Skip to main content

Full text of "Storia ecclesiastica di monsignor Claudio Fleury ... tradotta dal francese dal signor conte Gasparo Gozzi, riveduta e corretta sul testo originale in questa prima edizione sanese. Tomo primo sessantatre Dall'anno 1525 al 1529"

See other formats


STORIA 
ECCLESIASTICA DI 

MONSIGNOR 
CLAUDIO FLEURY 
... TRADOTTA DAL... 

Claude Fleury 



IP 



COLLEZIONE PISTOIESE 
ROSSI-CASSIGOLI 
-^ 



91)1 



BIBLIOTECA NAZIONALE 
CENTRALE - FIRENZE 



r 



♦ 



IL BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE 

DI FIRENZE 



COLLEZIONE PISTOIESE 



llACCOLTA DAL 



Cav. FILIPPO EOSSI-CASSiaOLI 

nato a Pistola il 23 Apposto 183'> 
rto a Pistola il 18 Maggio 1890 



Pergamene - Autografi - Manoscritti - Libri a stampa 
-Opuscoli - Incisioni - Disegni - Opere musicali - Facsi- 
mile d' iscrizioni - £ditti - Manifesti - Proclami - Avvisi 
e Periodici. 

21 Dicembre 1S91 



T 




Digitized by GoogI 



STORIA 

JE CCJL JSSI ASTICA 

DI MONSIGNOR 

CLAUDIO ELEURY 

NUaVA TRADUZIONE DAL FRANCÉSE • . 

A SUA ECCELLENZA , 

C A R 3L O - 

CONTE E SIGNORE DE FIRMI AN 

CRONMETZ MEGGEL E LEOPOLDSCRON 
Cavaliere dell' insigne ordine del toson d'ok 

COHIIOLltlLE INTIMO ATTUALE DI STATO DELLE MM»)!. 
■ B. A. SOI^EINTENDENTB aBKBRAtB X «UmCB fUVRBMO 
DELLE li* mR. POSTE IN ITALIA VICEQOVESKATOEB DE* 
DUCATI DI MANTOVA SAllOMETA CcJ E MINISTRO 
PLBNIVOTENZIARIO PRESSO IL GOVERNO DELLA LOMBARDIA 
AWRIACA €C.OC.ec« 

TOMO XLIV, 

DALL' ANNO i5a5> AL tfa> i 






SIENA MD^GCLXXXII< 



Dalle Suiupe di Vincenzo Pazzia i Orli « e figli. 



Digitized by Google 



r • 



/ 



Digitized by Google 



STORIA 

ECCLESIASTICA 



LIBRO CENTESIMO TRENTESIMO • 

I. Parte ch'ebbe Lutero nella ribellione de* PaeOtni 

II. Manifefio degli Anabattifii in dodici art'icoU \ 

III. - / Paefant della Svevia lo confuhano . IV Guer 
ra degli Anabattifli . V. Crudeltà ch'efercitano nella 
Franconia , ed altrove . VI. Scoi^tta di un chrpa 
di quei Paefani in AlfarJa . VII. Morte di Federica 
Elettor di Sajfonia . VIII. // Muncer eccita i Pae^ 




A 2 



Digitized by Google 



4 STORIA ECCtESIASTICA . 

fan! di Turi» gì a « riprender l*armi . ÌX. Bauagli* 

di Fr.t„kufa , dove i Paefani fonò interamente bat^ 
•tuli . X- Il Muficer viene trovato . XJ, Mcrte del 
Muncer , e del Pfeiffcr .XII. Progreffi della Setta 
desi- Anab.t'iilli . xlll. Scritti di Lutero tntornt 
ani Ambatsip.. XI V. Strashurg , e Francfort fon» 
iafettati d(! Lu:ert>nfmo . XV. Tiirbokix.e i» Ma- 
BUtdt f4 !» Cple»''' P<f motivo d:l luteranifmo ,■ 
Cenfura dffla Fafeltà di Teologia diP<trigi 
ccpia Amàeù W^ R'fp'fi" della Fa- 

cM di^eologia^fO^MmAf S.Antonie Jopra i //. 
in dello' SckàÌ:^m^'>'^^'^ delle prò - 

LrJorti diWotfangoà'^iHsy-^'W*' '^'^'f 
%ao autori cenfarate \ XX. (^erifura , delle p^opofi- 
zioni d- Pietri Caroli , XXI. Ontéfe e Mfcrenifi 
ideino airaffare.de'. Caroti. %xn. La Facoltà prò- 



tmi^ ia jiia.fsn/itra centro il Caroli . XXML Cen- 
fLa]jii Um ^^^^^ /^^^ apologta.XXì\' 

i^n&a^ ^'^^^^^ un libro di Epi- 



#MÌiiy^Ì^^ ufo della Diocefi di Meaux. 

sktimniO di Melantonc fopra il Matrimo- 
fMdV^uterò • XXVI. Utero eforta i Preti ed i 
Mokci ali imiiarlc , KKVlU Morte de' Cardinali 
R.t mondo Vicb, e Sigi f mondo Gontflga . XXVI il. 
Liit'^ro fcrive all'Elettor di Magoma , e lo cmfigiia. 
a mar ha fi . XXlX. // Gran Maeftro doW Ordine 
Tcu 0» co fi fa Lue erano , e fi manta . "KKX.DifpSf 
> ta fra Erafmo , e Lutero intorno al libero arbitrio- 
/ '. XXXI, Analifi del trattato di -Erafmo del libero ar-^ 
^ hiii 0 .''XXXiI. Melantonc deplora i trafporti al 
■^%tera£. XXX l il. Lutero fcrive del fervo arbitrio 
^^i^^^iifmo . XXXI V. Iperafpifii di Erafmo con ^ 
àm liitfro . XXXV. Lutero fcrive a Giorgio Duca 
%^: Sà/fbnia \ MCXVU Lutero ferita parimente al 
/r* V rigtnUerra , e 'puol fàr pagare la fua. erefia 



* 



Digitizea by Google 



ANi di G.C* 15^5. LIBRO eXXX. 5 
ttfpùn^t gagliardi ffimmente . XXXYilK Traffòrt^ ^ 
di LuMù contro il Re Inghilterra . XXXIX. '0>i« 
nioni di ZuingU<h intorno alPBicarifiim . Uh* Zuin*" 
^gHo compone- il fuo libro d^lla Vera e jnlfa religio' 
ne • XLI. Uno fpirito fomminiftra a Zuingho'm' 
pajfo in favore del fenfo figurato . USAI Primo 
fcritto di Ecolampadio intorno all^Eucarifiid. X! III. 
Lutero foftìetie la prefenna reale contro ì Sagramene 
tari» XLIV. Hrt torto a negare la tranfufian JaxiO' 
- tie . XLV. Altri errori di Zuinglio [opra il peceato 
originale 9 ed il Battefimo . XLVl» Conferei* a Ba- 
.dea coìitro Zuinglio • XLV'I. Decreto di quell' Af» 
femblea itk favore de^ Co^^/iVi * XLVIII. h cpf^po^ 
m e^jferte allj Imperatore per la libertà di Franco*, 
fco !• XLIX. V Imperatore acconfcnte ai a pace xcot 
Re di Francia. L. Articoli del trauato. di Mddtjrid 
LI. Converfazione delNm^iratore , e dél He'm^nti 
la fua parteni(a . HI. Ritorno di Fràncefco ì^ ^che 
lafcia i fuoi due figliuoli in oflaggio .LUI. Il La* 
ftoy prega il Re a ratificare il trattato di Madrid. 
ilV. Ambnfciatori del Papa ^ de^ Vcne-danì , e tUl 
Duca di Milano al Re . LV. Articoli della lega con^ 
chiù fa a Cognat contro l"* Imperatore . LVI. Rimo* 
firanxfi al Re contro il trattato di Madrid . LVII, 
J^fpofta del Ri al Viceré di NapoU^^lNlìU Oli 
tferciti del Papa » e deWenexiani Jl Msiffoho in tam^ 
pagna. LIX. Francefco Sforvt rendo* il CàfieUa. di 
Milano al Duca di Borbono. • iXi 
del Papa co* Coìonnefi . LXI. PirjìSdid dà* : mediami 
Colonnefi verfo il Rapa . LXlì. Il Monéadà f obbliga 
il Papa a fofcrivere una tregua colP Imperatore • 
LXIII. // Fronsberg fortifica tarmata Imperiale con 
quattordicimila Lami . LXlV. ti Papa finge di vo* 
lere andar in ìfpagna . LXV. Rompe raccordo fatttf 
co'' Colonnefi , e fi vendica del loro attentato, LXVI4 
VJmperatore Jpofa l'Infanta di^PortogaUo • Ui-ViU 



bigitized by Google 



$ STORIA ECCLESIASTI GA. 

Suà éffivo in Ifpaffta^ e fiM incontro coWìmpM* 
mr.LXVIII. U nuovo Elettore di Saffonia /n pub' 
hìicA prrfeffiono del Luteranifmo • LXIX. Filippo 
Langravio di AJpa fi fa Luterano • LXX. Apertura 
della Dieta di Spira . LXXI. Affari y che fi propone 
gono per parte deW Imperatore . LXXII. Rifpofia 
de' Deputati . LXXIII. Domande deli' Elettor di Saf^ 
fonia , e del Langravio di Affla alla Dieta.tXXlV 
Libelli di Lutero fparfi tra il popolo in ttnipo della 
' Dieta . LXXV. L* Arciduca propone di foccorrere 
VVngberia contro i Turchi . LXXV/. Rifultato della 
• J>ieta di Spira. LXXVIK Battaglia dt Mobat , do» 
W gli Ungari fono battuti ^ ed il Re perifce.LKXVlll 
Contefe intomo alla fuec^om del Rggno di Vnghe^ 
ria • L3CXIX* Oiovanni Zapoi viene eletto e céro» 
nata Re di Vngberia . LXXX. Altri Stati dei Re- 
gno eleggono Ferdinando Arciduca d^Aufiria, LXXXI 
Ciovanni Zapol fi ritira in Polonia . LXXXII. Gran 
difegni del Papa centro i Turchi , vuoti di effetto. 
LXXXIIl. Continuazione dell' affare del Berquin . 
LXXXIV. Propofixioni del Berquin condannate dalla 
Facoltà di Teologia . LXXXV. Libri del Berquin 
farim%te eenfurati . LXXXVI. La Facoltà dì Pa- 
rigi cenfura i Colloqui di Erafmo . LXXXVII.%- 
plica dilla Facoltà al Parlamento contro i Cùlloqu\ 
di Erafmo. LXXXVIU. Prepofitioni condannate dalla 
Facoltà ne* Colloqui . LXXXIX^ // Re di Francia 
' froihifce la vendita del libro di Beda contro Era* 
fmo . XG. Stima 9 cbe il Re Francefco /. faceva di 
Erafmo . XCI. Offerte , che gli fa quejlo Principe 
per trarlo in Francia . XCII. / Papi P hanno fem» 
. pre trattato favorevolifftmamente . XCIU. Cenfura 
\ delle propofiijoni di Giovanni Bernardi Religiofo 
Agoftiniano . XCIV. Giudizio della Facoltà fopra il 
' voto del Celibato de* Sacerdoti . XGV. Cominciamene 
e$ dell'Ordini de' Rali$iofe Cappuccini • XGVl. Mae* 



Digitized by Google 



ÀN. il G. C. 1525. LIBRO CXXX 7 

teo Bafchi fi prefenta innanzi al Papa, XCVII. Il 
Papa gli dà udienza , e gli permette la riforma . 
XGVIII» Matteo Bafcbi è n^ejffo in prigióne per or» 
dine del Trpvinciale .XCÌX. Luigi Ji unifce a Mat" 
ieo , ed 0t tiene un Breve dal Papa * G. Morte di 
Péoiù Carfet « Ql. Mmi di Crifiqpir^ Òiarcclla f 

I* T A ri^lipse àt'^^9ÙtfA^ 4rlU (etti i^A^ 
jLì battliUj contiqu^ tuttavia ; e per coloraif 
, la lofo tihrìilotit avevaQQ pr^feotatp ud ipo$fà^^ 
ipontro 1 loro Signori. , 

II. Conteneva efib le loro domande ridotte $ 
dodici articoli ; ed ebbero ardire d'indirizzarla a 'Prin- 
cipi , ed a' Magirtrati * Volevano 1. che fi lafciaflc 
loro la libertà di elegger* i loto Miniftri 9 che lorp 
infegnaflero , dicevano effi > la pura parola di Dio ^ 
ftnza meTcoiansa di niuna Dipana ti^dizione ; e <ii 
poterli rimuovere (Arnold. Mefbov. hift* /btahapU 
Chytr.Sax* iaj. CpchL 4à &f(fifU tu$hiri l«»«I5»1 

Sleid* in témmnt.lik;^* p.i%%^) • Cbe noo gt^e- 
rebbcro tmicaaaeiite la decis^a ^he Ut fmnifsnto » che' 
farebbe efiitro ogni anno ia pgp{ parro^diif da p^r* 
f^m nominate da effi , e che farebbe dilbibiilto ia 

tre parti ; una per i Miniftri 5 la feconda per i po^ 
veri , e la terza per i pubblici riftauri . 3* Che i Prin- 
cipi , ed i Magiltrati , a' quali folamente ubbidirebbe- 

; ro nelle cofe , che giudicaffero da fc medefinii one- 
fle e ragionevoli , non li trattaffero più a guila di 
fchiavi ; pokbò erano tutti refi liberi dal Sangue di 
Gesù Criito • 4« Q^e avdfero per eatto la liberti ài 
andare alla caccia f ed a peficare % quando i Signori 
non gittfiificaiTero con tìtoli autentici di aver compe* 

' rato quel diritto dagli abitanti deMuoghi • %* Che i 
bofchi fotfero comnni, e che (oSà pemìeflb a cìaCctt* 
ao di prendervi il fiso bifogntf di legna per ifiraldarli^ 
e di legnacne per fabbricare. Che tucc'i col);^^^ 
. 'A4 



* Digilized by Google 



« STORIA ECCLESIASTICA • 

0 piuttoflo tutti gli abufi introdotti in pregiudizio 
ideila loro libertà , fofTero aboliti . 7. Che le contri bu- 
ìEioni fof^ero riOabilite fui piano della loro ifìituzionCj 
con proibizione di poterle accrescere • 8. Che tutte 
le tèrre 9 che. i Ptfèfan' tenevano a ragion di rendiu 
da' Signori,' foifero^ vificate da periti > per diminuirne 
il canone , in cafo che foffe troppo alto , affinchè i 

.lavoratori , dopo aver pagati i loro Signori > aveffèrò 
"di che vivere delle loro fatiche . 9. Che la gìuftizia 
fofle refa con piena efattezza , fotto pena di privare 

1 Sigpori del diritto , che hanno di efercitarla . 10. Che 
i prati di que' Signori foffero mellì in comune per i 
pafcoli . II. Che fi abolifie il diritto, che pretendono 
avere i Signori d' impadroni r fi de' beai di un defunto 
fubito dopo 4a Aia mone , e di efigere un'annata delle 
lue entrate . 12. Che fia iacea loro ragione fopra gli' 
articoli , de' <^aiài ù dolevano , altrimenti iàprebbero 
e(& valerfi de* messi efficaci per ricuperare la loro, 
liberti còùiitò tutti gli sforai deUa tirannia • 

III. Quello manifefio » che tofto venne fparfa 
In tutta l'Alemagna , fu come il fegnale della guerra, 
che fu il frutto della loro ribellione . Quelli della 
Svevia lo mandarono tofto a Lutero , per intendere 
il fuo parere intorno alle loro contcfe colla nobiltà 
(Inter opera Lutberi cantra CcsUftes Prophetas , vel fa- 
natìcos ) 5 non dubitando , che l'ecoiido i principj che 
aveva (labilito od fuo libro .della libertà Crifiiana , 
non deffe «loro favorevole fentenza ; ma la fua rifpo- 
fta non appagò veruno . Da un lato diceva a'Paefani» 
che Dio proibiva ia fediaione ; dall'altro fcriveva a'Si- 
gnori^ 'ch'effi eferdcavano ia tirannia » che i popoli 
non potevano , non volevano 9 nè dovevano più com* 
pofTarii .'Con i|iiefie ùltime parole reftituiva alla fe» 
dizione le armi che pareva avelie tolte . Con una 
terza lettera, che icrifle in comune all'uno ed all'ai» 
tro partito » dava egli il torto ad entrambi ^ efortaar 



Oigitized by 



' AN. di G. C. 1525. LIBRO CXXX. 9 
dogli ad accordarfi amichevolmentt , fotto pena di ef- 
ferne caligati da Dio ; e poco dopo pubblicò una 
Quarta lettera , nella quale eccitava i Principi ad ar- 
mard per eflerminare i paefani Tenza mifericordia , 
que' miferabiii 5 che non ii eraap approfittati de' Tuoi 
avvertimenti , ed a non perdonare 9 fé non a qoelli ^ 
che ii arrendeflero Tolpntariam^^ ; e,, qnandp yìàc 
.che fi c»Adani)à?atim ientloienco 'còft crudele y ttc^ % , 
«9 libivi -oQii^efl&aieBte per provare y c}^ in effetto 
non bifognava ùfare di veruna miferìcordla verTo i ri-, 
belli , e che non bifognava neppure perdonare a quel- 
li , che foiTero (lati flrafcinati a forza della moltltu-r 
dine a <jualche azione fediziofa . " i.^ 

IV. Tutti quelli, ch'entrarono nella ribellione 
non lo fecero già per un medefimo principio , e non 
^avevano gli Uefli Centinaenti • Vi erano Anabattifli , 
: che non fi proponevano fé npn il nuovo Regno di 
Gesù Grido i:del quale venii^o-jkifingasi dalMiincer; / 
yi erana Jibèf!|im.Jcnia x;e|igioiie^ 
nè leggi , nèi l^ajlflttt! ( ^B^l^lV»lfv Ci^rpìi. deUraiant. - 
#'.182. Sieid. i0'^0miienf^i.^>p'22^').' Altri ve n'era- 
no , che non '"demandav^nò che di eifere (gravati da 
ogni tributo , o iinpofizione , fenza . voler tuttavia , 
che i Magifirati fofìero aboliti , e tutti in generale 
prendevano per pretcfìo la libertà del Vangelo . Que- 
iìi Fanatici ufciti tutti da' dieci circoli dell' Impero^ 
formavano un' arnaata di quara^Uamila uomini in cir- 
ca , che (i divife in tre corpi , il primo a Biberach • 
fui fiume di Rurs 9 il fecondo ad Algov Provincia. dei* 
la Svevia 9 ed il terzo fai . lago di Godanza r 

d Mnncer fu il primo ad eccitare la ribellióne;* 
fciifle alcuné lettere a que' ribelli , eccitandogli a com^ 
battere geoerofamente per la diftnizione degl'infedeli, 
e per lo ilabilimento dei nuovo Regno di G.C. , fot- 
tofcrivendofì fotto le lue lettere : Tommafo Muncer 
fcyvo di Dio contro empj ( CocbL de ad. & /cripti 



Digitized by Google 



\ STORIA EGCWSI ASTICA . ' 
Ìaf#i>frftfii.i5i5/^.i09. >« I Principi , ciie a iif.k>àe 
iettavano delle coofegoeiuee dU qaefta ribellione t*ere« 
rò proporre a quefti fanatici 9 ehe fe volevano idepor 
l'armi» e confegnare I principali ancori delta fediaio^^ 
ne, fì accorderebbe la vita al partito ribellato > e ft 
lafcerebbe a ciafcuno la libertà di ritornare al fuo 
paefe . I Paefani erano tentati di accettare qucfte- pro- 
pofizioni ; ma avendolo il Muncer faputo , andò , non 
contento di fcriver loro , a njetterd alla loro teda con 
un Cerro chiamato Pfeiffcr , Monaco Apoftata dell' 
Ordine de' Prennoilracenf! 9 uomo ardito 9 il quale di« 
ceva che Dio gli a^^eva rivelato 9^ che prendeffe l'armi 
ed eRerminatfe la Nobiltà » ed entrambi affioirarono 
i ribelli , per aniisargli a conrinnare la gperra 9 che 
niabo^ di éffi rimarrtbbe ieafto ; e che il Muncer me- 
defimo* riceverebbe egli folo nell^ i'ue mahiche tutte 
ìé palle degli arbhibufi fenza efler ferito • Per quefta 
ftlfa ficurezea rigettarono qualunque accomodamento, 
e continuarono a devaftare ; ma eflfendo le loro trup- 
pe compoRe di gente fenza difciplina y ben preilo ri- 
maiero fconfìtte . 

V. La prima perdita fatta da effe fu a Lippen vi- 
cino ad Ulm 9 dove T armata de* Confederati dì Sve« 
.'via 9 fotto la condotta del Generale Giorgio Truche $, 
Conto di Valpurg» e del Conte Guglielmo di Furftem* 
h^rgf tagliò a pesai quelli « che devaftavano il Duca* 
tb di Wittei|iiierg , e la Franconia • Un corpo di que-i 
ìH' ribelli, fi era impadronito il (èdiceiimo giorno da 
ilprile della Città di Vinfperg 9 nella Fmnconia 9 ave- 
va elìerminati tutti i Nobili, e particolarmente Luigi 
Conte di Helfeftein , qual« fecero crudelmente paflare 
fra le picche , e morire , quantunque la Conteffa fua 
moglie 9 figliuola naturale del fu Imperatore Mailimi»- 
liauo 9 domandaffe loro iflantemente la vita di fuo 
marito 9 verfando molte lagrime • Il Trucba marciò 
eoiitro di eifi j e U trattò come, meritavano • Eitea^ 



Digitized by 



AN. di G.C. 1515. LIBRO CXXX. it 
dofi altri impadroniti di Virtzburg , del quale alTedia- 
vano il Ca il elio , lo flenb Truch» vi andò a gran gi»r« 
nate ; gli fi fecero i paefanl incontro fi.no ad Engel- 
fiad ; lunga ed «oftinata fu la battaglia , e forfè fareb« 
be ùztz &vorfvoÌe agli Eretici., fe l'Elettor Palatino., 
aon (òffe indaco, in foccorfo molto of^rtunamenCe • 
I ribelli furopo dlfperfi 5 ed 1 vittoriofi liprefero Wiitz- 
burg . Tretento di que' fanatici inonJXVH^ di fime ne' 
luoghi , dove fi erano ritirati • j 

^ VI. Un corpo confiderabiliflìmo di quefii fedi- 
ziofi andò a faccheggiare TAlfazia , difegnando di far 
lo ftefTo della Lorena , e di andar poi ad invadere la 
Sciampagna, e la Borgogna , e di unirli a molti mal- 
contenti di quelle Provincie (^Petr^ Cnodallni hift, tu^ 
muh* Ruftic. in Germania lih»2.) • Informato il XHica dt 
'Lorena di quefla marcia , raccolfe alcune truppe ^q . 
pregò il Contai di Gnifa fuo fratello t, eh* era Cover; 
nacore di Sciaippagna >. di apdare ad upirfi feco.Qoe; 
fb Conte vi aii46» fmnBediataa[iente co* Conti di Vau*- 
demont , e M Belgiojofo ; comandava queft* ultimo 
duemila Fanti Italiani , e tutte le loro truppe rac- 
colte non facevano più di feimila uomini , che ave- 
vano k combattere più di trentamila peaelani . Tutta- 
via , nulla oftante le difuguali forze » entrarono que* 
ili Signori in Alfazia , e fi avanzarono fino a Saver- 
i|a » dov' erano la maggior parte di que* fciaura.tt ^ 
Avendo faputo il Conte di Guila 5 che accorreva 
lord foccorfo un altro corpo di feimila uomini tra 
fanti e cavagli 9 vi andò incontro il giorno diciotteii^ 
no* di Maggio per tagliargli • Entrarono eili nel bor^ 
go di LuiTeflein^ e vi fi trincerarono ; Vi furono aflà« 
liti , e fferàati ; t quafi .tutti medi a fil di fpada , e 
abbruciati nelle cafe . La finge che^ic ne fece inti- 
morì quelli di Saverna , i quali dvle giorni dopo fi 
refero fenz'altre condizioni , che di falvare la vita . 
Ma «illudo ci& difarmaci ia mcziq alle truppe Loit-i 



• ■ Digitized by Google 



12 STÒRTA FCGLESIASTIGA • 

ncfì , e Francefi , per andare a ripafifare il Reno , 
foro qualcofa » d cui efTendofene i foldati offe fi , il 
avventarono lorp addoflb ^ e lì miferó i pe/si {Sleid* 
in Commenta h/^p.i^t'é ) $ per naodo che quefte due 
perdite unite infieme afcendevlno al nameto di piik 
di ventimila uomini < L'Elettor Palatino ne fconfitfe • 
. mólti altri a Petersheim vicino a Wormet • 

VII. Duranti qucfte turbolenze $ Federico Elee* 
tor dì Saffonia, protettore di Lutero , mori il quinto 
giorno di Maggio di queft* anno 1525 . Era nato il 
giorno diciafiettefimo di Gennajo i^ój* QSUid.inccm" . 
ment. l-^^p.i^^*) . 

VI il. Frattanto i paefani di Alemagna battuti 
da clafcun lato depofero l'/arml , eccetto che neils 
Turingia, dqve II Muncer aveva Inabilita la Tua refì« 
denza a Malbaufen £ Mftbovius bifioire des Anabapth 
fies * Paiiavic. hifXéttc. Trid. lib.i. f.ii. J . La rotta 
de* primi , non che umiliare que(li , non fervi ad al- 
tro che a renderli ]^lù Infoienti Lufingati- dalle fan 
gannevoli promeife del Muncer rigettarono con alte- 
rigia le nuove condizioni di pace , e di amniflia , che 
i Principi offerivano loro . Il Conte di Mansfeld , il 
cui paefe andavano eflj devaftando , gli andò incon- 
tro con truppe , e ne ucciie dugento in circa > dopo 
aver corretto gli altri a ritirarfi a Frankuia . L' efer- 
cito de' Principi Confederati aodè ben tofto in ino 
foccorfo , il Principe (vioigió di SafTonia > Giovanni 
Slettòr di SaiTonia {ucceffore di Federico > il Principe 
di A(fìa » ed il Duca di Brunfvich • Era Pannata de* 
ribelli accampata ibpra una eminenaa vicina a FraiK 
Itufa , e fi età trincerata con carri , per modo chf 
era diffidi colà il potere aftiraarla In quel pbfto » le 
non che aveva cfTa poca artiglieria , la maggior parte 
de* foldati non avevano armi , e non erano efptrrti • 
Temendo il Muncer di effere abbandonato da quegli 
inicilciy £ece loro un diicorfo jneL quale promile ad . 



. J.d by Google 



i 



ÀN.df G.C. 1525. LIBRO CXXX. 
eflG. per parte dì Dio, che vincerebbero i loro nemi* - 
iù % e prefo motivo da u i arcobaleno che apparve al- 
lora nel Cielo » dilfc \ovo {Sleid. ut fup.lib.^.p.i %)i 
Non vedete voi 9 che Dio Ci dichiara in voilrq fa« 
▼ore ì O^fenr'ace quel fegno , e quella cedimonianza 
delPanaor che vi porta . Alsate gli oc^hj » mirate quelL* 
Arcobaleno! ; i dipinto quel medefimo ' arco fulle, no- 
ftre infegne ; indialo manifefto , che- Dio ci diinoftra 
che CI proteggerà nel combattiocK^nto , e minaccia In , 
tal modo a' tiranni la loro rovina ; andate dunque 
coraggiolamenfe contro i nemici. : ficuri che Dio vi 
concede il Tuo ajuto , e che non yuoie che abbiate 
pace cogli empj „ . ^ 

IX. Il Muncer per incoraggìre maggiormente i 
fnoi , togliendo loro ogni iperanza di perdono > fece 
trucidare il giovane Gentiluomo 9 che avevano man- 
dzto i Principi, per èforcargli ad accettare le offerte ^ 
che loro proponevano (Florinu de Raymond, de l'orig» 
deWerefiey /.2 è i. &req. C0chUdeaS. &fcript. Lutberi . 
4ijf. 1575. ^. Ito* ). Quefta erudelti eccitò i Principi 

a tanta indignazione , che fui fatto rìfolvettero di af- 
fai ire i padani . Furono torto sforzate le trincee de^ 
ribelli , rotte interamente le loro truppe , una parte 
pallata a fìl di fpada , un'altra fi ritirò a Frankufa , 
ed una terza fi raccolfe fui dorfo del morite . Quefli 
ultimi volfero le fpalle alla prima fcarica , ed elfendo 
la Cavalleria de' Principi entrata nella Città confufà 
co' fuggitivi , che furono fatti tutti prigionieri , s'ìo)* 
padroni della piazza» e vi perirono fettemila cinque- 
cento uomini di que' ribelli ; e quelli , che 6 falva^ 
rono a Frankufa » furono tnut étti prlgio^ne • Si ri-' 
portò qudla vittoria U quixuucefimo giorno di tlàg- 

■ gio 1525. ' " • • ' ■ -^^'.^i:. ■ ■ 

X. Il Muncer fi era ricovrato nella Città , e fi 
.era nafcofto in una cafa non molto lontana dalla por- 

flTeodoyi 4nd^ un Genciittoaio„<fid ailpgarviii 

■.. • ' , ' ■' ■ ' ■ 

. ■ ^ ■ . ■ . ^ . ■ ' i 

» . ' Digitized by Google 



14 STORTA ECCLESIASTICA . 
fl Tuo ferro trorò un uotna in una delle camere c6- 
rkato fopra un letto (^SUii. in comment /•5. /r.i^o.)* 
Quantunque non fefie incontro da fgomentarfene^.do^ 
mandò a queft*uoino chi folte , fe fi era falcato dalla 
battaglia » e s'era del numero de^fediziofi ; il Munccr 
fifpofe cfa*era luirgo tempo ehe. fi ricnnrtirt in quella, 
càfa «colla fobbre addoffo . Vedendo il fer^o la borfa , 
di quel prctefo infei^mo fui letto , la prete , ed aven- 
dola aperta , trovò alcune lettere , colle quali Alberto v 
Conte di Mansfeld avvertiva il Muncer a celiare dalle 
lue devaftazioni , ed a non indurre i paefani alla Te- 
dizione . Siet^ voi 9 diiiè il iervo a queir uomo , a 
cui fono dirette quelle lettere ? Non già , rifpofe ti 
Muncer » io non tì ho che fare • Il fervo giudicò be<« 
lie al fuo turbamento 9 che non voleva egli confeilaro 
il vero , e rifol vette rinchiuderlo per arr^ftario .11. 
Muncer vedendo che non poteva fuggire » confelsò s 
ch*era egli , pregandolo iftantementé a non ifcoprir* 
k>: ma il fervo non badò punto alle fue preghiere • 
Il Muncer fu prefo , e condotto a Giorgio Duca di 
Saflbnia , ed al Langravio di AlTia , che tofto gli do- / 
mandarono , perchè avelTe fedotti tanti fciaurati . Il 
Muncer gli rifpo'e: Io non feci altro che il m^o do- 
vere: in tal modo fi deggiono reprimere i Magiftrati 
che non amano la dottrina dei Vangelo . Fu condotta' 
à Hilderung » Città della Contea di Mansfeld » dove 
lu meiTo alla tortura y ac^occhè palefalfe- i ooniplici 
della fedizione * — » - >>ìì^ . . > 

Xll Finalmente fo condotto aMulhanfen^ dove 
fu decapitato coti Pfefffer , t co' principali capi detta 
ribellione, che non erano periti in battaglia . Pfcif- 
ier morì olHnato nella fua erelìi , lenza dare verun 
fegno di dolore nò di pentimento ( Sleìdarj, ut fupra 
iilf,^» pag^i^i^ CocbL de aBis& fcript. Lutberi an.i^z^. 
pag.iio.)* Ma alcuni Autori dicono , che il Muncer 

dimoftrò molta,a4Biztone9 che httaaaiò a' iuoi erro* 



Diyitizea by 



ANdI G. C. 1525- l'IBRO CXXX. 
ri; ritornò alla comunione della Chiefa , c fi confefsò 
ad un Sacerdote , e ricevette la .S. £ucari(lia fotta 
una fola fpecìe . Altri pretendono, che recitò fola? 
mente U piofe(Gone di fede Luterana y che gU £a fug,-* 
- gerita dal Duca di Brunfvik • Che che ne fia f convea^ 
fOAò 9 ch'eifendo falito fopra A palco coiifitfsò il fair 
lo, che ttevz commeBo >'Deir/airer eccita^ i paefani . 
aib ribellione : che eibrtò i 'Principi alla demenaa / 
Tcrfo que' poveri infelici : e ]^er indurveli , difle lo- 
' ro , che potevano leggere i libri de' Ke di Giuda ,e 
quei di Salomone, e Seguire i loro efempj . La tefta 
del Muncer fu piantata, in mezzo alia campagna, in 
^ima di un'afta . 

- '."i tJLll • Quantunque i capi degli Anabattifii foiV 
fero fiad.uccjfi , e fgomÌ>rau foflìe la lor fedizione » 
non oftante la loro Setta non Ci eftinfe • Condotti 
dall'Hubmeier , ftàufiéto Zvuthch^ Bafilea» S. GaUp » ^ 
^caffiiTa 9 e molti altri luoghi ( Hift^ Anahptifies 
impr. a Anifierdtm , an.ijoo,) • Ma finalmente Patlen* 
«ione, e la (ermessa de'Frincipi 5 e de*Magi(lrati valfe 
a far loro fcuotere il giogo di que' fanatici . Un gran 
numero ufcirono da' Cantoni , per canfare i gaftighi 
e la maggior parte (1 fparfero per TAlemagna inferio- 
re , particolarmente nella Veftfalia , neUa Fùfia , nell* » 
Olanda, e nelle vicine Provincie, 
•i i. .. ...JCiU. Lutero che ayeva prima configliata , 0 poi 

difapprovata la ribellione dJbgìi Anabattiili , fece una 
replica al loro manifefto , nella quale dopo aver mo« 
Jlratii la neeeffità di (Ubbidire a' Prìncipi » ed^a*Magk> 
,]lrajtis rifponde ad alcuni articoli » che componevano • 
rcffi». manilefto {Cochh dcé^. & [cripta Lutbtri un^i 525. 
.^•ixx.) . Dice intorno al primo , che*" deggiono i Mi- 
. liiftri effere eletti dal popolo ; ma conviene in quefto 
ofTervare un ordine; che fe il bene dellinate al man- 
tenimento del Miniftro viene dal Magiftrato , ad eflb 
^occa ad eleggerlo 9 e ^he le ricufa di f^rlp allora 



Digilized by Google 



STORTA ECCLESIASTICA . 
il popolo può nominarle Uno , e fomminiilrargli il 
fao matiteaimento ; che fe i Magiflratl non vogliono 
riconofcere «piello che in tal modo farà ftato eletto 
dar popolo » egli dee ritirarfì, lafciando'^ 9 quelli , <^e 
Tavranno eletto la libertà di fegattarlo * <ìaaiito al 
fecondo articolo In propoGto delie- decime , lo ritror 
del tutto ingioilo ; condanna ahche il terso , e ri* 
mette gli altri a'Gìureconlulti. Quali nello llefTb tem- 
po Lutero pubblicò un av\/ifo a' Principi , nel quale 
parla de' doJici articoli più vantaggiofamente , che 
nell'altro fcritro , ed etorta i Principi ed il popolo , 
alla pace, dimoftrando agli uni ed agli altri i mali » 
che leguono dietro alle guerre civili - Vedendo iinaU v 
^ente j che le Tue erortaziont non produce^ano ve- . 

. lun effetto , (t dichiara apertamente coatro i (eduiofi; 
e per infultare la memoria del Muncer , fece uno 
fcrttto con quello titolo: GiuHw, tremendo dlBio'con^ 
trò Tommafo. Muncer • Giovanni Oocìeo fetide contro 

, quefte Opere di Lutero , ed usò contro di lui le »• 
gioni , delle quali egli fi ferviva • e fece vedere che 
tutto ciò eh' egli imputava a quei paefani ribellati ^ - . 
non era flato tolto che da' Tuoi princip; , e non era 
4ltro che un effetto della Tua dottrina . 

XIV. Quefle turbolenze dell Alemagna furono 
feguite da un gran numero di difcordie in molte 1 
Città per lo ilabilimento della dottrina, di Lutero .Il 
nuovo Elettore di Saifonia, il Langravio di Atfia » ed 
il Duca di Branfwik * erano già Luterani dichiacati 
( Cocbh de agt^à'fcript- Lutbk an.i^2^* pa^-iii» Sieid* . 
in commenu Hb.^.pag.ii'j,) . A Strasburg il Senato S 
dfchiarava apertamente per il Vefcovd , e per gli Ec- 
clefiallici maritati , e per i predicatori del Luterani* * 
fmo . Ma occorlero maggiori difordini a Francfort fui 
M^no . Due capi de' fediziofi , uno de' quali era far- 
to , e l' altro calzolajo , eccitarono una rivoluzione 
nella Città n«iU Felle di Pafqua : il popolo prefe 

l'armi» 

^ • Digitized by Google 



AM. di G-G. 1525. LIBRO GXXX. 17 
l'armi, e di cacciò dalla Città Feder co Martori?" De- 
cano di S. Barcolomrneo , e Giovanni Gocleo Deca- 
no di S. Maria : quello per aver fcritto contro Lu- 
tero , Taltro perchè nella Tua Parrocchia non voleva 
fare le ceremonie Luterane . Indi attribuendofl il po- 
polo l'autorità , abolì il Senato antico , formandone 
un nuovo , comporto di ventiquattro perfone tratte 
dal popolo per governare la Gittà . Quelli nuovi Ma- 
giftrati ellefero quarantafette articoli , che tenevano 
luogo di leggi : e fcriffero a' due Decani fcacciati di 
ritornare fra un mefe, per dare il loro aTenfo a tutto 
quello che fi era fatto ; che altrimenti li priverebbero 
deMoro benefizj . Il Martorff fi arrefe , e il Gocleo 
difìTe , che voleva prendere il parere de' fuoi fuperio- 
ri ; non già che avefTe voglia di acconfentire , ma per- 
chè (limò , che cercando dilazionare , gli affari cam* 
biaftero afpetto , come in fatti occorfe . 

XV. Il popolo di Magonza , e di Golonia aven- 
do veduti i quarantafette articoli de' fediziofì di 
Francfort , fi mife parimente in tella di volerli fc- 
guire , e pretefe con alterigia , che toccalfe ad eiTo , 
ed a' Magiflrati l'eleggere i Pallori , ed i Miniftri che 
dovevano predicare la parola di Dio (Cocbl . de zcÌ* & 
fcrìpt. Lw^/^d-ri tf/;. 2525./). 117. che tutt'i Chierici do- 
vevano effer foggetti alle cariche pubbliche , alle cu- 
llodie , alle impofizioni , alle talTe ec. ; che non fi 
aveva più a permettere a' Religiofi di mendicare , di 
predicare , c di confelfare : che non fi dovevano pia 
ricevere ne' monafleri uomini , o donne ; e ftabilì , 
che quelli , che già vi erano entrati , potelTero ufcir- 
ne quando piacefle loro ; che tutti i cenfi , de' quali 
non appariife un titolo certo , fodero aboliti , e che 
il poflelfo non ferviffe a nuUa ; che i benefizj eccle- 
fiatlici in avvenire folfero dati folamente a' figliuoli 
de' Cittadini , e che ne fodero efclufi gli ftrajaicri , 
e la gente di Corte \ che tute' i doni per tedasnenti, 

Tom. XLir. B 



1» STORTA CObLBSIASTTOA • 

legati pii , ed akre limofine £òfftro mcfìè in dcpofJt^ 
pei mantenimento de' poveri , e tosi i canoni , e le 
decime ; e che fi abolifìero gli anniverfarj , le con- 
fraternite 3 e refequie . Per far valere quefti artìcoli , 
ed obbligare a ricesrergU , In tempo che faceva fi U ' 
procelfione di S. Marco , il pop<Ho di Magonza ferrò 
. le porte delia Città , traHe dì prigione tre Preti Lu- 
terani 9 e minacciò il Clero de' più eccelfivi gttàìghì y 
fe non rlcevèira gli articoli • Sttitkero' le p^rtc^binfii 
pef tre giorni , ti popolo ili àmeicònCiiiiiava ft tu«- 
nnilco, e Loretizo Tiruchoi 9ecitfl> t^b^ i^ ittMeazu 
ài trattare eo^ feihìoS ki iloftié del Clero 3 e di ao. 
tettare le condidoni che gli fi vollero imporre ; ma 
pochi giorni dopo tutti quefti trattati furono annul- 
lati , ed i fediziofi proferirti . ' 

In Colonia il tumulto occorfe nelle fefte della 
Pentecofte , e fu cagionato dagli artigiani : prefero efli 
le armi 5 e dettero a quel modo per quattordici gior- 
ni , finattanto che l'Arci vefcovo Elettore , per lattìe* 
diajiione de' fitot Configliert 9 ftdò la fediaione ; mi 
« condizioni oneroCe al Clero » clie per fel anni .Bi - 
pri^to di molti de' faoi privilegi • Feée il Senato 
prendere tre Capi clella predizione 9 e li puoi colla 
morte , per dare éfempio agli altri ; e mai non po- 
terono i Luterani ottenere la permìffione di predi cnr 
pubblicamente il loro nuovo Vangelo . Lo fteffo non 
fu in molti altri paefi , eccettuati però gli ereditar} 
della Cafa d'Auftria 9 che confervarono fempre l'antL* - 
ca Religione . 

XVI. Mentre che il Lateranifmo faceva tanti 
progreffi nell'Alemagna 5 h Faéoltà di Teologia di Par 
ligi 9 ed altre ancora 9 fiavano intento ad eftirpai^' 
lUalla Francia ogni gemente di Errore , tofto £he po- 
tevamo effeme, avvertite • Amedeo Mefgfet Religiofo 
4iell*0rdine de* Frati Predicatoti 9 è Dottore in Teo^ 
logia t avendo avanzati mohi errori nelle tue predè- 



Digitized by Google 



/ ^ As. a e.c. 1525. UfiRo cxxx. 19 

itie a Lione ,^ed a Granoble , l*ArcÌ7efcQVO di Lione 
^ lo fece arrecare 9 e formargli ppoceffo . Fu il Méfgrct 
inter^gato parecchie volte : ma la Reggente , ed il 
Cancelliere del Prato avocarono l'affare a Parigi . Il 
Mefgret vi fu dunque condotto , e fi mandarono a* 
Commiffarj , che gli furono dati , tutte le propofizio- 
ni condannabili , tratte da' Cuoi di^cord , e le nTpo- 
ile date da lui negli icicerragatorj z lini ùui [^D^Ar^ 
gentrè'ColkB. judic. de nov. erroriki tpm.^^^g. il., é' 
feq* Dupin. bfbl. des Aut. EecL to.tp ìn 
I . Oran^Qlirj » cioè due CMGglieri della Gran Carne* 
ra« e due Ooitcori comonìcarQna qodle propofìsipni 
alla Facoltà » che pubblicò la /uà cenlara fepra le 
quattordici feguenti « nel mefe di Marzo di qued'an^ 
no 1525. 

La prima ; 99 La Gonfeflfìone non dovrebbe farli 
5> come fi fa a' dì noitri , elTa fente d'ipocrifia , ba« ^ 
•j» fta farla in generale ; poiché Dio non bada alle pal^ 
9f fate cofe : non bada che alle future • Non è. nec 
99 ccfCtim^ di eiforre > nè di difcucere le circoUanze 
de' {seccati • La Facoltà cepfuca quella pròpofi- 
^ . «ione come logiurJofa al Sagrameòta dell» Pe^^nza» 
allena dal iènttmenio de! Santi Dottotri V capate di, 
didegiiere i ^^eccatori dalla Con/effione, ed eretica inT' 
ciò die dice , non impacciar/i Dio del p4flato» e non 
méttere attenzione che all'avvenire. 

La feconda : I Sacerdoti non fono obbligati 9 
5, recitare le ore canoniche , fé non fe ne fanno co* 
3, fcienza o fcrupolo , non vi fono tenuti che nel 
••lj|.Coro 9, . Queda propofizione è fai fa . 
M La terza : » L' adinenza dalle carni in ten^po di 
9, Quarefìma 9 e ne* Sabbati > non è precetto ,9 . La 
pfiaM parte di qoefta propofizione è £idfa 9. fcandalo* 
fa 9, contraria a^ buoni coftomi » e deroga al coftumé 
della CUeft uoi^retTale » fondata fof ra la tradisione 



Digitized by Google 



M STORIA ECCLESIASTICA . 

degù ApoftoU , c fopra Pautorìti di Sant'Ignazio , c 
di S. Girolamo : la feconda parte ^ falfa • 

La quarta : ,9 I Canoni e le Decretali fono tra- 

5, dizioni umant , delle quali fi dee far poco conto,,. 
Propofìzìone erronea , fcifmatica 9 conforme alla dot- 
trina di Wicleffo , e di Lutero . 

La quinta: „ Quegli , che percuote un Chierica 
5, non è fcomunnicato per diritto „ ^ Propofìzìone 
falfa , e che rotrefcia interamente la libertà degli £c<> 
clefialHci • 

La fe(b : Sé akuho non vuol foddis£are il fuo 
9) creditofe, non dee, fiè'può ei&r feomunicato,, ; 
QoeAd propofision*^ é enonet • 

La fettima : La Gtiiefa non paò fcomimicare 
,y un malfattore nafcoilo per peccati fegreti , fecondo 
5, il paffo del Vangelo : Se il f ratei vèfiro ba peccata 
„ contro voi ce, Propofizionc fclfmatica . 

La ottava : E' un maledire ed un voler pafTar 
,9 per detrattore il dire che Lutero è un cattivo uo- 
9, rao j) • Propofìzìone che favorifce apertamente la 
perfidia di Lutero f e dimoerà che colui che l'avanza 
è infetto di^Lttter^nifmo « 

La nona : Un Pagano » che ha intensione di 
9, fegttire la ragione » è falvo $ quantunque non da' 
mai. fiato batceazato „ • Propofiaione fcandialofa 9 
e propria a iftr difpregiare il battefimo • 

- La decima ! 11 voto di Religione non obbliga 
„ che per un tal dato tempo , per modo che dopo 
dieci anni fi rimane fciolto , Indi foggiunge TAu- 
tore ; Tu mi domanderai, chi ti ha dato il conge- 
do , e la difpenfa di reftar fuori della tua ubbidien- 
za ? Io dico che è fttto Dio, il Papa, il Mondo, 
ed il Diavolo ,,. Propofìzìone , che te^nerariamen- 
te diftoglie dalPoffervanza de* voti elTenziali della Re- 
.gigione \ che è fcandalofa , contraria alla Scrittura S. 
conforme agU ^ WicleSb $ e ài Lutero ^ U' 



Digitizea by Google 



AN. di G. G. 1525. LIBRO CXXX* li 
{écotidz pirte erprefia con impudeoKa , e per im^lfo 
dello fpirlto ibaligno. , « 

La tindecinu : n La Ciuefa non ' pai fare do* 
mandamenti in modo , che colui , che vi contrav 
viene , faccia peccato • Propoiizione faUa ^ e^ 
eretica . 

La duodecima . Quelle parole del Vangelo » 
^ Tutto quello che legherete fopra la terra , é-c. no» 
9, deggiono intenderfi delle penitenze , che s'ingiun- 
9> gono , nè che le colpe , per quanto fono enormi; 
poOfano eflere riferbace a' Ve£covi , ed allo (leifo 
Fapa , quanto all'afToIuzione 9 ed alla remiifione 
poiché un femplice Sacerdote puòatìfolvere da^ognl 
9* peccato ; n^a primitiva Gbiefa 9 nella quale vi era- 
9, no pubbliche penitenae» la rìferba fi faceva^ quanta 
9) a quelle penitenze 9 ma oggidì quelle più non fu£» 
fìfloiio „ . Da ciò concludeva V Autore , che noiv 
vi fono cafi ri fervati , e che erano un abufo . La Fa-^ 
collii condanna quefla propofìzione come fediziofa 5 
conforme a* fentimenti di Giovanni Hus > che allon*, 
tana i fedeli dalla ubbidienza dovuta a' loro fuperio*. 
ri ; finalmente rovefcia l' ordine gerarchico 5 dicendo 
che la riferba.de' cafi è un abufo , il che è un er» 
tQt manifefio . 

La tredicefima: », L!Apofiolo,.S. ^^aoto'^j» dicendo 
5» che abbandonò l'inceftuofe di G^^to, àjSatanaflbf. 

debbo inttnderfi delle afflistom ^ e delle, pene co^« 
^, porali 3 che fi patifcòno per la otpiazionr de* pec-. 
9, cati 5 e non per una invafione diabolica » eh' è la 
3, fcomunica . Quefta propofizione è temerariamen- 
te avanzata ^ è contraria ai fentimento coqaune de' 
Dottori . 

3, La quattordicefìma ammetteva tre Maddalene, 
e diflingueva Maria forella di Marta dalla Peccatrice,).^ 
La Facoltà condanna quefU propo(izion^ > come con-, 
n^rìa al rita d^ Ghìefa » che non riconosce che ttàia- 

»3 



— I 



Digitized by Google 



21 STORIA ECCLESIASTICA, 

ìdftddalena n^l fuo'O^B^io , «d aita detcrmtfUUikKie «Mia 
Facoltà di Teologia di Parigi , alla quale il Predica» 
tore ha proBìtfld di Ubbidire 9 • còli gianmento an* 
cora« Ohre 'qaefie {^ropofisieni ré n' erano altre die», 
ci , eflratte da un difcorfo , che il Mefgret aveva re^ * 
citato nella Città di Granoble , in prefenza del Par* 
lamento , il giorno di S. Marco ; il qual difcorfo era 
ftato impreffo in latino . Quefle proporzioni riguar- 
dano ancora la ConfefTionc , le ore canonicbe , l'efen-r. 
zione de' Chierici , V ailinenEa del Sabbato , la fco*. 
nuaica 9 le ceoifure , I cafì rifenrati , ed altri , che>. 
fono quali conformi nUe ptittO-giÀ ri4evite>f e fi^ono: 
encfa'eiSe cenfar^e • . ..e 

XVih nefe* di Mar|so> la mcdefiaui Fao^tàc 
di Teologia rifpo^ dU'Abafct di Sant'Aaconio y con*». 
meUb dal Papa^ ìr qualki d*Iiiqutikor Generale negli 
Stati del Duca di Lorena , che l'aveva confultato in- 
torno al'C propontioni , ed i libri di Wolfango Schuth 
che contenevano la maggior parte degli arrori di Lu- - 
tcro [^D^ArgefJtrè coìle8* judic, de novis error. t.i.p.iy 
Dupin. Bihlìotb, des auteurs to.i2. p.iij, ] . La lettera-- 
deUa Facoltà -è del jgiomo ventefimofettimo di Mar^ 
zo 5 ed era accompagnata da un'altra lettera della Bm-^ 
de^ma data al Duca di Lorena • L'efame delle propot»c 
ictem -t de' libri HltUo Scbuth era flato commeiTo a 
Sh Dottori y ebe M avevano ùnm la loro relazione ^ 
ditetro 4a quale la Faooltà 9 éoffo una natura dellbcrc 
nwione , mrvm condannate trentuno propofiaiopi di- 
quedo Autore .La prima diceva ch'era falfo che i Sa-t 
cerdoti offeriffero a Vìa Padre Gesù Crifto fotto la-, 
ipezie del pane e del vino , per i peccati de' vivi e 
de' morti . La: i. Che Gesù Crifto nella MeHa non è 
né obblazione » nè lagrifiaio • La 3. Che colui , che 
ofifre il pane ed il vino^femplice mente', e fessa tu(te> 
quelle cerknonie inrentate dagli uomini , non è erom, 
tleo-^ almen ohe non lo^fiasii a^defioio GwkCn&m»^ 

Digitized by Google 



ANf. ai G.C. I5i5. LIBRO GXXX.. 2? 
La 4. Ch' è uLìa bcaemmia nel canone della MefìTa il 
pregare Dio, che aggradifca TobbUzione ed il Sagri- 
£^io. La 5. Che VmCo di oggidì praticato dal Sacer- 
dote che rompe , mangia , e beve, non cpn^ieneal 
Vangelo , il quale non dice che G.C. abbia mangia- 
to e bevuto ; mi folamente , che ruppe e diede • 
La (5. Che nella MefTa il pane deve efTer fatto in pez- 
2ctti , e di^ribuito agli altri ; che ii fare altrimen'-i è 
un operare contro quello , ch»c ftato ordinato da G.G. 
La 7. Quelli , che amminirtrano quel Sagramento 
popoli in pubblico , o che lo portano agli infermi 
imitano G.G. più di ciafcun altro , poiché fono i 
niftr, degli altri come G. G. . La 8. La divifione dell' 
Oihi in tre parti , l'una data avvivi , l'altra alle Ani- 
me del Purgatorio , e l'ultima a' Beati è cofa pazza 
Cd insenfata. La 9. Non fi può dire la MelTa perihi 
altro . La 10. E' un'empietà il privare i Fedeli dì 
una fpczie . La 11. La contrizione , nel fenfo della 
Chiefa Romana , non è neceffaria , non più di quel 
che fia la Confeflìone auricolare , che non è di pre- 
cecto , e non fi dà altra foddisfazione che quella della 
PaiTione di G. G. . La , 2. La grandezza de' peccati 
non deve allontanare dalla participazione del 5aera- 
mento dell' Eucari (ha . La 13 La vita , e la mfrte 
erano alia difpofizione di Adamo , prima del Tuo pec- 
cato ' noi abbiamo perduto quello diritto , e tutti i 
ijgUuoh di Adamo non polfono tar niente di buono . 
La 14. Tutte le opere degli uomini , tutt'i loro sfor- 
zi fono altrettanti peccati . La 15. Tutti gli uomini 
per le forze della natura fono peccatori , e peccar o 
feinpre . La 16. Quelli della legge nuova hanno un 
òajbato continuo , per modo che fenza libertà , fen- 
za providenza , e fenza giuilizia poflbno rinunziare a 
le mcdehmi , e lafciar operare a Dio , e fantifìcarfi 
La 17. Coloro violano il vero Sabbato , i quali am^ 
mettono un libero arbitrio , la giullizia delle opere , 

^ » 4 



Digitized by Google 



S4 STOm EGGIESIASTrCA • 
e «ielle leggi umane . la 1 8. fo^ fede ginftifiea 5 

e rende aitiìco di Dio , fenza opere e fenza meriti . 
La i^. Alcune opere non potranno fuflfiftere in pre- 
fenza di Dio quando giudicherà noi . La 20. Tutte le 
azioni degli uomini per lodevoli che pajano cffcre » 
fono viziofe e degne di morte . La 21. E* un perfe- 
ctttore della fede , e della parola di Dio colui , che 
onora la Vergine con Rofarj , e recita 9 o caota ìm 
Sai%>e Regina . La 22. La penitenza , alla quale noi 
iiamo invitati 5 non è altra cofa 5 the la mortificasio» 
ne di noi medefioai , che comincia al battefimo, ,.e 
termina alla morte . L;^ 23. Quelli > che proibi(cono. 
il matrimoniò a* Sacerdoti , fono uno fcandalo ài , 
Iffondo . La 24. Ninnò va efente dalla poflknza feco- 
lare , alla quale tutto il Mondo è obbjigato ad ub- 
bidire . La 25. Dio folo ha facoltà iopra l'anima no- 
flra , ed in conftguenza egli folo può comandarle : 
Chiunque però fa leggi , ufurpa la poterà di Dio , e 
fèduce le anime . La 26. Le cerimonie della Nelfa of-^ 
fervate '^dalla Chiefa non fono nè necefTarie , nè Ifti-r 
mite da G* C . La 17. E* cofa arbitraria il confe& 
iarfi ad un Sacerdote o ad un Laico « La 28. Jl Pa- 
lpi t o uit €oBcilib generale noa poflbno proibire il 
matmnomo ft' Chierici, negli Ordini Sag^ • La 2^. 
la'acqita benodeiM oifn è utile» uè profittevole a*ie- 
ìitìi « La 30. La fagra. Unzione ne' Sacerdoti , e ne- 
gli infermi non è neceffaria di neceffità di falute . 
La 31. Convien rigettare le leggi de' Papi come inu- 
tili , ^n elVendo fondate nella parola di Dio ^ tali fo- 
no le attinenze dalle carni , i voti , la confefsio- 
ne auricolare , Tobblazione , le indulgenze y le fod- 
disfai^oni , la invocazione de' Santi , il Purgatorio > 
^Ix Wnatibenti delle Chiefe » le retribuxiooi per Ir 
HtSè 9 tutto abominevole avanti a Dio* . : 

XVIil. , Le cenfure 'di quefte propofisioni ^fitinii» 
fK> diffifer^liti • iMcitté.y^me it -due prime , (oroiì^.. 



Di^itized by iGoogle 



I 



AN. di G. C. Ì525. LIBRO CXXX- 
qualificate per eretiche , e contrarie alla Scrlrtura S. 
La 3. di falfa , condannata nel Concilio di Cofìanza, 
I come un errore di Wiclelfo . La 4. di beltenimiatoria 
contro lo Spìrito S. . la 5. e 6. di temerarie, e di 
erronee . La 7. di falfa , fondata fopra una cattiva 
fpiegazione della Sciittura Santa . La 8. tratta dagli 
errori cmpj di Wic cfib ^ e di Lutero . La 9. ingiu- 
riofa a' riti della Ghiefa , ed eretica . La 10. rinno- 
va l'errore de' Boemi , e di Lutero .La 11. eretica 
tratta da Lutero . La 12. contraria alla dottrina di 
S. Paolo, ed eretica . La 13. vera nella fua prima 
parte , e contraria alla S. Scrittura nelle altre parti. 
La 14. c 15. falfe , ed approffimanti all'erefia de'Ma- 
nichei. La 16. e 17. contengono l'errore de'medefi- 
mi Manichei rinnovato da Lutero . La 18. contraria 
a S. Giacomo, conforme a Lutero . La 19. e 20. er- 
ronee ed eretiche . La 21. falfa , fcifmatica , ingiu- 
riofa alla B. Vergine , e favorevole all'erefia de' Val- 
defi . La 22. erronea , e capace di allontanare gli uo-' 
mini dalla vera penitenza . La 23. conforme alla fetta 
di Epicuro , ed all'errore dell'eretico Vigilanzio . La 24. 
falfa, fediziofa, che diHrugge la liberti del Clero , c 
che interpreta male la Scrittura . La 25. contraria a' 
buoni collumi , eretica , La 26. contiene in termini 
cfpreffj l'errore di Wiclef^o , la 27. empia , che at- 
tribuifce le chiavi della Chiefa a tutt'i Crìftiani . La 28. 
inanifeflamenie contraria alla pcteflà della Chiefa , 
Icilmatica , ed eretica, la 29. erronea, temeraria , e 
contraria alle cerimonie della Chiefa . La 30. erronea 
nella fede , ed eretica .La 31. come quella , che 
. difloglie i fedeli dagli ufi ricevuti nella Chiefa, è di- 
chiarata empia , Icilmatica, ed eretica : ed in ciò che 
lembra fupporre cke le cerimonie della Chiefa non 
fieno fondate nella S. Scrittura , effa e manifefìamente 
erronea , cfl'cndo molte di ^uefìe cerimonie di dirittt 
olivino • 

» 

.f _ 

* ■ \ ^ ' . /Digitizod by Google 



26 STORIA ECCLESIASTICA . • 

XIX. Vi furono ancora quattro libri di quéfto 
^ WoHango Schuth , che furono efaminati, e condannai- 
d • 11 primo-» cixe era una fpieg^izloae di S«Giovap*\ 
ai» e della prima EpiHola di S. Pietro ^ coiidannavit 
le preci de' fedeli avanti le iinagiiii de' ^aaci , co/ne 
una ìdoìitrh {I^^Argenirèibid, »tfupép. it) ^ Tog'ievt 
il iifeéro arbirrio , 6 l' ordine Sacerdcttaie nelUi. Ghie* 
ià 9 nè megera alcuna difficrenza tra* Chiericit ed t 
Laici : ft^Iuiiva una liberti diabolica , fotte colore di 
una liberti Oriiliana , e levava i digiuni iftituiti dal- 
la i.hiela . La feconda opera ^ che ij^egava l'Epiftola 
a' Calati, non tendeva ad altro, che a diftruggerc i 
precetti della Chiefa , i meriti , le buone opere , la 
confelilone auricolare ^ la foddisfazione , la diftinzione 
delle vivande, sforzandofi di provare che al tempo di. 
allora fi potevano offervare la circoacinone » e lie ce«^ 
: finionie legali : che U Decalogo era abolito » e che 
reftando la fola fede in G^su Grillo ^ Aon ti erano 
pi4 freeetci > nè proibizioni * La terza opera con* 
. lefie? a alcuni Sermoni » ne* quali 9ltré le propofoiò^f 
\ ni di già riferite » avaneava l'Autore molte cole af- 
furde » come quella , che non vi era ni»na differenza 
tra un Criftiano battezzato , ed un Sacerdote ; che 
Marta aveva peccato nella cura che fi aveva prcfa di 
ben ricevere il Salvadore ; che quelli , che offerifco- 
lìo 1* Eucarifìia fono idolatri : che bifogna abolire. 
TacquA benedetta; clie è un abufo il piegare, le gi*- 
* nocchia aranti alla Croce > e ad altre immagini . ¥b* 
jualinente nell'ultima opera contenente dlFerix trattati 
U n^ava the la Weifji fofle un fagriiìeio i non fi do- ' 
ìnaiidava che bi fedft » o la fiduiqia nelle promeiTe^dt 
O. C. per mi inteta prepanictone all * £uearifii$ : fi 
allìcurava » che ogni giuriidizione era fecolare , e che 
^.C. non ne aveva ftabilita veruna Ijpirituale : fi ri- 
gettava il canto de* Salmi in Chiefa , il Purgatorio 9 
ed i voti folenni degli Ordini approvati . La ceufui^^ 
di quciìe Opere k ^ti vemteiìmolettiaio di Marzo • * . 



Digitized by Google 



AN. H O. C. 1525. IIHRO CXXX* «7 

XX. Poco tempo dopo cenfurò U Fj|Colti al- 
cune altre propofizioni tratte da' Sermoni 9 che lUJ 
certo Pietro Caroli aveva predicate nella Chiefa d4 
S. Paolo a Parigi ; cofa che convien riprendere da 
più rimoca parte s 

Nel 1514. «'erano dcnoo^iate alla Facoltà n-oUe 
propofizioni del Caroli , e nel mcfe di Agofto del 
medafivD anno fu il Caroli chiamato da un bidello 
ad un^ AifemUea della. dctu Facoltà per rifpondere 



comparve, _ 

dello, il Sindaco domandò al Decano, ch'era Capei» 
che uno de' Deputati fervide di Segretario , e nco» 
velie ierifpofie del Caroli , e fu nominato a ciò Clau- 
dio Carreri . Si procedette dunque all'interrogatorio, 
df^pouil quale fi fece ritirare l'accuiàto 9 affiochè i I^^" 
putati delibecalTero infieme intomo a quanto avevano 
a fave | ^ìrpnpfe rifoluaiooe , che il Caroli folfc n- 
chiamatoi^v l^czkggere a luì k filo rìfpoila .9 ^ 
pere (è pcrfifteva i Iji, che fi frco • Fiironó qn^»*^ 
rifpofte IcttcaMMAflèmUea il giorno dlciottefimo di 
Agofto; fe nesiÌKero gli eftratti , che furono ^ft*'*^ 
buiti a tutt'i Dottori , per darne il loro giudizio oe\ 
i^fiemblea del vcntefimò fettimo giorno, dove inter» 
)^enne il Caroli con dne Notai, per appellarfi di tut^ 
to quel che faccfle la Facoltà , a foggeiii competen- 
ti . Gli fi domandò una copia di queft' appellazione : 
p perchè nel giorno precedente aveva fatto citare il 
SifMlaco Bedà avanti VOfSaiale di Parigi , in foddisfa* 
zione d'ingiurie , commife la Facoltà che fi deputai^ 
4cro due dottori pec infiitmare TOffif itlr 4c^'aÌEMre p 
« ch«P altri dne afeconPipagnaflerò .il Simteco con un 
bidello all'Offiiialiti, a pregar roffaial^ che rìmet^ 
Uffoì'a&re alla Jaco^à ^ il che il s^e^ ài fare • ^ 



Digitized 



.mf * STORIA lllGCLESt ASTICA . 
^ XXf. Efifetidofi la Facolci raccolta di nno^o il 
tràicdtmo giorno dello ftdfo mefe di Agodo per pro'^ 
cedere all*e(àttie , ed al giudizio delle proporzioni \ > 
il Caroli vi fi prefentò con due Notai Apollolici , e 
lefle una carta contenente la domanda delle lettere di 
fua appellazione {D^Argcntrè & feq») , e difTe , 
che in cafo che la Facolti volefle procedere , fé ne 
appellava al Parlamento , come di cola abufiva . Lo 
fecero ufcire per deliberarne , e convennero che fi 
demandaffe a'Nocai una copia di quel che aveva letto 
il Caroli, e che gli fi diceife che fi prefenttfle nell' 
AiTemblea. del pripio di Settembre per avere ìm rifpo* • 
ibi ; ekc: frattanto per motivo della difficoltà dell* ap« 
Itellaatone» e perchè roffiziale non aveva irolnto rl- 
mettére l*aÌEire alU Facoltà » il Sindaco appellerebbe • " 
come di abufo 5 e fi delegherebbe la caufa alla gran 
Camera ; il che fu efeguito il medefimo giorno nel dopo 
praqzo , in prefisnza de'D«putati nominaci a cai fine 9 
dopo aver chiamati i Signori Defmarecs , ed il Pre- 
vofto : era quefl'ulcimo uno de' Promotori del Vefcar 
vo di Parigi . 11 Caroli non comparve al primo di 
Settembre nell' AiTemblea 9 e Quello coftrinic la Fa* 
colcà a preftmtare alla gran Càmera tuta fiippUca per 
avere udieaia • La ottènne il fefto giorno dèi mefe* 
Fa trattata ìa .canfa dagli Avvocati delle parti > da 
^élll del Re^ e da quelli dèi Vefcovo di Parigi, fensa 
pocerla finire ; per modo che la Corte ritnife la deci^ | 
fìone al giorno dopo : nel qual giorno ordinò che il 
Caroli , ed il Sindaci* foflero rimandati alla Facoltà ^ 
e nominò tre ConYigh'eri per edere prafenti all'inter- 
rogatorio del Caroli , fatto dai Decano fopra le pro- 
pofizioni, che gli venivano imputate , e per prende* 
ré- informasioiie del fatto» in cafo di negativa. 

iSi fece per queftò un' altra Aifembiea il giorno 
quattordtcèiimo di Settembre » intenrexmero i tre * 
•onfìglieri per afcokare il uaroli 9 che ia effetto W 




/ 



\ 



Digitized by Google 



AN. di G. C. 1525. LIBRO CXXX* 29 
comparve , e diflc che il Decreto voleva che 1' afFare 
non Ci aveffe a trattare , fe non dopo aver ricufati i 
Dottori , che gli erano fofpetti , e che egli ricufava. 
Gli intimarono che noinìnafTe quefti Dottori , e di 
rendere la ragione della fua ricufa , il che non volle 
fare , offerendofi di farlo folaniente in ifcritto ; ma 
domandando tempo a far quefto , gli concedettero 
fpazio fino al giorno dopo , ed egli Taccettò ; ma ne- 
gò di comparire ; fu citato parecchie volte , t* compar- 
ve finalmente il ventefimofecondo giorno di Settem- 

- bre , e diede in ifcritto i nomi di quelli, che ricufa- 
va, e le ragioni , che aveva di farlo . Ne fece egli 
medefimo la lettura ; ed il Sindaco fece la fua prò- 
teda , dimollrando che tutte le ragioni del Caroli era- 
no frivole , che non fi potevano ricufare , fe non 
quelli , eh' erano fofpetti nella fede ; nè quefto egli 
dimoftrava ; inoltre , che non fi trattava delia fua 
perfona , ma della verità delle fue proporzioni , non 
di un interelfe perfonale , ma dell*intere(fe della fe- 
de , per il quale niuno doveva ricufarfi . Sopra que*^ 
Ùe rlmoftranze del Sindaco ordinò la Facoltà , che i 

. ricufati veniiTero afcoltatì il giorno dopo ; ed il più 
vecchio parlò per gli altri , e convenne che fi ritire- 
rebbero , perchè poteffe elTer interrogato , ed afcoltato 
il Caroli in loro alTenza , e furono ringraziati dalla 
Facoltà di quefta compiacenza , 

I Commiffarj nominati dal Parlamento non po- 
tendofi più ritrovare alle Affemblee ^ fi pregò la Cor- 
te a darne degli altri ; e furono rimpiazzaci da Jaco - 
po della Barda Prefidente alle fwppliche , e da Luigi 
Seguier , che intervennero all' Affemblea del giorno 
ventefimoquinto di Settembre ^convocata per udire la 
rifpofta del,€laroli , fecondo la forma , ed il tenore 
del Decreto j^che gli era flato letto ; e non poten- 
dofi l'affare concludere la mattina , domandò il Sin- 
daco , che fi raccoglieffero il dopo pranzo , q gli fu 



i 

Digitized by Google 



jo STORIA ECCLESIASTIGA . 

accordato . Si fece al C.iroli ia lettura delle (uè pro- 
* pófizioni , e delle Tue rilpolle ; ed avendo dom indaca 
che gli (oifc permeilo di ftire un'infor inazione per gin- 
ili fìcarfi 5 gli iu rifpoìlo che biiogaava prima eièguire 
il Decreto , e poi Ti efaaitabrd^ k Tua domaiKl* • 
Si rftccolfero un fabbita prìaio gioarno -di Oc(dÌMre » ed. 
tfeoiciiMa le dogUanse di dcani Domrt cokìcra il 
,€4r^ll9 il quale co<iciflUtira-ft fcaadaléBzàre il popola,, 
ton le fae prediche » ed a Cfuìut Ind^^creKuneote di 
molti Dottori , e Bttcdlteri ; « dietré k quetto f^u^ 
dicarono bene , che dalla Facoltà gli fofTe vietata la 
predicazione , fino a taato che fi {offe giuftificato • 
Si ricnife quello affare all'ottavo giorno del mele, nel 
quale fi rifolvecte che il Caroli fofTe avrertito di noa 
predicar più , particolarmente nella Dicceli di Parigi^ 
itore ingerì vai! da fé meUefinio , non avendo .eigii il 
carico della cura di una Parrocchia , che altrtoienti 1^ 
Facoltà ]^rocederebbe contro di lui • Ciò gli venne ìnr- 
timato ÓB M Sidello » €he iacmtrò odia Ciuefn . 
il S* Qervafib , dove aveva per l'appunta fttte^ il Par 
negirico di St Dionigi il non» giotnc» di Ottobre •> 
LefTe la conducane della 'Facoltà , e fapendo cbe a 
Deputati erano raccolti col Decano nel Collegio di 
Bajeux per altri atY^ri , egli vi andò ; gli venne ia 
timato il Decreto della Facoltà . Rifpol'e , che aveva 
le Tue mfre > e che penferebbe a quei che aveiic- ^ 
fare ; indi fi ritirò . ' 

EfTendofi unita la Facoltà 1* undecìmo giorno d«yL 
mck^d afcokarono le doglianze fatte da alcuni Dot- 
tori del fermone recitato dal Caroli il giemo di San 
Dionigt ; ed^uno de* vecchi ne rtftrt altml errori / 
Il GóMlf fa citato per fentire qaete di|Uafite 9 f 
rifpotidervi * Confirfs^ che aveva precipui alcune eo- 
fe, che parevano fofpette ; ed intofM al terao mo- . 
nitorio fattogli di non più predicare , difle , che ne 
coisuinicherebbe col Tuo Coùlìgiio.^ che i'ua incenzio- 



Digitized by Google 



AN. di G.C. 1515. LIBRO CXXX. 
ne tuttavia era di predicare nel praffimo Avvento a 
San Gervafio . Lo fecero ufcire per deliberarne ; ei 
eflendo ftato richiamato gl' intimarono la proibizione 
fattagli di predicare nella Dioccfi di Parigi , dove non 
avera egli alcun benefitio con cura di anime , fino a 
tanto che fofTe altrimenti ordinato . 11 Caroli fi ap- 
pellò di quefta fencenza \ ma a perfuafione de' Tuoi 
amici fi offerì di ritirare la fua appellazione , e di 
non predicar più fino al termine del proceflb ^ pur- 
ché parefl'c far qucfto fpontaneamente , e non eHervi 
corretto . Lo promife , ma non lo cfeguì . Quello 
obbligò la Facolci a raccoglierfi il quattordicefimo 
giorno del mefe , per efaminare le caufc della fua ri - 
cufa, e decretare, che fe quefte caufe non erano va- 
lide , i Dottori ricufati follerò richiamati ; e per au- 
tenticare quella opinione , i due Commiffarj , il Do- 
rignì , ed il Seguier furono pregati ad intervenire all' 
Affemblea il ventefimo giorno del mefe , perché il 
giudizio folle più folenne • 

\\ Caroli comparve a quefì'AfTemblea , fu inter- 
rogato , e prevedendo che lo fcopo della Facoltà era 
di dichiarar nulle le caufe della fua ricufa , dilìe che 
era tanto perfuafo della probità di tutti i Dottori , 
che allora non ne ricufava più oiuno , ed anzi li pre- 
gava ad alTifiere all' efame , ed al giudizio delle fue 
propofizioni • ed clTendo tardi , nè potendofi termina- 
re 5 gli dilTero che fi ritrovalfe il ventefimofecondo 
giorno del mefe nella cafa del Signor Dorigni , dove 
in prefenza di otto Dottori deputati a quello affare 
egli rifponderebbe alle altre propofizioni avanzate il 
giorno di S. Dionigi , e delle quali era accufato . Fi- 
nalmente il Sindaco gl'intimo che dovelTe eleggerli un 
domicilio nella Città di Parigi , dove fi potelTe figni- 
fìcargli ficuramcnte le cofe concernenti al fuo affare ; 
ed egli fiabilì la cafa. del Sig. Alelfandro Savari Ca- 
nonico della Chicfa df Nofira Signera . Il inedefimo 



Digitized by Google 



I 



32 . STORIA EGCLESr\STTCA* 
Sindaco domandò , che intanto che fegaiva il gmii* 
zio , i OoinmifTari gli vietaflero la predicazione , af- 
finchè non daife più fcandaio al popolo • Il Caroli fu* 
bitò replicò che una iimile proibisione offendeva i 
buoni coftamt » e la carici che ordina di dfftribatfe 
la limofina fpirituale a quelli ,'che#la domiadavano ^ 
ed avendo i Commilfarj confultato infieme incorno allt 
domanda del Sindaco , rifpofero , che la Corte non 
aveva data loro quella facoltà d'rmpedire ad un uojno 
la preddicazione , e che ne farebbero la loro relazio- 
ne ; ed il Parlamento il fettimo giorno di Novembre, 
udite le parti, rimife la domanda del Sindaco al Ve- 
fcovo di Parigi > affinchè confegnando a lui tutte le 
carte del proceffo» le vedpife» e decidere ^el.chefi 
àveife a :fare • 

Nell^Ailemblea del Tencefimoquintogiprno da €^ 
tobre , dove fi ritrovarono I Gommrf&ri » fi.lelfeco le 
rifpofle del Caroli date in ifcrìtto ; e dopo quefta let- 
tura, i médefimi Commiflarj dichiararono che aveva^ 
no cifi adempiuto quel eh' era contenuto nel Decre- 
to , e che non avevano elìì più bifogno di ritrovarfi 
alle Aflemblee infieme per queflo affare . Il Sindaco 
cominciò a parlare, eli pregò ad ofTervare, che ne- 
gando il Caroli tutto quello che gli (1 proponeva le- 
galmente » donde fi facevano le obbtesioni , era egli 
obUig^to a venire alle prove» ed a far afcoltare ite- 
ilimoo) avanti a^ ComnuiTarj ^ e fopra xiò il CanceU 
liere dellUniverfità dille al Caroli» che lo.coofigUa- 
va a foggeccarfi fempUcemence alla Facoltà » che gli 
era madre , e fi traffe dalla faccoccia una foratola di 
ibmmilTione , dicendogli che la ieggelTe , ed egli la 
leiTe . Dopo quefta lettura il Sindaco fece olTervare , 
che vi erano alcuni termini ingannevoli in quell' at- 
to» e che non era battevole , e che ne arrecò molte 
ragioni* La Facoltà lo fece ritirare» ed anche il Ca- 
*roU» per dpUberame ^ e dopo un maturo efame elTa 

dccifet 



Digitized by Google 



A?Sr. di G.G. 15115. LtBRO GXXX. jj 
d^ciTe» che l atto di fommiffione del Caroli non era 
fufficience , e che non fi doye^ ricevere . Sapendo 
poi, che^l'accufato , qial grado le proibisioot » e le 
ine pronieilè» tuttavia predicava, e cheavévalo anche 
iicto il giomo de* Santi Simone e Giuda , fi raccolfe 
il giorno dopo , ventefimonono di Ottobre , e decre* 
tò che fi ave^Tero a fare jàiove proibiaioni al Caroli 
di predicare , e che non foggettandovifi , relUffe pri- 
vo di tutt'i favori , diritti , privilegi , e gradi di Dot- 
tore , efclufo dalla Facoltà , fenza verun emolumen- 
to , nè prerogativa , iìnattanco che ayeiTe foddisfacco 
a piacere della Facoltà . 

Quella conclufione gli. fu notificata dal primo Ih* 
dello , ed alcuni giorni dopo fé r»e appellò al Parla- 
mento come di cofa abufiva • Frattanto 1* Officiale di 
Pai^^eooifiiciò.a procedere contro di lui: e perchè 
• il Caroli ^anti a quefto nsedefinio Officiale* afficura- 
va(»<ri|fe era il fuo awerfario »• e quel 

fo^Vc^'gli travagli , fenza. efiere 

provato ' dalla Facoltà : il medefimo Sindaco la fup- 
plicò l'undecimo giorno di Gennajo 1525. di dichia- 
rare s'ella approvava , e fe le piaceva la fupplìca con- 
cernente alla proibizione di predicare , riméffa dalla 
Corte al Vefcovo di Parigi , e la Facoltà dichiarò , 
ch'effa aveva care., tutto ciò che il era fatto contra il 
Caroli sì al Parlamento ^v«iie avanti all' Officiale > t 
pregò il Sindaco di fodener vivamente quella caufa^ 
lieUt cquale trattavafi delift fede v ficchè TO&aiale fen«* 
tenziò il ventefimoquarta giorno di Gennajo contr» 
il Caroli , proibendogli di predicare conformemente 
alla fupplìca del Sindaco , fotte pena di fconuimca. 
Il Caroli toflo fece intimare le lettere di appellazkM 
ne , come dì abuia , che il Sindaco prefentò il ven* 
teiiinottavo giorno di Gennajo , e fi giudicò di dele- 
gar Paftare avanti a'Commilfarj , e perchè era venuto 
41 notizia della Facoltà jn^K xclaaioxie . d^ Sindaca » 9 

/ . 

Digitized by Google 



^4 STORIA ECCLESIASTICA . 

d'altri, che il '''aroli , non potendo più predicare 
fpiegava pubblicamente i Salini di Davide nel Colle- 
gio di Cambrai , dove fpacciava tuttavia i Tuoi erro* 
ri 9 la Facoltà gli proibi il tredicefimo giorno di Geu- 
mjo di conunuarje le lue lezioni , (òtto gfivifliioe 
peve* Il CtroU.prcifDife di ubbidire. 

Ma avendo prcf aco che gli fi da£b foUineoce la 
pemiilioh^ di.teniuiuu» il Salaio ycnmocfimo , cbs 
avc4a egli comhiciatD a rpiegare , la FacoUà » dopo 
avuto PaiSmfo da cia&imo 3 delil^i^ che culto U li- 
vore che gli n poteva ùre , era che facelTc ancora una 
lez'one il dopo pranzo per prendere congedo da' fuoi 
udirori , a condizione che fi diportafle modeflamenLe, 
fenza pungere niuno ; e il Caroli Taccettò . Tuttavia 
il dopò pranzo non fece lezione , fi contentò folo di 
far affiggere alle porte e nelle vicinanze del Collegio 
cU Cambrai quede parole fcritte in gro0b carattere « 

Pietro Caroli volendo ubbidire agli ordini della Sa» 
^ gra Facoltà , ceiTerà di fare le fue lezioni 3 pronta 
^ a ripigliarle quando a Pio piaceri « ed a ri|ireode^ 
re la fpiegazi^ne di quelle parole 9^ dove ha finito ; 
9y Foderumt PMìtm mtas , & fedu mfs trafifEbro le 
^ mie mani y ed ! raiéi piedi 99 . B come V OtìSiziftio 
non procedeva al giudizio dehnitivo del proceflTo ^ il 
Sindaco propofe alla Facoltà , che prefentaffe una 
fupplica al Parlameneo , perchè la Corte ordioafle , 
che rOflìciale rimettere tutte le carte del proceflb ai 
due Comminar; Dorignì e Seguier , gli eiami , ed i 
confronti de' teiiimonj y adinchè la Facoltà foife iUrui^ 
la delle propofizfoni avanzate dal Caroli ^ e poteiTo 
darne il fuo giudizio . il Parlamento fece un decreto 
famrevplo , 'l*Ofiìciale vi il fog^pettò s e la Facoltà 
ceniurÀ le propo fiatoni feguenti U fettimo giorno di 
l^embre 1525. 

^ XX ir* I. Se i Fedeli rendefièro a Dio.iolo 
ttiUo il loro culto di Reli^'one » farebbero meglio e U 



Digitized by 



A'^. di G.C. 1525. LIBRO CXXX. ^ 
Vergine ed i Santi non fé ne dorrebbero . Propofizio- 
ne talfa , empia , eretica , che rinnova gli errori di 
Vigilanzio , de' ValdeG , de' Boemi , e di altri Eretici 
intorno al culto de^ S^ntì^D^Argencr^ collegi, judic. de 
riov. error» tom,2, p.7.6*&fsq,) . 2. La S. Scrittura è 
meglio intefa al prefente , che nel pafTato tempo, in 
cui era fpiegara male . Propofizione eretica ; preten- 
dendoli che la Chiela Cattolica non abbia avuta la 
vera intelligenza della Scrittura S. . j. li Caroli par- 
lando del Figliuolo di Dio , pronunziava il Grifto , 
fen?a dire GefuOirto . E' una novità , dicono i Dot- 
tori , atta ad offendere le orecchie pie . 4. lo non fo 
fe la Chiefa colle fue leggi polTa obbligare i Fedeli 
l'otto pena di peccato mortale . 5. Lo può efTa , non 
lo può elTa , è un problema fra i Dottori ; 1' uno e 
l'altro è probabile. Propofizione temeraria , che fente 
dell'erefia di Wicleffo , e di Lutero . 6, lo non fo , 
fe fiamo noi obbligati al digiuno della Quaredma , 
all'aftinenza dalle carni il venerdì fotto pena di pec- 
cato mortale , principalmente fe non vi fia fcandalo- 
Propofìzione falla , e favorevole all'empietà degli Ere- 
tici. 7. Le leggi umane a nulla fervono, e non aiu- 
tano a meritar la falute , cioè la vita eterna . Pro- 
pofizione falfa , erronea , e temerariamente avanzata 
contro la Scrittura . 8. Il Vangelo fino al prefente 
è flato fopito , ma ora è rifvegliato . Il popolo è ec- 
citato, perchè viene portato al folo amore di G. C. , 
che elTendo amato Ci rovefceranno gl'idoli di Egitto . 
Quella propoHzione (i tiene come tratta daEunomio, 
da Vigilanzio , e da Lutero . 9. E' meglio dare fei 
bianchi ad un povero , che ad un Prete per dire la 
Meffa . Quella proporzione viene efpreifa con mala 
volontà contro i Sacerdoti . 10. Non v' ha differenza 
alcuna tra lezione e fermone, fe non per quelli jche 
non l'intendono puAto , il che è dichiarato falfo • 

C z 



STOkTA CCOLESrASTlCA • 
Le fet propofìzioni r<^uenti rigutrdaoo ti fróèt* 
cazione dei Vangelo, il rehfo della Scrittura Santa ^ 

quale una femplice donna , al dire del Caroli , potrà 
intendere talvolta più perfettamente che non fanno ì 
pottori , ed i eologi . Quello Autore nella rifpolla 
alle propolizioni precedenti dice , che le donne pote- 
vano predicare a' loro figliuoli, edalle figliuole nella 
cafa ; i mariti alle loro mogli ; che poiibno elleno 
leggere la ^..'Scrittura a'ioro figliuoli , e che poflbno 
i femplici avere il Vangelo e T £pi{lole di S. Paolo 
Mllft.loro IhigHa naturale , ftudiarle, fpiegarle ^il^che 
Don . può ttttn altro che un bene ; che quelli y che 
non ftno Mteifai^ poiTono predicare come a ìiUeikni* 
che Dio itllumina piuctofto una femplice donna , che 
un Dottore , nella intelligenaa della S. Scrittura • 
Tutte quelle proposizioni , dice la Facoltà , vengono ' 
dalla ientina de' Valdell , de' Boemi , e de' Luterani* 
fediziofe , proprie a roveiciare i' ordine gerarchico , 
ad aprire la !h-ada agli errori , ad indurre gli uomini • 
e le donne ai dtlprezzo de ila predicazione ^ ed a ren«' 
derle profuntuoie • 

Le altre cenfure riguardano le differenti rpiega>- 
Hionif-che il, Caroli aveva date ad alcuni padl delia' 
Scrittura S« 9 come qujUido fi dice al capitolo éeraò 
della Genefi perfetto qulhdicenmoi^ ^he la donna fpes* 
xerà la teda del ferpente > ipfa cgnteret tapttt mufn 
il Caroli infegnava' che 9 fecondo il vero Ebreo 5 l>i^ 
fogna leggere: la polterità della donna, ipfum feme» 
muiicris cioè Gesù Crilto . La Facoltà dice che pa- 
re j che quella i'piegazione deroghi all' onore della 
B. Vergine , ed è aliena dal fentimento della Chiefa 
fopra quel palTo di S. Paolo nella Epilìola a' Romani 
cap.i* V.4. ex refurreBione mortuorum ](fu Cbrifti Do* 
mini noftri • Il Greco porta Jefu Chrifio all'ablativo > 
e il Caroli adotta quella fpiegazione . Confiderano t 

Coctori qucitsi no» come ingiuriofa aU* aotico iP(cr« 



Digitized by 



ANv di G. C. 1515:. LIBRO CXXX. 37 
preté 5 a' Dottori della Chiefa , che lo feguìrono , e 
fcandalofa al popolo. 11 medefimo Autore , fpiegando 
quell'altro paflTo di S. Paolo nelP«piftola a' Romani : 
la giuflix.ia di Dio ci è rivelata , la quale viene dalla 
fede 5 e ci perfcijona nella fede : ]tiftitia enim Dei in 
to revelatur ex fide infide (^Rom. r. t. v.17.) . Il Caroli 
inferilce da queflo pafTo , che tutto il merito è attri- 
buito alla fede . OfTervate tutt' i comandamenti 
5, della legge , diceva egli , amate Dio con tutto il 
5, voftro cuore , ed il prolTimo voftro : in fomma 
adempite tutt'i comandamenti di Dio , ancora non 
3, avete la grazia di Dio . Che fi dee dunque fare ? 
3, Bi fogna credere , perchè d Vangelo è la virtù di 
3, Dio per falvar tutti quelli , che credono 1 Virtus 
„ enim Dei efl in falutem omni credenti[Kom,i,z\6'^ 
5, Non dice già a colui , che digiunerà la Quarefima , 
5, ma a quello che crederà ; e finalmente Dio non 
„ riguarda alle opere , nè a' meriti degli uomini , 
3, ma folamente alla fua bontà , che è infinita . 
Quefia proporzione è condai^pata come perniciofa , 
contraria alla Scrittura Santa, e capace di difiogliere 
gli uomini dalla pratica de' comandapnenti di Dio, e 
la feconda parte è dichiarata eretica , afilcurando efTa 
che Dio non riguarda nè le opere , nè i meriti de- 
gli uomini . 

Dopo quefie propofizionì vengono le rifpofie del 
Caroli date a'Deputati della Facoltà . Aveva egli det- 
to , che i precetti , il Vangelo , i meriti della fede , 
tutte quefte cofe , che ci ibno date da Dio , vengo- 
no dalla Fede ; perchè la Fede con la fiducia di effe, 
^ufiificati ci rende cari a Dio « e non fi può com- 
prendere che la Fede inrufa polla efl'ere fenza carità, 
elTendo le virtù unite fra loro . Quelle propofizioni 
fono cenfurate : quella che dice , che la fede con la 
fiducia ci rende cari a Dio , è un modo di parlare de' 
Luterani riprovato . Quando T Autore dice che la fe- 

G 3 



Digitized by Google 



I 



STORTA ECCLESIASTICA . 

de fnfufa non può efTcre fenza carità , moftra ch'egli 
ignora il diritto divino . Dire al fine che tutte le vir- 
tù fono unite parlando delle virtù Teologali è un 
efprimerfi in forma ìa tutto contrarla aUa dottrina éi 
San Paolo . 

Il medeiksD {piegando quel paifo di S. Pao-o : 
ti giufio vive pif ia fede : Juflus ex fide vivit ( l^om. 
t.u «•17*)» parla coà : Piacefife a Dio cheS.Paolò 
,9 vi avefle data l'incelligenzs di queila propofiaiM^, 
,9 io 'miiùdngo che voi la intenderete • Ma follevate 
„ le menti voiire , e per intenderla afcoltate quella 
3, difli'nzione della fede . Vi ha una fede , che fi chia- 
ma i (lorica , come è quella di credere , che il Fi- 
3, gliuolo di Dio fi fia fatto uomo , che fìa (lato ero» 
^ cififlb , nTuicitato , e falito al Cielo , e così degli 
^ altri milterj . Quella fede nè giultifica , nè vivifica 
^ l'uomo . Vi Ila un'altra fede , che. è quella di ere? 
^ dere le cofe della Scrittura confidando ii^t 
9, promefTe fatte da Dio ; e quella è quel che vu^ 
. 9, dire S. Paolo x ii giufiù vive pet ta fede , Cioè ^ 
99 che colui 5 che crede in Dio con fidacNi , c 
^ nmata » è virijicaco . La prima fede non e fuffir 
ciento' . La facoltà condanna quefta diilinsione delUi 
Fede y erme ignota a' Dottori Cattolici , e fondata 
fopra la perfidia di Lutero , e di Melantone. 
** * Vi ha un'altra rifpofta fopra quelle parple di San 
•Vaolo : Si discoprirà i' ira di Dio , che rifplenderà 
dui Cielo: revelabitur ira Dei de Ct^e lo (Rem. c. i.v.iS') 
dove il Caroli dice Che Tira di Dio non è quando 
9, egli manda, tribolazioni e caUmità in quefio mon» 
do , come povertà , fame » guerra » e pefle » le 
quali fono piattono un feffno di amore , peich^ 
Dio caftiga a»loi > cb*egli ama • L* ira di Dio no» 
iilà neppure neiriofemo > in quanto fono i dannati 
privi' per Tempre della vifione di Dio ; nè in quan» 
y, ro fono aftitti da pene feniibili : .flui 1* in il -Dia 



Digitized by Google 



AN. di G. C. 1525- LIBRO GXXX. 59 
5, è fopra colui , che è in peccato , e che Dio ab- 
5, bandona in quello ftato . Quella propofizione 
quanto alla prima parte intefa generalmente , è con- 
traria alla Scrittura S. , e nella (econda parte , che 
riguarda l'Inferno , è maniteftamente eretica ; impe- 
rocché la collera di Dio fi fa fentire neir Inferno . 
Le due feguenti propofiziani fpettano al culto de' 
Santi 5 e delle imagìni , ed all'onore che fi dee ren- 
dere a Dio , glori tìcandolo . La cenfura proibifce il 
culto di Latria a' Santi , e dice che quefta propofi- 
zione deir Autore così efprefia : ^9 Chi fa onore ai 
altri che a Dio , e glorifica altri che Dio , non glc 
rifica Dio , come Dio 3, 5 è manifefiamente contraria 
alla dottrina di S. Paolo 5 ed in confeguenza eretica . 

Sono finalmente quefie propofizioni feguite da al- 
cune altre avanzate nel fermone predicato a S. Ger- 
vafio il giorno di S. Dionigi . La prima riguardava i 
tempi , e le Chiefe che 1' Autore teneva in conto di 
cofe inutili . C)[^r/^«j- ajflflois Pontifex fìiturorum hono- 
rum per ampHus & perfeBìus tahernaculum , non ma- 
ftiifacium (Jìcebr, c,^, V ,11*') . Pretendeva che la bene- 
dizione nulla vi faceffe , che ogni luogo fotto il Cie- 
lo 5 che è il vero tabernacolo di Dio , è più conve- 
niente per pregare Dio, ed offerirgli de' fagrifiij , che 
non lo fono i tempj fatti dalle mani degli uomini , 
e quello fofiiene coirautorità di San Paolo . Quella 
propofizione è de' Valdefi , e de' difcepoli di Wiclef- 
fo . La feconda , che l' onore di Dio non fi accrelce 
da ceri accefi 5 da obblazioni , da fagrifizj ^ è parimen- 
te condannata . La terza , che il fagrifizio della lode 
non e altro che lodare Dio in tutte le fue opere , e 
che il fagrifizio dell' Altare non è altro che la com- 
memorazione della redenzione : il che è cor^dannato 
come- eretico , e manifeftamente contrario alla Scrit- 
tura Santa . La quarta 9 Ipiegando l'Autore le parole 
41 Davide : Rendete i voftri V9ti ail'Altijfimo : Red di 

C 4 



40 StORTA ECCLESIASTICA : 
Aìtìjjlmo Tota tua [_ v.i^,'] , dice che il roto 

non è altro che un deflderio , una brama , un vero 
«more a Dio . Quefta propoUzione così enunziata in- 
dirtintamcnte è falfa e perniciofa . La quinta, che non 
fìamo noi , che TentiaBìo , è Dio che fente in noi ; 
Le orazioni , e tutte le cofe vivono in Dio , fenza 
dire ^tuttavia , che. abbia Dio una cognizione fenfìtiva^ 
il che è cenfurato come una ereHà, ed una betìem- 
mia • La felk , ffuegandò quelle parole degli Atti de* 
gii Apoftoli ; #1» iui noi aìbUmo la vita 9 il mota ^ e 
Peffore : In ipfo enim vivimus , mqvcmur » & fìmns 
-( ^ . .L'Ancore dice y che noi iiamo in 

Dio , e che Dia non è in noi ; il che è eretico » 
perchè > Dio è per tutto . La fettiina è contro le ivù" 
magini : „ Perchè il noftro fpirito è tanto nobile , 
dice que{lo Autore, ch'egli è del lignaggio di Dio , 

non farà vergognofo fatto il foggettarfi ad onorare 
^ un idolo , come un* immagine d'oro , d'argento ^ 

di pietra , o di legno „ ? il che è condannato • 
•L' ottava Analmente , che fia una empietà il tenere 
imagini della Trinità 9 è cenfurata come falfa y fcifma* 
tica» ingiarioia alla pratica della Chiefa » e come uno 
degli errori di Widdfe • , 

XXIIL La Facoltà ^ece ancora una cenfura ài 
«loke propofiaionl avanzate da Jacopo Pouent nella 
Diocefi di Meaux , ed altre eftratte da un libro inti- 
tolato : Difefa , ed Apologia delle propoft%ioni di J^- 
copo Pcuem , di Mztteo Sounier ( D'^Argentrè colleB, 
.judic. de\nov. error, tom.i, p.^,in Jin,^& tom,2. p.^^-)- 
E' la cenfura dei nono giorno di Dicembre 1525. e 
& fece per una delegazione .del Parlamento alla Fa- 
.coltà • Ecco le propoiiaioni ^del Pouent . La prima 
•negava il Purgatorio : ia a* è contro il fecondo li* 
•bro de* Maccabei : la 3. vuole $ che la Giiiefa Greca 
Aon ila erètica 9 e che tuttavia non ammette il Pur* 
gaiorio : la 4* che ravaiuia de* Sacerdoti -è queUa » 



■Digitized by 



AN. di G.C. 1525, UfiSO CXKX. 41 ' 
che introduiTe il Fiu^gatorio : .la 5. che. Giuda Maieca- 
beo non era così fant^uomo , che non potefle errare 9» 
mandando dodici mila dramme di argento in Geni* 

falemme : la 6. Dio non ha alcun Vicario : la 7. è 
contro il precetto ]òì confelìarfi una volta T anno : 
la 8. dice che non bifogna preftar molta fede a'Dot- 
tori ecclefiafìicì : la 9. è contro l'antifona della Beata 
Vergine Salve Regina : la 10. contro i ceri , che fi 
fanno abbruciare :.j|yanti le immagini, d^' Santi : la 11. 
le MeiTe noQ* fervono a niente per la remiifione de' 
peccati : la 12. bada intenderò la; piMi^la di Dio ; ed 
è piccola cola io afcolcar la Meifit la i). 1^ Im^ 
e le indulgente de* Papi fono Impoflure deÌ biaVi9Ì£ 
la 14. il bactefimo è cofa tenue , non eCend^ altni 
che nn fegno ; e l'acqua benedetta non è niente • 
Tatte quede propofizioni fono di verfa mente giudicate 
Come falfe , empie , ingiuriofe alla potelìi della Chie- 
fa , ed alla S.Sede , contrarie alla Scrittura S*,. fcan* 
dalofe, empie , eretiche ec. 

Le propofizioni dell' Apologifta Matteo Saunler 
vengono ad. elTere le fteffe, che ora abbiamo ri ferite 
imperocché non ^3|H| «l^ó erTe , che la difefa di quel* 
le . Ecco le (a^ficlpalj é^,n La Scrittura jDon dice che 
M fi a un Puiga^òi^v^ 2^^^ dfeodo per tutto 9 non • 
ha bifogpo di un yicil|%»^ o dì un^ Luogotenente • 
3. L'antifona Sahe Ajp^^oti^ è mai (lata fatta dallo 
Spirito di Dio. 4. In Sant^Agoflino , ed in due Con- 
ci 1; , le immagini Sante non fono altro che la carta 
degli idioti . fc.' meglio abbattere le immagini , che 
l'arrifchiare che il ^lemplice popolo ne faccia abufo • 
6, La Scrittura S. non comanda che fi preghino i 
Santi ; conviene indirizzare le fue preci a Dio imme- 
diatamente . 7. Gesù Griflo ordiq^ il Sagrificio della 
sMeifa per i. vivi , e non per i morti . 8. £' meglio ' 
udire un buon fermone s che cento Mede • 9* AUa 
^fifa il popolo iion reda edificato ^ non intendendo 



Digitized by Google 



4» STORIA ECCUSIASTICA J 
qoéllo die vi fi canta : la lO. /Sarebbe .Itene cantar- 
la* MelTa in volgare : la ix. Dio folo fimette i pecs 
cati , eoA Gesù Crifto- con quelle parole : io quei 

che legherete ec, non dà quelV autorità a S. Pietro : 
la 12. li Papa non avrebbe niuna poteftà di perdo- 
nare i peccati , fé non avelTe lo Spirito S. feco lui ? 
la 13. I tre voti fono fatti , per una divozione della 
. carne , e del Diavolo : la 14. è contro l'acqua nel bat- 
temmo y pretendendo che, baili la fede . Tutte quelle 
propofìzioni la maggior parte tratte ila* rValdefi , da* 
Wicleffiti , e da* Boemi , furono cenfurate il nono 
gddmo di Settembre '9 e & dichiarò 9 che il libro del 
Saunier doveva bniciaffi » ed il Pouent obbligato A 
fìtrattarfi • 

XXIV. Un mefe prima ^ cioè il fcAo giorno di 
Novembre , la Facoltà cenfurò ancora quarantotto 

propolìzioni , tratte da un libro intitolato : Epiftole e 
VAngeli ad ufo della Dioceft dì Meaux in Francefe , 
con due e fort azioni unite alla fine di ciafcuna Epi" 
flola , e di ciafcun Vangelo , Quefte propofìzioni dico- 
no che tutto ci è donato e perdonato in Gesù Cri- 
ie noi abbianH) la fede in lui ; che non ù deve 
«nnottsiare altra cofa-^ che la parola di Dio ; che fi 
'4eve invocare Dio 9 e Gesù Criik> , non un Angelo» 
o akra creatura ( D^ArgMtrècfihB^fudic.dinav.or* 
Téfébn toma, 'ùerfus fin,pag j. & t&m*%.pag* 95.) ; che 
ik dee credere la -parola <U IMo y fecondo PinteUigen^ 
sa del filo fpirlto , e non fecondo la noftra • Che 
quanto abbiamo ci viene dalla bontà di Bio , e non 
da* meriti noflri ; che i doni della grazia , che fono 
in noi 3 non vengono da' nodri meriti ^ ma iolamente 
per la generofitl , ed infinita bontà di G. G. ; che la 
yiàlute non è in poter noilro » ma nella fola bontà di 
Dìo*; che tutti i popoli, che credono in G. C. » 1d 
vedranno 9 e faranno^ falvi ; che la fede 9 la fperansi» 
« la carità oott fi %«r«no* mai ia qucA» mondo^ 



Digitized by 



AN. ci! G. C. i5?5. LIBRO CXXX. 45 
che la fede , che fi ha fenza la carità , non è fede ; 
che la fola parola di Dio è il cibo delle anime ; che 
nella Trinità il Padre può efTcr detto maggiore del 
Figliuolo , in quanto divina perfona , perchè egli è fuo 
padre ^ che non poffiamo noi rendere grazie a G.C., 
fe non di credere in lui ; ch'elfendo G.C. morto per 
i noftri peccati , non dobbiamo noi far più niente 
per efpiarli ^ che per efiere eredi del Regno di Dìo , 
bafta la fola fede ; che le dottrine umane non pof- 
fono nudrire l'anime noftre , ma piutrofto farle morire. 

Quello zelo della Facoltà falvava la Francia da- 
gli errori , onde era infetta l'Alem?gna • Lutero , il 
di cui partito fi andava fempre più efìcndendo in quell* 
Impero , ftimandofi tanto autorevole di fare impune- 
mente tutto quello che defiderava ( Sìeid, in comìnent . 
lib.^, pag. 1^0/) , fi maritò al fine pubblicamente con 
Caterina de Bore , una delle nove Peligiofe , ilate 
condotte via dal Monafìero di Nimptfchen due anni 
prima . Queflo ^'cnaco apofiara non fi era mai ci- 
mentato a maritarfi , durar.te la vita di Federico Elet- 
tor di Sa(^oaia , che non approvava quefle alleanze ; 
ma morto che fu quefìo Principe , rifolvette di fod- 
disfare la fua palfione . Fu celebrato quello matrimo- 
nio verfo la fine del mefe di Giugno , e Lutero v'in- 
vitò molte perfone , Aveva allora quefìo Eretico qua- 
rantacinque anni . Nacque maraviglia in vedere queft* 
uomo , che mofìravafi a tutto l'univerfo come il ri- 
flauratore della purirà del Vangelo , non arrolTirfi 9 
Sacerdote com'era e Keligiofo , di rraritarfi pubblica- 
mente , e con una Religiofa . 1 fuoi amici lo biafi- 
marono uniti a' nemici fuoi . 

XXV. I fuoi difcepoli più fommeffi ne rlmafe- 
ro forprefi : ed in feguito egli medelìmo fe ne vergo- 
gnò . Ecco quei che ne fcrifìe Melantonc a Camera- 
rio in una lettera fcritta in Greco . Lutero , dice 
„ egli , Iposò la Bore , quando meno G. credeva , e 



44 STORIA ECCLESìAmCÀ.7 

feiiza &mc parola Vfuoi amici ^MeiMifr Adam Jm 
^^^itM Ltttòeri ) . Àyenéo pregato à cenar feto Po* ' 
55 merano ( era qodH il Paf^ore ) t, un Pittore , ed 
un Avvocato-fi fecero le cerimonie ufate . Sarà da 
maravigliarfene in vedere , che in tempo tanto ca- 
5, lamitofo 5 nel quale la gente da bene tanti pati- 
menti comportava , non abbia avuto Lutero cuore 
5, di compatire i loro mali , e che all' oppofto abbia - 
„ molìrato di curarfì così poco delle difgrazie che la 
„ minacciavano; iafciando ancora offufcare la fila ri* 
,i *pBtazione in tempo che rAlcmagoa avevA pijt che 
^5 mai fórfe bifogno 4ella Aia autorici , e della- Tua 
95 pmdensa », • Indi raccoau Melaatone al fuo amico 
9, i motivi di quello matrimonio , e gli cBcè t Che ^( 
95 fa behii&mo » cbé Lutero non è nemico deiruma- ' 
3, nità , e che crede che fia ftato corretto a quefto 
'45 matrimcfiiio da una neceffità naturale; che non acca- 
5, de però ftupirfi , che la Tua magnanimità fi fia la- 
5, fciata ammollire ; che quello modo di vivere è baf- 
3, fo , e comune , ma fano ; e che in fine la Scritr 
tura S. dice che il matrimonio t onorevole • 

Che quel che fi può biafìmare ki queft'asione^ 
è il contrattempo , nel quale Lutero face una coA 
-„ 'sl poco attefa , ed ti piacere eh' era jA^r dame ai 
^ nemici fuoi 5 che non cercavano altro* che di por 
flry .tere.tcoiftrlo : per altro che lo Vedeva pieno di 
39 namaarieo 5 e di turbamento per quefia mutaaio» 
95 ne 5 e die & tutto ikpoflibile per confolarnelo 

XX VL Pare che Melantone aveffc dovuto afta- 
ticarfi poco per riufcirvi ; poiché Lutero non fola- 
mente osò di foflenere la Tua azione in faccia di tutta 
k terra , ma efortò ancora gli Ecclefiaftici , ed i Mo- 
naci ad imitarlo . Erafmo , che cooofceva affai meglio 
ia purità del Vangelo di queili nuovi. Riformatori , , 
alice in una delle fue lettere in propofito di que^ 



Digitized by Google 



ì 



AN. d! G.C. 1^26. LIBRO CXXX. 45 
^•4t)*» Ammiro quédi pretefi Rifbrniatorì 9 chepren- 
99 dono la qualità di Apoftoli » e che non tralafciano 
,)'di abbandonare la Tolenne profeflione del celibato» 

per prender moglie , qaancki che I veriApodoli di 
3) Nodro Signore » fecondo la tradizione di tutt*! San* 
„ ti Padri , a fine di nen cffere occupati in altro , 
^, che in Dio , e nel Vangelo, abbandonavano le lo- 
^ ro mogli per abbracciare il celibato . 

XXVII. Il Cardinal Raimondo Wich morì in 
^eft'anno il ventefimoquinto giorno di Luglio a Ve- 
glilo nei monadero dell'Ordine di Ciilello , ed il Tuo 
corpo fu^ pòrcato a Roma per feppellirlo nella Ghiefk 
4IÌ S« Croce di Geruiàlemme. Era egli di Valenza In 
l^agna » ed era ùzto per lungo tempo Protonotarto 
Apoftolico . Indi gU fi diede il Vefcorado di Gefalù 
iaèUa Sicilia , .al quale rinunsiò eoiralTenfo del Papa, 
e del Re Ferdinando di Aragona' in queft'anno 1525. 
Tofto gli fi diéde fi Vefcovado di Barcellona . Leo- 
ne X. lo aveva fatto Cardinale , titolato di S. Mar- 
cello nel 15 17. Sigilmondo Gonzaga , creato Cardi- 
jiale nel 1505. da Giulio Secondo mori parimente 
nel mefe feguente di Ottobre in Mantova . Si era 
acquillata molta riputazione nelle armi , delle quali 
da prima fece profeifione , nè fìi meno degno di iU« 
ma abbracciato ch'ebbe lo ilato ecclefiaflico . 

