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Full text of "Le Regioni Dell Aria Nella Divina Commedia"

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Memorie, Voi. I. 


PUBBLICAZIONI DEL R. OSSERVATORIO DI PALERMO 


N. 5. 


LE REGIONI DELL’ARIA 

NELLA DIVINA COMMEDIA 




NOTA 


DI 


FILIPPO ANGELITTI 



PALERMO 

TIPOGRAFIA DOMENICO VENA 
Piatta Seti'Angeli 6, 7, 6. 




















LE REGIONI DELL’ARIA NELLA “DIVINA COMMEDIA 


n 


1 . La scienza nella Divina Commedia. - Qualche anno fa, in una lettera al 
tof. Francesco d’ Ovidio, ebbi a scrivere che nella Divina Commedia , la quale è tes¬ 
suta sopra un vero e completo sistema cosmogonico, che ne forma per dir così l’ossa¬ 
tura, la scienza c’entra come parte integrante, e non come un ornamento di lusso, o uno 
sfoggio inutile di erudizione. Nè dissi cosa nuova; perchè in ogni tempo è stato ricono¬ 
sciuto che il poema sacro, abbracciando tutto quanto il sapere del tempo, richiede, per la 
sua intelligenza, larghi sussidi scientifici. Lo Scartazzini, parlando di tali sussidi si 
esprime cosi: «Del tutto indispensabile è la conoscenza dell’astronomia del medio evo 
« senza la quale un bel numero di terzine dantesche sono assolutamente inintelligibili’. 
«Delle scienze naturali del tempo, Dante nelle sue opere non si mostra digiuno- 
« m questo riguardo egli attinse costantemente alla propria accurata e fina osservazione 
« della Datura, non già ad osservazioni fa,Ite da altri ed al loro lavori. » (1) Anzi il 

'«° e Va PW ° Ure 6 dÌCe : * Le opere c,i Aristotele, di San Tommaso, di Boezio 

«al dan a * a S \^ ® del medÌ0 ev0 sono ^dispensabili non solo 
al dantista, ma eziandio al serio dantofilo. Ed almeno i tre nominati devono essere un 

11° f y Ug e ; mndl ° al Pannante. , (2) Ed io, sebbene creda che oggi non siano 

li • bCIen . Z ! ‘ Degh anD1 6 Degli Studi ’ che oserebbero vantarsi di aver fami- 

nomia eTLta d 1 T 6 ’ T ” ^ 6 dire: cM «onosce l’astro¬ 

fisica del tempo, almeno nelle sue nozioni elementari, non prenda a studiare 


(1) Dantologia, Milano, 1894, pag. 31. 

(2) Ibidem. 










2 LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

il poema di Dante , come Platone diceva : chi non conosce la geometria , non entri nel 
tempio della scienza ! Sennonché, bisogna confessarlo, in generale gli stessi commentatori 
di Dante hanno finora atteso con poca accuratezza alla parte scientifica della Divina Com 
media , e in molti punti hanno ripetuto antichi errori senz’ alcun discernimento critico. 
Nella quistione delle regioni dell’aria secondo Dante, ciò è avvenuto in modo più parti¬ 
colarmente curioso. 

2. Il primo giro considerato come il limite dell atmosfera . — Hanno creduto alcuni 
che al limite superiore dell’ aria si accenni nella splendida descrizione dell* azzurro del 
cielo, che Dante esce a rivedere sulla spiaggia del Purgatorio (I, 13-16): 

Dolce color d J orientai zaffiro, 
che s’ accoglieva nel sereno aspetto 
dell’ aer puro infmo al primo giro , 
agli occhi miei ricominciò diletto, 

dove per primo giro hanno inteso lo strato dell’ aria più lontano dalla terra, ovvero la 
superficie di separazione tra l’aria e la sfera del fuoco. 

Ma di questo primo giro del canto I del Purgatorio si sono finora date diverse inter¬ 
pretazioni. 

1\) La prima e più antica è quella di Pietro di Dante, che per il primo giro qui 
intende V orizzonte : « Illa pars coeli et emisphaerii, ubi fingit se luisse, nobis oppositi, 
« a medio usque ad prirnum gyrnm, idest horizontem eius versus suum orienterò, erat jam 
«. tota coelestrina in colore sapphiri, sine stellis, licet in alia medietate longiori ab ilio oriente 
« adirne apparerent. » In linea secondaria, e senza pregiudizio dell’attuale quistione, si può 
notare che quel sine stellis , oltre che superfluo, è anche inesatto, perchè poco appresso 
il poeta dice che il pianeta Venere faceva tatto rider appunto Voriente, velando i Pesci 
eh' erano in sua scorta . Inoltre può ben darsi che le stelle apparissero ancora nell altra 
metà del cielo, nelPoccidentàle : ma Dante noi dice, nè lo poteva osservare, essendo quella 
regione allora uascosta dall’ alta montagna. Ad ogni modo l’orizzonte è stato suffiagato 
di qualche ragione scientifica dal Padre Giovanni Antonelli, che ebbe a scrivere esseie 
appunto l’orizzonte «il primo fra i cerchi della sfera, siccome quello che solo è parvente 
« e serve alla determinazione di tutti gli altri » (1). Queste ragioni hanno convinto lo Scai- 
tazzini e il Casini. 


(1) Cito sulla fede del Casini , non essendomi riuscito vedere il lavoro originale dell’ An 


TONELLI. 




3 


LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

2. a ) I vecchi commentatori intendono, come attesta il Serena (1), il cielo della Luna . 
Così, per tutti, il Landino : « infino alla prima spera : che e el cielo della luna dal quale 
« in giù cominciano le cose mutabili. » Per loro , dunque, devesi credere « l’aere essere 
«stato purissimo et pieno di serenità et tranquillità infino al cielo della luna». 

3. a ) L’Antonelli stesso, nel commento del Tommaseo, propose per primo giro « lo strato 
« dell’aria più dalla terra rimoto, il quale confina con la sfera del fuoco, limitata sopra 
« dal cielo della luna ; primo , rispetto agli strati aerei cominciati a numerar di lassù » ; 

4. a ) ovvero anche « la sfera stessa del fuoco, la quale succede all’atmosfera nostra 
« secondo la fisica di quei tempi ». 

5. a ) Ma se l’Antonelli aveva pensato di scendere più giù del cielo della luna, il Lom¬ 
bardi salì molto più su, e per primo giro intese il primo mobile. 

