Skip to main content

Full text of "La gelosia commedia in tre atti di Bayard e Laurencin"

See other formats


M- 




igle 



¥ 



% 



V 










pA 



Dìgitized by Google 




Bili LIOTEC A 



Eli DOMAI) ARIA-TEATRALE 

0 SCELTA RACCOLTA 

DELLE PIÙ ACCREDITATE OD USATB 

u, C'OiM.iMedie, (Dujuwhu 

t S * <u Ae 

DEL TEATRO ITALIANO, FRANCESE, INGLESE 
TEDESCO E SPAGNUOLO 



Fase. 561. 




Digitized by Google 





Iligilized by Google 



LA GELOSIA 

COMMEDIA IN TRE ATTI 




1A¥ABB B -LAUREA CITI 

LIBERA TRADUZIONE ITALIANA 
DEL PROFESSORE 

GAETANO BUTTAFUOCO 




Digitized by Google 





^aoai 



Questa commedia è posta sotto la sal- 
vaguardia delle leggi e delle conven- 
zioni Austro- Italiche, qual proprietà, 
del Tipografo 

I». il. Vlaaj* 



I 



I 



Digitized by Google 



Digitized by Google 







Darbert, agente di cambio. 

Alfredo di Savenay, referendario al Consiglio 
di Stalo. 

Tebaldo di Pont-Cassé. 

Luciano ( 4 ). 

La Signora Darbert. 

Matilde, moglie d’Alfredo. 

Giulia, cameriera della signora Darbert. 
Giuseppe, servitore di Alfredo. 

Altri servitori. 



La scena é in Parigi, nella casa di Darbert 3 
nel primo c terzo altoj c in casa di Alfredo 
di Savenay il second'alto . 

O Questa parie può esser sostenuta da una donna. 



Digitized by Google 



? 



H.,% 

ATTO PRIMO. 



Sala elegante, illuminata per una festa da ballot 
porla nel mezzo, a destra e sinistra. 

SCENA PRIMA. 

Dar beri e Madama Darbert. 

dll'alzarsi della tenda Madama Darbert sta ter- 
minando d'acconciarsi davanti ad uno spec- 
chio. Entra Darbert dalla sinistra scorrendo 
alcune lettere. 

Dar. Un altro ancora che non verrà. 

Mad. Chi è? ' . 

Dar. Uro de’ miei colleglli; l’agente di cambio 
dei gran signori. Andrà certamente a qualche 
altra festa da ballo nel sobborgo di san Gcr* 
inano. 

Mad. Fors’anche alla festa di corte. Non ve lo 
dicevo io? Abbiamo scelto un cattivo giorno. 
Quando si vuol dare uria festa da batto, sidee 
por mente di non incontrarsi col re nò col 
presidente della camera che assorbiscono tutta 
Parigi; e massime chi, come noi, dimora in 
contrada Montagna, ai campi Elisi. 



I 



Digitized by Google 







8 LA GELOSIA 

Dar. ( continuando a leggere le lettere ) Eh stale 
di buon animo! non avrete difetto di balle- 
rini. Ci sarà il signor Tebaldo di Pont-Cassé 
il signor Luciano... 

Mad. ( con premura ) Ah! ci verrà ? 

Dar. Luciano ! 

Mad. ( correggendosi ) Credeva che aveste detto 
ri signor Tebaldo. 

Dar. Oh! il signor Tebaldo è altra cosa! egli è 
l'anima delle (insite feste da ballo. Il bel sesso 
delPordinefinanziario,9e posso così esprimermi) 
lo predilige in singolare maniera ; ed egli n'è 
instancabile corteggiatore. Non cosi il signor 

/ Luciano, di cui ecco qui il viglietto. 

Mad. (con indifferenza ) Ah, l’avete invitato? 

Dar. Oh certamente! io l’amo assai. Povero gio- 
vane! In verità che la sorte gli è mollo av- 
versa. Non dimenticherò mai la calda raccoman- 
dazione che me ne ha fatto la buona memoria 
dell’avvocato Durville, pochi giorni innanzi la 
sua morte. * 

Mad. ( commossa ) Il signor Durville era il suo 
protettore. 

Dar. Per un pezzo ho creduto che fosse suo 
padre. 

Mad. ( con calore) Oh no! (.correggendosi) Io non 
conosco per altro la famiglia di quel giovane. 

Dar. Lo credo io, perchè non ne ha: ma gli è 
br un avo ballerino! e bisogna tenerselo caro, 
perchè al giorno d’oggi i giovani non dan- 
zano gran fallo. Non posso mai ricordarmi 
senza ridere la risposta che mi diede un gio- 



Digitized by 



Google 



ATTO PRIMO 9 

vane di circa 48 anni, nelPnllinia mia festa. 
Vedendolo sbadigliare col mento sepolto nella 
cravatta, me gli avvicinai e gli dissi, additan- 
dogli una schiera di amabili donnette: Or via, 
signore, la contraddanza comincia. Io non ballo 
più mi rispose gravemente. 

Mad. ( ridendo ) Ab., ah, ah! Converrà dunque 
d’or innanzi provvedere le feste di ballo di 
ballerini pagati. 

Dar. Avete ragione. 

Mad. Or veniamo a noi: come vi sembro? 

Dar. Assai vezzosa ora e sempre. Vi siete accon- 
ciata con una semplicità che non fa torto al 
buon gusto. 

Alad. E non vi ho impiegalo molto tempo. 

Dar. ( guardando Forinolo) Oh no! no... due ore 
c mezzo non è troppo! ( con ironia schcrze- 
, vote) 

Mad. Sono quasi nove ore: dovrebbe ornai ve- 
nire qualcheduno. (un servitore consegna una 
lettera a Darbert e parte ) 

Dar. (aprendo la lettera) Vediamo. ( leggendo ) 
« Sono un poco indisposta di salute; e non 
» potrò venire a prender parie ne’vostri pia- 
» ceri. Credo che mio marito voglia tenermi 
» compagnia: non fate dunque conto sopra di 
» noi. La vostra affezionala Matilde di Save- 
» nay. » 

Mad. Come! la signora di Savenay non viene ? 
che capriccio è questo? 

Dar. Non è capriccio. 

Mad . Che cos’è dunque? 



Digitìzed by Google 







4(1 LA GELOSIA 

Dar. Una maialila terribile clic le dilania il 
cuore: la poverella merita compassione, ma 
non leinele: se viene suo murilo, verrà essa 
pure. 

Teb. (di dentro ridendo ) Ah, ah, ah! Venite, ve- 
nde. 

Mad. Giunge alcuno. 

Servo ( annunciando ) Il «fgnor Tebaldo di Puut- 
Càssé ed il signor Luciano. 

SCENA IL 

Tebaldo, poi Luciano e delti. 

Tib. Ah, ali ld è proprio una cosa deliziosa!... 
Bella dama, pongo a'vosfri piedi i miei omaggi. 
(verso la porta ) Entrate, mio caro, entrale. 

Lue. (entrando') Questo signore è caduto in terra 
a gambe levate. 

Teb. Sicuramente: là disteso quanto sono lungo. 
(gli altri ridono) Per altro, o signori, vi rin- 
grazio dell'interessamento che dimostrate dì 
avere per me. 

Mad. Scusate, signore! non vi siete però fatto 
alcun male ? 

Dar. Come diamine vi è accaduto?... 

Lue. Nel fare una capriola, (ridono tutti ancora) 

Teb. (ridendo esso pure) Ah, ah, ah, la è pro- 
prio da ridere. Entro nel salone: e mentre mi 
sto assettando la cravatta ad uno specchio, 
con tutta quella leggerezza elle mi è propria, 
mi lancio per fare una pirouette , vi riesco a 



Digitized by Google 



ATTO PRIMO - r% 41 

maraviglia: preso coraggio, voglio battere una 
sesia; e corpo di bacco! invece di ricadere co’ 
piedi... come vi diceva, ricado lungo e disteso. 

Lue. Ed io sopraggiuusi in tempo di dargli la 
mano per rialzarsi. 

Mad. E non avete preso nulla per... 

Teb. Si,_Signora, ho preso la inano di questo 
gentile giovinollo. (tornano a ridere ) Si, si, ri- 
dete pure... (da se ) .Non vorrei che mi si fos- 
sero lacerali i calzoni. 

Servo ( annunciando ) Il signor Durbois, la si- 
gnora Dcrvieux, il signor e la signora di Sa- 
venay 

Tcb. (da sé) Ah! Matilde 1 

ÀJad. Anche la signora di Savcnay! Non ostante 
il suo viglielto? 

Dar. Non ve lo dicevo io chesc ci fosse venuto 
suo marito, ci sarebbe venuta anch’essa? An- 
diamo dunque, andiamo a ricevere gl’invilath 

ÀJad. {a Tebaldo) Signor Teb.ildo, le raccomando 
l’amico nostro Luciano, che qui non conosce 
quasi nessuno. 

Tcb. È ben raccomandalo. 

Dar. (a Tebaldo) Mi dispiace che , dopo la ca- 
duta, non avrete più voglia di ballare. 

Teb Che! mi sento in gambe più di prima. 

Dar. Tanto meglio, (a sua moglie) Non perdiamo 
tempo. ( Darbert e sua mog'ie partono ) 




i2 



LA GELOSIA 



. SCENA Iti. 

Tibaldo e Luciano. 

Tcb. (vedendo passare vn servo col vassoio) 
Ehi, dico, un sorbelto! (il servo gli presenta 
il vassojo, ed ei prende un sorbetto ) Amo con 
passione i sorbetti, io! la scorsa notte non ne 
ho preso meno d’una ventina. 

Lue. Una ventina! 

Teb. Oh debbo pregarvi di non dir nulla con 
nessuno della caduta; altrimenti le ballerine 
rìderebbero a mie spese. 

Lue. Non temete, ollrecchè non saprei a chi 
dirlo. 

Tcb. Anche questo è vero. Madama Darberldice 
che non avete molte conoscenze. Sembra che 
la signora vi voglia bene. 

Lue. È vero: mi usa molte cortesie; il che mi 
reca tanto maggior piacere, quanto ci sono 
meno avvezzo. 

Teb. E eome diamine avete qui così pochi cono- 
scenti? Non siete forse parigino? 

Lue. Io? ( con qualche imbarazzo ) Noi so, signore. 
Teb. Noi sapete?... Avrete certo famiglia?... 

Lue. (con impazienza) Non lo so. 

Teb. È forse morta vostra madre? 

Lue. Non lo so. 

Teb. Ohi... (da sè) mi pare che questo giovane 
sia privo d’ogni cosa. Sarà forse un trovatello 
o cosa simile, (.forte) Avrete, se non altro... 



)igilized by Google 





ATTO PRIMO n 

(da sé) No, no, no» conviene chiedergli di suo 
padre. 

lue. Ciie cosa dite, signore? 

Tcb. Diéo che ini pare di ricordarmi... Si cerio... 
vi ho veduto qui con un vecchio lo scorsoia* 
verno. 

lue. Dile bene. Era il signor avvocalo Ourviile, 
che ebbe cura di me, e che ho perduto sei 
mesi fa. Sono rimasto solo al mondo, (il servo 
ripassa col va ssojo. Tebaldo gli rende il bic- 
chierino ) 

Teb. Ah ! ah ! ho inteso, (da sé) È un Antony. 

Lue. Mi restano appena alcuni pochissimi amici, 
e mi gode l’animo d’averne ora acquistato un 
altro. 

Teb. Uno di più non è gran cosa, ma per chi 
non ne ha punto... 

Ine. Alle volle un amico ne vale cento. 

Teb. Oh certo! Uno di quegli amici che, per 
esempio, se vi sdrucciola un piede, vi porga 
premurosamente la mano, (ridendo) Ah, ah, ali! 
la nostra amicizia principiò in modo assai biz- 
zarro! 

Lue. Ed anche assai gnj,o. 

Teb. Tanto meglio, viva bacco! tanto meglio. 
Questo ha rinfocolato in me l’estro della danza* 
e mi par mille anni di poter ballare, scam- 
biettare, saltare in tutte le maniere, massime 
la ga loppe . . . Ali ! la galoppc è la mia pas- 
siono: ne sono malto furioso 1 . È cosa si leg- 
giadra, cosi piacevole il tenersi uelle braccia. 
Vum vezzosa, donnina, gettarla, da destra a si.-» 



V 



Digitized by Google 




li LA GELOSIA 

nislra , da sinistra a destra, stringendole la 
persona pieghevole e la mano ardente, alla 
barba del marito che è sulle brage. Cosa ve- 
ramente poetica, deliziosa! 

Lue. Veggo che la dart/.a vi piace. 

Teb. Quanto le donne, che in me è una passione, 
a dirsela in confidenza e senza vantarmi, non 
sfortunata. Non so come, ma il fallo è ch’io 
sono fortunatissimo in amore: le avventure ga- 
lanti mi piovono addosso a diluvio. Non ba- 
sto a tulle: mi manca la Iena; e se più dura 
cosi, intiSichisco. ( tossisce ) 

Lue. Troppa, troppa fortuna. > 

Teb. !Ua hoanch’lo le mie burrasche, sapete ? 
ed ho avuto risse., duetti... Oh sì, anche duelli. 
Ed in questo mi accade una cpsa assai singo- 
lare. lo che alla distanza di venti passi colgo 
di certo un centesimo, se mi accade di duel- 
lare con un marito, sono moralmente sicuro 
d’esser ferito sia di palla o di spadii, cosa af- 
fatto contraria all’usanza antica c moderna, 
la quale vuole che i mariti abbiano sempre la 
peggio. Informatevi e vedrete s’io dico vero. 

Lue. Infatti ciò die dite si vede spesso. 

Teb. In conclusione, quest’anno, ho già ricevuto 
due buone palle. 

Lue. Davvero? 

Teb. Certo: una nel cappello, e l’altra nel pa- 
strano. 

Lue. È ben giusto che la fortuna contraria qual- 
che volta vi faccia pagare le vostre troppo fa? 
pili conquiste, 



Digitized by 



ATTO PftlMO . 15 

Teb. Non così facili, come credete. E sappiate 
che anche adesso sio facendo la corte ad una 
damina di cui non vi dirò il (ionie, perche io 
sono la stessa discrezione: ma questa signorina 
mostra di non voler corrispondermi. 

Lue. Possibile! 

Ttb. C’è di mezzo un marito; e fin qui va bene, 
perche senza un marito, un’avventura galante 
non è cosi gustosa ; ina il diavolo vuole eli’ 
ella sia colla spolpala per lui e che ne sia 
gelosa come una tigre. Però, sia detto fra noi, 
spero che questa particolarità possa giovarmi 
perchè verrà il momento che la si sdegnerà, 
che anderà sulle furie: io mi studierò di cal- 
marla, di consolarla e... c’ intendiamo, ( offe- 
rendogli PQS(igtie) Volete pastiglie? 

Lue. Io non ho la tosse. 

Teb. Oh voi siete robusto: siete un altro Anlony. 

Lue. ( pigliandogli con forza la, mano ) Cl)e cosa 
dite, signore? 

Teb. Niente... niente... una fanciullaggine; non 
ebbi intenzione di offendervi. 

Lue. Vi credo. Guail guai a chi volesse farmi 
arrossire. 

Teb. (da sé ) Vivaddio! pare pn ragazzo, ma ha 
una n^ano che stringe come una tenaglia. 

Lue. Or via; parlate dei vostri amori che sarà 
meglio. Voi dunque dite d’essere invaghito 
della signora... 

Teb. Io non ho nominalo alcuno: non è mio co- . - 
slume di mettere in compromesso..,, (vedendo 
venire la signora di Savenay) È dessa! 



Digitized by Google 




16 LA GELOSIA 

Lue. La moglie di un referendario al Consiglio 
di Sialo? 

Tcb. Clic maraviglia? Se foss’ anco Consigliere. 

> ’ , ' * . ' 

SCENA IV.* 

\ 

Madide e delti. 

Mal. (entrando in fretta e arj italissima) Ma do- 
v' è?*., che ne avvenne?... Ncppur qui. 

Tcb. (salutandola) Madama... 

Mal. (avanzandosi) Ali! signor Tebaldo, godo di 
vedervi qui, 4 

Tei). Avelc tanta bontà per me; madama... 

Mal. Mio marita... Savenay non lo avete veduto? 
lo cerco dappertutto..; vorrei... 

Lue. Mi sembra, signora, che voi soffriate. 

Mal. Oh sì! e molto: ia folla, il caldo, i lumi... 
signor Tebaldo, siatemi cortese di cercare mio 
marito: ditegli che non mi sento bene e che 
voglio partire. (Luciano va a guardare alla 

porta di mezzo ) 

Tcb. Così presto? oh! oh! Tanto più che il si- 
gnor di Savenay sarà ora per certo impegnato 
in qualche ballo. 

Mat. Con chi? 

Te6. Lo suppongo, (da sé) Condurle qui il ma- 
rito ! non sono cosi sciocco. » 

Mal. Avvertitelo, ve ne prego: altrimenti non 
crederò più che mi siate amico... Chiamate mia 
marito. 



Dìgitized by Google 



ATTÒ PRIMO 17 

Lue, gialla porla) Lo vedo, signora. Sla parlando 
con madama Dar beri. 

Alai, (andando verso la porta) Con madama Da- 
bert, avete dello? 

Lue. Vo a dirgli che l' aspettate qui. (.parte) 

Teb. (riconducendo Mjlilde dov ’ era prima) Ma 
no, vi dico, no. Non dovete, non potete par- 
tire cosi presto. Sarebbe cosa da fare che ta- 
luno si gettasse da una finestra. 

Mat. Ah egli è scomparso in mezzo alta folla. ^ 

Teb. D’altra parte poi mi siete debitrice d’iiuà 
contraddanza, e di una galoppe , per poter ter* 
minare un certo discorso... 

Mal. (scorgendo Alfredo) Ah ! eccolo. 

'SCENA V. 

Alfredo e detti 

Alf. Che. c’è?... che cosa volete! 

Teb. La vostra signora moglie vuote di già par- 
tire. 

Alf. Che stravaganza! 

Mat. Sì, Alfredo: non mi senlol>ene: li cercava. 

Alf. ( sorridendo ) Non partirà. 

Teb. Bravo! 

Mat. lo dico di si. - 

Alf. Nq, mia cara amica. . . 

Teb. L’ho invitata alla danza; ma se ella parte... 