XX Vili. Il feguente dnna^ il^^ Eeolampadio 
imitò l'efempio di LutehiV fi matitò quantunque Sa^ 
cerdote con una giovix^è , che atetralo prefo con la 
fua belleaaa • £cco lo fehe^ao dì Erafmo fopta' quc' 
fto matrimonio . Ecolampadio , dice egli , ha per 
9, l'appunto fpofata una giovane affai bella , probabiU 

mente vorrà egli mortificar la fua carne in queiia 
^, forma Si ha bel dire , che il Luteranifmo e una ^ 

cofa tragica , io per me fono perfuafo che fia il 
1^ più bel fatto comico della terra , poiché lo fciogli- 

it mento deU'opettt è fémpre qpialche macrìmoaio j 9 

# 



Digitized by Google 



STORIA BCCCBS1 ASTIO A; . 

^, tutto termina col maricarQ , coiQe; (1 fa. nelle com*, 
3, medie . . , 

Rallegrandofì Lutero di veder Imitato il Tuo efem- 
pio , e volendo impegnare qualche Prelato a feguicar- 

10 9 fcriffe ad Alberto di Brandeburg Arci ve co/ j di 
Magonza , e di Magdeburg , per follecitario a lafciare 

11 celibato , e ad efigere quei due Ai^civefcovadi in. 
Principati fccolari . Ilj voìItq ^fempio , dice egli , 
3, farà capace d-indurre tutti gli • altri Ve fco vi a paf- 
^y^fare dall'Ordine del Chierìcai»o , e. del celibato al 
^ fanto e felice ilaC9 dei matriooonio » dov^ fi trorj». 
9, Dio Gsmpre favorevole ( Luthfri epifi^adAibertw»'^ 
Moguntin*Arcbiep^ apud (^ocbL tfff.i52d« p.x^^ 

£ per provare queda empia propofìzione > dice y 
che è la volontà di Dio , che ciaicun uomo abbia la 
luoglie Tua , lecondo quelle parole del primo capito- 
lo della Geaefi . Non" è còla <buona , che l'uomo, 

fia folo , diamogli una compagna , che lia con lui | 
39 e quando Dio non faccia un miracolo ^ trasformanr» 

do un uomo in Angelo , io non v^gpD» dice egfli^ 
\p che ^uefl'uomo pofla , fenza incorrere nell'i ndigna-^ 
„^xione di Dio , iìar £bio^ e tenza moglie Arci« 
vefcovà^ uomo fagj^ e prudente , ebbe per rldio^ 
la lettera d| Lutero » e non gli diede rifpofla alcuna:^ 
XXIX* Venne più fàvorevplmeote atìx>ltat* d^ 
VR altrò Alberto , parante deU*£l0ttqr di M^gonza , e 
gran Maeftrc dell'Ordine Teutonico . Quell* Ordine , 
eh* era flato in guerra co' Polacchi per più di cento 
cinquant'anni , perdette la Tua fovranità , ieparandoft 
dalla (.hiefa . Alberto di Brandeburg loro Gran Mae- 
llro, Capendo ca.; Plmperatore era in ifpagna molto i 
occupato nelle guerre di Francia, e d*;taiia 9 ònie d| 
edere tanto preilàio da' Polacchi > ch'ecit vicino a fucr 
cumbere > te prontamente non ven;v$i foccorfo . $\ 
rivoUe dunque allUmperatore , e non avendo preil9 
ajutO f róvefciò ciitt'i privilegi del iUo Ordine ^ di* 



Oigitized by 



AN. di G.C. I 52(J. LIBRO CXXX. 47 
fìrafTe In proprio ufo la miglio i- parte del teforo ; di 
vile la Pruffia co' Polacchi , fi mife fotto la loro pro- 
tezione , e divenne loro tributario per la metà di 
quella Provincia , che rellò a lui a condizione che 
per l'avvenire la pofifedefle a titolo di Ducato , e che 
paffalTe a' fuoi eredi , in qualità di feudo ; ma non 
potè dilTlmulare più di un mefe il vero motivo de 
fuo cambiamento . Aveva già compiuti i fefTantanove 
anni , e quelta fua grave età non valfe a diftoglierlo 
dal matrimonio . Sposò Dorotea Principerà di Hol- 
ftein , e vide ancora quafi trent' anni dopo queflo 
matrimonio - Lutero fe ne pre valfe , ed imputò una 
sì pronta rifoluzione al fuo efempio . 

XXX. V«rfo la fine di quell'anno prefe Lute- 
ro la penna , e manjdò in luce un libro De fervo ar^ 
bitrio . Aveva Erafmo intitolata la fua opera : Diatri- 
ba de libero arbitrio centra Luther, ( Cocbl, de aB, & 
fcript. Lutberi a/i.i<)i6. pctg.i^o, Sleid, in commentJ,^. 
p.i22' ^ ^'9' P^g''^7l' ) 5 c dopo aver moftrato nella 
fua prefazione , che quella difputa ha in pgni tempo 
efercitati gli fpiriri , e che avendo Martino Lutero 
contrallato il libero arbitrio con più calore di ciafcun 
altro 5 intraprende di combattere il dogma di quello 
Dottore , fenza offendere la fua perfona . Dicé in fe- 
guito che non fi può dubitare che il libero arbitrio 
abbia qualche forza , poiché vuole la S. Scrittura che 
noi ci ritiriamo dal peccato , eflendovici impegnati » 
per entrare nella via della penitenza « o vuole che 
ci affatichiamo a perfezionarci , fe fiamo noi nella 
via della falute \ che tutto il male vien da noi , e 
tutto il bene dalla bontà di Dio , al quale dobbia- 
mo l' efier nollro . Entra poi nella materia , moilr* 
con la Scrittura S. che l'uomo è fiato creato libero; 
che per il peccato di Adamo il fuo fpirito , la fua 
volontà, e la fua natura fono fiati corrotti \ che ha 
bifogao della grazia del Signore per clTer liberato dal 



4t STORIA EC OLE Sr ASTICA . 

peccato ; e che quantunque la Tua libertà abbia avuta 
una gran percofla dal peccato del primo uomo 9 ella 
non è itata interamente diftrutta . ^ 

XXXI. Riferifce poi i'erelìa di Pelagio , che 
credeva che potelTe l'uoaao pervenire alla falute con 
le ible forze dei fuo. libero arbitrio . Tra i Teologi 9 
de' quali efpone ì vaf) fentìmenti , mo(ìra » che gli 
Scodili fono (bici i più fairorefoU al libero •4ri>itrio 9 
perchè hanno creduto che prima della grazia raomo 
potefie fare azioni moralaiente buone . Gli ^zré afpra 
oitremodo l'opinione di coloro , che credono che tut- 
te le aaionj, pef buone che pajano elTere moralmen- 
te , fieno rigettate da Dio -, e penfa che come i Pa- 
gani hanno avuta qualche naturai cognizione di Dio, 
abbiano ancora potute fare alcune bper« moralmente 
buone . Riconosce che Topinione di S.Agoitino è del 
tutto favore v<)ie alla grazia in quefto r che L* uomo 
foggetto al peccato non può nè convertirfi , nò far 
nulla che fenra alia fua falute 9 fé non .YÌene eccita* . 
co da una gnzia del tutto gratuita , chiamata da que- 
fio (àuto DacUIre cferante ; per modo che quantun^ 
que una bmna azione fia fatta per il libero arbitrio 
e -per la grazia , quefta tuttavia è quella , che previe- 
•né* Diftingue* due forte di grazia, una generale, cho ' 
non è altro che la grazia della natura ; ed una par- 
ticolare , che eccita alla penitenza un peccatore, che 
non meritò nulla avanti di ricevere la grazia , che 
cancella il peccata , e rende V uomo caro a Dio 
i^uella prima grazia è data a cialcuno , e dipende dal 
^olbro. libero arbitrio . Pare ad Erafmo troppo rigo- 
xofo > 'ie. -non può. foffrire il -fentimento , ansi Teri'o* 
re di quelli y che ^oflsogono che il libero arbitrio 
. jK>n ha forza che .per ti male , e che non fa il bene 
con lagrazia^rma che la grazia è quella che lo fa 
^n lui'» e che non è che paifiTO • Finalmente rigetta 
^ome i^M^fteoìdile Popinipne -di coloro , ì quali di-, 

cono > 



Digitized by Googl( 



V 



AN< di a*C. 1 USSLO CXX7C. fi^P 
€ono , che il libeioi arbitrio è un nome zéìtèà > che 
non ha avuta mai forza veruna non nfegU Angeli , . 

,<iìon in Adamo, non negli uomini, non prima , non 
dopo la grazia ; che Dio fa in noi il bene , ed il 
male ; e che tutto quel che fa l'uomo , lo fa per 
necedid ». Gombaete ^ueilo ultimo errore > ed il pre* t 

,ccdentc . ' ■ ' . ..' -r • ^ì.-.r?/ 

^^K. £gli rifponde poi alle ^|ire « che allegava Xuw 
jt^ro Cjoatro il libero arbitrio § e fa. vedere che totet 
I paifi y ioye fi parla delià' gnrKta nece0adà' àli^ uomo 
por. &rò il. bcmé » piovano.ia. fua liberti;, ptrcbèt (ap^ 
pongono f ehe la grazia feccorra , ajuti» affifia: , operi 
fioìV uonbo : ed in cónfeguehiia che agifearla Qx^ roim 
lontà . Rigetta egli quelle eccelTive iperboli , che fan- 
no dire ad alcuni , che l'uomo ha sì poco merito , che 
tutte le fue buone opere fono altrettanti peccati; che 
la noftra volontà non fa nulla di più di quel che fac- 
cia Targilia in mano di un peatoiajo ; che tutto quel ^ 
che facciam > è fatto per neceificà 4 Gosì£u(a que- 
J?§fifl4pffi , e quefti errori, che.rovefciaao. h^lgitt*» 
ilizia ) e la mifericordia di Dio » di flruggono: tutto 
ciò , che c'ifìfegna M S. Scrittura ddie rìcompenfe » 
* àc\ ga^fgbi 9 e reudons» inutili le injoacce e Tefor* 
razioni » e gli avveitimentt da^ efla afati. Odecira dm 
la difputa di S.Agol^ino conlPtiagi'o refe quefto'^aotO 
Padre men favorevole al libero arbitrio , che non era 
prima . Finalmente tutta l'opera dì Erafmo fi riduce , 
a dire che il primo invito G debbe unicamente attri* 
buire alla grazia ; ralTealb , ed il progreilb alla vo- 
lontl , ed alla grazia ; e la perfezione alla grazia , per 
modo tuttavia j, che la grazia , e la volontà concor-, 
rano tutte due aUa. noedeilma azione 1 e che* la grazia 

. ile da la cagione principale « In quello modo fanno 
gli uomini buone opere y ma imperfette , , delle quali 
4^ioao vaataris ; hanno oierìu » da* muli han« 



Di gitized b y Gopgle 



5» STOVlìAMQCldsiAStiCA-.'^ 
DÌ» ToAibligo t Dio ; hanno linVliiieìff^ytVii^M^ 
,può operare fensa* la grasis .? ' : i • i- . / 

.XXXil* 'Parve che^I-utero difprezzafTe quello 
trattato per effer e in Latino , il qual linguaggio^ nòtì 
era intefo nè da* Grandi , nè dal popolo ; ma -dappòi- 
' ' chè Hmfer , eiCocleo lo traduiTbro in Aleinhanrto -, 
intraprefe di confutarlo . Lo fece in termini "^^ piot^- 
moderati , ed ih uno iHle sì veienofo , che Mé^Ianto- 
iie non potè Are a ^^iwi di dire '^£/>. tìà^. 
€p. iZ^k lè^ep^iu & Ttx^] CatlH, de a^. &'fcnpt< iiHth, 

^, il» iiiénsio : fpeQefnrrdie»'!! Vti'^ to^ réndefife fità^WKi- 
39 no ; ma Teggo* liher diporto, in giorno <dMiti'^^ 
5, violento,) L i . hc^ol 

:'" XXXIllr' Gli oltraggiofl difcorfi di Luterei non 
erano qiicl che; vi era di più ecceflivamente Urano ih 
quel. che. fcriHe contro Eraiino w La dottrina n'aera or- 
ribile ^ poiché concludeva egli , che non folo il libe- 
. ro arbitrio jj^a elHnto neiruomo dopo la 'fua caduta, 
il che; w«:-un comun errore* della nuovar -riformi ; rà'a. 
di ce var ancora , ch^ non era pòiììbile che altri ch^Dio 
ibflÌBT itbeo}: (inter opera Luthrriiàe firod arbitrtù tohà,2 
fùi.4pi6%. éfx^4ìv. 455* ii&./o/i4«i4.^-) cke la fuà pré- 
^ icrenzs'^ .la Tua provyidausa"dfvina' fa y chef t>gni 
coft uiccadr p'er una Immotabile s eterna > ed iotfvìi^- 
UiervQlontà xli ÌDio* ^ che fuImHiòp, e mette in pez si 
tutto il libero àrbitri ; che il nome di lìbero arbi- 
trio è un nome, che appartiene folamante a Dio, e 
che non può convenire nè all'uomo, nè all'Angelo, 
tié a verun 'altra creatura . : ' 

Era sforzato in quello modo a fare Dio autore 
di tutt!i delitti, e non lo dilfìmulava, dicendo in ter« 
inlni formali , che il libero arbitrio e un titolo vanoj 
cbe Dio fa in noi il male come il bene ; fche la gran* 
de .perfeaione delia fede è di credere che Dio fia giif- 
Ùo^ ^oantunque ci reada neceflàriamenc^ dannabili 



Digitized by Google 



1 



AM. di' G.C. 152'*?. LIBRO GXXX. ji 
pfer Tua volontà ; per modo che pare che fi compiac- 
cia de* fupplizj de' miferabili . Ed inoltre lbi (.foI/\<>'$): 
I^.Dio vi piace quando prémia gir indegni y e non de* 
.Vefirkicreicenri > -quando conrdbn^a ^li ihnocend,, ; 
e per concladere ageiunge , chie dfcèva egli quefte 
n6tk 4^àmSmÀ^T^9; d^iNKt^tido ; che non 
i^ \titìtaÀtì^ 4S^C6ipì^ ^lino ; m% 

Mk'§L\'%eite fenza replicare ; oppc(ft!MNl t^Hcéro ^Sar * 
Itbri irrtitolati Hiperafpifles ^ cioè // Difetìforr della 
Diatriba \ Q non irpefe altro che dieci o dodici gior*- 
ni a comporre quc scoperà . Riprende il fno avverfa- 
rio di non avere riempiuta la tua opera che d* inutili 
cofe^ di luoghi comiani « d'ingiurie, di fofifmi, e di 
catti v^e figure > ^tf^iàté éoxk -moltar' ìm^xx^tzizz (jCocblm 
4c^aB, ^ f :rip t, Luth^ an . 1 5 26. /? . i 4 4 . ) . „ Mi inaràfl* 
ìi:gU^V.cii%e ^t » -^he àbbiaté afftlìto H mio tmca* \ 
99 to *, icht è'^ieAb\àì Éaoidlenaiohè ,'quafltlo Toi «re* 
99 tè : ^ixitV allÀ 4keinki ^ che W ' fi avventaoa cèntro ' 
%9 je cbi9 ve la per^dtiitiie' ttieri^ di quel* che* lo v 
59 Da i^icino un £mrer9d:a lontailó^'on Giovanni Co- 
99 eleo , in Inghilterra un Vefcovo , che vi opprime 
yy con grolTi volumi , in Francia un Ghlittoue , in 
99 Italia un Langelio ; e che alcuni ancora della vo- 
^ (Ira fetta vi danno molto che fare , come un Zuin- 
^ glio^ che combatte il voftro fenri mento (opra TE u- 
99 cariilia > un Capitone* , un Ecolampadio • Non è 
j^'^sgii da maravigliar^ 9 che con ttitti gli altri ii otm 
^ ferri 'da- jvoi un ptofond:ì (ilenzio, e che prendia««^ ' < ^ 
^ ta di 4aira me &Aù 9, ) Gli riafatcìa la fu» 
leggermea • Gli «lice ch'egli crana da ignoranti tutti ^ 
quelli 9 che non ptfhfinK} coih^f lai-r giisftifica dalie 
calonnle , che Lutero av'eva fparfe contro di lui ; e 
quefto fi contiene nella prima parte . Nella feconda* 
ik^ifooio foafuu le jifj^oiU^ che Lutero aveva voio;"^ ^ 

. » • . Digitized by Google 



51 STORTA^ECCI*SI ASTICA . 

to Jare a' j^alfi da lui allegati , ed agli argomenti éit 
lui addotti contro la fua opinione . Queft' opera i 
voluipinafa'; e tutto è quafi perlbnale , c non v'h4 
cola che nuova Ha nel fondo dqlU dotuifia • Al tiiiQ 
Ipmfpifti non fu daw rifpofla . . , 
XXXV, Nello. ftclTo tempo. Lutero fcriflfe a Gior^ 
gtQ Duca .di ^aiTonia, procurando d' indurlo a Jafci^ 
predicare U (uo nvioyo Vai\gelo iùt\ (ufi Stitt9>{Càcbh 
^ ibid^utfup^pA7A*Ìdem.Ufiiif,p,i%TiJ)* lo non pre*» 
9, dito altro cbe. la. pura payoU di^ "Dyoy o queftì ibki 

annunziano J mioi feguaci ; non lilate a perfegui-i 
5, tarla voi che (ìete tanto religiofo . Mi rincrefce- 
„ rebbe , che un Principe dotato di tante virtù ve 

uifle a rompere contro la pietra angolare , cbe ò 
, 5, G.C. . Perdonatemi i falli , che io ho potuto com* 

mettere contro di voi* , e reciprocamente io m> 

(corderà volentieri ì motivi di doglianza che .avetb 
„ voi potuto danni • Rallegrate il Ci^ e gli Ange? 
\y coi ^afciar predicare la pajfbia (U Dio ne* yo« ' 

ilri. Stati con jpicna libertà • Gioigio rìj(po& *a 
Lutero : Noi vi afficurìamo , ch^ ponsò c^ioapom del 
voilro Vangelo , che è riprovato da' capi deUe Crì-^ 
Aiana Religione , e che noi . fpenderemo ogni attenn 
«ione , perche non fia ricevuto d^* noflri fudditi • 
Voi ci fate ricordanza della morte \ ma cofa potreb-. 
bc accadere , fé noi mori-tTiraa dopo avere abbracciata 
la vollra dottrina? Non ci potrebbe dire il Signore: 
Donde viene coftui col fuo nuovo Vangelo , e eoa 
tinti cattivi frutti che arreca ? Non fi conofcono^ 
lorfe i frutti dall'albero ? Quali fono i frutti dei Van-« 
gelo di Lutero i Bctn fi veggono ^eifì • Ritenetevi 
duoqac il voftro Vangelo . ; noi perfevereremo in' 
quello, di Gesù Crlfto > come ricevuto dalla Ghiefa 
Cattolica > e come eflà lo c<teferva i e ne domandia* 
ino la grasia al Signore « Gli difTe ancora» che noit 
f uò riguajrtiafio come un Apoiloio ^ o cgme un Proa ' 



Digitized by Google 



ÀNf. Ji Ò. C. 15 25. LIfeRO CXXX. ^ 1 
fetà ^ fècoìido il linguaggio de'fuoi adulatori ; che dee 
fodamente ritornare in le medefimó , e riparare per 
quanto gli fia pOlTibile i mali eftremi cagionati di 
giorno in giorno alla Chiela , e che le cagiona* 

XXXVI. Non ebbe maggiòr fortuna in quel che 
fece preflb il Re d'Inghilterra , al quale fcrifTe una 
lettera fommena oltremodo , e liifinghevole , Tu la 
falla fpct-ania , che gli era (lata data di poter egli 
acchetar quel Principe , e trarlo al fuo partito (^Inter 
Opera Lutbeyi ep,itdReg, AngL tom.i. foL 92. ilochl, ut 
fup. anv\'$x6.p,^2'S. ) . Si moftrava in quefta lettera 
tanto rimeflo , che domandava fcufa al Re de* fuoi 
primi trafporti ; e fi offerì di difdirfl di tutco^ciò che 
aveva egli fcritto contro di lui . 

XXXVII. La rifpofta del Ré non tù già tale 
quale Lutero la defiderava . Errico Ottavo lo riprefe 
^elli leggerezza del fuo rpirito , degli erroH della 
lua dottrina , di. rutti gli abominevoli eccefTì the ave* 
va comnaefTì da otto 0 nxxve anni contfo Dio , tott- 
tro le poteflà Ecclelìaftiehe e fécolari , contro tutte 
le tofe più fante , e fopra tutto della vergogna del 
Ino incelluofo e facrilego \t\2itnv[ìon\o[CocbL ibid% ut 
fup, 36. Inter ópcru Rojjenjts Upifcòpi una cum lib. de 
Sacram, Sleid, in cvmment, /.Ì5. 165.] . Delitto efedra* 
bile , gli dice , ^er il quale , fe tu foifi ilato in uha 
Repubblic^a fimile à quella de'Roitìarti^ avrebbero fep- 
pellita viva la tua Religiòfa , e qùanto a te farèftì ftato 
tnelfo fotto la fruita fino alla motte , e qùel che an. 
Cora è più abominevole , tu T hai fpofata pubblica- 
tnente con obbì-obrro di entrambi ^ è con gran nrtara- 
viglia delPUniverlb , violando 1 fanti voti della Reli- 
gione . E mentre che tu dovréfli ar^roffirti e tonfon* 
tlerti di una cólpa si derefiablle , là tua Impudenza ti 
vale per pentimento ; te né dai vantò , ed in luogo 
rii metterti in ilfato di ottenerne il perdono , ecciti 
gli iiltri Religiofi ed i Preti to' libfi cuoi , e con le? 



54 . STORIA £CCLE,SIASTIGA . 
tvfi lettere > a iégukare ilituo^efempio • Tae);#r U lejK- 
tera del Re è dello (le(2b tenore r Queilo PripcÀj;^ 
fopra tutto fnoùr^viCì oAefb,, che Lutero avefTe detto» 
che il trattato de 'Sagra menti era flato fuppoflo fotto. 
il nome di Errico Ottavo , e che aveffe fparlato di 
Wolfey Cardinal di Yorc . li Re riconofceva qiiefta^ 
libro per opera Tua ; e tanto più lo credeva miglio- 
re , quanto difpiaceva a colui , contrp il ^uale era 
Àato fcritto . . . : 

XXX Vili.' Lutero fi pentì preHo di- eflferfi. al-, ^ 
^uai\to mitigato: verfo il Re d' Inghilterra « £ comà 
Aoa^ ufavsi di{ abbafla^. talvolta. Te . Àon. perchè- gU al^ 
ul fi get^aBèrp' a' piedi fMoi <y»Ì furiofajnf^te z^^ 
rentavafi contro quelli;, c|ie noi face^f^a^ iniiiiediata<* 
mente ; quefto fi foopri nello fcritto intitolato : Ri- 
fpofia allo fifitto, maledico ^ ed ingiuriofo dei Re dUn* 
ghiherra ( Admaledic. reg, Anglice refppnf.t.z.foLi^ó^. 
Sleid* in comment, L6.p.i66» ) . Egli rìrpole a quel 
Monarca , che fi pentiva di averlo trattato sì dolce- ' 
joacnte , che lo aveva fatto ad idanza de' fuoiaiaoici-^ 
^on la (peraaza che quella dolcezza ritovnalie in pro- 
stro del Prìncipe ; che col.fnedefiipo. £91^ aveva krip^ 
la in terniini civili al Legato Oaet^oo » j^. Gio];jgio 
Itaca di. .Salìbnia -^ e ad Erafmo , iiia> che ^be ca^iir' 

50 Incoi\tro y, che però non cederà. mai più nel afte« 
eiima filila ià ipezzb a tutti quelli* eccedi ofava 
ancora queiìo .eretico vantarii della Tua dolcezza . E* • 
vero 5 dice egli in queda rifpofla , che per difendere 
la dottrina , che io predico , io non cedo in orgoglio 
nè ad Imperadore 9 nè a Re , nè a Principe , nè a 
Satanaflb , nè all' Uni verfo intero ^ ma le Errico , ag* 
giungeva e^li .^ aveiTe voluto fpogliarll 4^^^^ maeil^ 
fys^ p per trattar , meco più liberamente 1 i^onqfcereb- 
l>'e , che io fon. n^ilé 9, è dolce yexib tutti , anche i 
plca)li^ ed una véra pecora per la fi^mplidcà 9 

Digitized by Google 



AN. di G. C. 1526. LIBRO CXXX. 

Lutero ad onta dell'oppofizìone di Errico Ottavo 
al nuovo Vangelo , aveva molti partigiani in InghiU 
terra , e faceva chetarpente predicare le Tue erefie . 
IVla come era lento quefto progreflb , gli venne in ' 
mente un artifizio, che molto avrebbe fatto avanzare 
il fuo progetto , le gli foflTe riufcito . Fece imprimere 
una traduzione Inglefe del nuovo Teftamenro , con- 
forme a quella , che aveva pubblicata , ch'era alterata 
in molti luoghi , a fine di autorizzare gli errori fuoi 
col medefìmo Teflo delle Scritture. Due Inglefi apo- 
stati fi prefero V impegno di far fare quefla edizione 
in Colonia , ed era anche molto avanzata , quando Ci 
fcoperle tutta quella trama . EfTendo andato Giovan- 
ni Gocleo in Colonia per farvi llampare .le opere 
dell'Abate Roberto , fu avvertito di quefta Impreffione 
del nuovo Teltamento falfiftcato , e lenza perder tem- 
po , ne diede parte alMagillrato della Città, che mal 
grado la fua diligenza non potè impadronirfi degli 
efcmplari , ch'erano già flati levati , alla notizia che 
fi ebbe, che l'affare era fcoperto . Fecero i due In- 
glefi trafportarc a Wormes tutti i fogli imprelTi , c 
vi terminarono la loro edizione . Ma avendone Co- 
eleo fatto confapevole iirrico Ottavo il Cardinal Wol- 
fey , e Giovanni Fifcber Vefcovo di Rochefter , fi die- 
dero ordini tanto precifi , e fi vegliò con tanta efac- 
tezza , che i partigiani di Lutero non ofarono di far 
entrare allora gli efemplari di quello Nuovo Tefta- 
mento in Inghilterra • 

XXXIX. Zuinglio fianco di fentirfì chiamar Lu- 
terano , volle effer Autore di una fetta , e dopo aver 
combattuto intorno all'Eucariilia la tranfuilanziazione 
de' Cattolici , attaccò la pretenda reale , che Lutero 
aran)etteva , e la fpiegazione che Carloftadio apporta- 
va per negarla . Ebbe ricorfo alle figure , prendendo 
r efi del noflro Signore nelle parole nel Sagramento 
^QX /tonifica , Zuinglio ed Ecoiampadio (^SUid, utfup. 

B 4 

Digitized by Google 



5^ STORIA ECCLESIASTICA; 

/7.T(fo. ) con efprcfììoni u'^ ^h)co diverfe colvv-enl- 
vano in ìoa4o che qi die parole Quejlo è il mio Cof 
po ^ erano figurate ; ejSf vuol cnre jf^Wf/Tr* , dicea Znitt* 
£^o; (^efto è il fegnc del Corpo ^ diceva Ecolampt* 
dio • QBelii ài Stmbttrg furano dello Ae0b parere ;* 
Bacerò e Capitone » che U conduceirano , diverniera- 
gran partigiani del fenfo figurato • Allora fi dWife'là* 
riforma-» o quelli, che ebbraceìarono il nuoiro parti* ^ 
to , furono chiamati Sacramentar} e Zuingliani , pcr-^» 
che Zuìnglio era fiato il pri.no a foftenere Carlofta-* • 
dio interro al fenfo figurato , e prevalfe la fua auto»*' 
rità . Così , fecondo Zuinglid , non v'era ne mìraco*' 
lo 5 nè nulla d'incomprenfibile nell'Eucariftia . Il pa* 
Sie (pezzato ci rapprefenta il Corpo immolato , ed il 
vino il Sangue fparfo • Gesù CriAo , iftitueiido qaefti ' 
{tgm , diede loro il nome ^ella cofa ; non fono tiit«> 
tanria fegni affano nudi « La memoria e la fede del i 
corpo- immoliito^ e del fangue fparfo foAiene i'ahinad : 
nodra \ e frattanto lo Spirilo S. fuggelù aO*- noftri - 
cuori la Fenaiffione de* peccati. Ecco tutto il nH^ero* 
XL. Nel mefe di Marzo 1526. pubblicò Zuin-, 
^ilo il fuo comentario della vera , e della falfa Reli*- 
gione , quale dedicò al Re Francefco I. , nel quale 
fpiega aflai diffufamcnte il fuo fentimento fopra TEu- 
cariilia ; e nel mefe di Agofto fi vide ufcìre un altro 
fcritto : Del fotcorfù d^ll* Eucariftia , dove fpiega le 
cofe aifai ampiamente • La Scrittura S. gli dava faili«> 
dio; imperocché quando opponeva : Quejìo è il tnh^ 
C<^rp<? ; quefte ìiUre paiole ; Io fono la vigna 9 io fino 
la parta la^pioPta era il ùi/to ) Ludov* Innattmig' 
fontràvfifia Saipamentar. foL t 3., &feq^ iMingLfnh^ 
ftd. de Euchariftia pag, 247. ) : queftl «(èmp) noli 
erano fimili ; e non proponendo una parabola 1 nh' 
fpiegando un'allegoria aveva detto Gesù Grido : Que% 
fio è il mìo Corpo ^ e quejìo è il mio Sangue . Queftc 
parole iìaccate da ogni altro difcorib « portavano tutt» . 



« 

Digitized by Google 



' AN. di 6. C. i<^y6.'VBtlO CXX!?. 
il loro fenfo in fé medefìme, fi trattava di* una nuo- 
va iftit azione , che dovevra eder fatta in termini fem- 
plici 5 e non fi era ancora ritrovato in verun luogo 
biella Scrittura S. ^ dove un fegno d* iftituzione rice- 
vefTe il nome dalla cofa nel momento che s'iftituivtj 
e fenza veruna precedente preparazione . Quefto ar- 
go*nento tormentava Zuinglio giorno e notte , e cer- 
cava una foluzione per eflb . Frattanto non fi trala- 
fi:iò di abolire la Meffa per ordine del Senato , mal 
grado le oppofizioni del Cancelliere di Zurich ; e 
quefto fi fece nel mefe di Aprile di queft' anno . Do- 
dici anni dopò Zuinglio fece quefio fogno , riferito ^ 
•dà lui mcdefimro nell'opera citata. 

XLI. * Se fi dee preftar fede al fuo racconto 5 
«gli dice , che parendogli ancora di contrafiare con 
il Cancelliere della Città di Zurich , il quale non 
voleva che fi abolifle la Mefia , e che vivamente lo 
preflava , fofienendo , che le parole di G. C. >: Que" 
Jh è il mio Corpo , provavano invincibilmente , che 
il pane era divenuto il Corpo del Si\gt\ox^{Uofpinian^ 
a. parte p,i^>& 2:6. ZuingL in fubfid, de Euc bari fi *')^yi-' 
de apparire tutto ad un tratto una fantafma bianca » 
o nera che toflè , non ricordandofi bene del fuo colo- 
re 5 la quale gli difle quefie parole : Vile ^ perchè non 
rifponii tu quel che fi ritrova rtell*Efodo ? L'Agnello 
è la Pafqua , per dife che n*è il fegno . Quefto fo- 
^o , fcmpre cofa frivola , quando anche foflìe vero , 
fu prefo da Zuinglio per un avvertimento del Cielo, 
e riferiva feriamente quefla pretefa vifione > pei* con- 
fermare la falfa fpiegazione , che dava alle parole sì 
chiare di Gesù Grillo : Quefto è il mio Corpo . Per 
altro vogliono i fuoi difcepoli , che quando difle che 
non fapeva fe quel che gli apparve era bianco o ne- 
ro , volle dir folamente ch'era uno fconofciuto . Ed 
c vero, dice Bofl"uet Bojfuet hift, des variations to,i^ 
in quarto t che i ccrmini Latini polTono riceve-r 

Digitized by Google 



# 

5? ■ STORIA ECCLESIASTICA , 

te queaa Cmegwov^Q ; ma -oltre il celarfi fen^a far 
mjUa che difcopra quel chè fi è , è un carattere na^ 
turale «li uno fpirito maligno , collui vihbilmente s in-, 
gannava. Quelle parole: Agnello ò U Pafqu* ,o 
il P^^Iiaggio , non fignificano che folte la figura dei 
palTaggio; è un Ebrai imo volgare , nel quale h lottai-^ 
tend^" U parola di fagrifizio ; così peccato fo amente, 
è ii j>arifiziP p^r il peccato , e pajfaggio femplicemen- 
te , o Pafqua , è il lagrifizio del palìaggio , o deiU - 
Pafqua.Jl che.vien^. fpiegato poco dopo d^lU Scrit- 
tura S. mededma , dove dice elkfamente , non cne 
l'agnello fia il .paflaggio ; ma che è la vittima M paj- . 
Cago io . Non e((enao però tutte le Chieje della nuo- 
va \xwi^ riforma, tarato crudele come Zuinglio, molte 
nop vollero ammfuere la fua Ipiegazione , e reitaro-, 
no difcordi in quefto particolare . ).utero intete iet- 
tcralm^ue quelle parole : Quefio c il mio Corpo \ c. 
conferò che Gesù Criflo era prefente nella Eucan- 
ftia , quantunque il pane vi fuflifteiìe cosi realmente 
col fuo corpo : il che produce un alfurdo metcola- 
mento . Ecolampadio diceva al contrario che la paro-, 
la Corpo 4ovevari prendere per la figura del Corpo 
CarloHadio metteva la figura fu V Hoc (^quello) , e. 
Zuinglio nel verbo eft.. , 

XLII. Ecolampadio fece efprefTamente uno fcritto 
per illabilire la fua opinione , intitolandolo . Vera 
efp9Mi^ne delle parole di Nojìro Signore : Qucjto e il 
mio Corpo . E' la, prima opera , che fece {opra que- 
fla materia . Si raccolfero quattordici Mimftri Luterà-, 
ni ad Hall , ^ compofero contro lui uno fcntto m-- 

titolato Syngramma, cioè i^ri"^/^"^^"^/^^^'";'^'^^ 
tribuito a Giovanni Brenzio , che fu poi Gapo degù 
Ubiquitari. Ecolampadio vi rifpofe con ^"f^f^^^.^P^'^ 
ra intitolata : Anti^ Syngramma della cena del Signo- 
re . L' opera del Brezio fu tradotta in Alemanno aa. 
Giovanni Agricola , ed approvata da Lutero , ctie vi, 



Digitized by Google 



AN*(liQ<:..i526.LIHlÓCXXX* 5^ 
fece npa pre&sipDe ., nella quale elice egli , che 1^ 
Setta de^ Sagraaiemarj ha oramai cin^uf , o fei tefte. 
l,a,, prima, è Carloftadio , che riferifce il pronome Qu:- 
00 9 Corpo vifibile di Gesù Criflo ; la feconaa 
Zuinglio , che fpiega la parola <?7? per Jtgnijua ; la ter- 

^. Ecolampadio , che mette la figurai nel Corpo 
un^ quarta rovefcia l'ordine deh celio .' Sta per mfcii^t 
ne una quinta fu la fceoa -^jie ,tp^rrà ,Je.parol« ; 
^ ed una fefèvaqcflara fta per if||in^|Dre, . , che caviUeri 
fowra le paroip ; e forfp ved^^ . upa, fettima i che 
roirefceri tMJtp.., <, ^ ; . . . \ . 

. , ,:^jL!II. Qi^htaoqne Lutero fd£e ottmbJa ÌQórn 
tificàto di vedere intere Chlefe della nuova Rifornia 
(QUewfi cpntffo di lui 5 non giudicò bene di unirfi 
Ipiyp fentÌR}eojLi ; e fconfermò Tempre la fede della 
j^refenva reale contro i Sagramentar; , con poderofe 
ragioni [Serm, de Corp. & Sang. Chrifli defcnf. verh.Cce- 
quod vcrbi^adhuc ftant tom, 'j.fgi. eàr-. 381. Cat. 
Mej.de Sacratìu Aitar. cQOcorÀ^^.!^^ ,& fiq^]. Avev« 
per lui la Scrittura s;. , e la tradiaiont^: | dimoftrava 
egli , che Io fjfQigere al fcnfo figurai© >e jrtwole 4i - 
Wpilro sign^ire così ieinplicì , e rosi f>*dfe , lòtto 
prptefto chp.n^efl? Sprjtt|ira ^vi traiio altre 'efpi^ff 
fi^^ni ^uKitr ^pri^ p^^^^ p^j. ^^^j^ 

^ Jtttta^l 5. Scrittura 5 e tutti i mifìeri della nodra fa- 
tetela reipivreirebbero in figure . Che. bifognava dun- 
q^^^. tifare qui la flelTa fommiffione , colla quale rice- 
yiamo gU altri mifleri , fenz^ curarfi della ragione y 
uh della natura ^ ma folamente di Ge$ù Crillo , e 
della Tua parola , che G.C, non aveva parlato neli^iftiV 
{uzione ne della fede , ni deUo -Spirito ^. ; che ave- 
va detto : Quejìo è H tofpo ^. jt già; la fede 
faj'à che ne /tate p^ffnp^i ehei ii »«»gia»J y. di CHi 
fflrUva ecfi^Grift>: ^ fion. e» nè pure, «mm^n^air 
t^iftico , ma w 9f^gvr |:on k 4ocsca ; che Tunìpne 
IflPlto ^^9^S9^9Somn.iaQx\ d«l SagpmeAtQ *, e *e 



Digitized by Google 



6t> STORIA ECGLESIAStfCA . ' 

lìOn fi poteva credere che Gesù Grillo non <fl n!)!>la 
dàto niente di particolare , e d'intero Con sì forti ♦^a-* 
fòle • Faceva gagliardo ufo delle parole di ^. Paolo ^ 
'^ando dopo flveé proferite queue pa'rcdè ; Quefiit t. 
// mi0 Corpo y uitìdsntnÉvÈ tanto fcvmmèAte coloro ^ 
che hon diAiogisevaiio il Corpo del Signore > e che 0 
' rtodévano Indegni -del Tuo Corpo ; e m fuo SangUCiV 
Aggìnrìgevz , che per Àitco voleri Sftn Pàolo ^lai^ 
del véro Corpo , e non del Cort^o-figarUtd \ t Che fi 
Cdnòfceva dalle Tue efpreffionf , eh' egli condannava 
quegli cmpj ; come rei di aver oltraggiato Gesù Cri* 
fio 5 non già ne' Tuoi doni , ma nella fua propria per* 
fona immediatamente. 

Attendeva poi a diflruggere le obbiezioni , che at* 
tri opponevano a quelle verità . Domandavi a coloro 
Che gli opponevano quelle pai-ole di G. C» in S. Gio* 
vanni/ Lm ùé^lti d -nuiia fefòi (^ }t>au,6, ) ; con quàl 
fidÀtébfinvno dfre^-Che là carne di G.C. non ferve 
é nulla > e riferii, a quefta Ciame , che ci di la ;vit!a5^ ^ 
^««l'tehc difle G; .G« del fenforCarnale ; èd al più ^ • 
fiellt-^anie prefa «al \nodo che là Intcnderano i.Ca« 
Diflnaiti , o che la ricevono i cattivi Criftiàni , fènza 
unirviiì con la fede , e ricevere nel medefimo tempo 
lo fpirito , e la vita , di cui è piena \ che fe gli ve* 
nivano oppofle le ragioni umane ; Come un carpo fia 
in tanti luoghi ^ e come un corpo umano flia tutto in^ 
tet^ in' sì piccolo fpazio ; egli domandava loro ^ comt 
Dio 'cofffirvaffig fua Unità nella Trinità delle per^ 
foni ; em^ avejfe screaxu dal nientt il deh e la Ter»- 
ra'"^ fómt aveffr rivefiifù él fuo "Fi^liuél» di camf 
mrauit i cmt 4^àv£0f fam nufceri da UM V^f^ini i 
r 4Ìmi avifftiù féUt» n^nrin ì FinalnMÌntei' ^oandó gli 
fi>dlceva che i^oeAaiWtecia non tra dMconfeguenm » 
e non 'Valeva la pena di rompere *Ja ^ice ; „ perchè 
55 dunque , rifpondcva egli , s'impegnò Carloftadtó a 
>5 coo^kciare qi^efla difputa ? Chi coilringaya iiuin*» 



Digitized by Google 



AN. ar a. C. 1526. LIBRO CXXX. 61 
„ gì io ed Ecolampadio a fcnVere ? Maledetta fia in 

eterno quella pace , che fi fa a cofto della verità. 
Con cali difcorfi fpelTo chiudeva la bocca a' Zuinglia- 
ni . Fu sì contento di aver foftenuto con tanta forza 
il fenfo proprio , e letterale delle parole di No^ro Si- 
gnore , che non potè lare a naeno di vautarfene (^p» 
Luth. ap. Hospinian* ad <»77. 1534. 132.) . „ I Papilli 
5, medefinni , dice egli , fono sforzati a darmi la lo- 
„ de di aver molto meglio difefo , che non fecero 
,5 elfi , (a dottrina del fenfo letterale : ed in effetto 
95 io fono ctrco , che lattone di tutti elTi infieme ua 

folo , non potrebbero efiì difenderla mai con mag- 
3, gior nerbo di quel che io feci „ , 

XLIV. Ma s^ingannava egli , negando la tranfu- 
llanziazione ^ il chp Zuinglio , e tutti i difenfori del 
fenfo figurato dimoilravano chiaramente . OlTervano , 
che Gesù Grillo non diife ; // nùo Corpo è qui ^ 0 il 
mio Corpo è [otto a quefio y e con quefto , 0 qiicjlo 
contiene il mio Corpo ; ma fempiicemente : Quefto c 
il mio Corpo . Così quel che vuol egli dare a' Fede- 
li , non è una foftanza , che contenga il fuo Corpo > 
o che lo accompagni ; ma il fuo Corpo fenza veru- 
na foftanza ftraniera . Non difl'e neppure : Quefio pam 
è il mio Corpo , che è l'altra fpiegazione di Lutero, 
ma difle : Quefto è il mio Corpo , con un termine in- 
definito , per dimoftrare che la foftanza , che porge > 
non è più foftanza di pane , ma è il fuo Corpo ; e 
quando Lutero fpiegava : Quefio è il mio Corpo , 
cioè quefto pane è il mio Corpo reahnente , e fen^x 
figura , diiiruggeva , lenza avvederfene , la fua propria 
dottrina ; imperocché fi può ben dire colla Chiela > 
che il pane diviene il Corpo , nel medefimo fenfo 
.che S. Giovanni diife che Pacqua fu fatta vino (^Jo. 

v,(^. ) , nelle nozze di Cana Galilea , cioè per 
cambiamento dell'una cofa nell'altra . Si può dire pa- 
rimente che quel che è pane in apparenza , è in ei- 



fetco:!! • Gorpò di Noftrd &ffciOféy.mz che il vero 
»e , reftandò tale- , foffe nel medeiìmo tempo il vero 
Corpo di Gesù ^^^r ilio , coma fn-etendeva Lutero , l 
diferit'ori del fenfo figurato , ed. i Cattolici ancor.i gli 
ibllenevano 5 ch' era qucfto un difcorib lenza ieni'o , 
e corichi udevano ) che^oavemva-aoiai^tcere- 9 o con 
«dì .ùn («mpU€^^€«aihi^sxi«fit<o morale , o il <ainiaiiji^ 
mènoo ditfoiltiutj^'Coh qudUi ^ djni «gii .ctUimmii. j-* 

git*:da ZvLÌofjdà^l 'ti»' aattM^ atón^t»- 4II noo riso.t 
lyfcere il Iptcdììcd'^gliiide'f/'e che liofi enir 

quello un peccau>9 ftSd il«ia dli^ffida'V un vìeìo;, un^. ' 
fnalatcia ; e che non i«^'ha niente di rplù debole , nè 
di più alieno dalia Scrittura S., quanto il dira, che 
il peccato originale fìa non {blamente una malattia. > 
ma ancora un delitto - Dietro a que(H principi egli 
decide che gli uomini per verità nalcono inclinai 
«1 locato >peì loro amor pco^io^ jua'.iion.già p^c^. 
-^Cdiri^ Ce 'u<m. foiSù'jiìe Imi^prìzmèntexri ^enAiriTcL 
U^fcoÈ, del |ieacjttO':per li peccaca.óiedtGm» ^eiqiiiB^. 
ila- inclmniooe.jU peccato ^xhaoim può^effem iia 
l^ato ^ fa. fecondo lui » (otto.il àule: ddla inóftcaL 
^gine y e perche^ vuole, che^qocftq .male fia^ - ÙitÓL 
colto JodtfFerentemeóte da cotti gli aomfnt còh Is 
^norte di Gesù Grillo indipendentemente dal batte(i> 
ttiO 5- ne feguita , lecondo lui , che . al prefente niuno 
fi danna per il peccato originale , e neppure i fan- 
ciulli de' Pagani ; e' quando gli fi oppongono cento 
,^Qì della Scritnira S. , dove fi dice , che il Battefi- 
mo ci falva y e Che ci rioiecte i peccati AoUri 9 c^e- 
de di foddisfare a tutto 5 dipotidendo che in quelli 
pàlli il' Battefimo è prefo per il Sac^gue di Gesù Gri-» 
Ito 5 del quale c il fcgoo \' per modo die il Battefi* 
mo per fe medeCmo non levs iiiua péccato » e noo 
dona la grazia * „ lì Sangue^ di GesàGriilo ; dic*^> 



Digitized by Google 



„ è quello ehc fimétte i pééct'ti » ìì^iiqàé ti6n è 
Il Batcefimo J*ÌiéràLtbciné-A&po- GhlKa^ fi''dttf^ré&- 

tiò y the poféi^ fF Bittifinlo'daijfe hi eràzia , e rimèé* 
lète i t^èccari agli' adulti^.-- o .:At- iii.y .i i . . 
-i.fi xLVI. I Cantoni , che noti eVànó infettati da 
quelli errori ^ avendo più - i temeré -da' 'ì^uingliani ', 
rfi'é da* Luterani, "u fa rono óghì' ']^biribil«;atrertzibne , 
per impedire ch« quefta nuova Stòa ^éÀéC^lTè iiho 
a loro {CoehL dt aB, & Jò-ipt. Luth. ànv. riìé:^^g,i^ I 

ék liinio Hétà^ tt> «je*ahiiP Étkitì cfatt^*3iv^i % 

. tttti gli irtvk'mm '^ì^m&ÌQpé>tto per ana^rvi; • 
aita ^e^iécfeliSdo tìife avrebbe de*' difturbi , e cht non 
fàrèbi)e' fiiéutóS domàndp che gli fofle afifegnata una 
^tà iCattolròa i '-è ciò gli venne negato . Gli àltH ' 
'ìtantòni indicapohd per il mefe ^cii Maggio 15?'^. un' 

. 'AfTembleà" 'a Bàdéii' , dove ì più valenti Teoló'gf'dè* 
due partici fat'ono^ihvitari. 'conr fìcurétza di gotfèfé di 

Kùa intéra libcni.^fiàf^ lato^'dte^ ctó^^ 
/ vinrti .faber , Grovantii Ecfcio , c Tfómnitù fèirn^efi 
co' DébtìXAti de'/ tfdcbvi^ « toftàiiÉa cg 21 
p>faltftf • 8i:;éòir/ , òéìii quii ì>iicéri- crkné ì Cihi 
tbrii S^tò^ri t Dalla ;paétè*d»^'-iagttli)entarj , o Zuin- * 
diani *, V»itftieiVèAfl^h> ' <^ , man- 

cato da^ufriglib ; ehc noti v^òìle mai capitarvi , per 
qualunque falvocondotto gli veni Ife elìbito , fcufan- 
dofi con varj pretesi; Jacopo Imelid Bertoldo HaU 
ler, ed Aidrico Studier . Eddo difputò mólti giorni 
contro di efìfi , e tutta la conferenza versò foprà il 
. S^ramento dell'Eucariftia , ridofkta da quéllo Dottore 

a lette ttogoGzìQÌkì « i> Che il Véro Cor po , ed tt ve > 



Digitized by Google 



^4 ^ STORIA EGCLESI ASnCA . 
ro Sangue òì Gesù Gxilio fono prelentl nel Sagra* 
mento deirAUare 2. Che. ibno sacramente offerti nel 
^^agrifizip della J^efl^, per i vivi e. -per i morti. 3.. Gh^^ 
^ iioi; dob blacQO; ifftociite,, Vecgi^e ^ ed i.S^ti 9 c(>« ^ 
arti ftoftri interceffoci .jr^4.; Cbe^ncjo (qpaviene abolire; 
lé immagtui di G.C. e de^S^i $r^Chf,.^'^ pin Pur^ 

7^9^ ^^^ pcircatcv originale . 7. Q^è B^t^ìSroo can,- 

jaa<^ it S. Giovanni - ^ . , * 
j^. XLVIf. Eckip.^foyò tanto fondata inei>te la ve?- 
rità di quelle |)rppQ(i|Èìoni , che in confeguenza i'A(^ 
feinbka fi^.ce up-. Decreto contro la dx)ttriiia di Lute- 
ro , c di Zuinglia , ,cqI quale redo proibita di niente 
innov4rc^nèl,.S4gfjfi;ZÌo della MeiTa ^ CacbL ut fupra 

f'^^l* ) ^iffP'^b^W- aJT^i^^i"ilV*«ioj^'^ Sag;ramenti 
V- «cUf .,<;.erej[^op}c,, e nelle altre pratiche della Qhfiefa^ 
c (i ordinò che JoiTero. fiaUilici. alcuni vig;jil|U)fi u^m^- 

ay<#t(>>ts^ 

'^r ^^^^^^^"é > ^ j[ .Pf ^v;aricatari V ^ 

^ fiorii ; targare • Zuloglip^ > ìthe ii<)n Javeva of^to d*ii^ 
l^rY^nirc a quefta conferenza , fece uno fcritto coni- 
ti 'le fette propofTzioni di Eckio . Giovanni Fabec 
|)uBbìlcò un graii numero di contraddizioni , tratte 
^alla dottrina di Zuingiio di Luterx> > ed il Miuip 
ner fece vevijre i loro delitti , ed i loro facrilegj ^ 
>)bn li perdona .agli le ritti di Ecalampadio dai .ITaberj^ 
difi V i fc op r 1 p Fu . di centa . f , cin^i|^ntt ^^fiti - 

XLVllI, le c'onferejize continuarono tuttavia 
« Madrid per la liber^iione' ,<ii Frapcelcol.(j^/.'//tf' Mtf^».^ 
morìe ' Sioncbé ^ e\F^if icbe d^ Cafa d'Aujiria t, ù 
jp.2z6V } .^^tra^Gtbvannl di $dva prìau> Prefidente al 
Parlaib^ntg di'^I^arigi , ed il Duca . cU J^onuborenqr 
per il Re di Francii , ed il Cancelliér Gactuiara 9 e ^ 
Autoaio di Palmos oer rimperatote . Finalmente 



Digitized by Google 



ÀN. di G. C. i$l6. LIBRO GXXX. * 
ilopo infiniti centrarti , fi ftabii irono le feguentt con- 
dizioni : che Francefco I. rinunziafTe a tuct'i Tuoi di- 
ritti 9 ed alle Tue prctenfioni fopra il IVIilanefe ; che 
riftabilifle il Borbone in tutte le fue terre 9 e Signo- 
rie , e fi compenfaiTero i fuoi fofferti danni dopo la 
fua partenza dalla Francia ; e che rinunziafTe ancora 
a tutti i fuoi diritti e pretenfioni fopra il Regno di 
Napoli, e di Sicilia; che pagaffe le fomme dovute al 
Re d'Inghilterra ; che daffe ali* Imperatore per il fuo 
rifcatto tutto quello , che foflc accordato fra i Cpiii* 
milTarj , c che lo accompagnaffe alla fua incoronazio- 
ne con un'armata di terra, ed un'altra di mare. 

XLIX. Ma non cffendo ancora contento T Im- 
peratore di queftc condizioni , Francefco I. fianco di 
fiar fempre in prigione , fece chiamare il Prefidentc 
di Selva , ed il Duca di Montiporencjr , il fecondo 
giorno di Gennajo di queft'anno 1526. e commife lo- 
ro y che gli procuraffero la libertà a qualunque cofio, 
e che accordaffero per ciò tutto quello che lldoman-* 
dafìfe . A quefte condizioni la pace tofto fu conclufa, 
ed il quattordicefimo. giorno di Febbrajo fi fofcriffe 
dall'una e dall' altra parte il famofo trattato , noto 
l'otto il nome di Trattato di Madrid ; ed eccone i 
principali articoli • 

L. I. Che duraffe pace , ed amicizia perpetua 
tra r Imperatore , e Francefco I. . 2. Che il Re di 
Francia fpofafle Madama Eleonora forella dell' Impe- 
ratore , vedova Regina di Portogallo ( Guicc, Iìb,i6, 
Belleforet L6* c.-^ó. Spond.an.i<^26. nu.i,) , c che gli 
dalTe l'Imperatore dugcnto mila feudi d'oro in dote , 
e le gemine convenienti al fuo grado , con le Contee 
di Maconnois , e di Auxerrois , e la Signoria di Bar 
fu la Senna , per fe , ed ! fuoi eredi mafchj folamen- 
te , provenienti dal detto matrimonio . Che il Re 
ufciffe di prigione alla più lunga ik decimo giorno del 
prolfimo mefe di Marzo , per effer condotto nel fug 

Torn.XLlK. fi 



Digitized by Google 



66 ì'TÓktìl ÉCfctóBÌAS^^^^ 

• Regno dalla parté di Fòtitàrabìa ; e che nel medenmcy 
giorno, e nella itiedefima ora eh* entraflc egli nella • 
trancia , i due figliuoli della Macftà Sua entrafTero in 
tfpagna , per effer dati àll'lteperatore in oftaggio , o 
in cambio di Errico !Dilca d'Orleans, cih'eta il cader- 
tò 9 fi defféro dodici de' più |;randi pignori dei R«* 
gno, ad eleziohè dell'impcratorè ,'iché réfterebbero iti 
oAaggio in IfpaghaL , fìnaltànto thè gli articoli^ foiRfìfd 
àpprovati dagli Stati del Rieiftio ,m cftfeuiti> *4 CWè 
fei fettimanc dopò li BbttfaiMe 11M>ttè^ e U fbii en^ 
mta in FfAntia , CédeBb éRlfri^è»^ i)«d0rt6 H 
Borgogna còti tutte le <ue jidjsfcenze , e pertitteAzre , 
con la Vicecd'ncea di Auffoniia , e S. Lorenzo dipen- 
dente dalla FranCà-Contea , fenza riferva di omaggj , 
c con tutta la Sovra siità . 5, Che il Re defiftefre dali^ 
omaggio, che rimperatore gli doveva per la Fiandra 
c pcV TArtois . 6. Che cedelie tutte le pretenfioni > 
fchc potefTe avere fopra Napoli , Milano , Genova , la 
Contea d'Ai^, Tournài» Sant'Amand, Xàlla , Ponay , 
' Orcbies » ed Hèrdiil ' . 7. Cbe inducete EfHco di 
farét a cèdefe S df Vtafarra alt^Iìtiperatòrt^ , t 

. ihc negandolo Eìrico » dòveìTe il Ae adiftert l^hApe- 
'ratore con tutta le fUe fotte . 8. Che «jóaratn^ 
giorni rimettefife il Duca di Borbone in poffefib delle 
Tue terre , e delle Sigtiorie , e così quelli , che ave- 
/ vano feguitato il di luì partito 9 per i quali V*era uiV* 
amniftia generale, fenza poter eflerc itt queflo parti- . 
colare richiedi di nulla fotto qual fi fia pretefto , e 
che pot^ero dimorare nel Regno » o altrove a pia- 
cer loro , e ilare anche al fervigio dell' Imperatore • 
I. Cile rinunziaHe 1* Imperatore a' fuoi diritti fopra 
e Contee di PontbÌe\i9 Boleigoa , e di Moiicdidier ; 
; ed altre Signoirie della Kccàsdia • io. Che H Re atreffe 
riSabiltre TUiberto di Cfaalòns , Principe di Grange» 
> Michele Antonio di Saluszò ne^ loro Principati , è 
Mn deife veruna ai&Ilenza al X)uca di Gueldrla 9 e 



Digitized by Google 



AN. di G. G. 1526- LIBRO GXXX- 5; 

che dopo la morte di quefto Principe faceffe ogni 
opera per far cadere le fue piazze in mano dell* im- 
peratore . II. Che il Dolfino fpofafle Maria Infanta di 
Portogallo figliuola del fu Re Emmanuello , e di Eleo 
nora , giunti che folTero entrambi alPetà conveniente. 
12. Che il Re pagafTe al Re d'Inghilterra cinquecento 
mila feudi , che gli doveva l' Imperatore . i^. Che 
quando andarle l'Imperatore a prendere la Corona Im- 
periale in Italia , gli preftaiTe Francefco I. dodici ga- 
lee , e quattordici grandi vafcelli , e gli pagaHe du- 
gento /ni la feudi dal Sole 9 in luogo dell' armata di 
terra » che gli aveva prómefCa . 14. Che il Re faceffe 
ratificare il detto trattato al Dolfino fuo figliuolo, to- 
fto che aveffe gli anni quattordici . 15. Che pagaffc 
all'Imperatore due milioni di feudi d'oro per il fuo 
rifcatto . 16. Che i due Monarchi follecitaffero unita- 
mente il Papa ad adoprard per una Crociata contro 
gì' Infedeli , e gli Eretici ; e che vi contribuiffero 
quanto più poteSero per terra e per mare . 17. Ch« 
il Re ave(fe da compenfare Margherita d' Auftria Go- 
vernatrice de' Paefi Baffi della Contea del Carolefe , 
che non godeva , e delle altre ter/e , e diritti fuoi , 
le cui entrate non aveva ella rifcoffe . 

Tutta l'Europa rimafe ftupita in vedere che 1' Im-.y 
peratore con tutta la fua prudenza , ed il gran defi ^ 
deria, che aveva di trarre fermi vantaggi dalla fchia- 
vitù.del Re, aveffe tuttavia prefe le fue mifure tan- 
to male ; imperocché poteva egli mai fperare 1' efe- 
cuzione del primo , ch'era quello di mettere il Re in 
libertà? Così il Gatcinara , Cancelliere dell' Impera- 
tore , lo difapprovò , e ricusò di fuggellarlo . Diffe 
egli a Carlo , che non era a lui nè ©nello > nè uti- 
le ; non era onefto , perchè vi fi trattava il Re di 
Francia fenza generofità^ che non era utile , perchè 
non vi fi prendeva ucurti veruna per farlo efeguirc • 



I 



69 STORIA ECCLESIASTICA . 
Effendo l* Imperatore montato in collera per la Tua 
negativa , il Gattinara gli reftituì i fuggelli , dicen- 
dogli che poteva egli medeGmo fuggellarlo , Ce cosi 
gli pareva bene. L'Imperatore prefe i fuggelli , l'ug- 
ipellò il trattato , e comandò in feguico al Gac^laara, 
che ripreodefle i fuggelli , il che àisoe a grandif- 
lima Àti«a* 

Il giorno Jopo alla coaclafione dA . trattato * « 
0ùtih A Vicerè^di Napòlt nella camera ili Francefcoi l « 
in abito di campagna , e gli difle che andava. » ini 
per parte ieU*Imperatóre' a promettergli Madama £leo4 
nora , vedova Regina di .Portogallo , efTendone egli 
per quefto fatto Procuratore . Il Re vi conienti, quan- 
tunque molto turbato > che e/Tendo quefta Principe ila 
lontana folamerice quattro o cinque leghe da Madrid, 
^li folTc fatta promettere per via di Procuratore . Il 
diciafletteiimo giorno dello fleifo mefe lo eondufie 
l'Imperatore a vedere la fua nuova fpofa , e lo con- 
• fegnò ad Alarcon , perchè lo rìconduce/fe al CadellO' 
ii Madrid • FinalmeoM pani il yentnneOmo gioano . 
«Mio Aeffi» mefe. 

LI* 11 giorno delia: fua partenza l'Imperatore lo 
condu(fe un poco di li .da Madrid » e gli di(fe 5 la* 
fciandolo (^Ant, de Fèraffi^ di Cèrio K pag. 121. Guicc. 
lib.ié.^ehar, lib.i%,) : Che ben conofccva igran mali 
che le loro difcordie avevano cagionate alla Criftia- 
nità 5 ed a' loro Regni ^ che ben fapeva ancora quali 
vantaggi fi potevano ricavare dalla pace ; che lo pre- 
gava a dirgli liberamente , fe aveva difegno di adem* 
piere a quinto aveva promeflb 5 ch'egli gitirava a lui 
tbpra la fòde di Cavaliere , e che impegnava la fua 
paiola» che quanto a fe,er4:ihibilicp di redituirgli la 
tua. liberti 9 pier qualunque eofii^ cba poteiTe accada* 
re • À quefio il Re gli rifpofe : Qbe aveva egli una 
^ . collante vc^onti di effergU amico , e fratello « e di 
mantenere «guanto fi «ara a^ord^ico j e prefe in te^-' 

' ■' Digitized by Googl 



• ^ AN. di G. C. 1526. UBRO G^XX. 69 ' 
«ionio della fincerità delle fiie parole una Croce, che- 
li ritrova v^a nel luogo dove erano eflì . Ripigliò l'Im* 
peratore: ch'egli lo credeva ancora; ma che fe faceflb 
mai il contrario , pubblicherebbe che fi felTe diporia- 
, to vilmente : e fi divifefo in ^cfiO'Otocb * - 

. Gionto^ che ftt j>|ur di Ara alle fron-. 

nere del fUo Régno , ti rftew* !?^ ftoi 
figlmoU, che fuwto^i cotìi^litó^^^^^ ndmc. 
deiimo pimta* che «igU m 

V ;-^PP^"*'**»«^«'n<^erco r. meflb il piede ne' Tuoi 

<opra un cavallo turco 5 ed a bri- 
|lia fciolta andò a S* Giovanni di Luz (M(rw. ' 
Mi 1.2. Ue/car. 1.6. Spond. ad a». 1526- n.t. ) , ed 
il giorno dopo a Bajonna , dove gli era andau' incon» 

txo la Regina Reggente 5 ed auendevaio con tutta lil 

Corte , » ^ ■ . : .. . • 

UiU Iti qué/la Città il UMf ì the lir iècom- , 

pagnava m qualità ^df Anibtfdatoré , lo pregò di rt* 
tificare trattato ^di *fei<tód ; ma il He gli rifpofe , 
Che avendo in qu«l trattato oltrepaflata la facoltà 
2 Frauda , cedendo all' Imperatore il Da- 
cato^di. Borgogna, bifognava procedere alPefecuzione 
in torme blande, ed adoprarfi ad ottenere laffenfode' 
borgognoni , e P approvazione del refto de' fudditi 
luoi; che tuttavia Tua intenzione era di efeguire U 
trattato , fe non che aveva bifogno di un poco di 
temilo a difporvifi {Mem. dn Bellai l^.) . 

Avendogli il Lanoy alcuni gidrtìi dopo Àttenuo- 
ve iftanze, Francefco gli rifpofe anco», che non em ^ 
Kato in poter fuo il cedere' la Borgogna ; àui non 
avendo li Re di Francia altro che Pufufrtttto dèMoro 
dcati , non potevano alienarhe veruna parte ; che vi 
» era impegnato con giuramento fatto nella fua con- 
«Jgraaione ; e che "in tal modo reftava nullo quello 
^ aveva egli fatto a Madrid . il Lanoy rifpofe ai 
*^i«cip# , ch€ fuppofto eh: egU non potefle alienalo 



Digitized by Google 



70 STORIA ECCLESIASTICA . 

Veruna parte degli Stati fuoi , queflo non fi poteva ^ 
intendere degli acquici fatti ingiuftamente , com* era 
il Ducato di Borgogna ; che non poteva dolerfi che gli 
Ia0e fìata ulata violeoiaxy imperocché poteva egli rt- 
inanerfi in Ifpagoa » dova la forte della g^rra ave* 
vaio cobdoit»;,^ ma che effeiidone, aitilo cofì alcune 
èondifelooi » non poteva non yole^ ^igui^e ; o che 
Smlmenseir avendo fatto «n giiir^ménCQ B.V^rìd di 
mantener ftfde a qpanitp ^yéin pr^nM^r y^ii^n^mTii 
Ignéftto il giuramentp fatto neUa{fi|a teonfagra^ione ^ 
e che probabilmente non aveva cmhito cbo ll fecon^ 
do fofle contrario al primo . Ma Francefco Primo ch« 
aveva prcfa la lua rilbluzione , poco fi lafciò piegare 
♦la quelle ragioni . Da Bajonna andò a Bourdeaux , 
dove fu accolto con molta magnificenza . Da Bov|^<9 
deaux pafsò a Cognac, luogo del Tuo nafci mento o.> 
LIV. Vi ri^e^ette gii Ambafciatori del Papa ^ 
fUcUi d9* y€^énioi'^^ quelli del Duca di Milano*;^ 
che aftd^^tto jt 'pngratularQ dflla fua Uhemi<mOji é 
Fifm<^^ .Ì^4ÌÓMr con eifi una.lt||9r-#(ÌBti^ 

l! Imperatore irv^mcfimo(apoodQ giorno ; di- Maggia 

• 1^ fcòpo di quella lega, che fttpub«9 
blicata pure a Cognac rundednio giorno delfeguento 
Giugno , era di riftabilire Francefco Sforza nel Du- 
cato di Milano , e di mettere l'Italia in libertà . Le fi 
diede nome di Lega Sacra , efl'endcvi alla tefta il Pa« • 
pa , vi entrarono ancora gli Svizzeri ed i Fiorentini, 
LV. Gli alleati convennero di far leva di un' ar- 
mata dii terrai e di mare a fpefe conauni ; cioè tren<« 
tamila i|;ìmi9^4i ,j^i a e mille e cinquecento foldafd, ' 
9L ea^rdiò tMfiP^ ^^ni^ ^«gi»?* f«« i,,^glicuria ne* 
^"MfiMrfo y occorre fer ùa^. fta^ navale 

S'D.^M9t. dc yera ifi. di Carlo V.p.i'^uM^nuifim c pa* 
ti, delia Cafa d^Auflrta /^.i. p.130. ) • Gol medeflmo 
trattato aveva il Rt df Francia rinunciato al diritto 
cl^e pretendeva avere Topra U Ducato da Milano in fa*» 

• r . ■ _ . 

' Digitized by Google 



t 



AN. dilG.G. 1526. LIBRO CXXX. 71 
vore <ii Francefco Sforza , mediante una penfìone » 
della quale fi converrebbe col Papa , e co' Venezia- 
ni , purché non forpaffalTe i cinquantamila ducati > 
che in ciafcun anno dovevano pagarfl al Re ; che la 
Contea d'Afl fofle refa al Re di Francia > e così la 
fovranità di Genova a titolo di Bucato , confervando- 
vi per Doge il Signor Antonio Adorno ; che il Regno 
di Napoli fofle rimeifo nelle mani del Papa , pagando 
al Re una rendita annuale di feilantamila ducati \ che 
i Medici foffero foftenuti in Firenze con tutti i di- 
ritti e privilegi loro ; che fi defle al Re d' Inghilter- 
ra per fé ed i fuccefìbri Tuoi un dominio nel Regno 
di Napoli con titolo di Ducato o di Principato , coli' 
entrata di trentamila ducati ; ed al Cardm^l Wolfey 
un altro dominio di dieci mila ducati per fé , ed i 
fucc efiori Tuoi ; che il Duca di Milano fpofafie una 
Principefla del fangue di Francia, ad elezione del Pa- 
pa ; che s'impegnaflero gli Svizzeri alla difefa del Du- 
cato di Milano ; che fi facelle leva immediatamente 
di truppe tra effi , e che il Re ufalTe del iuo credito 
apprelTo i Cantoni per tal effetto . 

LVI. I Deputati degli Stati di Borgógna temen- 
do che 1' articolo del trattato di Madrid fpettante ad 
effi venifle ad efecuzione ^ andarono a farne le loro 
rimofìranze à Francefco Primo . Gli differo che in 
niun modo foffrirebbero di eflere foggettati ad un dò- 
minio llraniero , e che fe follerò abbandonati a'nemi- 
\ ci della Francia , procurerebbero di difenderfi da fe 
medefimi ^ e perirebbero tutti , piuttolio che renderfi 
iMem, du Bellai L^. Belc, hi^. Guicc. hb^i-j.) ; che fi* 
nalmente un'Afl'emblea di Nobili convocata a Cognac 
aveva riconofciuto il trattato di Madrid per violento, 
sforzato , pieno d'ingiuile condizioni ^'olute a forza , 
e mentre che Sua MaelU non era libera , e che per- 
ciò era invalido ; che quando anche ella vplelTe efe- 
guirlo , non era in iuo potere U f^rlo \ iijiperocchè 

E4 



Digitized by Coogle 



72 STORTA ECCLESIASTICA - 

fCT le leggi fondamentali del Regno i Re di Francia 
non pofTono alienar cofa alcuna di quello che appar- 
tiene alla corona ; e che però avendo ricevuta il Re 
la Monarchia intera da' Tuoi predecefTori , doveva la- 
fciarla in quel modo a' Tuoi fuccefTori • 

Avendo il Lanoy intefo quello procedimento de' 
Borgognoni , andò per 1* ultima volta ad intimare al 
Re o dì efeguire il trattato di Madrid , o di ritorna- 
re in Ifpagna alla fua prigionia , fecondo la Real pa- 
rola , che ne aveva data , da che n'era egli ufo ito ad 
una condizione , che non poteva ofTervare . Gli citò 
l'efempio del Re Giovanni , il quale eflendo ufcito 
della fua prigione d* Inghilterra nel 1360. vi ritornò 
tre anni dopo per far elèguire il trattato di Bretignì, 
allegando a' Signori 9 che volevano difTuadernelo , che 
fe anche la buona fede foffe bandita dal redo del 
Mondo , bifognava ritrovarla nella bocca de' Re ; e • 
che non avendo ottenuta la fua libertà dal Re d'in- 
ghilterra , fe non a condizione di efeguire le fue pro- 
meHe , voleva a qualfifia cofto procurarne 1' adempi- 
mento . 

LVII. Francefco Primo n'fpondendo al Lanoy , 
gli domandò fe quando un uomo forte e poderofo ri- 
tiene on uomo debole legato , e vinto , sforza quello 
col pugnale alla gola a dargli la borfa , fe queft' uo- 
mo pofTa fervìrfi in buona cofcienza di qualunque 
mezzo per farfela reftituire ? e fenza attendere , che 
Lanoy replicalTe parola , gli difTe che palTava gran dif- 
ferenza tra il modo , col quale Odoardo Terzo avevi 
trattato Giovanni , quale aveva fempre tenuto in con- 
to di Re, laddove Carlo V. avevalo trattato più ma- 
le , che non avrebbe fatto un femplice gentiluomo ; 
ma per dimoftrare all'Imperatore , che voleva vivere 
ieco in buona armonia , gli offeriva di dargli due mi- 
lioni di feudi d'oro , come un equivalente della Bor- 
gogna , € di olTervarc puntualmente il rello d«l trat- • 

4 



C^oogle 



AN. di G.C. 1526. LIBRO CXXX. 7f 
tato ^ 5 a condizione che folTe conceduta la liberti ad- 
dile giovani Prìncipi il Delfino , ed il Duca d'Orleans. 

Gli Ambafciatori di Francia , e quelli di Vene- 
zia , che fi ritrovavano alla Corte dell'Imperatore, (i 
frefero l'impegno di tare quefta propofizione a (5ar- 
lo V. per Francefco Primo , Ma fdegnato V Impera- 
tore di vederfi fchernito da* Francefi , rifpofe altera- 
mente, ch'era grande ardire il fargli quella propofta, 
ch'egli non darebbe libertà a' due Principi , fe noi\ 
, quando andafle il He medefimo di nuovo alla prigio- 
ne , e che fe credevano di non poterlo coflringer§ , 
potevano effi ritirarfi . 

Vedendo il Lanoy , che non poteva avanzar nul- 
la fopra l'animo del Re ili Francia , ufcì di quel |lc- 
gno , e prefe la via di Napoli . Il Principe di Oran- 
ge 9 che f; era già avanzato fino alle frontiere per 
metterfi in porteffo del Ducato di Borgogna , andò 
nella Franca-Contea ^ ma l'Imperatore per quefto non 
fi fcoraggiò , e rifol vette di non acco nfentir mai alla 
menoma alterazione del trattato di Madrid . Ordinò 
al Marchefe del Guafio , a ad Antonio di Leva, quale 
mife alla tetla della Tua armata , di continuare l' af- 
liedio del Cartello di Milano . 

LVIII. Dall'altro canto il Papa , ed i Veneziani 
affidandofi nel foccorfo della Francia , e dell' Inghil- 
terra , mandarono le truppe in campagna , fotto il 
comando del Duca di Urbino . Francefco Primo ave- 
va nominato Generale dell'efercito , che doveva man- 
dare in Italia , il Marchefe di Saluzzo , che andò a 
congiungerfi a' Confederati con quattrocento foldati 
a cavallo , cinquecento cavalli leggieri , e quattromila 
Fanti Guafconi , che furono fopraggiunti da diecimila 
Svizzeri . 

Sapendo 1 Veneziani quanto importava l'impedi- 
re che i' Imperatore diveniffe padrone del Cartello di 
Milano , fecero avanzare il Duca di Urbino fino ai fìu- 



74 STORIA ECCLESIASTICA . 
me d'Adda con feimiU Fanti , ed alcune compagple 
di foldati a cavallo: il Papa diede parimente ordine a 
Guido Rangoni di condurre uno flefTo numero di 
Fanti verfo Piacenti . Si fece leva fottomano di ai* 
cane fquadre di Sviaes^isCbe marciarono fentaleia^ 
fegnft della nazione 5 compera il loro coflume, qiiaQ^ 
AM fi era fatta, letra <^ effi coU'ocdmé^de' Caocò-* 
z^i • Il I>uca di Urbino forprefe Lodi ^ma non Of^.di 
ioccorrere H Cafiello di Milano , non jfiiquiada di 
avere forse bafievoli. ^. 

LIX* L'armata del Marchefc di SàluzzO era pa«> 
rimente arrivata in Piemonte ; ma ad onta di quefti 
foccorfi fu corretto il Duca di Milano a <;apitolare , 
ed a rendere il Cartello al Duca di Borbone ^ U ch^ 
OC&rfe il giorno ventefimoquarto di Luglio « 

Due mali incontri avevano. molto fconcercate ic 
^ilfure de' Confederati .j^ e rovetciace le loro fpcran^ 
s^e (dMrf./a?.). Nacque il prinu) daUe^wbolen^ 
fbo ^yevàno ec^itcate i Colònnefi tfi.Rpiiifi ^ filando 
il Papa meno Te ìffUpeuava • . Cleipéncc Settimo «0U4 
Spiegazione di I>on Ugone di Moftcada ^ cbe cqmaa* 

a Napoli in luogo del Viceré > fi era rieoncilia^ 
to con eflb loro , ed aveva acconfentito che Vefpafiano 
Colonna figliuolo di Profpero , e Capo della fua ca- 
fa^ ^di nota probità, andaHe a Roma a tal fine. 

. LX. Fu conchiufo raccomodamento il yentefi- 
mpfecpudo giorno di Agoilo , a coadizione che i parr 
tigiani de' Colonnefi fortifieKi da Anagni 9 e da' Q]^ 
ileUi j de' quali fi erano impi|di|onjti ; che le ì/^jgif 
t^ÒffPf 4 ritirafierp fuori deUe terre .de^la.Cbiei^ » f 
cbe poce0er9 andare ai. £ervjiMijMi''Imp^nuorc Ufi 
Regno d^ N^apoii, meditiate cb? pot^fiefo iCoiofiiM^ 
'godere pacificamente dè^loro beni, e dorefièro fflìih- 
re protetti dal Papa cont;ro gli Orfim • Ma circa un 
mele dopo Veipaiìano prefe (egretamente alcune nu^ 
£ur^ coi Moncada > e permife al Cardi^ì^i f omp^Q Co» 



Digitized by 



t 



AM. dì G.C. 1516. LIBRO CXXX. 7? 
lamia fuo german cugino la notte del diciannoveii^ 
moy o TFemefimo giorno di Siectembre 9 di avaoiasii 
verfo Roaat al fortirr da Anagni , con ottocentaca» 
valli 5 • cremila uomini a piedi, fotto la condotta tii 
,C€fare FiUeciao » gran paitj^aM, della loro cafa* p 
die a^impadrooì delle tre po^lè^iitlla Cic^à • 
- LXI. Il Pape non Teppe quella perfidia , cheié 
• uh Prelato , cbe gli andò ^ dire , ths le truppe dè' 
Colonnefi entravano coltrarmi in Koma per la porta 
del Vaticano 9 ch'era fiata loro aperta . Altro non po- 
tè fare il Papa in queflo fatto fpiventofo , che riti- 
rarfì in Cadel Sant'Angelo ; ed ebbe anche fatica a 
farlo per l'ardore, col quale era ioCeguito (Sjpt'fiJ* ^4 

UH» Non e&^de egli laoito Cicntù quella 
fortezza 9 d^fOv mancavi tutto quel ch*cra neceiTario 
a foftenere un afledio , il Moncada andò a ritrovarlo» 
ed avendogli rapprefentato il pericolo sei quale fi ri- 
trovava,. e*cbe dair altro canto Remo era efpofia al 
iìiccheggiamento , lo perfuafe a fiure una tregua (e 
parata coll'Impcratore per quattro mefi , nella quale 
poteffcro i Confederati entrare fra due mefi , fe avef- 
fero voluto . Sofcritta che fu la tregua , le truppe del 
Papa cotnandate dal Duca di Urbino > furono richia^ 
mate a Roma . Quella diminuzione di forze fattafi. 
aU'mrmata de' Confederati ^ nel ^empo f in cui a^eb.- 
bcfo avuto bifogno di un maggior* Ibcc^rfo , fu 4 
pruno colpo , che contribuì alla loro rovina .^v^..^ 

LXIII. Il fecondo » che terminò di abbatterli y 
ih Tarrìvo di Giorgio iWtisberg » che aveva &tu Ì€^ 
yar.in Alemagna a fue^ preprie fpiA jli quattordici- 
mila Lanzi per liberare Gafpeio Tuo iSgliuolo : che 
lo pregava ^1 fare uno sforzo ilraordinario per di(rm. 
pegnarlo , fenza di che era perduto . Aggiunfe l'Arr 
ciduca a queili Lanzi alcune compagnie di cavalleria 
qin le quali U jgronsborg attrav.ersQ i j»oatì dei Trei;^ 



Digitized by Coogle 



7^ STORIA ECCLESTASriCA . 

tino , c penetrò , mal grado l'pppofirione cJe' Véiìctii- 
lìi fino' al ]VIantovano(G«/Vr. //è. 17.) . Ignorando Giov 
vanni de' Medici , ch« quefti Alemanni aveflero arti- 
glieria , cercò di arrecarli per via , e fu loro taina 
addolTo, che fu colto da un tiro di falconetto di fo* 
pra al ginocchio . Gli fi convenne tagliar la gambay 
ma peggiorando il fuo male , morì otto giorni dopo 
l'operazione in età di ventifei anni . Arrivato il Fronf-- 
ber^ nel Mantovano attcfe il Ehica di Borbone , che 
doveva andare a fopraggiungerlo ; ma le truppe del 
Duea , che non erano pagate , ricufarono afiblutamen- 
te di ufcir di Milano avanti di eflere pagate de* loto 
avanzi . Per calmarle prefe il Borbone l* argenteria 
delle Chiefe per pagare una parte di quanto fi do- 
veva loro ; e per aumentare le fue finanze , fece 
condannare a morte il Cancellier Morone , che per 
ricomprare la vita gli diede venticinquemila ducati . 

LXIV. Frattanto il Papa maravigliavafi oltremoda 
della lentezza di Francefco Primo , che quantunque 
principal autore della lega , non faceva ancora sforzo 
veruno per obbligar V Imperatore a riftituirgli i fuoi 
figliuoli . L'indolenza del Re d'Inghilterra punto noi 
forprendeva » perchè ignorando , che la lega conclu- 
fa a Moore non era che difenfiva , fi era immagina- 
to, che i due Re doveffero afialire l'Imperatore con 
tutte le loro forze ; così a fine di rifvegliarli moven- 
do in efli qualche gelosìa , dichiarò che difegnava di 
andare in Ifpagna a conferire coil'lmperatore , ed a 
concertar feco lui intorno a' mezzi di procurare la 
pace di Buropa . Quefia dichiarazione imbrogliò mol- 
to gli Ambafciatori di Francia , e d' Inghilterra . 
Temevano che vi folte qualche mifiero celato in un 
viaggio così ftraordinario . E dietro a quefto penfiere 
fecero ogni sforzo polTibile per difioglierne il Papa, 
e per fargli comprendere il pencolo , al qu^lc fi efpo- 
jieva abbandonando Rojna , e dandofi in potere dell' 
Imperatore . 



AN. di G. C. 1526. LIBRO CXXX. 77 
LXV. Errico Ottavo fi vralfe di un mezzo più 
^ efficace , facendogli un dono di trentamila ducati, che 
ruppe a-Tatto il pretefo difegno di quefto viaggio * 
Con quefto foccorfo fece nuovi progetti , ruppe rac- 
cordo , che aveva fatto co' Colonnefi , e Valendofi 
delle truppe che aveva chiamate a Roma , le fece 
marciare nelle loro terre dopo avergli fcomunicati , 
e privato Pompeo Colonna della dignità di Cardina- 
le . Formò poi un corpo di diciotto mila uomini , 
alla teda de' quali pofe il Conte di Vaudemont , per 
andare fu le frontiere del Re di Napoli, a rifvegUa- 
re il refto della fazione Angevina , ma la marcia de- 
gli Alemanni condotti dal Fronsbcrg arredò il fuo 
difegno . 

Alla notizia di quella marcia il Duca di Urbino 
che teneva il Borbone come aflediato in Milano , ab- 
bandonò le vicinanze di quella Città 9 fotte preteso 
di andarfi ad opporre al paifaggio degli Alemanni ^ 
tuttavia il Papa era molto impacciato . La tregua do- 
veva prefto fpirare . Il Fronsberg marciava per trasfe- 
rirà in Italia , ed il Viceré di Napoli era già nell' 
ìfola di Corfica , conducendo a Napoli un gran rin- 
forzo di Spagnuoli . In quefto tempo il Re di Fran- 
cia non faceva verun preparativo per fodener gli Al- 
leati ; nè il Re d'Inghilterra dimodrava maggior arden« 
za . Continuando il Fronsberg inceiTanternente il fuo 
viaggio , ebbe awifo dal Duca di Borbone di andare 
a raggiungerlo nel Piacentino > cot\ la mira di for- 
prendere Piacenza ; ma ne fu impedito dal Marchefe 
di Saluzzo . Il Fronsberg giunfe a Borgo Forte 9 don- 
de fi portò a paflare il Po al Ponte di Oftiglia il ven- 

, tefimottavo giorno di Novembre , indi la Secchia , 
fenza effer moledato dal Duca di Urbino , che fi era. 
ritirato , e fi andò avvicinando in tal modo al Mila- 

. nefe , fpargendo il terror da per tutto . Finalmente 
verfo la metà del n)«fe di Dicembre capitò fu le fron- 

♦ • ,• 

r 

t ' 



Digitized by Google 



"^t STORIA ECCLESIASTICA . 

fiere di quel Ducato dove tccefe li Duca di Borbo* 
tic > che doveva unirli a lui . * ' > 

^ LKVl. la tnesza a quedi movimenti dell* Ita ^ 
^la ", l'Imperatore per via di Procuratore fposò a Li-r 
sbona^4HQ&nca Ifabella , figliuola di £inmanueUo Re* 

é VÉ^i'Sié9é^Jn4min^^ lo (U- 

m éé^ aMEut di'Q^Ao V. ' A & 
tvéfli % coftbimre-qódHi^i^^ coiiBiire chcL 

fubito dopo la ccreinonia ■ (t facefle partire la PrinelW 
peiTa. i'arci dunque ella da Lisbona nel mefe di Feb- 
braio. I due Principi D. Luigi , e D.Ferdinando 1' ac- 
compagnarono col fiore della Nobiltà Portoghefe fino 
alle frontiere di Caftiglia , feguiti dalPArcivefcovo di 
Lisbona, e da due Grandi del Regno . L'Imperatore 
c|iefic per andarle iocoocro TAc^ivefiDOiro di Toledo » 
i Pachi di Calabria, # di Bejar , e coQta Gentiiiio^ 
«uhi . GÌ*fflvlatf diU*4M»*jiaU*akra p fì ritrova^ 
ttino atte'fi^ « Don Luigi coofe-» 

due D^ehi , dicendo r,^ lài-^é&dó l^i^nposairìc^ iMk 
^ forella in nonie, e per parco dURo^dkTcMfCogaUQ 

;,'*mio Signore, e fratel mio „. Durante la ceremo- 
nia , llava rimperadrice a cavallo , e tutti gli altri a 
piede , e i due Principi Tuoi fratelli tenevano da' due 
lati le tendini del fuo cavallo . Parlato ch'ebbe Don , 
Luigi, i due Duchi di Calabria, e di Bejar, prefero 
le redini del cavallo deir Imperatrice , e riipofero : ' 
^ M<Kr xkofteafto Vo^ra^ MoelU liopomk. » ia app^o 

viglia , dovè \^\m^tt^xmài?m^ 

da fefl'anta Grandini Spagaa , otlfÉ^MpOvi ^.%:^'àk 
trecento Gentiluomini ' de' più corpian é JU RegiI^: 

Giovanna Tua madre vi era andata due giorni ^tv^% 
eòa JiOv feauiCQ di quaranta Damc(J/i/<^/i. ({c f^fra ^ut . 



' Digitized by Google 



9 



AN. di G. C. 15^^- LIBRO CXXX. 79 
f up. . Avendo avuta notizia i* Imperatole ^ 

che fi avvicinava Tlmperatrice Tua fpofa, le andò in- 
contro per fei leghe di cammino Con tutta la l'ut 
Corte , ed infieme prelero la via di Siviglia , 

LXVFII. L'allegrezza deirimperatore fu ben pre- 
tto turbata dall'avvilo avuto , che il nuovo Elcttor di 
SalTonia aveva allora abbracciato il Luteranifmo . Era 
quefto Elettore Giovanni fratello del defunto . Lute- 
ro avevalo tratto al fuo partito , e ne fece l'Elettore 
una pubblica profelfione nelle mani di quell'eretico ; 
e non contento di quefì'opera , ordinò che fi predi - 
caffè liberamente , e pubblicamente la pretefa rifor- 
ma . Abolì affatto l'autorità del Papa ne' fuoi Stati , 
fopprefie tutti gli Ordini Monadici , applicando l'en- 

• trate della Chiefa la metà in fuo profitto , una quarta 
parte al mantenimento degli Spedali , e l'altra quarta 
parte a' Minillri . 

LXIX. Lutero acquiftò nello ftelTo tempo uno 
de' più forti , e de' più ardenti protettori della fua 
letta , nella perfona di Filippo Primo foprannomato 
il Magnanimo y ch^6raLÌ\\cccduto in tutti gli averi della 
Cafa d' Affla , dopo la guerra de' paefani di Svevia 

■> ( Cocbl, de ad, & Jcript. Lutberi an,\^x(y, pag, 147. ) . 
li' Elettore di SalTonia fuo amico lo perfuafe a farfi 
Luterano , ed egli vi acconfentì , mal grado gli sforzi 
che fecero per diltogliernelo il Duca Giorgio di S^flb- 
nia fuo fuocero ^ e la Langravia Anna di Meckelburg 
fua madre . 

LXX. La Dieta convocata da pn'nia ad Auguda 
e poi a Spira > non efi'endofi potuta tenere al primo 
di Maggio , come fi era (^abilito > fu rimefTa al ven* 
tefimoquinto giorno di Giugno di qued'anno I526. . 
Venuto il giorno , e raccolti i Deputati , vi fi propo- 
fero da prima le materie , fopra le quali fi aveva a 
delibefare . 

LXXL II foggetto principale , diffe uno de*De- 



Digitizea i. ^ vjOOgle 



' . STORTA ECCLESIASTICA . 

putati dell'Imperatore, è che, fecondo i' intenzione 
della Maeftà Sua , fi badi a prendere di unanime con- 

' fenfo i mezzi di confervare la Religione Cattolica , e 
la difcipiina antica ricevuta dalla Chiefa per tradizio- 
ne ; a decretare de' gaftighi contro quelli , che facef- 
fero al contrario , per modo che fi pofla e-eguire l'e- 
ditto di Wormes (^Spofid. ad hu/ic ann.i'$26. fitim,^. & 
15 Sleid. lib,6.hont, lib.i,) . Si nominarono i Commif- 
farj per deliberare (opra quella rimoftranza ^ ma non 
fi prefero , fi può dire , fe non Luterani , perchè do- 
minava il loro partito . Il Langravio di Alfia fu tra 
quefti , con Sturmio , Deputato di Strasburg , e Gref- 
fo. Deputato di Norimberg . Le opinioni furono di- 
vìfe , e per procurare di riunirle , per timore che noa 
fi prendefie qualche riloluzione contraria air editto di 
Wormes , i Miniftri deirimperatore , il terzo giorno 
del mefij di Agofio , produfl'ero una lettera dell' Im- 
peratore in data di Siviglia del ventefimoterzo giorno 
di Marzo , che faceva intendere , che avendo egli de- 
liberato di paffare in Italia a ricevere la Corona Im- 
periale , vi tratterebbe col Papa intorno alla convoca- 
zione di un Concilio ; ma che intanto proibiva , che 
niente fi volefl'e innovare nella Dieta contro T an- 
tico ufo della Chiefa , e che ordinava V efecuzione 

• deir editto di Wormes , afpettando V effetto del fuo 
maneggio col Papa per la tenuta di un Concilio . 

LXXII. I Deputati delle Città dell'Alemagna fu- 
pcriore , ed altri , rifpofero che loro unico defiderio 
era di ubbidire .all'Imperatore {Ap. Caldaft. c i. ConjL 
Im'pcr. ) . Ma che le difpute fiapra la Religione au- 
mentavano di giorno in giorno , principalmente per 
le ceremonie , e per gli abufi della difcipiina ^ onde 
era fatto più che mai difficile il tentare 1' efecuzione 
.dell'editto di Wormes , a men che non voleffe efporfi 
ad una fedizione . Che fi era rapprefentato ciò al Le- 
.gato . nella Dieta precedente , e che 1* Imperatore lo 

accor* 



Digiti£od by Goo 



«eeojrdfierebbe , fe'ednofcefle lo flato degli affiiri ; che 
vi era qualche fperanza di un Concilio , quando il Pa- 
pa , e rimpcratore paflavano di buona corrifponden- 
za , ma allora ch'erano corrucciati infieme , non ave- 
va più luogo qùefta fperanza ; che pareva dunque più 
conveniente il deputare all'Imperatore per informarlo 
dello (lato dell'Alemagna , e dargli a conofcere ilpe- ; 
ricolo al quale Ci andava incontro , volendo far eie« 
gitire l'editto di Worme^t ® per ]^r^arlo di permet- 
tere che Ci raccoglieiro un Concilio nazionale » per cer« 
minare le ctiUerensò « e rimedialo «VtMIIì «Itnacciatl 
.:«ll*Alemilgna . • •^^•-r. •• t:--Q'i-:uHjs'ni:^'-^. 
\ ^ LXXIII. Il giorno dopo I* Sldltdr di Saflbn&l ^ 
od 11 Langravio d'AiHa, domandarono che it diminuir^ 
fe il numero de'Religiofi mendicanti ; che fi pcrmet- 
teffe a quelli , che voleflero abbracciare un altro flato, 
di poterlo fare ; che fi rivocaffero 1' efenzioni , e le 
immunità Ecclefiaftiche ; che fi abolifiero le leggi della 
Ghiefa intorno all'afiinenza dalle carni ; che fi Urciaife 
t ciafcuno la libertà di praticare le ceremonie .» che 
più giudicafife a propofito ; e che fi roffriffe la predi-* 
cazione della dottrina del Vangdo in tiitt'i luoghi # 
Aggiunsero queftt Principi 9 che n6n fi potevano di« 
fjpenfare dal concedete loro umi Giuefii per hrvì il 
fervigio divino t niodo loro ; A avendogli la Dieta 
fime& al Vefcovo del luogo , ch^eni della Céfa Pala« 
fina ^ *e che non volle afcoltarli , ne prefero tanto . 
di(petto, che fecero fare ptibblicamentc la predica, e 
cantare la IVleffa alla Luterana nella corte del loro 
palazzo , dove il popolo accorreva in folla ; i Lute- 
rani per principio di religione , i Cattolici per curio- 
fità ^ e non ofava il Magifirato opporfi a quefie no« 
yità - Dice Cocleo(Cw/. in a8, & fcript*Lutb, an,^^%Sm 
pji^T^e 14S.) che fi affettava ne* giorni di digiuno \ 
e ne* Venerdì di portare la carne .Jn tavola a quel 
Prìncipi , In di%t«gio della CbieiìiPateolica; che tfttti 

ì ■ * • • V 

/ 

Digiiizea by Google 



82 STORIA ECCLESIASTICA . 

i loro domeflici non avevano in bocca altro che qua* 
He parole : La pura parola di Dio : e che fopra le , 
maniche portavano ricamate le lettere iniziali di quelle 
parole latine : Verbum Domini manet in dfternuni. La 
parola di Dio fuffifie eternamente . Quella condotta 
innafprì gli animi talmente , che furono interrotte 
tutte le deliberazioni della Pietà , e poco mancò, che 
;ion fi venilTe ad una guerra civile . 

LXXIV/ I Luterani ebbeio ancora attenzione 
di feminare tra il popolo » durante la Dieta , due li- 
belli dì Lutero , piccoli veramente , ma pericolofiflj- 
Bii per il veleno che rinchiudevano ( Cocbl, ut fupra , 
pag.,e^%.) . Era il primo un difcorfo intorno alia di- 
flruzione di Gerufalemme ; ew l'altro una lettera pie-r 
na di fiele fotto il fuppofto nome di Argyrophyìax » 
che lìgnitìca Teforiere . Tendeva V uno e 1' altro ad 
infpirare V odio dell* antica Religione , per attenerfì 
alla nviova i e quello pervertì molte perfone . Lutero 
rivolgendoti à' Principi in uno di quefti fcritti , dice 
loro: io mi maraviglio , che alcuni di voi infierilTe- 
xo così crudelmente contro coloro , eh' eflì chiamano 
ì^rctici 5 e cne per difpute dj Religione punifTero al- 
cuni uomini innoccntillìmi coli* eliiio , con la confi- 
fcazione de' beni , col ferro > e col fuoco . Avrefle 
avuto più ragione , fé avelTero turbato voi , o i vo- 
fìri Stati; ma fanno elfi altro che infegnarvi quello, 
che torna interamente a vollro vantaggio ? e non me- 
ritano per quello di elfer piuttofto ricompenfati ? Voi 
avete bifogno di danaro per difendere lo Stato ; io vi 
moftro ampj telori . Lalciate andare i Monaci e le Re- 
ligiofe ) che lo defiderano \ mantenete fobriamente 
quei che preferifcono la dimora ne' loro monalleri \ e 
prendete quel che hanno di foverchio , per il fofte- 
gno de' poveri , e dello Stato . 

LXXV. L'Elettore di Saffonia , ed il Langravio 
di Ailìa eranp in cafo di rlciraril con ^li altri dei lo« 



AN. di G. G. 1^16. LIBRO CXXX. 8^ 
ro partito , quando l'Arciduca Ferdinando prevedendo 
che lo fcioglimento della Dieta avrebbe prodotte di- 
fcordie nell'Alemagna , gli arreftò con la fperanza di 
poter prender^ alcune mifure per la guerra di Un- 
gheria , e per impegnarli a contribuirvi di concerto 
con gli altri Principi ; ma avendolo propodo appena, 
conformandofi i Luterani a quello , che aveva Lute- 
ro infegnato parecchie volte (^Luther, in ajfert. art.^^. 
& inter propofit^an . i%i'j,foL'$6JfochL in a^. & fcript^ 
Luth. p,\%o,) , che il combattere contro i Turchi era' 
un refiftere alla volontà di Dio , che voleva vifitarci, 
. foftennero che il Griftianefimo era una Religione 9 
che doveva comportare ogni cofa » che proibiva di 
vendicare un'ingiuria con un'altra ingiuria; che quel- 
li 9 che l'avevano profefTata ne' primi fecoli , fi erano 
lafciati opprimere , quantùr^ue potelTero agevolmen- 
te difenderli , e che la maggior parte delle legioni 
Romane tolTe compoila di foldati Cril^iani \ e che Ter- 
tulliano , ed i loro altri Apologifti , non che biaflma- 
re quefta condotta y molto l'avevano lodata ; che fa- 
rebbe un andare direttamente contro gU ordini della 
provvidenza l'opporfi in avvenire a* progrelTi de' Tur- - 
chi ; che fe quella Provvidenza non avefìfe loro ab- 
bandonata l'Ungheria , ben troverebbe efla i mezzi di 
garentirla da' loro sforzi fenza l' alTìftenza degli uo- 
mini ; e fe all'oppofto elTa ne avelTe loro accordata la 
proprietà , tutto il Criftianefimo tenterebbe in vano 
di refiftere ad elfi . Quefto difcorfo offele tutt'i Prin- 
cipi Cattolici 5 e tutt'i Deputati della Dieta , che non 
avevano mutata Religione , 

LXXVI. Tutto quello , che potè fare l'Ar- 
ciduca y fu di ordinare , eh' elfendo necelTario per il 
ben della Religione 9 e della pace , che fi raccoglie/Te 
un Concilio nazionale di Alemagna y od un generale 
di tutta la Griliianità , il quale fi aprilfe alla più lun- 
ga fra un anno 9 fi fpediffero Deputati all' Imperato- 

F 2 • ' 

♦ 

» ' * ," . . Digitized by Google 



84 « STORIA EGCLESlAStICÀ . 

re , a pregarlo che riguardafle coinpaflìonevolmente \o 
flato deplorabile del)' Impero , e di paffare in Alema- 
gna più prefto che potcffe , e di farvi tenere un Con- 
cilio ; che frattanto i Principi , e gli Stati fi dipor- 
taflero riguardo all' editto di Worines in modo , che 
poteffero render conto della loro condotta a Dio , ed 
•irimperatore . Era per Tappunto quefta la liberti di 
cofcienza , che pretendevano i Luterani di ottenere 
in quefta Dieta ; e che praticarono in feguito > co- 
me fé PavefTero efficacemente ottenuta • 

Mentre che fi flava Tempre deliberando , fe fi 
avelTe a foccorrere Luigi Re di Ungheria , entrò So- 
limano negli Stati di quefto Principe , e prefe molte 
Città . Luigi in età di foli ventidue anni , e fenza 
cTperienza , (limando di poter opporli alle for^e Tur- 
chefche con trentamila uomini incirca, ricusò la pa- 
ce, che gli aveva offerta Solimano qualche tempo pri- 
ma ; e mandò contro di lui il Tuo elèrcito 9 fotto la 
condotta di Paolo Tomoreo , e vi andò egli medefimo. 

LXXVfl. Si diede la battaglia nel giorno ven- 
tcfimottavo di Agofìo ; ma riufcì difgraziatilfima per 
gli Ungari ; in meno di tre quarti d' ora reflarono 
cffi interamente disfatti , piuttofto oppreflì dal nume- 
ro , che vinti dal valore degli Infedeli . La maggior 
parte de' Signori più grandi del Regno , Ecclelialtici , 
e lecolari reflarono fui campo (PauLjov. in elog, Steph. 
Bronderic pofi Borfinium) . Il giovane Re , dopo aver 
dimoftrato molto valore ed intrepidezza , fu coflretto 
a ritirarfi fblo Ji notte , eflendo grande tempefta s'in- 
trigò nelle paludi, per elfere fenza guida, e fprofon- 
dandofi il^ fuo cavallo nel fango , quello Principe vi 
limafe foffocato . \ 
11 giorno dopo , mille cinquecento prigionieri ^ 
|»er la maggior parte Signori , furono mefli in circolo 
per ordine del Sultano , e decapitati in prefenza dell' 
armata vittoriofa . Tutto fu melfo a ferro , ed a fuo* 



/. - 



AN. di' G. C. 152(5. LIBRO CXXX?* 2^ 
co lungo il Danubio . Buda , ch'era Hata abbandonata 
dagli abitanti 5 venne faccheggiata da' foldati , indi 
abbruciata con la famofa libreria , che il Re Mattia 
aveva raccolta da tutte le parti con immenfe fpefe 5 
fu perdonato folo al Palazzo Reale , dal quale fece So^ 
limano toglier via i più ricchi ornamenti , due fu- 
perbe colonne , e tre ftatue di Apollo , di Diana , e 
di Ercole , ch'ei fece condurre > e collocare a Goftan- 
tinopoli . Si dice , che confiderando quefto Barbaro il 
ritratto di Luigi , e di Maria d*Auftria Tua moglie , 
forella di Carlo V. , non potè raffrenare il pianto . 
Compianfe la fventurata forte di quel principe , c 
proteftò che non era andato in Ungheria con difegno 
di levargli il Regno di fuo padre , ma folamente per 
reprimere l*infolenza degli Ungari , e di rendere il 
loro Stato vafìfallo dell'Impero Ottomano(P4«/Ja'z?. in 
Eiog. ) . Effendofi ritrovato il corpo del Re Luigi , 
fu da prima celato nella fabbia per timore che cadefTc 
nelle mani de' Turchi ^ e dopo la loro ritirata fu traf^ 
portato pompo fatnente ad Alba Reale , per riporlo nel 
fcpolcro de' Re di Ungheria . 

LXXVm. ElTendo morto quello Principe fenza 
figliuoli , nacquero grandi contraili tra Ferdinando Ar- 
ciduca d'Auftria , e Giovanni Zapol Conte di Scepus- 
c Vaivodo di Tranfilvania . Coftui pretendeva la Co-* 
rona di Ungheria , ed altresì il Regno di Boemia « 
come marito di Anna forella del defunto Re Luigi 
( Ifthuanf. de reb.Hungar, L 9. Neugobod, biflor, Pclon- 
y/^.i;.), in virtù di un accordo fatto da* fuo i prede- 
celTori col Re Mattia , ed Uladislao , Quelli pretende- 
va che il Regno folfe elettivo . Per terminate quella 
contefa , fi convocarono gli Stati Generali ad Alba- 
Reale . Oltre i Signori , ed i Nobili , che dovevano 
dare i voti loro , vi furono chiamati ancora gli Offi- 
ziali dell'efercito , conformemente alle leggi , che vo- 
lavano, che per eleggere un Re 5 fi prendelfe il pa-. 

F 3 



Digitized by Google 



U . STORIÒ ECCLESIASTICA . 
rtrOf ti il con£ìg]io 4oUe genti di guerra fopra quel» 
della nazione » che giudicaffero eife il più degné. 
i\ eotnefttir l^ro : Si oSmwmQ tme quefte Ibrm»» 
liti , e fu eletiso di cpohio» eonfenTp il - Vanrodo lU 
Tranfilvania , die vcwjcjgflQ frodarne^ Re di. -Uni- 
gheria . . - • 

LXXIX. Eflendp la Regina vedova del defunto ' 
mal paga di quefta elezione , e volendo far cadere la 
Corona di Ungheria neli' Arciduca Ferdinando Tuo fra- 
.tello, moUo fi adoprò per formargli un partito, che 
potefle fuperare quellp <jcl Vaivodo di Tranfilvania 
X^Joan. Samhuc, appendix adEonfimm* ìfih^^^ff' 
Huvgarif* ììh. 9. ) • Q^a^f^nò e0a d« póma &uà3Lno 
JBatorì PebfttM Hiinoc; Mi ìmm gran .' .pane de' 
Baióni » de' , 1. 
. iXXSii CarW V» fw fifatellQ .primogenito l'aim^ 
je divenuto che fo. il ffu» paniti dflai confiderabOef 
convocò ella di fna prjya«a mmxìtì gli Staci iti .Re- 
pno a PafTavia > dove fi era rltirau dopo la morte 
Luigi. I Grandi , ed i Nobili , che aveva ella colti- 
vati, vi andarono il mefe di Ottobre di quell'anno » 
e fenz'altra deliberazione eleflero' l'Arciduca Ferdinan- 
do Re di Ungheria , e dichiararono Giovanni Zapòl 
nfurpatore . Non ritrovandofi l'Arciduca in queft' Ai- 
fembl^a t toAo fi deputò a lui per fargli fapere U fua 
«lefUen^ ; e Ferdi^^n^o intr^pr^fe 4i (Mieneria • Fece 
ief^a a tal ^e di ui^ numerofQ efercìtp ^ vi and^ alla 
%tH 3 ù m^xàh dirimaien.ce..a J^da t dove alkwa ji 
fiirovm jSiovannl «appi • Q!iafii 4> per catto venne 
ricoflofciutp > Oiovanni fi ritirò iieU* Vugberi» (iipep 
iriore , e Ferdù^andp impadronì 4i 9i¥la ftuM oda- 
nolo , e pafsò a farfi coronare ad Altia Reale • 

Tuttavia un gran numero di Signpri non.appre* 
varonp la fua elezione ; perchè aveva egli lafciatomi* 
feramente perire Luigi, che gli era doppiamente con- 
^iiU^SP 9 laddove Y|t^vo4o ^veva ipandace fiafiiette 



V 



Digitized by G 



AN. di G. C. 157^. L'ERO CXXX. 87 
fopra flafFette al giovane Re , per diffuaderlo dal dar 
battaglia figo a tanto che non foffe da lui foprag- 
giunro con buòne truppe , che gli conduceva da Tran- 
(Ilvania ; che dopo la perdita di quella fatale battaglia 
fi era vantaggiofartìente accampato > ed aveva mefìTo la 
maggior parte dell* Ungheria inferiore in ficuro dal 
Turchcfco furore . Ma Ferdinando cóiltuttoCiò fu ri- 
conolciutó 5 e coronato Re di Ungheria • Dopo la Tua 
incoronazione diede ordine a' Tuoi Generali , che in- 
fcguilTero il Re Giovanni , e lo prendeffcrO 5 o lo di* 
fcacciaffero dal Regno; e fe ne ritornò a Vienna . 

LXXXr* Il Re Giovanni rlpafsò la Teifla, e fi 
ritirò in Polonia appreffo il Re Tuo Cuocerò * fintan- 
toché gli fi aprifTc un'occafione favorevole di rientra- 
re nell'Ungheria {IJlhuanff'. rer. tìuftgar, lib,^») . 