6. a ) « E allora », osserva il Serena (2), «perchè non spingere lo sguardo fino al- 
« V ulti ma profondità dei cieli? » Ed esponendo un’interpretazione proposta dal Prof. Trevi¬ 
san, il quale per primo giro intende l’ Empireo, la sostiene allegando un passo del Para¬ 
diso (IV, 34), dove è detto che gli spiriti beati si mostrano bensì nelle diverse spere, 

ma tutti fanno bello il primo giro , 

e dove « il primo giro , per necessità logica, per comune consenso dei commentatori, è il 
« cielo Empireo. » 

3. Un poco d’ esame critico. — Se si deve intendere che il dolce colore di zaffiro 
orientale si accoglieva nell’ aspetto sereno dell’ aria , la quale era pura infino al primo 

giro , come pare vogliano tutti coloro che pongono una virgola dopo aer, bisogna assolu¬ 
tamente rigettare l’Empireo, il primo mobile, il cielo della Luna, e forse, a tutto rigore, 
anche la sfera del fuoco. Infatti l’aria, secondo Dante, è uno dei quattro elementi, che , 
insieme con la terra , con 1’ acqua e col fuoco , costituisce la parte materiale e centrale 
dell’universo ; essa non si estende che fino a una certa altezza , ed è poi circondata dalla 
sfera del fuoco , la quale , a sua volta , è circondata dal cielo della Luna. Ma v’ ha di 
più : secondo Dante , le nuvole, spesse o rade che siano, non si elevano oltre una certa 
regione dell’aria, la cui altezza è quella della porta del Purgatorio (XXI, 46-54). Hisce 


(1) Il Serena ha riesaminata efficacemente la quistione in una lettera al Prof. Cav. P. Tre¬ 
visan, pubblicata nel Giornale Dantesco , voi. VI, pag. 88. 

(2) Il Serena, con gentile invito, chiama a parte della disputa cortese anche gli amici, 
comprendendo sotto questo nome « tutti coloro , che coltivano con puro animo gli studi ». 
Ibidem. 




4 LE REGIONI DELL'ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

positis , se 1 pria non arriva che fino alla sfera del fuoco , e se per giunta la parte su¬ 
periore di essa è sempre serena . potrà parere più o meno esatto il dire che l'aria era 
pura e serena fino alla sfera del fuoco ; ma dire che essa era pura fino al cielo della 
Luna, o fino al primo mobile, o fino all’Empireo sarebbe certamente uno sbaglio grosso. 

A prima giunta, la ragione addotta dal Serena , che nel IV del Paradiso il primo 
giro dinota senz’ alcun dubbio V Empireo , mi è parsa di gran peso , e m’ ha indotto a 
pensare che, se i codici si potessero piegare a leggere dalVaer puro, allora, sopprimendo 
la virgola dopo aer, e ponendola tutt’ al più dopo puro , ci sarebbe da intendere che il 
dolce colore d’oriental zaffiro si accoglieva nell’aspetto sereno del cielo, per tutta l’esten¬ 
sione, che va dall 'aer, che quella mattina era puro, fino al primo giro, che in tal caso 
potrebbe esser proprio 1’ Empireo. Ma, se con questa ipotetica lezione si evita la Scilla 
di supporre che l’aria si estenda fino all’Empireo, cosa che assolutamente non regge, si 
dà in Cariddi, ritenendo che i cieli siano colorati, sia pure di colore celeste , il che non 
pare sostenibile. Per Dante è sempre l’aria che si colora, com’egli dice esplicitamente in 
più luoghi. Si ha infatti (Purg. Vili, 49): 


Temp’ era già che V aer s 1 annerava, 


e (Purg. XXV, 91-93) : 


E come 1' aere, quando è ben piorno, 
per 1’ altrui raggio, che in sè si riflette, 
di diversi color si mostra adorno , 

ed ancora (Purg. XXIX, 73-78): 

E vidi le fiammelle andare avante, 
lasciando dietro a sè V aer dipinto, 
e di tratti pennelli avean sembiante, 
di eh’ egli sopra rimanea distinto, 
di sette liste, tutte in quei colori, 
onde fa V arco il Sole e Delia il cinto. 

Vero è che ì el cielo delle stelle fisse , Dante , al cominciare della tremenda invet¬ 
tiva di S. Pietro contro i Domani Pontefici, vede colorarsi tutto il cielo in rosso 
(Par. XXV1J, 28-30): 


Di quel color, che, per lo Sole avverso, 
nube dipinge da sera e da mane, 
vid’ io allora tutto ’l del cosperso ; 


LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 5 

ma, oltre che quivi tale colorazione è dovuta a una causa soprannaturale, si deve forse 
ritenere che per tutto il Ciel sia da intendere le facce di tutti i beati, giacche S. Pietro 
aveva detto (Ibid. 19-21) : 

Se io mi trascoloro , 
non ti maravigliar ; chè, dicend’ io, 
vedrai trascolorar tutti costoro . 

Ad ogni modo , bisogna anche riflettere che Dante usurpa la parola giro in significati 
molto diversi tra loro ; 1’ adopera infatti per dinotare : i cerchi infernali (Inf. X , 4 ; 
XVI, 2; XXVIII, 50), i gironi del Purgatorio (Purg. XXII, 2; XXIII, 90), i cieli 
(Purg. XXX, 93; Par. li, 127; III, 76; XXVIII, 139), i gradi della Rosa del Pa¬ 
radiso (Par. XXXI, 67 ; XXXII, 36). 

Minore difficoltà incontrerebbe la spiegazione che per primo giro intende lo strato 
dell’aria più lontano dalla Terra e confinante con la sfera del fuoco. Se non che, sicco¬ 
me il detto strato è sempre sereno, qui Dante verrebbe a dire che lo strato sottoposto, 
il solo che possa essere ingombrato da nuvole, era allora puro aneli’esso, e la determi¬ 
nazione infino al primo giro viene ad essere superflua da una parte ed equivoca dall’altra, 
in quanto darebbe forse luogo a sospettare che V aria potesse essere impura più su del 
primo giro. Bastava in tal caso che avesse detto aer puro senz’altro. 

4. Il primo giro è un limite visibile. — Ma a tutte le spiegazioni esaminate nel 
precedente paragrafo io oserei muovere un’obiezione, che vorrei fosse ponderata dai dan¬ 
tisti. Qui Dante è osservatore , e la frase infino al primo giro accenna chiaramente a 
un limite visibile. Or, quando il cielo è sereno, si vede forse il limite della regione delle 
nuvole? Cade forse sotto i sensi la superficie di separazione tra l’aria e la sfera del 
fuoco ? Che dire poi 

de’ cieli, 

che P uno all’ altro raggio non ingombra ? 

Avrebbe Dante preteso di vedere dove terminava il primo mobile e cominciava 1’ Em¬ 
pireo ? 

