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Full text of "Novella del grasso legnajuolo riscontrata col manoscritto e purgata da molti e gravissimi errori a cura di Pietro Fanfani"

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NOVELLA DEL 
GRASSO 

LEGNAJUOLO 
RISCONTRATA COL 
MANOSCRITTO E... 




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NOVELLA 

DEL 

GRASSO LEGNAIUOLO. 



NOVELLA 



DEL 

GRASSO LEGNAIUOLO 

RISCONTRATA COL MANOSCRITTO 
E PURGATA DA MOLTI E GRAVISSIMI ERBORI. 




FIRENZE. 

FELICE LE MONNIER. 
1 856. 



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A MONSIGNORE GIUSEPPE MONTANARI 

DI BOLOGNA, 

Dottore nel Diritto canonico e civile, Protonotario apostolico, 
Canonico della Metropolitana ec. ec. 



Son tanti gli argomenti di benevolenza che 
Ella mi ha dato in questi ultimi anni: tante 
volte mi ha Ella dato cagione di ammirare la 
sua molta dottrina unita a sì rara modestia: con 
tanto senno e con tanta cortesia mi ha fatto 
or prima or poi delle ossei*vazioni intorno 
a poveri lavori miei, che non voglio lasciar 
passare la congiuntura che ho di mostrar- 
gliene pubblicamente il mio grato animo dedi- 
candole questo libriccxno. Altri forse dirà non 
essere tale offerta conveniente ad un suo pari; 
ma io son certo che non parrà così a V. S. Ili™ 
e Revef"*, la quale sa aver l'occhio, non al 
dono, ma alla pura intenzione del donatore; ed 
alla quale, amante coni è della cara nosfra Un- 



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gua , non può tornare se non accettissimo il dono 
di uno scritto che di lingua è propizio una leccor- 
nia, e che dagli Accademici della Crusca è re- 
gistrato fra quegli che fanno testo. 

Comecchessia, b accetti per piccolo segno di 
estimazione e di amicizia, e mi tenga nella sua 
grazia 

Firen%e , 42 agosto 1886. 



• tutto suo 

■ 

Pietro F anfani. 



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AL LETTORE. 



Chi ponesse a riscontro il viver de' Fiorentini 
ne' secoli XIV e XV col vivere di essi nel secolo pre- 
sente, vedrebbe singolarissimo contrasto, e potrebbe 
coglierne materia di parecchi salutevoli ammaestra- 
menti. Erano essi feroci nelle contese civili , perchè 
cosi davan le maledette parti che laceravano allora 
tutta l'Italia, ma eran prodi e prudentissimi in guer- 
ra ; e quo* medesimi poi , tornati a casa, erano o let- 
terati, o politici, o ricchi e solerti mercatanti, o arti- 
sti sublimi : e in cima di tutti i pensieri aveva ciascuno 
il decoro della patria e il lustro della religione. I quali 
affetti santissimi furon sola cagione che senza fatica 
sorgessero Palazzo Vecchio, Santa Maria del Fiore, 
Santa Maria Novella, Santa Croce, la Loggia dell'Or- 
cagna, Orsamraichele, e altri miracoli di Arte, d'un 
solo de 1 quali, ora che tali affetti più non ac- 
cendono i nostri cuori, non giungerebbesi a far la 
minima parte, come può aversene prova nella Facciata 
del Duomo , tante volte tentata di fare, e non mai 
riuscita. Tutto ciò rendea famoso presso gli altri po- 
poli il nome fiorentino, e ben a ragione poteron 
gli scrittori celebrarlo con altissime lodi: ma se 



Vili 



AL LETTORE. 



bello e glorioso era il viver pubblico, dirò cosi, 
non era men bello e meno attrattivo il viver pri- 
vato. I grandi, che erano generalmente ricchissimi 
e non aborrivano dalla mercatura, fìon'an Firenze 
d' ogni lieto spettacolo, raccogliendosi spesso in alle- 
gre brigate che rallegravano la città di canti, di suoni, 
di tornèi, di giostre e di splendide cavalcate. I popo- 
lani, tutti dati al lavoro e alla mercatura , tutti istruiti 
nell'arte di governare, oggi gli vedevi de 1 signori, o 
in nobili ambascerie degnamente rappresentare la 
maestà della repubblica, e poscia gli trovavi o al 
fondaco o a bottega, piacevoli ed alla mano come si 
conviene al più umile cittadino. I letterati erano po- 
chi; ma que' pochi erano eccellenti, e scrivevano ec- 
cellenti cose in parole d' oro. Gli artisti poi erano la 
più cara e più amabil cosa di Firenze. Innamorati 
tutti quanti dell' arte come arte, e non come fonte di 
guadagno, tutta la vita in lei e per lei spendevano: 
l'uno ne conferiva con 1* altro, studiandosi di giun- 
gere all' eccellenza : non era ancora venuta la peste 
delle accademie a ridur P arte artifizio; ma chi a 
quella sentiasi chiamato andava in bottega d'un buon 
maestro, e sotto di lui, cominciando dal mesticare i 
colori, e andando su su, facevasi anch' egli maestro 
eccellente. Quel che allora dicevasi bottega, oggi più 
gentilmente dicesi studio, ma i lavori che uscivano 
da quelle botteghe non si son più veduti uscir dagli 
studj. Tutti gli artisti poi si tenean fra loro come 
tanti fratelli : lo scultore non teneasi da più che il 
pittore e Y architetto , nè quegli di questo : il lavora- 
tore di tarsie o di niello non era reputato più vile 



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AL LETTORE. IX 

degli altri : chiunque esercitava un' arte del disegno 
era fratello, e bastava. La sera, finito il lavorare, sì 
raccoglievano in bottega di alcuno di loro ; e quivi , 
data parte conveniente a' ragionamenti dell' arte , 
o si sollazzavano con lieti racconti, o per qualcun 
de' più semplici ordinavano piacevoli beffe, le più 
delle quali finivano in risa ed in cene: e se non 
aveano fine si lieto , non aveanlo certo nè tristo nè 
doloroso. 

Questo bello e riposato vivere più che dalla sto- 
ria si ricava dalle novelle, le quali, per questo rispet- 
to, se non per altro, sono di lettura rilevantissima: 
e la prova di ciò che ho detto, specialmente circa gli 
artisti, più forse che da qualsiasi novella, si racco- 
glie da questa qui che adesso ripubblico. Per la qual 
cosa, anche quando essa non fosse di niuna impor- 
tanza per altro, sì dovrebbe tornare gratissima per 
questo solo ; ma sopra questo essa è lettura piacevole 
e cara cosi, che a qualunque più grave barbassoro cava 
per forza le risa, ed è scritta in ottima lingua popo- 
lar fiorentina di quel tempo , ricchissima di fiori e di 
grazie ineffabili, tutto che rozza alquanto e negletta. 

Contiene essa il racconto di una solenne burla 
fatta dal Brunellesco, dal Donatello e da altri artisti, 
a un Manetto Ammannatini lavorator di tarsie, detto 
il Grasso legnajuolo, con la quale gli fu fatto crédere 
eh* e' fosse diventato un cotal Matteo, e per Matteo 
fu messo in prigione per debito, ne fu liberato da' 
proprj fratelli di esso, che pagaron per lai, e come 
loro fratello sei rimenarono a casa : gli fu insomma 
cosi accortamente colorita la cosa, e tanti accidenti 



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X AL LETTORE. 

seppersi far nascere, che, non che il Grasso, uomo 
piuttosto semplice, ma chicchessia sarebbe rimasto 
almeno perplesso dell'esser più lui, o esser diventato 
un altro. Comecché il fatto di questo Grasso fosse 
già passato in proverbio nel secolo XV, tuttavia la 
cosa incredibile fecelo sempre tenere per favola e non 
per altro ; quando nel secolo passato venne fatto al 
Manni di chiarirlo per vera storia con documenti cer- 
tissimi : il che fu a* tempi nostri confermato dal Mo- 
re n i , il qual conjetturò, e la conjettura fondò su buoni 
argomenti, autore di questa novella dover esser Feo 
Belcari. Ora, dovendo parlare del.codice da cui il Mo- 
reni trasse questa novella, e delle varie edizioni che 
essa ha avuto ne* varj secoli, non posso lasciar di 
trascrivere le parole che il Moreni stesso usò in que- 
sta materia nella Prefazione della edizione sua , che 
sono le seguenti. 

a Quello, di cui noi ora ci 'serviamo, apparte- 
» nea già a Giovanni Mazzuoli, comunemente appel- 
» lato il Padre Stradino, si per essere oriundo di 
» Strada, luogo distante da Firenze circa a sei mi- 
» glia, che per essersi dimostrato, sinch' ei visse, 
» padre affezionatissimo delle due nostre illustri Ac- 
» cademie, degli Umidi, cioè, della quale ne fu egli 
» già l'istitutore nel 1540, e della Fiorentina, per le 
» quali dimostrò mai sempre queir istesso parzialis- 
» simo affetto, che in avanti da tanto tempo dimo- 
» strato avea l'architetto della nostra Novella in 
» quelle frequenti adunanze, o accademie private 
» che le si fossero, nelle quali, al dir del nostro Ano- 
» nimo, di varie e piacevoli cose ragionando, confe- 



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AL LETTORE. 



XI 



» rivano infra loro la maggior parte dell'arte e prò- 
» fessione sua. Nei margini della prima pagina di esso 
» codice, lo Stradino notò le seguenti cose, le quali, 
» comecché istori ci) e, benché aliene dal soggetto, le 
» vogliamo qui riportare: « Questo libretto è di me 
» Giovanni di Domenico di ser Giovanni di Mazzuolo 
» da Strada detto Stradino, cittadino senza istato, 
» soldato sanza condizione, profeta come Cassandra 
» di nostra prima patria. Donòmmelo el mio amico 
» Lionardo d'Alessandro Barducci, bisnipote del no- 
» bilissimo Cavaliere a Spron d'oro, che a salute di 
» sua anima, e de sua anticessori e successori, fece 
» fabbricare lo Spedale di San Matteo detto di Lelmo, 
» per memoria del suo nome, ed il Munistero di 
» San Niccolò colle lor chiese, che costò tutta detta t 
» fabbrica scudi 24,000 d'oro. Scudi 42,000 donò in ' 
» beni per sostentare gì' infermi , chi gli governa , e 
» le monache. Questo ho io fatto per dimostrare a 
» chi leggerà questa opera pia possa imparare a sal- 
» var T anima sua , de' sua passati, presenti e futuri 
» con lasciare fama eterna ; perchè no' siam tutti mi- 
» Distri della natura, la quale si contenta di poco; 
» no' n'abbiamo a cavare solamente vitto e vestito 
» di questo mondacelo qual c' è presentato , e non 
» s* è comperato, poveracci che noi siamo: facciamoci 
» lume innanzi no' ci muojamo. Lo ricorda Stradino, 
» che sen* contenta. » Nel margine interno poi ai- 
fi l'estremità inferiore del Codice, ha il medesimo 
» delineate, in mezzo ad emblemi, le armi accollate 
» de' Medici, de' Visconti di Milano, e de'Salviati: 
» prossima a queste ha posta la sua di due mazzuoli 



XII 



AL LETTORE. 



» alla schisa. Nel mezzo del margine inferiore sono 
» le armi accollate de' Medici, e di Toledo, nell'or- 
» namento delle quali ha aggiunto altra arme de'Me- 
» dici di sette palle, quella de 1 Salviati, e la sua 
» propria descritta, e stanno in mezzo ad alcuni 
» versi cui poco interessa il riportare. Queste sem- 
» oreranno minuzie, ma non lo sono per chi sa 
» trarne ancora da esse all' uopo dei vantaggi e dei 
» lumi. 

» Esaminato il Codice, passiamo ora a far ri- 
» membranza delle più e diverse edizioni, che di 
» essa Novella sonosene fatte in più tempi. La più 
» antica che siaci venuta alle mani, e di cui si ab- 
» bia cognizione, sebben non persuasi eh' e' non 
» ve ne possa essere di un'epoca più remota, si è 
» quella dei Giunti di Firenze dietro al Decamerone 
» del Boccaccio del 1546, ripetuta nel 4522 dietro 
» a quello d' Aldo. Di qui ne derivarono le poste- 
» riori fattene nel così detto Novellino, o siano Novelle 
» antiche, e di bel parlar gentile, impresse dagli stessi 
» Giunti nel 4572, e in seguito ivi, nel 4782 da Lo- 
» renzo Vanni, per opera del Manni con sua bella 
» Prefazione, in Londra (in Livorno) 4795, per 
» Riccardo Bancker, e tra le Novelle di alcuni autori 
» fiorentini, impresse ivi nell'istesso anno per opera 
» del valente bibliografo Gaetano Poggiali con sue 
» prefazioni premesse a ciascuno autore delle mede- 
» sime. Fu ella più volte nel secolo XVI pubblicata 
» anche a parte, cioè in Firenze nel 4566 e 4576, 
» in-4, senza nome dello stampatore, e nel 4588 per 
» Gio. Baleni in-4, con stampa in legno nel fronti- 



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AL LETTORE. 



XIII 



» spizio analoga alla professione del Grasso, e con 
» un sonetto caudato in Gne il quale, non avendo 
» nulla che fare col soggetto, fa dinotare quanto 
» ella fosse madornale l'ignoranza dell'editore, 
» e quanta poca scaltrezza egli avesse per render 
» più accreditata la sua ristampa con si ridicola 
» aggiunta. Altre posteriori edizioni abbiam vedu- 
» to, fatte fra noi, del secolo successivo, tra le 
» quali quella del 1603 per Zanobi Pignoni, in-4; 
» del 4616, per Stefano Fantocci Tosi alle Scalee 
» di Badia in-4; e del 1622 per il Sermartelli in-4: 
» ma queste, per vero dire, senza che mai alcun vi 
» abbia posto mente, sono del tutto conformi a quella 
» già di sopra indicata del 1588, vale a dire sono 
» una edizione istessa col solo cangiamento del fron- 
« tispizio, solita impostura dei librai per ingannare 
» i semplici, e per ismerciarne con più facilità le co- 
» pie rimaste loro invendute e incagliate ; del qual 
» vizio erane imbrattato ancora il nostro valente ti- 
» pografo Lorenzo Torrentino, come più volte noi 
» abbiam rilevato nelle due edizioni degli Annali 
» della Tipografia di esso stampatore. 

» La più accreditata però che abbiasi, e che al 
» dir del eh. signor Bartolommeo Gamba nel tomo I 
» della ediz. II dei Testi di Lingua, è un'ottima 
» ristampa emendata colV ajuto di buoni testi, si è 
» quella, ornai per la pochezza delle copie divenuta 
» alquanto rara, procurataci dal eh. nostro Dome- 
» nico Maria Manni, col titolo: Novella antica del 
» Grasso legnaiuolo, scritta in pura toscana fa- 
ri velia, ed ora ritrovata Istoria ec, illustrata e col- 



XIV 



AL LETTORE. 



» V ajuto di buoni testi emendata, in Firenze 4744 
» in-4, con ristretta si, ma erudita ed assennata pre- 
» fazione, nella quale, colla sua solita e propria squi- 
» sitezza di vetuste carte, e d'attestazioni autentiche 
» e minute, del Grasso parlasi e de' di lui antenati, 
» e ad evidenza dimostrasi esser egli stato della fa- 
» miglia Ammannatini, e non già Adamantini, come 
» leggesi erroneamente in alcune delle più vetuste 
» edizioni. » 

Fin qui il Moreni: ed io aggiungerò che un'al- 
tra volta fu stampata, insieme con le Novelle del 
Sacchetti, a Venezia, nel 4830, Tipografia di Alvi- 
sopoli; ma che tale edizione, detta dal Gamba più 
emendata di quella del Moreni medesimo, non mi è 
venuto fatto di vederla ; e non mi è paruto necessa- 
rio il farne altra inchiesta più minuta , quando per 
la edizione presente io ho fatto capo al puro fonte 
del Ms., ed ho usato quanta diligenza era da me, nel 
modo che, conchiudendo, sono per dire. Mi sono 
servito, com'era naturale, della edizione del Moreni; 
ma prima di darla a stampare la ho parola per pa- 
rola gelosamente riscontrata col codice magliabe- 
chiano già descritto ; il qual riscontro mi ha ottima- 
mente servito, come quello che mi ha procacciato 
parecchie correzioni , un saggio delle quali , per- 
chè il lettore vegga ad un' occhiata la loro impor- 
tanza, io registrerò in fine di questo discorso. Par- 
ticolar cura poi ho messo nella punteggiatura e nel 
collocamento dei segni ortografici : cosa di gran mo- 
mento in ogni scrittura a renderne chiara la intelli- 
genza, ma in questa Novella massimamente, la quale 



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AL LETTORE. XV 

passa cosi spesso dal narrativo al drammatico, è 
cosi piena di modi popolari e di costrutti oggi dis- 
usati, e qualche volta è anche cosi infruscata la sin- 
tassi, che senza il timone della ortografia, ci sarebbe 
stato da rimaner nelle secche, come alle volto ci fa 
rimanere il Moreni. E vedendo poi che molte voci, 
frasi e costrutti avean bisogno veramente di una di- 
chiarazione, io ci ho fatto qua e colà delle note, ag- 
giungendole alle pochissime del Moreni, le quali per 
altro, a conoscerle dalle mie, ho segnate con let- 
tera M. Insomma pare a me di non aver lasciato in- 
dietro diligenza veruna: resta che tu, o Lettore, giu- 
dichi se la mia diligenza è riuscita a buon fine. 