LXXXII. Avendo intefa Clemente Settimo la 
vittoria di Solimano , e la morte del Re Luigi , co- 
minciò a temere che il Sultano divenifìfe Signore ià 
tutta 1* Ungheria ; e raccolfe tutt* i Cardinali ^ pef 
«fporre ad effi la fua afflizione per quefta perdita ; 
afficurando che dal fuo canto non aveva màncato in 
ye^un modo di efortare i Principi Criftiani a foccor- 
rere quel Regno con foldati , e danaro ( Spóndan* ad 
tttt* 1526. «.14*). Soggiunfe 5 che riguardando quella 
perdita particolarifTimamente il fuo grado di Paftore 
univerfale , e la Tua qualità di Padre comune , aveva 
deliberato , fenza temer pericóU 0 inc^omodi , di en- 
trar in mare , di andar ad efortare 5 an2i a fcongiura- 
te con le lagrime agli occhj tutt' i Principi Griftiàni 
a far la pace tra elfi , e riunirli ; che Ci lufmgava , 
che i Cardinali lo àjutaflero in Così buona opera , ed 
imploralTero per lui ralTirtenza del Cielo che fe ! fuoi 
peccati tratteneflero la mifericordia di Dio , farebbe 
fempre gloriofo di averne tentata l*imprefa , e di mo- 
fire in un così pietofo difegno ^ (apendo che nulla 
;potrebb« accadere di più fanello alla Reiigione , che 

F 4^ 
^ . * 



. ♦ ■ . _ Digitized by Google 



ss STORIA ECCLESIASTICA ; 

' U non poter eftinguerc quelPinccndio . Ma tutti que* 
(li bei progetti furono vuoti di effetto . 

LXXXHI. Elfendofi Luigi Berquin ritirato da 
Amicns dopo «(fere ufcito di prigione nel 1525. non 
mantenne la fua parola data di non più dogmatizzare. 
Ricomincio nuovamente a fpacciare gli errori Tuoi , e 
le fuc vifiòni , fcandalezzando molto il popolo , «4 
jl Clero d'Amiens . Per arredar quefto male , il Ve- • 
fcovo di quella Città andò a Parigi a dolerfi al Par- 
lamento degli eccelTi , ne' quali cadeva il Berquin ; : 
ed il Parlamento fecelo arreftarc il fettimo giorno di 
Marzo di quefl'anno 1526. 

LXXXIV. La Facoltà di Teologia di Parigi fece 
una nuova cenfura contro di lui , colla quale effa con^ 
danna le feguenti propofizioni. 1. Che la riferya de* 
cafi di cofcenza non impedifce una intera remi(fione . 
de' peccati . 7. Che S. Pietro non ka ricevuta la pri-' 
mazia fopra gli altri . 3. Ch« fe il Papa aveffe l'au- 
torità fopra tutt'i fedeli per diritto Divino , ninno 
potrebbe udire le fue confezioni , ne a(rolverlo(Z)'A*- 
gentrè tom.uirjfin, p.$' & tom.2.p.ì\o,) Che è fat- 
to vergognofo il dire, che le buone opere fono me- 
ritorie per la vita eterna . 5. Che la fede non confi- 
ftc nel credere quel eh' è nel Vangelo , ma nell'aver 
fiducia nelle prome/Te di Gesù Crilto . 6. Che la fede 
fola giuftifica , cioè , è la fola cagione , per la quale 
fìamo noi giuflificati . 7. Che la Chiefa non ha ragio- 
ne di fare un precetto del digiuno . 8. Che il vero 
digiuno è quello di non dare al Corpo più cibo di 
quel che gli occorre per confervarfi fano . Quelle ott* 
proporzioni fono condannate per fcifmatiche , pertur- 
bative della Gerarchia, erronee, eretiche , conformi 
agli errori di Lutero, ingiuriofe alla Chiefa Cattolica, 
approffimantifi all'erefia de' Bergardi , e tendenti U 
allontanare i Tedili dall« pratiche della Chi«fa • 



Digitized by Google 



AN. il G.C. 152(5. LIBRO CXXX. ^ 
LXXXV. Aveva il Bcrquin ccmpofìi alcuni li- 
bri 9 tra gli altri una lettera apologetica ad un amico 
contro le calunnie di alcuni : la traduzione della let- 
■ tera di S.Girolamo a Vigilanzio colle rote . Condan- 
na la Facoltà quella prima opera , come quella , che 
approvava la dottrina di Lutero , metteva in ridicolo 
1 roti della Religione , ed era perniciofa alla Repub- 
blica Criftiana(Z)Mr^£';2fr^ colleéì. jiidic. de nov. error. 
^.2.^.41.), ed in confeguenza degna delle fiamme, 
Cenfura parimente una propofizione tratta dalle not« 
della feconda opera , e conceputa in qucfti termini : 
„ Quel che df manderanno ad un Santo , non ofaran- 
„ no domandarlo ad un altro Santo , come fe ciafcuo 
3, 3^i^to avefle il Tuo ofRzio ^abilito , e la fua cari- 
ca „ . Ciò che fi dichiara effere ftato tolto dalla dot- 
trina di Lutero . Finalmente la Facoltà rinnova la 
I condanna generale de' libri del Berquin , e le tradu- 

[ sioni da lui fatte di alcune opere dì Eraimo , come 

I Delle lodi del matrimonio ^ e della maniera di orare ^ 

f . il Simbolo degli Apofioli , // lamento della Pace , ed 
I alcuni altri , che non fono di Erafmo , come : I luo^ 

ghi più ojfervabili dalTantico , e del nuovo Teftamen- 
■ to . I Comentarj fopra la Regola di francffco Lamber* 
to y Frate Minore di Avignone . Le propofix.ioni di Lw 
l • tero y di Melantone ^ e di Carloftadio . V Encbiridion 
di prefi e meditazioni ; al quale fi aggiunge il libro 
di Lutero della libertà Criftiana . Uno fquarcio inti- 
tolato la pajftone di Lutero - Un altro dello fieffo Lu- 
tero fopra i Salmi . Un altro di Marfilio di Padova 
della difefa della pace . Tutti quefti libri fono di- 
^ chiarati come contenenti una dottrina condanna* 

bile ; e da dover effere rigettati da tutt' i Criftiani , 
I come atti ad avvelenarli • Non fi contentarono di con- 

dannare gli errori del Berquin , fi commifero ancora 
I due Conlìglieri della Corte per formare il fuo procef- 

I fo 5 e la Reggente ottenne un Breve da Roma , por 



Digitized by Google 



STORTA ECGLEST ASTICA . 

approvare c confermare quelìa commiffTone , e dar fa- 
coltà- a' dati CommifTarj di prender cognizione del 
fatto di BteCiz . E* il Breve del giorno vcnteHmo di 
Maggio 1526. . In confegnenza formato che fu il pro- 
celTo , diedero i due Commiffarj la fcntenza dichia- 
rando il Berquin eretico , e recidivo* Forfè farebbero 
andati più oltre , fe Francefco I. * che ritornava da 
Madrid , non avelfe mandato un Luogotenente delle 
fue ^^uardie col Prevofto di Parigi , per trarre il Ber- 
quin dalla prigione del palazzo , dove era Oato rin- 
«hiufo . Aveva quefto Principe fcritte parecchie lettere 
prima di quefto tempo per arredare il procefTo ^ ma 
non vi badarono molto . Il Berquin trenne per qual- 
che tempo cuftodito al Louvre ; indi gli fu rcftituiti 
la libertà, della quale fi abusò come prima \ 

LXXXVI. La Facoltà di Teologia di Parigi fol- 
lecitata da Natale Beda fuo Sindaco , prefentò queft' 
anno una fupplica al Pariameuto di Parigi , iomAndan- 
do la fopprclTione de'Colloqui di Erafmo [DMr^^w/rr 

• in colhk- tom.2, /^.47-) * r^u a' 

LXXXVII. Contiene quefta fupplica : Che da 
tre anni , o in circa per ordine della Corte alcuni 
ufcieri in prefenza di Lifet , Avvocato del Re , e di 
alcuni Dottori della Facoltà , avevano prefi nella caft 
di certi Librai molti libri da effi prefentati alla Can- 
celleria , i quali fi diceva contenere moiri errori con- 
tro la fede , e contro i buoni coftumi , trai quali ri 
CT9 un piccolo libro inritolato Colloqui famigliari di 
Erafmo , il qual libro è flato poi accrefciuto , e ri- 
veduto dallo fìefTo Erafma ; e perchè in quelle addi- 
rioni vi fono molti errori ufìiri a' primi , che fi met- 
tono nelle mani de' giovani , che (Indiano nell' Uni- 
verTrtà di Parigi , ed altrove , della quale malte per- 
fone confiderando che U lettura di quel libro è per- 
niciofa a' giovani , contenendovifi la dottrina di Lute- 
ro , e difpregiandoyifi le coftitozioni , ed i comandt* 



AN. diG. C. 1526. LIBRO CXXX. fi 
mentì della Chiefa , ì digiuni , le aftinenze 5 la Con- 
fellìone , ^orazione alla B. Vergine , l'invocazione de* 
Santi ) i voci di Religione , ed altri fìmili oHervanze, 
il che da poco tempo k flato raffegnato alla detta Fa- 
coltà 5 che fece efaminare quel libro da' fuoi Depu- 
tati ; udita la relazione di efCi Deputati ^ piaccia^alla 
Corte provvedere Tu quefto affare , per modo che la 
dottrina del detto libro fìa ellirpata da queflo Regno« 
LXXXVIII. Prefentata quefla fupplica fi proce- 
dette alla cenfura del libro , ed ufcì il fedicefìmo 
giorno di Maggio . Vi fi dice che l'Autore a guifa di 
Pagano prende a fcherno la Religione , e le tante of- 
fervanze ; che le lacera fpietatamente ; che nel dialo- 
go della faniià , e della malattia prende a gabbo quel- 
li , che per divozione fanno voto a qualche Santo 
{D*Argentrù in tom.2, p,/\^, ^ 50. ) , e fi veftono delia 
livrea di eflb ; che vi dice che non bifogna far voto 
ad alcun Santo ; è falfo tutto quello che fi dice del 
pellegrinaggio di Gerufalemme , ed inventato per in- 
gannare i (empiici ; che nel Dialogo della confefTione 
del Soldato , V Autore vi parla fenza rifpetto della 
Confeffione Sagramentale ; che in un altro intitolato 
della pietà de^ fanciulli ^ dice , che non è gran pec- 
cato il violare le leggi della Chiefa ; che farebbe me- 
glio confeflarfi a Dio folo , fe la chiefa non aveflis 
divcrfamente ordinato ; che fi folleva contro le difpute 
de' Teologi , i quali non fanno , dice «^li > altro che 
^ indebolire la fede . Che nel dialogo del^ Banchetto pro- 
fano biafima l' alHnenza dalle carni , ordinata dalla 
Chiefa , come contraria alla Vangelica libertà ; che 
nel Banchetto Religiofo dice , che 1' abito della Reli- 
gione , i digiuni , i fagrifizj , le orazioni , il ripofo de' 
giorni feftivi , fentono del Giudaifrao ; che lecerimo- 
nie , il Battefimo , gli cforcifmi , il Catechifmo , il 
. :fale, l'acqua, l'Eflreraa Unzione , la Gonfermàiione» 
- riiucariilia , il Matrimonia , e P Ordine Sagro , n«l 



Digitized by Google 



I 



92. STORTA ECCLESIASTICA ; 
filale mette il popolo la fua fiducia , gli fanno fper^r 
di poter acquiftare la fua falute , fenza adennpicre i 
comandamenti di Dio ; che è un peccato capitale 
l*adornare i Tempj , ed il dotare i monafleri . 

Nel Dialogo intitolato /* apateofi di Capnion Reu* 
din ^ loda ecceffivamente quell' uomo 5 lo paragona 
nella gloria a S. Girolamo , lo mette nel numero de' 
Santi; gli afifegna un'orazione; dice che Papa Pio II. 
per altro non mife nel numero delle Sante S. Cateri- 
na , che per favorire il fuo Ordine . Infegna altrove 9 
che la verginità può acquiftarfi col peccato della car- 
ne ; preferifce la continenza delle perfone maritate 
alla caftità de' Preti e de* Religiofi ; biafima lo flato 
di Religione ; dice che T abbracciare quello lìato ad 
onta de' fuoi parenti è un operare contro la legge 
naturale c divina; che Tingreflo in Religione è Farir 
faico y contrario alla dottrina di S. Paolo • Nel dialo- 
go del Soldato e del Certofino , non fa conto veruno 
delle cerimonie della Religione; e leva qualunque fi- 
ducia 9 che vi fi pofla avere ; infegna che nè una tc- 
fla rafa , nè un abito di un tal dato colore , è cofa, 
che renda commendabili a Dio . Nel dialogo del nau- 
fragio fi fa beffe de' titoli , che dà la Chiefa alla B.^ 
Vergine : paragona quella S. Madre di Dio alla Stella 
dì Venere invocata da' marinari in tempefìa . Si veg- 
gono (parfi cinque errori principali nel dialogo dell' 
Inquifi^ione della Fede ; in quello del Franceicano , 
3, iirafmo pretende, dice la cenfura , che folfe più 
5, convenevole , che i Religiofi non fofferb dilìinti da' 

loro abiti " . Tali fono i principali errori cenfurati 
dalla Facoltà nel libro de' Colloqui . 

LXXXIX. Tuttavia, malgrado quefla condanna, 
Erafmo dice , che Francefco Primo prefe tanto fde- 
gno di quefie cenfure, che Beda aveva eftefe, tra le 
altre contro quella , che aveva fatta delle parafrafi 
del Nuovo Tcilamcnto , che proibì che fi veadcfl'er* 



Digitized by Google 



AS. dì 6. C. 152^. LIBRO CXXX. 93 
nel Regno ( Intir epift. SrafmiLl^. tp: yj. p.Ì9%.& 

lih*i^^p.%Tj*)ȓAM cattinrui fi diifaribHitono ^efiecen* 
fiire, e s*irritò maggiormente if Re » vedendo fnqiie* 
jflo difpregiata la Tua autorìti • Lo fece conofcere a * 
Beda , commettendo che foffe meffo prigione alla 
Corte , in un luogo , dov' era Beda andato per qual- 
che corporal bifogno . E* vero che Beda flette pri- . 
gione un folo giorno , ma a condizione che fi pre- 
fencaiTe ogni volta che fofTe chiamato* Il Rei mandò 
parimente da Ambolla il nono giorno di Af rìli^tì^., 
una lettera patente al Parlamento di Parigi 9 ordioan<» 
dogli che s* impedifle la vendita de^ libri del Stndacà 
cóntro EraCmo • Quello Principe dimottrò in ^efta 
lettera die riguardava i' Teologi come i^Cè preve- 
nuta contro Ertfmo {CbcyiHièr origine JtT^Jmprime'' ' 
riep.tyg. ^- iSi,]. «« C perchè' iiamo' noi cJOnvIntì^ 
foggiunge il Re, che la detta Facoltà, ed i loro fup- 
pofti ferivano contro ciafcuno indifterentemente , de- 
nigrando il loro onore , Ilato , e riputazione , come 
fi fa contro Erafmo , e potrebbero sforzarfi a fare il 
medefimo contro degli altri ancora ; vi commettiamo 
die facciate intendere incontanente a quelli delia detta 
Facoltà, o a' lora; Oc^tatL^K^che fia ioi«»^ vietato: ki 
fcrìveré in .generale , o in particolare ^ oiìW»bporre , ^ - 
ed- imprimere qual fi fia cdia ^ che^ ^rlma nbn^fi ri-^ ^ 
V^gga > e^on* fi approvi dà è là' vefin ^Com^ 
miflarj In piena Corte deltbàra^^^* Pare .che li' Paiw ' 
lamento avefie Hgaardo^ alla deaera di Sua^ Ma^à ; e 
che foffe avvertito JófCe Bade f cfae aveva pubblicato 
il libro di Beda contro Erafmo , ad onta della proibi- 
zione del Re ; imperocché fi ritrova ne* regiftri della 
-Corte del Parlamento una lettera Latina di Jolfe Ba- 
de , nella quale dice che non imprelì'e altro che 650 
efemplari dell'opera di Beda ^ e che non ne ha più ai» 
,tro, che cinqaanu > i quali, promette di non dtftrin 
kuire # 

■ ■ ' ■ • Digitized by Google 



0 



i4e mnUA'EGCLBSlASTIGA « 

. lUb^é^^ della gtjoi^ AMn^ij cbe ne 

^ «i^VlÌ|jh^ì die BOfi lo areva Jfv conto di 

uofnO'Tofpetto nella Tua dottrina , e capace d* infe- 
^ gnare errori . Quello Principe gli fece proporre per 
gii amici , clic aveva egli nella fua Corte , che anJaiTe 
a ftabiiirvill , c gli offerì tali condizioni , quali pote- 
va egli defiderare . Quello fi ritrova in una lettera 4*. 
Guglielmo Cop , Medico del Re , icricta ad Jfiralmo , - 
per ordine efprefTo di Sua Maedà .. S* del gtfirno fe* 
dicefimo di Febbraio .15.264 . Il Cop gli dice , che 
Guglielmo : ^eck i)oM«uB9ril0 .Te9ÌO|^ sfì9nC<e^<^ 
Re» e Fraiic^ 4i:R^fi||ft«t^: imi t^sppp j?iec^ttòufr, 

: del ii^i^lfitM {atti al Re . 

si ^Mdt alo^ 4el fapere » e. doli* altre uv^ii (^z-^ 
Vt^^.^bMsm > che gli avéviiiro deflato il defidérli^;^ 
di vederlo , e di averlo in Francia ; ^ con quefti 
fentimenti gli aveva quefto Principe commelfo dì fcri- 
vergli > per alììcurarlo della fua Itima , e per intende- 
re da lui 3 fe uno ftabilimento in Francia gli andafle 
a genio ; che fe ciò foffe , il Re lafciava a lui il 
domandare le condizioni ; e che aveva ordine di fcri- 
miS^ 9 che gii. farebbe sì conilderabili vancaggj » d;ie^ 
%«)Avmebbe motiv4è,lli deft4sJ5»;PÌù la fua ps^tri^^ . 
\ j'ìXCI* La lettura deUe opere di Erafmo non fer- 
vi; Jpet. ìihn^ che ad: jcif^nglc^e, la iliapìa che Francèfco^ 
P/BUrtOt fimi9t à\ bii « jSr Jfoc^ro a queflq dot^o uòinbi» 
uiiof^àt^ze per ^t(m Ì^ i'criife quei((ò f rin- 
<sjipe!<1^ fua propria mano, e la cofa andò tant^^ir^^ 
' che fi (limò; che sì grande uomo fi arrendelfe nnat 

'mente agli ordini del Re . Quello è quello, che fcriffe 
egli medelìmo a Touftal Vescovo di Londra^'. 11 Re 
di Francia y gli dice, ha per me tal affetto , che, 

^ a gran fatica potrei fpiegarvelo . Egli mi attende , 
e mi delUna la. Teforcria di Tours , che è di una 

i^M^^é^^ a GuftUelmo , . 

' ... - » - - ♦ 

^ • . ' Digitized by Gopgle 



AN. di G.C. 1 52^. LIBRO CXXX. 95 
Afcivefcovo di Canterburì . " il Re Criftianiflìmo , 
„ gli dice , ha tuttavia per me un affetto particolare. 
Seguita egli a chìatnartnì in Francia , ed a defti- 
„ nanni tuttavia Teloriere di Tours , benefizio di 
99 grande utilità ; ma ciò farebbe caricarmi di un pe- 
„ io , che non mi conviene . Io amo troppo la mia 
^ libertà ; nè Co come riiblvermi a perderla . Dall' 
altro canto la mia morte , che forfè mi è vicina , 
non mi permette che io penfi a nuovi ftabilimenti. 
XGII. Ma quel che giurtihca interamente tra- 
fmo dalla ingiuriofa cenfura fatta da' Dottori di Pa- 
rigi de' fuoi CoUoquj , e il modo favorevole col quale 
fu Tempre trattato da' Papi ; eflì , ch'erano ancora più 
intereffati de' Principi alla confervazione del depofito 
della fede, e più fenfibili alle diffenfìoni , che allora 
dividevano la (^riftianità , come non lì farebbero ac- 
corti di ciò , che Beda pretendeva vedervi , o come 
avrebbero potuto dilTnuularlo ? Tanto meno il potrà 
crederlo , che molti di elfi in tal propofito non l'avreb- 
bero perdonata a' più alti Principi . Se dunque i Som- 
mi Pontefici Giulio II- , Leone X. , Adriano VI., 
Clemente VII. , e Paolo Terzo approvarono la lùa 
condotta , fe lodarono la fua fede , ed il fuo affetto 
alla Chiefa Cattolica ^ fe fecero vantaggiofiffime tefti- 
monianze , e le più autentiche del mondo , della pu- 
rità delia fua dottrina , e della rettitudine de' fuoi fen- 
ti menti : fe approvarono le fuc opere , fe lo eforta- 
rono a fcrivere , e fe inoltre, che è molto più, lo 
incaricarono a ditender la fede, e la Chiefa ; elfi , a' 
quali il preziofo depofìto della dottrina vangelica ven- 
ne aftìdato in forma particolare: fi potrà egli dubitare 
che Erafmo non fia flato fempre uomo Cattolico , cà 
Ortodoilo in fommo grado ? 

xeni. Il fettimo di Luglio di quell'anno 1525. 
la Facoltà di Teologia cenfurò più legittimamente al- 
cune propofizioni , che il Parlamento le aveva man- 



Digitized by Google 



96 STORTA ECCLESIASTICA . 

date , e eh' erano cftracte dalle rifpofte Cerine da un 
certo Dottor in Teologia Giovanni Bernardi, Reli • 
giofo Agofllniano (D^Argentrè colleci' judic, tom. i. in 
fin. pag.'S* & tom,7. pag,j^6.^ .Sono quelle p opo Azio- 
ni ridotte a quattro . La i. Io dubito , fé la Chiefa . 
pofTa obbligare fotto pena di peccato mortale . Que- 
lla rifpofta fenza dirtinzione dice la Facoltà , in tutte" 
le perfone , ed ancora più in un Dottore , è ripren- 
fìbililTìma . La 2. Un uomo può lenza peccato in gior- 
ni di digiuno mangiare in due volte quel che potreb- . 
be mangiare digiunando in una fola , potendolo fare 
lecitamente , fecondo la i'ua cofcienza , e fecondo che 
la fua complcfTìone può comportarlo . Quella propo- 
fìzione enunziata così generalmente è qualificata per 
fcandalofa , e molto fìmile alla dottrina di Lutero • 
La 3. Quando fi vuol fare orazione , convien primie- 
ramente rivolgerfi a Dio , che a* Santi . I Dottorr 
fentenziano , che quella propolìzione , in quanto 11 
pretenda , che non fi deve nè pregare , nè invocare 
i Santi , fe prima non fi prega , e non s'invoca Dio, 
e che altrimenti l'orazione folTe malfatta , in quello 
fenfo è fcandalofa, e tratta dalla dottrina di Wiclelfo. 
4. Io non ho letto nella Scrittura S. , che un Santo 
preghi Dio per un altro , fe non in quel che fi dice 
nel 2. libro de* Maccabei , parlando dì Onia , e di Ge- 
remia . La cenfura dichiara quella ignoranza di un 
Dottore in Teologia avanti al popolo perniciofa , con- 
torme all'errore de' Valdefi , tendente ad indebolire la 
fede de' Fedeli quanto al culto de' òanti , per modo 
che fi 'debbe obbligare colui , che ha avanzate quelle 
propofizioni , a ritrattarle , ed a predicare , che fi deg- 
giono onorare i Santi . 

XGIV. Il Vefcovo di Grifople , Gran Vicario 
del Vefcovo di V^alenza nel Dolfinato , coufultò ia Fa- 
colti di Parigi per fapere > fe il calo di fornicazione 
rfe' Preti era rifervato al Vefcovo j perchè L* intVazio- 

^ ne de* 



Digitized by Google 



Ali. df G.C. ìp«. UBRO GXXX. 97 

•è de* voti, ed i facrìlegj gli erano rirer/ati (D'Ar- 
^entré in coJIeSi, tom.i, in appertà. ad fin , p .) . Didero 
i Dottori il loro parere il primo giorno di Aprile 1526 
e dichiararono , che il voto di continenza eflendo an« 
xieiTo a' fagri Ordini » la fornicai^ioiie de* P/eu dove\ra 
eHcre un^cafo rìfenraco • Z^-^.^ 'i 

Si ritrova apcora una aogliaiisÉa del Procuratore 
del Re al Parlamento di Parigi contro alcùai Baccel- 
lieri , e Licensiati » che nelle loro teli » a nelle pub^ 
bliclis diipiite proponevano molte quediont mutili in- 
torno alla poteftà del Fapa » e de*- Re 9 e gli afSàri di 
Stato » e ne difpuùttno con molta imprudenza » e te* 
meriti nelle loro fcuole • Domandavano ancora , s'era 
permeflb ad una donna d' incaricar^ del governo del 
popolo . Se poteva il Papa accordare la permiiriane 
di difporre de' benefizj Ecclefiaftici, e di altri fimili . 
A quelle doglianze il Parlamento fece intendere al 
Cancelliere dell' Univerfità di Parigi , ci a* Doctori 
della Facoltà , di ritrovarfi in tal dato giorno , per 
afficurarfì delle doglianze del Procuratore del Re , e 
nell'avvenire ftjrèr att^Àsiòne 9 che non fi commette^* 
fero più iimili'abttii Àetlé loro fcuole 9 il che fii efe- 
^to 9 e la fenténsil dèi Pìirlamento. iu inferita ne* 
regiftri come una pròva della libertà' delta Chiefa • 

XC V. L'OfTervaìiza Regolare dcirOrdinc de'Fratl 
Minori effendo caduta in una grande rilaffatezza , Dio 
fufcitò nel 1526. un certo Matteo Bafchi per riflabi- 
lirvi il fuo fervore {Marc, Ulijfipon, in hi fi, S^rapbica, 
Florimond, de Raymond, orig, b^ref, liò,^, c. 5. Antoin» 
Cai ufi annui, des Captici ns en l''arj.i'^2^. to,i* infoi, p,^^ . 
l^r 52. ) . Era nato ^ueit^uomo nel Ducato di Urbino 
in Italia , e fi era ritirato dì buon'ora nel Convento 
di Monfalcone 9 dove aveva prefb l'abito de' Frati Mi* / 
nori • Gommoso dal rilafciamentò 'de^ fuoi frat^li ^ 
l^incUnò ad abbracciare una vita più penitente 9 ed una 
Averti più riftretta \ ed a fona di penfarvi» tMni- 



Digitized by Google 



98 STORIA ECCLESIASTICA 

maginò udire una voce dai Cielo , che lo avvertiva 
di oHervare la regola di S. Francefco letteralmente • 
Cominciò allora a vefìire di grofTa e rozza lana Pmilc 
a quella, diceva egli, di colui , che gli era parecchie 
volte comparfo ; e fi ricoprì la teda con un cappuc- 
cio appuntato , come fé fofìfe quello il vero abito 
prefcritro da S. Francefco . In quefle fpoglie ufcì fur- 
. tivamente del fuo monallero , ed andò a Roma(5i7'yf-' 
rius inarjnal, C^^ppuc. Spondan ad an. 1526. n.27-)- Per 
il fuo infolito abito ebbe molti cattivi incontri, Giun- 
to che fu appena lontano un miglio dal fuo Conven- 
to , vedendolo alcuni {lorditi velHto a quel modo , 
altri lo prefero per un Commediante , altri per un fur- 
bo, ed un ladro , e fpietatamente gli fi avventarono 
addoffo , lo caricarono d'ingiurie, e lo mifero prigio- 
ne; donde nel ritraflero quafi immediatamente, editì- 
cati della lua virtù , c della fua pazienza . 

XCVI. Arrivato Matteo Bj^fchi in Roma, andò 
il Vaticano, falì agli appa^-mmenti , e giunfe fino al 
gabinetto di Clemente Vjj, , fenza efiere, per quanto 
fi dice , arredato da niuno , e neppure interrogato \ 
cofa non molto credibile ( Afjoinc-Cahife Annal- des 
Capptic. p,'y^) , Che che ne fia , maravigliato il Papa 
alla vifia di quell'uomo, gli domandò quel che bra- 
mafie , Santo Padre , rifpofe Matteo , io fono un 
3, Sacerdote clell'Ordine de' Minori , pofl'eduto dal fo- 
5, lo defiderio di ofiervare con quanta fedeltà pollò 
^, mai la Regola del mio Padre S. Francefco , che ho 
5, promefla al mio Dio , d'imitare a poter mio leazio- 
5, ni della fua fanta vita , dietro a' più antichi mo- 
5, nu menti dell'Ordine , e per una legge efpreffa della 

Regola . Certa cofa è , che S. francefco non por- 
3, tava altro che un rozzo abito , con un cappuccio 
5, appuntato , fenza fcapolare , fimile a quello , che 
^5 Voilra Santità mi vede addofib . Era quella la for- 

ma del vefiimento de' primi Frati Minori . Dopo le 



< 

■ Digitizod hv Goog 



AN. di Ó,C. I52(J. LIBRO CXXX. 99 
5, mie lagrime , e le orazioni , conobbi di' era que- 
5, (la la volo uà del Cielo. Qiieflo è Tunico rnjcivo 
o S. Padre , che mi ha condotto a' piedi della Vo- 
95 lira >iiìtità , eoa difegno che ottenendo da lei que- 
99 (la forma di abito , lo pofTa fotto la ftia protezione 
9j oiTer^rare la Regola di Sf Francefco negli Eremi ^ 
99 predicare la parola di pio 9 ed affi^dcarinr per U 
99 iàl^ezza de' più g;rao pèct9ì£ori . 

XCVn* Innamòratp 11 Papa del candore di Mar-' 
cep 9 gli féqe molte dimande intórno alla Tua Règolia 
ed il Xm 0rdii|e 9 e gli didiiarò che toIc^ che fi 
I oflervafTe quella 'Regélà''* Illa' lettera confbrfnemenc» 
allo fpirito di G. G. , ed a quello di S.Francefco(^i'^ 
nal. des Cappuc, ut fup») y che in tal modo permetteva 
a lui , come a tutti quelli , che fotto un fecondo abi- 
to voleffero abbracciare una più flretta offervanza , di 
dimorare negli £reaìi • \, Ma quanto a quello , che a 
99 voi prem^ pivi particolarmente , diife il Papa a Fra 
V 9, Matteo , Ifì vi concedo volentieri d! portare ijoeft* 
99 abito 9 di vivere da Eremita 9 di predicare da per 
99 tatto com^ tei djptn^^ t purché in fegno della 
99 vodra. ubM4!^Ò|l^ ' ^'^^ì^efetttiate una volta V anno 
^9 al Minidro PÌ-pvlCnclale , éd al Capitolo de* Frati Mi- . 
9, nori dell* OffervaiOSi: ^ iil^%AtÌ^ae lóogo che fià 
9> raccolto . Indi gTT '^diede * il Papa la benedinohe ^ / 
animandolo ad efeguire i fuoi difegni ; gli promife un 
Breve , e lo licenziò . Senz'afpettar quello Breve an* ^ 0 
dò Matteo a predicare la parola di Dio , e trafcorfe 
• fino; alla Marca di Ancona . Un certo Eremita chia- ^ ' 
mato Francefco fi unì a lui , ed in poco tempo fu- * 
rono* imitati da molti altri 9 che fi unirono ad e(Ii ; . 
ma ebìsero a fuperare molte'perfe<{U2Ìoni da'FratrOf*' 
fervanci 9 che non potevano comportare t[tiel ntioiré 
genere di vita 9 nè quel cappuccio appuntato • - ' . 

XCVIII. Fra Matteo efiendofi prefentaco al Ca« 
pltÉta GcAtra(le 9 venne arrecato 9 e meflb in prlgio* ; 



Digitized by Google 



( 
( 



109 STORIA ECCLESIASTfCA • 

ne , per ordine del Provinciale Giovanni da l^ano ; 
nia la DucheiTa di Camerino elfendone fiata informata 
ne fcrifle al Provinciale , minacciando in quefti vivif- 
f^mi termini : che fé non gli rimandava indietro Ira 
IVlatteo libero , ella anderebbc a dolerfene al Papa 
CMarc UI i/ftp, hifi. Seroph,) , del quale egli ben Tape- 
va eflere ella nipote . Non contenta di quefto , man- 
dò in traccia del Guardiano del Convento di Game* 
rino 5 che paflava d'accordo col Provinciale , e lo fgo- 
mentò in modo 9 che il Frate Bafchi fu liberato . li 
Balchi andò fubito a Camerino , non tanto per rin- 
graziare la fua benefattrice , quanto per ifcufare il 
Provinciale , dal quale afficurava di aver ricevuti buo- 
ni trattamenti . Sorprefa la Ducheffa di vederlo in un 
abito sì diverfo da quello de' Frati Minori , rappez- 
zato da per tutto y e con un cappuccio appuntato , 
gliene domandò la ragione . U Bafchi i'efpofe il mo- 
tivo di quel cambiamento , le rivelazioni che preten- 
deva averne avute , e la permifllone concedutagli dal 
Papa 5 non di fare veruna riforma nell'Ordine , nè di 
Habilire verun'altra nuova Congregazione , poiché Dio 
non lo chiamava nè air una ^ nè all' alrra cofa ; ma 
folamente di offervare con quefto abito la Regola in 
tutta la fua perfezione . Lo efortò la DuchefTa ad 
cfeguire i fuoi difegni , e gli promife di aHìllerlo eoa 
la fua autorità , e co' fuoi averi , 

XCIX. Matteo perdette in quell'anno 152^. il 
Fratello Francefco fuo caro compagno toltogli dalla 
i-^ morte ( Antoin-Calufe , AtniaL dfs Capucins tom, i. 
^^J-'Sì*-/^ ptig' 82.). Ma acquifìò nello fteffo tempo un Fra- 
" " tello chiamato Luigi, Sacerdote, e Francefcano dell* 
Offervanza . iEra quelli un uomo pien di zelo , e che 
avrebbe voluto veder dominare la riforma in ogni 
parte. Quantunque fapelTe bene, che il Provinciale 
S^S^^'v^;"^ non lo approvava , ebbe il coraggio di domandargli 

un Qgnvento per <jucUi , che voleflcro abbracciarla ^ 





Digitizcd hv (ìoo<^Ic 



AN. di G» 152^' LIBRO GXXX. jét 
. Mik in Cambio di adcordaigli k fot doinatida 5 I0 
< ce mettere in prigione* £ifjBndoiie fiato liberato pb« 
co dot»o ferìffe al Generale. ^ ed al Cardinal Protet- 
tore dell'Ordine ^ facendo loto le medefime richie<« 
flc , che aveva fatte al Provinciale ; ma non avendo 
ancora potuto nulla ottenere , andò a Roma con 
Tra Raffaello , e con delle lettere della Ducheflfa di 
Camerino. Ebbero i;na udienza dal f^apa, che Gr- 
adinò a Loreneo Puccio Cardinale, Vefcovo di Pre- 
snelle 9 e Grain Penitenziere, di rilafciar lorq^on Bre- 
ve» per poter liberamente , e ad onta ancora delln 
.negativa de' loro Si^periori , dimorare fuori d^ll#; |i»« 
.le, e de' luoghi Regolari dell' Qtdine, atóìtìt^ 
t gualche Ereino « rìteoerfi il lord abitò ^ ed offervare 
la loro Regola, vivere di limofine^ e godere in ri« 
fK>fo di tutte le grasie , e de'privileg; ^d efH ac- 
cordati ; e proibifce il Papa , che fieno fturbati o 
inquietati in verun modo , e rimuove qualunque op- 
pofizione fatta contro di enfi . E' quefto Breve del 
diciottefimo giorno di Maggio 1516* Lo prefent^ 
Luigi al Provinciale , che nel riprefe molto afpra- 
mente; ma non avendone potuto avere la rivoca- 
•ftione, domandò e|^ aUa P^nitenzieria di Roma » 
che gli fi accordalfe un. B^eve , che gli de^Te autori* 
'tk di procedere contro alcuni Apolli^ ^ diiAr^fii^^ 0^ 
^<Une, intendendo (otto a quefta^.ilù^ 
1^ , e gli altri, che volevano li^ KifeifiBa ; ma nodi 
.avendoli nominati, con quella ingannevole erpo(ìzio« 
ne ottenne il Breve, che avea domandato ; e munì-. 
. to di queda carta raccolfe i fuoi Religiofi > per averV. 
^ ne il loro parere intorno a quanto fi avelfe a fare 
, nelle congiunture di allora . Tutti dilTero che bifogna-» 
,va prendere Luigi, ed i fuoi compagni , e mettergli . 
^.in prigione ; ma quedi frati fuggiti via fi ridrarona: 
^:jieirEremo delle Grotte , /dove vedendoli àncora per* 
^dSMuicaci dal Piovincialef ricorfcro al Nufuio ApofiiK 

Digitizi 



\m% STORIA ECCUSIASTIOA . 
'ìkof cte diede là caaCa Tinta al Frate Lui'g! , e file* 
^noflì fortcmcnrc-- contro il Proviociale , che avevalo, 
ingannato \ ma non, per quello ebbe line la per-' 
•fecujione . 

C. Tra gli Autori Ecclefiaftici morti In quefl*an- 
Tìo 1526. quantunque la data non fia del tutto certa, 
fi mette da prima Paolo Cortez Italiano , e Protono- 
tario ApoOolico , dte fioriva fotto il Ponti£<#to di 
Giulio li. al quale aveva dedicate le fttè opere (Dil- 
uir. Biòiiotb.des 'Mtb. du'^HkVL fiecUtù.i^* in ^.p.ii6). 
^tt ti priiiK^yche itttrapreti^àe di trattare le queiUd* 
ni polli Idifnente , e'con filile mèltò el^aate ne' quat- 
to ìi}M'é9t^^kkAf^ le fentenae 5 che 
nano^écé^mprtaiére nel -colnac mi^ opera , per 
quanto egli dice nella fua prefazione , nella quale non 
fapeva cofa più ammirare, fc l'eleganza dello flile , o 
lo fpirito veramente divino di quel dotto uomo , che 
aveva in sì poche parole efpofle con tanta chiarezza 
e nititiezza le varie opinioni de* Teologi . Vi fegue 
egli Tordine e le queilioni di Pietro Lombardo ; ri^ 
. ierifce in forma concifa i fentimenti de'^anti Padri ^ 
. -# de' Teologi ^ fopra ogni queflìone • Ufa de' Mmii- 
^' ail non impiota da' Teologi ; perchè cerca di 
Àggire tube k parole » che non fono puriffime kti. 
*ne« Renano iàceva tanto ca(b"dl quefiomtxaco, ote 
••Torta r Univdriità di Parigi a collocare P Autore fm 
« Dottori della Sorbona per il fao merino rfhigolare . 

L'altra opera , che ci riitìane di Paolo Cortez , 
. è un trattato della dignità de* Cardinali 5 che aveva 
egli dedicato a Papa Giulio II. > e che fu impreflb 
nell'anno 1510. da Sindone Nardi Senefe , nel Cafìello 
di Cortez ; ma di tre Ubriache compongono quello 
trattato » V ultimo folo è concernente a' Cardinali • 
Gli altri due non fono altro che una raccolta di Ino- 
.^hi comuni ; ed è quefi'opcra fcritta manco bene di 
4i|iitUa , ckc ifce fofn lo StAteiiso « Vi parla. rAiito- 



Digitized by Google 



AN. di G.C. I5'i6. LIBRO CXXX. lO^ 
te della rendita de' Cardinali , delle loro cafe , de'loro 
domeftici , del loro modo di vivere , delle paffioni , 
che nudrifcono , de* difcorfi che deggiono fare ; e 
quefto Ci tratta in forma vagante , che non fi convie- 
ne più a' Cardinali , che alle altre perfone . 5"o(Hene 
nel terzo libro , che lo (tato comporto del Papa , e 
de* Cardinali è il più perfetto ; e che la poterà del 
Sacro Collegio è più grande di quella di tutt*i corpi 
Ecclefiaftici . Vi tratta delle cariche de* Cardinali , 
delle loro prerogative , delle legazioni , del loro pote- 
te curante la vita del Papa ; e nella vacanza della 
S. Sedè , della canonizzazione de' Santi , delle indul- 
genze , e delle di fpenfe . Vi è un lungo capitolo dell' 
elezione del Papa 5 fé Dio lo dee fceglicre , Ce reie- 
zione appartenga al folo ÒoUegio de' Cardinali , e fc 
non creandolo il Collegio , fìa devoluta al Concilio 
generale . Parla realmente degli inconvenienti cheren. 
dono invalida 1' elezione de' Cònciflori , delle cofe , 
che vi Ci deggiono trattare , della fimonia 9 delle pro- 
tezioni degli Ordini Religiofi , degli avvertimenti che 
fi hanno a dare al Papa , de' Concilj 3 delio Icifma , 
e dell'crefia . 

CI. Criftoforo Marcello morì parimente , per 
quanto Ci crede, in quello medefimo anno . Era llato 
Patrizio Veneziano , e dipoi eletto Arcivefcovo di Gor- 
{ù(Dupirj. ibid. ut y}//?. />. t.) . Confillono le iue ope- 
re in tre libri de^ riti e delle cerimonie Ercleftafìicbe 
impreffi a Venezia nel 15 16. in un trattato dell'au- 
torità del Papa , eh' ei mette fopra il Concilio , im- 
preflò a Firenze nel 152 1. , ed un comentario fopra 
i fette SalmlPenitenziali impreffo a Roma nel 1523, 
al quale fi può aggiungere il difcorfo che fece fopra 
il Salmo duodecimo 5 impreffo nel 1525. ; ma la più 
confìderabile di tutte quefie opere è la prima . Fu 
quella cagione di rammarico al IVlarcello . Fu egli ac« 
€ufaco di eifere (lato plagiario dì un trattato compo-* 



99 
99 



104 STORIA ECCLESIASTICA . 
§o da Agoftino Piccolomini . Paris de GralTìs cercò di 
opporfi alla pubblicazione del libro delle cercmonie , 
pretendendo che non doveiTero effere divulgate , ed 
accusò r Autore a Papa Leone X. nell'anno 1517- 
5, L'Eletto Arcivefcovo di Corfu , dice Paris , diede 
5, a (lampare un libro intitolato delie ^^cerimonie , o 
55 piuttofto l'ha proflituito al pubblico ^ forfè perchè 
3, non era troppo capace , e che effendo flato fatto 
Cherico pochi giorni prima, di Mercante Veneria- 
no 5 ch'egli era , non s' intèndeva punto di quelle 
^5 materie . Quando io feppi , che faceva imprimere 
5, quefli libri , ne feci le mie doglianze al Papa , pre- 
3, gandolo di ufare deir autorità fua per arrefiare il 
corfo di queflo facrilegio , e di non permettere , 
5, che le ceremonie della S. Sede Apofìolica , f^ate 
5, fempre celate nel più ripoflo luogo della Bibliotc- 
„ ca del fuo palazzo , venifTero divulgate fotto il fuo 
5, Pontificato . Parve la Santità Sua favorevole alla 
3, mia fupplica ; ma alcuni compatriotii di quefto 
5, Autore, che vi avevan intereffe , avendolo prefo a 
5, difendere , domandarono perchè non fi poteffer* 
„ pubblicare i libri delle cercmonie ecclefiafliche co» 
3," tanta facoltà , e ragione , con quanta fi iiampava- 
3, no ì MefTali , e i Pontificali . 

Il Papa rìmife quéflo affare al Concifloro , e 
nel mentre che fe ne attendeva la decifione , fece 
proibire la vendita del libro , che già fi pubblicava 
col nome del Marcello . Paris de GrafTis intervenne 
a quefto Concifloro ; e dopo avervi letta una lunga 
fcrittura , che aveva egli compofla per provare a' 
Cardinali che non dovevano foftrire cke a quel mo- 
do fi pubblicafTero le ceremonie della Religione Cri- 
fiiana , domandò che fi fopprimcffe il libro di Crifìo- 
foro Marcello , come ripieno di numerofiffimi difetti, 
c che foffe abbruciato coli' Autore . La domanda era 
un poco YÌoknca ; t b»n doyerafi attendere cke n^n 



4 

AN. dì G. C. 1^26. LIBRO CXXX. 105 
fo/Te e feguita . Vedendo in effetto , che aveva forpre- 
fo la Tua richiefta , foggiunfe che meritava I' Autore 
almeno una rigorofifTima correzione ; e che defidcfa- 
va che gli venifTe fatta . Il Papa ordinò che le con- 
clufìoni di Paris foffero comunicate a tre Cardinali , 
per farne l'efame . Ma l'affare non ebbe quell'effetto 
che ne fperava Taccufatore : nè il libro , nè V Au- 
tore furono condannati al fuoco . Ben è vero , che 
il Papa non rivoeò la proibizione , che aveva fatta 
di venderfene ; ma tuttavia fu efitato ; e da quel 
tempo in poi il libro Ci riftampò parecchie volte . 

'■■ iW I i nu u ■ 

1 I B R O C X X X I. 

I. // Papa fcrive alPlmperatore , e fi duole della fiia 
condotta . II. Rifpoffa dell'imperatore alle doglian- 
ze del Papa . III. Scrive parimente al Sagro Colle" 
gio per querelarfi del Papa . IV. Il Papa y ed i 
neiiani ingannati da Francefco L , e dal Re d* In- 
ghilterra . V. Impaccio del Papa per la lentezza di 
quefli due Re . Wl. Il Papa conchiude una tregua 

' col Viceré di Trapeli, Vii. il Papa dopo la tregua 
licenzia le fue truppe . Vili. // Duca di Borbone 
mofira difficoltà di acconfentire alia tregua . ÌX.Egli 
promette al fuo efercito di condurlo a Roma.XMfr- 
te del Conte Giorgio di Fronsberg . XI. // Duca di 
Borbone comparifce avanti Roma . XII. Egli fa dare 
»n affai to . Xlil. // Duca di Borbone è uccifo in 
queflo ajfalto. Xiy.Stt echeggia mento di Roma . UPa- 
pa fi ritira nel Capila Sant'Angelo . XV. Crudeltà 
che l'cfercito nemico ufa in Roma . XVI. Trattato 
ira i Re di Francia , e d'Inghilterra . XVII.Crfw- 
hiamento che fi fa a queflo trattato , dopo la prefa 
Roma. XVllU L'Imperatone riccitc ianuivadel 



^ ^ Google 



10^ STORIA ECCLESIASTICA . 

focheggiamento M Roma , e della prigionia del Prf- 
pa XIX. L'Imperatore vuol far condurre il Tapa 
in '^fpagna . XX. Il Nunxio follecita la libertà del 
Papa XXI. L' Imperatore raduna il fuo Conjtglio 
per iì partito , che ha da prendere . XXII. Il Papa 
capitola col Principe di Grange . XXIII. // Papa 
refia prigioniero nel Caflello Sant'Angelo. XXIV. 
Domande del Re d'Inghilterra all'Imperatore. XXV. 
il' Imperatore manda una memoria al Cardinal l^ol- 
fet . XXVI. Quello Cardimle va. a ritrovare il Re 
di .Prenda ad Amiens . XXVII. Il Conte di Lautrec 
i mandato in Italia con un efercito . XXVIII. Pro- 
^rcfi del Lautrec in Italia . XXIX. Il Lautrec mar. 
eia molto lentamente verfo Napoli . XXX. Impegna 
il Duca di Ferrara, ed il Marche f e di Mantova nel 
partito della Francia . XXXI. L'Imperatore com- 
mette che fia da(a la libertà al Papa . XXXJI.M^r- 
te di C,rlo Lanoy licere di Napoli - XXXIU. 
neggi per la libertà del Papa . XXXIV. Il Papa in- 
duce. al. fuo partito il Morone , ed il Cardinal Co- 
lonna . XXW. Condivoni domandate dall'Impera- 
tore per la liberatone del Papa . KXXVl. Il Papa 
f, fa Iva dal Capi Sant'Angelo travejhto da Mer- 
eante . XXXVII. Domande fatte dal Re d^ highil- 
terra all' Imperatore . XXXVIII. il ■d' Francia 
raccoglie i Maggiorenti per quep affare. XX,X1A. 
Traucefco Priwo , ed Errico . Ottavo fi mandano vi- 
cendevolmente gli Ordini loro . XL- Camnciamenta 
.dell'affare del divergo di Errico Ottavo . XLl. U 
Cardinal Voìfey conJlgH^ «' d'Inghilterra quejlo 
d.vorxio . XLII. Carattere , e ritratto di Anna dt 
'ioulen fecondo il Sandero . XLIIl. -"uol mari- 
tarla col Milord Percey . Il Re vi fi cj>pone.y^UY. 
Ella infiamma la paff.one del Re , che fi rifolve di 
fpofarla. XLV. La Regina avvifa l'Imperai or e del 
difegno di Errico fuo marito . XLVI. Ragioni che fi 



AN, di G.C. 1527. LIBRO CXXXT. 107 
MÌlegano a Roma contro la difperifa di Giulio Se^ 
con do . XLVII, // Knigth nutndato a Roma per /V/- 
fare del divorzio . XLVl li. Gli Amba/datori In-, 
glefi vanno a ritrovare il Papa dopo la fua libera- 
Tjone . :XLIX. // Cardinal Vclfcy fcrive al Cctfali 
Ambafciittore d'Inghilterra a Moma . L. Il Knigt/j, 
ed il Cafali vanno a ritrovare il Cardinal de'quat^ 
tro Coronati . LI. Spedienti del Papa per prolungare 
l'affare . Lll. Egli accorda la commijjìone ^ e la bolla 
di.difpenfa . LUI. Difptita tra i Luterani , ed i 
%uingliani . LIV. Lutero pare coflernato da quefic 
difpute . LV. Lutero infuna la ubiquità . ISVl.Que^ 
fle difput£ fra gli uni e gli nitri rovefciano i fon^ 
damenti della Riforma . LVII. U 'Cantone di Berna 
indica una conferenx.a . UVììl. Proporzioni che dcg- 
giono ejfere propofte e Jìahilite in quejìa conferenza. 
LIX. Gli altri Cantoni fcrivono a quelli di Berna , 
per difloglierli da queji'ajfeìnblea .LX, Cambiamento 
della Religione nella Svezia . LXI. Il Re vuole umi- 
liare i Vefcovi ^ e diminuire la gran riputazione , 
che avevano . LXII. Fermezza del Ve f covo diLin- 
kopina . LXIII. // Gran Marefciallo del Regno fi fog- 
getta come gli altra . LXIV. Editto in favore del 
Re , fatto da lui efeguìre . LXV. Diverfe promozio- 
ni di Cardinali , fatte da Clemente Settimo. Prima 
promozione di cinque Cardinali . LXVI. Seconda 
promozione di otto Cardinali . LXVII. Due Cardi, 
nali eletti in due diverfe promozioni .LXVlìì.Morte 
del Cardinal Jacobazi . LXIX. Morte del Cardinal 
Scaramuccia Triu zio . UiX. Del Cardinal Ferdinan- 
do Pon^eta . LXXl. Del Cardinal Francefco Armel- 
Uno . LXXII. Morte di Jacopo Hocjirat . LXXIII. 
Beda fi affatica per far condannare tutte le Opere 
di Erafmo . LXXIV. Cenfura delle Opere di Erafmo 
fatta dalla Facoltà di Teologia di Parigi . Del Bat- 
teftmo de' Fanciulli . Della morte di Cesìi Crifie . 




10% STORIA ECCLESIASTICA . 

Del digiuno f e della fcelttt delle vivande • Del ^iu-^ 
ramento . Della riparazione delle ingiurie . Del ma'^ 
trimonio . Della fede . Della legge antica Degli Au^ 
tori de^ libri del nuovo Teflamento , Del Simbolo de* 
gli Apoftoli . Della traduzione della Scrittura Santa 
in lingua volgare • Di alcuni termini cambiati nelle 
parafrafi di Erafmo . De' meriti . Della fiducia nelle 
buone opere . Delle cerimonie della Cbiefa , e dellg 
Regole della vita Religìofa , Dell* orazione vocale • 
Del celibato de* Sacerdoti , Del peccato originale . 
Della punizione degli Eretici . Della mancanza del 
vigore yangelico » Del Sabbato . Della Chicfa . Della 
B. Vergine Maria . Degli Angeli . Di S. Pietro , di 
S. Pao'lo , di 5". Dionigi l^Areopagita . Della Teolo- 
gia Scolaflica . LXXV. Altre propofiiioni condannate 
in Erafmo . LXXVJ, Erafmo fcrive al Parlament0 
di Parigi per dolerfi di Beda . LXXVII. E' gì ufi i fi* 
Cato intorno a quefla cenfura • LXXVIIL Si ripren^^ 
de Erafmo per tenere troppo fretta amicizia cogli 
Eretici . LKXlX.Difcordie tra i Luterani , ed i Zuin'» 
gliani . LXXX. 1/ Langravio di Ajfia , e l' Elettor 
di Saffonia fi apparecchiano alla guerra j LXXXI* 
EJft depongono i*armi , medianti 'grojfe fomme di da^ 
naro . LXXXlì* Melantone difapprova il Langravio, ' 
e Lutero ' l^approva . LXXXIII. Conferemo di Berna, 
LXXXIV. Cominciamento delle di f paté a Berna . 
LXXXV. I dieci articoli vi fono approvati^ LXXX VI 
Quelli del Cantone di Berna abbracciano la nuova 
riforma . LXXXVII. Lutero fcrive contro Zuinglio, 
e contro gli Anabattifii . LXXXVIII. Punizione che 
fi fa degli Anabattifii . LXXXIX. Concilio della, - 
Prbvincia di Sens tenuto a Parigi . XC EpifioU 
Sinodale di quefto Concilio . XCJ. Decreti partico-^ 
lari di quefio Concilio intorno alla fede della Chie* 
fa . Della fua infallibilità . Della fina vifibilità . 
DeW autorità de* Santi Concilj . De* libri Canonici • 



Digitized by Google | 



i ÀN.duo.c. 1527* uno exxxi* %cf^ 

' MU iradiwBi . Delle Ceflittnimi ^ e degli u0 
delh Chiefa . De* digiuni , e delle étfinentje . Del 
Ce libate de* Sacerdeti . De* veti Monaflici . De' Sa- 
gramentiì. Del Sagrijhjo della Meffa . Della fod^ 
disfaxione . Del Purgatorio , e dell' orazione per i 
morti. Del culto de^ S mti , Del culto delle Imma" 
gint . Del libero arbitrio . Della fede , e delle ope-^ 
re . XGII. Regolamenti di quefio Cùncilie interne 
ce/lumi , ed alla difcifUna « 

I* Oatiaumno tutavia le torbolense tra il vVm 
Kéd pa, « 1' fioperatoro» nè era apparenza .di 
proflìma rìcoaciliaaione(^Vc« Pallai}* bifiXciu, 
Trid. /.2. r.ij.) • Nel precedente anno areva Sua San* 
tiri indirisaatf dtte Brevi ali' Imperatore , contenenti 
molte doglianze . Nel primo il Papa rimproverava a - 
qiiel Principe , che fi foffe impadronito delle terre f 
e de* beni della Chiefa , di non volere efcguire il 
trattato , che la S. Sede aveva conchiufo col Lanoy, . 
di aver fatto pubblicare in Ifpagjna « ed in Napoli ieg* 
gi dannose alla Chiefa Romana > e di avere eccitata 
una nuova guerra in Italia $ mandandovi il Duca di 
Borbone ^Ue truppe • Dopo ^uefte doglianae 11 Papa 
proponeva all' Imperatore » o la pace a giuflc condi- 
sionl ^ o la fua collera, fenaa riferva alcuna • Nel fe« 
condo Breve 9 ch'era un poco più moderno, efpbne* 
va 11 Papa fempiicémente all'Imperatore l'obbllgazio-, 
ne y in cui fi era trovato di unirfi co' Re di Francia^ 
e d'Inghilterra , e co' Veneziani : Sta a voi ,ag-> 
9> giungeva egli, l'entrare in quella unione , e que- 
j9 Ilo partito non può efTervi che vantaggiofo ; e poi 
« farebbe un mezzo infallibile di procurare la pace 
0» airi calia ; ^ di liberare voi medeiìmo da molti im- 
5» pacci 9 che non potrete canfare , atteooodovl ad 
ji Uft altro partito* 



Digilized by Google 



tto STORIA ECCLESIASTICA. 

II. Seguitò L' Imperatore nella Tua riTpofla lo 
Hile de'due Brevi . Ri fpofe al primo eoa termi.ii afTai 
gagliardi , e con più moderati al fecondo . Voi vi do- 
liste , dice l'imperatore (G/^/rr. f.^//.) , ed a m'? con- 
verrebbe il dolermi . Che ho io ricevuto per i fervi- 
gj , che mi fono sforzato di rendervi in oa;ni incon- 
tro ? Qual riconofcenza ne avete voi dimoftrata ? Non 
è (lata la Santità Vortra , che follecitò il Re di Fran- 
cia ad entrare nella lega ? Se ho inveliito il Daca di 
Borbone del Ducato di Milano , lo feci , perchè ap- 
partenendomi effo per molti titoli , ne potea di/por- 
re . Se ricufai darlo a Francefco Sforza , l* ho fatto 
perchè elTendofi quel Principe fatto reo di lefa Mae- 
iìk , non polfo più mantenergli i fuoi Stati , fenza 
quefto io era difpofto a far tutto per lui , e per la 
quiete d'Italia . Aggiungeva che le leggi , delle quali 
fi doleva Sua Santità , erano ftate folamente fatte per 
mantenere il diritto del padronato , che Adriano VI. 
gli aveva concedutole che non aveva ra?,ione di for- 
malizzarfene , poiché rifcuoreva più denaro da' fuoi 
Stati, che da quelli di tutti gli altri Principi Criftia- 
rìi ; che una delle prove del fuo zelo per la Chiefa 
Homana era , che non aveva egli voluto afcoltare le 
doglianze de' Principi di Alemagna contro la Corte di 
Roma • che però non avendolo difgul^ato , lo pregava 
a deporre Tarmi ; promettendo di far egli tollo la me- 
defìma cofa . Ma cne fe perfilìeva a voler guerra , il 
che fi conveniva meglio ad un capo di partito , che 
al Padre comune de^ CrilHani , farebbe egli coftretto 
per fua giuftificazione aJ. appellarfì al Concilio Gene- 
rale , che per molte ragioni fi doveva con /ocar quanto 
prima. Nella feconda nlpofta parlava l'I fnperatore con 
più riguardo , pre:^.aiido il Papa di riguardare con oc- 
chio di pietà i mili della Grillianità , e di credere , 
eh' egli era fjmpre difpolto a riiiibilire la pace nelT 
i calia , e ad abjracciare con zelo quei ca^ pocelfc 

♦ ♦ 

V 

* Digitizeq) by 



AN. di G. C. 1527. tlBRO CXXXL rir 
Mntribuirc alla gloria di Dio » .ed alla faluce* de' iìioi 
popoli • 

' lU. Qualche tempo dòpo 1* latpeiittore ficridb 
parimente lai SagR> Collegio intornor a - motivai che aam^ 
va di doler!} del Papa , quale egli accufa , che avefla 
turbata la pace , che arara allora (labilità egli mercè 
del fuo trattato col Re di Francia. Micura i Cardi- 
nali , che contra Perebbe con ogni altro Principe nella ' 
premura Tua per la S. Sede , e per gli intereffi dell* 
Chiefa di Roma ; che per effetto del fuo zelo non ha 
voluto badare alle lagnanze , ed alle rimoftranze che 
gli erano fiate fatte nella Dieta di Wormes contro la^ 
Coree Romana ; che vietò a' Prittcipi di raceoglier& 
a Spira ; praredf^ndo che non avevano efO altra mir» \ 
^he ài fottrarre l'Alemagna dall' ubbidienEa del VafA^^ 
cfaé pei^ fedaisli ^a^e^- &ico fp«anEr lovo. che pseHo Ci 
$,vcfft a raccogHìiré un Gencilia ^ e che. ne «ve^anK 
che fcritto alla Santità Sua , kr qfoale afwa rìmciSi 
queft'affare ad un alerò tempo; che tuttavia come la 
cola era preflante , pregava e(Tì , in cafo che il Papa , 
non voleffe il Concilio , o fofle troppo tardo a con- 
vocarlo, che fi rifolvelTero di convocarlo effi colle fo* 
lite formalità ; proteftando , che , negandogli quello , 
uferebbe di tutta la Tua autorità per arrecare i conve- 
nevoli rimedi i^pwC9 > edalla tranquillità della Chie* 
fa. Quelle lettere furono date al Papa y ed a' Cardia 
1^ y^fo la fine di Dicembre ^ ma aon cangiè panto 
io flèto delle cofe r^à il Papa ancora A^anere* » 

IV» Si^ era Impegnato a comiodar la guerra co' 
Veneziani colla fola fperanaa , che Fraocefco L vi 
mandaife un poderofo efercito , e che il Re d^lnghil-* 
terra facefle una diverfionc dalla parte de* Paefi-BalTi^ v 
O che^ almeno al lÀio folico fomminifiralfe danaro ' per 
foftenere la guerra • La facilità , colla quale fi era 
làfciato indurre nelle precedenti guerre , era motivo 
che < il conta0e fopra ii fuo danaro come aa iicuro 

. <. * 

f Digitized by Gopgle 



ti 2 . ' STORIA BCGLESIASTICA « 
£bccorfo ; qnantonque nel £ire 1» ptce o U tngoA » 
zvetté mai penfato a* Tuoi intereài • Ma il tt mpo , 
. era cÉmlMato : divefiucb Errico più faggio per TeCpe- 
riensa i ndn era più di «nuore di fommiiiiflrare dao^-. 
ro per fare i fatti altrui ; oltre che efrendofi refi efau- 
(li i fuoi tefori , non poteva ottener fiiiruii J.ii Parla- 
mento , che a gran fatica . Così non ritrovando più 
Francefco I. in quello Principe la meiefime diTnod- 
zioni di prima , non voleva impegnar^ troppo, repri- 
ma non era c«rto del fuo foccoHb • Ben comprende- . ' 
Tm 9che£rrid> mm eit più difppfto a fecondare l'imr? 
pemore » come lo era (lato per l'innanzi . Ma que- 
A> ancora non baftavir ; biibgnava perfuaderlo ad «nìcfi^ 
aUa J^a A\ jìtMÌAà i^ ttàzz di che tutu la fpe&,d#l<. 
guerA ;nòn pocm mancare di cadére fopra Ul'J^^ìI 
eia 9 la quale però non avara nè genti , nè danarti ^ 
nè Generali . Per quefta ragione procurava di mette- 
re neirimperatore timore <ii quclUiega, e d ina urlo, 
in tal modo a ricevere Tequivalente , che gli orteriva 
par la Borgogna ; ma non gli rincrefceva di follener 
la guerra in Italia , fino a tanto che Ciarlo V. avelfe 
prefa la rifoiuzioue » o che li Re 4'iDghikerra,ii,/fMÙu 
imeraaente impegnato • 

* . Con queda mira faceva egli gran promeffe al 
pa^ ed a' Vélieziani > pejrchè n^n. simpaziencaiTero ; 
ma V eieguiva mide » Akuuc truppe comandate dal 
Marcili di. Saluzzo cómpf^nevsno tutto ciò^ , rhe ave-,., 
va egli contribuito per quefta lega , ddla' qnale ers^ ' 
égli tuttavia l'Autore ed il Capo. 

V. Frattanto il Papa lìava molto inquieto per 
la lentezza de' due Monarchi . Sollecitava oitrcmodo 
Errico a prender la difcfa della Chicia , e non ne ave- 
va che ri (porte generali ; e le fpeie a lui necclfarie 
da far^ lo met£ev:aiio in grande Impaccio . Clemente 
Settimo era di un umore d^l tutto oppoflo a quella, 
dpUa^ Gafa de' Medici , 4ondV era^ttfcito v^. A»?* 



Digitized by Googl 



AN. di «.C. 1527- 1*^*^0 GXXXr. iij 
ttati 9 nluno eccettuato y avevano amaca la magiiifi' 
ccnza oltre ogni limite permeflb a particolari , e non 
avevano tenuto col loro luflb di deftare gelosìa ne' 
Fiorentini ; ma quanto a lui inclinava al rifparmio • 
Aveva un'e trema avverHone alle Tpefc ; e niente gli 
era tanto difpiacevoie , quanto Peflere ftato eletto Pa- 
pa in circoila:ì2C tali , che fpefTo dovevad prender da- 
naro in prellito ; laddove Ci era propofto di risparmia- 
re la maggior parte delle Tue entrate . Doveva pen- 
fare al manteniaiento di due eferciti , tutti compoili 
di llranieri , che bifognava pagare ciafcun mete al 
prccifo giorno ; altrimenti i foldati avrebbero diferta- 
to , e darebbero pafTati ali* armata Imperiale , per la. 
ripugnanza , che avevano di fervire gli Ecclefiaftici . 
Le impofizioni llraordinarie non fi elìgevauo , che a 
grande liento nello Stato della Ghiefa ; e per timore 
di coftringere i popoli alla rivoluzione , non veniva- 
no troppo gagliardemente prefTati • 

Non rellavano però altri modi che quef^i per 
continuare la guerra ; e perchè quelli gli riufcivano 
di uh pefo ellremo , teneva col Viceré di Napoli ua 
f egreto maneggio , che venendo in cognizione de' Ve- 
neziani , dava a quelli una plaulìbile ragion? di non 
fare grandi sforzi . Temevano elfi , che l'incoftanza di 
Sua Santità li rendefl'e inutili'^ e quello badava per- 
chè fi arreltaffero ancor ellì ^ quantunqne fofTe • per 
loro un affare di fom ma importanza , che l'Imperatore 
non rimanelVe Signore del Milanefe . 

VI. U Lano/ follecitava Tempre la Santità Sua 
^ venire ad un accomodamento ; ed airavvifo da ella 
avuto , che il Borbone difegnava di andare a Roma , 
^lia accettò la tregua colla mediazione di Gefare Fie- 
ramofca Napoletano , Agente del Viceré , che trovò 
il Papa alTai ben difpollo ad ottener da lui quel che 
dc\idersLV2i(^Me)n.(ÌH UcUai L^, Gidcc. Ui'^.Pitllavtc. bijì, 
Conc, Trid. lifj. z, cap.iì^, p^ZQQ. )• Le condizioni di 

\ 



114 STORIA EGCEESIASTrCA . ' 
quefla treguat furono , che durafle otto inefi ; che Cle- 
mente VII, pagafTc feflantarnila ducati all' armata del 
Duca di Borbone , quarantamila dentro il mefe , ed 
il refto otto giorni dopo ; che fi rende/Te ro a' loro 
«ncicbf Signori tutte le piazze prefe alla S.Sede , all' 
Imperatore 9 fd a' Colonnefì ; che il Cardinale di que- 
flo ultimo nome foflc riftabiUto nella Tua dignità^ che 
il Re di Francia.» ed f Venidani accettaffirro il 

"trattato» ufciffero gli Alemanni fuori d' Italia » tltri* 
menti fiècelTe Carlo V. ritirar- folamente le fue trop'^ 
pe dalle terre del Papa , e de' Fiorentini ; che il La- 
noy andalTe a Roma, ed impedire al Duca di Bprbo-» 
Ile di marciar verib la Toicana . ' • . * 

VII. Pubblicata che fu qurfta tregua , il Papa 
licenziò le Tue truppe , trattine duemila fanti , e cen- 
to Cavalieri . Richiamò parimente la Tua Flotta , e 
di Tarmò le Tue galee {Guicc, ibid,^ , Fecero lo ftelTo 
i Veneziani 5 ed. il Duca di Vaudemont » fratello dei 
Duca di IfsfH^], eh- era della Cafà di Angiò » e che 

^lie galee didl% Cblefa \ e con Quelle de,' VeHeaiaAt 
fi' era gili' ifiipÉdronito di Salerno e cU Sorrento » fa 
eofiretto'éen fuo gran difpiacere ad abbandonare quelle 
Città , tanto più perchè i Napoletani Ip amavano 
molto , e eh' egli era in cafo di rianirtiare gli avanzi 
della fazione di Angiò . Un fallo fece il Papa , e fu 
quello di difarmare prima di fapere i fentimenti del 
Duca di Borbone , che fi avanzava verfo Bologna . 
Confideva^o -le Aie truppe^ in cinquecento ibldati a 
cavallo , é formavano circa temila ^cavalli , più di 

' mille AleiìiafKni » cinquemila Spagnuoli , duemila fanti 
Italiani , e molti cavaljii iejgtieff 'della medefima na« 

>ione • I^v^eOo eArci^ daOè vicinanze di Pia^ 
cenaa net di Febbrajo di queft'anno 2527/fenza 
danaro , fe^ist vettovaglie , fenzìi carri , fenza arti» 
gUeria , non fuflillendo con altro , che colle contri- 

,&^i(pm^ ^h^ aad^Y» e^i^endo-.f ec iiirada « ^Non avea* 




Dìgitiz^d by 



AN. di G.G. 1527. LIJRRO CXXXT. 1 15 
do 1 fuoj foldati le loro paghe , fi rivolfero fino a 
faccheggiare gli equipaggi 3 e vollero anche uccider 
lui , nè 11 acchetarono fé non quando il Duca prò- 
mife loro di riconopenfarli col faccheggiamento di una 
ricca . Città y fenza dire di più. Non potè jeatrtre in 
Bologna , perchè il Marchefe di .Stlosto vi en - entra- 
to con dodiici mila uomini 5 e non potè /avere nep- 
pure il Tuo intinito dalla pane di FireosQ*» ed aHorà 
feppe la tre^gua* . . 

Vili. Ma quéffai notiah non lo arredi • Non 
volle *nai acconfeiidre' a queda tregua 9 dante che la 
fomma , che gli doveva toccare , non baftava a fod- 
disfare le Tue truppe di quanto gli doveva . Quedo 
fu aiotivo , che il Viceré di Napoli , ch*cra a Roma 
pafsò a Firenze , dove il Duca gli mandò un Offi- 
ciale per conferire con lui . Eflendo intenzione del 
Viceré di far accettare la tregua ai Duca di Borbone 
a fine dì mandar poi armata Imperiale nello Sitato 
Venesiano , convenne coU'Inviato «che il Duca avefle 
a ritirarli fra il termine di pinque giorni | che gli fi 
contafferp tofto ottantamila ftndi « e fefliintamila fra 
tutto il mefo di Maggio • 

IX. Il Papa prevenuto che il Duca accettereb- 
be quefte condizioni, licenziò i duemila uomini, che 
aveva ritenuti , per non avere più quella fpefa . Ma 
il Duca di Borbone Tingannò , e prefe la rifoluxione ^ 
di andare ad aflalir Roma (^Mem, du BeJIai liù.^, Paul. 
Jov, de expugn. Romay , e di abbandonare quella canto ^ 
poffente , e ricca Città ai faccheggiamenta . del.fuò 
efercito . Giorgio Fronsberg^ che. comandava Tarmata 
dell'Arciduca per l'IàQperatore9. era fiato il primo au- 
tore di quefio ardito difegno • .Nel i^ad* aveva fatta 
leva di triippe a Tue proprie fp^fe » oltre quelle» ché 
comandara per conto déil' Imperatore ed èflèndofi 
fatto un efercito di diclottomila uomini in circa ^ Si 
pofc ia marcia nel mefe di Ottobre . ' 

» H a 



Digilized by Google 



Iitf^ STORIA ECCLESIASTICA * 

X« Ma empendo a Fjerrara » morì di apoplefià nel ^ 
ài Manso '^f ^'i^v ; Il Duca di Borbone j khel ù 

■r i ttjov a va in qticila Cicti» ébbe rammarico della pèPr 
dita di Quello gran GafÀtano(5/f/W. in comm, l 6.) Ma 
non che abbandonare la Tua imprefa , aggiunfe le lue 
truppe a quelle , che comandava il Fronsberg , e fi 
pMe alla tella di tutta Tarmata . Attraversò i monti 
di Arezzo ; parlò alla fua armata , ed avendole fco- 
perto , che conducevala a Roma , Il mofìfe un' alle* 
grezza univerfale in tutte le fue truppe 5 che fpera-, 
vano un gran bottino 'I. Entrò nella Romagna , dove 
diede lo éeffo guado come nel Bolognefe ^ ed andò 
«d accampale ti :;qttipt9§ìoriió'^i :Aprile appreflb FmU 

'donde pafiò J^'Jmpadféoirfi dl JHéadola , per dove m 
«ntiv lieiyi ^^le di Bagno ; attraversò V' A^i^QtÉtàA 
fer quelta Vidiéfié ^ la V«ile d'Amo ; ad onta dèlie 
pioggie , e dell'inondazione de'fiumi , rovinando tutto 

^ quel che trovava palìando ; e fi ertele nella campagna 
dì Arezzo 9 donde partì il ventefimo^'ello giorno di 
Aprile per pre > lerc ii cammino di Roma . Giunfe 
lotto quella Città il quinto giorno di MaggioL^|jU|« 
or<e .quattro della fera. ' ' / - 

Xh II medefimò giorno fingendo di voler au^ 

. dare a Napoli -, mandò uh Tiroinbetta a chiedere il 
pafTaggio al Papa in Roma : ^ed.:aUa negativa «che gli 
£ fécetnccolfie i principali Cadali e dim'oilrt^i^ 
0NiÉg ièmpd di rifarfi delle grandi fatiche-cfaé avé* 
vano fofFerte prima di giungere -«Roma {'Shfiun.in 
comm, L6,p, ijo* CochL in aH. & fcript, Luth,afi,i'^2j 
f.l66. Guìci\ Iib,iH, Mem. du BdLii 1,-^. ) ; che non fi 
-aveva più da deliberare intorno al pai tito da prender/i* 
che bifognava o perire , o prendere la Città a viva 
l'orza ; che fi aveva a fare con abitanti eftemminati » . 
immerli: nelle delizie, fenza efperienza , e fenza co- 
/aggio ) e che non avevano di Romano altro che il 

•ij||fe»i]^e quale difonoiarano ^ .€olU lora vilti^:4cliì|^ 

I f- 



I 

Digitized by 



AN. di G.G. 1527- tIBRO CXXXI. I17 
frttto ài una Victoria 9 che flava per arricchirli 9 fa* 
rcbbc la ricompenfa del lor valore . (^aefio difcorfo 
àntmò tacci gli Officiali 9 ed t foldati , ed il giorno 
dopo fui far del giorno fi approflitpò il Duca al Bpr* 
go dello Spirito S. , col fiivore di una nebbia molto 
denfa * * 

XII. Dopo avere efamlnàti ! (iti più deboli , e 
le mura più balTe > difpofe gli Spagnuoli , gli Aleman- 
iìi , e gL* Italiani , per dare tre affalti nel mcdefimo 
tempo : l'uno co* primi dalia porta del Torrione fino 
alla parte del Monte Vaticano , che riguarda la Ghiefa 
dell* Spirito Santo : l'altro con una parte degli Alc- 
ananni alquante più abbafTo verfo il piede di una cerct 
montagna al Mezzogiorno ( Guùc. Caf. Ghrter. hifior^ 
€xpugn* Urb* Ponun. lib.^* SMitfivinJih.i^M}s ed 11 ter^ 
so al Granicolo verfo la porta di S. Fanerasio • Go« 
mtncifr la fcalata falle* ore fei 9 in tempo che la neb- 
bia era così folca » che appena poteva diftinguerfi an 
oggetto quattro piedi dìfcofto • 

Si difefero da prima nella Gìtti cort molW vi- 
gore , e buon avvenimento , e le caniiui.atc dal Ga- 
llai Sant'Angelo facevano grande (Irage ne' battaglio- 
ni degli Imperiali , che erano troppo llretti . Renzo 
da Geri , che comandava nella Giccà ) aveva dirpolU 
fopra le mura i fuoi pochi foldati veterani eoo alcu* 
ne nuove leve , che ^cevano cadere grofsi pezxi di 
pietre fopra qnells » che montavano all'aflalto > rovo- 
^fciandoli m terra colle loro fcale » 

XIII. Volenifo il Duca di Bòrbotie Afilmajre I 
fooi » fi avanjEÒ per moftrar loro 11 cammino » cho 

''poteva condurgii alla Gittà 5 appoggiando egli ìtiede^ 
ilmo una fcala alle mura ^ e gridando a gola aperta 
a* Tuoi di feguitarlo : ma nello itefTo tempo fu colto 
da un'archibufata , che gli frante l' ofTo della cofcia , 
c io rovelciò nel foffo. Tofto (ì fece trasferire al Cam* 
J|0^ dovei mori nello ildlò paa(o > non arrivato aa« 

Oigitized 



ii8 STORIA ECCLESIASTTCA. 

cora agli arni trentotto , e lenza veruna pofterItà(Prftf/. 
Jov, de expugn, Romde . Guicc*) . U fuo corpo fu por- 
tato a Gaeta nel Regno di Napoli , dove fi vede il 
fuo fepolcro , ed il fuo epitaft'o in Ifpagpuolo : Fran^ 
eia me dio la lecbe , Lfpatuia fucrte y ventura , Ro» 
ma me dio la muerte , y Gaeta la fepithiira ; ed un 
altro in Latino; AuHo imperio ^ Callo viBo ^fuperata 
Italia^ Fontifice obJ\J]'o ^ Roma capta , Carolus Borbor/ 
nius h)c jacet , >\veva fpofata il decimo giorno di 
IVIaggio 1505. Siifanna figliuola urica , ed erede di 
Pietro II. di ncn^e , Uucs. di Borbone , e di Anna di 
Francia , la quale morì il ventefmctravo giorno di 
Aprile 1521. dopo avere a -uti tre figliuoli morti fanr 
ciulli 5 ed era il. Luca figliuolo dì Gilberto di Mon- 
penfieri , ch*era morto a Pozzuolo , dopo efiere fìato 
{"cacciato dal Regno di Napoli , e fatto prigione . Lo 
Scudiere di quello Duca , chiamato Bridieu , refìò pa- 
rimente uccifo appiefib di lui . 

11 Principe di Grange , che il Borbone aveva 
eletto in fuo Luogotenerte ) feppe tanto bene celar 
la fua morte , facendo ricoprire il corpo con un man- 
to ) per pauia di fgomentare i foldati , che non fi 
feppe 9 fe non dopo la prefa di Roma . Aflunfe egli 
il comando dell* armata : e per foddisfare la fua avi- 
dità, e quella delle fue truppe > fece continuar 1* af- 
falto in modo , che dopo un combattimento di quafi 
due ore , venne sforzata la breccia , ed entrarono 
gli Imperiali nel Borgo 9 dove ritrovarono poca refi- 
llenza , perchè quelli della fazione Gibellina , fperap- 
do di eflere trattati bene , come lo furono prima da' 
Colonnefi , fi ritirarono dentro le loro cafe ; ma non 
fi perdonò a veruno . Effendo alcuni Spagnuoli faliti 
per una cannoniera , che fervìva di finellra ad una 
cafa unita alle mura , balzarono armata mano ful/a 
firada , e da fe foli fi avventarono fopra le genti di 
Renzo da Ceri , ch'erano da quella part« j, e cke to- 



Digitized by G( 



O Qglej 



AH. iltd.C. 1527* tfBROGXXXt. 119 

fio fuggirono col loro capo , tofto che fenclcono grN 
dare Efpagne , tue tue , point de quartiere . 

XIV, Rimafero morti quali tremila uomini irt 
quefta fuga . La guardia Svizzera , che voleva refiflere 
avanti al palazzo 9 fu meffa in pezzi ♦ Il Papa in vece 
di falvar(i per la vicina porta del Vaticano , e di ri« 
tirarti in i^utlche fortezza dello Stato Eccleiiafticd « 
come poteva fare agevolmente » c0U^.|^fi|fita dellf 
fae guardie l cavallo » il lafciò wffésmiftuiÌk^9fS$f^ 
do J?aUa vicini » che lo iperfuafe. k^^fyàim/Af9^^^ 
Sant^Angelo , dove firìctrò accompagi^to liaili<^a partt 
di Cardinali {Cidccn^ inCtm. VIh tornai* PH^^Al'^^^ 
fbefnc }?ìfl. de Clem.F'H. pag.29<^' Mcm» da Beliai lib^i* 
MeTjrai abregé chron» tom*^» P*33^* ) > ^ degli Amba* 
fciatori ^ lafcuaado tutta la Città fenza cultodia ve* ^ 
tuna . 

XV. L' armata nemica colfe motivo dalla poca 
ireiìftenza Incontrata di faziare l^fua crudeltà * Roma 
provò a.Uora quanto pofTa fare un furiolp Toldato » f 
sbandato , nella fua piena libertà • JutpnP faccheg« 
^ate le caie de* Cittadini f violate le dopne 1 e le fan« 
civile # i Tempi depredati » profanate U iii^te cofe • 
Alami Autori iddofiarono ttiào il i>ta(im0 4ègìi tt* 
cefli'i che fi commiféro a^ liUterani § cSh' emno nell* 
cfercito del Fronsbcrg : ma la maggior parte conven- 
gono che gli Spagnuoli non fofTero più moderati de- 
gli Alemanni(Af^f/;. du Bellni L^* GuicC, lib,iS* Poritan» 
Jib,^' Cdef,GIorieri de dirept: Urb. Sanfovin, iib.i^, Ray* 
nald» ad itnn,t$27» e 19.) * Non farebbe pofTibile 
il dire le praticate enormità . SorpaiTano ìnfìnitameote 
tutto ciò , che aveva folTerto Roma nelle otto diverfe 
volte 5 ch'era già ftata prefa . Soggiungono alcuni Stp» 
ridjche tutti ijue' facch^iamenti uniti infiem^non 
rubarono tinte riccheajee » quante quefio folo^peti^bi 
Roma iH>u era mai fiata cosi ticca ^ jpàrticolarifìeote 
riguardo alle Ghiefe ^ quante -allora « A tutt6 fi djedt 

• «4 



Digilized by Google 



I20 STORTA ECCmTASTICA , 
il guafto 9 fi convertirono i fagri vafi in profani ufi * 
Le Dame Romane , che vi fi erano rifuggiate , non 
ebbero miglior afìlo di quelle reftate nelle lor cafe • 
Non poterono effe difendere la loro pudicizia , e la 
Cafa di Dio non fervi ad altro che a rendere più ab- 
bominevole la colpa di quei facrileghi . I Luterani 
fopra tutto sfogarono il loro odio contro la Bafilica 
di S. Pietro : difcefero a contaminare gli fìeflì fepol- 
cri de' Sommi Pontefici per oltraggiargli ancora dopo 
la loro morte . Traflero i corpi de* Santi fuori delle 
lor caffè , li calpeflarono, e cambiarono in una fìalla 
la Cappella Pontifìcia • 

\ Cittadini , a' quali fu falvata la vita , furono 
fpogliatì di tutti i loro averi , e fi volle che trovalTc- 
ro ancora con che ^rifcattarfi ; ufarono per cofiringcr- 
gli a quefio tutti i fupplizj , che T empietà pagana 
aveva inventati contro i Crifiiani nel corfo di anni 
trecento . Morirono la maggior parte fotto i tormen- 
ti , e gli altri per altro non fi falvarono, che per ter- 
minar la loro vita fra le miferie . Gli Spagnuoli , c 
gli Italiani , più crudeli , e più avari degli Alemanni 
Luterani , imbeftialirono contro le ricche perfone , 
e qualificate , Prelati , Vefcovi , Abati , Magiftrati , 
Banchieri , e Mercanti , che furono tormentati in 
mille orribili. forme 5 impiccati per i piedi , abbrucia- 
ti , lacerati a feroci colpi di frufta , per obbligargli 
a pagare ecceflivi rifcatti , a' quali non potevano fup- 
plire; ficchè molti per liberarfi tutto ad un tratto da 
tanti mali fi diedero morte da fe medefimi , o fug- 
gendo dalle mani di quefii furiofi , fi precipitarono 
dalle finefire fulle ftrade , dove i loro corpi recaro- 
no infepolti . 

I Ibldati , al riferir di eocleo , fi prendevano di- 
letto di veftirfi con gli abiti de' Cardinali , de' Pre- 
lati , de' Sacerdoti [C(7f^/. (ie aci,& fcript. LutbMfì.i^xj 
pag,i6y.2» quell'abbigliamento falìrc fopra ic- 



Google 



AN, di G. e. 1 527. LIBRO CXXXÌ. 121 
g\l afini , e far procefsioni per le flrade in quegli ar- 
ncfi per ifchcrno della Religione . Divennero le vcfli 
del Papa la preda di quefìi fciaurati , che effendofene 
ricoperti , come di quelle de' Cardinali , fi raccolfero 
nel Conclave 5 e vi procedettero ad una burlcfca eie- 
rione > dopo avere degradato il Papa 5 che non ave- 
vano ancora ; ed i voti di tutti cofpirarono ad innal- 
zare alla S. Sede PErefìarca Lutero , ed a proclamar- 
lo Papa : ed il più bizzarro di queft'azione fu quello 
che limarono i Luterani di non poter onorarlo quan- 
to egli meritava , fé non conferendogli per derìfione 
quella dignità , della quale aveva egli fatto il princi- 
pal oggetto delle fue fatire . Il faccheggiamento dopo 
aver durato due mefi interi nella Città , cofa eh' era 
fenza efcmpio , fi efìefe poi in tutto il paefe circon- 
vicino , ad onta dell'armata de' Confederati la quale 
in cambio d'infeguire le truppe del Duca di Borbone, 
andò a confinari in un luogo dilcolìo , dove fapeva- 
no appena quel che facevafi in Roma , e 1' infelice 
ftato , nel quale fi ritrovava il Papa da elfi vilmente 
abbandonato . 

i\ vendo egli ritrovata poca munizione Jn Cafìel 
Sant'Angelo , e che non s' era potuto introdurne al- 
tra , venne confumata in breviffimo tempo , ed il Pa- 
pa , ed il fuo feguito ridotto all' eftremità . Riferifcc 
Paolo Giovio ( Paul. ]ov. in bifi. lib» 26. La Bixardicre 
ifìft* g^fl* EccI, mirabil, p,\6, decad,^» ) , che avendo 
faputo una certa vecchia l'indigenza nella quale era- 
no , aveva meffe alcune lattughe in una ceila > ch« 
avevano calato con una corda lungo il muro per ri- 
cevervi quel che fi potefle loro portare , e foggiun- 
ge che il Comandante delle truppe Spagnuole la fece 
impiccare aventi alla porta del Caftei Sant' Angelo • 
Teftimonio il Papa di quefìo inumano fpetracolo , ne 
rimaio tanto commoiTo per fei giorni , che lalciandofi 
vincere dalla fua indignazione > porfe voti per vQ* 



Digitized by Google 



Ili STCmiA ECCLE SIASnCTA « 
. dftei nn giodio- qUeU^Offiziate:. {munito collo fteffò 
pllsio • Cercò il- Garduial Pucd di fuggire ézi QtLÙéWo] 
ma appent'ftlitdl à caglio ^ cadde , e s' impacciò il 
piede nella flaflfa * Il cavallo , che in quell'atto fi fentl 
pungere al vivo , feguiio a camminare tuttavia j e 
ilrafcinò il v ardinale fui ponte levatojo del Gabello - 
Tolto che il Senato di Venezia ebbe la notizia^ 
che Rema era fiata prefa , temendo molto per la per- 
fona del Papa » mandò ordine al Buca di Urbino 41 
arrifchiM: tutto per liberarlo; eiTendo precifa la eooi* 
ìtkitììmè , non potè fare a meno il Da<!t di» mtUmfi 
in «larda .'^i a^anxò fino ad Orfietd « ^JM «OH 4mi^ 
premura • Il ì/ùtésaiè ìàAJSzlaÈZo ^ )ci U Coace GoMf 
Rangbne» ehe coinai^vaHe truppe di Vlaiiiei* e éMi 
5. Sede 9 fi ofieriRHio di arankarii fino avida del Ca* 
Ifcllo Sant'Angelo 9 ch'era di già bloccato da' nemici^ . 
purché il Duca facefle la metà del cammino per af* 
fìcurare loro il ritorno . Finfe quefto Duca dì appro- 
vare il loro difegno ; ma non lo fecondò , e con af- 
fettate dilazioni ne fece rinaettere iVefecuaioiitf«>aii 
un altro giorno • . ^ . 

ir>.. XVi. Poco prima del faccheggiamefttll di JtÒ-f 
ina il Re di Francia e d'Inghilterra (òfcrUfero no trac- 
taro 5 col 4]uaie iloonveiine ^ che i due Re oiaiidaC- * 
fero tudtamiBnte aU^lmpenitore Atobafciatorì' a trattai» 
ur della iihmaione de' due figliuoli dei Re di Fraii* 
da , ch'erano in odaggio (^SeiU taccélta iii* frandti di 
Lionardo tom.i^e del Tillet txH.publiC' d*Anglet* te, 14. 
^. 195.) j e ) che riculando di riitituirli , gli dichia» 
rafiero la guerra ; che ogni Principe , che prendefTe 
il partito di Sua Maefìà Imperiale ^ fofl'e dichiarato 
nemico de' due Re ; che il Papa » ed i Veneziani (ì 
tìLìmàSttQ comprefi. nella lega » a. condizione che coiw 
tinuaifero la guerra in Italia ; che qottiio tfattato non 
deroga0e in niente a quello di Móocé ; • che final* 
jtiente Errico rinnnaiafle in eflb jpci^ fe» 6d i iWcccCt 

Digitized by G' 



AN. di 9. G. 1527. IIBSX} CKJLKU tt^ 
fon fuot) a ttttti i diritti, ed a tutte le pretenfiont 

che potelTe avere fopra il Regno di Trancia , e ge- 
neralmente a tutto ciò che Francefco I. polfedcva 
allora attuai mentis Tenia che Ci potelle in verun mo- 
do turbamelo . 

: S'impegnava Francefco I. dal fuo Iato per fé e 
per i fucceiibri luci a pagare ai d'Inghilterra» c4 
a quelli che gli fuccedelTero , mia pendone annualf 
di clnquaiìtanaila ictidi in ciascun anno , in due rate> 
al primo di Miiggilo ^ ed al prieptO di Novembre ( Af^^ 
%fir0f ébrcgè qbrpttpl. *vh 4e Franfùis L p'337') 
accordafono chf il pagamento dei primo termme noo 
ccMninciaffe fe non dopo la morte di Errico , a ^on^ 
diiione tuttavia , che fe i due milioni fìipulati col 
trattato di Moore non fofTero terminati di pagare alla 
morte del Re d'Inghilterra , fi avelie a continuare il 
pagamento di efCi a' Tuoi iucceflori , Inoltre doveva 
il Re di Francia confegnare^ annualmente ad Errico 
del fai di Brouage per qu)o<iic\ no^la fqidi r.. Queilp 
^rajttato y perchè fi rigu^rdafle come lipà legge perpe» 
tua ^ .invidiabile 9 doveiTà ppniS^rmarft dagli St^fi de' . 
due R^ni ^ >. in Joghilterra da tutte le Corti di Giù.» 
filala 9 In Fninci^ ^a tutti gli Arcivefcovi ^ Vefcovi p 
Principi 5 Pochi Conti ; Baroni > ed altri Grandi ; è 
così da* Parlamenti di Parigi , Tolofa 5 Roano , e 
Bourdeaux . Si era parimenre fiipulato un impegnp 
reciproco per il matrimonio di Maria figliuola del Re 
d'Inghilterra , o con Francefco 1» , o con Errico Du- ^ 
ca d'Orleans fuo fecondogenito , fotto le condizioni, 
delle quali fi converrebbe in una conferenza , che 1 
due, He dqyevano .avorf a Calais , e q\iefto trattato 
doveva pubblicarfi per far defillere 1* l^^ra^e dalù 
file pretenaioti^ Copra il Pucato di $«>igpgtia » Fu eour 
dunfo a Londnis • ibfcritto il trentefimo gioito 4el 
méh di Aprile* 



Digitized by Google 



I 



124 STORIA ECCLESIASTICA . 

XVII, L'avvifo di Roma prcfa e facchegglatà , 
c della Tchiavitù del Papa , elTendo venuto dopo la 
conclufionc di quefto trattato • fece che a' due Re pa- 
j-efle bene di cambiar 1* articolo fpectante alla guerri 
da farfi ne* Paefi- Baili ^ e convennero di farla fola- 
mente in Italia , dove fenza dilazionare 9 avrebbero 
mandati trentamila fanti e mille ft.ldati a cavallo foni- 
minillrati da Franceico I. perchè le truppe ♦nglefi non 
potevano trasferirfì in quel paefe fenza grandi diffi- 
^coltà , ed un tempoSlunghiffimo , e doveva il Re d'In- 
ghilterra dal fuo cantò contribuire ogni mcfe una parte' 
del danaro neceflario al mantenimento delle truppe 
fino alla fine del mele di Ottobre . (^uefl'ultimo trat- 
tato fu conclufo e fottofcritto a Weftminller il ven- 
tefimonono giorno di Maggio , tre letamane in circa 
dopo la prefa di Roma , e fi attefe tolto a metterlo 
in efecuzione . 

XVriJ. Avendo Carlo V. faputo il Taccheggia- 
mento di Roma, e la neceflltà avuta dal Papa di ri- 
tirarfi in Cartel Sant'Angelo , dove fi teneva alfediato, 
aifettò grande afflizione di quefta notizia 4 Era allora 
a Vagliadolid , dove la Prìncipeda fua moglie aveva 
per l'appunto dato in luce Filippo li. , ed aveva già 
ordinati fuochi di allegrezza ^ ma in cambio di tali 
fefte fi veflì a coruccìo , fece fare procefTioni , e pub- 
bliche preci per implorare 1' ajuto del Ciclo a' mali 
della Chìe(2[PaIIavic. hiJì.ConcTrid, //^.2. r.i4./>.22o)* 
In fomma dimoftrò avere il più intenfo dolore del 
mondo . Con tutte quefìe belle apparenze avrebbe 
potuto acquillarfi la fama di Principe Religiofo , fe 
nello lleflb tempo aveffe ordinato che fi daffe al Papa 
la libertà ; ma avendolo tenuto ancora prigione per 
fei mefì , fino a tanto che lo ridufle al fegno da fe 
prefifib , facendogli accettare tutte le condizioni che 
gli volle imporre , fi riconobbe ch'erano le appare**- 
ze molto lontane dai vero . . ' 



Digitized by Google 



AN. di G*C. 1517* UBRÒ GXirXi. 125 
Si fecero- a Roma molte Pafquiiigte fopra quella 
Mndotta deirimperatore • Ffa le altre fi finfe un gior- 
no che Marforio domandaile a Pafquino quel che fa*^ 
ct^e Carlo V. in Ifpagna ; che qucfti gli nTpofc ch^ 
piangeva la prigionia del Papa ; e che avendogli re- 
plicato Pafquino perchè ncn lo mcttefTe in libertà 9 
l'altro foggìunfe che le chiavi della prigione del Papa 
erano tanto attaccate al cuore , ed agl'^interclTi dell' 
Iniperatore , che non voleva confegnarle ad alcune Utn 
grimo finte , non ùpei^do qual do^c^. efiere V avve- 
nimento di quefio affare* , V .^'v* 
; '\ KIX» In effetto mentre fi parlava di ucqmvh 
damento» l'Imperatore» ai dire del GiiicciardÌDi(G/nV« 
Ìib*iZA voleva che il Papa fofie condotto in Upa^na 
credendo che fofie per lui un grande onore di avere 
avuti nello fpazio di due anni due sì gran prigionie- • 
ri, un Re di Francia , ed uri Papa , e di averli coa- 
dotti come in trionfo a Madrid , Ma vedendo , che 
tutti i Prelati 3 ed i popoli di Spagna biaiìmavano 
quedo difegno come ignominiofo alla Criftianità , de- 
/' fiftette da elfo ) perno» renderli maggiormente odiofo* 
XX. Non biafìmavano la condotta dell'Impera* 
core i foli Vefcovi di Spagna 9 ma gli fcrifiero quafi 
jtutti i Prelati di £oropa con molto vigore » doman- 
d^dogìi la libertà del Papa (GMaf. ihU.) . Ma Carlos 
non rifpofe mai a quefio articolo fe non in modp 
incerto ed ambiguo ^ che dava molto a conofcere U 
Tua intenzione • Baldaffarre Cafiiglione , Nunzio del 
Sommo Ponteiìce in Ifpagna , veicndo che il rincre- - 
fcimento , che dipioftrava Carlo dello ilato del Papa 
«on produceva verun reale vantaggio , e che ad onta 
di tutte le illanzc de' Vefcovi del paefe e degli llra- 
nieri , non fi dava pensiero di liberarlo , ri fol vette di 
ritirarfi ; ma dopo alcune fode rifleffioni fiimò che 
Cofie meglio di non lafciare il fuo ofizio f (t prima 
noi) né avefie ordine dal. Papa» o.dal Sacro Collegio 



Digitized by Gc 



12^ ' StOKf A ECCLESIASTICA . _ 
'i fine di poter fractaato i>rocurare la liberiti del (iio 
Signore . tregò dieci' Vefcovi di raccogli er(ì ap(«reflb 
di itti In un tal dato giorno , per conferire infìeme 
l'opra lo llato degli affari della Chiefa . (^.^eiii dieci Ve- 
fcovi col Nunzio alla loro tella Teguiti da nuaierolìlfi-^ 
mi Ecclefìaftici rutti velHti a coruccio , andarono in 
corpo a domandare aiP Imperatore , che gli piaceffe 
concedere la libertà del Papa . Ma tutta la rifpofta 
non coofiflette in altro , che nel dire di av;erne egli 
maggior defiderio di effi , 

XXI. £' vero ciie l'impdracore convocò un Con* 
ijglio di cofcienta» àhìtmandovl i più docci Teologi; 
quaii tacci opinarono» che in unfi occafìone di canea 
itÌKposcanta Bifognava preferire gli' intereifi della Rellw 
gione t quelli dello Stato , e che Sua Mae rà Inipe»^ 
riale non farebbe meno pofTente , (la che il Papa li^ ' 
bero folfe o prigione ; che Dio aveva date all' l;npè- 
ratore forze capaci di foggiogare il Sommo Poni.'nce 
quando anche folfe collegato cogli altri ; the ttiicn- 
dolo prigione era fcgno che temeva di lui ^ ciie fuc- 
ila ritenzione farebbe perdere al Principe la gran fai* 
usa y che fi aveva acqailUta per effer pio , Cattolico^ . 
t clemente ; che doveva liberare il Papa prima che 
fi avefio tempo di cdAceptrejivverfionc contro dilo^ 
ài avendo egli intrapre(a 4^11^ guerra bon per altro 
che per mortificàre il Papà > era baftevolmente cafif« 
gato con la fua prigionia .'-Ma il Ducft d'Aiba fu di 
contrario parere , e pretefc , che avendo già il Papa 
in Tuo potere , conveniva infegnargli a divenire fag- 
gio a fuo cofto 5 che fi doveva arrenderà alle propo- 
iizioni che fopra quefio fi faceffsro , e procurare una 
j^ac^ inabile e ferma a tutta r£uropa • 

Duranti tutti quelli, manegg j , che fi facevano in 
Ifpagtia, molto pacimenco foffrivà il Papa nel Cailel 
ìSant^Attgdo , ai per la màn canea di viveri s di né*. 
keAarle mnhijSdtf, che pei^ kpeite che tkz in'Roma» 



Digitized by Google 



AN. di G. C. t$zy. LIBRO CXXX L i>7 
t che* cominciava a penetrare nel Caileiip . Prefe 
dunque la riTolazioae di mandare ackiamare il Viceré • 
di Napoli per capitoUre con lui • Ma referclto 5 €h4 
avevju eletto il Principe di Grange per Generale ^ non 
avendo gran fiducia nel Viceré , noe foUe.rimetterfi 
a' Tuoi configli . 

XXIl. Fu dunque corretto il Papa di fofcri/ere 

* r*cl mefe di Giugno col Principe di Grange , e co* 
principali Officiali una capitolazione , che diceva che 
la Santità Sua pagalfe aU*arraaca quattrocen tornila du- 
cati ^ cioè centomila immediatamente , cinquantamila 
in due giorni , e cento cinquanta mila la due mefì 
(^Ducbefne hifi» des Fafes 9 vie de Clem, VII. 391* ) > 
aflègnando per quello una impofizione fopra tutto lo 
State della Chiefii ; che fi metteife nelle mani dell' 
Imperatore Cailel. Sant'Angelo , Civita Vecchia y CUI* 
ta-Ca^laaa » Parma) , Piacenza , Modena ; che il Pa« 
pa , ed i tredici Cardinali > che dimoravano con lui , ' 
reftalTero prigioni nel Cartel Sant'Angelo , fìnattaato ^ 
che fi foifero pagati cento cinquantamila ducati , indi 
veniiTero condotti a^Iapoli, o a Gaeta, per attender- 
vi quel che airimperatore piacele di ordinare ad efil^ 

, che il Gavalier Gregorio Cafali Axobafciatore d'Inghil- 
terra , Renzo da Ceri , e tutti gli altri « che fi erano 
rifuggiati nei Camello 9 trattine il P^a j ^d i tredici 
Cardinali s poteflero ufcirne j per an&re dove volef- ^ 
fero *y che folTero t Golonnefi aiToluti da ogni cenfii* * 
za ; che quando il Papa ufcilTe di Roma > vi lafciafle 
.un Legato , ed U Tribunal delQ Ruota. 

XXII L ^fiendo fofcrltta la capitolàalone,!! Ca- . . 
pitano Alarcon , che asreva cuftodito Francefco Primo 
quando era prigioniero , entrò nel Cartel Sant'Angelo 
con tre compagnie di foldati SpagnuoU , ed altrettanti 
di Alemanni , e vi culiodì il Papa , ed i Cardinali 
con molta attenzione ( G/^w. /.iS. ) • Per pagare la 
eonvenuu fomma » fi dovette vendere tutto i' oro e 

' I i 

Digitized by Google 



laS STORIA INGLESI ASTICA . 
PargeDto» che fi ritrovava in Gaftel Sant^Angela ecl 
' alcuni 'Storici cggiunferò che non baftando la fomma> 
fi pofero air incanto tre Cappelli di Cardinali » per 
dargU al più offerente • J ' 

XXIV. Frattanto Errico Otta^ in confi^uensa 
del trattato del trentefimo giorno di Aprile , del quale 
fi parlò più fopra , aveva mandato il Cavalier Pointz 
in Ifpagna , per domandare a Cario V. eh' efTendofi 
fatta a norma de' loro precedenti trattati la guerra 
contro la Francia a fpei'e comuni , gli defTe la metà 
dei bottino 5 che aveva riportato nella battaglia di P|,» 
ylsi(Rayn, ad ann.i^2j» 9f. 27. e feg.} f e gliccdclTe uno- 
degli odaggj , che aveva ricevuti dal Re di Francia • 
Era il Ff^i9% ilce^t&jpagnato da Clarendo Re di Aiw 

..me » liba Itac^io^^^^ poteffe quefti imnìiedta» 

tamente ' ^raibnre .la tempo e luogo • 

Agevolmente eémprele l'Imperatore » che il Ke ^in^* 
ghilterra voleva romperla Ifeco lui con quello pretc- 
" ilo . Ma giovando a lui di prolungare il tempo , ri- 
fpofe airAmbafciatore , che farebbe faper la fua riipo* 
ila con efprefTo al Tuo Signore. 

XXV. Durante il viaggio .di quefto Ambafciato* 
* re in Ifpagna 5 1 Re di Francia 9 e d'Inghilterra infor* 

mati delle cofe accadute in Italia , (limarono hene ^ 
. che il Cardinal Woifey andafie ad Amiens a conferirà 
. " \ con. Francefco |« e. per prèndervi le mifure convene« 
^^ol^' allo fiato .degli afifari • Quefto favorito del Re 
dM^tghilterra^artì dalla Corte 41 terso giorno 4i lu--* 
^* glio , ed arrivò a Calais l'undecimo ; donde fi trasferì 
ad Abbevillc , per afpettare che il Re di Francia folfc 
'^'c giunto ad Amiens . C^uivi ricevette una memoria dell* 
V Imperatore , che conteneva la fua rifpofta alle offerte 
• . che Francefco I. aveva fatte al Viceré di Napoli, cioè 
che efeguirebbe il trattato di Madrid , fe Francefco 
sforza fi^e llato riilabilito nel I^ucato di Milano; che 
in caàibio della Borgogna pagherebbe a Sua Maeilà* ' 

. / Impe* 



Impcpale due jnilioni, purché gli fi rimctteire. oEle3- 
«ora Tua Spofa , ed i Tuoi due figliuoli ; che paghe- 
rebbe al Re d* Inghilterra quel che V Imperatore gli 
doveva ; e che la dote della mcdefima Eleonora foiTe 
aumentaca a proporiioDe della fomma 9 che qvul Prin- 
cipe doveva ricevere . Carlo V. rifpondeva a. quelli 
articoii » che i fuoi diiicci fopnvl%|loi]gpgna dfinoraC- 
icro cali , quali erano* primi' Mk^M^ Madrild ; 

che fi refUculftro i beni 'del dmi^d^ Duci «ti ,6orbo«* 
ae aV'faói eredi; che lafcei^l^e iIRe d*inghiUerra » 
#d al Legato l'arbitrio di aumentare la (omma di' due 
nilioni , Ce non oltrepaflava quel che^l'Imperatort do- 
Teva ad Errico , tanto per le fonarne preftate , quanto 
per rindennità , alla quale fi era impegnato , e che 
Francefco I. doveva pagare; che quel che fi fiabilifTc 
foffe confermato dagli Stati Generali di Francia , o da 
quelli di clafcuna Provincia > e da* Parlamenti ; che 
adempiuta che foffe ogni cofa 9 manderebbe l'Impera* 
tore lua forella in Francia , e liberebbe gli oHagg) 
che quanto a Fraacefe» Sforsa (i giudicherebbe il fuo 
affiire» e che eflehdo egli innocente, foffe rf(UbIIica« 
alcrìmenci il Dacatà di lllilano rimanere a difpofiiio- 
' ne di Sua Maefii Imperiale : che finalmente il Red'In« 
ghilterra fofie mallevadore del trattato . £' la data del, 
aacfe di Luglio 1527. ' '. 

XXVI. Ave ido Wolfey ricevuta quella memo* 
ria di Abbeviilc, andò a ritrovare il Re Francefco L 
ad Amiens . Fu ricevuto alPentrare n«lle terre di Fran- 
cia con lo {leffo onore » che fi avrebbe potuto rende- 
re al Re d'Inghilterra Si entrò in conferenza ; ma 
Francefco I. non era più nelle medefime difpofizioni ' 
dappoiché aveva impegnato per fe Errico Vili. Ltffe 
la memori^ deirimperatofa 5 e domandò s^i^^^a^ 
mente 5 che lo Sforaa foiTe rifiabilico nel Ducato di 
Milano fensa rerun* altra condizione ( Jean d» Win . 
ékus fon tnutiì dfs BsU dt JRrsnH > ^ìfi» de Frane J & 
Tem.fUr. . , I , 



Digitized by Google 



13# STORIA ECCLESIASTICA . 