Limite visibile è certamente Yorizzonte; e dire che l’aria era pura fino a \Yorizzonte 
non solo non offre alcuna contradizione , ma è una determinazione necessaria per farci 
sapere che il cielo era tutto sereno, anche nelle parti più basse, che sogliono essere assai 
spesso ingombrate dai grossi vapori, pe’ quali suol rosseggiare Marte, « giù nel ponente 
« sopra il suol marino ». Or domanda il Serena : « Ma è verisimile che, uscito appena a 


0 LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

« riveder le stelle, il Poeta osservi se il cielo è sereno per quanto è vasto l’orizzonte? » 
Certamente ! A chi si fa ad un balcone o a una terrazza, innanzi a cui si stenda un 
vasto panorama, questo si presenta da sè tutto quanto, e le regioni più basse prima di 
tutte : è per guardare in. alto che bisogna fare un po’ di fatica e levare la faccia. Ed 
io insisto più che mai nell’idea che Dante muova sempre dall’esperienza e dall’osserva¬ 
zione : udite infatti quel che dice egli stesso, quando , vinto dalla fatica, si pone a se¬ 
dere sul primo balzo dell’Antipurgatorio (Purg. IV, 55-57) : 

Gli ocelli prima drizzai a’ bassi liti ; 
poscia gli alzai al Sole , ed ammirava 
clie da sinistra n’eravam feriti. 

« È verisimile » , si domanda ancora , « che la serenità dell’ aria azzurra provenga 
« dall’accogliersi di essa in tutta la larghezza, anzi che in tutta la profondità dei cieli ? » 
In tutta la larghezza è necessario, in tutta la profondità dei cieli è troppo , bastando 
fino allo strato dell’aria dove si formano i cirri, che sono le nuvole più alte. 

Dunque il primo giro del 1 del Purgatorio è 1’ orizzonte ? A me sembra si debba 
ammetterlo per necessità logica, essendo l’orizzonte, come dice l’Antonelli, il circolo che 
solo è parvente. Ma perchè il titolo di primo ? Sono proprio di giusto peso le ragioni 
scientifiche dell’Antonelli, « che l’orizzonte è il primo fra i cerchi della sfera, e che serve 
« alla determinazione di tutti gli altri ? » La prima cosa mi par dura ad ammettere ; 
la seconda è falsa. L' equatore , il mezzo cerchio (circulus medius) del moto superno, o 
del primo movimento (vèr wpwrnr ?opàr) non ha certamente bisogno dell’orizzonte per 
essere definito, e potrebbe con buone ragioni reclamare per sè il titolo di primo cerchio. 
L’eclittica, Vobliquo cerchio che i pianeti porta, neanch’essa ha alcuna dipendenza dal¬ 
l’orizzonte. Veramente si deve convenire che il poeta sarebbe stato più chiaro, se, invece 
di primo giro, avesse detto (per carità, non si pensi che io pretendo rifare Dante !) basso 
giro, come dice più appresso i bassi liti ; ma non c' è che fare : come stanno le cose , 
non c’è altra sfuggita : all 'orizzonte bisogna inchinarsi e accettarlo come primo giro. 

Il primo giro del 1 del Purgatorio, in conclusione, mi sembra non abbia uulla che 
fare col limite superiore dell’atmosfera, nè con le regioni dell’aria. 

5. Il limite della regione delle nuvole , secondo Dante. — Nel luogo già preceden¬ 
temente citato (Purg. XXI, 46-54) Dante accenna invece molto chiaramente al limite 
superiore della regione delle nuvole; infatti egli fa dire a Stazio: 


non pioggia, non grando, non neve, 
non rugiada, non brina più su cade, 
che la scaletta dei tre gradi breve. 



LE REGIONI DELL'ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 7 

Nuvole spesse non paion nè rade, 
nè corruscar, nè figlia di Taumante, 
che di là cangia sovente contrade. 

Secco vapor non surge più avante 
che al sommo de’ tre gradi ch’io parlai, 
ov’ ha il vicario di Pietro le piante. 

Dunque le nuvole, spesse o rade che siano, non si elevano oltre una certa regione, la cui 
altezza è quella della porta del Purgatorio. 

6. Le quattro regioni dell ’ aria , secondo i commentatori .—Ma qui i commentatori 
hanno avuto il desiderio di conoscere in quante regioni Dante dividesse V aria e quale 
fosse per lui la regione delle nuvole. A queste domande i moderni hanno risposto quasi 
tutti allo stesso modo , sulla scorta, non però ben compresa, di Pietro di Dante e di 
Aristotele. L’Andreoli, che sembra il più accurato, dice : « Secondo Aristotele nel trattato 
« delle Meteore, di tutte le alterazioni di questo basso mondo è cagione il vapore sorgente 
« dalla terra ; il quale è di due sorte, umido e secco : dall’umido è generata la pioggia, 
« la neve, la grandine, la rugiada, la brina ; dal secco il vento, se il vapore è sottile , 
« se più forte, il tremoto. Ma questi vapori non possono sorgere oltre alla terza delle 
« regioni dell 9 aria , le quali dal del della Luna al centro della terra son quattro , calda , 
« fredda , fredda e calda , e il seno della terra (center ferme, dice Pietro di Dante) : e 
« per conseguenza neppur le dette alterazioni possono più sopra aver luogo. Ora il Poe- 
« ta suppone di avere, nel passar la porta del Purgatorio, varcata appunto la terza regione 
« dell’aria. » L'Antonelli, nel commento del Tommaseo, cita pure Pietro di Dante, ed ag¬ 
giunge : « La pioggia scende dalla regione calda e fredda , la grandine dalla fredda. » 
Il Tommaseo, lo Scartazzini e il Casini , scambio del trattato delle Meteore , citano il 
libro II della Metafisica . Lo Scartazzini nel commento lipsiese ritiene il seno della ter¬ 
ra, nell edizione minore (Milano 1893) lo muta nel centro della terra. Anche il Casini 
parla del centro della terra come di una delle regioni dell'aria. Da nessuno sembra sia 
stato riscontrato con attenzione il commento di Pietro di Dante : da nessuno si cita con 
precisione il luogo di Aristotele , e molto meno si riferiscono le parole testuali. Quelli 
poi che commettono la svista di rimandare al secondo libro della Metafisica, dove di tutt’altro 
si parla che dei vapori, della pioggia, della neve, della rugiada, della brina e delle regioni 
dell aria , mostrano chiaramente di aver citate» di seconda mano, fraintendendo la cita¬ 
zione « Met. II ». 

