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Full text of "TEORIA DELLA DISTRUZIONE DEL VALORE, NEO-REPUBBLICANESIMO, MASSIMO MORIGI"

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Massimo Morigi, Teoria della Distruzione del Valore, p.l di 3 

20 marzo 2015 

TEORIA DELLA DISTRUZIONE DEL VALORE 

(TEORIA FONDATIVA DEL REPUBBLICANESIMO GEOPOLITICA E PER IL 
SUPERAMENTO/CONSERVAZIONE DEL MARXISMO) 

Polemos è di tutte le cose padre, di tutte re, e gli uni rivela 
dei e gli altri uomini, gli uni fa schiavi e gli altri liberi. 

Eraclito, Frammento 53 



La ' Teoria della Distruzione del Valore ', pur inserendosi direttamente e a pieno titolo nella 
tradizione della critica marxiana e marxista all'economia politica classica e neoclassica e 
all'individualismo metodologico a queste inerente, intende rovesciare la teoria marxiana del 
plusvalore - viziata alla radice dall'economicismo dell'economia classica di Adam Smith e 
David Ricardo, economicismo che pur Marx intendeva respingere -, sostenendo, 
contrariamente alla teoria del plusvalore, che il modo di produzione capitalistico non si 
caratterizza per una sottrazione del plusvalore generato dal pluslavoro erogato dal lavoratore 
e di cui si appropria il capitale ma che, bensì, attraverso il nuovo rapporto sociale 
materializzatosi con l'avvento del capitalismo ("Al possessore di denaro, che trova il mercato 
del lavoro come particolare reparto del mercato delle merci, non interessa affatto il problema 
del perché quel libero lavoratore gli compaia dinanzi nella sfera della circolazione. E a questo 
punto non interessa neanche a noi. Noi, dal punto di vista teorico, ci atteniamo al dato di fatto, 
come fa il possessore di denaro dal punto di vista pratico. Però una cosa è evidente. La natura 
non produce da un lato possessori di denaro o di merci e dall'altro semplici possessori della 
propria forza lavorativa. Tale rapporto non risulta dalla storia naturale né da quella sociale ed 
esso non è comune a tutti i periodi della storia. È evidente come esso sia il risultato d'uno 
svolgimento storico precedente, il prodotto di molte rivoluzioni economiche, della caduta di 
una intera serie di più vecchie formazioni della produzione sociale.": Karl Marx, // Capitale, 
trad. it., Roma, Newton Compton, 1970, 1, pp. 199-200; "Ma il capitale non è una cosa, bensì 
un certo rapporto di produzione sociale che rientra in una determinata formazione storica 
della società. Questo rapporto si presenta in un oggetto e conferisce ad esso uno specifico 
carattere sociale. Il capitale non è la somma dei mezzi di produzione materiali e prodotti. Esso 
è formato dai mezzi di produzione che sono divenuti capitale, che in se stessi non sono 
capitale, come oro e argento non sono in se stessi denaro. Il capitale è formato dai mezzi di 
produzione monopolizzati da una certa porzione della società, dai prodotti e dalle condizioni 
in cui agisce la forza lavorativa, resisi indipendenti nei confronti della viva forza lavorativa 
che tramite questa contrapposizione si incorporano nel capitale.": Idem, III, pp.1086-1087), si 
opera una distruzione reale e concreta del valore del lavoro richiesto al dipendente operaio 
dell'impresa capitalista. La ' Teoria della Distruzione del Valore ' si colloca nell'ambito della 
dottrina filosofico-politica denominata 'Repubblicanesimo Geopolitico' (o 'Lebensraum 
Repubblicanesimo') ed è complementare, specialmente per le epoche storiche ed i rapporti 
sociali precedenti o non riconducibili al primo capitalismo industriale e successive sue 
evoluzioni, ad una più generale ' Teoria della Predazione/Distruzione/Equilib rio/Incremento 
del Valore ', a sua volta afferente alla ' Teoria Polemodinamica Evolutiva dei Cicli di 
Creazione/Conservazione/Trasformazione del Conflitto ', teorie anche quest'ultime due 
costitutive del 'Repubblicanesimo Geopolitico'. Fondamentale corollario . Alla luce della 
decisiva categoria di Gianfranco La Grassa degli 'agenti strategici', la distruzione del valore 
del lavoro - distruzione consustanziale alla nascita dell'impresa capitalista che dà forma al 
nuovo rapporto sociale che vede l'incontro sul mercato, su un piano di formale libertà per 
entrambi, del lavoratore salariato e dell'agente capitalista, in realtà in un rapporto totalmente 