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S AGGIO DE ME CORREZIONI 

PIÙ RILEVANTI 

FATTE NELLA PRESENTE EDIZIONE. 



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Errori 
dell» «disiane M or» n ian;« 



brigata in compagnia 
la ragione. 
Il perchè 
piacevolmente 
di grande ingegno, per- 
chè 

quello che diceva 

sollazzevolmente 

se voi siate desso , voi 

cui conviene 
era la ragione 
il quale saliva 

se ne fosse 
eh' e' passerà 
t' ho tanto cercato 
sono el Grasso legna- 
juolo, nei) Simo Mat- 
teo 

vedremo là, se tu sarai 
udito lo strepilo grande 

quando giunse 
senza dimandarlo 

gli prestò una prodi- 
nella <l" un suo ca- 
nile 

El Grasso lo ringraziò ; 

racconciossi. 
che ne lo senti 



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brigata et compagnia, 
la cagione. 
Il che 

piacevolemente 

di grande ingegno (che 

bene è orbo chi non 

vede il sole), perchè, 
quello di' e' diceva 
sollazzevolemente 
Se voi siate desso voi , 

e* vi conviene 
era la cagione 
ci quale saliva (e cosi 

spetto) 
se ne fussi 
eh' e' ci passerà 
t' ho tanto codiato 
sono el Grasso legna- 

juolo, et non sono 

Matteo 
Vedi énola , se tu sarai 
udito lo strepito quando 

giunse, 
sanza dimandarlo ( e 

così aUrove). 
gli prestò una prodi- 

ciella d' un suo ca- 
nile. 

El Grasso lo ringraziò, 

et acconciossi. 
chè ve lo senti' 

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XVIII 



SAGGIO DELLE CORREZIONI. 



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24 


6 



quasi mai dormi, ma 
sempre 

darglielo 

e delle zanchere 

fama et altra litteratura 

Deh Matteo 

ch'io delibero 

altro ci è in che mi 
preme 

pregandolo istrettamente 

eh' io abbia veduto 

Et il vero per quello 
che io oda 

che qualcuno ir è ri- 
tornato 

non sono mezzi rubati 

e '! Grasso vi sarà 

costui è impazzato 

e truovimi 

vedi dove ti morranno 
che può' tu perdere di 

questo innanzi la 

mano ec. 
usare cosi onestamente 
non tenere simili modi 

fatti qui tanto che sia 

ora di cena 
s' ha dato a intendere 

d' essere uno altro 

uomo 
et ha casa 

E stato un pezzo sospeso 

se non t'apporta peri- 
cólo 

ben sai , disse el Prete 
Or cosi mi di'? disse 
el Prete 



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Corrosioni 
della rdi»iono p 



quasi mai dormì soda- 
mente, ma sempre 

dargliele 

e delle zacchere 

fama d'altra litteratura 

Dot Matteo 

eh' i' ho dilibero 

altro ci è in vero che mi 
prieme 

pregandolo strettamente 

eh' io abbi veduto 

Éil vero per quello che 
io oda 

che qualcuno n' è già 
ritornato 

non ti sono mezzi rubati 

el Grasso vi sarà 

È costui impazzato 

e truóvimivi 

vedi dove ti menano 

che può' tu perdere di 
questo? innanzi la 
mano ec. 

uscire così onestamente 

non tenere più simili 
modi 

Statti qui tanto che sia 
ora di cena 

s' ha dato a intendere 
d' essere diventato 
un altro uomo 

et a casa 

E poi, stato un pezzo 

sospeso 
se non si porta pericolo 

O, ben sai, disse el prete 
Or così mi di', disse el 
Prete 



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SAGGIO DELLE CORREZIONI. 



XIX 



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Errori 


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Correzioni 




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della edizione Moreni»na 


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citai» dalla Crusca. 


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della cdixione presente. 


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Io non che fu intenda 


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Io vo'che ta intenda 


25 




prevedenza 


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provedenza 


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attenderai a' fatti tuoi 


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attenderai a fare e fatti 
tuoi 


» 


24 


anche a me. È però 




25 


anche a me. Come! e 


20 








però 


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non si avviassono 


— . ■ 

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non ti si avviassono 


20 


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che ismemorato 


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eh' è isvemorato 


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perchè gli aveva 


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perdi' egli gli aveva 
nelle cose d' adictro 


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nelle cose da dietro 


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21 


n 


8 


le masserizie travolte, 
et essendo ancora 
nello iiiislrigabilc 
pensicrodi camera. 

Veduto questo, 
in un punto da 
nuovi pensieri fu 
assalito ec. 


45 


•>• 

5 


le masserizie travolte 
Et essendo ancora 
nello ioistrìsabile 
pensicrodi camera, 
veduto questo, in 
un punto da nuovi 
pensieri fu assalito. 




12 


cancellando tatti que' 
vecchi , e mentre 


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»» 
t 


cancellando tutti qiie' 
vecchi co 7 peli del 












calamajo, e mentre 


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e avendo tra le mani 


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eh' avendo tra le mani 






un pialletto 






uno pialletto 


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e' pareva loro avere 


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lo pareva loro avere fatto 






fatto 






30 


10 


noi ne stiamo a te di 
questo fatto ; se no 
tu ti perderai le 


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41 


noi ne stiamo a te di 
questo fatto ; senon 
è desso, tn ti per- 




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spese 






derai le spese 


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ripostogli mente 


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ripostolo mente 
e' la corrà pure 


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e la corra pure 


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o se F uccellavano 


50 


40 


o se se l'uccellavano 


o9 


1 1 


qui a luogo nostro 


b2 


21 


qui al luogo nostro 


41 


\\ 


Filippo, accoccala tu 


55 


15 


Filippo, acconciala tu 


47 


9 


ci quale giovane da al- 
cuno anno innanzi 


G5 


3 


ci quale giovane d' al- 
cuno anno innanzi 


n 


lo 


al tempo di Gregorio 
duodecimo 


» 


\\ 


al tempo di Gregorio 
dodecimo 


48 


40 


io dilibcro 


04 


12 


i" ho delibero 



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SAGGIO DELLE CORREZIONI. 















« 
a 


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Errori 


i 


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Correzioni 


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«Iella •'dizione !Horeniana 
citala dalla Crucca. 


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1 
P 


della edizione presente. 


48 


u 


se tu hai el capo a ciò, 
voglio essere mosso 


64 


45 


ma , se tu hai ci capo 
a ciò , io voglio es- 
sere mosso 


SO 





e del Prete e del Giù- 
cuce, uso loronuesio 
motto 


67 


9 


e del prete e del giudice 
et d' ogni altro av- 
venimento general- 
mente, di modo che 
quel giudice usò 


52 


U 


e ili molti gran Prin- 
cipi 






loro questo motto. 


69 


43 


e di molti altri gran 
principi. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 



La città di Firenze ha avuto uomini molto sol- 
lazzevoli e piacenti ne' tempi adietro, e massime 
l'età passata, 1 nella quale accadde nello anno 1409 
che, così come per lo adietro erano usati, ritro- 
vandosi una domenica sera a ciena insieme certa 
brigata et compagnia 1 di più uomini dabbene, così 
di regimenlo 8 come maestri d' alcune arti miste 
e d'ingegno, quali sono dipintori, orefici, scul- 
tori e legniajuoli e simili artefici, in casa di To- 
maso Pecori , uomo molto dabbene e sollazzevole 
e d' intelletto , appresso del quale egli erano, per- 

1 II Manni , scrittore nostro indefesso, e delle cose nostre in- 
stancabile indagatore, in un'ope™ sua,™ più volumi divisa, col titolo 
Le Veglie piacevoli, ovvero, notizie de J più bizzarri e giocondi 
nomini toscani , impressa in Venezia nel 1762 , e continuata in 
Firenze nel 1774, e ivi riprodotta elegantemente con note ed ag- 
giunte nel 1816 dall' intraprendente e coraggioso sig. Gaspero 
Ricci librajo di sperimentato credito, ha in essa opera schierato e 
latto vedere quanto la città di Firenze ha avuto nomini molto sol- 
lazzevoli e piacenti ne' tempi addietro, (m.) 

* 11 Moreni aveva letto in compagnia. 

3 Vi regimento. Oggi si direbbe addeUi al governo. 

1 



% NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

chè di loro pigliava piacere grandissimo; el avendo 
cenato lietamente, e sedendosi al fuoco, perchè 
era di verno, quando in disparte e quando tutti 
insieme quivi di varie e piacievoli cose ragio- 
nando, conferivano intra loro la maggiore parte del- 
l' arte e professione sua. Et mentre che confabu- 
lavano insieme, disse uno di loro: Che vuol dire 
che questa sera non ci è stato Manetlo legniajuolo? 
(chè così aveva nome uno, che era chiamato el 
Grasso :) e nel rispondere si mostrò che alcuno di 
loro gliene avessi detto e non ve lo avesse potuto 
condurre, che se nefussi stala la cagione. 1 Questo 
legniajuolo faceva la bottega in su la piazza di Santo 
Giovanni , e era in quel tempo di quella arte nel nu- 
mero de* buoni maestri di Firenze; et infra l' altre 
cose egli aveva fama di fare molto bene e colmi * 
e le tavole d'altari, e simili cose, che non era per 
allora alto ogni legniajuolo; et era piacevolissima 
persona , come sono la maggiore parte de' grassi , 
e invero più presto aveva un poco del semplice 

* Che se ne frissi stala la cagione. Qualunque fosse stata la 
cagione di ciò. Il Moreni lesse ragione. 

* Colmi sono una specie di tavola , o quadro dipìnto , come 
nel Vocabolario definiscono gli Accademici della Crusca senza però 
addurne esempio alcuno ; dal che si rileva, che la Novella, benché 
citata da essi come testo di lingua , non fu mai spogliala, i\ che av- 
venne in altri testi, (m.) 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 3 

che no : d'età di anni circa ventolto, 1 grande di 
persona, e compresso; onde nasceva che general- 
mente da ogni uomo egli era chiamato el Grasso. 
Ma non era però tanto semplice, che da altri che 
da sottili uomini fusse stata compresa la sua sem- 
plicità, come quella che non teneva in tutto dello 
sciocco. EperciY egli era sempre usato di trovarsi 
con questa brigata, non v'essendo la sera, diè loro 
materia di fantasticare la cagione della sua assen- 
ziajenon potendo altrimenti trovarla, conchiusono 
che altro che qualche sua bizzarria , di che anche 
e* sentiva* qualche pochetto, non 1' avea ritenuto. 
11 che 3 tenendosi da lui un poco scornati, perchè 
generalmente erano questi tutti di migliore qualità 
e condizione di lui, 4 e fantasticando piacevolemente 
come di questa ingiuria vendicare si potessono , 
disse quello che aveva prima mosso le parole: E' se 

4 Combina questa età colla nascita di lui avvenuta per attesta- 
zione del Manni circa al 4384. 

* Diche anche e' sentiva. Sentita anche del bizzarro, era 
anche un po' bizzarro. 

3 // che. È lo «te*so che Per il che, come La qnal cosa si 
trova anche invece di Per la qual cosa. E come questo modo di 
dire fu racconciato nel Decameron da chi non lo intese, così questo 
// che fu racconciato dal Moreni ponendo // perche. 

4 Se qui mai intendesse*, che il Grasso fosse stalo di bassi 
natali, è da sapersi che il di lui avo, per nome ancor egli Manetto, 
sede nel 4368 de» Signori Priori, siccome il di lui figlio Jacopo 
nel 4380. (m.) 



4 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

gli potrebbe fare qualche giarda, 1 e farnelo più sa- 
vio per un'altra volta. E che, rispose uno degli 
altri, che se gli potrebbe fare, se non gli si facessi 
con qualche trappola pagare una cena, e lui non 
vi si trovassi? Era fra costoro Filippo di ser Bru- 
nellesco, uomo di maraviglioso ingegno et intel- 
letto , come ancora è noto alla maggiore parte degli 
uomini.' Costui adunque, che in quel tempo era 
d'età d'anni trentadue in circa, 8 e che per lo 
essere molto uso col Grasso V aveva caratiato a 
nuoto,* e qualche volta cautamente ne pigliava pia- 

1 Giarda. Scherzo , Celia. 

8 La sola Cupola del Duomo nostro qualifica lo straordinario 
ingegno del Brunellesco , il quale a onta delle difficoltà appostegli 
dai principali Architetti d' Europa qua a Leila posta con grandis- 
simo dispendio invitati , come se si fosse dovuto trattare di fare una 
cupola a tutto il globo terraqueo , e ad onta di tante villanie , stra- 
pazzi e motteggi avutine, e da essi, e dagli Operaj di S. Maria del 
Fiore , seppe , mostrando il suo modello che mai in avanti avealo 
mostrato, fare ammutolire e svergognare quei rispettabili barba- 
gianni , come gli appella il Milizia. Esso modello originale il con- 
servo io come una gioja , siccome lo spaccato della pergamena di 
essa cupola del famoso nostro architetto Gherardo Silvani , i quali 
ambedue erano nella famosa raccolta di disegni originali posseduta 
già dal Ch. Sen. Gio. Batista Clemente Nelli, (m.) 

5 Con questa epoca alla mano si corregge , come noi altrove 
abbiamo già fatto , 1' anno della di lui morte avvenuta nel 4446 , e 
non già nel 4444, come i più hanno scritto, (m.) 

* Nel codice vi ha a questo luogo una raschiatura , ed è poi 
accomodato con inchiostro più moderno; ma piuttosto che a nuoto, 
<a>me ha il Moreni , e che a me è oscuro , pare che 1" acconciatore 
abbia voluto scrivere appunto. 



NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 5 

cere, poiché alquanto fu stato sopra di sè, disse : 
E* mi darebbe el cuore, che noi gli faremo una pia- 
cevole natta 1 in luogo di vendetta del non essere 
venuto questa sera, di condizione che noi n aremo 
ancora di grandi piaceri e di gran sollazzi : se voi 
me ne credessi, e* mi darebbe el cuore. Modo ho 
pensato, che noi gli faremo credere, che fusse di- 
ventato un altro , e che non fussi più el Grasso le- 
gniamolo: con un certo ghigno, ch'egli aveva per 
natura, e per la fidanza di sè. Et ancoraché la bri- 
gata conoscessi Filippo di grande ingegno, (chè 
bene è orbo chi non vede il sole), * perchè a ciò 
che si dava, e in ciò che si travagliava, appa- 
riva così; però, avengachè non fussino tutti igno- 
ranti affatto della semplicità del Grasso , quello 
eh' e' diceva pareva a tutti impossibile di farlo : 
a* quali Filippo assegnate sue ragioni et argumenti 
cauti e sottili, come colui che era a quelli molto 
atto, con non molte parole gli fece capaci questo 
potersi fare. 3 E rimasi insieme d'accordo del modo 

* Natta. Lo stesso che Giarda , Celia , Beffa o simile. 

3 Questo verso dantesco che qui calza ottimamente, e che nel 
codice e mal cassato con un frego di inchiostro più recente , il Mo- 
relli non lo mise nel suo testo. 

3 Quanto il Brunellesco e' fosse faceto, alto, facile, ed insiem 
sottile nelle sue burle , il dichiara in più luoghi della di lui vita il 
Vasari , e specialmente quando narra quella da lui fatta in rapporto 
al famoso suo CrociBsso , che e nella Chiesa di S. Maria Novella , il 



6 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

ch'egli avessono a tenere che la cosa andassi se- 
greta , conchiusono così sollazzevolemente che la 
vendetta si facessi, e che se gli desse a credere che 
fussi diventato uno ch'aveva nome Matteo, noto 
di qualche parte 1 di loro , e del Grasso non meno , 
ma non però di quegli intrinsichi che si ritrova- 
vano a mangiare insieme: et colle maggiori risa del 
mondo feciono questa conclusione ; alcuni di loro 
recatisi così un poco da canto , che quanto più pre- 
sto meglio. El principio di questa storia sollazze- 
vole non s'indugiò, anzi fu la seguente sera in 
questa forma. Filippo, come quello che era molto 
familiare di costui,* e sapeva ogni cosa non altri- 
menti che si sapessi lui medesimo, perchè tutto 
gli conferiva bonariamente (chè altrimenti non 
arebbe potuto fare quello che lui intendeva) in 
su 1' ora che è d' usanza di serrare le botteghe di 
simili esercizj per lavorare drento con lume, se 

qual dovea porsi a confronto coli* altro fatto da Donatello, si sber- 
tato e deriso dal Brunellesco. Di sì fatta natura fu la baja da esso 
data a quei pretesi patrassi dell' Arte , dai quali fu egli tanto svil- 
laneggiato nell' adunania tenuta per la costruzione della Cupola 
della nostra maggior Chiesa , ne minore fu quella fatta a Lorenzo 
Ghiberli, che gli era stato dato a compagno nella esecuzione di essa 
mole, aveudolo scorto quanto atto nel gettare in bronzo, altrettanto 
inesperto nell' Architettura, (m.) 

