Skip to main content

Full text of "Le vite parallele di Plutarco"

See other formats


LE VITE 
PARALLELE 
DI PLUTARCO 




1 
I 




Google." 




Digitized by Google 




Digitized by Google 



Google 



LE YITE PARALLELE 



•1 PUITABCO. 



l'roprieta dell' Editore. 



LE 



UTE PARALLELE 



DI PLUTARCO 



Il «lOT&Re: 



TRATTE l»A UN CODICE AUTOGRAFO INEDITO DELLA CORSINIANA 



RISCONTRATB COL TftSTO GRECO KD AMHOTATK 



mjk vwumemmem OBaMSTi 

■iblialcario GonialtM. . 

B DA CllliSKPFB CDCinONI 
. Sorlltof* Mia ValicBiia. 



Volume VI 

(OLTIVO). 





FIRENZE. 

FELICE LE MONNIEK, 



4865 



Digitized by Coogle 



LE VITE PARALLELE. 

< 



» 

DIOiNE. * 



romARio. 

U Ali*Accademia Greiia e Roma sono debitrici di Dione e di Bruto. ~ 
11. Somlgliaasa tra l*uno e T altro. — Ili. Dionisio si fa tiranno 
di Siracusa. — IV. Dione viene in favore di lui. Sue qualità. 
IHHi trattenimenti con Platon^,^ V. Dionisio, sdegnalo di 
Platone, Io fa vendere. Libere parole di Dione al liraoBO. 
VI. Morte di Dionisio il vecchio. Offerta di Dione al giovane 
DIonMo. — VII. I cortigiani rendono Dione sospetto al giova- 
' ne re. — Vili. SoYercMa austeriià di Dione. — IX. Come il gio- 
vane Dionisio era tennto dal padre. X. Dione lo conforta 
aHo studio delle lettere e lo esorta a ehiamar Platone in Sici- 
lia. — XI. I nemtei di Dione gli enwngono FIliBto. — XII. Come 
qneati aostengt la tirannide. -^XUl. Cangiamente introdotto 
da Platone nella mente del giovane tiranno. ^X1V>. IMóne è 
cÉcdalo in ealHè da IHoniaio. ^ XV. Dokife d<»*gira cniin i per 
poesia esilio. XVI. Platone ritorna in Grecia. XV4I. Pro- 
cura di mitigare la sòveicMa anMerUI di ÌMone. Onori da que- 
sto rieevntlln Gfecla.^XVliL Premure di Dionialo per riavere 
Fiatone a Siitcusa. — XlX. Platone aeoonjRnte, ed è ricevuto 

< thia dflté priodpatTfonf^, ■ eoi .PtidarM attinte per qaeila vita, 
ftwM la i4Uer§ àt Plttooe'die tvttai^a d HmaogMe. Ihi'alirfl iprtbibiù 
«••le le Ififfre di TSaioaide , «oaipe|iu» • Dieee MUr lat impNae, delle 
qaeli vaolsi ebe scmMte • -Speutippo engiiio e discepolo di Piatone. Un'altra 

sicaranaeDte, poiché ce lo attesta ei medesimo , furono le Storie di Timeo, 
ti' E furo odi Teopompo. E un'altra furse altre storie d'altri scritturi delle 
cose sicnle, de' quali gli sarà stato d' uopo currpgrjerc eoe stai critica i pas- 
sionati giodìrj, che forse oessuo di loro ne fu inuDuac. 

rLUTABCO. — 6. ' 1 



2 mom. 

con grandi onori. — XX. Oliraggiaio, ia rlLorno in Grecia richie- 
sto da Archila. — XXI. Il tiranno costringe 1^ moglie di Dione 
a sposare Timocraie. — XXII. Dione rivolge il pensiero a muo- 
ver guerra a Dionisio. — XX IH. Conforta le sue truppe a pas- 
sare in Sicilia. — XXIV. Ecclìsse della luna ed altri segni, come 
spiegati dairindovino Milla. —XXV. L* armala di Dione, dopo 
unaorribil tempesta, approda in Sicilia — XXVI. Dione muove 
contro Siracusa. — XXVII. Per via si congiungono a lui molti 
armati.— XXVIII. Fuga di Timocraie. — XXIX. Dione entra 
in città , ed è creato capitano generale. — XXX. fVatiche in- 
gannevoli di Dionisio co* Siracusani. Assale la città ed e ribut- 
talo con grave perdita. — XXXI. Con lettere rende Dione so- 
spetto a' Siracusani. — XXXII. Eraclidesi acquistala grazia del 
popolo. — XXXIIl. È eletto ammiraglio. Suoi intrighi contro 
Dione. —XXXIV. Vi si aggiunge anche Sosis. — XXXV. Costui, 
. chiarito impostore, è condannalo a morie. La slessa sorte ha 
Filislo, preso da' Siracusani. — XXXVI. Di Timeo e di Eforo.— 
XXXVII. Dionisio fugge per mare. A Dione è tolto il comando. — 
XXX Vili. Esce di città drcondatoda'saoi soldati.— XXXIX. Re- 
spinge per due volte i cittadini che lo inseguivano. — XL. É 
accollo onorevolmente dai Leoulinì. — XLl. Nipsio , capitano 

. , di Dionisio, sorprende Siracusa. — XLII. I Siracusani con la- 
grime e preghiere richiamano Dione. — XLl il. Egli va io soc- 
corso della dltà. — XLIV. Crudeltà orribili de' soldati di Dio- 
• nisio. — XLV. Nuovi messi per sollecitar Dione. — XLVI. As- 
sale e sconfigge i DIonisiani. — XLVII. Che cosa risponde agli 
amici che lo consigliano a far morire firacUde e Teodoie. — 
XLVIII. Perdona ad Eraclide, che nuovamenle è da lui fallo 
creare ammiraglio. <— XLIX. Questi torna alle antiche macchina* 

' /- siooi contro Dione. Cesilo conchinde la pace tra Dione ed Eracll- 
de;— L. Il figlio di Dionisio abbandona la citUdéUa.— LI. Dione 

*' riprende la mciilie Areta. — Lll. Magasaiàiitibe modeslta di 
M-r Llll. Nuove ani d* Eraclide. DioM peroMlle che sia «e* 
€ifto. Trama di Callippo. — Li?. Visione ayvta da Dione. Metle 
di suo figlio.— LV. Callippo raaaicara con sotenae ^orameat^ 
la ìaù^ e la sor«*Ìla di Dione. — ' JLSl, Dione è ucciso, e le ow 
donne iaiprlgienate. — LYII. Morte di Callippo. AriilOBMèa 
od Arala sono ooeiae iatioM col l^/MmUù di Mono. 

Dionigi giovim fa cacchio è» Hwnt, secondo Itoeiar, l'anno dal 
mcNldo 3593, quarto dell' Olimpiidc CV, 896 Roma, 169 av. C. C 

Secondo gli edit. d* Àmyot, Dione visse dal prioM» amo dell' Olniptadt 
xeni fino al teno circa ddU CVX».dU.av. Q. G. - 



Djgitized by Googif 



- ' I. Si come dice Simonide, o Sossio Senecione, che la 
città d' Ilio noQ si sdegnò co' Gorintu deli' essere a por- 
tarle guerra veniiti eoa gli altri Grecia perchè Glauco/ 
.éb% ocmibattè allra volta per lei, trasse da priocipio l'ori* 
gine da Corinto: così, per mio avviso, non biasimeranno 
i Romani nò L Greci l'Accademia, riportando pari lode .... 
dato presente mia scrittura^ che la yiia di Bruto e di . 
Mone conterrà; r uno de' quali fu domestico di Platone, ^ ^ 
e l'altro nella dottrina di Platone fu allevato, si che ' 
qu9si dellamedesìma scuola usciti, indi pigDaron le mosse 
a graoidissiini contrasti: e lo aver fatte opere somigliaotì 
e gemane non è mé'aviglia, poiché conférmarooo 4Son^ 
r effetto la testimonianza del precettore di lor virtù, la 
qual fu questa, esser di mestieri che con la prudenza e 
giustizia concorra polena e fortuna, per lar si , che le 
aaioni amministri nel go?iemo abbiano bellezsa e 
grandezza insieme.* Perchè, si come soleva dire Ippoma- 
co ungitore e maestro di lotta di riconoscer bene da 
kAtino gli^sercitati da lui a . vedergli solamente portar 
di mercato la carne a casa; cosi è Terisimito che |a rt* 
gione degli uomini dirittamente addottrinati accompagni 
le azioni, e oltre a certo decoro porti convenienza e 
consonanza deli' une con r alire./ 

IL Ma le fertttne cfae furono in essi pib simid per ' 
casi di ventura, che per volontà di giudizio, uniscono in 
somiglianza le lor vite. Perchè T uno e V altro manca- 
rono per morte violenta^ prima che conducessero afìae 
le iiq^rese proposte, e per forza cbo fusse lor fatta non 

* É qvMU qMl OltM», àtténé Mtto MI» I^Vultf (cIm m àk la gt^ 
nnlofia) li nirra che, tmbIo ■ frotte di Diomede, fect eoa Ili por cortMia 
HaoiMMFaraii: . 

Ma nel cenduo ddl' armi a Ohiiea tolta ■ 
.Giove *Ì Mano ce. ec. 

'.Seateoza ginttiuima a lieiliasiiiia di Pieiooa. 



•Digitizeu by Coogle 



arrestarono il passo da gravissimi contrasti. E quella che 
fu. meraviglia di tutte maggiore, il Genio e spirilo ma* 
Hgiu>> apparilo ad ambiduoi Tisibitmeiite per modo si* 
mile, predisse la morte ad ambidtìoi. Àneor die dicane 
alcuni distruttori di colale opinione, che nullo di sana 
mente vide mai apparizione e imagiae di demoni e. 
girili; ma che iJiMimbioi, doonicciaole/e ttomim (Sve- 
rniti mentecatti per infermità, quando si troyaroBoJn 
certo sviamento dell' ankna, e stemperamento di corpo, 
vane e strane opinioni stamparono nella memoria alla 
pfopia superstizione imponeodò nome, dt demone^ rio 
e spìrito maligào. Ha se Dione e Bruto, persoBO gravi 
e filosofi da non inciampar di leggieri, e lasciarsi pi- 
gliare a qualunque passione , furono talmente da colale 
sparizione disposti che le raccontassero ad aUri, io 
. non so se saremo costretti a riceTefe una' stranissima 
opinione degli antichi, * che i maligni e invidiosi demoni, 
invidia portando alia virtù ed opponendosi alle virtuose 
operazioni degli uomini^; inducano perturbazioni e pma 
per i^roltare O'far cadere la virtò; acciò ritti ed interi aon 
mantenendosi nell' onesto, non conseguano dopo morte 
condizione e vita migliore di quella che menano essi. 
Ha discorso tale ad altro tempo si riserbi^ e in questo 
dodicesimo libra delparaleìlo delle vite mettiamo prima 
la vita del più antico. » 

III. Dionisio rantico, fatto signore della Sicilia, sposò 
incontanente la figliuola Ermocrate ^irafiusaao: il 
corpo della quale i Bimimni ribellati /quando non érik 
ancora saldatnente stabilita la tirannide, in ti crudele ed 
empia guisa oltraggiarono che abbandonò volontaria- 
mente la vita. Ma Dionisio ripreso V imperio^ e con jpiù 

* Necessitati no certamente. La testìmonianra il' uomini gravi e filoso fi 
è di gran valore quando uarrauo coao credibili e non iadegoe d' uoiuioi gravi- 
« fiìosoii-. 



DIO!IB* 



lorte brasche teneiMiolo^ prese due mogli a UD-tefopo 
«iBdMimo: una L^rese nominala Doride , ja l' altra pae>" 

sana delta Ai islomaca, figliuola d'Ipparino, il primo gentil 
uomo di Siracusa dio in compagnia di Dionisio, eletto 
la prima volta capitano generale, avea retto i' esercito. 
£ A racaonta che le adenò ambedue in un sol giornoi e 
non si seppe per uomo del mondo con quale usasse pri- 
ma. E nell' avvenire visse con onorare egualmente l'una 
e Tiiltra, usando di cenare insieme con tutte e due, e 
la notte coricarsi con V una appceaso r altra I con cia- 
scuna la vòlta %MA, aacorchè il popolo siracusano volesse 
che la natia alla forestiera fusse antiposta. Ma questa 
ebbe ventura d'esser la prima a partorirgli figliuoli, a 
lui sostegno ndla successione del regno, a lei difesa del- 
r essere forestiera. Aristomaca lungo tempo stette seoza 
partorir figliuoli con Dionisio, ancor che facesse gian 
procaccio d'aver successione di lei, intanto, che fece 
morir la madre delia Locrese per accusa d' aver amma* 
lieta Aristomaca^ 

IV. Di questa essendo fratello Dione, fu m priucipio 
a cagione di lei onorato; ma di poi avendo saggio di 
gran prudenza .mostrato,, fu anu^o dal tiranno per la 
virtù propia: e oltre di' altre grazie comandò a' teso- 
rieri che dessero a Dione quanto domandasse, e dato- 
gliene, il giorno stesso venissero a riferirgliene. Ed es- 
sendo stato Dione prima d'alti pensieri, magnanimo e 
di cuor virile, s' accrebbero maggiormente gueste sue 
qualità quando per divina sorte venne in Sicilia Platone, 
non per discorso umano, ma per providenza di qualche 
Bio (se non sono errato); il quale mostrando da lontano 
il principio di libertà a' Siracusani, e macchinando la 
sovversione deHa tirannia , condusse Platone d' Italia a 
Siracusa, e lo fe' parlare con Dione molto giovane al- 
lora, ma più docile di (luanii n' avesse a{^es&o Platone 



DIORB. 



giammai^coitie s^sèe egli stesso*/ e reodoà Vofffere <Mara 
lesUmeaiama, Perdiè aUeTato dal ttràimo a cosiiNai seiv 

vili, in vita soggetta piena di timori, in servitù di prin- 
cipe insolente, in rustica siipertluità di ricchezze, in ma- 
niera di vivere che il sommo bene riponeva ne' piaceri 
det corpo, e nell' atarizia*; quando di esse ristneoo e 
sazio, gustò primieramente i discorsi e precetti di'fflo*- 
sofia incamminanti alla virtù, senti a un tratto 1' anima 
accendersi di bei desio di seguitarti. £ sentendo sè stesso 
inti^odotto' nel senlieco di virtù, per sua natia jboolà e 
giovenile semplicità, sperò con sifliili ragioni potersi pa*> 
rimente persuadere il tiranno, e studiò e fece opera 
che Dionisio trovandosi inoùo accolse a parlar seco e 
ascòitò Platone. 

V. Venuti adnnqae a fronte, la somma del ragiena- 
mento fu intorno alla virtù umana, e proposti molli 
dubbi intorno alla fortezza, Platone concluse che ogn' al* 
tra cosa che '1 tiranno potea con ragioni migliori forte 
appellarsi. Di poi rivolgendo il favellare alla giusthfar. 
Insegnò che felice è la vita de' giusti, e infelice degl'in- 
^iusti. Perchè il tiranno c&me convinto non potò più 
patire eotaii ragionamenti, ed ebbe grande sdegna che 
gH desistenti èon diletto meiaviglioso r-àsealtaseeré; e 
da' suoi detti persuasi restassero. Infine adirato aspra- 
mente, domandò a Piatone a che fare venuto (osse in 
. Sìeitla; E f iq)ondettdo egli : A cercare d^un uomo tir* 
Umù; soggiunse li tiranno: A quel^che io sento da te, 
pariui che tu non V abbi ancora trovato. Dione credette 

* N«lia setUoia delie sue Lettere dice : ConiiB9r$andn cQn Ditme tulta" 
«fa gio9hiiUiln»^ '9 tpieganiogli queU» Mfti^'lo rwpt^a pt4 belle é 
ét§m Self iMM-, Mi notUtMo a praMeiriB^ «mi pemma p m H M 

tendo Dione «no tpirilo iloeififMno, tenti coti vivamente e ricevette em 
tónto ardore dentro ài tè tjòtX^io gli dicMN|, iih'io mi^tidiWMinmu^ 
fiamma detpolargHii pm i imm $ . 



Digitized by Google 



DiOMB. 



668eF ilkuaL r ira det tiraimo svaaita^ e aeeamifiigo^ . 
Statone, die aflhretUYala partenza, alla gàlea che oooda- 

ceva il capitano Pollis sparlano in Grecia. Ma Dionisio 
pregò celatamente questo Pollis, che sopra tutto uccidesse 
io quel paleggio Platone, o almeno io vendesse \ perchè 
danno nonne rkeyereUie il irendntov il qode ancordiè 
schiavo sarla egualmente felice essendo giusto. Laonde 
si racconta che Pollis, condottolo in Egina, lo vendè agli 
Eginesi^ i quali in quel tempo guerreggia vano con gli 
^Aleniesì,. e fatto arevan prìina un decreto, djie ^ Ate- 
niesi presi nella Idr isola m vendessero. Non perdè per 
questo Dione punto d' onore e di credenza appresso a 
Dionisio , anzi amministrò per lui importantissime am- 
iiascerie» e princjipaUnente a' Gartagiiiesi>,da cui Ai so- 
TranamMe ammirato. E soflHva il tiranno tranqaifla* 
mente la libertà delle parole di lui che quasi solo intre- 
pidamente ardi dirli quanto gii venisse in pensierq^; 
oome fa l' ammonizione che gU ie^ a proposito di Gelone. 
Mi^eggiando egli, e per modo di disprezzo^ il governo 
di Gelone col dire che Gelone era il Gelos, cioè il riso 
. delia Sicilia, gli altri cortigiani fecer sembiante d' ammi- 
rare rargozia del motto ; ^ ma Dione avutolo a male disse: 
Per amor di Gèlóne sei ta in fede de' tuoi, e per hii 
gnoreggi.^ Perctiò, a dirne il vero, Gelone rappresentava 
spettacolo heiiissimo nel reggere la sua città a monar- 
(ìnà, e Dionisio il rappresentava bruttissimo nella s^a« 
VI. Ora avendo Dionisio tre figlinoli della Locrese^ 
e quattro d' Aristo maca, delti quali due eran femmine, 
nopiioai^ Sofrosine e Areta; Soir osine diede per moglie 

e ^ 

* n Dmit nolf ch« quitU particolarHk aoii tarebbé tUta omam cfa 
- WM mìi n inn-vwt. ètmfm wm aemplìca -aotpetCo degli mW 4i ^lil 
SlaMfo. 

' lì fnm» SM pti a w ar » inaportete iA frato ia alM. liafvi} m 

.folMidofiai trasportar il yiXtttij ohe tigoifioa riso. . . 

* ir« witm ollrs mà /Wt. attrai^ <4iis ««raà. (G.) 



moxB. 

^1 figliuolo nominato Dionisio come lui, c Areta maritò 
n Tearide sao ff atollo^ épipo alla morie del quale fa mo- 
*gKe éi Dione ancorché fnsse nipote di sofeRa. Gadotó 
Dionisio in disperala infermità, Dione pensò di ragionarli 
^e' figliuoli d' Aristomaca ^ sua sorella, ma i medici in 
gr^Eia del sueoessore all' imperio gli tolsero V oceaaiMlH 
come scrive Timeo, e si come area comandato, gli por* 
sere beveraggio da lar dormire , e levando il sentimento, 
Coirono il sonno alla morte. Dione nondimeno nella pri- 
ma adunanza de'ctmsiglieri amid> alta presemadelgio- 
Y«aè Dionisio, discorse si opportnnamenle deH' utile del 
principe, che mostrò tutti gli altri paragonali con lui in 
prudenza altro non essere che fanciulli; in libertà di par- 
lare« non ritro ohe schiavi della tirannia die con Tìltà 
e panra proponevano il pid de' consigli per compiace 
al giovane. Ma quello che più d'altro in dubitanza gli 
mise, si fu che temendo Dione del pericolo soprastante 
alla Sicilia da' Cartaginesi, promise, se Dionisio voleva 
pace, navigare allora in Africa , ed aireataré con ono- 
rata condizione la pace; e se' amava meglio la guerra, 
olTerse di mantenere a sue spese e contribuire cinquanta 
gìii&e preste a vogare. • 

* Vfl. Dionisio ammiré grandemente tania magiiMi* 
nUtà, e seppegli grado déHa buona affezione. Ma gli altri 
stimandosi dallo splendor di Dione oscurati, e per 1' al- 
4e2za4i sua potenza caduti in basso, incominciando 49l 
^aeata olferta, non risinarmaron parola é voce che po- 
tesse innaspr4rU contro il giovane r^, càlminiandolo che 
col farsi potente in mare aspirasse alla tirannide, e 
volesse lo stato tirare in mano de' figliuoli di Aristomaea 
fgpi nipoti, ila le piò palesi cagioni a maggiori di 4^ 

•r ■ 

/ >i J ' « OitM éwM9 ^fliU Iii4«rl« ■ preferi re i ùg\mo\ì Mli arAitifMM- 
ci , la qoila ert siracaniit , • mmA d« MA§ locMIf) Mi'Ifl» ftt 
ragittflf di iMiitMytè, iit-i<ili>fér-ii|ilwtt^'pw w i fa^ • 



Digitìzed by Gooqle 



DIOKE. '9 

Stargli conlro odiò e invidia, fu la maniera del riferii 
ittecontaiDte , e 1 non volersi mescolai^ fra esi»). Perehè 

avendo costoro presa da principio la conversazione e 
domestichezza del giovane tiranno mal' allevato fra' pia- 
ceri e eoo le adulazioni , sempre cercavano di traila- 
nerio eoa amori, vani pasaatemjpi, conviti, donne, ed 
^ri giuochi disconvenienti per li quali la tirannide in 
guisa di ferro intenerito dal fuoco si mostrò dolce e 
comportabile a' soggetti, ed aUentò il eoverclùo rigore 
tiOA 4aiiCo per4a bontà qnaalo perla non cncanza M 
prmciiìe. Qnindi avanzandosi ogni giorno più la traeo» 
tanza di questo giovane, pasciuta e nutrita conlinova- 
mente dagli adulatoci, fondò e ruppe in ultimo quelle 
caltòe di diamante, con le qoali diceva l'antìoo Dioniso 
aver.iadciato il principato al figlinolo. Perchè raccontano 
aver durato talora a bere, senza far altro, novanta giorni, 
«aver tenuto in quel tempo chiuso ed inaccessibile il pa- 
lazzo alle persone virtnose, -a' ragionafmenti gravi, men- 
tre <Aie déntro sMnebriairàno, motteggiavisnio, bnilavmm^ 
saltavano e buffoneggiavano. ' . 

Vtn. Àveano adunque in odio Dione, come par da 
credei*e, perchè non si dava ancor egli a dolcràa di 
piaceiri, ad atti gtovanìli': là onde, con voei di visi che 
avessero qualche somiglianza con le sue virtù, * erano 

* Oriiio (Sai. 9, 111», 4) ha tpMgaU iiaai basa optato ^neral*<<oateaw 
dicfBdo : ' * 

\ Al Boa virlutes ipsas invertimus, atqaa 

^ Sincerum cupimus vas incrustar?. Prolms quis 

NobUcum vivit? multtim est derausus homo: illi 
( TSwdo eogaomaD pingui àmaa», BSc t^f^Lvmm 

luUliaSy DulIique malo latus oMit aperlttni? 
C»m penus hor Jntcr vitnc versetur, \xV\ arris 
Invidia, atque viueat ubi crimina : pio bene saoo 
•Ae tMM U ta im l o , fietim MatunNpK waiÉii* 
SimpHcior quis et est l'qualeui me siepe libenlar ^ 
Ohtulerim til>i M^ecenas), ut forte legenleni 
. Aut tacituui impediat quovis sermone ? moìestus I 
Comani setta plana caret, inquumus. Ehao,! 
Qoa» Uman^ uoaiar ly« wmému M^mml 



uiyui^ed by Google 



10 ^ wsmM. 

intesi a calunniarlo, nominando la gravità arroganza, la 
francbem del parlare pertiaacia, alle ammoaiziooi im.- 
poaévàii aoine d' accase^ e se non toìhgtUm cao ém, 
dicevano che per disprezzo*! faceva. Ma in verità naia- 
ralmente mostrava ne' suoi costumi certo orgoglio e 
aspre^ mal trattabile e diapraticabUe^avvegna ch0 non 
solo riaisdsse. mal graziosa ^e apiacevole aUe orecchie 
del gìovace tiranno^ in^pazìenté per so verdiia dèKcateisa 
a sentir altro che lusinghe; ma molli ancora di quelli, 
che più degli altri conversando &e€0 amavano la sempli- 
cità e geoerosìtà delia^saa natara» ripceiMl<ìv.afto le.iaar 
utero net tratiare, che maneggiasse più rvsticameale e 
con maggiore austerità le bisogne civili che non conve- 
niva con quelli i quali venivano a lui. Di che scrivendoli 
poi Platone, quasi profetando disse £he cercasse di log- 
ore 'l' ostiaazÀooe^ perchè, è compagoa di ^olUodiae. 
Era non pertanto degli altri più onorato per cagione del 
maneggio che avea, e solo o ahneno più degli altri di- 
sposto a poter drizzare e conservare la ondeggiante 
tirannide; ben conosceva d' esser il primo e loiaggioc dji 
corte /non con bnon grado, del, tiranno^ ma per necessità 
che avea dell'opera sua,* 

IX. E di ciò stimando esser cagione V ignoranza, si 
.studiava di svolgere la tenera^aenle a trattenimenti mo- 
bili, e farli gustare i discorsi e le scienze addirizzate 
alla riforma de' costumi, acciò cessasse ormai d'aver 
paura della faccia della virtù^ e s'avvezzasse a sentir 
diMo nell' onesto opmre^ poi che tale per natura non 
era che dovesse fra' princìpi vizio^isràni contarsi. Ha 

• • • 

* £«fMuto IM» ftrtenlo diyll 9liri più onorato^ ptr aigiom M ima* 
' ' MV0«à ck§ MMCi, e «ofo, 0 almeno piit degli altri ditpatio a poter ijHs- 
tare e eoMervare la ondeggiante tirannide; ben conosceva, quella iWM 
primaxia e maggioranza derivargliii non dal favore dtl lironllO} ma fi 
dalla neetuilà chf co$lui avea dell' ^ipwa, tua ^C} 



1 



Diyili^cu ty Li». 



MhilaBda tl.padre, che ripresi nobiii pensieri nel can- 
armare cob mmtàm «AmSntày bob .nmtai^MQer^ 
inganni * cònira li vita e loVstata^ lo léme^tiB temp»- 

chiuso e guardalo in palazzo in solitudine senza con- 
versare, OTe per non aver iiaparaio a far nuUa, e non 
Mp0r ebe larai^ st AMUde (pam fBoòonUiBo) a iaUxkm 
carrnod, lueeniiiie, sgabaHr « laverie di Idgik^ ; eoiM^ 
siachè questo Dionisio padre fusse si dilììdente, si so- 
s^UoQQ di tulli gli uomini^ e si suggello al timore, cha 
BAH badava IjOadersi i^»|ialU60É le <oeioie.4a liarU^ 
BiayenlTa qb figorator d'imagini* adioanideiifU ùoltéàg^ 
bone la chioma, e non entrava mai in camera sua nè 
fratello nò lìgliuolo cosi come stava addobbato; ma 
OBBve&iya €fae ciascuno ioa^ott aU^ aotraéB^qpogiiau^ éA 
OMditocb'ayaa^ pigUtedoM jìb diro, fosse tBlta mte 
dalle guardie veduto. E quando^il fratello LepLme per 
mostrargli la natura d' un certo sito, presa la alabarda da 
Boa delie guardie, gli descrisse qoI calce il luogo^ ama* 
nmfoiA» «i 8degDò.e<m Iw/a la coardta l&o^morìtéi 1 
soleva dire di guardarsi aBoora dagli amici, perchè to- 
noscendoli accorti , sapeva che amavan meglio di signo- 
. raggiare cbe d' esser signoreggiali. E diede morte an* 
em al'cai^taBo Haf8ia».da lui olateo tirate -^ìBBapai an 
gradi ddia flUliua, perchè aveaaOf^ale df sentimi siMAk 
nare da lui, e dicea aver avuto in sogno la visione del 
concetto che volea il capitano eseguire il giorno. E que- 
sti fu colui che. s' adir^ «ob PialoBa perchè Boi.giadic^ 
il più forte di tatti 1^ BOiBini, quel pàoroso^ dlco,^ 
per viltà di cuore ebbe V anima colma di tanti e lauti 
mali. ' : ' ... 

' CU U Hgiivohf ripreU nubiU peiuieri ntl mf liit 0iér §-im 
uintxiatiy non gli macchina$t€ «ti^afint ec. (C.) 

^ €ic(>roae nelle TmcvlaiM •fferiu iftf Mt .die a ItU officio Ttlevatt 
é«U« prof rM figlioolf . • ' * ' ' 



Mai». 



X. Avvisando adunque Dione il figliuolo di costui 
{>er mancanza d' eradizione ignorantissimo^ e di vita 
een^ftUa, loooftfor4òamolfersi aMostd4io.Mle MAere, 
ed invitare, con le più forti preghiere «he potesse, il pri- 
"Imù filosofo del mondo a venire in Sicilia per rimellersi 
. ias^a ma^o; aH^fìciiè adoroo di costumi con ia cooosceoza 
lettem, e pér lei diTemito skaite a JMa, esemplare 
più bello di quanti possa mai nomo immaginar8i'(4l coi 
governo prestando obbedienza 1' universo , di caos con- 
liiso ^ disordinato che era, diventa moado), acquistasse 
prisca a sé alesso gran itiicità^a per aaasegneiaàa'isaoi 
etttaébi; i quali qudie cosé ehe al pi^esaote laano per 
la-forza del signore, faranno poi di grado per la tempe- 
rali^ ^. giustizia d' un buon padre, ridotto di tiranno 
ad esser re. Perchè «ateae di diafiiaote {come le nami- 
nara il padre) nan sono la temeóaa-, la forca, la molti- 
ladine delle navi, la guardia di diecimila barbari; laa 
la benevolenza, T affezione^ e la grazia nel cuore de'sud- 
diti akampata dalla virtù e ^usUzia de* priocipi ; la^aaU 
beoehè più molli é tenere di quelle saUe e dare, haaao 
non dimeno a conservare un principale forza maggiore. 
Senza queste non ha vero desio d' onore, e non sarà 
degno d'e^er imitato un prìncipe, il quale si -st^adia 
d'abbtfire eoa Ticchi ornamenti il eorpo, dt ter lacenCa 
e splendida V abitazione con le morbidezze e suiimosi 
paramenti; se il suo conversare e la parola non sarà 
.più veneranda di quella di qii(d ai voglia parsona volga- 
rissima, e aon fa stma cbe il palagio reale dell' anima 
sua adorno non aia di concetti e pensieri veramente 
reali, e proporzionati a reale grandezza. 

XL Replicando spesso Dione queste ammoniaioni, 
e seminando miora per ineidenza discorsi di Platoné, 
stampò pungente e quasi furioso desiderio nell'anima 
^i questo giovane di sentùe i rajgionamenii, e godere 



DigilizcL; I-;, ( >- 



ia coayersasLìone di Piat^oe. £ pef^veiioero^ii oa l^oipo 
molte leltere di Efiooìsie ad Ateoe» e^miiìt» l^regUm di 
Bione, edtitre d'Italia da' Pitagorici, che 1 toatoilÉnraBO 

ad andarti in Sicilia a riteiierc ed arrestare con fermi 
e saldi discorsi l' aiiinia tenera di Que^ giovane» trasporr* 
tata or qaa or là da sIrpMta iiaènia a polanza aaaoiiita; 
Platone (come scrife egli medadmo) vergognando pUi 
di sè slesso che d* altri, e mollo più per non parere di 
ngn aYeraitFO cheparolo^ e non volersi appntaneamente 
i p^ aar e ad opara akatna» con i^araua ohe la purga^ 
ziooe d'imiioaK^«olo,Mmaafl[tbìro.priocìpale, poleaae 
sanare la Sicilia luUa lalerma, obbedì. Ma quelli che fa* 
ce va», la guerra a Dione, temendo di mutazione in Dio- 
nisio^ lo persuasero a rioèMamar dall' erìà^ EiUsio> \ per 
averlo qàm per contrappeso i^ontra Ptetóne e eobira la* 
fìlosofìa. l*erchò Filisto nello stabilire la tirannide prestò 
prontissima l'opera sua, ed ebbe a cura e lungamente 
la fonesza eoa giMs^ia gli cooaarvò. fi si dioea obe avea 
coBonaerzio amoroso avnto eòn.lamadrrdel vecchio Dio* 
nisio,non senza saputa del tiranno. Ma quando poi Leptino, 
avute due figliuole dell' adultera ammogliata con un al- 
Iro, ne maritò una a b ilisto sema fara». censapevoia 
Dionisio, egli s' adirà Jn guisa «he serrò in prigione ben 
legata questa donna di Leptine, e Leptine, bandito " di 
Sicilia, passò alla ciUà d'Adria appresso ad alcuni amici 
ove mostra cbe in riposo seri vesseiipiù deiiasua storia/ 
Perchè egli non tornò mak, vivente il vaot^io Dionisio; 
ma appresso alla -niorte di hii (com' è staio detto) t' in* 
vidia degli aUri contra Dion^ lo rickianu) alia patria, 

* Como efoqueftU $ moéi UrannitcM pratleUiim. (C.) 

* ^ I^HM» SamTa». «6;<C.) 

* riluto scrisse la Storia d' EgiUo ia Aodln ^hn^ 4|mII« di Sicilia 
antlic), e quella «lei vecchio Diooigi in sei. Da Circrcne, die molio il loda, è 
chiamato puxiflus Thunjdidet. Fu però nn Tucidide spuriOi • fcMoM dalla. ' 
t iraml dt, com' è.nnUto.pooo mUi^ dà riiiUrta omìMmo. - 



Digitized by Google 



té 



cane ipalui il quale era me'di^ipoftk) e pia. aUo a mao- 
t0Bm saUi la . 4inm&Ua. 

yst. Noa fa prìm tomaio, die taftto ai diedè «I so- 
stegno di questo principato; e altri v' avea che dirizza- 
vano caluDoie ed accuse appresso a Dionisio contra Dione 
die' iTOsse r^^ooalo-OMi ToodoU od Eradido di rori- 
MTO lo l&nMMido. Pétciooehè «i)era?a fiioao, tronetado 
per opera di Platone Y imperiosità e la stemperala li- 
cenza, di aver a render Dionisio virtuoso e giusto prin- 
cipe; o «e paro resiaiaiido bob «biboUìvo ia durezza 
dott'imperio^ OToa io flao ia mo pmioro doliberalo 
d* abbatterlo , e rimettere il governo in mano de' Sira- 
cusani; non perchè approvasse per migliore il popolare 
ifspferùo, ma perchè lo stìiaava del tutto pib sa&o doUa 
tiranaii a qaelU die néa poloMo oa &of onn» ajoM di 
pochi virtuosi. - ' ' , 

Xin. In tale stalo degli affari venuto Platone in Si- 
cilia, irovò le prÀiae accogUoBzo accompagaate da laara- 
viglio90 caiosao od oaori^^kTf^pMMsU tromao sopim 1 
liio allo acoader di gàloama realo carretta magniAea* 
mente corredata; e Dionisio sacrificò per render grazie 
agl'Iddìi della sua veouia, &me di gran felicità sopra v- 
Toaaia afM «tatiVr^^ri; o la aiodeatia bo'oobvìU, la ri- 
jMrma dda corte, e la laaataotiidiDO drì principe stesso 
jn tutto quel che si facesse, portò a' cittadini grandi spe* 
ranze di caagiamoato. Tutti aUo studio delle lettere e 
di floaofia eorrovaiiOf e '4 palagio roalo (coaio fuaacìllo) 
mi latto pieao di pdvore per la BMltitadlno dofli sta- 
diaoti in geometria. Indi a pochi giorni venne il tempo 
di cdebrare certo sacrifizio in palagio^ e pubblicando 
r araMo» secóndo 1 costuaie, la aotemio pregUeta a|^ Id- 
dìi^ chefaaiileaeasoro por langlii sQCdi la iststo la tfraa- 
nide, Dionisio presenle, si racconta che disse: Non ces- 
seranno le tue CQaiedizi<)Bi ooatra noi 1 La qual parola 



Digitized by Google 



• 

attristò torte Fiiisio^ ^ sttmando la poteaca di Platone in 
pcoeesso di tèmpo é con l' uso potei' dtventaFe iftffnei- 

bile, poi che con l'usanza di brevi giorni a\Tìa tanta 
alterazione e caugiamento ioirodolto nella meaie di que-. 
alo giovane; " ' \ ' 

^ XIV. E però ìifGoaiiDciarono non a nnò a dno in di«* 
sparte e segretameiiio, ma tutti insieme in palese ad 
oltraggiiìre Dione, dicendo che incantava e ammahavs^ 
' DioiMsio con la dottrina dj Platone, senza accorgersene 
a giovane, .acoi6 cechito^ e lasciato^ volontariamente il 
principato, egli ripresolo fo ponesse in mano de' figliuoli 
d* Aristomaca, di cwì era zio. Alcuni facevano di sde- 
gnarsi sembiante^ che gli Ateniesi già con forze grandi 
wrrìtiaie e terrestri là ymaiì , fusserp siati -messi in 
rotta, e morti prima die pigliare Siracusa potessero; e 
ora per opera d' un solo sofista abbatteranno la tirannide 
di Dionisio col persuaderlo a sottrarsi dalla guardia dei 
diecimila ìmbvti armati/ e lasciate le (juattrocento ga* 
lee, i dieci mila cavalieri , e mi^te vofte pHk d' aìtrettaota 
fanteria, ad andar cercando non so che sommo bene da 
altri taciuto, e non ritrovato, e la felicità col mezzo 
delia geometrìa, per lasciare a Dione e a' nipoti di ^ione 
quella bea avventnròsa grandezza die possiede mar inh» 
perio, ne' tesori e nelle morbidezze. Per voci colali es- 
sendo nati da prima sospetti , e poi palese cruccio e di- 
scordia, fu portata una lettera segretamente a Dionisio,, 
seritta da IMone a' reggentrin Cartagine^ pregandoli «ha* 
se traUeranno mai di pace con Dionisio, non la conclu- 
dessero senza la sua presenza, chè tutto guiderebbe egli 
a baon fine om isperanza dr dorabii^. Dionisio lettala 
a ^itìsto^ e seeo consigliatosi (come sdrisse Timee)^ é6> 

* P tu9i iefuoti. (C.) 
- * 1 CMiifli cW Pktoue daTi • Dioaigi («M il tabr) «rtM iMininl 
ytr w re lu M t • tmtaU gkwiitii^ a» «tu f<r «i <iffiiat.\ 



colse Dione con simulata riconciliazione, e mostrando^ 
con fAnzione modeijta.di voler seco toraareiin accordo,, 
lo condiiKae aluìtare ,$atlo la iotimzst, e mostrò (a hu- 
lera e f accusa d'averli congiorato corvtro ìn^^pagoia 
de' Cartaginesi. Volendo discolparsi Dione, non 1' ascoltò; 
ma fattolo jnontar subito sopra una barca, comaadù ai 
BUirioat cbe lo. sbaróassero itila costa d' Italia. 

, XV. Vostrahdo questo fatto sembianza di oradeltà 
agl'isolani, il palagio del tiranno fu immanlenente pieno 
di pianti q duolo per cagione delle donne; e la città 
de' Slracu^fii levò in -alto la lesta aspeii^odo tosto ao- 
vità e mutazione dal tumuìlò nato peip la^ cacciata di 
Dione, e per la diflldenza che gli^ltri aveanp del tiranno. 
Dionisio veggendo ciò, e temendo, confortava gli amici 
frle doaae sue con dire che upn era.sbaadQggiato Dione, 
ma r aveà per qualche tempo'rimossó QOQ.es8or 60^ 
stretto dall' ira a farli peggio per la sua pertinace natura 
se fusse stato presente. E prestate due navi a' parenti di 
Dioue^ comandò che imbarcativi sopra quegli ^arnesi, da? 
QATi e servì che voleano> gliene conducessero. nel^elo* 
ponnesso; é arfcordiè grandi fusserole«u8tanzediDioiie, 
e la pompa e preparazione del suo servizio fusse quasi 
da principe^ gU amici, presele tutte, a lui le portarono; 
ottrè ad altre molte inviategli dalle domie e dsi'stuH 
compagni^ a tale chepotè vivere splendidamente fra'Grecis 
i quali dalla ricchezza e soprabbondanza d*un cittadino 
.ban4i^a laceaQo ragioue quale la potenza . del . tiraooo, 
esser dovesse. . , _ 

XVL Dionisio appresso aUa.cacciata di Dione ailo^ 
giO Platone in fortezza, assegnandoli astulamenle buona 
guardia, $olto pretesto di cortese ospitalità, acciò non 
tornasse in Grecia testimone a Dione dell' offesa ricevuta. 
Ha in processo dilempo per la continova eonvèrsazione^ 
in guisa di fiera selvaggia avvezza al palpeggiar del- 



rtNHBO, s'iniMiiiorò di toi; ma l'amore fu liraniiico ani* 
sto coti tal gelofiia dhé non ToiOTa diffondersi la l)eDeTO- 

lenza di Platone ad altri che a se stesso, e bramava da 
lui sopra tutti essere ammirato, presto eziandio a rim^et- 
ter in tauió dei filosofo i pnblici affari é 'i jprindpata» 
si Teramente ehe non preferisse Y amicizia di Dione a 
quella di lui stesso. Era adunque questa furiosa affezione 
grande sventura a Piatone^ in guisa degli amati infelice- 
mente da geloso amante; perciiò in brevè telnpo si sde- 
gnò seco più YoHe, e^più volte si riconciliò; e pregò 
d'impetrare il perdonabramando affettuosamente d'ascol- 
tare suoi discorsi^ e che seco accomunasse la filosofia. ' 
B d'àltra parte riveriva qiielii che nel* distornavano dot 
mostrargli che snerverebbe la forza del caorefra gli 
studii. In questo tempo sopravvenendo occasione di 
guerra, rimandò a casa Platone con promessa di richia- 
mare a temponttovo^ IKone; ma non attenne: solo mandò 
le rendite di sne possesiioni; domandando perdono a 
Platone del non aver potuto mantenere la promessa per ' 
cagione delle guerre, e che fatta la pace richiamerebbe 
subito Dione; infra tanto si stesse in riposo, non facesse 
innovazioni, nè'l biasimasse alla pr^enia de' Greci. 

XVII. Quest* opera bea si sforzò Platone di fare col 
rivolgerlo alla filosofia rilenendolo nell' Accademia. Abi- 
tava egli nella città appresso ad un suo conoscente no- 
minato Galìppbi e comprò una possessione per andarvi 
a diporto, la qna(e donò poi a Speusippo al suo ritorno 
in Sicilia, con cui visse più domesticamente che con 
altro amico ateniese, per,consiglio di Platone che volle 
cootfre e tempràre 11 costome di Diòne con la conver- 
sazione graziosa, e leggiadra, maniera di giuochi ado- 
prata a tempo, come ben sapeva Speusippo usare, onde 
Timone lo cognominò ne' suoi SilU^ che erano poemetti 



vote 



mordaci, buono e allo a motteggiare. E avendo Piatone 
Ik'esa. cujra di; celebrare ne' p&bUieì gteeelu 4« <bQsa 
ée'gmraAetti, Dioae gU esefcitò, e la ^ese luHa Cm 

egli* per concessioiie di Platone di potere usare cotale li- 
beralità agli Ateniesi , che a lui più di benevolenza po- 
iriapoirtaf e V di gloria a sò stoeso. Diooe visitò le altre 
eittii AsUa Grecia» » iifMitàm, si trovò co^ micUori • 
meglio intenderai de' governi alle loro solenni adunanze, 
sènza una miniala apparenza di sconvenevolezza o 
4^ arroganaa tk^maica, o di ;s(^yerchia delicatezza ael Ti- 
Tere, m^i tesiperaflEia, Tiriti, fortem, oneralo àUidio 
di lettere e di filosofia, per cui s'acquistò universale 
benevolenza, e stampò nel puor de' popoli desio d' imi- 
tarlo e di onorarle eoo piiUicì deorati^ I Lacedettonile 
fteero dttadiao spartano, non facendo stima di scontèii» 
teme Dionisio, ancorché avesse allora pronto soccorso 
lor prestato nella guerra conlra Tebani. E si racconta che 
Dione pregato da Pieodoro M^^arase, nno de' più rioclù 
e polenti jdeHa cittt^ andò a caea sua> e veggendo aia 
porte gran moltitudine di gente, e tante e tati occupa- 
Eioni, che gli si poteva malagevolmente parlare e acco- 
starseli, rivolto a' compagni, che se ne mostrav^o adi* 
rati e sdegjMHi^ disse: Perchè ci nunniaridiiaw) ék oo^tui? 
par faocìàttp tatti il medesimo quando siMno in Smn 
cusà. ' . 

XVllL In processo di tempo Dionisio ingelosito, t#« 
Wlùào deUabeoeTelettsa nostri da' Greci a Dione^ 
cessò di mandarglt le astrate^ e e<Mnttis6 la etra éellB 
sustanze a' suoi propi ministri. E spegnere volendo la 
mala fama acquistala io ira fliosofii per amor di Piatone, - 
fè'adaoanza di più persone tesiù» soienziale» a hrmuindai 
ambizioMnenie di soprafanaar Intli in ben ilire> fn ^ 
stretto ad usar male i discorsi buoni da Piatone a&eol- 



r 



V 



DIONE. ji§ 

latll ti onde toraò a ridesìderar lui/a biasimar sé stesso 

che non avesse saputo godere la presenza del filosofo, 
nè ascoltarlo come e quanto conveniva, e come tiranno 
ebe era sempre trasportato 4a ardenti affetti, e ieggieii 
a mutaisi d'una ad altro 8todio> SQbMo risolvè d'af^r^ 
appi^sso Platone, ed ogni ingegno adoi^rattdó' pcrsnase 
infine Archita filosofo pitagoreo che '1 richiamasse a suo 
noHke> e promettesse sopra sè qualunc^ue sicurezza do- 
laandare gli piaoessè. Pérdiè la prima amicizia e diritto 
d'^ iNspitaHtà fra essi cóptratta era stata per opera di que- 
sto Archila/ il quale mandò per ultimo Archedemo a Pia- 
tone, e mandò altrosi Dionisio sue galee e amici ch'I 
sapplioass^ ar venire^ E Diooisio stesso cliiarò e pater 
semente scrisse che Diooe liullà otterrdl^ di buòno se 
non induceva Platone a venire in Sicilia, e persuaden- 
dolo otterrebbe - tutto. E dalla sorella e dalla moglie 
vèmmo 9 filone mottè preghiere che c^jtssedi manieca 
ohe Matone obbedisse a Diohisto senza' alltefare sciise. 
E così scrivono essersi Platone messo * la terza volta a 
traversare lo stretto di Sicilia 

'Per rlTÌBder Caribdl perigliosa. ' 

ISXL Là yenula,..adànqqej del filosofo colmò.di leti^ 
zia il cuore dèi tiràonó, e di grandissima speranza la 

Sicilia, bramosa e presta a far ogu'opra che Platone vin- ' 
cesse Filisto, e la filosoQa abbattesse la tirannide. Stu-- 
diosapeate l' anorarono^le donne ^ e Oi(^ùsio maggior 
confidenza àvevà in lui che in nuir altro, a/ tale che la- 
sciava, senza farlo cercar sollo, accostarselo. E spesso 
avendogli offerta in dono |;rau somma d' argento^ e non 

* Lo dice Plutone stesso nella settimi delle sue Lettere: Prima detta ' 
mia partem^a io avea fatto comuere Archita e.gli albri fiiotQfidi Tarai^to - 
a fiMfip prineipe^ « li me^ l«f oli 0(»i vimeoU atpUaKlà, 

* B ««H P^ofoM, minio éuir^^U'$t$uo, 9i mtm ec. (C.) 



i y 1 1 1 u o 



Google 



volendo Platone accettarla, Arìstippo Cirenaico, eh' ara 
in corte, disse che Diohlsionsar potea liberale magnift- 

cenza sicuramente, perchè a loro che domanda van molla 
donava poco, e mqllo a Piatone il quale non accettava 
ìitiQa. impresso ^le prime acoogli^zé avepdo incominT 
dato Platone a trattargli di Dione, propose da prinia pro^ 
lungamenti e dilazioni di tempo, di poi querele, infine 
venne seco in qualche discordia senza che si sapesse 
fuori, iofing^doséne Dionisio, il quale con altre omr* 
Yanze ' ed onori tentaya di distrarto dall'affezione che 
portava a Dione; non che non avesse Ptalone infìno dar 
primi tempi scoperta la poca sicurtà delle promesse, e 
le menzogne; ma soffriTa, e focéva sembiante di creder 
tutto per lo migliore; In cotal dispesizione deH'nno Terso 
r altro, mentre non pensavano sapersi i loro segreti. Eli- 
cone Giziceno famigliare dì Platone predisse la eclipsi del 
Sole futura; ed essendo, come disse, appunto avvetmla, 
ebbe in dono dal tiranno ammiratóre di qoestò sapere un 
talento. Onde Aristippo motteggiando disse ancor egli ad 
altri filosofi che altro strano accidente dovea avvenire; 
e pregando essi che '1 dicesse /soggiunse: lo. predico che 
in breve Platone e Dionisio diyenterannò nemici. D fine 
fu questo che Dionisio vendè air incanto i beni di Dione, 
per sè ritenne i denari , e Platone alloggiato nel giardino 
appiccato al suo palagio, ft'a'soldati della guardia tramutò, 
i quali odiandolo a morte cercato aveaiio d' ammazzarlo 
perchè persuadeva Dionisio a lasciar la tirannide, e vi- 
V€|re senza guardia. 

XX. Sentendo Archita Platone a cotal rischio venato, 
mandò prestamente ambasceria sopra una fregata atrenta 
retti a ridomandarlo, ricordando esser ini a Siracusa ve- 
nuto affidato sotto la sua stessa parola. Dionisio, per giu- 
Mificare che non avea seco nimicizia,, nelT accomiatarlo 

da sè'gli fece conviti e grandi accttrenamenti: .e un 

« 



ì 



giorno ciie gli veiane i^oanzi, disse queste parole; Tu ci 
derai forse»^ Pbione, moke e gravi accose^ quando sa- 
rai appresso a* tuoi eompagnì «filosofi neH'AGcadeiniai Egli 

sc^rridendo rispose: Non piaccia a Dio, che tale scarsità 
abbiamo di ragionamenti, che venga pensiero ad alcuno 
di rieordare ^il iuo Bome. Quésto fu ia maniera dei Uccia- 
ziar Platone, come si racconta / aneorchè e|^i nelle sne 
scritture non molto ci si accordi. 

XXI. Dione grande sdegno n'ebbe, e non guari dopo 
si dichiarò del tutto nimico ai tiranno, e principalmente 
quando sentì i portamenti latti alla moglie. La qmì còsa 
accennò Platone nella lettera^ scritta a Dionisio. Il caso 
fu tale. Dopo la cacciata di Dione, rimandaiiLlo Dionisio 
Piatone alia patria gli comandò che ritraesse segreta^ 
mente da Dione^ se fusse contento rimaritarsi la stia mo- 
glie ad un altro. Perchè ersf voce, o vera, o finta che 
fusse da' malvoglienti di Dione, che questo maritaggio 
non m^i gli era stato a grado, e che mal s'era accor- 
datp a vivere con la qiqglie^ Venuto pertanto Piatone in 
Atene, e tutto avendo trattato con Dioneo scrisse al ti- 
ranno tutte l'altre cose si chiaramente che poteva ìii- 
tenderle ciascuno, ma questa in guisa tale che da lui 
solo fusse compiteso; e dij^se d'aver ragionato con Dione 
di qudla cosa, e di certo avea eonoecinto che forte ji- 
marrebbe sdegnato, se Dionisio la facesse. Ed essendo al- 
lora molte le speranze di rappaciiicarsi, nulla per allora 
nei fatto della sorella innovò, ma lasciò dimorarla^ ap- 
pressò al figliuolo di Dione. Quando poi conobbe non ri- 
maner più modo di con ve lili 0, e poi che Platone la se- 
conda volta tornatovi n' era stato con la mala grazia ri- 
mandato, egli rijuaritò^ la sorella Aveta ccM^tra la voglia 
di lei a Timocrate amico suo, noti imitando in questo 
la benignità dei padre, il quale divenne nimico ancor egli 

di Politene, marito di Testa sua sorella; ed essendosi co- 
■ 



Digitizeu by Coogle 



6tui foggitp per paura di Sicilia,, mandò il tiranno a 
chiamare la sorella e dolersi ebe, tonsapevAie foga 
del marito, non glien'avesae delfo. BHa aeoza spaYeniò, 

0 pur segno di paura, rispose: Pari' egli, o Dionisio, che 
io, donna sia di si basso cuore e vile, clie se avessi sa- 
puto prima la Ioga del mio consorte, non fom aiMtala 
. seco a; partecipare 'drila medeaima fortuna? Io noi seppi, 
perchè a me sana sialo maggior onore esser moglie di 
Pohxeno bandito, che sorella di te tiranno. Molto rimase 
stupito Dionisio del libero parlare di Testa ; ma^ù amr 
mirarono ia virtù di lei i SiracuiMni, ì quali disuratla la 
jlirannide l'onorarono, e le prestarono servitù vera- 
mente reale; e quando fu morta, i cittadini accojnpa- 
gaarono pubblicamente il corpo alla sepoltura. 

XXll. E tanto sia detìo, poi cbe non è disutile di* 
gressione. Dione quindi rivolse il pensiero, aUa guerra 
contra 'l consiglio di Platone, che nel distornava per ri- 
spetto d'ospitale gratitudine ver«60 il tirannò, e, della 
yecchiiasa.di Dione: ma Speusippo e gli altari compegHi 
ne lo confortavano , ed invitavano a libmtr di servìlli 
la Sicilia, che a lui prostendeva le braccia, e affeltuo* 
samente il riceverebbe. Perciocché nel tempo che sog-^ 
g|omò in SirjSK^osa Platone, Speusiipo, il .quale (eoM. 
ci ai mostra) si mèsoolavu più co'cilladim^e'terraiaam, 
scoperse meglio i lor pensieri, che da principio temer 
vano a palesargli apertamente, credendo esser la spia 
del tiranno che voloase tentarli; ma coltene poi gli 
credettero: e lutti ad una pregavano e confortavano 
Dione a venire in Sicilia senza navi, senza soldati, senza 
cavalieri; montasse solo sopra una barca, e presta&se il 
corpo e *\ nome a' Siciliani cantra Dionisio. Le quali ao^ 
velie portate da Speusippo tmtp imnimafron Dioie^ che 
cominciò segretamente a raccogliere gente forestiera per 
interpo&ite pNBrsone, a fine cbe non si scoprissero i suoi 



Digitized by Google 



Émimeoiì, e r aiutavano molti ciiudìni di quelli che 
dtmaù ìl t§véam kk hum, e mM fitoMA^iofra spiali 
«i qiMirEiidèBib 4k Cipri, ni onor'éil quale, mdrl»^ 

compose Aristotele il Dialogo dell'Anima, e Timonide 
di Leucade; e per compaguo gli dierono Milta di tessa- 
^ iudovioo/asao oompagoo di^studio utìk' Aoeademia. 
B ii€fi essendo i banditi te diversi tempi dal^ tiraana 
meno di mille, venticinque soli esser vollero a parte di 
questa guerra: gli altri per villà. T abbandonarono. Do- 
vwDO partirsi dall'isola 2aoiAto> ot6 si face la massa 
d^'aoUali^ ohe ìqq Aiim& ottacenìo; ma talli m moMe 
guerre e grandi provati e sporti, che aveano a meravi- 
glia negli eserciti addestrati r corpi, e per la pratica mi- 
liUwe , e per l' ardirò i migliori di qnaoli soegUfre se ne 
potesse^ filiti che Mstavano ad inAammare ed tediare* 
a valorosamente combattere tutta la moltitudine, la liuaie 
sparava avere in Sicilia a sua divozione. 

XXIil. Questi la prima volta che s^tirono favsi saetta 
di navi per andare ip Sieiita centra Dionisio, misvsD' 
nero, e biasimarono T impresa, come mossa per follia 
e furore di Dione adirato; il quale privo di speranze* 
buoiM giitava se stesso a imprese di^rate^ e si cm<h 
ciarcnio oo'capilaai> ohe gH aveano soiilali, perohè aioo 
ai^aano da prima detta loro questa spedizione. Ma quando 
poi Dione, con belle parole discorrendo quanto fusse mal 
fermo il fondamento doUa tirannide, mostrò cbe non gli 
cendnoeva m Sieilia per aoMati^ ma*per oapiUnii de*6i^ 
racusani e altri Siciliani pronti a ribellarsi già è gran ' 
tempo, e poiché favellò appresso Alcimen(3, il primo cit- 
tadino d'Argo « per virtù e nobiltà, che, vaniva per 

oampagtMi a si nobile ìiqdpr^, ximasero persuasi.' Era 

... 

■ * n» ìsMm «n n notor*ireff« mmm^ì • W tttte riapraM -, 
•'•i vedrà se cw^Qi iMl»aD«lMDe la parto nmi 

* ^ «v-s^ViiiM^, 4i «iHa filili M d pniwtt.fMié alcró 



il cuor della state, i venti Etesii' siguoreggiavano il mare, 
eia lana io qai&tfHleciiiia si seo^eya^ quando Dione, ap- 
prestando ad ApoVo magniSeo sacriiBzio, menò i stim «ol- 

dati coperti di tutt'arme in beir ordinanza al tempio, e 
dopo 'Isacritoio nel.publico aringo de'Zacintii tutti a 
' nobile Gonyil^ gli accolse» ove peeser meravìglia dello 
splendore di tanti vasi da bere d'oro e d'argento ^ -e 
delle mense che sormontavano le ricchezze di qualun- 
que privatole fecero seqo stessi ragione, che un uomo 
sopraffatto ornai dagli anni non metterebbe mano ad im- 
prese temerarie, sensa férma speransa che gif amici 
Siciliani gli presterebbero il più e 1 meglio delle occa- , 

stoni di ben fare. 

XXIV. Appresso, all' offerto, divine, e alle pregbiere 
* usate di farsi, ecHpsò la luna, è ncm de^ akmna me- 
raviglia nella mente di Dione considerante le rivolneioni 
delle eclipsi; e ben sapendo non esser altro che un ri- 
scontro d' ombra nella luna, trovandosi in mezzo la terra 
fra tei e .'1 sble: ma avendo i sóld^fti travagliati mestieri 
<li qualche confuito, l'indovino Milta, venuto in meno^ 
disse che facessero buon cuore, ed aspettassero sempre 
meglio» perchè Id^io prediceva oscurazione di cose che 
eran chiare e lucenti; e. nulla esser allora più illustre 
che la tirannide di Dionisio, il cui duarore s'oac&imrj^ 

iMplo. Ii«|8MÌ ifi tal proposito H pitto oitai bollo di Diodoro Sioolo. Chi 
MTiMo Mèi orodMIo (tfW dioo Bèi lib. XVI) ék$ ^n mm tmém mài 'ém 
em4e9'pti$u§ 9im»m «■» priM^ oto ^eea qwdtrocento navi da guerra, 
emiomila faiUi é dUeimila eMMWj gtamde ékbumdania di armi e di vet- 

tì)vagliè, e quante ricehezxe occorrevann per mantenerle? un principe che 
abitava la più grande città della Grecia ; che aveva porli , arsenali e 
ròcche inetpngnabili^ e gran numero di alleati potentiitimi che il totte- 
nwano?Ma dall'una parie la magnanimità e il coraggio di Dione, e Vaf- 
fe%ion di coloro ai quali era per procacciare libertà; déW «llr» !• «IM . 
di Dionigi, e VoéÀù <« oto fwfM i Mol mMH wmè 'Uirmmo, fmnm 
t9mmtlli»tmltr9 9pÀéfpmrtnsa giugm$m « è^^m'^'im^^ «r- 
d<ti$$ima tpfH imir§émU. 

9 VoiAi chi wlliM (tjplirMti il tkoMtdfioMS^^ 



Digitized by Google 



4 



taatoslo clic toccheranno essi la Sicilia. Questo disse a 
iuiti publicamaoto .Milia. Ma io sciame di peodiie / . 
date- sopra la. nave di Dione posarsi io poppa» disse- m 
particolare a lui e agli amici, dubitare ehe non prono- 
stichi che le imprese sue saranno gloriose, ma dopo 
r essere state io Oore per breve tempo, languiranno/ E si 
racòoata parimeote i^yer Iddio inMtrati.a j)iofiisio pib 
segni iuoslrabsi Un'aquila, rapita la sagagUa ad una deUe 
sue guardie, la portò in alto, e lasciò in mare cadérla. ' 

acqua dei mare che bagna la fortezza durò un giorno 
intero ad esser doice da bere, come fa manifesto a tutti 
che r assaggiarono. Gli nacquero due porcMU» io ninna 
altra parte mancaiili, se non che non aveano orecchi. E 
le dichiarazioni 4egr indovini furou. queste: che quo- 
sf altimo era pronostico di ribellione e disobbedienaa 
de'dttadlniy i quali non più ascolterebbero i comanda- 
menti del tiranno. E la dolcezza del mare altro non in- 
feriva a'Siracu^ii che mutazione di tempi dolorosi ^ ' 
irei in affari imeni £4' aquila min^ira di Giòye, e ja aan* 
glia^coniràèegno d'impero e potenza, significava che Gio- 
ve, il supremo degl'Iddìi, avea deliberalo lo svanimento 
0 la distruzione della tirannide. Così scrisse Teo^pmpo. 

XXV. Si ricolsero i soldati di Dione sopra due navi 
4a carico e un'altra navetta, e due vaselli a trenta re^ 
mi che vogavano a seconda. Oltre all'armi de' partico- 
lari soldati, portarono due mila pavesi , molte frecce e 
armi in aste, e da vivere in abbondanza tale che 4ioa 
mancasse 'niisntre soggiornavano in mare, coiae quelli 
che far doveano il passaggio intero alla mercè de' venti 
e ciel mare, pcri;.hè temeyano la terra,, e sentivano Fi- 

* lì pnméfgé-per fìnistro «agrario Ptp|«ritioM d*9m mikm» é^ifM 
m era solt^oto propri)» dm GrMi , ma aiM^ 4Ài à«aiMÌ ; e o' è teaCidupia 
Cicerotìe, De harutp. retp., ove dice : Si examen apum Imàii im mmm 
•miuH, Uetrmtffta.a9Bkmdo$ em Mèrmnt^p^etmm^ «le. 



. by Google 



ii mom. 

listo aspettarli al passo con buono stuolo di navi alle ma- 
rine di. Foglia. Ma traversato il mare con veolo Ireseo 
• soave in dodiei giorni» al tredioesiuio formio a Pa^ 
diino, un capo e punta della Sicilia; e *1 piloto fu il pri- 
mo a consigliare che tosto si scendesse, perchè se per 
lòrtuoasi diluogavaooda terra» arieno perduti piò giorni 
6 idd BOCii io alto mare di state ad aUeodere io vooor i 
venti laerididnali. Ha Dione temendo di sbarcare ap- 
presso a'riimici, per voler andar più innanzi, ])assò oltre 
jk questo capo di Pachino» e si levò impetuoso vento 
aeiteotriomie eon gran tempeata; il qoale dalia Tteta A 
Sicflia gli dileguò; e baleni e folgori sopravvenute ri- 
l'apparire della stella Arturo, levaron si alle Tonde , e si 
sparse di cielo pioggia sì grande» che i marinari trava^ 
ialiti aensa sapere ove s'andassero» videro a on tratto le 
navi irasportate dal foror deironde nella cesta d' Affirica 
air isola Cercina, ov'ella è più pietrosa e più aspra; e con 
l'urto arieno rotto negli scogli se con pepa non avesser 
fi^ forta di ponlare eoUegni lunghi» e trapassare oltr» 
iiifioo a (te «ia tempesta sTappactasse; e ilscontrato un 
vasello, intesero se essere in quella parte, clie è chia- 
. BMita ii capo delia gran Sirte. E mentre che in calma 
andavano in qoa e in l^.cóofran tedio» si levd di terra 
da mazaodi uà ventiosHo soave, centro adnDgni aspetta- 
zione che dovesse il tempo cangiarsi, il quale appoco 
appoeo rinforzando e pigliando vigore, a vele spiegate, 
dbpo aver ^rtepveghieie agi' Udii» lassiate l'Affiriea s'in* 
golhirono tèr la Steilìa» e^veloeeB^nte correndo lai quinta 
giorno approdarono a Minoa, terricciuola di Sicilia te- 
nuta da' Cartaginesi alla guardia di Sinalo lor ò^tadino 
amico di Dione. U quale» nulla di sua venuta sapendo.» 
uè di soc( navi» fitceva fòrza d'impedire io $bareo assol- 
dati: ma essi usciti con arirti non uccisero alcuno per 
comandamento di Dione amico dM.Cartaginefie» ed eu- 



Digitized by Google 



irati nella terra in compagnia de' fuggenti, l'occuparono. 
Quando poi i capitani incoiUrandosi si salutarono « Dioad 
reodè la terra a Sioato senza far iaginria alniira^ a 
Sinalo accise i soldati forestieri, porgcoidó aiolà a Dione 
^elle preparazioni della guerra» 

ixVI. Noojdiiaaiìa.ii non trovarsi Dionisio in Sici: 
Ua^^ma in italia^ OT&era par fertniiapQeo utnaiiziaiidafea 
con jottanta na^i, diede assoldati maggibr confideoEa; e 
però invitandoli Dione dopo si lungo travaglio di mare 
a ricrearsi in quei luogo ^ non. YoUero per gran desio 
eh' a?èano: d' abbracciar i' occasione, presenlaia datti fo^ 
Urna, e pregaron Dione obe dritto a Siracusa gli^ada^ 
cesse. Laonde, lasciate ivi Farmi e gli arnesi superflui, 
e pregato Sinalo che gli mandasse a miglior tempo, a 
Siracusa a-iocamminò. £ per viaggio seco s' uniropo du^ 
genio cavalieri da Agpgento di queUi che abitano in- 
torno ad Euiiomo, * e dopo questi altri detti Geloi. Scor- 
sane ben tosto a Siracusa la fama, Timocrate, marito della 
moglie di Dione e sorella del tiranno^ e soprantendente 
di tditi amici lasciati da Dionisio nella città, inviO' 
tosto allo stesso Dionisio uii messaggiero-con lettere 
della venuta di Dione; e slava vigilante a' tumulti e mo- 
vimenti die potesser nascere .nella città/, ove tutti eranq 
aatteTati: ma tra per non cced^e questa tenuta, e tra 
per paura , stavano queti posando. ÀI messaggiero por- 
tator della lettera avvenne caso molto strano. Perchè 
smi>ntato in Italia, arrivato a ReggiP', affrettandosi per 
esser tosto a Galonia» óve soggiornava Dfeniaio^ ineoo; ^ 
trò alcuno che portava una vittima frescaioaente sacri* 
ilcala, e ricevuta da costui certa parte di quella cai:ne,! 

* OsMvTa il Dacier che presso gli aotiebi «ni fitto 4» vtKftoae il portiré 
alla propria famiglia parte delta vittima ai cui sagrìfisio «raao iilMfliiii, # 
pigliarM Alena |kk<» ^tadU» iacaairavaMi .omi (dIm U f]ir|a¥«. . 



Digitizeu by Coogle 



Ì8 Pioiig.. 

il viaggio io diligenza seguitò; e cammioato che ebbe 
Mia notte grao parte, fòrsaio a chiudere un poeo l'oo- 
4!liio> ili miae , cesi eeme stava, in un bosco non Inogi 
daHa strada a dormire. Venne il lupo al senli)re della 
carne, e pigliandola co' denti cosi come era denlro alle 
Msacce ove avea messa la lettera^ tutto portò via. Sve- 
ffliatoal buoD ttomò, s^accorse non aver te Wsacce, e 
messosi a cercarne, dopo lungo andare or qua or là in- 
daraOj risolvè di non presentarsi altrijpenli senza let- 
tera» ma; andarne io dileguo. 

XXVfl. Fu (orza adunque che tardi e da altri avesse 
Dionisio la nuova della guerra. Neil- avvicinarsi più sem- 
pre Dione si congiunsero seco i Camerini, e ricorse a 
hù gran numero di Siracusani sparsi per le ville. 1 Leon- 
tbii e Campani entrati con Timocrate alla iguardia della 
fortezza delle Epipole, per una voce divolgatasi che 
Dione volgerebbe l'armi prima contra le loro città, ab- 
bandonaroo Timocrate per soccorrere le case, hdi qual 
novella portata a Dione accampato sotto la terra dorile 
'Macre/ fatti svegliare di notte i soldati^ gli guidò al fiu- 
me Anapo non più lungi dalla città che un miglio. E là 
lerHàatosi sacrificò al fiume, e porse preghiere al sole 
levante; e in quel punto gl' indovini gli annunziarono 
€he griddii promettevano tittoria. I soldati e altri pre- 
senti veggendo Dione coronato per lo celebralo sacrifi- 
zio, tutti ad una si coronarono e non eran meno di 
' cinquemila* i congiun^ seco per via. maV armati di quel- 
V armi che offerse il ca^, ma supplirono alla mancanza 
de' provvedimenti col buon volere: tal che comandando 
Dione che movessero il piè, si dierouo a correre eoa 

< Alirt l«f|«M, m Utm om più ragiòo« , Acta piccolt «luà tra irp«- 
Mm • SìrtCMA) i^ianieotaU ancb* da TacKlide, lib. VI. 

* Uiodtro S if ly/ Hk un lao|a irtali mU, ia uut «iUro mm^pm. 



Digitized by Google 



gioia e Hele ^od, inaDisiiaiidOM l'ùn l'aUrO'aHaliberUi* 

XXVIII. I cittadini prù eoDÒscintl e più grasioai di 

Siracusa gì* incontrarono alle porte ammantali di vesti- 
mmito puro : e 'i popolo addosso agli amici dei tiranna 
con tal foria andò, che manomisero i nominali Presa- 
gogidi, nomini scellerati in- odio agl'Iddìi, i quali anda: 
vano per la città mescolandosi fra' Siracusani per cer* 
care curiosamente e rapportare al tiranno i pensieri e 
le parole dì ciascuno. Questi furono 1 primi a pagar la 
pena a eolpi di bastoiie menati da qualunque plebeo. Ma 
Timocrate non avendo potuto ricovrarsi in sicuro nella 
fortezza, usci a cavallo della città, e fuggendo tutto 
riempiè di paura e di tumulto^ amplificando le forze di 
Dione per non parare d' aver perduta la dttà "per lema 
di leggier cosa. In questo essendosi preceduto oltre, 
Dione si fe' vedere tulto armato splendidamente innanzi 
agli altri^ in mezzo a Megacle suo fratello, e Callippo Ate- 
niese coronatil e segaitaran dfetroceeto forestieri scelli 
per sua guardia. Gli altri poi succedevano in ordinanza 
condotti da'lor capitani, guardando io spettacolo i Sira- 
cusani» ed accogliendoli come se fasse una processùme 
santa e conveoi«ite ^agl' Iddii, la quale rioondueesse'in 
Siracusa la libertà e 'I governo popolare» quarantotto 
anni appresso che fu estinto. 

XXIX. Entrato che fu Dione per la porta Menetida» 
ecm la tromba arrestato il tumulto, pubblicò per tocì 
dell'araldo, che^DiOtte e Megade Tenuti alla distruzione 
della tirannide liberavano i Siracusani e gli allri Siciliani 
dalla servitù del tiranno. E T.olendo egli stesso parlare 
al popolo, montò in quella parte che Ai detta AcradiBa; 
e' Siracusani nell'andare d^nna e d'altra parte delle strad» 
areano apprestati sacrifizi e mense e tazze , e per tutto 
onde passava gittavano fiori e frutti^ e porgevano pre> 
ghiere come a w Dio. ara soto la fotlezia, e i^l luogo 



-30 



DIONE 



. QOttiiiato PeiiUq[>Uft/ già siato fjilto lire da Dionisio, 
un orinolo a èoìo in lao{^ alto e (la ttftli scoperlò: so- 
pra quésto montalo Dione, fe' parlamento confortando i 
cittadioi a pigliare ioteva e piena libertà. I quali colmi 
di g^oia per moslvtrsi frati a Bione diebtararono hii 
e1 ii*aMlo iosieme generali caintaai^ ed- elessero pura 
per volontà, e a preghiera di Dione slesso e del fratello, 
di più venti altri che reggessero in lor compagnia: la 
petà de' quali scekero del anmoro de'caoeiati dal tlran- 
Bé.e ritornati con Dione. E dissero gl*i<idoTini essere 
stato avventuroso segno quello delF essersi Dione nel 
parlare al popolo messa sotto,! piedi quella superba liab- 
krica sospesa hi dio del tiraniio. Ma perchè era orinolo 
a sole, ohe volge e gira, sopra 1 qbàle montato Mona 
era stato eletto capitano, temevano che ciò potesse si- 
gnificare mutazione ^ fortuna negli affari suoi propi. 
Pro$a p^ la fortezza deHe Epipole, liberò i cittadini eo* 
flieirattfi eatro in prigione, e di mura la circondò; Sella 
giorni appresso arrivò Dionisio nella fortezza di Sira- 
cusa, e arrivarono al medesimo tempo i. carri dell' arsa! 
lassiate a Sinalo, le quali' a' cittadini .eompanTtitefiiròne: 
e gli aKft anakii ì\ aiegtio che poterono si mostrarpoo 
affezionati e pronti. 

XXX. Ma Dionisio inviò da prima mandati a Dione 
par teaiarle^ a^qoati rispola^cha qHinessero pur i'amba- 
seièla in pnbtico a' Siracusani , <^ dmsd erano in li-* 
bertà; ed essi umane parole usarono per parte del ti- 
ranno, promettendo moderazione d'imposizioni e riposo 
daUegaerra,. le quali, se {wr seguisscf o» aaa sariano ini* 
prese so non per 'ecrnséntìiaenlo dl èssi., Ma i Siraeasani 
fecer berte di colali offerte, e Dione replicò poi agli am- 
hasciadori che Jion trattasse ^ più co' Siracusaai , sa del 

^ - s Cióè : lat^aitMiafo ni^ *«ttMif . |c.) 



principato prima non si spodestassi; e se risolveva di 
liBdark) , che egli ricordevole delia perjBtttela {Hf^rebbe 
> ogni aiuto che poteva , ad Ottenere quafifto Tolesee e 
quanto sarebbe ragionevole. Dionisio lodò questa rispo- 
sta» e riaiandò gli ambascìadori a domandare che veoiis^ 
m(o alcom Siracufiaoi aUa fortem, i quali» diceado ioi^ 
ragioni e ascoltando le sue» trattassero rotile comiìiie. 
E furono mandati uomiai eletti da Dione^ e si divolgè 
fuori della fortezza una voce iofra'Sipacusaoi» che Di^ ' ^ 
nisio lascérebjbe la tiraoBide pià>per cagione di se sMie* 
80 > che per amor di Dione. Ma questo era iogamio e làr 
mulazione del tiranno per pigliar tempo a provvedersi 
contra' Siracusani. Perchè egli ritenne serrati i mandati! 
daUa cittàf e aU'albef dopo aver iatU bea beae infere 

i soldati suoi forestieri, a còrsa gH mandò 4id assìtofe 
^ la muraglia fatta rimpetto alla fortezza da' Siracusani. E 

p^cbò r assalto fu improviso» e con grande ardire e 
ttnulto ^MMitlevaBO^i barbari qud auro, e parie ,ye«i* 
▼ah sopra i Siraeusaui ^ nidlo àrdi star fermo alia diteli, 
oltre agli stranieri di Dione, i quali sentendo da prima 

ii tumulto corsero al soccorso, ma uon comprendeva^ 
bene il amdp di fariO) nóa potendo per Jo grande sém^ 
pito e per la eoofusa foga' de' Siracusani, che si mescek 
lavano e correvano fra essi , intender nulla infino a che 
Dione» poi che non era senUio, e pur voleva esser lor 
ipùda a qu^riebe <^ra, si gittò il priq^o infra barbari, 
e vide intmo a aè, non itieoo conósciuto da'oimici che 
dagli aulici, dura e crudele mischia: perchè lutti s'av- 
ventarono a lui a un tratto, ii qu|iie era ormai per Ì3 
grande età più grave che noit ricercavano cotali contri: 
sii; ma «OD la forza e generosità deiraiteo resistendo e 
rispignendo gli assalitori, rimase ferilo uella mano coji ^ ■ 
arme in aste , e 1 corsaletto a gran pena basté a ^aste- 
nere i^co^i di tratto e di mano ch^ loraron te i^udoì 



'Digilizeu by Coogle 



32 DIONE. 

« 

le tanti turobo i Terrettóoi e 1^ lance rottegli nella per- 
sona, che per pift non potere cadde Id terra; e sottrailo 

da'suoi dal pericolo, lasciò in suo luogo per capitano Ti- 
,monìde; e montato a cavallo andava per la città arre- 
stando la foga de' Siracosànl. Andato poi a'snoi Greci 
messi alla guardia della contrada Acradina, gli condus- 
se e vigorosi e freschi centra' barbari faticati e lassi, 
non. più ormai disposti a aitar oltre l'impresa. Per- 
fjhè avèndo sperato al primo salto ocenpare la città in- 
tera correndola solamente, incontrarono, oltre ad ogni 
lof credenza, uomini pronti di mano e guerrieri, per 
paura de'quali si ritirarono in fortezza; e al ceder loro 
più stringendoli i Greci, gli costrìnsero a Toltar le spalle» 
e rantìfdarsi tosto déntro alla mnragti»con morté d! set- 
tantaquattro di quelli di Dione, e perdita molto mag- 
giore de' loro. 

XXXL Per si gloriosa vittoria i Siracnsani dotarono 
cento mii^e fàriento a'forestieri, e'forestieri a Dione la 
corona d'oro. Discesero allora gli araldi di Dionisio con 
lettere a Dione delle sue donne, con la 8opi;ascritta 
4'>nna: A Dione padré, che mostrava essore ^d' Ipparìno» 
ancorché scriva Tìméó esseto stato nomato Aveteo dal 
nome della madre Arerà : ma per mio avviso più si presta 
in queste cose fede a Tìmonide, che fu amico e compagno 
cTarme di Dione. L'altre lettere recitate (urono* al popolo 
di Siracusa, e contenevano molle dnppHcazioni e pre» 
ghiere dette donne. L'altra che appariva esser del figliuolo, 
non volevano .aprirsi pubUcamente> ma Dione strappa- 
talà loro di mane per forza la disuggellò, ed era scritta 
da Dionisio indirizzata a Dione; e in fiaitto imrla va V Si- 
racusani , e conteneva sembianza di prego e giustificazio- 
ne, ma in verità si conosceva composta a line di calun- 
niar Dione: perchè ricordava le sue belle opere per la 
conservatìòfne delia tirannide; e minacciava lé persone 




DIONE. 33 

che dovea toner più care, la sorella, il figliuolo e la mo- 
glie, con accuse miste con doglienze; e quello che com- 
mosse più Dione si fu, che scriveva non aver lui pen- 
siero d'abbattere, ma d'occupare per sè la tirannide; 
non di rimettere in libertà uomini, che ricordevoli 
de' danni da lui ricevuti l'odiavano a morte, ma di vo- 
ler tiranneggiare con sicurezza degli amici e parenti 
suoi. 

XXXII. Recitale le lettere, non venne a' Siracusani 
in pensiero d' ammirare (com' era giusto) la costanza e 
magnanimità di Dione, che per la virtù e per la giusti- 
zia il cuore mantenne saldo contra l'affetto della congiun- 
zione del sangue;* ma incominciarono a sospettare e te- 
mere che aria Dione gran necessità di rispiarmare al 
tiranno la vita a cagione della parentela; e però alzaron 
la mira ad altri governatori, e principalmente si videro, 
al sentire che veniva ad essi Eraclide, commossi da gran- 
dissimo affetto. Eraclide del numero de' banditi, buon 
guerriero, e conosciuto per li gradi della milizia otte- 
nuti da' tiranni, era leggieri in tutti gli affari, e meno 
stabile che^mai nella compagnia di azioni che ricercas- 
sero maggioranza ed onore. Costui avendo già avuto 
nel Peloponnesso discordia con Dione, risolvè di venir 
solo con sue navi contra '1 tiranno: e pervenuto con sette 
galee e tre vaselli a Siracusa, trovò di nuovo Dionisio 
rinchiuso con bastione dentro alla fortezza, e i Siracu- 
sani sollevali: egli si diede subito ad acquistarsi la gra- 
zia del popolo, avendo in sè cerla naturai disposizione 
da persuadere e muovere una moltitudine, la quale al- 
tro non cerchi che di essere lusingata; e pigliava e ma- 
neggiava a sua voglia più agevolmente il popolo ristucco 
già dalla gravità di Dione, come troppo severa e dispro- 

' Cioè tininirarono la fermem àtW anime ano, che non latciarasi Broo> 
vere dalla compassione di tanti e s) cari pegni posti nelle mani di Dionigi. . 
VLUTAKCO. — 6. . 3 . .. 



84 hum^ 



poirzioBala al governo d'uoa turba sì licenziosa e fiera 
par ved^» potente» die vaole e&sere adubia^ ayiioii ehe 
iaUria (oriiia di goyerse popolare libere. / 

XXXIII. Corsi adunque tutti subitamente al luogo 
della publica adunanza, di loro slesso volere elesserò 
E^aclide ammv^aitio. Qaando Dione venuto là fece eoa 
mìt d^Iìèiika». dieando che il dorè «ótele aatorità ad Evi^ 
elide, era un tórre quella che aveano data già a \m, 
poiché non rimaneva più generale dell'impresa, se un 
altro reggeva inriftare, rivocarono, ancor ciie mal voless 
tierì^ qoelbi maggieiraD^a adJSraclidev Fatto gaestewIHiM» 
maodò a chiamarle in easa^ove medeatamimte raiBina- 
rìcatosi che non bene, nè con utile pigliava seco conlesa 
d'onore ia ^po tale, che ben picciol moaMnle a per^ 
d€^ tutto mia basUote» fec^ rladunar il p^olq» e ivi 
poUieaf di' nqoYO Eradide elette ammirafiio di m«rei 
persuadendo i cittadini a concedergli la guardia della 
persona» come aveva ^gli stesso» Ecadide io parole e io 
a^preosa osaerveodo Diooe, e eoniSaisaDdo eaaergit di. 
noUe debitore, gli aódava dietre con umiltà, qaai^ ee*- 
mandava lacondo. Ma segrclamente corrompendo c srao- 
vendo molli vaglù di novità, inviluppò Dione in tali e 
tajpM tira vagli, che boa sapeva più ehe lirai. Perohè ae 
laseiasae sotte aaoevde «achr Dionisio deUafarteiBa, sarie 
calunnialo che'l rispiarmasse per salvargli la vita; se 
per non dispiacere a' Siracusani continuava l'assedio» 
parrebbeebe aaaaleaesse la guerra per essei^ fik hiHfo 
ta«ipo- generale^ e teme i cittadiei ia timone. 

XXXIV. Era un certo Sosisi più eonoscieto per le sue 
ree opere e temerario ardire che per altro, il quale sli- 
mando soprabboiukusa di libertà il venirea tale liceAaa 
di sfrenato paria^a^ foaie ^li «sé nel ceràu^e di^euiH 
cere un giorno a Dione, levato io pie', disse soparchie* 
voli parole a' SiraGOsai^i, se non &' accorgevano cbe. 



soUraHo il eoHo <kd gkH|^4i loUe ed ebbro tiramio, la 
sditoMéllewM ma # aooTO td un àltr» signóre tì^- 

laute e sobrio. Di poi dichiaratosi aperto nimico di Dione, 
usci allora di piazza , e '1 giorno seguente fu veduto nudo 
dMOcairepe per ìatjoiàtìi coft la testa e col vello tutto iùr 
saogUMialo tùn^o, eem ee «resse- dietro^cbll segut» 
tasM. Giltsiost còsi lordo m\ bel mezzo di piazza, disse 
d'essere stalo perseguitato da' soldati di Dione, e mostrò 
la tasta ferita: a molli ae venne pietà, e seco centra 
Biom oMTemero^ dicendo che léceva atti crudeli e da 
tiramo- a* valere col sangue tinar di morte lerre la 
libertà di parlare a'cittadini. Dione nondimeno, presen* 
tatosi a questa confusa e turbulei^ta adunanza, si discol- 
pava^ asostraiido abe ||ael Sosia -era fratello d'uno daHa 
guardia di DienMo, e dal fratello era slato indotte a met* 
Ì9r^ m sedizione e travaglio la città, poiché aUra spe- 
rai^a non rimaneva a Dionisio, che la dillìdenza e di- 
soòfdia Ira essi SiràaiMiri. E i medici insieBiéiìtev veduta 
ia ferita di Sosis, trovarimo.essere^leggier) scalfitto : per- 
chè i colpi di spada fan sempre il taglio nel mezzo pjiì 
profondo, e quel di Sosis era per tutto sonile e con più ' 
Hprese» come quelli, cbe. per dolóre avea ritirato e ri- ; 
meaato B ferro piiìi volte. E da vantaggio vennero alesai 
de' più conosciuli con un rasoio in consiglio, e diceano 
d'aver incontrato per via Sosis insanguinato che diceva 
fuggire i (k^i di Diooe, i quali l'aveano allora allora 
IMfeG: e mossi di Ditto ad àadargli dietro, non trovarob 
persona, ma vfder solo riposto quel rasoio sopra una pie- 
ira, scavata in quella parte, onde si vide venire. 

IXXV. Laonde il caso di Sosis venne in mal termi; 
oa: e veauti oltre aUa riprova i servi suoi a testimo^* 
niarii oootrò , che ara uscito di casa di notte col rasoio, 
gli accusatori di Dione si ritrassero, e '1 popolo, conden- 
sato a morte Sosi% ai rappaciiìi^ eoa Dione, Nondigiei^» 



3S 



BÌOlfB. 



nea tmò il mpcita che atMnò de^ forestieri di Dione,, 
e principatasénte epiatido videro il più de'cewbittiidnti- 

contra 'l tiranno farsi in mare, poiché Filisto venne di 
Puglia con molte galee al soccorso di Dionisio: oltre che^ 
essendo questi forestieri beoe armati^ doip istimaram^ 
aTeme più di bisogno per la guerra; ed essendo if lao^^^ 
lani buon marinai, credevano esser bastanti da per loro 
stessi come più forti in mare. Ma più accrebbe loro il 
onore un feitce combattimento pure in mare, nel quale. 
Tlato Pìiisto, vsarono contra Ini barbmsea emdM. 
ScHre nondimeno Eforo che presa etie vide la sua ga> 
lea, s'uccise da sè medesimo. Ma Timonide trovatosi a 
tutto questo fatto in compagnia di Bione^ scrivendo a^ 
ffiosofo Speasippó, racconta essere sMo-prepo vivoflr 
listo, pércbè la galea sna nrlò a terra, e che i Siracu- ' 
sani, spogliatolo da prima del corsaletto, lo mostraron 
nudo al popolo, e gli fecero molti scherni^ chà ara già' 
Tèochio: appresso, tagliata la testa» dierono il troneo a'Im* 
cinlli, che lo tranassero per la contrada Acradina, e 
poi lo gittassero nelle cave delle pietre. E Timeo per 
maggiore oltraggio scrisse^ che, i fanciulli, presolo per 
qneUa gamba ond' era zoppo, se 'I tiraron dietro con 
miHe ingiuriosi alti e parole de' SiracinBafd, che ▼ede* 
vano tirar per la gamba colui, che disse non convenirsi 
a Dionisio fuggir delia tirannide sopra un cavallo veloce, * 
ma tiratone per la gamba a fom; e pare a^ea FMieia 
detta questa parola non come dcMa a Dionisio per aft 
alesso, ma per un altro. 

XXXVI. Ma Timeo con tale occasione non ingiusta 
di biasimare la bnona affesione e fedeltà di Filisto in di- 
ftsa della tirannide, si sa%ia per nn tratta di Toniftarli 
contro tutte le maledicenze del mondo. Sarebbero forse 
da perdonare agli offesi da lui le crudeltà che usarono, 
infino al perdere p«r hra rneo ae^sentfanenii: a» gU 



«friU(H:i' de'ftuoi fatti dopo morie, che doa foroo mai 
im yy» otiraliiftli» e la ragUne arer doyeaDo in ^aUa^ 
neQ doìreviii già (se risguarditino aHa lor6 riputazione) 

rimproverare con soperchievole e vii maniera da gio- 
aotari le laiserie^ nelle quali può per lorluna cadere 
mofà meno die agii, ìHuiglior uomo die aia. Eforo mh 
' car egli Rao re'b«ftiea.4odare9ÌdUiiiieote Pìlfeto, Il qoaie 
ancorché dispostissimo a velare con onorati prclosti falli 

* iDgiustissiim e pj^imi. costumi, e. a ritrovare parole 
teHifiMOia, naa pud 'noodimeDO, per niolto die faeèsea, 
óaaealiere delia sita eerHiara questo biaftimo , che n&a ai 
sia dimostrato più amico del tiranno di quaianque altro, 
e non abbia desideralo e sempre ammirato le morbidez- 

la potenza, le ricchezze e le nozze di tatti i tiraini. 
Ma coiai die non loda la aaioai di Filisto, e non rim- 
provera le miserie^ osserva lodevolemaniera nello scri- 
vere. 

XXXVII. Dionisio dopo la morte di Filisto mandò 
ad offerir a I>i<Hìe la forteiza, l' armi e' soldati cbe v'.^raQ 
deatro con la paga iat^a di ciaqae mesi, d veramente 
che potesse in pace passare in Italia , ivi abitare e tirare 
il fratta di certo territorio di Siracusa detto Giata, c|]u& 
è larga a fertile campegoa:, la qaale dal mare midi» ai 
disteade iafra terra. Non accettando Dione l'offerta, ri- 
spose che volgesse i preghi a Siracusani, i quah spe- 
. randodi pigliar vivo Dionisio, discacciarono gli ambascia- 
dori. Onde lasciata la guardia del castelte ad ApoUocrate, 
il maggiore de'flgliaoU, presa occasione di buon ve&tto 
e forte, dopo che ebbe le persone, i tesori e gli arnesi 
più cari imbarcati sopra navi, si mise alla velasi segre- 
tamente die l' amoiiraglio Eraciide noi seppe. .11 qaatei 
biadmatane con gran tomoUo de' cittadini, fecà montare 

* liutfia Mi iifagart la raMia i»pr« Il itió Mdovert; Ini gU terit» 

• Ì0rÌM. {€.) 



* . i^ .i^cd by Google 



in alto un cerio Ippone lusinghiero di popolo^ il (piala 
(li «UMò eoo prQporre.$|fMMieBta di eamii/^ dm che 

è prin^ìlrio.di ttbertà/e la povertàdijiMr- 
vilù a quelli che non posseggon beni. Prestando adunque 
favore a questa proposta Eraclide, e smovendo il popolo 
c^iotra Dione ciie s 'op|K>ii«Ya> persuase iofine i Sirami- 
sani BOD solo ad aaténlicMria em decreto, m A .pife a 
non pagare alla gente forestiera più il soldo; ma ad eieg- 
-gere ancora altri capitani, e per questa via liberarsi dalla 
gravosa severità di Dione. I Siracusani credendosi a m 
tratto sottrarre il collo dalla tiramtde, come se 
da lunga malattia ricrearsi tosto e fare fuor di tei 
quello che sogliono i popoli, quando libertà han goduto 
lungo tempo, mandarono essi stessi i loro propri affari 
io precipizio, e p(H*taTaDÒ odio a Diotte» il quale in golia 
(fi perito medico ritenere ia città TgleTi daittro adesqai- 
sita e regolata dieta. 

XXXVllJ. Assembratisi adunque all'elezione de'nuovi 
SM^strati cuor deUastate^aoprav vennero e durarano 
(piindici giorni continoTi sinislri aogorii di Mminfe at- 
tri segni tristi da cielo, che ritirarono il popolo si che 
per tema non elessero altri capitani. Quando poi i soiyi- 
movitQri del. popolo, presa roocasione d'un bel seMoe 
aiolo, eon isperansa da dorare procedereno oH'deaiQiie, 
un bue usato al carro avvezzo a veder la turba de' po- 
poli, inferocito allora non so perchè contra 1 carradore, 
rotto li giogo entrò a corsa dfoiro al teaira^ e suMlo 
lece levare .e diaperse il popolo fuggente con gran eo&> 
fteione, e scorse poi per altre parti della città saltellando 
e mettendo sossopra la parte che ne occupa ron dopo i 
naOHCi. -Nondimeno i Siracusani nulla stima 'facendone^ 
eies^ro voiticinque capitani e fra essìr Br^dido; e nan- 
daron segretamente a sollecitare f soldati di Dione, che 
r abbandonassero e venissero ai lor soldo con promessa. 



I 



^ iMre all'^e, di donar loro porzione eguale nella citta* 
éumm, (MHM afe0Mra€»BM. Costoro rifiiitaroB^'offiwla, 
0 moMO. in mosso «ll'iariit ed acceNiiiato oon leàftào 

proiilezza Dione, lo condussero fuori della città senza 
fare ingiuria ad alcuno^ rimproverando solo ringrahtUi'. 
dioe e4a maligDitìi a qoMi ohe ^leoatraTano* I Siraci»- 
sani dispregiando il pfècol iraaier« diesai, e'I iloli ohk^ 
▼ersi a venir alle mani, confidati sopra l'esser inoiti più, 
gli assaltarono con isperanza d'averli agevolmente a vm- 
cere dentro nella città e tutti uociderlii. 

XXXIX. Ridotto Dione a qaesta necessità e punto di 
IbrCuYia,^ di combattere contra suoi cittadini, o di mo- 
rire co' suoi Greci, con molte preghiere prostendeva le 
mani a'Siracusaoi, additava la fortezza piena di niiftkì» 
ehe si 8cdrge?ano sopra le mura^ e quanto^ Itoesse ve» 
desino. Qtiando vide-quetare non poterei l'impeto deML 
moltitudine, e la città essere smossa dal solìiare di que- 
sti sediziosi lusinghieri, com'è il mare agliata da' veoti^ 
semandòa'saoi ehe ritenessero Tassalto, soto sembiante 
ne mostrassero con grida e vibrar d'armi: allaqual prozia 
ninno siracusano stette saldo, ma voltato il dorso, si mi* 
sere lutti in fuga per le strade, senza che alcuno gli cac* 
desse. Perchè Dione a an tratto ritirò i suoi perguidarii 
dritto alia città de'Leonttni. I magistrati de^ Silvani 
sbelTati dalle donne col riso, per cancellare la vergogna ar- 
marono i cittadini, e eoa essisi rimisero a seguitare Dione, ' 
. e^al passai" del fiume raggiiuàtolOy andò la cavalleria in- 
DMizra scaramucciare: ma quaiKle videro non più del- 
cemenle, nè con paterna affezione soffrire i loro errori^ 
anzi adirato rivolger la fronte dc'suoi e schierargli, con 
foga {Àù vergognosa della prima si rjoolsere ben tosto 
destro alln città con morteci pecbi« r . 

XL. 1 Leontini accolsero Dione con grandissimi ono- 
ri, e pii^iarono al loro soldo i forestieri, e gli fecero lor 



40 



cittadini, e mandarono ambascerìa a Siracusa, doiiian- 
dando che lusse falla ragione a qaesli. alranieri; e di 
Siracusa foroiio altri luandati ad.accuaara Dioaei, Ora 
adunatisi nella città de'Léontini tutti i confcfderati, àofo 
che si fu d'una e d'altra parie ragionato a lungo, risol- 
verono xhe i Siracu^aoi avessero il torto: ma non voi- 
lercKsilh&6De alVt.senteaza d'essi, come quelU die già 
erano insuperbiti e insolenii per non avere superiorectie 
comandasse, e aveano capitani a cui aluo non caleva,, 
che di adulare e osservare per paura il popolo. 

XU. £ in.qae^to tempo arrivarono alcune faiee di 
Dionisio, condotte da Mijisio neapolitaoo a portare agU 
assediali nella fortezza grano e moneta, e venendosi a 
battaglia, i Siracusani ne restarono vincitori con presa 
di quattro galee del tiiamio. Ma. insolentemente la vit- 
toria usando, e per mancanza di comandaftorfrcivolgaado 
la letizia airinebrlarsi, al festeggiare folle e lascivo, strac* 
curarono negligenlenunte i lor [alti: tal che quando 
credevano avere in mano la fortezza, perderoo quasi la 

■ città. Perchè non iscorgendo Kipsio parte alcuna deUa 
città ^ la quale inferma non fusse^ anzi la plebe tutto 1 
giorno e gran parte della notte non far altro che cantare 
al suono della tibia e inebriarsi e compiacersi i capitani 
4i tale comune festeggiamento, o vero nop risolversi a 
far forza e comandare ad uomini ubbriachi, prudente- 
mente abbracciando r occasione, assaltò il muro che cir- 
condava la fortezza e lo ruppe: mandò poi i Barbari alla 
città^ che facessero quel che volevano e potevano a tpatr 
lunque incontravano. l' Siracusani tosto accorti dèi lor 
male, lardi e con pena provvidero alcun soccorso, si 
erano spaventali. Perchè ciò che si faceva nella città al* 

. tro non era che sacco: s' uccidevano ^'ubii^^ s'abbat^ 
levano le mura^ e si trainavano donne e fanciulti nella 
fortezza con alte strida e lamenli. E disperavano i capi* 



Digitizeù by Google 



Ufìi ctei fatto, che Boa {K^vano smìrsi dB'cktadiai ooiì^ 
tra'.iiiiBiei» che Ji ooi^BdOTtao eiBèficolaTanoiìra essi 

da tutte le parti. 

XLII. In tale sfato della città avvicinandosi già il pe- 
ricolo alla contrada Acradioa^ sopra la quale mofea e 
«ola an>oggidi^ si IK^ya la speranza, ttttti {nrodeote- 
mente pensavano doversi richiàmar Dione; ma non era 
chi osasse dirlo, vergognandosi dell' ingratitudine e del 
pessùao consigUo d'averlo cacciato/ Ma costringendoli la 
nK»68Uà, usci una voce dà'4x>Blederati e da' cavalieri^ 
die si rkliiamas&e Dione e^Petoponaesìi delta città dei 
Leontini. Quando questa parola sentila fu, ed ebbevi 
{Hire chi osò di dirla, i Siracusani incootaoeote alzarotì 
'voci di gioia accémpagnate da lagrime e preghiere di 
rl?eder que^^uomo; si bramavano l'^tspetto suo, ricor- 
dandosi del valore e della prontezza ne'perigli, che non 
aoiameote era per sè stesso intrepido, ma coraggiosi 
rendeva ancora gli altri di maniera che intrepidamenia 
tealtavano t nimicl. Tantosto adunque gli mandano pelr 
la parte de' confederati Arconide e Teleside, e per la parte 
de'cavdliei'i cinque con Ellanico; i quali cavalcando a 
spron battuti pervennero alla città de' Leontioi al tra** 
montare' del sole; é saltati da cavaHo al primo si gitta«- 
reno a' piedi di Dione piangendo, e raccontarono le mi- 
serie de' Siracusani. Già eran venuti incontro alcuni 
Leontini, e molti Peloponnesii s' adunavano intorno a 
Dione per la affetlttosa diligenza e preghiera immagi- 
nandosi alcuna novità. Laonde gli condusse al luogo ove 
si tiene publico consiglio, ove accorrendo gli altri con 
grande affetto, Arconide ed £Uanico introdotti sposero 
•* ■ • • ' . * ' - * ' 

* rulli fr wkmU m M M pmunmiù ehi fé§H Vmtoù « mIo ami ^jf» 
^og§iàn ii potmtm to tptramia {quetti era Diime) ; ma non §ra chi mm- 

.M nominarlo , vergognandoti ingraéikiMne^ é dei pe^imoLtontigii»' 
4' mnri0 cMtMlo. (C.) 



Digitized by Coogle 



4S DIONE. 

iNTietemeifte h grandezza de'ior nali^ e aupplieavaiM 
gli stranieri a portare à' Siracusani soccorso, obliando le 

ingiurie ricevute, poi che pagata ne aveano pena più 
fra ve, che non arieoo giudicalo esser degni gli stessi ol- 
4raggiatL 

XLnT. Egli si fece gran silenzio in leatito, e nello» 

varsi in pie' Dione per rispondere, lagrime cadutegli in 
grand' abbondanza dagli occhi gli ritennero alquanto la 
voce. Aiiornato^ poi in sè dal dolore» disse: 0 Pelopoi> 
nesii, e toì amci e confederati^ io qua «ntro vi chiraiai 
acciò vi consigliate fra voi di quello che far dovete, per- 
chè non ò onesto pigliar consiglio di quello che debbo 
lar io, quando vanno i Siracusani a perdizione: se non 
arò 'i potere di porger loro salate^ me n'andrò a faroii . 
seppellire col faoco e con la rovina della mia patria: na 
se pur volete soccorrere ancora un'altra volta noi mal 
consigliati, sprofondati in abisso di lùserie» rileverete 
di terra la eadata citti di Siracasa, che sari opera e 
torà vostra. Ma se delle difese ricevote ricordevoli, rl< 
solverete di non fare stima de' poveri Siracusani, almeno 
pregherò gì' iddii che vi rendano guiderdone d^no della 
virtù e bapna volontà dipostratami* infino a. qui: sov* 
vengavi di Dione cbe non abbandcnò voi già oltraggiati, 
nè poi i cittadini suoi afflitti. Non aveva ancora fornito 
di parlare^ die gli stranieri gridando sallaron nel mezzo, 
che si portasse preatamente soccorso. £ gir ambasoiadori 
sicaensani, abbracciando, gli salntarono « pregavano gl'id» 
dii, che non meno a Dione che a' soldati suoi concedos- 
* sero la somma, di tutti i<beni. Fermato il tumulto, co- 
modò Dione die immafilenente si aiettessero in assetlo, 

e cenato che aves^ro, a Ini. in quello stesso luogo ve- 

• - « 

* Gli itranteri efortemml» « far emvr§ # imim ttm éùo ai iMmhi*. . 
Riiornato «c. (G } 



Digitized by Google 



«MW. 48 

msero^ deU^erato d'aodare al soccorsa» m fudia stessa 
-iMle.- ' ^ ' ' ... 

