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Full text of "La perspirazione cutanea in alta montagna"

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— 53 — “ 

11 . 

'è>- 

Fisiologia. — La perspirazione cutanea in alta montagna (^). 
Nota del dott. Gaetano Yiale, presentata dal Socio Pio FoÀ. 

Fondandosi su la legge fisica delFaumento deH’eyaporazione, quando 
la pressione barometrica diminuisce, alcuni autori affermarono, senz'altro, che 
in alta montagna la perspirazione cutanea dev’essere maggiore ; e questa 
opinione trovò un appoggio negli esperimenti di Regnard [Cure d'altitude, 
1897) il quale, mantenendo animali a lungo sotto alla campana pneumatica, 
constatò una maggior perdita di acqua neH’aria rarefatta. 

Se non che Mosso {L’uomo sulle Alpi, III ed., Milano, 1909, pag. 393); 
Zuntz, Loewi, Miiller, Caspari {Hóhenklima und Bergwanderungen, Berlin, 
1906, pag. 378); Guillemard e Moog, [Compt. rend. Soc. Biol. 1907, pp. 819 
e 874; , Compt. rend. Acad. d. Sciences, Paris, 148, pag. 1624 (1909)], ed altri, 
trovarono invece una minor perdita d’acqua nell’aria rarefatta. Il metodo da loro 
generalmente usato è stato quello della variazione in peso deH’organismo, 
col quale misurarono complessivamente l’acqua eliminata per la cute e quella 
per i polmoni. Guillemard e Moog, [Compt. rend. Acad. d. Sciences, Paris, 145, 
823, an. 1907], cercarono di ricavare separatamente le due quantità; e trovarono 
che, mentre in montagna cresce l’acqua emessa per i polmoni, diminuisce 
molto l’acqua emessa per la cute. Siccome tutti questi autori non sperimen- 
tarono nelle stesse condizioni di temperatura al piano e in montagna, così 
essi non poterono attribuire la minor perdita d’acqua in montagna alla alti- 
tudine, ma tutt’al più alla bassa temperatura che induce vasocostrizione 
cutanea e toglie ogni attività alle ghiandole sudoripare. 

Kalmann, [Pflùger’s Arch., 112, 561 (1906)], da ricerche dirette, concluse 
che l’altitudine fa diminuire l’evaporazione cutanea, e suppose che per la 
regolazione dell’equilibrio termico in media montagna fosse necessaria una 
minore attività perspiratoria della cute. 

0. Cohnheim e i suoi collaboratori [Zeit. f. physiol. Chemie, 63, 413 
(1909) e 78, 62 (1912)], contrariamente agli altri, trovano in pianura 
una minor eliminazione di acqua. Poiché determinarono la perdita in peso 
che avveniva durante la notte sotto le coltri, essi sperimentarono quasi nelle 
stesse temperature in montagna e in pianura (*). 

(’) Ricerche eseguite per consiglio e sotto la direzione del prof. Gino Galeotti, nel 
Laboratorio scientifico «A. Mosso n sul Monte Rosa (dirett. prof. A. Aggazzolti). 

(“) Un errore di questi esperimenti è stato quello di aver considerato la perdita in 
peso dell’organismo come perdita di acqua, trascurando l’emissione dell’anidride carbonica 
che pur è rilevante, tanto più che remissione di questo gas è maggiore in alta montagna 
che non al piano. 

1 / 


— 54 — 


Ultimamente, Galeotti e Signorelli [Bioch. Zeitschr., 41^ 268 (1912)] 
stabilirono un bilancio completo deU’acqua determinando l’acqua introdotta, 
quella eliminata con le feci e con l’urina, con l’aria espirata, e con la cute. 
Essi conclusero che si perde minor acqua per la cute nel soggiorno in alta 
montagna; e giustamente riportarono ciò alla differenza della temperatura e 
non già alla rarefazione dell’aria. Dai loro valori, se pure in via generale 
si poteva dire che in montagna si perdeva meno acqua, non si poteva però 
senz’altro dire, che nell’unità di tempo, da una determinata superficie cutanea 
si perspirasse meno. 

E così mi è sombrato opportuno di trattare sperimentalmente, in modo 
diretto, il problema. 