1 Noto di qualche parte ce. Conoscente di alcuni rli loro. 

8 Di costui. Del Grasso. 



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* 

NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 7 

n'andò alla bottega del Grasso, chè mille altre 
volle v'era stato a quell'ora, e quivi ragionando 
con lui un pezzo, giunse, come era ordinato, un 
fanciullo molto affannato, e domandò: Usa qui 1 Fi- 
lippo di ser Brunellesco? A cui Filippo, fattosi in- 
nanzi, disse: Sono io desso, e che vai tu cercando? 
Rispose el fanciullo : Se voi siate 1 desso voi , e' vi 
conviene venir testé insino a casa vostra. Disse Fi- 
lippo : Dio m' ajuti ! che novelle? Rispose il fan- 
ciullo: Io son mandato a voi correndo, e la ra- 
gione è, che da due ore in qua egli è venuto un 
grande accidente a vostra madre, ed è quasi che 
morta, sicché venitene tosto. Filippo, fatto vista di 
maravigliarsi assai di questo caso , di nuovo racco- 
mandandosene a Dio, prese licenza dal Grasso; ma 
lui, 5 come ad amico, disse : I'vo* venir con teco, 
se bisognassi fare più una cosa che un' altra : 4 
questi sono casi che non si vuole risparmiare per- 
sona: io vo' serrare la bottega, e vengone. Filippo 
ringraziatolo disse : Io non vo' che per ora tu 
venga : e' non de' potere essere di molta impor- 
tanza questo caso per certo ; ma , se niente biso- 

* Usa qui. Bazzica qui , È usato di capitar qui. ^ 
9 Siate per siete e aulico idiotismo fiorentino. 

3 Lui. Egli , il Grasso. 

* Più una cosa che un* altra. Qualche cosa. 



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» 



8 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOL0. 

gnerà, i' te lo manderò a dire: sopraslà un poco in 
mio servigio in bottega, e non ti partire per caso 
nessuno, se bisognassi ; ! e non ti mandando a dire 
altro poi, va pe' fatti tua. E partito Filippo, avendo 
fermo il Grasso a bottega, e faciendo sembianti 
d' andare a casa sua , e' da una volta * se n' andò, a 
casa el Grasso, che era quivi vicina da S. Maria 
del Fiore; 8 et aperto ¥ uscio con uno coltello, come 
colui che sapeva el modo, entrò in casa, e ser- 
rossi drento col chiavistello per modo che persona 
non vi potessi entrare. Aveva il Grasso madre, ma 
ella era ita in villa di que' dì in Polverosa 4 a fare 
bucato , et a fare insalare carne , e per altre fac- 
cende, come occorre, e di dì in dì doveva tornare, 
secondo eh' el Grasso stimava; ed era la cagione 
perchè lasciava l'uscio così, e Filippo el sapeva. 

. S' . * ■ 

1 Se bisognassi. Affinchè ti possa chiamale, se venisse il 
bisogno. 

2 E' da una volta. Egli , prendendo di sotto una volta. Il 
Moreni lesse e danna volta j ma non e' è senso. 

3 II Sen. Carlo Strozzi in un suo spoglio di libri antichi di 
Deliberazioni degli Operaj di S. Maria del Fiore scrive , che Ma- 
netto , avo del nostro Grasso , fu obbligato a vender la sua casa 
situata ove è oggi la Piazza del Duomo, la quale dovea demolirsi, 
come poi seguì nel Ì389, in servigio della gran Chiesa. Piuttosto 
che tassar d* inesattezza si grand' uomo , è da dirsi , che trovasse 
Manetto da allogarsi in altra casa parimente prossima al Duomo, (m.) 

* Polverosa è un luogo distante circa un migKo da Firenze 
fuori la Porta al Prato, (m). 



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NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 9 

Soprastato el Grasso alquanto a bottega, e dipoi 
serrato quella, per satisfare più compiutamente alla 
promessa di Filippo andò più volte di giù in 'su 
intorno a bottega , e dopo le molte , dicendo : Le 
cose di Filippo non debbono andare male, e* non 
arà bisogno di me ; e'con queste parole s aviò verso 
casa sua, e giunto all'uscio, el quale saliva due 
scaglioni, volle aprire, com' egli era usato di fare; 
e più volte provandosi, e non potendo, s' avide 
che r uscio era serralo drento. Il perchè, picchiato 
forte, disse: Chi è su? apritemi; avisandosi che la 
madre lussi tornata, e serrato 1 1' uscio drento per 
qualche" rispetto , o che la non se ne fussi av- 
veduta. Filippo, fattosi in capo di scala, contrafa- 
cendo la boce del Grasso che pareva tutto lui, 
disse: Chi è giù? El Grasso, benché gli paressi 
piuttosto la boce d'altri che quella della madre, 
disse: Io sono el Grasso. Di che Filippo finse che 
chi parlassi fussi quello Matteo , che volevano dare 
a' ntendere al Grasso che fussi diventato, e disse: 
Deh, Matteo, vatti con Dio, ch'io ho briga un mon- 
do ; 1 dianzi essendo Filippo di ser Brunellesco a 
bottega mia, gli fu venuto a dire come la madre 

* E serralo. E avesse serrato. 

3 Ho briga un mondo. Ho gran cagione di tristezza , o come 
or si direbbe : Mi gira 1* anima che non ne posso più. 



^0 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

da poche ore in qua stava in caso di morte, il per- 
chè io ho la mala sera. E, rivoltosi indietro, finse di 

dire alla madre : Fate eh' io ceni ; egli è due di 
che voi dovevate tornare , e tornate anche di notte : 
et seguitò parecchi parole rimbrottose. 1 Udendo 
el Grasso colui che era in casa così rimbrottare 
la madre, e parendogli non solamente la sua bo- 
cie, ma tutti i suoi atti et modi , disse fra sè me- 
desimo : Che vuole dire questo ? e' mi pare che 
costui eh' è su sia me , a dire che Filippo era 
alla bottega sua , e come gli fu venuto a dire che la 
madre stava male ; et oltre a ciò grida con mon3 
Giovanna, et ha tutta la bocie mia: sarei io mai 
smemorato? E sceso e 2 due scaglioni , e tiratosi in- 
dietro per chiamare dalle finestre , vi sopraggiunse, 
come era ordinato, Donatello intagliatore, 8 che fu 
della qualità eh' a ciascuno è noto, che era della 
brigata della ciena et amico del Grasso ; e giunto 
a lui, così al barlume, disse : Buona sera, Matteo, 
cerchi tu el Grasso? poco è che se ne andò in 
casa, e non si fermò, ma tirò pe' fatti sua. El Grasso, 

1 Rimbrottose. Questa voce non si legge nel codice, essendovi 
una macchia d'umido che ha mangiato l' inchiostro , nè so onde il 
Morcni se la cavasse : forse dal rimbrottare, che seguila poco più qua. 

2 E y cioè tj articolo mascolino plurale. 

3 Intagliatore. Scultore. Dicevasi intagliare tanto di chi la- 
vorava in marmo , quanto di chi lavorava in legno. 



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ROVELLA. DEL GBASSO LEGNAJTJOLO. 41 

udito questo, se s'era maravigliato, ora si mara- 
vigliò più che mai, udendo che Donalo lo chia- 
mava Matteo. E rimasto così stupefatto e come 
smemorato, eh' e '1 sì e '1 no nel capo gli tenciona, 
si tirò in sulla piazza di Santo Giovanni , dicendo 
infra sè: Io starò tanto qui, eh' e' ci passerà qual- 
cuno che mi conoscierà e dirà chi io sia ; segui- 
tando : Ohimè ! sarei io mai Calandrino, 1 ch'io sia 
sì tosto diventato un altro senza essermene avve- 
duto? E così stando mezzo fuori di sè, vi giunse, 
come era ordinato , sei famigli di quegli dello Ufi- 
ciale della Mercatanzfa , * et uno messo, e fra loro^ 
era uno eh' egli avevano finto che fussi creditore 
di quello Matteo eh' el Grasso si cominciava quasi 
a dare a 'ntendere d'essere ; et accostatosi al Grasso, 
si volse ai messo et a' fanti , e disse : Menatene qui 
Matteo , questo è el mio debitore : vedi eh* io t' ho 
tanto codiato, 8 ch'io t'ho colto. E famigli e '1 messo 
lo presono, e cominciorono a menamelo via. El 
Grasso, rivoltosi a costui che '1 faceva pigliare , e 

4 Chi si fosse Calandrino può vedersi il Manni , che ne fece la 
vita nelle Veglie Piacevoli , e il Boccaccio nelle Novelle 3 e 6 
della Giornata 8, e nelle 3 e 4 della Giornata successiva, (si.) 

2 Mercatanùa. La Mercatanaia chiamavasi quello ufficio che 
conosceva le cose di commercio. 

3 Io fho tanto codiato. Ti ho tanto dato dietro, come fa il cac- 
ciatore alla starna. Così ha il codice , ma il Moreni lesse cercato. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

pontato e pie innanzi, gli di eie : Che i' ho a fare 
teco, che tu mi fai pigliare? di' che mi lascino: 
tu m'hai colto in iscambio, ch'i' non sono chi tu 
credi, e fai una gran villania a farmi questa ver- 
gogna, non avendo a fare nulla teco: io sono el 
Grasso legniajuolo, et non sono Matteo, e non so 
che Matteo tu ti dica. E volle cominciare a dare 
loro, 1 come quello che era grande e di buona 
forza; ma e' gli presono di subito le braccia, e '1 . 
creditore fattosi innanzi lo guatò molto bene in viso, 
e disse : Come ! non hai a fare nulla meco? sì ch'io 
non conosco Matteo mio debitore , e chi è el Grasso 
legniajuolo ! io t' ho scritto in sul libro : et ècci me- 
glio, ch'io n'ho la sentenzia un anno fa o più: 
come! non hai a fare nulla meco? et dicie anche 
che non è Matteo, el ribaldo! menatelo via : que- 
sta volta ti converrà pagare, innanzi che tu te ne 
sbrighi: vedrenola* se tu sarai desso o no. E così 
bisticciandosi insieme lo condussono alia Merca- 
tanzfa ; e perch' egli era quasi mezz' ora innanzi 
all'otta de la ciena, et assai bujo, per la via nè 
là mai trovarono persona che gli conoscessi. Giunti 

1 A dare loro. A dar loro delle busse. 

* Vedrenola. Lo vedremo. Era vezzo, o vizio, degli antichi 
fiorentini il terminare così le prime persone plurali de' verbi; e qui 
troverassi spesso vedreno, /areno, abbiano e simili. Il Moreni le ac- 
conciò tutte nella sua edizione. 

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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 43 

quivi , el nolajo finse di scrivere el nome di Mat- 
teo al bastardelle) , 1 chè di tutto era informato da 
Tomaso Pecori , di cui egli era mollo dimestico, e 
misselo nella prigione. Gli altri prigioni che v' era- 
no, avendo udito lo strepito quando giunse, e 
nominarlo più volte Matteo, come fu tra loro, sanza 
dimandarlo altrimenti, come così avessi nome lo 
ricevettono , non v' essendo per avventura alcuno 
che '1 conoscessi , se non per veduta ; e udendosi 
e vedendo chiamare Matteo da tutti coloro a quello 
che occorreva , tutto invasato quasi per certo gli 
parve essere un altro. Et essendo domandato per- 
chè egli era preso, disse: l'ho a dare a uno 
parecchi danari, e sono qui ; ma io mi spaccerò 
domattina di buon'ora (carico tutto di confusione). 
E prigioni dissono: Tu vedi, noi siamo per cenare, 
ciena con esso noi, e poi domattina ti spaccerai; 
ma bene t'avvisiamo, che qui si sta sempre qual- 
che tempo più che altri non si crede : Dio ti dia 
grazia che così none intervenga a te. El Grasso 
accettò lo 'nvilo, e poco cienò ; e cienato eh' egli 
ebbono, uno di loro gli prestò una prodiciehV d'un 
suo canile, dicendo: Matteo, statti qui el meglio 

« Al bastardella. Oggi si direbbe al registro. 
* Il Moreni lesse prodinella: e prodinella registrò il Gherar- 
dini con questo esempio nel Supplemento ai Vocabolari 



14 NOVELLA DEL GRASSO LEG.VAJUOLO. 

che tu puoi per stanotte, e poi domattina, se tu 
n'uscirai, bene fia; et se no, manderai per qual- 
che panno a casa tua. El Grasso Io ringraziò, et 
aeconciossi per dormire el meglio che potè. Come 
'1 garzone , che era stalo nel luogo del creditore, 1 
ebbe acconcio quello che gli parve el bisogno alla 
Mercatanzfa, Filippo di ser Brunellesco s* accozzò 1 
con lui , e da lui ebbe ogni particulare e della pre- 
sura e del condurlo in prigione, e andò via. El 
Grasso, coricatosi in quella proda, et entrato in que- 
sto pensiero, diceva da sè a sè : Che debb' io fare 
s'io sono diventato Matteo , chè mi pare esser certo 
ora mai che così sia per quanti segni quant* io ho 
veduti, et accordandosene ognuno unitamente; ma 
quale Matteo è questo? Ma s'egli avviene ch'io 
mandi a ca$a a mia madre , e '1 Grasso 1 sia in casa , 
chè ve lo senti', poiché cosi è, e' si faranno beffe 
di me. Et in su questi pensieri, affermando ora d'es- 
sere Matteo et ora d'essere el Grasso, stette insino 
alla mattina che quasi mai dormì sodamente, ma 
sempre in albagie, * che lo tormentavano per tutti 

4 Era stato nel luogo del creditore. Si era finto essere il cre- 
ditore, avea fatto da creditore. 

3 S'accozzò. Si abboccò, lo andò a trovare. 
3 E 'i Grasso. Il Moreoi el Grasso. 

* Dormì sodamente ma sempre in albagie. Il sodamente nel 
codice e cassato con altro inchiostro moderno ; ma e necessario che ci 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. \'Ó 

e versi. E levatosi come gli altri, standosi alla fine- 
strella de l'uscio della prigione, avvisandosi per 
certo quivi dovere capitare qualcuno che lo cono- 
scessi per uscire de dubbj in che egli, era en- 
trato quella notte , entrò nella Mercatanzfa Gio- 
vanni di messer Francesco Rucellai , el quale era 
della loro compagnia , e stato alla ciena et alla 
piacevole congiura , et era molto noto del Grasso , 
e facevagli in quel tempo uno colmo per una Nostra 
Donna, et pure el dì dinanzi era slato con lui un 
buon pezzo a bottega a sollecitarlo , et avevagli pro- 
messo dargliele ivi a quattro dì. Costui, giunto alla 
Mercalanzia , misse così el capo drento all'uscio 
dove rispondeva la finestra de' prigioni , che era in 
que' tempi in terreno , alla quale el Grasso era ; e 
veduto Giovanni , cominciollo a guardare in viso e 
ghignò; e Giovanni, come se cercassi di chicches- 
sia , 1 guardò lui come se mai non V avessi veduto, 
perchè Matteo non era suo noto , o e' ne fecie le 
viste , e disse : Di che ridi , compagno ? El Grasso 
disse : Non d* altro no : * e , veduto che non lo raffì- 

sia, per contrapporlo a inflbagie; dacché qui vuol dire che il Grasso 
non prese mai un sonno profondo, che allor non si sogna , ma dormi 
sempre leggero per modo che tuttavia almanaccava con la mente. Il 
Morcm tenne per ben cassato il sodamente, o lo lasciò. 

* Di chicchessia. Di qualcbeduno. 

s Non d* altro no. Oggi si direbbe : Eh ! di nulla. 