XLIV. A'SiracHiMni Ai'eipItaBi di Bhmm «ma 

fotti molli daani meiiUe il giorno durò, e venuta la notte 
si ricoisero nella fortezza con picciota perdita d'alcuoi 
di loto. Percdè aveado J se^ùm dicitori McteiMHi ri* 
fMoe «nimo, ceo isperaoia diQ i niadei.per la teàùm 
seguila non ardireblìon muoversi, confortavano i citta- 
dini a non ricever Dione se veniva al soccorso co'suoi, 
a non ceder loro nel valore, poi che erano più forti e 
Jbtaitanti dai {ler loro stessi a salvar la pallia e Ja libertà. 
Onde furono mandati atari a Dione da' magistrali della 
città a sconsigliarlo del venire innanzi^ e da'cavalieri e 
cittadini suoi conoscenti ^ affrc^ttare la veoiUa. Per. la 
faal di¥ersità ^eoiò A passo e camminaTa lentanaente^ 
Trapassata ormai dell» notte gran parte, 1 malvoglienti 
' di Dione occuparon le porte per chiuderlo fuori, e Nipsio, 
lìaUi uscir della fortezza numero maggiore ^'suoi mer- 
eenarii -pib pronti^ fecondi nnoTO abbattere quel eioto di 
muro die aeoerchiaya Is forteiza^o scorse la città con 
seconda rapina mettendo a morte non solo uomini, ma 
doQoe e fanciulli con picciola preda ^ ma guastamento . 
fltand6..di tnlii gii arnesi. Porcbà voggendo- pwai Dio- 
nisio g^l affari sooi diapeimti, concepulo odio immortala 
contra Siracusani, voleva, per modo di dire, seppellire 
la cadente sua tirannia con la distruzione intera della 
oitià.~fi per anticipare il soccorso di Dione, ricorseronai 
filseoa fine di rotinurta e distruggerla veiocissimpmeQto^ 
p^iando fiiìccole e torce quante ne vennero loro a mano, 
e con gli archi saettavano frecce con fiammelle in punta 
alle labbridie lontane, e' Siracusani Xuggendoae erano per 
leatrade Qocisi: ^' rKngg^ n^tte caso ne erano dal buM 
r4cacciati, motte fabbriche inoomkiciando già a cadere e 
rovinare sopra quelli che axtdavano e venivano. 



Digitized by Googte 



- XLV. Questa calamità d'universale uccìsioDe più che 
aUro ^pene le porte delia città a Dieue: perchè egli Mfi 
a'eet molto affreUato di Teaìre^ al «anUre che i oiouci 
rinchiusi s'erano nella fortezza: ma al farsi del dì fu in- 
coulrato da alcuni cavalieri, che raccertarono della se- 
eooda acoraa de' lor miaici ; e veoDCPo appresso akauu 
degH arrmartira pregarlo che a'avaceiasse. Ora afa»- 
zandosi sempre più oltre il male, Eraclide mandò il fra« 
tello e poi il zio Teodote a supplicarlo del soccorso, cliè 
niuAO più faceva resistenza a' oìaiici, egli era fen4o> e 
{Méo^McaTa die la città ikm^ fuesa inVsimmUf distratta 
ed abbruciata. Queste riè novelle trotaron Dione leaMo 
ancora dalla città sette miglia e mezzo: onde raccontato 
ìk pericolo a' suoi, e spronatigli a non andar più di pas- 
ao; amae a corsa reserato.vér la città, iocoblraDda 
«ampre altri per via dtìe'l supplicavano a Tooir oltre 
volando. Onde con maravigliosa prestezza e singolare 
affezione de' suoi entrò, per la porta nella contrada Eoa» 
^mpedo , e sobito inviò centra nimicì i più apeéilt e 
ieggierì, affinchè-ripigUaasero ardimento i SiraensmiicM 
veggendo. Egli appresso mise in ordinanza qneUi d'ar- 
madura grave, e'ciitadini insieme che correvano ad 
unirsi seco; de'^uali fece atcuaeaqaadre più lunghe che 
larghe,* sotto eapittini dividendoK, aecM eorrendo a va 
tratto da più parti arrecassero spavento maggiore. • 

' XLVI. Appresso a colali preparazioni, fatto sacritlzio, 
lu veduto per la città guidare le sue schiere contra'oi*. 
miei:. aHa qua! vista die voci di Misia e grande strepito 
militare misto con preghiere e supplicazioni fu sentito 
de' Siracusani che nominavano Dione salvatore e dio, 
e' forestieri suoi fratelli e cittadini. Non era alcuno ai 
amarne di sè stesso, si desiderosa della vitti propiavObe 
«on M mosttvsse in toRo più bramoso kt quel tompo 
della salute di Dione selo, che di tutti gli altri insieme: 



fi qode fii scorgeva il prima cahm il atogae, il ftiodi!, 
i mtfì A molti naiie piazie morti. Er» ▼éramiite- il pe- 
ricolo grande da'nimici incrudeliti e schierati a pie' della 
muraglia abbattuta in hiogo, che malagevole salita avea^ 
onde non M ftarieno di leggieri cacciati: ma il pericolo. 
M tacco spatentaTa vmntotneùitf i lo w a Hor i, o impe- 
diva il camminare, perchè erano in giro circondati dalla 
vampa delle fiamme, che abbruciavano d'ogni intorno 
le case; e traversando gli ardenti cacbOQi sopra calci- 
nacel, e correndo intrepiiimeBte'trà lo rovioo dì gnmtt 
paroti cadetHI con gran fommo misto con poltere, stu^ 
diavano di tenersi insieme, e non rompere l'ordinanza. 
Venuti a fronte de'nimici furoo pochi alle maoi con po- 
chi per la strettecza e AaimnagtiMia del hiofo, mi detto 
grida e {^onte^de^SiraciiàaDi rincorati, fernrim Niprio^ 
a lasciare il luogo, e la maggior parte d'e^i nella fortezza 
vicina si salvò: l'avanzo di fuori rimaso e sparto furoa- 
poreegtiilati e taglioti da'funerHiorl di Dione. R tempo 
noaconcede^a pigliarai aHora il gedim^ito édàs TÌttoiia. 
farsi il giubilo c gli abbracciamenti convenienti a si gran- 
d'opra, rivolgendosi i Siracusani a spegaere il fuoco ac- 
ceso nette lor i»ae, il quale a gran pena nel coreo, daiio 
BOllé intera potè «tlntarai. 

XLVIl. Ninno di qiie' lusinghieri di popolo sostenne 
la luce del giorno, lutti con la fuga condennarono sò- 
medesimi, Eraclide e Teodote vennereaaialeset aHaHieieè' 
di Dione; co nto aa o o do d'oTorlo ofièaò e pregando a 
ler mostrarsi più benigno^verso essi, che non erano stati 
essi vèr lui; e ben convenirsi a Dione, che non avea 
eguale in qualunque altra virtùi il farsi riconoscere più 
magnanimo in Tincerl' ira, ehe non enmo etati gT^iagratt 
OTTerdariiisnoi, i quali ora si presentavano a confessare 
di riconoscersi minori in quella virtù per cui aveano 
prima centra lui presa la contesa. Ancor che avesse liNf 



lA nom. 

elide little 4Mt(é prdgliieffe/ glt^amiei coesìgHiMtto 
Dione a Mé pBvftenm^ a qvestt maKiiei invidiosi^ e do* 

nasse a'suoi soldati la persona d' Eraclide, e recidesse 
dai governo di Siracusa quella maniera di lusingare il 
IM^>olo^ iofermiià non meiia furiosa» uè miMì dannoàa - 
deUa tìraonide» Ma Dione a lep eoeforto risposOv Ae II 
più dell'esercizio degli altri capitani suol' essere intorno 
alle armi, alla guerra; ma egli per lungo studio fatto 
nell' Accademia s'era esercitate.a vincer Vìm, T invidia 
e 0010 perliÉaee coniesa: la prova dal goal contrasto si 
fa non con l'usare moderaaióiie verso gli amici e buom , 
ma col perdonare agevolmente, e poigersi mansueto a 
qiifiUi che errando t'hanno offeso: e amava megUo di 
nmtrarai al Biondo vioeiKire d'firachdo non tanto fmp^ 
letta e pradeoia, quaolé ìn^beoti e giiHtissia , nelle qiMlè 
risiede il verace bene. Perchè ne' felici avvenimenti di 
guerra ancor che tu non abbi compagno, pure ne con- 
teoéa leco la fórlaiia d'avervigttn parie. £ se fv dóleaU 
e iiialigno< Iraelide pur If invidio, nohi eonviene però a 
Dione guaslar la virtù con la macchia dell- ira. Vero 
è- ebe- determina la legge esser più giusta la vendetta, 
dM- oo» è i'effesa fetta prie»: na n^urà mostra cmi 
l^ona, come Taltra avere orìgine da una stessa Hevolesia 
di cuore. Perciò che, ancorché malagevole sia vincere la 
malvagità dell'uomo, non è però egli si feroce e non 
nìaMwiabttOi efcio non veoi^ a eaogtarsr per la beaofr- 
catta pib e pift volte seeo osala dagli 9krU 

XLVill. Coiali discorsi usando Dione, perdow^ ad 
Eraclide: e ritornato altra volta a richiudere la fortezza, 
cooiaaiàò a' Siracudani, che ciascono^ tagliato un palo, là 
il:perlas8é; e veoBla la BOtft, metteodovi-iAtonio ì fove-- 

* MsMìina beUÌMÌma, bod ptrò lelkicneDte è» Dmnm applicata aifire« 
, dide, che pai baaaSci 4iTasiia più parfcrto , e \o 'tnaaa ^aiaJi a Ttnilelte 



Digitized by Google 



1 « 

IMOMB. 47 

simì, laeDtre posavano i ciUadioi^ l'ebbe d ogoinlofoo 
dola seva che sea amiffassero: iàkà^ al mattina hm 
metto i citladifti ehe i nimici presero ammirazione daH» 

prestezza e del magistero dell'opera. Sepolti appresso i 
mQrU Siracusani e riscattati i prigioni non meno di due 
ÌBHa, adunò il popolo^ n propose in condigKot Eraclide, 
che fosae eletto Dione capitano generale con astorità so** 
\rana in terra e in mare. Approvando i migliori questa 
proposta, e dicendo mandarsene il partito, una turba di 
inarinai e. d'arti adiG^nMrii die fnase Bradido eaaso- 
deH'anMDira^iato, stimando die aneercAè non ^alease' . 
in altro, sarebbe almeno più popolare di Dione, e pià 
sotto mano delia moltiludine, sollevò tumulto. Ma Dione 
lo concedè loro j^titoendoU rimìperio aopra'i m«M» 
QuéìIo che gli attriatd maggiormenie si Ai, ehe s'oppose 
Tifamente a quelli, i quali proponevano novello spar» 
timento di terreni e di case; anzi annullò i decreti fatti 
prijna intorno a cì6^ Onde £raclide aggiornando a Mest. 
Sina riiomè all' usato costume di la$ingm*e i soldati e i 
marini cb' aveva seco, ed incitarli contra Dione, m(h 
strando che volesse liranneggiarc, ecelataraente trattava 
accordo con Dionisio per opera di Farace spartano » dr 
€be sospettando i principali di Siracusa > nacque sodh 
ziooe nell'esercito: per la quale si rìdnsee Siracusa t 
tale stremità, e scarsità di viveri, che più non sapeva: 
Dione che tarsi , e n'era biasimato da'suoi più cari amici^ 
che n^Msse^innatealo contrai stesso Bra^e uenio di- 
spraticabile, guasta dall' invidia e mriigniià. 

XLIX. E quando s' accampò Farace sotto le mura 
di ^eapoli, città del teirrìtorio A^^igjentino, Dione trasao^ 
fiiofi i' ofiorcito^ ma con pensiero dir eombatiore ad altee 
teaipo ; ma gridando Éraclide e' martnai , cke Bmhvo 
non voleva la guerra terminare con un fatto d'arme per 
mantenersi generale a tempo più lungo^ fa <;;Qstretto 



Digiiizea by LiOOgle 



48 Dfoiiv*. 

conbatlere, e rimase perdente. Non essendo la. perdita 
flioUo gra^e, cagionata più da loro stessi , che per certa 

sedizione si confusero, si apprestava al secondo contra- 
sto, e rimetteva insieme le genti, persuadendole a ripi- 
buon odore. Ai principio deUa notte è portata no- 
vella che^Eraclide, mossa l< armata, endaVa a Staracnia^ 
deliberato d'occliparia, e serrarne fuori Dione con Teser- 
cito. Presi adunque seco i più forti e di miglior volontà, 
cavalcò la notte, e. fu alle porte all'ora terza 4el giorno 
dope miglia ottantotto ^ dì cammino. Eiraelide con t«(to io 
sfòrzo di anticipare, con le sue navi arrivò dopo, e nel 
tornar indietro, e andar vagando senza saper più qual fine 
aver dovessero gli afifari suoi, incontrò Gesiio Spartano, 
che gli disse esser mandato da Lacedemone per captano 
a^ Sleiliam, come fa altra volta Gilippo. Egli aeeettd ben 
volentieri la compagnia di costui , e forlicatosene come 
di rimedio e antidoto centra Dione , lo mostrò a' confe* 
derati. A Siracnsa mandò l'araldo ad atrertire i citta- 
dini, «he ricereasero H capitano Spartano. Sione rispose 
essere in Siracusa capitani abbastanza, e se gli afifari di 
lei ricercassero alcuno di Sparla^ poteva egli ben ser- 
Tire la patria con questo nome» poiché era stalo gii 
éietlo cittadino Spartano."Onde dispemndo €Mlo-d*o^ 
tenere cotal dignità, andato a Dione, trattò e conchiuse 
la pace fra lui ed Eradide col più solenne giuramento 
p^ sionrtà Dhe potesse, pìromeltendo di ftir sempre, 
la Tendalta per Dione, e gastigare Eradide, qnalera 
mal* oprando rompesse la fede. 

L. Quindi i Siracusani levaron via Tarmata, senza 
. bisogno spendmioTi molto, e porgendo occasioM di 
dlscofdia^nfra'govematori ; htemarono assedio data 
(Sftezza con riedificare quel bastione in(om(rio. Ora non 
essendo chi più porgesse agli assediati soccorso, e per 



mancanza di viveri essendo i soldati mercenari! diven- 
lali mlvagi^ il figliuolo di Diomsio disperò.^di più te- 
nersi, e btto eoo Dione aooprdo^ rase là forteua, l'armi 
e altri preparamenti: e trattane la madre e sorelle, 
con cinque galee cariche n' andò al padre sotto la si- 
mtik di Dione* Non rioiAse iu Siracusa obi non uscisse 
' e qneato spettacolo, e se- ntooDo.yavea et^ foMe lon- ^ 
tane, lo chiamarono gridando con dire, che non vedrieno 
giammai altro giorno simile, e surgere il sole ali'oriz- 
«mteaSiMKsuaaiibera. Perchè^poiche ancora nel secok) 
prcMBte A mBmemora la foga di Dionisio per mo 
de' più chiari e maggiori esempli di cangiamento di 
fortuna, qual contento creder dobbiamo aver sentito, 
f uanto alzarsi per gioia li cuore di coloro,* i quali con 
piKinlìisinM.aiiiia distnmero b munger tìranside die 
fusse mai t ' 

LI. Montato che fu Apollocrate in galea, e Dione in- 
caiBininaio alla fortezza, non poteron contenersi le donnea 
6JMID aspettairooo ohe entrasse, ma corsero aUa porti 
Aristomaea eoi figlinol di Dione per mano, e aietro 
vcDiva a seconda Areta piangendo dubbiosa del nome 
col qoa^ day ea salutare e cognominare il marito , dopo « 
aH^avor atnta ooaipagnia con aKro. Egli la soreUa 
saiutò prima, e poi il figliuolo. Aristomaoa appresso, 
presentandogli la moglie Areta, disse: Per T esilio tuo^ o 
Dione, dinMMrammo noi in misero stato : ora il yiltorio#o 
riMmo tao fa <^ tutte leviamo^ per gioia la lesta se 
non se oostei sola, la quale io infeUee vidi te TiTenle 
ad altri maritata per forza : poi che adunque fortuna ti 
ba fatto signore di noi , qual giudizio . farai deUa forza 
ebe fatta le fti? ti sataiterà come zio, o come marilot 
A queste parole d' Aristomaea piangendo Dione, s'ac- 

' barali doversi leggere pìattosto : qual eonfMto creder dMUmé w§r 
.fMTÌcM*-^S* i 



L.y L-y Google 



costò alla moglie, c consegiialole il figlmolo, comandò 
fihe dodasse aila cdà» ove abiura agii e ràuM 

ìli ttaoa fiiraeaaatti la fortaszau V . 

UL Appresso 9 sì felice successo non roile ricevere 
alcun frullo della presente felicità, prima che non avesse 
gli amici ringraziati, ciguidefdaMii ionnìp>giii,e sopiia 
tutto dialributo;aic«Da pfMrziMie. ifi otriM Ano « 
d'M>Dore a' doHiesUoi tuoi ciltadlfii e a' acMall «Irtdisri; 
e con la magnificenza trapassò il potere, usando per sè 
«4es«a gran par&iistoa^ ^ iMArieijt, 4M>iit^Uiailc6L di riè 
ebe gli veoiTa a màiia : e ne vtt|08 in uaigiamaBNBK 
razione, a hii, aBa sae proprietà «renéo ^atlehi» naft 
Sicilia sola e Cartagine, ma la Grecia tutta, stimanda 
essere in quel secolo uomo maggioce di lui ; aoiM 
ewere sleia mai altro ca|»taBa di imtfspm^'uébm t 
chiara foi1ana( ;.tale era nel vestire là modestia/ael^iaip^ 
vizio della persona, e nella mensa, come se vivesse con 
Platone nell' Accademia, e non alla guerra fra capitani 

. fovealieri a aoldati merfiewii^ . i quali atlt^.cMtetf 
éaNa fatiche e rischi jm usano, che a tnttf ofa «m»» 
giare, e bere, e pigliarsi piacere. Platone gli scrisse 
di^ tutti gii uoiaia\ del 4wmlo aveano gii occhi ri* 
virtM a lai sak> ; m a(U a imio ginéiaia risgaaidaYa 
uu kuigo Sirio d'urna soia città, 4;he-m ìàemàèmlt^ 
nè riconosceva altri spettatori e giudici che gli stn* 
diaolii ioi]ueUa, i quali -mn aiuaur^vauo aUra aziona^ 
aadtra^ o? vittoria, «a- aooaideravao acrio se ia fiosTtnia 
aeoogHesoe ood maiesto temperamento téair animale Ira 
si alti fatti sapeva ritenei' sè stesso dentro a' termini di 
temperanza. Noa ^imiaui già punto, nè alleutò iagsa* 
vità nei canversaré; an»-o^tìnata<iante ttiatesiia rigida 
awrterltà col popolo, ancor aher i fttll si^ praaeMii ri* 

. cercassero certa grazia, e Platone (come dello abbiamo) 
nel riprendesse ^rivandoU^ che la 06liaazioi^.ia soitor 

i V 



aiKwa mia studio <U rUirore in fs^rld ^ntf^f il \ 
. ousani troppo dissoluti e guasti dall' adulazione. 

«luimto.d^ 4 «igfret^Ok Milvia d4 IM^o»., im. 
volle aq4arvK e disse cb^ esmcio ppivaio s'adijiiie* 

rel>bQ con gli altri cittadini:* e poi accusò Dione UeJ ooa 
at^e la forte;£za disfalla; e quando 'i popola si mos^^ 
P0r «btottoie il «wiQfa^q 4^' aulica |)iwi^ip» e imr^ 
fuori U corpo, l' impedi. Dione mandò a cbiai^iare di Gfh 

nolo consiglieri e compagni, sdegnando la couipagni^ 
de' ciita4inÀ Q^i « e m verità gU ci^iamó perchè sperava 

(U «laMir^ m^^^lm^' )' aggHi^la 4' Wi ì^ 
totm di gO¥«rao die ama ift énmo,^ Egli pensava di 
reflaper^ del lutto il puro popolare governo . come 
qiftOllo pt)e oon B^rMa^- Y^raoQ^ente nome di gQveri^j, 

nni più, to^ «Il 4i i^ «<m ((;a^ 

disae Platone) , ' cfoo disegaii^ di formare e feri^are uqj9 

figura di reggimento mista, alja maaiera di Sparla e di 
Caadia, della stalo iM^tarei^del regno, ove nobildrapr 

PìHq d» Yir(ii0si imm >m^mieo^ì»M» e cUqpmes^ 

ifioirt maggio^: e vide i Cariati es&er airunieipdo qI^ 

li88im(> a ciò fare, perchè più tosto che altro si regge- 
vano ar.foverno di pochi, e non rimettevano il piti4|dll^ 

ifi^mim aito veai 4^ popoio. K-p^r^^ò aapettsva 4i 

oiita deverai ìb (fmUk opporre Braelide, per altro ai|» ' 

Cora cittadino somiuoviture de' tumulti, vago di no» 
viià , e sedizioso, p^iu^ise a c^Y\i, die grs^n lei^pa avaAtì 

om^iitì^ ^M^^io ^ m M ^hì fn^^ ntwtfii ' 

' Ktpatit Imiofliitn pel popolo, a eoi Erae1ìd« toIm pìtetra. . 

* Ih MMfnè. Viti. Il MI» •..ojHi>^«Uf(»)i^Tlc«»i^;4 J^ÌE9aodro 

ai goffrai r^-r . ..^ 



Digitized by Google 



ss DIONE. 

erano stati, die soddisfacessero al loro -appetita: i 
trovatolo in casa gli dieron morte. Il qiial fitto molto 

a' Siracusani dispiacque, nondimeno avendoli Dione ap- 
parecchiata nobile onoranza funerale, e accompagnato a 
sepolttirà il corpo con tutto r esercito dietro , fece ^oi 
parlamento , e mostrò non potersi (éraare i^ timaltt 
della città mentre reggessero insieme Eraclide e Dione. 
Egli v' avea un certo Callippo Ateniese amico di Dione, 
il qnde gli ^entò conoscente e domestico, secondo la 
scrittnra di natone, non per r occÉsione ^eilo studio , 
ma dell' essergli stato guida a vedere le segrete cirimo- 
liie de' mister ii, e per altra volgare amicizia, e poi com- 
pagno gli fa in questa spedizione, si da Dione onorato,^ 
che entrò seco in coppia coronato dentro à ShracOsà, 
come quelli , che era il maggior amico eh' avesse ; e per 
più fatti d' arme seguitivi s' era fatto illustre e segna* 
lato. Costui considerando esser morti i primi e maf « 
glori atnict di Dione in qnestn stessa guerra ; i! popolo, 
morto Eraclide, non aver guida; e'soldati di Dione stare 
molto ìnt^i a lui solo, si mise in cuore impresa sceile- 
reissima ; e sperando la morte ddf amico caro émét 
esser mercede e presso da comprava la signorìa di Si* 
cilia, pigliò da' nimici * per pagamento di questa morte 
Tenti talenti, co' quali corruppe e preparò alcuni Greci 
coiMra Dione con un tal principio pregno di malignilà 
e d'astuzia. Egli con lo sparger iMtlnoTàlimie'eeno 

voci, dette in verità da' soldati, o fìnte da lui/ s'acquistò 
tanto d' autorità per la confidenza eh' avea in lui Dio- 
ifo, che gli era lecito trattare in sej^eto, e' ragionar 
nberameòte in biasimo A Dione con qualunque^ per co- 
mandamento eziandio di Dione stesso, a fine di conoscer 

• • ■ • » . ' 

' Smohìo db# «làmi «IfanMHM. (C.) 

' C<A r^porSwv a MMit MMaMÉMM^ ^$t%$ vèti, Aiffv ^ ^iflIlS 



^j^3Ciuu) cbe ne fusse scootoato^ o mai.gU votasse. £ 
iffiaài lYveBoe che G^Uiiipo rilrovò agevolmeiiie quaoyU 
«oaterali e di meiita ioferma Y'avea, e tosto a sè gli 
tirò : e se alcuno, ributtale le sue parole, svelava a Dione 
ia tenia, non se ne travagliava o sdegnava» pensando 
larjo. Callippo per suo coiua^dameato. 

LIV. Accordata e fermo che la il tradimento, ap- 
parve a Dione un grande e njosLruoso fantasma : per- 
chè, standosi egli una sera a sedere tutto solo nella loggia 
della alia abitazio^e^ tra profondi penaieri/, sente a un 
tratto certo strepito, e rivolto lo sguardò (cfaè ancora 
era barlume) all' altro termino della loggia, vide una 
donna grande, con sembiante di tragica furia air abitp 
e alla faccia^ spazaare il pavimento con la granata. Per- 
chè fieramente spaventato e impaurito, mandati a chia- 
mar gli amici , raccontò la visione, pregautiu a rimanere 
ixi la notte, sentendosi interamente fuor di sè, e dubi- 
tando se lasse solo npn tornasse il mostruoso fantasma* 
E questo non «li avvenne mai piti. Iodi a pqtchi giorni 
il figliuolo suo, uscito ormai degli anni della fanciullezza, 
per alcun dispiacere e cruccio originalo da leggier ca- 
gione, * si precipitò dj^ tetto a capo all' ingiù, e mori. 

• LV. Nel quale stato di Dione, Callìppo' affrettando 
più che mai V esecuzione del tradimento , sparse voce 
fra* Siracusani, che Dione senza figliuolo avea risoluto 
riebiamare ApoUocrate di Dionisio alla successione del 
r^guo , cugino .carnale della sua moglie ^ e gii era en- 
trato qualche sospetto in Dione e nelle donne de' tratta- 
menti di Gallippo, e da Lulle parli venivano a scoprirsi 
indizi. Ma Dione sdegnato in sò stesso (come par da ore- 
dere) del litio d' Ecadide, e saninosi r anima gravp 

* EmiSo FrtW narra cIm il giovine , gii oprrotta ,« ad ogni immi «r«^ 
ÉMt 4è Wmì^ , 9M iUfmm Mmini te iasparM» dia fPkifaflaTa II ' 



per coDtmova éispiacenza di quesfò morte ^ com^ se 
!his96 Hiacdhte eliè. 6dotìihM86 la tfta. e ie ìbèìoi^ Mb 
florìose, dfesè Glie ée§ìé«ràni aMi Horire A ttkMe 

morti, e porger la gola a clri volesse scannarlo, che vi- 
vere in eterao tormento d' aversi a guardare non tanto 
da' nimici, quanl^ ^gh amid. Om teggeMd «alii)pipe 
te dctrme ferè AUgcMle rteeM 4tir inganM^ wAKo, e te* 
mendone, le visitò per giustificarsi, e con lagrime 
e .i^erta di qualunque maggior sicurtà volessero, prole- 
jslò DOn Bsser idro ^uila. Esse éomaÉdaronotbe laeeiBae 
41 grande seleoiie giuraiBenflo, il qualè ià tieeta oeA 
Colui Che dovea giurare sceso nel tempio di Cerere e 
Proserpina Tesmofore, dopo la celebrazione d'alcuni 
HHorifiai, si ^meuwa la su>la |K>l7MìriM Mia stcMi Oea^ 
é "giùrara con la Idvda aboesa in mane. Le «iiaìli^^v 
monie tulle avendo col giuramcfoto coilipiute, Callippo 
scherni in questa maniera le Dee/che aspettò il giorae 
•Mila festività di (luella stessa Dea per étti aveva giuralo^ 
•e l' atnmazftò lièi giorno «deileCarte, Accadi Pit^rpi^ 

Èia ; non già ch'io creda aver egli «ctelto questo giorno 
determinatamente a far 1 opra, perchè sempre riina'- 
Dèva' ialeìraBienle ofiesa laéea.ancorcM ia ahiio teaip* 
ègli^ltiirddttttore de'Mi9lei^, atetsè IrMMe H^eempa- 

gno introdotto. ' * ' - 

LVL Ora essendo molti dei tradimento (consapevoli, 

m gicmiò ohe Bioiie à*a'sai>i"aaiiei>4a camera sedeva, 
4éesti aiMliei*àtl 'aocérétiiarvii di faoi^i 4a*easa , e paite 

salirono alle porte e finestre: quelli che doveano far 
r opra erano Zacintii , ed entrarono setìza spade in far- 
setto, méùt^ qUéUi di taori leaetaiio le i^le, e^ittee- 
saiKli le loàtti addenso, prdVaroÉ^à'stiMgéMf lo, Ma àtdbr 

facendo a lor prode, domandarono una spada, eniuno 
■ » • • « 

«MTto c o mmi ni In fucilP ^Ipm», f mM Ìmm^ «èMMiiiMp. (G;i> ' 



Digilizeu by lìi>ogle 



OlOCIlL C6 

ai^U» aiwìc.ie |^t«> aoaeiKàè étoim ntolti fiisiMM 
owìfltaQ*;' <e pmiadoielasciuio salvar la vita, se ìnd^ 

"vano ammazzarlo , non ebbe cuore alcuno di soccorrer- 
lo. Meulre che consumavan tempo indarao, m certo 
UcQut Siracosa^i. paese il pugilato per ia Aaeaira^ad mi 
TadatiO'y' Gd vaale^ Dione gi& fveaM^, stretto e ^rè^ 
mante, come se fosse vittima di saeriflzio scannarono: e 
. serrarono incontanente in prigione la sorella, e la mo- 
glie «eb' era gf arida : Jia (fttaie cosi Gbiusa parterl w 
ipisero e miserabile sta^ uà figliaeJo maschiet, « rieol* 
verono più tosto d'allevarlo, lasciandosi persuader le 
guardie a concederlo, pe^cbà gii affari dl Callippo fìrano 
ift travaglio. •/ 

LVIL Jmper(à6 cbe jj^ipresso-ehe ebbe ocoieo IMcfae 
ben fu egli in credito, e tenne Siracusa, e ne scrisse 
alla città degli Ateniesi, la quale dovea più che altra 
ciaisa dopo gì' iddii «avere in reverenxa, e piil dovea te- 
Qierne, poicbe,st era nMtccbiate le mani di lale dbemi* 
nerole eccesso. Ma egli mostra essere stato ben detto, 
che quella città produce uomini ottimi quando s' innal- 
Z^e ,aUa virMi, e pessimi quando piegano al vizio ; si 
come ancora la ìrtessa provincia prodoee ìi miglier lÉsets 
che sia , e la denta più possente d' altra a portare morte 
all' uomo subitana. Non sopravvisse Callippo lungo tem- 
po, r obbrobrio della fortuna e degl' Iddii, essendo 
da tutti gli uomini disprezzato fiobii, ti qaator donq uielé 
imperio' e grandezza- con tale e tanta empietà; anzi ne 
pagò ben tosto la meritata pena. Perciò che incammina- 
tosi per pigliare Catania, perdè subito Siracusa; e fu 
quando si racconta che disse, cbe avendo perduta una 

* Perocché mòlli eran dentro con Dione. (C.) 
' * MMr0èr^d€Ìh f^tuMedegridd%i,quaKt^^ 
taf «ero <ii ptt€$ 9ke «UH cmifwif IteM imptrio «e. (C. ) 



Digitizeu by Coogle 



clttà> ama presa ma grattugia** Andato poi di liesama 
aH* assedio, Ti perdè sotto molti soldati, e fra essi gn 

uccisori di Dione. Tal che non accolto da città alcuna 
di Siciiia, aozi odiato e discacciato da tutti, passò a 
Renaio , e Io prese. £ iti soggioriìaBdo dt^osanieiife 
^Bsa modo éa nutrire i soldati, YoUe foTtami che lasse 
da Lepline e Poliperconte ucciso con quella stessa spa- 
da con la quale £u scannato Dione, come dicono: per- 
chè era corta alla ^ìsa* degli Spartani^ e di gentile e 
raro layoro. tate ta di Gallippo fi gasttgo. Aristomaca 
ed Areta, tratte di prigione , furono accolte da Icete Sira- 
cusano già staio amico di Dione, e per qualche tempo 
le trattò fedelmente e onoratamente : ma indotta poi 
da' nimici di Dione, apprestò un Tasello, e facendo loro 
a credere di volerle in Feloponnesso mandare, comandò 
che per viaggio scannate fusser gittate in mare. Altri 
raccontano che fnron sommerse vive con qnd figlio- 
letto: ma degna pena detr empio misbttò tornò sopra 
la testa del malfattore, il quale preso poi da Timoleonte 
fu fatto morire ; e' Siracusani in vendetta di Dione uc* 
cisero da vantaggio dna sue figUuoie, come è partico- 
larflwite scritto nella vita di Timoleonte. 

* TfTMMrfit «ifailet Io ■irwpiiili |raUugi«r« U cacio, il ^alc db- 
gF ifioli era «liaoitCd Cateo*, • Cataaio n ?•€•' di .Patate a t^iania^ ataottéa 
l'aaa IrHia a teooo. (A.) — NdFOMMatlieo di rollttcaooB ai tròraclia ia 
aig aiS eaU' aijM»Ì>y • ^ <N>i n— liifa t&Mkv, 



Digitized by Google 



' ' ... 

• BRUTO.' 



SOMMARIO. 

I. Nascita , educazione e (amiglia di Bruto. — II. Segue la filosofia 
platonica. — III. Va a Cipri in compagnia dello zio Catone. — 
' IV. Nella guerra civile seguita la parte pompejana. — V. Af- 
fetto di Cesare per lui. — VI. È accollo da esso benignamente. 
Ha il governo della Calila Cisalpina. — VII. È eletto pretore in 
Roma. — Vili. Sospetti di Cesare. — IX. Bruto è indotto alla 
congiura da continui stimoli. — X. Abboccamento e riconcilia- 
zione tra Bruto e Cassio. — XI. Traggono al loro partito Li- 
gario. — XII. Quali compagni scelgono. — XIII. Magnanimità 
di Porcia moglie di Bruto. — XIV. L* esecuzione della con- 
giura è fissata agli idi di marzo. — XV. Bruto rimane in senato 
ancorché fosse sparsa voce della morte della moglie,— XVI. Io- 
quietudini de* congiurali. — XVII. Uccisione di Cesare. — 
XVlIi. Bruto si oppone alla uccisione d* Antonio. — XIX. Ap- 
parente concordia generale. — XX. Indignazione del |>opolo 
alla lettura del testamento di Cesare. Il poeta Cinna è messo 
in brani. — XXI. Bruto esce di Roma , e sazia il popolo con 
magnifici spettacoli. — XXU. Arrivo di Ottavio novello Cesare. 
- XXlIi. Bruto ad Elea. Dolore di Porcia. — XXIV. Bruto 

* h Viaeoati o«ll' leonografia Romaua ceniera aeraiieata ^qm^ ?ita. 
à\ Bruii} eoaie pieu d'aoeMMf* ledi ^tr Ivi , «h« ^mI «obo prìfalO| eeou 
• ippìtmo Itlfafi A GÌMr«ot, li ti divtno Ì% ^al «li'^-a ^m» 
I»«bblie0 \ 6 toggtttégv che PlMarta ad altre frali m V attiaM cy.dK paragli 
<• amici. E in fatti , per taeer delie lettere di Brute medctimo, die, eau 
quelle d'altri ebe scrivevioo a lui , furono per Platirco la prima fonte, e||i 
attinse alia raccolta àt' Memor abili di Bruto fatta da Bibulo tao iìgliaitro ; 
al Commentario tutta morte di Cesare scritto dal greco Empito, a Brute 
molto accetto \ alla Storia delle guerre civili , scritta (anch' cfi>a forse ia gre- - 
co) da Voinnbio fedel compagno di Brato -, ai Commentar) di Corvioo Messala, 
che ai aonoverafa tra gli amici di Cesare e d'Augusto , ma che io gtoveotè fs 
anidaaimo a Brute e eeuibattè per lai ella prima gioroala di Filippi. Nat 
tauipuiliiet'parò agli eMuie a ImIì te difwtii # tea eMa..ai g u u iu wul ur/ 
d* Au«nler, aiediè Mu puàdinì cka^per aMfMnaleua ad «M# Muia H pHi 
ardeate dtfiuiofa della litoHà eMana 1" Mila luaafiliaa. 



Digitized by Google 



58 BRUTO. 

• 

naviga ad Atene. — XXV. Fa accolta dì soldati. Accidente ca- 
gionatogli dal freddo. ^ XXVI. I nemici gli somministrano 
cibo. Batte e fa prigioniero Gajo Antonio. — XXVII. Accordo fra 
Ottavio ed Antonio. Triunviralo e proscrizioni. — XXVili. Bruto 

. ■ . la morire il fratello d' Antonio. — XXIX. Paragone fra Bruto 
e Cassio. Elogio di Bruto.— XXX, Cassio piglia Rodi. Bruto as- 
sedia Xanto. — XXXI. I Lidi per disperazione incendiano la 
città. — XXXll, BenignitàdiBruto verso il'atarei. — XXXIII. Fa 
. . mettere a morte Teodoto che consigliò 1' assassinio di Pom- 
, peo. — XXXIV. Contesa tra Bruto e Cassio. Avventura di Fao- 
nio. — XXXV. La condennazione di Lucio Pella dispiace a 

^ Cassio — XXXVI. Strana visione di Bruto. — XXXVII. Parole 
di Cassio su tal proposito. — XXXVIIL Accampamento de* due 
' eserciti nemici nella pianura di Filippi. — XXXI X. Cassio per 
tristi au^urii vorrebbe differire la battaglia. Bruto è del con- 
trario avviso. Si delibera di combattere. — XL. Colloquio di 
Bruto e di Cassio prima della pugna. — XLI. Il corno sinistro 
di Cesare è vinio. — XLII. Descrizione della pugna di Bruto. 

^ * Inganno scambievole di Bruto e di Cassio , cagione della per- 
dita loro. — XLI II. Pugna e disfatta di Cassio. Sua morte. — 
XLIV. Bruto rianima i soldati. — XLV. Pericolosa confusione 

•* 

fra le sue genti. — XLVI. Smentisce una sola volta la sua mo- 
derazione e giustizia. — XLVII. Cesare e Antonio si affrettano 
di venire nuovamente a giornata. — XLVUI. Per la seconda 
volta apparisce il fantasma a Bruto. — XLIX. Sua disfatta. — 
L. Lucilio, sotto nome di Bruto, si fa condurre innanzi ad An- 
tonio. — Li. Ultime azioni di Bruto. — LU. Egli 6i uccide. — 
LIU. Morte di Porcia. 

.uSkì ^ jC* uccisione di Cesare, fatta da Bruto, viene dal Dacier rilerìta all'anno del 
^ ntotido 3996, primo dell' Olimpiade CLXXXIV, 709 di Roma, 42 av. G. C. ' 

Gli cdit. d'Amyot ct>mprendono la vita di Bruto dall' anno 675 al 712 àt 
Roma, 42 av. G. C. ^ 

T^r» . Ilio f 'K li>.»nftMtd •Uftll tVf*ì ^ /AU»i^ à . r 

* * . L Progenitore di Marco Bruto fu quel Giurilo Bruto, 
a cni drizzarono anticamente la statua di bronzo * in 
Campidoglio i Romani con la spada nuda in mano per 

avere valorosissimamente cacciati 1 Tarquinii : ma egli 

/. ' 

* /w mezzo a quelle dei re. (G.) — Qaetto pasto (dic« il Dacier) « oo« 
ttbile , perchè ci fa sapere che avevaasi ael Campidoglio le staine dei re di 
Aoma, e fors'aoco , egli foggiugoe, di qvelli d' Alba. *. 



4t «Matti yer naiara ttifpfo aeimi, ^ om asittalM 
«Mft ragione, sMfc'Sfle «padé tHfMntè^ Mèlo 4i ite»- 

pera troppo dura, per Y ira concepita contra* tiranni, si 
lasciò Iraspoi^tat^ insino ad uccidere il tìgliuolo: ^ là 
dove questo qui, di coi «ctiviamo^ «i^mmIo c#a «OM^ 
«lidtìMi Mfte tettdiie, tè ra^tcaé iddmriftiiU dafla 
filosofìa temprato il costume austero, e risvegliata la 
propria natura per sè stessa grave e mansueta air opre 
é Idrati f af^ , p^nm cli$ fosse mimo UtafermiM^ 
Mimposto alla Tìrtti : takbè qoaffi cbe gli poftaròn MMe 
per cagione della congiura contra Cesare, se in essa atto 
generoso alcuno si scórse, tutto altribuirono a Bruto , e 
te paHe pih odiosa a Cassio / b^ dojoaeslieo e atàioo di 

m non già di quella afiicèrllft' e nmem tch* «rt . ' 
egli. La madre Servilia riconosceva di sua schiatta 3 
principio da Ala SorviHo,* il quale quando Manlio Spurio 

di farsi tiranno, e per ciò conseguire smorea II , 
^pDlb, 'CcA pugnale Mto.1 braMo atidd ki ptoaa, e 
avvicinatosi come se volesse trattare e discorrer seco, 
qnando 1 vide bassar la lesta per ascoltarlo, tale nel 
pcito gli die' che i' uccise. Ma da lato ^ di padre alouni ci . 
Éa / i tettali, a^agfatie dèlia morte di «ttfvo Oesare -Aima^ 
slratisrl nimid e malv^gliènti , dissero non disceindere 
dall' antico BrulO che cacciò i Tarijuinii . perchè rimase 
senaa discendenza per avere uccisi i tigliuoli; O'Che quo* « 
ai5itii9|»lre Sglitioto fosse d^tt aitroBrmo pop^o^ btion 
I^di^e Ai 'tlittigMh, Hi quale pom dòpo s'avanzò ancor 
élla in onori e magistrati. * Ma il filosofo Posidonio rac- . ' 
solita che tìiunio Bruto uccise i figliuoli che erano in 

■ 

. * i figliuoli. (C.) 

^ 'Livio dice Àhala^ e Melio invece di MboUo. Merita d'es&er letta nella 

^''B'ki9m»-0f4èmm ' M mtm n o, ira <ftn>i» 



Digitized by Google 



età^ come dice la storia; ma esserae un lerzo rimasto 
in ftseé, 4BÌ.^iiaie irieae k diaceoteiia ; e cfae ancora 
al suo teupo aieoni Bomini ìlliiatri di questa famiglia -ai 
rassomigliavano nella faccia alla statua dell' aulico fìriito. 
E tanto basti intorno a ci^ d'aver detto. 

. IL CalMo ii fiUMofo fa fratello di Sarrilia màdie 
dèi nostro Marco, il quale sopra tutti gli altri Romani 
si prese ad imitare, cìie era * suo zio, e suocero poi di- 
Tentò. Non fu akmoo iilosofò greco^ che egli per cosi 
Ittiìe non ascoltaaso, e aon av^iaae per cooosoeiite; m 
singolarmente ainò Platone : e noa apfdisandosi molto 
DÒ alla nuova, nè alla mezzana Accademia , tutto si diede 
air antica ; ed ebbe sempre in ammirazione Antioco 
AscalonitOi e . volle aver per ainico e ^vivere io compsh 
gola d'Arìsione* fratello di questo Antiooo,.laseiato vera- 
mente Hi dietro in conoscenza di lettere da molti filosofi, 
ma tale nondimeno che ben poteva gareggiare co' primi 
io modestia e maosnetadine. Epilp, del quale egli e gli 
amici suoi fanno * menzìoné spesso come di caro : sita 
compagno, fu oratore, e lasciò scritto un piccolo, ma 
bello tratlato dell' uccisione di Cesare, intitolato Bruto, 
fi s' eseroitò su^ieotemente Bruto in lingua romana a 
Cure lunglie dioarle, e arringare ne' giudizi ; ' e nella 
greca fece studio d' imitare la brevità sentenziosa de' La- 
cedemoni, come si nota avere alcune fiate usato nelle 
sue pistole, come quando, comiociala la. guerra, scrisse 
a' cittadini di Pergamo: Intendo die a Dolabella deste ar* 
gento; se '1 faceste volontariamente , confessate di farci 
ingiuria; se coutra vostra, voglia^ fatane dimostrazioae 

« jN^f «4 iMiltri JiM^- ete M «e. (C.) 
, . * Ittlara* aS AirtioM àmMU^ €i9»nm^ ( lu.' Ut U i a w i i , 
JmnI. la». I. cip. 5, U ai, fall IrafèÙ* è ifiio Ariit», ^ GÌflii^ mr 

Mmo à\ee sei Bruto ^ cap. VJU, cli'wt l'erede deU'Mlii» Atmhaiia • 



^ .i^cd by Google 



* • 

col darne a me voìootarìamente. fi ia altra occasione 
a' Samii : I vostri oonaigli dimstraao omnsa , è \b 
opmaaii lente : qua! 'peimte domH eB8aite & Aoe?' E 

quando scrisse a' medesimi a proposito de* Patarei: * Gli 
Xantii per dispregiare i miei benefìzi han fatta diven* 
ttn» la preiria pirtria im sepaieró di disferarime; e' Fa* 
tavei per emrsi rioMsei^aHa iiòslré feée aiffil kaone 
perduto di ior libertà: potete adunque eleggere, o*l giudi- 
zio de' Patarei^ o la fortoiia degli Xantii. Taie ò lab- 
ile delle sae pistole notate p» la br^Mà^, 

1IL Essendo ancter giotanettù andò in compagnia 
dei zio Catone, mandato dalla repubblica in Cipri al re 
Ptolemeo : ^ il qaal Catone, trovando Ptolemeo essersi da 
ae stesso «oeiso, sofgiovnò per qaalehe tempo in Redi 
per afcmie oppeirtnttità necessarie ; e avea. prima m €f- 
pri mandalo Caninio amico suo a guardia de* tesori e 
degli arnesi del re ; e dubitando che non s' asterrebbe 
costili' dal ..rubare^ serìsse a firato icte tantosto didia 
PamtHe» ove dimoiava a ricreirsi di eerta infermttft, 
venisse in Cipri ; egli il fe* molto mal volentieri per la re- 
verenza che portava a Caninio, cacciato dai zio, secondo 
sò^ troppo ignominiosameate; oltre che questa cura e 
ammteistrazione non iètìiìBiava nobile Or eonvenieatealla 
sua persona, che era giovane e studiante. Non dimeno 

imi^gò talmente T opera che ne venne da Catone lo- 

♦ . . ■ • ■ • . 

* TroTtnsi alcuni eseropj di qnesta breviloquenza anche nei nostri anti- 
chi scrittori italiaoi. Dioo Comp8(jni , cedendo i cittadini discordi e vicini at 
•Mobattersi ^ disse loro: Siqnwiì Perchè volete voi confondere e disfare 
WM co*% bwma ciUà ? Contro a chi volete pugnare? contro a' vostri fr^- 
mUf Ché vittoria n'avrete? non altro che pianto. 

^ PtlM^ ,«Hlà dallt Licia alla foM d«l Xmto, dinri* ^«rdè M si» 
.MIa.lMiaia.. 

. • CmUto mi r< Mn»M, (C) ^ Vadi Cait» mkrtm, V^, y; 
I IXXIV. Ctninio rioardato paco aalto, è io qaalla fitt il Platoraa ilalio 
aawpra Caaidia; Jéf. #<ft 9 Hgf^ . ' V 



Digitìzed by Google 



dato. E ridoUo in coBtanii quelle sustanze^ m eoodusse 

IV«- QiM»da poi, diflsa^ in ém b potaivft remaiii', 

Pompea e Cesare impugnaron 1 armi, e T imperio di 
Roma cadde ìq travaglio; fu credenza de' più, che s' ap- 
pigliasse. 4U«i:f^«t#i!di CiMWa, peiohèt PQiupeo avea già 
fMto mwf su» padre. Ma fiadkiiidn> eiH dovem «tti 
porro il publìGo bene air affetto privato, e stimando 
l ùCcasionQ d' ar orarsi a Pompeo più giusta che quella di 
Cesare^ seguita fw^la {MMTld* £ aacarctò avess» prima 
iiiO(Hitril»*Pompeo, non si degoò 4i saloÉtidìOy leneiidosi 
agrari peccalo il rai;ioiiare con V uccisore del padre ; ma 
allora i^oitoaaessosi a lui, come a capitano della patria, 
mi^ik ip.Si^ia lAOi^taftonte Ah Sailéo,. atoUo a qaàUm 
pravinoia per tarta, Qttaoda vide aea pruan iafrtK fapi 
occasione di fare alcuna grand'^pira, e senti Pompeo e 
Cesare essere a fronte con gli eserciti per rkaellere la 
aMlUQ^ <daUa com a uà iiita 4' arane , aodè ìq Hacedooia 
saim aiaer cUaiiMio pur trovarsi a parie M partaata; 
£ raccontai che Pompeo fu si lieto , e tanto si mera- 
vigli6 della sua venuta, che si levò di seggio quando 1 
Vida amvacQj a i' abbracciò a occhi aeggaoti di tuti^ 
aiM ia fusaa vaggioY^^di lè^ E fiel aampa, difìetao^ 
mentre non er^ intorno aUa persona di Pompeo, studia^ 
va, e leggeva non solo' nel restante del tempo, ma nei 
gioriM) stesso, e poco avanti che seguisse quella giornata 
grande. Era il mesio della siale , e gran caldo, oltre al« 
r esser accampati in paìudòst lubghi , ed eran tardi ve- 
nuli i miiàsiri di Bruto a portarli il padiglione^ taldiè 
affannato, appena quando fu mezz9 giorno potè ungersi, 

A mmy^ ììlk mi9*iìl^ Jm^hfitì^ aUìri dornuvaao , o 
stavano in travaglio e pensiero di quanta avfwir 4»* 

vesso il futuro giorno, "iegK infìno a sera scrisse i^lJ^J^^* 

viando io sommario la ^ria di Paiihio. 



Digiiizeo ùy Gofìf^lc 



I 



I 



•* V. E si dice ancora che Cesare ne lece sìmà, CCM 
naiuluiéa a' suoi «fitaiii 4i» noti i'uecidMem, m 
salvassero nel combattere a Bruto la vita, e gliel ceAdu* 
cessero se volonlariamenle egli si rendesse; e se facesse 
difesa per non lasciiarai pigliare, lo lasciassero senza usar^ 
ili 'to«L fi cié la ipraz»' M Serfito saére di Brain 
conosciuta da lui bén ^ovanetto, e focosmsBt» ina» 
morata di lai ; ed essendo nato Bruto nel tempo (iie , 
]' amor loro era ardaate, credeva essere suo figliaO)^ 
ìm, Oada ai mooifta che fraatandosi io aenatoiiiial gran 
latta deiHaeofigifira diCokitina', la quate mancò 'pdeaidìe 
non mise in rovina la repubblica, vennero Catone e Ce- 
sare a Qootesa iatorao al ior parere ; e fu portata di fuori 
aCaaara una jtoliiaa, ai aglt ^^ miaaa tonarla da sè9- 
riaò k yooe Catone, die mal HieeTa Gaaiaire a rfeè^ 
colloquio e lettere da' nimici. Di che mormorando te 
moltitudine. Cesare la porse^, cosi come ^va, a Galoae» 
illpiale tefgaiìdo ^uaata sarillara, ebe erati^a iatteraaaà#f 
f aaa b6B4aaeif»d.ella aorcHa SerriUa, la-rìgettò a Cesar*/ 
e disse: Tientela per te, ubriaco. E ritornò al suo parere, 
ripigliando da principio il ragionamento. Tanto ara di' 
yalgala r aouNre, che portava S^rrilia a Cesare; 
• VI. Seguita la rotta ìd Farsaglia , fuggitesi Pompeo 
al mare/ assediaudo i nimici gli alloggiamenti, Bruto 
n'uscì senz'esser veduto per la porta, giUaadosi.ia . / 
Httgopantaneso ,C(3|>erto d- aoqne e & canne;, e la aotttf 
nioitlnie si ^Uò io^Lariùa ; ónde «crisae tetterà a Cd* 
sare, il quale fu molto lieto del suo essersi a salvamento * 
ridotto, riscrivendoli che venisse a trovarlo ; e noo i^elo 
gii pardenò , ma lo litenne^ «ppresao ìa maggiore omove 
di 9aata«ra' altm. Oea noa pol^ido sapere alcaM aire 
si fusse Pompeo fuggito, e standone Cesare sopra pen- 
siero/ si mi^e un giorno a camminare a solo a solqcpo ; 

* àmih , cmh* è Bofo , Egitto , diofa ftA laort. 



Digitized by Google 



Bruto , e domandò del suo parere: e argomentando dsh 
certi suoi discorsi far lui Mona coniettura della foga di- 
I^Bifieo / fasciati ftt altri Goiuisli, s' itMaamiiiA Terso 
r Egitto. Ha Pompeo, secondo la CMletlara ài Broto ri- 
tiratosi in Egitto, trovò là del suo destino V ora. E Bruto 
poi rendè mansueto V animo di Cesare verso Cassio : e 
naft diisodere. il re AfiFrica, ^ j^ro è ohe Tinto riiaise 
éàiV eccaiie Mraoe«se, ma aon preghi a iatercesHosi 
gli salvò in ogni modo del regno gran parie. E si dice 
obe Cesare, la prima volta che 1 senti parlare in pu- 
.Ubo, diase agU mict suoi : non 90 bene quel che ai 
voglia qaesto giovane, ben so ohe cpiaato vuolo» ORli lo 
vuole con tutto l'affetto. Perchè la natia sua gravità, 
e 1 non lasciarsi agevolmente svolgere a far piacere al 
ingalore di che cbe sia, e 'i muoTcvai a t«tlo cod dir 
scorso e buon consiglio, lo faceva senpre eleggero 
r onesto; e quindi avveniva che a qualunque azione si 
volgesse^ la eseguiva con forte voiootà efficace, che 
la coodncera afioe. logiusta doiiiaiidi^iiottotlèiiiifi auA 
demo da lui p^ adularlo ; e 'I lasciarsi Tincere da|^ 
sfacciali importuni domandatori per vergogna di rifia- 
tare, stimava atto disonoratissimo all'uomo grande. 
(Me dir sotova che iiueUi, i quali doq possono disdire^ 
Asie spesero il flore degli asai giOTenU. DoTeado- €0- 
sare passare in Affrica contra Catone e Scipione, iascfò 
la cura deUa Gallia Cisalpina a Bruto con gran ventura 
A quella pnrviBcia. Perchè meutre r altre dall' insoleBia 
e avariria de' goTBmaiHl , a coi toroo credute, erano 
conce, come se fussero preda conquistata sopra 'l nimi- 
co; Bruto era alia sua il i^ipo&o e 1 confòrto delle mise* 
fio priasa patita e di tatto iie rifsriTa egli Ja gratfa a 

• . • . • ■ • . : ■ . 

t Stpfianio che Bruto iringò in raT«ra n Dejutaro. Oit-r* £ VÌAè 
km'h detto da | fMfchè da Fliitaroa, m far %m la Ma parala àaé 
iafMallarM*> 



Digitized by Google 



.BAUTQ. 65 

*Cesare : si che al suo ritorno visitando l' Italia, gli por- 
sero gralissimo spettacolo le ciltà governate da Bruto, 
^ Bruto Simo degli ooori suoi i^randitora^ e cm 
gnisdissiiiio dileUo oonrorsavi. 

VII. In fra le molte pretorie che sono in Roma, 
maggiore dignità riportando quella che è detta Pretura 
Urbana y credeva»! cbe 4o vesserò ottenerla o Bruto, o 
fiaàftio : in fra quali vogtic«o alcuoì che per altre cagioiii 
aolecedenti fusse qualclie leggeri contesa, ma per que- 
sta competenza vennero a maggior discordia, ancorché 
pareli fussero , perchè Cassio avea par moglie Giuoia 
sorella di finito^ Altri credono questa differcam essere 
stala dittura di Cesare col dare segretamente speranza 
di favore or all' ubo, or all' altro, infino a che in questa 
guisa tiratili ben oUre, e r uu centra V altro ianaspriti^ 
giubbe coudetti a niamfosta gara. Gareggiata a làvor di 
Bruto la bìloba fama» e la virtù' centra molte ardite e 
generose imprese fatte da Cassio nella guerra de' Parti. 
£ Cesare, la dispula sentita^ disse agli amici co . quali in 
ietto ai 9oiisigÌiaTa,^cbe Cassio allegaTa ragioui 
pid giuate, ma conveaìva darai a Bruto la prima degni* 
tà- Cassio eblie la seconda, e non seppe a Cesare tanto 
grado della ricevuta, quanto d'ira concepè della perduta. 
SeyuKa cl^e Bruto per aitilo tan(a parte etìbe deila poterne 
di Cesare > quanta Yotle; e se ayesse voluto, saria stalo 
senza fallo il primo amico, e di maggior credito ap- 
pressoli : ma ne lo ritrassero e svolsero i compagni di 
Caasio^quaodo non era ancora « a cagione della preca^ 
dente ' contesa d' onora , rappacificato con Cassio ; pré^ 
stando l'orecchio a' conferii degli amici che l'ammoni- 
vano a non lasciarsi intenerire ed allettare da Cesare, 
ma fuggire le camze e grazie tiranniche , le quali non 
osava seco per ouoràre 1^ virtù, ma per i^rtàrgli il 

vigore dell' animo. _ 

n-UTARCO. — 6. S „ . 



Ulyi 



0 



vili. E non era Cesare netto dal sospetto, e n'avea 
avuto qualche sentore; ma temeva della magoanimità, 
della degoità, e degli: amici dello eteMO ^to; e d'attra 
parte si fidava della bontà dd mo ceslame: eon tutto 
ciò, quando gli fu detto che Antonio e Dolabella macchi- 
navano novità 4 rispose non fargli paura que' grassi ca- 
peiiati, ma questi pallidi, e magri , inte&deado di BnUa 
e di Cassio. Ad altro tempo, aocosàndo àlcani Bruto, e 
pregando che si guardasse da lui, si toccò la persona 
con mano, e disse: ^on vi par egli che s'aspetti a 
Bruto la cura di questa, mia ^carniciBa 9 ^ volendo infanra 
non appartenersi ad altri che a Bruto lo avere tanto di po- 
tenza dopo lui.' E verameiUc egli saria stato, per mio av- 
viso, il primo della città, se per breve tempo avesse potuto 
soffrire di secondar Cesare^ e lasciare sfiorire la potenia. 
di lui, ed appassire in certo modo la gloria di sue alte 
gesto. Ma Cassio, uomo iracondo, che l'odiava più tosto 
come Cesare privato che come tiranno publico, Tin- 
fiamoiò.e vel sospinse. £ si soleva dire che Bruto mal 
sopportava il principato, e Cassio odiava il prìndpe^ fl 
quale, oltre all'altre doglianze, l'incolpava d'averli tolti i 
lioni provvedati da Cassio per servirsene ' quando fusse 
edile ne' giuochi puhlici; avvegnaché Cesare, trovatij& 
in Megara quando fti presa da Galeno, gli riteÌMse per . 
sè. Queste fiere, come si racconta, furono la mala Yen- 
tura de' Megaresi : perchè nel pigliarsi la città i terraz- 
zani, rotte le porte e le catene con le quali erano legati^ 
dteron loro la via. acciò ritenessero t nimici dal das- 
neggiare la città ;; ma impetuosamente corsero addossa . 

^ CH» abbia ad àiptUar Bruto la fine di questa carnicina? (C.) 

* Plutarco dunque tuppoDQ che Cesare mal cunoscesse 1' animo di BrutOf 
• lo credesse piuito»io deiìd^Mo di porsi oel tu» Ittog» | die di ridiNiiro 9 
Roma la libertà. 

* Il quale t oltrt mll' altre dQgiiemef imcùlpava d'averli tolti i 



Digitized by Google 



a lor medesimi, e scorreado gU ^braDavaoo disarmati 
C6II tal.iMrttdeM, clie o(MBmo886 i nhaici stessi » i^etlu 
E questo Barrano essm stéla prineìpal cagioae a CsMia- 
della congiura ; ma non dicon vero. ' ' ' 

IX. Percliè Cassio ebbe sempre da natura certa ma- 
levogUeoza e odio a3pre- coatra la raxaa de^ Uraimi, 
«oaedied&saggiooè^primi «ni della faneiiiHeKza quando 
andava alla medesima scuola conFausLo figliuolo di Siila; 
al quale magnificante un giorno con alte lodi infra gli 
altri fanciulli la laaaarcbta del padre, Gas&io^ levatosi in 
pìè,^ diede óftptfgno; e Voleodo^i curatori e parenti di 
Fausto puUicaniéBte agitafre queslii offesa io giudizio; 
Pompeo impedi, e fattisi condurre innanzi questi due 
giovanetti^ domandò dei fatto; ove si racconta aver detto 
Gasato: Provati, o Fausta; ardisci di nuovo a^dir le me^ 
dsmie parole dbe mi SBMSsero ad ira ^ in presensa H 
Pompeo, acciò che io ti rompa un' altra volta la bocca« 
Tale era il costume di Cassio. Ma Bruto da più e più 
ragii^meQti d' amioi, da Biolte vsncì e sfittare de'òt^ 
ladini fa iaYìCi^ e indotto ali» eosiioca. Perciò ché 
sotto la statua dell'antecessore Giunio Bruno, distruttore 
della dominazione de' re di Roma, fa appiccata una scrit* 
tara: Dio volesse che tawiveasi ora, o.Brato. E un'altra: 
Tu dovresti purè esser vivo oggi, o Bruto. E '1 ^ibunalf 
pretoriale dello sLessu nostro Bruto fu trovato pieno di 
cotaii cartelli : Bruto, tu dormi, e non sei veramente 
Bruto, fi ne furoa cagione gli adulatori dello stesso do*- 
safe,' i rQuali , .oltre al ritrovanMfkto d' altre invidiose 
onoranze, mettendo la notte in testa alle sue statue la 
diadema reale, volevano indurre la moltitudine a chia- 
marlo re in. luogo di dittatore. Ma egli n' avvenne tutto 
il coiitrarao, èoase sir scrisse partwolanaente nella vita 
^ Cesare. ' 

> Voi. 1V,|LXL 



X. £ quando Cassio ieotava gli amici contra Cesare, 
tulli »KQtìMminm0, se Bruèn ne him capo egli: eoo» 
Msiaehè r iOMprasa iioa amio flaaaliori é! opre di lapi* 

e d' ardire, ma d' uomo eh' avesse ripatazione tale, quale 
aveva Bruto, ii quale col dar principio e con la pre- 
sina conferQiaflSd l'atto esser giusto; aUrimeoU jQto» 
nel j^oto dall'opra ariaio Mft di caen, odepo'l Ml^ 
ne sarieno io sospette maggioro: i»rehè aria creduto 
ciascuno che non arebbe Bruto giammai disdetto a colale 
impresa^ se lusso 4>iiorata la cagione dd farla. Fatloque- 
sto discòrso, 8*0000016 eoo Brolo io prim tóKadopo la 
dUléreQza che già ebbero ìasiono ; « appressò le parote 
di riconciliazione e l'accoglienze, domandò se av^a ri- 
solato. di trovarsi io sonato il primo di mar^^ perafoè 
arèa senlito dire che amici di Gestro proporr^Mora 
im quel giorno di dargli titolo di re» B riapofidoiido Bmko 
che non vi si troverebbe/ replicò Cassio: E se ci chia- 
moDO? Soggiunse. Bruto ; Allora sarà opera mia il non 
lacero, ma oppormi, ♦morirò aozioho perdere la Mbor- 
Ih. Dalie éfisAi porole eoUofato Gésoio, rìpìgliondo anfano: 
E qual liomano (disse) sosterrà che tu muoia per la li» 
bttrtà ? Non riconosci, 0 Bruto, te stesso ? Credi forse obe 
taaaitoN 0 lafomieri aleno qneW, i <|nali appiccano^ i 
earlalli ri tuo irfbnnale.o non i ptM 0 mitgKorI gonUI- 
nomini di Roma? Dagli altri pretori s'aspettano le di- 
stribuzioni, 1 giuochi uè' teatri, i gladiatori per tratte- 
nimento del popolo: ma a io il debilo ereditario iMn* 
mandano^ a oni ae^ obbligato, df distruggerò 11 liMnan ; 
e tutti sono pronti a soiTrir per te tutte le cose, se vuoi 

#m» , tradm «MI «I fi IvwinOèf . Il tsiéa toviM «voto qa«llMtiÌiiÌto 

ài Cetare di fare quella prodotta. Questa ifiiegaziooe , che par jooUa ft9^ 
babile, lo obbliga poi • cambiare il testo Mgaente : av xa)ój7tv lò/utoéd» m,'* 
iin *aXÌ9iif , fiiolora no» et domandmaero del moetra f«r«f a. 



Digilizeu by C(.)OgIe 



Aodrarti Me, qfm\% mmt àtUn, etiMtm mfèiìm^ dt 
re/ hppreaB» F aUmmò e baciò, eeoài rappaciteli 
aftàarofH) a trattarne ciascnno con gli amici suoi. 

XI. Egli v'a?ea un cerio Caio Ligario, ^ uno degli 
amici di Pov^ao, dtqriiMla aaoikrizia aecasata A tt ibnini 
di Cesare, e da lai poi assohtto: il Qoale aon sapendoli 
tanto di grado deH' asso^mione, quanto avea conceputd* 
di sdegno per lo pelicelo nel quale era incorso a ca-^ 
|[iMe delia tiiamnea ssa stgooria, era i» suo eiiere 
aspro Bìttioo di Cesare, e per oontrarìà amìrìasiflM^ 
quant' altri di Bruto : il quale visitandolo in letto malato, 
gli disse: 0 Ligario, in qual lempo giaci tu infermo? Egli 
sottetalesi. subito sopra l goaùlo^.e pregolo per la da* 
Àtt, rispose: Se ìmt sete tteMe pensiero depa'dl fe,: 
sarò sano. - 

XH. Di poi tentando occultamente i lor conoscenti, 
ne' quaii aveano più di iiede, comunicarono la eonfiiHrav 
e se gK presero per oonipaipit, faceado seiAia non taoter 
de' domestici, quanìodi quelli che credevano animosi, 
di buon cuore, e delia morte non curanti. E però non- 
la scoprirono a Cicerone, il primo che fosse fra loro in 
lede e heaevotata; aoeiA, aTeodoio emapoato. àatm 
scarso- d' ardire,* oltre alia aenlàe acoorlecza por tala^ dagli 
armi, e al voler sempre ridurre ogni fatto co* discorsi 
all'estrema sicurezza, non isvigorisse l'ardore di loro 
pmHa votoli, die Mestieri a^ee di spedita eeei^ 
sì«iiie. E lascM Brolo ancora didietro min «li aitfi 
amici Slallio* Epicureo, e Faonio imitatore di Catone; 
perchò aveodo da loatano con giro di parole ael regio- 

* Mkemm Q. ttl§mrl9, [k,) ^ QjuHHk'h ^ètm^ St Om o u fa 
JUcioo faMo aisdlverf. 

• ìoienòì ai qotti* 9Èèè9 <W Tifc S— ilie ilìrd Sfci ^i É MH f<tt. 



Dire e- dispaiare di filosofìa gitttto im motta por teio- 
pi4rè la lor Tohmlà, Faooio . riapoie asmt peggto la 

guerra civile, che la monarchia disubbidiente alle leggi. 
JS Stallio ^ disse non convenirsi al savio e prudente per 
uanmi folli e .furiosi mettersela rischio e travaglio^ 

' Labe^e, ch'era presente, conlradisse^atl' è all'altro; 
ma Bruto scorgendo qualche malagevolezza a risolvere. 

' i loro discorsi, si tacque, e di poi comunicò a Labeone 
il latto consigUa E avendo costui accofisentito volentieri, 
stuBarono ancora bén fatto di iitàre a sè 'uii altro Bruto 
sopranncminato AHmdo, non ìiomo da>fo(ti, nò di gran 
cuore, ma potente per la moltitudine de/ gladiatori, che- 
nutriva per trattenimeoto del popolo, ed era in buon 
credito afpresao a t^esaro* ParlaodoglieBe Cassie 0 La- 
beone, non risposo; ma ineoiitratosi poi in disparte con 
Bruto, e saputo esser lui di questa impresa il capo, pro- 
mise loro ben volentieri ogni aiuto. Finalmente il più 
e'I^neglio furono atta eongiora Itrali- dall' autorità di . 
Brute ; eseìasa fere altro giurammto, 0 pigliare, 0 dare 
sicurtà per via di sacrifizi, tutti in se si ritennero, si 
tacquero, e trattarono questa congiura, che con tutti i 
j^'onosticbi, apparizioni e prodigri mostratine ne'saeri» 
fluì dagl' IddU, mn fb mai creduta* 

Xlll. Bruto adunque, come colui che ben sapeva 
dependere da sè i più generosi pensieri, le famiglie più 
>not>iii, e la virtù stessa, considerando fra sè la grati- 
dena M pericolo, stodkiya in prieaedi eoiitmersi dentro 
a se slesso, e comporre la faccia talmente, che non vi 
risplendessero entro pensieri gravi; ma in casa^ e di 

» SlòfUio. (C.) • ' 

* Avevano e>si bM firovredoto fino. a questo ponto; taàì manearotto 
d' ogni consiglio. Il Montesqnlnn ^ìice : Let conjurét n'avaient forméde planè 
que pour la conjuration; et n'en avaienl point fait paur la soutenir. Merita * 
d'esser letto iotorao a questa coDgiara aaebe il Parata | lib« i ^ ààn» 8, 



^ .i^cd by Google 



71 



BOite, ao&«ia.paalo il medesimo:, ioieroo peasameala la 
svelava mi sno grado»» o da^ae stesso più si prokof^- 

dava a discorrere e considerare le difficallà che si pre- 
sentavano , tal che la moglie, seco dormente, accorse 
loì e^r pieoo di noa osato travaglio, e girarseli per 
le t»po deliberazione, dura à risolversi e svihipparsL 
Ella eraPorcia, figliuola, come detto è, di Catone, mari- 
tata a lui suo cugino non donzella , ma per morte d^i 
primo Q^ito Bibulo, di cai ayea un fìglìoletto del me- 
desitto Bome» H .-qoale scrìsse poi il libretto della^Yita 
e fatti di Bruto, cbe si legge ancor oggi. Avendo questa 
Porcia qualche conoscenza di filosofia, ed essendo del 
marito amantissima^ e d'alti intendimenti, con gran 
pròdeoza, non prima . si mise a doman^lare de' sqpreti , 
dal marito , che aresse di se stessa una tal proya fatta. 
Preso un ferretto, col quale i barbieri tagliano l'unghia, 
e fatte uscir le fantesche tutte di camera, si fe*nel fianco 
si pcofoada ferita, cbe n' usci gran cc^m^ di sapgoe; e. 
n<tn guari appressof con graye dotore e gran ribrezzo, 
febbre ne le sopravvenne. Perchè veggendone Bruto do- 
lente sentirne gran dispiacere, quando era nel colmo 
del dolore gli disserto figliuola di Catone^, o Bruto, fui 
data a t», alla tua casa, non per avo*, parte del letto e 
della mensa sola, come hanno le concubine, ma per es- 
serti compagna nel bene e nel male. Già non poss*io 
dolermi di te nel maritaggio : ma qual dimostrazione^ o 
gvazia potrà ^far ia di mio dolere verso te, se non 
saprò teco sopportare un segreto accidente, o pensiero 
che mestieri abbia di segreta fedeltà ? Ben so che la fem- 
minile natura fievole si mostra a poter ritenere, una jp^ 
rola segreta aia d' altra parte ha qualche forza, o B^to, 
la buoba ^ucazìone , e M conversare con virtuosi per 
riformare il mancante costume, lo sono figliuola di Ca- 
tone e moglie 4i Bruto, e non mi sarei prima nondimeno 



78 BRUTO. 

MaAa di m: ora ho ^oseMo ]^ proira die isòo mi 
tlaee il dòlote. E dopo sMé f^aréle ìnórstPd <t oftirllo Mr 

-ferita, raccontando la prova. Il quale stupefatto alzò le 
mmì a cieto, pregando gl'Iddii che gii concedessero 
iiMiiare i' impresa a tal ftoe, eiie lasse degao del mattìù 
é Perda, e la rìdottfortò per MIora. 

XIV. Intimatosi il giorno del consiglio, nel quale si 
credeva senza faHo dover Cesare venire, deliberarono 
d'^é^uir l'opera, perohè vi si troYerieoo ailera tutti 
insieme seiiea sospetto^ ed iarieào ^presenti tirtt^ ì mi» 

gliori e principali senatori; i quali, menala a fine opera 
-SÌ grande, incontanente la difesa piglieranno della li- 
i)ertÀ : e pareva di più che 1 luogo ove si dovea far 
y adttfiansa Ai^se stato scotto per diTìiio eonaifi^io a loro 
favore : perchè una loggia Intorno al teatro, di quelle 
che in luogo appartato hanno un ordine di seggi, e vi 
era stata dritta già dal popolo romano la statua diPom* 
péo, ^andò abbelU di ioggé e dei teatro ^«er toogd 
Lè^vtàto invitato il seaato a mezzo 1 mese di mar^o, 

nel giorno detto da* Romani Idus Martìw : * talché mo- 
strava propriamente dovervi il destino Cesare condurre 
,pèr esserri dentro morto io reodettà tli Pompeo. Ve* 
mVé odoMito H gfof tio; •roto, eintosi ^tto uoa messa 
spada, che noi sapeva altri che la moglie, uscì fuori. Gli 
altri aduoati in casa di Cassio^ condussero in piazza il 
•gdttM èno. Ohe io quel giorfio vesti la prlmà* toim la 
ioga tirilo. OolAdi eotAtt tatti io iiaella loggia dt Po»- 

' peo, slavano aspettando che Cesare venisse tosto in Se- 
nato : ove per meravigliosa^ poi dopo T opra, fu censi*» 
dèttata^^la cestàoia e iricaMza iti a^iotié di lanto^ po^ 
rioolo. PeMlè, còrno pretori, o^aeiido tasKi òoMmti di 

rendere ragione, non solo ascoltarono mansuetamente 
quelli che ragionarono con essi, e disputarono , eome se 



^ .i^cd by Google 



BWfd. 19 

• • 

seUeiiea etopiMté om bum sefiliraeiilii^ ^lèidentefi 

diligentemente. £ quando uno giudicalo, non volendo 
aUi^Mìe alia sentenza, appettò a Cesare con alte voci e 
pfoliiUttiOfli, Bral» a' aircustiDli f ifolio ditta s CMm 
BéQ ni vieta > e wm ^toMi ft fare quanto eoUMÉa ii 
legge. " 

XV* Ma infra molti casi avvenuti per forluna da 
féter tra^agliarU , il primo e pripc^^ Ai la larihuMsa 
di Catare^ il qaale ooo v^tie i» saoito aer non tarii; 
ritenuto in casa dalia moglie e dagli indovini per al- 
cuni segni non buoni considerali nel sacrifizio. 11 secondo 
yfn, €tid av?icinato:>i alcuno a^^afica, uno de' congiurali/ 
a preMo per la deatra, gli disee: o Casca, tu ni tenestr 
quel segreto edato, ma* Bf«to me V ha detto egli. Dalle 
quali parole spaventalo rimanendo Casca, continuò co- 
.hir; Come facesti ad arricchire si iosto^ che la facci ora 
prooàeolo d'essere edMef fi pieciel oMneni^ fo qoéto 
ohe Mienae 6asea per to4«lMeeaa di quelle parato drtlo^ 
scoprire interamente la congiura. E Pompilio Lena, dopo 
afer sakUati Bruto e Cassie più aiTeltuosainente che 
iK»f solea:^ a detta loro tteK* oreeebio : io prego>gl' Udii 
ohe yi eetadao frarir di oMare a imon tno quanto 
avete nella mente, e vi conforto ad affreltare, perchè il 
disegno vostro non è celato.» E si ritirò lasciandoli iu 
gm sospetto, che non fosso h congiara seeporta. i» 
qiMsto Ttene 4A oasà uno a Bruto adirgli che la nioglìo 
BWriva. l'erchè Porcia appassionata sopra 1 pensiero dei 
futuro, impotente a soffrire si gran travaglio di mente^ 
a.oiaaeEino» stiopito e grido sootito saMava spa^ii»a« 
manto, eomo soglion- *m le rilMiate dal fafm di Bacco, 
e domandava ciascuno di quelli che tornavano di piazza,, 
che facesse Bryto, e là mandava continovamente altri. 
In Uno pM^n n ga nda si il ieaivo> Ir faoan del ooffor non 



74 MOM. 

potè più resìstere , mancò, « languì a un tratto per ira* 
tagtto dell' anima iuvella fin grandi dubUem-; e non 
aye&do agio ad entrare m camera , le sopraTeme, cosi 

come era nel mezzo di casa, uno stìnimento, e certa stu- 
pidità indicibile ; si trastìgurò nel volto o perdè la pa- 
rrta del tutto» Al quale aspetto aisareno tocì di daolo le 
aarrenti, ed aecorrendò i Ticini alia porta, tostò voce si 
aparse, e si disse esser morta. ^ Bruto per questa fama 
divolgata si travagliò^ com' è verisimile ; non lasciò 
però- intatto poblico, e per lo caso ay venato a oasanon 
corse. 

XVl. Era già novella in senato che Cesare s'avvi- 
cinava portato in lettiga , con proposito per tema de' si- 
nistri angarii di non propor niiUa d'importanza in 
sellato, ^a nserbare ad altro tes^o^ iingenA>si in* 
disposto. Air uscir di lettiga, Poml)ilio Lena, colui che 
poco innanzi aveva pregali gl'Iddìi che Bruto conse- 
guisse desiato floe all' impresa cb' avea nel pensiero , 
s' accostò, e discorse a tengo seco, prestanteli moUò .e 
con attensione- l'orecchio. J congiurati (cosi si nomi* 
nino) non discernendo la voce, ma conietturando dalle 
parole sue prima dette , questo parlamento non esser 
abro^cha .la rivelazione della, congim^a « miayennero 
guardandosi in Tito Vm l'altro, mostnndo eMaroinel 
volto non convenirsi aspettare d'esser presi, ma ucci- 
derai da sò stessi. Avendo già.Gassio e alcuni degli altri 
la mano al. pome delle spftde sotto 1 manto. Bruto jris- 
guardando i gesti di Lena esser più da nomo porgente * 
umili preghiere che accuse, non fece parola per esser 
tramezzati fra essi altri non congiurati, ma con la fac- 
cia lieta ricanfortò Caauo. E non gnari dopo, Lepa^èa-^ 

data la destra a Cesare, si ritirò^ mostrando diiaro il 

> . - • 



Digitizeu by C 



BRUTO. - 75 

kuigo pafhM-eam^ amo por «è-e per tfamor suo {n^* 

pio affare. ' • - . • • 

XVII. Essendo adunque il senato entrato in fra 
que' seggio gli aUri Googiurati circondarono U trono di 
Cesare/ coma jm Yoles«ero d* akHm tiliù^ socò intuirt. 
B'si dteeeheCtfftsio , ribollo ÉIP fmaghie - di' TMi|ieo 
la pregò come se avesse sentimento. E Trebonio* alia 
IN»tdy ritirato in disparte Ànfonio , fuor io rit^ne ra- 
gioiMmdo. 11 senato si rizzò aH' entrar di Cesare^ e posto 
che fe a sederei ì eongiuvati ¥ aftemeareiio da^ ogèi 
banda, presentandoli Tullio Cimbro, uno d' essi, a sup- 
pifearto pel fratello bandito, e tutti per lui intercede- 
tano» toccandoli la mano/ baciandoli il petto e '1 cape. 
E rigettando^da prima' tante preghiere, e perehè non 
cessavano importunamente rispingendoli addietro per 
forza/* Tullio con ambe le mani gli tirò giù dalie spalle 
9 iiiaiito,< e Casca il primo postosegH dietro, sgaainai» 
k* spàda, gli diè lèggier ferita net dorso ; e pigliandoli gX 
clsi Cesare e gridando altamente in lingua romana: Scel- 
lerato Casca, che fai? egli in greco chiamò il fratello ai 
soccorso. Già ferito da molti , volgendo intorno lo 
sgaardo, e vofendo urtare i feritori, quando ^ds Bruto 
vibrar la spada nuda per darli un colpo, lasciò la mano 
di Casca, che ancora teneva, e copertasi col manto la 
testa , a' pilori il corpo abbandonò. 1 congiurati ardi* 
tiasimammite intrecciati insieme con motte spade in» . 
tomo a un corpo solo, si ferirono f mi P altro ; talché 
Bruto per aver parte in questa morie ne venne nella 
mano tagliato, e s' empierono «tutti gli altri di sangue. 

* N«ila vita (li Cesare, Voi. iV, gLXVI, si è noUlocbe Plutarco p«r «rrMl 
nonina iinreM (rato AIMfe*. aaèiMii Mila TOI^phK ti iii Acts g i i ii w i l i m 



« XYBL Merio in questa guii» Oem^t Brula pras^* 
tatosi io metzo volle parlare e ritenere i seneiorì gm 
d«r loro — Mtt e;^»à per paura eidier^oo tmtamteiA^ 

a fuggire, ed era alla porta un grand' urtare e lumuUo, 
senza che fussero cacciali od affrettali. Perchè fatta 
a¥eaiM> ièraia deiiber«ùa#edi tm -uecidere alcun altro, 
aM ttttii riobiiiDar»rtft lAttnà.JtoD tratto Mti gl^alirì, 
nel consultare il fatto, stati dt parere d'uccidere ap* 
presso a Cesare Antonio, uomo tirannico, insolente, di 
grande autorità a^pcesao a' aoUaU per liiaga ùHÙglùh 
rità e usaoaa tonata con essi^ è s' aggiagnova aliar 
tura sua superba ^ agli alti pensieri la dignità del coa- 
solato, perchè era allora consolo in compagnia di Cesare. 
Ma Bruto impedì ^ueato consiglio, eol moatrare ]^ìmie^ 
raaiente ebe taaao aito ingiaito, e poi eoa la aporaai» 
cheioseè per oaoglarm; avvegna che non disperasse, 
che essendo Antonio d' ingegno grande , desideroso 
d'onore^ aaiaote di gloria, levato via Cesare, no» 
asvem anoer egti ad anare la litaetà della pairia, ih' 
rèi» dall'eseoapio dfeari atta Yinlà/ail'oaeslo» Per 
sta via salvò Bruto la vita ad Antonio, il quale allora 
per paura^ travestitosi con abito da popolano, si foM^» 
B»al# e' suoi con le mani lorde 4i aaagae andtt'aM ìst 
Campidoglio,' ejnoeirando le spade^nudb, eoafoptarafia 
i cittadini a ripigliare la libertà. In principio ataune 
grida, e scorrimenti seguili per sorte dopo al caao« 
crelibero il tumiiUo: aka quando non si vidoaUra mefley 

1 D« que«lu puQto si ctmiiM^i» • vedere i inutilità delti oongiara. H 
éUdi (dice il MoBtMqnieu) tiUenmi impottible qw la république pùt se ri' 
uiiir, fu'U «irrita C0 qu'on n*t»aii jamak «wór» «m , qu'il n'y tul plut 

' 11 M«B(e»qiii«u ^00] Aprii Vaeiión faite, ili ttreUrèrénfo» Cih 
pUóle: le tinat ne i^Mtémbla pmt; eiy le Undenutin^ Lipiém, qki dm^ 



Digili^cu by Ljcjv.'^^h^ 



T7 



uè iaocbeggiarftir ie cèèb, I senatori e molti de' popeiiiii 
Mimmti iimitaMio sfm là CtmgUniglio, IMbè 

s^la moltittidìne assembrata fece per aggradirsela parlai 
meolo,e per giustificarsi del fatto. Onde commendan- 
doli luOi, e gridando obe scead6s«efo, pigliaroM éieè- 
kff« ta ptazai «iovfflà, sogvitaode gli flMri wpfinm»^, % 
bruto, in mezzo a moHi de' più ilhfótri MnafoH , hmIUI 
splendidamenie fu di Campidoglio per la piazza accom- 
pagnato e condotto in ringhiera nel luogo detto Rofitra. 
H fòpoto atoor che misto é* ogni spino éi gioto^ o di* 
•posto In ^stihO fftr tnnieillo*, se bo-tìMoo per riw> 
ronza della persona, c con modestia e silenzio aspettando 
fllaYOno le sao parole; e venato -o parlare, tutti gii pro^ 
oinrooo paiolo «dionta; pskMirwo noAdimoiio aoa oo* 
sore il Mio a intli- piaciuto; o^qnaiido GtMo coni»» ■ 
dando a favellare biasimò Cesare, scoppiando di sde- 
gno non si contennero dal dirgli villanie , talché i con* 
gloriti la GMBfMdogllo oi rieomroiiO/O^o diil»itaodo 
d'^esom Bralo MOdkrto^ fMiaodò abolii dé'miglioH 
cittadini seco la&sù montati, non ìgtimando esser giusto 
die i non partecipoAti dot faito soUetUrossero con essi 
•el pericolo/ 

^ XIX. Non poHaiKo assomlmlom il gloiM segnoirto 
il senato nel tempio della Dea Terra, nel proporre An* 
Ionio ^ Fianco e Cicerone che si condennassero a per- ' 
patua oblivione li fotti segaiii> o si MaMteso geoeral 
ooMordsa , m riaolTè aon o^tenenlo d*'asodlvore i oon» 
giurati, ma ohe i consoli deliberassero ancora i modi 
(ki onorargli. E conchiuse queste proposte, V adunanza 
sìiicensùò. Maoda^to che ebbe Antonio il tlgliniiio io Casi* 
pidpglio por oataggio. Brolo o' sóoi scèoafo , laomi 
confasamenie saluti e abbracciamenti fra tutti , Anto- 
nio ricevette Cassio a convito, Lepido menò Antonio^ 
e gli altri per modo^sioiiia^ oaaoodo «bo^ c ia ae ttB o con 



Digiti 



78 swn. 

raUro amicizia o doiaeslicbem aveva. Ritornati, al mr- 
§»àdl 9QiB^,m^ MVnMtfl gioniio i sfMtori. a eooNglio, 
IffittuernMififo wù atte laudi fa MeraCo* Anfooio éàr 

r avere estinte le faville di guerra civile; seguitarono 
appresso le laudi di Bruto e de' compagni presenti ; in 
fiee ai ^bfl^aico&o. i- gaTeroi rìs<)lvefide di dare la 
Caiidia a Bruto, 'l'AIKca a Gasiio, T Aska TretMNUo^ 
la Biiiaia a CimijiO^ e a qucU' altro Bruto la Gallia in- 
torao a Po. * • 

^ : XX. Dopa qoeaio, caduti a ragionare del testa* 
SMto di Uaiafe e del .aeppeiltrlo, votoodo Aotooie.eto 
si leggesse in pubiico, e si desse al corpo sepoltura 
onorala e non ascosamente per non innasprire il po- 
polo, Gai»io loFie s' oppose, e Bruto cedeito e aceoB- 
santl, BfepaUraiìdo di fore ja, questo «a. Mcondo er» 
Fore oltre al prifiió di rapiarmare ad Aiitmie la vita, 
di che era biasimato , per aver afforzato un grave ni- 
Eùco iavincibile, alia loro congiura; e Tacconsentire cka 
ai ftw cai er i' eie^e aalmido die ToUe AMottio»%fa cfe-, 
giofie di perder tolto. Perchè leggm^doai prfanieraBiieBte 
nel testamento che lasciava a ciascun cittadino settanta- 
aiaqae dracme per testa^ e' giardini di Trastevere al 
feprio Fonatto, av'èal pre>epteilto«pifl.deèla Foriuaa^ 
risvegliò nel petto^ dii 4aM . mare viglìeia tfeaoM • 
desiderio del morto principe. Dipoi nel portarsi il corpo 
per mezzo la piaua, avendo preso Antonia a lodarlo se- 
condo '1 roilmie cw ^^miofle-feAeialei a v^edeado la 
MiUtttdiae eoauBoasa daHe^ue parole, si riTOtee a jjto* 
star compassione, e preso il manto di Cesare insaogai- 
nato, lo spi^ò additando i fori e Igrao numero de'co^ii» 
Al quale abietto, iosoé lutto m coufuiìoae/ alcuoi grì* 
dando doversi uccidere i micidiali; altri, nel moderdie 
feeer prima neir onoranza funerale deUedizioso Clodio^* 

* 



DigitizeS'by Google 



strapp^do par forza i ìmcìn e tavoleU deiie botteghe, 
e fattane massa» driiaaropo diissitta'Calasla) ed alsatovt 
sopra il morto nei mezzo di molti luoghi sacrati, mvio* 
labili e saolifìcati, l'abbruciarono. Accesa la lìamma, 
gli uAi di qua e gii aUri di ìk, traendone tizzoni mezzi 
accesi, xijorsefo atte case degli aedsori per aMùnieiailer 
ma essi ben provveduti prima, rispinsero il pericote. 
Ebbevi un poeta ^ Cinna , che nella congiura non ebbe 
parte,. anzi efa stato amico di Cesare, il quale pareo* 
doii ia segao d'essere slato invitalo da Gmare» aiwfa 
disdetto; ma infine presolo per mano lo condusse ia 
luogo ampio e tenebroso , e gli andava dietro mal vo- 
lentieri tutto spaventato. Questo sogno gli diedein quella 
]M>tte la fìsbtm^ noiidimeiioiseteb^ 
ii&a l'esequie , ebbe vergogna a noa trovanrbi, aiMift 
fuori e si mise fra 'l popolo di già innasprito. Veduto, 
chiamato per noma e creduto non esser quei Ciana che era^ 
aia vi' altro ohei con pobbliea ^<Mria avea non ba gnofi 
biasisiato Cesare, fu snembrato ineoMiaeate dal popolo^ 
XXI. Del qual caso più che d'altro temendo Bruto* 
dopo alla mutazione d' Antonio, si ritirarono fuori delia 
Gìttà^ e da: principia ]lo^prnarofift in Amie per tòmare 
a Roma, attentata che ùme e «mmoraata Fira> come 
speravano dover tosto avvenire, considerando muoversi 
il popolo inconsideratamente e per cagione leggieri ; e . 
Gte a tor ^voroera il senato , il quale, senaa tener conto 
defU tqaeiBbralofr di Cinna/ faceva ricerea e . procaccio 

* L'Aiiriaoi lesse, cuiio edizioni , Rtvva^ ooiyjrtxp^ d^iìp. Lu Xilan- 
^ro legge iairece mXxrinQi e traduce : vtr MHt poi tnmw in eivitale di''' 
gniléU$, Fa fuetti G. Elvio CÌaot , (nb«M Mia plebe , SMaona ap ptriMa 
aa Diaaa ,il», mV , te ia»} U àn^M» t 9é «MH^ il, a 4a V» 
larìo Massimo, IX , 9. . 

' 11 greco ha Jst^avrcf oi Trepi ^pnrov che potrebbe tradursi temendo 
i compagni di Bruto ; maké è a 4ira «ba ▲^riioi aMNa lngiiU nella • ' 



Digitized by Coogle 



00 Muto. 

aver in mano quelli che erano andati per abbruciar 
te OM. S. '1. popolo aoaoiaio dall' aaaaiuU autorità 
flii» i era qiiMi preia AiitODk|, .oomo sé fune mùam», 
desiderava Bruto; e aspettava che venisse a celebrare 

• i giuoclii secondo V obbligo della sua pretura. Ma accor- 
gMAdoù cbe molti di quelli» i quaU aiiiitattdo sotto Ce* 
iamvfmao da lui rioeYiUi farpeiii e gorami di aittà, 
insidiosamente cercavano d' ucciderlo, ed entravano ap- 
poco appoco in Roma, non ardì di tornare; ma '1 popolo 
laftià in ogai modo delta vista degli s^ffUtMtAi, i quali 
la sua aaa^iza.farQAO aeiM ri^ianM di àfiesa lololt» 
magnifìcamecile. e rarameoie catebratl. Perchè avendo 
comprate moltissime fiere, non volle che se ne donasse 
o lasciasse pur una, ma servisser tutte a'dDetii del po- 
pofo# £ audò in pmona a. It^apoU a. trattale epD n^tji . 
giocoktorì e artefici di Bacco: scrisse agli amici a pro- 
posilo d'un certo Canuzio, molto famoso ne' teatri in 
fuei tempo , che facessero ogni sformo di eoodurlo con 
periBasioaiy perehè ood eooTeMv^. forme aloiiM di 
naEiooe greea. Seriale a Cioerooe parimeute che^ come 
chefusse, facesse opra di Irovarvisi. 

. XXn. In tale jstato degU affari di Roma, nasce altra 
ttBtatooe all'arrìTO del^uo^eUoCiQaare/ il quate figliuolo 
Ma mpote,- averatdr figUoolo adottato e loaeiali> erode, 

, e soggiornava in Apollonia studiando quando fu morto 
Cesare, là attendendolo deliberato di Bkxmer guerra 
a' Parti. Va .eeotito il caso, tornò a Rctna; e peroojuiQ* 
eiare a pigliar la grazia del popolo, preso il nóme di 
Cesare, distribuì a' cittadini l'argento secondo 'l testa- 
mento del padre^ ravviluppando a un tempo me^e^imo 
Autouio dentr4^ a qualehe sediBiooo^ a con dar deaarì ' 
raocoise e adunò molti di qùelli che militato areano 

' Oltavio , detto poi Cesare Augosto. 

* iMfoandQii in ertdito $opra ad Amtomo, «m» daréemri* «e. (C.) 



Digiii<iL.a oy Google 



BrvUTO. 81 

sMe QvAiùi. QaaBdor poi Ciocnrone^ per odio immortale 

^ portava ad Antonio, pigliò la protezione del novello 
Cesare,* Bruto nel riprese agramente, scrivendoli che 
laoAtrava non avere in odio il signore, ma paura d'un 
8](iìore -che ma) gli voleva, e che i suoi irattanenti nelìà 
repidMioa diisostraTéno indineziofie d! piegare il oeiio 
a servitù umana e graziosa. E qnando scriveva, o di- 
ceva Gicerone che Cesare era di benigna natura e di 
umana» rispondeva : I nostri antecessori non soffriron 
mai signori per mansiteii e ' benigni che fossero. In 
quanto a sè diceva non aver ben fermo in suo cuore, 
se voleva guerra o pace in quesio tempo; aver nondi- 
4iieno risoluto questo» di. non servire giammai; e mara* 
vigliatasi dì Gicerone, che avesse paura d' una guerra . 
civile pericolosa, e non temesse la pace infame e ignomi- 
niosa, e per guiderdone dell'abballuta tirannia d'Antonio 
domandasse che si stabilisse tiranno il giovane Cesare, 
XXDL Tali furono le prime lettere scritte a Cice* 
rene da Bruto. Manifesta essendo già la divisione, e 
traendo una parte a Cesare, l' altra ad Antonio, venali 
eran diventati gli, eserciti, andando quasi che air incanto 
à chi più offeriva: onde Bruto, disperando pmaì del ben 
essere della patria, deliberò d'abbandonar i'Italia, e per 
terra traversando la Lucania andò alla città d'Elea* posta 
sopra 1 mare: ove essendo Porcia in atto di partenza 
per venire a Roma , si sforzava di celare il suo grave 
dolore; ma una pittura svelò 1 suol pensieri, essendo 
slata sempre in ogni altra azione di generoso cuoce. . 

* Reco tn que<!to proposito le parole del Mnnlesquiou : Cicéron, pour 
perdre Anloine ion ennemi parlìculier , avait pris le mauvait parti de 
travailter à l'èlévaiion d'Oclave; et au lieu de chercher à [aire oublier 
Cótarau peuple, il U lui avaii remÌM detant Ui yeux, Octave te conduitit 
«M0 Cieéfm m k0mm» kaHte: Il /« /falta, U hm , U mmmIi», el 
ploya tùfu Iti urUfie$9 dotU te «Mllé ééfBimtiU* 

Gli Mtoii lalM ikM^l^uU. V««|MÌ Gie., l'Mf^i. , I, 4. 

rtuTAieo. — 6. • % 

•è • 



Digitized by Google 



91 BMft. 

Srt la {Ottura pr^ea dab slorìa greca: Etlare erbacea» 
yaBWtftè da AaÉraaawa, la quale^eat fliKiirto i» feneaio 

liso guardala il marito. La somiglianza di questa tsi-* 
vola con la passione di lei Hquefece Porcia ir) lagrimev 
tempiale per piè-fiata tornando il giorno a questa iMttaca, 
fiM(ttfa. iìfMmmàn. E AciK» annioa 4i Brat» |^ fa- 
citò qoMti tersi^ ideiti appresso Omero da Andromaca 
ad EUore : * 

Euor , tu pair« e madre veneranda , ' \ ' 

Tu ben Mi sei tratelio e tu. ouuriuiu 

Sorviaa Brata 6 diate: Han poeao gii ftri^ io àBoma la 

risjpKìsta d' £Uore alla moglie, 

lugm mneggiaf l» td» e*Hlae* . 

Non le concede natura tal forza corporale che faccia alti 
di ralore come noi, ma l'animo ha si generoso, che non 
meo Tirtoosamente cbe nol^ adoperà in difesa, della pa* 
tria. Questo scrisse nella soia storia Bibulo/ della stessa 
Porcia figliuolo. 

XXIV. Quindi Bruto navigò ad Alene, ove accolto 
dal popolo ben Tolentieri con publicbe lodi e onorati 
decreti, aHoggiò in casa un amico. E nell'andare a san» 
tire Teomnesto accademico e Cratippo peripatetico, e 
nel ragionar con essi di filosofìa, pareva a tutti che non 
avesse altra occupazione, e studiasse: ma egli senza 
dar sospetto faceva le proTTisioni della guèrra. Perciò- 
cbè mandò in Macedonia Erostrato per tirare a sè le 
genti da guerra che v'erano; ed accoglieva e tratteneva 
i giovani Romani che v' erano a studio, in fra' quali fu 
il figbuolo di Cicerone lodato da lui singolarmente^ di- 
cendodieo vegghiasse, o sognasse dormendo ammirava 
la generosità dell'animo e Tedio che aveva centra' ti^ 

« IXifl^. VI. ^ 

* E tela t rócM, ed tUU«»uUe tMp«rffw (C^ 



BftUVÒb , 



ranni. Ma cominciando poi a meliber m^m palesemente 
agli ndhn^ « gentóndo Tea ir dT Km na^i rottaa» om 
ntenéte, eA «rrlcliiftrsi il OifiiiMo d* esse, nètto frct<^ 
ZÌ090 e suo conoscente, gli andò incorKm^ alla città di 
Garfsito, e con buone parole lo persuase a metlergli in 
mane qttesti vasdH» Oode^ gli lece sptendidtssii)^ riceià* 
BMUfa, esaudì» per sone^ gwnio di) ave oaMew ?e»< 
nnti per tanto a bere, beTrero idta Tìttoria di Bmrto m 
alla libertà de' Romani. E Broto per riny^orir loro 
r animo domandò nn bicdmr maggioDe, e preselo^ seii< 
z' dtft> appiece # cccasieiie qoMo Teraer pm vÉi^ 

Fiero destino, e 1 figlio di Laton^ 
ÌToocIse.* 

Oltm a qnest», rùeoiiiaMi che mH' esdr rtT aMM Mi« 

taglia ne' campi Filippi, diede per motto a' soldati Apollo. 
E però questa sua esclamazione ripongono alcuni per 
pronostico delia sveatara succedutali. 

XIV. Fstie cpifisie, Aatiatie gK mìee ki matta ciò» 
qaeeentòmila dracme deHa meoela ohe cehdiKeTa te> 
Italia; e tutti i soldati di Pompeo sparai ancora per la 
Tessaglia vennero a hii volentieri; e tolse cinqu^ceole 
cavalieri a Cima, i quali 9t Bolabella ki Asia guidala; 
Parvemitó dopo aRs ettlà Distteffiade/ ebbe in sue poteM 
molf armi che si portavano ad Antonio, ed erano state 
fabbricate da Giulio Cesare per far la guerra a' Partii 
E quando Ortensio, pretore in Macedonia, gli av^a messo , 
in mano qaeHa próvfecìa, e st erand i re e principi (At* 
ronvicini uniti e seco congiunti, ebbe novella che Gaio 

. * Soo« ^|Mllt fttno Onero te wl rt | n. pMnl» èi FaltteUb fhh» Brato 
volle illoder con ette alle morte di Cesare : e far crédute wtààé^ 

dolo non facesse che adempiere il dettieo di Ini e il volere de' Numi: me fK 
cveoti furon poi tali eli' esse parvero un preaafio deifai a^ite Mtpcflpria. 
s Vedi Ikmetri^, Vek V, { 



Dicj 



Si 



B^UTO 



fratello di AnUHtto, tmtemlo il mare, Teniva tetanido 
contra le forse ^ che areva GaMno in Epidamno * e Apol- 
lonia. Volendo Bruto anticipare e prevenirlo, fatti in- 
contanente muovere que' pochi die avea a^esso^preae 
il y iaggio per taoghi aspri, sempre ooa la ÌMi?e adteaQ» 
e trapassò- ben (Aire Innàozi aHa salmeria e-Hifilatfmi 
che portavano il desinare. Avvicinatosi per tanto ad Epi- 
damno^ per Io travaso e per io fredda la soprapreso 
dalla balimia, detta da noi fsoiie cuiioa^ la quale^iafer- 
mità stuoie ayretiire princìpabnente agli wmini e alle 
giumente quando per gran nevaio durano fatica ; o sia 
pereh^pe^ V eccesso del freddo e rassodamento delcorpo,^ 
ristretto dentro tutto il calore naturale, consuma a un 

. tratto il nutrimento, o che acuto e sottile vapore uscito 
della neve, quando si disfà, incida il corpo ed estingua 
il calore, mentre per le invisibili fessure esce fuori: 
perchè mosU^a che '1 caler naturale, apento dal fregio 
che incontra air usdr fàori ndia superfieie del corpo , 
sia cagione del sudore che sopravveniva loro. Di che 
altrove più a lungo disputato si è. ^ 

l^XVL Essendo adunque a Bruto venuto «no s^i- 
Olente, e non avendo die darti da mangiare nell! eser- 
cito, furono i suoi costretii a ricorrere a'nimid: e 

. venuti alle porte, domandarono del pane alle guardie, 
l nimici, sentito,^ l'accidente, di Bruto, vennero perso- 
mlmente a portargli da mangiare e da bere^per la qua! 
cagione Bruto, poi quando presela città, usò cortèsia 
non solo ad essi, ma a tutfi gli altri ancora per amor 
d'essi/ Gaio Antonio, appressatosi ad Apollonia, comandò 

' Per eongiungerti con le fomu te. (C.) 

« Dirrachio. (A.) ,w 

* Nel Kbro setto delle pUpuU conviva/** - 

* UfeuMytmHh ee. (C.) 

* Ad €tu guardie , ma a iMft gU offri «wor* per mtrÉ^méé, (C.) 



Digitized by Coogle 



fatarti). 

