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Full text of "Le storie greche di Senofonte volgarizzate da Marcantonio Gandini"

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LE STORIE GRECHE 
DI SENOFONTE 

VOLGARIZZATE DA 
MARCANTONIO 
GANDINI 

Xenophon, Marco Antonio 

Gandini 



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COLLANA 



DEGLI 



ANTICHI STORICI GRECI 



VOLGARIZZATI. 



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DEGLI 

ANTICHI STORICI GRECI 

VOLGARIZZATI. 



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STORIE GRECHE 

DI SENOFONTE 

VOLGARIZZATE 

DA MARCANTONIO G ANDINI. 




MILANO 

PALLA TIPOGRAFIA DI GIO. BATTISTA SONZOCNO 

M. DCCC XXI. 



La presente traduzione è protetta dalle vigenti Leggi, 
essendosi adempito a quanto esse prescrivono. 



I . 



Senofonte descrive i fatti dei Greci in 
libri VII che comprendono la storia di esso 
popolo, cominciando dall'olimpiade 92. d ", 
per un periodo di anni 48 come ne fa 
testimonianza lo stesso Diodoro Siculo nella 
sua Biblioteca lib. i3 e i5. Di questi sette 
libri i primi due comprendono la storia della 
guerra del Peloponneso dall'anno cioè 21 
allo incominciare d' agosto , epoca in cui 
Tucidide dà compimento al suo lavoro , 
fino al tempo in cui Lisandro s' insignorì 
d' Atene, (olimp. gì) Gli altri cinque ab- 
bracciano i fatti greci e persiani fino alla 
celebre battaglia di Mantinea (olimp. 104) 
ove gli Spartani furono debellati da Epa- 
minonda. Usserio negli annali ad arni. Per. 
lui. 43o3 e , prima di lui , Samuele Petit 



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Kb. i observ. cap. 12 si fanno a sostenere 
manchevole di principio quest'opera di Se- 
nofonte, e desiderarsi in essa, oltre il proe- 
mio, la storia del biennio incominciato colla 
fine della state dell'anno 20.™° della guerra 
dei Peloponneso, e compiuto coli' anno 
2 3.° Il Petavio la pensa altrimenti , e nei 
suo libro 10 della dottrina dei tempi (cap. 
29) accagiona Senofonte del paracronismo 
d'un biennio. Nè di questa opinione nè 
di quella si fa ligio H. Dodwell i cui an- 
nali arrecano gran luce alle opere del no- 
stro scrittore. Egli pertanto sostiene (diss. 
de cyclis p. 342) non esservi alcun vuo- 
to fra Tucidide e Senofonte , nè aver 
preso abbaglio il secondo nel computo de- 
gli anni; ma bensì essere stato apposto 
nelle opere di lui da mano apocrifa il cal- 
colo delle olimpiadi degli Arconti ateniesi 
e degli Efori spartani, il che fu parimenti 
osservato dal Marshamo. (can. cron. sec. 
16 cap. ile prima olimpiade). Il Fabricio 
ed il Corsini nelli fasti ateniesi (tam. 3) se- 
guirono le parti di Dodwell. Il celebre 



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Moro poi con sommo ingegno esponendo 
tutta la controversia cercò mezzi di con- 
ciliazione. Veggasi la sua edizione della 
storia greca di Senofonte (cap. i proleg). 
Merita pure il farsi menzione dello Schnei- 
dero il quale nel proemio alla sua edi- 
zione, avendo esposto di qual parere egli 
si fosse su di alcuni passi di Senofonte , 
esaminò ecl approvò le dotte osservazioni 
dei Dodwello. 

Cristoforo Harlks 

nelle sue aggiunte alla Biblioteca del Fabncio .* 
ediz* di Amburgo» tom. 3 , pag. 8. e seg. 



DELLE 

ISTORIE DE 5 GRECI 

LIBRO PRIMO. 



Dappoi questi successi erano pochi giorni passati, 
quando Timocare giunse da Atene con una assai pic- 
cola armata; e incontinente i Lacedemoni, e gli Ate- 
niesi vennero di nuovo a battaglia navale, rimanendo i 
Lacedemoni sotto la guida di Egesandto vincitori. Poco 
dappoi Dorieo figliuolo di Diagoro , levandosi di Rodi 
nel principio del verno con quattordici legni , entrò 
neir Ellesponto. Dove nel far del giorno la sentinella 
mattutina degli Ateniesi avendolo scoperto, e facendone 
segno a* Capitani , essi andarono ad incontrarlo con venti 
galee ; dalle quali volendo salvarsi Dorieo , diede in terra 
co' suoi , e ridusse le navi sotto il Capo Reteo. E così , 
avventandogli» addosso gli Ateniesi, fu combattuto in 
terra, e in mare, fin che senza far nulla, gli Ateniesi 
ritornarono a Madito ad unirsi con le altre genti loro. 
Veduta Mindaro questa battaglia , mentre sacrificava in 
Dio a Minerva , gettale , per soccorrere in mare i suoi , 



6 

e per conservarsi i legni di Dorico , le galee all'acqua , 
uscì del porto. Allora gli Ateniesi , aspettandolo io alto 
mare , per assaltarlo , vennero seco <a pugna navale presso 
terra ad Abido : ove , durando senza vantaggio delle 
parti la battaglia dal levare fin al tramontar del sole , 
e ora essendo questi , ora quegli altri superiori , com- 
parve Alcibiade con diciotlo navi ; per la qual cosa i 
Peloponnesi fuggirono verso Abido, e Farnabazo venne 
in loro soccorso, entrando in ruare col cavallo quanto 
a dentro gli era conceduto, e tenendo gli inimici a 
dietro , e insieme dando animo alla sua cavalleria , e 
fanteria di fare il medesimo. I Peloponnesi con le navi 
unite , e con 1* esercito opposto agli inimici , combatte- 
vano poco lontani dal lito. Finalmente » gli Ateniesi , 
avendo prese trenta navi vuote degli inimici, e oltre 
ciò ricuperate quelle, che prima avevano perdute, si 
partono ; e tutte le conducono a Sesto. Dal qual luogo, 
fuori che quaranta navi, tutte l'altre s'inviano qua r e 
là fuor dell' Ellesponto a raccogliere denari. Ma Trasilo 
uno de' Capitani navigò alla volta d'Atene per arrecar 
la novella della vittoria , e per dimandar supplimento di 
gente , e d' armata. Dappoi queste cose Tisaferne giunse 
nell' Ellesponto ; a trovar il quale essendo andato Alci- 
biade con una galea per presentarlo di rinfrescamenti , 
e d' altre cose , fu da lui fatto prigione , e mandato a 
guardare in Sardi , sotto colore di avere in commis- 
sione dal Re di mover guerra agli Ateniesi. Nondimeno 
indi a trenta giorni Alcibiade , e Mantiteo , che era stato 
fatto prigione in Caria , trovati alcuni cavalli , fuggirono 
di notte a Claiomene. Fra tanto quegli Ateniesi , che 



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s' erano fermati a Sesto , avendo inteso , che Mindaro 
veniva alla volta loro con sessanta navi , si salvarono 
di notte in Cardia; dove parimente partito da Clazo- 
meue giunse Alcibiade con cinque galee, e una barca 
da pescare. In questo luogo avendo inteso , che Y ar- 
mala de' Peloponnesi , partendosi di Abido , si era adu- 
nata a Cizico , s* inviò per terra a Sesto , e comandò , 
che le navi tirassero al medesimo luogo per mare. 
Dappoi che elle giunsero , e stando egli d' ora in ora 
per partirsi , con intenzione di venire con gli inimici a 
battaglia navale , arrivò di Macedonia Teramene con 
venti galee , e di Taso Trasibulo con altre venti; l'uno, 
e l'altro de' quali aveva riscossi denari. Alcibiade co- 
mandò a costoro, che maiuate le vele maggiori, do- 
vessero tenergli dietro; e si drizzò verso Pai-io. Dove 
raunatisi tutti i legni al numero di ottantasei, la notte 
seguente si partono. Ma il giorno appresso verso 1' ora 
Hi pranzo fecero scala a Proconnesso. Quivi sono cer- 
tificati , che Mindaro , e Farnabazo si trovavano con 
esercito di fanti a pie in Cizico. Onde non vollero per 
quel giorno moversi di là. Il di seguente Alcibiade, fa Iti 
chiamare i soldati a parlamento , diede loro animo, di- 
cendo, che bisognava per necessità venire a conflitto io 
mare, e in terra, e anco assaltare le muraglie; perchè 
ci mancano, disse, i denari, li quali agli inimici sono 
somministrati dal re largamente. Il giorno innanzi , quando 
entravano in porto , fece venir alla sua presenza tutti 
i legni così grandi , come piccioli ; acciocché gli inimici 
non fossero avvisati d' alcuno del numero delle navi ; e 
insieme fece pubblicare un bando al trombetta , che sotto 



8 

pena, della testa ninno partisse dal suo luogo. Dappoi 
che ebbe licenziato il parlamento , posta ogni cosa in 
punto per venire a battaglia navale , s' inviò verso Ci- 
aico , cadendo una grandissima pioggia. Quando egli si 
avvicinò a quella volta , e '1 cielo cominciò rasserenarsi , 
e iscoprirsi il sole , vide le sessanta navi di Mindaro , 
le quali si esercitavano lontane dal porto , e chiuse loro 
il passo di salvarsi dentro. Vedendo i Peloponnesi , che 
le galee ateniesi erano molte più , che prima , e vicine 
al porlo , ruggirono verso terra ; dove arrivati , si vol- 
tarono verso gli inimici , che li seguitavano con 1* ar- 
mata. Fra tanto Alcibiade , girando con venti navi , 
mette in terra i soldati. Mindaro veduto questo, smonta 
ancor esso nel lito , e combattendo viene ucciso. Allora 
le sue genti mostrarono le spalle. Gli Ateniesi condus- 
sero tutte le navi a Proconuesso , Jtuor che le siracu- 
sane; le quali da' medesimi Siracusani furono arse. Quindi 
il giorno dietro gli Ateniesi voltarono verso Cizico. Ma 
i Ciziceni, essendo abbandonati da' Peloponnesi , e da 
Famabazo , apersero le porte agli Ateniesi. Essendosi 
fermato quivi Alcibiade venti giorni , cavata da Ciziceni 
una gran quantità di denari , nè facendo loro altro 
danno , ritornò in Proconnesso ; e di la veleggiò verso 
Perinto , e Selimbria. I Peri n ti i alloggiarono l' esercito 
dentro la città ; ma i Selimbrii si contentarono , in vece 
di alloggiarlo , pagar certa quantità di denari. Indi por- 
tati a Crisopoli di Calcedoni a , la fortificarono: dove 
anco posero la gabella di riscuotere le decime. Questa 
decima si riscuoteva dalle navi , che venivano di Ponto. 
Lasciata in questo luogo una guardia di trenta navi sotto 



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9 

il governo di due capitani Teramene , e Eubulo , con 
commissione, che mettessero ogni diligenza in custodire 
la città p e le navi , che uscivano di Ponto , e facessero 
il maggior danno , che potessero agli inimici , gli altri 
Capitani si avviano verso l'Ellesponto. Furono anco in- 
traprese, e mandate ad Atene certe lettere, le quali 
erano inviate a "Lacedemone da Ippoarate secretano di 
Mindaro. Il loro tenore era questo. Le cose nostre sono 
andate in mina. Mindaro è morto. I soldati cadono dalla 
fame. Noi non sappiamo, che fare. Ma Farnabazo, dando 
animo a tutto T esercito de' Peloponnesi , e a' Siracusani, 
dicendo loro , che le persone trovandosi ancora salve , 
»on dovevano rammaricarsi della perdita di quel legna- 
me, del quale il suo Re era abbondantissimo; diede 
una veste a ciascun soldato , e provvisione per due mesi. 
Oltre di questo armò le ciurme , e pose buone guardie 
in tutti i suoi luoghi di marina. Raunati similmente 
insieme i Capitani delle città, e i Governatori delle 
galee, impose loro, che fabbricassero presso Antandro 
tante galee ognun di loro, quante avevano perdute. Di 
più li ajutò di denari , e disse , che il legname si pren- 
desse in Ida. Mentre si fabbrica questa armata , gli An- 
tan drii ajutati da' Siracusani racconciano una certa parte 
di muraglia, e si lodarono maravigliosamente della lor 
opra nelle sentinelle. Queste furono le cagioni , che t 
Siracusani vengono chiamati benemeriti di Antandro, e 
sono fin a questi tempi cittadini di quella città. Spedite 
queste cose in tal guisa , subito Farnabazo andò al soc- 
corso di Calcedone. In quel tempo istesso i Capitani 
siracusani furono avvisati, che a casa loro erano dai 



IO 

popolo stati sbanditi. Per la qua! cosa chiamati i soldati 
a parlamento , Ermocrate a nome degli altri si dolse 
insieme con essi della comune disavventura , lamentan- 
dosi , che tutti erano stati sbandili ingiustamente , e con- 
tra le leggi. Non rimase per questo di confortarli a 
portarsi , come per lo passato , valorosamente, ad ob- 
bedire quanto fosse lor comandato; e a far nuova ele- 
zione di Capitani, fin che i lor successori giungessero. 
Alle quali parole i soldati , levando romorc , dissero', 
che non volevano mutar Capitani ; e di questa opinione 
erano principalmente i governatori delle galee , i sol- 
dati dell' armata , e i nocchieri. Dall' altro canto i Ca- 
pitani li avvertiscono , che non era lecito ammulinarsi 
contra la propria citta ; ma se fossero chiamati in giu- 
dizio , dicevano , che bisognava far vedere la memoria , 
che tenevano delle battaglie in mare , nelle quali essi 
fossero rimasi senza ajuto altrui vincitori: quante navi 
avessero prese: quante volte insieme con altri, mentre 
essi comandavano, fossero riusciti invitti. Similmente , 
soggiungono , voi avete avuto negli eserciti onoratissimo 
luogo in tutte le fazioni da terra , e da mare , così ri- 
spetto al nostro valore , come al vostro ardire. Non si 
trovando alcuno , che li incolpasse di nulla ; e essendo 
pregati da tutti , si contentarono di rimanere , fin che 
giungessero quei Capitani , che erano creati in lor luogo. 
Questi erano Demarco figliuolo di Pidoco , Miscone di 
Menecratc, -e Potarne di Gnosio. La maggior parte dei 
governatori delle galee , avendo affermato con giura- 
mento , che dopo il loro arrivo a Siracusa volevano 
rimetterli nella patria, levandosi tutti, li lasciarono in 



i r 

libertà di andare, dove più lor piaceva. Era sopra ogni 
altra cosa rimaso iti loro un grandissimo desiderio della 
diligenza di Erraocrate , e della prontezza, e umanità 
sua per la conversazione, che avevano insieme. Perchè 
invitava a star con lui nel suo padiglione ogni giorno 
tutti i governatori delle galee, tutti i nocchieri, e tutti 
-i soldati dell'armata, che egli conosceva più segnalati 
degli altri, e con essi loro comunicava tutto quello, 
che dovea dire, o fare. Similmente li ammaestrava , dando 
loro ad intendere , quali erano le cose , che si dovevano 
avvisare incontanente , e quali tener occulte , finché fos- 
sero deliberate. Onde presso tutto il consiglio egli si 
aveva acquistato grandissima riputazione , e autorità ; poi 
che pareva , che sapesse dar ad intendere , e persua- 
dere tutte le cose , che tornavano a giovamento dell' u- 
niversale. L'istesso, avendo accusato Tisaferne presso 
Lacedemoni, e allegando non solamente il testimonio di 
Astioco; ma parendo, che dicesse la verità, ritornando 
a trovar Farnabazo , fu da lui senza farne punto di 
moto servito di denari ; e con essi mettendo insieme 
una buona quantità di soldati pagati, e di galee, s'ap- 
parecchiava di ritornar nella patria. Fra tanto ì succes- 
sori de' Capitani siracusani giunsero a Milcto , e presero 
il governo dell' esercito , e dell' armata. In quei giorni 
medesimi sollevato certo romore iu Taso, tutti i parteg- 
giai de' Lacedemoni furono per opera di Pasippida fuo- 
ruscito di Sparta fomentato, come si credeva, da Ti- 
saferne , cacciati fuori della città insieme con Eteonico 
loro governatore. In luogo del quale al governo dell'ar- 
mata , che egli aveva raccolta de' collegati , mandalo . 



11 

Cratesippida , ne ebbe la consegna in Chio. Avvenne 
anco in quel tempo istesso , cbe , trovandosi Trasilo in 
Atene , Agide uscito di Decelea , per fare strami , si 
spinse fin sotto le mura di Atene. Onde Trasilo guidò 
fuori gli Ateniesi , e lutti gli altri , cbe erano nella 
città , mettendoli in ordinanza contro gli inimici presso 
le scuole Licee, con animo di combattere, se fossero 
venuti innanzi. Della qual cosa accortosi Agide, ritirò 
subito a dietro i suoi con la perdita d'alcuni pochi nel 
retroguardo uccisi dagli armati alla leggiera. Questa fa- 
zione fece , cbe gli Ateniesi accrebbero molto la lor 
inclinazione verso Trasilo , e gli concedettero tanto più 
allegramente quello , cbe t aveva fatto venir ivi. Perchè 
in pubblico fu deliberato, che, fatta la scelta, egli pren- 
desse il governo di mille fanti armati di corazza , cento 
cavalli, e cinquanta galee. Fra questo mezzo, stando 
Agide in Decelea, e vedendo, cbe molti legni carichi 
di grano entravano in Pireo , diceva , che i suoi ave- 
vano gettata via V opera , a tener serrati i. passi agli 
Ateniesi per tanto tempo dalla parte di terra, se anco 
non vi fosse chi li chiudesse fuori di quei luoghi, 
d'onde veniva portato loro il grano per via di mare. 
E però non si poteva far meglio, quanto mandar a 
Calcedone, e Bizanzio Clearco figliuolo di Ranfìo; per- 
chè egli era amico in pubblico di questa città. Lodato 
questo ricordo, egli si partì, facendo Megaresi insieme 
con gli altri collegati il numero di quindici navi, le 
quali erano piuttosto atte a portar soldati, che ve- 
loci. Tre di queste nell' Ellesponto furono sommerse da 
nove legni ateniesi , li quali stavano di continuo alla 



i3 

guardia di quelle marine. Le altre fuggirono a Sesta , 
e di là si ridussero in salvo a Bizanzio. £ finì 1' anno, 
nel quale i Cartaginesi sotto la condotta di Annibale a- 
vevano assaltato la Sicilia con centomila uomini ; dove 
in tempo di tre mesi presero due città greche ; Seli- 
ii n n te. e Imera. L'anno seguente (che fu nel principio 
della olimpiade M in. al qual tempo vinse nel corso delle 
carette Evagora eliese , e nello stadio Eubota cireneo , 
trovandosi Eforo nella città di Sparla Evarchippo , e 
Arconte in Atene Euctemonc ) gli Ateniesi posero To- 
rico in fortezza. Ma Trasilo, ricevuti in governo i legni, 
che gli erano stati assegnali , guernendo cinquemila ga- 
leotti a simiglianza degli armati di brocchicro , per va- 
lersene come degli altri soldati , entrata la primavera , 
navigò a Samo. Dove essendosi fermato tre giorni , 
s* inviò a Pigela. Quivi pose a ferro , e fuoco tutto il 
paese , e s'accostò fin sotto le mura della città. Ma es- 
sendo venuti alcuni Milesii in soccorso de' Pigelesi , 
s avventarono addosso a* soldati ateniesi armati alla leg- 
giera , che erano qua , e là sparsi : all' inconto de* quali 
movendosi in soccorso degli armati alla leggiera due 
squadre , una armata di brocchicro , l'altra di corazza, 
tagliarono a pezzi tutti quelli, che erano venuti da Mi- 
leto , fuori alcuni pochi , e guadagnarono dal più al 
meno duceuto brocchieri , e oltre ciò dirizzarono il 
trofeo. Il giorno dietro navigarono alla volta di Nozio , 
e di là , fatto apparecchio di quel che bisognava per 
viaggio , s' inviarono a Colofone. I Colofonii passarono 
dal canto loro. La notte seguente entrano nella Lidi t 
iq tempo , che le biade erano mature , e abbruciano 



»4 

molti villaggi ; e fanno una grandissima preda di de- 
nari , di prigioni , c d' altre cose. Allora un certo Stage 
persiano , il quale aveva cura di quel paese , quando 
gli Ateniesi erano sparsi d' ogni intorno , e intenti a 
predare li assaltò con una banda di cavalli , e ne uc- 
cise sette , prendendone un solo vivo. Dopo questo 
Trasilo condusse le genti al mare per volgersi addosso 
di Efeso. La qual cosa venula all' orecchio di Tisaferne , 
raccolse un grande esercito , inviando corrieri , li quali 
• comandassero da per tutto , che si andasse ad Efeso in 
soccorso di Diana. Dunque Trasilo diciassette giorni 
dappoi , che aveva assaltata la Lidia , navigò ad Efeso , 
e pose gli armati di corazza dalla parte di Coresso ; 
ma la cavalleria , i nondatori , i soldati dell' armata , e 

■ 

tutti gli altri presso la palude dell altra parte della 
città. Oggimai essendo il dì chiaro , cominciò con 1' e- 
sercito diviso in due parli a farsi innanzi. Contra di lui 
si presentarono i terrazzani insieme con quei della lega , 
li quali erano da Tisaferne stati raccolti insieme ; e si- 
milmente quei Siracusani , che erano arrivati con le 
prime venti navi ; e quegli altri , che di nuovo erano 
giunti con le altre cinque sotto il comando di Eucleo 
figliuolo d' Ipponico , e di Eraclide figliuolo di Aristo- 
gene; e anco quelli, che erano venuti con le due navi 
selinusie. Costoro tutti uniti insieme , andando ad as- 
saltare gli armati di corazza verso Coresso , subito li 
posero in fuga ; e avendone ucciso d' intorno cento , 
avrebbono data la caccia agli altri fin al mare. Non- 
dimeno si girarono addosso quegli altri , che erano 
presso la palude. Auco questi fuggirono , c trecento di 



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i5 

loro furono tagliali a pezzi. Gli Efesii drizzarono un 
trofeo in quel luogo, e un altro in Coresso e fecero 
in pubblico, e privato alla maggior parte de Siracusani , 
e Selinusii per ricompensa del valore, cbe avevano mo- 
strato , presenti onoralissimi. E oltre ciò a tutti coloro, 
cbe volessero venir ad abitare in Efeso , donarono la 
cittadinanza libera d' ogni gravezza. Di più raccolsero 
dentro della città i Selinusii , quando ne* tempi , cbe 
seguirono poi , la città loro fu spianata. Gli Ateniesi > 
avendo ricevuti a patti i corpi morti , se ne andarono 
a Nozio , dove sepolti cbe li ebbero , s* inviarono alla 
volta di Lesbo , e dell' Ellesponto. Entrati nel porto 
Metimneo di Lesbo videro passar quelle venticinque navi 
siracusane , cbe venivano da Efeso. Però , assaltandole 
in allo mare , ne presero quattro insieme con tutti i 
soldati , cbe vi erano sopra , e diedero la caccia alle 
altre ad Efeso. Trasilo mandò tutti i prigionieri ad A- 
tene , fuori che Alcibiade ateniese ncpote dell' altro 
Alcibiade , e suo compagno , quando fuggi ; il quale 
fece ammazzare co' sassi. Di qua s'inviò a Sesto a trovar 
l'esercito; e di là tutte le genti traghettarono a Lam- 
psaco. Oggi mai quella vernata cominciava , nella quale 
i prigioni Siracusani , cbe erano stati rinchiusi a cavar 
pietre nel Pireo , avendo forato di notte un sasso, parte 
fuggirono a Decelea , e parte a Megara. Nel tempo 
istcsso , volendo Alcibiade unir insieme tutti i soldati a 
Lampsaco , quelli , cbe egli aveva adoperati ne' tempi 
addietro , ricusarono di accompagnarsi nelle fazioni con 
gli altri di Trasilo , dicendo , cbe quei di Trasilo , 
xome uomini da poco t erano più volte stati vinti ; e 



i6 

essi rimasi sempre vincitori. Nondimeno, svernando tutti 
nel luogo istesso , e avendo fortificato Lampsaco , si 
mossero ali* impresa contra Abido ; in cui soccorso es- 
sendo comparito Farnabazo con una gran quantità di 
cavalleria , fa vinto in battaglia. Alcibiade non rimase 
di perseguitarlo con la cavalleria, e con cento verni fanti 
armati di corazza della compagnia di Menandro , (in 
che le tenebre glie lo tolsero di mano. Questa battaglia 
riuscita felicemente fu cagione, che i soldati spontanea- 
mente si mescolassero insieme , e accarezzassero quelli , 
che erano stati con Trasilo. La vernata medesima , u- 
scendo fuori spesse volte , travagliarono con le prede il 
paese del Re. Neil' istesso tempo i Lacedemoni , ricevuti 
a patti certi Eloti , li quali erano fuggili da Malea in 
Corifasio , li posero in libertà. E quei forestieri , che 
abitavano Eraclea di Trachinia , furono dagli Achei , 
trovandosi tutti opposti insieme in battaglia contro gli 
Etei loro comuni inimici, abbandonati. Onde settecento 
ne rimasero di morti insieme con Labote lacedemonio 
lor capitano. Così terminò quell* anno ; nel quale anco 
quei Medi, che s'erano ribellati da Dario re de* Persi, 
di nuovo gli si diedero. L' anno seguente il tempio di 
Pallade in Focea, cadendovi sopra una nube di fuoco, 
si abbruciò. Neil' uscir del verno all' entrar della pri- 
mavera , trovandosi Pantacleo Eforo , e Antigene Ar- 
conte , essendo scorsi ventidue anni dal principio di 
questa guerra, gli Ateniesi con tutte le genti loro na- 
vigarono a Proconuesso; e indi verso Calcedone, e Bi- 
zanzio; e si posero all'assedio di Calcedone. Ma i Cal- 
cedonesi, avvisati della venuta degli Ateniesi, ridussero 



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'7 

in salvo tutti i lor beni presso i Traci , che nella Bi- 
tinta confinano con essi loro. Venuto questo all' orecchie 
di Alcibiade , pigliando seco oltre la cavalleria alcune 
compagnie di fanti armati di corazza , e ordinando alle 
navi, che andassero costeggiando il lito, se ne andò nel 
paese de' Bi timi, e dimandò i beni dei Galcedonesi; al- 
trimenti minacciò di trattarli come ni mici. Ma essi glieli 
diedero. Dopo , che Alcibiade ricevuta la preda , e 
fermata la pace co' Bitinii , ritornò agli alloggiamenti , 
fece da tutto V esercito cinger Calcedone da una parte 
del mare fin all' altra con un riparo di legname , chiu- 
dendo anco il passo del fiume più che potè. Allora 
Ippocrate lacedemonio esce fuori della città con le sue 
genti per venire a giornata con V inimico. Gli Ateniesi 
mettono l'esercito in ordinanza contra di lui. Frattanto 
Farnabazo venne fuor del riparo, che cingeva la città, 
a soccorrere gli assediati con una gran quantità di gente 
a pie, e a cavallo. Dunque Trasilo, e Ippocrate forniti 
1' uno , e T altro di fanteria armata di corazza , com- 
batterono un gran pezzo insieme ; fin che Alcibiade 
venne in soccorso de* suoi con alcuni fanù armati di 
corazza , e con la cavallerìa. Onde Ippocrate fu uc- 
ciso ; e le sue genti si salvarono nella città fuggendo. 
Ma Farnabazo , essendogli vietato dal passo stretto del 
fiume , e dalla vicinanza de' ripari , che circondavano 
la città , di unirsi con Ippocrate , ritirò i suoi al tem- 
pio d' Ercole posto nel territorio calcedonese , dove 
tenea gli alloggiamenti. Dappoi queste cose Alcibiade 
s' inviò neir Ellesponto , e nei Cliersoneso per raccor 

denari: e gli altri Capitani patteggiarono con Farnabazo 
$EXOF. t Si. de 1 Greci. % 



i8 

d' intorno le cose di Calcedone con queste condizioni. 
Farnabazo desse agli Ateniesi venti talenti , e condu- 
cesse i loro ambasciatori al Be. Allora giurò Y una , e 
V altra parte , che i Galcedonesi pagassero agli Ateniesi 
tanto di tributo , quanto per Y addietro solevano fare ; 
e li rifacessero anco di quanto fin allora erano andati 
debitori. E all'incontro gli Ateniesi fra questo tempo, 
che gli ambasciatori andati al Re ritornassero; non do- 
vessero molestar i Calcedonesi. Mentre si diedero questi 
giuramenti , Alcibiade non si trovò presente : perchè si 
trovava allora d' incontro Selimbria ; la quale presa , 
s'accostò a Bìzanzio con tutti i soldati del Chersoneso, 
e con certi altri di Tracia , e con più di trecento ca- 
valli. Farnabazo attendeva in Calcedone Alcibiade nel 
ritorno da Bizanzio per far , che ancor esso prendesse 
il giuramento. Ma non venendo , ancor egli negava di 
giurare , quando non fosse giurato da lui. Così final- 
mente non solo prestarono il giuramento pubblico am- 
bedue , Alcibiade in Crisopoli alla presenza di Mctro- 
bate, e Arnape ambasciatori di Farnabazo; e Farnabazo 
iu Calcedone alla presenza di Euripiolemo , e Diotimo 
ambasciatori di Alcibiade ; ma in particolare fecero ac- 
cordo insieme. Dappoi Farnabazo si partì al dritto , 
ordinando , che gli ambasciatori , li quali dovevano in- 
viarsi al Re , andassero a trovarlo a Cizico. Dagli Ate* 
mesi erano mandali Doroteo, Filodice, Teogeue, Euri- 
ptolemo, e Mantiteo; e con essi loro s'accompagnarono 
Cleostrato, e Pirroloco argivi. Anco i Lacedemoni man- 
darono al Re ambasciatori Pasippide , e certi altri ; e 
s'accompagnò insieme con essi Ermocrate già fuoruscito 



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'9 

di Siracusa , e Prosseno suo fratello. Fra tanto , che 
costoro erano guidati da Farnabazo , gli Ateniesi po- 
sero V assedio d' intorno Bizanzio , e lo cinsero con 
trincee ; e ogni giorno andavano a scaramucciare fin 
presso le muraglie. Era capitano nella città Clearco La- 
cedemonio , e si trovavano seco alcune genti del paese 
vicino. Ci erano anco alcuni pochi Neodamodi , e certi 
Megaresi sotto la guida di Elisso megarese ; e alcuni 
Beozii con Ciratade lor capitano. Vedendo gli Ate- 
niesi , che a forza aperta gettavano il tempo indarno , 
operarono con alcuni Bizantini , che dessero loro la 
città nelle mani. Ma il capitano Clearco , non sospet- 
tando di alcuna cosa tale , dato al tutto quel miglior 
ordine , che si poteva , e lasciata la città sotto la cu- 
stodia di Ciratade , e Elisso , traghettò nel lito opposto 
a trovar Farnabazo, così per farsi dar da pagare i sol- 
dati , come per unir insieme l'armata, che parte era 
stata lasciata da Pasippide alla guardia dell' Ellesponto , e 
parte presso Antandro , e parte anco in Tracia sotto il 
governo di Egesandro capitano de' soldati di Mindaro ; 
e finalmente per far , che fossero fabbricati nuovi le- 
gni , e , raunandoli tutti insieme , per travagliare i col- 
legati degli Ateniesi ; e a questo modo necessitare il 
loro esercito a levarsi dall' assedio di Bizanzio. Dappoi 
la partita di Clearco quelli , che avevano disegnato di 
tradir Bizanzio, Cidone, Aristone, Anasicrale, Licurgo, 
e Anasilao (il quale fu dappoi chiamato a Lacedemone 
sotto pena della testa per questo tradimento , e asso- 
luto ; perchè non aveva tradita la città , ma conservata ; 
poiché vedeva e donne , e fanciulli cader dalla fame ; 



» 20 

principalmente essendo egli bizantino , e non lacede- 
mone; conciossiachè Clearco avesse compartito a soldati 
lacedemoni tutto il grano avanzato; e confessava di aver 
introdotti gli inimici nella città non già per ingordigia 
di denari , o per odio , che portasse a' Lacedemoni ) 
costoro , dico , avendo dato ordine al tutto , aperte di 
notte le porte , che si chiamano Tracie , posero nella 
città Alcibiade con Y esercito. Allora Elisso , e Giratade 
incerti di quel , che era , con tutte le genti loro cor- 
sero alla piazza per ajutare. Nondimeno accortisi , che 
l'inimico era impadronito del tutto, e che contrastavano 
indarno, i arresero ancor essi. Questi furono mandati 
ad Atene , dove Ciratade fra la calca della gente , che 
smontava di nave, si fuggi di nascosto, e arrivò salvo 
in Decelea. In questo mentre Farnabazo , e gli amba- 
sciatori, svernando in Gordio città della Frigia, ebbero 
novella del successo di Bizanzio. Nel principio poi della 
primavera, seguendo il viaggio per andare al Re, s'in- 
contrarono negli ambasciatori de' Lacedemoni , Beozio 
( cosi era il nome d' un di loro ) e compagni ; e simil- 
mente negli altri ambasciatori , che si partivano d' Asia. 
Costoro dissero , che i Lacedemoni avevano ottenuto 
dal Re tutto quello , che avevano saputo dimandare. E 
oltre ciò, che Ciro era stato fatto governatore generale 
di tutte le marine , con particolar commissione di favo- 
rire i Lacedemoni : Y istesso portare lettere autenticate 
col sigillo regio a tutti i ministri dell'Asia bassa, nelle 
quali si conteneva fra le altre cose anco questo. 

Io mando Ciro Carano di tutù coloro, che si ratinano 
in Castolo. La voce Carano significa quel magistrato 2 



21 

che domina con amplissima autorità. Intese queste cose 
gli ambasciatori ateniesi , e avendo veduto Ciro , desi- 
deravano grandemente di andar a trovare il Re ; e se 
non potevano ottener questo , di ritornar a casa. Ma 
Ciro voleva , che Farnabazo gli desse gli ambasciatori 
nelle mani ; ovvero non li lasciasse ritornar a casa in 
modo alcuno. Perchè sua intenziou era, che gli Ateniesi 
non sapessero quel , che si faceva. Ma Farnabazo li 
tratteneva seco ; e alcuna volta diceva di volerli con- 
durre dinanzi al Re, e alcun'altra di rimandarli a casa, 
per ischifare la colpa di averli ingannati. Nondimeno, 
dappoi passati tre anni , cominciò a pregar Ciro , che 
fossero licenziati, dicendo aver giurato, se non poteva 
condurli alla presenza del Re , che almeno li avrebbe 
condotti sul mare. Onde li mandarono ad Ariobarzane 
con commissione , che li guidasse Gn alle genti loro. 
Egli li accompagnò a Ciò , la quale é una città della 
Misia , e di là furono portati all' esercito ateniese per 
mare. Ma disegnando Alcibiade ritornare insieme co' sol- 
dati nella patria , subito fece vela verso Samo ; e indi 
con venti legni navigò nel golfo Ceramico in Caria ; 
dove , raccolti cento talenti , ritornò a Samo. Ma Tra- 
sibolo s' inviò alla volta di Tracia con trenta navi ; e 
ivi non solamente ridusse all'obbedienza certe città, che 
s' erano date a' Lacedemoni ; ma di più occupò Taso , 
la qua! città a un tempo istesso era travagliata grande- 
mente da guerre , da sedizioni , e da fame. Trasilo col 
rimanente dell' esercito navigò ad Atene. Prima che 
giungesse costui , gli Ateniesi avevano già eletti tre 
-capitani , Alcibiade fuoruscito , Trasibolo assente , e 



22 

Conone il terzo, che era nella città. Fra tanto Alcibiade 
co* denari , e con le venti navi , da Samo se n' andò a 
Paro. Indi si mosse al dritto verso Giteo per intendere 
di trenta galee, le quali era avvisato, che i Lacedemoni 
armavano in quei luoghi ; e similmente per ispiare , 
prima che tornasse a casa , la opinione della sua città 
verso di lui. La quale avendo inteso , che era buona , 
• che già lo aveva eletto per capitano; e essendo anco 
privatamente chiamato dagli amici , navigò in Pireo nel 
giorno istesso , che la città celebrava le feste Plinterie , 
avendo coperto il tempio di Pallade ; la qua! cosa da 
alcuni era interpretata per tristo augurio cosi a se me* 
desimi , come alla patria ; perciocché niuno Ateniese 
avrebbe ardire quel giorno di negoziar cosa alcuna im- 
portante. Mentre egli si avvicinava , tutta la turba si 
pose a correre fuori del Pireo , e della città verso le 
navi : a maravigliarsi : a desiderare di veder Alcibiade : 
a dire , che egli era il più valoroso cittadino , che ella 
avesse : solo fra tutti gli altri , il quale aveva fatto ve- 
dere , che era stato sbandito ingiustamente : le false ao 
cuse di coloro , che non si potevano paragonar con lui 
né per virtù , nè per eloquenza , e nella repubblica 
attendevano al proprio interesse ; averlo ingannato : 
costui avere aggrandita la patria non solo con le forze 
pubbliche ; ma con le private ancora : avere tentato 
similmente a quel tempo , che egli fu accusato , come 
violator delle cose sacre, che la causa sua fosse di su» 
bito spedita. Nondimeno gli inimici , rimettendola ad 
altro tempo , come pareva convenevole , averlo con- 
dannato assente. Nel quale spazio astretto da necessità 



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23 

essere stato servo altrui , e aver onorate genti himicis* 
lime, in continuo pericolo della sua vita. Non essere 
stato in sua possanza di giovare a cittadini tanto amati 
da lui , a' parenti , e finalmente a tutta la patria ; ben- 
ché sapesse gli errori , che facevano ; perchè , impedito 
dal bando, non aveva potuto rimediarvi. Dicevano, che 
un uomo di questa sorte non aveva bisogno dì mutare, 
o di rinnovare lo stato della repubblica. Luì potere 
anco questo , col favor del popolo avanzare tutti i suoi 
pari , e fra i maggiori di età non essere inferiore ad 
alcuno : e mostrarsi tale contra gli avversar) , quale era 
stato per V addietro. Nondimeno da loro , poiché final- 
mente avevano acquistata qualche autorità , essere stati 
levati di mezzo gii uomini più Valorosi ; e cosi rima- 
nendo essi soli al governo della repubblica , non per 
altra cagione aver avanzata l' affezione de cittadini , che 
per non si trovare alcuno migliore di loro. Altri dice- 
vano dall'altro canto, costui solo essere stato cagione di 
tutti i travagli , che avevano patiti ne' tempi andati t solo, 
che aveva avuto ardire di farsi capo in quelle cose , 
che si debbono temere per la repubblica. Ma accosta- 
tosi presso terra Alcibiade , non scese per paura degli 
inimici subito in terra; ma fermato nella più alta parte 
della poppa , guardava se gli amici suoi erano ivi. Non- 
dimeno veduto Euriptolemo figliuolo di Pisianato suo 
cugino , e altri parenti , e gli amici di quelli , allora 
uscito di nave, con essi loro apparecchiati a difenderlo, 
che non fosse toccato da alcuno , entrò nella citta* 
Dappoi nel % senato, e nel consiglio, avendosi con pub- 
blico ragionamento difeso , che nou aveva altrimenti 



violate le cose sacre; e mostrato, che quella accusa gli 
era stata data falsamente : e avendo in questo partico- 
lare dette molte cose ; nè trovandosi alcuno , che con- 
tràddicesse ; perchè il consiglio non 1' avrebbe compor- 
tato ; eletto capitano generale con ampia , e libera 
potesti , quasi egli solo fosse quello , che potesse ritor- 
nare la città nella solita grandezza; primieramente con- 
dotti fuori tutti i soldati , celebrò per terra i misteri 
degli Ateniesi, li quali per Io passato rispetto a pericoli 
della guerra si conducevauo per mare. Dappoi scelto 
un' esercito di millecinquecento fanti armali di corazza , 
centocinquanta cavalli e cento navi , passato il terzo 
mese dal suo ritorno s'inviò ad Andro, la quale s'era 
levata dalla devozione degli Ateniesi. Furono anco man- 
dali seco Aristocrate , e Adimanto figliuolo di Leuco- 
rofide , come capitani delle genti da terra. Alcibiade 
fece scender 1' esercito in quella parte dell' isola d' An- 
dro chiamata Gaurio ; e essendo usciti fuori gli Andrii 
per dar soccorso a lor paesani , furono posti in fuga ; 
e fatti chiudere nella città, uccisi fra gli altri pochi al- 
cuni Lacedemoni , che eran ivi per guardia del luogo ; 
drizzò quivi Alcibiade il trofeo ; e fermatosi pochi 
giorni, si traghettò a Samo. Indi cominciò a non pensar 
altro , che alla guerra. Ma i Lacedemoni , avendo non 
molti giorni prima Cratesippida generale di mare finito 
il tempo del suo magistrato , mandarono Lisandro in 
suo luogo. Costui giunto a Rodi , e ricevute le navi , 
passò neir isola di Coo , poi a Mileto , indi ad Efeso : 
dove con settanta navi aspettò la venuta di Ciro in 
Sardi. Dopo inteso, che egli era giunto, andò a trovarlo 



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in compagnia degli ambasciatori lacedemoni. Quivi si 
lamentarono di certe operazioni di Tisaferue , e prega- 
rono Ciro ad attendere a quella guerra gagliardamente. 
Ciro disse, che non solamente aveva avuta questa com- 
missione dal padre; ma, che non ci era cosa al mondo, 
la quale egli desiderasse più di questa. Aver portato seco 
cinquecento talenti ; e quando questi fossero mancati , 
esser deliberato di spendere i suoi proprj beni do- 
natigli dal padre ; e quando vi andassero anco quelli , 
voler similmente disfare quel seggio , dove egli sedeva , 
tutto d' argento , e d* oro. Essi lodate queste cose lo 
pregarono, che desse a ciascun marinaio una dramma 
Ateniese ; mostrandogli , se dava uno stipendio di que- 
sta sorte , che i marinai dell' armata ateniese avreb- 
bono abbandonate le navi , e egli scemata la spesa. 
Rispose Ciro , che il discorso loro era buono ; ma 
che però egli non poteva trapassare le commissioni 
dategli dal Re. Oltre di ciò nelle condizioni degli 
accordi era espresso , che ogni mese dovesse assegnare 
a ciascuna nave trenta mine in luogo di paga ; e 
fosse in arbitrio de' Lacedemoni di armarne quante 
volessero. Lisandro allora non replicò allro. Ma dopo 
cena invitandolo Ciro a bere, gli dimandò, qual sarebbe 
il maggior piacere, che gli avesse potuto fare. Se alla 
paga, disse, di ogni marinaio tu aggiungerai un obolo. 
Da indi innanzi la paga fu di quattro oboli ; benché 
per l'addietro fosse stata di ire solamente. Oltre di que- 
sto Ciro saldò loro tutte le paghe scorse, e ne diede 
un* altra di un mese anticipalo ; la qual cosa fece , che 
i soldati si mostrassero molto più animosi. Avendo intese 



s6 

gli Ateniesi tutte queste cose con gran loro di spia* 
cere, col mezzo di Tisaferne inviarono ambasciatori a 
Giro : ma egli non volle ascoltarli ; benché Tisaferne 
intercedesse per loro , dicendo , che egli per ricordo di 
Alcibiade aveva mirato a questo solo , di fare , che le 
nazioni greche si bilanciassero l'una con 1* altra; e più 
tosto discordassero fra loro, e tutte s'indebolissero. Ma 
Lisandro, avendo dato ordine alle cose dell'armata, uni 
insieme in Efeso novanta navi; le quali, stando in por- 
to , faceva rassettare. Ma Alcibiade , inteso , che T rasi- 
buio uscito dell' Ellesponto fortificava Focea , s' inviò a 
trovarlo , lasciando 1' armata in governo di Antioco suo 
luogotenente con espressa commissione, che non andasse 
con tra l'armata di Lisandro. Ma egli con la sua nave, 
e un' altra da Nozio , navigando fin dentro il porto di 
vicino alle prode delle navi di Lisandro. 
Lisandro al principio seguitò quest' uomo con poche 
navi ; ma vedendo , che venivano in soccorso di An- 
tioco gli Ateniesi con numero molto maggiore , po- 
sta in ordinanza tutta l'armata andò ad incontrarli. 
Onde gli Ateniesi , spinte alla sfilata fuor di Nozio le 
altre galee: secondo che si trovavano in porto, uscirono 
in alto mare. In questo modo si venne a battaglia na- 
vale , non partendosi i Lacedemoni d' ordinanza ; ma 
i legni ateniesi andando qua, e là sparsi, fin che, per- 
dute quindici galee , voltarono le spalle. La maggior 
parte degli uomini si salvò fuori delle galee fuggendo. 
Gli altri vennero vivi in potere degli inimici. Lisandro , 
prese queste navi seco, e drizzato il trofeo in Nozio, 
fece ritornp ad Efeso. Gli Ateniesi si ridussero a Samo; 



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a 7 

dove poi giunto Alcibiade, andò con tutu Tannata fin 
sul porto d' Efeso , e dinanzi la bocca fermatosi in or- 
dinanza, se alcuno per avventura fosse uscito a combat- 
tere , non spingendo fuori Lisandro la sua armata , per 
avere minor numero dì legni, ritornò a Samo. Poco 
dappoi i Lacedemoni presero Delfinio, ed Eìona. Intanto 
gli Ateniesi , che erano rimasi a casa , avuto avviso 
della battaglia navale, erano alterati oontra Alcibiade 
con questa ferma credenza, che ella fosse avvenuta per 
negligenza sua, o per sua colpa. Onde elessero dieci 
altri capitani , Conone , Diomedonte , Leonte , Pericle , 
Erasinicle , Aristocrate , Archestrato , Protomaco , Tra- 
silo, e Aristo gene. Per la qual cosa Alcibiade, il quale 
era anco entrato in disgrazia all' esercito , salito sopra 
una galea, si ridusse a Muri nel Chersoneso. Fra que- 
sto mezzo Conone accompagnato da venti navi assegna- 
tegli per ddterminazion pubblica, partito d'Andro, s'in- 
viò alla volta di Samo per unirsi con l'armata. Fanostene 
"mandato m suo luogo in Andro con quattro navi , in- 
contrandosi in due galee turie , le prese ambedue con 
tutte le ciurme. Tutti i prigioni furono dagli Ateniesi 
posti in catena , fuor che Dorieo lor capitano; il quale 
essendo di patria rodiotto, e già molto tempo sbandito di 
Atene , e di Rodi per paura degli Ateniesi che 1' ave- 
vano condannato con tutti i suoi parenti alla pena della 
testa , s' aveva ricoverato presso i Turii. Dunque mossi 
da compassione , lo posero iu libertà senza pur diman- 
darne la taglia. Conone , dappoi giunto a Samo , e tro- 
vata T armata tutta in conquasso , riducendo le galee 
solamente al numero di settanta , di cento, e più , che 



28 

erano , con queste in compagnia degù* altri capitani , 
uscendo in alto mare, e facendo scala or qua, or là, 
saccheggiava il paese nimico. Ed uscì l'anno, nel quale 
i Cartaginesi entrati nella Sicilia con centoventi navi, e 
centoventimila fanti , sforzarono Agrigento a rendersi 
per la fame , avendo data un rotta agli Agrigentini , e 
tenutili serrati sette mesi conti uni dentro la citta. L'anno 
dietro , nel quale d'intorno al tramontar del sole ec- 
clissò la luna, e il tempio antico di Pallade in Atene 
arse, essendo Eforo Pizio, e Arconte in Atene Calila, 
rhe fu l'anno venùquattro di questa guerra, i Lacede- 
moni a Lisandro, che aveva- già finito l'anno, diedero 
per cambio Callicratide. Lisandro nel consegnare li armata 
a Callicratide è fama , che dicesse , che gli consegnava 
1* armata già impadronito del mare , e vincitore in bat- 
taglia navale. Ma egli rispose : che , partendo da Efeso , 
e navigando alla sinistra parte di Samo (dove gli Ate- 
niesi avevano le navi loro ) glie le consegnasse in Mileto ; 
perche a questo modo avrebbe confessato , eh' egli do-^*^* » • 
minasse il mare. Ma dicendo Lisandro di essere lontano , # 
da ogni ambizione , comandando altri , Callicratide , 
presa 1* armata da Lisandro , la accrebbe con altre cin- 
quanta navi, che gli diedero Scio, Rodi, e gli altri 
collegati. Raccoltele tutte insieme al numero di centoqua- 
ranta si metteva in punto per andare a trovar gì' inimici. 
Ma essendogli venuto all'orecchie, che gli amici di Li- 
sandro sediziosamente cercavano di contrastargli , non 
solamente non attendendo essi a carichi loro; ma spar- 
gendo anco per le città, che i Lacedemoni facevano un 
grandissimo errore a mutar cosi spesso i capitani di mare; 



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2 9 

e dar le più volte questa carica a persone senza sperienza, 
6 del tutto nuove nell'arte marinaresca e senza alcuna 
pratica al mondo , del modo come si avevano da trat- 
tare le genti , e che non erano senza perìcolo , man- 
dando uomini inesperti del mare , e privi della scienza 
marittima , di procacciarsi la loro mina. Mosso Calli- 
cratide da questo mormorio, raunò insieme tutti i La- 
cedemoni che' eran ivi , e favellò seco in questa maniera. 
» Lo starmi a casa mi sarebbe di grandissimo giova- 
» mento : e se Lisandro , od alcun altro desidera esser 
» tenuto di maggior esperienza nelle cose di mare , che 
» non son io , in quanto a me ne sono molto contento. 
» Ma essendo io stato mandato all' armata , non posso 
» far altro , che attendere con tutta quella maggior di- 
» ligenza che si trova in me , a mandar ad effetto le 
» cose che mi sono state comandate. Però , non bra- 
» mando io allro , che di vincere gì* inimici , e deside- 
» rando sopra ogni altra cosa la città nostra il mede- 
.» simo , e conoscendo voi cosi bene , come io , le cose, 
» che fanno a proposito nostro ; voglio consigliarmi con 
» voi, se vi par bene, che io rimanga qui , ovvero me 
» ne ritorni a casa , per dar conto dello stato , in che 
» si trovano le cose in questi luoghi ». 

Ma non ci essendo alcuno, il quale avesse ardimento 
di dire, se non , che obbedisse alla città , e attendesse 
a quelle cose , ad instanza delle quali era stato man- 
dato fuori , s* inviò a trovar Ciro per dimandargli le 
paghe dell' armata. Egli rispose , che per due giorni si 
trattenesse. Comportava mal volontieri Callicratide que- 
sto indugio , e mostrandone lo sdegno col frequentare 



le sue dimande alla corte, e dicendo, che i Greci erano' 
in uno stato molto infelice, poi che per cagione di de- 
nari erano divenuti lusinghieri de' barbari ; e soggiun- 
gendo anco, se mai ritornava nella patria a salvamento, 
che voleva fare ogni opra , acciocché i Lacedemoni , e 
gli Ateniesi si rappacificassero insieme , si parti verso 
Mileto. Indi mandate alcune galee a Lacedemone per 
chiedere denari; e chiamati i Milesii a parlamento, ra- 
gionò loro così. 

« A me fi bisogno , o Milesii , obbedire quelli , che 
» hanno la nostra città in governo; nientedimeno vorrei 
» da voi , che sopra tutto attendeste valorosamente a 
» questa impresa ; poi che avendo gli alberghi vostri 
» fra barbari, già molto tempo dovete aver tollerali da 
» loro danni infiniti. Egli è convenevole, che voi avan- 
» ziate tutti gli altri collegati in questo , che , mentre 
» ritornano da Lacedemone coloro , che ho mandati 
» per denari , senza metter tempo di mezzo , facciamo 
» qualche gran danno agli inimici. Perché i denari , • 
» che erano qui , sono , quasi non facessero bisogno , 
» stati da Lisandro restituiti a Ciro. E Giro , essendo 
» io andato a trovarlo , allungava del continuo Y ab- 
» boccamento, ch'io doveva far con lui. Né ho potuto 
» finalmente aver più pazienza di andargli cosi spesso 
» alla porta. Vi prometto bene , quando fra questo 
» mezzo, che aspettiamo i denari da casa, la fortuna ci 
» favorisca , di rendervene le dovute grazie. Mostriamo 
» una volta con 1' ajuto degli Iddìi a questi barbali , 
» che possiamo anco senza dipendere da loro vendicarci. 
» de* nostri nimici ». 

« 



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3i 

Finito che egli ebbe di dire , molti si levarono in 
piè ; e principalmente quelli , che volevano mostrare di 
non gli essere contrai-j , e ricordarono per paura il 
modo , che si doveva tenera a far denari , offerendo 
anco de'proprj loro in particolare. Avuti egli questi de- 
nari , e oltre di ciò raccolta in Chio provvisione pel 
viaggio alla somma di cinque dramme per marinaio , sì 
drizzò alla volta di Metimna città di Lesbo, partigiana 
degli inimici. I Metimnei , non volendosi arrendere . 
perchè avevano la difesa della guardia ateniese , e co- 
loro , che avevano il governo della repubblica , favori- 
vano la parte degli Ateniesi , la assaltò con 1* esercito , 
e la prese a forza. Per la qual cosa i soldati posero 
tutti i lor beni a sacco. Ma i prigioni furono da Calli- 
cratide fatti condurre in piazza. E sollecitando i collegati, 
che anco i Metimuei si vendessero : egli disse , che , 
mentre fosse stato generale, mai non avrebbe permesso 
a tutto suo potere, che alcun greco fosse stato schiavo. 
Il giorno dietro liberò le persone , vendendo solamente 
la guardia degli ateniesi , e i prigioni di bassa mano. 
Fece anco dir a Conone , che per 1* avvenire farebbe 
sì, che non sarebbe 1' adultero del mare. Ma accorgen- 
dosi nel principio del giorno , che egli usciva in alto 
mare , si pose , per troncargli la strada , sì che non po- 
tesse salvarsi in Samo, a seguitarlo. Nondimeno Conone, 
valendosi della velocità de' suoi legni ( perchè fuori di 
un numerosissimo supplemento aveva fatta la scelta in 
pochi legni de' migliori uomini da remo ) con due capi- 
tani del numero de' dieci , Y uno Leonte , 1' altro E- 
rasinide , si salvò nella, città di Mitilene in Lesbo- 



32 

Calli era ilde, seguitandolo con centosettanta navi, entrò nel 
medesimo porto. Allora Gonone , essendogli vietato dai 
Lesini T entrare in porto , fu necessitato venire a bat- 
taglia su la bocca del porto; dove perdute trenta navi, 
gli uomini si salvarono in terra. Le altre sessanta navi 
egli ridusse sotto le mura della città. Callicratide , en- 
trato in porto , assediava Cononc , tenendo chiusi tutti 
i passi ; e anco dalla parte di terra mancando a levare 
lutto il popolo Metimneo ; e traghettando similmente 
da Cliio tutto T esercito. A questo tempo giunsero i 
denari mandatigli da Giro. Gonone , trovandosi circon- 
dato dall* assedio per terra , e per mare ; nè potendo 
provvedersi altrove di vettovaglie; e essendo la quantità 
della gente nella città molto grande; nè aspettando alcun 
soccorso dagli Ateniesi ; perchè non sapevano ancora 
cosa alcuna di questo assedio, getta all'acque due galee 
velocissime , e le arma innanzi giorno ; e di quante 
galee aveva seco elegge i miglior galeotti, tenendo sotto 
coperta gli uomini da combattere , e mette lor sopra 
certe vele. Di giorno le faceva star chete io questo 
modo; ma nel principio della notte, subilo fallo scuro, 
faceva scendere gli uomini in terra; acciochè gli inimici 
non si accorgessero di quel, che facevano. Cinque giorni 
dappoi, mettendovi sopra quanta vettovaglia pareva, che 
dovesse bastare , d' intorno il meriggio , quando coloro , 
che erano alla guardia in parte erano soliti di star o- 
ziosi, e in parte dormire uscirono fuori del porto, driz- 
zandosi una in alto mare , l' altra verso V Ellesponto. 
Allora quelli , che stavano alle guardie , come ognuno 
si trovava , tagliano i canapi , si destano , e corrono ivi 



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ss 

lutti confusi ; perche- allora erano per avventur i scesi , 
in terra a mangiare. Onde, montati in nave, si diedero 
a seguitar quella , che aveva teuuto in alto mire , e 
giuntala nel tramontar del sole , veuuti a battaglia , U 
presero a forza; e rimurchiandola con tutti coloro, che 
le erano sopra , la condussero alla loro armata. Ma 
1' altra , che s* era drizzata alla volta dell' Ellesponto , si 
salvò; e portò la novella ad Alcue, che l'armiti aveva 
l'assedio intorno. Fra questo mezzo, desiderando. Dio- 
medonte di soccorrere Conone, s'inviò con dolici navi 
nello stretto de' Mitilenei. Contri di lui mosso Callicra- 
tide, e cogliendolo all'improvviso, preso dieci navi, sal- 
vandosi Diomedonte con la sua , e con un' altra , fug- 
gendo. In tanto, avendo inteso gli Ateniesi la rotta dei 
suoi , e come erano assediali , deliberano di soccorrerli 
Con cento dieci navi , e valendosi della gioventù cosi 
de* servi , come de' gentiluomini , posta in punto 1' ar- 
mata di centodieci legni nel termine di trenta giorni , 
si partono , montandovi anco sopra una buona quantità 
di cavalleria. Dappoi giungono a Samo, dove ricevutene 
dieci altre da'Samii, e più di trenti altre da quei della 
lega strìngendo a salirvi dentro ognuno per forza , e 
facendo l' istesso con tutti quei legni , che si trovavano 
fuori a caso , fecero in un tratto un armata di più di 
centocinquanta navi. Callicratide , intendendo, che l'ar- 
mata Ateniese era oggimai arrivata a Sarao per soccor- 
rere i suoi , lasciate all' assedio cinquanta navi , e dato 
loro Eteonico per capitano , egli con le altre cento- 
venti inviatosi iu alto mare , giunse al Capo di Miti-» 

lene detto Mulca , e ivi ristorò con la cena i suoi, 
Seìtof., St. dx Greci. i 



34 

Avvenne per avventura, che il eli medesimo gli Ateniesi 
cenarono ancor essi alle Arginusse , le quali simil- 
mente sono situate dirimpetto a Lesbo in vista del 
Capo Malea di Mitilene. Gallicratide , veduti la notte 
i fuochi e inteso da alcuni , che quelli erano gli A- 
teniesi , si levò d' intorno mezza notte con Y armata 
per assaltarli incontinente , e d' improvviso ; ma soprag- 
giunto da una grandissima pioggia , e da un* estremo 
romor di tuoni , fu impedito di andare innanzi. Subito 
che cessò il mal tempo , nello spuntar del giorno , na- 
vigò alla volta delle Arginusse. Gli Ateniesi andarono 
ad incontrarlo in alto mare dalla sinistra parte , avendo 
ordinata la battaglia in queslo modo. Aristocrate con 
quindici navi era dinanzi a tutti nel corno sinistro: con 
altre quindici gli era presso Diomedonte. Dietro Aristo- 
crate era posto Pericle, e dietro Diomedonte Erasinide. 
A canto Diomedonte i Samii erano con dieci navi or>- 
dinate separatamente, e avevano per capitano un certo 
sa mio nominato Ippeo. Vicine a queste ci erano le dieci 
navi de* Centurioni poste ancor esse in ordinanza ad una 
ad una. Presso queste poi le tre de' capitani di mare , 
e tutte le altre de' collegati. Protomaco teneva il destro 
corno con quitidici u*vi, a bto a cui era Trasilo con 
altre quindici. Alle spalle di Protomaco , Lisia con u^ual 
numero di legni ; e alle spalle di Trasilo , Aristogene. 
Avevano posta l' armata in ordinanza a questo modo , 
per non dar comodità agli inimici di romperla; perchè 
i lor legni erano molto gravi. Ma le navi de* Lacede- 
moni erano tutte poste in battaglia ad una ad una , 
« apparecchiate a dar dentro nclF armata nimica , e 



35 

circondarla per questa ragione, che erano leggieri, e 
preste. Callicratide istesso guidava il corno destro, il 
quale essendo consigliato da Ermogene , e Megareo suo 
pilota, che farebbe bene a partirsi, perchè gli Ateniesi 
nel numero delle galee 1' avanzavano grandemente ; Cal- 
licratide rispose loro , che Sparìa per la sua morte non 
riceverebbe danno alcuno ; ma ben per la fuga egli 
patirebbe grandissima vergogna. Dappoi fu combattuto 
lungamente; al principio con le navi ristrette insieme, 
indi sparse qua e là. Ma poi che Callicratide, spintosi 
con la sua galea addosso l'armata nimica, caduto in 
mare, non si vide più ; e Protomaco nel destro vinse 
il sinistro corno , i Peloponnesi incontinente si posero 
in fuga, salvandosi alcuni a Chio, e la maggior parte 
a Focea. Gli Ateniesi ritornarono alle Arginusse. Essi 
perderouo in questa battaglia venticinque navi insieme con 
le genti loro , fuori alcuni pochi i quali giunsero a terra. 

I Peloponnesi , essendo le navi de' Lacedemoni in tutto 
dieci ne perderono nove ; e degli collegati più di sessanta. 

II disegno de' capitani ateniesi era d' inviare in soccorso 
delle navi rotte e sommerse Teramene , e Trasibulo 
capitani delle galee, e alcuni centurioni con quarantasei 
navi ; e col rimanente dell' armata andare ad opprimer 
Eteonico, il quale stava sull'ancore vicino a Mitilene; 
ma un vento, che si levò con gagliardissima fortuna, 
vietò , che non effettuassero il lor pensiero. Per la qual 
cosa rimangono ivi, e drizzano il trofeo. Fra tanto es- 
sendo stato avvisato Eteonico da una fregata della rotta 
de' suoi, ordina , che ella si parla di nuovo con espressa 
commissione a nocchieri , che senza farne molto ad 



36 

alcuno, e occultamente, sì levino, e ritornino subito con 
le ghirlande in lesta, gridando , che Callicratide era nella 
battaglia navale rimaso vincitore , e 1' armata ateniese 
tutta fracassata. Mentre essi obbediscono , e sì partono , 
e<»li per l 1 annunzio dell* impresa , che dovesse essere 
felicemente riuscita, sacrificò. Impose anco a soldati, 
che cenassero , e a mercatanti , che portassero all' armata 
1' aver loro senza tumulto, e insieme con le galee quanto 
più velocemente ( perchè avevano il vento in poppa ) 
s' inviassero a Chio. Ed esso, posto fuoco negli allog- 
giamenti , s incamminò con le genti da terra verso Me- 
timna. Conone, dappoi partili gli inimici , e mitigato il 
vento , uscì fuori con le navi , e andò ad incontrare gli 
Ateniesi, li quali oggimai si partivano dalle Arginusse, 
raccontando loro il successo di Eteonico. Però essi na- 
vigarono a Miiilene , poi a Chio ; dove non avendo 
potuto far nulla , ritornarono a Samo. Fra tanto in 
Atene furono cassati tutti questi capitani, fuor che 
Conone; a cui aggiunsero per compagni Adimanto, e 
Filorlco. Fra i capitani , li quali erano intervenuti al 
conflitto, Protomaco e Ansiogene rimasero fuori. Gli 
altri sei, Pericle, Diomedonte , Lisia, Aristocrale, Tra- 
silo, e Erasinide, ritornati a casa, Archi-demo, che 
allora si trovava capo del popolo in Atene , e aveva il 
governo di Decelea, cominciò ordire certi inganni contra 
Erasinide , lo accusò «l magistrato di aversi convertita 
in proprio uso parte di que' denari, che s'erano tratti 
dall' Ellesponto; e oltre di questo di aver esercitato ma- 
lamente 1' officio di capitino. I giudici determinarono , 
che Erasinide fosse posto prigione. Dappoi queste cose 



* 



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3 7 

i capitani fecero la relazion loro in senato del successo 
della battaglia , e della grandezza della fortuna , che si 
levò poi. Ma Timocare dicendo, che gli altri capitani 
si dovevano legare, e dar nelle mani del popolo ; il 
senato comandò, che fossero legali. Si raunò poi il 
consiglio, dove i Capitani furono fra gli altri accusati 
principalmente da Teramene, il quale diceva essere 
convenevole , che rendessero la ragioue , perchè non 
avevano mandato a levar coloro , che erano rotti in 
mare. Perciocché non avendo altrimenti da convincerli , 
mostrava una certa lettera in testimonio di questo , man- 
data da' capitani istessi al senato, e al popolo; nella 
quale non allegavano altra cagione, che la fortuna del 
mare. Dopo questo tulli i capitani , ciascuno da per se 
brevemente (perciocché la legge vietava il difendersi con 
lungo, e continuato ragionameli to), fecero la loro iscusa, 
raccontando come era passata la cosa: esser andati ad 
incontrar gli inimici : aver comandato, che fossero levati 
coloro , che s' erano rotti in mare, a' capitani delle galee 
uomini sperimentati , e che avevano avuto titolo di ge- 
nerali, Teramene, e Trasibulo , e altri simigliami. E 
se pur ci era chi fosse in colpa di questo fillio, niuno 
meritava maggior castigo di coloro, che avevano avuta 
questa commissione. Nientedimanco non per ciò , dissero, 
benché ci accusino , vogliamo dir il falso , e rovesciar 
la colpa addosso di loro , essendo stata la gran forza 
della fortuna, che ha impedito il levarli. Per testimoniì 
delle quali cose producevano i padroni di nave , e molti 
altri , che si erano trovati nel proprio fatto. Dicendo 
così , il popolo rimaneva talmente soddisfatto , che a 

3* 



38 

levarono su molte persone private , offerendosi di far 
loro ogni sorte di sicurtà. Nondimeno parve di rimet- 
tere la decisione in un' altro consiglio ; perchè oggiraai 
era sera, ne si potevano più annoverar le mani. E fra 
questo mezzo il senato determinasse, e riferisse al po- 
polo, in che maniera si dovesse trattar in giudicio la 
rama di costoro. Caderono in questi giorni le solennità 
chiamate Apaturie , nelle quali i padri, e parenti stanno 
insieme. Per la qual cosa duranti queste solennità gli 
amici di Teramene, che erano in gran quantità, raduti 
fin su la pelle , si vestirono di nero, per comparire nella . 
raunanza del popolo, come parenti di coloro, che si 
erano affogati. Oltre di ciò persuadettero Calisseno ad 
accusar i capitani in senato. Indi chiamano il popolo 
a consiglio , nel quale il senato , recitandolo Calisseno , 
pubblicò al popolo un decreto simigliante. 

Perchè nel consiglio passato sono stati uditi i ra- 
gionamenti cosi di coloro , che hanno accusali i cor- 
pitoni , come de capitani istessi , che si difendevano. 
Tutti gli Ateniesi a trihù per tribù diano i voti. 
Per ogni tribù siano posti due vasi. Il banditore 
dica ad alta voce per ogni tribù f che ciascuno , il 
quale ha opinione , che i capitani siano colpevoli per 
non aver ricuperati i corpi morti de' cittadini, che erano 
rimasi vincitori nel conflitto , metta il volo nel primo 
vaso ; e chi sente , che , siano assoluti , lo metta nel 
secondo : e se verranno giudicati colpevoli , la lor 
pena sia la morte. Diansi nelle mani al magistrato 
, degli undici. Siano confiscati i lor beni. La decima 
di quelli pervenga a Minerva. 



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3 9 

Entrò parimenti uno in consiglio, il quale diceva di 
essersi salvato sopra un vaso da farina , e coloro , che 
si annegarono poi , avergli data commissione , se usciva 
salvo , che facesse fede al popolo, che i capitani non 
erano andati a levare quei cittadini, che avevano com- 
battuto per la patria valorosissimamente. Alcuni accusa- 
vano Calisseno di avere scritto il decreto contra la forma 
delle leggi ; della qual opinione era anco Euriplolemo 
figliuolo di Pkianatto , c alcuni altri popolari : nondi- 
meno la plebe giudicava , che non era da soffrire , che 
il popolo fosse impedito di fare quel che gli pareva. £ 
dicendo Licisco, che, quando tentassero di levare la li- 
bertà al consiglio, essi avrebbono corsa la medesima pena, 
che correvano i capitani ; di nuovo la moltitudine levò 
un gran tumulto; e così furono astretti a tacere. Ma 
lasciandosi intendere i Pritani di non volere , che si an- 
dasse a porre voti contra la forma delle leggi , Calis- 
seno di nuovo salito in pulpito , replicò le medesime 
accuse contra di loro. Allora il popolo cominciò a gri- 
dare , che si dovesse cacciar fuori ognuno , che avesse 
altra opinione. Onde tutti i Pritani pieni di paura di- 
cevano , che avrebbono acconsentito al porre dei voti , 
fuor che Socrate solo figliuolo di Sofronisco, il quale 
affermò sempre di non voler fare cosa alcuna , che dalle 
leggi non fosse permessa. Dappoi Euriptolemo salito in 
pulpito parlo in favore dei capitani a questo modo. 

« Io sono, o Ateniesi, asceso in questo luogo, cosi per 
)) accusare Pericle mio parente , e Diomedonte amico 
» mio , come per difenderli ; e similmente -per consi- 
» gtiar voi sopra quello , eh' io stimo dover giovare alla 



40 . 

» nostra ci uà. Dunque Io li accuso in questo ; che pei- 
» suadessero ai loro colleghi di scrivere al senato , e al 
)) popolo , che , avendo comandato a Teramene , e Tra- 
» sibilio, che andassero a levar con quarantasette galee 
» quelli , che erano rotti in mare, essi non si fecero ob- 
» bedire ; perchè fin qui la colpa vien anco addosso di 
» loro , ancorché ella sia particolare di quegli altri ; e 
)) la piacevolezza , che con quelli oprarono allora , li ha 
» posti al presente iu pericolo della vita con gli inganni 
» che vengono loro orditi, e da quelli, e da diversi al- 
9 tri. Il qual pericolo nientedimanco nou debbono temere, 
a se voi vi accosterete al mio consiglio , e vi porterete 
» giustamente, e santamente. Quindi anco trarrete la 
» verità della cosa, uè dovrete aver paura di pentirvi 
» per l'avvenire , conoscendo d'aver fallito con tra gli Id- 
» dii, e contra voi medesimi, ambidue grandissimi errorii 
>» Il mio consiglio è questo, il quale nè col mezzo mio, 
» uè d' alimi può ingannarvi : anzi se verrete in ce— 
» gnizione di coloro , che hanno errato , potrete casti- 
» garli e lutti insieme , e separatamente , e in che ma- 
il niera vi parerà. Conceder loro un giorno solo , se 
» più non possono averne, da potersi difendere; accioc- 
» chè non prestiate maggior fede ad altri , che a voi 
» medesimi. Sapete voi tutti , che abbiamo una legge 
» principalissima , la qual vuole , se alcuno offenderà il 
» popolo ateniese , che debba legato difendersi alla pre- 
» senza del popolo , e se sarà provato colpevole , sia 
» ucciso e gettato nel baratro , mettendo in fisco tutti 
» i suoi benj » dei quali la decima sia dedicata a Mi- 
» nerva. Con la forma di questa legge io voglio , che 



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4i 

» si tratti la causa de capitani , e , cosi Giove in' ami , 
» quando il parer vostro sia tale, Pericle mio parente 
» sia il primo , perchè mi sarebbe di vergogna , quando 
m facessi più conto di lui, che della repubblica. Ovvero 
» se vi par meglio , giudicateli con quell' altra legge , 
» la quale fu fatta contra i sacrileghi e traditori ; accioo 
» chè , se alcuno ha macchinato in danno di questa 
» città , ovvero involate le cose sacre , e venga convinto 
» in giudicio; sia condannato : non venga sepolto nel 
•a paese d'Atene : e i suoi beni vadano al fisco. Pigliate 
» adunque, o Ateniesi, una di queste due leggi , quale 
» più vi piace , e con essa giudicate ognun di costoro 
» separatamente , diviso il giorno in tre parti , una ac- 
» ciocche possiate radunarvi a determinare, se questi 
» uomini sono colpevoli , o no : l' altra per udir le 
» accuse: E la terza per ascoltare le loro difese. Se 
» voi farete così , i tristi saranno castigati severissima- 
» mente , e gli uomini da bene , o Ateniesi , verranno 
» assoluti da voi , né moriranno a torto. Voi similmente 
«> osserverete religiosamente le vostre leggi s e soddisfa- 
» rete nel giudicarli al giuramento, che prenderete. 
» Ne insieme coi Lacedemoni manderete in ruina la vo- 
» stra città ; la qual cosa vi succederà al sicuro , se voi 
» castigherete questi capitani senza condannarli , e contra 
» la legge , li quali vinti in battaglia hanno tolti loro 
» settanta legni. Ma , che vuol dir finalmente questo , 
» che in un tempo istesso abbiate tanta paura , e vo- 
» gliate affrettarvi tanto ? Forse perchè vi debba esser 
» tolto di uccidere , o liberare qual più vi tornerà a 
n grado , quando vi disponiate giudicare secondo le 



4a 

» leggi , e non con tra le leggi ? Siccome Galisseno ha 
» persuaso al senato , che fossero giudicati dal popolo 
» con una sola sentenza. Nondimeno se voi ucciderete 
» qualche innocente , e ve ne pentiate poi ; vorrei , che 
» vi ricordaste quanto rammarico ne avrete; ma in- 
» damo ; per tacere , che sarete poi chiamati colpevoli 
» sopra costoro , avendoli condannati alla morte. Sarà 
» parimente molto sconvenevole , poi che ad Aristarco 
» ( il quale nei tempi addietro tentò di mandar in ruina 
» lo stato popolare , e poi diede Enone a tradimento 
» nelle mani dei Tebani nostri inimici ) avendo conce- 
» duto un giorno , quando avesse voluto , a difendersi , 
» e altre cose secondo le leggi; al presente voi negaste a 
quei capitani * li quali hanno fatto , quanto voi desi- 
li deravate , e vinti gì' inimici , il termine istesso. Non 
» fate questo , o cittadini ; ma osservando le vostre leggi , 
» con le quali principalmente siete montati a tanta gran- 
ii dezza , risolvetevi , che senza di quelle non dovete 
» mettervi a far nulla. Ma di grazia attendete al fatto 
» istesso , in che modo vi paja , che i capitani abbiano 
» mancato del debito loro. Dappoi che i vincitori nella 
» pugna navale si tirarono verso terra , Diomedunte fu 
» di parere, che formato un corno con tutta Y armata ^ 
» si raccogliessero i frammenti delle navi , e i corpi 
» degli affogati. Erasinide , che tutti s' inviassero incon- 
» tinente a Mi ti Iene addosso gì' inimici. Trasilo per 
» terzo diceva potersi far 1' uno e Y altro : lasciando 
» ivi parte dell' armata, e col rimanente andar a trovar 
u gli avversari. Questo parere lodato da tutti , delibe- 
» rarono , che ogni capitano, perchè in tutto erano 



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43 

» Otto, dovesse lasciar ivi tre navi della sua compagnia 
» insieme con le dicci dei Centurioni , e dieci dei Samii, 
» e tre dei generali , le quali tutte ascendevano al nu#> 
» mero di quarantasei te. Onde d' intomo ogni nave di 
v quelle che erano sommerse, si sarebbouo travagliate 
» quattro di queste ; perchè erano dodici in tutto. Fra 
» quei capitani delle galee , che ivi rimasero, ci erano 
» Trasibulo e Teramene , quegli , che nell' altro consi- 
» glio ha incolpati i capitani. Col rimanente dell'armata 
» i capitani s' inviarono alla volta degl' inimici. Che 
» cosa di queste non è fatta , che stia bene , e ordinata- 
ci mente ? Però egli è il dovere , che delle cose succe- 
» dute non molto bene contra gì' inimici rendano conto 
» coloro , che erano a fronte con gì' inimici ; e simil- 
» mente di quelle , che appartenevano a raccogliere i 
» corpi dei morti , quegli altri , ai quali essendo state 
» comandate, non eseguirono 1' ordine dei capitani. Ve- 
)) ramente io posso dir solamente questo per gli uni , 
» e gli altri ; che la fortuna vietò , che mandassero ad 
» effetto , quanto era slato lor comandato da' capitani. 
» Di questo fanno fede coloro che a caso si sono sai- 
» vati, fra i quali ci è uno dei nostri capitani conser- 
» vato sopra un legno sdruscito : il quale vogliono , che 
» corra il medesimo pericolo con questa deliberazione in- 
» sieme con gli altri , che non fecero quanto era loro 
« stato ordinalo; quantunque allora ancor esso avesse 
» bisogno dell' altrui ajuto per salvarsi. Per la qual co- 
» sa, o Ateniesi, uon vogliate portarvi di maniera in 
» questa vittoria , e in questa felicità , come sogliono 
» fare i miseri e vinti. Non date ad intendere di essere 
» tristi giudici delle cose , essendo succeduto questo da 



44 

» una certa necessità, e dal voler di Dio. Nè condan- 
» nate coloro di tradimento , li quali per fortuna man- 
to carono di far quanto avevano avuto in commissione ; 
» perchè questo fu piuttosto impossibilità. Farete molto 
» meglio onorare i vincitori con le ghirlande, che per 
» gratificare ctrti maligni condannarli alla morte ». A- 
vendo Euriptolemo finito il suo ragionamento , mandò 
il partito intorno , che la deliberazione della legge s' in- 
tendesse di giudicare i capitani ognuno separatamente. 
Ma il parere del senato era di giudicarli tutti con una 
sola sentenza. Sopra di questo dandosi i voti , primiera- 
mente il pai-ere di Euriptolemo vinse. Nondimeno pa- 
rendo a Menecleo , che la cosa dovesse rimettersi ad 
altro tempo, e di nuovo correndo il partito, il Senato 
ottenne il parer suo. Dappoi gli otto capitani, che vin- 
sero quella battaglia navale , rimasero condannati. Di 
questi , sei , che si trovavano presenti , furono condotti 
alla morte. Ma non varcò mollo tempo , che chiamandosi 
pentiti gli Ateniesi di questo fatto, pubblicarono una 
legge ; che fosse in poter d' ognuno accusar coloro , che 
avevano data ad intendere al popolo una cosa per un'al- 
tra ; e gli stessi chiamati in giudicio , mentre venisse 
la sentenza , dessero sicurtà del fatto. Calisseno era uno 
di questi. Furono anco dati in nota altri quattro , e po- 
sti prigioni da coloro, che per essi avevano fatta la si- 
curtà. Nondimeno essendosi dappoi levato certo tumulto, 
nel quale Cleofonte fu ucciso, questi quattro fuggirono 
prima che venisse la sentenza. Ma Calisseno essendo ri- 
tornato ad abitar dentro della città in quel tempo, che 
vennero anco gli altri del Pireo, odiato estremamente 
da ciascuno, si mori di fame. 



45 

DELLE 

ISTORIE DE' GRECI 

LIBRO SECONDO. 



