivoluzione proletaria) fu la Russia 
con l’abbattimento dello zarismo ed il successo della rivoluzione 
bolscevica. 

Certamente, alla luce del referendum che ha ricongiunto alla 
grande madre Russia la Crimea, un anello debole della strategia 
americana di invasione del mondo col suo capitale monopolistico 
si è dimostrata l’Ucraina. Ciò è certamente un punto segnato da 
Putin che, degno successore di Lenin, ha sempre dimostrato di 
sapere colpire al momento opportuno e con inusitata efficacia gli 
“anelli deboli” della strategia del caos statunitense. Il punto molto 
semplice è però che, visto che le “fasi finali” delle transizioni da 
uno stato unipolare a uno multipolare - come quelle, per fortuna, 
del passaggio millenaristico e definitivo dal capitalismo al 
comuniSmo - appartengono al mondo dei sogni e non alla realtà 
dello scontro fra agenti strategici, gli spazi di libertà che sono la 
naturale conseguenza della messa in crisi della potenza ancora 
attualmente egemone non possono essere affidati in un unico 
appalto a chi ora contesta, e con successo, questa potenza. Qui sta 
il compito del Repubblicanesimo Geopolitico: alla luce di un 
quadro ormai brulicante di “anelli deboli” del Washington 
consensus , diffondere la consapevolezza che un aumento degli 
spazi di prosperità e libertà dell’ Italia e del suo popolo sia 
nell’ accettare con coraggio la nascente fase multipolare. E 
nell’altrettanto forte consapevolezza, che in definitiva ci viene 
proprio da Lenin, che nella scelta degli alleati, interni ed 
internazionali, che rendano possibile questo passaggio, le “fasi 
finali” appartengono al mondo delle fate o, per esprimerci in 
termini politici, a quello delle ideologie. Proprio come stanno a 
provare nella loro pelle gli ingenui ucraini trattati come carne da 
cannone dall’ UE e dagli USA, nella scelta delle alleanze e dei 



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compagni di viaggio, di tutto abbiamo bisogno tranne che 
ripercorrere meccanicamente e solo in senso contrario quello che è 
già stato fatto negli ultimi cinquantanni. 

“Il Corriere della Collera”, 26 marzo 2014 



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POLITISCHE ROMANTIK, RENZISCHE ROMANTIK - di 
Massimo Morigi 

Tutti i casi della nostra vita sono [per Novalis] i materiali con cui possiamo fare ciò che vogliamo, ogni 
cosa è il primo anello di una catena infinita. 

Cari Schmitt, Romanticismo politico, a cura di Carlo Galli, Milano, Giuffrè, 1981, p. 127. 



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La pubblicazione nel 1919 di Politische Romantik rappresenta per 
il giuspubblicista fascista di Plettenberg P inizio della 
configurazione di una fortunata serie di metafore e concetti politici 
volti, lungo tutto il corso della sua produzione, a mettere in 
discussione quelle “categorie del politico” che erano alla base sia 
del pensiero marxista che di quello liberaldemocratico. In 
quest’ambito di creazione di idealtipi politico -ideologici che 
fossero di supporto al riorientamento in senso antidemocratico 
della società tedesca, il riferimento in Romanticismo politico al 
poeta degli Inni alla notte e simbolo di tutto il movimento 
romantico tedesco non era tanto un vezzo erudito ma serviva a 
delineare non solo la forma della mentalità romantica in letteratura 
ma anche quella della mentalità politica democratica, che 
evidentemente per Cari Schmitt molto doveva al romanticismo, 
una mentalità per la quale, sulla scorta di un Novalis correttamente 
giudicato modello gestaltico di tutto il romanticismo, “possiamo 
fare [tutto] ciò che vogliamo” e in cui “ogni cosa [non è altro che] 
il primo anello di una catena infinita”. Questa tensione verso un 
infinito apparentemente eroico ma che fa sì che la verifica di realtà 
sia sempre rimandata e che fa sì che - citiamo sempre da 
Romanticismo politico - «i fatti non sono mai considerati nelle 
loro connessioni politiche, storiografiche, giuridiche o morali, ma 
sono soltanto l’oggetto di un interesse estetico e sentimentale» 
viene tacciata, con esplicito riferimento a Malebranche, di 
“occasionalismo” (la cervellotica dottrina filosofica che 
estremizzando l’insegnamento di Cartesio recideva qualsiasi 
rapporto immanente fra la res cogitans e la res extensa), un 
occasionalismo che traslato dal post cartesianesimo seicentesco 
all’epoca romantica rendeva tutto il mondo, e quindi anche la 
politica, non altro che il pretesto per una solipsistica ed 
improduttiva attività di vacua ed inefficace poeticizzazione della 
realtà. 