^'adkMi ivi vicini* che^ vanisAero t kii; su ; aooortd$i 
^rirHInarvano »firalo, e a Bruto preslavMo da ybA- 

taggio gli abilanli d'Apollonia ugni aiuto, abbandonò la 
città, incamminandosi verso Bulroio, e per viaggio perdè 
prìHiieranMDle tra e<MqNigiiie €kd f arouo dalie geùti di 
Bruto .tagNale. Di poi adendo preso a fliorsare certi 
luoghi, occupali prima da'nimici intorno a Billis, e ve- 
nuto alle mani con Cicerone il giovane, rimase vinto: 
del qual Cicerone- come di capitano si serviva Bruto, 
6 molto Mie prove utoiiò a Ubo con l'opera sua; Areodo 
poi'Bralo aoprappreeo Gaio io- luoghi paludosi eon le 
genti sparle, non volle assaltarlo , ma che i' accerchias- 
sero eon la cavalleria e lo rispiarmassero, perchè fi» 
pooo sarieDO de* loro, cotte atTeiiae. Inq^iocdiè rda- 
derono se stessi col* eapitaso, con aocreseimeiito della 
potenza di Bruto. Egli onorò questo Gaio lungo tempo, 
e non gii levò mai V insegne della maggioranza^ aucor- 
obè molti, oltre a Cicerone, gli scrìvessero- da Rooia^e 
ecmiaodàsséro cbe i* làcesse morire. Ha incominciato 
poi che ebbe a trattar segretamente co' capitani di far 
novità, messolo sopra una nave, lo fece guardare. Ora, 
essendosi i soldati smossi da Gaio a ribellione, ritirati 
io ApoNooìa, ddàmarono là Bruto, ed egli rispose non 
esser costume de' Romani ; ma più tosto che venissero 
essi al lor capitano a placare V ira conceputa degna- 
mento per lo fallo commesso; ed essi Tenuti, pregando 
ottennero il perdono. * . - 

XX VII* BaseDdo in atto di partenza per l'Asia, yenoe 
novella della mutazione succeduta in Roma: perchè il no* 
veUo Cesare era stato afforzato dal senato centra ad An>. 
4onio, ed egli, cacciatolo d' Italia, già era tremendo > e 
fBM>e?a procaccio d- avere il coiisolato centra le leggi ; e 
nutriva grande esercito, senza che la città n' avesse 
bisogno. Ma scorgendone il senato mai contento aver 



Digiti^ 



•6 



pur la mira de' suoi pensieri a Bruto^ che d' Italia era 
{acri, e decretarli e stabilirli goverai di ;[^ovi»eie , te- 

4i poi, aesewhttCeìe wirt 4ifiMM«Qactteieralì/<eM- 

solo si fece eleggere, non essendo ormai molto giova- 
oetlo/ ma di veuii anoi , come lasciò egli scritto oe'suoi 
•oommeatarii. JE l^a le j^ime ui/m ioéiriMd pm^m 
ùtimtotlà coQira Bmto^ e'jeMgtaiiitt far iMrtò 
tt primo vMBt) di Roma Belle -supreme digniti ooUoqato, 
senza chiamarlo io giudizio: e Bruto accusar fece da 
Lueio Cornificio, e Cassio da Marco Àgrippa. E lure^oo 
mUmnMì im ooMoiatiii ver fac^ ote fa fM» «Tgui- 
tfei Mal 9iaiioiMr IMeeai «te f w ri dQ ihìawndi», 
secondo '1 costume, daUa cattedra Bruto a comparire 
a un giorno determinato, il popolo sospirò maoilesta- 
mutl/à, e' senatori migliori abbassaroa la testa seo^ Ha* 
«aliare ; e di fiA PoUio SiiiiQio^ ' pc»pb^ wdttip la- 
;gtiiMre, poao di^o uno de'cendamìalla iMclaaeBa 
proscrizione. Dopo que&lo seguì l' accordo de' Ire, Cesare, 
Antonio e Lepido , i quali, partite In fra sè le i^oviiìcie 
dall' iiaperio romano, notaroao a «(MHÌMUiiai#i¥> a«l^ 
iitoB doganti) oiliMSai, a Giaaf^ ^ 

XKVBI. Par te quali oe?ella Bmla, qua^i costretto, 
scrisse ad Ortensio che uccidesse Gaio Antooio in ven- 
dalla dell'altra^ Orato e (ti Cicaroae, ^mieot'uoo, ai'aitro 
faaeiita. Epir iiaaala eagtoaa Mawa Aotania poi» WWd^ 
Dèlia Vittoria acquistata ne' campi tìlipj^ eliba iOraMV) 
Ortensio, sopra '1 sepolcro del fratello scannare lo fece. 
Ma Bruto disse vergognarsi più della cagione per cui 
era Cicerone stato storto^ cbe daterai dei caso ; e t»asiffl^ 
«li aaiiai di Bama cba aalei^aao aavyiife i^*p«r kr 

* Cioè, non e$ttndo per anco motto innanti neìV età giovati^ \C.) 

* Altri if^fiiVA i^iUtii QmM If oIùuml JSÌ€éèi$ (l^9mti$^ 



Digiiized by 



Mie. #9 

aolpa cl^ per valore de' tiranni; ed aveano il cuor si 
véla, 4^ sofirivABO 4i veitef e om gli 4»octii (pi«gli atti 
fito ìoa pnQBi dii^uwite «Mtfsi ad aMolMè. Mh 
pMlo^AÉHifM In Aite cìh rMVcito «Mi fori» « « 

fran some, adonava in Bitinia e intorno a Cizico mi- 
meroso siu^o di navi; e con le genti in terra andava a 
lenaare Ì6 eittà, e. irauare oo* prtocipi; e mandò mi 
Ammi ^ Qmmm fer .^dMoKierìo, dÉtTai^^ Srìm; 
Mi rtqMw i lw ll i c l w un ^jt^aao per to nmid» emaiè ^ 
a fme d' acquistare imperio, ma di rendere aUa patria 
la libertà, e la massa degli eserciti si faceta a dislm- 
zione de' tiraoBi^ e lèri&o l»Mieft fmlo fMUHM^ 
A^mm mmf»ni MtMaM, «uri aTMtersi j^à Me 
di mir quindi al soccorso de'cittadiBi suoi. Avendo 
uèbidito Cassio col tornare indietro. Brolo gli andò in- 
eoolro, e si trovarono iasieme a Smtma ia prliaa vaita 
4a si fMrtirono èri porlo Pireo, Titto per andare 
ài: Ante, la Meoodoote f alliro. EhtMUO'craii eeideoto, 
eonfìdenza presero degli eserciti che si videro appresso, 
ricordandosi delia lor fuga d'Italia, onde partirono come 
lùlifiiitti teadiii seoEa denari, senz'armi» aeii2a')ioa4Uk^ 
Mao un aift floidirio « città oiie eteiae jer taro: Il 
Aave, dopa aob twifo tempo ^ rUnmroDo inslètto-eoi 
armate, con fanteiia e cavalleria e denaii da poter con 
iMiOfìa speranza combattere per V imperio romano. 

v lQLÙL ¥ole»a CasMO iire aUptsttajato d'ooore al 
nompìgai^^wnta ÉeTìee?ev&; ma Bruto H pmaMM 
aadaadn il più deHe v^oltè a treyar'kii di maggiore tti> 
e meo disposto di sè a portare le fatiche; e si credeva 
Claasio eseep fiero captane , ma coUerào, e da voler 
foittnonor fili >aol iànim dm col Iv^iemam: laa era 
tropp» lAeite OQB 1^ aiaieh oomftaeadeei 
e di motteggiare. Ma Bruto raccontano essere stato 
me' Yotuto daik moltitudine per ia sua virtù, amalo da- 



Digitized by Google 



gli amici, aiumìralo da' migliori, non odialo da alcuno, 
ned eziandio dagli stessi nimici, perchè usava singolare 
juiansuetudioe e magoaniuiilà ; e doro coatra Vìn, 
conb» 1 piacere e raTarim^ drilta BmteDefa'la iBenla 
vèr Venesto e '1 giusto senza piegar ntt E qneala ava 
volontà conosciuta da tulli > grandissimo momento por- 
Uva alla benevolenza, alla gloria. Perciìè non si sarìa 
aoiai sperato che qufel gran Poinpeo> ae areeae abballilo 
Ceisare» avea$e aoUomeiaa gfaa poleiitar atta len*; 
anzi aria a sè ritenuta la maggioranza eoft tMolo A 
consolo, 0 di dittatore, od altro magistrato più modesto 
per gradirsi il popolo. Ma di Cassio, uomo violento, ira- 
condo^ che «pesae fiale traviò dal giuste par la tmcia 
del guadagoo, si credeva per tatti che gaerreggiaase, 
ed errando fra colanti rischi andasse, più per acquistare 
a se stesso imperio, che a' cittadini libertà. Perchè infra 
le azioni più aoUcbe di queste^ aocora Giona, fifario e 
Carbone, si proposero per premio e preda la patria;, e 
poco III0DO che apertamente cenièsaaTatio-él cimbattere 
per farsene tiranni. Ma nò i nimici stessi rimprovera- 
ron mai una colai mutazione a Bruto. Anzi sentiron 
molti dire ad Aiitonio, che credeva Bruto solo fra' con- 
ginrali eiidrsi mosso ad' impiM perchè la sUoié k sè 
opra illustre ed «aerata; e gli altri tatti per odio o 
per invidia. Onde Bruto , per quanto si trae dalle scrit- 
^ ture di lui, uoo tan.to si confidava nella potenza degli 
eserciti « quanto, nella propria virtù: e scrivendo^ ad At- 
tico, quando era già. vicino l'oHiino risebio, disse gii 
affari suoi essere di fortuna in bellissimo grado : se 
rimarrò vittorioso, francherò il popolo romano , se mor- 
tOv libererò me stesiM) dalla servitù; ed essendo in ai-^ 
curo e in ccMTteis^il restante degli afiari miei» «npulo 
solo In dubbio mi resta, se noi vivremo o. morremo 
in libertà. K disse di più, che Marco Antonio riceveva 



. . y Google 



. wmno. 



pena degna della sua stoltizia, il quale potendo essere 
rigistrato ioAra'^Brttti, Gassii e CalOB^, si era uuiio 
*c»ii Gtuvio, èpfteno a coi altro non era cba un' a|h 
gittffta; e se pur non raalarà Tinlo di pratame in a«a 
compagnia, ara non guari dopo a combalter seco. B 
4)ao parve che fusse vera profezia. 

XXX. Allora domandò a Cassio parte de' denari, ctie 
auUti in ^ima a^aa ri6éoki> $igm tk^ abte i suoi 
nel Mbrioar tante nafi élM bastavanò a tenere toMo-il 
mare di dentro a lor suggczione ; ma non volevano gli 
amici che gUmie desse, dicendo: Non è giusto die la 
mcsaa^Mi' argenta fatta da te col rispiarmo^ e raeeeMa 
ceiiiispiaetr de' sodditi, senra aRnrio per km grato M 
popolo, e per largheggiare co' soldati. Nondimeiio gliene 
concesse la terza parte di tulla la somma. E di nuovo 
dtj^rtiti dal medesimo iiu)go, andò ciascuno alle sue 
{wortieoiari imprese. Cassie i»rese Rodi, e non naè bete 
la littoria, pérehè sàlataco*' nell' entrare col none^éi 
re e di signore, rispose: Io re non sono, nè signore, 
ma uccisore e gastigalore del signore e del re. Bruto 
domaodd a' Licii danari e gente ; ina adendo Mancrate, 
sediiieeo aratore, persuase le eittà a. ribellane, e ad 
awcnpare certi coQi per impedire il passo. Bruto mandò 
contra essi suoi cavalieri, che gli colsero sprovveduti 
a desinare, e n' uccisero ben secento. Prese di poi a^ 
mnelefre e casieMa, tntte le. rilasciò seasa riacatto a 
fine d' todarre a sé per amore la nasione tetta. Ma tanta 
erano contumaci, che per li danni s' adiravano , e la 
bontà e umanità di lui dispregiavano, infine a che non 
rincbiuse i più beliieosi deUa Licia nella città di Xanto, 
. aaaediaiuloveli entro: ma foggendo a nuoto lira le due 
•aeque del inme che bagna le mura, rtaaneTan presi da 
reti dislese al guado nel fondo, le quali con sonagli ap* 



Digitizca by Coogle 



Mino. 



piccali aelle parli estreme davao segno quando vi s' io- 
irigavano. Venoero poi di Qotle a corsa a metter fuoco 
«a cerio macchioe, e* ikimaitt Aaoioatoo scoiatigli fk 
iAipalciai0M éBBiro att* nm, alto Qiilà é'wpgfmlà 
Wuum f» lo imk^ o o a c w it a , e qBAaài ali» aaaa vici- 
ne. Perchè temendo Bruto d' incendio nella terra, co* 
jnandò che si spegnesse, e si soccorresse. 

tm. iVItorti fnrtwì miMit i làthi tfifamfnft a iiNli 
Èftmétm, dia Ma si potria aje^nhnaniawdMffifiare^aft 
jo^giio agguagliare che a furioso desio di marte. TMi, 
liberi e servì, co' figliuoli e donne» dì ogni età, saetita- 
«iMKddUe mm^ i nìnùci corsi a spcignar ia fiamma, e 

jajÉMWf a aUtiiaieato, porgond^qiuiMtM^aaiad» ^ 

fuoco per accrescerlo e nutrirlo per tutte le vie. Quando 
la tìamma sorvolante sparsa per tutta Ja città levò grande 
Sfilar dorè. Bruto, coomuMa» a pìatà, iacavalcò in gòrodi 
•lori aoQ foWsàà M aacaorcaria ;-frprOpiaatlenéa.ia wmt 
ai^ ItetM^ gli aoppyaava cha pmkMBsan»alla patvi», e 
si salvassero. Ma ciò era niente: niuno V ascolLava, erano 
tutti intenti aila loro rovina, non solo gli uomiiù e le 
doaoe, mè i fiacoli-iaiiaiiiltoui «eoi» eoa ate^atoda 
e km laoMita^aii aattaaraaa «Ma flAlDÉia;alttt ai fMii» 
'Tano daHe mura a romyieoilo; altri porgevano la gola 
4iuda alle spade de* padri, pregando che gli uccidessero. 
£<9Mttdo fu ar sa>]a<iiÀUà^ fu veduta una donna impiccata 
<ao «a fi gim a ^> jfÉagtoìf 01^ atte di 

aaalta»Éwao aH» oaaa^m la lòraìa aoeoai^ IMiam «lu- 
strare a Bruto q^uesto tragico spettacolo, ma noi suste- 
nei>do di vedere , per pietà ne lagrimò ; e fece bandire 
itf apalda cbo darebbe $remio^ a qaalttaqae siaiUaiie ^I- 
«r p at ciM? m Udo; «a ai faaaaala, aairtaipiqainta: «li 
aa^ere àvaiiiatidlmtaiOTiiia,<MMiii»f^l^iiaM 
ser salvati. Gli Xantii adunque, dopo Iuimi^ vmj^ cpm^ 



Digitized by Google 



piuta la rivoluzione della fatale loro distruzione, rinnovci- 
* iarpiio cou lemerarla ardire ia lorUifia degli anleeesscMri, 
ifRiiii per smM aiaiiHr%dala al tmmìnftÈ^mikè 

XXXH. VeggenOo per (Mio BraK^ la città de'Piatarei 

far resisteQza, temeva e ^ubitaya a darie assalèa par 
jpauracbe immi veaisaero a simile di8|Maa»eoe: e però 
mmi^M^ ,m$m tnìmm émmù ^ìè^b, ìò fimmàà 

til uomini, raccoElando Bruto essere uomo conlinentissi- 
mo egiiì«5iissiiiio, gì' indussero a cedere e renderli la città. 
£ da caute esempio amiti itgU aMri tulli feGovo ii somi- 

^mtn, teMuloatosiiafBMroMM 
:«pMnMrrawiaii trovato ImmÌm. e dnÉealew' 

quando Cassio nel medesimo tempo costringeva per forza 
i Rodii a portarli q«ant* oro ed argento possedeva in pri- 
vato OttHcuM iiobe arrìTò aUa aamiiia4'.^Q miia laias* 
l^t • MuìeàmmiM pik li cmwMi «•«•uMtanM^atoi 
oioqucieeQto, rwass^^af UeM atlaaieiite cesio cinquanta 
Maialiti, aeóea danneggiarli in altro si parti d* Jonia. * 
ZXXilL Egli teca aiioimmaitoazi(mide|^ mema- 

prtto 1 €olp6Ttili ;'«Hi mmMmÉBfé^ iiMim ^Mtotego, 

di cui egli stesso e' Romani migliori molto si compia- 
cquero. Quando Pompeo Magno, vinto da Giulio Cesare, 
perdè la granpoteoza ch'av>ea«iri£iig|i>jQ£§iitoaikàUà 
di Miiiiiots e'«WMton iM m Mcor eiaimatto> «aoafi 
oMi^«Biiai'»'oiQÌMi([lia>» Atera dIapàiCiret fararò ad lA* 
coni di riceverlo bea latto, ad altri di cacciarlo d'Egitto, 
Un certo Teodoto Ghio, maestro in rettorica, insegnava 
prauolato al re» e per mancanaa. di miglio]: consjgli^d . 

, * Ed «a ^§m loro wptmmU ir è mnm èmi $m • 9 l m ml$» (C«) 

• Alia volta dell' ionia. (C.) 

* Si neH'owwrare i merikvoli ^ e si nei ^aiiiptré i §oiftn$Ìi. (C.) 



Digitized by Google 



^ . umto. 

chiamato a qaest:a 6(mn\ia, disse errare cosi quelli che 
volevano rilenersi Pompeo, come gli allri ciie consiglia- 
vaiioalas^i^rsi andare: qoesio solo, considerato il ieiape, 
.essere speUmàt dmlenerlo e lanrki iftoiire^ e pocoflWile 
dOffgiaoée: l^mMo non morde. Risohita in consiglio co- 
tal deliberazione, giacque morto Pompeo Magno perla 
reitorica ed eloquenza di Teodoto, come diceva egli 
steiio Tastandoiii esempio di lariaoa iaeredi^ da wq 
aépetlamjffiaaMML lodi a pochi fiorili sopraT¥eiiatoC;e- 
sare là, gli scelerati mÌGidiali morirono di mala morte 
>secondo'l meiito. A Teodoto * solo prestò la fortuna qual- 
che spazio di vita infamei mendica e vagabonda, iutìi 
aeiieBriitot YìsitMdo ia qieeli^tmH^ l'Asie, U seppero 
ceadolt^li Immkisì, fu ffastìgato la tal guisa, che pHi 4i 
nome ebbe in morte che in vita. 

XXXIV. Bruto invitò Cassio a venire in Sardis, e gli 
andò incontro: ove l'esercito tutto arrivato; col^aome 
d'impertdore ambidaet gli salolò; E perchè enole arre- 
nire tn aslmn di graode impoitBHMa, die fra taciti ami- 
ci e più capitani nascono ^ doglienze e calunnie degli 
uni conlra gii, altri, anzi che iacesser altro, allo scaval- 
care aU'aMoggiamflHlia, entrareo im «ui ounera eoli, ser* 
rate le perte> mandali txM feori^ priniieivaMiile léeero 
querela l'uno deiraltro, vennero appresso alle riprove, 
all'accuse, quindi a scoprire affettuosamente^ l'animo 
lorx) con gran iil}ertà , infine alle lagninci. Gliaiftici, aia- 
TmmÀooBprmiàd^.éì^^ edelpar- 
4are mlèraate f temette ro dM^neo ^nieedesser pid olire: 
ma aveaiio vietalo l'accostarvisi altri. ^ìondimeno Marco 



' doaM .M li Portoot («lice il Daciery •?«••• Tdòto 'eh* m T«d«tM d« 

■Hai* 

* Cht MA eoioroy eh$ $ono altormmU ito wtM mmkis €h$ kanmo 
Mg^eUi più capitani , noicono 90. {C) > ' ■> 



Digitized by Google 



: Faonio^ stalo ìonamorato e zelante di Catone meolre^ 
yim^ ì\ qoMkà non iama^coi diawse.di ragioD»^#kM^ 
fimi, qmìUk con eerto trasportuMUta « ÉSm^^tanom^ 

andò per entrar dentro, ancorché* l'Impedissero i por- 
tieri. Ma era malagevole il ritirar Faonio da quello a che 
fosse dall'affetto sospinto, perchè era violònto a auhito 
ì« ittUe le cose, e odia atàmt^.^'esMni ametore ro*. 
MM;'iHille dì meno spesse Me im Quelle tMmters H*^ 
bera di parlare, propria de' filosofi Cinici, ammorzò la 
durezza e importuniti de' suoi modi, facendo ridere. 
Coglili adiiiHiiie^. sospinta allora la porla malgrado dello, 
gtiardte, entrato ki canm, qob ^oee cenpo^ oontrafaoe- 

Neetete appreim $A ùmf^ co» qaelie parole: 

. * • « - • . • 

Ascolti or r uno e 1* altro il mìo consiglio, 
> Che ittUi Q due di me più j^i^yJiR S€^ei. « . . 

e quel che ségu/o» Per Ic qaali parole Cassio rise: mafirata 
. lo scacci^ da sè chiamaDdolo vero cane, e non vero cinico.^ 

Fu nondimeno questo per allora il termino di lor contesa^ 
e si dipartirono. Cassio fece la sera stessa la cena appre^ 
stace^aUa quale nì0o4 Eriito suoi amici: sopravvennevi, 
ohe 1^ erano a mensa coricati» Faonio ben lavato; e te* 
stifìcando Bruto.xli non avervélo chiamalo, comandò che 
fusse posto nel più alto letto/ come diremmo noi nel 
hiogo più iQ(im0i ed egli per forza d' urti si coricò in 
QoaL di mem; onde il convito principiato in riso e gio? 
co»' seguitò non senaa graiiosi ragionamenti di filosofia» 
XXXV« Bruto il giorno seguente condennò publìca- 

* Prato di^, fai» Me», [t) \ ' ' C 

• * laConM tt JMflM ttaVMrpcr onKai|4o ti« Me, uoèo i B««im.iMì^ 

wmmt» $riislMlmm la da firann». Il paato «l'aa»r« era bel letto di mei- 
10; Begniva quello del letto in alto; óltìmo il letto da basso. PareièOntlaf 
a«Mr#, lib. Il , aal.' Vili , «Imim i parasiti , <m» <W M n a# kétL 



JJigiiized by Google 



mente con titolo d' infamia Lucio Fella , stato pretore 
dt'ftomaai, e da lai atano teouto in credilo^ a> rkkm» 

damagtoiie più die «loiioarmenl» d i< | i i > w|— af (iMl»y 

il quale pochi giorni avanti con privata ammonizione 
aetemeole avea in paUico assoluti per lo medesima». 
paoMrt» àmk ami, # at aarrWa dalla los apra mI ai#^ 
dèaial» —io: WmoéB rtprcoia^ jmaiiiieiMad fnappii 

rìgida oaBcrvatore dell» legge e del giusto in tempo cte 
• aveanQ piti bisogno di trattamenti umani e mansueti. 
Bruto rispose cte ijkivca«ntoroaraè a uenocia ii^ giamo 
étfìiià di ttiwa> ^MnÉ»» Caam laciaiio,^ il 
' nen predmegH, uè m^tm'B IkM fi^i méiìM', m «m 
la potenza e l'appoggio di quelli che '1 faceano sotto l'om- 
bra sua. Però se fu onesta occasione d'abbandonar la 
giustizia, saria meglio soffrire che gli amici di Cesare 
, AccìaBo le iniquità, che lasciare die le fMciano i no* 
slrfr-perdfè (}iidlt aarlene iinpiiMi di tMI acriaMMla 
tsn noi aremmo colpa d'ingiustizia, oltre a'pericoli e 
travagli che. ci soprastanno. Tale era- di Bruto rintea* 
zìODe. 

XXXT1. IM prtparra ra t poi a loriiare é^Asià la Bt- 

ropa^ si racconta esserli venuta strana visione. Egli era 
per natura molto vigilante, e per li continovi eserciz! 
e vita sobria compartiva piccola parte del tempo al sonno : 
di giorBo tton dorflttra mat, erdl notte tanto aolameaie 
^filanto era oostrelto di noii fsr nnlfisr^ o ragtonare ni05* 
tre gli altri posavano. Ma allora in tempo di guerra, 
quando per avere in sua mano la somma degli affari, 
.stava con la mente verso 1 futuro tesa, e dopo all'iiver 
dq^ cena cbiaso alquanto l'occhila» inpieg^va ilreataote 
deNa notte neila^ spedinone degK attiri che più atringe- 
vano; e se gli veniva fatto di spedirgli, e dare ordine a 
tutto, leggeva qualche libro iufino all'ora della tma 



Digitized by Google 



I 



1 



guardia; ' nel qual (enopo usavano di venite a lai i ca|é> 
Vmk^ OflMr e'-o^aimtti di wiM. Nei iàufM 
MmMfm AmrMrolto, nel t òor deH» Mtte, cM 

liei padiglione non era se non un lume ben picciolo, e 
silenzio grande nel campo, discorrendo seco slesso con 
prolondo pmi^^o , gl» parve sentire eotcaf 8 alcuna, • 
rMto ki agvMNto attt j^erte ptdi^ttQoey liée im^ 
ilf«ota 6 tMM app jriai ww i d'm oorpo atmamirtè^ 
lerrihiie senza parlare appressarseli. Bruto di doniandai90 
prese ardimenio : Chi sei, uomo o Wo? e perciiè vieni 
a 4M? Rttfose l' imagines k) sono, o Bruto, il tuo ^pirit^ 
iMÉitM, e ni Tiivadm M ta^ 
ìmiàmflmm IramflimI di niMm rispoee: Bea, ti t if èd iè, 
• VhJSW, Sparila che fu, chiamò i servidori, chedttf 
sero non aver sentita voce né veduto corpo; onde si 
riiiie' tigiiiade t paure, g iwnato ilglwrms raocontò 
a Cassio Is tMobb; %'S3^^ ssfoace dr Eplonia, a pei* 
usato di disputare ^)essacon Bruto di tìiosóda, €^seai«> 
lora: Nostra credenza è nella setta epicurea, o Bruto, die 
BOI aoa soffriamo, e ooo veggiamo veramente latte ia 
casa, a ^ il sano è oosa moUe taoara a laliaea, e aha . 
l'iMéliatlo più Téloee anaora lo nmafav a traaMUa.i» 

qualunque forma e spezie eziandio senza soggetto al- 
cuno: perchè, si come s'impronta agevolmente Timagino 
Mila eera, cosi r aoiaia dell' uomo , la q^ale^ba deairaa 
aè^nalia dia fti, a. quella ciie rleare l'iniproaÉs, fai 
a^ Tot«eD > e ^difarsffeihpe a figurare da ae stessa m tmg^ s 
getto: come ce ne rendono chiara testimonianza le mu- 
tazioni de' sogni che ci avveggono dormendo. Perchè da 
pioeioi iNTiacìpia le rivaige ia tada spscie di paBaiooé a 
é'iMf ini ia poleBa iSMgiaalfcfi, la qasla>iia propiefk 

' I RomtQi divì4«Taoo la oodeio yii Hf yipBli , éammè Mm ìm. Si 
oosiarano dalle sei di aera , siechÀ la tern vigìlia eoniioiÌMrv • — iifutlll- 



Digitized by Google 



M MUTO. 

di muoversi sempre, e 'I suo molo altro non è che ima- 
gkwiooe e pefisaoieiiio. Onde, a Bostro proposito tor^* 
tMDdo^ dico Ae '1 corpo ioo traVagUato ii»larataBM0É& 
aospeea tiene la mente , e la travia da'aooi dfaieorai. fi 
verisimile non è che sieno in natura i demoni e spiriti: 
e se pur sono, non han figura, voce o potenza die per- 
veoga a noi. Boa vorrei-obe lasserò, acciò non solaffienie 
pigtiaaaiiBaeoofideaza di taate araii^ cavaHi e navi, mn- 
de'aoeeorsi ancora degl'lddii, poiché siamo guida ad 
azioni santissime ed onoralissime. Cassio con questi di- 
scordi quietò la mente di Brutp. AU' uscire degli allog* 
gianeoti, dae aquile Tolando con impeto Terso le priafte- 
' ìitoegne, gli acoompaf nareao e seguitarono, nntfite da's<^ 
dati infino alla città di Filippi; e quindi sparirono un 
(^orno innanzi al fatto d'arme. 

XXX YIU. Bruto teneva a sua olibedienza la maggior 
parte de'popoli di quel paese» e se città alonna o pife* 
eipe réstato' ero indietro, là oondweiido 1* esercito fB^ 
tero, gli forzavano^ a venire alla lor parte, e cosi prò-* 
cederono olire infine alla marina ov'è Taso. Ivi essen- 
dosi accampato Sortono in luogo nonioato lo sirena, 
> ma lungi dalla terra. Simbolo; raecertehiaroBO^ si che 
diloggiare fa costretto e abbandonare il luogo; e mancò 
poco che non presero tulle le sue genti, perchè Cesare 
per malattia era indietro rimaso; e Tariea prese, se 
lenfasse il soccorso d'Antonio^ il quale tal marairlgllosa 
prestena osé, che Drnto noi- poterà credere. ArrlTato 
Cesare dieci giorni appresso. Bruto s'accampò contra 
Antonio, e Antonio contra Cassio.' La pianura di mezzo 
era chiamata da'Aomaoii campi Filippi: e maggiori eser* 
citi Cile fossero mai stati insieme di Romani emm a 

^ EgH e Cauto gli forzavamo. (C.) 

* Antonio contra Cntsio , Bruto eonlrn Cetare. (A.) però tradurrei 
àrrifMto Cuori t' accampò conU/i Bruto ^ e Antoni» eomttm Cattio. (C ) 



Digitized by Google 



BRUTO. 97 

iPMie 96ir oombtÉlere. Qmì 4i Brolo ncn^rfi df eQ0a 
MMÌdrea quel éi Gwirey iDa-piBrlai)eHeu»espl6i»l»r 

deirami faceva vista più maravigliosa: perchè il più 
de'lor arnesi era con oro ed argento donalo largameftle 
da Bruto, ancorohè per altro avvezzi i capitani avease 
a,irtit sobria o tiodoat&c atianTa beoe' obe r avere a 
maO' o fopra la persona arnési riechi porgesse aHe^ 
rezza di cuore a' desiderosi d'onori, e gii avari rendesse 
combattenti più aspri, riconoscendosi vestili d'armi te- 
ante da essi in luogo ók beni e possessioni. ^ 

XXIUC. Gasare ne'saoriftzt di pan azione^ latti den- 
Ira aMe trineae, dooòa'svoi un poco di graao/ e obiqae 
dracme per lesta per sacrificare. Ma Bruto, ad onta di 
cotanta meschinità e avarizia, primieramente celebrò la 
j^rifìcazione deireseroitAalk)» scoperto, secondo il costur 
«a da'Ronaai: doa4 q^prasao qoaoiità di liltiiBe atta 
aompagnie, e oiacjQanUi draeaie a eiaseaa soldato? e io» 
quanto alla benevolenza e buona volontà stava meglio. 
Nondimeno in quasla purgazione parve che avvenisse a 
Cassio tristo aaiafio: perchè il serfente^ detto littore,, 
gH' port4 la covoaa pei saertteio arroreseìata. E si diso 
di più, dio nel portarsi in certa festa a procisìnone la 
statuetta d'oro delia Vittoria, die era di Cassio, cadde 
iu terra, sdrucciolando colui che la teneva. E davantag- 
gio apf^iroQO^ sopra gU alloggiaBftenti di bel metio 
giocao laolU iiceaHiv i (jpudi.si cìbaao di eairogae^ o te- 
roo lodiuti ^sciami é poecbio in certo luogo dentro sflo 

' Cosi it peosava aoche Cesare, per quanto ne dice Svetooio: Habebatque 
tQtn cnltoi (militet) ut argento et auro politis armit ornaret: timul et ad 
«pect«m, ei quo tenaeioret eùrum in pralio ettent^metu damni. Ma Livio 
dkè ém i^ttUf ÈÌtro pcoMnHbrano gli «olicilt RamMHthrttìkm wtUUm 

(fulifif pnpimi ««Hiir qium tarma U9§, NiUnUa «ili mn, d^ormim 
ifUer Mm^Mèièni et vulnera VMmkm tue miìitit deeu$ et omnia IIÌ9 «i- 
cffrliwi 9$pd^ «1 àlkmkQikm gm&mià jNN9#rlt frtHotii pr m m ìm m Mf». 



98 BRUTO. 

trincee, il quale fa dagl'indovini chiuso fuori dal cinto 
dello steccato * per levar via ogni superstizione, la quale 
incominciava a ritirar Cassio dalie opinioni d'Epicuro, 
e rendersi suggetli del tutto gli animi de' soldati. Onde 
non si mostrava pronto a decidere di presente con l'ar- 
mi contesa si grande; ma giudicava convenirsi la bat- 
taglia prolungare poi che erano più forti di moneta, e 
più deboli in moltitudine d'armi e d'uomini. Ma Bruto 
era stalo prima d'avviso, e di presente era più che mai, 
di rimetter lutto il più tosto che potevano al rischio 
d' una giornata, con la quale o rendessero alla patria la 
libertà, o da tanti mali liberassero tutti gli uomini del 
mondo, travagliati dalle spese, dal nutrire eserciti, da 
si grandi azioni. E veggendo allora i suoi cavalieri nelle 
scorrerie e scaramucce aver dato saggio di valore e di 
maggior forza, pigliò maggior animo. E perchè alcuni 
di lor volontà erano trapassati alla parte de'nimici, e 
d'altri dicendosi tuttavia e sospettandosi che farieno al- 
trettanto , molti degli amici di Cassio, nel consiglio del 
farsi 0 non farsi giornata, si rivolsero all'opinione di 
Bruto. AteUio solo in fra gli amici pur di Bruto s'op- 
pose, dicendo esser meglio aspettare che passasse il 
verno. Bruto il domandò qual utile potesse sperarsi del- 
l'attendere ancora un anno. Se non altro, almeno (dis- 
"s' egli) sarò più lungo tempo vissuto. Cassio si sdegnò 
di questa risposta, e ne fu Atellio dagli altri non medio- 
cremente mal voluto. Si deliberò per tanto di venire a 
un fatto d'arme il giorno seguente. 

XL. E Bruto, dopo aver menato quel giorno infra 
buone speranze e ragionamenti di filosofia, dopocena 
andò a riposarsi. Di Cassio scrive Messala che cenò in 
disparte con pochi suoi domestici, e fu veduto pensoso 
e taciturno slare oltre al suo costume: e fornita la cena. 

' * Vedi Dione, ^ XXIV. 



4 



mum; M 

presolo per nuoo e sUriogdadogtooe , diss^ queste pa- 
role io lifiguffia graeo per -maaiera d'aGcarémr^>: 
ti chkHno in testimonio, o Messala; che si come fa cc^ 

stretto Pompeo Magno, cosi costretto son' io, mal mio 
grado, d'avventurare al rischio d'una giornata T intera 
liberJÀ della patria. Tenghìamo nondimeoo buona spé* 
ranza, ayendo risgaardo aUa fòrtnoa, di vaìv diffidtre 
«Oli è giusto; ancorcbè senguiamo md coiisigtioi E scrive 
ancora Messala, che dietro a queste parole gli diede 
gli ultimi saluti, e l' invitò a cena nel futuro giorno, che 
suo natale era.^ Al ponto del di videsi levato in alto alia 
trincea di Bruto e Cassio il segno ddk battaglia, che era 
una sopraresta -fsermlgUà. Vennero appresso nel mezzo 
dell'esercito, e parlò Cassio il primiero: Piaccia a Dio, 
0 Bruto, che abbiamo oggi vittoria^ e possiamo l'avanzo 
di nòstra vita soggìomare insieme in prosperità. Ma poi* 
chèr i maggiori casi degli uomini sono ìncerti9simr;*Mi 
della battaglia il fine può succedere contrario a' nostri de- 
sìi, e potria avvenire che più non ci rivedessimo, dimmi 
qual deliberazione facesti, di fuggire 0 morire? dispose 
Bruto: Essendo io gìoTane e poco spwto deM isose d^ 
mondo; mandai, nonsoédme^ 4n hice nn^^Kseorso grande 
di filosofìa,' in cui biasimai Catone dell'essersi ucciso; 
nel quale mostrai non esser atto pio, uè da uomo vir- 

* Nel testo rimane equivoco, se fosse il dì natalisto di Cassio , oppnr 
(li Messala, esprìnieodosi ooUa garoU fuo; in«.<U|«oate4oMinbr« JÌA Ttriai* 
iuii« quel di Messala. ' ' ' " ' 

^ Coti volgarìtxò PAdriaor la parole del testo ùx ot^' octms sv fiÀoao» 
ìp»« Xa/ov scf^xa /Aèyoi«. B l)|tot«r.«d«il lièi faano pieoammto 4' ì«oo»Iq 
'««1 NaiCvo: ma il Qaiska ìntènit «x« «ynjtoxicjTi)Tov^ jMWformfli 
(Htfrerii. W Chiaarolrm eù all' tfploiona dal Daoiar a dairAdriaoi cmIi»» 
«lft.U-/(i«7AÌ», noà parando ragìuaaTola oha Bruto dia il nome di fruitela. 
UD proprio disaoraa , a lo Scbirsch , accostandosi al Reiske, nella saa Tersione 
tedesca , dice : Q\kanX io era tuttora giovane inesperto trascurai questa int' 
portante maniera di filosofia , e biasimai Catone. V Hutiea mostra di ada- 
rìra a %«aaU>iaiarprat«ii«iie., dichiarando tnelia snella dal D§ci«r. 



Digitized by Google 



tnoso il non cedere alla volontà divina, e non ricevere 
intriìpidameuto quanto ci viene dalla mano ^ Dio, anni 
te q^lto Tohare e^lugi^e. Ha ora mfini le imaatli fir^ 
tuae, ben ti dico ohe son diYMtalo tmio m eUro. E 8e 
Iddio non bene disporrà degli affari nostri, non ripiglierò 
altre speranze, altre provvisioni di guerra, ma soUrar- 
romiai alto miserie dei mondo, ioduada la tofiam. f er- 
€bè in qi^Atéanedoiiei^irii ègrarlenpo, la aia vita 
aHa patria nel gioim degr Idr di mafzo, per esi altra 
ne vissi poi libera e gloriosa. Sorrise Cassio , e abbrac- 
aiato Bruto, replicò: Or andiamo eoo questa iatenziooe 
eontra'nimici, perebè o viBoarama^ o nop arewo 
da' vincitori teneMa. Appressa aOe q«aU lArole IraUa* 
roao aBa presenza d'amici di sdiierare Tordioanaa; e 
Bruto pregò Cassio che lasciasse a lui la condotta del 
corno destro, la qualQ» e per l'e^^ieoza e per l'etri ^ 
erede van iuiil coof enirai a Cassia: Ma ^dimeiia gliela 
eonoedelte, nur vóHe^ohe Messala, il qadé atea il go* 
verno delle legioni più guerriere, vi stesse ancor egli. 
Bruto incontanente trasse fuori la cavalleria adorna ma- 
gnificamente, e la fanteria aj^resso non mea pronta al- 
.i'aflronto de'nimioi. 

ILI. AbàvaM i saldati d'Aaftairia una trincea ap- 
presso a certe paludi, non lungi dalle quali erano ac- 
campati per rompere a Cassio la via che guida al mare. 
Cesare, e l' esercito ano almeno stava ferflio (perohè egli 
ipdispostò non era presente); e non aq^ettara che i ni- 
mici venissero a combattere^ ma solo scorressiHPÒ con* 
tro a' lavoranti alle trincee, e travagliassero a colpi di 
dardi leggieri, e con grandi strepiti quelli che cavavano 
terra : e non si pigléando cara di qiieUft die veoivaoò 
schierati loro incontro, si maiavigti^vano deÓT dte grida 
die sentivano alla fossa senza discernere il significato. 
In questo nel mandar Bruto a'capitani le poliae, ove era 



MHliQ» 



fot 



scrìtlo ii motto del dar dentro, e nel passar egli a ca- - 
vallo kiRgh'esse le tegioDì per ioanémare i soldati, jkk 
ohi ìnteiero ii inetto dato; bm la maggior parte, seda^aV 
tre aspettare, con grand' impeto e iroei militari urtarono 
ne'nimici. Per cotal disordine e confusione le legioni si 
dilungaron molto Tana dall'altra, e si sparsero: quelle di 
Messala pnina, Tallre aHpire<so a questeiNCOjpftDqae trapaa- 
saiwo oH^e cof» elmalro di Gesarer, teecando un pee^ 
gif ttllìnl/èd abiiattendoiie bea pochi, ma dolo àìtlt&r^ 
dendosi alquanto in lungo intopparono negli alloggia-^ 
mADlidi Cesare, fuor de' quali (come scrive egli oe'suoi 
Gomme&lam) per epoaiglie^éi Marco Aatonio/ a eoi ert 
ìm segna atale eemundato tramilarài Gesarjd/e iMwdé' 
corsi fttori delle irìncea, era poeti Inoaìszi stato portato. 
E si credette esser morto, perchè fu veduta la sua ìet>- 
tiga vota for^a da pid verrettoni e pili. E qui grande 
uooialoiie segni, • n faroo la||6ati due mila Leeedealoié 
w^metM ynvM In alalo e Cesare. 

.XLU. Gli altri €he non- accerchiarono gli alloggia- 
menti, ma urtarono la fronte de'Gesariani, agevolmente 
gli misero io rotta per trovarli travagliati, e disfecero 
a eélpì£mano4re legieni^ eirasportati dall'ardore d^ 
comMtere entrarome io eompàgnia .de'la|6gei|ti'déiilna 
agli alloggiamenti, seco avendo Bruta. Ma quei Che nou 
avevano i vincitori considerato. Cesare lo mostrò a' vinti:' 
i Gesariaoi urtarono il corno sinistro de' oimici nudo, e 

hiAge trattar jii8ii«iito dal destrp^.eospmtpsi.oltpe a 
eagàìtare i ttaitgKkti; ma non ruppero perft il me2z4 deHn 
squadrone, anzi trdvarono con forte contrasto gran re- 
sistenza: ben misero in fuga il sinistrò corno di Cassio 
per gran disordine che vi trovarono^ e per non sapere 
le pvodeaceM daslr^-Yineilefe; ecaceialilì'atn deottn 

« Ariorio. (G.) — Vedi Antonio, Voi. V, l XXU. 



alla trincea , saccheggiavano gli alloggiamenti senza la 
presenza d'alcano de' caj^tanù Perchè Àntonio (dicoDo),. 
sfoggéndo F urta furioso, prima s'era filiralo a ^Quelle, 
paludi, e noi) si sapeya ove finse Cesare dappoi die lisel 
degli alloggiamenti: anzi alcuni vi ebbe, i quali mo- 
strando la spada insanguinata, descrivendo la faccia e 
avveravano d' averlo acciso. Aveva ormai BnUo 
la fronte dei suo conio rispinti con grande stfpfi i 
nimici , e c6n Tittoria quasi die eompinta ; si eoM Cai- 
sio lutto aveva perduto per la sua parte. E cagione prin- 
cipale e sola deHa loro intera rovina si fu che Bruto ^ 
non soccorse Cassio, credendol viocitoce come sè; .e . Cas- 
ale non aspettò Brutó> per eredcve che fusse^ritaio ce- 
rne egli; é Méssala dà per segno della ntlmnia dbBnHe 
questo che prese tre aquile, ed altre molte insegne 
de' nimici , ed essi non ne ebbero pur una. Ritirandosi. 
Bruto» saccheggiati che ebbeglialloggiamenli di Cesare» 
si merUTiglìò del non Tederò ii padiglione di Cassio^ dto, 
cotte solea, nè gli altri parittente per la campagna di- 
stesi ; perchè la maggior parte furono a un tratto abbat- 
tuti e spezzati al primo incontro de' nimici: ma quelli 
die scorge vao m^lio, dissero <K pià di yeder risplendere 
moli' armi» e portarsi qua e Ift mdti broeebieri argea- 

■ tati dentro allo steccato di Cassia; e non pareva loro di 
vedervi quel numero di guardie e d'armi che lasciate 
vi aveano; nè apparirvi però tal numero di morti, quale 
mia TerisimUe seorgerei^se fnssero-$tale vnite di 
tutte le legioni. Quesla fti la prisìa conilBtlura ch'ebbe 
Bruto della sconfiUa di Cassio. Lasciala per tanto buona 
guardia negli alloggiamenti presi, richiamava i suoi, 
che davano la caccia ancora, e gli tirata a sè per soc- 
correre Cassiorjl cui coìnbattiiiMito^ koéò ist qsMa 

. guisa. 

XLni. Non vide volentieri la prima scorsa de' soN 




Digitized by Google 



dati di Brulo senza il motto della battaglia ; e senza 'I 
comandamento; nè gli piacque il vederli volgersi vitto- 
flosi immantenente. alla ^rtùà, all'utile, senza pigliarsi 
fitUti <|i4ieoercyaif«re4?hM i nimM ; oode peir troppo 
aspettare e luogo indugio , più die per pronte^ia e buon 
discorso de'capitani de'nimici, si lasciò soprapprendere . 
dal eomo destro nimico; ed apertasi a un tratto la ca- 
valleria per fuggire al mare, e vedendo la bnteria ce- 
jàaforzd éi rit^erla e whiainarla; e presa per . 
fòrza di mano l'insegna ad uno alfiere fuggente, la piantò 
in terra a suo' piedi: senza che la guardia sua propria si 
scorgeva mal disposta a star ferma. Là onde costretto si 
rilirò. con pochi sopra an coil^ che la pianura scopriva: 
itta^gl^di y^ut^JM^TtsL att^o pon vide, econ pjsna; (3ae 
predare gli alloggiamenti snoi. Ben videro i suoi yenir 
cavalieri verso loro, i quali eran mandali al soccorso 
da Brulo; ma Cassio conielturó esser nimici mossi a 
perseguitarlo: mandò noa pertanto Tilinnio nnq de' suoi 
a ricoiioscere questi cavalieri, .1 qoaU per quel leale 
amico di Cassio chò era riconosciutolo, alzarono per gioia 
liete voci militari; e'suoi più domestici smontati l'ab- 
])fa(^iarono e presero per mano: gli altri in giro seco 
e%Ì9k»DàOyjftìt to smisurato, contento ne sentirono 
^i. misero. a fi#ntareinm in lode d' Apollo per la yittoì^ia^ / 
e batter palma a palma, ma di grandissimo male furon 
cagione. Perchè parve a Cassio che Tilennio ritenuto 
da' nimici, fiisse» ^ disse cosi: Per soverchio desio di 
vita abbumii)^ pnr sofltoto di .vedere pigliar da' nlmici^ 
i* amico «ostro òaro, E rìtiratosiHn un padiglione voto^ 
là tirò seco il liberto Pindaro tenutosi sempre appresso 
per una tale necessità infino dal tempo della sventurata 
rotta^e^ morte di Crasso. Egli si salvò ben'aliorada' Parti; 
ma pra, ^zato il manto, militare sopta '1 <^pQ, porse 
coila.iiiida al feritore perchè gli' tacesse la tesla^ la 



Digitized by Google 



104 BRUTO. 

qiHrie MAcà 'I tronco 4roTa4« fo^ e Piadnro dopo quitto 

fatto non fu mai più veduto ila uomo vivente: ondo fece 
credere ad alcuni che avesse ucciso il signor suo senza 
coBftandamento. lodi a poco si scopersero e cioooobbero 
1 GiTalieri^ e veniva ianaaii Titiiimo coronato '4a «hi 
a trovar Gasftio. Ma ^aManenti e -claHo voci Manm éB' 
gli amici piangenti compreso il caso del capitano seguito 
•|>er ignoranza, trasse fuori la spada, e dopo aver bia- 
simato OQUolto sò «tOMO detta tardanaa , ai.aeaaoé oob 

0«M- 

< XLIV. Bruto, inloM la rotta di Gasalo, non seppe pri* 
ma la morte che fu agli alloggiamenti viciiio: ove piante 
che ebbe sopra '1 corpo dell' amico, e cogoominato che 
obbeCaesio i' ultimo ooaao do' Romàni , qaasi msmr non 
poitease più a 'Roma aRro jsl magnanimo, léoe ««prlpe 
il tronco, e rinviò a Taso, acciò non nascesse nal 
seppellirlo ivi confusione. Appresso, rimesse insieme le 
genti, le racconsolò; e veggeodosi {mtìto di tutta le cose 
naoBssarie at mantenimento di tante eaercite^ |iròmfae a 
csascone doe mMa dracme io rioempenaa de^li mmà 
perduti: talché per le sue parole ripreso ardimenLo, am- 
mirarono ancorala grandezza del dono, e l' accompagna- 
rono con aite voci, fflagniticandolo al partirsi, come sole 
ioftra qnattro imperadori invitlo neUa battaglia: com» d^ 
niofllrd Tepera stoma, cte bone atea aiierato f^aneoer 
vincitore nel fatto d'arme, poiché con poche legioni 
mise in rotta tutte le genti che si trovò innanzi. E se 
tutti i suoi avessero con^ttulo, e non lasfiero i fit 
trapisami oltre a' niaatci-fer oorrere^ alta proli, yftr di 
erodere dtm non seria creatala portò de^Geanriaii MB 
vinta. ■ . 

XLV. Morirono de' snoi intorno ad otto mila, con- 
tando i servi de' soldati obiamatiiia finito brigas; e di^ 
gli artmarii aeiive Maasalà esaere atati oltre tdaeoe* 



Digitized by Go 



lanlt. Per tu qua! cagiorye ' erano ancora più maneati 
d' «Dimo^ IfifiDO a die Demetrio wnù di ^«ssle mM 
ìm tavfi a Ma aé Antonio a' portarli la 8«pra^^ eia 

spada det 8fN> signore spogliato. Ali'aspelto delle (juali 
si rincorarono per sì falla guisa, che al punto del dì se- 
guente presenlarono l'esercito araiato alla battaglia^ Ma " _ 
le «ne, e l'aHre genU di Bruto cmo in coafosìmefe» 
rteòtosa; ie sue par la ^antitft de' prigioni^ dbe rìom»' 
•vano guardia diligente, e quelle di Cassio per non sof» 
frire pazientemente la muiaziono del capitano; e certa 
invìdia sorda e odio nalo era nel petto de' vinti verso 
i Vincitori: onde giodieè ben latto di metlerle in arme, 
ma dalla battaglia si asteneva. I prigionieri dt oondhfone 
servile, i quali eran molti, perchè ncm senza sospetto 
entravano fra gli armati, comandò che f ussero uccisi: 
degli aiiri di condizione fU)era> parte rilasciò, dicendo 
cimi^eraiìo prigionieri appré3do4mmÌd,.clMa^ ^ 
sè; M» erano veri seliltwi e servì, ma seco tt9ùàét tìl>' 
ladini. E certi amici e capitani suoi veggendo portare 
ad alcuni odio di morte,' nascondendi^i, o facendoli ac- 
compagnare, gtì salvaVft. Mira prigionieri era un certo 
Votamttio atri<m6 e SaeiMo gleeolate, in nhma atlma^ te» 
imnda Bruto: i quali gli furono da amici condotti, e-^O- 
' cusati die ancor che prigionieri non s'astenevano di 
parlare e motteggiarli ingiuriosamente. Bruto in altri 
peinieri involto tacque: ma Messala Corvino, giudicava 
dhrversi nudi battere eonle vergtie in tango dm, ^ è bea 
battuti renderli a' capitani de' nimici, per far conoscer 
loro di quali compagni bevitori e domestici han biso^ 
gnoiiegli eserciti. Risero alcuni; ma Publio Gasca^ il pri- 

- • ^ * 

• puuU. (C) . • 

* Ci od: E ve§gendo che etrtiomiH^ f $§ i lm i > ii> i|Mrfaf— f<4rf» 

cwtd di cottoro odio di morte ec. (G.) . 



. ,j .1^ ^ . y Google 



i06 ' BRUTO. ' * , 

nao feritor di Cesare, disse: Non è buon modo questo 
di fare la funerale onoranza, dovuta al morto Cassio, col 
gioco e col riso. K tu, o Bruto, ben mostrerai la memo- 
ria che tieni del compagno, se gasligherai o salverai 
quelli che usano scherni e maledicenza conlra la me- 
moria di lui. Per le quali parole molto sdegnato Bruto 
rispose: Perchè ne domandale me, o Casca, e non fate 
quel che vi pare? Pigliando adunque questa risposta per - 
tacito consentimento centra quelli infelici, trattili quindi 
gli uccisero. • - ; • 

. 'XLVI. Bruto di poi fece il dono promesso a' soldati: 
e dopo qualche doglienza dell'avere senza pigliare il 
motto, e senza comandamento disordinatamente urtato 
ne' nimici, promise se per ammenda valorosamente adp- 
prassero nella seconda battaglia, che darla loro in preda 
e sacco due città, Tessalonica e Lacedemone. Questo 
solo errore è senza difesa in tutta la vita di Bruto: an- 
corchè Antonio e Cesare donassero a' loro soldati con 
maggior crudeltà il premio delle vittorie, discacciando 
di tutta l' Italia quasi tutti gli abitatori natii per dare 
a' soldati terreni e città: ma questi avevan per fine il 
vincere per dominare: là dove la credenza che aveva 
il mondo della virtù di Bruto non gli concedeva vittoria, 
0 salvezza , se non accompagnata con 1' onesto e col 
giusto; e molto più, morto che fu Cassio, a cui si dava 
colpa d' avere alcune fiate indotto Bruto ad atti violenti. 
Ma si come nella nave, quando è rotto il timone^ i jpna- 
rinai metton subito mano a conficcare e accomodare 
altri legni non bene, ma necessarii per sovvenire ilmen 
male che possono al bisogno; così Bruto, capo di si gran 
potenza, fra tanta confusione degli affari suoi sollevati, 
non avendo capitano d' egual valore a Cassio, era co- 
stretto a servirsi di quelli eh' avea, e fare e dire a lor 
piacimento molte cose; e piaceva a lui tutto quello che 



Dici 



Multe. 107 

stimava poter rendere migliori i soldati di Cassio, i 
qsali mai m^eggiaUli per oon aver cemandatorey usa^ 
TnMKiMA campo iaaóleiae; -e perchè erano «lati ywM, t . 
fronte 4e* nfaniél codardia mostratano. 
' XLVII. Non erano punto in migliore stato gli affari 
di Cesare e d' Antonio per iscarsità di viveri, e perchè 
accampati ìd luogo basso asj^taf àno'aqMho tsvuo : seoae 
ciie,ehhiàieraìDo da prindf; e per gran pìoggie soprav* 
temte neR* autunno dopo it fsitto d' arme Hempièrom 
i padiglioni di fango e d' acqua, la quale tosto per lo 
freddo diacciò. Trovandosi adunque in questo stato, 
portate sono noveUe di gran perdila aegiilta nate; 
perchè le navi di Ernie iiicontEando nn grosaa seccMkri^ 
di*i^enle condotta d* IlaUa a Cesare; le ruppero si, che 
pochi camparono, i quali ancora per fame costretti fu- 
rono a mangiare inaino le vele e' canapi. E però s'af-* 
frettava Cesare di venire a gimiata^ prma che aapesaé 
Brvtò <pii9to di-sTSiitiira r rovina fosse alla ior parte 
seguito; perchè nd giorno medesimo appunto che segui 
questa in mare fu T altra in terra, e più per fortuna 
che per negligenza de'eapitani non seppe la vittoria Bruto . 
prteo* che venti giomr appresso: che àe T àveaae aapita^ 
non safia procedalo seeondo-làtto d'arttte, tveniò 
provvisione delle cose necessarie a mantener V esercito 
per lungo tempo; ed era in bel sito accampato, ove 
non era offeso dal verno, nè poteva meme da* minici 
caeeielo. E lo avere avuto vitteria*«iiEm In mm, e^ 
l'aver superali in tèrra, quanto a sé, t ninifei, fK.arìai 
dato i^randi speranze e gran cuore. Ma non essendo più 
la repubblica romana in tale stato (a quel che pare a^ 
me) .da poter essere retta da più signori, ma desiderando . 
mwiansa, Udio volle séttrdrra e 4evar dei meirio ^ 
solo i!iie ard)bè impedilo it venirsi a i moriarclilnv • 
celò quella fortuna vemMaben presso al sapersi da Bruto. 



Digitized by Google 



Imperciocché il giorno innanzi all' ultimo fatto d'arme, 
passò a sera ua certo Olodio dall' esercito nimico a pof" 
tar BcrveMft «dia ^wre» aenUUi rotta deK' «noM ««ti 
s' avacciatà di coiabaltace; a non ;gll edaen^o ereésU^ , 
anzi disprezzato del tutto, non fu ammesso alla pre- 
senza di Bralo, come se portasse Qoyeila falsa ^ tinta 
par esser accolio meglio Yoto&tiari. 

Ib¥flk io qneUa notte rmsaaiKaoe di moto osajMr 
apparilo % BmHo qojA liatastaa o<M ]BOdeiittio<a8poti>o, o 
senza far parola indi a poco partire. Ma Publio Volumnio 
buon filosofo, che avea sempre insino da principio ac- 
CMpagBÉto Eroto io questa ifeAtzìMo, non racconta 

'fttato aofMr^ Ma foteo.JGbe-rafaila j^ioaipote si tMo 
piè»a di p ao d w o ; è dal braedo d' no oapItaBO atUiè 
spontaneamente unguento rosato, e più volte asciugan" 
dolo e nettandolo, non oprava nulla; e che innanzi alia 
giornata due aquile affrontaleai ocfutbatterooo oel meaao 
dè' dHoi.eM«ill» e aon fffm aMoMlo per tvtto'l fiam 
alotoQ' tMia o a tempk i rc «tuesto^flAattimooto; ooedè 
infine, e fuggi quella dalla parte di Bruto. Ben fu noto 
e manifesto che , aperta la porta degli alloggiamenti^ 
r alfiere portator d' aquila incontrò il f rimo ua. moro, 
(fim In taglMflo.a pon^ da'aoldaiì per ea|ioM> d«li'a«coHeb 
' XUX. Bruto adunque, oondotto fuori r oseroHo , e 
schieratolo a fronte de'nimici, stette fermo lungo tempo 
per alcuni sospetti, e altre cose scoperte in alcuni aat 
TisìtarolecompagiMo; e vide ì cavalieri non miioveiii 
ad ttitre-ilateiaooaii gras proirtawa^ mtà/up senpre 
aspettando quel «hdfaeesse la' lanterio. Di poi, a un tratto, 
un certo Camulazio buon soldato, e famoso per molte 
prodezze, andò a suoi occhi veggenti, passaodoii a ca« 
tallo apffosao^ alta- parto de- mm^ch U ««at coao^ forte 
di9piM|M a Bruto», oad^ nm -ambo per Ira , iPbe por 

. teaM 4i>iÉaigior ribellione^ tradiiueatOi mosse ùacon* 



Digitizca by G 



i09 



tanenie centra 'I nimico V esercito, che già era basso il 
aele^aUa pooa ora del giorao. E daUa saa parte 
piog» If ipa st ò WÈo W cAlT^, cetadafl mtm sMstv&étliii* 
oriei aVs aiuh Ittrla-, • la cavafleria gran teraa iBc^neH^on» 
tare i fanti già disordinati. L'altro corno di Bruto, quando 
vollero i capitani spignere iaoanzi, veggendosi di numero 
ìoieriora^per tana di jìob essera aooerctiialo s'aliaif6 
alqoamo M alzaia Mia tettoia, a pirt^ indeboNto 
Dan aastaana gli avversarti, e pigliò Ufrtoo la fuga, 
E que' medesimi che i avean» messo in rotta veo^ 
aero inconlanenle ad accerchiare dì dietro Bruto , il 
qnfla «al messo Mia sofia faea di mtm a di maot^ 
qttdla ftayfB dia. pud' mai tea tn eapMa»» pmtmàiè, 
«0 soldato valoroso: ma qnanlo acquistò nella ^ritaà 
giornata, tanto perdè in questa seconda: in quella i 
liìmìci rotti taroQO in quel punto messi a til di spada; 
flur in qaesta podii di qaalU di Cassio rividi la lagì 
aMbar molta r salvalh imfiaariti par asterà prima siali 
vinti, riempierono di sbigottimento e caitfÉsione la mag- 
gior parte dell' esercito. E qui mori Marco, figliuolo di 
l^aione , combattendo fra' gio^aai migliori e j^ik gaaa* 
fosfr^ a èanchè aAmato e lasao^sm fciM^, mm cedè: , 
ma vaferaaamaote oprando asano e Kngna, eoD dira ad^ 
alta voce chi fussc e l nome del padre, cadde sopra la 
catasta de' nimici morti da lui. Morironvì parimente i 
• migliori dell' es^cito, aspoaaado. io lor persone par. 
sdf ar Brillo* • ^ 

L. Bravi « aarlo LvoiKIo dal raiaro da'saot'ftk 
miliari , uomo di gran bontà , il quale veggendo alcuni 
cavalieri barbari non fare degli altri stima, lasciargli 
andare, e trapassare oltre centra Bruto, deliberò d'av- 
renlnrar la vita per impadircH; a raislato alquanto in* 
dia^N), disse d' esser Brato, e pèh;hè 'I cìradiaasaro pregò 
d' esser condotto ad Antonio, dicendo di temere più di 



Ito ^ BRUTik 

Cesare, e più in Antonio coafidare. Costoro, credendo 
all'invenzione, e stimando d'aver trovata buona ven- 
tttca^ r aecompagaarimo, che giii era notte, maodaiicia 
-ittMBsiiiiesaiHeri per farlo saputo ad AJttonio: fi quale 
per V aHegreata' tenne ad Incbotrare questicondiieilori: 
e gli altri, sentendo esser condotto vivo Bruto, accorre- 
vano da tutte parti, stìQiaQdo alcani miserabile la for- 
UUM UD t«ii Vaomo^ ed attrì die atesse fMto atto ia- 
dWM> deila aiui gloria a taaciarsi te preda aMmrNri per 
troppo desio di vivere. Quando furono vicini, Antonio 
ristette alquanto a pensare conie dovesse Bruto rice- 
vere: ed eccolieeiiipacìrLadiiio condotto^ iiqiiale con 
lM»l|af|Wj04t<e«B^^ 0 Aaioqìo» idoimo de'al- 

«|M#^iMt^tM^firato, nè 'I pigtterà<gìà noa piacda 
a IHo éhe fortwid lauto abbia di potere sopra la virtù) ; 
ma ritrovato che sia o vivo o morto, sempie sarà io 
istaio degno di lui. Io vengo a te eoa avere i tuoi ia- 
panalo* e non rtaoto^ soffrire per ammenda deH' iii- 
gaono i piti emdeli tormenti Dòpo a queste parole di 
Lucillio, che stupidi tutti renderono, disse Antonio ri- 
voHo a que'barbari : Voi sete, o compagni miei, molto 
mal i^ootenti del preso errore, pareodovi d' essere stati 
indegnamente a^^; ma sa^Male d' aver trovala miglior 
predarli quella che cercavate, pen^è inlesi alla traoeià 
del nimico, mi coiiduccslc l'amico. E se m'aveste con- 
dotto Bruto vivo, vi giuro non saprei che farne, e vorrei 
sempre avvenirmi più tosto a sì cari amici, chea colali 
nijOif^W abbracci Lupino, io con^aò ad 
nÉMgno domestfai» 4n gnarctia, e- sei trovò- sempre da 
indi innanzi in tutti ^li affari amico leale e stabile in- 
lino a morte. ' 

' ÀAé Bruto, vahcato ua- ruscello con ie ripe alte e 
vesSte d' altari; chOv già ei^ nòjtte brona^. non andò 
9olt' bure, 9ia assiso in loogo bosso sotto ad alto masso 



Digttized by Google 



con pochi capitani ed amici appresso, primierameate 
riroKo al cielo tutto stettolo^^sse dae Yénì, é' w 
-do' qaaU lasdò memoria Volumoio di questo ieno^è : ' 

Deli! non ti sìa colui, o Giove, asooiDy 
Che cagion'ò di tanti èofttii msAL 

• ♦ 

Deli' ^tro. disse essersi dioieiitieato.^ ludi a peso» uoiÉlr ' 
naodo daseuno degli amici morti io battaglia, sòspM 
più nel ricordarsi di Flavio capo della maestranza, e di 
Labeone suo luogotenente. In questo, alcuno d' essi as- 
setato^ scorgendo Bruto aver sete ancor lui^ presa là 
eelata^'Corse al fiume, o seoteudo aUa riva opposta ro^ 
more, Votumoìo odo Dardaaò aeudiére di Bruto auéè ' 
innanzi a vedere, e toi iiaii appresso domandaron da 
bere. Bruto con motto grazioso sorriso a Volumnio ri- 
spose: EU' è i>evttta« ma vi se ne porterai deil' altra. li 
mandato priiùa totnO.^ e fu* per esser preso, ma si salTè 
con pena dopo aver rieeirutr qualehe ferita; E eonietti^ 
rando non esser morto gran numero di sua gente nella 
zuffa, Statillio gli promise per accertamelo di traversare 
il campo nimico, poi che non si poteva visitare aUri^ 
dienti fli aHpgi^menti ; e^se trorava là insaiToie coso^- 
aoceUdereUie «sa fiamma , e pof tornerebbe. La fiammu 
fu alzata passato che fu là Statillio; ma stando lungo 
tempo a tornare. Bruto disse: Se Statillio è vivo tornerà. 
Ma pér ria fortuna nel tornare riscontrò' i nimìd^ e llt 
morto; • 

LH. E Bruto, trapassata ormai della notte gran parte, 
si distese cosi come slava a sedere per parlare a CUto 
suo servente, il quale non rispose, ma si mise a pian* 
gére* Onde tirato a sè Bardano, dio gli portava lo scudo, 

* L' altro , per qii«l ehe allri autori ci riferiaeoiio , «ra aomo ancor 
più disperato: • 0 virtù , qaal Dome vaoo tasei! Me sciagurato, che per 
averti aeittito , Teggo ora aoa aiacr ia eba «u tìU tabiavi d^U fartoaal » 



ita MUTa. 

disse ancora a lui non so che nell' orecchio. In ultioio 
pregò Yolaiunio, in memoria degli giudi e degli eser- 
cii Atti a aomnae^ ohe gli aiaUnsse sgaaiqar lar «fMda^. 
e darsi il colpo. Non volendo Vòlamoto a. patto Teraoo 
farlo^ e sconsìgliandonelo gli altri , quando senti dire ad 
uno de' suoi che conveniva i»on istar più ivi fermo, 
mft. fuggire, si mzò e rispose: Ben conviene |uggirM 
BM.fià^ to' jfi^tìi, mà eoa le nani. £ porla a ciaacuDO 
da^ oompafiH b deaira, ^ Yotto màUo lieto diaae: Graó 
coDtenlezza sento nell' animo che ninno degli amici miei 
mi mancò, ben mi querelo della fortuna per amore 
delia patria; e mi reputo piìi av^venturoso de' Yincitori, 
Otta per le iu&ìqdì (Mto gii, ma .pereM lascia ora gloriH' 
aMD^teroa di vlrtil, la quale ma lasearaano gli i no- 
siri nimici vittoriosi, nò per potenza d' armi, nè per 
ricchézza di tesori che abbiano ; e sempre dirà il mondo 
Gbe essi ingiusU e YÌ2Ìo&i distrussero cittadini giasU 
0 Ttrliioai «er iMppare tìrgooica doaiioaziooe. Preia- 
tìK adaafue, e confortatili a sal?am, si ritirò con due 
0 tre solamente, fra' quali Stratone fu, che prese sua 
domestichezza nello studio concime della rettorica; e 
t0Um a^Nressar bene costui, presa la sj^jida luuda pai 
mpitù co» mhe \» gaani, e ritta la paata 4 petto. Ti 
m iÌMidr cader sopra, e inori. AKrì reeeontaiK) che non. 
egli, ma Stratone, pregatone strettamente da lui, gli tenne 
s^to ritta la spada con gii occhi io altra parte rivolti, e 
cheBrotogittatovisi sopra con grand' Impeto, e trapgs* 

Hia il petlo, mori Mbito/ 

-, 

jHfolCM qut n'ett pat exeuHibh : et Vom me péui iir$ 'cri miér9U 4$ Uur 
9jÉ $ani avoir pitU de la répuMigue , qui fìtt timi tètmimush, Cakm 

i'élait donné la mori à la fin de la tragèdie : eeux-ei la eommeneireni tn 
quelque fafon par leur mori. Merita d'eM«r letto ciò ch'egli «iffruinge in- 
toTBo aUe OMM d0 t&ih eotUume gi généraU d«i Rrnmaim d» i« domMr (a 



Lni. E questo Stratone fu poi da Messala, amico di: 
Braio ritorDato ia grazia di Cesare , e presentando- 
gKeae ad altro tempo, die era in Ozio» lagrioa^ndo disse:' 
Qaesti, 0 Cesare, è colui bhe V ultima gratia fece al mio 
Bruto. Cesare, accoltolo, sei tenue appresso in tutti i suoi 
travagli, e nella giornata navale al promontorio Azio 
lo provò per ai\o de' miglior Greci che in torno avesse. 
E di questo stesso Messala .raccontano che, seoteodosi 
UB giorno lodare da Cesare , che ancor che gli fusse 
stato ne' campi Filippi a?prissimo nemico a cagione di 
Bruto, avea nondimeno valorosissimamente combattuto 
per fui al promontorio Azio^ rispose: IfS sono stato sem* 
pre, 0 Césare, dalla parte migliore o piìi giusta.* Antonio^ 
ritrovato il corpo di Bruto, comandò riiivolgersi nella 
più ricca sopravesta di porpora che avesse, e sentendo, 
poi essere stala furata, fece morire il ladro, e le ceneri 
mandò a Servilìa sua madre. Di Porcia moglie scrive 
Nicolao peripatetico e Valerlo Massimo, che risoluta di 
morire , e impedita dagli amici con solenne cura e 
guardia, tratti dal fuoco carboni accesi, se gli fliise in 
bocca, e chiusala e stretta, essersi da sè stessa spifo- 
càta. Va nondimeno attorno una lettera scritta dà Bruto 
agli amici, dolendosi e lamentandosi che n' avessero 
sì poca cura tenuta, che avesse amato meglio abbandonar 
la vita, che languire per lunga malattia. Mostra adun- 
que che f^icolao non sapesse bene il tempo, per che 
questa leltèra, se fu verainénte scritta da Bruto, ci palesa 
la indisposizione, T amore verso 'l marito, e 'l modo 
ddla morte di questa gentildonna. 

• * • * • 

^ jr tmlto Sinitm» (mpoiM JRift#to, «nÌm 4i BnM* n' Itr mrf »' 
I» fr§ÈÌa éi Cuw0i prtmUtilo t4 em Ceiarv^ ad aUra Umpo^ dba tré 
M fsi», • lifrtiiMiido dtfie. (C.) 



8 



114 



• " ' PARAGOINE FRA DIONE E BRUTO. 

* *. * • " - ' " - ' ■ ' ijr • 

Avendo, adunque, così Dione come Druto avute 
molte gran qualità, fra le principali lo essersi aggranditi 
da picciolissima occasione, .fa lode particolare e grao- 
dissìma di Dione, il qiialè don ebbe aiatanfe o concor- 
rente, come Brnto ebbe Cassio ; in cìii sènza dubbiò par! 
virtù e gloria non si scórse, ancorché alla guerra non 
contribuisse meno d'ardire, di fierezza e di buoni fatti. 
E affermano molti cbe fu egli il principio e la guida di 
tutta Timpresa ; e Bruto dubitante fè'rlsòlvere alla con- 
giura conlra Cesare. Ma di Dione ci si mostra che, si 
come da sè provvide armi, navi e soldati, cosi s'acqui- 
stò amici e compagni all' impresa. JXon fe' già Dione 
come Bruto, il quale da' fatti medesimi e dalla guèrra 
trasse fe ricchezze è la potenza : ma contribuì i suoi 
propri tesori alla guerra per rimettere in libertà i suoi 
cittadini, impiegandovi quello con che dovca mante- 
nersi in esilio. E da vantaggio Bruto e Cassio per ne- 
cessità ricor$erq ali* arifii, poiché cacciati di Roma "non 
potevano sicuramente Tiyersi in pace, coma queRi che 
erano condennati e perseguitati a morie. E depositando 
le lor persone alla guardia dell' armi^ corsero nell'aringo 
di guerra più per salvare se -ìstessi » che i cittadini. Li 
dove Dione cacciato, menando vita più sicura e lieta, del 
tiranno che '1 cacciò, volontariamente si mise a cotanto 
rischio per salvezza della Sicilia. - 

E non era simile il liberare i Siracusani da Dioni- 
sfo, e '1 lirancare IBom^i dalla signorìa di Cesare: per- 



€M Bcm negava Dionisio d' esser tìraoug, e con questo 
imne cobnà d- iofioUi nali la Sicilia ; ma il j^bicipata 
éi Gesm ndlo stabilirsi diede molto dbe penare a qóelii 

che vollero opporsi ; ma ricevuto che Y ebbe, non ebbe 
altra a{^renza che nel nome solo, e sola opinione, 
perchè non Ti fin p(H sotto atto alcuno crud^e e tirali* 
aioo ; anzi farro mandato stella maBo d'Iddio, come me- - 
dico pietoso allo stato di Roma bisognosa di monandiia. 
E per questa cagione il popolo romano incontanente de- 
siderò Cesare quando non 1' ebbe, in tanto che aspro fu 
e inesorabile contra gli ucci8(»ri. Ma lo aver lasciato uscir 
di Siracusa Dionisio, e '1 non lasciare abbattersi la se- 
poltura del primo tiranno, diede appresso al popolo gran 
cojjpa a Dione. 

.r<ìeiie azioni di guerra fu irreprensibile, menò a 
Qne av venturoso tutU). queUo che a iàre impreso, aash 
mendd^i fatti deùgli altri, riducendo e litnutando iutto 
a sialo migliore. Ma di Bruto ci pare che con mal con- 
siglio accettasse la battaglia ultima, nella quale arrischiava 
' il tutto: e appresso alia rotta non trovò al male rimedio, ' 
anzi rinunziò a abbandonò le. speranze, e non mostrò 
la faccia ardita alla fortuna come fe' Pompeo ; e pure 
era ancora ivi rimasto molto da sperare nell'armi, oltre 
all' esser signore , e tenere indubitatamente tutto Imare 
con le. sue armate. £ la colpa maggiore rimproverata a 
Bruto si è che, avendo la vita dalla mercè di Cesare, e 
da lui ottenuta la liberazione di quanti amici volle, presi 
seco in battaglia, ancor che stimato amico suo, e da lui ; 
onorato più e più di molti altri, nondimeno si brattò 
le mani del suo sangue. Il.che dire non può di.Dione: 
anzi io contrario, che amico e parente di Aioniisio, ad- 
dirizzava e manteneva a suo potere gli affari suoi: e 
cacciato della patria ed offeso nel fatto della moglie,' 
p^cbite kL sualaufte^ mos^ i^fittìma. a ^giilata guerra 



* Digitized by Google 



I<6 MIIAOOIfB FRA MOMK B BIIWD. 

palesemente. Ma si paó forse questo primo punto rilor- 
cére in contrario. Imperciocbè la maggi<nr lode di gnesti 

due, che è l'odio e lo sdegno coiilra i tiranni, in Bruto 
fu semplice e puro, avvegnaché nulla avendo che do- 
lersi in privato di Cesare, per la comune libertà si 
commise al rischio d'ncciderio: là dorè Diofiie, se nob 
shresse pàrticofare offesa rlceynta, non arebbe ffià mai 
guerra mossa : come si manifesta per le pistole di Dio- 
ne, che, perchè fa cacciato ' dall' aspetto di quella tiran- 
nia , e non partitonevolontariamente, imprese a eaeciame 
Dionisio. Tn olire il ptditito bene rendè Brdto amico di 
Pompeo e nimico di Cesare, come quelli che altro ter- 
mino da limitar T amicizia e la nimicizia non avea , che 
la giustizia. Ha Dione molte cose fece in grazia di Dio- 
nisio; mentre che in fede gli fa; e quando diffidò, allora 
per ira mosse guerra. Onde arvenhe che tutti gli uomini 
non gli credetlero, dubitando che, cacciato Dionisio, non 
istabilisse il principato di Siracusa a se stesso, con esca 
. di più dolce nome che di tiranno i. cittadini allettando. 
Sa di Bruto dissero ancora i nimici suoi, che unico Ara 
tanti congiurati centra Cesare si era dal principio insinò 
al fine proposto questo solo, di rendere alia repubblica 
romana r antico governo* 

Inoltre, la contesa centra Cesare pari non era a quella 
centra Dionisio, dispregiato da qualunque suo ^migliare 
per lo starsi il più del tempo ebbro, e giucare a' dadi 
fra le coneabine: ma il proporsi in pensiero la rovina di 
Cesare, e non temere delia fierezz^i, potenza e fortuna 
ài colui, che col nome solo non lasciala dormire in ri- 
poso i re de'Parti e degl'Indiani, era ben opra d'un'ani- 
ma ecccllcnle, che per tema non allentasse punto di sua 
natia magnanimità. Per la qual cagione, alla prima vista 



Digitized by Google 



di Dione io Sicilia non poche migliaia d'uomiai si ribel* 
laroQo coQlra Dionisio: ma ia gloria di Cesara aaoaia 
qmào U morto aosleanie gU amici aiioi^ e il hom aola 
tamo abbe di potane, èb» un fanciullo impotenie per aa 

stesso fe' diventar subito il priuiu uomo di Korna, e la 
usò in guisa di contraveleuo conlra l'odio e la potenza 
d'Antonio. £ se mi dirà alcuno die Dione cacciò il ti- 
ranno con gran contrasto d' armì^ ma Bruto uccise Ce- 
sare nudo e senea guardia, risponderò che fu in ogni 
modo alto di sovrana conoscenza militare e di sensato 
capitano il sorprendere cosi disarmalo e sguernito si 
gran principe circondato da tanta polenza; perchè non 
Tasaaltò subito non solo, e con pochi affrontando VnC' 
ciae, ma dopo aver consigliato di lungo tempo avanti 
rimpresa, e con molli accordarsi; niuno de'quali gli venne 
meno> o perchè egli scegliesse da principio tulli buoni, 
0 buoni gli rendesse appresso alla fatta elezione. Ma Dio^ 
ne, 0 per cattira scelta si fidò ad uomini scellerati, o per 
• non sapere usar bene l'opera de' buoni gli lasciò scelle- 
rati diventare: nè l'uno nè l'altro de'quali può essere 
atto di prudente. E Piatone lo riprende d'avere scelti per 
amici quelli che r uccisero. 

Ancora dico che, morto Dione, non si mostrò alcuno 
a sua vendetta; ma Antonio, che a Bruto fu nimico, il 
seppellì onoralimcnle, e Cesaie conservò le sue ono- 
ranze. Era stata ritta in Milano, città della Gallia di qua 
dall'Alpi, unà statua di bronzo a Bruto, la quale avendo 
qualche tempo appressò veduta Cesare di gran arati» 
glianza e di grazioso magistero, passò oltre: di poi ar- 
restalo alquanto il passo, in presenza di molli chiamò i 
magistrati, e disse che la lor città avea rotta la pace, 
perchè appresso di sè riteneva un suo nimico. AHa prima 
(com' è verisimile) si misero al niego, dubilando qual 
nimico dire volesse, e si guardavano in viso l' un l'ai- 



Digitized by Google 



tro. E Cesare, rivolto alla statua con viso arcigno, replicòf 
Gotaù quivi, non è nostro miaico? £ piti «^ventati 
èh» iirkM flcergefido i mainali lacerati con no sc^riao 
lodò i Lombardi della costante I6ritàdnitoalrata«fin aml0^ 

eziandio nelle avversità, e comandò che la statua si con- 
servasse ferma nel medesimo luogo. ^ 



V 




t 




Digitized by Google 



119 



ARTOSERSE.* 




SOMMAiUO* 

L Nascila di Artosefae*.-!-!!. Slia Indole. È dicUaitto successm di 
Dtrio. — HI. £ consecrato re« —IV. Giro, suo fratello, prafiii^ 
rasi a rit)ellarsi. Bmilà di Artoserse. — V, Sua HberaiiUu — 
VI. Ciro chiede socoono t* Laoedemoiii , « muove guerra al 
liraiello. — VII. Arioserse gli va incontro.— Vili. Glearco è ea« 

l , gione della disfatta di Ciro. — IX. Questi uccida ^Magerse.— 
. X. Morie di Ciro secondo la narrazione di Dinóaa;— Xk Gant 
la racconta Ctesia. — Xil. Artasira porla a Artoserse la novella 
delia morte di Ciro. — XIII. Artoserse fa recidere la testa a- 
la mano destra del fratello. Diversità de* racconti di Senofonte, ' 
di Dinone e di Ctesia. ^XiV. Premii dati dal re agli uccisali, 
e feritori di Ciro. Strazio del Cario comandato da Parìsatide. — 
XV. Imprudenza di Mitridate. — XVI. Suo orribile supplisio» 

— XVII. Mesabate è scorticato vivo. — XVII!. Morte di Clearco 
e di altri capiiani greci. — XIX. Parìsatide fa avvelenare Sta- 
tira, ed è esiliala a Babilonia. — XX. Agesilao porla la guerra 
in Asia. Artoserse solleva la Grecia contro i Lacedemoni. 

— XXi. Pace d' Antalcida. -tXXII. Ismeoia e Pelopida alla 
corte di Persia. Doni reali a Timagora. — XXIII. Artoserse 

• jA Hconciiia con Parisalide, e piglia in moglie Atossa* — . 

* Due specialineate fra molti Greci , che &crÌMero delie eose di Persia , 
par che seguisse Plutarco per quu:>ta vitd , cioè Ctesia e Diaooe. Ctesia , gra* 
M alla sua Storia delVlndie, di cui Foiio «i ha dato IVstratto, ha fama di 
iMillorfmhlo. Io guelia Jj-ferèia p^ralttyHa. ^Biii ^tmmséo • tfl— rtHt 
Mia, Balla Inìm «ba aoa foiM darhral* 'a*raii iMtli dalla Pania tlt«a, a À 
cn utm fgàia itela # gli nedesiino tattin|«ai« at? didawatl' ami ch« viaia colà 
Bfldico dèlia eerte. Piò chea lìii peraltro Plutarco praUèfede a Diaooa, via»' 
aste alquanto dopoCtasia , e la cui Storia Pertiana , per ciò che Ateneo o« 
li intendere, doveva essere molto voluminosa e composta coli' aiuto di pareo- 
chi altri scrittori , che più aou si conoscoao. Varj dì essi furono pur consul- 
tati da t'Iutarco, ed egli nomina fra gii altri Eraclide di Cuma , del quale 
parlano ^ure Ai«oeo e (ceraio , e il qiiala acrÙMv feoa f «ona il GaMuiboaa 
atifalta, dal fiftre quotidìaao ^ft Paiiiam. 



ARTO^RSS* 



XXIV. Muove guerra agli p.^i/Ji. Va contro i Cardusii, coi quali 
fa pace per l'accorlezza di Tirìbazo. — XXV. Diviene sospettoso 
e crudele. — XX V]. Dichiara Dario suo successore, il quale gli 
chiede Aspasia in dono — XXVII. Artoserse la dichiara sacer- 
dotessa di Diana Tiril>;izo inasprisce Dario contro il padre. — 
XXVIII Lo spinj^e a congiurare. — XXIX. La congiura ^ sco- 
V _ perla. Dario e Tirihazo sono fatti morire. — XXX. Morie dì 
Ariaspe e d' Arsame. Fine jdi Artoserse. 

■ * 

AjlONiitTÌiM,al4i«t 4i Dadtr, iatornoranmttdtl moadoBSiO, priina 
MIv OI6m|nadr, SM di Roma , S99 av. G. C. 

I nuoTi etlit. di Amvot comprendono lo spasio di questa rh» tM fi ftimo 
«MM> ddk Olimpiade • a tnm édb €iT«.aiS ar. 6. a 

• / 

L Arioaom^ i primo dì qaeste Aome, pHi raaattieto 

e magnanìiiio die fosse mai fra' re df Persia, ftt sopran* 

nominalo Lungaraano, perchè più lunga la destra che la 
sinistra avea, e fu figliuolo di Serse. Ma il secondo, di 
cai s^ivere^ iateadiamo , cognominato Mnomone perchè 
ebbe, gran inemoria, nacqàe d'aoi figliuola del primo. 
IK Dario adunque e Parìsatide nacquero quattroUgRuoli , 
Artoserse il maggiore, dopo lui Ciro, appresso Ostane e 
Osatre minori. Ciro portò il nome dei primo Ciro pi- 
gltftftdolo dal sole^ percliè i Persiani appettano il sole Gi- 
ro: ed era pima chiamato Arsica/ ancorché Dinone 
scriva che fu detto Oarte. Ma non è verisimile che Ctesia, 
benchò riempia la sua storia di favole incredibili e senza 
ragione con varia mescolanza e diver^^ non. sapesse il 
Itome di quel principe apprèsso ai quaìe visse, corteg* 
gìaodo lui la moglie , la madre e' figliuoli 

li. Giro adunque da' primi anni fu ardente e vio- 
lento^ e si mostrava l' altro in tutto più mansueto^ e per 

* PlaUreo e il eaiB|)«odia(ore di Ctetii teriviM JrftiMirti ; VIm^ 
Diader* 8i«ila, Staaloola a iirtir fMUi di» rm mm fk dapa mmm 9'lrs> 

ìaterte, 

' * Bd àftmru tra prima chiamato Arska. (C.) — Altri Àrtme. 



Digitizca by Coogle 



natura più moìle ne' suoi appelili: e per comandaraenlo 
del padre e della madre prese per moglie bella e vir- 
taosa lìbyane» é la rìtcnné poi cobira 'i lor voierb:. per* 
chè ayepdo il padre uccido il fratello di lèi, voleva die 
morisse ancor ella. Ma Arsica supplicando la madre con 
molte lagrime appena ottenne che non fusse levata del 
mondo e disgiunta da loL La madre maggiormente amava 
Ciro con desiderio cbe succedesse, nel regoa Là qn49. 
richiamato, quando era il padre infermo, dal governo 
delle marine dell'Asia, tornò con grandissima speranza^ 
d'essere per opera di lei successore dichiarato. Perchè 
Pàrìsalide allegava belle ragioai usate altra volta dall'^-. 
tico Serse per insegnamento di Dèmàrato^ che avea parto* 
rito * Arsica a Dario privato e Ciro a Dario re. Noi persuase 
pertanto, e fu dichiarato re il maggiore cognominato 
Àrtoserse ; ^ e Giro governaote della Lidia e luogotenente 
delle terre di marina. t \ 

ni. Non guari dopo alla morie di Dario il re Àrto- 
serse andò a Pasagarda^ per essere ivi consecralo con 
cirimonie reali da' sacerdoti persiani. Questo Pasagarda. 
è. un tempio ^ dedicato alla dea guerriera^ a Minerva, se: 
eondo la mia CQ&ieitura: ,iiel quale alla consecrazióne 
entrato^ si spogliò della stola sua, e vesti l'altra usata 
portarsi dall'antico Ciro, avanti che fusse re; e mangiò 
secondo Tuso certa torta di fichi con terebinto, e bevve 
latte inforzato. ' Se altro fanno in queste cirimonie noi 

* Perchè Parùat^e allegava bella ragione Uiata altra volta da{->< 
l' ant'eo SerM per iiu(gnanuiUo di Ihmarato , cioè che avea pwrior^ 
lo ec. (C.) / 

* Y«r«o tfléf tniio in «ri Aline li HtMIt» Lìiaedlro. 

* Pmargada. (C.) 

* in iftinkttiUàè MI Ifiyio, (G.) 

* Nel quale ehi entra alla eoniecraxione, Hàpoglia delia kola «ilÀ, 
eveete F attra usata ^portarsi dall'antico Ciro, avanti che fune re; e 
mangia, eecondo l'ufo, eerta torta di /Icàt con TorvMiilD» o òaw.latfei^' 
portata. (C.) ' 



122 ARTOSERSE, * ' ' 

sanno gli altri. Nel punto del far questo venne* Tissa- 
ferne a conducergli un sacerdote già maestro di Giro 
nella fanciullezza, che gr insegnò la magìa, il quale non 
meno degli altri Persiani esser dovea dolente del non 
essere il suo discepolo stato dichiaralo re. La qual cosa 
più di fede gli prestò neir accusare Ciro, incolpato da lui 
d'aver tesi inganni nel tempio al fratello re con propo-" 
sito d'assaltarlo e ucciderlo, quando fusse spoglialo. 

IV. Alcuni vogliono che a questa semplice accusa 
se ne facesse cattura : altri dicono esser entrato Ciro nel 
tempio, e cosi nascoso essere stato dal sacerdote tradito. 
Neirallo del farlo morire, la madre, presolo infra le brac- 
cia, avvoltegli al collo le proprie trecce, e strettolo coi 
suo, con lamenti molti e ardenti supplicazioni pregò è 
ottenne dal re di rimandarlo al governo. Della qual gra- 
zia non di meno mal si mostrò contento, e non tanto 
ritenne in memoria il salvamento della vita, quanto la 
prigionia patita: anzi per lo mal talento studiò più che 
mai di farsi re. E raccontano alcuni essersi dal re ribel- 
lalo perchè non si soddisfaceva della provisione assegna- 
tagli per le spese quotidiane. Ma fu sciocchezza il dir 
questo: perchè se avuto non avesse altro modo, la ma- 
dre gli aria porto ella e dato quanto avesse voluto usare 
e spendere. Ma di sue ricchezze ampia fa testimonianza 
il gran numero di gente tenuta a suo soldo, trattenuta 
in più luoghi da amici, come scrisse Senofonte. 'Perchè 
non gli adunò a un tratto a fine di tenere i suoi disegni 
celati, ma in più parti ebbe amici e confidenti, i quali 
sotto diversi pretesti raccolsero forestieri. E la madre 
con la sua presenza levava al re i sospetti, e Ciro scri- 
veva sempre umihssimamente al fratello, parte doman- 
dando grazie, e parte riaccusando Tissaferne per darli 

* Nel punto del far queito Artoterte venne te. (C.) 
' Nel priocipio del primo libro dell' Anabati. 



AiTosntsB. m 

a credere che cootra lui addrizzava tutta la gelosia el 
contrasto, E di vero èra per nÉtvin il r^ molto lento ^ e ' 
questa lentezza era stimata dal popolo bontà: e qitiaiido 

alla corona venne, mostrò molto di voler imitare la man- ' 
suetudine dell'altro Artoserse di cui portava il nome, 
graziosamente accosgliendo i negozianti^ e neii' onorare e 
. l)enefiCare sopreTansando ìì merito , e nel pnnlrè f U e^ 
rkntìt non Bsanodo oltraggio, e nel rìeever doM non mó** 
strandosi men lieto a' donatori che a' ricevitori delle sue 
grazie: senza che nel donare era cortese e umano; per- 
ciocché non era si piccioi dono, che di buon grado non 
aecettasse. E presèntandoglt nn certo Omise otfa ihela* 
grana di smisurata grandezza, disse: Fer h) Sole, que- 
st'uomo, se gli fus^e creduto, faria diventar, grande una , 
città piccola. - . 

V. Un altro poyer^ nomo che ^irea di sae ^raccia^ 
Teggendo cièscnno oflèriV dhnl* al re nel passare > nem' 
avendo pronta altra cosa, in quel punto corse al fiume, 
e presa acqua con le mani, porlògliela: di che compia- 
ciutosi Artoserse gli donò una tazza d'oro con mille mo- 
d' oro dette darid. E an giorno che Eadida Spm^M 
teinerariamente moke parole* troppo ai^te glt AcèVa, 
comandò che un suo capitano gli rispondesse egli. A le • 
è lecito dire al re quanto ti piace; ma a me di dire e 
fare quanto voglio. E ad aUro tempo trovandosi a caccia^ 
additandoli Tiribazo. la propria 'vesta rotta e straodM; 
rispose II re:* Che tuoì che fttecla? Plg liana na' altra (re> 
plicò colui) e dona a me questa. Il re così fece, ma sog- 
giunse: Ed io te la dono, ma ti vieto il portarla, ^on fece 
dì queste parole Tiribazo stima (chè non era uomo di 
mala m»ate^ ma leggiérf -e stapido)^ m iacoiilinente' 
s'ammantò della roba reale con altri ornamenti d'oro 
donatili, e da donne: talché tutti ne pigliarono sdegno 
perchè era dalie leggi vietato. Ma li re ne rise solo» e 



Digitized by Google 



disse; Io li concedo licenza dì portare questi oriiamenti 
4' oro come donna, e questa roLia come inatto. Essendo 
fgfrimiv» BOB,ri$ever«i alla medesima meusa non la 
madre dd re e la moglie legiituna, la moglie sotto e la 
madre sopra lai, Artoserse chiamò una fiala alla me- 
desima tavola* Ostane e Osatre fralelli minori. E vaghis- 
simo speiucolo porse a'i^ersiani la lettiga* della moglie 
Statira^ che sempre £iceva porfjire scoperta e nada di. 
tatti gli abbigliameoli , si che poteano le donne del paese 
salutarla ed accostarsi, oude amalo ne fu mollo il suo 
governo. ' 

. VL Bea dicevano i desiosi di novità e dispo&ti al- 
l' (q^rare, che gli affari di Persia desidemanb un prin- 
cipe come Ciro di euor generoso, valoroso guerriera, 
affezionato agli amici: e la grandezza dell'imperio ricer- 
cava più tosto un re d'alti pensieri e desideroso d'onore. 
Per la qnal cagione Ciro^ confidai) non meno in quelli 
che erano appresso al fratello che ne' suoi, mise mano 
alla guerra. E scrisse a'Lacedemoni pregandoli a man- 
dargli soccorso con promessa di donare a'ianii cavalli, 
a' cavalieri carri, se aranno poderi donar castella, se 
castella donar città; e il soldo a' suoi militanti nea 
sr conterà, ma peserà. B se atesso magnificando diceva 
d'aver il cuore più grande del fratello, essere miglior 
filosoio e meglio intendere la magìa, e ber più vino, e 
ma^ portarlo di lui, ilqiiale per viltà e mollma mit» 
cacce ^€00 pena montava a cavalio, e ne' rischi di guerra 
con pena sopra 1 trono reale nel carro. 1 Lacedemoni 
mandarono la lor cifera a CI earco commettendo che ob- 
bedisse Ciro ad ogni comando^ Curo adunque s* ìncam- 
mind contea 1 fratello con potenza di batteri^ e 

* Artoserte chiamò wudstmu imoU m. (C.) 

* Il e^eehio. (C.) 

* OjmU MM(a era dol/c witlUiudim rtgim», (C). 



Digiii^ca by 



ARTOSBRSB. 4Ì5 

eÓQ poco meno di tredicimila Greci a suo soldo, alle- 
gando or uno, òr dltro pretesto di qaesta moissar. Non 
potèliingameote ténersi cellito questo suo pensièro ; aià 

venne Tissafernc a portar novella di questo esercito / e 
in gran travaglio mise la corte, addossandosene il più 
delift colpa sopra Parisatide^ i coi amici eranp a sospetto 
e accttsatt Ma Statira, commossa ptà d'altri per questa 
guèrra^ tormentarà Parisaiide e gridava a tult'ora: ©▼*è 
la promessa fè? ove le preghiere per cui salvasti la vita 
a chi congiurò contra 1 fratello? e ora ci riempiesti di 
guerra e di mali. Per cotali rimprocci Parisaiidé yeudi- 
cativa per natura, di barbarésco costume, sdegnosa è te* 
nace dell'ira, si riempiè di tant' odio contra Stalira che 
procacciò di levarla del mondo. Dinone scrive averle tesi 
lacciuoli durante la guerra, ma Ctesia disse che dopo; 
-e non è verisimile cbe trovandosi presenle non sapesse 
il tempo: e nòli ébbè cagione dt trasportare volontaiia^ 
"mente quest'opra ad altro tempo che in quello nel quale 
fu eseguita: ancor che la scrittura di questo storico spesse 
fiate travii dai vero per raccontare menzogne e favole. 
E però daremo^al fatto h> stesiso tempo che gli diede egli. 

W. SeH* avvicinarsi Ciro, discorse voce e noveHà 
che non avea deliberalo Artoserse di combatter subito, 
nè d'avacciarsi di venire alle mani: ma soggiornare in 
-Persia iofino a che da tutte parli le forze aue s'adunai 
sere. Perchè avendo alitata una trincea con fossa larga 
di dieci ulne, d'eguale profondità / e lunga delle miglia 
ben cinquanta per la pianura, la lasciò pigliare a Ciro 

venuto ben' oltre non lungi a Babbilionia. Avendo non* 

' • ' ^ •>.•.• 

* Diòdoro aM* «Km di* queste «oia fvrm «f irt tmiimciitt di'afdl- 
^tli:" ^otareo pi tccorda qui «m Smntmtè, 

* Al DMÌlir éd allo Schìraeb par pià probabile dè ehe dice Senofonte , 
il quale assegna a questa fossa cinque piedi di Urgheot • tre drjifofeiidiilà. 
(^•tlTMenito atadl'coiTiepAadono ■ 20 legit. 



126 ARTOSERSE. t 

dimeno Tiribazo avuto (come raccontano) il primo ar- 
dire di dirli, che non conveniva fuggir la battaglia, ri- 
tirarsi di Media, di Babbillonia e di Susa per seppellirsi 
nel fondo della Persia , con potenza molto maggiore di 
quella de'nimici, infiniti satrapi e capitani nel senno e 
nella spada migliori, lo fe' risolvere di mettersi al rischio 
d* una giornata il più tosto che potesse. E presentatosi 
di subito improvisamente con esercito di novecentomila 
combattenti nobilmente in arnese, spaventò e disordinò 
per viaggio i nimici, confusi e disarmati per la sover- 
chia confidenza di sè e dispregio del nimico: talché Ciro 
appena fra gran tumulto e alte strida gli potè in ordinanza 
rimettere. Di poi guidandoli con silenzio a passo lento 
e composto, fece maravigliare i Greci del fargli marciare 
con si bell'ordine, non aspettandosi altro che grida con- 
fuse, saltellamenti, gran tumulto e confusione infra si 
numerosa moltitudine. Ma egli secondo il modo de' Greci 
schierò innanzi al corpo del suo esercito i più forti carri 
con falci che avesse, acciò essendo i primi a venir alle 
mani, rompessero con urlo impetuoso le nimiche squadre. 

Vili. Fu scritto da molti questo conflitto; ma Seno- 
fonte solo, per modo di dire, ce lo mostra all'occhio, 
rappresentandoci quegli atti non esser fatti, ma farsi, 
mantenendo sempre il lettore sospeso nella passione a 
parte del pericolo: e ciò per la molta chiarezza della scrit- 
tura. E però non saria atto da savio il raccontare di più, 
se non alcune poche cose degne di memoria, che per av- 
ventura tralasciò. Il luogo adunque ove mise in ordi- 
nanza l'esercito si nomina Cunassa, lontano da Babbillonia 
poco più di sessanta miglia. E consigliando Clearco in- 
nanzi alla battaglia che Ciro dietro si mettesse a'Mace- 
doni * per non avventurar la persona fra' primi, è scritto 

' Correggi i Lacedemoni , o come altri dicono , i Greci. 



che rispose: Quali parole son le tue, o Clearco? tu vuoi 
che io faccia procaccio d'esser re, e mi mostri indegno 
dèi regno? Dopo a questo primo errore dell'essersi Ciro 
precipitosamente gfltato nel mezzo de' rischi e1 non és^ 
sersi guardato dal pericolo, ne fece un altro non minore, 

0 più tosto il fe'Clearco stesso,, di non aver contrapposti 

1 Greci suoi rimpetto al re^ ma messigli alla n^a del 
fiume da destra per non essere accerchiato. Veràih ae 
Toleva andar dietro a tutta sicurezza e di non essere in 
parte alcuna offeso . era il miìiliore lo starsi fermo a casa. 
Ma egli per piu.di mille miglia dilaniatosi dal mare, ar^ 
mato^ da niuno^coatretto^ solo per metter Ciro nel trono 
reale, stava poi a considerare e scegliere una posta, onde 
potesse non portare utile al generale che'l soldò, ma 
Combattere al sicuro in grand'agio: e si rassomiglia 
molto ad uno« che per paura di caso inaspettato abbia 
il buoir senno perduto nel discorrere delia somma, e ab- 
bandonato il punto principale dell'impresa. Perchè è cosa 
chiara per l'esito stesso del comballimenlo, che i soldati , 
del re non arieno sostenuto l'impeto de' Greci, i quali 
rispinti i barbari indietro con fuga, o morte del re» arieno 
clténiiita la vittoria e Ciro il regno. Però è più da dar 
la colpa di questa rovina alla troppo riservala cautela di 
Clearco che al temerario ardire di Ciro. Imperciocché, sè 
il re avesse avuto egli ad eleggere la posta da mettere 

i Greci per ricever men danno da essi^ noo aria trovato 
tdo^o migliore, che il più lontano da sè e da' suoi, in 
parte ove sopraffatto il re non fu veduto da essi, e sa- 
ria stato taglialo a pezzi Giro, prima che potesse servirsi 
della vittoria di Glearco/ Ben conobbe. Giro il migliore, e 
comandò a Clearco eh^ si schieraiis|e nel ipezi^ della jbj^t-. 

* X ftrtanto mmT egli t'avvide di euerè$Ulù «info da' Greci ^ %è a 
eirifolè a nulla ttrvire ta tittoria di Ciecreo, pumdù kmamii $m ri» 

•MM «WifO. (C ) 



128 ARTOSERSS. 

taglia. Ed egli, risposto che ben farebbe di maniera che 
arebbe buon fine, guastò e perdè lutto. 

IX. Perchè i Greci usaron la Tiltoria^ còme Toilona, 
conlra' barbari che aTeano'dìiianzi; è molto aodaroD ol- 
tre cacciandoli. Ciro, montato sopra generoso corsiero, • 
ma disabbidiente al freno e feroce, cognominalo Pasaca 
(come sciire Ctesia)^ "vide venirsi iaconUH) a tutta briglia 
Artagerse governatore de'Cadasii, il quale ad alta Toce 
da lontano gli disse: Ah ^mpio e folle pitì d'uomo iU 
venie, disonoratore del nome di Ciro, il più bello che sia 
fra' Persiani, che qua per ù aspro cammino conduci i 
Greci valorosi apredare i beni della Perdia con Isperanza 
di dar morte al fno signore^ e fratello; prima lascerai 
qui la testa ' che vedere la faccia del re. Appresso alle 
parole gli lanciò un dardo. Fece la corazza di dura tem- 
pra fe$i8tenza, e non rimase Ciro ferito, jna per lo forte 
colpo crollò alquanti). Rivolse Artagersè 11 cavallo, e Gnra 
il colpì ben' egli , e gli forò da una parie all'altra il còllo 
in quella parte, ov'è l'osso chiave. E quasi tutti confer- 
mano che morisse Artagersè per mano di Giro. Ma della 
mòrte di Ciro, poi che Senofonte, come quelli il quale 
non Vi si trovò / ne parla sémplicemente e con brevità, 
non sarà forse male trascoiTere quanto ne scrisse in par- 
ticolare Dinone e Ctesia. 