Metodo. — Per le mie determinazioni servì un apparecchio semplice 
ed esatto, ideato dal prof. Galeotti (ved. figura). Consta di una cassetta me- 
tallica rettangolare, che si apre e chiude come uno chassis fotografico con 
un coperchio metallico scorrevole con attrito in una doccia. Nel fondo della 
cassetta sono attaccati, a guisa di mosaico, dei blocchetti di cloruro di calcio. 
Per fissarli, si adagiano in paraffina resa semifluida col calore : raffreddandosi 
e consolidandosi la paraffina, i blocchetti restano aderenti. Dopo aver ripe- 
tutamente scossa la scatola per far cadere ogni traccia di polvere dal cloruro 
di calcio, la cassetta chiusa viene pesata. Tolto poi il coperchio, la scatola 
prontamente si applica su la cute, si stringe con una cinghia, si lascia un 
tempo determinato: trascorso il quale, prontamente si chiude e si ripesa. 


— 55 — 


L’aumento in peso esprime la quantità di vapor acqueo esalato dalla 
superfìcie cutanea esplorata. Poiché è nota l’estensione di essa così si può 
calcolare la quantità di acqua perspirata nell’unità di tempo dall’unità di 
superficie. Si tien conto dell’umidità dell’aria (^) e della temperatura 
ambiente. 

L’apparecchio può applicarsi in qualsiasi parte del corpo, purché la pelle 
lo chiuda perfettamente: ma per il confronto tra la perspirazione in mon- 
tagna e quella in pianura, preferii utilizzar sempre la superficie anteriore 
deiravambraccio. 

La prima serie di determinazioni è stata fatta al colle d’01en(m.2900js.m.), 
e la seconda serie a Torino (m. 250 s. m.). Le cifre, nei ragguagli delle 
tabelle, si riferiscono all’acqua perspirata da 1 dm* di cute in 10', e sono 
espresse in milligrammi. 


Determinazioni al colle d’Olen. 


Data 1913 

Temperatura 

Grado igrometrico 

H,0 da 1 dm“ in 10' 




mg. 


22 - VII 

8" 

— 

23.6 


25 

10 

70 

28.1 


2o » 

9 

80 

23.7 


27 

10,5' 

80 

27 



10,5 

80 

22.7 


28 

9 

87 

24.8 


29 

13 

95 

18.9 



9,5 

87 

20.2 

Esperimenti 

31 

9 

75 

27 j 

su G. V. 

1 - Vili 

8 

80 

18.9 



11 

80 

20.2 


2 

10 

90 

24.3 


4 

11 

80 

23 



9,5 

80 

19.4 



14 

80 

28.3 


5 

9 

70 

25.1 


31 - VII 

10 

75 

24.3 

J 

1 - Vili 

11 

80 

21.1 

.^Su A. A. 

5 » 

10 

70 

22.8 


(') Applicata 

la cassetta, la^zona 

di cute in esperimento perspira in un’aria resa 


secca dalla presenza di cloruro di calcio. Per cui nelle mie misure l’igrometria non ha 
una grande importanza: ma noi non sappiamo quale [ripercussione possa avere lo stato 
di tutto l’organismo su la zona limitata di cute che si esplora. 


— otì — 


Da questa tabella si rileva: 

1) Al colle d’Oleu, alla temperatura media di 10° (grado igrometrico 
75-80) da 1 dm* di cute, in 10', si perspirano mgr, 23 di acqua in media. 
Calcolando la supertìcie del corpo come m* 1.6, secondo Vierordt, in 24**, da 
tutto il corpo un uomo di statura media perspira gr. 536 di acqua (*). 
Galeotti (loc. cit.), calcolando la perdita d’acqua dalla cute, durante il de- 
corso d’una giornata, trovò all'Olen, alla temperatura media di 11°, gr. 473- 
671, valori concordanti pienamente col mio. 

2) Nel breve àmbito delle temperature esperimentate, tra 8° e 14°, 
si riscontrò un rapporto approssimativo tra temperatura e quantità d’acqua 
perspirata. 

3) Comparando poi i valori dell’acqua col grado igrometrico, oscil- 
lando la temperatura tra 9° e 10°, si constatò, col crescere dell’umidità del- 
l’aria, una diminuzione nel vapor acqueo esalato. 