16 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

gurava , lo domandò : Uom dabbene , conosceresti 
voi uno che ha nome el Grasso , che sta in su la 
piazza di Santo Giovanni colà di dietro, che fa le 
tarsie? Di' tu a me? disse Giovanni; seguitando: 
Come! lo conosco sì bene: oh ! egli è tutto mio, e 
tosto voglio andare insino a lui per un poco di la- 
vorìo che mi fa : se' tu preso a sua stanza? 1 Disse 
el Grasso : No, Santa Maria ; * poi seguitò : Perdo- 
natemi, però io vi richiederò a sicurtà : 1 deh fatemi 
un piacere, poiché per altro avete a ire a lui, deh 
ditegli: Egli è preso alla Mercatanzfa uno tuo amico, 
e dicie, che in servigio 4 tu gli faccia un poco molto. 
Dicie Giovanni (guardandolo in viso continova- 
mente, tenendo con fatica le risa) : Chi se' tu , ch'io 
ho a dire che mandi per lui ? (acciocché confessassi 
esser Matteo, per dargliene poi qualche volta noja). 
Disse el Grasso: Non vi curate, e* basta dirgli così. 
Disse allora Giovanni : Io lo farò volentieri , se ba- 
sta; e partissi; e trovato Filippo lo ragguagliò, ri- 
dendo, d'ogni cosa. Rimasto el Grasso alla finestra 

• 

1 Se* Ut preso a sua stanza ? Ti ha fatto metter egli in pri- 
gione? 

8 No, santa Maria. No davvero, o come oggi si direbbe: Che! 
ma ti pare ! 

5 Perdonatemi, però ec. Perdonatemi , perchè io vi chiederò 
un favore con tutta libertà. 

4 In servigio. Per favore. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 17 

della prigione, infra sè medesimo diceva: Oggimai 
poss'io essere cerio ch'io non sono più el Grasso; 
oh ! Giovanni Rucellai non mi levò mar occhio 
d'addosso, e non mi conosce, che è a ogni ora in 
bottega, e non è però smemorato: io non sono più 
el Grasso di certo, e sono diventato Matteo; che 
maladetta sia la mia fortuna e la mia disgrazia, 
chè, se si scopre questo fatto, io sono vitupe- 
rato, e sarò tenuto pazzo, e correrannomi die- 
tro e fanciulli, e corròcci 1 mille pericoli. Oltre 
a questo, che arò a fare de' debiti d'un altro 
io, e delle zacchere, 1 che sempre me ne sono 
guardato, e di mille altri errori da poterne essere 
pericolato? Poi questo non si può conferire, di 
questo non si può pigliare consiglio; e Dio il sa 
s' io n' arei di bisogno ! sicché in ogni modo io sto 
male. Ma veggiamo se '1 Grasso venissi , e venendo, 
intenderò forse quello che questo vuole dire: sa- 
rebbe mai lui diventato me ? Et aspettato un gran 
pezzo che costui venisse, con questa fantasia, non 
venendo, si tirò addietro per dare luogo a un al- 
tro , guardando lo ammattonato , e quando el palco, 
con le dita delle mani commesse. Era in que'dì 
nella detta prigione sostenuto per debito uno giu- 

4 Corrùcci. Ci corrò , Ci incontrerò. 

2 Delle zacchere. Degli impicci, delle Lrighe. 

2 



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18 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

dice , 1 assai valente uomo , e non meno per fama 
d'altra lilteratura* che di leggi notissimo, il nome 
del quale è bene tacierci. Costui, posto che non 
conoscessi el Grasso, e nessuna notizia avesse di 
lui, veggcndolo sì malinconoso et con questi atti, 
e credendo che fussi per rispetto del debito così 
nello animo gravato, come quello che aveva ordi- 
nato el caso suo , 5 e non gli dava più noja, e dove- 
vane uscire di presente, s'ingegnò di confortarlo 
per carità, come si fa qualche volta , dicendo: Do ! 
Matteo, tu stai sì malinconoso, che se tu fussi per 
perdere la persona , o in pericolo di qualche gran ■ 
vergogna, basterebbe; e, secondo che tu di', questo 
è uno piccolo debito. E' non si vuole nelle fortune 
così abbandonare: perchè non mandi tu per qual- 
che amico o parente? non hai tu persona? Eh 
cerca di pagare, o d' accordarti in qualche modo, 
che tu n* esca di prigione, e non li dare tanta ma- 
ninconfa. Veggendosi el Grasso confortare tanto 
amorevolmente , e con così buone parole , non 
disse a lui, come avrebbe forse fatto un altro: Come 

1 Un giudice. Uo dottore di legge. 

* IT altra litttr attira. Il Moreni, con grossolano errore d' in- 
telletto , stampa et altra letteratura. 

3 Aveva ordinato el caso mo. Avea pagato il debito per cui 
era io prigione. 



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* 



NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 19 

non cercate voi anche el fatto vostro ? 1 ma diliberò 
più saviamente però, conoscendolo per un uomo 
dabbene , e fece pensiero di parlargli con ogni ri- 
verenza ancora che fussi quivi , et aprirgli el caso 
suo intervenutogli interamente; e tiratolo così da 
uno canto della prigione, gli disse : Messere, posto 
che voi non conosciate me , io conosco bene voi , 
e so che voi siate valente uomo : il perchè la uma- 
nità vostra usatami mi dà cagione, eh' i" ho dili- 
bero* di dirvi quella cosa che mi tiene così malin- 
conoso , eh' io non voglio che voi crediate , nè voi 
nè persona, 8 che per uno piccolo debito, ancora 
ch'io sia povero artefice, io stessi con tanla pena; 
ma altro ci è in vero che mi prieme, * e forse cosa 
che non avvenne mai più a persona del mondo. El 
dottore non si maravigliò poco udendogli dire que- 
ste parole, e stavalo a udire con grande attenzione. 

El Grasso incominciò da capo , et insino alla 
fine gli disse quello che gli era intervenuto, con 

• * 

4 Come non cercate ec. Perchè non badale voi piuttosto a' fat- 
ti vostri? 

» l'ho dilibero. Ho deliberato. Il Moreni legge io dilibero j 
ma erratamente perchè si delibera avanti il Tatto , e qui siamo sul 
fatto di una deliberazione già presa. 

* JVè persona. Nè alcun* altro. 

* Altro ci è in vero. Il Moreni legge: Altro ci è in che mi 
preme. 



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50 ROTELLA DEL GRASSO LEGNAJLJOLO. 

fatica celando le lacrime, pregandolo strettamente 
di due cose: 1' una , che mai con persona di que- 
sto ne parlassi per l'onore suo; l'altra, che gli 
dessi qualche consiglio e rimedio, aggiugnendovi: 
Chè so che avete lungamente lette di molte cosfr, 
e storie d'antichi, e di moderni, e di uomini che 
hanno scritto molli avvenimenti : trovasti voi mai 
simile caso? El valente uomo, udito costui, subito 
considerato el fatto, immaginò delle due cose do- 
vere essere l'una, cioè, o che costui fussi uscito 
del manico 1 per qualche umore malinconico super- 
chio, o per questo caso presente, come uomo di 
poco animo, o per qualohe altro ; o veramente che 
la fussi una beffe, com' ella era : e per intenderlo 
meglio, a questo rispuose averne di molti letto, cioè, 
d'essere diventato di uno un altro, e che quello non 
era caso nuovo; sanzachè ci era peggio, che ci era 
di quelli che erano diventati animali bruti , come 
fu Apulejo , che diventò asino , et Ateon , che di- 
ventò cervio: e di molti altri si legge* eh' io non 

1 Fussi uscito del manico. Avesse smarrito il senno. 

2 E di molti altri ec. Qui si passa a un tratto dalla narrativa 
alla parte , diciam cosi , drammatica ; e questo uso era frequente 
agli antichi, c fu famigliare al Belcari. E sedici versi più innanzi , 
dove è T istessa cosa , dubito essere stato messo di più quell* ag- 
giungendovi dal primo copiatore del codice ; come ha fatto anche 
a'dì nostri qualche editore ignorante. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 21 

ho testé nella mente (come colui che fe pensiero 
di trarsi un poco di mattana). A cui el Grasso disse : 
Oh ! questo non arei io mai creduto; e quella fede 
vi dava che si dà a ogni cosa vera ; poi soggiunse: 
Ora ditemi, se io, che era el Grasso, sono diven- 
tato Matteo , di lui che ne debbe essere ? A cui el 
Dottore rispose : È necessario ch'e'sia diventalo el 
Grasso; questo è caso scambievole , e così suole in- 
tervenire, per quello che si legge e per quello 
ch'io abbi veduto insino a qui, che pure è stato 
qualche volta ; et altrimenti non può essere : ben 
lo vorre* io un poco vedere costui : questo è bene 
un caso da ridersene : A cui e' non toccassi, 1 disse 
el Grasso. Egli è così, seguitò el giudice, gran di- 
sgrazie sono, e Dio ne guardi ogni uomo; tutti 
siamo sotto questo bastone. 2 Io ebbi già un mio la- 
voratore, 8 a cui intervenne questo caso medesimo. 
El Grasso sospirava molto forte, e non sapeva più 
che si dire, poiché così era. El giudice aggiunse : 
El simile si legge de' compagni di Ulisse, e d' altri 
trasmutali da Circe. È il vero per quello che io oda 



« A cui e' non toccassi. Sì , dice il Grasso, da riderne : ma 
non mica riderne quegli a cui tocca. 

2 Siamo sotto questo bastone. Siamo esposti ad aver di que- 
lite disgrazie. 

3 Lavoratore. Contadino. 



2'2 NOVELLA DEL GRASSO LEGJUJUOLO. 

et anche abbi letto, s'io mi ricordo bene, che qual- 
cuno n'è già ritornato, 1 ma rade volte adiviene, se 
il caso invecchia punto (per metterlo in più vilup- 
pi ; f donde el Grasso stupiva). E stando in questi 
termini egli era circa a nona che non aveva ancora 
mangiato , quando due fratelli di questo Matteo ven- 
nono alla Mercalanzfa , e domandarono el notajo 
della cassa , se quivi fussi preso uno loro fratello 
eh' aveva nome Matteo , e per quanto e' v* era, per- 
chè volevano trarlo di prigione : el notajo della 
cassa disse di sì, e facendo vista di cercarlo in sul 
libro, dopo alcuno volgere di carte, disse : E' c' è 
per tanto, a pitizione del tale. Troppi sono, 8 disse 
uno di loro; poi dissono : Noi gli vorremmo un poco 
parlare, e poi daremo ordine a pagare per lui; et 
andati alla prigione dissono a uno che era alla gra- 
ticola : Di' costà a Matteo che sono qui due sua 
fratelli, che si faccia un poco costì; e nel guar- 
dare in là, troppo bene e* vi conobbono questo dot- 
tore a caso, che parlava col Grasso. Fattogli la raba- 
sciata, el Grasso dimandò el dottore quello che 
avvenne poi al suo lavoratore; e dicendogli che 

* 

* A* è già ritornato. Il Moreni. N' è ritornalo. 
a Per metterlo in più viluppi. Intendi : E questo diceva per 
imbroglio , per avvilupparlo di più. 

3 Troppi sono. Troppi denari sono, il debito è troppo grosso. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 23 

non ritornò mai, el Grasso raddoppiato di pensieri 
venne alla grata , e salutògli , a cui el maggiore di 
quo' fratelli cominciò a dire : Pure sono delle lue 
usate, Matteo (sempre guardandolo in viso) ; tu sai 
quante volle noi t' abbiano di questi tuoi cattivi 
modi amunito , e quante volle noi t' abbiano cavato 
di questa prigione e dell'altre, e non giova el 
dirti nulla, chè sempre fai peggio: come noi siamo 
agiati al farlo Dio lo sa meglio che persona ; chè 
hai consumato da uno pezzo in qua un tesoro : e 
in che videsene mai nulla di bene di cosa che tu 
spendessi? 1 anzi te gli hai gettati via, e bubbolati.* 
Sanza che a giuoco 8 ognuno si fa beffe di te: che 
non ti sono mezzi rubati? e noi ne patiàno le pene, 
et anche è la vergogna tutta nostra, chè lu non la 
temi punto; anzi pare che tu faccia ogni cosa per 
vituperare el compagno , e parti avere giustificato 
la causa, quando tu hai detto, Tu m'hai colto in 
iscambio. Se' tu un bambino? tu se* pure oramai 
fuori di fanciullo. Ma sia certo di questo, che, se 
non fusse per lo onore nostro e per gli stimoli di 
nostra madre, di che e' ci duole più che dite, ch'è 

* In che videsene ec. Di tutto ciò che spendesti non s'è ve- 
duto profitto alcuno. 

9 Bubbolati. Spesi in bubbole , in cose da nulla. 
3 A giuoco. Giocando, quando giuochi. 



24 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

vecchia e cagionevole a quel modo, questa era 
quella volta , tante ce n' hai fatte , che noi v' aremo 
lasciato pensare a te ; e protestanti quest3 volta 
per sempre» che, se tu e* incappi mai più, vadine 
che vuole , tu ci starai un buon pezzo più che tu 
non vorrai: e bastiti questo per questa volta. E 
stato un poco sopra sè sanza dir nulla, seguitò: E 
per non essere ognindì veduto fare queste novelle, 
noi verréno per te stasera colà in su l'avcman'a, 
quand' e* ci sarà meno gente, chè ognuno non abbi 
a sapere le nostre miserie, e non abbiàno tanta ver- 
gogna pe' fatti tua. El Grasso si voltò loro con 
buone parole , parendogli oramai senza nessuno 
dubbio essere Matteo (da che costoro sborsavano, 
et amenduni continovamente V avevano guardato 
in viso, e non v'era bujo) dicendo loro, che per 
certo mai più avrebbono briga de' fatti sua, 1 e che 
non terrebbe più e modi ch'egli aveva fatto in sino 
a quivi; e che se mai più e' cadeva in simili er- 
rori e' si facessono beffe 2 di lui, e della madre, e 
d'ogni mezzo ch'egli adoperassi, risolvendosi in 
tutto oramai essere Matteo, pregandogli per Dio, 
che , come fussi V ora, che venisseno per lui ; e loro 

1 Avrebbono briga de' fatti sua. Avrebbero dispiaceri per 
cagion sua. 

2 Si facessono beffe. Non avessero alcun riguardo. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 25 

dissono di farlo , e partironsi , e lui si tornò a dietro 
e disse a quel dottore, tirandolo da sè a lui i Ella 
ci è più bella, perocché sono, venuti qua a me due 
fratelli di Matteo, di questo Matteo in cui scam- 
bio io ci sono ; come bo io a dire? (e guardava in 
viso ei giudice) e hannomi parlato a faccia a faccia 
amenduni , et a lume , come voi potesti vedere , nè 
altrimenti che se io lussi Matteo, e dopo una lunga 
amunizione m'hanno detto, che all' avemarfa ver- 
ranno per me, e trarrannomi di prigione; soggiu- 
gnendo : Da quinci indietro 1 mai non l'arei creduto; 
ma io sono ora chiaro di quello che voi mi dite : 
poi disse : Sicché quel vostro lavoratore non ritornò 
mai quel primo. Non mai el poveretto, disse el 
giudice. El Grasso lasciò andare un gran sospiro , 
poi soggiunse e disse : Ecco , che mi traggano di 
qui, dove andrò io, e dove tornerò? a casa mia 
non sarebbe da tornare : ma quale è la casa mia ? 
questo è el bello: intendetemi voi (e guardava el 
giudice); imperocché, se v* è el Grasso, chè v'è di 
certo, chè 1* ho udito con questi orecchi, che dirò 
io, che io non sono* tenuto pazzo e uccellato? Oh 
ben sapete : io andrò in casa come mia ; el Grasso 

1 Da quinci in dietro. Prima d'ora , fino ad ora. 
* Che io non sono. Cosi anche il codice; ma senza fallo dee 
dir siane. 



26 NOVELLA DEL GRASSO LEGN AJUOLO. 

vi sarà per avventura, e dirà: È costui impazzato? 
e se non v' è, e torni poi , e truóvimivi 9 come an- 
drà questo fatto? chi ha a rimanere quivi, chi se 
n' ha andare? e soggiugneva : Ben sapete: oh s' io 
non vi fussi stato, non m' arebbe mia madre fatto 
cercare, e trovatomi s' io fussi stato nelle stelle ? 
ma veggendoselo innanzi non l'è noto questo caso. 
El giudice con gran fatica teneva le risa, et aveva 
uno piacere inestimabile, e disse: Non v'andare, 
ma vattene con questi che dicono essere tua fra- 
telli, e vedi dove li menano, e quello che fanno 
di te: che può' tu perdere di questo? 1 innanzi la 
mano, 1 e' pagano pure per te. Egli è el vero, disse 
el Grasso ; e '1 giudice seguitò : Et uscirai di prigione, 
et avendoti per fratello senza dubbio, chi sa , forse 
che ara' tu migliorato : e' sono forse più ricchi di te. 

E stando in questi ragionamenti, comincian- 
dosi a fare sera, al giudice pareva mille anni di 
spiccarsi da lui per ridere , e non poteva più in 
nessuno modo. Quelli che si facevano fratelli del 
Grasso s' erano stati quivi nella Mercatanzfa sem- 

* Che può* tu perdere te. Cosi ci pare di punteggiare : il 
Moreni avea posto: Che può' tu perdere di questo innanzi la mano, 
e' pagano pure per te. Ma non so levarne costrutto. 

« Innanzi la mano. Prima di tatto; o come si direbbe: A 
buon conto. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 27 

pre ridendo, aspettando che lussi tempo, et ave- 
vano veduto spacciare la causa di quello giudice , e 
vidonelo uscire 1 così onestamente, che non parve 
se non come se venisse dal parlare al giudice,* come 
fanno alle volte per qualche crientolo nelle cause , 
e vidonlo andare via. E loro dipoi fattisi innanzi, 
riposto che fu el notajo a sedere, e fatto vista d'a- 
vere accordato el creditore 8 e la cassa; el notajo 
si levò di nuovo da sedere colle chiavi della prigione, 
e andatone là, disse: Quale è Matteo? El Grasso, 
fattosi innanzi, disse: Eccomi, messere: non fa- 
cendo più dubio nessuno d' essere diventato Mat- 
teo. El notajo el guatò, e disse: Questi tuoi fratelli 
hanno pagato per te el tuo debito e tutto , sicché 
lu se* libero ; e aperto Y uscio della prigione disse : 
Va' quà. El Grasso, uscito fuori, essendo già molto 
bene bujo , gli parve un bello fatto d' essere fuori 
di prigione sanza aversi mai cavato danajo di mano. 
E perchè quel di egli era stato sanza mangiare , 
fe pensiero d'andarsene a casa, come fussi fuori 
dell'uscio: poi, ricordandosi che v'aveva sentito 
el Grasso la sera dinanzi , si mutò , e fe pensiero 
di seguire el consiglio del giudice, e avviossi con 

1 Uscire. Il Moreni cou error manifesto lesse usare. 

2 Al giudice. Forse dee dire Al Grasso. 

3 Accordato el creditore. Pagatolo, Sodisfattolo. 



58 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

costoro, e quali stavano a casa da Santa Felicita, al 
cominciare della Costa ; e mentrechè n' andavano 
insieme, così dolcemente, non con quella rigidezza 
che feciono alla prigione , e' V andavano ripren- 
dendo per la via, e ragguagliavanlo del dispiacere 
che n'aveva preso la madre, e ricordavangli le 
promesse fatte loro altra volta di non tenere più 
questi modi. E domandandolo da che egli era ve- 
nuto che diceva essere el Grasso , s' egli era che 
gli paressi esser così, o s'egli era acciò che cre- 
dessono averlo colto in iscambio, e lasciassonlo ; 
d Grasso non sapeva che si rispondere, e stava 
sopra di se, e cominciavasi a péntere d* essere ito 
con loro: duro gli pareva confessare essere Matteo ; 
e dall' altra parte dicendo: S' io dico di nuovo es- 
sere el Grasso, forse che non mi vorranno eglino, 
et arommi perduto la casa loro et la mia ; e' pro- 
metteva loro non tenere più simili modi ; et a quella 
parte d' avere loro detto d' essere el Grasso non 
rispondeva, ma metteva tempo in mezzo. E in que- 
sti termini giunsono a casa, 1 e giunti quivi se n'an- 
darono con costui in una camera terrena, dicen- 

* Questi riprensione fatta dalla carcere alla casa manca total- 
mente nell'edizione del Manni , e nelle antecedenti, siccome in 
seguito manca una gran parte della parlala, che fece uno dei pretesi 
fratelli del Grasso al paroco di S. Felicita, (m.) 