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Sebbene la storia del Novecento e la biografia intellettuale e 
personale di Cari Schmitt abbiano ampiamente dimostrato che non 
solo i politici “democratici” pecchino di “occasionalismo” 
(certamente se considerato dal punto di vista del calcolo razionale 
mezzi/fini Hitler fu il più grande politico romantico del Secolo 
breve e lo stesso Cari Schmitt fu “occasionalisticamente” uno dei 
maggiori responsabili intellettuali della tragedia tedesca), non si 
può certo negare che l’ analisi schmittiana svolta in Romanticismo 
politico sia particolarmente adatta per descrivere la deriva 
demagogica delle moderne liberaldemocrazie, una deriva che 
evidentemente non riguarda solo il rapporto classi dirigenti e 
governati ma investe anche il progressivo degrado del senso della 
realtà che guida queste classi dirigenti anche nella loro azione di 
governo. In questo senso, i comportamenti e le dichiarazioni del 
Presidente del Consiglio italiano hanno veramente la morfologia 
idealtipica del romanticismo politico così come individuata da 
Schmitt, sia dal punto di vista della vecchia classe dirigente, di cui 
egli non è altro che un’espressione giovanilistica, sia sotto il 
profilo della sua concreta azione politica fin qui svolta ed 
empiricamente verificabile. Quando Renzi promette che ogni mese 
sarà contrassegnato da una riforma politica epocale, quando dice 
che ci sono le coperture per finanziarie in media ottanta euro di 
esenzioni fiscali per i lavoratori dipendenti, quando il Presidente 
del Consiglio annuncia tagli tremendi alle spese della pubblica 
amministrazione per poi genuflettersi di fronte alPObama 
venditore del suo costosissimo gas e dei farlocchi F-35 (alla faccia 
degli annunciati tagli alla difesa), come direbbe Cari Schmitt 
siamo in pieno occasionalismo politico (o, come diremmo noi, in 
piena follia geopolitica e geo strategie a). Quando, infine, si 
afferma che del problema del Fiscal Compact ce ne occuperemo 
quando il problema si presenterà (cioè fra pochi mesi) siamo 
giunti al cuore dell’ occasionalismo politico dove proprio accade 
una reale separazione fra la res cogitans (vulgo il cervello) e la res 
extensa (la realtà, vale a dire un Fiscal Compact che, se rispettato, 



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ci farebbe diventare il primo caso del secondo dopoguerra di un 
paese industriale moderno regredito a posizioni da terzo mondo). 
Tutta Fattività giuspubblicistica di Cari Schmitt (e come anche 
testimoniato dai suoi tragici errori) era intesa all’evocazione del 
Katéchon, cioè di quel “frenatore” da contrapporre all’epoca delle 
“neutralizzazioni e spoliticizzazioni” che per Schmitt era incarnata 
dalla democrazia e, nella specifica contingenza storica, dalla 
Repubblica di Weimar. Anche nella nostra situazione italiana, con 
un paese in mano alle oligarchie politico -finanziarie italiane, a 
loro volta schiave degli agenti strategici occidentali, siamo in una 
situazione in cui, se non verrà presto trovato un Katéchon, 
l’esistenza stessa della nostra nazione sarà messa direttamente in 
pericolo dal “romanticismo politico” di cui il renzismo non è che 
l’ultima e più sguaiata manifestazione. A differenza di Schmitt, 
siamo totalmente contrari a soluzioni autoritarie (in fondo, 
l’ultima involuzione del romanticismo politico) ma, d’accordo con 
Schmitt, siamo anche totalmente consapevoli che il “romanticismo 
politico” da sempre inevitabilmente dedito solo alla sua funzione 
espressiva (rapportato alla nostra odierna situazione interna, la 
retorica sulle nostre attuali istituzioni “democratiche”, cortina 
fumogena per voraci oligarchie e a livello intemazionale, tanto per 
essere chiari, la pseudoreligione dei diritti umani - non altro che 
una coperta tarlata per coprire interessi imperialistici di cui anche 
l’Italia è vittima - e il pavloviano riflesso condizionato - 
dolosamente condizionato dai comportamenti dagli odierni mass 
media e dai maggiori rappresentanti del pensiero politico, per il 
quali mai la bendiana trahison des clercs fu espressione più adatta, 
ancorché troppo gentile - della meccanica litania sull’inevitabile 
appartenenza ai vecchi blocchi emersi dal secondo conflitto 
mondiale) è, come accadde alla repubblica di Weimar, il biglietto 
per la dissoluzione politico -statuale del nostro paese. Il 
Repubblicanesimo Geopolitico ha l’ambizione di essere quel 
Katéchon, quel frenatore della degenerazione di questo cupio 
dissolvi della statualità e della nazionalità italiane. Quanto al 



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giudizio specifico sul “politico romantico” Renzi, pensiamo di 
avergli reso anche un eccessivo favore inserendolo in un discorso 
sulle ideologie e i più grandi drammi del Novecento ma l’idealtipo 
“politico-romantico” di cui egli è la più perfetto rappresentante 
che sia mai emerso in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi 
contiene davvero fortissimi elementi di tragicità, anche se le sue 
buffonesche caratteristiche personali più che richiamare le 
“categorie del politico” ci avrebbero portato a discettare piuttosto 
su personaggi e metafore disneyani. Ma lo ripetiamo, la vacuità ed 
inconsistenza dell’ odierno Presidente del Consiglio non ci deve 
trarre in inganno sulla sua effettiva pericolosità, ultima 
manifestazione di un mondo che ha tradito tutti i valori ed 
interessi italiani. Un mondo contro il quale dire che bisogna 
scagliare un formidabile Katéchon è già una grossa concessione al 
politically correct ed ad una indispensabile (necessaria e rispettosa 
non certo verso questa classe dirigente ma solo verso noi stessi) 
prudenza espressiva. 



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