Per cui la maggior temperatura agirebbe in modo contrario alla mag- 
gior umidità. In ciò i miei valori concordano con quelli di Rubner \_Arch. 
f. Hygiene, 11, 137 (1890)], di Wolpert \_Arch. f. Hygiene, 41, 30 (1901)], 
e di altri. 


Determinazioni a Torino. 


Data 

191.3 

Temperatura 

Grado igrometrico 

HaO da 1 dm* 





mg. 

7 - 

XI 

10° 

75 

14.5 \ 

8 

Ji 

10 

78 

14.3 

9 

1» 

13 

69 

14.8 



10 

88 

12.8 

10 

n • 

14,8 

82 

16 6 [ 

12 

y» 

14 

76 

17.2 ì 

13 

» 

17 

70 

17.3 l 



9 

77 

12.9 1 

14 


16 

72 

13.4 

15 

» 

16 

80 

16 / 

12 

Ti 

16 

76 

13 ) 

14 

Ti 

17 

72 

12 ^ 


(*) Questa cifra va accolta con riserva, giacché non si può senz’altro ammettere che 
tutte le parti del corpo, anche senza secrezione di sudore, eliminino, per perspirazione, 
eguali quantità di acqua. 


— 57 


Dai valori ottenuti a Torino, ricaviamo le stesse conclusioni circa al 
rapporto tra perspirazione del vapor acqueo e temperatura e grado igrometrico. 

Da 1 dm* di cute, in 10', a Torino, alla temperatura media di 10® 
(grado igrometrico tra 75 e 80), si esalano in media mg. 14 di acqua; cioè 
nelle 24**. calcolando la superfìcie di tutto il corpo m.* 1,6, gr. 322 di 
acqua. 

Riesce utile il paragone dei miei valori con quelli già noti : Rohrig 
\_Physiologie der Rant^ 1876] trovò, in condizioni medie di temperatura, per 
tutto il giorno, gr. 660; Schierbeck [Arch. f. Hygiene, 16, 203, 1893] a 18®, 
gr. 317, e [Arch. f. (Anat. u.) Physiol., 1893, pag. 116) a 29®, 8, gr. 532; 
Nutall [Arch. f. Hygiene, 23, 184, 1895] a 28°, 8 gr. 304; Wolpert [loc. cit.] 
un valore simile a quello di Rohrig; Willebrand [Skandin. Arch., 13, 337, 
1902] a 12° trovò gr. 252, a 16° gr. 366, a 17®, 2 gr. 396; Osborne [Journ. 
of Physiol., 41, 345, 1910] trovò a 17°, 3, gr. 748; Kalmann [loc. cit.] 
a 15°-16° gr. 821 in media; Galeotti e Signorelli [loc. cit.] trovarono a 
Napoli, alla temperatura media di 18°-20°, per G., gr. 946-1690, per S. 
gr. 719-1079. 

Le cifre riferite superano, in generale, il valore da me trovato: ciò di- 
pende dalla maggior temperatura a cui si esperimentò : invece, nell’àmbito 
delle temperature a cui sperimentai io, si trovano valori più concordanti col 
mio e col valore di Schierbeck a 18°. Dalle mie determinazioni a 17° si 
calcola un’emissione di gr. 898: cifra che pienamente concorda con quella 
ottenuta da Willebrand a 17°,8 (cioè gr. 396). 

I miei valori sono poi molto uniformi, perchè col metodo del prof. Ga- 
leotti misurai solo la fase gassosa (insensibile) della traspirazione cutanea; 
mentre invece gli sbalzi grandi tra giorno e giorno, quali si vedono nelle 
cifre di Galeotti e Signorelli, sono da riportarsi all’attività saltuaria della 
funzione sudoripara. 

Più interessante appare il confronto dei valori ottenuti al colle d’Olen 
con quelli ottenuti a Torino. Resulta che in alta montagna l’eliminazione 
cutanea dell’acqua è maggiore che non in pianura. 

