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Full text of "Cillenio pastore componimento drammatico del cavaliere Giuseppe Pagliuca de' conti di Manupello festeggiandosi nel Real Palazzo di Napoli il giorno natalizio della maestà di Ferdinando 4. re delle Sicilie dall'eccellentissimo signor principe di Cassaro suo luogotenente musica del sig. Valentino Fioravanti"

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CIIXENIO PASTORE 

COMPONIMENTO DRAMMATICO 

DEL 

CAVALIERE GIUSEPPE PAGLIUCA 

DE' CONTI DI MANUPELLO 
FESTEGGIANDOSI NEL REAI PALAZZO DI NAPOLI 
IL GIORNO NATALIZIO 

DELLA MAESTÀ' 

D I 

FERDINANDO IV 

RE DELLE SICILIE 




DALL ’ ECCELLENTISSIMO 

SIGNOR PRINCIPE DI CASSARO 

SUO LUOGOTENENTE. 




i S o o. 



\ 



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Jh cuftodite , e dei, 
JL'auguflo don, che ci facefle . 

Melali. 




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ARGOMENTO. 



Si sa che il gran Re/lo , o Refi, come al- 
tri il chiamano,, Re di Tejfaglia , e di Tracia, 
per le fie rare qualità degne d un ottimo Re- 
gnante , fu molto caro a Giove (a) . 

Ho poi rilevato dagli Annali del Parnafi 
da me fpeffi configliati nelle non poche volte , 
in cui ho avuto il piacevole onore di fcrivere. 
pi miei Sovrani , che Z 1 ifiefjo Giove fi com- 
piacque di mandare opportunamente Cillenio il 
nume delt eloquenza in fembian^a di Pafiore a. 
fpiegare i vantaggi della virtù a i fuoi Tef- 
fili ; che quefio mime fi trattenne ignoto fra 
loro fino al jaufio giorno della Nafcita di Re- 
fio; e che in quello fveloffi, e ritornò al Cielo. 

Su di ciò fi aggira il prefente Componi- 
mento Drammatico , dalla lettura del quale fi 
feorgerà quanto fia analogo ali uopo il fio ar- 
gomento . 

La Scena è in Tenaglia. 



PER - 

(<0 /F.monius , & Threicius Rex optimus Rhefius , aut 
Rhclus , fieni ab ahis vocatur , Jovi dileftus... Luc.Fen. 



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PERSONAGGI. 



CILLENIO da Fattore , 

Il Sig. Pietro Mai tue ci . 

NICLETA Nobile di Tenaglia, 

La Sig. Orfola Fabriy. , 

ÀRGISO dilei Amico: 

Il Sig. Eliodoro Bianchi^ 

K 

CORO , 

COMPARSE, 

Diverfi ordini di Perfone . 

Familiari di Nicleta , e di Argifo , 



La mufica è del notiflìmo Maejlro di Cappella 
Sig. D, Valentino Fioravanti . 



Ame- 



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Amena fpiaggia graziofamente adorna 
pér berteggiare la Nafcita di Resio 
Re di Teflagiia , e di Tracia . 



Diverfì ordini di perfine» 
NICLETA, e ARGISO , 

con figuro di familiari » 

Ni. Ah buon dx grate avene 
Unendo un dolce canto 
Della virtude il vanto 
Chi mai bpiegò così I 
Forfè alle nortre arene 
Nello ftranier cantore 
Tornato è il dìo Pallore, 

Che dimorovvi un dì . 

Quando i buoi carmi Icioglie 
Par che negli altri ei legga ; 

Che 1’ avvenir prevegga j 
Che regni in ogni cor. 

No, le mentite fpoglie 
Non fan celarlo appieno : 

Ne’ lumi , in volto , in feno 
Ha del Divino ognor . 

Ni. Popolo avventurofo, a cui dal Cielo 
Un tanto ben fu dato. 

A 3 Arg. 



Arg. 



Ni. 

Aro. 



A 2 . 




Arg. Ei non a cafo 
Sotto l’afpetto di Paftor fi afcofe: 

Tra feive , c tra capanne 
E' palefe a ciafcun , che la virtude 
Quanto femplice è più, tanto è più bella, 
E in paftoral favella, allorché 1’ uopo 
Pur troppo il chiefe, ad efaltarla ei venne . 

Ni. Oggi che a noi fpiendente oltre P ufato 
Febo il dì riconduce , 

Che dei Natal del noftro Refio è adorno , 
Per lui promife vaticinj, e lodi . . . 

Arg. Taci : ormai le fue piante 
Già volge qui. 

a 2 . Che lovrauman fembiante ! 

CILLENIO , CORO , e detti. 

Prole tu fei d’ un nume , 

O un nume fei tu fteflb , 

Che alla Tettagli a apprettTo 
ChiamafU ogni virtù . 

