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Full text of "Rime di Oronzio Fanelli"

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91 


OKONZIO FANELLI 



saaa 

Tipografia fratelli Cannone 
1 8 :> 6 __ 


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PER Lì II 


DE LE PRIGIONI CENTRALI 

^Destinate a la reclusione tic le iPonne 

dirette ptc U &uart be la Carità in Crani 




1 . 


O Patria mia , del Ciel sorriso eterno 
Peucezia , che ti specchi a 1’ Adria in riva ; 
Se fra ’l mar che ti bagna il guardo alterno , 
E le Città che l’ alma piaggia avviva ; 

La vasta impronta , ovunque l’ occhio io giro 
Del Borbonico Genio, in te rimiro. 

2 . 

Sotto le Sue grand’ ali , ad ogni passo 
In te s’ergon de Parti opre e portenti. 

Gli archi , le mura , i tempi ed ogni sasso 
Qui favellano a’ cor’ sensi eloquenti ; 

E apprendono a ciascun , come Fernando 
Sappia vincer col senno e ognor col brando. 


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3 . 


E sol di' Ei volle , la devota Bari 

( Che un Re possente unqua non parla invano ) 
Ad effonder si diè culto ed altari 
Al divo di Castiglia Eroe Sovrano : 

H quai di noia luce in Cicl si pinsc 
Allor che un Prence d’altro serto il cinse. 


4 . 

E quasi premio a si pietoso affetto , 

Fra l’onda e il lito alza di pietre un lembo 
Or Bari ? e Sua mercè , V umido ietto 
Avrà di mille pini onusto il grembo. 

Onde la Terra a’ più Jontan’ nascosa 
Salulerem de l’ Adria inclita sposa. 

8 . 

Chè se talor movo coi piè là dove 
Al prode Montemaro arrise il Fato , 

Di verace pietà splendide prove 
Crescon giganti a 1’ Acreo Gìglio a lato — 
Ecco l' Albergo 1 — Qui di venti e cento 
Orbe fanciulle il mal destino è spento. 

6 . 

Ma non potre’ ridire ad una ad una 
Le imprese che fra gara ardua d' onore 
Si compiono per Lui ; clic non aduna 
E’ pur la mente a quant’ appar di fuorc ; 

Ma come Sol che da I’ etereo calle 
Irradia il monte >c la soggetta valle; 


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7 . 


M 

i) 


Per man guidato da virtù cìie a canto. 

Nel retto oprar, gli va ministra c duce 
Interroga le colpe ove col pianto 
Le asterge il pentimento ; e d' ogni luce 
In muta chiusa penetra col guardo 
Ad alleggiar di sorte avversa il dardo. 


a. 

E ne l’ansia del cor primo fa segno 
Di Sua dolcezza la fallace schiera , 

Cui rado un meditato o reo disegno 
Accende a la vendetta ; aura leggiera 
Corn è , spesso l’ esalta un folle amore , 
Eterna fonte di mulièbre errore. 


9 . 

Un sì mite pensier porse te chiavi 
In mano a Lui de le vegliate porte 
Nè fu men pronto ad evocar soavi 
Moli dal core quell’ eletto in sorte 
Conte ni Tu ani pel natio castello 
D’ardire un tempo, or di dolore ostello. 

19 . 


Ed ecco per favor di tanto Sire 
A l' aure emersa la diserta gente , 

E qual se (ia già spento ogni martire , 
Per l’ ime fibre un fremito si sente 
Errar di gioia ; e su l’ Adriaca sponda , 
Del suo péàna, allieta l'aere e Tonda. 


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11 . 


Oh come baldo , al Ciel converso , incede 
L’ umil drappello nel disposto tetto ! 

D' antichi Cenoblti un dì fu sede , 

Or fatto è di romite alme ricetto !... 

Di patria carità l'opre lodate 
Benediranno questa e l’altra etate. 

12 . 

Chè a rendere men gravi ognor le pene 
Qui I’ arte gareggiò con la natura. 