Chroniqueides Rois de France > . In fecondo luogO;» cheJ 
gli TofTero refticciiu i luoi figliuoli prirot che ricbia* 
maife ie fae troppe clall'ltaiia ^ offerendo di mettere. 
trecentomfU ducati ndle mani del Re d'Inghilterra 
per ikurezza della fua parola.. Non avendo ^voluto 
i' Imperatore abbracciar quelle condizioni > il Cardi* 
naie cor.chiufe con Francefco K il giorno diciottefi- 
mo di /'»gollo tre trattaci , co* quali convennero , che 
il Duca J' Orleans rpoferebbe Maria d' Inghilterra , 
giunti che foiìero entratntJÌ all' età conveniente ; che 
i trattati antecedenti , quello di Moore , e gli altri 
dimorafi'ero intatti \ che Errico Ottavo contribuirebbe 
in danaro^ alle fpeie , ed ai paganaento dell'elerclto ^ 
che Trancefco I. mandava in Italia fotto la condotta 
liei Lautrec ; che i due Re non acconfentirebbeco alia 
convocazione. di un.Concilio generale» durante la prì^ 
giònia del Papa » e non riceverebbero verno Breve > 
o veruna Bólla in fnolaome » finché non fòlTe in li-, 
berti • Conchittfi che forotno quelli trattati , fi ratini* 
carono dall'una e dalPalrra parte ^ ed il Cardinal Woi« 
fey prefe la via d'Inghilterra . ^ \ 

XXVII. Nel medelìmo tempo il Re Francefco I. 
fece partire Odet di Foix i^ignore di Lautrec , ch*era 
flato domandato dagli alleati di Francia . Il Re noa 
era di quello parere , fi ricordava egli della battaglia 
ddla Bicocca , che aveva perduta » e della perdita di 
ttitto-ìl Miianefe » del quale era (lato accurato(Ptf/^/; 
Jùv. in £log> mem du BeiUi A^. Anton^ de Vera ifiihr* di 
Cario y.p't^*), c Sua Maellf lo accordò folamente 
alle reiterate iftanae degli Inglefi • Era ella perfuafa 
pei: fua propria fpersenza -, che quel Generalo av^o 
a rlttfdre o imprudente » o fventurato » che rovine- 
rebbe i comuni affari , si col fecondo di quedi due 
difetti, che col prnno . 11 Lautrec dal fuo canto fece 
ogni opera per difpenfarfi dall'accettare il Generalato, 

c quando gU «licevauQ i tuoi ainici p che non poteva* 



Digitized by 



AN. di G.C. 1527. LIBRO CXXXI. 13 1 
no eflj comprendere il vero raotivo della fua ricudi » 
diceva loro in confìdensa , che di <hie cofe tetnevz^ 
i'una il difaftro delia Aia cafà » nella quale da gran 
tempo niuno era morto di morte naturale; l'altra .il 
genio del Re 9 troppo difpojlo.ja fare inutUfrpefe > ed 
a rìfparmiare . quando eraao- ,e0[e, QecèiTarìe • Vi ^^^^ 
ordini efpreffi e reiterati ^ coftringerlo a partire 
dalla Qdafcogna , e mettérH alla teda deir ar.iiaca , 
colla (^uale attraversò l'Alpi nel principio del mele di 
Agofto , il che riaccele molto il coraggio de' Confe- 
derati . La Tua armata tutta inlìeme fu di ventifeimiU 
uomini , cioè feimila Lanzi comandati dal Conte di 
Vaudemont , feimila Guafconi da Pietro di Navarra»^ 
quattromila FranceQ fottp il Signor di Bories , e\dic«* 
cimila Svizzeri , e 1' artiglieria molto numeroia mar* 
clava lotto la condotta di Moo^f^one Genttlnom^ 
Guaicone • ' . . " 

XXVlir* TI laatrec: aflediò il Caftello Jì Bof^^a 
nel cerritorió di Alexandria» do^reV dopo dieci giorni 
di affeiioy fece prigioniero il preddio, ch'era cpmpo* 
fio di mille uomini fra Italiani ed Alemanni ( Mem. 
du Bel liti L , e che fi affoldò alle fue truppe. Di 
là pafsò fotto Alsiìandria , dove ricc/ette da' Vene* 
ziani un convog io di cannoni , e di munizioni da 
guerra. Quetla piazza capitolò per mancanza di aju- 
to 9 ^ fu rimeifa a' Deputati del Duca di Milano , 

Mentre che il Lautret fi occupava in conquide 
poco importanti 9 perchè flava afpettando che fi unif- 
fero, tutte le truppe; Andrea Dorià» che aveva lafcia*^ 
to il fervigio del Papa^'c ch^ comandava le galee di 
Francia,, alfe quali ne avWa aggiunte altre otto^ che 
erano di Tua ragione » lalci& il porto di Marlìglia y ed 
andò a pofiarfi all' altezza di Genova > quale rìdude 
l'otto l'ubbidienza di Franceico I. per mezzo di Ce- 
fare Fregofo , al quale aveva il Laucrec mandato un ; 
ceniìderabil.e rinforzo ^ il quale non iblamente prefe 

II 



Digitized by Google 



15» STORIA ECCLESIASTICA • 
Ii<Cictl, ma fece anche prigione il Conte Gabriella 
Maitinengo » Gapiun Generale de' Genovefi • Il Ma** 
HiefciaUo Teodoro Trìalzio renne Tacco comandainte ài 
quella piazza in nome del lìe : Il Gafielto di Geno- 
va , nel quale fi en riciraco 11 Doge Adorno , fi ar- 
refe poco dopo. Quedo prIncSpio di campagna fu glo- 
riclb a'Francefi , che fperavano di riportare gran van- 
taggi in tutto il refto della guerra , e tanto più che 
il Lautrec , dopo aver raccolta tutta' la Tua armata , 
fi relè Signore di Vigevano , di tutta la Omelina, dì 
Biagra<Va , di AiefTandria , e finalmente di Pavia , che 
fu crudelmente faccheggiaca da' Francefi nel mefe di 
Ottobre : il Conte di Belgtoiofo » che n'era Crdrerna- 
' toref vi reftò prigìonieto. ' ' 

; Dòpo qnefle fcbnqùifte Francefco Sforsa , tìiT i 
Ten'ezianI prefiarónò forte il Lautrec, perchè aflèdiatfe 
^ Itf ìlano , dove comandava Antonio di Leva i; altri vo» 
levano che tarmata Francefe marciaffò dirittamente a 
Roma , per liberare il Papa dalla Tua prigionia : il 
Cardinal Cibo giunto di Tre co al campo nel mcfc ci 
Ottobre, era di quello ultimo parere, ed i Fiorenti- 
ni fi univano a lui . Le loro ragioni erano 9 che il 
principal motivo della lega era la liberazione del Pa- 
pa . (Quelle de' Veneziani al contrario per i*a(fedio di 
Milano erano 9 che Antonio di Leva non aveva che 
QD piccolo prefidio, a/fai ^mal pagato , che non ba- 
flerebbe alU difefa ; che< erano* le (ortificasioni in cat- 
tivo ordinr^ y :c^e . <]^é19i Cleti una volta che fofle 
pre& , néi^^^^tì'Mk^ più gli Imperiali foftenerfi in 
' Roma e Hìél' Wégnb^ di Napoli • 

XXIX. Se non che il Lautrec moftrò agli uni, 
ed agli altri slcuni pofìtivi ordini del Re di Francia 
per andar veri© Napoli (Anton* de Vera hifi, ut fupra 
/>.I47.). Difle loro, che facendo la Francia, e Tln- 
ghiltcrra quafi tutte le ipefe della guerra , giuda cola 

. era di dar loto la foddùfaùone • che dom^uiavano ^ 

• * .— . , • 

*■ r. •/ > . . .. ■ ■.•« yipv,.-.w ' . . , 

■ * ' ■ . * -ij . -i. - ^ , ' • - • I . , " '» ..^ ( 



. AN. ii G.C. i$27- LIBRO CXXXI. ijj 
•he fi meiteffe ii Papa in libertà ; ma che 90111 pò* 
trebbe farfi , te non dopo la prefa. del Hegao di N«» 
poli ; il che tofto accaderebbe 5 eiUèiido quel Rc^na 
fpforveduto qua(i di curo ma la ragione cai:iuca dal 
Xautrec era''> che il Re di Francia non volerà impie* 
gare il Tuo efercfto nell*acquiÌlo del Ducato di Mila- 
no , che pel trattato doveva confegnarfi allo Sforza, 
dopo di che poco penlìero fi farebbero dati i Vene- 
2ia:ni di ajutarlo alia riiifcita deli' imprefa di Napoli. 
Dall'altro canto egli fperava fempre , che non oppo- 
«cndofi all'Imperatore nel fatto di Milano^ poijre^be 
procurare la reflituzione de' iuoi figliuoli , ìpd^f^e rt* 
flabilendo Jo Sforsa , prìverebbeii di quello mezzo , 
Il Laucrec.tfi avanzò dunque verfo Napoli •* -Pafsò ii 
Po li giorno diciocceisaio. di Ottobre , dirimpetto al 
^^afieUo yU S. Giovanni , dove a^tefé l'.alr^ivo de* rì^ 
■lanenti binsi , comandati dal GoQt^ di Vaudéoaon^ 
«;delle altre troppe di Francia • 

* iXXX* La lentezza, colla quale marciava , fece 
credere che aveffe ordini fegreti di non precipitar 
jiulla . Si fermò lungamente a Parma, ed a Piac^n- 
2a col preteso di trarre il Duca di Ferrara alla con- 
federazione; ed in effetto ialciò quello Duca i'allean» 
za deir Imperatore per quella della Francia > si per 
la marcia dei Lautrec , che avi^bbe potuto dare il. 
^uado agevolmente al Tuo paefe , che perToderta dai 
Francefco Primo fattagli- fare di dare in matrimonio 
ad iCrcole fuo ftgliue^. Renata, di Francia , fecondoge* 
niu £gliuola di Luigi Duodecimo , la quale per a|tro 
Aon fi maritò fe non dieci mei! dopo , nei mele di 
Luglio dell'anno feguenté : il Duca di Mantova fu b ito 
dopo fi attenne allo fteflfo partito . Tutti quelli van- 
^^èè) 9 che procurava il Lautrec alla lega , parevano 
Una legittima icufa delle lue dilazioni . iMa la verità 
era, che in quello tempo afpeaava Francefcp 1. Tal- 
rifpoiia deil' Imperatore, aiàc ouerce , che i ùot 

Oigitized 



1^4 STORTA ECCLESIASTICA . 

Ambafclatori , c t^ueili di Errico Ottavo gH avevano 
fatte . Egli non s'ir gannò ; poiché avendo taputo Sua 
Maeftà Imperiale . che il Lautrec era in Italia alla te- 
. fla di un efercito , e che fi avanzava verfo il Regno 
eli Napoli 9 fece tofto partire da Spagna Francefco di 
Qiiighones , che chiamavafi anche de Angciis , Gene- 
rile de' Francefcanì » e Veri di Migliano , Gemìluo- 
mo della fua camera » con ordine al Lanoy Viceré di 
• Napoli 9, ed al Moncada , di dare la liberti al Sòimno 
Pontefice con certe condizioAi* ' - ^ -^i 
XXXI. Francefco Quignones ora nimlnice «n 
Sppgpuolo , figliuolo di Don Diega Eern and ee di Qui- 
gnones, ( .onte di Luna , ed era Itato innalzato al gra- 
do di Generale del Tuo C.'rdine in iin Capitolo tenuto 
a Burgos nel 1523. {Guicc. ^it > 17. Rayn, ad an»i^2j. 
tom.iLO- annal, n»2 ^ ^9 P^tiì.Jov, lìb,i%J) . Dimoflrò 
l'imperatore tanta coniblazione di quella (celta , che 
nonDÌnò quello Religiofo Confìglìere del fuoConfigli^ 
di Cofci66ia « Cltm^f^te Settimo , che noal ignoravia 
il potere tfcr stvera egli fopi^ l'animo diHUarìo' ^ki^ 
lo preg^^di^rftccif^ della fua libertà Il Quignoaet 
ne parlè dll^mperatore; e non fi vede che^^oftrftRé 
«fcoltatò con maggior prontexia degli alttf » Ma«A»^ 
dofi quel Principe finalmente determinato , piò per la 
fìtuazione degli aff ari del Regno di Napoli 9 che per* 
le premure , che gli venivano fatte per commettere , 
che fi liberale il Papa , mandò il Quignones in Italia 
con Veri di Migliano , come fi è detto • 
' XXXII. Avendo faputo ^uefli due Agenti al loro 
arrivo a G^ca y che il Lanoy Viceré di Napoli era 
ftUora morto , fi ri voi fero al Moncada , foilituiio in 
fuo luogo dal Viceré prima di morite ^ £00 a nuovo 
ordine. Prefln)^ feco tiii Ir lbaò «ifore» e continua^ 
tono il lorOi viaggio tàuàvà'lBiJoàA ^iMicompagnati dal 
Serenon 5 che di StgrécaHo èd Lanoy , lo era div<é(« 
auto del Moncada • il maneggio non ppctva fiufcifo^* 



Oigitized 



AN. di G. C. 1517. LIBRO CXXXI. 135 
ttoito vanuggiofo air Impera co re per i dirpmri , onde 
erano aninaci i Minidri . Il Qufgnon^s voleva efTert 
Cardinale 9 e favoriva il Papa . Il Migliano ibdeneva 
ardeotetoen^e gli inreredi del Tuo Signore t e non vo- 
leva che fi rilafcìaiTe la Santità Sua » coU^ quelle 9 di» 
cera egli» non poteva^ prendere ninna ficareaza« Il 
Sereaon Agente del Moncada voleva edere di fpocieo 
del maneggio a cofto degli altri due , e ti Uberò del > 
Migliano rimandandolo a Napoli , dove fa uccifo, ma 
non potè foppiancarc ii C^uignones; il che fu vanug* . 
l^ofilTimo al Papa . 

XXXI li. Frattanto venne un fecondo ordine * 
dell' imperator di conchiudere col S. Padre . Aveva 
Carlo commefTo a' fuoi Agenti che coilringerfero Cie* 
mente Settimo a pagare i relìdol dovuti airefercico » 
e a dar fìcurezze, che» dopo aver ottenutìi la libertà 
fi fq^raib dalla i^a ; e confiftevano quefte ficurezae 
in confegnar buoni oàaggj 9 e piazze ma parendo 
quefia ultima, condizione molto afpra al Papa , oltre 
die non gli era facile il tro^^ar danaro necelTario per 
pagare Tarmata , fu queiìo un motivo di Milazionartf 
il maneggio. Tuttavia convenne ridarvifi , e dare gli 
oftaggj , cioè cinque Gardinili a fcelta dell'Imperato- 
re, Gaddi , Cefi, Orfino , Pifano , e Triulzio ; poi- 
• che il Moncada , che aveva un odio particolare per 
Sua Santità , ritardava 1' accomodo a mifura 9 che il 
Generale de' Franceifani voleva a^frettfrio ; e faceva 
di tratto ^in tratto nàfcere nuovi intoppi 9 ciò che co« 
llringeva Sua Santità a {limolare idantemente il Lau* 
trec con fegreti me(& ad approflìiaàrii a Roma per 
egevoUn» la Tua liberazione • Ma aveva ti lautrec. or* 
dinf precifi , cbc non lo lafciavano affirèttarfi • La fua 
marcia , quantunque lenta 9 non lafciò di produrre 
un buon effetto per il Papa ; quantunque quei cinque 
oftaggj aveffero trovato il fegreto di falvarfi per il 
eammino della Camera j dov'cxaiio (lati rinchiuiì • 

. 1 4 



Digilized by Google 



ijd STORTA ECCLESIÀSTICA . 
XXXIV Clemente Settimo non arendo altr'o a 
fare 9 fi arrifchiò di follecitare i due perfonaggj piw 
accreditati che avcfie allora l'efercito Impeciale, cioè 
il Cancelìier Morone , uomo di bue n confìglfo , ed il 
Cardinal Colonna . Non tralafciò il Morone di fare i 
Tuoi intcrefll a cofto delPefercito , ed accettò volen- 
tieri il Vefcovado di Modena per Tuo figliuolo 9 c per 
fc il daiio delle biade , eh' erano in Corneto ( Pawl^ 
Jov» Uh, 25. Raynald. atìn. 1527. w. 46. } . Non eflenda 
ravariiia la pafilone del Colonna , fu guadagnato dal 
Papa in altro modo ; lo impegnò da prima ad una vi- 
(ìta di complimento , indi ad una (egrcta conferenza 
dove gli fece intendere , che voleva avergli Pobbligo 
^ella Tua liberazione 9 perchè fi potefle dire nel mon- 
do'', che come i Colonnefi avevano potuto umiliare i 
Papi , fi dicelTe anche che gli avevano riftabiliti nell© 
loro dignità ( Ciacon, tom. 3. ) . Quello complimento 
piacque in modo a quel Cardinale , che promife al 
Papa di non rifparmiar fatica per la fua libertà , e fnl 
fatto gli promife la Santità Sua il più ricco governo 
dello Stato Ecclcfiafìico , eh' era allora la legazione 
della Marca di Ancona : il Morone , ed il Colonna 
così guadagnati configliarono il Papa di trattare coli* 
cfercito 9 e di non darfi penfiero per qualunque co Gì 
che foffe indotto a fofcriverc , purché folTe tratto dal 
Caftel Sant'Angelo, dove la peile era già penetrata , 
• che lo conducefl'ero in Orvieto , in Spoleti , o ia 
Perugia 9 a fine di avere un pretelle di falvarfi . 

XXXV. Il Moncada conclufe dunque con de- 
finente Settimo un trattato , che diceva in Ibllanza, 
che il Papa non agirebbe contro V Imperatore negli 
affari fpettanti a Napoli 9 ed a Milano ; che accorde- 
rebbe una crociata in Ifpagna , e le decime negli al- 
tri Stati di quel Principe ( Ctiicc, lìb.i2. Ciac, in vita. 
Clem, yif, rom,2*pag.^i^y, ), che Carlo V. riterrebbe 
^iivita Vecchia , Civita-Callellana , ed il Caccilo dì 



AN. di G.C. 1527. LIBRO CXXXT. 157 
Forlì ; che il Papa conterebbe fubito alle truppe Alt- 
manne reffantafettc mila feudi , e trcntatremila agli 
Spagnyoli ; che quindici giorni dopo pagherebbe loro 
un'altra certa fomma , e ne' tre Teguenti mefi tutto 
il refto di quanto era dovuto all' Imperatore , mon- 
tando la fomma a più di trecento cinquantamila feu- 
di ; che finche foflero fatti i due primi pagamenti , 
farebbe condotto il Papa in un luogo Hcuro fuori di 
Roma . Efì'endo quefto trattato fofcritto dalle parti , 
(u ^abilito , che il nono ^ o il deciojo giorno di Di- 
cembre folfe tratto il Papa dal Cartel Sant' Angelo , 
per condurlo in una Città , della quale Ci erano già 
convenuti . 

XXXVr. Ma temendo egli fcmpre di qualche 
carillo per parte del Moncada , e non effendo in iftato 
di adempiere le condizioni , fi falvò traveftito da Mer- 
cante la notte del nono al decimo giorno dello fleflb 
inefe di Dicembre {Ciacon. ut fup. pag,/^/^S, Guicciard. 
iib.iS,) . Trovò alla porta del Cartello Lodovico Gon- 
laga , fpedito dal Cardinal Colonna , con truppe gua- 
dagnate , le quali riconofccndo il Papa ad un certs 
regnale , Io condufTero ad Orvieto . 

intefo eh' ebbe il Lauttec , elfere il Papa In lÙ 
berti gli di«de Parma e Piacenza , e non volendo 
impegnare il fuo efercito nel cuore dell'inverno nelle 
roccic dell'Apennino , fi avanzò verfo Bologna , dove 
dimorò tre fettimane , afpettando nuovi ordini dalla 
Corte di Francia . Vi ricevette una lettera di Clemen- 
te Settimo , nella quale il Papa confelfava di avergli 
•bbligo della fua libertà ; gli fece ancora intendere , 
ch'ertTendo ftato cortretto ad accordare agli Imperiali 
tutto quello che avevano voluto da lui , non fi tene- 
ra obbligato a mantener loro la parola , perchè non 
potrebbe farlo fe anche voleflè . 

XXXVn. La lib erazione del Papa non riconci- 
liò i He di Francia e d'Inghilterra coli* Imperatore 



13 1 ' STORIA ECCLESIASTICA . 
Avendo Jntefo Errico Ottavo che fi era deliberato di 
fargli guerra , e volendo tuttavia celarne il vero mo- 
tivo , gli fece fare per mezzo de' fuoi Ambafciatori 
quattro domande $ alle quali ben fapeva che non po- 
teva allora (bddi&fare . La prima era , che gli pagafTe 
tutto quel che aveva prefo ad impreftito da lui , o 
dal Re Errico Settimo Tuo Padre . La feconda , che 
gli contafl'e i cinquecentoniila l'cudi , per i quali it 
era impegnato , in cafo che non ifpofalfe la Princi- 
pcfTa Maria , alla quale era ftato promedb - La tcrza^ 
che fecondo i termini del loro trattato lo compenfaffc 
della penfione , eh* egli riceveva dal Re di Francia y 
e della quale era creditore da quattro anni e quattro 
mefi . La quarta , che dopo aver meffo in libertà il 
Papa , lo rcintegrafìe di tutt'i danni cagionatigli dalle 
fue truppe. Rifpofe l'Imperatore che fi maravigliava 
che il Re d' Inghilterra in si fatta congiuntura infi- 
ftefl'e tanto intorno al fuo pagamento ; ch'egli fcrive- 
rebbe al Re per fargli conolcere che non era obbliga- 
to al pagamento de' cinquecento mila feudi p€r non 
aver adempiuto il matrimonio ; ma quelle rifpofte non 
valevano a foddisfare un Principe , il quale non cer- 
cava che un'occafione di rottura coli' Imperatore . 

XXXVIII. Da un altro canto il Re di Francia, 
avendo convocata nel mefe di Settembre un' Aflcm- 
blea de' Maggiorenti , e de' principali Signori del fuo 
Regno , efpofe loro tutte le domande fatte per aver 
pace coll'Imperatore ; e richiefe il loro parere intor- 
no a quel che fi avelie a fare per la liberazione de* 
fuoi figliuoli , offerendofi di ritornare in prigione , fe 
fi credeva che foffe obbligato a farlo , e che così vo- ' 
lefi[cro il fuo onore , e la fua cofcienza , fenza per 
altro voler farcofa che ritornafìe in danno dello Stato. 

L'Alfemblea compolla de' tre Stati rilpofc di co- 
mun confenlb , che la fua perfona era del Regno , e 
«on di fe medefima \ che la borgogna era un meni- 



Coogle , 



AN. cU G.G. 1527. LIBRO CXXXK 139 . 

hro della Corona » della qpi^9t*fHfìfi era egH cbé ufo» 
frutcuarìo • che però notk-'fll^iìp^ nèddl!«ii^ 
uè dell'ultra ; ^> Cc^tìidtev» iltiìperatore aecéti;^ 
re un rHcatto per i diié-#rinclpì , che ^ve^^^t^ iàr 
oftaggio , elTa oflFeriva al Ré due niilìenl d^oro per rl- 
fcattargli ; adìcurando la Mae^'à Sua > che fe bifogna*- - 
va venire ad una guerra , tute' i Tuoi fudditi nòu ri- 
fparnnierebbero nè le loro IhcoItA , ne le loro vite . 
Giudicando il Re, dopo quella declHonc, che poteva 
egli far la guerra all' Imperatore , non pensò più ad » 
altro , che a riavere i Iboi fìgUuoli ^jì la forza del- 
la armi . .v • t-r-vv? 

' cavo gli mandò l'Ordine di &• Michele con iin»^S^ 
4enae iàmbafcanà , dcii£a fule era càj^ ìì Saffìoirékà^ 
uà di Montinorency 9 accompagnato da cinqnecenui 
cavalli f e che fu ricevuto con A flraoniUnaria.un|gnK 
ficenza , che 11 da Bdlay , cb^em nel fcguitO'*/di' qoo« 
ùo Ambafciatore , afferma di non aver mai più vedu- 
to niente di ugale . Errico dal Tuo lato mandò 1' Or- 
dine della Ciiarettiera al Re di Francia per Arturo • 
Vilconte di Lisle , figliuolo naturale di Odoardo IV«, 
e cialcuno di quelli Principi predò il giuramento con 
le ordinarie reflrizioni (^Mcm* du BcUaLL'^J) . 

XL. Nel principio 'di quell'anno , e fecondo al» 
coni altri, nel 1526* principiò Errico Ottavo a pen^ 
lare di far anaulUire il foo matrimoaìp ( L€ Grand» • 

té rrformf de P £gh'fe d*Ai9gh terre pa r Burnee i> quarta 
f^*t»pa^.$2, & Juko. Raynald. ad^n» 1528. H>iot. & 
Jeq. Sanderus de Cchifm. Angu lib, C Poi. Vlrg* lih,%i, 
Harpsfeld.in bijf,EccL Angi.^ , con Caterina di Ara- 
gona . Non fi fa bene qual ne folle il principal mo- 
tivo ; fe fi crede a quello Principe , era un rimorfo 
di cofcienza ; fin dall'anno 1524. aveva dubitato della 
Taikikà dd fuo maarimooio • jSka ^u^^ ufi penfanri 

N 

1 

» Di 1 ja by Google 



STORIA ECCLESIASTICA . 
ttfoppD tardi 9 dopo più di venti antùidi A^t tifone 
42be ciie *ne (ìa » da^ueii' aniia. iO' poi non viveva 
40t pitt deofì la Regina come un marito: colla mo^ie 

' il VricoTQ di Tarbeì accrebbe le ftie. pfc^mpol'^^ 
aE^j[^[M>#'iu<> CòiifeObre lo fortificò inNi^p 
jfieioc&ial Wolfej finì dì confermarvc^o • Era'qoàftì^^ 

un uòmo «di biffa n^fcica : , diyeoiatqL QÈròìntìér . 
per la Tua ambizione , e per i Tuoi rigiri «r'Oi figliuo- 
lo di beccajo era iLiro fatto Velcovo Ji Lincolno , 
poi Arcivelcovo di Yorc , e Cardinale, e finalmente 
Canceiiicre d'Inghilterra . Qucile dignità non poteva 
no ancora fa zi are la fiia ambizione , ed alzava le Tue 
aiire £no al iupremo Poncifìcato . In quefle congiun* 
ture, giudicando l'Impera tor ( arie V. che qucfto Car- 
• ÀmìLÌCi^fótei^c aUnfniK fervida ne' difegni Tuoi , glificpè 
Mfekiróttà Ja fua> poflàna» per ^farloi faliri^i^aUaìSe^ 
41< Jloma Min 3iflì|iidEo4 eambiatr . gli ^affiMji di^ ^tA^ 
«recipe , iKm 'pensò>«fgU più al €anilftak i<vÌ«MÌÌ 
ik JGar ^Nit ^olleiB; cerc^ dì mo riifica f e i:^! nxperatore i 
divorkio di Errico con Caterina era un mezzo ficu- 
ro per riiUcirvi. Era ella forella di Giovanna di Ara- 
gona , madre di Carlo V. , e diveniva certamente 
grandiilìma ingiuria a quefto Principe , ed a tutta la 
fu a famiglia il degradare . Tua .aia^ dalla .qualità di 
JLegina . .;'? .!:hr>' 

XLI. Con quefto difegno quelP amtóttòfo poli - 
tico. iofteone i 4ttbbj v'ttì 9 o fai fi , che av«^ H He 

. Errico' Ottavo iiitonio atià validifià del foo teatrimo^ 
iiib ; AYcra IVenKtratam^nte grande potete fopra Ta* 
liflmo di quel-F#fBcipe (Sdvdefushift.de fcbifm. AngL . 
ITe'Grànd. defenfe de Sanderus t.i. p 47.) . Tuttavìa ef- - 
fendo raflfare di fomma importanza , ilimò Errico » 
che non fi avelTe a trattarlo precipitofamcnte , e quan- 
tunque aveffe deliberato di Icioglierc il fuo ma* 
trimohio, confultò , cercò ragioni, ed autorità, rie 
eomlper^ aficeia^ a prezzo di danaro ^soa inxnczzo a 



Digitized by Goo^ 



I 

/ 



» 



AN. di G. C. 1527- LIBRO CXXXI. 141 
«ante ricerche facil cofa era il giudicare, qual {offe il 
-, vero moti/o della faa condotta • Non avctra figliiii^i 
mafcbj > che ereditaiFero il Tuo nome ' e la faa cotoni 
na.,£ra la fui legittima conforto foggeta a molte fli^. 
^ fermiti non poteva foddisfare eoa eda un cuor pol?^^ 
catb alla incontinenza ; in Ibmmé JÉra qaófta la reni^ 
ed unica cagione di tutte .queftè''agiuiaion! ; amava.- 
perdutamente Anna di Boulen , chiamata dagli IngleQ 
Bollen , evi il cui vero nonae era Bo[lev:;en , che non^ 
voleva acconùntire alla patlionc d«l Priacipe- fe non 
diveniva lua moglie . j 
XLII. Quefta Damigella figliuola del Cavalier 
Tommafo -di Boulen , ellendo entrata in qualità di. 
Dama di onore preffo la Regin| 9 il Re > ch*ebbe< oc*», 
cafìòne di vederla TpeiTo , concepì rer elTa una ga- 
^arda paffione(5««i.Ài/?* 4^ fcbifm.AagLLe Gfa»d.d§fB^ 
de SO'tfd. tfi» ^.47«).AlÌora comparve ella alla Corte còik 
quel brio che poteva darle una prima giovinezza ^ 
aveva inoltre ^n piacevole converfàre , iMllaya' ma-: 
raviglia , e Tuonava il liuto meglio di ogni altra gio- 
vine de' Tuoi tempi . Ogni giorno inventava nuove 
^ mode, (I abbigliava graziofamente , e ferviva di mo- '« 
dello a tutta la Corte ; ma non corrii'pondevano le 
qualità deiranimo a quelle dei corpo 9 era tiÙL vana» 
àmbizìofa, e civetta . 

XLIiI« Tenne il Re celata la fua paflìone fino 
.t tanto che feppe che il Milord Percey figliuolo del 
, Conte di Northumberland dovevala toHo fpofareȣca 
quefto giovane Signore, uno . de'più confiderabiU d'In* 
gbiltérr») si per aiveri» che per nafcita (FetMàsl. de. 
refimn. óecL/ìngl,p,i^j» ) , poiché dopo la morte di . 
fuo padre , già molto avanzato negli anni 9 doveva 
eflere il fello Conte di quella cafa . Anna di Boulen, 
quantunque nipote del Duca di Nortfolck , non era 
allora molto ricca ;ficchc riguardava, il iuo matrimo- 
nio coi Percey come una grande fortuna > e per can- 



Digitized by Gopgle 



142 STORTA ECCLESIASTICA. 

fare ogni oppodzionè , ella tenne quefto aflfare tanta 
fegreto, che il Cardinal Wolfey , al cui fervigio era 
il Pcrcey , non ne aveva (eiitore veruno . 

iìft'endoae per altro lUto informato il Re d'In- 
ghilterra, commile a Wolfey che aflblutamente rom- 
pefl'e quello matriinonio . Ecco quanto ne riferifce Ca- 
vcndish tedimonio di villa , nella vita di quel Cardi- 
nale ( Cavendish in vita yo/Jcy c»^. ) Wolfey, dice 
egli , temendo che il Milord Percey faceffe all' amore 
con Anna di Boulen i mandò per lui , ritornando in- 
dietro dal He , c nel riprefe in prefenza di noi tutti. 
Da prima gli ballò dire , che il partito era indegno 
♦ del Percey . QuelU procurò di moftrare che non era 
condannabile quella (celta : che Anna di Boulen noa 
gli cedeva punto ne in qualità , nè in (angue ; e 
quando Wolfey gli difle con autoriti che ben farebbe 
a non penfar più a quella giovane , egli rifpofe, jche 
con tutto Panimo ubbidirebbe al Re , ed a quel Pre- 
lato , ma che era troppo impegnato , e non poteva 
* flaccarfene ; xhe aveva data la fua fede in prefenza 

di teftimonj , e che il fuo onore , e la fua cofcienza 
non gli permettevano di difìmpegnarfi ; che finalmente 
pregava il Cardinale di rendergli in quello incontro 
i fuoi buoni ofHzj preflfo del Re . Che ? riprefe Wol- 
fey annoiato di sì lunga refillenza , penfi dunque che 
il Re ed io non fappiamo quel che ci reda a fare in 
quefla occafìone ? Tu non vuoi ubbidire , e t'impegni 
in una parentela , per la quale non avrai il compia- 
' cimento del Re , nè V aifenfo del Conte tuo padre ; 

fero chiamare quello tuo padre , tu romperai il tuo 
impegno imprudente , o farai diferedato . Il Pcrcey 
' replicò y che ubbidirebbe al Cardinale torto che po- 
teffe farlo fenza oifendere la fua cofcienza . 

Avendo il Cardinale chiamato a fe il Conte di 
Nofthumberland , gli fece vedere a che fi efponeva il 
Tuo figliuolo , fc perfiHeva maggiornaence nel difegn» 



i 



' " 'd by v^c)0^le 



AN. <i G.C. 15^7- tiBROCXXXT. 14^ 

di rpofarc Anna di Boulcn . Il Padre fi fdcgnò forte- 
mente contro il Percey , mandò fui fatto a cercarlo, 
ed in prefenza di alcuni Offiziali del Cardinale lo trat- 
tò a primo incontro da pazzo e da infenfato , lo ri- 
prefe della fua mala condotta » lo minacciò di privar- 
lo di tutto 9 e gU^ proibì di ved^r; mai più Anna di 
Boulea • Per qiunta paftion'e a^raé per dfa , il Per» 
ccy «OH osò di diCubbidire a' coQ^ff^UEnenti del Pa- 
dre , che operava per ordine del à#;^vd^;.C9rdÌQalej| 
fi foggetcò » e per cogliere ogni lo^éi^ poco; 
dopo la figUuoU.di Giorgio Gooté dl .Ìfactt$|^rì • 

XLIV. Liberato il Re d^nglìtltern'iat fìfò ri^ 
Tale 9 non efìtò punto a far conofcere ad Anna di 
Boulcn la paflìone che nudriya per lei . Ma folle vir- 
tù o folfe artifizio in Anna , ella dichiarò al Re che 
voleva riierbarfi interamente ad un marito . Quelhi 
modeflia , ch'ella opponeva a' defiderj di Errico , non 
fervi che ad accendere maggiormente l'amore di quel 
Principe » per modo che riiolvette di follecitare lo. 
fcioglimento del matrimonio con Caterina di Aragoji^ 
per ifpofare Anna • 

XLV. La Regina fi èra gii accorta che egli ma- 
chinava qualcofa contro di lei , e non .poteva dar 
cheta • Voleva il Cardinale rafficurarla con qatfta falfa 
confidenza > facendole fapere , che il Re non poteva 
più aver pace fui fatto di lei dopo quello che gliene 
aveva detto il Vefcovo di Tarbes ; ma che non dove- 
va ella temer di nulla . Non era facile il darglielo a 
credere . Aveva già fpedito in Ifpagna uno de' fuoi 
Limofinieri chiamato Abele , per dare avvifo all' Im- 
peratore fao nipote di quanto accadeva , domandan- 
dogli che la folienefle in tal affare . Ben lo fapevano 
Enrico e Wolfey ; e per impedire io ilrepico ne fece* 
ro parlare alla Regina » tanto più che cercavano qiiaU 
che ipedience per ccfdiinclare il proceflb ; quantunque 
IHilUma rifoloatont Mfo già prefa • Il miglior messo 



f44 \ STORIA ECCLESIASTICA . 
^ che ritrovarono 9 iu qùello di portare Taifare a Roma 
doTC n 111 finga vano che il Papa . folTe favorevole , e 
non ofaife ricufar nulla a Sua Maefti Briccanica. Gre- 
gorio Cafaii Ambafciacore ordinario del Re a Róma 9 
che doveva 1^ occupàrfì a profeguire fi proceifo » era 
andato a Gompiegne, dove allora fi ritrovava il Car- 
dinale, e ne ricevette alcune iftruzionl . La miglior 
ragione > che aveflero potuto allegare era quella , che 
la difpenfa accordata da Giulio II, era nulla , come 
contraria alle leggi . Ma non farebbe piaciuto alla Cor- 
te di Roma il mettere in dubbio l'autorità de'Ponte- 
fìci Romani ; e non era queAo il -modo di ottenerne 
qualche grazia . > 

XLVL Convenne dunque a* Canonici ed a'Teolo- 
gi il cercare in quella bolla delle nullità , fopra le 
quali fi'poteffe inliftere, e far vedere che il Papa en 
iato ingannato ; che la bolla era (lata ottenuta mer-^ • 
eh di una &irà,relaaione y e che in conieguensa po- 
tevafi rìvpcare . Ecco le ragioni allegate per provarne 
la nullità . i. Che il Principe Etnico domandava li- 
cenza a Sua Santità per ifpofar Caterina 9 il che era 
falfo , avendo allora il Principe i'olamente dodici an- 
ni, e non potenc^o in quella età aver fatte quelle ri- 
flenioni y che debbono aver preceduto una limile do- 
manda . '2. Che la difpenfa era domandata al Papa . 
per il Prìncipe , a fine di fodenere la pace con ITer^- 
dlnando Re di Spagna , ed ifabella ; il che era una 
viflbile falfiti ; perchè il Principe era troppo giovane 
«è poteva avere egli mire sì rilevate 9 nè ibodire un 
matrimonio fu ragióni di policica . 3. La boUa diceva 
ÉSèrè neceffario quefto matrimonio perche durarle la 
^ce tra i due Re ; il che era una falfa fuppofiaione. 
Si era fatto intendere al Papa , che accaderebbe qual- 
che gran difavventura , fe quei due Regni non foifero , 
uniti di nuovo con quella parentela . Tuttavia quan* 
do anche non foffc eceorfo quello matrimonio > noa 

, fiavreb* 

Digitized by Google 



1 



AN. diG.a f 527. LIBRO CXXXr. T45^ 
ff ambbero i daeRe moifa U guerra l'uno all'ai rrd; 
Ibon eflendori in quel tempo niun princifno di dtfcor* 
'Ah 9 nè venin*altra difgrazia a cemerfi . Così la bolla 
'«ra (lata ottenuta perforprefa. A quefto aggiiingevafi 
*che Errico VII. ed Ifabella erano morti prima che il 
Principe Tporaffe Caterina , e che un matrimonio non 
potefTe efTer valido in virtù di una Bolla accordata per 
mantener la pace tra due perfone già eftinte al tem- 
po della confumazione di quefto matrimonio medefì- 
mo , Che finalmente la pretella fatta da Errico Otta- 
vo contro il ftto matrimonio » giunto che fu. #gli an- 
ni di Tua maggiore età , rìtratUTa, ediuiMi4li1ra té|tè 
ile domande fatte in fuo nome nella Tua ettPlSkì^f^ 
^ •"^ *rXLVn. Frattanto come non 
còndMcendenaa di Papa Clemente VII» nella eoi^iifì^ 
tura nella quale trovavafi 9 fi cominciafono gli atti 
ed Errico Vili, mandò a Roma il Dottor Knigth Se- 
gretario di Stato , e gli commife di ricevere le iftru*- 
zioni del Cardinale . Non fi fa , fé il Cafali , ed il 
Knigth faceffero infìeme il viaggio d'Italia ( La Gran* 
de hifi, dii divorce tom,i.p . Si ritrova folamente 
che appena fu partito il primo , che il Wolfey gli 
mandò dietro a dirgli , che nulla com^inciafìfe y fé non 
j^veife anitl nuovi ordini , e che quelli ordini non 
arrivarono a Roma die nel mefe di Dicenabre* Parti 
il Knfgth d'Inghillerra nel meretdt lÀgUò $ e^t^"^ 
fu poSbile. di aver ndiensa dal Sommo PotitéficeTì 
ch'era cufiodito nel Cafiello Sant*Angelo:^dJi àn Gajpi^ 
tano Spagnuolo ; non potè ftr altro ché fargli avere 
un memoriale contenente quattro articoli , il primo 
de' quali domandava al Papa una coramilfione per il 
Cardinal Wolfey , onde poter giudicare di qnefto af- 
fare in Inghilterra unito ad alcuni Vefcovi . il fecon- 
do , che il S. Padre con una Bolla dichiaraife nullo 
il matrimonio del Re con Caterina 9 perchè quello 
4eUa medefima Principefia con Artos era rflaco coafuf 

Tm.ìiUir. K 



Digitized by Google 



14<5 STORIA ECCLESTASTICA . 
iTiato . Il terzo che il Papa accordale al Re una difpen» 
fa di fpofare un'altra moglie . Il quarto , che s' im- 
pegnafic di non rivocar mai veruno de* tre atti artc- 
ccdenti . Cleaiente VII. rlipofe molto favorevoimence 
f ijueflo memoriale p e fece fperarc di rendere, con- 
tento Ji^rrico, quantunque T Imperatore lo aveiTe già 
latto prei^e dal Generale de' Francefcani , di non 
lajr nulla in quf fto proposto ^ fenaa prima ayeroe air * 
yertiti i fuoi Miniftri. 

XLVm. Stando il Papa tuttavia in p^i^one % 
non potè allora avanzarfl queflo affare; ma toflo che 
fi Ceppe a Roma, ch'egli era fuggito la notte in abi- 
to di Mercante , e ritiratofi in Orvieto , furono i pri- 
mi gli /imbafciatori d' Inghilterra , che andarono a 
congratularfi della fua liberazione . Egli proteflò loro 
di iaper tutto quel che il Re loro Signore t ed il.Car. 
dlnal Wolfey avevano fatto in fuo favore , e lo pre« 
|;ò di adicurar^ l'uno e l'altro > che la fùa riconofcen- 
sa farebbé proporzionata al fervigio' che. ne aveva ri* 
cevutó {Le Grand bifioiredu divorcc de Hent. yiU. 
/.^y..^ 70. Sponda ad aun. i'^i'j . num.Z*) , e da qnefio 
coUGsro eflj Miniftrì l'occafione di parlargli delia com* 
miilìone che avevano • Gli diedero a conofcere il 
rifpetto che i Ke , ed il Regno d'Inghilterra avevmo 
avuto Tempre per la Chiefa , gli importanti fervigj , 
che gli avevano rcfo , e che erano in cafo di render- 
gli ancora ; indi gli dimollrarono che tornerebbe ìa 
vantaggio » ed in onore delia Àede il prevenire le 
dìfgrazie , dalle quali era minacciato ^uel Regno f fé 
il Ke moriva* (enzdi figliuoli maicbj : che non potendo, 
la Regina piii averne , fuppUcavàoo 5ua Santità ^ in 
nome del loro Signore » ^ vQler fare efaminare 
la dlfpeixfa s che aveva egli ottenuu da Papa X^iulia 
fecondo per ifpoikre la. vedova di Artus fuo fratello. 
Il Papa afcoltò benignamente tutto quello , che gli 
vollero dire ^ e risole loro che gli . p^e vano raj^iouc**, 

■ Digilized by 



AN- di G.C, 1527. LIBRO CXXXT. * 147 
ynÀi le loro domande ; ma che non elTendo bene in* 
formato di qoefta materia » voleva conferirne col Car« 
«linaie de' quattro Coronati , il che farebbe al prima 
«omo 5 e poi darebbe loro la fua rìfpofta.. 

XUX. Nello ftefTo tempo Cardinal Wolfqr 
ierUTe a Gregorio CafaU Ambaientore , commettendo- 
gli che fi unifTe col Knigch ; e che ftimolaffc il Papa 
a concedere al Re quanto gli domandava . Era quefìa 
lettera oltre modo prefl'aate ; e dimoftrava il defider/o 
che aveva il Cardinale di far riufcire quel divorzio 
(Burnet bifl* de la Reformati$n Angle terre tom.i, in 4. 

^^^pif^ Thoiras hifl. à'*Angl. 150.). 
Comincia il Cardinale dalle lodi 5 da* complimenti » c 
dalle promeiTe di ricompenfare il Calàli , fe vigoro^ 
£unente 9 e con zelo folleciterà la conduiione dell* 
afiare » che fi commette alla fua auensione « Gli di-* 
aiota che ha dorato ayer già faputo % che il Re non 
fole coli la fua intelligenza» e con le fiie proprie ri- 
cerche 5 ma ancora per fei^timento di molti Teologi, 
e molti dotti uomini profeflfori di ogni fcicnza , iia 
fcoperto che non può egli più riguardare come mo- 
glie la Regina , fenza offendere le leggi divine , e la 
fua cofcicnza , fenza immergere l'anima fua in agita- 
zione 9 ed in pericolo \ che ha confultati i migliori. 
Teologi 5 ed i più abili Canonici » sì de' fuoi Stat^^* 
che degustati flranieri ; cHé ^'^ttOl^gU hanno^jgl^ìi^r 
ilo , che non può il Papa dilpcàiare nel primo grada 
di affinità » perchè fono màtrimonj di tal fitu con- ' 
trarf all'onefià pubblica > al naturai diritto » e vieuti 
dal diritto divino: che tutti -^i altri hatlno detto che 
le può il Papa concedere tali difpenfe , non dee farlo 
che per motivi gravi all' diremo fuor di mìfura , e ' 
che non appare nella bolla niuna ragione di queda . 
natura. In feguito efponc i fondamenti , co' quali d* 
chiede che fia annullata la difpenfa di Giulio 3econ« 

de * ^ fono eigollc "quelle ra|;ioni pl^ fopra. 

K 2 



Digitized by Google 



I 



14S STORIA ECCLESIASTICA . 

Seguita il Cardinale così : Il Re confiderà iz 
morte de' Tuoi figliuoli come un gaAigo di Dio , c 
per evitare nuove maledizioni , egli ricorre alla Santa 
Sede. Che fi elamini la natura del fuo matrimonio , 

• che fi pefino i grandi fervig; refi a' Papi da quella 
Principe : che fi cerchino i mezzi di lepararlo dalla 
Regina , e che redi in libertà di Ipofare un'altra per- 
fona , dalla quale pofTa fperare figliuoli mafch; , me- 
diante la grazia di Dio . Fate ogni sforzo per avere 
il Papa in diiparte , e prefentategli quefte credenziali 
jielle quali troverete una claufula prelTantilTima fcritta 
interamente di pugno di Sua IVlaelU medefima . Pro* 
teftate anche al Santo Padre per parte del Re e mia 
a qual legno fiamo ftati noi afflitti dell' indegno trat- 
tamento facto alla Santità Sua , ed al Collegio de' 
Cardinali - A(Tjcuratelo che non tralafceremo cofa che 
fja > perchè fia melTo tofio in libertà , e che in mia 
Ipecialità mi affaticherò tanto maggiormente , e con 
tanto calore, come fe flelfe a me folo il poterlo fal- 
vare . Informatelo poi della natura e. delle circollan* 

• ze del matrimonio , nel quale è impegnato il Re , 
dipingetegli al vivo i rimorfi che dee fentire una co- 
fcienza delicata , le calamità che porterebbe feco una 
lucceillon contraftata : aggiungete a queflo le iftanze 
di tutti i Signori , ed i voti di tutto il popolo . Non 
vi (cordate veruna di quelle cofc , che fono capaci di 
difporlo ad annullare la dilpenla di Giulio Seconilo . 
Spiegate agli occhj fuoi lo flato prefente della Cri- 
l>ianità 5 e quello dell' Italia , Fategli comprendere 
quanto importi a lui , ed alla S. Sede , che il Re non 
lì divida mai da' Pontefici , e fategli capire che ap- 

• pagando la Maeflà Sua in queAo aflare , lo impegnerà 
per lempre a follenere gli interelTi della Ghielà . 

" Per altro, feguita Wolfey , ritornerà a maggior 
gloria del Papa l'accordare tutto ^ Re , fenza ch'egli 
US conferifca col ^acro Collegio f ed il fofcrivcre di 



Coogle 



AN. di G.C. X517- I^TBROCXXXr. 149 

fao proprio moto la commifllone che io vi fpcdìfco . 
JEffa è furmata e fcritta chiara 9 e non vi manca altro 
che la forcrizionc del Papa . Il Re domanda che con 
queda commillìone io abbia la facoltà di efaminare la 
natura del matrimonio , e di giudicarne con le per- 
fone , che limerò bene a propofito di afTociarmi al 
giudizio. La commifTione è fondata fopra le irruzio- 
ni che vi mando qui acclufe Sono mefle ii> netto, 
e le farete rofcrivere dal S. Padre , ed altresì una 
dirpenfa già eftefa , quale troverete in quefto pacchet- 
to : fe voi ottenete tutte quefte cofe , asTicurate il 
Papa , che il Re , il quale ha già mandato in Fran- 
cia una fomma confidcrabilifTima per pagare l'efercito 
de' Francefi in I alia , non rifparmierà nè fatiche nè 
pene , nè tefori per liberarlo dalla prigione , e rifta- 
bilire la S.Sede nel medefimo grado di potellà , e di 
grandezza , nella quale fu veduta un tempo : che a 
•tal effetto entrerà ne* Paefi-BalTi con le fue forze , e 
farà guerra all'Imperatore , fino a tanto che lo abbia 
ridotto a dovere . Se il Papa è fuori di prigione , 
quando voi riceverete le lettere , e che abbia fatto il 
fuo trattato coirimperatore , Jimoftrateglì che non ha 
egli motivo alcuno di contare fu 'a parola di un Prin- 
cipe, che fpefTilTimo violò la fede , i cui procedimenti 
furono tutti diretti ad indebolire la potefìà della Chic-» 
fa . Aggiungete, che fe il Papa ha aflbluto l'Impera- 
tore dal giuramento che quel Principe folennemente 
aveva fatto di fpofare Madama Maria , fe lo ha , dico 
«lifpenfato fenza la faputa del Re, la MaeftàSua,che 
fempre fi è veduta fommeda pienamente, ed utililTi- 
ma alla S. Sede , può ben prometter/I di un favor fi* 
mile ; e perchè il Papa avrà forfè qualche difficolti 
di nominar me per giudice di quefto affare , per pau- 
ra ch'cffendo io primo Miniftro di Stato , inclini trop- 
po alla parte del Re , ufate ogni vollra indudria per 
diijg;ombrar« i fuoi forpecci ^ accertare il S. Padre 

K 3 



15© STORTA ECCLESIASTICA . ^ 

che io mi diporterò in tutto a guifa di gluteo giudi- 
ce . Se dopo quello voi lo ritrovate inflefllbile , pro- 
ponete Stafiley Decano di Rota , che prefentemente 
è qui ; ma ricufate ogni altro flraniero ; inflnuate ai 
S. Padre , che una negativa o una dilazione farebbe 
per noi lo fìelTo . Se lo trovate rifoluto di conferire 
con alcuni Cardinali in quello prcpollto , fate cgni 
onera perchè n uti coniglio . E f e vi rielce vano V^^ 
faticarvi , procurate di fapere quai Cardinali faranno 
quelli , che egli elegge ; andate a vifitarii , e n-x 
mancate a nulla , perchè H dichiarino in fayoie 
Re.Mofìrate loro l'invalidità della Bolla della ^iipen- 
fa ' e le ragioni , per le quali fi domanda il divorzio, 
o guadagnateli con doni" . 

L. Ricevette il Cafali quefto pacchetto con al- 
cune lettere per molti Cardinali , fra gli altri per 
quello de' quattro Coronati, e il Pucci; e come per 
ia rifpofla che il Papa gli aveva già data , pareva che 
il fentimento del primo di quelli due Cardinali aveffe 
a prevalere , fi uni al Knigth , ed entrambi andarono 
a ritrovarlo, confegnandogli le lettere, che il Wolfey 
eli fcriveva , gli dilTero il motivo della loro vifita , 
afficurandolo che il loro Signore riconofcerebbe i fuoi 
buoni offizj , fe fofteneva egli la giullizia della fua 
caufa . Alcuni Storici giunfero fino a dire , che oltre 
diecimila ducati , che quelli Miniftri avevano in ma- 
no per gratificare quelli , che gli rendcflero fervigio, 
avevano facoltà d' impegnare il Re a tutto ciò che 
parefie loro bene di promettere altrui . Quello Car- 
dinale ricevette da effi una topia della commifllone , 
c della difpenfa , che, dom.andavano , tali come erano 
Hate concedute in Inghilterra ; le efaminò , e vi tro- 
TÒ due difetti confidcrabililfimi , che farebbero un ir- 
reparabile danno al Papa , al Re , ed al A\olfey . Lo 
pregarono però , che efiendelfe egli una nuova com- 
mifiion€,che non foffc ne contro gli intcrefli diEr- 



Diqitized bv C700<;^le 



AN. dì G. €. 1527. LIBRO CXXXL 151 
jrlcò , nè contro l'onore di Clemente VII. . La fece 

ed i due Miniftri ne parvero contenti . Non fi tratta- 
va più d*altro che di far fofcrivere quell'atto ai Pa- 
pa ; il Knigtii , ed il Cafali lo andarono a ritrovare 
per quefto , pregandolo con molta ilianza a fofcrivere 
per mandarne la commilfione in Inghilterra . 

LI. Clemente Settimo rifpofe loro che non igno- 
ravano effi a che fi efporrebbe riguardo all'Imperato- 
re, fe quella fofcrizione veni(fe a fua cognizione,che 
non ricufava aflblutamente di tarla , ma che doveva 
temere di tutto , e con ragione , non cfTendo egli in 
maggior libertà di quel che tbffe , quando era prigio- 
ne 9 che tutto il paefe era pieno di nemici , e che 
non prezzava manco lo irritarli , che difobbligare gli 
amici fuoi . Tutte quefte cofe rapprefentò a'due Mi- 
ni ftri , allìcurandoli tuttavia , ch' era difpoilo di arri- 
fchiar tutto per appagare il loro Signore , c diffe ad 
«(Ti , che inducefiero il Signor di Lautrec Generale 
dell' armata Krancefe 5 eh' era allora a Bologna , ad 
avanzarfi verfo Orvieto , per poter dire all'Imperato- 
tore , al quale aveva promeffo di non cominciare il 
proceflb fenza informarlo; che il Lautrec avevalo co- 
rretto a forza a fofcrivere la permilTìone , e la difpen- 
fa , quantunque l'aveffe prima negata al Cafali^ noa / 
avendo potuto fare lo llelfo col General Francefe fea* 
za violare il diritto pubblico ; che con tal mezzo fal- 
verebbe il fuo onore , canferebbe il rinfacciamento di 
non aver mantenuta la fua parola, appagherebbe l'im- 
peratore ; ma non potendo il Lautrec avvicinarfi ad 
Orvieto , fenz' averne gli ordini della Corte di Fran- 
cia , il che domandava lungo tempo , i Minillri di Er- 
rico rigettarono quello fpediente , avendo in mira di 
terminar tutto prima che lo fapelTe l'Imperatore . 

LII. Si pretende , che ritrovandafì il Papa molto 
prefTato , accorda/fé la commiffione per il Cardinal 
Wolfey , eoa la bolla di difpenfa per il Re , promet* 



Digitized by Google 



IJ2 STORIA ECCLESIASTICA. 
te/Te al Cafali ed al Knigth di fpedìre in fegui to una 
nuova commiflìone , e di mettervi la data di quel 
tempo nel quale il Lautrec arrivafle nelle vicinanze 
di Orvieto ; aggiungendo che Errico Ottavo doveva ef- 
fer contento della Tua condotta , e dtiia lua buona 
volontà {Burnet bifl, de la reformacion d'Aughtcrre /. i. 
P^è'17' Rapirt Thoiras hifi d^Atìglet. /.5 ./'^^•25 1.) . 
Afferma il Burnet, che dalle lettere di quei cue Ivli- 
lìiftri , appariva che il Papa aveffe fofcritti e dati que- 
fli due atti nel tempo eh' tra egli prigione in Caitel 
Sant'Angelo , per modo che ricevuti che gli ebbe il. 
Re, non ifìimò bene di valerfene , affinchè non glifi 
opponefTe , che Sua Santità gli avelie conceduti pel 
fcio oggetto di ottenere la fua libertà , mercè del 
foccorfo 5 che fperava dall' Inghilterra • tanto più che 
gli atti fatti da un prigioniere poflbno averfi per nul- 
li . 11 Dupin afferma che il Papa concedeffe una bol- 
la, con la quale permetteva ad Errico Ottavo di fpo- 
fare la perfona che gli piacelfe , in cafo che folTe nul- 
lo il fuo matrimonio con Caterina , e dichiarato tale; 
ed il le Grand , non aflìcurandolo pofitivamente , nè 
puvc lo nega {Bupin. biblioth. des Auteurs to,i'^. in /^^ 
p 1^6, Le Grand, hifioir. du divorc p,y/^, ) . Il Cardi- 
nal de' quattro Coronati, che aveva sì bene ferviti i 
Miniflri d'Inghilterra , n'ebbe quattromila feudi tut- 
tavia fi crede che li ricufaflè , poiché il Cardinal "Wol- 
fey fi duole in una lettera , fcritta circa un mele doir 
po , che non aveva voluto quello Cardinale accettare 
il dono , che il Re d'Inghilterra gli aveva fatto offe- 
rire . Tutto ciò , che aveva operato il Papa allora , 
non prolperava gli affari di Errico ; poiché la queliio- 
nc fopra la validità del fuo matrimonio reflava tut- 
tavia indecifa ; onde non era egli molto pago , ve- 
dendo che alla line dell'anno 1527. non aveva anco-- 
ra fatto nulla . 



ANf. ai G.C. 1527. LIBRO CXKXI. 155 
LUI. Mentre che andava quefto Principe cosi 
follecitando l'affare del Tuo divorzio fcnza faper bene 
ancora il partito che avcfl'e a prendere , vi erano in 
Alemagna , e tra gli. Svizzeri de' grandi .contrari , 
non folo fra i Teologi Cattolici, ed ì Novatori , ma 
eziandio tra i Luterani., i Zuingliani , e gli Anabat- 
tii^i (Bojfuet Ififi. ffes Fariat. t.i, in /^.p.%'j,& /^'^jO* ^'^ 
è detto che Lutero fi e^a dichiarato nell'anno 1524. 
contro la dottrina di Carlodadio , e di Zuinglio in- 
torno ail'Eucarillia , ed alia prefeuza reale . Ecolaoi- 
padìo fi era unito ad efll , ed infegnava la loro dot* 
trina nella Città di Bafilea . V'iniegnò che la MefTa 
i)on era un fagrifìiio , yi abolì la maggior parte delle 
cereiiìonie , e negò ben toRo la prelenza di G. C. 
nell'Eucarifìia . I Luterani di Svevia , e di Baviera fi 
railero a declamàre nellq loro prediche contro la Tua 
dottrina J; il ^he coftrinfelo ad eflendere un trattato 
fo pi^a le parole del Signore nell'ifìituzione del Sagra- 
mtìnto dell'Alt?re. 11 Brenzio vi ri (pò fé , Ecolampadio 
replicò , e volendo i Miniflri di Strasburg dar fine a 
quelle difpute , mandarono Giorgio Chafel a Vittem- 
berg per dimollrare a Lutero , ed a' Luterani , che 
avrebbero cagionati gran di (ordini , fc aveifero fci itto 
gli uni contro gli altri , e fé fi dividevano in tempo 
che, dovevano più che mai apparire uniti , e per di- 
llruggere il dominio del Papa ; e per pregarli dì ri- 
conofcerli per iratelli , quantunque aveflero varia opi- 
nione intorno alla Cena. Lutero, non che afcoltarli 
favorevolmente, rifpole ch'era ftato corretto a repri- 
mere Zuinglio , ed Ecolampadio , i quali deftavano 
turbolenze nello fpirito de' fedeli co' loro fcritti fo- 
pra l' Eucariltia ; che egli , o efli erano Min/ftri di 
Satanaflb , e che bifognava ridurgli a non ingannare 
più gli altri . Giovanni Pomerano , Billicano , e Bren- 
zio , Luterani, fcriffero contro i Zuingliani , e Zuin- 
glio rifpofe loro , e venne fecondato da Bucero , Cor- 
rado y Ftiicano , e Leon Giuda . 



Digitized by Google 



'Jf^ STCmiA EGCUISIASTICA r % 
i A ' ' UY: Duranti qa«fte aifpuce Sagnmeiitirie ^ 
^elÙ che 'fi chiamavano riformaS -» ad onta dèi co^ 
nkvine interefle che li rkiniva talrdai in apparenUf 

li facevano tra efli una guerra più crudele 5 che atla 
Ghiefa medefima . Però l'autorità , che Lutero vole- 
va confervare nella nuova riforma > che fi era fol le- 
vata fotto i fuoi flendardi , fi avviliva ; era penetrato 
dal dolore , e l'alterezza , che dimoflrava efteriormen- 
tc , non impediva la fua oppreflione di cuore • Al 
contrario a mi fura della fua fuperbia |g^ f iufcivà in» 
fopportabile V efifecé difprezzato -da un partito $ del 
^uale voleva effere' il folo capo * il fuo tarbaméiiiiè' 
comttnicsvàfi iiiclie a MeUntlMie pv^, JLtftèfo > ètcétU^ 
egli , deda inma^ fliiinfiniDe4igÌtàdp»lil con le luiighe' 

^^4. f/^.7^«WfàMÌS^^ e sfigurii^' 

te per alcuui fcritti, che neh' ii hanno per difprege- 
^oli ; per la compalTione che ho di lui , io mi fento 
addolorato oltre ogni credere per V univerfale agitst- 
zione della Chiefa . Il volgo incerto fi divide in fen- 
timenti contrari , e f e Gesù Crirto non avefTe'promeiro. 
dt-'eiìere con noi fino alia confumazione de' fecoli ^ 
remerei che la Religione rimaneffe interamentediftrùtti 
da.qùeAe diiicniìoBi 9 non efiendovi cofa più vetft di 
qìieAa fentemU ' che. dk^i^'che la^ verità por troppo '-^ct 
mgge a fonf di .difpute « ' > 'Jv^ - r 
-Ifi^ LV« 1/ ipdore' delU' diiput» tMCèitA lùtero ltf 
«« altro emre5e (li- \o ktCégimt clM^ G^ù€ri(k^ert 
da per tutto , Come la fua Diviniti (H//?* des varia" 
tions tom*i» in 4*^p.io$* Florim. de Ra^in de l"* origine 
de VerejieLl* cij^. G» Calliati judic. & Rayn* an,i^2j» 
«.55.) . Ecco il difcorfo » col quale forteneva quefta 
Krana opinione « 39 La umanità è per tutto come ef- 
fa . Gesù CrìAo come uomo è alfifo alla delira dei 
Padre v it deto di Dki è per- totto dunque Geià 
«làAa eiMM worn^'k fÈi txsm»Q0iaut4»QmkQ «ra ut! 



Diqitized bv Goo<7le 



AN. dì G. C. 1527. LIBRO CXXTL 155 
Cieli prima di efTervi falito , era nel fepolcro , quan- 
do gli Angeli diiTero che non vi era più . Luter» 
callide in quefto errore, volendo opporfi ali* opinione 
non meno falfa de' Zuingliani , i quali pretendevano 
che Dio medefimo non poteva mettere il Corpo di 
Gesù Crillo in molti luoghi ; il che diftruggeva la 
preienza reale del Corpo di Gesù Criflo nell' Eucari- 
ftia • Ttovò toflo Lutero difcepoli > che fi sforzarono 
^ mettere la fua opinione in pregio , tra gli altri Ja- 
copo le Fevre , dice Schmideln , poiché ogni novità 
piaceva loro • Così chiamofTì Ubiquitari quella parte 
di Luterani , che per difendere la prefenia reale del 
Corpo di Gesù Grido nell' Eucarillia lenza follenere 
la tranfuflànziazione , fi awifarono di dire , che il 
Corpo di Gesù Crifto era per tutto , come la fua Di- 
vinità . Avendo Lutero da prima avanzato queno cr-s 
rore in un fuo libro coippollo nel 15^7. in difefa del 
fenfo letterale della Scrittura { Luth,fei m, quod verba 
ftantto.2' Callìxti judic. «.4. & feq. ) , e vedendo che 
quella opinione faceva progrelTi ^ la fofìenne ancora 
più gagliardamente in una confeifione di fede da lui 
pubblicata qualche tempo dopo il fuo primo fcritto . 

Diffe in quello ultimo libro , che poco importa* 
va il mettere o il levare il pane nelPEncariflia ^ ma 
che era fatto più ragionevole il riconofcervi un pane 
carnale ed un vino fanguigno , Panis - Carneus ^ & vU 
num Sangiiineum . Era quello il nuovo linguaggio col 
^uale efprimeva egli la unione corporale , che mette- 
va tra il pane ed il Corpo . Parevano quelle parole 
indicare la impanazione , e fpelTo ne ufcivano di boc- 
ca a Lutero , che andavano più là ch'ei non voleva ; 
ma per lo meno effe proponevano un certo mifcuglio 
di pane e di Carne , di vino e di Sangue, che pare- 
va afiai groflolano ^ e che fembrava infopportabile a- 
Melantone . Ho , dice egli (I/è. 4. ep 26.) parlato con 
Lutero di quella mefcolanza di pane e di corpo , che 



Digitized by Google 



t^6 5T0RIA ECCLESTASTICA 

pareva a molta gente uno flravagante paraJofTo . Mi 
firpofc deci fivam' ente che non voleva cambiar nulla; 
ed a me non pare a proposito di entrar di nuovo in 
qiipfta materia " . Vale ^ dire , che non era del fcn^ 
timento di Lutero , e che non ofava contraddirlo . 

LVi. Tuttavia gli eci"efTì , ne' quali davano dall" 
una e dall'altra parte rCi''eo'.itavano la riforma tra la 
gente di buon fenfo . Credev^ano quefti nuovi Rifor- 
matori decidere di tutto cofJ la fola Scrittura Santa , 
e non volevano che eiVa per giudice ; c tutto il Mon- 
do conofceva che di'putavano fcriipre intorno a que- 
ila Scrittura S. , ed ancora intorno ad uno de' palli 
che dovevano effere de' più chiari , poiché lì trattava 
del Teltamento di Gesù Criiìo . Si gridavano V uno 
all'altro: Tutto è chiaro , baila aprir gli occhj . Sopri 
quefla evidenza della Scrittura non trovava Lutero 
niente di più ardito , nè di più empio che il negare 
il fenfo letterale , e non trovava Zuinglio niente di 
più alTurdo , nè di più fciocco che il ieguicarlo ; per 
modo che Eralmo diceva loro , con tutt'i battolici : 
Voi vi appellate tutti alla pura parola di Dio , e voi 
ftimate di eflerne gli interpreti veri. Accordatevi dun- 
que fra voi 5 prima di voler dare la legge al moedo 
(Ub.ij. e Iib,i(^, 2'&ii3- Ub.-^i, 39. />.2io2. & feq. ), 
LVII. Jl Cantone di Berna tra gli Svizzeri vo- 
lendo riparare l'infelice fucceflb che avevano avuto i 
Zuingliani nella difputa di liadcn , della quale fi è 
parlato fopra , e finire le contcfe de' Miniftri , indicò 
colla fua lettera circolare del giorno dicialTettellmo di 
Dicembre 1527. una conferenza per il iettiroo giorno 
del Gennajo fegii'ente , invitandovi non folamenrc gli 
altri Cantoni Svizzeri , ma altresì i Vefcovi di Co- 
fìanza, di fiafilea , di Sion , e di Lofanna {$Ieid.in 
ccmment, edit, 1556. Hb,6, f,iH2.) , a'quali ingiunfe di 
capitarvi , o di mandarvi , fotto pena di privazione 
di (Ulti gli averi , che poiledevano efH nel fuo Can« 



Digitized by Google 



AN. di G.a i5Ì^> LIBRO GXXXI. f$7 
toht • te regole che fi pr^crìffero a^i ficdeiitfti^i dtl 
medeCim!^ dominio furono,. che in tutta 1' «sione U 
fola Scrìtcura del vecchio , e del nuovo Teilamento 

aveffe autorità ; che tutto II facelTc modeftamente » 
lenza ingiurie ,e fenza parole oflTenfi/e; che ciafcuno 
vi dicede ìibera.nente il fuo parere , e che vi toiiero 
de* Segr^tar; per raccogliere i lentimenti di ognuno, 
per inado che tutto quello , che vi fi ftabiliile fi ol- 
, fervaffe inviolabilmente in tutto il Cantorie . E per-, 
chè ognuno fofle ifirutto delle queilioni che^iì i'areb- 
bero trattate , e che gii affifteoci poteiSarèfc^refaraj^T 
Tifi 9 fi pubblicarono dieci propoGaioni y ^àuSi^^^Ollill^i 
Ari di Berna , Francefco Colbus , e' Bertoldo tlaUei'^ 
promettevano di ftabilire , e di eoi^femiare colla Sw? 
la Scrittura. ^ ^ , 

LVIII. Quefte propofìzioni er^no : i. Che la vera 
Chiefa 9 della quale Gesù Crillo è T unico capo , è 
nata dalla parola di Dio ^ ch'cfla è fondata fopra que- 
lla medelìma parola , e che eìTa non deve al'coltare 
altra voce . 2. Che quefìa medeiìniia Chiefa non può. 
fare altre leggi» che quelle che ionofiabilite iu que- 
lla parola ; e che non fi è obbligato alle tr^izioni . 
umane 9 che hanno titolo di Chiefa» fe non in quan* 
^O 'fooo conformi a quella parola • 3. Che Gesù Crtfié,/ 
'Mdisfece per i peccati di tutto il Mondo (S/ei^»iiMi.. 

fup,} y ficchè 9 fe alcuno dice , che vi fia un'altrft 
Urada per purgare i proprj peccati , collui rinunzia a 
Gesù Crifto . 4. Che non fi può provare colla Scrit- 
' tura S. , che fi riceva veramente e corporalmente il 
Corpo , ed il Sangue di Gesù Crifio . 5. Che il rito 
della Mefla , dov'è rapprefentato G.C. , ed offerto al 
Celelie Padre per i vivi e per i morti , è contraria 
alla Scrittura S« 9 e fa ingiuria al fagrifizio » che of* • 
ferì G. C. pjer noi . 6. Clie G«C. iblo come Imercef^^ 
fere» ed avvocato del genere uikiano apprefib fuo ps^ 
Urie dcr' eflcrt invocato • 7. Che non fi* tcbva nell» 



Digiiizea by Google 



1 r 

\Ì% STORIA ECCLESIASTICA . ' 

Scrittura S. > che vi ^ìa dono quefta vita un luogo , 
dove le anime fi punfichino ; donde ne feguita , che 
le orazioni , le cerimonie , gli anniverfarj , che fi ce- 
lebrano per i morti , i ceri , le lampade , ed altre fi- 
mili cofe , nulla fervono a' morti . S. Che le ftatue , 
e le immagini , che fi propongono al culto de' Fede- 
li , fono contrarie alla Scrittura ; in confeguenza fe 
alcune ve ne fono alzate ne' tempi a quello fine , 
conviene abolirle . 9. v^he il matrimonio non è proi-- 
bito ad alcuno di qualunque ordine , o condizione fi 
ila : poiché la Scrittura S. lo permette 3 anzi lo co- 
manda per cantare la fornicazione . 10. Che gli im* 
pudici, ed i fornicatori eflendo divifi dalla comunio- 
ne della Chiefa , per teftimonianza della S. Scrittura» 
niente fi conviene manco a' Sacerdoti che il vivere in 
un celibato impuro e vergognofo . 

LlXc Gli Svizzeri del Cantone di B^rna avendo 
{pedite le loro lettere a tutti gli altri Cantoni , Por- 
tandogli ad andare a quell'alfemblea , ed a provvedere 
alla ficurezza delle firade per quelli , che v* interve- 
niffero , gli Svizzeri di Lucerna ; di Suìtz , d'Under- 
vald , di Zug , di Glaritz , di Friburg , di Uri , di 
SoUeera , fcrilVera a quelli di Berna per difioglierli dal 
loro àì^tgwQ {Slcid.ih, ut fup, p.\%\) , ricordando l* al- 
leanza che avevano fatta tra elfi , e 1' aflemblea di 
Baden , della quale erano ftati eiTi gli autori , e che 
avevano anche approvata . Aggiunfero che non è per- 
meilo a verun popolo , nè ad alcuna provincia di 
cambiar la forma della Religione » e della dottrina ; 
che quefto conviene ad un Concilio Generale • Gli 
fcongiurano , e li pregano fortemente di non com-' 
mettere sì gran colpa , e di non lai'ciarfi indurre in 
• errore da un picciol numero di rtranieri , che non 
cercano altro che turbare la Religione \ ma di relìar 
termi nella fede de' loro padri , e de* loro antenati , 
nella quale fi fono refi tanto celebri , clfendo tante 



Digitized hv Goo<;{Ie 



I 

AN. di G. C. 1527. LIBRO CXXXr. 159 
rolte flati viccoriofi , ed avendo allargate molto le io- 
ro frontiere ; cnc la loro domanda è giulU , che G 
luhngano di efTere favorevolmente' afcoltati , che altri- 
menti non pr iTooo promettere di mandare alcuno alla 
lorp conferenza , nè di concedere un libero pafìfaggio 
a quelli , che non fi ritrovarono a quella di Baden . 

I quattro Vefcovì rifpofero anch'efll alla lettera 
degli Svizzeri di Berna , e dimortrarono loro che quan^ 
tunque la S. Scrittura abbia grandilFima autorlti , non 
era tuttavia la (ola regola , che fi aveflV a feguire per 
decidere e giudicare delle contefe fpettanti alla fede , 
poiché voleva ciafcuno abbondare nel Tuo fehfo , e 
fpiegarla a fuo modo ; che il Gonfiglio di Berna non 
era giudice competente delle queftioni concernenti alla 
Rehgiont, ed abfenfo della Sagra Scrittura ; che era 
anche fofpetto , avendo difegno di fecondare Zuinglio 
ed Ecolampadio, a' quali non fi mancherebbe di dar 
vinta la caufa . Che vi era anche un'altra flrada ftabi* 
lita da Dio medefinio per terminare le differenze in- 
torno alla Religione, e rifchiararne i dubbj ^ cheque- 
fla via era quella d'indirizzarfi al Sommo Pontefice 
c di loggettarfi alla fua decifione ; che la maggio/ 
parte delle ereHe , che fino allora fi erano follevate 
contro la Ghiefa , erano nate dalla S. Scrittura male 
mtela , e male fpiegata ; che finalmente il Tribunale 
che proponeva il Cantone di Berna , non avendo nè 
diritto , nè autorità di dare verun giudizio fopra la 
Religione , non potevano riconofcerlo in modo alcu- 
no . Ma tutte queflvi rimoftranze furono vane,efen- 
za badarvi punto , gli Svizzeri di Berna tennero la 
loro Alfemblea nel defiinato giorno , fenza che verun 
Velcovo degli invitati volede intervenirvi .. 

LX. Nella Svezia il Re Guftavo , che fi era la- 
fciato prevenire dalle nuove opinioni di Lutero , im- 
piegava la fua autorità per far cadere i fudditi fuoi 
nel precipizio , nel quale egli era caduto il primG . 



Digitized by Google 



' l^o • STORTA ECCLESIASTICA. 
Animato da Olao Petri difcepolo di Lutero , dlfcac- 
CIÒ i Vefcovi 5 che ricufarcao di ubbidirlo , prefe I- 
duc terzi delle decime per mantener le Tue truppe « 
fi valfe dell'argenteria dcsle Chiefe , per pagare i de- 
biti dello Stato (Loccenius iih.6' rer. Svetic, }o*Magn, 
ìib,2i^,Etorim. de Raytn* de i*ong. de l^erefie^ /i^«4^«>S)» 
obbligò i Vefcovi a rimettergli le fortézze af^parte- 
'tienti alla Ghiefa ; permife alla NÓbiIrà di ricuperare 
dagli Ecclefiaftict i beni "impegnaci dà^ ftiòi ancenatr» 
pagando il prezzo avutone ^ e queft* atto venne fo* 
fcritto da* Vefcovi medefimi , trattone un picciolilfi- 



mo numero . " ' • ' . . * 



LXI. Tuttavia , perchè V autorità del Clero , é 
fopra tutto de' Prelati feguitava ad effere molto gran- 
de ad onta cfi quelle veflazioni , f: diede ad umiliarli 
femprc più , perchè foflero meno atti a rcfiftergli. A 
tal £ne indicò TAiTemblea degli Stati ad Athofen , ed 
elTendovi intervenuti tutti gli Ordini del Regno i in* 
vitogli ir Re ad un fuperbo' cohvico ; ma cadbbiò i 
luoghi in modo^ che al canto fuo capitarono i Sena^ 
tori , ed i Vefcovi y appre^ a quefti i Cavalieri ^^e 
iinalmente i Preti ed i Cittadini"; t][uando ne''tettìpF 
andati occupavano i Prelati i due lati del Re , ed 'cf- 
fcndo afi'entc , aveva V Arcivefcovo il primo luogo 
anche in prefenza del Reggente del Regno . Il gior- 
no dopo fdcgnati i Vefcovi di un fimile trattamento, 
fi raccolfero con tutto il Clero nella Chìefa di Sant* 
Egidio » e colà a porte chiufe defiberarono intorno 
alle mifure , che avevano a prendere 9 per la condotta 
dei Re feco loro tenuta . !l Vefcovo di Linkópina 
^fTe che ben conofceva qual foffe il dtfegno di Gu- 
Oavo , clje dopo avergli fpoglititl degli onori ^dovuti 
klla loro dignità 9 de* loro beni , e delle fortezze % 
voleva ridurgli al grado dì fempltci Sacerdoti , perchè 
non poteilero più alzare il capo . 



Digitized by Google 



AN. di G.C. 1517. LIBRO CXXXT. 161 
LXIT. Pietro Vefcovo di Arhofcn , ed un altr© 
prelato efrendod dichiarati di eflere diipofli a Ibtto- 
mcttfrlì a* voleri del Re , il Vefcovo di Lincopina 
tanto n fJegnò da quede parole , che difTe loro ch'erano 
pazzi ed infcnfati a pcnfare in quel modo,ed ofare di 
dirlo (^LocceniuTycrtim Ssvetic, lococit.^ . „ Se piace al 
3, Ke , feguitò egli , di torci i noftri beni violente- 
3, mente , alla buon'ora , egli fé gli abbia ; ma que- 
9, {\o non farà mai col noftro aflTenfo . Che dunque? 
9, mentre che ci riduce alla condizione di vili fchia- 
9, vi y non ofcrcm ) noi parlare in difefa delie libertà 
„ iella Chieda " ? Quello dilcorfo fece ritornare an- 
che gli altri al fao parere, e fi obbligarono con giu- 
ramento di redare attaccati al Papa , e di ik)iì ap- 
provare giammai veruii articolo della Religione Lute- 
rana , finché aveflfero vita ; rifdluti però di tenere una 
tal qual via di me/^zo , tìnchè la vera Religione giun- 
gelfe a riforgere come fperavano . Mi non perii llette- 
ro a lungo n?lla loro buona rifoluzione . Avendo il 
Re propollo neiTAifemblea , che il teibro era efiuilo 
per le' fcorrerie de' nemici , per l'ambizione , e per 
l'avarizia de' Prelati , e de' Vefcovi ^ che bifugnava 
dunque fomminillrare de' nuovi fuffidj per foftenere 
la guerra , per le ambafciate , per la riftaurazione 
delle Cittadelle , per la fpefa delle nozze del Princi» 
pe , per il mantenimento de' Cortigiani , per le ri- 
compenfe dovute a' Nobili , ed a quelli che avevano 
ben fervito lo Stato ; la fperanza di effere ricocnpen- 
fati guadagnò i Nobili , ed i popoli , e tutti acconfen- 
tirono di buon cuore alla volontà del Principe . 

il folo Vefcovo di Linkopina , al quale niente 
aveva tolto della fua coftanza la fiacchezza degli altri, 
diifc al Re: E' vero. Sire, che vi abbiamo noi giu- 
rata fedeltà , ubbidienza , e fommiirionc , come a no- 
ftro Sovrano , ma quello è purché non ci commettia- 
te nulla , che fia contrario a' Goncil) , e a' Decreti 



Digitized by Google 



i62 STORTA ECCLESIASTICA . 
de' Son-)mi Pontetici. Non è in poter noflro 1* alle- 
nare voLuntanamentc , e con n^lra piena difpo-ìzijric 
i beni appartenenti alU Chiefa . Convien dare a Ce- 
far • quei ch'è di Celare . IVI a così ancora bi fogna da . 
re a Dio quel ch*è di Dio . Punto il Re da quello cii- 
fcor.o , (ì rivolfe a' Senatori , ed a' Grandi , per do- 
mandare il loro parere , e quel che penfaflero intor- 
no alla condotta dt 1 Vefcovo • Ed il Gran Marefciallo 
Tureio-Hanibn , chiamato da Loccenio l uro-Joannis y 
coiijjiìciando a parlare, diflc al R« , che le parole del 
Velcovo di Linkopina erano giutle ; e che così peu- 
favano tutti i conpagni Tuoi . Il Re maggiormente 
/degnato ulcì tutto ad un tratto dall' Afl'emblea , e lì 
ritirò nella Cittadella . 

LXéII. Ma TureiO'Hanfon , due giorni dopo , 
folieritato da' 'Mobili , dal Senato , e dal popolo , li 
fo^^f tto al volere del Principe , al quale lì deputaro- 
no de' più coipiCi^i SigJiori per placarlo , e pregarlo a 
nome di tutti di ritornare all' -iflemblea . Gullav^o lin- 
fe da p'-ima di non voleriì piegare ; ma quattro gior- 
ni dopo il fuo ritiro , ritornò ail'Aireiiibi^ a , dove ogni 
cofa \'e^vL\ a feconda de' luoi ueliderj . v i fi f j e ua 
Decreto , per il quale li voleva , che follerò colte a* 
Veicovi le loro troppo eccedenti ricch^^zxe, come lui 
mezzo, che non erviva ad altro che a p^fcere il lo- 
ro lulfo 5 la loro jilfolutezza , e la loro ribellione ; 
che ij lalcereDbe loro di che vivere oneltainente; che 
tutte le dirfercnze della Keligiòne follerò deciie da 
fperimentaci Teologi , che non li predicherebbe che 
la pura parola di i3io nelle Chiefe ; e che lì oppor- 
rebbe gagliardamente a quelli , che fodero male in- 
tenzionati • 

LXIV. Tofto fi pofe quello editto in efecuzio- 
oe . li Re alla tella di un corpo di Cavalleria tra- 
fcorfe una dietro 1* al ra tutte le Provincie per roec- 
(erio ad ?^'ecu> • Tutte le ricchezze de' Vefcovi ^ ^ 



AN. di G.C. Y5)7« LIBRO GXXXI. i^^ 
U di una onefta entrata » furono unite alla €<irona. : 
^ oltre le fortezze Ci contarono fino^ a tredici mila do« 
tninj o poderi , che pofTedera il Clero', i quali ritor« 
narono.al Re» ed all'Ordine de'Cavalierl • Òlao*Fetri 
• molti altri Dottori Luterani feguivano GuiHvo pre-> 
dicanJo in Aia prefcnza nelle principali Chiefc . La 
mii^gior* p.^^te de'Parrochi profetTarono pubblicamente 
il Luteranil'no ; fi maritarono , ed introdulVcro il fer- 
▼fgio divino in lingua volgare . Il Velcovo di Linko- 
^ pina Ci ritirò in Polonia : gli altri Prelati afcofi nelle 
lem caie /dettero in (ìienzio . Un gran niinfierp di 
Relif lofi abbandonarono i loro monaì\e^ ; jeU unt |^ v 
libertinaggio , gli altri per fuggire la perlecuzione^^ . 
Il VtCcovo di Scara , ed il Gi)n Marelliallò fi ntì^ 
rono'co'^più collanti Cattolici nella Dalecarlia » dove 
Formarono un partito che (u ben pre/lo difperfo dall^ 
Armata di Guflavo • f?on avendo più dunque quello 
Princ pe a temer di nulla , fi dichiarò apertamente Lu- 
terano verfo la ria? di que(t*anno 1527. , e nominò 
©lao Tetri Padore di ,Jtokoim , c Lorenzo Pctri Ar- 
civcicovo d'Upfal . 

LXV. Le continue turbolenze » dalle quali era 
flato agitato Clemente VII. nel principio dei i'uo Pon- 
tificato , non gl* impedirono che facefìTe quattro prò** 
mozioni di ^^ardiaali • La prima fa fatta in un vener<' ^ 
d) terzo giorno di Maggio . Vi fi crearono cinque Car« 
. dindi; il primo fu Benedetto Accolti Fiorentino » ma 
originario di Arezzo; fu egli Vefcovo di Gadt » di Gre* 
mona , e di Ravenna fucceflivamente » e rieerette il 
titolo di Sant'Eufebio . Il fecondo fu Agollìno Spi- 
nola di Savona , Vefcovo di Perugia Sacerdote Cardi* 
naie , titolato di S. Cinaco(C/^rj/7. in vitfs Pantif. r.j 
477. & feq. Ughell. /.j. Ual- Sac.) . Il terzo Niccolò 
Caddi Fiorentino, Vefcovo di Fermo , Diacono Car- 
dinale ticoìaco di S. Teodoro , poi di S. Maria in via 
ÌMtd , VefcoTo di Sarlae ^ ed Arcivefcova di G^fen^iV 

La 



u kju,^ jd by Google 



1^4 STORTA EGCLESIASTrCA . 

Il quarto Ercole Gonz.i^a M^ìnrora no figliuolo di Vf^vì" 
celco Marchele di IVltiarova , e d'Ifabella d'Eli, L'Ia- 
cono Cardinale tirolato di S. Maria Nuova , VeCcovo 
di Mantova , ed Arcivefcovo di Tarragona . Il quinto 
Marino Grimani Veneziano , Patriarca di Aqu-leja , 
Strerdote Cardinale titolato di S. Vitale , poi di San' 
Marcello , e di S. Maria di là dal Tevere Vefcovo di' 
Porto , e di Ceneia, nella. Marca Trevigiana , ed cb- ^ 
he ancora la l^jazione dell Uro iria . 

LXV^. La feconda promozione che fa di otte» 
Cardinali , fi fece il ^iortiO venta; elìmo di Novembre 
liei Caldei Sant'Angelo(0«r loc.fupracit.p.4%%,& feq-). 
Il primo fu Antoiìio di &. Severino Napoletano , Ca- 
valiere deirOr.-iine di S. Gi-jtvanni di Geru'alemmc , 
Sacerdote Card naie titolalo di S. Sufanna , poi W 
S. Apollinare , e di S. Maria di là dal Teucre , Ve- 
fcovo di Converia''o , di Paleftrina , di Savina , e di 
Porto . Il fecondo Vmcenzo Caraffa Napoler-ino Arci- 
vefco70 di Napoli , Sacerdote Cardinale tirolato di 
S. Padenziana , poi di S. Pritca , e di S. Maria di l:i 
dai Tevere , Vefcovo di Albano , di Pileftrina , e dì 
altri" luoghi . Il terzo And:-ea Matteo Palmerio Napo- 
letano, Arciveicovo di Matera iiacerdotc Cardinal* de^ 
titolo di S. lemente poi Vefcovo di Sarno di Lu- . 
cera , e d^ n tre Città . Il quarto Antonio del Prato 
Francefe , H*UToria in An^ergna , Cancelliere di Fran- 
cia , Arcivefcovo di Sens , Sacerdote titolato di Santa 
Anaflafìa 9 e Legato del Papa in quel Regno . Il quin- 
to Errico di Cardona , Spagnuolo , nato ad Urgel Ve- 
fcovo di Barcellona, Sacerdote Cardinale, titolato di 
S.Marcello, poi Arcivefcòvo di Montereale , e Viceré 
dì Sicilia . Il fello Girolamo Grimaldi Genovele, Ve- 
fcovo di Venafro , Diacono Cardinale , titolato di San 
Giorgio in Velnbro , pei Arcivefcovo di Bari . Il fcc- 
timo Pirro Gonzaga Velicovo di Modena , Diacono Car-'^ 
ciinale titolato di S« Agata. L'ottavo Sigifmoudo Pa^i» 



Diqitized by Google 



AV. di G- C. 1517. L'BRO GXXXr. 165 
]^ce<Ìa nobili Napoletano , Vefcoyo di Venora , e 4i 
Tropea ; ma ricusò il cappello t concento di yiv^C 
nei Tuo Vefcovado « 

LXVlf« La cerfea prómozioàd fi (fxe it^rettimo 
gìorho di Dicembre » ricfovandofi il (apa ancora pri« 
{ione • Non vi fu che ua Cardinale > cibi Francefco 
Quignuncs Sp3gimolo(CMr. loco ut fup- p.^^ó. & 500)^ 
figliuolo del Cente di Luna , Gener«iie de' Frati Mi- 
nori ebbe il titolo di S. Croce di Gerufalemme . 
L' fmperator Carlo V. diinortrò un indicibile piacere 
di que'.la elezione , e nouìinò il Quignones ConTglieie 
dei iuo Configlio di cofcienza . Finalmente nella quar- 
ta promozione fatta nel giorno vencehmo di Diceot- 
Ire in Orvieto , dappoiché il Papa Ai' meifo in liber» 
tà» n .nominò al Cardinalato Francefco Cbrnaro Ve;* 
aesiano 9 che ebbe il tit^olo di S. Pancrazio , poi ài 
S.sGedlia, dì S. PraiTede , e di S.Mana di tà dal /Tei 
reré * Era (lato allevato nctr armi , é fi era trovato 
nella battaglia & Ghfaradaddo , guadagnala (la* Fran- 
cefi contro i Veneziani . Eia fratello di Andrea Arci* 
vefcovo di Spalatro , che (i era diiUnto nel CqucìIìo' 
LAtcranefe , fotto Leone X. . ^ . 

LXVIII. Il numero de* nuovi Cardinali ecce- 
dette di molto i polli vacanti ael Sacro Colle gio(C/^* 
con, inLeon.X. ^.^.p.jS^. Ferd, VghtU» ìnaditit, ad Cia'" 
€on. Aubery vie des Card. Banvin» de Rom.Pont,) , poi- 
ché io non trovo die quattro Cardinali morti in queft* 
anno I5^7v ptimo è Domenico jacobazi Romàno 
ii|;liuolo di'Cridofòro 9 uonìo di i|n eccellente fpiritO» 
« che non Tepar^ mai la pietà daÙàftàdlo V SidilUnfe 
particolarmente nella fcienza di Legge Canonica « ffn* 
nòcenzo Ottavo lo lece nel 1485. Avvocato del Cbn* 
ciftoro , poi Uditor di Rota nel 149^. ; indi tu crea* 
to Canonico del Vaticano nel 1503. V'elcovo di Lu* 
ccria , di MafiTano , e di Grolleto ^ e dop.j di effere 
lUto impiegato in varj a^ari delia Corte di Koma s 



166 STORIA ECCLESIASTrCA . 
lotto i Pontificati di Siilo Quarto , d' Innocenzo Ot- 
tavo , di Alefìandro SeHo , di Giulio Secondo , e di 
Leone Decimo : quell'ultinno lo creò Cardinale il fe- 
condo giorno di Luglio 1^17. . Gli atti del V^aticano 
collocano la Tua morte dieci anni dopo ,.nel medefi- 
mo giorno , cioè nel decimo giorno di Luglio ij27. 
Il Ciaconio tutravia , il Cabrerà , ed altri la difi'eri- 
fcono fino al ir.tie di Gcnnajo del feguente anno . 
Tu Ccppeil ito ncn itCtla Chieia di S. Eullachio 5 come 
diifcro alcuni , che confondono queflo Cardinale con 
Crifìoforo Jacobazi tuo nipote , ma nella Chiefa di 
S. Trifone , come dilpofe nel fuó tellamento . Scrifl'c 
queOo Cardinale un trattato de' Concilj , del quale ù 
fono fatte molte edizioni , e compofe il diciottelimo 
volume della collezione del P. Labbe . Vi tratta il Ja- 
cobazi del luogo del Concilio; di colui che ha diritto 
di convocarlo ; di quando fi dee farlo ; di chi deb- 
be intervenirvi ; fe il Papa ha la fua autorità da * 
Concilj generali , o fe p».© il Concilio ridringere 
l'autorità del Papa ; fe i Cardinali , dopo aver abban- 
donato il Papa , poffono raccogliere un Concilio ; fe 
il Papa può efi'ere accufato di erefia : per qual cagio- 
ne fi pofia deporlo : delle appellazioni dal Papa al Con- 
cilio . Jl Ciaconio dice {Ciac, ut fnpr. p.^^/^) , che il 
medefimo Autore compofe parimente un' opera della 
donazione deUMmperator Collantino , ed un'altra delle 
due fpade nella Chiefa , che io non credo che fieno 
flampate. 

LXIX. ti fecondo è Scaramuccia Triulzio , fi- 
gliuolo di Giovanni Fermo Triulzio , che era fratello 
del IViarefciallo Gian-Jacopo , e di Margherita Valpcrga 
di una nobile famiglia di IvUlaio ( Ciac, in vit.Vontif. 
tom,^.p. 82 Aubery vit. des Carditi Frane, Sarfov, de 
nohil, tal. Andr. yi^ioreì. in addit, ad Ciacon, Pa/jvin, 
de Rom: Pontìf, Vgbel. in ItaL Sacr,) . Fu egli un ec- 
cellente Giurifconfulto nell* Univcrfità di Pavia , poi 



AN. di G.C. 1527- I-^BROCXXXT. 1^7 
.GonfìgHere di Srato in Fruicia fotro il Ke Luigi Duo- 
decimo , e Vefcovo di Como nel 1509. . Non fi mo- 
ftrò favorevole a' Cardinali raccolti a Fifa contro Giu- 
li» òecondo che:lo chiamò a Roma per intervenire 
al Concilio Lateranefe , nn ifon potè andarvi io skoa 
ietto Leone X., che lo creò Cardinale nell^an. 15 17. 
del titolo dà S.Ciriaco «Fu elettq 4^ Re^ di .Francia ' 
In protettore degli affiri^^el jKio Regno iii'|l0iBa ; • 

» dopo mr governata. Ja Clrìefib4Ì Q»||N9h^ fa^toVe» 
£:ovo di Vienna-, indi di Bi«>eli«ifW]f« tre anni do- 
po rinunziò a quello ultimo Vefcovado in favore di 
Catalano Triulzio l'uo nipote , ellendo (lati i Fpancefi 
dilcacciati dall'Italia . Ritrovandofi Scaramuccia a Ko« 
ma , vide tutte V entrate de* Tuoi benehcj occupate ' 
da Francefco Sforza Duca di Milano , £enza eh? gii 
Spagnuoli 9 che fi erano impadronibi d^ ^^^^'^^^ 9 ^ 
dopo la prcfa di Francefco L ^ PffVN» Y^Ml^^h 
ftabilirveio . Refiò egli.ièmpre a Roma» énjdkiH^^mt 
che Wfptoffimzndqfi m iqpaé^ f«4 armata 

il Duca di fiorkone^ per pev«i l'aflbdiav». d< ^fcì fùo4 
eoo p€rmiffione del Papa , prevedendoci! £KCheggiap 
mento di quella Capitale, e "^6 ritirò' nella Diocefi di 
Verona nei monaftero chiamato Maguzani , fui lago 
di (iarda , dove morì il nono giorno di Agollo di 
queit'anno, e vi fu feppellito fenza molto ceremo- 
niaie . Amava egli le pcrfoiìc dotte , e fempre ne ave- 
va a tavola per trattenerli lece kM;o » e co^er prò* 
iìtto da' loro lumi ^ 

I,»XXv II terzo ò»Ferdinando Ponieta Napoleta* 
mo , quantunque i Fiorentini lo adottino come un lo* 
to. Cittadino ; pretendendo che non ^era che origina* 
fio di una nobile fiimigUa di Napoli, eHieado figlino- 

• lo di -Francefoo Lippi , il cai padre eflfeado ufcito di 
Napoli f nacque- e^ii in Firenze fieU*anr.o i444« e fa 
ncevnto nel numero de' (Jittadioi ( Ciac, loco fup, cit. 



Digitized by Google 



Ì6S STORTA KCCtESUSTIOA ; 

$^.Yi \\jii^k'C\ \ffowi con un 'mònutnento die iì ieg-, 
fjb T^ìKz ChIèA' della Mlidoii^a ' délk' fpàce-.-Pa(jò it' 
Wnzf»'tt" una p:ran parte della Tua vita in fej^igio della 
S. Sede , e pervenne airotlizio di Teloriere di Papa 
* Leone X. che gli diede il Vcfcovado di Melfi , dipoi 
quello di Groflcro , e finalmenre lo creò- Cardinale 
nel mele di Luglio 15 17. . Scriiìc Gariniberto che il 
Ponzeta era Medico , ch'era ricco 1^.* ch« [diede Tefn 
famila feudi ' pei*. eiTere Cardiale; ma poca^fede .è di^ 
pf'efìare ad un autore .vjcbé.4Ìion ha prove y e chet 
dall'altro canto è teàuto ftiaidicente dì Tua Datu-» 
ra , e ^gCim^^SsaonSku II Ponzeta- fece gnlide onore» 
alla fòi ^dlgàlià^^'ocami:^ fecondo il Cìzcóòìo^^ 
•ti ilhmà^itii^ ftusa per là fua pt^h 

denza , c per i fuoi buoni coftumi . Governava la ChieH' 
fa di MelH , quando venne quella .'Città abbandonati^ 
al laccheggianiento deil'elercito I^ranccTe , Iorio ii co- 
mando del Lautrec . Gli Alemanni , che prclero Ko- 
ma , trattarono indegnamente quello Cardinale , llra- 
fcinandolo per le vìe della Città con tal barbarie, e. 
Violenza 9 che furono cagione delia l'uà inoi;te , oc* 
corfa il fecondo giorno di Settèmbre del i$^7. >nel 
JN^vahcefimo anno dell'età fuà v qikantunqu^ .Ia^mÌqoUck^ 
tiii il Ciaconlo nel meiì^ di Mano jdei fq^ente annój 
contro' quello cheàccennà il ibo epitaffio nella Clii«: 
«Iella Pace; dove fu fcppelìito nellt^Cappell^ di San*, 
ta Brigida , fatta dalai fabbricare . Quedà-Oìonumen* 
to gli venne eretto da Jacopo Ponzeta^ fuo nipote , 
Vcfcovo di Meiri . Gli vengono attribuiti un trattato 
de' Sagramenti dedicato a P.ipa icariano Vi. tre libri 
de' Veleni , un volume di Fiiica , un altro dell'origi- 
ne deU'anima , e fei libri della FiloloHa naturale,ci>c 
Jacopo Mazochio aveva imprelìì a Roma nei. ijap. • 
LXXI. 11 quarto è Franccfco ArmelHno nato ia 
?trugia di |ttr«nti pooo iUuilrl per la nalua i: ^ 

L-iLjiii^ed by 



Il dtrtmbcrto dice > che fuo padre fi arrichì i coft© 

de' Tuoi Creditori , avendoli Toddisfatti con la fuga ; e 
che il figliuolo fi andò a llabilire a Roma , dove co- 
minciò a fare da follecitatore delle liti , ed a-fare al- 
cuni altri piccoli tr&fHchi di quefta natura {Ciacon. ijf, 
Leon. X. tom. pag, ^l^, Aubery vie dss Cardin. lìb*6* 
bi/h de dtrepf^urbJ) é Ebbe la iaduClria di darli a co^ 
nofcere » Papa Leone X* che molto fpenb gii^jj^roca^ 
roya .i messi di trovar danaro . Quef^Q Pontefice con*, 
tento de'/tioi fenrig; » lo addotti nella &mÌ£M§,H4f' 
Medici, e lo efaltò. alU. dignità Gu4hiH^^J^^0)«m^ 

di Luglio- 1517- gli «dictle Jl^^ 
fece 'foprantendente delle fnanze , e gli pj^^uq^fe ^ 
trattare col Cardinal Cibo per l'offizio di Camerlingo' 
delia Ghiefa . Quella forpiei) Jcnte elevazione gli de- 
fòr degli invidiofì , e de' nemici ; fu il fuo nome iii 
«iterazione preiio i! popolo , aggravato da lui con ui^ 
gran numero di fuffidj ed impofizioni , per modo chc( 
temendo di vedeifi efpodoi al. A^rpre degli abitanti , ^ 
fotto il Pontificato di Adriap.0 yL fucceflbre di Leo^ 
ne X* fi ritirò per qualche tempo . Si (Uce che in im 
Concidotp 9 dove fi parlava di trovare un fondo .per 
iiippUre $lle heceffitì della S.Sede, il Carctiml, fom? 
peo Colonna dlffe ardltaméì^ite , che baAava fcorticare 
VArmellino i?d «figgere un quatrino^ da tuttii coloro» 
che bramafìrero di veder la .fua pelle ; che il (danaro 
che fe ne ritrarrebbe , poteva formare una confidcra- 
bil fomma per tutte le fpefe necelTarie . Ma il Car- 
dinal de' Medici foilenne V Armellino , e giunto che 
fu al fupremo Pontificato » gli conferì T Arcivefcova- 
do di Taranto , ed altri dilUi^ti beneticj . Qaalche tem-* 
po dopo fu aHediato col Papa nel Callel Sant'Angela 
e morì dal di(piacere di aver perduti quanti beni ave* 
va in Roma, nel tempo che quella Citt4 . venne prefa 
dagli Imperiali • Il Papai fi confolò di quella^ morte » 
fili laf<4m pii di dugcntomila ducati in terre » 



i7# . STORIA ìecciesiasttca; 

4ie^«ontrlbuii«>fVo * pagart il faa-rifcKfe ; perchè 
Éìórì l' itirifieUina pél torfc di Ociobfe 1527. j.ibnstf 
«rtfrfttto Mftamentc^. 

LXXII» Il famofo Jacopo Hochftrat , ch'era flato 
fpeffo in difcordia con Reuclin , e con Lutero, morì 
parinycnte in qucfto medeHmo anno il vcntuncfìnno 
giorno di Gennajo , molto odiato non folo da' Lute» 
rani , ma ancora da'ictterati , come lo accenna 1* epi- 
tM&Q a^ai fanguin^ic^ 9 che gli ii fece dopo U foe 
morte • 

Hìc jacet Hùcfiratuf ifhenum fèrre papiqta 
Quem poiuere mait non pùtuen bani^ 

Crtfcitc éb bcc taxi , crtfcanr accnùa ppultfbro , 
Aufks ernt , fub co qui jactt , omnt ncfas . 
tra Còti chiameto dal luogo della fua rmKt\Vk{;Và^ 
hre André bìbìUth^ Bclgic* Dupin hibliotb, des Aut.EcìrL 
'KVL ftecle tom*i^* in quarto p. 11, Ecbnrd. Script. Ord. 
Prefd, ) che ha titolo di Contea nel Brabante • 

Fece i fuol ftudj a Londra , dove fu Maeftro delle 
arti nel 1485. • Entrò poi nell'Ordine di S. Domeni- 
co in Colonia , dove per grado divenne primo Pro- 
fedbre diXec^gia, e finalmente Inquificor iienerale^ 
ne* tre Elettorati ài Coionia , di Magonza , e di Tre* 
yfttt^ Èra un uomo intrepido , che fi of pole con far* 
ara alle novità profane • Lutero non ebbe il piò ar- 
dente nemico; e la gagliardia » colla quale- icri^r^'ed 
opérò contro di lui , gli acquetò delle riprWi(ioni , 
che gli fanno onore 9 quantunque (ìa vero , che i fuoi 
avverlarj non abbiano avuto torfo di trovar che dire 
fopra il luo lìile da puiit-i molto difcofto . Auberto 
le Mire iuo gran partigiano e anche corretto a con- 
gedare 9 che \t accuie a lui date di feri ve/e in modo 
afpro e barbaro » non fono mal fondate , e che col' 
fuo fiiie aveva dato motivo alla ^atini delle lettere 
degli uomini ofciiri • L'altro nemico avuto dall' Hoc* 
firac non folo valfe a dai^ fiftidio Tivfodo $ ma tf#« 



I 

AN. di G. C. 1527. LIBRO CXXXI. 171 
vò anche modo di fcredicarlo prdlb la poderìtà . Vo- 
glio dire Giovanni Keuchlin , che colla ingìuAìxia de* 
iitìg; , che gl'intento , attraffe fopra il Tuo avverfario 
Tindìgnaxtorì^ 9 o piuttofto il diQ>regio de' f là dotti 
uomini del fnb itcoìo(Jea» Hefif. Majas m 0r0ii9neéÌ0 
vita Reucbfinf) » per modo, che fa eoffretto .3 c«raè 
abbiamo itoesttb altrotre , di andare à l^ma , dote mni . 
gli potè riufctrè di far Condannare il libro di Reuchliné 
Gli fcritti che i'Hocflrat fece contro queflo Au- 
tore , fono quefti : La dijìruli^ìonc della labala , 0 delia 
perfìdia CLlhaìifiica ^ indirizzata a leone X. impr^fla^in 
Anverfa nel . Un diniego l'opra la caufa dei 

Keuchlin, alcune apologie contro il medefimo ; gli 
^atci de* giudizi refi tri lui , c il ReiKhlin refi nott- • 
énno 1518. Còhviehe offerVare -, che fi è inferha ift . 
^efli atti una narrazióne continuata d^'^^tiéftl^fffil^ 
teffi y dove fi fparfero molte- cofe , che fqM IhÉèfifl^ 
dtlte » qaantuii^e la più fem^plice <ogni^oM , ci» f . 
Abbia degli trfi della Coree di Roma » biTfli , per ao> 
«fértàrfi della ì<fro falfftà . S? fo ffalTare- l'Mòchfttat pei 
nennico dichiarato delle beile Lettere , e con'qoefta 
mira fi pubblicò a Berna il celebre libro intitolato : 
, Le Lettere degli uomini olcuri : Obpurorum virorum 
ìiteritf ad Ortuiuum Gratium , attribuito a Giorgio Be- 
nigno ArciveTcovo di Nazaret , che lo negò , ed un 
altro intitolato : Dialogo tratto dalle vive efpi«ffioflÌ 
degli uoil)ini oicuri Dialogus ex oh fcutPfum virorum 
falibus cribratiif • In quello medefimd genere l'Hoch^ 
ikrac fece la Tua apòlogia conerò gii (chemi contcnati , 
In quelle opere» parcicolarmemt nella prima; ma non 
fi dSfefe » fé non con alcuni «Ieri fcb^i , die àimi 
.j^ù atei a mendicarlo. 9 che nn tuono ferio > che avreb» 
bè potuto attirargli delle nuove Tatire . 

Gii fcritti dell' Hochftrat componi contro Lutero ' 
fono fei libri di colloquj con ì^.^golìino , che furono 

ìmpieiiì in Anverfa nei 2524. . Vn dialogo delia ve* 



Digitized by Gc 



172 STORIA ECCLESIASTICA . 

Bcriizione^ e della invocazione de'Saiui , imprefiTo ad. 
inedeijmo ai?no ; cinque cractaù della liberta GrnUa- 
na , e del Purgatorio Campati nel 1520. Un trattato 
ileila fede , e delle opere , ed uno l'cricto intito ato ?• 
Contro le otio òcjtcmmit' dc^ Luterani . Compofe aiiCO- 
ra alcune altre opere , tra le quali fi conta la Perla 
della Filofona Morale , in dodici libri imprelli in An- 
vcrfa nel 1521 . Pue fcricti per difendere i Principi 
di Aicmagna , che Ì2trciavano i corpi de' delinquenti 
alla forca fenza dar loro lepolcura ^ un difcorfo con- 
tro quelli, che hanno ricorfo a' maleficj , ed un al- 
tro contro i Sacerdoti ccnccibinarj . Finalmente fu 
uno de' principali perfecutori di Lrafmo , chiamato da 
lui medelìmo il corifeo di tutta la tragedia fiifciraca 
contro di lui a Lovanio(Jt>vr/>». r/)/^.!^. lib.ifi. p.Z^ ^ 
ex mf}ife Mail i^^y ) . L'Hochllrat fu quegli , che 
pubblicò a Colonia il giudizio , che avevano dato i 
Teologai di Parigi contro Lutero nei 1521. in propo-' 
fito di S.Dionigi l'Areopagita . Si ritrova quefto giu- 
dizio nei fecondo tomo delle Opere latine di Lutero 
della edizione di Jena , e nel Padre Nourri ( Nourri 
^xjpparcit. ad biblioth, maxim, ve:er.Parruum . 