Fu qucfto fuolo , è vero. 

Colmo di glorie ognora; 

Ma tanto fino ad ora 
Altero mai non fu . 

Ognun per te comprende 
Felicità che fia ; 

Del fuo dover la via 
Apprende ognun per te* 

Cit. 



Coro. 

Ni. 

Arg. 



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( VII ) 

Cil. Ah fc tal ben formando 
Io vo’ co’ carmi miei , 

Non vi domando , o dei , 

Più amabile mercè . 

Coro. Del bene altrui godete 

Voi, che giovar potete: 

Chi' giova il sa per prova,' 

Ch’ egual piacer non v’ è . 

Cil. Teflali amici, a voi del velo ad onta, 
Che il fuperato inganno oppor voleva. 

Io pinfi la virtù $ facile è a voi 

Più che ad altri feguirla j un fol penfiero. 

Che al Soglio volgerete , 

La virtù, ch’io vi pinfi, ognor vedrete. 

Arg. Chi dubitar ne può? qual Soglio vanta 
. Un altro Refio ; un Re , che meglio unifee 
L’ efier giufto , e clemente ; 

Ch’ è il terror de’ nemici j 

Che de’ fidi è il foftegno ; e che nel mentre 

D’ efier amato, e in un temuto, ottiene, 

Apprefia al merto , e al fallo , e premj, e pene ! 

E a Chi per cento beneficj, e cento 

A Chi i fudditi altrui 

Debbon dagli Arimafpi a i lidi Eoi 

Quanto ai noftro buon Re debbono i fuoi! 

Non veggo un folo iftante. 

Che a’ fudditi non dia 
Da allor, ch’ei fu Regnante, 
Pegni del più gran cor j 
A 4 



In 




( V III ) 

In compagnia di Aftrea , 

Di Marte in compagnia, 

Non mai moftrar potea 
Più fenno, e più valor. 

Ni. Sì ; balta richiamar la cara idea 
Dell’ immortale Eurifa 
A noi più madre, che Regina; e in merti 
Coll 1 inclito Conforte 
Ciafcun la vede gareggiar ; ciafcuno 
Vede che fono i Figli 
De’ Regni eccelfa fpeme ; 

Vede che il di lei fangue , e i vaghi pregi 
In se 1’ egregia PrincipelTa oftenta ; 

E da quella , e dal Prence il mondo afpetta 

Prole , che fia ben degna 

Della Coppia Reai , eh’ oggi qui regna . 

La gran pianta ognor feconda 
Ove l’ ore il Sol divide , 

Oltre i termini d’ Alcide , 

I fuoi rami eflenderà ; 

E in andar da fponda a fponda , 

In paflar da fuolo a fuolo , 

Lieto 1’ uno , e l’ altro polo 
L’ ombra augufta renderà . 

Cil. In sì bel giorno , che illuftrò la terra 
Col gran Natal di Relio , accinto io venni 
A far su l’ etra rifuonare i vanti , 

Chan l’Emonia, e la Tracia intorno al Trono 
Ma già ne rimbombò su l’etra il fuono 

E quel 



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( « ) 

E quel , che a i labbri il voftro 
Sincero cor dettò, vinfe ogni lode: 

Stil fublime non v’è, non bel penfiero. 
Che valga il dir, che detta un cor lineerò. 
Soltanto aggiungo, (ed è de’ numi il nume 
Mallevador del vaticinio mio). 

Che il raro don dal Cielo 

In sì amabili Prenci a voi concettò 

Lunga età ferberavvi il Cielo ideilo ; 

E che Tempre più lieta , e più ferena 

Farà dal Gange fuora 

D’ un sì bei giorno ritornar P aurora . 

Coro. 

Il don , che a noi già diede , 

Ci Terbi il Ciel benigno , 

E della . noflra Tede 
L’ oggetto ognor Tarà . 

Cil. Tanto appunto dovete a tante, e tante 
Chiare prove d’ amor , che da i Regnanti 
Averte, e avrete,* ogn’opra lor non cerca 
Che il vortro bene ,* e in lor divien clemenza 
Fino il rigor , eh’ è a voi 
Di nuove grazie , e di perdon foriero , 
Sicché Terbando ad erti 
Una fede inudita , il Regio amore 
Fia della vortra fede anche maggiore . 
Nella mente, c nel cor vi retti imprettò 
Che giova ognor, fervendo altrui d’efempio, 

Darli 




( * ) 

Darfi U caftigo all’ empio, 

Al buono la mercè ; che dee la terra 
Rifpettar ne’ Monarchi 
L’immagine di Giove; e che fé a quello 
Di Giove ideilo il lor governo almeno 
Per 1’ unità fomiglia , 

Su degli altri fi eleva . Or Chi nel Soglio 
D’ imitarlo procura 

Per quanto lice ad un mortai , cercando 
Felicitar lo Stato, oltre il rifpetto, 

Può non dedare amor di tutti in petto? 
Ecco il Re, che voi vantate; 

Fidi amate un Re, che intende. 
Quando profperi vi rende, 

Far la Tua felicità. 