Ma quei soldati , li quali insieme con Eteonico erano 
rimasi a Chio , mentre durò la state , parte si sosten- 
tarono con le biade mature del paese ; e parte, andando 
a lavorare a prezzo , guadagnavano il vivere. Nondimeno 
sopraggiunto il verno, e non ci essendo più nulla, onde 
potersi nutrire , e trovandosi oltre ciò nudi , e scalzi , 
si radunano insieme , e congiurano d' impadronirsi di 
Chio. Però diedero un ordine tale , che coloro , che 
fossero di questo pai-ere , portassero una canna in mano ; 
acciocché si conoscessero tutti 1' un con V altro. Dappoi 
che Eteonico fu avvisato di questa congiura, stava in 
dubbio , come dovesse provvederle , principalmente es- 
sendo il numero di coloro che portavano la canna molto 
grande. Perche gli pareva pericoloso , volendo raffrenarli 
a forza aperta , che essi dessero di mano all' armi : oc- 
cupassero la città : divenissero inimici : e finalmente , 



46 . 

rimasi vincitori, volgessero ogni cosa sossopra. Conside- 
rava anco Hall' altra parte , che era cosa troppo crudele , 
uccidere tanti dei suoi : e forse dar occasione agli altri 
Greci di dir mal di lui , e d' invilire i soldati nelle cose 
della guerra. Dunque tolse in compagnia seco quindici 
uomini con le spade al fianco , e camminando per la 
città a caso incontratosi in uno , il quale aveva mal d'oc- 
chi , e usciva dalla lK>lteg4 del medico , portando la canna 
in mano , lo uccise. Corsero molti al romore , e diman- 
dando la cagione, perchè colui fosse stato ammazzato , 
Eteonico diede ordine , « he fosse risposto. Perchè por- 
tava la canna. Uscita fuori la fama di questo accidente, 
tutti gettarono via la canna , dubitando, che fossero ve- 
dute in mano anco a loro. Dappoi , Eteonico ratinati i 
Cini a parlamento, ordinò loro, che trovassero denari; 
acciocché i soldati , ricevute le paghe, non tentassero cose 
nuove. Essi fatta la provvisione, Eteonico mando fuori 
un bando , che tutti i suoi montassero in nave , e en- 
trando or sopra questo legno , or sopra quell' altro , 
dava lor animo, e, quasi non sapesse nulla delle cose 
passate , li consolava con molte parole , annoverando a 
ciascuno la paga d' un mese. Dopo questo i Chii , e altri 
collegati si raunano ad Efeso , e si consigliano di man- 
dar ambasciatori a Lacedemone per dar conto dello 
stato , in che allora si trovavano le cose , e per diman- 
dare Lisandro per capitano generale dell' armata ; perchè 
r altra volta che era stato capitano , aveva governato 
con gran soddisfazione dei collegali , e nel medesimo tem- 
po era nella pugna navale a Nozio rimaso vincitore. Dun- 
que gli ambasciatori furono mandati , e s'accompagnarono 



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con essi certi altri ambasciatori eli Ciro , li quali «po- 
nessero il medesimo. I Lacedemoni concede. tero loro 
Lisandro , ma come luogotenente di Araco generale , 
perchè non era di lor costume , che uno avesse il ge- 
neralato più d' una volta. Dunque gli furono consegn te 
le navi , essendo già scorsi venticinque anni dal prin- 
cipio di questa guerra. Quest'anno isiesso Giro ammazzò 
Autobesace, e Mitre© figliuoli di Dorìea sorella di Da- 
rio , la quale , come Dario , era nata ancor essa di 
Serse. La cagione di questo omicidio fu t che incon- 
trandolo non avevano tenute le mani dentro le cori , 
cosa , la quale costumavano i Persiani di fare solamente 
al Re ; perchè la cora è una parte della manica , la 
quale avanza fuor della mano, e quando alcun vi tien 
la mano dentro, non può adoperarsi in guisa alcuna. 
Onde Teramene , e sua moglie molestavano Dario, di- 
cendo , che era grandissima vergogna passar un' arro- 
ganza di Ciro così grande senza farne risentimento. Per 
la qual cosa Dario , quasi egli fosse ammalato , mandò 
alcuni ambasciatori a chiamarlo. Il seguente anno , es- 
sendo Archito Eforo , e Arconte in Atene Alessio , 
Lisandro giunse ad Efeso , e da Chio fece , che Eteo- 
nico andò a trovarlo con le navi , e raccolse anco al- 
trove tutti i legni , che egli potè , dovunque fossero : 
e non solamente faceva rassettare questi; ma eziandio 
ne fabbricava di nuovi presso Antandro. Dappoi andato 
a trovar Ciro , gli dimando denari. E egli , quantunque 
dicesse , che i denari datigli dal Re fossero stali spesi, 
e oltre di quelli molti altri di vantaggio , facendogli 
vedere quanto aveva avuto ogni capitano, che era io 



48 

armata , nondimeno gli diede quello , che dimandò. Li- 
Sandro avuti i denari diede ad ogni galea il suo capi- 
tano , e la dovuta paga a marinai. Dall' altro canto in 
Samo non erano i capitani ateniesi men diligenti a 
mettere iu ponto F armata. Intanto Lisandro fu man- 
dato a chiamar da Ciro dappoi giunto V ambasciatore 
del padre. Questi dice, che il padre ammalato desidera 
vederlo , il quale si trovava in Tamneria de' Medi non 
molto lontana da' Cadosii , con tra de' quali , perchè gli 
si erano ribellati , aveva fatto guerra. Dunque arrivalo 
Lisandro, gli diede commissione, che non dovesse com- 
battere con gli Ateniesi in mare , se non si trovava 
molto più grossa armata di loro ; coociossiachè , non 
mancando le ricchezze nè al Re, nè a lui, egli potesse 
armar quanti legni voleva. Oltre di questo gli consegnò 
le entrate, le quali erano destinale per suo conto, e gli 
donò una gran quantità di denari ; e fatta menzione 
del grande amore , che portava a* Lacedemoni , e par- 
ticolarmente a Lisandro istesso , andò a trovare il pa- 
dre. Poiché Lisandro ebbe ricevute tutte quelle cose , 
che Ciro , mandatolo a chiamare nella sua partenza per 
visitare il padre , gli aveva lasciate , e data la paga a 
soldati , fece vela con l' armata verso il golfo Ceramico 
il quale è nella Caria ; e posto il campo sotto Cedrea 
(questo è il nome di nna certa città, la quale era col- 
legata degli Ateniesi ) H giorno dietro la prese a forza , 
e la saccheggiò. Coloro che abitavano la città erano 
mezzi barbari. Indi poi se n andò a Rodi. Ma gli A- 
teniesi , partendosi da Samo , e dato il guasto al paese 
del Re , navigavano alla volta di Chio , e d' Efeso . 



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49 

apparecchiandosi alla pugna navate. Aggiunsero anco a 
quei di prima Ire altri capitani , Meuaudro , Tideo , e 
Cefisodoto. Fra questo mezzo Lisandro si drizza, par- 
tendosi di Rodi , e radendo la Jonia, alla volta dell'El- 
lesponto , cosi per vietare , che le navi non andassero 
in corso , come per andare addosso le città , che da 
loro si erano ribellate. Anco gli Ateniesi tiravansi in 
alto mare alla volta di Chio ; perchè 1* Asia era loro 
nimica. Lisandro , partendosi di Abido , andò a Lam- 
psaco, la qnal città era in lega con gli Ateniesi. Gli A- 
bident camminando per terra , ivi furono pronti insieme 
con gli altri sotto la guida di Torace lacedemone. 
Assaltata la città , preserla a forza , e presa fu posta da 
soldati a sacco ; perchè ella era ricca , e piena di vino, 
di grano , e d' ogni altra sorte di vettovaglia. Tutti i 
gentiluomini furono da Lisandro lasciati andar via liberi. 
Gli Ateniesi , tenendogli dietro , presero porto in E- 
leunte del Ghersoneso con cento ottanta legni. Quivi, 
mentre erano a pranzo , ebbero avviso del successo di 
Lampsaco. Onde senza alcun indugio navigano a Sesto. 
E indi , forniti di vettovaglie , s' inviano per la dritta 
ad Egospotamo città di rimpetto a Lampsaco. Da questa 
l'Ellesponto è lontano dal più al meno quindici stadii ; 
e in questo luogo cenavano. Lisandro la notte seguente 
comanda a' suoi , che subito nel far del giorno man- 
gino , e montino su 1' armata ; e appresso di questo , 
dato ordine a tutto ciò , che faceva bisogno alla pugna 
navale , e poste le pavesate dall' uno , e 1' altro lato 
delle navi, ordinò, che nìuno si movesse dal suo luogo, 
q si cacciasse in alto mare. Gli Ateniesi levato subito il 
Sksof., St. de* Greci. 4 



5o 

6ole si mostrano in ordinanza (in sulla bocca del porto, 
e chiamano battaglia. Ma non uscendo fuori Lisandro 
con 1' armata , e venendo oggimai sera , ritornano ad 
Egospotaroo. Lisandro allora manda lor dietro ( le più 
veloci galee , che egli avesse , ordinando , che , dappoi 
spiato quello , che facevano gli inimici smontati nel lito , 
ritornassero per- la più dritta a dargliene conto : nè 
lasciava andar in terra f soldati , prima che elle ritor- 
nassero. Così egli fece per quattro giorni continui ; e 
fra tanto gli Ateniesi uscivano fuori , invitandolo a 
giornata. Ma Alcibiade, vedendo da muri , che gli A- 
teniesi avevano posti i loro alloggiamenti sopra il lito , 
lontani da ogui città , e conducevano le vettovaglie da 
Sesto lontana dall' armala quindici staci ti ; che l' inimico 
dall' altro canto era in porto , e vicino alla città , e ab- 
bondava di tutto ciò , che faceva bisogno ; diceva , che 
essi avevano posti gli alloggiamenti in luogo mal sicuro. 
Onde ricordava loro , che ritornassero a Sesto ; dove 
avrebbono avuta la comodità del porto, e della città. 
Se voi , disse , vi fermerete quivi , potrete a vostro 
piacere combattere cogli inimici , dove vorrete. Nondi- 
meno i capitani , e principalmente Tideo , e Menandro 
lo si cacciarono dinanzi , dicendo , che a loro , non a 
lui , toccava di comandare. E così egli si parti. Li- 
sandro dopo il quinto giorno, che gli Ateniesi secondo 
V ordinario erano usciti fuori contra di lui , comandò 
a c loro , li quali di sua commissione solevano segui- 
tarli , che subito , vedutili smontati d' armata , e sparsi 
qua , e là per lo Chersoneso ( perchè facevano questo 
di giorno in giorno sempre più , andando a comperare 



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5r 

le vettovaglie di lontano , e tenendo pòco pensiero di 
Lisandro , come di persona , che non ardisse venir 
loro incontra con 1' armata ) girassero le navi alla volta 
sua , e così in viaggio alzassero uno scudo in alto. 
Essi fanno quanto era lor comandato. Onde Lisan- 
dro diede incontinente il segno di levarsi. A que- 
sti faceva spalla Torace con la fanteria per terra. 
Conone , vedendosi venir addosso l'armata nimica , fa 
intendere a' suoi , che bisognava con tutte le forze cor- 
rer in soccorso dell* armata : ma perchè le ciurme erano 
sparse qua, e là, alcune galee avevano due galeotti 
per banco , alcune uno , e alcune vuote affatto. Sola- 
mente la galea di Conone, e altre sette, e la Paralo» 
fornite di galeotti , girandosi in alto mare , si salvarono. 
Tutte le altre furono da Lisandro vicine al lito preso 
a man salva : e la maggior parte della gente fu fatta 
prigione in terra , ricoverandosi alcuni in certe terric- 
ciuole. Conone , fuggito con quei nove legni , vedendo 
che le cose degli Ateniesi erano andate in mina, s'in- 
viò alla più dritta verso il capo Abarnide di Lampsaco ; 
dove portata via una gran quantità di vele da nave di 
Lisandro , se n' andò con otto navi a trovar Evagora 
in Cipro : e la nave Paralo si drizzò ad Atene per 
avvisare quel , che era seguito. Lisandro condusse a 
Lampsaco le navi , i prigioni , e tutto il rimanente. Fra 
gli altri capitani fece prigioni Filoeleo, e Adimanto» 
L' istesso giorno della vittoria Lisandro mandò verso La- 
cedemone Teopompo milesio , corsaro, a portar l'avviso 
del successo , il che egli fece, arrivando là in tre giorni. 
Dappoi Lisandro ratinò quei della lega per consigliarsi 



con loro di quel , che doveva fare de' prigioni. Ivi non 
solamente furono proposte diverse accuse con tra le a- 
zioni degli Ateniesi da loro già operate empiamente ; 
ma eziandio contra quelle , che avevano disegnate di 
fare. Perchè , se vincevano la pugna navale , volevano 
troncare la man dritta a tutti i prigioni : Oltre di ciò , 
che avevano prese due galee una di Corinto , 1' altra 
d* Andro , e tutta la gente , che era lor sopra , pre- 
cipitata giù d' uno scoglio. E Filoeleo capitano ate- 
niese era quello , che li aveva confortati a questa ribal- 
deria. Dappoi che furono raccontate anco molte altre 
cose , fu deliberato , che tutti i prigioni ateniesi fossero 
uccisi , fuor che Adimanto. Perchè egli sol» , quando 
nel consiglio si concluse di troncar le mani , fa , che 
contraddisse : e anco era stalo accusato da alcuni , che 
avesse voluto dare V armata nelle mani degli inimici. 
Lisandro interrogato Filoeleo, il quale era stato quegli, 
che aveva affogali in mare i Corintj , e gli Andrj , che 
pena meritasse colui , che fosse stato principal cagione 
di tanta crudeltà verso gente greca , « egli , non si 
perdendo punto di animo per la miseria nella quale si 
trovava , rispose , che il vincitore facesse quello , che 
sarebbe stato fatto a lui , mentre fosse stato vinto. Dap- 
poi lavatosi, e vestitosi una bella veste, s'inviò innanzi 
gli altri della sua patria , dove » fu scannato (*). Rasset- 
tate che ebbe Lisandro le cose di Lampsaco, navigò alla 
volta di Bizanzio , e di Calcedone , le quali città gli 

(*) Tulio quello, che e fra U due -virgotclir , manca n«l Lesi» 
del LcvcnUaio. 



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apersero le porte , con questa condizione però , che 
promettesse di lasciar partire liberamente il presidio ate- 
niese. Allora quelli, che avevano dato Bizanzio in mano 
di Alcibiade , fuggirono in Ponto , poi in Alene , dove 
furono fatti cittadini di quella città. Lisandro ordinò al 
presidio ateniese , e a quanti Ateniesi egli trovava in 
ogui luogo , che dovessero ritirarsi in Atene , permet- 
tendo loro solamente inviarsi a quella volta , non al- 
trove ; perchè discorreva , che quante più genti fossero 
entrate nella città , e nel Pireo , tanto più tosto sareb^ 
bono loro mancate le vettovaglie. Dappoi lasciato capi- 
Uno in Bizanzio , e Calcedone Stenelao lacedemone , 
ritorna a Lampsaco , e rassetta l 1 armata. Fra questo 
tempo essendo giunta la nave Paralo di notte ad Ateue 
con 1' avviso di tanta ruina , sì levò un lamento d' uo- 
mini così grande, che il romore passò dal Pireo per le 
mura lunghe dentro della città, comunicandosi l'un con 
1' altro il successo della cosa , di maniera , che quella* 
notte niuno potè dormire, piangendo non solamente per 
quelli , ch'erano stati uccisi, ma per sè stessi ; perciocché 
temevano , che fosse loro fatto il medesimo , che essi 
avevano fatto a' Milesii colonia de* Lacedemoni assediati , 
e presi a forza , e anco agli Istiei , Scionei , Toronei , 
Egineti , e molti altri Greci. U seguente giorno raunano 
il consiglio , nel quale fu deliberato di atterrar tutti i 
porli fuor ehe uno : racconciar le muraglie : ordinar le 
guardie: e finalmente di apparecchiar tutto ciò, che fa- 
cesse bisogno a sostener un assedio. Mentre gli Ateniesi 
attendevano a questo , Lisandro uscito dell' Ellesponto 
con ducento legni , e arrivalo a Lesbo , dove ristorò. 



54 

le altre città , e anco Mitilene , mandò poi Eieonico in 
Tracia con dieci galee , il quale fece che tutte quelle 
città seguitarono la parte de' Lacedemoni. Nè molto da 
poi la giornata anco il rimanente della Grecia aveva 
abbandonato gli Ateniesi , fuor che Samo. Perchè i Sa-» 
mii , uccisi i gentiluomini, avevano occupala la repub- 
blica. Dappoi Lisandro mandò ad Agide , a Decelea, e 
a Lacedemone , avvisando , che egli era in viaggio con 
una armata di ducento legni. Allora i Lacedemoni , e 
gli altri Peloponnesi a gara 1' un con 1* altro si rauna» 
vano insieme fuor che gli Argivi, facendo loro intender 
questo Pausania uno de* re lacedemoni; il quale, raunati 
che furono tutti , andò insieme con essi a piantare gli 
alloggiamenti presso la città d' Atene in quelle scuole , 
che chiamano I' Accademia. Lisandro , essendo giunto 
ad Egina, ritornò nella patria quanti Egineti egli aveva 
potuto rauuare in diversi luoghi. L'istesso fece co'Melii, 
e con tutti quegli altri , li quali erano stati scacciati 
fuori delle città loro. Dappoi, dato il guasto a Salamina, 
s' accostò al Pireo con una armata di cento cinquanta 
legni ; e serrò il passo , acciocché non potesse entrar ne! 
Pireo nave di sorte alcuna. Gli Ateniesi assediati da 
terra, e da mare, trovandosi senza armata, senza amici, 
e senza vettovaglie , non sapevano che farsi. Non ve- 
devano più speranza alcuna di salute ; nè potevano 
fuggir di patire ancor essi di quelle cose , che , non 
per vendicarsi delle offese, ma solamente per insolenza, 
avevano fatte patire agli abitanti delle città basse , le 
quali seguitavano la parte de' Lacedemoni. Per la qual 
cosa ritornati nel grado loro quelli , che erano stati 



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55 

notati d'infamia, soffrivano l'assedio: e benché molline 
morissero di fame; nientedimanco non si diceva pur una 
parola in materia d'accord >. Ma poi che tutto il grano 
era oggim.ii venuto al fine, inviano ambasciatori ad A- 
gide , e offeriscono di collegarsi co' Lacedemoni , e so- 
lamente ritenersi il circuito della città, e il Pireo, e far 
con queste condizioni la pace. Egli rimise gli ambascia* 
tori a Lacedemone , affermando che non era in poter 
suo di trattar questo accordo. Riferendo gli ambasciatori 
questa risposta agli Ateniesi , essi li mandarono a La* 
cedemone. Quando furono a Sellasia presso il territorio 
laconico , e udita gli Efori la loro ambasciata somi- 
gliante a quella , che avevano fatta ad Agide , rispo- 
sero , se volevano pace, che dovessero fare miglior de- 
liberazione , e poi ritornare. Quando gli ambasciatori 
nel ritorno fecero la relazione di questa risposta , tutti 
si contristarono fuor di modo ; perciocché oggi mai co- 
minciavano temere di perder la libertà , e erano certi , 
prima che ritornassero nuovi ambasciatori , che molti 
sarebbono morti da fame. E pur non si trovava al- 
cuno , che osasse proporre di lasciar , che l' inimico 
spianasse le muraglie. Perciocché avendo Archestrato 
detto in senato , che si dovesse accettar la pace con 
quelle condizioni , che fossero offerte da' Lacedemoni , 
era slato imprigionato. Volevano essi , che le muraglie 
lunghe dall'uno all'altro lato si spianassero per lo spazio 
di dieci stadj. Della qual cosa era stato determinato, che 
niuno per l'avvenire dovesse più aprir bocca. Questo era 
lo stato delle cose, quando Teramene disse in consiglio, 
se lo mandavano a Lisandro , che gli bastava ì' animo 



56 

d'investigare, se l'intenzione de' Lacedemoni dello spia- 
nar le mura era per volersi impadronire della citta, ov- 
vero per assicurarsi di loro. Mandato da suoi , si trat- 
tenne presso Lisandro più di tre mesi, mettendo questa 
dilazione ; acciocché gli Ateniesi , consumato che aves- 
sero affatto tutto il grano, consentissero a quanto fosse 
proposto. Ma ritornato il quarto mese , raccontò nel 
consiglio di 'essere stato trattenuto fin' allora da Lisandro, 
e finalmente datagli commissione , che andasse a Lace- 
demone ; perchè non istava a lui , ma agli Efori la ri- 
soluzione di quanto si dimaudava. Onde egli insieme con 
altri dieci fu eletto ambasciatore , e con assolute com- 
missioni mandato a Lacedemone. Nondimeno Lisandro 
mandò Aristotile ateniese fuoruscito con certi lacede- 
moni ad avvisare gli Efori della risposta , che aveva 
data a Teramcne , che non egli , ma gli Efori erano 
padroni della guerra , e della pace. Dappoi che Tera- 
mene , e gli altri ambasciatori giunsero a Sellasia , di- 
mandati con che sorte di coni missione fossero venuti , 
risposero che venivano per fare la pace con commissioni 
assolute. Allora gli Efori li fecero an lare innanzi. Ar- 
rivati che furono , si raunò il consiglio , dove princi- 
palmente i Corintii , e Tebani presso molli altri Greci 
dicevano, che non si dovesse agli Ateniesi concedere la 
pace , anzi , che la città loro si spianasse affatto. Dal- 
l' altro Canto i Lacedemoni rispondevano , che mai non 
avrebbono consentito , clic una città greca , la quale 
nelle occasioni importantissime di tutta la Grecia s' era 
portata valorosamente , si desolasse. Dunque fecero la 
pace con queste condizioni. Che le muraglie lunghe, e il 



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5 7 

Pireo fossero spianati : consegnassero tutte le galee , 
fuor che dodici : rimettessero i fuorusciti : avessero i 
medesimi per amici , e per inimici , che avevano i La- 
cedemoni : e fossero obbligati di andarli a servire do- 
vunque li guidassero o per terra , o per mare. Tera- 
mene , e gli alni ambasciatori tornarono ad Atene con 
queste condizioni. Quando entravano nella città, vi con- 
corse una grandissima quantità di gente , la quale stava 
pur con timore , che ritornassero senza conclusione ; 
perchè la cosa non pativa più indugio per la quantità 
di coloro , che morivano di fame. 11 giorno seguente 
Tiferirono gli ambasciatori le condizioni , con le quali 
da' Lacedemoni avevano ottenuta la pace , e Teramene 
consigliava , che si dovesse obbedire a Lacedemoni , e 
ispianar le muraglie. Ma essendovi alcuni di parere di- 
verso . e nondimeno trovandosi molti più quelli , che 
tenevano con lui , fu deliberato , che si accettasse la 
pace. Dappoi Lisandro entrò nel Pireo : furono richia- 
mati i fuorusciti : e spianate le muraglie a suon di 
trombe con grande allegrezza di molti , li quali pensa- 
vano , che questo giorno fosse principio della libertà di 
tutta la Grecia. Così venne al fine quell'anno, a mezzo 
il quale Dionisio figliuolo di Ermocrate si fece re di 
Siracusa, essendo prima i Cartaginesi da Siracusani stati 
vinti. Nondimeno fu preso da loro Agrigento, la quale città 
per carestia delle vettovaglie era stata abbandonata da 
Siciliani. L' anno seguente , che fu l' anno di quella 
olimpiade , nella quale al corso dello stadio Crocino 
tessalo Al vincitore, essendo Eforo in Sparta Eudico, e 
Arconte in Atene Pitodoro , il quale perchè fu eletta 



58 

in quel tempo , che dominarono alcuni pochi , eia loro 
non vien posto in conto ; ma chiamano queir anno A- 
narchia. Il dominio di quei pochi ebbe questo principio. 
Parve al popolo di eleggere trenta uomini , li quali di- 
stendessero le leggi , con le quali la città dovesse go- 
vernarsi da indi innanzi. Gli eleni furono , Poliarco , 
Crizia , Melobio , Ippoloco , Euclide , Jerone , Mnesi- 
loco , Cremone , Teramene , A resi a , Diocle , Fedria , 
Cherelao , Anezio , Pisone , Sofocle , Eratostene , Ca- 
ricle , Onomaclo , Teogne , Eschine , Teogene , Cleo- 
mede , Erasistrato , Filone , Dracontide , Eumate , A* 
rìstotele , Ippomaco , e Mnesitide. Dopo questi successi 
Lisandro si parti con 1* armata alla volta di Samo ; e 
Agide si levò da Decelea con V esercito da terra , li- 
cenziando ognuno , che ritornasse alla patria sua. In 
quel tempo istesso d' intorno 1" eclissi del sole , Lieo- 
frone ferreo , desiderando impadronirsi di tutu la Tes- 
saglia , vinse in una giornata alcuni Tessali , fra quali i 
Larissei , e certi altri , che cercavano di contrastargli , 
tagliandone a pezzi una gran quantità. Similmente Dio- 
nisio tiranno di Siracusa fu vinto in battaglia da Car- 
taginesi, e perdè Gela, e Camerina. Nè molto dopo i 
Leontini , li quali erano andati ad abitare in Siracusa , 
si ridussero nella lor città , ribellandosi da Dionisio , e 
da Siracusani ; e Dionisio mandò subito a Catania la 
cavalleria siracusana. Ma i Samii , essendo da tutte le 
parti stretti da Lisandro con 1* assedio ; perchè oggimai 
Lisandro stava per accostarsi alle muraglie con l'esercito 
in tempo , che essi discorrevano sopra 1' arrendersi , fi- 
nalmente si arresero in questo modo, che salve lo 



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«9 

persone , con libertà di portar seco una sola veste per 
ciascuno, e di andare dove più lor piaceva, lasciassero 
tutto il rimanente in poter suo. Lisandro rese la città 
agli antichi cittadini di Samo con tutto ciò , che vi si 
trovava dentro ; e creò dieci capitani , li quali avessero 
carico della custodia del luogo. Dappoi , licenziando 
1' armata de' collegati navigò solamente con le navi la- 
cedemoni verso Sparla , conducendo seco gli spironi 
delle galee prese , e tutti i legni del Pireo , fuor cho 
dodici , e insieme quante corone erano state donate a 
lui in particolare da ciascuna città : e quattrocento set- 
tanta talenti di argento de' tributi delle città , che Giro 
gli aveva assegnati per uso della impresa ; e finalmente 
ogni altra cosa , che egli aveva acquistata in quella 
guerra. Tutto questo egli diede nelle mani a Lacede- 
moni. Verso il fine di quella state, dappoi ventotto 
anni e sei mesi , fu finito di guerreggiare : nel quale 
spazio di tempo tanti Efori vengono annoverati. Il pri- 
mo , al cui tempo si diede principio alla guerra , fu 
Enesia , quando , dappoi 1' anno quindicesimo che fu 
presa Eubea, si fece la tregua per trenta anni. A costui 
succedettero Brasida , Isa n ore , Sostratide , Esarco , A- 
gesistrato, Angenide, Onomacleo, Zeusippo, Pizia, Pli- 
stola , Clinomaco , Ilarco , Leone , Cheride , Palesiade , 
deostene , Licario , Eperato , O.iomauzio , Alesippide , 
Misgolaide, Isia, Araco , Euarchippo, Panlacleo, Pizia, 
Archita, ed Rudico, sotto del quale Lisandro, finiti l'im- 
presa, come abbiamo raccontato, ritornò a casa. Ma iu 
Atene i trenta capi furono eletti subito poi che le mu- 
raglie lunghe , c quelle del Pireo rimasero spianate. 



6o 

Nondimeno essendo stati eletti a fine di difendere le Ieg- 
gì, con le quali dovesse la città governarsi, rimettendo la 
lor pubblicazione ad altro tempo , eleggevano il senato, e 
gli altri magistrati a voglia loro. Dappoi, prima d'ogni altra 
cosa , fecero dar delle mani addosso a tutti coloro , che 
trovarono esser vivuti nello stato popolare di false ac- 
cuse , che avevano date altrui ; ed anco a tutti quelli , 
che avevano fatto dispiacere a gentiluomini ben nati, e 
onorati; e li condannarono alla morte. Costoro non so- 
lamente erano condannati con grande allegrezza del se* 
nato : ma da ciascuno, che non aveva parte iu quelle 
ribalderie , veduti morir volonticrì. Nondimeno , inco- 
minciando poi a discorrere, come potessero governare 
la repubblica secondo il loro appetito , primieramente 
mandati a Lacedemone Eschine, e Aristotele, persua- 
dettero Lisandro a favorirli, che fosse mandata loro una 
guardia, finché, tolti di mezzo gli uomini tristi, la re- 
pubblica prendesse piede , offerendosi di farle anco le 
spese. Lisandro , prestata lor fede ; operò , che fu man- 
data loro la guardia , e Calibio per capitano. Avendo 
essi ricevuta la guardia , facevano a Calibio tutte quelle 
carezze , che si sapevano immaginar maggiori ; acciocché 
egli non si opponesse a cosa alcuna di quelle , che ope- 
ravano. Oltre di ciò , servendoli esso della guardia , met- 
tevano le mani addosso a tutti coloro, che veniva lor 
voglia ; e oggimai non più a tristi e plebei ; ma anco a 
quelli , che dubitavano , che non dovessero soffrire la 
loro violenza , e si sarebbono loro opposti , e avreb- 
bono avuto grandissimo seguito d' altri. Nel principio 
Crizia era d' un medesimo volere con Teramene , e si 



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6i 

amavano Tira con l'altro. Ma poiché egli si diede precipi- 
tosamente ad uccidere il popolo , come colui , che nei 
tempi andati era da quello stato sbandito , Teramene gli 
si oppose, dicendo, che non istava bene far ammazzare 
alcuno di coloro , che dal popolo erano onorati , e non 
facevano dispiacere agli uomini da bene ; perchè e tu , 
disse, e io abbiamo dette e fatte molte cose per farci 
ben volere al popolo. Ma egli ( perchè conversava ancora 
domesticamente con Teramene ) rispondeva così. Non 
esser possibile , che coloro , i quali bramassero di esser 
in più alto grado degli altri , non si levassero di mezzo 
principalmente quelli , che avessero maggior forze da 
opporsi alla loro grandezza ; perchè se tu pensi , disse, 
che per esser noi trenta e non un solo , non dobbiamo 
•ver cosi cara questa superiorità, come un principato 
assoluto , tu sei pazzo. Nondimeno accrescendosi ogni 
giorno più il numero di coloro , eh' erano fatti morirò 
ingiustamente ; e cominciandosi a raunar insieme diver- 
si , considerando quello che aveva ad essere della re- 
pubblica, di nuovo Teramene diceva, esser impossibile, 
che questo governo di pochi durasse lungamente , se 
delle azioni pubbliche non partecipavano con tanti altri, 
quanti bastassero. Allora Crizia e gli altri trenta comin- 
ciando ad aver paura di Teramene , e dubitando , che 
la città ricorresse a lui , fecero la scelta di tremila cit- 
tadini , li quali partecipassero del governo. Qui di nuovo 
Teramene diceva , parergli cosa molto fuor di proposito, 
che avendo al principio disegnato , che tutti i migliori 
cittadini fossero tolti in compagnia nel governo dello 
stato , ne avessero eletti tremila ; quasi clic quel numero 



6a 

in se stesso portasse seco una certa necessità , che tutti 
fossero da bene , e onorati ; e fosse impossibile di tro- 
vare fuor di loro un uomo virtuoso , e fra loro un 
tristo : dappoi , diss' egli , io vedo , che voi fate due 
cose molto contrarie V una all' altra ; perchè formate un 
principato violente, e a sudditi non eguale. Queste 
erano le cose , che allora diceva Teramene. Ma essi fatta 
la rassegna dei tremila, che abbiamo detto, in piazza, 
e di tutti gli altri fuor di questo numero , altrove ; e 
ordinato , che dessero di mano all' anni , partendosi que- 
sti , mandano i soldati della guardia insieme con quei 
cittadini , che favorivano la parte loro ; e levano V armi 
a tutti , fuorché ai tremila , e portandole nella rocca , 
le posero nel tempio. Fatto questo, quasi oggimai fosse 
in arbitrio loro di mandar ad effetto lutto ciò che ve- 
niva lor voglia, si posero ad ammazzare diversi; alcu- 
ni, perchè erano loro inimici in particolare, e altri per 
esser ricchi. Deliberarono anco , per trovar da dar le 
paghe a' soldati di prendere ognun di loro un fore- 
stiere , e, uccisili tutti, pubblicare i loro beni. Confor- 
tano anche Teramene , che ne pigli uno , qual più gli 
piace. Ma egli, non mi par onesto, disse, che coloro, 
li quali fanno professione di essere più uomini da 
bene degli altri, facciano peggio assai , che non fanno 
i mariuoli. Perchè questi lasciano la vita, a quelli che 
spogliano delle facoltà ; ma noi , per tor altrui la 
roba, ammazziamo gli uomini innocenti. In che modo 
queste azioni non sono delle loro più scellerate? Però 
vedendo i trenta che Teramene avrebbe sempre fatto 
contrasto ai lor pensieri, disegnarono di coglierlo cou 



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63 

inganni; e cominciarono particolarmente chi con questo, 
chi con quel senatore ad incolparlo, conte uomo dan- 
noso alla repubblica. Poi dato ordine, che certi giovani , 
li quali tenevano per molto arditi, slessero apparecchiati 
con armi corte ascose sotto le vesti, raunano il senato: 
ed essendo oggimai Teramene comparito , Clizia , le- 
vatosi in piedi , parlò in questo modo : 

« Se par ad alcuno di voi o senatori , che venga 
» uccisa molto maggior numero di gente , clic non ri- 
» cerca la presente occasione, vorrei, che questo tale 
» sapesse , che per tutto , dove si fa mutazione di go- 
» verno delle città , accadono cose di questa sorte. Per- 
» ciocché segue di necessita, che lo stato dei pochi sia 
» dai molti sofferto mal volentieri , principalmente es- 
» scndo questa la più popolata città di tutta la Grecia, 
» e nella quale per lunghissimo tempo gli abitanti sono 
» vivuti in libertà. Nondimeno sapendo noi quanto grave 
» sia stato a voi, e a noi il governo popolare: e si- 
li milmente , che il popolo verso i Lacedemoni , li quali 
» ci hanno conservati , non è mai stato molto ben dis- 
» posto ; ma che da gentiluomini non si può sperare , 
» se non una perpetua buona volontà ; per questo a 
» soddisfazione dei Lacedemoni abbiamo ordinata questa 
» forma di governo ; e se vediamo , che alcuuo si op- 
» ponga al dominio dei pochi , a tutto nostro potere lo 
» leviamo dal mondo. Per la qual cosa conseguente* 
li mente , se alcuno di noi fosse trovato , che volesse 
» minare questo stato, ci pare dover essere tinto più 
» convenevole, che egli ne senta il castigo. Ora uoi 
» siamo certificati , che Teramene qui presente cerca in 



64 

» tutti i modi , che può , la vostra ruiua , e la nastra 

» insieme; e se volete conoscer la verità, considerate 
» con diligenza, e non troverete alcuno, che riprenda 
» più acerbamente che Teramcne questa maniera di 
» governo ; nè che faccia maggior resistenza , quando 
v» vogliamo levarci di mezzo qualcuno di questi capi del 
» popolo. Se egli al principio fosse stato di questo pa- 
3» rere , in vero e^li si sarebbe potuto avere in conto 
» di nemico ; ma di tristo non già ragionevolmente. Non- 
» dimeno, quantunque egli sia stato il principale della 
» promessa fede e affezione verso i Lacedemoni : prin- 
» cipale nella ruina dello stato popolare: e principale 
» similmente a persuadere noi altri , che uccidessimo 
» coloro , che primi ci furono accusali ; ora , che voi , 
» e noi siamo inimicali col popolo , dice , che le azioni 
» nostre non gli sono più a grado; non ad altro fine, 
» se non per assicurarsi, e per far, che a qualche 
» tempo noi dobbiamo render conto del tutto. Onde 
» mi par convenevole , eh' egli sia castigalo non sola* 
» mente come nemico ; ma come traditore di voi , e 
» di noi insieme. Perciocché il tradimento è tanto mag- 
» gior Jallo della guerra, quanto è più malagevole 
» guardarsi da una cosa occulta , che da wia mani" 
» festa ; e tanto più abbominevole ancora , quanto che 
» alcuna volta gli inimici si rappacificano insieme , e 
» osservano le scambievoli promesse ; ma colui , che 
» un sol tratto vien colto in tradimento , mai più non 
» trova alcuno , che voglia fai' accordo seco , nè che 
» si Jidi in lui. Nondimeno , acciocché tocchiate con 
a mano , che queste non sono a lui cose nuove ; ma 



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65 

» eh' egli è traditore per natura , voglio raccontarvi con 
» brevità tutte le sue azioni. Costui fin da fanciullo era 
» dal popolo onorato grandemente, siccome anche per 
» lo passato Agnone suo padre ; nondimeno fu quegli 
» che precipitosamente levò via lo stato popolare , e in- 
» tradusse il numero dei quattrocento fra' quali egli a 
w un certo modo era il capo. Ma inteso poi , che alcuni 
» avevano congiurato di levar via quella potenza dei 
» pochi ; di nuovo si offerse capitano del popolo contra 
» i quattrocento , la qual cosa è cagione , eh' egli sia 
» chiamato cotturno. Perciocché il cotturno si può cal- 
li zare così in un piede come nell' altro , e sta bene ad 
» ambidue. Nondimeno o Tc ramcue egli è officio d* uo- 
« mo che merita d' esser vivo , non istar sempre sul 
» considerare, come debba nelle azioni pericolose cac- 
» ciar i compagni innanzi ; e se alcuna cosa s'attraversa, 
» girarsi a nuovo partito ; ma travagliarsi e temperarsi , 
» come si fa in nave , fin che incominci a spirare più 
m favorevole vento. Chi non facesse così , come potreb- 

* bono giungere gli uomini , dove avessero disegnato : 

* quando ogni minimo impedimento, che nascesse , na- 
» vigassero a contraria parte ? Non è dubbio , che tulle 
a le mutazioni degli stati sono accompagnate da ucci- 
» sioni; ma tu, essendo Unto leggiero, fosti ben ca- 
» gione , che , vivendo lo stato popolare , molti , che 
» dipendevano dal governo dei pochi , siano stati ucci- 
» si ; e che di nuovo nel dominio dei pochi , molti al- 

* tri affezionati allo stato del popolo , siano da gentil— 

» uomini stati levati dal mondo. Questi è quegli , che 

)) dai capitani avendo avuta commissione di raccogliere 
Ssnof., St- de 1 Gnci. 5 



66 

» i corpi degli Ateniesi affogati nella pugna navale presso 

» Lesbo , non solamente non li raccolse , ma girò la 

» colpa addosso i capitani , per fuggir con la morte loro 

» il pericolo, che gli soprastava. Se dunque uno ha l'oc* 

» chio non mai ad altro, che al proprio interesse, senza 

)> riguardare né all' onesto , né agli amici , a che fine si 

« dee avergli compassione ? Perchè non vorremo prov- 

» vedere, ch'egli non acquisti la medesima possanza so- 

» pra di noi , sapendo, che i suoi pensieri si mutano cosi 

» facilmente ? Dunque accusiamo costui , come ingan- 

» natore, e traditore di noi. Che mo facciamo giusta- 

» mente a far così , avvertile bene a quel che vi dico. 

» Il governo della repubblica dei Lacedemoni veramente 

» è bellissimo ; nondimeno se alcuuo degli Efori tentasse 

» di contrastare alla maggior parte degli altri , e tirar 

» a sè il dominio del tutto, e opporsi a tutte le azioni 

» altrui ; non credete voi , che gli altri Efori » e tutto 

» il rimanente della citta, lo giudicassero degno di gran-* 

* dissimo castigo ? Però , se voi siete savj , non abbiate 

» riguardò a costui , ma a voi medesimi. Perchè , se 

» egli se ne va assoluto , molti di quelli prenderanno 

» ardire da lui , che sono avversarj nostri ; ma se mo- 

» rirà , si verranno a troncar tutte le speranze così di 

» coloro , che sono dentro , come fuori della città ». 

Avendo Cri zi a ragionato a questo modo , si pose a 
sedere. Ma Teramene levatosi. 

« Io risponderò , disse , o Ateniesi , primieramente a 

» quello , che nel fin del suo ragionamento Crizia mi 

» ha opposto. Egli ha detto , che i capitani sono stati 

» per cagione delle mie accuse fatti morire. Io non fai 



6 ' 

» primo ad accusarli; ma raccontando essi, che avevano 
» dato a me il carico di raccogliere i corpi di coloro, 
» li quali erano sommersi nella giornata presso Lesbo ; 
» allora io mi difesi, facendo vedere, che la grandezza 
» della fortuna m' aveva vietato il partire , nonché il 
» levare gli affogati , queste cose , eh' io diceva , erano 
» verìsimili presso tutti. Ma i capitani pareva, che si 
» incolpassero da se medesimi ; perchè confessando , che 
» si sarebbono potuti salvare, nondimeno si erano par- 
» liti con r armata , e li avevano lasciali affogare. Ma 
» non mi maraviglio , che Crizia m' abbia fatto queste 
» opposizioni tanto ingiustamente ; perchè nel tempo , 
» che avvenne questo , egli non era in questi paesi ; 
» ma con Prometeo in Tessaglia, ordinava lo stato po- 
» polare , e armava i Penesti contra de' lor padroni. 
>* Veramente ci guardino gli Iddii , che vengano fatte 
» qui le cose , che Crizia faceva costi. Nondimeno in 
» quesl' altro particolare , che , se ci è alcuno , il quale 
» disegni di levarvi il governo dalle mani , e favorire i 
» vostri nemici, meriti di essere castigato asprissimamente; 
» io sono di un medesimo parere insieme con lui. Ma 
» a conoscere chi tenti questo , penso , die voi non fa- 
pi rete punto d' errore , se considererete fra voi stessi 
» diligentemente le cose passate Suora , e quelle , che 
» facciamo al presente ciascun di noi. Dunque mentre 
» voi foste eletti nel numero de' senatori, e si creavano 
» i magistrali, e venivano dati in nota i pubblici ca- 
9 lunniatori, tutti eravamo d'un sol volere; ma poiché 
» costoro cominciarono a metter le mani addosso agli 
» uomini da bene, e onorati , allora incominciai ancor io a 



68 

» sentir conlra dì loro ; perciocché io sapeva, se Leonte 
» salamino fosse stalo ucciso , il quale veniva tenuto , e 
» era in fatti un* uomo singolare , uè aveva commesso 
» alcun delitto, che i cittadini simigliami a lui pense- 
» rebbono al fatto loro; e percossi da paura, si oppor- 
» rebbono a questo governo : similmente io consi- 
» derava , se veniva dato delle mani addosso a Ni cerato 
» Ggliuolo di Nicia uomo ricco, e che mai non aveva 
» favorita la parte popolare, siccome né anco suo pa- 
)) dre ; che tutti i suoi pari si sarebbono inimicati con- 
9 tra di noi. Oltre di ciò, se noi avessimo ammazzato 
» Antifonte , il quale al tempo della guerra aveva man- 
» tenute fuori due galee benissimo armate ; mi si sco- 
li priva , che tutti coloro , li quali avessero fatto nola- 
» bile servizio alla repubblica , si sarebbono poco fidati 
» in noi. Fui anco di contraria opinione, quando vo- 
» levano , che ognuno di noi prerìdesse un forestiere ; 
» perchè non ci era dubbio alcuno , se costoro venivano 
» ammazzati , che tutti gli altri , che abitano questo 
j» paése , erano per farsi mmici di questo stato. Mi 
» opposi allora , quando furono levate 1* armi al po- 
» polo; perchè mi pareva , che non fosse punto bisogno 
» d' indebolire la città ; conciossiachè l' intenzione dei 
» Lacedemoni non fosse per opinione mia di abbassare 
» talmente le nostre forze, che non potessimo esser 
» loro d* alcun giovamento; perchè, se avessero avuto que- 
» sta mira, era in arbitrio loro di stringerci in poco tempo 
» di maniera con la fame , che al presente niuno di 
» noi sarebbe vivo. Nè lodai anco il condur per guardia 
» soldati forestieri, avendo noi la città cosi piena di gente. 



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» cbe senza alcuna difficoltà , quando i sudditi avessero 
» macchinato alcuna cosa di nuovo contra di noi , si 
» poteva tenerli a freno. Veramente accorgendomi, che 
» diversi nella città odiavano questa maniera di governo, 
» e cbe alla giornata ne venivano molti sbanditi , mi 
» dispiacque, cbe non fosse perdonato nè anco a Tra- 
» si bolo , né ad Anito, né ad Alcibiade : perchè io 
» discorreva , che a questo modo si veniva ad accre- 
» scere forze agi' inimici, provvedendo noi la moltitudine 
» di valorosi capitani ; ed a coloro , che si contentasi 
» sero di esser capitani , offerendosi molli di seguitar- 
si li. Colui, che ricorda pubblicamente cose di questa 
» sorte, è convenevole, che sia tenuto piuttosto per 
« affezionato, o per traditore? O Crizia, non coloro, 
» che s' affannano d' intorno il non lasciar crescere 
» il numero degl' inimici : ovvero , che insegnano il 
• modo , come si possano aumentare gli amici , sono 
» quelli , che fanno divenir gf inimici più potenti : ma 
» piuttosto quegli altri , che ingiustamente levano le fa- 
» coltà altrui , e uccidono gli innocenti. Questi sono 
» quelli , che moltiplicano gli avversarj , e non sola- 
» mente tradiscono gli amici , ma se medesimi per 
» avidità dei guadagno, quantunque infatne. E se per 
» alu*a ragione voi non prestate fede alle mie parole , 
» si presule lor fede almeno per questo. Credete voi , 
» che Trasibolo, e Anito, e gli altri fuorusciti avreb- 
» bero più caro, che si facessero qui le cose, che dico 
» io; ovvero quelle, che fanno costoro? Non è dubbio, 
» che essi a questo tempo tengono per fermo di aver». 
» qui da per tutto molti fautori ; nondimeno , se la 

5* 



• 



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7 °\ 

» miglior parie della città fòsse dal canto nostro sareb* 
>» bono certi, che non potrebbono entrare nel nostro 
» paese da parte alcuna, se non difficilmente. Ma per ri- 
9 spondere a quanto egli ha detto , che io non stia mai 
» fermo in un pensiero , sentite quel , eh' io vi dico. 
9 Lo stato de' quattrocento fu già altre volte deliberato 
» per volere del popolo con l'esempio innanzi gli oc- 
9 chi de' Lacedemoni , li quali vogliono piuttosto go» 
» vernarsi a quel modo, che con lo stato popolare; ma 
9 non avendo costoro buona opinione , e essendosi ao 
i» corti, che i capitani Aristotele, Melauzio, e Aristarco 
* fabbricavano palesemente certe fortezze , dentro le 
9 quali potessero allogare gli inimici a fine d'impadro* 
9 nirsi della città insieme con gli altri ; quanto prima 
» lo seppi , operai , che la cosa non andò più innanzi, 
» Questo adunque si chiama tradire gli amici? Oltre 
9 di ciò egli mi nomina ootturno , quasi uomo , eh* 
9 cerca di compiacere all'una , e 1' altra parte. Ma con 
9 che voce , per gli IddH immortali , si dee chiamar 
9 colui , il quale è odiato da ambedue ? Conciossiachè 
» tu , quando il popolo governava fosti giudicato acer- 
» bissimo nimico dello stalo popolare; e nel governo 
9 de' grandi non ci è alcuno , che perseguiti con odio 
» più mortale di te i gentiluomini. Ma io o Crizia, sic- 
» come son contrario sempre a coloro , li quali tengono 
» per impossibile, che lo stato popolare possa gover- 
» uarsi drittamente , se prima i servi e gli altri , che 
9 stretti da povertà venderebbono la repubblica per 
9 una dramma , non vengono in quello fatti partecipi 
9 per quella dramma; cos| mi oppongo del continuo a 
- 



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» quegli albi , li quali vogliono » che il governo dei 
» pochi non si possa stabilire perfettamente , se prima 

* da quei pochi la città non vien dominata assoluta- 
li mente, In quanto mo io abbia detto , la mia opi- 
» nione essere, che la repubblica fosse ne'iempi addie» 
» tro ordinata eccellentissimamente , essendovi chi po- 
li teva ajutarla co* cavalli , e con 1' armi , ora io sento 
» il medesimo. Tu o Clizia , se puoi mostrare , che 
9 io seguitato dal popolo , ovvero tirannescamente , 
» abbia tentato di cacciar fuori della repubblica gli 
» uomini da bene , e virtuosi , dallo ad intender qui ; 
» perchè , se io sarò convinto di fare al presente , o di 
>» aver fatte per lo passato cose di questa sorte , con- 
» fesso , eh* io merito sopra ogni altro di essere tor- 
» mentalo , e ucciso giustissimamente ». Detto questo 
si tacque. Ma palesando il senato con lo strepito, che 
si levò , la inclinazione, che aveva verso di lui; Clizia, 
dubitando, se il partito si ballottava in senato, che egli 
se ne andasse assoluto; il che succedendo, aveva per: 
opinione, che in vita sua sarebbe stato pien di trava- 
glio ; fallosi innanzi , e dette alcune poche parole coi 
trenta , usci fuori ; e ordinò , che tutti coloro , li quali 
avevano 1' armi sotto , si licessero a viso aperto presso 
le panche dinanzi al senato. Poi ritornalo dentro parlò cosi. 

» Io stimo , o senatori , che sia officio di buon prò* 
» tettore non permettere, che gli amici siano ingannati 
» alla sua presenza. Onde ancor io farò questo i stesso ; 
•» perciocché coloro, che ci sono qui d'intorno, dicono, 

* che non ci concederanno mai di lasciare andar via 
» libero uno, il quale manifestamente s'ingegna di ruinare 



7 a 

» il governo de pochi. Ma perchè è determinato dalle 
» nuove leggi , che non si possa uccidere alcuno del 
» numero de' tremila senza vostra deliberazione : e la 
» vita, e la mqrte degli altri, fuori di quel numero, sia 
» sottoposta assolutamente ai xxx , io dipenno , con la 
» volontà di tutti voi altri , Teramene qui presente della 
» vostra lista ; e insieme con voi lo condanno alla 
v morte ». 

Teramene , udendo queste parole , corse all' altare ; 
e io , disse , /dimando supplichevolmente una cosa giu- 
stissima sopra ogni altra : che non sia in poter di Cri- 
zia , che io, nè alcun altro di voi , che egli desideri , 
sia dipennato ; ma che sia fatto giudicio sopra di me , 
e sopra di voi con quella legge , la quale essi hanno 
ordinata per coloro , che sono in lista. E benché io 
sappia , che questo altare ( cosi fri amino gli Iddii ) non 
m' abbia da giovar punto ; nondimeno con questa oc- 
casione voglio far vedere , che costoro non solamente 
contra gli uomini sono ingiustissimi ; ma eziandio con- 
tra gli Iddii empissimi , e scelleratissimi. Mi maraviglio 
ben di voi o uomini da bene, e onorati, che non vo- 
gliate provvedere a fatti vostri, sapendo che il nome mio 
non è men facile da essere dipennato , che quello di 
ciascun di voi. Intanto il banditore de* xxx s accostò 
col magistrato degli XI , a Teramene ; li quali entrati 
che furono insieme co* lor ministri , e con Satiro lor 
capo , uomo fra lutti loro arrogantissimo , e sfacciatis- 
simo , Clizia disse: Noi vi diamo Teramene qui nelle 
mani condannato secondo In legge. Voi XI , menatelo , 
dove bisogna ; e ricordatevi di far con esso , come si 



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73 

dee. Avendo detto così, non solamente Satiro, ma anco 
gli altri ministri lo strascinavano via dall' altare ; e Te- 
ramene , come era convenevole , chiamava gli Iddìi , e 
gli uomini a vedere com' egli era trattato. Ma il senato 
accortosi di coloro, li quali stavano dinanzi alle panche 
uomini da Satiro non punto dissomiglianti ; e vedendo , 
che presso il consiglio era pieno per tutto di soldati 
della guardia ; né essendogli ascoso , che quei giovani 
avevano T armi sotto ; stava cheto. Nondimeno gli xi , 
conducendo Teramene a traverso la piazza , ^gjj^gridava 
ad alta voce, e dava ad intendere il torto, che gli era 
fallo. È fama, che, avendogli detto Sauro, se non ta- 
cerai, piangerai; egli rispose. E ben, riman per questo, 
se tacerò , che non piangerò ? Ma poi che fu costretto a 
morire , bevuta la cicuta , dicono , che gettò via quello, 
che gli era avanzato nella tazza in modo , che risuonò , 
e disse. Di questo io faccio un' invilo a queir uomo da 
bene di Crizia. Aucor che io sappia, che questi motti 
non siano necessarj da rammemorare ; nientedimeno mi 
pare > che questo sia stato maraviglilo in lui , che es- 
sendo vicino alla morte, non li mancò la prudenza, nè 
il motteggiare secondo il solito. Questo fu il fine di 
Teramene. Ma i xxx, quasi fossero liberati da ogni ti- 
more y e potessero tiranneggiare a lor modo , vietavano 
a tulli coloro , che non erano in lista , di entrar nella 
città , e si cacciavano anco fuori del paese , per potersi 
goder poi insieme con li amici le loro fucollà. Questi 
fuggendosi nei Pireo , e essendo oltre ciò d' indi cac- 
ciali con una gran quantità di gente dai xxx ; non so- 
lamente Megara , ma Tebe si riempirono di fuoruscili. 



i 



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Dappoi Trasibolo , uscendo eli Tebe con settanta no- 
mini dal più al meno , s* impadronì di File luogo fon» 
tisstmo. Con Ira di loro , essendo un bellissimo tempo f 
s'inviarono i xxx fuori della città con li tremila, e con 
la cavalleria. Pervenuti a File, certi giovani arroganti 
assaltano la fortezza, e senza far altro, feriti si ritirano. 
Ma deliberando i xxx di circondarla con trincee ; ac- 
ciocché serrati i passi, per dove entravano le vettovaglie, 
finalmente li espugnassero; avvenne, che la notte istessa 
cadde una gran neve dal cielo. Per la qual cosa il giorno 
dietro sepolti nella neve ritornano nella città , essendo 
lor tolta una buona quantità di carriaggi da coloro, che 
sortirono fuori di File. E considerato, che, quando non 
ci avessero posto qualche difesa , il paese sarebbe de- 
predato da costoro , essendo lor conceduti da' Lacede- 
moni i soldati della guardia, li mandano tutti da pochi 
in fuori su gli ultimi confini lontani da File d'intorno 
quindici stadj , aggiunte loro due compagnie di cavalli. 
Essi piantati gli alloggiamenti in un luogo folto d' al- 
beri, facevano le guardie. Ma Trasibolo raunati in File 
quasi settecento uomini, e presili seco, sì parte di notte; 
e fatti fermare i suoi tre , ovvero quattro stadj lontani 
dagli inimici con Y armi appresso , si riposava. Quando 
poi il giorno cominciava ad avvicinarsi , e gli inimici 
poste giù T armi si partivano per avventura ciascuno a 
fare le lor bisogne , e i famigli nello streggiare i ca- 
valli ficevano romore, allora i soldati di Trasibolo dato 
di mano all'armi, di tutto corso vanno addosso gli ini- 
mici; e prendendone alcuni, posti tutti gli altri in fuga, 
li seguitano da sei in sette stadj. Della fanteria armata 



7 5 

di corazza uccisero più rli centoventi uomini , e della 
cavalleria Nicostrato detto per soprannome il bello , e 
due altri, che trovarono ancora in letto. Dappoi ritiran- 
dosi, e drizzato il trofeo, e raccolte Tarmi, e la preda, 
che avevano acquistate , ritornano a File. Fra tanto la 
cavalleria , che era nella citta , correndo fuori in soc- 
corso , non trovando pur uno degli inimici , si fermò 
un poco , fin tanto , che i parenti de* morti vennero a 
levar i corpi ; poi ritornò dentro della città. Da quel 
tempo in poi i xxx cominciando a dubitare de' fatti loro, 
si pensarono di ridurre in particolare sotto il dominio 
loro Eleusina , per potervisi ricoverare ne' bisogni. Per 
la qual cosa Crizia , e gli altri xxx, ordinando alla ca- 
valleria, che li seguitasse, vanno ad Eleusina; e facendo 
far la rassegna alla presenza della cavalleria (perchè di- 
cevano di voler sapere quante genti fissero gli Eleusini, 
e per conseguente di quanta guardia avessero bisogno ) 
vollero, che tutti si dessero in nota. Dappoi che uno si 
aveva dato in nota , lo facevano uscire per una porti- 
ùcella verso il mare. Dove sopra il lito s' era fermata 
la cavalleria dall'una, e l'altra parte, e li ministri su- 
bito che uuo usciva, gli davano delle roani addòsso, e 

10 legavano. Poi che furono presi tutti, imposero a Li- 
simaco , capitano della cavalleria , che li facesse condur 
via di là , e li consegnasse nelle mani degli xt. Il se- 
guente giorno raunano tutti i soldati armati di corazza, 

11 quali erano in lista , e anco tutta la cavalleria ael- 
Y Odeo : allora Crizia levandosi in piè , 

Noi, disse, cerchiamo di stabilire questo governo non 
meno a beneficio vostro , che nostro : onde mi par 



76 

convenevole, siccome voi slete partecipi degli onori, che 
similmente dobbiate de' pericoli partecipare. Dunque ac- 
ciocché siamo tutti nel medesimo grado di confidenza ; 
e di paura , bisogna , che condanniamo gli Eleusini , 
che abbiamo presi. E additando un certo luogo , co- 
mandò , che ciascuno desse il suo voto scoperto. Fra 
questo mezzo la guardia de' Lacedemoni aveva occupata 
con 1' armi in mano la metà dell' Odeo ; e queste cose 
erano approvate anco da alcnni cittadini , li quali ave- 
vano riguardo solamente al loro interesse particolare. 
Dappoi questi successi Trasibolo tolti seco in compagnia 
coloro , che erano adunati in File oggimai al numero 
di mille soldati , una notte entrò nel Pireo. Di che es- 
sendo venuto avviso ai xxx, incontinente con la guardia 
de' Lacedemoni , e con tutu la cavalleria , e fanteria , 
volarono in soccorso de' suoi ; e per quella strada, che 
s' usava da' carri ad andar verso il Pireo , si mettono a 
marciare. Ma quei , che erano usciti di File , primiera- 
mente cercarono di attraversar loro il cammino. Nien- 
tedimeno essendo il circuito grandissimo , e per conse- 
guente bisognoso di gran qnantità di soldati, quei po- 
chi , che erano , si ritirarono in Munichia. Dall' altro 
canto quelli della città, raunaù sopra la piazza chiamata 
Ippodamia , primieramente posero le lor genti in or- 
dinanza in tal maniera , che pigliavano tutta la strada , 
la quale mena al tempio di Diana Munichia , e a Ben- 
didio. La larghezza della squadra non contava meno di 
cinquanta armati di scudo. Così posti in battaglia essi 
salivano all' alto. Ma quelli , che erano usciti di File , 
ancor essi occupavano tutta la strada ; ma però la 



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77 

larghezza della loro ordinanza non era più che di dieci 
fanti. Alle spalle di questi erano posti gli armati di 
broechiero , e i lanciatori armati alla leggiera , e final- 
mente seguitavano i Gondatori, li quali erano in numero 
grande, e tenevano dietro gli allri nel medesimo luogo. 
Mentre gli inimici si fanno innanzi, Trasibolo comanda 
a' suoi , che appoggino gli scudi ; e posto ancor esso 
giù lo scudo , cominciò armato di tutte armi in mezzo 
loro a dir così. 

« lo voglio o cittadini , insegnar a parte di voi , e 
» a parte ricordare , che fra gli inimici inviatisi alla 
» volta nostra quelli, che vedete situati nel destro cor- 
» no , sono gli stessi , che già cinque giorni voltando 
» le spalle, voi perseguitaste; e gli ultimi, che si veg- 
li gono nel corno sinistro , quei trenta tiranni, li quali 
» contra ogni ragione ci hanno privati della patria , cao 
» ciati fuori de' nostri alberghi, e posti i più cari amici, 
» che noi avevamo, nel numero di coloro, a' quali sono 
» stati pubblicati i beni. Ora sono venuti in luogo, che 
» essi non si avrebbono mai pensato , e noi desidera- 
* vamo continuamente , che venissero. Perchè stiamo 
» loro all' incontro qui con 1' armi in mano : concios- 
» siachè, quantunque per lo passato siamo caduti nelle 
» mani degli Iddii mangiando, dormendo e negoziando; 
» nondimeno essi non sono cosi ingiusti , che vogliano 
» perpetuamente star alterati contra di noi; poi che ogw 
» gimai ci accompagnano apertamente a questa battaglia. 
» Perchè gli Iddii , benché 1' aria sia tranquilla , fanno 
» levar mal tempo, quando questo ci giova; e quando 
» noi assaltiamo gli inimici > quantunque essi vengano 



7 8 

n ad incontrarci con grande esercito, nondimeno fanno, 
» che noi , cosi pochi , come vedete , drizziamo il tro- 
» feo. Ora similmente ci hanno condotti io luogo , dove 
» essi , tirando con armi , o con saette sopra le genti 
» loro , che avranno dinanzi , non possono coglierci ; 
» perchè sono necessitati a tirare di sotto iu sii ; ma noi 
a dall' altro canto tirando di sopra in giù sassi , saette , 
» c aste , queste armi non cadranno in fallo , e ne fe- 
» riremo in quantità ; benché dicono alcuni , se anco 
9 non ci fosse il vantaggio del luogo , bisognerebbe 
» combattere ad ugual partito , principalmente coloro , 
» che sono nelle prime Ole. Ma ora , se voi , come si 
» conviene , lancerete le vostre armi gagliardamente 
» con tra gl'inimici, niuno tirerà indarno ; perchè hanno 
» piena tutta la strada ; e se vorranno difendersi , bi- 
» sognerà , che stiano continuamente coperti sotto gli 
» scudi ; onde sarà in poter nostro di ferirli , come 
» ciechi , dove vorremo , e di mettete in fuga coloro , 
» che verranno ad assaltarci. Ma ricordatevi, o cittadini, 
» che bisogna dar dentro con questa intenzione , che 
» ciascuno stimi la vittoria essere riposta nelle sue sole 
» mani; perché ella sarà quella (piacendo a Dio) che 
» al presente ci restituirà la patria, le case, la libertà, 
» gli onori , i figliuoli ( a quelli però , che ne hanno ) 
» e le mogli. Felici coloro di noi , li quali acquistala 
» la vittoria vedranno questo giorno allegrissimo sopra 
9 ogni altro. Né men beato sarà ciascuno , che morirà 
» in questa battaglia ; perchè non ci sarà uomo , quan* 
» tunque ricco , il quale di se lasci una memoria tanto 
» onorata. Però , quando sia tempo , io comincerò 



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19 

» cantare il peana ; e quando chiameremo Marte in a- 
» juto, andiamo tutti d'un sol volere a vendicarci degli 
» oltraggi ricevuti dagli inimici ». 

Detto questo , voltandosi verso gli avversarj , nondi- 
meno stava fermo , perchè 1* indovino li aveva avvertiti , 
che non assaltassero gì' inimici , se prima qualcuno del 
loro esercito non veniva ferito o morto. Quando ve- 
diate questo , disse , noi andremo innanzi : la vittoria 
seguirà poi : ed io morirò , s' io non m' inganno. Nè 
questo augurio fu vano , perchè quanto prima diedero 
ó*i mano all' armi ; egli quasi tirato da un certo destino 
primo di tutti andò ad investire coloro , che gli erano 
ali" incontro, e nel mezzo degl'inimici venne ammazzato. 
Fu sepolto in quel luogo, dove si passa il fiume Cefi so. 
Gli altri rimasero superiori, e diedero la caccia agli ini- 
mici fin al piano. In questa pugna morirono dei trenta, 
Crizia t e Ippomaco ; e de' dieci capitani del Pireo Car- 
mide figliuolo di Glaucone : degli altri d' intorno set- 
tanta. Ai cittadini morti furono lasciate le vesti , e le- 
vate solamente le armi. Dopo questo resi a patti i corpi 
de' morti , molti s* accostarono , e cominciarono a parlar 
insieme. E Cleocrito, trombetta de* Misti, il quale aveva 
una voce molto sonora , pregando di essere ascoltato , 
parlò in questo modo. 

« Per qual cagione , o cittadini , ci cacciate fuor di 
» qua? perchè volete ammazzarne? Noi non vi abbiamo 
» mai fatto danno alcuno , anzi siamo stati partecipi 
» insieme con essi voi ne' tempj santi , de' sacrifizi , e 
» delle solennità counto belle. Abbiamo celebrati i me- 
li desimi giuochi, atteso ui medesimi studj ; e seguitando 



8o 

» le medesime insegne , abbiamo per la salute , e libertà 
» universale passati grandissimi rischi così in terra , come 
» in mare. Vi prego dunque per gì' Iddii paterni, e^ 
» materni : per le parentele , consanguinità , e amicizie 
» (perchè molti di noi per tutte queste cose ci tro- 
ni viamo insieme congiunti ) pollando riverenza agli Iddii, 
» e agli uomini , rimanetevi un tratto di far tanti errori 
9 contra la patria , e non vogliate favorire questi ribal- 
» dissimi tiranni ; li quali per avidità del guadagno 
» loro particolare hanno in otto mesi ammazzata quasi 
» maggior quantità di Ateniesi , che non hanno fatto 
» nella guerra di dieci anni intieri tutti i Peloponnesi; 
» e quando potevamo vivere nella nostra città in pace, 
» costoro hanno accesa fra di noi una guerra la più 
* scellerata, la più insopportabile , e la più abbominevole, 
» e finalmente la più odiosa agli Iddii, ed agli uomini 
d che si possa immaginare. Sappiate oltre di questo , 
» che noi abbiamo pianto quelli , che sono stati ucci- 
» si nientemeno di quel , che avete fatto voi stessi ». 

Mentre egli diceva cosi, i capitani anco per questa 
cagione , che era lor venuto all' orecchie questo ragio- 
namento, dappoi la rotta ritirarono nella città le genti 
loro. Il giorno dietro, avendo i trenta deposta tutta la 
lor grandezza, si ridussero in consiglio umili. E quei 
tremila cittadini , trovassersi in che luogo si volessero , 
sempre contrastavano insieme. Quelli , che si erano 
portati violentemente, e temevano del fatto loro , osti- 
nati negavano , che si dovesse cedere un punto a colo- 
ro , che erano nel Pireo ; ma quegli altri , i quali si 
confidavano di non aver fatto alcun male , non solamente 



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8! 

si ravvedevano degli errori ; ma persuadevano i compagni 
che volessero una volta cavarsi fuori di tante calamità. 
Dicevano similmente , che non bisognava più obbedire 
ai trenta, e far si, che la patria andasse in ruiua. Fi- 
nalmente fu deliberato di levar V autorità ai treuta , e 
crear nuovi magistrali. Dunque elessero dieci , uno per 
ogni tribù. Allora i trenta si ricoverarono in Eleusina ; 
e li dieci eletti , essendo ogni cosa in confuso , nè fi- 
dandosi l'un dell'altro, insieme coi capitani dei cavalli 
presero il governo del popolo dentro della città. I cava- 
lieri e coi loro cavalli appresso, e armati stavano la 
notte neU'Odeo; e perchè non si fidavano d* alcuno , 
quando cominciava farsi notte, con gli scudi in braccio 
facevano la guardia d'intorno i muri; ma la mattina 
montando a cavallo , stavano sempre attenti , che quelli 
del Pireo non andassero ad assaltarli. Questi dall' altro 
canto essendo seguitati da molta gente, e d'ogni sorte, 
fabbricavano diverse sorti d* armi parte di legno , parte 
di vimini, e le imbiancavano. Diedero la fede oltre ciò 
di ricevere come amici tutti coloro, che fra termine di 
dieci giorni passassero del canto loro: promisero ugua- 
lità in tutte le cose anco a forestieri. Onde usci fuori un 
buon numero d'armati di corazza, e di armati alla leg- 
giera. Di più s'accostarono seco d'intorno sottanta cavalli. 
Ogni volta , che andavano a predare , tolti e legne e 
frutti , di nuovo si ricoveravano la notte nel Pireo. Ma 
dalla città non ci era alcun soldato, cbe avesse ardi- 
mento di dar fuori. Solamente la cavalleria faceva pri- 
gioni coloro , che uscivano a predare fuor del Pireo , e 

travagliava la lor falange. Avvenne anco alcuna volta , 
Sskof., St. de* Greci. 6 



fra 

che ella s'incontrasse in certi giovani, che albergavano 
fuori della città , e andavano a lor poderi per provve- 
dersi di vettovaglie; questi furono da Lisimaco, capita- 
no della cavalleria, quantunque chiamasse»*© mercè, e 
non pochi de' suoi soldati vedessero questo effetto mal 
volontieri", tutti scannati. All'incontro quelli, che erano 
nel Pireo , avendo fatto prigione in campagna Gallistrato 
soldato a cavallo della Tribù Leonzia , l'uccisero. Per- 
chè oggimai aspiravano a cose più importanti , sicché 
non temevano punto di andare a porsi con gli allog- 
giamenti (in sotto le mura della città. E se anco que- 
sto è degno di memoria, vi era nella città un certo 
ingegnere da macchine, il quale avendo inteso, che gli 
inimici dovevano condur certe macchine per quel corso, 
che esce fuor di Liceo, ordinò, che per ogni paro di 
buoi fossero condotti sassi, ciascun de' quali bastasse al 
dovuto peso d' un carro, e si spargessero per quel corso 
dove meglio veniva a ciascuno: il che posto ad effetto, 
ogni sasso dava che fare assai agi' inimici. Ma i trenta , 
che si stavano in Eleusina ; e quelli , che nella città erano 
descritti in lista, mandarono ambasciatori a Lacedemone, 
li quali dimandassero soccorso , quasi che il popolo fosse 
ribellato da Lacedemoni. Lisandro, considerato fra se 
medesimo, che coloro, li quali erano nel Pireo, si e- 
spugnerebbono in un tratto , e per terra , e mare , se 
fossero levate loro le vettovaglie , persuase a' Lacede- 
moni , che dovessero mandar lui generale da terra , e 
Libi suo fratello generale da mare a questa impresa , 
prestando loro cento talenti. Egli uscito fuori alla volta 
di Eleusina raunava una buona quantità di Peloponuesi , 



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83 

ed il generale dell' armata guardava con diligenza , che 
per via del mare non fossero condotte vettovaglie agli 
inimici. Onde nacque di nuovo, che in pochissimo 
tempo quelli che si trovavano nel Pireo, erano stretti 
da grandissime difficoltà ; e dall' altro canto quei della 
città per la presenza di Lisandro cominciavano pigliar 
ardire. Trovandosi la cosa in questo stato, il re Pau- 
sania , che invidiava Lisandro , così per timore , che , 
facendo alcuna impresa segnalata , egli divenisse ognora 
più illustre , come per dubbio , che s' impadronisse di 
Atene ; tirati nel suo parere tre Efori , usci fuori coi 
soldati della guardia. Si accompagnarono seco tutti quei 
della lega fuorché i Beozii e Corinzii ; perchè questi 
dicevano , che avrebbono contraffatto al giuramento 
quando fossero andati contra gli Ateniesi, li quali non 
aveano mancato alla forma delle lor capitolazioni. Non- 
dimeno dicevano così ; perchè pensavano , che i Lace- 
demoni volessero impadronirsi del paese d'Atene , e 
ridurlo alla obbedienza loro. Pausania aveva gli allog- 
giamenti in un luogo nominato Alipede non molto lon- 
tano dal Pireo , ed era posta nel destro corno ; e 
Lisandro co' soldati pagati nel sinistro. Avendo poi 
mandato Pausania a far intendere agli assediati, che an- 
dassero ai lor confini, ed essi non volendo obbedire, 
s'inviò ad assaltar le muraglie con l'esercito: acciocché 
non si scoprisse il favore, ch'egli prestava loro. Ma riti- 
rato da questo assalto senza aver fatto nulla ; il giorno 
seguente tolte seco due squadre di Lacedemoni , e tre 
compagnie della cavallerìa ateniese , andò al porto Gofo 
per riconoscere il sito , e veder se il Pireo poteva 



84 

cingersi con trincee. Partendosi di là, alcuni andando ad 
assaltarlo , e travagliandolo , alterato comanda che la ca- 
valleria di tutto corso spinga loro addosso , e insieme 
con quella tutti coloro, che per dieci anni erano usciti 
di fanciullezza; ed egli seguitava col rimanente delle 
genti. Da questi sono uccisi degli armati alla leggiera 
d' intorno trénta , gì' altri voltano le spalle ; e Pausania 
diede loro la caccia fin al teatro del Pireo. Ivi per 
avventura tutti gli armati di brocchiero , e la fanteria ar- 
mata di corazza, che si trovava nel Pireo, stavano su 
1' armarsi, e gli armati alla leggiera subito mettendosi a 
scaramucciare, lanciavano 1' armi, saettavano, e tiravano 
con le fionde. I Lacedemoni , essendone molti di feriti , 
e venendo urtati valorosamente , cominciarono un poco 
a ritirarsi. Allora essi tanto maggiormente si posero ad 
incalzarli. Onde in quel luogo mori Cherone , e Tibraco , 
capitani di guerra arabidue , e Lacrate vincitore nei 
giuochi olimpici , e molti altri Lacedemoni , li quali fu- 
rono sepolti nel Ceramico dinanzi le porte. Veduto que- 
sto Trasibolo , e gli altri soldati armali di corazza , soc- 
correvano i compagni , e con ogni prestezza ordinavano 
innanzi gli altri la battaglia ad otto per fila. Pausania , 
essendo incalzalo fuor di modo, e avendosi ritirato da 
quattro o cinque stadj verso un certo colle, fa intendere 
ai Lacedemoni, ed ai collegati, che si raunino alla sua 
volta ; ed ivi formata la. falange stipata, e stretto, s'avvia 
centra gli Ateniesi. Nel primo assalto essi comlwtterono 
valorosamente co' Lacedemoni ; ma poi furono Spinti par- 
te nel pantano, che è presso ad Ala , e parte in fuga. Ne 
rimasero morii di loro dal più al meno centocinquanta. 



85 

« 

Pattsania drizzato il trofeo, si parti; ne per questo 
tenendosi punto offeso , invia di nascosto ad avvisare co- 
lorò , che erano nel Pireo , con che sorte di commissioni 
dovessero mandar ambasciatori a lui , ed a quegli Efori , 
che erano ivi. Essi fanno quanto dice Pausania, il quale 
persuase a quei della città separatamente l'un dall'altro, 
che raunandosi insieme quanto maggior numero pote- 
vano , andassero a trovare , e lui , e gli Efori , e dices- 
sero di non saper la cagione , che li faceva combattere 
contro coloro , eh' erano nel Pireo. Perchè voleva piut- 
tosto che , fatta la pace , T una e Y altra parte rimanesse 
amica dei Lacedemoni. Queste cose erano anco udite 
da Nauclide Eforo molto volontieri ; perchè siccome se- 
condo T usanza antica , e secondo le leggi dei Lacede- 
moni due Efori accompagnavano sempre il Re in ogni 
impresa ; così allora vi era anco Nauclide , ed un altro, 
li quali ambidue erano più inclinati a Pausania , che a 
Lisandro. Per la qual cosa non solamente mandano a 
Lacedemone con gran desiderio gli ambasciatori veuuti 
dal Pireo con la capitolazione della pace , che si do- 
veva fare co' Lacedemoni ; ma eziandio alcuni uomini 
particolari dalla città insieme con Cefisofonte e Melilo. 
Dappoi che questi entrarono in cammino verso Lacede- 
mone, furono anco inviati dalla città a nome pubblico 
alcuni altri , che dicessero di aver dato , e sè stessi , e 
la città in mano de* Lacedemoni : onde a giudizio loro 
era convenevole, che anco quelli , che si trovavano nel 
Pireo , se desideravano 1' amicizia de' Lacedemoni , met- 
tessero nelle lor mani il Pireo , e Munichia. Essendo 
stali dagli Efori , e dagli Ecdeti tutù ascoltati , furono 

6 * 



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86 

mandati quindici nomini ad Atene, li quali insieme con 
Pausania accomodassero il negozio più giustamente, cbe 
potessero. Questi diedero fine a quella guerra in questo 
modo. Che tutti si rappacificassero F un con V altro , e 
ciascuno ritornasse alla sua casa, fuorché i trenta, e gli 
undici , e quei dicci capitani , che furono già posti al 
governo del Pireo. E se alcuno non si assicurasse di 
sur nella citta , dovesse andare ad Eleusina. Finita la 
guerra con queste condizioni , Pausania ritornò addietro 
con r esercito. Ma quelli , che eraoo nel Pireo , salirono 
tutti armati nella fortezza , e sacrificarono a Minerva. 
Dappoi, scesi al basso i capitani , Trasibolo favellò in 
questa maniera. 

« Io, o cittadini, che eravate nella città, vi ricordo 
» a riconoscere voi stessi; e vi riconoscerete, se bilan- 
» €161*616 con diligenza, che cagione può esser quella, 
» che vi spinge a insuperbirvi tanto, che vogliate farvi 
a padroni di noi alni. Siete voi forse più giusti, che 
» noi non siamo ? Nondimeno il popolo, assai più pò» 
» vero di voi , per avidità di ricchezze non vi ha offesi 
» giammai ; e voi , che siete i più ricchi di tutti gli 
» altri , avete ben fatto , per ingordigia di accrescere il 
» vostro , di molte ribalderie. Dunque non potendo voi 
» gonfiarvi per esser più giusti , vorrei , che considc- 
» raste, se forse per valore volete innalzarvi. Ma da 
» che cosa possiamo noi cavare più saldo giudizio di 
» questo, che la sperienza degli accidenti succeduti fra 
» noi in questa guerra ? Forse vi pare di essere più 
» accorti, poiché dal canto vostro ci sono stati la città, 
a t armi , i denari , e le genti del Peloponneso per 



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8 7 

» collegate ? e pur siete stati ridotti quasi all' estremo da 
» coloro , che erano privi di tutte queste cose. Vi gio- 
ii riate forse per Y amicizia de' Lacedemoni ? E come ? 
» poiché essi ( nella maniera , che alcuni mettono Io 
» sbadaglio a quelli , che mordono ) vi hanno dati nelle 
» mani di questo popolo da voi offeso tante volte, e 
» poi si sono partiti ? Veramente , ò cittadini , il desi* 
» derio mio è , che voi non facciate né più , né meno 
» di quel , che avete giurato ; e vi ricordo , che ap- 
» presso tante altre virtù vostre mostriate anco questa, 
» che melitele d'esser lodati per fede, e per religione ». 

Detto questo, e altre cose simigliami, dando animo 
a ciascuno, che non dovesse temere, ma governarsi se- 
condo le leggi antiche della città, licenziò tutti. Alloca 
creati i magistrati governavano la repubblica. Ma non 
molto poi , essendo avvisati , che coloro , li quali abi- 
tavano Eleusina, assoldavano gente forestiera, deliberata 
pubblicamente la impresa contra di loro, uccisero i lor 
che volevano venire ad abboccarsi con essi : e 
per via d'amici, e di parenti , persuadeltero agli altri, 
che si riconciliassero seco. E così giurando solennemente 
di non ricordarsi delle offese passate ; fin a questo tem- 
po, confermando il popolo tutto ciò, che in quel giu- 
ramento era stato determinato, vivono nella medesima 
repubblica insieme. 



DELLE 

ISTORIE DE' GRECI 

■ 

LIBRO TERZO. 