7. La regione-calda e fredda? — È poi curioso che nessuno si sia mai domandato 
che diavolo sia una cosa calda e fredda nello stesso tempo ! Aristotele nel libro li, capitolo 


8 LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

2° e 3° del trattato De generazione et corruptione (rapi ysvsTSco^ aal <pQop#r), ridncendo 
a quattro tutte le differenze dei corpi sensibili, il caldo, il freddo, il secco e l’umido, av¬ 
verte esplicitamente che questi quattro principii, cioè il caldo, il freddo, il secco e l’umido, 
i quali, a rigore, a due a due dovrebbero dare sei combinazioni , non ne dànno effettiva¬ 
mente che quattro, che sono caldo e secco, caldo e umido, freddo e umido, freddo e secco, 
dovendosi escludere le due combinazioni dei contrari, cioè caldo e freddo , secco e umido, 
perchè impossibili . Ecco le sue parole: (1) « Constat igitur, ceteras omraes differentias 
« ad quattuor primas, et has, non amplius in pauciores reduci : neque enim calidum id 
«est quod humidum , aut quod siccum est; neque humidum, quod calidum, aut quod 
« frigidum est ; neque frigidum et siccum subalterna sunt neque sub calido et humido 
« stru un tur. Quare quattuor esse has necesse est. Quum autem elementa sint quattuor, 
« et eorum quae sunt quattuor , sex sint copulae, contraria autem simili copidari non 
« possint ; (calidum enim et frigidum, et rursum siccum et humidum idem esse, est 
« impossibile;) constat quod elementorum copulae quattuor erunt, nempe calidum et sic- 
« cum, calidum et humidum, rursum frigidum et humidum, frigidum et siccum. Atque 
« haec, corpora ea quae simplicia videntur esse, ignem inquam et aérerri, aquam et terram, 
« secundum rationem comitali ac sequi soleut. Nam ignis calidus siccusque est ; aér vero 
« calidus (2) et humidus ; (nam aér , velut vapor est :) aqua frigida humidaque ; terra 
« frigida atque sicca. » Secondo Aristotele dunque , e per conseguenza anche secondo 
Dante, una cosa non può essere nello stesso tempo fredda e calda, e la regione fredda 
e calcia dell’aria non può sussistere. 

8. Il « venter terrae » e il centro della terra , regioni dell aria ?—E il venter terrae , 
questa locuzione , che non si trova nell’ indice delle opere di Aristotele , e che è stata 
tradotta col ventre della terra , o col seno della, terra , che cosa significa ? E come mai 
il seno o ventre della terra può costituire una delle regioni dellaria ? 

Forse la difficoltà di rispondere a questa domanda avrà indotti alcuni a mutare 
il ventre della terra nel centro della terra , gettandosi così dalla padella nella bragia, 
perchè il centro della terra è, per giunta, un punto matematico, e, come tale, non avendo, 
secondo il vecchio Euclide, parti nè dimensione alcuna , non può essere una regione , 
neanche una regione della terra. 


(1) Aristotelis, op era omnia, edizione Firmin-Didot, voi. II, pag. 455-456. 

(2) La traduzione Firmin-Didot ha qui per errore frigidus in luogo di calidus. Il testo 
greco ha: tò [jÀv yàp rcup Ospp.òv /.ai £v)póv, ó S’àòp OspfAÒv /ai uypóv (otov àTf/.lg' yàp ó 
à*^p), TÒ S 5 uSwp <k)^pòv zat uypóv, 7) Ss yyj ^u^pòv /.al ^yjpóv. 





LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 


9 


Ma , a parte Aristotele ed Euclide, come mai l’aria eoo le sue quattro regioni si 
estenderebbe dal cielo della Luna al centro cella Terra ? E gli altri tre elementi, il fuoco, 
l’acqua e la terra dove avrebbero sede ? 

9. Le quattro regioni dal cielo della Luna al centro della Terra, secondo Pietro 
di Dante. — Ecco ciò che ha scritto Pietro di Dante : « Unde sciendum est a coelo lunae 
« usque ad centrum terrae quattuor esse regiones, quarum superior dicitur anxius aestus ; 
« media frigida; tertia, quae juxta terranei est, frigida et calida; quarta est venter ter- 
« rae. » Ciò è alquanto diverso da come hanno inteso i commentatori posteriori. Pietro non 
dice che lo spazio dal cielo della Luna al centro della Terra sia tutto occupato dalV a- 
ria, divisa in quattro regioni; ma dice che in tale spazio sono quattro regioni , delle 
quali la prima è Yanxius aestus, e la quarta è il venter terrae . L ’ anxius aestus deve 
aver destate le meraviglie degli editori, che annotano : « così in tutti i codici » ; ma 
non è altro che la sfera del fuoco, « quod propter consuetudinem ignem vocamus , quod 
« tamen revera ignis non est : caloris enim exuperantia et quasi fervor est ignis (1). » 
E il famoso venter terrae è nè più nè meno che il globo terraqueo : « in medio igitur 
« et circa medium gravissimum et frigidissimi™ , terra nimirum et aqua , secretum re- 
« sidet (2) ». Due dunque delle quattro regioni menzionate da Pietro di Dante e che si 
trovano tra il cielo della Luna e il centro della Terra non hanno nulla che fare con l’a¬ 
ria; ma sono occupate una dal fuoco , e Y altra dalla terra e dall’ acqua insieme consi¬ 
derate. 

10. Le regioni dell'aria, secondo Pietro e secondo Dante. — Le altre due regioni 
intermedie dunque, secondo Pietro di Dante, sarebbero occupate dal rimanente elemento, 
cioè dalFaria : le dette regioni sono la fredda, più esterna, e quella che circonda la terra 
(quae juxta terram est) e che è umida e calda. liumida et calida deve dire, e così forse 
si troverà, se si guarderà bene, in qualche codice più corretto; giacché il frigida et ca¬ 
lida non può stare, e costituisce una contradizione manifesta, che avrebbe dovuto met¬ 
tere in guardia i commentatori posteriori. 

Anche Dante pare che distingua nell’aria due regioni, Tumida e calda, che circonda 
la terra , e la fredda che sovrasta alla precedente. Per lui infatti la pioggia si forme¬ 
rebbe non appena gli umidi vapori dalla regione umida e calda salgono nella regione 


(1) Aristotelis, Meteorologicorum, lib. I, cap. 3, (14), ediz. Firmin-Didot, voi. Ili, pag. 555. 

(2) Ibidem. 



10 LE REGIONI dell’aria NELLA DIVINA COMMEDIA 

fredda. Buonconte di Montefeltro , raccontando come l’angel d’inferno governò il suo ca¬ 
davere, dice (Purg. V, 109-118): 


Ben sai come nell’ aere si raccoglie 
quell’ umido vapor , che in acqua riede , 
tosto che sale, dove il freddo il coglie. 

Giunse quel mal voler, che pur mal chiede 
con lo ’ntelletto, e mosse ’1 fumo e ’l vento, 
per la virtù che sua natura diede. 

Indi la valle, come il dì fu spento, 
da Protomagno al gran giogo, coperse 
di nebbia, e 7 del di sopra fece intento 

sì, che il pregno aere in acqua si converse. 

