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Full text of "Al nobile signor conte Teodoro Dal Ferro Fracanzani questa epistola in segno di stima ed amicizia consacra F.D.T"

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AL NOBILE SIGNOR 
CONTE TEODORO DAL 
TERRÒ FRACANZANI 
QUESTA EPISTOLA IN 
SEGNO DI STIMA ED... 

Francesco Dalla Tavola 



AL 

NOBILE SIGNOR COTITB 

TEODORO DAL FERRO FRi(H 

ODESTAHISTOU 

m SEfflf 0 Di 8TDU ED iMICIZU 
CONSACBA 



Anco nel ira di MlIMriD ironu, 
Cb* erg»l io ffremUo a aqaalllilo Oewrto, 
Dove non giosne ctttadln tumulto, 
S bea da un lustro meno 1 di traniiolllf, 
II caro suono di^ taal dolci accenti 
MI percosse l'orecchio. Eppur quel trooco, 
Geni» Teodoro, è aspero ricetto 
DI taclturao mctm, e lanp> oblio — 
L'austerità delle romite leggi 
Son vuol diletti, ed è nemica ni ciirmt, 
E Del volume suo tutto è pi-nr.mo 
Uuel che non è cunn silenzio, i^d ombra — 

Vivo In misera villi [*), cui flagella 
L'onda sdegnosa dell'Irato Brenta, 

l'i t'rioli. lui elimoloKiH — riglliriao Uh. i. j.ag. KM. 



Cbe osol fteno rleui, «« « «m vocili 
Ingroua, » sqoBTcU U teao il nuu cditr. 
Onde tf illena* il deptarato eeoM; 
E iDUnto alza 11 gran coroo, e tb inperbo 
DI strane prede: cbA rovescia losordo 

I Tanl scberml, I poTcrl abituri. 
Quasi a trailollo nell'ardito Hutto, 

E lordo al [danlo vie pift freme, e pasu. 
DeliI perdtè tm tempo fn lapidee prode 
Ron Ita costretta, eV or per dritto calle 
Tranquillo acorrerebbe alla sna Ibce? — 
Eppur qui 11 Cielo, il Del Ifetinò mia stana, 
Cbeccbì II loquace valgo ne aussurrl 
DI lor, cai 11 h notlo Innanil sera; 
Tii mal an Od rimorso alcun mi punse; 

PotcM desìi ocelli Infenno, aenon privo 
Per la IkmU di Lei, die I voti nostri 
Imperadrlcc. e Madre lo delo ateogUe, 
Delia ìieiU luce, che dlObode 
Si largamente II sol negli emisferi, 
B-Igniido di que'earl, die dal flaaeo 

II crudo moHw, die rjlalla affllsae 
DI (tnca ni rapi, cbe di conslslio 
E di dolce conforto eranmi largAi, 
Traggo oscura la vita, al rauU campi 
Nessaa mi vieti un Incolpato asilo, 
E 11 pacIBco rezzo di una pianta. 
Sacro riposo allo spossalo frale. 

Cui grava 11 danno da' travagli antlcW. 
Keuun mi vieti, cV lo sospiri al dcIo, 
K al elei conlldl I pianti, e le speranae. 



E della TUa I cfsl. Ahlo^; guai jlfa^ . . < 
Io alla |lta ifw paoiifi-f vf» al dolore 
Fedet comiMBDo nel ù|Tep ^Cfniialno. 
Or «U die Importai jpiafdaainp^è.'f ^uU. 
QdbbsIA la TlU è éoi^ l[fr, pia svfeM, 
E qual navlsllo, cbe ni ntnà la v^fa 
Varca rapido 11 mar. Di pjù ritoma; 
Poe ijrcre fossa offni memor^ 1dsoJ*< 
E all' estimo cbe Tale va' nrna, im tìfifO, 
Che vai eli» all' uom ci» niciiDe al ^iradlio. 
E aol tMpIra i'etpialorio aecentoT 
A. me certo apn óà cbe l'aoairanto 
ReiiDa mi sHti sul déipeito aTello, 
0 che una stilla di fiirtlTa pianto 
Ciglio non bagni di dolente amico. 
Scarso tributo di Aisseote amore. 
0 iDdegno stadio dt liosiardo aU^o; 
Cbè ipena 11 fratto à bqt dal Sor dlrcnn . 

Ha tu uelto rampollOt e aangmiiinitrp 
D'ari (tmott, cbe per langa «erfe 
DI Tanll. e glorie II segnaro II calle 
Lucido come II di quando sfavilla 
Dagli siiaxll sereni in plen meriggio, 
Teodoro mio, entro II cui caldo petto 
Segna paro caodore. latatta Ade, 
E la uota amlUi, che vlen. dall' alto 
Sai Midi vaaoi, e su manqoree basi 
Poesia (Icara llacbè l'orbe dart, 
E flDGbì torni nel ano centro eterno, 
To la destra mi pomi, e Bieco Urlngl 



IB tanto nodo ti vineolo del toore, 

Cbe II morte noi iroocttl, t la elei s'mmxII. 