X. Scrive adunque .Dinone die, caduto Artagersè, 
Cito sospìntosi di forza centra gli schierati dvianzi aliai 
persona del re, feri il cavallo e cadde il re. TIHbazo, fat- 
toi ben tosto rimontar sopra un altro, gli disse: Ricordati, 
o re, di questo giorno non degno di mettersi in dimen- 
tipanza. Giro di nuòvo, spinto il cavallo, tirò il colpo se- 
condo: al terzo non più contenersi potendo Artoserse 

' quale da iiiiiluÌMrmh' tervi ben più di le generosi è circonda' 
to, teeondo che or ora Mfwhtuàitkrai; imftroeekè prima latterai qni Im 



ARTOSBItSil. ' 



émè a'auai, che aìnava maglio di morire dbe tanto 
slare in contegno: e lanciatoci centra Giro» il quale fa* 

riosamenle e inconsideratamente andava incontro agli* 
strali nimici, tirò primiero il dardo, e simile fecero i 
suoi» tanto che Ciro cadde colpito, come scrivono alcuni, 
ptr mano dei re^ e ooane dicono a^ri, per mano uno 
di Oaria, a cui fece il re 4[>riliiegio di portar^sempre un 
gallo d'oro nella zagaglia in tutte le battaglie innanzi alla 
prima Ola: perchè i Persiani appellano que'di Caria Galli, 
a cagione delle cre&ie con le quali ornano gii elmi. 

XL Ma desia per ristrignere al presente in brève 
la sua lunga narrazione dì questo fotlo, to racconta cosL 
Ciro, morto che ebbe Arlagerse , spinse il cavallo contrai 
re, e'I re centra lui senza parlare nè Tuno nè T altro; 
Arieo amico di Giro tirò- il primo colpo ai re e noi feri; 
e1 re d'altra parte alzò 11 braccio', tirò e colse, non il 
fratello, ma Tissaferne^ fedele amico di Ciro é valoroso, 
e'I giltò raorlo.Ciro appresso lanciando forò la corazza del 
re, e rimase Otto 1 dardo nel fondo del petto ben due dita 
aédentro, siche da cavaHo ne cadde, ^sud incominei»» 
fono ^veniali a fuggire: ma rHevatosi di terra, in' 
compagnia di pochi e fra essi di Clesia , occupato un certo 
coUetio vicino, posò alquanto. Ciro inviluppato fra'nimici, 
quasi che a notte fu dal contumace cavallo trasportato 
beo di iungi da' suoi, non conosduto da' umici e cer- 
calo da'isaol. Ha alsato vanamente dàtfa credenaa di vil- 
torfs, e ripieno di lìerezza e d'ardire, cavalcava per lo 
campo gridando: Ritiratevi , poveracci. E replicando più 
v^lte in Ungua persiana queste jparoie, alcuni nel ritirarsi 

pasBindo gU facevano livereaaa; Ma eswmdogti^ caduta 

♦ * • 

' ' Questo BOOM pai amr corrotto , perebè TÌMftriM m «to' prì* 
■«j «ttcMi di ArtoetTM «edtsiai*. Oftt^nofM imi » soppougM» dtot p«r> 
•otte Siftne 4ftto ttooto inmio , è preferìliito la lei^oiiié di mo aolieo cwìÌm 
di Phitoreo m ««i «romt SmlifBrm Iotom di Tiiéfèrma. 

norAa«ft»~S. 9 



liso ARTOBMmi 

b tiara di.teysta^ un giovane persiano nominato Mitridate, 
iljBltfaaeoiTerQttfe^iiACOlpQi^^ie'fì^Ua.teHipia appreaia 
aH^ occhio seaza ^iper ebi fuséa. E semaio Ui ferilaciM 
copia (li sangue, perduto il Itfme degli occbi> eoo yxifii^ 
gini e senza sentimento cadde, e'I cavallo fuggito qw 
e là scorrerà, el tappeto usato per sella lordo di san- 
goe 6 ckdttto lo. preso dal paggi» ^ ièritore. Eiiivenuta^ 
eh» fu €iro con IMcà e pesa, aleiùii p9àà castrati ali- 
si stenti alla sua persona. provarono di rimetteito jwpra 
altro cavallo per salvarlo : ma non potendo tenersi, e yo^ 
land» pur andare a' suo' pied^, sostenendoto sotto le brac- 
cia il «crnéim wio ; a coel p^r gravetaa pi^[aiido la leali 
e inciampando, eredera aver oììénvàA la lUtoria^ sta* 
tendo i fuggenti gridare: Viva il re Giro, e domandare 
mercedi;» In questo alcuni della città di Cauno, di misera 
e; mendica Tita> uaati ài siecondar r esercito per procao 
ciarsi la vita oofi vitissiflii- ariiristerin si «meaoQlaaoBO m 
caso con la gente di Ciro, come amid^ e «Tvedatisl te?» 
fine alle sopravveste vermiglie (perchè i soldati del re 
le portavan biancha) clie erano nimici» uno d' essi, non 
aepeDdochi&isse^ prese ariiiiiealo di famciaae lai aaga^lMi 
di.dietro a CIfe, e eolpHoto» neHa meoatsra deHe ga wli e^ 
gli tagliò vene e nervi , onde cadde, e nel cadere battè te 
ti^aaypia ferita sopra una pietra, e di fatto spirò. Questa è 
la oarraaiotte diXlesàa, con ia quaè^ in guisa di spttOl^ 
tato e non tagliente coltaHo appoco appoee ueeidis.€iMk 
XII. Morto che fa , Artasira, òMamalo ìà eerte l'oc- 
chio del. re, nel cavalcar di là riconobbe i castrati che 
gran duolo menavano, e domandò uno d'essi, in cui più 
ai eeiàddava Giro. Perchè qui ti stai * questo morto piwi<^ 
geode? Egli risposò: Non vedi , o Arlasira^ Ciro qui mor- 
to? Artasira di meraviglia ripieno confòrti ii aestra to a 
bene sperare e tenere diligente guardia del corpo. Ei vp- 



landò al re Arlosersea già venuto io. dUperao^aciiegU ai(r 
fari duol e mal 4»p(ó8tQ daUa persona per la sete e per 
la (értta, eoo faccia Ueia gli portò noYella d'avér veduto 
Ciro morlo. Alle quali parole subito mosso a vederlo, 
comandò che Artasira lo guidasse al luogo: ma per paura 
^ deUa Yoce. sparsa cb^ i Greci cacciando tutto YìÀcéyaoo, 
e pre4s|Taiio» eoo miglior coosigHo tjeliberd di mAodair 
più gente a riconosicere il latto / e yì furono inviati trenta 
con torce. In questo mentre Satibarzane castrato andava 
io questa Oiin quella parte correndo per trovar da bere 
a re Oliasi vfkàtiQ di sete^ non avendo iuego acqua o 
DiQ essendone vicina al campo. la' fine s'avvenne ad 
uno di que' poveri Caunii che n'aveva un poco della gua- 
sta e trista in un otro ben cattivo; e presala portò al 
Fe. E vedendo berla tutta, domandò se gii era punH) di- 
spieciuMi. Ornò il re ne» aver mal Imto. vino con nMf • 
gier fualo, nè acqua più leggieri e pura. Però (disse) 
prego gì' Iddìi, se non potrò colui che te la die' ritrovare 
per riguiderdonarlo, cbe'i facciano felice e ricco essi. 
^ K toiMBdo in 4«elia i trenia mandati, dUssri 
e Heti, portarono si félice aon^i^fenita novella: é 
per la mollitudine di quellKche correvano a lui e se gli 
fermavano intorno, animo ripigliava; e cosi discese da 
ipiet colie acpon^pagftaio da molte torce. Quando al corpo 
HMktte vieiao» i», aecoado ana len^ <b ofitesa ipaa* 
slhinPariM, la destra e ki festa dal tnmoospidcu . 
mandò portarseli la lesta: e presala T)er la chioma folta 
e lunga, la mòstrava a'dubbiosi ancora e fuggenti. I quali 
aaravii^ti gli facevano reverenaa;. tal che raccoltisi 
ialìanìo prastameate aettantamira eamketjbenti» s'inwa^ 
minò aT Sao eieceile. E ne spinse aUa battaglia (come 
scrive Gtesia) quattrocentomila. Ma Dinonc e Senofonte, 
raccontano essere molti più quelli che cojnbatterono. £ 
dice parimente Ctesia dia fa rapìKnlato ad Artoserse il. 



Digitized by Google 



132 ARtOSBRsk 

numero de' morti oòn essére stato maggiore di iiote- 
mih ^ ^ ma che a luf parevano a yederH mm meno di ven- 
timila. Ife in'qUesto ha qualche dubbiezza/Quella ben 
fu chiara menzogna di Ctesia dell'essere stato mandato 
egli con Faille * Zaciniio e alcuni altri a' Greci : perchè Se- 
nofonte sapeva clie Gtesia. stava appresso al re, poi che 
ft menslone di lai; e maiiifestamente lesse i snoi fibii: 
e se fusse andato a portare ambasciata si importante, non 
aria il suo nome taciuto là dove nomina Faillo Zacintio. 
Ma Gtesia era straniamente ambizioso (come apparisce), e 
non meno partigiano de' Lacèdemoni e di Glearco stesso/ 
e sempre dà qualche' luogo à se stesso nella -sua scfit'^ 
tura, e in essa molle e nobili memorie di Clearco e 
de' Lacedemoni frapone. 

XIV. Dopo la battaglia, il re mandò nobilissimi e 
grandissimi doni -al figtiuoto d' Àriagerae utìciso dbi Giit)^^ 
e rimunerò Cfésia e gH altri onoratamente intliìo atee»*- 
care di quel Caunio che Totro dell'acqua gli die', e di 
vile e povero, onorato e ricco il fece. Aikcora usò dirit- 
tura nel punire gli erranti: perchè essender un* certo Àr-, 
baee di ll&dia nel combattere trspassaito a Ciro, e mort^ 
che fu, ritornato a lui, stimò questo più tosto atto di 
viltà e codardia, che di tradimento o mala volontà: onde 
il condennò a portare a cavaliuccio per un giorno intero 
irttomo'a una .piazza una meretrice nuda. Ed essmiM* 
tm aMro; oltre' ut trapasme aF nfeìm, vanlaté vtiMh 
mente d'aver due rtimici uccisi, gli te' forare la lingua 
con tre aghi. E dandosi ad intendere, e volendo che cosi 
ai credesse e dicesse per tutti, che avesse di profm 
mano, ucciso il fratello, a MHriaite, H primó die Ciro 
1lBr)> mandò doùi, comandando apportatori che dicessero: 

ié Cir«| tm i jfaali nappiir «no 6rMÌ. ' . 

* SaioTiMile focliaBa MMM'e ni«4«M SM« Fi^^ 



1 



AATOftKaSfi. ijO 

€on questi li onora il re per lo aver Irovato e portatoli il 
tappeto usato per sella del cavallo di Giro. E quando quei 
di Carja^'jper la .cui mano cadde Ciro percosso Della ina^ 
natura ^4MÌa.^iiiba, gli domandò U douo, comandò a 
cbi'l portava che dicesse: Questi ti dona il re per me- 
rito dell'averli portata la seconda felice novella: perchè 
fu il primo Artasira e tu, secondo annunziatole della 
morte di Ciro. Mitrid^ scontento e tacito parU: ma . 
qaeiriniélice dì Caria si lasciò per sua follia pigliare dal- 
• l'affetto comune: perchè guasto (com'è verisimile) dai 
doni presenti, e datosi a credere d'aver a conseguire 
cose sopra la propria condizipae, non voleva ricevere il 
dono, come per mancia di portata felice novellà, aia 
sdegnavasi appellando gì'lddii per testimonii, e gridando 
che nessun altro, ma egli aveva Ciro ucciso, ed era in- 
degnamente privo di questa gloria. Sentendo queste pa- 
role il re fieramente s'ionaspri^^ e tagliarseli la testa co- 
mandò. La madre eh' era. presente gli disse: Non &r 
morire, o re, in tal guisa questo scellerato: ben riceverà 
egli da me degno guiderdone delle temerarie parole che 
ardi di dire. E concedendogliene il re» comandò Parisa- 
tide a'giustiaieri che, preso costai» p^r dieci giorni io 
tormentassero ; appresso cavatigli gli occhi, gli stiNassero 
n,egii orecchi rame fonduto infino a che morisse. 

XV. E per la medesima sciocdiezza mori parimente 
di mala morte. Mitridate iodi a pochi gioruL Perchè chia- 
mato a un convito, ove i castrati del re e deUa madre 
orano, egli v'andò ammantato con la roba tf oro dona- 
tali dal re; ed essendo immersi nel bere, alcuno de' più 
favoriti di Parisatide gli disse: 0 come bella vesta i'ha 
donato y o Mitridate, il re nostro; come boì^ sono le-coi- 
lane o maniglie, e questa scimitarra vai molto: ben. ti 

' PtnUrco (se pur qoi non t' è error di serUlar») ti dÙBeatic* <U aVcr 
già detto eh* ciò fu f«tto d« aa toldat» di Cmiiiì«. 



Digitized by Google 



134 AlftomM. 

fece, egli avventuroso e riguardevole. Mitridate, per la 
tona del vino giàdiibro^ rispose: E che son queste, o Spara* 
ttììsset di molto maggiori e più belle mi fecTio da mestOBSì» 
degno in quel giOTAò^appresso al re. Sorrise SparamtM 
e replicò appresso: Io non dico perchè invidia ti porti, 
ma poi che scrivono i Greci, la verilà e'I vino essere 
ima cosa stessa, dimmi qnat nobile e gran prodezza fu 
quella del trovare un tappeto caduto dal Cavallo o p^^ 
tarlo al re? E ciò diceva non perchè non sapesse la ve- 
rità, ma per isvelare agli assistenti il fatto smosse la 
. leggerezza di Mitridate loquace e divenuto incontinente 
per Io soverchio vino beuto, Non potendo eontenersf» 
adunque, rispose: Parlate a TOrtfo senno puìre di tappeti 
e di vostre vanità, io vi dico per certo essere stato morto 
Ciro da questa mia mano, e non lanciai a caso il dardo e 
invano, poco fallii dall'occhio, e colpitolò nella tempia, (fon 
passai^o fodr fuori lo misi in terra, e d! quéHa férità 
mori. Gli altri invitati, dal (ine di queste parole antive- 
dendo già la miseria di costui, bassarono a terra gii oc- 
chi: ma colui die gi*invitò disse: 0 Mitridate, attendiamo 
ora a bere e mangiare, adorando la buona fofrtulaia ért 
re; é lasciamo da parte i ragionamenti aM pife ohe non 
porla la nostra condizione. 

XVf. Quindi il castrato tantosto rapportò il ragiona- 
mento a Parisatide, ed ella al re: il quale, come se fusse 
di menzogna ^n?iDto; e pèrdesse la piè onorata e gra* 
dita parte di su)i vittoria, aiAairamente s'adM: percloe- 
chè voleva che tulli i Barbari e Greci ancora credessero 
fermamente, che nel riscontro ^e nelL' intrecciarsi col 
fratello ayesse dato colpi ^ rleovutine, fusside Hmasl^ . 
Iterito, ma don morte dell' iinrversario. Comandò' adunque 
che Mitridate fusse morto col supplizio della scafa, ' il 

* QiMfe vocabolo Don è gii qal in sigotSeato di pÌ4WÌol« titìKo, di 
? «0 eoiwaf« dì lagoo, V ahmm do' Ltfìoi. 



Digitizca by 



I 



AlfQÉHBHk 195 

quale era tale. Prese due cassette fatte si che combacino 
ìBsieme» j|«ii>UDa meltooo cUflieaOiia ^ lexeai colui cte 
Viglio «flMttrtorìtret vi impr iffo opM io appresso .rainn, 
e-cMflMMo in tal guisa che la testa, ie manl e'piedi rt- 
liiaiigono fuori per fori lasciali a posla; il restante del 
corpo dentrx> rimane, rinchiuso: dannoli mangiare, e se 
BOB Yaole^ il oostriBgOBD ^ forza puagettdogU gli occbi . 
eoia ago; e ttaogiàto^ cbe ha, gK damo beremlstora di 
mèkè e latte, la quale poi gii spargono sopra^la èocea e 
tuito'i volto; e sempre al sole gli rivolgono gli occhi, 
a taie che k ia^ia tutta rimane coperta di grandissima 
quantità «di moadie. Facendo per tasto dentro a questo 
stvomeBlo fvaaSo ^ Moessarìo ad nouvo ohe iwaigi e 
bea, surgono dalla corruzione e putredine degli escre- 
menti vermini, da'quaU penetrati infino all' interiora è • 
eeneuiaato ii corpo : perchò quando l' uomo manifestar 
nonoè morlo y lavata la casaa dr sopra, veggono! la earne 
]MMigllla*e«cìami df 4|«e8li animali appiccali agl'inlesttei 
dìTorare ancora. In questa guisa Mitridate a gran pei^a 
dofo ardiciasseltesimo giorno mori. 

XVy. Restava a Parisaliée Mesatate solo castralo 
del re^ sbe tagliò la testa e la nano a Giro^ e qaméè 
vide da sè stesso alcuna presa non porgerle, ella gli ordi 
iln cotale inganno. Ella ingegnosa sapendo giucar bene 
a'dadi» più volte innanzi^ alla guerra avea giucato col 
Fo-; 9f a giorno dòpo veggiMlolo in ém^ sopra psiF 
sìoto, rìnritò a c^oearsi seco mille darlci, e giucauds 
perdè a bello studio e pagò l'oro, facendo nondimeno 
segoabiante di rimanerne punta e volere ricontende^e; e 

,pà§mià MW, mm giueava «mteme, • tUndogli Mmijfft$4aft9Uo ne terpkm 

gii amori, e per grande odio che avea a Slaiira, e per fiero deiio di pot- 
guitta, adoperava in guita, che a eoitei non avantmtero che brevi ittanti 
dm 9§min art<tita, B forUmt» ^tggindoh m giorno w oxio u, (C). . 



Digitizca by Coogle 



pregò che volesse da capo giucarài uno de'suoi servi ca- 
slrati^^ ed egli non disdisse. Couveouti adunque che il 
perdente, «oceUMatine ciiMiae de' più oari eiédeU, desse 
al Tiif6itore>queUo che soegliesse del oumeto d^iallri^ 
con questi patti si mìsero a giueare. Partsatide^ méssa 
tutto lo studio in questa posta e tutto '1 sapere usando 
nel giuoco, aiutata ancora dal tiro de' dadi , fu vincitri- 
ce; ,doBiandò e ottenne Mesabate, il 4]uale dentro «1 mi- 
mero degli eècettuati non ect. £ prima che noe potetM 
sospetto venire al re, consegnatolo in mano assorgenti 
delia giustizia, lo fe' scorticar vivo e contìccare il corpo 
a traverso sopra tre croci; e la pelle in altra parte di- 
stendere confitta con chiodi : e. scorgendone forte sde- 
gnato il re « contra lei innasprilo, ella motteggiando e 
ridendo gli diceva: Oh come sei grazioso e gentile a sde- 
gnarli per la perdila d' un vile vecchio castrato I ed io 
.che perdei mille darici taccio e mi contento. Artosorae 
adunque altro non lece che pentirsi* della perdita e se 
ne stette. Ma Statìrà, per altro.ancora statale paiesemenle 
avversaria, per questo fatto più amaramente infellonita 
diceva. aver la^suocera fatti morire crudelmente centro 
ad ogni ragione i castrati e fedeli s^yidori al re per 
«more di Giro. 

XVin. Ma quando poi Tissaferne. ingannatore e sper- 
giuro, ruppe la f e' promessa a Clearco e agli altri capi- 
tani greci, e gli mandò legati al re, Ctesia raccolta es- 
sere stato egli stésso pregato da Clearco a provTednli 
un pettine, a avutolo e pettinatosi oob esso, averne ta! 
godimento sentito, che gli donò in ricompensa l'anello 
per segno a' parenti e amici de' Lacedemoni dell'amicizia 
stata (ra essi; ed essere nell'anello scolpito nn hallo di 
donne Cariatidi: e che la provvisione per yhrere man* 
data a Clearco fa tolta e consumata da' suoi stessi soldati 
prigionieri. con lui; i quali gliene dìerono ben piccioia 



Digiiizca by 



parte: ma pose al disordine rimedio egli stesso, procu- 
rando die ne fusse- a Giearco maggior porziooe nwi- 
jdMa, e*8e ile desse altra a'aeldatt in diarie: e questo 
area fatto In grazia e di mente di' Parisàtide/ la qoale 
usandosi mandare ogni giorno a Clearco infra gli al- 
tri cibi una lacchete» 1* ammoni ed insegnò che biso- 
f Bava nascondere in qnella carne, itto un collella e mao- 
iarglielo, e non rimettere la Tita d'un tant-oomo usila 
crndeltà del re : e che egli per paura non votie farlo ; ma 
promise e giurò il re alla madre, che 'l pregò afTettao- 
sissimamente, che non farla morire Clearco: nondimeno 
cbè persuaso in contrario dalia moglie Statira, gii mise 
tutti a morte j salvo H€^onc{.>È quindi incominciò tei- 
satide a macchinare inganni contra la vita di Statira e 
provvedere veleni. Ma non c verisimile, anzi è contro 
ad' ogni ragione quanto racconta Glesia intorno alla .ca- 
gione iU ques&a morte: che avesse Parìsatide imiMreiU) 
aHe si empio e di si gfan pericolo , ed ardito d'ucci- 
dere la moglie legittima del re, di cui nutriva lìgliuoli 
successori alla corona, per amore di Clearco. Ma è pur 
troppo manifesto cbe tinge quesli concetti a onore iteUa 
nìsmoria di Glearqo. Percbè^ uccisi i capiiani, furono 
(dic'egli) gli altri sm^Bibratl da cani e uccelli, ma turtK» 
di vento che levò gran polvere ricoperse e nascose il 
corpo di Clearco, e non guari dopo selva di palme bella 
a meraviglia sorse dalla terra e il luogo adombrò, tanto 
che venne ai re pentimento d'aver fatto morire Clearco 
uomo caro agi' iddii. 

XIX. Parisaiide adunque con occhio invidioso e pieno 
di gelosia centra Statira» scorgendo la propria ^temza 
fnrolBeder più tosto da reverenza ed onore portaloii. dil 
figliuolo» e che l'autorità di Statini me^ era foMMe 
e stabilita sopra l'amore e la confidenza del marito, ri- 
solvè alla nuora di dar morte^ e mettersi a rmìm j^r 

• * r ' 



Digitized by Google 



1^ AATOSWW. 

caso di grandissima importanza al suo parere. Ell'avea 
UDa damigella, della Gigis, di grand' autorità appresso di 

^ loi, te (|uai6 raceoata ilinoue essere «iaia mloklrd éA* 
nmeleoattealo, e Ctesia, ohe ne fa oottcìfOTote aokip 
ìtSÈÈ», e meseitore dei YelèDO fù Belftaras, o, come jamim 
Bkione, Melantas. E ancorché la suocera e nuora dagli 
antichi sospeffi e discordie fusser tornate a trovarsi al- 
cune iiale e cenare iosieme, nondÙQieao» oei mangiare 4 
nedeeisi cibi at medeeìfflo piatito- aveano qpakhe le- 
mens^a e si guardavano^ Tana di^' altra. Nasee on a«igel- 
letto in Persia che non ha escrementi, ma dentro è tutto 
I^eao di grasso, ofide credono là che ù uulrkisa di veolo 
e él rufilMia» e'L iì<Hniiiaiu> Riataees: qaealo/ racconta 
GteaiAraver diviso Parisaiìde con mn eolleHa anto eòi 
veleno da una banda sola e ben netto dall'altra; e mes- 
sasi in bocca la parte sincera e pura, l'altra avvelenata 
a ^tatira presentò. Ma Diooae vuole cbe non Paf isatàde, 
M Maiastas ne facesse^ coltello dae parti e porge«a 
fay vetooaia carne ìHaanzI a Statira: la «|oale irà doèon 
smisurati e laceramenti d'intestini sentendosi morire, 
s'avvide del mal suo e ne mise appresso al re la madre 
in pmpeUo, ohe coooscèva te aatnra sua bestiale e ìwh 
placabile. Per la qual cagione meaeoai subitaaaepte a «o- 
lerae il vero rilrovacc, fece pigliare e tormentare i ser- 
vidori e ministri della tavola della madre, salvo che 

' Gigis, la quale fu tenuta luogo temffo nascosa in camera 
di Farisatide, e ift>n la diede al ve per UMlto ohe la do» 
mandasse: infine da lei stessa pregatane, lasciò una natte 
aiidarnela a casa sua, e 'l re avvisatone, fattala appostare 
e presala, a morte la condannò secondo la legge di Per- 
sia eontra mescitori a compoaitori di veleni, la quale ò . 
qiMta. Sta distesa ima pietra piatta^ sopra la quale pò- 
simdo II tasta dil 'condensato, tanto con altra pietra la 
battono e pestano « die gi' infraagono la fapciae 'i teschio» 



Digitizca by 



' Tale fu la morte di questa Gigis. A Pai isalìcle altro non 
fece nè disse il re ; ma ia mandò ^ come voUe ella stessa» 
m BaUnitQiia, • éiete che iper ^vumté aapratvtférebte 
h JDft^, BabMB6»& noi vedrebbe già mai. Tale eira lo 
alato degli affari domestici. • - > - . " . 

- XX. [{ Clichè Artoserse ogni sforzo fatto avesse di 
arare ìa laaAO ì^Gmcì fenati a portar gHerra a'siiai 
iegoi,. e BM meno'teamalo ciò ebe la OM>rte di Girìe'4 
ta ooifseemÉioiie «dfli^kapei^ia, nm potè sorprendeflf; 
avvigna che, perduio il generale Ciro e' pariicolari ca* 
piiaui, in ogni modo si salvassero dal Cèntro d/e'suoi Stati: 
talobò^eetraii^^ yiwa^ dieeodo (NriBeeiiiente«aiM 
ndn esme al Atto <dellfr'p«rsia e <M f^e, ebe «no, nmv 
Mdezze e donne, e nel restante pompa vana e vanto^ 
misero in gran confidenza la Grecia e in gran dispregio 
i barbari; e s'attcìbiilyano i Lacedemoni a grand' miè, 
le non lUmavaiio^^itofa di aerviià i Greai aUtaarinod- 
r&flift, e mm gli difeadéTaiio dagli oifiraggi neevvtf e 
tutt'ora: onde, mos^a la guerra sotto la cuadolta di Tirn- 
brone e appresso di Dercillida , senza prova alcuna de- 
goa dì loro, commisero in line la somma di q^iestaim? 
fresa it vaknre d' Agesilao, ii (j^nale, fravalieate ildiiara; 
al*|irine «nomare in Asia nelm la nano air opra, 
n'acquistò chiarissima gloria. Vinse a uampo aperto Tis^ 
saferne, e le' ribellare cillù. Da' quali successi Artoserse,. 
preso M modo laigiiof e di guerreggiare contra' Greci» 
mandò inuDerate Rodio in Greoia eee qoaotilà d'<HPO da 
distribuirsi a'più potenti neite dittà per fermare una 
guerra comune delle città della Grecia contra' Lacede- 
moni soli. La quar opra avendo fìrmocraie menata a line» 
oellegate insieme 4e città maggiori e smosso il Pelopon- 
nesso, i magistrati di Sparla furon costreltfa'ridhiamare 
Agesilao dell'Asia. E fu allora clic nel toiDare disse agli 
amici suoi, d'essere stali cacoiaii d.Asia da trentamila 



Digiti 



/ 



arcieri^ perchè la moii&la persiaoa porta u^rimproaia 
un arciero. * 

X1U« fi eaoeiò .paimeata AfloMrse i Ucedenofti 
del '«are eoa baiato di Conone atentósei, tirato -a* rael 

voleri per opera di Farnabazo suo capitano. Perchè Co- 
none, dopo la rotta avuta al fiume Ego * soggiornava in 
Cipri, 000 p^ ritirarsi in salvo, ma per aspeUare mu* 
taiioiie 110HO aMo d^ Grecia, .Gom6.8'Mpalta io mare 
il Imon Tento. E coooscendo i saoi inteiMlii&entI aver 
bisogno di potenza , e d'altra parte la potenza del re aver 
ift^n f^gfl d'uomo prudente^ scrisse i suoi pensieri al 
re, e coBaaodò al meaaawiero cbe gli presentasse ta 
lettera, se era possibile, alla presenza di Zenone* di Can- 
dia baliatore, 0 di PoUcrìlo natio di Mende, medico 
reale: e in assenza di questi, che la porgesse al re per 
maoodei medico Ctesia. E si racconta che desia, aifuta 
in mano la leitera, oltre att' amiMsciata.dl.Conone, scrisse 
sotto pregando il re ad iOTiarlr lo stesso Gtesia, perchè 
sana persona molto utile ne' fatti del mare. Ma Ctesia 
narra che il re da se stesso guest' ufizio gli diede. Ar- 
loserseperò, oiienuiala TìUoria in mare air isola Goido 
per opera di ffamalMm^e per vaiola di Conone, spe^ 
desiò I LaeedeHAmi delfrincipato.dd maro, e rivolse a 
sè gli animi di tutta ia Grecia, in tanto che conchiuse 
co' Greci quella pace famosa, cognominala la pace d' An- 
talcida:* liqnale^ Spariano figliuolo di Leonle e partigiano 
dsl re di Bersia, indosso i LacedemoM a metlergli ia 
mano tutte le città abitate da' Greci neH'Asia, e quan- 
l'isole SODO da lei coQiprese, e gli dessero tributo. Goo- 

* Veli iiipnlfai, Vtt. nr, I IV, m% te— in» è Sdte hmf ^jm. 

* Vedi ié(c<*Mr, Voi. 11,1 XXXVtl. 

" Che gli fiicesHpramtare U Itfterc, i$ àn potii^ih, per mamodi 
Ztmone ec (C). 

. > Vedi AptiUM^ VoL IV, i XX|1L 



Digitized by Google 



chiusa la j^e co'Gceci (se.pa«e però nomioar si dee 
rìgBeiiuiila^'l Iradimeiilo fatto lAa Cbreoui, iefeme al 
die fifaiia foerra portò' Aai Une tmto vergogoaio 
a' vinti),* • 

XXIL Artoserse che sempre odiò a morte gli altri 
S p artaa l, attmaDdoii (come scriTe Dioooe) i fik afoceiatà 
Qonmi del ksoiido/ aeearesiò gn wideitt e t e Aotatoida^ 
qoendo passò in Persia; e ana fiata infra l' altre, presa 
una ghirlanda di fiori e bagnatala nel più prezioso odo- 
rato liquore che usasse ne' conviti, la mandò ad Àntal- 
cida, si che tiitti^ ammiraaieiie priódeTaBO di taalì acr 
oaraacaìaeRtl. Ma eaa ceatol il me'diapoalordel mendcr»? 
lasciarsi pigliare da colali morbidezze, e ricevere una 
tal ghirlanda, poi che ballò in presenza de' Persiani con- 
trafaeeodo per ischerno ed onta Leooida e Callicratida < 
?aÌaroat greoi. fi dovetT easeré altera QMOdo^ diaaado 
tao: Ahi nUaera Grecia, peiebè i Leeedèami perseg- 
giano; rispose Agesilao: No, anzi i Medi e Persiani la- 
coneggianOì. La leggiadria di questo motto non cangiò 
però la "Porgogaa dei latto: aoii paideroo 4'ifl^io ooai- 
tatteado 4>ftlfeomeiiie a Leocira; aa^ ebe toftariafi 
fosse spenta prima in quel vituperevole accendo di pace/* 
Artoserse adunque tanto perseverò a tenere per amico, 
e per tale nominarlo, Aotalcida, <)uanto Sparta teime ii 
principato m Grecia ; quando faron pei i otUadiai.swii 
Tinti a Leoctra, e cadati in'baaiM) alato o tiie per mai^ 
cauza di moneta, mandarono Agesilao in Egitto^ e Antal- 
cida trapassò in Persia a domandar soccorso al re pe' La- 
cedemoni: ma Artoserse aoo aofó'coato e stima; anzi lo 
scacciò daaè, taato òhe ori toraaraoae^ Teggeadoai da'ai^ 
miei aohéraire a temendo degli Efori ,*a^la8dò aMMrira di 
fame. Andarono parimente in Persia Ismeoia leliano e 

* 0»! bÌM|a» Mire H periodo CjA priacipio del paragrafo aegaeolo. (C.| 
PeeiwoM odUei mi &« It pfM 4i A«liM t te fcMilÌ»« Min. 



Pilopida, pakhèebbe ì Laeed&moni vinti a Leuctra: ove 
noD^ IBO» PelopMa^ dkmtia MegoM: ^ BM.Jsoiefiia, ^§$m'' 

a' piedi r anello, e chinatosi il ricolse, mostrando d'inctik 
narsi al re. k Tiwagora ateniese, che per mano di Be- 
luride segretario, fii mandò scritto un sagrelo^che 
fjàjUmqp», doffeè Artoserae dmimila 4ariei;'6 pMM^ 
[wr rinflraifioar^tf» oerM Misposismie a^rea Maogno éa| 
latte di vacca, fece che 'l seguilavan sempre in viaggio 
ottanta vacche da mugnorsi, e mandò per somigliante 
cafiona il leMo oo^auoi fomimeoli e aem&ti/die'i 
Ucwiìem a) bhusa^/dtoendo cto neo lijMi6'aa|»af«rii& i 
Greci ridirlo ; ed in-vlé co» ^sl altn die 1 fortaesero r 
braccia cosi indisposto inflno al mare. E mentre dimorò 

; alla corte, gli assegnò tavola splendidissima^ ak che Oalaa^ 
fral^éel ra-fli diase «n gìama: 0 f imagorai sav^m* 
ffltt di qMataHnciMa, Ir^iaale casi' adoro» non li arapt^ 

. presta per picciola cagione. E qu^to fu più tosto un 
rimproverargli il tradimento che ricordargli il benefìzio 
mervÈ»i £ però gli Ateniesi coadeonarano a morte Tkt 
iittgora''pir esaéral lasciato eomapeae eé» moMl»;^ 
i[Xffl. Ma ArMerse in ricinnpeiisa Attilli i dispia«> 
ceri fatti a'Greci, die' loro questo contento d'uccidere 
Tis9aferne nimicisstme e odiatissimo da essi; e Parisa v 
lidia vie piè il soapinse oah ie aue colpe aggnavara^ Piav^ 
eU iioii mantèmie oen la loadre hmgo ieiipo lo adegui' 
ma sì rìconeilió e mandò a richiamarla, conoscendola 

. fémita di mente e d'intelletto alto a governare i regni, 
ed essendo ormai levata di mezzo <^oì cagione che po» 
t ana fciiirt f t fc ao^piaitl^ diggaaH iiol eMWsare inaiene^ 
Vw&, diapaatala madroa compiacerò inliitto ai ÀgliiiiDlay 
con sembiante ùi contentarsi di quanto tacesse^ e acquista-^ 

• • • . 

* %0ài HhpiOm, 11,1 lìtìk. ^ ' • 



Digitized by Google 



I 

ikRI^OSBIiaB. i4% 

tane tanto di petere clie da lui otteneva quanto doi&aDdm 
sapMk, g' accòrse cbe egJtm «tfaoi«iieiite ioDamonto 
d^im di^ proprie ^lioole nomioirta Aiossa, e ieoeee 

questo amore a tutto suo potere celato, più per rispetti^ 
di lei che per altra cagione , e per gastigare l'affetto ar- 
deote, aacorotiè (com vogliono alcuni) anesso avsto 
seeo gift, qaande èra viBn^ne, comùiereio' amoròeei oc'» 
collo. VonulMiiB adiiMfne Pariaatide in soqwlto^ la gio* 
vane più che prima accarezzò, e lodava al padre l'atte 
sue bellezze, i costumi veramente reali e maestcvoli;' 
mfìne persuase il figliuolo a sposarla e dichiararla buh 
glie iegittiaa senza atleodere afle-cq^iotoDi eleggi, do' Geo* 
el, dicendoK che egli staeso era la legge viva data é» 
Dio a'Persiam per definire l'onesto e'i non onesto. Al- 
cuni vogliono (infra quali ò iiiraclide da Guma) che Ar-» 
tMorse nm s'amniogliÀ eoo usa sola dette figUuole, 
een duo, e la eeconda fù Anieglrb^ dl eoi scrimeM 
pòco di solio. E tanto amò il padre la figliuola Ato^a 
poi die moglie gli fu, che, benché se gli spargesse per 
tufttol corpo la lebbra, boa l'ebbe a sdiìfo, anzi pone 
pregliierapér:le>a 6iano«e,iriarando$ola4|iiertadea<eeB 
le meni t» terra , ecoaModuBdo ehe i satrapi e gK railet- 
le mandassero tante c tarile olTcrtc, che lutto lo spazio 
di via dal palazzo reale al tempio, che era ben due mi- 
glia, fa ripieoo d'oro, d'acgeato, di porpora e di ea- 

XKIV. B mossa guerra àgli Egicti sotto lo eoifdotla 

di Farnabazo e Ificrate ateniese, non conseguì vittoria 
per discordia d'essi capitani. Andato dopo in persoua 
centra' Cadusii, ooft esercito dir trecentomtia lauti e^dio* 
cimila cafaHeri.eoIré neHalor provkida mdi' aspra, olh 
l^inen e non prodaeènte frutto alcuBO di seme, ma 
che nutrica i popoli suoi forti c coraggiosi di pere e mele 
e altri 4«iili pomi ; e disayvedoAameata iocqpso io graa 



Digitized by Google 



444 AUTCMSRSB» 

mancanza di viveri e pericolo/da mangiare non trovava, 
e modo non avea da coodorue di fuori: $oio amttiauut- 
TanoliesUe di. vettara, e queste eran -al care, che mk^ 
testa d'asfno si vendeva seiBsaiìta draeme. In fiiie.iBaiie6 
la vettovaglia per la persona del re; e pochi cavalli gli 
erano avanzati, e quo' degli altri già erano consumati. Ma- 
Tirìbazo» alalo in altri tempi per lo auo valore il prioio 
apprèsso al fe^ e spesse fiale per la propria lefgereaaa 
ribattalo, e aHora in tilis^ima condiaioiie e hi d^em 
della corte, salvò il re e l'esercito dal soprastante ^eri- 
coto. Perchè essendo due re appresso a'Cadusii, e cia- 
scuno d'essi In disparte accampato, Tiribaso, accontatesi 
col re e narrateli il suo disegno , aiUdò appresso in per- 
sona ad uno di questi Cadusii, e mandò nascosamente al- 
l'altro il figliuolo, con intenzione cF ingannarli tutti due, 
dando ad ioteodere a ciascuno ehe 'i compagno ^yea ad 
Artoserse inviali messaggieri per trattare amicizia e coph 
feiderasiene a se solo; e se. era savio, che anticipasse di 
venire ad Artoscrse, avanti che fusse pace con l' altro 
conchiusa, e che in quanto a sè ogni favore gli preste- 
rebbe. Dalie quali parole iadoUeeiaflicano» stimando ebel 
eottpagno Invidia gli pòrtaesé, pandò rune ambaaioia» 
dori con Tirìbazo é l'altro col figliuolo. Ma indugiando 
Tiribazo a tornare, Artoserse ^ospicò e gl'invidiosi il 
cakmniavano, talché il re in gran pensiero ne fu^ e si 
puniva d'avere a Tiribazo creduto^ prestando materia 
Aidvoglienll d'accasarlo. Arrivato poi Tiribazo e1 
figliuolo co' Cadusii, e concliiuso in mano d'essi l'accordo 
e la pace, ne venne in grandissimo credito, e dileggiò in 
compagnia dei re. E bene mostrò per prova il. re che la 
eedardia e noHezsa non è fighe (eooM atimano motti) 
della ttorfoidezM e snntiioso dispendio, ma deNa natora 
corrotta disposta a seguir più tosto le opinioni torte che 
le dnriite. Perchè nò Torp, nè 1 manto reak^ nò ^ or- 



ARTOS£RSE. 145 

namentì che portava sempre addosso di vaiata di dodi- 
cimila talenti, lo ritirò dalla fatica e dal travagliare come 
qual si voglia vilissimo soldato dell' esercito. Anzi, col. 
poso al dorso della faretra e col pavese ai braccio, cam- 
minava innanzi agli altri per sentieri montosi ed erti, 
lasciandosi dietro il cavallo. Talché gli altri, veggendo la 
prontezza e cuore del re, mettevano in certo modo l'ali, 
8ì erano leggieri; perchè faceva le giornate di venticin- 
que miglia. 

XXV. E venato nn giorno ad ana saa villa con giar- 
dini a meraviglia belli e con magiiitkcnza adorni, che 
era gran freddo, comandò assoldati che facesser legne, 
tagliando gli alberi senza rispiarmo d'abeio o cipresso; 
. . e perctiò non ardivano per 1^: bellezza e altezza delle 
piante di toocarli, presa egli l'accetta, tagliò la più alta 
e bella pianta che vi avesse: e quindi incominciando a 
iiar legne, gli altri accesero molti fuochi, intorno a' quali 
n^enarona in agio la futura notte«^ rtondimenò, perdati, 
in questa spedizione molti e baoni soldati, i cavalli quasi 
tutti, die' la volta a dietro; e credendo per la mala ven- 
tura e per non aver conseguito quanto sperava esser ca- 
duto in disprezzo, entrò in sospetto de'pr^mi di corte, e 
molU ppr ira fattine morire^ di molte maggior numero 
riouineva ancora con temenza.' Perchè il tiranno codardo 
velocissimamente corre al sangue, e l'ardire e confi- 
denza per lo contrario rende il principe benigno, man- 
sueto e senza sospetto : e quindi è che. le fi^ selvag; l 
gissimo non addomesticabili sono paurose a vili; e le 
generose più confidano per lo natio ardire, e non isfug- 
gpno le carezze dell'uomo. 

XXVI Ma Àrtoserse, essendo ornai di grande età, sentì 
òhe i figliaoli aveano contrasto per la suocessionó del . 

' ' Ifenarono in agio la nolte. (C.) 
^ E molli per ira ne fece morire^ e molti piikptr kmenxa. (C.) 



Digitized by Google 



• 146 ARTOSERS^. 

regno, ed era la contesa natrila da anitei e potemL i 

più ragionevoli Tolevano che, si come era egli per ra- 
gione di primogenitura entrato nel regno, cosi vi la- 
sciasse Dario figliuolo maggiore. Oco, il più giovane, 
àrdente e Urannico» ama ancor egli in corte non fochi 
fiavtigtam, e sperava d'indnnre il padre per mezzo della 
sorella Mossa, la quale osservava con inlenzione di spo- 
sarla e farla regina appresso alla morte del padre. Ed 
era voce fjiori che avea giaciuto seco eziandio vivente 
il padre, ma senza sapi^ igat di Ini. U qnale per levare 
prestamente ogni speranza ad Oco dì successione, affin- 
chè per lo medesimo ardire che smosse Ciro non cadesse 
il regno in guerra e contrasto, diclviarò Bario, già di el^ 
oUre a cinqnanf anni, suo successore con privilegio» dì 
portar ritto it oappeHetto reale, nominato citarìa. Bé es- 
sendo costunìe in Persia, che l'eletto domanda un dono 
all'elettore e dona l'elettore, tutto quello che l'altro do- 
manda, purc(iè sia possibile a farjsi ; Dario chiese al pa*^ 
iter m dóno Aspasia, amatissima già da Giro e cononbinft 
al presente del re. Costei natia di Focia città dell' Jonia, 
da nobil padre e madre onestamente allevata, fu una 
sera condotta a Ciro, mentre cenava in compagnia d'.alh. 
tre donne: le quali assise appresso, quando comincH a 
sdierzave, toccarle e motteggiare, non riceveanó mal 
volentieri cosi fatte carezze, ed ella si slava appresso 
alla tavola senza far parola; anzi chiamandola Ciro a sè, 
non aodd; Q volendo i camerieri condurgliene^ ella disse ; 
Si pentirà quatanqiie ardisce^di mettermi le mani adidosf 
sOy Per le quali parole si mostrò agli altri giovane di 
poca grazia e di rustiche maniere. Ma Ciro, compiaciu» 
lesene, rise e disse alcQnducitore: ISon t'accorgi d'avermi 
fra tante condotta questa soia veramente, libenfit « iooQ^ 
rotta? E quindi incominciando ad attenersi a lei, l'amò 
più adettuosamente dell altre, cogjiomìnandola la saggia: 




Digitized by Google 



ARTOSSaSfi. i47 

e caduto infine Ciro io battaglia, ella fu presa nella preda 
degli alloggiamenti. 

XXYIL Questa adunque dómandando torio al padr^« 
fotte il cettCristò: perchè M>no si gelosi i barbari nel fatte 
de' loro amori, che se uno, non dico s'avvicinasse, o 
toccasse come che sia, ma s'accostasse per viaggio, o 
orlasse, per case le carrette sopra ie quali sono queste . 
dò&ne condolfe, liarla punilo di morte. ^ Ma eoo tutto d 
fusse per amore, centra la legge, con Atossa ammoglimOi 
teneva appresso trecento sessanta concubine di singolare 
Ijellezza; e nondimeno quando il figlinolo gliela domandò 
in dono, rispose/essòr libera^ e se voiei^a ella la pigliasse^ 
ma' eoBtna sua volontà tioii la costnogesse. Mandata per 
t^nto a chiaiiìarc Aspasia, e conlra la speranza di lui 
avendo eletto da se stessa d'essere più tosto di Dario, 
gliela concedè per necessità della, legge; iua indi a poco 
la ritolse^ avendola dtebiarata sacerdoti di Diana oeite 
provincia di Ed^tana, ove è chiamata' Anlti^, per me-', 
nare là il restante della vita santamente, facendo ragione 
di gastigareper questa via il figliuolo con pena non aspra, 
ma con gioco e riso mista. Nondimeno egli non pmito - 
modiH'aiamente questa privazione sopportò, o perchè 
fusse innamorato ardentissimamente d'Aspasia, o pure 
stimasse riceverne oltraggio e scherno dal padre. E Ti- 
ribazo> riconoscendo nel signore la .passione che sentiva 
in se stiesso, forte appassionato vegg^ndolq, Tinnasprl 
da vantaggio eon una tale occasione.* Avendo il re pift 

* « Q«an(1o ì! re (di Persiti) vispfjifl , le sae donnp partono insieme eoo 
Ini sopra cocclii tur destinati. Giunte seco al laogo ove a lui pisce fermarsi, 
discAodoa esse dai loro cocchi , gli prestano il lor servigio io quello di che 

Snò iTtr d'.oopOy iodi passeggiano libarameote j ma separate cl*gi> oomiai, 
imM ptr« al mooirw t tmm ibbntami ripoMté/Om h fottio Ui w p a 
tl«M 4Éfli wariifi «fi Maotaarè r| laaga ai aiai fnSm», attrarr io/ 
qoeUo aaaagaala alla dooaa, a «Cara a gaardarle, o panar diaaoii ai laro 
eoccbi , Tieo panilo di morte. >i Così un antico storico. 
* Trmnid9 «ut pr9 4» cMigèUm o^titiana. (P.) 



Digitized by Google 



148 ARTQS«:&SE. 

figliuole, Apama promise a Famabazo, Rodogune ad Ore- 
te/ Amcstris a Tiribazo; e a lutti gli altri dando la mo- 
glie prome&sa, a. Tiribazo solo mancò, pigliando per sè 
Anìestris e promettendogli ìq quella léce la più giovane 
Atossa. Ma fnnamóràto il re ancora di questa, e sposa* 
tala (com i; stato scritto), Tiribazo grandemente sdegna- 
tone r odiava a morte^ non essendo peraltro persona sta- 
bile, ma disuguale ne' suoi pensieri e farioòo; £ fu alcuna 
fiate in grandissima autorità eguale a' primi di corte, e 
appresso cadde in disgrazia, e ridotto a nulla, mal soppor- 
tare poteva le mutazioni di fortuna con moderazione. 
Quando era onorato diventava per T arroganza odioso, e 
nelle cadute non sapeva umiliarsi e star quieto, ina più 
che mai aspro e superbo. 

XXVIH. Laonde, il coiitinovo conversare di Tiribazo 
col giovane Dario altro non, fu che aggiugner fuoco a 
fnocO) rìsonaodogli a tuli' ora nell'oreccbio, cbe il por- 
tare in testa il cappelletto reale ritto , giovamento alcuno 
non gli preslava, se non opravan sì che gli affari loro 
procedessero diritti essi: ed era ben privo di sentimento 
se non conosceva cbe i fratello per seducimento delle 
donne aspirava alla corona, e se sperava che il padre, 
attonito e incostante , gli fusse per mantenere costaute- 
mente la promessa successione: perchè chi per amore 
d'una femminelta greca rompe la più inviolabile legg^ 
che in Persia sia, non sarà fedele giamniiai in mantenere 
la promessa ohe inìporta la somma del tutto ; e non era 
pari il fallo d'Oco di non avere la corona ottenuta al- 
l'esser privato Dario del regno: non sarà (diccv'egli) chi 
violi ad Oco il vivere beneavventurosamente in pri"» 
vaia fortuna: ma a te, eletto re, conviene o regnare o 
non vivere. Insomma è forse vero il detto di Sofoclo: 

n consiglio ai mal far cammina tosto. 
> Cmì ba il Ulto pu9 M RmiIw» aMri li|gtM Ormid. (C ) 



ABTOSEUSE. 149 

Perchè il sentiero che guida l'HOinro a credere ciò die 

vuole * è agevole e chino, e la maggior parte degli uo- 
mini per ignoranza del Lene vuole ed elegge il male. 
In olire la grandezza dell'imperio e la paura; che e()be * 
. Dario del fratello Oco alle parole di Tiribazo die' forza; 
e forse v'ebbe qualche parte Teneré p^r la essere stato 
privato dell'amala Aspasia. 

XXIX. In fine Dario lutto a Tiribazo si diede , e molti 
congiurati già. avendo insieme centra '1 padre, fu sco- 
perto ringanno da un castirato^ consapevole del modo da 
tenersi di sorprenderlo dì notte, e nel letto' ucciderlo. Ad 
Arloserse, senlita la congiura, parve bene strano il di- . 
sprezzare tanto pericolo, e più. strano ancora il prestar > 
fede al castrato senza altra riprova. Per tanto fece cosi. 
Comandò ài castrato che. a* congiurati assistesse e gli 
seguitasse; ed egli, rotto il muro della camera dietro al 
letto, vi fece una porta, che teneva con lappelo coperta. 
Venuta l'ora^ dal castrato accei:tato del tempo preso da 
essi, stava sopra'! letto aspettando/ e prima non .se ^g» 
levò, che vide in faccia e riconobbe manifestamente gli 
assalitori. Quando gli vide sguainare armi corte c acco- 
starsi, alzata ben ipsto quella portiera, si ritirò in altra 
camera più addentro e- serrò rus9io, gridaiklo. Costoro 
vedtiti, seùsa far.aìtro fuggirono per le porte, e dissero 
a Tiribazo che si salvasse, perchè era stato conosciuto. 
E si condussero in salvo gli altri, ma Tiribazo fu preso 
allora dopo aver uccise nel far difesa molte delle guar- 
die del re, e a gran pena cadde ferito da lontano da un 
colpo di dardo. A Darlo , condotto ancor egli co' figliuoli 
in prigione, furono assegnati giudici reali, e non volle al 
giudizio Arloserse trovarsi, ma comandò che altri gli for- 
mulassero il processo^ e da' ministri gli fusse portata scritta 
la sentenza di ciascuno de' giudici. Dario , da tutti unita- . 



Digitized by Google 



* 

150 ARTOSERSE. 

mefite a itorta seateoziato, la da' serfenii €ODdotli>4esato 
imina camera ticina, ó Tenne il giuslisiere eoi rasoio,* eoi 

quale usavano tagliare a'condennati la testa; ina sbigot- 
tito all'aspetto del principe^ tornò alla port^ per la quale 
entrò, non avendo nò potere nè ardire di o^nemeltere 
la persona dei re: ma molto da'gdadìcfl clie mno foor 
della camera e con minacce sospinto, presa con la sini- 
stra la chioma di Dario, e piegatagli la testa, gli tagliò 
col rasoio il ^ilo» Altri scrivono che questo, giudizio 
segjoi alla presenza del re, e che Dario daU& prove con* 
vinto ài gittò a'pìedi pregando e supplicando*; e che Ar* 
loserse per ira levato in pie', sguainata la scimitarra, tante 
^iene die' che l'uccise, e ritornato in palazzo adorò il 
sole, e rivolto a' suoi disse: Aadalene-iieti, o.Persiani/o 
raccontate agli Àtri di fuori, che il grande Oromaze * ba 
vendicato a pieno l'empietà e i tradimento de' congiu- 
rati. 

XXX. Tale fu il fine di questa congiura. Oco .gii 
riineno d'atte 9peranzi^, scrilàvato ancora daUa aor^a 
Àtossa, temeva nondimeno di Ariaspe solo^ rimase fra« 

tello legittimo, e di Arsame bastardo. Perchè Ariaspe era 
da' Persiani desiderato re, non .perchè fusse di maggiore 
età sopra Oco/ ma pmhè era maometo, samiri^ di 
natura e umano. E Arsame ei mostrava molto avvisato, 
e più che altri piaceva al padre. La qual cosa conoscendo 
Oco, ordì insieme inganno e morte contra tutti e due, 
addirizzando la naUa sua crudeltà contra Arsame, jo ia 
flaaliiia e sàgacità centra Ariaspe. A costui mandava con- 
tinovamente castrati e amici del re a portarli minacce c 
parole spaventevoli con sembiante che '1 padre deliberalo 
aipes^. d' ucciderlo crudelmente e ignominiosamente. G 
cosi mostrando a' tuttora di palesarli eotah segreti, e di» 

' Adorato dai Periiaoi coqm emaouioa delli^ loM piò pora , e astor 

d' ogni beoe. * ^ ' . *. • 



Digitized by 



AKTOSERiSE. 151 

cendo parte yolerne il re «esegaire allotà, e parte ibdi a 

qualche tempo, si lo impaurirono, cotanto spavento nella 
mente gli misero, e tal travaglio e sbigottimento che, prov- 
veduti veleni potentissimi, gli bevv^» e della vita volon- 
tariameiìte 6i privò. Il re» inteso come era morto» pianse 
per qualche tempo e sospettò del modo; ma ]^r la gran 
vecchiezza non polendo ornai cercare e rintracciare il 
vero, accrebbe Tamore verso Arsame, e manifestamente, 
pili cbe ìd akri^ in lui confidò, e seco con gran libertà 
trattava. Laonde Oca iion indugiò a dare a' suoi pen*' 
sieri compimento: anzi, armato Arpate figliuolo di Tiri- 
bazo, il mandò ad uccidere Arsame. Essendo allora Ar- 
toserse per ia grande età talmente disposto^ cbtt piccini 
flmaento bastava a levarlo del mondo» come senti la. 
morte d* Arsame, non la potè tanto o quanto soflì^ire» 
ma iucontanentO'mori di dolore c dispiacere di iiovan- 
taquattro anni, avendone regnali sessantadue/ e lasciando 
nome, di mansueto e clemente; e principalmente al pa- 
ragone del jQgiinolo Oco» il quale soràiolitò tolti ia 
crudeltà e inumanità. 

* Oiodwo Sicnlo gU dk tollaAl* gMraatatri mai di regoo* 



152 



ARATO.* ' 



SOMMARIO. . ■ ^ 

i. Perchè Plutarco dedichi questa vita a Poiicraie. — 11. Arato fan- 
ciullo è posto in salvo da Soso. — IH. È allevato in Argo negli 
esercizi della palestra. — IV. Nicocle si la tiranno di Sidone. 
Aralo risolve di abbatlerlo. — V. Si accinge ali' impresa. — 
VI. Inganna le spie di Nicocle. — VII. Muove contro la città. — 
Vili. Se ne impadronisce sema colpo ferire. — IX. Fuga del 
tiranno. Unisce Sicione alla lega Aciiea. Elogio degli Achei. — 
X. Carattere di Aralo. — XI. Sua modestia. — XII. Viaggia 
io Egitlo. — XIII. E[)isodio della piiiura rappresentante Ari- 
strato. — XIV. Mette la concordia e l'unione fra concittadini. — 

XV. Antigono cerca di metterlo in di lìdenza col re Tolomeo — 

XVI. Aralo volge la mente all' acquisto della fortezza di Co- 
riutu. Importanza di essa. — XVll. Come Antigono se ne fosse 
fatto padrone. — XVI 11. Ergino promette di introdurvi Arato 
per sessanta lalenii. — XIX. Arato dà in pegno oro e gioielli. 
— XX. Perigli dell' impresa. — XXI. Entra in Corinto. — 
XXi I. Assalta la lortezza e se ne impadronisce. — XXIII. Aringa 
i Corintii e gli persuade ad unirsi agli Achei. — XXIV. Altre 

• sue imprese. Sua grande autorità nella lega Achea. — XXV. Si 
accinge a liberare Argo dal tiranno Aristomaco. Questi è uc- 
ciso, e gli succede Aristippo tiranno peggiore. — XXVI. Vita 
misera e ignominiosa di costui. — XXVII. Vano teniativo di 
Aralo contro la città di Argo. — XXVill. Inutile scaramuccia 
con Aristippo. — XXIX. Venuto a balta{»lia, scontìgge il ne- 
' mìco. Il tiranno fuggendo è ucciso. — XXX. Lisiade, lasciala 
la tirannide, mette Megalopoli io lega con gli Achei. — 

^ Arato «mlàMiati de' Commentar^ powtlcganti, ma vafMici, iotorno 
ai fatti dal tempo suo, i^raeadati da brave narrazione delle cose anteriori ; e 
i'iatarco li cousaltò. Ma consaltò pare Polibio, il qaale talvolta dissfote da 
Arato j ed oltre Polibio, Dima o Deinia autore una Storia d' Argo^ citata 
anche dallo scollaste di Sofocle ^ e Folemooe autore d'an CommentarU> in- 
forno alle pitlure di Sidone, • d'altre opere che dal Fabricio goo meotoTate. 



Digitized by Google 



ARATO. ' 153 



XXXI. Viuoria d' Aralo sugli Etoliia Peilene. — XXXII. Sin- 
' golare avventura nel tempio di Diana — XXXlll. Arato lenta- 
di occupare il Pireo — XXXIV. Procura che sia reso a-j;!! Ate- 
niesi. — XXXV. Persuade Aristouiaco ad unirsi cogli Acljei. — 
XXXVI. Assalta Manlinea. — XXXVll. Morte di Lisiada, per 
cui Arato ne acquista gran biasimo. — XXXV IH. Considera- 
zioni sopra Arato. — XXXIX. Allontana Cleomene dagli Achei. 

— XL. Fugge di roano a' Corinti. — XLI. Ricusa le ofTerte di 
Cleomene. — XLll. Chiama in soccorso Antigono. — XLUI. Ac- 
coglienze che riceve da questo. — XLIV. Muovono uniti con- 
tro Cleomene. — XLV. Inlelice sorte delia città di Mantinea. — 
XLVI. Antigono affida ad Arato il fi>;lio Filippo. — XLVli. Arato 
è vinto a CaQa dagli Eioli. — XLVllI. È in grande riputazione 
presso Filippo. — XLIX. Indole malvagia di questo principe. 

— L. Arato lo consiglia a rendere lloma a*Messeni. — LI. Si 
ritira dalla corte, esi aliena dal re. — Lll. Filippo lo fa avvele- 
nare. — LUI. Onori funebri reodaligU ia Siciooe. — LIY. Qi- 
Tioa vondeiu sopra FiUppo. , - . 

Arato liWrò Sìcione dalla tiranoia , secondo l>acier , nell' anno del mon* 
do 8e09 , primo dcU' Olimpiade CXXXII , fiOS di Rema , 34» «r. g! C 

Gli c^t. d'Amjol compnndélio lo «patio dalla Vita di Arato tea il ticoodo 
non ddl' Olimpiade CXXVII e il imo della GXL^, Il4 aT. O. C. . 

I. U filosofo Qrisippo iemeodòy per mio avviso, o 
Polìorate, il mal saono d'un cerio proverbio antico, noi . . 

recitava nel modo che sta, ma lo. disponeva come cre- 
deva star meglio : . . 

Chi mal loderà*! padre viitooso» 
Se Dot Mi *1 figttuolo>YfeiitQiiMO? 

Ha Dionisodoró Trezeoio, ripròvaodolo^ ripose il verace 
sentimento, e disse cosi: 

Chi mai loderà M padre virtuoso , 
Se uoQ il figlio roalav venturoso? 

É dice che agli uomini di niun merito e valore per se 
stessivqaaqdo delle virtù d'alcuoi loro aalecessori ab- 
belliscono; e atraboochevoimente rammAiaoraBO le lodi . 



Digitized by Google 



di esse» questo proYerbio cbiode .ia bocca. ÌU a quelli» 
a coi 

Con venien temente die' datura 
laa geaeroM nobUlà patema, 

secondo Pindaro (come a te, il quale vai la vita driz- 
zando al più iUastre esempio delle yirlù domestiche), è 
feli4?ità il rammemorarsi de' progenito^ suoi migliori» 
ascoltando o recitando sempre azioni memoroToli d'essi t 
perciò che non per mancanza de'propi fatti onorati s'ap- 
pigliano alla gloria delle lodi altrui, ma acco{^iaiido le 
propie ooìn qudle de' loro antenati, questi comméndauo 
come guida della famìglia e della vita. £ per questa ca- 
gione ti mando scritta la vita d'Arato, tuo cittadino e 
uno de' tuoi antecessori, alla cui memoria non fai ver- 
gogna, %e risguardo alla gloria de' tuoi buou fatti e alla 
' potenza: nou perchè io non (^rcda che tu npn abbi con 
grandissima dkigeiiza e studio inflao da giovanetto cer« 
cato di sapere e sapulo le sue azioni, ma acciocché i 
tuoi figliuoli Policrate e Pitocie sieno allevati infra gli 
esempi domestici , ascoltando e leggendo i f^lti che deb- 
||6no imitare. ImperdoccbS è pensiero d'uomo troppo 
amante se stesso e non ia virtù, lo stimarsi sempre mi- 
gliore di tutti. 

. il. La città de' Sicionii uscita dajjrima da un sincero 
governo di pochi baoù cittadini» coinè per lo più si reg- 
gevano i Dorici, e venuta quasi a scordala armonia» cadde 
in sedizioni smosse dall' ambizione di oratori somi^iovi- 
tori di popolo» e si dimorò con luogo travngho inferma» 
cangiando or uno or altro tiranno» inlino a che» ucciso 
Cleone, elessero ifovernatort Timeclida e Oinia cittadini 
famosi e più Jei^Mi altri possenti. Ma inori Timoclida 
quando pareva che cominciasse a pigliar piede il governo. 
E Abentida, Ogliuolo di Pasea, per farsi tiranno della, pa- 
tite UGCiao Ciliiia»igli amici e i^nti di ìaì parie, cae* 



ciaado.e narte lacfiodo mórm» e aliidiaiid^ aoMna .di 
wsddleTe it figtiìMilo sao Arato dt aett'aiilìt ìlè nel tra- 
vaglio della casa questo fanciulletto tra' fuggenti n'uscì, 
ed errando per la cillà tutto pauroso e senz'aiuto, per 
fortuna entrò nella casa d'una sorella jd'Abanlida^ mari- 
tala A Prolanto frateUo di -Gliiiia, t n^mt» Som. La 
qaale, dt noìMi costami fornita, credeadò nonmìtàptó-' 
videnza divina essere rifuggito a lei il fanciullo, lo na- 
scose deotro, e la, notte poi segretamente ad Argo ii 
lÉtedò. 

il. Aratò per qiMta tìa ascóso e salvalo dal peri- 
colo, subitamente odio grave e ardente contra' tiranni 
concepì, e l'accrebbe sempre al crescere degli anni. Alle- 
vato aduoqoe in Argo appresso ad amici dei padre no- 
bikiieiitd,; Teggeodo^i poi rigoglioso^ bea disposto e allo, 
dipersonà, si diodé a' corporali èséièiza; e (ale aedi-* 
venne che gareggiò ne'publici giuochi, ed ottenne la 
coronaci combatti mento peniatlo, che è quando in tutte 
6 cinque le maniere contendono i campiooi.^ ^flelieìaiAr 
gi&t sae si soprge QOQ so che di eampioM di lolla» e 
faccia dìmostratrice di piràdeiiza e sémbiansa reale non 
nasconde il suo gran mangiare e bere a' gran vasi. E 
yfirù intese larse meno ali' eloquenza che non conveniva 
à mi fOTlsnumte di r^Ufea; Ma cbe agii iusse .pfed 
ornato dicitore die non parete adalcini, fe dimoéfraM> 
per la scrittura di certi suoi Commentarli, fatti da lui ad 
altro inlento con le prime voci che gli sovvenivano. Dopo 
àqaestpiempo^ Dinia e Aristotele dialettico usato ditiial^ 
tenersi seco ìù piam ad ascoltare nlicarie^ e disputare 
con essi, se lafècer compagno in questo tnMenìmiBiìio^ • 
composto insieme l' inganno, uccisero Abantida. Prese ap- 
presso l'imperio Pasea padre di Al^ntida: ma Nicocie> 

> * Le «ÌDqo« mtBien di gioodw inaa « li miM) il lalto èneo , R 



156 iRÀto. 

.uccisolo a tradimento, si fe' egli stesso tiranno. Di cui 
raccontano che ta somigliantissimo nella foetìa a Berum- 

dro fìgliuolo di Cipselo, sì come Oronte di' Persia ad 
Almcone lìgliuolo d'Amlìarao, e un giovanetto di Lace- 
demone ad £ttore, il quale, come scrive Uirsilo, fu cal^- 
pesto e morto dalla calca degli nomini Tenuti a vederlo 
quando '1 seppero. 

IV. Nicocle tiranneggiò quattro mesi, e fatti molti 
mali alla città, per poco che non la perdè per un ag- 
guato degli £tolL Nel qual tempo Arato giovanetto entrò 
io gran riputazione, e per là nobiltà del sangue e perii 
pensieri suoi, che non si mostravan punto piccioli e 
quieti, ma guidati da senno saldo più che non portava 
l'età, e da mente sicura più che non si crederla di leg* 
gieri. Per- la cpial .cagione i banditi di* Sidone alzavano 
I9 'mira più a lui èbe a ouir altro; e NIcoole non era lento 
à rintracciare gli andamenti suoi, anzi occultamente 
spiava ed osservava ogni moto che facesse, non temendo 
<b lui alcuna ardita impresa, 0 risoluzióne al pei'ico- 
Iosa ; mn (Sospettava che non soUiòita^so i re vidi», amici 
già di suo padre. E veramente s'incamminò Arato nel 
principio per questo sentiero. Ma quando vide Antigono* 
non mantenere le promesse e prolungai:e.il tempo, e le 
q^nze da Ptolemmeo d'Jlgitto erano troppo lontane^ » 
rièoivè d'abbattere il tirannó da- se stesso. 

■ V. E comunicò primieramente il suo pensiero ad Ari- 
Stomaco ed Ecdelo; quello bandito di Sicione, e questo 
Arcade della città di MegalepoU, buon filosofo > prónto di 
Bttiio^ 6 domestico sialo gMi in Atene d'Arcesilao Acca- 
denteo. Accettando questi pronlàmentO'rinvito, con al- 
tri banditi ne favellò appres^so^ pochi de' quali ebber 

* Cbé Arato tti ?ÌMOto io quel tempo che Aotigooo Unuo il regno di 
MaeedMii • Ommo* qatllo fi SfwrU, ii rMoofUr iMti duaraiMBto dtllt 
vite di a«WMB« itaiM. 



Digili^L,u 



vergogna d'abbandonare le promesse speranze e venire 
io parie della congiura. Anzi molti vi ebbe, i quali fe- 
cero ogDi.gforzo idi ritrame Arato^ diceodo chei giovane 
inesperto degli affari del moiido, troppa ardiva/ Quando 
egli era ben proveduto in atto d'occupare un luogo del 
contado di Sicione, per muoversi quindi alla guerra con- 
tri 4 tiranno, arrivò ad Argo uno scappato della prigione 
di Sicione, firalello di Senode, vnode'banditi; dal quale 
ad Arato, condotlo, gli disse che il muro, da sè scalato 
per salvarsi, era di dentro quasi al piano del terreno e 
congiunto a certi massi alti, e Tallezs^ di luori tale non 
essere che non vi si potesse con isoale montare. Arato, 
sentito questo, mandò Senta e Teonone, suoi servitori; a 
vedere il muro ; deliberato, se poteva farlo segretamente 
a un colpo solo, d'avventurar tutto pre^taoiente, più 
tosto che mettersi privato a contendere a guerra I4)erta 
e manifesti combàttimenti col tiranno. Quando fu tornato 
Senocle e' compagni con la misura presa dell'altezza del 
muro , e raccontarono non essere il sito malagevole e 
inaccessibile, ma faticoso io accostarsi senza esser sea* 
•titi per conto di càgnuoU d' un-certo ortolano vicina, moiv 
daci so^ modo e da non potersi 6c tacere, si mise in , 
ogni modo all'impresa. 

VI. il fare provisione d'armi era comune quasi a 
tutti, usando in que' tempi l'uno centra l'altro raj^e e 
scorrerie. Ed £ufranore ingegnerà bbricò palesetnentè 
le scale, levandogli il propio mestiere ogni sospetto, ben- 
ché fusse ancor egli uno de'banditi di Sicione. Ciascuno 
degli amici che avea in Argo, per quel poco che potè, lo 
provvide di diepi uomini, ed egii armò de' suoi propi 
servidori infino al numero di trenta , e fermò, per mano 
di Senofilo capo di masnadieri, a suo soldo alcuni pochi, 
a' quali mostrò di guidarli nel territorio di Sicione per 

* -In fttli Anto imo tfm tUM«,v!inl'iMrf. 



far preda delle cavalle del re; e furono mandati iniìanzi 
molti alia spicciolata alla torre di Polignoto/con comao» 
djHBeiika ote l'a^pettasiepo m. £ maodè pailm^te ìv» 
nmn^ Gafeste àm quattro* compagni spediti , ohe émmt& 
a notte bruna all'ortolano venire, e dirgli sè essere pas- 
p^ievì e volere alloggiar seco : e ciò per serrar dentro 
tarii sfosso e' cani, pokliè' noo petovaDo aceostarsi aiici 
. ìÉpra à^altoroBdo, E ntaiBse le «calè in pezzi dentlroa-xor' 
belh da portar biade,' copertele, le inviarono sopra carri. 
In questo furon vedute in Argo alcune spie di Nicocle 
andare attorno; e con seoìi)iaote di far altro, osservare 
gli MdaHMIi d'Aralo: il qii4e, al punto del di lasciftr 
tosi tederò ia piim; eòo camici' passeggiando si trai»' 
tenne. Di poi, untosi nelte scuola degli esercizi i corporali, 
e presi in compagnia alcuni giovani usati di ber seco e 
fave taoDirleiBpo, a cajsa pitiri^ Indirà poco là sedato 
fUK nio aeìr<vSder6 io piam oon eeroie tb mano, no a^ 
,1fo cemjHrar torce, e un altro ragionare con femminelle 
avvezze a ballare e sonare a' convili. Le quali cose tutte 
reggendo. le spie, rimasero ingannati, e ridendo Tpio 
aèf i4tro dioenno: NaMa mkmdD'plb' vile dei tiramto^ 
. pókité' NieoGle, HMn<^pe di tal oittà e di ^ tran |ioleasa^ 
ha paura d'un giovanetto, il quale la provisione fatta a 
sostentare Tesilio consuma ijn piaceri e:Cooviti che tutlo 
giorno durano.*' \ - ' 

AratOyjMiliito depode^inareuadtxvfèori/ e ooo^ 
giontèsI'Co' soldati alla torre di Polignoto, gli condusse a 
Nemea, nel qual luogo a molli il suo disegno scoperse. 
Bprimfterafflente, latte loro grandi promesse olire a'pre- 

' 11 ttsto dice ili cicxàva^. E questo Tocabolo, secondo lo Xilaudro^ ti* 

•Mifli ; M«b»<l«»«||ri il «MjMlM te «ti mUmeo «U. taiafÌM» « mmfi^ 
tor«..(li oraeoK, o td tiiitltM «i pubblici ipattMolì , riponeYaato Id |of pr«T- 
tVooì. 



Digitized by 



glii, e dato il motto, che fu Apollo favoreyole, dritto 
diia città n'aodò, atTrettando il paaso a misura del cbia« 
1^1^ dett^ liuia> ed aUeoUpdDlo appresso A dto. atwè 
potesse tanto hsve e .noo pHi^gU bastasse ai ìriaggio. 
£ andato ch'egli fu sotto al giardino propinquo alle mura^ 
ipeoDlrò Cafesia, c)ie non avea potuto riteoer dentro i 
C9ftta€ii^, saitail fuori prima di lai » um bene «rea X ù9^ 
ifitom déntro serrale. Essendone per quest» aeeiéBnie 
la maggior parte perdali d aniino, e consigliando a tor- 
Bare indietro, Arato gli rincorò con dire, che darebbe 
la Yoka qualora la noia de'cani ^Aoa cessasse. £ manda* 
tisi innanzi i portatori deUe scate sotto la joida di ficde)o 
e Maasifèo, gli segi^itaya a passo lénlo^ sempre abbaiando 
pur forte i cagnuoli , e scorrendo or qua or là intornio 
a Ecledo. S'accostarono nondimeno alle mura^ e le scale 
sicurameole; vi piantaronQ. Montando ffài primi, un 
eapovale, fornita Ja sua guardia e consegnata la pioàn 
all'altro che far èbveaJ' ultima dei maitiho, passò per 
sorte a rivedere le sentinelle, sonando un campanello, 
con molte. torce e strepito d'andanti. Costoro, cosi cerna, 
stavano^ stiac^Usiaoprfkte'S^al^ageTolmeiite sì torneino 
ascósi: ma al passare dell' àltrar guardia veduta ad< i neon» 
trar quella che partiva, vennero ad estremo rischio d'es- 
sere scoperli: ma trapassata oltre, e questa ancora senza 
pericolo, montaroo subito i primi Mnasiteo e £cdelo,.i 
quali^ prese d'una e d'altra banda le vie di salir .sUao 
alle mura , mandaroiiò Tecuene a pregare Arato che 
s'avacciasse. 

. Vili. Non era lunga distanza dal giardino. aUe^mura 
e a cei:ta torre ovverà alla /guardia un gran ernie da cae» 
eia, il quale non éentl la salita, o^per natia: codardia , o 

per lassezza di fatica durata il giorno innanzi: ma aven- 
dolo i cagnuoh dell' ortolano da basso svegliato, rispon- 
deva da prims^ con certo mugoio aordo e iiopa> ma rin- 



m 



ABATO* 



forzò la voce al passare della guardia,* e riempiè tutto 
d'alio abbaiare y a (aie che la guardia vicina a piena voce 
ScHDaDdò il -canottiere cootra chi si aspramèole il qsm 
abbaiasse/e se novità v'avea. Ed egli par dalla torre ri- 
spose nulla esservi di male, ma essersi il cane risentito 
al lume delie guardie passate e al suono del campanello. 
Il qnal de^to i sold^iti d'Aralo maggiormente rassicurò^ 
pensuìdo che il canattiere gli tenesse a bello ^tadip ce^ 
lati, consapevole del trattato, si come n'aveano altri 
molti compagni denlro alla ciuà. Era nondimeno ancora 
il pericolp nel montare, perchè la lunga distanza faceva 
picare e 4arolbr le ^scale, se non ttootavanoì adagio a 
QUO per volta; e Ym gli stringeva, cbè già cantavano 
i galli, e poteano ormai star poco a comparire villani, 
usati di portare lor grasce al mercato. Per la qual ca- 
gione Arato montò ancor egli, dopo a quaranta e non 
ptt de' imo! ; e benché d'aspettasse alcuni altri diet;^ e 
da basso, al palazzo del tiranno n'andò, ove erano alla 
guardia alcuni soldati mercenarii. E di fatto, venuto lor 
sopra^ e tutti presili senza ucciderne pur uno, mandò 
aHe case degli amici a chiamarli fluori. E mentre da tutte 
parti accorrevano, si fece giorno, e Tu ripieno il teatro ' 
di popolo sollevato da voce incerta senza chiarezza del 
fatto, intìno a che non venne in mezzo T araldo, e disse • 
che Arato fiij^ioolo di Clioia invitava i cittadini ,alla ii- 
bèptà. . ' 

IX. AUora, sicuri del fatto, da essi, già era gran tempo, 
sperato, corsero uniti a metter fuoco nella casa reale: 
e qjuando fa accesa per ogni parte, fiamma tanto alla si 
le.vò dio si vido infino da. Corinto, e mancò poco che i 
Gorjudtii mmvigliatine.non coEresiisero al soccorso; Ni<^ 
code, sottrattosi al pericolo per certi andari sotterranei, 
si, fuggi della città. E' soldati in compagnia de'Sicioni 



.Digitized by 



AIUTO. IGl 

spegnendo il fùoco, saccheggiarono il palazzo senza im- 
pedimento d'Aralo; anzi accomanò co' cittadini tutte ìe 

sustanze state de' tiranni. Non ebbe morte nò pur ferita 
alcuno degli andati seco, ned eziandio de' nimici; e la 
fortuna manlenoe pura e netta da sangueciTiie l'impresa 
intéra. Rkòndusse Arato gli sbandeggiati da Nicocte^ chb 
furono ottanta, e' cacciati dagli altri tiranni non meno di 
cinquecento, dopo a vagabondo esilio di ben cinquanta 
aiuii. Tornati alla patria poveri per lo più^ ricovrarono 
le possessioni aliejnat^; è andando accampi e alle case di 
viiia; miserò Arato in- grave dubbiezza, scorgendo che 
Antigono invidiava e ordiva fuori inganni contra la città, 
caduta per la ricovrata libertà in travaglio e sedizione 
civile. Però, preso il consiglio migliore che pigliar si po- 
tesse nello '^tato presente, uni la patria alia lega degli 
Achei; ed essendo Dorica, Toleniieri pigliò il nome è si 
sottomise al governo degli Achei, i quali non aveano 
ancora nò chiara nominanza, nò gran potenza, perchè 
aveano per lo più città picciole, possedevano territorio 
non. buono nè fertile/ e mare senza porti', piene' in gran 
parte le marine di' scogli, per mezzo de' quali venivano 
a ferir Tonde la lor terra ferma. Dimostrarono nondi- 
meno essere inespugnabile la forila de' Grecia qualora 
s'avviene a buon ordine e concordia sotto a prudente 
capitano. Questi, essendo già pei* cosi dire menomissima 
partii della forza de' Greci, e non avendo allora tutti in- 
sieme tanto di vigore che potesse paragonarsi ad una 
spia, buona città, nondimeno col buon consiglio , con la 
concordia, e non portare invidia al primo che f usse fra 
esÀi in virtù, ma obbedirlo e secondarlo, non solamente 
lìberi e franchi si conservarono nel mezzo di tante c 
tali città, potenze e tirannie, ma da vantaggio franca- 

i • ' > 

Sollt eofU eeeideoUl* M PeìopoBoeto. 

ttVTABCO. — 6. Il 



uigui^LU Google 



MS ARAtO. 

rono e ^otlras^ro dai giogo di servitii^molLt popoli Mia 
Grecia* 

11. Era Arato di aente cìWile; maifnaniiDo , più di- 
ligente ne' fatti public! che ne'sui9i parlicolari, odiava 
a morte i tiranni, e, pesava sempre le amistà e le nimi- 
stà eoo la biUmèia del puMico bene. Però non taailo^ 
ci si mostra esquisito e perfeUò osàeryatore delle leggi 
dell'amicizia, quanto clemenle e mansueto verso i ni- 
mici, come quelli ' che Ui^aA^a l'una e l'altra secondo le 
opportunità della Repubblica. E 4 popoli unitamente , le 
coBfederazioM delle liiità, le compagni^ pritale • le adu- 
nanze de' teatri, tutte ad una yik^ afiermano èhe Arato 
non fu amanle se non dell'opere virtuose; e nelle guerre 
e combattimenti a campa aperto chiaramente non fu si 
ardito e cofifidenie, che non avesse maggior maasHia 
nelle aaioni fani?e in sorpreodend ImproTTisatnénte lo 
citta e' tiranni.* Per<i, benché molte ardite imprese a fine 
avventuroso menasse che non si saria pensato, non mi- 
nor numero ne lasciò delle possibiU a farsi, a cagione della 
natia riservata cautela. Impercioccl^> al eome le Vedute 
d'alcfune bestie óperan bene' nélle {tenebre della notte e 
rimangon cieche alla luce del giorno, avvegna che la 
secchezza e sottigliezza dell' umore dell'occhio non so- 
stenga di temprarsi e mischiarsi eoi chiarore dei sole, 
(Cosi neir uomo eerta, industria e prudwsa ri trora, te 
quale naturalmente riceve travaglio dalle operasioolfeile 
allo scoperto e publiche, e d'altra parte s'assicura nelle 
segrete ed occulte. E tale disagguagUaaza nelle persone / 
ben nate nasce dal non avere il discorso affinato dalla 

* Però nom tanto ci ti mottra tiquisilo e perfetto oaervatore delle 
■ ^Uggi tfiir ttii^ik^ii, f nonio pUwumle e mamueto nelt' inimicizia, come que^ 

gliec;(C.) 

* MefiU di mw letto iotoroo^ta Anto anclM il ritratto «Ìm mMlrt- 
moBlo M ha dalinaalo Polibio, lib. IV. . ' 



Digitized by Google 



ABAtO. , 463 

filosofia, bea prodacendp te Yir A, m senzd <l^ina« si- 
mile a frutto nalo da se stesso senza coUura dell' aomo« 

La qual diflereuza può considerarsi diligeulemeiiie uegli 
esempi. 

XL Aralo, poi cbe iegòsestiCisso e la patria agli Achei, 
aililando Ira'eaTaOert, era amato paria graod'obbedìeoaa 

che a'capitaDi prestaVa; e ancor che avesse in comune 
contribuito gran porzione, come era la sua gloria e della 
patria le forze, non pertanto porse sempre se stesso, ot^ 
bedientissimo. a qualunque dettano acheo, come se fosse 
il più infimo sóldaio da Dima o da Trila,^ o altra minore 

città. E avendoli il re lUolciumeo mandali venticinque 
talenti, accettò il dono, ma il distribuì a'suqi c^lta4ini 
più poveri e in riscatto de'prigiioaieri. 

Xq. Qnaadi^ poi non potimdo quotar^ i lMadìtÌAiq9r 
léslavaDO tatto* giomO gK usorpatori delle loro posses- 
sioni, e la città ne era in pericolo di cadere in sedizione. 
Arato, altra speranza non i scorgendo se non nella libe- 
ralità di Ptolemmeo, risolti d' andare a supplicarlo clie 
gli porgesse moneta per appaciarele cittadinescbe di- 
scordie. Fece adunque vela al porto di Melone sopra 
Malea per traversare correndo a golfo lanciato in Egitto: 
ma cedendo all'alto mare il nocchiero per impetuoso 
ihàìo che L'Olle alaò* e lasciandosi trasportare, a gran 
pena a[)])rodò alla eUtà d'Adria»* cine gli era n&mica, es-, 
sendo posseduta da Antigono e da forte guernigione te- 
nuta: ma egli anticipò abbandonando la nave e dilungan- 
dosi dalia marina con un compagno solo» detto limante:, 
e gittatisi in luogò selTÒso, vi dimorarono malamente la 

• * * ' 

* . » • 

* Fosse quetti o da Dima o da TrUmm, (C). ~ Vedi Agid4 e CipQ' 
mene, Voi. V, J XVI, p«g, 5S, nota i. 

' Il Palmm mt db* ti leggi •à iiiMi, cioè adlPMi à*ànèro, ae- 
•mJo detto peee ippreieo, che fragili* cei serti in Eolet, la qitle è lìeiM 
« tal ieeli. Vh» cmMio chi Terrebbe die ii leggeòe f i^i idrfiabea. 



Digitized by Google 



164 , arìIlTO. 

notte. Indi a poco venuto il capitano della guardia a cer- 
car d* Arato, rimase ingannato da'servÌLlori, che per in- 
segnamento del loro padrone dissero essere nell'isola di 
,NegropQnte passato fuggendo; e dichiarato la iia?e« i 
servi e altro che Vi fosse déntro, esser di cimici, tutto 
ritenne. Indi a non molti giorni, quando Arato dubbioso 
più che farsi non sapeva, per buona ventura approda 
una nave romana non inngi al luogo ove dimorava per . 
ìscoprire il paese é per nascondiglio. Facendo questa 
nave il viàggio in Sprìa, suso vi montò, indneendo ii 
padrone a condurlo in Caria, come fece, ma con peri- 
colo in marenon^punto del primo minore. Di Caria dopo 
Iniigo tempo trapassato in Egitto, parlò al re molto ben 
dfsposto verso di lui e per se st^sò affèkionalD^ perchè 
dsava Arato di mantenersi la grazia di questo principe 
col mandarli pitture e tavole di Grecia, nelle quali avea 
buon giudizio, e raccogliendo e cercando d'avere sem- 
pre- alctma delle pià artifiziose è. Tdre', e principalm^ite 
di Panatilo e Ifelanto , gliene ìnviara. 

Xin. Perchè fioriva ancora la eloria della musa si- 
cioni^ e della perfetta maniera di dipignere, come quella 
che nulla aveva là di corrotto, ma sincera beltà: in tanto 
cbe:Apelle, qiiando era ih gran credito, v'andò e diede 
iàn talento a que'due* per poter conversare con essi a 
fine d'acquistare non tanto es(iuisitezza nell'arte, quanta 
riputazione. Per la qual cagione Arato levò via dal di: 
della ricovrata libertà tutte le imagini de' tiranni, i^a 
stette lungo tempo in dùbbio di quella d' Àristrato, il 
quale regnò al tempo di Filippo, perchè questo Aristrato 
era slato dipinto per mano di tutti i discepoli di Melante 
sopra un carro trionfale,*e vi mise ancora la mano Apelte, 
come scrisse Polemone geografo. Era questa opeira si 

' * À qu9'maettri,{C.) 



Digitized by Google 



ARATO. 1^5 

tiegna d'esser veduta, che Arato in principio dall' eccel- 
lenza deirarle indotio piegò a conservarla, ma in line 
dall'odio conira'tiranm tirato comandò levarsi. £ rac- 
contaoo.die Nealce pittore/ amioo d' Àrato^ supplicò con 
le lagrime agli occhi per la' coosétrvazioQe d' opera si 
bella. E quando noi persuase, disse: Ben si conviene far 
guerra a' tiraoni, alle imagini de' tiranni non già:almei^o. 
. il carro, e la viliorìa lasciamo^ ed iò .farò che Aristrato 
partirà dalla tavola. Concedendogliene Arato , Nealce can- 
cellò la figura d' Aristralo, e nello spazio dipingendo una 
palma, non ardì aggiungervi altro di suo. E parimente 
h scritto che rimasero sottp il carro coperti i piedi d'Ari- 
étratò cancellato. Arato, peir cotali dipinture beo voluto^ 
4fopo al saggio dato al fe'del propio valore ne venhe' 

4" 

maggiormente amato, in tanto che ebbe in dono per sov- 
venire a'.bisugni.d^Ua patria ceucinqjianta laleiiii, e qua- 
ranta portandone aeco^ volse la prua verso il Pelopon- 
iiesso, e 1 restante. matndò il re in più volte dividendoli 
in donativi. ' 

XiV. Fu gran cosa il provvedere a* suoi cittadini tal 
somma di moneta, che se gli altri maneggiatori de'pu- 
blici.affari ,od oratori ne avessero ben picciola. parte ri- 
ceTUta da stiraniem priiìcipi;arìeno ingiastajnente messa 
in servitù e tradita la patria. Ma fu maggiore la concot- 
dia e l'unione, che col mezzo di questa moneta mise fra 
cittadini poveri e ricchi/e la salute e sicurezza che a. 
tutto 1 popolo portò* £ maravigUosa {u veramente lamO" 
destia usala da lui in si gran potenzia. Perchè essendo 
slato fatto arbitro con sovrana autorità e signore asso- 
luto sopra l'accomodare le differenze de' fuorusciti, non 
volle esser solo^ ma elesse quindici compagni in tale 
ufizio, co' quali con gran pena evolte fatiche accordò e 
legò^ in amicizia e pacé i suoi cittadbi. Onde , non solo 
i cittadini tutti, a comune gli. decretarono publici onori^ 



4 



Digitized by Google 



166 ARATO. 

ma i fuorusciti in particolare alzandogli la statua di 
bronzo, vi scolpirono sotto questa inscrizione: . ... * 
XV. Arato dopo, a quesf Mii ytese V Invidia de' .suoi 
cHtadmi tol Car loro grandi benefizH; ìDa covitHstò H re 
Antigono, il quale, o per volere tirarlo del tutto alla sua 
amicizia, o, metterlo in diffidenza del re Ptolemmeo, 
gli fece altre grandi cortesie> senza d» AOàtrasse molto 
di desiderarle. E facendo ima fiala sàcrtIMo in Corinto, 
mandò infino a Sicione parte delta vittima afd Arato, c 
nel convito del sacrifizio alla presenza di molli disse alto ' 
echiaro: lo mi pensava chequesto giovane Sicionio fusse 
dotalmente per natura libero e amante de'aaoi cittadini^ 
ma egli mi si mostra al presente snfflcietìtissimo gtlK* 
dice della vita e fatti de' principi: perchè prima non fa- 
ceva stima di noi, altrove risguardando con le speranze, 
ed ammirava le ricchezze d* Egitto sentendo. ragUmie 
deMiofanti, degli stuoli deilè làvi e della cortei Ha in 
. che stato spettatore de'liatti di là, conobbe per prova al- 
tro non essere ché tragica pompa e vanità, è tomaio 
del tutto alla nostra amicizia; ed io volentieri l'accetto, 
disposto a servirmi di lui In tutte le cose, e voglio ctae 
voi altresì lo tenghiate pef amico. Gl'invìiKosI e matf(|iri 
- raccogliendo queste parole per lor suggelto, gareggiarono 
a scriver lettere a Ptolemmeo, molle noiose accuse eoo- 
tra Arato contenenti; a tale che Ptolemmeo mandò a do- 

lersene seco: tanto era d'invidia e maUgniià i)eile«aii- 

> • 

* /? cwtsiglìQf I» pruove , U «Irtoftf 

Di guest ' uom per la Grecia , ** allargàre , . 
• Per fama , d' Ercol sino alle colonne. 
Ma noi t tornati della patria in seno ^ 
Tergemmo, o Arato, il simulacro a laude 
Detta gimtieim im, dtU* èdOiuht ' 
Ut tghntet^/rm'smheiteri ni^ 
, , Ben degno di seder f qttando atta patria 
Desti dipar/oriuna < éritu leggi, (C.) 



Digitized by Google 



cizie ardenti, e con gran contesa procacciate da questi 
re e tiranni gareggianti con saette di geloso amore. 

XVI. Arato, eletto la prima volta generale degli Achei, 
gaocbeggiò la parta della Locrìde contnrpposta airAcaia 
e aHa Caiklonia:' 6 nel portare aiuto a' Beotrì eoiì died- 
mila soldati non ^rrivò a tempo, perchè erano già stati 
rotti dagli Etoli a Cheronea con morte d'Abeocriio go- 
▼eiwtore deUa Beozia^ mille de'snoi. Unanno appresso / 
eletto generale all' ioi^resa della fortezza di Corinto, oh» 
noo j^rtava seco il bene solo do'Sicìom o degli Achei, mà 
deHa Grecia tutta, pensava al modo di cacciarne la guer- 
oi^ione de' Macedoni, che in guisa di tirannico giogo te- 
neva, ìat Grecia inteira snggetta. Perchè arendo Carote 
ateniese in cerio fatto d'ar^ie combattuto prosperamente 
co' capitani del re, scrisse al popolo Ateniese d'aver 
acquistata vittoria sorella a quella di Maratona. Così non 
errerebbe, per mio avviso , chi questo fatto d'Arato co* 
. gnomlnaBse fratello all' uccisione del tiranno Iktta da Pe- 
kfUa tdbano e Trasibulo ateniese ; se non che rimpresa 
d'Arato sormontò quelle, perchè non fu centra Greci, 
macoalra straniera e forestiera dominazione. Perciocché 
l' isÉmp, ch&è una fàscia di terra ferma dividente il maro 
Egeo àairiopiOy Qqisee e congiugne la nostra terra ferma 
di Orecia ; e la fortezza delta Acrocortoto è ufi monto 
alio surgente nel mezzo della Grecia, e quando è guar- 
dato impedisce, e rompe, ogni commerzio, passaggio e. 
spedizioBe éi guerra, « ogni fatto di mare o di terra; e . 
ne li padrone e signore colui che ne -tiene con guemi- 
gione quella piazza. Talché mostra non aver detto per 
gioco, ma con veritù, Filippo il giovane re di Macedo- 
nia, quando ia .città de'Gorintii catena della Grecia co- 

■» • * 

' E la CfiémiiM. {Cy 

* Tra il primo a il Moóado |tntraltto à\ Arato cancro , cacando Poli- 
Ino, otto anai. 



Digitized by Google 



168 ' ARATO. 

goominò. Questo laogo adunque da tutU^ e princìpi e 

potenti, fu sempre desiderato. • , 

XVII. Ma il desiderio d' Antigono ardente sì fu, che 
mostrò somìglianlissiuio ai iurore disgii amanti più 
appassionati; seidpre stava con la inente intenta, a» pri- 
varne il possessore con ogni inganno ; perchè, mettersi 
a forza aporia era disperala impresa. Morto adunque 
quell'Alessandro, a cui ne era stata la guardia com- 
messa, per veleno (come raccontano) fattoli joiescere da 
Antigono, e venuta in. potere di Nicea suaanoglìei la 
quale beo la teneva guardata, Antigono ij^ mandò su- 
bito il figliuolo Demetrio ad olTerirle dolco speranza di 
nozze realle >;ita comune; e.non dispiacendo rincon- 
tro alla, donna y ancorché ' sopraffatta dagli anni^ pi^se 
T animo di lei airek»i del figliuolo^ benché non abban- 
donasse il luogo, anzi con forte guardia a sò il conser- 
vasse. E di non farne stima fingendo Antigono, intese a 
far sacrifizi per le nozze in Qorinio, e celebrar feste e 
conviti tutto giorno, come se avesse jner piacere e .di- 
letto Timessa dei tutto la mente a' giuochi e tratteni- 
menti. Quando fu l'ora de' giuochi e cominciò Amebeo 
a cantare nel teatro, si mosse Antigono per accompa- 
gnare allo spettacolo Nicea portata in lettiga reale, la 
quale gioiva di tai^ onore, molto lontana col pensiero 
da quello che doveva avvenire. Venuto con essa al sen- 
tiero e alla svolta che mena alla fortezza, comandò 
condursi la donna in teatro, e dall' un de' lati lasciato 
4iii^éÌ}eo e 'i f^st^giar delle nozze, suso ad Aorocorinto ' 
montò , sforzandosi più che non portava l' età. E trovata 
la porta chiusa, battè col bastone, comandando che gli 
' fusse aperto. E que' di dentro, spaventati dall' aspetto del 
personaggio, g)i aprirono. Cosi, fatto signore del luogo, 
non potè contenersi i ma^ per ìsmisnrata «uégrezza si 
mise a bere nelle strade e in piazza e'motteggiare con 



Digitized by C( 



▲RATO. 169 

sooatrici intorno e corona in lesta; e cosi vecchio, av- 
vezzo a tante mutaziooi di fortana, folleggiava porgendo 
. la destra e salutando quanti ne incontrava*:. tanto ha di 
potere la gioia ifon' ritenuta dal discorso, che più di* 
svia, e maggiore tempesta all' anime porla clic 'ì dolore 
e 'ì timore non fa. 

XVIII. Antigono per t^nto , conquistata .nel modo 
detta la fortezza di Acrocorinto^ la commise aUa.goar* 
dia de' suoi piìi fedeli, e casleHano il iitosofo Perseo vi 
dicbiarò. iMa per tornare ad Arato, io dico che ebbe 
ben volontà di farne impresa, vivente Alessandro; ma 
perchè in lega con Achei s' uni^ se ne stette : ma in 
questo tempo riprese altra occasioné, cbo fu questa. 
Erano in Corilito quattro fratelli di Soria, uno de' quali 
nominato Diocle stava alla guardia del castello: gli altri 
tre per furto fatto al re di cert' oro fuggirono in Sicioo& 
appresso al banchiere Egia» di.ciìi si serviva Arato a 
cagione del suo mestiere. Costoro fecer subito seco par* 
tito d' una parte deir oro, ed Ergine , uno d'essi, andava 
e veniva, e gli vendeva appoco appoco il restante. Per 
•lo qua! tralfico addomesticatosi con Egia e venuto un 
giorno a ragionare della guardia delia forteiza^ gli.dissé 
che nel montar 'suso alle rupi e balze per vedere il>fra* 
tello avca consideralo un masso tagliato cosi per tra- 
verso, che conduceva a un muro del castello che era 
molto 4)asso. £gia gli. rispose ridendo, e disse: Deh, 
dfoimi, ó uomo dabbene, come aniiate voi per si poc'oro 
a turbare i fatti del re, che potreste in brev' ora gua- 
dagnare molto più di moneta ? già è cosa chiara che vi 
converrà morire cosi convinti di. ladroneccio, come se 
usaste tradimento. Rise Ergino, e promisi allora allora 
d' andare* a'téntare la volontà del fi^fello Diocle , perchè 
negli altri non confidava mollo. Indi a pochi giorni tor- 
nalo, compose di guidare Arata in parte,. ove l'altezza 



170 



del muro non era maggiore che di quindici piedi, e di 
far nel i^es^te. quauio bisognava in compagnia di 
. Diede. 

XIX, E Ajpalo prottise,:se l'impresa aresse biioa 
fine, donar loro èkmnasta * tatontt; e se steatiira la- 

scesse, e si salvasse con essi, darebbe una casa e un ta- 
lento per uno» Ma perchè Ergine voleva depositarsi in 
mano ad £gia i cinqiuiota taieoli, e Arato non gli avea , 
e non TjOleva m prestansa pigliargli per bob dare agli 
altri sospetto dell' impresa, presi buona somma di vasi 
d* oro e gioielli della moglie, gli diè per la somma in 
pegno ad Egia. Perchè egli era di si gran cuore, e tal 
desio d' onorate Mieoiiostiflielavi^chesaileBdoFociMe 
e Epamìaenda essere stati teniiU i più giusti e migliori 
delia Grecia per aver rifiutati gran doni, e non aver 
mai preferito l'oro all'onore^ elesse per sormontare 
qaesti tali personaggi di spendere segretamente del sbo^ 
e contribniiB* siV imprese a Imtsolo pericolose , a|^ altri 
tutti profìttèveii, senza che'l sapesse quelli a cui ne 
tornava 1' utile. Clii sarebbe adunque stato colui che non 
ammirasse e non portasse in certo Biodo aiuto aUa ma- 
gpanìfliità d'BB tSBt'Bomo» ckie «onpré si caro ua 
taBto perìcolo? e mise in pegno il prezitso mobii 
per esser di notte e fra' nimici condotto a combattere 
con rischio di morte, senza riceverne altr' arra che la 
speranza di virioosa operauoae e boIT altro^ 

XX. £d essendo p^er altro perigliosa i' ìaipresa , più 
perigliosa la rendè nn errore, che al cominciare nacque 
per ignoranza. Mandò Arato Tecnone suo uomo di 
casa a riconoscere il muro in compagnia diJDiocle, cai 
qtfale bob ayea parlato maà più. per r inBaazi; ma cre- 
deva iBtyer ben'a nèBte la tàccia e figura a' contrassegiii 
da Ergino dati, che era ricciuto, bruno, e senza barba. 