LXXIII. N'atale Beda Dottore in Teologia , c 
Sindaco della Facoltà di Parigi , non elfendo contento 
di aver fatto cenfurare , e condannare i colloquj di 
Erafmo , e le propofizioni che fe ne erano ellratte , 
procurò una feconda cenfura di tutte le opere di que- 
llo Autore, data dalla Facoltà il fedicefìmo giorno di 
Bitìembre di quell'anno 1527. y che tuttavia non Ci 
pubb»icò che quattro anni óoipo\^CheviII orig,del''im^ 
prim.p.iy ^,). Bedz prouulTe dunque di nuovo le me- 
defìme accuie lotpo una forma alquanto diverfa . Ecco 
quel che ne diceEraIrro in una delle lue lettere(£r/l- 
yw/^J• /z^.19. r/> 162. p.Syj* ep, /T.. p^Syó. ep j^. //^.24- 
p,i^09-) . heda non traiaiciò verun artifìcio di un in- 
i'edele facitore di eftratti . Sopprimea quel ch'era prò- 



AN. (il G. C. 1527- I-IBRO CXXXr. 17J 
^tlo a gluftiticare l'accufato , ed a far vedere la ca* 
lunnia ; ed aggiungeva quel ch'era atto a fortificare . 
la Aia acca fa torceva in un fenlo quel eh' era (lato 
detto in uo altro. Si valfe ancora di un altro rigiro; 
, prefe alcuni articoli 9 ed avendoli tradotti in Franceft • 
li mandò alLi Cotte aHne d'irritare i Grandi, e tutta 
la Francia contro Taccufato . Sì era gii fcnrito del 
titolo di Re di Francia 9 che £rafmo aireva dato al Re 
d'Inghilterra , dèdicandogU ud libro per 'rendere odio»' . 
fo quefto Acrtore alla Corte del 'Re CriHiamifimo » 
Venne finalmente in parte a capo de* fooi difegni , 
ed indulTe ìa Facoltà di Teologia a pronunziare una 
cenlura ver 0 la meri di Dicembre . 

LXXIV. La Facoltà vi dice da prima, che per 
le doglianze di moke p'rfone intorno ad alcune pro- 
pofìzioni tratte dalle paratrali di iiraiìno fopra il imo- 
yo Teftamento , dall'Elenco , e dalle altre opere 'di 
^uedo Autore (^D'Argentri coIUci- jutlic. de nov.grror. 
tom^i^pag.^^. & feq*y » aveva èiTa lungamente e ma- 
turamente efaminato l'affare 9 Cj d ùimò obbligata di 
dire U fuo parere ibpra quelle' propofiziOni conca** 
nénti al Battefsmo de' Fanciulli » Hìd morte di Gesù 
Grido , al digiano , alla fcelta delle carni 9 al giura- 
mento , alla riparazione di una ingiuria, al matrimo- 
nio , alla fede, ad alcuni «.lelidcrj concernenti alla fe- 
de , alla legge antica , agli autori de' libri del nuovo 
Telbmento , al 5?Ì!ì^bolo degli Apolìoli , alla tradu* 
zione della Scrittura S. in lingua volgare , a' luoghi 
doyc l'Autpre fi allontana nelle fue parafrafi dairufo 
comune ricévuto nella Chiefa , ad alcune propofisi». ^ 
ni ^ nelle quali non adempie il dovere di' an pantfra* 
Ae 5 a' meriti, alla Sfiducia nelle buone opere, alle ce- 
rimonie della ^hicfa , ed agli fìatuti disila Religione, 
dell'orasione vocale , del celibato de' Sacerdoti , del* 
peccato originale , della pena temporale de' fanciulli 
per i peccati de' loro parenti ^ delia punizione degli. 



Digitized by Google 



174 STORIA EGGLESTASTK2A . 
Eretici, del ditetto del vigore. Vangelico , del Sahbato, 
della Chieia, della B. Vergine IMan'a , degli ^;.gjli , 
di S. Pietro , di S. Paol<3 , di S.Dionigi Areopagita , c 
della Teologia fcolaflica . 

Nella prima propollzionc (i ^ccuCs. Erafmo di aver 
infegnato che i fanciulli battezzati ^:ervenuti agli an- 
ni di pubertà , non deggiono effere efclulì dai tagri- 
ficio, nè dal diritto di afcoltare la parola di Dio , f e 
dopo di elVere fiati illruiti delle obbligazioni del loro 
Battefimo da' loro Paflori , o Patiini , non vogliono 
proiertare la fede che hanno prpineiTa ; che noiì deb- 
bono ellere corretti , che conviene abbandonaigii a fe 
medefimi , Hno a tanto che Q convertano , e che in 
tìne non meritano altre pene , che quella di cfTer pri- 
vi deirEucariflia , e degli ahxi òagramenti . I Dottori 
trattano quefto conHglio da empia cofa , e pernìciofa 
alla falute de' Fedeli , tendendo alla rovina della «.ri- 
piana religione. Si dec'de , che fi abbia a collr=r»^',fre 
quelii fanciulli, arrivati agli anni di pubertà , a pro- 
feffare la Religione Cridiana , come nell'antica legge 
fi coHringevano i figliuoli de' Giudei circoncifi a.^ of- 
iervare la legge di Mosè, perchè fono. fedeli figliuoli 
di Dio, eredi dtl celelle Regno , ed in confeguenia 
Ibno del gregge della Chiefa , alle cui leggi fi deggio- 
no coftringere a fottoporfi , come in uno /tato lì ob - 
bligano i figliuoli pervenuti agli anni di pubertà a 
loggettarfS alle leggi del Principe . Vi citarono fopra 
ciò l'autorità di alcuni Papi , che ordinarono di pro- 
cedere contro coloro , che elfendo ilati battezzati da 
fanciulli, fono, divenuti adulti , ritornati al Giudai- 
fmo , come contro pedone eretiche . 

La feguente propofizione riguarda la morte di 
viesà Crilio , e fi pretende che Erafmo vi dica che il 
Figliuolo di Dio non abbia voluto che la fua morte 
folfe trifta c lugubre , ma gloriofa ; e che non fi dee 
piangerla « ma piutc'otlo aiararla , cflendo llata fotier- 



' Google 



AN. di «.C. 1527- LIBRO CXXXI. 175 
li vototìUrìameotc per U ùXvezzz iii catto il Mqh^p* 
<Que(la propoHcione vien trattata da temeraria 9 dgi 
•mpU -, da eretica t e contraria al vero Tento della 
Scrittura imperocché parlando il Re Profeta oellji 
perfona di Gesù Crirtò , dice-^Pf.óH. v.ii j : Io attefi 
cbc alcuno pr;n.ifffe parti nel mio dolore e ninno Pha 
fatto , cercai de^ confolatorì ^ e non ne rtfruvai . E nel 
Profeita Zaccaria {Za. eh, c, 12, v.io.): E£ì piangeranno 
con lagrime e f^fpi^i colui, che avranno f.rito y come 
fi piange .un unù:o fig'iuoJo : e faranno penetrati M 
dolore , come per la morte di un prìmogenitp^^ 
f erchè a<;giunge/a Eraimo » che fé Gesù Cri^o Vf!^^} 
voluto che fi piaugelfe la ioa morte , come &^isi^^i^ 
^ i morti ordinariaoiente , non avrebbe riprefe I< 
4oane di Gerufaiemme, perchè lo piangevano ; dico- 
Jio i Teologi che pareva che il Salvatore condannan- 
do quelle donne , voleff* folamehte infìnuare che non 
patirebbe a guifa di debil uomo , incapace di Jiten- 
ierfi da' mali trattamenti, che gli fi facevano, e che 
dovevano elleno piangere Ibpra di fé medeflme in vi- 
4ia dell'ellrema rovina, di Gerufalemme , che le mi- 
inacciava ; tanto più che ^è. coia conforme alla Scritcu- 
jia S. ed alla ragione il compatire i dolori di uoca- 
^ che foffre per le Tue membra \ 'i^^. 
rn> Sopra il digiuno » e 1^ Icelta* delle vtv«nde>.£ra« 
^o h acculato di aver (critto che (i conviene più ' 
^alla purtti <lel GriAianefimo « ed alla dottrina degli 
Apol!oU il non prefcriver veruna forta di vivande ; e 
che (j debbono avvert're gli uomini di ufarne fecon- 
do il loro temperamento , e le regole della fanità , 
purché lo facciano con fobrieta , rendendone grazie a 
Dio . Il che rovcfcia la difciplina. della chiela , dice 
la Ibaco tà , è conferme airefcfìe di Ario , di ^iovinia- 
no , de* Valdeiì , e di Lutero . Inoltre dÌQtva'£rafmo 
che non fono i cibi 4|uelli > che ci rendono cosmea* 
ilainii dioanaiji • Pio ^ che offendo ttttó creato per 



iy6 STORTA ECCLESIASTICA . 

l'aomo , poco importa , che il nutrifca di pefcf 5 c?i 
animnli , di volatili ; che tutto qucfto nulla toglie , 
o acrrclce alla pietà , e che qucHa diftm:^fone forma 
fuperliÌ7.iofi , piuttolio eh? Criltiani \ imperocché G.CJ. 
non inf(-gnò a noi qucrta fcclta ; donde è un effer te- 
merario , imponendo a fe queflo giogo ; e dte ciafcu- 
no nudrirlì a fuo genio , facendolo fobrlaniente ; che 
in fine i digiuni comandati dalla Chiefa no" efl'endo 
atti ad altro , che a produrre la triftezza , non fono 
grati a Dio , che vuole , che lietamente gli fi doni . 
Tutte quelie proporzioni fono condannate come ere- 
tiche , temerarie, ingiuriofe alla Chiefa,. erronee , c 
contrarie alla S. Scrittura . 

Sopra il giuramento fi trovano cinque propor- 
zioni , La prima che la legge Vangelica condanna ogni 
forta di giuramento • c la feconda , che Gesù C ritto 
proibì afìolutamente di giurare, fono condannate co- 
me ingiuriofe alla fede del Vangelo , ed a Gesù Cri- 
ito fao Legislatore , aliene dal vero fcnfo della scrit- 
tura Santa, e che rinnovano gli errori de'Catari , de* 
A^aldcfi , e di altri Eretici . La terza , che Gesù Cirillo 
proibendo il g^iurare , abolì la permiflìone , che n'era 
accordata dalla legg'e antica , è qualificata di erronea, 
perche i precetti morali delle due leggi fono i mede- 
limi , © furono confermati da Gesù Crilto nel Van- 
gelo . La quarta , che il Criftiano non è meno obbli- 
gato da una femplice parola, di quel che fia il. Giù* 
dco , giurando per tutto quello che ha di più fagro , 
è erronea , deroga alP onore di Dio , che interpone 
la fua autorità col giuramento , per ragion del quale 
s'impegnano gli uomini più fortemente . La quinta , 
che non è neceffario 1* alare il giuramento ne' con- 
rratti per obbligar colui , che promette , e dar iìcu- 
rezzc a colui , che Uipula , c falla , prendendola in 
un fenfo generale , e profTiroa all'errore di Vicleffo . 

Della 

t * « 

; - 



AN. Ai G. C. 1527. LIBRO GXXXf. 1^7 

Della riparazione delle ingiurie vi fi dice che fé 
Gesù Grido non avefle naanifellamcnte corretta l'uma- 
na inclinazione che avevano gli Apoftoli per la Tua 
perlona , noi avrenamo creduto che ci folle permeiTo 
cii lif^e le armi contro le violenze degli empj , e di 
V leprimere la forza colla forza ; ma avendo il Salvato* 
re rìprefo S. Pietro , che aveva tratta la fpada con- 
tro gli empj^ 5 e gli fcelieratt In difefa di an innocen«- 
tiffimo uomo 9 un Criftiano oggidì noli ha ragione ve- 
runa di reprimere le Ingiurie. Quella propoiizione è 
cenfurata come contrarla alla legge naturale e divina^ 
c come quella , che fconvolge la polizia di uno Sta- 
to ; e che infinua che non s'abbia mai a permettere 
di far guerra per refpingere gli aforzi degli empj, quali 
che non fi potelTe mai incontrare un giullo argomen- 
to di guerra , olTervai^do' l'ordine di una giuda dife* 
fa • Se quefto fode g avrebbe mai la S.Scrìctura fatta 
menzione di tante guerre , che pare > che Dio abbia 
approvate ? Cosi la propofìzione rinnova gli errori de* 
doveri di Lione , e di Lutero ; e non fi può fcufaro 
il Aio Autore 9 quando pretende che non fi pofià mai 
. reprimere la forza colla forza . Queflo non è il fen<». 
fo della rJprenfione di Gesù Grifto a S. Pietro ; volle 
folamente moiìrare a quell' Apoftolo , che non aveva 
egli bi fogno del foccorfo degli uomini per difenderli 
dalla morte , ch'era da lui accettata voiencieri , fecon- 
do i decreti deU'eternq Padre . 

Sopra il matrimonio fi cenfurano quattro propo» 
£zioni » la prima delle 'quali è 9 che una donna ma- 
ritata , che commette adulterio > eefia di eiTermoglie» 
e non ha più diritto al matrimonio , perchè ella di- 
~ vide una carne , che Dio aveva unita • La feconda , 
che il violare la fedeltà coniugale rompe il matrimo-, 
jnio . La terza , che una donna , che fi abbandona ad 
' un altro , celfa di eflere la conforte di fiio marito ^ 
c^uancunque non ila ella iip\»diau ^ ed il marito pa* 



Digitized by Gc 



17? STOniA EQCLESIASTICA , 
vlMiientp ' abbia avuto como^ercio con un'altra per* 
liimi fuori 4i %a teglie » Don più marito » anqho 
prima der<UfcirMo. La quarta 9^^e il fHQCO PQn 
:^iacQ , fé nonìtcal4a , co^l il ipatr4iiiQi|jo,iioh è ma* 
UrimotiiQ fenza V ynione delle due pcrfonc ; e non 
può una fola carne efTere di tre o quattro . Quefte 
propolìzioiii lonp dichiarare eretiche in ciò , che pre- 
tende [^Autore , che l'adulterio rompa il matrimonio 
quanto ai lega ne ; il che è contrario alla dottrina di 
3* Paolo , eh ? riguarda U j]|a(r4monio come un lega- 
^mc in4i(rQlub4Ìe (i^ ^^rt'c^JiV^lQ'}^*^ Quanta a quelli 
fhe Jona gii mwf^im f^fn f0n io ^ dice V Ap<>(tQlo , 

^ah ì ^ che: ta m^iì npn^ fi divida mai da fua pua* 
rito ; che fe Ji fepafa , ^he refli fenxa maritarjt 4 
-f he Ji ^riconcili cq! marito , e che cai il mariu^ 

lafci (nn moglie. Ed in altro luogo ( 'Z'/V. r.7. V.19): 

La mogiie è ItArtui alla h'gge dei ìnatrimonio , finché 

vive fug ma(it^ \nA {e fuo. ìumìiq, nmn a ^^ici 

pella fede (^ExMrafiii, ìnEpifi^Jacobi c»2' ) fi rit 
irovano fei |)ropo(l9Ìoni • ^ prima, k ^^sM'^^!^!^ 
jA^ è fen^sa CiariU , chQ QOX| fi dà a conofcere liwQ 
occafìQuI^ non ^ fedo 9 c hpq ba-cii^ il vaaa opme 
dì M9 « I^a fceonda ; La fede c b parità (Qoa «i uàite^ 
^et(ament^ si cb« l' una non puq flare divifa d^U' al- 
tra ; poiché la carità h U compagna indivi fibile della 
fede . La terza : li'una , e l*altra fono infeparabili % 
Quefte tre proporzioni fono eretiche , con^arie alla 
dottrina degli Apoftoli S, Paolo e 5. Iacopo ( 1. Cor. 
c.ij. v^z, ) . JVIentre che il prirno dice jj che 6 P^ò 
avere una fede capace di ^afportarQ j mone! » noa 
avere la cariti « fepza la quale npn ù ha nulla ; ed 
tt fcCQAdo liei capjtolQ , dov9 ^^^^ ^^Q te fcd^ fenza 
\t opere è. morta » chiama fed9:> fempliceoacnte quella 
Sk^ \ fWHl te of • frwm miti a dice egli , cb^ 



G( 



AN. di G. C. 1527. LIBRO CXXXI. 179 
, Jervird ad alcuno il dire y ch^egli ha la fede ^ fe non 
ha le opere ? Potrà la fede renderlo [alvo ? Donde 
ne fegm'ta che la fede non può fufTìflere Tema la ca- 
rità e fenza le buone opere « La quarta propofìziooe * \ 
La fede fola purifìcà il cuore , e lo rende atto a ere» 

' dere i fegreci della celefle Filofofia • La quinta : I^a 
fola credenza è quella che conduce allMminortalità • '~ 
I<a fefta : Gesù Crifio non efigge da* iuoi t:he la fe- 
de • Quelle tre ultime propofizioni (bno qualificate 
come contrarie alla Scrittura S- , per alcune ra^ni^ 
tratte da' due Apoftoli S. Pietro e S. Jacopo • 

Intorno a certi defiderj concernenti alla fede , 
Erafmo dice che farebbe a dedderare che San Paolo 
avefle almeno dichiarato [Ex Erafm. inEpìfl. i. ad Cor* 
cap.i^ & feq.) da chi a in qual tempo , con qual cul- 
to , con quali cerimonie , e con quali parole il pane . 
mimico , e la tazza del Sangue di Gesù Grillo hanno 
coftiune di effere conragrati • Qtiefto dcfiderio è con- 
dannato come troppo curiofo» e come empio ;impe« . 
ypcchè quel che è neceflario alla falute de* fedeli k 
bàfterolmente determinato dalla Scrittura S. • Erafmo 
aveva detto ancora : Piaceffe a Dio , che San Paolo 

^ avefife un poco più chiaramente fpiegato lo (lato delle 
anime feparate dal corpo , le loro dimore , e fc go- 
dono di una gloria immortale; fe le anime degli em« 
p; fono prclcntemente tormentate ; fe fono ajutate 
dalle noflre preci ; fe le indulgenze concedute dal 
Sommo Pontefice, le liberano dalle loro petie ; que- 
flioni , che fono oggidì argomento di dubbj e di di- 
jQpute di molti » c che farebbero fu^rflue » fe S«P^o« 
lo avefle parlato più chiaro. La Facoltà decide 3^ ch^ 
anche quefte defiderio è inutile 9 'e pericolofo ; che ^ * 
può divenire un^occaftone di fcandalo, e che quel che 
v'ha nella Scrittura S. bafta per iftruirci di quelle ve- 
rità 4 trattone l'articolo delle indulgenze ^ colle quali 



Digitized by Google 



1Ì9 STORlA>ÉcbtÉSIASTÌCA . 

iuon pretendono i.Papi di libe/are tutto ad un tratta 
le aiiiine da'ilc pene d:[ Purgatorio . ^ ' 

, Ideila legge rf>tica . 11 medefm-io Autore aveva 

infegnato che que;la \c^ze demando piutrollo il ri^no- 
re , che Vz,more(^EraJfn.paraphr.iii£vafig.MarcÌL'.\)f 

> tutto quello, che r?lla a agli uoiisirii a fapere , era , 
che ìnfegnando lord quefla legge » che erano eHì pec* 
'catori , e che non potevano fare a tnéttb dì offendere 

- Dio j^non veniva dato lóìb di evitari» il giudizio di 
un Pio fevero giudièe , nè^ dtfpèìifìiiffi :dài cernere , 
dal cremare , e dal dirpehfél^ ; imperocché ^hi può 
amare colui , che fia in orrore ? Cofa , che è cacciata . 
d'ingiurioia a Dio , ed alle leggi , che ci ha iafciate. 
Eraldo aveva detLo in feconao luogo , che la legc'.e 
di Mose non formava altro che Ippocriti , con le lue ' 
ombre , con le lue vittime , e co fuoi timori ; il ch>e 
è pure ingiuriofo alla ie^jge di Mose , ed a Dio . in 
terzo lupgb, , che 4a legge irritava la cupidigia piut-' 
tòftó ^tó/'t^rìir.erla ; il che è faifo , elfcndo la Jegge 
Tàffa^y^ìÌBfta^idat'a piuttofto per raffrenar le paflìo- 
ail^ che per oecitarle . In quarto luògo il principaì 
1»-écecc6^ d^ legge 4 r amare il fuo profTrtbrt;^ g 
odiaVe il fuò nemico ; il che non può ^étt'^érèr^ 
non elfendovi comandamento di odiare i fuoi nemic?» 
In quinto luogo, che Gesù Grillo iiiiegnò ad un gio- 
vane che i precetti della legge di Mosè non bafla va- 
ro per acquiltare il Regno de' Cieli i il che e detto 

V con molta .temerità . Sello , che.fe fi ha una carità 
iincéra , non fi ha bifogno di compiere quel che la 
legge preferivo ; 41 che vien cacciaco/deir errore de* 
Begardi • Seccimoìti che ìz i^t iMì^iè&nùike che in 
fiw\t i\9àM i^^ coA ¥)^rofferkz fenaa 
ìifpec(ò^'0^^ tempo 

' lc»é iion erano ritenticf che da una religìdnè goffa^j,^' 
- ruperlliziofa ; il che viene parimente condannaléF"tie 



lyui^cu Google 



AN. G.C* 1527- LIBRO GXXXr. i8r 
Sopra gli Autori de' libri dei nuovo Tedamcato 
fi trovano cinque proporzioni ceniurate {Erafm. im 
Eleucha ) • La prima 9 che non è peccato contro la 
fede il dubitare dell* Autore, di un libro facro; il che 
h temerario ed erroneo» non eflendo permeiTo ad ua 

* Criftiano di nVocare in dubbio quel che la Chiefa ha 
dillinito . La feccnHa , che vi fono molte ragioni, che 
perfuadono che l'Fpillola Pgli Lbrei non (ìa di S Pao- 
lo ; e dice l'Autore che ne dubita egli niedelìmo ; 

■ il che c Icilmatico , avanzato con arroganza , contro 
la delÌDizione della Chicla , ne' Goncilj di Nicea , di 
Laodicea , di Cartagine ed altri . La terza , che 
fi dubitò Tempre deiTAutore di quella Epiftola ; il che 
^ qualificato allo (leflb modo • La quarta » che fì è 
dubitato lungo tempo deir£pi(lola attribuita a S.Pte- 
tro ; il che è contrario a* Concilj ora citati , a Papa 
GelaHo , e ad un Decreto d'Innocenzo I. . La quin-^ 
. . ta , che non folo gli Eretici , ma i Cattolici medefimi 
hanno per lungo tempo dubitato dell'Autore dell'Apo-» 
califl'e , quantunque riguardaHèro quel ii[)ro come in- 
fpirato dallo Spirito S. , è parimente condannata co-^ 

. me contraria a' fentimenci della Chiefa , approvata n.e* 
Concilj di Cartagine III. > di Toledo iV. da Innocen'« 
zo !• da' Santi Ireneo , Giuftino» ingollino. Dama-* 
fceno 9 .ed altri ; finalmente dal tefto medefimo di 
quel libro » dove S. Giovanni medefimo dice the rea* 
de tefiimonializa alla parola di Dio , e che per quefto 
fu relegato nell* Ifola di Patmos ; il che non fi può 
intendere di altri, che di S. Giovanni Vangelifla • 

Sopta il Simbolo degli Apolloli Erafmo è accu* 
fato di aver detto che non fa , le Ca flato comporto 
dagli Aportoli [^Erafm, prct'fat, in Evarjg. Matthdei ]. La 
facoltà pretende che iia di fede , e che tutti i Cat" 
tòlici deggiono credere che quel Simbolo fia compo^ 
ilo e pubblicato dagli Apoiloli : che è quello il fei^ 
«imcQto (U Papa Clemente !• > di S.Agofttno , di S.Am^ 

MS 



Digitized by Google 



i«i STORIA ECGLESTASTIGA . 
brogio , e di S. Leone , che tutti convengono » chè 
ciafcun Apofiolo abbia efpofto quel che penlava in- 
torno alla fede . quando fecero quefìo Simbolo ; don- 
de ne feguita , che quefìa affettata ignoranza di Era- 
fmo favorifce Tempietà > ed è propofta in un modo 
fcandalofo ; e fi può aggiungere a qucfìa cenfura , che 
S. AgofìinO ) Rufino , S. Leone ^Maffimo di Torino , 
Fortunato, S. Pietro Grifologo ^ con una infinità di 
altri Autori , affermarono come cofìante cofa^ che quel 
Simbolo era flato compofìo in un'Affemblea dagli Apo* 
floli, ed è quefla opinione autorizzata dalla Chiefa ^ 
così che pare temerità il dubitarne Rufino ed alcu- 
jii altri credettero che gli Apoiioli eflendefTero queflo 
Simbolo il medefimo anno della morte di G.G.,poco 
dopo la venuta dello Spirito S» ; ma il Baronio 9 ed 
altri congetturano che noi componeffero che nel fe* 
condo anno dell'Impero di Claudio ^ un poco prima 
che fi feparafTero . Per altro non v'è molta probabi- 
lità 9 che ciafcun Apoflolo abbia prof!erito il fuo ar- 
ticolo» come lo dicono l'Autore del Sermone 115. at* 
tribuito a S. Agoflino > S. Leone , e Fortunato , e 
Tcmbra molto più verifimile 5 che lo componeffero ^ 
conferendo tutti infieme . 

Sopra la traduzione della Scrittura S. in lingua 
volgare fi trovano cinque iproipoCizìorìì[^Erafm, zbid. ut 
fup.) 5 nella prima delle quali Erafmo dice che defì- 
dererebbc che tutti i libri Santi foffero tradotti in 
tutte le lingue . La feconda è una fpecie di efclama- 
zione , che gli fa dire che gran colpa farebbe, fe una 
donna , o Un calzolajo parlafle della S* Scrittura • La 
terza è, ch'egli farà cagione che gli Agricoltori , i 
Falegnami , ed i Muratori leggeranno i libri Sacri « 
La quarta che egli non proibirebbe a verun uomo la 
lettura del Profeta Ezechiele 9 del Cantico de'Cantici 
e di ogni altro libro del Teflamento Vecchio • La 
quinta j che è cofa Inconveniente e ridicola ^ che i 



I 

AM. dì (5.C. 1^7^ tlfiltO CXXXr, i8j 
i^aèrani , e le donnicciuoie borbottino , e rechino à 
guila di Pappagalli i Salmi j e TUràzione Dominicale 
fenza comprendere quel che fignifìcàno le paJrolc. So- 
prz la prima propofìzioiie la Facoltà dice : Quantiuu^ 
que la Sérittant fui feoipre bùotia ^ e faiiU) in i|Oa^ 
lunque lingua che fìa tradotta > non è tattttvié béM 
di ptttìnttteme iniiStìtntcmtìàtt la léttbn fensà iu'a« 
ii^ rpiegazione St* feltoplid » cte potiTebbitro àbtifàìfne* 
Sopirà la fecòhdà » che ^ un'iJldegnft eonddttà il pet^ 
f^Meté al fehìplice t;)opold il giudìcifé del fenfo deU 
la Scrittura 5^ ^ di difcorfertie ^ di difpUtàrne ^ quan« 
tunque non gli (la vietato d' intratteherfi di quanto 
intèfe dire * pufchè quello Contribuifca a riformare i 
faoi coflumi ^ e ad accrefcere la fuà divozione ^ e U 
fuà carità • Sopra la terza 3 che deggiono i femplici 
eiTei" nudi-iti col latte » t non coU una (oda Vivanda^ 
the le pubbliche iiirual^ni loro baiiana con li iettUir» 
di alcuni libri della Scrittimi S. dtd td edificàurll; ^Ur» 
yi 6 aggiunga una fpiegakioni» ^ e fietid letti d^ 
«ffi tiittilmeaté » So]^fi U quàm » ch'effa è te&ierdHa* 
Iheiite avàiizàta ^ ed ittiche con impudenza * poiché vt 
TotìO alcuni libri ^ che i Papi hanno avuto ragionò di 
proibire a* femplici Laici ^ coinè il prirbo Capitole^ 
della Genefi ^ che iiori fi poteva lèggere prima dell* 
età di trent'anni i Finalmente fopra là quinta li dic^^ 
Che è capace di allontaniate i fedeli dall'orazióne vo« 
fcaléi che riefce énìpfà ed eri'ancà j^ cfié Conduce ali* 
«irtoré de' Boemi ^ che fi ^forMMio KoCa 
&àó divino in litiglti ^ìgm \ « thè fU^^ 

Uugtìi eotifàgm» dolisi GhièGi noti làfók ìdi «ditf tiiaa:: 

t queliti the fi Còtifoifìiiatio al Tuò fpirico ^ e chéHiA 
^tonuntiafe le lòdi di Dio gli domandano i foccòrfi 
JiecélTatj per ben vìvere > 

La cenfura nota poi àlcurìè cfpre(fiohi àfifettàté ^ " 
tà alcuUi cambiamenti introdotti dall'Autore nelle Tue 

tmù^Ù i ^mé Scrmo pcs yttbUM i nei «ipiu>là jprì^ 

M4 



Digitized by Google 



i84 STORIA ECCLESIASTICA; 

ino di S. Giovanni ; frangitur per traditur , riferen- 
do le parole dell' iftituzione dell'Eucarillia ; nella pri- 
ma Epilìola a'Corinti , cap i. ft per jic ; nel ventefi- 
mo capitolo di S.Giovanni , Germana corj]ux per Ger^ 
mane campar ; nel capitolo quarto deil'Epiftoia a' Fi- 
lippefj paracletus per paraclitus ; nel quattordicefimo « 
capitolo di S. Giovanni Servator per 'salvator ; Luc.i- 
e Tir. 2. Bcthei.ùi iper Bethfaiiia : Gìo:^, Bethabara per 
Bethania Gio j . Melite per Mitilene Vi fi ri- 

prendono ancora moki altri errori d' innavvertenza , 
come quando l'Autore dice fopra S. Matteo c.io. che 
PApoflolo San Giuda era figliuolo di Jacopo , quando 
gli era fratello. Sopra S. Luca c.2. i parenti di G.C. 
ritornarono in Bettelemme per Nazaret . In S. Giovan- 
ni capitolo primo Filippo per Natanael , ed altri . Fi- 
nalmente la condanna di quefto articolo termina con 
quattro proporzioni , nelle quali pare , che l' Autore 
allontanato del tutto dal dovere di Parafrafte \ e co- 
me quando parla dell' adulterio , che pretende che 
rompa il legame del matrimonio jMatth.ip. Del gior- 
no dtì giudizio 5 che non c noto ad altri che al Pa- 
dre 5 IVlatth.24. Dello fpirito di Dio che prega in noi 
con gemiti , che non li pofl'ono efprimere , Rom.8. 
Del medefimo Spirito che prega e geme ne* Santi , 
Roman. 8. 

Sopra 1 meriti , parendo che Erafmo gli annui- 
lafTe (^Srafm. inElench, annot,i^i, Pnefat, in Lue, Mar^ 
ci 6. & II. Lue, 5. Matth.i^,) , cenfura la Facoltà otto 
delle fue propofizioni . i. S.Agoilino può appena lla- 
bilirc in che confidano i meriti • il che fi approifima 
all'empia dottrina di Lutero . 2. Gesù Grifio lafcia gli 
nomini nelle infermità dell' anima , per far loro co- 
nofccre il male , e fare che abbiano fiducia nel me- 
dico . 3. Gli Apofioli annunciavano a tutti gli uomi- 
ni che facefl'ero penitenza de' loro paffati delitti , e 
che ninno fi affidafle alle fue opere 3 ma alle promelTe 



AN. di6.€. 1527. tIBROCXXXt. t^f 

Vangeliche . 4. Dio non donianda a' peccatori nè ob- 
' blazioni , ne olocaufli : conofcete folamente ia voftra 
malattia , e confidate nel medico . Le tre ultime pro- 
pofizioni fono condannate come eretiche , poiché pa— 
^ )ono diilruggere la neceifitA della foddisfazioDe e del- 
le buone opere per la remlffione de'peccaci comme(& 
dopo il baccefimo , e quella cenfura cade fopra le due 
feguenti • 5. Gesù Grido non efige altro fagrifizio 9 
che una pura 9 e femplice* fiducia in lui • 6* Offerifce 
un fagrifizio aifai tueritorio colui y che fi prefenta a 
- Dio" con piena fiducia . 7. Non v'ha nell'uomo opera 
baflevolmente buona 9 per meritar la ricompenfa della 
vita eterna , il che è eretico , poiché meritano le no- 
\ flre buone opere col foccorfo della grazia la ricom- 
penfa; e quefto è conforme alla S. Scrittura . 8. Co- 
lui « che combatte con la fperanza di e(fer ricompen- 
fato , non combatterebbe più 9 fé non fapeffe che gli 
fi ha dft concedere il premio ; e con ciò fi priva della , 
rìc^penfa • Cofa dichiarata erronea , e contrarià alla 
S. Scrittura ; iiuperocchè S« Paolo dice che colui che 
lavora dee lavorare con ifperanza di partecipare del 
frutto della fua fatica ( ì. Cor int. c,^, v.io» ") c che 
colui che batte il grano dee farlo con fperanza di 
averne parte . * . 

Sopra la fiducia nelle buone opere , e ne'meriti 
io non trovo che due proporzioni , la primà delle 
^uali è , che Lutero ha parlato con pietà , ed in fbr* 
na Criiliana della fiducia ne' nofiri meriti ^ e nelle : 
noftre buone opere ^ e nelle noftre proprie forze , 
^ando ha ^detto che bifbgnava mettere tutta queda 
fiducia in X)io , e . nelle fue promeflfe (£rtf/>». in Elen- 
^ eie) * toL 'feconda , che fi corre pericolo a confidare 
.ftwi meriti , il che dillrugge le buone opere , e 
. tende a ftabilire il fentimento di Lutero , tanto op- 
pofto alia Scrittura S. (i. Corintb. cap. 5. tmo. ), la 
^uaie dice , che dopo queiU vita dobbiamo noi tutti 



Digitized by Google 



tiS StORlA ÈCCtEStAStlCA ; 

Comparire avanti ài tribunale di GiC. j affinchè ciuftìì* 
tìO riceva quei che è dovuto alle buone o male azió- 
ni che avrà fatte > mentre che eraveftito del Tuo cor- 
fo ed altrove [ Joàrt, c»$,v.2^, ] , cfee quelli , che 
avranno fatte opere buone -, ufciranno de' fepolcri per 
rifufcitarc alla vita , e quelli che avranno fatte opere 
cattive 5 ufciratinó per rifufcitare alla loro condanna; 
Vuole finalmente S. Pietró ( i,Petr. c*i, *v»io. ), che 
ci sforziamo di coiifetaare la lìoftra vocazione , e là 
noftra elezione con le biioìie operfe y il che non im-» 
fedifce che fi atrribuifca a Dio tutto il bene che fi 
fa , come all'autor principale , e che non fi metta il 
frutto de' meriti nella fua bontà ^ e nella f ùa miferi* 
cordia ; tanto più che la hoftra cooperazione con là 
grazia è altresì un dono di Dio ; il che mofira che è ' 
un errore lo infegnare , come ha fatto Eialrho 5 che 
fi corre pericolo a fidarfi ne' proprj meriti ; fe noii 
fi efcluda la grazia ^ e la milericordià di Dio ^ che ci 
fanno meritare la ricompenfa délP eterna felicità,» 

Nelle cerimonie efieriori della Chiefa 5 é nelle re* 
gole della vita reUgiofa fono condannate fei propoG- 
zioni.i. Quanto più ci attacchiamo alle cerimonie fen* 
fìbili 3 tanto più andiamo al Giudaifmo ( Erafm* iti 
Elencho ) i 2. Io defidererei che tutti gli uomini fof- 
fero tali ^ che non avefiero bifogno di quelle cerimo- 
nie i o che tìon accordaffero a quelle tanta virtù • 
3. Io non condanno 1 Prelati i che ftabilirono alcu- 
na cofa delle olfervanze Giudaiche per motivo deMe- 
boli . 4* lo non preferivo nulla di quefie cofe a' miei 
difcep*li, difle G C< { Matc.ji Luc.i^é ^ tnangiate 
tàli cofe 9 aftetìctevi dalle altre ; ripofatevi al ptefen- 
te 9 affaticatevi poi ^ andate vediti nel tal ihodo ^ non 
toccate quedo $ non managgìate quello « Ciò era jper-* 
chè non ririianelfero fempre deboli , fe avelTi loro iti* 
regnato a mettere là loro fiducia in cofe fenfibili * 
5 4 Uuno mi modrÀ Uii Farìieo vedito di ticro ^ ciU 



Digitized by Google 



AN. di G.C. 1527. tlBRO CXXXl. 187 
Ce t ceco il Crifìo . Un altro ne fa vedere un ricò* 
perto dì un bianco niancelio , e dke anch'egli : eccd 
il Grido . lù (bmmà fi m&ftrà queflo Salvatore fociio 
diverfe forme e colori : e fi gridi fclfipre ì t/tco il 
Crifto » Colui mi vedere ttn uotìio , che nòik yhm 
d^alcro che dt perce , e qùeflo ancor* ì il Griflo»Co«* 
ibi mi moflra uft Cutittco ^ ed ànche qitefto è il Cri» 
ito • Che nasione Giudaica ed ineredtila » Volete vot 

vedere Gesù ? Salite fòpra un albero, e prendete gli 
t)cchì di Zaccheo . 6. Con ragione fi prende poco 
.pcnfiero della forma o del colore dell'abitò, tutte lo 
volte che ciò è comodo all'uomo » La prima propo* 
fiìEione è cenfurata come empii ^ eretica , conforme 
agli errori dt Wicleffò , e di Lutero » Là ^feconda te« 
meraria ^ che diftrogge il culto efierlore che fi rende 
a Dio » La tersa empia éd ingiuriofii alla Chiefa» alle 

eui ceremoAie dA nome di Gindaiahe » e convenienti 
fole alle anime deboli » La ^uma falfa » La tjpmtm 
Infnltante alla Chièfli» che approva lo Stato Monafil» 

co 5 ed autorizza i varj colori > de* quali fo^o veftiti 
i Religìofi » La fefta ingiuriofà a* Decreti de' Goncilj, 
de' Santi Padri, e de* Sommi Pontefici ^ e tendente ad 
infinuàre che fia permeflo ad un Religiofo di abban« 
donare il fuo abito , ogni volta the vi trovi U fua 
vantaggio ed il fuo Comodò » ^ V . . 

Sopra l'orazione vocale vi ibìid t^ilriméìttlè ^fO^ 
tóùzionì ( Erafm* EifHc. dnm. 60. & in Mdtfk c.t^ 
ili u ad Cor. CIA*) . GesùCrlilo pn>lbifce di parW 
molto orando {Erafm* in ÈléHcb. 9fìnot,6ò. & in Mùtth^ 
r.^«f> t»4iC^. r.14. ) • a. Tutti quei canti ^ quelle 
ttidà ^ quel roorttiorare ^ e fuffurrare che fi fanno per 
le Chiefe ^fono più che bartevoli , Te rallegrano il ' 
Cielo » ^. Che fi fente mai ne' monafteri > nelle Chier 
fe , e ne' tempj , fe non voci còhfufe ^ che &nno 
molto ftrepito ? 4. Qual fentimenta ♦ ditemi in era* 
Sia» lianao per GtaàCriflo ^tielU » che ercdono che 



Digitized by Google 



lU STOMA ECCLESIASTICA V 

^ ià^^^tt^ di quelle sì varie voci? 5. Parlando di 
S. Paolo, perchè mai dubita la Chiefa di lìsguitare si 

V grande Aufo^/? o^rchè ofa efSk di Apn accopd^ril' . 
.>»n lui ^ 6. Il popolo non afcoka nelte Chiefe'^ alerò 

; che voci che non fj^infficano nulla . É* la prima pro- 
porzione erronea , perchè Gesù Crifìo non condanna 

/ che i pagani , i quali credevano , che parlando molto 
follerò efauditi . La Itconda , che condanna 1 canti ^ , 
della Chiela, e la nuufìcii , è temerariamente, e fai- \ 
f^eate avanzata , favorendo ɻUamentc l'errore degli 
eretici . Le quattro ultime fono empie , non teod^ 
do che a fcreditare ìi mt^do,^ eoi <IJÌ^ le 
lodi di Dio* ^: . W a/^-. 

Sopra U celibato de' Sacerdoti v*hM «tfis fi^ pro<ii 
porzione {[ Erafm. in u Tmcib. c. & in tìehebó ««w ^ 
nct.i^y, /. de tnterdicl.itfu carrtium.D^Arientrf locfup* 
cit, p.-;^.) tratta dalla fpiegazione di Erafmo Topra la 
prima epiOola a Timoteo cap.3. , ed un' altra citata .: 
dall'Elenco . La prima , eflendo che la cafìità è com- . 
mendabiiiffima in un Vefcovo, Te avviene che alcuno ^ 
non poffa inter^unente * abbracciar^ qu elio, : flato , bifia« . 
gnerebllp^fjef 'Menzióne c^^^^^ che non 

Hsifk llató marlt^o che. di una fola mo^e « Lit facoltà . 

• dice >^;iciie quefio coniìglio idimgft àllft legge iti .Celi- 

V bato de* Sacerdoti , pri^nato Ji£a Chiefa Lati|ia^ quafl 
' che fi conveniflè meglio che quefta legge nón ratfe 

ilata flabilita : cofa empia , e tratta dalla dottrina di 
"Wicleffo e di Lutero . La 2. Oggidì i Vefcovi della 
Chiefa Greca fi maritano , dopo aver ricevuti gli Or- 
dini Sagri : cofa avanzata con molta temerità . Si ri- 
trova nelle addizioni alla cenlura una terza propoH* 
zione fopra la medefima materia tratta dal libro dell* 
ufo proibito delle carni : dove dice quello Autore » 
che vi fono molte caiiiè t che perfuadooo il cambia- 
mento della legge del celibato negili Ecclefiaflìci; cola 
condannata come faUa , fcandalofilfinia > e capace di 



u kii i^ ,u by Google 



A!^. di G. C. 1517* UBRO CXXXr. 1S9 
fomentare la dottrina empix e la erefia di Lutero 
poiché' vi fono molte ragion 1 efficaciffi me per mante* 
nere la S. legge del celibato ne* Sacerdoti , fenza ap- 
portarvi niun cambiamento ; e che ninna ve ne ha 
per la contraria parte : ed irk quella cenfura dice la / 
Facoltà , che non è mai flato pcrmeflb a' Sacerdoti 
Greci di maritarfi dopo la loro ordinazione , e che 
fe hanno eifi inviolabilmente olTenrata que(U legge » 
i Sacerdoti Latini vi sono ancora più Hrecumente 
obbligati ; 

Sopra il peccato ordinale ì fpiega»do Erafnio 
quel paflb di S. Paolo Erafnuin epifi» R»* 

f»an. r.5.); nel quale (Adamo) tutti hanno peccato > 

pare incenderlo de' peccati attuali contro il vero fen- 
fo di qiiell'Apollolo ; imperocché non è vero che tutti 
gli uomini abbiano peccato attualmente . I fanciulli, 
prima dell'ufo della ragione non lianno coTimeiTo niun 
peccato attuale . Così la fpiegazione dei Parafralte fa'» 
vorifce l'errore de'Pelagiani , che aega^^no il. pecca«> 
to originale* / 

Sopra la pena tempocale de' fanciulli per motiro 
de' pecati de* loco padri , avera detto V Autore > che 
Dio non pùnifce i figliuoli per i peccati del loro pa- 
dre , e della madre ^ come infegna la legge, quando 
i figliuoli non imitano i vizj de' loro genitori. Que- 
fla propofizione , intefa generalmente , in quanto fi 
pretenda che Dio non imponga mai una pena tempo- 
rale a' figliuoli 5 fe non imitano efll le colpe de' loro- 
padri , come fe ciò fi opponefTe alla divina giudizia, 
ed all'equità naturale 9 queda propofizione, dico io » 
è eretica , e contraria alia Scrittura $• » che indica 
molto fpeàb figliuoli cosi puniti • Furono perttal mo* ^ 
do fommerfi nel diluvio, abbruciati nell'incendio di 
Gomorrà , e 3i Sodoma • Così gadigò , Dio con la 
morte il figliuolo nato da Davidde , 'C di Berfabea» 
per un adulterio ^ e la kgge , che dice che non foni^ 



Digitized by Google 



190 STORIA ECCLESIASTICA . 

i figliuoli puniti per le iniquità de' loro padri , deve 
intcnderfi della pena eterna » e non della temporale , 
Sopra la punizione degli Erctici(^Erafm . in Matih. 
r.13. & in fupputationib. ) . Erafnoo paragona quelli , 
che vogliono che fi punifcano di morte, a' fervitori, 
che vogliano eflirpare la zizzania prima che fia il tem- 
po della raccolta , e che fono arredati dal padre di 
famiglia . Si deggiono dunque , dice egli , tollerare gli 
eretici , con la fperanza che fi convertano , e che 
cambioo la zizzania in buon frumento , che fé per- 
feverano nella loro erefia , convien rifcrvargli al So- 
vrano Giudice, che li punirà fecondo i loro meriti , 
Quello , fecondo la Facoltà , è V errore de* Catari , 
de' Valdefi , e di Lutero , condannato da' Concilj ge- 
nerali , e dalle leggi de' Principi . 2. Erafmo dice che 
non cforta i Principi a gaftigare gli eretici , e che aè 
pure li difluade, che rapprefenta (olo qual fia il do- 
vere de' Sacerdoti . Sopra di quefto la Facoltà decide 
che fc è perraefTo agli EcclefialUci , fecondo la difpo- 
fizione del diritto , di dichiarare la guerra , o d' im- 
pegnare i Principi temporali a farla contro i Turchi, 
« contro i Giudei, non è meno permefib di farla agli 
Eretici ; e fopra quefto porta Tefempio di S. Dome- 
nico , che andò alla guerra contro gli Albigefi 3. L'Au- 
tore efcUma che non fi è mai fcntito dire che i Vc- 
fcovi Ortodoflì abbiano eccitati i Re a far morire gli 
Eretici , che non avevano altra colpa che l'erefia ; e 
quefto è dichiarato contrario alla difpofizione del di- 
ritto naturale , divino , ed umano . 4. S.Agoftino in- 
fegna che fi deggiono fopportare gli Eretici finattanto 
che fi poffa punirli fenza turbare confiderabilmente 
la Chicfa ; e quefta punizione in altro non confifte, 
che in fepararli dalla comunione , Dichiara la Facoltà 
che quel Santo Dottore ha detto il contrario in molti 
luoghi . 5. Il Vangelo ordina folamente di canfare gli 
Eretici, e non di abbruciarli • Ma quefto Vangelo,^di • 



Digitized by 



AN, d! 15^7- LISRO GXXXI. |f t 
€0 Uk FacoUà 9 non proibìrce che Qtgnp puniti con bi 
morte 9 conforme m^ate alle leggi dvUi s ed «1 diritto 
mtuir^le < 6^ Le leggi delto Cbiefa confiftono forfè nel 
confegnsire alcuni uomini alle fiamme? Non già; ma 
ella abbandona gli Eretici al braccio Tecolare , perchè 
fieno puniti . 7, L'ultima pena ordinata dagli antichi , 
Vefcovi era l'anatema . Queflo è vero de' primi fe- 
coli , perchè allora i Principi erano pagani ; ma do^ 
che fì furono (bggettati alla Ghiefa 9 conveniva re- 
primere rinfolenca degli Smici conrioiedj m^Uopià 
viplenti t 

Sopra la mancanza del vigor Vangelico ( Mrafnf* 
' f^op^in Jean*) , Dice Erafcno ch^ in tutti i fecoU iri 
furono uomini , che hanno fatto onore al Vangelo, e 
che ne hanno prefa la difefa » foilenendo la fua puris- 
ti ; ma che da quattrocento anni in poi fi era raf- 

.' freddato quelio zelo , e quello vigore ip molti , Que- 
lla propofiz ione , quanto alla fua ultima parte è avan- 

✓ zata temerariamente ; poiché in quelli ultimi quattro* 
cento anni t vi furpao grandi uomini « che fi difiinfc»^ 
ro per la loro pietà 9 e per l'erudizione « Tali furono 
S« Bernardo, Ugone A e Riccardo di S« Vittori 4 Pietra 
liOmhardo a Graziano ^ S« Tommafo d'Aquino « S* Bch 

. xiaventura » Aléffandro di Hales 9 Guglielmo di Parigi^ 
Niccolò il lira i 'Qioran()i Gcrfone ^ Tommafo Wal* 

do» ed altri* , 

Sopra il Sabbato , Accaderi , dice Erafmo , che 
tutti i giorni faranno ugualmente fanti a quelli , che 
hanno una vera pietà(£r^///i. /« ^v. M^irr/ r.2.) . Que- 

- ila propo/ìzione > in quanto infìnua 9 che la folennità 
delle Pomenicbe 3 e delle altre felle sì fantamentex 
e sì utilmente (labilite dalla Chiefa 9 farà un giorno 
abolita nella Chiefa militante t il che ftrafcinerehbe . 
«dia rovina del Criftianefimo 9 è avanzata fi^nza ra-' 

. igione , ed è conforme all'errore de' Begardi 5 I ^iiall 

«iicono- che il terao precetto del Pecalogo : hicpr4aU " 



ifi .STORIA ECCLESIASTICA . 
'di fantificar le fefie , non è più in vigore , e-eefla 
riguardo alle anime giufte . 

• Sopra la Chiefa ( Erafm.irt Marc. c^. ) è detto, 
che la Chie(a di G. C. non riceve ne i lordi , ne i 
muti , ne i ciechi , nè i deboli , ne i zoppi : la fola 
Sinagoga ammétte sì fatta gente . Pare che quella 
propofizione voglia dire che i foli giudi fono quelli , 
che compongono la Chiefa militante , di cui è qui 
fatta menzione ; il che fi oppone alla dottrina del 
Vangelo , che paragona il Regno de' Cieli' , cioè la 
Chiefa fopra la terra , ad una rete gittata nel mare, 
colla quale G prende ogni qualità di pefci , e ad un 
campo feminato , nel quale un Padre di famiglia ri* 
trova zizzania mifta col buon frumento . , 

Sopra la B. Vergine Maria (Erafm. in Lue, c,i.& 
in Llercho , & in Joan.z,) . i. L'Angelo Gabriello diffe 
a Maria : Quello che vi ^ offre è un effetto del di- 
vino favore , e non deve attribuirfi al voflro merito. 
Dice la Facoltà , che fe l'Autore ,'fupponendo la bon- 
tà 5 c la liberalità di Dio riguardo all' Incarnazione , 
pretende che la B. vT'ergine non aveffe merito veruno- 
per effer Madre di Dio , eflendo il contrario infe*« 
gnato e cantato dalla Chiefa , la propolìzione è fal- 
fa , e deroga all'onore dovuto a quella Beatiiliitia Ver- 
gine. 2. Non mi pare cofa certa , che , durante l'in- 
fanzia di Gesù Grillo , abbia egli rivelato alla B. Ver- 
gine che fuo Figliuolo foffe Dio e*d ùomo . ()ueaa 
propofizione denota una cralìar igjioranza in colui cne 
la dille : imperocché fi dee credere , che dai pi nto 
dell'Incarnazione l'Angelo rivtlafle a Maria cne dove- 
va ella partorire un Dio . Inoltre Elifabetta , i Magi» 
i Paflori , Simeone , ed Anna Profeteifa l'avevano 
baftevolmente indicato. 3. Non fi ha bifogno aeila in- 
cercelTione di Maria , ogni volta che fi opera per la 
gloria del Padre Eterno . Quefta è parimente cofa 
empia , dicono i Dottori ^ contraria a'riti della Cme- 
fa I ed eretica • 5opni 



AN* df G. C. 15^7. LtBRO GXXXL 193 
Sopra gli Angeli < Io non fo , dice Erafmo , fé 

l'Angelo fia femplicemente più degno deìVkiomo(Erafttt 
in elencbo annot,i*yX» ) > il che fi taccia di miferabile 
Ignoranza 9 in colui 9 che parla in tal modo ; attcfo . 
che la Scrittura S. Ip'iega affai chiaramente la cofa , 
di cui pare ch'egli dubiti . NorT dice effa in effetto in 
un Salmo , parlando di Gesù Criilo v.6^)y Voi 

Pavere abbajjato un poco fotta degli AngtU ì .£ TApo- 
Ìlolo*$* Paolo dice » che per un poco di tempo em 
. fiat» inferiore agli Angeli ; il che non incéiidendoii di 
altr» 9 che del Saldatore come uomo » ne feguita ne^ 
ce^&riamente 5 che Puomo fia inferiore agli Angeli . , 

Sopra S. Pietro . Si dice , che quel Santo Apo- 
flolo con quelle parole Voi fiete il Crifto y il Figliuolo s 
di Dio vivo (^Erafm, in Mattò. c,i6.) , aveva ricono- 
fciuto cor: piena certezza, ed in modo indubitabile , 
che Gcsii Cri fio era il MeiTia prome/fo da' Profeti 5 e 
' Figliuolo di Dio per un {ingoiare aaM>re . Quede uU. 
time parole fono cen furate , dando motivo di penfar 
male Viella Divinità di Gesù Grido , e di fecondare ^ 
I Neftoriani ; clichè il Salvatole del Mondo non k 
Figliuolo di ì>io per un amor (ingoiare, di Dio ver(b 
di lui» nè per adozione» nè per graata; ma periia« 
tura e per origine. 

Sopra S. Paolo. Riprende la Facoltà il *pa(fo do- 
ve fcrivendo a' Filippefi prega un certo , il cui nome 
ci è ignoto , e che è dato il fido compagno delle fue 
. fatiche , Germane Compar , di alfiftcre quelle , che 
feco lui fì adoprarono nello dabilimento del Vangelo 
(^Philipp, c. 4. v.^^) 9 dove^ Erafmo legge : lè rogp ve* 
germandquf conju^.^ per toga te germane Com^ 
par i £ra(mo lBèlla fua parafrafi » in cambio di quc^ 
fie due parole larìne » ha mefTo » (Sccond^ il cefto Gre- ^ 
ce. Germana con'yux 9 intendendole di una donna • U 
che fi condanna coÀe alieno dalla Verfione Latina ^. 
fcguita da ò. AgolUno » da Girolamo» da S. Am^, 
Tom. XLiy. : . N ' 



Digitized by Google 



T94 STORTA ECCLESIASTICA . 

{jrogio , c da molti alcri Dottori Cattolici . Si fervo- 
jìo deiraiirorifà di S. Girolamo per confutare quelli , 
che credettero che S. Paolo folTe maritato , e che a 
quello pafTo avcfl'e voluto parlare di fua maglie . Il 
tallo di quefto Apollolo prova baflevolmente il con- 
trario ; ìmperoCi he dice in molti luoghi , che vorreb- 
be che tutti follerò come lui ; e parlando alle vedo- 
ve ed alle zitelle, ^oggiun^e che è bene che dimo- 
rino e^Te in quello flato , come vi dimora egli me- 
dedmo ' Cor.cj. i;.8. ) , Ora non avrebbe parlato a 
quel modo , fe avefle avuta moglie . 

Sopra S, Dionigi Areopagita , dice Erafmo , che 
l'Autore che ne' libri della Gerarchia Eccle'laflica de- 
fcrive molto diffufamente le antiche pratiche della 
Chiefa , pare a' dotti uomini di molto polleriore all' 
Areopagita * ed in quefto decide la Facoltà , che lì 
deggiono chiamar temerarj , ed amatori delle novità > 
piuttofto che dotti uomini , quelli , che credono che 
S. Dionigi TAreopagita non lìa l'Autore de'libri della 
Gerarchia ; il che prova efiTa col fettìmo Concilio Ge- 
nerale , che chiama Dionigi il Grande colui , che ha 
comporta qucil' opera . Tal era allora U fentimento 
della Facoltà ; ma oggidì che fi pefa colla bilancia 
della critica , fi è fuperata quella prevenzione . Cer- 
ta cofa è 5 che quei libri , fconofciuti a tutta Tanti- 
chità , non furono per la prima volta citati 9 che 
liell'aano 532. dagli eretici Severiani in una confe- 
renza che ebbero co' Vefcdvi Cattolici in Coflantino- 
poli nel palazzo dell'Imperatore Giulliniano ; e che nè 
Eufebio , nè S. Girolamo ne fecero menzione alcu- 
na ; e tutti gli antichi , che parlano di San Dionigi 
Areopagita , non fanno parola delle fue opere . Si di- 
moerà che i libri a lui attribuiti fono dei quinto fe- 
colo , e che folamente nel principio del fello fecolo 
acquiflaiono molta autorità « 



Digitized by 



At9. ilo. Ci 527- LIBRO GXXXf . if 5 
Sjppra la Teologia fcolai^ica fi trovano cinque 
proporzioni cenfurate •( Era/m. prafau in S.HiUr» ) ^ 
nelle quali dice Erafmo , che quefb /Teologia è un^ 

arte , che tratta di cofe umane p«uttofto che divine; 
che venne corrotta da' Dottori fcolaftici , facendola 
fenrìre alle loro paflTióni ; che tolfe efìfa la femplicità 
degli ftudj , che noa Ci può riconofcerla per altro che 
per la cognizione delle lingue ; che s'inventò un nuo- 
vo modo di parlare delle cofe divine > c^p |^cic|i più 
remore nel mondo » che un temgj^^non écci($ 
rAriaAiQiM \ che non fi danneranno più le perfone 
per ignorare Te lo Spirito S. » procedendo dal ]Padri^ 
e dal' Figliuolo s abbia uno o due p'-incip; ; quel che 
^ditliogue il Padre dal Figliuolo ; qual dti^erenza vi fià 
tra il modo , nel quale i( Figliuolo procede dal Padre 
e quello nel quale procede lo Spirito S. ; ed altre 
cole condannate dalla Facoltà come temerarie , rile- 
vando molto quefta Teologia fcoladica , non potea- 
dofl negare , che non ila fiata dep^e^Ta da^ Erafmo in 
mplti luoghi delle fue opere • 
,^ ^ LXXV. Dopo la condufione di quiefta cenfurà 
fatta dal Collegio di Sorbona il fedicefin^o giorno di 
X)icembre' 1527. vi fece la Facoltà un' addizione fi 
alcune propoilzioni ^ cb^erano ftate aggiunte, in fine^'^ 
nelPedizione cbe fé ne fece» per negUgensa del Se* 
gretario {lyAr^entfi incoiLjudie^de nov. trror^tóm ^l 
fag.iy^.&fiq^).Due ve ne fono fopra la mifericor- 
dia di Dio , dove Erafmo è accufato di dire che quel- 
li , che confidano ne' loro meriti, e nelle opere 9 H 
efpongono a molti mali ; e quando il Re Profeta di- 
ce : Sciita bona voluntatis tux coronafii nos ( Pfah 5» 
P*^%*).9 <^he Dio ci ha ricoperti collo feudo della fui 
.buona vQlontà > efclude la fiducia ne' meriti ; cofa 
conforme alPerefia di Lutero • fe fi tratti di, una fi^ 
dacia umile» fi pia» la quale è utile » ed. anche ne* 
C^aria per giungere all^eterna vita • La feguence prò- 

^ " ' N 2 



1^5 STORIA ECCLESIASTICA . / 
poGzione è intorno al celibato de' Sacerdoti vdi' cui 
fi è parlato più fopra ; e le ultime tratté dalla fittela^ 
telone di Erafmo foj^ra le opere di S.IU^oi ^^Ipelil^ ' 
ónch'efle «ila Teologia fcòlafitl^ i ife^ Hice l'Autore^ 
che quéi 'Santo Hcoiìobbe qt^àsto'^ éni periéòlofo • a 
{^affaire delfe {^óTe incbmprehfibili , e di giudi'etffiinit 
«iu^llè , che fono fuperiori al noftro intendimento ; 
che ìa pace , e l'unanimità , che lono il capitale della 
Dollra Keli-ione , conMfloio nel delìnire pochiiVìme 
cofe : e laj'cinr che ciaicuno ne dia qual giudizio più 
gli piace ; che h vera Teologia altro non è 9 che un 
definire, quel eh' è nella Scrittura S. ; che vi è un 
gran numero di queftioni, che fi deggiono rrmettere 




jprof oCvdòtà Còbo qualli^è ^itè queìle cW d ft^lÉ 

LXXVI. Avendo Erafmo qualche tempo prima 
•avuta notizia , che la Facoltà di Teologia di Parigi 
eliminava alcune propofizioni tratte daMuoi libri, e 
che di gii fe n'erano condannate alcune ^ fcrilTe aL 
Parlamento di Parigi una lettera , in data del quat- 
tordicefimo giorao di Novembre di quell'anno 1527,, ... 
dolendofì del procedere del Sindaco Natale .Mft^^ 
pregando la Corte d'ìnfferporré la fua autoriti » ond* 
«rr^are Pimprefa di quei Pottore ; non che temefle^ 
dice egli , il giudizio della Facoltà di Parigi , quale- 
egli onorava , o che diffidaife' della Tua dottrina ; ma 
perchè il Eeda aveva ballevolmente dato a conofcere 
colla fua condotta, quanto foife trafportato , e pre- 
venuto ; che fi era formato un gran partito nella Fa- 
coltà ; e che gli altri Dottori , che non erano del 
fuo parere, dovevano corretti foggetturvifi , per ti- , 
more di farli odiofl 9 o di elTer perfeguitati , poiché 

#P^caa QUO Voleva aprì» la bocca in (ua difcft » ckt 



ùiyiiized by Google 



ANf. di S.C. t5l?. LIBRO CXXXr. i#7 
Vtnm rin&tcìato cU cfler peggiore di tm JLiicerano Ì 
che ve n*enno anco» di quelli, che non siFendoco^ 
^nislone delle belle kpejre 9 non potevano intender» 
I Tuoi fcrltti ; e che finalmente t pià integerrimi $ ed 
a più dotti potevano re(fatr ingannaci dal modo , eot^^ 
quale fi procedeva in quella cenfura • po/chè fi pre- 
fentavano propofizioni tronche, che feparatc da quel 
che precede , o che fegue ad effe , hanno un cattiva 
' fenfo , laddove ne hanno un buono , legate che fiena 
infieine . Non fi fa come quefta lettera folTe Hata ri- 
cevuta dal Parlamento 5 nè qual effetto aveife pro« 
dotto . Cent co&'è » che la cenfuia fu fatu cQmé 
fi è riferito . 

LXXVfli I Aioi nemici molto, (e ne prevelfer^ 
H colfero l'opportunità di calunniarlo Ma, iifcoltiamo 
in queièo proposto il fentimento: di un celebre Aja,* 
tore moderno » che ha giuflifìcato Erafmo contro que* 
ile cenfure [^Apologie ou juftijìcation par Mar foli et 
tn, lyij, pag, 190. MarfoL ApoL deErafm, ] : Quanto 
alle cenfure delia Facoltà dì Teologia , dice egli , (i 
la il rilpetto dovuto alle celebri , e dotie compagnie 
che le hanno fatte: ma non Ci crederà di mancarvi» 
qualor il dirà che i Re , ì t^api , i Principi , i Car« 
liiTìali » i Vefcovi> e tutti i grandi uomini della Chiefii 
Cattolica y fecero di quello Autqre el<^ tali , ché 
|K)irono con trapefare quelle cenfuré > e diminuire 1^ lai« 
predone che poteffero fare nell'animo de* più preve» 
nati • Dall' alti« canto non (1 pretende già che £ra« 
fmo non fiafì Ingannato mai , e che niente vi Ha a 
ridire o per le cofe , o per il modo di fcriverle , nel 
prodigiofo n i mero di opere da lui Compolle ; non lo 
pretele egli medefimo . Ma fe in qualciie punto fi è 
allontanato da' fentimenti ricevuti ^ ha si bene pen« 
fato » e fcritto tanto eccellentemente fopra un*iniinit4i 
idi altri punti, che tutte le cenfure » che Ci tòno pj« 
0ate fiure j 0011 leccio a # non j^trànno mai fa|# |)tfU) 



i^S STORTA ECCIESIASTICA • 
avvenire , che non fia confiderato come uno de' più 
dotti , e de*più grandi uon:iini che Dio abbia dati alla 
•luì Chiefa ( Duptn. hibL des Aut. lEcclef, tom. 14. in 4, 
/?.77. doYìt l^hi'Jl^d^Eraftn.^'A che fece che un tempo il 
Cardinal Ximenes diccfle ad uno de' Cenfori di Era- 
froo : o fate meglio, o lafciate fare quegli , a' quali 
Dio ne ha dato il talento . 

Non fi pretende dunque , che Erafmo folTe irre- 
prenfìbilc ( chi potrebbe vantarli di elferlo ) : ma fi 
crede di poter dire , che al fuo tempo era lecito di 
difputare intorno a moke cofe , delle quali non è 
più permeflò il dubitarne , dappoiché il < oncilio di 
Trento ha terminati i nofiri fentimenti 9 e fìabilita la 
nofira credenza . 11 tempo di Erafmo fentiva ancora 
molto di quei tenebrofi fecoli , che avevano intro- 
dotte tante novità fra il popolo . Poca cognizione il 
aveva dell'antichità : tutto quello , di che non fi éik 
fentito parlare due , o tre fecoli prima , pafìava per 
nuovo , per fofpetto , per cenfurabile . Bafiava che l'ufo 
autorizzafle alcuna cofa abufiva , o non abufiva , non 
fi poteva comportare che fe ne parlalfe contro , tra 
tanta gente prevenuta : potevano eflervi alcuni dotti, 
che vedefTero più chiaro degli altri , ma non forma- 
vano il maggior numero , e nelle occafioni , delle 
quali fi tratta , è il numero quel che decide , non (i 
pefano più i voti, fi contano. E' certo, che alcune 
di quelle cenfure andarono più oltre del Concilio di 
Trento , e con facilità fi potrebbe dimofirare , che un 
gran nunpero de' più dotti , e de' più Cattolici del 
tempo di Erafmo , foro fiati del fuo fentimento an- 
che in molti di qtìegli articoli , che gli vennero cen- 
furati . Si ha una prova della fommiflìone di Lrafmo 
alla Chiefa rella lettera da lui fcritta al fuo amico 
Bilibaldo di Bafilea in quefi'anno 1527. Non è da ma- 
ravigliarfi , dice egli, fe io mi attengo alla interpre- 
tazione della Chiefa p quando fi txacu di fpiegare Is 



Digitized by Google 



AN» di G. C. 1527- tIBRO CXXXI. 1^9 
S. Scritturi , poiché* è V éutotkk Tua i che mi h ri^ 
tènere la Scrittura S» » e tkè *iathì difpone t crederai * ' 
E queflo è quello che avm detto S. Agòfltuo ft^nti 
di lui . !*7on v'ha nulla » fegiffta' egli , a cui mi fog- 
getti più volentieri ^ e più ficuramente ^ quanto 
, giud'Zj 5 che fono fuori di ogni dubbio della Chiefa * 
La Tua fola autorità può metter fine alle difcordie > 
tìé mai fi - di&uirebbe cofa. alcuna per difoerQ^ o per ' 
difpute . ' 

LXXV'rr. L'altro capo di acéufa , che tentavafi 
per tetkdet fofpetto Erafmo , era Tonerta fua cMkiOtta 
da lui praticata cogli £retici-é' Gli fi attribuitra a COU 

k Hiina » che moArara fifr egli dellA loro'emdi- . 
sione la corrifpondenaà ^ éhe -teiievft recp loro in* 
tornò ad alcune naaterie fcientificfae ^-e le foderate 
maniere , e la dolcezza , chfe ercrteva eflerc foli 
liiezzi per ricondurgli alla comunione della Chiefa • 
E' vero che Erafmo nudriva quefli lentiinenti ; ma 
tion fi può dunque appreziar le perione , lenza 
provare i loro errori ? Quello dotto uomo uso con- 
venienza cogli erètici , fìnchi dimò che colla dolcea<«- 
^St poteffe farli ravvedere : ma conòfciuta quefìa via 
pèr Inutile » più non li risparmiò yed dichiarò ape!^ 
tamente contro di bfo ^ ed appunto di xiò^ fi con- 
gratulò Ceco lo (leflb rmperatpr Carlo V. là una l^c* 
tera^che quel Principe gli (mtl^ U tredicèfìmo giof« 
no di Dicembre 1527. nel tciilpo- floedefiniO che fi 
cenfuravano le Aie opere nella Sorbona {Inter epifioL 
Erafmi ep .^i^.) * Lo ringrazia che gli abbia fatto fa- 
pere che i progrelfi delPerelia di Lutero anda/ano de- 
clinando, dichiara che non folo egli Imperatore, ma ^ 
che tutta la Repubblica Crilliana avevagU incero ob« 
bligo di un sì gran bene , e Raggiunge in teraìini 
efpreflj^ che fece dafe folo in quelli- dccanone quel* 
lò » che gli Imperatori >'i Sottimì t*ontefici ^ i PHii« 
fipi i le Vtiìvtt&tìi I e tutti i piii dotti uomini dèi ùiù 

N 4 

Digitized by Google 



200 STORIA ECCLESIASTICA . 
tempo non avevano potuto fare . Che Ci ha acqiiiflata 
per tal modo una gloria immortale preflb Dio , e prc/To 
gli uomini . Si rallegra poi ieco de* Tuoi felici avve- 
nimenti ; lo eforta a continuare quel che aveva in- 
cominciato con sì buona fortuna , e io alTicura , che 

10 feconderà a fuo potere in quella fanta imprela . 
Baila queffo pafTo per reprimere tutti coloro , che ac- 
cufarono Erafmo di aver favorito Lutero , e fe uno 
più efpreflb fe ne defidera , fi oHervino quelle parole 
tratte dalla lettera , ch'egli fcrive ad un Medico. Que- 
fio nuovo Vangelo , dice egli , produce una nuova 
ibrta di genti ollinate , impudenti , ipocrite , maldi- 
centi , bugiarde , ingannatrici , che non fi accordano 
infiemc , incomode altrui 5 fediziofe , furiofe , gavil* 
lofe t che mi difpiacciono tanto , che fe io fapeflì una 
Città , dove non ve ne foflero , ivi io farei il mio 
Soggiorno . Quello ritratto non è già di un uomo 
amico de' Luterani, e de' Zuingliani . 

LXXIX. A guidicarne dalle apparenze, Erafmo 
aveva ragione di dire all'Imperatore, che i progredì 
del nuovo Vangelo erano fui declinare , per gli difpa- 
reri infortì fra i capi intorno all'Eucariftia , infegnan- 
do Lutero , che la follanza del pane dimorava col 
Corpo di Gesù Crifto, e Zuinglio al contrario non fo- 
iìcnendovi altro che il fegno e la figura . Lutero non 
trovava niente di più ardito , nè di più empio , che 

11 negare il fenfo letterale (Z/^.iS- ^. & 29. 3. 213. dr* 
31. 59.^.2011. &c. ) ; e non trovava Zuinglio niente 
di più aflùrdo , nè di più goflb , che il leguitarlo . 
Erafmo , quale elfi volevano guadagnare , diceva loro 
con tutti i Cattolici : Voi ci appellate tutti alla pura 
parola di Dio , e vi credete di cflèrne i veri interpre- 
ti , accordatevi dunque tra voi prima di voler dare la. 
legge al mondo . Per quanto cercaffero di diflìmulare, 
riufciva loro di vergogna il non poter accordarfì : e 
nel loro interno penlarono tutti a quel che Calvino 



Diqi'izC'l hy Google 



/ 

ÀH. di C. 1 5 a S« LIBRO GXXXL 201 
icri^Te un, giorno a Meiaatone , che era Tuo amica 
(Calvini ep* ad Meiarjcbtétt^-p»4i^*) : £' cofa di gran- 
de jmpoitaoza , diceva egli » jdie non peflì iecoli 
arvenìre niun. ibfpetto delle diftordie » che . ibno tni *^ 
noi , poiché .è. ùtto ridicolo guanto mai dir fi poflàj^ 
' che dopo eifirrct dipartiti da tutto il mondo 9 ci ac« 
cordiamo così poco fra noi fui principio delia nodra 
riforma • 

LXXX. Filippo Langravio di Aflìa , zclantiffimo 
per il nuovo Vangelo , aveva preved^uto quefto difor- 
dine , e ne' primi anni delle difiereuze aveva procu« 
\ x^to- di accomodarle 9 tolto che Tide il partito ailgt 
V force , e dall'altro canto m^iacclato dall'Imperatore» 
e da' Pri^cip4 Cattolici , Ferdinando 9 V £l^ttore di 
Brandebnig, Onglièlmo, e -Luigi di Baviera j PElet- ^ ^ 
tor di Magonsa , ed altri 9 cominciò a. formare dife» 
gni di lega {Shid. 1.6. p.i%2. MeìancbtM.^* 

ep.jo.Cocbì. de aéi. & fcript. Lutb. ad ann.s$i?l» ^.183. 
& feq. Rayn. ad an,i^i%. n.i\2. ) . li motivo di quefla 
imprefa fu la ficurezza , che diede al Langravio , ed 
airjtlettore di Saflbnia Octone Pack , Vicecancellicre 
del Duca Giorgio , ed infignc furbo , che i Principi 
Caccolici fi ^ano collegati iniieme per opjjjrimere i 

V due Principi , e la religione > producendo una copi» 
di quella lega £ibbricata da lui fieOò pròmettendó 
di farne vedere l'4>riginale • Andarono ben tofio int 
obbiio le maffime» che Lutero aveva date per fonda* 
mento della fua riferma > di non' cercar mai di fofie* 
nerfi coli' armi . Col pretefta di quedo trattato fm- 
maginario tra i Principi Cattolici , il Langravio , e , 
r Elettor di SafTonia fecero leva di truppe , fcrilfero 
per tutto , fecero manifefti , e fi dolfero apertamente. 
Quello forprefe tanto i Principi , che non avevano 

^avuta la menoma idea di quella l^a , che riulcì loro " 
facil cofa il giunifìcarfi . Il Langravio ne mandò la 
«opia al Oiica Giorgio di Saifonia fuo fuocero 9 che 



202 STORIA EGCLESIAStrCA . 
lo {limolò a dichiarargliene T Autore , che altrimenti 
avrebbe creduto che aveffe egli medefimo inventata 
quella furberia per fufcitar turbolenze nell'Alemagna. 
Non avendo il Pack potuto moftrare Torlginale fecon- 
do la fua promefla ; fu accomodato l'affare colla fco- 
perta dell' impoftore ; fi convìnfe il falfario > fu ab- 
bandonato dal Langravio , e dopo effere andato er- 
rando per qualche tempo in paefi ftranicri j fu punito 
colla morte in Anverfa . 

LXXXI. Ma quantunque i Principi ed i Vefcovi 
di Alemagna provafTero in modo convincente , che 
quella lega era immaginaria , e che non vi avevano 
mai penfato , e che folTero pienamente giuftificati dalla 
dichiarazione del Pack , il Langravio non fu contento 
di qucfìe ragioni , volle gran fomme di danaro , che 
alcuni V^efcovi furono corretti a dargli ( Cocbl, ibid. 
^it fiip,p,i%'y, Slcid, L6\ p,i%^,) , per reintegrarlo di 
un armamento che egli medefimo confeffava efier fta* 
to fatto l'opra falfe relazioni * Ciò all' Arcivefcovo di 
Magonza coftò quarantamila feudi d* oro 9 altrettanti 
al Vefcovo di Mirtzburg , e ventimila a quello di 
Bamberga . Per quanto fodero innocenti quclH Prela- 
ti , amarono meglio comprar la pace in quello mo- 
do, che avere a foftenere una guerra ingiufta : tanto 
più che l'Imperatore era tuttavia in Jfpagna > che U 
lega di Svevia non poteva dar loro così pronto foc- 
corfo , e che la maggior parte de' loro fudditi ^rano 
già infetti di Luteranifmo . Con danaro prefervarono 
i loro Stati da'difordini , che fempre vengono dietro 
alle guerre > in particolare quando fi tratta di religio- 
ne : mantennero il ripofo a' loro fudditi > e falvarono 
l'Alemagnà da molte turbolenze , che farebbero Hate 
violente , fotto lo fpeciofo pretefto di mantenere là 
purità del Vangelo , di che i Luterani iì vantavana 
da per tutto . 



AN, di Q. G. 1528. LIBRO GXXXT. 203 
'LXXX2T. Mclancone , cke boq approvava la 
condotta ((iel Langravio , non trovava altta ivia di Cca* 
larlo 5 fé non col dire eh' egli non volm fair cqoQì^ 
fcere di effeté ftato ingannato > éà aliegafm perunicit 
ragionò , che avteva opéi^to per nna: caiUisi * vergogni 

. (Miléncb. iti. 4« ep.70. Uh. 3 . epift. utf. d«^'y/^7Q*72> * 
Ma aveva altri penfreri molto più cravaglioÀ • Si era 
vantato nel partito , che fi diftruggei'cbbe il Papato 
fcnza far la guerra , e fenza Iparger fangue . Prima 
che accadefìe quefto tumulto del Langravio , ed ua 
poco dopo la rivoluzione de* Paefani , aveva fcritto 
Melantone a quedo medefimo Langràvio , ch'era me* 
glio foffrir ttttto » pinccoOo che armare per la cauj^a 
dei Vangelo 9 tattavolta fì vedeva che quelli » :chc 
àvevano Atto tanto ! pacifici 9 erano »i prioii a. pren)^ 
der Panni fc^ra una Alfa relaa^pne »• come, lo t^ny 
fofiàva Meianfeone\ Per quefto foggiungj^ .egli 5 
.quando confiderà di quale fdmdalo fari impuuta l|r 
bnbna caufa , ne rimane quafi opprefTo dalla pena > 
Non era Lutero dello fteiTo parere : poiché quantun- 
que gli Autori Proteftanti conveniffero » che quella 
prctefa lega de' Principi Cattolici non fofle altro che 
«n'illufione , Lutero volle credere che fofle vera, fcrif- 
fe molte lettere, e molti libelli , ne' qu.^i d r<;g^enò, 
contro il Duca Giorgio di SafToniai ( hfi^^Hfgf^i^fyfi,^ 
David CbfU* in Sa>ton. ad 4if«i52S«:^<|ja*jl9 e glunfé, 
dire t che era egli un passo, ffillì^ìill^ > 
•ilffOgliòfo Moab che > intraprendeva Ifél)^^ cqfe fu* 
p«jori alle fue forse , aggiungendo , ch^, pt^eréj^ 
Dio scontro di ini *, e poi avvertirebbe i . Prìncipi ch^ 

^ eflerminaifero fiffatta gente , che voleva vedere tutta 
PAlemagna immerfa nel fangue , vale a dire che per 
timore di vederla in così miierabile (iato , dovevano 
mettervela i Luterani , e cominciare ad efterminare 
i Principi , che fi opponevano a' loro difegni . Quello. 

^iotgiQ x>ttca di ^ébt^ ara unto ^uario a' Ia^, 



204 • ■ -sToKiA tcctnusricA . ^ 

terani , qttanto era loro favorevole il Tuo congiunta 
l'Elettor di Saffonìa ; ed è per quefta ragione che ò 
$ì maltrattato da Lutero . Si vede quel che ne dice 
IlelU Ietterà da loi Scritta a Wenceslao Lineo Apo* 
ftata dell'Ordine di S. Agùfììho ^ da lui chiamato Tuo 
fineello, t fervo di Gesù Ctìùo pi^ Vangelo (^Luther* 
ìH ép> ad VencssL LynCù'm tom -j. & ap. Cbstr^ in Sax0ji^ 

£' i^tteita lettera in iitk del.itteCt di>lStagno la Do* 
menica dopo S« Barnafia*' 

LXXXIII. Nel principio di qUètf*ànno fi tennd 

la celebre , e ad un tratto fcandaiora conferenza di 
Berna » ch'era ftata indicata con la lettera circolare di 
quel Cantone 9 il giorno diciafTettefimo di Dicem- 
bre 1527. (^Sleid, in comm. l.6»p» 183. Jup* «.57. ) . JX 
Coclea j ch'era in quel tempo a Magonaa 5 preve;^én«> 
do il torco i^figne che flava per riceverne ia Catto- 
fica ReligtooO i lìe fcriffe a' Bernefi , efortandogii ad 
làftt^tìgyM^ di JXQ(C0clfl0 deaS.& feripu 

latb.0nji^iZ>phJÌÌ.^yn* adann^t^^Z^n.iZ*) ^ ali* 
aucorità della Chiefii 9 «Ut S« Sede Apoflolica » tà agla 
editti degli Imperatori , per notit invocare in dubbio^ 
con una fciaurata difputa gli articoli della noftra fe- 
de ricevuti ed approvati da tanti fecoli • Indile par- 
ticolarmente fopra il moda, col quale fi doveva de- 
liberare in quella conferenza , avendoli da rigettarci 
Ogni' tradizione » e tutto >ci^ che ìnfegnarono i DQtfi ', 
; tori della GUefii ^ .per attcnerfi a' foli pa(& della SciJt>^ 
tura del vecdio e àé, wamo XcHamento . Perchè qne« 
fii Scriniira j dke Coeleo s è una cofa inaoimau» chat 
Itoli paa parlare 9 nè giodicaro fola » ^lul deMue par*;^ 
tlll lie ha la Vera imelltgenza,^he non può foUevarfi:.. 
contro quelli, che le ufano violenza 9 e che danno tm^ 
fcnfo pcrvcrfa e corrotto alle fue parole . La legge, 
divina , feguita egli , non ha elTa llabilito , che incon* 

tuodovig q^uakhe 4ubÌM0 ^ g^go&Q stl So»9q . 



uiyiii^ed by 



AN. di G. C. I52S. LIBRO CXXXL 20J 
cerc^Qte 5 che fi debba foggettarfi al Aia giudfzio 5 
che iì punlfcano con la morte i difubbidienrì? 

LXXXIV. Ma il Cantone di Berna non ebbo 
tigoardo yerano alle nmo<lranie degli altri Cantoni 
Cattolici , nè agli, awifi del Coeleo , e cominciò la 
conferensa nel deftinato giorno» che fa ilfettioio di 
Oennajo di qiieft'anno 1528*. Durò eifa fino al ven« 
tefimol'efto dello ftelTo mefe , e vi fi videro arrivare 
in calca i Deputati de' Cantoni di Bafilea , di Scaffu* 
fa 9 di Zurich , e di Appenfel , quelli di S. Gallo e di 
Multiaufen , de' Grigioni , e delle Città Imperiali , di 
Strasburg , di Ulm , di Ausburg , di Lindav , di Co* 
ilanaa , e d'ifaa . Niun Vefcovo volle intervenirvi nè 
perfon a Intente nè per via di Deputati . Un Religiofo 
iVgoftiniano chiamato Corrado Tregrarìo $ dimando che 
iofle gran r^igogna delia Chteik che non comparifTe 
Temn Cattolico a qudla conferensa » ri andò per di* 
ftndere la Religione • Ma. quandùnque Sricaero » e lo- 
ro compatriota in confeguensa , vi fu maiilfimo rice- 
vuto, e fu coftretto a ritirarfi ( S/eid.utfufr. CocbL 
loco fup- cit, Melchior Adam in vita Halicri ) . Così ri- 
trovandofi gli eretici padroni , non ebbero difficoltà 
di decidere in proprio loro favore . Cominciando l'azio« 
Ae i Teologi del cantone di Berna , ed erano /Ffan* 
xefco Kolbò 9 e Bertoldo Hailero , Imp^ì^^ I^olam» 
*g9AìO , Bucero » Capitone » Blaurero , e molti altri^v 
&igramentarj foflennero quel che gli altri- aveimio 
avansato : e totta la difputa. versò intomo all'Elica* 
fiilia • Volle Corrado Treg^rio difendere la dottrina 
•de* Cattolici 5 ma tòfto gli venne impòfto fflenaió » ^ 
fotto pretefto che fi ferviva egli di altre prove , fuor- 
ché quelle delia Scrittura Santa . Si fece chiamare 
Andrea Altamero , che aveva fcritto per la prefenza 
^cl Corpo di Gesù Grillo nell'Eucariftia , e la difefo 
in nome do' Luterani» e de' Cattolici « . 

■ * 

1 • ... 

y 



to6 STORTA ECCtESTASTIGA . 

LXXXV. Zuinglio fece un lungo difcorfo fopra 
la cena y per ifpiegare ) e ftabilire la Tua opinione , 
pcUa quale tuttavia non poterono affatto convenirli 
neirAffemblea , come confeffa il Bucero . Furono ap - 
provati con tutto ciò i dieci articoli , ed in confe- 
guenea i Magiftrati di Berna , e di alcune altre Gi'tà 
proibirono che in avvenire ( Sleid.ut fap^pag. 184. 
CocbL p. 1^0. ) fi rivolgeffe a' Vefcovi , ed abolirono 
per tutto il loro territorio la Melfa , e le orazioni 
per i morti , lo flato monadico , e le altre pratiche e 
ceremonie della Ghiefa Cattolica . Quelli di CoTtanza 
che avevano già cominciato ad approvare in parte il 
nuovo Vangelo , feguirono l' efempio del Cantone di 
Berna 5 ed abolirono ancor cfìi le immagini , gli alta- 
ri , e le ceremonie della Meffa , infligati da Ambro- 
gio Blaurcro, Religiofo apoftata dell'Abazia di Alber* 
fpach , vicinò a Wittemberg , il quale pervertito nell* 
anno 1523. dagli fcritti di Lutero , aveva abbandona- 
to il chioftro per ritornare prelfo a Tuoi parenti , do- 
ve reftò per qualche tempo Crujlus in Annal, Svev, 
Melchior Adam invita Ccrman, Theolog*). Cercò l'Aba- 
te del fuo monaflero di obbligarlo a reftituirvifi ^ ma 
il Blaurero pretendeva di non rientrarvi fe non a cer- 
te condizioni , che non gli furono accordate . In fe- 
guito divenne apoflata , e predicò gli errori di Lute- 
ro in Coftanza ^ dove fi era ricovrato ; di là pafsò a 
Berna ^-ed intervenne alla conferenza con Zuinglio , 
c congli altri . Calvino diede grandi lodi nelle fue let- 
tere a queflo apoftata . 

LXXXVL I Bernefi fi diedero il penfiero di 
notare in lettere d'oro fopra una colonna il giorno > 
e l'anno dell' abolizione della Religion Cattolica nel 
loro Cantone , per ferbare alla pofterità una memoria 
eterna : e rinunziarono nel tempo fteffo all'alleanza y 
che avevano fatta col Re di Francia j llimandotl inde- 
gni di trattar V armi foito gli ordini di un He Cri- 



Digitized by (google 



I 



AN. di G.a s UBRO GXXXL 207 
fii'aniififso , dopo aver efli rinunziato alla yen Reli^ 
glone • Noti l'I Codeo ( Cechi, AeaS\ & fcript: tdttber^ 
an.liiS.p.i^o, Rain. adan.i^zS. ».t9 2z.) , che dopo 
avere approvati i dieci articoli , flabilirono una nuo- 
va riforma , nella quale ordinarono 1 . Che fi accec- 
talfero quefti dieci articoli . 2. Che tutti i loro fud- 
diti non ubbidifl'ero a veruno de' quattro Vefcovi ne* 
gli affari Ecclefiallici , come ne' matrimonj, nelle; fco« 
muniche , nelle afloluzioni , nel ricevimento della San- 
ta Grcfima 5 nelle offerte , e nelle decime • 3»Bifpen- 
farono i Decani, i PaAori 3 1 Predicatori , e tutti ;£Ìj 
altri Miniari dal giuraiaènto predato 9^V^ùxMìp&^ 
dinarOQQ a tutti i loro fudditl di abolire Ù lÀteda ^ 
Altari Aclle Chiefe « e di royéfeiare le immàgini in 
ti^tto il Territorio , come fi era fatto a Berna , ed 
anche le efequie de' morti , e le orazioni per effi , la 
confagrazione de' Tempj , gli ornamenti Sacerdotali , 
C l'abito Religiofo , i giorni di digiuno , e le Ielle 
de' Santi . 5. Fermi fero a' Preti , a' RcligJofi , ed alio 
tleligiofe di maritarfi . Finalmente per dare nna prò* 
va dell'incertezza della loro fede, e della nuova Re* 
ligione 9 die abbracciavano , ebbero a dichiaiare che 

10 ficevano con ,^(^^ cotf^lsb^^^ , di poter .aàmen* 
tare , o diminuire , ^tM/K^ptifCero qualche coft di ; 
meglio ; V Echio CcxmtlÀi;^ édpi^égÉW tiflBer- ^ 
na , e il Oocleo contro la ^ttàff -rtfi*^ 

>^11 primo , oltre a* dieci articoli , iiè riferifce ancora 
venticinque erronei ricevuti nella difputa , dieci con» 
traddittorj , e quindici paffi della Scrittura S. falfifìcati 

11 fecondo , articolo per articolo rifponde atutt'icapi 
della nuov'a riforma ; e molto più fi diffonde fopra 
quello fpetuntf al matrimonio de' Monaci ^ e .delle 
^eligiofe , 

i«XXXVII. Informato luterò de* p^ogreiQ che 
2iimglio ed Ecolampadio facevano negli Svizzeri jdo- 
ISJ^ loip partito fi andava fortificando, di giorno ia 



Digitized by Google 



2o8 / STORIA ECCLESIASTICA . 
giorno, fcrlffe in queft*anno un libro contro \\\no c 
l'altro , intitolato : La confejftone di La f^ro z'itonio alla 
Cena di Gesù Cri fio {Cocbl. ìb . ut fup. p.igi.^ . Vi di- 
chiara il Tuo femimento fopra moiri articoli di f<.'de , 
c tratta i Tuoi avverfarj conje fchiavi di > it.inaiTo ; ma 
quelli non tardarono a rilpondergb*, Meiu rcr/.a frante 
di quefl' opera fa Lutero )a Tua proft-^uine di feie , 
che vuole, che fi confideri come tellmicnto , 

e la fua ultima volontà . Qui è ^ nega aiTolura- 
mente il libero arbitrio, e dove i> le vjpì ie, le 
iVIeiTe 9 gli anniverfarj per i defunti , che chiima egli 
ia bottega del Demonio ; 1' iiì vocazione de' Santi > 
i'eftrema Unzione, il Matrimonio , e l'Ordine , come 
Sagramcnti . In fomma vi dichiara , che per qianto 
fia {lato peccatore in fua gioventù, le maggiori olFe- 
fe, che abbia commelTe contro Dio , furono quelle di 
cfTerc (lato Religiofo , e di aver celetjrata la Meffa per 
jpiLi di quindici anni . Gompofe ancora un altro libro 
in Alemanno della Comunione fotto le due fpezie , 
che fu confutato dal Coeleo (^Cocbi. ibid p.iyÈì • 

Qualche tempo prima Lutero parimente aveva 
fcritto in Alemanno contro gli Anabattirti , perchè 
vedevafì biafimato da molti , che gli rinfacciavano di 
eflere 1* Autore di quelle diverfe fette ( Ulemberg. in 
vita & gefiisLiitb. cap,i^,Rayn, ad an. 1528. «.28.), nel 
medefimo tempo che fi doleva che fi punifiero tanto 
crudelmente quei difgraziati , che farebbero pur trop* 
po , dicevano effi , gafh'gati nell'Inferno . Quel che 
vi ha di ofl'ervabile in quella opera di Lutero fi è , 
che efaminando la prima propolìzione degli Anabatti- 
fli , con la quale rigettano il battefimo de' piccioli 
fanciulli , per non aver niente di comune con la Chie- 
fa Cattolica , Lutero prova , che per la ftelfa ragione 
bifognercbbe rigettare la Scrittura S. , e molte altre 
eccellenti cofe : ed ivi è dove efalta lauChiefa Ro- 
mana , ed il Sommo Pontificata contro il fuo coftu- 

/ de. 



AN. di «.C^ LT3RO CKXXU 20^ 
me 9 confeiTàndor che rinchiude an gran numera it 
buone cofe, che non (i hanno a rigettare per Todi» 

che fi porta al Papa. Da ella , dice egli > abbiamo 
ricevuta la vera Scrittura , il vero Battefimo , il ve- 
ro Sagram^nto dell'Altare , la vera Facoltà delle chia- 
vi per rimettere i peccati , il vero Oifizio della pr*- 
cUcasione^ il vero Catechiimo , come 1' Orazion Do* 
menlcale , i dieci Comandamenti , e gli articoli della 
fede^^. Tale era la difuguagltans^ di Lutero ne' iuoi 
fcrttti* Spende le reftanti opere a confutare gli Ana« 
battifti ». quantunque talvolta prenda a gmftificarli * \v 
LXXXVIIf. Quedi Anabattifti aumentavano di 
giorno in giorno tra gli Svizzevi » ed il Magidrato di 
Zurich V edeiìJoli iemprc più ollinati neMoro' fenti- 
menti , fece alcuni eiicti feveriilìmi contro di eiTì , 
molti ne fece imprigionare, bandi i meno colpevoli , 
c fece morire quelli , che furono convinti di eccitare 
la rivoluzione ( Mesboviusbi]L Anabapt. /. ^. Riyn» ad. 
/r^. 152.8. «.76.); per modo eh» furono coftretti a ri- 
<irar(ì nel Bailaggio di ^nningen » ed a fpargerfì in 
▼arj luoghi tra gli Svisxeri > dove cagionarono molte, 
turbolenze • I principali autori di quefti difordint era*^ 
no Giorgio Blauroch , Còrrado Grebelio , e Felice 
IVIanzio . Aveva il primo uno fpirita fediziofo , che 
come il Muncer h prometteva un Regno chimerico 
con la dirtruzione delle Pot«nze . La Tua empietà giun- 
geva a fegno di applicare a fé medefimo quel che (1 
dice di Gesù Grido nella Scrittura , ed a chiamarli il 
>irtauratore del Tuo batcefìmo ^ ed il pane di Dio • Il 
Crebelio e il Manzio predicavano parimente contro t 
2VIagidrai$ , e tontro le potónse che volevano eifi abo-* ' 
lire ; proibivano il pagare ^i tributi , e pretendevano^ 
che tutti i beni foflero comuni . V era una quantità 
Jli Anabattifli ne'Cantoni di Bafilea , di Scaffuia » nel 
territorio di S. Gallo , ed in molti altri luoghi . *Per 
cucco ribattezzavano ed eccitavano i.popoU ailaribel* 



STORIA ECCLEST ASTICA, 
lionc contro i Ma^iilrati • Si fecero edicii rcvcrilTimi 
/contro Ài elfi . 

Baidaflarrc Hubmeicr di Walshut , del quale fi c 
parlato altrove, fcacciato daZurich» fi era ritirato in 
Moravia , dove fedufTe Jacopo Hutter ; ed ^(ìendo al 
Sne fiato trreilato fu confegnato alle fiùiime in Vienna 
nelPAuitria nel precedente anno • '1 Mansio iuo 
fcepolo , eflendo parimente flato arretrato per ordine 
del Magiftrato di Zurirh , fu ^annegato nello (lefTo an* 
no. ji Blaurock venne fruftato , indi bandito dal can- 
tone di Zurich, ed aadò mireramente a perire nel Ti - 
ro'o . Galparo Schvenkfels Gentiluomo di Slelìa lì 
u.fj al partito degli Aiìnb2ti\\Vi{U!embrrg in vita & gè- 
fi'sLuth c.iZ^ Ioan Faber libro adverf. Gafpar Scbvonk-^ 
foie, ) , e vf agglunie nuovi errori , condannando non ^ 
iblamente il BarreMtiio d.^' fanciulli » ma «fpogliando 
Gesù Crìtio della Tua umana natura » non volendo ri* 
conofcere t Magiftrati « e chiamando la Scrittura una 
lettera morta 5 io comparaìcione de'le rìvelaBioni • Fe« 
ce un libro per difertdere la dottrina di Lutero , e lo 
dedicò al Ve covo di Bresiavia . In leguito formò una 
nuova ietta, ea ni queli*anno venne ibaccìato dal Tuo 
paclè • Nel medelìmo tempo David Giorgio che ave- 
va pubblicata la ma erefia ne' Paefi Bafij , venne fru- 
ilato a Delie nei 15 2S. gli fu recifa la lingua » ed an-> 
dò in efilio per fei anni • Melchior OfTman predicò' 
sieirAlemngna fuperiore In dottrina degli Anabattilli , 
t fu meifo In prigione a Strasburg • Jacopo Kautz in* 
fegnava a Wormes i medefimi errori » e ne fu diicac* 
ciato dall'Elettor Palatino ; in fomma gli Svizzeri , 
TAlemagna , ed t Paefl Baili erano pieni di Fanatici » 
che predicavano fenza millione , e lenza dottrina tutto ' 
quello che cadeva loro in mente ; che eccitavano da 
p9r tutto la rivoluzione , e che commcuevano A^Ue 
iiicxllegj t 6 mille abbominazioni* > ^ ,0 ; • 



AN. di G.C. 1528. LIBRO GXXXI. 211 
Cominciava 11 Luceranìfmo ancora ad infi^ttarela 
Francia': ed avendo il Cardinal di Borbone pregato 
Francefco I; in nome di tutta il Clero in ùn^AlTem* 
bica , che fu tenuta a Parigi verfo la fine del prece- 
dente anno , dì mettere il conveniente rimedio a sì 
gran male , come doveva tare un Re Crif^ianiilìmo ; 
Sna Mae(U fece pubblicare reverìlTimi editti contro 
coloro , ch^* fodero convinti di fpacciare nuovi erro- 
ri y i cui lentimenti non foflero ortodoill . Neil' an« 
no .1521. Lutero e Zuinglio avevano fpediti in Fran- 
cia/ilcuni de' più abili difcepoU loro • Il ricapito de* 
Settatori dell'una e dell'altra erefìa era in Strasbui^g; 
appreffo Martino Bucero , che bilanciava allora , come 
fece per moltò tempo, tra Lutero, e Zuinglio; per 
Il che quelli , che feguivano le fue opinioni , erano 
chiamati Lutero-Zuingliani , per non diflruggerfi gli 
uni gli altri con la diverfità de' loro dogmi . Così in 
poco tcnhpo V Univerfità di Parigi lì ritrovò piena di 
flranieri , i quali inlìnuandofì nelle cale qualitìcate , 
ù prendevano U libertà d'interprecare la-Bibbia fecon- 
do il loro fentimento , che pretendevano eflere con« 
fórme al Greco, ed all'Ebreo é 

LXXXtX. I procedimenti deU^ereiia in Francia 
xifvegliarono il zelo del Cardinal del Prato Arcivefco- 
vo di Sens [Labbe colL conct.i/^, • Quedo Pre» 

lato, ch'era Cancelliere di ÌPrancia , e che a vè va ere» 
dito fopra ogni altro nel Gonfìglio di Francefco I. ' 
flimò che fi avelie ad ufare tutta ia forza della fovra- . 
na autorità* per foffocare i nuovi errori nel loro na- 
fcimento . Efiendo egli Arcivelcovo di Sens , ed il 
Vefcovo di Parigi altro non efiendo in quel tempo 
che uno de' fuoi fufifraganei , raccolfe il Concilio del- 
la Tua Provincia in Parigi nella Chiefa de'grandi Ago- 
iliniani' » con fei Vefcovi fuoi fuifraj^anei ^ ed- il Vi- 
cario Generale del fe^timo , cioè Pietro della Stellai 
Viario Generale del Vefcovo d'Oiieans • Erario quefti 

O 2 . 



^li STORIA EOSi¥«A^ 
faffrag^nei Chartres , AìasLtn%/^^^f4/^u;^ » farid^ Or- 
liitìjj^ Nevers ,,e Trojes . QueAo Concilio , w ebbe 
dlli'W&ietti , la condanna degli errori di Lutero , e 

la riforma delia Chiefa nella dii'ciplìna , e ne' cofiu- 
mi 3 coQiincjò il terzo giorno di Febbraro 1527. rlot 
15*8. avanti Pasqua , e term nò il non® giorno di 
Ottobre del fnedeiìnr"^ anno . Il celebre Joflc Clicthoue 
di JCi^upon in f iandra , e Dottore ija.Teologia della 
Facoltà di Parigi , fi diilii^fe molta ÌA queflo Conci- 
lio, con la tua profonda er^^y^ipnc , é Col fuo zelp 
|ȏr foilegno della dirci^nar-^ -^ef^j^er la CQ$^^ 
dclla^tede. ' .\h • 

XC. L' Arcl^efcoi;^ rdi Set)s fcrì(fe .lina lettera 
iinodale in npme, e coli* approvazione del Concilio 
(Cg!L i'onc. ihii. /;.440: & fcq ) , nella quale dopo aver 
ila!:>ilùo , che la (-hiela univerUle non può errare , 
t/TIm. io ^overnara dallo Spirito S. , condanna egli ge- 
Tierùl.'i^ ite, ed anatemati za come eretici tutti colo- 
ro, c!.e credoao ) o dUeii;iono ro:i oflinazioae una dot- 
trina ditterente da quella della Chiefa Romana : riferi- 
«fce poi gli errori degU eretici intornò ,a' Sagramenti^ 
qtiando inlegnano che i laici e le donne poiToco af''- 
fol vere' quanto i Preti 5 che poiTono confagrare TEu- 
caridia ; che i Cherici mi^giori non fono obbligati al 
celibato ; che accordano a' Religiofì la facoltà di ma- 
ritarli; che fnervaao i decreti de' Papi , e de' Santi 
Canoni; che fpiegano la Scrittura S. in un fenfo de- 
pravafo , abbandonando la fpi^^gazione de' Santi Padri, 
iioggiungc la lettera {Cnp cxccmunicamuj in princi^ 
pio de bar e tic.) ; Per tutte queile ragioni tendendo che 
il veleno, infetti il campo del Signore % rinnova il 
Concilio gli an^chi Canoni « e (comunica » fecondo il 
Concilio di Laterano qualunque ereticò > che fi fol- 
leverà contro la Cbiefa 9 e tutti quelli 9 che crede-^ 
ranno altrimenti , che non fa effa screderanno divifì 
dalla comunione de* fedeli # Che fe dopo elTere iìat.1 

Digitized 



AN. ai G.C. 152S. LIBRO CXXXI. 1x3 ^ 
Così Condannati » non Vogliono rientrare nella uni'o« 
ne dellà fede Cattolica , faranno foggettati ad una 
perpetua prigionia 9 per farvi urta falutar penitenza ; 
e fe Tono Laici , fi abbandoneranno ai braccio Teca- 
lare , e cosi pure i Cherici , dopo che faranno Itaci 
degradati angli ordini loro ; e perche farebbe diftìcìl 
cofa il raun^re il numero de' Vefcovi richief^o da'ca- 
lìonl per la degradazione de' Sacerdoti , fi dà facoltà 
di farlo ad un lolo Vefcovo > chianiando feco gli Aba^ 
ti > ed altri Prelati . 

Quanto a' recidivi » li commette , che fieno ri - 
lafclati al braccio fecolar9 9 fensa veraoa formalità di 
procedo y é fi dichiarano tali quelli 9 che avendo giù* 
jridicamente abbjurata la loro erefia , quando anche 
non follerò flati condannati , faranno ricaduti neiU 
Uefla erefia , o in un'altra , o che foilerranno , e fa- 
voriraiìno gli Eretici . Non fi vuol tuttavia che fi ri- 
cufino loro i Sagranaenci della Fenicenza , e deU'Ett** 
ì:arillia , fe parefTero finccramente convertiti , e pen- 
titi de' loro falli { Cap, fuper €$ de hariticis\ irj 6. ). 
i beni degli £reticl faranno Confifcati dopo la fenten« 
?a data dal Giudice EccleflaAico ; quelli de' Laici ìa 
profitto del fifco, e quelli degli BcclefiflAlcs in pro- 
fitto della Chiefa • ' Ma quella confìfca^ione non 
farà efegulta dal Oiudice fecola re , fe non vi fia per 
lo meno fiata una lentenza del Giudice EcclefiaPìco. 
La medefima ordinanza proibilce ancora le Alfennblee 
fegrete degli Eretici ^ e la lettura de' libri di Lutero 
{Cap. excommunicatììus U Moncantur de bxfeticis)^ Ag- 
giunge effa alle pene dovute da'" Canoni , di fcoprire 
e di dichiarare gli Eretici . Ordina a^ MagiUrati feco- 
lari di preliar iòccorfo a* Giudici EccleiìaiUci per efe^ 
guir le fentenite date da effi contro gli Eretici . In- 
giunge finalmente la lettera ^ tutti i Suffragane! dell* 
Arcivefcovado di SenS , di aggiungere alle loro ordi- 
n'ànze finodali uno ilacuco tamo l'ovrauo ^ e canto 



2L4 ^ STORIA ECCLESTASTICA . 
neceflarlo nelle congiunture prefcnti , e di farlo pub- 
blicare nel profluno Sinodo , che convocheranno . 

XCr. Il Concilio fece Tedici Decreti fopra la 
fede. Il primo, che riguarda l'unità, e l'Infallibilità 
della Chiefa, dichiara che non può effa cadere in er- 
róre alcuno intorno alla fede , ed intorno a' codumi , 
eflendo la colonna , ed il foftegno della verità , fon- 
data fopra la falda pietra , che non potrà cHere rove- 
fciata da venti ^ o da inondazioni : nè potranno nnai 
le porte dell'inferno prev^alere contro di efla (Collccl* 
Condì ibid. ^ .ùfé^ì^. & feq. ) . Ell'endo dunque quefta 
Chiefa il luogo della dimora di Dio cogli uomini, ne 
fìegue, che fuori del fuo grembo non v'ha l'alute,che 
cfìa è una, fanta , infallibile , indefettibile , fenza mai 
poter decadere dalla fede , nè allontar.arfi dalla carità; 
che lìnalmeote chiunque non fìegue la fua autorità 
nelia dottrina , e ne* coflumi , è peggiore di un in- 
fedele . 

Il fecondo Decreto , dopo aver convinto di em- 
pietà manitefla quelli , che negano l'unità , e la fan- 
tita della Chiefa , dimollra la fua vifibilità contro il 
fentimeiKo de'Luterani , che la fodengono per invifi- 
bile , fpirituale , ed ignota ; poiché fe quello folle , 
come mai nelle queflioni , che inforgono , fi potreb- 
be ricorrere ad un Giudice , che non fi poceffe diftin- 
guere , nè trovare ? E quando dice Gesù Crifto , che 
i"e voflro fratello non vuole afcoltare le voftre corre* 
zioni, convien denunziarlo alla Chiefa, qual farebbe 
configlio più affurdo , e più inutile di queflo , fe la 
Chiefa foffe talmente celata , che non fi potefie fco- 
prirla ? Chiunque dunque pretende che fia elfa invifi- 
bìle , e non abbia luogo determinato dove rifegga , 
non folamente avanza un'erefia , ma fi può dire che 
ha tratto quefio errore dal fondo di tutte l'erefic . 