Coro. Sì buon Re da ognun, che ha core, 
Merta amore , e fedeltà . 

Cil. Ferma bafe ha il voftro Regno; 
Refio in guerra n’ è foftegno; 
Refio in fen d’ amica pace 
D'ogni ben colmando il va. 

Coro i Ah qual Tedialo , qual Trace 
Infedele a Lui farà ! 

'Arg. No, tu non fei Paflon quel brio, quel volto... 
Ni. Que’ magnanimi fenfi 
. Un Paftor non accoglie . 

ÀRG. Ignora il bofco 

Di così rari accenti il nobil fuono . 

Cil. Dunque fi fcopra il ver . Cillenio io fono . 

Tuo- 



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( * l ) 

Tuona a finìflrai e fi veggono fcendere dalt 
alto luminofe nubi , che fi vanno disponen- 
do in ordine vago . Tutti reftano attoniti, 
e la mufica t ef prime \ indi ripigliano. 

* f * 

' t 

Ni. Oh prodigio! 

Arg. Òh ftupore ! 

Coro. Nume ognor ti credemmo, e non Pallore. 
Cil. Giove a (Vegliar ne’ Telali diletti 
Quei Temi di virtù , eh’ ebber dagli Avi , 
Volle mandarmi in quelle arene ignoto. 
Vidi il nembo svanir , i’ Iride vidi , 
Compiei la bella imprefa ; ed or mi svelo 
A un popol virtuofo, a un popol fido. 
Che la procella rea fofferfe , e vinfe ; 
Perchè il Natale del gran Refio, in cui 
Ogni degno d’ un Re pregio fi ammira , 
Ond 1 è si caro al Reggitor del mondo , 
Come qui fi fefleggia , 

Si folennizza in Cielo 5 e deggio anch’ io 
Lafsù fra i numi ritrovarmi. Addio. 

Arg. Torna al Ciel; ma in Ciel protetti 
Sien da te di Refio i Regni . 

Ni. Tu nel Ciel gli ferba degni 
Di sì eccelfo Protettor. 

Cil. Dolci cure, e grati oggetti 
Efli furo ognor di Giove . 
Arg.Ni. Ah le care ufate prove 

Ce ne apprefti Giove ognor. 

Gl. 




( xn ) 

Cil. Sarà pago il bel desio. 

Che in voi defta fede , e amor . 

Arg.Ni. Ma feconda , amico dio , 

Il fervor del noftro zelo. 

A 3. Non ha mai contrario il Cielo 
Quei , che implora il fuo favor . 

Cillenio entra nella nube di me^o , ed allorché 
cinto dalle altre fi va a poco a poco in - 
nudando , canta il 

Coro. 

Or che a i numi fai ritorno. 

Deh Cillenio, a noi non tardo 
Dal Celefte tuo foggiorno 
Volgi il guardo animator . 

Chiara a fegno , a fegno bella 
Dipingerti la virtude, 

Che ciafcun la tua favella 
Serba in mente, e chiude in cor. 

Terminato il Coro , tuona a fintflra di nuovo . 



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( *»* ) 

LICENZA. 

^^Ual nel giocondo dì qual mai poteva 
Formar nobil concetto , 

Che non folle minor del gran Soggetto ? 
Quindi riporli alla remote etadi , 

In cui , tra fole illuftri 
D’ Argolici penlier figlie ingegnole , 

Di Quei , che venner poi , 

Simboli fur mille fublimi Eroi,- 
E nei gran Refio efpreflo 
Ammira ognun Fernando; ognun rawifa 
Carouna in Eurifa ; e fcorge , e onora 
In quei Germi Reali e Figli , e Nuora . 

Come rifleflo il Sole 

Si guarda in fonte, o in lago, 
Ciafcuna Regia immago 
Guardai pur’ io così . 

Vane non fon le fole , 

Che ordiro i prifchi ingegni. 

Se furon ombre , e fegni 
Del Ver de’ noltri dì , 

Coro. 

Quanto più faria per noi 

Sì gran giorno e faulìo , e lieto , 
Se non fotte dal Sebeto 
Lungi il Figlio , eh’ è fuo Re : 

Ah 



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Ah ritorni unito a i Suoi , 

Ah ritorni al patrio lido. 
Ove il caro , e dolce nido 
Avrà Tempre Amore, e Fè. 



Sveglie allegra Datila . 




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