Ta patrio onor, ta non teeonOa gloria 
Dtif olimpico Cerchio, In cui t'asiliH, 
E M pIA ricca la fraterna acblera 
Del parti eletti della term mente. 
Onde 11 tesoro de' vetusti padri 
Ognor l' allegri di pia larga maK, 
Ossi ifasreite canni It nodo aecotll. 

E già ti agorgi dalla Ibell penna 
La eolia [troia, e limpida si svolge 
Come zampillo, die da cblara fonte 
SI distende in rnscello, e 1 Oor coniotu 
Del crlitalllDO amor, che dal soo Tondo 
La bianca arena ul marsine rivela. 

Ha qoaDdo tempri l' apollinee corde. 
Ed al Urico metro II componi. 
Aliar lui labbro ti slatina 11 carme 
Come lampo di luce per l' auurro 
Aere di stale, qoando li aol tramonta, 
E alla dolce armonia, alle toicbe grazie 
Sembran rapiti fio sali' ali I venti. 
E slA t'odo eanlar stdjllml cose. 
Odo fremer tna cetra all'alto ritmo. 

Canti di Dio le s'orle — i Armamenti, 
Cbe brillano di stelle, e fanno al cieli 
Slitrzoso padiglione, onde la notte 
Torna al vasa al carolar degli astri. 
Della terra le Klve, 11 colle, il plano. 
I flor, l'erbe, le piante, e 1 ItniU ancora. 
I.e deviale del mar, me Bitte onteni». 



B le nttt iiagloiii; Il Terno suimi, 
Um torma titU amitraata, e per lui mo 
u Belle dell' alpi le otnae tìnte » — - 

Canti II coanubto — La padlea Me, 
Che visll guarda 11 (iilunio onorato, 
11 casto amor, clic In un iluc cori aiUsce. 
Le veraci vii tù Osile HI Dio, 
Primo Derbo, o valor del huId nodo. 
I minori oroanMDtl; e crosea pare . 
Ltirsa icblera di fl^ll e di nepotl, 
Purché educati al elei; ehè qaaggKi In terra 
Tutto è vapor, die il dilegua, e strugge — 

Canll la pace — La beata pace, 
Cbe Glnsu 11 crln del disiato olivo, 
E lampegsli di gioia, dolce riso 
Del del. propitla «nplrala aurora. 
Splendido auspicio di plA lieti slorni 
Per la virtù di Lei, die sola, e sempre 
Immacolata, e pia le sfere ahhclla, 
E sol col guardo le tempesle aciincra. 
Al SUO raffilo dlvln respira 11 mondo, 
TacdDDO alone I bellicosi bronxl, 
E Kinte poMu le ftiifliinee apide, 
Kentre dal fertil corno a piene mani 
Spande la vita aulla stirpe umana, 
Cbe 3l distende dall' un polo all'altro, 
E torna un pnpol solo, una raralglla. 
Che da (hiteruo, e mutuo amur costrcllo 
Dlvidal la gloria, e l'opulMM •- 
Te bella paee, amica dC mortali. 
Te di ftlldU (Mce compsgna. 



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Te prima lesse, e luce alma del moaito. 

Vita, e catena dell' amane coqe. 

Te, pace amlea, e tue helleiie amiamo. — 

Ma, detal consesna al Ueifleo Btrume^to, 
Caldo dell'estro tua, più nolill canto: 
Canta Rellsion Uglia del Nume, 
Eterna fonie a' Immortali onori, 
Cile al elei la terra lega, e In un eonffluanB, 
Madre del fior d'eroi, madre de" sommi, 
Che spicndon come stelle per sereno 
Ancor nell'alte sesia al liasso esilio. 
Ed Sanno eternai seas'o 1" siili' emiilro.— 

Canta 11 lilscallo — L' Infinito aDlsso 
Dell'eterna llontA, cbu Haivi i (iriiLi 
Dell'eterna tìlU3ll?,la, ruuiii minsi; 
Hello sprecato onore, c Inslom Icvollo 
i. tanta slori a, ette con Dio è una cosa. 
Canta gì' insegni del divino amore. 
Onde si poco, alili vitupero, alili scorno 
Dell' anime redente, l' oom si cura. 
Ohi gran suhbletto di festosi earml 
Santa RcIlHion, che al pio mortale 
SI ra compagna ID terra, e In elei corona. 
Tu, magnanimo petto, agli anrel nervi 
Plda 11 celeste cullo, 1 riti suol, 
Che ban pieno II grembo di superni arcani, 
f Cenobii, ed 1 Templi, c gli ampli asili 
Dell' inrorlunio, e (|iie'llDrcntl allieruhl. 
Glie alle ricclic sperante dell' ovile, 
All'Ara augusta, al pergamo sacrato. 
Al dotto icsDno, il poitorale oOlclo 



CTe«oow.U sEdviii atan 'ht atti fritti 
DI «Mri atwH, 0 di pteU pnAMOi. 