• » 

- 



discordia civile degli Ateniesi terminò in questa 
maniera. Dopo cotali accidenti Giro, mandati ambascia- 
tori a Lacedemone , dimandava , che siccome egli s* era 
portato verso i Lacedemoni nella guerra contra gli Ate- 
niesi , così all' incontro i Lacedemoni dovessero far seco. 
Onde , parendo agli Efori che la dimanda fosse one- 
sta , scrissero a Samio , generale di mare , che in ogni 
luogo , dove si ricercasse 1' opera sua , facesse quanto 
gli fosse comandato da Giro. E così egli ad ogni cenno 
di Ciro era prontissimo ; perciocché unì insieme la sua 
armata con quella di Ciro , e portato alla volta della 
Cilicia , vietò a Siennesi , re de' Cilici , che impedisse 
il passo a Ciro , il quale andava contra il Re. In che 
maniera Ciro raccogliesse l'esercito: come s'inviasse con 
esso contra il fratello : in che modo venuto a giornata 
egli fosse ucciso : ed in che guisa i Greci giungessero 



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«9 

al mare sani , « salvi , è stato scritto da Temislogene 
siracusano. Ma essendosi Tisaferne nella guerra, che 
fece il Re contra il fratello, portato valorosamente; non 
solo fu confermato nel governo, che egli aveva per lo 
passato; ma gli fu aggiunto anco quell'altro, che già 
era sottoposto a Ciro. Onde cominciò incontinente a 
volere , che tutte le città dell* Ionia 1' obbedissero. Ma 
elle , così per desiderio di rimaner libere , come , per- 
chè temevano di Tisaferne , avendo tenuto più conto di 
Ciro ( mentre egli era vivo ) che di Tisaferne : a niun 
modo volevano riceverlo dentro le mura; anzi mandati 
ambasciatori a Lacedemone , chiedevano , che , essendo 
essi protettori di tutta la Grecia, non dovessero abban- 
donare quei Greci , che abitavano in Asia ; ma procu- 
rassero che il lor paese fosse libero dalle prede, e essi 
non perdessero la libertà. I Lacedemoni mandarono loro 
Timbrone per capitano con mille Neodamodi , e con, 
quattro mila soldati degli altri Peloponnesi dal più al 
meno. Oltre di questi Timbrone dimandò agli Ateniesi 
trecento cavalli , promettendo dar loro la paga. Essi gli 
mandarono la cavalleria, che già serviva i trenta; perchè 
avevano per gran vantaggio del popolo mandarla, dove 
non ritornasse mai più. Arrivato che egli fu in Asia , 
raunò insieme una buona quantità di genti Greche di 
quelle città, che sono fra terra: perciocché tutte obbe- 
divano di buon cuore, avendo per capitano un lacede- 
mone. Timbrone con questo esercito non volle discender 
al piano, rispetto alla cavalleria nimica: stimando di far 
assai , se conservasse il paese dalle prede , ovunque si 
trovasse. Nondimeno poi che quei Greci , che erano 



9 ° 

stali all'impresa insieme cera Giro, ritornati sani, e sal- 
vi , si unirono insieme con lui ; allora egli pose le sue 
genti in ordinanza contra Tisaferne anco in compagnia; 
e prese la protezione di alcune città , che gli si diedero 
volontariamente , Pergamo , Teutrania , e Alisarnio , le 
quali erano governate da Eurislene , e Procle discen- 
denti da Demarato lacedemone, al quale dal Re era 
stato donalo quel paese ; perchè aveva accompagnato 
alla impresa contra i Greci. Passarono similmente dal 
canto suo due fratelli Gorgio, e Gongilo, uno signo- 
re di Gambrione , e Palegambrione ; r altro di Mi- 
nna , e Grinio. Anco queste città erano state donate 
a Gongilo dal Re ; perciocché egli solo fra tutti gli 
Eritrei, avendo tenuta la parte de* Medi, fu sbandito. 
Prese Timbrone a forza alcune città non molto forti. 
Nondimeno a Larissa, nominata Egizia , negando essa di 
obbedirlo, piantali gli alloggiamenti, pose l'assedio in- 
torno. Ma non potendo prenderla altrimenti , per di- 
vertire un pozzo , e levar 1' acqua alla città , cominciò 
a cavare una fossa. Nientedimeno, facendo ogni dì quei 
di dentro delle sortite , e gettando pietre , e legne in 
quella fossa , egli piantò sopra la fossa una testuggine 
di legname. Anco questa da Larissei, che diedero fuori 
uua notte, fu minata col fuoco. Si che vedendo gli 
Efori , che Timbrone spendeva il tempo indarno , gli 
comandarono, che abbandonasse Larissa, e conducesse 
l'esercito in Caria. Oggimai si trovava ad Efeso per 
entrar poi nella Caria , quando giunse Dercillide all' e- 
sercito per dar cambio a Timbrone. Costui era stimato 
«T ingegno molto acuto ; onde per soprannome era 



9» 

chiamato Sisifo. Per la qual cosa Timbrane ritornato a 
casa , fa condannato , e andò in esilio ; perchè era stato 
accusato da compagni di aver conceduto all' esercito , 
che mettesse a sacco quei della lega. Dercillide preso 
il governo dell' esercito , e sapendo , che Tisaferne , e 
Farnabazo avevano qualche sospetto V un dell* altro , 
abboccandosi con Tisaferne , s' inviò co' soldati nel paese 
di Farnabazo, desiderando guerreggiare più tosto con 
un solo di loro, che con ambidue a un tratto. Oltre di 
ciò Dercillide manteneva certo odio vecchio contra Far- 
nabazo. Perchè a quel tempo , che egli era al governo 
d'Abido, creato Lisandro generale di mare, Farnabazo 
oppose a Dercillide diverse accuse, e fu fatto slare in 
piè con lo scudo in braccio (la qual cosa presso i Lace- 
demoni , gente d' alto spirito , vien tenuta per una certa 
nota d'infamia, quasi questa sia la pena di aver abban- 
donata 1* ordinanza ) laonde anco per questa cagioue tanto 
più volentieri mosse l' esercito contra Farnabazo. Si 
conobbe incontinente nel principio della guerra quanto 
egli avanzasse Timbrone in saper comaodare. Perciocché 
condusse l'esercito senza pur un punto di danno dei 
collegati fin in Eolìde sottoposta a Farnabazo. La Eo- 
lide vcraraeute obbediva Farnabazo; nientedimanco ne 
aveva ottenuto il governo da lui con titolo di satra pa 
Zen& bardano, meutre egli vivea. Ma poiché egli mancò 
per ytfermità , e già apparecchiandosi Farnabazo di dar 
quel governo ad un altro , Marna moglie di Zene , 
dardana ancor essa, mettendosi con esercito in viaggio, 
e pigliando seco doni da poter presentare non tinto 
Farnabazo, quanto le concubine di lui, e altri suoi 



9 a ' 

favoriti , andò a trovar Farnabazo. Indi abboccandoti 
seco , parlò così. Mio marito , o Faraabazo , era amico 
tno , e pagava i suoi tributi in tal guisa , cbe tu solevi 
sempre lodarlo, e onorarlo. Per la qual cosa, se io 
non li sarò men obbediente di quello , cbe egli si fosse 
qual cagione avrai tu di dar questo governo ad altri ? 
Se anco non governerò a tuo modo , sarà in tuo arbi- 
trio levarmi questo grado , e darlo , cui piacerà a te. 
Udendo Farnabazo queste parole, deliberò di dar il 
governo a questa donna. Dunque essendo costei fatta 
padrona del paese , non solamente pagava il tributo , 
come già faceva il marito ; ma ogni volta , che ella an- 
dava a far riverenza a Farnabazo, gli portava qualche 
presente. E quando egli visitava i suoi paesi, lo alber- 
gava molto più onoratamente , e sontuosamente , che 
non faceva altro luogotenente sia chi si voglia. Nè so- 
lamente ella custodiva a nome di Farnabazo le città , 
che egli le aveva concedute ; ma eziandio ne aggiunse 
al suo governo alcune poste alla marina , Larissa , A-' 
massito , e CoIona , le quali non volevano obbedire , 
assoldando genti Greche , e accostandole alle muraglie, 
e fra tanto andando ella sopra una carroccia a mirare i 
soldati , e se alcuno faceva qualche bella prova , cari- 
candolo di doni : onde il suo esercito era tutto di gente 
eletta. Andava similmente alla guerra insieme con Far- 
nabazo ogni volta , che egli moveva contro i Misi , o 
Pisidi , li quali a quel tempo travagliavano il paese del 
Re. Per la qual cosa Farnabazo la teneva in grandis- 
sima stima ; sì cbe alcuna volta la chiamava in consiglio. 
Ora essendo ella passata il quarantesimo anno, Midia 



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93 

suo genero % prendendo in parte ali dalle parole d' al- 
cuni, che dicevano essere vergogna, che una donna 
signoreggiasse , e egli vivesse privatamente ; e in parte 
dalla confidenza , che egli vedeva la suocera avere in 
lui, la quale siccome si guardava da altri, cosi acca- 
rezzava la sua persona in quella maniera , che una suo- 
cera suole accarezzar un genero; entrò (come è fama) 
dove ella era, e la strangolò. Ammazzò anco un suo 
figliuolo , giovane di costumi eccellentissimi , il quale 
aveva d' intorno diciassette anni. Fatto questo occupò 
Scepsi, e Gergita città veramente forti, dove Mania 
per la maggior parte aveva riposti i suoi tesori. Le altre 
città non vollero introdurlo, conservandole i soldati, 
che le guardavano , intatte a nome di Farnabazo. Dopo 
questi successi Mtdia mandato a presentar Farnabazo, 
dimandava , che gli fosse dato il governo del paese con 
le medesime condizioni , che aveva a Mania concedute. 
Egli rispose , che Midia si tenesse quei presemi fin alla 
sua venuta , acciocché potesse ricever quelli , e lui in- 
sieme. Perciocché non sarebbe mai vivuto contento , se 
non vendicava la morte di Mania. Fra questo mezzo 
arrivò Dercillide, e subilo in un sol giorno gli si die- 
dero volontariamente Larissa , Amassito , e CoIona città 
marittime. Dappoi mandò a persuadere alla libertà le 
città dell' Eolide , pregandole a riceverlo dentro le mura, 
e farsi anco sue collegate. Neaudre , Ine , e Gocilite 
1' obbedirono ; perchè le guardie greche dappoi la morte 
di Mania , si erano portate con esse loro assai mala- 
mente. Ma colui , che era capitano della guardia di 
Cebrena fortissimo luogo, sperando essere premiato da 



Pi 

Farnabazo , se conservasse la città alla sua devozione , 
ricusò di ricever dentro Dercillide. Ma egli sdegnato , 
s' apparecchiava per dargli l'assalto. Nientedimanco non 
riuscendo bene il sacrificio il primo giorno , sacrificò 
anco il seguente. Ma nè anco allora avendo buoni segni , 
fece il medesimo il terzo ; e per quattro giorni continui 
non cessando di consigliarsi con le viscere , sentiva gran- 
dissimo dispiacere per questo ; perchè disegnava d' im- 
padronirsi .di tutta la Eolide con prestezza , prima che 
Farnabazo la soccorresse. Fra tanto un certo Atenade di 
nazione Sicionìo , centurione , parendogli , che Dercillide 
consumasse ivi il tempo indarno, e sperando di poter 
levar l' acqua a Cebreni, corse con la sua squadra per 
serrare il fonte. Ma quei della città sortendo fuori , gli 
danno delle ferite; e uccisi due soldati, assaltano gli altri 
parte dappresso , e parte da lontano , e li fanno star ad- 
dietro. Dispiacendo a Dercillide questo successo ( perchè 
dubitava , che le sue genù assaltassero la città con gli animi 
men gagliardi ) vennero alcuni araldi mandati da' Greci 
fuor della città , dicendo , che non assentivano alle cose, 
che faceva il lor capitano , e volevano piuttosto accostarsi 
ai Greci che ai Barbari. Non avevano fluito ancora di 
ragionare, che giunse uno a posta mandato dal capitano, 
il quale disse, che ancor esso approvava tutte le offerte 
fatte da' primi araldi. Per la qual cosa Dercillide incon- 
tinente avendo allora per avventura avuti nel sacrificio 
buoui segni , il giorno islesso dato di mano all' armi , 
guidò l'esercito alle porte della città, le quali aperte da' 
cittadini fu introdotto. Dove lasciando una guardia, si 
mosse alla volta di Scepsi, e di Gergita. Midia, dubitando.. 



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» 5 

clie Farnabazo tardasse la sua venuta, e avendo sospet- 
to di quelli della città , fece intender a Dercillide che 
desiderava, mentre gli fossero dati ostaggi , di abboccarsi 
con lui. Egli mandatogli uno per ogni città della lega , 
ordinò, che di coloro egli tenesse quanti ne volea, 
e quali più gli piacessero. Midia tenendone dieci , usci 
della città , e venuto negli alloggiamenti di Dercillide , 
gli dimandò con che sorte di condizione dovessero col- 
legarsi insieme. Egli rispose , che una sola era la con- 
dizione. Lasciar vivere i cittadini in libertà , e gover- 
narsi con le lor proprie leggi. E cosi ragionando s' in- 
camminava alla volta di Scepsi. Midia sapendo, che 
contra la volontà de' cittadini non poteva fare alcuu 
riparo , si contentò , che entrasse nella città. Allora Der- 
cillide , avendo sacrificato a Minerva nella rocca Sce- 
psese , cavò fuori la guardia di Midia , e restituendo la 
città ai cittadini , li confortò tutti a governare , come 
Greci , e liberi , la repubblica loro. Partito di là s'avviò 
alla volta di Gergita , e fu accompagnato da una gran 
quantità di Scepsesi , cosi per onorarlo, come per l'al- 
legrezza , che sentivano delle cose , eh' egli aveva fatte 
allora. Midia parimente il seguitava , pregandolo a la- 
sciargli la città di Gergita. Al quale Dercillide rispose, 
che avrebbe ottenuto tutto ciò , che fosse stato conve- 
nevole. E cosi ragionando arrivò alle porte della città 
insieme con Midia , e tutto l' esercito chetamente gli 
tenea dietro diviso in due parti. Coloro , che si trova- 
vano sopra le torri , le quali erano molto alte , veden- 
do Midia insieme con lui , si ritenevano di saettare. Ma 
Dercillide dicendogli, fa aprir le porte o Midia, acciocché , 



9« 

seguitandoti , io entri in tua compagnia nel tempio» e sa^ 

critichi a Minerva. Egli stava sopra di se ; ma perchè 
dubitava di esser fatto subito prigione , comandò , che 
fossero aperte. Dunque Dercillide , entrato insieme con 
Midia , salì nella rocca , e ordinando agli altri soldati , 
che slessero con l'armi in mano d' intorno le mura, esso 
accompagnato da* suoi, a Minerva sacrificò. Fornito il sa- 
crificio comanda che anco i ministri di Midia si mettano 
armati nelia vanguardia delle sue genti; perchè da indi 
innanzi avevano da star al servizio suo ; poiché Midia non 
aveva più da temere di cosa alcuna. Allora Midia privo 
di consiglio, me ne vado or ora, disse, a farti appa- 
recchiare 1* alloggiamento. Al quale , Dercillide , non lo 
farai certo, rispose; perchè sarebbe vergogna , che allog- 
giassi teco, avenlo io sacrificato, e non piuttosto, che 
tu venissi ad alloggiar meco. Però sta pur qui con noi; 
acciocché, mentre si apparecchierà la cena , discorriamo 
fra noi quel , che stia bene di fare , e lo mettiamo anco 
in esecuzione. E cosi postisi a sedere. Dimmi, o Midia, 
comincio Dercillide , tuo padre lasciotli padrone di casa 
tua? E Midia, così è, disse. Quante case, quanti po- 
deri , e quanti pascoli erano i tuoi? E Midia facendo 
nota del tutto , gli Scepsesi eh* erano presenti , costui , 
dissero , t' ingannerà o Dercillide. Ma egli , non biso- 
gna , disse , che voi vogliate questi conti cosi per mi- 
nuto. Finalmente essendo notati tutti i beni paterni di 
Midia. Dimmi un poco disse , Mania di cui era sogget- 
ta ? E tutti risposero di Farnabazo. Dunque tutto quello 
ch'ella possedeva, era di Farnabazo? Così è, risposero. 
Però egli è nostro , poiché ce ne siamo impadroniti ; 



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97 

perciocché Farnabazo è nostro nemico. Onde alcuno ci 
guidi , ove sono riposti i tesori di Mania e di Farna- 
bazo. Quivi essendo condotto Dercillide da alcuni alle 
case di Mania, che Midia s'aveva usurpate, ancor esso 
andò seco. Entrato denU*o Dercillide , mandò a chia- 
mare i tesorieri, e fattili ritenere da' ministri, li minacciò, 
quando fossero trovati nascondere cosa alcuna, che fosse 
stata di Mania , di farli subilo scannare. Ma essi mo- 
strata, ed egli veduta ogni cosa, di nuovo fece serrare, 
e suggellare, e vi pose una guardia. Poi uscito fuori , 
disse a tutti quei capitani de' soldati, ed a' centurioni , 
che 1' aspettavano alle porte. Noi abbiamo acquistate al- 
l' esercito le paghe quasi d'un anno intero, che fareb- 
bono ad ottomila uomini. Se troveremo alcun' altra cosa , 
anco quella sarà nostra. Questo disse egli , sapendo , 
che i soldati per questa cagione sarebbono stati molto 
più obbedienti , e pronti a far tutto ciò , che lor fosse 
comandato. Ma dimandando Midia , e dove albergherò 
io o Dercillide? Ivi, rispose, dove ti si conviene; in 
Scepsi tua patria , e nella casa del padre. Spedite che 
ebbe Dercillide queste cose , e avendo prese in otto 
giorni nove città , cominciò a considerar il modo , come 
potesse fare a non invernarsi in paese amico , per non 
esser , come Timbrone , di noja a' collegati ; e in un 
tratto a provvedere, che Farnabazo, tenuto poco conto 
di lui , non molestasse con la cavalleria le città greche. 
Dunque mandò a dimandargli , se desiderava piuttosto 
pace , o guerra. Farnabazo discorrendo , che la Eolide 
era , come un bastione posta dirimpetto alla Frigia, dove 
egli dominava ; elesse di far tregua. Il che seguito , 
StjtOF., òt. de 1 Greci. 7 



» 8 

Dercillide condusse l'esercito nella Tracia di Bitiuia, e ivi 
svernò senza mala soddisfazione di Farnabazo ; perciocché 
i Bitinii spesse volte molestavano i suoi condii; e Dercil- 
lide senza pericolo predava i beni de'Bitinii, li portava via, 
e alcuna volta si trovava fornito abbondantissimamente 
di vettovaglie. Ma poiché dal lito opposto vennero al 
suo servizio mandati da Seule alcuni di quei della lega , 
quasi al numero di duecento cavalli , e trecento fanti ar- 
maù di brocchiero, essi, fatti li loro alloggiamenti lon- 
tani da quelli de* Greci quasi venti stadj , c circondatili 
di ripari , e chiesti a Dercillide alquanti fanti armati di 
corazza , che facessero la guardia a' loro alloggiamenti , 
uscirono a predare , e diedero di mano ad una gran 
quantità d' uomini , e di ricchezze. Oggimai era il campo 
tutto pieno di prigioni, quando i Bitinii, avendo spiato 
quanti fossero quelli , clic erano usciti , e quanti soldati 
greci rimasi alla custodia degli alloggiamenti , raccolto 
insieme un buon numero di cavalli , e di fanti armati 
di brocchiero , nel principio dell' nurora assaltarono i 
fanti armati di corazza, li quali erano dueceulo. Dap- 
poi che si avvicinarono , alcuni tiravano con dardi , ed 
altri con saette conlra di loro. I Greci , perchè venivano 
feriti , e uccisi , e nondimeno in quel mentre non po- 
tevano far nulla , essendo chiusi dentro un riparo , che 
era alto come un uomo , sbarrando giù le trincee , 
saltano fuori contra gli inimici. Ma essi, cedendo sem- 
pre, dove con impeto erano assaltati, e per esser armali 
di brocchiero schifandosi agevolmente da' soldati armati 
di corazza , continuano a saettare , e or da questa 
parte , or da quell'altra scaramucciaudo , ne uccidevauo 



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sempre diversi. Finalmente i Greci , quasi rincliiusi in 
una gabbia , furono tutti con le saette aramazzati , fuor 
elio quindici , li quali giunsero salvi negli alloggiamenti 
Greci ; perchè questi nel primo assalto , accortisi del 
fatto, si erano partiti, e nel più bello del combattere si 
levarono dagli ocelli de'Bitinii , senza che essi se ti' ac- 
corgessero. Patta all'improvviso questa fazione, e uccisi 
alcuni Odrisii traci di questa guardia, i Bilinii levano i 
lor prigioni , e si partono in tal maniera , che quei 
Greci, i quali, sentito il successo, venivano in soccorso 
delle genti lord, non trovarono altro negli alloggiamenti, 
che corpi morti , e ignudi. Gli Odrisii ritornati , e sep- 
pelliti li lor soldati , e bevuto di molto vino , e fatti 
correre i cavalli alle mosse, dappoi unirono i loro al- 
loggiamenti , con quelli de' Greci , e diedero il guasto 
al paese dei Bitinii, saccheggiandolo, e mettendolo tutto 
' a fuoco , e fiamma. Nel principio della primavera, Der- 
cillide si partì di Bitinia , e andò a Lampsaco. Mentre 
era ivi , Araco , Navate e Antislene , mandati ambascia- 
lori della patria , vennero a trovarlo. Costoro erano 
slati mandati così per vedere come passavano le cose in 
Asia , come per far intendere a Dercillide , che egli 
era stato confermato capitano per l'anno seguente. Ol- 
tre di ciò dicevano aver avuta commissione dagli Efori 
di chiamare i soldati a parlamento , e dire , che non 
piacevano punto loro le cose, che avevano fatte per lo 
addietro ; ma del non avere offeso alcuno al presente, 
che li commendavano. Nientedimeno li avvertivano per 
l'avvenire a non far dispiacere ad alcuno ; perchè non sa- 
rebbono per comportarlo. Dall'altro cauto, se si fossero 



1(30 

portati bene verso quei della lega , li avrebhono onorati 
con grandissime lodi. Essendo stato detto così a soldati, 
che erano ridotti al parlamento ; un capitano di quei 
soldati, li quali aveano servito Ciro, rispose in questa 
guisa. Noi, o Lacedemoni, siamo quei medesimi, che e- 
ravamo l'anno passato. Vero è , che al presente abbiamo 
un capitano , e per lo passato ne avevamo un altro. Però 
da voi slessi potete considerar la cagione, onde ne' tempi 
addietro abbiamo fatti degli errori , e ora ci portiamo du 
uomini da bene. Ma essendo alloggiati quegli ambascia- 
tori , clic erano venuti da Lacedemone , insieme con 
Dercillidc nel suo padiglione , uno della famiglia d'Araco 
raccontava di aver lasciati a Lacedemone gli ambasciatori 
de' Chersonesii, li quali dicevano di non potere a questi 
tempi coltivare il lor paese , perchè egli era continua» 
mente molestato , e depredato da Traci ; nondimeno , 
quando si avesse tirato un muro da un mare all' altro , 
si avrebbe potuto serrar dentro non solamente per loro 
un grandissimo , e fertilissimo paese; ma anco per quei 
Lacedemoni , che avessero voluto abitarvi. E facevano 
vedere , che qnest' opera non era molto difficile da ef- 
fettuare , quando però sul lavoro vi fosse mandalo qual- 
che lacedemone con gente armata. Dercillide udito questo, 
si tacque ; nè volle per allora palesar il suo pensiero, 
ma fallili passare per le città greche , li mandò ad 
Efeso , essendo fra questo mezzo tutto allegro, che essi 
avrebbono vedute la città greche vivere felicemente , c 
in pace. Così gli ambasciatori se ne andarono. Ma Der- 
cillide , vedendo, che gli bisognava rimanere, mandò di 
nuovo a dimandare a Farnabazo, se egli voleva raffermar 



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la tregua del verno passato, o pur guerreggiare: e Far- 
nabazo , di nuovo eleggendo la tregua , senza far 
dispiacere alcuno alle sue città, passò con l'esercito 
per 1' Ellesponto in Europa. ludi camminando per quella 
parte di Tracia , che era in lega , e alloggiato insieme 
con Sente, entrò nel Chersoneso ; dove intendendo , che 
ci erano undici o dodici città , vide anco , che il paese 
era fertilissimo , e eccellentissimo , ma però minato , si 
diceva , da' Traci. Trovò poi , misurandolo , che lo 
stretto era trentotto stadj. Onde considerato, che questa 
era cosa da attendervi, primieramente sacrificò ; poi diede 
principio alla muraglia: la quale avendo divisa a tutto 
V esercito , e promesso di far certi donativi a tutti co- 
loro , che avessero dato compimento alla parte loro 
prima di tutti , e agli altri anco secondo il merito di 
ciascuno; la muraglia, prima che giungesse l'autunno fu 
fornita , essendo stata cominciata nel principio della pri- 
mavera. E vi si chiusero dentro undici città ; diversi porti: 
un gran paese parte da grano , e fertile ; e parte pian- 
tato : e finalmente molli pascoli , e eccellentissimi per 
ogni sorte d' animali. Fatto questo , di nuovo trapassò 
in Asia , e rivedendo le città , vide , che tutte le altre 
stavano bene ; ma trovò solamente , che i fuorusciti di 
Chio s* erano impadroniti di Atarna città fortissima : di 
dove uscendo a predare , saccheggiavano la Ionia , e vi- 
vevano di rapina. E benché avesse inteso , che in Atarna 
ci fosse gran quantità di grano , nientedimeno le pose 
1* assedio intorno ; e finalmente in capo di otto mesi 
ridotti gli assediati ad arrendersi , diede la guardia del 
luogo a Dracone Pelleneo: e. fatta raunare nella città 

7* 



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102 

una grandissima copia di vettovaglie, per potersene va- 
lere , quando fosse passalo per quei luoghi , andò ad 
Efeso città lontana da Sai-di tre giornate. Fin a questo 
tempo Tisafeme, e Dercillide stettero in pace, e simil- 
mente i Greci, e Barbari, che abitavano quei contorni. 
Ma essendo andati a Lacedemone ambasciatori delle 
città greche , li quali dicevano , che Tisafeme , volendo 
avrebbe potuto lasciar vivere in libertà le città greche, 
e soggiungevano, se fosse dato il guasto alla Caria stanza 
di Tisafeme , che tenevano per fermo , che subito si sa- 
rebbe contentato , che elle vivessero a lor modo ; gli 
Efori udito questo , fecero subito intender a Dercillide , 
che dovesse entrar nella Caria con tutto l'esercito. Oltre 
di ciò comandarono a Farace , generale dell' armata , 
che dovesse accostarsi con le navi alle manne della Ca- 
ria. E così essi fecero. Avvenne anco in quel tempo 
istesso , che Farnabazo andò a trovar Tisafeme , cosi 
per riconoscerlo come capitano generale creato sopra 
tutti gli altri , come per fargli intendere , che era ap- 
parecchiato a prender l' impresa insieme con lui , e a 
far lega, per isracciare i Greci fuori del paese del Re; 
quantunque per altro Farnabazo portasse grande invidia 
a Tisafrrne , come a persona , che gli fosse posta in- 
nanzi , e si dolesse di essere stato privalo della Eolide. 
Intese che ebbe queste cose Tisafeme da Farnabazo; 
primieramente , disse , passa meco nella Caria ; poi ci 
con-iglieremo d'intorno questo. Essendo giunti in Caria 
deliberarono fornire i luoghi forti di guardie a bastanza, 
e ritornar di nuovo nella Ionia. Ma Dercillide , avendo 
inteso, che essi erano passati di nuovo il fiume Meandro, 



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io3 

abboccatosi con Farace, e dettogli di temere, che Tisa- 
ferne, e Farnabazo melassero a ferro, e fuoco tutu 
la Ionia, allora spogliata d'ogni presidio; ancor esso 
passò il Meandro. Questi marciavano con Y esercito non 
molto in ordinanza ; perchè sapevano che gli inimici 
erano entrati nel paese d' Efeso prima di loro , quando 
all' improvviso furono scoperti dagli avversarj posti alla 
vedetta in luoghi alti ; e essi parimente facendo salire 
alcuni de' suoi sopra certi colli, e certe torri, che erano 
là vicini, veggono in quelle strade, ove bisognava, che 
passassero 1* esercito in ordinanza , i Carii con scudi 
bianchi, e tutte le genti persiane, che eran'ivi, e anco 
le greche , le quali erano al servizio dell' uno , e Y al» 
tro , e una grandissima quantità di cavalleria , di cui 
quella parte , che era di Tisafernc , teneva il destro 
corno , e quella di Faraabazo il sinistro. Dercillide in- 
teso questo , comandò a capitani , e centurioni , che 
mettessero le genti in ordinanza ad otto per (ila, e si- 
tuassero gli armali di brocchiero, e la cavalleria (quanta, 
e quale egli ne avesse allora ) ne' fianchi dall uno , e 
l'altro lato; ed egli frattanto attendeva a sacrificare. Tutti 
i soldati peloponnesi , che erano nell' esercito , aspetta- 
vano attentamente il segno della battaglia ; ma i Prie- 
nesi , e Achillii , e tutti quegli altri , che erano venuti 
dalle isole , e dalle città della Jonia , parte , lasciale 
1' armi , si nascondevano nelle biade , le quali allora -in 
quelle campagne del Meandro erano mature; e parte, 
quantunque mantenessero i luoghi loro , nondimeno si 
vedeva , che stavano per fuggire. Si diceva che Far- 
nabazo confortava , che si venisse a giornata ; ma 



io4 

Tisaferne, considerando in che numera i soldati di Ciro 
avevano combattuto contra di loro , e avendo per opi- 
nione, che tutti i Greci a quelli si assomigliassero , non 
si lasciò persuadere di venir a conflitto. Sì che mandò 
alcuni suoi a richiedere Dercillide di abboccarsi con esso 
lui. Dercillide tolti in compagnia seco i più ben guer- 
nili soldati cosi a cavallo, come a piè, che egli avesse, 
andò incontra agli ambasciatori , e disse loro. Io , come 
vedete , era apparecchiato per combattere ; nondimeno , 
poi che Tisaferne desidera di parlar meco , non lo ri- 
cuso ; ma se vogliamo ordinare questo abboccamento, 
bisogna assicurarsi, e darsi scambievolmente, e ricevere 
gli ostaggi. Questo essendo di soddisfazione ad ambedue 
le parti, gli eserciti si ritirarono in diversi paesi; quello 
de' Barbari ne' Traili della Frigia, e quello de* Greci a 
Laucofrìne , dove ci era un tempio di Diana religiosis- 
simo , ed uno stagno più largo d* un stadio col fondo 
tutto disteso d' arena , con acqua continua , buona da 
bere , e calda. Così allora fu fatto. Il seguente giorno 
si riducono in un luogo ordinato, e parve bene all'una, 
e P altra parte intendere cou che condizioni si potesse 
concludere h pace. Dercillide a questo diceva, se il Re 
avesse lasciat i vivere le città greche in liberta: dall'altro 
canto Tisaferne , e Farnabuzo , se P esercito greco si 
partisse del paese dei Re, e i capitani lacedemoni uscis- 
sero fuori delie città. Avendo dette dall' una e P altra 
parte queste cose , patteggiarono di far tregua , fin che 
di quello , che avevano trattato insieme , Dercillide av- 
visasse i Lacedemoni , e Tisaferne il Re. Nel medesimo 
tempo p che Dercillide maneggiava le cose in Asia di 



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- 



io5 

questa maniera, i Lacedemoni, essendo già molto tempo 
alterati con gli Elei ( ed erano alterati per questo , per- 
chè s' erano collegati con gli Ateniesi , con gli Argivi , 
e co'ManUnei; e avevano vietato a' Lacedemoni di poter 
concorrere alle mosse dei cavalli , e a giuochi ginnici , 
allegando, che erano lor debitori d'una condennaggione; 
benché non contenti di ciò gli Elei , essendo Lica, uomo 
vecchio , entrato per coronare il carrettiere , fu battuto 
con le terze , e cacciato fuori ; perchè avesse dato il 
carro a' Tebani , li quali da trombetti erano stati pub* 
Mica ti vincitori: aggiungeva» a questo, che dappoi certo 
tempo essendo stato mandato Agide per ordine d* un 
certo oracolo a far sacrificio a Giove , gli Elei non 
vollero , che potesse dimandare del fine della guerra , 
dicendo essere vietato per antica legge , e per costume 
degli avi loro, che i Greci, guerreggiando coatra Greci, 
si consigliassero con l' oracolo ; onde Agide senza sacri- 
criticare fu sforzato partirsi ). Per tutte queste cagioni , 
dico , essendosi alterati i Lacedemoni con gli Elei , fu 
deliberato dagli Efori , e dal consiglio pubblico di metter 
qualche freno alla insolenza degli Elei. Laonde man- 
darono ambasciatori ad Elide , li quali esponessero , che 

venevole , che gli Elei lasciassero vivere con le lor pro- 
prie leggi , e usanze le città circonvicine ; al che essi 
avendo risposto , di non volere far questo altrimenti ; 
perchè avevano acquistate quelle citta per ragion di 
guerra. Gli Efori determinarono di condur fuori l'eser- 
cito contra di loro. Agide , essendo capitano di quelle 
genti , entrò per i* Achaia non lontano da Larissa nel 



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io6 

paese degli Elei. Essendo già 1* esercito entrato nel paese 
nimico , e mettendolo tutto a ferro , e fuoco , la terra 
cominciò a tremare ; dal qual prodigio , come mandato 
da Dio , spaventato Agide , licenziò V esercito. Gli Elei , 
per questa cagione divenuti più arditi , mandarono am- 
basciatori a tutte quelle citta , che essi sapevano essere 
poco affezionate a Lacedemoni. Passato Tanno, Agide, 
per comandamento degli Efori di nuovo pose insieme 
1* esercito , e s' accompagnarono seco anco gli Ateniesi , 
e tutti gli altri collegati, fuor che i Beozii, e Corinzii. 
Dunque entrando Agide nel paese nimico per la via 
d* Aulone con le sue genti , subito i Leprcati , ribellan- 
dosi dagli Elei , si unirono seco. Questi furono incon- 
tinente imitati da' Macistii , e Petalii. Dappoi passato il 
fiume i Leprini , gli Anfidoli , e i Marganesi gli si ar- 
resero. Indi avviatosi ad Olimpia senza impedimento al- 
cuno , sacrificò a Giove Olimpico. Finito il sacrificio , 
ti pose a marciare alla volta della città, ruinando tutto 
il paese a ferro , e fuoco ; e menando via una gran 
quantità d' animali , e di servi. Uscita fuori la fama di 
questo fatto , molte genti Arcade , e Achee si unirono 
spontaneamente con 1' esercito di Agide , e venivano in 
qualche parte fatte partecipi della preda ; sì che quella 
impresa fu quasi un* empirsi il Peloponneso di vettova- 
glie. Avvicinandosi Agide alla città ruinò i borghi , e le, 
scuole fabbricate con artificio, e spesa maraviglio» ; ma 
non prendeudo egli la città , la quale era fasciata di 
muraglia , si crede , che mancasse piò toste dal non 
volere, che dal potere. Fra tanto, che il territorio degli 
Elei vien rumato, e che si trovava l' esercito d'intorno 



io7 

Cillenc, desiderando i partigiani di Senia, che la città 
s' accostasse a Lacedemoni col favor loro ( la qual cosa 
chiamano in proverbio , misurare i denari pubblici col 
medinno ) usciti con Y armi in mano delle case , co- 
minciarono a ferir questo , e quello ; e avendo Uccisi 
alcuni, fra' quali uno, che s'assomigliava grandemente a 
Trasideo, il quale era capo del popolo, credevano d' a- 
ver ammazzato Trasideo. Onde il popolo tutto spaventato 
si stava cheto. Ma credendo gli ucciditori di aver fatto 
tutto quel, che bisognava, corsero in piazza armati in- 
sieme co' complici. Noudimeno Trasideo dormiva in un 
luogo, dove avea bevuto troppo. Per la qual cosa, quando 
il popolo fu fatto certo, che Trasideo non era stato am- 
mazzato , gli andò attorno la casa in quella guisa , che 
suole uno sciamo d'api circondare il suo capitano. Egli 
offerendosi per capitano al popolo raunato insieme , com- 
battè; e nella pugna il popolo rimase al di sopra. Allora i 
principali di quel tumulto cacciati fuori della città, an- 
darono a trovare i Lacedemoni. Agide, passato il fiume 
Alfeo , si partì ; e mettendo un corpo di guardia in 
Epitalione presso il fiume Alfeo , dandogli per capitano 
Lisippo , e gli Elei fuoruscili , licenziò 1 esercito, ed esso 
ritornò a casa. Il rimanente di quella state, ed il verno, 
che seguì poi, fu passato da Lisippo, e da' suoi soldati 
saccheggiando il paese degli Elei. La notte seguente 
Trasideo mandati alcuni suoi a Lacedemone , offerendo 
di smantellar le muraglie , e oltre ciò di lasciar in li- 
bertà Cillenc, e le altre città della Trifìlia a Marganesi, 
F rissa, Epitalione, Leprina, e Anfidolo; e anco gli Acrorii, 
e Lasiona nominata degli Arcadi; ma dimandavano gli 



io8 

Elei , che lor fosse lasciato godere Epio situato fra le 
due città Crea , e Macisto , perciocché dicevano di a- 
ver comperato da coloro , che anticamente lo posse- 
devano, tutto quel paese per trenta talenti, e di aver 
annoverato il denaro. Nondimeno stimando i Lacede-: 
moni non esser cosa meno ingiusta il comperare vio- 
lentemente , che il tor contro lor voglia alcuna cosa 
* coloro , che possono men di noi , li costrìnsero a 
lasciar anco quel paese in libertà. Né per questo vollero 
vietare , che avessero il governo del tempio di Giove 
Olimpico, benché anticamente egli non fosse sotto la 
loro giurisdizione. Perchè avevano coloro , che preten- 
devano questo , per uomini rozzi , né atti a bastanza 
per custodire il tempio. Con queste condizioni pacifi- 
cati , e collegati insieme i Lacedemoni , e gli Elei , si 
diede fine alla guerra. Dopo questo Agide , andato a 
Delfo, e offerta la decima, nel ritorno (perchè oggimai 
era vecchio ), s' ammalò in Erea ; nondimeno fu portato 
vivo a Lacedemone , dove mori poco dappoi , e fu sep- 
pellito con molto maggior pompa, che non si conviene 
ad uom mortale. Dappoi che secondo V usanza furono 
passati alcuni giorni , e bisognava oggimai eleggere nuovo 
Re , Leotichide , che si faceva figliuolo di Agide , e 
Agesilao fratello , cominciarono a contender insieme del 
regno ; e dicendo Leotichide , che la legge comandava , 
che il figliuolo , non il fratello del Re succedesse nel 
regno ; ma in occasione , che non vi sia alcun figliuolo, 
che allora il regno pervenga al fratello. Dunque biso- 
gna , che il regno sia mio , rispose Agesilao. E come 
essendo io vivo ? Perché , disse , colui , che tu chiami 



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padre , si lasciò intendere , die tu non eri Suo figliuolo ; 
E questo istesso confessa la madie , il che importa assai 
più. Anzi Nettuno medesimo conferma le tue menzo- 
gne ; perchè palesemente scacciò di camera tuo padre 
col terremoto. Di più il tempo testimonio infallibile fa 
fede di questo fatto ; perchè tu sei nato dopo il decimo 
mese, che egli fuggi, e le fu veduto in camera. Que- 
ste, e simigliarci erano le ragioni, che essi dicevano. 
Ma Diopile , famoso indovino , favoriva Leotichide , di- 
cendo essere volontà dell'oracolo d' Apolline, che s'av- 
vertisse di non far zoppicare il regno. Al quale Lisandro 
contraddisse in favor di Agesilao, affermando, che quel 
Dio comandava , non che si dovesse guardarsi da quel 
tale, che a caso fosse divenuto zoppo ; ma che non sì 
facesse re colui , che non discendesse dalla vera stirpe 
regale ; perchè a questo modo il regno veramente avrebbe 
zoppicato, quando alcuno, che non fosse disceso da 
Ercole si mettesse nel seggio del re. Udita che fu 1' una 
parte e V altra , la città creò re Agesilao. Questi non 
essendo ancora fermato un'anno intero nel regno, e 
facendo certi sacrificii solenni all' usanza vecchia per 
salute della città , l' indovino disse , che gli Iddii mo- 
stravano nelle viscere, che vi fosse una congiura oc- 
culta di grandissima importanza. E di nuovo avendo 
fatto sacrificio, replicò, che la vittima dava ancora mag- 
gior indizio del medesimo. Ma replicato il sacrificio la 
terza volta , disse , o Agesilao i segni delle viscere sono 
tali , come se noi fossimo circondati da o^ni parte dagli 
inimici. Dappoi sacrificato agli Iddii, che difendono, e 
conservano,, avuto appena buon augurio, si stavano 



1 lo 

-cheli. Cinque giorni dappoi un certo palesò agli Efori 
la congiura occulta, e il capo principale di quella chia- 
malo Cinadone. Costui di eia era giovine, e fra lutti i 
pari suoi avanzava ognuno di fortezza , e d' ardimento. 
Dunque informandosi gli Efori dell'ordine di questa 
congiura, disse l'accusatore, che Cinadone l'aveva con- 
dotto in capo della piazza , e dettogli che noverasse 
quanti Spartani fossero ivi ; ^ed io , disse , annoverali il 
Re, gli Efori, i vecchi, e quasi quaranta altri , perchè « 
soggiunsi, mi fai annoverar costoro o Cinadone ? Giu- 
dica , disse, che tutti questi sono inimici , e tutti gli 
altri amici. Ed olire di ciò, che quanti si trovano nel 
paese sparlano sono dal canto nostro dal capo di casa 
in fuori. Cercando poi gli Efori quanti fossero quelli , 
che erano principali di questa congiura , rispose , che 
per delto di Cinadone i capi non erano molti ; nondi- 
meno fra di loro fidatissimi; ma che questi tali sape- 
vano, che lutti gli Eloti, i Ncodamodi, e la gente 
più vile , e i popoli circonvicini tenevano con loro. Per- 
chè dovunque fra costoro si ragiona degli Spartani » 
uiuno può nascondere, che li mangerebhono vivi. Di- 
mandando poi , dove avessero disegnato provvedersi di 
armi , rispose , Cinadone aver detto , che coloro , che 
avessero fatto massa insieme, sarehbono stati forniti di 
armi ; ma per la moltitudine d'ogni sorte aveva mostrata 
riposta in luogo separato una gran quantità di spade , 
scimitarre, spiedi, mannaie, zappe e falci. E che egli 
diceva oltre ciò tutti gli strumenti co' quali gli uomini 
lavorano i terreni , e tagliano legni , e pietre , adope- 
rarsi in vece d' armi ; e similmente tutte le altre arti 



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Ili 

avere certi loro strumenti particolari, che ci avrebbono 
serviti per armi, e principalmente contra gente disar- 
mata. Oli/e ciò dimandato a che tempo avessero desti- 
nato dar effetto alla congiura , disse , che gli era stato 
imposto, che non uscisse di casa. Parve agli Efori, che 
costui dicesse la verità , e pieni di spavento non solo 
raunano il consiglio , che chiamano minore ; ma fatti 
ridur insieme da ogni parte tutti i vecchi, finalmente 
deliberano di mandare Cinadone ad Aulone in compa- 
gnia d' alquanti giovani con commissione , che dovesse 
prender certi Auloniti , e servi , i cui nomi erano notali 
nella scitala. Gli commettevano anco , che dovesse con- 
dur loro una certa donna bellissima , la quale aveva 
fama di corrompere lutti i Lacedemoni e vecchi, e gio- 
vani, che arrivavano in quel luogo. Gli Efori si erano 
valuti di Cinadone in altre cose somiglianti : onde anco 
allora gli diedero la scitala , nella quale erano distesi 
quelli , che egli doveva prendere. E dimandando egli 
quai giovani dovesse condur in compagnia seco , va , 
dissero, e dimanda al più vecchio degli fppagreti, che 
mandi teco sei , ovvero sette di quelli , che si troveranno 
ivi a caso. Fra tanto fecero sapere segretamente all' Ip- 
pagrelo quali dovesse mandare ; e quelli , che andavano , 
erano informati, che avevano da prender Cinadone. Di 
più dissero a Cinadone, che gli davano tre carroccie ; 
acciocché non fosse necessitato far camminare i prigioni a 
piedi; per dar colore quanto più potevano, che a questo 
fin solo ordinassero queste cose. Nella citta non vollero 
mettergli le mani addosso; perchè non sapevano quanto 
grande fosse la congiura; n avevano deliberato di saper 



112 

da Cinadone , quali fossero i oon giù rati , prima cbe si 
divulgasse la cosa ; acciocché non fuggissero. Però com- 
misero a coloro , li quali avevano cura di prenderlo , 
che lo ritenessero presso di sè , e facendosi confessare 
i consapevoli del (atto , notassero i lor nomi in una 
lettera , e mandasserla agli Efori con la maggior cele- 
rità, che potessero. Gli Efori stimarono la cosa di tanta 
importanza , che fecero accompagnare coloro , che an- 
davano ad Aulone , da una compagnia di cavalli. Preso 
Cinadonc , e giunto uno a cavallo , che portava i nomi 
de* congiurati scoperti da Cinadone , subito fanno dar 
delle mani addosso o Tisameno indovino, ed a capi della 
congiura. Condotto Cinadone , e convinto , e confessato 
il tutto ; e similmente palesati i nomi de' congiurati , 
finalmente interrogato della cagione, perchè avesse mac- 
chinato questo , non rispose altro , se non , per non 
esser in Lacedemone da meno d'alcuno. Dappoi posti i 
ceppi alle mani , e a\ collo , così a lui , come a com- 
pagni , furono condotti per tutta la città , e dato loro 
il dovuto castigo. Fatto questo , un certo Erode sira- 
cusano , il quale si tratteneva allora con un patrone di 
nave in Fenicia , vedendo ratinarsi insieme da diverse 
parti una gran quantità di galee cartaginesi in quei 
luoghi , e fabbricarsene dell' altre ; e intendendo , che 
$ apparecchiava un' armata di ecc. legni , montò sul 
primo naviglio, che s'inviava alia volta della Grecia, e 
diede avviso a Lacedemoni dell'apparecchio, che faceva 
il Re , e Tisaferne di questa armata ; ma però diceva di 
non sapere , dove avessero a indirizzarla. Destandosi 
i Lacedemoni , e mandali a chiamare i collegali , e 



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!l3 

consigliandosi con loro , come dovessero governarsi, Li- 
sandro , il quale aveva per opinione , che i Greci ri- 
marrebbono vincitori in mare , e considerando , che 
quei soldati , li quali avevano seguitato Giro , erano ri- 
tornati Sani , e salvi , persuase Agesilao a dimandare , 
che gli fossero dati i XXX spartani , duemila soldati 
nuovi , e seimila di quei .della lega , e andasse all' im- 
presa dell' Asia. Pensava similmente di andare ancor 
esso insieme con Agesilao per introdur di nuovo con 
1* ajulo d' Agesilao il governo de' dieci in quelle cittì 
da lui ordinato , e poi dagli Efori levato via ; perché 
yolevano , che tutti vivessero con le lor proprie leggi. 
Dappoi che Agesilao s' ebbe offerto a questa impresa , 
i Lacedemoni gli diedero non solamente , quanto egli 
dimandava ; ma vettovaglia per sei mesi. Indi fatti egli 
diversi altri sacrine j , e principalmente per quel passag- 
gio usci della patria ; e mandati ambasciatori alle città , 
comandò ad ogn'uua il suo numero di soldati, facendo 
intendere a tutte il tempo, e il luogo da unirsi insieme. 
Egli aveva in pensiero d'inviarsi in Aulidc per sagvificare 
in quel luogo » siccome fece Agamennone , quando na- 
vigò a Troja. Giunto ivi Agesilao, ed essendo avvisati i 
magistrati de' Beoaii , che egli sagrificava , mandarono 
una compagnia di cavalli a vietargli , che non sacrifi- 
casse , e gettarono qua , e là via dell' altare quelle* vit- 
time , che per avventura trovarono già morte. Agesilao 
chiamò gli Iddii per testimonj , e tulio alterato , mon- 
tando in galea , si parti. Pervenuto a Geresto , e ivi 
raccolto insieme un grande esercito , navigò con 1' ar- 
mata ad Efeso. Ma non fu giunto cosi tosto, che 

&KSOF., St. d«' Greci. 8 



n4 

Tisaferne mandò a dimandargli la cagione della sua ve* 
nula. A cui Agesilao rispose ; acciocché le citta d' Asia 
vivano con le lor proprie leggi in quel modo istesso , 
che facevano tutte Y altre , che erano in Grecia. Tisa- 
ferne , a questo dunque , disse , facciamo tregua , se 
tu vuoi , per un poco , fin tanto, che io mandi al Re; 
perchè io spero , che otterrai , quanto desideri , e po- 
trai ritornar a casa. Veramente io mi contenterei, rispose 
Agesilao, s'io non dubitassi, che tu mi facesti qualche 
inganno. Nientedimeno tu puoi, disse Tisaferne, assicu- 
rarti di questo , ricevendone da noi la fede , che senza 
alcuna fraude , quando ti contenti di far quanto dico , 
noi , durante la tregua , non faremo dispiacere alcuno 
al tuo stato. Convenuti a questo modo, Tisaferne giurò 
alla presenza di Crippide , di Dercillide , e di Megialio, 
mandali a questo efletto , che senza inganno egli a- 
vrebbe procurato la pace ; ed essi a nome di Agesilao 
giurarono dall'altro canto, che quando Tisaferne facesse 
questo, avrebbono osservata la tregua inviolata. Nondi- 
meno Tisaferne ruppe subito il giuramento. Perciocché 
rifiutata la promessa pace , oltre P esercito , che egli 
aveva seco per lo passato, dimandò al Re, che dovesse 
mandargli una buona quantità di gente. Agesilao, ben- 
ché avesse qualche notizia del fatto, nondimeno osservò 
la tregua. Ma fra quel mezzo , che egli stava in Efeso 
senza far nulla , trovandosi i governi delle città molto 
confusi | perchè non si governavano più con lo stato 
popolare , come disposero gli Ateniesi , quando signo- 
reggiavano; né con quello de'dieci, come fu cominciato 
da Lisandro , quando egli s' impadronì del paese. Tutti 



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n5 

molestavano Lisandro , come quegli , che era conosciuto 
da ognuno, e lo pregavano ad intercedere per loro 
presso Agesilao nelle cose, che dimandavano; onde per 
questa cagione Lisandio ©gn ora , ch'egli camminava 
per la città , era accompagnato da una grandissima 
quantità di persone; sì che pareva, che Agesilao fosse 
un' uomo privato , e Lisandro re. Agesilao dolendosi 
molto di questo fatto , se ne lanciò intender poi ; ma 
gli altri trenta mossi da invidia non potevano star cheti; 
ma stimolavano Agesilao, dicendo, che Lisandro faceva 
contra le leggi, volendo superare di vantaggio la gran* 
dezza del Re. Dappoi che Lisandro cominciò introdur 
alcuni alja presenza d' Agesilao , egli non spediva mai 
niuno di coloro , che erano lavoriti da Lisandro ; onde 
succedendo sempre il contrario di quello, che Lisandro 
desiderava, egli s'accorse della cosa; nè volle più, che 
alcuno T accompagnasse ; e diceva apertamente a tutti t 
che coloro , li quali desideravano il suo favore , avreb- 
hono riportato danno , mentre egli fosse stato presente. 
Dunque sofferendo egli questo scorno mal volontieri , 
andato a trovare Agesilao , hai tu , gli disse , o Age- 
silao imparato ad abbassare gli amici tuoi ? Sì certo , 
rispose egli , cosi Giove in ami , quanto bramano esser 
tenuti in maggiore stima, che non son io; siccome mi 
terrei a gran vergogna , se non onorassi coloro , che 
cercano la mia grandezza. Allora Lisandro, forse, disse, 
che al presente fai meglio tu a far così , che non fa- 
ceva io , facendo secondo , che io già soleva ; nondi- 
meno fammi questa grazia , da qui innanzi ; mandami 
in qualche luogo ; acciocché, avendo perduta f autorità, 



n6 

eh' io aveva této , non rimanga vituperalo , e non li 
sia di danno ; perchè ti prometto , trovimi , dove mi 
voglia , di portarmi a servizio tuo valorosamente. Detto 
questo Lisandro , parve ad Agesilao , che fosse hene di 
far così, e però mandollo nell' Ellesponto ; dove trovato 
Spitridate persiano , il quale veniva molestato in qual- 
che parte da Farnabazo , invitandolo a ragionamento , 

10 persuase a ribellarsi insieme co' figliuoli , co' denari , 
che aveva nelle mani , e con cento cavalli. Tutte le 
altre facoltà di lui egli ripose a Cizico. Ma suo figliuolo 
insieme con esso condusse alla presenza di Agesilao, 

11 quale, veduto questo, ne prese grande allegrezza, e 
subito s' informò seco delle cose di Farnabazo^ Ma Ti- 
saferne , avendo avuto l'esercito dal Re, e perciò insu- 
perbito , mandò a denunziare la guerra ad Agesilao , 
quando egli avesse ricusato partirsi d' Asia. Gli altri col- 
legati, e tutti quei Lacedemoni, che eran ivi, si spaven- 
tarono grandemente : temendo che Agesilao non potesse 
con così poca geute , che allora egli aveva , contrastare 
con l'apparecchio del Re. Nondimeno Agesilao con alle- 
grissimo volto disse all'araldo, che dovesse riferire a Tisa- 
feme, che egli grandemente gli si trovava obbligato, poiché 
col rompere il giuramento veniva a concitarsi contra 
l'ira degli Iddii , e farli favorevoli a' Greci. Poi coman- 
dò a' soldati , che si mettessero in punto per l'impresa; 
e ordinò a quelle città , per le quali , andando nella 
Caria , non poteva far di meno di passare , che appa- 
recchiassero i mercati forniti di vettovaglie^ Scrisse anco 
agli Ionii , agli Eolii , e agli EJlespontii , che gli man- 
dassero ad Efeso genti per questa impresa. Tisaferne , 



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ii 7 

sapendo che Agesilao era senza cavalleria, e che nella 
Caria la cavalleria non si può adoperare ; e olire ciò 
giudicando, che egli essendo rimaso ingannato da lui, 
fosse sdegnato seco ; mandò , quasi certo , che dovesse 
assaltare la Caria , dove erano le sue stanze , in quei 
luoghi tutta la fanteria ; ma girò con la cavalleria nelle 
campagne del Meandro ; perchè sperava di calpestare t 
Greci con la cavalleria , prima che giungessero in luogo 
dove la cavalleria non si può adoperare. Ma Agesilao , 
abbandonato il cammino verso la Caria, assaltò la Fri- 
gia., e andò conquistando tutte le città, che egli trovò 
per viaggio; e cou questo assalto improvviso raccolse 
una grandissima preda ; né in tutto questo tempo, gui- 
dando 1' esercito , ebbe disturbo di cosa alcuna , finché 
s' avvicinò a Dascillo. Ivi i cavalli, che egli aveva man- 
dati innanzi a discoprir il paese , saliti sopra un colle 
per poter di là veder meglio dappertutto, avvenne a 
caso , che Ratine , e Banceo fratel bastardo di Farna- 
bazo, giunsero al medesimo colle mandati da Farnabazo 
con pari numero di cavalleria: ed essendo lontano ap- 
pena quattro giugeri , 1' una parte a' accorse dell' altra 
scambievolmente, e si fermò. I Greci si posero in or- 
dinanza, come si suole a far la falange; ma i barbari 
fatta la fronte di dodici file , erano in larghezza molù 
piò. Di qua i barbari furono i primi a dar dentro nei 
nostri ; ed essendosi oggimai cominciato a menar le mani, 
tutti i Greci nel ferire gì' inimici rompevano le lancie 
indarno ; ma i Persiani , per avere le lancie di corno , 
uccisero in un subito dodici cavalieri , e due cavalli. Al- 
lora i Greci, voltando le spalle, e dando loro soccorso 

8* 



n8 

Agesilao con gli armati di corazza, i barbari dall'altro 
canto perduto un solo de' suoi , si ritirarono ancor essi. 
U giorno seguente Agesilao , consigliandosi con le visce- 
re , se doveva passar innanzi , le viscere apparvero senza 
capo: onde giratosi addietro, cominciò guidar l'esercito 
alla volta del mare; ma vedendo che non poteva guer- 
reggiare in luoghi piani, se non faceva un buon appa- 
recchio di cavalleria , deliberò di fornirsene ; acciocché 
non fosse costretto combattere quasi fuggendo. Dunque 
ordinò alle più ricche città di quei contomi, che pro- 
vedessero di cavalli ; e mandato fuori un bando , che 
chi avesse dato un cavallo , armi , ed un uomo atto a 
questo esercizio , fosse esente da ogni altra fazione mili- 
tare, ottenne , che facessero questo così volonlieri , come 
uno allegramente cerchercbl>e un' altro per mandarlo a 
morir in suo luogo. Dappoi questi successi vicinandosi 
la primavera , unì lutto 1' esercito in Efeso ; dove , vo* 
lendo esercitarlo , promise certi doni a quei fanti armati 
di corazza , che avanzassero gli altri di gagliardia di 
corpo , e a quei cavalieri , che sapessero cavalcare me* 
glio degli altri; propose parimente premj a quei dagli 
scudi , ed agli arcieri , che si facessero conoscere valenti 
nella loro professione. Per la qual cosa non si vedeva 
ahr j dappertutto , se non scuole piene d' uomini , che 
si esercitavano, e l'ippodromo similmente pieno di co- 
loro , che maneggiavano cavalli ; e in ogni canto Mon- 
datori , e arcieri , che stavano in esercizio : e per dirlo 
in una parola , fece quella città degna d' esser veduta ; 
pcrciori he la piazza era tutta piena d' ogni sorte di 
anni, e di cavalli da vedere: i fabbri, i legnajuoli , gli 



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«cultori , i cuojai , e pittori lutti preparavano istrumenli 
da guerra ; di modo che quella città veramente si poteva 
nominare la officina di Marte. Incominciavasi anco a sperar 
bene in universale , poiché si vide prima Agesilao , poi gli 
altri soldati, li quali ritornavano da' luoghi dove s'eser- 
citavano , inghirlandati , offerir le ghirlande a Diana. 
Perciocché dove gli uomini onorano gli Iddii , si ejer- 
citano nella milizia, e mettono ogni studio in obbe- 
dire a principi loro , come non è convenevole , che> 
ivi il tutto sia pieno di speranza ? Considerando oltre 
ciò , che lo sprezzare gì' inimici debba accrescere una 
certa goliardia nel combattere , comandò a' trombetti , 
che i barbari presi da masnadieri fossero venduti nudi. 
Oude i soldati vedendoli bianchi, come gente, che an- 
dava sempre ben vestila ; e similmente morbidi senza am- 
maestramento d' esercizio alcuno, perchè si facevano por* 
tar continuamente in carroccia , stimavano , che questa 
guerra non dovesse essere punto diversa, come se aves- 
sero avuto a combatter con femmine. A questo tempo 
fini 1* anno , che Agesilao era venuto in Asia ; per la 
qual cosa i trenta consiglieri , dei quali era capo Lisan- 
dro, ritornarono a casa: e giunsero con Erripide il 
principale i lor successori. Fra questi Agesilao diede a 
Senocle , ed a un certo altro il carico della cavallerìa ; 
a Scite de' soldati nuovi armati di corazza; ad Erripide 
de' soldati di Grò; ed a Migdone delle genti mandate 
dalle città. Fece intender oltre di ciò , che voleva inviarsi 
per la più breve strada verso quella parte del paese ni- 
mico , la quale era più fertile , e questo acciocché si 
apparecchiassero tanto meglio col corpo, e con l' animo 



I30 

a menar le mani , Tisaferne credeva , che Agesilao si 
lasciasse intendere a questo modo per ingannarlo un'altra 
tolta , tenendo per fermo , che dovesse assaltare la Ca- 
ria ; onde di nuovo mandò nella Caria tutta la fanteria, 
e la cavalleria nelle campagne del Meandro. Ma Agesilao 
non mancando punto di quel , che aveva detto, assaltò in 
un subito il paese di Sardi; e camminando tre giornate per 
luoghi disabitati ; nondimeno era fornito l'esercito abbon- 
dantemente di vettovaglie. H quarto giorno furono sco- 
perti gì' inimici con la cavalleria. Allora Agesilao comanda 
al capitano delle bagaglie, che passato il fiume Pattolo, 
pianti gli alloggiamenti. Ma gf inimici vedendo coloro f 
che seguivano Y esercito greco , sparsi qua e là a predare, 
se tagliarono a pezzi una gran parte: della qual cosa 
accorgendosi Agesilao, mandò in lor soccorso la caval- 
leria. I Persiani vedendo il soccorso dei cavalli, che 
veniva , si serrano insieme , e oppongono a' Greci tutte 
le loro compagnie in ordinanza. Agesilao considerando 
fra se medesimo , che gì' inimici erano ancora senza 
fanteria , ed a lui non mancava cosa alcuna di quel- 
le , che gli facevano bisogno per combattere , giudicò 
di far bene , se poteva , venir ad un fatto d' arme , 
con gli inimici. Dunque subito che ebbe sacrificato, 
cominciò ad inviarsi con la falange al dritto verso 
Ja cavalleria posta in ordinanza ; e comandò a tutti quei 
cavalieri, che erano usciti di gioventù per più di dieci 
anni, che dovessero insieme con lui assaltar di tutto 
corso gli inimici ; e similmente a quei dagli scudi , che 
tenessero lor dietro. Ordinò poi al rimanente della ca- 
valleria , che desse dentro , promettendo di seguitarli 



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con tutto il rimanente dell'esercito. I Persiani sosten- 
nero l'impeto della cavalleria; ma vedendosi oggimai 
vicine molte cose, cbe li spaventavano, cominciarono a 
piegarsi, e parte di loro traboccò al dritto nel fiume, 
e parte fu posta in foga. I Greci dando loro la caccia, 
li spogliarono anco degli alloggiamenti. Allora quei dagli 
scudi , come è usanza , si voltarono a predare. Agesilao 
da per tutto circondando ogni cosa , cosi degli amici , 
come degli inimici , fra 1' altra preda , che egli fece , la 
quale passava in tutto più di settanta talenti , s' impa- 
dronì anco di quei cavalli, che dappoi condusse in 
Grecia. Quando si fece il fatto d'arme, Tisaferne era 
in Sardi ; per la qual cosa fu accusato da' Persiani quasi 
fossero stati abbandonati da lui. E veramente, credendo 
il Re, che queste sciagura fosse nata per cagione di 
Tisaferne solo , mandò Titrauste a battergli via la testa. 
Titrauste eseguito il comandamento , mandò ambasciatori 
ad Agesilao , che gli dicessero a questo modo. L' autore 
di questa guerra , o Agesilao , accesa fra noi ha riportato 
il dovuto castigo ; ma stima il Re essere convenevole . 
che tu facci vela verso casa; e che le città dell' Asia , 
pagando il solito tributo , rimangano in libertà. A questo 
Agesilao rispose, che non voleva deliberar cosa alcuua 
senza saputa della patria. Dunque tu , replicò Titraustr', 
frattanto , che tu intendi la commissione della tua città , 
ritirati con l'esercito nel paese di Farnabazo; poiché 
io ho fatta vendetta del tuo nimico. E Agesilao , però 
dammi, soggiunse, le vettovaglie per 1' esercito , finche 
arrivi in quei luoghi. Laonde Titrauste gli diede urente 
teleuti ; li quali ricevuti da Agesilao, s'inviò nella 



Ì21 

Frigia, provincia sottoposta al governo eli F*arnabàzo. Ed 
avendo oggimai piantali gli alloggiamenti nelle campagne 
sopra di Cuma , il venne a trovare uno mandato dalla 
patria, che gli portò commissione anco del carico del- 
l' armata , con facoltà di crear generale chi egli volesse. 
I Lacedemoni discorrendo così , fecero questa delibera- 
tone ; acciocché avendo Un* istessa assoluta potestà ncl- 
l' uno , e T altfo luogo , corrispondendosi tutti due gli 
eserciti non solamente quello da terra ; ma anco quello 
da mare , essendo spalleggiato dalla fanteria secondo il 
bisogno , divenisse più ardito. Udita Agesilao Y amba- 
sceria, comandò alle città isolari , e marittime, che fab- 
bricassero quella quantità di galee , che lor piacesse. Le 
galee nuove fabbricate , comprese quelle , che furono 
offerte dalle città , e quelle , che diedero diversi uomini 
privati per compiacere ad Agesilao, furono centoventi. 
Egli fece generale dell* armata Pisaudro, fratello di sua 
moglie | uomo veramente ambizioso , e ardito ; nondi- 
meno poco pratico di ordinare le cose , come ricercava 
il bisogno. Egli partitosi dal campo, cominciò a ma- 
neggiare l' armata , e Agesilao si pose in viaggio secondo 
l'ardine dato, verso la Frigia. Titraustc vedendo, che 
Agesilao faceva poco conto delle forze del Re, e che 
non aveva alcun pensiero di partirsi d' Asia; anzi , che 
alla giornata aumentava di speranza di travagliare il Re, 
6tando a considerare sopra quello , che dovesse farsi ; 
finalmente mandò in Grecia Timocrate radiano con 
commissione (datogli tant*oro, che valeva cinquanta 
talenti ) che assicuratosi in buon modo della fede , che 
gli fosse data , lo compartisse fra coloro , che nelle 



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123 

■repubbliche erano i principali; acciocché essi facessero 
guerra contra Lacedemoni. Costui andato in Grecia , 
annoverò in Tebe di quest'oro ad Andro elide, Ismenia , 
e Galasidoro : ma in Corinto a Timolao , e Pollante : 
ed in Argo a Ciclone , e suoi partigiani. Gli Ateuiesi > 
benché non godessero parte alcuna di quest' oro , non- 
dimeno si movevano da sé medesimi a questa guerra , 
sperando in tale occasione, che venisse lor di ragione 
il luogo principale. Dunque coloro , che erano stati cor- 
rotti dal denaro, cominciarono nelle lor città ad accu- 
sare i Lacedemoni, onde, avendo divertiti gli animi di 
ognuno dalla loro divozione , si sollevarono contra di 
loro diverse citta , e le più possenti. Ma perchè i . prin- 
cipali di Tebe sapevano, che i Lacedemoni non avreb* 
bono rotte le convenzioni co' loro collegati , se prima 
non veniva dato da qualcuno principio alla guerra, con- 
fortarono i Locri Opunzii a comperare quel paese , che 
era in difficoltà fra Focesi , e Tebani , con questa in- 
tenzione, che i Focesi avrebbono assaltato il territorio 
di Locri. Ne s'ingannarono punto; perchè i Focesi 
entrati incontinente nella Locride, fecero maggior preda , 
che non importavano quei denari. Con questa occasione 
i partigiani di Androclide persuaderono a Tebaui , clu* 
dovessero ajutare i Locresi ; perchè i Focesi avevano 
assaltata la Locride , non come cosa , che l'osse più in 
difficoltà; ma amica, e collegata. Dunque i Tebani en- 
trando dall' altro canto nella Focea , e saccheggiando il 
paese loro , subito i Focesi mandarono ambasciatori a 
Lacedemone, dimandando ajuto; e mostrando, che essi 
non erano stati i primi a mover questa guerra; poiché 



per difesa delie cose loro si avevano mossi contra Lo-= 
cresi. I Lacedemoni ebbero molto cara questa occasione 
di mover guerra contro Tebani per 1' odio , che por- 
tavano loro già molto tempo, così perchè avevano date 
delle mani su le decime d' Apolline in Decelea , come 
perchè non vollero accompagnare i Lacedemoni contra 
il Pireo. Davano anco loro la colpa di aver persuaso i 
Corìnzii a non unirsi co* Lacedemoni a quella impresa. 
Oltre di ciò si ridussero a memoria , che non solamente 
vietarono ad Agesilao il far sacrifizio in Aulide ; ma che 
avevano gettate via le vittime daU* altare; e non ave- 
vano voluto andar con Agesilao in Asia; onde pensa- 
rono , che fossa venuto il tempo di condur V esercito 
contra di loro , e raffrenar taula insolenza ; poiché le 
«Ose in Asia passavano felicemente, essendo Agesilao 
signor della campagna , ne avendo essi allora in Grecia 
alcun' altra guerra , che li travagliasse. Però fatta la 
città de 1 Lacedemoni questa deliberazione , gli Efori co- 
mandarono le genti, e mandarono Lisandro in Focea; 
acciocché mettesse in arme i Focesi, gli Elei, gli Era- 
cleotli , i Melii , e gli Eniani , e insieme con loro si 
riducesse presso Aliarlo ; perchè anco Pausania aveva 
dato ordine di esser ivi al giorno determinato co* La- 
cedemoni • e con gli altri collegati del Peloponneso. 
Lisandro non solamente operò, quanto aveva avuto in 
commissione ; ma eziandio fece , che gli Orcomeni si 
ribellassero da Tebani. Ma Pausania fatto sacrifizio, si 
fermò a Tegea , c mandò capitani in diversi luoghi ad 
assoldar genie , intanto aspettando , che si rauuassero 
presso di lui i soldati delle città vicine. Fra questo mezzo, 



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125 

avendo inteso i Tebani , che ' i Lacedemoni si apparec- 
chiavano di assaltare il lor paese , mandarono amba- 
sciatori , ad Alene, li quali favellarono in questa guisa. 

« Se voi, o Ateniesi, vi lamentate del latto nostro , 
» che verso il fine della guerra noi fummo troppo aspri 
» contro di voi, vi lamentate a torto; perciocché la 
» città in pubblico non fece quella deliberazione , ma 
» un solo fu quegli , il quale per avventura trovandosi 
» allora fra quei della lega, fece nascere quelle parole. 
» Ma in quel tempo , che i Lacedemoni ci invitarono 
» contro il Pireo , fu ben tutta la citta , che deliberò 
» di non voler ajutarc i Lacedemoni. Però nascendo da 
» voi una delle cagioni , e non l* ultima , che i Lace- 
» demoni siano sdegnati contra di noi , ci par conve- 
» nevole, che voi dobbiate soccorrere la nostra repub- 
» blica. Anzi vogliamo esser sicuri , che quella parte 
» di voi altri, che era allora nella città, debba moversi 
» contra Lacedemoni arditamente. Perchè essi, venendo, 
» come collegati, a trovarvi con molta gente, vi ridus- 
» sero al dominio de' pochi ; e vi concitarono contra il 
» popolo; dappoi abbandonativi, all'appetito della plebe 
» vi lasciarono in preda. Onde in quanto a loro sareste 
» andati in ruina già da molto tempo. Che poi siate sal- 
» vati , dovete renderne grazie a questo popolo vostro. 
» Sappiamo di più, o Ateniesi , non essere bramato altro 
» da voi, che di racquistare la solita grandezza. In che 
i) maniera dunque potete voi effettuar meglio questo vo- 
» stro pensiero , che di buon cuore soccorrendo coloro , 
» li quali sono travagliati da' Lacedemoni contra il do- 
» vere ? Nè vi spaventi per ciò V aver essi dominio così 



126 

» grande; anzi questo vi accresca ardire; perchè potete 
» ben ricordarvi , che voi , quando signoreggiavate a 
» tanti , eravate anco odiati da diversi , benché il mal 
» animo loro stesse occulto non per altro, se non per- 
» che non sapevano , ribellandosi , a cui darsi. Ma poi 
» che i Lacedemoni si offerirono loro per capitoni, al» 
» lora vi fecero conoscere alla scoperta, quale verso di 
» voi fosse la loro intenzione. Ora parimente , se voi , 
» e noi ci lasceremo intender palesemente di aver fatto 
a lega contra Lacedemoni , siate sicuri , che molti loro 
» ni mici si scopriranno. Se voi considererete diligente- 
» mente il fatto , v' accorgerete da voi medesimi , che 
» noi diciamo la verità. Perciocché chi é più rimaso , 
» che sia loro affezionato? Gli Argivi non contrastano 
» sempre con essi ? Di nuovo gli Elei , a* quali hanno 
» levata la maggior parte del territorio , e delle città , 
» sono divenuti loro avversar]. Che direm noi de* Co- 
» rinzii, degli Arcadi, degli Achei? li quali nella guerra, 
» che si fece contra di voi , essendo pregati da tutti 
» loro con grande istanza , sofferirono parte delle fati- 
li che t de' pericoli , e delle spese ; ma poi che i Lace* 
» demoni ebbero dato compimento a quel , che vole- 
» vano , che sorte di principato , che onore , ovvero 
» che premio hanno i Lacedemoni partecipato con essi 
» loro ? Hanno giudicato , che i lor servi siano degni 
» governatori delle città; e dappoi l'impresa feli- 
» cernente succeduta si sono dichiarati padroni della 
a nobiltà de' collegati. Anzi più , sono mancati anco a 
» coloro , che essi fecero già ribellare da voi ; perchè 
» in vece di metterli in libertà , li hanno fatti sen i 



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127 

n doppiamente. Perchè i governatori, e li dieci ordinati 
» da Lisandro in ogni città , li tengono sottoposti con 
» una tirannide grave oltre modo. Ma il Re de' Persi , 
» dal quale furono Unto favoriti , per far , che s' im- 
» padronissero di voi altri , si trova in termine al pre- 
» sente , come se insieme con voi li avesse distrutti, 
i* Oltre di questo , come non è da credere , se vi of- 
» ferite per capitani di coloro, che sono stati offesi cosi 
» gravemente, che non siate per salire a maggior gran- 
» dezza, che mai sia stato alcuno? Perciocché nel tem- 
» po , che voi eravate in 6ore , dominavate solamente 
» alle cose di mare ; ma ora voi sarete creati capitani 
» non solamente da tutti noi , da' Peloponnesi , e da 
» coloro, che per lo passato signoreggiavate; ma final- 
» mente anco da quel Re, che è tanto polente ; e ben 
» sapete, che quando eravamo in lega con Lacedemoni, 
» abbiamo fatto loro servizio grande. Nondimeno al pre- 
» sente egli è più verisimile , che noi dobbiamo seguir 
» voi con maggior ardire , che già i Lacedemoni non 
» seguivamo ; perciocché non daremo ajnto ad Isolani , 
» a Siracusani , ovvero ad altri popoli forestieri , come 
» facevamo allora; ma a noi medesimi aggravati da torti 
» insopportabili. Fa di mestiere oltre di questo consi- 
» derare , che è molto più agevol cosa minare questa 
» presente grandezza de* Lacedemoni , che non fu lo 
9 spogliar voi del dominio vostro ; perciocché voi , for- 
» niù d' una buona armata , vi facevate obbedire a eia- 
» senno de' vostri, ancor che non volesse; ma essi cosi 
» pochi, come si trovano, vogliono star sopra tutti gli 
» altri di numero maggiore assai , e così bene armati , 



128 

» come essi 'sodo. Questo è quanto abbiamo voluto rao' 
» contarvi. Senza dubbio dovete esser sicuri , o Ateniesi, 
» che noi stimiamo confortarvi a cose , le quali hanno 
» a tornar assai più giovevoli alla vostra , che alla 
» nostra città ». Detto così 1" ambasciatore tebano si 
tacque. Ma la maggior parte degli Ateniesi approvando 
quanto aveva detto, deliberò di ajutare i Tebani; e es- 
sendo Trasibolo slato quello , che aveva proposta la 
legge al popolo, soggiunse che la città d'Atene, quan- 
tunque si trovasse col Pireo sfasciato di muraglia ; non- 
dimeno voleva far ogni sforzo con suo pericolo mani- 
festo di render a Tebani maggior benefìzio , che non 
avea ricevuto. Perciocché voi, o Tebani, disse, non a- 
vete prese l'armi contra di noi; ma noi saremo in com- 
pagnia vostra a combattere contra Lacedemoni, se però 
essi verranno ad assaltarvi. Dunque i Tebani si parti- 
rono , e s' apparecchiavano a difendersi , e gli Ateniesi 
ad ajutarli. N~è similmente i Lacedemoni stettero più a 
bada ; ma il re Pausania andava alla volta della Beozia 
co' soldati della patria , e del Peloponneso : i Corinzii 
solamente ricusarono di seguitarli. Frattanto Lisandro , 
il quale aveva ratinati insieme i Focesi , gli Orcomeni , 
e gli altri popoli vicini , prima di Pausania giunse ad 
Aliarto. Dove essendo arrivato , non potè contenersi , 
ne aspettar altrimenti T esercito dei Lacedemoni ; ma 
spingendosi con quelle genti , che egli aveva , fin sotto 
le mura di Aliarto , primieramente si pose a persua- 
dere la città, che dovesse ribellarsi dei Tebani, e met- 
tersi iu libertà ; nondimeno essendo impedito questo ef- 
fetto da alcuni Tebani , che erano nella città assaltò 



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I2 9 

la muraglia : della qual cosa essendo pervenuta la fama 
a Tebe , incontinente i Tebani con la fanteria annata 
di corazza , e con la cavalleria, s'avviarono ad Aliarto. 
Non si sa certo , se assaltarono Lisandro sprovveduta^- 
mente , ovvero se egli , sapendo, che i Tebani si avvi- 
cinavano, si fermasse con isperanza di rimaner vincitore. 
Si sa ben questo , che la giornata seguì presso la mu- 
raglia della città , e che il trofeo fu drizzato in faccia le 
porte degli Aliarti. Morto Lisandro , gli altri , mentre 
sì salvavano al monte , erano seguitati da Tebani osti- 
natamente. Oggimai si trovavano su le cime , quando 
voltarono faccia contra la fanteria armata di corazza , 
che montava su; e in alcuni passi stretti, e malagevoli , 
cominciarono a ferirla con saette, e con dardi, e aveudo 
uccisi due , ovvero tre di coloro , che erano innanzi , e 
rotolando i Lacedemoni addosso gli altri de sassi di so- 
pra in giù ; e caricandoli con grande ardire , i Tebani 
furono posti in fuga, e ammazzati più di ducento di loro. 
Onde passarono quel giorno tutti mesti, con questa opi- 
nione , di non aver ricevuto men danno di quello , che 
avevano fatto agli inimici. Il di seguente avendo inteso , 
che i Focesi , e gli altri collegati erano di notte fuggiti 
a casa loro , presero dal successo maggior ardire. Ma 
quando videro Pausania con Y esercito lacedemone , di 
nuovo pareva loro di trovarsi in grandissimo pericolo ; 
e fu detto, che era entrato nelle genti loro uno spavento 
grande, e un silenzio disusato. Ma il giorno dietro, es- 
sendosi uniti seco gli Ateniesi , e non facendosi innanzi 
Pausania con le squadre, nè similmente dando loro co- 
modità di venir a giornata , i Tebani un altra volta 

SSNOF., St. d*' Greci. 9 



i3o 

ripigliarono molto maggior ardire. Pausania , avendo chia- 
mati i capitani , e quinquagenari! a parlamento , volle 
avere il parer loro , se doveva combattere , ovvero pro- 
curar d' avere a patti Lisandro , e quegli altri , li quali 
erano morti con esso Ini. Sopra la qual cosa conside- 
rando, e Pausania istesso, e tutti i capitani lacedemoni, 
che Lisandro era morto : il suo esercito rotto , e sban- 
dato : i Corinzii disposti a non seguitarli : gli altri , che 
eran ivi , guerreggiare mal volontieri : la cavalleria ni- 
mica molto grande : la loro piccola: i corpi morti sotto 
la muraglia , di maniera , che nè anco a vincitori per 
lo vantaggio, che avrebbono dalle torri gli inimici, sa- 
rebbe stato facile il levarli ; mossi da tutte queste ra- 
gioni deliberarono , che i corpi de* morti si dovessero 
chiedere a patti. Ma i Tebani risposero , che non vole- 
vano darli altrimenti , se i Lacedemoni non si partivano 
fuori de' lor confini. Il che udito volontieri , e portati 
via i morti , uscirono di Beozia. Fatto questo i Lace- 
demoni , si partirono tutti mesti. Nondimeno i Tebani 
arrogantemente fuor di modo , se alcuno si fermava pur 
un poco in qualche villaggio , lo battevano , persegui- 
tandolo fin su le strade. Questo fine ebbe la impresa 
de' Lacedemoni. Pausania pervenuto a casa , fu trattato 
della sua vita in giudizio. Ed essendo accusato, che avesse 
tardato troppo ad andare a trovar Lisandro ad Aliano, 
benché fosse dato ordine fra loro , che si trovassero ivi 
quel giorno : che avesse ricevuti i corpi morti piuttosto 
a patti , che con 1' armi in mano : che già permettesse 
al popolo ateniese preso in Pireo di andarsene : e fi- 
nalmente , che non fosse comparito in giudizio ; fu 



« 



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i3i 

condannato alla morte. Egli fuggi a Tegea, dove mori 
di morte naturale. Queste erano le azioni de' Greci in 
quei tempi- 



DELLE 



ISTORIE DE' GRECI 



LIBRO QUARTO. 



Agesilao verso l' autunno entrando nella Frigia go- 
vernata da Farnabazo , la pose per lungo e per traverso 
tutta a ferro e fuoco; e gli tolse diverse città parte per 
forza, e parte che gli si diedero volontariamente. Dap- 
poi dicendo Spitridale , che , s' egli fosse entrato nella 
Pafl ignnia insieme con lui , avrebbe fatto , che il Re dei 
Paflagoni sarebbe venuto a parlamento , e collegalo con 
esso lui si pose in quel viaggio molto volontieri ; per- 
ciocché aveva già molto tempo desiderato di movere 
quei popoli a ribellarsi dal Re. Giunto in Paflagonia , 
Oli fu ivi , e patteggiò seco ; perchè quantunque il Re 
1' avesse mandato a chiamare , non aveva nientedimeno 
voluto obbedirlo. Dappoi con intercessione di Spitridate 
Oti lasciò ad Agesilao mille cavalli, e duemila fanti con 
gli scudi. Però trovandosi Agesilao molto obbligato per 
questo a Spitridate, dimmi, disse, o Spitridale , daresti 



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i33 

tua figlinola per moglie ad Oti ? Mollo più volontieri , 
egli rispose , che Oti signore di tanti paesi , e così pos- 
sente per esercito numeroso , non prenderebbe per mo- 
glie la figliuola d* un fuoruscito. Queste sole parole egli 
allora gli disse d' intorno questo matrimonio. Ma Oti , 
volendosi parure , andò a trovar Agesilao , per tor li- 
cenza da lui : e Agesilao introdusse alla presenza dei 
trenta consiglieri , non vi essendo Spitridate , un ragio- 
namento così fatto. Dimmi , disse , o Oli mio , di cbe 
stirpe è disceso Spitridate? A cui egli, di stirpe, rispo- 
se , in Persia a nuli' altra seconda. Hai tu veduto che 
figliuolo egli ha di belle creanze? Come no? disse, jeri 
mangiai seco. Vien detto , che la figliuola è di gran lunga 
molto più bella. Veramente ella è bellissima , così Giove 
m'ami, rispose Oti. Costei, soggiunse Agesilao, poiché 
sei divenuto amico nostro , vorrei io esser cagione, che 
tu prendesti per moglie. Primieramente ella è bella (cosa 
che non può essere più gioconda al marito). Dappoi 
nata di padre nobilissimo, e tanto potente, che avendo 
ricevute ingiurie da Farnabazo , ne ha fatto vendetta in 
modo , che oggimai , come vedi , lo ha spinto fuori di 
tutto il suo stato. Onde hai da saper, disse,. che se ha 
potuto vendicarsi delle ingiurie con 1' inimico , potrà si- 
milmente giovare all' amico ; e voglio , che tu tenga , 
se piglierai per % moglie questa giovinetta , non solamente 
di avere acquistato Spitridate per suocero ; ma me stesso, 
e tutto il rimanente de' Lacedemoni ; e per conseguente', 
essendo noi i capi principali de' Greci , tutta la Grecia 
insieme. Se tu farai questo, chi mai condusse moglie a 
casa con maggior pompa di te ? Perciocché , quale sposa 

9* 



< 



i34 

è stata mai condotta con tanto numero di cavalli, e di 
fanti armati di corazza , quanto al presente sarà accom- 
pagnata a casa tua questa donna ? Allora Oli , interro» 
gando Agesilao , questo , disse , che tu dì , è di com- 
missione di Spitridate? Ed egli, così m'amino gli Iddìi, 
rispose, o Oli, che non ho avuto ordine alcuno da lui 
in questo particolare; ma io, benché goda maraviglio- 
samente , quando castigo i miei nemici ; nondimeno sento 
maggior contento , quando giovo agli amici. Perchè dun- 
que, disse Oli, non cerchi, s'egli se ne contenta? Al- 
lora Agesilao , andate voi , disse , O Erippide , e confor- 
tatelo a far quello, che vorremo noi. Onde essi levatisi , 
andarono a dir la cosa a Spitridate; ma indugiando un 
poco a ritornare : vuoi, disse Agesilao , o Oli , che man- 
diamo a chiamarlo qui ? Non ci è dubbio , rispose , che 

10 persuaderai più facilmente , che tutti gli altri insieme. 
Allora fece Agesilao venir ivi Spitridate in compagnia 
degli altri. Quando giunsero là , Erippide , per lasciar , 
disse , o Agesilao, tutte le altre parole da canto, Spitri- 
date ha risposto in conclusione , che farà molto volen- 
tieri tutto quello che vorrai tu. Dunque , disse Agesilao, 
par a me , che tu , o Spitridate ( il che prego gli Iddìi , 
che termini felicemente e allegramente), debbi dare tua 
figliuola ad Oti per moglie ; e che tu , Oti , debbi accet- 
tarla ; nientedimeno non ci sarà mezzo^ che noi pos- 
siamo condurti la fanciulla quindi per terra prima, che 
sia entrato la primavera. Nondimeno, soggiungendo Oti, 
per Giove, disse, quando così vi piaccia, ella si potrà 
condurre per mare. Dunque datasi la fede T un all'altro, 

011 fu licenziato. E Agesilao , conoscendo , che costui 



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i35 

aveva una gran fretta, subito posta all' ordine una galea, 
e dato a Callia lacedemone il carico di condur la fan* 
ciulia , esso andò a Dascilio : dove ci era il palagio re- 
gale di Farnabazo , e d' intorno a quello molti villaggi 
grandi , abbondantissimi di vettovaglie. Vi erano anco 
cacete bellissime cosi ne* parchi chiusi d* ogni parte come 
in luoghi aperii. Girava camminando là d' intomo un 
fiume pieno d' ogni sorte di pesce. Nè mancava ivi den- 
tro una quantità infinita d* uccelli da pigliar con le reti. 
Agesilao invernò quivi , e provvide Y esercito parte in 
quel luogo di vettovaglie, e parie conducendolo fuori. 
Ed uscendo alcuna volta i soldati senza far conto degli 
inimici , e senza guardare i fatti loro per provvedersi da 
mangiare; perchè nel tempo addietro non avevano mai 
patito alcun disastro , Farnabazo s' incontrò sopra una 
campagna in loro a caso con due carri falcati, e quat- 
trocento cavalli , trovandoli qua e là sparsi. Accorgendosi 
i Greci, che egli veniva loro addosso, si serrarono inr 
sìeaje da settecento di loro. Ma egli senza dimora , spin- 
gendo i carri innanzi, e seguendoli esso con la cavalleria, 
ordinò , che andassero ad assaltar gì' inimici. Quando i 
carri ebbero sbaragliata 1* ordinanza greca , subito la ca- 
valleria atterrò da cento soldati ; gli altri si ricoverarono 
presso Agesilao fuggendo, il quale con gli armati di 
corazza non era molto lontano. Non passarono molti 
giorni , che avendo inteso Spilridate , Farnabazo essere 
alloggiato con le sue genti in Cave, grandissimo villaggio 
lontano da loro d' intorno centosessanta stad) , subito lo 
disse ad Erippide. Erippide desideroso di far qualche 
fazione segnalala; dimandò ad Agesilao duemila fanti 



i36 

armati di corazza , e tanti altri di scudo , e tutu la 
cavalleria di Spitridate , de' Paflagoni , e de' Greci , che 
egli potesse persuadere ad andar con lui. Essendogli 
promesso da Agesilao quanto aveva dimandato , si con- 
sigliò con le viscere , e verso la sera , avendo buoni 
segni, fini il sacrifizio; dappoi ordinò a' soldati che ce- 
lassero , e stessero apparecchiati fuori degli alloggiamenti. 
Ma feccsi la notte scura, appena che vi uscì la metà 
degli uni , e gli altri. Nondimeno temendo , se tornava 
negli alloggiamenti , di essere dileggiato dagli altri trenta , 
a* inviò solamente con quella parte di soldati , che aveva. 
Nello spuntar del giorno assaltati gli alloggiamenti di 
Famabazo , tagliò a pezzi la maggior parte dei soldati 
Misi, che erano alla guardia: i Persiani fuggono: e gli 
alloggiamenti vengono presi con una buona quantità di 
argenteria , e con lutto il rimanente della guardaroba 
di Farnabazo ; con molte bagaglie , e con molti animali 
da soma. Perciocché stando in continuo timore , se egli 
si fermava in qualche luogo, di essere circondato, e 
assediato ; a simiglianza de Nomadi andava or qua , or 
là ; e cercava a tutto suo potere di non si lasciar inten- 
dere dove alloggiasse. Dappoi conduccndo i Paflagoni , 
e Spitridate la preda , Erippide pose in lor luogo i ca- 
pitani , e levò tutta la preda a Spitridate, ed a* Paflagoni 
per dar nelle mani a' compagni una gran quantità di 
prigioni. Ma essi non vollero soffrire quel torto, perchè 
come ingannati , e spogliati dell' onore , raccolte le cose 
loro , di notte andarono a Sardi a trovar Arieo, fidan- 
dosi in lui ; perchè ancor esso ribellandosi aveva com- 
battuto coatra il Re. Veramente non poteva accadere ad 



«3 7 

Agesilao cosa più molesta in questa impresa della pai*» 
tita di Spitridate , di Megabizo , e de' Paflagoni ; nondi- 
meno un certo Apollofane ciziceno, il quale già molto 
tempo era famigliarissimo di Farnabazo, e quasi in que- 
sti medesimi giorni alloggiato con Agesilao, disse ad 
Agesilao , che gli bastava V animo di fare , che Farna- 
bazo si abboccasse con lui , per trattar lega insieme. 
Inteso questo , e fatta tregua , ricevuta la fede da Age- 
silao , e insieme i trenta consiglieri postisi già a sedere 
in terra sullo strame, aspettavano Farnabazo. Egli ve- 
niva adornalo d' una robba preziosissima : e mettendo- 
gli sotto i suoi servitori certi guanciali , sopra de' quali 
i Persiani usano sedere deliziosamente, vedendo, che 
Agesilao non si curava di queste pompe , si vergognò 
di stare con quella delicatezza; onde ancor esso cosi 
vestito , come si trovava , si pose a sedere in terra. Indi 
salutatisi prima i un con T altro , subito Farnabazo por- 
gendo la mano, anco Agesilao porse a lui la sua. Spe- 
dito questo , Farnabazo (perchè era di maggior età) co- 
minciò favellare cosi : 

« Io , o Agesilao , e voi altri Lacedemoni , che siete 
» qui presenti, mentre guerreggiaste contra gli Ateniesi, 
» vi sono- sempre stato amico, e compagno; nè sola- 
» mente ho sovvenuta la vostra armata co* miei proprj 
» denari; ma combattendo a cavallo dalla parte vostra 
» per terra, ho data la caccia agli inimici fin in mare; 
» né potete lamentarvi di me, eh' io vi abbia mai mo- 
» strato una cosa per un' altra , nè in parole , nè in fatti , 
» secondo il costume di Tisaferne. Nondimeno , quantun- 
» que io mi sia portato in questa maniera t son da voi 



i38 

» perseguitato così fattamente , che né anco nel mio 
» proprio paese mi è rimaso tanto , eh' io possa man- 
» giare una sola volta ; se però a guisa di fiera io non 
» vado raccogliendo (niello , che è avanzalo fuor delle 
» vostre mani. Ora io veggo i miei palagj così belli, 
» i giardini pieni d' arbori , e d' animali lasciatimi da 
» mio padre , li quali erano tutto il mio diletto , da 
» voi minali, ed arsi affatto. Onde, se io non so quel- 
li lo , che sia giustizia , o fedeltà ; desidero , che m'in- 
» segnate , come si debba considerare , che queste cose 
» vengano da uomini , che sanno render il guiderdone 
» de' benefizi! ricevuti ». 