Alf. Accetta l’invito. 

Teb. Bravissimo! 

F. 501. La Gelosia. ' 2 • 

♦ • • 



Digitized by Google 




LA GELOSÌA 



48 

Mat. Ma no... 

Alf. Ma sì... 

Teb. Certamente... (da fé ) Me la getta nelle brac- 
cia. Ma questa sorta di mariti sono una cosa 
preziosissima, (forte) Corro a vedere quale sarà 
la prossima danza. 

Mat. È inutile. 

j4lf. Oh ballerà, ballerà! 

Teb. (da sé) Ancora una sola galoppo, e la con- 
quista è fatta. (parie) 

SCENA Vt. 

- Alfredo e Matilde. 

Mat. Qual 4 è il tuo pe'nsiero? ti assicuro che non 
ballerò: voglio partire; mi senio male. 

Alf. Non avesti mai miglior cera; né mai mi 
sembrasti più bella. Anche da altri, poco Ta, 
ho inteso le lodi del leggiadro tuo vestito e 
della graziosa tua acconciatura, come pure dei- 
furia e degli occhi tuoi così vivaci. 

Mat. Vivaci?... Chi ti ha dello questo, non ve- 
deva le Iagrimeelferano per {spuntarvi, quando 
appena qui giunti mi lasciasti sola presso mia 
sorella, per andare a fare il grazioso corn non 
so quali signore, state forse un tempo lue in- 
namorale, e clic ti avranno ammiccalo cogli 
occhi. 

jflf. Hai notato questo? Ma, davvero, che mi fai 
troppo onore. Ilo salutano, come la civiltà vo- 
leva, alcune signore le quali del resto non si 
davano verun pensiero di me, te ne accerto. 



Digitizèd byjGoogle | 



ATTO PRIMO . 19 

fifat. Mi dici il vero?... Può essere; e voglio cre- 
derlo. Ma che piacer provi tu a restar qui 
in mezzo a questa folla, in questo frastuono? 
Cattivo che sei! Mi era cosi delizioso il pen- 
siero che avevo concepito di tenerti stassera 
in casa nostra, di rimanere insieme! Avevo già 
scritto a madama Darberl che non ci aspettasse. 

Alf. E facesti male. Diamine! Voglio ben diver- 
tirmi qualche volta.Non inanca mai tempo di 
rimaner in casa a quattr’occhi con la moglie. 
Io li amo, ti adoro, è vero; ma gli amici, la 
società vogliono la loro parte, Non ti piace la 
conversazione, la danza, la musica?... 

Mat. Mi stordiscono e mi fanno male. 

Alf. Tante signore cosi bene abbigliate, cosi belle, 
che danzano con tanta grazia.. 

Mai. E che ti fanno dimenticare tua moglie! 

Alf. Che strana idea è mai questa? Io sono certo 
che tu stessa, quando la danza li avrà un poco 
rallegrata, ti divertirai qui moltissimo. Il si- 
gnor Tebaldo verrà ora a prenderli, balla con 
lui, ei ti terrà lieta. 

Mat. Non conosco un originale più import uno di lui. 
È un invanito di sè medesimo, che non sa parlar 
d'altro che delle sue buone fortune in amore. 

Alf. E non ti diverte? 

Mat. Mi annoja. Ma sembra che a te poco im- 
porti che venga di continuo a bisbigliarmi al- 
l’orecchio, per far credere agli altri di' lo gli 
dia retta: mi è sempre attorno, mi 9eguedap-j 
ftertulto, mi fa mille smorfiosi complimenti: e 
tulio questo non li conturba? 



Digitized by Google 







» 



20 LA GELOSI 4 

jilf. Ma le sona cose che mi ranno ridere e non altro. 

MaU ( con dolore) Segno evidente che non li curi 
di me, che non mi vuoi bene e che uon me 
ne volesti mai. 

Mf. Eccoci da capo. Vorresti che fossi geloso 
come le!... No, no: non Io sono e non lo vo- 
glio essere. Forse avrei potuto avere come tanti 
altri, questo difetto così ridicolo, ma veden- 
dolo in le, T ho preso In tanto abbonimento 
che non l'avrò mai. 

Mal. Dunque perchè ti amo, perchè soffro per 
cngion tua... perchè sono infelice... ti sembro 
ridicola, n 1 è vero?- 

j41[ . Mi sembri... mi sembri intollerabile. 

Uni. Alfredo! 

dtf. Sì, lo ripeto, intollerabile. Sono già cinque 
ore che fo forza a me stesso per non adirarmi; ma 
tu mi vi costringi. Non sei contenta di avermi 
tormentato a casa per impedire che venissi 
qui, dove poi hai voluto seguirmi, che ora torni 

~ da capo a tormentarmi , a perseguitarmi coi 
tuoi sospetti, co 1 tuoi rimproveri, co’ tuoi mali 
nervosi!.. Se io parlo ad una donna, i tuoi 
occhi si fanno di bragia: se mi vien desiderio 
di ballare, conviene che me ne astenga per ia 
tema che tu non cada in (svenimento. Oh, viva 
il cielo! questa è troppo dura e nojosa vita! 
Se non ti piace di restar qui, fa venire la car- 
rozza e vaitene in pace: io non le lo impedi- 
sco: ma io mi ci trovo bene, e rimango. 

Mal. Ah! Alfredo, questo linguaggio è ben duro, 
ben crudele. Sci un ingrato. (piange) 



Digitized by Google I 
’ 



atto PRIMO 21 

Atf E adesso pianai! Ma vuoi proprio che sia* 
ruo spettacolo a tutta questa gente, cui non 
parrebbe vero di poter ridere un poco deTalti 
nostri?., lo me ne vado. Addio. 

Ma! No, no: rimani. Ècco... guarda... non piango 
più... Non piangerò più, sai? 

Alf. Tanto meglio: perchè cotesta tua gelosia è 
il martirio di tutti quelli che vivono teco, e 
un giorno o l’altro mi farai fare qualehe be- 
stialità. Intanto, giacché non vuoi che balli, 
andrò a perdere i miei danari alla bogliotta, 
giuoco che detesto. 

Mal. Faresti male. Va piuttosto nelle stanze 
della signora Darbcrt, dove sono molti signori 
che si trattengono in altri giuochi. 

Alf. Si , andèrò nelle camere degli uomini. 

Mat. Se però non preferisci di partir subito .. 
Oh te ne prego!.. v 

Aìf. No, non partirò, e se persisti a volermi far 
guerra, rimarrò qui Ano domattina, e ballerò, 
galopperò e va Iterò finché avrò flato. («< ode 

suonare la galoppo) 

Mat. No no: danzerò, danzerò anch’io. 

SCENA VII. 

Tebaldo e delti. 

T eh. < mettendosi i guanti ) Udite? udite? Comin* . 
eia la galoppe. 

Alf. Ecco qui ti tuo ballerino. 

Mal. Va beue: vi aspettava, signore. 




Digilized by Google 



22 LA GELOSIA 

Teb. Presto, presto. Non vorrei perderne una bat- 
tuta. Ne vado pazzo della galoppo. Tra la , 
la, la. 

Mal. Alfredo ! 

Teb. Il marito non ci ha che fare; cessa la sua 
autorità, quando comincia la galoppe. A noi 
dunque galoppiamo. 

Mal. Vieni nel salone che lo ti vegga. 

Teb. ( gettando il suo cuppetlo ad Alfredo) Pi- 
gliate il mio cappello, (do sà) Che buon ma- 
rito! (forte) Tra la, la, la. Andiamo a porci in 
fila. ( parte con Matilde facendola ballare ) 

SCENA Vili. 

Alfredo solo, guardando dietro a sua moglie 
che parie. 

Si, sì, ci vado. Aspetta pure che non mi vedrai sì 
presto. Ah questo è un supplizio da inferno: 
è una tirannia continua: uou c'è pace, non 
c'è tregua un minuto solo. Sono a peggior 
condizione d'un cane legato con una catena 
al piede d’ una tavola. Questa sua irragione- 
vole gelosia mi farebbe girare in capo certe 
idee che non ho mai avuto. Da scapolo è vero 
mi sono dato buon tempo; ma dopo quella 
vita agitala, desideravo la quiete, e la speravo 
nel matrimonio accanto ad una moglie ama- 
bile ed amata. Si, l’amavo io, la idolatravo 
questa donna: quaud’ecco, senza un motivo 
al mondo, prende a fare la gelosa, convertendo 



Digitized by 



Googk 



ATTO PRIMO 2 % 

la ca«a in un inferno Ebbene! mi emancipo, mi 
ribello: e la colpa sarà sua... lo sono un po' 
caparbio di natura; e quello che non si vuole 
che faccia, Io fo meglio. Non vuole che parli 
neppure ad una donna ! ed io le corteggeró 
tulle... le amerò tulle... ed una specialmente 
die tìnge di non intendermi. Eh! signora Ma- 
tilde, non ho mica dimenticalo 1’ antico mio 
frasario galante sapete? quelle espressioni tulle 
piene di dolcezza e di passione. Me ne servirò 
ancora. 



SCENA IX. 

Madama Darbert e dello. 

AI ad. In quel salunc si affoga: non si può resi* 
stere. 

Alf ( da sé) Eccola appunto. 

S/ad. II signor di Savenay! qui, così solo? 

Alf. Fate conio che vi aspettassi. 

Mad. Aspettavate me? 

Alf. E non sapete che non cerco che voi, che voi 
sola desidero di vedere? 

Mad. Ho capito: votele ripigliare il vostro lin- 
guaggio ordiuario; ed io vi cercava senza tema 
confidando... 

Alf. Mi cercavate? forse per respingere ancora 
i miei omaggi, Pamor mio? 

Mad. Signore... 

Alf. Perdonatemi, questa parola mi è sfuggita 
sul labbro; ma bisognava pure che una volta 



Digitìzed by Google 




2 i LA GELOSIA 

io In proferissi, e siffatta dichiarazione che vi 
fo oggi... ' • 

Mad. ( sorridendo ) Avete veramente scelto il 
• luogo opportuno! 

Mf. Che monta ciò? questa musica, questo sire* 
pilo, quest'allegria, quest' aspetto di felicità, 
tulio concorre a farmi sperare. E voi non sa- 
rete sì crudele da respingere il mio affetto, 
oh noi perchè sapete s' io vi amo. 

Mad. MI confidava che aveste inteso il mio si- 
lenzio, e che almeno le mie ripulse avessero 
dovuto bastare. 

Jlj. Tuli' altro: esse invece hanno Infiammato 
vie più Tamor mio. 

Mad. Ma voi siete pazzo in verità! Ascoltatemi 
signor Alfredo. Innanzi tutto, io non credo 
punto a questo vostro amore: pòi i discorsi 
che tenete meco mi fanno male, perchè mi ri- 
chiamano a mente certe cose passate alte quali 
non posso ritornare col peusiero senza rim- 
piangerle. Siatemi dunque amico, e nulla più, 
perchè hp bisogno d’ un vero amico. 

jltf. Ed fo lo sono, e lo sarò sempre. 

Mad. Ed io contraccambierò con la mia la vostra 
amicizia. 

dff. L'accetto, senza però dispensarvi del resto. 

Mad. Non mi parlate più cosi, ve lo chiedo in 
grazia; Statemi amico e non altro. Avrò certa- 
mente bisogno deità vostra amicizia. 

jilf. Parlate, signora, parlate. Me felice se potessi.. 

Mad. Sì, avrò da confidarvi certe pene. Ah, si- 
gnor Alfredo, la vita d'uua donna, ia più gaja. 



ATTO PRIMO 23 

la più felice in apparenza, è molle volte piena 
di segreti cordogli , tanto più acerbi quanto 
meno palesi. 

Alf Voi, Madama ? 

SI ad. ( lietamente ) Per mia buona sorte, non vi 
parlo di me. 

Alf E che? volete parlarmi delle sofferenze 
d’un’altra donna ? 

Al ad. Può darsi; ma in appresso: in una festa 
da ballo non conviene. 

Alf. Avete ragione. ( guardandosi attorno ) Ma 
almeno non potrei io vedervi quanto prima*., 
sola... 

A/ad. Vi pare! 

Alf. Non per altro scopo che per udire i segreti 
che avete da confidarmi. Mi riserbo poi di 
farvi un'uguale confidenza, perchè io pure ho 
le mie pene, le mie sventure che non polreb- 
bero essere consolale che da una diletta amica. 

Al ad. A me una confidenza? E vostra moglie?... 

Alf. A me una confidenza? E vostro marito?... 
Ah perdonate, signora! riducetevi a memoria 
quel giorno in cui essendomi io recalo per 
tempo dalla vecchia Margherita, stata in pas- 
sato a servire in mìa casa, e che aveva implo- 
rato la mia pietà, vi trovai al suo capezzale 
come un angelo benefico, recandole soccorsi. 

Mad. Mio marito sceglie i suoi clienti al primo 
piano, e lascia a me le soffitte. 

Alf. li puro caso mi ha messo al fatto di questo 
segreto, e ne lo ringrazio. Da quella mattina 
in poi, che non dimenticherò mar, sono andato 




26 LA GELOSIA 

molte altre volte da Margherita, ina non vi ci 
ho più trovala. Voi vi siete scordata affatto di 
quella povera donna. Fate di ritornarvi do- 
mattina a nove ore. 

Mad. V’intendo. 

Alf. Ci verrete? 

Mad. No. 

Alf. Ahi veggo che non avete per me quell’ a- 
mieizia di cui mi parlavate poc’anzi; nè mi 
amate quanto io vi amo. 

Mad. Tacete, signore, ve lo chiedo in grazia. 

Alf. Perchè forse ne amate un altro. 

Mad. Signor di Savenay! 

Alf. Si, Madama, un altro, che veggo seguire ogni 
vostro passo, che tenete di continuo presso di 
voi con uq solo sguardo., con un sorriso... 

Mad. Sottovoce, signore: io non v’intendo. 

Alf. Parlo di quel giovane che si chiama Lu- 
ciano. 

Mad. Lo conorco appena. 

Alj. Però è qui anche questa sera. 

Mad. Non ve-Pbo già invitalo io. 

Alf. Una prova di più. 

Mad. Non gli parlo mal. 

Alf. Eccolo. 

SCENA X. 

Luciano e detti. 

Lue. Mi diceste, o signora, che mi avessi a tro- 
vare in questa sala. Che avete a comandarmi? 

Alf. ( sottovoce a madama Darbcrt e con ironia ) 
Oh voi non gli pariate mai! 




ATTO PRÈMO 27 

Mad. ( imbarazzala ) Che avete signor Luciano? 
Mi parete agitato, commosso. 

Lue. Non è nulla, signqra: una ballerina mi ha 
mancato [di parola. Sono veramente sfortu- 
nato. 

Alf. Tutt’altro che sfortunato, poiché la signora 
vi attendeva. 

Lue. ( facendo un piccolo saluto) Signore. 

Mad. Infatti sono ben lieta di vedervi, signor 
Luciano. Voi sapete che il signor Durville, 
vostro protettore, che vi ha fatto veramente 
da padre, vi ha a noi raccomandato. 

Alf. (da sé) Quel vecchio avvocalo ! Quale mi- 
stero ! 

Mad. Egli ora non è più, e siccome la nostra fa- 
miglia amava assai quell'antico amico saggio 
e fedele... , ±- 

Alf. ( sottovoce a Madama Darbert ) Questa 
quota di eredità è toccala al suo protetto. 

Mad. Si, signore, ed appunto per questo volevo 
raccorAandarveio, siccome fu. Egli fu impie- 
galo presso un agente di cambio, un collega 
di mio marito, e poiché la vostra famiglia 
esercita il commercio bancario, voi potreste 
giovargli. 

Atf. Oh! assai poco. 

Lue. Vi ringrazio, signora, di tante vostre bontà 
a mio riguardo: esse mi fanno ancora bene- 
dire la memoria del mio benefattore! Dopo la 
sua morte, credeva che non mi rimanesse più 
nessun amico. 

Mad. (commossa) Ah! questa era ingratitudine ! 



Digitized by Google 




28 LA GELOSI A 

I nostri amici saranno anche i vostri. Per 
esempio, ii signor Alfredo... 

Alf. Certamente, (da aè) Da quanto pare, mi fa 
servire da comodino. 

Lue. Procurerò di rendermene meritevole... Ma 
perdonate, temo che il wallzer incominci. •• 

Mad. Non ancora, (da sè guardando Alfredo ) E 
non partirà mai una volta ? 

Alf. ( da sè ) Lo vuol ritenere. 

8CENA XI. 

Darbcrt , un Servo e detti. 

Dar, ( al servò) Avete inteso? un tavolino di 
wist nel mio gabinetto. Vi darò io le carte. 
( vedendo sua moglie) Oh siete qui? Sono giunte 
or ora le vostre cugine. Un poMroppo tardi., 
a dir il vero, procurate voi di collocarle. 

Mad. Vado subito. ^ 

Alf. (avvicinandosele) Se me lo permettete, 8i- 

; gnora... 

Mad. (appressandosi a Luciano) Mille grazie. 
Mi ha già offerto il braccio il signor Luciano. 

Dau Tanto meglio... perchè voi, mio caro, biso- 
gna che andiate dov’è vostra moglie, ( abbas- 
sando la voce) chè mi sembrava agitatissima. 
Quando le ho parlato poco fa, aveva le lagrime 
agli occhi. 

Mad. Chi? Matilde? • - 

Alf. Eh lo so che cosa ha. 

Dar. £d io pure, (.sotto voce) Badate bene, amico! 



ATTO PRIMO 29 

Credo d’intcndcrmcne un poco: essa è gelosa. 
Malattia orribile che deve rendere infelice... 

Alf. Si, il povero marito. (la signora Darbcrt 
e Luciano intanto si sono avviati alla porta 
di mezzo. Darberl piglia delle carte da giuoco 
• che sono sopra un mobile') 

SCENA XII. 

Tebaldo e detti. 

Tcb. ( prendendo un sorbetto e ridendo ) Oh si, 
è cosa seria. Oh signor Luciano, ho accomo- 
dato io l'affare. 

Lue. Troppo compito, signore. 

Mad. Che cos’c? Che cosa iia detto? 

Lue. ( tracndola seco) Niente, signora, niente. 

( parte con madama)**' 

Dar. (ad Alfredo) Da bravo dunque, andata a 
raggiungerla, ve ne prego. 