Per Dante dunque il vapore umido , ossia V esalazione dell' acqua , si converte in 
pioggia non appena arriva alla regione fredda dell’aria : esso d’altra parte non si eleva 
sopra della porta del Purgatorio. Ma neanche il vapore secco , ossia V esalazione della 
terra , si eleva di là dalla stessa porta. Infatti della montagna del Purgatorio è detto 
(Purg. XXVIII, 97-102) : 


Perchè il turbar, che sotto da sè fanno 
Vesalazion dell’acqua e della terra , 
che, quanto posson, dietro al calor vanno, 
all’ ùomo non facesse alcuna guerra, 
questo monte salìo vèr lo ciel tanto, 
e libero n’ è di indi ove si serra . 


Si può dunque conchiudere che per Dante V aria si divide pure in due regioni, la 
più bassa, umida e calda, nella quale si raccolgono l’esalazione dell acqua e 1 esalazione 
della terra, e che può essere chiamata la regione delle nuvole ; la più alta , fredda , la 
quale è sempre serena. La superficie di separazione di queste due regioni è all altezza 
della porta del Purgatorio. 

È da notare che così per Dante, come per Pietro, i passaggi di temperatura tia 
una regione e l’altra sono bruschi più che mai : dalla regione calda e umida dell alia 
si va nella regione fredda dell' aria stessa, e da questa si va nella sfera del fuoco , che 
è detta anxius aestus. Ma di tali sbalzi di temperatura il poeta non fa alcun cenno, 
nè quando varca la soglia della porta del Purgatorio , nè quando entra nella sfera del 
fuoco. Anzi entrando nella sfera del fuoco Dante non percepisce alcun aumento di tem- 


11 


LE REGIONI DELL'ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

per atura, ma soltanto si meraviglia della novità del suono delle sfere e del grande lume. 
Egli dice (Par. I, 82-84) : 

XLa novità del suono e il grande lume 
di lor cagion m’accesero un disio, 
mai non sentito di cotanto acume ; 

e Beatrice l’avverte (Par. I, 91-93) : 

Tu non se’ in terra, sì come tu credi ; 
ma folgore, fuggendo il proprio sito, 
non corse, come tu, eh’ ad esso riedi. 

11. La regione in quiete dell' aria , e la regione in movimento. — Ma per Dante 

Y aria si può dividere , secondo un altro criterio , in regione in quiete , e regione in 

movimento rotatorio da levante a ponente. La superfìcie di separazione di queste due regioni 
è quella il cui cerchio non è rotto cV alcun canto , ossia, come pare si debba intendere, 
la superficie sferica che sorpassa le cime dei più alti monti, o, per dir più precisamente, che 
passa per la sommità della montagna più alta, che è quella del Purgatorio. Veramente 
la regione in quiete nella sua parte più bassa, cioè di sotto dall’altezza della porta del 
Purgatorio, può essere turbata dai venti ; ma i venti la possono agitare in tutte le di¬ 
rezioni. La regione in movimento, invece, gira, tratta dal primo mobile, nella direzione, 
com’è detto, da levante a ponente, con velocità costante e non superiore a quella di un 

vento soave , tanto che le fronde della foresta del Purgatorio non si piegano sì che gli 

uccelli siano impediti nel loro canto. Dante descrive V effetto di questo movimento in 
questi versi (Purg. XXVLII, 7-21): 

Un’aura dolce, senza mutamento 
avere in sè, mi feria per la fronte, 
non di più colpo che soave vento ; 

per cui le fronde, tremolando, pronte 
tutte quante piegavano alla parte 
u’ la prim’ ombra gitta il santo monte ; 

non però, dal lor esser dritte, sparte 
tanto, che gli augelletti per le cime 
lasciasser d’ operare ogni lor arte : 

ma con piena letizia 1’ óre prime, 
cantando, riceveano intra le foglie, 
che tenevan bordone alle sue rime, 

tal, qual di ramo in ramo si raccoglie 
per la pineta in sul lito di Chiassi 
quand’ Eolo scirocco fuor discioglie. 


12 LE REGIONI DELL'ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

Egli si meraviglia di questo movimento, sapendo, come gli aveva spiegato Stazio, 
che di sopra dalla porta del Purgatorio non hanno luogo più venti di alcuna sorta. E 
Matelda gliene dice la cagione in questi altri verbi (Purg. XXVIII, 103-108): 

Or, perchè in circuito tutto quanto 
P aer si volge con la prima vòlta, 
se non gli è rotto il cerchio d’ alcun canto; 

in quest’ altezza, che tutta è disciolta 
nell’ aer vivo, tal moto percote, 
e fa sonar la selva perch’ è folta ; 

riducendola, com’è detto, alla rapina del primo mobile. Si noti la denominazione di aer 
vico data a questa regione deìParia in movimento. 

Se si volesse , adunque , si potrebbe anche dire che, secondo Dante , V aria risulta 
divisa in tre regioni, che si distinguono così : l a ) la regione delle nubi e dei venti, dalla 
superficie della terra all’ altezza della porta del Purgatorio ; 2 a ) la regione serena e in 
quiete assoluta, dall’altezza della porta a quella della cima del Purgatorio; 3 a ) la regione 
serena e in movimento rotatorio uniforme da levante a ponente , che comincia dall’ al¬ 
tezza della cima del Purgatorio e va sino alla sfera del fuoco 


12. Le regioni dell 1 aria secondo Aristotele . — Aristotele nei libri di Meteorologia 
(p.£T£copoXoytx.aSv f^[Dua) non parla esplicitamente delle regioni dell’aria : lascia però in¬ 
tendere che esse siano due, quantunque il senso delle parole del grande filosofo non sia 
facile a comprendere. Le due regioni, in cui, secondo Aristotele , si divide 1 aria , non 
hanno le stesse proprietà delle regioni di Pietro di Dante e di Dante stesso. Per Aristo¬ 
tele la parte dell’aria che circonda la terra, e nella quale si formano le nuvole, è quasi 


umida e calda , e la parte sovrapposta è calda e secca, ed è sempre serena. Ecco le sue 
parole : « Intelligendum est eius, quem aererà dicimus , partem terrae circumfusam esse 
« quasi humidam et calidam, quum vaporeui et terrae exhalationem contineat, buie vero 
« impositam partem calidam jam et siccam : vaporis enim natura est humida et calida, 
« exhalationis vero calida et sicca; ilie potentia quasi aqua est, liaec vero quasi ignis. » 
11 testo greco dice : « A£? voyjom tou Xsyooptivou òqj Tip-tòv àipo<r tò plv rapì ttjv yzjv otov 
« ùypòv aaì 0£p[/.òv filvai cùà tò àT[x.frsiv t£ % ai àva0upua<7tv t/ziv yvjr, tò o ùrap touto 
« 0Ep(jLÒV 7$Y) YM £y)pÓv. £(7Tt yàp XT pu'So<T (/.£V CpÓ(7^ Ùypòv /.ai 0EpU.ÒV , àva0UfU<X<7SCO£- Ò£ 
« 0Epf/.òv YM H'Opòv, YM £< 7 Ttv aTpùr j xèv Suvà[/.si otov uàcop , àva0u(/.tWr ^ òuvajxEt, OlOV 
« TTup. (1) » Per verità il passo è alquanto imbrogliato, perchè parrebbe che la regione ìn- 


(1) Meteorologicorum, lib. 1, cap. d, (15) ; edizione Firmin-Didot, voi. Ili, pag. 555. 



LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA ^ 

federe dell’ aria dovesse nello ^ nln Taccoria con quanto è detto 

l’esalazione della terra che e ca a e se . ^ render i 0 chiaro, penserei che la frase 

immediatamente prima e immediatamen P ’ gi dovesse trasportare dopo 1’altra «ri 

«fcà ri *n^v « *«l àvaeo^v - d J altera vaporem, al- 

.* ** : :r j» ^ Per — * - 

« tera teme exhalationem contine • ‘ , ^ g amidò| e la superiore contenga 

gione inferiore dell'aria contenga 1 vap , detto non esser vero vapore, 

l’esalazione della terra, che e caca e se ^ _ inoderni chiamano gas. Per Aristotele, 
ma quasi firn, avvionan ^ ^ ffia gradua li : dalla regione infe- 

quanto alla temperatura, i pass ao superiore, che è calda e secca; e da 

riore dell’aria, che è calda e unii a, intendere essere calda e secca per eccellenza, 

questa si va alla sfera del fuoco, che s ^ ^ 8Ì rileva indirettamente anche 

Che secondo Aristotele le vegiom^ ■ del prim0 libro della Meteorologia 

da questo fatto. Nei capitoli dal ’ m dell > aria , che sono le stelle 

tratta dei fenomeni, che S1 “° 06 circolo latteo (via lattea); ed al principio del 
cadenti, le fiamme accese, le c me , descrivere i fenomeni, che hanno luogo 

capitolo 9° avverte U lettore di voler P- ^ per posiz i 0 ne a partire dall’alto, 

M "“ "•»« “Varia, sottosto ^ piogg|a , „ neve, la gra.aiue , la 

***** »M»™> » lla ’ termina c „u queste parole: • De rebus rg.tur qua» 

rugiada e la brina. Il capi L conversionibus contigua est, 

«fn Ula mundi terram ambiento ^ ^ de fiamma incensa, praeterea 

«jam dissemimus, tam de stellaium >ans ^ ^ ^ sunfc affe ctus, quot isto in 
« de cometis et de lacteo , qui votami . <> ■ a u e ra , quae iltam eicipit, 

« loco apparent ». E il capitolo » termm , disseramus , quae 

« ™ ^ neZ r mme circa generatone* eiue in sapere 

« aquae aèrisque commums est sedes, itemque 

« loco accidunt ». 

7 ir irla in amie e la regione ih movimento , secondo Aristotele. — 
13. La regione dell ai ta in • criterio in regione in 

Anche per Aristotele ^”«'1 quiete (trau.e 1 ’agilati.ue 

quiete e regione in movim • » fera concentrica alla terra, e passante per le 

prodotta dai venti), e compiesa creolamente, tratta dal movimento 

cime dei monti pii, «Iti. La ^regione.super,or «' e ' successivl „e,te all» 

orbicolar, dei cieli , ,1 quale si comunica *> '“* d ^ causa, secondo In,, 

detta regione dell aria. Aristotele dice : • ,»»d 

, idcirc. ber, —no est, quia ih, non 




14 LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIYINA COMMEDIA 

« merus aèr , sed potius quasi ignis invenitur. Nihil tamen impedit quominus etiam 
« propter conversionem orbicularem nullae superiore in loco nubes consistant : Decesse 
« enim est, ut omnis aèr circumfusus, quicumque non intra ambitum continetur ita con- 
« terminatum, ut tota terra globi formam accipiat, orbe eircumfluat.... Orbe autem fìuit 
« aér , quia una cuna conversione totius mundi trahitur : ignis enim supremo elemento 
« (cioè all’ etere), igni aér continuus est ita, ut motu quoque prohibeatur , quominus in 
« aquam condeusetur. (1) » 

Sembra chiaro quindi che per x4ristotele il limite della regione delle nuvole e la su¬ 
perficie di separazione tra l’aria in quiete e l’aria in movimento siano la stessa cosa, il 
che , come si è veduto , non succede col sistema dantesco. Secondo Aristotele le regioni 
dell’aria non si potrebbero estendere a tre ; esse rimangono sempre due, e sono : l a ) la 
regione inferiore delle nuvole e in quiete (tranne l’agitazione dei venti) ; 2 a ) la regione 
superiore sempre serena e in movimento rotatorio. 

14. Contradizioni nel sistema aristotelico. — Ma è da notare che questa opinione, 
emessa da Aristotele nei libri di Meteorologia , e seguita da Dante, secondo la quale il 
fuoco e la parte superiore dell’ aria sono trascinati dai cieli nel movimento di rotazione 
da levante a ponente, è in aperta contradizione con quanto il filosofo stesso stabilisce nel 
trattato de Caelo (raspi oùpavoo). Scopo manifesto del quale è infatti la dimostrazione 
dell’esistenza del primo elemento (rap&Tov ereòpx), Vetere, che riempie tutto lo spazio oltre 
la sfera del fuoco, e che dai filosofi posteriori, come Cicerone e S. Tommaso, venne de¬ 
signato col nome quinta essenza, quinta in ordine ai quattro elementi, la terra, l’acqua, 
l’aria e il fuoco. 

Aristotele chiama corpi semplici, o elementi, quelli ai quali per natura compete un 
movimento semplice, e moti semplici sono per lui il circolare, attorno al centro dell’uni- 
verso e il rettilineo secondo i raggi che escono dal detto centro, in accordo col precon¬ 
cetto geometrico che le linee semplici siano la circonferenza del cerchio e la linea retta. 
Il moto circolare è eterno, non ammette contrari , e per natura compete all’etere, che è 
l’elemento divino, ingenerabile e iucorruttibile, del quale sono formati i cieli e i corpi 
celesti, e che si chiama appunto così, etere, da àei Oetv, che vuol dire correr sempre . 11 
moto rettilineo può essere o verso il centro (è™ tò picov), cioè dall’ alto verso il basso, 
moto centripeto (centrum petens), ovvero dal centro (arcò tou [j édou), cioè dal basso verso 
1 alto, moto centrifugo (centrum fugiens). 11 moto dall’alto verso il basso compete secondo 
natura alla terra ; quello dal basso verso l’alto , al fuoco. La terra non si può muovere 


(1) Meteorologicorum, lib. I, cap. 8, (16) e (17); edizione Firmin-Didot, voi. Ili, pag. 555. 