Finito che egli ebbe di dire , i trenta tutti arrossiti 
da vergogna, tacevano; ma Agesilao, dopo essere stato 
cheto un poco , rispose in questo modo. 

« Io credo , o Farnabazo , che tu sappi molto bene » 
» che in Giecia gli uomini sogliono far delle amicizie 
» r un coli' altro , albergandosi nelle loro città scambie- 
» voi mente ; nondimeno , quando le città guerreggiano 
» insieme , essi per la patria comune prendono Y armi 
» contra gli amici : anzi , se la fortuna vuol così , al- 
» cuna volta gli amici Y un colf altro si uccidono. In 
» questo modo istesso , essendo la guerra , che noi 
» facciamo , contra il vostro Re , fa di mesliero , che 
m noi abbiamo tutte le cose , le quali dipendono da lui , 
» come cose di nostri nimici; tutto che siamo grande» 
» mente desiderosi di perseverare in amicizia teco. Se 
» mo avesti in vece di essere suddito del Re, da farti 
» suddito nostro ; in questa parte non avrei da porgerti 
a>. consiglio alcuno. Ora sta a te, se vuoi unirti eoa 



i3p 

• noi , di non adorar alcuno : di non riconoscere alcuno 
» per superiore : e di vivere di maniera , che non ri- 
» man-ai di godere tutto quello , che è tuo. Nondimeno 
» io stimo, che la liberta si debba anteporre a tutte le 
» altre cose del mondo. Non per questo vogliamo , che 
» tu sii libero , e povero; ma col nostro ajuto , che tu 
» allarghi a benefizio tuo , non già a benefìzio del Re , 
» i tuoi proprii confini ; e ridotti alla obbedienza co- 
» loro , che servono teco insieme , tu te ne vagli come 
» di sudditi. Se dunque sarai libero , e anco aumenterai 
■» di ricchezze, che cosa ti mancherà, che tu non sii 
» il più felice uomo del mondo? » A questo Fama- 
Lazo. Dunque io vi dirò apertamente , disse , quel , eh' io 
voglio fare. Questo , Agesilao rispose , ti si conviene. 
Ed egli, in occasione, che il Re mandi un'altro capi- 
tano , al quale mi faccia bisogno di obbedire , io vi 
prometto di esservi amico, e compagno. Ma se egli la- 
scerà questo carico a me ( questa è una certa ambi- 
zione, come si vede, piena di gloria) voglio, che sap- 
piate , che a tutto mio potere combatterò arditamente 
contra di voi. Agesilao , udita questa risposta , preso 
Farnabazo per la mano , disse, Dio volesse o valent' uo- 
mo , essendo tu così generoso , che ti adoperassimo come 
amico. Ma sappi certo , eh' io voglio quanto prima uscir 
fuori de' tuoi confini ; e da qui innanzi , benché ab- 
biamo da guerreggiare insieme , quando non ci man- 
cherà oontra cui mover l'armi , di non far alcun danno, 
né a te , né alle cose lue. Detto questo si levarono da 
ragionare. E Farnabazo montando a cavallo , si partiva. 
Ma un suo figliuolo avuto di Parapita , giovane di 



i4o 

bellissima creanza , fermatosi un poco , e accostatosi ad 
Agesilao , disse. Io voglio, o Agesilao, che noi facciamo 
amicizia insieme. Ed egli , molto volontieri accetto la 
offerta , rispose. Ma il giovane , dunque fa che te ne 
ricordi : e subito donò ad Agesilao un bellissimo dardo; 
il quale da lui accettato, fece levare le barde al suo 
proprio cavallo dipinte eccellentissimamente da un pittor 
Ideo p e all' incontro ne fece al giovane un dono ; il 
quale salito allora a cavallo , seguitò suo padre. Ma 
dappoi morto Farnabazo , succedendo il fratello nello 
stato , e mandando in esiglio questo figliuolo di Para- 
pita; Agesilao non solamente gli fece ogni altro favore, 
che potè ; ma essendo egli affezionato a un figliuolo di 
Eualce ateniese , operò di maniera , che quantunque fosse 
il maggiore di età fra tutti i giovanetti , nondimeno per 
amor suo ebbe licenza di correre lo stadio in Olimpia. 
Or Agesilao per attendere a quanto aveva promesso a 
Farnabazo, senza punto d' indugio si parli del suo paese. 
Oggimai era vicina la primavera. Arrivato nelle campa- 
gne di Tebe , piantò gli alloggiamenti vicini al tempio 
di Diana Astirina ; dove oltre l'esercito, che egli aveva, 
raccolse d" ogni intorno dell' altre genti ; perchè si ap- 
parecchiava in modo che egli potesse penetrare molto 
addentro nel paese, con fermo pensiero di levare dalla 
obbedienza del Re tutte quelle nazioni, che egli si la- 
sciasse dietro le spalle. Questa era la intenzione di 
Agesilao , quando i Lacedemoni sapendo manifestamente 
che erano stati portati denari in Grecia , e molte città 
d' importanza avevano congiurato contra di loro , du- 
bitando , se indugiavano più , di correr non piccolo 



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i4i 

rischio , bisognò per necessità , che si mettessero a que~ 
st* altra impresa. A questa si apparecchiavano , e a un 
tempo istesso mandarono Epicidide a trovar Agesilao. 
Costui venuto alla sua presenza, gli espose non solamente 

10 stato nel quale si ritrovavano; ma la commissione, 
che egli dovesse andare quanto prima a soccorrere la 
patria. Questa novella fu di grandissimo dispiacere ad 
Agesilao ; perché s' andava rivolgendo nel pensiero da 
quanta gloria , e da quanta speranza egii fosse impe- 
dito. Nondimeno gli parve necessario di chiamar a par- 
lamento quei della lega , e comunicar seco la commis- 
sione della repubblica , mostrando , che non poteva far 
di meno di soccorrer la patria. Ma quando la impresa , 
disse , o compagni , termini di là secondo , che deside- 
riamo, siate certi, che non mi scorderò di voi ; perchè 
tornerò a trovarvi per ridurre a perfezione quello, che 
bramate. Udite i collegati queste parole con le lagrime 
agli occhi , deliberarono tutti d' un volere di andar con 
Agesilao in soccorso de' Lacedemoni , e se ivi le cose 
fossero succedute favorevolmente , ritornar poi di nuovo 
in Asia con Agesilao. Mentre si apparecchiavano per far 

11 viaggio: Agesilao lasciò luogotenente in Asia Eusono 
con quattromila soldati di presidio : acciocché potesse 
con F ajuto loro mantener le città in fede. Ed accor- 
gendosi , che molti soldati più volontieri sarebbono li- 
masi addietro , che andati a combattere contra a Greci 
a fine di condur seco un grossissimo esercito , e valo- 
rosissimo propose premio a quelle città , le quali aves- 
sero mandata la più eletta gente dell'altra. E similmente 
a quei capitani di gente pagala , le compagnie de' quali 



fossero esercitate meglio dell'altre, o dì armati di co- 
razza , o di brocchiere , ovvero arcieri. Oltre di ciò disse 
anco di voler presentare quei capitani di cavalleria , che 
conducessero le bande loro meglio ammaestrate, e me- 
glio guernite dell' altre ; soggiungendo che sopra di 
questo voleva dar la sentenza in Ghersoneso , passati 
che fossero d' Asia in Europa ; acciocché stessero certi , 
che tutti coloro, che s'avessero a trovare a quella im- 
presa, erano gente eletta. I premi! per lo più erano 
armature da cavalieri , e da pedoni lavorale eccellentis- 
simamente, e certe corone d'oro. Tutti questi doni 
insieme certo non valevano meno di quattro talenti. Con 
questa spesa fu cagione, che niuno tenesse conto di 
denari per armarsi onoratamente. Dappoi passato Y El- 
lesponto , i giudici furono eletti. De' Lacedemoni Me- 
nasce , Erippide , e Orsippo , e delle città collegate uno 
per ciascuna. Finito il giudizio , Agesilao camminò per 
la medesima strada, per la quale Serse il re guidò 
l'esercito , quando assaltò la Grecia. In questo mezzo 
Tannavano gli Efori gli ajuti in uno; e perchè Agesipoli 
era troppo giovanetto, diedero carico di guidar l'eser- 
cito ad Aristodemo del medesimo sangue , e tutor dei 
fanciullo. Usciti i Lacedemoni in campagna, anco gli 
inimici si unirono insieme , e stavano sul consigliarsi , 
che via dovevano tenere ad assaltare i Lacedemoni con 
vantaggio. Ivi Timolao corinzio parlò in questa guisa. 

« Mi pare , o compagni , che le forze de' Lacedemoni 
» si possono assomigliar a* fiumi; perciocché i fiumi nei 
» luoghi , dove nascono , corrono con debil vena di tal 
» maniera, che non è malagevole il passarli; ma più 



43 

» che camminano innanzi , e a' accompagnano seco le 
» acque cT altri fiumi , con più rovinoso corso calano 
» al basso. In questo modo istesso , quando i Lacede- 
» moni escono in campagna , sono soli ; ma cammi- 
» nando innanzi , vanno seco le forze dell' alire città 
» raccogliendo; onde accresciuti da quelle, si posson 
» vincere con maggior difficoltà. Veggo similmente, che 
» coloro , li quali vogliono ammazzare le vespe già 
» uscite del vespajo, sono punti da molte di loro; ma 
» se, quando sono ancor dentro, adoprano il fuoco, 
» le soffocano senza esser offesi. Discorrendo noi dun- 
» que d'intorno ciò, par a me, che non possiamo far 
» meglio , quanto venire a giornata presso Lacedemo- 
» ne , o più vicino , che noi possiamo ». 

Giudicando gli altri, che il suo consiglio fosse buono, 
tutti deliberarono di far a quel modo. Ma , mentre 
stanno sul contrastare , chi debba essere capitano , e 
sono discordi sopra 1* obbedienza dell' esercito , e come 
si debbano governare nello spiegar le squadre per non 
esaere colti in mezzo dagli inimici , e andando la cosa 
in lungo; oggimai i Lacedemoni accompagnatisi co* Te- 
geati, e Mantinei, uscirono in campagna per la via vi- 
cina al mare. E marciando oltre, quasi nel medesimo 
tempo i Corinzii si trovarono in Nemea , e i Lacede- 
moni co' loro collegati in Sisione. Quindi presso Epiecea 
venuti all' assalto , primieramente gli armiti alla leggiera 
degli a v versarti , tirando armi, e saette di sopra in già, 
molestavano i Lacedemoni grandemente. Ma essi , quando 
furono calati alla marina , camminavano innanzi per via 
piana, e mettevaqo a ferro, e fuoco tutto il paese; 



I 



44 

Allora gli inimici , tenendo lor dietro più vicini , che 
potevano , piantarono il campo di maniera , che avevano 
r alveo d* un torrente in faccia. Similmente i Lacede- 
moni facendosi innanzi, quando furono da loro non più 
che dieci stadii lontani, ancor essi posti gli alloggia- 
menti , stavano fermi. Racconterò le forze dell' una , e 
1' altra parte. I fanti armati di corazza de' Lacedemoni 
erano d'intorno seimila, quei degli Elei, de' T rifili» , 
degli Acrorii , e de' Lasioni quasi tremila. De' Sicionii 
mille cinquecento. Degli Epidauri , de' Trezzenii , degli 
Ermionei , e degli Alici non meno di tremila. Ed oltre 
di questi i Lacedemoni avevano da seicento cavalli , .e 
trecento arcieri candiotli; e non meno di quattrocento 
fiondatori fra Marganesi , Ledrinesi , e Anfidoli. I Fliasii 
iscusandosi , che la lor tregua durava ancora ; non li 
seguitarono. Questo era l' esercito lacedemone. Ma le 
genti degli inimici erano queste. Gli Ateniesi avevano 
condotti seimila fanti armati di corazza: gli Argivi (co- 
me si diceva) quasi settemila; i Beozii , perchè gli Or- 
comeni non vi furono, d'intorno cinquemila. I Gorinzii 
da tremila ; e tutta la Eubea non meno di tremila ; que- 
sta era la fanteria armata di corazza degli inimici. Ave- 
vano oltre di ciò da ottocento cavalli beozii senza gli 
orcomeni , che non eran ivi; seicento Ateniesi, e Cal- 
cidesi della Eubea quasi cento ; e Locresi Opunzii d'in- 
torno cinquanta. E questo numero poi era superato dalla 
fanteria armata alla leggiera, compresi però i Corinzii. 
Perchè essi erano seguitati da' Locresi Ozolii , da' Me- 
lii , e dagli Acarnani. Tanto era l'esercito dell'una , e 
l'altra parte. Ma i Beozii, mentre stettero nel corno 



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i45 

sinistro , non s* affrettavano molto di combattere ; non- 
dimeno quando gli Ateniesi furono posti dirimpetto ai 
Lacedemoni, ancor essi nel destro corno si opposero 
agli Achei ; onde subito dissero , che le viscere ne' sa- 
criGzi erano state allegre ; e ordinarono , che ciascuno 
si apparecchiasse alla battaglia. Indi lasciata da parte la 
maniera di ordinare le squadre a dieci , e sei per fila , 
fecero una falange molto larga. Oltre di questo mar- 
ciavano verso il destro lato; perchè disegnavano con un 
corno di avanzare gli inimici. Gli Ateniesi , acciocché 
l'ordinanza non si rompesse, tenevano lor dietro, quan- 
tunque vedessero di mettersi a rischio d* essere circon* 
dati dagli avversarli. Fin ora i Lacedemoni non sapevano 
cosa alcuna , che gli inimici s' appressassero ; perchè il 
luogo era pieno d' arbori. Ma sentendo , che avevano 
cominciato cantar il peana, subito accortisi di quel, che 
era , ancor essi incontinente diedero all' arma ; ed es- 
sendo già posti in ordinanza in quella guisa , che era. 
parata a' capitani de' soldati pagati ; i Lacedemoni fanno 
intendere , che ognuno seguiti il capitano ; ed essi a un 
tempo istesso s' avviano verso la man dritta , di maniera 
che solamente sei squadre di quelle degli Ateniesi ven- 
nero ad incontrarsi ne* Lacedemoni , e quattro diedero 
di petto ne'Tegeati. Non erano oggimai lontani gli uni 
dagli altri uno stadio , quando i Lacedemoni , secondo 
T usanza, sacrificarono una capra ad Agrotera; e primi 
di tutti andarono addosso gli inimici , e con quella parte 
dell' esercito , che essi avanzavano fuori delle squadre 
nimiche , si piegavano in giro per coglierle in mezzo. 

Quando si venne alle mani, tutti gli altri collegati dei 
Smsof., St. de* Greci. io 



i46 

Lacedemoni furono rotti dagli inimici. I Pellenesi soli 
stavano così forti al contrasto contra i Tespiesi , che 
ne morivano molti dall' una , e V altra parte. Ma i La- 
cedemoni vinsero tutti gli Ateniesi , che avevano all' in- 
contro , e con quella parte delle lor genti, che trapas- 
savano fuori della battaglia nimica , cogliendo molti in 
mezzo, li uccisero; e perchè non avevano ricevuto danno 
alcuno , tutto a un tempo spingevano innanzi con la 
ordinanza intera ; e passarono oltre quelle quattro squa- 
dre Ateniesi , prima che ritornassero da dar la caccia 
agli altri : onde avvenne, che di quelle niun soldato fu 
morto ; fuori pero quelli , che rimasero uccisi da* Te- 
geati nel conflitto. Ma i Lacedemoni andarono ad in- 
contrare gli Argivi , li quali tornavano addietro ; e do- 
vendo il primo capitano andar ad assaltar quelli , che 
gli erano di rimpetto , è fama , che uno dicesse : la- 
sciate , che i primi passino oltre. £ cosi facendo , die- 
dero loro addosso , dove non erano gli armali , e ne 
tagliarono molti a pezzi. Similmente aspettarono i Co- 
rinzii , che davano volta dal perseguitare gli inimici , e- 
pe uccisero in quantità. Il che vedendo i vinti , al prin- 
cipio fuggirono alla volta, della città ; dappoi , comin- 
ciando questo i Corinzii, si ridussero negli alloggiamenti 
vecchi. Ma i Lacedemoni , ritornando ancor essi al luogo , 
dove fu dato principio alla battaglia , drizzarono il trofeo. 
Questo fu il successo di quel fatto d'arme tauto nota- 
bile. Fra questo mezzo Agesilao per ajutare la patria 
partito d' Asia affrettava il cammino quando incontrato 
da Dercillide presso . Anfipoli , fu avvisato della vittoria 
de' Lacedemoni con la morte solamente di otto di loro; ma 



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47 

de'nimici una quantità grande; e similmente de' compagni 
de' Lacedemoni. A cui Agesilao, sarebbe cosa buona 4 
disse , o Dercillide , che quanto prima si desse novella 
di questa vittoria a quelle città, che hanno mandate 
queste genti al servizio nostro? Al quale Dercillide, non 
è dubbio , rispose , che prenderanno ardire , quando- 
sentano questo. Dunque tu , soggiunse Agesilao , poi 
che sei venuto qui , sarai il miglior ambasciatore d* ogni 
altro ; ed egli udito volontieri quanto diceva ; perchè da 
se slesso era molto inclinato ad andar fuori di lontano; 
se lu , disse , lo mi comanderai , farollo. In vero , disse 
Agesilao, lo ti comando; e voglio oltre di ciò, che tu 
dica loro , quando avremo dato felice compimento , 
come speriamo , a questa impresa , che di nuovo se- 
condo la promessa ritorneremo in quei paesi. Cosi Der- 
cillide passò per 1' Ellesponto in Asia ; e Agesilao per 
la Macedonia in Tessaglia, dove fu assaltato nel retro» 
guardo da' Larìssei , Granoni , Scotusei , e Farsali tutti 
collegati de' Beozii ; e da tutte le genti di Tessaglia , 
fuor che da coloro , li quali erano allora fuori in esi- 
gilo. Fin qui Agesilao aveva guidata la battaglia in 
forma quadrata con la cavalleria divisa la metà nella 
fronte , e la metà alle spalle. Nondimeno dopo che i 
Tessali , assaltandolo alla coda , l' impedivano di andar 
più innanzi, uni anco quella parte della cavalleria, che 
era nella vanguardia , insieme col retroguardo , fuori la 
guardia della sua persona. Essendo posto in ordinanza 
1 esercito dell'una, e l'altra parte, i Tessali giudicando , 
che combatterebbe no molto disvantaggiosamente contra i 
f»nù armati di corazza con la loro cavalleria , voltando 



i4B 

faccia ; si ritiravano pian piano. Essi furono alla ba- 
lorda seguitati dalla cavalleria di Agesilao. Ma accor- 
gendosi Agesilao dell' errore , che facevano quelli , e 
questi, spinti innanzi quei cavalli più valorosi, che egli 
aveva presso di sè , comanda , che ancor essi diano ad- 
dosso agli inimici con la maggior velociti, che possono; 
con ordine , che dicessero agli altri il medesimo ; ac- 
ciocché gli inimici non avessero più comodità di ritirarsi. 
Vedendo i Tessali conlra ogni lor credenza questa ca- 
valle: ia , che andava alla volta loro , parte fuggendo , 
parte sforzandosi di far testa , furono dalla cavalleria , 
che diede per fianco , fatti prigioni. Anco Policarmo 
farsa] io fece testa , e menando le mani valorosamente 
venne co' suoi , che aveva intorno , tagliato a pezzi. 
Morto lui , i Tessali si posero a fuggire senza ritegno ; 
ma ne fu uccisa una gran quantità , e molti anco fatti 
prigioni. Né si ritennero prima di fuggire , che giun- 
gessero al monte Nartazio. Agesilao drizzato il trofeo 
fia Prante , e Nartazio , si fermò ivi gioendo da tulle 
le parli , per aver vinto con la cavalleria , che egli a- 
veva posta insieme poco fa , quella nazione , che solea 
vantarsi di essere la migliore di tutto il mondo. Il giorno 
dietro passate le montagne achee della Ftia , camminò 
tutto il rimanente del viaggio senza travaglio alcuno sino 
a' confini de' Beozii. Dove entrando , gli parve vedere il 
sole con le corna falcate a simiglianza della luna, e gli 
soprnggiunse novella , che i Lacedemoni erano stati vinti 
a pugna navale; e Pisandro, generale dell'armata, rimaso 
mono. Gli fu detto anco il modo , come era seguita la 
giornata. Tutte due le armate s'erano affrontate presto. 



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«4'9 

Gnidio : Farnabazo , generale dell' armata nimica , si era 
trovato ivi in persona con le navi fenicie, e Gononc 
con le greche era stato il primo a dar dentro. Ed a- 
vendoanco Pisandro posta in ordine la battaglia, e ve- 
duto , che aveva minor numero di legni, che non erano 
nell'armata greca di Gonone, subito i suoi collegati, 
che facevano il sinistro corno , si posero a fuggire. Ed 
egli venuto alle mani con gli inimici sopra una galea 
rostrata , era stato spinto a terra. Allora quegli altri , 
che erano stati spinti a terra ancor essi , abbandonati i 
legni , per quella strada , che ognuno meglio potè , si 
salvarono in Gnido. Pisandro , menate le mani sopra 
la galea, mori. Agesilao ebbe grandissimo dispiacere 
di questo rotta; ma poiché egli considerò, che la mag- 
gior parte de' suoi soldati era cosi disposta , che essi 
non pensavano ad altro, che a partecipare della sua 
buona fortuna; e dall'altro canto, se gli fosse incontrato 
qualche sinistro , che non bisognava a patto alcuno co- 
municarlo seco, facendo nuova deliberazione, disse, che 
era stato avvisato , che i Lacedemoni avevano vinta la 
pugna navale con perdita del capitano Pisandro. E cosi 
dicendo sacrificò anco alcuni buoi , quasi facesse questa 
solennità per la impresa felicemente riuscita : e partecipò 
con diversi qua , e là delle vittime ; la qual cosa fu ca- 
gione, che in certa scaramuccia con gli inimici i soldati 
di Agesilao rimanessero superiori , come innalzati dalla 
fama , che i Lacedemoni avessero vinto la pugna navale. 
Ora contra Agesilao erano usciti in campagna armati i 
Beozii , gli Ateniesi, gli Argivi , i Corinzii , gli Eniaui, 
gli Eubei , e gli uni , e gli altri Locri. Gon Agesilao 

io * 



i5o 

s'era unita una compagnia laconica Tenuta da Corinto, 
e mezza altra da Orcomeno : vi erano anco le compa- 
gnie di soldati nuovi Lacedemoni , delle quali si era 
servito nella impresa passata: ed oltre ciò un'esercito 
di gente forestiera sotto il comando di Erippide : di più 
gli ajuti delie città poste in Asia, e in Europa, le quali 
obbedivano a' Greci, e aveva ridotte alla obbedienza {lei 
passaggio : e finalmente di quel pese , dove allora si 
trovava , ci vennero alcuni fanti armati di corazza Or- 
comeni , e Focesi. Agesilao era superiore di armati di 
brocchiere La cavalleria era uguale di qua, e di là. 
Queste erano le forze di ambiduo gli eserciti. Raccon- 
terò anco il fatto d' arme , e come egli segui ; fatto 
d' arme veramente il più importante , che mai si sia ve- 
duto a memoria nostra. Tulli s'erano ridotti nede cam- 
pagne presso Coronea; l'esercito di Agesilao dalla parte 
di Cefiso; ma i Tebani da Elicona. Agesilao guidava 
fra i suoi il destro corno; e gli Orcomeni stavano nel- 
l' estremità del sinistro. I Tebani all'incontro erano posti 
pel destro, e gli Argivi nel sinistro. Quando s'appres- 
savano per menar le mani , si sentì dall' un canto , e 
dall' altro per un poco un silenzio maraviglioso , fin che 
si avvicinarono dall' una, e l'altra parte lo spazio d'un 
stadio. Allora i Tebani , levato il grido , si spinsero di 
tulio corso addosso gli inimici. Quando s' appressarono 
in distanza solamente di tre plelri , furono incontrati 
neir istesso modo correndo da' soldati pagati di Agesilao 
guidati da Erippide , col quale s' erano unite le genti 
della Ionia, dell'Eolia, e dell'Ellesponto. Tutti questi 
erano di quelli , che andavano di tutto corso ad assaltar 



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rSi 

gli inimici ; e avvicinati fecero agli avversari voltar le 
spalle. Nè similmente gli Argivi stettero saldi co' soldati 
di Agesilao ; ma si ricoverarono fuggendo in Elicona. 
Quivi alcuni soldati forestieri , volendo già coronare 
Agesilao, venne uuo ad avvisarlo, che i Tebani , avendo 
tagliati a pezzi gli Orromeni, erano penetrati fin a 'car- 
riaggi. Allora Agesilao , girata la falange, s'avviò alla lor 
volta. I Tebani, vedendo, che i loro compagni erano fug- 
giti in Elicona , desiderando di unirsi con loro , stretti 
insieme camminavano di gran passo. lu questa occasione 
non è dubbio, che Agesilao mostrò quanto egli fosse va- 
loroso ; per ciò non volle tentar quel partito, che era più 
sicuro. Poiché potendo lasciar passare coloro, che si prova- 
vano di fuggire , e batterli alle spalle, e tagliarli a pezzi, 
non lo fece; ma si mosse ad assaltare i Tel ani in faccia. 
Dunque urtatisi con gli scudi dall' una , e 1' altra parte 
combattevano , uccidevano , ed erano uccisi. Finalmente 
una parte de' Tebani giunse in Elicona, e l'altra, men- 
tre si va ritirando, fu tagliata a pezzi. Agesilao essendo 
rimaso vincitore, e portato alla falange tntto ferito, 
giunsero alcuni cavalli avvisandolo , che settanta uomiui 
armati dal più al meno degli inimici si erano salvati in 
un tempio ; e gli dimandarono ciò , che dovessero far 
di coloro. Egli, quantunque fosse pieno di ferite; nien- 
tedimanco non volendo mancare della solita riverenza 
verso gli Iddii , comandò, che li lasciassero andare dove 
volevano , senza che fosse fatto loro alcun dispiacere, 
a Si vedevano distesi in terra sossopra nel luogo, dove 
segui il fatto d' arme , i corpi morti involti nel sangue, 
gli scudi spezzati , le spade , alcune delle quali ancora 



102 

imbrandite nelle mani de' morti , ed alcuue altre con- 
ficcate nelle ferite ; e correre la campagna di sangue 
d'ogni intorno (*) ». Ma oggimai faceudosi sera, cena- 
rono , e si posero a riposare. Iodi nel principio del 
giorno comandò a Gilo , capitano , che , posto V esercito 
in ordinanza, drizzasse il trofeo, e ognuno per render 
le dovute grazie agli Iddìi s'inghirlandasse, e tutti i 
trombetti si mettessero a suonare. Mentre che da questa 
parte si facevano queste cose, i Tebani chiederono per 
via degli araldi di poter a patti seppellire i morti ; la 
qual cosa conceduta loro , Agesilao si parti alla volta 
di Delfo , e dedicò a quel Dio la decima delle spoglie, 
la quale non valse meno di cento talenti. Fra questo 
mezzo Gilo , capitano , guidò Y esercito in Focea , ed 
indi assaltò il paese de' Locri. Il seguente giorno i sol- 
dati condussero fuori di quei villaggi una gran preda 
così di robe d'ogni sorte, come di vettovaglie. Ma og- 
gimai venuta la sera mentre i Lacedemoni tornavano 
addietro , cominciarono i Locri molestarli alla coda , e 
ferirli con dardi , e saette. Ma i Lacedemoni voltando 
faccia , lor furono addosso , e ne uccisero alcuni ; onde 
i Locri rimasero di seguitarli ; ma li travagliavano dai 
luoghi ahi. Allora i Lacedemoni cercavano di assaltarli 
anco di sotto in sù ; ma perchè veniva ognora più scu- 
ro , volendo ritirarsi, parte rimasero morti dalla diffi- 
colta de' luoghi , parte dal non poter discernere ciò , 
che avevano innanzi, e parte finalmente passati dalle 

(*) Tulio quello che è fra le due virgolette non si trova nel le- 
sto del LewenkJaio ; ma gibbene sai Pirkcmere. 



i53 

saette. Vi morì fra gli altri Gilo , capitano , e dalle 
lance spezzate Pelle, e diciotto soldati in tutto, alcuni 
uccisi da* sassi , ed alcuni dall' armi ; e se non fossero 
stali soccorsi dagli altri , che cenavano negli alloggia- 
menti , non ne sarebbe campato pur uno. Dopo questi 
successi Agesilao , licenziato F esercito, andò a casa per 
mare. Allora gli Ateniesi , i Beozii , e gli Argivi con 
quelli , eh' erano seco in lega , uscendo fuor di Corin- 
to , mantenevano la guerra in piedi. Ma i Lacedemoni 
fuor di Sicione. I Corinzii vedendo , che il lor paese 
veniva minato, e che per la vicinanza della guerra ogni 
giorno ne morivano molti di loro ; ed il paese de' col- 
legati godeva una tranquilla pace, ed era coltivato; di- 
versi , e de' più grandi , bramando la pace , comincia- 
rono a motteggiarne fra di loro. La qual cosa venuta 
ad orecchie degli Argivi , Beozii , Ateniesi , Corinzii , 
ed altri; li quali già corrotti co* denari regii, erano stati 
cagione di quella guerra, dubitarono se non si levavano 
di mezzo coloro , che erano desiderosi della pace , di 
correr rischio , che la città di nuovo seguitasse la fa- 
zione de* Lacedemoni ; per la quale cosa disegnarono 
di ammazzarli; e di primo colpo fecero la maggior ri- 
balderia , che si udisse giammai. Perciocché gli altri 
uomini , quantunque alcuno venga condannato a morte 
legittimamente, nieutedimanco non lo uccidono in giorno 
festivo ; ma costoro si elessero l' ultimo giorno degli 
Eucleri , giudicando di trovar quel giorno sopra la piazza 
una gran parte di coloro , che volevano ammazzare. 
Dunque , avendo detto a coloro , co' quali era comu- 
nicata la cosa, quali bisognava levarsi dinanzi; essi 



i54 

impagliate l' armi assaltarono questo, che era fermato in 
cerchio : quello , che sedeva ; uno nel teatro ; ed alcuni 
anco fermati là come giudici. \ /evalo il romore, incon- 
tinente i gentiluomini parte si ricoverarono alle statue 
degli Iddii , che erano in piazza ; e parte agli altari. 
Ivi così quelli , che comandavano ; come quelli , che 
obbedivano, sopra tutti gli altri uomini del mondo scel- 
leratissimi , e affatto spogliati d' ogni sorte di giustizia , 
e d' onestà , li uccidevano dinanzi gli altari , e tempj 
degli Iddii; di maniera, che certi uomini da bene, quan- 
tunque non fossero di quelli, che venivano feriti, non- 
dimeno dalla vista di tanto orribile scelleratezza rima- 
sero tutti spaventati. Cosi la maggior parte degli uomini 
di età fu ammazzata ; perchè molti per avventura si 
trovavano essere in piazza; ma i giovani, sospettando 
Palimelo di qualche accidente cosi fatto , si stavano in 
Cranio. Ma sentito il rumore, ed alcuni fuggiti da quel 
macello, salvandosi dove eran essi, si posero ad ascen- 
dere di tutto corso verso Acrocorinto; e cacciandone 
fuori gli Argivi, che si fecero loro incontro, se ne im- 
padronirono. Ma consigliandosi fra di loro di quel , che 
dovessero fare , cadè un capitello giù d' una colonna 
senza essere tocco da vento nè da terremoto. Per que- 
sta cagione sacrificando, le viscere mostrarono segni tali, 
che gli indovini dissero, che non potevano far meglio, 
quanto abbandonare quel luogo. Dunque primieramente 
quasi partissero per andar in esilio, lasciarono il paese 
di Corinto ; ma poi essendo loro promesso dagli amici , 
dalle madri , e da fratelli , ed oltre ciò da' principali , 
che governavano con giuramento, che noa sarebbe fatto 



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loro dispiacere alcuno, molti ritornarono a casa. Ed 
udendo che coloro , li quali erano fatti tiranni , non 
solamente minavano la città , privandola del suo terri- 
torio ; ma che in vece di Corinto la nominavano Argo ; 
e Analmente che bisognava loro vivere con le leggi ar- 
give , la qual cosa non potevano soffrire ad alcun mo- 
do , perchè venivano ad essere peggio trattati de* con- 
tadini ; vi furono alcuni , che disegnarono al tutto di 
non voler più vivere a quel modo: ma di mettere ogni 
stadio per ritornare la patria loro nella solila riputa- 
zione, e libertà; ed assicuratala da tante uccisioni, per 
governarla giustamente ; perchè quando avessero dato 
compimento alla loro intenzione , speravano di conse- 
guirne, come conservatori della patria, lode immoliate; 
e quando anco avvenisse altrimenti, avendo tentata una 
impresa tanto illustre , ed onorata , sarebbono morti dì 
una generosissima , e lodatissima morte. Due furono 
quelli , che consigliarono insieme questo trattato , Pasi- 
melo , ed Alcimene, li quali passato un certo torrente, 
andarono in Sirione a trovar Prasita , capitano de' La- 
cedemoni, il quale era ivi alla guardia con la sua com- 
pagnia. A costui raccontano, che egli può entrare da 
se stesso nella citta per la muraglia dalla parte verso 
Lecheo. Prasite , conoscendoli già molto tempo innanzi 
per uomini degni di fede , entrò nella loro opinione ; 
ed impetrando , che un altra compagnia , la quale era 
per partirsi da Sidone , dovesse fermarsi , metteva ogni 
diligenza per penetrare in Corinto. Già questi due per 
un certo accidente , e per loro sagaci là erano fatti 
custodi a quelle porte, dove era drizzato il trofeo; quando 



156 

Prasite , avendo seco quella compagnia , i Sicioni , ed i 
Corinzii fuorusciti , si fece innanzi. Accostatosi più vicino 
alle porte , nè assicurandosi di entrare , inviò nella città 
un suo fidato per ispiare ciò , che si faceva. Costui fu da 
loro introdotto, e gli mostrano lealmente il tutto; onde 
egli riferì nel suo ritorno di non aver veduto alcun in- 
dizio d' inganno , siccome avevano promesso V uno , e l'al- 
tro. Dappoi Prasite entra in Corinto. Ma poste le genti in 
ordinanza , e vedendo , che per esser il recinto della mura- 
glia molto grande , essi erano pochi , si fortificarono con 
una trincea , e la cinsero con un fosso al meglio che po- 
terono , fin che giungesse il soccorso de' collegati. Nel 
porto avevano alle spalle i Beozii , che facevano la guar- 
dia. Il giorno, che segui a quella notte, che entrarono 
dentro , non furono assaltati. Ma V altro , che venne poi , 
gli Argivi corsero con tutto il popolo in soccorso della 
città ; e trovando i Lacedemoni loro opposti in battaglia 
nel corno destro , e vicini a questi i Sicioni con forse 
cl. Corintii fuorusciti , ancor essi posero le genti loro 
in ordinanza vicini alla muraglia, che guarda verso O- 
rienle. Presso questa muraglia in faccia d' Oriente vi era 
Filocrate co' soldati pagati ; poi gli Argivi ; e nel sini- 
stro corno stavano le genti di Corinto. Gì' inimici ve- 
dendosi molto superiori di quantità di soldati, si mos- 
sero al dritto verso di loro; e nel primo assalto rolli 
i Sicioni, e spianata la trincea, diedero loro la caccia 
fin al mare , e ne uccisero una gran parie. Vedendo 
Pasimaco , generale della cavalleria , che i Sicioni erano 
stretti fuor di modo , benché egli non avesse molti ca- 
valli con lui , legati i cavalli agli arbori , e tolti su di 



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1 57 

terra gli scucii loro, andò con quelli, che s'accompa- 
gnarono seco volontariamente , ad incontrar gli Argivi. 
Essi vedute negli scudi le lettere S. veramente non si 
guardavano da loro , quasi fossero Sicioni. Ivi è . fama 
che Pasimaco dicesse : Pei- gli Iddii gemelli o Argivi > 
che queste lettere S. v' inganneranno , e cosi venne con 
essi loro alle mani. Ma combattendo contra molti in 
compagnia di pochi , esso , e tutti gli altri soldati , che 
r avevano seguitato , furono tagliati a pezzi. Dall' altra 
prie i Corintii fuoruscili viuli quelli, che erauo loro 
incontra , si cacciano all' alto , e si fanno vicini al cer- 
chio, che abbraccia la città. In questo mentre, inten- 
dendo i Lacedemoni , che i Sicioni erano stati rotti , 
subito escono in loro soccorso, e dal sinistro lato guar- 
dano le trincee. Ma gli Argivi fatti certi , che i Lace- 
demoni erano loro alle spalle , subito , voltati addietro 
fuori delle trincee , si mettono a fuggire. Allora tutti 
quelli di loro , che si trovarono gli ultimi alla destra 
/uggendo, furono da' Lacedemoni per esser disarmati ta- 
gliati a pezzi ; ma gli altri che erano vicini alla mura- 
glia , con gran disordine, e con gran calca si ricove- 
ravano nella città. Ma i Corinzii , dando di petto nei 
fuorusciti , e accortisi , clie erano nemici ; di nuovo li 
schifavano. Ivi sforzandosi alcuni di montar su per le 
scale; ruinavano giù dalla muraglia, e perivano; altri, 
mentre venivano urtati verso le scale , e feriti , mori- 
vano ; ed altri calpestati da' suoi medesimi rimasero sof- 
focati : nè mancavano a' Lacedemoni quelli, che doves- 
sero ammazzare. Perchè Iddio permise loro in quel tempo 
di aver una vittoria cosi fatta, che mai non avrèbbono 



i58 

ardito desiderar la maggiore. Perciocché il venir in lof 
potere una quantità infinita di nemici spaventata da paura 
disordinata, che porgeva loro a ferir la parte del corpo 
senza armi , che non aveva alcuno , il quale stesse saldo 
a menar le mani, ma piuttosto, che fin ad uno faceva 
ogni cosa in suo danno: chi non crederà, che questa 
sìa voler di Dio? Allora in così poco spazio di tempo 
tanti furono quelli che rimasero uccisi , che gli uomini , 
li quali sogliono vedere i mucchi de' grani , delle legna , 
e delle pietre; a questo tempo miravano i monti dei 
corpi morti. Furono tagliate a pezzi anco le guardie dei 
Beozii, le quali erano al porto, una parte sulle mura- 
glie , T altra sopra il tetto dell' arsenale , dove era salita. 
Dopo questo successo i Corinzii , e gli Argivi levarono 
i morti a patti ; e oggi mai i compagni de' Lacedemoni 
erano giunti in soccorso. E cosi uniti lutti insieme , Pre- 
sile prima era di parere , che si gettasse in terra tanta 
parte di muraglia , quanta faceva di mesliero alle squa- 
dre per entrar dentro. Dappoi si pose in cammino con 
r esercito per la strada, che conduce a Megara: e pri- 
mieramente , accostandovi le genti , prese Siduute , poi 
Crommiona ; e lasciala una buona guardia in queste città, 
si pose di ritorno per V istesso cammino , eh* era venuto ; 
e fortificata Epiecea , acciocché i collegati, essendo que- 
sto luogo vicino al paese nemico , se ne valessero come 
d' un bastione , licenziò 1' esercito , e andò alla volta di 
Lacedemone. Da indi innanzi non fu fatta da questa , 
né da quell* altra parte cosa alcuna degna di memoria ; 
ma solamente venivano maudate cosi a Corinto , come 
a Sidone grosse guardie dalle città per assicurare le 



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i59 

muraglie. Nondimeno co* soldati pagati, li quali avevano 
condotti così gli uni come gli aluù , combattevano acer- 
bamente. Dappoi anco IGcrate, assaltando Fliunte con 
T esercito , e fatta un imboscata , conduceva seco in com- 
pagnia di pochi una buona preda ; quando quei della 
città , soccorrendo incautamente i suoi , egli ne uccise 
tanti, che i Fliasii non avendo voluto per lo passato 
ricever nella città i Lacedemoni per timore , che richia- 
massero i fuorusciti , li quali dicevano essere stati sban- 
diti , perchè erano partigiani de' Lacedemoni , ebbero 
allora tanto spavento di coloro , che uscivano di Corinto, 
che mandati a chiamar i Lacedemoni , diedero loro la 
guardia della città e della rocca. I Lacedemoni, benché 
fossero inclinati a' fuorusciti , nientedimeno tutto quel 
tempo , che ebbero la città de' Fliasii nelle mani , mai 
non fecero menzione alcuna di richiamare i fuorusciti ; 
anzi poiché videro i Fliasii ritornati arditi , restituirono 
loro la città , e le leggi nel modo , che Y avevano tro- 
vata , e si partirono. Ma i soldati d' IGcrate , assaltando 
spesso l'Arcadia, saccheggiavano il paese, e piantarono 
il campo fin sotto le muraglie della città; perciocché 
la fanteria degli Àrcadi armata di corazza non ardiva 
di affrontarli : tanta paura essi avevano degli armati di 
scudo : e dall' altro canto cosi erano spaventati gli ar- 
mati di brocchiero de' Lacedemoni, che non osavano av- 
, vicinarsi loro al tiro d'una saetta. Perchè una volta 
certi Lacedemoni de' più giovani diedero loro talmente 
la caccia, che ne presero alcuni, e li uccisero. Onde 
i Lacedemoni facendo poca stima degli armali di broc- 
chiero unto meno venivano a farne de' loro collegati. 



i6o 

Perciocché avendo in una occasione ì Mon linei soccorsi i 
suoi, assaltarono quei dagli scudi, e lanciate l'armi vicini 
alle muraglie, che guardano verso Lecheo, voltarono 
le spalle, rimanendone alcuni di loro nella fuga uccisi 
Dnnque i Lacedemoni li burlavano, dicendo, che i lo- 
ro compagni avevano tanta paura degli armali di broc- 
chiere , quanta i bambini delle maschere. Però i La- 
cedemoni con la loro squadra partendosi di Lecheo , 
in compagnia de! Coriuzii fuoruscili , cinsero d* ogni in- 
torno con gli alloggiamenti la città di Corinto. Per la 
qual cosa temendo gli Ateniesi della potenza de' Lace- 
demoni , e di esser assaltati da loro per via di quel 
pezzo lungo di muraglia , la quale era spianata , giudi- 
carono, che non si potesse far meglio, quanto ri&re la 
muraglia minata da Prasite. E però si avviarono con 
un grande esercito , con maestranza , e con architetti , 
e rifecero per eccellenza in pochi giorni quella parie di 
muraglia , che guarda Sicione , e il tramontar del sole ; 
r altra , che mira 1' oriente , andavano rifacendo con 
comodità. Fra tanto discorrendo i Lacedemoni , che gli 
Argivi a casa loro divenivano ricchi , né prendevano 
dispiacere alcuno di questa guerra, deliberarono la im- 
presa contra di loro. Di questa fu capitano Agesilao, il 
quale , dato il guasto a tutto il paese Argivo , passò 
incontinente per la via di Tegea verso Corinto , e di 
nuovo s' impadronì della muraglia ristampata dagli Ate- 
niesi. Vi si trovò anco dalla parte di mare Teleuzia suo 
fratello con dodici galee , di tal maniera , che la lor 
madre era chiamata felice ; perchè un di quelli , che 
ella aveva partorito , da parte di terra 6Ì fece padrone 



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i6i 

delle mura nimiche ; e 1* altro da parie di mare delle 
navi , e dell' arsenale. Spedito questo , Agesilao licenziò 
1' esercito de' collegati , ed esso con le genti della patria 
diede volta a casa. Fra tanto essendo avvisati i Lace- 
demoni da' fuorusciti , che nella città , e nel Pireo vi 
era una quantità grandissima d' animili , di nuovo sotto 
la guida di Agesilao mandarono un* esercito a Corinto. 
Egli di prima giunta s avviò verso Y Istmo ; perchè era 
allora quel mese , nel quale si celebravano i giuochi 
Istrnici ; ed a quel tempo gli Argivi sacrificavano per 
avventura quivi a Nettuno, quasi Argo fosse a Corinto. 
Ma sentendo , che Agesilao si avvicinava , abbandonate 
le vittime, che erano uccise, e tutte le altre cose, che 
avevano apparecchiate per mangiare , con grande spa- 
vento si salvarono nella città per quella strada , che 
mena a Cencrea. E benché Agesilao se ne accorgesse , 
nientedimanco non volle seguitarli; ma entrato nel tem- 
pio , fece sagrifizio a quel Dio ; e si fermò tanto in 
quel luogo , che i fuorusciti di Corinto sacrificarono a 
Nettuno , e fecero i giuochi. Similmente gli Argivi , 
partito Agesilao, celebrarono da capo i giuochi Islmici, 
di tal maniera , che in un* anno istesso avvenne , che 
alcuni furono pubblicati in quelle contese due volte 
vinti ; ed alcuni altri due volte vincitori. Indi a quattro 
giorni Agesilao guidò 1' esercito verso il Pireo ; ma ac- 
cortosi , che vi era un grosso corpo di guardia, che lo 
custodiva, desinato che ebbe, si spinse con le genti alla 
volta della città , quasi avesse dentro qualche trattato. 
Onde temendo i Corinzii , che qualcuno volesse tradir 
la città , mandarono a chiamar lucrate con la maggior, 
Smsof., St. dc y Grwci. Il 



I 



i6a 

parte degli armati di brocchiere Agesilao avvedutosi del 
passaggio , che costoro avevano fatto dì notte , nello 
spuntar del giorno , ritornando addietro , sì voltò verso 
il Pireo ; ed egli marciava presso le acque calde ; ma 
ordinò ad una compagnia , che ascendesse alla più alta 
cima del moute. Quella notte Agesilao fermò gli allog- 
giamenti poco lontani dalle acque calde ; e la compa- 
gnia , che aveva presa la sommità del moute , si stette 
là quella notte. Quivi Agesilao immaginandosi una cosa 
veramente non di graude importanza , ma a tempo , 
fece conoscere quauto egli valesse. Perciocché niuno di 
coloro , che conducevauo la vettovaglia a quella com- 
pagnia , aveva portalo fuoco : e nondimeno essendovi 
un gran freddo , non tanto perchè erano in luogo al- 
tissimo , quanto perchè verso la sera ebbero una buona 
pioggia insieme con tempesta ; e finalmente anco , per- 
chè ( come s' usa la state ) i soldati erano montati quivi 
vestiti di tela ; s' agghiacciavano da freddo , e così allo 
scuro non avevano punto voglia di cenare : quando A- 
gesilao mandò non meno di dieci uomini a portar loro 
del fuoco in certe pentole. Costoro ascendendo per di- 
verse vie a quelle sommità , e oggimai essendo accesi 
molti , e non piccioli fuochi , come è solilo quando si 
ha grande abbondanza di legne , tutti si ungevano , ed 
alcuui vi furono anco , che cenarono un altra volta. 
Quella istessa notte fu veduto ardere il tempio di Net- 
tuno ; ma chi vi mettesse fuoco , non si seppe mai. 
Quelli , che erano nel Pireo , poi che videro che le 
cime de' monti erano state occupate; non speravano più 
di difendersi ; ma e uomini , e donne ; e gentiluomini 



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i63 

e servi con la maggior parte degli animali si salvavano 
nel tempio di Giunone. Agesilao marciava a canto il 
mare con 1' esercito. Fra tanto la compagnia de' Lace- 
demoni , calando al basso, prese Enoa, castello, e pose 
a sacco tutto quello , che vi trovò dentro. Ed il giorno 
istesso tutti i soldati acquistarono là d' intorno una gran 
quantità di vettovaglie. Finalmente coloro , che s' erano 
salvati nel tempio di Giunone, usciti fuori si diedero a 
discrezione d'Agesilao. Agesilao ordinò, che lutti quelli, 
che erano stati cagione di tante uccisioni nella città 
fossero dati nelle mani de' fuorusciti , e tutto il rima- 
nente venduto. Dappoi uscì del tempio di Giunone una 
gran quantità di prigioni. Eranvi anco ambasciatori di 
diversi luoghi, e principalmente di Beozia, per diman- 
dare quel , che dovessero fare per ottener la pace. 
Nondimeno Agesilao con grandissima sprezzatura non 
fa veduto nè anco guardarli ; benché Faraco lor pub- 
blico amico li accompagnasse , per condurli dinanzi A- 
gesilao. Egli sedeva in uu edifìcio rotondo presso lo 
stagno, e stava mirando le cose, che venivano condotte 
fuori del te?npio. Similmente i soldati lacedemoni armati 
eon le picche accompagnavano i prigioni , e li custodi- 
vano. In questi erano fissi gli occhi di tutti coloro, che 
erano presenti. Perchè le più volte addiviene che co- 
loro , che sono favoriti dalla fortuna, e hanno acqui- 
stata gualche vittoria, siano a un certo modo degni 
di maraviglia. Mentre Agesilao era ancora a sedere , e 
gioiva da per tutto per le vittorie avute , giunse un 
messo col cavallo tutto pien di sudore ; il quale , inter- 
rogato da molti, che cosa egli portasse di nuovo: senza 



i64 

risponder nulla ad alcuno , s' avvicina ad Agesilao , 
smonta da cavallo , gli si fa innanzi mesto , e lo avvisa 
della rolla , che aveva ricevuta la compagnia in Lecheo. 
Agesilao , udito questo , subito si leva da sedere , di di 
mano a un'asta, fa raunarc a suon di tromba i capitani, 
i quinquagenarii , ed i capi delle genù pagate. Questi 
subito raunati , comandò agli altri ( perchè ancora non 
avevano mangiato ) che mangiassero un poco in un 
tratto; e lo seguitassero con ogni velocità; ed egli conoi- 
dali di Damasia s'inviò senza mangiare. Tenevano dietro 
con gran diligenza ad Agesilao, che andava innanzi, gii 
alabardieri armati. Oggimai era passalo le acque calde, 
e giunto nella campagna spaziosa di Lecheo, quando tre 
a cavallo gli vennero a dar novella , che i morti si erano 
ricevuti a patti. Udito questo , ordinò a* soldati , che si 
fermassero; e ristoratili con un poco di riposo, ritirossi 
di nuovo con i' esercito al tempio di Giunone. Il giorno 
seguente furono venduti i prigioni. Facendosi poi andar 
davanti gli ambasciatori de' Beozii , e dimandata la ca- 
gione della lor venuta , né facendo essi più menzione 
alcuna in materia di pace ; ma richiedendo solamente , 
che fosse loro permesso di poter entrare nella città , e 
favellare co' loro soldati : sorridendo Agesilao , non mi 
è nascosto , disse , che voi non vi curate di vedere i 
soldati vostri; ma desiderate intendere in che stato si 
trovino le cose de' vostri collegati. Dunque non vi par- 
tite ; perchè io stesso vi condurrò a quella volta ; poiché, 
se sarete meco, vedrete il tutto più particolarmente. 
Né disse menzogna. Ma il giorno dietro, avendo fatto 
sacrifizio , s' inviò con l' esercito verso la città , né però 



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i65 

levò via il trofeo ; anzi sé pur vi era rimaso qualche 
albero , facendolo tagliare, e battere in pezzi, volle dar 
ad intendere, che ninno aveva ardimento di uscir fuori. 
Fatto onesto , s accampò vicino a Lecheo , nè lasciò , 
che gli ambasciatori tebani entrassero nella città; ma li 
mandò a Greusi per mare. Nondimeno avendo i Lace- 
demoni ricevuta quella rotta , cosa loro insolita , quasi 
tutto l'esercito laconico piangeva; fuori però i padri, i 
figliuoli , e fratelli di coloro , che erano morti combat* 
tendo. Perchè questi , quasi fossero impadroniti della 
vittoria , passeggiavano intorno gloriandosi , e allegran- 
dosi dalla loro islessa calamità. Quella compagnia fu rotta 
principalmente per questa cagione. Gli Amiclei erano 
sempre soliti di trovarsi a cantare alle feste Giacinzine, 
benché fossero fuori con gente armata in campagna, o 
in altri paesi lontani da casa. E perchè Agesilao aveva 
lasciati tutti gli Amiclei, che si trovavano nell'esercito, 
a Lecheo ; il capitano della guardia del luogo , . racco- 
mandata la difesa delle muraglie agli altri soldati, che 
erano stati mandati da* collegati , conduceva con una 
compagnia di fanti armati di corazza, ed un'altra di ca- 
valli, gli Amiclei verso Corinto. Oggimai erano lontani 
da Sidone d'intorno xx ovvero xxx stadii , quando il 
capitano insieme con la fanteria annata di corazza , la 
quale era quasi di DC soldati, diede volta a Lecheo, 
lasciando commissione al capitano della cavalleria, che 
con quella compagnia di cavalli dovesse accompagnare 
gli Amiclei , fin dove essi avessero voluto , e poi lo 
seguitasse con ogni prestezza. Essi sapevano molto bene 
che in Corinto vi era una gran quantità di fanti cosi 



i66 

armati di brocchiere), come eli corazza; nientedimeno 
non li stimavano, rispetto agli avvenimenti passati; giu- 
dicando, ebe niuno ardisse di venirli ad assaltare. Ma 
vedendo Callia, figliuolo d'Ipponico, generale della fan* 
teria ateniese armata di corazza, e I fiera te , capitano degli 
armati di brocchiero, dalla città di Corinto il poco nu- 
mero loro, ed accorgendosi , ebe marciavano senz' altra 
spalla di fanterìa armata di brocchiero , ovvero di ca- 
valleria , giudicarono di poterli assaltar sicuramente con 
gli armali di brocchiero; stimando, se avessero seguitato 
il lor cammino , di coglierli con l' armi da lanciare , 
dove erano disarmati , ed ucciderli ; e se provassero di 
dar la caccia agli inimici , di levar dinanzi agli 1 armati 
di corazza i soldati armati di brocchiero , come più 
leggieri , e destri degli altri. Essendo questo il lor pa- 
rere sortirono fuori con tutte le genti , e Callia si fermò 
con gli armati di corazza poco lontano dalla città. Ma 
I fi era te , presi seco gli armati di brocchiero , assaltò la 
compagnia degli inimici. Quivi i Lacedemoni essendo 
percossi dall' armi tirate dagli avversari! , parte erano 
uccisi , parte feriti ; questi ordinano a* ministri, che siano 
portati a Lecheo , e veramente quasi essi soli rimasero 
vivi di quella compagnia. Indi il capitano comandò, 
che tutù quelli , che avevano passata la gioventù di dieci 
anni , dessero la caccia a quegli armati di brocchiero , 
e li tenessero lontani. Costoro , essendo armati di co- 
razza , e seguitando gli armati di brocchiero , non po- 
terono con l'armi da lanciare giungerne alcuno (perchè 
il capitano aveva ordinato , che prima che arrivassero 
alla fanterìa armata di corazza si ritirassero ) ma doì 



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167 

ritirandosi disordinati ; perchè ognuno aveva * consumato 
il fiato a dar la caccia agli inimici con tutte le forze , 
e con tutta la velocità possibile; i soldati d' lucrate vol- 
tando faccia di nuovo li travagliavano con le saette , e 
assaltandoli anco per fianco, li ferivano, dove li trova- 
vano disarmati; e così in un subito nella prima scara- 
muccia ne uccisero nove o dieci passati dalle saette 
da un canto all' altro. Succeduto questo , oggitnai da- 
vano la stretta a' Lacedemoni molto più arditamente. 
Onde essendo malmenati , il capitano di nuovo comandò , 
che coloro , li quali erano passati fuor della gioventù 
per quindici anni , assaltassero gli inimici. Ma anco questi 
nel ritirarsi furono uccisi in maggior quantità , che non 
erano stati prima. Ora tutti i più bravi erano morti, 
quando sopraggiunse in lor soccorso la cavallerìa, e eoo 
essa di nuovo cominciarono a caricare gli inimici. Ma 
gli armati di brocchiero voltando le spalle , la cavalleria 
li assaltò inconsideratamente. Perchè non si contentò di 
dar loro la caccia , finché ne uccise alquanti ; ma se- 
guitando coloro , che scaramucciavano a faccia a fac- 
cia , avanzandoli anco alcuna fiata , si voltava ad assal- 
tarli. E cosi facendo ella , e tollerando più , e più volte 
cose simigliami, scemava continuameute , e s' indeboliva; 
ma gli inimici divenivano più arditi , e aumentando ogni 
ora, travagliavano i Lacedemoni. Finalmente privi di 
consiglio , si ritirarono in un certo colle non molto 
grande , lontano due sudii dal mare , e da Lecheo di 
intorno sedici , ovvero diciassette. Dunque coloro , che» 
erano in Lecheo intesa la cosa , montati sopra certe 
barchette, s' inviarono, radendo il lito, fin che arrivarono 



i68 

al colle. Frattanto i Lacedemoni, dubitando di se me- 
desimi, poiché erano così mal trattati, e morti, senza 
poter offendere gli inimici, vedendo finalmente i soldati 
armati di corazza andare alla lor volta, si posero a fug- 
gire , gettandosi parte in mare ; e parte insieme con la 
cavalleria (e questi non furono molti) salvandosi in 
Lecheo : in tutte queste scaramucce , e nella fuga , ne 
furono tagliati a perai d' intorno ducento cinquanta. 
Questo fu il successo di quella battaglia. Laonde Age- 
silao si parti con quella compagnia, che era stata vinta , 
lasciando l' altra in Lecheo. Così avviandosi verso casa , 
entrava quanto più tardi poteva nelle citta; e la mattina 
si metteva in viaggio innanzi l'alba. Or essendosi la 
mattina per tempo levato in Orcomeno , passò Mantinea 
di notte; perciocché i soldati non avrebbono potuto 
soffrire , passandovi di giorno , di vedere i Mantinei far 
festa per la rotte, che avevano avuta. Oltre di questo 
avvennero ad Ificrate alcune altre fazioni felicemente. 
Perciocché, quantunque da Prasite Sidunte, e Crom- 
mione dopo che l' ebbe prese; e da Agesilao Enoa dappoi 
occupato il Pireo , fossero guernite di buone guardie ; 
nondimeno Ificrate ricuperò tutti questi luoghi , fuor che 
Lecheo; il quale era difeso da un presidio di Lacede- 
moni , e collegati. Ma i fuorusciti di Corinto, non avendo 
ardire per la rotta, che aveva ricevuta quella compa- 
gnia , d' inviarsi per terra a Sidone , andarono ivi per 
mare ; e travagliando coloro , che erano nella citta , 
ancor essi dall' altro canto venivano travagliati. Dappoi 
questi successi gli Achei , li quali , ricevuti nella città t 
Calidonii, signoreggiavano Calidone, la quale anticamente 



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169 

era del paese Etolio , pestavi dentro un buon corpo 
di guardia, facevano ogni opra per conservarlasi. Per- 
chè gli Acarnani in compagnia di certi Ateniesi, e 
Beozii uniti insieme, li molestavano con Y armi. Per la 
qua! cosa gli Achei , stretti dagli inimici , mandarono 
ambasciatori a Lacedemone ; li quali arrivati a Sparta si 
dolevano del torto grande, che facevano loro i La- 
cedemoni. 

« Perciocché noi, dissero, o Lacedemoni, siamo sempre 
» al servizio vostro in tutte le guerre , che voi volete, 
» seguendovi in ogni luogo , dove ci guidate ; nondi- 
» meno , quando noi siamo assediati dagli Acarnani 
» insieme con gli Ateniesi e Beozii loro collegali , voi 
» non vi prendete pensiero alcuno del fatto nostro. 
» Onde , se la cosa ha da andar cosi , non essendo 
» possibile , che ci difendiamo da per noi ; per neces- 
» sità farà di mcstiero o che abbandonando questa ve— 
» stra guerra , che si fa nel Peloponneso , entriamo nel 
» paese nimico, e guerreggiamo contra gli Acarnani, 
« e loro collegati; ovvero facciamo la pace con essi 
» loro al meglio, che possiamo ». 

Così allora essi dissero , minacciando tacitamente di 
rompere la lega, ognora che i Lacedemoni non aves- 
sero scambievolmente dato loro soccorso. Ma gli Efori , 
udito questo, deliberarono insieme con tutto il consiglio 
esser necessario di prender V armi in compagnia degli 
Achei contra gli Acarnani. Dunque mandarono Agesilao 
con due compagnie , e parte di quei della lega a questa 
impresa, e si uni seco tutto il popolo acheo. Dappoi 
che egli ebbe condotto l'esercito nel paese Acheo, tutti 



170 

gli Acarnani , che si trovavano fuori , si fuggirono dentro 
le citta, inviando anco tutti gli animali di lontano; ac- 
ciocché non fossero predali dagli inimici. Oggimai Age- 
silao toccava i confini del paese nimico , quando Strato , 
inviando uno alla repubblica degli Acarnani , facendo 
lor intendere , se non abbandonavano la lega de' Beozii , 
e degli Ateniesi, riducendosi in quella de' Lacedemoni 
e de' loro collegati, che avrebbe posto incontinente il 
paese loro a sacco , senza lasciarvi nulla; essi non vo- 
lendo obbedire, fece quanto aveva minacciato. Perchè 
subito si pose a saccheggiare il paese , e ogni giorno 
camminava non più che dodici stadii. Dunque gli Acar- 
nani riducevano gli animali dal monte al piano, e col- 
tivavano la maggior parte de' lor terreni , confidandosi 
per la lentezza dell' esercito di Agesilao , di potere far 
questo sicuramente. In fine Agesilao , vedendo , che og- 
gimai erano rassicurati, né temevano più di nulla, 
quindici ovvero sedici giorni dappoi che gli era entrato 
nel paese loro , fatto sacrifizio la mattina , mosse l' e- 
sercito innanzi lo spuutar dell' alba ; e camminando in 
un sol giorno cento sessanta stadii, giunse a quelle pa- 
ludi , dove pascolavano quasi tutti gli armenti degli 
Acarnani. Per la qual cosa prese una gran quantità di 
cavalli, e di buoi, ed altre sorti d'animali, e fece anco 
de* prigioni. Spedito questo , si fermò in quel luogo il 
giorno seguente , e vendè la preda. Fra tauto soprag- 
giunse una buona compagnia d' Acarnani armata di broc- 
chiere , li quali adoperavano saette , e fionde. Ed avendo 
Agesilao gli alloggiamenti sopra i monti, i suoi soldati 
non patirono incomodo alcuno; ma se vollero apparecchiar 



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\ 71 

fa cena , furono necessitati scendere da quelle cime 
al piano. Sopraggiungendo la notte , e partendosi gli 
Acarnani, i soldati, ordinate le sentinelle, si posero a 
riposare. H giorno dietro Agesilao condusse via 1' eser- 
cito. Ci era la uscita fuor di quel prato e della cam- 
pagna , che circondava la palude presso i monti , che 
erano d' intorno , molta stretto ; e gli Acarnani , avendo 
occupati i monti , assaltavano gli inimici di sopra in già. 
con dardi , e saette. Scendevano anco al basso, e fi strin- 
gevano , e molestavano di maniera , che P esercito non 
poteva spuntar più oltre. E benché la fanteria armata 
di corazza, e la cavalleria si voltassero addosso gli ini- 
mici , che venivano a travagliarli ; nientedimanco non 
potevano far loro danno alcuno. Perchè ogni volta , che 
gli Acarnani facevano la ritirata, si salvavano con gran 
prestezza in certi luoghi forti. Però , vedendo Agesilao, 
che per patire i suoi soldati incomodità cosi grandi , 
sarebbono usciti fuori di quel Calle angusto con gran 
difficoltà , deliberò di assaltare da man sinistra coloro , 
li quali cosi in grosso il travagliavano; perciocché dà 
quel lato il monte era più agevole a salire co' fanti, e 
co' cavalli. Mentre a questo fine egli sacrificava, gli 
Acarnani molestavano fieramente i soldati con saette , e 
dardi, ed oltre ciò, facendosi anco più vicini, ne feri- 
vano molti. Ma quando comandò a suoi , che dessero 
loro la caccia, allora tatti quelli, che fra' soldati armati 
di corazza erano usciti della gioventù per quindici anni , 
andarono di tutto corso addosso gli inimici , facendo H 
medesimo la cavalleria, e Agesilao seguitando con tutto 
il rimanente dell'esercito. Gli Acarnani, che erano 



*i7* 

calati al baito, e tentavano gii inimici solamente con se*- 

ramuccie , voltarono le spalle , e nel fuggire di sotto in 
su molti ne rimasero tagliati a pezzi. Ma nella più alta 
parte del monte ci erano le lor genti armate di corazza 
poste in ordinanza , e oltre le altre sorù d' armi , che 
elle tiravano, lanciavano certe aste, con le quali non 
solamente ferivano i cavalieri ; ma ammazzavano anco i 
cavalli. Nondimeno, oggimai i Lacedemoni armati di 
corazza appressandosi loro per menar le mani , postisi a 
fuggire, perderono quel giorno trecento uomini dal più 
al meno. Finita questa fazione , Agesilao drizzò il tro- 
feo , e poi , scorrendo con 1' esercito il paese nimico , 
metteva ogni cosa a ferro , e fuoco. Assaltò parimente 
per compiacere gli Achei certe città; ma non ne prese 
alcuna. Finalmente , sopravvenendo 1' autunno , si partì 
di quel paese. Allora gli Achei , perchè egli non aveva 
presa alcuna città per amore , o per forza , parendo 
loro, che non avesse fatto nulla, il pregarono, che si 
trattenesse almen un poco, se però non potevano ot- 
tener altro , fin che si vietasse agli Acarnani la semenza. 
Agesilao rispose loro , che dimandavano cose , che non 
eran da fare ; perciocché , disse , io rinnoverò questa 
venente state la guerra co atra gli inimici: onde quanto 
più essi avranno seminato , tanto più desidereranno la 
pace. Detto questo si dirizzò a tal cammino per la E- 
tolia, che niun esercito d'uomini o grande, o picciolo, 
quando gli Etolj avessero voluto contrastargli, sarebbe 
stato bnono di passare. Ma essi allora si contentarono 
di conceder loro il passo; perciocché speravano con que- 
sto mezzo di ricuperare Naupato. Finalmente passando 



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. .«73 

presso Rio si ritornò a casa. Perchè gli Ateniesi , u- 
scendo di Eniade con le galee , gli vietarono che da 
Calidone egli passasse nel Peloponneso. Passato il verno, 
Agesilao, secondo la promessa, subito al principio della 
primavera adunava l'esercito contro gli Acarnani ; il 
che essi intendendo, e giudicando per avere le loro 
citta fra terra, se gli inimici avessero dato il guasto 
alle biade , che li avrebbono assediati non altrimenti , 
che se fossero andati a porsi con gli eserciti d' intorno 
le citta ; mandarono ambasciatori a Lacedemone , con 
gli Achei facendo pace , e co' Lacedemoni lega. Questo 
fine ebbe la impresa degli Acarnani. Vedendo poi i 
Lacedemoni, che era mal sicuro moversi contra gli A- 
teniesi , e Beozii , se si lasciavano dietro le spalle la 
città degli Argivi, avversaria loro così vicina e graude , 
si consigliarono di assai tar Argo con 1' esercito : del 
quale inteso Agesipoli di essere stato creato capitano , 
dappoi che ebbe fatto sacrifizio per la felicità del suo 
passaggio , e avuti bonissimì segni , audò ad Olimpia 
per dimandare 1' oracolo ; e fece istanza , che Giove ri- 
spondesse , se gli era lecito ricusare la tregua offertagli 
dagli Argivi ; poi che essi la proponevano in tempo , 
che non era bisogno , non per altro , che per impedire 
i Lacedemoni dalla guerra , li quali stavano d' ora in 
ora per assaltarli. Giove gli rispose , che poteva ragio- 
nevolmente ricusare quella tregua , la quale era offerta 
fraudolenlemente. Dappoi subito passato al dritto in 
Delfo , dimandò ad Apolline , se il suo parere d' in- 
torno la tregua era conforme a quello del padre. Egli 
rispose appunto il medesimo. Onde Agesipoli , preso in 



i 7 4 

Fliunie il governo dell' esercito ( perchè ivi si faceva la 
massa , mentre egli andava a consigliarsi con gli ora- 
coli ) entrò nel paese loro per la via di Nemea. Gli 
Argivi dubitando non gli poter contrastare , mandarono 
due araldi inghirlandati air usanza loro ad incontrarlo , 
e ad offerirgli tregua. Agesipoli rispondendo , che questa 
tregua col parer degli Iddii non era offerta lealmente , 
licenziatili , assaltò il paese nimico , e fece nascere una 
gran carestia di tutte le cose , e un gran tumulto così 
fuori , come dentro della citta. 11 primo giorno , ce- 
nando nel territorio Argivo , e oggimai nel fine facen- 
dosi i soliti inviti del bere , Nettuno fece tremar la 
terra. Oude tutti i Lacedemoni, perchè avevano comin- 
ciato dar ordine di ritornar a casa , cominciarono a 
cantar quella canzone , che si suol cantare in lode di 
Nettuno. Gli altri soldati erano in pensiero , che si do- 
vesse ritornare addietro ; perciocché ne' tempi passati , 
essendo venuto un altro terremoto, Agide condusse l'e- 
sercito fuori di Elide. Ma Agesipoli disse, che per sua 
opinione quel Dio gli avrebbe vietata quell' impresa , 
quando il terremoto fosse sopravvenuto , prima che egli 
entrasse nel territorio inimico ; ma perchè era in allora 
1' esercito passato dentro , che anzi il Dio lo confortava 
a guerreggiare anco senza esserne dimandato. Però , a- 
vendo il giorno seguente sacrificato a Nettuno , entrato 
nel paese Argivo con V esercito , non si spinse molto 
innanzi: e perchè era passato poco tempo, che Agesilao 
aveva fatta la impresa contra la città d'Argo, Agesipoli, 
dimandando a soldati quanto vicino alla città Agesilao 
avesse condotti i suoi, e fin dove avesse dato al territorio 



oogle 



175 

il guasto ; perchè faceva ogni sforzo , come è usan- 
za nel Quinquerzio , di avanzare a gran vantaggio 
Agesilao in ogni particolare : ed essendogli tirate una 
volta dell' armi giù delle torri poste sopra la muraglia , 
di nuovo passò il fosso, che circonda il muro. Un'altra 
volta ancora , essendo la maggior parie degli Argivi 
entrata nel paese Laconico , si avvicinò talmente alle 
porte , che gli Argivi , li quali erano sopra le porte , 
serrarono fuori la cavalleria de' Beozii , che vpleva en- 
trar dentro ; per dubbio , che i Lacedemoni 'entrassero 
alla mescolata insieme con essa. Onde bisognò , che i 
cavalieri stessero a guisa di nottole sotto i ripari della 
muraglia. E se per avventura alcuni Cai idi otti non fos- 
sero andati a far una correria nel paese di Nauplia , 
una gran quantità d'uomini, e di cavalli rimaneva morta 
dalle saette. Indi trovandosi con gli alloggiamenti poco 
lontano dagli Eretti , cadè una saetta nel campo ; dalla 
quale alcuni tocchi, ed alcuni rimasi storditi, spirarono. 
Dappoi , disegnando di fare un forte sopra il passo di 
Celosso , fece sacrifizio ; e le vittime si trovarono senza 
fibbre. Per la qual cosa ritornò 1' esercito addietro , e 
licenziollo, avendo fatto di grandissimi danni agli Argivi 
per averli colti improvviso. Così passavano le guerre , 
che si facevano per terra. Ora io m' affaticherò di rac- 
contare quelle, che succedettero in mare, e nelle terre 
di marina , mentre ardevano queste ; e farò menzione 
solamente delle cose degne di memoria: le altre lascerò 
da parte. 

Primieramente Farnabazo , e Conone , avendo supe- 
rati i Lacedemoni nella pugna navale, girando con 



176 

l'armata d'intorno le isole, e verso le città di marina, 
cacciarono fuori da per tutto i capitani lacedemoni , 
dando speranza a tutte , che non volevano fabbricar 
fortezza in luogo alcuno; ma lasciarle in liberta. Coloro 
udendo questo , non solamente s* allegravano , e loda- 
vano questi effetti ; ma presentavano Farnabazo splen- 
didissimamente. Cosi egli faceva informato da Conone ; 
perchè a questo modo , diceva , che si sarebbono unite 
•eco tntte le citta. Ma se avesse procurato di porle sotto 
il giogo, ogni citta in particolare avrebbe potuto dargli 
impedimento grande ; e correva pericolo di fare , che i 
Greci , intesa la sua intenzione , si fossero tutti uniti 
insieme contra di lui. Dunque Farnabazo non faceva 
né più né meno di quanto diceva Conone , e giunto 
ad Efeso, gli consegnò undici galee, e gli ordinò, che 
andasse ad aspettarlo a Sesto ; ed egli per terra se 
n' andò nel suo stato. Perche Dercillide suo nimico , 
vecchio a quel tempo , che seguì la giornata in mare , 
si trovava in Abido ; nè si parti della citta, come ave- 
vano fatto gli altri capitani ; ma la manteneva alla sua 
obbedienza , e alla devozione de' Lacedemoni. Costui 
dunque , raunati gli Abideni , aveva ragionato loro in 
questa guisa. 

« Ora , o Abideni , vi si rappresenta una occa- 
» sione , essendo amici così vecchi della città no- 
li s tra , di fare un grandissimo giovamento a Lacede- 
n moni. Perciocché il mantenersi in fede nelle feli- 
» cità , non dee stimarsi molto ; ma star costanti , 
9 quando C amico è travaglialo dalla fortuna , questa 
» é cosa da tenere a memoria in sempiterno. Nè però 



'77 

» noi starno in tale stato , che per essere stati vinti 
» nella battaglia navale , dobbiamo essere più nulla, 
ii Anzi anco per lo passato , quando gli Ateniesi erano 
» padroni del mare , la nostra città aveva tante forze , 
» che poteva giovare agli amici, e nuocere agli inimici. 
» Veramente quanto sono state le altre città più leg- 
» gieri ad abbandonarci in queste avversità , tanto la 
» fedeltà vostra sarà più illustre. Ma se alcuno temesse, 
» che ci fosse posto 1' assedio attorno da terra , e da 
» mare ; sappia , che in mare non si trova al presente 
» armata greca di sorte alcuna : e quando i Barbari 
» tenteranno di farsi padroni del mare , che la Grecia 
» non lo sopporterà ; onde , se ella vorrà aver la mira al 
» benefizio suo, sarà forza, che consideri anco al nostro ». 