: DiDilized^vGoo^Ic 



NOVELLA DEL GBASSO LEGNAJUOLO. 29 

dogli : Statti qui tanto che sia ora di cena ; come 
non volendolo apprcsentare alla madre per non le 
dare malinconia. Et essendo quivi el fuoco e una 
tavoletta apparecchiata» l'uno di loro rimase al 
fuoco con lui, l'altro se n'andò al prete di Santa 

* 

Felicita, che era loro parrocchiano, 1 et era una buona 
persona, e disse : Io vengo a voi con fidanza , come 
debbe'andare prima l'uno vicino all'altro, etanche 
perchè voi siate mio e nostro padre spirituale. Noi 
siamo tre fratelli ( perchè voi abbiate notizia meglio 
d'ogni cosa, e possiatevi meglio adoperare) qui 
assai vostri vicini, come voi avete forse notizia. Sì, 
disse il prete, che gli conosceva vel circa. * E colui 
seguitò : Et èvvene uno fra noi che ha nome Mat- 
teo, el quale ieri fu preso per sua debiti alla Mer- 
catanzfa; e perchè questa non èia prima volta che 
noi ne lo abbiamo cavato , e' se n' ha data tanta 
malinconia , che appare che sia uscito mezzo di sè , 

e parci come una cosa invasata intorno a questo 

■ 

1 CioèParoco. Questi era Mcss. Antonio d'i Amerigo canonico 
aretino, e cappellano principale della detta chiesa e monastero, 
come nel suo testamento appellasi dei 25 ottobre 1436, rogato da 
Pietro di Niccolò di Jacopo Ajuti all' Arch. Gen. in cui lascia eredi 
essa chiesa e monastero , e nel codicillo dal medesimo rogato del 
dì 48 giugno 1438. (m.) 

2 Che gli conosceva vel circa. Che gli conosceva , se non in 
tutto e per tulio , almeno così alla grossa. 



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30 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

caso , benché in tulte 1* altre cose invero egli è quel 
Matteo che si suole o quasi : et in quello che 
manca è, che s ha dato a intendere d' essere di- 
ventato un altro uomo che Matteo. Mai udisti la 
più fantastica cosa ! e' dice pure essere un certo 
Grasso legniajuolo, suo noto però, che sta a bot- 
tega dietro a Santo Giovanni , et a casa lungo Santa 
Maria del Fiore ; e con lui s è tentato più modi di 
trarglielo del capo, e mai e* è suto rimedio. 1 II per- 
chè noi T abbiamo tratto di prigione , e ridottolo a 
casa , e messolo in una camera , acciò che fuori 
non sieno intese queste sue pazzie; chè sapete 
che chi una volta comincia a dare di questi segni, . 
tornando poi nel migliore sentimento del mondo, 
sempre è uccellato. Et anche, se nostra madre se 
ne avvedesse prima che ritornassi, e' potrebbe es- 
sere cagione di qualche inconveniente : che ne so 
io? le donne sono di poco animo, et ella è cagio- 
nevole e vecchia. E pertanto, conchiudendo, noi 
vi preghiamo in carità che voi vegnate insino a 
casa ( noi v'abbiamo per valente uomo, e sappiamo 
che voi siale buona persona, e faresti coscienza 5 



4 Mai c' è stilo rimedio. Non e* è stato mai verso, non e stato 
possibile. 

a Faresti coscienza. Avreste scrupolo , avreste paura di ag- 
gravarvi la coscienza. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 31 

di scoprire simile vergogna ; e per questo non n'ab- 
biamo voluto adoperare altri), et che voi v'ingegniate 
trargli questa fantasia del capo, e resteremvene 
sempre obrigati, et appresso di Dio sarà di qualche 
merito : sanza che voi ne siete anche tenuto ri- 
spetto alla salute sua , chè è delle pecorelle vostre, 
et avetene a render conto : chè, se si gli fusse volto 
el cervello essendo in peccato mortale, morendo 
sanza ritornare, e' sarebbe forse dannato. El prete 
rispuose, eh' egli era el vero, et che egli era suo 
obrigo , e non solamente lo voleva fare , ma du- 
rarne ogni fatica. E questo è el vero, che, oltre 
alfobrigo, egli era anche di natura servente. E poi, 
stalo un pezzo sospeso, disse: E' potrebbe essere di 
qualità che la fatica non si perderebbe ; accozza- 
temi con lui ; 1 aggiungendovi : se non si porta peri- 
colo. Non, Santa Maria, 5 disse colui : oh! io v' in- 
tendo, voi volete dire, se fussi infurialo. 0, ben 
sai, disse el prete, quegli a cotesto modo, 3 non ch'el 
prete, e' non riguarderebbon el padre, perchè pare 
loro un' altra cosa che quello che è. Messere lo 
prete, io v' intendo, disse colui, eh' avete ragione 
di domandarne ; ma costui, com' io vi dico, è una 



' Accozzatemi con lui. Faterai parlare con lui. 

3 Santa Maria. Modo di rinforzare l'affermativa, ola negativa. 

5 Quegli a codesto modo. Quegli che sonò infuriati. 



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32 NOVELLA DEL GRASSO LEGNA JUOLO. 

cosa invasala piuttosto che infuriata, e da questo 
in fuori non v' avvedresti voi nè persona quasi di 
sua errori; et invero, se fussi infuriato, noi ne 
saremmo fuori d' ogni speranza, e non useremmo 
questa diligenza, perchè radi o nessuno ne ritor- 
nano. Costui si può piuttosto dire che abbi smar- 
rito un poco la via, che perduta in tulio; e vor- 
remmo che la madre non ne sapessi nulla: e 
perchè noi speriamo bene, però facciamo così. Se 
cosi è, io lo vo' vedere, rispuose el prete, e met- 
terci ogni diligenza ; chè invero in cotesto grado 
egli è debito d'ognuno; e conosco che v'è il peri- 
colo di vostra madre, come voi dite, e vuoisi che 
la non n'abbia cotesto dispiacere, se si può. Il 
perchè costui lo menò alla casa, et alla camera 
dov'egli era. Quando '1 Grasso lo vide, che si se- 
deva con questi suoi pensieri, e' si levò ritto ve- 
duto V abito del prete ; et el prete disse : Buona 
sera , Matteo ; e '1 Grasso rispuose : Buona sera e 
buono anno. Or così mi di', 1 disse el Prete, che 
gliel pareva già avere guarito; poi lo prese perla 
mano, e disse :* Matteo, i'sono venuto per istarmi 

1 Or così mi di'. E come dire : Bravo, dimmi così: ovvero 
Rispondi sempre così. Modo di dar animo a parlare. Il Moreni avea 
posto l' interrogativo. 

2 Si ponga mente a tutta questa parlata del prete che è liei- 



NOVELLA DEL GRASSO EEGNAJUOLO. 33 

un poco teco : e puosesi a sedere al l'uoco, e ti- 
rosselo con la mano così allato in su n* una seg- 
gioleita ; e veduto che non faceva dimostrazione 
della pertinacia d'essere el Grasso, come gli era 
suto detto, cominciò a pigliare qualche speranza 
di bene, faciendo cenni a chi ve lo aveva condotto 
eli' e segni non erano insino a quivi se non buoni, 
et accennollo che si rimanessi di fuori , e così 
fece; poi mosse el Prete le parole in questa forma: 
E* ti debbe esser noto, Matteo, com'io sono el tuo 
prete della parrocchia, e 'I tuo padre spirituale; 
et el debito nostro è consolare tutti e nostri popo- 
lani di quello che noi possiamo e dell' anima e 
del corpo. Io sento cose, che assai mi dispiacciono, 
e questo è, ch f e* pare che in questi dì tu sia stato 
in prigione per tuo debito. Io vo* che tu intenda, 
che queste non sono cose nuove nè a te nè a degli 
altri, nè debbono parere, perchè questo mondo dà 
tuttodì e di queste, e delle minori , e delle maggio- 
ri , e vuoisi essere sempre preparato a avere pa- 
zienza ; questo dico io, perchè i' odo che tu te 
n* hai data tanta malinconfa che tu ne se' stato in 
su lo 'mpazzare : e valenti uomini non fanno a que- 
sto modo, ma con lo scudo della pazienza e della 

lissima, e tutta questa scena può stare conia più bella de' Promes- 
si Sposi. 

3 



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34 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJCOLO. 

provedenza, per quant' e* possono, dove bisogna, 
riparano a ogni cosa , e questo è el senno. Che 
sciocchezza è questa, infra I* altre eh' io odo, che 
tu hai fatto, e fai, che tu dica non essere più Mat- 
teo, e per ogni modo voglia essere un altro che 
si chiama el Grasso che è legnajuolo , et fa'ti uccel- 
lare per questa tua pertinacia con tuo poco onore? 
Invero, Matteo, tu se'molto da riprendere, che per 
una piccola a versila tu t' abbi posto tanto dolore al 
cuore eh' e* pare che tu sia uscito di te. Per sei fio- 
rini! oh 1 è questa però sì gran cosa ! etanche testé 
che sono pagati. Matteo mio, disse el Prete stri- 
gnendoli la mano, io non vo' che tu faccia più 
così ; e per mio amore voglio (et anche per lo onore 
tuo e di queste tue genti, che mi pajono persone 
tanto dabbene) tu mi prometta , che da quinci in- 
nanzi tu ti leverai da questa fantasia, et attenderai 
a fare e fatti tuoi, come fanno le persone dabbene 
e gli altri uomini che hanno qualche sentimento; e 
raccomàndatene a Dio; chè chi pone la speranza 
in lui non la pone invano. Seguiranne che tu fa- 
rai bene et onore a te, et a questi tuoi fratelli, et a 
chiunque bene vi vuole, et anche a me. Come! è 
però sì gran maestro questo Grasso, o sì gran ricco, 
che tu voglia piuttosto essere lui che le? che vantag- 
gio ci vedi tu a fare così? Poi anche presuppo- 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 3o 

gniamo che costui fussi un degno uomo , e che 
fussi più ricco di te (che, secondo che mi dicono 
questi tua, è piuttosto qualche grado meno), per 
dire d'esser lui tu non arai però le sue dignità 
nè le sue ricchezze , quando n' avessi :* fa' di que- 
sto caso a mio modo, che ti consiglio di quello 
che fa per te. Oimmè! fra le altre cose, se ti si al- 
leficassi addosso una 'nfamia 1 di questa ragione, tu 
porteresti pericolo eh' e fanciulli non ti si avvias- 
sono dietro, di che tu saresti in briga et in abo- 
minio tutto el tempo della vita tua; e questo sa- 
rebbe quello che tu n' aresti guadagnato : et io ti 
prometto rapportare bene di te a questi tuoi fratelli, 
e di fargli stare contenti, et d'amarti et ajutarti 
sempre come buono fratello. Orsù, Matteo, disponti 
d'essere uomo e non bestia, e lascia andare que- 
ste frascherie: che Grasso e non Grasso? fa' a mio 
modo, che ti consiglio del bene tuo. Eguardavalo 
in viso dolcemente. El Grasso, udito costui con 
quanto amore e' gli diceva questo fatto, e le ac- 
comodate parole cb' egli usava , non dubitando 
punto d' essere Matteo, in quello stante gli rispuo- 
se che era disposto a fare quel che potessi di 



1 Quando n* avessi. Quando egli ne avesse. 
3 Se ti si altercassi addosso una 'nfamia. Se si spargesse 
ira '1 volgo, e pigliasse piede la voce di questa tua pania. 



36 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO, 

quello che gli aveva detto : e perchè conosceva 
che di tutto egli diceva el bene suo, e* promisse- 
gli da quel punto innanzi fare ogni forza, che mai 
più si darebbe a credere d'essere el Grasso, come 
insino a quel punto aveva fatto, se giù e' non ritor- 
nassi el Grasso ; ma che da lui voleva una grazia , 
se possibile fussi , e questo era che gli voleva un 
poco parlare 1 per buona cagione ; eche parlandocon 
lui egli stimava facilemente levarsi da questo; non 
s' accozzando con lui , e non parlando, eh' ei dubi- 
tava non promettere cosa che non gliele atterrebbe 
poi. A che el Prete ghignò e disse: Matteo mio, 
tutto cotesto è contrario a' fatti tua , et ancora veg- 
go che tu hai questo fatto 1 nel capo : che vuol 
dire, se già io non ritornassi el Grasso? io non la in- 
tendo: che ti bisogna parlare col Grasso? che ha' tu 
a fare con lui? che quanto più ne parli, e con 
quante più persone, più discoprirai questo fatto; e 
tanto è peggio, e tanto è più contro a le. E tanto 
intorno a ciò gli disse, che lo fece contento che 
non gli dovesse parlare, ma pure malvolentieri gliel 
consenti. E partendosi el prete disse a' fratelli quello 

* Gli voleva un poco parlare. Intendi che voleva parlare al 
Grasso. 

2 Questo fatto. Il More ni crede che abbia a dire questo fitto, 
ma può star bene anche così , intendendosi veggo che tu hai sem- 
pre per il capo questa cosa t questa faccenda , questa ubbia. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 37 

che gli aveva detto, e quello che gli aveva rispo- 
sto e promesso di fare per ultimo, benché con 
grande diffìcullà gliele aveva consentito: e per 
certo suo parlare , che non intendeva cosi bene , 
e' non sapeva bene affatto invero se gliele atter- 
rebbe , ma che aveva fatto quello eh' egli aveva po- 
tuto. Uno di quo' fratelli gli puose un grosso d' a- 
riento in mano per fare più credibile la cosa , e 
ringrazioronlo della opera sua , e pregoronlo che 
pregasse Dio che lo rendessi loro sano. El prete 
aperse la mano e strinse, e, preso comiato da loro, 
se ne tornò alla chiesa. 

Nella stanza che el prete aveva folta con lui , 1 
v' era venuto segretamente Filippo di ser Brunel- 
lesco , e con le maggiori risa del mondo , discosto 
dalla camera, si fece ragguagliare di tutto da uno 
di que* fratelli , e dello uscire della prigione, e di 
quello ch'egli avevano ragionato per la via, e di- 
poi; e nel ragionargli ciò, gli disse di quel giu- 
dice eh' egli avevano veduto in prigione parlare 
col Grasso , e come ne lo avevano veduto uscire 
libero; e Filippo aveva tutto bene notalo e riposto 
alla memoria, aggiunto a quello che gli disse el 
nscolitore che 'l fe pigliare. Et avendo recato in 

* Nella stanza ec. Nello stare che il prete avea fatto, nel tem- 
po che il prete era stato con luì. 



38 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

una guastaduzza 1 uno beveraggio, disse a colui : Fate 
che, mentre che voi cienate, che voi gli diate bere 
questo, o in vino o in che modo vi pare che non 
se ne avvegga. Questo è uno oppio, che lo farà sì 
forte dormire che, mazzicandolo tutto, e'non si sen- 
tirebbe che parecchi ore di tempo ; * e fatta questa 
conclusione con costoro, andò via. 

E fratelli , tornati in camera, si puosono a cena 
col Grasso, che erano già valiche le tre ore e mez- 
zo, e cosi cenando gli dierono el beveraggio, che 
non era nè ostico 3 nè amaro , per modo che non 
se ne avvide. 4 E cenato che egli ebbono, stati un 
poco al fuoco, ragionando tuttavia di questi suoi 
cattivi modi, e pregandolo che per sua fè fussi 
contento di rimanersi di questi modi, e massime 
per loro amore e per amore della madre, di que- 

' Guastadtizza. Ampolletta, Boccetta, come or si direbbe. 