« 



Digitized by 



àMOs ili 

Arrivato al luogo ove disse Ergino che con Diocle si 
troverebbe, slava dspeiUndo diuauzi alla città io luogo 
DQfliinato.Orms : qui venie, per oaso.il ntàggiof (r^ena 
ìdf E Igino e Dioete, appellato ÌDhmìÌsÌo, dhiB mon era t 
parte nò consapevole del fatto, e somigliava Diocle. 
Tecnone dalla somiglianza della faccia iodolto^ il do- 
mandò se. aveva che fare con Ergiuo. E rispondendo aè 
essere suo fratello, si credette di làveHare fltoarametvtà 
con Diocle, « senza domandar del «ome o altro, aspet- 
tando il segno,' gli porse la destra; e cominciò seco del 
trattato avuto con Erginp a parlare , e i' inteirogava; e ' 
^tQi maltisiosamente senrendosi deir errore^ tatto ooih 
fèrmara, e rìvolH vèr la città n'andavano tosieme ra- 
gionando senza sospetto di Tecnone : e già essendo av*- 
vicinati, e Dionisio in atlo di metterli addosso le mani, 
per buona fortuna iivcontraroao Ergine : il quale, coo<^ 
sdutò rerroré e 'I péricolo, aci;eBBd a Tecmne cbe si 
fuggisse, e saltati via a corsa, si saldarono e l'uno e 
Y altro ad Arato. Il quale non abbandonò le speranze per 
questo, anzi mandò Ergino a portare oro a Dionisio e 
' pregarlo cbe tacesse. Ergino cosi fece, e 4i più Lo con- 
dusse ad Arato, e ventto che ta, noi lasciarono piihscap- 
pare, ma ben legato lo tennero in certa stansa cbioio.; 
e'n quel mentre s' apprestavano air impresa. ' ' 

XXI. Quando 'fu tutto.in punto» ali' altra gente che 
stesse in arme .la notte comandò^ e presi ade^ quattro- 
cento scelti, pochi de' quali sapévam) il fatto, gli con- 
dusse alle porte del tempio di Giunone non lungi. * Era 
il cuor della state, la luna In quintadecima, la notte 
serena sènza nugoli , in tanto cbe temeltero cbe V armi 
rilpcenti al. chiaro . della luna non gM aoopri^sero «He 
guardie, iit non ejtabo i primi alle mm, che scorsero 

' Od aipeitare altro tegno. {C) . 



ly u^u j cy Google 



112 ' iAkW. 

alcuni nugoli dalla parie di maro, che intenebraron la 
città lulta e' luoghi d' inlortìo. Qui postisi gli aliri a se- 
4)6re/si cavar OD le scarpe, perctiè \\ pie'Dudo mu la 
. . mólto sArèpilo, e si. 3drucciola meno cod esso ai moQ* 
. tare sopra le scale. Ed Ergino, i^òn sette compagni gio- 
vani in abito di viandanti segretan^ente avvicinato alla 
porta^ 'Uccide il portinaio e le guardie ancora. E furono 
iosiememeote piantate .le scale* $opi^a le quali Arato 
fatti montare 'con diligenza cent' uomini, comandò che . 
gli altri il seguitassero il nieglio che potevano. E pre- 
stissimamente fatte tirar su le scale, traversò con cento 
la città verso la fortezza, ^ià lieto co^e se avesi>e.ii suo 
desiderio Ottenuto, percliè non era stato scoperto; Ma 
essendo essi àncora cteiitrò all' ombral e non vedoti^ scor-. 
gono da lontano quattro delle guardie col lume, e veg- 
g^odoli a loro indirizzati, si ^tirarono fra certe rovine 
per asp^tarU in agguato : e poi asst^tandoU, n' uccisero 
al primo tratto tre; H quarto fòrito di spada in testa 
fuggi gridando accorr' uomo, esser dentro i nimicLE* 
' , . non isletter guari le trombe a sonare all'arme, si sol- 
jlevò al, grido la, città, e luron piene le strade di genie 
che correva in questa e in quella- parte, e moHi lumi-da 
basso e . molti da alto nella fortez^ inconiinòiarono a 
.risplendere, e da tutte parti grida confuse si sentivano. 
f XXll. Ma Arato saldo nel suo proponimento si sfor- 

zava dt montare a que' massi .precipitosi lentamente, e 
con travaglio in principio^ errando fuor del sentiero del 
lutto smarrito, e coperto infra que' massi, il quàle con 
ispesse giravolte e ritornate terminava al muro della 
fortezza. Ma si; racconta che la luna quasi per miracolo 
traversando apri si X oscurità de' nugoli che scoperse il 
sentiero da tenersi, quando era più intrigato, sior su 
alla parte del muro che bisognava; e quivi di nuovo 
s' oscurò ^ bendò £ra' nugoli, £he si jaddoppianono l' uno 



. .,^.0 . y Google 



ARATO. 173 

sopra r adiro. * 1 soldati^ da Arato fuori alle porte nm 
Imigi dal tempio di Giunone lasciati fil numero di it^ 

cento, quando furono entrati nella città piena di strè- 
piti d'ogni sorte e di lumi, non avendo potuto rintrac- 
ciare la medesima strada, né seguitare V orme di quegli 
altri, si ristrinsero e raccolsero insieme, in certo séno 
ombroso fra massi, e Ivi staranò con ttàraglio , passione e 
affanno aspettando, rerchc aveano già i soldati del castello 
saettando con Aralo appiccata la mischia, e discendevano 
a basso le voci de'pombattenti.o risonsivà certo grido con- 
Iliso per la riverbérazic^ ebe faceva 1^ vocé nelle mjpi è 
balze, e non si discerneva ónde procedesse. Stando per 
tanto dubbiosi a qual parte volgersi dovessero, Archelao, 
capitano d'Antigono, con buon numero di gente asuon 
di (romba e alte strida montava snso verso Aratole nel 
montare passando lungh' essi i trecento; essi, come se * 
a bello studio f ussero ivi in agguato, !' assaltarono, e mi- 
sero in terra i primi a'ijuali s'avvennero; talché, im- 
paurito Archelao e gli altri suoi, furon messi in fuga, e 
cutìdaiì InQno a che $i sparsero sbandati pèr la ciltà« Piena 
vittoria sopra qnestf otlénata, venne Ergino dà^comMt- 
tenti di sopra a portar novella che Arato avea dura mi- 
schia appiccata co' nimici, che si difendevano di tulta 
forza=) ed essere infine intorno alla muraglia grja ve com- 
battimento, e bisognava to^ soccorrérli. QiìesU sokbiti 
pregarono •d'^easere là prèstamente condotti, e montati 
suso, con la voce diedero di lor venuta il segno, rinco- 
raodo gli amici. E la luna piena, mostrava a' nimici 
maggior nomerò d^armi che veramente non enpino^ e 
per la lunghezza e distanza del caqimtno che Conveniva 
farsi fra massi ad agio, e '1 risonare della notte ' faceva 

' QHtiiti mirtcoli m dopo l' titro I Bitogpa bea dire che Arato tenesse 
•'eoaiaoiii Moi4t ìaa^ • le n«Tot«.^ * 

* ' Bd ii rit0nar$ àtth gridio ftr I» «ileiisfi» Mbi MU, (C.) 

» • * 



Digitized by Google 



ili AMMO: 

apparire le voci militari venire da molle più genti che 
»)ó eraao. In somìiia^ «niti con Arato soipiiKero di «la- 
iHora i nimiei> diè kiiontaroiiò sc^ra la mnragìMi, e pre- 
sero il luogo, che già cominciava il chiaro dell'alba, e'I 
sole a un trailo illustrò la loro bella impresa , e veane 
ad Arato il restante dello lorse da Sicione, ricevute .vo- 
lontleri da' Cormtii a porte aperte; aGcogliendoll ^èii 
assi i soùatvdel te. ^ 

XXIIL Quando parve loro tutto essere in sicuro. 
Arato disceso dalla fortezza venne in teatro , ove con- 
c^aà infinito popolo per ileslo di vederlo e sentire le 
prole ohe CirelibeaVCQrintu. IHaposti «dunque gli Aohèi 
di qua e di là all' entrate del teatro, egli venne* armalo 
nel mezzo della scena, alterato in faccia per la fatica du- 
rata e 1 n.on aver dormilo, si che la letizia e gioia de^- 
r^una en vinta daUà lasaem del corpò. E al primo 
. arrivo veberi'do eonfqaamenle la gente a farli reveroMa 
e carezze, egli, presa Tarme in aste nella destra dalla 
sinistra , e piegato alquanto il ginocchio e lutto il corpo 
.inai^me, stette lungo tempo cosi appoggiate, ricevendo 
a0i^a parlare il batter delle mani e le voci liete di quelli 
che lodavano la sua virtù e buona fortuna. Quando ces- 
sarono e quietàronsi, ritornato in se stesso, fece nobile 
dieerta a nome della lega degli Achei, conveniente al Catta, 
ye^nadendo i Gorintii a farsi Achei, fi rendè appresso 
le chiavi delie porte della città , ritornate in lor mano 
dal tempo ' del re Filippo. Infra capitani d'Antigono, Ar- 
chelao in mano venutoli rilasciò, e Teofrasto mise a 
jmtiQ perciò che non voleva di Corinto uscire. Perseo, 
presa che fu la {drteaza,.8i salvò alta citti delle .Cencree; 
01 cui si racconta che dopo ragiotiando una fiata di filo- 
soQa ad uno^ clie gli disse solo il savio parerli poter 

* / filali ioMm la mano ai afferraré i toUaU i$l rt . (C.) , 



Digitized by Google 



1- 

ARATO; 175 

essere tniaa capitano, nspose: Àncora a me (se Dio 
* m'aiuti) qaeslft iofra precetti di IZenoiie pid degli altri 
mi piacque; ma ora ooairetlo da questo gioTane Sicio^ 
nio cangio peosiei^o. E molti storici scrivono questo 
Perseo. • • 

' XXIY. Arato apfMreaso , seiaa iodugio» det tempia A . * 
•Giaiioiie eddpeHo Lecbeo si impadronì , prese reàU* • 
cinque navi del re, vendò cinquecento cavalli e quat- 
trocento soldati natii di Scria ; e la fortezza d' Acroco- 
rittlo coDsegQò aUa guardia di quattrocento Achei e 
cimloaiita cani, oltre ad altrettaiili da c^^ia mttFitìA 
deotro al castello. I Romani, ammirando la Tirtìi ìli ¥U 
lopcmene. Io cognominarono V ultimo de' Greci, perchè 
ooa fu> poi (altro uomo grande fra essi : cosi potre' dir 
io essere stato questo l'uHimo atto ed estremo di va* 
lore greco, il quale ndl' ardire e nella prosperità co' pit 
illustri degli antichi gareggia, come testimoniano le 
azioni seguite appresso. Perchè i Megaresi, ribellati ad 
. Antigono, s' uairaao ad Arato, e si coUegarono eoa gti 
Achei i Treseali e gii Bpidauri: e al primo ^saMo e|Nl 
fece édlrd nell* Attica/ a Selamina^trapas^ito il menò 
gran prede, servendosi della forza degli Achei a quel 
che voleva, come se gli lusserò obligati per averli tratti 
di prigione : ma gli Ateniesi di condizion Ubera rimandò 
senza riscatto per far loro di ribellarsi teair volootà. 
Ricevette Plolemmeo per compagno nella lega,, eoo patto 
che avesse la maggioranza in guerra per mare e per 
terra: e tanto di potere appresso gli Achei ebbe, che * 
non potendo, secondo \& leggio essere ..elatto capitano 
Omerale ^'auio in auo successiTamente, era de' dae 
anni r uno; ma sempre in ogni mòdo coi> l'opera e eoi 
consiglio comandava: perchè '1. vedevano non le rie* 

» 



Digitized by Google 



ARATO. 



Gh^^zze, non la gloria, non T amicizia do' princi^i^ ma 
l'iUile detlà.iNitria sòia, uè. aUro ^ antipotìre air ^cernei- 
mento dèlia lega degli ifì^ei: stimando cbe le città ^ 
boli di per sè si conservassero T una l'altra, quando 
collegate sono con la catena del pubUco bene. E si come le 
ijiembra del corpo vivono e ricevono spirito per naturate 
Iqiaineiito dell' una còni'dtra, e quando dìTise §i stanno 
in disparte non pigliano Duirimento, e si guastano; cosi 
le'cUtà hanno morte dagli smembratori delle com])agnie 
e comunanze; e d' altra parte pigliano accrescimento, 
Qualora» fatte parte d' un gran corpo, ad una comune 
previdenza s"* a vyengóoOw ^ 

XXV. Veggendo adunqtie ì migliori vicini vivere a 
. lor leggi, e sdegnarsi della servitù " degli Argivi , tentò 
d'uccidere il lor tiranno Aristomaco^ cosi per rendere 
a questa città la liberti in jricoàipen^ d'averlo nutrito 
e allevato, come per aggiugnere lé-forze di lei agli 
Achei. Trovaronsi uomini arditi che si misero all'im- 
presa, capo de' quali fu Eschilo e Carimene indovino» 
ma non aveano spade, ed era proibizione di rtenerne^ 
sotto gravissime pene dèi tiranno. Però avendo Arato 
provveduti loro in Corinto pugnali, gli cuci dentro a 
basti, messi addosso a giumente cariche d'arnesi di 
pict^iol pregia, e ad, Argo l' inviò. Ove avendosi L' indo- 
vino : Carimene preso un compagno, . fece sdegnarne. 
Es^ilo si cho eomindò a maneggiare la congiura di 
per sè: l'altro se n' accòrse, e per ira rivelò i congiu- 
rati nel punto dell' andare contra la persona del tiranno. 
Ma la maggior parte anticipando fuggiron di piazza, e a 
Corinto st salvarono^ Non passò lungo tempo che da' ser- 
vidori suoi fu ucciso Aristomaeo; d Aristippo, altro ti* 
ranno peggior di luij^ s' avacciò di pigliarne il governp. 

t Ntfm P Mtffe Mia prttpriu patHa^ né tMro «e. (C.) ^ 
> «fal^aMiti^ fieli* fer»<l* M. (C.}* 



r 



Digiii^LU 



ARATO. ili 

Oftde. Arato, presi mco quanti Achei poteano portar a^ 

ihe, andò velocemente a soccorrere la ciuà con ispe- 
.ranza di trovarvi gli Argivi a' suoi voieri disposti. iMa 
esseii^oa già la moUitadìBe per lunga usanza avvezza 
a portare volOQlarìaiiLeiite. il giogo di servitù^ nè irò- 
vaindovi alcuno die venisse alla sua parte , sì rHirò con 
aver messi gli Achei in colpa d'avere rotta la pace, e 
fio furono da' Mantinei in giudizio chiamati ad iostiga- 
ùone d' Ariatippo^ il quale in assenza d' Arato cooTin- 
cere gfì fe^, e furoBaeoodennati in trenta mine d'arlentò 
per rammenda. È avendo odio e paura insieme d' Arato, 
procacciò di farlo morire, aiutandolo il re Antigono; e 
quasi per lutto eraiM) stali provveduti uomini a questo 
effetto^ i quali allro non éspettaVano che occasione^ Ma 
non ha un uob^ìo grande e principe guardia alcuna piCi 
fedele e sicura che la benevolenza : perchè quando il 
popolo e' polenti insieme sono avvezzi a temere non 
colui, ma per colui che regge e governa , allora ii prin* 
cipe con ;meht occhi vede, con |4ù' orecchi ascolta, e 
tutto quello che si fa , sente e conosce. Perd in questa 
parte mi piace arrestare alquanto il corso della mia 
scrittura, e discorrere della vita di questo Aristippo, 
^ qoaleiera stato ridotto idatta tanto invidiata tirannica 
doBiiMaione> e ésA Tento di questa monarchia si felice 
e di si alto grido. 

XXVI. Perciò che, ancorché amico e confederalo 
d'Antigono, teneva appresso per sicurtà della persona • 
moMi armati: non lasòiò vivo nella citlà. alcun iiimicp: 
Tolevd'che la guardia alloggiasse fuòri, a Yar sentinelle 
sotto a logge : dopo cena cacciava ben tosto di casa lutti 
i serventi, e serrata la porta di mezzo, entrava solo con 
la concubina m picciola camera alta ^enza^orta, ma con 
la cateratta nel palco : nella quale collo<^alo il lètto, dor- 
miva, come verisimile è che possa dormire uno si tra- 

jrtuTARCo. — 6. 12 



Digitized by Google 



i78 AGIATO. 

vagliato, e impaurito. La scala era dalla ma^re delia con- 
cubina • levata^ e dentro ad altra camera serratacela 
rimetteva il mattino, e chiamava questo marsiviglioso 

tiranno, il quale di là usciva come serpente di covac- 
ciolo. * Ma Arato, avendosi acquistato non per forza d'ar- 
mi, ma per legge di virtù, un perpetuo principato, 
vestito di semplice manto e vulgarìssima roba, dichia- 
ratosi da se stesso a tutti i tiranni nimico , lasciò , e dura 
ancor oggi; nobilissima discendenza alla Grecia:' là dove 
del numero di questi iiranoi occupatori di fortezze^ nu- 
tritori di tanti' armati, i quali, d'armi e porte e cate- 
ratte si fecer parapetto per sicurem di lor persone, 
pochi in guisa di lepri sfuggirono morte violenta ; e dico 
meglio, die non lasciaron casa , non discendenza, non 
sepoltura per cui fusse la lor memoria onorata. 

XXVIL Per più riprese adunque avendo Arato e 
r inganno e la forza usata centra Aristippo per entrare 
in Argo, cadde dalle sue speranze ; e una notte mfra 
l'altre con picciola compagnia vi piantò le scale alle mura . 
con peribolojso ardimento: ben vi uccise molti delle 
guardie venute al soccorso; ma poi, fattosi giorno. Sa 
tutte parti venendoli centra il tiranno co' suoi, gli Ar- 
givi, come se non fusse il combattimento per la loro 
libertà, ma sedessero difinitori de' giuochi Nemei per 
giudicare dirittamente a chi il pregio della vittoria si 
dovesse^ non si mossero tatito o quapto. Arato nondi- 
meno con valorosa difesa, benchò gli fusse forata con 
arme in aste la coscia da un canto all'altro, tenne il 
luogo ove combatteva ; e non. ne saria insino a biotte 
stato cacciato per iirto:cbe avesser fatto i nimici ; e se 

* PMtnra Tifitiina dfl'tinaao, e da' critici mmì mnmiMiidatt. 

* Poiicrale itcMQ, eoi Plutarco dedica qnMla vita , ara aai6 da^aìMMi- 
-danli d'Arata ed. avara dna figli ; a la atfa atirpa ; elw da àratò ia foi t?Mi 
gii dorato pariKMI aoiii, f aràa dorar dtorara aaapr Ungo tanpa. 



ARATO. 179 

avesse potilto reggere alla fatica, in qaelb stessa notte 

aria conseguito quanto desiderava. Perchè il tiranno, già 
di fuggire risoluto, avea al mare invioli molti de' suoi 
tesori e arnesi : ma non esseodone stata portata novella 
àd Arato /mancando d' aequa^ e non potendo.pitl soste- 
nersi per cagione della ferita /ritirò i snidati. 

XXVin. E disperando di potere ormai più per que- 
sta via averla, con esercito armato entrò nel territorio 
d' Argo à sacbh^gìar la campagna. £ sopra |a ripa dei 
fiume darete appiccata forte scaramuccia con Aristippo, 
fu biasimato d* aver lasciato di combattere, e ìa vittoria 
abbandonato. Perchè essendo il restante del suo esercito 
senza' fallo vittorioso , e molto av.endo proceduto oltre 
nd eacciare i nimici^ senza esser costretto da' suoi» ma 
diffidando di ben fare e temendo, si ritirò al campo silo 
in disordine. Ma poi che gli altri dal seguitare i fuggenti 
tornati, si mostrarono sdegnati che, volti in fuga i ni- 
mici, e messine in terra molti dì essi più che non aveano 
perdati di loro, nondimeno, lasciarono di rizzare sopra 
ì tinti il trofeo/ n'ebbe vergogna, e deliberò di ricom- 
battere per lo trofeo, e messo un giorno solo in mezzo, 
schierò di nuovo l'esercito. Ma quando senti essere gran 
soccorso a'nimid venuto « e che intorno al tiranno com- 
battevano più arditamente che prima,'senza mettersi alla 
prova, si ritirò per seppellire sotto triegua i morti. Non- 
dimeno con r esperienza e grazia del conversare, e con 
la maniera del governare cancellando questafatto, acqui- 
stò alla lega degli Achei la città delle Cleono^ ove ordinò 
celébrarsi i giuochi Nemei, come ad essi ab antico più 
appartenenti che agli Argivi : i quali non restaron però 
di celebrargli ancora essi ; ma venne, a confondersi al- 
lorii la prima voltarla franchigia e sicurezza che a'ga- 

* Nondimeno latciarono che % vinti fisiotitro iopra i vincitori il 
irofeo.{C) ' , ' * . 



180 ARATO. 

reggianti si davà, perciò che rìtenner prigioni, al passare 
per le lor terre, quanti poleron pigliare di qiielti che 
aveano ad ^Tgo,^ f^s^ve^%'ì^io, e comQ nimici giLvende-. 
rono. Tanto étfi forW ed implacabije òdio chaportàta 
Aràlo a' tìranni. ' '* ' ' ; 

XXIX. Non guari appresso, avendo sentito che Afi« 
sUppo stava intéso per sorprendere di furto le Clebne, 
con tenia di lui residente in Ceriato , coDuandò admiarsi 
'ad un tratto r esercito déìb lega , e portar séco dà tÉm- 
giare per più giorni : indi scese alle Gencrce astiita- 
mente invitando Aristii po, con questo suo dilungarsi, ad 
uscire fuori impro.visamente centra i Cleonesi^ come 
aTTeàne. Ma Arato^ ritornato dalle Gencree che era %ìà , 
notte a' Corinto, emesse guardie a' passi, sì giiìdó Aetro 
gli Achei con si hoir ordine, si tosto e si di buona voglia, 
•che non solo nell'andare, ma nò eziandio nell'entrare 
> dentro alle Gleone di notte, e mettersi in battaglia. Ari- 
stippo non n$. ebbe, sentore e nói seppe. A giorno, aperte 
le porte, dato con la tromba d^asdr labri il segno/corse 
con alle grida addosso a' nimici, in fuga prestamente gli 
mise, ^ per che il luogo più sentieruoli avea, prese quello 
per Io quale credeva dover fuggirsi il tiraiino. £ segui- 
tata la caccia ben oltre infino a Hiciene, il tiranno (cernè 
scrivo Dinia) fu da un certo Tragisco di Candia preso 
e morto, e de' suoi ne furon tagliati oltre a millecin- 
quecento, Arato con tutta questa si avventorosa vitto- 
ria, e non perder pur uno de' suoi , non. prése Atgo, 
nè 1 tornò a libertà, perchè Agia e 'I giovane Arìstò- 
maco con le forze del re v' enlraron dentro, e tennero 
tutto; canceiljò nondimeno mollo del biasimo de'oicala- 
iuenti e vili motti degli adulatori del tiranno : i quali 
per compiacerli andavano dicendo che al capitano degli 
Achei si smoveva il ventre nel punto dell' appiccare la 
battaglia, veuivaogli giracapi e vertigini- come sentiva 



Digitized by Google 



ARATO. i8i 

sonai c la tromba, e schierale che avea le genti, e dato 
il motto del combattere, domandava suoi ìuogoteoenti 
e {KMTlicolari capitani, ée yf avea delibi sua presenza bi* 
segoo : perchè essendo già ne' talloni stato ferito, s' allon- 
tanava per altenderc l'esito della zuffa. Questi detti 
prooederon tant' oltre, che quando i lilpsolì nelle scuote 
disputayano, se la palpitasioiie dal cuore e 1 cangiar 
colore in Accia, qaando s' appresentano pericoli, era 
segno di viltà nell' anima o di stemperata complessione 
e freddezza nel corpo ^ allegavano sempre Aralo, che 
essiAudo buon capilaìto sempre questi accidei^i pativa 
nel coBùneiare e coinbatterel ' 

XXX. LoTAto che ehbe del Biondo Àristippo , incon* 
tanente si mise ad ordire la rovina a Lisiada da Mega- 
lepoli, usurpature della libertà della patria. Ma non era 
costui di cuor viie^ nè seoza desio d' .onore, nè, secondo 
r a90 di «loUi priqcipi, era corso a questa ingiusta usur- 
pazione per vivere in diletti o per ayarizia : ma alzato da 
desio di gloria negfi anni giovenili, ricevette stoltamente 
in s^o cuore allo e magnanimo per vei^i alcuni detti 
a iMPoposiiodeila tiraunia, i qi^U erano mendaci e vani/ 
che fosse gran cosa e ben deipoa d' ammirazioiie : onde 
fattosi della patria tiranno , tosto fu sazio della gravezza 
che seco portano i princìpatL E bramando d' imitare . 
Arato prosperante, e temendo ia parie 4egr inganni xhe 
ordiva^ .cangiato pensiero, fece generosa risolu^iotie , 
prìmierameale di libN*are se stesso daU* invidia, daUa 
Iciaenza, dalla guardia e da tanti armati, e farsi bene- 
fattore della propla patria. Mandò adunque a chiamare 
Àrato^ lasciò r imperio, e ause la patria con gli Achei 
in lega : i quali ad una voce magsiticandolo, r elessero 
generale della lega ; e brioso di sormontare a un tratto 
la gloria d' Arato , mosse più imprese che non parevano 
necessarie, come iu il rpmpere co' Lacedemoni la guerra 



Digitized by Google 



i82 ARATO. 

contra la volontà d'Arato che s'oppose, e credevano 
che per invidia il facesse. Fu eletto un' altra volta gene- 
rale Arato eoo tatto le opposiziooi di Lisiada^ il quale si 
stndìò ' palesemento (U fame altro eleggere : perchè egli 
(come già è detto) era eletto de' due anni V uno. Lisiada 
per tanto per tre fiate governò l' esercito della lega con 
. scKjdi^fazione de' più, alternativamente or egU« ora Ara- 
to : ma aTendo poi manifesta nimicizia seco presa, e da* 
teli molte accuse nel consiglio della lega, fa ribattato, 
perchè mostrò di gareggiare armato di finto e simulato 
costume, contra la verace e sincera virtù. E si cernie 
fiivoleggia EsopiD, ohe piccioli aageùettial cucallo, do* 
mandante perchè aveaoo paura 4i lui, risposero che 
temevano che non diventasse sparviere ; cosi pare che 
rimanesse nella mente degli uomini qualche sospetto 
deUa tirannica sembianza, di bisiada, il quale macchiava 
la sua mutazione col far credere cbe non fusse di buona 
volontà. 

XXXI. Ma per tornare ad Arato, io dico che acqui- 
stò gran riputazione nell'imprese contra gli Etoh. E 
quando gli Achei Tollero appiccarsi con essi a' confini 
di Megara, e vi era arrìTato Agide con là forze di La- 
cedemone, il quale consigliava ad appiccar la mischia. 
Arato s'oppose; e benché soffrisse più scherni e motti 
die fasse codardo e molle, per ^i^rente disonore non 
abbandonò il discorso utile^ ma cedette a' nimici, e gli 
lasciò per lo monte Geranio travalicare senza impedi* 
mento nel Peloponnesso. Ma quando, trapassati oltre, pre- 
sero di fatto la città di Pellene^ non fu più il medesimo, 
non consumò, non perdè più tempo in aspéttare che 
s' adunassero e raccogliessero da tutte parti le forse 
della lega, ma immanlenente con quelli che avea s'in* 



Digitized by Google 



ABATQ. i63 

cauum&ò cooira'muuci, iodebolUi per la vittoria usata 
da essi con intemperanza ad inaolenza: avvegna che ì: 
soldati^ all'èntrare nella città, prestamente pef le case si 

sparsero urtandosi V un 1' altro intorno alla preda : e'co- 
' iODoelli e capitani andavano attorno pigliando le mogli 
e figUade.de' Pellenii , e cavaiidasi giacimi di testa, ad- 
esse gli metìevano /perchè nn altro non le pigliasse, ma 
air elmo si riconoscesse di ciascuna il padrone. In tale 
stato, e fra colali azioni, è portato novella Aralo esser 
vicino : per cui spaventati (com' è credibile in tanta coa- 
fosione)^ avanti che gli altri sentissero il pericolo^ i 
primi Yemiì alle mani alle porte e a' sobborghi con gli 
Achei voltarono il dorso, e già vinti, ricacciali indietro, 
riempirono di iumuUo gli altri raccolti insieme p^r soc- 
correre. : , 

. XXXIL In qnesto disordine una pirigieniera, figliuola . 
di Spigete cittadino onorato, per bellezza e grandezza 
di corpo riguardevole, era per fortuna a sedere nel 
tempio di Diana, e lasciatavi dal capitano, che la prese 
per ritenerla a se stesso con metterle in testa i' elmo : 
costei, corsa irabitamente a vedere il tnmnlto, si fermò 
alla porta del tempio, e guardava da alto, cosi come 
stava con lo spennacchio deli' elmo diviso in tre, i com* 
' battenti ; e credettero i cittadini ciò essere spettacolo 
pijbi venerando, e di -maggior maestà che umana;, e 
a'nìmici, crédenti essere ai^rizione divina, mise terrore 
e spavento, talché nullo volgersi a difesa ardi. E rac- 
contano gli stessi Pellenii che V imagine della Dea il re- 
stante del tempo sta riposta senza esser tocca, e quando 
mossa per mano della sacerdotessa si dispooe, ninno 4i 
tanto è ardito che la guardi, tutti si tolgono indietro, 
perchè non solamente è spaveiiicvole e dannoso l'aspetto 
agli uomini , ma fa da vantaggio diventare sterili le 
piante, e languire i fratti innanzi aUa maturazione per ' 

4 ¥ 



l 



Digitized by Google 



184 AHATO^ . 

tut(i i luoghi onde è portata. Questa imagine * portando 
allora la sacerdotessa, e sempre rivolgendola io taccia 
agli £(oii^ gU fece uscir di sè^ e tolse lóro 11 ibsoorso; 
Ila Aralo non lasciò iiiiHa scrìtto di questo fiitfeo fM'aioi 
Comraenlarii ; anzi racconta che, fatto voltar le spalle 
agli Etoli, e lr;ìpelato co [uggenti nella cidà, gli cacciò 
di forza con morte di settecento. Il quai fatto d' arue 
Itt fàsftoso inlfa'-più gloriosi ; e 1 pittore Timanle rap** 
presentè molto al vivo il combàttimeato. 

XXXIIL ÌNon pertanto, essendosi pòi collegate molte 
nazioni e polenti centra gli Achei, Arato, fatta subito 
paoe «en gli fitoli per <^a di Pantaleoiite di grao cre- 
dito, fira essi, conchiiise lega offensiva è Ateoriva oon 
gli Achei. Ma desiderando appresso liberare gli Ateniesi, 
ne acquistò biasimo e mal nome appresso agli Achei, 
che durante la triegua e sospen^on d' armi co' Mace- 
d^> atesse tentato d'occupare il porto Pireo: ma 
ne' suoi Commeftfòiri negando 4' essere siala egli, a quéi 
r Ergiiio la colpa ne dà, che gli prestò 1' opera sua nei- 
r impl osa di Acrocorinto : il quale Ergino di sua volontà 
Sii provò (dicoY'egH) disoalare il Pireo, e rottesi la scria, 
seHt^dosi persegaitate dicera ccnì tooe siHa: Aiefn, 
Ari^, come se fusse presente; e con questo inganno 
fuggi dinanzi a' nimici. Ma questa discolpa non ci si mo- 
stra verisimile, clie lù'gino, uomo privato di Seria, si 
fesae proposta in pensiero una eotrie aàODe^seoaa la 
gtiida d'Arato, e senza pigliar la lui le forse e/l tempo 
per sorprendere il luogo di furto. E Arato stesso cel mo- 
strò ben chiaro, che non due o tre, ma più e più volte, 
in guiea d' impaaueote iaiuuiiiNraio, teotòila prese jdelft- 
riaa; e beechè non gU venisse ftitta, non abbandoni le 
speranza^ anzi la rinfraqcò per essere mancalo beo poco 

i 



uigui^cu uy Google 



AftàTOt 18& 

I * 

0 venutovi appresso. E una liala infra 1" aìive nel cor- 
rere per la pia&tii a Trias ia^ si svolse un piede ^ e nel cu- 
rarsi coiiveoiie fare pià 4agU> e più tempo farai portare 
io lettiga nelle spedizioni di gnerra. ^ ' - . . 

' XXXIV. Per moite d'Antigono avendo preso il re* 
gno Demetrio , ' maggiormeale intese alla liberazione 
d'Aieoe, e diapresBaYa ioteramenle i Macedoni. Per la 
qual cagione essendo slato vinto appresso, a Filacia de 
Bitis, capitano di Demetrio, e sparlasi voce che era 
stalo preso, e da alcuni che fussc morto. Diogene, ca- 
steUaao.del Pireo, scrisse a Coiinto caBdafìdanik) che 
uscissero gti Achei deila città perchè era morto Arato: 
ed egli qnaodo foron portate le lettere ery presette in 
Corinto, a tale che i mandati da Dio^^ene, senza far altro 
che dar trattenimento e occasione di l idere, partirono. E 
io stesso re Demetrio mandò diMacedonia una nave,sopra 
la qualie si coodaoesse ià ben legaio Aralo. £ gU AteiQÉ^ 
sormontando <|naliHiqiie leggerezaad'adiitaiibne, a com- 
pia<^enza de' Macedoni si coronarono al sentir la novella 
della sua morte. La onde Araldo s4egnjalone guidò incon- 
taofiipte r esercito cooira. eaii, e procedette oltre ìofino 
air Accademia; di poi pregato s'astenne da'danaL CUi 
Ateniesi, riconosciuta la sua virtù, quando venne a morie 
Demetrio, nel cercar modo di ricovrare la libertà, lui e 
non altri chiamarono. M egli^. aaconchò io queir anno 
gaoerale degU Achei, fìieae un altró^ e jper lunga indispc^ 
slaione giacesse infermo nel letto, nondimeno é tanto 
bisogno in lettiga portare si fe' ad Atene; ed indusse 
Diogene capitano delia guardia a rendere agli Ateniesi 
. il Pireo « iaforteiaa Mmùchia, i' ìaolaSalamiBa a 'Ipro-^ 

* Piagar* MM'^ttira mIIi cm4i^ m» m b«rgo.^ ^miIo wm9* 

^ l\ Diuero osserva clic Antignod II , toprablMllilio Gònati, ebbt 'oa 
lìtiliaolo D«ai«lrìé, MModo tiA'mtv éi ^aetto mine, il ^mI» Hgoè per 



Digitìzed by Google 



186 àRATO. 

xnontoi io Sunio con offerta di cencinquanta talenti: venti 
de' quali ne contribuì egli di suo alla città. S' unirono 
appresso con gli. Achei gli figioesi e gli ErmiODii, e la 
maggior parte delF Arcadia fa a' loro toleri : in tanto 
che essendo per allora i Macedoni occupali in altre guerre 
conlra vicini e confinanti, grande accrescimento pisfUò 
la potenza degli Achei per l'aggiunta della confedera* * 
zione degli £tolL . 

XXXV. Arato, per adempiere T antica promessa^ e 
perchè non poteva in pace portare la vicina tirannia 
d'Argo, mandò a persuadere Aristomaco che volesse 
mettere in aezxo ed unire con gli Acbei la sua città 
con r esemplò di Lisiada , e amasse meglio* essere capi- 
tallo generale con buona fama ed onore di si potente 
nazione, che tiranno con odio d' una sola città fra co- 
tanti pericoli. Alle quali ammonizioni prestando orecchio 
Aristomaco^' pregò Arato che gli mandasse cinquanta 
talenti per disobligarsi e liberarsi dagli^armati' che ri- 
teneva intorno. Provveduti i denari, Lisiada, generale 
della lega in quel tempo, e bramoso che si conducesse 
questo latto agli Achei per sua mano , le' Teduto ad Ari- 
stomaco che Arata odiò sempre a mo^ senza perdo- 
nar mai i tiranni, e però lo consigliava a rimetter più 
tosto gli aflari suoi in se stesso; e tanto fece che pre- 
sentò egli in persona Aristomaco al senato degli Achei : 
ove palesemente dimostrarono i risedenti io consiglio 
r affesiòne e cònfidènea che avevano in Arato : perchè 
quando conlradisse al ricevimento da farsi, per ira cac- 
ciaron via Aristomaco. Quando egli poi indottovi co- 
minciò a parlare in contrario^ approvaron tutto presta- 
mente e prontamente^ e ricevettero gli Argivi e'Fliasil 
nella loro comunità. E l'anno appresso Aristomaco, eletto 
capitano generale degli Achei, prosperando volle enlrare 
armato nella Laconia» e mandò a chiamare Arato da 



Digitized by 



ARATO. 187 

Atene, il quale scrivendogli cercò di distornarlo da tale 
impresa, non essendo punio^d' avviso che venissero gU 
Acbeì alle mani con Cieomepe giovane coraggioso^ e . odi 
troncò ardite imprese a un tratto cresduto ; e quando 
Arislomaco volle in ogni modo andarvi, obbedì, e si^ 
trovò in persona a questa spedizione. Presentandosi loro 
avanti Qleomene alla città di Palanzio, Aristomaco yvXHò 
appiccare la battaglia; ma sconsigliaodoDelo Arato, ne 
fa • éa Lislada accasato, e caduto seco a contesa e gara 
per ottenere il generalato dell'armi nell' anno avvenire, 
rimase superiore ne' voti ^ e la eletto egli generale, per 
la dodicesima Tolta. 

' XXXVI. Io questa spedizione vinto da Cileomene al 

monte Liceo, ebbe a fuggire; e smarrito stando la notte, 
si credette morto, e se ne sparse a questa volta ancora 
la voce per tutta la Grecia. Ha ridotto a salvamento, e/ 
< rimessi- insieme, i soldati, non si contentò .d' eMrae: 
ascito a bene; ma di più pigliando pmdentissimameote 
r occasione, non se T aspettando alcuno, nè pur pen-, 
sando che potesse avvenire improvisamente, assaltò i ' / 
Mantinei confederati e compagni di Qeomeoe. e presa 
la citti, vi b^6 gqernigione, e donò la cittadinanza a' fo?' 
restieri venati ad abitarvi. E cosi egli .conquistò aWintr. 
Achei quello che a gran pena arieno gli altri acquistato 
se vincitori f ussero stati. Appresso, avendo i Macedoni 
mossa a Megsdepoii la goerra , venne al soccoi^o; ma 
non voleva porger presa a Gleom^e, il quale, a tntt' ora. 
scaramucciava per tirarlo a combattere, e resisteva a'Me- 
galepolitani, che lo sforzavano ad uscire: non essendo 
per ^Uro molto di^osto per natura ad affrontarsi a viso 
aperto, senza che era allora inferiore di forze/ conlra 
un giovane 'fiero ed ardito, egli che ormid sopraflsttto 
dagli anni avea doma l'ambizione ; estimava che, si • 
come cercava Cleomene con r ardire a^qi^star^i quella 



Digitized by Google 



riputazione che itìkb^ avea, così convenisse a lui conser- 
varsi quella che s'avea di già, acquista^ con T accor- 
ttaza e coir andare riservato. i ' 

•XXKVli. & bea iche lasserò tGprsi gU armati aUa 
leggiera ben oMù^e, .e rìacalciati gli Sparlam infine agli 
alloggiamenti, fassero entrati fra* padiglioni, non volle 
tirarli fuori; ma preso il mezzo dei letto d' un torrente, 
si fermò^ e Tietò a' citudioi il passarlo; Ma Lisiada, sde- 
gnato per qnesto ifaiio/ dicendo Tìllanie ad Arato^ chiamò 
i cavalieri pregandoli a mostrarsi a' suoi che dava»© la 
caccia, e non lasciar perdersi la vittoria, nò lui abban- 
donare combattente per la patria. Essendo i^rtanto af- 
forzaib» da «lolti valorosi soldati obe «'.uoirop ^eco^ il 
destro oerrvo de' mmlct urtò, e fatto loro voltar le spalle^ 
gli cacciò con ira e inconsideralo ardore infine a certi 
luoghi impediti, ripieni d' alberi piantati e fosse larghe: 
là lece testa GleOBftenfd> di tal forza, che Lisiada vi 
caidde marto oombatleodo valorosameDta e con graadtfr 
sima gloria In' su le porte della 'pdiria'. iìli altri ritiran- 
dosi allo squadrone della fanteria, e disordinando gli 
armatif riemperoao esercito tutto di i:ovina. £ n' acqui- 
stò gran Maftivie Arato» papeodo die avesse abbando* 
nato Lisiadli ; e lasciatosi loriBara dagli Àehei, tìt» ae» 
n'andavano senza licenza adirati, e' gli seguitò * quando 
si ritirarono alla città d' Egio. Nel qual luogo assembrati 
f^>cero un decreto di non contribuire più moaeta ad 
Aralo, uè soUara fèresti^erl, ^ dissero dia se gU prò* 
caoà^ae delsm^ se gnerreggiare voteni». 

XXXVill. In colai guisa schernito, stette infra due di 
riconsegnare loro subito il sigillo pubiico, e, rinunziare^ 
a| geoeralato : mt latto seeo stesso attco disooiiso» ebbe 
paEiami e gi^iAdo r eseràto.ddta Ipgà aHa^cinà d\Or* 

* ^ewa licenza adirati^ gli teguità. (C.) « / 



Digitized by 



ARATO. 199 

Cornelio^ teiioe aUe maDi con MegUtooo p^rigoo di 
deoineiie, e Ip vìnse iti' battaglia con morta di treòm- 

to^ e prigionia <j|eUo stesso Megistono. Essendo '-aYV^co 
ad essere de' due anni V uno generale, quando gli tornò' 
la volta , fu al reggimento chiamato., ma si scasò» 
e fa eletto k sda veoe Timoèsene. Moa mi pàr già Teiir 
simile il pretesto della scasa allegata, die dé fosse per 
isdegno centra 'I popolo concoputo ; vera cagione si fu 
. lo stato presente della lega : perchè essendo Cleomene 
proceduto oltre noo di pian passo a beli' agio^ come avea 
lattò in principio , quando s' fdtrofliise nel governò 
de' pdbHct affàri ; ma 'uccisi gli Efori, compartiti i ter- 
reni con egual porzione, e donata la cittadinanza a più 
foreslierì, si prese potenza assoluta , e corse subito so- 
pra gli Àcbei/stìmandosi degno di màggìoraasBa sopra 
eoL Onde riprendono Afato, che nella tempesta e tra- 
vaglio grande della Repubblica degli Achei, di cui era 
( ome piloto e nocchiero, avesse abbandonato il timone 
e datolo in manq. ad altri, quando piùctie mai se gli 
conveniva teoerldii anzi rapirlo di mano a gli altri a mai 
grado loro pér lo pubico bene; e se disperava degli 
affari presenti e delle forze della lega , dovea almeno 
/Cedere a Cleomene, e non macchiar di nuovo di barba- 
reschi costumi il Peloponnesso. con l' inti'odurvi Mace- 
doni^ ed empiere ÀQroeoriiao d' limi sehiavone <e (ras- 
2esi ; nè dovea altresì far signori deNa città i battuti da 
sò con le guerre, e ingannati da' suoi sottili avvedi- • 
QLGDti, e viilaueggiati ne' suoi Commeutarii; e poi ve- 
isùre tanta vergogna col bel nome di amici e ceofoderatr. 
E se. Cleomene (siami lecito dir cosi) fbsse rinscito sa- 
giusto e tirannico, riconosceva pure sua discendenza da 
Ercole e per patria aveva Sparta ; al più vii cittadino 
. deUa quale esser meglio porgere il principato, che al 
. primo di Macedonia, giudicavan quoHi che fanno alcuna 



Digitized by Google 



iOO 



ARATO. 



stima della nobiltà della Grecia. Cleomene altro non do- 
niAiMlaYa che il titolo del generalàio sopra gli Achei, 
ìrifereDdo, in ricompensa di questo onore e nome, molti 
'bene§si alle città della lega. Ma Antigono, eletto generale 
con autorità sovrana per terra e per mare ^ non accettò 
prima che non gli misero in mano per mercede la for- 
tezza di Acrocorinto; e fece nò più né meno come il 
cacGiatore d' Esopo imperciò che non caTalcò prima gli 
Achei, che nel pregavano e se gli sottomettevano per 
via d' ambasciadori e decreti, che non gli ebbe bene 
imbrigliali con le guernigioni e col ricevere da essi 
ostaggi Nondimeno eifll dice quanto può, allegando per 
sua discolpa la necessità. Ma Polibio scrive che di lungo 
tempo innanzi a questa allegata necessità, sospicando 
dall'ardire di Cleomene, nascosamente avea con Anti- 
gono trattàtov e indotti i Megalepolitani ad essere i primi 
a'domandarè in consiglio dagli Adiei di chiamare in 
aiuto Antigono, perchè erano più degli altri stretti con- 
tinovamente dalia guerra, dalle prede e scorrerie di 
Cleomene. £ Filarco scrive il medesimo^ al quale senza 
la testimonianza di Polibio non s^rla gran fatto da cre- 
dere V perchè'^tale e si furiosa era r affezione che pcnr* 
lava a Cleomene, che quando nella storia tocca i fatti di 
luiy jfa come i procuratori alla presenza dei giudice^ che 
sieensan r uno o l- altro difendono. * 

. XXXIX. Perderono adunque gli Achei Ibmtinea, ripi- 
gliandola Cleomene, ed avuta una gran rotta appresso 
ad Ecatombeo, ne rimasero sì spaventati che manda- 
rono incontanente a chiamar Cleomene ad Argo per 
eleggalo generale d^ . lega. Sentendo Arato, che te- 

< MUà$ «Ila ftfala in cu è detto cbe il mt«Ho, «f indo ehi«lo tomr- 
t^lll' Bomo cootro il ceno, oltoMC fìllMit dal Mmico, mi rinMM per sa»* 
prB««ggelto al soccorritore. 

* Vedi Afiée e Cit^mmt v<il. V , U' » « 



Digitized by 



ARàTO. iOl 

nendo oltre, era non lungi da Lorna con V esercito , te- 
melte, e rimandò ambasciadori per dirli che venisse eoa 
ireceoto soli, come a città d. amici e, confederati: e «e 
avesse sospetto pigliasse ostaggi. CleomoDé, dopo aver 
risposto che ciò riceveva ad ingiuria e scherno della sua 
persona, partì riscrivendo agli Achei con molte accuse 
e caluDQÌe contra Arato. £ replicò Aralo per simile ma- 
niera; a tale che si sparsero villanie e maldicenze infina 
al pungersi nel fatto delle mogli. Quindi mandò Cleo- 
mene l' araldo ad annunziar la guerra agli Achei , e per 
poco che non rapi di furto e per iradimentp licione. 
Appresso n' andò a Peliene / e cacciatone il cai»tano de- 
gli Achei, la prese > non guari dopo occupò Feneo e Pen- 
telio. Di poi gli Argivi s' unirono volontariamente seco, 
e'Filasii la sua guernigione ricevettero. In somma nulla 
del conquistato avevan più gli Achei che non crollasse, 
e gran travaglio la mente d' Arato turbava, veggendo il 
Peloponnesso tutto tempestare, e le città da tutte parti 
essere smosse da' desiosi di novità. 

XL. Muna parte slava salda; alcuno non v'avea 
che fusse del presente stato conti nto i anzi s' era sco- 
perto che molti di Sidone e di Corinto aveano tratta- 
menti con Cleomene, e già è gran tempo erano mal di- 
sposti al bene della lega, per desio di farsi essi signori 
delle loro città. Contra' quali avendo Arato ottenuta as- 
sòluta autorità, parte ne fece morire in Sicione; e nel 
cercar di làre il somigtiante in Corinto con T esamine, e 
poi gasligarli, innasprl il popolo già infermo ed aggra- 
vato dalla dominazione degli Achei. Corsi adunque nel 
tempio d' Apollo, sbandarono a chiamare Aralo risoluti 
d' ucciderlo, o ritenerlo prigione anzi che venissero alla 
ribellione. Egli v- andò tenendo pur sempre per la bri- 
glia il cavallo, come se non diUìdasse, e nulla avesse a 
sospetto. Ma saltando molti in mezzo con iofmile ingiu- 



Digitized by Google 



i9S AMTO. 

rie e maledicenze, con la faccia ben composta e man- 
suete parola rispose cbe sedessero e non alzassero si 
la-TOGe dìssoluCamente; e fece entrar dentro quelli ohe 
erano aUa porta. Nel dir quelle parole si ritirò a passo 
lento, come se volesse porgere ad alcuno il cavallo. Cosi 
soltrattosi dalla calca.parlava posatamente a quelli de'Go- 
riiiiii che rìsoonirava» comandando ch'andassero al temr 
pio d' Apollo. Qoasdo fu dirìuipelio aHa fortezza ricordò 
a Cleopatro, c;ipilano della iiuai-dia, che guardasse dili- 
gentemente la piazza ; e corse a briglia sciolta infìno a - 
Siciode con trenta soldati soli che 1 seguitarono , aven- 
dolo gli iftri abbandonato, ed eissendosi sporsi. I Cormtii, 
accertati indi a poco della fuga, gli corser dietro , ma nel 
raggiunsero ; e cliiainato Cleoniene, gli dierono la cittù, 
che non tanto fu lieto dell' acquisto y quanto dolente del* 
V errore d' aver b^sciato Arato scappare. Cleomene adun* 
que, poiché se gli arresero i popoli abitanti la marinagli 
Corinto, e gli misero in mano le città/ circondò di fossa 
epahidtfa la fortezza di Acrocorinto. 

XLL Vennero a trovare Arato in Sicione molti Achei, 
e fatta là un' adunanza* e tenuto consiglio, lo elessero 
capitano con sovrana autorità , e gli assegnaron guardia 
per la sua persona de' loro cittadini, dopo che ayea per 
trentatrè anni continovi maneggiati gli alTaii degli Achei 
Odi primo grado di potenza e di gloria che lusso mai in 
Grecia ; e ora si trovava abbandonalo, mendico, quasi 
nel naufragio della patria da forte tempesta e pericolo . 
rotto e battuto : perche agli Etoli domandaiKlo soccorso, 
gliel negarono ; e la cittù d' Atene, disposta per altro a 
beneficare Arato, ne fa divertita. da Euclide e Micione. 
Avendo Arato ìù' Corinto e danàri "e case, Cleomene non 
toccò nulla e non lasciò agli altri toccare: anzi, mandati 

* La rtgUm «pj^Ùaia Jlfa, 0 9!^ Mtiiero in man» Is eilMI. (C.) 



Digitized by Google 



ARATO. 49B 

adiiamare amici^ ageoti di lui^.comandò che tutio 
ammiatstrasseìro e eonsemssjenro' p^r rènderne atto 
stesso Arato bacm eotito : e mandò in particolare Tri- 
pilo, e poi il patrigno Mcgistonoad otTerirli, oltre all'ai- 

' tre cortesie, annuale provvisione di dodici talenti , ^ so- 
praTanzando più ciie deila metà Tolemmeo^ il quale 
non gliene m^indavav altri che cinque. E domandava 

. d'essere generale eleltò, e aver con essi la guardia 
a comune nella fortezza per conservarla. Aiate ri- 
spose cke non teneva gli a^ari in sua mano^ ma più 
lÒBto ora tenuto egli da essi. Parendo a Cieqpnene d* es- - 
sere con simnlatà risposta sbefViaito, entrò di fatto nel 
territorio di Sicionc, tutto saccheggiò e guastò, e di- - 
morò ben tre mesi alla vista della città, mentre Arato 
dubbioso indugiava a risolvere se dovea ricever^ Anti- 
gono : il quale non voleva altrimenti mandar soccorsor, 
se non gli fnssò messo inumano Acrocorintor 

XLll. Gli Achei adunati alla città d'Egio, vi chiama- 
rono Arato, ma era pericoloso il passaggio stando Gleo- 
mene accampato sotto le mura di Sicione, e' suoi oiita* 
. diài il ritenevano supplicando^ e Scendo die a coCànto 
rischio non si espongo ^ èssendo si vicini I ntmici. % 
stavaugli sempre appiccati addosso le donne e' fanciulli, 
abbracciandolo, e con le lagrime agli occhi salutandolo 
col ncone di padre comune e di salvatore^ Hkm ostante 
questo, confortatili e oonsctetili come potè^^nionlò a 
cavallo, e con dieci amici e 1 figliuolo giovanetto corse 
al mare, e si fe' condurre* ad Kgio, ove consiglio si te- 
neva , nel quale risolverono di chiamare Antigono , e coù- 
segn^rli Aoroc<H*tnto; e Arato ihandé. il fìgliuolò prò* 

Miche tei. {C.) 

* S wumM9 m.tmi^ fne§ì» ivi ap^prùdato^ li ft^evnàMtv ec. (C) 
rfcoTMCo.-- è. IS 



I > » 1*11. 1 



Digitized by Google 



194 ARATO. 

Srio con gli altri ostaggi. Il qaal latto 4t$piaceDde a' Go- 
rìaiii, presi'! suoi bèni é la casa, tutto donaroiioa 

Gleomene. 

XLIII. Essendo già con le sue forze vicino Anligo- 
DO, con ventimila fanti macedoni e miilequattroceoto 
cirràlierì. Aralo co' magistrati della lega gli passò innai»! 
per mare, senza che i nimici- 11 sapessero, inOno alla città 
delle Pegc, non gran fatto d' Antigono fidandosi, nè cre- 
dendo a' Macedoni; perchè ben sapeva non esser altronde 
la sua grandezza proceduta che da' danni fatti loro, e la 
prima occasione d'avanzarsi nella Repubblica essere 
stato l'odio che portò al vecchio Antigonó. Ma cono- 
scendosi poi ridotio ad urgente irrimediabile necessità 
• e tempo, nel quale conviene star suggelli a quelli che 
usati sono di comandare /andò nondimeno coìitra la fo^ 
tuna. Antigono, quando ebbe novella aivvicinarsi Arato; 
salutò gli allri mezzanamente e con maniera ordinaria , 
ma Ini al primo ificonlro accolse con singolare onore, e 
conosciutolo per prova uomo di valore e accorto, si 
servi deli' opera di lui ne' latti suoi più interni. Percliò 
Arato era non solamente utile nelle grandi azioni, ma 
da vaìitaggio grazioso trallenitore di principi iiì qualun- 
que occasione d'ozio e riposo. Però Antigono, benché 
giovane, ben compresa la natura di lui che non aveà 
qualità die non potesse - servire a ritenere l' amicizia " 
d'un principe, in tutte le cose si servi piò di lui cho 
d'alcun altro non dico Acheo, ma di quanti Macedoni 
avesse appresso, E riuscì appunto il fatto, come mostrò 
Iddio ne' sacrifizii. Conciosiacosacbè si racconti» Che 
nolto iiinanzi sacrificando Arato, si videro nella vittima 
due vesciche di fiele nel fegato circondate da una sola 
fascia (li grasso; e disse l'indovino che nimicissimi e 
avversarissimi tosto in amicizia estrema converrebbei'O, 
Egli per allora di questo detto stima non fece, non pre* 



ARATO. i95 

Stando per altro molto di fede a sacrifizi e iudovina- 
meoti, ma si-foadava più^ testo sopra 1 discorsa della 
ragione. ^Idanéo pni •ppo^^a]ido^ la guerra fece AqU- 
goffo nobil eonviu^ in Carisio, «1 qaale rice velie molti>> 

le' coricarsi Arato sopra sè, e poco stante chiedendo 
una coperta, domandò se pareva ancora a lui che fosse 
fre(}clo: e rispoodendo e^serQ non che freddo agghia- 
dato^ coBiaiìdó.ctM^slaocòsUsae pià^ e fatto portare uà, 
tappeto, i paggi copersero con esso ambidne. E allora 
ricordatosi Arato di qn& sacrifizi, rise, e raccontò al re 
il -segno e la significazione. Ma. questo s^gui dopo. 

XUV. Datasi per allora^quando fiirono alle Pege la 
tale l'nii l'altro, € cod giuramento confermata^ n'anda^ 
rono d'accordo contra' niraici; e segiiirono intorno alle 
mura più scaramucce, essendosi ben trincealo Cleomene, 
e facendo valorosa difesa i Gorintii. In questo tempo 
Ariatotele ArgÌT0, amieo'd'Aratò, mandò dirli che gU 
ribeHerebbe la eitlA,^ qualora con gente' venisse egli in 
persona. Arato, dettolo ad Antigono, ebbe da lui mille cin- 
quecento soldati ^xo'quali velocemente fece portarsi per 
lo stretto sopfajòavi ad £pi(lauró: ma gli . Argivi^ leva- 
titi innanzi, assetarono le genti di Cleomene ^e neUa for- , 
teraa le rinchiusero. Cleomene, sentito questo,e temendo 
che i nimici con l'occupare Argo non gli rompesser la 
strada per tornare a casa a salvamento^ abbandonò Acro- 
cofinto, e4i notte andando al soccorso de'snot^ arrivò 
a teiÉpo per entrare in Argo, ove mise in^ fuga alcuna 
torme di nimici. ^'on gaari dopo sopravveniUo Arato, e 
comparendo il re Antigono con le sue forze, si ritirò 
Cleomene a Mantinea. E quindi ricominciarono le città 
lotte eoa gli Aebei ad unim : Antigono pi^se Acroco* 
rìnlo; e Arato, generale eletto dagli Argivi, gli persuase a 
donare ad Antigono i beni da* loro tiranni e traditori 
della Repubblica posseduti. £ dopo aver tormentato il 



Digitized by Google 



196 AIUTO. 

tiranno Aristomaco alle Cencree , il gittarono in mare, 
pella qual morte ricevette biasimo Aralo, che avesse la> 
sciato cradelmeote cootra le leggi straziare questo pot . 
Ter^'nomo non malvagio/ ^i cui s'era par servito, « a 
sna persuasione s'era spodestalo dello stato propio e ; . 
l'aveva unito alla lega degli Achei. 

XLV. Senza che, da altri altre accuse gli enffiio date: 
che fonata la citlàdi Corinto ad Antigono, coma se fosse 
ben piccioi borgo e vile, e preso e'saodiegglato Oiw^ .. 
meno, fusse stato cagione che gh concedessero il mettervi 
guardia di Macedoni, e facessero in consiglio decreto di • 
non mandar lettera nèi ambasceria ad. altro principe ' 
fltdnza IL consenso d'Antigono; e fnsser costretti a man- 
tenere a lor soldo i Maóedoni; e Air celebrare sacrifici > ' 
otTerle e giuochi in onor d'Antigono, come se fusse un . 
Dio, dietro all'esempio de' cittadini d'Arato, die riceve- 
rono Antigono nella lor città alloggiato Intasa dello stessa ' 
Aralo; A' curdi tutte queste cose-davano colpa, nea sa* ; 
pendo che dopo averK dato le redini in mano, tirato a 
suo mal grado dall'impeto della licenza reale, non era 
più signore se non della «ola voce, la quale con pericolo . 
mar pqtèva Jibc^mento. Percbè mplti fotti dispì^cimero « 
aÀora manifestamente ad AFato^^ eome quel delle ima- 
gini. Perchè Antigono fece rimettere le statue de' tiranni 
d'Argo, abbattute prima dallo stesso Arato, ed abbattere 
le ritte da lui in onore di quelli che presero Acrocorinto, . 
nlvo^che quellà sola- d' Arato^ È per pregarlo che noi 
facesse , non potè ottenerlo. E pareva che gli Achei nos 
avessero co'Manfméi usata quella umanità clic si con- 
veniva a'GrecL Perciocché, fatti signori gojo l'aiuto d'An- 
tigono di Mantinea^ ncciseiro i pK^ onorati e principali 

' Polibio la discorre molto (1 i versa mentej « ft Tevere cb$ contai eri ano 
•oellerato, €b« meritava i più duri sapplixi. ■ 



Digitized by Google 



dttadìDL; aiUri venderono^ alii 1 mandaroao io Macjodoaia 
ldiiati; 'ÌM^ro schiavi fanciolii- e donne^; la tèrza parte 
dev'argento raccòlto si dipartirono^ e l'altre due distri- 
'* • buiroqo a' Macedoni. Ancorché possa dirsi che fusse legge 
di ven^letla questa : ^ che, benché fusse crudeltà il trattare . 

^ ttoniioi deUa medesima* Dazione e sangue, aìi^ 
quaod-uomo è oostretto, è coda dolce e noa dura (00140 
dice Sìmonide) il medicare in questa guisa e soddisfare 
all'anima dolente e infiammata. Ma quanto a quello che 
$eg.ui poi.ia quella città» non si può per Arato trovare 
scosa onesta, 0 d^ che fuisse forato. Perchè, avèndo 
gli ArgWi riceTfrta in dono la città da AotigonUe risólr 
vendo di ripopolarla, Aralo, dello conduciLurc della genie 

^ da menarvisi e capitano, volle non più Mantinea nomi- 
narsi, ma Antigonia, nel modo che si chiama ancor oggi. 
. £ parve allora che lui si cancellasi del tutto rama- 
btie^ iiome di Mantinea, e rimanesse il cognome del di* 
strutiore e uccisore de' cittadini di lei. 

XLVL Dopo a questo fatto Cleomene, vinto in ua 
gran Istto d' arme alla città di gellasia,? abbandonò .^[Murta 

- , fuggen^Q in Egitto. E Antigono, dopo all'aver usata ogni 
onestò e giusta cortena àd Arato, trapassò in Macedo- 
nia,ove caduto in infermità, mandando il figliuolo Filippo 
. successore al regno, il quale cominciava ad uscire delia 
fanciullezza, nel PélopoDuesso, comapdò che s'attenesse 
più che ad altro al consiglio d'Aralo, e p^ suo mezzo 
trattasse con le città e si facesse agli Achei conoscere. 
Arato, accoltolo, lo dispose in guisa che sei, rendè gj an- 
4Ìemente allezionato, e '1 rimandò in Macedonia pieno 
d' onorata volontà e desio d'intendere a' iatti della Grecia. 
/ XLVn. Morto Antigono, gli Etoki incominciando a di- 
■. • • • . * . 

Quii ^ ÌUalioM «m «09 «odM ItmmIo AhImì • Uaf colo «lUi 9nltp^ 
' spèsiti ad «MÌ ia •Oteono ■ lor petizioue. 

* v«« cfNMmi». ffi. y, imii. 



^ 

Digitized by Google 



sprezzare la pigrizia degli Achei, i (|uali, avvezzi ormai 
a difeodersi per mano slraiiiera e sotto la proteaooe 
dell'armi maoedooe, in ripoao e diasolasione si Tiveaao^ 
aspirarona aHa signoria del 'Pek>ponne$so. Onde, dopo 
aver fatto quasi che per passaggio qualche preda sopra 'l 
terreno de'Patrei e Carnei, entrati nel contado di Mes- 
aeiie, il sàocheggiarpn tutto. Di che sdegnalo ^to, oltre 
ai vedere Timeaseno/allera generale didlaiega, indagtaado 
consumare indarno il tempo, appressandosi il fine della 
sua annata, egli, eletto a comandare dopo lui, anticipò 
cinque gior.iu a pigliare il generalato per soccorrere i 
Hàssenii; e raoGoUi gii^Acbeii non piìk disposti alle faiti- 
.eìie del corpo nè con la mente affèaloBati alla guerra , 
fu vinto alle Calìe. E parendoli avere con troppo ardore 
combattulo, si ralTreddò in tal maniera che, abbandonata, 
la lega e le speranze, soffri cb^ gli Etoli, i quali bello oc- 
casioni di ben fare gli presentarono/congrànd'arrogansa 
e ardire a suoi occhi veggenti mafanenassero 11 Felo- 
ponnesso. Però di nuovo prostesero gli Achei le mani 
alla Macedonia per tirare e condurre \n Grecia il giovane ' 
re Filippo^ sperando d'avere a maneggiarlo con agevn- 
lecEza e mansuetudine in tutte le cose;pér la benevdenoa .. 
e confidenza eh'avea in Arato. 

XLVlll. Ma incominciando allora Apelle e Megareo 
e altri cortigiani ad accusare Aralo, ii re persuaso pre- 
sta fairore tale a quelli diconirari»latzione^ che gli Achei 
elessero generale Eperato. H;^ venato oostui in éstreaio 
disprezzo degli Achei, nè volendo Arato più meltervi la 
mano, e però uulla di buono facendosi, Filippo, ricono- 
sciuto l'errore, tornò ad Arato e fa tutto di lui; e pi- 
gliando gli affari in quanto alla potenza e ^ gloria ac- 
crescimento, dipendeva sempre da lui, come da cagione 
di sua ripulazione e grandi 7.z;i. E si moslrò Aralo in 
quej tempo buono addrizzaiore^ non solo d'uno slato po- 



Digitized 



^ ARATO. 199. 

polare, ma aocmi è'nn regno : percioechè la sua yol<Mità^ 

il suo costume in guisa di coloie che le abbellisse ri- 
splendeva sempre reflesso nelle azioni del re. Perchè la 
modestia usata da que$io giovane co' Lacedemoni c^e 
Toiésera, e'I trattamento 4»>ii quelli di Candia pec mu 
in pochi giorni di tutta l' isola fece acquisto,' e la spedi- 
zione che fu di meravigliosa efficacia conlra gli Etoli, 
dieder nome a Filippo di credere al buon consiglio, e ad 
Arato di darlo^ £ pec questa elione i cortigiani invi* 
dioei pi^ che Hdài, quando-non piHeron nuocerli con se^ ^ 
gretecatannie^palesamefitè il vinaneggiarono, e oe'con- 
viti con ingiurioseparole, grandissima insolenzaescherno 
Toffesero, ed una iiaia infra l'alirc gii gittaron pietre 
nei ritirarsi <Iopo cena al padiglione. Di che adirato Fi- 
lippo, gli coodennò ^ttUto in venti talenti, e poi, peidiè 
pareva che guastassero e impedissero i suoi fallirgli 
fe'giustiziare. 

XLIX. Ma non indugiò guari che, sollevato 4a av« 
venturosi socoessi^ mandò fuori frutti di più e^ grandi 
appeiìti, e la natia malvagità, squarciando e spogliando 
il velo da cui era stata centra natura coperta, svelò ap- 
poco appoco, e mise iii luce i viziosi costumi. Primie- 
ramente ingiuriò in particolare -il giovane Arato» gia- 
cendosi con la mogtie asfcosammvte in princq[>io^ percfaò 
era in casa loro aHoggiato.^ Incominciò di poi ad esser 
più aspro nel maneggiare i publici fatti ; e manifesta- 
mente si scorgeva olia da sè allontanava Aralo, e 1 prin- 
cipio detta dilfidensa prese dal suoeesso in Messene: petcbè. 
Venuti ì Mesdeni in sedlaii^e, Arato arrivè no giomo 
dopo ^ a Filippo nella lor città : e trovò che gì* irrìtavacGii 
più furiosa sedizione Tuno conlra T altro, domandaudo 

« Livio, iib. xxvn. - . , 

* Àrrhò ftr mcomrU wk giorno dopo «e. (C^ 



Digitized by Google 



^^00 àrÀ>o. 

in particolare a' magistrati se ay^ano legge da attttt&ré 

l'insolenza ilei popolo: e poi iii di^^parte a'capi del po- 
polo se aveano mani da adoprare contra' tiranni. Quiadii 
ripreso ardire Tana parte non meno che Taitra, i magi? 
strati vollero pigliare i sediziosi sommovitorì di pop61o; 
e questi, venuti olire con la moltitudine, uccisero i nuh 
gistrati e altri, quasi insino al numero di dugento. 

il. Per queslo crudele allo di Filippo d'avervi acceso 
maggior fuoco» Aralo sopravvenutovi prese sdegno ma- 
nifestò, e tacere non fece il figliuolo quando ne biasimò 

10 stesso re e nel riprese amaramente con parole ingiu- 
riose. Perciocché, benché si credesse essere questo gio- 
vane innamorato del re, non potè contenersi, e disse che . 
più non gli pareva .bello l'aspettp suo .per un tai fatto, . 
ma' laidissimo e sozzo più d' ogni altro. Fillppo'non ri* 
spose, benché si credesse che con ira tasse per farlo, e. 
più volte abbaiasse mentre 'l figliuolo d'Aralo parlava. 

. Ila sopportate lo pazienza colali parole, come quelli che 
era giovane modesto' e di mente civile» prese per la de* 
stra il veediio Arato, e^fuori guidatolo del teatro, il con- 
dusse al castello Itoina per sacriftcare a Giove e visitare 

11 luogo forte non meno di Àcrocorinto, e quando avesse 
guardia Istria molti danni avvicini e saria malagevole ad - 
espugnarsi. Montatovi adunque, quando V indoviao, sàcii^ 
ficaio che ebbe, gli porse grintestroi del bue sacrificato, 
presili con ambe le mani, gli mostrava ora ad Arato ed ora. 
a Demetrio Farlo, * domandando qual segno scorgessero 
in etèU o di ritenere per sè il castello, ù di renderia 
a'MesBeiii. Dèmetrio ridendo rispose: Se hai cosclena 
d'indovino, lascerai il luogo, e se di re, terrai il bue con 
tutte e due le corna. Volendo intendere^ che se teneva 

' Quati fotte gUmtm WMittto ec. (C.) 



Digitized by 



ARATO. 201 

4 

liomacon À<;rocorinto, aria ttittol Pefopofinesso sug^ 

getto ed umile. Aralo lungo tempo tacque: ma pregan- 
•dolo pur Filippo a dire quanto gli paresse, rispose: Molti 
altri monti e grandi ha la Candia, o Filippo, e molli luo- 
ghi alli ha la Beozia e la Focide^ e molti ne hannp gli 
Àeamani infra terra e sopra le marine, ì qnati forti a 
meraviglia sono : e non ne pigliasti per forza pur uno, e 
tutti nondimeno volontariamente tanno quanto comandi, 
r masnadieri e ladri sou quelli che stanno appiccati 
a'massi, e* sopra alti precipizi s'afforzanof ma il re non 
può avere castello più Tòrte e monito della confidenza e 
benevolenza de' sudditi. Queste t'apersero il mare di 
Candia; queste T entrata ti dierono nel Peloponnesso; 

. per queste tu, di giovane elà, generale^fusti eletto dagH- 
ÙBÌ, e signòré assoluto fasti degli akri. Arato parlava an- 
cora , che Filippo air indovino gì' intestini rendè, e tirato 
oltre per mano Arato, disse: Andiamo di qua e torniamo 
per la medesima. Come se ne fusse stato cacciato per 
forz^ da hii, e gli avesse Arato rapita di mano quella 

^città. ^ 

LI. Ma cominciando a ritirarsi dalla corte Aralo, e- 
appoco appoco ad allontanarsi dalla conversazione del 
ce, quando egli s'armò per passare in Albania e 'i pregò 

* 4t sua compagnia, si scalcò, e rimasé per tema di non 
riempirsi di mala fama per le azioni che faceva' Il >e a 
tuli' ora. Quando poi vergognosissimamente perdè l'ar- 
mata combattendo contra' Romani^ e non conseguì quanto ' • 
•desideraYa, tornò nel Peloponneso: onde si diede ^ . 
nnayo^a macchinareinganni centra' Hessenì. Mt scopélr- 
tasi la sua intenzione, si mise ad offenderli publicamenté 
Q saccheggiarli. Per lo che s'alienò Arato deltutlo da lui, 
ed offeso si tenne, accorto già dell' ingiuria ricevuta nella 
persola della inoghe d^l figliuolo, mal sopportandola > 
ma tenendola per6 al figliuolo celala. Perchè non ne aria 



Digitized by Google 



ARATO. 



siiro fruito ricoUo che sapere d'essere slato ingiuriato, 
essendo impotente alla veodella* Imperciocchò mostrava 
Filippo d'a?er fatto stranissìino cangiamento a diventare,' 
(li mansueto principe e casto giovane clic era, uomo 
dissoluto e crudele tiranno. Ma non era questa, vera mu- 
tazione di natura: anzi palese manifesiazionjs in somma 
licenza del viziò tenuto lungamente per paura celato; 

Lll. Imperciocché dalle azioni fatte centra lui, chiaro 
s! scorse che '1 rispello portato in principio ad Arato fu 
misto di reverenza e timore. Ma desiderando torselo di^ 

. nanzi, perchè nongli pareva in certo modo esser libero^ 
vivente lai^ non essere ttraniio né re, non ardi usare 
la forza, ma comandò a Taurione, conlìdenle suo capi- 

' (ano, che 'l facesse egli per segreta maniera e con veleno 
più tosto in sua assenza» Costui, fattosi Arato, domestico, 
gli ineseè veleno non acato nè violento^ ma di quelli i 
quali introducono in principio nel corpo lento calore e^ 
picciola tossa, le quah cose appoco appoco porlano mone. 
Arato sen'accorse; ma perchè ilpublicarlo nulla arehbe 
a sua salute oprato, mansuetamente e con silenzio ii 
sopportava, copde se avesse infermità comune e ordina- 
ria: se non che veggendolo in casa un suo domestico 
sputar sangue, c maravigliarsene, gh rispose: Questa, 
0 Cefalone, è la mercede che s'acquista per l'amicizia 
dé'principL 

Llli. CgU nunri in uiuesta maniera nella città d' Egio, 
mentre era della lega degli Achei generale la diciassette- 
sima volta: e bi-amavano gli Achei seppellirlo essi, e riz-, 
zarh sepoltura conveniente alla viriù d'un tant'uomo. 
Ma i Sicioni si reputavano a gran vergogna che si sep*. 
pellisse altrove che nella patria, però persuasero* gli . 
Achei a conceder loro il corpo. Ed avendo una legge an- ^ 
tica, per cui non era lecito seppellirsi alcuno dentro al 
cinto deUe mura» oltre ad una Xorte superstizione cbe 



Digitized by 



ARATO. . S08 

gli riteneva, mandarono a Delfo a domandarne aUa sa- 
cerdotessa Pitia. consiglio, la quale rispose cosi. . . . .* 
Gii,. Aehei tuttì^ùrooa ì\eik delia r«spq«ta divina, e mgQ^. 
larn^nlei Sicl<mi, t quali, cangialo il piantoJ^lteta^^o 
Sitamente levarono il corpo della città d'Egio, e coronati, 
e con bianclie vesti, inni e balli, lo condussero ìq Sifiio* 
i^e: e scelto un luogo riguardevole, iyit ii sopfeUirÒDO^ 
qome fondatore e salTatore della loro cità. Nominasi an^ 
cor oggi Aralios e vi eelebraiio aaeriflzìl, uno a' cinque 
di novembre dello dagli Ateniesi Antesterione, quando 
ìib^ò dalla tirannia la città col nomQ di:.Soteria, che 
importa leste, di salute; e l' altro n^ giorno del soa nflr 
tale. Al pi:iBu> diede principio il sacerdote di Gi/kYe Gm- 
- servadore,-al secondo il figliuolo dello stesso Arato cinto 
con benda non tulia bianca, ma mista. di porpora. E fu- 
rono cantate canzonette sopra la cetera da' musici e arte- 
Aei 4i Bacco, £ 'I mastro degli esercirà ordio^^ ona 
procemonè dì fanciulli' e giovani^ appresso a'qcoU s^ . 
guilava il senato con ghirlanda di lìori in testa, ed altri 
citladini chi andare vi volle. Delle quali cirimonie an- 
cora a'iiostrì tempi mautengoop alcuni vestigi j^r divo^ 
Siene: ma le più di 4piei^ óaoransse soào venute la^no 
per lo lungo tratto del tempo e per lamuiaziiiMie delle 
cose del mondo. . ' - - . 

. tlY. Tale fu la vita d'Arato e tali le virtù, come 
si trae dall' istorie. Ma in quanto al figliuolo, Filippo 
empio per natura, ingiurioso &crudeìe, il fece parimente . 
avvelenare con bevanda non mortale, ma turbatrice e. 

* O Sicion , tu nrccn ti consii^ fi 

' (^uali all'estinto tuo signori ./rato 

Deggia pompe W esserjuie^ eterno merio 

jÌ lui ^ sahM e Ùèem U feo? 

TWfo the éui uomo tal ionuuu greve - • 

E molerò, ntfanda opra sdegnata 

DaUa urrot dal mar farà e did eUle, 



kKkfO. 

corrompitrice dell'intelletto e degli strumenti del di- 
scorso, e lo syolse a slraiii o stravaganti appetiti di dd- 
sideiure sconce Miopi e fitti vérgognosi ed enopmt: 
tsMiè^k morte, anoór ohe Iti gioveotà gli tenisse^ 
fior degli anni, non gli fu miseria, ma liberazione da' mali • 
e salute. Ma Filippo pagò ben appresso pena, a tanta em- 
pietà proporzionata^ a Gtove protettore ddli'ospilaUtà ò 
aaiieìsia : perchè, Tinto in guèrra dàr Roinanf , véhne dia 
loro mercè, e privato del regno a di tutta l'armata, oltre 
a cinque vaselli che gli rimasero, fu condennaio a pa- 
gare in ammenda mille talenti e mandare per ostaggio il , 
figliuòlo a' Romani^ i quali |[ti lasciarono per pietà la Ma- 
' ce^tonia aaìa e sue rendite. Ove, tìoA cessaiidò di for mo- • 
rire i migliori e più nobili, rieuipiè ^ d'orrore e d'odio 
contra se stesso tutto 'i regno. E fra tante miserie av- 
volto non avendo che una sola felicità, ciò fu il figliuolo 
efpG^nte in ogni yirlù» questa ànooràjiittò vìa col farlo 
morire per tovidia e gelosia dell'-oioore che gli facevafto . 
i Romani; e lasciò il regno a I^erseo, l'altro figliuolo non 
legittimo, come afTermano, ma supposto e nato d- una 
•certa Gnatenio, donna ch'avea cognizione di medicina: 
o qa^i lu colui del quale trionfò Paolo Emilio^ net 
qdàe mancò la schiatta dè' re discési da Antigono:* là 
dove la discendenza d' Aralo dura ancor oggi nella città 
'ùi Sidone e di Pellene. 

f »^ 

K . - • * 

». ' - •« 

* E'cognalif riempiè ec. (C.) 

• Vedi I>emetrio. Voi. V, g UH, pag 271, notaj. Vedi Paolo Bmi- 
iio. Vìi: II, g Vili, pac. 163, o«t«4. 



Digitized by Google 



tJALBA. ' 



SOMMARIO. 

1. La indisciplina militare è di grave pericolo agli Stati. Mulazioni 
. lU'ir imperio romano dopo morto Nerone. — II. Incostanza e 
. cupidigia de' pretoriani. — ili. Nascila e indole di Galha. — 
IV. Da Vindice è messo alla testa dei ribelli sollevati. — V. È 
gridalo imperatore. Come Nerone riceva una tal nuova. 
VI. Galha si pend! dell'ardua impresa. — VII. Gli è recala no- 
vella che il senato lo ba eletto iiup»'ratore. — Vili. Grande 
autorità di Nimfidio Sabino in Roma. — IX Srgrelamenle 

• aspira all' impero. — X. Virginio Bufo accetta Galba per im- 
, . peralore. — XI. Galba accoglie gli ambasciatori del senato. — 

XII. Natura di Tito Vinio. — XIII. Nimfìdio , invidioso del favore 
di ro>tui presso Galba, tenta di togliere a questo il trono. — 
XIV. Antonio Onorato , mantiene in fede le coorli pretoriane. 
Morte di Nimfidio. — XV. Crudeltà di Galba. Strage della le- 
gione de'marinai.—XV(. Fa ridomandare agli striooi e a'siaM 
I doni fiattigli da Nerone. — XVII. Tci&U consigliai Vinio. — ^ 
XTflI. Il popolo odfa r imperio di Galba. — XIX. Egli pensa 
ad adouare on saccessora. Chi fosse Harco Otortéi — XX. Cono 
guadagnasse V animo di' Gatte. — - XXf. Tiiitorooosiglia VUn^ 

• .peratore di adotUM CioM. — XXII« he legioni à\ fìmmmàk 
prodanilino taiperaiofo TllelHo. — VHÌXi, Qéììm va al wnfù 0 
jSicliiara sncoessoro Pisoiie. — XXIV. 'Olooe eorrompe i •qI<-' 
dati per farsi gridare imperatore. — ^ XXV. Riesce iie1l*!nteblo 

- • U vita «Mbt e^MHa d>OlaM,dM fi«a««p^r««», a«» JH i ai »a 
|M0. alla (Mrìe delle pairillele , e sembrano aTtnsi A' aa'opera molto piA 

grande inforno alle impre«;e di tutti o di gran parte dei Cesari. Di essi areali 
già arrìdo fra gli altri Tacito e Svetonio, ma nulla prova die Plutarco ai gio* 
vasse di loro per queste due Vile. Ei cita bena'i Cluvio Rufo, scriltor d'aiìa 
storia che comprendeva i fatti di Nerone, dì Galba e di Otone , e citato con 
lode da Tacito stesso, ìebe gli fa con temporàneo. E odiBÌaà para on Swo l do 
asgrataria di-Otona,* ipa <•! ^aahi naa^tt^dini m i li tasi» sa is saiatas skpa* 
at itarìa • aamoiaatario. Ova aao § li Itfstaroiio gli aerììtari f ai ti |iav^ pra» 
bakilncQte di 1radÌBÌ«BÌ anaor raaenti, le ^aali saraUmT oggi ^ardala aaasa 
, tadaafita-alilaasaaoMMdapasitariSb . - . 



S66 GALBA. 

— XXVI. Falso f^rido della sua morte. — XXVIl. Uccisione di 
Galba. — XXYI 1 1. li seqaUKÌlira fèdettà ad Olooe. - XXIX. Gio- 
disio^ intomo a G%lba« 

X« «ila di GMm énò, «teoado la crodotogia di Itader, daN'iimo del 
mondo 3947, secondo dell* Olimpiade XCIV, 750 dì Rema, primo (]ell*Eff« 
rmtiana , fino al 4019dcl UMudo, piùio dcUa CXil Olimpiadei di^Rooia^ 

7i dell' Era cristiana. 

Secondo la cronologia d^li edit. d'Am^t, dal 749 di Roma, all' S2f , 
flO dopo G. C. 

L Voleva Y ateniese «Merate ohe'l soldato fusse 
avaro e amanle de' piaceri , acciò nel cei car modo di sod- 
disfare agli appetiti suoi con più ardire sotleDlrassc ad 
ogni perìgLio. Ma i più degU aliri siimano* che il aoidato 
debb'easeipe eodie uii oorpo for4e e robasto , che alodn 
movimenlo per se stesso non abbia, ma si muova al 
moto del capitano. Per la qual cagione raccontano che 
avendo Paolo Emilio trovato in Macedonia i' esercito 
ripieno di cicalameiuti e di curiosità , perchè voleva cia- 
toiQÒ introóftèumi neir ufieio- del capiUioo> ^ceini co- 
mandamento, che ad altro non intendesse ciascuno che 
. ad aver la mano ben pronta e la spada aguzza e tagliente; 
e del restaole a hjii la. cara làsclassero. £ però^ avvisando 
Piatone- nrà poter fw opera degna un buon priacipe e 
capitano, se non ha l'esercito prudente e obbediente, 
giudicò die la virtù di ben obbedire, così ricerclii ge- 
nerosa natura e lilosofìca instituzione, come si voglia 
la virtù reale di ben comandare; la quale più che altra 
a e sen dalaeiité tempra in uno Timpeto deMMra operante 
con la dolcezza e mansuetudine, come olire ad altri 
molti accidenti verificanli con chiara testimonianza il 
SCIO detto, ci si mostra per le miserie avvenute a'Ro- 
mam dopo la morie di Nerone : per. coi pur tron^ 
diiaro ohe natia è pM da temersi dagli inesperti^ m 
un imperio, che una potenza militare, la quale licenzio- 
samente segua suoi appetiti .senza ragìoiier Laonde De** 



Digili^L,u 



«ALBA 



287 



mide agguagliò 1' esercito de' Macedoni, dopo la morte 
d' Aless^Qdro, a Polifemo accecato , nel eonsiderare i 
molti moTimenti confusi e inconsiderati che faceva. Ma 
r imperio romano smembrato in più parti per tatlo/e 
in uno slesso tempo, e Gontra se medesiffiò* urtando, 
cadde in accidenti e moviinenli simili a quelli de' Titani, 
non tanto per i' ambizione de' capitani dichiarati impe- 
radorì^ quanto peir l'avarizia e sCr^ata jicensa degli 
eserciti, i quali , cacciatane ^r imo or altro del seggio 
imperiale, come si trae del legno chiodo con chiodo. 
NorKÌimeiio Dionisio tiranno di Sicilia soleva appellare 
Alessandro Fereo, che tiranneggiò la Tessaglia dieci 
mesi soli doj^o a' quali fu mortó^ liraono di tragedia^ 
motteggiando la subilana mutazione del i^o stato. Nait- 
palazzo de' Cesari in Roma in più breve tempo ricevette 
quattro imperadori, facepdai soldati or entrar l'uno, 
ora jiscir r altro quasi in iscena^ ÀToano tra wtBOàii mali 
questa unica consolazione i Romani, ehe-non conveniva 
loro aspettare altra vendetta de* loro oppressori, perchè 
vedevano uccidersi 1' un l'altro ben tosto, e più giusla- 
monte morir colui che- primiero gli aveva alletlaii ed 
insegnato loro a spèrar tanto^ ndla matioione d'uno 
imperadore (come aveva lor promesso), condennaiidd M 
bellissimo atto d'essersi ribellati a Nerone, col farlo per 
via della moneta promessa diventar tradimento. 

II. Perciò che essendo ISimtidio Sabino capitano 
de' soUali pretoriani > e come diciamo noi, della guardi 
dagl* imperadori/ in compagnia di TIgèlKno, quando rdi* 
sperò interanicnlc degli affari di Nerone e fu presto a 
fuggirsi in Egitto, indusse i soldati a dichiarar Galba 
imperadore,' come non fusse più a Roma Nerone^ ma 

' Il ffntt ìfi capUm déipnkiritmi, tmm»^ $i 9 éMti , cS ^ l«- 
xÌM« .cb* vt rigoroMÀievfe eoiiMmita , tlgnificMidQti pfr MM éli« li f Itt éà 
Ofibt « di Otoaé nùo tono cfc«.ooa ptrie dt on Itttlo smarrito. 

* Qoctti tocccsM oeirinperiiTt Nerone l' tonp W étll*€. V. 



^08 ^ GALBA. 

di già fuggito; e promise a questi soMati della guardia 
seltocenlo cinquanta ducati per testa, e agli altri lontani 
a guardia delle prpvincie cenvcnticinqua per ciascuno. 
La qu^ somala non si saria mai ammassata, se non si 
ftitser fatte lUecimiia volte- pià d'estorsióni a tutti gli 
uomini del mondo, che non àveya fatto Nerone. Questa 
promessa fece incontanente morir Nerone e non guari 
apj;^esso GaU)a , avvegnaché i soldati r uno abbandonasi 
sera per awe il dooatjya^ ed uccidesser L' altra perchè 
noi rtceveltero come e quando volevano. Di poi nel cer- 
care d' un altro che donasse loro altrettanto, tra ribel- 
lioni e tradimenti consumaron prima loro stessi , che 
ottenessero, quante aveajiH) sperato. Ora il volere parti- 
tamente r^coiàitare diasouno de*,casl in quel tempo av- 
venuti /saiia- un volere scrivere storia : a me si con- 
verrà solo di non trapassare con silenzio i fatti e casi 
più degni di memona.'a|veQuli in quel tempo a' Cesari. 

IH* Convengano adunque tutti gli sQdttori in uno^ 
jBÌm Sulp^aio Galbft fusse il più ricco entrato mai in eaùi 
de' Cesari; e benché gran degnità gli recasse l'esser, 
nato della nobilissima famiglia de' Servii,* egli per se 
stesso da mollo più si pregiava per essere uno de' di- 
SGeodeiilir ^di^ Quinto Catulo^.Ml più virtuoso e riputato 
gentil uomo di Roma ne' spoi teìmpi, ancor che volonta- 
riamente cedesse agli altri l'autorità e la potenza. Era 
ancora Galba congiunto di sangue con Livia, che fu 
aioglìe d'^i^ttsto, e per favore di lei usci del patlagio 
imperiider quando aiidò 9. prendere it consoìfttó: nel 
. quale raccontano che, trovandosi con l'esercito in Ger- 
mania^ tutto C(>n senno amministrò; e^andato coq titolo 
• • • ' , • . . •. . - 

f lì|ii!MM»nM 4a«i(UfiftlMtaLMÌÌMo a^Ha fQote .Htpiiit, iè« ti 

. piwe rjnasi per nome, come appirisce da questo luogo di Plutarco. 

' Il Cadilo, del quale gi U qui meoxIoMy è q, LoUiio CfteU Gtpito* 
fino, oo6t«BMiìOialia Ceiar* Piiiiip«i« ^ , 



Digitized by Googl( 



6ALBÀ 



SO» 



di vi(?econso1o ai governo dell' Africa, ne riportò con 
pochi gran lode. Ma la semplicità del suo vitto, e la par- 
simonia nello spendere senza superfluità^ fu tenuta « 

quando venne poi all' imperio, avarizia: perchè l'onore 
di modestia e sobrieià che voleva riportarne era cosa 
troppo vieta. Fu parimente mandato da JNerone al go- 
verno della Spagna; prima che avesse impreso a temere 
i cittadini di grande autorità. Ma oltre all' essere Galba 
mansueto per natura, la vecchiezza accrebbe l'opinione 
universale di lui, che fussc Umido. 

IV. Perciò che^ disertando e distruggendo gli scele- 
rati ministri di Nerone con disusate asprezze e crudeltà, 
non potendo in altro soccorrere gli afflitti popoli, pale- 
semente si compiangeva con essi, come se rimanesse 
ancor egli offeso : la (jual cosa qualche conforto e con- 
solazione recava agi' infelici condannati e venduti per 
isohìavi. Ed essendo stati fatti versi infamatorii contra 
Nerone, che furono sparsi e cantati per tutto, non gli 
proibì nè se ne sdegnò, come facevano gli altri procu- 
ratori. Onde ne fu più sonato da' paesani, co' quali aveva 
ormai presa dimestichezza : perchè correva già V anno 
ottavo che era stato In quel governo, quando Giunio 
Vindice governator della Gallia si ribellò contra Nerone. 
Raccontasi adunque che Galba ebbe lettere da Vindice 
avanti che a manifesta ribellione venisse; alle quali non 
prestò fede» nò però scoperse nè rivelò ad alcuno il 
trattamento; come fecero altri capitani, i quali a Ne- 
rone le lettere scritte loro da Vindice mandarono; e 
quanto fu in loro guastarono allora l'impresa, di cui 
essendo poi stati partecipi , confessarono d' aver tradito 
non meno se stessi che lui. Ma quando Vindice eM>e aper* 
lamento mossa a Nerone la guerra, scrisse a Galba pre- 
gandolo ad accettar l' imperio, e voler porgere se stesso 
ad un corpo forte, che cercava d' un capo : ciò erano 

ri»«TABco.— >6. i4 



le GalUe, le quali avevano presti ed armati cento mila 
combattenti, e ne poteaQO amare molti più. Onde egli 
mise la risolasione in consulta degU amtei: aloaid 
de* quali 9 consigliarono a differire attendendo qnal ma* 
tazione e sollevamento in Roma nascesse per questa no- 
vità. Ma Tito Violo/ capitano della legione pretoria, gli 
disse: 0 Galba, come ti consiglferai? il volere ai presente 
cercare , se manterremo o no la fede a Nerone^ questo 
è un mantenerla.' A noi si conviene o non abbandonare 
V amicizia di Vindice, come se Nerone fusse a noi an- 
cora »imico;,o vero ci bisogna subito accusarlo e muo- 
verglt centra Y armi, perchè brama che i Romani ab* 
Mano ansi telmperadore die Nerone tiranno. 

• V. Quindi per publico editto intimò Galba m 
giorno determinato, nel quale donerebbe libertà a quelli 
che la gli domandassero. La qual voce e fama sparsa 
per tQttò fece congregare grandissima quantità d'uomini 
disposti a far novità. E non fa prima in alto sopra'! 
tribunale assiso , che fu ad una voce da tatti gridalo 
imperadore. jNondimcno non volle egli al primo tratto 
questo nome accettare: ma rammemorando molte colpe 
di Nerone, e lamentandosi, dell' infelice^ ilne d' alcmè 
gentiluomini nobiliesimi fatti per lui morire, promise 
di prestare la sua previdenza alla patria col nome non 
di Cesare, nè d' imperadore, ma di luogotenente del 
senato e del popolo romano. Che ben facesse e coii 
saldo diBcerse Vindice a cbiamar Galba all' imperio, ne 
fa fede la testimonianza dello stesso Nerone, il qvaie 

• ^ Lo Xibndro credl« elw debba intenilnw Tito Olonìo, il (fD8l(> fu coì- 
(egtm Salili nel consolatn, • allnra «ra l^tar i* fai nella Spagna. È nota^ 
bile fer altro ch« Tacito comiiMia 1« sue storie eedr: Juiliiil mihi ^fJMrif 
StT' Galba iteruw. T riniti» cnnfvle$ erunt. 

* Que$t' è un non manlenerla. (C.) — Aam qui deliberante desei' 
veruntf dice Tacito. 



GALBA. 



mostrò seiapre sembiante di dispiaezzar Vindice , e di 
non fave stima delle selievazioni de' Fpanzesi. Ma intesa 
la dichiarazione di Galbo (che fu su V ora che essendosi 

lavato desinava) rovesciò in terra la mensa. Nondimeno 
volendo, dopo che il senato ebbe con publico decreto 
dichiarato Galba nimico, motteggiare e ben sicuro mo» 
strarsi, disse agli amici non essergli questa noYella te- 
mita a sproposito, perchè adendo bisogno di trovar mo* 
neta, era in buon punto caduta la ribellione de' Galli , 
sopra' quali, risoggiogati che gU arebbe, farebbe ricca 
preda di spoglie; e preste avea le sustanze di Galba, le 
qimli poterà usare ,e Tendere , poi che era dichiarato 
nimico. E comandò mettersi air incanto i heni di Gal- 
ba ; il quale, avutane novella , fece il medesimo de' beni 
ch'aveva Nerone nella provincia di Spagna, e vi trovò 
mdti molto più pronti a comprargli. 

VL Ora tra' molti ribellati a Nerone, accostandosi 
quasi tutti a Galba, solo Clodio Macro in Africa, e Vir- 
ginio Rufo in Francia, generale delle legioni ordinarie 
della guardia di Germania, trattavano i loro atlari in di- 
eparte, non avendo. però la medesima inteasioDe. Per- 
chè, avendo fatte Clodio molte rapine, e per la sua 
crudeltà e avarizia fatti morire molti uomini, mostrava 
apertamente di star dubbioso, non sapendo come fare a 
ritener la maggioranza , nè potendo lasciarla. £ Virginio, 
trovandosi capo di Igieni potentissime, era stato più 
fiate da esse salutato imperadore, e forzato ad accettare 
questo nome ; e rispose che non voleva accettarlo egli, 
nò soffrire che fusso donato l'imperio ad altri, che a 
chi fusse dal senato eletto. Il qual fatto turbò non poco 
in principio la mente di Galba. Ma quando poi gli eser* 
citi di Virginio e di Vindice vennero, a mal grado de' ca* 
pitani, che non poterono, a .guisa di cocchieri i quali 
non possono sostenere il freno a' lor feroci cavalli, riie- 



Digitized by Google 



3i2 



GALBA. 



nergli^ ad un gran fatto d'arme, ove Vindice uccise se 
stesso, olire a venti mila Franzesi che vL morìrona, 
scorse voce che i vincitori dopo a sì gran vittoria co- 

stringerebber Virginio ad accettar V imperio, o torne- 
rebbero a Nerone. E allora impaurilo veramente Galba 
scrisse a Virginio invitandolo a voler seco a comune 
intendere alia conservazione dell' imperio e alla libertà 
de' Romani. E ritirandosi in una città di Spagna nomi- 
nata Colunia / vi soggiornò qualche tempo, più con pen- 
siero dì pentimento sopra eli afTari suoi, e desiando 
più la usata vita tranquilla^ nella quale già era vissuto, 
die di fare azione alcuna di quelle gli sarieno state ne- 
cessarie e utili. 

VII. Era il principio della state, e un ^àoruo, non 
guari avanti al tramontar del sole, venne un suo li- 
berto nativo di Sicilia' da Roma, e sentendo Galba posare 
in disparte, corse veloce alla camera, e apertala cen- 
tra *1 volere de'camerieri , e dentro entrato, gli diè no- 
vella che, vivente ancor Nerone benché sparilo, T eser- 
cito prima, di poi il popolo, e in ullimo il senato, i'aveano 
eletto imperadore; .e poco stante arrivò altro messag- 
giero a portar novella della morte di Nerone: al quale 
non volendo credere, rispose che come fusse andato al 
luogo, e veduto avesse il corpo, allora si moverebbe.' 
Queste novelle nondimeno molto rallegraron Galba, alle 
porte del cui alloggiamento correva a tutf ora gran 



V«di Plioio, lib. ni, cap. 3. 

* Giun$e dopo «n viaggio M tfffotfi «miiio Uberto te. (C.) ^ Il 
iMto fiee BtxcÌAf flèvvi/), «m uom di SMIia; mi Moondo Sv^lonio in 
Norono^ oop. 49, • ia Galkm, Mp. 14, Mmbrt déttr to r r ofg n é Xcxd^f 



• E che poco stavte annunsftUnqli la morte di Nerone, egli non vo» 
Mondala credere andò al luogo, e veduto il corpo allora $i mo«m. (C.) 





Digitized by Goo^, 
» III— i 




6ALBA 



213 



gente lieta per la sicurézza che scorgevano risplendergli 
nel Tolto ; benché la diligenza e velocità del messag- 

giero si mostrasse incredibile. Ma due giorni appresso 
arrivò là dall' esercito Tito Vinio con altri del campo, 
che gli annunziarono pariicoiarmeute quanto avesse de- 
liberato il senato, e fa per la felice novella avanzato in 
oneri : si come furono donate anella d' oro al liberto, il 
quale, fattosi chiamare Marziano Yicello, tenne poi il 
primo grado tra' liberti del suo signore. 

VIU. Ma Kimiidio Sabino in Roma, non a poco a 
poco, ma a un tratto tirando a sò tutta V autorità, fa^ 
cova suo conto che fusse Galba si vecchio, che potesse 
a pena farsi portare in lelliga a Roma, essendo ormai di 
settanlatrè anni. E avendo già è gran tempo acquistatosi 
la benevolenza delle genti d' arme presenti in Roma^ le 
quali altro superiore che lui non riconoscevano, e già 
il tenevano per benefattore a cagione della promessa lor 
fatta , là dove teneva n Galba per debitore ; comandò al 
compagno Tigellino che posasse Tarmi, e con gratis- 
simé accoglienze ricevendo a convito ì gentikiomioì 
stati consoli o governatori di Provincie, gV invitava an- 
cora a nome di Galba. E fece in segreto sparger voce a 
molli de' soldati, che si dovea mandare a ricercar Galba 
che Nimfìdio fusse lor capitano a vita senza compagno. 
Ma gli onori e T autorità che gli dava il senato col no- 
minarlo suo benefattore, e correre a tutt' ora alle sue 
porte per corteggiarlo, e voler che fuss,o autore egli e 
ratifìcatore di tutti i decreti, lo sollevò olire a maggior 
ardire; tanto che in breve tempo diventò non solo odio- 
so, ma trem^do ancora a quelli stessi che '1 corteggia- 
yano. E quando i consoli consegnarono le patenti sug- 
gellate, contenenti i decreti falli dal senato, in virtù 
delle quali sogliono i magistrati delle città suggello, su- 
bito che le veggono, proveder tosto carrozze, e mutar 



Digitized by Google 



S14 



GAIiBA 



cayalli freschi per usar più diligenza ed affrettare H 
viaggio^ si sdegod non poco eoo essi, cbe non ie aites* 
ser prese soggelìate da loi, né a lai domandato i soldati 

per accuiiipafriiarle ; c si racconla die tenne consiglio di 
privare i consoli della dignilfi, ma che appresso scusan- 
dosi e domandandogli essi perdono, lasciò i' ira. E per 
gratificarsi ii popolo non impedì che faceaaer morire in 
tormenti gue' domestici di Nerone a cui s'avvennero; 
come fu Spicillo^ gladiatore, il quale misero sotto alle 
statue di Nerone, in piazza trainate dal popolo per la 
città; e soprai corpo d' un certo AponiOj» spia di Nerone, 
ròresdato in terra, fecer passare carri carichi dì pietre; 
oltre ad altri molti smembrati, e fra essi alcuni che non 
avevan commesso misfatto: in guisa tale che Maurisco, 
uno de' migliori gentiluomini di Roma, e per tale te- 
nuto, disse in senato di temere che tosto non deside- 
rassero Nerone. 

IX. Essendo tant' oltre avvicinatosi Nimfidio con 
le speranze al fine desiato, non isfuggiva il bisbigliar 
del popolo, che diceva fra sè ISimlìdio esser figliuolo di 
iCaio Cesare, successore nell' imperio a Tiberio : perchè 
Caio ancor giovane aveva conosciuta sua .madre di vago 
aspetto, figliuola di Calisto liberto di Cesare, nata d una 
sarlrice che si teneva. Ma la verità si era che Cesare 
ebbe seco commerzio dopo alla nascita di iSimfidio; e si 
crédeva che fusse figliuolo di Marziano gladiatore e di 
Kiinfidia , che s' innamorò per la sua gran fama di lui ; 
e di vero somigliava più costui che alcun altro. In- 
somma confessando d'esser figliuolo di questa Nimfidia, 
arrogeva a sè solo ii disfacimento di Nerone : ma sti- 
mando non esserne asuificienza ricompensato negli onori 
é tesori che godeva , oltre al dormire con Sporo^ Umto 

* Coti U Xiltodro nilU itd« «U Sf«l9ai«: il U»to f«rtl4r« km ^ir(o. 



Digitized by Google 



OiLBA. Si5 

amato da Aeroue (il quale, mandato a chiamare che an- 
cora nou era fornito d' abbruciare il corpo di I^erooe, 
tenue io luogo di mogU.e col uome diPoppea), aspirava 
di più alla saccesuooe dell' imperio ; e menava in Roma 
segreti trattamenti per opera d' amici, e di alcune donne 
ancora, e senatori suoi partigiani. E mandò in Ispagua 
un certo amico suo, oojmaato GeiiioAào^ per ispiare quel 
Qbeià si facessi». 

X. A Galba, dopo la morie di Nerone, saccèdeva 
lutto in bene : solo Virginio Rufo, che stava ancora dub- 
bioso^ lo teneva in pensiero, chò essendo valoroso nel- 
Tarmi, e comandando a poderoso esercito, altiero per 
la vittoria conquistata novellamente centra Vindice^ e 
che teneva « sua obbedienza gran parte dell' imperio ro- 
mano (ciò era lutta la liancia sollevata allora, e dispo- 
sta a ribellarsi), non prestasse orecchio a quelli che T in- 
vitavano a prendere per se V imperio di Roma. Perchè 
non vi av.ea alcono di maggior nome o r^utasione di 
Virginio, come colili ohe aveva nel panlo del maggior 
bisogno prestato prontissima 1' opera sua agli alTari 
de' Romani, e liberatigli a un lempo da dura tirannia e 
dal.limore delle guerre di Francia. Tutta volta, perseve- 
rando ne' suoi primi discorsi^ impediva al senato ' 
la elesione di noovo imperadore ; ancorché, chiaritasi la 
morte di iNerone, il popolo lo stimolasse di nuovo, e uu 
colonnello di mille lanti, entrato nel suo padiglione, col 
presentargli la spada nuda gli dicesse : 0 tu prendi V im- 
perio, o '1 ferro. Ha quando Fabio Valente, capo d'una 
legione, ebbe giurato il primo fedeltà a Galba, e veoner 
lellere da Roma signilicanli la risoluzione del senato, 
malagevolmeute e con pena indusse i soldati a nominar 
Galba imperadore ; e ricevette Fiacco Ordeonio manda- 

* Strbava al ienato «e. (C.) 



Digitized by Google 



215 



GALBA. 



togli per successore; e consegnatogli T esercito, andò ad 
iacontrare Gaiba addirizzato a Roma^ e l'accompagnò 
senza riconoscergli in volto segno alcuno manifesto di 
mala contentezza o d'oilore^Di questo era cagione la 
reverenza che Galba gli portava, e deiraltra gli amici;* e 
più degli altri Tito Vinio per invidia che portava a Vir- 
ginio^ credendosi d'impedire ogni suo avanzamento, e 
non s' accorgeva di secondar l' aiuto che gii' prestava il 
demone benigno e la sua buona fortuna per farlo uscir 
delle guerre e depravagli, ne' quali caddero appresso 
gli altri capitani per guidarlo a vita tranquilla^ e vec- 
ciuezza piena di pace e di riposo. 