Di portici fuggenti ombrìe serene , 

Ed ampie sale , e ben fornite mura 

Coronate da l’onde e da’ cipressi 

Qui rifanno più miti in cor, gli oppressi. 

13 . 

Ma da limpida fonte , e da non frale 
Cagion dolce conforto in lor deriva. 

È Carità che tutto foco ha l’ale, 

E la speme e la fede in petto avviva ; 
Onde già vinta e ’mpietosita in core 
Da la Senna guidò fra noi le Suore. 

14 . 

Oh care Suore , oh dolce obbietto e degno , 
Che be’ nomi vi serbi ogni loquela ! 

Quel che a tutti porgete amico pegno 
Una vita d’ amor in voi rivela ! 

E Amor che move il Sole e l’ altre Stelle 
Ne la vita vi diede a noi Sorelle. 


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Ed or qui giunte , senza posa stanco 
Il debit piede ne l' asii drizzate ; 

Ove restar di gramo stuolo al fianco 
Soavemente in cor vi dilettale. 

Quivi è vostro pensier spegnere in Dio 
Ogni germe d' affetti ingrato e rio. 

16 . 

Da mane a sera alzar le menti al Cielo , 
Temprar le voglie , e castigarne i detti , 
De l’umil prece far lo spirto anelo 
Il più santo sarà de’ vostri affetti ; 

Cui s’ uniran compagne a dar ristoro 
Industria , Reiigion , Pietà , Lavoro. 

17 . 

Si che ribattezzata in pentimento 
Forse la colpa ci parrà mcn rea ; 

Che un intimo del cor compugnimenlo 
Val d’ ogni ruga a cancellar l’ idea ; 

E f uom fatto miglior di quel di pria 
Torna mutato su l’antica via. 


18 . 

E se (ia pur, che lenta al prigioniero 
L’ ora suprema scocchi inesorata , 

D‘ ineffabile speme almo sentiero 
Gli schiude una preghiera supplicala 
Pe’ labbri d’ immortale Religione, 
Nel periglio de f ultima tenzone. 



H 


19 . 


E come 1’ orbo dal terreno bando 
Aprirà gli occhi a la seconda vita ; 
Scontrato in Dio, dirà, che tu Fernando 
Sol gli porgesti a la grand’ opra aita ; 

Onde l’eterno amplesso c' s’cbbc in pegno 
E di salire al Ciei fu fatto degno. 

20 . 

E seguirà : eh' in disiata pace 

Segga, Signor , de gli Avi tuoi sul trono ; 
E nimico degli anni , il tempo edace 
Non mai disperda de i tuoi gesti il suono; 
Che di Re Grande il nome e la memoria 
Duri fin quando durerà l’istoria. 


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Questo componimento fece parte de 1’ eletta Accademia 
eh' ebbe luogo nella Chiesa Metropolitana di Trani 
nel dì 16 aprile passato anno 1855. 


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11 


il 

DE L' IMMACOLATA CONCEZIONE 

DI MARIA SANTISSIMA 

■t> C < ian» . 


1 . 

-Rapito ne I’ amor , che da te move 
Vergine Diva, ed io ne l’alma sento, 

Te canterò , di belle inclite prove 
Operatrice nel fatai cimento. 

Te che nuova franchigia a’ genti nove 
Apparecchiasti, il Popol redento 
Oggi saluta ne la fè costante : 

— Senza labe concetta al primo istante. 

2 . 

Se’ Tu d’amor germana , o Religione , 

Che gli umani desir tempri più miti , 

Quando sopita ogni mortai tenzone , 

Una patria miglior nel Ciel ci additi. 

Tu , Dio lodando in tuo natio sermone , 

Novi aitar’ Gli prepari, cd altri riti. 

E dove raggi col benigno lume 
Rigeneri del Mondo il reo costume. 


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3 . 


Tu confortavi del Gran Pio la mente , 
Clie governa di Pier la navicella ; 

Quando sul dorso al secolo fuggente 
Fermò lo stampo d’ un' età novella. 