Tcb. (ananzandosi) Matilde viene per di là. (ac- 
cennando a sinistra) Cielo! il marito! 

Dar. Oh vedete ii signor Tebaldo. Égli saprà 
dirci dove potete trovarla. 

Tcb. Chi ? 

Dar. La signora di Savenay. 

Teb . (accennando a destra) Di là... di là... a mano 
destra... nel salone celeste, io credo. 

Alf. Ben obbligato, (piano a Tebaldo) Chi è quel 
signor Luciano, che è uscito poc'anzi con la 
signora Darberl? _ 

Teb. È un povero diavolo che non ha nè caso, 

* 



Digitized by Google 




30 LA GELOSIA 

nè letto , nò padre, nè madre... ma del reslo 
persona assai conosciuta in Parigi. 

Dar. ( avvicinandosi ad Alfredo) Alfredo! non 
vi scordate di vostra moglie. (parte) 

Tcb. ( accennando a destra) Di là, sapete? 

Mf. Si, si. (da sè) Farà tantoché in fine amerò 
perdutamente un’altra, (parte dalla destra) 

SCENA XIII. 

Tebaldo e Matilde. 

Mal. Mi hanno ingannata. - 
Teb. Quanto ringrazio il caso,o signora, dì aver- 
mi ritenuto qui! 

Mat. Signore... (da sè) E sempre mi ho da ve- 
dere fra’ piedi quest’uomo insulso! 

^Teb. (da sè) Divien rossa... buon segno! Sono io 
N che la commovo* (forte) Permettete che colga 
questo momento favorevole per... 

Mat. Perdonate, signore: cerco mio marito, (s’oc- 
via verso il fondo della scena. Tebaldo la 

' segue) 

Teb. Ancora!... Non sembra ch’egli vi corrisponda 
con uguale premura, (da sè) Ah son pur un 
gran furbaccio, io! (rilenendo Matilde ) Ah si- 
gnora, lasciate ch’io colga l'occasione della 
sua assenza per esprimervi quei sentimenti... 
Mal. Che sentimenti? Non v’intendo, signore. 
Teb. Non m'intendete perchè... perchè non vo- 
lete intendermi. (da sè) Ha capilo lutto a ma- 
raviglia. C/o/ te. Quelle parole tronche chesfug- 



Digitized by Google 




ATTO PRIMO 31 

gono dal labbro quando il cuore è appassio- 
nalo... 

Alat. Ma, signore, questa è una persecuzione. 

Teb. Una persecuzione!... Bene, si, è vero; non 
lo nego: o per dir meglio, non è una perse- 
cuzione, ma piuttosto un'altra cosa che le so- 
miglia. É il linguaggio d’un giovane lutto sen- 
timento ed entusiasmo, il quale non ha potuto 
vedervi senz’ainmirarvi e compiangervi. 

3/al. Dimenticate che sono maritata ? 

Teb. Oh no, cospetto! me lo ricordo benissimo, 
ed è ciò appunto che mi rende più caro quel 
tesoro, che il signor di Savenay sembra che 
trascuri. 

Ma t. ( commossa ) Lo credete? 

Teb. Ah! questi mariti non sonQ atti a sentire 
la loro felicità. Noi, noi giovani buoni, ingenui, 
cuori lenerie schietti noi sa ppiamo apprezzare^ • 
quelle doli ch'essi sconoscono per quattro moi- 
ne delle nostre civette. 

Mai. (vivamente) Signore, voi vedeste mio ma- 
rito a parlare con qualcuno net salone, non. 
è vero? 

Teb. Non dico questo. 

Mal. Si, si. Ah se avete per me qualche ami- 
cizia... 

Teb. Svisceratissima- 

Mal. Ditemi tutto, non mi celale nulla, signor 
Tebaldo, per carità. Dite, dite che v’ascolto. 

Teb. (da se) Il ferro si scalda. La strada è fatta. 
Avanti. . 

Mai- Alircdo era dunque... Dov’er»? 




32 LA GELOSIA 

l'eb. Era qui poco fa. 

Mal. Non però solo? 

Teb. No, c*era il signor Darberl. 

Alai. Eh non è questo. ( sorridendo ) Mi è sembralo 
di vedere a parlar seco una signora. 

Teb. Una signora? Può essere... Ilo veduto uscire 
la signora Darbert. 

Mal. La signora... No... n<?... E nessun’aura? 

Teb. No, non ho veduto qui altre donne, (do aè) 

E che si ch’ella sospetta del marito? Tanto 
meglio! lutto mi va bene, a gonfie vele. 

Nat. Ed ora sapete dove sia e con chi parli? • 

Teb. Eh! che ne importa a noi?... Egli ha da 
fare altrove, certamente; e tulle le volte che 
saprò che è lontano da voi, verrò ad occupare 
il suo posto. 

Mal. Oh sì, tenetegli d tetro... spiate i suoi passi, 
i suoi convegni; e quando siete sicuro ch’egli 
è assente per tradirmi, venite tosto da me. 

7V6. E mi riceverete? 

Mat. Si, signore, (da sé) come si riceve un av- 
viso. 

Teb. (da sé) Non sono meno fortunato che astuto.' 

SCENA XIV. 

Madama Darberl, Alfredo e delti. 

( entrano dalla destra senza vedere i due che 

sono in iscena') 

Mad. No, signore, non ci vengo. 

Alf. Oh! ve ne supplico, (da tè) Cielo! mia mo-^ 
glie! 



Digitized by Google 




ATTO PRIMO 3.T 

Mal. (da sè ) La signora Darbert! 
d/ad. (a Tebaldo) Signor Tebaldo, compiacetevi ' 
di dare in^occhiala nella sala dell’orchestra} 
tutti vi accorrono in folla. Sappiatemi dire che 
cos’è accaduto. 

Teb. Subito, Madama. ( salutando Alfredo) Si j 
gnore! (da sè ) Questi mariti, gli ho tutti in 
pugno. ( parte) 

Alf. (da sé guardando Matilde) Che occhiale 
mi dà ! 

Mad. Signora, vi riconduco vostro marito che 
si era perduto nella folla. 

Mal. ( osservandola ) Ah ora intendo perchè noti 
ci troviamo inai. 

Alf. Eppure ho chiesto di te a tutti; ma nlund 
seppe darmene notizia. Ti credeva smarrita. 
Mat. ( con ironia) Povero Alfredo! gli si vede 
ancora il turbamento in volto. 

Alf. A me? (si sente ridere dentro la scena ) 
Mal. Non vi pare, signora, elisegli sia commosso? 

, . ( rumore ) 

Alf. Ma lo strepito cresce. 

Mad. Che sarà mal accaduto? Scrosci di risa.,. 
Teb. ( rientrando ) Ridete pure: ma la non ha 
da finir così. 

Mad. Che cos’è signore? i 

Teb. (va ira madama Dal.’crt ed Alfredo ) Sii 
avete mandato nel salone a\\mpoJ che, se non 
ero io, al signor Luciano toCC& a il più sonoro 
schiaffo del mondo. 

Mad. Al signor Luciano? Ala pèrdi. ? da dii? 

F< frflt. La Gelosia . Ò 




34 v LA GELOSIA 

Tcb. Dal signor Mauclair. Ah non sapete dèlia 
contesa fra loro? Quel gigantesco bellimbusto 
gli avea rubala la ballerina. Mezz’ora fa io 
credeva di aver sopito la cosa. Eh sì! Pare che 
Lucianetlo abbia la testa un po' calda; perchè 
ebbe coraggio di chieder ragione del suo pro- 
cedere al più tarchiato tra 1 prosontuosi ira- 
perliuenli dall’ occhialino, che lo sopravanza 
di due palmi, e che ha una mano... 

Mai. Ma proseguite: che cosa è poi successo? 
Dite tutto. 

j4lf. Oh cielo! quanta commozione! 

Mal. (con calore a Tebaldo) E voi? 

Teb. Giunsi colà nel momento che la contesa 
si riscaldava. 11 signor Mauclair ha detto una 
parola che offese l’altro: un’allusione al suo 
parentado con Antony e col vago Dunois... 

Mai. ( vivamente ) E dopo?... 

; Teb. Lucianetto gli ha risposto per le rime; e 
come avea l’onore di dirvi, egli era per rice- 
vere un potentissimo schiaffo, quando, fortu- 
natamente per lui, giunsi in tempo per rispar- 
miargli tanto oltraggio. 

Alf. Dunque impediste?... 

Teb. Nient' affatto... cioè ho impedito che il si- 
gnor Luciano ricevesse lo schiaffo; ma non ho 
impedito che il signor di Mauclair, il quale 
non pare che abbia cosi buona vista, come ha 
si buon polso, vibrasse il colpo sopra un’altra 
faccia. Ne sono divenuto del colore dello scar- 
latto. 

A If. Per P indignazione? j 



i 



* 



Digitized by Googli 



A ITO PRIMO * 35 

Teb. No, por la percossa. 

Alf. Che! è toccala & voi? 

Teb. Si, al cospetlo di tulli. 

Alf. ( ridendo ) Ah, ah, questa è bell»! # 

Teb. Non è vero ? Tulli hanno detto così. Ho la 
disdelta questa sera. Entrando, misuro col corpo 
cinque piedi di terreno: poi mi piove sul viso 
uno schiaffo classico. Une schiaffo! uno schiaffo 
a ine? Viva il cielo! Ma che volete, non ho 
potuto sdegnarmene perchè l’errore del colpo 
era troppo manifesto. Luciano ha ben sentito... 

Alf. Lo schiaffo? 

Teb. No, !’ errore... ed lo gli ho lasciato il carico 
d’aggiustar le partite. 

Mad. L’aggiusteranno, eh? 

Teb. Eh si certo, giura bacco! con un buon 
duello. 

Mad. Oh Dio ! 

Teb. Non ci può essere altra via d’accomoda- 
mento; nè io vorrei che ci fosse, perchè ia mid 
guancia vuoi essere lavata. 

Mad. Lhe dite mai? Luciano... 

Alf. (avvicinandosi alla signora parberl , con 
voce sommessa ) Avete molto interessamento, 
Signora, per quel giovane! 

Mal. ( che ha udito sotto voce ad Alfredo) E ciò 
vi dà uoja, n’è vero? 

Teb. Oh! ve’! Il signor Darbcrl gii ha separati. 



36 



LA GELOSIA 



scena xy. 

i > 

Barberi , conducendo pel braccio Luciano, e detti. 

’ « ' 

Lue. Lasciatemi, signore. 

Bar. ( trascinandolo innanzi ) No, no, mio caro 
giovane: non V avete già ricevuto voi. 

Téb. Eh no cerio! l’ho proprio ricevuto io, e 
lo sento ancora. 

Mad. Signor Luciano... (facendo forza a sè stessa ) 
che cosa è? che cosa 'avete? 

Lue. Vi chiedo scusa, madama, d’uno scandalo, 
che però non avrà nessuna funesta conseguenza. 

Teb. Come! 

Dftr. Lo spero, (.esce un momento e poi rientra ) 

Mad. ( avvicinandosi ad Alfredo, con mistero) 
Signor di Savenay. 

Alf. Madama? r 

Mal. ( fra sè osservandoli) Che vorrà da lui? 

Teb. (da sè) Quali segreti vi possono essere? 

C ascoltando ) 

Mad. {piano ad Alfredo) Mi diceste ch’io mi tro- 
vassi netta via di Choiseul. 

Alf. {piano) Si; alle nove ore. 

Mad. (c. s.) Vi verrò. 

Alf. ( con gioja) Ah ! 

Teb. ( che ha inteso) Oh ! 

Mal. ( piano a Tebaldo) Che cos’ha detto? 

Bar. Orsù, ancora una contraddanza per rappal* 
tumar tulli quanti. , 

Mad. Si, sì. 



Digitized by Google 




ATTO PRIMO 37 

Dar. Andiamo, andiamo. 

Lue. Andiamo pure... (da sè) Ma domani, a cin- 
que ore sarò a casa sua. 

Mal. (a Tebaldo') Insomma che cosa hanno dello? 
Teb. (a Matilde) Lo saprete poi. 

Dar . E cosi? (s’avvia) 

Teb. Eccoci, eccoci... (da sè) Se non si batte egli, 
mi ballerò io. (si sente suonare una contraddan - 
za. Alfredo vuol dare la mano a madama Dar- 
bertj ma Matilde , ricusando quella che gli 
offre Tebaldo , prende per un braccio il ma- 
rito, e parte con esso. Tebaldo va da madama 
Barberi, che mentre gli offre la mano 3 accetta 
quella di Luciano) Chi non mi vuole non mi 
merita, (passa un servitore con rinfreschi) 
Aspetta, (piglia dal vassojo un sorbetto, e parie 

prendendolo ) 



fine dell’atto ramo. 




I 



3$ LA GELOSIA 

ATTO SECONDO. 

Sala con la porta comune pel mezzo. A destra un 
balconecolle cortine, tavolino, sedie, divano, ecc. 

SCENA PRIMA. 

: Alfredo e Giuseppe. 

Jìf. f entrando dalla sinistra, e accennando al 
servitore il tavolino) Metterai là i miei guanti. e 
il mio cappello. Uscirò di casa fra un’ora. (Giu- 
seppe parie.) Mi ha promesso di venirci... oh 
ve la troverò! oh, per crederlo., ho bisogno di 
ripetermelo spesso! Dunque la signora Darbert 
d’un’indole cosi buona., così dolce , così an- 
gelica creatura, mi promette amicizia ? Ma 
io spero assai meglio. Presso di lei potrò al- 
meno dimenticare le persecuzioni di mia mo- 
glie., * È proprio dessa che lo ha voluto! è pro- 
prio Matilde che mi ci ha tirato pe’ capelli. 
( Giuseppe reca e pone sul tavolino > guanti 
e il cappello) Se mia moglie chiede di me, le 
dirai che sono andato... ( pensando ) eh! al con- 
siglio di Stato! ( Matilde che è già entrata a 
destra, udendo le ultime parola, si è avvio 
naia ad Alfredo . Giuseppe parte ) 

SCENA li. 

i Alfredo e Matilde., 

Sfai, {intrecciando il suo eoi braccio del ma- 
rito e sorridendo) E lo crederà poi ella? 

Jlf. ( Scostandosi ) Matilde? 

Mal. Che! Aucora sei corrucciato? 



Digitized by Google 




30 



ATTO SECONDO 
Alf. D«pn la veglia di jeri... 

Mal. ( stendendogli la mano). Facciamo la pace. 
Alf. Si, si; ini chiedi pace ogni giorno, ed ogni 
giorno Vi si udii di mettere a nuove prove la 
mia pazienza. Que’ tuoi modi imperiosi verso 
di me in una festa da ballo, fra tanta gente!... 
strascinarmi via mio mal grado, come un fan- 
ciullo... come uno schiavo... ah ! (s* getta sul 
divano cd apre un giornale) 
Mal. ( appoggiandosi al divano) Alfredo, non istà 
> bene il tenérmi rancore. Avrò erralo, può darsi; 
ina certamente mi compatiresti, se tu sapesti 
quanto io soffriva colà di pene e di angosce. I ve- 
stiti ini erano pesanti, la mia testa ardeva... Oh! 
era ben da compiangere, (siede presso di lui } 
Alf. ( senza guardarla ) Eh voriei saperne il per- 
chè io. 

Mar. (con passione) Perchè? perchè ti amo, per- 
chè tu, tu solo sei la mia felicità, la mia vita; 
perchè il solo pensiero di perderti mi è un 
atroce supplizio. Bisogna che tu abbi pietà di 
me, sai? perch’io sono debole... perchè temo 
di tutto. Quando sei in un crocchio, s’io veggo 
che una donna ti tenga gii occhi addosso, o 
ti sorrida, o che ti parli, io vorrei lanciarmi 
fra le e lei... per ritenerti , per abbracciarti, 
perché ho sempre paura; tremo sempre: vorrei 
che tu fossi solo, sempre solo. 

Alf. ( senza guardarla) Obbligalo! Questa sa- 
rebbe veramente una vita piacevolissima! 
Mal. E tanto più perche so che le seduzioni pos- 
sono mollo sul tuo cuore. 




Digitized by Google 



t- 




* I 

♦o LA GELOSIA 

Mf. ( offeso ) Come! 

JUat, So che prima del nostro matrimonio... Ma 
non ne parliamo. Perdonami, sai, Alfredo i 
inio; li parrò indiscreta, incivile, ala come si 
può amare, amar tantd e non temere? Ti dis- 
piace forse che ti ami con tanta passione? Via, 
guardami: guardami, caro Alfredo, con occhio 
amoroso e labbro sorridente. 

dlf (da sà, lasciandosi cader di mano il gior- 
nale ) Quanto è vezzosa! 

Ma t. Mi perdoni, non è vero? Dimmelo, dimmi 
che mi ami. 

<i4lf. Sì, li amo. E se vuoi che ti ami sempre, sii 
sempre così dolce e lieta. 

Alai. Se non la sono sempre, la colpa è tua, o cat- 
tivo: dipende da te il vedermi sempre contenta 
e felice. Quando tu mi sorridi, mi sento beata. 

Oh amiamoci sempre cosi. Non è meglio? Pro- 
mettilo, Alfredo mio, promettimi di amar sem- 
pre la tua Matilde, lei soia, coni’ ella amerà 
sempre te solo! Alfredo ! (gli porge la mano j 
Alfredo apre le braccia e si abbracciano ) 

dlf. Mio caro angioletto! (da sé) Or via, sento 
che potrà bastarmi la sola amicizia di madama 
Darbert, senza più... 

Mal. Che dici? 

dlf. Dico che' voglio amare le sola. 

Mal. oh ! li credo , e dovrei crederli sempre. 
Ascolta, mio Alfredo, conviene che accusi me 
slessa. Qualche volta tu uscivi di casa a piedi 
o come in segreto , e ini dicevi ch’era per far 
cjel bene ad alcuni poveretti. Io non ti credeva, 



Digitized by Google 



ATTO SECONDO 41 

e avevo torlo, perchè quelle tue visite in con- 
trarla Ghoiseu!, al quinto piano, erano per be- 
neficare una vecchierella che fu cameriera di 
tua madre. Oh quanto ho riso de’iniei sospetti! 

Alf. Come! tu mi hai seguito? 