US REGIONI dell’aria NELLA DIVINA COMMEDIA 1 " 

verso l’alto né il fuoco ve™ il basso, se non contro natura, o per .iota («• U 
IT», po assolutamente pesante, il fn.» » il corpo assolutamenteleggi»»’ 0h 
elementi l’acqua e l'aria, ci sono a comporre quasi la contrarietà troppo aperta de 
terra c del fuoco. L’acqua è leggiera rispetto alla terra, e pesante rispetto all a, la, e 
l’aria è legviera rispetto all’acqua, . pesante rispetto al fuoco. E tutti e quattro code t 
«Tenti a differenza dell’etere, essendo soggetti a movimenti t„ loro contrari sono gon* 
rollili e corruttibili. Aristotele nel trattelo de Cado insiste molto nel dimostiare c e 
moto circolare , o rotatorio , attore, al centro dell' universo non pud competer, al fuoco 
„ all’aria nè secondo natura, nè contro natura. Egli dice cb, il moto circolare non com¬ 
pete Tuono « 1,10 natura , perchè i, fuoco 1. vediamo muoversi natura,™ * v m 
l’alto ed un corpo no» può avere due movimenti naturali diversi ; non gli compete 
natura perchè al movimento verso l’alt» è contrari. ,..11. verso il basso ed una cesa 
non pud ammettere che un solo contrario. Similmente dimostra che ,1 moto circolale n 
compete all’aria, all’acqua e alla terra, nd secondo natura, nè contro natura. Et e appo 
da tale esclusione che egli fa scaturire l’esistenza dell’ofere, dicendo che,una volta che 
esiste il mot. circolare, deve esserci un corpo, a, quale quel movimento compete se»ndo 

“"T Tot, circolare del fuoco . di una porzione dell’aria, di cui si parla nei libri di 
Meteorologia di Aristotele, in quanto prodotto dalla ropma del cieli, parte e eie: osae 
sSto natura, o per violenza -, ma, d’altra parte, essendo eterno, dovrebbe, sempre sec 
le idee aristoteliche , essere secondo natura; giacché « ea quae praeter n. team suo , 
.citissime corrumpi petireque videntur, . e sarebbe «mirabile sane e ra ioni pioi. s 
« contrarium , hunc solum motuum continuum esse perpetunmquc , qu, quidem pine 
« naturam illis corporibus inest. (2) . E questo costituisce un’altra contradlzione. 

15 Le delle filanti e , lampi- - Le stelle filanti, 0 stelle cadenti, secondo Aristotele 
sono fenomeni oh. hanno luogo nella regione superiore dell’aria ; i lampi invece hanno nego 
nella regione inferiore. Alle stelle «lami certamente, e forse anche ai lampi, accenna 

Dante nei versi (Pnrg. V, 37-40) : 

Vapori accesi non vicT io sì tosto 
di prima notte mai fender sereno, 
uè solca lampo nuvole d’agosto, 

che color non tornasser suso in meno. 


(!) De C.elo, «U I, »p. 1, 2, 8 . 4 ; edizione Firmin-Didot, voi II, fV- ™ 
(2) De Caelo, lib. I, cap. 2, (12). 



16 LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 

I vapori accesi sono senz’alcun dubbio le stelle filanti ; ma la lezione solca lampo 
è assolutamente sprovvista dell autorità dei codici : essa è stata proposta da qualche dantista 
invece dell’altra sol calando , che, comunque si voglia spiegare, urta col buon senso. Esporrò 
tra poco le ragioni, per le quali io sottoscrivo alla lezione proposta. 

Secondo Aristotele, le stelle filanti si possono generare in due modi : o sono colonne 
di gas, che si accendono, come quella che, salendo da una lucerna inferiore recentemente 
spenta, viene ad incontrare la fiamma di una lucerna superiore, e brucia con tale rapidità, 
da parer piuttosto un fuoco lanciato, che un successivo accendersi di vapori ; ovvero sono 
porzioni di gas, che lanciate neH’aria, come i noccioli premuti tra le dita, si accendono 
nel movimento. Ecco il passo di Aristotele : « Quaerat enim aliquis utrum stellarum 
« transcursus fiant, quemadmodum exhalatio infra lucernas posita de superiore fiamma 
« inferiorem accendit lucernam (mira enim est celeritas , qua id fieri solet, et similis 
« jaculationi, nequaquam vero perinde ac si alius atque alius ignis gigneretur), anjacu- 
« latior.es sint ejusdem corporis. Videntur sane utraque fieri ratione : aliae enim gignuntur 
« eodem modo, quo fiamma a lucerna, aliae ejaculando extruduntur, sicut nuclei e digitis, 
«ita ut in mare et in terra m , noctu et per serenum interdiu delabi cernantur (1)». 
Si noti la frase dantesca « vidi di prima notte fender sereno » , la quale sembra la 
traduzione letterale dell'ultima frase aristotelica riportata. 

La teoria aristotelica delle stelle cadenti offre qualche singolare raffronto con la teoria 
moderna. Da un’opera del Prof. G. V. Schiaparelli, al quale l’astronomia deve la scoperta 
di aver ricondotta la teoria delle stelle cadenti sotto quella delle comete, tolgo i seguenti 
brani. 

« Le stelle cadenti non sono visibili negli spazi planetari, esse non arrivan'o all’al- 
« tezza della luna, anzi neppure alla millesima parte di quest’altezza ; le stelle cadenti 
« si accendono nelle regioni più elevate della nostra atmosfera , ad altezze che di rado 
« oltrepassano 100 o 120 miglia italiane, e raramente discendono più basso che 40 o 50 
« miglia : onde tutta la loro carriera luminosa si compie in una regione dove 1’ aria è 
« estremamente rarefatta, anzi dove, secondo certe opinioni ora antiquate, non vi avrebbe 
« dovuto più essere aria (2) ». 

<< La velocità di tali meteore luminose è la più grande, di cui si abbia esempio nei 
« corpi materiali terrestri... Essa varia da 16000 a 72000 metri per minuto secondo; e 
« si avrà un’ idea della enorme rapidità con cui si muovono quelle stelle , richiamando 


(1) Meteorologicorum lib. I, cap. 4, (8) e (9); edizione Firmin-Didot, voi. Ili, pag. 557. 

(2) Le stelle cadenti e le comete, Tre letture di G. V. Schiaparelli, Direttore del Eegio 
Osservatorio di Brera; Milano 1886, pag. 11. 