Ei surse in Vaticano ; e riverente 
Ogni labbro plaudillo, ogni favella: 

E svolgendo da 1‘ ombre un gran mistero , 
Il Suo dir fu solenne eterno Vero — 

4 . 


Egli parlò : e tutto T Orbe intese 
L’ onnipotenza de la Sua parola. 

Dommalizzò e tutte le contese 

Cessàro : c lo garrir d' antica scola. 

Onde ogn' altro da Lui avido apprese , 
Come fra i nati a I' odio , Una pur sola 
Uscì Santa così , qual - La rendea 
Nel primo istanti-) l'Increata Idea. 


Felice Donna , che il vergineo velo 
Serbò ne l’ alvo d' atra colpa infetto ! 

Cui dal candido giglio il verde stelo 
Non isfrondò mai soffio maledetto ! 

Ma il suo fu privilegio , opra di Cielo , 
Cui dischiuder non vai basso concetto. 
Però grida la terra , e il Ciel pur salto : 
Labe non ha Chi non conobbe il fallo — 


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0 . 


13 


Anzi del reo fallir riparatore , 

Ne la grand’opra Iddio L’ebbe consorte; 
Quando Madre La diede al Redentore , 

Che di colpe non Sue scontò la morte. 

Ma quell' invitto , quel sublime onore 
Fu in Lei largita inaspettata sorte. 

Chè sola fra le Donne ebbe Maria 
Celeste immacolata anima pia. 

7 . 

Pari a l’ opra de 1’ uom, scese lo Spiro 
Ad informarla nel Materno seno : 

Uno il fral Le compose; e l’Altro in giro 
Aprendo i vanni, d’ogni mal terreno 
Schivolla ; e si compì l’Alto desiro 
Più rapido di rapido baleno. 

SI come raggio di lontan riflesso 
Dipinge il Sole nel parelio islesso. 


8 . 


Ma quell’ arcano , cui dianzi aperto 
Rendea la Fede ad ogni pio credente. 

Fu la rorida nube del deserto , 

Che di Giuda guidò l’Alto Veggente. 

Or emerso da l’ ombre il ver , sta certo. 

E ’l trionfai Domma è fiamma onnipossente , 
Che svela de la Vergine l’onore 
A gli erranti di. notte in muto errore. 


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14 


9 . 


Per lo chiaro splendor , eh' indi si sparse , 
D'arcana gioia palpitò la terra. 

S’ avvivan l’ Opre , e l’ Arti ; e le disparse 
Faville il Genio in sè raccoglie , e serra. 
Ogni barbara gente , al vento sparse 
Le reliquie de gl’ Idoli , che atterra ; 

Te saluta , o Maria, concetta , e nata 
Senza macchia di colpa e di peccata. 

10 . 


Te invocano propizia i più lontani , 

Arbor seconda de 1’ uman riscatto — 

Per te l’ orde selvagge , in liti estrani , 

Ad una fè si stringono, e ad un patto — 

A Te , doude non mai spregiati , o vani 
Reddiro i prieghi , che mortai T’ à fatto , 
Come un gran coro in festa , inni discioglie 
Trani raccolta in queste sacre soglie. 

11 . 

Santa , che d’ ogni onor porti corona , 

E beata de’ Ciel' siedi Regina , 

Tu al grido supplichevole , che suona 
Sul labbro mio deh ! facile T' inclina. 

— Vergiti pietosa , Tua mercé , condona 
A chi dal retto in mal’ oprar dechina ; 

E fa , che in Tuo presidio armato e forte 
Lo incalzi il pentimento, e non la morte. 


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12 . 


15 


Discendi a noi sollievo in mezzo al pianto , 
Speme nel duolo , e ne' perigli scampo ; 

Tu al debole sostegno , a’ forti vanto , 

A l’avversario d’ogni bene inciampo. 

Tu sperdi l’ onda del guerriero canto , 

Che lungi vien misto de 1' armi al lampo. 

Ed allevata a T ombra del Tuo trono 
Ognor splenda la Pace , ed il Perdono. 


62C199 


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