XI. Gli ambasciatori dai senato mandati incontra- 
ron Galba a Nerbona in Francia, e dopo i saluti, il pre- 
garono che s' atlretlasse di mostrarsi al popolo, deside- 
roso di vederlo^ il più tosto che ppieva. Egli ricevette 
r incontro o l' accoglienze cortesemente^ ma pur con 
maniera civile. * fi benché Mimfìdio gli avesse mandati 
innanzi molti degli arnesi e servidori di Nerone per 
usargli ne' conviti, egli non si servi d'altri giammai 
che de' suoi; nel qual atto s'acquistò nome verace di 
magnanimo, e superiore a simili folli vanità. Ma mo- 
strandogli tosto Vinio, che questa sua generosa, mode- 
razione, senza pompa e civile, era maniera di adulare 
il popolo, e una certa onestà che mal conoscendo se 
stessa sdegnasse la propria grandezza, lo persuase a 
SOTvirsi degli arnesi di Nerone, elare ne' conviti dispen- 
dìo reale senza rispiarmi : si che in fine dimostrò il vec- 
chio di lasciarsi a poco a poco governare da Vinio. 

XII. Il quale era al paragone di qualunqu' altro 
estremamente avarissimo, e soggetto agli amori di don- 

* Di animo icontento^ o inekinato a fargli onore. Del primo era 
cagione la reverenza che Galba gli portava, e dell' aUro gli amici «c. (C.) 

* £ con maniera popolare. (C.) 



Digitized by Google 



GALBA. 



ne: perchè miìilando in prima gioventù la prima volta 
sotto Gaivisio Sabino « Dieuù in campo di notte la moglie 
del suo capitano, donna lussuriosa, in abito maschile sol- 
datesco, e la corruppe in quella parte dell* alloggiamento 
dello stesso capitano , che è delta principia * da' Romani. 
Per la qual cagione Caio Cesare lo fe' mettere in prigio- 
ne; ma per buona ventura, morto Caio, trovò modo di 
scappare. £ ad altro tempo trovandosi a cena c<m Gian- 
dio Cesare, imbolò un vaso da bere d' argento : e Cesare, 
ciò inteso, lo rinvitò a cena per la sera seguente, e co- 
mandò a' serventi che gli porgessero e mettessero avanti 
tutti vasi di terra, e d' ariento niono. U qual furto per 
l'agevolezza comica di Cesare apparve degno più di 
riso che di sdegno. Ma quelli che féce per mera ava- 
rizia nella sua grandissima potenza, quando in suo po- 
tere teneva Galba, porsero agli uni giusta cagione, e a 
gli altri apparente pretesto di tragici accidenti e gravi 
calamità. 

XIIL Perchè Nimfldio, tornato che fuGelliano di Spa- 
gna, ove mandato Tavea per osservare in certo modo 
quel che Galba lacesse, intendendo essere stato eietto 
capitano della guardia della persona e del palazzo im- 
periale * Cornelio Lacone, ma Vìnto avere tutta l'auto- 
rità; e considerando di non aver mai potuto accostarsi 
alla persona dell' imperadore, nè pur avuto modo di par- 
largli in disparte, perchè tutti l' aveana a sospetto, e po- 
nevan mente a quel che faceva, non poco si conturbò ; 
e congregati i capitani dell' esercito, disse loro che Galba 
era buon vecchio e modesta persona, ma che per suo 

' Vriwiipì». Il luogo era tonato come moto. Ivi onoo le iikegM # 

gli altari dei Numi. 

' La frase del testo t»}^ ^èv aùÀ^s xai t&»v Jopu^ó^w» taaio^fov, lel- 
tcialinoute tradotta dall' Adriani, siguifict^ tOCOOdoU DMerOj Ctò cJie i Ru- 
mani cbiamavauo Praftclus Pr(Biorii, 



Digitized by Google 



GALBA, 



consiglio non si reggendo, era governato non bene 
da Yiaio e da Lacoue; e però sarla bea latto aozi 
che acqoistasaero tanto gran fom , com' aveva fatto 
. Ttgdìlino , di mandare all' imperadore ambascìadorl 
da parte dell' esercito tutto, per mostrargli che se si 
levava d'intorno questi duoi amici soli, saria con più 
ooi^nlo ricevuto da tutti in Roma e più desiderato. Ma 
non approvando questo suo consiglio i capitani, parendo 
loro strano e fuor di ragione il voler insegnare ad un 
vecchio imperadore, come se fusse un giovane il quale 
avesse novellamente incomincialo a gustare la superio- 
rità di comandare, e additargli quali dovesse tenere o 
non tenere per amici e buon servidori, prese altra ma- 
niera e scrisse a Galba per impaurirlo, dicendogli talora 
molti nella città ritrovarsi che segretamente l'odiavano, 
e che gli animi eran sollevati; e talora che Marco elo- 
die Macro in Africa ' riteneva le navi cariche di grani 
per Roma, e talora che le legioni di Germania tumul- 
tuavano, e'I simile intendeva di quelle di Sorìa e di 
Giudea. Ma considerando io line che Galba niuna stima 
Atceva di lui e non gli prestava credenza^ deliberò d'as- 
saltarlo con Tarmi : benché Clodio Celso d'Antiochia, 
uomo prudente e fedele amico suo, ne lo sconsigliasse 
con dire che non credeva trovarsi una sola famiglia in 
Roma clic fusse per donare il nome di Cesare a iNimfi- 
dto. & piii altri si ridevano di Galba; e in fra gli altri 
Mitridate di Ponto, motteggiando la sua canuta chioma e 
le grinze, diceva: Ora è egli in qualche stima tenuto, ma 
come arauno una fiata veduto chi han chiamato Cesare, 
lo stimeranno una perpetua infamia e vergogna del secol 
nostro. 

XIV« Risolverono adunque di guidare in campo a 

' B talora eht Gladio Uà/era tu Africa ec. (C) 



Digitized by Google 



GALBA 



219 



mezza notte Nimfidio, ed ivi dichiararlo Cesare. Ma An- 
lomo Onoralo, il primo ira' colonnelli, avendo^ colute fa 
sera, congregaiì i suoi, incominciò a biasimar se slesso ^ 
appresso gli altri, che io si breve spazio dì iempo aves- 
ser lan(e e laute lìale cangicito pensiero senza attenersi 
al discuiso e al consiglio de' miglior e che qualche de- 
mone rio da uno ad altro tradimenlo gli guidava» La 
nostra prima sollevatone (dicev'«gLi) ha qualche prete- 
sto: ciò furono i vizii di Nerone: ma con qual velo rom- 
piamo al presente la fede a Galba? Forse uccise la ma- 
dre? forse fece morire la moglie ? forse ci le' vergpgna 
con l' atto infame da strione sopra la scena^ o recitò tra- 
gedie? £ pure con tutte queste indegne azioni non arem- 
mo avuto cuore d'abbandonar Nerone, se Nimfidìo non 
ci avesse fatto veduto, che aveva primiero Timperadore 
abbandonali noi col fuggirsi in Egitto» Uccideremo adun- 
que Gall>adopoI^erone? e vorremo, per etagere impe- 
radore il figliuob di Nimfidìo, dar morte al parente di 
Livia, si come la demmo al figliuolo d'Agrippina? 0 
pure, dando a costui il gasligo che merita, vendiclieremo 
la morte di Nerone, e ci presenfereino a Gaiba buone 
guardie e fedeli? A queste parole del colonnello accon- 
sentirono tutti i soldati, e quindi ad altri trapassando, 
gli pregavano a maiiLener la Icallà con giuramento pro- 
messa all'imperadore. E venne lor fatto di svolgerne 
molli. Ma levatesi per questo gran voci, Nimfidio, o per- 
chè si desse (come credono alcuni) ad intendere che i 
soldati lo diiamassero, o perdiè s'affrettasse di tranquil- 
lare il sollevamento e la dissenzione, là corse con. molle 
jQaccole accese, e con una orazione in mano composta da 
Varrone Gingonio, e da lui studiata per recitarla assol- 
dati. Ma scorgendo le porte degli alloggiamenti serrate, 
c molti con l'armi sopra le mura, ebbe temènza. Nondi- 
meno, avvicinato alquaulo, domandando che volessero. 



. . o . y Google 



220 6ALBA. 

e per cui comandamento prese avesser l'armi, ebbe da 
tutti ad una ^oce risposta che non riconoscevano altro 
Imperadore che Galba. Ed egli più appressatosi mostrò 
d'approvare le lor parole, e a' suoi seguaci couiaiulò 
die allretlanlo facessero. Ma lasciandolo le guardie delle 
porte entrar dentro con pochi compagni, gli fu lanciato 
un dardo^ che fu da Septimio, che gli era dinanzi, nello 
scudo ricevuto: ma correndo altri con le spade nude, si 
inis(3 in fuga, e perseguitato inOno all'alluggianienlo d'un 
soldato, morto vi fu. Il corpo fu in luogo publico tirato 
e cinto intorno di sbarre, perchè potesse esser veduto 
il giorno seguente da chiunque voglia n'avesse. 

XV. Avendo inteso Galfoa questa morte di Nimfidio, 
comandò che il restante de' congiurali, oltre a quelli che 
caddero intorno al principale, avessero morte: fra' quali 
fu Gingonio, lo scrittore dell'orazione, e Mitiidate di Pon- 
to : i quali, benché degni di morte,~mostra che non legit- 
timamente né civilmente T avessero, che uomini di qua- 
lità fusser fatti senza processo morire, quando s'aspettava 
da tutti di vedere sotto 'i nuovo principe diversa forma 
di governo e d' imperio; e si trovarono ingannati dalie 
speranze avute in principio. Ha più si contristarono 
quando comandò che morisse Petronio Tertulliano," 
uomo di dignità consolare e stalo fedele a Nerone. Per- 
chè di Macro, fatto uccidere in Africa per opera di Tre- 
boniano, e di Fronteio in Germania per mano di Valente» 
aveva qualche occasione di temere, perchè erano armati 
con gli eserciti: ma di Tertulliano, vecchio, nudo e di- 
sarmato, poteva almeno ascoltare le giustitìcazioni, se vo- 
leva osservar di fatto la moderazione che promise d'os- 
servare in principio. Cotali riprensioni se gli dierono. 
<ìuando ftt vicino a Roma poco più di tre miglia trovò 



* Tacila lo ihMiììm TurpUUmo, (A.) 



6ALBA 



una confusa e .numerosa turba di marinai, che sparsi 
per tutto tenevano la strada, ed erano qcialii i quali 
furono da Nerone levati dal remo, e fatti soldati, gli aveva 

messi sotto una h^gione: e là venuti per farsi confermare 
il grado di soldato, assediavano tanto imporlnnamente 
rimperadore, che i venuti ad incontrarlo non potevan 
vederlo né parlargli: ma tumultuando con alte voci do- 
mandarono le insegne e piazza di guarnigione per la loro 
legione. E rimettendogli ad altro tempo Galba, e che al- 
tra volta sponessero la lor domanda, essi rispondendo 
che questo prolungamento era come nna disdetta^ si sde- 
gnavano, e pur seguitandolo rinforzavano le voci. Ma 
sguainando alcuni d'essi le spade, Galba comandò alla 
cavalleria che gli urtasse, e non facendo alcuno d'e^^i 
resistenza, parte furono incontanente calpesti da'cavalli. 
e parte in foga uccisi, con tristo e sinistro augurio del- 
l' imperador e, che facesse l'enirafa in Roma con tanto 
spargimento di sangue sopra tanti corpi morti. Ma là 
dove fu da alcuni, che '1 videro debole e vecchio, in prin- 
cipio disprezzato^ non fu allora persona che noi temesse 
e tramasse. 

XVf. E volendo far vedere gran mutazione quanto 

agli smisurati doni e al superfluo dispendio da Nerone 
usato, mostrò di mancare al dovere: perchè avendo Cano, 
sonator di tibie, sonato mentre cenava intorno alla mensa 
(era costui un musico dilettevolissimo agli orecchi), dopo 
òhe altamente l'ebbe lodato e celebrato, comandò che 
• gli fusse la scarsella portata, e presene certe monete di 
oro, le donò a Cano dicendo che gli donava de' suoi pro- 
pri, e non di quelli del publico. E avendo commesso che 
rigorosamente si ridomandassero i doni fatti da Nerone 
à strioni, e musici, e lottatori, e simìl gente, con lasciarne 
pur loro la decima parte, ne riscosse ben picciola som- 
ma ; perche 4 più, come quelli che erano uomini satirici 



Digitized by Google 



GALBA 



e che viveano giorno per giorno, gli avevano spnsi : onde 
conveane rieercarne il restante che si poiè da perscme 
che aveasdra aleano arnese comprato, o in altro modo 
avuto da essi, e yolle che gliene restìtaissero. La qoai 

cosa non aveva termino, perchè s'erano spartiti ed al- 
largati a più persone; sì che acquistandone egli mai . 
Bome, l* invidia e ì* odio tutto sopra Vioio ricadde, come 
colui che fttce^ il loro principe divenire verso tutti 

e sordido ed avaro , méntre egh per soddisfare a' suoi 
disordinati appetiti rapiva per sè con ambe le mani, e 
tutto vendeva. Pur caola Esiodo: 

Allort a wpo pieno sei al bea» 

Qaaad' è *1 do^. io principia o Ter» al basM. 

Ma Vinio, veggendo Galba frale e vecchio, voleva sa-- 
toUarsi della sua fortuna^ stimando che fiorisse e lan- 
guisse ad ttii tmpo. 

XVII. E faceva>-in quel mentre al povera vecchio 
gran torto, mal' amministrando in prima gli affari del 
suo principe^ e biasimando appresso e ritardando i di- 
ritti feoaieri die voleva iìalba ridurre is opra : cpme 
era il gastìgare gli scolorati ministri di Nerone, quale fo 
Elio, Polldito, Patino e Patrobio; e 'I popolo «on lieto 
batter palaia a pahna gridava mentre erano al supplizio 
condotti per piazza, che era quella una bella processioae, 
e grata agi' Iddii ; e ridomandanra agi' Iddìi e agli u^ 
mìni Tigellino , che fu precettore e ttaestro deHa tiran- 
nia di rs'erone; ma il buon galani' uomo aveva anticipato 
di guadagnarsi con grand'arrala volontà di Vinio: e poi 
fece morire il povero Tertulliano odiate da lui, perchè 
non aveva ancor egli tradito uè odiato Nerone, si vi- 
zioso principe come era, senza aver gran colpa di tanti 
eccessi dal tiranno commessi : la dove colui die ren<lè 



Digitized by Googic 



CUBA. 



Nerone degno di morte, e come l' ebbe fallo tale, il tradì, 
rimase per chiaro iasegnamento agli altri, che noo era 
cosa che potesse sperarsi ed ottenersi da Vinta eoo di- 
nari; perchè non desiò già mai il popolo romano sì ar- 
dentemente cosa del mondo , quanto di vedere condurre 
Tigellino alla giustizia; e non cessava mai in lutti i 
teatri e tutti gli aringhi di cavalli di domandarlo^ infilo 
a che non fu ritenuto da uno publica scrittura dell' im«' 
peradore per cui dichiarava non essere per vivere lungo 
tempo Tigellino ormai consumalo dal tisico, e non volesse 
il popolo inasprire la sua maestà per farla diventare im- 
perio tirannico. Ma sdegnandosi il popolo , essi non fecero 
altro che ridere, e Tigellino sagrìficò per rendere grazie 
agl'lddii della conservata salute; e appresso al sagrifizio 
apprestando nobii convito, vi ricevette Vinio, che parlilo 
dopo cena dall' imperadore, là per sollazzarsi andò con la 
sua figlia vedova : alla quale bevve Tigellino eoa un dono 
di ventìcinquemfla ducati, e comandò alla principale del 
gregge di sue concubine, che traendo dal collo suo una 
collana di valuta di quindicimila ducati « la mettesse al 
coUo della vedova. 

XVIII. Dopo'l qual convito, gU atti (àtti^ omndio 
con ragione furon calunniali come fu la concessione falla 
a'Franzesi pf^r essersi contro Vindice sollevali : perchè 
non da Uberaliià dell' imperadore si credeite procedere 
r esenzione de' tribuli usati pagarsi da essi ^ e la dtta- 
dinanza romana ottenuta, ma che l'avesser compra da 
Vinio. Per queste cagioni adunque odiava il popolo i' im- 
perio di Galba: ma i soldati, a cui era stalo promesso 
il donativo in principio, si trattenevano ancora con la 
speranza che se non l'avessero tanto grande, sarebbe si- 
mile almeno a quel ciie ebbero da Nerone. Ha sentendo 



* Pw U qiuAi tuVe cote, in ttgìUio §U atU faiti eo. (G ] 



Ì!U GALBA. 

Galba che si dolevano di lui, disse parola ben degna di 
gran principe, che costume suo era di far la scella, e non 
la compra de' soldati. Ma rapportata ad essi, generò nel 
lor cuore odio aspro e 6ero, credendo che non solo gli 
privasse del dono sperato, ma liiscgiiasse da vantaggio, 
ed imponesse in certo modo legge a' principi successori 
di quanto fare in questa parte dovessero. Nondimeno la 
mala soddisfazione de' soldati delia guardia in Roma era 
ancor segreta per la reverenza' che portavano a Galba 
presente; la quale raffrenava e rilardava le novità, e'I 
non vedere ancora principio alcuno ardito di novità na- 
scondeva e velata in certo modo la lor mala volontà. Ma 
quelli che erano stati prima sotto Virginio, erano allóra^ 
sotto la condotta di Fiacco in Germania, reputandosi de- 
gni di gran guiderdone per la hntlaglia e vittoria avuta 
contra Vindice^ e nulla avendo avuto, non riceveano i 
conforti de' lor capitani^ e niuna stima facevan di Fiacco, 
che per continovi dolori di gotta non poteva aiutarsi della 
persona, senza che non aveva esperienza. E celebrandosi 
certi giuochi un giorno, ne' quali, secondo 1 costume 
de' Romani, facevano i colonnelli e capitani preghiere e 
voti per la salute e prosperità dell' imperadore, sc^gia- 
gnevano appresso: Egli non ne è degno.* 

XIX. E simili oltraggiose parole usaron sovente le 
legioni che erano sotto Tigellino. il qual disordine scris- 
sero a Galba i suoi ministri: là onde dubitando di non 
esser disprezzato non tanto per la vecchiezza, quanto 
per non aver figliuoli, deliberò d'adottarsi alcun gio- 
vane delle famiglie più nobili, e dichiararlo successore 
neli' imperio. Era in Roma Marco Otone di famiglia non 
ignobile, ma infino da fanciullo avvezzo alle delicatez:^, 

* Ed erano allora. (C.) 

' Ffcer tumulto i ioldati ^ ma queUi teguitamdo a fHi^flrw, etti ri» 
ipondevano : S9 pur »' è dtgno. (C.) 



Digitized by Goo^I 



GALBA. 



225 



e perdoto ne' piaceri più che altro giovane romano. E sì 
come Omero appella sovente Paris il marito d'Elena della 

bella chioma, prendendo il nome della moglie, perchè 
non aveva allra qualità degna di lode; cosi diventò fa- 
moso Otone per lo maritaggio di Pòppea, di cai Nerone^ 
quàndo .era ancora maritata a Crispino, s'innamorò. Ma 
portando Nerone reverenza alla moglie, e della madre 
lemciido. mandò Olone, da lui amato e compagno ne* pia- 
ceri perchè era cosi come egli dissoluto, intanto che 
s'allegrala quando Qtone lo motteggiava che fosse avaro 
e sordido, a solitckar qaa<ita giovane. E si racconta che, 
essendosi un giorno Nerone unto con oli profumati pre- 
ziosi, ne spruzzò parte addosso ad Olone, il quale l'in- 
vitò per lo segaentè giórno a cenar seco, ove, alla ve- 
nata dell' imperadòre, per canaletti d'oro e d'argento 
zampillò da tutte le parli della sala gran quantilfrdi quel- 
l'olio profumato, che in vece d'acqua sparso bagnò il 
pavimento tutto. Avendo per tanto commesso prima 
adulterio con Poppea, e corrottala con le speranze del- 
Tamor di Nerone, la indusse a fore dal marito divor- 
zio, e ricevutala in casa sua come moglie legittima , non 
si contentò d'averne parte, ma si conii istava di commu- 
nicarla ad altri; nè ayeva Poppea a male (come raccon- 
tano) questa gelosia, poiché* alcana fiata serrò la porla, 
in sai viso a Nerone quando in casa non era Otohe, a 
fusse che volesse tenerlo in desio, acciò nel piacere non 
si saziasse , o vero perciiò non si curasse (come per al- 
cuni fa detto), d' aver per marito Cesare, perchè troppo 
era lussurioso, ma per amante noi rifiutasse. Cadde 
adunque Otone in pericolo di morie, e fu di vero con- 
tro ad ogni aspcllanza, che avendo fatto Nerone mo- 
rir la moglie e la sorella per le nozze di Poppea, per- 
donasse ad Olone. 

XX. Ma ebbe ventura per ^ere amico di Seneca, 

PLUTARCO. — 6. iS 



Digitized by Google 



GALBà 



a persuasione e consiglio del quale fu mandato subilo al 
governo delta Lusìtanta bagnata dall'Oceano, ove trattò 

di maniera que* sudditi che vi fu amalo senza dispiacer 
loro in parte, ben sapendo essergli stato quel governo 
commesso per addolcire e velare il suo sbandeggiamento. 
Ha ribellatosi che fu Galba a Nerone, fu il primo tra' go- 
yernatori delle provIncie a congiugnersi seco^ e racco- 
gliendo quanto aven d'argenterie e di vasi per uso della 
mensa, lo mise in zecca per fonderlo e farne moneta ; e 
donò a Galba i più sufficienti ministri e serventi ch'avea^ 
e me' disposti a ben servire un principe. E dimostratosi 
nel restante fedele, die' saggio d'essere cosi bene inten- 
dente dogli affari di Stato, quanto si fusse alcun altro di 
corte, in guisa tale che per più giorni del viaggio andò 
in una medesima lettiga ^ con Galba; e per cammino 
cercò nel conversare insieme d'acqfuistarsi la grazia di 
Vinio con doni e piacevoli ragionamenti, ma più che 
altro col cedergli il primo grado, con la qual maniera 
guadagnò .sicuramente il secondo liiogo di credito ap* 
presso l'imperadore; ma in queéto sormontò Vinio, che 
non tirò a sè l'invidia, e tutto fistceva di che fusse ri- 
chiesto senza premio, impetrando a tutti graziosa e cor- 
tese audienza^ e i soldati molto favorì , facendo ottenere 
gradi nella milizia, pdr te domandandogli egli stesso in gra- 
zia airimperadore, e parte impetrandogli col mezzo di 
Vinio e di due liberti di Galba, Icelo e Asiatico, di mag- 
gior credito degli altri in corte. E quantunque volle ri- 
ceveva a convito l'imperadore, sempre corrompeva la 
compagnia ch'era di guardia, distribuendo a ciascuno 
de' soldati uno scudo d' oro : col quale atto mostrava 
d'onorare il principe, là dove egli sagacemente com- 
prava la benevolenza della genie di guerra. 

^ /« un wudethM coedbì». (G.) 



Digitized by 



GÀLBA. 227 

XXI. Pensando adunque Galba al successore, Vinio 

gli propose Olone, non senza utile, ma con mercede e 
con promessa che Olone sposerebbe la sua figliuola, se 
Galba per ilgUuoio Io adoUasse e per successore all'im- 
perio. Ma avendo Gaiba dati dì sè sempre palesi iodizii 
di anteporre il pubìico bène al privato, cercava d'adot- 
tare non colui che fusse per essere più gradilo, ma più 
uiile all' imperio romano. E pare a me die non volesse 
fare erede Otone del snapatrimoniò solamente, perchè 
lo conosceva per dissoluto e prodigo, con debito di cin* 
quecentomila ducati. Là onde, ascoltato il parer di Vinio, 
senza risponder nulla, e mansuelamenLc ne rimise ad 
altro tempo la risoluzione, e creatolo per allora consolo 
in compagnia di Vinio, si tenne per certo che ai princi- 
pio deiranno per figliuolo lo adotterebbe e successore 
nell'imperio, si come egli era più che alcun altro desi-, 
derato dagli eserciti. 

XXH. Ma mentre consigliandosi indugiava ancora a 
risolversi, fu sorpreso dalla novella delle ribellate legioni 
di Germania; avvegnacliè tutti i soldati comunemente 
avessero in odio Galba, perchè non aveva soddisfatto alla 
promessa del donativo, ma in particolare allegavano io 
avere allontanato da sè senz'onore Virginio Rufo, e che 
i Galli, i quali aveano con essi combattuto, erano stati 
ben rimunerati ; e per contrario gastigali quelli che non 
aveano parteggiato con Vindice, sì che mostrava di sa- 
per solamente grado a Vindice, e cosi morto come era, 
l'onorava e ricompensava con publiche funerali offerte, 
come se da lui solo fusse stalo imperadore eletto. Spargen- 
' dosi publicamenle in campo colali ragionamenti, venne il 
primo di dell'anno, detto calende di gennaio, nel quale 
avendogli Fiacco assembrali per fare sedendo il costume 
giuramento di fedeltà all' imperadore, essi abbatterono 
le imagini di Galba, e gittatele in più parti, giurarono a 



Digitized by Google 



228 



GALBA 



nome del senato e del popolo romano, e partirono del- 
l'adunanza: ondo i rapi (ani non meno temerono di di- 
sol ibodienza che di ribellione. Disse alcuno tra essi: Glie 
facciamo^ o compagni t noi dod eleggiamo un altro im- 
peratore, e non consertiamo quello che di presente re- 
gna, come se non odiassimo Galba solo, ma ogni allro 
capo e comandatore. Lasciamo da parte Fiacco Ordeonio, 
il quale altro non è che ombra e imagine di Galha; noa 
è lontano Vitelllo , governatore d'unà parte della Qenna* 
nia, più che una sola giornata, nato di padre che fu cen- 
sore e tre volle consolo, e che fu in cn-to modo com- 
pagno di Claudio Cesare nei reggimento dell'imperio: 
la eui povertà, rimproveratagli da alcuni^ è c^rta- prova 
di bontà e magnanimità. Eleggiamolo adunque, o mo- 
striamo al mondo che meglio sappiamo noi eleggere 
l' imperadore, che gli Spagnuoii e i Portughesi non sanop. 
Mentre che alcuni approvavano ed altri rifiutavano qne» 
sto consìglio, un alfiere segretamente partito dal campo 
portò la novella a Vitellio, il quale si trovava in casa 
sua a cena con gran compagnia; ed essendosi per l'eser- 
cito sp£|rsa> Fabio, valente colonnello una legione, il 
primo venne il seguente giorno con gran cavallerìa ad 
incontrarlo, e col nome d' imperadore il salutò: ed egli 
il quale ne' giorni di prima aveva fatto sembiante di ri- 
fiutar cotanta maggioranza e di sfuggirla, quasi della 
grandezza dell'imperio temessov allora trovandosi pieno 
di vino e di cibo usci fuori ,^ e ben volentieri il nome di 
Germanico, che gli dierono_, accettò, non volendo ancora 
ricevere quel di Cesare; e subito le legioni di Fiacco, 
messo in dimenticanza il solenne giuramenta popolare 
tetto a nome del senato, giurarono di prestare ebbe** 
dienza a Vitellio. 

^• 

' È celebra ti goloftUli • ta T«racilh 41 Vitclli0Ì 



Digiti^L.u uy Google 



GALCA.' 229 

XXIU. È cosi fu dichiarato imperadoreìo Geraumia. 

Sentendo Galba quella nuova ribellione, non più pro- 
lungò l'adozione; e considerando alcuni degli amici suoi 
favorir Dolabella, ma la maggior parte Utooe, ninno 
de' quali piaceva a lui, senza consigliarsene con ahrìi, 
mandò incontanente a chiamar Pìsone, discendente di 
Crasso e di Pisene falli prima da Nerone morire, giovane 
ben disposto ad ogni virlù, e pbe die' sempre da natura 
chiaris^mi segnali di modestia e di gravità, E sceso di 
palazEO, n'andò subito al campo per dichiarar Pisene Ce* 
sare e successore nell'imperio: benclic lussc all' uscir di 
palazzo accompagnato da gran prodigii celesti, e incomin- 
ciando per più fiate a recitare, a menie parte dell' ora- 
zione e parte a leggere, altrettante balenò e tonò, ^ tal 
pioggia e nebbia si folta coperse l'esercito e la città tutta, 
che si conobbe chiaro che gl'Iddìi non avevano a grado 
e non approvavano questa adozione, e che non ne suc- 
cederebbe bene. Ancora i solcati col volto mesto dim^o- 
sitavano la lor mala volontà , più che per altro per non 
aver ricevuto il donai ivo ancora. E facevano tutti gli as- 
sislenti meraviglia perchè non polcvano ne dalla voce, 
nè dalla faccia conietlurare in Pisene alterazione per si 
alto benefizio, benché avesse sentimento da poterlo ben 
conoscere. SI come d'altra parte rìconobber molti in fac- 
cia a Olone amarezza e sdegno per vedersi da sì alte spe- 
ranze caduto. Perchè essendo stalo il primo, di cui come 
di più degno dell' imperio s'era parlato, ed essendovi 
stato molto vicino, il non averlo appresso conseguito 
giudicò esser seguo che Galba gli volesse male, e rea 
opinione avesse di lui; onde rimase non senza qualche 
temenza di sè nel futuro: anzi temendo di Pisene, 
odiando Galba, e sdegnato con Vinio, quindi parti ri- 
pieno di varie e diverse passioni. Perchè gl' indovini 
e' Caldei, che aveva intorno sempre, gli ricordavano che 



Digitized by Google 



230 

non abbandonasse e non rifiatasse le speranze, e più 
degli altri un certo Ptolemeo in coi confidava, il quale 

per più riprese gli aveva predetto che Nerone noi fa- 
rebbe morire, anzi morrebbe prima di lui, e sopravi- 
vérebbe egli per essere imperadore di Roma: per la 
qual cagione^ avendo già in parte predetto il vero, non 
dovea vivere in disperanza del restante. Ma più il rin- 
coravan quelli che seco si condolevano e seco sospira- 
vano dell' ingratitudine da Galba ricevuta, i più de' quali 
àveodo da Tigellino e da Nimfidio ottenuti gradi onorati, 
disperando allora e i^abbassati, standogli intomo, l'qpera 
loro gli presentavano, si compiangevano e T incitavano. 

XXIV. Fra' quali era un certo Veturio e Barbio, l'uno 
de' quali era stato prima opzio,* e l'altro tesserarlo; * cosi 
chiamano i Romani quelli che per opera di messi o di 
veditori^ prestano il'mifiisterio loro al capitano: i quali, 
con un liberto d'Olone nominato Onomasto andati in 
campo, corruppero alcuni de' soldati con argento, ed al- 
tri con le speranze, trovandogli già mal disposti e d'al- 
tro non desiderosi che d'occasione. Perciocché se T eser- 
cito fusse stato sano, non saria sialo opera da condurre 
in quattro giorni soli, clie seguirono tra l'adozione e 
r uccisione, la quale successe a' quindici di gennaio; nel 
qual giorno Galba al mattino in presenza d'amici cele- 
brò sacrifizio ; e 'I sacerdote Ombricio, presi che ebbe in 
mano gl'intestini della vittima, disse con parole non ve- 
late, ma palesi, scorgervi segni di gran lurbazioue con 

* Optio era aa laogotcaeiila ti eleggeva ^ tè ad Jacarione , o 
«antarione, per-miniatrodi fatti poblici per poter più agevolmenta iolaadavt 
Égli affari privati. (A.) 

* TeiSerarxo ei a qael solilato che portava la taiaara, daè il matto O '1 
«ootrnegno d«to dal capitano agli altri soldati. (A.) 

'chi mai decide qualche volt» «le! destino degli imperj! Suicepcre , 
èìee Tacito, duo manipolfiirti imperium Pop, &om. tramferendum , et 
IranslukrunU 



Digitized by Google 



GALBA. 231 



pericolo di tradimento da cadere sopra la testa dell' impe- 
radore. Si che parve che gl'Iddi! gli avessero in certo 
modo messo iù mano a tempo Otoae^ il quale era dietro 
a Galba^ inleso a qiìel che mostrava e diceva Ombricio. 
Trovandosi forte travagliato Otone, e mutando per paura 
diversi colori in volto, il liberto Onomasto gli venne a 
dire che eran venuti a casa gli architetti e l'aspettavano; 
ctie era il segno composto fra essi dei tempo nel quale 
dovea presentarsi a' soldati. Avendo adanqne detto m 
che, avendo compra una casa vecchia, voleva andare a 
mostrar certe mura, di cui non si fidava, ammaestri, 
parti tantosto; e sceso per la parte. delta l' alloggiamento 
di Til>erio^ andò in piazza a quella parte ove è la co- 
lonna dorata, a cui vengono a teroHinarsi latte le strade 
maestre d Ualia. 

XXV. Ivi ricevette i primi che '1 chiamarono impe- 
radore, i quali non furon più che ventitré; onde, benchò 
non fusse molle^ come mostrava la delicata corporatura e 
r effeminata natura del cuore, ma airdito pur troppo nei 
perigli e saldo, volle per paura ritirarsi dall'impresa; 
ma i soldati, accerchiando con le spade nude la lettiga, 
e rincorandolo, comandarono a'portatori che l'alzassero, 
benché dicesse ad ora ad ora: Io son morto, e a' porta* 
tori che s'affrettassero: perchò alcuni che '1 sentirono 
quando passò, ebbero più meraviglia che travaglio nella 
mente^ che si poca gente avesse a cosi ardita impresa 
aspirato. Ma nel traversar la piazza incontrò .altrettanti . 
soldati, e poi se gli accostarono altri a tre e quattro per 
volta, che tutti uniti appellandolo Cesare, lo cingevano 
con l'armi sguainate. Il colonnello Marziale, che in quel 
giorno aveva in sorte la guardia del campò, nulla, come 
raccontano, sapendo della congiura, ìmpatirìto e spa- 
ventato da questo caso improvviso, lasciò entrar costoro; 
e come vi furono dentro, non trovarono resistenza: per- 



Lioogle 



232 GALBA.* 

chè qoellì che non sapevano il fòtlo, troTandosi confou 

tra gli altri clie'l sapeano e ne aveano avuto insieme in- 
lelligCQza, a uno a uno, a due a due, seguitarono gli 
altri per paura in principio, e appresso di buona volontà* 
Ne fu subito a GaliMi portata in palazzo la novella alla 
presenza del sacerdote occupalo ancora al sacrifizio: si 
che quelli che non troppo nè virilmente prestavan fede 
a colali indoviuameaii, rimasero da stupore e meraviglia 
ben vinti. Ma eorrendo di piazza al palazzo gran popolo, 
Vinio e Lacone, sguainate le spade, si mìsero in guardia 
dell' iraperadore; e l^isoiic fuori uscito incontrò la guar- 
dia del palazzo. Ma trovandosi la legione schiavona fuor 
del campo alloggiata nella loggia di Yipsanio, fu mandato 
Ilario Celso, persona di gran bontii, a riteneila in fede. 

XXYI. E stando Galba infra due dell'uscir fuori, Vi- 
nio non voleva, e Celso e Lacone nel consigliavano in- 
aino all' usare ingiuriose parole centra Vinio che nei 
divertiva* Scorse appresso voce essere stato morto Otone 
ìli campo, e non guari dopo fu vedalo Giulio Altico, uno 
de' più stimali della sua guardia, alzare la spada nuda e 
gridare die aveva ucciso egli il nimico di Cesare; e so- 
spintosi tra la kùùie delie guardie di Galba, gli mostrò 
sanguinosa la spada. Ed egli^ affissandogli addosso gli 
occbi, rispose: Chi te'l comandò? e replicando costui: 
La fede e '1 giuramenlo che feci di fedellà: alzò la turba 
le voci, e con lieto rimbombo disse che aveva ben latto. 
Quindi ontrato Galba in lettiga si faceva portare per sa- 
crificare a Giove e mostrarsi a' suoi cittadini. Ila entrato 
die fu in piazza, spirò vento tutto contrario, e portò il 
vero che Olone era signor del campo e dell'esercito. E 
Qome suole av venire tra gran popolo, gridavan questi che 
tornasse indietro, e quelli che procedesse più oltre; que^ 
sti che avesse cuore, e quelli che pensasse a difesa. Es- 
sendo adunque la lettiga or iudietro or innanzi sospinta 



Digili^L,u 



GALBA. 



in gran tempesta e spesso stando per cadere, compari- 
rono alcuni cavalieri, appresso fanti dalla parte del pa- 
lazzo di Paulo/ i quali ad una voce gridavano: Fupri, 
fuori il privalo. Allora corse il popolo^ non a guisa di 
^ente sparsa In fuga, suso alle logge e a*lùoghì più rile- 
vati di piazza, come per vedere qualclie spettacolo. Al- 
lora avendo Attilio Sercellone^ abbattuta una delle statue 
di Galba, dierono gli allri quasi pf*incipio di manifesta 
guerra, dardi afla lettiga lanciando, e non l'avendo affer* 
l'ato, s'appressarono con le spade nude senza trovare di- 
fesa 0 resistenza che d'un solo, il quale vide il sole in 
quel giorno tracotante decinedi migliaia d'uomini degno 
deir imperio romano. Questi fu Sempronio {udistro ' ca- 
pitano di cento, il quale non aveva ricevuto alcun bene* 
tìzio particolare da (lalba, ma solo per debito d'onore e 
per lo giurameolo di fedeltà ristette intorno alia leitiga 
per soccórrerlo; ed alzando da prima i^n tralcio di viie^ 
col quale usano simili capitani battere l'errante soldato, 
gridava conlra quelli che gli venivan conlra, e gli pre- 
gava a non fare oltraggio al loro imperadore. Essendogli 
infine venuti a dosso^ fece gran tempo difesa^ inflno a 
clie gli fur tagliati i nervi sotto 'ì ginocchio e cadde. 

XXVH. E la lettiga fu abbattuta per terra in quella 
parte che s' appella il lago Cui zio/ e Galba rovesciato in 
terra disteso e armalo di corazza; e mentre i soldati * 
avventatiglisi alla persona menavano più colpi, egli ior 
porgendo la gola altro non disse: Cosi fate pure^ sé cosi 
è'I meglio pel popolo, romano. Infine^ dopo a più ferite 

< Della batilica di Paolo. {C.\ 

• Virgilione. Tacito. (A ) 

* Tacito lo nonrint 0mmp. (A.) ' 

^ È a kfgierri il bel patto ò Tacito» che iiwoauiMA s e m rf i p i i i or- 

matorikm ogmine, vexUluriui comilantii Galbam eohoriU He,, • Snitco: 
3lajor privalo visus dum privaku fmì-g H omnium eoniMifii eapax Im- 
perii, nifi imperatteL 



Digitized by Google 



GALBÀ. 



nelle gambe e nelle braccia, fu scannato (come dicono i 
più)da un cerio Camurio della quindicesima legione, allri 
raccontano da Terenzio, altri da Arcadio, ed altri da Fa- 
bio Fabaio: di cui è fama che, avendogli la testa (agliata, 
nel manto l'inviluppù per non poterla, perchè era calva 
tutta , altrimenti pigliare. Di poi non lasciandogliela lener 
coperta i compagni^ .perchè fusse palese si bell'opera^ 
rinfìlzò in punta d'una lancia^ e vibrando in alto la te- 
sta di questo povero \i'('chio, che pur fu principe mo- 
deralo, sommo ponlefìce e consolo, discorrevano in que- 
sta e in quella parte a guisa de' Baccanti, rimutando spesso 
. e crollando la lancia tinta di sani^ue, che cotava infino a 
terra. Otone, portata che gli fu la testa, raccontano che 
gridò alto e chiaro: Non è nulla questa; mosli aterai, o 
compagni, la testa di Pisone. La quale non guari dopo 
gli fu altresì presentata. Perchè fuggendo questo giovane 
ferUò e perseguitato, fu ancor egli in fine ucciso da un 
certo Marco * appresso al tempio di Vesta. Fu uiorto per 
simile maniera ancora Vinio, che confessò palesemente 
d'essere stato consapevole della congiura conlra Galba, 
e gridava se l'uccidevano^ che sarebbe contra la volontà 
d'Olone. Nondimeno i soldati, spiccata la testa dal busto 
di lui e di Lacone, la portarono ad Olone, domandan- 
done rimunerazione. Ma come dice Archiloco: 

Se giaccion selle soli in terra morU 
Diranuo mille d' esser gli uccisori. 

Cosi allora molti, che non avevano in queste morti 
parte, bruttando le mani e le spade di sangue, ne face- 
vano, per averne guiderdoni», la mostra , porgendo me- 
moriali ad Otone. E ne furon trovati poi cento venti tra 

le scritture publiche: i eguali fece dopo Vitellio ricer- 

« 

* Altri fl aomiDioo jrwo. (A.) 



6ALBA. 



235 



care e morir tutti. Venne Mario Celso ni campo; e ac- 
cusandolo molti die avesse persuasi i soldati a portare 

a GalLa soccorso, gridava '1 popolo che 1 facesse morire. 
La qaal cosa non voleva fare Olone, ma di contradiro 
apertamente temendo^ rispose non convenirsi farlo si 
tosto morire, perchè aTOTa segreti in sò, che doTOTan 
prima sapersi da lui. Comandando pertanto che fusse 
Jben legalo, lo dio' in guardia a'suoi amici più conlìdenli. 

XXViU. Ciòiatto, fu subitamente chiamato il senato, 
OYe, come se fussero gli uomini diventati tuti' altri o 
ayessero altri dii, convennero in uno e gìuraron fedeltà 
ad Olone, quello slesso giuramento che non aveva egli 
ad altri mantenuto, e gli donarono il nome di Cesare e 
d'Augusto, mentre che ancor giacevano in piazza quei 
corpi tronchi ammantali di ròbe consolari. E quando 
delle teste non seppero più che farsi, restiluhron quella 
di Vinio alla figliuola per prezzo di dugciicinquanta du- 
cati; e quella di Pisene impetrò la moglie con preghi da 
un cerio Veranio. Ha quella di Galha* donarono agli 
schiavi di Patrohio e di Vitellio, i quali^ dopo averle usato 
tutti gli scherni e gli oltraggi del mondo, la scagliarono 
infine ove si gittano i giustiziati da' Cesari. Nominasi il 
luogo Seslerzio. Fu il corpo di Galba per concessione di 
Otone levato da Prisco Eividio^ e fu di notte seppellito 
da Argio suo liberto. 

XXIX. Tale è la storia di Galba, uomo che in no- 
biltà e ricchezze non cedeva a molti Romani; ma in 
tutte e due insieme fu il primo de' suoi tempii essendo 
sotto cinque Imperadori sempre vissuto in onore e ri- 
putazione, in guisa tale che più con la buona fama che 
con la potenza abbattè Nerone. Perciò che tra quelli che 
aspirarono allora ali' imperio, alcuni non trovaron per- 

* La moglie feronfo €0» preghi. Ma qwUa 4i Gafto M* (C.) 



Digitized by Google 



230 GALBA. 

sona che ne gli riputasse degni; ed altri se m giudica- 
ron merìteToli da sé stessi : là dove Galba vi fa chiamato 

e ubbidito come imperadore; e prestando il nome mìo 
all'ardire di Yiodice, quel movimenlo e quella noviià, 
chiamala prima ribellione, fece diventare guerra civile^ 
poiché la sua setta^s' avvenne ad un capo stinkato degno 
dell' imperio. Onde facendo ragione non tanto di pren^ 
dere per sè gli alTari dtdl' imperio, quanto di donar se 
stesso agli affari, commise fallo nel voler comandare 
assoldati guasti dall'adulazione di Tigellino e di filimft- 
dio, nel modo usato anticamente da Scipione, da Fabri* 
zio e da Camillo verso i Romani di quel secolo. E fon* 
dato sopra la vecchiezza/ fu sincero imperadore secondo '1 
buon costume antico^ quanto appartiene all'armi e agli 
eserciti Ma nel restanle lasciandosi guidare agli appetiti 
di Vinio, di Lacone e de' suoi liberti, che tutto vende- 
vano (come fe' Nerone, che si die' in preda ad uomini 
del tutto insaziabili), non lasciò alcuno che desiderasse 
il suo governo,, ma ben molti i quali di sua morte eb- 
bero pietà.' 

* E benché di$ fatto dalla vecchiezza. (C.) 

' Qntodo poi Otoii« si gccite, fn aoclit piiblittnowiitt onortta la m«* 
ttorta Oalkft. Alimra, dìcè TmìI», pvpniui eum huru »9 fhribm GwSèm 
imogimt eireum tmpla iwiH^ conytHit in moimn kumUi foronìi, in»!» 
laewn CurHij qwm loewn GaWa morimt iw^iim {«/«cerai. 



Lioogle 



437 

0"t ONE.* 



SOMMARIO. 

L Otono enlrain possesso delia dignità imperiale. — II. Fa morire 
Tigeltioo. — III. fn grazia del popolo piglia il Dome di Nerone. 
Baoqueta la sedizione della diciassettesima coorte. — IV Scrive 
a Vitelli© , e risposta cfie ne riceve. Funesti prodigi. —V. Muòve 
CODIVO i luogotenenti di ViteUki. Insolenza de*Soldati delle due 
parti. — VI. Nel primo scontro queid' Otoèe sodo vincitori. — 
VII. Agguato de* Vitelliani riuscito a vuoto. ^ VIII« Olone è 
consigliato da* SQoi capilani ad indugiare la pugna. — IX. Egli 
s'attiene al contrario partito, e per quali cagióni. X. AttÌ* 
aaglia tra I due eserciti. — M. Otone comanda a* suol luogo- 
lenenti di attaccar battaglia. — XII. Cagioni delia disftlta del 
suo esercito. — Xlii. Questo manda ambasciatori al irlnd- 
lore a trattar di pace. — XIV. Grande carnIGcina seguita in 
quella battaglia. — XV. AfTezione grandissima dimostrata dai 
soldati a Otone. Sua arringa. — XVI. Licenzia I senatori e gli 
amici. — XVil. Si uccide. Onori funebri rendutlgil da*soldatl. 
— XVilI. Questi giurano fedeltà a Vitellio» ed ottengODO per- 
dono.*- ' . . 

Dacier pone I' inalsampiito di Otone all'impero nell' anno 4019 del mondo, 
primo dell'Olimpiade CXII, i>2i di Roma, 71 dopo G. G. 

I nuovi edtt. d'Amyot clitodioiio la durata di ^«ita vita di Otooc tra il TStr 
all' m di noma, 68 dall* era «olgart. 

I. Il novello impcrndoro, allo schiarir del giorno se- 
guente asceso in Campidoglio, sacrificò; e fatto chiamar 
Mario Celso^ io salatò ed accolse corlesissnnamente pre* 
gandoìo a dimenticarsi più tosto la cagione di sua pri- 
gionia . che a ricordarsi della liberazione. E con generosa 
e sensata risposta avendo replicato Celso, che la colpa 

* Seguita quasi li namiiMe madciiiDa, che nella vita di ^alba, niid* 
•(Mfeltarflii «kt I' «ai fila • P ém litM porsinai d' «na ntMna iatorit. 



Lioogle 



238 



OTONE 



appostagli faceva fede quali fassero i suoi costumi (per- 
chè fa accusato d'essersi dimostrato fedele a Gaiba^ a 
CUI per nìana grazia riceynta restava debitore), piacque 
hi proposta e la risposta a tutti gli assistenti, e i sol- 
dati la lodarooo. Dopo aver latto in seoalo parole popo- 
lari ed umane « dipartendo il rimanente Aéi tempo del 
suo consolato, ne concesse parte a Virginio Rufo; e a 
tulli i chiamati al consolato da Psorone e da Galba 
conservò c confermò la dignità: onorò de* sacerdozii i 
più vecchi e riputati senatori; a' senatori da Nerone 
cacciati y e tornati alla patria sotto Galba, restituì tutti i 
beni che potè ritrovare non essere stati venduti. Là 
onde i principali e migliori cittadini , tremanti prima di 
paura che non uomo, ma una furia o spirito maligno 
fiisse venuto ad usurpare V imperio di Roma, ne furou 
lieti ollremoido per la buona speranza dell' incominciato 
imperio quasi ridente. 

II. Ma nulla più fe' gioire i Romani, e nulla più gli 
acquistò la benevolenza universale, quanto il gastigo di 
Tigellino ; il quale ben soffriva continova pena dal ti* 
more di' àvea di quella punizione , che come dovuta 
alla Repubblica domandava tutta la città, e dalle incura- 
bili infermità del corpo che T affliggevano. £ benché le 
persone più prudenti stimassero estremo supplizio da 
agguagliarsi a molte morti, i suoi amorì empi e abo- 
minevoli con donne disonestissime ed impure, per cui 
la dissoluta sua concupiscenza focosamcnle ardeva , an- 
cor che co' denti tenesse r anima; nondimeno sentì van 
noia molti che uomo si scelerato vedesse il sole dopo 
a tanti e tali, che a sua cagione noi potevan più vedere 
essi. Mandò adunque Otonc a cercarne, che soggiornara 
a sue possessioni vicine alla città di Sinuessa,^ ove te^- 

* N«Ib Campaoia. Di Tig«UÌM t dl^llf morto aalabili le paroU 



Digitized by Google 



OTONE. 239 

nera fregate presle alla marina per dileguarsi a un tratto, 
se vuopo gli ne venisse. Egli studiò primieramente di 

corrompere con molto argoiilo il mandalo , acciò lo la- 
sciasse scappare, e non 1' avendo pjTsuaso, gli fece ad 
ogni modo larghissimo dono, pregando che T attendesse 
almeno tanto che si radesse la barba, e concedendo- 
gliene colui, preso con mano il rasoio, si scannò da se 
stesso. 

III. Cosi avendo Cesare donato giustissimo contento 
al popolo,' non fe' alcuna vendetta di nimicizie piìrtico- 
lari ; e in grazia del popolo non rifiutò do prima il nome 
di Nerone, col quale fu ne' teatri chiamalo ; e avendo 
alcuni alzale in publico certe imagi ni delio stesso Ne- 
rone, ve le lasciò stare. Anzi scrisse Claudio Rufo * essere 
state portate da corrieri lettere in Ispagna, nelle quali 
era accoppiato questo nome divino di Nerone' col suo 
suo vero d' Olone. Accorgendosi nondimeno che i prin- 
cipali e migliori di Roma V aveaiio a male , cessò 
d' usarlo. Avendo in tale stato Otone ricevuto impe- 
rio, ebbe da prima molte noie da' soldati, i quali ad ora 
ad ora gli dicevano che non si fidasse, tenessesi in 
guardia, e non lasciasse appressarsi uomini di qualità, 
0 perchè veracemente temessero per amore che gli por- 
tavano, 0 tal pretesto cercassero per turbar- tutto, o 
rinovellar le guerre. Perciochè, avendo egli spedito Cri- 
spino con la diciassettesima coorte per laro alcuni pri- 

l 

ai Taeìlo: Sophenim Tig$tKmu, obtewrit parenliÒM, fwia p«érfll«, Ini- 
pudieu Mficeto, fte. «te., fino a qaello : aeupio apmà SimtUumtu M^um 
tupremm iMMMitalIt iwhIIo, tnler stupra concuÒimarwn , ef oteula H 
deforma morata seetii novaeula faueibutf infanta^ vitam fmdtnii 9tiam 

fxUu tero et inhonetto. 

' Il nu<iern e il Dacier sali' a«torìtk di Giofto Liptio noUao doTCrsi 
leggere Cludio invece Hi Claudio. 

* Il oonaa di un mostro, della cui morte egli stesso, e per troppe ra- 
gtooì, ■?•• motlnto allcgraini ! 



Digitized by Google 



.240 



OTONB. 



gionì^ e neirapprestarsi costui ^ di notte facendo metter 
1^ armi sópra carri , i più arditi gridaron tutti che Cri- 
spino si raggirava per la mente pensieri non sani^ e che 

il senato ordiva novità, e portarsi 1' armi non per Ce- 
sare ma centra Cesare. Le quali parole svegliarono e 
punsero al yìwo molti, in tanto che mìsera certi le mani 
a' carri per arrestargli, ed altri uccisero di fatto due 
capitani di cento c Crispino sti\sso ; e liilli ad una voce 
invitandosi 1' un T altro a portare aiuto a Cesare, pre- 
sero il camino verso Roma. E sentendo aver Cesare a 
cena sìsco ottanta senatori, s' addrizzarono al palazzo di- 
cendo esser venuto il tempo di dar morte insieme à 
tutti i nimici dell' imperadore. La cillà si riempiè subi- 
tamente di gran confusione aspettandosi d' essere incon- 
tanente saccheggiati ; e cetrendo qua e là in palazzo la 
gente, mìsero Otone in grave dubbiezza: perciiè temendo 
egli per gl'invitati, scorgeva in ogni mudo che teme- 
vano di lui, e senza favellare tremando tenevano lo 
sguardo ^^^o pur sopra lui, e tanto più che erano al- 
cuni venuti al convito con le mogli. Inviò adunque ad 
un tempo i capitani a' soldati che con essi trattando ve« 
dessero d' appacciargli; e d'altra parte, fatti levar da 
mensa i gentiluomini, gli fece uscire per postierla se- 
greta ; e di poco eran partiti, che entrò furiosamente la 
gente armata in sala, domandando quali fuèser quelli 
che s' eran fatti nimici di Cesare.* Egli subitamente leva- 
tosi, con umane parole e preghiere gli raddolcì infino 
al versar lagrime dagli occhi, con le quali a gran pena 
gli rimandò. E avendo il giorno seguente distribuito a 
nome di donativo centoventicinqae dncati per tesla^ entrò 
in campo, pve lodò tutti universalmente. della benevo- 

' Per ricondurgU da Oiiia la dicia$i9iteiima coorU, nell'appre^ 

ttarti cottuiec, (C.) 

' Dove fotsero i nimici di Cesare. (C) 



Digiiized by 



OTONE. 241 

leniia e prontezza che gli aveano dimostrata , ma aTeme 

alcuni pochi tra essi, die soito prclcslo di bene eran 
cagione che fusse calunniata la sua modestia e la lor 
jtèdeUà e ooslanza; e però gli j^i^ava che seco se ne 
yelesser ri^eotire e gasiigarglk ÀppròVando tutti il siìo 
dire, e dicendo che 'l facesse. Olone, fatti prendere 
duci soli, del cui gasligo non si sarettbe alcuno degli, 
altri sdegnato, fe' quindi pailiMiza. 

iV. Quelli &aoi ooornLeuti che l'amavano lacevan 
meravìglia dì questa mutazione : altri giudicavano eaaer 
necessario che cosi facesse, acconìoJaadosi al fcmpo per 
acquistarsi la benevolenza a cagione della guerra sopra- 
stante; chè già perla novella v'avea die YitelUo s' era 
arrogalo dignità e autorità d' imperadore ; e- d' altra 
parte volavano coulinovamente corrieri , che le legioni 
di Pannonia, di Dalmatia e di Misia aveano in compa- 
gnia de' lor capitani eletto Olone : e vennero appresso 
lettere amicabili da Muciano e dai Vespasiano^ l'uno 
de' quali era in Soria» e l' ahro in Giudea con poderosi 
eserciti. Sopra coi conndato scrisse a Vilellio, confortan- 
dolo a prendere impresa non più alla che si convenga 
a semplice capitano, die gli donerebbe olire a' tesori 
una cktà, nella quale potria menane . lieta e giocondis^ 
sima vita in riposo. E Vitellio gli riscrisse quetamente 
da prima dissiniulaiido, di poi inaspriti si scrissero 
1' un r^ltro lettere piene di maledicenze e di villanie, 
rimiMroverandosi non falsamente/ ma fòllemente e da 
muover rìso, i vizi! eh' aveano; perchè non si polria 
raccontar di leggieri quale d'essi fusse più ne* piaceri 
perduto, più effeminato, più inespei to del mestier della 
guerra^ più povero, o più indebitato ne' tempi avanti. 

* Plutarco, che qoi cooconla eoo Tacito, non tocca una circoslania ila 
lai accennata : Intidiatoret ab OtkoM in Germantam^ a Vilellio in urbem 
mièti. Utrisque f(utlra fuit. 

rLUTABCO. — 6. i 6 , 



242 OTONE. 

Raccontandosi allora più prodigi e più apparìztoDi, il 
più delle quali furono voci incerte , non avverate da al- 
cuno; vero fu che trovandosi in Campidoglio una ima- 
gine di Vittoria sopr^ un carro, vider tatti che si lasciò 
cader di mano le redini ^ eomà non più ritenerle potas- 
se. E nell'isola di Roma circondata dal Tevere um 
statua di Caio Cesare, senza antecedente tremupto o 
vento, si rivolse da Occidente ad Oriente. Il qual caso 
imojatano essere avvenuto in quel tempo che Vespa- 
siano palesemente Incominciò a prendere sopra sé gli 
affari. E vi ebbe ancora molti che presero per tristo 
segno l'accidente del Tevere. È vero che era la stagione 
nelia quale più che in altra sogliono empiersi i fiumi, 
ma non aveva iunanzi sbalzate l'acque, né ricoperto e 
guasto tanto di paese come tèee traboccando dalle ripe, 
e inondando gran parte della città, e principalmente la 
piazza ove vendono il grano, per cui fu Roma per più 
giorni stretta da gran fame. 

V, Ha quando venner novelle che decina e Valente, 
capitani di Vitelllo, avevan già occupati i passi deD' Alpi , 
e Dolabella, gentiluomo nobile, porse sospetto assoldati 
pretoriani che non ordisse segreta novità; Otone, o 
perchè temesse di iui^ o d'altri, lo mandò alla città 
d' Aquino, assicurandolo d' ogn' altro male. E scegliendo 
persone dì qualità per menar seco, mise fra questi Lucio 
fratel di Vitellio, senza accrescergli o scemargli in parte 
r onore che godeva, e di più si prese cura d'as^curar 
la moglie & )a madre di Vitellio, acciò non vivessero 
in timore; e lasciò- a guardia di Roma in sua assenza 
Flavio Sabino fratello di Vespasiano, o fusse che '1 facesse 
per onorata rimembranza di Nerone, il quale altra volta 
gli die' il medesimo grado che appresso gli fu tolto da 
Gaiba , o pure per, mostrare a Vespasiano die V amava 
e confidava in lui. Egli rimase addietro in.Brixilo^ città 



Digitized by 



OTONE. 243 

d* Italia posta sopra Po, e mandò innanzi l'esercito sotto 
la condotta di Mario Gelso , di S^iretoaio Paulioo, di Gallo 
6 di SpurìaSy uomini fàmosi, ma che non potevano ma- 
neggiare i-publlci affari co'lorpropri discorsi^^om^arieoo 
voluto per l' insolenza e soverchio ardire de* soldati : 
perchè non volendo ubtùdire agli altri capHani, dicevano 
all' imperador solo convenirsi il comandare. E non era 
parimente sano del tutto l'esercito ide'nimici> nè' HUl* 
neggiabile da' capitani , ma furioso ed arrogante per la * 
medesima cagione. Aveano nondimeno vantaggio, che 
sapevano ben combattere, erano avvalorali, e per lun- 
gh' oso addorati non fuggivano le fatiche. Ma i soldati 
pretoriani di Roma erano molli , nutriti nèU' ozio , e in 
lungo soggiorno senza guerra, e lungamente vissuti tra 
giuochi e spettacoli ne' teatri, e con insolenza e vanto 
volevan far credere al mondo che .sdegnassero i coman- 
damenti de' capitani, come se fossero troppo degni per 
fargli , e non troppo molli per reggere alle fatiòhe : él 
che quando Spurina volle costringergh, mancò ben poco 
che non ne perdè h» persona : noo rispiarmaron già pa- 
rola* alcttna ingiuriosa e sopercbievole» appellandolo in- 
fine 4radit<»re, e rimproverandogli che faceva perdere > 
a Cesare le occasioni di ben fare : altri ubriachi vennero 
a mezzanotte al padiglione, e domandaron da spendere 
in viaggio per tonfarsene a Cesare, a cui volevano a<^ 
rasarlo. 

VI. Ma un rtmpro veramente lor fatto appresso a 

Piacenza dagli avversarli intorno a questo tempo, giovò 
non poco agli affari loro presenti, * e a Spurina. Acco- 
standosi 1 soldati di' Viteilio alle mura, UM)tteggiaron 
que' d' Otone ritti appresso a' merli , «ppdlandogU i 
belli slrioni e danzatori di moresca, che non avevan 

« JfKfl/fori^riWJiK. (C.) 



Digitized by Google 



1144 



OTONB. 



veduto mai altro che giiioclii alia maniera de' Pizii e 
degli Olimpii, guerra, falli é* arme, e iMUagke oon già ; 
e che alimaTano aver fatto gran prodezze per aver 
tronca ìa iesla ad un povero vecchio dìsarmafo ( inten- 
dendo di Gnlba), ma non avrebber già cuore di presen- 
tarsi in campo aperto a combattimenti e battaglia eoa 
nomini. Dalie quali ingiariose parole (auto arrosiarooo 
e sfavìllaron di sdegno, che si gitlatono iBOontaeule 
a* piedi di Spurina/ e 'l pregarono che comandasse pur 
loro perchè non rifìutcrebber pericolo e fatica, per grande 
che (asse. Ed essendosi 4ato fortissimo assalto alle mura 
con molti ingegni r macchine, qne* di Spurioa vinci- 
(oH rispinsero con grand' nccisiene gli ay versarli , sal- 
vando um delle più famose e più doride cillà d" Italia. 
Erano inoltra i capitani Olone più graziosi nel trat- 
tare con le città e co* privati ^ che non erano i Viteir 
fiani; Cecina tra gli 9Htì non ave^a lìè YOee, nè pi«« 
sènza da piacere al popolo, anzi odiosa e strana; era 
grande di slatura, e con braconi e con maniche lunghe 
alla fr^zese,. parlava agli altieri e capitani romani,' e 
séco aveva la moglie sopra un bel cavallo aecnoipagnata 
mmpre^ìa una torma di cavallai seeltì. E Fabio Valente, 
l'altro, non avevao mai pollilo riempiere (si era avaro) 
nè le prede fatte sopra i niraici , nè le rapine fatte agli 
amici , oè te corruzioni de' confederati : anzi pareva x^ho 
per questo marciasse lentamente per arrivar jdopo al 
primo eoffibattimento. Nondimeno altr! ^nne la colpa 
a Cecina, che s' affrettò di venire a battaglia prima che 
arrivasse il ciompagno per avere egli solo l'onore della 

' * 8f»iiriaa a? r«1>b« vaKito «Kfeiulerri étnité le mar* : ««e ita fralo. 
tia$ ealMv, et wntU wéiUmHm i tum fmmk 4qmMèmv9t9tétiù tmitnitmt 

tikjicere. Cosi Tacito, il quale otrrt ^0 i soldati non si Ucero gi)i 9 
pregarlo di coadurli fuori, ma si mossero come sfreaaCi , • !• CMtrjiMéro • 
a^oirli, accasando di tradimanto \% «m finideoM. 

* Tacito dice fo^fot. ^* ^ . ^ 



Digitized by Google 



vittoria; e fu cagione che, olire ad altpi fpAli.leigieri» 
Teoimro gli eserciti atte' mani faor eli tempo e éi sia- 
gtone : sensa.ehe combattendo men generosamei^te che 

non doveva, per poco che non fece perder tulio. 

VII. Perchè, quando Cecina rispùUo da Piacenza si 
riiird^ Qreoiona^ attra ciUà felice e grande» Addìo tìailo^il 
|MrliMiiièssó.al soèeorso' di Sporica assediato id Piacensa^ 
quando senli per via essere i Piacenlini restali superiori, 
ed essere in pericolo que' di Cremona, là rivolse l'eser- 
cito^ e s'accanopò a vista.de' niniici; e di poi gii altri 
cq>itaoi privati d^ aaarparte e d'altra Teooero al soccórso 
del Yor generala. Ma adendo Cecina messo uo guato di 

anolli fanti ben' armali in Iuo*zhi aspri e selvosi, cuuiaiidù 
che marciasse innanzi la cavalferia, e se i nimici venis- 
sero ad incontrargli, si ritirassero a poco a poco co^ 
seÉibiantM di taga, sin che nell'agguato gli coDcJueessero. . 
Ma traditori lo scopersero a Celso, il quale eo'più forti 
suoi cavalieri trascorse olire, ben guardandosi di non 
cacciargli a tutta briglia: anzi circondò il luogo deli' im- 
koscata, e boa seoza traràglio de-' oimid scoperti mandò 
a eèiamar dal campo ia-footeria; e cr^iiamo, ser fusse 
In tempo arrivata, che non si sarla salvalo pur uno 
de' nimici, ed aria tutto l'esercito di Cecina fracassalo 
ed ucciso, se avesser secondata la cavalleria. Ma esseudo 
troppo tardi arrivato Pauiino al soccorso per aver mar* 
ciato lentamente, ebbe colpa d' aver mfiqcatp al debito 
di buon capitano, coni' aveva nome, per voler usare 
soverchia sicurezza.' Anzi molti soldati gli dier nome di 
traditore^ irritandogli contro Olone, e di se slessi ailie>- 
raineote parlando, come quelli che quanto a sè av^van 
tfftto, e per codardia de^ capitani esser soeceduto elie 
'non godesse piena ed intera viiiuria. Ma Olone non 

' Anche Ttdto lo ji»la di fOTcrcbUMatel^, ctgiooe ìà molti tbagla. 



Digitized by Google 



246 



OtOIIK. 



tanto confldava in essi, quanto voleva mostrare di non 
diffidare, Blaodò per tanto il suo fratello Tiziano al campo^ 
e Frodo jimestro di palazzo, il quale ave^a in eflMo 
¥ autorkà suprema di comandare, e Tiziano il titolo solo 
di luogotenente dell' imperadore per apparenza. Celso e 
Paulino seguivaao appresso col nome solo di consiglieri 
e d'amici, ma non ayeano né potenza aè autorità ne- 
gli aflàrl/ Non erano d'altra patte gli avrersarii in mi- 
nor confusione, e più degli altri le legioni di Valente. 
Perchè quando fu portata novella del fatto d' arme se- 
guilo intorno a quell'agguato, seco si sdegnarono dei 
non ejssenrisi troviate; e non ayer potuto difendere tan- 
t' nomini die vi perirono : si ohe dopo a moHo brigare 
in quotargli e contenergli, che volevan ferirlo^ dileggiò, 
e andò a congiungersi con que' di Cecina. 

Vm. Otone, arrivato al suo campo a Bebriaco/ città 
piocioladà Grempna non lungi^ tenne co' capitani consi- 
glio se si dovea combattere. Tennero -opinione Predo 
e Tiziano del si, avendo i soldati pronti e ben disposti 
per la fresca vittoria , e cbe non era bene lasciar raffred- 
dare r ardire dell' esercito, e stare attendendo cbe tomi 
Vitellio di Frauda. Disse Paulino avere ì nimici tutte le 
forze presenti con le quali speran di combattere, e nulla 
mancar loro : là dove Otone aspettava altro esercito di 
Misia e di Pannonia non minore di quello che aveva 
presente, se vorrà «scor egli aspettare 11 suo tempo, 
e non sefrvire atte opportunità dd nimico. £ se ^ao 
di presente i soldati ben disposti in minor numero, con 
più forte ragione saran più pronti, quando aranno più 
compagni^ e combatteranno con maggior .vantaggio, fi 
senza questo il prolungare giovava loro> che^ avevano 

* Àaéf t^m Pliilarw m trm pira tante iF tintio eoa Tacilo. 

* Sfotetiìo 4ieo BtfrltfM, o i letti aiisliori di Mio MHaeo, oggi 



Digitized by Google 



OTCMIB. 247 

abboodaoza di tutte le vettovaglie; là dove il tempo por- 
torditbe a- nifliial ia terrea aknico mancanza di tutti ì 
beni needssarìi* Mario Celso approvò questo consiglio di 

Paolino : Annio Gallo non era presenie per essersi riti- 
rato a curarsi d' una caduta da cavallo; ma avendogli 
scritta Olone, rispose ancor egli che teneva opinione 
esser niegiio il non affrettare, e che s' aspettasse r eser- 
cito di Hisia, eh» era ^ià per via. Nondimeno Otone 
non s'attenne a questo^ e vinsero i consiglieri della 
battaglia. 

IX, Di cui più cagioni 1' una sopra Y altra s* allega- 
ne; la principale si fu che i soldati pretoriani, che son 
la guardia ordinane ddl' imperadore , provando allora 
in fatto qual fusse la vera professione di soldato, e però 
desiderando tornare ai soggiorno di Roma senza soffrir 
Isitiche di guerra, per vivere lieti tra giacchi e feste, 
dnmandayano con tale affetto la battaglia, che non pote- 
vano contenergli, come se alla prima scorsa avessero a 
portar via di peso i ni mici. E per mio avviso non po- 
teva, più Olone soffrire l' incertezza del futuro > nò so- 
Mnere il travagli(d di pensare a tutt' ora a si gran peri- 
colo, si era delicato e non avvezaio a portar pena: là 
onde, lasso e stanco per tanto pensare, si lanciò quasi 
a ocelli chiusi da alto precipizio tulio alla ventura git- 
tando. E questo soleva raccontare Secundo oratore^ che 
pà segretario d' Otone. Poievasi sentir dire ad altri che 
ambiduoi gli eserciti ebbero più consigli , e talora vo- * 
lontà d' unirsi in un corpo, e di comune consentimento^ 
se poteauo, eleggere tra cotanti capitani presenti il mi- 
gliore, e se no, chiamato il senato, rimettere in lui 
r elezione dell'imperadore/ E non htvLOc del verisimile, 

* Questo poteft «Mere il sentimento di aloui pMbi • pià tìnidl • piè 
MBMli 'f a«gU «Itri, SMondo Tacito, fu hw di? én». . 



Digitized by Google 



OTOIIB. 



che Doa essendo nò 1' uq nè i' aUro de' due eiiiaiaaU 
aU' imperio giodicalcne aasoliitameiite ^nov 8<»?fe- 
lusserò cotali pensameati ag nati! sperrmenfati e pra- 

denti soldati rooìani. Perchè era allo odiosissimo e strano, 
che le liiisei'ie le quali avevan fatto soffrire i cittadini 
gii uni agii aJtri a tempo di Siila e di Mario, e appresso 
di Cesare e di Pompeo, Tolessei^a or palire per Vitetlio^ 
econcedergli rimperio perchè potesse meglio soddisftirò 
alla gola e all' ebbrezza ; o per Olone perchè potesse 
con più agio vivere tra le sue usale morbidezze e la 
sua sfratata kis6iiria« Questa era la cagiooe che Celso * 
movea a prolungare, sperando che senaa guerra e ht 
tica potessero gli affari loro accomodarsi ; e che fece pa- 
riment(> affrettare Olone per paura ch'avea di simile 
accidente. 

X. Ma nel ritirarsi a Brinilo commise altro fatto, * che 
BOD.8<rfo privò i suoi della reverenza e M desio d'onore- 

ehe diitìosiravario, lui presente; ma meiiaiKJo seco i più 
forti e più pronti cavalieri e fanti per sua guardia, 
troncò quasi i nervi alla forza di quel corpo unito. Sue- 
eease in quel tempa nn abbatitmenta sopra '1 Po^ ciiè 
i^ricaBdo Cecina un ponte, e volendo que^ d^Otone^ 
con l'armi iiupcdirlo e nulla oprando, misero in bar* 
cbelte materia secca con zolfo e pece, e messovi enlro 
ftioco^ le laseiaroa guidare alta eorrénte. Si levò sut^ta- 
. mente un vento, il quale, aocesa Y apprestata mMeria, 
portò la fiamma a'niraici : da cui si levò primieramenle 
gran fumo, e segui appresso ifuciidio , il quale trava- 
gliò in guisa i lavoranti sopra le barche^ die lanciatisi 
nel fUroe, roveeciaróno i vaselli^ e porsero non senta 

* liMÌto lUrilNiiMt a Pralino dò «he Plotarco Aìifàt C«lto. 

* f aeii« ptritodo <lt questo ritirala di Olone 4iee : la prirnvu tfiat 
Othaniémm' pitHei afflimH eie., éi Olko, etri wri tipué «iHflm /Mw, diiai 
al ifitwm mai wUUti^ crédit, imptritt émmm ^ taceri» riÈtqmni, 



Digitized by 



OTONE/ • 249 

I 

ÌÌ90 le lor persone in mano de' nimìch Bd essendo» 
oppienti i germani dì Vitellio co' gladiatori d* Olone^ 

in un' isoloita ùc\ Po, rimasero i vitelliani vincenti con 
uccisi oiK^ notabile. - . ♦ 

XI. Onde ì soldati di OUme rimasti in Bebriaco, do-^ 
mandando con irà e dispetto la banaglta, furono da Proclo 
tratti delia città , accampandosi cinque migTia lontano eon 
tanto poca spfM'iiMiza di crncrra, e da farsi schernirò, che 
avendo di primavera nelle pianure d'intorno molti fonti^ 
e pià fiumi sempfé correnti /ai làsetò^ aver jnaticarisa 
d'iacqua. fi deliberando il seguente giorno di difoggiafe 
per inconirare i nim4ci * lontani dodici miglia e mez/.o, 
Paiihno s('(ìnsir;li;,n(lonelo diceva niegho essere atlendcre 
alquanto, non alTaticarsi, e non voler subitamente arri- 
vatr^ lassi e stanctii per lo viaggio, affrontare gehle ar* 
muta, che aveva tempo di •schierarsi in agio , mentre 
essi facevano si lungo cammino inipedili da' loro car* 
riaggi e bagaglioni. Essendo pertanto contrarietà di 
par^Mra' capitani, venne ufi cavaliere di quelli che 
sono appaiati Noniddt ' con lettere d^Otone, cotnandaiiti 
che senza più indogiare e perdertempo guidassero reset* 
ciio subitamente conli*a'nimici. E' capitani fecer subito 
marciare avanti. Sentendo Cecina la lor venuta si spa*- 
ventò alfrìmci tratto, e abbandonata il làvorio del ponte» 
immantenente ài campo tornò. B già- essendo qiHfsi lotti ' 
armali, e preso il motto del dar deiitro da Vaiente, men- 
tre le legioni entravano alla lor posta, inviarono a sca- 
ramucri ire la cavalleria migliore. - • * 

XU, Ora era scorsa tra le prìmce file d' Oteffe imf 
voee^ e non -so per goal cagione, chei eapitaai'di'TftèP'' 

* Qui pofft è da l<>(]f{«"rsi un pssso di Tacito : Ibi (fe pr(piio dubita- 
litm,c(c. IS'ec perinde dijudicai i i*oleil, quid optimum faclu fueril, quam 
pmlmum (tU$$€ quod faeiim «if. 

» JViiwicK. (C ) 



Digitized by Google 



QTONS. 



Ilo lorderebbero alla lor parte : si ebe quando si iuroao 
«appressati gli eserciti» quelli d' Otone salutarono gli at- 
versaru amicabiimente col nome di compagni. E non 

ricevendo i vitelliaai il saluto in buona parte, risposero 
dispettosamente con voce significante battaglia. Oode i 
primieri a dace il saluto mt&vennero, ed entrarono i sa- 
lutati in sospetto^ de' compagni; che non macchinassero 
tradimento. E questo caso gli travagliò da prima, che 
già erano co' nimici alle mani. Nel resiante non andò 
nulla per ordine: i somieri mescolati tra' combattenti 
fècero jDin' altra confusione, e '1 luogo ove combatterono 
costrinse Tesereilo a diTidersi in più parti per cagione 
di molte fosse e tagliate che v' avea : di cui temendo 
furon forzati far lungo circuito, ed appiccarsi con gli 
avversarli confusamente più squadre disgiunte : si cbe 
due .legioni sole,, la rapace 4li ViteUio, e la aoccorrente 
d' Otone, da questi impedimenti sviluppate, si distesero 
in pianura rasa ed aperta, e combatteron lungamente 
con giusta battaglia in bella ordinanza. Erano gli uomini 
d' Otone torti e generosi, ma non avevan prima che 
allora veduto guerra : là dove i vitetltani, addurati in più 
guèrre, eran teterani , e aveanò ormai trapassalo il fiore 
de' lor anni migliori. Quando adunque quelle d'Olone 
gli asjsaltarono, con urto si feroce gli sospinsero, che ai 
primo salto, tagliata la prima fila, acquistarono T insegna 
ddl' aquila. Onde i vileUiani ebbero si gruì vergogna 
e sdegno, che rinforzando l'ardire uccisero incontanente 
Ortilio luogotenente di tutta la legione, e predarono più 
insegne. Varo Àifeno contro a' gladiatori d' Otpoe, tenuti 
uomini pratichi e arditi a itastanza per venire alte prese, 
oróose gli uomini d' arme Baiavi, i niigl iori cavalieri di 
Germania, abitanti in un' isola bagnata dal Reno : a' quali 

♦ 

' Bd mirarono $H aUri in t9tptHo. (C.) 



OTONS. IM 

poterou iàr resiatenÈa ben poebi4iqQ6lU accoltellatori^ 
perchè ì più, presa la foga al flame, incontrarono altre 

compagnie di nimici schierale in bella ordinanza, che 
tutti gli tagliarono senza scampo pare un solo. Ma 
più. vilmefìte di tutti combatterono i pretoriani^ i quali 
non.atteser poro l'afi^onto de'nimict» anzi prendendo 
la foga a trarrne di alcune lor compagnie ancora intere 
e non vinte, riempicron tutto di terrore e di confusio- 
ne. Molli nondimeno de* soldati di Nerone/ rolli gii av- 
versarli che avevano a fronte, con grand' impeto irascor- 
aèro ira^ nimici vittoriosi, e ritomarono al loro campo. 

XHI. Ma de' capitani, nè Proclo né Paulioo ebber 
cuore di ritornarvi, sfuggendoli furore de' soldati, che 
rigettavan la colpa della rotta sopra i lor capitani. Ma 
Annio Gallo gli ricevette in Bebriaep/riconfortajodo gli 
avanzati alla rotta Goliar 4or credere cbe fasse stato 
quasi che pari il combattimento, poi che aveano in più 
parti vinti i nimici. Mario Celso, chiamate a consiglio le 
persone di grado, propose in consulta quel che dovesse 
Inrsi dopoa cotanta perdita, etale ucclaioQe de' cittadini: 
die nè Otone, se aveva senno e virtù, TorrdUie ancor 
egli tentar più la fortuna , poi che Catone e Scipione 
per non aver voluto cedere a Cesare vittorioso sono in- 
colpati di aver £attl morire senza necessità molti gen* 
tilaomini onorati e valorosi in: Africa, bencbè guer* 
raggiassero per la libertà di Roma. Perchè costumando 
la fortuna di prestar favore (alora agli uni, e talora agli 
altri, di questo sol bene privarci non puoie, che se ci 
precipita in avversità, possiamo nondimeno secondo i 
cau pmdentemente discorrere, e ben consigHarci. Con 
le quali parole persuase i capitani, i quali, andati a ten- 
tare la mente de' soldati, gli trovarono desiderosi di pace, 
E proponendo Tiziano che si mandassero ambasciadori 

<lKOlMa.(C,) 



OTONK. 



per trdilar di pace, parve ben ialto ch3 aiKlassero Gelse 
e<>ano a discorme ccm Cacioa a V^ale. Ma neU' arn 
dtt*e s' aTveftRem ad aleupt <»piuini di eeóio, che dtee' ^ 

vano r esercito tutto già mosso venir dritto a Bebriaco^ 
ed essere essi mandati da' lor capi per aprire il pensiero 
tàì' aveano d' aecopdo. Gelso perunto, dopo che gli ebbe, 
ledati, pregò ohe volesser eoo iai e eea Giallo tómare 
a Cecina. Ma quando gli furono appresso, Gelso fu vicine' 
al perderne la pervsona : perchè trovando innanzi agli altri 
alcuni cavalieri di.quelli die avevao già ia agguato viali 
ebal4u4i,e8si> coma..'i vMero, oòn alte voci gU* coc8«r 
aopra: -ma eesendosegli messi dioafixi cpue' capitani di 
cento per impedirgli, e gridando altrì capi che non fa- 
cessero. Cecina, inteso il tumulto, là corse e subito ar- 
restò lo sdegno di (|ae' cavalieri; ed accolto amicabii- 
mente Cebo; entrò seco^ ia fiebriaoo. lo (}aesto« Tiziano 
eoa alcuni a^tri-soldati pit ardili, peniito-d'aver ma&dali 
gli ambasciatori, dispose la gente sopra io mura, e gli 
altri chiamava al soccorso; ma Cecina galoppando oltre 
akò^ aolameute la depura, e non. vi lu più persona cbe 
volesse fitgti i»$istenea:^aDzi t montati prima so^ra-le 
mura saintaron <|«e'dt fuori, e gli altri iieUn cfllà^ 
apertele porte, gli riceveUero, e si mescolarono co'vi- 
telliani senza farsi ad alcuno* oltraggio; anzi accarezzan- 
dosi s' abbraactaroiio insieme, ^e tutti giurando fedeUi 

XIV. Tale eseere stato l'esito di questa battaglia 
raccontano i più di quelli che vi si Irovarono, pur con- 
fes^ndo di aoft saper chiarameoie le particolarità pei? 
ìs^CùniìMi/om e disordine ebe vi sei^io. Ma Metrio^ 
Flm-o, peraena di dignità conenbre, nel passar di là mi 
fe' conoscer un veccliio, che giovane essendo si trovò a 
questa battaglia forzato da parte d' Otone^ e non dì- sua 



Digitized by 



OTON& 



Ì53 



buona Togtia : ^< il qua)* Tecchio raccontava d'arenri va» 
doto dopo la «uffo un monte dì corpi accataatali l!an 



la cagiona non aveva sapulo da sè ritrovarla , nò inien- 
deria da altri. Ben tia dei verisimile , che lidia gu^re 
' dvili, quando iioa parie nr fugaè rivolta, aegna granda 
uccisione, avvegnaché noii sl faccia prigioni perdio net 
sanno che farsi de' presi. Ma perchè fussero cosi am- 
montati e accatastati non so. io la cagione comprendere/ 
XV. Ad .'OtiiOB venne in principio, (com' è in -somir 
fHantr eàsrcostnme) osoorè fama del fattoi; na^oando 
vennero alcuni f^iti a portarne la cerleMa, non è meravi- 
glia se gli amici suoi il confortavano a non abbandonar lo 
speranze, e aver cuore. Ma l'affezione che gii . dimostra^ 
V090 L soldati sormeiita ogM credenaa: àon si fMlrtl> 
non si ribellò, non fa vedofó aleano pensare al proprie 
bene, scorgendo il loro iaipcradore in disperanza. TnlLi 
venuti alla porta l'appellarono imperadore, se gli gittarono 
a' piedi, come si vede ne' trofei dipinti, / gridando e 
si^licaBdo g)l loocavan là mano, e ^stm in lorra pian» 
gevano, e supplicavano ohe non volesse^aMMtndemrgii, 
ma servirsi dell'opera loro, mentre aveano spirito e • 
anima ne' corpi. Tulti. insieme gli facevano cotali pre* 
ghiere: ma m fante privato, sguainata la spada, dissei 
Sappi, Cesare, che tnttv.sono com' io, di^osH a morir 
per te. E di fatto s- ttccise. Ma niuno di questi aiti pie- 
tosi inteneri V animo d' Qlone : anzi con volto lieto e 



Di (|uì il sospetto d' alcuni critici , che queste due Vite non sleno di 



* AUra r^gioD«, tMon^o «Iciuii^ j^er Milir* i|e«tl*TÌto nà 4i PIih 
ioetia. 

* OlaRla ^lfl CradiMaira. (€ ) 



sopra r altro* 



e diceva che nel ricercar . 



Plutarco , ma d' 
Vtcchio V Domo ( 




Digiii^LU Dy Google 



254 



OTOWK. 



cìostaote, gHtaio ia giro io sguardo, parlò ia questa guisa:^ 
Io stimol o eompagei, questo giorno per me piti arveQ^ 

tareso di quello, nel quale mi dichiaraste primierameiite 
iinperadore, polche tale è V affezione che scorgo in voi 
verso di me, e di tali onori mi riputaste degno. Deh! noa 
mi private d' i^tra grazia maggiore « ohe sarà di morire 
oaoratamente per h salute di tanti' e taU cittadini ro- 
mani. Se io sono stato degno per voi d' essere impera- 
dore di Roma, ben mi si conviene al presente metter 
r anima mia in avventura per salute delia patria. Ben so 
che .non gode il nimico vittoria intera e compiuta, poir 
cbè abMftmo iiofVildb^i^e l' esercì Misiaiion è molle 
giornate quinci lontano, e l'Asia e la Sorìa e l'Egitto 
e gli eserciti gnerreggianti per noi in Giudea scendono 
al nostro.seccorso per lo mare Adriatico : il senado è per 
Boi^ sono appresso di noi i figlinóli e le mogli de!nostri 
avversarli: non guerreggiano contra Annibale, contra 
Pirro e contra Cimbri per lo possesso d' Italia, ma 
contra Romani stessi, si che non meno il vincitore 
«he '1 vinto offende la patria, perchò quello ohe toma 
io bene del vittorioso è in danno della Repubblica; Cre^ 
diate a me, che so megho morire * che regnare, e veggo 
di non poter recare tanto giovamento con le mie vitto- 
rie a' Romani^ quanto sarà il sacrificare me stesso per 
la pace e per ta concordia de' miei cittadini^ accid 
i' Italia non veggia altro giorno simile a questo. 

XVI. Ciò detto, discacciò da sè quelli che tentavano 
divertirlo da cotale proponimento^ e comandò agii amici 

* Si confronti qn(>8t4 parlata con quella clic legffesi ?« T«crto : ffunc 
animumf ìuinc virlulem vettram uUra pericuUg objicere nimis grande 
9Um wiMi pftHtm puto, eie., fino m ^« brvri pwioéi: Pracipuum de- 

^ »liii< iilmft .«wp é temmi t um teMe, gnod de iMiiilfi# querar. ÌM imeth 
' tmn Dtot «el kominn 4^tiar ut gni vi9§re 9$IH . 

* Ck$ po§$ù &fm meglio wwriré* (C.) 



* ÒTONB. S66 

e senatori presenti che quindi partissero, facendo il 
medesimo con gli assentire mandò leltere alle città per 
cu! passavano, che gli ricevessero onoratamente, e gli 
accompagnassero per sicurezza. E fatto a sè venire il 
nipote Gocceio ancor giovanetto, lo confortò a confidare 
e non temere di Vitellio^ perchè aveva egii conservata 
a lui con molta cura la madre, la famìglia e la mpglie 
come fusser sue proprie; e gli ricordò che non l'aveva 
ancora volato adottare per figliuolo come desiderava, 
per farlo poi al fine della guerra^ a fin che vincitore es- 
sendo, imperiasse pacificamènte con lui/ e se era vinto, 
che non gli fusse per Y adozione cagione di morte. Ben 
ti do io questo (diss* egli) per ultimo avvertimento, 
che tu non metta ad intera dimenticanza, nè troppo 
ritenga a memoria d'aver avuto il zio imperadore. 
Non ebbe appena ci^ detto e fatto « die senti stretto 
e gridare alla porta, perchè i soldati minacciavan morte 
a senatori licenziati, se, non rimanendo, abbandona- 
vano il loro imperadore. Per la nual cagione usci un' al-, 
tra fiata per tema che non f ùssero offesi, e non più 
con prèghi o con mansuetudine, ma con fiero sguardo 
e con ira affissatosi più che altrove in quella parte 
ov' era il tumulto, fece che cedendo partirono di paura 
tremando. 

X Vii. Avendo a sera sM , bevve alquanto d' acqua, 
e trovandosi due spade, considerato che ebbe più volle 

com'erano appuntale, rendè 1' una, e l'altra messasi 
sotto '\ braccio, confortava i suoi servidori, e cortese- 
mente incominciò a distribuir danari a chi più e a chi 
meno, non prodigamente e senza considerazione, cosle 

» 

' Cioè eh' «fli avM differito V adottorlo par «oo «parlo a ptriedi ^o»» 
|«rt la sua fortuna si Tosse camUalt, Come pur troppo tffoaso. Qoosto Nogo 
pwalfn è Mmknto MMo 0 (■■•to ol BMafco. 



Digitized by Google 



25& ofom* • 

gifi fussero appartenenti ad altri ^ ma diligentemente 
osseryapda. a misura il merito di ciascuuo. E licenzia* 
ligii appresso» prendè oel restaole deUa ^otte riposo con 
sonno sì profondo, che ì camerieri il $efitlron russare. 
Al mattino poi, chiamalo un suo liberto dell'opera del 
quale s'era servito a salvare i senatori, mandò a ve- 
dere .se leraa tutti j^rUU ; e rapporlaodo costui che sì, 
e cho nella parftenza aveaoo avuto quanto desideravano^ 
replicò: Or va a mostrarti a' soldati, se non vuoi ohe ti 
facciano di mala moi te morire, se per avventura cre- 
dessero che tu qa' aversi prestato aiuto ad uccidermi. 

Osoito il liberto di cameriu Qtone, ^ ^^^^^ 

le mani la spada all'insù, vi al landò sopca sènz' altro 

sentimento di dolore che d'un sol sospiro, col quale 
fece fuori sentire la sua morie. Levarono i serventi 
. gr^ pianto, e per tiitto '1 campo « e per la città ancora 
ai sparse grave cordoglio, e con alte strida eatranono 
foriosamente dentro alla portai soldati aìtamente dolen- 
dosi, e se stessi biasimando d'aver [alla mala guardia 
air imperadore, e del non averlo impedito che desse a 
w .atesso morte per amor loro. Niuno s' allontanò dal 
eorpo, toiM^iè fossero i nèmici vicini; anzi adornatdo, 
e ritta alta càlasta, r accompagnarono armati al fuoco 
per abbruciarlo con pompa, reputandosi avventurosi 
quelli che poteano i primi metter la spaila sotto al ca- 
taletto per portarlo : parte (togli altri {Hegati A terra la 
férita gli baciavano, dii gli toccava la smoo, e^ehi non 
potevaf^ecosfarsi, da lontano lo riveriva. Alcuni vi ebbe 
che, gittata nel fuoco la Uaccola, da se stessi rasente il 
fuoco si scannarono,. senza aver ricevuto beneiicio dal 
morto che si sapesse^ e senz'avere occasione di temere 
del vincitore. Ma, per mio avviso, non ebbe re liè tiranna 
del mondo già mai sì nnJentc desio di regnare, come 

brama vaa questi d' esser retti e 4.' obbedire ad Otooe, poi 

■ * 

* 



Digitized by Google 



• OTOm. ^257 

che non istalli nel lor cuore qaMio furioso desidèrio 

dopo la morte dell' adorata principe , ma con salda im- 
pronta 8taiii|Mtiovi termiiiò in odio immortale cootra 
Vìlaliio. • 
XYin. Ma di questo, a suo tèmpo si ragionerà. Rieo» 

porte che ebbero sotto terra le ceneri d' Olone, gli alza- 
rono un sepolcro, che non fu , ne in iiiagnitÌLeiiza di 
fabbrica, nè in maestà d' inscrizione, suggello all' iuvi- 
dia.* £ f ho veduto io in Brixiio che è modesto monu- 
mento, e 1* inscrizione trastatata in latino altro non con- 
liene che Sepulcnim Marci Othonis, Mori nell' eia di 
trentaselte anni,' o non regnò più di Ire mesi, lasciando 
non minor numero, nè di peggior qualità de' biasima- 
tori detta sua ? ita che di lodatori della .moirté:perciochè 
non visse meglio, ma mori con più magnanimità che 
non lece Nerone. I soldati, quando Pollione, uno de' lor 
capitani^ comandò che giurasser subitamente fedeltà a 
Vitellio^ si sdegnarono seco; e sentendo esservi alcuni 
senatori ancora presentì, senza dare agli altri impedi- 
mento, noiaron solo Virginio Rufo. Perchè andarono 
ai suo alloggiamenlo armati, e chiamalol per nome, gli 
comandarono che preudesse il carico di comandar loro e 
che andasse in persona ad intercedere per essi il pèr- 
dono. Ma giudicando egli esser follia T accìBttargli per 
suggelli allora eli' eran vinti, ^ che 1' avcvan rilìutato 
quando furon vincilori, senza che lemea d'andare am- 
hasciadore ove fusser Germani^ da lui slesso già for- 

* Seeoodo Tféito, céMftmnto preplo d'cMtr tubila MfN»1to, 
Meieechè oen gli fosse IriMoa il Mfo e fattoM Mkmm$ : «• «N|Nll0refér 

ludibrio futurum. 

' Httne viicB finem, cosi anche Tacito, habuii tepUmo et trigetimo 
ataii» anno. Origo illi e municipio Ferenlino ; pater consuhrit ; ovttJ 
proeloriu*; maternum genus impar, nec lamen indecorum. 

• Ch€ gli ao«a rifiutati quando ie. (C.) 

VLUTAUCO. — S. 17 . ' 



Digitized by Google 



2(>8 OTONS. 

zaii a Cir.noHe cose eiMn la ter ToloaAà, spari loro 

dinanzi che non se n'avvidero, per altra porta fug- 
gendo: si che quando il seppero, giuraron fedeltà al 
nome di VitelHo, e ottenuto general perdono, «'uni- 
rono con qneM di Cecilia. 



FINE. 



Digitized by Google 



cRomiiMiA nmi vin M kouìmw. 



In ìuo^o <]«l}ft tavoh cronologK» ^1 Daekr «awposu wrnii iHt 'Klfit.di Più* 
■tafco, aUtftm cndoto pià coiiv«iiicatt il ^wlb cIm M fto* n Bkanl , 
mnwìjjtnilfl ìtt iotialtent « gli aMctonimii onde quella del Dacier tnda-va mac- 
chiata. Non evvi cangiamento nèi tempi prccedenli alle Olimpiadi, sendo 
quelli troppo soggetti ad incertezza : il calcolo di Yarrooe »erve di baie alla 
determinaxione de^ anni di Roma: son tdti gU anni del mondo, perchè trop- 
po ipoULici. 



•▼«■ti la p«ft«M 


• 

• • 


S .2 • 

S 8 1 

J «2 ^ 
^ J 

■ --3 


1 * 




f a 


{ 


Ibi 


Diluvio di Deucalioae, accaduto 15 o 16 


761 


4611 . 


T ■ 


anni prima dtU' UM:ila degrisraeliu 
dair Egitto. 








Minosse delta leggi in CftU. Regno di 
• 

Egeo in Atene. 


651 

• 


a ■ A a 

1401 


464 


«■«Vi». ' 

gpliXllit .ligoMMi tlMpo ri*- 
HbMVWf dMvlMt^ .p«r man 

•etrè la città di Atene. 


4^ 




406 


Preca di Troia. Icpirtt giudice UraaU. 


490 


ll&O 


m . 


Gli Bndidi toMM» nel PelopodneK» 
80 anni dopo la prasa di Troia. 




ilOi 


S94 

^ • 


Morte di Godro nHiroo re d' Alene. Gli 
Arconti. Saul Mie al tion» d' hiaek. 


m 


iO«8 


288 


Sottomissione degl'Iloti. 


\m 


1055 


266 


Migrazione degl'Iooii aili* A<ia*Mi<iare . 


290 


1040 


124 


OUccita, d' Omero. 


148 


dOO 

• 


90 


Licurgo detta leggi a Sparla. 


120 


866 



260 CRONOLOGIA PER I^E VITE DI PLUTARCO. 



Ammt 


t 


dlBwM. 


• 

si 

m 


• VI. — • 

VII. — 3. 
■ XTI. — 2. 


Fondanone di Roma. 

Ratio delle Sabine. • ' 

Morte di Romolo. 

-• 


'1 
4 
39 

* 


•reo 

750 
716 




. vvaiA. 

• 






xzrit. — 1. 


MencMH di Nona. 
Sua morti. 

Gli inocdhr Ttalb Oililio. 

Fine daOi piltoa fwm nnnfict. 


f 

41 
M 

t 


713 


... -, 

XLV. — i. 

XLV. 4. 

XLVI. 3. 

tv. — 3. 


Cospiraxione Ciloniana. 
Epimenide purifica A>«ae. 
Solone Arconte. Creso re di Lidia. 
Battaglia di Timbrea vinta da Ciro, nella 

quale Creso è fatto prigione. 
Tiraciiuderdi pisiitfilo ia Atcoe. 


454 
456 
460 
196 


• 

600 
598 
594 
55& 

• 

> 


• 

■ 


GMciMa dei Tarquini èt Hoiiia* Gìuaio 
Bnita^ Vwqoiaie CoQiliao , 
«oMoii. AOaUaliwrk asnitiùto S»- 

» ■ ■ t _ ^ 


S45 


509 


■ 


iktmmm ciiiro i Bomaip 

♦ ♦ 

Dadioanboa dd^lmvi» di Oam €v»* 

Mòrte di Publicola* * ' . 
fttttirgtiirdi if ariloaa 


S47 


507 


vtma» •» 4.' 

«mi. —4. 
idcxii. — Si 


S4V 

353 
M4 


501 
400 










LXXll. — 4. 

i 


Esilio di Coriolano. 

Qeloae s' impadcMÙcca d» Siracusa. 


365 


4b9 



Digilized by Googl( 



> 



GRONOLOaU P£R LE VITE DI PLUTARCO. 261 



Anni 




1 

Anml 


* 


m 


# 






LXJUIU — - i. 


Coriolano assedia Roma , e alle preci 


m 


488 




della madre e delia ^pott se ne ritiie.. 






uxiy. — 1. 


Natale di Erodoto.. 


370 


484 V 

* 


hXXlY. — 2. 


Aristide è Itaudìto coir ostracismo. Tre 
anat dipoi ù richiamalo. 


• 


m 


LXXT. <— 4. 

• 


Battaglia delle Termopile. 
Battaglia navale di Salamina vinta da 
Temistocle ed Euribiade. conilo 


374 • 

* 


' 480 




SWRle« 

Battaglia di Matta Tinti da VÌ|MÌaBa 




479 




contro MjTildMii^- 




BatUglia di.MNile'TÌiit»dìiUoli<&ide 

coatnr i PcniiDL 
Temiitoob h bandito par via dell' ostra- 

€lll#fllfi. . 


* 


V 


t 


379 


475 




Gimona %IÌo A MaBÌade>« fidiWBto 
di» éaflio» batta i IMuii per tilt» 




470 




apariMM». 








Natale & Socrate. 




4e9 




CÌBBBk» 'caitip|e<Ailoienead«na paee 




450 


uutv. — 1. 


Bio4olo^ néll'occaiiDoe M» ftila 
natenee , legge in Atene le sot Sto- 
rie. FioiiMMV Md^ VSdia ed 
Bniipide. 


MO 

« 


04 


UIXXTII. — 3. 


Principio della gnert» péiopoiiMnaaa, 
durata S7 anni. 




43i 



Digitized by Google 



362 CRQN01.0GU PER LE VITE DI PLUTARCO. 



I 

( 


1 




• 

Arai 




Ammi 




0 






n 


LXXXVII. — 


Peste d' Atene. 


m 


410 


LXXXVIl. — 4. 


Presa di Poiidea. Morte di PericU. 


815 


4S9 


LXXXTIII. — 1. 


Natale di Platone. Fiorisce Aristo&M. 


3|6 

- 


418 


* 

XCl. i. 


mn^ - 

Gli Ateniesi imprendono , per consiglio 




410 




di AJcibìade, h goem di Sieili*. 






xci, — 4. 


tKsfttta emorlfl di Nicia. 




418 


Ttepidid« adi* «fili* mmmh$m ftorit 






•* 


ddla guerra peloponocsiica. 




- 

■ 


- 


JàtSMé ripu» In Alia fnmé «h». 


94S 

* 


41S 




X«' iiitgarif— *> ^ dbolitflk 






« 


DiaMgiilwecUaiiAtiMM 4ì.1Hm> - 








cnia* 

• 


> 












» 

xciiii 4. 


Attnitfi da tiiaiifto 'nmo dis&tli 


840 


m 








404 


xccr. — » i. 


Liaa a'iavidnwÙM AM» a 


m. 


tarmina la gucna prtopnamiim 




403 




TiTifitit» Ticnta. 


351 


XCIt* #• 


T «naa d' amttltt&a nromiiIiraLa ìa AIaba 


m 






lotto 1' aVcontato di EuclàdA. 








Bnfiiliaimia di Gico il oiovaM* 


^ • 


• 


XCIT. — 4. 


Battaglia di Cunassa, ove Ciro il giovane 


353 


401 




c disfatto e morto. 






l 


Ritirala dei dicciiaila,. • 






xcr, — 2. 1 


Morte di Socrate. - 


355 


391» 



I 



Digitized by Google 



GHONOLOGIA PER LE VITB DI nASTJEKA, Itó 















Marni 




« 


- 




\ 




















flik'al tn»o di Sptrta dopo la norte 


m 


m 










zcrr. — i. 


lompe 0 fttgi i Fmìttii 


868 






Morte di Liundro. 








I taiydfmoni soa battuti a Guido da. 




384 




Conone e da Farnabaso. 






xeni.— i y 


Rotta dei Aomam al fiume AUia. 




m 

• 






■ 




xcvii. — 4. 


Si ritira nella rittù di Ardca. 


365 


389 


XCVIII. — i. 


Torna a Roma, cacdajidoiic i GaUL 


36G 




xcviii. — 2. 


Pace d' Antalcida. 


367 


387 


XCVIII. — 4. 


Nascila di DemosteDC. 


369 


3Sd 


XCIX, — 1. 


Manlio h gettato dalla rupe Tarpea. 


370 


384 


m 


• 

Nascila d' Aristotile. 


■ 






^^tAjliiaifc SI tf^tf^tkSA irSiif ^ Sta Aflftttsloft 
vHIhIKI U TVCCDof vlHCV IP VIUUKIU Qm^ 




383 




vale j GavU|fiiciì. ^ 




t ^ 




Gi|»ia cooipe i lieoodemoiù nelle aeque 


•77 


377 




A BFano. 






a. I. 


Xa loro atmata.^ 4ktìm4à giwoteo» 0 


.378 


378 




«naie a* ^anadMiiiiseajdi Ciuwin. 

* 










■ 




cu. i. 


GeMrale degli Spartani , comandava i) 


3&3 


. 371 




.battaglione sacro alla battaglili di 








Leuttra. 






CUI. — 1. 


Dionigi il vecchio muore, e gli succede 


386 


308 




suo figlio Dionigi ti giovane. 






CUI* — 3. 