Gli Abidvni , udito questo ragionamento , volontaria- 
mente , e di buona voglia 1' obbedirono , e ricevevano 
nella città tutti quei capitani , che andavano a trovarli ; 
e mandavano a chiamar quegli altri , che erano lontani. 
Oggimai si erano ridotti in Abido molti uomini valorosi, 
quando Dercillide passò a Sesto ( questa è una città si- 
tuata dirimpetto ad Abido, e lontana di là non più che 
otto stadj ) e ridusse presso di se tutti coloro , che pos- 
sedevano col mezzo de' Lacedemoni , terreni nel Cher- 
toneso ; ed anco tutti quei capitani , li quali erano slati 
cacciati fuori delle città d' Europa, inanimandoli che non 
si sgomentassero per questo, considerando principalmente, 
che in Asia , la quale era stala sempre suddita al Re , 
la sua repubblica si trovava ancora padrona di Teinno 
(città veramente non molto grande), di l'gio, e di certe al- 
tre città , che al Re non prestavano obbedienza. Ma qual 

Smxof., St. de Greci. ia 



% 



178 

luogo potete avere , disse , più forte di Sesto ? quale più 
difficile da esser combattuto ? perchè chi vuole assediar- 
lo , bisogna essere fornito d' armata , e d' esercito in terra. 
Allora con parole così fatte levava loro ogni spavento. 
Ma Farnabazo avendo trovato così ben fornito Sesto , e 
Abido , mandò a minacciare , se non cacciavano fuori 
i Lacedemoni, che avrebbe lor mosso guerra. Ma non 
essendo obbedito , ordiuò a Conone , che levasse loro 
la comodità del mare , ed egli diede il guasto al paese degli 
Abideni. Accorgendosi poi, che non pertanto, volendoli 
soggiogare , gettava il tempo indarno, ritornò a casa , e 
lasciò commissione a Conone , che dovesse confortar le 
città dell' Ellesponto a metter in pronto per la primavera 
1 venente la maggior armata , che potessero ; perchè era 
molto alterato contra i Lacedemoni , rispetto a' danni 
ricevuti per l' addietro; nè desiderava cosa più ardente- 
mente , che assaltare il paese loro , e vendicarsi a tutto 
suo potere delie ingiurie ricevute. Dunque non si è atteso 
tutto quel verno ad altro , che a questo apparecchio. Ve- 
nuta la primavera , Farnabazo ridotto un gran numero 
di navi insieme, e oltre di ciò assoldata gente forestiera, 
in compagnia di Conone, s' inviò fra quelle isole con 
T arma -a a Melo , e indi partendosi , navigarono alla 
volta di Lacedemone. E di prima giunta arrivato a Fera, 
diede il guasto al paese. Poi smontato anco in altri luo- 
ghi di marina , fece il maggior danno , che poteva. Ma 
vedendo, che in quei liti non ci erano porti, e oltre 
ciò dubitando del soccorso dcgl' inimici , e della carestia 
delle vettovaglie , subito , partendosi di là , diede volta , 
e si ricoverò nel porto Fenicuute di Citeria. Quivi gli 



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•79 

abitanti di Citcria , dubitando ,* se si veniva alla forza , 
di esser fatti prigioni , abbandonarono le muraglie ; ed 
egli a patti li lasciò andar tatti nel paese Laconico. E 
risarcite le mura de* Cileni , vi pose alla custodia Nico- 
febo ateniese per capitano con un buon numero di sol- 
dati. Fatto questo, navigò nell' Istmo di Corinto, e diede 
animo a' collegati di guerreggiare , confortandoli a mo- 
strarsi fedeli verso il Re; e lasciati loro di quei denari, 
che aveva portali seco, fece vela alla volta di casa. Ma 
dicendo Conone , se gli dava libertà di valersi dell'ar- 
mata, che voleva sostentare l'esercito, che vi era sopra, 
col tratto, che facesse delle Isole, e ritornar nella patria ; 
e con P ajuto degli Ateniesi rifar i muri lunghi , e le 
muraglie del Pireo ; perciocché era sicuro, che non po- 
teva far cosa alcuna , che dispiacesse più a' Lacedemoni 
di questa: aggiungendo appresso di ciò, che con questo 
solo effetto si avrebbe obbligati gli Ateniesi ; e si sa- 
rebbe vendicato contra i Lacedemoni , rendendo vane , 
e inutili quelle fatiche, nelle quali essi avevano sparsi 
tanti sudori. Farnabazo, udito questo, volontieri mandò 
Conone verso Atene , e gli diede anco una buona quan- 
tità di denari da ristorar le mura. Dunque Conone an- 
dato ad Atene , parte valendosi dell' opera delle sue 
ciurme , e parte pagando architetti , ed altri maestri , nè 
mancando a niuna sorte di spesa necessaria, risarcì una 
gran parte di muraglia. Gli Ateniesi , i Beozii , e le 
altre città fecero da per se la parte loro. I Corinzii con 
quei denari , che Farnabazo aveva loro lasciati , posta 
un' armata insieme , e fattone capitano Agatino, signo- 
reggiavano il golfo posto presso l'Acaja , e Lecheo. Dall' 



i8o 

altro cauto auco i Lacedemoni apparecchiarono un'altra 
armata, e le diedero Polemarco per generale. Ma poiché 
egli in un confitto fu ammazzato ; e Pollide , suo luo- 
gotenente, si partì tutto ferito ; Erippide ne prese il go- 
verno. Similmente Proeno, corinzio , ricevuta la consegna 
delle navi da Agatino, abbaudonò Rio; il qual luogo 
dappoi fu occupato da' Lacedemoni. Indi Teleuzia andato 
all' armata , di nuovo s' impadroni del golfo. In questo 
mezzo, essendo pervenuto all'orecchie de' Lacedemoni , 
che Conone rifaceva le muraglie ateniesi co' denari del 
Re , e manteneva V armata , con la quale tirava di nuovo 
alla divozione degli Ateniesi non solamente le isole , ma 
le città di marina poste in terra ferma ; ebbero, per opi- 
nione , se facevano intender questo a Teribazo capitano 
del Re , o di tirar costui dal canto loro, o di far, che 
egli non mantenesse più 1' armata di Conone. Onde fatta 
questa deliberazione , mandarono Antalcide a trattar que- 
sto negozio con Teribazo , con commissione di dargli 
tutte queste informazioni , e di pregarlo a trattare la 
pace fra il Re, e la loro repubblica. Venuto questo a 
notizia degli Ateniesi, ancor essi mandarono ambascia- 
tori insieme con Conone , Ermogene , Dione , Calicene 
e Callimedonte ; e richiederono i collegati, che invias- 
sero li loro in compagnia di questi". Onde anco da' Beozii , 
da' Corinzii , e dagli Argivi furono mandati ambasciatori. 
Antalcide giunto a Teribazo gli mosìrò, che era venuto 
con commissione della sua città per dimandare la pace 
al Re , e pace di tal maniera , che al Re sarebbe piao- 
ciuta. Perchè gli proponeva , che i Lacedemoni non 
avrebbono più couleso col Re di quelle città greche , 



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i8i 

le quali erano in Asia ; e si sarebbono contentati , cb« 
tutte le isole , e le altre città rimanessero libere. E per- 
chè, disse, essendo questa la nostra intenzione, vorranno 
più i Greci, ovvero il Re, guerreggiare contra di noi, 
e far tante spese? Perciocché egli sarà impossibile, che 
gli Ateniesi (quando non abbiano noi altri per capitani) , 
ovvero noi ( rilasciando libere le città ) facciamo guerra 
al Re. Piacque grandemente il ragionamento di Antal- 
cide a Teribazo. Ma gli avversa rj dicevano , che queste 
erano tutte parole; perchè gli Ateniesi non volevano 
consentire di lasciar libere le isole , e le città , per paura 
di perdere il dominio di Lenno , Imbro , e Sciro ; e 
similmente i Tebani per dubbio di essere astretti a ri- 
lasciare le città della Beozia; acciocché si governassero 
a lor modo ; e finalmente gli Argivi , quando si fosse 
capitolato con queste condizioni , e fatta la pace , slima- 
vano di non poter godere Corinto , come facevano Argo, 
cosa da loro desiderata sopra modo. Onde sturbata la pa- 
ce , ognuno se ne tornò a casa. Nondimeno Teribazo , 
sapendo, che non era sicuro far accordo co' Lacedemoni 
senza saputa del Re , sovvenne Antalcide nascosamente 
di denari ; acciocché a questo modo i Lacedemoni potes- 
sero di nuovo metter in punto V armata ; e in questa 
guisa gli Ateniesi con quelli , che erano seco in lega , 
si piegassero più facilmente alla pace. Fece anco impri- 
gionare Conone , quasi egli avesse ingiuriato il Re , e 
da* Lacedemoni fosse accusato ragionevolmente. Dappoi 
andò a trovare il Re per fargli sapere la proposta dei 
Lacedemoni: e la prigionia di Conone, cpme d'uomo, 
che faceva triste operazioni; e similmente per dimandargli 

la* 



l82 

il suo volere d' intorno tutti questi particolari. D Re 
ali 1 arrivo dì Teribazo mandò Siruta al governo del 
paese marittimo. Costui era affezionatissimo agli Ateniesi, 
e loro collegali, ricordandosi quanti danni avevano patiti 
da Agesilao , le provincie del Re. I Lacedemoni, sapendo, 
che Simia portava loro un'odio grande, ed era amico 
degli Ateniesi , mandarono contra di lui Timbrane con 
ordine, che gli movesse guerra. Timbrone passato in 
Asia usciva con 1' esercito fuori di Efeso , e delle città 
poste nel piano del Meandro , Priene , Leucofrio , ed 
Achilleo , e travagliava con le prede il paese del Re. 
Ma in poco tempo accorgendosi Strato , che Timbrone 
inconsideratamente , e con una certa sprezzatura , con- 
duceva fuori i suoi , mandò a quella volta alcuni sol- 
dati a cavallo con commissione , che fatta la maggior 
preda possibile, gliela conducesse. Per avventura Tim- 
brone allora avendo desinato , si tratteneva uel padi- 
glione di Tersandro musico ; perciocché Tersandro non 
solamente era eccellente maestro nella musica ; ma fa- 
ceva professione di uomo valoroso , e forte, come que- 
gli , che viveva all' usanza de' Lacedemoni. Struta veduti 
i primi in poco numero , e disordinati andar a soccor- 
rer i suoi | diede loro addosso d' improvviso con una 
gran quantità di cavalli, e con l'esercito in ordinanza; 
e di prima giunta uccise Timbrone, e Tersandro. Morti 
questi , sforzarono anco gli altri a voltar le spalle , e 
nel seguitarli ne tagliarono a pezzi un numero grande. 
Alcuni giunsero salvi nelle città amiche , la maggior 
parte perchè fu veduto tardi , che bisognava 

soccorrerli : conciossiachè spesse volte senza dai* altre* 
■ • % 



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i83 

ordine a soldati correva in lor ajato. Così terminò al- 
lora quella fazione. In quel tempo istesso vennero a 
Lacedemone alcuni Rodiotti, che erano dai popolo stati 
sbanditi ; e mostrarono , che sarebbe tornato loro di 
gran danuo , se per pura negligenza lasciavano, che gli 
Ateniesi s'impadronissero di Rodi, e unissero seco tanta 
potenza. Onde conoscendo i Lacedemoni , se il popolo 
avesse governato, che tutta Rodi sarebbe stata dal canto 
degli Ateniesi : ma se i ricchi , dal canto loro ; arma- 
rono otto navi , e ne fecero Ccdico capitano. Manda- 
rono anco sopra di queste Difride in Asia con commis- 
sione , che mantenesse in fede le città , che s* erano 
date a Timbrone: ed anco raccolte non solamente le re- 
liquie dell'esercito, che s'erano salvate dall'ultima rotta, 
ma tutte le genti , che poteva , facesse guerra contra 
Struta. Difride faceva quanto gli era stato comandato ; 
e fra le altre cose , che gli succedettero felicemente , 
fece anco prigione Tignine, col quale era maritata una 
figliuola di Struta , insieme con la moglie , trovandolo , 
che andava a Sardi ; e avuta una buona somma di de- 
nari , lo lasciò andare. Onde subito con questa occa- 
sione diede le paghe a soldati. Costui era ben voluto 
non meno di Timbrone; ma nelT arte della guerra più 
regolato, e accorto assai. Perchè non si lasciava vincere 
da' piaceri del corpo ; anzi non pensava mai ad altro , 
ehe alla impresa , la quale egli prendeva a fare* Ma 
Ecdico dappoi arrivato con 1' armata a Gnido ; e in- 
teso , che il popolo di Rodi s' era fatto padrone d' ogni 
cosa in terra, e in mare; e oltre ciò, che aveva armata 
due volte tante galee, quante erano le sue, non si 



i84 

partiva di Gnido. Onde, vedendo i Lacedemoni, che le 
sue forze non erano tali , che egli poteste giovare agli 
amici , comandarono a Teleuzia, che andasse con quelle 
dodici navi, che egli aveva nel golfo posto fra l'Acaia, 
e Lecheo , a trovar Ecdico ; e licenziandolo attendesse 
con quelle a favorire coloro , che volessero esser amici 
de' Lacedemoni ; e facesse il maggior danno , che po- 
tesse agli inimici. Teleuzia giunto a Samo , e ivi rice- 
vuti alcuni altri legui , s* inviò a Gnido : indi Ecdico a 
casa. Teleuzia navigò a Rodi fornito oggimai di venti- 
sette navi. In viaggio s' incontrò per avventura con Fi- 
locrate , figliuolo di Efialto , il quale partilo d' Atene 
andava in Cipro con dieci galee in soccorso di Evagora. 
Tutti questi legui furono presi a man salva. E avven- 
nero in questa impresa certe cose , che erano molto 
contrarie all' una , e 1' altra parte. Perciocché gli Ate- 
niesi, li quali erano tanto studiosi dell'amicizia del Re, 
inandavano soccorso ad Evagora , il quale aveva mosso 
guerra contra di lui. E Teleuzia, quantunque i Lacede- 
moni guerreggiassero col Re, nondimeno levò di mezzo 
coloro, che navigavano a danui suoi. Dunque di nuovo 
ritornato a Gnido , e vendute le spoglie , s' inviò a 
Rodi ; e favoriva coloro , che erano partigiani de* La- 
cedemoni. Vedendo gli Ateniesi , che i Lacedemoni si 
erano a un certo modo impadroniti un altra volta del 
mare , mandarono con ira di loro Trasibolo stirese con 
quaranta navi. Costui dappoi partito d'Atene, non volle 
altrimenti andar a Rodi; perchè giudicava, che non gli 
sarebbe stato così facile , vendicarsi degli amici de' La- 
cedemoni , U quali erano in luoghi forti , e avevano 



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i85 

spalla da Teleuzia col soccorso; e perchè similmente 
non dubitava , che la sua fazione dovesse esser vinta 
dagli inimici , essendo padrona della città , e superiore 
di numero, e avendo superati gli avversar) in battaglia. 
Dunque si girò verso Y Ellesponto , dove non trovando 
chi contrastasse , pensò di fare una cosa , che sarebbe 
stata molto giovevole alla citta. Primieramente aveudo 
inteso , che Amadoco , Re degli Odrisi , e Scute , il 
quale signoreggiava nelle marine della Tracia, facevano 
guerra insieme , li rappacificò 1' un con V altro ; e li 
tirò neir amicizia , e nella lega, degli Ateniesi , con 
questa intenzione , che anco quelle città greche , le 
quali nella Tracia vivevano in libertà , dovessero stabi- 
lirsi tanto meglio a favorire la parte ateniese , quanto 
gli Ateniesi , e costoro fossero divenuti amici. Spedite 
queste cose per eccellenza , e valendosi anco delle città 
d' Asia , come amiche , rispetto alla uuione del Re con 
gli Ateniesi , navigò a Bizanzio , e vendè la decima 
delle cose, che venivano di Ponto. Similmente levò via 
dalla repubblica bizantina il governo de' pochi, e vi in- 
trodusse lo stato popolare. Onde avvenne, che i Bizan- 
tini vedevano volontieri la loro città piena di Ateniesi. 
Fatto questo, e tirati anco dal canto suo i Calcedonesi, 
usci fuori dell' Ellesponto : e trovando che tutte le città 
di Lesbo , fuori che Mitilene , favorivano la parte dei 
Lacedemoni, non volle assaltarne alcuna, prima che fa- 
cendo la descrizione a Mitilene di quattrocento soldati fuor 
dell' armala, e de* fuorusciti delle città, li quali erano 
ridotti in quel luogo, non li ebbe uniti co più valorosi 
«oldati, che fossero in Miùlene ; dando speranza a tutù 



i86 

i Mitilenei di farli padroni di tutta Lesbo , quando egli 
avesse debellate le altre città; e a fuorusciti , quando 
uniti seco fossero andati ad assaltare ognuna di quelle 
citta, di operare, che avrebbono potuto ritornare nelle 
patrie loro ; ed a soldati dell' armata , quando avessero 
tirata Lesbo alla devozione della patria, di far, che 
sarebbono divenuti ricchissimi. Con queste parole consolò 
ciascuno , e subito con 1' esercito m ordinanza s inviò 
a Metinna. Intesa Terimaco la sua venuta , il quale per 
avventura da' Lacedemoni era stato posto nella città per 
capitano , andò co' soldati della sua armata, con le genti 
di Metinna , e co' fuorusciti di Mitilene , ad incontrarlo 
su' confini del paese Metinneo. Quivi venuti alle mani , 
Terimaco rimase morto; gli altri con gran perdita dei 
compagni voltarono le spalle. Dappoi prese parte delle 
città a patti, e di quelle, che non s'arresero, parte 
saccheggiò il paese , e con la preda diede la paga ai 
soldati. Indi s' affrettò d' andare a Rodi : e per fare , che 
i soldati si portassero valorosamente , cavò non solo dalle 
mani d' altre città una buona quantità di denari ; ma 
arrivato ad Aspendo, entrò nella foce del fiume Euri- 
medonte. Oggimai anco gli Aspendii gli avevauo dato 
denari , quando i soldati menando via certa preda fatta 
nel lor paese contra il dovere , gli Aspendii , sdegnati , 
r assaltarono di notte , e nel proprio padiglione il ta- 
gliarono a pezzi. Questo fine ebbe Trasibolo uomo va- 
lorosissimo. Gli Ateniesi creato Arginio in suo luogo , 
lo mandarono all' armata. Ora avendo iuteso i Lacede- 
moni , che gli Ateniesi avevano venduta la decima delle 
navi , che venivano di Ponto in Bisanzio , e che 



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187 

Calcedone stava alla lor divozione ; e le altre città , ri- 
spetto alla dipendenza, che avevano da Farnabazo, 
erano loro partigiane; stimarono, che bisognava al 
tutto farne provvisione. Onde , quantunque non potes- 
sero lamentarsi di Dercillide in conto alcuno , Anasibio 
nondimeno , tirati gli Efori dal canto suo , fece sì , che 

10 mandarono ad Abido , e lo fecero capitano di quella 
città. Ed egli promise loro, se gli davano denari , e legni , 
di travagliare con Y armi talmente gli Ateniesi , che per 
necessità le cose loro nell'Ellesponto non camminereb- 
bono per V avvenire cosi felicemente , come avevano fatto 
per lo passato. Per la qual cosa i Lacedemoni gli die- 
dero tre galee , e la paga per mille soldati, e lo licen- 
ziarono. Anasibio arrivato ad Abido, primieramente rac- 
colte in terra altre genti pagate , levò dalla obbedienza 
di Farnabazo alcune città della Eolide. Ed egli acco- 
standosi ad Abido in compagnia delle altre città con 
T esercito , Anasibio dall' altro canto li travagliava con 
Tarmi, e facendosi innanzi co' suoi, dava al lor paese 

11 guasto. Dappoi oltre i legni, che egli aveva, armò 
tre altre navi in Abido , e se prendeva qualche naviglio 
degli Ateniesi , o de* loro collegati il conducea seco. 
Gli Ateniesi essendo avvisati di questi successi , e per 
ciò dubitando , che andasse in ruina tutto quello , che 
Trasibolo aveva fatto nel)' Ellesponto , inviarono Ificrate 
con otto navi , e con mille e duecento armati di broc- 
chi ero , la maggior parte di quelli, che già erano stati 
sotto il suo comando a Corinto , con tra Anasibio ; per- 
chè gli Argivi , essendosi impadroniti di Corinto , 
dicevano di non aver più bisogno dell* opera loro , 



i88 

conciossiachè Ificrate si foste levati di mezzo alcuni, che 
favorivano le cose degli Argivi. Dunque ritornato a 
casa , si tratteneva nella patria. Subito arrivato io Cher- 
soneso, al principio Anasibio , e Ificrate per via di 
corsali si travagliavano 1' un coli* altro. Ma poco tempo 
dappoi , avendo saputo Ificrate , che Anasibio accompa- 
gnato da tutti i soldati pagati , da' Lacedemoni , e da 
duecento Abideni armati di corazza , s' era inviato alla 
volta di Antandro; e che gli Antandrii l'avevano rice- 
vuto come amico ; giudicando , che egli , lasciata ivi una 
guardia , avrebbe dato volta , e accompagnati gli Abiden! 
a casa ; passò di notte da quella parte, che era la più 
lontana da Abido , ed entrato ne'monti, fece una imbo- 
scata. Ordinò anco alle galee, che ivi l'avevano con- 
dotto , che radendo il lito , si tirassero dalla parte di 
sopra del Chersoneso ; acciocché- per quella via desse ad 
intendere, che navigava a raccogliere denari secondo il 
suo costume. Fatto questo , non s' ingannò punto del 
suo disegno. Perciocché, quantunque Anasibio non avesse 
avuti nel sacrifizio quel giorno buoni segni , come veniva 
detto ; nondimeno , facendo di questo poca stima , si 
parli d' Antandro ; e così perché egli andava per paese 
unico verso una città collegata, come perché aveva in- 
teso da alcuni, li quali aveva incontrati, che Ificrate 
navigava alla volta di Proconnesso, marciava negligen- 
temente. Ificrate , mentre Y esercito d' Anasibio si trovò 
in luogo aperto , si stette ascoso nell' imboscata : ma 
giunti gli Abideni in quella contrada , eh' è vicina a 
Cremaste, dove hanno le opve dell'oro; e camminando 
il rimanente delle genti per luoghi chini ; e oggi mai 



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scendendo anco Anasibio co' soldati Lacedemoni; allora . 
comandò a suoi , che uscissero dell' imboscata , ed egli 
di tutto corso andò ad assaltar Anasibio. Esso accor- 
gendosi , che non ci era più alcuna speranza di salute ; 
perchè vedeva i suoi in luogo stretto distesi in lunghis- 
sima fila; e parendogli impossibile, che coloro , li quali 
erano già passati , potessero soccorrerlo di sotto in su , 
e finalmente conoscendo , che tutti , scoperta la imbo- 
scata , erano spaventati ; chiamando quelli , che gli sì 
trovavano appresso, l'onor mio, disse, o soldati, vuole 
che io muoja in questo luogo. Voi prima che gli inimici 
vi giungano addosso , attendete piuttosto, che potete, a 
salvarvi. Detto questo si fece dare lo scudo dal paggio , 
ed ivi morì combattendo. Nè costui, che era stato molto 
suo favorito, l'abbandonò; e dodici Lacedemoni capitani 
di città, cbe l'avevano seguitato da per tutto, menando 
le mani iusieme con esso , furono uccisi, lì rimanente 
parte fu tagliato a pezzi fuggendo , e parte salvossi ; 
benché gli inimici gli dessero la caccia fino alla città. 
Morirono in quella fazione d'altra gente duecento sol- 
dati; ma della fanteria armata di corazza degli Abideni 
quasi cinquanta. Dopo questo successo Ificrate di nuovo 
iliede volta nel Chersoneso. 



DELLE 

ISTORIE DE' GRECI 

LIBRO QUINTO. 



In questo stalo si trovavano allora le cose degli Ate- 
niesi , e de' Lacedemoni d' intorno I* Ellesponto. Nel me- 
desimo tempo Eteonico , standosi in Egina , e avendo 
per lo passato gli Egineti mantenuto cou gli Ateniesi il 
traffico loro , nata la guerra , li pose in libertà , con- 
sentendovi anco gli Efori , di predare a voglia loro il 
paese di Atene. Onde gli Ateniesi , ricevendo gran danno 
dagli Egineti, mandarono in Egina certe compagnie ar- 
mate di corazza sotto il governo di Panfilo , e cinsero 
d' ogni intorno con trincee gli Egineti , e con dieci ga- 
lee li assediavano da parte di mare. Venuta la fama di 
questo assedio ali* orecchie di Teleuzia , il quale per 
avventura era andato allora a certe isole per riscuotere 
denari , volò in soccorso degli Egineti , e pose in fuga 
V armata nemica ; non abbandonando per questo Pan- 
filo le trincee, Frattanto arrivò all'armata Jerace mandato 



/ • 

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I 9 I 

da' Lacedemoni per general; , e ne prese il governo, 
ritornando Telcuzia a casa felicissimamente; perchè quan- 
do nel partirsi fu per montare in nave , non si trovò 
pur un soldato , che non cercasse di fargli riverenza. 
Questo il coronava con ghirlande , queir altro con altri 
ornamenti ; e quelli , che furono tardi ad accostarglisi , 
nientedimeno anco allora , che egli era portato in alto 
mare, gettavano in acqua le ghirlande , e gli pregavano 
ogni felicità. Io sò veramente di non raccontare cose 
degne di memoria , rispetto a spese fatte , a pericoli 
scorsi , e a macchinamene d' importanza ; nondimeno , 
cosi Giove m' ami , io stimo , che questo sia degno da 
esser considerato da ognuno; in che maniera Teleuzia 
si acquistasse un' affezione così fatta da' soldati. Perchè 
questi sono effetti di uomo da esser celebrali , e ante- 
posti di gran lunga ad ogni sorte di ricchezze , e di 
opere segnalate. Jerace, prese in compagnia le altre navi, 
$ inviò alla volta di Rodi , lasciando in Egina solamente 
dodici galee sotto il comando di Gorgopa suo luogote- 
nente. Ma oggimai erano più assediati gli Ateniesi , che 
si trovavano alla guardia delle trincee , che non erano 
gli awcrsarj loro nella città. Onde gli Ateniesi di nuovo 
erano travagliati da corsali , e da Gorgopa ; per la qual 
cosa armarono tredici galee con tra costoro, e ne fecero 
Eunomo capitano. I Lacedemoni , trovandosi Jerace a 
Rodi , fecero Antalcide in suo luogo , con ferma cre- 
denza di compiacere in questo particolare a Terilwizo. 
Antalcide arrivato in Egina , pigliando seco le navi di 
Gorgopa , navigò ad Efeso , e subito rimandò Gorgopa 
in Egina eoa dieci navi; le altre diede in governo a 



1 



Nicoloco sno luogotenente. Costui bramoso di soccorrere 
gli Abideni, s'inviò ad Ahido. Nel viaggio, piegando a 
Tenedo , pose tutto il paese a ferro e fuoco , e rice- 
vuta una buona somma di denari , indi si voltò ad Abido. 
Frattanto i capitani ateniesi , partendosi di Samotracia , 
di Taso , e di quelle marine , e raunandosi insieme , 
andavano a soccorrer i Tenedesi: ma avvisati, ebe Nico- 
loco era giunto in Ahido , partiti del Chersoneso con 
trentadue galee , gli posero , benché egli ne avesse ven- 
ticinque , T assedio intorno. Nel medesimo tempo , par- 
tendosi Gorgopa di Efeso per andar ad Egina , s incon- 
trò in Eunomo a caso; e per allora si salvò in Egina, 
dove arrivò poco innanzi il tramontar del sole : e subito 
fatti smontar i suoi di nave, ordinò, che i soldati ce- 
nassero. Eunomo , fermatosi ivi un poco , si partì. Ma , 
r sopravvenuta la notte ; andava innanzi col fanò , come 
s' usa , acciocché le galee , che gli tenevano dietro , non 
fallissero il cammino. Allora Gorgopa, fatti montar in nave 
ì suoi, si pose a seguitarlo, dove si vedeva splendere 
il fanò , un poco di lontano , per non esser scoperto , 
© che gì' inimici ne avessero indizio alcuno , similmente 
i corniti delle navi in vece di parlare si valevano di sassi 
percossi insieme, e rivolgendo i remi si andavano tratte- 
nendo. Quando le navi di Eunomo arrivarono vicine a 
terra presso Zostere nel paese d'Atene, diede il segno 
a' suoi con la tromba , che assaltassero gì' inimici. Oggi- 
mai le genti di Eunomo parte erano smontate in terra, 
e parte entravano in porto , e parte finalmente uon erano 
giunte. Fu combattuto a lume della luna , e Gorgopa 
prese quattro galee, e con le sue rimurchiandole , 



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193 

ritornò ad Egina. Il rimanente dell'armata ateniese salvossi 
nel Pireo. Dappoi Cabria navigò alla volta di Ci [irò con 
ottocento armali di scudo , e dieci galee iu soccorso di 
Evagora; ed avendosi in Atene fatto tener dietro a certo 
altre navi , ed altri fauli armali di corazza ; e smontalo 
di notte in Egina , si pose in aguato co* soldati armali 
di scudo in un certo luogo basso passato il tempio di 
Ercole. Nel priucipio del giorno arrivò là Dimenete se- 
condo T ordine posto con gli armali di corazza , e passò 
oltre il tempio d' Ercole quasi sedici sladj (In a quel 
luogo, che dalle tre torri si chiama Tripirgia. Gorgopa, 
essendo avvisato della venuta degl' inimici , andò per raf- 
frenarli accompagnato dagli Egineti , da' soldati dell' ar- 
mata , e da olio spartani , li quali s' erano trovati ivi 
a caso : e mandò un bando , che tulle le ciurme , chi 
erano di libertà, dovessero tenergli dietro. Onde molti 
di costoro armati di quelle sorti d armi, che vennero loro 
alle mani , lo seguitarono in fretta. E avendo le prime 
compagnie passata l' imboscata , i soldati , che erano cou 
Cabria , saltarono fuori ; e tutto ad un tempo diedero 
addosso agi' inimici con saette , e dardi. Oggimai anco 
i fanti armati di corazza, che erano scesi dall'armata, 
andavano ad untarli. Dunque i primi furono in un subite 
tagliati a pezzi; perchè le genti non erano ristrette in- 
sieme. Fra questi morirono Gorgopa , e i Lacedemoni» 
JLi quali rimasi uccisi , gli altri voltarono le spalle. Fu- 
rono morti degli Egineti d' iutorno centocinquanta , e 
de' soldati forestieri , degli abitanti dell' Isola , e delle 
ciurme sparsi qua e jà non meno di duecento. Da indi 
innanzi gli Ateniesi, nou altrimenti che se fossero io 
6enof.> St. de 1 Greci. »3 



i 9 4 

pace, si valevano del mare. Perciocché le ciurme delle 
navi, benché fosse fatto lor forza da Eteonico, non vole- 
vano più salire sopra l'armata per entrar nel paese nemico , 
conciossiachè, non dava lwo la paga. Onde i Lacedemoni 
inviarono Telenzia di nuovo al governo dell'armata. Il quale 
nel suo ritorno veduto da'soldati, essi ne presero gran- 
dissima allegrezza. Raunato il parlamento , egli favellò 
in questo modo. 

« Veramente io son arrivato qui senza denari ; non- * 
» dimeno , se gli Iddii lo permetteranno , quando voi 
» mi serviate prontamente, m'affaticherò di fare, che 
» siate forniti abbondantissimamente delle cose necessarie. 
» Tenete certo , che mentre io sarò vostro capitano , 
» voglio , che viviate in quel modo istesso , che farò io. 
» E forse vi maraviglerete , s'io dirò di desiderare, che 
» piuttosto voi, che io, abbondiate di vettovaglie. Non- 
» dimeno io chiamo in testimonio gli Iddii immortali, 
» che vorrei anzi star io due giorni a digiuno, che 
» veder voi starne un solo. Le mie porte per lo pas- 
» s;ito sono slate aperte a ciascuno . che voleva qualche 
» cosa da me; ora più che mai vi staranno. Sì che 
» quando io sarò certo , che voi abbiate da vivere lar- 
» gamenle , allora vi accorgerete , che anco la mia 
» s;»sa sari maggiore. Ma se vedrete, eh* io comporti 
» freddo,' caldo, e sonno; giudicate, che anco voi 
» dovete soffrire di questi disagi. Perchè io non voglio , 
» che ficciale niuna di queste cose a fine di farmi con- 
» traslarc con le avversità ; ma perchè ne caviate gio- 
» vamento. Perciocché V essere pervenuta, o soldati, la 
» città nostra a quel colmo di felicità , che voi vedete ; 



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i e ornatasi di beni così granili , e onorati; questo è 
» avvenuto nou per essere stata pigra , e lenta ; ma per 
» aver tollerate molte fatiche , e corsi grandissimi ri- 
» schj , quando il bisogno lo ha ricercalo. So, che ancd 
» voi per r addietro siete stati valorosi; ma al presente 
» bisogna, che mettiate ogni studio di avanzarvi da voi 
» medesimi j perchè a questo modo soffriremo unitamente 
» queste fatiche più volentieri , e unitamente anco ne 
» godremo il frutto. Perciocché quale maggior dolcezza 
» potremo avere , che non andar all' altrui soldo , e per 
» ciò non divenir lusinghieri d'uomo vivente o barbaro , 
» o greco; ma trovarci forze a bastanza da provvederci 
» noi medesimi di quello, che ci fa bisogno, e dovo 
« sopra tutto il ricercarlo è veramente cosa onoratissi- 
u ma ? Perciocché le facoltà acquistate dagli inimici ia 
» tempo di guerra, nou solamente, come sapete, ci 
» danno il vivere ; ma ci fanno divenir famosissimi in 
» tutto il mondo ». 

Dette queste cose TeleUzia , tutti gridarono, che co- 
mandasse ; perchè essi erano apparecchiati a far ogni 
cosa, che egli volesse. Per avventura aveva egli finito 
il sacrifizio, quando li chiamò, e* Or via soldati, disse, 
cenate ; e apparecchiatevi oltre di ciò tanta vettovaglia j 
quanta basti per un giorno; poi riducetevi subito alle 
uavi ; acciocché navighiamo , dove piacerà a Dio , e 
arriviamo ivi a tempo. Quando furono ridotti, coman- 
dò, che salissero in nave, e la notte s'inviò alla volta 
del pòrto d' Atene , fermandosi alcuna yolta , ed ordi- 
nando a' suoi , che riposassero : e alcuna volta spingen- 
doci co' remi ognor più innanzi. Sari forse alcuuo , il 



t 9 6 

quale dirà , che egli abbia fatta una gran pazzia , ad 
assaltare con dodici galee coloro, che avevano una ar- 
mata così grande; ma oda un poco da che ragioni egli 
si mosse. Aveva egli per opinione , che dappoi la morte 
di Gorgopa gli Ateniesi dovessero metter poca diligenza 
in custodir la loro annata nel porto: e se pur vi fos- 
sero delle galee alla guardia , giudicava , che fosse più 
sicuro andar contea venti legni , che si trovassero ad 
Atene , che altrove contra dieci ; perciocché sapeva , che 
lontane dalla patria le ciurme sogliono dormire sopra 
le lor navi; ma fra quelle, che erano ad Atene non 
aveva alcun dubbio, che tutti i capitani non dormis- 
sero alle lor case , e le ciurme qua , e là spàrse. Mosso 
da queste ragioni, egli ebbe ardimento di tentare una 
fazione cosi grande. Ma essendo oggimai lontano dal 
porto solamente cinque , ovvero sei stadii , si fermò , 
e riposò alquanto. Nel far del giorno s' inviò al dritto 
verso il porto , le altre galee lo seguitavano. Non volle , 
che i suoi affondassero le navi da carico, nè le spez- 
zassero; ma se vedevano alcuna galea ivi alla guardia , 
voleva , che la rendessero inutile al mare. Comandava , 
che le navi da carico, e piene di merci fossero dalle 
sue condotte via a rimurchio ; e similmente , che i suoi 
saltando sopra gli altri navigli più grandi , facessero da 
per tutto, dove potessero, gli uomini prigioni. Vi furono 
alcuni, che smontarono in Digma, e presi certi merca- 
tanti , e nocchieri , li portarono sopra le lor navi. Mentre 
Teleuzia attendeva a questo , quegli Ateniesi , che si 
trovavano nella città, udito il roraore, per intendere 
la cagione , correvano fuori della città ; e quelli , che 



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J 97 

erano fuori , correvano dentro ad armarsi , e ad av- 
visar i suoi del successo. Finalmente tutti i soldati armati 
di corazza , e tutta la cavallerìa correvano da tutte le 
parti in soccorso, quasi fosse stato occupato il Pireo. 
Frattanto Teleuzia , partendosi di là , mandò ad Egina 
i legni , che aveva presi , facendoli accompagnare da tre , 
ovvero quattro galee ; ed esso girandosi col rimanente 
d' intorno i liti d' Atene , perchè usciva fuori di quel 
porto , prese molte barchette da pescare , e diversi altri 
legni, co* quali le genti di quell'isola traghettavano qua, 
e là , e tutti pieni. Similmente dopo arrivato a Sunio 
oppresse alcune navi da carico, delle quali certe piene 
di grano , e certe altre di mercanzie. Fatto questo , 
ritornò ad Egina , e vendute le spoglie , diede a soldati 
la paga di un mese anticipato. Dappoi navigando anco 
in diversi altri luoghi , predava tutto ciò , che poteva ; 
onde per questa cagione aveva non solamente le galee 
piene di soldati ; ma i soldati pronti a far volentieri , e 
tosto tutto quello , che egli avesse comandato. Fra questo 
mezzo Antalcide ritornò di Asia, avendo ottenuto di 
far lega col Re , quando però gli Ateniesi con quelli , 
ch'erano seco in lega, non volessero accettare le con- 
dizioni della pace, che egli offeriva. Ma avendo inteso , 
che Nicoloco insieme con le navi era dall' armata d' IG- 
crate , e Diotimo assediato in Abido , s' inviò ad Abido 
per terra; ed indi, tolte le navi, si partì di notte, spar- 
gendo fama di essere chiamato da Calcedonesi: ed en- 
trato nel porto di Percope , si fermò. Venuto l' avviso 
di questo a Dimanete, Leonzio, e Fama, deliberarono 
di seguitarlo da quella parte , che si naviga in Procon- 

i3* 



198 

nesso. Quando essi furono passati oltre -egli diede volta, 
e ritornò ad Abido; perchè aveva inteso, che Polisseno 
s'appressava in compagnia di venti navi fra siracusane, 
e italiane. In questo mezzo Trasibolo Colittese , parten- 
dosi di Tracia con otto navi, cercava di unirsi col ri- 
manente dell'armata ateniese. Poi che Antalcide ebbe 
inteso dalle spie , che elle s* appressavano , rinforzale le 
ciurme di dodici galee le più veloci , e rimesso il nu- 
mero di tutte le altre genti, che si trovavano mancare , 
levato dalle altre galee, che ivi rimanevano, si andò a 
porre negli aguati più nascosamente, che egli potè. 
Quando oggi mai passavano oltre, cominciò a seguitarle; 
ma essi vedute le galee , si posero a fuggire. Però essendo 
• i suoi legni cosi veloci , e quelli molto lenti , li giunse in 
un tratto; e fece intendere a' suoi, li quali precedevano 
gli altri, che non assaltassero quelle, che rimanevano ad- 
dietro ; ed insieme si pose a dar la caccia a quelle altre , 
che erano innanzi ; le quali , quando furono prese , si- 
milmente le ultime , vedendo , che le prime non avevano 
potuto far difesa , perduta ogni speranza , ancor esse 
venivano occupate dalle più lente, si che tutte venuero 
in potere degli inimici. Giunsero frattanto ad Antalcide 
le venti navi siracusane; ed alcune di quella ionia, che 
era governata da Teribazo; ed alcune altre da quell'al- 
tra, che obbediva ad Ariobarzane (perciocché già molto 
tempo Antalcide , ed Ariobarzane erano amici insieme ; 
ma Farnabazo mandato a chiamare era andato in Asia, 
dove nel medesimo tempo si juaritò con una figliuola 
de) fi e ) onde Antalcide, avendo posta insieme un'ar- 
mata di più di ottanta legni, dominava tutti quei mari, 



*99 

di tal maniera , che yielò alle navi , che partivano di 
Ponto, il viaggio d'Atene, e le condusse alle città su« 
collegate. Gli Ateniesi, sentendo, che gli inimici e- 
rano forniti di così gran numero di legni , dubitavano 
di nuovo, che la guerra si inducesse a mal partito, prin- 
cipalmente perchè i Lacedemoni avevano fatto lega col 
Re : ed oltre di ciò perchè essi erano travagliati dar 
Corsari, che stavano in Egina. Mossi dunque da queste 
cagioni , tutti cominciarono a desiderar grandemente la 
pace. Similmente i Lacedemoni, essendo necessitati a man- 
tenere una compagnia in Lecheo, ed un'altra in Orco- 
meao per guardia di quei luoghi ; ed oltre ciò di te- 
nere in tutte le città loro per non lasciar perir quelle, 
nelle quali confidavano, e vietar, che non si ribellas- 
sero quelle altre , nelle quali avevano poca fede , una 
buona quantità di gente; ed insieme essendo travagliali 
assai , e dall' altro canto travagliando altrui d* intorno 
la impresa di Corinto ; ancor essi tolleravano la guerra 
mal volontieri. Nel modo istesso gli Argivi , sapendo , 
che r esercito era destinato con tra di loro ; e conside- 
rando , che le ragioni , le quali essi già andavano pa- 
ttando , non sarebbono più state loro di alcuno giova- 
mento; ancor essi desideravano la pace. Sì che avendo 
Teribazo fatto intendere , che chi voleva sentire la vo- 
lontà del Re d' intorno la pace , dovesse andare a tro- 
varlo: tutti vi si trovarono in un tratto. E così raunati, 
Teribazo mostrato il sigillo regio, lesse quello che aveva 
scritto il Re. E la somma era questa. 

« Il re Arlaserse giudica essere convenevole , che 
n le città poste in Asia insieme con le Isole 



200 

.» Clasomene , e Cipro , siano sotto il suo imperio* 
» Tutte te altre citià greche, e picciole, e grandi go- 
la dono la loro libertà. Lenno, Imbro, e Sciro, restino 
» escluse ; le quali , siccome per lo passato , anche 
» al presente , siano possedute dagli Ateniesi. Se ci 
» sarà alcuno , che non voglia ratificare queste con- 
» dizioni della pace, io insieme con tutti coloro, die 
» staranno alla mia determinazione , lo perseguiterò 
» con l'armi per terra, e per mare , con armate, 
» con danari, e finalmente con tutta la mia possanza ». 

Udito questo gli ambasciatori di ciascuna città il fe- 
cero intendere a suoi; e tutti finalmente ratificarono la 
pace con giuramento. Soli i Tebani volevano giurare a 
nome di tutti i Beozii: ma Agesilao diceva, che questo 
giuramento non si doveva accettare, se non sì faceva 
appunto come dicevano le lettere regie: Che tutte le 
città così picciole , come grandi , rimanessero in libertà. 
Ma gli ambasciatori de' Tebani dicevano di non aver 
tali commissioni. Andate dunque , disse Agesilao , ed 
avvisatene i vostri , dicendo loro , se non obbediranno , 
che saranno esclusi da questa pace. Essi partendosi , 
Agesilao per V odio , che portava a Tebani , non stette 
punto a bada ; ma tiraù gli Efori nella sua opinione , 
subito sacrificò; ed avendo avuti d'intorno il condur 
fuori r esercito buoni segni , passò a Tegca , e mandò 
alcuni cavalli a far intendere a tutte le città circonvi- 
cine , che sollecitassero a raunare quei della lega , ed 
inviò alle città loro i capitani delle genti forestiere. Non- 
dimeno prima che si partisse di Tegea , i Tebani com- 
parvero, e si offrirono di lasciar libere le ci\tà. Onde t 



N 



\ 

I 



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201 

Lacedemoni diedero volta a casa. E così i Tebani fu- 
rono costretti accettar le condizioni della pace , e la- 
sciar godere alle città 1* antica libertà loro. Rimanevano 
i Corinzii, li quali non licenziavano la guardia degli 
Argivi. Anco a questi Agesilao minacciò di guerra, con- 
tra Corinzii , se non facevano sgombrare gli Argivi ; e 
contra gli Argivi, se non si partivano. Dalla quale am- 
basciata impauriti questi , e quelli , ed essendosi parliti 
gli Argivi , e Corinto rimaso libero , gli autori dello 
uccisioni, e tutti li loro dipendenti, spontaneamente ab- 
bandonarono Corinto; ed il rimanente della cittadinanza 
raccolse nella citta di buona voglia i fuorusciti. Fornite 
queste cose, e da tutte le città essendo ratificata con 
giuramento la pace, che aveva proposta il Re, furono 
licenziati gli eserciti dall'una, e l'altra parte, cosi 
da terra , come da mare. E questa fu la prima pace , 
che si facesse fra Lacedemoni , ed Ateniesi , e loro 
collegati, dopo le guerre fra loro succedute, nelle quali 
le muraglie d'Atene furono spianate. E però avendo i 
Lacedemoni fatta così gagliarda resistenza contra i loc 
nimici , vennero nella occasione di questa pace da essi 
chiamata d'Antalcide a farsi molto più illustri; percioc- 
ché divenuti esecutori del Re d'intorno la pace, posero 
le città in lor balia , e tirarono Corinto in lega. Sfor- 
zarono anco i Tebani a lasciar che vivessero a lor 
modo tutte le città della Beozia , siccome elle già da tanto 
tempo avevano desiderato. Deliberato similmente di as- 
soldar gente contra gli Argivi , se non si partivano di 
Corinto , fecero sì , che essi abbandonarono l' impresa. 
Avendo data perfezione a tutte queste cose in quel 



302 

modo , che desideravano , deliberarono di castigar quei 
loro compagni , li quali in questa guerra avevano dato 
loro qualche travaglio ; e si erano palesati con maggior 
inclinazione verso gli inimici , che verso di loro ; e ri- 
durli in tale stato , che mai per alcun tempo non po- 
tessero essere se non fedeli. Dunque prima d' ogni al- 
tra cosa, mandati ambasciatori a* Marnine!, comandarono 
loro , che smantellassero le muraglie , dicendo , se fa- 
cevano altrimenti , che non avrebbono creduto , che 
essi non si fossero intesi con gli inimici ; perchè sape- 
vano del certo , che avevano accomodati di grano gli 
Argivi in tempo, che i Lacedemoni guerreggiavano con 
essi loro. Di più li incolpavano, che setto pretetto di 
certa tregua avevano ricusato di seguitarli alla guerra; 
e se pur alcuna volta s'erano accompagnali seco, si 
avevano a studio portato negligentemente. Oltre di ciò 
dicevano di sapere, che la lor città sentiva gran dispia- 
cere , quando succedeva a Lacedemoni qualche cosa fe- 
licemente ; e dall' altro canto , quando incontravano in 
qualche disavventura, ehe se ne rallegrava fuor di modo. 
Aggiungevasi anco, che quest'anno finiva quella tregua, 
la quale avevano i Mantinei stabilita co' Lacedemoni per 
trenta anni dappoi la giornata di Mantinea. Ma ricu- 
sando i Mantinei di smantellare le muraglie, i Lacede- 
moni deliberarono di far gente contro di loro. Agesi- 
lao fece grandissima istanza di non essere mandato 
a questa impresa , dicendo , che i Mantinei ave- 
vano al tempo delle guerre contra Messenii fatti 
molti servizj a suo padre: onde Agesipoli guidò l'eser- 
cito fuori , quantunque anco suo padre Pausania fosse 



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203 

stato molto aflezionato al popolo mantineò. Però a pri- 
ma giunta scorse a predare tutto il paese, e pose fuoco 
in ogni canto. Ma vedendo , che non per questo gli 
inimici volevano spianare le mura, circondò la città con 
una fossa , destinando scambievolmente la metà dell' c- 
sercito a quel lavoro, e 1' altra a far la guardia , e ri- 
posarsi. Finita la . fossa , cinse anco agevolmente la città 
con ripari. Nondimeno considerando , che la città era 
fornitissima di grano ( perciocché 1* anno innanzi si era 
fatto un bonissimo raccolto ) e dubitando , che i suoi 
sentissero mal volonùeri, che la repubblica, e quei della 
lega facessero grandi spese in guerre Unto luughe , ar- 
restò il fiume , il quale assai grosso divide la città per 
mezzo. Onde chiuso l'alveo, per dove egli correva, fu 
forza r che egli s* alzasse di sopra la fondamenta delle 
case , e della muraglia. E però ammollendosi i mattoni 
al basso , né potendo più sostenere quei di sopra , pri- 
mieramente cominciarono i muri ad aprirsi , poi a mi- 
nacciare manifesta mina. I Manti nei per un poco fecero 
alcuni ripari di legno , e con certi artifizj vietarono , 
che le torri non minassero. Nondimeno , vedendo , che 
erano sopraffatti dalla violenza dell' acqua , e dubitando , 
se le muraglie cadevano , di essere presi a forza , si 
contentarono di smantellarle. Ma i Lacedemoni dice- 
vano , che questo non bastava , se anco non si riduce- 
vano ad abitare per quei villaggi qua , e là sparsi. I 
Manlinei vedendo , che non potevano far di meno , 
consentirono anco a questo. E temendo coloro della 
vita, li quali avevano favoriti gli Argivi, ed erano capi 
del popolo , Pausauia il padre ottenne da Agesipoli , 



204 

che essi potessero (e erano in tutto sessanta) andarsene 
sicuramente fuori della città. Dunque i Lacedemoni si 
posero indi fin su le porte dall' un canto , e 1' altro 
della strada, fatto alto con le picche , e neh" uscire te- 
nevano lor gli occhi addosso : e benché li odiassero ; 
nondimeno si contennero più agevolmente di far loro 
dispiacere , che non fecero già i principali Mantinei. Il 
che sia da noi stato raccontato , come segno manifesto 
della obbedienza verso i superiori. Dappoi fu spianata 
la muraglia : e Mantinea divisa in quattro quartieri ad 
abitare , siccome era solita anticamente. Al principio 
soffrivano mal volonùeri di essere astretti a rovinare 
le case già fabbricate, e doverne fabbricare delle altre; 
nondimeno perché i ricchi venivano ad esser più vicini 
a lor poderi , che avevano presso i villaggi; ed essendo 
posti i gentiluomini al governo , dopo aver liberata la 
repubblica, da' capi della fazione popolare da loro pro- 
vati counto aspri , sentivano anco allegrezza di quel 
successo. Dappoi i Lacedemoni mandavano a far gente 
non a tutti uniti insieme ; ma ad ogni villaggio separa- 
tamente ; e militavano molto più allegramente Co' Lace- 
demoni , albergando ne* borghi , che non facevano pri- 
ma , quando si governavano con lo stato popolare. 
Questo fu fine della impresa di Mantinea, il quale può 
essere d' ammaestramento agli uomini di non condurre 
i fiumi per le muraglie dentro le città. Nel tempo 
istesso i fuorusciti di Fliunte , vedendo , che i Lacede- 
moni consideravano in che modo si erano portati tutti 
i compagni nelle guerre passate , sperando aver trovata 
bellissima occasione, andarono a Lacedemone, e dissero, 



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103 

che nel tempo , che essi abitavano la lor città , ave- 
vano sempre ricevuti dentro i Lacedemoni ; e che i 
lor soldati s' erano uniti seco , dovunque fossero stati 
condotti. Nondimeno scacciati essi della città, i suoi non 
avevano più voluto seguitar i Lacedemoni alla guerra ; 
e soli fra tutti gli aliti ricusavano di riceverlo dentro 
le porte. Le quali cose udite , gli Efori giudicarono , 
che elle fossero degne di considerazione. Per la qual 
cosa , mandati ambasciatori alla città de' Fliasii , fecero 
sapere , che quei fuorusciti erano sotto la protezione 
de* Lacedemoni ; e che si trovavano ingiustamente cac- 
ciati fuor della patria loro. E però dimandavano , che 
fossero contenti , non per forza ; ma con bnona grazia 
loro, che essi ritornassero. Udita i Fliasii l'ambasciata, 
temevano , che ci fossero di quelli , che erano nella 
città, li quali introducessero i Lacedemoni, se andassero 
a quella volta con esercito, Perchè i fuorusciti avevano 
nella città molli parenti : molli , che erano loro affe- 
zionati : e finalmente vi erano alcuni , li quali ( come 
nel più delle città suol avvenire ) desiderosi di veder 
cose nuove , bramavano di rimetter i fuorusciti. Oude , 
temendo i Fliasii di cose simigliami , fecero delibera- 
zione di richiamarli ; aggiungendo di restituir loro tutti 
i beni , che si trovavano in essere ; e render il prezzo 
del pubblico a coloro, che avesse comperati i beni dei 
fuorusciti : e se per avventura d' intorno questo parti- 
colare nascesse difficoltà di sorte alcuna , ella dovesse 
diflìnirsi giudizialmente. Così fu deliberato a quel tem- 
po in materia de' Fliasii fuorusciti. Giunsero in questo 
mezzo alcuni ambasciatori a Lacedemone mandati da 



no 6 

Acanto, e Apollonia città le maggiori fra le altre, thè 
sono situate presso Olinto. Ma avendo intesa gli Efori 
la cagione della lor venuta, li fecero andar in consiglio 
pubblico, e alla presenza di quei della lega; dove di- 
gene Acanzio favellò in questa guisa. 

« Noi giudichiamo, o Lacedemoni , e voi , che siete 
» seco in lega , che non sappiate cosa alcuna di un 
n certo accidente, il quale nella Grecia comincia a ger» 
» mogbare. Figli è ben cosa quasi necessaria , che tutti 
» voi sappiate , come Olinto città della Tracia è gran»* 
» dissima. Gli Olinzii si sono impadroniti di certe città 
» di poca importanza , e le hanno costrette a vivere 
» con le medesime leggi , quasi fossero una repubblica 
» istessa. Poi assaltandone certe altre di maggiore stima , 
» le si hanno soggiogate. Oltre di ciò si sono arrischiati 

di mettere in libertà alcune città di Macedonia , e 
» levarle della servitù di Aminta re de' Macedoni. Ap* 
i» presso questo , tirate , che ebbero alla lor devozione 
» le città più vicine , cominciarono anco a bramare le 
» più lontane , e maggiori. Quando noi siamo partili 
» di casa, li abbiamo lasciali in tale stato, che oggimai 
» oltre diverse città posseggono anco Pella fra tulte 
(( quelle di Macedonia grandissima. Sappiamo , che A* 
» minta è stato privo non solamente delle città paterne: 
» ma anco quasi di tutta la Macedonia. Finalmente gli 
» Olinzii hanno mandato a dir a noi , e agli Apollo* 
» niati, che ce li aspettiamo addosso con gente armata * 
» mentre non vogliamo servirli alla guerra. Onde, o La* 
» cedemoni , benché il maggior desiderio , chf? abbia* 
» mo , sia di vivere secondo le usanze , e leggi dell» 



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207 

n patria nostra ; non è dubbio , se non slamo soccorsi 
» da qualcuno, che saremo necessitati a seguitarli. Essi 
» hanno più di ottocento fanti armati di corazza, e di 
» scudo molto maggior numero. Se noi ci accompagne- 
» remo seco, avranno più di mille cavalli. Quando ci 
» partimmo di là , vi erano gli ambasciatori ateniesi , e 
» beozii ; ed oltre di questo abbiamo inleso , che anco 
» gli Olinzii hanno creati ambasciatori da mandare a que- 
» sle città per far lega insieme. Per la qual cosa , 
» se una possanza di tal sorte si unirà con le forze 
» degli Ateniesi, e de'Tebani; avvertite, o Lacedemoni, 
m che finalmente ella non vi torni in danno. E perchè 
» sono padroni di Potidea nelF Istmo di Pallene , bi- 
» sogna , che siate sicuri , che tutte le città , le quali 
» sono poste più addentro di quella , cadranno lor 
» nelle mani. Che le città tremino degli Olinzii , udi- 
» tene V indizio manifestissimo. Elle li odiano mortal- 
» mente ; nientedimanco non hanno avuto ardire di 
» mandar qui insieme con noi li loro ambasciatori a 
» darvi conto di queste cose. Considerate anco questo, 
» che mettendo voi ogni pensiero in far , che la Beozia 
» non si unisca tutta, insieme ; non fa per voi anco di 
» tener poca cura d'una possanza mollo maggiore, che 
» questa non è ; principalmente non crescendo ella sola- 
» mente in terra, ma eziandio in mare. Che cosa potrà 
» contrastar con essi loro , essendo quel paese abbon- 
» dantissimo di materia di fabbricar navi ; e cavando 
» una buona quantità di gabelle da molti porti , e da 
» diverse fiere; e trovandosi parimente per la fertilità 
o del terreno le città abitate da una quantità di popolo 



208 

» infinita ? Oltre di ciò i Traci , li quali non obbedi- 
» scono ad alcun Re , sono lor vicini , ed al presente 
» partigiani degli Olinzii. Onde se anco questi fossero 
» da lor soggiogati , crescerebbono da questa parte gran- 
ii demente. E quando tutte queste cose avessero ef- 
» felto , anco le miniere dell' oro nel paese di Pangea 
» daranno loro uu grande ajuto. Né diciamo alcuna di 
» queste cose , che ella non sia stata detta mille volle 
» nella plebe degli Olinzii. Quanto poi siano arditi , 
» che accade raccontare? Forse questa è volontà divina, 
» che in noi uomini cresca insieme con la potenza anco 
» V ardire. Dunque, o Lacedemoni , e voi che siete in 
» lega con essi loro , non vi abbiamo posto innanzi lo 
» stato , nel quale si trovano le cose in quei luoghi. 
» Voi, se elle vi pajono degne di considerazione, pro- 
» vedetevi in tempo. Non vogliamo finalmente rimanere 
» di dirvi , che questa potenza dipintavi da noi cosi 
» grande può ancor essa esser vinta. Perciocché tutte 
» quelle città , che al presente sono unite in lega con 
» la repubblica loro , quando veggano qualche altra 
» possanza loro nimica , si ribelleranno. Ma se , come è 
» stato determinato , faranno de' maritaggi l' una con 
» V altra , e con altri acquisti andranno aumentando , 
» vedendo, che giova assai il seguitare i vincitori ( sie- 
» come fanno gli Arcadi , li quali , quando vi servono 
» alla guerra , conservano il loro , e predano 1' altrui ) 
» forse la lor grandezza non si potrà abbattere così di 
a l e ggi ero n > 

Finito che ebbe di ragionare , i Lacedemoni diedero 
licenza a collegati di dir la lorp opinione j commettendo, 



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che ognuno ricordasse quello, che gli pareva dover 
tornare più giovevole a* Peloponnesi , e a tutta la lega. 
Quasi tutti adunque persuadevano ad una voce, che si 
guerreggiasse , e principalmente quelli , che cercavano 
di compiacere a' Lacedemoni. Onde fu deliberato di 
mandare a ciascuna citta ad intimare la sua porzione 
di diecimila soldati. Fu anco fatta menzione , che le 
citta potessero in vece di soldati dar tanti denari; cioè 
tre oboli egineti per ogni pedone , e se alcuno fosse 
stato in obbligo di dar cavalieri , desse per ciascuno 
ugual paga a quella di quattro fanti armati di corazza. 
E se vi fosse città alcuna , che ricusasse di andare a 
questa impresa, stesse ad arbitrio de Lacedemoni di 
condannarla , e farla pagare per ogni soldato uno statere 
al giorno. Fatto questo , gli Acanzii di nuovo si leva- 
rono su , e dissero , che tutte queste deliberazioni sta- 
vano bene ; nientedimanco , non si potendo mettere 
insieme un'esercito cosi d'improvviso, sarebbe stata buona 
cosa , mentre egli si raccoglieva , inviar subito in quei 
luoghi qualche capitano con soldati lacedemoni , e della 
lega ; perchè a questo modo quelle citta , le quali non 
s'erano ancor date agli Olinzii, si sarebbono trattenute; 
e quelle altre, che già per forza s'erano date, avreb- 
bono condotti gli ajuti loro in questa guerra pia negli- 
gentemente. Questo ricordo essendo lodato da tutti , i 
Lacedemoni inviarono a quella volta Eudamide, al quale 
consegnarono d'intorno duemila uomini fra Neodamodi , 
paesani , e Scinti. Eudamide nel partirsi pregò gli E- 
fori , che gli mandassero quei soldati , che dovevano 
seguitarlo , sotto la guida di Febida suo fratello. Dappoi 
Ssjror., St. df Greci. i4 



aio 

che egli fu giunto nelle vicine città della Tracia , 
assicurò con buoni corpi di guardia tutte quelle città , 
che li dimandarono ; e a* impadronì di Potidea , dando- 
glisi ella volontariamente , la quale per l' addietro era 
con gli Olinzii in lega. Di dove assaltando gli inimici , 
manteneva la guerra in piedi nel modo, che si conveniva 
a cui era poco fornito di gente. Frattanto Febida , fatta 
la massa di coloro, che dovevano seguitar le insegne 
di Eudamide , si pose in viaggio ; e arrivato a Tebe 
pose il campo presso le scuole fuori della citta. Discor- 
davano per avventura allora insieme i Tebani; ed erano 
presidenti Ismenia , e Leontiade. Costoro erano inimici 
insieme : e perchè 1' uno , e 1* altro era capo della sua 
fazioue, Ismenia per far aperta professione di nimico 
de' Lacedemoni , non andò a trovar Febida : dall' altro 
canto Leontiade , fatta prima ogui sorte d' officio per 
mosu-arglisi grato, e poi divenutogli amico, ragionò seco 
in questa guisa. 

« Ti è venuta occasione, o Febida, in questo giorno 
» di far un servizio notabilissimo alla patria tua; per» 
» ciocché , se tu vuoi seguitarmi insieme con le tue 
» genti armate di corazza , io ti voglio dar la rocca 
» nelle mani. Se questo avTà effetto, puoi esser sicuro, 
a che Tebe si governerà secondo il volere de' Lacede- 
» moni , e di noi dipendenti vostri. Oggimai dei esser 
» certo , che è stalo fatto un pubblico bando , che 
» niun Tebano possa venirti a servire in questa guerra 
» conlra gli Olinzii ; ma se darai compimento col fa- 
» vor nostro a quanto ho detto , subilo manderemo teco 
a una buona quantità di fauteria , c di cavalleria ; si 



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lì I 

» che tu condurrai a tuo fratello un gran soccorso : e 
* meatre egli soggiogherà Olinto , tu t' impadronirai 
» di Tebe citta molto maggiore, che Olinto non è ». 

Udito questo Febida , s* iuvagbì ; perchè egli deside- 
rava più ardentemente di far qualche opera segnalata , 
che di vivere; quantunque per natura non fosse nè 
troppo accorto , uè prudente. Dato ordine alla cosa , 
Leontiade gli disse , che non rimauesse di camminare 
con l'esercito, siccome s'era posto in punto; e quando 
sarà il tempo , soggiunse , verrò io stesso a farti la 
strada. Però essendosi ridotto il senato a sedere nella 
loggia della piazza ; e celebrando le donne le feste di 
Cerere in Gadmea ; ed oggi mai trovandosi le strade 
vuote di persone ( perchè era di state , e sul meriggio ) 
Leontiade , montato a cavallo , fa ritornar Febida ad- 
dietro , e lo conduce per la più dritta nella rocca ; la 
quale fornita col presidio di Febida , e de' soldati , che 
erano venuti seco , e dategli le chiavi delle porte , ed 
avvertitolo a non vi lasciar entrar dentro alcuno , senza 
che egli l' ordinasse ; andò poi in senato e parlò cosi : 

« Fratelli non vi spaventate, che i Lacedemoni ab- 
» biano presa la rocca; perchè dicono di non esser 
» venuti per muover guerra ad alcuno, se però non ci 
» fosse chi la desiderasse. Onde io, permettendo la leg- 
» ge , che il presidente possa far mettere le mani ad- 
» dosso a quel tale , che fa cose , le quali meritino la 
» morte , faccio prigione Ismenia qui presente , come 
» persona , che abbia tentato di porvi in guerra. Per 
» la qual cosa, o centurioni , e tulli voi altri, che siete 
» in lor compagnia , levatevi , e preso Ismenia , condu- 
» cetelo al luogo destinato ». 



£12 

Allora tutti quelli , che erano consapevoli del trattato 
s' accostarono , obbedirono , e presero Ismenia ; ma gli 
altri , che non ne sapevano cosa alcuna , ed erano di 
contraria fazione a quella di Leonliade , parte fuggirono 
incontinente fuori della città, per dubbio di essere am- 
mazzati , e parte si ritirarono alle lor case. Nondimeno 
sapendo poi coloro, che erano della fazione di Andro- 
clide, e Ismenia, che egli era stato posto prigione in 
Cadmea, fuggirono in Atene, e furono d' intorno quat- 
trocento. Dopo questo successo fu eletto un' altro pre- 
sidente in luogo di Ismenia ; e Leontiade s f inviò subito 
a Lacedemone , dove trovò che gli Efori , e la plebe 
avevano avuto molto per male , che Febida avesse ten- 
tata, senza commissione della città, una cosa cosi grande. 
Nondimeno Agesilao diceva , se avesse fatto alcun danno 
a Sparta , che meritava per questa cagione un gran ca- 
stigo ; ma se le avesse fatto giovamento , chè era lecito 
operar cose simigliatili secondo la forma delle antiche 
leggi. Dunque bisogna , disse , considerar prima , se 
quello , che ha fatto è utile , ovvero dannoso. Dappoi 
entrato Leontiade nella raunanza del consiglio pubblico, 
favellò in questa maniera. 

« Prima di questi accidenti, o Lacedemoni, voi vi la- 
» sciavate intendere manifestamente, che i Tebani ave- 
» vano mal animo contra di voi; perchè tenevano con- 
» tinuamente amicizia co' vostri nimici , e inimicizia coi 
» vostri compagni. Non vi ricordate , the non vollero 
» venire a servirvi nella guerra del Pireo contra un 
» popolo cotanto vostro nemico ? Non mossero simil- 
» mente guerra a' Focesi ; perchè vedevano , che erano 



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2l3 

» inclinati verso di voi f Di più , sapendo , che voi vo- 
» levate far l' impresa conlra gli Olinzii , fecero lega 
» seco : prima che ora vi hanno dato sempre da dubi- 
» tare, che essi un giorno si facciano padroni per forza 
» di tutta la Beozia. Ma al presente dopo questo suc- 
» cesso non avrete più d'avere alcun pensiero de'Te- 
» bani. Basteravvi solamente scrivere loro in poche pa- 
>. role quello, che vorrete per farvi obbedire; se però 
» voi avrete a cura V interesse nostro , siccome noi 
» avremo il vostro ». 

Udite i Lacedemoni queste cose , deliberarono , che 
la rocca si dovesse guardare in quel modo , che ella si 
trovava presa ; e che la causa d' Ismenia si trattasse giu- 
dizialmente. Dunque mandarono da Lacedemone tre giu- 
dici , e da ciascuna citta della lega così grande , come 
picciola, uno; li quali dappoi seduti al tribunale, Ismenia 
fu accusato, che egli favorisse i Barbari: che a grave 
danno di tutta la Grecia fosse divenuto famigliarissimo 
al Re de' Persi : che avesse partecipato de' denari , che 
erano stati mandati dal Re : e che egli , e Androclide 
erano stati la cagione principale di tutti i travagli , che 
la Grecia aveva patiti. Egli si difendeva da ciascuna di 
queste accuse : nientedimanco non potè dar ad inten- 
dere di non aver tentate cose difficili , e triste : onde 
condannato da' giudici , pagò la pena con la morte. Da 
indi innanzi Leontiade co' suoi partigiani dominava 
Tebe , e ognuno era più obbediente a' Lacedemoni di 
quello , che sapevano desiderare. Ma i Lacedemoni , 
data perfezione a questo negozio, attendevano molto più 
diligentemente alla guerra contra Olinto. Però inviando 



ai4 

a quella volta Teleuzia per capitano , tutti mandavano 
la lor porzione per far la massa de' diecimila. E scris- 
sero a tutte le citta della lega , che dovessero andare a 
servir Teleuzia a quella guerra secondo la forma delle 
loro capitolazioni. Per la qual cosa non solamente gli 
altri andarono di buona voglia a servirlo (perché egli 
non era punto ingrato verso coloro, che si adopera- 
vano per lui), ma eziandio la città di Tebe gli diede 
volontieri, e fanti % e cavalli, sapendo che era fratello 
di Agesilao. Nondimeno egli nou sollecitava molto di 
marciare; e sopra tutto metteva ogni diligenza, che nel 
viaggio non fosse fatto dispiacere a' collegati ; e i eser- 
cito s'ingrossasse, quanto più si potesse, inviò anco in- 
nanzi a dir ad Aminta , che assoldasse della gente , e 
presentando di denari i Re vicini , li movesse a colle- 
garsi insieme con lui , se però egli desiderava di ricu- 
perare il suo staio. Similmente mandò a far avvertito 
Derda principe di Elimea , che , avendo gli Oliuzii sog- 
giogata la narle più tossente della Macedonia , non sa- 
rebbono mai stati cheti , fin che non avessero sforzata 
ad obbedirli anco la men possente , se non avesse loro 
qualcuno poste le mani dinanzi. Mentre attendeva a que- 
sto , egli con un grandissimo esercito arrivò ne confini 
de' collegati : ed entrato in Potidea , indi con Y esercito» 
ìn ordinanza passò nel paese nemico. Per viaggio, an- 
dando verso Olinto , non fece né col ferro , né col 
fuoco , danno alcuno ; perchè considerava , che cosi 
neh" andare , come nel ritornare , questo gli avrebbe 
nociuto. Ma disegnò di tagliare gli arbori nel tempo, 
che doveva partirsi dalla città; per attraversare, e 



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2l5 

imj>edir il cammino a coloro, che avessero voluto assai» 
tarlo alle spalle. Ed essendo lontano dalla citlà appena 
dieci stadj , fermò le gemi , ed esso era nel corno sini- 
stro ( perchè questo avvenne a sorte , che egli si driz- 
zasse verso quella porla , d' onde uscivano gì* iuimici ) ; 
T altra falange di quei della lega era situata nel corno 
destro ; ed aveva posta nel destro fianco tutta la caval- 
leria laconica, tebana, e macedonica. Ma tenne presso 
di se Derda co' suoi cavalli , che erano quattrocento dal 
più al meno ; così perchè aveva in bollissimo conto 
questa cavalleria ; come percliè era grandemente affe- 
zionato a Derda per la prontezza mostrata di trovarsi 
volontieri a questa impresa. Poi che anco gì' inimici , u- 
sciti della città, si posero in ordinanza sotto le mura- 
glie, la lor cavalleria serrata insieme assalta i Lacede- 
moni , e Tebani : getta da cavallo Policarmo lacedemone 
generale della cavalleria : cosi in terra gli dà una gran 
quantità di ferite ; uccide alcuni altri : e finalmente fa 
voltar le spalle a tutta la cavalleria posta nel corno de- 
stro. Ivi fuggendo allora i cavalli, anco i fanti più vi- 
cini cominciarono a piegare, e lutto 1* esercito si sarebbe 
condotto all' ultimo passo , se Derda non si fosse mosso 
co' suoi cavalli al dritto verso le porte di Olinto, e 
Teleuzia non gli avesse tenuto dietro colo squadrone 
in ordinanza. Perciocché accortasi di questo la caval- 
leria degli Olinzii , e dubitando , che le fosse tagliata 
la strada di ritornare nella città , diede volta a tutta 
briglia verso i suoi. Ma Derda , urtandola nel pas- 
saggio, le fece perdere una gran quantità di cavalli. Si- 
mumente la fanteria degli Olinzii si ritirò nella città eoa 



2l6 

perdita di poca importanza ; perchè non era molto al- 
lontanata dalle muraglie. Teleuzia, essendo riraaso vin- 
citore, drizzò il trofeo, e si partì con Y esercito, avendo 
prima tagliati gli arbori. E perchè in quella impresa 
era fiuita la state , licenziò le genti de' Macedoni % e di 
Derda. Nondimeno gli Olinzii non rimanevano per que- 
sto di travagliare con le correrie i collegati de' Lacede- 
moni , non solamente predando il paese f ma uccidendo 
la gente. Oggimai s* appressava la primavera , quando 
d'intorno seicento cavalli olinzii verso il meriggio sparsi 
nel territorio d' Apollonia si posero a predare tutto ciò 
che veniva loro alle mani. Avvenne per avventura , che 
il giorno istesso era entrato Derda in Apollonia , e 
mangiava dentro la città. Costui , vedendo questa cor- 
reria , non si mosse ; ma fece metter ali* ordine i ca- 
valli , ed armare i cavalieri , e poi che vide gli Olinzii 
essere scorsi con grande sprezza lura fin ne* borghi , e 
su le porle della città ; allora co* suoi serrati insieme 
diede fuori. Quando gli inimici se ne accorsero , subito 
si posero in fuga. Derda , avendo loro una volta fatte 
voltar le spalle , non cessò di perseguitarli , e di ucci- 
derli , fin che spinse coloro , che fuggivano , presso le 
mura degli Olinzii. È fama, che in quella fazione Derda 
ammazzasse d'intorno ottanta cavalli. Da indi innanzi gli 
inimici noti uscivano così facilmente fuori delle porte , 
nè coltivavano del paese loro troppi terreni. Ne* tempi , 
che succedettero poi , Teleuzia di nuovo conducendo 
1' esercito verso Olinto per finir di dare il guasto , se 
pur vi era rimaso qualche albero in piè , o qualche 
terreno coltivato , la cavalleria degli Olinzii uscita della 



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217 

città, e incamminandosi pian piano, e varcato il fiume , 
che passa vicino alle mura , andò ad incontrar tacita- 
mente T esercito nimico. Teleuzia vedutala , e sdegnan- 
dosi , che ella avesse tanto ardimento , subito comandò 
a Tlemonide, generale di quei dagli scudi, che di tutto 
corso andasse ad assaltarla , ma gli Olinzii , vedendoli 
spiccare dal rimanente dell' esercito , voltata faccia , si 
ritirano comodamente , e di nuovo passano il fiume. I 
Lacedemoni li seguitano molto arditamente , e per cari- 
care quelli, che fuggivano, ancor essi varcano il fiume. 
Allora la cavalleria olinzia , sperando di poter superare 
coloro , che erano passati , volta faccia , e va ad assal- 
tarli , e di prima giunta uccide Tlemonide con più 
d'alai cento. Teleuzia veduto questo, subito tutto alte- 
rato spinge innanzi gli armati di corazza , ordinando a 
quei dagli scudi , e alla cavalleria , che seguitassero gli 
inimici, nè lasciassero loro prender fiato. Onde avvenne, 
che siccome molti altri , seguitando fuor di tempo gli 
inimici troppo vicini alle muraglie , si ritirano poi ma- 
lamente ; così parimente costoro feriti giù dalle torri 
con le saette , fossero necessitati ritirarsi tutti iu disor- 
dine, e guardarsi dagli arcieri. In quel punto gli Olinzii 
li fecero assaltare dalla loro cavalleria , alla quale die- 
dero spalla con gli armati di scudo ; e finalmente anco 
gli armati di corazza si mossero, e assaltarono lo squa- 
drone disordinato. Quivi Teleuzia , menando le mani , 
fu ucciso. Morto lui , subito coloro , che gli erano ap- 
presso, cominciarono a piegare, e finalmente niuno più 
faceva testa ; ma tutti , voltando le spalle , si salvarono , 
parte in Spartole, parte io Acanto, molti in Apollonia , 



2l8 

e la maggior parte in Potidea ; e siccome fuggendo si 
drizzavano a diversi luoghi , così parimente venivano 
per diverse vie seguitati dagli inimici , di tal maniera > 
che la maggior parte , ed il fiore di quell' esercito, fu in 
quella fuga tagliato a pezzi. Imparino gli uomini con 
la occasione di questa rolla ad essere più accorti, e 
prudenti; perchè non conviensi né anco castigare i 
servi , quando siamo sdegnati Perciocché i signori 
adirati te più volte hanno fatto maggior danno a sò 
medesimi che altrui. Nondimeno assaltar gli inimici 
senza pensa/vi sopra , e alteratamente , sia come si 
voglia , à egli errore troppo importante. Perchè C ira 
è una certa cosa temeraria ; ma la ragione considera 
non meno di rimaner salva , che di far danno agli 
inimici. I Lacedemoni avuto avviso del successo della 
giornate , deliberarono rinnovar la impresa più gagliar- 
damente , così per tener a freno i vincitori già insu- 
perbiti ; come per non soffrire di aver gettalo indarno 
quanto avevano fatto fin allora. Fatta questa delibera- 
sione , danno il carico della impresa al re Agesipoli ; 
e mandano in compagnia seco trenta Spartani , quanti 
avevano fatto con Agesilao , quando egli andò in Asia : 
e fu seguitato volontariamente da molti de' paesi vicini, 
uomini segnalatissimi : da molti forestieri Trotini nomi- 
nati : e da' bastardi degli Spartani tutti persone onorate, 
di belle creanze , e non punto ignoranti de* costumi 
della città. Lo accompagnarono anco senza obbligo al- 
cuno molli delle città della lega , e molti cavalieri di 
Tessaglia , che desideravano tersi conoscere ad Agesi- 
poli. Similmente Aminla , e Derda , li quali più che 



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219 

i attendevano a questa guerra con ogni possibile di- 
ligenza. À quel tempo Àgesipoli era intento a questo , 
e insieme s'incamminava alla volta di Olinto. Fra tanto, 
avendo la città de' Fliasii accomodato per uso della 
guerra Àgesipoli di una buona somma di denari , e da 
lui essendo state onorate grandemente , sperando , che 
mentre Àgesipoli stesse fuori con Y esercito , Agesilao 
1' altro re non dovesse far gente con tra di lei ( perchè 
le pareva impossibile , che tutti due i Re a un tratto 
si lasciassero trovare fuori di Sparte ) cominciò a pro- 
cedere troppo arrogantemente con tra i fuorusciti , che 
erano ritornati alla patria , e fuori della ragione , e 
dell' onesto. Perciocché i fuorusciti ricercavano , che le 
cose, che erano in dubbio, (ossero diffinite presso giu- 
dici non sospetti. Ma essi li violentavano a spedirle nella 
loro città. E dicendo i cittadini richiamati dell' esiglia 
E che giustizia sarà questa , se coloro giudicheranno , 
li quali sono stati principali a fare cose tento ingiuste ? 
Niuno li ascoltava. Onde poi i fuorusciti già ridotti in- 
sieme andarono a Lacedemone per accusare la lor pro- 
pria città ; e furono accompagnati da molti loro amici , 
li quali dicevano , che a fuorusciti era (atto un gran 
torto. Per la qual cosa i Fliasii sdegnati, condannarono 
in denari tutti coloro , che erano andati a Lacedemone 
senza essere mandati a nome pubblico. Ma essi dappoi 
condannali , non osando per paura ritornare a casa , 
rimasero a Sparta ; e dicevano , che tutte queste vio- 
lenze si facevano da coloro . da' qnali per lo passato 
essi erano stati sbanditi , e i Lacedemoni chiusi fuori 
della città : questi essere quelli , che avevano comperati 



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220 

i beni de' fuorusciti , e pensavano di ritenerlisi violen- 
temente : questi finalmente essere quelli , che avevano 
procurato che fossero condannati tutti coloro, che erano 
andati a Lacedemone a fine , che per V avvenire niuno 
andasse più a palesare ciò , che si faceva in Fliunte. 
Gli Efori , vedendo in fatto , che i Fliasii si portavano 
insolentemente , determinarono di far gente contra di 
loro : la qual cosa piacque molto ad Agesilao ; percioc- 
ché i richiamati dall' esiglio insieme con Podanemo erano 
stati ospiti di suo padre Archidamo; e i partigiani di 
Prode figliuolo d'Ipponico erano amici suoi. Dappoiché , 
sacrificando per l'uscire in campagna contra gli inimici , 
ebbe buoni segni , e oggimai si metteva in cammino , 
e cominciava a far de* fatti ; molte ambascerie l' incon- 
trarono , offerendogli denari , acciocché non entrasse 
ne' loro confini. Agesilao rispose , non aver accettata 
quella impresa per far dispiacere ad alcuno; ma per 
soccorrere coloro, a' quali era fatto torto. Finalmente 
gli ambasciatori dissero, che erano pronti a far ogni 
cosa ; ed insieme il pregavano a non entrare nel paese 
de* Fliasii. A quali replicò Agesilao , che non poteva 
fidarsi in parole , essendo mancanti di fede un* altra 
volta ; però esser necessario acquistar fede co' fatti. Ed 
essi dimandando che cosa avessero potuto fare. Di nuovo 
replicando egli , se voi farete , disse , quello , che se 
aveste operato prima che ora , noi non vi avremmo fatto 
dispiacere di sorte alcuna. Questo era , che gli dessero 
la rocca nelle mani. Ma ricusando essi di farlo, entrò 
con !" esercito ne* loro confini , e trincerando la città 
tutu d* intorno , cominciò ad assediarli. Ma ragionandosi 



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da molti Lacedemoni , che ad istanza di certi pochi , 
più di cinquemila uomini divenivano inimici della re- 
pubblica (perchè i Fliasii, per notificar questo a tutu, 
solevano ragionarne quasi in presenza d' ognuno con 
coloro, che li assediavano) Agesilao provvide a questo 
con una certa invenzione. Perchè comandò a tutti t 
fuorusciti , a' quali o per cagione di parentado , ovvero 
d' amicizia , fuggissero genti della città , che apparec- 
chiassero loro all' usanza laconica pubblici conviti ; nè 
lasciassero mancare a ciascuno, che volesse star in eser- 
cizio , tutto ciò , che gli faceva bisogno. Comandò ap- 
presso questo , che tulli fossero provveduti d' armi , nè 
si stesse a pensare in tale occasione a prender denari 
ad usura. Onde in poco tempo raunò più di mille uo- 
mini ben esercitati del corpo, intendenti dell* arte della 
guerra , e armati eccellentemente. Per la qual cosa fi- 
nalmente i Lacedemoni si lasciarono dire, che questi 
soldati erano lor necessarii. Mentre Agesilao attendeva a 
questo, Agesipoli, partendosi di Macedonia per la più 
dritta , s* inviò con Y esercito ad Olinto ; e si presentò 
alla città in battaglia. Nien tedi manco, non uscendo alcun 
fuori , si diede a saccheggiare il paese; e scorrendo verso 
quelle città , che s' erano unite con gli Olinzti , dava il 
guasto alle biade. Assaltò parimente Torone con l'eser- 
cito , e prese quella città a forza. Ma non perdonando 
egli a fatica alcuna, mentre era nel maggior ardore 
della state, s' ammalò di febbre acutissima. Ed avendo 
non molto tempo innanzi veduto in A Cito il tempio di 
Bacco , gli venne un desiderio estremo di godere quelle 
ombre, e quelle chiare , e fresche acque. Onde fu por- 



222 

tato in quel luogo ancor vivo. Ma sette giorni poi , che 
incominciò sentirsi male , uscì di vita fuori del tempio. 
Ind i acconcio col mele , fu condotto a casa , e sepolto 
regalmente. Agesilao avvisato di questo accidente , non 
s'allegrò punto, come altri avrebbe pensato, della morte 
dell'emulo suo; ma la pianse con affetto, rimanendo 
anco in lui un' ardente desiderio delia sua conversazione. 
Perciocché , quando i Re si trovano tutti due nella città, 
albergano insieme ; ed era lecito ad Agesipoli comunicar 
con Agesilao ogni sorte di ragionamento giovauile , cosi 
degli csercizj della caccia , come del cavalcare , e degli a- 
mori. Oltre di questo tutte le volte, che nel medesimo pa- 
lagio si trovavano, e^li aveva portata riverenza ad Agesilao, 
come si conveniva; perchè era di maggior età. I Lace- 
demoni mandarono in suo luogo Polibiade alla impresa 
di Olinto. Frattanto Agesilao aveva consumato tanto tempo 
d' intorno Fliunte , quanto in queir assedio si diceva , 
cbe il grano era per mancare agi' inimici. Tanta dif- 
ferenza si trova dal mangiar troppo ali* astinenza ; che 
nel distribuire il grano , avendo in pubblico deliberato 
i Fliasii darne la meta di quello , che erano soliti per 
lo passato , e avendo posta ad effetto questa lor delibe- 
razione, lo allungarono in questo assedio il doppio più 
tempo di quel , che si credeva. Parimente tanta diffe- 
renza si trova alcuna volta dall' ardire alla viltà , che un 
certo Delfione, nato di nobil sangue, fu possente con 
la compagnia di trecento altri Fliasii a vietare ad alcuni , 
che la sollecitavano , la conclusione della pace ; ed a far 
mettere le mani addosso a ceni altri, de' quali egli non 
si fidava molto. Il medesimo ebbe possanza di sforzare 