Mat. Sì, una volta. Quella poveretta ci ha gua- 
dagnato nuovi soccorsi; e ne fu ben contenta... 
E tu, Alfredo, te ne hai a male?, 

Alf. ( cercando di nascondere il proprio turba - 
mento') Oh! ne fosti punita abbastanza. 

Mat. No!... perche d’ allora in poi ti ho sempre 
amato di più. Ma ora ti do parola che non 
avrò piu di simili sospetli, che fanno tanto 
in ileb perché non mi lascerai più, non è vero? 
e per incominciare, oggi rimarrai sempre con 
me, n’è vero? 

Alf. Si, andremo insieme al passeggio... e questa 
sera all’opera. 

Mal. (in modo suggestivo) E la mattina qui in 
casa, fra noi... non uscirai mica, eh? 

Alf (studiandosi di prendere un contegno indif- 
ferente) Un solo quarto d’ora. 

Mat. Oh no! 

Alf Oh si! 

Mal. No. 

Alf. Si, si. 

Mat. Oggi non hai a far nulla al consiglio di 
Stato: era un pretesto. 

Alf. O là... o altrove non importa. 

Mat. Ebbene, uscirò con te. 

Alf. Oli vedi come mantieni le tue proin.* e! 

Mal. Te ne prego! 



42 L à C E L 0 S 1 A 

Alf. Noi voglio. 

Alai. ( alzandosi ) Ed io io voglio. 

Alf. (come, sopra ) Malildel 

Mal. Si, si, vero con le... Oh! intendo bene. Sono 
le conseguenze della festa da bailo... di quei se- 
greti colloqnii, quando mi fuggivi sempre. 

Alf. E di chi è la colpa? 

AlaU Di quel continuo discorrere. 

Alf. Con nessuno. 

Alai. Neppure con madama Darbert? 

Alf. Matilde! Questi sospetti sono indegni! La- 
sciatemi. 

Alai. ( ritenendolo ) Sei tanto impaziente che mi 
ascolti appena: la tua mente è in altro luogo: 
nelPatto stesso che. ti supplico di rimanere in 
casa^ tu non pensi che al modo di sfuggirmi! 
E non vuoi che m’inquieti? Ma le souocose da 
impazzire di disperazione !... No, Alfredo , non 
uscirai di casa, oppure io uscirò con te. 

Alf. Signora, ve lo proibisco. 

Alai. Io sono libera, credo... voglio uscire. 

Alf. Ed io vi comando di rimanere . - 

A lat. Questa è una tirannia. 

Alf. Chiamatela come volete, ma io non vi me- 
nerò buono questo nuovo capriccio. 

Mat, Ed io debbo sopportare i vostri! Badate 
bene, signore; soffro anch’io da gran tempo... 
da gran tempo! 

Alf. Minacce!... Ah! questo ò troppo! Ascoltate 
ora quello che vi dico. . 

Giu. ( annunziando) Il signor Darbert. 

Mat. A ti! 



ATTO SECONDO 43 . 

SCENA III. 

Darberl , Giuseppe e delti. 

0 

Dar. Perdonate t se sono importuno. » 

Alf. Tutt’altro, tuli 1 altro, signore. 

Dar. Mi è sembrato, entrando, d’aver interrotto 
qualche domestico colloquio. 

Mat. Oli assai poco aggradevole, ve ne assicuro. 

Alf. E che ripiglieremo più tardi, (a Giuseppe ) 
Che vuoi ? 

Giu. Vi è una persona nel suo gabinetto che rat- 
tende. > % 

28 fai. ( prontamente ) Chi è? ■ 

Giu. Un giovane... 

Mat. ( tranquillandosi ) Ah! 

Alf. Dovevi dirgli che sono impedito, poiché il 
signor Darbert... 

Dar. Non lasciate di far le cose vostre per me... 
ero venuto a parlarvi per quel giovane Lu- 
ciano, che vedeste jeri da ihe... L 'aspetterò qui, 
c quando giungerà, passeremo nel vostro ga- 
binetto. 

Giu. (piano ad Alfredo) Reca una lettera pres- 
santissima... d’una donna. - 

Alf. ( da sé) Ah ! (a Darbert ) Bene dunque: vi 
lascio per un momento con mia moglie. ( par- 
tendo va a prendere il suo cappello che Ma- 

tilde vorrebbe ritenere ) 

Mal. Non esci già di casa, eh? ( Alfredo la guarda , 
fa un alto dHmpazienza x e parte dalla si- 
nistra ) 



Digitized by Google 




u 



LA GELOSIA 



/ SCENA IV. 

Darbcrt e Matilde. 

Mal. ( seguendo Alfredo con lo sguardo) Oh Dio! 

Dar. Che avete, signora? 

Mal. Niente, niente. Vi ringrazio. 

Dar . Continua forse in voi l’indisposizione di 
jeri sera? Partiste da casa mia pallida, agitala. 
Gli è un male che conosco. Dovete soffrir 
mollo. 

j Mal. oh si! mojto. 

Dar. Ed anche in questo momento. Compiango 
vostro marito, che è infelice ancor più di voi. 

Mal. Chi ve lo dice? 

Dar. Egli stesso, signora. 

Mat. Infelice per cagion mia? Oh no! questo non 
è vero. 

Dar. {con amichevole affezione) Ascoltatemi, Ma- 
tilde. Le nostre due famiglie sono strette d’ami- 
cizia insieme, ed io specialmente con vostro 
marito e con voi. Per questo titolo d’amico ho 
forse diritto d’entrare a parte d’un vostro se-} 
greto domestico che però ho bene indovinato. 
Cosi potess’ io sanare quelle ferite che voi vi 
dilettate d’inciprignire di più. Si, Alfredo è 
infelice. ' » 

Mat. Egli! Ma sou io che piango, io che non sono 
più amata da lui, ed ha così rapita la pace dei 
mio cuore e distrutta la mia felicità. 

Dar. Che dite? L’accusate... 

Mat. Ah! Signore... vi ha certi dolori che non si 




ATTO SECONDO U> 

possono vincere... chi si avvisasse ’di soffocarli 
nel cuore, gli scoppierebbe il petto. 

Dar. Ma io non so comprendere... 

Mat. Ali! perchè voi non avete amalo mai; per- 
chè non avete sentito mai nell’intimo del cuore 
quelle torture terribili d’un amore geloso . . . 
queiraffanno che strugge, che divora... 

Dar. Lo credete?... Oh via non parliamone; non 
risvegliate certe rimembranze... Si, o signora, 

• io pure ho sentito le stesse ambasce; ho sen- 
tito, come voi, straziarmisi il cuore, accendersi 
il mio sangue od agghiacciarsi nelle vene, lo 
pureera diffidente, sospettoso, geloso... e qualche 
volta ancora... 

Mat. Voi, Signore? 

Dar. Oh questo è un mio segreto; nè voi lo di- 
rete a nessuno. Si, fui geloso; ina ho resistito, ho 
frenato i miei trasporti, ho combattuto il male. 

Mat. È impossibile! 

Dar. Ho fatto di più: l’ho vinlo, e se fosse an- 
cora d’uopo... 

Mal. Come! se taluno vi dicesse: vostra moglie 
v’inganna!... vi tradisce... 

Dar. ( con impeto) Se mi dicessero questo, signo- 
ra... ( correggendosi ) Oh! non pariiam di que- 
sto... sciagurato colui che riaprisse le mie fe- 
rite mal rimarginale... che mi riconducesse i 
terrori, le angosce passate! 

Mal E il coraggio di cui vi vantavate poc’anzi? 
forse esso non è mai stato posti) a sì dura prova 
cpme il mio. 

Dai. voi dite? mai? Ma voi, signora, che vi 

\ 



Digitized by Google 




46 ' LA GELOSIA 

lasciale vincere da Umori e da sospetti imma* 
ginarii, in casa vostra, e presso un marito che 
vi adora e che vedete ad ogni istante, che 
avreste voi fatto, se il dì innanzi ad un ma- 
trimonio lungamente desiderato, aveste do- 
vuto abbandonare, com’è accaduto a me, la 
persona piu cara che aveste al mondo, lascian- 
dole al fianco un rivale, acceso d'amore quanto 
voi, e forse preferito? , 

Mat . Che! Voi, signore?... 

Dar. Sì; io era uffiziale: il dovere mi ordinava 
di partire... fu giocoforza differire al mio ri- 
torno quel matrimonio che compiva tutti i 
miei voti... dovetti portar meco coll'amor mio 
sospetti orribili ingranditi dall'incertezza e 
dalla lontananza. Durante un anno di assenza 
non ebbi un giorno... un'ora... un momento 
solo di pace. Ah la è orribil cosa , sapete,? il 
passare un anno intero ad amare , a soffrire 
ed a tremare. 

Ma t. E non ne siete morto, signore? 

Dar. Non si voleva ancora lasciarmi partire; ed 
io, nòn polendo più sopportare un supplizio 
maggiore delle mie forze, spezzai la mia spada, 
perdetti il mio stato e il mio grado... ripalriai; 
ma troppo tardi: il fratello della mia fidanzata 
aveva già provocato e punito il mio rivale dol- 
l’ insolente sua assiduità in corteggiarla. La 
trovai moribonda. Essa tremava di fronte alla 
volontà di suo padre: ina io l’adorava . . . ma 
l’amore mi rendeva cieco; non vidi che la 'sua 
bellezza , le sue virtù, e non pensai ad altro 



Digitized by Google 




I 



ATTO SECONDO 47 

che alla mia felicità. Le rammentai la fede pro- 
messa, e la sposai. Ma 'giudicale del mio do- 
lore... giudicate della mia disperazione, quando 
m’accorsi di non essere da lei riamalo. Ed io 
che l'amava con tanta passione... con una spe- 
cie di delirio, scorgevo non esser mio quel cuore 
che avrei ricompro a prezzo della mia vita. 
Ella con l’animo preoccupalo sempre da non 
so qual pensiero, al solo vedermi, alt'udir solo 
la mia voce, sbigottivasi, "impallidiva., trema- 
va... e la notte, sognando, profferiva parole di 
terrore che ben rivelavano l’agitazione del- 
l’animo suo. Quindi e in casa, e fuori e in ogni 
luogo io le teneva dietro per tulto continua- 
monte: i miei sguardi spiavano i suoi, scruti- 
navo ogni suo pensiero perfino nel suo sonno; 
e mi diveniva sospetto chiunque cui ella avesse 
detto una parola, o vólto un sorriso, o usata 
una cortesia per lievé che fosse. 

Mat. Ah! Sì, si, è proprio queslo che si prova! 

Dar. Violento per natura e straziato dalla ge- 
losia, la condannavo a star lontana dalle fe- 
ste, dai sollazzi, da ogni più onèsto e gentile 
ritrovo ... essa era una schiava alla catena, 
èd avrei voluto poterle lacerare il cuore per 
iscoprirne i segreti... Ero geloso, o signora, e 
rendeva infelice lei e me ad un tempo. Volevo 
l’amor suo, e con la mia condotta non mi pro- 
cacciavo che indifferenza, ed odio. Per buona 
sorte m’avvidi che ero uno stolto , un insen- 
sato: tanta rassegnazione in lei mi commosse 
e mi vinse. Mi chiusi in cuore quegli ollrag- 



Digitized by Google 




48 LA GELOSIA 

giosi sospetti, ve li soffocai dentro n rischio di 
morirne d'ambascia lottai con me stesso, mi 
vinsi e ne ringrazio il cielo. !Uia moglie mi di- 
mostra ogni giorno maggior tenerezza , e in 
compenso degli sforzi che ho fatti per esser 
degno della sua stima e di quella di me stes- 
so, mi rende felice! Or sapete, o signora, quanto 
ho sofferto, e vedete il premio che ho ottenuto 
dalla mia vittoria. Ah, combattete voi pure e 
vincerete. Voi siete più fortunata di me, per- 
chè principiale la vostra carriera conjugale con 
Pamore; ma tremate di finirla con Pindiffereu- 
za e con l'odio come io Pho cominciata. 

Mot. Ah avete ragione: mi studierò di nascon- 
dere le mie lagrime. Odio , indifferenza... eeòo 
quanto io ottenni da lui. 

Dar. No, il suo cuore è ancora lo stesso: è tutto 
vostro; ma se continuerete a sospettare di lui, 
dubitale allora che non continui ad amarvi. 
Un giogo piacevole si sopporta senza arrossi- 
re; ma si cerca di scuoterlo dal momento che 
il peso ne è insopportabile. Dite dunque una 
volta a Voi stessa: voglio aver coraggio * e 
l’avrete. 

Mal. Lo dico spesso, ma non Pho mai! Mi par 
sempre di vedere in ogni suo atto, in o;ni sua 
parola, in ogni suo sguardo un non so che di 
misterioso. 

Dar. Oh! anch’io ho provalo le stesse cose, gli 
stessi sintomi, la stessa pazzia. Oh ben lo sen- 
to: potrebbe bastare la più piccola scintilla a 
riaccendere quei fuoco mal estinto: e qualche 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO 49 

volla quando mi sembra di vedere in lei un 
eerto contegno misterioso, inesplicabile... 

Mal. Che dite? 

Giu. ( annunziando ) II signor Luciano. 

» 

SCENA V. 

Luciano e delti. 

Lue. È qui il signor Darbcrt? {salutando) Signora! 
Dar. Vi attendeva. 

Lue. Perdonate, se ho lardalo: stamane ho avuto 
molto da fare... e anche adesso ho poco tempo 
di disporre; ( guarda l' ormala) Un’ora al più. 
Dar. E che mai vi dà a fare? forse la contesa 
di jera sera?... 

Mal. Come! Non è terminala amichevolmente? 
Lue. Si., madama: grazie ai buoni uffici del si- 
gnor Darbert. 

Dar. Ob signor Luciano, avreste gran torlo, se... 
Lue. Certamente avrei torto se mi tenessi offeso 
detrim pertinenza del signor Mauclair, io, povero 
giovine senza beni, senza famiglia, senza no- 
me... io che non ho mai conosciuto le carezze 
d’un padre, lo fui gettato nel mondo per sof- 
frirvi gl’insulti e le beffe d’ognuno; e se talenta 
al signor Mauciair di oltraggiarmi egli n’ha 
buon diritto, perchè gli è un fatuo prosontuoso 
che lia l'onore d’aver per padre un vite intri- 
gante venduto e vendibile sempre , e perchè 
c’infanga nelle vie col suo tilburì che non ha 
ancor pagato, e perchè da un palchetto fa ino*. 

1 » aOl* La 6 c/umu. 4 



i 



Digitized by Google 




fta LAG E L 0 S 1 A 

stra pomposa in teatro dei suo occhialetio, dei 
suoi guanti gialli e della sua insolenza. Certo, 
per lutto questo s’egli m’insulta, io debbo chi* 
nar il capo e ringranziarlo. 

Dar. Oh veggo che il rancore non vi è passato; e 
mi avevate promesso di dimenticar l’accaduto. 

Lue. Manterrò la promessa. 

Dar. In buon’ora! Io intanto, perchè vi voglio 
bene , desidero di allontanarvi da Parigi per 
qualche tempo. In otto giorni avete già avuto 
non so quante contese. 

Mal. Male, male assai. Cosi nascono i duelli: vi 
ferite, vi uccidete... 

Lue. il morire non sarebbe per me un gran ma» 
le; perchè la mia morie non farebbe piangere 
nessuno. 

Alai. Che dite? 

Dar. E i vostri amici ve li scordale voi? 

Lue. Oh gli amici, si, va bene... ma non basta. 
( sforzandosi ili comparire ilare) Sentiamo duo* 
que, signor Darberl : che volete fare di me? 
dove volete mandarmi? atubasciadore forse a 
qualche Lontano banchiere? in Inghilterra per 
rallegrarmi gli spiriti, o più lontano ancora? 

Dar. Non uscirete di Francia: madama di Save- 
nay ha un fratello alHlàvrtv, ricco negoziante 
a cui suo marito mi fara il favore di racco- 
mandarvi. 

Mal. Ed io, signore, aggiungerò la mia alla sua 
raccomandazione. 

Lue. Ah ! madama.., signor Darberl , se sapeste 
quanto vj sono ricopi secale delle premure chu 



Digitized by Googl< 




/ 



ATTO SECONDO 51 

avute per me... Partirò; ma se vi dicessi che 
sono per farlo di buon animo, ( stendendo la 
mano a Darbert ) ingannerei voi e me stesso... 
Ria, votele presentarmi al signor di Savenay? 
Sono aspettato in casa d’un amico... (da sé) 
e non voglio farmi attendere. 

Mal. (a Darberl') Troverete Alfredo nel suo ga- 
binetto. 

Lue. ( presso la porta ) Venite... anche il signor 
di Savenay deve aver premura, perchè il si- 
gnor Tebaldo di Pont-Cassé, che ho incontrato 
poc'anzi , mi ha detto che vostro marito nou 
sarebbe stato in casa stamattina. 

Mal. (vivamente avvicinandoglisi) Ah! vi ha detto 
questo? 

Dar. (a Luciano prontamente) Entrale, entrate 
amico, {sono voce a Matilde) E voi, signora, 
coraggio! fate come fo'io: fidatevi, e sarete fe- 
lice. ( parte con Luciano) 

SCENA Vi. 

Malildc sola. 

( dopo breve pausa) Sì, seguirò i suoi consigli... 
saprò nascondergli il mio dolore, la mia ango- 
scia; non vedrà nulla; perchè ben potrebbero 
i miei sospetti essere ingiusti e renderlo infe- 
lice!... Alfredo infelice 1 ... e per cagion mia? Oh 
se ciò fosse, quanto mai avrebb'egli ragione di 
/ odiarmi! Oh no! egli mi ama non ne dubito; ed 
io avrò per lui le maggiori premure, voglio 
fidarmene interamente ed amarlo senza dargli 



Digitized by Google 




52 LA GELOSIA 

mai più un dispiacere. Anzi per incominciare 
ad eseguire il mio proposito, esca pur egli di 
casa quando vuole, ch’io non gliene dirò una 
parola, nè gliene farò un rimprovero. Voglio 
anzi portargli io stessa... (va per prendere il 
cappello e i guanti. Tebaldo apre alquanto 
la porla d'ingres&o e fa capolino) 

SCENA VII. 

Tebaldo e detta. 

Teb. ( come sopra) Dieei ore: il marito sarà fuori. 

Mfal. ( volgendosi spaventala') Chi è? Ah! 