Camillo, dittatore la quinta v<Jta, rompe 


387 


367 




i Galli neU' agro Albano. 


! 




Epaminonda entra nel Peloponneso , e 


i 




pone il cutnpu iiir.auzi a Sparta. 


•■ • 


cai. — 3. 


Lucio Scstio , primo comole plebeo ,iu 


888 


366 




Roma. 





Digitized by Google 



d64 cvLùmximk m le yitjb di ^.utamo.. 











* 


* 




• 




■ 




« 


.M«^ln|ln«i 

# 




•i mipapi 


li 

M 




• • 






«it. — 4.. 


Morte di Cinìlkft' • ' 


w 


m 


«T. — S. 


• 

Pdopidaduarcsaraito ^ Alemodro 




864 












Battaglit di MnitiMi. Miyrle a Bponi- 
Booda. 


•891 


368 




Faoriièa Itocnte. 


« 




il. 


Morte di Ageidao é di ArtMfeneMto^ 


Mi 


. 861 












Filippo tate sul trono di Mweàoni*» 




360 




Moria dt Sanotonte. 


• 






» « 






CT. -e- 4. 


Caccia Dionigi il giovane, tiranno di 


397 


367 




Sicilia. 






«n. — i. 


Natale di Alessandro il Grande. 


398 


366 . 




Fine della gticrra Sortale. 








Delfo presa dai Foccòi, 






CTI. — 3. 


Dione assassinato da CaUippo. 

• * 

ÌMflMMVtam 


WO 

• 


^64 


CVII. — i, 


Sua prima filippica.., « 


402 


• 

352 


Cvin. — 1. 


Morie di Platone. 


406 


348 


' CVIII. -r» 4. 


Timoleone mandato io Sicilia in aiuto 


m 1 






dei Siracusani. 


1 




• cix. — 2. 


Rilega Dionigi il giovane a Corinto. 


AH ' 


343 


cijr. — r 4. 


Nascita d*]^icuro. 


413 ! 


34i 


-ci: -fc-i. 


TiaMleoM naceuna gran battaglia con- 


414 


340 




tro i OwtagÌBisi. • 








Poci«iM cnHfii^ Filippo a toglier Tas- 








aiiitf di Mmo e « niewiiio 






, ex. — 


Battiglla èt Chmam tìMb da Vttppo 


4i6 


338 


• * 


emtò i Tdmn e gli AtilM. 






ex. ^4. 


Mtete di lin^ólcòiic. 


417 


887 



Digitized by Gopgle 



CRONOLOGIA PER LE "VIT* KiUTAIÌCMIl " M§, 



« 








tei 




* 


u 


* • - 


• 

* 4. 


• 




«I. — i. 


filetto generale di tatti .i Gted tviàxo 


m a 

4tS 


\8i8 




i Pertiani, dopo ]■ oitoHc AlFitippo 








j^o padre* y. 


•4ft» 


385 


CSI. — 1. 


Prende è ditfrn{;g» Tdie. 


art. — 3. 


BatUglia 4èl Granico. 


4Ì0 


884. 


cxt. — 4. 


Balùglìa d' laio. Daiio ^- UUnto 4a 




838 




Aleuaiidni.* 






. ' exit. — 4. 


Pm di Tiro dopo sette meii d*aawdio> 




881 


cxu. — S. 


Battagli d' Àiliena ò di Gaagyoida. 


413 


381 


exiu. — 


Pisio ddl' iòup%. DtiUttt m Poro. 


4X7 

» 




_ * 


/Vwiniiiftta ddl' Indie. 


iSO 




cjur. 


MOf te w Aieitaiwfo* 




PEinetpo odia guane i^flUK»* utsiaiu 








. d^AatipatrOk 


• 




* 








CXIT. — 3. 


Fine della guerra I>amiaca. 


lift 






Morte di Demostene. 






cxiv. — 4. 


Giornata delle Forche Caudine. 


488 


3«1 


CXT. — .3. 

* 


Focione è coodawiato a ber li cftota. 


486 


813 








• 


- cxf, — 4. 


È ttadito e dato in niano ad Antigono, 


m 


817 




die lo h vaionf. * 




• 


cxri. — i. 


HimAi#. 

Tebe risUui^ta da <]asflandrb. 


• 

' 438 


316 


CXYII. — 1. 


Era dei Seleucidt. 


44S 


818 




Gaerra dei Romani contro gl i Etruschi. 






cxviii. — J2. 


Demetrio s' impadronisce d'Atene^ e vi 


447 


807 - 




restituisce la deroocraiia. 






cxx. — 4. 


Tolomeo Solerò incomincia la costru- 


467 


S»7 


* • 


zione de) Faro , e«Midotta dall'ar- 








chitetto Soctrato. 







Digitized by Google 



966 CROHOLOilà tEft ÌM VITC BI FliUTAIIO^ 











«Mi 










• • 




il, 
I 


cxxi. — 8. 






S94 


• 


• vi li untimii por tei «noi 

■ • 




• 




pana in Italia e irince i RomaDL 




380 




]nciiniiHtt<in CriUì nella Grecia. Brcn- 






■ 


W» loro gCBtole è viotQ alle ter- 








mopile e presso Delfo. 


479 




cxxvi. — 2, 


SÌITO , battuto dai Romani , torna in 




Grecia, e s' iaapadropiKC ^ella Ma- 








cedonia' ' * • 






CXXVI. h. 


È ucciso in Argo. 


i8i 




cxxyii. — 1» 


Timocari fa tre ossenraaio^ del pianeta 


4S2. 


272 




Yener«. » 


* • • 


> 


• 


















■ 

•Prima f ocm Puiiica. 


490 


S64 




A patii/ Mstitaite In inMir& fBrìifO «m 


509 


145 




patria , viaaa aktto laaaralc ddia , 








Jai« Aicbca* 








Ctacia le truppe di Antigono dalla, cììf> 


HI 


1148 




tadella di Corinto. 






cnunv. — > 4b 


Fine tra i Rtwiam i Gartagioasi. 


513 


Mi 


■ I 








Ad» w • * • 


Aivoluzione operata da Acide nel go- 


514 


240 




verno di Sparta. 








Cleomene fa guerra agli Achei e \ince 




3so5 


• 


Arato. 














CXL. — 4. 


Annibale prende Sagunlo. Sec9nda guer- 


5^5 

• 


S19 




ra Punica. 






CXL. — 4. 


Rompe i Romani al Tratimeno. 


687 


SI7 



Digitized by Gopgle 





^ -r^ = 

• 






A Mi 






ìi 


> • 


• 




' 1 

Il .1 1 J . 


• 


ToloMMo Fflopttofft vinM Ablioco a 


t 




■ 










battaglia di Calane. 


a» 


ne 




nUo MifÀBO amÌÉi i fwgwt ili 




ut 




Annibale. 








liiicdio ptaoda Sitaema. 






csun. — * 9» 


VilopaoMiie TinM a MantioBa MìKftaldB 


.848 


186 




Sfanno di Spaita. 




202 




ffft^tyl'i di KaitH. 


552 




Imarao iWHW l'ailini A%mm flil II 
iattambia. ' 


884^ 




■ 


- 




• 


■ 

CXLT. — 8. 


9aUe Filippo II fa di Bbcadoaia. 


886 


196 




Lo ▼inc« di nnoTO-alla Ciaoetfik. 


687 

■ 


197 




Legge Oppia aoBtro 0 loMo, proaaidfata 








da iàawDe u %Mton* 




V 


CXtYt* ^ 4< 


Flanino landa dia Gf ada la libare ' 


688 


m 


cnvuL — 4. 


VSIopanaqe abfoga la Ug|i di ììiniifo. 


686 


m 


cuTin. — S. 


Folvio àfinab degli «leik 


^7 


w 


cxux. «^S. 


-Kiopenaesa è prcio ed oerise da» Man 


671 




• 


MUj* 


■ 






PAOL.O UMILIO. ' 




■ - 


cbiii*<— «i* 


toaco re di Macedonia è violo e preso 


686 


.i«8 




da ipapk) Emilio, che nduce quel 


- 




• 


regno a prorinda romana. 






* • 

» • * 


Giuda Maccabeo sosUene U gnem COIK, 




• 


• 


tro Antioco Epifane. 




■ 


a». — i. 


Morte di Paolo Emilio, seguita da 


694 


160 




quella del poeta Tetewùo fUO amico. 






CI.Y1I« — 4. 


Terza guerra Punica. 


tifiti 


-149 


CLTIU» — 4* 


Lucio Mummio prende ed ardeCoiinto. 




♦46 


■ 


Distruzione della lega Achea. 








Scipione il giovanjc prende e distrugge. 




« . * 




* Cartagine 






CLxi. — 4. i DUtru^e Numanua. ^ ^ t 1 


621 1 





Digitized by Google 



268 CRONOLOGIA PER EE TITE DI MWJTAIWS0; 









• 

o 






Aumi 






■ 




1 


— - 










* 








• . ' - • • 


• 

» . 




«ucir. ^ 8. 




m 


tif- 




Mòlt» ^ Olio Onec^ 

* . J 




iti 








: 
> 


ctxvn. — 1. 


Guerra Nnmidici «ràCro Oimrta. 


643 


ili 


ctxviii. — S 


Nascita di Cieerone. 


647 


107 


PI.XTIM. — 3. 


Trino fo di Mario contro GingQXt^ 


m 


i06 


CUX, -r 3. 


JMascita di PDm{)€0. 






Viltoria di Mario contro i Teutooi e kII 




iOS 


ciix. — 4. 


Àmbroni presso Aix. 






Nascita di Giulio Cesare. 


653 


101 


CUX. ^ i. 

- 


Vittoria di Mario contro i Cimbri nel 
JNonco* 


654. 

• 


400 




'Otitrn contfo Mitridate. 


« 

Q6d 


• 

68. 


' CUtZHf. — r 8. 


Siila preodo^l^pi^ 


è68 






Mfliclo ai Ifnio. 






OUbCIT. "~ jl. 


MSlfUiìe vuto fa pace eoo flSUt. - 


ufo 


84 


CLZXiT. — >.3. 


Battaglia di FrcDeatt. Siila padrone di 


671 * 


8S ' 


. CUZT. — S. 


Scrtorìo ioMiga adl*fliaria« ' 


' 675 


76 


s 


gUh liànvia h .dittatm 






C&tXTI. — 4.- 


Batte Mitridate pilNO Giaico. 

Morte di Sertorio. 


66! 


7» 


ci.jcxrii. S. 


Cicerone arringa contro Verre. 


684 


70 


CLxxrii, — 4. 

* 


Lurullo s' impadronisce del Ponto j 
batte Ti|;raoe re di Armenia» 


m 


66 



Digitized by Google 









• 








. e 


Asili 








é4$m Olimpi**. 

• * • 






^ ^ ■ ea - 


* % 


■ • » 




1 


\ 

CtXXTIIl. — 2. 


Termina la guerra coatro i Piriti. 






CLZXTUI. — 3. 


Succede a LucuIIo ; s' impadionttcedd- 




'66 




J - l'Armenia, della Siria, ec. 


* 




CUXTJJI. — 4. 


i PODIDCO Snince Ig cnnnni^lt» cinn al mar 




il E. 

66 




Caspio, Cicerone uiiag/à intocpo 






• 








• 

'- 








, ClXZIX. — 9. 


• 

Goo(uv« di Catilina. 


m 


63 




NaiciU di Augusto. 








jTiaaiTiivio .01 Fompeo, Crasso e Ce- 


694 


60- 




sare» 






* 


BliÙo di CiiièraM. 




58 


ctzzz. — 4v 


Ùwm mOe GaQit. Ceare batte gli 




67 




. GMiróiia h pchiamito dalP 1*^». 






* - 


Catone inviato a qipio. . 

/ 








«nnLioiaBMM» 


• 


• 


/* r v » V t •/ 


P" vrermani e passa il Heno- 


699 


55 


CLZXXl. — 4* 


Crasso perisce nella spadisiont contro i 


701 . 


63 




rarti. 






uMare passa u Rubicone, quindi entra 


706 


49 




In Boaaa* 






CLZxsnt. — i. 


BMtagK» di F^raa^. Iftorta^ Pompeo. 


706 




cuisiu. — 9, 


Ptasa da Alcsiaodria. 


707 


47 


c&zxxiii. 3. 


Moria di HISmima 


'TAO 

Ilio 


46 


c&zzzui. — 4. 


lUfbnii» dai Galcodario, e priino aano 


709 


45 


• 


linliaiio. 








Gasate fridii& dei figli di Fosapeo a 
Mnnda. 






CtXXXIT. "-fi. 


3Moite di Cciaie. 


710 


44 



Digitlzed by Google 





f 






• 

ctaaaof, —t. 

* 

> 


Bntfo t Cuiift dialalfia Vll^i, < loro 


• 

719 


4t 


CUCXITII. — t. 

cKioixfin* — 


moMt. 

àhUmm eClfor«tti si tea» la «otti. 


7tS 
714. 


M 


■ 




• 

< 




1 

coi. 4. 

t 


MorU di Merooc Gli «accade Galba. 
•MJVE. 






cexii. — i. 


1 Otooe sale all' impero, e regna tre mesi. 


8SS 


1 69 



• « 

(Il ntunerò rùmano tféUca il rolume» il numer.o mvbo H jfitp^-) 

■A 

itkmlt\ Udibiiitbellieofli, 1^ 6. 

Abantìda. (flglinol di Paftea). Uoeiile dilila^ 0 ii iirastio 

di Sidone; come ucciso, IV, 154-455. 
Abeocrito (generale de'Beozj). Ucciso, IV, 167. 
Abra. Donzella di Pompea, V, 182. 
Abrotono. Donna di Tracia, madre di Temistocle, I, 259. 
kcch (Larenzia). Nutrice di RooK^ e Remo; sacrifiiy che le 

si facémio, I9 49, 50. 
Aceaiemia, Donde cosi diiamate, Ty JSf, ^ opkiieiie della 

vecchia Accadénia e della irae^,*Ifi,' 314-919. nìi(h 

ta, mttea'è tnedia^ VI, 60. 
Accadcìiiici. La sole cose che stimino ed ammirino, VI, 50. 
Accia (sorella di Cesare). Madre di Ottaviano Augusto, V, 

202. 

Achei. Notizia intorno la Lega A chea , II , 292 e segg. 
ACHiLLA (servo di Tolomeo re di Egitto, ed uno de'suoi aii^ 

niatrì). IticarìcQ[to d* «cogliere Pompeo b . d' an^^omusar- 

lo, H, <«6. 

Aequa freddissioia -, che stillava da^una rape vicino-a Nonacn , 
e eome conservata , IV , 299. 

Acque pubbliche ; quelli che le deviavano per loro uso erano 

condannati all' ammenda , 1 , 295. 
AcTEONE. Due uomini di questo nome, uno lacerato dai cani, 

e r altro dagli araadori , IV ,2. •/ ^ 

Adulterio. Sconosciuto in Sparta, I, 117. 
Ammsta (disoendeBle di CKstese, madre di Pericle). SogiK^ 

che ebhe, 1, 988-364. - . 



INDICE D£LLE. MATERIE. 



Agajarco (celebre pittore). Si gloriava deUa sua prestezza , 
exhe cosa gli rispose Zeusi, I, 37& 

• Agatogle (figliuolo di Lù^nMMo). Che cosa fece contro - di 

Qemetrìo, V, fiOS. \, 

AGESILAO. Soavità, IV, 63*107. — sommario, ivi, 68. 

Agesilao (ino d*Agtde). Che tùssi lo port& ad entrare neHe inire 
del suo nipote, V, 9. — per cagione della sua avarizia 
ruina la più bella leg^^e di Sparta , irl , 15. — aggiunge un 
mese air anno, ivi, 17. — salvato da suo li*(liuolo , ivi, 18. 

Agesilao (eforo). Come si salva nel tempio della Paura V, 30. 

AasaiPOLl (re di Sparta). Suo carattere, IV, 84.. . 

AjrasMTiUTA (madre di Agide). Sua pietà « ano gran toorag- 
gio,V,22-?3. 

AGiATO>E(figliaola'di Gilippo, e moglie d' Agide). Sua aorte, 
V,34. 

AdiDE. Primogenito di Archìdamo, IV, 63; V, 6. .^v 
AGIDE. Sua vita, V , 3-23, — sommario , ivi, i. 
Agnonide (oratore ateniese). Accusa Focione di tradimento, 
lY, 427. — suo decreto Qootrd Focione, ivi, 4i9**-r- 

• .< «neaso a oiorte dagli Ateniesi, wi, 4$L 

Aoraulo. Sao bosco saero ^ e giofipuiieiitQi che «i presta- 
.^a»II,49. 

Agiufpa (Menenio). Sna fìivéla al popolo «Anratliuiie , II , 63. 

Agrippa. Maritate con una delie figlie di Ottavia, sposa-q^indi 
la figliuola d'Augusto, V, 360. 

Agripimn.v (una delle figliuole d' Antonio e di Ottavia). È ma- 
ritata ad £nobarbo, da cui ebbe un fii^^ioolo chiamato Lu* 
ciò Domizio, e aposk in seconde nozze GUHdie- Geafire > 
V f 860^ « • 

Aidoneo. Re dèi Molossi, ì^9è, 

AbGiNBHO. pW9Ì Un e0clMa« Licaiigo ; castigo ^ ne^cioeve , 
I,Ì09. ^ 

ALCIBIADE. Sua vita, II, 2-55. — sommario, ivi, 4. 
Alcioneo (figliuolo d'Antigono Gonata). Porta al padre ..suo 

la testa di Pirro; come è ricevutò , III, 49-50. 
Alcmena. Il di lei corpo sparisce in messo alla sua j^em^ 

funebre, I, 85. 



A U si rn ìd n ai^ Sua pianta delineaU con della farina ; prodigio 
che avvenne v e spiegaMOttfr che gU diedero. fl!i]adorài, 
IV, 240. 

AussàiuiBo (filoaefp che GrasBci area preseo di sé). Sua pò* 

zìeoza, e ano dnàftereese , III , 37^. 
ALESSANDRO (il Grande). Sua vita, IV», 208-300. — som- 

- mario , ìvi^ 20G. 

Alexia (di Laodicea). Servigi che rendeva a Cleopatra: è 

mandato ad Erode da Antonio: . sua infedeltà e castigo, 
' V,347. : , ' 

Allia, Giornata d' Allia, nella quale i Roodani fttr<aio.dÌBÌatti 

dai GaHi, I,.31t^. — cpiel^giome consfederato -eome i» 

Anisto tatti i meu eoa 1 due ^omi seguenti, wi^ dSU. 
Alloyyi. L* aggravio di essi rimosso da Sartorio , IV, 9. 
Ai0emH dei giovani Spartani^ «piali, I, 119. — erano part^ 

cipi della loro buona e cattiva riputazione, e castigati dei 

delitti di quelli che amavano, ivi^ 121. 
Amazzoni. Loro istoria , pura favola, I, 30 e segg. 
Ambriorige 0 AsBioaicuiU Batte Cotta e Titurio Sabino, IV, 330L 
Ambroniy Antico nome dei popoli delia Liguria , III , 75. 
Amfare. Sua orribile perfidia , V , 2^ 
AÌUNTA. AJabraccia dipartilo di Dario; ooosi|^ chagli dava^ 

. e che «cosa gli disse , IV , 231. 
Amonfareto (capitano de* Lacedemoni). Fiera risposta che 

diede a Pausiana , II , 320. 
Amuliq. Fa gittare alla ventura llurnolo e Remo., I, 18. — 

ucciso nei suo palazzo da Romolo e da Remo, ivi, 55. 
ANACAJaSi (Scita). Uno dei Savj : come fece amicizia con So» 

Ione: suo buon detto sopra 4e leggi scritte, I, 188. 
AnacteB (o Anaee$). Sppraniieme^ dei Ttifdaridi: eh» ^osa si^ 

gnificfai, d8« 

Anassagora. GhmaiAUy Intelletto, maei^ro di Pérìde , I, 366. 

— messo in prigione , e salvato a gran fatica da Pericle , 
I, 402; III, 357. — sua opinione sugli astri, III, 134. 
spiega la causa delle ecclissi, ivi, 357. 
Amaxarco. Parole pungenti da lui dette ad Alessandro, e sua 
orribile massima , IV , 273. 

nvvABco.^S. iS 



i74 



INDICE JMELLB MATEMI. 



Amaxujlo (comandante di Bisanzio). Tratta sacretamenie con 
Alcibiade; accusato di tradimeiito , come ai fpmtà&còf 
11,44. 

Aneilu Quali scudi, loro fonua ; origuie di questa voce, 1, idi. 
Akdogide (oratore). Imprigionato come complice d* Àldbiade , 

e ché cosa lo rese sospetto , II , 27. — consiglio die 
diede Timeo; si dichiara reo, iin, 28. 

Androcle (oratore). Produce dei testimoni contro di Alcibia- 
de, e loro deposizione , II, 24. 

Androgeo. Ucciso a tradimento, e fla^lUche questo assali- , 
nio attirò sopra gli Ateniesi, 1 . 15,. 

Amdbomaoo (pcincipe di Tauromenio). Sua virtù , U , 120. — 
generosa risposta die diede agli ambasciatori dei Cartagi- 
nesi, m, i2i. 

Andromaco. Sua perfidia e sua detestabile astuzia per impe- 
dir la fuga di Crasso, III, 408. 

Andboisico (di liodi). Mette in luce gli scritti d'Aristotile e 
di Teofnisto , III ,198. 

Anfigrate. (oratore ateniese alla corte di Tigrane). Suo orgo- 
glio, sua morte, sua sepoltura, 111,286. , 

An/tc^'om. Giudici, I, 195. 

Anicio (pretore). lUpisce ^ntbio nel messo de*siioi stati. II, 

m. 

Anima. Trionfo della morte , 1 , 85. 

Animali ciechi il giorno, c die veggono la notte; cagione di 

questa contrarietà, IV, 162. 
Animo. Quale sia il più sano ed il più forte , II , 203. 
A|(NiBALG. Sua spedizione in Italia, I, 414 e segg. passim 

nella vita di Fabio Massimo; II, 240 e segg. — nella vita 

di Moircello. — Ripara presso Antioco il Grande, II, 494. 

» poi presso Prusia re di Bitinia, ove muore, wi, 439. 
Aniniversafio di quelli che erano stati uccisi nella battaglia 

dì Platea ; come si celebrasse , II , 327. 
Antalcida. Sno favore presso Artoserse col quale conclude 

la pace che porta il suo nome, II , 240; IV, 87 ; VI, 140. 

— rigettato, e disprezzato subito che non iu più utile; 

ond' egli .si lascia morire d' inedia, V^, .14i. 



INDICE DELLE MATERIE. 275 



Anticrate (spartano). Uccide Epaminonda nella battaglia ; 
discendenti di lui come chiamati; esentati da tutte le im- 
posizioni , IV , KìL • . 

Antigene (uno dei comandanti degli Argiraspidi). Sua invi- 
dia contro Eumene , IV , 54 — sua storia , suo eroico co- - 
raggio ; Alessandro gli perdona , ivi , 292* 

Antigenida. Suo detto , V , 214. 

Antigono L II più potente dei successori d' Alessandro ; suoi 
discendenti, II, 163, notai; IV, 203, — sue imprese 
contro Eumene, IV, 43 e segg. — da un sogno gli è reso 
sospetto Mitridate , V , 21i — sua guerra contro Tolomeo, 
ivi , 21S e segg. — lega degli altri re contro di lui , ivi , 
2M. — sua morte, ivi, 243. 

Antigono li (Gonata). Vuol guadagnare Arato, o renderlo 
sospetto a Tolomeo , VI , 166. — come riusci ad impadro- 
nirsi di Corinto , ivi , IfìS. — disfà i Beozj ; lasciato dal 
padre all' assedio di Tebe : bontà del suo cuore verso i sol- 
dati , V , 25£l — amore che dimostra verso il padre ; suo 
grande dolore per la morte di esso , ivi , 269-270. — soc- 
corre gli Achei contro Gleomene, 11^ 389. — a chi rasso- 
miglia Pirro , III, 37-38. — bella risposta che dà ad un 
araldo di Pirro, ivi, àiL — come tratta Alcioneo suo fi- 
gliuolo , che gli pollava la testa di Pirro , ivi , 49-50. — 
fa onorevolmente abbruciai'e il corpo di Pirro , ivi. 

Antigono HI (Dosone). Dichiarato comandante degli Achei, 
si fa dare la fortezza di Gorinto , VI, ISQ. — preferisce 
Arato a tutti gli Achei, ed a tutti i Macedoni, ivi, 194. 
dà Mantinea a quei d' Argo ; muta il nome di Mantinea 
in quello di Antigonea, ivi, 197. — ritorna in Macedo-. 
nia, ove muore ^opo aver nominato Filippo suo nipote 
per successore , ivi , V , 53^ VI , 197. 

Antilld (figliuolo primogenito d' Antonio e di Fulvia). Tra- 
dito dal suo pedagogo , e messo a morte, V, 355, 

Antimago (Teio). Osserva un ecclissi solare nell' anno terzo 
della sesta Olimpiade, nel giorno in cui Romolo gittò i 
fondamenti di Roma, Ij 59* 

Antioco (d'Ascalona). Abbandonò la nuova Accademia, V, 154* 



276 IlVBfCS DELLB MATCMB: 

AmoGO (figlinolo d! Sefeuéo). .Amante di Stratonica sua na- 
trìgna: storia di questa passione, ^Sì2, 

Antioco (il Grande). A qual presso compera la paee dai Ro- 
mani, II, 158-162. — il nemico più formidabile de' Ro- 
mani dopo Annibale, ivi, 353. — ferito e disfatto^ ivi, 
356. ' ' • ^ 

Antioco (luogotenente di Alcibiade). Battuto ed ucciso da 14- 
Sandro, 11, 50. 

Antiòpe (amazzone). Data a Teseo per premio del sao^talO' - 

• re,J,*)- 

ANtiPATRO (primogenito di 'Gassando). Fa moiire-la. madre 
sua Tessalonica, e scaccia il fratèllo Alesiandro, III, 8. 

— battuto dai Greci in Tessaglia, FV, 418. — conduce 

\ l'esercito alla volta di Atene, ivi, — suo carattere, ivi, 
422. — sua morte, m, 42^. — batte i Greci alla batU^lia 
di Granone, V, 144. 

AntisteAe. Suo bel detto, I, 362. ' 

Antistio (pretore). Offlr^.Antiito sua figHaota:a Pompeo , ed 
il matrimonio è coneHiBcr, IT, 113»— vTocno in mato, e 
perchè, t«i', 'ii8. 

AnTONfA. /CTna dc^le figlinole d* Antonio e é' Ottavia . mari- 
tata a Druso figliuolo di Livia; loro figliuoli, V, 360. 

ANTONIO. Sua vita, V, 274-301. — sommario, ivi, 272. 

Antonio (il giovine). Fifrliuolo di Antonio e di Fulvia : suo 
credito presso Augusto , V, 360. 

Artomio (Marco). Oratore, avolo di M. Antonio triumviro: 
" come accerto per iscioccheria d*ud serto, n, 107. — 
grande effetto d'ella -sua eloquenza ; Annio gli taglia la te- 
sta, fW', 108. 

Antonio (Gretìco). Padre di M. Antonio : sua liberalità , V , 

275. ' ; 

Antonio (Gaio). Suo carattere, V, 163. — battuto dàr fi- 
gliuolo di Cicerone, VI, 85. — fatto uccidere da Bruto, 
iviy 86. ' • ' ' . 

Apellb (pittGve). ^ Sua sorpresa quando tlde un quadro di 
Protògene, e che cosa disse , 235v dipinge l'effigie 
di Alessandro FV , 2t2. 



Digitized by Google 



APBLLnsaiiB (Teìo). Sua libreria presa da Siila, nella quale 
Irovavansi i libri di AnstoUle e (U S^eofcagtp > in» 198. 
m cattivQ «ifttiio» VI, 25, 97. 

AiHiUiO (Tegireo). Sup oracolo, che al .tempo di Plutarco ta- 
ceva , II , 222. 

ApuU'ta. Luogo di Sparta, ove si gettavano i fauciuUi mal- 
sani e sformati, I, 117. ' 

Appio. Tenuto qo^nie l'uiiesto, e perchè, II, 137. 

Appio (Clodio , cognato 4i Jbupuilo), Mandato a Xigc^tue per 
.nehkdbre JCitridate; ricusa i «uoi diOtip -a non .prende 
ohe una tftsza, lU^ S8d-m 

AprQe,. Eùaiùh^ di ijpieato nome, I, i68. 

X^Ktto JHmdiaeakata ila Pitagora, 1 , 153. 

Aquila, Un'aquila mostra a Cimane il seypolcro di Teseo, 
1,41. ' ^ « 

Aquiu. Congiurano in favor dei Tarquini, e sono fatti mori* 
re, I, 229-^231. " ' 

Aquinio (una dei ^pilani di Metallo). Battuta da Sertorio, 
IV, 16. ' 

ARAm &ia 1%,. YI, 153-204;. ^«onunano , voi, iò% . 

Arato (il figliuolo). Sua. aorU inllBlice, VI, d03. 

Arbacs. Diseniore; oaaaè ^punito ^ VI., :132. 

Archelao. Pomposa descrizione del suo esèrcito, IH, 185. 
— battuto a Glieronea , . ìd^, 189. — induce Mitridate a 
fai' la pace con Siila ; iyi, ^95. 

Archelà.0. Comandante le truppe d' Antigono: va per cari- 
care Arato alla coda; che cosa gli avvenne, VI , 173. 

AllCllESirRATO. Suo detto contro Alcibiade , U , StlV 

Arghia. Chiamato Figadotere (^a^o3)9pac>) e parobè, V, 
14é. — feiaegne IXamastone , ittf , 145. 

AROinBio <(«aaiQa di Cteopatra)^. Sua gaaeròaità, 960. 

Archidamia (avola Agide). Fatta morire , V , 22. 

Archidamìdà. Suo liei detto, I, 123. — altro bel detto, ivi, 
124. ' 

Archidamo (figliuolo d' Agesilao). Intercede presso suo pa- 
^ve iper ^oiiipiaf IV, 90. — disfà gli Arcadi, ivi, 99. 
valore da Im mostrato nella difesa di Spast^ ivi, IjD^^ 



278 INMCS DELLE MATERffi. ^ 

ARCHmAMO (frateUod'Agide). Richiamato da aeomene ed 
ammalato al suo ritorno, V, 28. 

Akchidamo (re di Sparto). Figlio di Zeuxidamo, e padre di 
Aglde e ài Agesilao, IV, 68. ^ eon*iinato all' ammenda 
per aver sposato una donna troppo pìccola, ivi , 6^. 

VBCHiMEDE. Suo genio per la geometria ;.8oé opere meccani- 
che; sue macchine in difesa difiiracasa, II , 266 e aegg- 
— sua morte , ivi , 274. 

Archita. Il primo che inventò le meccaniche, II, 267. — 
serve di cauzione a Platone , acciocché potesse andare alla 
corte di Dionigi senz' alcun timore, VI, 19. — manda 
ambasciatori a Dionigi per ridimandar Platone, ivi, 20. 

^rct>r«.-Improiita della moneto di Persia, IV, 79; VI, 140. 

Areopago. Istitosione^ qaeslo tribimale. I, ^06. - per sa- 
lire all' areopago conveniva essere passato per le àltre.ca- 
riche,m, 372. ^ ' • 

Areta (figliuola del vecchio Dionigi e di Anstomaca). Mftn- 

• tata al fratel suo Tearide , e dopo la morte di suo marito 

aDione,VI,8. 
Argas. Poeto che componeva in modi cattivi e disgustosi; 

soprannome di Deioftoatene , V , 417. 
\BGiLEONiDB (madre di Branda). Bel detto dllei, 1 , 130. 
Ahgio. (liberto di Galba). BeppeMisce cpiesto principe.,. VI, 

235 ' • • , • . 

Argiràspidi, Mai battuti, IV, 56. - inferno risoloricme che 
prendono a danno di Eumene, ivi, 57. - castigaU dallo 
. stesso Antigono , ivi. 59. 

Ariadna. Sua storia con Teseo, e varie tradizioni sulla sorte 
di lei, I , i9 e segg. 

Ariannb (capitano d' Arabi). Come ingannò Crasso; sua de-, 
streM ed elo^énsa, HI, 396. — impegna Crasso nelle 
arene profonde ito messò ad; nna rasa campagna., 397. 
inganna Crasso anche néll* abbandonarlo ^m. 

Ari ARATE. Figliuolo di Mitridate, III, 178. 

Ariaspe (figliuolo d' Artoserse). S' avvelena, VI, 4!M. 

Arideo (fi-liuolo naturale di FUippo). Avvelenato da Olim- 
pia*, IV, 30Q. 



Digitized b\ 



Anno (amioa di Giro). È ii primo a ferir Artoserse, VI, 129. 
ÀRDiAmo. Dio dei PennaBt, I, 293. - 
AimmsTO (generale de* PÙiteesi). Sogno che- fece, II » dl3. 
Ario¥I8TO (re de* Geraam). ' Alleato del popolo romano \ 

battuto da Cesare e posto in fuga , IV, 324-325. 
Aristandro (di Telmeso). Indovino , IV, 210. — come spiega 
il sudore della statua d' Orfeo , 223. — ragioni che 
adopera per consolare Alessandro dell' omicìdio di Olito, 
m, 272. 

Aristea. Somiglianza della sua di^arìaìone con quella di Re- 
indo, 1, 84. . 

Aristemetò (generale degli Achei). Che* cosa fece per Filope- 
neoe, n, 999. 

ARISUDEL Sua viU, n , 397-385. — eoramarìo, ivt, 296. 

Aristide (Locro.) Bel detto di lui a Dionigi il vecchio , II , 
116. — generosa risposta che dà al medesimo, ivi. 

Aristione (tiranno d' Atene). Costringe la città a resistere a 
Siila, III, 179. — suo carattere e sua empietà, im. 181. 
— dopo la presa d' Atene si ritira nella ròcca, e vi ò asse* 
diato da Gurione ai arrende per difetto- d* acqua; mira- 
colo aweanto sopra dò,* m, Ì83. avvelenato per or- 
dine di SiUa, tvf, 196. 

ARimPFO. Usurpa- la tiramnia, d* Argo dopo Aristomaco; per- 
seguita in giudizio gli Achei e gli fa condannare ; cospira 
di far uccidere Arato, VI, 176-177. — sua maniera di vi- 
vere, iviy yil'ViÒ, — Preso, nella sua fuga ò scannato , 
IVI, 180. 

Abistippo (di Cirene). SuOvbel detto intomo alia liberalità 
di Dionigi, VI,.gO. 

ARiSTORObó. Vinto da Antonio, V, 276. • 

Avi^TonBiio (dì MHeto). Bato in ostaggio ^gU Ateniepi.da De** 
metrìo, V, 221. eccellente neir.arte di adulare; come 
andò ad annunciare ad Antigono la vittòria del di lui il- 
ghuolo , salutando Antigono col titolo di re, ivt, 229-230. 

AniSTOMACA (figlia d'Ipparino). MogHe di Dionigi il vecchio, 
VI, 5. ~ parlata che fa a Dione nel -presentargli su^jno^ 
glie Areie, m, 49. * ^ * 



Digitized by Google 



Ì80 umcM iifEuxr uk^witm. 

AIIISTjDMìU»^**''^'^^ d' Ajrgo). Aveva proibito agli abitanti di 
tener armi nelle loro caae, VI, 176. — utoeiso dai «mai 

ÀRI6T011ÀC0 (il giovine). RlmuuBÌa Idia tirumia, VI, 466. 
eletto coTnandanle degli kék^i m — fa guerra ai lisce- 

• demoni, ivi , — viene martbfiato .atte Cineree, e poi get- 
tato in mare^ ivi , 195 e segg. * ^ . ' 

AristOMENE. Iperbole sopra i Lncedemonj che aveva uccisi, 1,79. 

AaiSTOME (di Corinto). Eccellente piloto ^ astuzia 4ella , quale 
*8i aanri «entro Nicia, Ili, 360. 

Artstone (fratello d' Antioco d' Ascalona). S«e biioM ^udi- 
U, VI, 60. 

ÀRisTomoo. n quale eomandaya Tarmata dfIGtrIlata/iradito 

da' suoi è dato nelfe mani di JLucuIlq, IH, 
Aristonoo. Sei volte vincitore ne* giuochi Pitj: sua adula- 

' zione per Lisandro, III, 443. 

Aristotele. Suoi scritti ]ioco noti al tempo di Siila, 111,498. 

, ' — chiamato per essere pi-ecettore d' Alessandro, IV, 215. 
«amtisra dei suoi libri di .metafìsica , ivi, 216. — 
frattato da doflst»*da Alea^Àndro , ivi , 297. — accusato di 
afer oensialiato ÀntìpatuD'ad at^eitnare Ataasod^e, ivi, 
299. 

Aristoteie (d'Argo, intimo a«ri«o di Arate). Eeelta mm «ri- 
bellione nella sua città, ;V, 43. -- pToposiwone che fa ad 

' Arato, VI, 195. 

Aristotele (il dialettico). Uccide Abantida, VI, 155. 

Aritmiìlda. Di quale aiuto fu a Licurgo., i, 102. 

i4rmafiira.Fremie4'«!W, n, 9. • ^-^ 

Armi artifiziaù: Inutili a quelli che non^aano esercitato le 
niiiturali, II, 59. 

Armihisirio. Luogo nel qaato^ puBficawio le truppe in fio- 
ma, 1, 77, nota 2. 

Arpalo. Fugge la giustizia di Alessandro, ed in Atene cerca 
di corromper Demostene e Focionc, IV, 414; V, 140. 

AftBUNZio. Comandava ii corpo di .battaglia-^d' Angusto ad 
*Mio,V, 340.' 

Arsagg (re de'Partì).]Aandaamba8ciatori« Grasso, in, 991. 



Digitized by Google 



mUGE ^ELLE UJKtaUE. 



Arsale (figlio naturale d' Artoserse).. Ucc^w) da Aqpate^ fi- 
gliuolo di Tiribazo, VI, 154. 

Artabano (utftiiale d^ATtosérae). ^U^oiÉa. qkt dii|do « 
mistocle,!, , - 

Artabazo. Padre di Bweim «màia d^ AJenandro, IV, d5. 

ARTAomiSE (fenerale àm <Ì6aiìnn): 'Gke eoéa ditata Ciro natta 
battaglia, VI, 128. — ucciso da Ciro, ivi. 

Artasira (ufììziale del re di Persia). Chiamalo V occhio del 
: re ; annuncia ad Artoserse la morte di Qiro, VI , 130 e 
seg. " ' 

Artbmidoro. Gran servizio che prestò a Lucullo, III, 275. 

ARTEHdNB (ingegnere di Periele). Perchè duawato Pmifeif' 

Arti e.seienxe. Quali periscono nelle piccole 4itti^ V^ .^d4-^ 

In èhe simili ai «eansi, ii^t, iA3. 
ARTOSERSE II (soprannominato Mnemone), Sua \ita, VI, 

120-151. — sommario, m, 119. 
ArtI'AC^de, 0 AfvTabaze (re d' Armenia). Si unisce a Crasso, 

HI, 393. — aveva scritte delle storie, e latte delle trage* 

die in greco, m, «414. — si uiMsca «d Antonio con un 
' -grosbo eorpo di trappe, V , -"dl2, «-.-m ntirsAa, aob ca- 

Ifione ohe Antonie non -teminò^la guerra contro i Parti, 

Ivi , d25.— T Ta a trovare Antonio, è ritawatu pri^oniero 
' e condolo irr trionfo ad Alessandria, 
Am'NTE (Iigliuolo di Tarquinio) e Brillo, si uccidono T un 

r altro, I, 235. 

Arunte (uno dei principali deUa Toscana). SoUecttai -Utalii a 
passare in Italia, I, 315. ' . 

ASBOLOMENi. Nome dei disosndonti di DanMie, e*pefèìiò,cosl 
<^a]nati, HI, 2d5. . 

Ascui'LfO^SgHueio d'Ifta). Scacciato dal trono dai Manteni, 

e Tinto dà Sertorio, IV , 44. 
AaCLEPiAOE (fiì^liuolo d' Ipparco). Annuncia in Atene la morte 

idi Alessandro , IV, 415. 
AsiLEo (quale divinità). Il suo tempio fatto luogo di refiigio 

da Romolo , 1 , 56. 
Aspasia. Si rendoia soggetti i pvìne^ 4' Atena; «ifotlo di 

I 

\ 



Digitized by Google 



Mf INDICE ASLLB MA^BB». 

Pende per lei , 1 , 391 . e segg. — accusata d' empietà, e 

di prostituire a Pericle le donne, ivi, 401. 
A8PA8U (di Fpcea nella Ionia). Sua storia, VI, i4d« viene 

concessa a Dario, e poco dopo gli mne tolta, e fiitta aa- 

cerdofeasa in Eobatana nel tempio di Diana, m, 147» 
Aspide, n aoìo tra i serpenti che cagioni «ma morto doldad- 

ma, V, 347. 
Asse. Moneta romana, II, 260, nota 1. 
AsTEROPO. Il primo che rese gli Efori indipendenti , V , 32. 
AsTioco (ammiraglio dell' armata persiana). Suoi tradimenti, 

II, 35. ^ 
Atsluo (amico di Bruto). S' oppone al suo parere, VI , d8. 
Afetiis.1Qoattro luoghi in Atene, nei qoali.era proibito dii:e in- 

gittrie, I, 908. 

Aienien, Puniti per aver violfcto il sacro i»Oo..dei tempj a 
danno dei seguaci di Giione , I , i95. — addolcivano e vfr> 

lavano le cose odiose con voci buone e graziose , ivi , 201 . 
—-vogliono comandare Tarmata degli alleati nella batta< 
glia di Salaminà, ivi, 267. — rigettano un consiglio che 
ad essi era vantaggiosissimo, ma ingiusto, ivi, 283, — in- 
terdicono ai Megaresi l' ingresso nelle loro fiere , e nei loro 
porti, m, d08< — decretano %pena di morte contro 1. Me- 

• gareei ebe mettessero piede neÙ' Attica^ iviy 399. gran 
contrassegiu) dell' amore che avevano per la g^ii^tizia, n , 

- SSk. — loro nmanitA per le bestie medesimo, m , 344. 
tre cose che hanno insegnate agli uomini, III, 237. — 
onori che facevano ai grandi oratori, V, •117. — loro ri- 
spetto per una novellamente maritala, ivi, 141. — non 
potevano annullare la pena pecuniaria per grazia, espe- 
diente che trovano per eludere la legge in favor di Demo- 

.aleBe,.m, i43 e segg. — loro adulazioni eccessive per 
Antigono e Demetrio, ivi , 223. — loro armata disfatta 
preslo 1! isola di Amoigo , ivi , 224.— instancabili nell* adu- 
lare, iviy 237. — loro infóme pentimento, loro indegni- 
tà, loro bassezza, e loro empio decreto , ivi , 239. — loro 

• ingratitudine per Demetrio, ivi, 244. — estremità alla 
quale furono ridotti dalla fame, ivi^ 248. 



Digitized by 



IHDICE DELLlB MATUU. ÌS3 

Atefo. S' opposte alla partenn di Grasso » e obe cosa ibce, 
IU,389. 

Atsnooobo (eommediante). Ciondaiiiiato ali* ammenda , e per- 
chè, IV, 244, 
AtenodorÓ (d*Imliro). Uberato da Pecione, IV, 4IS. 

Atenodoro (soprannominato Gordilione). Gran filosofo con- 
dotto a Roma da Catone , IV, 444. 

Atleta. Differenza tra atleta e soldato, II, 386. 

Atossa. Figliuola d' Artoserse e sua sposa, VI, 143. 

Attalo. Aiuta Flaminio a i^oadagnare i Tebahi , II , 419. - 
atM morte, ivi. 

Atti. Dae nomini di questo nome divorati, da nn dngbiAle'y 
IVv2 

Attilia (figlittoìa di Sorano). MogHe di Catone Utlcense, IV, 
442. — ripudiata a capone della sua disonestà, iviy 458. 

Altidio. Uno dei congiurati contro Sertorio, IV, 30. — sua 
sorte infelice , IVI , 32. 

AuFiDio (governatore, della Betica). Battuto da Sertorio, IV y 
14. 

Augures (saeefdoli romani). Quali fossero le loro funsiom^. 

11,157. * 
Augusto. Erede di Gesave, V, 201-289. — abbandona Cioè- 

ronè alla-proserìfione, m, 204, 29B. snoì Gommenta- 

rij, ivi, 209. — si disgusta con Antonio, tw, 290. — è 
battuto da Bruto a Filippi, ivi\ 295. — si accorda con 
Pompeo il giovane al promontorio Alisene, ivi, 306. — si 
accinge alla guerra contro Antonio, ivi , 332. lo vince 
ad Afflio, ivi y 340. — fa la guèrra in Egitto, ivi, 348. — 
è console a 20 anni, VI, 86. — ìquale fosse la sua doni* 
nazione, m, 115. ' 
AùLo POMPEO (tribuno del popolo). Sua morte a die imputs- 
ttf, in, 73. 

Ai'RELiA (madre di Cesare). Sua grande saviezza, IV, 312. 
Aurelio (Gaio , cavaliere). Come obbligò Pompeo e Crasso a . 

riconciliarsi, IV, i33. 
Auiochthones. Gli uomini nati nel paese., 1,4^ nota 3. 
AùTOLEOims (re de' Peoni). Pirro ne sposa la fi|^; IH ,.12» 



Digitized by Google 



AuTouco (atleU). Bella azipne cbe fece^ e sua morte, .III, 
' 139-140. 

A^aUoit Perchè i RonuVCÙ pigliassero il volo degli avoltoi per 
pronostico, 1 , 56. .perdiè l' avoltoio sia di buon.au^^- 
nby ivL r^èUjBMii(iooeoia«iiim^ ivi. — ^ «e- 

,>e^to raiiBsiiiMiy m^ 57. . y ; 

Aziotte.«i>ronu>tcta. Loro grande eSéUo y, 190. 



Babica. Ponte di Sparto, I, iO?, noja 5. . 
Bobiionta. Sao paeUe assai igneo , IV , 253. 
BùMmti. CaiianOte CMones e MinuUianes , IV , 210. 
BMscBum,. ol» gjiveniavaBO a Corinto, lU, 121. 
BàJpcio. $(qf>raniU)]|ttnatojpin«»te, .eG^^ 

^ fontana neUa quale fu lavato ^alle jm njitijcì, HI, 

-tSg. — gli si davano più madri, IV, 312. 
Bandio (da Nola). Sua Storia , II , 262. 
Barca. Invita a cena Munazio e Marzia moglie di CsLtotne ; 

ehe cosa avvenne in quella cena, IV, 473. 
Bm^UeL Satelliti d* Mario, donde cosi chiamati, HI^^ 118* 
BARoamiMO ^(liiogoteMite ^ Crasso). Suo yalore.e de' òuoi , 

111,407. ■ *. . 

l^siME (ilgliiiQla d" Artabaza). Ajuata ^da AJeasandro cbe 

ti' ebbe tin^gjliuolo, IV , BSu 

Barsine (sorella della prima). Maritata ad Eumene, IV, 35. 

Bastardi^ quali fra gli Ateniesi, I, 259, nota 2. 

Bastardo di Eeride. Scritto nel re^ist^o dai ciUadim^ con- 
dannata a morte, e perchè, I, 409. 

B*CA^cB(gnin aaeerdote della jonaiUre 4^ Dei^ Che coaa 
predisse ai- Eomani , |II , 73. ^ 

foM/Iinii^iari soldati di cavalleria d«IU Barn Gernuuiìa, 
VI, 250. 

Battaglia. Dei Toscani, alleati dei Tarquinj, contro i Roma- 
ni, I, 234. — d' Artemisio , ivi, 269. — di Salamiiia, ivi , 
me 8(^M ^« 3tìfà. — ^d'AìUa.^ i, 319 e — .del 



ìimCB DELLK MÀTEBÌE. ^ ttd 

« 

^Trasiméno, ivij 416. ^ ili Ganiie; 99f «'iiegg.'T-*4i 
Paolo Emilio con Perseo, II, 175 e segg. — di T^ra, 
m, SS». — :di Leattra, ù^t, 290; ly, 94. — alle Teste 
del Cane o delle Cinocefale, ove nnori Pelopida, II , 243. 

— di Maratona, ùw', 303 e segg. — di Platea, m, 322 e 
segg. — di Filopemcne contro Macatiida , tiranno di Spar- 
ta, ivi, 395. — delie Cinocefale o di Scotussa tra T. Q. 
Flaminio e Filippo fe dei Macedoni , ivi, 420. — d' Ipso, 
nella quale combatterono .tutti i re della terra « IH; 6. — 
al fiume Stri tra Pirro e r Romani , m% %S e aegg^. — di 
Mario contro glt Ambroni e i Teutoni ^ ivi , 74 e s^g. — 

' di Mario contro- i Cimbri, t>t, 83. — di Egos, ivi^iM*ò 
sei^g. — di Cheronea tra Siila ed Archelao, ivi, 188. — 
di Orcomeno, vinta da Siila , ivi, 192. — di Siila con Te- 
lesino alle porte di Roma , tri , 203. — di Lucullo contro 
Tigrane, m, 292 e segg. — di Crasso contro i Parti , HI, 
388 e segg". — del Sucrone (Xuear), tra Sortono e Pom- 
peo, IV , 23 , i28. tra Eumene ed- Anti||óno, Mn^b^e . 
aegi^. — di (%erottea, ii Agèsifiio coatro i TebaniV tvi, 
81 e segg. — di'Mantìnea^ ivi, iOH. — ^ di I^ursaglia , ivi , 
185 , 351 e seg'g. — al passo del Cranico , ivi, 224 e segg. 

— d'Isso, tri, 231. — d' Arbella o di Causamela, ivi, 
247 e segg. — al passo dell' Idaspe, contro Poro , ivi, 
280. — di Muada, ivi, 303 e segg. — presso Ecatombeo, 
dove gli Achei sono sconfitti da Cleomene , V , 36 ; VI , 190. 
-- di Sellasia , m , 50 e s^gg. di Granóne, ove i Greci 
imo disfiiftf da Antipatrb, 144; di Ghefonea,'di 
Filippo- contro gli Ateniesi,- ivi, 135. — di Modena, contro 
Antonio, ivi , d* Ario, tf^, 836 e segg. di ^fr» 
lippi , VI , 100 e segg. — di Cuijassa , u^i , 126 e segg. — 
di Bebriaco, ivi, 246. 

Beozj. Essi soli hanno diritto di fàr &re dal loro sacrificatore 

i sacrifizj in Aulide , rV , 69. 
Beremige (moglie di Mitridate). Suà morte, Ili, 200.^ ' 
0ERBIVIG1DB.' Gtttà fondata da Pirro, in , 8« 
Bcsso. Sua perfidia, e supplizio col <|piale lo punì Afesaandro, 

IV, 261 e seg. 



Digiiized by Google 



INDICE DELtiB JIATIiìeaB: / 



Bibulo (Publicio). Nemico di Marcello i che co^a lece oioUro 

dilui, II, m - 
ànvLO (Galpturnto omsdo). Si rincfahide ndla pru^lria aMta% - 
. 'lioim perieli ultimi otto, mesi del suo consolato ylV, 316 

e seg. . * 

Bibulo (il giovane). Figliuolo di Bibulo e diPorda: suo libro 
intitolato: Dei fatti di Bruto, VI, 71. 

BiLLio (amico di Tiberio Gracco). Rinchiuso in un doglio con 
vipere, V, 86. 

Bisogni. Sono la misura delle ricchezze, II, 380. 

Bim (luogotenente di Demetrio). Disfà Arato, YI, i85. 

Biipseio (di Guma). Amico partiisoìàre d* Antipatrp di Tarn; 
inooraggìsoe Tiberio, V, 73. — .inièrrògato dal ooiuolo , 
sue risposte, ivi, 86. sa ritira pressò Arìstonieo^ e si 
uccide , ivi , 87. 

Bocce (re di Numidia, suocero di Giugurta). Sua pertidia 
verso il genei'o , III, 62, 165. — -.dono magnihco che con- 
sacra nel Campidoglio, ivi, 92. ' ' ^ ' 

BoccoRi. Celebre giudizio che diede, V, 241. 

Boedramione, Il mese d' ottobre degli Ateniesi , I,. 31. 

Molla ò pendente^ Ornamento che i fanciulli romani portavano 
«1 collo, I, 72, 

Bona (Dea). iSacrìfizj , e riti d' essi lY , 312. 

Bottiei (popoli di Tracia). Loro origine ; sacrificio solenne che 
facevano le loro fanciulle tutti gii anni, e canzoni che can- 

' tavano , I, 16. 

Bbàghilleli, 0 BRAcaiUuLAS. Uomo principale della Beozia, 
• li, 419. 

Bbasidà. Perchè s'^opponeva alla pace, III> ^35. ^ ucciso 
in una battaglia presso d' Amfipoli, ivi, 

Brbnno (re de' Galli). Sua spedixione in- Italia e invasione di 
Roma, 917 e segg. passim, 

Briijas. I saccardidc' soldati, così chiamati da Bruto, VI, 104. 

Britomarto (re de' Galli). Ucciso da Mai cello , II , 250-257. 

Brodo nero. Il più squisito manicaretto degli ^artani , I , 
111. — jòsposta di un cuoco di Spartaad un re che lo tro- 
vava cattivo , ivi* 



Digitized by 



Bruto. Sua finta 8iiq>ideana-, I, 299< — -eondaiinà. i suoi fi- 
gliuoli alia morte ; e sta pressile al loro supplizio > 1 , 231 ; 
vi, 59. — giudi»io di Plutarco sopra questa azione , ivi. 

Bruto. Luogotenente di Carbone, IV, 116. — difende Mo- 
dena contro Pompeo , s' arrende , e Pompeo lo fa ammaz- 
zare, ivi, 126. — quanto .differente dal figliuolo suo , che 
ammazzò Cesare , ivi. 

BfiXFX^ (Albino). Impedisce che Cesare differisca la radùnaiah 
• za, e ooógedi il Senato, IV, 3^4. A [unisee ai^ooogiu- 
rati contro Cesare: gK "viene jdeerstaia Ik Galiia intorno al 
Pò, VI, 70, 78. ' 

BRUTO (Marco). Sua vita, VI , 58-113. — sommario , ivi , 57. 

Bruzio (Sura , luogotenente di Senzio). Batte Archelao in tre 
battaglie, e lo scaccia dalla Grecia, III, 178. 

Bucefalo, Cavallo dVAlessandro, IV, 214, 263, 283. ' . 

StthVnia*. Cagione di questa malattia, VI, 84. 

BuTE (generale dei Persiani). Si abbrucia- in £ion6 in Traicia, 

- m, m ' . ' 

Coòìri, quali divinità, Iir, 272, nota t. • 

CabRia. (generale degli Ateniesi). Suo carattere, IV, 399. 

Cadmea. Ròcca di Tebe, II, 211 ; IV, 221. 
-Cafi (focese), mandato da Siila a prendere i tesori dei tem- 
pio di Delfo, m,, 179. 

Caio (Flaminio» consolo). Combattè e^vime i Galli, i,- 415. 
— -dà la battaglia ad Annibale incino al lago Ihisii&eno, 
è vi'è ucciso, iviy 416. . 

Gaio (AcUio). Trasporta in lingua latin».! difloond di Diogene 
e di Cameade, II, 369. - * 

Caio (Annio). Mandato da Siila iniberia contro Sertorio, IV, 9.^ 

Caio (Oppio). Di che accusa Pompeo, IV, 419. 

Caio (Mancino). Consolo svenluratissimo fra tutti i condottieri 
romani , V , 69-70, 

Gaio. Ruba il diadèma a Mitridate^ e lo dà a FajBsto figliiiolo 
diffilla,ÌV,i5Su . 



Digitized by Google 



GjL]0.(Vetum). Condannato a morie, e perchè, V, 01. 
Gàio (Coniglio). Grande imkmaci;' prediìian^ ^he lece in Pa- 

Galano , il eui notte proprio, era Sfines , filoseii» indiano ; bella 

iininagine che diede ad Alessandro di un grande imperio, 
IV, 287. — s* abbrucia da se stesso ia una pira,.m^ 291. 

Calcicco. Tempio di Minerva, T, 102; V, 14. 

Calendari4i romaìio. lUformato da Nurna^ I, 167^ da Giu- 
lio Cesare, IV, m 

Cèxkik (fiaoec^ilecp dei mieteri). Parente d' Axiatide; processo 
' che gli vien fatto, n; 304, 332.. 

CÙLLifiRATB (generale delk oaTaliena di Siracusa). Sua camt 
bàttimettte contro Lkmaco , nel quale ai ueoidono V un 

r altro , 111, :m 

GaLlicuatida (successore di Lisandro nel comando dell' ar- 
mata spartana). Nulla potendo ottenere da Giro, trova alle 
Arginuse la morte. III, 126 e aegg.. 

Gallifonte. Vedi Midia. 

Gallimago (grande inigegnere di Mitridate). Mette fuoco alla 
città d' Àmiso, HI, — pìrèso in Niobi , e caricato di 
ferri, m, 302. * - 

Gallippo. Amico di Dione, e quin^ aaaaMìno di InL ìfl, 5& 

escgg. 

Gallistenè (fdosofo). Suo modo di consolare Alessandi o del- 
l' omicidio di Gillo, IV, 272. — sua insolenza, e giudizio 
* che Aristotile aveva fatto di lui, tui, 273-275. — accusato 
d' aver dato motivo alla congiura d* Ermolao: ornbiift detto 
ano acl Ermolao ; aua moHe, m, 276. 

CàtLiSTRikTO (celebre oratore). luflr&a I)emoataneil'gu9to 
dafl'èloqttnti», V, 117. 

Galpurnia (moglie di Cesare). Sogno che dbbe' la vigilia della 
morie di suo marito , IV , 317 , 373. 

Cam DI SE. Suo esercito seppellito entro monti di arena , IV , 
W, 

Camillo y giovinetto che serviva nei templi, !, 151. 
CAMILLO. Sua vita, I, 300-349. sonunatio, tt^, 299. . 
Cctmpi4oglio. Effètto che produsse T aspettò didCaa^pédnglio 



Digitized by Google 



sopra i giudici di Manlio, I, 341. — prima chianutta |Vi»'- 
peio, I, i50. quale augario si trovasse nei cavarne le 
fòndameaUy m, 33&. — qtuìnte vcUe riedifioat»; auamao 

Canatr^^ Spade cH.eocehiD apurtano, IV, 83. 

Gawiwio Rebilio. Nennnato eonsolo da Cesare per una piio- 

ciola [tarto dell' ultimo giorno dell' anno IV, 366. , ' 
Canne crctcnsi, III, 15G, 102, nota 1. 

CAPITOLINO (Giove). Suo tempio fondato daTarquinio Prisco, 

e consacrato dai consoli Publicola e Orazio , I, 2ki e leg. 
CSàRBOiiB. Succeda a Ginna, IV, llé. — mano a morte par 

ordine .di Pompeo', ivi, 119. ' 
CàBiOLK (gènero di Fodone). GoBunÌBsione TOigognosa detta 

quale fu inoarìeato; IV, 415. 
Càrmenta, quale ; il suo vero nome era Nicostrata, I, 73. 
Carneade. Mandato ambasciatore a iloma dagli Ateniesi, II, 

3G8; 111, 315; V, 154. 
Caroniti, quali uomini cosi chiamati, V, 289. 
Carro tiralo da ^piattro cavalli biaaobi, riputato sacro, I, 

m . ' 
CariaqiMvi, Mandano venti triremi a Reggio per opponi al 

passaggiodi Timoleonéy II, US. — prendono per la prima • 

volta de* Greci al loro servirlo, ti» ,142. 
Carvilio Spurio. Fu il primo Romano che ripudiò la moglie, 

1,92. 

Casca. Il primo che feri Cesare, IV, 376; VI, 75. — è sul 
. punto di scoprire ii. secreto per una parola equivoca eb^ 
gli ò detta, irt , 73... 
GABaàNPRO (figliuolo d' Antipalro). Si fa beffe dei barbari, ébe 
. adoravano Aletsooidrò, IV, SSOS. — cheeofta disse ad Alea- 
. auittro, e sjMivento che n'ebbe,' ivi, 396^297. —ana mode- 
razione , V , 290. — 8ua discendenza , ivi , 250. 
Cassio (([ueslore di Crasso), savie rimostranze che gli fa. III, 
393 , 394 , 397. — eonj^iuia con Bruto contro Cesare, IV, 
371-372. — s* impadronisce di Rodi^ e la tratta aspramen- 
te, VI, 89. — discorso che fece a Bruto sopra il fantasma 
di» aveva veduto , 95. — segno funesto che gli avviene 

fLUTASCO. — 6. 19 

■I 



Digiiized by Google 



INDICE VELLK MATBIUBj 



prima d«Ua battaglia di FtUppi, 97.— la sua ala sini- 
stra rovaadaU) e il suo campo saochflfgiatD y m, 
—-si ia ammazzare da Pindaro suo liberto; i ioldati di lui 
dlYomiti intrattabili dopo la smt morte, tw, i08 eisagg. 

Cassio Sceva (centurione). Soo gran coraggio, IV, 33D. 

Catilina (Lucio). Uccide il proprio fratello , indi lo ia pro- 
scrivere da Siila , III, 208. — sua congiura contro Roma, 
e sua morte , V, 162-175. 

CATONE MAGaiOR£. Sua vita, II » 337-375. — aommario, 
ivi, 336. 

CATONE UTIGENSE. Sua vita, IV, 435-50». ^sommario. 

Catone (figlinolo di Gatone^Uticense). Ucciso neUa sooondk 

battaglia di Filippi, e suo valore, IV, 509. 

Catulo (Lutazio). Guerreggia contro i Cimbri, III, 79 e seg. 
— trionfa insieme con Mario, ivi, 86. ~sUa morte, vivi, 
408. 

CXtulo (consolo con Lepido). Suo carattere e sua riputazione, 

IV, 125. ---concorre con Cesare a1 gran pontificato, m, 
309. —censore , che cosa fece , t«!i^ 450. 

Cecia. Qual vento, lY, 20. 

Cecina (uno'dei generali di Vitellio)^ Tende una iasboscata ad 

Annio Gallo , VI , 242 e segg. 
Celere. Uno dei compagni di Uoniulo, I, 57. — gli uomini 

veloci appellati Celeri dal suo nome, ivi, 81, 150. 
CeZfica (regione). Sua estensione. III, 64. 
Celtosciti. Inazioni settentrionali comprese sotto questo n(m», 

m,64. 

Gemore, La morte di. esso era segno di grtin -male presso i 
Romani, 1, 314. lo stesso uomo non poteva essere due 
. volte censore , II, 57. -r^ la dignità di censore, la più grande 
e più sacra che fosse in Roma: estensione del suo pqtere, 

ivi, 198, 199 , 358-359, nota 1. 
Centauri. Fanno guerra coi Lapiti, I, 34-35. — loro erigine, 

V, 2. 

(Aeratone, altare in Delo, come formato, I, 23, 

Cerere Eleusina (misteri di). II, 29« nota 2,^ IV» 400, noU 1. 



INDICE DELLE MATERIE. 2^1 

Cerimonie che si praticavano per fabbricare una città,!, 57 
e seg. — praticate nella incoronazione dei re di Persia , 
VI, 121. 

Cermano. Che cosa fosse , e d' onde cosi detto, I, 48. 

Cerva di Sertorio , IV, 13 e segg. 

CESARE. Sua irìta, IV, 303-380. ---sommiirìò 9 m 

CesarioAb. Figlìikolo di Cesare e di Cleopatra, IV, 357; — 
mandato ndle Indie per l'Etiopia; fatto morire da Augu- 
sto per consiglio di Ario, V, 355. 

Chalctjs. Celebre ladro, motteggiato da Demostene, V, 125. 

Chelonide (figliuola di Leonida, e moglie di Cleombroto). Suo 
amore per il marito V, 18. — ragionamento che ia suo 
padre, ti», 19. 

ChenioBf qual misura, V, 321. 

€?lk>eacfc, il mese di dicembre presso gH Egiq,, 60. 

CICERONE. Sua ^ta, V ,150-207. ^sommario, ivi , 110. 

Cimbri e Teutmi, Loro discesa in Itàlia e loro forse , m, 64. 
~ s'ignorava quali nazioni fossero; varie opinioni su que- 
sto proposito, e loro storia, ivi, C4. 

Cimbri. Vanno contro Catulo ; loro baldanza : si espongono 
nudi alla n^ve, tVi, 79. toro di bronzo sopra il quale 
giuravano, 80.^ non potevano resistere al caldo; loro 
prime ille,legate eon lunghe catene, m* 84.— * rabbia e 
disperazione delle lóro doniìe ; maniera nella quale si straiH 
golai^no, m, 85. 

CIMONE. Sua vita. III, 223-251. — sommario, ivi, 2M. * 

CiNEA (amico e consigliere di Pirro). Suo colloquio con esso 
lui. III, 19 e segg. rrva ambasciatore in Roma a trattar 
della pace, ivi, 26. 

CiNNA. Nominato consolo da Siila, a quali condizioni ; infe- • 
dele al suo giuramento, IH, 103> 177.-— sue crudeltà in 
Roma, m, 100. — come ucciso, IV, 114. . 

CiKNÀ (Elvio). Amico di Cesare ; suo sogno,' IV , 378 ; VI , 79. 
—fatto in pezzi dal popolo per inganno, m 879; 

Ciro (il Grande). Suo sepolcro od epitaffio, IV, 291. 

Ciro (figliuolo di Dario e fratello d' Artoserse). Suo carattere, 
Vly 120. — accusato di cospir^'e contro suo fratello, ivi, 

Digiiized by Google 



292 mDlCE DELLE UAT£fìl£. 

« 

422. — arrestato , • minato datoà* maèrt, <-* ai fiMhi 

di nuovo, e leva delle truppe forestiere, tin^l24 e scgg. 

— è ucciso, fri, 128 e segg. 

Civetta, Uccello sacro a Minava ^ improiitato nelle moaete 

ateniesi, I, 274; III, 440. 
GLàUSO (Àppio). Potentissimo tra i Sabini^ viene a stabilir» 

a Romf, è dàongiQft alla funlgUa Claudia, I, 24(»-^ 
GtBàRCO. Mandato ìso^li ttnti^partanl a CSro, ò oauaa della 

òostid disfatta, VI , 124-129. postò 'm km da Tìsafeme 

« messo a morte , ivi , i36. 
Clelia. Sua ardila azione, I, 247. 

Ci-irioMBuoTO. Uegua in luogo di Agesipoli, IV, 89. — ucciso 

nella battaglia di Leuttra, ivi, 94. 
Gf<E0ll£DE (Astipalea). Che cosa si racconta della sua forza 

prodigiosa ; cbiamato dalia saDardotessa di Delfo i* itltimo- 
' /di tutti gii JBroi, r,^. 

GLEOME^E. Bm vlAa/Y , 2M3. — sonunano , 2. 
GiSOiifi (oratore ateniese); Fa rigettare tutte le propoetaioni 

dei Lacederaonj , III, 332. — sua insolenza e fortuna, ivi, 
332 e segg. — ucciso in una battaglia presso Amfipoli , ivi, 
3:^5. — lu il }H Ìmo che perorando ritiraase jl pallio e si 
percotesse la coscia, Vf,Jg7. . . ' 

€l$0N1€E. Sua storia con Pausania generale di Sparta, III, 2.31, 

CUBOiTiifO (lo.$iMu*tano), Suoi dooMatiei diiqpiàeari;, conduce 
Pirro contro Sparta, III, 39 e segg.- / 

GLBOnnio. Fii^iiiolo di Sfodria , IV, 9^e segg.r-sno eroio» 
valore , e sua morte , ùu , 94. 

Cleopatra. Viene a Cesare in Alessandria, e da lui è ripo- 
sta sul trono d' Egitto , IV , 35G e segg. — citata a compa- 
rire dinanzi ad Antonio se ne guadagna 1' animo , V , 298> 
e aegg. — suo ritratto, ivi, 300. — modi che usava par ri- 
tenere ne* suoi lacci Antonio, ioi, 302^^03, 310 e aegg. 

— vuole .cha sia dedaa la guerra ttm un oombattìmenta 
. navata, wi^ 33& ^ prende la fuga nella ìiattaglia d* Azio 

con le sue sessanta navi , ivi, 340. — raccoglie tutte le sortt 
di veleni, e prova che ne fa, ivi , 346. — sepolcro magnifico 
che aveva fatto costruire, dove avea fatto portar tutte le sue 



Digitized by Coogle 



ricchezze, m, 34i>. — si chiude noi sepolcro che aveva 
fatto fabbricare, e manda a dire ad Antonio che ò morta, 
ivi , 350. — lapendo eb' egii si è trapassato coUa spada ^ 
manda il 0110 segtetarìo per £ftrlo portape nel suo sepolcro, 
m, 3&l.»8ao a]»boccamento con Procnkjo, ivi, 352 e 
segg. — riceve una visita da Àxkgofko : «teto nel quale era ; 
sua fierezza e sua grazia nelUt eaa niniliazieae, ivi, 8G6« 
— ottiene da hn la pertoisftieiie dì»fttre deHe e ffiwie wt ffit* 
nebri sopra il corpo d' Antonio ; parole tenere od alfettuose 
che disse sopra il di lui tumulo, iti», 357-358. — come si 
diede la morte, ivi , 'òòb-'òò^. 

Clepaidru (fontana in Atene). Perchè cosi detta, Y, 308.' 

OuSTENE (figliuolo 4* AIcmeone). Ristabili il governo popolare 
dopo aver dlaca^oiati i I^iatratidi, li 

€uvo. ÈtiociflodaAleiSttidn), IV, 3G9 e ai^ # 

CmPio; 61 w iie m eontro Pompeo ; manda Catone-in Cipri , e 
' perchè: sua insolenza e sua audacia centro di eeso, IV, 
•102-163. — innamorato di Pompea moglie di Cesare; loro 
. istoria, ivi, 342 e seg<?. ; V , 182. — accusato d' incesto, 
e chiamato ia giudizio da uao dei thJBuni, wi^ 189» ^ è 
«GoiM d» MUone , ivi, m 

GoQMB.OBaai»; ano gno» valore, }, 244; 

Camnio. D*onde detto, I, 71. , 

.Qumz. BiMata netta battei^ di Sgoa-ManMMr, il fìClMi « ' 
Opro, m,. 13^ ie leg. — d^)oi oen FamaÌMaa iPteo»'gli 

Spartani a Gnido, VI, 140. 

GoNOPiONE. Fa i funerali di Focione , IV , 431 . ^ 

CONSO (Dio). Il cui altare era sempre coperto , fuorché oel 
tempo de' giuochi Circensi, v 

Corinto f amante d^a libertà , e nemica délk tirMurrìa; fen- 
, deva signore della tvrecia quello che la occupai ; ehiaiéata 
perciò catena della GMia,. VI, i67.« , 

CORIOLi^a Sua vita, II, $7-10». «-.soniniavio, ivi, 86. 

Gqrmelià (figliuola di Scipione Africano il maggioie, moglie 
di Tiberio Sempronio Gracco). Resta vedova con dodici fi- 
gliuoli de' quali prende cura, V, 06. — grande e bella edu- 
cuàom che dà a' suoi due figliuoli fiherio e Gaio f ivi. — * 



Digiiized by Google 



Ì94 UìMGB 9£l4L£ MATBIIPL; 

rimprovero che fa ad essi, ivi, 73. — statua che le viene 
eretta, e sua iscrizione, ivi ^ 92. — sua costanza nella di- 
agrazia^ e suo bel detto sopra i ligliuoli, m, 106. . . 

GomiBLio Ck>s8o (tribuno dei 8akiati).'<GMad«gAa la wfOfjde 
0|dniey 66« 

Corniolo oaero. Sua istoria* 1» 72. 
. CarofM ctoica. Pendiè di quensiày n, 6^ 

Cotone spartano, sorta di vaso , I , i07* 

Cotta. È battuto per terra e per mare da Mitridate, III, 265. 

CRASSO. Sua vita. III, 368-415. — sommario , ivi, 367. 

Crasso (il giovine). Suo grande valore , III , 401 e segg, — si 
& uecidere dal suoaeudiera} ivi, 4i03. — iPartigU tagliali» 
la tarta, 404. 

GnaTÓio ad Aimpamo. Passano iA.Aaia par ruiaare la po> 
tenaà di Pardicéa, IV» 39. — Grataro: sua gran fama , e 
suo coraggio, ivi, 40. * ira con Néattotomo contro fiumane, 
ivi. — suo valore eroico , e sua morte , ivi, 42-43.— - con- 
sacra nel tempio di Delfo una caccia d' Alessandro in ista- 
tue di bronzo, ivi, 259. — ferito nella caccia dell' icneu- 
mone, ivi, 260. -:- Alessandro la de' sacrifìzj per la di lui 
salute, ivi. — spesso in disgusto con ECsstiona, ivi, 266. 
—ripassa' dall'Asia ,in Grecia con un potanta» esercito, 
wi, 418. 

' GRàTEtiCLiA (madre di deohiette). Si rimarita > e sposa Ifegi- 

stono : suo coraggio , e sua generosità, V, 45. — sua co- 
stanza nel morire , e che cosa disse ai suoi nipoti che veni- 
vano scannati sotto i suoi occhi, ivi, 61. ' - 
Cbìlusi. Padre di Filopemene , II, 384. 
Creso. Sua magnificenza e pon^ut delia di li4 corte ; ano ab- 
. boccam^nto con Solane, e consegnense die ne irennero, 

CHptia, la caccia degl'Iloti, 1, 131 

CmaàNTE. Suo bell'esempio d'ubbidiensa e di disciplina, U, 

294. " - ... 

Cronio (mese), poi detto Ecatombeone, 1, 13, 
Cubito. Qual misura fosse, IV, 14 , nota 1. 
C^JUONS (tribuno del popolo). Cesare paga deUe grandi somme 



Digitized by Gopgle 



I 

HIDICB llEIiUS HATSRIE; 



MS 



' ddle <imM4I!|^ì andnva debitóre ; dimanda che fii in iSmre 
di Cesare, IV, 173, 174.^8alva Cesare, m, — 
Edile;' «eoi giuochi, ivi, 483/ 
Curzio (uomo principale tra' Sabini). Che cote gli avvenne 
per cui diede il nome al lagg Curzio, I, 69. 

• V. - . . 

k 

\ 

Hamaste (gigante, duamato Proeuste). Ponito da Tesee \ modo 
' ttel quale trattav» i suoi ospiti 1 , 

Damone (soprannominato Pet^ipolta). Indovino : £ua storia , 
III, 223. 

BàMOTELE. Corrotto per danaro, cagionò 1a disfatta di Cleo- 

mene , V, M. 

Dario (Codomano). Parte da Stasa per andar contro Alessan- 
dfio : nnméro delie sne troppe, e sogno clie tèce , IV , 229 
•e eeg||r*-^lMitliitode Alesiùuidroadisso, M, 231. -^ma- 
gniflcenaa della sua teada e de* snoi bagni , 232. — 
lettera ohe seriase ad AleBsandj'o, ivi, 244. — tno dolore 
alla nuova della morte di sua moglie, ivi , 2^45. — perde 
la battaglia d' Arbella ; sua fuga , ivi , 248-251 . — trovato 
tutto trapassato da' dardi ; che cosa disse a Polistrato che 
gli presentò dell* acqua , ivi , 262. 

Dario (Noto). Figliuoli che ebbe da Pansatide soamoi^e, 

vi,m 

Dario (primogenito d' Artoserse). Dichiarato erede del r^no, 
VI, Ì46. — dimanda al re sud padre Aspasia di lui eòft* 

cubina, ivi. — vivamente sdegnato per ciò che gli Sfova 
fatto suo padre, ed inasprito da Tiribazo, cospira contro 
suo padre ^ ivi, ^ Al e spp^g. — è preso, condannato a morte, 
ed èi eseguita la sentenza, itn, 1^. ■ 
Dea di leropoli, quale, III , 3dl« 

Beottde 0 Ct^adtt. Gamera neHa quale si facevano morire i 

. rei h Sparta, V, 21. 
DecMitosione. Uso antico dei Romani, inierrotto perkmgo 



Digitized by Google 



BTDIGft BELLE «ATSRIK. 



• lempo é rìimovato da Gran», III^ d60. ^rfamo* irto da-Àn- 

Decreto che proibiva ai Greci 41 weltm «iedn lagno in ìnare 
aoft pìè .di etiiqiie aottiiiil, 1, 90. — r Giatone piiiriie^qato, M. 
Dedalo. Sua iCorlà , 1 , 90. 

DEJOTARo(rp (li Galazia). Che cosa disse a Crasso, III, 390. — 
raccomanda a Catone Uticonse la sua famiglia, IV, 449. 
— abbandona Antonio, e sì dà alla parte di Cesare, Y, 
337. 

Demade (oratore). Sue qualità, IV, 394-409, 418-^; V, 
123. — adidnm di Demade 49Dotro FacioBe, e riipartt A 
,qaefrto, IV, 414r'^paniie che dine iaftoim idla Mura 
drila Morte di Alessandro, iat, 415. aspdMHi<» aaite 

volte air ammenda ; lettera che scrisse ad Antigono ; essa 
cagionò la sua morte e quella del fìgliaolo, ivi, 424 ; V, 
148. — si prende l'assunto di andare egli solo ambasciatore 
, , ad Alessandro , e grande riasoita eh' ebbe la sua ambasoa- 
ria, V, 138-139. 

Bbiiarato (di Ckkriato). Belle paonole che disto a Filippa, IV, 
3M, —fa il iriaggia d* Asia per ifedeia Memfmàatt^^wi., 

« 976-977. — aaamorte, eftmertdi magottal dia gli fb Alea- 
Sandro^ iet. 

Demetrio (liberto di Pompeo). Sue jBrraadl ricchezze , suo 
gran credito e sua insolenza, lY, 153, 447. 

DEMETRIO (Poliorcete), Sua viU , V, ^13-271. — aomieario , 
iiri,212. ■ ' 

Demetrio (Poliorcete). Sottomette gli £toU, e va CMUfo FiiTO, 

. m, i(M7. \ • : . 

BMho (cott^giHui, aep wwn ea ri aaia Umàà^ Piacene!» risposte 

dà a Danelrio , V , SU. 
Bbhocare (Lftcedemomo). Detto di lui ce trt ai i decreto di 

Stratocle ; bandito per esso, V, 2,37. 
Democle (il bello , giovane ateniese). Sua grande yifià e«ua 

morte, V, 236-237. 
DEMOSTENE. Sua vita, V, 113-14»- --eoiii»ario , rm, il2. 
' Demostene. Mandato a Nicia per seeondb genefaift^ III , 354- 

9644 



Digitized by Google 



Dltóà* Sopiwiiìoróinala Ortia, I, 36, notab2, — (Aristobnla). 
8*0, tèmpii, ivi; 285. — EucHa, e suo tempio, II, 3!26* 
— Prì«|^ , éal m»Uftùpio netin eitlà di Prìapo nella Fri- . 
già Perswna, DI , 273. — fUo ìmofio «Uiraiiato 
ii giorno detta nasrits d* AlMwndro ; qitti aufmio ten^ 
rono i magi da questo incendio, I"V , Stìi* — (Airilfaa Aliai» 
ti). Adorata in Persia, VI, i47. — Sua statua a Pellene , 
e suoi terribili effetti fuaado portava*^ in piocessione , 
m,183esegg. * 

JHmn mà AnnrmLB (il diatettiooX UocidoaQ Abantida., VI , 

i55. ^ 
IhNOcmTE (<fó Mesaeiw). MeóNco dt Fitofemen», il rlMlnié 

Messene agli Achei, II, 406. ^ fa morire Filopemene', e 
uccide per prevenire il supplizio che meritava, ivi, Uìè 

e scgg. ' ' ' \ ^ 

Dior.ENE idi Sinope). Non va a visitare Alessandro come gli 
altri filosoti ; che cosa disse ad Alessandro , e ammirazione 
che Alessandro ebbe per lui, IV, 222-22^. 
DIONE. Sua vita , VI , 3-56. — sommario , tvù, i . 
Dionisio (soprannomindo Galeo).>F#iidatQV6 dettàdU&di^Tiiil» 

Dionisio (tirannò di Sicilia). Ch& eosft'^mfibtt ft^ M «aire , 

I, 208. — sua storia, VI , 4^- ' - * 

Dionisio (il giovane). Successore di Dionisio il vecchio suo pa- 
. dre, cacciato poi da, Dione da Siracusa ; suo carattere, e 

sue vicende , II , 1*3-127 ; VI, pamm, " 
Dipmfwre , 1 , 26. . 

DiUatore. Dorava iir carici sm.Msi, I, 335. —ii. dittatore 
combatteva semprè a pidU , e pMiié y 1 , 417. ^ tiMr'fnill 
polera, 420. --.dadd «ktt#., 2tt.*«óiìgnMdl 

questa voce , m. ' ' * . ; • 

Dodo?i a. Antichità del suo tempio, Ilf , 2. . . ^ • 
DOLABELLA (trihuno). Propone un' abolizione de' debiti^ V^ 

283, — I che cosa avvenne in questa oecaaioife, ivi. ' 
Dolane» , sorta d' armi , V , 76. . 

JMaj». AilitavaniK r isola di Seiro ; gran corsari , III , 2Sd.^ 
Bomr(i*«do>.lIMto di Forau ; dìsMndà il^^consolato vìo- 



INMCP KIU «kraiUB;. 



teua di Onmò e di Pompeo contro di lui ^ JV, 475-476. 
Domno. Gha «veva in Afrio» aduiMito un grotto eaerdto y si 
> Milo in Mtai^ diii«Dii a Pj^Mo^peOi e tiritìvR; è Iwt- 
iiiCo ed aoeko, nr» i9(>-i81« 

suo mo- 
dico , IV, 342. — va a trovar Cesare, poi lo abbandona, e 
va a trovare Pompeo , ivi, 

DoRiLAO (luogotenente di Mitridate), IH, 191. 

DiUQoriE. Severità delle sue leg^i ; parole di Demade sopra 
quatte leggi , i , 203; — parole di Dracene per giuttifioare 
latnaterarità, 904. 

DiiMiC^ Sano). Ittorieo; ino carattere, 



SàCiDE. Figliuolo d' Ariba, e della principetia Troiade; ecao- 

dato dal 8ttO regno, ni, dw . 
Scofomòmie o^Ootilo, (loglla-agosto), 1, 18; 
EcDBHo e Demofame (precettori di Filopemenè). Cbrandi. naiom 

di qneati due tloBoil , II , 98Ì e legg. 
Ecclissi solare , nel giorno che Romulo fu concepito . e nel 

giorno in cui gettò i fondamenti di Roma, I, 60. — nel 

tempo di Pericle , ivi) 406. — nel tempo di Peiopida, II, 

242. — al tempo di Agesilao , IV , 81 . 
Eecli8$i lunare. Ai tempo di Perseo , II , 175. — al tempo 

Mina ^ m , 357. — al tempo di Dione, VI , Sé. 
Scmumia. Parte (foUa polìlica, H , 378. : 
BcfMtK (eforo). Tagliò le- doe corde che'Frinide anmì ag* 

giunte alla lira , V , 13. 
Edili. Due ordini di edili , II , 251 , nota 1 • III , 56. 
Efeti, Giudici criminali d' Atene, I, 206. 
£fialte. Ruinò la potenza dell' Areopago , 1 , 369. — si era 

rèso tremendo a* nobili , e fu assassinato , ivi , 375, 
Ef0rL Sibiliti per raffrenare r autorità <iel senato, in ^pmì 

tempo, I, 10&;«---eiklrando in dignità intii^^ 



Digitized by Google 



mmE BELLE MATE». 



agr Iloti , ivi, id3. — allorzarono V aristocrazia , ivi, -135. 

— durata della loro autorità , IV , 66. — loro potere in che 

limitato 9 V , 14. — eomie fonino introdottt in La^edemooia» 
-e come tiraróno a loro tutta r.aiìtorìkà, t«i; di«3St* 
Egeo (padre diTteeò). praoolo che gli fu reso, I, 5. — eome 

nconoacesttotìgrliuolo, m, iSesegg.— sua morte, ivi,^» 
Egeria. Ninfii inspiratrice di Nuraa, 1 , 145, 452. 
Egineti. Loro potenza, e guerra contro ^ Ateniesi, I, 263. 
Elato. Il primo eforo, I, 105. _ 

Elefante (di Puro). Gli attraversa V entrata in Argo, III , 48. 

Elefante (di Poro). Che cosa fece per il suo padrone, IV, 282. 

Elefanti. Cagione della vittoaria di Vmo mi Roianaiiì, IH, !Ì5» 

£l£^o. Figliuolo di Finto, m, 48.— acoolfo beaignaménte 
da Antigono^ è rimandato in Epiro, ttn, 50. 

Elepoli, Macchine di Demetrio ; loro descrizione , V , 233. 

Elisj. Campi Elisi, ove collocati, III, 102. 

Elpinice. Sorella di Cimone, I, 364. — sue parole contro 
Pericle, e che cosa questi le rispose, ivi, 397. — molto 
screditata , III, 228. — maritata a Calila, ivi. 

Elvi A. Madre di Cicerone, V,. 150. ' 

^milj. Discesi da Plttagoc^, 1, 153 ; n , lS5w 

Eepilo (oelehrexMratoro, amico di Bmto)< Suo libro aoi»a lé 
morte di Cesare, VI, 60. , » 

Epaminonda. Sua nascita, suoi costurai e suo valore, II, " 
207-210. — coopera con Pelopida alla liberazione di Tebe, 
ivi, 218-219. — come si diportasse alia battaglia di Leut- 
tra, ivi, 230^231. — creato beotarco, la un' incursioiMi 
nella Laconia , ivi, 231 ; IV, 96, — accusilo ed assolto^ 
n, 233. — libm Pelopida e Ismenia dalie inani di Ales- 
sandro Fereo^tvi^ 238^239« — deputato 'di Tebé a Sparta, 
'flolo si oppone ad Agesilao, IV,, 92-0^. — fa riedificare 
Messene, wt, 400. —ucciso nella seconda battaglia di Man- 
tinea,m, 101. — è sepolto a pubbliche spese, I, 448. -r- 
suo detto arguto, I, 112. ' • ' ' 

Eperato. Eletto generale degli Achei ^ sua incapacità, VI, 198. 
£picRATE (bagaglione). Curioso.consiglio che diede agli Atenie- 
si, li, 241.. ^ / . . • 



Digitized by Google 



£;pjCR\TE (d' Àcaraania). Gran aarviaio che rende a Temiato- 
SncdrÓ» Sua dnttriiui» UI » 9(L 

Epiii£N«nB<Fe8tio). Sua gran «una, ir i96. <^ rioiiaò gii onori 
. lèe gH Ateiuam^volmM» ftoiitiv e non irolk «ha un talk) 
deU* iiKvo aacpo, m, 497. ^ ' 

Epitragia. Soprannome di Venere; soa origine, I, 19, 
Eraclide. Suo carattere, VI, 33. — eletto ammiraglio 
dei Siracusani, è la rovina di Dione, ivi, 34. — suoi 
intrighi caniro J>i(me, wi, 42-ol. aua rncH-te, ivi, 
51-52. 

Baasiar RASO (medico 4' Antiooo). Sua dasiraua par f^aqyrìre 
la ea^oa dél maJe di ^4 prioaipe; suà-aanai^MUrtUi 

con Seleuco , V , 25S^'^M» * - 
Eresime, Ramo d* uKvo aviK>lU con lana ; orìghM dal costeM 

di portarlo ad una solennità, I, 24, ♦ ' 

EsciiiNE. Aiiibasciatore a Filippo con Demostene, accusato 
- ad assolto, V^ 129. — perde la sua c%iiaa,coiitra Demoatene, 

e si ritira a Rodi, iviy 139. 
Bnehiai Significa quiete, IH, 343* , 
ilsopo (frigio). Alift corte di Cxtsù^ con- Si^aae ^ If SlL8« 
£ln^adb»\ ia che coia aoeeUaiiti, I 

EucHiDH (di Platea). Ck>n^ual diligane portò il lùoao da Delfo 

a Platea, li, 326. • ' • 
EuDKMO (di Cipri). Si unisce a Dione, VI, 23. 
EuDOsso. Uno degl' inventori della meccanica, II, 267. 
EUMENE. Sua vita, IV, 34-59. — sommario , ivi, 33. 
Epkohu (padse di Xàcuiyo).' Ucciao eoa un oojpo di ooitailo, 

ii 96 a aegg» 
ÈoPAUUi. ICadse di À^wilaOf ea. 
Sqimdmd^. lUmpraverato di poto oérigi^ Jllià il fawloiie 

eontro Temistocle , 1 , 27d*2l74. 

EuRiLoco (d' Egea). Sua furberia, e grande compiacenaa che 

Alessandro ebbe per lui , IV , 260. 
EuRiMEDONTE. Mandato a Nicla per collega, III, 35-2^ -*»UO- 

ciao nella battaglia navale, wi^ 359. 
Euripide. Sua morte, è auo altero, 1, 138. -^i auaii wai 



Oigitized by Google 



INDICE SELLE MATERIE. 301 

salvano US gran ìrainero di prigioatori «itennil venuti In 

podestà dei Siracusani, III, 305. ' ' •' 

EuTiMO (di Leucade). Avventara succeduta a' di lui soldati, 
come considerata, II, 142. — fatto priorione da Timo- 
leone , ivi, 144. — motteggiar che fa de' Corinti; cagiojae 
dèlia sua morto, ivi. 

\ . ■ » , • 



Fabj. Discesi da Ei cole : origine di qut^sto nome, I, 443. 
Fabio Ambusto (Quinto). Ambasciatore ai GalJi, viola il gius 

4eUe genti, 1 , 160, 317. • ■ 

Fabio (Buteqne). Eletta aaeondo dittatore ; soa modeetla, 

m. 

FABIO mSSIMO. Sua vUa , 1 , 41^4418. --^^tenimirtè , 412. 
Fabio Yaxjcntb (capitano d' nn^legione). Il primo che prestò . 

il giuramento di fedeltà a Gaiba, e poi a Vitellio, V, 215, 

228. — sua Insaziabile avarizia , tyi, 244. 
Fabricio. Sua ambasceria a Pirro, e sua geneixwa condotta 

conquesto re, 111, 28-32. 
i%itm. Battuti «da Gammillo , i, 305. dimio ai Rompuil^ 

iw. Bis. . ^ . 
Fakvu. Bua generosità vmo Muio, e tua itoHe, III,- 9^e eegg. 
FAWMio.r filetto ooneolo per il 4kvore di Gaio €lraooer, diventa - 

suo nemico, V, 95. — suo bando inaudito, ivi, 99. 
Faonio. Sud carattei'e, e sua amicizia a Pompeo, IV, 191. 

— grande parlif^nano di Catone : nominato edile, tV/, 482. 

«'^perchè non messo a parte delia congiura contro diOe- 

sare, VI, 69-70. 
fwnmi^i; il mese 4' aprile presso gli Igi^ y t> 00. 
Fabkabazo. Battala da Spitrìdate, IV, 74. » dimanda una 

oonferensa eon Àgesifcio : ohe cosavi avvenne, «tn, 75e6egg. 
Farnabazo. Luogotenente del re di Persia nelle alte province 

dell'Asia, battuto da Alcibiade, il, 41 e segg. come 

ingannò iJsandro, 111, 145. 



Digitized by Google 



302 ìfiblCE DELLE MATERIE. 

FfEBTOà. Ooeupa la ròcca di T«be , II , 210.' -^ privato del cb- 

mando, e condannato ad un'ammenda, 211. 

FecicUi. Quali sacerdoti, e loro funzione, I, 159. 

Feste cibemesie, I, i8. — degli Oscoforj, ivi , 25. — mete- 
eie, ivi, 27. — boedromie, m, 3i. — larenzie, ivi ^ 49. — 
carmentali, ivi^ 73. — degli Schiavi, celebrate in Grecia 
ed in Italia nel mese di dicembre dopo la raccolta di tutti 
i flutti della terra: i Greci le chiamavana Ghronie, 
475. -^aflìnarìa, celebrata' dai Siracqaùài perla presa di 
Nicia, m, 963» ^celebrate In onore delle dne Arianne, 
in che differenti, I, 22. — panatenee, ivi, 27; IV, 413 ; Y, 
223, nota 1. — Pericle vi aggiunge un certame di musica, 
I, 380. — consuali, ivi, 64. — matronali, ivi, 73. — lu- 
percali, m, 74 ; IV, 370. — latine, 1, 304. — di Cerere, ivi , 
436. di Adone, perchè tenute di malaugurio , II , 23. 
— jdinlerìe , in onor. di Minerva , ivi, 47. — > della flagella- 
afone a Sparts^ 3^. di Giunone, dette feste di 
dro, III , 1^. --di Proserpina a GizicOf m, 288. libe- 
rali , rv , 364, nota 4. -r-antesterìe e cee, V, 345, nota 1. 

Fico Ruminale. Perchè cosi chiamato, I, 48. 

Fidene. Presa da Romolo, I, 77. 

Fidia. Sopran tendente degh edifizj di Pericle ; fece la statua 
di Pallade che era nella ròcca : descrizione di alcune fab- 
briche, I, 379-380. — ^ accusato d'aver rubato dell'oro 
sommimstraton^ per. la statna di Minerva, tvi, 400. —gli 
è imputato a dritto -d'essersi n4>presentato nella battaglia 
delle Amazzoni, scolpito sopra loacudo della Dea^ 401. 
. ^strascinato in prigione, vi muore, — la sua statua 
di Giove quanto slimata, II, 188. ' 

Fidizia. Banchetti pubblici di Sparta ; Qhgine di questa vocOi 
I, 110. 

FiUPPO.(%liuolo di Demetrio nipote di Antigono Dosone). 
Fa guerra ai Romani; «cede vinto da Flaminio, 11,^413- 
434;^!, a0i^904. ^fe avveleniire sno fljpittnolo Demetrio, 
T, S16; VI , S04. — succede a mio sio Antigono, m, iW. 

— abbandona Arato, e poscia toma a rivolgersi ad esso, 
ivi , 198. — sua moderazione e condotta verso i Lacede- 



Digitized by Google 



, è 

INMCE DEL&B HATE9DB» 908 

♦ 

moi^ ed i Gretasi» 199. — U suo -attivo naturale ài» 
.finesidiacttopre, wi, conduce Arato ad Itoma^ e che cosa 
yn avvenne, m, dOD. — strano cambiamento avvenuto in 
luì, e che cosa era, iv i , dÒSt. ^ & avvelenare Arato,- 

fa dare al figliuolo d'Arato un veleno, che lo la divenir 

pazzo, ivi, 203. 
FUiiPPo (iibei-to di Pompeo). Fa i funerali di luì, ed è aiutato 

da un vecchio uffiziale romano, IV, 198-499. 
Filippo (medico d' Alessandro)* Fiducia che in kù ebbe il re, 

IV, m 

Fi[UPPo (padre di Alessandro). -Parole die diS86 intorno id 
battaglione saero «dei Tebanì , II , 226. — allevato in Tébe^ 

in che imita Epaminonda , ivi, 235. — sogno che fece qual- 
che tempo dopo il suo matrimonio , e oracolo che ebbe , 

IV, 209. — che cosa disse a suo figlio dopo che ebbe domato 
Bucefalo, ivi, 215. — chiama Aristotile presso Alessandro, 
e che cosa fece per lui, ivi, — vi Vette Olimpia, sposa Qeo- 
patranipot^ d'Aitalo : grandi disordini che questi sponsali 

^ cagionarono nella sua fiuaiglia, ivi, 217-318. — assassuiHto 
da Paitsania, e perchè : stato nel quale lasciò il regno, ivi, 
249 e segg. 

FiLiSTO (di Siracusa). Storico ; sua storia, suo carattere, VI, 13- 

44. — arriva dalla Japigia in soccorso di Dionigi ; è battuto 

dai Siracusani : indegno trattamento che gli fanno, ivi^ 36. 
FiLLiDA (tebano). Scrìvano dei polemarchi, II, 213, sua 

precauzione per assicurare il ^successo della eoii| jura dei 

banditi da tebe, m, 214w 
FiLUO (spartano). Suo eridco valore, e sua morte, III, 43. 
FiLOGRATE (servo di Gaio Gracco). Sua feddtà verso il padro> 

ne, V, 104-105. 
Filologo. Tradisce Cicerone , V, 206. — dato da Antonio in 

poter di Pomponia, moghe del fratello di Cicerone, ivi. 
' — supplicj che gh sono fatti soffrire, ti». 
FILOP£M£NE. Sua vita, II, 384-411. --somniarìo, ivi, 383. 
FiLOSTRATO (filosofò). H più eloquente sofista del suo tenqMi : 

perchè odiato da Augusto,* e come ottenne, il suo perdono, 

V, 354. 



Digitized by Google 



304 ISMlt KLLB MATERHU 

ftLorx (figlia di Pirmwiieftey. Sua ftoria, IV , 26^m 
FiLOTA (medBco). Cbib cosa awfa veduto di più sorprmìente 

nella cucina d' Àntomo, V, 
FiLOTi (schiava). Consiglio che ^Kede- ai RapaBÌ, ed artuzia 

che immaginò, I, 87. 
Fimbria, abbandonato da' suoi soldati che passano a Siila, si 
' '-«eeide, IH , 486-198. — assedia Mitridate in Pitane , chiede 

aiuto aLneuUo, ivi, 258 e segg. — uccide il suo generale 
. L. .ValeF» Ftaeco, im, Ì96, m Quali foMero le «ue 

troppe, ivi, 304. • 
Flamini (sacerdoti). Perchè casi chiamati, I, 450. 
FLAMINIO. Sua vita, li, 41 W40. — •ommaiio, m,44i. 
Flavio Placco. Avvisa Tiberio Gracco, che 1 ricchi ¥oglk)^o 
. -assaifiiiiarlo^ V, 84. — si oppone al couisolo Opimio ed ai 
'iBIUitofli, ivi, 97, 100 e ségg. — manda in piazza il più 

giovane de' «noi figli ^cao. un caduceo , ivi , 103. — è scan- 
nato 4X>1 sw» primogenito, ivij .104 e s^g. 
Flavio Gaiao. Sua tomerità e sua morte , V, 317-318. 
i LOEA (cortigiana). Amala da Pompeo» IV , i44v 
FOGIONE. Sua-vita, IV, 394-43a.,--»wwaariOy fili, 368. 
Fossarricchiii (discendenti di Calila). Perchè cosi chianAti, 

II , 304. 

RftAATE. Uccide Orode suo padre, V, 311. — batte ed uccide 
, Traiano posto alia custodia delle macchine da Antonio, 
, wiy 343. -r «tto. atrattagemi^a per ingaaaare Antonio» 

Frinico , fino dei condottieri defili Atemeai in Samo suo prò- 

V cedere verso Àkibiade : aua morte, II, 35*30. 
Frinide. Aggiunse due corde alla lira, V, 4^.. • 

Fulvia (moglie d'Antonio). Suo carattere, V, 285.' — muore 
* d'infermità a Sicione, e la di lei morte lacilita l'accomo- 
damento jl' Antonio e d' Augusto , ivi , 304. 
Fuoco sacro. Conservato in Roma , in Delio e in Atene , e di 
che cosa fosse simbolo, 1, 155-158. — quando si eslinse 
ia Roma, wt> 455« — quando jii estinse .in Atene, III, 
4^1 . -^joome doveva essere rìacpeso qnando veniva ad ostin- 
guersi , 1 , 455, 



Digitized by Googlc 



INDICE DELLE-. MAT£;ìU£. 305 

Fuoco , principio di tutte le cose , 1 , 322. — custodito dalle 
Vestali ; rìsguardato come T immagine perfetta delia divina 

. virtù, iri. 

Fuorusciti d'Acaia, Gontostaaioiie nel senato peic ctgion lofro, 
n, 346. 

fWiMOilt Uinmi. Gongìaravàno con P^pida per liberare la 
patria; ordine, modi* e con\pimento duella congiura, II, 

212 e segg. ' 
Furio (luogotenente di Varino). Battuto da Spartaco, III, 379. 



GALEA SULPIZIO. Sua vitSL^ \l, 200-236. toimmarìo, 

ivi, 205. ' \ , ' 

Galli (nazione celtica). Se si gettassero nell' Italia per l' amore 
del vino, I, 315. — assediano Chiusi, ivi, 316. — gran- 
d'errore che fecero dopo la giornata d' Alila, 322. 
' ' occupano Roma, quindi dividono V esercito,, e la squadra 
più numerosa va verso Ardea , ivi^ 324 .e segg. ^ son bat- 
tuti da Gammillo, wij 326. -^'s' accorgono ch^ un uomo 
' è asceso at Gampidoglip , 6 vi ascendono, n&a ne sono re- 
' spinti , ivi, 326. » parlamento tra essl'>ed i Romani ; loro 
fraude ed insolenza, ivi, 331. — sono cacciati da Garamillo, 
ivi, 332, 340-347. . . " - 

Galli (Gessati). Vendevano i loro servizj a chi voleva compe- 
. rarli, li, 262. ^1 più avari e più avidi di tutti gii uomi- 
ni : che cosa fecero ad Egio , III, 39. * 

GalU. Tolsero ai Toscani k parte più fertile dell'. Italia sottojl 
regno di Tarquinio Prisco, m, 64. . 

GalU, Truppe sopra le quali il giovane Grasso iaivea più. fede: ^ 
loro valore, poco proprj a soffrire fi' caldo, III^ 408. 

Gange, sua larghezza e profondità, IV, 283. 

Gelone. Manda ai Romani in dono una grande quantità di 
grano, di cui soffrivano penuria, II, 75. 

Gelone (antico tiranno di Sirsjcusii). La sua memoria assai 
rispettata, 11, 186. \ ^ ^ 

VtOTAàCOl .i- 6. " , - VI 



306 IND1G£ DELLE M ATERiE. 

Gelone. Regalo che fece a Pirro, e sue cattive intenzioni con- 
tro di lui, III, 7. — la sua cospirazione come scoperta, 
m, 7-8. 

Geminio. Pompeo gli cede U sua'amante Flora, IV, ili. — 
mandato ad Antonio, non può avere udienza da lui; e 
persen^itatb da Qeopatra, fugge e ritorna a. Roma, V, 

333-334. 