Il terzo Decreto dichiara y che fe Dio non ricu- 
fava nè il fuo foccorfo > nè la fua prefenza all'antica 



Digitized by'Googìe 



AN. diG.C. 1518. LIBRO CXXXr. aij 
Sinagoga per decidere le conrroyeriie della legge » è 
fifchtarare quanto vi era di ofcuro-, qual foccorfo 
maggiore «on concederà egli alla Chiefa.» che è infi- 
nitamente fuperiore alla Sinagoga 9 o che avendo nom 
Ingoia certa , e^ infallibile , fi di a conoicero ne*Oon» 
cili Generali , che la rapprèfentano } Hanno dunque 
la fatolt<i di decidere degli articoli fpetcanti alia pu- 
rità della fede, all'eQirpazione dell'erefie , alla rifor- 
ma della Chiefa , ed all'integrità de' coilumi . La lo- 
ro autorità è Tanta , ed inviolaDilc , e ciiiunque refi- 
He loro oftinatamente , e ricufa di foggectarll a' loro 
I^ecreti » dee ripucarfi a ragione nemico della fi^e^ 

Il quarto Decreto dice 9 eh' elfendo la ^ft^ej^tafflir 
Santa infpìrau dallo Spirito S* 9 che ha iatto parlare 
i Santi 5 ch'eflendo utUe per infegnaoe 9 per ripren^ 
dere , per correggere ed iitruire 9 la prova tratta dallo 
S* Scritture , non avrebbe forza veruna , fé dlpendefle 
dalla fantafla di ciafcuno il dare autorità a' libri , ctie 
la compongono , e lo flabilirli quali per Canonici 9 
quali per apocrifi . Tocca dunque alla Chiefa il deci- 
dere deiraucenticità di quefti libri , ed il dilìinguere 
i loro fenfl cattolici dal ienfo eretico . Cosi quelli^ 
che facendo Tannoverazione di ' quelli libri > rigettano 
le decifioni del $èrzo 'Concilio di Cartagine 9 i Decreti 
de' Papi Innocenzo 1. yeGelafio» e l'autorità de'Santi 
Padri» per atteiierfi al loro fplrtto particolare 9 deg- 
giono eflère confiderati come >ere^^e fcifmatid • ^ 

Il quinto 3>ecreto riguarda b (radizione 9 la cui 
neceflìtà e validità viene in effo (labilità , poiché or- 
dina S. Paolo a' TeflaloniceG di confervare le tradi- 
zioni , che hanno imparate o dalle Tue parole o dalla 
fua lettera ; e prefcrivendo a' Corintj il md"» , coti 
il quale debbono eifer 'partecipi deli'Eucanaia , fcn /e 
loro , ch'egli regolerà le altre cole 9 qa«iado^ vi auJrà 
{Ep*U Md Theffalon. ca» ^.15. i.C(7r.r.ii. v,j^,)^ ii cho 
i una prova couvinceatc delle Apoftolicne traaizioiu^ 



2x6 STORIA ECCLESIAStlCA ; 
e fi crede ancora , che rApoftolo accenni alcune ce- 
rimonie da lui prefcritte a' Corintj nella celebrazione 
del fagrifìcio , e che non fono fcrittc . Si dee dunque 
carcdere , ed ofTervare le cofe , che ii fono ricevute 
per queÓa via 5 e chiunque rigetta una verità per il 
folo pretefto » che non fia chiaramente efprefTa nella 
S# Scrittura , dee confiderarfi come uno fcifmatìco ed 
eretico • ' . 

Il fefio Decreto parla delle cofiituzioni , e degli 
ufi della Chiefa; alle quali còfe fi dee foggettarfi ri- 
fpettofamente , eflcndo autorizzate da' lanti Concilj , 
6 da' Sommi Pontefici , che non fi pofìbno difpregia- 
re 5 fcnza difpregiare Gesù Crifto inedehmo . Ha alle- 
gato S. Paolo il coiluroe della Chiefa per confutare 
quelli , che non approvano la legge , per la quale le 
. donne deggiono andar velate nella Chiefa(i. Or. r.ix» 
v^i6^) . Se alcuno i , che' ami di litigare , quanto^ a 
noi 9 non i quefio il nofiro €0fiume : » ni quello, dtlU 
Chiefa di Dio ..Convien dunque ubbidire a quelli che 
ci vengono propoli per uófira guida , e fc ilabllifco* 
no qualche ufo , che non fia nella Scrittura , fi deve 
(bggettarvifi 9 tenendo allora rautoricà della Chiefa ii 
luogo della Scrittura 5. 

Il fettimo Decreto anatematizza coloro , che noa 
. . ofiervano ii digiuno delia Quarefin^a , e gli altri di 
gsuui , e le aflinenze comandate dalla Chiefa' ; non 
efièndovl eofa più atta a reprimere le tentazioni della 
carne, e quella Torta di Demonj, la quale 9 fecondo 
la parola di Gesù Cfifio 9 non fi diftaccia fe non coli* 
loràaitfiie» e col digiuno (^Mattb»iy. 'V*io.^ • Se alcu- 
no dunque , feguitando l^errore degli Ariani condan* 
nati da più di mille anni , e rinnovato da Giovinìano- 
da Vigilanzfo , da'V^aldefi > da Wicleflb , dagli Uiiiti , 
ed in quelli ultimi tempi da Lutero , e da' fuoi fet- 
tatori y non vuole ofiervare il digiuno della Quarefi- 
ica» e le allinenze preicrittc da* nollri Padri , i' aii' 
toprità de * Santi Concilj lo dichiara icomunicato • 



L yiu^ jci by Google 



'AN. dfG. C. 15^8. LIBRO CXXXT. 217 
L'ottavo Decreto tratta del Celibato de' Sacerdoti 
(C4^»2. diflinB.^i. c, fi qiiis) , che è flato Tempre pra- 
ticato nella Chiefa Latina y ed indicato nel fecondo 
Concìlio di Cartagine , come una legge ordinata fia 
dal tempo, degli ApoQoli . Niente per vero, dire po- 
teva ftabilirfi più Tantamente , perchè fodero obbli<« 
gati I Sacerdoti a prefentarfi all'Altare con purità : e 
foffero più atti ali* amminiftraaione de* Sagramentt « 
Così chiunque infegna che i Sacerdoti , i Diaconi ed 
i Suddiaconi non fono obbligati alla legge del Celi- 
bato , e dice che è loro permelfo il ma^ritarfi^ fi dee 
porr^ nel numero degli Eretici . 

li nono Decreto concerne 1 voti perpetui , e 
{urincipalmente i voti Monailici , che fi fa vedere non 
eifere contrar) alla, libertà Crifliana , non e^^endo già 
mai. più grande » che quando fia depreifa/ la tirann.ss 
^ 4ella carne 3 e fia foggettato il corpo al giogo di Gesù 
Criflo^9 e che ci lafciamo condurre ^ailo fpiritp ddl 
Signore , piutcofio che dalla concupifcenza • Imperoc- 
ché dove il ritrova lo fpirito del Signore , ivi fi ritro- 
va la liberti . Di quà conchiude il Decreto , che i 
voti fono di obbligazione , e condanna alle pene or- 
dinate da' Canoni quelli > che infe^ncraono , che fii^ 
permeilo il, violarli. . • 

Il decimo Decreto tratta de' Sagtamenti della Cì^fy» 
jfa ; condanna quelli , che ne diminuifcono il nume- 
ix> 9 o che negaiìò^ che abbiano la virtù di conferire 
la graaia • VI fi pària di chifcun 5agramenco in par- 
ticolare • Si dice del Battefìmo 9 Ch'eflendo una rin- 
novazione, e la rigenerazione dello Spirito Santo, ci 
.porge la grazia per Tua virtù • delTOrdine Sagro, che 
«(To flabilifce gli uomini IVliniftri di Gciù Crifto , e 
che in conlegueiiza conferiice la grazia • deil'Eucari- 
£lia ^ ch'efia contiene realmente il vero Corpo , ed ii 
vero Sangue di Gesù Crilio » ch^ procurava la vita 
eterna a quelli ^ che la ricevono degnamente ; della 



I 



ttS STORIA ECCLESIASTICA . 
Gonfcnna«!oae , ch'cflii è ibra iftituica da Gesù Cri- 
Ho per có^èirtaarc i battezzati nella graa^-» ? e eh* | 
Vefcovi re fono i foli Miniffci^ ; 'della l^onitcaza , cto 

cfìa G cecelìaria a quelli, che baimo peccato dòpo U 
loro battefimo , ch'ella c quella ieconda tavola dopa 
•il naufragio , che procura la lalvezza , e che deefem* 
fré cflere accompagnata da un cuor conrrito , ed umi* 
liatd-, quale Dio noo nggecta mai; della Confelìione, 
*fec non è cfla una c®la di nuova inven^ioiiC , tro- 
vandofi foftenuta da tanti oracoli della Scrittura San- 
ta , che è ftatà iftituita da Gesù Grifto ^-autorizzata 
ialla tradizione degU ApoftoU fiàW a noi , e che deve 
cffere Inyiolabiìiilenter olfcrvata ^il- iTcdeU; dell' 
Earema Unzione, che è un Sagriiniento ififit^u^t© d« 
S. Marco , e llabilita pm chtarainénte f datt^ ApoWo 
S.Jsuco^o [Marci c,ò. Ep Jaccbi c.^.~] ^ il qualei- labili» 
che ad etempio degli altri Si<grameiui elìa opera là 
reminone de' peccati ; del Matrimonio , che è un ve- 
Ttf-^Siffainento y per il quale , coni'ju'^te che fieno le 

p«rfottcV W©vono ia benedizione, c^^lefle v 

y fi può tki0itt'Ì9AtA '^fkte Eretici . 

K:^' . undecimò Decreto parla del Sa§rifizio>^eUa 
Mefla , che ci è «ecel&ricr > f ; fofteM^ da up ai 
ijran numero di t^iinonianze della Scriti;uj» S.f\i^iff 
perocché G. C. ( Lùc^ t.'il. 19. ) ptefi^end^il paàf 
refe graffe , io ruppe , e lo diede a' fuoi diftepoli ^ 
dicendo : Quejio è ti mio Corpo , che è fagrificato pif 
voi . Ordinò poi a tutti i Sacerdoti di tare la mede- 

^ fioai^fa in memoria tua ; imperocché quetl' olocau- 

>' flo.r -^uefta. vittima per il peccato , quella pacifica ol^ia 
àUcto continwr^ fagrifìzio è quella obblazione pura> 

^iìi' prcMfttaiW Profeta Malachia , che fi doveva 
offrire . 1^ littiti ì luoghi del difendo dopt-i' abolizione 
delle cerimonie delPantìca^lcgÌKC . Chiunque credft. «d 
infegna il contrarrò è eretico. 



Digitjzed by Google 




AN. dì G.C. MiS. LIBRO CXXXI. 219 
Il duodecimo Decreto confuta Lutero , il quale 
pretendeva che pgfii pena ternpon4f: 49vata al peccato 
jfoife tolta colla colpa , il qoaU negava il Purgatorio , * 
e che per fìifptare i Laici eo^tvo jl: Cjiero ^ afiìcura^ 
va con impudenza 9 che i. Sagrifixl^ I9 ofiertf^ e ttittè 
le orazioni per t morti » non^ eni&a che puri (ogni 5 
inventati a profìtto de* Preti > Il CfOecilio ftabilifcc:^ 
che efl'endo rimefla k colpa de* peccati dopo il batte- 
fìnao , poflono i peccatori efifere ancora debitori della 
pena temporale , ed obbligati a purgare i loro falli 
nell'altra vita ; che però è una pratica fantiflima , e 
falutariifima il pregare e l'offrire fagrifizj per i morti; 
e chiunque non condas^nna col Concilio di CoRaniH^ 
quelli errori, che fono quelli de' Catari, degli Arme- 
ni, di Wid^p V de* Boemi » di Lutero, e d^*Valdefi» 
'è Eretico ' . . 

11 tredicefimo Decreto ftabilifce il culto de* San» 
ti, e dice, che-effi afcoltano le noftre preci , che fo^ 
no commolTi dalle noflrc miferie , conae rifentono al- 
Icgrezza , vedendoci felici , il che è provato col libro 
di Tobia , cogli Ang^eli comparfl ad Abramo intorno 
all'incendio di Sodoma, e da quel che dice G.C. nel 
Vangelo , che vi fadt/ maggior confolazione in Cielo, 
per un peccatore , cìie faccia penitenza , che per no- 
vantànove giulli , che non hanno bifogno di peniten- 
za • E G.C. non è manco mediatore tra Dio 9 e gli 
uomini ^ fe , fecondo i Decreti del Goncilio d* Qr« 
léaiìs, noi rivolgiamo le noflre preci a' Santi nelle 
Litanie , riferendo tutto a G. C. (Conc^ Aurei, 
'alias 2^. De confccr, diji,^, cap. Rogaiioncs ). I Santi . 
dunque afcoltano le noftre orazioni , e fono commolTi 
dalle noflre miferie , fi può onorarli , fi pofTono cele- 
brare le loro f ede ^ e leggere in Chiefa le ilorie delle 
loro fofiferenze . ' ^ 

Il quattordicefimo Decreto regola il culto delle 
Immj^ini ^ che non è una idolatria , come pretende- 



Digitized by Google 



220 STORIA ECClEStASTICA ; 
no gli Eretici, poiché i Cattolici non le adorano ca-^ 
• me Dio , e non credono già che vi Ha in efle ^ilciina 
divinità : ma fé ne fervono folaimente per ricordarli 
del Figliuolo di Dio , e per accenderfi ad amare co- 
lui, che rapprefentano efle, per imitare le fue fante 
azioni , e per domandarne grazia di farlo a G.G. Non 
fi piega dunque il ginocchio avanti alle immagini co- 
me avanti ad una Divinità , ma fi adora colui che gli 
ha refi Santi . Le Immagini fervono a' femplici per 
eccitargli a feguire le virtù , e la pietà de' Santi , che 
vi Ibno rapprefentati , tanto maggiormente che fi può 
fpelTo ad un foio girar d'occhio vedere in una imma- 
gine molte cofe che non fi potrebbero apprendere ne* 
libri , fenza fpendere molta fatica , e molto tempo. 

Il quindicefimo Decreto fofìiene il libero arbitrio , 
per modo tuttavia che non efcluda la grazia , il che 
farebbe l'error di Pelagio . Secondo la Scrittura S. , 
la volontà umana prevenuta dalla mifericordia , e 
fpinta da una fegreta ifpirazione , fi rivolge a Dio > 
fi approfilma a lui , e fi apparecchia a quella vera gra- 
zia , che giuflifica , in modo però , che quella grazia 
c femprc pronta , e non palla momento , nel quale 
Dio non batta alla porta del cuore per entrarvi : ma 
quefìo foccorfo di Dio , che invita , non è tale , che 
non fi polfa refifìergli ; poiché fe queflo fofle , in va- 
no S. Stefano avrebbe rimproverati i Giudei , ch'era- 
no indurati , e che refifìevano allo Spirito S. , ed in 
vano avrebbe S. Paolo avvertiti i Teflalonicefi di non 
cflinguere lo Spirito S. , fe foflero gli uomini flrafci- 
nati in modo inevitabile dalle divine ifpirazioni . E* 
vero , che Dio ci ftrafcina , ma non violentemente ^ 
ci predefìina , ci elegge, ci chiama-, ma non glorifica 
fe non quelli > che eflendo fondati nella fede e nella 
carità , hanno refa la loro vocazione , e la loro ele- 
zione ficura per mezzo delle loro buone opere , 



AN. di G.C. X528. LIBRO CXXXK lai 
21 redicefiino Decreto tracu della fede » e delle 
•pere Aveva Lutero attrìbtitto tanto alla fede » che . 
aveva interamente diftrtitto il merita delle baone ope- 
re . II Concilio dice che fe (1 eiàmina quel che dice 
la Scrittura S. in favor della fede , parrà ch'cfTa non 
efchida le altre virtù , fpccialmente la carità , di cui 
S. Paolo fece un così magnifico elogio . Ora quefla 
carità non è oziola : effa al contrario alTicura la no* 
Ura vocazione^ e la noùra. elezione c^e buone ope<* 
ce : donde ne fiegue , che gli uomini non fono ga. 
ilificati dilla loia fede, ma dalla carità ; e che le I^ir^ 
ne opere non folamente n on fono altr^taniti [^cc^^! 
ana fono anche neceflarie alla, falute ^ e ]pot(otìù 'i^0. 
<;onfiderate come meritorie/ 

Per dimoftrare la folidità di queftì Decreti , il 
Concilio diede a'conofcere gli errori, a' quali erano 
elfi contrarj , in numero di trentanove , indi efortò 
i Principi ad impiegare il loro zelo contro gli Eretici^ 
e per darne egli inedefimo reiempio, fcomunicò cfla 
tutti quelli della Provindi, i quali per un'ardita te- 
merità ofarono d' infegnare 5 o di fcrìvere i do^ml 
pernicioG degli £reticl , e quelli che porgeiferp ìofo 
ibccorib , e li^proteggèàero 1 jfolbem» lotto te, mf*/ 
deHme pene di cenere i libri di Libera $ et de* K 
difcepoll , che non fona componi , che per èttéiidere 
la loro erronea dottrina . • ' * ^ "^/^ 

XCII. Il Concilio fece anche molti regolamenti 
Topra i codumi , e la difciplina , che fono contenuti 
in qmr^in^ articoli {Labbff coIIeciiCottcii, t.i^, 
Il I. ordina che fieno fatte pubbliche orazioni perla 
riconciliazione de* Principi Cri^iani , e per la pace 
della Chiefa : il 2. proibifce agli EccleGafttci 11 pren- 
der cofa alcuna per i*ammini(lrazlone ^c'Sagraménti, 
o altre fante funzioni : il ^. dice che i Vefcovl non 
conferifcano gli Ordini fagri , quando gli Ordinandi 
non portino un.atteilato di vita , c di coilumi del 



222 STORIA ICCLESTASTrrA . 

Parroco 9 H quale accerti deiretà loro , della probità, 
e della capacita richieda , e che eflb certificato lìa 
atteflato da due altri te Himonj : il 4. che non ila am- 
mciTo alcun Eccleliaflico al Suidiacoiiato , fc non ha 
un titolo o di benefizio o di patrimonio almeno di 
▼enti lire parigine di rendita ; che quefto titolo non 
fia palliato , e non fi pofla alienare fenza la pennif- 
fìone del Vefcovo : il 5. che i Vefcovi non riUire- 
ranno veruna dimifforia , lenza eflere informati dell* 
età , della capacità, de' coftumi , e del tìtolo di co- 
loro che la domandano : il 6. che fi fofpenderahno 
dagli Ordini fagri quelli , che faranno fiati ordinati 
prima dell' età determinata da' Canoni , o che non 
avranno avuta la fcienza richiefi^i , fin?":, nto che f e« 
no pervenuti a quell'età , e fieno fufficenrcmente iilrui- 
ti : il 7. che quelli , che faranno fiati ordinati alla 
Corte di Roma , non faranno amm'^ffi alle funzioni 
degli Ordini loro , f e prima non faranno efaminati 
da' Vefcovi Diocefani : TS. che quelli , che faranno 
nominati alle Cure, (aranno efattamente efamioati da' 
medefimi Vefcovi, avanti che fi concedano loro i Fifa 
per fapere fc hanno la capacità richiefta : il 9. che i 
Collatori non eleggeranno a' beneh?.; fe non che per- 
' fone capaci , c ciie fe mancheranno di fari j , dopo ef- 
ferne fiati avvertiti , il Concilio ne interdirà loro la 
collazione : il 10. che fi afiegneranno difi«-'buzioni 
manuali fufficienti a quelli , che interverranno agli 
officj delle Cattedrali e delle Collegiali : i'ii. oidina 
la refidenza a' Parrochi , quandi non avefiero una 
Icufa legittima : e s' ingiurge loro d' ifiruire i loro 
Parrocchiani in quel che riguarda la fede , ed i ceru- 
mi : il 12. prefcrive ciò che i Curati debbono inle- 
gnare a' loro Parrocchiani per la Ikivezza loro , come 
la confe-fione frequente , la parivcip.ìzione dtì ^agra- 
mento dell' Eucarifiia , almeno una volta all' anno , 
quando fono in pericolo di morte , o piviiiaii J far 



I y I . I ^ u o L y 



AN. di G.G. 152$; LIBRO CXXXI. 22) 
gualche riaggio ; g,li avvertiranno ancora d'Interreoire 
alla MeiTa della Parrocchia nelle Domeniche , e nelle 
fette , e denunceranno a* Promotori quelli » che man* 
caflero di ritrovarvifi per tre Domeniche confecutive. 

Il 13. regolamento vuole che fi celebri la MciTa 
nelle Parrocchie le fefte, e le Domeniche , e che ne- 
gli altri giorni fi adempiano gli officj , che fono di 
fondazione ; vi fi proibifce anche .di erigere nuo^e 
Cappelle» o di rifabbricare quelle «^.che già fono di- 
ilrutte , fenili averne ottenuta la permiffione dal Ve- 
fcovo : il 14 proibifce di celebraré la iMeflà. flelle 
Cappelle domeniche » fotto preceflo » cbe Tt abbia 
avuta, la permiflione dal Papa^ fé il Vefcovfi» jìqn fa^ 
riconofctuta , ed approvata quella permiflione. Pròi* 
bifcc ancora le Cappelle » che fi erìgefTcro nelle olle- 
rie y e dove i viaggiatori faceflero celebrare la MeiTa. : 
il 15. per non dillogliere il popolo dalla Mella par- 
rocchiale 5 vuole , che non fi dicano altre Meff* nelle 
cappelle \ , fuorché quelle , che vi fono fondate , e 
nelle Domeniche non fi celebreranno , fe non dopo 
la Meda della Parrocchia Che i Vefcovi accorderan« 
•SIC difficilmente le fondazioni di nuove cappelle » è 
non confagreraaiu:^ lenaià neccfii^i gli Altari portatili: 
il i6« incerdicèbgtii azione ^Indecente nelle Chiéfe » 
affinchè non vi .fi diftfÉifbi''^l*C^Bcitó Divino ^ e però non 
(i terranno affemblee y nè difcorfi profani . Non vi fi 
iaiceranno entrare fuonatori a fuonarvi (Iromenti , c 
non vi il farà più la ferta de' pazzi : il 17. i Salmi 
vi fi canteranno ^con gravità e raodeftia , ed in modo 
dilUnto atto ad ifpirare la divozione , canfando atten- 
tamente di Tuonare fugli organi arie profane e lafci- 
ve : il i8. regola la recitazione del JDivino Officio > 
in decente- modo y C con attenzione 9 òflenput^ la 
paura , è la mediazione i ievaadofi $1, Gloria Fétrtl 
e «facendo un inchino al nome di Gesù ; è proi* 
bito . di recicare il fuo officjo in £ar|;icolare quando £ 



224 STORIA EGGLESTASTTCA . 
canta nel Coro ; il «9. riguarda i Beneficiati e quelli 
che fono negli Ordini Sagri , a' quali fi ordina di re- 
citare diftintamente , e polatamente il loro officio ; e 
priva delle giornaliere diftribuzioni quelli , che s' in- 
contreranno nella Gbiefa a paHeggiare, o a contende- 
re, in tempo che vi fi recitano alcune delle ore ca- 
noniche : il 20. regola le affenze dagli offic; del Co- 
ro , e vuole che quelli che non vi faranno capitati a 
tutte le ore avanti il Olorit Patri del primo Salmo , 
^d alla Menfa avanti il fine delPEpiftola , fieno giudi- 
cati per afTenti , e privi delle dillribuzloni ; e fe non 
vi fono didribuzioni giornaliere in alcune Ghiefe , fi 
prenderanno dallo fiipendio del beneficio , ed i De- 
cani , i Prevofci; ed altri Officiali, non faranno giu- 
dicati prefenti , fe non quando fi faranno allontanati 
per il bene della Chiefa . 

Il 21. ordina che i Canonici di una Chiefa Cat- 
tedrale , o Collegiale , ammelfi di frefco , riceveran- 
33x> torto dopo il loro ricevimento il loro ftipendio , c 
le altre entrate della prebenda, fe non vi folTe qual- 
che legittima fondazione, alla quale foficro a (legnate 
cjuelle rendite per qualche tempo ; e fi condanna l'ufo 
introdotto in alcune Ghiefe , per il quale i vecchi Ga- 
llonici fi dividevano tra effi per un dato tempo l'en- 
trata de' nuovi ricevuti . Si 'ordina parim«nte a' Ve- 
icovi de* Goncilj di vifitare , dopo il loro ritorno alle 
proprie Diocefi , i Breviarj , gli Antifonari , i Meiìali, 
ed altri libri di Chiefa , a fine di riformarli, fe folfe 
xieceffario ^ il i"». dice , che gli Abati , le Abadelfe , 
i Priori, e le Priorefle , faranno efattamente ofiervare 
la difciplina Monadica ne' cibi, ne' vedici , ne*coftu- 
mi ; che i Religìofi , e le Religione non compariran- 
no in pubblico lenza il loro abito , i Canonici Rego- 
lari fenza il loro rocchetto , per non eflere efpolH ad 
a^ioHatare ; che i Vefcovi nel corlb delie loro yi'ìt« 
wiai'anno iuRno a corregg.;re gli abufi , le ve ne fono, 

e aà 



AX. ai G. G. 1528. LIBRO CXXXr. 22>- 
e ad apportarvi i necefl'arj rimedj : ii 25. che an- 
dranno gli Ecclenaftici modelhmentc vediti , lenz'abi- 
ti di feta nè in cafa , nè fuori , trattine i figliuoli Je* 
Principi , e de* Duchi » quali foli avranno quello di- 
ritto . Che l'abito Écclefiafìico non farà aperto ^ ma 
ferrato a' lati , e al di dietro : il 24. che le velli lun- 
ghe non faranno nè troppo larghe, nè troppo llrette, 
fenza increfpature , fenza falde, che non fia la calza- 
tura di colori differenti , le fcarpe nè troppo appun- 
tate , nè troppo rotonde , nè troppo aperte ; che gli 
EccleflalHci non fi abbiglieranno mai di panpo roflo , 
o verde , fecondo la decifrone del Concilio ili Latera- 
no ; che finalmente canferanno una pulitezza troppo 
affettata , ed un'aria troppo fozza : il 25. che non 
giuocheranno in pubblico alla palla , ne ad altro giuo- 
co di azzardo , particolarmente co' Laici , nè fi tro- 
veranno ne' luoghi , dove fi giuoca , nè alle danze , 
nè dove fi cantano arie profane , coficchè la loro con- 
verfazione non fìaVfenonchè onefìa : il 26. che i Preti 
concubinarj faranno puniti fecoado i Canoni ; che quel- 
li , che andranno alla fraccia , o fi mefcoieranno ne- 
gli affari del fecolo , faranno foggetti alle pene flabi- 
lite da' Conci!; d'^ Orleans , e fecondo Lateranefe ; il 
27. Che ne' Priorati , dove non vi fari entrata che 
per un folo Religiofo, il Vefcovo del luogo, confor- 
memente alla decifione del Concilio di Vienna , uni- 
rà quel Priorato al monailero più prolTimo ; afHnchè 
quel Religiofo non relH folo : il a8. Che ne' mona- 
iìerì delle donne non fi riceveranno Religiofe , fe non 
a mi fura dell'entrata , e non fi prenderà niente per 
j1 ricevimento fotto qual fi fia pVeteflo . Tuttavia ag- 
giunge il Concilio , ch^ compiuto che fofic il nume- 
ro , fe qualche donna foprannumeraria domandaife di 
farfi Religiofa , allora fi potrebbe accettare Hina pen- 
done , che non fi elìinguerebbe per la fua morte , in 
cafo che fi voleffc ricevere qualclìe altra povera figlia 
Tom.XLir. P 



Digitized by Google 



I 

ji6 STORIA ECCLESIASTICA . 
in Tuo cambio. Sono anctie incaricati i Veicovi d i:v 
vVilare alla claiilura de' monalleri : il 29- Regola 1 am. ■ 
roiniikrazione degli Spedali , intennerie , ricoveri , non 
dovendoli impiegare l'entrace contro l' intenzione de 
JonJatori : il 30. proibifce le impoile , che fi fanno 
nelle Confraternite per elTere impiegate m tripuJ) ; 
ordina a'Vefcovi di vietarle fotto pena di (comunicai 
che i Sindaci , ed i Procuratori delle Confraternite por- 
tcranno al Velcovo del luogo i loro Hatuti , e rende- 
ranno conto dell'impie;,o de' danari ; che li eK-gge- 
ranno annualmente gli amminiaratori de' beni tempo- 
rali nelP partocchie , i quali faranno giuramento d, 
adempiere fedelmente il loro offizio , e ne renicran - 
»o conto al fine di effo ; il ^i. ordina che .«eno 1 
Vclcovi rilervatilTimi a pronunziar le fcomuniche ; il 
che non faranno che per gravi cagioni , e neppure per 
parole ingiuriole , aimen che non follerò atroci , do- 
po tutte le amuionizioni fatte tormalmente : il 3^- 
ce • che i Veicovi viliteranno almeno due volte 1 an- 
po'le Parrocchie delle loro Dioceii o perfonalmcnte, 
o per via de' loro Vicarj , per efaminare fe vi l'eno 
eretici , e per punirli, fe fe ne ritrovano , obbligan- 
do gli abitanti a dichiararli: il 3J- riguarda le tradu - 
Elioni de' libri pii in irancele, delle quali gli Eretici 
fi fervi vano per feminare più agevolmente t iota er- 
rori, mafcolandovi fpiegazion: , e note . Il Concilio 
ilabilifce , che fari vietato a tutti i libraj il vender-; 
o lo llampare vcnm libro nè della Scrittura , ne d, 
qualunque trattato di fede o di morale , lenza la p--r- 
milfione de" Vefcovi fotto pena di fcomunica ; e per- 
che queai filTatti libri erano llati fparil da lungo tem- 
po fono i Parroclii incaricati di pubblicare quattro 
volte l'anno nelle loro prediche della Domenica , la 
proibizione , che fa il Concilio di leggere e di tene- 
re quei libri fotto pena di fcomuuica : iL 34- ordina 
a' F^rroghi di non penaetterc a niua Predicatore « 



AN.di G.C. 1528. LIBRO OCXXI. 2x7 

Queflore di predicare , fenza avere una permilììone 
in ifcritto dal Vefcovo del luogo ; e non eleggeranno 
i Vefcovi fe non uomini dotti e di buoni coitumi , 
i quali non producano nè favole , nè buffonerie , e 
che non citino nè Poeti , nè Autori profani : il 35. 
interdice i Predicatori , i quali in cambio di predicare 
il Vangelo, ed infpirare l'amore per la virtù, pub- 
blicano novelle per far ridere , e difpongono il po- 
polo alla difubbidienza ; il ^6. che la facoltà de^Reli- 
giofl Mendicanti non "fi eflende che fopra i cafi ordi- 
nar; , quando non aveffero ricevuto fpecialmente il 
potere di affolvere da' cafi rifervati : il 37. che i Su- • 
periori de' monafteri faranno mettere in qualche parte 
^ella Cafa i nomi di quelli , che poffono confefTare , 
aflinchè li fappia a chi fi debba indirizzare : il 3S, 
che gli Abati y che credono di aver diritto di cònfe- 
rire il $agramento della Confermazione , e di confa-* 
grarc i Calici , mollreranno i loro privilegi al Vcfco- 
iVO Diocefano ; il 39. che nell'amminifìrazione del Sa- 
gramento del Matrimonio , fi canferanno le rifa , e le 
parole burlevoli ; che vi fi difporranno le perfone con 
la penitenza , e col digiuno : che non fi fpoferà fe 
non dopo levato il fole ; e quelli che contraggono 
matrimonj clandeilini , faranno fcomunicati ipfo faBoi 
il 40. che avranno i Vefcovi la cura di far levar dal- 
le Chi'efe i quadri indecenti , che rapprefcntano cofe 
contrarie alla S. Scrittura , e che non fi erigerà ve- 
runa nuova Cappella , fotto pretelle di qualche mira» 
colo , fenza una permifiìone pofitiva del Vefcovo . 



P 2 



Digitized by Google 



128 -STORIA ECCLESIASTICA . 

- . r 

' L X B R O . G X X X I I* . - 

|. Cùneiliù M Bóurges • II> Decreti di quefio Cenciìii 
ccntre Lutere', e per la riforma de* cafiumi » Alli 
Decreti fìpra la giurifdixfeàe^ eJaJibertà degli 
clefiafad . ÌT* Beerei f opra la^refidentfi de^arra - 
chi. V. Altri Decreti f opra i Cimiter] ^ VI. ^ihelr 
liane nella Provincia di Utrecht per motivo del Lu^ 
teranifmo VII. L^Imperatore domanda l^unione delin 
Signoria di Utrecht Paeft-BaJJi , Vili. // Papa ap\ 
prova che fi trasferisca la Signoria di Utrecht a 11^ 
Imperatore , IX. Si parla di pace tra l'Tmperatero 
ed il Re di Trancia fenxÀ effetto , X. Gli ArMi^df^ 
due Re di Francia ^ e d* Inghilterra dichiaran<r^U 
guerra a Carlo V. \ Hi. ' Rimprevef^i ingìUriof ^ 
^ nmperatcre al Re di Fraaeta : XII. Praftcifcà'tr 
sfida l* Imperatore a Jlngolar certame . XIII. Cartét^ 
• dì diffida che gir manda per un Araldo . XIV. Car^ 
lo V, manda un altro cartello al Re Francefco 1. 

' XV. Ui lenza data da Francefco L al P Araldo dell^ 
Imperatore , XVI. // Re di Francia fi imo la Errico 
Ottavo a far la guerra in Fiandra .XVII. // Lau- 

' ttec lafcia la Romagna 9 e fi avanza verfo Napoli^ 
XVIII. Conquifte de! Lautrec nella Vaglia , e prefa 
di Melfi . XIX. Quafi tmt^ U Regno di Napoli fi 
foggetta a quefio Generale . XX. U Lautrec va fotta 
Napoli 9 e vi mette l*ajJedio • ICXl* Combattimento 
navale dove il Berla è vittoriofo , ed accifo il Fi^ 
cerò di Napoli. XXII. // Principe di Grange fcrin 
ve all'Imperatore la fconfitta dell'Armata . XX ili. 
Malattìa contagiofa nel campo de'* Vrancefi . XXIV. 

' Andrea Doria comincia itd ejfere mal contento della 

(une di Franci4i • Xj(V. Il iantrec gli manda il 



Diyiiizea 



AN.diO.G^ t5arS.II6ROQXXXIL ii9 

P^r procurare di guadagnarlo XXVI. Si 
. manda il Earb.Jteux per tmpadronirfi del Boria ^ c 
delle fue galee . XXVII. // Doria lafcia il partito 
della Francia , e trana coil^ Imperatore . XXVHI. 
; La pefte continua a devaflare V armata Francefe ^ 

XXIX. Morte di Odetto di Foix Signor dhLautrec* 

XXX. / Francefi levano Vajfedio di Napoli 9 e fi ri-^ 
titano in Aver fa . XXXI. Morte di Fi etto di Ntf« 

. Mrnf • XXXIL i Franeefi fi fil^i0:j^,Aveffit , 

' love fono affediaei dagli ImperUii Ì%XSlÌl* 'Rifvi^ 
na delParmam frante fe in ./IffiXlV. /. 

, federati mancano a rijìahilire gli t^aH dÌ §f(étnHaM, 

, XXXV* Andrea Doria reflituifce a Genova la fticc 
libertà . XXXVI. yejfitx^ioni enormi di Antonio di. 
Leva nel Milane fe , XXXVII. Continuazione dell* 
afare del divorzio in Inghilterra . XXXVIII. Se it 
Papa abbia conjìgliato al Re d\Inghilttrra di rima" 

r ritarjt provvifionalmentr • XXXIX. Lo Stafile^.^ it 
Carkinerfi^ ^ e il Foix mandati a Roma per queflé 
^farc • XL. Lettera del Cardinal^ Wolfey al Pap^ 
intorno al divorzio * XLI. Domanda del Cardinero^ 
# del Foix al Papa • XLII» // Cardinal Campeggi» 
inviato in Inghilterra per /* affare del divorzio * 
XLill.RammariiO del Cardinal Wolfey conCepiito per . 
quefto affare . XLIV. Arrivo del Cardinal Campeg-* 
gio in Inghilterra . XLV. Si rivoca in dubbio la 
bolla del Papa data al Campeggio . XLVI. // Papa^ 

^ fi adopta per accomodar fi co 11^ Imperatore . XLVII. 
Caterina Regina d^Ingbilterra fi rivolge aWimpera* 
toro ^ ed a Ferdinando * XLVUK // Campeggio tffor*^ 

• tu Caterina d fepararH volontariamente dèi Re • 
XLIX. Nuovo Breve f che produce la Regina fopra 
il fuo matrifttonio* L. PropofixJoni eie il Jt^ d* In- 

^gbilterra fa fare a Roma * LI. Altre propofiu'oni 
fatte dagli Inviati di Errico Ottavo ■ LH. Rifpcjìa 
del Papa agii inviati dd Re d' 'ngh il terra • ì^ii* 

Vi 



u kjiu^ jd by Google 



230 STORIA ECCLESIASTICA. 

II Pttna Clemente Settimo inclina dal lato di Car- 

À. 

io V. LIV. Jl Cardinal Wolfcy ottiene la fopprejfio* 
ne di molti Monajìeri per il fuo Collegio, hV,]aco^ 
po V. Re di Scoria prende il governo del fuo Re- 
gno . LVl. Conrrajlo fra Erafmo ed Eppendorf.LVlI 
Sentenza data contro Erafmo in favore dell^Eppeu- 
dorf . LVIII. Morte del Cardinal inumali . LIX. 
Morte di Jacopo Vimfelingt , LX. Opere del Firn- 
felinge , LXI. Dieta tenuta a Spira . LXII. La Mejfa 
€ abolita a Strasburg . LXI II. Si fa il me de fimo a 
Bafilea, LXIV. Editto della Dieta di Spira . LXV. 
Oppofi'ijone di alcuni Principi a qucflo editto , LXVI 
Quattordici Città Imperi, li fi unìfcono ad efflAJXWl » 
Origine del nome di Protefianti dato Luterani , 
LXVI II. Il Coeleo confuta gli articoli degli An ab at- 
tifti . LXIX. Solimano s"* impadroni f ce di Buda in 
Ungheria. LXX. Fa a Vienna , donde leva /' ajfc^ 
dio . LXXI. Si maneggia la pace tra /' Imperatore^ 
ed il Re di Francia . LXX II. Trattato vantaggìofo 
del Papa coll^ Imperatore , LXXIII. Imperatore 
parte da Spagna , ed arriva a Genova . LXX IV. 
Arrivato a Genova ratifica la pace col Re di Fra fi- 
da . LXXV. Articoli del trattato di Cambrai tra 
Carlo y, e Franccfco 1. LXXVI. Gli Inviati di /v- 
reme mal ricevuti dall'Imperatore . LXXVII. Il Pa^ 
pa manda a Genova il Cardifial dc^ Medici fuo nim 
potè . LXXVII I. L'Imperatore ardiva ^ Piacenza . 
LXXIX. Deputati de* Principi Protefianti ali* Impe- 
ratore LXXX» Rifpofla dell* imperatore a qucfii De- ^ 
putati, LXXXI. Quefii Deputati proteftano controia 
rifpofla deirimperatore . LXXXII, Difpareri de*Lu* 
terani y e de^ Zuingliani , hXXXlll. Lettera di Me^ 
lafttone ad Ecola mpadio per la pre/enza reale . 
LXXXIV'l Conferenza di Marpurg tra i Luterani ^ 
ed i Zningiiani . LXXXV. Fine della conferenza di 
Marpurg , fenza conchiuder nulla . LXXXVI. Altri* 



Digitized by Google 



AM. dice. 1528. LIBRO CXXXir. l^i 

tentativo del Langravio per unire i partiti.LKXXVlt 
Ajfemblca de^ Principi Protejìanti ^ e de^Deputati dcU 
le Città in Smalkalda . LXXXVIII* Decreto del Pa^ 
pa ^prima della ftia partenza per Bologna, hXXHXX». 
Arrivo de ti* Imperar or Carlo K a Bologna. XG. Ac» 
cogliertza che gli vie/2 fatt^ in quella Città . XCf* 
. Come è ricevuto dal Papa . XCII. Sue conferenze 
f articolari col Sommo Pontefice . XGIII. L'Impera^ 
tote riììabllifce Fr ance fico Sforza nel Ducato di Mi* 
lana . XGIV. L* Imperatore vuol fare acconfentird 
il Papa ad un Concilio . XGV. Ragioni del Papa 
per non volere il Concilio , XCVf. L^Jmperatore mo- . 
flra di arrenderli alle ragioni del Papa, XGVIK 
Creazione di Cardinali fatta da Clemente Settimo . 
XGVII/. Morte de"* Cardinali Pajfsrino e Gonzaga'* 
XGIX. Continuazione delPaffare del divorz.io di Er* 
Yico Ottavo Q. Il Re d^Inghilterra rifolve di prò* 
feguire V affare avanti a* Legati . CI» Lettera de* 
due Legati ali* Inviato d"" Inghilterra . GII. Comincia* 
mento delle dijgra:^ie del Cardinal Volfey . CHI* 
/ Legati del Papa fi raccolgono in Inghilterra, CAW », 
"Validità del nouvo Breve prodotto dalla Regina d^In» 
ghiltcrra . GV. Il Re e la Regina dUnghilterra fo* 
no citati avanti a* Legati , e compari/cono w cVf* 
Difcorfi della Regina appiedi del Re . GVII* lljie 
d"" Inghilterra fi dichiara intorno di l^ ori gì ne de^ f noi 
fcrupoli » evi II» Mala condotta del Re verfo la Re* 
gìna . GIX* / Legati fi sforzano di guadagnr*re lit 
Regina . Rifpofla ch'ejfa dà loro * GX* La Regina ri-* 
cufa di comparire , e vien dichiarata conttmiace 4 
CXf. L*Imperatore fa follecitare il Papa ad avocate 
ia caufa a Roma ♦ GXH» Il Papa avoca il procejjò 
\ del divorzio a Roma . CXIU. 5"/ riceve la notizia 
in Inghiltterra dell'avocazione del procejfo . GXIV» 
Difgrazia del Cardinal Folfey * CXM^ (l Cardata* 
Campeggio parte da Londra per ritornarfene a Ró^ 

« ^ I 



DigitizcL.. , v .oogle 



& fUKl A HCGEESIASTICA . 

fila . ex VI. 0/ eomitJcia a fornun procejj'o al Grr- 
ciinal Vclfcy . CXVII. ò7 giudica la fua canfa vol- 
par lamento . ex VI li, Lui;^i Berquin è condannata 
alle fiamme in Piazza di Greve . CXIX. Ce n fura 
contro un U,c viario dilla Diocefi di Soiffonj.CXX* 
Erafmo abbandona la Città di Baftlca e fi ritiriti 
a Fribur^ * C^XI. Lettera di Eraftno allo Stuniuu 
CXXIfi Altre i>pere di Erafmo cgntro ii^Caran%,a^ 
e lo SfaudMo . CXXIII. Opere- di^ LutM in quefi^ 
étnno . CXHÌV. Eretici abbruciati in Coìdnia. OCXV 
Stato della Religione in. JlfeàzJà • . ■ . ^ 

I. A Ixuni altri Prelati del Regnò di Francia voi-' 
IjL lero imitare il zelo del Cardinal del Prato con- 
tro gli errori di Lutero , e fi ritrova un altro Gon^ 
cilio Provinciale raccolto a Bourges nella Quarefima, 
il ventunefimo giorno di Marzo di queil' anno 1528* 
{Labbè co/Iecl* Conc* tom,t4»pag,^26. & ^jo»") • Fran« 
cefco di Toumon , che fu poi Cardinale , e eh' eni 
pafikto dall'Aicivercovadp d'Ambrun a quello di Bour- 
ges , prefedcva come Metropolitano a quello Concilio 
aifiiltto da* Velcovi di Clermonc , di Limoges , del 
Fui , di Tulles , e di San Flour Tuoi Suffragane! , da- 
gli Abati, Priori Conventuali, e Deputati de' Capi- 
toli della fua Provincia . II primo oggetto , che fi 
propofi? nel convocare quello Concilio , fu la confer- 
vazione del depofito della fede la riforma de' coflu- 
mi « ed il fodegno della difciplina ecclefiaflica ; indi 
fi propofe di appagare il Ke Francefco I. , che do« 
mandava che per due anni s* imponelfero iopra tutto 
il Cleto iècoJare e regolare , beneficj efenti 9. e noo 
cfenti p fopra. quei medefimi di S. Giovanni di Geru« 
^emme» fopra jtjutti^ le coirunità , e fabbriche , al- 
cune decime* ih numero di quattro , ciafcuna della 
fomma uguale all'ultima , pagabili da Tei in Tei mefi, 
e prima ^ nec^Qafioj a ^oiiiinciàic dal. proilìmo 



AN« di G.C. 1528. LIBRO CKXXIL 23} 
S. Michele ; le quali fossme dovevano fehrire al paga* 
mento del rifcatto de* due Alinoli del Re di Fnweift 
France(co Dolfino , ed Errico Daca d' Orleans , rito* 

cuti tuttavia dall' imperatore in omaggio a IVIadrid « 
Furono quefte decime accordate , fenza pregiudizio 
delle immunità Ecclefìalb'che , per motivo del cafo" 
particolare , e della prefTante neceflità , nella quale (i 
ritrovava il Re di procurare la iibera|eioDe de' faci 
figliuoli . 

lU Si fecero poi molti Decreti in numero di 
yenticre contro T erefia di Lutero 9 e per la riforma 
de' coihimi (JLabbcccileS* CcnciL ut fupr. ) • Il primo 
fiabilifce che gli errQri di Lutero , e de' Tuoi Tettato* 
ri » da lungo tempo condannati dalia S. Sede- 9 noa 
fieno combattuti che in generale ne' pubblici difcord 
avendo riguardo a' luoghi ed a' tempi , a norma della 
prudenza degli Ordinar) , e de' Velcovi , e come ne 
giudicallerd a propofito , fenza che fi fpecifìchino que- 
lli errori in particolare » almeno che non fi trovaflero 
alcuni luoghi , dove^ alcuni di eifì 9 ad onta della lo- 
ro condanna , aveflero già fatto qualche progreflb \ nei 
qual cafo faranno combattuti particolarmente . 

Il a. vuole , che fi obblighino i ParrochI a de- 
. nunciare a'Vefcovi quelli , ch*effi fapranno effere nelld 
loro Parrocchie infetti degli errori, di Lutero , e de^i 
fuoi fettatori ; fe vi fono llregoni , incantatori , indo- 
vini , che ufino maleiicj , che abbiano ricorlo alle fu- 
perilizioni , all'ufo dannabile de' caratteri , che fi val- 
gano de' prertigj del Demonio , per ifcoprire quel che ^ 
è celato , affinchè il Vefcovo , o il fuo Vicario Gc« * 
Aerale li punifca come meritano • 

Il jy proibifce a tutti i librai » a4 altre perfo* 
ne d'imprimere , e di vender libri contenenti gli .erro- 
ri di Lutero j e de' fuoi difcepoli , e di tenergli ap-. 
pjreflb di loro ^ con .ordine di rimettergli al Vefcovo] 
o al.fuo Vicario Generale fra lo fpazjo d4 un racfe . 



1^4' STORIA ECCLESIASTICA • " 
£d In cafo di contravvenzione fieno condannati alljl 
•^prigione i compratori 9 i venditori , e gli fianopatorf 
di si 'fatte opere , fé cadono in tal fatto 1 .dopo cfiTei^ 
ilati àwenati colla pubblicazione eli qtiefta Decreto v 
< . li 4. proibifce anche ilcottipiare ed ttvendere i 
libri iJDtertni , neppur quelli della' S« StHtttita tradoi»! 
in Franccfe da otto-annra quefta parte ^ almen the 
non fofìero ftati riveduti ^ ed approvati dagli Ordinar) 
de' luoghi ^ imponendo pene a coluto ^ che non avran«>. 
no ubbidito • 

Il 5. è contro 1 Quertorl , che non potrann(> 
pubblicare le Indulgenze » ne predicare , fenza una 
permiflìone , ed un' approvaisione , in ifcritto del Ve- 
£covo>; ed.i Parrocbi 9 che folFrìranno Timili abufi f 
iàranno puniti come 1 QueftoH «: Non farà neppure 
permeiro a* Predicatori flranieri % di qual fi fia Ordi« 
di predicare > fen^a^ effer prima (lati approvati 
dagli Ordinarj . • * 

Il 6. che i Parrochì fpiegheranno ogni Domenica 
a* loro Parrocchiani, ne' loro lermoni della. Do meni- • 
ca i Comandamenti di Dio , il Vangelo 5 e qualche 
colia dell' Epiftola giornaliera ^ e tutto ciò che può 
contribuire a far loro conofcere i loro peccati ^ ed a 
praticare la virtù . Potranno anche legger ad tSÀ V o- 
pera tripartita di Gerfone tradotta in Francefe t cd*4 
Aie di dar tnaggiòr tempo airiftniaion^ f abbreirieraii* 
no. ie-Tolite^'oraaioni ^ che ù hnno a^ detti Sermóni^ 
e togliefanao tutto quello che non- e néCdTario > ^ 
Il 7. ordina dì tradurre in Ffancefe gli Statuti 
Sinodali , e che i dircorfi , che fi fanno ne' Sinodi » 
fieno comporti in uno ftile femplice e facile ; ficchè 
pofl'ano effere agevolmente comprefi da tutti gli udì. 
tori * n5 i obbligheranno lotto pene arbitrarie i Parro- 
chì , i Vicari , tutti' i Preti , fid i Cherici della Citt* 
e de' luoghi circonvicini ad incervdAire affiduamenti^ 
a quefti Sinodi • 



Uiyui-LOd by 



AN. G.Gr t LIBRO CXXXll. a^y 

L'S. proibifoe a* Sacerdoti » a'Cherici , ed al po« 
^elo il paleggiare nella Cblef a , ed il correre quà e 
U 9 mentre che fì celebra il divino OfHcio , che & 
predica , o che fi pubblicano alcuni mandati . 

Il 9. regola , fecondo il Decreto del Concilio di 
Coftanza , la convocazione de* Concilj Provinciali , 
che fi terranno ogni tre anni ; e che i Vefcovi faccia* 
no ogni anno la vifita delie loro Dioceii^ almen che 
n^m ne abbiano iin legittimo impedimento ; perchè fi 
conviene alia dignità loro di aver cura delle pecore ^ 
che foha loro affidate • 

Il IO vuole che fi faccia una efatta perquifizio- 
ne degli empj , de* bcfiemmiatori , che irritano la col- 
lera di Dio , della B. Vergine , e de* Santi ; e che 
fieno puniti in conformità de' loro falli . 

L' II. che per dimoftrare maggior rifpetto verfo 
Dio , perùAJeranno i Parrochi ja' loro Parrocchiani 
d* inginoccliiarfi per alcun poco ogni volta che fenti- 
ranno fuonajae T elevazione del Corpo di Gesù Griito 
alla Mefia. 

Il 12. riguarda la confezione 5 ed ingiunge a*Pa* 
Itori il proibire a* loro penitenti di rivelare le peni, 
tenae , che faranno fiate loro impefic da' ConfefTon 
ed a quefli il palefare quel che farà loro flato detto 
m • confeffioixe , e le penitenze ,.che avranno impofte 
' Sr puniranno con gravi pene quelli , che non fi fog- 
getteranno a quello regolamento , ed i Parrochi vie- 
teranno firettamente certe azioni ridicole ^ che <ì pra- 
ticano neli'amminiiirazione del Battemmo» e del Ma- 
trimonio . . ' - 

« • 

Il 1 3, rinnova ri)fl*ervioaa; dello ilatuto Api Con- 
cilio diXoflanza-t. e della Arabmatica Sanzione inuà^ 
na alla refidenaa dc*.Canonjci > e.degli. altri Miniftii 
della Ghiefa.5 Pafliduità al divinò Officio , ed alla SaU 
, modia , che fi àtt fare Icmameiue , e colie paufe ne- 
cefiàrie nel canto . . 



Digitized by Google 



13^ STORIA ECCLESIASTICA ; ' 

Il 14* Rabilifcc. che in avvenire non fi dalanno 
amfhende ad affino» « non iliUricto del fuggello d«^ 
Vefccvi* • . ' 

Il «3. proibifce «'Librai , ed agli Scau^atori d'ÌBi« 
primere alcun libro di Cbilefai, Breviari , MeiTalr^ Pro* 
ceffionali , Rituali , libri delle Ore , ed altri , Ce noft 
avranno prima ricevuto 1* elemplajc corretto dall' Or- 
dinario , o da qualche foggetto da luì deputato . 

Il 16. che non fi Ikbiliranno Confrnternite fen- 
2a avere i'aflenfo dell'Ordinario ^ e che non vi li farà 
'alcuna ftraordinaria fpeia in ieilini 3 o gran palli , c 
danze \ iùipiegando quel denaro piuttodo in ufi pii • 
Si vietano ancl^e i contratti ufurarj ^ {òtto colore di 
procurare il bene di quelle Confraternite • 

Il 17. che dipenderà dà* Vefcovi il minoraré^ il 
, smnierò deliefefie» fecondo che filoier^no bene, re» 
ifando queflo ad arbitrio loro . 

li 18. che i Maeftri di (cuoia non faranno Reggere 
a' loro dìicepoli verun libro , che gli allontani dal 
culto divino , dalle cerimonie della Chiefa , e dalle 
pratiche della Religione ; e che fi daranno in mani 
loro Autori y che effendo capaci di coltivare il loro 
Ipirito , infegneranno' ad eiii ad un tempo I modi di 
parlar bene* 

il ij^t che s'Ingiungerà a' Parrochi » fotto pene 
arbitrarle 9 di vifitare le intere loro Parrocchie alme* 
DO una volta all'anno , e principalmente al tempo di- 
Pafqua , fenza tuttavia alterare V efenzioni de* pri- 
vilegi . 

Jl 20. che i Vefcovi non accorderanno le dimif- 
forie a quelli , che deggiono eflerc promoffi agli Or- 
dini , le prima non gli avranno efaminati , e cono* 
fciuti capaci . Quelli « che faranno flati ordinati fcn- 
sa diinidorìa^ faranno fpfpefi dalla celebraaione delU. 
Mèda per tanto tempo 5 quanto l'Ordinario ft 'merà a 
prppofito ; e fe fi riuovtno incapaci 9 faranno punici 



Digitized by GoogI 



AN. di G.C. 1528. LIBRO CXXXir. 2^7 
corporalmente a giudizio del Diocefano . Finalmente 
le dimiflbrie non faranno concefle , fe non a quelli, 
che avranno un beneficio, o un titolo patrimoniale. 
Il if. che i Vefcovi non difpenrecanno alcuni 
Parrochi dalla refidensa nel loro Benctficìo \ e non 
permetteranno loro , che abbandonino la loro greggia 
per andare a {en(i(^ 9Ìtro beneficio ^ e ad adoprard io 
•fiere Parrocchie • -.1 

^ Il 12. «he fi-yieteri alle Religtofe di nfcire ida^ 
loromonafterì ^ e che gli Ordinar; obbligheranno quel- 
le , che ne fono uùite , a rientrarvi quanto prima ^ 
ed a rinchiuderfi nel Ipro-Chiollro , non dando veruu 
acceflb a' fecoiari • fi ordina rofferyanza del Capitolo 
periculofo delio Ibto de' Regolari . * . 

1 li 23. ia il. medeiimo regolamento per i Religioil^ 
che fono fuori del loro Convento , e\gU obbliga ;a 
tléiitrarvi «ofto ^ <ed ;^ vivervi conformemente ìil loro 
IHiiuto . QuefU* Pecreti furono letti ^ ed approvaci 
Jièirtiltfala fedione . 

Iir/« Facendo i Giudici fecolari molti intrapren'» 
dimenti contro la giurifdizione ecclefiaftica , e la li- 
bertà del Clero , giudicò il Concilio a propolìto di 
fare un Decreto ^ per roccafione delle turbolenze Cu- 
fcitate da* Giudici fecolari > per rapporto al giuramene 
•to, che fi efigge da' QhtiìcHLabhè colle B. Couc. 1. 14. 
^«1^.429.) , obbligandogli a foggettarfì a' Laici nel giù- 
disio delle loro caufe ^ neil' efecuzione de'teftamenti 
per i legati piì , che riguardano la Chiefa » negli in- 
ventar; degli effetti mobili de* Cherici » fnti da' Ko* 
ùj degli Officiali , nella puUiiicasione disile . lettere 
Qionitorte 9 fopprimendo i nomi delie rimelTe » che 
fanno i Giudici Laici con carico del cafo privilegiato; 
finalmente delle proibizioni generali, e pafticolari che 
fanno contro i Decreti , e le ordinanze de' Re , 
Rifol?ette il Concilio che Ci (aceifero umiliiUme riaio* 



uì^ji.i^cù L/y Google 



aj» ' STÒRIA ECCLESIASTICA. ' 
ìtranj^e al Re Francefce 1; itit)pUcaiìdoIo di mèttcrwj- 
dine a ^uefti- abufi '5 e ài tn^htenùte hz^ ìi^ttài Eccle^ 
Radica V tom^uii meezo^ di pr<9eUì%re i vznts^ àt* 
fnoi fiidditi iati il VlOncilio téct ' fot>ra i di quedo 
<*in(iue Decreti . . - ;* • i^i. > 

" Nel primo fi dice che noa lì* acèorderaono ino» 
lìitorj fenza efprimere i nomi , almen che il danno 
del quale fi rifente l'impetrante , i.on vicenda alla forti- 
Illa di dugeato lire ; e no-, fi potrà fcomunicare ve- 
runiar per 'una minor fonama , il c^e fari efprello iieilc 
lettere monitorie . ' ^• 

'.Kcl fecohdo li*:m<^glie5 i fi^liuoU , le ferve , U 
i fervi , di colóro, , eorttro^ i q^afi 4otto- fatte le dor 
gUanze , e ff domaiidàno monicor} > e "«dolont » tw*x 
vi faranno coraprefi y è non fi homilleraniid fé non 
quelli 5 che faranno partecipi deirazionìe** i • • * d'> 
Nel terzo, i Notaj , Lancellieri , ProccurateflAù 
ed altri pratici nelle Corti Lccidislliche , non potraiitr 
no procedere per via di fccraiinka , per i ialarj , le 
vacazioni, eie fpedizioni , cne iaranno loro dovute 
dalle pàrti, o da' clienti , non A i^ot' i far altro per 
effi , che interdir loro l'entrata -Chiefa , fino ;4 
làuto che i Giudici dòpò ?aver i-ifotiolnuta la co«> 
tatoactà de' dfebi'tofi i ì«e? abbianli^ ordinató/altrimentii 
^ * ' Nel quarto- • non- fi accofd^rahna lette re . di 
munica fopra la prima contumacki , ma folamente l*in^ 
terdetto di entrare in Chiefa :; quando • gli Ordinari 
non giudicafTero cii? :ì aveffe a fare in altro niodo ^ 
riguardo alla di veri Jt A de' luoghi , e de' coHun^i . 

Nel quinto, aflxuchè i Giudici jViètropjiiiani pof- 
fino amminiftrafe la giuftizia più agevolmente e ret- 
tamente , ordina il Concilio che i Suffraganei , ed 1 
Joro' Òfficiàlt faccDioò le loro intorinaacxoni ; e k loro 
fuppliche in Fs?ancefe> o in Latino i © almeno in QM 
^'ingua, trhe fi poffa intendere nella Fiomcit * • 



AN.did.G«.X52«.I.ISROGXXXir. Zji 
IV, lì Concilio fece uii altro Discreto col quala 
ordina a' Rettori delie Chlefe Parrocchiali > fieno Par* 
.rochi o beneticiati con cura di anime, di rifederene' 

loro benefìzi , per modo che non fi potrà accordar 
loro ìilcuiia dilpenja in queflo particolare , ne alcuna 
peri-niifione di llabilire V'icarj in loro cambio , fenza 
cognizione di cauia , la quale effendo liata elaminata, 
ed efl'endo quelli Vicarj gitt4icati capaci 4i Icrvire al* 
le Parrocchié dopo un ferio efame | j^^i^m^i^ P^^fpr / 
chi attenzione . ^he quelli , che occuptrjd^^i^ loro 
luogo , facciano efattajnente il loro cLoy^o , é(ercttK ' 
JDO l'iifpitalità , « follbvino i poyeri » . •^b, i:;^ìr4 
■■ V, Finalinence rultimo Decreto ordina chib pec^ 
impedire la protanazione de'Cemtteri faranno con un 
recinte) rinc^iu'ì , e l'errati* più prefto che fi potrà 
ed alla più lunga tre anni dopo la pubblicazione de' 
regolamenti del Concilio;» fé quelli, che ne avranr 
no la cura , trafcureranno di farlo , lieno punici fe- 
condo il volere deirOrdinario • jPopo tutti quelH Dq^ 
cretì fi regolò la decima , che domandava il Re , per 
iìipplire al pagamento dei rilcattò de'.4ttf Prìncipi • 
&oi figliuoli s e fi terminò il Concilio « : 
. VI, pa otto<;ento anni io poi erano i Vefcow 
Utrecht Signori fpiritualt a> e temporali della Pjro- 
vincia dì quello nome , quando vi penetrò l' erefia 
Luterana []eiin»Beran, Cbran.EpiJc, Uìtrajefl, Giix.ey bifi'. 
da Pays Bas j . E non elTendovi paele più difpollo di 
quello alla rivoluzione , poco mancò che a primo 
tratto il 4iumero degli Eretici uguagliane quello de^ 
Cattolici ; U Vefcovo, ch'era allora Errico di Bavie- 
ra, il cinquantennuottavo dopo io Hiihilimento della 
Sede Vefcovile s fi oppofe eoa taotal^ot^zsaagliaran* 
^amenti dell'ercRsi > che il male diveniie ben prefto 
^DCttrabtLet i Luterani fi ribellarono alla prima ricer- 
ca >che fi fece di coloro 9 che fpargevano quella mala 
dottrina , ed incapaci di foilenere la guerra cpntro il 



Digitized by Google 



fl40 STORTA ECCLESIASTICA . 
Vefcovo , ed il GipifioloT'^ 4M^a|ono in loro a^ato 
Cftllo di 1!^4Ì9^ 4z ^^/|^ 

tempo afpit»ifi ilUt'Sigttom 4^lltt^^ Cirio' tri -mf- 
jiò coD truppe, che forottd roulotte nellt Città fen- 
SSà^eHliia oppofizìone ; s' impadronì delle Città di 
Deventer , di Hardemk ; e la reflante Provìncia lì ar- 
refe , trattane la fortezza di Tyles , fotto 1^ quale fi 
pofe PafTedìo . Ritrovando^ il Vefcovo , ed il Capi, 
tolo così forprefì , ebbero ricorfo all' Impera ror Car- 
io V. come Arciduca de* PacU Baffi , rapprefentanda* 
gli che ì Duchi di Gueldria ^ effendo feqpipre (lati ne^ 
mici . della Cafa d' Audria» noiP dorema ^^lìr^pd^ro ^ 
dtrs'HnpadronilTero della Sfgnorià 4'Uàrecht 9 per ipo« . 
tivo. de' legami dtintfrimi , ch'erano Tempre ^ci,;«rm 

viri. penétrato l'Imperatore da quefta ragi'o« 
ne; ma come quella Provincia era a lui utile, nfpo- ' 
fe al Vefcovo ed al Capitolo , che flava per conclu- 
dere una p.^ce vantaggiola col Re di Francia , del 
quale il Duca di Gueldria era alleato 9 é che non po- 
' tcva attraverfarlo , aimcn che la fovranicà d' Utrecht 
non folle unita al dominio- dt* Paeil RafTì {LeMire nf m 
Hi. fyiU Belg. yaLAndrù fopcgr. Bdg*^),, ìL che dino-» 
tsirà aoertamenti^ che vòleva eirere>Badn»ne:di quella 
Signoria , m skàmfei^ che gli ii.do^ 

La condisione pareva molto afpra , ppichè tratta- 
vad di perdere interamente una fovranità ; ma il Ve- 
fcovo ed il Capitolo non penfando ad aUro , che a far 
tutto il mal pofTibiie al Duca di Gueldria , opponen- 
dogli un avverfario così poderofo , com'era l'Impera- 
tore , acconfentirono a divenire fudditi fuoi^ ma per- 
chè fi. voleva per rendere llabile quella unione 5 che 
v'interveniffe l'autorità della Sede » fi ebbe ricorfo 
a Papa Leone X. » il ^nale avendo bifogno deli' Im* * 
peratore per inif alzare alla Sovranità di l»'irense la Cafa ^ 
dc^Medici^ gli accordò tutto quel ch'ei volle. Vili. 

Digitized by Go(\qIe 



AN. diG.G. 1528. LIBRO GXXXlI. 241 
Vili. Autorizzò egli l' unione -della Signoria di 
Utrecht a' Paefì-BafìTi , e fupplì con la^enezza della 
fua Apoftolica poterà a tutti i difetti , che poteiTero 
eflervi ftati in quel trattato . Queflo trafporto del do- 
minio temporale del Paefe a Carlo V. coiraflenfo del 
Vefcovo , e del Clero fi fece il giorno ventunefimo 
di Ottobre dell'anno 15^(8. { De rcbi EccUfrVltraje^, 
tifi, 4. 1725. . 

' IX. La ragione , che l'Imperatore aveva allega- 
ta al Vefcovo ed al Capitolo d'Utrecht , non era fen- 
za fondamento . Era vero , che fi parlava raoUilTimo 
della pace tra l'Imperatore ea il Re di Francia ; e pa- 
reva che non vi foffe altra differenza , che fopra il 
tempo del richiamo del Lautrec , il quale comandava 
in Italia l'efercito Francefe . Pretendeva Tlmperatore 
che dovefle cfTa precedere la liberazione de' due gio- 
vani Principi , ch'erano in oltaggio a Madrid ; e fo- 
fteneva Francefco Primo , che non dovefle effere cha 
una confeguenza di quella , o che per io mena que- 
lle due cole fi avelTero ad efeguire in un tempo rae- 
defimo : i Minifiri dell' Imperatore perfuafi che il Re 
di Francia avefl^e ragione , preffavano il loro Signore 
a contentarfi che il Re d'Inghilterra ne fofTe malleva- 
dore , e voleffe alficurare l'adempimento del trattato. 
Il folo Cancellier Gattinara (lava per la continuazio- 
ne della guerra ; e fu feguito il fuo parere . Gli Afn- 
bafciatori di Francia e d'Inghilterra, ch'erano aBur- 
gos , vedendo L'Imperatore ofiinato fu l'articolo del ri- 
chiamo del Lalttrec prima di ogni altra cofa y gli do- 
mandarono il loro congedo il ventefimo giorno di 
Gennajo 1528. ; ma egli rifpofe che bi(ognava prov- 
vedere alla ficurezia de' fuoi Minillri dopo quella de* 
loro Signori : i due Araldi d'arme , che quefti Am- 
bafciatori avevano feco , l'uno de' quali chiamavafi 
^uyenno , e l'altrQ Glarenzo , fecero demandare unsi 



24^ STORTA ECCLESIASTICA . 

udienza a Sua Maeftà Imperiale, che lor venne con- 
cella il ventefìmofeco'^clo giorno di Febbrajo a Curgt>s. 

X EHendo Timperatore entrato nella faU d udien- 
za ed ziVìio lui Tuo trono 9 i due Araldi con le loro 
vedi militari fui braccio fi approdi marono , e dopo 
tre riverenze col ginocchio a terra fi avanzarono fino 
al piede del trono , dove Clarenzo domandò ficurez- 
za per le loro perfone , finché fodero negli Stati dell' 
Imperatore, ed. un falvocondotto per ufcirne fuori . 
Quello elfendo loro dato accordato , Guyenno e Cla- 
xenzo lederò la dichiarazioiie di guerra ^ il che irritò 
sì fortemente V I operatore , che dopo aver ricevuto 
il memoriale dalla mano degli Araldi , che fi cr.mo 
vedili delle loro vedi militari, relegò gli Ambafcia- 
tori di Francia , di Venezia , e di Firenze venti le- 
ghe lungi dalla Tua Corte , e diede loro delle guar- 
die . Trattò alquanto meglio i'Ambafciatore d*'nghiU 
terra con fperanza di daccare il fuo Signore dalla 
confederazione . 

XI Inoltre fi era l'Imperatore vantato in pre- 
fenza dì atta la fua Corte , che due anni prima par- 
lando al primo Preildente di Grenoble Ambifciature 
del Re di Francia , eh' era pronto a decidere da folo 
a Colo la quedione con Sua Maedà Cridianidìma , e 
che li maravigliava , che ella facendo si alta profcT- 
iìone di generodtà , non avelfe accettata la disnda , 
che allora fatta gli avcva(Af^w. Bellai l.^. D.Ant. de 
Fera ift. di Car.'orp, 1^2 Mi interrog,ato il Preddente 
di qùefto, rifpofe podtivamcnte che 1* Imperatore non 
gli aveva mai fatti difcord limili , e che quando gli 
avede fatti , non fi farebbe egli prefo l' incarico di 
riferirgli al fuo Signore ; avendo Sua IVlaedà Imperiale 
un Ambafciatore in Francia 9 a cui poteva ordinarlo. 
Francefcc Primo per giudifìcarfi di quedi rinfaccia- 
xnenti chiamò l'Ambafciatore deU'hnperatore , fi dolfe 



L/iyij^uJ Ly Google 



AN. ai G. G. 1528. LIBRO GXXXH. 243 
altamente delle parole del Tuo Signore , egli prefentp 
un biglietto » incaricandolo di leggerlo , e di farlo per- 
venire all'Imperatore, e perchè l'Ambalciatore ricusò 
dì fare l*Una e l'altra cofa , il Re gliene fece far là 
lettura • £ra quedo Ambafciatore Niccolò Perrenot di 
Granvelle , di una famiglia poco dipinta della Franca 
Contea, ma uomo di tella , e di grandifìTimo fpirito ^ 
XIJ. Lo 1 cricco del Re conteneva in poche pa- 
role la faa giultificazione per la taccia datagli dall* 
J«nperatore , che gli avede mancato ii parola , e di 
KJu elfere uomo d*onorc . Era quello un cartello di 
disfida 5 col quale chiamava Carlo V, a duello per 
aver da lui foddisfazione con la ipada alla mano deil* 
ingiuria che aveva ricevuta {Ant, de Vera ibid.p.i^'^^ 
^em. du Bellai 1.2. Gum. Li^» Boucb. ^•4*) • V 
XIII. Aven^^t^ilpGràn velie ricufato d'incarìcatv 
jfené , perctxè aveva, fermina^ la fua ambafciata 9 è 
non avera più caratrere , gli mandò lo fcritto per uri 
Araldo d arme , che lo contegno all'Imperatore a Va- 
glia-iclid . 5, Noi Francefco per la Dio grazia Re di 
9^ Francia , Signor di Genova ec. a voi Garlo pfr 

y Dio grazia eietto parimente Re de' Romani , ti Ke 
99 di SpsLgnsL^DupIeis /jìfi» de Frane e tom,^' de Fran^ 
„ cois Lp,2 2, Nella vita di Curio V* di Gregorio Leti 
55 ^.j^^.J . Noi vi facciamo fapere , eh' eflcndo 

•5, avvertiti > .che in tutte le rifjpolle da voi fatte agli 
9, Ambafciacori , ed agli Araldi mandaci per parte 
nbftra a voi per il comun bene della pace 9 voi 
3, avete cólto pretefto , fenza fondamento e ragione, 
di ricLifarla 5 accufandomi ingiufìamente di eflere un 
„ perfido Cavaliere, di aver mancato alla Fede ed alla 
5,' promeda ch'io vi aveva fatta , e di elTervi sfuggi 
to furtivamente dalle mani, quello ci obbliga, per 

^ difefa del nolbro onore , a mandarvi quello cartello 

^ di disfida (quantunque fappiamo» che un tiomo a 
f> cui fi fece fare a forza ona promeiTa , non iia et* 

V 

« 



244 STORIA ECCLESIASTICA . 
5, nuro a mantenerla) , abbiamo tuttavia voluto man- 
5, darveio per difefa del nollro on >re , da noi 5:onrer- 
vato Tempre con gran gelosìa , e quale Tempre 
99 conferveremo , a Dio piacendo , fino agli ultimi 
35 refpiri della noftra vita . A tal effetto vi facciamo 
99 intendere 5 che fe voi at^ete voluto, o volete tac- 
9, ciarci di perfidia , non folo in quel che riguarda 
9, la promejtla, che vi abbiamo fatta per la noRra li- 
95 berta 5 ma che ci accufìatc anche di aver mai fatta 
95 veruna menoma cofa non conveniente ad onorato 
95 e probo Gentiluomo , noi vi diciamo 5 che voi ne 
95 mentite per la gola , e che quante volte voi lo 
95 direte , altrettante voi avrete mentito , effendo 1 i- 
95 foluto di difendere 1* onor nollro fino all' ultimo 
9^ di noftra vita . Per il che avendoci voi voluto ag- 
9, gravare contro la verità , per 1' avvenire non ci 
95 icrivete più cofa che fia 9 ma folamente aflfegna- 
9, feci il luogo , dove ritrovarci foli voi ed io , o 
j, ciafcuno con un compagno , e noi porteremo le 
9> armi , proteftando , che fe dopo querta dichiarazio- 
95 ne voi fcrivcrete o parlerete contro l'onor noftro, 
i% la vergogna di aver ricufato o differito il combat- 
99 timento cadrà tutta fopra di voi , poiché con que- 

fio folo mez^o poffiamp noi metter fine a tutte le 
3, fcn'tture, e parole. Data dalla noftra buona Città 
95 vecchia , e nuova di Parigi , quello giorno vente- 
9, fimottavo di Marzo Panno 1527. avanti Pafqua ^ 
95 cioè Tanno 1528. come fi conta oggidì . Sofcritto 
9, Fra ne eleo . 

XIV. Avendo Carlo V. ricevuto queflo cartello , 
fenza penlar molto a quello che conveniva farfi , (li- 
mò che il fuo onore lo cortringeffe non folo di ac- 
cettare la disfida ; ma di mandare anch' elfo un car- ^ 
tello al Re di Francia , El^ffe a portarglielo un certo 
chiamato di Borgogna , uomo valorofo parimente nell*" 
fimi 9 c negli aSan(il-';r. dff f^cra tft. ài CarhF> p-i^^)^ 

a 

^ dby Google 




AN. di G.C. 1528. LIBRO CXXXII. 245 
Gontcnexa quefto cartello un racconto del trattato 
di Madridv^ e le rUpode che avevà egli date al primo 
Prendente di Bourdeaux . Egli vi diceva che France* 
fco Primo ii era aflai mal contenuto yerfo di lui « 
£no a trattarlo da pedante 9 perchè aVeva citate le 
leggi per decidere un affare di onore : indicò per il 
luogo del combattimenfo una ifoletta formata dalfiu« 
me 5 che paffa a ¥ont^rzhiz(^DanUL bijl. de Frane. 
in 4. vie de Francois I. p.598.) . 

'XV. Il Borgogna latore di quello cartello di 
disfida clTendo giunto preflb Francefco Primo , ebbe 
udienza da quefto Principe lopra un palco eretto nella 
gran fala del Palazzo , vefllto de* fuoi abiti reali ^ ac« 
compagnato da' Tuoi Principi y.ed in prefenza di tutti 
gli Ambafciatori » che fi ritrovavano alla Tua Coite . 
Todo che il Borgogna comparve alPudienza » il Re « 
fermandolo predo , gli diffe , che gli dafle foltanto la 
iìcnrezaa del campo dt battaglia , e non di altra co* 
fa . Replicò l'Araldo , che aveva da dargliela , e che 
gli direbbe unitamente quel che gii aveva comandata 
l'Imperatore di dire \ ma replicò il Re , che non vo- 
leva che la ficu rezza , e V appuntamento del luogo ' 
^ fenz'altro difcorfo , e toflo fi ritirò in un'altra came« 
' ra {Ant,de Feraift^di Carlo ) • H Borgogna ^ 

nel feguirlo gli dliTe : ,5 Che Te Sua Maellà ricufava 
95 di afcoltarlo » difficilmente potrebbe egli dargli un 
99 cartello 9 ed affegnargli uh luogo" ; che lo afficura«. 
9i va di avere uno fcritto 9 che lo informerebbe \ a 
9, che però gli placeffe di riceverlo ; che doveva egli 
9, dirglielo con quelle parole \ che a parer fuo non 
9, poteva egli feparare quei eh' era fupertìuo da quel 
9, ch'era necefTario ; che con la medefìma libertà che 
«9 aveva avuta il fuo Araldo in Upagna , foffe per* 
99 meffo a lui di adempiere il fUo oiiìzio , o che gli 
il daife un atto 9 per ii quale Ìì fapelie come era- 
9f no andate le cofe f > • (Quello ultimo articola §U 

Q J 



Digitized by Google 



246 STORIA ECCLESIASTICA . 
Iremie tdtórdaco ; gli fi diede il foo* congedo , ed nn 

falvocondotro per ntornarl'ene indietro . Ma il Borgo- 
gna per meglio giul^ificare il Tuo viaggio , e 1* onore 
di Carlo V. fiio S^^ncrc , 'bllecitò per tre o quattro 
giorni uno eie' Favor.'ti del Re % perche ^lì otrenefTe 
un'udienza 9 proteftando di nuovo ^ che il (uo fcricta 
indicava li luogo del connb.ntti mento ; che il Re do» 
veva riceverlo » o accordargli la ^yermiflìMe - <U pi|bf 
blica^ e , che fé non era ieguito il combattiiMÌC^ii^lMl 
per difetto deUa -IVU^ilà' Sua • Jl^ii^òrleo gli rirpofe^ 
che la faa cotnaiiffiM^ ÌMli mminata , dkt'^p4èeH*kiii'» . 
darfene , ^ cbe il ^^lon voleva p i ù afcoltarlo , e che 
fe -andaife più oltre lo farebbe impiccare ; e nello 
lìefìo tenipo fece eu'ggere una ferra per intimorire 

-l'Araldo, e coilringcrlo a ritorrarfe.ie immediatamen- 
le . Tal fu l'e^^to di quelle vicendevoli disfìde , che 
dice il Wczeray ( Mei.eray abregé cbron. tom. 4. b/ft. 
^mncof^d^jf 0^4/6»} non furono altro»>€he bei colpi di 

. teatrtt> iwijiriiiiifì In varie bravei-ie-^^/riuia ,9 e per 

XVI» JLa difpoitEionei Udk quzh^TfH^yw* 
no ^|xie(U due Principi , non potm fe wtf j^i i ìS^i^ 
una affai viva guerra non folo in Italia , ma ancora 

ne' Paefi Baffi , nella Borgogna , ne'Pireneì , fuU'Ocea- 
fio 5 e fui Mediterraneo . Francefco Primo flimolò 
Errico Ottavo che entralTe feco lui nella Fiandra, al- 
iora sfornita di gente da guerra , offerendo , che le 
Città che fi prendeffero , rimarrebbero a Sua Maefli 
fidctanica» fino a tanto che foife ranboriato di tutto 
quello che gli doveva la Spagna ; e che poi le avreb- 
bero divìde infieme • Ma avendo il Re d' Inghìlccrni 
più perduto che guadagnato in una rottura con i Paefi 
Baffi 9 confiflenda la fua entrata principale nel com- 
mercio de' funi (ndditi co' Fiamminghi quale non po- 
teva egli rompere fenza attirarfi una guerra civile y 
ioxmndò quaraiita giorni di teinpo ^er dar cooaoda 



Digitized by Google 




AN. di G.G. 1528. LIBRO CXXXir. 247 
^ fuoi Mercanti di ritirare gli effetti , che tyerano ' 
ne* Paefi Baflfi , e propone poi una folpenfìone d*arini 
'per otto itieG era U Francia ed i Paefi*Bafiì ; « per- 
chè fapeva che il danaro era V unico mezzo di farla 
accettare dal Re ^ offerì frattanto di fargli contar^ , 
. trentamila feudi per la guerra d'Italia , che furono 
tolio accettaci . Tutti gli sforai dell'armata di Francia 
fi riv'olfero diinq^ie verfo il Regno di Napoli . 

XVII. Aveva già il Lautrec riconquiftata h mag- 
gior parte t el Milancfe , ed avrebbe potuto agevol* 
mente impadronì r(ì di Milano , ie noo aveffe avuti 
ordini erpreffi di confegnare tutte quéllé piazze a 
Francélco Sforza 9 e di andare a Roma a liberare il 
Papa [Mem* du Bellai \ j J • Neirentrare nelKa Roma^ ' 
gna Teppe che il S.Padre fi era falyato 5 e che gli irn4> 
perlai! alle voci della Tua marcia avevano lafciata Ro^ 
ma per andare a difendere il Regno di Napoli* Ave2 
va la pelle diminuito il loro efercito di più di due 

. terzi 5 c fi oHervò ^ che terminato l'anno non ne ri- 
mnfero dueento di cfenti datali effetti della divina ven- 

- detta ; il che non permetteva a' Generali di prendere 
alcune certe mifure peropporfi agli sforzi della lega* 
Non era ancora il Papa impegnato nella coniederazio^ 
ne , e no^ fapeva qual partito • prendere 9 e non ^ot^ 
leva ratificare il trattato conclufo coi Duca di Ferrai 
ra • Domandava a* Veneziani » che ritirafl^ro le loro» 
truppe da Ravenna ; e quefti » che avevano grandi 
pretenfioni ftr quella piazza , differlVano fempre di (bd*« 
disfnre xSua Santità , per modu cne il Lautrec , •^'^er la ' 
conquida che meditava di fare , non poteva co ita re 
che (opra la fua fola armata . iNon tralalcio tutt.ìvia 
di attraverlare lo Stato Ecclelìalìico con ottomila l.a ri» 
zi comandati dai Conte di Vauaemont , tremila iiviz* 
zeri lòtto gli ordini del Conte di Tenda , tremila uo« 
mini a piedi Francefi l'otto li Signor di fiuria» qtiat« 
troliUla Guafconi lotto: Pietro dìNavarras ediectmilai' 



Digitized by Google 



*t4 j STORIA ECCLESIASTICA*; 
Italiani , che formavano un'armata di più di ventottè 

mila uomini . 

XVI II. Verfo là fino di Fcbbrajo glunfe il Ltu- 
trec nell'Abruzzo , e tutte le Città , Alcoli , Aquila, 
ed altre gli aprirono le loro porte , accogliendolo 
come loro liberatore (M^w. dti Bcllai ìbid. ut fupr, ) - 
L' efercito Imperiale era andato avanti , perchè non 
aveva artiglieria : il General Francefe fece ftrafcinare 
la fua lungo la cofliera , il che gli facilitava l'entrata 
nella Capitanata , dove ricevette gli ottantamila feudi 
del dazio di tratta , che fi pagavano nel mefe di Mar- 
zo in quella Provincia . Se ne profittò entrando nella 
Puglia . La Città di Sulmona fi arrefe a lui fenza che 
ne attendere l' intimazione , e con facilità avrebbe 
iConquiiìato tutto il paefe , fc Filiberto di Chalons , 
Principe di Grange , rifoluto di cnltodire il cammino 
per dove andavano i viveri agli Imperiali dalla parte 
di Bari , e di Siponto , non fi fofle accampato in un' 
eminenza difefa da' cannoni della Città di Troja . Il 
Lautrec però nel difcacciò , e la feguente notte tutta, 
l'armata Imperiale sloggiò chetamente 9 e fi ritirò a 
Napoli in un difordine, che l'avrebbe immancabilmen- 
te ridotta a perire , fe folfe fiata infeguita . Ma Pietra 
di Navarra fu di contrario parere , e preferendolo il 
Lautrec a quello degli altri , fi trattenne a battere la 
Città di Melfi , nella quale era Giovanni Caracciolo 
con tremila uomini di prefidio , che fi difefero con. 
molto valore \ ma nel fecondo alfalto furono fuperati 
e paffati tutti a tìl di fpada con quafi quattromila 
abitanti . II Principe di Melfi fu fatto prigioniero di 
guerra ; fua moglie , ed i figliuoli fuoi , effendofi ri- 
tirati nel Caileilo, fi arrefero fenza oppofizione. Que- 
llo Principe perchè T Imperatore non volle pagare il 
fuo rifcatto, ricorfe a Francefco Primo , che gli pro- 
curò la fua liberazione > e fu da lui fedelmente fer- 
rico fino alla morte . 



Digitized by 



Als. ai 0. e, 15x8. LIBRO cxxxir. 249 

XTX. La prcfa di ^flelfi forpr«fc tanto il Regna 
il Nageii, che Barletta , Trini, Vcnofa , ed altre Citti 
circonvicine tofto fi foggettarono al Lautrec , perchè 
gli Iraperiali nc avevano ritirati i prefidj . Gapua (e^ 
ce il medclinao , Nola , Acerra , Arcrfa ; ficchè le Citti 
di Napoli, Manfredonia , c Gaeta rimafero fedeli igli 
Impej^li ( Cuicc.lib,iS. PauLjov.in bifl.^ . Vedenda 
il Dtica di Ferrara , che non reftavano che qnefie Cittifc 
air«mperatore nel Regno di Napoli , fìimè gli affari 
di Spagna tanto rovinati , eh' egli conchiufe l' affare 
del matrimonfo di luo figliuolo colla cognata del Re 
di Francia 9 quale aveva egli differito fino allora fotto 
yar> pretefti . Ed il Lautrec uomo ambiziofo , infu- 
perbito per tanto grandi avvenimenti , non confiderà 
che ad un nemico 9 che fi era ritirato colle fue forze 
intere « baftava elTere Signore della C^apitale, la^e 
fola poteva dar legge a tutto il reftb del S^gna^ S« 

10 aveffe poderofamente infeguito , poteva dìsfiirio prf-» 
ma che vi entralfe , per la gelosìa , che regnava tra 

11 Principe di Grange General deirarmata, ed il^nup-^ 
vo Viceré di Napoli , il quale dal principio moftrò 

• difficoltà ad ammettere l'altro nella Città. Ma le di- , 
Iasioni del Lautrec diedero tempo a' due nemici di 
riconciliarfi , tal che rifolvettero di diinprare in Na- 
poli con dodici mila uomini di truppe veterane , e 
mandarono il rimanente delle loro forze in preddlo 
alle più importanti piazze ; il che fa cagione della 
perdita delPefercIto Francefe . 

XX; * Prevedendo il Lautrec , che ManiTredonfft 
dove gli Imperiali avevano fatto entrare duemila uo- 
mini , lo tratterrebbe troppo a lungo , lalciò dugento 
cinquanta cavalli , e mille e cinquecento fanti a bloc- 
carla , e lì avanzò col retto della Tua armata lotto Na- 
poli {I^èfn^ du Bellcti L-^. Guicc, lib 18. ) , dove arrivò 
il prìjmó giorno di Maggio ^ e fi trincerò cosi bene % 
che pareva imponibile U poter farlo sloggiare * La yan* 



Digitized by Google 



250 STORIA ECCLESIASTICA . 

taggiofa fìtuazione del Tuo campo T inckifìe a far tlc- 
liberare , fé dovefle acqiiilìare la Città per afT-ito , o 
contentarfi di fuperarla colla fame . Furono divife le 
opinioni, ma il numerolo pre' dio che aveva il Mon- 
cada Viceré alla tefta, lo trafìe ad attenerfi all' ulti- 
mo partito ; s\ perchè non aveva altro danaro , che 
la folita paga delle lue truppe , si perchè il gran nu- 
mero degli aflediati gli fece Iperare , che ben preflo 
farebbero affamati , il lolo popolo elTendo in numero 
di più di dugento cinquantamila perfone . Fece dun- 
que chiudere i due principali ingrcfìi della piazza da 
due forti , l'uno fulla palude della Maddalena , Taltro 
dirimpetto al Monte San Martino . AiTalirono gli Spa-» 
gnuoli il primo , e ne furono refpinti con tal vigore, 
che diede loro una migliore opinione , che non ave- 
vano avuta de' Francefi nella battaglia di Pavia . Otto 
giorni dopo tentarono di renderli padroni del fecondo 
con altrettanto poco vantaggio . Il Moncada , che , 
come fi è detto , era fucceduto nella dignità al La- 
noy di Viceré di Napoli , volle provare , fe la fortu- 
na gli fofle più favorevole in mare ; e prendendo Tei 
galee 5 due galeoni , quattro barche arm.ate , e molti 
basimenti pefcherecci , con mille foldati Spagnuoli , 
e dugento Alemann i , fall egli medefìmo fulla miglio- 
re galea ; ed il Marchefe del Guafto ^ il Lonteltabile 
Colonna, il Conte di Roeux , ed altri Ofhciali :mpe- 
riali vollero efTer feco ^ onde il folo Principe di Oran- 
ge rellò in Napoli . 

XXI. Filippino Doria , nipote di Andrea Doria 
era allora nel golfo di Salerno con otto galee di Fran- 
cia ; ed informato il Viceré , ch'egli, ed i fuoi die* 
tro al iuo efempio lafciavano fpeiìo i loro vafcelii , 
ed andavano fino all'armata di terra , formò il difegno 
dì forprendere le otto galee Franceil con fei delle fue 
da lui armate a tal fine, ponendovi lopra i iuoi mi- 
gliori foldati • Il Doria iltruito dai Lautrec dell' im- 



I 



Digitized by Google 



ANf. di G. C. 1528. LIBRO CXXXIL 251 

pre^a del Viceré , rinforzò le fue galee con quattro- 
cento Archibufieri j che gli furono mandati , dal Gene- 
rale Francefe fotto la condotta del Capitano Ducrocq. 
Era a Capodorfo , quando fcoprl due galee del Vice- 
rè , che facevano apparenza di fuggire , per tirare il 
nemico in alto n:\are . Staccò egli tre di quelle otto 
galee per guadagnare il fopravvento , e per ritornare 
a caricar gli Imperiali a' lìanchx ; fi avanzò colle al- 
tre cinque , ed al primo tiro di cannone uccife qua- 
ranta foldati della galea del Viceré . Sanguinonfllma fu 
la continuazione del combattimento , e durò fei ore 
intere : il Moncada fu rovefciato morto da due can- ' 
ronatc : 1' una gli ruppe un braccio, l'altra gli fra- 
cafcò la fpina del dorib . La Tua galea andò a fondo 
con un'altra comandata dal Feram.ofca ; ed il relìo fa 
prefo 5 trattine due basimenti fpinti dal vento nel 
porro di Napoli , sì maltrattati dall'artiglieria France- 
ie , che fi potè appena fcaricarli prima che perifiero. 
11 Marchefe del Guafìo , Alcanio , e Cammiilo Colon- 
na , il Principe di Salerno , i Signori di Vandrè , di 
Ris , di Santacroce, furono fatti prigionieri di guer- 
ra , con molti altri Signori , e Capitani ; tuttavia que- 
lla vittoria riufcì funefìa a' Francefi per la refiftenza 
de' nemici , in forma che di quattrocento Archibufieri 
mandati dal Lautrec non ne reitarcno che foli fefTanta. 

XXII. Avendo il Principe di Grange intefa la 
perdita della battaglia, fece uicire di Napoli le bocche 
inutili , e dìlìribuì con mìfura i viveri a' foldati ; e 
temendo cne la morte del Viceré , queila di un gran- 
iiiflTmo numero di valorofi uomini , e la perdita di 
tanti vafcelli aiirettafie la perdita della Città Capitale, 
molte piazze , che erano ancora degli Imperiali , aven-i 
do già fpLegate le iniegne di Francia , fpedl all'Im- 
peratore un br'gantino per^avvilario , che i più va- 
ienti foldati erano llati uccifi nell' ultimo combatti- 
cacmo navale ^ e che gli altri erano .quafi incapaci di 



Digitized by Google 



252 STORIA ECCtESIASYfCÀ . 

fervire ; che in Napoli non vi era frumento , che per 
fci fettimane , che gli Alennanni cominciavano a mor- 
morare , e che era da temcrfi che fi ribelìaiVcro , fé 
Sua Macftà Imperiale non mandava immediatamente 
danaro jper pagare l'armata , e truppe per difeivierlì 
da' FranceH , co' quali , fenza di quello 9 farebbero 
(lati coietti a trattare ; che gli Alemanni avevano 
portata la pefte dà Roma a Napoli , e che gli altri 
morivano tanto più predo » quanto non potevano fog- 
gèttarii a caniàre il commercio di quelli 9 che n^era* 

no infetti . * ' - . 

XXI n. Il Lautrec intercettò quefta lettera , e 
gli bafìò di far tagliare T acquidoso , che portava 
l'acqua nella Città ; ma in cambio di far fare nello 
Aelfo^ tempo un canale per far andare le acque al ma- 
re, lafciò che fi fpargeirero per la campagna {Guicc» 
Jib.i^^Mm- du BelL hb,^. )> per modo che non tro* 
yando uno fcòlo in un luogo tutto uguale , il gran 
bollore dd Sole tofio le corruppe , il che fu cagione 
di grandi malattie nell'armata , e vi fece mi orribile 
guafìo . Queile malattie li cambiarono in pefte: e fu- 
rono aumentate dalla malizia degli affediati , che an. 
darono nel campo de' Francefi , fotto varj pretefti , e 
corrompettero tutte le cinerne , tanto che alle fine di 
Luglio il Lautrec , il quale fu parimente adaiito dal 
mal contaggiofoy vide la lua armata , ch'era di ven- 
ticinqueisiia uomini 9 ridotta a quattro mila , ed in 
circa cento foldati a cavallo , di ottocento eh' erano 
prima L'arsiata navale comandata da Remo di Ceri» 
e da AndceaDoria 9 avendo £itto uno sl^rca nell'ifo* 
la di Sardegna , eh* en Ìbtt9 il dominio Spagnaolo » 
vi trovò SI grande ahbondansa di viveri 9 che i ibldati 
digiuni da lungo tempo , cflendofi riempiati troppo 
avidamente^, furono ancor effi aifaliti da malattie con- 
tagiofe, che ne tramerò un gran. numero al fepolcro; 
e quafi che non baiM'e li flabello .della feile a 4fr 



X 



AN. di G. C. 1518. LIBRO CXXXII- 

firuggere un cosi gran numero di foldati Franccu f 
la perfidia di Andrea Doria , che cambiò parcko , ter- 
minò di rovinar tutto . 

XXIV. Accettato appena eh' egli ebbe il Ge- 1 
Aeralato delle galee di Francia » i Tuoi pernici pen« 
farono alla fua perdita • Con diver/ì artifìc; die* 
dero una maligna incerpretaaieifS agli affari frequen<- 
ti , che r erecozione del tuo impi^ faceva infor^ . 
ger^ nel Oonfigllo , e non perdettero mai occafio^ 
ne di malignarlo ; pe^ modo che pafsò ben prefio 
nell'animo del Re per uh uomo importuno , imeref» 
fato , e di umore infopportabile : il Doria conobbe 
agevol intinte che fi voleva la fua rovina : aveva egìì 
lìipulato che Genova fua patria farebbe rimefla ii> 
piena libertà 9 e che fi reiUtuirebbero a quella Re« 
pubblica tutti gli Staci , che aveva poifeduti al prin*' 
cipio deUe ultime turbolenze d'Italia , e per facilitar 
l'efe^uzione del trattato , aveva difpodi quei di Geno* 
va a promettere al Re dugentomila feudi 5 che fareb* ^ 
bero pagati f ubito xhe loro fi foffe mantenuta la pa* 
rola : in Francia però fi andava fempre differendo fot* 
to varj pretesi ; perchè fi voleva ritener Savona , il 
cui porto era più còmodo di quello di Genova . La 
vittoria, che Filippino Doria fuo nipote aveva allora 
riportata , fomminiUrò un motivo di querela tra fuo 
zio e la Francia . Aveva egli fpedito al Doria il Mar- 
chefe del Guado , il Conteilabil Colonna » e gli altri 
prigionieri diiUnti 5 per ritrarne il rifcatto a norma 
dell'ultimo trattato • Ma il Lautrec voleva c}ie fdlsd^ 
fero in Francia , e che fodero condocd al Re : il Do* 
ria non volle mai acconfcntirvi , allegando , che cól 
loro ^ifcatto pretendeva relncegrarfi di quello , che 
avrebbe avuto dal Principe d* Grange , fé il Re non 
gli av^ife conceda la libertà , quando lo fece prigio^ 
niero a f oi(ofiao piìl* aire4io 4i ?avi4 « 



Digitized by Google 



^54 STORIA ECCLESIASTICA . 

XXV. Guglielmo di Bellay Signore di Langcy , 
eh' era predo del Lautrec , lo informò che il L oria 
era rcontentiifiino dilla Francia ; che flava m meggian- 
do qualche trama, co* Genoveli per reftituire V antica 
liSeitA alla Tua patria - che domandava che fodero ri- 
meil] nel godimento dell' impofizìone fopra il fau- , 
che loro era fìata levata per gratificarne la CittA di 
Savona , e chefofs'egli foddisfatto pel rifcatto del Pr-n. 
cipe d'Orange : il Lautrec a quefli avvifi fece partire 
fubitamente il Langey per andare a rap presenta re al - 
Re , che i fuoi affari in Italia volevano alfolut amente 
che non difgudaire il Doria , e che lo trattenere al 
fuo fervigio . Perfuafo il Langey , che la maggior 
difficoltà foffe quella di niitigare l'animo del Doria ir- 
ritato da' Miniftri di Francia , (limò di dover adoprard 
per queflo prima di andare alla Corte , e pafsò per 
Genova , dove il Doria , che gli era amico , non voile 
permettere che albergafle altrove , che da lui . Vi di- 
morò tre giorr^i , acchetando si bene il Doria , che lo 
difpof« a fare un nuovo trattato colla Francia , e non 
io abbandor.ò , fé non dop<j «'(Terll convenuti infieme 
degli articoli , fuppolla ra^pr^ivazione del Re ; il Lan- 
gey dopo queìlo -mariegglo p^irti co-lc pofle verfo Pa- 
rigi 5 e rapprefencò nel Co.iiìglio di quanta importan- 
za folTo il non ramniarica-e un uomo , quale aveva 
lafciato a Genova ii.reramente difpoùo a ben fervirc 
la Francia , e pa^lò degli articoà , ae' quali <t era 
coiivenuto con lui , pLirci.c il (le rettituiire il traffico 
del faU a' Gen ^ve{ì , e li de^r.-i i lui toddisfazionc 
nell'a'*ticolo ne prigionieri . Ma trjvo ua olt^icolo in- 
vincibile a ca^^ion d' interelVc* dal lr»ro de) Marelciallo 
di Montmorency , ch'era mpico m gra7u . 

XX ^I. Governando qu'-ilo i-.> ^tato fotto 

l'autorità del R*? , a-eva ucteriuia Ji Sua IVlacicà l eu*, 
trata d^'irimpoiìzioae del lale à Savona % eie .Xi ren- 
deva dieci in dodici imu feudi Tanno ; il i-inv^re ai 



AN. di G.C. 1528. LIBRO CXXXII. 255 

ciTerne priv^ato l'indune ad intenderfela col Ganceilier 
del Prato per efaminarc avanci al Re il trattato , che 
il Langey aveva portato ; e quello Gancelliere 9 cht; 
adulava il IVloiitinoreiicy , meffo che fu TafTare in de- 
liberazione al Couriglio , rigettò le propofizioni del 
Doria , trattandole da ridicole , come fe avelie avuto 
dileguo di dare la leg^e al Tuo Signore ; indi fece ri- 
folvere che gli lì avelie a levare il Generalato , e che 
fi mettelTc in Tuo cambio Antonio della Kochef'oucaud, 
Signore di Barbefieux , il quale fu collo mandato col 
titolo di Ammiraglio dfl iMar di Levante , con ordine 
di trasferirli a Genova , e d' impadronirfi di Andrea 
Doria , e di tutie le lue galee . Ma l'affare non fu 
tanto fegre(o , che il Dor-n non venire a faperlo , e 
iino alle più menom'^ circollanze . Da Savona , dove 
egli era , iì riàrò a Genova , dove il Barbefieux aiìJò 
a trovarlo per conferir feco . Non ricusò egli T ab- 
boccamento , che quelli gii doman Java , colle hecef- 
farie cautele , per non rimaner forprefo . Fece inten- 
dere al Barbefieux , che fapeva il legreto della fua 
commilììone ^ ma che non T avrebbe efeguita tanto 
agevolmente , come credeva ^ che aveva egli ordine 
d'impadronirfl delle fue galee , e della fua perfona j 
che per fe non temeva : che quanto alle galee , vo- 
leva egli bene rellituire quelle del Re , ma che le fue 
fe le avrebbe ritenute . 

XXVII. Dopo quella conferenza , che non fu 
lunga, il Doria fi ritirò a Portofino, e terminò il fuo 
trattato coll'Imperatore a condizioni molto vantaggio- 
fe ; il Marchefe del Giiafto fuo prigioniero n'era ftato 
il mediatore ( Guiccìib.i^, Mem, dii BelL lib,^. ) ; gli 
offerì in nome di Sua Maelli Imperlale la carica di 
Ammiraglio di tutte le flotte della Cafa d'Auftria , la 
libertà di Genova , e la foggezione di Savona ad effa, 
torto che quelle due piazze foffero tolte a'FrancefI , 
glcre il Principato di Melii , e fciTaiìca mila feudi di 



STORIA ECCLESIASTICA . 
ftlpendio . Quefta diferzionc del Doria falvò all' Im- 
peratore la Corona di Napoli : il Barbelleux fu co- 
rretto , per opporfi a così formidabile nemico fulla 
riviera di Genova , a fermar/1 molto tempo m Savo- 
na , per metterla in ficurezza . Sbarcò per rinforzare 
il prefidio di Genova cinquecento fanti Francelì , c 
mille e dugento Alemanni , che aveva ordine di con- 
durre al Lautrec , la cui armata di giorno in giorno 
periva pel contagio , oltre che da lungo tempo gli 
mancava il danaro ( Aug, Julì, lih,6,R'iynaH, ad hiinc 
ann. r2um. IO.) : il Barbefieux fu ancora trattenuto per 
tre fettimane dal Papa , perchè- lo ajutalTe a ricupe- 
rare Civita-Vecchia , in cambio di condurre diritta- 
mente a Napoli il Principe di Navarra , fratello del 
Re Errico di Navarra , col rinforzo che conJuceva . 
Tutte quefte dilazioni diedero tempo a Filippino Do- 
ria di vettovagliare Napoli colle lue otto galee , ed 
Andrea Doria meJefimo vi andò a condurre un con- 
voglio , a villa dell'armata Francefe , non facendo più 
miflero del |uo trad'mento . 

XXVIII. Il Lautrec afpettava tuttavia con molta 
impazienza il rinforzo , che gli fi faceva fperare ; . 
finalmente Pebbe , ma folamente di mille ottocento 
uomini , per i quali convenne mandare una fcorta a 
Nola , perchè la tempefta non gli aveva lafciati sbar- 
care più vicino. Fu la fqorta battuta dagli Imperiali^ 
ed eifendo la pelle divenuta più violenta , i'efercito 
Francefe Ci riduffe ad un terzo nel principio del me- 
fe di Agofìo . Si configliò al Lautrec per evitare la 
malignità dell* aria di ritirarfì a Capua , o alrrovc ^ 
ma la Tua oftinazione lo tralTe alla fua propria rovi- 
na ; nè arrecava altra ragione , fe non che aveva 
fcritto al Re , che obbligherebbe quei di Napoli a ren- 
derCi a dilcrezione , e che allora perderebbe la fua ri- 
putazione , fe non mantenefle la parola . L* avveni- 
mento giullilic^ che troppo fi era avanzato a promet- 



Digitized by Google 



AN. di G.C. I52J. LIBRO CXXXir. 257 
tcre : il campo, ae' Francefi da prima iì cambiò i n 
ofpedale » poi in cimicéro: il Coote«di Vaudemonc » 
folo capace di cctfaandare ali* armiu » c di iuccedere 
al Laucrec » era» morcd il primo tra le perfone quali* 
ficate • Carto ihudlo baflarda.d^lRei'di^NaJrajrra/^'am'* 
nillo Trìulzlo » e molti altri gli andarono dktco*». 
Il Laocrec venné a&lico ancor egli .^4 iiuccumbette « 
Morì la nòtte del qtundicefimor yro^^Mkefinio gtoroo 
di Agofto di quefl'anno 1528, , e colla Tua morte re- 
rifìcò il rimprovero , che TpefìTo gli avevaoo dato gli 
Spagnuoli , di amar meglio errare feguendo il fu o ca- 
priccio, y che di andar diriico leguendo U con.^gHo 
altrui . 

XXIX.— Il"fuo Còrpo fu trasferito in Napoli , e 
rincUttfo ìA una 'fona , dove farebbè reftaco fenaa (è- 
polcroy fe'vencotto anni dopo , avendo un Signore. 
• Spagnuolo ritrovato qtiel corpo ^uche le fue genti ave* 
yanò larcfa&>' in'^ uàa comaniffimà' fepoltura , non glie- 
ne aveffé &ctb erigere - una thaghiéca oltremodo di 
marmo nella Ghiefa di S. Maria la Nuova di Napoli 
(PauLJov, in elòg, Brantom^ dans eìage de M. ile Lati" 
trec . Mem. du BelLti I.j. ) , nella Cappella del Duca 
di Sefl'a , dove iì iegge quefto epitatEo latino ; Odeta 
Fifxio Lautreco . Confalvui Fcrdinandus filius Ludovici 
Corduba , magni Confalvi nepos ^ cum cjus ojffà ^quant'^ 
vis bofiis , ut he Ut firmna iuUrat , fine b$H0fi ja^g* 
re' càmperfffet y bummàfum miferiarum mmsr ^ ita 
'itf avito Sacello 9 I>uci GuUù Hifpanus Brinceps p^aià^ 
cioè j che li nipote del gran Gonfalvo' di Cordova ve* . 
dendo. il cf^rpo di Odetto di Fòix , .Si^or di Lautrec 
fefypelUto fenza bnèrè , quantunque nemico detia Tua 
nazione ^ dopo aver foggiaciuto alla forte della guer- 
ra , gli Prcva fatto erigere queflo monumento nclU 
Cappella de'fuoi antenati . Aveva egli ipofaca Carlotta 
d*A\^'ret , terza lìgliuola di Giovanni Signor d' Orval 
dalia quale aveva^«avn(o Gi^fion^ j F^anc^co» ed £m«. 
Tom^Uiy^ Vi ' 



>5» ^ STORTA ì:cclestastica V 

9 morti aflai giovani , e Claudia di Foix , maritati 
^a prima con Guido Conte di Lavai , poi con Carlo 
di Luxcmburgo, Vilconte di Martigues . 11 Papa gli 
fece fare a Roma magniiìche efequie , e Francefco Pri- 
mo fece io ùcffq n^a Chi^a M N^|:a ^i^ooira .a 

XXX. Popò la ro9 morte Jl Marchefe diSalu;!'» 
70 prefe il governo, ilella rimanente armata Frao^Cl; 
'4D }a prìjQia fiuìzione ila UU - Alta fu. di i<privere a Roa* 
PO di Ceri » M al Wntìf^ di Mdft » che andaffer^ a 
raggi ugnefiQ p^-aìittario a levare L'aflédio 4i Ifop»lf • 
Eli queft'iiltimó .fetQ 'Gjupta « c T aveva rWórta.all* 
efirenao 9 quando 11 Poria aqdò a vettovagliarla cop 
dodici galee t II Marchefi? di Saluzzo non lo afpettò; , 
levò il campo di notte tempo , ma non potè farlo 
tanto fegrctamente , che gli Imperiali non ne foflcro 
avvertiti : il prefidio di Napoli f(?cc una fortita gene* 
rale (Cuicc, lìb.ig. Paul. ]ov, hift, A 18. Belcariuf /. 20, 
Rayn,t3.io> ) * Tutta la gente fraacefe , che eca re- 
cata quad formare una recroguardù » mori coli* 
^ns^i'lUla mano ; ed i minori {pidati t-C |;M Odiali 
/iKPnp |it(i'pij^]oi|ieri:t Pietro di l^TArra » che. jco« 
nmpdavn ^«^fta rfwgiiardia 9 lu .p4 nuiiierp di que- 
' ili- ultiini , Queflp Capitan^ . t^ntp crebre ntCQ Ji una 
. ifamigUa plebea |ieUa.6ifca{;lia fi era per U meritof io- 
nalaato aUf prime dignità militari , Fu 11 priqiO) che 
inventò le mine » quantunque alcuni Autori affermi* 
PO che i Genovefi le n' erano ferviti prima di lui . 
jLffendo ftato fattp prigioniero da'Francefi, nella bat- 
taglia di Ravenna nel 15 12* gli ^pagnuoU fì prefero 
si poco pen fiero di trarlo di prigione » che ne ftettc 
languendo molto tempo , onde difg^Hato di una na- ' 
Spione 9 <ip^ am» egiU ferviti' utiloocntc » e che 
pnoftrava si poca riconofcenza » audà al l'ervigio di 
* Fiancefco- Primo , al quale durò fempft iedele fino ^ 
%\^^*9Wièù v^zi. ^uaada ^ fiuto prigioDe* • .4. 