2 Mazzicandolo tutto ec. Bastonandolo anche non si svegle- 
rebbe per parecchie ore. 

3 Ostico j Aspro, Lazzo. 

* Il Minucci in una sua nota all'ottava 80, del Cantare VII , 
del M al m antile r acquistato, tom. II, pag. 604, suppone che allop- 
piato fosse nella carcere , il che è falso. Ecco le sue parole : // 
Grasso legnaiuolo fu un Fiorentino , il quale fu tanto semplice , 
che gli fu ii to a credere eh* e* non era più lui , ma divenuto un 
altro ; e per questo tale fu messo prigione, dove alloppiato^ e fatto 
dormire, quando si risenti, s* accordò a pagare le spese, e le can- 
cellature del preteso delitto : del quale fu assoluto , benché avesse 
confessato d' averlo commesso come nuovo personaggio, (m.) 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJLOLO. 39 

sta pazzia di credersi esser diventato un altro ; e 
ch'egli era troppo grande errore, e che non si ma- 
ravigliassi se ne lo pregavano, che non noceva quasi 
meno a loro che a lui : chè '1 dì era intervenuto 
questo caso, che passando per Mercato Nuovo per 
provvedere a que' danari, uno di loro si sentì dire 
drieto : Vedi colui eh' è isvemorato, 1 che ha dimen- 
ticato essere chi egli è, e pargli essere diventato 
un altro ; benché un altro dicessi : E' non è desso, 
egli è il fratello. E mentre ch'egli erano in su que- 
sti ragionamenti la medecina dello oppio comin- 
ciò a lavorare per modo che '1 Grasso non poteva 
tenere gli occhi aperti; a cui costoro dissono: 
E' pare, Matteo, che tu caschi di sonno. Tu dove- 
sti poco dormire stanotte passata. E appuosonsi. A 
cui el Grasso rispuose : io vi prometto che , poiché 
io nacqui , mai ebbi sì gran sonno. Costoro gli dis- 
sono : Vaiti a letto a tua posta ; et a fatica fu fornito 
dispogliarsi e itosene nel letto, che s'addormentò 
in forma che, come aveva detto Filippo , avendolo 
mazzicato e' non si sarebbe sentito, e russava come 
un porco. 

In su l'ora a ciò diputata tornò Filippo di ser 
Brunellesco con sei compagni , perchè egli era 

I Cìi e isvemornlo. Cosi il codice : il Moreni : Che ismenw- 

rato. 



Ì0 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

grande e grosso, tutti a sei di quelli della cena 
de'Pecori, e persone alanti, et nuovi pesci 1 e sol- 
lazzevoli , che desideravano d' essere partefici di 
questo sollazzo, avendone cominciato a 'ntcndere 
parte , perch' egli gli aveva lutti ragguagliati d'ogni 
cosa col maggiore solazzo del mondo, et enlrorono 
nella camera dov'egli era, e sentendolo forte dor- 
mire, lo presono et misonlo in una zana con tutti 
e sua panni , e porloronlo a casa sua , ove per ven- 
tura la madre non era ancora tornata di villa, e 
loro sapevano tutto, che vegghiavano ogni cosa. Mi- 
sonlo nel letto, e puosono e panni sua dov'egli 
era usato di porgli; ma lui, che soleva dormire da 
capo, lo puosono dappiè ; e fallo queslo tolsono la 
chiave della bottega, che era appiccata alla sua co- 
reggia, et andaronsene a della bottega, et entrali 
drenlo, tulli e sua ferramenti da lavorare tramu- 
tarono da uno luogo ad un altro; e così feciono 
de' ferri delle pialle, mettendo dove stava el taglio 
di sopra,* e così e manichi de' martelli, et alle se- 
«he mettendo e denti di drento, e così in effetto 
feciono a tutte le sue masserizie di bottega che 

1 Persone atanti e nuovi pesci. Persone robuste, e astute c 
l>izzarre. 

- Mettendo dove stava el taglio di sopra. Capovolgendo il 
l'erro, c mettendo il taglio dalla parte di sopra. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJOOLO. 41 

poterono, e tutta la bottega travolsono, che pareva 
che vi lussino stati dimonj ; e trambustato ogni cosa, 
riserrarono la bottega e riportarono la chiave a casa 
el Grasso et appiccoronla dov' egli era usato di ap- 
piccarla ; e usciti fuori, e riserrato l'uscio, se n'an- 
darono a dormire a casa loro. 

El Grasso, alloppiato del beveraggio, dorrai tutta 
quella nolte senza mai risentirsi. Ma la mattina 
in su l'avemarfa di Santa Maria dei Fiore, avendo 
fatto el beveraggio tutta l'opera sua , déstosi es- 
sendo già buona mattina, riconosciuto la campana 
et aperto gli occhi, e veduto alcuno spiraglio per la 
camera» riconobbe sè essere in casa sua, e ven- 
negli una grande allegrezza al cuore subilo , paren- 
dogli essere ritornato el Grasso el in signoria d'ogni 
sua cosa , parendogliele prima avere peggio che in 
compromesso, c quasi lagrimava per letizia non 
cappiendo in sè; ma pure gli dava noja, e maravi- 
gliavasi essere dappiè del letto, chè soleva dormire 
da capo ; e ricordandosi delle cose successe, e dove 
s' era coricato la sera, e dove si trovava allora , en- 
trò subito in una fantasia d' ambiguità , se egli aveva 
sognato quello, o se sognava al presente; e pare- 
vagli di certo vero quando 1' una cosa , e quando 
l'altra; e guardava la camera dicendo: Questa è 
pure la camera mia quando ero Matteo , ma quando 



42 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

entrai io qui? e quando si toccava con l'una mano 
el braccio dell'altra e quando el contrario, e quando 
el petto, affermando di certo essere el Grasso. Poi 
si rivolgeva: Se così è, come n'ondai io preso per 
Matteo? che mi ricordo pure ch'io stetti in pri- 
gione, e che mai nessuno mi conobbe se non per 
Matteo, e che io ne fu* cavato da que' due fratelli ; 
oh' io andai a Santa Felicita, e '1 prete mi parlò co- 
tanto , e cenai , et andai a letto quivi , che mi venne 
sì gran sonno. Ed era in grandissima confusione 
di nuovo s' egli era slato sogno , o se sognava al- 
lotta ; e cominciò di nuovo avere dispiacere d'ani- 
mo, ma non di condizione che non vi lampeggiassi 
drento sempre qualche cosa di letizia, ricordandosi 
di quello che gli aveva dello quel giudice in pri- 
gione, stimandosi di dovere piuttosto essere ritor- 
nato el Grasso che altro; e bene che si ricordassi 
di tutto el successo da la presura insino a dove 
s'era coricato la sera dinanzi, non gli dava noja es- 
sendo ritornato el Grasso, 1 ma parevagli che la fussi 
andata pe'piè sua. Poi si gli mutava l'animo nelle 
cosed'adietro, e ridiceva fra se medesimo: Chi sa 
s'io m' ho sognato quello, o s'io mi sogno teste? 



I El Grasso. Il codice lia per errore Matteo , ed anche il Mo- 
relli ha Matteo j ma non e' e dubbio che ha a star cosi. 



NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 43 

e dopo alcuno sospiro corale 1 disse : Dio m' ajuti. 
E uscito del letto come per lo addietro e vestitosi , 
tolse la chiave della bottega et andossene là , et 
apertola, vide in comune et in particulare tutte le 
masserizie travolle. Et essendo ancora nello ini- 
strigabile pensiero di camera , veduto questo , 
in un punto da nuovi pensieri fu assalito, can- 
cellando tutti que' vecchi co' peli del calamajo, 1 
e mentre che si veniva ricordando di questi sua 
casi, none affermando bene nell'animo se lo fa- 
ceva o se sognava, ritornando alla letizia d'essere 
ritornato el Grasso et in possessione delle sue cose, 
eccoti giugnere e due fratelli di Matteo, e trova- 
tolo così impacciato, facendo vista di non cono- 
scerlo, disse uno di loro: Buondì, maestro. El 
Grasso, rivoltosi e riconosciutogli, sanza rispondere 
al saluto, e sanza agio di pensare alla risposta o 
consigliarsi con seco, disse: Che andate voi cercan- 
do ? Rispuose uno di loro : Egli è vero che noi 

» 

4 Sospiro corale. Sospiro profondo, che pareva venir proprio 
dal cuore. 

2 Co' peli del calamajo. Queste parole son cassate nel Ms. da 
inchiostro più recente, e il Moreni le lasciò, e forse le cancellò egli 
non intendendole: io le metto parendomi starci bene, come quelle 
che sono efficaci e mostrano i pensieri cancellati, non a fatica con 
la penna, ma all'atto con lo stoppaccio del calamajo. E così avrassi 
un altro esempio di peli del calamajo in questo senso oltre quello 
del Sacchetti recato dal Gherardini. 



U NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

abbiàno uno noslro fratello, che aveva nome Mat- 
teo, el quale da alcuno dì in qua, per una presura 
fattagli per sua debili, per maninconfa gli s'è un 
poco volto el cervello. Egli è di noslra vergogna 
però, ma egli è pure cosi; et infra le allre cose 
che dice, è non essere più Matleo, come egli ha 
nome, ma il maestro di quesla bottega, che pare 
che si chiami el Grasso; eftoi abbiendonelo molto 
amunito, e fattoglielo dire, nè con mezzo nè con 
altro non lo possiàno rimuovere da questa sempri- 
cità, o istollizia che noi ce la vogliamo chiamare. E 
pure iersera vi conducemmo el prete nostro da 
Santa Filicita (chè sliàno in quel popolo, ed è una 
buona persomi), e avevagli promesso di levarsi que- 
sta fantasia della testa, e cenò della migliore voglia 
del mondo, et andossi a dormire in noslra pre- 
senza: dipoi stamani, che persona noi sentì, lasciò 
I" uscio aperto, e, forse fu ancora mollo tempo in- 
nanzi dì, 8* uscì di casa: dove si sia ito noi noi sap- 
piamo ; e pertanto noi eravamo venuti qui per ve- 
dere se ci era capitato, o se tu ce ne sapessi dire 
nulla. Come '1 Grasso intese costoro, che '1 dì in- 
nanzi l'avevano trailo di prigione a loro spese, e 
così ricevutolo in casa a mangiare et albergare, non 
lo conóscere per loro fratello, gli parve in lutto 
essere certificato d' essere ritornato el Grasso, ve- 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 43 

dulosi anche venire di casa sua, 1 e fe pensiero di 
sbeffeggiarli, non gli toccando el culo la camicia di 
letizia, e disse loro: V guarderei s' e'fussi alla MU 
sericordia, s'egli è fanciullo. Ma e* none stette 
fermo in questo pensiero, ch'avendo tra le mani 
uno pialletto, di che e* veniva racconciando el ferro, 
pigliandolo così a piena mano (chè aveva un gran 
manone), gli guardò in viso : il perchè coloro, non 
lo trovando della vena ch'egli aspettavano, ebbono 
paura che non traessi loro , e feciono pensiero di 
levarsigli dinanzi, e ritrarsi. 

E il vero è che '1 Grasso non era di quello 
animo; nientedimeno, parliti costoro, non potendo 
el Grasso pensare come questa cosa si fussi andata, 
fe pensiero di lasciare per un poco la bottega , et 
andarsene insino in Santa Maria del Fiore, per avere 
agio a pensare a'fatti sua, e per certificarsi meglio, 
s'egli era '1 Grasso o Matteo, ne' riscontri degli uomi- 
ni; ancora che per rispetto d'essere albergato. in 
casa sua , e perchè que' due fratelli non lo cono- 
scevano più per Matteo , gliene paressi quasi essere 
certo. E girandogli quella ambiguità di nuovo 
nella lesta, s' egli era slato sogno o daddovero, e 
quello ch'egli era allotta, andava ora verso el man- 

4 Vedutosi anche venire di casa sua. Considerando ancora 
che eyli era pur uscito da casa sua , e ci aveva dormito. 



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46 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

lello, che voleva tórre, ora lo dimenticava e vol- 
gevasi a un altro luogo, et ora ritornava a quello 
pieno d' albagia : 1 pure fe tanto, che vi si abbattè; 
e tirato lo sportello a sè, et andando verso la chie- 
sa, come del mantello, 2 quando andava verso quella 
quattro passi, e quando ne tornava addietro tre. 
Alla fine vi si condusse dicendo fra sè medesimo : 
Questo è stato uno strano caso: dica el giudice che 
vuole, io non so come questo caso si sia andato ; 
poi diceva: Errando ognuno, none uno solo, nel co- 
noscermi, per certo che ne debbe essere qualche 
cosa. E cercando di spiccarsi da questi pensieri e 
cercare solamente s'egli era bene ritornato el Gras- 
so, non se ne poteva spiccare; e rispetto al caso 
suo dubitava tuttavia di non si trasmutare in Matteo 
medesimo, o in qualche altro. E con tutti questi 
pensieri che se gli attraversavano alla mente, in 
un tratto disiderava d' intendere, per esser chiaro 
s* egli era come gli aveva detto el giudice , quello 
che era stato in questo tempo di Matteo: e non gli 
parendo quivi essere veduto da chi lo appuntassi , 
andava in giù et in su, secondo che riferì poi chi 
lo scontrò, che pareva uno lione ferito. 

* D' albagia. Di confusione di niente. 

3 Come del mantello. Come avea falto quando voleva pren- 
dere il mantello. 



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NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 47 

■ 

Egli eia dì di lavorare, et eravi poca gente e 
non si guardava da persona , e parevagli luogo da 
sfogarsi con sè medesimo: et essendo in quesli 
termini per chiesa, riscontrò Filippo e Donatello, 
che s'andavano ragionando insieme, come era di 
loro usanza ; essendovi quella volta andati a sommo 
studio , chè erano stati alla veletta, e vidónvelo en- 
trare. Filippo sapeva che el Grasso non n' aveva 
notizia alcuna, nè s'ella s'era giarda, nè s'ella 
non s'era; nè stato era caso che potessi avere so- 
spetto di loro: e quello che gli avevano fallo, lo pa- 
reva loro avere fatto 1 molto nettamente e coperlo. 
Filippo, mostrandosi assai lieto, facendosi da la lunga 
per dissimulare bene, disse : Le cose andarono pure 
assai bene di mia madre, e' fu uno accidente, che 
quando fui a casa era già quasi passato via , e però 
non mandai per te : ella 1* ha avuto altre volte ; 
e vecchi fanno così. Io non t' ho veduto poi: 1 che 
fu di te iersera ? ha'tu inteso questo caso di Mat- 
teo Nannini? Et egli impazzato, non si volgendo 
meno verso Donatello che verso lui : Che cosa è? 

* Lo pareva loro aver fatto. Iperbato da ordinarsi : Pareva 
loro averto fatto. Erano comuni agii antichi , come me le pare aver 
vedute , per mi pare averle vedute o simili. Il Moreni, non sa- 
pendo più là , acconciò , o guastò cosi : e J pareva loro aver fatto. 

3 Non t' ho veduto poi. Non t* ho più veduto , Non t* ho ve- 
duto da quella sera in qua. 



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48 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

disse Donato. Rispuose Filippo: Non sa' tu? e vol- 
gendosi al Grasso gli disse: E* pare che la sera che 
noi eravamo insieme, colà tra le due e le Ire ore, 
e' fussi preso qui circa la piazza; et era con li messi 
colui che *1 faceva pigliare (non so io chi e' si fussi, 
ma questo non fa nulla al fatto) e diceva a' messi 
et a famigli pure : Chi volete voi? voi m' avete colto 
in iscambio, io non ho debito con persona, io sono 
el Grasso legnajolo, volete voi me? Al Grasso pa- 
reva quello che Filippo diceva fussi naturale , e 
fuori d' ogni suspezione d' essere consapevole di 
lui d" alcuna cosa ; e seguitò Filippo così : Quello 
che il faceva pigliare se gli accostò, perchè il messo 
gli disse: Guarda quello che tu ci fai fare, noi ne 
stiamo a te di questo fatto ; se non è desso, tu ti 
perderai le spese; chè noi vorréno essere pagati; 
sanza che santa colpa noi anche ne potremo avere 
briga. Quello che 'l faceva pigliare, che era uno 
riscotilore d* un fondaco, si gli accostò, e guardollo 
fiso, e disse: E' contraffa el viso el ribaldo: poi ri- 
postolo mente 1 disse: Egli è pur Matteo, menatelo 
via, e' la corrà pure questa volta ;' e che mentre che 

1 Ripostolo mente. Guardatolo da capo. 

- E' la corrà pure questa volta. Questa volta avrà , busche! à 
quel che merita. Il Moieni ha: e là corra pure ; ma io non so le- 
varne buon costrutto. 



t 

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NOVELLA. DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 49 

lo menavano, e disse sempre per la via che era el 
Grasso legnajuolo , affermando : per tale segnale, 
ch'io serrai pure testé la bottega; 1 e mostrava una 
chiave (che eran tutte cose ch'egli aveva fatto, che 
erano intervenute appunto com' era stato a Filippo 
riferito da quel giovane), seguendo: Et odo che la 
fu una festa medesimamente nella Mercatanzi'a . Può 
egli essere che tu non abbi udito nulla ! chè se 
n' è fatto le maggiori risa del mondo. Donatello fece 
anche lui le vista di non ne sapere nulla; poi disse: 
lo mi ricordo pure testé che se ne ragionò ieri in 
bottega; ma io ero in fantasia 1 etinfaciendato, e non 
vi badai. Ma io senti', ora che mi ricordo, questi 
nomi Matteo e Grasso , et andare preso , e non fui 
accorto di domandarne poi, non avendo allora nel 
capo el Grasso. Deh dirami un poco, Filippo, che 
caso è questo , poiché tu lo sai : oh questo è bene 
da ridere si , eh* e* n* andava preso , e non voleva 
essere Matteo; com'è ito questo fatto? Disse Fi- 
lippo: E' non può essere che '1 Grasso noi sap- 
pia. Che fu ieri di te? può egli essere, che non 
ti fussi venuto a dire a bottega, chè odo che 

1 Affermando: per tale segnale, eh' io te. Affermando: E 
tanto è vero che sono il Grasso, che io serrai ora la bottega. 

s Ero in fantasia : Avevo delle cose per il capo , si direbbe 
ora ; o Ero sopra pensiero. 