Geneucio (tribuno del popolo). Maltrattato con parole dai Fa- 
lisci , come vendicato, V, 9^1. 
Genthio (re degli Schiavoni). Come ingannato da Perseo e 

tolto al suo regno, II , 169. 
Germani, Le loro sacerdotesse predicevano dai vortici che fàr 

cevanq \ fiumi , IV , 324. 
Cesilo (spartano). Mandato daLacedemonia per comandare i 

Siciliani, rappacifica Eraclide con Dione, VI,^. 
GuNo 0 Iano. Il suo tempio, quante volte chiuso, I, 169. 
GiGis. Servente della regina Parisatide, VI, 138. — come 

punita della morte di Statira, ivi. 
GiLiPPO. Ruba il danaro consegnatogli da Lisandro j infamato 

e bandito, III, ^40. ' 
GimnosofUti, Ghe oosafoe^ro, e come trattati da Alessundip, 

IV, 286-387. 

Gtorm, Se vi sieno gimà buoni e giorni iettivi, I, 320. 
Giorni a!Un o bianchi: quali e perchè cpsi chiamati, I, 396. 

Giove. Ecalio , I, 15. — Feretrio ; origine di questo nome, 
ivi, 66; II , 259. — Statore, I, 69. — Sillanio , ivi, 103. 
— Salvatore ; compaiisce ad Arimnesto, li, 313. — Libe- 
ratore, ivi^ 325. — Marziale, III, 7. — Ammone^ IV, 
241-242. — protettore e conservatore delle città, V, 25$. 
Giuba. Valentissimo storico fra tutti j re da 4:hi discendeva, 
^ IV, i2. 

Giugno detto dtfi Macedoni Desto ; in esso i re non conduce* 
vano ftibri l* esercito, IV, 225. 

GiUGURTA. Dato in mano di Siila da Bocco , III , 63. — suo 
carattere, ivi, 66. — gettato in una prigione, ove mori 
di fame, m. — la sua storia consacrata in Campidoglio 
rappresentata in statue d' oro , ivi, ,02. 



Digitized by Google 



INDICA BELLE MÀTBRIE. 307 

Giulia. Grande amore che aveva per Pompeo suo marito, 
IV, 167. — partorisce una figlia, muore ne* dolori del 
parto, ed è scolta nel Campo Marzio, io». «effetto di 
quella morte, ivi e segg. 

Giulio (Prooolq). Come impedi la guerra che era per suscitarsi 
in Roma per la morte di Romulo , 1 , 83. 

Giuochi ginnici. Istituiti da Minosse in onore di Androgeo, 
1,16. — olimpici: da chi istituiti, ivi^ 29. — istmici: isti- 
, tuitida Sisifo, e rinnovati da Teseo, ivi. — vi si dava agli 
• Ateniesi il posto più onorevole, ivi, — della libertà : cele- 
brati a Platea ogni quinquennio, II, 326. -~ dei fanciulli^ 
in Roina quali, IVj 437. 

(rturamento (il grande). Qualora, TI, 54.*^ (di lealtà) pre- 
Btato dagli amatori-sulla tomba di lolao : origine di questo 
costume , II , 226. — che i re d* Epiro prestavano, ai loro 
sudditi, e quello dei loro sudditi, 111, 7* 

Gladiatori. Guerra che fecero ai Romani, III, 378. 

Glai r iA (re deli' Illiria). Dà a Pirro un asilo nella sua cocte, 
Ili, 5. 

Gi«AUGiA. Uomo insolentissimo e sedisiosissimo, si fa complice 

.di Mario, m, 87. 
GoRDio (padre di Mida). Suo nodo, e che cosa gli oracoli pro^ 

mettevano a quello che lo scioglierebbe, IV, 228-239. f 

GoR(ìiDA. Forma la schiera sacra, li, 225. 

Gorgoni: (moglie di Leonida).. Beila risposta che diede aduna 

donna straniera, I, 114. 
Gorpieo, il mese di settembre, I, 22, nota 1. 
Gracco (Tiberio Sempronio). Padre dei Gracchi, gran pervD- 

ttaggio,n,254, 353; V,65. 
GRAGGO TIBERIO. Sua vita, V, 65-88. ^ sommario, wi, 64. 
GRACCO GAIO. Sua vita, V, 88-107. — sommario, m, 64. 
Granio Petronio (questore). Generosa risposta che diede a 
' Scipione, il quale gli otferiva la vita, IV, 320. 
.Gru. Nome del ballo che fece Teseo a Delo intomo all'altare 

chiamato CercUone, 1 , 22. 
Guerra: dMle Amasoni, I, 30^ — contro Antioco, II, "Oi. 

— sociale 0 de'eonfed^ntG; quanto grande e perigliosa. 



Digiiized by Google 



a08 INDIGS WLLfi MAISRIB. 



Ili, 92-93. — degr Iloti contro gli Spartani, ivi, — 
dei corsali; sua origine, IV, 134-136, 139-14d» 
GuBà. Fratello di Tignole, m,m . . 

Iarba. Preso da Pompeo, IV, 121. 

Ibrea (oratore). Che cosa ebbe coraggio di dire ad AxUopio , 
V,a97. 

ICBIE (governatore dei Leontini). Nonrinato generale àù Si- 
nieoiani; sue mire e snapoUtìoi , n, Hi. -sbatte Dioiiigl, 
iviy 118. — manda due soldati ad Adrana per asMunnare 

Timoleone, ivi, 127. — la sua famiglia punita delle cmdeltà 

che aveva esercitate sopra quella di Dione , ivi , 145. 
Icneumone y qual sorta di animale, IV, 2G0, qota 1. 
Iempsale. Pompeo gli dà il regno d' Iarba , IV , 122. 
Iempsàle (re de' Numidi). Sua condotta riguardo ai giovine 

Mario, m,102-m. ^ 
Ieromb > (nomo allevato nella casa di Ni^) y aervigi ch^ pre- 

atavaaNÌcÌa,m,d39*m 
InciUTB (generale degli Atenietf). GoAe «deva die Ibeee 

il soldato , VI , 206.^ — A che paragonavi^ gli eserciti , 
• II, 206. 

Ignazio (luogotenente di Crasso). Si salva a Carrg con tre- 
cento cavalli; biasimato con ragione, JII, 407. 

Iloti, quando assoggettati agU Spartani, 1 , 97. — coltivano {e 
tenre, ivi, 128. — orribile perfidia dei Ijacedeniobi contro 
.di loro, m, 133. . ' . < 

/«no^mt ài Dio proibì^ 4a Numa e da Pitagora , 1 , 158; 
UaùpH senz*' alcuna immagine per cento é settant' anni in 
Roma, ivi. — che rappresentano la vita e i costumi , più 
preziose di quelle che npa rappresentano se non il corpo, ' 

Immortalità dell' anima, verità costante, I, 3&« 
Jnterrèf qual nagiatrat^, IV, 169, nota 2... 



Digitizéd by Google 



INDICE DELLE MATERIE. 309 

hUetregnoy dopo .fin norie di Bo&ndo, come regolato, I, 
143-144. 

loLA. Figliuolo d'Antipatro gran coppiere d' Alessandro j ac- 

cu55ato di che, IV, 296-290. . ' 
loxo. Capo delia colonia mandata nella Caria, 1 , 11. 
Iperbolo. Suo carattere*, II , 14 — r ultiroo che fosse bandito 

eoli' oetradimo , e perchè. Il, 30^-307 ; III, 340. 
Ipbrioe (oratore). Parole che dkse agli Atemesi : phe cosa^ 

diaseaFodoBe, IV, 404 , 416. \ . ' 
Ipostenida, sua debolezza, II, 213. ' 
IpPARCO, il primo che fosse bandito con l'ostracismo, 111, 

340. 

Tppohofì, presso i Calcidesi, I, 391. 

IppoGRÀTE (medico). Sua risposta ad una lettera del re di 

Persia, U, 370. 
IPPOGRATS (generale dei Siracusani). Sua perfidia, II , 966. 

^battuto da Marcello, ivi, 272^ 
ìmté^at Tf>iovtTtc {Ippodatelunte$) f datose di Ateniesi) h 
Ippolita. Amazzone , 1 , 32. ' : s 

Ippolito (iSicionio). Amato da Apollo, I, '146. 
Ippomaco. Maestro di palestra ; suo detto , VI , '\. ^ 
•Ippomedonte (figliuolo di Agesilao). Sua grande autorità , 9. 
Ippone. Tiranno di Messenia ; preso e latto morire, II, 146. 
Ippota. Uno degli amici di Gtoomene; ano gr«n coraggio, e 

morte; V,50-6a 
IpncaiATiA (concabina di Ifitrìdafe). Sao ^raggio, IV, 146. 
Irmi, che erano in Isparta, I, 119. 

Irode ovvero Orode (re de' Parti). Divide le sue truppe, e 
• sua mira in questo, III, 395. — ^avvelenato da Fraate suo 

secondogenito, od in line strangolato, ivi, 414-415. 
ISADA (figliolo di Febida). Suo temerario coraggio, pervCui è 

premiato dagli efori, indi condannato ad un'ammeiMUi, 

iv,ipL ; 

laAtmiGo. Goncorreate di Cesare perii sacerdozio, lY, 30&. 
— consolo con Cesare , ivi , 344. 

Iseo. Direttore di Demostene nell' arie oratoria ; carattei e 
della sua eloquenza, V, 118. 



Digitized by Google 



310 UIDIGB DELLE MATERIE. 

IsmoROi Gomandanie déHe galee di liitnddfey liattiito ed uo> 

' dso da Lucullb, IH, 271. 
IgpiBNiA (polemaroo a Tebe). Sva fazione » II, 210. — è prèeOy 

condotto in Lacedemonia , e fatto morire, ivi, 24i. 
ISMENIA (tebano). Va alla corte di.Aitoserse ^ sua viltà e sua 

bassezza, VI, 141-142. 
Isola del Tevere. Come si formò : chiamata Isola sacra , ed 

Isola fra due ponti , 1 , 233-234. . . 

I90le atlantiche. Isole Fortunate ; felice tempi^ratura' di quel 

dima, IV, 10. 



Il 



LàBEONE. Entra nella congiura contro di Cesare , ed è ucciso 
aFìlippi, VI, 70,111. 

JLaberinto di Greta, non «ra .éhe una prigione , I, 66. 

Labieno (Tito). Ta|^ a peizi i Tìgnriéi, oggi quei di,Zarìgo, 
d' Appenzel, Sidaffìua e Rìntal , IV , 329;— lascia il par- 
tito !di Cesare, e si ritira presso Pompeo, ivi, 342. 

Labieno. Alla testa dell' esercito de' Parti soggioga 1' Asia , 
V, 314. — ucciso da Ventidio, ivi, 307. ■ • 

Lacare. S' impadronisce d' Atene, V, 247. ' 

lacedemoni. Loro vive e concise risposte, loro canzoni e mu- 
sica^ coatunie e ^ta militare, ec/, 1, 122-127. -^maestri 
di guerra, ed in qnal parte deUa tattica fossero eccéllMiti, 
. II, 230< — reputati ìnTincibili prima della battaglia di 
Lenttra , II , 224. — autorità delle bro donne nei pubblici 
negozi, V, 10. 

Lago di Lucania^ proprietà maravig^liosa delle sue acque di 

essere or dolci ed ora salse , III, 382. 
Lamaco. Nominato uno dei generali contro la Sicilia, IH, 341. 

— suo carattere, 345. — suo combattimento contro 

GaUicrate, generale della cavalleria di Siracusa, in cui si 

uccidono tutti due^ ivi, 349.' 
^ Lamia. Presa da Demetrio nella battaglia narak di Gìpro , V, 



Digiiized by Google 



* 

INDICE DELLB MATERIE. SNii 

228. — convito magnifico di' ella gli diede, e eome, ' 
240. 

Lapiti, Lor guerra co* Centauri, 34-35. , 

Larenzia (cortigiana). Sua istoria con Ercole , 1 , 49-50. 

Legione. Ordine c coiinìosizione di essa, 1,60, 71, 431, notai. 

Lenti, risguaidato come funeste dai Romani, UT, 394. 

Lentulo (Lucio). Arrivando da Cipro, vede da lunge il fuoco 
dei rogo di Pompeo, sbarca, ed è ucciso, IV, 198-199. 

LENTUto. oppone alle dimando di Cesare, IV, 338. «^mal- 
tratta Antonio e Gurìone, ,e li scaccia dal senato, m, 
338-339. 

Lentulo (soprannominato Sura). Incoraggisce i complici di 

Calilina, V, 168-169. — guadagna gli ambasciatori degli 
Allobrogi, ivi, 109-170. — è convinto, si dimette dalla 
sua carica in pieno senato, ed è dato in guardia coi com- 
plici ai pretori , ivi. — fatto morire , ivi ,174. 

Leonato. Incaricato di andare a stabilire Eumene satrapa, 
si dispone ad ubbidire ; che cosa ne lo impediste , IV, 37. 
—ucciso in lina battaglia nella guerra lamìaca, ivi y 418. 

iiEONiOA. Direttore d' Alessandro , IV, 214. 

Leonida (figliuolo di Gleonimo). Sua origine, suoi costumi; 
è cacciatu di Sparta, ma in breve vi torna, e salo al re- 
gno ; suoi maneggi contro Agide, sua iniinicizia con Cleom- 
broto, V, 6-25. 
. LEOMtiOA. Sua impresa contro i banditi da Tebe, II, 210-211. 
— ucciso da Pelopida, m, 217-218. 

Lbostene. Autore della guerra diìainata Lamiaca , rv, 416. 
— assedia Antipatro neHa dttà di Lamia, m* 

LjsotiGHiDA (figliuolo d' Agide e di Timea). Era tenuto per fi- 
gliuolo d' Alcibiade, II , 32; III, 148. — considerato come 
bastardo, ed escluso dal trono, IV ,65. 

Lepido (M. Emilio). Nemico di Siila, nominato consolo , tur- 
bolenze da lui eccitate, e sua morte, III, 211; IV, 125-126. 

Lepido. Abbandonato dalle sue truppe,. che si danno ad An- 
tonio; buon trattamento che da e^ riceve, V, 291-292. 
— triumviro con Àntonio e con Ottaviano ; sacrificò Paolo 
suo. fratello., m, 282r293. 



Digitized by Google 



9 

312 INDICI DBUiB MATKRIK* 

Leptine (frateUo del Teoduo Bionici). Uccìde CSifllppo anae-. 

«no di Dione I VI , 56. 

Lesche. Luogo in Isparta delle pubbliche assemblee, I, 4i7. 
Leuttridi (figliuole di Scedaso). Loro istoria, II, 228. 
Levino (console). Ya contro Pirro : risposta fiera che dà al 

di lui araldo, III, 22-23. — vinto da Pirro, ivi, 25. 
Licinia (figlinola di P. Crasso). .Maritata a Gaio Gracco, V,. 

^7. — diacono die fa a ano marito, tvi, 102-103. 
LiGiNia (Teatak). Grasso la corteggiava, e Derehè, .m, 3§9. 
Licinio (Bfocro). Sua avventura, V, 160.- 
Licinio (Stolone). Eccita nna grande sedizione in Roma : il 

popolo chiede i consoli deli' ordine plebeo , I, 344. — fa 

vincere la leg^c , che niun cittadino possegga più di 500 

iug^eri di terreno, ivi, 345. ' . 

LicoMEDE (re di Sciro). Precipita Teseo, 1, 40. 
Licurgidi , giorni né* quali si adunavano gli amicl/di ÌÀOKtfo 

dopo la di Itti morte, I,*i38. 
UGUR60. Sua vita, I, 96 id9.^aommaTÌo, ttv», 
LiOAfuo (Quinto). Di^Mo da Cicerone dinanzi a Cesare, V, 

196. — nemico di Cesare ; belle parole che disse a Bruto, 

VI, 69. ' 
LiMNo. Sua congiura contro Alessandro, come scoperta; si fa 

uccidere, IV, 268. 
Lingua greca, molto mescolata con la latina, ^andie al tempo 

dilfaroello,U,m 
' ^ LiSANDRiDA.. Generoso' consiglio cbé dà a Gteomene, Y, 47: 
LISANDRO. Sua vita, m, 131-160. — sommarìo^, m, 

120. 

LisuDA 0 LiDiADA (tiranno di Megalopoli, e quindi generale 
della cavalleria degli Achei). Sua imprudenza in una bat- 
taglia, V, 29. — grande onore che Gleomene gli fa dopo 
eh' ei restò ucciso , Uri. — suo carattere ; depone la tiran- 
. Àia, e fa entrare la sua città nella lega degli' Aclid ; eletto 
capitano, dichiara la goerra ai Lacedemoni ; suo sedòndo 
e suo terzo genóralatb) a* inimica con Arato, ed è rigettato, 
VI, 181-182. ' sua astocia pér aver solo l'oViore di aver 
fatto entrare Arìstomaco nella lega degli Achei, ivi, 186. 



Oigitized by Coogle 



INDICE DBLLB MAffiRm. 313 

— *ii suo ardore troppo impnideiite nella iMtttaglla éontnr 
gli* Spartani fa cagione dèlia sua morte , iffi, 188. * 

LlSlUAGC (re). False lettere che scrisse a Pirro ; come scoperte, 
III, 9. — va contro Pino ad Kdessa, m, -j?.— leva il 
campo per aver vedute le macchino di Demetrio, V, 233. 
— sua conversazione con gli ambasciatori di Demetrio, ivi, 
240-241.^ diventa sospetto ai suoi alleati a cagione della 
saa troppo gnande potenza, ivi, 245. — fatto prigioniero 
in Thicia, im , 255. si collega emi Toldmeo e .Selenoo 
contro Demetrio, tèi, 200. — offre denari a Seleuco per- 
chè uccìda Demetrio , ivi , 269. " 

Lisimaco (d'Acarnania). Pedagogo di Alessandro, pcr^'iene a 
questo impiego per la via dell' adulazione, IV, 214. 

LisiPPO. Comandante degli Achei, II, 398. 

Lisippo. Le sue statue d'Alessandro, quelle che più lo rasso- 
migliavano, IV, 211. 

Latori (sergenti di Romolo). Origine di questo nome, 1, 81. 

lAtuo, k verga augurale di Romolò, perduta quando 
i Galli preaero Boina, e rìtr0yatà''mtraeolO6amente, 1, 
336. ' ' • 

Livio Dnrso (tribuno). Guadagnato dal Senato per opporsi a, 
Gaio, V, 96. — suo grande disinteresse, ivi, 90-97. 

1^00, da'Macedoni è cosi chiamato il mese Ecatombeone, IV, 21 1 . 

Lucilio. Sua azione generosa per salvar Bruto , VI, 100*110. 

Lucio(Àlbino).Siia pietà,!, 323. ^ ^ 

Lticio (Sestk)). Il primo consolo plebeo iirRomK, I , 340. 

Lucio Paolo (padre di Paolo Einilio)^ Sua prudenza, é suo 
valore, II, 156. 

Lucio (Quinto). Sua istoria, II, 360. ' 

Lucio (Cesare). Posto nel numei o dei proscritti , come Salvato 
da sua sorella, madre d' Antonio, V, 293-294. > 

Lucio (Domizio). Figliuolo di Lucio Enobarbo e d'Agrippina; 
è adottato da Claudio Cesare, e chiamato Nerone- Gennar 
nieo, V, 30i. 

Lucio (Ottavio) Mandato da Pompeo 'ai pirati di Greta, per 
invidia contro di Metello ; svillaneggiato , ripreso da Me- 
tello , e licenziato , IV , 1 41 . 



Digitized by Gopgle 



ai4 



INDICE DELLE MATBRIB. 



Lucio (Murena). Aecusato da Catone, ed assolto; sna savia 

condotta verso Catone,. IV\ 456. 
Lucio (Furio HedulUno, tribuna militare). Combatte, mal 

grado di GammiUo, ed è rotto, 1 , 343. 
Lrcio (Ostio). Il primo parricida romano, 1 , 76. 
Lucrezia, (moglie di GoUatiao). \ iolata da Sesto Tarquinio, 

1 , 226. 

LUCULLO. Sua vita, lU, 253.317. —somi^iario, ivi, 25'2. 
Luna, Tre lune vedute nel tempo stesso a Rimini , II , 254. 
LupeffioUa, qual festa, e che cosa vi si praticava , 1^/74. 
Lusjo (Gaio). Nipote di Mapio, sua storia, m, 68. 
Xulto. Leggi di Numa per regolarne U tempo , 1 , 158-159. 



» . 



Maganidà (tiranno di Lacedemone). Come ucciso da Filope- 

mene, II, 395-396. 
Maestro pubblico di Falena; sua perfidia, e puoisionè che 
^ n'ebbe, I, 311-312. 

Mamerco (tiranno di Catania). Battuto da Timoleone , li , 423, 

142-143, 145. — si dà a Timoleone, è mandato a Siracusa, 
. cérca di uccidersi ed è punito , ivi, 146. 
Mamdricida (ambasciatore di Sparta). Belle parole che disse 

a Pirro, III, 4a 
Haiolio. Scacciato àfi senato per avere dato un bado a sua 

moglie dinanzi alla figlia, II, 361. 
ÌIanio (Aquilio Glabrione). Mandato contro Antioco, II, 353- 

350. 

Maj^io (Curio Dentato). Trionfatore dei Sanniti e dei Sabini , 
vincitore di Pirro; come vivesse modestamente, II, 339-340, 
III, 36-37. — sua risposta agli ambasciatori dei Sanniti, 
11,340. • 

Mani|nilt. (ìual sorta d'insegne,!, 55. 

MàNuo Capitolino (Marco). Grande ancme che fece ndlk sica- 



Digitized by Google 



I 



INMGE DELLE KATERIE. 315 

lata del Campidoglio, 1 , 330. — ricompensa che i Romani 

gli decretano, ivi, — invidioso di Gammillo ; sue pratiche, 

ivi, 340-341. —posto in carcere, e quindi rimesso in li- 

bertà,. diventa più sedizioso , tu». — condannato a morte , 

6 precipitato dal Campidoglio , ivi , 349. 
Manlio (Lucio). Servizio che prestò a Catone il Censore nel 

passo delle Termopile, TI, 354. 
Manlio (Papi rio). Batte un Gallo ed è ucciso, e secolui gli 

altri senatori, I, 325. 
Manlio (tribuno delpopoto). Suo decreto in favore di Pompeo . 

IV, 144-142. . . 

Marcelumo (console). Interroga Pompeo e Grasso dinanzi al 

popolo ; rimproveri che gli fa Pompeo , IV , 165. 
MARCELLO. Sua vita, II, 250-291 . sommario , ivi, 249. 
Marcfxlo (consolo). Chiama Cesare un malandrino ; discorsi» 

che fa in favore di Pompeo, ed ordine che gli dà, IV, 

174-175. 

AUrcello (il giovane). Adottato da Augusto , che lo fece suo 
genero, V, 300. 

Marcj o Marzii. Gran personaggi che questa £euaiglia ha pro- 
dotti, n, 57. 

Marco (Teio). Uffiziale di Siila; suo eroico valore nell* assalto 

di Atene, 111, 182. 
Maudonio. Lasciato in Grecia con un numeroso esercito, ili, 
310. — entra per la seconda volta nell' Attica, ivi , 31 ! . — 
ucciso da Arimnesto di Sparta nella battaglia di Platea, 
m, 323. — 4a di lui morto come predetta dall' oracolo d' An- ' 
fiarao, tvt. 

' Mare. Fa^revole alla democrazia, I, 283. 

MARIO, Sua vita , ITI , 52-111 . — sommario , ttn , 51 . 

Mario (il lìgliuolo). Salvato con un' astuzia ardita dal suo fat- 
tore, III, 96. — sua avventura con una concubina del re 
lempsale, da cui ò aiutato a fuggire, ivi, 102-103. — sue 
crudeltà; chiamato prima figliuolo di Marte, e poi di Yc; 
nere; si uccide di propria mano, ivi, 111. 

Mario (Gelso). Gome salvato dR Otone, VI, 235, 237. —no- 
minato uho de' suoi generali, ivi, 243. —che cosa loportava 



Digiiized by Google 



3i% IRDIGB SELLB M4TBÈIB. 

' a iroler temporeggiare e differir la battaglia, m, 248. — 
dìaoono cbe Ik ai prìncipaH uffiiiaH di OtOIl^, m, 251. ^ 
ya. con Gallo per trattar della paoe con Cecilia e oon Ya- 

lente; gran pericolo che corse; ealvato^da Cecina, ivi, 252. 
Mario. Capitano romano nelle truppe di liitridate , 111 , 266. 

— fatto morire da Lucullo, iVi , 271.. * 
Màrsia. UfTiziale del vecclao Dionigi, ucciso da quel tiranno, 

e perchè, VI, 14. 
Marta. Profetessa sirìaca, che Mario conduoevaeecoluì, III, 72. 
Marzia. Figliuola dì Marzio Filippo,- seconda moglie di^Gatone 

Uticense, ceduta ad Ortensio, IV , 468-480. '—-ripigtiata 

da Catone, ioi, 488. 
Masistio. Generale della cavallerìa dei Persìam , ucciso ; lutto 

de' Persiani, II, 316-317. ^' * 
Massimo. A (pianti tra i Romani sia stato dato questo titolo, 

IV, 123. 

Massinissa (re di Numidia). Sue guerre con i Cartaginesi, 
11,373-374. 

Matrimonio. Riti nuziali presso i Romani, I, 64. -^presso 
gU Ateniesi, 207-208. - presso gli Spartani, ivi, 

444 e segg. ' ' • 

Matutà. La stessa che Leacotea^-cerimonie del suo sacrifisdo, 

I, 3(Ì5. 

Medea. Rifuggitain Atene presso Ep^eo: perQdia di costei, 1,13. 

MedimnOy quale misura, I, 20 nota 1. 

Mémo (amico di Antigono). Sogno che .ebbe e Terificatione 

di «ioel sogno, V, 231. 
Meoabacgo (compagno del giovine Crasso). Si uccide, m, 

401=404. ' . , 

MaoABATE (figliuolo di Spitrìdato).' Passiono che Agesilao aveva 

per lui , IV, 74-75. 
Megacle. Amico di Pirro, che prende le armi di lui, e gli dà 

le proprie; è preso per Pirro ed è ucciso, ITI, 24-25. 
Megaresi. Vinti dagli Ateniesi presso Salamina, I, 103-1^4. • — 

decreto degli Meniesi contro di loro tei j 398w — sospettati 

di avere contribuito- aUaonorte di Antemocrìto , m , 390. 
, MBaiaroNO (marito della madre di deonoie). Guadagnato 



Digitized by 



IMDIGB HIELLR UkWm* 

t * 



311 



dt-Gleomene» V, ^d.^aceiso in Aiyo» m, 43. — s battuto 
da Arato, e fatto prìg^nlero, VI, i^. 
MBU880 (Ogliaolo d'Itagene). Generale de'Sanj, In qual 

tempo difese Samo contro Pericle , 1 , 261 , 394. 
Mcllirenì. I fanciulli in Isparta più avanzati d' età, 1, 119-120. 
Uemacteriom. Settembre-ottobre: i Beozj lo chiamayano Alal- 

comenio, II, 327. 
Memmio. Vuol indurre il popolo a nciisare il trionfo a LucuUo, 

. Ili, 308^309; IV, 464. 
Mena (corsare). Cionsiglio che dà a Sesto Pompeo, V, d05-<306. 
Mbnecuda (oratore). Suo ^carattere, e che cosa fa contro 

Epaminonda e contro Pelopida , servendosi d' una pittura 

d' Androcide di Cizico, II, 233-234. 
Menedemo. Cubiculario di Luculloj gli salva la vita, m, 

277. 

Menesteo (figliuolo di Peteo) eccita il popolo contro Teseo. 

I, 37. 

Mercidino, o Mereedonio, mese intercalare dei Romani, I, 
467; IV, 36». 

HsRCtmio. Le di Itti statue mutilate in una notte- in Atene, 

II, 24. - ' . 
Mesajjate, che aveva tarlata la testa e la mano di Giro, 

cornc punito da Parisatide, VI, 135-13C. 

Mesi de* Greci y loro irregolarità, II, 325. — d^i Romani ^ eti- 
mologia dei loro nomi, I, 167 e segg. 

Mesi. Os^ervasioni sopra i mesi fausti o infausti^ X, $M>-3Sti. 

Messala (Corvino). Ciombatte all' ala dritta comandata da Bru- 
to: parole di Cassio a lui, VI, 98-100. — presenta Stra- 
tone ad Augusto, e che cosa gli disse, ivi, 113. -^risposta 
generosa che dà ad esso , ivi. 

Metagene. Architotto che continuò T op^ra di Cotrebo nella 
cappella dei misteri l'eleusini, I, 379. 

Metagitnioìic , il mese di Agosto, I, 321. 

Mjsiello (Q. Gecilio, detto Numidico). Nominato generale 
contro Giugorta, prende Mario per uno de'suoi laog^teneiiti^ 
ni, 58. — bantHto e rìehiamato dal suo esjgUo nono^ante 
Fopposizione di Mario, m, 90-91* v 



318 



INDICE DELLB* VITERIE. 



Metello (Pio). Suo carattere ; sue imprese contro 8«Horìo, IV, 
45-17; 127-429. — ferito in un combattimento prèsso Sa- 
gunto , ivi , 24-25. — mette a prèzzo il capo di Sertorìo, 

ivi, 26. * • r • 

Metello (Scipione). Questo era figliuolo di Nasica, e passato 

per adozione nella famiglia de' MeteUi ; dà la iìgUa sua in 

moglie a Pompeo, IV, 170. 
MEtlBLLO. Parente di Metello che aveva connuidato in Ispagna, 

mandato n comandare in Creta, IV, 140. ^ sua fermézza, 

wi, 144: 

Metello (Nipote, tribuno del popolo). Vuol impedire a Cesare 

che prenda del danaro dal pubblico erario, IV, 177, 343. 

— decreto che propone, e che cosa avviene, ivi, 460-462. 

— lasciala patria, e va in Asia ad informare Pompeo del 
succecjluto, ivi, 463. — che cosa gli hspose Cicerone, V, 180. 

— sua incostanza , ivi, 

Metello (Celere). D'onde traesse questo 8oprann<mie, I, 
J57 5 n, 69-70. 

• Metone (astroliDgo)^ Contràrio alla spedizione della Sicilia , 

III , 343. ' 

Metone (cittadino di Taranto). Clio cosa lece quando i Taran- 
tini risolsero di chiamar Pirro, III, 18. 

Metrodoro. Favorito di Mitridate, e chiamato il padre del re, 
ambasciatore di Mitridate a Tigrane, III, 285. — sua mor- 
te, suoi funerali, m, 286. 

Megeone. Devasta l' Jlttica alla testa dei Macedoni , ed é ucciso 
da Focione/IVf 417-418. - - 

MiaPSA. Offre di mandare in Sardegna quantità di grano per 
amore di Gaio Gracco; il senato scaccia i di lui ambascia- 
tori , V , 90. 

MlDiA e Callifonte. Banditi da Atene, ottengono da Siila il 

perdono degli Ateniesi, III, 183. 
Milano. Metropoli dei Galli, presa da Marcello, II, 258. 
MUe9iù Quali libri , III , 413. 

Milone (tribuno). Strascina Godio in giudido; lo uccìde, è 

difeso da Cicerone, e condannato, V, 188-iOl. 
MiLTA (di Tessaglia). Grande indovino ; si unisce a Dione , VI, 



Digitized by Google 



INDICE DELLE MATERIE. 3i9 

23. — spiegazione che dà ad una eclissi di luna, 24. 

Milziade. H primo in dignità ed in autorità dei dieci generali 
degli Ateniesi : vincitore a Maratona, II, 303-304. — con- 
dannato ad un' ammenda, e posto in prigione , ove muore, 
III, 227. — dimanda una corona di frondi del sacro olivo, 
che gli è negata, wi , 232-233. 

A/ma, qual sorta di misura, I, 106. 

Minerva. Sillania, I, 103. — Optiletide, ivi > 109. — dà il 
nome ad Atene, m, 282. — Salutare, sua statua fatta 
per ordine di Pericle, e perchè, ivi, 380. — Timide, III, 
38. Polemica e PolUica , IV, 401. 

Minosse. Tributo eh* egli esigeva dagli Atenieai ^ e perchè, I, 
i5-Ì6 e segg. -— vi sono stati due Minossi , che hanno re- ' 

guato in Greta, u't, 22. 
Afmo^ai<ro , qual mostro, I, 16. • ' 

MiMUGio. Generale della cavalleria : sua presunzione e sua 
imprudenza, I, 420. — lasciato generale dell' esercito,, 
mette in non cale gli ordini di Fabio, attacca il campo ' 
d'Annibale con vantaggio, ivi, 424. — »il popolo ordina 
che egli divida il comando dell'esercito con Fabio, ivi, 
425. — dà negli aguati di Annibale ed è battuto, ivi, 
427-428. — suo ravvedimento lodevole, tri, 4i20. 
Miracoli. Giudizio di Plutarco sui miracoli, I, 307-308, II, 
100-101. 

Misteri di Cerere Eleusina, II, 29-30, nota 2, nota 1. 

Mitra, ossia il sole. Cerimonie segrete è misteriose del suo 
culto tra i Persiani, IV, Ì35. > 

MiTRiDiLtE. Sua guerra con LucuUa, sue sconfitte; morie 
delie sue donne, sua fiiga, m, 258-280. — arriva presso 
Tigrane disfatto ; sua generosità ed umanità per lui, ivi, 
296-297. — offerte che fa a Serto rio, e che cosa dice intorno 
al suo rifiuto , IV , 28. — chiuso nel suo campo da Pom- 
peo, si salva ; è raggiunto vicino air Eufrate, ed è battuto, 
' 'ivi, 144-145-146. — sue memorie e sue lettere, e che cosa 
contenevano, ivi, 151. — si uccide a cagione della ribel* 
lione di suo figliuolo Famace, ivi, 155. ' 

Mitridate (figliuolo d' Ariobarzane). Sua istoria , V , 217. 



Digitized by Coogle 



4 



3S0 INDICE DELLE MATERIE. 

Mitridate (soldato persiano). Feritore di Giro ; come infeli- 
oenente perì per sua sciocchezza , VI, 133-134. 

MiTRQBABZàNE. Ordine carìoso che gU dà Tigraae; ucciso da 
Sestilio, m, 290. 

Mnesicle (architetto). TenDinò in pinqu» anni la ftcdata ed 
Il vestìbolo della Ròcca d' Atene : accidente maraviglioBO 
che avvenne mentre vi si lavorava, I, 380. 

Moneta d' Atene, con V impronta del bue, I, 28. — di fet^ro^ 
suo peso e suo valore, ivi, 106. — degli antichi Romani, 
ivi, 239. 

Monete Greci. Loro valore, 201, nota i*- 
MomMA , consorte di Mitridate; ana storia e sua morte, IH, 
279-280. 

MuNAZio. Di a Cesare deUe memorie contro Catone , e per^ 

chè ; si disgusta con Catone ; si rappacifica, IV, 471-473. 
MuNAzio (Fianco). Si, unisce ad Antonio £on le sue truppe. 

V,292. 
MuKico. Sua nascita, I, 39. 



Nabide. Tiranno di Lacedemonia, II, 398 e segg. 

Nafta (sorte di bitume). Sua qualità, IV, 252-253. 

Naucratk (oratore). Fa ribellare la Licia contro Bruto, VI, 80. 

NA.USITEO. Piloto di Teseo, I, 18. ^ 

Niive di Teseo, lungamente consenrata, I, 25. — di^te dei 
. filosofi sopra di essa, ivi, , 

Navi, Rotonde dicevansi le navi mercantili, e huighe> le navi 
4a guerra , 1 , 20. ^ 

NEàRCo (generale della flotta d'Alessandro). Che cosa disse ad 
Alessandro, IV, 288, 295. 

,Negta.nai;is. Si ribella contro Tacoj grandi servigi che gli 
rese Agesilao, IV, 103-106. 

Negro (amico d' Antonio). Mandato ad esso da Ottavia ; ma- 
niera nella q[uale esegui la commissione d' Ottavia, 327. 



i 

. . INDICE BfiLLB MAT£H1£. UH 

Neocoro (d' Aliarto). Uccise Lisandro, III, i 58. 
Neottolemo (figliuolo d' Achille). Chiamato Pirro nella sua 

infanzia, s' impadroni deU' Kpiro^ e. lasciò una lunga suc- 

cesfiione di re , III , 2. * 
NsiMoLEMo* Vuole unmiìtm Fiero f e da hn è «ecìso, 

III»6-8. ^ . • . : 

NEOTTOLEMoXpHmo flcpdiefTft d''AÌ69Haidn>). Saa^anift, IV, 

38: va ad attaccar Evoiene , ed è iMittato^ ièt% 39» — 

ucciso da EuRiene , ivi, 48. * • ' 

Neottolemo. Luogotenente del re di Persia i battuto da Lu- 

cullo , IH , 259-260. 
Nerone (imperatore). Restituisce la libertà alia Grecia , II , 

429. — quinto discendente d* Antonio ; uccise -fiua madre , 

ed' arrischiò di rainare 1* imperio, V, 361*— eondifeiòiìi 
- dellMmp^o diypo k' eoa morte^ VI, 208^^. — ùiTeiH . 
' dereibemdiGalba,m;211. 
l^icAGORÀ. Nemico di Gleomené , lo peraegìnta fino in Egitto, 

V, 57-58.- 

Nicànore. Succede per ordine di Cassandro a Menillo nel- 
r impiego di capitano della guernigione di Munichia, IV, 
425. — quivi si rifugge dal Pireo ali' avvicinarsi di Dercillo» 
. m, 426. 

NiGBA. (vedova d' Alessandro). Ctonie guadagnata da Antigono, 
•VI, 168. ' 

NIGIA. Soa vita , 111)^398-806. ^«ommarìo, M j 3K. 

NiciA (d' Enguio). Sua «tona , II , 27S-976. 

NicocLE. Uccide il tiranno Pasea, e s' impadronisce della 
tirannia di Sidone, VI, 155-156. — somigliava a Perian- 
dro, ivi, 156. — si mette in salvo per vie sotterrapee, 
ivi,m. 

NìcoGLB. Intimo amico di Focione, a eoi chiede di bever là . 

óika prima di lui, IV, 430. ' • . 
NtooGBNB. Ospite di Temisto^e a Ega , I, r- astu&a ohe 
* , nnmaghiò per «ondarlo córte' del te , iW/ 990. 

NicopOLi. Cortigiana, che fece Siila suo erede, III, 165. 
Nilo. Acqua del Nilo conservata nel tesoro dei re di Persia 
con quella del Danubio^ FV, 254. » i 

ffliUTAACO. — 6. fi ' 



Digiiized by Google 



93S / INDICE BEkl4& MATEHIE. 

NiHFimo (Sattno, prefitto M prtlorio). Ptifoade ai koMiitl 
^ di nominar G«Iba imperatore, \l , -^eapó dell» guar- 
die pretoriane, usurpa tutta l autorità, ivi, 213. — sua 
insolenza, ùvi, 213-214. — prende Sporo eunuco, lo fa 
-sua moglie, dandogli il nome di Poppea, ivi, 214-215. 
— suoi maneggi per giungere all'impero; è luassacarato 
entro la stanza di na Mdi^ wti^ 317*-^. 
. Nimo. ArdvàaSirabaaapoaiiaeeoeoraofer Dieaigi^ ^iMit- 
tQtOy Vly 40. — occupa, Siraeusaf m» 4(M8«^«^|e truppe 
di hii batlttte da Dione, m% 45. 

None Capratine. Donde cosi dette, I, 87 , 338. . 

NUMA. Sua vita, I, 140-174. — sommario, ivi, 140. 

Numero ternario. Sua virtù, 1, 449. " > . 

NuMiTORE. Rimesso sul trono d'Alba, I, 53-55. 
- jSwtdine. Giarai di percato. in RcMaa, di neve ia nove gionù^ 
li, 79. ^ ' . \ \ - 



Obelisco^ specie di moneta, I, 448, nota !.. 

Oeh^ consacrate a Giunone nel Campidoglio, e nrvùda'che 

prestarono neUa scalata dei Galli, I, 880. ; . 
Geo {[secondogenito d* ArieseiBe)» Aveva «n partito fi^rle oon- 

tro^.Darìo ape fratello, VI, 146. -stenda delle insidie 

ai suoi due fratelli Àriaspe ad Amme, ivi , 150-151. . 
pdeù, teatro di musica in Atene , coi^^niito sul modello del 

padiglione di Serse, I, 379. ' ' 

Ofella (Lucrezio). Comandava l'assedio di Preneste, ove 

Mario era rinchiuso , HI , 206». -slatto uccidere da Siila, 

ivi, 209. ' 

Ofelta (re dtt Tessali). Cloadotto in Aaoàa poi suoi sadditi, 

Otoifu» ancor ftiìqullà imaiata nai miàleri di Sainatracia, 
IV, 909. — -sogi^ efaa Imo la vigilia della sua i^isaa, ivi. 



nOM DBUB NATHilB. ' 338 

. detto sopra la wiità 41 «119 iìgUg , it;t , 21i« lettei» 
. -wafitaé nd •Alemodros per mpderare le di lui liberalità^ 

ini, 257. — ella e Cleopatra si dividono il regno, ivi^ 290. 
— fa uccider molti come complici -^la morU d'Alessan- 
dro, m, 299. 

Olimpo, Altezza di questo monte, II, 172.. 

Oi(XàCO».Pmp9iggìo di gran portata neir esercito di blinda- 
ta; come tentò di |i9dder Idi^aUo, IU,-21S6. . 

Oni^o. Gìadido che Jioiirff foca dalla poesie di lai, co^a 
Febba trovata noli' )kmia, 1, 10(k — nato a Io , e scorta a 
Smirne , IV , 3. — T Tltcuie di questo poeta come tenuta 
da Alessandro, ivi, 216. — apparve in sogno ad Alessan- 
dro, e che cosa gli disse, ivi, ii40. — ri^juaidato come un 
grande airchitetto, tri. — sua edizione, riveduta d^ Al^isto^ 
tile , c)iian|ata i* pditiam dei ^arteeio , ivi ,216. 

OHà^Q Ai]|»fjo(<)ataliahi joa»a»o). Sogno cha «bboi i| 

ImVHMacba Ctmio a Bovoipao «i mi^ altiunassaro, HI» 38i« 
OmiciUTO (Aloa9ib> Mwidato da Al«|Randro ai «bDosafistl, 

tv, 387 ioepa dei piloti dalla iotta d'AlaMandro, ivi, 988. 

Opimio Lucio (consolo). Che cosa fa contro Gaio Gracco, V, 98' 
402. — ricusa di ascoltare le proposizioni di Fulvio; la ar- 
restare il di lui figlio, e si azzuffa con i seguaci di Fulvio, 
ivi, 103-404. — paga a peso d' oro la testa di Graccp^.a 
loada il tempio della Ctmm^t im, 405..«^il,piràDo che 
Miei Consointa aì»bia naorp^ta awtoHti di d>*M9|^# 
105-106. 

OPLàGO. GÀvaUare italiano che attaiocò Pirro neila^baltaglia , 

III, 24. ' ' • • 

Orazioni funehH. Lroro origine, I, 230. — i Romani non ne 

facevano alle donne, se non a quelle che erano morte 

avanzate in età, TV , 307. 
Orcomeno. Descrizione della sua bella pianurAt {U^ 192t / 
Orcomosio, Luogo del giuraniento, 1^.3^. 
Oreste (consolo). Mandato in Sardegna con G» Gracco, V, 89. 
Obfeo. Stia statua t tatfa i^roq^dante sudore) /^ spiegazione 

che l'ìndofu^Arìstandró dà di questo prodigio, IV, 228. 



324 INDICE DELLE MATERIE. 

OilOEÉN) (Cretese). Uccide Tolomee figìiiMilo di Pim>, III, 45. 

Orologio solare a Siracusa, VI , 90. 

Oromaze (il genio del bene). Dio dei Persiani, III, 325 ; VI, 450. 
Ortensio (Quinto). Chiede a Catone che gii ceda la moglie . 

Marzia, IV, 459-460. 
Ortensio. Scannato sul sepolcro del irateUo di Antonio, V^ 

ai»; VI, 86. * ' 

0170. Diato iavece dì .frumento aBo Mcpfie ihe ti erano 

diportate, II, 284; V, 315. • 
OsATliK. f'nitèno d' Artòseiiree, VI, 19D. 
Ostane. Fratello del re Artoserse, VI, 120. ^ che cosa disse 

aTìmagora, ivi, 142. 
Ostracismo. Bando dell' ostracismo, che cosa era, II, 3(36, — 
■ rinnovato di tempo in tempo; come disonorato, ivi, III , 

Otacilio, lirateDo di lf«rc6Uo> da lid aatvàto , n, 254. 
OTON£ IfAllCO. Soavità, VI, 8^-3»3.— sommario, m, SST. 
OVTAm, Éorella d' Augiuto, e vedova di Mmella; marìtaU 
ad Antonio, "V, 905. ^impedfscé la diMonlia Iht esso e 

Ottaviano, tvt, 309. — fa prova invano di riconcifiarsi col 

marito ; generosità di lei, ivi, 326-328.* 
Ottavio (luogotenente di Crasso). Sua bella .azione, ili, 400, 

409. — è ucciso, ivi, 412. 
(Hto, U primo cubo : sua mistica significazione , I, 41-42. 
OTTOlfB<tril>Uno). Sua legge in favore dei Cavalieri, V, 154-165. 
Ovmiòn&. Piccolo trionfo; soapdmpa, li, 918. — soa diffe-* 

renia dal gran trionfò, 6 d'onde cosi detta, m. 



0 

PMia: 4ÌMd festa, I, 59. 

PaUontidi. Prendono 1* anni bontro Teéeo, e sono da lai no» 

cisi,I, 5, 14. ' 
PàMMEnf. Suo bel dotto sopra Nestore, II, 225. ~ presso di 
lui fu allevato Filippo il Macedone, ivi, 235. 



a 



IKDlGfi |>£LL& MATSaiS. 3a& 

Pantaleonte. Uno dei più possenti tra gli Etoli, VI, 184. * 

Pantauco (luogotenente di Deiaelrio). Ferito e dififatto da 
Pirro,m, 10; V, 2B6. 

Pamtbo o^Pchteo. Spedilo da deomeae, 8* impadronisce delle 
. mwra di ìlBgriqKdi, V , 46* 

PAOLO EMIUO. Sua irita, n, 164*m -^softimario, ivi, itò. 

Parisatidbv Madre del •seeoado Artosers^, VI, 190 amata 

più Ciro di Artoserse, ivi, 121. — cerca i modi di far mo- 

'"^ rire Statira, ivi, 125. — orribile punizione che dà ad un 
Cario, che aveva ferito Ciro, ivi, 134-135. — insidia che 
tende a Mesabate , ivi , 135. — come avvelena Statif'a, ivi^ > 
138. relegata in Bi^lonia, tm, 139. 

PARMEmoNB. Suo parere aopra la offerte clie Dario facm^ ad , ' 
Alessandro, e risposta d* Alessandra, IV, 244. ^altra ri- 
sposta che 1^ disde Alessandro , wi , ac^kiaato d' es- 
sersi male diportato nella battaglia di Arbella, ivi, 248^249. 
— ucciso per ordine d'Alessandro, ivi, 269. 

Parricidio. Quanto tem|>o ignoto a Homa; il primo che lo * 
commise, I, 76. 

Partenone,. Da, chi edificato, e quale fosse, I, 379 ^ 11,344. 

Parti. La grande e terribile idea che i Romani ne aveirano , 
m, 393. — loro fona, loro temi, e maniera di combat 
fero, 393-401. 

Pasw^gda. Città destinata per V incoroniiziotte del ra de' Per- 
siani, VI, 191. 

Pasea (padre di Abantida). S' impadronisce della tirannia di 

Sicione, ed è ucciso da Nicocìe, VI, 155-156. 
Pasxfae (moglie di Minosse). Tacqata di aver commercio con 

Tamx),I,19. ' 
Pasifab (dea). Bno tempio e suo oracolo, V, il. -oriqpoi^ 

deva col messo di sogni ^ m, 30. . 
Patiaiio (Gaio). Sonngliava perfèttamente a Graspo ; nso die 

ne.feee.8iireiia, III, 412^13. 
Patroni e clienti ; doveri degU uni e degli altri; orìgine della 

parola patrocinio, I, t50-61. 
Paura, Perchè i Lacedemonj T onoravano, V, 30-31. 
Pausanu (re di Sparta). Cospira centro la Ur^ia, eh» vuol 



Digitized by Gopgle 




. fHBiCB j&BLLB MATJBRIB. 

* 'dare In mano di Serse pèr farsene dichi^rarre, I, 286*587. 

^gàff iflloiìa ^caeoiike, III> 231. 
Pausaniil (re di Spartà). Rìooneilia gti Atemau, e tarpa V ali 
' éXrmìA^ioù» di Usandro» 146-147. -^tOftdaiuiàlo^ 
morte, si ritira e paaaa'il rimaaekil» de'anef glortti a Te* 

gea, tt'i , 458-159. ^ ' ' ' 

Padsania. Generale dei Gi-eci alla battaglia di Platea, II, 312, 
316, 318, 320 , 322. — suo cattivo carattere, e saa smode- 
rata avarizia e severità , ivi , 328-329. ' 

l*àt36&NiA. Onorato d'una corona per avere ucciso Filippo il 
Macedone, pT, 419; V, i86. 

Peeulto. D' onde cosi dnttnatxr, I, S3Q. ■ 

Pehtégi: qwì naéieiMs; I, A. 

Pelope (frigia d'origitie). Soe tiecà€È»*'é- sttoiUgU, I'^ 4. 
PELOPIDA. Sua vita, II, 205-24S. — fiominarto, flOft. 

Pentacosiomedimni, (II«vTa3to<rto^£c?ipos) , classe di Ateniesi, , 

I, 204. ' 

Peph , specie di manto sacro ; suo uso, V, 223, nota 1. 

PbrdiccAì Conduce Eumene nella Cappadocia, e lo dichiara 
comandante deMe Iruppe, IV, 37-39. --ttedso in una 
fledM)tte i^*Sgitto, 48.— Sua generontà, ùriy 

Periandko (figliuolo di Cipselo). Gonvilo fcbe fóce ai selte 8àvi^ 

PERICLE. Sua vita, I, 361-411. — sommario, ivi, 360. 

Perigune (figliuola di Sinnide). Sua semplicità, I, 10. 

Peripolta (indovino), altrimenti Damonc, III, 223 e segg. 

fVrà^yt«cìsmo. Espiazione con un cane che »' immolava a 
ProaerpHia, I, 75. 

PM^ÉKNA (Yeidon»). Éedkreàoadandasrèad^rrfaBer' 
tono, IV,^ 18. — co8|^ contro SerHoriO'; «a<^ Be^oai ^ 
discorsi, ivi, 29-Sl. — soa'kicapwsttà, tw", 'di -^S^..— bat- 
tuto da Pompeo, preso e fatto morire, tvi, 130. -^8* im- 
• padronisce della Sicilia, e l'abbandona all'arrivo di Pompeo, 
trn, 118-119. 

Perseo. STia nascita e sua indole , IT, 164-168. -^sconfitto da 
' Paolo Jimiiio/lugge^ im> 176*193. pretO) <na viltà. 



Digitized by Google 



t 



imiCZ DELLE MÀT£IU£. 817 

ivi, 185-186. — è condotto ili <tttofo, 7- 

sua morte, «n, 197. ' 
Persepoli. Suo superbo palagio incenerUo da Alessandro^ 
IV, 256. 

Pessodoro (satrapa della Caria). Cerea di far parentela con - 
DHppo; gii. offire raa fi|;Ha per ii di hit figliuolo AridiM^ 
♦ W,jM8. '•: , • 

VmGiù (pftmaàof à'im ftacélo da Mrloo),i(Ke«a odili 
' sua natia Pompeo , IV , 191. ^ ' . ^ ' 

Peucesta. Gran concito» che ih Pereta- fii a tatti gli nflliiali,' 
IV, 51. — accusato d' essersi mal diportato nella battaglia 
contro Antigono , m, 56. — difende Alessandro nella città . 
dei MaUi, m, 285. 
Pianepsione. Ottobre-Novembre, 1,-^4, ^ota4. ^ • 
BMià^. Saerò a Marte, X> 49. 

«orta^'arM; eotte iBOdiacat^ 

890, notai. 

Pindaro (poeta); amalo da Pane, I, 146. 

PiNDiyRO (uno dei liberti di Cassio). Lo uccide per di hd or- 
dine, VI, 103-104. . ' • . 
Pioggia di satigue in Roma, T, 78. 

Pmrroo. Origine della ga$, aHUcizia con Teseo; sposa Deidamia, 
' invita Teseo alle sue nozze, e che cosa vi avvenne, I, 34^. . 
MBRO. vita» IH) 2-50. -^eomitìario, iw, 1. 
Pieaiim. Qomaildante dell* amata namde di Agesilao^ IV , ^ 
. 7d. — dis&tto da Fariiàbaso e da Cenone^ tVì» 81. ^ 
, PisiDE (di Tespia). Sua antoriti in Tebe , V; 254. — Hitte plrl- 

gioniero da Demetiio, e stabilito polewarco in Tespia, • 

ivi, 255. 

PlWWAiTo. Sue grandi qualità, 1, 184. — suo ritratto, sue 

dissimulazioni, ^uoiartifiq p^^^^^^P^^^ Signoria d'Ate- 
e lBg«i da lai pfoffoste, Mi, 219-m 
PisoNE (adottato da Galba). Sue grandi «piaftità, VI, — 

.{tri|ilidato flya.porladdi!wpio di Vesta, m, . . 
PiTTAOORA, Indovino, IV, 296.' »; , 

PlTTAGORA (il filosofo). Sua Opinione sopra gli Dei, 1, 152-458. 
— fatto cittadino romano , iwi. — i Romani gli ergono una . 



Digiiized by Google 



* 

328 INDICI^ DELL£ MAT£RI£. 

> statuita' ixi. — sue ipà89iine adottate da |i«ma, 162. 
— la sua dottrina sopra «il piacere la Bteasa di fueUa di 

ÌPlatone, li, 340. • ' ^ 

PiTTEO (fondatore della città di Trezene). Sua riputazione, 
I, 4. ' * * " ^ 

Ptotoesi. Loro generosità, e come ricompensata, II, 314.» 

offrivano tutti gli annii a Giove liberatore un sacrifizio per 
. ^ringraziarlo della .vittoria ; edificano un .teniHO a Minerva,, 
325-326. — era inibito al loro arconte di iooeare il 
lérfo, fuorché in un solo giorno nell'anno, 

Platone. Bel passo di Platone, I, 134. — vendè dell' olio in 

. Egitto, ivi, 186. — parente di Solone, ii'ì, 223. — sua 
definizione dell' eloquenza, m, 383. — suo detto sulla ca- 
parbietà, II, 74. — suir amore , 1 , 89 ; II, 226. — tre cose 
delle quali ringraziava il suo buon genio, JII , 110. — come 
. ooliBolò^timaco deir essergli stato preferita Nieerato, 
ivi, Ì43. — ^ risposta che dà ai Cirenei , sugli effetti anoràli 
della prosperità^ in», 256. — la sua. filosofia, sostenuta. 
daOa saviessa della sua vita, illuminò il mondo , III , 357. 
* ~- condotto in Sicilia dalla provvidenza, VI , 5. — venduto 
in Bobina, tvi, 7. — che cosa l' obbligò a tornare in Sicilia ; 
mutazioni ammirabili che fece il di lui arrivo nella corte 
di Dionigi, ivi, 12-15- — torna in Grecia, e intende a mi- 
tigare Dione, voi, 17. — invitato daiKonigi a ritornare in 
' Sicilia^ ▼i<H>naente, 19. — 'inaltrattàto, se ne parte di 
nuovo, M><, 20-21. • . . . 

FujTARGO (d* Eretria). X%iama in aiuto gli Ateniesi contft> 
Filippo, IV, 406. —va contro i Macedoni senz' aspettai: 
Focione ; è scacciato da Eretria , iviy 406. 

Pmc6. Il tribunale di Pnice , che aveva la vista sul mare , 
perchè mutato dai trenta tiranni, 1 , 31-283. 

PoLiEtJTTO (Sfettio). Suo giudizio sopra Demostene e sopra 

. Focione, V, 123-124.. 

Polibio (lo storico). Portava l' jiina di Fiutamene, II ^ 400. 
PoUORCiTB. Vedi DEMETRIO. 

POUPEROONTE. Diehiarato generale dell' esi^rcito da Antipatro 

moribondo , IV , 425. — insidia che tendeva a Focione 




Digitized by Coogle 



ivi. — fa morir Dinarco, ivi, 427. — uccide Gallippo as- 
sassino di Dione , Vi ,56. 

Politica, I, 256-257 , 384-385 ; IH, 122; IV, 401. 

PoLLioNE (Asinio). Arriva in Sic^li^ con un esercito in favore 
di Cesare; Catone si ritira, • perchè, IV, 48^>-4i90. 

Poiie(egiiiete). EcceU^t^teràppresentatordi tiiagedie,,y,.i44«. 

P01CA88ETRB (j^wdo), tJocide Crasso, III, 412 i 414. 

Pùmaaritm^ che eosa era, 1 , 58^ ^ . 

PoMPEA, moglie di Cesare ; da lui ripudiata, IV, 307, 312-314. 

PoMPEDio, 0 PoPEDio (Siloiie). Sua storia, , e di Catone ancor 
fanciullo; predizione die fa di questo fanciullo, IV, 
436-437. — sue parole a Maiio , III , 93. ' 

POMPEO. Sua vita , IV, 110-199. — sommario , ivi , 108. 

P(niPBo(i} giovane).. Occapa la Sicilia, e dejNreda l' Italia, V, 
dÓ5.i*-propo8Ì2Ìoiie che |[li h Mena,- e soa risposta^ im, ^* 

Pjmlefiee Massimo. Hné fooKioiii, 1, 155( ^ non poteva uscir 
d'Italia, ivi, 446» 

Pontefici. D' onde cosi chiamati ; loro funzioni, I, 153-154. 

i^ONZio (Gominio). Intraprende d' entrare nel Campidoglio 
assediato dai Galli, I, 328. ' . 

PopiLio (pretore). Abbandona T Italia, e perchè, V, 9^. 

PoFiLio. Omicida di Cicerone » die lo avevà diféso da un ca- 
pitale delitto, V,205. 

P0p9io: dettò M Atenìtfsrda Omero, e perchè, I, 28* 

Pm>PBà (moglie di Crispino). Sua istoria, VI, 225. 

PORCIA, Figlia di Catone, vedova di Bibulo, e moglie di Bruto ; 
suo carattere, e prova che fece della sua fermezza, IV, 
509; VI, 71. suoi timori e sue inquietudini, ivi, 73.— 
come sorpresa d' una pittura che vide in Efeso, ivi, ^1 — > 
s' uccide ingoiando dei carlKmi ardenti, ivi, 113. 

PoBO. Sua prodigiosa statura, e grandezza d* animo, IV ^ 262. 

PcmSBNKA. Didilara la guerra ai Romani^ I, 243 e eegg. 
sua liberalità Terso i Jlomani, e riconoseensa di quditi 
▼erso di lui , ivi , 247^248. 

Ptyrte delle città, perchè non consacrate, I, 58. 

Porte delle case in Grecia, si aprivanp per di fuori, I, 248 e seg. 

PosTUMip Balbo, I, 251. 



» 

330 INUCK miéLE MAT£R|I« * 

POTiffO. Eunuco e consigliere di Tolomeo Dionisio , consul- 
tato sulla sorte di Pompeo » IV , 195. — punito da GoHure, 
ivi, 199, 355-356. 

PrvorieiyùU* 6«òer<dQfti in Atene , II , 47. 

Pkkgia (dònna famosa), (tea ripsrtaakmo e ano ereditò» Qi^ 962. 

Pfflhtira. In Roma iri eranopiù fcarti A pretore ; la plA onci^ 
revole^ TI, «5. 

Primavera sacra. Dedicare la primavera sacra, che cosa era, 
I, 419. - • ' 

Pritaneo. Luo^o dove si radunavano i ma^strati, 1, 18, nota 4. 

Progolo (capo delle coprii pretoriane). Sua contesa con Paur 
lino, VI, 246. 

Proéiees Titolo èhe ti dava a Sparta al tutori M I» OS. 
Profisie ddle SìliUe, mnr dovervanò attere ditoiiate, 418. 
Pnossiifo. trotti un fonte d' <^io iricino al Hume Osso, IV, 278. 
Pnof OGEifB (eeeellente pittore). 9ua pittura deli* eroe laKsò^ 

V,235. • 
PsAMMONE (filosofo egiziano). Suo trattenimento con Alessan- 
dro, IV, 242. 

Psilli. Uomini che guarivano i morù dei serpenti,, mocian- 
doli, IV, 493. ^ 
Mttalt» (isola in ikecia a Sakonna). Trefei dalla viltofHr di 

' Salamina «retti in essa, II, 909. 
PUBLI^OLA. Sua vite, I, Ìl6-«d.*-sommaiio, m, W. 
PUBUo (Clodio). Suo carattere ; amoreggiava la propria sorel- 
■ la, moglie di Lucullo, III, 304. — fa delle pratiche con le 

' truppe di Fimbria, e le eccita contro Lucullo, ivi. 
Publio (Grasso). Suocero di Gaio Gracco, eletto commissario 

in luogo di Tiberio per la di visione* dei terreni, V, 
Publio (Satireio). Fu il primo che p^nreosea Tiberio €&moeo y 
SS.. , • 

« 

QuADRANTARiA. Soprannome dato a Clodia, e perchè, V, iS8.' 
Quadrante, La più piccola moneta romana, I, 252, nota 1 ; 

• V, m . ' * 



Digitized by 



IMBiCE 1>EI«L& MAf SUB. 83i 

Quercia, Sua utilità , II , 60. 

QwBttmi. Quando hitìmm, I, m— rifbimftti. da Oattfae, 

IV, 4^-460. 
Qonito (Capitolino). Eletto dittatore, I, 841: ' 
QtnHTo (Fabio Rnìlo). Binilo di Fabio, quanto glande pèr- 

«onagrgio, e che cosa fece, 1, 413. ' > 
Quinto (Antilio). Sua insolenza, per cui è ucciso, V, iOO-'lOl. 

— il suo corpo portato in piazza, e perchè, ivi. 
Quinto (Cicerone). Tradito dai suoi servi, viene ucciso, V, 904. 
Quirino. Soprannome di Romulo ; ema origine, I, 86. . ' 
QmtiH, nome dei Romani, tei, 71.^ 




■> 

Rea Silvia (fìgha di Numitore). Partorisce due gemelli, Ilo- 
mulo e Remo, I, 48. 

Remo. Fatto prigione dai pastori di Numitore, che lo condu- . 
cono a questo principe, 1 , 52. -—com' è riconosciuto, iw, 
53-54. >- si fa beffe deli* òpera éi suo iralelto» ed è no- 
* dio ) ìfei| tyi • ' 

iiemoma^ lo etetoo ohe ilemOBio, I,'5<MS7. 

Retra. Nome dato agli Onieoli , 1 , 16d. 

Riscotitori pubblici (romani)» Loro crudeltà nell'Asia, III, . 

Roma (donna troiana). Sua gran nascita, suo gran semio, e 
consiglio che dà alle sue compagne; àaede il «no nome 
aMa città di Roma , 1 , 44-45. 

Botila. Tempo della sua fondazione , e varie opinioni euff ori- 
gli» del sto nome , I, 4IM1. 

Romani. Grande rispetto che avevano per la reUglene^ II» 
. 954. iOM eorratione ai tèmpo di Siila , III , 

Romano. Figliuolo d' Ulisse e di Circe , 1 , 45. 

Rome. Forza dimostrata nell'armi, I, 44. " • . 

ROMO. Figlio d' Emazione, re dei Latini, I, 45. " 

ROMULO. Sua viu, I» 44*88. —sommario, ù^, 43. ' 



Digitized by Google 



332 INDICE DELLE MATERIE. 

Roscio, commediante, III, 212 ; V, 156, 
RossANE (sorella di Mitridate). Sua morte poco generosa, 
ÌÌT, 279-280. 

RossANE. Sposata da Alessandro, IV, 265. — uccide per ge- 
losia Statìra, e la di lei sorella, iin, 300. 

RuBRio (tribuno). Ordina che sia ristaurata Cartagine , V , 91. 

Rufino. Uno degli avoli di Siila, perchè scacciato dal Senato, 
III, 162-163. 

RuMULiA. Dea che presiedeva al nutrimento dei fanciulli, 49. 

Ruota egiziane. Loro significato, 163. 

RusTio (ufììziale romano). Libri osceni trovati dai Parti nel 
suo equipaggio. III, 413. 

RUTiLio (luogotenente di Metello). Consegna 1* esercito di Me- 
tello a Mario, III, 62. — consolo e storico, m, 87 ; IV, 151. 

Sabine. Loro ratto , I_j 62=63- — fanno conchiudere la pace 
tra i Romani e i Sabini . ivi , 70-71. 

Sahini, bellicosissimi, colonia di Lacedemone; guerra coi 
Romani, e pace tra essi conchiusa, I^ 64>73. 

Saculio (buffone). Fatto morire da Bruto, VI, 105. 

Salamina, Gli Ateniesi e i Magaresi se ne contrastano il pos- 
sesso, L ^^^-^^^5. 

Salamina, Nome di un poemetto di Solone , Ij 192. 

Salamina (vascello di), I^ 369, II, 28. 

5alti, quali sacerdoti, in quale occasione istituiti, e loro fun- 
zioni, I, 160. 

Salinatore (luogotenente di Sertorio). Ucciso a tradimento, 

rv «9* , , * <• 

' . • . . ' 

Salio (capitano dei Pelignì). Grande azione che fece nella bat- 
taglia contro Perseo, II, 178. , 
Salonio (scrivano). Catone sposa la di lui figlia, IIj 371. 
Salonio. Figliuolo di Catone, ed avo di Catone il filosofo, 11,375. 
Sambuca, Macchina di Marcello, II, 269. 



IKDIGB DfiUJi IIATBRIE, S88 

Samj. Imprimono in fronte dei prigionieri ateniesi una ci- 
vetta per vendicarsi degli Àtenieei , che avevano impresso 
ènUafroiitédei Samj una. Amelia, I, 305* r- loro abietta 
adiilarione per Lisandro, IQ , 1^. • - 1 . 

SftnMrada (gH Dei di). Erano xmA étataa ài Mìnerfay e'dne 
statue degli Dei penati, I, 323; HI , 279. 

Santippo (padre di Pericle). Battè a Micale i luogotenenti dei 
re di Persia, I, 363. 

Sarpedone. Precettore di Catone Uticense, IV, 438. • 

Sàtiro condotto a Siila , III , 199. 

SàTDRNiNO. Uomo insolentissimo, e sediziosisàimo^ III, 87. 
— Tioleitissino decreta Aiiminalo da Ini contro Metello, 
toif 87-80; uccìso dal popolo, tot; Óf*. ' > 

ScEZMkso, sue dglinòle, perehè ddamate Lentiidi, II, 928. • * 

ScEVOLA. Stia intiiipresa; e'eno gran coraggio , I, 245-246. 

Schiera sacra, li, 225. 

Scipione (Cornelio). Comandante della cavallerìa sotto Ca- 
millo, I, 305. 

S(aPiOMs(Àirìcano). Ritoma dalla Spagna a Homa : sue grandi 
ftnprese; è nominato consolo ; sue imprese in Africa; sne 
vittorie contro' AnnHMle; 446-419; -- lodatò pef lifr 8^ 
ddloekia e mflgnairiittit& yerÉo AnniÌMde> IFy 498-430.^ 
* saìi eonversasione con Annibale ia Efeso, itfi, 439. ' 

Scipione (Cornelio, detto Nasica). Genero di Scipione 1* Afri- 
cano : si offre a Paolo Emilio per condurre un distacca- 
mento, II, 172. — batte un corpo di dodici mila uomini 
di Perseo, ivi , 173 e segg. — opposto a Catone il Censore, 
ed intercalare che aggiangema tutti i suoi pareri , ivi, 874. 

SCOPKMIB (Publio - Nerica Serapione). Si oppone a TSbèrìo 
GnoDo, 79 , 85. -^astone violenta che flece, Hn, 85. 
ȏ costretto a gire in bando, e mtiore a Pei^gamo, ivi, 
87-88. ' ' ' ' ' • • 

Scipione (Emiliano). Sue grandi qualità ; che cosa fece nella 
battaglia contro Perseo, II, 180-181. — differenza tra Sci- 
. pione ed il di lui padre Paolo £milio, tvi, 198-199. — 
trovato morto nel suo letto dopo cena» I, 82j V, 98. 

Scipione (Saluzione). Come Cesare se ne IV, 350. 



Digitized by Google 



3a4 IKDICIE WhUS, MATWn^ 

SciPioNB (Lucio Cornelio • anatìeo). ' Gotisolo «on Norbjmo 

Fiacco; i di lui soldati corrotti da Siila, III, 201. 
SgopiojìE (Metello, suocero di Pompeo). Ritirato alla corte 
. del re Giubba, IV , 170, d5Q, 493. — battuto da Cesare, 
. im, afiOy 495-496. -^«o^^iglio in w.aaMino 4av» > 

Catóne, m, 494. .*■ . . 

S06rei* Itola dai Ddopi, gnqi oor|wri| ÌM>iHpH|làta /da 

* Gimone, ni, 333. -!-otB»di Tomo ritoiante kà qaetC ipolai 
. I,4i; Uly «33^234 , 

SciRONE. Gigante che Teseo precipitò nel mare, I, 11. se- 
condo altri, genero di Girèo, e suocero d' Eaco, ivi, 1^ 

Scitala, che cosa era, I, 136; li, 54, noU.l; III» 144. 

Setti. Loro costumi ne' conviti^ ^2. 

Sq^ettco I (80phmnominato Nicànore). SffuootsAo da Babilomay 
. daÀiikigoiio,iaripi«iide9,V^ 219. riatto isolamento 9^ 
battaglia contro d* Ànti^no, ivi, SMIS» -«-manda a àaùas^ 
.'daraaDaadftijokdi ìuiii^SM'atoBlGaper so» 
procedere obi eneeero, ivi, 245-247. — cede sua moglie 
Stratonica al figlio Antioco, m, 254. — fa lega con Tolo- 
meo e Lisimaco contro Demetrio , ivi, 260-265. — induce 
le truppe di Demetrio a passare dalla sua parte, ed è prò- 

. «laicato re, ivi, 266. -r« è biasimalo dopa la^noftadi 

Demetrio, ivi, 269-2^.. 
S m ^ìgrw i. Coti ai ebiamamo gU tuitiliu a«ti<da m ìtoo^ • 

da «na iMfftaniy in, .411. 
SeMPfioifio(Iiidìetro4, eantiudone). Ucciso «id difender fialba, 

• VI, 233. 

Senatori romani , chiamati Padri, e Padri conscritti, da chi 

istituiti, I, 60. — cento senatori sabini aggiunti ai cento 
, / senatori. ronoani , ivi^ .li.— come Caio Cram *f)gVmi'^ 

loro^Qgnrprepondmiisa, VI, 93. 
%gKBCk, Come salvò Otone, VI , 225-22Q« 
SmoFONTfi» CSonAattò mna ad Agasilao nella bai^ai^ 
' .. di Ch^rimea» IV, |B2. mandò i anòi [figliuoli a Spar- 

tà, aedò yi fossl^ allevali, 84.— suo elogio^ m, 

202. : -, 

Serbotnde, Palude d' j£gitto, che cosa sia, V , 277.. 



Digitiz'ed byi Google 



INmCE DELLE MATERIE. 



335 



Serse. Sua spedizione in Grecia, sua disfatta a Salamina, 
e sua fuga, 270-280. 

SERTORIO. Sua vita, IV, ^=32, — sommario, ivi, 1. 

Servilia. Sorella di Catone Uticense; maritata a Lucullo, e 
ripudiata per le sue disonestà , III, 310. — seguiva Catone 
ne' suoi viaggi , cosa che servi a ristabilire la di lei riputa- 
zione, IV , 490. — madre di Bruto , VI, 59. 

Servilio (Ala). Come uccise Spurio Manlio, VI , 59. 

Seryilio (augure). Accusato da Lucullo, ed assolto. III, 25^ 

Servio Galba. Si oppone al trionfo di Paolo Emilio, II, 190. 

Sesterzio. Qual luogo vicino a Roma, VI, 235. 

SESTibio (pretore in Libia). Ne caccia Mario , III , 102. — luo- 
gotenente di Lucullo , uccide Mitrobarzane e disfà i bar- 
. bari, ivi, 290-291, . , ^ . . 

Settimio (compagno d'Achilia). Uno degli assassini di Pom- 
peo, IV, 196-198. .. . 

Sfero. Filosofo stoico, maestro ed amico di C}er»mene, V, 25. ' 

Sfodria. Suo carattere; intraprende di occupare il Pireo, 
IV , 89. — chiamato ^n giudizio , è assoluto per intejces- 
sione di Archidamo, ivi, 90-91. 

Sidone. In gran fama per le arti , e soprattutto per la pittura, 
VI, IM. ' . •; 

Sicior^. Dori d'origine, VI, 161. •. 

Sicofanti. Significato ed origine di questa parola , I^ 213. • 

SILLA. Sua vita, III, 162-215. — sommario, ivi, 161. 

SiNNiDE (chiamato il curvatore dei pini). Gigante che Teseo 
uccise, Ij IH 

Siracusa. Colonia di Corinto, II, 24/ ivi, 111. — presa e 
saccheggiata da Marcello , ivi, 273. 

Sismatia. Così chiamavasi il sepolcro di quegli Spartani che 
morirono per cagione d' un tremuoto , III , 245. 

Socrate. Suo amore per Alcibiade; perchè s'affeziona ad Alci- 
biade, II, 5-6. — salva Alcibiade nella battaglia di Potidea, 
e gli cede il premio del valore ; difeso da Alcibiade nella 
» battaglia di Delio, ivi, 9. — che cosa appariva nell'estei^ 
no, Hj .^U6. — che cosa Catone più in lui ammirava, ivi, 
364-365. — avvisato dal suo buon genio delle disgrazie 



836 INDICE D£LL£ MATi£Rl£. 

della guerra di Sicilia, III, 343. ^ perchè condannato a 

morte, ivi, 357. ' . * * , ' 

SofisH, quali, I, 261. • 

SOFOCLB. AUoggiò Gscìidapfo, I, i46. — in quale oceasione 
éAoor giovane feeè n^reflentare la tiià piìaiik tragedia » 
e jiportò ilt preinio sopra Etishilo, III , 234 

Sofocle (generale). CoHega di' Pericle, I, S7i« 

SOLONE. Sua vita, I, 483-224. —Bòmmarid, i82. 

SoLOONTE. Sua storia, I, 30. 

Soo (antenato di LicurgoV Sua storia, I, 96. - 

Soprannamiy d' onde tratti, li, 69. 

SoiuuLEio ^(luogotenente di LncuUo). Batte Menandro , laogo- 
, tenete di Blindate, IH , 277. laumto nel Ponto con 
. sei mila soldati, m, 288- — ammutinamento delle aue 

tn]À[>è, Ìin, Ì29flL c ' . • . . 

SosiBio (primo ministro ' di Tolomeo FUopatore). Orribile 

azione che fece a Gleomene , V, 56-58. - • • 
SosiGENE. Soccorso. che dà a Demetrio, V, 267. 
Sosis (siracusano). Celebre per la sua malvafrità : artifizio di 

cui si servi per perdere Dione convinto, e. condannato a 
. morte, VI , 34-35. 
Sodo (sorella di Àbantida, e .moglie di Profonto fratello di 

Glinia). Come salvò Arato rifuggito in' casa si;», VI, 155; 
Spartaco. Suo carattere ; guenra éhe intraprende «dia testa 

dei gladiatori eonlvo i Romani ; sue gesta e sua morte, 

III, 378-383. ' • • 

Spàrtone (capo dei 3cozj). Guadiagna la battaglia di Ghero- . 

nea, IV, 83. ^ ' 

Speusippo (nipote dì Platone). Suo carattere , VI, 17 , 22. 
SlHTRinàTB (luogotenente di Dario). Attacca Alessuidro alla 

battaglia d^ 6ranioo;'ed òucdso da dito, IV, 225^3SI6. 
époglie x)pime, quali, e quante 'volte fossero riportale ( ori- 
gine di questa voce, 1 , 66t i 'soli* ca)|)itant cbe le abbiano 

riportate , II, 259. — di tre sorta, ivi. • 
Spuri N A (uno dei generali d' Otone). Grande pericolo che 

corse , e che cosa lo salvò , VI , 243-244. 
Spurio (Manlio). Ucciso, da Servilio Aia, VI, 59. 



Digitized^y'Google 



!n eloquenza, 73*-74, . >^ ^ , • »' 

i9t<uh'o, quale miMn, I) " ■ 

Stadio e dolico, specie di corsa, IV, 416, nota 2. 

Stasi GRATE (grande architetto). Statua molto slDgpi^ die 
proponeva di fare ad Alessandro, IV, 295. 
" Sxi^TiLiO. Imitatoli di Catone Uticonse, vuole uccidersi, ma è 
tmpedìléy e muere aelk baiUglia di Filippi, IV, 50a, ^ 
— perchè non fn messo à - parte della congiura contro 4i 
Gesm» ti, eM(kr--tk oftre a- BruAa di pawi^. tra i 
mkl per andare alauoc campo y ndi ritoVna è-uB^^ tn», 
Hi. , 

Stati R A (sorella di Mitridate). Sua morte generosa, III, 279. 

Statuì A ( moglie di Dario). Muore di parto ; dolore e])e n' ebt)e 
Alessandro, e funerali che le fece, IV, 244. 

Statir A (primogenita di Darb)..,Sp08ala da Alessandro, IV j 
WSU -'fiUU' morire da Rottaiie per fs^osia^ 300. 

Statouic (moglie d' Artoserse). Amata dal Penaairi,:ie pendiè, 
Yl , iS^. — * rimproveri c^e fa a FamsflUde , . ivi', iSSk ^ 
fatta avvelenare da Parìsatide , ivi, 137-438. 

Stenio. Sua audacia e magnanimità , IV, 120. 

Stesilao (di Teio). Amato da Aristide e da Temistocle, ori- 
gine delle loro dissensioni, I, 262. 

Stilpone (filosofo stoico). Risposte che diede a Demetrio, 

. V, m 

Strabone (padre di Pompeo). Odio ^ i Romani avefimo 
aontro di hli) salvato dal $glio ; Mor» cel|rito da im fidr: 
mine, IV, ilO, if B. aoéiisàte di pecuiatà dopo la ana 

moi-te, e difeso da suo figlio, ivi, 113. assolto; accia** 
mazione del popolo dopo di questa assoluzione , ifiy 
113-414. 

Stratocle (grande adulatore). Editto che fece in iavoreL.di 
Antigmio e di Demetrio^ V, 223-224 , 237. 

Stbatomb (retore). Amico pasticolare' di Bruto vpMealato 
ad Augusto da Massaia, VI, id2«ii8. v 

BmarancA (figliudla di Demetrio). Data in ispoaa'a flélMMa^ 
e da lui ceduta ad Antioco suo figlio , V , 245-254«. 

PIiVTAftCO. ^ 6. SS 



Digitized by Google 



1 



8S8 vmxìmxMwmm: 

Stràtonice (la principale eonembiiia di Mitiidale). 8m Isteria;, 

iafamia e follia di aue jttdre, IV , iSO. 
SutPicio (tribuno del popolo). Suo carattere, HI, 93-^, 

473-174. leg^ àhefeee passare, wi, 174. — è &ttò mo»» 

rire pfer ordine di Sffla, , 176. 
Supplizio delle scafe in Persia, quale, VI, 434-135. ■ " 
Supplizio derjìì avvelenatori^ quale in Persia, VI, 138. 
Sura (sopraaaome). Pepchò dato a Cornelio LentiilOt Y, 

168-469. 

Bomk (oiisiale di «ooto neH^esenalo dei re de* Paili)» Sua 
aaginfieenn e suo aaguito'; gioe era^tailo ntila di lui 
famiglia; sue valore, HI, 996. —> strattagemma che tiiò 

andando contro di Crasso, tut, 399-400. — propone una 
conferenza a Grasso, m, 408-411. — lo fa uccidere, e ne 
manda la testa ad Irode, iin , 412. — pompa, burlesca che 
prepara in gfuisa di trionfo, ivi, 412-413. — raduna il se- 
nato di Seleucia, e produce i libri osceni d' Aristide trovati 
nel bagaglio di Rustie, tn, 41S»«^ ano «egmio infime^ 
tei.-^ Irode Jò fin iD0rìré,^et; 414. / ' 



Taco. Si ribella contro il suo signore , e si fa re degli Egìq, 
IV, 102-104. . 

TàlDE {concubina di Tolomeo). Induce Alessandro, ad- incen- 
diare iè pakuso di Serse , IV, 2S5^. 

Toinssto. - Grido che i Romani facevano selle Bease; sna lori- 
gine, I, 64; IV, 114.. 

Talea. Fu la prima che in Roma venisse in discordia con la 
suocera^ I, 178. - 

Taranto. Presa da Fabio, abbandonata al sacco, e danaro 
che fu posto neir erario, 1, 441-443. 

Tarchezio (re degli Albani). Storia favolosissima, 1.^ 46-47. 

Tmmliwi. Msndano ambasciatori a Pirao , III, 19. etmani* 
Mdalli»M>edalle.delÌrie,m,Sa, . 



INDIGB DELLE MATERIE 



339 



Targelione. Aprile-Maggio, 1^ 32L 

Tarpeia. (figlia di Tarpeio). Sua cattiva azione ; come punita, 

Tarpeio. Capitano della guarnigione del Campidoglio , 1^ &L 

Tarquinia (vestale). Dedica a Marte un campo che le appar- 
teneva, e prerogative che questo le portò , T, 234, 

Tarquinio (il Superbo). Sua tirannia, I, 226 e segg. . 

Tarquinio (Gollatino). Console , L, 22L 

Tarruzio (gran filosofo , e gran matematico). Faceva gli oro- 
scopj , e fece pur quello di Romulo, Ij 5^ 

Tassile (generale di Mitridate). Arriva in Grecia con grosso 
esercito, III, ÌM. , . 

Tauro, capitano di Minosse, I^ IB. 

Tazio (re di Cure). Come puni Tarpeia che gli aveva aperta una 
porta del Campidoglio, I^fiL — regna con Romulo, ivi, 7L 

— ucciso dai Laurentini, e perchè, ivi, 77. — flagelli che 
questo omicidio tirò sopra di Roma, come cessarono, ivi, 78* 

Tazze chiamate Antigonide , Seleucide e Tei iclee , II , ÌM, 

Teano, sacerdotessa : ricusa di maledire Alcibiade, II, 3(L 

Teatro. Etimologia di questa parola, 1 , 420, nota 3. 

Tebe (figliuola di Giasone, e moglie di Alessandro tiranno di 
Fere). Va a veder Pelopida nella prigione , e conversazione 
che ha con lui, II, 237-238. — con i suoi tre fratelli con- 
giura segretamente di uccidere suo marito, e maniera nella 
quale l'eseguisce, ivi, 247-248. ' 

TEMISTOCLE. Sua vita, L 259-298. ^ sommario , ivi, 258. 

Temosforie. Feste che duravano nove giorni, il più atro di 
questi giorni , e che cosa vi si praticava , V , 147 , nota L 

Tempe. Luogo delizioso della Tessaglia, II , 415. 

Teodoto (di Chio , che insegnava la rettorica al re Tolomeo). 
Decide della sorte del gran Pompeo, IV, 195. — vita mi- 
serabile che condusse, e suo castigo , ivi, 199; VI, 91-92. 

Terenzia (moglie di Cicerone). Suo carattere, V, 171-172. 

— cagione dell' odio eh' ella aveva contro Clodio , ivi , 
182.483, — repudiata, e perchè, ivi, i 97-198. 

Terenzio (Varrone). Console , L, 430. — sconfitto a Canne , 
iiJi, 432-437, 



INDICE DELLE MATERIE. 



. Tkricione (amico di Gleomene). Discorso che gii fa, V, 58^ 

— si uccide, ivi, 54. 
Tcrmopili. Passo nelle montagne per entrare dalla Tessaglia 

nella Grecia, 270. . 
Terra Olimpia, ossia la Luna; suo tempio, 32. • 
Teseide. Maniera di tagliarsi i capegli , Ij fiL ' • " ' 
TESEO. Sua vita, L — sommario, ivi, 1. ' '* ' 
Tesmotetiy soprantendenti alle leggi in Atene, 214* 
Tespi. Cangiamento che fece nella tragedia, 1^ 
Tessali. Trasportati in Beozià , ITI , 223, 
Tessalo. Mandato in Caria da Alessandro, e perchè, IV, 21^ 
Testa (sorella di Dionigi il vecchio). Generosa risposta che 

diede a questo tiranno ; onori che le fecero i Siracusani ^ 
V VT, 21-22. ' 

Testamento dei Romani alla guerra, TI, 66. 
Tetes (0nTe?) L' ultima classe degli Ateniesi , 1 , 204. 
Tetralogia, che cos'era, L 367, nota 2 " • 
Tetrapoli attica, di quali città composta, 15, nota 1^ 
TEUTAMo(uno dei comandanti degli Argiraspidi). Sua invidia 
contro dì Eumene, IV, 54-57. . , 

* - * ' • 

Teutoni ed Antbroni, Vedi Cimbri. ' ' 

Theóri. Quelli che erano scelti per condurre le sacre pompe, 
' V, 223^224 • ' ' : 

7%or. Giovenca in lingua fenicia , HI , 187. '* * ' 
Thoth. 11 mese di Settembre presso gli Egizj , 1^ QCL 
TiDio (Sestio). Va a trovare Pompeo fino nella Macedonia ; 

rispetto che Pompeo gli dimostrò, IV, 180. 
I^IGELLINO (prefetto del Pretorio). Ordine che gli dà Ninfidio, 
VI, 207, 213. — si era assicuralo di Vinio con i suoi re- 
'* gali, ivi, 222 — il popolo desidera la di lui morte, ivi, 
2^ — sue xlissolutezze , sue incurabili infermità, ivi, 
* 223 , 238* — si taglia la gola con un rasoio , ivi , 239'. 
TiGRANE (genero di Mitridate). Suo eccessivo orgoglio , III, 
274. — ricusa di consegnar Mitridate, e risposta che dà ad 
Appio ; sua mutazione riguardo a Mitridate, ivi, 285l. — 
guerreggia con Mitridate contro Lucullo, ed è ripetuta- 
mente battuto e costretto a fuggire, ivi, 287-298. ^ rirnsa 



/ 

di ricevere Mitridate, gli $i yojge coatra, «.^ la pace c<^ti 
Pompeo, IV, 146-147. 
TiM4^Q£M^. Scrive al re Artoserse, e favori che ue ricevette ; 

f^tomf to in Atene, fu condannato alla morte , VI , 142. 
,Tn^m^(<HilKMa|lrà £^eqpie che. fa allo slesiò, 

n^55. . • .. • 

TiMiJiTB (eelebre pittore). Sua pittj^ra del conbattin^eBto 

d'Arato a Pellene, VI, 184. 

TiMASiTEO (capitano dei Liparesi). Sua generosità , ricono- 
scenza dei Romani verso di lui, I, 310. 

TiMEA (moglie del re Agide). Sedotta da Alcibiade ; nome che 
. . . .d4va a suo .figUo , li , 32 ; III , 147-148 ; IV , Q^^. . 

TIM0GLE4 (donna celebre di Tebe)^ Sue disgrazie, ejauojgran 

,Tiii0CR4VE. Spcoe^Ax^y moglie dji Diane, VI, 21. — ablm- 

dcaiia SiraeoBa e fugge, ivi, . 
TmocREONTE (poeta della vecchia commedia). Bandito per 

avere seguito il partito dei Persiani ; canzone ohe fece 

contro Temistocle, I, 284-285. 
TiMOFANE (fratello di Timoleone). Suo carattere ; spesso «aveva 
. ; comandala trippe di Corinto ; $ì abuaa della fiducia cke 

i Corin^j avev^ ìaM» si.dicbiani tiranno^ e^.è iK^cisO) 

JI,112-4U». 

TimoUlO (ospite di Filopemene). Suo rispetto per lui, U, 402. 
TmOLEONE. Sua/vità, II, 110-162. — sommario, m, m 

Timone (il misantropo). Parole che disse ad Alcibiade, 11,21. 

— sua storia, e tempo nel quale viveva, V, 344-345. 
Ti ndaridi, detti anche Anactes. Vedi, questa .parola* 
.Tam<4m;oise. Gi:ammatico, III, 282. 

JpUQjyso.. DifoaAda cbe fa ad Artoserse, VI, 123. — libera 
il re da un grave perico|o^ ini, 128. — come salv^ Arto- 
sene ed il;sua eserdto.; palumuiito e ingiurialo dal 
twpQ cbc.gli rende il maggior servilo ; gli soUcTa. coltro 
l)ario, ma è preso ed uccìso, m, 144-14lOl 

Tirj. Sogno che molti Tirj ebbero mentre Alessandro assediava 
la loro città;, t<:attaweAjU) .c)ie X^nno alla, st^lus^ di Apojlo, 
IV, 237. * 



Digitized by Google 



SIt. 



IUOIGB DELLE MATERIf, 



TiRTEO. Carattere della sua poesia, V, 25. * " 
T18AFERNE (satrapo del ^ran re). Suo carattere ; si abbandoDSi 
intieramente ad Alcibiade , II, 33-35i. ^ fa una tregua 
con Agesilao, e la rdmpe; è battuto o nisciìo, IV, 71-73; 
VI, 139, 142. —avvisa Artoserse dei diwgsi di Giro, 
193. sua nera infedeltà vèrso Gleareò, e gli altri 'capi- 
' tani greci, ivi, i38. 

T18AMEN0 undovino). Predizione che fa ai Greci prima della 

battaglia di Platea, II, 312. 
TiTiNNio (amico fedele di Cassio). Saa avventura, VI, 103.— 

. si uccide, ivi, 104. 
Tito (Annio). Suo carattere ; interrogazioni che lece a Tiberio * * 
' Gracco, V, 80-81, 

Tiro (Latino). Suo carattere, e softiìo che ebbe, Ily 8f 0 seg. 
TòunnB (figliuòlo di Tolomeo). Sua impnidonca; disfìirtto dai 

Beozj , I, 386. — ucciso nella battaglia di Gheronea, iviy 

387; IV, 83. • . ^ 

Tolomeo (figlio di Pirro). Ucciso , III , 45'. ' * ' 

Tolomeo I (Lago). Sua discordia con Antigono ; è battuto da 
nemetrio, V, 218-220.. 

Tolomeo III (Evergete). Innamorato della conversazioné d'Ara- 
to , somme che ' gli dà 'per Sidone , 'VI, 103-107. — fatto 
comandante degli Adbei, m, 175. — come trattò Gleomene ; 
sua morte, V, 55* 

TÒLOMEO IV (Filopatore). Suo carattere, sua condotta cou 
Gleomene, V, 55-56. " ' 

Tolomeo XI (Aulete). Si ritira da Alessandria i consigli cUe 
glidà Catone Uticense, IV, 470-471. ' ' • 

ToLOMEò XII (Dionisio), re d* Egitto , ^'presso cui rifugìosel 
Pompeo, IV, 195, -^disfatto in una batta^ia vicino al 
Nflo sparisce, m, i99, 357. • ' 

ToLOVfio (Centuno). Morto in battaglia, III^ 33. ' 

TÓL0iiB(>(re di Cipro). Come consigliato da Gatone; sua morte,' 
IV, 470-471. 

TONIDE (cortiginna d' Egitto). Sua istoria, V, 241. 

Trabea. Veste regale tutta di porpora con gran strisce di 
' roba bianca, I, 150, nota 1. ' 



I 



Digiiizea by Google 



INDICE DELLE MATERIE 



343 



Traditori, Odiati da quei medesimi che profittano del lóro 
. tradimento , &L . . ' 

TrcUli, Che còsa chiedono ad Agesilao; battuti da esso, lY, 
79^. . • 

Trasibulo (figlio di Trasone). Parte dall'esercito, e va ad ac- 
cusare Alcibiade, II, 50. — parte da Tebe con i banditi 
per andare contro i trenta tiranni , II , 212, 220; III 157. 

Trebonio. Bella azione che fece, III, 68. — tribuno del po- 
polo, decreto che propose, IV, 166 , 478. — impedisce 
che si partecipi ad Antonio la congiura contro di Cesare ; 
e perchè, V, 287. — ritiene Antonio alla porta del senato 
hilanto che viene ucciso Cesare , VI , 25* — gli viene de- 
cretata r Asia , ivi, 78. 

Tregua. La prima tregua che sia stata fatta per ritirare i mor^ 
ti , Ij 34. — colui che dimandava una tregua per ritirare 
i morti, dichiarato vinto, benché vincitore. III, 331. 

Trezenj, Loro generosità verso gli Ateniesi, L 272. 

Triario (luogotenente di Lucullo). Sua pazza ambizione ; è 
battuto da Mitridate, 111,^05. 

Tribunato. La sola dignità che sussiste mentre v' è un ditta- 
tore, 1,425. 

Tribuni. Capi delle tribù, 1^ 72. 

Tribuni militari con potestà consolare , 1 , 300. 

Tribuni del popolo , quando eletti , II , 04. 

Tribù romane, divise ciascheduna in dieci bande, d'onde 
nominate , I^ 21. 

Triclinio , ordine e disposizione di esso presso i Romani , 
VI, 93^ nota 2. 

Tridente. Nota della moneta di Trezene ,1,7. 

Trionfo. Sua origine , 1^ 60. — conveniva essere o consolo o 
pretore per dimandarlo, IV, 1^ 

Tripode d'oro. Destinato al più sapiente, I, 187-188. 

Triumvirato di Crasso, di Cesare e di Pompeo, III, 386; 
IV, 165, 316. — d'Augusto, di Lepido e d'Antonio, e 
conferenze di questi triumviri presso Bologna, V, 203, 
292. e segg. ^ ; 

Troja, presa tre volte; con quali ciixjostanze , IV, 3* • 



344 nmoli 

iTroia. Nome d' un tQOMd xèid i iviciulU iaoevanQ «a^iiona , 
IV, 437. 

bfli, I, 375; —bandito da Atene» M, 883. 
Tullia (figlìnela* di (SeenNie). SpeMifta,|»rìM.A S^MfMy ìadi 

aLentulo; mori di parto, V, 498. 

TULLO(Aufidio). Il più potente tra i Volsci; cagione dell'odio 
che aveva contro Goriolano, li, 82. — come riceve Gorio- 
lana, ivi, 83-84 « aegg. — geloso deiladi lui gloria,, ivi, 
. 02. ^lo fa uccidere, ivi, 101-102. 

Tmy. Qokim muidati da 9émh a SUmptì , 1 , 376. 

TiaviLiibiio (Pctronie), G«lte gtt mnida.oidiiw che « «acida, 

vi,m 

TuRPiLio (capitano d^gU artefici «eir.wKito di-MatiUAV dna 

istoria , III , 60. . u 

Tu.TOLA. &ia iatoria, I, 337. 



C/dito. Di tutti i sensi è queHo che fa più impressione nèU' ani- 
mo, m,m ^ 

UussB. Le sue armi appese nel tenipio delle Dee Madri in 
HSngàio;n„275. ' 

Umbrich) (aruspice). Dichiara a Galba la sventura éhéPfo mi- 
naccia, "TT^SSO: 

Usurai. Loro crudeltà; sedizione die cagionano in 'Roma, 
II, 62-63. ' 



VàGHlE (amhasciatofo del rè4ai9arti> Che cesa disse & Gras- 
so, m, 809. . 
Va.nUà(sQlre)laidLMdiii^ ok'Mse; 



Digitized by Google 



INDICE DELLE MATERIE. 345 

- discorso che fece alla madre ed alla moglie di Goriolano , 
II, 95-96. . ^ 

Valeria, (figliuola di Messala e sorella d' Ortensio). Sua isto- 
ria con Siila, III, 21iL:21A 

Valerio Flacco (uno dei più nobili e dei più potenti di Roma). 
Suo gran senno, sua bontà e generosità, II,, 340-341. — 
eletto console con Catone, ivi, 350. —-.quindi . censore , 
ivi, 359-360. 

Valerio (Leone). Jliceve a Milano Cesare in casa sua, IV, 322. 
Vejo. Capitale della Toscana; sue ricchezze, suo lusso, suo 
' splendore, 1^ 302. — assediata dai Romani , e luQghezza 

di questo assedio , ivi , 305 , 308. ... ^ 
Velabro. Donde cosi nominato, I_, ÙQ± , 
Venere At^iarma, 22. — statua di Venere che Teseo aveva 

avuto da Arianna, ivi. — Ubitina, L, 158. — Nicefora 

(donatrice di vittorie), IV , 184. 
Ventjdj (due fratelli ragguardevoli del paese dei Picentini). ^ 

Ordine che ad essi dà Pompeo, IV, 
Ventipio. Mancato contro i Parti, sue imprese , V , 306-309. 
Vercingbntorige. Dichiarato generale dei Galli ; assediato in 

Alesia, s'arrende e va a mettersi a' piedi di Cesare, IV , 

3.32-334. • . . w - 
Fcrfifa indo venatoria di Romulo ritrovata in lera e, salva n^le 

ceneri della cappella di Marte , Ij 336. 
Verginio Rufo (generale dell' esercito della Germania). I sol- 
- . dati pretoriani vogliono obbligarlo ad accettar l'impero, o 
- ad andare a parlar per essi a Vitellio; lo rifiuta, VI, 
. 211, 215, 25L - . 

Verre. Accusato da Cicerone, ed ammenda alla quale fu con- 
dannato, V, 157-159. . . , • 

Vestali. Istituite in Roma da Romulo, I, Ih. — custodi del 
fuoco sacro , e perchè ; loro nwmero ; loro voti ; disgrazia 
avvenuta alle Vestali che si erano maritate ; privilegi clie 
furono accordati ad esse ; loro castigo quando avevano 
errato, ivi, 155-158. 

ViBio (Paciano). Sua generosità verso Crasso , III^ 372-374. 

ViCELLO (liberto di Galba). Arriva da Roma a Colonia in sette 



d by Google 



346 nmcB jntUB liàniaE. 

gfmi;iina«eiteporteaCMlMi; è ftitto eataHm, edii»- 
mirto llanlano, VI, di2-213. 
Vimo (govmifttore iMlt Beliea). Bailtito da Sertorìo, IV, 14. 

Vigilia, divisione dell^ notte presso i Romani , VI, 95, 
notai. * • ' 

Vindice (Giunio). Si solleva contro Nerone e offre l' impero 
a Galba , VI , 209. — si uccide, ivi, 212. 

ViNDicio. Schiavo che scopre la c<»igittra faita in faTore di 
Tarqnialo, 1, 229-292. -^Liberto-a diehiantto eittadiBO ro- 
flumo, M, 283.- • ^ 

VMMi. L'amaadpaikma Mkiavi, coti 4ittti M Ro- 
mani, e perchè, I, 233. 

ViNDio. Parole che gli costarono la vita, IV, 125. 

"ViNio (capitano d'una corte pretoriana). Discorso che fa a 
Galba, VI, 210. — annuncia a Galba speciilcatamente ciò 
che il senato aveva ordinato, ed è fatto consolo, ivi, 213. 
» tua nera inwlia contro di Voripnio ; woto ntialto ; sua 
MMolenia, e furto ehé-toe in casa dell* knfMmter Qaadio, 
tè», 316*ftl7 , 222. —-sue mira nel proporra H Qilba^di 
adottare Ofòne, ivi, 287.— msiao, «vi, 234b^la eoa 
' testa per quanto venduta , ivi, 235. - ' 

yino. Suo effetto negli epilettici ed infermicci, e nei sani, 1, 117. 

Vino d'Italia. Cai^ione della invasione dei Galli, I, 315. — 
eccesso di vino guarisce le truppe di Cesare da una grande 
maUttia, IV,d49. 

YvnsLùxo. Sue qualità ; salutato inq»evator« ; aeeetla il nome 
diGermsiiico, VI, 218. — fìi morira gli assMinni di quelli 
che furono uccisi con Gtlba, tei, 234-286. -«*fiqposta che 
dàtd una lettera d* Otone, ivi, 2lfl. — etoa littoria a Be- 
briaco. ivi, 250 e segg. — i due eserciti riuniti gii prestano 
giuramento, ivi, 252. *" • 

VocoNio (luogotenente di LucuUo). Grande errore che fece 
HI, 272. , . 

VoLulfmo'(fliÉno). Fra i prìgionieii di Bruto ; meeiD a morte, 
VI, 105. 

ToLUMRiA -(madre di QorioUmo). RIspoeta che dà al dieeorso 
di Valerla, II, 96.-^t9l8còrBO ehe- fit a Ck>riolalio, m. 



Digitized by Googlc 



urna DELLE MATERIE. 347 

97-99. --in liooiioMeua è loro penMMo di iUbbm 
kro spese un tèmpio alla Forlóna maliebre, itn, 400. 



■ 









ciò fare, VI, 113. 



XEKoauTB (dimpolo di Platone). Sna temperania e sua sar- 
iriena, H, III^ 5é. — grande'atiina che ne avevano' 
gli Atottieal; va con Fedone ambaidadon ad Antlpalroy. 

IV , 419-m 



Zagaglia. Premio dei Romani valorosi > I, 86. 
Z&RBimfo (piincipe deDa Gordiana). Gnadagatato da Appia 
Claudio, lU, 284. Tigrane lo h morire oon la moglie 

e figliuoli; Lueullo gli fa dei Amerali magnifici, te», S96. 

Zenone (d'Elea). Discepolo di Parmenide, I, 305, 367. — 
suo bel detto, IV, 399. 

Zeugite (ZeuytTai). Classe degli Ateniesi , 1 , 204 ; IT, 376. 

Zbvsi. Che cosa risponde ad Agatarco che si vantava di com- 
pire in breve tempo le sue pitture , 1,378. 

Zoilo. £oceUente fidibiicator d' armi, V, 234. 

ZoFiRO (servo di Thteia). Pedagogo d* Alcibiade , II , 3. 

Zopmo (soldato d' Anti|^no). Termina uc^er Pirro , e ^li 
taglia la testa, III, 49. 



Digitized by Google 




Digitized by Google 



* * * 

• • * 

i';^ '. 340 

INDIGB ML VOLUME SESTO- 



Dione Pag. 1 

Bruto SI 

Paragone fra Dione e Bruto lii 

Artoserse iifl 

Arato 152 

Galba 205 

Olone 237 

Cronologia per le vite di Plutarco 259 

Indice delle materie ili 



* 



^ ; «- ' " ' " w ■'■■»'- -B igi tt z edtoy Google 

jL - - - 



Digitized by Google 



Digitized by Google 



Digitized by Google 



Digitized by Google 



Digitized by Google