Teb. ( entrando ) Zitto! perdonale, leggiadra Ma* 

. tilde, se ardisco di penetrare In casa vostra 
senza servo e senza campanello che mi annunzii 
come farebbe un briccone..'. 

fiat. Oh Dio! che volete, signore, che venite a 
far qui a quest’ora? 

Teb. (.retrocedendo) Come! non è uscito di casa? 

Mai. Chi? 

Teb. Oh bella! vostro marito... 

Mal. Voi sapevate... 

Teb. Sicuro: non siamo rimasti d'accordo che 
quando fossi certo della sua assenza... 

fiat, (.vivamente) Ah! si, si: ma parlate piano. 

Teb. (abbassando la voce) Non temete di nulla. 
In queste occasioni, so anch’io come si debbono 
prendere le cose.Sono discreto amico, e so espri-» 
piere i miei voli anche senza parlare. (Matilde 
va a chiudere la porla del g-abinelto dì 1 Alfredo) 
Ed anche in lai modo ho fatto girare dimoilo 
,« tede; ed a dirla eom’è* te iute conquiste-.., 

\ 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO M 

Sfai, (ritornando a Tebaldo ) Dite la verità. Voi 
P avete udito a dar la posta ad alcuno stanotte 
alla festa da ballo? A chi dunque? 

Teb. Eh eh eh! adagio, adagio? lo non voglio a- 
busare delia mia vantaggiosissima posizione. 
Non ho inteso nulla: so soltanto ch’egli sta- 
mattina doveva uscire di casa. 

Mal. Chi? 

Teb. Che dimanda? vostro marito... Non abbiamo 
convenuto fra noi... 

Mal. Si, si me ne ricordo ; e se voi ora vi trn- 

' vate qui solo eon me, egli è soltanto per farmi 
sapere dove egli debba andare .. 

Teb. ( turbalo e dando indietro ) È dunque tut- 
tora in casa... 

Mal. (ritenendolo vivamente ) Sì, Si: ma il mo- 
mento è favorevole... noi siamo soli... (da sé) 
Ab saprò Analmente... 

Teb. (da sè) Soli... è vero... ma senio un certo 
brividio nelle ossa... strana cosa! 

Mal. Parlate, signor Tebaldo. Eh non temete nnlla: 
lo sono già abbastanza informata... so tutto, vi 
dico. 

Teb. (da sè) Oh ve 1 come ;già le sfavillano gli 
occhi! 

Mal. (andando a sedere sul divano) Sedele, ve 
ne prego. 

Teb. (da sè) Seduto vicino a lei ! (sedendo) Per- 
donate... io... 

Mat. Voi dunque avete udito l’accordo? sono 
tradita, non è vero? Iridila... 

Teb. Calmatevi. 



Digitized by Google 




34 LA GELOSI A , 

Mai. Io!... Ma io sono tranquilla , non vedete, 
signor Tebaldo, tranquillissima. 

Teb. Signora... (da sé) Eppure mi sembra invece 
che la sia maledettamente in collera. 

JUat. E come sapete voi che mio marito doveva 
uscire stamattina di casa.se non aveste udito 
Madama Darbert... 

Teb. Madama Darbert?... 

Mai. Ah ecco! Io sapete... lo confessate finalmente. 

Teb. Io? 

Mal. Eh via! voi volete ingannarmi, perchè te- 
mete di affliggermi. I\on temete: faceste anzi 
benissimo a dirmelo. 

Teb. Ma perdonale: io anzi non ho detto nulla. 

Mal. Ma si... 

Teb. Ma no... 1 

Mai. Veggo, signor Tebaldo, che non volete con- 
fidarmi nulla. 

Teb. Oh no!... no... se avessi mille segreti miei 
proprii li confiderei lutti a voi, cui unicamente 
amo... 

JUat. Si. vi credo... e vedete che anch’ io vi aspet- 
tava senza prendermi inquietudine del segreto 
convegno che deve aver luogo tra la signora 
Darbert e mio marito stamattina,., alle... 

Teb. Piove ore. 

JUat. ( alzandosi ) Ah ! è dessa! 

Teb . (c. s.) Che dite? 

Mat. (da sé) È dessa: non mi ero ingannata! Ella 
lo aspetta. Ebbene, vi anderò io stessa, (a Te- 
baldo ) E il luogo, signore... 

Teb. (da sè) Ah giurabacco! m’ infilzo da me stesso! 



Digilized by Googl 



atto secondo 

Alni. II luogo, dico! 

J'eb. E olie imporla a noi di loro? se 1 amor vostro..» 

Al il. Il luogo, il luogo, vi dico. 

Teb. Noi so... non I' ho inteso. 

Alai. Si, si: vi andrò ad ogni modo: voi mi ci 
accoro pagnerele, mi darete il braccio. 

Teb. Ch’io esca di casa con voi? ch’io vi dia il 
braccio?,.. Sì signora... certamente. ( da tè) Bra- 
vo! se giungiamo alla via Choi^eu!, non sarà 
per mia colpa: si prepari a' fare una buona 
camminata. 

Alai. Ditemi dunque il luogo, signn re Ah è desso. 

Teb. ( vedendo Alfredo ; ll|inarit o !... non era duu* 
que fuori! Ah sono trappolato! 

SCENA Vili. 

, , ' Alfredo e detti. 

Alf. ( senza vedere Tebaldo) Finalmente sono par- 
tili. Ella mi aspetterà... ( vedendo Tebaldo) Oh, 
signor Tebaldo, per qual fortunato accidente... 

Teb. Già, già... proprio così... un caso... un ac- 
cidente... lo mi trovavo .. passava. . ero' venuto... 
e... e... (do sé) Debbo avere un aspetto stu- 
pendamente ridicolo, io. 

Mal. Il signor Tebaldo è rimasto sorpreso e con- 
fuso .e con ragione: egli ti credeva fuori di casa. 

Alf. Io? e perchè? 

Teb. Permettete, di grazia... 

Mal. Si, uscito... per quel convegno... dove sei 
impazientemente atteso. Non è vero, signore? 

Teb. Madama!... (t/a tè) oh donne! donne! 




la gelosia 



56 

sllf. Che «lite ? (a Tebaldo) 

Teb. Io non ho dello nulla, (da sè) Sono in un 
vespaio. 

Mal. Oh questo, signore, Pha saputo in un modo 
singolare. L’avrei ben saputo anch’io, perchè 
tu non hai segreti per me: e dubiterei ancora 
della verità del fallo, se quel signore non l’a- 
vesse inteso dalla bocca stessa della persona 
che debb’ essere impaziente del tuo ritardo. 

Alf. Ah quest’ è impossibile! (eoa severo sguardo 
a Tebaldo) Signore! 

Tcb. c imbarazzulissitno) Vi chiedo perdono, si- 
gnore; vi chiedo tre mila volte perdono... ho 
dello alla pignora Matilde, badale bene, queste 
precise parole: « Supponendo che vostro ma- 
rito!...» Vi prego di avvertire bene questo: è 
stala un’erronea, e se volete, una sciòcca sup- 
posizione. 

Alf. Alle corte, se il caso o qualche altra com- 
binazione , ch’io non posso comprendere, 
avesse fallo noia a questo signore qualche mia 
faccenda, per ispedir la quale fosse necessario 
che ora mi recassi in alcun luogo, ei deve an- 
che sapere che la sua indiscretezza merite- 
rebbe un altro nome. 

Teb. Che dite mai, mio caro signor di Savenay? 
Potete viver sicuro eh’ io mai e poi mai , ve- 
ramente mai, uè ora nè poi sarò per dire... 

Mat. Quello che sapete. 

Teb. Eche so io? Non ho^lelto una parola mi pare. 

Alf. {piano) Bravo ! 

Mal. ( che ha sentilo) Sì... bravissimo ! 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO 57 

Teb. (guardando or l'uno or l' altra sforzan- 
dosi di ridere ) Eh, eh, eh, eh! (da sè) Ha da 
durare un pezzo questa berlina? 

Mal. Io per me non insisto... non so nulla, e 
non voglio saper nulla. 

*41 f. (da sè) S : a lodato il ciclo! 

Teb. (da sé) Respiro. Ed è la prima volta da un 
quarto d’ora in qua. 

Mal. (guardando Tebaldo) Ma conviene ch’io 
esca di casa. 

Alf. Voi ? 

Teb. (da sè > Oimè! siamo da capo! 

Mal. Si... debbo fare una visita alla signora Dar- 
beri. 

Alf. Alla signora Darbert? 

Mal. Ma non l’ incomodare per questo, sai? Se 
non puoi accompagnarmivi... 

Alf. {sedendo) Oh no... non esco di casa stamane... 
(da sè) Saprebbe mai... 

Mal. In tal caso... poiché il signor Tebaldo m’ of- 
friva poc’anzi tanto gentilmente il suo braccio... 

Teb. Io, signora? 

Mal. Si, accetto il vostro braccio. 

Alf. (piano a Tebaldo) Restate. 

Mal. Ve ne prego, signore. 

Teb. (da sé) Ma che non possa cavarmi d’ im- 
piccio? 

Mal. Venite. 

Alf. (c. s.) Restate 

Teb. (da sè) Questa è una vera agonia. 

Mal. Su via, datemi il vostro braccio. 

Alf. (c. s.) Ve lo proibisco. 



Digitized by Google 




58 L A GELOSIA 

Teb. Signora, sono dolentissimo di non poter 
accettare l’onore che mr fate; ina... 

il/d r. thè! rifiutereste? 

Teb. Tuli’ altro! (correggendosi) Cioè un affare 
di somma importanza— la contesa della scorsa 
notte... bisogna assolutamente che mi informi 
come sono le cose. Se mai Luciano si pacifi- 
casse coll’avversario, dovrei allora io stesso... 

j4lf. Questo appunto è il vero motivo. 

Mal. Signore... per condurmi soltanto dalla si- 
gnora Darbert... a quattro passi di qui— 

Tcb. Ma ella non è in casa. 

j4lf. ( a Tebaldo) Zitto! 

Mal. [da sè) Ho inteso: si sono data la posta al- 
trove. 

Teb. (da sè) Che diamine ho detto? 

Mal. (guardando Alfredo) Ebbene! mi condur- 
rete da stia sorella. 

Alf. Andate pure da sua sorella. 

Mal. (da sè) Non è là dunque. 

Teb. Volete andare da sua sorella? 

Mat. No, no: voglioandare nel luogo dove si trova. 

Teb. (per partire) Perdonale, signora! Corro 
nella via d' Angiò da Luciano. 

Mat. (avvicinandosi ad Alfredo e guardandolo) 
Bene: non è la slessa strada? 

Teb. La via di Choiseul? 

Alf. ( alzandosi ) Ah! 

Mal. La via di Choiseul! ah! ah! (da sè) Ora so 
tutto. 

Teb. Ida sè) Sembra ch’io abbia dello una scioc* 
chezza! (forte) Cioè... signora., io vorrei ben 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO \ a9 

potere. .. si è che... (da **<) Ah, viva bncco! non 
è permesso di mettere un uomo in un imba- 
razzo uguale a quello in cui mi trovo. 

Mal. ( sorridendo con soddisfa,* ione) Con penttis- 
sion vostra, signori! Tu, Alfredo, rimani pure: 
e voi, signor Tebaldo, tenetegli compagnia. 

TeO. Signora!... (do sé) Ma questi due demonii 
giuncano a farmi camminare sui carboni ar- 
denti... 

Mat. Mi farò seguire dal servitore. Povera. Mar- 
gherita! Quanto mi godrà P animo nel por- 
tarle qualche sussidio in tuo nome! 

Teb. Margherita! E che cosa c’entra adesso la 
Margherita? 

Mat. (con ironia ) La è una povera vecchierelta 
che Alfredo va qualche volta a visitare in una 
soffi I ta, mosso da carità pel prossimo. 

Alf. (.da sé) Ha colto nel segno! 

Mal. (inchinandosi) Signori, non v’incomodate, 
ve ne prego: (da sè) Ah! la vedrò prima di 
lui! (parie dalla destra) 

Teb. (da sè) Inchiodalo qui col marito!... posi- 
zione veramente deliziosissima! 

SCENA IX. 

Alfredo e Tebaldo. 

) 

Alf. (con impelo di sdegno) Signore, signore! 

Teb. Che cos’è? che cos’avete? 

Alf. Silenzio, se vi è cara la vita, (guarda fuori 

dàlia porla) 

Teb. (da sè) A dirittura la vita! 



0 



Digitized by Google 



€0 LA GELOSIA 

Mf. Faceste un’ azioue indegna!... colla vostra 
loquacità avete messo il diavolo in casa mia. 

Teb. Vi assicuro, signore, che io non ci ho colpa : 
vostra moglie mi ha còllo a tradimento: vi 
giuro da uomo d’onore, che è stato un vero 
tradimento di vostra moglie. 

Alf. Zitto! (stringendogli fortemente la mano) 
Voi tendevate a perdermi nel suo animo. AI i 
sono noli i vostri progetti, le vostre speranze! 

Teb. [da sé) Ei vuole umiliarmi. 

Alf. Ma tranquillatevi: non vi fo l’onore di te- 
mervi. 

Teb. Scusate, ma io non ho mai avuto la pre- 
tensione di farmi temere: luti' all’ opposto. 

Alf. ( camminando a gran passi ) Zitto vi replico. 

Teb. Oh insomma poi non permetto che si bi- 
stratti così l’onor mio: non è festa tutti i 
giorni; e se volete soddisfazione, non avete che 
a parlare, [da sé) Una contesa: ci suno e li- 
nirò, ai solito, coll’ esser ferito. 

Alf. Soddisfazione, voi dite? Si, signore: voi mi 
ajuterete a riparare il male che avete fatto. 
Uscite subito e procurate di raggiungere mia 
moglie. 

Teb. Ah! \ 

Alf. Si, e tosto. Raggiunta che I’ abbiate, offri- 
tele il braccio. 

Teb. Ah! 

Alf. Ditele quello che vi piacerà: siate gentile, 
spiritoso, sparlate le di me, se volete, che poco 
in’iraporta. 

Teb. C da sé) Che fatua cosa sono i mariti! 



Digitìzed by Google 




ATTO SECONDO 61 

Alf Profferitele di condurla nella via di Choi- 
scul. Ella accetterà. Ma voi fate nascere mille 
ostacoli in modo che avvengano molti indugi 
in cammino: insomma è duopo ch'ella non 
giunga in via di Choiseul se non tardi, bea 
lardi.. Voi m’ intendete! 

Tfb. Perfettamente... e voi intanto... con... benis- 
simo! (da sè) M’accingo a fare un bel mestiere. 
Alf. Guardatevi bene, signore, dal far supposi- 
zioni di cui non meuo l’onor vostro che il mia 
potrebbe averne offesa. Tutto è falso, tulio. Af- 
frettatevi: per qui la raggiungerete certamente. 
Teb. Lasciate fare a me. (da sé) Ah tu mi hai 
punto; mi hai subissato co' tuoi sarcasmi: ma 
le ne pagherò . {Alfreda lo guardai Vado, vado; 
voi rimauele. (da sè) Te ne pagherò, marito! 

( parie dal mezzo) 



SCENA X. 

Alfredo , poi madama Darbert. 

Alf. (solo) Ed io, io non so dove mi sia : perdo 
la testa. E se oolui mi tradisse!... Andiamo. 
La signora Darberl, coti questo viglietto, sol- 
lecita la mia partenza: mi aspetta. Ella si è 
compromessa... perduta .. voglio subito mandar 
da tei. Mandare? no, no; andrò io stesso ; bi- 
sogna che arrivi prima di loro, prima di Ma-< 
tilde, (fa per uscire ed entra madama Darberl ) 
Ciclo! Voi signora! 

A/ad. ( mil reggenti jsi sulla porta) Sì^ìq: maria 
U’ impazienza e di spavento. 



Digitized by Google 




62 - LA GELOSIA 

Aìf. (guardando fuori ) Mia moglie 

Muti. Ella è qui, signore? Oli cl»’ io non la veda!... 

che non veda dicono. 
sllf. [No, no, signora; essa è parlila. 

Mad. ( lasciandosi cadere sopra una sedia, presso 
la porla ) Oh Dio! non ho più forze! il mio 
coraggio è esausto: con quanta ansietà io v’a- 
spetlava da quella donna: l’ora è trascorsa. 
silf. Non ho potuto movermi di qui : vostro ma- 
rito è venuto a trovarmi. 

Mad. Dar beri! 

4lf. Conducendo seco Luciano! 

Mad. ( alzandosi prontamente ) Luciano! E mio 
marito!... Oh signore, erano insieme? Luciano! 
di lui appunto io voleva parlarvi. 
ytlf. Come! Di quel giovane che forse?.,. 

Ma d. Ascoltatemi, signor di Saveiray. Da mollo 
tempo voi mi andate parlando della vostra 
amicizia: ho credulo e voglio credere ancora 
eh’ essa sia pura e sincera: avevo bisogno d’un 
' appoggio e non Do veduto che voi; e quan- 
d’ io vengo a porre la mia fiducia nell’onore 
e nella leali;» d' un amico... ,nou vorrete già 
che io esca di qui col pensiero che non era- 
vate degno di ascoltarmi. 

4l[. (da sò) Quale turbamento ! (forte) Vi ascolto 
signora.- , 

Mad. Luciano jeri sera alla inia festa è slato in- 
sultalo. Mauclair, vostro amico, gli ha rinfac- 
cialo la sua nascila; c quella contesa gettò lo 
• -spavento nel cuore di sua madre. 
sUf. tìua madre? Egli non lu conosce, 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO 63 

Mail. Ma io, signore, io la conosco. 
jlf. Voi? 

Mail, {ricomponendosi) Si, un'amica di mia fa- 
miglia... fors’anche della \oslra... Oli assai sven- 
turata’ Se sapeste la sua ansietà, la sua dispe- 
( «razione, ne avreste pietà al pari di me. 
jlf: Chi è (lessa, madama, chi è dessa? 

Mail. Ah non mi domandate il suo segreto; for- 
merebbe troppi infelici! il colpevole da molto 
tempo più non vive, e fu raggiunto nel sepol- 
cro da coloro che ingannarono un uomo one- 
sto co Moro silenzio; un silenzio ch’ella ha 

/ 

maledetto. Ora ella espia l’ altrui delitto con 
quel segreto che dee morire con essa e con 
me ; e pensatesela ne sia gelosa; s'ella mi sup- 
plichi di custodirlo, dirigendomi a voi, a voi 
che tanto stimiamo tutte e due. Il solo pensiero 
che mio marito possa penetrare il motivo che 
a voi mi conduce, che vostra moglie possa sa- 
perlo... la ucciderebbe! 