LE REGIONI DELL’ARIA NELLA DIVINA COMMEDIA 


17 




« alla mente, che il suono non percorre più di 333 metri per minuto secondo , mentre 
« le palle d’artiglieria soltanto raramente passano i 500 o i 600 metri (1). » 

« Le stelle cadenti cadono veramente, cioè piovono dall’alto al basso : non essendosi 
« mai incontrato alcun caso ben certo, in cui una meteora sia stata vista ascendere dal 
«basso all’alto. Ecco una notabile proprietà, la quale impedisce di supporre, come altre 
« volte si faceva, che le stelle cadenti siano emanazioni terrestri, le quali si accendono 
« arrivando alle regioni superiori dell’ aria, là dove i nostri antichi collocavano la sfera 
« del fuoco . Impariamo anzi da questo, che la materia delle meteore o viene a noi dai 
« vacui dello spazio planetario, o almeno che dagli strati più sublimi dell’atmosfera di- 
« scende più basso con subitaneo passaggio (2). » 

« Fu congetturato altresì con molto plausibile concetto , che questi cupi meteorici 
c col loro rapido muoversi nell’ atmosfera resistente sviluppino il calore necessario alla 
« loro conflagrazione, e la luce, spesso molto viva, che a noi li rende visibili anche ad 
« altezze che superano cento miglia... La massa (gassosa) delle stelle cadenti soltanto in 
« casi comparativamente rari sembra dover passare il peso di alcuni grammi, e per lo 
« più si può stimare equivalente ad una frazione di gramma (3). » 

Ed ora mi sia concesso dire qualche parola sulle ragioni , per le quali ritengo che 
nella terzina riferita si accenni ai lampi. E primieramente, per gradazione rettorica , il 
poeta, dopo aver paragonata la velocità, con cui ritornarono i due messaggieri, a quella 
delle stelle cadenti, « il cui apparire e poco meno rapido di quello del lampo (4)» , 
quale altro fenomeno poteva scegliere come termine di confronto ? Seguendo la lezione 
sol calando , il modo più plausibile di spiegare è fare di queste due parole un ablativo 
assoluto, e supporre che nuvole cV agosto sia , come sereno , un altro caso accusativo di 
vapori accesi fender: per tal modo i vapori accesi che fendono il sereno sono le stelle 
cadenti, e quelli che fendono le nuvole d’agosto sarebbero appunto i lampi. Ma oltre che 
questa interpretazione è anch’essa assai artifiziosa, è stato notato che la forma, di abla¬ 
tivo assoluto, che si vorrebbe vedere in sol calando , non è stata mai usata nè da Dante 
nè da altri scrittori; ed io da parte mia aggiungo che non può parer bello, sotto l'a¬ 
spetto scientifico, aver mescolati insieme, e ridotti a una sola causa, due fenomeni diver¬ 
sissimi, i quali per giunta hanno luogo in due regioni separate dell’ atmosfera , e che i 
lampi fendono le nuvole d’agosto non solo mentre cala il sole , ma in qualunque ora del 


(1) Schiaparelli, Le stelle cadenti e le comete, pag. 12. 

(2) Ib., pag. 13. 

(3) Ib., pag. 14. 

(4) Ib., pag. 9. 



18 


LE REGIONI DELL ALITA NELLA DIVINA COMMEDIA 


giorno e della notte, anzi di notte sono meglio visibili. A tutte le interpretazioni si è 
fatta sempre un’obiezione : perchè il poeta parla delle nuvole d’agosto , e non delle nuvole 
di qualunque mese in generale ? Ebbene proprio le nuvole d’agosto confermano ed avva¬ 
lorano Finterpretazione dei lampi, e mostrano in Dante V osservatore fine ed accurato, 
giacché appunto nel mese di agosto avvengono più frequentemente i temporali (1). 

Per uniformità nella costruzione grammaticale si è osservato che sarebbe stato meno 
male proporre la lezione solcar lampo , facendo dipendere l’infinito dal vid’ io. Si potrebbe 
rispondere che solca può essere pure forma infinitiva antiquata. Ma a me piace più il 
cambiamento del soggetto , e mi pare più bello , più spontaneo e più naturale. Perchè 
l’osservazione delle stelle cadenti nelle ore serene di prima notte Dante può bene attri¬ 
buirla a sè stesso: ma quella dei lampi che fendono le nuvole, chi non l’ha fatta, anche 
senza volerlo ? Anzi dalle parole vapori accesi, vid’io, sì tosto, fender sereno, di prima 
notte, e da tutta la frase , che è , come ho più sopra notato, la traduzione fedele e 
letterale di una frase d’ Aristotele , io argomento che Dante dovette di proposito occu¬ 
parsi del fenomeno delle stelle cadenti, osservarne le circostanze di frequenza e di 
rapidità, con le quali si produce, e ricercarne la causa. E mi sembra anche acconcio 
che il poeta, dopo aver riportato, nei primi due versi, un paragone per gli scenziati e per 
i dotti, con parole dottrinali, le quali per essere capite hanno bisogno delia conoscenza 
della fisica aristotelica , venga poi nel terzo verso a chiarire e a rafforzare il confronto 
con un fenomeno notissimo a tutti. 

Avranno queste ragioni qualche peso contro V inflessibile autorità dei codici ora 
conosciuti? I dantisti potranno giudicarlo; ma non mi accusino di presunzione se io ho 
osato di esporle. 

Palermo, R. Osservatorio, 2 maggio 1809. 


(1) Cfr. Gf. Schiaparelli, E. Pini, e P. Frisiani, Sui temporali osservati nell’ Italia Supe¬ 
riore durante gli anni 1877, 1878 e 1879; Pubblicazioni del Reale Osservatorio di Brera in 
Milano, N. XVI, XVII e XVIII. 



indice: 


1. La scienza nella Divina Commedia. 

2. Il primo giro considerato come il limite dell’atmosfera ..... 

3. Un poco d’esame critico. ........ 

4. Il primo giro è un limite visibile.. 

5. Il limite della regione delle nuvole, secondo Dante. 

6. Le quattro regioni dell’aria, secondo i commentatori. ..... 

7. La regione calda e fredda ?. 

8. Il « venter terrae » e il centro della terra, regioni dell’aria ? . 

9. Le quattro regioni dal cielo della Luna al centro della Terra, secondo Pietro di 

Dante. 

10. Le regioni dell’aria, secondo Pietro e secondo Dante. 

11. La regione in quiete dell’aria e la regione in movimento. 

12. Le regioni dell’aria, secondo Aristotele. 

18. La regione dell’aria in quiete e la regione in movimento, secondo Aristotele 

14. Contradizioni nel sistema aristotelico. 

15. Le stelle filanti e i lampi ......... 


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