A 



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30 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

se ne tenne cento cerchi per Firenze ( per dargli 
bene in sul viso): 1 io fui tre o quattro volte ieri 
per venire a bottega tua per intendere questo 
fatto, e non so perchè e* si restò ch'io non vi 
venni. El Grasso guardava ora Filippo et ora 
Donatello, e voleva rispondere ora air uno et 
ora all'altro, e mozzava le parole, et uno tratto 
ora qui et ora qua , che pareva una tale cosa in- 
vasata, come quello che none intendeva bene, 
se si dicevano daddovero, ose se l'uccellavano. E 
dopo un gran sospiro disse : Filippo, elle son pure 
nuove cose queste ! Filippo andò di tratto a quello 
che voleva dire, e tennesi con fatica di ghignare ; poi 
disse : Tu dicovi che non avevi udito nulla ; come ito 
questo fatto? e volevano che con loro insieme e' si 
ponessi a sedere per udirlo più ad agio. El Grasso 
si pentiva d' avere risposte quelle parole , e non sa- 
peva che si fare, ed era tutto impacciato, perchè 
quando gli pareva che oostoro ne ragionassono pu- 
ramente, 2 e quando el contrario. 

In questo eccoti venire Matteo, che soprag- 
giunse loro addosso che non se ne avvidono, come 
quello che era anche lui stato alla veletta (tutti or- 

* Per dargli bene il sul tiso. Intendi : E questo diceva per 
coglierlo sul vivo. 

* Puramente. Semplicemente, Sul seno. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGN AJUOLO. 51 

dilli di Filippo); etajutò la fortuna, chè non poteva 
giungnere più appunto, e salutògli. El Grasso si 
volse verso lui, e smarrissi affatto, e fu per dire : 
E' furono testé a bottega e tua fratelli , che ti vanno 
cercando ; e poi si tenne. Disse allora Filippo : Donde 
vieni tu, Matteo? noi intendereno pure questo fatto; 
testé eravamo noi con teco , 1 or ci è ognuno. Disse 
Donato a Matteo: Andastine tu preso a queste sere? 
di" il vero; chè mi dice Filippo.... Andonne mai più 
preso persona?* disse Matteo; poi disse a Filippo, 
che lo guardava in viso: Vengo da casa. Oh, disse 
Filippo, e* si diceva che tu eri suto preso. Ben io 
fui preso, e fu pagato, e sono uscito: io sono pure 
qui ; che diavolo è questo ! bassi egli a ragionare 
ma' più altro che de fatti mia? tutta mattina me n ha 
infradiciato mia madre , non fui io sì tosto in casa : 5 
e que' mia fratelli stanno intozzati/ e guardanmi 
come se io mettessi corna poi eh* io tornai di villa , 

1 Eravamo noi con teco. Noi parlavamo di te. 

9 Andonne mai più preso persona? Come se dicesse: Che è 
una gran cosa ? Non fu forse mai preso nessuno ? Il Moreni ha qui 
gran confusione di punteggiatura ; ed è veramente difficile a córre 
il senso di questi discorsi cosi rotti. 

5 Tutta mattina me n' ha infradiciato ec. Mia madre m* ha 
seccato , mi ha rotto il capo tutu la mattina , parlandomi di ciò to- 
lto che arrivai a casa. 

4 Stanno intonati. Mi stanno grossi , Mi fanno il broncio. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

e diconmi testé che mi riscontrano qua : 1 A che otta 
andasti tu stamani fuora, e lasciasti l'uscio aperto? 
e' mi pajono impazzati insieme con mia madre: io 
non gì* intendo: e dicono non so che preso, e che 
hanno pagato per me: pazzie in effetto. Disse Fi- 
lippo: Dove se' tu stato? egli è parecchi dì che io 
non ti vidi. Disse Matteo: lo ti dirò la propria ve- 
rità a te, Filippo : egli è el vero che io avevo debito 
con uno fondaco sei fiorini di suggello, che l'ho 
tenuto in parole un pezzo, perchè io sono stato 
tenuto anche io, che n'ho avere otto da uno da 
Empoli, e dovevogli avere parecchi coppie di dì fa, 
secondo che ultimamente e' m'aveva promesso, 
che gli avevo disegnali per questo, e che m'avan- 
zassi. Io promissi al creditore mio sabato di dargliele 
martedì, che non mancherebbe per nulla, come 
m'aveva promesso colui; et avendo lui la sentenza, 
chè invero è un pezzo eh' io gliel ho avuti a dare, 
che sono stato in disagio di danari), acciocché non 
non mi facessi villania, io presi partito d'andarmene 
qui al luogo nostro a Certosa , e sonvi stalo due dì, 
e però non m'hai veduto, chè non è un'ora che 
i' tornai : et èmmi avvenuto el più bel caso che voi 
udissi mai. 

4 E diconmi teste te. E ora , mentre venivo qua , mi hanno 
scontrato e dettomi. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 53 

Io me n'andai in villa martedì dopo a desi- 
nare; e perchè io non avevo faccenda , ed è mille 
anni che non vi si andò, e non v' è nulla, se none 
uno letto (chè noi facciano venire el vino di ven- ' 
demmia, e così ogni altra cosa ne* tempi loro), io 
in' andai dondolando per la via per consumare tem- 
po, e bevvi due tratti al Galluzzo, per non avere a 
dare di cena 1 noja al lavoratore, e giunsi a casa di 
notte, e chiesigli un poco di lume, et anda'mi a 
letto. Egli è cosa da ridere quello eh' io vi dirò te- 
sté; e' mi ci pare ognuno impazzato, io il dirò di 
nuovo; et io sono forse più che gli altri : io m'al- 
lacciavo stamani in villa, et avevo aperto una fine- 
stra: io vi dirò el vero: io non so s'io mi sogno 
testé , o s' io m' ho sognato quello eh* i' vi dirò : e'mi 
pare essere un altro stamane a me: Filippo, eli' è 
cosa da ridere: or lasciamo andare. Dice el lavora- 
tore mio, che m'aveva dato el lume: Che fu ieri 
di voi? Dich'io: Non mi vedesti tu iersera? Dice 
colui: Nonio, quando? Dich'io: Smemorato! non 
m' accendesti tu la lucerna , chè sai che la non ar- 
deva? Dice colui : Sì la sera dinanzi; ma iersera non 
vi vidi io, né ieri in tutto dì; credevomi che voi ne 
fussi ito a Firenze , e maravigliavomi che voi non 
m' avessi detlo nulla , stimandomi che voi ci fussi 

1 Di cena. Nel tempo della cena. 



54 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJDOLO. 

venuto per qualche cagione. Dunche dormi'io tulio 
di d'ieri : e domando al lavoratore: Ch'èeglt oggi? 
ed egli mi dice, ch'egli è giovedì. In effetto, Fi- 
lippo, io truovo che io ho dormito uno dì intero 
e due notti intere senza mai risentirmi: io ho fatto 
uno sonno solo. 

Filippo e Donatello facevano vista di maravi- 
gliarsi assai, e stavano con attenzione a udire. Disse 
Filippo: La polvere debbe essere ita giù. 1 Disse 
Matteo : Io vi so dire eh* io la veggo.* E' non sarebbe 
da stare a scotto teco, disse Donato. Ma questo 
avere dormito lutto questo tempo, che era stato 
el caso del Grasso , faceva maravigliarlo, e diceva 
fra sè medesimo: lo non ho rimedio nessuno, i'ho 
a'mpazzare di certo; questo non arci io mai cre- 
duto da tre dì indietro, eppure sono.... E seguitò 
el suo dire Matteo : Ma io ho sognalo le più pazze 
cose che si sentissono mai. Disse Filippo: El capo 
vuoto v'è, e' si vorrebbe mangiare. 8 E riscontro te- 
sté, seguitò Matteo, uno garzone del fondaco di 

* La polvere debbe essere ita già. Tu devi aver una gran fame. 

2 Io vi so dire ch'io la veggo, cioè Ho fame grandissima. 

3 Elcapo vuoto Se te. Gli dà del malto. Per intender que- 
sto detto bisogna notare che i friggitori 6orcntiui vendono beli' e 
fritte le teste d' agnello , vuote di cervello , e spezzate in due ; e 
queste chiamatisi capi vuoti, e ora anche matte, più efficace- 
mente. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEON AJUOLO. 55 

que' sèi fiorini, che mi fa scusa, e dicemi che 
non mi fece pigliare lui , che è quello che me gli 
suole chiedere, un buon garzone, e dice : Emi duole 
di tante spese, quante voi n'avete avuto su: e per 
quello che io veggo, e' sono pagati. E con queste 
parole 1 ho io inlese le parole di mia madre invero , 
e di que f mia fratelli , che mi parevano impazzati : 
com' io vi dicevo testé, e'gli hanno pagati, ma in 
che modo, questo non so io ancora: io volli inten- 
dere da questo garzone; et in effetto questo tempo - 
che io m'ho credulo dormire, come le cose si 
vadiano, 2 io sono stato la maggior parte in prigione : 
Filippo, aconciala tu, 8 ch'io per me non so come 
questo fatto si sia andato: e' mi pareva mille anni 
di vederli, per dirtelo e riderne teco. Poi si volta al 
Grasso, e dice: Io sono stato la maggior parte di 
questo tempo tra in casa tua et in bottega tua; io 
t'ho da fare ridere, lo mi truovo aver pagato un 
debito di parecchi fiorini, e parevami, in questo 
tempo ch'io ho dormilo, essere un altro: oh è 
così cerio come io mi veggo qui tra voi; ma chi 
sa s' io mi sogno testé o allotta? Dice Donato : Io 

* Con queste parole. Oltre a queste parole. 
- Come le cose si vadiano ec. In qualunque modo sia la cosa, 
la faccenda. 

3 A conciala tu. Raccapezza tu come sta questa faccenda, 
Metti d'accordo tu queste cose. Il Morcni lesse: Accoccala. 



'66 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

è 

non t'ho inteso bene, di' un'altra volta; io pen- 
savo a altro. Oh voi mi fate impazzare me. Oh tu 
dicevi testé che eri stato in villa. A che Matteo: 
T no 'intendo bene io. Dice Filippo : E* de* voler dire 
sognando. Allora Matteo disse: Filippo m'ha in- 
teso. El Grasso non fece mai zitto ; e stava come 
uno invasato, e molto attento a udire, per vedere 
s'egli era stato lui infra quel tempo. Filippo stava 
come uno porcellino grattato, e perchè qualcuno 
faceva segno di fare cerchio, perchè quando 1* uno 
e quando Y altro di costoro non si poteva tenere di 
ridere qualche poco, dal Grasso in fuori che era 
trasognato, Filippo, preso per la mano el Grasso, 
disse a tutti quanti : Andiamcene un poco in coro, 
e non si farà cerchio; 1 chè questa è una delle più 
belle storie che udissi mai a' mia dì, questo voglio 
intendere io. 

Deh dimmi un poco, Matteo, questa storia, 
e udira'ne un* altra da me in uno altro luogo, che 
s'è detta qui per tutta la terra, che mi accenni 
. che ella non è lutt' una : e puosonsi tutti a sedere 
in uno di que' canti del coro, che si potevano lar- 
gamente* vedere l'uno con l'altro: il quale coro in 
que' tempi era tra' due pilastroni, che sono innanzi 

1 Non si farà cerchiò. Non si radunerà gente. 
• 8 Largamente. Comodamente, Senza disagio. 



« 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 57 

che s' entri nella Tribuna ; e stati un poco , perchè . 
Filippo mostrava d'aspettare quello che diceva Mat- 
teo, e Matteo d'aspettare Filippo, Filippo cominciò 
a. parlare prima, e rivolgendosi più verso Matteo, 
che teneva el sacco 1 bene, che verso el Grasso, per- 
chè '1 Grasso non se ne guastassi, disse queste pa- 
role ridendo: Odi quello che s' è detto per Firenze: 
io 1' ho testé detto a costoro, come si dice, e udi- 
réno poi le, poiché tu vuoi ch'io dica prima io. 
E' si dice, che lunedì sera tu fusti preso. Preso io? 
disse Matteo. Sì, disse Filippo, per questo tuo de- 
bito che tu di'; e volgendosi verso Donato dice : Vedi 
che v' era pure qualche cosa. Disse Donato a Mat- 
teo : E' dovè essere quand' io ti trovai che tu pic- 
chiavi l'uscio al Grasso l'altra sera. Dice Matteo: 
Quando? io non so s' io mi picchiai mai suo uscio. 
Come non picchiasti suo uscio, disse Donato; non 
ti favellai io all' uscio suo? Matteo fece viso da ma- 
ravigliarsi, e seguitando le parole Filippo con Mat- 
teo : E che tu dicevi per la via, e prima a' Messi , et 
a colui che ti faceva pigliare ; Voi rn avete colto in 
iscambio, voi non volete me, io non ho debito con 
persona, e difendeviti quanto tu potevi con dire, 
che tu eri pure el Grasso qui. E tu di' che eri in 
villa , e secondo che tu mostri, et a quell'otta , nel 

* Teneva il sacco. Secondava la burla. 



08 NOVELLA DEL GBASJ>0 LEGNAJUOLO. 

letto e dormivi; questo fatto com'è andato? Dicasi 
che vuole, disse Matteo, ma tu motteggi: io sono 
stato in villa, com' io v'ho detto, e per non n'es- 
sere preso, chè invero n'avevo paura. E quello 
che dice Donato testé , io lo giurerei in su la pietra 
sagrata , che nè allora nè mai io non picchiai uscio 
del Grasso. Intendete com'è ita la cosa, che è dif- 
ferente cento miglia da cotesta. Io commessi a uno 
nolajo mio amico, che sta in Palagio, che mi fa- 
cessi avere uno bulletlino 1 per debito, e che me lo 
mandassi insino in villa, e credetti melo avere in- 
sino ieri. El notajo mi scrisse una polizza stamani 
a buon'ora, e mandommi un tavolaccio a posta 
fatta, dicendomi, eh' e Collegj non s'erano ragu- 
nati, e eh* egli erano in villa, una parie, e che, non 
n'essendo altra ni ci sta , e Signori non gli avevano vo- 
luto fare tornare pe'bullettini : aggiugnendovi eh' io 
potrei soprastare in villa qualche dì , s' io aspettavo 
questo; 1 e però sono tornato, e sto in sul noce, 8 e 
sono stato; ma poiché son pagati, ella va bene. Fi- 
lippo e Donato, questo è il propio vero. Ma quello 
eh' i' ho sognalo infra tempo è cosa da ridere ve- 

* Bullettàio. Una carta , rome oggi si dice , di sicurezza. 

3 Potrei soprastare te. Volendo aspettar il bollettino , avrei 
dovuto star un pezzo in villa, perchè sì tosto non era facile averlo. 

5 Sto sul noce. Sto riposto per non farmi vedere , e vo circo- 
spetto e guardingo. 



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NOVELLA DEL GRASSO LfcGNAJUOLO. 59 

ra mente, Filippo, senza molleggiare: nè mai mi 
parve sognare cosa , che nel sogno mi paresse più 
vera. E' mi pareva essere in casa costui, e toccò 
el Grasso, e che la madre Cussi mia madre; e così 
mi favellavo dimesticamente con lei , come se ella 
fussi propio , e quivi mangiavo e ragionavo di mia 
fatti , et ella mi rispondeva ; chè ho nel capo mille 
cose che la mi disse; et andavomi a letto in quella 
casa, e levavomi, et andavone a bottega a legniajuolo, 
e parevami volere lavorare, com'io ho veduto mille 
volte el Grasso quand' io mi sto a bottega con lui 
alcuna volta ; ma e' non mi pareva che vi fussi 
ferro che stessi nell'ordine suo, e tutti gli rac- 
conciavo. El Grasso lo guardava come impazzato, 
che pure, allora aveva avuto e ferri fra le mani. 
E seguitò Matteo: E poi provandogli per lavorare, 
e* non mi servivano, e tutti mi facevano a uno 
modo , e parevamegli porre altrove che dov* egli 
usavano di stare, con animo di racconciargli quando 
avessi tempo, e toglievo degli altri, e tutti mi riu- 
scivano a uno modo; e parevami rispondere a chi 
mi veniva a dimandar delle cose, come se io fussi 
stato propio lui, chè così mi pareva essere in ef- 
fetto; et andavone a desinare, e ritornavo a botte- 
ga , e la sera serravo et andavone a casa et a letto, 
com'io ho detto, e la casa mi pareva propio com'ella 



60 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

è, e com'io l'ho veduta, chè invero vi sono stato 
col Grasso, come sa. 