, *#//. Gran Dio ! 

Mud. Oh! ma voi tacerete, non è vero? Quando 
una madre, condannata alle lagrime osa di de- 
porre nel vostro cuore leale e generoso i pro- 
prii timori', di collocare le proprie speranze, 
di aflidare, a voi, amico discreto e prudente, 
il proprio destino, ali! non vogliate tradire il 
suo segreto, Che è il segreto d’uu altro. Tacete, 
e seppellite nel più profondo del cuore un tale 
arcano. Ella è unii donna Qualmente; e il suo - 
onore si pone sotto la salvaguardia del vostro, 
/llj Tarlale, signora; che posso fare per suo liglio? 



Digitized by Google 




6i LA GELOSIA 

Mad. EjìI i è solo. . solo al mondo, signore; nè sa 
«•he sua madre tieu sempre l’occhio su di lui, 
e ilebbe ignorarlo per sempre. Il cielo gli Ini 
folto, or ha poco, l’amico cui fu data in custo- 
dia la sua giovinezza.» 

Alf. L’avvocato Durville? 

M>uì. Or ch’egli non è più, altri non v’ha che 
s’interponga fra la madre e lui per assicurar- 
gli uno stato e per invigilare la sua condotta. 

Alf. Ma voi madama». 

Mail, lo! (sforzandosi di sorriderti) Oh! ella noi 
vuole; teme di mio marito... teme... che so io?... 
una bizzarria... un capriccio, lo sola sarò la sua 
mediatrice presso voi, se accettate l’ incarico. 
Vi parlerò di lei... di suo tiglio... e ve ne par- 
lerò spesso. Oh, si, non è vero? voi lo farete: 
sarebbe dura cosa il negare a qne’due infelici 
il servigio che vi chieggo per essi. 

Alf (porgendole la mano) Potreste dubitarne, 
siguora? Sì, gli sarò amico; casa mia sarà casa 
sua e avrò di lui ogni cura. Ma lo so che il 
signor Darbert prende interessamento per que- 
sto giovane quanto voi; che oggi voleva farlo 

, partire da Parigi. 

Mad. Luciano!... allontanarlo da sua madre, che 
noi vedrebbe più!... oh no, no signore; non li 
separate. 

Alf. Si temeva che la contesa di jeri sera potesse.» 

Mail. Questo è che mi sp... ( correggendosi ) che 
ci spaventa entrambe., ma la riconciliazione 
ha avuto luogo in casa mia prima che termi- 
nasse la festa... cosi sono stala assicurata., ma 

9 



Digitized by Google 




ATTO SfeCÒNDO 63 

Ciò non ostatile sono inquietissima ancora; cosic- 
ché lio pensato di fargli ricapitare un biglietto* 
( correggendosi ) un biglietto di sua madre ed è il 
1 primo! Ella lo scongiura di Vivere per lei ché 
l’ama tanto... ma che può pretendere da lui f 

Alf. Fatevi animo : il signor di Alauclair è mio 
amico, gli parlerò. 

Mad. Oh si! gli parlerete voi... Se si avessero ad 
incontrare. . potrebbero venireancora a parole... 

Al/, (in ascolto) No... non temete. 

Mad. Avete inteso tutto: io vi ho recato le lagri* 
me, le preghiere e la riconoscenza d'uno madre. 

Alf. (porgendo l'orecchio verso ('estremila deliri 

scena ) 

Dar. (di fuori) Grazie, non occorre. ^ • 

Mad. Mio marito! ah sono perduta! 

Alf. Uscite signora. 

Mad. Ah! che non si sappia imi parola... 

Alf. Signora?... (si apre la porta di mezzo ) Nort 
c’è più tempo! (là siqnora Darbe.rt torre A 
nascondersi nel vano d’una finestra di bui la- 
scia cadere le carline J 

SCENA XI. 

Darbertj Aifrèdo e Madama Dafbett nascoste; 

Dar. Non vi disturbo già ? 

Alfi No! (q un r dandos i attorno e iloti bedendold 
più , da sé) Ah respiro! 

Dar Vi veggo maraviglialo di questa riila sd-» 
conda visita ; ma ritornando dat banco non 
ho voluto passare si vicino a voi; senza darvi 
t.- 8QÌ; La Gelosia r 8- 1 



Digitized by Google 




66 LA GELOSIA 

un caritatevole suggerimento. Ma voi siete 
molto tristo e pensieroso. 

Jlf. Oh nulla!... non è nulla, ve ne assicuro.. 

Dar. Voi ini avete reso un servizio, ed io voglio 
rendervene un altro. Oltreché tra mariti, biso- 
gna ajutarsi 1* un V altro , almeno per Ispirilo 
di corporazione. 

jtlf ■ lo non v 1 intendo. 

Dar. Ecco qui: ini ha fatto venire questi, pen- 
sieri l’aver incontralo poco fa una certa per- 
sona... Caro amico, voi conoscete il signor Te- 
baldo. Sebbene fatuo, e alcun poco anche ridi- 
colo , è giovane da guardarsene. A noi non 
sembra che un vanarello insipido; ma le donne, 
alle volle, potrebbero essere di parere diverso. 
L’ho incontralo, vi dicevo, poco fu... 
jilf. Con mia moglie. 

Dar. Non ho detto, questo. 

Alf: Eh! lo so. 

Dar. Ah ! se lo sapete , non dici) altro. Questa 
cosa mi ayevu messo In timore per voi. Dia- 
mine, un mio collega!... Voleva poi da ciò pi- 
gliar occasione per avvisarvi di non irritar 
troppo- vostra moglie , cosi gelosa com’é. La 
collera delle donne è terribile, sapete? Ma poi- 
ché mi dite d’ averla raccomandata al braccio 
del signor Tebaldo... 

Alf. E senza ver un timore, ve ne accerto. 

Dar. In un’ora in cui dovrebbe ristorarsi dalla 
stanchezza delta festa di questa notte, cóme 
sta facendo mia moglie ! Jtle non se ne purli 
s più. Ora non avete a far niente, non è vero? 




, ATTO SECONDO G?* 

Alf. Niente aff-itlo. 

Dan Favorite dunque di scrivermi quelle righe 
che mi avete promesso per vostro cognato del» 
l'Hàvre. 

Alf. Subito. Favorite di entrare nel mio gabinetto. 

Dar. Volentieri, (per uscire , poi torna) Spero 
di trarne profìtto: sebbene io questo momento 
io sia inquieto non poco circa Luciauo. 

/ tlf . Perche? 

Dar. Che volete? questi diavoletti di giovani vi 
guizzano fuori di mano. È vero che non t’avrei 
ritenuto contro sua voglia... So che sia un im- 
pegno d’onore e un primo impegno. 

Alf. Il signor Luciano.. 

Dar. ( andando verso il gabinetto) Deve battersi 
oggi. • 

]Uud.(mellendo un grido dal suo nascondiglio) Ah! 

Alf. (spaventalo) Oh Dio! 

Dar. ( guardando ) Eh! Chi ha gridato? ( vedendo 
moversi le corline ) Là dietro, (guardando Al- 
fredo) Non eravate solo! 

Atf. Eh! può essere... 

Dar. (andando verso la finestra) Là c’è quatcqno 
che si sente inale. ' 

Alf. (andandogli innanzi) No, no. . 

Dar. (sullo voce ) Ah! Alfredo! ciò sta male! Una 
donna qui con vói, mentre sapete quanto vo- 
stra moglie sia gelosa! Non sapete che tormento 
è quello della gelosia? 

Alf. Vi giuro suironor mio... 

Dar. (abbassando la voce) Fatela partire, ve ne 
prego. ; 



Digitized by Google 



6» LA GELOSIA 

Alf. (spingendolo verso il gabinetto) Si, sì, vengo 
subito da voi. j 

Dar. V'aspetto. ( parie a sinistra , Alfredo chiude 

la porto) 

SCENA XII. 

Alfredo e Madama Darbert. 

Mad. (alzando le cortine e con voce fioca) Mio 
figlio... salvate mio figlio! 

Al/. Signora!... 

Mad. Egli è mio figlio. 

Alf. Oh dite ftiano! 

Mad. Salvatelo! correte!... è ancor tempo. Bisogna 
che vediate il signor di Mauclair... anche Lucia- 

■ no. Ditegli che conoscete la sua famiglia... sua ma- 
dre... ditegli che non s i balta... Ah salvatemelo!. . 

Alf. Fidatevi di me, signora: lo salverò ad ogni 
modo; ma partite tosto. Andiamo. 

Mad. SÌ, si, correte, (s'incamminano verso la 

■ porta del mezzo , la quale si apre con impeto e 
si presenta Matilde pallida, ansante, fuor di sè) 

SCENA XIII. 

Matilde e detti. 

Alf. m tilde! 

Mad. (appoggiandosi) Dio! 

Mal. (sitila soglia ) Ah! in casa mia! me Tcru im- 
maginato. 

Alf. Zilla! (alla signora Darberl) Tranquillatevi, 
signora. 

MaL Giungo assai inopportuna, non è vero? Ad»! 
sono troppo indiscreta! 



Digitized by Google 




69 



ATTO SF ONDO 

AI ad. Oh! signora, vi prego... 

Mal. {avanzandosi imperiosamente) Che! non esce 
ancora di qui? Dite un poco a costei che se ne vada. 

Mad. (.nascondendoti il volto con le mani ) Me di- 
sgraziata! 

Alf (ulta signora Darbert) Andate, signora, e 
fate conto di ine; assicuratevi ch'io vi stimo c 
\i rispetto. 

Mal. Oh si! è degna veramente di rispetto! 

Alf. (a Matilde autorevolmente) Si ;e la rispet* 
terete anche voi. 

Mad. ( presso la porta, supplichevole, e additando 
il pendolo) Signor di Savenay! 

Alf. Corro subito, signora. [Mad. Darbert parte ) 

SCENA XIV. 

Matilde, Alfredo , poscia Darbert. • 

Mal. ( prendendo vivamente Alfredo pel braccio ) 
Dove ? dove? 

Alf. Zitta! Lasciatemi. Non una parola... non ua 
gesto... 

Mat. (esasperala) Ch’Io taccia! ch’io taccia!... 
quando mi tradisci infamemente... 

Alf. Matilde! 

Mat. Si, infamemente. Voi non m'attendevate qui 
eh? m’ingannavate tulli... Ma finalmente... 

Alf. Hiliralevi, signora, ritiratevi. 

Mal. Lasciatemi. 

Dar. ( dalla sinistra) Che cosa c’è? Quesfe grida... 

Mal. ( stupefatta ) II signor Darbert! 

Alf (cercando di frenarsi) oh niente... niente... 
uua... uua supposizione ridicola. 



Digitized by Google 




70 LA GEL OS! \ 

Mal. Ah ridicola? 

Dar. Ho inteso: si (ratta di quella persona che 
era qui testé, non è vero? (sottovoce od Alf re- 
■ do) Imprudente! che cosa v’avevo dello io! ( forte ) 

Eh se non c’è altro, io so... 

Mal. No, signore, voi non sapete... non potete sa- 
pere... 

Alf. Di grazia... 

Dar. Ma si, vi dico: era un'antica cliente di vo- 
stro marito venuta per consultarlo. 

Mal. (vivamente) Non è vero. 

Dar. L’ho condotta qui io stesso. 

Mal. (c. si) Vostra moglie! (Alfreda stringe con , 
forza il braccio di Matilde che mette un grido) 
Ah! mi fate male, signore. ‘ 

Dar. ( pallido , sfigurato , e guardandoli a vi- 
cenda) Mia moglie! 

Alf. Non le credete, signore: questa è una paz- 
zia, una vera pazzia!... Questa sua sfrenata pas- 
sione sarà causa dell'Infelicità di chiunque ab- 
bia che fare con lei, (con voce dimessa Ma- 
tilde e dandole un'occhmta bieca) e della loro 
morte. ( Da r berl si pone fra essi) 

Mal. ( spaventala dagli sguardi minacciosi di 
, Darberl) Oli si!... mi sono certo ingannata... 
lo noi so propriamente, non l'ho veduta... ella 
è cosa impossibile. 

Dar. ( avvicinandosi ad Alfredo) Mia moglie 1 
Alf. Vi giuro... N 

Dar. No, no; non vi credo, lo voglio... Ci rive- 
dremo, (parte rapidamente dal mezza) 



Digitized by Google 




ATTO SECONDO • 



71 



• \ 



SCENA XV. 

Alfredo e Matilde. 

Mal. Alfredo! 

Alf. Sarete contenta, signora!,.. Voi ci avete tutti 
perduti... lutti! 

Mal. Perdona!... Ma facesti si indegna cosa .. Al- 
fredo, dove vai ? 

«4if. Lasciatemi: non ho un momento da perde- 
re. La signora Darbert... 

Mal. Vuoi seguirla? 

Alf. Che ve ne importa? Lasciatemi, vi dico. 

Mal. ( correndo ad una porta laterale e chiù- 
dendola ) No, non uscirete di qui! 

Alf. Che dici, Matilde? Matilde! 

Mal. ( che è corsa a chiudere anche la porla di 
mezzo) Non uscirai certo ! 

Alf. Rendimi quelle chiavi... qua le chiavi! 

Mal. No: resterai in casa. 

Alf. ( andandole vicino ) Dammele toslo, le Io co* 
mando. 

Afa/. Ed io... non te le voglio dare! (getta le chiavi 
. - t f uori del balcone ) 

Alf. Disgraziata! ( scuole con forza la porla di 
. mezzo) 

Mal. No, non voglio! questo è soffrir troppo... 
Tu sei spietato... Sarò crudele, inesorabile an- 
ch’io. (la porla cede. Ella sf slancia verso Al- 

• /redo) 

Alf. (prendendola pel braccio , e conducendola 
innanzi) Signora! lasciatemi... lasciatemi par- 
tire! Muore forse un uomo iu questo momento... 
e voi, voi Passassimo! ( Matilde getta un gri- 
ei- tu spinge, ed essa cade ginocchione, ed 
Alfredo esce precipitoso dalla porta che ha 

forzato) 

M?U» SILI.' ATTO SECONDO. 




ATTO TERZO 73 

Mad. lo! Giulia mi stava acconciando. Uscirò di 
casa fra poco. 

Gin. Ecco qui il suo cappello, signora, (a Dar - 
beri) La prego di perdonare se ogni cosa è qui 
ancora in diselline, ma la sig ierà si e levala 
un momento fa .. e... 

Dar. {guardandole) Va bene: uscite, (a Giulia ) 

JUad. Si: portale ogni cosa nella mia camera, 
dove finirò di assettarmi... {si alza ) 

Par. Un momento, (a Giulia) Andate a vedere 
che c’è qualcuno ciie ha bisogno di voi... o di 
Giuseppe... di uu servitore insamma .. Andate. 

Giu. {andando alla porla) Vado, signore, (ne/-* 
l'uscire , da sè ) Oli ve’l il signor Tebaldo! Sem» 
bra che sia caduto ancora ; e questa volta in 
istrada. {Darbert la guarda) Vengo, vengo si- 
gnor Tebaldo. {parie) 

SCENA II. 

Darbert e Madama Darbert. 

Mad. Conviene che vi lasci, amico mio; ho qual- 
che cosa da fare. 

Dar. Che cosa? accònciarvi? Oh, no! siete benis- 
simo in ordine, mi pare, benché vi siate alzata 
un momento fa. ( osservandola attentamente) 
Se foste già uscita di casa, non potreste essere 
, meglio vestila. 

; Mad. Ero cosi stanca che, dovendo uscire , mi 
sono vestila addirittura. Ma voi avete da fare. 

Dar. ( riunendola ) No, nulla, ve ne assicuro: 
anzi ho piacere di starmi qui un poco con voi, 



Digitized by Google 




71 li A G F. L 0 8 LA , 

perchè sino ancor tulio commosso por certe 
cose «il cui sono stalo testimonio poco fa. 

Mari. (s •'.fendo') Ofi ! che mai? Infatti, siete mollo 
coniugato! 

.Dar. \i sembra? può essere. Vengo di casa del 
signor «li Sa«enay. ( ella ti volta dalla parla 
dello specchio dov' egli la riguarda) Certo del 
signor di Savenay, e fui testimonio d' un tra- 
sporto di gelosia, di sua moglie. 

Mod. Fa male ad essere cosi gelosa... e senta 
motivo poi!... 

Dar. Lo eredele!... Avete ragione; ma come si 
fa a schermirsi da que’ sospetti che vi lacerano 
•. l'anima... È una. morie lutila.,, orribile... che 
vi toglie cento volte più che la vita , perchè 
vi toglie la tranquillità dell'animo, la fiducia, 
i tutte le illusioni delta viig.;. (con impelò) È 
l'inferno in terra^ capite? 

HI ad. (con ispavetiln) Ai» mi fate paura! 

Dar. (cairn iridasi) Perdonate : mi dimenticava... 

io... io ho compianto quella povera donna che 
* ama tanto suo marito. Ma se ella fosse vera- 
mente tradita, quale difesa aver potrebbe una 
povera dolina che non ha che lagrime ! ( riscal- 
dandosi a poco a poco) Un uomo è altra cosa ! 
egli si vendicherebbe, un uomo! potrebbe la- 
vare l'Infamia col sangue! 

Mad. ( atterrita ) Signore! . . . ( tranquillandosi ì , 
Come è mai credibile che il signor di Savenay, 
cosi buono, cosi onorata persona, inganni per 
tal guisa sua moglie? Ah sarebbe un’ indegnità! 
Dar. Non è. vero? E nondimeno l' inganna! 



Digitized by Google 




ATTO TERZO 



75 

Mfad. Egli! 

Dar. Si, egli è un infame che si prende diletto 
di tormentare freddamente quel cuore tenero 
e fedele; e tra le persone di nostra conoscenza 
si trova una donna cosi vile, cosi spregevole 
che è discésa a rendersi complice del suq de- 
litto. La conoscete \oi? 

Mad. No. 

Dar. ( freddamente ) Neppur io. Stamane era in 
casa di lui , mentre vi ero aneti’ io , perchè... 
(osservandola nello specchio) perchè io sono 
uscito... di buon’ora, primi di voi. 