Per render conto della divergenza di questo resultamento da quello di 
altri autori citati in principio, giova pensare : 

1) che Mosso, Zuntz, Galeotti e Signorelli non sperimentarono alle 
stesse temperature, e che la differenza da loro riscontrata nell’eliminazione 
dell’acqua si deve riportare non all’altitudine, ma alla temperatnra. Io in- 
fatti — e in parte pur Cohnheim — esperimentando alla stessa temperatura 
tanto su le Alpi quanto al piano, ho riscontrato una maggior perdita d’acqua 
nell’aria rarefatta. Anche recentemente Aggazzotti [Arch. f. Entwickmech, 
36, 633, 1913] trovò che la perdita d’acqua delle uova di gallina in via di 
sviluppo è maggiore in montagna che non in pianura : per necessità sperimen- 


Rkndiconti. 1914 Voi. XXIII, 1° Sem. 


8 


— 58 — 

tali le uova si trovavano alla stessa temperatura ambiente dell’ incubatrice 
nei due luoghi; 

2) che io ho sempre sperimentato a temperature piuttosto basse, 
intorno a 10°, quando cioè si poteva supporre che le ghiandole sudoripare 
fossero inattive, per cui determinai la sola fase gassosa (insensibile) della 
eliminazione dell’acqua. È appunto noto che la temperatura critica per il 
funzionamento delle ghiandole del sudore è 33° (cfr. Schierbeck, loc. cit).. 
In ricerche che durano un’ intera giornata, vi sono, nelle condizioni clima- 
tiche della pianura, più occasioni a sudare: per cui la perdita dell’acqua 
diventa grande e anche maggiore che non neH'aria rarefatta, ma per un altro 
meccanismo che non è quello della perspirazione insensibile ; 

3) che è difficile di avere le stesse condizioni igrometriche alla mon- 
tagna e al piano, in esperienze che occupano un giorno intero; invece nelle 
mie determinazioni, che durano pochi minuti, è in certo qual modo possi- 
bile la riproduiione, al piano, del clima alpino ; 

4) che, pur ammettendo che la perdita complessiva dell’acqua sia 
minore nell’aria rarefatta, potrebbe darsi che, anche eliminandone in maggior 
copia dalla cute, se ne eliminasse molto meno per i polmoni. Ulteriori studi 
delucideranno questo punto. Galeotti [Bioch. Zeitschr., 46, 173, 1912] trovò 
intanto come — essendo la temperatura più bassa — diminuisca l’elimina- 
zione del vapor d’acqua dai polmoni. Le ricerche dirette eseguite da Galeotti 
e Signoroni (loc. cit.) in montagna, non hanno dato ancora resultati con- 
clusivi. 

La maggior perspirazione cutanea dell’acqua in alta montagna si può 
interpretare con due diversi meccanesimi. 

Se si ammettesse con Schwenkenbecher [Med. klin. Jahrg., 4, 889, 1908] 
e con Luciani \_Fisiologia dell’uomo II, pag. 543] , che la perspirazione fosse 
un fenomeno biologico dovuto all’attività delle ghiandole sudoripare, allora 
si potrebbe ammettere che in alta montagna, come altre funzioni, anche 
quella delle ghiandole sudoripare venisse esaltata. Sennonché, questo esalta- 
mento non venne riscontrato in misure dirette da Viale [Rend. Accad. dei 
Lincei, 22, 180, 1913] . 

Se invece si ammette che perspiratio insensibilis e seusihilis non sieno 
due gradi di uno stesso processo, ma due distinti fenomeni con un proprio 
determinismo, e se si ammette che la perspiratio insensibilis avvenga per 
pura legge fisica di evaporazione attraverso la pelle che è sicuramente per- 
meabile all’acqua, allora il fatto da me riscontrato ha una facile e semplice 
interpretazione: cioè dipende dalla diminuita pressione atmosferica. 

Poiché in alta montagna la perspiratio insensibilis è aumentata, mentre 
invece la funzionalità delle ghiandole sudoripare si trova inibita dal freddo, 
si è in certo modo propensi a considerare la perspiratio sensibilis e la insen- 
sibilis come due ordini di fenomeni indipendenti. 


— 59 — 


Ci portiamo così nell’àmbito delle idee di Willebiand [loe. cit.] e di 
Loewy e Wechselmann [Virchow’s Arch., 206, 79, 1911]. 

Il fattore principale che determina la maggior perspirazione in alta 
montagna è dunque la rarefazione dell’aria, che, oltre che per un mecca- 
nismo tisico, agisce anche per un meccanismo biologico determinando vasodi- 
latazione periferica nell’organismo. Tra le cause che possono modibcare in- 
fatti r eliminazione cutanea dell’ acqua, sta pure l’ irrorazione sanguigna : 
cfr. Jansen [Deutsch. Arch. f. klin. Mediz., 23, 314, 1883]. 