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323 

la plebe a metter diligenza nelle sentinelle, e farla di- 
venir fedele con l'andarla rivedendo. Olire ciò sortir 
fuori spesse volte con coloro, che gli stavano attorno: 
assaltar le guardie nimiche ora in uno, ora in altro 
luogo ; e travagliarle. Finalmente questi , che ne avevano 
il carico , non trovando per alcuna maniera di provve- 
dimento , che facessero nella città , più grano , manda- 
rono a pregar Agesilao , che fosse contento conceder 
loro tanto di tregua, che potessero inviar a Lacedemone 
ambasciatori ; perciocché dicevano di esser pronti a darsi 
liberamente nelle mani de* magistrati spartani , che ne 
facessero il piacer loro. Ma egli sdegnatosi, perchè gli 
pareva , che tenessero poco conto di lui , non volendo 
trattar seco di questo negozio , mandò a Lacedemone , 
e fece si con gli amici , che la deliberazione delle cose 
de' Fliasii fu rimessa in lui assolutamente : e insieme con- 
cedette la tregua agli ambasciatori. Frattanto con maggior 
diligenza , che mai , si facevano le guardie ; acciocché 
niuno fuggisse della città. Nondimeno Del fi on e , e un 
certo Stigmatia non ostante, che ella fosse circondata 
d' ogni intorno dall' armi , se ne fuggirono di notte. Ma 
venuta la commissione da Lacedemone, che Agesilao 
dovesse aver il carico assoluto di accomodar le cose della 
città de' Fliasii , egli deliberò in questa maniera. Che si 
dovessero eleggere cinquanta di quei fuorusciti, che 
erano stati richiamati, e cinquanta altri cittadini della 
città , che dovessero giudicare chi fosse degno di vivere, 
e chi di morire. Poi si creassero da' medesimi nuove 
leggi, con le quali si avesse la città a governare. Non- 
dimeno , mentre si dava perfezione a queste cose, lasciò 



2*4 

una btfona guardia nella citta , assegnando a* soldati la 
paga per sei mesi. Fatto questo, e licenziato l'esercito 
della lega, ridusse i suoi cittadini a casa. Questo fine 
ebbe la impresa d'intorno Fliunte in capo a un'anno, 
e otto mesi. Ma Polibiade , essendo oggimai ridotti gli 
Olinzii in estrema necessità del vivere , e di ogni altra 
cosa ( perché non potevano lavorare pur una spanna di 
terra, né portar dentro cosa alcuna per mare) li costrinse 
a mandar ambasciatori a Lacedemone per dimandar pace. 
Dove arrivati con assolute commissioni , la guerra ebbe 
fine con un'accordo di questa sorte. Che avessero, e 
tenessero per amici, e per inimici quei medesimi , che i 
Lacedemoni; e fossero obbligati servirli alla guerra, do- 
vunque andassero , e finalmente , che stessero con essi in 
lega. Ed avendo giurato di effettuare quanto avevano 
promesso, ritornarono a casa. Essendo succedute a Lace- 
demoni queste cose felicemente, e trovandosi i Tebani, 
e gli altri Beozii adatto sotto il dominio loro : i Co- 
rinzii fedelissimi per prova : gli Argivi dimessi assai 
d' ardire ; perchè non potevano spuntare nelle preten- 
sioni , che allegavano gli Ateniesi abbandonati dagli al- 
tri : e finalmente avendo castigati tutti quei loro colle- 
gati , che avevano conosciuti per poco affezionati ; pa- 
reva, che si avessero stabilita una notabile maggioranza, 
e molto sicura. Nondimeno , ancor che rammemorar si 
potessero molti esempi cosi greci , come barbari , per 
manifestare, che Dio non lascia impuniti gli scellerati, 
gli empj , e gli ingiusti , voglio raccontar solamente 
queste cose che mi si parano avanti. Perciocché i La- 
cedemoni , che avevano giurato di lasciar vivere le città 



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•en le loro leggi , e nientedimanco tenevano ancora in 
lor balia la rocca di Tebe , furono da quei soli casti- 
gati , a quali avevano fatto dispiacere, beuebè ne'iempi 
addietro mai non fossero stali vinti da alcuno. Ma sette 
fuoruscili solamente furono bastanti ad abbattere lo stato 
di coloro , li quali avevano data la rocca nelle mani 
de' Lacedemoni, e posta la città di Tebe in servitù, per 
esserne essi posti al governo. Come succedesse questo , 
seguirò di raccontare. Ci era un certo Fillida, il quale 
aveva servito per cancelliere i Polleinarclii ( questo è 
nome di un magistrato ) che avevano avuto il governo 
della città insieme con Archia , per altro ( come era 
tenuto ) nell' officio suo uomo diligenlissirao. Costui es- 
sendo per certe bisogne andato ad Atene , fu visitato 
da uno de' fuorusciti tebani nomato Mellone ; perchè si 
conoscevano per lo addietro. Dimandato adunque, come 
si portavano Archia Pollemarco , e Filippo nel domi- 
nare ; e accorgendosi , che quella forma di governo dis- 
piaceva non meno a lui , che a se medesimo , datasi 
la fede dall' un canto , e dall' altro , concluse con esso 
il modo , che avevano da tenere in ogui particolare. 
Dappoi Mellone tolti seco iu compagnia sei di tutto il 
numero de' fuorusciti alti a questo aliare , disarmati nel 
rimanente , e con le sole spade a canto , al principio 
della notte entrò nel territorio tebano. Passato poi il 
giorno seguente in uu certo luogo di nascosto, arrivano 
alle porte, quasi ritornassero di villa, nell'ora, che so- 
gliono ritornar coloro, li, quali attendono all'agricoltura. 
Dappoi , entrali nella città, si stettero quella notte, ed il 

giorno seguente in casa di un certo Carone. Fra tanta 
Sebof., «St. de 1 Greci. »5 



Fillida non solamente negoziava altre cose ad istanza 
de' Pollemarchi , li quali, dovendo uscire di magistrato, 
celebravano le feste di Venere; ma diceva loro di volere 
condur a quel tempo le più belle donne , che fossero 
in Tebe, e più leggiadre, siccome aveva promesso molto 
tempo prima. Ed essi ( perchè erano uomini così fatti ) 
aspettavano di passar allegramente quella notte. Dunque 
avendo cenato , ed essendosi oggimai con la diligenza di 
Fillida ben riscaldati dal vino ; dimandando essi più , e 
più volte , che conducesse le donne , partitosi da loro , 
introdusse Mellone insieme co' suoi compagni ; e con- 
ciossiachè ne avesse guerniti tre da gentildonne , e gli 
altri da fantesche; fece, che entrarono nella più secreta 
stanza del palazzo de* Pollemarchi. Indi andato dove e- 
rano i Pollemarchi , disse ad Archia , ed a compagni , 
che le donne non volevano entrar dentro , se non vi 
facevano uscir fuori tulli i servitori. Onde essi , coman- 
dalo loro , che uscissero incontinente , e Fillida dato 
loro da bere , li mandò a casa di un certo , che aveva 
carico dai pubblico. Poi fece entrar dentro le meretrici , 
e ne metteva a seder una presso ognun di loro. Il 
contrassegno era , quando fossero pregiti di sedere, che 
si scoprissero , e uccidessero i Pollemarchi. In questa 
maniera alcuni racconiano , che essi morissero. Alcuni 
altri vogliono, che Mellone, ed i suoi fossero introdotti 
come convitali , e a questo modo aramazzassero i PoU 
Icmarchi. Dappoi Fillida , tolti seco tre , in compagnia 
di eo .loro andò alla casa di Leontiade , e battuto alle 
p. -i le , disse , che era mandato da' Pollemarchi per cosa 
importantissima. Per avventura Leontiade si riposava 



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allora dopo cena ritirato ; e la moglie j lavorando Un r i 
gli teneva compagnia. E perche aveva Fillio" a in opi-* 
nione di uomo fedele, disse, che fosse latto andare in- 
nanzi. Essi entrati , suhito 1* uccisero , e sforzarono la 
moglie dalla paura di lui a Licere ; e nell' uscire co* 
mandarono , che le porle si serrassero 4 minacciando , se 
le avessero trovate aperte , di tagliar a pezzi quanti e- 
rano in casa. Fatto questo Fillida con due compagni 
andò alle prigioni , e disse al custode, che menava uno 
in prigione di ordine del Pollemarco ; ed egli, aprendo 
la porta , fu ucciso incontinente ; e dappoi liberali i 
prigioni , e armati di certe armi tolte dalla loggia , e 
condotti ad AnGo , ordinarono che si schierassero , ne 
si partissero di quel luogo. Dappoi fece intendere col 
trombetta a tutti i soldati tebani , così a cavallo , come a 
piè, che uscissero dalle lor case ; perchè i tiranni oggimai 
erano morti. Nondimeno i cittadini , mentre fu notte , 
non prestando fede a costoro , si stavano in casa. Ma 
venuto giorno , e pubblicato il fatto , in un subito i 
fanti armati di corazza, e la cavalleria, corsero in ajuto. 1 
Mandarono anco i fuorusciti , che già erano tornati , 
alcuni cavalli a due capitani, che si trovavano sui con- 
fini degli Ateniesi. Questi , sapendo a che fine erano 
stati mandati là , vi andarono. Nel tempo istesso fatto 
certo il capitano , che era alla guardia della rocca , del 
bando , che aveva pubblicato la notte il trombetta , su- 
bito inviò a dimandar soccorso a Platea, e Tespi. Ac- 
cortasi la cavalleria tebana , che i Plalesi s'avvicinavano t 
andò ad incontrarli, e ne aramazzò più di venti. Il che 
spedito , ed eutrala in Tebe , e oggimai essendo arrivati 



21$ 

da' conGni auco gli Ateniesi , s* accostarono con P eser- 
cito alla rocca per assaltarla. Ma coloro , che guarda- 
vano la rocca, sapendo di esser pochi, e vedendo negli 
inimici un grandissimo ardire , e avendo oltre di ciò 
inteso , che a suon di tromba erano stati offerti gran 
premj a quelli , che fossero i primi a montare la mu- 
raglia , spaventati , si offersero di dar la rocca , quando 
fosse lor conceduto di partirsi con le lor armi sicura- 
mente. I Tebani si contentarono molto volonlieri di 
quello, che dimandavano; e fatti i patti, e dato il giu- 
ramento, li lasciarono andare. Nondimeno, mentre usci- 
vano , lutti coloro , che erano conosciuti in particolare 
per inimici , venivano presi , e tagliati a pezzi. Pur ve 
ne furono salvati alcuni di nascosto da quegli Ate- 
niesi, li quali erano venuti in soccorso de' Tebani. Ol- 
tre di ciò i Tebani scannarono tutti i figliuoli degli 
uccisi, che poterono avere. I Lacedemoni certificati del 
fatto , prima d' ogni altra cosa fanno morire il capi- 
tano , che aveva abbandonata la rocca , per non aver 
aspettato il soccorso ; e insieme si pongono ad assoldar 
gente contra Tebani. Agesilao , dicendo , che era pas- 
sato di xl anni fuor della gioventù , e mostrando , 
siccome gli altri di questa età cosi grande non erano 
astretti andar alla guerra fuor de' confini della patria , 
che anco i Re dovevano godere la i stessa prerogativa ; 
con questa iscusa si liberò da quella impresa. Nondime- 
no questa non era la cagione, eli*» lo faceva rimanere 
a casa; ma sapeva molto bene, quando avesse accettato 
il carico di capitano , che la città avrebbe detto , che 
egli mettesse la repubblica in travaglio per favorire 



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» 2 9 

tiranni. Per la qnal cosa lascio, che essi deliberassero 
cT intorno questo negozio a piacer loro. Finalmente gli 
Efori confortati da coloro , che dopo la strage avvenuta 
a Tebe erano andati in esilio , fecero uscir fuori Cleom- 
broto , benché non avesse mai più avuto carico di capi- 
tano , nel cuore del verno. E perchè la dritta via menava 
per Eleutera , essendo ella guardata da Cabri a con gli 
armati di scudo degli Ateniesi , Cleombroto montò per 
la strada, che mena verso Platea. Gli altri andando in* 
nanzi , gli armati di scudo diedero in coloro , li quali 
con la rotta delle prigioni s erano posti in liberta , ed 
erano d'intorno centocinquanta uomini. Tutti costoro fu- 
rono da quei dagli scudi tagliati a pezzi, fuori quelli , che 
si salvarono fuggendo. Dappoi Cleombroto scese a Platea 
città , la quale si manteneva ancora a devozione de' La- 
cedemoni. Arrivato a Tespi , e spingendosi innanzi con 
T esercito , piantò gli alloggiamenti a i Capi di Cane , 
città sottoposta a' Tebani ; nel qual luogo avendo con- 
sumati sedici giorni , di nuovo diede volta a Tespi , dove 
lasciato Sfodria per capitano col terzo della gente della 
lega , gli consegnò tutti quei denari , eh' egli si trovava 
allora portati da casa, con ordine, che assoldasse gente. 
Il che, mentre Sfodria mandava ad esecuzione, Cleom- 
broto passando per la strada , che drizza alla volta di 
Creusi , condusse i suoi soldati a casa , dubbiosi molto , 
se ci era pace , o guerra co' Tebani. Perciocché entrato 
Cleombroto nel paese de* Tebani con 1* esercito , nien- 
tedimeno si levò di maniera, che fece loro pochissimo 
danno. Mentre egli si ritornava addietro , levossi un vento 
ali improvviso, dal quale alcuni cominciarono a indovinare 

i5» 



23o 

quel, che segai poi. Perciocché fra molle altre cose 
che egli fece con estrema veemenza , questa merita rife- 
rirsi , che partito Cleombroto da Creusi , e asceso il 
monte, che tocca il mare, precipitò in mare molti asini 
insieme con le bagaglie, e diverse armi levale di mano 
a coloro, che le portavano. Finalmente molti, non po- 
tendo andar innanzi , e salvar le armi , lasciarono dall' 
Una , e 1' altra parte di quella sommità gli scudi stesi 
in terra carichi di pietre. Quel di cenarono al meglio , 
che poterono in Egostene citta di Megara. Ritornati il 
giorno seguente, pigliarono le lor armi, e ognuno li- 
cenziato da Cleombroto andò a casa sua. Gli Ateniesi 
bilanciando le forze de' Lacedemoni; e vedendo, che la 
guerra non si faceva più a Corinto; ma che i Lacede- 
moni passati fuori il paese d'Atene avevano assalila Tebe , 
entrarono in uno spavento cosi fatto , che , chiamati in 
giudizio quei due capitani, li quali erano stati consape- 
voli della fazione di Mellone contra Leontiade, uno ne 
fecero morire ; V altro , perchè non aveva aspettata la 
sentenza , mandarono in esilio. I Tebani , temendo an- 
cor essi, che niun altro volesse accompagnarsi con loro 
o guerreggiare contra i Lacedemoni , s' immaginarono 
un* inganno di questa maniera. Persuadono Sfodria capi- 
tano della guardia di Tespi con presenti (come s'ebbe 
sospetto) che entrasse nel territorio ateniese, con l'eser- 
cito ; e con questa via stuzzicasse gli Ateniesi a moversi 
contra i Lacedemoni. Egli per compiacer loro , e fin- 
gendo volersi impadronir del Pireo; perciocché era an- 
cora senza porte , guidò i suoi soldati , mangiato che 
ebbero la mattina per tempo, fuori di Tespi, con dire, 



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23l 

che innanzi giorno egli volerà entrare nel Pireo. Non- 
dimeno giunto a Tria , spuntò fuori il giorno , né potè 
nascondersi Unto, che non fosse scoperto. Oude, ritor- 
nando addietro , si pose a predare gli armenti , e rubar 
le case. Alcuni di coloro, che davano in lui, portarono 
avviso ad Atene, che un grande esercito s avvicinava. 
Per la qual cosa dato incontinente di mano alle armi, 
cosi la cavalleria , come la fanteria armata di corazza , 
si pose a guardare la città. Avvenne per avventura, che 
^nel tempo istesso gli ambasciatori de' Lacedemoni Eti- 
mocle , Aristoloco , e Ocello erano albergali in Atene 
in casa di Callia amico pubblico della lor città. Questi 
dagli Ateniesi dopo Y avviso furono presi , e custoditi , 
quasi fosse avuto anco da loro intendimento di questo 
fatto con gli altri. Ma essi , maravigliandosi di questa 
novità , s' iscusavano , dicendo , di non essere così pazzi, 
che, quando avessero saputo, che si prendesse il Pireo, 
si fossero da sé medesimi dati in possanza del popolo 
ateniese. Appresso questo aggiungevano, che gli istessi 
Ateniesi avrebbono conosciuto manifestamente, che i 
Lacedemoni non sapevano cosa alcuna di questo fatto. 
Perchè erano sicurissimi, che a qualche tempo udirei)- 
bono , Sfodria essere stato dalla repubblica punito capi- 
talmente. Onde , essendo giudicati innoceuti , e non con- 
sapevoli della cosa, furono licenziati. Ma gli Efori, 
cassato Sfodria , trattarono in giudizio sopra la vita di 
lui. Dunque egli per paura si assentò ; e quantunque 
non si presentasse in giudizio, nondimeno fu assolino. 
Cosa, che a diversi parve presso Lacedemoni molto in- 
giusta. Questo nacque da cagion tale. Sfodria aveva un 



i3i 

figliuolo pur allora entralo negli anni della gioventù , il 
quale aveva nome Cleonimo , non solo bellissimo , ma 
sopra ogni altro della sua età di nobilissime creanze. 
Costui era amato fuor di modo da Arcbidamo figliuolo 
di Agesilao. Gli amici di Cleombroto compagni di Sfodria 
si adoperavano , acciocché fosse assoluto : pur temevano 
di Agesilao , e de* suoi seguaci , e di coloro parimente , 
cbe non erano dipendenti né dall' uno , uè dall' altro. 
Onde Sfodria verso Cleonimo , tu potresti , disse , o fi- 
gliuol mio, salvar la vita a tuo padre, se ti mettesti 9 
pregare Arcbidamo, che mi acquistasse il favore di Age- 
silao in questo giudizio. Egli udito questo , prese tanto 
ardir seco , cbe andò a trovar Arcbidamo , ed a pre- 
garlo, che volesse ajutar suo padre. Arcbidamo, veden- 
dosi Cleonimo dinanzi con le lagrime agli occhi, pianse 
ancor esso : e sentendo la istanza , e le preghiere , che 
gli faceva , rispose : tu sai , o Cleonimo mio , cbe ap- 
pena io ardisco mirare in faccia mio padre; e quando 
pur desidero d' impetrar cosa alcuna dalla citta , ricorro 
piuttosto ad ogni altra persona , che a mio padre; non- 
dimeno , poiché lo mi comandi , sappi , che non man- 
cherò di ogni possibile diligenza , acciocché , siccome 
ricercbi , tu rimanga soddisfatto. Detto questo si partì 
dal Fidizio , e andossene verso casa a riposare. Fatto 
giorno lcvossi , e pose mente , cbe suo padre non u- 
scisse di casa, senza che egli il vedesse. Quando lo 
vide uscire, primieramente, se vi erano altri gentiluo- 
mini, lasciava, che essi favellassero seco. Dappoi, essendovi 
forestieri , e finalmente ministri , che desiderassero ab- 
boccarsi con lui , cedeva a tutti. In fine , ritornando 



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a33 

Agesilao dal fiume Eurota , ed entrando in easa , anco 
Archidamo senza parlare al padre si partiva. E così fece 
il giorno dietro. Agesilao, benché prendesse sospetto, 
che egli il seguitasse a qualche fine ; nientedimeno lo la- 
sciava partire. Fra questo tempo Archidamo desiderava, 
come è da credere , di veder Cleonimo ; pur non poteva 
violentar sé medesimo di andarlo a trovare, prima che 
avesse detto al padre quello, che Cleonimo dimandava. 
Ma i partigiani di Sfodria non vedendo più Archidamo 
in compagnia di Cleonimo , siccome era solito quasi 
sempre per lo addietro, dubitavano di qualche ripren- 
sione , che gli avesse fatta Agesilao. Finalmente Archi- 
damo prese ardire di andar a trovar il padre, e parlar 
seco in questa guisa. Padre mio, Cleonimo mi ha co- 
mandato , che io voglia supplicarti a conservare la vita 
a suo padre; però, se questo è possibile, te ne prego 
ancor io. A cui Agesilao , io perdono a te , disse ; nien- 
tedimanco non so come dovrò impetrare , che la città 
perdoni a me , s' io favorirò un tristo , il quale per 
avidità di guadagno ha fatto una cosa tale a danno della 
repubblica. A questo Archidamo allora non rispose nulla; 
ma confuso dalla ragione della risposta, si parti. Non- 
dimeno dappoi , o stabilito da sé medesimo quel , che 
doveva dire, o pur essendo ammaestrato da altrui; ve- 
ramente , disse , o padre mio , se Sfodria non avesse 
fatto errore alcuno , son certo , che tu lo libereresti ; 
ma ora , se egli ha fatto qualche male , ti prego per 
amor mio a perdonargli. Al che Agesilao , s* io potrò 
farlo , disse , con onor mio , lo farò al sicuro. Udito 
questo Archidamo si partì con pochissima speranza. 



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<ì34 

Avvenne poi , che un certo amico di Sfodria ragionando 
con Etimocle , lutti voi , disse , che dipendete da Age- 
silao , condannerete , come penso , Sfodria alla morte. 
Al quale Etimocle , per Giove , disse , come non vuoi , 
che farciamo quello , che vorrà Agesilao ? perciocché , 
quando si ragiona di questo fatto , egli dice ad ognuno , 
che non si può negare, che Sfodria nou abbia fatto 
errore; nondimeno essere una grande empietà uccidere 
un uomo di tanta stima , il quale e fanciullo , e giovine, 
e uomo compiuto, ha passata la sua vita sempre vir- 
tuosamente; principalmente poi che Sparta ha bisogno 
di guerrieri cosi fatti. Egli , udito questo , subito ne 
diede conto a Cleonimo , il qual sentendone grande 
allegrezza , senza indugio andando a trovar Archidamo, 
disse : abbiamo già inteso 1' officio , che tu fai ad istanza 
nostra ; ma sappi , o Archidamo , che farò ogni opera 
anch' io , acciocché non ti sia mai di vergogna Y ami- 
cizia nostra. Né in questo l'ingannò. Perciocché, e mentre 
visse , s' affaticò sempre di fargli ogni sorta di servizio; 
e combattendo a Leuttri davanti la persona del Re in 
compagnia del capitano Dinone, fu il primo, che si 
lanciasse addosso gì' inimici , e ivi , menando le mani 
valorosamente , fra di loro morì. Nella qual fazione portò 
ad Archidamo dolore infinito , nientedimanco non gii fu 
di vergogna alcuna , secondo la promessa ; ma più tosto 
d'onore. A un certo modo cosi fatto Sfodria salvossi. 
Quindi nacque , che tutti quegli Ateniesi , li quali fa- 
vorivano la parte Beotica , concitavano il popolo , di- 
cendo; che non solamente i Lacedemoni non avevano 
castigato Sfodria; ma piuttosto lodatolo, che avesse 



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a35 

macchinato contra gli Ateniesi. Onde gli Ateniesi si 
diedero a fortificare il Pireo, a rifare 1' armata , e ad 
ajutare prontamente i Beozii con tutte le forze. Ma i 
Lacedemoni determinarono di far nuova geute contra Te- 
bani; e perchè avevano Agesilao per miglior capitano 
di Cleombroto , lo pregarono , che accettasse il carico 
di guidar 1* esercito. Ed egli , dicendo , che non desi- 
derava cosa alcuna maggiormente, che di compiacere la 
città , si apparecchiava al viaggio. Ma sapendo non esser 
possibile , che alcuno passasse nel paese tebano, se prima 
non occupava il monte Citerone , ed essendo avvisato, 
che i Cleozii guerreggiavano contro gli Orcomeni , e 
mantenevano gente forestiera ; patteggiò con loro , che 
facendogli bisogno di quei soldati forestieri , gli fossero 
conceduti. Subito che nel sacrifizio d* intorno 1' uscir 
fuori con Y esercito ebbe buoni segni , mandò, prima 
che arrivasse a Tegea , a trovar il capitano de' soldati 
forestieri de' Cletorii , e gli fece annoverare la paga di 
un mese, e ordinògli, che occupasse il monte Citerone; 
e comandò agli Orcomeni, ohe, mentre durava quella 
impresa, sospendessero l'armi: minacciando a ciascuno, 
se una città, mentre stava lontano , assaltasse l'altra, di 
voltarsi primieramente addosso di quella, secondo la 
deliberazione falla da quei della lega. Dunque passato 
Citerone , giunse a Tespi. Indi partitosi con Y esercito 
s'inviò nel territorio tebano. Ma trovando , che la cam- 
pagna , e tulli i luoghi principali erano cinti d' ogni 
intorno di ripari , e di fosse , posti gli alloggiamenti or 
qua, or là, diede il guasto a tutti quei luoghi, che 
erano alla volta sua fuori de' ripari , e de' fossi. Perché 



a36 

gli inimici dovunque egli anelava , gli sì presentavano 
dentro de* ripari per contrastargli. E accadde una volta , 
che ritornando egli al campo, i cavalli tebani uscendo 
all' improvviso per certe vie coperte fabbricate ne' ripari , 
gli tennero incontinente alla coda di nascosto: e nel 
tempo , che gli armati di scudo s inviarono a cena , e 
già s' erano posti ad apparecchiarla , e i cavalieri parte 
erano scesi da cavallo , parte no , essi assaltarono gli 
inimici , e atterrarono una buona quantità di quei dagli 
scudi ; e della cavalleria Gleone, e Epilitide spartani , e 
Eudico di quei della lega; e similmente uccisero certi 
fuorusciti ateniesi per essere stati tardi a montar a ca- 
vallo. Ma correndo Agesilao in ajuto de' suoi con gli 
armati di corazza , e spingendosi quei cavalieri , che per 
dieci anui erano usciti di gioventù, addosso la cavalleria 
nimica, ed essendo seguitati dagli armati di corazza. 
Allora la cavalleria tebana si assomigliava a coloro, che 
Stanno in qualche luogo riposando sul mezzogiorno; 
perchè aspettava i cavalieri fin tanto , che lanciasse Tar- 
mi , benché non li giungesse : finalmente perduti dodici 
de* suoi , si ritiro. Dunque essendosi accorto Agesilao , 
che sempre gli inimici si mostravano dopo pranzo, nello 
spuutar del giorno fatto sacrifizio usci fuori co' suoi con 
la maggior velocità, che potè; e in luogo abbandonato 
entrò dentro il riparo. Poi mandò a ferro, e fuoco ogni 
cosa fin a Tebe. Fatto questo, di nuovo ritornato a 
Tespi , fortificò quella città , e lasciovvi alla guardia Fe- 
bida per capitano; e condotto Y esercito a Megara , li- 
cenziò quei della lega , e condusse le genti della sua 
città a casa. Da indi innanzi Febida, inviando fuori 



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237 

tlcune squadre , saccheggiava V aver loro a' Tebani , « lo 
portava via, e con le correrie travagliava il lor paese. 
Onde i Tebani , disegnando di vendicarsi , andarono con 
tutte le genti ad assaltai* il territorio de' Tespiesi. Già erano 
entrati ne' loro confini , quando Febida , costeggiandoli 
insieme con gli armati di scudo , fu cagione , che non 
si allargassero dalla falange ; onde i Tebani si pentirono 
di esser entrati nel paese nemico , e ritornarono addie- 
tro molto più tosto di quello , cbe avevano disegnalo. 
Anzi i saccomam, gettato il grano, che avevano pre- 
dato, cacciavano i muli alla volta di casa. Tanto fu lo 
spavento , che entrò nelF esercito. Allora Febida segui- 
tava gì' inimici arditamente , avendo seco gli armati di 
scudo , e ordinato agli armati di corazza , che dovessero 
seguitarlo in ordinanza ; perchè aveva qualche speranza 
di poter rompere i Tebani , poiché egli andava innanzi 
a più potere , e confortava gli altri ad investirli , co- 
mandando a Tespiesi armati di corazza, che appresso 
il seguitassero. Dunque la cavalleria tebana essendo nel 
ritirarsi arrivata a un certo passo molto malagevole, 
perduta ogni speranza di uscir di là , primieramente si 
serrò insieme ; poi voltossi contra li nemici. Allora i 
primi di quei dagli scudi trovandosi pochi , si posero a 
fuggire ; il che vedendo la cavalleria , fu invitata dagli 
istesst , che fuggivano , a dar loro la caccia : uccisero 
Febida con due o tre altri , che tentavano di far testa: 
i soldati pagati voltarono tutti le spalle. Nel fuggire , 
essendo pervenuti presso gli armati di corazza , furono 
cagione , che anco questi , benché non ci fosse alcuno . 
che desse loro la caccia, perchè oggimai era mollo tardi . 



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2 38 

eppur dianzi avessero avuto tanto ardire, che pensassero 
di non ceder punto a Tebani ; si posero in fuga. Pochi 
ne morirono, nientedimanco non rimasero i Tespiesi di 
fuggire, finché non si ricoverarono dentro le mura. 
Dopo questa fazione le cose de' Tebani cominciarono 
quasi a rinascer di maniera , che essi deliberarono di 
assaltare i Tespiesi , e le città ivi d' intorno ; onde si 
partiva di quei luoghi per andar ad abitar in Tebe molta 
genie. Perchè tutte quelle città si governavano come Tebe. 
Di qui avvenne , che gli amici de' Lacedemoni avevano 
gran bisogno d'ajuto, e di denari. Dappoi la morte di 
Febida i Lacedemoni mandato un capitano, ed una 
compagnia di soldati , con questo presidio conservavano 
Tespi. Ma giunta la primavera, deliberarono di nuovo 
mover guerra a' Tebani ; e pregarono , come dinanzi , 
Agesilao a voler essere capitano dell' impresa. Egli a- 
vendo d* intorno questo fatta la medesima deliberazione , 
prima che sacrificasse per Io passaggio , mandò a dar 
ordine al capitano in Tespi , che dovesse prendere i 
gioghi , li quali soprastanno alla strada , che mena a 
Citerone , e custodirli con un buon presidio fin alla 
sua venuta. Indi passatolo , e giuuto a Platea , finse di 
nuovo di volere primieramente inviarsi a Tespi ; mandò 
oppresso questo alcuni , che gli apparecchiassero vetto- 
vaglia , e facessero intendere, che gli ambasciatori l'a- 
spettassero ivi. Per la qual cosa i Tebani fortificarono 
con ogni diligenza il posso , che menava a Tespi. Ma 
Agesilao nello spuntar del giorno, avendo avuti nel sa- 
crifizio buoni segni , s* incamminò ad Eri tra ; e fatto iu 
un giorno solo il viaggio di due giornale, spuntò 



2.39 

dentro i ripari, che erano fabbricati presso Scolo , prima 
che i Tebani arrivassero in quel luogo, dove per lo 
passato solevano far la guardia , ed esso era entrato una 
altra volta. Fatto questo, saccheggiò tutto il paese te- 
bano verso Oliente fin a* confini de' Tanagrei ( percioc- 
ché Tanagra era ancora dominata da Ipantodoro insieme 
con la sua fazione da' Lacedemoni dipendente), e poi si 
ritirò, vedendo avere dal sinistro lato quella città. Ma 
i Tebani sopraggiunti in quel luogo , che si chiama petto 
di vecchia , si schierarono all' incontro , perchè avendo 
alle spalle un fosso, e una trincea, lo giudicarono co- 
modo per loro di venir a giornata. Oltre che il luogo 
era assai stretto , e malagevole da accostarsi. Agesilao 
considerato il sito , non andò ad incontrarli ; ma , vol- 
tata faccia , s' inviò alla volta di Tebe. Onde i Tebani , 
dubitando di perdere la città ; perchè era vuota di difen- 
sori, abbandonato il luogo, dove stavano in ordinanza, 
correndo a più potere per la strada, che mena a Potnia 
più sicura dell' altre , vi entrarono dentro. Veramente 
questa invenzione di Agesilao fu tenuta per bellissima : 
poiché , quantunque camminasse con 1' esercito lontano 
dagl' inimici , nondimeno li costrinse a partirsi di tutto 
corso addietro ; né rimasero pertanto alcuui capitani , 
mentre essi passavano oltre, cosi in fretta, di assaltarli 
con le loro compagnie. I Tebani dall'altro canto tira- 
vano dell' aste giù de' colli , di tal maniera , che passa- 
rono da un canto all' altro un certo capitano chiamato 
Alipeto. Nientedimanco i Tebani furouo cacciati anco 
giù di questo colle, e si fuggirono ; sicché ascesivi sopra 
gli Selliti , e alquanti cavalli , uccidevano quei Tebani , 



che nella estremità del relroguardo cavalcavano Verso la 
città. Ma giunti più vicini alla muraglia, i Tebani vol- 
tano faccia. Veduto questo gli Sciriti si ritirano incon- 
tinente, benché non perdessero alcuno de' loro. Nondi- 
meno i Tebani drizzarono il trofeo ; perchè gì' inimici 
si erano ritirati da quel luogo , dove s erano fatti in- 
nanzi. Agesilao , così ricercando allora la occasione, par- 
tito di là, piantò gli alloggiamenti in quel luogo, dove 
poco prima aveva veduti gì' inimici ùi ordinanza. Ma il 
giorno dietro si pose in cammino con l' esercito per 
quella strada, che mena a Tespi, e seguendolo valoro- 
samente gli armati di scudo, che erano al soldo dei 
Tebani , li quali chiamarono Cabria , che non volle se- 
guitarli ; la cavalleria olinzia voltò faccia ( perchè ella già 
aveva fatta lega insieme, ed era venuta a servizio di 
questa guerra ) e li cacciò , così , come le tenevano die- 
tro, a un certo luogo erto, e ne uccise una gran quan- 
tità; perchè i pedoni in luogo erto, e possibile da cam- 
minare da cavalli , vengono giunti facilmente da cavalieri. 
Arrivato Agesilao a Tespi , trovò , che i cittadini erano 
in discordia fra loro. E instando i partigiani de' Lace- 
demoni di tagliar a pezzi la contraria parte (della quale 
anco Menone era uno) egli non volle ; ma riconciliatili 
insieme , costrinse ambedue le fazioni a giurare di osser- 
var la pace: e così partitosi, di nuovo passò per la via 
di Megara a Citerone ; poi , licenziati quei della lega , 
condusse a casa le genti della città. Fra questo mezzo 
i Tebani travagliati dalla carestia del grano; perchè già 
erano due anni , che avevano perduto il raccolto de' lor 
terreni; inviarono alcuni suoi cou due galee, dando loro 



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2 4i 

dieci talenti , a Pegasea ; acciocché ivi ne comperassero. 
Ma AlceU lacedemone, il quale col presidio custodiva 
Oreo , mentre costoro comperano il grano , armò tre 
galee, usando ogni possibile diligenza; acciocché non se 
ne spargesse la fama. Quando il grano oggi mai si con- 
duceva, Alceta prese il grano, le galee, e gli uomini 
i stessi vivi , non meno di trecento , e tutti li pose pri- 
gioni in quella rocca , dove egli abitava. Ma essendo 
affezionato a un certo giovinetto da Oreo (come é fama) 
veramente leggiadro , e uscendo della fortezza per 
andarlo a trovare: i prigioni con la occasiouc di que- 
sta negligenza presero la fortezza ; e subito la città si 
ribellò da Lacedemoni. Onde avvenne, che i Tebani con- 
ducevano del grano abbondantemente nella citta. En- 
trando un* altra volta la primavera , Agesilao si stava 
nel letto ammalato; perciocché ritornando da Tebe con 
l'esercito verso Megara, e dal tempio di Venere salendo 
nel palazzo, dove si rende ragione, si ruppe una vena, 
ed il sangue gli scorse giù nella gamba, che era sana ; 
onde enfiandogli lo stinco fuor di modo, ed essendo 
travagliato da dolore insopportabile , un certo medico 
siracusano gli apri la vena presso Io stinco; e incomin- 
ciando spicciar fuori il sangue, non cessò mai di uscire 
tutta la notte , e tutto il giorno. E quantunque non 
fosse lasciato addietro rimedio di sorte alcuna , nondi- 
meno mai non fu possibile di stagnare quel flusso di 
sangue , fin che Agesilao non si tenne perduto. Allora 
senza altro cessò. A questo modo condotto a Lacede- 
mone giacque nel letto il rimanente della state, e tutto 

il verno seguente. I Lacedemoni al principio della 
Smkof., St. de* Greci, 16 



2^2 

primavera deliberarono di moversi ancora contra Tebani, e 
diedero il carico della impresa a Cleombroto ; il quale, 
quando giunse con l'esercito a Citerone, mandò innanzi 
gli armati di scudo per occupar quei luoghi, che stanno 
sopra la via. Ma essendo il monte stato occupato molto 
prima da certi Tebani , e Ateniesi , furono lasciati sa- 
lire un poco ad alto ; poi , quando li si videro vicini , 
si levarono, e li posero in fuga, uccidendone d'intorno 
quaranta. Onde , vedendo Cleombroto , che era impos- 
sibile di passare nel paese tebano , si ritirò con V e- 
sercito addietro , e lo licenziò. Per la qual cosa rati- 
nandosi in Lacedemone quei della lega , cominciarono 
a dire , che per pura dappocaggine si consumavano in 
questa guerra; perciocché potevano fare molto maggiore 
armata , che non avevano gli Ateniesi , e prendere la 
citta a fame. Potevano anco in questa medesima armata 
condurre 1' esercito a Tebe , o per lo territorio focese , 
quando pareste bene , ovvero per Creusi. Fatta questa 
deliberazione, armarono sessanta galee, e ne fecero ge- 
nerale Polle. Né si ingannaron punto coloro , che die- 
dero questo ricordo; poi che in questa maniera li asse- 
diavano; perciocché essendo arrivate le navi ateniesi ca- 
riche di granò a Geresto, non ardivano per timore dei 
Lacedemoni , li quali s' erano fermati d' intorno Egina , 
Geo, e Andro, di passar oltre. Onde avvenne, che gli 
Ateniesi ancor essi astretti da necessità montarono in 
nave ; e sotto il generalato di Cabria venuti a conflitto 
con Polle , rimasero vincitori. Così fu aperto il passo 
alle vettovaglie loro. Ma facendo apparecchio*! Lacede- 
moni di mandar V esercito contra i Beozii ; t Tebani 



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a43 

pregarono gli Ateniesi , che ancor essi assaltassero il 
Peloponneso ; poiché speravano a questo modo , che i 
Lacedemoni non avessero forze a bastanza per difendere 
nel tempo istesso non solamente il paese loro ; ma 
ne* luoghi medesimi quello delle città collegate; e ap- 
presso per passare con esercito molto grosso nel ter- 
ritorio tebano. Gli Ateniesi , per le ingiurie da Sfodria 
ricevute , mollo adirati con tra Lacedemoni armarono 
sessanta navi , e le mandarono più che volontieri 
sotto il capitanato di Timoteo ne' liti del Pelopon- 
neso. Con questa occasione , poi che gli inimici non 
erano entrati nel territorio tebano , né mentre Cleom- 
broto guidava V esercito , né mentre Timoteo andava 
girando intorno il Peloponneso , i Tebani , assaltando 
con ferocità grande le città vicine, di nuovo se ne im- 
padronivano. Ma Timoteo navigando ora a questa , ora 
a quella volta , subito prese Corcira ; e nullameno 
non volle ridurla in servitù; né cacciò fuori alcuno della 
città ; né pur ordinò nuove leggi. Onde in questa ma- 
niera Timoteo si fece tutte le città ivi d' intorno afle- 
zionatissime. Dall' altro canto anco i Lacedemoni appa- 
recchiarono un'armata; e inviarono il capitano Nicoloco 
valorosissimo uomo contra gli inimici, Il quale veduti t 
legni , che erano con Timoteo , quantunque aspettasse 
ancora sei galee ambraciotte; nondimeno senza indugiar 
punto con cinquantacinque navi contra sessanta di Ti- 
moteo venne a conflitto. Nel quale rimanendo vinto , 
Timoteo drizzò il trofeo ad Elizia. Dappoi Nicoloco , 
trovandosi ridotta in porto l'armala di Timoteo per ri- 
sarcirsi, sopraggiunte oggimai quelle sei galee ambraciotte, 



a44 

navigò alla volta di Elizia , dove allora Timoteo si 
era fermato. U quale non uscendogli contro con l'aiv 
mata , ancor esso drizzò il trofeo nelle isole vicine. Ma 
Timoteo racconciate le navi , ehe egli aveva , ed arma- 
tene dell' alire in Corcira si che erano più di settanta 
legni , si trovava di armata molto superiore : e percioc- 
ché aveva bisogno di gran somma di denari , avuto ri- 
spetto alla grandezza dell' armata , procurava , che da 
Atene glie ne fossero 



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DELLE 

ISTORIE DE' GRECI 

LIBRO SESTO. 



(3ueste erano allora le fazioni degli Ateniesi, e dei 
Lacedemoni. Ma i Tebani » soggiogate le città della 
Beozia , entrarono con l' esercito nel territorio focese. 
Onde i Focesi mandarono a Lacedemone ambasciatori 
a chieder aiuto, facendo sapere, che non venendo soc- 
corsi , per forza bisognava , che si dessero a Tebani. 
Dunque i Lacedemoni inviarono a Focea il re Cleom- 
broto insieme con quattro compagnie , e con una banda 
de' soldati della lega. Quasi nel tempo istesso venne di 
Tessaglia a Lacedemone Polidamante farsalio. Il nome 
di costui, siccome era famoso in tutta la Tessaglia, così 
egli veniva tenuto nella sua città per uomo di tanta 
virtù , che trovandosi i F arsali fra loro in discordia , 
T una, e l'altra parte si contentò fidargli la rocca nelle 
mani , e consegnargli 1' entrate pubbliche ; dandogli li- 
bertà, che ne spendesse come ordinavano le leggi, cosi 

16* 



a46 ' 

ne' sacri fizj, come in ogni altro bisogno. E^'Ii con que- 
sti denari conservava loro la rocca ; e governando tulle 
le altre cose , ne rendeva conto ogni anno ; e se per 
avventura qualche fiata gli mancavano i denari pubblici, 
spendeva de* proprj suoi: e quando sopravanzava alcuna 
cosa delle gabelle, si rimborsava. Peraltro poi era, se- 
condo il costume di Tessaglia , magnifico e cortese. Co- 
stui dico, arrivato a Lacedemone, fece un tale ragio- 
namento. 

« Veramente , o Lacedemoni , essendo io amico in 
» pubblico della città vostra , e sapendo , che da tutti 
» i nostri avi , de' quali abbiamo memoria , avete rice- 
» vuto servizio , mi par convenevole , se mi preme qual- 
» che travaglio , che io debba ricorrere a voi ; e se 
v addiviene in Tessaglia cosa alcuna, che possa mole- 
» starvi , che io ve ne faccia motto. Son sicuro pari- 
» mente , che vi sia pervenuta alle orecchie la fama dì 
» Giasone ; perciocché quest' uomo è di grandissimo se- 
» guito , e famosissimo. Egli d' accordo meco è venuto 
» a trovarmi , e mi ha fatto un ragionamento di questa 
» maniera. Tu poi considerare , o Polidamante , da te 
» stesso , che io son uomo d' impadronirmi della vostra 
» città di F arsalo , eziandio contra sua voglia ; perchè 
» la maggior parte delle città di Tessaglia t e la mi- 
» gliore , si trova meco in lega. E pur le ho tutte sog^ 
» giogate io , quantunque voi le abbiate favorite , e in- 
9 sieme con esse fatto guerra contra di me. Tu vedi 
» oltre di ciò , che io mantengo un esercito di gente 
9 forestiera almeno di sei mila uomini , col quale , 
a come penso , non ci sarà città alcuna , che possa. 



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• coulrastare. Penne quantunque si possa raccor anco 
» altrove un altro esercito, che non sia minore di que* 
» sto; nondimeno i soldati cavati fuori delle città, parte 
» sono troppo vecchi , parte appena usciti della fanciul- 
li lezza ; ed oltre ciò se ne trova pochissimo numero 
n in ogni luogo, il quale sia esercitato. Ma sotto di 
» me io non voglio , che niuno tiri la paga , il quale 
» non sia atto a far la fatica , che faccio io. Giasone 
» ( perchè con voi non bisogna nascondere la verità ) 
» è forte di corpo , e per altro pazientissimo ne* tra- 
» vagli. Anzi non passa mai giorno , che non faccia 
» prova del valor de* suoi ; perciocché cosi nelle scuole , 
» come in tutte le imprese , che egli fa , è il primo a 
» prendere 1* armi in mano : e se egli vede , che al* 
» cuno de' soldati forestieri sia troppo delicato lo cassa ; 
» ma dalP altro canto , se li conosce tollerar volontiert 
» le fatiche , e valorosi contra gli inimici ne' rischi im* 
p portanti , ad alcuni dà doppia paga , ad alcuni tri- 
» pia, e ad alcuni quadrupla; ed oltre ciò con alni 
» presenti d' importanza li onora : fa medicar gli infer- 
» mi , e seppellisce pomposamente i morti : di tal ma- 
» niera , che tutti i soldati forestieri , che toccano paga 
» da lui , sono certi , che il valor militare è cagione 
» principale di farli vivere onoratissimamente , e con 
» ogni sorte di comodità. L' istesso mi diceva , benché 
» io il sapessi , che oggimai sono ridotti all' obbedienza 
» sua i Maraci , e Dolopi , ed Alcete , il quale signo- 
:> reggia in Epiro : e però , disse , che cosa può farmi 
» temere , eh' io non debba impadronirmi anco di voi 
-» agevolmente ? ISomlimeno qualcuno , che non h* 



^48 

» cognizione del viver mio, potrebbe dire: Perchè dnn- 
» que stai a bada ? Perchè non fai la impresa con ira 
» de* Farsali ? Perchè , così Giove m' ami , io stimo f 
» the mi sarebbe di maggior giovamento assai farvi 
» miei partigiani di volontà vostra , che per forza. Per- 
ii ciocché , se vi avrò per forza , voi penserete conti- 
» nuamente a traversare i miei disegni; ed io dall'altro 
» canto a desiderarvi debolissimi. Ma se vi tirerò dal 
» canto mio volontariamente , egli è agevol cosa da 
» considerare , che ognun di noi metterà tutto lo spi— 
» rito in giovare al compagno. Io son informato, o 
» Polidamante , che la tua patria ha volli gli occhi in 
» te solo. Se tu farai, ch'io possa valermene, auoicbe- 
» volmente , io ti prometto, disse , di farti dopo me il 
» maggior uomo , che sia in tutta la Grecia. Odi poi , 
» quante felicità io ti voglio raccontare ; nè mi prestar 
» punto di fede in cosa alcuna , se , mentre vi consi- 
» dori sopra, non ti par, che ella abbia del verisimile. 
» Primieramente questo è chiaro , se F arsalo insie- 
)> me con le città , che dipendono da lei seguiteranno 
» le mie insegne , che di leggiero io sarò crealo Tago 
» di tutta la Tessaglia. Se la Tessaglia obbedirà a mi 
» capo solo, egli è manifesto, che si potranno metter 
» insieme seimila cavalli , e più di diecimila fanti. Dei 
» quali , mentre io vado considerando i corpi , e la 
» grandezza d' animo , stimo , che non debba esser na- 
» zione alcuna, che sia buona da soggiogare i Tessali, 
» quando essi abbiano chi li governi bene. E benché 
» per se medesima la Tessaglia sia molto grande, non- 
» dimeno creato il Tago , anco i popoli vicini lutti la 



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2 49 

4 obbediranno. Sono olire di ciò universalmente gli 

» uomini in questi luoghi maestri di lanciare ; onde 
» avverrà , che il nostro esercito sarà abbondante anco 

» di armati di scudo. Appresso questo i Beozii, e tutù 

» quegli altri , che guerreggiano contra i Lacedemo- 

» ni , sono meco in lega ; e solamente , che io faccia 

» vendetta delle ingiurie , che da' Lacedemoni hanno 

» ricevute , seguiteranno più che volontieri la mia pcr- 

» sona. Son sicuro parimente, che gli Ateniesi non la- 

» sceranno cosa alcuna addietro per entrar in questa 

» lega con essi noi; quantunque io stimi, che non dob- 

» biamo desiderar V amicizia loro ; poiché io tengo per 

» fermo , che più facilmente signoreggeremo in mare , 

» che in terra. Considera, soggiunse, il mio discorso se o- 

» gli è buono. Se noi saremo padroni della Macedonia, 

» dove gli Ateniesi si vagliono di legname, potremo fah- 

» bricare molto maggior numero di vascelli , che essi non 

» faranno. In quanto agli uomini poi , è da crederò . 

» che gli Ateniesi possano armar i legni più agevol- 

» mente di noi , che abbiamo tanta quantità di servi ? 

» Non marneremo similmente noi con più facilità i 

» nocchieri , e le ciurme di vettovaglia , poiché col 

» paese nostro ne somministriamo anco altrui , che non 

» faranno gli Ateniesi , li quali non si trovano tanto 

» grano , che lor basti , se non lo vanno a comprar al- 

» trove ? Similmente egli é da credere , che noi dob- 

» biamo avere maggior abbondanza ; poiché non siamo 

» necessitati a fondarci su certe isole di poco momento; 

» ma caviamo le rendite nostre da popoli di terra fcr- 

» ma; perciocché tutti questi paesi qui d'intorno, quaudo 



;>5o 

» la Tessaglia ha un capo solo, pagano tributo. Tu sni , 
» che il Re de* Persi per raccogliere l'entrate non fuor 
» delle isole , ma di terra ferma , è il più ricco uomo 
» del mondo; il quale tengo più facile ad esser vinto, 
» che non è la Grecia ; perchè io so , che nel suo stato 
» tutti gli uomini fuori che un solo , piuttosto sono 
» inclinati alla servitù , che al valore. So oltre di questo, 
» da che sorte di esercito il Re fosse condotto in pe- 
li ricolo estremo ; o vogli tu considerar quello , che andò 
» in Asia insieme con Ciro ; ovvero quello , che con 
» Agesilao. Avendo egli detto cosi , io risposi , che tutte 
» le cose da lui raccontate erano degne di considera* 
» zione ; ma ribellarsi da 1 Lacedemoni , co* quali eravamo 
» in lega , agi* inimici , non avendo di che dolersi di 
» loro , mi pareva non essere cosa da comportare. Al- 
;) lora egli , lodandomi , soggiunse , che tanto più egli 
» desiderava unirsi meco , quanto io fossi un uomo di 
» tal sorte. E cosi mi diede licenza di venirvi a tro- 
» vare, e riferirvi questo; che egli a tutte le vie vuol 
» mover guerra a* Farsali , quando non ci disponiamo 
» volontariamente di obbedirlo. Confortandomi di più a 
» dimandarvi soccorso ; e se , disse , otterrai , persua- 
» dendo , che ti diano tanto esercito in ajuto , che tu 
» possi contrastar meco; ognun di noi proverà in questa 
» guerra , chi ha miglior sorte. Ma se ti parerà , che 
» non ti mandino ajutt a bastanza , veramente tu non 
» ti porterai verso la patria tua, la quale ti ama, e ti 
» onora con dignità così grande. Per questo dunque, o 
» Lacedemoni, son venuto a trovarvi, e vi ho raccon- 
» tato tutto quello, che ho veduto in quei luoghi, ed 



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-2bl 

» inteso da Giasone. Onde io son sicuro, se voi man- 

» derete un esercito in quelle parti , il quale non tanto 

» a me , quanto agli altri Tessali paja , che possa star 

» a froute con Giasone , che in un subito le città gli sì 

» ribelleranno. Perciocché tutti stanno molto anziosi, dove 

» finalmente abbia da terminare la grandezza di costui. 

» Se anco vi pare , che i soldati nuovi con la guida di 

» qualche capitano poco esperto possano contrastargli , 

» io vi consiglio a star in pace. Perchè avete a sapere, 

» che guerreggerete contra forze importanti , e contra 

« un uomo di tal sorte , e così accorto capitano , che 

» tanto nelle fazioni , che egli tenta di nascosto, quanto 

» nel prevenir gli altri, e neh" adoprar forza aperta, 

» non molto agevolmente s' inganna. Perchè non fa 

a differenza alcuna dal giorno alla notte; e quando fa 

» bisogno di velocità , mangiando una sola volta al gior* 

» no , entra nelle fazioni. Ed a quel tempo finalmente 

» giudica esser bene di riposare , quando egli è perve- 

» nulo , dove desidera , ed ha ottenuto il suo intento : 

» ed in questa maniera istessa ha esercitati tutti i suoi. 

» Sa molto bene appresso di questo nelle occasioni, 

» che si saranno portati valorosamente, riconoscere i 

» soldati; di tal maniera, che tutti coloro, li quali tirano 

» le sue paghe, sanno per prova, che, i piaceri na- 

» scono da travagli. Benché egli, fra quanti uomini ho 

» mai conosciuti, non ticn conto alcuno de' piaceri del 

» corpo, sicché non si allarga mai tanto a ricrearsi, 

n che lasci da parte quello , che ricerca la occasione. 

» Dunque considerate bene sopra di questo , e ditemi 

» apertamente , come vi si conviene , quello , che non 

» solamente potete; ma che volete fare a. 



z5i 

Questo fa il ragionamento 'di Polidamànte. I Lace»- 
demoni differita la risposta ad un altro giorno, e di- 
scorrendo il secondo, ed anco il terzo fra sè medesimi 
quante compagnie avevano fuori , quante d' intorno La- 
cedemone per difendersi dall'armata ateniese; ed anco 
la guerra, che avevano co' popoli vicini; risposero, che 
così di presente non potevano mandargli soccorso abba- 
stanza ; però facesse ritorno a casa , e non mancasse , 
in quanto si stendevano le sue forze , nè a se slesso , 
uè alla sua città. Dunque Polidamànte , lodata la sin- 
cerità della repubblica spartana , si partì. E pregò Gia- 
sone che non volesse astringerlo a dargli la rocca nelle 
mani; acciocché potesse conservarla a coloro, che l'a- 
vevano commessa alla sua fede. Ma gli diede per ostaggi 
i poprii figliuoli , con promessa di far , che la città si 
unirebbe seco volontariamente , e di metter ogni dili- 
genza , che insieme con le altre lo dichiarerebbe Tago. 
Dunque datasi dall' una , e 1' altra parte la fede subito 
a Farsali fu conceduta la pace , e dato senza contrasto 
a Giasone titolo di Tago in Tessaglia. Il che ottenuto 
da lui , assegnò ad ogni città in particolare , secondo il 
potere di ciascuna, la sua porzione così di cavalli , come 
di fanti armali di corazza. Onde fece una raccolta fra 
Tessali , e collegati di ottomila cavalli , e fanti armati 
di corazza non meno di aveva 
un esercito armato di scudo atto ad opporsi a ciascun 
uomo del mondo. Chi volesse poi raccontare quante 
erano le città di Tessaglia , sarebbe latica troppo grande. 
Fece intender anco a tutti i vicini , che pagassero il 
tributo, il quale già fu posto al tempo di Scopa. Queste 



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2 53 

passarono in tal maniera. Ma io ritornerò , d' onde 
m'era traviato per favellar di Giasone. Si raunavano 
anco i Lacedemoni, e quei della lega nel territorio Fo- 
cese, e similmente i Tebani , ritirandosi dentro i lor 
confini , custodivano i passi de' monti. Ma gli Ateniesi , 
vedendo , che i Tebaui erano col mezzo loro accresciuti 
di forze , e non contribuivano denari per la spesa del* 
l'armata; e accorgendosi, che fra tanto le facoltà loro 
dalle continue taglie , da' corsali di Egina , e dalle guar- 
die, che mantenevano nel paese d'Atene, andavano 
mancando ; desideravano metter fine alla guerra. Dun- 
que mandati a Lacedemone ambasciatori , fanno la pace ; 
e subito , partendosi di là due degli ambasciatori di 
commissione della città, andarono per mare a trovar 
Timoteo, e l'avvisarono di questa conclusione della pace; 
ordinandogli , che si riducesse con 1' armata a casa. Ti* 
moteo nel ritorno rimise nella patina i fuorusciti di Za* 
cinto ; per la qua! cosa i Zacintii inviati ambasciatori a 
Lacedemone lamentandosi del torto , che aveva lor fatto 
Timoteo ; subito i Lacedemoni , parendo loro di esser 
ingiuriati dagli Ateniesi, armarono di nuovo; e raccol- 
sero da sessanta legni cosi di Lacedemone , come di Co- 
rinto , Leucade , Ambracìa , Elide , Zacinto , Achaia , 
Epidauro , Trezene , Ermione , e degli Aliei : e ne fe- 
cero Moasippo generale, a cui oltre l'altre commissioni 
di guardar quei mari imposero , che assaltasse Corcira con 
1* armi. Mandarono parimente a dar conto a Dionisio , 
che non meno a lui , che a loro , tornerebbe comodo 
che gli Ateniesi non fossero padroni di Corcira. Dunque 
Mnesippo raccolta l'armata, s'inviò con essa a Corcira. 



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a54 

Egli aveva seco oltre i Lacedemoni d'intorno millecinque- 
cento soldati pagali. Poi che ebbe poste in terra le genti , 
s' impadronì dell' isola , minò tutto il paese cosi bello , 
così eccellentemente coltivato , e adorno di bellissimi 
palagi con cauove da vini, edificati per le ville qua» e 
la , di tal maniera , che i soldati ( come è faina ) ven- 
nero in tanta morbidezza , che se il vino non era ec- 
cellentissimo, non volevano assaggiarlo. Fu condotta via 
da quei poderi una gran quantità di prigioni , e di ani- 
mali. Dappoi Mnasippo piantò gli alloggiamenti sopra 
un colle, che , situato nell' anterior parte dell' isola , era 
lontano dalla città quasi cinque stadi, per vietare a cia- 
scuno T entrar di là nelle campagne corciresi. Ma girò 
T armata dall' altra parte della città ; acciocché potesse 
scoprire i legni , che navigavano in quelle parti; e im- 
pedir loro , che non s' accostassero. Oltre ciò , quando 
non gli era contrastato da fortuna , alloggiava anco nel 
porto , e in questa guisa assediava la città. Per la qual 
cosa i Corciresi . non potendosi più valere di cosa al- 
cuna delle lor campagne ; perché elle erano occupate 
dagli inimici: né venendo portato nulla per mare; per- 
chè erano superali di gran lunga da grandezza di ar- 
mata, cominciarono a patir gran disagio; onde manda- 
rono ad Atene a chieder soccorso , facendo manifesto 
quanta perdita avrebbono fa ita gli Ateniesi, se Corcira 
usciva lor delle mani ; e dall' altro canto quante forze 
sarebbono cresciute agli inimici , se ne divenivano pa- 
droni; poi che non cavavano da niuna altra città, fuori 
che Atene, maggior numero di navi, o di denari. Oltra 
di ciò Corcira essere situata in luogo comodo , o 



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2 55 

abbiasi da chi che sia riguardo al golfo di Corinto; ovvero 
alle altre città da quello dipendenti ; o pur desideri tra* 
vagliare il paese laconico ; e finalmente comodissima 
rispetto alla terra ferma così vicina , e al passaggio di 
Sicilia nel Peloponneso. U che udito gli Ateniesi , giu- 
dicarono , che fosse da fare in questa guerra 1' ultimo 
sforzo. Dunque mandano a quella volta Slesideo cou 
seicento armati di scudo, e pregano Alcete a procurare, 
che siano posti sopra Gorcira. Onde essi , accostandosi 
di notte a un certo luogo dell' isola , entrarono dentro 
la citta. Deliberarono oltre di ciò gli Ateniesi di armare 
sessanta galee , delle quali Timoteo fu di tutti i voti 
fatto general capitano. Egli non potendo supplire questo 
numero in Atene , navigando per le Isole , faceva ogni 
opera di apparecchiar parte dell' armata in quei luoghi ; 
stimando , che non fosse bene andar temerariamente 
contra un* armala già unita insieme. Nondimeno pa- 
rendo agli Ateniesi , che egli perdeva indarno il buon 
tempo da navigare , non gli ebbero alcun rispetto ; ma 
privaronlo , e diedero ad Ificrale il carico dell* impresa, 
lucrate fatto generale , con prestezza grande suppliva il 
numero dell' armata , e vi faceva montar su i governa- 
tori delle galee , benché , non volessero. Oltre di ciò 
assembrava seco tutte le navi , le quali costeggiavano t 
liti d' Atene ; e fra le altre anco la Paralo , e la Sala- 
mina. Perchè diceva,, se la impresa di Corei lm succedeva 
felicemente, che avrebbe rimandato loro indietro molti 
legni. A questo modo egli pose insieme in un tratto 
un' annata di settanta navi. Fra tanto i Corciresi erano 
talmente stretti dalla fame , che fu forza a Mnasippo 



a56 

mandare un bando, se avesse trovato più alcuno a fug- 
gire , che l' avrebbe venduto all' incanto. Nondimeno 
per questo non rimanendo essi di fuggirsi , finalmente 
facendoli frustare , li licenziava. Ma coloro , che erano 
nella città , non volevano più ricever dentro le mura 
qnei servi ; si che molti fuori ne andavano a male. Di 
che avvedutosi Mnasippo , oggimai pensava essere come 
impadronito della città , e trattava malamente i soldati 
pagati. Perchè ad alcuni levava le paghe : ad alcuni al- 
tri , che riteneva seco , andava debitore delle paghe di 
due ' mesi , non già ( come si diceva ) per carestia del 
denaro ; perchè molte città in vece di soldati , essendo 
quella impresa fatta oltre mare, avevano mandati denari. 
Vedendo in questo tempo i terrazzani giù delle torri , 
che le guardie si facevano molto più negligentemente , 
che prima , e che i soldati andavano per f isola qua e 
là vagando, sortirono fuori della città, e fecero prigioni 
alcuni degli inimici , e certi altri ne uccisero. Di che 
accortosi Mnasippo , non solamente diede esso di mano 
all' armi ; ma con tutti gli armati di corazza si mosse 
in soccorso de' suoi ; ordinando a capitani , e a centu- 
rioni , che guidassero fuori le genti pagate. Or avendo 
risposto alcuni capitani , che con difficoltà si avrebbe 
fatto obbedire colui da' soldati , che non provvedeva le 
cose necessarie. Mnasippo diede ad un di costoro con 
un bastone di colpo, e ad un altro di punta. Onde 
tutti allora con gli animi alterati, e colmi di mal talento 
contra Mnasippo uscirono. Cosa veramente non punto 
giovevole al combattere. Mnasippo, postili in ordinanza, 
diede la caccia agli inimici fin alle porte della città : li 



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quali quando furono vicini alla muraglia, voltarono fac- 
cia , e ferivano coloro , che li avevano seguiteti con 
dardi , e con saette. Oltra di questo alcuni di coloro , 
dando fuori da altre porte ristretti insieme assaltavano il 
retroguardo. Essi perchè la loro squadra era ordinata ad 
otto per fila , considerando , che questa estremità della 
falange era debole, si affaticavano di voltar faccia; ma, 
quando cominciarono a ritirarsi , gli inimici , quasi li 
vedessero fuggire , li incalzavano ; onde essi non atten- 
devano più a voltarsi, e per conseguente anco gli altri, 
che erano vicini, voltavano le spalle. Mnasippo non po- 
teva in quel punto ajutar coloro, che erano stretti dagli 
inimici; perchè anco esso aveva una gran calca addosso, 
e del continuo il numero di coloro , che erano seco , 
si scemava. Finalmente gli inimici ristretti insieme as- 
saltano Muasippo , e quei pochi , li quali aveva presso 
di lui. Veduto questo i soldati armati di corazza , an- 
cor essi escono della citta contra gli inimici , e ucciso 
Mnasippo, si posero poi con tutte le genti a seguitarli; 
e vi mancò poco, che non gli spogliassero degli allog- 
giamenti. 11 che succedeva al sicuro , se non vedevano 
una turba di vivandieri , di servi e di saccomani : e 
però non si fossero ritirali , dubitando di qualche nuovo 
sforzo. Allora i Corciresi, drizzato il trofeo, restituirono 
i morti a patti. Nacque da questa fazione, che gli asse- 
diati cominciarono a prender ardire ; e dall' altro canto 
quei, che fuori li assediavano, ad invilirsi; perchè non 
solamente si diceva, che IScrate si avvicinava con Tar- 
mata ; ma che eziandio i Corciresi armavano i legni 
loro. Dunque Ipermene luogotenente di Mnasippo, 
SsyoF-, St. eU? Greci. I? 



s58 

apparecchiata tutta l'armata, che ivi si trovava, e giran- 
dola intorno le trincee, caricò tutte le navi di prigioni, 
e delle cose più preziose, e la licenziò ; ed egli co' sol- 
dati dell' armata , e eoo quegli altri , che si erano sal- 
vati nella zuffa , custodiva le trincee. Finalmente anco 
questi , assaliti da gran .paura , montarono sulle ga- 
lee , e si partirono , lasciando in preda una gran quan- 
tità di grano , di vino , di servi , e di soldati amma- 
lati , perciò che temevano fuor di modo di essere colli 
nell' isola dagli Ateniesi , e questi si ricoverarono a 
Leucade a salvamento. Ma Ificrate subilo incominciato 
spingersi innanzi con 1' armata , in un tempo islesso 
navigava , e s' apparecchiava a combattere in mare. 
- Perchè mai non si serviva della vela maggiore, come 
sogliono far coloro , che s* accingono a pugna navale ; 
e adoperava anco rare volte gli arbori minori , benché 
avesse vento favorevole; ma si valeva de' remi ; acciocché 
le ciurme fossero meglio esercitate , e le navi più veloci* 
Spesse volte ancora in quei luoghi , dove V esercito si 
apparecchiava a pranzo, ovvero a cena; s'allargava da 
terra col corno dell' armata : e quando , dappoi girata 
l'armata, e guardando le galee verso terra con le prode 
voltate , comandava , che ad un segno dato prendessero 
terra a gara, allora permetteva, come gran premio della 
vittoria , a primi d' andare a far acqua , e provvedersi 
d' altro che avessero bisogno , e mangiare. Dall' altro 
canto quelli , che rimanevano addietro , avevano castigo 
assai grande ; poiché uon potevano fornirsi di tutte queste 
cose, ed erano sforzati al segno dato di nuovo montar 
subito in nave ; perciocché a questo modo avveniva , die 



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s5g 

i primi facevano tutte le cose loro con gran comodità , 
e gli ultimi con grandissima fretta. Parimente , quando 
faceva scala in territorio nimico , non solamente metteva 
le guardie , come è convenevole , in terra ; ma faceva 
eziandio far la scoperta dalle cime degli alberi delle 
navi ; perciocché a questo modo costoro vedevano alcuna 
volta molto meglio per tutto , cbe non facevano coloro , 
li quali stavano alla veletta in terra , benché fossero in 
sito più alto. E quando mangiava in alcun luogo , o si 
metteva a dormire , non teneva acceso fuoco veruno 
negli alloggiamenti ; ma si bene dinanzi a quelli ; ac- 
ciocché niuno si potesse accostare senza esser veduto. 
Bene spesso ancora , quando era tranquillo il mare , 
subito dopo cena si allargava fuori , e se ci era qualche 
poco di aura , le ciurme in navigando riposavano. Quando 
poi navigava di giorno a un segno dato alcuna volta 
spiegava Y ordinanza formata in corna ; ed alcnn'altra in 
falange ; di tal maniera , che a un tempo istesso cammi- 
navano, e posti in punto, ed esercitati in tutte le cose 
necessarie alla pugna navale , entrarono in quei mari , 
li quali (come essi credevano) erano occupati dagli ini- 
mici. Desinava oltre di questo molte volte , e cenava in 
paese nimico. E perché Ificrate non faceva cosa alcuna, 
che non fosse necessaria , prima che gli inimici potessero 
giungere in soccorso, si levava. La prima novella della 
morte di Mnasippo gli fu data presso Sfagea città del 
territorio laconico. Ma giunto nel paese degli Elei , e 
passata la bocca del 6ume Alfeo , prese porto in un 
luogo nominato Pesce ; di dove il seguente giorno par- 
tendosi verso la Cefalonia , pose Y armata in battaglia , 



2&0 

e navigava in modo , . come se fosse per venire a gior- 
nata. Perchè non aveva udito il caso di Mnasippo da 
alcuno , che si avesse u*ovato presente , sospettò , che 
questa voce fosse mandata fuori per ingannarlo ; e però 
procedeva anco più cautamente. Ma poiché fece scala 
alla Cefalonia , ebbe certezza di tutto il successo ; onde 
ristorò in quel luogo 1* esercito alquanto. Io so vera- 
mente , che gli uomini si esercitano in questa maniera , 
ogni volta che pensano di dover combattere a pugna 
navale ; nondimeno è cosa degna di molta lode , che 
bisognando inviarsi con prestezza , dove stimava lucrate 
di venire a conflitto in mare con gli inimici , egli tro- 
vasse una via di far, che le sue genti non fossero im- 
pedite dalla navigazione d* imparar quelle cose , che si 
ricercano a una giornata di mare ; né per esercitarsi 
d'intorno quelle, allentassero punto del loro viaggio. Dun- 
que essendosi impadronito della città della Cefalonia, 
navigò a Corcira , dove avuto avviso , che venivano X 
galee mandate da Dionisio in soccorso de' Lacedemoni ; 
smontò neir isola ; ed appostato in luogo, dal quale non 
solamente si potessero scoprire coloro , che s' avvicina- 
vano con armata , ma vedere i suoi , che avevano cura 
di farne segno , pose ivi alcune guardie , e ordinò loro 
il modo , come avessero da far intendere quando le navi 
degli inimici si avvicinassero, ed occupassero il porto. 
Poi fece elezione di XX governatori di galee con com- 
missione, che al primo suono della tromba il seguitas- 
sero incontinente ; dicendo loro, che non si lamentas- 
sero di essere castigati , quando non 1* avessero obbedito. 
Ma poiché al segno dato s* intese , che gli inimici si 



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a6l 

avvicinavano , e si udì la tromba , fa veduta una mara- 
viglia gara nel levarsi; perciocché non ci era alcuno, 
che nel montare in nave, non corresse a più potere. 
Dunque essendosi inviato lucrate in quel luogo , dove 
erano le galee nimiche , trovò , che da tutte f altre gli 
inimici erano scesi in terra , fuor che da quelle di Me- 
tani ppo rodiano ; il quale avvertiva gli altri , che non si 
fermassero in quel luogo , ed esso , raccolti i suoi nella 
galea , si partiva. Però costui solo , benché incontrasse 
l'armata d'Ificraie, nondimeno si salvò. Ma tutte le galee 
siracusane insieme con coloro , che le guidavano , furono 
prese: ed Ificrate , facendo batter via loro gli sproni, le 
condusse nel porto de'Corciresi; e diede una comune taglia 
a tutti i prigioni in denari, non compreso Anippo il 
capitano. Perchè lo faceva custodire , o per trarre da lui 
gran somma di oro , o per venderlo. Nondimeno egli , 
come disperato , s* ammazzò da se stesso : ed Ificrate 
lasciò andar via liberi tutti gli altri, avendosi i Corciresi 
offerti malevadori della promessa taglia. Sostentava poi 
le sue ciurme , facendoli a servizio de' Corciresi lavorar 
a prezzo nel coltivar i terreni. Ma coi soldati armati di 
brocchiero, e con gli armati di corazza passò neh" A- 
carnania; dove soccorreva le citta amiche, che avevano 
bisogno del suo ajoto, e faceva guerra a Tiresi, uomini 
bellicosissimi , li quali in una città molto forte s' erano 
posti alla difesa. Dappoi sciolse da Gorcira con un 'ai-* 
mata di quasi xc navi; e passando primieramente nella 
Cefalonia , riscosse un buon denaro così da coloro, 
che pagarono volentieri , come da quelli , che paga- 
roao per forca. Indi poi si deliberò d'assaltare il paese 

-7* 



2Ò2 

de' Lacedemoni, e le altre città nimiche poste là d'intorno; 
per unir seco quelle , che gli si dessero volontariamente ; 
e per costringere con l'armi quelle altre, che si aves- 
sero voluto difendere. Questa impresa d'IGcrate fra tutte 
le altre iu vero mi pare , che meriti di essere lodata 
assai; nondimeno mi piace anco, che egli volesse, che 
gli fossero dati per compagni Callistrato, oratore, uomo 
inetto a queste imprese insieme con Gabria , allora tenuto 
per eccellentissimo capitano. Perciocché, se egli credeva, 
che fossero uomini accorti , e però li tolse come consi- 
glieri , non è dubbio , che fece saviamente ; se anco li 
teneva per emuli suoi, non posso fire di non maravi- 
gliarmi di quest' uomo, il spiale confidava talmente di 
se medesimo, che non dubitò di esser veduto far cosa 
alcuna , se non valorosamente , e diligentemente. Queste 
allora furono le cose, ehe egli fece. Frattanto, vedendo 
gli Ateniesi, che i Piatesi loro compagni erano stati 
cacciali fuori della Beozia , e ricorsi nel gremho loro ; 
e che i Tespiesi instavano privati della patria di non 
esser abbandonati ; cominciarono ad aver dispiacere di 
queste azioni de' Tebani. Nondimeno altro non li fre- 
nava dal mover loro guerra, che in parte una certa 
modestia , e in parte una certa paura , che questo non 
dovesse tornar comodo alle cose loro. Pur, vedendo, che 
essi non si rimanevano di far guerra a Focesi loro amici 
vecchi; e similmente di travagliar quelle città, le quali 
nella guerra contro il Re barbaro avevano mostrata gran- 
dissima fede , ed erano in lega con essi loro ; non vol- 
lero più comportarlo. Dunque col parere del popolo 
deliberato di rappacificarsi , primieramente mandarono 



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a63 

ambasciatori a Tebe per confortare i Tebanì , se così 
lor piaceva, dì andar seco insieme a Lacedemone per 
trattar della pace. Dappoi mandano a Lacedemone am- 
basciatori Gallia figlinolo di Ipponico , Autocle di Strotn- 
bichide, Demostralo di Aristofonte, Aristocle, Cefìsodoto, 
Melanopo, e Licanto. Vi si trovò anco Callistrato ora- 
tore ; conciossiarbè avesse promesso ad lucrate , se lo 
licenziava , o di' mandar all' armata una buona somma 
di denari , o di concludere la pace. Dunque essendo 
partili gli ambasciatori , egli si fermò in Alene , e trat- 
tava questa rappacificazione con ogni diligenza. Ma con- 
dotti cbe furono nel consiglio de' Lacedemoni , e dei 
collegati , CaJb'a Daduco , il quale era un'uomo di lai ma- 
niera , che non solamente si dilettava di nominarsi da se 
medesimo; ma di essere anco nominato d'altrui, parlò cosi : 
« La principale amicizia , o Lacedemoni , che io ten- 
» go con essi voi, non ha avuto principio da me; ma 
» da mio avo ; il quale , avendola ereditala da suo par 
» dre , 1' ha lasciata alla famiglia nostra. Voglio anco , 
» cbe sappiale in cbe considerazione siamo sempre slaù 
» nella nostra città; perchè ella in occasione di guerra 
» ci fa capitani : parimeute , quaudo ella desidera la 
il quiete , manda noi altri per trattar della pace. Io so- 
li no venuto qui due volte per metter fine alle contese; 
» e in ambedue queste ambascerie ho stabilita la pace 
» fra voi, e noi. Ora è la terza volta; e ho speranza, 
» cbe ci rappacificheremo insieme più amorevolmente, 
» che mai. Perchè io vedo , the voi siete dell' islesso 
» animo , che siamo noi ; e soffrite mal volonlieri la 
» ruiua de' Piatesi , e Tespiesi. Perchè dunque non è 



264 

» ragionevole , che , avendo noi la medesima inclina- 
li xitfne , dobbiamo piuttosto essere amici, che nemici f 
» Egli è costume d' uomini savj , alcuna volta di troncar 
» le guerre, quantunque abbiano ricevuta non picciola 
» offesa. Non sarà questa dunque una gran maraviglia, 
» se noi . che siamo d' un medesimo volere , ameremo 
» piuttosto la guerra, che la pace? Anzi sarebbe stato 
» meglio , che mai non avessimo prese V armi 1' un con- 
» tra f altro. Perciocché vien detto , che Trittolemo 
» antico avo nostro fu quegli , che mostrò a genti fore- 
si strere i misterj segreti di Cerere , e di Proserpina , e 
» primieramente ad Ercole vostro capitano, ed a Ca- 
» store , e Polluce vostri cittadini ; e parimente primo 
» d' ogni altro portò il grano di Cerere nel Pelopon- 
» neso. Dunque in che maniera potete voi ragionevol- 
» mente, e giustamente andar a guastar le biade di 
» coloro , da' quali già ne riceveste il seme ? Ovvero , 
» come possiamo noi non volere , che quelli godano 
» abbondantissimamente di quel cibo , a* quali Y abbia- 
» mo donato ? Però , se per destino , o per volontà de- 
» gli Iddìi alcuna volta gli uomini si mettono a far 
» guerra insieme , veramente egli è ragionevole , che fra 
» noi siamo lenti, quanto più si può, a pigliar l'armi 
» in mano ; e se pur la guerra è in piedi , che la com- 
» poniamo in un tratto ». Dopo lui Autocle famosissimo 
rellorico favellò in questa guisa: 

* Benché io sappia , o Lacedemoni , che voi non a- 
» scollerete molto gratamente le cose , che io vi son 
» per dire ; nondimeno mi pare , che dovendosi stabi- 
li lire una pace , la quale abbia a durare lungo tempo. 



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a65 

» primieramente si debba investigare la principal cagione 
» di cotante guerre. Voi predicate continuamente , che 
ii le città si debbano lasciar libere ; e pur voi siete i 
» principali, che impediscono la liberta loro. Perciocché 
» prima d' ogni altra cosa voi patteggiate con le città , 
» le quali fanno lega con voi , che elle debbano scgui- 
» torvi , dovunque le guidate. Conviensi questo alla li- 
» bertà ? Parimente voi vi inimicate con questo e quello 
» senza farne pur un motto a' collegati , e poi li con* 
» ducete contra di loro. Di qui nasce , che alcuna volta 
» coloro , li quali voi nominate liberi , sono costretti 
» molte volte da voi a combattere contra persone, alle 
» quali sono grandemente obbligati. Di più (cosa eslre- 
» mamente contraria alla libertà) in certi luoghi voi or- 
» dinate il governo de' dieci , e in certi altri quello dei 
» trenta ; e fate ogni diligenza , che questi governatori 
» si portino ne* lor governi non già lealmente; ma s* im- 
» padroniscano delle città per forza. Sicché par che più 
» tosto voi bramiate la tirannide , che il viver civile. 
» Quando il Re de' Persi determinò , che le città rima- 
li nessero libere , parve , che voi foste d' opinione , se 
» i Tebani non lasciavano , che ciascuna città vivesse 
» liberamente , e secondo le sue proprie leggi , che essi 
» non s' intendessero avere obbedito al mandato regio. 
» Nondimeno, poiché occupaste Cadmea, non permet- 
» teste , che ne anco i Tebani vivessero in libertà. Bi- 
i» sogna, che coloro, li quali vogliono esser amici in- 
» sieme, non ricerchino dagli altri le cose giuste, e 
» convenevoli ; ed essi poi si mostnno , per accrescere 
» il loro stato , avidissimi dell' altrui ». 



266 

Finito che egli ebbe di favellare ; ai senti un silenzio 
universale ; e questa sorte di ragionamento piacque gran- 
demente a coloro, che odiavano i Lacedemoni. Dopo 
costui Callistrato parlò cosi : 

« Io non ardirei di dire , o Lacedemoni , che cosi 
» voi, come noi, non abbiamo fatti degli errori; nien- 
» tedimanco non credo per questo , che si debba abban- 
»• donar Y amicizia di coloro , che hanno peccato. Per- 
ii ciocché io veggo , che non ci è uomo vivente senza 
» difetto. Anzi veggo di più , che alle volte errando gli 
» uomini, divengono più accorti ; principalmente quando 
» imparano a loro costo , siccome noi. Il che mi pare 
» esser accaduto a voi al Uri , per cagione delle azioni , 
» le quali contra ogni dovere avete fatte : nel cui nu- 
» mero ci è Cadmea occupata a' Tebani. Perchè voi 
» affaticandovi pur ora di fare , che tutte le città rima- 
» nessero libere ; subito , che elle videro , che i Tebani 
» erano molestati a torto , si fecero di nuovo senza ri- 
» chiesta lor partigiane. Per la qual cosa ho una gran 
» speranza , che voi , avendo provato , che la troppa 
» avidità di accrescere il vostro stato, vi sia ritornata 
» in danno , sarete per 1' avvenire nelf osservare questa 
» vicendevole amicizia più giusti , e costanti. Perciocché 
» in quanto alle accuse , che ci vengono opposte falsa- 
» mente da alcuni , li quali non vorrebbono che questa 
» pace avesse effetto , che noi siamo venuti qui non 
» invitati da desiderio dell' amicizia vostra ; ma da paura, 
» che Antalcide sia di breve per giunger co' denari 
u del Re: Desidero, che considerate bene, che sorte 
» di ciancie essi dicano. D Re determinò, che non 



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267 

» rimanesse città alcuna in Grecia , la quale non fosse 
» libera. In questo particolare , procurando noi l'istesso 
» con parole, e con fatti; per che cagione dobbiamo 
a aver paura del Re? Pensa forse alcuno, che il Re 
a ami piuttosto d'ingrandire altrui, consumando il suo 
» tesoro; che eleggere Y utile suo senza spesa? Ma sup- 
a poniamo , che la cosa stia in questo modo. Perchè 
a finalmente siamo venuti qui ? Veramente potete ve- 
» dere , che non siamo venuti per bisogno , se avrete 
» riguardo alle forze, che noi abbiamo a questo tempo; 
» così in terra, come in mare. Quale è dunque la ca- 
a gione ? Senza dubbio egli è manifesto , che molti dei 
» collegati vanno facendo certi disegni , che non sono 
» a proposito uè per noi , nè per voi. Oltre di questo 
» vi racconteremo quelle cose , le quali ragionevolmente 
» abbiamo considerate ; e queste pecche già voi ci con- 
» servaste. Se anco si dee far menzione dell'utile; tutte 
)> le città sono parte affezionate a noi , e parte a voi ; 
1» e trovasi in ciascuna chi parteggia con Spartani, 
» e ehi con Ateniesi. Dunque , se noi ci rappacifiche- 
» remo insieme , da che parte si può dubitare , che ci 
» venga alcun travaglio ? Perchè , se voi sarete uostri 
» amici , chi ci potrà molestare per terra ? E se noi 
» saremo dal canto vostro , chi potrà offenderci per 
» mare ? Non è dubbio ( e ognun di noi il sa ) che 
a alcuna volta nascono fra gli uomini le guerre , e si 
m spengono : e che noi medesimi , se non al presente , 
» almeno a qualche tempo, desidereremo la pace. Perchè 
» dunque vogliamo aspettar allora , che saremo rumati 
» da* tante avversità; e non più tosto facciamo pace 



a68 

» incontinente, prima che nasca travaglio alcuno, al quale 
» non si possa rimediare? Veramente io non lodo co- 
» loro , li quali , essendo negli abbattimenti rimasi più 
» volle vincitori , e sono anco divenuti famosi ; nondi- 
» meno seguono di sì fatta maniera la conlesa , che 
» non prima s' acquetano , che , rimanendo vinti , per- 
» dono a un sol tratto tutte le fatiche loro , e V eser- 
» cizio. Nè finalmente quei giocatori de' dadi , li quali, 
» quando guadagnano una volta, perdono poi il doppio 
» di quello, che avevano guadagnato prima. Perciocché 
» si vede, che questi tali per lo più cadono in estrema 
» necessita. Le quai cose , toccando noi con mano ; fa 
» bisogno, che non ci poniamo a contrastare così osti- 
» natamente , che per forza bisogni o vincere il tutto , 
» o perdere il tutto ; ma più tosto , mentre le forze 
» sono in fiore, e la fortuna ci favorisce, ci rappaci fi- 
» chiamo insieme. Perciocché a questo modo cosi noi 
» col vostro ajulo , come voi col nostro , potremo farci 
» più possenti , che nella Grecia i tempi addietro siamo 
» stati giammai ». 