Mad. Prima di me! ma io... 

Dir. Ah è vero! voi non siete uscita. Era In 
casa sua, vi dico. Io non I’ ho veduta; ma ben 
P ha vodqta la signora di Savenay ; o pilli tosto 
le è sembrato di vederla. Ma fu cerio un va- 
neggiamento. ( sforzandosi di ridere) Non in- 
dovinereste mai chi, nell’ impelu della sua ge- 
losia, ella abbia nominalo. 

Mad. Ah! 1' ha nominata? 

Dar. Si: ha nominato una persona stimata d.i 
tutti quelli che la conoscono; adorata da un 
marito il quale da quindici anni , col dimo- 
strarle tenerezza e fiducia, si studia d’ acqui- 
starci l’amor suo che è la sola sua felicità, la 
sua vita! una donna che sarebbe una creatura 
orribile, cui bisognerebbe strappare il cuore 
su racchiudesse tanta villa e perfidia. E questa 
donna da lei nominata... (facendola obliare 
verso di sè ) Questa donna siete voi! 

Mad. (alzandosi) lol \ ' 




7r> LA GELOSIA 

Dar. Sì, voi... la sua ganza... la sua... 

Miid. ( interrompendolo ) Signore!... signore!... a 
questo non era... e non è da rispondere... clic 
col silenzio e coi disprezzo. 

Dar. Signora! 

Mrd. Perdonale, amico mio: debbo uscire di casa. 
Vado un momento nella mia stanza e torno 
subito. (parte) 

SCENA III. 



Darbert solo. 

Dar. Oh! uo» no... con quei contegno così dignii 
toso... con tanta franchezza... ingannarmi! 
essa!... bisognerebbe morirne... o piuttosto an- 
dar dal traditore, dall’ infame che mi ha ri- 
svegliato in cuore l’inferno, e con tutto il suo 
sangue... (correggendosi) Oh! un po’ di calma. 
Mi sono quasi tradito, mi son posto a rischio 
di dover arrossire davanti a lei de' miei tra- 
sporti E perchè? quali prove io ho? quali in- 
dizi!? Ilo da prestar fede alle parole d' una 
donna fatta cieca e furibonda dalla gelosia? 
e perché nel suo furore le è uscito di bocca 
un nome, di cui sic poi smentita subito dopo, 
dovrò dimenticare quindici anni d’una vita 
virtuosa e felice? dovrò?.. Eppure egli era pal- 
lido, tremante di collera e di spavento! eppure 
v’era una donna dietro le cortine della fine- 
stra... che si è riscossa all 1 udir la mia voce.» 
che ha messo un grido.» Era là, in casa sua » 
lo, io doveva strappamela fuori, gettarla aucoT 



« 



Digitized by Google 



ATTO TERZO 7 1 

palpitante ai piedi del suo complice .. e coti 
inano disperala... ( abbandonandosi sopra una 
sedia ) Ah! io vaneggio, son pazzo! iomunjo! 

SCENA IV. 

Tebaldo e detto. 

Teb. f di fuori) Grazie, mio caro, grazie: basta 
cosi: va benissimo ( venendo in iscena) Inde- 
gno biroccio! Ma non voglio partire senza rin- 
graziare della generosa sua ospitalità quei de- 
gno galantuomo del signor Darbert. 

Par. ( rinvenendo in sè ) Alcuno mi ha nominala. 
Teb. ( vedendolo ) Ah ! eccolo qua. In fede mia , 
.signore, che potete vantarvi d’aver un came- 
riere che sa maneggiare la spazzola eon invi- 
diabile maestria! Osservatemi: non c’è più ma- 
cola; mi ha ripulito, si può dire da capo a 
. piedi: infangato Ano agli occhi. (ridendo) Alt, 
. ai), aht infame carralella! Ero una figura cosi 
spaventevole che quando volli ripararmi nei 
.vicino caffè , l' acquacedrata]» mise uu grido. 
( facendo la vocino ) oh Dio ! che orrore!... (fa- 
cendo la sua voce naturale ) E con questo mi 
chiuse ia porta in faccia. È la pura verità. Slu- 
i pld.o biroccio! Mi rincresce soltanto di non sa- 
- irei ne il numero. 

Par. ( con indifferenza ) Dovevate guardarvi. 
Teb Lo volevo ben fare; ma non l’ ho potuta 
. perchè nan ci vedevo più , tanta aveva gli 
occhi Impiastricciati di fango. & per soprop- 



( 



Digitized by Google 




V 



78 L 4 a FX O S I A 

p’ù il proprietario di quell’esecrabile biroccio 
rideva tanto di gusto da scoppiarne, (ridendo 
d* indignazione) Ah, ah, ah , indecente Automa- 
dotile! ine ne vendicherò sai, briccone! dima* 
ni... le ne accorgerai dimani... riderò ancirio: 
ah, ah, ah ! 

Dar. ( ritenendolo ) Sono ben contento d’avervt 
potuto giovare, e voglio sperare che non v’ab- 
biano ad accader più simili disgrazie. ' 

Ttb. In verità noi so: non sembra ch’io sia là 
calamita delle disgrazie. Stanotte qui; slamai- 
lina dai signor dii Savenay; più tardi... r 
Dar. ( riconducendolo innanzi ) Che dite? dai si- . 

gnor di Savenay? !/»vele veduto? 

Tei/. Pur troppo Ud anche sua moglie... Che cop- 
pia è mai quella! Se io rimetto più piedi In 
quella casa.,. . - v • 

Dar. Hanno forse altercato, n’è Vero? eh già! per 
gelosia al solito. 

Ttb. Ed io mi vi sono trovato avviluppato in 
un modo spaventoso : da una parte il marito; 
dall'altro la moglie: questa mi faceva parlare; 
quegli mi Taceva tacere. Il signor Alfredo aveva 
dato convegno ad una donna.» 

Dar, (vivamente) In sua casa! 

Ttb. No, fuori di casa... cioè nè in casa nè fuori,' 
Era una fantasia di sua moglie la quale voleva 
impedire ch'egli ci andasse. Il manto dal canto 
suo mi obbligava a dar il braccio alla moglie, 
bramosa di' giungere al luogo convenuto prima 
di lui. Il marito intanto... insemina non mi sono 
mai trovato in un più grande imbroglio. 



Digitized by Google 




ATTO TERZO ^ 70 ' 

Dar. Ha la signora di Savenay vi ha detto?... 

Ttb. Ah si ! mi ha- dello... Questo è il faceto. 
Quando siamo giunti colà, non c'era nessuno 
dalla vecchia... Voi non Sapete eh, della vec- 
chia? Una povera donna in via di Choiseul, a 
centoventi gradini di altezza : e che scala! ha 
una*cor<ia per appoggialojo. lo era tutto au- 
sante... Ella! se l'aveste veduta! rossa , infuo- 
cata come una barbabietola... con due occhi 
che pareano due bragie. Non trovando nessuno: 
u Partite, mi ha detip, partite!... Voi siete 
d'accordo con mio marito per ingannarmi? » 
Pracisa verbo. Or^j domando io se questo 
era possibile? coiti^te, quando si corteggia 
una douna... _ 

Due. (he cosa dite? 

[ 7V6.JIo?Che cosa? (da sé) Che diamine ho detto? 

Dar. Continuate. Voi ritornaste allora dal signor 
di Savenay? 

7’(6. Signor no. Allora ho incontrato la mia si- 
gnora dall’abito violetto, guernito di pelliccia. 

Dar. Che ? 

Teb. Guernito di pelliccia, ho detto. Essa fu ca- 

• gioite della mia disgrazia. Quella bella signora, 
passando presso di nte, all'angolo della contrada 
detta Pace, mi ha guardalo, e inesso un gri- 
delto; cosi. Ah! . 

Dar (riflettendo) Cosa singolare! 

Trb. Si ., ma non dispiacévole. 

Dar. Un abito violetto? 

7Y6; Guernito di pelliccia. 

Dar. E l'avete veduta co' vostri propri occhi? 



Digitized by Googli 



ATTO TERZO 8! 

me ne andava con le mani in lasca e il naso 
alzato, venne quello sciocco di biroccio che 
m'ha scagliato addosso tanto fango da non la* 
sciarmi inlatto un palmo della persona. 

Dar. ( da sé) Oh! mi scoppia il cuore t 

Teb. Fu in quel punto che venni, qui, e che il 
vostro bravo cameriere, sublime maneggiatore 
delia spazzola... ‘ ' 

Dar. Ditemi: quella donna che avete veduta e 
si bene riguardata... se la rivedesse ?... 

Teb. La riconoscerei Subito fra milio: I’ho an- 
cor presente con quell’abito violetto, guernito 
di pelliccia, quel gran velo bianco, e... 

SCENA V.- 

i 

Madama Dar beri, vestita can gli abiti sopra 
descritti e delti. 

Mad. ( dalla sua camera, e parlando verso riti* 
tèrno ) Si, esco per 4 in’ora. 

Teb. ( vedendola ) Oh ! chi veggo?' 

Mad. {da sé) Il signor Tebaldo ! 

Dar. ( osservandoli entrambi Ah! 

Teb. {da sé) Ma è lei... è lei ! 

Dar. (sforzandosi di sorridere)XQsi è singolare, eh? 

Teb. ( stupefatto ) Ma no, non dico nulla io. 

Dar. Si, davvero: precisamente la stessa cosa: 
abito, violetto, guernito di pelliccia, e fiat* il 
velo. bianco! ( ridendo ) Ah, ah, ah! 

Teb. Ma... (da sé) Come! ed egli ride? 

Madi Scusate signori, slava per uscire. 

Dar. (plano e ritenendola ) Per la seconda vc.Jla? 
fc. iti!;, la. 6 cJqsìu. I 



I 



83 LA GELOSIA 

Mad. Signore!... , 

fin r. (sforzaudQsi xli sorridere) Rimanete, «niat 
cura. Il signor Tebaldo potrebbe credere elle 
evitaste la sua presenza. 
feb. Io... oh io... perdonate... non ci pqnso nep- 
pure. (da sé) Ma non è questo un supplizio 
maggiore del primo»? 

Mad. Non capisco... 

fìar. I; vero... voi non polele comprendere... ma 
immaginatevi che voi fate in lui P effetto che 
' fa un’ apparizione. Dovete sapere che questa 
mattina, un momento prima ch'io ritornassi a 
casa, egli ha incontrato una signora della vostra 
statura, con un vestito affai tq simile al vostro. 
JUad ■ Davvero? 

Tab. flo... adatto simile— no... il colore... la pel- 
.. Uccia... il... e poj... (tfa sé) Oh ! sudo come un 
facchino ! , . ._•!,* f 

Pur. ( ridendo ) Voi cercale adesso dj tranquil- 
larmi. Ali, ah, ah !. 

Jlfad. (da sé) Ah! io miiojo! • . . 

par. (lietamente) Il fallo è che se io non sapessi 
che mia moglie, quando accadeva quel roman- 
, zesco incontro... giaceva tranquillamente in 
letto... perchè l’ho veduta io stesso poeo fa 
addormentala nel|a proprja gatnerq... s 
Teb. Ah! ahi Oh! Oh! 

- par. '^ridendo ancor più ) Si, un momento fa. Ali, 
ab, ab! (piano alla signora Dqrberl) Ma, ri- 
dete aqche vof madama, ridete... Npu vi smar- 
rito cosi; noq vi; fate scorgerei 
• Mwi ffds(ir>‘ts()^o/- / rafa)Io...signofc... intatti--. 



Digitized by Google 




--ri,..- ’m ■ 



' ATTO TERZO’ fS 

rDar. (a Tebaldo) Eh ? che ne dite? Non è da rii 
dere? Ah ! ali! - ' 

Teb. Cer... certamente... sicuramente! (da si) 
Ma quest’uomo ha un modo di ridere che fa 
•/ arricciare i capelli. C 

‘Dar. Come, signor Tebaldo, ci volete già lasciare? 
Andate forse in traccia della voslru bella in- 
cognita? (dà un'occhiuta a tua moglie) 
Teb. No, no: non ci penso più. Essa mi ha già 
fatto perdere Iroppo tempo, ed anche a voi. 
Ora uii preme di saper l’esito della disfida 
tra il signor Mnuclair e Lucianetlo. 

Mad. ( vivamente ) Ah signore!... (atterrita per 
un’occhiaia di Darbert) Credete voi che sisieno 
già bai tuli? Cosi per tempo? 

Teb. Eli, si trattava di vendicare col suo l'onor 
mio., e se egli non avesse... io medesimo... 
Dar. (a sua moglie ) biele assai commossa !... 

’ Mad. lo ? ? 

7 eb. Che c’è ora?.,. Non parlerò più!. . Son muto!... 
4lf. (di fuori ) Venite, bravo giovane, venite. . 
>7'eb. Eccolo! 

IH ad. Ah! ' 

Dar. Signore... (vedendo Alfredo) desso! (si con- 
tiene a fatica } 

SCENA VI. 

Alfredo , Luciano e detti. 

Alf. Venite, ch’io vi renda aj vostri amici. 

Mad. (da tè con gioja) -È salvo! 

Teb. Caro signor Luciano! (qd Alfredo) (Ji fostg 
• a?i(.*he voi prescuJe? 



1 



Digitized by Google 



U LA GELOSIA 

Alf. Oh certo! pronto a battermi se fosse stato 
bisogno. 

Dar. ( guardando sua moglie che non può celare 
la propria commozione ) Ah! ora capisco! 
Teb. Era alTare che ci riguardavi tutti e due. 
Sembra che quel buffone di Mauclair abbia 
avuto il fatto suo. Bravo! Gli sta bene! impa- 
rerà a misurar meglio i suoi gesti. Per buona 
sorte niuno è rimasto ucciso, 

Alf- (a disegno) Nè ferito. ( la signora Darbert 
che si è posta a sedere, dà segni di gioja ) 
Teb. Non è possibile. 
tue. Non è per mia colpa. 

Alf. La contesa è stata composta amichevolmente 
e con onore da una parte e daU'ailra, poiché 
ciò è seguito col mio intervento. 

Dar. (con ironia) Ottima guarentigia in vero! 
Teb. Composta! composta! Ma di grazia, signori 
miei, questo componimento non mi piace nè 
punto nè poro. 

tue. Ho dovuto acconsentire. Non l'avrei fatto 
jeri, nè questa mattina poco prima : che la 
vita mi era grave, e la morte non mi spaven- 
tava punto; anzi la bramava ardentemente. 
Ma da un'ora in qua la mia sorte è cangiata: 
in questo cuore finora angosciato è entrata la 
speranza , perchè non sono solo ai mondo ... 
sono amalo... ho una madre ! 1 
Dar. (da *<)) Che non parlano m»i, una volta ? 
Lue. Una madre che mi ha comandato di vivere, 
„ promettendomi di farmi cara e felice la vita: 
una madre che Corse vedrò quauto prima. UU ì 



Digitized by Google 




ATTO TERZO • 

■lo confalo, da -quel inomeoto il coraggio mi 
è mancato... la mia mano ha tremato... ho te* 
muto la morte. Al»! perdonate... amici miei, 
perdonate.- l’ho fatto per una madre che de- 
sidero... che potrò abbracciare ! 1 

Teb. Tutto va bene. Ma vi òdi mezzo uno schiaffo 
dato e ricevuto, e... 

Alf. Che importa? Non Pha già ricevuto egli! 
Teb. Eh lo so! Ma l’ ho ben ricevuto io giur’a 
fiacco ! Se questo signore che fu insultato 
moralmente, si contenta delle scuse che gli fu* 
rono fatte, padronissimo; ma tuli scuse non 
bastano a me che sono stato offeso tisicamente 
con un insulto che fu veduto da tutti e sen- 
tito da medilo ceduto it campo a questo si- 
gnore, perchè Io Ita voluto; ma s'egli si ritira, 
prendo io H suo posto. 

Alf. Eh no! 

Teb. Eh si, dico io! Sì: l'insulto fu sonoro; e 
clamorosa debba essere la vendetta: laverò col 
sangue Io schiaffo che mi fu dato, e tosto. 

Lue. Fermatevi! Se non vi bastano ie scuse falle ' 
dal signor Mauclair, tocca a me... 

Mud. ( alzandosi con {spavento, da sé) Oh Dio! 

. ancora!... 

Alf. Eh, signori, ciò sente di follia! 

Dar. (frapponendosi fra Alfredo e Tebaldo) 
Egli ha ragione: questa è pazzia! Volete bat- 
tervi ! battervi ! pazzi giovani che siete! E per- 
chè? perchè uno sciocco vi ha detto alcune pa- 
iole insolenti che hanno disonoralo lui solo! 
l’jjr parole,j*er un insulto di poco conto, per... 



Digitized by Google 



8<S* LA GELOSIA 

volete battaglia! Non arrenate scuse, non coti- 
eetlete remissione... volete sangue ! E che vor- 
reste di più se aveste a fare non con uno sto- 
lido , ma con un infame che avesse commesso 
non una sola Impertinenza, ma un delitto? Che 
chiedereste di più, se quest’uomo avesse fatto; 
le viste d’esservi amico, vi avesse stretta la 
mano come fratello, solamente permeglio tra- 
dirvi, valendosi della vostra buòna fede per lo*.. 

>g bervi ben più che le sostanze, Che in vita 
stessa!... il cuore della persona da voi amata... 
l'onore.. l'onore, giovani miei? Oh in tal caso 
è lecito il battersi... in tal caso civuol sangue!... 
e chi si ritira è un viteh.. (stringendo forte 
il braccio ad Alfredo) No nè vero, signore? 

Alf. Signor Darberl?.. 

Alad. ( avvicinandosi ) Dio mio! 

Lue. Che cós'è? 

Teb. Egli ha detto.*. • * 

Dar. Perdonale... io trascendo senza motivo. Mi 
dimentico che ora si tratta d 1 una bagattella, e 
che le scuse fatte dal signor di Mauclair... > ^ 
Teb. Non le accetto... assolutamente non le ac- 
cetto... 

Dar Bene!.- Quanto a voi, signor Luciano, fa- 
vorite di attendermi nel mio gabinetto..* ho 
a pregarvi d' un favore. 1 

Afad. (da tè) Che vorrà da lui? Ch’ei sospetti... 
Dar. (a suà moglie") Voi, signora, non avete bi- 
sogno di uscire per ora. ( le accenna la sua 
camera) Luciano, avete inteso? Vi prego di 
precedermi. ' • . # . 



f 



I 



Digitized by Google 




Atto tERzt) sf'* 

Lue. Potete comandarmi liberamente. ‘Vi attendo. * 
( la siynoru Dar beri entra lentamente nella. 