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20 marzo 2015 



squilibrato a favore del secondo, il quale proprio per la disparità di forze a suo vantaggio 
acquista un lavoro 'svalorizzato' - deve anche intendersi parallela, concomitante e 
complementare alla distruzione agente in quell'altro versante del potere, distruzione, cioè, 
della capacità di agire - seppur in senso lato - politicamente dei 'non agenti strategici- 
operai/lavoratori di bassa fascia/non capitalisti' (da adesso in poi definiti 'decisori omega- 
strategici' o 'omega-strategie decisors'). In questo modo, la ' Teoria della Distruzione del 
Valore ', affine per molti versi al concetto di Joseph Schumpeter di 'distruzione creatrice', è 
lo strumento fondamentale per completare la messa a fuoco e l'inquadramento teorico 
dell'operato degli 'agenti strategici' lagrassiani (da adesso in poi definiti 'decisori alfa- 
strategici' o 'alpha-strategie decisors'), che agiscono (o, meglio, decidono) costantemente per 
accrescere il loro potere attraverso mosse strategiche indirizzate sia sul versante - 
apparentemente solo - economico e mosse - apparentemente solo - politiche, entrambi ambiti 
che però, se guardati attraverso l'univoca ed unica finalità di conquista della supremazia 
tipica dei 'decisori alfa-strategici', rivelano il loro consustanziale legame, cementato dalla loro 
comune politicità. Nella presente situazione postdemocratica che accomuna tutte le 
democrazie occidentali elettoralistico-rappresentative, siamo in presenza di una reale 
estensione formale dei diritti politici e civili a fronte di una reale distruzione sostanziale della 
loro efficacia e vigenza politica (l'Italia - more solito - è un caso a parte: in questo paese, 
l'arretratezza politica è di un tale livello che anche dal punto di vista formale assistiamo ad 
una contrazione/distruzione non dissimulata, esplicita e smaccata, dello spazio politico di 
azione dei 'decisori omega-strategici-lavoratori di bassa fascia/non capitalisti'). Per tornare 
alle maggiori "democrazie" occidentali, questo significa, per i 'decisori omega-strategici- 
lavoratori di bassa fascia/non capitalisti', un'estensione formale dei diritti politici e, 
soprattutto, dei diritti civili (esemplare, a tal proposito, l'ideologia del "politicamente 
corretto" e dei "diritti alla diversità" - di genere o culturali che siano - , che trovano la loro 
massima realizzazione - e simbolo - nel diritto al matrimonio fra omosessuali), una 
estensione formale del loro ambito di decisione/azione a fronte, però, di una sostanziale 
distruzione del valore dei loro diritti e tutele lavorativi per opera dei 'decisori alfa-strategici', 
distruzione del valore il cui unico effetto è un'ulteriore contrazione/distruzione dei già miseri 
ambiti di azione politica reale dei 'decisori omega-strategici', fatti salvi, ovviamente, gli 
"importantissimi" diritti afferenti al "politicamente corretto", al "diritto alla diversità" - 
comunque lo si voglia declinare - e alla sfera dell'orientamento sessuale. La ' Teoria della 
Distruzione del Valore ' consente così di ripercorrere un filo rosso continuo fra la nascita in 
Occidente delle prime società industriali/capitaliste (con il contemporaneo affermarsi del 
summenzionato rapporto sociale, plasmato dal capitalismo, di formale libertà sul mercato e 
conseguente ingannevole vicendevole autonomia fra capitalisti e 'decisori omega-strategici- 
lavoratori di bassa fascia/non capitalisti' afferenti all' impresa capitalista, formalmente liberi 
nello scambiare con i 'decisori alfa strategici-imprenditori capitalisti' la loro forza lavoro ma 
con un'incommensurabile disparità di forza contrattuale in questo mercato a causa della 
distruzione del valore operata dal nuovo rapporto sociale ingenerato dal capitalismo, una 
distruzione del valore del tutto simile a quella che avviene fra i combattenti nelle guerre 
armate, dove, per giungere al risultato strategico voluto, la vittoria o la non sconfitta, si 
distrugge non solo la vita del nemico ma anche di quella carne da cannone che per 
convenzione si suole chiamare amico: non a caso l'economista austriaco Kurt. W. Rotschild 
ha affermato che se si vuole comprendere l'economia, piuttosto che studiare Adam Smith e 
tutti gli altri allegri studiosi della triste scienza, meglio è concentrarsi nella lettura del Vom 
Kriege di Cari von Clausewitz... e viene facile notare la profonda analogia e legame fra la 
prima fase del capitalismo e la nascita della guerra assoluta analizzata da Clausewitz, dove in 
entrambe la distruttività veniva portata a livelli mai prima conosciuti dall'umanità, fino a 
giungere ai giorni nostri, nei quali le possibilità di annientamento manu militari e manu 
scientifica, con la nuova generazione di armi sempre più basate sulla cibernetica - fino ad 