Digitized by Google 



> 



AN. dì G.C. t52S. UBRO CXXXIL tfp 
XXXU Gii SpignùoU , per gadigarlo della foa 
cBferzione > la conau0eco Incateoato pel Qaftella di 
Napoli, dov*egli per faa fleftresxa gli aveva introdotti 
▼entotto anni prima , e lo fecero ftrangolare la notte 
per ordine dì Ciarlo quantunque dicano alcuni Adi- 
tori , che lo ave(fero roffoc^to fra due materafll; e di- 
cano alcuni altri , che, fia morto di rammarico (P<t«/. 
Jov, in elpg, Aìvar, Gomex.biji. lib. 4* Brautojne vi^des 
Cupitaines etrangcrs ) • Gonfalvo Ferdinando Principe 
di SefTa fece feppeUire il fuo corpo nella Chi^a. di 
Maria, U Nuova a Napoli , e fopra il fiio r<qpoÌcìfò 
vi. fece oi.ettere un' ifcrizione, che termini c^ qu^. 

Che^la virtù a qoeftoudi p«>prio p i^J^ 
& zv^itzt^ Viti nemico . . 

XXX<t(«ri^4^ Àf^^bcf^^ di Salasso co* Franceli cÌi^ 
poteriMìaf>iiiggire;n:c^l'^ul fcònfitca .».fi fiilvò ih 
Averf^ , 5 4B»ve^ |^itàa^^ aflediato ; viHcandp 

la breccia , e procurando di dar animo a' fUoi foÌda« 
ti , reftò ferito da una fcheggia di pietra , che gli rup- 
pe il ginocchio . Eflendo refo inutile per quefto ac^ 
cidenre , e temendo che le fue truppe fi sbandalfero^ 
fu corretto a venire ad una vergognofa capitolazione, 
prima che i neijjici fapeffero la fua ferita Memoire 
du Sellai lib^ 3. ) . Gli articoli furono » che iafciai* 
fero gli aifediati tutte le loro arme , i cavalli % le in^ 
^gne» e gli .ftf^^dardl al Prìncipe di Grange Generale 
dell'armata Imperlale; che tutti i. Capitani ^ Luogotei^ 
iiendy Alfieri a. Soldati a cavallo» e^valUlq^erl pQf[ 
teiTero menare con effi un (olo ca|^iUQ % ed onamiK 
la : che gli Italiani per fel mefi 090 potcglTèro fervlr^ 
Il Re di Francia 9 e che i Francefi j» Goafconi V Sviz« 
«cri , Lanzi , ed altre truppe llrani^re fi ritiralTero ne', 
loro paefì , fèn za punto ierraarfì in Italia ; che il Pria^ 
cipe di Grange li farebbe condurre ficuramente fino 
alle frontiere delle loro Provincie > fenza che ii pò- 
te(fe tn^^tai^^ .fbe il {ulafcheic di Saluzso ufaife d^ 



Digitized by Google 



i6is STORrÀ EGGLESTASTICA . ✓ 
tutto il Tuo credito per coftringere le piazze occupata 
dà' Francefì a rimetterfi in potere del Principe di 
Grange ; e ch'egli medefimo rimaneffe prigioniero di 
guerra . Quefta capitolazione venne Qjfcritta il tren- 
tefimo giorno di Agofto . Entrando il Principe di Gran- 
ge in Averfa » volle vifitarc il Pomperano , che vi il 
era lafclato ; ma lo trovò già morto . Era quel me- 
defimo , che aveva fervito il Duca di Borbone nella 
fua ribellione , e che aveva falvata la vita a France- 
fco Primo quando fu fatto prigione in Pavia . 

XXXIII» Il Principe di Melfi , e Renzo di Ceri 
avendo fopraggiunte le truppe , fi erano ritirati a Ear- 
ietta , ed in altre piazze marittime , dove fi foften- 
jiero contro tutte le forze dell'Imperatore , fino alla 
pace di Cambrai . Diedero qualche foccorfo a' Soldati 
Francefi , un gran numero de' quali ufcì di Averfa , 
e fi ritirò apprefib di efiì : alcuni s'imbarcarono fu le 
galee, altri fi fermarono in Roma , e pochifiìmi furo- 
no quelli 9 che foffero in illato di ritornariene in Fran- 
cia . Tutte le piazze , che i Francefi avevano prefe 
nel Regno di Napoli con tanta prontezza , fubito fi 
ribellarono dopo la prefa di Averfa . Tal fu la rovina 
di quella confidcrabile armata , che difcendendo dalle 
Alpi aveva fatta tremare tutta l'Italia , e che fu in^- 
teramente diifipata o dalla mala condotta dei Genera* 
le, che fi ofiinò a voler continuare l'afledio di Napo- 
li , contro il parere della maggior parte de' fuoi Ge- 
jicrali , che volevano che fi levafTe , quando fi vide la 
pefte defolare Peféfrcito , o per la negligenza di Fran- 
cefcQ J. 9 che fen2*aver la mira a' fuoi principali Jin- 
terefil , fpendeva nella fabbrica del Cafiello di Madrid 
vicino a Parigi , o ne' divertimenti fuoi , il danaro 5 
che avrebbe fupplito per la concquifta del Regno di 
Napoli : nè fi ricordava di aver perduto il Ducato di 
Milano per un fimile contratempo di fpefe fuperflue. 
Oq$1 affari d*Ualia j che n«i prkcipio J?ll' anr...: , 



Digitized by Google 



ÉTefiilo-aVata A beli» ^ipparcnsa per qndla Mtkcipef 
cambiiMiìo interamente di afpecto , per moiiù che 
quafi oulU gli rimtfe in q«el paeTe » io Genova f ci 

in Milano . r . * 

XXXIV. Avrebbero potuto i Confederati rirta-» 
bilire gli affari di Francia 9 fe aveffero faputo preva- 
lerfi della diferzione delle truppe del Duca di Brunf- 
\(^ick , che aveva allora condotti agli Imperiali dieci* 
^ila fanti , e feicento lance in foccorfo di Napdli . 
Si era .avanzato ilno fui territorio di Verona : il dm 
]tcva avevalo arredato in Lombardia ^'9 colla fperanza 
di divìdere il bottino delle Città che prende(fero . SI 
erano nnid per aflediar Lodi » 6U Spa§atioU dopo 
«ver combattnto tre ore fu la breccia » farpno re* 
fpinti , e gli Alemanni » che non erano pagati » fi 
difperfero » e qnefto fece levar l*a(lèdio » FranceTco di' 
Borbone Conte di Polo fi vedeva alla ceda di cìn* 
quecento foldati a cavallo « di altrettanti cavalli leg^ 
gieri comandati da AnnibaMo 5 e di feimila fanti Fran** 
cefi fotto il de Lorge fecondogenito della Cafa di 
ÌVIontgommerì con quattromila Alemanni ^ La ritirata 
del Duca di Brunfvick apriva al Conte di S. Polo la 
ilrada di andare a Napoli , dove farebbe giunto primsi 
della 'morte del Lautrec » <Ma gli parve che foffe Tua 
maggior gloria il ricuperare il Ducato di Milano > eit 
iPermò in Lombardia » dove fi uni ali* eferaico Vene« 
aiano» ed alle truppe dello Sforia . con difegnu di op* 
primere il de Leva , che non aveva altro che otto* 
mila uomini, e non aveva danaro ; ma fi iUvò per* 
chè i Gonfóderati dettero troppo a deliberare di dat 
l'ailaltOie vollero prima ricuperare Vigevano e Pavia* 

XXXV. Il tempo che fi perdette in quelli due 
anfedj 9 diede campo ad Andrea Doria di ritornare fu 
la riviera di Genova : aveva per ogni modo coltivati 

i Genovcfi( Mem, du Bei lai Uh»). ) > c<i avendo molti , 
partiffiaoi^ eà amici neiU (Jitsà > li coi|ferm4 ntU^ 

A g 

ì 

Digitized by Google 



26z • STORIA ECCLESIASTICA . 
aifpiacenza che avevano contro di quelli , che gover* 
navano : perfuafe al popolo 9 che i Francefi non la- 
fciavano ad efil altro che il nome di Repubblica , men- 
tre effi avevano la piena autorità ; ♦ rapprefentò alla 
Nobiltà il vantaggio dell'antico governo , ch'era Tem- 
pre ftato nelle fue mani . Sapendo finalmente che la 
guarnigione Francefe , tre quarti della quale la peftc 
aveva dil^ruttì , fi era allogata nel Cartello , e che la 
Città era quafi deferta , vi fi approlTimò con le Aie 
galee , e fece folamente fmontare cinque o feicento 
uomini ; il Barbefieux , ch'era nel porto , appena ciò 
feppe 5 che a foraa di remi cercò di ritirarfi a Savo- 
na 5 temendo che fofie già formata una congiura per 
impadronirfi delle galee . LietilTimo il Doria dì que- 
fla ritirata lo lafciò pafTare > fmontò , ordinò le fue 
truppe in battaglia ; trovò le porte aperte da quelli 
del luo partito , occupò le principali contrade ^ e fi refe 
padrone di Genova in nome dell' Imperadore ^ fenza 
aver mcfib mano alla fpada' . Teodoro Triulzio , che 
n'era Governatore , fi ritirò nel Cartello ^ quale do» 
vette rendere vergognofamente verfo la fine di Otto- 
bre, e torto che furono difcacciati da Genova i Fran- 
cefi » il Doria raccolfe la Nobiltà , rimifc ad efiìa il 
governo da lui rtabilito nel modo che fufiìrte ancora 
al prefente . La Repubblica ammirò la fua prudenza» 
gli erefle una flatua , e gli diede i titoli di padre della 
Patria > e di riftauratore della libertà • 

XXXVI. Il Conte di S.Polo s'impadronì di Pa- 
via , ma non potè fiaccorrere Savona , governata dal 
Commendatore di Moretto , che vilmente fi refe a* 
Genovefi . Fu perciò obbligato quefio Conte a profe- 
giiire le fue conquirte da un'altra parte ♦ Biagralfa , 
san Giorgio 5 Monza e Como nel Milanefe > donde 
i^ntonio di Leva avevi tratti i prefidj per fortificare 
iVlilano , fi foggettarono a lui ^ e fentendofi querto 
Generale più prelTato ch« mai 9 andava con le cofe 



AN. di G.C. LIBRO CXXXII. zóf 
S^li ecceffi , tal che pochi efetnpj firn ili fi ntrovanà 
nelle Scorie ; i mali edremi .de'Bórgheil di Mtlino in 
cambio. d^imblMfire il Lé^i,^ diidwtó uQ.oao- 
to précefló' di opprióierii . S*iinpadrofiì di tatto il £ra« 
jnenco the reilan nel ^efe i W À tutto Quello $ ch« 
yeniira portato i 'ili diftribiMtd Càù Ordine a fornai 
afHdati ^ che né fecero fani ^ e gU tèndèttero tino 
feudo d'oro 1' uno • Così i ricchi foli poterono aver- 
ne i e gli altri inorirono di fame i informato V Impe* 
racore di quefle enormi veffaisioni » non vi pofè rime* 
dio alcuno^ perchè non aveva danaro ^ ed vmà pru* 
denza del tutto carnale foifocè i fentimenti umani 5^ > 
i:ompàfIlònevoll i che la pietà avrebbe» potiito iiifpir 
rargli * Cosi tertninantoo in qued^ anno lé guèrra ili 
Italia tra Tltli^rrtore tà il Re dt Fxaiicliri chencof 
fointiandò entrambi A ibn<*^ ^ aiicM^bM^ 
Ilo feguentd col trattato di Ca^rftì < ^ ^ . 

XXXVIlé le dauiblé pofte dal Papà nelk ùià 
ioÙà pei divor&id di Errico Ottàvo rammaricavano 
quel Principe , ed ordinò a Gregorio Catiali lUo Am-* 
bafciatore a Roma j che domandaife Bolle menò log** 
gette a contraili (Sup. //i.i^i. num.^i,) : il Cafali ntf 
parlò fpeflò al Papa i Burnet dice (^Bu^net hìfii d& 
la reform» d^Anglet.in ^itom.ti p^^yS*) ìì che Siia San- 
59 tità gli rifpofe <he U conduiione dell'affare era ia , 
1, potere di £rrlcò i th0 bifdgnava cbtf in virtù della 
^} gi^ data éomniiifione ^ o pef V autorità del Legata 
9^ Woifey" fi protedefie al giudiaid della ^eaufii . Che (0 
u 4«el Priiicipe ù fentiva difere U cdrden i|(gMf 
vara dal fuo' nljUrlmonio ^ tefovi thè fiu*eifo fat^ 
M «na (tntttkU con ttn pocd di tòm^tai iinpeftieébè 
i> aggiungeva il Papa i non v' era Teòlogo ^ che pò* 
^9 teffe meglio del Re riiblver<* j fe il fud itiatrimo* 
3, nio foffe , 0 non fofTi? legittimo . Tòftd che farà 
f) ufcita la fentenza ^ ai Coltrò Signore don reflà 

is tro che n&aritarfi $ ^ ci pri^herà ttello Heiio 1 

a 4 



Digitized by Coogle 



ÀN* èie. G. I ji8. tlBRÓ CXiXXll- 2*5 

tuto rìcufarc di confermar la fcntenza del Legato > 
ed anche il matrimonio , che venifTe contratto in eoa-» 
feguenza di efla . Ma converrebbe avere a noi altre 
prove di quefto pretefo configli© del Papa dato al Ca- 
fali , che a me non pare punto verifimile . Non fi 
tralafciava mai di Ipedire ogni giorno corrieBÌ fopra 
corrieri : fi facevano continuamente nuovi progetti ^ 
appena prefa una rifoluzione era tofto cambiata • Si 
domandava che lo Stafiley > Decano degli Uditori di 
Rota , ch'era in Inghilterra , avefiv- l* incumbenza di 
giudicare del divorzio ^ e nello flefio tempo venne 
fatto partire per Orvieto, dov'era il Papa, e fu in- 
caricato di fegrete iflruzioni , e di pubblici ordini • 
Subito dopo il Cafali ebbe ordine di chiedere a Sua 
Santità che fi unifTe un altro Legato al Cardinal Wol- 
fey , e che foffc dotto , difinterelTato e trattabile . 

XXXIX. Tofto che lo Stafiley fu partito per Or- 
vieto , il Re gli mandò dietro il Dottore Stefano Gar- 
dinero , Segretario del Wolfey , ed Odoardo Fox » 
Grande Llmofiniere , che dovevano entrambi unìrfi al 
primo , e non lafciare refpiro al Papa , fe non accor- 
dava quel che fi chiedeva da lui . Erano quefli tre 
Agenti di carattere molto diverfo . Lo Stafiley fi era 
fatto vecchio nella Corte di Roma : era un uomo dif- 
fidente , duro , e poco trittabile , favorevolmente pre- 
venuto per Errico Ottavo , e che aveva per Carlo V. 
molt' odio : il Gardinero non aveva tanta cognizione 
della Corte di Roma , aveva per altro in ricompenfa 
fama di effere uno de* più valorofi canonifti , era di 
fpirito vivo , docile , infinuante , e proprio a tutti gli 
impieghi , che gli fi addogavano : il Fox s'impegnava 
molto ne' fentimenti del fuo Principe , e morì Vefco- 
vo di Hu-eford . Avevano ordine di domandare una 
nuova cofcimifllone per il Cardinal Wolfey , che lo 
ilabilifTe gudice di quella caufa con facoltà di annul- 
lare il macùmonio del Rf , fc gli pareva a propofito. 



Digitized by Google 



i66 STORIA ECCLESIASTICA . 

. e nulla orante di dichiarare legittima la figlruola ch^f 
n'era nata : di follecitare il Papa a dare una promefTa 
ift ifcritto di non rìvocarc la comraiffione del Lega- 
to ; dì domandare una bolla , che annullalTe il ma- 
trimonio del Re, ed una difpenfa di Ipofare un'altra 
moglie fenza alcuna reftri2ione . Dovevano finalitienre 
gli Inviati rapprefentare al Papa che il Wolfcy non 
aveva confìgliato al Re quefto divorzio : e che non 
«ra egli autore de' configli , che avevano impegnati 
Sua TVjaelU Britannica in quefto affare . Non fi può 
cfprimere quanto era preflante la lettera fcrittà al Pa- 
pa da quel Cardinale ; era raccolto in elfa tutto <juel 
che uno fpirito inquieto , e fpaventato può chiamarci 
In fuo ajuto * E* la lettera in data del decimo gior- 
no di Febbrajo . 

XL. Fa intendere alla Santità Sua , che fé IcT 
riguarda non folamente còme un CrfRiano , ma co- 
me un Cardinale > che nofi dilbnorò il fuo carattere, 
che re{e qualche fervigio alla Chiefa , che ha avuti 
Tempre a cuore gli ìnterefli di Sua Santità , fé lo con- 
sidera Come un uomo zelante per la giutìizia , defì- 
derofo della fua eterna falute $ voglia ella aver qual- 
che riguardo alle Tue rimoftranze , ed agli umili Tuoi 
prieghi . 5, Ardifco , feguita egli , di àdìcurarvi , che 
3, fe non (apelTi che quel che domanda il Re è giu- 
3, fta e coQveniente cofa , amerei meglio foffrire i 
3, tormenti più cnideli del mondo , che voler im- 
pacciàrmivi . Mà non pofTo diffimulare , che fe Ja 
Santità Voftrà Tempre piena di confiderazione per 
„ l'Imperatore , ricufa di accordarci una grazia ap- 
3, poggiata Tulle leggi divine ed Umane ^ temo , che 
„ il Re , il quale nort ha altro in mira ^ che Dio , 
„ e la giuftizia vada 1 cercare rimedj altrove ^ e Tac- 
eia quàlche intraprendimcnto tanto pm dinnofo ali* 
autorità della S^Sede, perchè potrebbe i'Tuoefera- 
„ pio efitr^ da altri imitato i io vi parlo s SantiiTima 



L/iyiti-iuJ Ly 



5, Ttdre \ cofUe'cdftitno , coM membro dd Sagio 

5, Collegio; nè l'intercfle , nè l*a!fctto > 'che porto «I 
Re , ne la dipendenza , nella quale mi troro^ ban» 
,y nò veruna parte in quefla lettera ! lò non ho ia • 
5, vffta altro che la giuftizia , e l'equità : e 1' agiti* 
5^ zione che provo in me^ non mi permette óitcrim 
vere più a lungo « 
XLI« 11 medefìmo giorno , che fu ff ritta qiu^ 
fta lettera » cioè il decimo di Febbrajo s pèrtirono per 
l*Italia il Gardinero » e il Foix ; t giiiffti che furono 
«d Orvieto 3 ritroyarùno il Ptpt molto Impacciito ia 
coil delicata congiofitara 5 e che non pcoftva ad aU 
tre ' i che a goadagnar tempo 4 Filile di non ayeeo 
maggior premura 5 che quella di fodditfiirc il&esms 
ben fì conofceva che la vera intenalone di elemento 
Settimo era di tenere a bada Errico 5 colla fperànaa » 
che feconderebbe il fuo divorzio fino a tanto che fi 
vedefle in iilato di poter fare il contrarlo » Cosi tutte 
le premure degli inviati andarono a vuoto f non fis 
fpedita la bolla ^ quale Ci ricercava ; nè altro potero« 
to fare il Gardinero f il Fòix^ ed il Cafali ^ che lm« 
petrare ttnCommidario >che io {Te caro al fte •Molti 
(e ne pfopefero^ e. tutti Cardinali di molto- ineritOi» 
e- fi deffe JLorensO Campeggio i ch*eca gi4 V^covo 
di Sali$bufl 4 

XLI1« lo nomini il fap4 AeVméte di Aprilé ^ 
é' lo accoppiò col Cardinal Wolfey per giudicar 1' af ^ 
fare del divorzio . La fua Commifliohe tuttavia è ia 
data di Orvieto il fefto giorno di Giugno . il Cam- 
peggio fece il poflibile per efimerri dai prendere im- 
pegno tanto pericololo ^ chà lo minacciava 6 della col^ 
lera dell'Imperatore ^ o dell'odio del Re d'Inghilterra. 
(^//^ Campeg* per CaréL Sigótiè impri à Bologna iiìt) « 

Pef ifcniàre la fnà negativa 1 àl^gà » che cfoi'> 
do incomòdaU^ dalla gotta hon poteva inthipftfndere,. 
Mi lungo tiigglo» ma fl WóUcì'^ ie6e tanta iilao* 



Digitized by Google 



iSn STORTA ECCLESIASTICA . 

te , fcongiurandolo di non per ler tempo 9 e tu ado* 
prarfi per il bifogno i un Regno « nel quale era gii 
Vefcovo , che finalmente accettò U commiffione • 

Era un Prelato commendabile per la Tua virtù f 
e per la Tua fcienza , caro ad ambe le parti intereHa- 
t« . Era già flato Legato in Inghilterra nel 1519. per 
cfigervi le decime contro i Turchi 5 c tenevafi per il 
più dotto canonica de* fuoi tempi ^ e per il più va- 
lente ne' maneggi . La Francia , che lo credeva al-* 
quanto affezionato a Carlo V. non fu molto contenta 
di quefta elezione 9 temendo , che tramafTe qualche ac- 
cordo tra l' Imperatore , ed Errico Ottavo . Così fi 
vede in una lettera di Gioyauni di Bellay Vefcovo di 
Bajonna al Gran Maellro e Marefciallo di Francia in 
data di Londra il diciottefìmo giorno di Giugno 152S 
che quefto Vefcovo procurava di rendere il Campeg- 
gio fofpetto al Cardinal Wolfey ( è quella lettera tra 
le prove della Storia del divorzio del Signor !e Grand) 
(Tow.^. ift 12. p. 136* ) i facendogli intendere , che il 
Papa mandandolo in Inghilterra procurava di conten- 
tare e gli Inglefì e gli Imperiali, e di prolungare gli 
affari col preteflo della gotta , dalla quale era inco- 
modato quel Prelato . Tuttavia il Campeggio fi difpo- 
fe a partire , ed il Papa gli confegnò una bolla favo- 
revole , per quanto fi dice fenza prova(fi^/r4r. lib.i^, 
Codov. de prafuL Anglic, Archiep* Ebordc. w.57.) > alla 
caufa del Re , prendendo ogni cauzione , affinchè que- 
lla Bolla non foffe mai veduta , e che non fi poteffc 
fervirfene per terminare il procefTo . Raccomandò fo- 
pra tutto a quello nuovo Legato di moflrarla fola- 
mente al Re , ed al Wolfey , e di abbruciarla toflo ^ 
onde non fi e mai faputo quel che precifamente con- 
teneffe quella Bolla . >^lcuni dicono che il Papa non 
s^'mpegnava di altro , che di non avocare la caufa % 
Roma 9 e di confermare la fentenza de' Legati ^ alcu- 
ni altri dicono , che quella bolla fentenziava , che fi 



Digitized by Google 



/ 



AN. dì G.C. 1312. LIBRO CXXXII. 2^ 
fcIogHéfré il matrinaonio , quando i "fatti efpofti dai 

. Re foiféro veri a giudisio de' ConQaiifTarj . Quell'ili* 
cimo parere è fondaco unicamente falla grandiftlnia 
foddlsfazfone' 9 che il Re d' Inghiicerra dimoerò di 
qaelU Bolla ( e fui gran difpiacere » che dinòilràt il 
Papa' df averla rilafciaca ^ficchè^'vi ha molta appaien^ 
«a 9 che fofle diffinidva • 

XLrir.' Ma mentre che Errico Ottavo modrav* 
tanta allegrezza, il Cardinal Wolfey era addolorato ; 
e quanto più l'affare del divorzio fi avanzava in Ro- 
ma , tanto più fi aumentavano i fuoi fpaventi ; e/Ten- 
do egli perfii a fo , che qualunque efito avefle l'affare , 
egli era certamente perduto . Un giorno > o che egU 
aveffe qualche più acerbo rimorfo del foliro ^ o che - 
li v^rgognade della paffionè del Re, o che llnalmentc 
temeÀTe, cìSc Anna di Boulen, faliu chefo0é al tro« 
tio non oenfaife che a r<>vinarla per avinaare ia 
propria nmiglia» and^ a ritrovare Errico 9 e gli sap^'. 
I^fentò il torto 9 che &ceva aliar foa rlputaieione • Ma 
quefto Principe 9 che- fidiK^Uo^ aveva avuta tanta 
icomplaeenaa per lui » io accolfe molto male ; e da 
qael punto in poi ilWolfey non dubitò più della fua 
difgrazia . Si farebbe egli volentieri ritirato ; Ce avefie 
creduto di poter farlo ficuramente ; e quantunque il 
pafTo gli parelfe fdrucciolevole , cominciò a prendere 
le Tue tD il lire da lungi . Fece fabbricare da per tutto 
e per acqui fiarfi l'amor dei popolo avaiiaò quanto po« 
tè le fue fondazioni • Nel medefimo tempo fcriilè al 
Papa comé un uomo che fi teneva a&lurameòite per 
rovittato.9 fe non aveva egli compaflione di lui* Scrif* 
le al Cafkli di pregare 9 e difcongiiunM SuaSantid^ 

.:ehe gli mandaffe uqa Bolla 9 quale potere moftcare| 
al Re 9 e giura per quanto vi ha* di più fagro ^ che 

^on' fari veduta da ninno ; che non pretende fer vir- 
fene per il giudizio del procefib , che vuol follmente 

per cai modo dsyre a conofccic ai Re. ^ jche Sua S^a^ 



Digitized by Google 



a7e STORIA ECCLESIASTICA. 

tJti è veraaiente intcrefTata per luì , e che non lo ha 
ingannato , quando lo affìcurò che avrebbe facto per 
fifo tutto quel che folOfe in poter fuo . Che non vi 
è y che quefto mezzo per confervare il fuo crepita 
appreflb il fuo Signore ; e che fé gli viene da Sua 
Santità concefTa quefla grazia » egli impiegherà tutto» 
ed anche la Tua vita medeHma per la difefa , e per 
la gloria di Sua Santità : e per i vantaggj della San- 
ta Sede . 

XLIV« Avenòù il Papa grandi obbligazioni al 
Wolley , volle ferverlo , fenza per altro abbandonarfi 
interamente a lui ^ e però prefe quelle cautele , delle 
quali fi è parlato , accordandogli quella bolla {Sandc 
ru$ lib,t. Guicc^ lib,x^,) . Ne fu dunque incaricato il 
Campeggio , ed arrivò in Inghilterra nel principio di 
Ottobre > molto incomodato dalla gotta \ avendo feco 
iui Rodolfo fuo fecondogenito , perchè era egli llaoo 
maritato nel tempo che infegnava Legge a Padova • 
Giunto che fu quello Cardinale» il Wolfey , che vo- 
leva fare di quella Bolla un pò più di ufo di quel 
che diceva , cercò d' indurlo a farla vedere ad alpuni 
del Confìglio . Ma quando fi vide preiTato in quello , 
difle che aveva ordini efprenTilCmi di non moflrarla ad 
altri , che al Re , ed al Wolfey . Errico forprefo , e 
fdegnato di quello procedere , fece portare al Papa le 
fue dogliance > il quale > non che biafimare il Lega 
to 9 rifpofe fchiettamente che il Campeggio aveva fat- 
to beniUimo ad efeguire gli ordini fuoi ; e che cer* 
cando il Wolfey di abufarft della fua bontà 9 gli rin- 
crefceva di avergli fatta quella grazia \ che ave /a an- 
cora le fue lettere ; che il Cafali , e il Gardinero fa- 
pevano bene a quali condizioni gli aveva data quella 
Bolla; che fi darebbe alla difpera? oae , ie folle mo- 
ilrata ad alcuno de^ Configlieri , i quali potrebbero 
lafciarfi forprend^ere » ed approv ue una cola , quale 
tvrebbcro creduta cattiva \ che la colpa ne ri(^adereb« 



Digitized by GoogI 



AN. ài G. C. I52«. LIBRO CXXXII* 271 

he fopra di lui ^ che la Tua BoUsl avev^a prodotto il- 
fuQ effetto, e che dovevafi confi^nare alle fiaiume^ 
ch'egli coRantetnence manterrebbe quanto ha promef- 
fo ; che fe fi poteva provare quel eh' era llaco pro- 
dotto , non fi aveva che a giudicare , e che coòfer* 
©^ebbe egli torto la fenceos^ 4 J^^. fiivorevolc .^v 

^LV. MpUi Autori rivocaao io -dutii^, fUjèfi& 
Bolla del Papa Glemeiite Settimo . Èc^ come liè 
parla U Signor le. Gmnd nc^ fua tQo^^l^^td^^ 
(L^ Oraad hifi, dtf divari t. u in ìat ]ÌC§^ % Qua«« 
», lunque idea 9 cbe €1 formi di ^afft^^l^^iy^ 
sy tiiBO è diffidi cofa il comprendere per tsìnto tei^, 
99 po y che abbia data una Bolla , che annuIIafTe il 
99 matrimonio di Errico Ottavo , e di Caterina di Ara- 
99 gona; imperocché, o fia che temeffe egli di offen- 
99 dere l'Imperatore , o fiacche voiefle egli compia- 
^> cere al Re d'Inghilterra , non poteva prendere fe^ 
99 mn il partito, ch'egli prefe» ch'era quello di far 
•95 prolungare il prpcefTo ; € per npa dar motivo ad 
,^ Jjrrico di dqlerfi , di. prevenirlo 9 e di avvertirlo ^ 
-^». che fe tenevi» ^fa|r^, modi 9 poòoib^ Ini rin^ 
'is: crc^fcere tutte f^d^e- lunghezze 9 che T'|DiQoi^crereb« 
j9 he* Errico 9 come, fi hyQàwto.y vi iì «r^ cfi(pQ(lo« 
^9 e (i ^ra dichiarato 9 ch^jtttenderebbe quattro , o 
cinque anni , e per^ noè richiefe da prima > che A 
annullafie il Tuo matrimonio , quantunque {òrfe 
9, quefta fofie la Tua intenzione. E quando il Volfcy 
99 impaurito pregò il Papa di dargli una bolla da po- 
99 ter mollrare a quel Principe , non osò fargli una 
^, tal propofizioae. Si hanno lettere di quefto Cardi» 
^9 naie 9 e fi ved^ in efie come in quelle del Cafali 9 
^9/che fe il Papa.ave0e data una Bolla 9 chc dichia- 
9^ 4raffe miilo il matrimonio di £rrico 9 e di Gateri- 
^ avrebbe. CQtl^eclttto più di quello 9 che zìi veni* 
i^^va domandato • quello pènCqra egl^ d| farp ; 
Piifttàk^ (i f^ft^bf meflb in pericolo 4^ noo effert 

•» • • 



27:: STORTA ECCLESIASTICA . 
3, più padrone di quell'affare , ed avrebbe a^ruro a te- 
5, mere , che aveffe il Re d'Inghilterra feguito l'elem- 

pio di Luigi Duodecimo, il quale avendo fsputo , 
„ che Cefare Borgia , allora Legato di AleHandro Se- 
5, Ùo aveva una Bolla , che annullava il fuo msrri» 

nionio con Giovanna di Francia , non volle vede- 
3, re quefta Bolla , e fposò fui tatto Anna di Breta- 
5, gna vedova di Carlo Ottavo . Così delle due Bolle 
3, che li producono , Tuna vuole che il Papa aveffe a 
3, confermare la fentenza de* Legati , e che non avo- 
5, cherebbe U caufa a Roma , che era quello , che 

temeva Errico Ottavo , e permette l'altra , che quel 
3, Principe potelfe fpofare quella perfona , che più gli 

foffc piaciuta , in cafo che il fuo matrimonio coh 
5> Caterina foffe dichiarato nullo ; per modo che U 
3, Papa non era impegnato a nulla con quefte due 
5, Bolle, da che ricufavano i Cardinali di giudicare » 
3, e rimettevano a lui la loro commilTione, comefe- 
3, cero ; onde non mai Errico Ottavo fi prevalfe di 
3, quefta Bolla . Egli dice folamente in Una lettera, 
3, che fi produce tratta da una copia fenza data , e 
3, della quale {ì dimollra la falficà , che il" Papa gli 
3, ha data una decretale . Il Gardinero Vefcovo di 

Wincheiter , ch'era andato da Roma a L'Andra col 

Campeggio , e che poi fu ancora mandato A Papa 
3, per impedire che la caufa foffe avocata , non fa 

menzione alcuna di quella Bolla nel fuo trattato 
3, della vera ubbidienza , nel quale a(r;ililce a tutto 
3, fuo potere l' autorità della Corte Romana ; e di 
„ tanti, che ne fcriffero per il divorzio dal 1530., 
3, fino al 1553. non ve n' ò fiato alcuno 9 che lì fia 
3, doluto che il Papa aveffe data una Bolla , che an- 

nullafie quello matrimonio, e che poi )'3bbia fop- 
5, prefia . Gii autori Oitramontaiài iono i primi , che 
py abbiano parlato di qaefia Bolla fopra una voce 
i, confufa i fenza mai aver faputo quel che Errico % 



' AN. dt 6*G. 1528. LIBRO CXXXII. 
tf o 0, WolCqr domamhìléro al Papa ; e j^oi fi è Chf% 
9, bilit^'an errore volgare, che con gran cura ^en-] 
ne (bdenato . Il Varillas dice parimente (Farillaf 
5, nelLt Storia dell^erefia to,2, in 4. ìib.g. ) , che 

5, quella Bolla non è verifimile . Cerca cofa è , che 
9s per efTa l'affare non andò oltre . 

XLVI. Mentre che il Campeggio tene/a a biJa 
il Re Errico in Inghilterra , prendeva il Papa le lae 
miiare per fare il tuo trattato coUMniperacore > e cer- 
cava precedi per dividerli da' Re di Francia , e d'In* 
ghiUerra » dappoiché gli affari dt.Fraada andavano 
tanto male in Italia , clie il Lautrec era morto in 
mezzo alle.fìie jcnippe (G^V^« //i.i^O » che la pefte 
defoUva il Tuo efeixito » e che la rpe4i2iiorie di Na* 
poli era cosi male riafeica • Dòlevafi » c(ie Francerccr 
Pri nj , ed Errico Ottavo non gli aveffero mantenuta 
la parola , ùcenljgli reilituire Ravciiiia , c Cervia , 
coxìd gli a/evano proin^ffo . Con ciò voleva dare a 
credere , che noa era cofa flrana , fé non (ì affretta- 
va a compiacere il Re d'in^hilterra , poiché quel Prin- 
cipe .tiralcurava di fargli render giuftizia da' Venezia- 
ni . A/rebbe defi-derato , che fi crede(re 9 ché quedo 
foio dilazipnalTe U giudizio dell'affare , ma poteva ben 
egli ufare quante cautele volea» che Errico , e Fran- 
jcefco. I*. furono ben predo informati del trattato che 
Sua Santità maneggiava in Ifpagna • Fec(?ro incendere 
a lei le loro doglianze^ ma ella negò codantemente 
d! aver penfaco mai di daccarfi dalla neutralltì ; e per 
diffipare queffi fofpetti , che diceva efferc mal fóndati^ 
mandò il Campana in Inghilterra per alficurare di 
nuovo Errico delle Tue buone intenzioni ^ ma nel me- 
dciìmo tempo incaricò quello Inviato di un ordine 
ci'preffo al Campeggio di abbruciare la Bolla , della 
quale fi è parlato y e di differire quanto più poteva 
11 giudizio del divorzio : li Campeggio efegul fui facto 



Digitized by Google 



174 STORTA ECCLESIASTICA . 

fl primo d\ quefti ordini ; e poi trovò nuovi preteQ} 
ger ritardare i procedimenti . 

XLVII, La condotta della Regina Caterina vi 
contribuì ^ ella non tralafciava cofa che t'offe per im- 
pegnare l'Imperatore, e l'Arciduca Ferdinando 1 uo i 
nipoti a proteggerl'a . Ella dolevaiì con elfi deì'a con- 
dotta del Re, e più ancora di quella del VVollVy ; gli 
avvisò di ratte le difl&coltà che fi formavano contro 
il Tuo mar emonio , e domandava la loro allìllenza , 
^•d il loro configlio . Volentieri colfero effi quefla oc- 
ca^one di difturbare il Re Jtrrico , e confìgUarono Ca- 
terina a non acconfentir mai di entrare in religione, 
e di non ceieie punto ne' Tuoi diritti. Le ft^cero an- 
che fapere ct\: avevano cìiito poce-e in Roma da farle 
nfar giiiilizia ; e che in ogni cafo fe fi venilTe mai a 
padi e. tremi , faprebbero elfi foitenere fempre gli in- 
tereilì di ùia lìgliuola {^Caveniich c.io.p.ii. 2j.) . Ap- 
poggiata Caterina a quefl? prom^'ife , ricusò coftante- 
fnente il divòrzio , e continuò a vivere col Re come 
prima fenza mollrariì nè più foitenuta , nè più con- 
tri data 3 ed ebbe Tempre con lui lo rteflo letto > ^ la 
fleTa tavola : il Campeggio dal Tuo canto non cefi ava 
mai di efortare il Re , per nome del Papa , a non 
abbandonare la Regina , llante il torto che farebbe con 
ciò alla fua riputazione , e per le guerre che avreb- 
be a foiienerc contro l'imperatore . 

XLVllI. Ma vedendo che quel Principe non fi 
arrendeva alle fue ragioni , e temendo delle confe- 
guenze di tal affare , configliò a Caterina , fecondo 
r ordine ricevuto dal Papa , di fepararfi volontaria- 
mente da Errico , e di ritirarù in un Monaltero . Ma 
come è difficil fatto l'abbandonare uaa corona , quan- 
do fi ha diritto di portarla , ed il rinunziare alla fua 
libertà quando fi crede di poter goderne > Caterina 
non diede orecchio a quelle propolìzioni : il ventefi- 
fpofcttimo giorno di Ottobre j temendo l^mpre più le • 



Digitized by Google 



AN.diG.G. 1518. UBRO CXX>Cir. 275 

confeguénze di fua fermezza, i dnc Legati andarono 
a ritrovarla , accompagnati dall' Arcivefcovo di Can- 
terburì , dal Vefcovo di Londra , e da altri Prelati , 
e la prelTarono nuovamente ad entrare in un Con- 
vento ; ma ella chiaramente dille loro , che poiché 
pcafavano efli di ùria entrare in un luogo per for- 
za , al quale la fua iocUnazione l'avrebbe da Ce por-* 
tata , fe avelTe potuto afare della fnaiibercà 9 ella fo- 
ilerrebbè finché avefle vìfltito oàatffasiiiio « il quale 
Dìo avevala chiamata*. Soggiunfe, chfi^l'Omdici che 
Ttrano flati deflinati l'erano foipetd ^iMÌitt 
ottenuti mercè di una £ilfa eipofizione ; ^ch* erano a 
lei contrari , particolarmente il Wolfey , il quale le 
aveva fatta inforgere la perfecuzione ch'ella foffhVa , 
perchè l'Imperatore non fi era adoprato per innalzar* 
lo ai Papato ^ che però elfa li ricufava ; Analmente 
che non poteva deliilere da* fiioi procedimenti feiiza 
far'- un irrepnrabil torto a' diritti di fua figliuola , che 
gii erano molto più cari che i fuoi • Pomaodò perciò 
ella un GonGglio , e le fu permeilo di far venire da 
Pia udrà un Procuratore ^ un Avvocato , ed ua Con- 
iìgiiere > che in effetto andarono in Inghilterra ; mii 
che poco vi 'dimorarono » perche fi temette $ che ■ 
loro prefenza eccitalTe §li Inglefi alla rìbéUtone>^ at« 
tefi j mali trattamenti, che fi facevano àQla Regina « * 

XLIX Per far-vedere la giufiizia -delle (Ue pre» 
tendoni , Caterina produffe la copia di un Breve , che 
conteneva una difpenfa più ampia di quella della Bol- 
la , fopra la quale volevano i Legati giudicar di quell* 
affare , e che rimediava a tutt'i difetti di quella Bol- 
la . Dicev^a il Papa nella prefazione di quel Breve , 
che iiirrico e Caterina gli avevano efpoHo » che defi- 
deravano maritarfi infieme per confervare la pace tra 
i due Re» che fenaa. quello matdmonio. farebbero fem- 
ore in difcordia ; e pisciò gli donundavano la di- . 
ifeaCz » delU ^l^ale avevano bifogao ; e nel corpo del 

S a 



Digitized by Google 



{ 

17^ Storia ECCLESIASTICA . 

detto Breve aggiungeva ii Papa , che , attefc le ra- 
gioni degli efponcnti , accordava ad Errico la perinif- ' 
fione di fpofare Caterina , quando anche avelie quella 
Principerà confumato il niatrimonio con Artus • lad- 
dove nella Bolla era erpreiFaniente notato , che , fé- 
condo la fupplica di Errico e di Caterina , il matri- 
monio di quella Principerà con Artus era forfè llato 
confumato , Forjìtaìi . E' vero che Caterina non mo- 
ftrava che una copia di quello Breve: ma ella preten- 
deva ^ che l'originale folle in mano degli Spagnuoli , 
c quelli medelìmi dicevano di pcfVederlo , e che lo 
avevano tratto dalle carte di D Puebla , eh' era loro 
Ambafciatore in Inghilterra al tempo del matrimonio 
di Caterina . Per alficurarfi del fatto fi fcrifle tolto al 
Vefcov'^ di Vorceflcr , ed al Dottor Lee Ambafciatore 
in Ifpagna , perchè cercalTero quedo Breve in quel 
paelc, ma non pare che la loro diligenza avelTe pro- 
dotta niuua utilità , nè che quello Breve folle Uato | 
trovato. Si mandarono anche Francefco Brian , e Pie- j 
tro Vannes a Roma per lo ilefTo fine ; e furono quc- 
fli due Agenti feguitati da' Dottori Knyght, e Benet, i 
che dovevano adoprarfi infieme con elfi . I 

Queft- ultimi Inviati pacarono per Parigi , dove 
Francefco Primo diede loro lettere , colle quali ordi- ' 
Dava agli Ambafciatori che aveva in Roma , di unirii * 
a quelli , che fi adoperavano per Errico . 

L. Effendo giunti a Roma , confegnarono le lettere a 
quelli 5 a'quali erano dirette , e cercarono con attenzio- 
ne nella Cancelleria di Roma il Breve , una copia del 
quale aveva pretefo Caterina di aver prefentata . Ma ef- 
fendo vane le loro ricerche , fecero al Papa moke 
propofizioui 9 che fegretamente avevano avuta incum- 
benza di fare , e per quello effetto fecero , come fc 
parlaflero di proprio moto . Tendevano effe principal- 
mente a trovare fpedienti per terminare l' affare del 
divorzio. Molte ne propofero, fapra le ^uali conlul- 



Digitizcd by CÌOOgle 



h^. di G.G. 1528. LIBRO CXXXri. 17^ 

rarono fotto fuppofti nomi i più celebri Ganonilli di 
Roma , per i'apere s'erano praticabili . Perchè piacef- 
fero al Papa , gli pronaifero che il Re d* Inghilterra, 
e quel di Francia farebbero cullodire da duemila uo- 
mini Ravenna c Cervia, delle quali domandava lari- 
iUtiizione a' Veneziani , che gliela negavano. 

LI. Quefìa guardia di duemila' Uomini ben po« 
teva fare olUcolo aMifegni, che aveflero potato ave« 
re t Veneziani fopra quelle due Piazze , ma non le 
rimetteva tra le mani del Papa » com'egli defiderava* 
Ben conofcevano gli Inviati » che una tal propoiizio» 
ne «non le appagherebbe interamente ; e per qneflo» 
defiderando che fofte ricevuta , gli rapprefentarono a<l 
un tratto, che do t/a più che alai diffidare dellMm-^ 
peratore , e non peniare 3. tr.utur più (eco lut ; im- 
pt^rocciic avi'^/a quello PrlnrÌMe penfiero di urlo de- 
porre ^\ me bafl^.rdo , e di efaltare in Tuo cambio il 
Cardinal Quigaones chiamato degli Angeli , e d' im- 
padrpniriì di tutto io Stato Ecclefladico 9 e che però • 
il mezzo di foftenerd e difenderà contro quefti per« 
niciofì progetti era .quello di recare fempre unito a* 
Re di Francia » e d'Inghilterra ; e di accettare i Toc* 
cord 9 che quefii Prìncipi gli offerivano • Dopo aver 
fatte al Papa quefte propolizioni , gli domandaiono 
come da fe medefìmi » fé fuppoflo , che, la Regina en« 
traiTe in Religione , deife egli la difpenfa al Re per 
un nuovo matrimonio , e Te ìe^ittimerebbe i figliuoli 
de' due letti ; ovvero fuppofto che la Regina non vo- 
lerle farfi Religiofa , le anche il Re non facete lo 
ilefifo , vale adire, le dappoiché la Regina avelie fatti 
i fuoi voti. Sua Santità dirpenfalTe Errico da' fuoi , e 
^gli concedeiTe la libertà di cornarli a maritare . Per<« 
chè Clemente Settimo era di un naturale aflài ti rila 
do, però gli diedero a capire , che Te non era egli 
favorevole ad Errico « poteva far conto ^che fofle pec 

S 3 



Digitized by Google 



278 STORIA ECCLESIASTICA . 
fui perduta l^Inghìiterra > e che Ingleli erano già 
tutti diipodi a fottraril cialla S. Sede • 

LII. Rirpofé il Papa gemendo , eh* era egli tra 
V incudine 9 ed il martello , che da qualup^oe parte 
ii rivolgeva , altro non vedeva che preciplsj j^ e che 
metteva la Tua fperanza nella fola protezipne di DIo> 
che non abbandonerebbe la Tua Chiefa . Che per al- 
tre aveva fatto per il Kc d'Inghilterra più di quello, 
che poteva quel Principe ragionevolmente attenderli, 
commettendo il giudizio della iua caufa a due Legati 
a lui arfezionati . Che non contento di quefto lo di- 
moiava ancora a far di vantaggio , ed a forpaiiare le 
regole ^ che aveva la Chiefa coilume di oileryare ìq 
Ornili incontrij, e di fagrifìcargU apertamente I*Imper 
^tore , l'Arciduca fuo fratello , la Regina Caterina » 
Tonore, la. dignità 9 e gli intereflì^ della S«Sede»Ghe 
queilo era domandargli troppo » e che almeno doveva 
..comportare il Re 5 che tal aSare fi termina0e col giu- 
dìzio de* Legati commefli a tal effetto . Che non era 
fua mancanza , fe era flato dilazionato , e fe la tar- 
danza nafceva per la negligenza del Campeggio , ave- 
va quel Legato operato contro gli ordini fuoi . Que- 
iia rifpofìa fece baflevolmentc comprendere agli In- 
aiati quel che penfava il Papa ; onde iecero intende- 
re al Re 9 che nulla doveva afpettare.da lui, e che 
4ion gli rimaneva altro partito , che quello di /are imr 
_mediatamente giudicar la caufa da' Legati . : 

LUI. In eletto il Papa , che vedeva gli affari 
ideila Francia- del tutto rovinati in Italia , temeva più 
che mai di offendere Carlo V. e non lo diffim^ilava : 
il Campeggio diceva pubblicamente . in Inghilterra , 
che fintanto che foifero gli Imperiali più forti in Ita- 
lia , e che non fi facelfe ragione al Papa di Ravenna 
e di Co via , non 11 doveva attendere alcuna grazia 
dalia Santità Sua ; e non fe ne dubitò più quando ft 
vide a Londra giuuto Vincenzo Calali germaa cugi- 



Diqitized bv GoooIp 



AN. di G.C. 13^28. LIBRO GXXXIL 279 
Ilo del Cavaliere » e del Protoootario del medefiinò 
^ lìome con una lunga lettera di quefl' ulticpo» nella 
quale rendeva un conto molto efatto (^i tutto ciò che 

fi «ra fatto fra Clemente Settimo j e lui , in propo- 
fito di quella Bolla (egre ta , per la quale facev'afì tan- 
to romore , e che fi pretendeva elVer (lata abbruciata 
per un ordine , che nello lieflb tempy il Protonota- 

• rio Gainbara portò al Cainpeggio ; quantunque tutti 
i dilpacci , che abbiamò di quei tempi facclsno bensì 
mansione dell'arrivo del Caìali ^ e del Qambara > tfìÀ 
ìion parlano di quella Bolià . 

UV* Mentre che.il Re d'Inghilterra péniavà ai 
fuo divorzio » il Cariinal 3iVoltey fi occupava con inoltri 
curà nelle fondàzioni di Uxibrd» é dMpsvfcky é fcd- 
prenJo ch^etranooltremodo r ^gradevoli adR^ nori itte« 
nb che a tutto il Clero $ Tifc^vette di proleguire 
di fopprimere altri Convtnd » di erigere nuovi Veic<>« 
vadi , e di convertire Abaz ^ in Cattedrali i Tutto 
quello fu propello nei Collegio de' C:^rdinali , che né 
approvarono il di legr.o , come fi Vede da una letrera 
del Caiàli del trentèlimo giorno di Ottobre : il Wjlley' 
domandò ancora la facoltà di fare hi vifita di tutti 1 

• Conventi d' Inghilterra ; ed il quarto giòi'nò di Vò-* 
irembre il Papà gliene fpedì la BoUjl ' • Tuttavia durò 
làtic;^ ad adcordargUei^ f ^ìchè quando il GàrdinerOt 

gli dìfle ciie la %pi*«flSontii.che gli fi dòmaudai^ii ei^ 
necdTarii, e che bifiigoa^ che fi (a^efle^ il S.^zàte 
^ette alquanto fopi'a di Cé\ doii òraiidd forfè irritar^ 
di nuovo i Religiofi « Tuttavia perchè lé lue dilazio* 

tìi arrecavano molto laiHdio al Re , cercò di confii- 
larlo in quella parte , accordando al luo Favorito tutto 
4CÌò che gli domandava in favor delle Tue fondazioni* 
LV. In Ilcozia gli atì'ari cambiarono interaméri- 
te di afpettò dentro di quell'anno : la Regina Màrghé^ 
tita y che ave^a fatto caifare il fud rbacrinionio còl 
Cont^ di ^Uifus g a era riuSariUU Cón ìittìQ0 Siaàr« 



Digilized by Google 



28o SrOàiA ECCIESIASTICA ; ■ 

c fi formò un potente partito . Ma era molto inquiera 
di veder tuttavia il Re Tuo figliuolo fotto la tutela 
del Conte di Angus , di Giorgio Douglas fuo fratello, 
e di Arcibaldo loro zio , che governavano aflbluta- 
mente . Per liberarfene fece infinuare al Re di fug- 
gir via , c di ritirarfi a Sterling . Efeguì il Principe 
quefio difegno , e feppe cogliere sì bene il tempo , 
che fi falvò » e fece pubblicare a Sterling una proi" 
bizione di riconofcere più i Douglas per Reggenti , e 
nello fiefib tempo vietò loro di avvicinarfi aUa Cor- 
te : il Conte d'Angus fece qualche tentativo per ria- 
vere in poter fuo il Re , ma non potè riufcirvi : i 
Douglas fecero alcune fcorrerie fino alle porte di Edim* 
burg , ma fenza effetto : il giov^ane Principe vi rac- 
colfe il fuo Parlamento il quarto giorno di Settem- 
bre , e vi andò egli medefimo . Vi fi fece un Decre- 
to , che foflero confifcati i beni de' Douglas . Errico 
Ottavo mandò i fuoi Ambafciatori al Re per fare la 
pace ; ma terminò ogni cofa in una tregua dì cin- 
que anni , che fi conchiufe a Barviclc , e fi fottofcrifie 
il quattordicefmo giorno di Dicembre 1528. . Con un 
artìcolo feparato potevano i Douglas efTere ricevuti 
in Inghilterra , a condizione che cedeflero al loro So- 
vrano le piazze da cfiì ritenute in Ilcozia • e che fe 
rientravano nel Regno , e vi commetteflero qualche 
fallo 5 folle obbligato Errico a ripararlo , come fe folfc 
fiato commeflb da' fuoi proprj fudditi . 

LVI. Il celebre Eraimo, ch'era tuttavia l'og- 
getto dell'ammirazione di quelli 5 a' quali rincrefceva 
la fua franchezza , ed il fuo merito ( Erafm. cpiji,^'^* 
/.^o.p. 19. 40. & epifl. 46. ib, 30. ;'.i633.) , era anco- 
ra in contefa con un certo Eppendorf gentiluomo 
Alemanno , che oggidì farebbe molto fconofciuto nella 
Repubblica Letteraria , fe non fofle rtato in tal que- 
flione con Erafmo . Eccone il motivo . Ulrico Uttea 
Poeta de' più mordenti e fatirici ^ era capitato ia £^ 



AN. d; G.C. 1518. LIBRO CXXXIT. iti 
filea nel 1524. infermo e bifognofo di tutto, c fcc^ 
dire ^\ Erafmo, per mezzo delPEppendorf che dcfi- 
derava di vi fi tarlo . iirafmo , che per quefta vifita po-« 
teva forfè renderQ odiofo , e che temeva , che non 
avendo eilo alcun ricovero , poteflTe andare ad abitar 
fece 9 pregò l*£ppendorf d'indurre onelhmente T Ut- 
ten a non andare va viiltarlo .L'Utten da prima prefe 
la fcufa in buoniifima parte: fece poi de' nuovi ttùr 
tacivi per vìiiure Erafmo , e oon^^ÉìQpdovi pota^ 
rittfcire, fi ritirò a Mulhaufen mqltfor^^ltisittQ. dà q«e« 
fia negativa • Per vendicarfene fece contro ihraini<^ là^r 
fcritto amari(fimo , che non rimafe fenza rifpofta *• 
L'Eppendorf pre^e il partito dell'Utten con calore , il 
che difpiacque molto ad Erafmo , che aveva tenuto ' 
quel gentiluomo per fuo amico, e che dall'altro can- 
to non vedeva qual motivo avelTe di porfi dal lato 
deirUtten • Quello procedere gli diede gran pena 9 fe 
ne dolfe ; ma le fue doglianze furono avvelenate » c ) 
fu riportato aiiche all' Eppendorf che Erafmo aveva 
fcrìttb contré di lai al Principe Gioxgio di Saflbnia • 
Quantunque non vi foflè alcikia prova della venti' 
di queda accnfa, irriuto il gentiktoomo;,andò in Bafi-^, 
lea» e volle chiamare Erafmò alla gìudizìa \ intrapre- 
fero alcuni amici comuni di riconciliargli indeme • 
Andò TEppendorf a cafa di Erafmo , dove fi ritrova- 
vano Renano , e Bero , che dovevano alcolcare le do- 
glianze de^le parti , e procurare di fopirle . Il gentil- 
uomo fupponendo tuttavia che la lettera foffe vera ^ 
domandò i. Che Erafmo la ricractafl'e folennemente • 
2. Che gli dedicafle un libro , nel quide riparaffe il 
fuo onore • Che fcriveife in fuo favore al Duca di 
^SafToniap» 4. Che per riparare, 1' ingiuria che gli àve« 
va- fatu 9 per quanto pretendeva • doveiTe darfe a'po- 
. ^eri trecento ducati, cioè cenato per quelli di Bafiles^ 
e dugento per quelli di Strasburg . Erafmo rifpofe ^ 
che negava di aver fcritto la lettera in queflionc ; oìa 



Digiiizea by Google 



2?l STORIA ECCLESIASTICA. 

the tuttavia le avefle latta , o detta qualcofa che gii 
rincrefcelTe , era pronto a fcrivergli per pacificarlo , 
ed anche a dedicargli un libro ^ ed a (crivere pari- 
mente al Duca di Saflbnia in Tuo favore ; ma quan- 
to al danaro , di cui ii parlava , era meglio non far- 
ne parola , per non parere ,iche il Tuo avverfario avefTc 
intentato quel procefìTo a quello folo oggetto . Fu con- 
tento TEppendorf delle due prime offerte di Eraf'mo: 
ma perfilktte intorno alla fomma che domandava . 

LVn. Tre giorni fi fpefero contrariando intor- 
no a quefti gravami , e fi rimi fero finalmente alla de- 
cifione di due arbitri , che furono Bonifazio Amer- 
bach , e Renano . Ecco la fentenza data da effì in 
faccia di Luigi Bero , e di Errico (Slareano . Aven- 
5, doci voi lafciato decidere della vofira quefiione con 
5, la fola mira di riconciliarvi da veri amici , parve 
3, a noi , che Erafmo , per canfare ogni diiiurbo , e 
5, per rifiabilire la Crifliana pace tra voi , aveffc ad 
yy efeguire i due primi articoli , de' quali fi fece ac« 
5, cordo, e qganto al terzo darà folamente venti fio- 
5, rini in follievo de' poveri , da diftribuirn a piacere 
5, degli arbitri , fenza però che queflo giudizio pofla 
3, aggravare ninna delle due parti , fioche non duri 
3, più tra effe ne lamento , nè fofpetto ^ e che fe 
3, nafce alcuna difputa , fi termini tutto per via di 
3, amicizia , e di benevolenza , fcordandofi di tutto 
3, il paffato i come fe nulla fi fofìe detto, o fatto • 
55 Sopprimerà Errico Eppeisdorf quello ^ che l'criffc 
contro Erafmo . Fatto a Bai lea il giorno dopo della 
3, Purificazione 1528. . Si arrefero le parti a que- 
lla fentenza abbracciandofi in fegno di riconciliazione. 
Il giorno dopo fi fecero deimare inficme , ma poco 
mancò che una guerra non fi riacr endeffe ; imperoc- 
ché levandofi dal pranzo TEpperdorlj avendo avver- 
tito Erafmo 5 che avefic pronta la lettera da man- 
dale sii Duca di Safionia 5 ed avendo rifpoffo Erafmo 



Digitized by Gooqle 



/ 



AN. òì G.G. 1528. UÈRO CXXXir. iSj 
che avrebbe fcricto al folo Cancelliere , inforfe tm 
efli noa gagliarda difputa , e fi divifero. io qoefio 
. giorno maliiSmo foddisfatci l'uno dall'altro* v:.. { 
Il giorno dopo fcrifie Brafnno al Prìncipe » e jsindò 
la fua ietterà aperta all'Eppeiuiorf , che ne sedò cox^ 
tento . Subico dopo corfe fama fvàntaggiofa ad £ra^ 
fmoy come avefie acconfentito ad tm accordo ^ che 
r offendeva . L* Eppendorf mededmo , ed i Luterani 
pubblicarono che Erafmo era flato condannato con Tua 
vcrji;ogna , e coftretto a comportare condizioni du- 
riti mie ad onelio uomo . Vedendo Erafmo quefta mala 
fede fece uno fcritto per dichiarare come erano paf» 
fate le cole , e le ragioni ^ che aveva avute di appsb*; 
gaffi di quella fenteoaa • Era queflo fcritto intitolato * 
•Avvertimento contro la menzogna {^Ad D. £rafmi Ra^ 
erodami Ubellum : cui titulus : Adverfus mtruUicmmp 
& fbtreSatiùnes 'utilis admonitiù^ jufia quenla] : am- 
fltM^attmente; venne confutato dall'Eppendorf , il qua» 
le efpofe oy&ad&a confotaeione , che dopo accordo 
venne MvèrUto \ che feguitava Erafmo a fere di tarlo ^ 
ma cb^ egli nulla credeva , finché non ebbe vedute 
alcune lettere , nelle quali Erafmo lo trattava da men- 
titore aperto . L'Eppendort' dichiara in quedo fcritto,^ 
ch'era egli di Friburg Città di Mifnia , eh' era ufcito 
dal fuo paefe per profittare nelle fcienzc > ch'era liato- 
4ifcepolo del famofo Zadio ^ Profeifore in Lègge 5 
ch'era dimorato lungamente in Strasburg , e^ch'ezai 
refhto neutrale tra le violiente faziohi » che la pre- 
tefa rifì>rma di Lutero aveva eccitate in A^enkagna . 

LVIII. 11 Sagro Collegio perdette In queft'anno 
.un folo Cardinale, ed era Crilioibro Numali nato in 
Forlì ♦ Avendo egli molto fpirito , attefe neli:? fua 
.gioventù aUo iludio , e vi fec^ grandi progicHi 1' C/tf- 
con, vitti tontif. ^.3. p ^ 94. Lue. l^aduig, in A rial, 
MiiJor. Gafpur Lougelin. in eiog. L'ara: n. Ord.Min. Fted^ 
V^bcl. in udi^t. ad Ciacoa. ^ in ItaL Sa^r, Aub^rj vìes 



Digitized by Google 



4 



1^4 STORIA ECCLESIASTICA . 
lies C^t ifìffaux) . IVla diTguftato del mondo entrò neW* 
Ordine di S« Francefco > dove fiudiò con unta jcus^ 
la Filofofìa , e la Teologia ^ che vi (i addottorò , e ne, 
fìi fatto FrofefiTore , ed unendo egli gran pietà alla 
&a profonda erodizione 9 §a da prima ilabàtto Cooi^ 
mlflano alla Corte di Roma per 0i ia&rl fiio^^' 
idine 3 indi Vicario Generalé , e fjnàìvnmte yfpi^ 
to in un Capitolo per. fieittiralè • - If fle A^fMuM^a^lb 
amò aOai, e , fecondo: il. €!aconio ,^l3Ìifa dì Savoja 
madre di >'ranccr<;o Primo l'elefle in fttè Cci. febbre . 
Leone X. lo creò Cardinale il ventei moicllo giorno 
di Giugno 1^17. del titolo di S. Bartolonimeo ali* 
Ifola , quale peiniit'ò egli con quello di S. Maria ii| 
Ara Ccc/i . ì'u in fcguito Vescovo di Segni , c di Ala;» 
tri 9 e fece un viaggio in l^rancia dopo la Tua promo* 
;EÌone . Si ritrovava in Roma» quando fu prefa quella 
Città dagli I^1per^aU e éu^inolto mal^attM;^'f^ 
dati Luterani ^ che /iion avendo trovanb n^sè^ nella 
fna .ca£i ^ fkràtt . Threva molto alieno 4ai fecolo y S 
liv^ìero contro la ^i^^ perfi»na 4 Dopo? il fiiccheggia* 
■màìm ^MfsmoL ù t'ttìiò in Ancona ^ dove'àibri il 
ventefimoterzo giorno di Marzo di quell'anno 1528. 
Poco dopo fu portato il Tuo corpo a Roma , per ef- 
fervì feppeUito nella Chieù » della ^uaie aveva il 
titolo . 

.LIX. Jacopo Vimfellnge morì pure il giorno di- 
ctalTettefimo d| Novembre del medefìmo anno a Shle- 
fiat, dov'era nato l'anno 144^. QTnthem. in Cataloga 
Paul» Lange in Chfon* Oiizch, pag^^Só. Lilius GiralduS 
4Ìiai.2* dt f4f€t. fui t€fip. BtìUìtn. de fcript^ccl* Etafm. 
jib.22' f^'io* I>nfin* bibli4ttb. des Aut. Ecch in 4. /•i4. 
31VL fic€Up.ii6.&fuiT.) 9 dopo aver fludiata.ri7ma- 
fiità fotto Dongiberg Vefl&lo ^ Rettore del Collegi* 

' di Shlefhit » andò a (continnara i iuoi (ludj a Friburgo 
indi a Bafilea , ad Heidelberg , e ad Erforcl , dove at- 

^ tefe alla Lc;ggc canonica ^ ed alla Teologia ^ ma i iuoi 



Digitizcd by CoogIc 



AN. di Q.C. ifiS. LIBRO GXXXlf. ztf 
principali uleoti condiìevuno ncll'eloquenst » e nelb 
poefia , nella quale per qael tempo rinfci aflai bene* 

Nel 1494. iti chiamato a Spira a predicarvi , e fof- 
tenne que^lo miniftero con riputazione , finattiinto che 
fi ritirò affatto dal mondo. Ebbe in compagno nel Tuo 
ritiro Grilloforo d'Ufemheim (uoami<^o, che parimen- 
te menava una vita eiemplare ; ma che dovette ab- 
bandonare il Tuo ritiro , per lafciarfi imporre il. gca^ 
ve pefo del Vefcovado : il Wimfclingtj .^ià avventu- 
rofo di lui reilò nella {ua folitudii|e^t feguendo G. C. 
povero y e adopraa^pfi femipr^^più per ifii^liia %ntifi^ 
iasione «Quello genere diyiu.,poi|.gni^#d)^id|| i^^ 
gare i libri Santi in Heideibc^ ,é di comporre fcr^^^^ 
ffìsr IMftruzione de* fanciulli , e per efortare tfdi^ 
doti a menare una pura , e Tanta vira # Dlrefìfe pari- 
mente alcuni giovani ne* loro (ludj , come Volfango 
di Levelhing, e Jacopo Sturmio , ed i Tuoi due ni- 
poti Jacopo Spigcllo , e Giovanni Majo 9 che tutti fu- 
rono grandi uomini • ^ 
Riprec^endo egli liberamente i difetti degli Ec- 
xlefialìici, e de*r Monaci , rellò efpodo agli urti della 
•loro indigiiaaione d i ReligioG AgolUniani lo fecero 
citare a Ronia.i qvantunqur motto aranaato negli ao* 
ni 9 e coli' incommodo dii un* ernia» per aver detto 5 
che S. Agoftino non era fiato Monaco da lunga bar* 
ba 9 e da cappuccio 9 nè cinto da una cintura di ctto«> 
jo» come <|uei Religiofi lo rapprefentavano : il Trìte- 
mio lo configliò a non entrare in fimilidifpute ; poi- 
ché importa poco , gli dille , che S. AgolUno andalTe 
in vefle , o in cappuccio : il Wimfelingc non andò a 
Roma 9 ma fece un'apologia de' Tuoi fentimeuti , e 
' della fua condotta , che incontrò molto ; e Corrado 
Peutinger di Ausburg , e Jacopo Spigelio s' impegna-* 
tono di difendere la fua caufa a Rooia ^ il che fece- 
ro con tanto applaufo 9 che Giulio Secondo defini 
quello afiare io modo che feoe onciro al Wlatfelin^e « . 



Digilized by Google 



I 



2n6 STORIA ECCLESIASTICA. 

Perchè era quell'uomo legato oltremodo all'unità delia 
Chiefa , grandilTima at'flizione ebbe delle turbolenze , 
e delle dilcordie cagionate dalla fetta di Lutero , ed 
il rammarico , che ne concepì , gli abbreviò la vita : 
i fuoi due nipoti Jacopo !>pigelio , e Giovanni Majo 
furono poi Configlieri dell' Imperadore . 

LX. Compofe un gran numero di libri in ver- 
(b , ed in.profa fopra materie ecclefìailiche e profane: 
il catalogo fi ritrova nell'. prefazione d« un difcorfo 
fatto da lui fopra lo Spirito S. , puI>biic;ito da Re- 
gnano Filofio a Strasburg nel 15 16, . liceo q'ielii 3 
de' quali fi fa menzione in queito Catalogo ; Un trat- 
tato dell' irruzione , e dell'educazione do' %>:uoli : 
l'eleganze della lingua latina ; un compendio «ie.lla 
Rettorica : tre libri in verli elegiaci della triplice pu- 
rità della Vergine Maria : un libro della purità colia, 
fua apologia : un trattato delia frugalità contro le per- 
fone caricate di prebende : ua compendio degli affari 
deli'Alemagna : il trattato della gioventù : un'apologia 
per la Repubblica Criftiana : alcuni trattati fopra la 
Storia di Alemagna : alcune note fopra gPInni ec^'^Ie- 
fiaftici : un compendio de' quattro Vangeli \ olt'S le 
fue lettere , i fuoi poemi , le lue ftorie , un toMo- 
quio in onore de' Principi , e de' Grandi di alema- 
gna : degli offizj della Vergine Maria , e di S. Giai'ep- 
pe ; degli Statuti fuiOjj.li , eh' egli et^cfe per ordine 
del Vefcovo di Balileii, e molti opufcoli . Viene .'ì:v- 
che attribuito a 1m un trattato delle lodi della i^u'cfa 
di Spira : un altro de' Vefcovi di Strasburg, e hi vi- 
ta di Dietero Arcivefcovo di JMai^onza , tersile a..^M 
un altro trartato intitolato : La concord a ce' Ji'arro- 
chi , e de'Frati Mendicanti , nel quale rifci iice i goffi 
errori di un certo Monaco chiamato Martino di Hi.- 
rao v'htf aveva avanzate mille impertinenze cjntra- 
rie al pudore ed alla Religione . Vi biasima i Ke^ioia- 
ri > che fi prendciTero la libertà di giudica» c • icco- 



I 

Digitized by Google 



AN. ai G.G. ifiS. LIBRO GXXXII. 2S7 

hri , e di condannarli . Fjnal mente eferta i ParrocHI 
a non ifpariare degli Ordini Religiofi , a non difpre- 
giargli , ed a non perieguitargli . Oppone la vita d^- 
gli antichi Monaci a quella de' nuovi , e vuole che i 
Parrochi , e i i Monaci fieao Doid per.;i$<itigarfi (i'ac« 
^Qréo al ben della Chiefa . 

Il iuo trattato della purità è 11 pijì eloquente ^ 
^ il più utile delle Tue opere lo indirizza a SturmiOf 
ri- Q giulliiìca della riprenfione a lui £icta 9 di non 
tver con^polU la Tua apologia, per la Rjepabblica QtU 
fiiana contro i lic^neSic^ » fe aoo per non. a?er egli 
potuto avtr^eqefizj , Egli dice che avera ricufate due . 
I^rebende , che Bertoldo Arcircfcoiro di Magonza gli 
aveva offerte ; che detefterebbe per tutto il corfo di 
fua vica quell' abufo ; di avere fpeflo tre o quattro 
■Chiefe in una Citta medefima , molte prebende ^ di- 
gnità , o perfonati , e di polfederne ancora alcune al- 
tre fotto il nome di perfone interpoite . Soggiunge, 
che lia coaofcrute perfone che avevano 6no a ven« 
tirre é ventiquattro benefìcj • Tratta poi della p«iità 
de^Sacerdoti 5 . e prefcrive i rìmedj per mantener que* 
ila Virtà ^ Si odoole^xU un uomo «che per lungo tem- 
-po ' era* fiatò vitto .iimico 9 e che Taveva acculato avanti 
4 Raimondo Legato del Papa 9 di eflere nemico 
^eglt Ordini Religiofi « Si difende cóntro quella ca- 
lunnia ; protella di amare , e di ftimare tutti i buoni 
Religiofi ; ma che non può avere i medefimi fenti- 
menti per certi Monaci , che non hanno di Religiofi 
altro che il cappuccio, e la corona ; che fono pieni 
di orgoglio , di ambizione , che feducono il popolo» 
predicando una viu facile per andare al Cielo » che 
infegnano a non dover fare altro che Una leggera piM 
nitenxa per grandi peccati ; che adulano i ricchi , cho 
abufimo delle Religiofe» che fparlano.'di tutti i Teo« 
k>gt fecoUri 9 e che non la perdonane -a Gerfone me* 
defimo • Biafima quelli > che impiegano V entrate^ ec« 




Digitized by Google 



in Storia ecclesiastica . 

clefiaflichc in lulTo , o in jripivdio in vece dì nudrlre 
i poderi 5 ed olTerva che poche cofc ballano ad un 
uomo , e che un Prete può vivere oneftamentc con 
una mediocre rendita . 

In quefta medefima opera tratta così di pafTagglo 
la queftione del Monachilmo di S.Agollino , foftenen- 
do che non è ftato ne Eremita nè Monaco Menv^i- 
cante , nè Benedettino , poiché fé averte fatta p .oftff- 
iione y non avrebbe lafciato di dirlo ne* libri delle lue 
confelTioni . Soggiunge , che PolTidio , Autore della 
fua vita , non lo avrebbe lodato per non aver fatto 
tellamento , perchè fé folle flato Monaco y non pote- 
va farne ; e così non farebbe fiata lode per lui di non 
averne fatto . Allega cinque cole , che fi potevano 
opporgli . I. Che fi dice che quello ianto lalciò ogni 
cofa . 2. Che Habilì un monailero nella fua Chiela . 
5. Che viene dipinto con un cappuccio y 4. Che fi 
ritrovò in una Chiefa della B. Vergine fabbricata al 
tempo di Siilo Quarto una figura di marmo , fopra 
la quale vi era un epigramma , che moflrava che era 
quella la figura di un Eremita di S. Agoilino . Che 
vi fono fermoni di S. Agoilino indirizzati agli Ere- 
miti . Ma tutte quelle ragioni pajono frivole al Wnn- 
felinge , e rilponde agevolmente che S. Agollino la- 
iciò effettivamente il mondo , cioè la fua famiglia , 
ed i fuoi beni , ma che vi rinunciò volontariamente 
c fenza abbracciare il Monachifmo . Che fi mena una 
vita religiofa con un abito fecolare ; che il cappuc- 
cio , che gli danno i Pittori è di loro invenziOiie ; 
che la llatua di marmo delTEremita è una falfità -, ed 
una fuppofizione , e che non è tanto antica cume ft 
dice ; che i fermoni agli Eremiti non fono di S.Ago- 
ilino Vefcovo d'Ippona ; ma forfè di S. Agollino Ve- 
scovo d' Inghilterra . 

Il fuo trattato degli Inni , e delle profe della 
Chiefa è curiofillìmo • Kiferifce i* origine de' primi 

a SaAt* 



Digitized by Google 



AN. di G.C. 1529. LIBRO GXXXlI. 289 
a Sant* Aniìbrogio 9 che pcrfeguitato dall' Imperatrice 

Giuftiiia madre di Valentiniano , ed ellendo corretto 
a dimorare notte e giorno in Chiefa col Tuo popolo; 
gli faceva cantare Inni per dif^ombrare la noja ; co- 
me narra S. Agoflino nel nono libro delle GonfelTio- 
ni . Efpone i dift'erenti verfi , de* quali fono compoflì 
gli ?nni , e ne accenna gli Autori. Quanto alle pro- 
fe , che fi cantano prima del Vangelo alla Melfa , di- 
ce , che l'ufo d'c più recente ; e che gli Alemanni 
ne furono gli inventori . Tutte le opere dei Vimfe- 
linge moflrano da per tutto uno fpirito libero e fciol- 
to , che amava la virtù , che odiava , e riprendeva il 
vizio, che defidcrava la riforma de*coflumi , fen za at- 
tenerli in verun modo alla novità degli eretici , ef- 
fendo del tutto attaccato alla dottrina della Chiefa , 
« fenfibiliifimo a* mali che devaftavano TAlemagna fu© 
paefe , e che in avvenire 11 aumentarono fempre . 

LXl. Per arredare quelli mali davette V Impe- 
ratore convocare una Dieta a Spira . La neceflltà di 
fenerla diveniva ancora più predante, per il pericolo 
che vedevaQ più manifello ; imperocché oltre a' gran- 
idi progrelTi del Luteranifmo , che fi facevano nell' 
Jmpero ( Cochì. de acl. &fcript» Luth. hoc an.pag. 197. 
Sleìd, in ccmm. l.6,p, if^o, Bi^ov^an, 1529. «.47.), era- 
no le lue Provincie minacciate da una imminente 
icorreria de' Turchi , che fi erano già impadroniti di 
Buda ; e che fi lulìngavano di di/enire aliai prcllo Si- 
gnori di tutta l'Ungheria . Cominciò la Dieta il quin- 
tiicefìmo giorno di Marzo dell' anno 1529. . Riufcl 
molto nuraerofa . Ferdinando che vi prefedeva in luo- 
go dell'imperatore , era accompagnato da tutti i Prin- 
cipi , e Deputati degli Stati dell'impero . L' Elettore 
di Saflonia vi aveva condor iMelancone , ed il Papa 
non mancò di fpedirvi Giovanni TomalTino Conte 
della Mirandola , coli' impegno di eforure i Principi 
alla guerra contro il Turco • 



290 STORIA ECCLESIASTICA . 

Artefero prima di tutto a trattare de^li a^arl 
della Religione intorno a' quali lungamente H dirpi.tò 
e con molto calore . Avevano mira i Cattolici di llac- 
care l'Elettore di Saflbnia , e gii altri Princifu^clle 
Città Imperiali , vale a dire i Luterani , da' Deputati 
delle Città , che avevano abbracciata la dottrina di 
Zuinglio , e degli altri Sagramentarj intorno all' Éu- 
carillia , e forfè ne farebbero venuti a capo , fe il 
Langravio d'Alila non avelie prevenuta quella fepara- 
zione ; rapprefentando a turci , che la differenza non 
era molto grande tra elfi per fepararfì , e eh* era fa- 
cile il riconciliargli inficine ; laddove , fe fi divideva- 
no , i Cattolici vedendofi il partito più forte ne cq- 
glierebbcro vantaggio . Si arrelero a quelle ragioni ; 
o piuttotlo l'antipatia fra i Luterani , ed i Zuingliani 
allora non fi fece fcorgere • e Ferdinando fece chia- 
mare i Depaiati delle Città Imperiali in partiolare il 
quinto giorno di Aprile , riprendendoli vivamente che 
avellerò fatti parecchi cambiamenti contro 1' editto 
dell'Imperatore ^ e gli cfortò con fervore ad acconfen- 
tire a' regolamenti che (4 volevan fare ; P^^ timore 
che la loro parzialità rendc-fle la Dieta infruttuofa . ^ 
e che fi ritiralfero fenz'aver fatta cola alcuna ; i De- 
putati gli rifpofero che 1 cambiamenti da elfi intro- 
dotti non pregiudicavano in verun modo all' aittorità 
dell' Imperatore \ che non domandavano altro che la 
pace ; ch'erano difpofli a foddisfare Sua Maeflà Impe- 
i'ialc , e ad accettare la convocazione di un Concilio. 

LXII. Il motivo delle doglianze di Ferdinando 
era quello , che il ventèlimo giorno di Febbrajo , un 
jnefe in circa prima che fi tencfie la Dieta , quelli 
di Strabburg avevano fatto un Decreto fofcritto dal 
Confjglio de' trecento {SJeid. L6. p.i^z.) , col quale 
ai»olivano la Melfa , fino a tanto che i loro avverfarj 
dcilero a vedere che quel fagrifizio era un culto a Dio 
caro . Si pubblicò quefto Decreto per ordine del Se- 



AN. ài O.C. LIBRO CXXXir. 2pt 
*ato per tutto il Tuo Dominio, perchè fofTc ofTcrva- 
to da tutti i Tuoi fudditi ; indi il Senato ne diede av« 
vifo al Vefipovo » .che ricevette una (al notizia con 
molta afflizione ; ma che fu corretta ad aver paziea* 
sa. Wolfango Gapiconey.^'MartiiioiSuoecoy'i cut fen- 
timenti prevalmoQ n Sttiibur^^ fiirpna i motori di 
^uefto Decreta . . ^ 
LXIII. Venne lar Mefla anche abolita m Bafilea 
quafi nello fteflb tempo , a ricbiéfla de* GittadIni[^/#/V. 
heo eit. 3 > ^ quali , alla negativa del Senato , (i rac- 
colfero nella Chiefa de' Francefcani l'ottavo giorno di 
Febbrajo > e s'impadronirono de' pubblici luoghi della 
Città , per obbligare i Senatori ^ che favorivano il 
partito de' Cattolici , a rinunziare alle loro cariche , 
e ricufando. efli di farlo , prefero le àrmi , abbattero- 
no le. inunagini e le ilatue de' Santi le abbruciaro- 
no» coiirinfera il Senato a deporre'dodki Configlìert 
tra- i. quali erana Errico- Mei tinger > e Luca Ziegler»- 
ed a face un decreto » col quale la Mei& e le imaia« 
gini foffero abolite in tutta la fua ^mrifdiaioiiìe' : li 
duodectoia' giorno, di Febbrajo il Gonf^ior deMugenta 

• fetfanta approvò il decreta dei 'Senato>«.Unar fi milf con? 
dotta fu il motivo che ebbe Ferdinando di riprendere 

• i Deputati delle Città Imperiali nella Dieta di Spira. 

' Vi lì conteie molto tempo per rimettere ia vi- 
gore l'editta di Wovvcìqs . Voleva Ferdinanda , che (1 
atcenJelTe alla fua efecuzione, e fece efcludere dall' 
artemblea il Deputato di Strasburgo chiamata Daniel 
Miege ..liC altre Città , che avevano parte in quella 
procecftira » intercedettero per lui ». e richiefero » che 
fi ofiervafleto le coilumanze dell'Impero, le quali non 
perfiaettetrano che.venitfero i Deputati okefi ne' loco, 
diritti, fino a unto che la queftk>ne non fofie decifa 
In un Concilio libero e legittimo fenaa di che rifo* 
Itttamrente avrebbero rìcufato di contrìbutre alle fpefe 
della guerra contro i Turchi» Ma tutte le loro riaio- 

T a 



Digitized by Gopgle 



292 STORTA ECCLESIASTICA • 
flranze furono vane, ed il Deputato di Strasburg non 
venne ritìabilito . 

LXIV. E per trovar qualche modo di accomo- 
damento fi fece con la pluralità de* voti un nuovo 
decreto il tredlcefimo giorno di Aprile , per ripiegare 
quello della Dieta precedente di Spira , nella quale (x 
ordinava che quanto airefecuzione dell'editto di Wor- 
mes fi aveflero i membri deU*! inpero a governar^ in 
modo ^ che poteiTero render conto delta loro condotta 
« Dio» ed all'Imperatore (Faliavidift, conà. r.8 
SMd. L$. p.tp^ CqM. hoc annc) » o reprimere i* abufo 
che (e n*era fatto 5 dal qaale fi tolfe V occafione di 
foilenere ogni forta di nuovi dogmi , per il cattivo 
fenfo che gli 11 era dato . < 

Ordinava il nuova decreto , i. che ne' luoghr , 
dove fi è ricevuto l'editto di Wormes contro il Lutc- 
ranifmo , non farà permefTo a ninno di mutare cre- 
denza , e che fi continuerà ad olTcrvar queli' editto , 
obbligandovi parimente il popolo fino alla tenuta dei 
Concilio 9 che l' Imperatore fa fperare che fegua to- 
lto . a* Che ne' lunghi » dove fi fi a abbracciata la nno- 
va ìleligtone» che non fi può lafciaro fensa un ma- 
fiifeflo perìcolo di fedizione t vi fi potrà perfifieM 
selle medefime pratiche fino a tanto che ii £a raccolto 
Il Concilio . 3. Che In quefit luoghi non fi potrà abo- 
lire la MefTa , nè impedire che i Cattolici godano di 
un libero efercizio della loro Religione , e non fi per- 
metterà nè pure, che alcuao di effi palli alla fetta Lu- 
terana . 4. Che i Sagramentarj faranno sbanditi dall'- 
Impero , e gli Anabattidi puniti di morte , fecondo 
l'editto dell'Imperatore , ch'era ftato ratificato . 5. Che 
i Predicatori oilervalTero i decreti delle due ultime 
Diete di Norimberg , che faranno circofpetti , guar* 
dandofi^ dall'ofFendere chi fi fia ne' loro difcorfi , e di 
dar motivi ai popolo di foUev^rfi contro 1 2^£agiflnitt* 
• Che non proponedero yeron iiuovo (enthncnto 9 che 



Diqitized bv Google 



AN. di G.G. IS29- LIBRO CXXXIf. 39^ 
»on fofTe fondato fu la Scrittura , che predicafTero II 
Vangelo fecondo Tinterpretazione approvata dalla Chic^ 
fft ; e che quanto agli articoli in queflione, d a/eiTe 
ad attendere /la legittima deciHone del Concilio . 6» 
Che fioalmeikte tutt'i membri dell'Impero viveiTero la 
pace» e non eferckaflero veruna odilicà gli imi eoa* 
tro gli altri fotto preteso di religione • 

LXV» Per quanto moderato fbflè qnefto editto» 
e parelle favorevole a' Prìncipi 5 che non avevano la 
ficSfa credenza , ebbe i faoi contraddittori ^^Shid* L6 
PailaviCé Al. r.i8.^.2i5.) . Gli Elettori diSaC^ 
fonia , e d» Brandcburg , Ernefto e Francefco Duchi 
di Luneburg , Filippo Langravio di AlTia , e Wolfan-^ 
go Principe di Anhalt vi fi oppofero » come contra* 
rio , dicevano elfi , alle chiare verità del Vangelo • 
Pretendevano che (ì avefTe a derogare al decreto della 
Dieta precedente il quale aveva conceauta la liber- 
tà di Religione fino al tempo del Concìlio ; poiché 
eilendo (lato fatto quel Decreto colP affenfo di tutti 
ooa poteva effere alterato e riformato ^he per coman 
parere • Che nella Dieta di Norimberg ben fi erano 
accorti dell' origine , e della cagione delle diiTenfionl 
per propria' confeflione del Papa y ma che con tutto- 
quefto non vi fi era pofto verun rimedio , quantun- 
que fi fofTe mandata a Sua Santità la memoria degli 
abufi , che fi avevano a riformare . Che fi era con* 
cìnCo in tutte le deliberazioni , che il miglior mezzo 
di diffinire tutte le controvcrfie era quello di tenere 
un Concilio • Che V accettare il nuovo Decreto era 
un rigettare la pura e femplice parola di Dio ; e lo 
accordare V ufo della Mefia era un rinnovare tutti j 
pafTaei dtfordini . Che approvavano la claofola di pre^ - 
dicare il Vangelo fecondo le interpjreÉizioni ricevute 
dalla Chiefa ; ma che rimaneva a fapere qual foife la 
vera Chiefa • Che il pubblicare un decreto tanto ofcu* 
tó farebbe apri/e la porta a molte turbolenze e di« 

T 3 

Digitized by Google 



294 STORIA ECCLESIASTICA . 
vifionì • Aggiungevano , che però non potevano accon- 
fentìrvi ; che ne renderebbero cor to a tutto il Mon- 
do , ed airimperator medefimo ; e che finahuente non 
farebbero nulla , che non fofl'e giudo , e ragionevole 
fino al Concilio Generale , o Nazionale in Alemagna . 

LXVI. Quefìa dichiarazione venne foftenuta da* 
Deputati di quattordici Città Imperiali , che due gior« 
ni dopo proteftarono contro il Decreto di Spira , efte- 
fcro la loro protesa in ifcritto , e la pubblicarono il 
giorno diciannovefìnìo di Aprile con un atto , nel 
quale fi appellavano di tutto ciò eh' «ra flato fatto , 
all'Imperatore, al futuro Concilio Generale , o Nazio- 
nale, ed a tutt'i Giudici non fofpetti ( Sleid, ib. Pai" 
lavie. loco cit.') ; ed in confeguenza nominavano i De- 
putati per mandargli all'imperatore , per ottenere la 
rivocazione <ii ^uel Decreto . Quefìe quattordici Città 
furono StrasbuTg , Norimberg , Dima , Coflanza^Reut- 
lingen , Windshcim , e Meoningen , Lindav , Kempten, 
Heilbròn , Ifna , Weifìemburg , Nordlingua , e San Gal- 
lo. L'articolo di quefla protefta concernente alla pre- 
fenza reale era conceputo con molta avvertenza , per 
la difcordia che pafiava in queflo propofito fra i Lu- 
terani ed i Zuingliani . Dicevan quelli che fi fapeva 
quali foficro 1 fentimenti delle loro Chiefe intorno 
alla prefenza del Corpo e del Sangue di G. C. nell* 
Eucariflia ; ma che non bifognava far decreti contri 
quelli , che non erano di quel parere , perchè non 
erano flati nè citati , nè intefi . 

LXVII. Da quefla celebre protefla è venuto il 
famofo nome di Protcflanti , che fu dato agli Eretici 
di Alemagna , e del quale fi fervirono poi i Galvini- 
fli , ufciti dalla flefla origine , per eflere trattati un 
poco più onorevolmente ^ che non lo erano con al- 
tri titoli , che non piacevano loro , quantunque i buo- 
ni Proteflanti fieno forfè tanto nemici loro , quanto 
i Cattolici medefimi {^SUid, l.6*p.i9%* Bcfiin, ad hunc 

Digitized by Google 



AN. di G. C. 1529. LIBRO CXXXII. 295 
Era Ferdinando ufcito dall' Ad*embUa prima che 
i Principi aveflero fatta la loro proteda : e petchè ii 
trattara id'knpedire cha i Turchi conquIlUifero r Un* 
giieria^ e di- falm mutria , la Sirla , e la Carinei» 
dalle lofo {eorr^rie» noa pòcéva PArclducii rtufcirvi» 
fenxa ^rt.qualdie féddMaEione a* Préceftand • Per 
lui dotrevtfno adoprarfi* l'irnii Cattoliche ; e l'interefTe 
di una corona parevagU tahto confiderabile , quanto 
era pariita grande quella del Ducato di Milano ali* 
Imperatore Ciarlo V, Tuo fratello ; fegultò la condotta 
di Sua Maellà Imperiale , e permife a' Luterani , ed 
a' Sagramentarj che vivcfl'ero come piaceva loro (C<?- 
chldBUS de acl' & fcript. Lutb, an •1529* 198. ) » fenza 
eilere obbligati a render cdttto- .^elie loro azioni fé 
non che a Dio » ed feiiriiiipmtore> afj^ttando che vi 
fi fòlfe provveduto in altìro 'mòdo «;* così fi feparò U . 
IMeta , e piombò tutta la fvA coUèra fopra^ gli Anop^. 
battifti » che di nuovo avevano pubblichili fette artK 
coli per ifiabllir^ -1 loro moftruofi dogmi é II primo 
era 9 che non era permellfo ad un CriiHano il portar- 
armi , e riconofcere i Magifltati , fondati fopra quelle 
parole di Gesù Crifto i 1 Re delle naiioni lo trattano 
impcriofamente 5 non fia tra voi chi così faccia (Lue* 
r.22. verf, 25. ) . 11 1. che non era mai permeilo di 
giurare neppure quando i Magillrati obbligavano a 
farlo • Il 3. che Dio non <hian»iva i veri v>riiUani ne 
a fare giuflizia , ne vegliare alla pubblica tranquiU 
lità . Il 4. che chiunque non foRe flaco Anabattiììa 9 
farebbe poflo'alla iìniftra parte nell' ordine de' mon» 
toni neirukimo giudizit^ • Il 5* ehe la' Cattedra di 
ìéosh non era che nella fetta degli AnahfHXlfii 5 e tìm 
quelli foli erano predellinati • Il 6* ch'eOi foli er;tna 
mandati a ^predicare il Vatìgelb # il* 7. che fi doveva^ 
no tenere nel numero de' predeftinati quelli , che Ci 
opponevano a' procedimenti della loro dottrina • 



Di* 



296 STORTA ÈCCIESTASTTCA ; 

LXVlTI. Il Coeleo confutò fol amente qneftJ 
ticoli ^ ed in modo che venne approvato ugualmente 
da* (lue partiti di Cattolici e di Proteftanti(OrA/. hoc 
ann. ) . Moflrò egli nel primo articolo il diiegno di 
Geju Criflo nello flabilire la Aia dottrina di fogget- 
tare i fedeli alle leggi del governo , nel quale erano 
clTi nati , da che quelle leggi non erano incompatibili 
con la falute . Che aveva egli confermato con gli 
ffempj quel che aveva infegnato con la viva voce , 
poiché aveva fatto un miracolo per pagare il tributo. 
Jece vedere che il 2. , ed il 5. articolo erano tratti 
dall'erefia de' Prifcillianifti , e condannati . Accusò il 
quarto di roanifeftamente contrario alla S. Scrittura ia 
«[ueHo y che prima del Muncer non fi era fentito par- 
lare di Anabattifli ; e che in tutt' i pafll del Vangelo 
^ove fi parlava dell'ultimo giudizio , e di quelli , che 
farebbero collocati alla diritta mano del Giudice Su- 
premo 9 non fi facea menzione , che di buone opere, 
c non già di ribattczzazione. Solenne finalmente con- 
tro gli altri articoli 3 che gli Anabaaifli ben lungi dal 
mofirarc , che non vi era altra mifiione che la loro 
nella Religione Cattolica , non avrebbero potuto mai 
giuftificare di effere veramente chiamati , poiché non 
erano che cinque anni , che comparivano fu la fcena, 
e che il loro capo Tommafo Muncer non aveva ri- 
cevuto da verun Vefcovo ne la milTione 9 nè l'impo- 
fjzione delle mani . Che tutti gli Anabattifti erano con- 
Tinti , che quefto loro Erefiarca fi era da fe medefi- 
mo ingerito nel miniftero della parola , e che aveva ^ 
avuto ricorfo ad alcune falfe rivelazioni per celare 
agli occh; degli uomini quel che gli mancava dal la- 
Co della vocazione . 

LXIX. La conapiacenza di Ferdinando verfo i 
Luterani non gli procurò grandi vantaggj per opporfi 
a' Turchi ( N/c, Ijì/juanjf. hi fi. H urinar, Ub.io, Ra^n. ad 
hnnc ann» } • Nella primavera Solimano fi mife \ 



Cìoogle 



AN. ai G.C. 1529. LIBRO CXXXTT. 297 
In marcia con un'armata di cento cinquantamila uo.« 
mini , e gìunfe fotto Buda , i Magiftrati della quale 
gli portirono immediatamente le .chiavi : La fortezza 
difefa da fetteccQio Alemanni : comandati dal Conte 
NacUOi ricusò di arrenderd; ma I^Turcbi la batterono 
con tanto furore , che dopo ayer fatto Accendere una 
■lina 9 il cui effetto fa si grande 9 che fece faltare ia 
aria una parte delle fortificazioni 5: gli aiSMtati fi ar* 
refero , falre le vite ed 1 bagaglj « fntoda 
qnefìi prigione , perchè non areica; i^l^t^ gcconfein- 
tire alla capitohzione , non fu liberato da' Turchi » 
che per effere condotto a Solim.mo , il quale lo ri- . 
mife alla difcrezione di Giovanni Vaivodo di Tranfil» 
Vania , come fuddito di quel Principe ; ma il Vaivo- 
do usò col Nadaili tutta quella clemenza che d do« 
veya afpettare dalla Tua bontà naturale . 

LXX. Il Sultano fatto Signore di Buda fece 
aiiarciare il fuo efercito in Auilria ( Sleid. ccrn. lìb. 6. 
f'i99*}9 c non trovò per via refiflenza ,| che ad AU 
temburg 9 che fu fuperata di aflalto • Ma le intelli-» 
^enae, che il Bafsi Ibraim areya con la Cafa d'Au- 
gia 9 avendo fatto perdere a Solimano più della meti 
della bella flagione» non potè V armata Turca arri^ 
vare (òtto Vienna , che nel ventefimofettimo giomò- 
di Settembre . Quefìa dilazione diede tutto il como- 
do a Ferdinando di ben munire la piazza vi fece en- 
trare ventimila uomini a piedi , e duemila cavalli di 
buone truppe comandate dal Conte Palatino . La Città 
fu afTalita vigorofa mente » ed ancora meglio dlfefa ^ 
. per modo che cominciando il verno a farli fentire 
con molta violens» , Solimano dopo trenta giorni di 
ailedio accompagnati da fconrerie per tutta l'Unghe. 
ria 9 rìtirj^ la fua armata il quattordicefimo giorno di^ 
Ottobfip , dopo aver perduti fel&ntamila uomini fotto 
quella piasza 9 e ritornò a Buda , dove convocò gli 
ftati generali 9 ed invefli di nuovo Giovanni ^apol 



uiyiii^od by Google 



199^ Storia ecólestAstiga . * 

dèT Rcgtfo , diehf alandolo Re legittimo , e Tuo buon 
amico; alla qual cofa applaucirono tutti gli Stati . 
■ ■ In quefìo frattempo Margherita d Aufìria , Go- 
vernatrice de' Paelì Baffi , e Luifa di Savoja , madre 
di Franceico I. , fi adoprarono per fare la pace tra 
rimperatore ed il Re di Francia , e fìabilirono anco» 
'ra> che verfo la fine del Daefe di Maggio fi ave^Te ad 
Ibcominciare il maneggiò nella Gic^ di Cambrai 
quantunque la guerra continuaffe tuttavia ^i^^ lulit é 
che Antonio di Levia aveffe ridotti aU^tftreftftt l Kninf' 
cefi nel Milantfe, e la lonr armata ft^ Smonterà*: 
mente fconfitta pef U prefa del Coùtè A iÉk 9oì^ y 
che la comandava . Non difperarono luttMa^ le ixm 
PrìiicipefTe di riufcire nel trattato ; ed erano efie tanv * 
to maggiormente atte a farlo , quanto che oltre alla 
loro fperienzA , ed allo fpirico , li amavano alTailTitno, 
e de fiderà va no fin cerarne» te di veder {labilità la pace 
fra i due Principi . 

LXXI. Aveva Carlo V. conofcittto per la fuai 
propria fperienza » che i trattaci che aveva egli fatti 
col Papa 5 e con Francefco I. entrambi fuoi prigio-; 
Sìieri » l'uno in Caflel Sant' Angdo » e P altro a Ma* 
drid , a condiaioni graviilime , non potrebbero mai 
fuÉflere; ed aveva dall'altro canto bifogno di tuttt 
le Tue forse per opporfi a* Turchi , ed a* lAiterani i 
Volle dunque cocreggere il trattato di Roma e di Ma^ 
drid 5 con quelli di Barcellona , e di Gambrai (Jdem, 
(ìu Bellai L^, Guicc. iib.i^* BelUjoret lib.6, r. 44. SUid, 
Jih.6, pag,i^p, ) . RifoI vette di lafciare la Spagna per 
paflare in Italia , e non avendo il Papa altro defide- 
rio più vivo , che quello di vedere la Tua famiglia ri^ 
iìabilita nella fovràaità di Firenze , dond'era (lata di* 
fcacclaca 9 non ceflava mai di prellare 9 anzi d'impor*"^ 
lunare l'Imperatore , con lettere fcritie di Tua pròpria 
teano, pregandolo di mandare a* lui qualche per&na' 
'Con piena facoltà di Goacludene con un fodo trattafl»^ 



> 

N 



Oigitized by 



AN. di G.C. 1529. LIBRO GXXXlI. 299 
mni vera pace . Carlo V. che fopra tutto defìderava 
dì compiacere la Santità Sua , e di rifanarla dall*> 
fCKUo » che potere aver conceputo contro di lui ^ aiaii- 
òò ivk Italia Antonio de Leva i che conclufe con Cle* 
aaente Vlk là ventefimo giorno di Giugno un tratttb- 
to 9 del qualè lono i feguenti gli articoli priocipali <» 
LXXU* ti. Che Sua Saadlèf^ tfasferilTe a Bow 
ìognz con tutta la Tua Corte , alla più lunga verib la 
fine deiranno feguente (jGuicc, lib.i^. Bs!c> /.20. Pan^ 
'vitJ* in Cìem.VlL Rayn, ad hunc ann. n.6o\ D. Anton, de 
Vera ìft, di Carlo V. p,i6i .Pallav. hi fi. Conc.Trid. iil?.^ 
C.2. )^ per incoronarvi T Impetatore . 2. Che fiibito 
dopo la ceremonia deUa coronaaione mandafle Sua 
Maeda Imperale una poderofa armata foito ¥ìieng,e » 
• che le fue truppe non fi ritiraflero fe non dopo la 
prela deHa Città > j» Che Aletfandro de* Medici pro^' 
niime^del Papa foife fiitto Principe e Sovrano dHìé^^^ 
Città e dèlio Stato ài Firénise • 4. Che fi^marìtaife;! 
quefto Prìncipe con Margherita figliuola naturale deli* 
Imperatore 9 tòOo che fofle in età nubile. 5. Che il 
Papa fomminiftrafTe per Pafledio di Firenze ottomila 
uomini , che foifero pagati da lui , ed operaflero uni- 
tamente coll'efercito dell'Imperatore. 6, Che nel me-^ 
defimo tempo Sua Santità fpedifl'e una bolla in favo-' 
re deir Imperatore , e di tutti quelli , che gli fucce- 
delTero in perpetuo » per la quale avelTe Sua Maedà 
Imperiale il diritto di nomini 4 e di prefentazlone adi 
ùtto Aircivefcovadi del Regno di Napoli » Brindifi 
Lanciano » Matera , Otraiito , Rcqggio » Salerno » Tra* 
nr» e Taranto:;: a fedici Vefcovadi.» Ariano, Acem, 
Aquila Cortona 5 Caffano ^ CaOeUo 5- Gallip<Hi , Poe- 
snolo, ed altri • 7* Si rimetteva il -Papa in pofTeOb 
di Cervia» di Ravenna , di Modena , di Reggio , di 
Rubiera j gli fi abbandonava il Duca di Ferrara , ed 
era tatto arbitro delia forte del Duca di Milano , ed 
. a quelle condiadoni accordava Sua ^anikà. aU'iippera« 



Di 



^00 WORIA ECCLESIASTICA ; 
tore rinvcHitura del Regno dì Napoli , non ctìgctiio 
altro che una Ghinea bianca , che gli foffe prefentat» 
ogni anno ^ dava ella ilpaffo a tutto refercito Impe- 
riale per le terre della Chiefa , accordava l'aflbluzio- 
ne a tutti quelli che avevano avuta mano al faccheg- 
giamento di Roma , e permettevano a Carlo V. ed a 
Ferdinando Tuo fratello d'impiegare la quarta parte 
d«ircntrate ecclefiafliche de' loro Stati per fomn^ini- 
flrare alle fpefe della guerra contro i Turchi . 

LXXIII. Conchiufo in tal modo quefto trattato 
in Orvieto, attefe l'Imperatore a dare gli ordini per 
partire [ D, Anton, de Vera //?. di Carlo V.p. i;^. J . 
Fece dichiarare l'Imperatrice fua moglie Governatrice 
Reggente de' Regni di Spagna , e tutricc del Principe 
Filippo , e partì verfo la fine di Luglio , accompagna- 
to da' principali Signori , che dovevano intervenire 
alta Aia incoronazione . Giunto a Barcellona 9 i cin- 
que Deputati , che rapprefentavano il Confìglio della 
Città , gli mandarono a dire , che nel ricevimento y 
che facevano efii a' Re non ufavano di andar loro in- 
contro 5 e che non difc-endevano da cavallo per acco- 
gliergli , e complimentargli ; ma che non avendo eflì 
efempio , che veruno de' loro Re fofTc flato Impera- 
tore y farebbero in quello incontro tutto ciò che pia- 
cene alla Sua Imperiale Maeflà di commetter loro . 
Carlo V. accettò quefto complimeuto con molta pu- 
litezza , c rifpofe a' Deputati che potevano rima- 
,5 nerfi a cavallo, fenza metter piè a terra , che fa- 
5, ceva egli più c^fo di ^ffer Conte di Barcellona , 
5, che Imperaror de' Romani „ . Si fermò due giorni 
ìli quella Città , e vi ratificò il trattato , che il de 
Lèva aveva conchiufo col Papa in Orvieto il ventefi- 
mofeflo giorno di Giugno . Quella ratificazione , fe- 
condo la data dell'arrivo dell' Imperatore a Barcello- 
na , non potè farfi , che nel principio del mefe di 
Agodo 9 quantunque il Ciaconio e molti altri la col- 



Digitized by Gc 



AN. di G.C. l529.»LIBRO CXXXIL joi 
lochino rerfo la fine di Giugno ( Ciac, in vit. Pontif. 
tonk'^ip'/^S^» Daniel hifi* de Trance t&*%*in quar. p.ózj)* 
XX'XIV. La mactina del noxu> giorno di AgoQo 
rimperatore s'imbarcò iulla- Capitana della fquadca di 
Spaj^na» e d*IuUa «comandau di Andrea Poria , nella ' 
quale appena fu entrato 9 che lo fece Prìncipe di 
Melfi. Feee il viaggio con un vento farorevoliffioiOy 
e giunfe a Genova molto felicemente , circa la meti 
di Agofto , in mezzo alle acclamaadoni , ed agli ap- 
plaufi del popolo ,, che vi aecorfe da tutta l'Italia per 
vedere Tentrata di un sì gran Principe . Avendo dato 
ordine , partendo da Madrid , che gli fi mandaffe a di- 
re ogni giorno da Gambrai a Genova quel che fi fa- • 
cefTe intorno al maneggio della pace colla Francia « * 
vi ricevette il trattato conchiufo il quinto giorno di 
Agoflo f per la. mediazione delle due Principefie Mar- 
Irrita Govematrìce de' BaefìrBaflì , zia di ijiikri^i ^ 
e LuiTa di Savoja madre di Fraoeefco U • I«a Confe* 
ronza fi era &tu a Gambrai con molta magnificen- 
za ; ed in meno dt fette fettimane^ il tutto fu tratto 
felicemente a fine, mercè di un trattato, che fi chia- 
mò La pace delle Darne y perchè le Principefie n'era- 
no Hate le mediatrici , e che vi riulcirono , (enza^ 
che la rotta del Conte ai San Polo > e 1' accomoda» 
mento del Papa colla Corte di Spagna > poteiìero far- 
vi ofiacolo . Quello trattato conteneva trencaduc ar-. ' 
ticoli 9 de' quali ne riferiremo folameotc i principali». 

LXXV. li Re di Francia per amor della pace , 
e per liberare i fuoi due figliuoli , il Dolfino , ed il. 
Duca d'Orleana dalle mani dell'Imperatore » fi obbli- 
gara di pagare a quel Prìncipe due milioni di feudi 
d'oro del Sole » un . milione e dugentomila de^quaU 
farebbero pagati il primo giorno del melò di Maggio 
feguente {Mem du Bellay L 3, Guicc. /.19. Sleid. lib.S. 
FauL^oo, ab. 16. Rayn, ad bunc ann. n,6y, & fcq, ) ^ ^ 
nel medefimo (^opjpo > che foiIcj:9 meiìi i Pancipi iu 



Digitized by Google 



201 STORIA EOGLESIASTFCA . 

libertà . Gli altri ottocentomila erano desinati a fod- 
disfare i debiti , che aveva l'Imperatore col Re d'in^ 
ghilterra , de' quali caricavafi il Re . Montavano quc- 
fli debiti a dagento ottantamila feudi d* oro . Per il 
reflo fi obbligava il Re di aflegnargliegli in rend'te , 
e per rifcatto di quelle rendite far cedere all'Impera- 
tore dalla Duchefla vedova di Vandomo , e dagli altri 
fuoi fudditi le terre, che poiTedevano effi in Fiandra, 
nel Brabante , nell* Hainaut , e nelle altre Provincie 
de' Paefi-Balfi . Inoltre , che il matrimonio accordato 
tra il Re Franccfco I. , ed Eleonora Regina Vedova 
di Portogallo 5 Torcila primogenita di Carlo V. folTe 
conlumato, a condizione , che nafcendone un figliuo- 
lo , avelie a fucccdere nel Ducato di Borgogna . Che 
in virtù del prefente trattato il Re fi obbligale di ri- 
tirare fra Tei fettimane , da computarfi dal giorno della 
ratificazione , tutte le truppe , che potelTe avere in 
Italia , e nel Piemonte , di evacuare la Città ed 
il Cadello di Hefdin , e di rimetterlo all'Imperatore; 
che rinunziafTe ad ogni diritto e giurildizione fopra 
Ip Contee di Fiandra , e di Artois , eccettuata Terua- 
na , e le fue adiacenze , e fopra il Ducato di Mila- 
no . Che oltre la fomma de' due milioni di feudi ,il 
Re pagherebbe per l' Imperatore al Re d' ingailterra 
cinquecentomila feudi , per le pene , nelle quali era 
incorfa Sua Maeftà Imperiale , che non aveva fpof?ta 
Maria figliuola di Errico Vili, fecondo le convenzio- 
ni . Clie il meJefnno Re Francesco I. foife obbligato 
a difimpegnare dal medefimo Errico Vili un g^^lio 
d'oro fmaltato di ricche gemme , nel quale conr-'ne- 
vafi il Legno della vera Croce , impegnato da ^- :p;>o 
Padre dell'Imperatore per la fomma di cinque ramila 
feudi . Che gli credi del fu ( 'ontellabile di bo j?one , 
e tutti quelli , che lo avevano feguitato coutro la 
Francia, foffero riilabibti nel poilelTo de' loro beni, 
c delle loro eredità . Che finalmente ^li Onciali do- 



Digitized by Googl 



AN. dIG.C. 1529. LIBRO CXXXir. JQJ 
medici de^ due figliuoli del Re di Francia folTero Aieffi 

in libertà.; . 