Dappoi che pare , che costoro avessero discorso ec- 
cellentemente , anco i Lacedemoni deliberarono di far 
pace ; nella quale fu concluso , che si levassero tutti i 
capitani della città : che gli eserciti così in terra , comè 
in mare , si licenziassero : e che le città si lasciassero 
viver liberamente. Se alcuno contraffacesse a queste ca- 
pitolazioni , fosse lecito a ciascuno di soccorrere le città 
oppresse ingiustamente: e se altri ricusasse di farlo, non 
fosse però tenuto dar il giuramento di doverle ajutare. 
I Lacedemoni promisero la lor fede per m medesimi , 



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269 

e per li loro compagni; e gli Ateniesi co' loro collegati 
ognuno per la sua città in particolare. Ed avendo anco 
i TVbani fatto notar il nome loro fra le altre città, che 
avevano giurato, ritornati il giorno seguente i loro am- 
basciatori , instavano , che fosse racconciata la scrittura , 
e scritto in vece de' Tebani , che i Beozii avevano giu- 
rato. Ma Agesilao rispose loro , che non voleva mutar 
cosa alcuna di quelle, che avevano confermate con giu- 
ramento , e lodate. E se non volevano esser annoverati 
in questo accordo , egli , richiedendolo essi , avrebbe 
dipennato il nome loro. E così con gli altri concludendo 
la pace , e co' Tebani essendovi questa difficoltà , gli 
Ateniesi dubitavano, che i Tebani in tale occasione fos- 
sero decimati , e ne andava anco fuori la fama ; anzi i 
Tebani medesimi si partirono tutti dolenti. Dopo queste 
cose gli Ateniesi levano le guardie delle citta, e richia- 
mano a casa Ificrate con 1' armata ; ordinandogli , che 
restituisse tutto ciò , che aveva preso dopo 1' accordo , 
che avevano promesso a Lacedemone con giuramento. I 
Lacedèmoni similmente levavano fuori delle città i ca- 
pitani, e le guardie. Rimaneva Cleombroto, il quale era 
capitano dell' esercito , che si trovava in Focea , e stava 
ad aspettare quello, che gli fosse comandato da' magi- 
strati spartani. Qui avendo Proteo detto il suo parere , 
che secondo la forma del giuramento bisognava licen- 
ziare 1' esercito , e si facesse intendere a ciascuna città , 
che mandasse al tempio d'Apolline quanto ognuna vo- 
lesse ; poi , se alcuno si opponesse alla libertà loro , di 
nuovo si dovessero metter insieme tutti quelli della lega, 
che avevano promesso di farle viver liberamente, a 



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2"jO 

movergli guerra: perciocché così diceva, che non solamente 
gli Iddìi sarebbono loro stati favorevoli; ma le città con- 
corse volonticri. Ma il consiglio pensava a queste parole, 
che egli burlasse ( perchè oggimai , come è da credere . 
eran tirati dal destino) ed a un medesimo tratto fanno 
intendere a Cleombroto , che non debba licenziare t e- 
sercito; ma guidarlo quanto prima contra Tebani , ogni 
volta , che essi ricusino di lasciar vivere le città libera- 
mente. Perchè costui dopo avuta novella della conclu- 
sione della pace , mandò a dimandare agli Efori quello , 
che avesse a fare. Essi gli comandano, che mova guerra 
a Tebani , mentre non permettano alle città della Beozia 
di vivere in libertà. Dunque , vedendo egli , che non 
solamente essi non si contentavano, che elle rimanessero 
libere ; ma che , mantenendo I' esercito in piedi , anda- 
vano alla sua volta con le genti loro ; finalmente entrò 
nella Beozia , non già da quella parte , che dal Focese 
nel territorio loro Stimavano i Tebani ; ma per la via 
de* monti ; e ali* improvviso passali i Tisbi , pervenne a 
Creusi , e insieme con la città prese dodici galee dei 
Tebani. Fatto questo si scostò dal mare , e fermossi a 
Leuttri ne' confini de' Tespiesi. Ma i Tebani gli si op- 
posero co* loro alloggiamenti non molto lontani sopra 
un colle senza seguito alcuno di collegati; ma solamente 
con le genti beozie. Ivi trovato Cleombroto dagli amici , 
se permetterai , dissero , che i Tebani si partano di qui 
senza combattere , tu corri nella città pericolo della vita. 
Perchè si rinfrescherà la memoria, che, quando arrivasti 
a Capi di Cane, tu non desti il guasto al territorio te- 
nano; e che dappoi deliberata la impresa contra di loro, 



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27* 

ri fu vietato il passo ; benché Agesilao ti sia passato 
sempre per le montagne di Citerone. Però, se ti è caro 
il tuo bene: se desideri godere la patria tua, bisogna, 
che ora tu vadi ad assaltar gli inimici. Queste eose ra- 
gionavano gli amici suoi. Ma gli avversari , questa è la 
occasione , dicevano , che si vedrà , se egli favorisce i 
Tebani, come è fama. Cleombroto mosso da queste pa- 
role si apparecchiava alla battaglia. Dall'altro canto anco 
i principali tebani discorrevano , se non avessero com- 
battuto , che da loro le città vicine si sarebbono ribel- 
late , e per conseguente Tebe assediata. Per la qual 
cosa , se il popolo avesse patito carestia di vettovaglie , 
correvano pericolo, che la città medesima lor fosse con- 
traria. Onde giudicarono fra se stessi, come quelli , che 
la più parte erano per Y addietro stati fuorusciti , essere 
moh'D meglio venire a giornata , e morire con 1' ar- 
mi in mano , che vedersi di nuovo cacciati fuor della 
patria. Oltre di ciò erano inanimati alla battaglia da 
un certo oracolo, nel quale si annunziava, dovere a 
tempo avvenire, che i Lacedemoni rimarrebbono vinti 
in quel luogo, dove era la sepoltura di quelle vergini, 
le quali , come si diceva , essendo state violate da' La- 
cedemoni , si uccisero di propria mano. Per la qual cosa 
i Tebani anco innanzi il conflitto avevano adorata quella 
sepoltura. Fu portata parimente novella dalla città, che 
tutte le porte de' tempi s * er *°o aperte da se medesime; 
e dicevano i sacerdoti , che questo era un segno dal 
cielo della vittoria. Dice vasi appresso ciò, che l'armi 
nel tempio d' Ercole erano sparite , quasi Ercole fosse 
uscito a combattere. Certi altri riferiscono, che queste 



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2«J 2 

furono invenzioni de* capitani. Questo però é vero, che 
in quella battaglia la fortuna fa a* Lacedemoni contraria 
affatto , ed a' Tebani favorevole. Perchè Cleombroto non 
deliberò, se non dopo pranzo di combattere. E avendo 
essi bevuto assai bene sul meriggio , fu detto dì più, 
che il vino li accendesse alquanto. Ma poiché l'una, e 
F altra parte si armava , e fu manifestato a ciascuno, che 
fi dovea venir a giornata , primieramente cominciarono 
a partirsi fuori degli alloggiamenti de' Beozii i vivan- 
dieri , e certi saccomani , e certi altri ancora , che non 
volevano combattere. Allora andando a pigliar loro la 
volta i soldati pagati di Jerone insieme coi Focesi ar- 
mati di brocchiero, e certi cavalli Fracleotti, e Eliasii, assal- 
tarono coloro, che si partivano, e li costrinsero a ritornar 
a suoi, seguitandoli nella fuga fin negli alloggiamenti 
de Beozii; di tal maniera, che gl'inimici istessi furono 
cagione, che l'esercito de*Beozii divenisse più grande e più 
numeroso assai, che non era prima. Dopo i Lacedemoni 
per essere il luogo posto fra gli eserciti tutto piano , 
posero la cavalleria davanti il corpo della battaglia; alla 
quale parimente i Tebani opposero la loro cavalleria 
molto esercitata cosi nella guerra d'Orcoraeno, come 
nella Tespiese. Ma la cavalleria de' Lacedemoni a quel 
tempo era di poca stima ; conciossiachè solamente le per- 
sone più ricche mantenessero i cavalli : e quando un 
capitano usciva fuori a qualche impresa, si presentava 
colui , che dal ricco era destinato a questo ; e ricevuto 
il cavallo, e l'armi, quali finalmente elle si fossero, 
subito andava alla guerra. Oltre di ciò mettevano a ca- 
vallo soldati debolissimi di corpo, e poco inclinati al 



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2^3 

desiderio di gloria. Di questa sorte era la cavalleria del- 
l'una , e dell'altra parie. Appresso queslo venne delio; 
che i Lacedemoni divisero la loro falange in tre parti ; 
onde avvenne , che le squadre non avevano più che do- 
dici file di soldati. Dall'altro canto i Tebani stabilirono 
la battaglia in cinquanta file di armati di scudo , con 
questa intenzione , se rompevano la squadra posta d' in- 
torno il Re , che tutti gli altri sarebbono agevolmente 
stati vinti. Ma, essendosi Cleombtoto per movere contra 
gì' inimici , prima che i soldati sentissero il segno , che 
r ordinanze spingessero innanzi , già la cavalleria aveva 
combattuto , e quella de Lacedemoni era nel conflitto 
stata rotta in un momento. Dunque, voltando ella le 
spalle, urtò nella fanteria armata di corazza. Apprèsso 
queslo le compagnie de' Tebani non rimanevano d' in» 
calzarli. Nondimeno , che 1' esercito di Cleombroto rima- 
nesse nel principio superiore , ognuno può congetturare 
da questo ; perchè , se quelli , che combattevano dinanzi 
a lui a quel tempo non avessero vinto , non avrebbono 
potuto salvarlo , e condurlo vivo fuori della battaglia. 
Ma poiché il capitano Dinone , e Sfodria, uno de' com- 
pagni della tavola pubblica , e Cleouimo suo figliuolo fu- 
rono morti; e la cavalleria insieme con le lance spez- 
zale , che si nominano compagne de' capitani , ed anco 
gli altri urtati dalla furia delle genti cominciarono a 
rincularsi; quelli, che tenevano il sinistro corno, vedu- 
to , che il destro era mal menato , ancor essi diedero 
volta. Finalmente , essendone molti tagliati a pezzi , i 
vinti, passato il fosso , che era fatto in faccia degli allog- 
giamenti loro, e fatto alto in quel luogo , d' onde erano 
Smfof., St. de' Greci. i8 



a 7 4 

usciti (perciocché gli alloggiamenti non erano piantati 
in luogo piano, ma alquanto rilevato ) allora alcuni La- 
cedemoni erano di opinione, che non si comportasse 
questa rotta; e però dicevano, che non si lasciasse agli 
inimici drizzare il trofeo ; e che i corpi morti si ricupe- 
rassero non con tregua ; ma con 1' armi in mano. Ma 
i capitani , vedendo , che erano morti d' intorno mille 
Lacedemoni , e quattrocento Spartani di settecento che 
erano in tutto; ed oltre ciò, che tutti quei della lega e- 
rano poco arditi a combattere di nuovo; anzi, che ad 
alcuni di loro non era dispiaciuta questa rotta; raunati 
insieme i principali , cominciarono a consigliarsi di quel- 
lo, che si aveva a fare. E poiché di comun parere fu 
deliberato , che i morti si dovessero ricevere a patti , 
inviarono 1' araldo a trattar questo negozio. Onde i Te- 
bani drizzarono il trofeo, e fatta tregua restituirono i 
morti. Succeduto questo giunse la novella della rotta a 
Lacedemone nell' ultimo giorno appunto , che i fanciulli 
si esercitano insieme nudi al giuoco delle braccia ; ep- 
pur allora era entrata la compagnia degli uomini , che 
K ammaestravano. Gli Efori avuto Y avviso della rotta , 
non é dubbio , che se ne dolsero , e questo di necessità, 
per creder mio ; nientedimanco non vollero , che la com- 
pagnia uscisse fuori; anzi lasciarono seguire il giuoco 
fin al fine. Diedero poi nota de* morti a loro parenti , 
e vietarono alle donne di farne strepito , comandando , 
che soffrissero chetamente questa sciagura. Il giorno 
seguente si vedevano i parenti de' morti tutti allegri ; e 
attillati camminar per le piazze ; e dall' altro canto gli 
attinenti di coloro , che era venuto avviso essere vivi , 

i 



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275 

avresti potuto vedere , e pochi , e mesti andar attorno. 
Fu poi deliberato dagli Efori di fare la scelta delle 
compagnie di coloro, che fin a quaranta anni erano 
usciti di fanciullezza. Mandarono anco alcuni della età 
medesima di quelle compagnie, che non erano nella 
città; perciocché innanzi questa giornata avevano man* 
dati tutti i suoi , che erano usciti della prima età per 
trentacinque anni alla guerra contra Focesi ; e final- 
mente fu comandato a tutti quelli , che erano stati la- 
sciati nella città, per avere chi governasse il pubblico, 
che prendessero V armi. E conciossiachè Agesilao non 
fosse ancora guarito della sua infermità , vollero , che 
Archidamo suo figliuolo guidasse fuori l'esercito: il quale fu 
seguitato allegramente da Tegeati; perché vivevano ancora 
coloro, li quali insieme con Slasippo erano partigiani 
de' Lacedemoni , e di molta autorità nella repubblica loro. 
Parimenti i Mantinei , raccolto un buon esercito ne' loro 
villaggi , li seguitarono in questa guerra 3 perciocché si 
reggevano col governo de' gentiluomini. I Corinzii simil- 
mente , i Sicioni, i Fliasii, e gli Achei si accompa- 
gnarono seco prontamente; ed anco altre città vi man- 
darono le genti loro. Di più non solo i Lacedemoni; 
ma i Corinzii armarono alcune galee; e insieme fu-» 
rono pregati i Sicioni ad armarne ancor essi ; perchè 
i Lacedemoni disegnavano con queste traghettare il 
lor esercito. Dappoi Archidamo sacrificava per lo pas- 
saggio. Ma i Tebani subito dopo il fallo d'arme in-* 
viano ad Atene un ambasciatore inghirlandato , com- 
mettendogli , che desse conto di una vittoria così grande; 
e ohm di nò. che dimandasse soccorso , dicendo essere 



^6 

venuto il tempo , nel quale avrebbono potato vendicarsi 
a nome di tulli coloro, che erano stati offesi da La- 
cedemoni. Allora per avventura il senato si era ridotto 
nella rocca ; il quale udì" la la novella di tutto il suc- 
cesso , ne ebbe , come si potè vedere da ognuno , gran- 
dissimo dolore , ed aflanno. Perciocché non fu dalo 
alloggiamento all' ambasciatore ; e d* intorno il soccorso 
in conclusione non risposero nulla. Dunque ritornando 
in questa maniera 1* ambasciatore da Alene , i Tcbani 
mandarono con gran velocità a trovar Giasone loro col- 
legato , pregandolo a volerli soccorrere ; perchè stavano 
considerando fra se medesimi, dove poteva terminare 
questo fatlo. Egli spedì incontinente alcune galee, quasi 
volesse ajntare per mare : e frattanto esso , pigliando 
seco i soldati pagati , e la cavalleria della sua guardia , 
quantunque i Focesi gli avessero mosso guerra senza 
denunziarla con l' araldo , nondimeno passò per terra in 
Beozia così tosto, che prima fu veduto in alcune città, 
, che giungesse l' avviso , a che verso egli si movesse. 
L* islesso , innanzi che si potessero adunar insieme le 
genti in questo luogo , ovvero in quell' altro, s' era al- 
lontanato uu gran pezzo di cammino, facendo manifesto, 
che spesse volte si dà perfezione alle azioni di questo 
mondo più agevolmente con la prestezza, die con la 
forza. Giunto che fu in Beozia , e dicendo a Tebani , 
che era venuto allora il tempo , che Giasone da' luoghi 
alti co' soldati pagali, ed essi in faccia, avessero assal- 
tati i Lacedemoni , egli li levò da questo pensiero, ri- 
cordando loro , che dopo una vittoria cosi notabile di 
nuovo non bisognava tentar la fortuna a fine © di 



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2 77 

attenere maggior acquisto, o di perdere il già acquistato» 
Non vedete , disse , che anco voi siete rimasi vincitori 
in tempo, ch'eravate stretti da grandissime necessità? 
Dunque bisogna considerare, che nel modo istesso , 
quando i Lacedemoni saranno ridotti in istato , che non 
tengano più conto della lor vita, perduta la speranza 
di salvarsi, combatteranno da disperati. Perciocché si 
vede, che Iddio spesse volte si diletta d innalzare gli 
umili , e abbassare i grandi. Con - queste parole fece 
avvertiti i Tebani di non si mettere in un sol tratto a 
rìschio della fortuna. Dall' altro canto mostrava a Lace- 
demoni quanta differenza fosse da un' esercito vincitore 
ad un vinto. Se voi , disse , desiderate vendicarvi della 
rotta ricevuta, io vi consiglio a soprassedere un poco; 
acciocché pigliando fiato , possiate con maggior forza 
rinnovar l' impresa. Perchè vi faccio sapere , soggiunse v 
che alcuni de' vostri compagni trattano di far lega cogli 
inimici; onde bisogna al tutto, che voi procuriate di far 
tregua. Questo , disse , io tento così affettuosamente 
per la brama, che io tengo della vostra salute: per 
1' amicizia , che già mio avo teneva con esso voi: e 
per le cortesie, che io ho ricevute in pubblico dalla 
vostra città. Questi erano i ricordi di Giasone; benché 
forse egli facesse questo offizio ; acciocché gli uni, e 
gli altri, discordando insieme, avessero bisogno di lui. 
Dunque uditolo i Lacedemoni , lo pregarono a trattar 
questo accordo. Poiché fu riferito , che la tregua era 
conclusa , i capitani ordinarono a soldati , che cenas- 
. sero, ed istessero apparecchiati per camminare ; acciocché 
col viaggio di quella notte si trovassero la mattina per 

18* 



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^8 

tempo al passo elei monte Citerooe. Dunque cenato ebe 
ebbero , senza dormir altrimenti , fu lor comandato , ebe 
si mettessero in cammino , e subito nel fin del giorno 
passarono per Creusi , confidandosi più nel bujo della 
notte, ebe nella tregua. Fatto un viaggio cosà tristo 
( perciocché si partivano di notte , con gran timore , e 
con pessima strada) giunsero ad Egostene citta di Me- 
gara , dove furono incontrati dall'esercito di Arcbidame. 
Ivi egli fermato, fin ebe arrivassero i collegati, condusse 
poi tutto P esercito fin a Corinto. Indi licenziati i com- 
pagni egli si avviò co' suoi verso la città. Ma Giasone 
ritornando per la Focea prese i borghi degli Iampoliti, 
diede il guasto al paese, e uccise una gran quantità di 
gente; e camminò il rimanente della Focea senza con- 
trasto alcuno. Giunto poi ad Eraclea , smantellò le mura 
degli Eracieotli, non già perchè egli temesse, che, quando 
fosse chiuso questo passo , alcuno gli movesse guerra ; 
ma piuttosto considerando di levar altrui la occasione 
di occupar Eraclea situata negli stretti di quei monti ; 
acciocché non gli fosse vietato di assaltare la Grecia da 
qual parte gli fosse piaciuto. Ma poi che fu di nuovo 
ritornato in Tessaglia, era in grandissima riputazione , 
sì rispetto l'essere stato creato Tago de Tessali, si per- 
chè manteneva con le paghe un gran numero di caval- 
leria , e di fanteria , tutta di soldati ben esercitati , e 
Valorosissimi. Facevanlo ancora più possente non solo 
quelle unioni, che egli aveva già con diversi; ma quelle 
altre, che molti desideravano di ter seco. E finalmente 
pervenne a tanta grandezza , che non si trovava alcuno 
• giorni suoi, il quale non lo temesse. Avvicinandosi poi 



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2 79 

il tempo dille solennità Pizie , mandò un' ordine a tntle 
le città , che allevassero de' buoi , delle pecore , delle 
capre , e de' porci; e si apparecchiassero seco a quei 
sacrifizii; e fu detto, benché egli ne avesse assegnato a 
ciascuna città numero mediocre ; che nondimeno i buoi 
non erano meno di mille , e gli altri animali più di 
diecimila. Promise oltre ciò per bando pubblico di do- 
nare a quella città* la quale avesse offerto più bel bue 
al sacrifizio, una corona d'oro. Ordinò anco a Tessali , 
che s' apparecchiassero ad una impresa, che egli voleva 
fare al medesimo tempo, che si celebravano i giuochi 
Pizii , perciocché vien detto , che egli aveva deliberato 
di farsi padrone di quella solennità , e di quei giuochi. 
Come egli si portasse co' denari sacri , non si sa fin a 
questo tempo cosa alcuna di certo. Perciocché é fama, 
che dimandando i Delfi ciò, che s' avesse a fare, quando 
Giasone tentasse di metter le mani su quei denari , il 
Dio rispose. Questo pensiero toccare a lui. Quest' uomo 
di tal maniera , ed il quale aspirava a tante cose, e cosi 
grandi , stando a vedere la rassegna , che si faceva della 
cavalleria de' Ferrei , e volendo vederne la mostra , es- 
sendosi oggimai posto a sedere , per rispondere a coloro, 
che avevano bisogno dell' opera sua , fu da sette gio- 
vani , li quali , fingendo avere certa differenza fra loro , 
gli si accostarono, tagliato a pezzi, e morto. E correndo 
incontinente gli alabardieri, che erano ivi , per ajutarlo, 
un di costoro, mentre ancora menava le mani addosso 
di Giasone, passato da un canto all'altro con una lan- 
cia, mori : un' altro , montando a cavallo , fu preso, e 
ucciso con una gran quantità di ferite. Gli altri ascesi 



280 

sopra i cavalli apparecchiati a questo effetto , si salva- 
rono tutti. E dovunque passavano per le città greche , 
erano con grandissimo onore ricevuti. Quindi si può 
comprendere , che i Greci avevano una gran paura, che 
costui a qualche tempo dovesse riuscire un gran tiranno- 
Morto Giasone; Polidoro, e Polifrone, suoi fratelli, furono 
creati Taghi; e Polidoro, essendo ambidue in viaggio per 
Larissa, fu di notte, mentre dormiva, da Polifrone il fra- 
tello, come non si può credere altrimenti, ammazzato; perchè 
una morte cosi improvvisa , e senza altri sospetti manifesti , 
ce Io dà ad intendere. Polifrone dominò un anno, e di 
Tago si fece principe assoluto ; perciocché in Farsalo 
uccise Polidamante insieme con altri otto cittadini onoratis- 
simi; e fuori di Larissa ne cacciò una gran quantità in 
esilio. Nondimeno portandosi egli così malamente, fii 
ucciso da Alessandro, il quale a un tempo istesso ven- 
dicò la morte di Polidoro, e levò via la tirannide. Co- 
stui , occupata la signoria , non solamente governò la 
Tessaglia aspramente ; ma fu crudelissimo nimico dei 
Tebani , e degli Ateniesi. Divenne similmente ingiustis- 
simo corsaro così in terra, come in mare. Di maniera, 
che essendo riuscito così fatto , ancor esso fu da' fra- 
telli della moglie, ma per tradimento ordito da lei, am- 
mazzato. Perchè, dando ella ad intendere a* fratelli, che 
Alessandro aveva mal animo contro di loro , li tenne 
celati in casa un giorno intero. Poi raccolto Alessandro 
tutto ebbro , subito , che egli si pose a dormire accese 
un lume , e gli portò via la spada. E vedendo , che i 
fratelli nell* entrar , dove era Alessandro , stavano so- 
spesi , li minacciò , se non si spedivano incontinente , 



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28 I 

di destarlo. Onde essi entrati, tenne chiusa la porta 
col chiavistello, fin che il marito fu morto. Dicasi, che 
la cagione di tanto odio contra Alessandro nacque da 
questo ; che avendo egli fallo imprigionare l'innamorato 
della moglie , giovanetto molto bello , ed ella interce- 
dendo per la sua liberazione , il condusse fuori , e lo 
scannò. Altri dicono , che non potendo egli avere fi- 
gliuoli con questa moglie, mandò uomini apposta a 
Tebe , e sposò la moglie di Giasone. Queste furono, le 
cagioni del tradimento della moglie. Tisifone il più at- 
tempato de' fratelli prese il governo , e lo mantiene fin 
a questo tempo, che io scrivo l'istorie loro. Fin -qui 
ho raccontate le cose avvenute in Tessaglia , incomin- 
ciando da Giasone , e dappoi la sua morte fin al prin- 
cipato di Tisi fone : ora io ritornerò , d' onde m* era 
partito. Poiché Archidamo, tentato che ebbe di soccor- 
rere i suoi a Leuttri , condusse 1' esercito a casa , gli 
Ateniesi, considerando, che i Peloponnesi erano ancora 
di quella intenzione, che gli altri dovessero servirli alla 
guerra ; e che i Lacedemoni erano in quel medesimo 
stato, che da loro una volta furono ridotti gli Ateniesi, 
ordinarono , che venissero a trovarli tutte quelle città , 
le quali desideravano partecipare di quella pace , che 
dal Re era stata conclusa. Raunate die furono , fecero 
una determinazione insieme con coloro, li quali avevano 
in animo di esser nominati nella pace, che tutti giuras- 
sero in questa forma. Io manterrò inviolabilmente C ac- 
cordo mandalo dal Re , e le deliberazioni degli A te» 
niesiy e de' collegati ; e se alcuna di quelle città, 
che avranno presa questa forma di giuramento , sarti 



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1 



2 8a 

travagliata a alimi con tarmi , la soccorrerò con tutta 
le forze. Essendosi tutti gli altri rallegrati di questo giu- 
ramento; soli gli Elei cominciarono ad opporsi, dicendo, 
che i Marganesi , gli Scillunti , e Trifilii non dovevano 
intendersi liberi, perciocché queste città erano degli 
Elei. Nondimeno gii Ateniesi fatta la determinazione in- 
sieme con gli altri secondo la forma del mandato regio, 
che tutte le citta cosi picciole, come grandi, godessero 
la liberta loro , a questo effetto mandarono attorno per 
ogni città persone , le quali si facessero da' magistrati 
principali dar il giuramento. Dunque fu giurato da tutti, 
fuor che dagli Elei. Onde avvenne , che anco i Man- 
tinei , quasi avessero già ricuperata V antica libertà , si 
raunarono insieme , e deliberarono di riedificare la città , 
e cingerla di muraglia; la qual cosa dispiacendo estre- 
mamente a Lacedemoni , mentre ella fosse fatta senza 
lor consentimento , inviarono Agesilao per ambasciatore 
a Mantinei rispetto la dipendenza d' amicizia , che egli 
conservava con essi loro in memoria di suo padre. Dove 
egli arrivato , i principali della città non vollero dargli 
il consiglio ; ma gli fecero intendere , se voleva esporre 
la sua ambasciata , che essi T avrebbono ascollato. Eli 
Agesilao promise loro, quando al presente si fossero 
contentali di cessare dalla fortificazione della città, e 
differirla ad altro tempo, che dappoi col consenso di 
Lacedemone , e con poca spesa sarebbono state rifatte 
le muraglie. Ma essi rispondendo, che era impossibile 
di soprastare ; perchè da tutta la repubblica era stato 
deliberato, che di presente la città si fortificasse: Age- 
silao sdegnato si partì; benché gli paresse di non poter 



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383 

per allora mover Tarmi contro di loro, per esser con- 
clusa la pace con quella condizione , che tutte le città 
fossero libere. Oltre di ciò diverse città cV Arcadia 
mandarono delle genti ad aiutar i Mantinei nella fàbbrica 
delle muraglie , e gli Elei contribuirono per la spesa ÒH 
quest' opera trenta talenti d' oro. Allora i Mantinei erano 
tutti intenti a questo. Ma in Tegea tutti coloro, che 
tenevano la parte di Callibio , e di Prosseno , s' affati- 
cavano a fare, che tutta la nazione di Arcadia si ratinasse 
insieme ; e quella parte di loro , che fosse a tutti su- 
periore di voti , s' intendesse eletta a governare le citta. 
Dall' altro canto i partigiani di Stasippo stavano saldi 
in questo, che nella repubblica non si facesse altra in- 
novazione, e le leggi antiche si osservassero. Onde i 
fautori di Callibio , e Prosseno , partendosi vinti del 
teatro, e pensandosi, quando avessero raunato il po- 
polo , che di leggiero con la moltitudine sarebbono ri- 
masi superiori, prendono l'armi. Accortisi di questo i 
partigiani di Stasippo , si armano ancor essi ; né il nu- 
mero loro era minore. Poi che si venne al menar le 
mani , uccisero Prosseno insieme con certi altri pochi ; 
e fatte voltar le spalle al rimanente, non vollero segui- 
tarli ; perciocché Stasippo era tale di natura ; che non 
vedeva volonlieri ammazzare la cittadinanza. Ma i com- 
pagni di Callibio essendosi ritirati alle mura più vicine , 
ed alla porta verso Mantinea , non essendo più segui- 
tati dagli inimici , si erano, cosi raccolti in uno, posti a 
riposare ; mandati molto prima alcuni a pregar d' aiuto 
i Mantinei. Fra questo mezzo trattavano anco d accorilo 
con la fazione di Stasippo. Ma veduto, che il soccorso 



a84 

de' Mantinei s' appressava , alcuni soldati sulla muraglia 
confortavano i Mantinei, che s'affrettassero farsi innanzi, 
ed aiutarli quanto prima ; ed alcuni altri aprivano loro 
le porte. I partigiani di Stasippo , inteso il successo , 
uscirono fuori per le porte, che menano a Palanzio; 
e prima che fossero seguitati dagli avversar», si salvarono 
nel tempio di Diana. Ivi chiusi si stavano cheti. Ma gli 
inimici loro , che li seguitavano , montati in cima del 
tempio , e levato via il tetto , lanciavano loro addosso 
delle tegole. Essi , vedendosi ridotti in tanta estremità , 
li pregarono a fermarsi promettendo di uscir fuori. Dap- 
poi che gli avversarli li ebbero nelle mani , legatili , e 
postili sopra carri , li condussero a Mantinea ; dove a- 
vendo insieme co' Mantinei fatto giudizio sopra di loro , 
furono fatti morire. Dopo questo . successo d' intorno 
ottocento Tegeati, li quali favorivano la parte di Sta- 
sippo , fuggirono a Lacedemone ; per la qual cosa parve 
a Lacedemoni di esser obbligati , secondo la forma del 
giuramento, a prender la protezione di quei Tegeati , lì 
quali o erano morti , ovvero cacciati della patria. E 
però mossero guerra contra de' Mantinei , come contra 
coloro , che , non osservando la forma del giuramento , 
avevano assaltati con l'armi i Tegeati. Fatta gli Efori 
questa deliberazione , la città ordinò ad Agesilao , che 
guidasse fuori l'esercito. Oggimai gli altri Arcadi erano 
ridotti ad Asea; ma ricusando gli Orcomeni non sola- 
mente di accompagnarsi in questa lega Arcadica per 
V odio , che portavano a Mantinei ; e ricevendo nella 
loro città i soldati , che avevano toccata la paga a Co- 
rinto sotto la condotta di Politropo; i Mantinei per 



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285 

osservare gli andamenti di costoro, non si mossero della 
città. Gli Erei , e Lepreati servirono i Lacedemoni in 
questa guerra contra Mantinei. Agesilao dopo che ebbe 
sacrificato, subito si spinse per la più dritta in Arcadia; 
e presa una certa città di confine chiamata Eugca ; dovo 
trovò nelle case solamente vecchi , donne , e fanciulli , 
essendo gli altri, che erano in età d'andare alla guerra , 
inviati in Arcadia ; non fece alcun danno alla città ; 
anzi permise loro di non abbandonarla ; e se i suoi 
soldati avevano bisogno di alcuna cosa, la comperavano. 
Di più , se venne a luce , che nel prendere la città 
fosse stata rubata qualche cosa. Agesilao volle che fosse 
trovata^ e restituita. Appresso questo , mentre egli si 
fermò là , e aspettava i soldati pagati di Politropo , ri- 
sarcì le muraglie loro , dove ne avevano maggior bi- 
sogno. Nel medesimo tempo i Mantinei assaltarono gli 
Orcomeni ; e con gran difficoltà si ritiravano dall' as- 
salto delle mura , rimanendone anco alcuni di morti. E 
mentre ritirandosi giunsero ad Elimea, e la fanteria or- 
comena armata di corazza rimase di perseguitarli , si 
trovarono stretti con grandissimo ardore dalle genti di 
Politropo ; onde allora considerando i Mantinei , che 
quando non si avessero cacciati gli inimici d* attorno , 
correvano pericolo di esser uccisi molti di loro dal^ 
saette , voltando faccia , vennero alle mani con coloro . 
che li seguitavano. In questa battaglia fu ammazzato 
Politropo : gli altri voltarono le spalle ; e se la caval- 
leria de' Fliasii non giungeva a tempo , avrebbono 1 v 
vuta una rotta di grande importanza. Ma la cavalieri.* 
pigliando un giro, e battendo i Mantinei alle spalle, \ietò 



206 

loro di perseguitarli. Dopo questa fazione i Manti nei si 
ridussero a casa. Agesilao inteso il successo , e perduta 
la speranza , die i soldati pagati degli Orconieni si u- 
nissero più con lui, si mosse con l'esercito; e la prima 
giornata cenò nel paese de' Tegeati ; la seguente poi 
entrò ne' confini de'Mantinei, e piantò gli alloggiamenti 
alle radici de' monti di Mantinea , che guardano verso 
il tramontar del sole. Quivi a un tempo istesso dava il 
guasto al paese nimico , e saccheggiava i villaggi. Fra 
tanto gli Arcadi , che avevano fatta la massa in Asea , 
entrarono in Tegea di notte. Il giorno dietro Agesilao, 
trovandosi lontano da Mantinea non più che venti stadj , 
fermò ivi il campo. Ma quegli Arcadi partitisi di Tegea 
con una gran quantità di fanti armati di corazza , dap- 
poi che s'avvicinarono a monti situati fra Mantinea, e 
Tegea , desideravano di unirsi co' Mantinei ; perciocché 
gli Argivi non li servivano con tutte le genti loro. AI* 
lora fu da alcuni ricordato ad Agesilao , che assaltasse 
costoro separatamente. Ma egli , temendo , che , mentre 
ondasse a trovarli , i Mantinei , uscendo fuori della loro 
città , il percotesscro alle spalle , e per fianco , giudicò 
meglio assai lasciarli unire ; e quando avessero voluto 
venir alle mani ad ugual partito in campo aperto, pre- 
sentar loro la giornata. Oggimai gli Arcadi erano uniti 
insieme , e gli armati di scudo partiti d' Ocomeno in 
compagnia della cavalleria fliasia , passando presso Man- 
tinea di notte , nel far del giorno furono veduti da A- 
grsilao , che sacrificava. Onde avvenne , che gli altri 
andassero a pigliar il luogo loro , e Agesilao si ridu- 
cesse alle squadre. Ma conosciuto , che erano amici , « 



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aS 7 

Agesilao avuti nel sacrifizio buoni segni , dopo pranzo 
mosse 1' esercito , e verso la sera , essendosi posti gli 
inimici nascosamente in una certa valle, dietro le cam- 
pagne de' Mantinei , non molto lontana , e tutta circon- 
data da' monti , piantò gli alloggiamenti. Il giorno se- 
guente nello spuntar dell' alba sacrificò in faccia del 
campo, e accorgendosi, che alcuni soldati uscivano fuori 
di Mantinea , e si univano insieme ne* monti , clic so- 
prastavano al retroguardo , deliberò di partirsi fuori di 
quella valle incontinente. Nondimeno dubitava , quando 
egli fosse stalo il primo ad uscire , che gli inimici as- 
saltassero il retroguardo. Dunque egH , fermandosi , e 
girando l'armi verso gli inimici, comandò a tulli i suoi, 
li quali erano nel retroguardo, che, voltando faccia alle 
spalle del battaglione, camminassero alla sua volta. Cosi 
a un medesimo tratto condusse i suoi fuori dì quegli stretti 
sicuramente , e fece la falange più grossa assai. Dappoi 
che oggimai ella fu raddoppiala , uscito con gli annali 
di corazza ordinati a questo modo in campagna aperta, 
di nuovo* la spiegò con gli armati di scudo in nove , 
ovvero dieci file. Per la qual cosa i Mantinei non vol- 
lero farsi innanzi. Perciocché gli Elei, li quali si erano 
uniti con essi loro in questa impresa , ricordavano , che 
non si venisse al fatto d* arme , prima cta giungessero 
i Tebani ; perchè dicevano sapere al sicuro , che sarcb- 
bono venuti ; poi che essi per questa guerra avevano 
prestati loro dieci talenti. Udito questo gli Arcadi , si 
fermarono in Mantinea. Ma Agesilao , quantunque bra- 
masse fuor di modo di levarsi con V esercito ; percioo 
che erano nel cor del verno; nientedimeno volle ancora 



fermarsi per tre giorni coti gli alloggiamenti non molto 
lontano dalla ci Uà de Man linei ; acciocché non si cre- 
desse , che egli affrettasse di partirsi. Ma il quarto 
giorno , avendo desinato , nello spuntar del dì si pose 
a marciare con l'esercito, facendo segno di voler pian- 
tare gli alloggiamenti in quel luogo, dove prima, quan- 
do si partì da Eugea , si era fermato. Ma non si sco- 
prendo gli Arcadi in luogo alcuno, affrettò il cammino 
di modo, che sul tardi giunse ad Eugea. Perchè volle 
ritirar le sue genti armate di corazza , prima che elle 
vedessero i fuochi degli inimici ; acciocclié altri non di- 
cesse , che egli fosse partito fuggendo. Pareva dunque , 
che egli in qualche parte avesse ritornato lo spirito alla 
sua città , la quale pur dianzi era in tanto travaglio , 
poi che entrando nell'Arcadia, le aveva dato il guasto: 
e non era bastato l'animo ad alcuno di affrontarsi seco. 
Giunto nel paese laconico , diede licenza agli Spartani 
di ritornare a casa ; e mandò quei della lega ognuno 
alle città loro. Gli Arcadi , partito Agesilao , e inteso , 
ehe egli aveva licenziato 1' esercito , trovandosi ancora 
tutti uniti, s'inviarono contra gli Erei; non tanto perchè 
essi avevano ricusato di accompagnarsi con gli alui Ar- 
cadi ; quanto perchè erano stati al servizio de' Lacedemo- 
ni, quando l'Arcadia fu assaltata. Dunque entrati nel loro 
paese, mettevano fuoco nelle case, e tagliavano gli arbori. 
Ma venuta novella, che i Tebani erano arrivati a Man* 
tinea, per dar loro soccorso, abbandonato il paese degli 
Erei, unironsi co' Tebani. Uniti insieme dall'una parte, 
e T al uà , parve a Tebani , che fosse stato fatto assai , 
avendo essi dato soccorso agli amici» e non vedendo ia 



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28 9 

campagna pur uno degli avversar] , sì che oggi mai pen- 
savano di partirsi : quando gli Arcadi, gli Argivi, e gli Elei 
ricordarono loro, che entrassero senza dimora nel paese 
laconico , mostrando la quantità grande delle lor genti , 
e celebrando con lodi infinite 1* esercito tebano. Percioc- 
ché i Beozii, preso animo dalla vittoria di Leutiri , si 
esercitavano nell' armeggiare universalmente. Erano si- 
milmente serviti da Focesi oggimai fatti loro soggetti ; 
e da tutte le citta della Eubea ; e insieme dagli uni , e 
gli altri Locri ; dagli Acarnani , dagli Eracleotti , e da 
Malici : similmente erano seguitati dalla cavalleria di 
Tessaglia , e dagli armati di brocchiero. Mentre dicevano 
queste cose tutti allegri: e oltre di ciò, che Lacedemone 
era sfornita di gente; si pregavano indi a non si par- 
tire , prima che entrassero nel paese de' Lacedemoni. Ve- 
ramente i Tebani li ascollavano; nientedimeno conside- 
ravano dall'altro canto, che il paese laconico era, come 
si diceva , difficile da penetrare , e istiraavano , che i 
luoghi necessarj fossero ben guardali. Perchè Iscolao si 
trovava in Io de* Sciriti con quattrocento fanti fra sol- 
dati nuovi , e fuorusciti , di quelli , che avevano abban- 
donala Tegea uomini provati. Eravi anco a Leuttra vi- 
cino a Maleotide un altro corpo di guardia. Discorrevano 
appresso questo i Tebani , che i Lacedemoni avrebbono 
assembrate in un tratto tutte le lor forze; nè mai con 
maggior diligenza, guanto dovendo combattere nel lor 
proprio paese; onde bilanciando tutte queste cose, non 
erano molto inclinati ad inviarsi verso Lacedemone. Non- 
dimeno arrivati ne' Carii , dissero ivi alcuni, che non si 
vedeva pur uno , e offerì va usi per guide del viaggio , 
StBOF.f St. de* Greci. »9 



296 

contentandosi di essere scannati , se fosse conosciuto , 
che avessero macchinato qualche inganno ; e trovandosi 
parimente presenti certi altri delle città vicine, le quali 
promettevano ribellarsi immantinente, che i Tebani si mo- 
strassero nel lor paese ; e aggiungendo oltre di questo , 
che i popoli nominati dagli Spartani per confinanti, non 
avrebbono dato alcun ajuto a' Lacedemoni. I Tebani li- 
di te tutte queste cose, né rimanendovi alcuno senza sa- 
perle , si piegarono al voler loro. Dappoi essi entrarono 
per li Carii nel paese nemico; e gli Arcadi presso Io 
città de' Sci ri li. Non è dubbio (come è fama) se Iscolao 
avesse custodite le difficolta di quei passi, che niuno 
sarebbe stato bastante a montarvi. Ma perchè a quel 
tempo egli aveva disegnato valersi del soccorso degli 
Iati, s'era fermato in un villaggio; e fra quel mezzo 
gli Arcadi vi passarono in numero grande. Quivi com- 
battendo i soldati di Iscolao con gì' inimici , li supera- 
vano ; nientedimeno , poiché cominciarono essere per- 
cossi alle spalle , e ne' £anchi ed anco da coloro , che 
erano montati su' tetti delle case , con dardi , e con 
saette ; finalmente non solo Iscolao , ma tutti i suoi ri- 
masero morti; se però non ne fuggi alcuno per non 
essere conosciuto. Dopo questa fazione gli Arcadi anda- 
rono ad unirsi co* Tebani ne' Carii; ed essi avuto avviso 
della impresa, che gli Arcadi avevano fetta, scendevano 
molto più allegramente : e prima d'ogni altra cosa ab- 
bruciarono Sellasia , e poserla a sacco. Dappoi scesi al 
piano , e piantati gli alloggiamenti nel bosco di A polline, 
il giorno seguente di nuovo si partirono di là : niente- 
dimanco non tentarono di passare il ponte, che mena 



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291 

Terso Sparta; perchè vedevano la fanteria degli inimici 
armata di corazza nel tempio di Minerva chiamata Alea. 
Per la qual cosa camminavano in guisa, che avevano 
il fiume Eurota alla destra , ardendo , e saccheggiando 
tutti quegli edifizj pieni delle migliori cose , che si pos- 
sano desiderare. Ma le donne , che erano nella città non 
potevano «offrire di mirar quel fumo, come quelle, che 
mai più non avevano veduti inimici. Ma gli Spartani , 
perchè la città era sfasciata di muraglia, mettendosi chi 
in un luogo , chi in un altro , benché fossero , e pa- 
ressero pochissima gente, nondimeno s'apparecchiavano 
alla difesa. Parve anco a' magistrati di mandare un bando, 
se alcuno di coloro , che nominano Eloti , volesse pren- 
der l'armi, e mettersi al luogo suo con gli altri soldati, 
che fosse promessa la fede pubblica, quando facesse il 
suo dovere, di metterlo in libertà fornita la guerra. E 
dicevasi , che al principio se ne diedero in nota più di 
seimila di maniera , che per essere posti in battaglia con 
numero cosi grande , gli Spartani ne ebbero un gran 
timore. Ma poiché si fermarono presso di loro i soldati 
pagati , che erano venuti da Orcomeno ; ed oltre ciò 
essendo soccorsi i Lacedemoni da' Fliasii , da' Cor'mzii , 
dagli Epidauri, e da' Pellenesi , e da certe altre città 4 
oggimat i Lacedemoni cominciarono ad avere men paura 
di coloro, che s'erano dati in nota. Essendo poi mar- 
ciato innanzi 1' esercito nemico fin ad A micie , ivi passò 
il fiume Eurota ; e dovunque i Tebani facevano gli al- 
loggiamenti, subito tagliati gli arbori in numero grande, 
li distendevano loro d' intorno intorno , e a questo modo 
li fortificavano. Ma gli Arcadi non si curavano di questi 



2 9 1 

provvedimenti ; anzi poste giù V armi , si mettevano a 
saccheggiare , e minar le case. Tre giorni , ovvero quat- 
tro dappoi , tutta la cavalleria de* Tebani insieme con 
quella degli Elei , Focesi , Tessali , e Locresi , si spinse 
fin all' Ippodromo , e al tempio di Nettuno Geaoco. A 
questa si fece incontra la cavalleria de' Lacedemoni di 
numero molto minore , avendo posti in aguato d' intorno 
trecento giovani armati di corazza nel tempio de' Tin- 
daridi : e tutto ad un tempo i cavalieri spronando i ca- 
valli , li spinsero contra gì' inimici , e parimente quei 
fanti uscirono della imboscata. Onde gr inimici non po- 
terono sostener quell'impeto ; ma fu forza che piegassero. 
Vedendo questo certe squadre di fanteria , ancor esse 
si posero a fuggire. Nondimeno, quando i Lacedemoni 
rimasero di dar loro la caccia , e Y esercito tebano si 
apparecchiava di affrontarli , di nuovo si entrò negli al- 
loggiamenti: e pur parendo , che la impresa avesse troppo 
dell'ardito, se un'altra volta assaltavano la città, si le- 
varono di quel luogo con tutto l' esercito , e comincia- 
rono a marciare verso Eli, e Giteo, e mettevano fuoco 
in tutte quelle città , che trovavano sfasciate di muraglia; 
ma a prender Giteo, dove era Y arsenale de' Lacedemoni 
consumarono tre giorni iutieri. Vi erano similmente al- 
cuni delle vicine città, li quali accompagnandosi coi 
Tebani li servivano in questa guerra. Gli Ateniesi es- 
sendo informati di questi successi , stavano in gran dub- 
bio della deliberazione , che dovevano fare in particolare 
de' Lacedemoni ; e con licenza del senato chiamarono 
il consiglio. A quel tempo si trovavano per avventura 
in Atene gli ambasciatori de' Lacedemoni , e di quegli 



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? 9 3 

altri della lega, li quali fin allora non li avevano ab- 
bandonali. Onde questi Lacedemoni, cioè Arato, Oci Ilo, 
Farace, Etimocle , ed Olonteo tutti dicevano quasi le 
medesime cose. Perciocché ricordavano agli Ateniesi, che 
sempre ne' bisogni di grande importanza a benefizio uni- 
versale gli uni, e gli altri si avevano dato ajuto insieme; 
conciossiachè essi avessero cacciati i tiranni di Atene ; 
e gli Ateniesi dall' altro canto essendo essi assediati dai 
Messemi, li avevano soccorsi prontamente. Raccontavano 
appresso l'utile, e la comodità, che ne seguirebbe all'una, 
e l'altra parte, quando facessero qualche impresa uniti l'un 
con l'altro. Ricordavano come a cacciar il barbaro era- 
no stati d'un sol volere; e gli Ateniesi a persuasione dei 
Lacedemoni avevano avuto da' Greci il governo dell'ar- 
mata , e la custodia de'denari pubblici , ed essi da tutti 
essere stati creati generali in tenra. Fra gli altri fu uno, 
che disse una ragione di questa maniera. Perchè se voi, 
o Ateniesi , e noi staremo uniti , possiamo sperare al 
presente quello , che vien disseminato già da tanto tempo, 
di decimar i Tebani. Queste parole non erano dagli 
Ateniesi ascoltate troppo volontieri ; e si bisbigliava qua , 
e là , che veniva detto così in questa occasione ; ma 
quando le cose loro camminavano felicemente , allora 
ci davano addosso. Questa sola considerazione detta dai 
Lacedemoni pareva di grandissima stima , che quando i 
Tebani vinti gli Ateniesi, volevano spianare Atene, i 
Lacedemoni si opposero loro. Era parimente questo in 
bocca degli uomini , loro trovarsi obbligati secondo la 
forma del giuramento di soccorrerli. Perciocché gli Ar- 
cadi insieme co' loro collegati non avevano prese le armi 

19* 



=94 ..• 

con Ira Lacedemoni per dispiacere , che avessero ricevuto ; 

ma perchè avevano soccorso i Tegeati , li quali da' Man- 
linei erano travagliati con guerra contro la forma del 
giuramento. Da questi discorsi nacque un gran mor- 
morio nel consiglio. Perchè alcuni dicevano , che i Man- 
tinei avevano fatto bene a soccorrere coloro, li quali, 
per esser dipendenti di Prosseno , venivano uccisi da 
Stasippo , e suoi partigiani. Ed alcuni altri sentivano , 
che avessero fatto male per aver mosse le armi contra 
de' Tegeati. Sopra questo parlandosi in consiglio, ditele 
corinzio si levò in piè, e disse cosi: 

o 11 disparere, o Ateniesi, che va d'intorno al pre- 
» sente, è, chi sia stato il primo a far dispiacere al 
» compagno. Nondimeuo chi è colui, che possa darci 
» nota dopo la pace , che abbiamo assai tata alcuna citta, 
» rubato il suo a veruno, o dato il guasto al paese 
» altrui? E pur i Tebani , entrati ne' nostri confini, 
» hanno tagliati gii arbori , abbruciate le case , e fi- 
li nalmente depredato il nostro avere , e i nostri ar- 
» menti. Come potrà esser dunque, se voi non ci vor- 
» rete dar soccorso; benché ci siano fatte ingiurie cosi 
» notabili, che non facciate contra la forma del giura- 
li mento ? principalmente essendo voi stati quelli , che 
» hanno procuralo , che noi tutti giurassimo a voi altri 
» in universale? » Detto questo si senti un plauso fra 
gli Ateniesi , quasi ditele avesse dette cose giuste , c 
convenevoli. Dopo lui , levandosi Patrocle fliasio , parlò 
in questa maniera. 

« Credo, o Ateniesi , esser noto a ciascuno, se i Te- 
» bani si leveranno i Lacedemoni de' piedi , che subito 



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2 9 5 

» moveranno guerra contro di voi. Perciocché hanno per 
;i o|>inione , che voi soli fra tulli gli altri possiate impe- 
» riirli , che non s impadroniscano di tutta la Grecia. 
» Il che se è così , tengo per fermo, che in questa impresa 
• il vostro ajuto debba essere non tanto a favore dei 
» Lacedemoni , quanto vostro. Perchè non è dubbio , 
» che essendovi i Tebani così vicini, ed inimici, quando 
» fossero signori della Grecia , voi sentireste maggior 
» travaglio, che se aveste gli inimici più lontani. Onde, 
» mentre avete compagni , che vi ajutino , potrete di- 
» fendervi molto più agevolmente, che se debellati quelli, 
» bisognasse poi , che da per voi solamente vi riparaste 
» contra Tebani. Se ci sono altri, che te mino, quando 
» per avventura i Lacedemoni sieno col vostro ajuto 
» usciti di questo pericolo, che a qualche tempo pos- 
ti sano darvi del travaglio ; sappiano questi tali , che si 
» dee aver paura , non che vengano posseuli coloro , 
» a quali abbiamo giovato; ma si bene quegli altri, • 
» quali abbiamo nocciuto. Anzi bisogna considerare anco 
» questo , che non solamente debbono gli uomini nn- 
» vati; ma eziandio le repubbliche , mentre sono in 
» fiore , far acquisto di quelle cose , le quali a qiiaL- 
» che tempo possano giovar loro ; acciocché, venendo 
» la occasione , abbiano di quei ripari , li quali per 
» lo passato hanno acquistati co lor sudori. Ora ve- 
li ramente qualche Iddio vi fa nascer una occasione , 
» con la quale , se darete ajuto a Lacedemoni , che 
n hanno bisogno di voi , li obbligherete perpetuamente 
» per fedelissimi amici. Perchè a giudizio mio non 
» avrete pochi testimonii della vostra beneficenza verso 



? ° 6 

* di loro ; ma sapranno primieramente gli Iddìi coro» 

» quelli , a quali non è nascosta ora , nè sarà mai in 

» sempiterno cosa alcuna del mondo. Sapranno quel, 

» che farete non solo i collegati, ma gli inimici; e fi- 

v nalmente oltre di questi tutti i Greci , e barbari an- 

» cora. Perchè niuna di queste cose uscirà lor della 
» memoria. Onde se mai per Y avvenire fossero ingrati 

» verso di voi , chi crederebbe loro mai più cosa al- 

» cuna? Nondimeno si dee sperare , che piuttosto essi 

>» facciano officio di uomini da bene , che di tristi. 

» Perchè se mai si sono veduti uomini desiderosi di 

a lode, e inimici di opere vergognose , questi veramente , 

» sono stati di quelli. Vorrei, che consideraste anco 

» questo: se mai verrà tempo, che da barbari sia mi- 

» tiacciata qualche ruina alla Grecia; qual compagnia 

>» potrà essere più vostra confidente, che quella de'La- 

» cedemoni? Ovvero in cui potete aver maggior spe- 

» ranza , che in coloro , li quali postisi in battaglia alle 

» Termopile , vollero piuttosto combattendo valorosa- 

» mente morir tulli, che vivendo aprir il passo al bar- 

» baro nella Grecia ? Non vi par dunque onesto , avendo 

» essi insieme con voi fatta una impresa tanto onorata , 

» e dandoci speranza di far il medesimo per l'avvenire, 

» che e vui , e noi insieme dobbiamo esser loro affe- 

» zionati ? Per questo parimente , egli è convenevole p 

» che voi non ricusiate di ajutarli. Per questi loro com- 

» pagni , che sono qui presenti ; perchè dovete essere 

» sicuri , che coloro , che mai non hanno voluto ab- 

» bandonnr i Lacedemoni in queste loro calamità, non 
ardiranno per vergogna di pensar mai ad altro, che 



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2 97 

» a ricompensarci. E se vi pare , che siamo picciole citili 

» noi, che abbiamo voluto correr seco una medesima 

» fortuna , considerate , che quando la città vostra si 

» disponga a questa unione, noi, che daremo soccorso 

» a Lacedemoni, non saremo più città di poca impor- 

» tanza. Veramente prima che ora Ateniesi, ho tenuta 

» la repubblica vostra in grandissima stima ; perchè io 

» sentiva , che ella dava soccorso a lutti coloro , li quali 

» erano oppressi , ovvero spaventati da altrui. Ora non 

» sento più ; ma veggo co' miei proprii occhi i Lace- 

» demoni gente cosi famosa , ed insieme con essi loro 

» fedelissimi amici, essere venuti a trovarvi, e diman- 

» dar soccorso. Veggo similmente i Tebani , li quali 

» per lo tempo passato non poterono piegare i Lace- 

» demoni a contentarsi, che voi foste mandati in estrema 

» mina ; ora pregarvi , che non gli impediate a mandar 

» in mina coloro , che sono stati cagione della vostra 

» salute. I vostri avi già furono celebrati , perchè non 

» avevano voluto lasciar insepolti gli Argivi , li quali 

j» d' intorno Cadmea erano stati uccisi ; nondimeno molto 

» più bella opra sarà la vostra , se voi non lascerete 

» ingiuriare i Lacedemoni viventi, ovvero minarli af- 

» fatto. Vi portaste anco onoratissimamente , quando vi 

» opponeste alla insolenza di Euristeo , e foste cagione 

» di salvare i Ggliuoli di Ercole; pur quanto sarà piti. 

» notabile , che non solamente conserverete i lor capi ; 

» ma tutta la città intera ? Finalmente celebralissimi 

» sopra ogni altra .cagione voi sarete ; che avendovi i 

» Lacedemoni conservati solamente co' voti senza essersi 

» porti a rischio alcuno; ora voi con Tarmi in mano, 



» e con qualche pericolo li ajulate cosi prontamente. 
» Non credo certo , sentendo noi così grande allegrez- 
» za , mentre vi dimandiamo soccorso con parole per 
» uomini cotanto onorati, che voi, li quali potete aju- 
» tarli , non vi moviate da generosità d' animo a con- 
» «idei are , che molte volte avendo tenuto ora amicizia , 
» e ora nimicizia co' Lacedemoni ; nientedimeno vi sa- 
» rete ricordati piuttosto de' benefizii , che delle ingiù- 
» rie ; e renderete loro la ricompensa non solamente 
» di quanto hanno fatto per ben nostro cosi amorevole 
» menle ; ma per tutta la Grecia in universale ». 

Finito questo ragionamento , gli Ateniesi senza voler 
ascoltare coloro , che s' apparecchiavano di contraddire , 
deliberarono di soccorrer i Lacedemoni con tutte le forze 
loro. Dappoi eleggono Ificrale capitano dell' impresa ; il 
quale fatto sacrifizio, e ordinato, che tutti cenassero 
nel!' accademia , è fama , che molti uscissero fuori , e 
gli andarono innanzi. Finalmente Ificrale si levò con 
l'esercito seguitato da soldati allegramente , con speranza 
di essere condotti a qualche notabile impresa. Nondi- 
meno arrivato a Corinto , e consumati in quel luogo 
alquanti giorni; subito per questa dimora fu cominciato 
sparlare del fatto suo. Finalmente spingendo egli in- 
nanzi , non solamente essi seguitavano volontieri il ca- 
pitano; ma con quel medesimo ardore se venivano pre- 
sentati a qualche muraglia, la assaltavano. Fra questo 
mezzo gli inimici , che si trovavano nel paese laconico; 
gli Arcadi , gli Argivi , e similmente gli Elei , essendo 
presso i loro confini , si sbandavano a poco a poco , 
portando, e conducendo a casa tutto ciò, che avevano 



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preso, e rubato. Onde anco i Tebani , e gli altri forse 
per la medesima cagione , che 1' esercito ogui giorno 
andava scemando, cercavano di uscire del paese nemico: 

0 forse , perchè oggimai mancava negli alloggiamenti 
la vettovaglia consumata , distrutta , predata , ed arsa. 
Oltre di ciò il verno era vicino , di tal maniera , clic 
tutti desideravano di partirsi. Poiché essi furono usciti 
fuori de' confini de' Lacedemoni , anco I fi era te ridusse 
gli Ateniesi dall'Arcadia in Corinto. Io non voglio in- 
colpare Ificrate , se per lo passato aveva fatto qualche 
impresa onorata; ma trovo bene, che tutte le fazioni, 
dove egli s' adoprò in quel tempo , parte furono fatte 
a caso, e parte non resero giovamento alcuno. Perciocché , 
avendo egli occupato il monte Onio , per impedir , che 

1 Beozii non potessero ritornar a casa , lasciò senza 
guardia un altro passo il più comodo di tutti presso 
Cencrea. Il medesimo , desiderando sapere , se i Tebani 
avevano passato il monte Onio, inviò a quella volta , 
per prender lingua, tutta la cavalleria ateniese, e co- 
rinzia insieme. Nondimeno tanto veggono pochi , quanto 
molti ; e se viene U bisogno di ritirarsi , i pochi molto 
più agevolmente possono trovar la buona strada , e par- 
tirsi senza disturbo , che non fanno i molti. E però , 
mandarvi una squadra cosi grossa , la quale nondimeno 
sia disuguale agli inimici , non è egli una pazzia estre- 
ma 1 Perchè , pigliando la ordinanza di quei cavalli un 
gran terreno, essendo molli, subito, che furono sforzati 
ritirarsi , pervennero in diversi luoghi , e tutti pericolosi ; 
di maniera che non meno di venti cavalieri andarono a 
male. Dopo questo i Tebani si partirono a lor piacere. 



DELLE 

ISTORIE DE' GRECI 

LIBRO SETTIMO. 



L anno , che segui a questo , gli ambasciatori de' La* 
cedemoni , e de' compagni , vennero ad Atene con as- 
solute commissioni per consigliarsi del modo , che ave- 
vano a tenere nel concludere la lega fra Lacedemoni , 
e Ateniesi. Onde , essendo stato discorso da diversi » 
cosi forestieri , come Ateniesi , che bisognava capitolarla 
ad ugual partito, finalmente Prode fliasio ragionò in 
questa guisa. 

" Poiché avete considerato, o Ateniesi , che vi torni 
„ bene di accettare la lega offertavi da Lacedemoni ; 
„ mi pare, che prima d'ogni altra cosa dobbiamo di- 
„ scorrere il modo , col quale questa unione possa con- 
„ servarsi lunghissimameute. Onde , se noi concluderemo 
„ la lega in maniera , che ella sia giovevole ad ambedue 
„ le parli , egli è da credere , che mai non ce ne par- 
t , tiremo. Di tutte 1* altre cose noi siamo d' accordo 



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3oi 

„ insieme. Rimane solo in difficoltà di chi debb* esserne 
„ il capo. Già per tempo il vostro senato giudicò, che 
„ a voi stesse bene il generalato da mare , e a Lacede- 
„ moni quello da terra; il che vien proposto a giudizio 
„ mio piuttosto per una certa provvidenza divina, ch« 
„ umana. Perciocché prima di ogni altra cosa voi abi- 
„ tate in un sito molto comodo ali* esercizio marinere- 
„ sco ; poiché diverse città , le quali non possono vi- 
„ vere altrimenti , che col travaglio del mare , sono 
„ vicine alla città vostra ; e nondimeno tutte della vostra 
„ men possenti. Avete oltre di questo i porti, senza 
„ de' quali non é possibile , che alcuno possa adoprar 
„ le forze delle sue armate. Di più siete padroni di una 
„ gran quantità di galee 9 e per natura vi fate vedere 
„ valorosi in mare. Similmente tutte l'arti a questo per- 
„ tinenti vi sono molto famigliari. Ma di pratica, ed 
„ esperienza non si trova nazione alcuna , che vi s ag- 
„ guagli. Perché la maggior parte di voi altri guadagna 
„ il vivere in mare , di maniera che in un tempo istesso 
„ attendete a vostri negozi particolari, e riuscite con la 
„ pratica eccellentissimi soldati marinereschi. Aggiungasi , 
„ che non si vede in luogo alcuno uscir fuori maggior 
„ armata, che della vostra città, cosa, che, rispetto al 
„ generalato, non è da stimar poco; perchè tutti se- 
„ guitano colui volontieri ; il quale di forze avanza gli 
„ altri. Finalmente gli Iddìi hanno voluto in questa 
„ parte donarvi una certa felicità ; che , quantunque vi 
„ siate trovati in diversi, e pericolosissimi conflitti; nien- 
„ tedimeno pochi ne avete perduti, e molti valorosa - 
„ .mente vinti. Per la qua! cosa egli si conviene, che 



302 

„ auco tatti i vostri compagni sì contentino volontieri 
„ «li mettersi a perìcolo con essi voi. Che pertenga a 
„ voi principalmente il pensiero delle cose di mare , 
„ vorrei, che consideraste da questo. I Lacedemoni 
„ hanno guerreggiato contra voi molti anni , e benché 
„ si fossero impadroniti del vostro paese; non per- 
„ tanto poterono mettervi il freno. Ma quando piacque 
» a Dio di concedere anco a loro il dominio del 
» mare, incontinente voi rimaneste del tutto soggiogati, 
» e vinti. Dal che manifestamente si comprende, che 
» ogni vostra salute dipende dal mare. Dunque trovandosi 
» le cose vostre in tale stato , non é egli convenevole , 
a che i Lacedemoni vi cedano il generalato in mare ? 
» Perciocché ancor essi prima che ora hanno confes- 
» salo di essere nell'arte marineresca men pratichi, che 
» non siete voi ; oltre di ciò le battaglie navali non portano 
» counto danno all' una come all' altra parte. Perchè 
» in quanto a loro non si tratta d' altro che degli uo- 

* mini , co' quali s' armano le galee ; ma in particolar 
» vostro , de' figliuoli , delle mogli , di tutta la città in 
» universale. In questo stato si trovano le cose vostre. 

* Ma quelle de* Lacedemoni in quest altro. Primiera- 
» niente essi abitano un paese fra terra , sicché quan- 
« tunque siano spogliati del mare , nondimeno possono 
» viversene onoratamente ; perchè il fondamento della 
» possanza loro è in terra ferma. La qual cosa principal- 
» mente essendo considerata da loro , si esercitano fin 
» da fanciulli negli abbattimenti militari , che s* usauo 

* iu terra. E , cosa sopra ogni altra di grandissima 
a stima , che è f obbedire a capitani t in questo essi 



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3o3 

» avanzino tutti gli altri in terra , e voi portate il 
» vanto in mare. Dappoi siccome voi potete raunar in- 
» sieme grandissimi eserciti per mare in un tratto, cosi 
» essi possono fare per terra ; onde in somma non senza 
» cagione i lor collegati possono metter ogni speranza 
» in loro. Iddio similmente nel modo , che a voi in 
» mare, così ha permesso a loro in terra di esser for- 
» tunati. Perchè ancor essi avendo combattuto molte 
» volte in terra , nondimeno rari sono stati quei con- 
» flitti, che non siano rimasi vincitori, facendo intanto 
» di bellissime imprese. Che poi essi debbano aver tanto 
» pensiero delle cose di terra , come voi di mare , si 
» può conoscere dalla istessa sperienza. Perciocché voi, 
» quantunque abbiate combattuto con essi loro molti 
* anni a pugna navale; nientedimanco non trovaste mai 
» la via di soggiogarli ; ma vinti che furono in terra 
>• una sola volta , subito corsero pericolo de* figliuoli , 
» delle mogli , e di tutta la citta insieme. Non è dun- 
» que egli il dovere , che sia conceduto il generalato 
» di terra a coloro li quali nelle battaglie terrestri sono 
» più valorosi degli altri ? Queste cose , clie io ho di- 
» scorse alla presenza vostra , e altre volte abbracciate 
» dal vostro senato , giudico , che debbano giovare al- 
» P una , e Y altra parte. Io in quanto a me , delibe- 
» rando voi quello , che torni meglio a noi tutti in u- 
» ni versale , vi prego ogni buona fortuna ». 

Detto questo , piacque non solamente agli Ateniesi ; 
ma eziandio a Lacedemoni , che erano presenti , il suo 
ragionamento. Levatosi poi Cefisodoto. 

• Non vi accorgete , disse , o Ateniesi , dell' inganno, 



3o4 

» che vi vien fatto ? Ascoltatemi di grazia ; perchè or 
» ora voglio farvi toccar con mano 1* errore. Voi , per 
» esempio , avrete il generalato di mare. La onde , se 
» i Lacedemoni vi somministreranno genti in ajulo , 
» non è dubbio , che i Lacedemoni saranno quelli che 
„ manderanno i governatori delle galee , e anco i sol- 
„ dati dell' armata. Le ciurme si faranno o di servi , o 
„ di mercenar). Per la qual cosa voi comanderete sola- 
„ mente a queste genti. Dall'altro canto, se i Lacede- 
„ moni vi chiameranno a qualche impresa per terra , 

voi ci invierete la vostra cavallerìa , e la vostra fan- 
„ teria annata di corazza. Per la ragione medesima essi 
„ saranno vostri capitani , e per conseguenza voi servi- 
„ rete loro, e perderete ogni riputazione. Rispondi qui, 
„ o Timocrate lacedemone. Non l' hai tu detto poco fa, 
„ che la lega si doveva fare ad ugual partito. Egli è 
fy vero , disse egli , così ho detto ». 

E Cefisodoto. « Qual partito adunque si può trovar 
„ più eguale , che or F una , or 1' altra parte governi 
„ l'esercito così per mare, come per terra? E voi siate 
„ partecipi di tutti gli acquisti , che si faranno per 
„ mare , siccome noi di quelli , che si faranno per 
„ terra? » 

Udite che ebbero gli Ateniesi queste parole, si ri- 
mossero dalla prima opinione , e determinarono di go- 
vernare a vicenda co' lor capitani cinque giorni per 
parte. Onde avendo ramiate gli uni , e gli altri le loro 
forze à Corinto insieme con quelle dei collegati per 
moversi contra gli inimici ; parve bene , che il monte 
Onio si dovesse custodire con presidio comune. Però, 



r 



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3o5 

quando i Tebani giùnsero ivi con quelli , che erano 
seco in lega , alcuni guardavano Onio in un luo^o , e 
alcuni in un altro con le loro squadre in ordinanza ; 
ina i Lacedemoni, e Pellcnesi, dove egli era più facile 
da sforzare. I Tebani , e collegati , essendo lontani da 
queste guardie trenta stadj , fecero gli alloggiamenti loro 
al piano. Dappoi consigliandosi a qual ora dovessero 
spingersi innanzi , nel principio del giorno s' inviarono 
alla volta del presidio de' Lacedemoni ; né furono in* 
gannati dal tempo. Perciocché assaltarono i Lacedemoni, 
e Pellenesi in quel punto , che si cambiavano le senti- 
nelle della notte , er ciascuno si levava , di dove s' era 
posto a dormire. Onde i Tebani ristretti , e in ordi- 
nanza colli costoro disordinati , e d' improvviso , li uc- 
cidevano. Dappoi che coloro , li quali erano salvati da 
quel tumulto , si furono ritirati in un colle vicino ; il 
capitano de' Lacedemoni avrebbe potuto prender seco 
quanta fanteria armata di corazza de' compagni egli a- 
vesse voluto , e anco degli armati di scudo , e occupar 
quel luogo. Perciocché le vettovaglie si sarebbono po- 
tute condurre sicuramente da Gencrea ; nondimeno egli 
noi fece ; anzi con Tebani , li quali stavano mollo 
dubbiosi , e in gran pensiero , come dovessero calarsi 
a Sidone, ovvero voltarsi di nuovo addietro, patteggiò 
con certe condizioni , le quali a parere della maggior 
parte ritornavano molto più utili a Tebani , che a lui ; 
e così finalmente partissi, e condusse via tutte le genti, 
che erano seco. I Tebani scendendo senza altro con- 
trasto , audarono ad unirsi co' loro amici Arcadi , Ar- 
givi, ed Elei, e subito si drizzano alla volta di Sidone, 
Smsof., òt. de* Greci. 30 



3o6 

e Pellene per espugnarle. Ed essendo pervenuti con Y e- 
sercito in Epidauro , guastarono col ferro , e col fuoco 
tutto il paese degli Epidaurì ; e indi , facendo pochis- 
sima stima degli inimici , si partirono. Ed avvicinandosi 

alla città di Corinto, si drizzarono di tutto corso verso 

■ 

le porte, che menano a Fliunte, per entrar dentro, se 
pur le avessero trovate aperte. Ma dando fuori della 
città alcuni soldati armati alla leggiera per soccorrere i 
suoi , andarono ad incontrare i Teboni non più lunge 
dalla muraglia di quattro pletri. Onde montati su* mo- 
numenti, e luoghi più alti , li travagliavano con saette , 
e con dardi , uccidendo una buona quantità di quelli , 
che s* erano fatù più innanzi ; poi mettendoli in fuga , 
diedero loro la caccia da tre in quattro stadj. Fatto 
questo , i Corinzii , avendo prima tirati i morti sotto la 
muraglia, li restituirono a patti, e drizzarono il trofeo. 
Per questa fazione i collegati de* Lacedemoni respira- 
rono alquanto. Nel medesimo tempo , che succedettero 
queste cose, Dionisio mandò in soccorso de' Lacedemoni 
più di venti galee cariche di soldati Celti e Iberi, fra 
quali vi potevano essere d' intorno cinquanta cavalli. 11 
giorno dietro i Tebani insieme con quei della lega 
postisi in ordinanza, copersero di gente armata tutta la 
campagna, la quale è situata fra il mare, ed i colli, che 
soprastano alla città, e saccheggiavano, e minavano il 
tutto. La cavalleria ateniese , e corinzia , vedendo gT i- 
nimici cosi numerosi , non ardiva di accostarsi loro. Ma 
quella di Dionisio , benché così poca , sparsa qua eia, 
assaltava or dall' uno , or dall' altro lato gì' inimici , e 
mentre scorreva scaramucciando cosi a cavallo , H 



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3o7 

travagliava co' dardi ; e quando s' accorgeva di essere as- 
saltata , voltava loro le spalle ; e di nuovo girandosi 
tirava delle aste. Alcuna volta anco in queste scaramucce 
smontando da cavallo si riposava; e se vedeva giungersi 
addosso qualche correria , dopo scesa a piè , saltando 
leggiadramente a cavallo , si ritirava ; e se per avventura 
vi erano di quelli, che le dessero la caccia troppo di 
lontano dall' esercito loro , voltando faccia , dava loro 
addosso, e li feriva con le saette di tal maniera, che 
necessitava tutte quelle genti a moversi contra di lei , ed 
anco a ritirarsi. Dopo questo i Tebani non si ferma- 
rono molti giorni , che si ridussero a casa , facendo il 
medesimo anco gli altri. Ma i soldati mandati da Dio- 
nisio assaltarono Sidone, e ruppero in un fatto d'arme 
i Sicioni , che erano assembrati in campagna ; e ne uc- 
cisero d f intorno settanta. Poi presero Gera a forza , e 
poserla a sacco. E così il primo soccorso mandato da 
Dionisio a' Lacedemoni , fatte queste fazioni , se ne ri- 
tornò a Siracusa. Similmente i Tebani , e tutti coloro , 
che s' erano da* Lacedemoni ribellati , in queste imprese 
furono d' un voler istesso fin a questo tempo , e segui- 
tarono per tutto i Tebani , come lor capi. Ma un certo 
Licomede mantiueo nobile a par d'ogni altro, ricco e 
ambizioso, riprendeva gli Arcadi; con dire, che quan- 
tunque essi solamente fossero per patria veri Pelopon- 
nesi ; nondimeno soli vi abitavano come forestieri. Oltre 
ciò , che fra tutte le nazioni greche , quella degli Arcadi 
era la maggiore , ed aveva i corpi degli uomini pazien- 
tissimi alle fatiche. Mostrava parimente con questa ra- 
gione, che essi erano valorosissimi; che quando alcuno 



3o8 

aveva bisogno di assoldar gente, anteponeva gli Arcadi 
a tutti gli altri. Appresso questo , che i Lacedemoni non 
erano mai entrati nel paese d' Atene senza «ver gli 
Arcadi in compagnia. Nè parimente ora i Tebani ave- 
vano avuto ardire d' inviarsi a Lacedemone senza di loro. 
Però , se voi , disse , sarete savj , quando verrete 
chiamati a qualche impresa , non vi andrete. Perchè 
avendo per lo passato serviti alla guerra i Lacedemoni, 
li avete aggranditi fuor di modo ; similmente, se ora senza 
considerazione alcuna seguirete i Tebani , e nou insta- 
rete, che anco a voi sia conceduto scambievolmente il 
titolo di capitani, non sarà maraviglia, che li troviate a 
Lacedemoni simiglianti. Udito questo gli Arcadi tutti 
gonfii lo celebravano sommamente, dicendo, che egli 
solo aveva dell'uomo; e crearono capitani quelli, che 
seppe dir egli. Oltre di ciò gli Arcadi prendevano ar- 
dire dal successo delle cose. Perciocché entrati gli Ar- 
givi nel paese di Epidauro , ed essendo loro tagliata la 
strada nel ritorno da Cabria capitano de* soldati fore- 
stieri, dagli Ateniesi , e da Curinzii , soccorsero gli Ar- 
givi, li quali erano assediali, e stretti grandemente, e 
liberaronli, quantunque avessero un gran disvantaggio 
cosi di soldati , come di comodità di sito. Gli istessi in- 
viati ad Asine città del paese laconico , ne cacciarono 
fuori il presidio de' Lacedemoni , e ucciso Geranore il 
capitano spartano , posero a sacco i borghi degli Ate- 
niesi. E dovunque disegnavano d* inviarsi col loro eser- 
cito , non si spaventavano punto nè per notte, nè per 
verno , nè per lunghezza di strada , nè per monti dif- 
ficili da passare ; di maniera, che erano stimati i pià 



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3o9 

valorosi uomini di quei tempi. Da questo nacque, che 
i Tebani cominciarono di nascosto ad invidiarli, nè ama- 
vano più gli Arcadi come prima. Cominciando parimente 
gli Elei a chiedere agli Arcadi quelle città , che erano 
state lor tolte da Lacedemoni ; e vedendo , che non so- 
lamente non veniva tenuto conto alcuno delle lor parole; 
ma eziandio, che i Trifilii insieme con altri, che si 
erano lor ribellati (perchè dicevano di essere discesi di 
Arcadia ) erano stimati assai più di loro ; ancor essi 
tolsero in odio gli Arcadi. Onde, mentre ciascuno dei 
collegati aveva la mira solamente al suo particolar in- 
teresse , giunse di commissione di Ariobarzane con una 
gran somma di denari F disco abideno ; e incontinente 
fece intendere a Tebani, e collegati, e similmente a 
Lacedemoni , che si riducessero in Delfo per trattar della 
pace. Raunati che furono ivi, non presero altrimenti 
consiglio dall'oracolo delle condizioni, con le quali si 
doveva concludere la pace ; ma ne discorrevano fra loro. 
£ poiché i Tebani non vollero consentire, che Messene 
rimanesse al dominio de' Lacedemoni sottoposta; Filisco 
per ajutar i Lacedemoni cominciò assoldare una gran 
quantità di gente. Fra questo mezzo giunse il secondo 
soccorso mandato da Dionisio a Lacedemoni. Ed essendo 
gli Ateniesi di opinione, che si entrasse nella Tessaglia; 
e i Lacedemoni nel paese Laconico; vinse questo parere 
nel consiglio de' collegati. Onde, essendo scesi i soldati 
del soccorso di Dionisio a Lacedemone, Archidamo unitili 
insieme con l' esercito della repubblica uscì fuori in 
campagna , ed a viva forza prese Caria , uccidendo tutti 
quelli , che gli pervennero vivi nelle mani. Partitosi poi 



30* 



3io 

di là , s' inviò al dritto contra Parrasia d' Arcadia , e 
distrusse tutto il paese. Ma volandovi in soccorso gli 
Arcadi, e gli Argivi , si ritirò; e accampossi ne* coU 
li , che soprastano Midea. Dove essendo fermato , Cas- 
sida generale de* soldati mandati da Dionisio per soc- 
corso, dicendo essere passato il tempo, che egli aveva 
in commissione di fermarsi ivi , cominciò a ritornarsi 
co* suoi verso Sparla. Ma essendo egli nel viaggio assal- 
tato de*Messenii in certi passi stretti, inviò a dimandar 
ajuto ad Archidaroo. Egli soccorsolo incontinente, dap- 
poi pervenuto a un calle, che mena agli Euttresii; gli 
Arcadi, e gli Argivi entrarono nel paese laconico per 
serrargli il passo nell'andare a casa. Nondimeno Archi- 
damo in un certo luogo piano , dove le strade , che 
conducono verso irli Eultresii , e Midea, mettono capo , 
pose r esercito in ordinanza per combattere. Vien detto 
similmente, che egli affacciandosi dinanzi le squadre, 
le inanimò con parole simiglianti. 