Ed okl come ai leva In ampia noie 
QaeUo, onde Berga mia al b pia ballai 
Son pur quelle aule, e le marmoree logge, 
i sraDd' archi, e le volle, e le colonne. 
Su enl labllme 11 colmine rlpoM, 
B srelia ride la «npcrba fhnit^ 
Lo stapor deaPeilrinlo, s patria glorli. 

B ben Tleenia 11 aa, che nel paliti 
Harml a lodde dtlr II Dome Impresse 
DI <inel Grande, che il elei le dià a Pallore, 
Ad Angel suo, d) cui mlffllor non ebbe. 
Dell'opera Immortai creatore e daee. 
E ben VIceou U sa, dw iFalte rime 
Tersir ine -penne- le -devote earte. 
Onde apandeal D platuo a largbl tpui 
Dalle grand'all dall' etema fama 
De* vanti snol, ette brllleran contlnao 
In qnesU lidi flacliè li lol ne luca. 

O de-HItraU laeitlngnlbll Lnme, 
A eoi U alBDorU fronte drcoada 
KOa aptendoM, o IneoivanMl TeaUo^ 
In cai non mai U mente, o U eor vlen dmoo, 
TI rl5petu la tomba, e li del U serfil 
LoDSa ataBione alle toe eceelte prove, 
Onor de* Cuti un giorno, e v'abbia quindi 
Per Invitto valor, per (atti egregi 
Chi prema Kaaat toe eoa pari ardore 
Ed lo ban w dm non (U lode «tana 
Pn su a Itn^dto oUMtV-U.UlIVO tuo. 



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Canta iDiMe qiWiomnii, oorte t'onon 
Il Tcbro Ilio iplendor, d» Bllesn il mwdo, 
U moDdo, lo dico, di color che sanno, 
La cui pupllla non offeotle nabs 
DI eniio errore, o d' Ignoranti :ilterij, 
E cor tenera, e poro in petto alberga. 

Anche lue macchie ha 11 sole, eppur di luce 
l! piena Rmle, che non teme l'Ire 
Desìi asffruppiU nembi. Sasll ardenil 
Dorai delle tempeile l'aureo coedito 
Impavido goveraa, e spande 11 slomo: 
Senra neo non v'ha com mortale. 

Canta ([oe'Terl aommi, e l'opre eccehe 
Drsnc del minio, e dello nabli cedro, 
E gli tcrì stndll, e le sodate veglie, 
E de" travagli U preno^ omle i) !un|l 
Formali al elei la convertita ^te, 
(0 cariti di Dio, quanto miranda 
Fervi In que' i>etii alla viriu sol nati 11 
I conlllltl, I trioni), e ijilusH ^illorl, 
Che, I dispetto dC IrJstl, e dell' arcrno, 
non fla che rengan mepo alla Iof chioma. 
Sol uno è il vero, e Ibrmo come seotf lo. 
Che frante, e sperde l'Iracondo flutto. ' 

O Grnn %ii d' Iffnailo, altra mercede 

V'^urc-lc In del ili;'v:iiill aiillclii, c! frcseiii; 
La terra non suol diir che ortidie, c spine. 
Deb! non cessale al fremer. dcjt 11 abissi 
L'iUaslri prove, gli onorati aringhi, 
IjB chiare Impreee, I nidilll nbnentl. 
Le ggerre del SlBi>or> ftif or belle palDK, 
E an di il fmtteran gandll, c corone. 



E ebe 7 Al gniid' Attro, cbe 11 Tamigi cole, 
Dtgiio del moB di rlamnate cetre, 
NoQ fdoglleri II tuo plettro allo coDcentoT 

Esll cbe cinto del vermisllo ammantOi 
lodilo oDor del porfiorato Ceto, 
1)1 verace Solla al Gbl.-iro II lume 
Piove sull'orbe. Onde l'ampio Albtoae 
D«Ile cupa ombre dell' loGniilo errore 
tuichtara alflne Io spamU A-onte 
Il vero eterno, ed alle prlselie glorfe. 
R non fl» danque di sublime enEomlo 
Pur noLiil tema l' epico Romanzo, (•) 
Cbe non di fole, o <1' altoscall amori. 
Ma delle sesta degli Eroi del cielo 
Puee, ed alletta iaslem la mente, e 11 pettoV — 

Bla tempo é di raeeor le iparie vele; 
Cbi tarda è l'ora, ed lo non me ne btvMI. 
Dem tn perdona al mal tornito carme. 
Sleso lOlato da cadente mano. 
Sema PoaaU Incode, e senza Moia, 
E nepirar defoo delP agreste canna; 
CW plit la mente doq tal resse al canto— 
Ond'io, Slsoor, della vicina Tonte 
Aspergo II sasso, e il nera bosco, e il purgo. 
Se niente di proCmo ebber mie note, 
B poi mi ciilDdo nello ftvdde scorze, 
E ne) concarn sen del tronco mio.