Massimo Morigi, Teoria della Distruzione del Valore, p.3 di 3 

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arrivare al computer quantistico e alle sue potenzialmente numinose capacità computazionali 
e di conseguente produzione/riproduzione/creazione di un potere un tempo solo riservato agli 
dei olimpici, e alle forme sempre più evolute di intelligenza artificiale e alla possibilità di 
manipolazioni della pubblica opinione e della natura fisica e biologica, "un lavoro che, lungi 
dallo sfruttare la natura, è in grado di sgravarla dalle creature che dormono latenti nel suo 
grembo"-, rendono persino la guerra totale di settanta anni fa, compresa la stessa arma 
atomica, un gioco da ragazzi e dove il capitalismo del XXI secolo non solo ha eliminato, 
almeno in tempi commensurabili con l'umana esistenza, ogni realistica possibilità di poter 
costruire un diverso rapporto sociale ma ha ormai addirittura annientato la stessa memoria 
storica dei tentativi portati avanti dai 'decisori omega-strategici' - o, meglio, dalle burocrazie 
socialistiche che sostenevano, in parte in buona e in parte in cattiva fede, di agire in nome e 
per conto del proletariato e per instaurarne l'ossimorica dittatura ma che, a tutti gli effetti, 
altro non erano che una diversa forma di 'decisori alfa-strategici' - per costruire 
un'alternativa al capitalismo) e le odierne società industriali/capitaliste, caratterizzate 
quest'ultime - come le prime società industriali/capitaliste - da 'decisori alfa- strategici' che 
costantemente agiscono - e per ora, nonostante tutta la dissimulativa retorica democratica, 
con srande ed inarrestabile successo e senza alcun reale avversario - per una distruzione del 
valore del lavoro sull'apparentemente libero mercato e dei diritti dello stesso a livello 
giuridico dei 'decisori omega-strategici'. 'Decisori alfa-strategici' che - oggi come sempre ed 
in particolare, per quanto riguarda l'epoca moderna, dall'inizio della rivoluzione industriale, 
in altre epoche storiche possono essere state prevalenti modalità predatorie * e.g. la schiavitù 
antica e la servitù della gleba - operano, in definitiva, per annichilire - sfrontatamente o più o 
meno nascostamente ma sempre con modalità distruttivamente del tutto analoghe a quella dei 
summenzionati conflitti armati, per una critica dei quali è quindi fondamentale, oltre che per 
l'economia, la politica e la cultura, la ' Teoria della Distruzione del Valore ' - i già infimi ed 
unicamente consolatori spazi di decisione/azione dei 'decisori omega-strategici'. 'Decisori 
omega-strategici' per i quali, ne siano consapevoli o meno, vale sempre, indipendentemente 
dall'epoca storica e predazione o distruzione del valore che sia, la condizione vitale ed 
esistenziale - "dove anche i morti non saranno al sicuro dal nemico, se egli vince. E questo 
nemico non ha smesso di vincere."- descritta daìV iperdecisionista Walter Benjamin - 
l'Angelus Novus per un rinnovamento ab imis della geopolitica e del repubblicanesimo, 
soteriologicamente ben più radicale e realista del "timido" e katechontico decisionista 
giuspubblicista nazifascista Cari Schmitt - alla ottava tesi di Tesi di filosofia della storia: la 
terribile e mortale condizione di ' stato di eccezione permanente \ 



Massimo Morigi - Ravenna, 20 marzo 2015