Una certa influenza può anche avere l’acclimatazione al freddo; per cui, 
a parità di temperatura, l’impressione di freddo e la vasocostrizione è maggiore 
al piano che non in montagna: questo fattore diminuisce i valori della per- 
spirazione cutanea. 

Le conclusioni di questi miei esperimenti si posson così riassumere: 

1°) La perspiratio insensibilis di 1 dm* di cute (avambraccio), cal- 
colata in milligrammi di acqua in 10', e alla temperatura media di 10®, è 
a Torino, mgr. 14; al colle d’Olen, mgr. 23. 

2“) Ponendo per ora l’ ipotesi che la perspirazione sia presso a poco 
eguale per la cute delle diverse parti del corpo, la perdita totale di acqua 
per la via della pelle (senza sudorazione), alla temperatura di 10° sarebbe: 
a Torino, gr. 322; al Colle d’Olen, gr. 536. 

Questi valori concordano con quelli di altri autori che esperimentarono 
in eguali condizioni e alla stessa temperatura. 

3°) Il fatto principale che determina la maggior prespirazione cutanea 
in alta montagna deve essere la rarefazione dell’aria, che agisce per un mec- 
canismo tìsico, poiché la cute è certamente permeabile all’acqua; e per un 
meccanismo biologico, producendo vasodilatazione periferica nell’organismo. 

4°) La quantità d’acqua eliminata dalla cute perspiratio insen- 
sibilis cresce con la temperatura dell’ambiente, e diminuisce con l’aumentare 
del grado igrometrico dell'aria. 


Zoologia. — Le dwisioni dei nuclei in Haplosporidium 
limno drili. Nota di 1 )eopoldq Granata, presentata dal Socio 
B. Grassi. \ \ 

Zoologia. — L*apparato reticc^are interno di Golgi [nelle 
cellule nervose dei crostacei. Nota\del prof. Bina Monti, pre- 
sentata dal Socio B. Grassi. \ \ 

Queste Note saranno pubblicale in un massimo fascicolo. 



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— 60 — 



MEMORIE 

DA SOTTOPORSI AL GIUDIZIO DI COMMISSIONI 

Lincio G., Rocce e minerali del Monte Colmine ed adiacenze. Pre- 
sentata dal Socio Viola. ì 

CoTRONEi M., Sul tubo digerente del Limculus . Pres. dal Socio 
Grassi. / 

Bargagli Petrucci G.. Sull’origine ^'biologica della Terra di 
Siena {Terre gialle e bolari del Monte fAmiata). Pres. dal Corrispon- 
dente Baccarini. 


RELAZIONI DI jBOMMISSIONI 

/ 

Il Socio Striìver, relatore, a n^e anche del Corrisp. Millosevich F., 
legge una relazione sulla Memoriy del dott. E. Grill, avente per titolo: 
I minerali delTisola di Nisiro ifMar Egeo), concludendo col proporre la 
inserzione del lavoro nei volumi/accademici. 

Eguale proposta fa il Corrisp. Millosevich P., relatore, a nome anche 
del Socio Strììver, per la M^oria del dott. A. Rosati, intitolata: Studio 
cristallografico della Mauchferite e della Placodina. 

Le conclusioni delle Commissioni esaminatrici sopra nominate, messe 
ai voti dal Presidente,/ sono approvate dalla Classe, salvo le consuete 
riserve. 

PERSONALE ACCADEMICO 

Il Socio De Stefani legge una Commemorazione del Corrispondente 
prof, Igino Coccpti. 

s 

Questa Coqlmemorazione sarà pubblicata in un prossimo fascicolo. 

f 

Il Presidiente comunica i ringraziamenti inviati dal prof. I. Predholm 
airAccaderaÌD(, per la sua recente nomina a Socio straniero. 


PRESENTAZIONE DI LIBRI 

/ 

Il Segretario Millosevich presenta le pubblicazioni giunte in dono, 
.segnalando quelle del Socio Taramelli, dei Corrispondenti Pascal e Sil- 
vestri, e dei Soci stranieri Lacroix e Picard; fa inoltre particolare men-