« Ora è venuto il tempo , o cittadini, che noi ci guar- 
ii diamo con occhio dritto , e consegniamo la patria a 
» nostri figliuoli in tale stalo , quale noi 1* abbiamo ri- 
» cevuta da' padri nostri. Oggi mai mettiamo fine una 
» volta di essere vituperati da' figliuoli , dalle mogli , 
» da' vecchi , e da' forestieri ; da' quali ne' tempi passati 
» eravamo tenuti in maggiore stima, che tutti gli altri 
» Greci ». 

i 

Detto questo, è fàma, che si sentirono dal suo de- 
liro lato alcuni folgori, e tuoni. Avvenne anco per 
avventura , che verso il corno destro si trovasse il bo- 
sco , e la statua d'Ercole, dal quale si diceva, che 



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3n 

accendesse Archidamo. Da tulli questi accidenti vieo, 
detto , che si accese Unto sdegno , ed ardire nei sol- 
dati, che i capitani ebbero da fare assai a raffrenarli, 
cbe non si spiccassero co u tra gli inimici. Ma spingendo 
Archidamo la battaglia innanzi , ed oggimai essendosi 
venuto al menar le mani, pochi furono quelli , che so- 
stennero il primo assalto , e questi morirono tutti com- 
battendo. Gli altri furono per la maggior parte dalla 
cavalleria , e da' Celli nella fuga tagliati a pezzi. Fi- 
nita la battaglia , e drizzato il trofeo, Archidamo in- 
viò subito Demolele trombetta a portar la novella a casa 
di una vittoria così grande , nella quale niun Lacede- 
mone era morto ; ma de nimici un numero infinito. 
Vien detto che quando questo avviso si seppe in Sparta, 
cominciando da Agesilao , i vecchi , e gli Efori si po- 
sero a pianger tutti. Tanto sono comuni le lagrime 
ali allegrezza , ed al dolore. Similmente i Tebani , e 
gli Elei sentivano quasi uguale allegrezza a Lacedemoni 
della rotta , che avevano ricevuta gli Arcadi ; Unto og- 
gimai soffrivano mal volontieri la loro alterezza. Ma 
discorrendo continuamente i Tebani, che via potessero 
tenere a impadronirsi di tutta la Grecia, s'immagina- 
rono , che mandando al Re de' Persi , avrebbono di 
leggiero potuto col mezzo suo ottener quanto deside- 
ravano. Onde rauoati quei della lega , sotto colore , che 
anco Euticle lacederaonto fosse andato a trovare il Re, 
s' inviarono a quella volta de* Tebani Pelopida , degli 
Arcadi Antioco Pancratiaste , e degli Elei Archidamo : 
andò anco in lor compagnia * . . . . (*) argivo. Sentendo 

(*) Manca il ietto greco. 



3n 

questo gli Ateniesi , ancor essi vi mandarono Ti ma gora 
e Leonte. Giunti che furono alla presenza del Re , Pe * 
lopida era favorito da lui più d'ogni altro; perchè po- 
teva dire ; che solamente i Tebani nel fatto d' arme di 
Platea s* erano trovati in favore del Re ; e che mai da 
indi innanzi non avevano guerreggiato centra di lui , e 
che lo sdegno de* Lacedemoni contro dì loro era nato , 
perchè non avevano voluto militare contra il Re in com- 
pagnia di Agesilao , nè similmente permettergli , che 
nella sua patria sacrificasse a Diana in Aulide , dove 
già Agamennone , quando navigò alla volta d* Asia , sa- 
crificando , prese poi Troja. Era oltre di questo in 
grandissima stima Pclopida ; perchè i Tebani avessero 
vinta la giornata a Leuttri : e perchè fosse noto , che 
essi avevano posto il paese de' Lacedemoni a ferro , e 
fuoco. Faceva anco Peiopida vedere , che gli Argivi , e 
gli Arcadi , perchè avevano combattuto senza Tebani , 
erano da' Lacedemoni stati rotti , e vinti. Di tutte le 
quali cose faceva ampia fede , che egli dicesse il vero , 
Timagora ateniese , il quale era dopo Peiopida dal Re 
onorato più d' ogni altro. Onde il Re dimandando a 
Peiopida quello che desiderava, che nelle lettere fosse 
scritto , egli rispose. Che i Lacedemoni lasciassero vi- 
vere i Messemi in libertà ; e gli Ateniesi non tenessero 
fuori armata. E quando non obbedissero, si denunziasse 
loro la guerra; e se alcuna città ricusasse di seguitarli, 
che ella fosse la prima assaltata. Scritte le lettere , e re- 
citate agli ambasciatori , Leonte , udendo il Re , disse 
ad alta voce. Per Giove , o Ateniesi , bisogna , a quel 
ch'io veggo, che voi vi procuriate un altro amico in 



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3i3 

vece del Re. Onde avendo il secretano riferite al Re 
le parole, che aveva dette 1' ambasciatore ateniese, egli 
commise, che nelle lettere fosse aggiunto. E se gli Ate- 
niesi conosceranno, che si possa deliberare più giusta- 
mente , mandino ad informare il Re per via di amba- 
sciatori. Quando gli ambasciatori furono tutti ritornati 
a casa , Timagora accusato da Leonte , che né anco 
fosse voluto albergare in un medesimo alloggiamento 
seco , e che avesse palesati a Pelopida tutti i loro se- 
creti , fu fatto morire dagli Ateniesi. Fra gli altri am- 
basciatori Archidamo eleo, per essere gli Elei stati an- 
teposti agli Arcadi , magnificava grandemente le cose 
del Re. Nondimeno Antioco, essendo stato tenuto poco 
conto degli Arcadi, non aveva voluto accettare i doni 
regii ; e diceva ai diecimila , che il Re era assai ben 
fornito di pistori, cuochi, scalchi, e portieri; ma avendo 
investigato da per tutto con ogni esquisita diligenza , 
non aver potuto vedere uomini da poter combattere 
contra Greci. Diceva oltre di ciò , che P abbondanza 
de' denari non gli pareva altro , che superbia ; perchè 
miei platano d'oro così famoso appena era bastevole a 
far ombra a una cicala. I Tebani , raunati insieme gli 
ambasciatori di tutte le citta, acciocché udissero le let- 
tere regie , e leggendole quel persiano , che le aveva 
portate , mostrando prima il sigillo del Re ; instavano, 
che tutti coloro , li quali desideravano di esser amici , 
giurassero al Re, ed a loro di osservare quello, che 
elle commettevano. Ma gli ambasciatori , che dalle citta 
erano ivi stati mandati risposero , che erano slaù man- 
dati solamente per ascoltare , non per giurare 5 e però , 



3i4 

se volevano il giuramento , dissero , che mandassero 
alle città loro. Aggiunse Licomede arcade, che non 
era convenevole di far questa raunanza a Tebe; ma 
dove ardeva la gueura. Per la qual cosa alterandosi seco 
i Tebani , e dicendo , che egli a' ingegnava di alienare 
da loro gK animi degli altri , egli non volle più star 
nel consiglio; ma si partì seguitato da tutti gli amba- 
sciatori d' Arcadia. Poiché coloro , che erano raunati a 
Tebe » ricusarono di giurare , i Tebani mandarono uo- 
mini apposta a ciascuna città , li quali dimandassero il 
giuramento secondo la commissione del mandato regio ; 
persuadendosi , che non ne dovesse essere alcuna , la 
quale così per timore del Re , come di loro , ricusasse 
di prenderlo. Nondimeno, facendo gli ambasciatori pri- 
mieramente capo a Corinto, i Corinzii non vollero giu- 
rare ; dicendo , che non avevano alcun bisogno d' un 
tale giuramento comune col Re ; e così furono imitati 
da molte altre città, le quali risposero il medesimo. 
Onde T imperio disegnato da Pelopida , e da' Tebani > 
andò in fumo. Ma desiderando di nuovo Epaminonda 
sopra tutto di castigare gli Achei ; acciocché con 1' e- 
scmpio innanzi gli occhi imparassero gli Arcadi, e tutti 
gli altri collegati ad essere più obbedienti ; deliberò di 
assaltare l'Acaia. Laonde persuase a Pisia capitano de- 
gli Argivi , che occupasse Onio. Pisia informatosi , che 
la guai-dia di Onio si faceva negligentemente da Nau- 
cleo , il quale era generale de' fanti forestieri de' Lace- 
demoni, e da Timomaco ateniese; presa vettovaglia seco 
per sette giorni , s' impadronì la notte con duemila 
fanti del colle , che domina i Cenerei. Frattanto 



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3i5 

giungono i Tebani, li quali erano passati Onio ; e tutti i 
collegati insieme sotto il capitanato di Epaminonda as- 
saltano V Acaia. E ribellandosi a lui per tutta l'Acaia i 
gentiluomini, Epaminonda aocomodò le cose di maniera, 
che non solamente i gentiluomini non furono mandati in 
esilio; ma nè anco fu mutato lo stato della repubblica; 
ma solamente fattasi dar la fede agli Achei, che non si 
partirebbono dalla lega, e seguirebbooo i Tebani, dovun- 
que li avessero condotti , ridusse Y esercito a casa. Ma poi 
che Epaminonda fu calunniato dagli Arcadi, e da coloro, 
che erano di contraria fazione « quasi egli avesse nella 
sua partita regolata P Acaia secondo il costume de' La- 
cedemoni ; parve a Tebani di mandare capitani nelle 
citta dell' Acaia; li quali arrivati scacciarono i gentiluo- 
mini insieme con la plebe, e introdussero nell'Acaja lo 
stato popolare. Nondimeno ratinandosi insieme i fuoru- 
sciti , e trovandosi in gran numero , con gran velocità 
ritornavano alle citta loro, e se ne impadronivano. Onde 
oggi mai essendo ritornati dal loro esiglio , non più si 
portavano come uomini neutrali; ma favorivano allegra- 
mente la parte de* Lacedemoni; di tal maniera , che gli 
Arcadi da una parte pativano gran travaglio da* Lace- 
demoni , e dall' altra dagli Achei. Fin a questo tempo 
i Sicioni governavano la repubblica con le i stesse leggi 
degli Achei. Ma desiderando Eufrone , siccome egli si 
trovava essere uno de' maggiori cittadini di Sparta , di 
tener il primo luogo anco presso gli avversarj loro , 
mostrò agli Argivi , ed agli Arcadi, se il governo di Si- 
rione fosse ritornato assolutamente nelle mani de' più 
potenti, che di leggiero la città sarebbe di nuovo 



3i6 

divenuta partigiana de' Lacedemoni ; e se introdurrete lo 
stato popolare , siate sicuri , disse, che ella non tenterà 
cose nuove. Dunque , se mi ajuterete , io chiamerò il 
popolo a parlamento , e non solamente vi darò la fede 
in particolar mio ; ma opererò , che la città sarà più 
costante a mantener questa lega. Questo io faccio, disse, 
mosso non da altra cagione, che dal non potere, è già 
tempo assai , sofferire , come fate anco voi , I* alterezza 
de* Lacedemoni; e dal desiderio di levarmi fuori di ser- 
vitù. Piacendo agli Arcadi , ed agli Argivi le cose , che 
egli diceva, lo seguitarono volontieri. Incontinente adun- 
que Eufrone rauna il popolo nella piazza alla presenza 
degli Argivi, e degli Arcadi, dicendo, essere convene- 
vole, che la forma del governo fosse uguale, e ognuno 
ne partecipasse. E sentendo tutti insieme con lui , or- 
dinò , che fossero eletti quei capitani , che piacessero 
loro. Essi eleggono Eufrone istesso , Ippodamo , Olean- 
dro , Acrisio , e Lisandro. Fatto questo egli diede il 
carico di capitano de' soldati forestieri ad Adea suo fi- 
gliuolo , cassando Lisimene , il quale per lo passato ne 
aveva il governo. Poi Eufrone si pose subito a farsi, con 
diversi benefizj , partigiani e fedeli alcuni di quei sol- 
dati forestieri ; ed oltre di ciò ne assoldava anco degli 
altri, non avendo rispetto alcuno a denari pubblici, ov- 
vero sacri. Similmente spogliava delle loro facoltà tutù 
coloro , che mandava in esiglio per essere partigiani 
de' Lacedemoni. Di più uccise alcuni de' suoi compagni 
fraudolentemente , e alcuni altri cacciò morì della città; 
di tal maniera , che ogni cosa si governava ad arbitrio 
suo ; e oggimai alla scoperta cominciava a tiranneggiare. 



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3i 7 

Ma per far , che i collegati a queste sue azioni chiu- 
dessero gli occhi, otteneva il suo intento parte con de- 
nari , e parte seguendoli prontamente da per tutto coi 
soldati forestieri, se facevano qualche impresa. In questi 
tempi gli Argivi cinsero di muraglia Tricrano in Fliunte 
sopra il tempio di Giunone ; e li Sicioni fortificarono 
Tiarnia sui loro confini : onde i Fliasii cominciarono ad 
essere grandemente stretti, e patire estremamente di vet- 
tovaglie; nitntedimanco non si partirono per questo dalla 
lega de* Lacedemoni. Si sa, che quando una città grande 
fa qualche notabile impresa, ella vien celebrata da lutti 
gli uomini ; ma par a me , che una picciola facendone 
di segnalate, e non poche, le si convengano lodi molto 
maggiori. I Fliasii fecero lega insieme co' Lacedemoni in 
tempo , che lo stato loro era in fiore ; ma scemata nel 
fatto d' arme di Leuttri la grandezza de' Lacedemoni , e 
voltandosi contra di loro la maggior parte de' vicini , e 
facendo l' istesso tutti coloro , che si nominano Eloti , 
e tutti quei della lega da pochi in fuori ; « ( per dire 
così) assaltandoli tutta la Grecia, nondimeno essi man- 
tennero la fede costantissimamente. E quantunque fos- 
sero travagliali dagli Argivi , e dagli Arcadi popoli i 
più polenti del Peloponneso , non per tanto rimasero 
di soccorrerli ; e avvenne a caso , che fra tutti coloro , 
li quali unitamente andavano a favorire i Lacedemoni , 
fossero gli ultimi , che arrivassero a Prasia. Fra questi . 
vi erano i Corinzii , gli Epidauri , i Trczenii , gli Er- 
mionei , gli Aliei , i Sicioni , ed i Pellenesi ; che mai 
non si ribellarono: né similmente si sbigottirono, quando 
il capitano de* soldati pagati insieme con coloro , chr 



3i8 

erano andati prima, li abbandonò: ma pagata una guidai 
che li conducesse ver«o i Prasii nel tempo, che gli ini- 
mici erano d' intorno Amicla , penetrarono nel miglior 
modo , che poterono , verso Sparta. Per la qual cosa i 
Lacedemoni onorandoli in diverse maniere , mandarono 
anco a donar loro in segno d' ospizio un bue. Ma poi 
che gli inimici furono partiti del paese laconico , gli 
Argivi , portando loro un odio grande per I' affezione , 
che mostravano verso i Lacedemoni , assaltarono Fliunte 
a furor di popolo ; e minarono lutto il paese a ferro , 
e fuoco. Nientedimeno uè anco per questo rimasero di 
fare il debito loro. Anzi più , nel tempo , che gli Ar- 
givi si partivano del lor paese, avendo dato il guasto a 
tutte le cose, che avevano potuto; la cavalleria de'Fliasii 
usci fuori , e si pose a travagliarli nel cammino. E gli 
Argivi difendendo il retroguardo con tutta la cavalleria, 
e con certe squadre , che avevano poste dietro di lei , 
i Fliasii nondimeno, ancor che non fossero più di ses- 
santa cavalli in tutto, assaltarono, e ruppero tutte queste 
genti posti alla custodia del retroguardo ; e benché ne 
uccidessero poco numero ; nientedimanco alla presenza 
degli Argivi drizzarono il trofeo; la qual cosa importava 
tanto, quinto se le avessero tutte tagliate a pezzi. Ap- 
presso di ciò , trovandosi i Lacedemoni insieme con quei 
della lega alla guardia di Onio , e avvicinandosi i Te- 
bani, quasi volessero passarlo; e fra tanto marciando per 
Nemea gli Klei , e gli Arcadi , a fine di unirsi co* Te- 
bani : i fuorusciti de'Fliasii, dissero, che quando si a- 
vessero solamente lasciati vedere sopra Fliunte, avreb- 
bono presa quella città : essi accettando il ricordo , i 



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3i9 

fuorusciti con altri seicento portarono le scale, e si na- 
scosero la notte sotto le mura. Fra tonto , essendo av- 
visati dalle guardie, le quali erano in Tricrano, che gli 
inimici si avvicinavano; vigilando in questo coloro, che 
erano nella città , i traditori danno il segno di montar 
su a quelli , che si erano ascosi. Però essi saliti sopra 
la muraglia , s' impadronirono dell' armi delle sentinelle 
abbandonale, e si posero a dar la fuga a dieci sol. la ti, 
che facevano la guardia del giorno. Perciocché ogni 
quincuria aveva posto alla sentinella del di un soldato. 
Di questi ne uccisero uno , che ancora dormiva , e un 
altro, che fuggiva verso il tempio di Giunone. Ma ca- 
landosi la guardia del giorno giù della muraglia per 
salvarsi nella citta , oggimai coloro , che erano mon- 
tati su , tenevano la rocca senza contrasto. Nondimeno 
levato il romore , e correndo i cittadini iu soccorso 
de' suoi ; primieramente gli inimici , dando fuori della 
rocca , si posero a menar le mani , dinanzi la por- 
ta , che va nella città : poi , essendo incalzati da ogni 
canto da coloro, che volavano in soccorso, comincia- 
rono di nuovo a ritirarsi verso la rocca. Quivi i fanti 
armati di corazza de' Fliasii entrarono nella rocca alla 
mescolato insieme con loro ; onde in un subito la metà 
della rocca fu abbandonato; e gli inimici, montati sulle 
muraglie , e sulle torri , ferivano coloro , che erano en- 
trati , con saette , e con dardi. Ma essi così al basso si 
difendevano, e s* accostavano combattendo alle scale , che 
salivano alle muraglie. Quando i terrazzani si furono 
impadroniti di alcune torri dall' uno , e 1* altro lato , 
menavano le mani da pazzi con coloro, che erano ascesi; 



3ao 

di modo , che questi , essendo incalzati dall' ardire , e 
dal valore de' terrazzani , si ritiravano del continuo in 
più stretto luogo. Nel tempo stesso gli Arcadi , e gli 
Argivi t circondando la città , s' affaticavano a rompere 
nella parte più all'alto la muraglia della rocca. I ter- 
razzani , che erano nella rocca , p,. te combattevano 
contra coloro , li quali erano sulla muraglia ; parte coutra 
quelli, che salivano- per di fuori con le scale ; e parte 
contra coloro , che avevano già occupate le torri ; ed 
avendo trovato fuoco in alcune stanze , si posero ad 
ardere le torri, valendosi di certi fasci di paglia , che 
per avventura erano stati mietuti nella istessa rocca. Allora 
quelli , che erano dentro le torri , spaventati dalia Barn* 
ma , senza altro le abbandonarono ; e quegli altri , che 
si trovavano sulla muraglia , combattuti da' cittadini , fu- 
rono gettati al basso. Per la qual cosa aveudo comin- 
ciato piegarsi una volta gl' inimici , la rocca in un tratto 
fu abbandonata del tutto, e la cavalleria uscì fuori della 
città ; la quale essendo veduta dagl' inimici , abbando- 
nale le scale, ed i corpi dei morti, ed anco alcuni vivi, 
che erano feriti, se ne andarono. Perirono degl' inimici, 
compresi quelli, che combatterono nella rocca, e fuori 
della città non meno di ottanta. Quivi si potevano ve- 
dere gli uomini dopo rimasi salvi abbracciarsi a vicenda 
F un con T altro ; e le donne portar loro da bere , e 
piangere per allegrezza insieme con loro. E finalmente 
tutti quelli, che eran ivi, mescolare le lagrime, ed il riso 
insieme. L' anno seguente di nuovo gli Argivi , e gli 
Arcadi unitamente assaltarono il territorio di Fliunte. La 
cagione, che davano a questo modo sempre addosso ai 



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321 

Filasti , nasceva da questo ; perchè li odiavano ; e per- 
chè erano situati in mezzo loro ; e però stavano in con- 
tinua speranza di sforzarli a rendersi con la fame. Non- 
dimeno anco in questa impresa la cavalleria de* Fliasii 
insieme co' soldati delle ordinanze , e con gli Ateniesi , 
che ivi allora si ritrovavano , assaltando gì' inimici nel 
passar d'un fiume, li vinse; e li fece a forza il rima- 
nente del giorno star ritirati al monte, quasi, che si 
guardassero di non far danno a' frutti de' collegati. Di 
più il capitano, che era in Sicione insieme co' TebauL, 
li quali erano a quella guardia , co' Sicioni , e co' Pelle- 
nesi ( perchè allora essi dipendevano da' Tebani ) entrò 
nel paese di Fliunte; accompagnandosi anco seco En- 
frone con undicimila soldati pagati. Gli altri montarono 
per la via di Tricrano al tempio di Giunone , per ca<r 
larsi poi a danno di quelle campagne. Ma dirimpetto le 
porte , che menano verso Corinto , lasciarono nella più 
alta parte del monte i Sicioni, e Pellenesi; acciocché i 
Fliasii non girassero a impadronirsi di un luogo più. 
alto, che essi non erano, di là dal tempio di Giunone. 
Quando coloro, li quali erano nella città, seppero, che 
gì' inimici s' avvicinavano per dar guasto al paese , usciti 
della città con la cavalleria, e con le ordinanze, s'azzuffa- 
rono seco , e vietarono loro , che scendessero al piano. 
Consumarono la maggior parte di quel giorno a scara- 
mucciare , dando i soldati di Eufrone la caccia agi' ini- 
mici Gn a quei luoghi, dove si poteva andare con la 
cavalleria ; e dall' altro canto i terrazzani fino al tempio 
di Giunone. Ma parendo oggimai, che fosse ora di riti- 
rarsi , gì' inimici si partirono , girandosi d' intorno 
Sex or., St. do ' Greci . a i 



zìi 

Tricrano; perciocché un passo, che era dinanzi la mura- 
glia , impediva 'loro il poter andar per la più breve : 
nondimeno , avendoli i Fliasii seguitati un poro fino al 
monte , ritornando addietro si avviano presso le mura 
addosso i Pellenesi, e gli altri, che erano seco. Veduto 
il capitano de' Tebani la diligenza de' Fliasii , fece ogni 
sforzo co' suoi di arrivare a tempo in soccorso de' Pel- 
lenesi. Ma essendo la cavalleria de' Fliasii arrivata prima, 
assaltò i Pellenesi ; li quali al principio facendo testa va- 
lorosamente , i Fliasii si ritirarono ; nondimeno raccolta 
seco la fanteria, la quale già era giunta di nuovo andò 
ad urtarli, ed attaccò la battaglia. Allora gl'inimici vol- 
tarono le spalle , e furono uccisi de' Sicioni e Pellenesi 
molti uomini segnalati. Finita questa fazione ì Fliasii 
drizzarono un bellissimo trofeo , cantando , siccome era 
convenevole , il peana. In tanto il capitano de' Tebani , 
ed Eufrone stavano a mirare il tutto, quasi andassero 
correndo d'intorno uno spettacolo. Indi gl'inimici s'in- 
viarono a Sidone , ed i Fliasii nella citta. Non fu men 
notabile quest'altro fatto de' Fliasii; che, avendo preso 
vivo un pellenese, loro amico, quantunque si trovassero 
in estremo disagio d' ogni cosa , nondimeno il liberarono 
senza taglia. Non meritano dunque di essere chiamati 
generosi , e prodi coloro , che fecero cose di questa ma- 
niera ? Gli istessi parimente è manifesto a ognuno , che 
serbarono con grandiss'ma costanza la fede agli amici. 
Perciocché quantunque fosse vietato loro il raccolto de' 
grani , nondimeno si mantennero parte con la preda fatta 
sul territorio nemico , e parte conducendone col denaro 
da Corinto; benché quel viaggio fosse molto pericoloso, 



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323 

e trovassero i denari difficilmente , e cui ne servisse loro; 
Anzi potendo avere appena chi promettesse per loro a 
quelli , che li servivano di bestie da soma da condurre 
le vettovaglie; finalmente stretti da estrema necessità di 
tutte le cose, ottengono da Carete, che egli faccia loro 
la scorta nel ritorno. Indi arrivati a Fliunte , il pregano, 
che guidi la turba inutile a PeUene, insieme con essi, 
e ivi la lasciarono. Dappoi comperate le vettovaglie , e 
caricale quante più bestie da soma poterono avere , sì 
partirono di notte ; essendo certi , che gì' inimici avreb* 
bono fatta loro qualche imboscata; e nientedimeno , con* 
siderando, che era meglio combattere, che star senza 
vettovaglie , marciando insieme con Carete , diedero ne- 
gli inimici , e 

vano animo 1' un con Y altro ; e pregavano Carete a non 
mancar loro in quella occasione. Acquistata la vittoria, 
e cacciati gì* inimici di strada , giunsero a casa sani , e 
salvi con tutte le cose , che conducevano. E conciossiachè 
avessero vegliato tutta la notte, dormirono poi una parie 
del giorno. Ma poiché Carete fu levato , i capi della 
cavalleria e della città, andandolo a trovare favellarono 
seco in questa maniera: 

* Egli ti è venuta occasione, o Carete, di fare oggi 
„ una impresa segnalata. Perciocché i Sicioni fabbricano 
„ una fortezza sui nostri confini; ed a questo effetto 
„ hanno condotta mia gran quantità di maestri ; ma po- 
„ chi soldati. Noi con la cavalleria, e co' cittadini più. 
ii valorosi andremo innanzi. Però, se tu vuoi tenerci 
„ dietro co' soldati forestieri , di leggiero potrai arrivare 
„ finita la fazione ; e forse anco , se ti mostrerai agli 



àa4 

„ inimici , sarai cagione , che voltino le spalle , come 
„ fecero a Pellene. E se ti par, che in questa proposta 
„ ci sia qualche difficoltà , dimandane consiglio agli Iddìi 
„ col sacrifizio; perciocché abbiamo per opinione, che 
„ gli Iddìi più efficacemente, che noi Io ti comande- 
)7 ranno. Ma sappi certo, o Carete , se tu farai questo, 
„ che non solamente vincerai gì' inimici , ma conserverai 
„ una città amica; ed oltre ciò diverrai gloriosissimo nella 
„ patria tua ; e così fra gì' inimici , come fra collegati 
„ famosissimo. „ 

Carete mosso da questo ragionameulo si pose a sa- 
crificare. Frattanto la cavalleria de'Fliasii si vestiva le co- 
rizze , e imbrigliava i cavalli ; e similmente la fanteria 
apparecchiava tutto ciò, che le faceva bisogno. Poi che 
-dato di mano all' armi giunsero , dove si faceva il sa- 
crifizio., Carete in compagnia dell' indovino andò ad 
incontrarli , dicendo , che le viscere annunziavano felice 
successo; ma dissero, indugiate un poco; acciocché c'in- 
viamo tutti uniti insieme. Fatta in un subito intender 
la cosa , anco i soldaii pagali con un certo ardore 
quasi venuto dal ciclo , andavano contra gli inimici. 
Quando Carete ebbe dato principio a marciare, la ca- 
valleria , e fanteria fliasia andava innanzi ; coloro che 
guidavano 1' una, e l'altra, primieramente camminavano 
di buon passo ; dappoi cominciarono a galoppare ; e fi- 
nalmente e cavalli , e fanti si mossero di tutto corso ; 
conservando però l' ordinanza al meglio, che potevano. 
Carete li seguitava con gran velocità, e facevano que- 
sto poco innanzi il tramontar del sole. Onde trovarono 
gli inimici nella fortezza , che parte si lavavano , parte 



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3a5 

apparecchiavano la cena , alcuni il pane , ed alcuni altri 
anco acconciavano i letti. Costoro , accorgendosi dei 
Fliasii , che venivano ad assaltarli con tanta furia , su- 
bito spaventati si posero a fuggire; e lasciarono tutto 
l'apparecchio agli uomini valorosi. Per la qual cosa essi 
non solamente mangiarono quello , che avevano trovato 
ivi; ma anco quello, che avevano portato da casa: poi 
invitatisi a bere , e finito di cantare il peana , ordina- 
rono le sentinelle, e si diedero a riposare. Essendo ve- 
nuta di notte da Tiamia la novella a Corinzii del suc- 
cesso della battaglia, comandati a suon di tromba molto 
amorevolmente tutti i buoi , e tutte le bestie da soma , 
Caricarono del grano , e lo mandarono a Fliunte ; e 
mentre durò la fortificazione della città , ogni giorno le 
mettevano dentro delle vettovaglie. Sia dunque fin qui 
favellato assai de' Fliasii , e come osservassero la fede a 
collegali ; quanto valorosamente si portassero nelle loro 
imprese : e finalmente in che maniera , ridotti all' estre- 
mo di tutte le cose necessarie , nondimeno perseveras- 
sero nella lega. Trovandosi quasi nell'istesso tempo Enea 
Sunfalio generale degli Arcadi , e parendogli , che le 
cose, che si facevano in Sicione, non si dovessero com- 
portare; entrando con esercito uella rocca, sollevò tutti 
i principali Sicioui , li quali erano nella città ; ed oltre 
ciò richiamava senza commission pubblica i fuorusciti. Per 
la qual cosa Eufrone spaventato ricoverossi nel porto 
de' Sicioni ; e fattosi venire Pasimele da Corinto , col 
mezzo suo diede il porto a Lacedemoni , e di nuovo 
entrò con loro in lega , affaticandosi di far credere , 
che non si fosse mai partito dalla lor devozione. 



ai* 



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I 



3a6 

Conciossiachè, dovendosi deliberare, diss'egli, se la città 
si doveva ribellare da' Lacedemoni , io con alcuni pochi 
tri opposi. Poi , volendo castigare coloro , che mi ave- 
vano tradito , formai lo stato popolare ; e fin ora tutti 
quelli , che vi hanno abbandonati , o Lacedemoni , sono 
stati da me condannati a perpetuo esigilo. Per la qual 
cosa, se questo fosse stato in possanza mia, vi mi sarei 
dato con tutta la città. Ora vi do quel porto, del quale 
io sono padrone. Questo suo ragionamento era ascoltato 
da molti ; ma non si sa da quanti fosse creduto. Non- 
dimeno , poi che m' è accaduto raccontare le azioni di 
Eufrone , voglio distendere tutto ciò , che avvenne di 
lui fin al fine. Trovandosi i gentiluomini , e la plebe 
di Sidone discordi insieme , Eufrone condotti seco al 
soldo alcuni soldati fuori di Atene, ritornò nella patria. 
Dunque egli insieme col popolo dominava la città ; ma 
un capitano tebauo la rocca. Or accorgendosi egli , che 
mentre la rocca fosse stata in potere de' Tebaui , non 
avrebbe potuto signoreggiar la città assolutamente ; 
fatta una buona provvisione di denari , s'inviò a Tebe, 
con intenzione di persuadere a Tebani, che cacciassero 
fuori i gentiluomini, e gli dessero un'altra volta la città 
nelle mani. Nondimeno c loro , che già erano da lui 
stati sbanditi , sapendo il viaggio , che dovea fare , e i 
suoi disegni, s'inviarono aneor essi a Tebe. E vedendo, 
che egli conversava fa migliarmeli te co' principali delia 
città , dubitando , che egli ottenesse il suo intento ; al- 
cuni di loro postisi a rìschio , V uccisero nella rocca in 
tempo, che si trovavano ivi a sedere i magistrati te- 
bani insieme coi senato. Onde i magistrati , condoni 



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3a7 

incontinente davanti il senato Ì capi della uccisione, dis- 
sero così. 

« Noi, o cittadini, vi presentiamo costoro, che hanno 
n ammazzato Eufrone , e accusiamlivi come degni di 
» morte. Perciocché vediamo , che gli uomini da bene 
» mai non fanno cosa alcuna, ingiusta , nè contra il 
» dovere ; e che i tristi , se pur vanno macchinando 
» alcun male; nondimeno s'affaticano di effettuarlo na- 
» scosamente. Ma costoro avanzano talmente tutti gli 
» ihri uomini di temerità , e di scelleratezza , che alla 
• presenza de' magistrati , e di voi stessi , presso dei 
» quali si trova la suprema autorità della vita , e della 
» morte altrui, di loro spoutanea volontà hanno ucciso 
» quest* uomo. Per la qual cosa , se non saranno con- 
» dannati alla morte; chi verrà mai più in questa città 
» confidentemente ? Che cosa sarà la città , se tulli si 
» faranno lecito di mettere le mani nel sangue altrui , 
» prima che facciano conoscere a che fine quel tale sia 
» venuto qui ? Però noi vi accusiamo costoro , come 
» uomini scelleratissimi , e scandalosissimi ; e che hanno 
» mostrato notabilissimamente di sprezzare la nostra 
» città. A voi tocca , dappoi che sarete veuuti in co- 
» gnizione del fatto , castigarli di quella pena , che vi 
» pareranno aver meritata „. 

I magistrali parlarono a questo modo. INI» tutli qli 
ucciditori negavano di essersi trovati nel fatto, fuor che 
uno, il quale confessava liberamente la cosa, e comin- 
ciava difendersi in questa maniera. 

« Ma voi, o Tebani, egli è impossibile, che non ab- 
» biate in pregio colui, il quale è sicuro, clic con voi 



3 2 8 

» non è lecito cavarsi ogni sua voglia. Nondimeno io vi 
» spiegherò la ragione , die mi lia mosso ad uccidere 
» costui. Primieramente avete da sapere, che io il feci 
j* per questo ; che io stimava di far bene. Poi , perchè 
» io sperava di essere giudicato da voi giustamente. Per- 
» ciocché io mi ricordava, che voi nel tempo, che Ar- 
» chia, e Ipate tentarono cose simiglianti a queste, che 
„ tentava Eufrone, non aspettaste , che fossero condan- 
„ nati; ma quanto prima li faceste morire; tenendo per 
„ fenno, che coloro, li quali fossero manifestamente 
„ conosciuti uomini empi ; manifestamente traditori , e 
„ tiranni ; dovessero senza altro esser condannati da tutti 
„ gli uomini alla morte. Eufrone veramente era colpe- 
„ vole di tutti questi delitti. Perchè avendo trovati i 
„ tempii guerniti di molti ornamenti d'oro e d'argento; 
„ li ha spogliati di tutte queste cose. Chi è stato , che 
„ si sappia, il più segnalato traditore di Eufrone? Per- 
„ ciocché essendo strettissimo amico de' Lacedemoni , 
„ nondimeno li ha abbandonati, e si è accostalo alla 
„ parte vostra. L' istesso poi daja la fede, e ricevutola 
„ da voi ; di nuovo traditi voi, diede il porto in mano 
„ agli awersarj ▼ostri. E come non era egli divenuto 
., manifestamente un tiranno, facendo non solamente 
„ liberi i servi; ma donando loro la cittadinanza ? Ap- 
v presso questo uccideva : mandava in esilio : spogliava 
„ de' lor beni non coloro, che avevano errato; ma»co- 
„ loro, che gli tornavano più a proposito; fra quali 
„ erano i gentiluomini. Oltre di ciò entrato nella città 
„ con l'ajuto degli Ateniesi nostri nimicissimi, assaltò 
„ il vosiro capitano; ma non potendo cacciarlo (uovi 



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02Q 

., della città, raunò uifi buona quantità di denari, e se 
» ne venne qui. Se egli avesse fatto gente alla scoperta 
„ contra di voi, dovreste anco rimanermi obbligati, che 
„ io l' avessi ucciso. Ora , essendo egli venuto qui con 
„ questi denari per corrompervi , e persuadervi a dargli 

di nuovo il governo di Sicione , come può essere , 
„ die io vi paja degno della morte , se la mi darete 

per conto di costui ? Coloro , che sona soggiogati 
., con r armi , non è dubbio , che vengono offesi ; 
„ nientedimanco egli pare , che non siano uomini di 
„ mala sorte ; ma quegli altri , che si lasciano oltre 

il giusto , e V onesto corrompere con denari , non 
„ solamente ricevono offesa; ma divengono vergo- 
la gnosi, ed infami. Ora, se egli odiava me, ed era 

amico di voi altri , confesso di aver fatto male ad 
„ ucciderlo in vostra presenza. Nondimeno colui , che vi 
„ ha abbandonati , come può essere , che sia maggior 
„ nemico mio , che vostro ? Dirà forse alcuno. Egli è 
„ venuto qui volontariamente. Dunque , se alcuno 1' a- 
„ vesse ammazzato fuori della vostra città , sarebhe lo- 
„ dato; ed ora, che è giunto qui con intenzione di far 
„ delle altre scelleratezze presso le prime, non dovrì 
„ essere stalo ucciso giustamente? Dove può costui, che 
„ dice così , mostrare legge alcuna fra Greci , la quale 

assicuri i traditori, i fuggitivi, i tiranni? Vorrei, che 
„ vi ricordaste oltre di questo , che già una volta deter- 
„ minaste, che i fuoruscitisi potessero prendere, e con- 
„ dur fuori di tutte le ciltà della lega. Or colui che 
„ essendo sbanrìito ritorna nella patria senza il decreto 
„ universale delle altre città collegate , come potrà dire 



3.ìo 

„ alcuno, clic sia stato ucciso ingiustamente f Io vi elico, 
„ o Tebani , se voi mi farete morire , che vendicherete 
„ la morte di uno il maggior inimico , che aveste mai. 
„ IMa se giudù hcrele , che io abhia fatto bene ; egli 
„ parerà , che voi vi siate vendicati , come era conve- 
„ nevole, non solamente per conto vostro, ma per tutta 
„ la lega insieme „. 

Udite i Tebani queste cose , determinarono , che Eu- 
fronc fo>se stato ucciso giustamente. Nondimeno i citta- 
dini condottolo a Sidone , come uomo da bene il sep- 
pellirono in piazza , e l'onorarono come proiettore della 
città. Conciossiachè avvenga il più delle volte, che gli 
uomini tengano in opinione di virtuosi coloro , dai 
quali hanno ricevuto qualthc benefizio. Questo fu il 
successo delle azioni d' Eufrone. Ma ritornerò d' onde 
m* era partito. Mentre i Fliasii sollecitavano la fortifica- 
zione di Tiamia con la presenza di Cacete , Oropo fu 
occupato da' fuorusciti. Per la <jual cosa movendosi gli 
Ateniesi a quella volta con tutte le genti , e chiaman- 
dovi anco Cacete, il porlo de' Sieioni fu di nuovo dai 
cittadini, e dagli Arcadi ricuperalo. Onde non avendo 
gli Ateniesi soccorso alcuno da' collegati , furono neces- 
sitali partirsi , e depositare Oropo nelle mani de Tebani , 
finché la cosa fosse decisa di ragione. Dunque inteso 
Lieomede , che gli Ateniesi si dolevano di quei della 
lega , come quelli , che pativano per loro di gran tra- 
vagli, e nientedimaucp non venivano soccorsi da alcuno ; 
persuase a dt< cimila , che si negoziasse con essi loro di 
far lega. Questo nel principio dispiacque grandemente 
a una gran parte degli Ateniesi per 1' amicizia la quale 



33 1 

tenevano co' Lacedemoni, di collegarsi co* loro nemici: 
nondimeno , discorrendo poi minutamente sopra questo 
fitto , videro, cìic non meno a Lacedemoni tornava co- 
modo , che a loro medesimi , stancare gli Arcadi dai 
Tebani. Onde finalmente si accordarono con gli Arcadi. 
Il che posto ad effetto Lieomede , partendosi d' Atene , 
felicissimamente venne al fine di sua vita. Perciocché 
preso un di quei legni di tanti , che er.in ivi, con patto, 
che lo portasse , dove voleva , delil>erò smontare appunto 
in quei luoghi , li quali per avventura erano pieni di 
fuoruscili. E così egli rimase morto. Allora si concluse 
la it ga nel modo , che ho detto. Ma Demotione , ra- 
gionando al popolo Ateniese , diceva , che si era fatto 
molto bene a coneludere la lega con gli Arcadi ; non- 
dimeno bisognava metter ogni studio, che la città di 
Corinto rimanesse salva al popolo d' Atene. La qua! cosa 
venula ad orecchie de' Corinzii , inviarono presidj molto 
grossi in ogni luogo , dove gli Ateniesi erano alle guar- 
die , e licenziaronli , dicendo , che non avevano più bi- 
sogno di loro. Essi obbedirono , e concorrendo dalie 
fortezze nella città, i Corinzii pubblicarono un bando 
a suon di trombe; se alcuno Ateniese fosse ingiuriato, 
dovesse darsi in nota ; perchè la giustizia gli avrebbe 
provveduto. In questo stalo erano le cose, quando Carote 
giunse a Ce w rea con 1' armata ; dove inteso quel , che 
era seguito , disse di essere venuto in loro soccorso pel- 
le insidie, che era stato avvitito essere loro ordite. I 
Corinzii ringraziatolo della sua buona volontà ; niente- 
dimanco non vollero lasciarlo entrare in porto con l'ar- 
mata ; anzi lo confortarono con essa a partirsi ; e 



33 2 

similmente diedero licenza a'soldati armati di corazza, dopo 
che li ebbero saldati delle loro paghe. In questo modo 
gli Ateniesi furono privati di Corinto. GÌ' istessi erano 
obbligati a mandar la loro cavalleria in soccorso degli 
Arcadi in ogni occasione , che 1' Arcadia fosse assaltata , 
senza però essere astretti a guerreggiare contra Lacede- 
moni. Ma i Corinzii discorrendo a quanti pericoli fossero 
sottoposti , poiché già per lo passato erano stati vinti 
per terra; e di più novamente gli Ateniesi divenuti 
loro nemici , cominciarono a soldar gente così a cavallo , 
come a piè; con la quale, governandola per se mede- 
simi , non solo assicuravano la città , ma travagliavano 
gli avversarj. Inviarono parimente a Tebe per intendere, 
quando fossero andati là , se avessero potuto ottener la 
pace : ed essendo risposto loro da' Tebani , che vi an- 
dassero , assicurandoli , che avrebbono ottenuto ciò , che 
volevano ; di nuovo i Corinzii pregarono , che fosse lor 
conceduto raunare i lor collegati ; acciocché potessero 
condur seco quelli , che trovassero desiderosi della pace; 
e lasciar guerreggiare quegli altri , che amavano più di 
star sull' armi : e permettendo loro i Tebani anco que- 
sto, i Corinzii se ne andarono a Lacedemone, e favel- 
larono in questa guisa. 

Noi, o Lacedemoni, vostri affezionati, siamo venuti a 
trovarvi , pregandovi , se voi conoscete modo , col 
quale , perseverando a guerreggiare , possiamo esser ca- 
gione della vostra salute , che siate conlenti insegnar- 
celo. E se avete per opinione, che le cose nostre siano 
ridotte all' estremo , che veniate ( mentre però questo 
Ti torni a grado ) in compagnia nostra a far questa 



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333 

pace ; conciossiachè la nostra salute non ci possa essere 
più cara con alcun altro , che insieme con voi. Ma se 
vi par , che vi torni meglio seguitar la guerra , vi sup- 
plichiamo a con len larvi , che noi facciamo la pace se- 
paratamente. Perciocché, se a questo tempo noi ci con- 
serveremo ; forse potremo nell' avvenire larvi qualche 
giovamento. Ma se ora andiamo in ruina, mai più non 
potremo esservi d'utilità alcuna. 

Udito questo i Lacedemoni, risposero non solamente 
a Corinzi! , che facessero la pace ; ma diedero anco 
ampia libertà agli altri della lega, quando non volessero 
prender Y armi per loro , di riposarsi , e pigliar fiato ; 
dicendo però , che essi non volevano rimaner di guer- 
reggiare, e far quello, che piacesse a Dio; perchè non 
erano mai per solferire, che Messene, la quale avevano 
ricevuta da' loro antecessori , fosse lor tolta. Con questa 
risposta partitisi ì Corinzii, se ne andarono a Tebe per 
concludere la pace. I Tebani dimandavano loro , che 
giurassero di entrar anco in lega seco ; ma i Corinzii 
risposero , che la lega veniva ad essere non pace , ma 
permutazione d'una in altra guerra. Però se si conten- 
tavano, che essi eran ivi per fare una pace, che stesse 
bene. Onde maravigliatisi i Tebani della loro costanza , 
che quantunque si trovassero in . cattivo stato , nondi- 
meno ricusavano di prender 1' armi contra i loro bene- 
fattori , furono contenti di conceder la pace a loro , a 
Fliasii , e a tutti gli altri , che erano andati seco a 
Tebe , con tele condizione , che ognuno godesse il 
proprio paese. Dappoi ne fu preso il giuramento. I 
Fliasii subito seguita la pace ; si partirono da Tiamia. 



I 



334 

E gli Argivi , benché avessero giurato di far la pace 
con le istesse condizioni; nientedimanco non avendo po- 
tuto ottenere , che i fuorusciti de* Fliasii potessero ri- 
coverarsi in Tricrano, come in propria cittì loro, presa 
Tiamia in protezione, con una guardia la assicurarono; 
dicendo , che quel paese era di lor ragione , tutto che 
poco tempo innanzi gli avessero, come inimico, dato il 
guasto. Sopra questo, offerendosi i Fliasii di star a ra- 
gione, non furono ascoltati. D'intorno quasi questo me» 
desimo tempo, essendo venuto a morte Dionisio il vec- 
chio , suo figliuolo mandò in soccorso de' Lacedemoni il 
capitano Timocrate con xn galee. Giunto che egli fu , 
col suo ajuto s'impadronirono di Selasia: e finita quella 
impresa, egli navigò alla volta di casa. Non passò molto 
poi , che gli Elei presero Lasiona, la qual città era già 
stata sotto il dominio loro ; nondimeno a quel tempo 
seguitava la parte degli Arcadi. Gli Arcadi non sofferi- 
rono quello scorno; ma entrati con le genù loro subito 
in campagna , vi volarono in soccorso. Contra di loro 
uscirono quattrocento Elei , poi trecento ; ed essendosi 
accampati co' loro alloggiamenti in luogo quasi piano , 
gli Arcadi saliti la notte sopra quel monte , che domi- 
nava agli Elei , subito fatto giorno scesero ad assaltarli. 
Gli Elei accorgendosi , che gli inimici venivano lor ad- 
dosso dalla pai-te di sopra, e che erano molto maggior 
numero , che non erau essi , da vergogna si ritennero 
lungamente di fuggire; nondimeno, andati finalmente ad 
affrontarsi con gli Arcadi , non si tosto cominciarono a 
menai* le mani , che voltarono le spalle. E perchè si ri- 
tiravano per luoghi malvagi, perderono molti soldati, e 



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335 

molte insegne. Fatta gli Arcadi questa fazione , anda- 
rono ad assaltare le città degli Acrorii , e tutte , fuori 
che Trausto, le presero. Dappoi scesi in Olimpia, for- 
tificarono il tempio di Nettuno; ed ivi posta una guardia, 
s* impadronirono del monte Olimpo. Acquistarono anco 
per via d' un trattato Marganea , di tal maniera , che 
gli Elei non avevano più punto d' ardire ; e gli Arcadi 
s accostarono fino alla città: e penetrati fin su la piazza, 
ivi furono da alcuni cavalli elei, e da certi altri affron- 
tati; li quali facendo ritirare gli Arcadi addietro, driz- 
zarono il trofeo. Era già molto tempo innanzi nato nella 
città di Elide certo contrasto ; perciocché i partigiani 
di Caropo , Trasonide, ed Argio , volevano, che ella si 
governasse con lo stato popolare ; ma quelli , che se- 
guitavano la parte di Stalea , Ippia , e Stratolao , cer- 
cavano di ridurla al governo de' pochi. Ma parendo , 
che gli Arcadi col loro esercito coal grande favorissero 
coloro , li quali bramavano introdurre il governo del 
popolo ; per questo Caropo insieme co' suoi prese ar- 
dire ; e promesso il suo ajuto agli Arcadi , occupò la 
rocca; ma non per ciò spaventandosi la cavalleria insie- 
me co' trecento fanti subito andò alla volta della rocca , 
e li cacciò fuori , di tal maniera , che furono sbanditi 
insieme con Argia , e Caropo d' intorno quattrocento 
cittadini. Non molto poi costoro , presi alcuni Arcadi 
in compagnia , occuparono Pilo ; dove , abbandonando 
la città , si ridusse una gran quantità di gente popo- 
lare , come in città oggimai importante , e difesa dalla 
potenza degli Arcadi, la quale era molto grande. Dopo 
questo gli Arcadi assaltarono di nuovo il territorio eleo, 



336 

persuasi a ciò da' fuoruscili , li quali speravano , che la 
citta dovesse ribellarsi Ma essendo gli Achei a quel 
tempo collegati con gli Elei assicurarono la città. Onde 
gli Arcadi furono necessitati partirsi senza far nulla ; 
fuor che dare il guasto al paese. Subito partiti del ter- 
ritorio eleo, avendo avuto avviso, che si trovavano i* 
Polleoesi in Elide , fatto la notte un lunghissimo viag- 
gio , entrarono in Oluro città di loro giurisdizione; per- 
chè i Pellenesi seguitavano di nuovo la parte de' Lace- 
demoni. Essi , intesa questa novella , facendo un lungo 
giro , tornarono a Pellene al meglio , che poterono. 
Dappoi gli Arcadi assaltarono coloro, che tenevano Olu- 
ro , e tutto il popolo , benché essi fossero pochi , né 
posarono mai, fin che se ne impadronirono. Di nuovo 
ancora gli Arcadi deliberarono di far la impresa di E- 
lide ; ed essendo alloggiati fra Gliene , e la medesima 
città , furono assaltati dagli Elei ; conlra de' quali fa- 
cendo testa valorosamente, li vinsero. In quella fazione, 
Andromaco capitano degli Elei, autore , come si ragio- 
nava , di questa guerra , ammazzò se stesso : gli altri 
si ricoverarono nella città. Rimase morto parimente 
Soclide spartano , il quale si trovò in quel conflitto ; 
perciocché allora i Lacedemoni erano collegaù con gli 
Elei. Però , vedendo gli Elei essere travagliati grande- 
mente fin nella loro propria città , inviarono ambascia- 
tori a Lacedemone , pregando , che fosse rotta guerra 
agli Arcadi ; persuadendosi , che questa fosse la via 
da divertire gli Arcadi , quando venissero molestati da 
due parti. Dunque Archidarao , condotte fuori le pro- 
prie ordinanze della città , prese Crorano , e di dodici 



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33 7 

compagnie , che aveva , ne lasciò tre per guardia in 
quel luogo, e col rimanente si ritornò a casa. Ma gli 
Arcadi, non avendo ancora licenziale le genti assoldate 
per la impresa contra gli Elei , subito vi volarono in 
soccorso , e cinsero Cromno di doppia trincea , e cosi , 
stando sicuri , assediarono Cromno. Onde sofferendo 
mal volontieri i Lacedemoni queir assedio , per esservi 
là dentro de' suoi ; di nuovo uscirono con le genti in 
campagna , avendo l' istesso Archidamo per capitano : il 
quale , facendosi innanzi , pose a ferro , e fuoco lutti 
quei confini , che egli potè , del paese d'Arcadia , e di 
Sciritide: nè lasciava cosa alcuna da parte, con la 
quale potesse provocare gli Arcadi ad abbandonar quel- 
l'assedio. Nondimeno gli Arcadi non si movevano punto ; 
anzi non tenevano conto alcuno di questi suoi tentativi. 
Allora Archidamo avvedutosi d' un certo colle , col 
quale gli Arcadi avevano circondata la loro trincea dalla 
parte di fuori , si deliberò di occuparlo , con intenzione 
che , impadronito di quello , gli inimici non potessero 
piò mantenersi in quel luogo. Dunque condolto Y eser- 
cito ivi d' intorno , quando gli armati di scudo, passando 
innanzi gli altri d' intorno le trincee, videro gli Epariti, 
fecero impeto contra di loro, e insieme assaltarono la 
cavalleria con grande ardire. Costoro non fuggirono al- 
trimenti ; ma postisi in ordinanza , si fermarono. Allora 
alcuni altri di nuovo diedero loro un assalto ; ma tanto 
poco si pensavano di voltar le spalle, che anzi dappoi 
levato un grandissimo grido dall'una , e dall'altra parte , 
si mossero loro incontra. In questo, Archidamo. piegan- 
do un poco verso la via de' carri, che mena a Cromno , 
Ssnof., St. de' Greci. aa 



338 

con le genti in ordinanza a due per fila, come per 
avventura si trovava allora, soccorse i suoi. E quando 
vennero alle strette , i soldati di Archidamo erano di- 
slesi in fila; perchè camminavano a lungo la strada. 
Ma gli Arcadi fatta la testuggine stipati insieme ; i La* 
cedemoni non poterono resistere a gente tanto unita ; 
di maniera, che ad Archidamo fu subito passata una coscia 
da un canto all' altro ; e uccisi coloro , che combatte- 
vano in sua difesa. Polienida , e Chilone marito di una 
sorella di Archidamo, e finalmente non meno di trenta 
furono tagliati a pezzi. Nondimeno poiché i Lacedemoni 
si furono ritirati per la medesima strada nella campagna 
aperta , rimessa di nuovo 1' ordinanza , attendevano gli 
inimici. Ma gli Arcadi , siccome si trovarono , fecero 
alto : e benché fossero minor numero di loro ; niente- 
di manco li avanzavano grandemente di ardire ; percioc- 
ché assaltavano gente, che si ritirava , e parte della quale 
avevano tagliata a pezzi. Dall' altro canto i Lacedemoni 
erano avviliti affatto , così per vedere Archidamo ferito , 
come per aver sentito i nomi de* morti , li quali erano 
tutti d'uomini valorosissimi e famosissimi. Finalmente av- 
vicinatisi gli eserciti l'un con l'altro , e gridando un certo 
vecchio. Che cagione ci move, o fratelli, a combattere in- 
sieme? perché piuttosto non facciamo tregua , e veniamo a 
qualche accordo ? Udita quella voce con grandissima al- 
legrezza , fecero tregua , e gli Spartani , levati via i 
corpi de' morti , si partirono ; ma gli Arcadi ritornati 
in quel luogo , dove avevano fatto il primo assalto driz- 
zarono il trofeo. Or in quel mentre, che gli Arcadi 
assediavano Cromno , gli Elei , che erano nella città io 



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33 9 

tèmpo, che s'inviavano verso Pileo, si abbatterono nei 
Pilii , i quali appena erano usciti di camera. Dunque 
posti i cavalli in punto, non perdono quell'occasione, 
ma subito si spiccano loro addosso , e ne tagliano al- 
cuni a pezzi ricoverandosi gli altri sopra un colle; d'on- 
de non molto poi essendo scacciali , con la fanteria , 
che sopravvenne , di dugento che erano , parte ne uc- 
cisero , e parte ne presero vivi. Di questo numero 
tutti i soldati forestieri furono venduti ; ma i fuorusciti 
scannali. Indi non ci essendo più alcuno , che soccor- 
resse i Pilii , presero la città con tutte le genti , e ri* 
cuperarono Marganea. Poco dopo i Lacedemoni venuti 
una notte a Cromno , assaltano le trincee, e chiamano 
fuori gli Argivi, e tutte le genù loro, le quali erano 
assediate. Coloro , che si trovarono lor vicini , e stavano 
apparecchiati in tempo , si salvarono tutti ; ma gli altri 
attraversato loro dagli Arcadi il cammino , di nuovo 
chiusi dentro la città furono tutti fatti prigioni , e di- 
visi in tal maniera dagli inimici , che una parte toccò 
agli Argivi , una a' Tebani , una agli Arcadi , e l' altra 
a* Messenii. I prigioni Spartani , compresi i lor vicini , 
furono più di cento. Gli Arcadi , finito l'assedio di 
Cromno , di nuovo s' inviarono contra gli Elei ; e non 
solamente posero un corpo di guardia molto più grosso 
in Olimpia ; ma già , avvicinandosi Y anno olimpiaco , 
s' apparecchiavano di celebrare i giuochi Olimpici in- 
sieme co' Pisati , li quali affermavano di esser stati i 
primi , che avessero avuta cura di quelle solennità. 
Dunque venuto il mese, e venuti anco i giorni , nei 
quali si celebrano quei sacrificii, gli Elei apparecchiandosi 



34o 

alla scoperta , e chiamati gli Achei in compagnia , 
s avviarono per la via Olimpiaca. Gli Arcadi non mai 
stimavano, che essi dovessero andarvi; e però essi in- 
sieme co' Pisali regolavano quella solennità. Oggimai le 
corse de' cavalli, e l'altre del quinquerzio erano finite; 
e coloro , che contendevano alla lotta , non giuocavano 
dentro lo stadio destinato alle corse ; ma fra questo , e 
V altare. Perchè già erano gli Elei armati giunti vicini 
al tempio , e gli Arcadi non andarono ad incontrarli 
molto lontano ; ma si mettevano in battaglia contra di 
loro al fiume Cladao , il quale, passando presso Alti, 
depone dentro il fiume Alfeo. Vi era con gli Arcadi 
parimente un esercito de'loro collegati di due mila Argivi 
armati di corazza, e quasi quattrocento Ateniesi. Ma 
gli Elei dall' altra parte del fiume opponendo le loro . 
squadre agli inimici , e uccisa la vittima , si mossero 
incontinente. E benché fin allora fossero tenuti in poca 
stima , e di niun valore nel mestier delle armi non sola* 
mente dagli Arcadi , e dagli Argivi ; ma eziandio dagli 
Achei , e dagli Ateniesi ; nondimeno quel giorno , co- 
me più valorosi degli altri, andavano innanzi tutti i 
loro compagni : e vinti subito gli Arcadi , co' quali 
primieramente s' incontrarono , sostennero anco l' assalto 
degli Argivi , che erano giunti in soccorso degli Ar- 
cadi , e li superarono; e seguitandoli fin a quel luogo, 
il quale è fra la piazza, ed il tempio di Vesta , vicino al 
teatro , nè per questo cessando di menar le mani , e 
dando la caccia agli inimici alla volta dell* altare ; fi- 
nalmente saettati dalle logge del palazzo , e del tem- 
pio maggiore, e affrontati di nuovo con loro in 



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34i 

campagna aperta , venivano uccisi ; rimanendo morto fra 
gli altri il capitano istesso Stralola , che aveva la con* 
dotta di quattrocento soldati. Dopo questa (azione si ri- 
tirarono agli alloggiamenti loro. Nondimeno gli Arcadi 
e quelli, che erano seco, temevano del di seguente, 
cbe subito finita la notte , si posero senza riposar mai 
a levar via i padiglioni , e le tende , ed a fortificarsi 
con trincee. Il giorno dietro gli Elei s* accostarono , e 
vedendo il riparo assai forte, e molti ascesi sopra i tempj, 
ritornarono nella loro città , essendosi portati da uomini 
tanto valorosi , che par impossibile, che altri , che qual- 
che Iddio , potesse in un sol giorno aver loro inspirata 
una virtù cosi grande; perché non può esser effetto di 
uomini , né anco in lungo spazio di tempo , il far di- 
venir valorosi coloro , che non ci sono. Ma poi che i 
capitani degli Arcadi cominciarono valersi de'denari dei 
tempj per mantenere i loro Epariti ; i Mantinei furono 
i primi a decretare , che niuno si potesse valer de'denari 
sacri , e riscuotendo della lor città la porzione assegnata 
loro per conto delle paghe degli Epariti la mandarono 
a' capitani. Ma essi , dicendo , che questo era un voler 
disciogliere la lega arcadica ; chiamarono i presidenti dei 
Mantinei in giudizio davanti il magistrato de* diecimila. 
E perchè i Mantinei non comparvero , li sentenziarono, 
e inviarono gli Epariti con commissione , che prendes- 
sero i condannati. Ma i Mantinei, chiuse le porte , non 
vollero , che entrassero dentro. Dappoi non passò molto, 
che anco certi altri de' diecimila dissero , che bisognava 
guardarsi da* denari sacri ; ne lasciar , che la colpa di 
quella offesa fitta agli Iddii rimanesse in perpetuo sopra 

22 * 



\ 



34* 

i loro discendenti ; onde per pubblica determinazione si 
deliberò, ebe per l'avvenire i denari sacri non doves-» 
sero toccarsi. Fatto questo, subito tutti coloro, li quali 
non potevano mantenersi senza paga, rinunciarono il lungo 
degli Epariti ; ma, quegli altri, die potevano, confortandosi 
T un coir altro, entrarono in luogo loro; acciocché non 
essi' da coloro , ma coloro da essi fossero dominati. Ma 
considerando i capitani , che avevano maneggiati i denari 
sacri, se fosse bisognato ebe ne rendessero conto, ebe 
di leggiero correvano pericolo della vita ; mandarono a 
Tebe , avvisando i Tebani , se non rinnovavano la guerra, 
che gli Arcadi facilmente si sarebbono di nuovo acco- 
stati agli Spartani. Dunque i Tebani stavano su l' appa- 
recchio di quella guerra. Dall' altro canto coloro , che 
bramavano il bene del Peloponneso , persuadettero alla 
università degli Arcadi , che mandasse ambasciatori a 
Tebani , chiedendo loro quando non fossero chiamati , 
a non entrar con l' esercito nelT Arcadia. E non sola- 
mente fecero intender questo a Tebani ; ma in un tempo 
istesso , mossi da certe ragioni , deliberarono di far ogui 
altra cosa piuttosto, che mettersi a guerreggiare. Per- 
ciocché giudicavano , che non fosse la ragione dal canto 
loro, di aver in governo il tempio di Giove; anzi pen- 
savano , che avrebbono fatto piò giustamente , e santa- 
mente ; e che a quel Dio Y opra loro sarebbe stata più 
grata , se restituivano il tempio agli Elei. 11 che pia- 
cendo anco agli Elei, parve all'una, e l'altra parte di 
far pace, e cosi fu patteggiato insieme. Dappoi che si 
ebbero col giuramento obbligati dall' un canto, e dal- 
V altro , e oggimai non solamente tutti gli altri , ma, 



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343 

MfancKò i Tegeati istessi, è quel capitano de' Tebaoi , 
il quale s' era fermato in Tegea con trecento fanti Beozii 
armati di corazza, avendo giurato; alcuni Arcadi fer- 
mati in Tegea attendevano alle allegrezze, ed a'eonviti : 
ad invitarsi a bere , e a cantare , come se fosse già 
stabilita la pace. Ma i Tebani , e i capitani Arcadi , li 
quali rispetto al rendere il conto de' denari temevauo di 
se medesimi, e anco i Beozii, e tutti quegli Epariti, 
ebe sentivano con essi loro; chiuse le porte di Tegea, 
e inviati i ministri qua, e là verso coloro, die erano 
a'eonviti, diedero delle mani addosso a tutti i prin- 
cipali. Per la qual cosa, essendo concorsi gli Arca- 
di in quel luogo da tutte le città loro; perciocché 
tutti desideravano la pace ; era necessario , che i presi 
fossero molti , onde in un tratto le prigioni , e gli altri 
luoghi pubblici ne furono pieui. Poiché una buona parte 
fu posta prigione , ed un' altra salvata giù della mura- 
glia , e certi altri anco lasciati andare fuori per le porte 
(perciocché non ci era alcuno, che avesse mal animo 
contra altrui, se non coloro, che dubitavano di essere 
condannati alla morte ) il capitano tebano , e quegli 
altri , che erano ivi seco per questa occasione , si posero 
in gran pensiero ; poi che di quei Mauunei , che sopra 
tutti gli altri erano da loro desiderati , trovarono di 
averne pochi nelle mani. Perciocché , essendo la loro 
città poco lontana , quasi lutti s erano salvati a casa fug- 
gendo. Dunque spuntato il giorno , ed essendo venuto 
avviso a Mautinci del successo, inviando incontinente 
ambasciatori alle altre città d' Arcadia , fecero intender 
loro, che dessero di mano all'armi, e mettessero le 



« 



guardie nella città; e cosi di buona voglia, e subito fu 
eseguito. Furono parimente mandati in un tempo istesso 
a Tegea uomini apposta , li quali dimandassero la re- 
stituzione di tutti i Mantinei , cbe eran ivi prigioni. Di- 
cendo oltre di questo, non essere convenevole , cbe fosse 
ritenuto alcun' arcade , ovveTro ammazzato senza vedef 
di ragione, se egli meritava la morte. Vi furono anco 
alcuni , li quali accusavano, e dicevano, che la città dei 
Mantinei aveva promesso con giuramento di dar nelle 
mani alla università degli Àrcadi tutti coloro , che da 
alcuno fossero stati richiesti in giudizio. Udito questo il 
capitano tebano, stava in bilancia di quello, che doveva 
deliberare; e finalmente liberali tutti i prigioni, il giorno 
seguente raunò quegli Arcadi , che volontariamente si 
contentarono andarvi ; e si scusò , confessando di essersi 
iugannato. Conciossiachè dicesse di aver inteso , che i 
Lacedemoni erano già entrati nel paese con Y armi , e 
che certi Arcadi s' intendevano seco di dar loro Tegea 
nelle mani. H che udito da loro , quantunque d'intorno 
quello , che egli diceva degli Arcadi fossero certi , 
che egli mentisse ; nondimeno il lasciarono andare ; e 
mandati ambasciatori a Tebe , lo accusarono come per- 
sona , che meritasse la morte. Ma Epaminonda, il quale 
era allora generale de* Tebani , è fama aver detto , che 
egli s* era portato molto meglio, quando fece gli Arcadi 
prigioni, cbe quando li aveva liberati. Perciocché, disse, 
chi sarà qui gli , che non vi accusi di tradimento; poi 
che avete, mentre noi eravamo posti in punto per guer- 
reggiare ad istauza vostra, senza che noi lo sappiamo, 
conchiusa la pace? Ma siate sicuri, soggiunse, che noi 



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345 

vogliamo condur V esercito in Arcadia , e non mancar 
punto a coloro , li quali sono della medesima intenzione, 
che noi siamo , di far guerra. Le quai cose rapportate 
alla università degli Arcadi , ed alle città loro, i Manti- 
nei , e quegli altri Arcadi , che avevano maggior pen- 
siero delle cose del Peloponneso , e similmente gli Elei , 
ed Achei , cominciarono da indi innanzi a considerare , 
che i Tebani manifestavano questo lor pensiero per 
desiderio , che avevano di vedere il Peloponneso inde- 
-bolito affatto, e soggiogarlo senza contrasto. Perciocché 
a che fine , dicevano , instano , che noi guerreggiamo ? 
forse perchè veniamo a minarci fra noi, e poi dipendiamo 
tutti da loro ? per che cagione , se noi diciamo al pre- 
sente di non aver bisogno alcuno de' loro ajuli , fanno 
questi apparecchi cosi grandi? Non si vede chiaramente, 
che essi ordinano questa impresa a danno nostro ? Però si 
risolverono di mandar ad Atene a dimandar soccorso. 
Inviarono anco a Lacedemoni alcuni degli Epariti per 
ambasciatori a persuaderli , quando venisse la occasione . 
che alcuno entrasse nel Peloponneso per soggiogarlo . 
di opporglisi con le lor forze tutti uniti insieme. Si 
accordarono parimente in quanto alla precedenza , che 
ognuno nel paese proprio comandasse agli altri. Fra 
questo mezzo Epaminonda condusse fuori T esercito , r 
aveva seco tutti i Bcozii , e Eubei , e molta gente di 
Tessaglia mandatagli parte da Alessandro , e parte dai 
suoi minici. Ma i Focesi si stavano da parte , dicendo . 
che i lor patti non li violentavano ad offender alcuno , 
ma solamente a difender Tebe , quando ella fosse mo- 
lestata da altrui. Epaminonda sperava avere di più net 



346 

Peloponneso il seguito degli Argivi , de* Messenj , e di 
certi Arcadi, che favorivano la parte tebana. Questi e- 
rano i Tegeati , i Megalopolitani , gli Ascheati , e Pa- 
lantini ; ed oltre di ciò tutte quelle città , le quali per 
esser, picciole , e situate in mezzo queste , erano neces- 
sitate obbedir loro. Dunque Epaminonda si pose incon- 
tinente a marciar con 1' esercito ; ed entrato in Nemeà , 
vi si fermò un pot-o , sperando , se gli Ateniesi passa- 
vano per di là , di tagliar loro la strada ; perciocché 
era certo , che questo sarebbe stato di grandissima im- 
portanza a innanimare i suoi collegali , e metter in di- 
speratone gli inimici. E per dirlo in una parola giudi- 
cava , che tutto il danno , che ricevessero gli Ateniesi , 
dovesse ritornare a giovamento de' Tebani. La onde fra 
tanto, che egli si stava là indugiando, tutti i Pelopon- 
nesi , che erano d' accordo insieme , si raunarono iu 
Mantinea. Ma Epaminonda avuto avviso , che gli Ate- 
niesi , fatta altra deliberazione , lasciavano il cammino 
per terra , e s' apparecchiavano di andar per mare , 
con intenzione di passare per Lacedemone in soccorso 
degli Arcadi , si levò di Nemea con 1' esercito , e andò 
a Tegea. Veramente io non posso dire, che questa im- 
presa gli succedesse felicemente ; nondimeno in quanto 
alle azioni , che dipendono dalla prudenza , e dal va- 
lore, mi pare , che in quest' uomo non si potesse desi- 
derar cosa alcuna. Perciocché io voglio lodarlo primie- 
ramente per aver alloggiato l'esercito dentro le mura di 
Tegea ; poi che ivi dentro era più sicuro , che fuori ; 
e gli inimici non potevano sapere ciò , che egli facesse. 
Oltre di questo , se egli aveva biso^uo di cosa alcuna , 



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34 7 

molto pìA agevolmente poteva apparecchiarla dentro la 
citta. Ed avendo gli inimici li loro alloggiamenti fuori 
delle città , poteva sapere tutto quello , che facevano o 
bene , o male ; e tenendosi egli superiore di forze agli 
inimici , ogni volta , che egli vedeva , che essi cercas- 
sero il vantaggio del sito, nou guidava fuori i suoi per 
assaltarli. Ma accorgendosi, che niuna città gli si ribel- 
lava , e nondimeno se ne andava il tempo , pensò , che 
bisognava far qualche cosa; altrimenti dubitava di mac- 
chiar con altrettanta infamia la gloria acquistata per 
1* addietro. Dunque , poi che ebbe inteso , che gli ini» 
mici si avevano fortificato con gran diligenza presso 
Mantinca , ed aspettavano Agesilao con tutti i Lacede- 
moni; e oggimai Agesilao partito da casa con l'esercito 
era giunto a Pellene , dopo cena, dato il segno a sol- 
dati del marciare , s' inviò al dritto cou tutte le genti 
verso Spaga; e se per un certo voler di Dio un certo 
Candiolto non avvisava Agesilao, che Epaminonda s'av- 
vicinava con l'esercito, al sicuro egli prendeva la città, 
simigliante appunto a un nido abbandonato d' ogni di- 
fesa. Agesilao dunque avuta questa novella, prevenendo 
gli inimici ad entrar nella città , mettendo i suoi a Ior 
luoghi , benché gli Spartani fossero pochi di vantaggio , 
nondimeno si posero alla difesa. Perchè la lor cavalleria 
era oggimai andata in Arcadia, e tutti i soldati pagati, 
e tre compagnie di dieci , che ne avevano. Poi che E- 
paminonda giunse a Sparta , non entrò nella città da 
quella parte, dove gli inimici potessero mettersi in bat- 
taglia al piano ; ovvero lanciar armi giù da' tetti delle 
case; Qvvero dove i molti non potessero adoperarsi 



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348 

niente più di quel , che si facessero i pochi j ma 
impadronito di un certo luogo , dal quale sperava di 
rimaner vincitore , entrò nella città , calandosi di sopra 
in giù , non montando di sotto in sù. Dunque non si 
può dir altrimenti se non, che ovvero fu voler di Dio, 
che quella fazione terminasse a quel modo, ovvero, che 
non si può contrastare con disperati. Perciocché avendo 
Archidamo seco appena cento uomini , e non solamente 
passando oltre (cosa, che gli potrebbe essere a un certo 
modo stata vietata), ma eziandio montando in luogo erto 
verso gli inimici ; allora coloro , che adoperavano i fuo- 
chi : che avevano vinti i Lacedemoni : che erano sul 
vantaggio di ogni cosa : e che di più si trovavano al- 
l' alto , non sostennero 1' impelo de' soldati di Archi- 
damo ; ma voltarono le spalle ; di maniera , che i Te» 
bani , li quali erano innanzi a tutti , furono tagliati a 
pezzi. Nondimeno facendo allegrezza i Lacedemoni per 
la vittoria avuta ; e però dando la caccia agli inimici 
fuor di tempo , ancor essi perderemo alcuni soldati : 
quasi fosse già stabilito da qualche Dio un certo ter- 
mine alla vittoria loro. Archidamo in quel luogo , dove 
avea combattuto , e vinto , drizzò il trofeo ; e rese i 
corpi morti degli inimici a patti. Ma Epaminonda, giu- 
dicando , che gli Arcadi sarei >bo no venuti a soccorrere 
Sparta , fuggi di venire a giornata con essi loro , dap- 
poi che si fossero uniti insieme co' Lacedemoni , prin- 
cipalmente essendo quelli rimasi superiori ; e i suoi a- 
vendo tentata la fortuna indarno. Per la qual cosa di 
nuovo inviandosi con grandissima velocità verso Tegea , 
lasciò riposare la fanteria armata di corazza , e mandò 



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34 9 

la cavalleria a Manlinea , pregandola a sofferire pazien- 
temente quelle fatiche , e ricordandole, che di leggiero 
troverebbe tutti gli armenti de' Mantinei , ed anco gli 
uomini istessi fuori della citta ; perchè oggimai era il 
tempo di condnr dentro le biade ; così ella si pose in 
cammino. Fra tanto, uscendo gli Ateniesi co' lor cavalli 
fuori di Eleusina , cenarono presso Y Istmo , e , passati 
oltre la terra di Cleone, giunsero a Mantinea , e allog- 
giarono T esercito dentro le mura per le case. Accor- 
gendosi poi , che gli inimici s' avvicinavano , i Mantinei 
supplicavano la cavalleria ateniese , che , potendo , li 
ajutasse ; perciocché , dicevano , tutti gli armenti , e i 
lavoratori si trovavano ancora nelle ville ; e similmente 
molti fanciulli, e vecchi, la maggior parte gentiluomini. 
Udito questo gli Ateniesi , subito s' inviarono per soc- 
correrli , benché uè essi , né i cavalli avessero ancora 
gustalo cosa alcuna. E chi sarà colui , che in questa 
occasione non celebri la virtù di costoro ? li quali , 
quantunque vedessero, che gli inimici li avanzavano tanto 
di numero, e che poco prima fosse loro intervenuto a Co- 
rinto un strano accidente ; nientedimanco non solo non 
mettevano mente a niuna di queste cose; ma né ezian- 
dio, che dovevano venir alle mani con la cavallerìa dei 
Tebani , e di Tessaglia , la quale a quei tempi era fa- 
ma , che fosse la migliore a gran vantaggio di tutte 
T altre. Ma parendo loro esser cosa vituperosissima , se 
dopo il loro arrivo non avessero fatto qualche giova- 
mento a quei della lega , subito veduti gli inimici an- 
darono ad assaltarli , con grandissimo desiderio di con- 
servare quella gloria , la quale avevano ereditata dagli 



35o 

avi loro. Per la qual cosa, combattendo valorosamente, 
conservarono a Mantinei sano, e salvo tutto quello, che 
avevano in campagna. Nondimeno vi morirono i più va- 
lorosi uomini, che avessero, siccome anco essi uccisero 
i più bravi degli inimici , perchè non ci era alcuno di 
qua , e di la con armi cosi corte che nou potesse ferire 
l' inimico. Poi gli Ateniesi condussero via i corpi morti 
de' suoi ; e dimandando gli inimici li loro , li diedero a 
patti. Qui da una parte considerando Epaminonda, che 
gli bisognava di necessità partirò fra pochi giorni per es- 
sere finito il tempo della sua condotta ; e dall'altra , se 
abbandonava coloro , in cui soccorso era venuto , che 
dagli inimici sarebbe stato loro posto l'assedio intorno, ed 
esso avrebbe perduta ogni reputazione; poi che a Sparta, 
circondato da tanta fanteria armata di corazza, era stato 
vinto da pochi , e parimenti a Mantinea nella zuffa della 
cavalleria riuscito col peggio ; e anco perchè era stato 
cagione , che nella impresa del Peloponneso i Lacede- 
moni , gli Arcadi, gli Achei, gli Elei, e gli Ateniesi 
facessero lega insieme ; gli parve impossibile partirsi senza 
venire al fatto d' arme ; discorrendo principalmente fra 
se medesimo , che , vincendo , finalmente avrebbe levate 
via tutte queste considerazioni ; e morendo , sarebbe 
morto onoratamente ; in tempo cioè , che tentava di far 
soggetto il Peloponneso alla patria sua. Né mi maravi- 
glio ; che egli avesse questo pensiero cosi fisso nella 
mente. Perchè gli uomini , che mirano solamente al* 
V onore , ed alla lode , non sogliono pensar ad altro. 
Ma l'avere disciplinate le sue genti in così fatto modo, 
che non si stancassero mai nè giorno , nè notte per sorte 



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35 1 

alcuna di fatica; non si spaventassero in qual si voglia 
rischio ; e tutte cT un sol volere obbedissero al capitano, 
benché avessero carestia di vettovaglie; questo di gran 
lunga mi par effetto più maraviglioso. Perciocché, avendo 
egli fatto pubblicare, che tutti si apparecchiassero al fatto 
d' arme ; i cavalieri per obbedirlo si posero a forbire 
gli elmi con grandissima prontezza : e certi fanti arcadi 
armati di corazza portando in mano alcune mazze, quasi 
fossero Tebani , si facevano scrivere ; e tutti finalmente 
aguzzavano le lancie , e le spade; e nettavano gli scudi 
per farli rilucenti. Poi che li ebbe posti in punto a 
questo modo , e condotti fuori , non è fuor di proposilo 
sapere ciò , che egli fece. Primieramente , come era 
convenevole , assegnò a ciascuno il suo luogo. Poi , 
disse, che li aveva ordinati in quella guisa; perché vo- 
leva al sicuro venire a conflitto. Dunque avendo posto 
V esercito in ordinanza a suo modo , non si mosse al 
dritto verso gli inimici ; ma alla volta de Tegcati , li 
quali guardano verso 1' occaso, e ad altro sito, per dar 
ad intendere agli inimici, che quel di non volesse com- 
battere. Perciocché giunto alla montagna, ed avendo spie- 
gata la falange , ordinò a soldati , che là sotto facessero 
alto, e mostrava di volere piantar ivi i suoi alloggia- 
menti , con la qual apparenza fece , che non solamente 
si spense una gran parte di quell'ardore , che avevano 
acceso gli inimici nell' animo loro di combattere; ma , 
che le squadre si disordinassero. Dappoi , mettendo quelle 
compagnie, le quali erano nell'uno, e l'altro corno, 
in fronte della battaglia , e presso di se formato il cu- 
gno, fece allora, che i suoi diedero di mano alle armi; 



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35a 

ed egli avviandosi innanzi , i soldati lo seguitavano. Ve- 
dendo gli inimici oltre «gni creder loro, che essi s'av- 
vicinavano; più non istettero a bada; ma questi corre- 
vano a luoghi loro: quegli altri si guernivano: alcuni 
mettevano le briglie a' cavalli: ed altri si vestivano le 
corazze. E tutti finalmente pareva, che piuttosto fossero 
in termine di esser rolli , che di romper altri. AH' in- 
contro Epaminonda drizzò il suo battaglione non altri- 
menti , che se fosse stato una galea con lo sprone verso 
gli inimici, con questa ferma credenza, che rompendoli 
nell' assalto da qual parte si volesse ; li avrebbe di leg- 
giero tutti fracassati; perchè il pensi er suo era di at- 
taccar la battaglia con la gente più valorosa, che egli 
avesse , lasciando la più debole di lontano ; perciocché , 
se per avventura veniva superata , sapeva , che sarebbe 
stata cagione di far perdere 1' animo a suoi , ed accre- 
scerlo agli inimici. Oltre di ciò gli inimici avevano posta 
la lor cavalleria in ordinanza , come s* usa la falange 
de' fanti armati di corazza , senza mescili airi fra mezzo 
sorte alcuna di fanteria. Dall' altro canto Epaminonda 
aveva ordinata la cavalleria ancor essa in forma d' un 
cugno sodo , e spalleggiatala con genù a piede ; giudi- 
cando , se rompeva le genti d'arme, che tutto l'esercito 
nemico, dovesse rimaner fracassato. Percioccliè con gratin 
dissima difficoltà sì trova chi voglia star saldo , quando 
uno vede , che parte de* suoi volta le spalle. E accioc- 
ché gli Ateniesi non potessero dal sinistro corno soc- 
correre coloro , che erano lor vicini ; pose lor incontro 
in certi colli alcune squadre di cavalli, e fanti armati 
di corazza, per far, che ancor essi temessero, quando 



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353 

fossero inviati per soccorrere i suoi , di trovarsi battuti 
alle spalle. In questa maniera venuto con gli inimici al 
menai* le mani , non si ingannò punto della sua spe- 
ranza; perciocché da quella parte, dalla quale aveva 
assaltati gli avversarj , rimanendo vincitore , fece fuggire 
tutto r esercito nimico. Ma poi che egli fu ammazzato , 
gli altri non poterono , come si doveva seguir la vittoria. 
Perchè quantunque la falange , che avevano all'incontro, 
voltasse le spalle , nondimeno la fanteria armata di co- 
razza non uccise alcuno ; anzi non si mosse di quel luogo 
dove s* avea combattuto. Similmente fuggendo la caval- 
leria nimica, né anco la cavallerìa seppe seguitarla, né 
ammazzare pur un pedone, o un cavaliere; ma quasi 
ella fosse vinta, fuggiva tutta spaventata di incontrarsi 
con gli inimici. Ma la fanteria, e gli armati di broc- 
cbiero, poi che uniti con la cavalleria ebbero vinto, si 
ritirarono nel corno sinistro, quasi non mancasse altro 
alla vittoria intera ; nondimeno dagli Ateniesi furono ivi 
uccisi la maggior parte. Ad una giornata di tanta im- 
portanza succedette cosa fuor di credenza di tutti gli 
uomini. Perciocché , essendo quasi tutta la Grecia ridotta 
in un luogo per combattere insieme ; non ci era alcuno 
«he non pensasse, quando si fosse venuto al fatto d* ar- 
me , che i vincitori non signoreggiassero, e i vinti non 
obbedissero. Nondimeno Iddio volle , che la cosa passasse 
in tal modo , che gli uni , e gli altri drizzarono il trofeo 
come vincitori , e che né questi, né quelli si impedis- 
sero di drizzarlo. Similmente l'una, e l'altra parte, 
come vincitrice , concedette i morti a patti ; e ambedue , 
<K>me vinte, li riceverono. E benché e questi, e quelli 
Ssa or., Òu de* Greci. a3 



354 

si vantassero d' aver vinto ; nientedimanco nò questi , né 
quelli si videro impadroniti di paese alcuno , di città , 
ovvero di principato più di quello , % che fossero innanzi 
la giornata. Ma dopo la pugna nacquero per tutu la 
Grecia travagli assai maggiori, che non erano prima. 
Queste sono le cose , che io ho distese 6no a quesù 
tempi. Forse qualcun altro prenderà pensiero di scrivere 
quelle, che seguirono poi. 



FIM' DELLE STORIE DEI GRECI. 




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