El Grasso era sialo ammulolato un'ora, e non 
gli pareva potere fare proposito, che al dirlo facessi 
per lui innanzi a Filippo, che sapeva che vedeva 
el pelo nell' uovo; ma questo sogno gli aveva rac- 
concio la cappellina in capo, che la non gli poteva 
stare meglio, 1 d* esser in uno viluppo inislrigabile : 
el dire di quel sogno d* uno dì e due notti gli pa- 
reva che avessi condito tulio el tempo deprava- 
gli sua. E Filippo e Donato si facevano le maggiori 
maraviglie del mondo di questo sogno. Poi dice 
Filippo: A questo modo*non pare che tu n'andassi 
preso tu, o Matteo; e tu di' pure che colui è stato 
pagato, e che tu se' stato in villa: questa è una 
matassa , che non la rinverrebbe Aristotile. Disse el 
Grasso, aguzzando la bocca, e menando el capo, e 
pensando forse quello che Matteo diceva , che gli 
pareva esser diventato lui, e quello che quel giu- 
dice gli aveva detto nella Mercatanzia : Filippo, que- 
ste sono nuove cose, 8 e, per quello ch'i' senta, elle 
sono venute altre volte : Matteo ha detto , e voi 
avete detto, et anche io arei da dire, e forse tanto 



1 Gli aveva racconcio la cappellina in capo cc. L* aveva finito 
di persuadere in modo da non più dubitarne. 
3 Nuove cose. Cose strane. 



NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 61 

et in modo, che voi mi terresti pazzo; io mi vo- 
glio slare cheto: Filippo deh, non ne ragioniamo 
più. Et allora veramente gli parve che quello che 
aveva detto quel giudice, fusse una spressa verità, 
avendo tanti riscontri; e certissimamente per quel 
tempo gli pareva essere stato Matteo, e che Matteo 
fussi stato lui ; ma rispetto a quel dormire , che 
Matteo 1 avesse avuto meno travagli, e non di tanta 
importanza, nè molto molesti, rispetto alla qualità 
di colui ch'egli era diventalo. 

Ma ora gli pareva pure esser ritornato el Gras- 
so, veggendo et udendo la storia di Matteo , che 
anche non era più el Grasso : e non n'essendo an- 
cora tornata la madre di Polverosa, gli pareva mille 
anni di vederla, per domandarle se infra questi tempi 
ella fussi stata in Firenze, e chi era, quella sera che 
picchiò, stalo in casa con lei, e chi aveva aperto 
la bottega infra '1 tempo; e prese comiato da loro, 
che non lo poterono a niuno modo ritenere ; ben- 
ché non gli facessono altro che leggiére e cortese 
forza, perchè non se ne guastassi ancora, e perchè 
disideravano di potersi sfogare di ridere, chè non 
potevano più. Pure Filippo disse queste parole: 
E' si vuole che noi ceniamo una sera insieme: 

4 Ma rispetto a quel dormire, che Matteo ; Ma, perchè avea 
dormito, gli pareva che Matteo ec. 



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. 62 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

d'onde el Grasso, sanza rispondere a quello, si 
partì. 

Se Filippo e Donato e Matteo risono poi fra 
loro non è da domandare ; chè, per chi gli vide et 
udì , e parevano impazzati più eh* el Grasso , e mas- 
sime Donato e Matteo , che non si potevano a gnuno 
modo ritenere. Filippo ghignava e guardava l'uno 
e r altro. El Grasso fece pensiero di serrare la bot- 
tega , et andarsene insino in Polverosa , secondo 
che si vide per esperienza, dove trovandosi con la 
madre -, e* non trovò che la fussi stata in Firenze, 
e dissegli perchè caso eli' era soprastata. Il perchè, 
pensando e ripensando sopra questo fatto, e ritor- 
nando in sè et in Firenze, e' conchiuse che la 
fussi una betfe, none intendendo però el come; ma 
parevagli così, non essendo infra questo tempo 
stata la madre in Firenze , e la casa tanto sanza 
persona: e non se ne poteva scoprire, e non gli 
dava el cuore di difendersi d'essere vignato, 1 essen- 
dogliene ragionato per persona ; e massime gli dava 
noja el travagliarsene Filippo, che non gli pareva 
da potersene riparare. 

El perchè e'fece pensiero d'andarsene in Un- 
gheria, ricordandosi pure allora che n'era stalo 
richiesto, e fe pensiero di trovare chi ne lo aveva 

1 D' esser vignato. D' essere uccellato. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJCOLO. 63 

• 

tentato, che era uno stato già suo compagno, et 
anche insieme stati con maestro Pellegrino delle 
tarsie, che stava in Terma, 1 el quale giovane d'al- 
cuno anno innanzi s era partilo, et itosene in Un- 
gheria , e là aveva fatto molto bene e fatti suoi pel 
mezzo di Filippo Scolari, * che si diceva lo Spano , 
nostro cittadino, che era allora capitano generale 
dello esercito di Gismondo; che fu figliuolo que- 
sto Gismondo di Carlo re di Buemmia, e fu re 
d* Ungheria, uno savio et avveduto Re, che fu poi 
eletto imperadore al tempo di Gregorio dodecimo, 
e fu coronato Cesare da Papa Eugenio IV. E questo 
Spano dava ricapito a tutti e Fiorentini che vi ca- 
pitavano, che avessono virtù nessuna, o intellet- 
tuale o manuale, come quello che era un signor 
molto dabbene, et amava la nazione oltre a modo, 

* Strada notissima del primo cerchio della città nostra , detta 
così per essere ivi state le antiche Terme , o siano Bagni ; su di che 
e a vedersi un Trattatello del nostro Manni intitolato : Delle an- 
tiche Terme di Firenze* ivi pubblicato per lo Stecchi nel 1750, 
in-i. (m.) 

* Pippo degli Scolari , detto Pippo Spano, conte di Temes- 
war e di Osora, fu guerriero, e il terrore degli Ottomanni. In una 
delle Volte della nostra Real Galleria da pennello assai accreditato è 
stata rappresentata una delle ventitré campali giornate , in cui viene 
asserito che altrettante volte rompesse i Turchi. Domenico Mellini 
nella vita di lui narra, ch'egli ricuperò a Gismondo il regno da' 
suoi occupatogli, riconciliò seco i Baroni ungari, riacquistò la Ser- 
via , la Bulgaria , e la Rascia occupate più volte da* Turchi. (*•> 



64 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

com' ella doveva amare lui , e fece a molti del bene. 
In questo tempo era venuto questo tale in Firenze 
per sapere se poteva conducere di là niuno maestro 
dell'arte sua, per molti lavorìi che egli aveva tolti 
a fare , e più e più volte n' aveva ragionato col 
Grasso, pregandolo che v'andassi, mostrandogli 
che in poco tempo e' si farebbono ricchi. El Grasso 
lo scontrò a caso: fattosegli innanzi gli disse : Tu 
m' hai più volte ragionato del venire teco in Un- 
gheria, et io t' ho sempre detto di no; ora, per uno 
caso che m' è intervenuto, e per certa differenzia 
ch'io ho avuto con mia madre, i' ho dilibero, 1 in caso 
che tu voglia, di venirne: ma, se tu hai el capo a 
ciò, io voglio essere mosso domattina, imperocché, 
se io soprastessi, la venuta mia sarebbe impedita. 
Colui gli rispuose che quello gli era molto caro , 
ma che così l'altra mattina non poteva, pel non 
avere ancora spedita ogni sua faccenda ; ma che se 
ne andassi quand' e' volessi , et aspettassero a Bo- 
logna, e che in pochi dì vi sarebbe: e così rimase 
el Grasso per contento.* Rimasti d'accordo colle 
condizioni insieme, tornatosi el Grasso a bottega, 

1 Vho dilibero. Ho deliberalo. Il Moreni pose: Io dilibero. 
Ma il partilo era giù stato preso dal Grasso. 

2 Qui termina la Fiorentina editioue del 1588 , fatta da Gio- 
vanni Baleni, in-4., non altro dicendovisi, che : E così fu fatto» et 
andorono in Ungheria, (m.) « 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJU0LO. 63 

tolse alcuni suoi ferri , e sue bazzicature per por- 
tare, e tolse alcuno danajo ch'egli aveva: e fatto 
questo, se n'andò in Borgo Santo Lorenzo, e tolse 
uno ronzino a rimettere a Bologna , e la mattina 
vegnente vi montò su, e prese el cammino verso 
quella, sanza fare motto o a parenti o a altro, che 
pareva ch'egli avessi la caccia dietro: e lasciò in 
casa una lettera che s'addirizzava alla madre, la 
quale diceva che la s'obbrigassi per la dota con 
chi era rimaso in bottega, e che se n' era andato 
in Ungheria con intenzione di stare più anni. 1 E 
mentre ch'egli andava per Firenze (chè si lasciò 
anche vedere el meno che potè in quel breve tem- 
po, pure gli era necessario el fare così) , et insino 
a poi ch'egli era a cavallo, s' abbattè in qualche 
luogo , dove sentì che si ragionava di questo suo 
caso , ognun ridendo e facendosene beffe ; e sentì 
da qualcuno così di rimbalzo che 1' era stata una 
giarda. Le quali cose erano uscite prima da quel 
garzone che 'I fe pigliare, e poi da quel giudi- 
ce; chè Filippo così sollazzevolemenle s'era accoz- 
zato con lui , e domandatolo quello che '1 Grasso 
diceva in prigione, e scopertogli el caso, di che el 
giudice l'aveva con le maggiori risa del mondo 

* Ciò che segue manca quasi affatto in tutte le antecedenti 
edizioni, e in tutti i codici, (m.) 



66 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 

ragguagliato di tutto ; e generalmente si diceva per 
Firenze che l'era suta fattagli da. Filippo di ser 
Brunellesco ; la qual cosa quadrava molto al Gras- 
so, che sapeva chi Filippo era, e troppo bene, 
poiché s'avvide ch'egli era dileggiato, s'avvi- 
sava che fussi venuto da lui: e questi ragiona- 
menti tutti lo cdnfortavano grandemente a seguire 
el suo proposito. Et in questo modo partì el Grasso 
da Firenze, e lui e '1 compagno da Bologna se 
n'andarono in Ungheria. Questa brigata della cena 
seguilarono nell' ordine loro di ritrovarsi alle volte 
insieme; e per la prima volta eh' e' si ritrovarono 
di nuovo, fu in quello medesimo luogo con Tomaso 
Pecori. E quasi rispetto a quella giarda, per riderne 
tutti insieme , e' vollonvi quel giudice che era so- 
stenuto nella Mercatanzfa, che, intendendo chi egli 
erano, v'andò volentieri, sì per avere la familia- 
rità d'alcuno, sì per essere più interamente rag- 
guagliato del tutto, e sì per ragguagliarne loro, chè 
vedeva che n avevano voglia ; e così vi vollono 
quel garzone che fu col messo, Matteo e que* due 
fratelli che menorono la danza della prigione 4 e 
di casa et al fuoco. Vollonvi el Notajo della cassa 
e non vi potè andare. El giudice con gran piacere 

* Che menorono la danza. Che ressero la burla , Che colori- 
rono sì bene la celia. 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 67 

udì tutto el caso successo, e così disse loro le di- 
màndite sue , e quello eh' egli aveva risposto d'Apu- 
lejo e di Circe e d' Ateon e del suo lavoratore , 
per fargliele vieppiù verisimile; dicendo: Se altro 
mi fussi occorso, anche gliel' arei detto; e face- 
vansi le maggiori risa del mondo , balzando di que- 
sto caso in queir altro secondo che si ricordavano. 
E veduto come '1 caso era successo, e quanto la for- 
tuna aveva servito, e del prete e del giudice et 
d'ogni altro avvenimento generalmente, di modo 
che quel giudice usò loro questo motto, che non 
si ricordava essere mai stato in tutto el tempo della 
vita sua a convito dov' egli avessi avuto maggiore 
quantità di vivande e migliori ; e che la maggiore 
parte erano state sì buone che rade volte o non 
mai ne capitava nelle mense de' re e degli impe- 
radori , non che degli altri minori principi , e di 
uomini privati come erano loro. E non t m era nes- 
suno che non gli paressi malagevole , quand' ella 
fussi intervenuta a lui, a difendersi della natta; 
tanta era stala la cautela e V ordine di Filippo. El 
Grasso e Scompagno, giunti in Ungheria, si dettono 
da fare, et ebbonvi buona ventura; imperocché in 
pochi anni vi diventarono ricchi, secondo le loro 
condizioni , per favore del detto Spano, che lo fece 
maestro ingegneri , e chiamavasi Maestro Manetto 



08 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAIUOLO. 

ila Firenze, e steltevi con buona riputazione, e 
menavaselo seco in campo, quando egli andava 
negli eserciti , e davagli buona providigione, et al- 
cuna volta di begli e ricchi doni , che certi casi sop- 
portavano, perchè lo Spano era liberale e magna- 
nimo , come se lussi nato d* uno Re , verso ogni 
uomo, ma massimamente verso e Fiorentini che , 
oltre all' altre virtù sua, erano di quelle cagioni che 
T avevano tirato in quel luogo ; et potevasi el Grasso 
lare ogni sua faccenda , chè ve ne fece col compa- 
gno e sa nz* esso assai , quando e' non era in campo. 
E venne poi in Firenze più volte in ispazio di più 
anni per più mesi per volta; et alla sua prima ve- 
nuta, sendo dimandato da Filippo della cagione della 
partita di Firenze in tanta furia e sanza conferire 
nulla cogli amici , ordinatamente gli disse questa 
novella ridendo continovamente, con mille be' casi 
dentrovi, che erano stati in lui propio, che non si 
potevano sapere per altri , e dello essere el Grasso, 
e del non essere, e se egli aveva sognato, o se so- 
gnava quand' egli rammemoriava el passato : di 
condizione che Filippo non n' aveva mai pel pas- 
sato risone sì di buon cuore come fece questa volta. 
El Grasso lo guardava in viso dicendogli : Voi lo sa- 
pete meglio di me , che mi dileggiasti tanto in Santa 
Maria del Fiore. Diceva Filippo: Lascia pure fare, 



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NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJUOLO. 69 

questa ti darà ancora più fama che cosa che tu 
facessi mai o con lo Spano o con Gismondo , e si 
dirà di te di qui a cento anni. El Grasso rideva, e 
Filippo non meno questa volta : e con tutto questo 
mai sapeva slare con altri che con Filippo quando 
e' gli avanzava punto di tempo, ancora che fussi cer- 
tificato d' ogni cosa ; e Filippo motteggiava quand'e- 
gli era con lui , e diceva : Io sapevo insino allora 
ch'io t'aveva a fare ricco; e' ci è assai che vor- 
rebbono essere slati el Grasso, e fussi loro stato 
fatto di queste natte : tu ne se' arricchito tu , e sii- 
tene familiare dello Imperatore del mondo, e dello 
Spano, e di molti altri gran principi e baroni. Et 
in effetto questa sua tornata, o venuta, e l'altre 
che furono poi, ritenendosi egli sempre con Fi- 
lippo, dettono occasione et agio a Filippo, in più 
tempo e più volte, d' esaminarlo e sottrarlo, 1 me- 
diante el ragguaglio stalo del giudice e di quel 
garzone, tritamente d'ogni particulare; imperocché 
la maggiore parte delle cose da ridere erano state, 
come si dice, nella mente del Grasso; d'onde n'è 
nato, che la novella s'è potuta più tritamente scri- 
vere, e darne intera notizia, perchè Filippo la ri- 
pricò poi qualche volta appunto, e da quelli che 

1 Sottrarlo. Levargli di corpo, come suol dirsi. Fargli pale- 
sare, raccontare. 



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70 NOVELLA DEL GRASSO LEGNAJDOLO. 

la udirono s è tratta dipoi questa. E ciascuno che 
la udì da lui afferma , che sia impossibile el dime 
ogni particulare come ella andò , sicché qualcuna 
delle parti molto piacevoli non sieno rimaste ad- 
dietro, come la raccontava Filippo e come ella 
era stala invero , perchè ella fu raccolta, poi che 
Filippo morì, da alcuni che l'udirono più volte 
da lui; come fu da uno che si diceva Antonio di 
iMatteo dalle Porte, da Michelozzo, 1 da Andreino 
da San Gemignano, che fu suo discepolo e sua 
reda , dallo Scheggia , da Feo Belcari, da Luca della 
Kobbia , da Antonio di Migliore Guidotti , e da Do- 
menico di Michelino, e da molti altri, benché a 
suo tempo se ne trovassi scritto qualche cosa , ma 
non era el terzo del caso, et in molti luoghi fo- 
mentata 2 e mendosa. E ha forse fatto questo bene, 
ch'ella è stata cagione che la non si sia intera- 
mente perduta. A Dio sia grazia, Amen. 

1 Questi fu Architetto di alto grido , ed tino dei più celebri 
del suo tempo. Cosimo de' Medici, il Padre della Patria, quando fu 
esiliato da Firenze nel 1433, Michelozzo, che lo amava tenera- 
mente , il volle seguire a Venezia , nè mai lo abbandonò fino alla di 
lui liberazione, e così ancora egli poi dopo un anno partecipò del 
trionfale ritorno di Cosimo. Nel tempo che colà era fece molti di- 
segni per private e pubbliche abitazioni, e nel monastero di 
San Giorgio Maggiore eresse la famosa Biblioteca a spese di Cosi- 
mo, il quale nel suo esiglio non trovò altro piacere che in quella 
sontuosa fabbrica, (m.) 

3 Frementata. Forse Frammentata , cioè In frammenti, (m.) 



INDICE. 



A Monsignore Giuseppe Montanari Pag, v 

Al Lettore vii 

Saggio delle correzioni più rilevanti fatte nella pre- 
senta edizione. xvn 

Novella del Grasso Legnaiuolo 1 






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