' sua carnei A : Luciano, nel gabinetto ) 

Teb. Vado a battermi. Fra poco ini vedrete mondo 
da ogni macchia, (da se) Mi traforasse almerm 
soltanto il cappello! (parte dal mezzo)' 

SCENA VII. 

Alfredo e Barberi. 

Dar. Ah! troppo mi sono contenuto!*., quella 
donna mi faceva ancora pietà. Ma a voi non 
debbo nulla. 

Alf. Che dite, Darbert? 

Dar. Non vi debbo che disprezzo ed insulto. 

Alf. (interrompendolo vivamente) Signore , si- 
gnore! se tutr altri che voi mi dicesse quésto* : 
pagherebbe con la propiia vita... 

Bar. La vostra io voglio* obbussan do la voce) senza 
strepito, serfza scandalo; bisogna che uno di 
noi muoja, intendcte?*sfcchè il segreto delibai* 
tro sia sepolto con lui. Venite, andiamo tosto. 

Alf. Ma questo è un delirio... Darbert, ascolta- 
temi: vè ne supplico. 

Bar. So tutto ! * 

Alf. No, non sapete nulla. Posso essere stato ieg* 
gero, inconsideralo; ma non mai colpevole!.,, 
e vostra moglie... 

Dar. Tacete! non pronunziate un tal nome. 

Aif. Ma io vi giuro... ' 

Dat. ( soffocato dall'ira) Menzogna!... non era in 
casa vostra stamane?... Negatelo. • * 

Alf. signore! <dti sé; Oh! che dire? che fare? * 



88 LA GELOSIA 

Dar. ( c. s ) Non ho io udito la sua voce? Non 
fuggì ella quanti' io fui parlilo? e non fu ella 
incontrata da cotesto Tebaldo mentre s’ invo- 
lava dal mio cospetto, come il reo dal suo giu* 
dice?... Negatelo se potete I 

Alf. Ah non vogliate credere ai furenti trasporli 
di una insensata, (da sé) Ah Matilde! Matilde! 

Dar. Volete dunque che Io'strascini qui dinanzi 
a voi la vostra complice.;, ché la costringa a 
confessare col rossore in Volto la sua vergogna 
e la vostra infamia ? 

4lf. Ah! questo è troppo!... Voi ributtate con dis- 
prezzo la mia parola... mi coprite di oltraggi..* 
Ora avrei io il diritto dichiedervi ragione... 

Dar. Ah! finalmente! 

Al}. Ah! ché fo io?... No, no., vi farò noto... (da 
sé) Paleserò io un segréto confidato all’ ouor 
mio?... Giammai ! 

Dar. Ma vieni una volta! Se dopo averti detto: 
traditore... infame!... » 

Alf. 9Ìgnorel... - 

Dar. ( ponendoylisi a faccia a faccia ) Non vuoi 
ch’io abbia anche il diritto di dirti: vile! 

Alf. Basta così! questa parola vuol sangue. 

SCENA Vili. 

Tebaldo t entrando in gran fretta con una cu- 
stodia da pistole in wano, e detti. 

Teb. La signora di Savenay ! lo aveva mandalo 
,un viglietto... non già un viglielto galante al 
signor di Mauclair, col quale debbo trovarmi 
fra poco qui presso e ritornavo qui per preu- 



Digilized by Google 




' ATTO TERZO *!> 

clere queste pistole che sono quelle di Luria- 
nello... quando Pho veduta pattuiate sfigura»» 
venire a questa volta. 

j4lf. Matilde! 

Teb. Ed io che temo sempre che sia per Scop- 
piare qualche bomba... 

Dar. È dessa !... Zitto ! ( sottovoce ad Alfredo) Fra 
un momento... { additando il balcone) Sotto 
.quegli alberi... colle vostre armi e il vostro 
pa trino... lo ho il mio. 

jilf. Pi verrò. - 

Teb. Che nuova faccenda è questa?... un'altra 
disfida? ( Darbert s’avvia verso il suo gabi- 
netto. : ,-tlfredo che è già per partire dal mezzo 
s'arresta subitamente à e fatto un gesto di ri- 
soluzione , nel punto in cui Darbert è per 
uscire, va rapidamente nella camera di Ma- 
dama Darbert. Tebaldo che l ’ ha veduto en- 
trare ) Oh! nella camera della signora !... 

Dar. C volgendosi e appressandosi a Tebaldo) Ehi 
che cosa dite? 

Teb. Niente... niente... (da sé) É dentro, per Bacco! 
Io riinaugo annichilato! (s'abbandona sopra un 
... * seggiolone ) 

SCENA IX. 

Darbert, Tebaldo e Matilde. 

Mat. ( entrando rapidamente ) Alfredo!... mio 
marito!... dove è egli? ( vedendo Darbert in- 
camminato versi» il suo gabinetto) Oh ! signor 
Darbert! [gli corre incontro) Mio marito! dov’ò 
mio murilo, signore? che ne avete fatto? 



Digitized by Google 




80 L A fi filoni A 

f>nr. Io, signora? 

Mal. Si, voi!... Ali! ho ben compréso dui Pira che 
vi sfa\ illava dagli . occhi stamane in casa mia 
che nel lasciarvi avevate in animo di trovarvi 
altrove. Di poi egli è partito, e uscendo mi ha 
dello... non ho bene inteso! Ma voi i’avete ri* 
veduto certo. Dite... parlate! 

Dar. Che ve ne importa? Lasciatemi. 

Mat. Sì, voi l'avete riveduto. Voi prestaste fede 
a parole insensate... quel nome uscitomi dal ' 
labbro In un eccésso di follia... Aveste torto 
di credere ad una frenetica... perchè, lo con- 
fesso... avevo smarrito la ragione... non sapevo 
più quelioche ini dicessi... Ero pazza. No, non 
vi ballerete... Io, io stessa dovrei essere cagione 
ci)e il mio Alfredo si esponesse ad un tarilo 
pericolo?... Mio marito! Deh. rendetemelo... egli 
mi ama... non ama altri che me... me sola. Vi 
ho ingannato... ho mentito! 

Dar. Non è più tempo, signora. Voi mi cacciaste 
in cuore un dardo mortale che più non po- 
tete estrarre! La vostra ha riacceso lamia ge- 
>losia. Voi mi diceste fi vero. 

Mat. Oh Dio! No, no. Anche vostra moglie è inno- 
cente... vi rispetta... vi onora. Voi non mi crede- 
te: ina se ella mi avesse rapito li cuore del 
mio Alfredo, potrei io parlare in questa guisa? 

Dar. Voi ini diceste il vero, signora, e ve ne 
ringrazio. 

Ma i. ( prendendogli la mano ) Oh! no!... o piut- 
tosto... perdonate... seguite il mio esempio... io 
perdono. . . 



Digitized by Google 




ATTO TF.ntf) ' ' p* > 

Dar. Perdonare!... Mi fate pietà {parte e si chiude 

la porla) 

7 'eh. ( da sé) Pare che l'imbroglio t re«(a (« ai:a) 

Mal. t vedendo 7'eùaldo ) Signore! Ah! 

SCENA X. 

Tebaldo e Matilde. 

Teb. fda .tè) Ora viene la mia volta... Ili farà par 1 - 
lare ancora mio malgrado. {per partire) 

Mal. {con voce supplichevole) Signor Tebaldo... 
signor Tebaldo. {Tebaldo si ferma) Quando 
tutti fuggono da me, quando tutti mi abbait> 
donano... mi ributterete anche voi? 

7eb. Signora!... (da sé) Oh se mi fa la vocina!... 

Maf.no proceduto male con voi, signor Tebaldo. * 
Ve nechiedo schsa .(porgendogli la mano) Siete 
ancora in collera con me ? 

Teb. (intenerendosi) Oh neppure per sogno! 

Mal. Voi sapete dov’è mio marito. 

7'eb. Certo che si... (correggendosi prontamente) 
Cioè no... non credoL. {da sé) Cado in trappola 
un' altra volta. 

Mal. Oh !... voi lo sapete... Egli sta in qualche 
gran pericolo. . 

Teb. Ob ! credo di potervi accertare che no. (da 
sè) Piuttosto quell'auro. 

Mal. Dunque non fu provocato 7 Non «leve baliersi? 

7'eb. ( con voce solenne) Io conosco qui una sola 
persona che sia stala provocala e che s'abbia 
da battere. 

Mal. Oh Dioi e chi mai? 



Digilized by Google 




92 LA GELOSIA 

Teb. (mostrando le pistole, e indicando Sè stesso) . 

Miratelo! 

Mal, Voi? 

Teb, Si, io. ente sensibile c vendicativo, che non 
posso tollerare un insulto nè il vostro dis- 
prezzo. Ah non curo piò |a vita, io! Che cosa 
è la vita?... Addio, signora... vo a morire per 
cagion d 1 amore e d’ una palla che mi scaglierà 
il signor di Mauctair. (Matilde si mette in ascolta 
presso la camera di Madama Parbert) Se ot* 
tenessi una lagrima da voi... 

Mal . (ascoltando) Zitto! 

Teb. (da sè) Pare che le mie parole la tocchino! 
(forte) Se ottenessi... ( avvicinandosi ) una la- 
grima sola... 

Mal. (sempre ascoltando) Ma è desso!... Questa 
è ben la sua voce. 

Teb. (da sé) Lo ha riconosciuto! Ora se capita 
il marito crederà ancora ch'io le abbia detto... 
Oh se la sbrighino fra di loro, lo me la ballo. 

(parie in fretta) 

SCENA XI. 

Matilde e Madama Dar beri. 

Mad. ( sulla soglia della sua camera) Andate, 
signore, andate. Piuttosto morire che... 

Mal. (osseruando dentro) Alfredo! 

Mad. (vedendola) Cielo! (rimangono un istante 

, in silenzio)' 

Jlfat. Mio marito ! «ella vostra camera ! 

Mad. Ne è uscito in questo punto. 

Mal. Nella vostra camera! 



Digitized by Google 



» 



ATTO TERZO 93 

Jlfad. Ali! signora la vostra gelosia farà versare 

' molte lagrime ! 

Mal. Ma toglietemi dunque questo crude! dub- 
bio dal cuore!... Ditemi, provatemi ch'egli non 
è colpevole. 

SJad. E se il motivo per abboccarmi con vostro 
marito fosse un segreto dal quale dipendesse 
l'onore e la vita mia!... la pace di mio marito!... 
se io fossi stala guidata in casa vostra da un 
affetto puro e sacro... 

Mot , < con isdcqna) Signora ! 

Alud. Or via, poiché lutto debbo espiare, sappiale 
lutto anche voi!... Sì, lo recava al vostro Al- 
fredo, a <juel generoso e si discreto uomo, le 
preghiere e le lagrime di una madre... disgra- 
ziata che vedete innanzi a voi, alia quale è 
tolto di abbracciare un figlio .. la cui vita era 
in pericolo e che egli solo poteva salvare... come 
ha fallo, o signora. Ed io, sciagurata^ in pre- 
mio di un tanto servigio che vorrei poter ri- » 
meritare col mio sangue, ho posto la discor- 
dia in casa vqstra... vi ho reso entrambi infe- 
lici. Ali! perdonatemi, Signora !... io sono una 
povera madre. Ilo voluto salvare ad un tempo 
e il mio segreto e mio figlio che andava in- 
contro alla morte.... 

Mal. Vostro figlio!... vostra figlio,’ ... chi è djcssu? 

> quale mistero! 

Mad. Mistero spaventoso veramente! e che la 
mia famiglia ha tenuto occulto mal mio grado 
come un delitto... per salvale l'enor suo. 
mio',... Oggi, io ritujMgo soia per espiar tulio.,. 



Digitized by Google 




JH la gelosia 

soia e tremante a fronte dello sdegno di mìo 
marito, di cui avete risveglialo coulro di ine 
i sospetti e la vendetta!... 

Mal. {cadendole ginocchione davanti e piangen- 
do) Ah grazia! Ora si tocca a me a chiedervi 

. perdono, lo sono stata cagione dell'infelicità 
dt tutti quelli che ebbero che fare con me... 
L’amnr mio è un amore che uccide!... Oh! non 
mi maledite, signora... 

Mad. ( rialzandola ) Maledir voi! dopo che Al- 
fredo mi ha reso un figlio! .. e mentre anche 
in questo momento egli si espone forse ali’iin- 
peluoso furore di Parberl? 

Mal. ( rizzandosi ) Che dite? 

Mad. Oh! io l’ho sciollo dal suo giuramento; in io 
debb'essere tutto il dolore come mia è la ver-, 
gogna? a me sóla l’odio di inio manto! ma cre- 
derà egli quanto gli verrà rivelato? credendolo, 

. si placherà egli? 

Mat. Oli! corro a supplicarlo anch’io. Dove sono? 

Mad. rsol so... qui presso... credo. Dovevano tro- 
varsi insieme: nel suo delirio Darbert voleva 

5 battersi. 

Mal. Oh! venite, signora, venite... s’egli dubi-- 
iasse ancora... s’egli... (si sente lo scoppio d'una 
pistola , s'arreslano entrambe stringendosi la 
mano jn silenzio s si sente un altro scoppio) 

Mad. Oh Dio! 

Mal. (barcollando pendendo sopra un teggiolont ) 
Alfredo! 

JUad. Alt! pprriaipo! 




ATTO TERZO • 

SCENA XII, 

Alfredo dal mezzo e delle. 

Mad. (ad Alfredo, |Signore, signore, mio marito... 

Alf. Sa tulio. Ho «-seguilo i vostri ordini. Ora 
ha fatto chiamare Luciano... 

Mad. Luciano? e quegli scoppi? chi si è battuto? ' 

All Noi so; ma non cerio noi... Ah! son dessi! .. 
(vedendo sua moglie ) Matilde! Matilde! ( corre 

. ad ajularla ) 

Mad. Cielo! (s'avvia verso il fondo, e dà indie- 
tro poi un passo vedendo entrare Darbert) 

SCENA XIII. 

Darbert , Luciano p detti. 

Lue Che volete da me, signore? Che avete che 
vi veggo cosi agitato? 

Dar. Venite... venite... (vede sua moglie : s'ar- 
resta: di poi le si avvicina e le dice con voce 
sommessa e commosso) SiguoFa, so tutto! 

Mad. E non vorrete perdonarmi? 

Dar. Come potrei non farlo?... Avrò ìq a volervi 
male per cose che si riferiscono ad un tempq 
in cui non era tra noi vermi legame?... dovrò 
punirvi del delitto d’ UH vile?... A t| ! cosi vi- 
vess’egli ancora!... Ma qggi la mia vendetta 
non cadrebbe che sopra due sventurati! La 
mia vendetta è questa, (volgendosi a Luciano) 
Luciano abbracciate vostra madre! 

Lue. lo! che dite? 

Mad. (prendendo la mano di Darbert c inchi - 
mudosi) Ah! signore, la «i»* vita... «jueiia di 



Digitized by Google 







* 6 LA GELOSI A 

mio figlio... ( aprendo le braccia o Luciano ) 
Figlio mio',,. ( Matilde , assistita da suo marito, 
comincia a rinvenire. Alfredo s’avvicina a 

Barberi e gli stringe la titano) 
Lue. ( gettandosi nelle braccia di sua tnadrci 
' Mia madre! ' 
jilf. Ah! cosi va bene! 

Mnt. (rinvenendo) Chi è morto? chi?.,, (vede Lu- 
ciano abbracciato con la signora Barberi , e 
ytt fretto e Barberi che si stringonala mano ) Ah 
che vedo!... e lo scoppio di quellearmi?... Ali! 
no... no. (si alza: si pone fra di loro, li guarda 
e li tocca senta quasi respirare) 

SCENA ULTIMA. 

Tebaldo e detti. 



Job. (entra ridendo) Ah, ah, ah. Mi ha ferito 
quel tristo!... (ha il braccio sostenuto da un 
fazzoletto ad armacollo) Ma non importa : ad 
ogni modo gli ho dato u ( na terribile lezione. 
-•<//. (stringendo la mano, a Matilde) Anche voi 
avete avuto una terribile lezione! Sappiatene 
approfittare. 



_,,..-^/-«4,,.Ali ! (getta le braccia al colto ad Alfredo. 

. ' \ f * .*• - m i «.a .IH ..MA 11 Al) rt/1 / » 



che voi non saprete nulla. 



? • lek: dose non potranno farmi parare. 

=i : a^pr]^i 

. /}>/ H«E OSILA Ca*#MU\' 



\^\ 7: A\V 

V "1 H- 



Digitized by Google 



I 




Digitized by Google 



AVVERTENZA 

J, 



Di quesla Biblioteca ciascuno può prendere quel 
fascicolo che più gli piacerà a ceni. 50 auslr 
o ceni. 45 il. 

sotto i torchj: 

Fase. 562. Il Testamento di un Giovine, drammi 
in 3 alti dei signori Desnoyer ed Eugenio Nus 
versione di Luigi Salagé. 

. . . Amore o Morte , comm. in un allo di Seri 
bc, versione del suddetto. 

. . . Un Poeta Conquistatore , scherzo comic 
in un atto di Luigi Rigano. 

... Il Conte di Chantilly , ovvero Un Matr\ 
inonio sotto fìichelieu, dramma in 4 atti di 
sig. Ancellol, libera Irad. di Francesco Brogli > 

. . . Harry il Diavolo , ossia La Gioventù d> 
Principe di Galles, dramma storico in 3 al 
dei signori Fournier e Meyer, traduzione iti 
liana di Cesare Tanzi. 

Oltre i 564 fascicoli, compresi i numeri 96, 10 
251 bis di quesla Biblioteca, si trova in ques 
Negozio un grandioso assopimento di alti 
Commedie, più il Nuovo Et epe «• tori 
Drammatico di Firenze, del quale ne sonov\sc 
sinora 85 fascicoli , ed anche il Florilegi 
Drammatico in 298 fascicoli. 

E si vendono le sotto indicate Produzioni 

Teatro Sacro, di Madama de Genlis, tir. 2. 

Vocazione di. S. Luigi Gonzaga, ecc. cent. 7;