L'Iinperatore dal fuo cancor s'impegnava nel me-, 
defimo trattato per (e» ed X facceflTorl Tuoi 9 a. cénere» 
ed a rimettere al Re Crìfliamilìmo , ed alla Dama Du- 
chefla di Angouleme Tua madre , tutt'i diritti di Si- 
gnoria , feudi , dominj , giurifdizioni fopra le Città, 
e Gaftellanie di Peronna , Roye, e Montdidier , fopra 
le Contee di Borgogna , Guines , Ponthieu , ed altre 
Signorie fituate fui fiume Somma . Che Sua Maeftì 
Imperiale facelTe efegaire da' iuoi OHìciali di giù di- 
sia le Sentenze interlocutorie , e diffìnitive 9 che fa- 
ranno fiate date , dagli Officiali del Re CriftianiiTuno , 
prima di .quell'ulcliiua guerra, contro qualche Princi- 

.pe , Signóre 9 ó Prelato , che fia delle dette Contee 
di Fiandra 9 e di Artóis. Chè quanto alla. promefTa del 
trattato di Madrid', jColla quale fì obbligava ilReFran- 
cefco I. di accompagnare Sua Mai^fU Imperiale a Bo- 
logna per la cerimonia della fua incoronazione , <iue- 
fio Principe ne reftaffe difpeafato a condizione di da- 
re 5 due mefì dappoiché ne folle richiedo , dodici ga- 

.Ice , quattro vafcelli , e quattro galeoni ben armati , 
provveduti di marinari , foldati 9 ed O&ciaii necef- 
farj , coipe pure di tutte le munisioni di guerra , e 
di bocca per fei mefi al più , perpoterfene fervireitv 
Italia , finché vi Iteffe Sua Maeftà Imperiale Vi fi 

. conchiufe ancora che foffe il Prìncipe di Orante rifta^ 
billto nella proprietà, e nell'ufo de' fuoi beni ; ed il 

.fte Francefco I. cercò follecitameate di eteguire il 

. trattato , per ricuperare i liioi figliuoli , i quaK tut- 
tavia non furoxio ricuperati che nel mefe di Giugno 

^del feguente anno ; non elTendo Hata agevol cofa il 
ritrovare il danaro , che doveva pagarfl prontamente 
nell* ifteflb tempo che i figliuoli di Francefco I. dove- \ 
vano eif^e rc<Utuici ai ConcclUbile di Moatmoreucy. 



Digitized by Google 



304 STORIA ECCLESIASTICA . 

LXX\'I. Otto giorni dopo che rimpcratore ca 
giunto a Genova , egli vi ricevette i Deputati di Fi- 
renze a Ini mandati in numero di diciotto . Carlo V. 
parlò ad elfi Tempre coperto il capo , ed alfiiò , men- 
tre che quei Deputati ftavano fcoperti , ed in piedi ' 

D. Afit» de Vera ijl, di Carlo V. pag.iy^. Guicc* lib. 19 . 
^ayn. ad hunc ann. n.yi, yz ] , ed ebbero anche per 
gran valore che li volelfe afcoltare , e dar loro udien- 
za . Orarono avanti a lui con molta l'ommilTione ; 
non fi fermarono a fcufare i loro pacati falli , ne do- 
mandarono perdono , fupplicando per conclusone del 
loro dilcorfo , che fi accordalfe loro la libertà , della 
quale avevano goduto da sì lungo tempo . L'Impera* 
tore rirpofe , che quantunque la loro ribellione me- 
•titaiTe un rigorofo gafiigo , voleva tuttavia dar loro 
contrafiegni della Tua clemenza , e fcordarfi le palVate 
cole 9 ma a condizione che riceveflero con tutta la 
fommiflione ed il tifpetto il Papa Clemente loro buon 
cittadino, e loro padre ; che riilabilifiero in tutti gli 
onori 9 privilegi , e dignità la Tua cafa antica tanto , 
e che tanto aveva meritato dalla loro città , e qualai 
non ofiante avevano efli così indegnamente maltrat- 
tata , ed oltraggiata ; che Ce non vi fi foggcttafiero , 
egli non abbandonerebbe mai le giufic pretenfionì di 
Sua Santità , e delia fiia cafa ; e che era deliberato 
di far loro fare per forza quel che non volefiero fare 
di buon aninx) . Ma i Fiorentini ricufarono quelle 
offerte . 

LXXVII. In quefio frattempo mandò il Papa a 
iicnova ii Cardinal de' Medici , per fapere dall'im- 
peratore quando defiderava che fi facefl*e la cereiponia 
della fua coronazione . Rifpofe la Maeftà òua , che f« 
ciò non era difcaro a Sua Santità , defiderava che il 
faceffe il giorno vcntefimoquarto di Febbrajo , nel quv 
le egli era nato . Piacque al Papa quello giorno , « 
foilecitamentc ^fcce diiporre ogni cola necciiaria per 

il fuo 



Digitized by Googli 



AM. di G. C. 1529. LIBRO ex XXJI, 305 
Jl Tuo viaggio di Bologna » dov9 (i aveva a fare que- 
lla cerimonia * Volendo Plmperatore Carlo corrifpor»- 
dere all' oneifto procedere del Papa verfo di lui , gH 
^inindò D. Diego di Cordova » Marche fe dì Loa Fanos 
a vifìtaiio • fra quello Signore accompagnato da ven« 
tiqaattro ^vani Genitilttoimni , che avevano feguìca* 
to rimperatore pei vedere i'Icaiia » ed incervenire alìa 
folennici della coronaziòné • D. THegà fa benilGcno 
accolto dal Papa y e poco dopo ritorno a Genova ; vt 
ritrovò il Dàca -dì Ferrara, , che vi era andato anch* 
egli ^ riverire l'Imperatore , dal quale fu accolto con 
noolta bontà , quantunque Sua Macftà imperiale nou 
avefl> motivo di eflcr contenta de' fervig; fuoi , nè 
del Tuo procedere . Ma non era tempo , o almeno al- 
lora non conveniva di dimolbrare il fuo rifentimento • 
LXXViil. ^ima di trasferirfi a Bologna » G fer- 
mò qùafche tempo a Piiaenaa » a Parma » ed a Mo* 
dena . Ritrovjmdofi 4 Piacenia ^ andarono a viHtarlo 
tre lnirìm^èà:V%^z(Anr. df Fffr4 ifi. dtVMrh F.p 176) 
jper ùxìa ^axiré ^ i^^ mai la libertà 

della Chtefa • Giifò rìipbfe che prometteva di noa 
fare veran torto' à* diritti della Chiefa ; ma non tra- 
lafciò di far riconofcere i diritti, che aveva fopra le 
Città di Parma e di Piacenza. ' " ' " 

LXXIX. Giunfcro nei mcdcfTmo tempo i De- 
putati de' Principi Protcllanti della Dieta di Spira 
(Siad, in fomm* ih,') • L*i mperatoìre diede loro udiea- 
aa il daodecìmo giorno di Settembre, nella quale Io 
aflicuraróno che 1 loro Signori non riculavano di fóg* 
. gettarfif al decreto di quella Dieta , fé non per impe- 
Nlire le tnrbolenàe* che fuor di dubbio ne inforgereb* 
'bero ; e pregarono la Maeftà Sua di non prendere la 
loro òp()o(hcione"in mala parte , é protellarono , che 
non volevano far co(à , che le potefl'e rincrcfcere > 
ma che niente pareva di più giuiìo , quanto il con- 
cedere ad ogni qualit^à di ocrfone in tutto l'Impero 
lom^ìiLir. V 



Digitized by Google 



2o6 STORIA ECCLESIASTICA / 
Ì3 libertà 4i'#^^f^cciare le opinioni d{ Lutero ^nf 
^Ua penata 4i un Concilio libefo in Alemagna che (i 
"fycev^ fperare ; e che a qudle- condizióni 4 Ìoro Si- 
,gnorì non ^cmUfcercbbero idi^ ^orrìrpooto'e a ta^ti i 
^òi defldcirj intorno aUe^erre contro i T^chi» ed 
intorno ^Ufis altre gravezze. dell'Impero • Erano queiii 
Deputati Giovanni Ehinger , Al^flip Fraventrale ^ c 
Ivlichelc Cadena di Norimberg . . . 

Avendo Joro fatto dire 1* Imperatore per il fuo 
interprete , che aveva intefo quanto domandavano , e 
che aggradiva i fervigi oftcrtigli in npme de' loro Si* 
griori , foggiunfe 9 che non poteva, rifpondere preci- 
, famente alle loro domande ^ fc prima non le avefle 
comunicate al Tuo Cc^)(ig^Q,9 e H riqaife al. tir^icefì « 
mo giorno di Ottobre ; in (juefla giorno , dàn^^ gj» 
che diede loro 1^ rlfpoila tfcrittOt ^ . 

LXXX^ Vi dichiarava jhe prima éiel tproT^rrlyp 
era informato Si tutto quel ch'era, occorìb nella pfc- 
ta di Spira , è del decreto di Ferdinando fuo fratello 
(Sleid. ihid, ut fyp. ) ; che non era da dubitare che 
la difcor^ia che divideva i Principi, Io affliggeflfe for- 
temente per i mali che fovrallavano , ma eh' e/Tendo 
debito fuo ài arredare tutti que' mali , o di correg- 
gerli , fe accadevano , aveva per quefto lungamente 
iieliberato ^ol Tuo Con^ìp'ljo fopra qneilo affare , e che 
aveva cònorciutp ' decreto era flato £itìo lag** 

[gìamente' pcrTei uirholciw deU*Impeiipa e per 
,reprìit)ere <|QelU. c.4ndalora licènza 9 che fi . prèndeva 
d'introdurre di giórno in giorno novità perìcololiffiine 
nella Religione Ch'egli de&derava^» niente meno che 
^1 Principi, un Cohcllio per riunire tutti gU .animi in 
*|ina fola credenza ; ma ché fé /i FofTero ofl'ervati i fuo^i 
editti , e principalmente cjuèllo di Wormes , non fa- 
rebbero allora in pehliero df ^averne a convocar uno. 
Che quello, che una volta era l]?to riabilito dal mag- 
gior njupaero de* membri 4eiU X^ieta. npa poteva 



Digitized by Google 



AN.ai<}.C..rT3p.i;.|6ROCX»;XlL 3.07 
fere eaffato per ropfJofiJMOiie.idialcuni.;chf,-wv«eglt 
fcritto all'Elettor di Saflfbnja , ed agli z\t4i fH-rlcevpr 

re , e di e'eguire il deqreto della Dieta ; ch'egli {{ta- 
rava che ubbidirebbero a qucft*ordìne tanto più volen- 
tieri , quanto 1' unione e la pace erano ncccnarifli- 
me in un tempo , ch'erano i Turchi entrati in Ale- 
magna . Che dopa avere conferito fopra quello pun- 
to C9I 9 ed ordinati gli affari d*Iuli^ » fi darebbe 
l^enfìero di andare con tutte le fue forze ad ordinari 
quelli deUMmpero^ . 

. LXXXL Avendo i Deputati rice^t« qnefta tU 
(polt^ 9 JqIWjR^ iare una nuova protetta 9. ed in effetto 
effefero un atto dì appelUzione , quale in prefenza di 
teftimonj mifero nelle mani di Alefìfandra SchweifTe , ' 
che da prima lo ricusò , indi lo prefe per confegnar- 
lo all'Imperatore (Sleid. ut /«/^. /7.204.) . Queflo fatto 
oilefe in modo quel Principe, che fece comandar lo- 
ro , che non ufcifTero dalla cafa dove albergavano » 
> £no a nuQ^vo ordine- 9 . e di non iicrivere in Alema- 
gna. Cotto pena di prigione 9 e di confifcazione deUo* 
ro beni » Michele Cadena. uno- de^ Deputati » eh' era 
affente 9 quando quell'ordine fa intiinato agli, altri « 
icrliTe tofto ai Senato- di Norimberg quanto era oc* 
corfo > pretendendo di non ^ifer comprefo 'nel divieta 
fatto agli altri Tuoi Colleghi*» 

La detenzione de' Deputati non fu lunga : poi- 
ché ell'endo andato l'Imperatore poco tempo dopo da 
Piacenza a Parma , mandò loro a dire il trcntunefimo 
giorno di Ottobre , quali fubico dopo .il. Tuo arriva > 
che poievano ritornarfene . Quegli , eh* ebbe incura- 
benza di tal ordiae , fu Niccoli Granvelle .Segretari» 
d.el- Ga^M"3i*^ » uoaio fperimentato ne* maneggi « L'o r- 
4iue. tuttavia, eccejtuara il Cadena >j»lq^al^ i^omoHre 
l'ioiperatore di f^rmard fotco pena dèll^i .iuta 9. pro« 
babiiment^ perchè coatro la. proibizione. del Prìncipe 
aretra fcrltco. in Alemai^a • Si rlferife^ eii^ayìa uo^ 



Digitized by Google 



joS STORIA ECCLESIASTICA . 
tltro motivo della fua detenzione , ma che non par??- * 
tanto plauhbilc . il Langravio gli aveva commelTo di 
prefencare airimperatore un libricciuolo propriamente 
legato, contenente un compendio di dottrina. Il Ca- 
rena , fedele alla fua commiirione , V aveva dato , o 
fauo ùare ali* mperatore , mentre che andava quel 
Principe alla Mcfla . Carlo confegnò immediatamente 
quel libro ad un Vcfcovo Spagnuolo , che lo accom* 
|>agaava , pregandolo di efaminarlo . Avendo ciò facto 
il VeiiTOVo , fece comprendere all'imperatore che l 'Au- 
tore di quel libbricciuolo attaccava gag iardamente i 
fA2,-p(\cÀt\ Criftiani nel fatto delle loro giuri Tdizioni ; 
pretendendo che non pgteflero naai adoperar la fpaJa, 
c che un^ tal facoltà toffe folo rifcrbata agli Infedeli. 
Se fu qucfto il motiv<^ dell* ordine dato al Cadena , 
Toleva forfè l'imperatore fapero da lui il nome dell' 
Autore di quel libro , o le ragioni , che aveva il Lan 
gravio di farglielo presentare . Che che ne fìa , non 
parve bene al Cadena di ubbidire airordine dell' Im- 
peratore ; ma elTeado fegr^u mente faiito a cavallo , 
pre'e la v;a di Ferrary , donde pafsò a Venezia , per 
ntornarlene a cala . 

LXaXìI. Avendo il Senato di Norimberg rice- 
vuta la fua lettera , fece intendere aii'lilettor di Sai- 
fonia , al Langravio di Ailia , ed agli altri Gontede* 
rati la rifoluzlone cèel TI mperatore 9 perchè folTc offer- 
vato il Decrero di Spira ( CochLìn ^fc^. & fcript^Lutk. 
h^c ann, ^.199* S V;i, in cùmm» lib.6. p'ioi ) ; e quello 

.diede occafione» alla famofa lega di Smalkalda, perla 
quaie cominciarono a raccoglierli verfo la fine di No- 
vembre , Ma prima di venire a quefto » il Langravio 
di Alfia tentò ancora di conciliare i Luterani co'Zuin- 
gliani , intorno al fatto della cena del Signore , e del- 
ia prefenza reale (^l^ de fup. iib.ji» n.^y, ). Si fa che 
Lutero, e Zuinglio fi erano ^accordati fopra tutt'i ca^ 

tipi della loi^o docnrina hno dal i^'25.» e che palfand^ 



Digitized bv Google 



r 

AM, di a.c. 1529. LIBRO cxxxir. 

a (piegare il miftero delPEucariftia , non furono dello 
ftcrfo parrre : imperocché quantunque convenifTero cn^ 
trambi , che il Corpo, ed il Sangue di G. G. Ucno 
tìcl Sagran-.cnto folo neirufo , cioè quando il CQitiu- 
nicante , che crede , riceve attualmeiite VI ucarii^ia , 
e non già prima o dopo ^ tuttavia Lutero infej^i:;, /a, 
che quelle parole Quejìo c il mio Corpo , dovcdcro la- 
tcnderfi letreramente ; e Zuinglio al contra o , che 
bjfognava prenderle in un Tenfo figurato , fpiritualc^ 
c fagramentale . La difputa fi rifcaldava rer.. jre più ^ 
principalmente dal canto di Lutero ; che in ogn* in- 
contro fi fpiegava con molta arpre73a , EcoUmpydio. 
2n una lettera , che fcrifle a Melautone , dur-aote la 
• IDieta di Spira » dolcvafi degli sforzi che faceva il Fa* 
ter 3 Vefcovo di Vienna , per far condannare il fen*» 
- timento de*Zuingliani , e lo pregava di pretidere la 
loro difefa . 

LXXXIU. Mclantotie gli rirpofe ^ che dopo avere 
efaminata l'opinione degli antic li intorno alla Cena j, 
€ tutto quello , che poteva dir'l dall'una , c daU'alcra 
parte , nun poteva egli approvare il fenfo figurato , ^ 
non vedeva fufficiente ragione per allont-ànarfi .dalli 
propria fignificazicne de' termini (^IntTr epift, MchnB^ 
iih*^, ) , Che fe aveflTc politica , parlerebbe in altra 
modo , conofcendo il g-an numero di valorofa gentò 
che ha il partito de' Sagr.iment:irj , la cui amicizia gl£ 
tornerebbe in vantac^gio : ma che non poteva eji,li i'e-« 
condare il loro fentimenro . Che s'immaginavano 
che il Corpo di Gesù Crillo alTcnce fofTc* rapprare'ua-* 
to peli* Eucarillia , come in una tragedia ; che vede* 
va egli al contrario che il Salvatore avcv^i prome(fo 
di ftare con noi fino alla confamazione del Cccolo; 
che non era qui neceiTario di dividere la dtv'inicl dall* • 
umanità , che però era peri' : ri j che folTe queflo 
grameiìto un pegno deiU vera ^-eienza, 0 che nelU 
Cena lì partecipava del Corpo di Gesù Crifto prefen^. 

■ V 3 



Digitized by Google 



3 IO STCHIA EGGLESTASTIGA . 
te; ch« il f^gftilìcato proprio de* termini , non com- 
4MtceDdO' luun articolo di fede ^ ii abbandonava a tor- 
co , méntre che fi accordava )pficr ancora coù* altri paifi 
^lla- ScricMra 'S. i ne*.qaali fi parla della iprefenza di 

AggiuDgevaiMèlantone m quefia rlfpofia. che era 

un fefttimento indegno di un'CrflUano il credere che 
G.C. fi attenga tanto ad uria parte del Cielo , che vi 
Zìa come in prigione che Ecolampadio oppone fola- 
mente alcuni aflurdi , ed il fcntimènto di alcuni an- 
tichi ; che quefti apparenti affurdi /non deggiopo fpa* 
«ventare quelli che fanno y che £ deve giudicare de* 
^ìRjBrì' cbiìr la parola di Dio 5**^ non gìk con' prlnci|>{ 
geometrici ; che vi può efferé - qualche 'èontradiatoiai * 
nelle, efprefijont degli antichi'*} ma the il im^orim^ 
meror^ pfifi de' più. cobBdtràUii: Aaron, iiimciftflt;] 
che n femimento della prefenza reale è ffata:la''colL 
mime optóionè ddla Ghiera .* >£gli prega Scolampadit» 
a confìderarc quanto fìa importante la quellione , det*- 
la quale fi tratta , ed il pericolo a cui ii efpone , fo^ 
ilenendo quel che credeva fenza ragione con tanto ca- 
lore; Soggiunge che farebbe a propofìto , che alcune 
genti dabbene avefiero conferenze inljeme fopra qucr 
foggetto . .NeUa replica che Ecolampadio fece à 
l^tteila 'letterr^ convenne della neceflità di qaeftecon* 
ferenae ».e moilrò di defiderarle. ardentemente ; ma 
«he btfegnava che gli ihterveniend non foilero ani* 
4nati da ninno fpirito di contefa e di orgoglio ; per 
timore" che effjsndo prevenuti da quelle paifionì , e 
"perciò indegni di diftinguere la verità » (ì allontanaf* 
iero ancora maggiormente |.li uni dagli altri . 

LXXXIV. • Quello determinò il Langravio d*Af- 
' ila a fare che fi accordallero i due partiti , che fi rac- 
xoglicfrero nel mele di Ottobre a .Vlarpurg, Città della 
Provincia d'Aifia fui Lann . Lutero , Melantone, ejó- 
bas vivandarono dalla. Sa0bnia .(Ci^ri^/.,/» & fé^rtpi* 

Digitized bv Google 



aÌ^Jì G.C. 1519' ^^BROCXXXir. 31 f 

^JLuth* hoCatìììO /.196. Slciii. in comm. lib,6. p»ioi,Hofp, 
ad ann,!^^^, in collegi. Marp. Melancht, lib./^. ep\%%, ^ 
ip'if}^ ad Ricci' Saxon. ad Henr, Due» Sax. ib, & apud 
Lutò. CortC,ì\. Jen* Pallav, hrfi* Corte, Trid* /.j. c.U Bof- 
fitet hifl* dts variat» td,i. in 4* lib,2* art,^^,pagétio,^ ^ 
^ukiglio vi andò da Zurich negli Svizzeri cotk Eco» 
lampadio ;^ Martino Bucero ^ ed Hedione vi capiUtoa» 
i primi ÒÉt Strafiburg ) Ancbret Ofiandro^xhK^flflttlmbei^ 
Brensnù ikb Hall » Stefano Agrìcola M ànimitg ^ olM 
t molti ailrì dotti uomini » che vi ftfftfèViÌbiia«. Pri^ 
mt di cohferife infieme pubblicameme , Lucerò , Eco*^ 
lampadio » Melantone 5 e Zuinglio ebbero un;abboci- 
camento pdrticolare il trcntefimo giorno di Settembre^ 

• ed il giwno dopo la conferenza fu pubblica . Ma i 
Tuoi atti>kon fono ne più certi , nè meno differenti^ 
che quelli delle altre teniu^? tra i Luterani ed i Zuin^ 
gliani , Non (1 fa rè pure chi furono qutki i che* dllpu- 
tarono • suppone io Sleìdan y c'ie Luterp Zuinglio t 
ld partar«m» foli ; ^uandQ «l -Cocleo e £ckto ^ cho 
noti vMotwvenoem storne neppure Io SleUan , oit 
ehd vi eràào pia Vftini » {oflengono che £colàinpi-» 
dio • vi propoie ' molti: :àrgoiiietiti contn> la. ^fenul 
idk Cùtpo' e del Saug^ie dl Ctesù Crifto nell'Eucariflia; 
e ^e piìò vaver luogo la congettura in Una materia 
tanto impacciata , vi ha più apparenza che i Zulngliat 
tìi afiìdaHero la difefa oeliaioro dottriiii piuttof^o ali* 
Ecolampadio , ch'era fror di dubbio il più dotto fra 
effi , che al Bucero , che non avevi lette come egli 
le opere de' Santi Padri ^ nè troncaci i lojro p^llì patf 
fiivorire la fetta ^ nella quale era entrato « 

Pare che prima di Venlrf al punto eScùMie deli* 
£adafi(tia « che divideva i due partiti $ avelfe propodo 
Lutero gli ^artieoU) ehe rlpr<ndei^a .uelljt dottrina de' 

V i^uingUanlv. t* Che nort v*eta peecato originale 4 ma 
che era una debolesi^a» ed una malattia originale , € ' 
che il bactefàmo non rimetteva il peccato a' jfancÌMlll« 



Digitized by Google 



jT2 STORIA ECCLESIASTICA? 

2, ^he lo Spirito S. non vicn dato dalla parola eli 
Dio 9 o da' Sagramenti , ma Terza quella parola , e 
Tenza quei Sagramenti . 3. Che alcuni di effi erana 
avuti in Tofpetto di penfar male della Divinità di G.G 
e della Trinità . 4. Che non facevano valere molto la 
fede per la giuftifìcazionc , e parevano attribuirla alle 
buone opere. 5. Feralmente che non credevano eflj, 
che il Corpo ed il Sangue di G.C. foflero varamente 
nella Cena . Zuinglio li giuflificò pienamentl^ del to- 
fpetto, che fi aveva de' luoi lentimenti inìorno alla 
Trinità, ed alla Divinità di G C. . Parlò a lungo fo- 
pra il peccato originale , e fopra Tcfletto de' Sagra- 
menti ; fi convenne in quefii articoli con jyielantone^ 
Spiegando , o ritrattando le lue prime opiniojii ; Tic- • 
che fi accordarono in tutti gli articoli con lidelantone, 
trattone quello della Cena , nel quale non poterono 
andar concordi . Non fecero altro allora che tenerfi a 
bada gli uni gli altri con equivoche fpiegarioni , co- 
me fecero dipoi . La vera preler.ra del Corpo e del 
Sargue di Gesù Crilìo iu chiaramente voluta da una 
parte , e non voluta dall'altra . Si Tenti dire da' due 
lati , che una prefenza in figura 9 ed una preienza 
per la fede, non era una vera prefenza di G.C. , ma 
una prefenza morale » una prefenza impropriamente 
iletta e per metafora ; ma non poterono mai convc- 
nirfi , o folTe che la difputa fi fcfle innoltrata trop- 
po 5 o che gli Autori fi trovafl'cro impegnati col lora 
onore , o fofic che Lutero vedendo insorgere una 
gran tempefìa , come lo fcrifie qualche tempo dopo 
ad un fuo amico , non volelTe rendere i Principi più 
odiofi , nè efporgli a più gravi pericoli , ricevendo 
l'interpretazione de' Zuìngliani si deteftata da' Catto- 
lici ; o fofTc finalmente , che non s'intendcfiero guari 
nel fondo , come lo fcrifie telamone medefimo ia 
due lettere per renderne conto a' Principi (MeÌAftcht, 
hce fup.cit») Abbiamo fcoperto , dice egli , che i 



Digitized by Google 



AN*dÌ G.C. 1529. LIBRO CXXXII. -ji^ 
99*Boftri avrcrfarj intendevano pochiirimo la dottnnjk 
^ di Lutero , quantunque procuraiTero d' imit^Hie il ^ 
linguaggio „ . » • 

Vedendo il Langravio ^ufcire vani , tutti i fuoi ^ 
progetti per conciliare i due fentimeiitl » comaufe » 
che doveflfro le parti conferire in Tua prefcnaa , tà 
avanti alcuni de', foot Gonfiglieri '9 ed alctmi Teolo« 
^ di Maipurg , e di ahre dotte perfone • Durò qac« 
ila. confe^ca tre giorni • Lutero fi attenne . unica« 
mente alle parole delPiflituzione dell 'Eucari dia y eìm 
pretendeva che fojfTero decifìve per la manducazione 
corporale. Ecola nipadlo potili) allora, e foftenoe che 
dovevano intenderà mctafo3:if amente 5 e di una prc- 
fcnza fprrituale . Lutero l'aorordò quanto alla prcien- 
sa fpirituale ; ma fbflenneich' eiia non deludeva la 
corporale i. Vi ù adduffero molte .ragioni e molte au« 
torltà dall'una , e dall'altra -i^cte^ fer.za che ne Tunft^ 
nè l'altra ne rio^anefie cons^lnta éks variata lo^ 
faprac. f « 109* Mofpiman. /m sit. Luth» tpjfi* ad Jacob. 
Bmpojii. ìBrem* ) . Parlava» Lutero con alterigia 9 fe* 
coodo il dio codwne • Zuinglio fi dimodr^ molto 
ìgnorantei.5 a fegno di chiedere parecchie volte come 
potefTero i Saccidoti cottivi fare una co(a (agra . Ma 
Lutero lo provò fortemente , e f».li diede a conofcc- 
re coirefempio del Battcfimo , che non fapev» quel- 
lo che fi diccfle . Finalmente Zuinglio ed Ecolampa- 
pio vedendo che non v'era modo d'indurre Lutero a 1 
cambiar di fentimento « e non volendo cambij^^ 'elfi ^ 
neppure ià loro , lo pregarono a volergli almeno rl« • 
conofcere per fratèlli ; ma quello venne loro tfpra» 
mente negato • Qual iratdianza mi domandate voi^* 
9» diceva egli loro » fé voi perfiflete nella voilra ere- ' 
„ densa ? i^ueflo è fegno ei e voi ne dubitate , poi« 
„ chè volete edere fratelli di coloro, che la rigetta- 
»> no,,. Così terminò la conferenza: fi ertefero gli 
articoUj^d^' quali lì erano accordati intoriio alla Tri- 



Digitized by Google 



314 STORIA ECCLESIASTfCÀ*. 

lìità 5- intorno al peccato originalie , e la giufìilica- 
zione per U fede , intorno airefficacia del Battellmo, 
l'utilità della Confefllone, Tautorità de' Magittrati , 
!a ncceflità del Battclinno de' fanciulli 5 ed intorno alla 
tnanducazione (pirituale di G. C. nella Cena . 

LXXXV. • Il Langravio difìe loro di più , ch'ef- 
fendo- efl'i d'accordo l'opra tutti quelli capi , li pre* 
gava j e comandava anche fe era neceiTar/o di afte- 
rerfi in avvenire di contendere intorno att? articolo 
dell'Eucaridia . Prego Dio , foggiunge egli > che vi 
porga ì lumi neceflarj .per conofcere la v^^tk (Luthé 
in ep^ ad Jac. Prcepof, Brm, Rayti* ad butte an. tt."/.) , e 
tanta carità , che v'induba a vivere infieraef pacilìra- 
mente . Lutero interpretò che fofìe qùieifia cariti 
Sella natura di quella , the fi deve ufare co' nemici^ 
e non già di quella carità particolare , che deve averfi 
tra i Criftiani di una mcflefima comunione • Si con- 
venne tiittavià di non ifcriver gli uni contro gli al- 
tri . Ma quello accordo non durò : i Settatori della 
nuova dottrina appena fi dipartirono , che fi diedero 
vanto di averne riportata la vittoria , come fi Tuoi 
fare , e pubblicarono relazioni , e fcritti contrarj. Gli 
animi s'innafprirono più che mai . Lutero tenne per 
artifizio la propofizione della fratellanza , che gli ven* 
ne fatta da' Zuingliani 9 e dilfe 5 che regnava in efli 
Satanalio in tal modo , ohe non era più in poter loro 
il dire altro che bugie . 11 Langravio non fi fiancò 
pel poco buon avvenimento di quello primo tentati- 
vo , e per meglio riulcire in una feconda volta , in- 
traprele di iar vedere a' Settatori , che conveniva al 
loro interefie che fieflero in perfetta corrifpondenza , 
quantunque foflero di diverfe opinioni 5 e che altri- 
menti non fi farebbero potuti loftener lungamente . 

LXXXVI. Li raccolfe a Sulzbac per proponer 
loro il parer fuo in quello propolìto , e comunicar 
loro i fuoi penfieri . Ma la più diiHcile da fuperare 



Digitizeà by 



ttà le nmane antipatie è quella , che ù è fermata fo* 
pra i pregiQiiiaj fal(f » o veri in maceria di cofcienlta* 
49onobbe il Lan^ra^lo , che I luterani 'amavano me* 
0fy di lafciard ' opprimere da* Cattolieri'y die di rice» 
vife i Zuingliani nella Ì9tio comunione ; e che quelli 
fdrtitìcati dalia lega offenhva , che avevano per l*^p- 
piinto conchiufa co' Cantoni Svizzeri , non volevano 
più ceder punto intorno agli articoli , che avevano ab- 
bandonati a Marpurg ; ben lungi dal confeflare la. pre- 
fenza reale di G.G* neirEuqaridia . Cosi la reciproca 
awerfione degli uni contro degli altri aiidò taot^oltne^ 
che parevamo' amar meglio di ritornare alla comunicò • 
fie Cattolica 9 che 4i rimecterfi dali^una > e. da^i'aitift 
parte in akupoi de!1oro articoli ; Non folamente noti ^ 
vollero più i'>SÌf|r>tfientarj rinas^itré ' alle. loto ^Itre 
0|)lRfoni che lirdiMievano da^ Luterani' 9 oìirt quella 
della realità deli Corpo , e del Sangue di G. G. nell^ 
Eucariftia , quantunque 1* avelTero olTerto alla confe-» 
renza di Marpu?g ; ma i Luterani medelìmi lì erano 
oQinati a domandare , che i Sagramentar) oflervaflero 
ìty tutte le loro Chicle ufo che av^cva llabilito Lu- 
tero per 1' ammimiirazione de' Sagramenti , per la 
Mefia^ C'per le Jiltre cerimonie . CosK quello fecon-»- 
do progetta del Langravio d' iU&a t^pt^ pso4ufie mi^ • 
gl!òr*efifettt> del prillo ^ iJ^tir^dVt "CtrW^^g^ 
" XXXXVII. .Vedendo quefto Principe che fé fae 
laiiche erano gittate al vento , fi unì agli altri Con- 
federati , che dovevano raeeoglierfS tutti alla fine di 
Novembre a Smalkalda » con difegno di opporre ali* 
Imperatore forze uguali alle fue , per non rimanerne 
opprefliì (^/^'/W. /w tO^w, /.7, ^.205.) . Fece rapprefen- 
tare a tutte le Città Imperiali , che avevano abbrac« 
ciato il Luterani i mo » che Carlo V. non doveva con« * 
• fiderarfi come gli altri Imperatori ^ che l'avevano pre- 
ceduto da Carlo Magno in poi ; che oltre le Corone 
di Spagna teneva l'Impero come circondato delie di« 



Digitized by Google 



STORIA ECCLESIASTICA ; 
ciafl'ette Provincie de* Paefi Baffi , da'^ PacH ereditar^ 
^ella Cafa d' Auftria , dall* Ungheria ^ dalla Boemia , 
dalla Slefia , dalla Moravia ^ e dalla Lufazia ; che & 
era allora rìconciluto col Re di Francia , e che ngin^^ 
avrèU»eio gli Alefnanni potuto refideiglt che deÌN|l^ 
' méiSte 9 s'erano dìrttfiiti ;kuklote rìuaeiidpG fiomnant^ 
cherebbero loro i mezai di opporfi iUe formldabilflj 
pofTanza dell' Imperatore « Ósimi» il gieriio 4efttài|i% 
airAlTemblea , vi comparve il Principe dì SalTonia ac*- 
compa^Miato da Giovanni Federico fuo figliuolo , ed 
altresì da' due fratelli Ernefto , e Francefco di Lune* 
biirg 9 Filippo Langravio d^Adìa , da' Configlieri di - 
Giorgio di Brandcburg, dal Principe di Anhalt , e da 
altri , e giunfero nello fìclTo teitpo i loro Deputati 
dall'Italia» ed iilruiii^nao i loro Sigr^ri deU'acco^<a|4 
sa , che l' Imperatore aveva loro t&tta- » M^iCfitmti^ 
Efpodo il fatto 9 fi deliberi priina di tsitto » cbtirV 
conventfle di on formol^rio di fede q«e|lf di Strass 
burg » e d' Ulm Ti fi pppofero » dicendo die noD .fi 
cnuìo unicl per. trattate. della dottrinai ma folamenco, ■ 
per fare un'alleanza contro i difegni di Sua MaeÀi 
Imperiale ; ed avendo detto quelli ,delle altre Città ^ 
che non avevano ordini per quello oggetto , nonpo* . 
tè il Langravio per allora far concludere la lega . y 
LXXXVIII. EfTendo il Papa apparecchiato a pa|lf 
tire da Roma per andare a Bologna , come fi era con« 
venuto cpirimperarore , fece un Decreto in data del 
iefto giorno diOttobve££x BulLut^Clem.VlLConft.ié^ 
Rajift* ad bunc. ann* ti.js. 77. ) , nel qoale dopo avere 
, eifkoiU I dilì^ni di Sua Maefti Imperiale per opporfi 
a'progreffi di Solimano» che voleva impadronirfi nd 
Regno di l/ngheria , diffc che per fecondare quedi 
cosi pii difegni, e prender le milure coir Imperatore ; 
per la fua coronazione in Bologna 9 come deiìderava^ « 
iì trasferiva con giubilo in quella Città , lalciando a ' 

Rpm tutte le lettere ApoiloUche ^ a&achè yeagi^d^; 



Digitized by Google 



AM. di G.C. ijip. LTBROGXXXrr. 317 
egli a morte prima del fuo ritorno , fi faceffe 1' ele- 
2ione del fuo fuccefifore in quella Capitale della Cri-» 
iliaaità , e non mai nel luogo , dov^e egli foiTe mor- 
to , nè in alcun^ altra Ciuà , quando non vi fofTero 
Invincibili oftacoli ; che non foifc Ronui efpo^ ali! 
incerdetco » o manìfellamence ribella , o che fi avefle 
s temere di qualche violenza • Allora , fcgniu il Fa* 
pa 9 io nomino Civica CaftcUana , o Orvieto 5 o Pe^ 
«Tugia f per modo che ogni elezione fatta in dtiMcio* 
ghi abbia ad elTer nulla . Il giorno appr.-lTo aÙa pub« 
blicatione di quefto Decreto , partì da Roma prece- 
duto dalla S. Eucarillia , che fece portar feco , iccon- 
do il coftuane de* Papi , ed accompagnato da fedici 
Cardinali , da alcuni Vefcovi , e da tutti gli Offiziali , 
della Tua Coree . Giunto a Bologna , andè a fmonca^ 
re alla Chiefa di S. Pietro , dove tutto il Clero%. col 
fuo Prelato alla tefla » gli andò inc^^utro'per jeieaci^ 
lo {ecendo la dignità Tua ; ed il gfcÀrno veotefiinoQO«> 
no dello fteiTo mefe , tenne on Concilloro per dlipor^" 
re co' fttot Cardinali la cerimouia della coronazi<me • 
LXXXIX* L'Imperatore dal fuo canto fi andava * ^ 

. fempre avaprando verfo la medefima Città ; e gluma 
che fu a Ca.rel Franco , che n'è lontano quindici mi- 
glia , quaG tutt' i Cardioaii ufcirono per la porta di 
San Felice ed andarono verfo il monaftero della Cer»': 
^ofa , mezza lega difcoUa dalla Città , per attenderlo -iV'' 
(^Guicc* lib.19. Paul* Jov, biJL lib.x'^.Rayn» adbunc ann»\ .\' 

83. } • ToAo che iì vids comparir da lontano * : 
tutti n avanzarono ^ ed il Cardinal Farnefe in qua- 
lità di Decano , orò a lui in nome del Papa » e del 
fagro Collegio • Carlo .V« fìfpofe in poche parole » e 
fi pofe tra il Cardinal Decano » e queUo di Ancona » 

. e fu condotto da efib preifo i Certofinì , dove gli fi 
era apparecchiato un alloggio per fare il fuo ingre^o 
in Bologaa il giorno dopo , eh* era il quinto di No* 
vciobre . I tre Cardinali Lej^aù io lanciarono due ie« 



Digitized by Google 



3i« STORIA ECCLESIASTICA ; 
ghe priftaa che vi arrivafle , per informarnre Sua San- 
tità . .Sortirono allora tutt*i Senatori della Città a ca- 
vallo 5 ed in abito cerimoniale ; indi niarciarono a 
due a: due incontro a lui » come per ifcortarlo , e far 
allargare il popolo . 

XC L'Univerfità in corpo , e tutti quelli , che 
avevano qualche carica nella Città» gli .andarono pa- 
rimente incontro per più di dugento pafli fuori delie 
porte della Città [^Guìcc, ut fup. Paul.Jov, ibid.'] . Por- 
tavano i più confìderabili fra loro un baldacchino di 
broccato d'oro , e di velluto cremifino , fotto al quale 
llava l'Imperatore in abito di guerra » con aria mar- 
ziale 5 che inipirava venerazione , e rifpetto \ imme- 
diatamente dopo lui veniva Antonio di Leva Capita- 
no di una gran riputazione , di grave età , montato 
a cavallo, piangendo di confola zione per ritrovar^ an- 
cora vivo dopo cinquanta Campagne , nelle quali ave- 
va ricevute quali altrettante feritele per vederli tan- 
to onorato in quefta ceremonia . Veniva dopo lui An- 
drea Doria in qualità di grande Ammiraglio , indi 
i' Aquila Romana in oro , portata dal Vice Gonfalo- 
niere dell'Impero , feguito dagli Otfiziali , e da' dome- 
fiici della Gaia dell'I mperatore * Si marciò con queft* 
ordine a Tuono di trombe , di tamburi , e di pifteri 
lino alla piazza della Chiefa Cattedrale , dove lì era 
innalzato mn grande e largo palco ricoperto di ricchi 
tappeti , fopra il quale era afiifo il Papa in abiti Pon- 
tificali , con la trìplice corona in capo > c dove fta- 
va attendendo l'imperatore. 

XGI. Arrivando Carlo V. difcefe. da cavallo più 
di venti padi difcoflo • dal palco in mezzo a più di 
felfanta Ambafciatorì , e de' più grandi Signori della 
fua Corte ; fi avvicinò marciando in mezzo de' due 
Cardinali Farnefe , e di Ancona . Salì egli i gradini 
-per andare ad inginocchiarli avanti al Papa , e per ba- 
ciargli i piedi ; ma il Sommo Poiiteficc ritirò il pie- 



Digitized by Google 



AN^aiGw€,.l52p.IifiROCXXXIL ji^ 
de» ft leyh.xoùff y e (oUevando rjmperacoré gli baci4 
le due guancie ; e dopo avere afcolmo in piedi il 

compUmenco , che gli fece in Ifpagnuolo , gli riipofe 
in Italiano , per dimoftrargli la fua confolazione , e 
' la fperanza •» che aveva di veder quanto prima riiU-: ^ 
bilica la pace nella Chiefa , ed in tutta l'Europa . ' 

Dopo quelli complimenti reciprochi , Carlo V. 
fece un prefente al Papa di una caffecca d'argetfitO:» 
dove vi erano alcune medaglie d' oro , che pefa^rano 
godici libbre ; e Sua Santità donò ali* Imperatore jiui* 
Aquila Imperiale d'oro , che pefava due l|U^],^^a|^ 
l^icchita [dì prezio^^me gemme • Jpifc^ro poi eii- 
fmmbt 4al ;palco per ,i .miededmi gradini ; era Tlmpe-* 
jrj^tqre aUa '0oi(|^ra del ^apa , ed aveva il cappello in 
teftà 9 ed aveva II Papa la triplice Corona . Accompa- 
gnò egli Sua MaeiU Imperiale fino 2 Ha porta della 
Chiefa i, dove prefc congedo da. clì'a , e fi ritirò nel 
Aio appartamento co' fuoi Prelati , e co' fuoi Cardi- 
nali . Frattanto l' Arcivefcovo , ed il fuo Clero rice- 
yetcero l'imperatore alla porta , gli prefentarono l'acqua 
benedetta , e lo afcoa^agaarono inr abiti facerdotall 
^no all'Aitar maggior^ , avanti al (^ale or{> J(i gi- 
oocciiiom ; indi il Vefcovo , ed il Clero accompagna* 
tó dagli Offiaàii di Sua Santità , daK Magiilrati deUf 
Cittì» e da* principali Signori della Corte 9 lo ricon* 
duffero fino all'ap^tamento » che gli er^ (lato appa» 
f^chiato apprelTo a quello del Papa • ' 
. - XCII. Nel foggiorno che fece il S. Padre a Bo- 
logna 5 rimperatore lo vihtò fette volte , nelle quali • 
tenne lunghe conferenze feco lui , e moke di que:ie 
in fegreto . Jl Papa tre volte fole fu a vidtario cere- 
moniaimeiue ^ ma in quelle viilte non gli parlò d'al- 
tro » fe non, delie cofe che gli parvero più ^npor- 
tanti . Nella prima .gli raccomandò , fervQrofamente gif 
intereifi ,di Francefco Sforza terzo . di quefio nome , ^ 
^h*^eta.ÌUta difcaccWo dal. Ducato di. Milano «nel 

■ ■ » •* 



I 



Digitized by Gopgle 



^ STORfA EGOLEST ASTICA . ^ 
^tle era faccedacò a Tuo fratello Maiiniiliaiio ; e per- 
diè pafnre che rttnparatore avefle preftaco fa^orerole 
orecchio alla 'iraeconaaadaaione del Papa ^ lo Sforaa > 
che ne fu avyérciCo, iì trasferì in Bologaa 9 ed and6^> 
• gìttarfì a' piedi di quéflo Principe » e ciò per con* 
ùgiio del Papa meicfiiiio . 

xeni. L'Imperatore , dopo averlo lafciato par- 
lare in ginocchioni per qualche mumento , lo foil^va, 
c gli dilVe umanamente . i.i prefenzi dj^li Am^afcia- * 
tori Veneziani : Voi mi avete molto offeio con It 
^9 infedeltà , che mi ufaile » nè mi mancherebbero 
91 modi, le il voleifì » di vendicarmene; Pinvedicura 
9, del Ducato di Milano • che mi è (tata data da Maf* 
9,' iimiiiano mio /Avolo » farebbe una baftevole pre* 
,9 teafione per ritenermelo ; e fe voleffi guardare a* 
^9 dirirti di guerra, avrei delle buone ragioni per re* 

ftarne padrone ( Guicc. lib. 19. HauLjov. !ib,i6* Ah* 

ton. de Fera ifi di Carlo p, Sic id, in comm, /.^. 

p.ioi. edit, 1556. ) . Voglio tactavia riftabilirW in 
9, cfTo , per rendere la pa e più generale , in favore 
^, di Sua Santità , e della Repabblica , che me ne 
9> hanno pregata» e per foddisfare alla mia naturale 
»> inclinazione 9 che n^i eccita pi ut co ito a perdere quel 
^9 che mi appartiene > che a far fofpettare folamente 
99 ch^io voleiSì prendere i beni altrui 9« • In efecnstOT 
ne di qaedd fentimentt di Sua Maefti Imperiale fu 
reftituito 11 Ducato di Milano allo Sforza » coirinve* 
ilitura Imperiale , focto condizione di pagare cento 
mila feudi in contante alPImperatore , e cinquecento 
mila nello fpazio di dieci anni , in dieci pagamenti » 
e di (pofare Criiliaaj fua nipote é^iiuoia del Re di 
Danimarca . ' 

Eifendofi oiierto il Duca di Fei:rara di prendere 
rimperatore per arbitro 9 e per giudice delle fue dif» 
fereiiie col Papa» fu accettata la fua efibitione. Cle- ^ 
mente Se^timjO non ittiiiiò di j^rocurarfi maggior rtph 

taggio 



Digitized by Google 



AN. dica 1529. LIBRO C^XXir. 321 

t»«!:g!0 di quello di rimetterfi alla decifionc di Carlo V« 
che fi era già impegnato col trattato di Barcellona a 
fargli reflituire Modena , e Reggio , c ad alfilierlo a 
metterfi in poiTellò del Ducato di Ferrara . Quanto a* 
Fiorentini , non vollero efTì udir parlare di accomo* 
da mento col Papa , fé non veaÌTano afijcurad , che 
{ode loro mantenuta la libertà 9 (pule erano eilì rifo« 
luti di' foflenere fino all' ultima goccia M loro fan« 
goe • Ofierivano però éi comperarla con una fommn 
di danaro ; ma elTendo loro rincrefciute le pretendo* 
ni del Papa , iS ritirarono fenza concluder nulla • 

XCIV. Quantunque quefti affari fecoiari teneC* 
fero occupato l'Imperatore , era anche maggiormente 
impacciato da quelli della Ghiefa , cfi'erano molto più 
importanti e gravi . Vedeva con fuo rincrefcimento 
il difpregio che i Protcftanti facevano dell* editto di 
"Wormes 9 che vietava loro ogni pubblica profelìjone 
del Lttteraoifmo (Pailavic. bifi. Cene Trid. lib.^. ^'70* 
ma avendo egli bifogno di elH per aiutarlo a difcac* 
<iare i Turchi dall'Ungheria, voleva tenergli a bada* 
Stimò dunque fuo dovere ed interefle altresì d'impe* 
gnarfi ad accordar loro il Concilio libero y che gli 
domandavano ; e fpefe la maggior parte del teixipo » 
che dimorò in Bologna 5 a fare che non difpiacene al 
Papa quefta propofizione , ma non potè riufcirvi • 

XCV. Clemente Settimo che nulla temeva più 
di un Concilio particolarmente fe fì teneva libero ^ e 
di là da' monti 9 dov'erano meno favorevoli alle lue 
pretenfioni , fi valfe d'ogni pofiìbilc ragione per per- 
' iuadere all'Imperatore » che il Concilio , non che fe- 
dare le turbolenze dt Alemagna , vi rovinerebbe la 
medefima autorità Imperiale ( Paliav, loc.fupr chat* 
Fra Bacio ib. Conc^Trid* 1*6.) • Raqpprefentò che Pere* 
fta aveva infettato il popolo 5 e i Principi » ond' era 
compollo 1* Impero l'che appena che folTe otte* 
nuu dal popolo la permifiìane di rivoctce in dub^ 
Tom.XLlìr. X 



Digitized by Google 



^12 " STOniA tCCmS^ ASTICA . 
bio le materie della ReUgionc , e di domandare uit 
maggior lume fopra co«l delicato afiare , preteodereb* 
be di mefcolarH nel governo , e di minorare a fua 
talento Taatorità de' Signori fuoi ; eiTendo cofa prò* 
babUe 9 che non la perdonerebbe alla temporal giu- 
riCdìzione , fé mal gli reniife concedo di efaminare 
ia potefti Ecclenaftlca ; eh' era molto più agevole il 
rerfterc alle prime domande di un popolaccio , che 
il itenerlo ne' termini del dovere > e della giulUzia, 
lina volta che gli fìa fiata conceiTa qualche cola per 
contentarlo . 

i^uanto a' Principi , che domandavano il Conci- 
lio 9 il Papa foggiufigeva che non operava già per ua 
principio di pieti , ma per iblo interelTe (Vid.Pallav, 
hifi. Céne* Trid% /•^•r.z. R -iin, hoc ann, ^1.48. & feq* ) . 
Che non avevano eiiì abbracciata l'erefia 5 che per 
poiTedere i beni EcdefiafUci » che da eiTa venivano lo- 
ro offerti » e per divenire aflbloti Signori » indipen- 
denti dall' Impero » e non penfando ad altfo che a 
ibttrarfi dall' ubbidienza dell' Imperatore . Che fe ve 
n'erano ancora alcuni efenti da quello contagio , lo 
erano per non aver penetrato queflo fcgreto ; ma che 
venendo a ditcoprirlo , non tralafcerebbero d' imitare 
gli altri . Che fenza dubbio a/fai perderebbero i Papi 
perdendo l'Alemagoa ^. ma che vi fcapiterebbero an* 
che più l'Imperatore » e la Cafa d'Aullria • Che il mi- 
. gltore jQ^ediexite era quello di efercltare con rigore la 
iua autorità » mentre che la maggior parte della Città 
ubbidivano » e di j^aHar prontamente a' rimed; y pri 
ma che il partito contrario s'invigoriffe di più con la 
fcoperu de* comodi di quefta nuova Religione ; il 
che non poteva far/i , fe fi continuava a parlare del 
Concilio ; pcichò vi volevano anni a raccoglierlo , e 
niente vi li poteva trattare 9 fe non dopo lunghe de- 
liberazioni ; oltreché iopravverrebbero mille impedi - 
ii^eaci dal lacb idi gi^#n numero di jperione > ohe 



Digitized by Cookie 



AN. ài G. C. 1529. LIBRO CXXXIF, 3^} 
'per loro particolari incerein ne impedirebbero » oper 
io meno ne ritarderebbero la faa tenuta focto Varj 
'j«recefti 9 per far clie poi tutto veniffe a mancare • 
Diceva ancora » che non ignorava egli » eifer voce 
'comune, che i Papi non volevano Condì; per paura 
'che Ct contradtife la loro autorità ; ma eh* egli non 
penfava a quel modo , perchè Gesù Grido , al quale 
teneva egli immfediatamente tutta la Tua potellà, ave- 
va promeffo , che le porte dellUnferno non avrebbe- 
ro prevaluto contro la Chiefa . Inoltre , aggiungeva 
egli , la fperienza del pafTato dimollra che T autoriti 
Pontifìcia non era mai ftata diminuita da niun Coiv- 
ci'io ;che airoppoflo era Tempre fiata rÌcond(^tf ta far 
adbluta 5 e feaza limitazione , come lo è veramente 
fecondo le parole di Ge^u Grido • Poteva 1* Impera- 
tore rifpondergli , che quefié paròle s^ioftendevano di . 
tutta la Chiefa « e non del Papa '9 nè della Corte di 
Roma in particolare ; e cosi cadevano le fué ragioni 
da fé medeiime , elTendo appoggiate ad un falCo prin- 
cipio . Ma Carlo lafciandogli far pompa di tutce le 
fue prétenfioni , il Papa feguitò a dire anct^ra che 
quando i Papi fi erano allenuti , o per umiltà , o per 
qualche altro motivo , dall* elercitare la loro potcùà 
tutta intera , i Padri de' Conciij gli avevatiò Tempre 
follecitati a rervirfe^e in tutta la Tua eifònilìòne . Che. 
tutt'i Conciij tenuti da' Papi , fia contro gli Eretici^ 
iia per altri bifogni della Chiefa , avevano fempre aè« 
crefctott quefi'aatoriti; e' che dall^altro canto ^ lafciaa-'' 
doda partelapromefla di G.C*, che è T unico fonda- 
mento del Pontificato , il Concilio non poteva fare a 
meno di non -effer utile al Papa , eflendo compotlo di 
Vefcovi, de*quali il vero interelfe è quello di loitenere 
la grandezza Papale , che ferve loro di ajuto coiuro gli 
intrap'rendimenti de' Principi , e de'popoli . c^hc gio- 
vava a' Re, ed agli altri Sovrani fpericitntati nel go- 
verno ^ il favorire fempre i'ApolioIjca autorità > ùQa 

X 2 



Digitized 



324 STORIA EGCLESIASTrCA. 
«rendo altro mezzo di reprimere, i Preiat! , che vtn* 
ao oltre i termini del loro potere . Che finalmencè 
poteva profetlscgre che il Concilio produrrebbe an« 
iche inAlemagna maggiori difordini , mentre cbe.que^ 
li che lo domandavano ^ fi fervivano di quefta do- 
manda còme di un pretefto , per rimanere ne' loro 
errori fino al tempo della celebrazione di quefto Gon« 
cilio , e torto che fofìTero condannati , come certamen- 
te ne doveva fuccedere , fi fervircbbero di altri mez- 
ai per deluderne la decìfione . 

Finalmente il Papa terminò le fue rimoftranze p 
alTicura.ido che gli Ci doveva credere , tanto più che 
non era animato da altro dedderio che di vedere TA- 
lemajgna riqnita alla Qhiefa» e^ del tutto fommei]^ all' 
Imparatóra : il che non poteva riufdre s'egli non. ri* 
tornava toÀo à ^£|r .efeguìre la Bolla di Leone X. 9 e 
l'editto di Woraca f finza lafdarQ piegare da tutto 
Ciò 9 che i Fróteituitl gli avdTero potuto dure » o do- 
mandando un Cpneilio'f che rirchiaraiTe i loro dubbj, 
ù allegando la foro protesa , e la loro appellasrione 
al medefimo Concilio , o qualche altro pretefto 9 che 
potelTe ricoprire la loro empietà. Che alla prima ne- 
gativa che faccffcro di ubbidire , bifognava far ufo 
della forza , co fa non difficile , avendo l'Imperatore , 
i Principi Ecclelìaftici , e la maggior parte de' fcco- 
lari fotto la fua divozione • Che doveva rendere quer 
ilo fervigio alla Chiefa Romana > della quale era pro- 
tettore, come Imperatore Re de' Romani ; e che vi 
tra ùicha. pbbligatio. per il giuramento che aveva egli 
predato ^nella ccjrjjuoqk della * jTua corooaaione ad 
^àquiTgrana » ^ quello ché/^oveva iare immedia* 
tàment^ fia le fue manf ricevendo la corona Imperiale. 

XCVI. Agcvoiilfimamente fi potevano diftrug» 
gere le ragioni del Papa , la cui poca folidità fcopri- 
vafi agli occhj de* manco illuminati . L'Imperatore ciò 

coiìofceja cef cwen^ guanto al^i^ ma eia deto* 



Diqitized by Goo<?le 



I 

AN. G.C. 1529, TTBRO CXXXII. 
le'j ed aveva molta compiacenza per il Papa » e te- 
meva troppo di dargli rammarico» fé più forcemeocc 
perfiderà in una propofizìone che pareva rincrefcer- 
gli v!vainente(Cw/rr. /. 19. Rajn* hoc àn*t. n.^o,} • Si ri- 
dufl*e dunque al difegno di tener folo da prima un'Af- 
femblea generale deglf Stati dell'Impero « nella quale 
pretendeva di (are ^i ultimi sforar per Hunire 1 La* 
cerani co* Cattoliet ; dopo di che non riufcendovi» fi 
verrebbe , diceva eg'i , alla convocasione di un Coir- - 
cilio , in quefta forma vanno TpefìTo a vuoto i mi- 
gliori progetti , per difetto di cofianza in (quelli s ché 
póflbno fargli efeguire . 

XCVII. Pece il Papa in quefl' anno tre Cardi- / 
fiali in tre diverfe promozioni . La prima nel princi- 
pio dell'anno , nel quale diede il Cappello a Girola» • 
mo Doria Genovefe, Conte di Crcmolin > il quale di#» 
venuto vedovo abbraccia lo Stato Ecclefi«ftico . Fu da * 
prima Vefc ovo di Nobio , poi di Jacca' e di Huefca 9 
e divenne ^nalinrente Arcivefcovo di I^ra^oria [Ci^r* 
Ì»'oiHsPoHfif* f^ff.'ì.p^soi. &fiq-2 '• 9 titolo di 
Cardinale fu pridB(a>di <S.^Tommafo in Parione » che 
m'ntò poi 'io quello di S^.'liifaria' in T^rii^.Si fece la 
feconda promozione' II' decimo giorno di Gennajo iii - 
favore d'Ippolito de' Medici Fiorentino , Amminillra- ' 
tore deirArcivefcovado di Avignone , figliuolo natu- 
rale di Giuliano de* Medici , e di una Damigella di 

• Urbino fua favorita . Non fu che Cardinale Diacono 
Titolato di S. Lorenzo e Damafo . Finalmente la ter- 
za promozione fi fece un venerdì tredicelìmo giorno ^ • 
del meCe di Agofto per Mercuriano di Gattinara Pie- 
moBtefc 9 Gancellieie delPlm|^tore ^ fu cicolao» di 

, S,^ Giovanni Porta Latina • • 

XGVflI* Qoefte prottM»iÌonI rimpfazsaròno due • 
Caffdinali 9 quali 9 fagro Collegio fa priv^ito 4^r j 
morte in quefto ìnedelimo anno ; il primo fa Silvia ^ 
^«(ferluot nativo di QQXtooajche molto giovane «a« 

X 3 



Digitized by Google 



Ì%6 ^STORIA ECCLESIASTICA ; 
tri> ti ferv'igio della Cafa'Medici» ei ebbe gran'Jpflftf^;, 
nella &Smz ài Leone X* che lo creò fuo Datario , C ;: 
gH diede il Cappello Cardinalizio nel 1517. {Ciacon»:., 
io p'A^' Guicc. lib. Aubery vi^s desCardin, Pari" \ 
vin. de Rom. Pont' Steph, Joannineus in Monarchia Me^^^ 
dicca Ughd» in addit. ad Ciac. & in Ita!. Sacr. Pojfevitt. - ' 
in genealog. Conzag. Petra- Sancia Symbol, hcroic. lib,6 ), ■ 
Ebbe di poi i \'^efcovadi di Corcona fua patria » di , 
Narhi, di AiTifì , e di Barcellona Fu incaricato per , 
qualche tempo deiraisominidrazione. dello Staro di PI- . 
renM 9' e fofienne poi le legf^^ìoni di Perugia , e del. . 
Ducato di ^poleti • Morì a Cicti di Q^^ello fui 1^^^ 
vere il reat^l^ipo gtorita^i Aprile la età A feifant' 
anni ^ e iu reppellico /nella CMeTa di $• Lorensi^ in^ 
Lucina y ch^era il Tuo primo titolo ; avendo In {eguì^-f 
to prefo quello di S, ^Pietro in Vinculis . 11 fecondo .. 
Cardinale morto in quello mededmo anno nel mefe • 
di Aprile fu Pirro Gonzaga Vefcovo di Mantova , prò- - 
lìipote di Gioan Francefco Marchefe di Mantova , e 
fratello di Luigi Gonzaga detto il Turco . Si avanza « 
nelle lettere, e fi attenne a Papa Clemente Settimo . 
che lo fece Cardinale nel in ricompenia d^* . 

iuoi fervigj 9 e di quelli di fuo fratello > che avevacT. 
procurata I4 liberti di quel Pontefice ritenuto prigio-''> 
ne. dagli Imperiali <: Si d^ce che porttfle perdiW£i viai| 
Ertole 9iche con la fùa naazca percuoteva le telk rìna^v 
fcenti dell'Idra con quefta ;mottò : 7b' f«» ttifi malit^ '^ 
XCIX. In Inghilterra fi trattava tuttavia del- 
divorzio tra Errico Ottavo , e Caterina d'Aragona fua . 
inoglie , ma con molta lentezza . Errico avrebbe de- 
lìderato che Clemente Settimo di fuo proprio moto 
avefle concclTa una Bolla , che dichiarafTe nullo il fuo 
matrimonio, e gli aveife concedo di ipolare un'altra 
donna , o che almeno avefie data conimi^ne a'fuoi^ 
l4^ati Wolfey e Campeggio di giudicare in fuo favo», 
re ( M le Qrand kifi^ dn divpw $9.1 1 16. & fyiv. Bwrm' • 



Digitized by Google 



f^ff^rt^. 105.) , ma il Pana temeva troppo l*CmperatO* 
te , nè poteva perciò favorire il Re d'fnghiicer'i'a ; o 
quefto timore veniva ad aumentarfì per una protéfta, 
che rimperatore aveva allora fatta ellendere in nome 
della Regina Caterina contro tutto quei che venifle 
fatto in {nghilterai nell'affare del divorzio , dichiaran" 
do inoltre che n'cufava ella i due Legati» perchè uno 
di efli era notoriamente affezionato al Re y ed era TaU 
tre Vefco^ di Salisburì . GII Agenti di Errico Otta^ 
To. fi valevano in Roma di tutto il lóro potere por 
indurre il Papa a rigettare quella protesa \ ma Sua 
Santità rifpondeva loro , che farebbe cofa maraviglio-» 
fa il voler negare ad una Regina il diritto di prote» 
ilare , il quale poteva ufarfi da ogni menoma perfo- 
ra , e che quella protefìa non danneggiava in verun 
«nodo la caafa . Vedendo dunque gli Vigenti di Erri- 
co , che niente avanzavano , fcriilero al loro Princi- 
pe , che non fì faceva altro che tenergli a bnJa * e 
che fe il litigio non era immediatamente definito in 
Inghilterra » era da temerfì che veni(fe avocato a Ro- 
. ma • Se gli aveva fatto già intendere » che non avèn<^ 
do più Carlo V. da temer tanto dal eanto della Fran^' 
eia , con la quale maneggiava un tl^ttato di pace » 
era maggiormente rifoluto di follenete- il buon diritta 
di Caterina , e che aveva dichiarato a' Miuidri d' In- 
^hilcerra ^ che potranno rapprefentare al loro Sìc^no- 
re 5 che l'affare del divorzio non farebbe giudicato 
nel fuo Regno, e che non v'era altro che il Papa ^ 
o pure un- Concilio che poteH'e diiiìnirlo • 

C. A quello avvifo rìfolvette Errico di prol^- 
guire gli atti del fuo divorzio avanti a' due Le<;ati » 
e richiamò il Gardinefo dall' Italia ;^oich^ avendolo 
per noma valoroHffimo , e molto fperimentato negli 
affari 9 voleva fervirfi del fuo configlio nel corfo M 
ftio" litigio • Gli commife di far ancora prima della* 
fua jpartcn^a c^ualcae altro tentativo predò il Pa£'a , 

I 



Digitized by Google 



528 STORTA ECCLESIAStICA . 
jpcr o^wnere un nuovo Breve , col quale Sua Santità 
rinunziaffe in tutto aila giudicatura di quell'altare , e 
defle a' fuoì Legati una così ampia facoltà » che £L 
poteiTe. giudicar la caufa fenz^avere a lei ricorTo ; -oi^ 
Glemtnte ii awidde deirin(idia eh» gjli ù volerà ceur 
dere » e la fchivò in modo 9 che li Oardinero 5 e iì 
Brian, ji. che fu aoch* egli ad,un teiapQ ^e^cfiiyici ut 
Alamaro , riprefero la via dei iorp jpaefe poco (cih 
' disfatti del loro maneggio ; e3 il Dottore Benet fa 
mandato in vece loro , folameiìte per impedire , pe<; 
guanto potefle , l'avocazion delia caufa . ' 

CI- 1 due Legati gli confegnarono una lettera 
per il Papa ed i Cardinali , nella quale dicevano , che 
avevano procurato quantunque inutilnaente di ditpor» 
M re. le due parti a cede/iì i'unf all'altra {Btirnet re^, 
«9 fcrm* d^AngUt. tom.u in 4./;. 107. Le Grand Ufi. da, 
99 dìvarce t.uin i2.^.X264 )^che.il^R^lna avevft lo-^ 
99 ro moftrato il Brev^ » e che avevano ragioni per: 
99 crederlo fairp e che conofcci^a^ .eAere .cofa fu-, 
99 periore 9d jeffi il dar giudizio iotomo alla vj^lidit^. 
^ delle Bolle, d de' Brevi di un Papa , e di dacidere^ 
gli uni e gli altri erano autentici \ che almeno, 
^, elfi non potevano clTer giudici , fe non a centra^, 
cuore in una caufa , nella quale fi metteva in que- 
9, flione y fe potefife il Papa difpcnfare in certi dati, 
cafi ; che però la loro opinione era , che il Papa; 
9^ farebbe bene avocando la caufa a fe , e dando una 
91 Decretai^ conforme aila ^ninuca » che.gli m^ndavan 
99 no ; che quel che gli propongono npn è fenzv 
j9«erempio ; che il mjgiipr ^odo era qujsfto per dift 
9^ finire chetamente la lite, e loddis(ai;e un gran Re. 
99 jl quale da molti anni fentivafi lacerata la co&ien^j 
9, za da infiniti rimorfi, accrefciutl dalle difpute de*- 
9, Teologi , e de* Canonici : e che quantunque vegga 
5, egli dairuna e dair altra parte lorci ragioni , non 
^ ola determinarli , ed è fe.m^re pronto a feguicare-^ 



Digitized by 



AN. dì G.C. ti29' LTBRO CXXXIF. 32^ 

la flrada più ficura : che all'interefle «Iella fua co- 

fcieuza erano uniti quelli de* Tuoi Stati , e la paC 

fione di vedorfi figliuoli mafchj , i quali fucceden- 

dogli fenza dificoltà » aiTicurerebbero la feliciti de? 

^ fuoi fuddici : e che però non era giuilo il differirà 

, , la decifione del fno a£Gire 9 • che tutte quelle co»- 

3, fidera«i0fii non potevano e/Ter bilanciate* dà venin^ 

altra ^ cfae i nemici di quel Prìncipe fanno correr 

voce y che i fuoi procedimenti fono fondati onica* 

,5 mente fu la (bla avverfione per la Regina» e fui 

defidcrio di fpofare un'altra perfona , che forfè non 

è ancora nota , che veramente la Regina è di 

umore fattidiofo , poco aggradevole, e non in cafo 

di aver figliuoli, ma che non v*ha verun'apparen- 

3, za , che avendo il Re paflata Finterà fua giovinez- 

„ za con lei , ed avendole in tutto quel tempo di- 

3» mofiraco molto amore , cambi così alla leggiera la 

fua condotta verfo di lei alla £ne de* fuoi giorni , 

3, e fi efponga a tante traverfie» a tanti rammarichi» 

A3 e tanti dìfturbi , femplieemente per liberarii di les« 

3, Cile fono effi tefUmonj 3 che quel Principe ha. nel 

yy cuore il timore di Dto .3 un grande amore per. la, 

giudiaia 3 e che quantunque fia perfuafo deHa fua. 

5, forte rtgionc , ama meglio di attendere la decifio* 

„ della S. Sede , che di feguire i fuoi proprj lumi , 

33 o i configl; de' Giurifconiulti 3 e de' Grandi del 

♦ 9> fuo Kegno . 

Scongiuriamo dunque la SantUà VofYra 3 

j> gttitano i due Legati 3 ron tutto il pofTibile fervo- 

33 re a predare finalmente il rimedio 3 di che ha bi- 

33 fogno il . Non. è quedo l'incontro di fermarfi 

,3 al rigor delle leggi; ne fono gli interpreti i Papi « 

9» i Re t e generalmente tutti i Somni * Con un. 

5, poco d'indulgenaa fi confcrverà il Re , ed il Re- 

3, gno ; altrimenti fi ha ragione di temere che non fi 

„ perda Tauo « Talcro., Xmt'i rimcdj 3 che ii fO}^Ì^ 

» 

* 



Digitized by Google 



STORIA EGCtESIASrrC A ; . 
^> fero' cercare altronde » riempiranno 1^ Inghllterr». 
„ di turbolenze , e di confufìone , che forfè inceri^ 
mente rovineranno l'autorità della S. Sede ; impe- 
j, rocche pur troppo fi veggono molti , che celano il 
veleno della loro empietà , perchè veggono che la 
99 Santità Sun , ed il Re vivono in una perfetta unio- 
99 ne . In fomma » ripofando l'anima , e la forza de' 
»9 Canoni fopra il Sommo Pontefice , giulla cofa è , 
9, che in alcune oécafìoni , quando il diritto è dub<^ 
M biefo , e il corrono de' gran pericoli , ^lUNftte^'iroi 
9> a rìlafciare alqu«ito delia feveriti delle Coditiizìo* 
M ni délU'^ Ghiéfa ; alttìntentl voi potete perdere non 
99 folo iil 'Re d^lngbfherra » ma il difenfor della fede, 
9, la^cui rirtà e Religione ebbe vanto nelP unlverfo 
59 tutto . Oramai i Signori , ed i Nobili del Regno 
99 fono oltremodo alterati in vedere , che fi differifca 
99 tanto a lungo il giudizio di una caula , nella quale 
99 fi tratta de' loro beni , e delle loro vite . Si lagna- 
9» no di tante lunghezze , e dicono tali cofe , che non 
99 óferemmo noi di riferire alla Santità VoAra ; ci 
59 ballerà d'informarla 9 che apertaoxente efclamano , 
99 cfas [umno i Som nni «Pontefici ben cambiate le leggi 
99 di 'I>io 9 quando ilimarono a propofito il hrìo ; e-. 
95 che-o^cU ricufa.tm Papa di livocare quel che fo» 
9, ce uno de* fooi predeceiTori 9 come fé ufta -S^lla 
tofle più (agra di un diritto divino . Noi uiìamo» 
^9 ogai nollro polfibile sforzo per coftringere il Re ai 
9j'jlfpettare che ci fia data da voi rifpolla di quèfto 
difpaccio ; e dcfiderlamo ardentemente che fia tale 
,9 chó polTa rilhbilire la tranquillità dello fpirito di 
; /9Ì qu'eflo Principe , e di quello de' fudditi fuoi ; aU 
9, rrìmenti non dubitiamo noi che tutta l'Inghilterra. 
99 fia perduta per la S. Sede . E però fcongiuriamo 
^é?» noi là Saiitità Voftra a ibddisfarè il Re in qual fi 
(ta m'odo » e ptu predo che fi po(Ta • Ella Aiprà an« 
^ cori di pi& dalla , bocca di coloro > ohe UprUfoi^^ 



Digitized by Google 



AN. di G.C. 1529. LIBRO GXXXII. J3t 
5, ranno qucfla ietterà , di quello , che non ofiamo di 
Icriverle ; ed attendiamo la vollra rifpofta , che Tia 
atta a determinare la condizione del Principe > c 

. ,y reftituire il ripofo alla Tua cofcienza . 

Oli* Si crede che qiiefta lettera iofle il princi- 
pio biella difgnuBia del WoUey 9 perchè fomminiflrava 
'^ueAo Legato un plaufibile preteilo al Papa di avo-^ 
care a Roma la caufa del dìvoraio : il che temevafi 
eftremamente .dal Re • Anna di Bonlen ^ ch'era difpo- ' 
tica della Coree , tiedendo il Re gii raffreddato per 
qaeùo Cardinale , per foddisfare airodio clie gli por-* 
tava , cerc^ tutte le occtftoni di mortificarlo • Fece 
richiamare alla Corte Milord chaine , che fi era al- 
lontanato per fuo motivo , e gli procurò tutt' i ram- 
marichi , ch'ella potè immaginarfi . * " * " 
CUI. Rifentì il WoHey nel profondo del cuore 
la fua difgrazia ^ ma non vi era più via di falvarfi . 
Tuttavìa Errico Ottavo feguitava a promovere avanti 
a lui , ed al Campeggio Paifare del Tuo divorzio >cho 
fiiloluta mente voleva egli far gìndicare in Inghilterra • 
A tal e&cto. fpedi il Cancelliere il tredicefimo giorno 
di Jtfaggio 9 (otto il gran fuggello , una permiflione » 
a' Xegati di efegnìre l'ordine c|ie avevano di prende-* 
re piena Informazione intorno a quedo affare • Xa ' 
commifTione fu portata dal Vefcovo di Lincoln , e da«» » 
ta ai Protonotario de* Legati , che la lefTe ad alta vo- 
ce ; indi i due Cardinali la prefero , e dichiararono , 

^ che n'efeguirebbcro il contenuto . Torto fi fece giù* 
rare a' Segretari eletti per quel Tribunale . Si efami*. 
i^ò il Breve venuto da Spagna (S"»/»*;^ .49.]^ » e ù pre« 
tele di poter provare che era falfo con molte ragioni.^ 
che il Vefcovo di Worcheiler , e Lèe avevftn.o fcritter. 
da. quel paefe • i. Che non fi en mai voluto -mo- 

. ilrare Toriglnale di quedo Breve • 2. Che non aveva* ' 
no potuto fapere come fi fo^Te riavuto quel Breve » 
dicendo gli -ai^ni , ch'era liuto trovato, fra k caite 

j 



Digitized by Google 



33» STORIA ECCLESf astica: . 
Dottor PuebU » ch!cra Ambafciatore in InghilletÉK pct 
parte di Ferdlntnéo negli uldmi anni di' Errico VII. , 
allegando gli altri , eh* era cflb negli Archivj del Re 
di Spagna . Che quel Breve , e la Bolla erano in 
data del medefìmo giorno , ed anno -{Milord Herbert 
nella vita ed ilioria del Regno di Errico Ottavo') ; il che 
non poteva eflere , perchè fi cominciava a contar Tan- 
no da Natale per la fpedizione de' Brevi , ed ali» fine 
di Marzo per la fpedizione delle BoUe ? e ch'erano 
quei due atti del vencefìntiofeUo giorno di Dicèmbre • ' 
4^ Che quel Breve non fi trovava n^ a Roma^ nè in 
laghilcern doWera cóit tifai pià netttral<^> dBe*.fo£b:» 
cttftodifo'^ eiasi clie taf Ifpagna^; Trpva cfncort^iiBiiw 
^ net vUl %Im difetto in quel Breve » che non tn'&sMi 
oflervato nè da' partfj^a^ del- Re in qnel tmpo vnèn 
da* Legati, ed è , che fi è efprffTo il nome d'Ifàbel- 
la per quello di Flifabetta , come fe Elifabetta edlfa*, 
beila folìero due nomi di veri] . 

CIV. Agevolmente fi potevano confutare tutte 
quede ragioni per. provai e la validità di quel Breve ; 
imperocché Carlo V, aveva tanto più ragioni di 
cullodire diligentemente quell' originile ^ che fi con* 
tendeva fe foife legittimo ed autentico , quanto che- 
fe queU'inij^inale andai»: imarrito» non fi poteva più 
dare elcun giudizio interna «ile fne verità o fiidfiub:>. 
^ Cbe la copia, che fi mandaTA^ non poteva eflen^ 
più autentica > efiendo fpfcritta dal Nunnio dei Fàpajr^ 
dairArcivefcovo di Toledo , da quattro Cavalieri del' 
Tofcm d'oro, e da tre altri Gonfiglieri del Configlio 
privato dell'Imperatore, e da un Notajo Apoftolico. 
3, Che non bisognava llupirfi , «he le perfone oppo- 
ncnti a quefto Breve non lo avelTero cuftodito , o 
non lo trovalierQ in Roma ^ poiché giovava loro il 
farlo fparire , e fopprimerìo ; e che ia9ltre non era 
cpfa ìnipofilbile, che -fifofle fmarrlto con tante- altim. 

carte nel facchéggiaoi«iit« dì Rons» % ma cho mo ii* 



Digitized by 



AN. di 6.C. I5at9- LIBRO CXXXIL m 
potm in veruna forma oonchiudere , che non 
flato dato : poiché il Fox Vcfcovo di Vinchefter men 

giio informato di ciafcun altro in tal cofa , aveva de* 
pofto , e fofcritto , che il Dottor Puebla aveva U- 
fciate due difpenfe per la verità del raedefimo teno- 
re , e ne aveva mandate altrettante in Ifpagna ; che 
In effetto quella Boila , e quel Breve erano talmente 
fimili , che , tratune la parola forjltaH , forfc » che 
&cara tutto il contrago» oon vi ùi^Qif9;^.4'^^^ 
la akuna . 4. Che l'errore di data dava, a cònoicerc 
ia buona fede , colla qAale fi era opwe^il^jif aftr^ 
di quella , difpenfa • 5* Ch' era r^llè Ift!Fii!o^ 
noli cra c|ie nella Bolk » ma che perftufo 
IV^iMclatore r che Tabboadenaa <i^4iriit0 non nuo* 
ce mai » gli era paruto bene dì levare ogni motivo di 
queftione , e per maggior ficurezza far mettere nel 
Breve una claufola, che provaffe che il cafo era (la- 
to propollo nel modo men favorevole ; coHcchè gli 
Avvocati di J^rrico non potevano ritrarre verun van^ 
taggip da quella claufola ; i due Legati non erano 
lontani da quello parere » come fi vede dalla lettenijt 
che feri ffero al Papa. - 

CV* . Sin dal quindice&mo giorno di Qiogno il 
Re aveva nominaci per fuol Av^voc^i Giovanni Richar* 
do Sanfon Decano della fua Cappella ^ Giovanni JBelt 
Dottore in Legge ^ eoa Peter » e Trigonel • Qur Hi 
della Regina erano Giovanni Ficher Vefcovo di Ro« 
chefler, Errico Staudlish , Vefcovo di Sant'Afal , e Ri- 
dley, celebre Teologo \ il Wolfey , ed il Campeggia 
prefero anche alcune persone con e(fi in ajuto , tra. 
gli altri il Longland , Vefcovo di Lincoln , e Confef- 
fore del Ke(^Burnet hifl, de lareform, L2, p,202.&fu:v,. 
A^a pubiica Angl. t,i^, p*%9^> & fuiv.) , Giovanni Le*, 
clerc Vefcovo di Bath , Giovanni Islep , Abate di Veft^ 
munfler , e Giovanni Taylor Maellro de* Ruoli • Po-, 
chi, giorni dopo qnefi» diifofiftone^cioè il, v^tune-. 



Digitized by Google 



334 STORIA ECCLESTASmCA ; 
iimo dello (le(fo mefe ^ i dae Legati cicaronò il lfcr) 
e la Regina , i quali comparsero avanti ad efft to' 
loro Avvocati • Bflendo chiamati Pano e l'altra , £r« 
rico rilpofe: Eccomi; ma la Regina in luogo di rf- 
fponde» andò a glttarfi a* piedi del Re , procurando 
dì piegarlo con un difcorfo tenero ed appallionato , 
capace di muovere qual Ci fia uomo . ' ' 

CVl. Gli difTe fra le altre cofe „ eh* era ella 
»9 una povera donna ftraniera , lontana da' Tuoi pa- 
95 remi , e da' Tuoi amici , che non olava ella fegui- 

re nè il Tuo proprio intendimento , nè i configli 
9> de* fuoi Avvocati ; che prendeva ella Dio per Gio* 

dice , fé non era (ti.a moglie vera , fe non gli era 
9» iiata fedele » fe non siv^a ella avuta per lui , per 
99 venti anni e più di matrimonio , tutta la compia'* 
99. cerna 9 che può avere ó&a moglie per fuo marito^ 
99 che non fapeva in "che avefle mai potuto difpiacer<- 
9, gli ; cho ben era alai noto , fe voleva d (re in co^* 
5, fcienza , che l'aveva trovata vergine quando l'ave- 
9, va fpofata : che fe non afleriva il vero , fi conten- 
9, tava che la fcacciaffe da fe con infamia ; che i lo- 
99 ro parenti, ch'erano Principi tanto faggi > avevano 
99 fatto efaminare il fuo matrimonio prima di con* 
99 chiuderlo; che tanto valenti perfonc 9 che aveva- 
99 no intorno 9., non avevano mai offervate quelle nul- 
99 Utà 9 che da alcuni anni vi -fi andavano • rintrac* 
99 ciaado ; che quanto a lei 9 non comprendeva an» . 
99 Cora (òpra qual fondamento fi poteffe rivocarlo in 
99 dubbio; che persero dire le veniva dato un-con* 
9, Hglio ^ ma che di cflfo non poteva fidarfi , perchè 
9, i fuoi Avvocati , ed i fuoi Giudici erano fudditi 
9, del Re : che non poteva ella riconofcere l'autorità 
fi de' Legati ; che lìnalmente ogni co fa le diveniva 
9, fofpetta ; e che però fcongiurava il Re di far cef- 
9, fare ogni procedimento , finche avefie avute nuo- 

ve.da Spagnà ; e che fe gli «legaya quella grazia » 



Digitized by Google 



• / 

AN.diG.a I $29« LIBRO GXXXir.^ j^y 
era padrone di £ire tutto quel che più gli piacefle,, • 
Dopo quelle parole ella ù ritirò 5 e non volle pi^> 

» ritornare, nè comparire più avanti a* Legati « . 

CVII. Partita che fu la Regina » il Re comlif* 
ciò ;a parlare , e dilTe ch'era fbto Tempre contemif- 
fimo di Tua moglie , che gli era ftata Tempre fedeliT- 
fima , ed ubbidientifl^tna , che la Tua virtù , e le Tue 
qualità meritavano grandi elogj , che finahnente non 
aveva alcun motivo di doierfì di lei , e che doman- 
dando di lepararfi da lei , non lo faceva affoluramen- 
te per altro, che per un principio di religione , e din 
cofcienza A queile parole avendo il Wolfey fuppli-) 
cato il Re, che volelfe dichiarare airAiièmhleia 9 quat • 
ù>ffc (lato il primo » che gU avelTe infinuato il pen-i 
fiero di una Teparazione {Le Grand* bi% du divorc» ^.r.^ 
/7« [34. A3* puh* Angh tom.i^. p''^99* ^ 3^0 » ^ Mae* 
&k Soa non fi vergognò di aiSèrmare che il Cardinal 
di York r aveva Tempre diftolto dal penHero del di'* 
vorzio : e che i primi fcrupoli , che aveva avuti in 
ciò , erano provenuti da un difcorio del Vefcovo di 

- Tarbcs . Che vedendo il Re di Francia operare sì ga- 
gliardamente contro le regole della b\!ona politica , 
e dubitare che ia Principefù Maria fofle legittima , U 
Tua colcienza n'era ftata intimorita; che per ri{chia<< 
rare 1 Tuoi dubhj , e metterli 1". animo in quiete , e; 
prevenire le queflioni Intorno alla Tucceffione > quann 
tunque rifoluto di ben vivere inGemè con la Regin» 
Te coooTceva di poter Tarlo in coTciénza , in confef^ 
Itone aveva aperto il Tuo cuore al Longland , ed inr 
Teguito aveva pregato P Arcivefcovo di Ganterburì di 
raccogliere i pareri de* Vefcovi d' InghiUerr^ intorno 
alla natura del Tuo matrimonio ; che tutti quelli Ve- 
fcovi avevano lofcritta una dichiarazione, colia quale 
afiìcuravano che quel matrimonio era nullo . L'Arci- 
vefcovo di Ganterburì confermò quel che il Re ave- 
va detto . Ma i) Ficher Vefcovo di Rochefter negò di: 
iiver Toiìcrìtu la carta > ch'era Hata prefentau al Re » 



Digitized by Google 



326 STORIA ECCLESIASTICA . 

GVni. La condotta ulata dal Re verfo la Re- 
gina fmenciv^a pariiviente P eloj^io , che aveva fatto 
avanti a' Legati della virtù , e delle buone qualità dì 
quella PrincipefTa ; poiché fece prendere informazione 
contro di lei col diiegno d'inti inori ria [_Biirnet hifl. de 
la reform* lib.x^pag.io^. Le Grand he, fupMt, p.i^ii'J» 
e fece efaminare tutte le (uè arsioni rigorofamence » 
facendo pacare per delitti di Stato alcuni leggeri dif* 
fetti dell'umor fuo » de' quali neppure fì va d* accorar 
do. Si videro prefentate nel Consìglio di Stato, saltu* 
ne fiinguinofe querele contro di lei • Vi fi ^ali^WK 
di eflerfì allora fcoperca una congiura per uccidere il 
Re , o il Wolfey ; e che fe la Regina aveva parte nella 
congiura » non le fi farebbe certan^ente perdonato • 
Veniva accufata di non aver avuto amore per il Re ^ 
che in tempo che quel^Prlncipe fi dava in preda aUa^ 
Tua tridezza , ella fi vedeva fuor di modo giuliva ; 
che eccitava tutti ifnoi domefiici a divertirli » a .can<^ 
tare , a danzare , quando fi tratuva del più impor< 
tante affare della fua vita , quando non doveva pen-e 
fare ad altro > che a pregare Dio ; di' eto^ cjipWii Ml^ 
di condotta come di umore , facendofi>r|i^^ ^ere^ 
per le ftrade, e (aiutare civilmente tutd:^ quelli , che: 
pafiavano ; che certamente fuo difegno era di dtfto^ ' 
gliere i popoli dalla loro affezione al Re : che fìnaU 
mente , benché ella aveffe avuto fra le mani lunga- 
mente il pretefo Breve di Giulio Secondo ella non 
aveva voluto farlo vedere prima ; che in tutto quefio 
appariva ch'ella odiava il marito. Che però il Confi- 
glio 9 filmando che fofie In pericolo la vita del Re » 
era di parere che fi feparalfe intéramente d» Caterina^ 
sì di tavola 9 che di* letto » che non converfaife più 
con lei » e che vietafle alla Prindpefla fua ^glimola ih 
vederla « Tutto ciò. fi doveva dire a quella Ftincipeira 
per indurla a farfi Religiofa , ed t non difendere piàf 
i« fua caufa • Sotto di quella memoria il Wolfey avM 
^ -u ' ^ . - va fcritto-** 

I 



Digitized by Google 



AN. di O.C. i5a»% unto GXXXir. ^37. 

n fcricto ia latino > che la Reg^ina.era pazea a con- 
tramare col Re t che I fnoi figliuoli pop erano (Ud, 
benedetti da Dio; che il Breve era fuppofta t ed ag- 
giungeva qual cofa delle ragioni , per cui fi credeva 
falfo . Ma la Regina, noa fi fcoffo {unto a «j^ueile 
minacce . 

CiX, EfTendo i Legati andati un giorno da lei 
per ordine del Re , la trovarono a lavorare con le 
^ fue damigeUe • Il Wolfe^ fu il prima & parlare : ma 
dopo il Aio complimenta ella la interruppe , e lo fece 
paHare in un gabuietta t dove qoet Cardinale conti- 
noò il fua difcorfo ^ e la fcongiurò. a(( avere alcuna, 
compiacenza per il Re sl e dr non afpéttaré il fine di 
un proceffo» ohe non. le poteva efler favor/sirolé » Ma 
la Regina gli rìfpofe eoa molta prefensa di fpirito , 
ed intrepidezza >. eh' egli folo era cagione di tutto il 
male , ,> Io non Co > gli dilTc ella , chi abbia infinuati 

al Re tutt' i configli che egli fiegue - Io yi con- 

felTo , o Monfignor Cardinale , che a voi fola pofTo 
9, darne Taccufa I Padri noftrl eh* erano Principi 
99 tanta dggy , fecero efaminare IL noflro matrimo- 
^9 nio : il Papa accordò^ una difpenfa della quale ia 

ho l' originale •. Siama viiTuti il Re ed ia jniìemè 
9, più di dicìotta anni » Cena» che vi foife un che di- 
„ re . • Ma finalmente la non lìa potuta ipprovaré il 
,5 vofira oigoglio ^ ha parlata de' vofiri tripudjf » della. 

voftra tirannia» della voftra infolenaa I/'Impera- 
„ tore mia nipote noa vi ha fatta eleggere Papa » 

quella è l'origne di tutte le noftre difgrazie > e per 
^ vendicarvi dell'Imperatore , e di me > non vi ba- 
^ di accendere la guerra: in tutta 1' Europa > voi 

mi avete fufcitato contro il peggior aggravio > che 
99 vi>potelìe immaginare*. Sa Dio quel che ia com- 
9, porta 9 a Moafigpor Cardinale ; egli per^ fari vom 
Qro giudice, e mio,, . Voleva il Wolfey rifponderle, 
ma ella ricusi di aicoltarla »* Quanta al Campegi^o' 
lo trattò molta aneftamente ; pioteifamdo tuttavia che 



Digitized by Google 



338 STORIA ECCLESIASTICA, 
ella non r.cono(cerebbe mai nè l'uno, nè l'altro n^^ 
jmd.c. fuo. ; e che per(5ft..a nella fu'a appellazL'e ' 

citata n/r • " PrincipefTa , effendo data' 

citata per i venteGmoquinto giorno di Giugno te4 

ro7r K appellazióne dì tu;! 

ruitó?^,? ;/'"";" f"'^-» fare in fé. 

fhifrat . "° "°" ''"f^^'*' ' ^"^e n°n foffe df- 

SeSron, "r^' •' giudicata aflVnte . 

informazione * ^'^™^^<' " ProceiTo , fecero un- 

!eftTmon 7, ' ^'="^'narono trentafei , o trentafette 
«It.mon, , ,a maggior parte de' quali erano o perfo. 

^ cid conV di B t""" • " ^°«-« Taylor 

Arcidiacono di Boukingam ricevette le loro depofizia- 

n<, il CUI principale articolo era, che fi fo/fe confu 

Hìato II matrimonio del Principe Artos on Catenna 

oft?nt"elr '^"^ ^^^'"f nto e^^che non 

citante fu provata con la teftimonianza di quelli , che 

^ efaminarono , quanto lo può effere ul fa to di 

quella natura . Confidevano Verte prove ne ' età 

ne dil"'r * del^orpo del Principe , c* 

nel difcorio, che gli era ufcito di bocca il giorno do- 

ÌLt"' A ' Vicecontéfl-rdt 
?aterra"rJ'' ^h«/^eva;,o effe veduto Artus c 
S er .h? VI ^""^ • ^' Conte di Kirtz- 
Wi.K ^ l Conte di Suf. 
ftx dichiaro che ,1 Principe , levandofi , aveva do- 
mandato a bere , e che dille che la notte erl ftato 
in Ifpagna II Duca di Norfolck affermò la meder.- 

Tvev? t P ^'"'l''" ''"""Sb/ foggiunfe che a lui 
aveva il Principe domandato a bere . 

^^j-'- "^"^"^ aepofizioni furono lette il 

giorno dicaHettefimo di Luglio ; ma non parendo a' 
Legati le prove ballevolmente forti , non vollero fen. 
te.iziare , ed avevano folamente dichiarata contumace 
'a t^cg.na. Frattanto i rainillri dell'Imperatore, c di 



AN. di G.C. X5if • UBRO CXXXII. f$9 
kérdiiUHido Tuo frttdlo» ]^rei&rano gigUardamente il 
P»pa id avocare la canfa a Rbinl , e quelli di £rri^ 
co Vili, non enuna meno Inferronti arpre&rlo, per. 
chè facefle al contrario * Più fi fiwora ancora » poi» 
chè da ciafcona parte veniva minaccia di farlo de;, 
porre per il difetto della fna nafcita • Il Papa finge» 
va di effere intimidito da quede minacce : e queda 
paura , che moflrava di aver egli ugualmente » fé fi 
dichiarava per l'una o per l'altra parte , gli dava un 
pretefto dì rimaner irrefoluto fino a tanto che avefle 
avuto avvifo della conclufione del fuo trattato coli* 
imperatore» Fioalmeoce ginnta a lui qtiefta cara no^ 
Fella , non volle ricufare a Cario V. una cofa^sl gio^ 
^a • Ne avvertì quello Principe con nna lettera de* 
nove di Loglio^ e fenaa afpeture la rKpofta » e prima 
ancora che fi pabblicaffe il trattato ». diede parte agli 
Ambafciatori d* Inghilterra » ciie aveva egli prefo li 
pvtico di avocare la canfa del divorzio a Roma : • 
per quanti sforzi s'ingegnaflero di fare per diftornelo, 
rapprefentan dogli che la S. Sede andava a perdere 
l'Inghilterra fenza l'peranza di mai più ricuperarla 9 
tutto fu vano , ed il quindicefimo giorno di Luglio 
fofcriire l'avocazione . Ne diede avvifo al Re d' In^ 
ghilterra , ed al Cardinal Wolfor s con lettere fcritte 
loro da lui il giorno diciannovedma dello ileffo mè* 
fe • Ma il Cafi4»ftvevalo già fatto intendere al Signó- 
fc dr Montmofené:r nel quindicefimo giorno « 

. CXir. Non avendofi ancora in Inghtlrer» niun 
fentore deU'avocàsione » continuavano i Legati le lo* 
ro feflioni. La Regina » ch'era Hata citata per iiven-» 
tefimoquinto giorno di Giugno , non efTendo com« 
parfa , fe le accordò un nuovo termine fino al gior» 
no ven te (im ottavo , e fi fece ancora citare dal Vefco- 
vo di Bath , e Vels , quantunque molto inutilmente 
(^Ray. hoc anno rj,j^. Burnet bifl. de la Reform, d'Angì. 
M. in 4. lil;,2, p.tiS. Le Grand preuves de i* bifl* du dì" 

3* jp«3j6*} * Nei giorno ventefimottavo fi fecero 

Y 2 



Digitized by Google 



I 



34<3l STORTA ECCLESIASTICA . 

leggere alcune depofizioni : indi fu rimefla U fctlìo* 
i^e al giorno quinto di Luglio ^ e dilazionato al duo- 
decimo . Si raccolfero dunque nel duodecinoo , nel 
quattordicefimo , diciaffettefimo , vent une fimo , e ven^ 
tefimoterzo giorno . Non mancava altro a fare , ch^j 
dare la Tentenna , e ciafcuno ftimò che tutto fi ter- 
minalTe in quella ultima fefìfione » e che i Legati giu- 
dicaffero diffinitivan^ence . Non vi fu felTipne più nu- 
merofa di quella : il Re medefimo vi fi trasten in 
una camera vicina per eflere tellimonio di quanto 
accadeva : ma rimafero tutti fuor di modo forpre fi , 
quando intefero che il Cardinal Campeggio rimile U 
decifione dell' affare a' primi di Ottobre , allegando 
per ragione effer quello il tempo d^lle maggiori va- 
canze a Roma , e ch'era egli indifpenfabilmente ob- 
bligato di conformarfi a quell'ufo . Soggiunfe , per 
fua giuftificazione » che non poteva la Regina accon- 
fentire che la cauta fofìfe giudicata in Inghilterra , e 
che ricufava di riconofcere lui, e il Wolley per fuoi 
giudici . II Duca di Suffolk , il quale era prefentc , 
dimoftrò il fuo rilentimento , e giurò , dopo molte 
minacce , che mai un Cardinale non aveva procac- 
ciato che difgrazie all'Inghilterra . Il Campeggio gli 
replicò , che ben conofceva il pericolo fuo ; ma che 
nella fua età doveva meno curarfi della fua vita, che 
della falvezza dell'anima fua . Il Wolfey non fu tanto, 
moderato , e rifpofe al Suffolk , che egli meno di 
ogni altro nel Regno doveva dolerfi de' Cardinali , 
che doveva pmmettere quelle minacce , quelle ingiu- 
rie, e quelle riprenfioni , e che non potendo parlar» 
da uomo faggio, Q da uomo di onore , come gli con- 
veniva, bifognava che fx taceff? , e che rifparniiaire 
un poco più i fuoi amici . 

CXIII. Il Duca di Suffolk fi ritirò fenz* altro 
foggiungere . Il Re molto non iflette ad accorgerli 
qual folle ftato lo fcopo di quelle affettate dilazioni ; 
poiché feppe toflo , che il Papa aveva avocata. la caufa 



AN. di G. C. 1529. LIBRO CXXXir. ^41 
. incorni, dov'era egli citato con la Regina [_Aél.pu* 
bJic.Angl.t,i4,p*2^^'^' ^ quefta notizia il Re diede 
tòmmiiTioné al Gardineró di dire ahCardlaal Wolfey^ 
the iion Volerà tke gii ^O^Te incimtta qaeU*flvocazio* 
Hé^ hh Cob ftlcUflt §tìÈé pòtt£b pregiudicare alisi fam 
tomnà àixmtd , per timoré ^ Jrke i fudi pòjpm éiri* 
itSeto eh*égli 'ìrlc<m0i*ee(re per fupéiloré Alai qùàìclMi; 
f0tenkjà fiiràoie» » Perctiè U BòiU s toùà ^iiàie il Ré 
e la Regina véAivattp citiitt a Roma Ira quartata giorvv 
Hi , conteneva anche àlcdHè tenfuré in ea(b di difub* 
bidienza , temendo il Papa che ciò pòtefle irritare il 
l^.rincipe ^ gli mandi) un Breve in data de' nove di 
Agoflo > hei quale dichiarava , che non pretendeva 
egli di ufar minacce 9 nè impiegare contro di lui quelle 
cenfure 9 che fi erano irferite nella Bolla contro la 
Tua intensione ^ ma quahto 2illa citazióne » fi contea* 
tò di prolungarla fino al Natale < Il Re dal fuo latò 
dopò aver HddCti i Legati a dichiarare » the atcefo il 
Brevé del ^àpà età fpirttà la lòia temmiffiòné » e iioil 
àvévano pià faéòlcii fi. ritirò à Graftoii coh Annà il 
Sotileoi e «lìedé ordix&é alla Regina di ritirarfii Quit 
fy, dove i dué Legati àridr.rohb à flcr6vaHo ^ è furo^ 
li'6 behifllmo accolti , contro 1' afpetfcazionè di tutti • 
fìimàndófi da ciafcuho j che il Wolfey dovefle cflero 
difgraziato i Errico fi trattenne lungamente feco lui ^ 
Con la flefia affabilità di pr'ma , e gli ordinò anche 
di ritenere il Campeggio a pranzo con alcuni altri . 
Signori : ma il Re definò folò colla Tua favorita • 

CXIV^ Anna di Boulen fola còti Èrrico Ottavi 
àttefé ad ionà/prire T animo di queilò Principe coìh 
b0 il Wòlfey 5 téiiiitò ài lei liòn più . per alciip thè 
pet n6ifiico i che ineritàvà li fuà vendetta • AVi^élo» 
ni éHA tfitté Ics àxiótìi di Mi è dSfle ài Ré toii %m 
pìtó i the & 1 DUdìi di Siifibllr i 6 Norfolk ^ Ò il 
"Vifeonfe di Ro<:hfort fuò padre aveffefò fatto quiht€l 
àveva fatto il Wolfey , fairebbe molto tempo éhé noi* 
Avrebbero più la itili falle fpaiie ( Barnes bifi* di ié 

m 

Digitized by Google 



34» STOMA ECCLESIASTICA ; 

iione che queflo difcoiÌTo avevm fatto nell'animo {m^ 

fi abboccò nuovamente col Cardinale , e iì tratten* 
ne feco fino alla notte , e gli diffe , lafciandolo , che 
voleva ancora parlargli il dì feguente . Ma tutta que- 
fla condotta era una finzione , poiché il Wolfey pron- 
to a' comandi del Prìncipe , efTendofi prefentato per 
entrare» gli venne annunziato che Sua Maeflà noxi 
voleva, vederlo , e che poteva ritornarfene col Cam* 
peggio • Qacfto bt(tò per allontanare da lui tutti 
quelli) che parevano prima i più afifesionati.a lui • 
i .cortl^ani gli fi moftrarono 1 pia awerfi » e le fae 
medefime creature volevano che foffe reo » perche 
era sfortunato • 

CXV. Il Re trattò il Campeggio in altro iao- 
do , dopo avergli data la fua udienza di congedo 9 
lo colmò di prefenti , e quefto Cardinale partì da 
Londra nel principio di Ottobre , per ritornarfene 
a Roma : ma in tempo che flava per imbarcarfi , vi- 
entrare nella fua camera una truppa di Arcieri(jL^ 
Crénd bifi.dudivorctt.i. p.i^6>') i che gli domanda- 
rono i tefori del Wolfey. Temendo il Campeggio » 
che voleflero ailafllnarlo^ tratto dal fuo fpavento fi 
pofe a* piedi del fuo Limofiniere 9 domandandogli 
l'afToluaione ; mentre che gli Offisiali della Degan» 
mettevano foi!opra tutto il fuo bagaglio col pretefto 
di cercare fé vi era nulU di contrabbando • Si dimò^ 
che il Re aveffe data quella commiffione colla fpc- 
ranza di rinvenire tra le carte del Campeggio la Bolla 
decretale che aveva veduta nelle fue mani , non fa- 
cendo 9 che fofTe ftata abbruciata . Riavutofi il Cardi- 
nale ,dal fuo primo terroie , molto efclamò contro 
queiU) intuito , e fcriife al Re per averne foddisfa- 
sione 9 eome di un affronto fatto ad un Legato della 
S. Sede • Errico gli rifpofe freddamente , che gli Of- 
ficiali della Dogana avevano fiuto il debito loro coli* 
cfeguire gU ordini fiaUliti da lungo lampo riguardo 



Oigitized by 



V 

AN. di G.G* 1529* LIBRO CXXXU. J4j' 
ille parfone che ufcivano dal Regno ; che fi maravP 
liUavAf che voldTe f<ir valere la fuH qualità <li Lega- 
to , dopo ciTere e0a itata rivocata ; e maggiormente 
aocoia I che eSenéo Vefcovo di Salisburì , foife. tanto 
ignorante delle leggi d^I Regno » che ofaiTe prender 
queda qualità fenza la foa permiffioae . * Conofcendo 
il Campeggio da quella rifpofta , che il Re non ave- 
va intenzione di ibddi&farlo 9 gli parve una felici tà , 
che fi voleffe lafcìarlo partire ; ed approdò in Fran- 
cia , dove il Cardinal del Prato lo accollo con moU 
^ magnificenza » ^ 

CXVI* Il Wol(ey mèfio aWòntUroTo fi ▼iddo 
•efpoflo a molte difgrazie • Nel nono giorno di OttON 
bre il Procmatore deil Re arenalo accufato giuridica* 
mente di aver violato lo Statuto Premuniti. Que* 
ito Statuto fatto nell' anno fcdiceiìmo del regno di 
Riccardo II. proibiva a chiunque di ricercare verune 
Solla, o provvifione da Roma (^A&* pubi. Angl. u\^. 

9 fotto pena di perdere i loro benefizj , fé no 
avevano , e di refiar privi della protezione del Re • 
Il diciaffettefimo giorno dello fieflb nnefe il Re com- 
xnife a' Duchi di Norfolk , e di Suffolk , eh' erano 
allora capi del Cohfiglio y che gli andafiero a rido* 
mandare il fuggello > con tutto che gli fofie flato 
dato per tutta la fua vita , 11 Woliey non volle 
ilituirlo ad efii fenza un ordine efprefTo del Re $ 
ma emendo tofto dato ottenuto queft'ordine » fu co* 
ilretto ad ubbidire ad un fecondo comando « Si volle 
rimettere il fuggello a Varham Arcivefcoyo di Can* 
terburi » che avevalo già avuto un* altra volta ; ma 
egli lo ricusò , certamente a motivo dell' avanzata 
Tua età ^ ficchè venne confegnato dal Re nelle mani 
,di Tommafo Moro , uomo generalmente Itimato sì 
.per la Tua dottrina , che per la fua perfetta integri- 
tà . IlWolfey appena ebbe reftituito il fuggello , che 
il Procurator Generale prefentò ancora altri capi di 
accufii contro di lui 9 ed il venteiìmoiecondo ffjoram 

; ' : . ¥ 4 • — ■ 

\ 

Digitized by Google 



344 STORIA ECCLESIASTICA • 
di Ottobre ebbe ordine di fortire dal Tuo palazzo éì 

York , e di ritirard in una cafa di campagna a lui 
appartenente come Vefcovo ^i "Winchefler . 

Immediatamente s* impadronirono del fuo palaz- 
zo , e de' belli mobili , ond'era fornito ; fi fece fare , 
un inventario di tutti i fuoi beni , che comprendeva- 
no ricchezze immenfe . Ma perchè il Re non aveva 
ancora intenzione di fpogliarnelo interamente , gli 
fece rellituire l'argenteria , ed i mobili per otto in 
nove mila doppie , e gli lafciò 1' Arcivefcovado di 
York 9 ed il Vefcovado di Wihchefìer . Gli permìfe 
anche di eleggere alcuni Procuratori , che agifTero in 
Tuo rome , e difendeflero la fua caufa . Proiìttando 
il Wolfey di queAa permiflìone , e della promelTa , 
che il Re gli aveva fatta , che la fua perfona fareb- 
be ficura , fcelfe i Procuratori , e gli fece agire . Ef* 
fendofi dunque efTì prefentaii proteflarono in fuo no- 
me , ch'egli aveva ignorato che T impetrazione delle 
bolle , delle quali era accufato , fofle contraria alle 
leggi del Regno , e dannofa allo Stato . Quanto a* 
fatti f che gli fi opponevano, diflero che li confefla- 
va , e che fi rimetteva pienamente alla clemenza del 
Re , dichiarando però , che non aveva mai fatto nulla 
fenza V afl'enfo fuo ; che aveva ottenute lettere pa- 
tenti da Sua Maefià , e che potrebbe mofìrarle , fc 
i fuoi neinicì non le aveffero levate con tutte le al- 
tre fue carte ; ma che non voleva egli cavillare col 
fuo padrone . Non fi tralafciò di proferir la fentenza 
e ilWolfey fu dichiarato decaduto dalla protezione » 
del Re : gli furono confìfcati tutti i fuoi beni , ed » 
Errico abbandonò la di lui perfona al fuo Parlamento . 

CXVII. Quefio Parlamento fi raccolfe a Lx)n- - 
dra il tredicefimo giorno di Novembre , e fu trasfe- 
rito nello fieffo tempo a Wefimunfier [ Milord Ber» • 
bert vie & bifi, du Regne de Henr, VIÌL Butnet hift. de t. 
la Reform't,i.p,i26,Le Grand hifi. du Div, t,i, p.162.). 
ToHo i nemici del Cardinale ufarono ogni opera per 



Digitized by Google 



« 



ÀN.di G.C. 1^19. LIIRO CXXXII. 345r 
rovinarlo affatto . La camera Alta fece ftcndere qui- 

;Xantaquattro artìcoli di accufa contro di lui; e fi of- 
ferva che in tutti quefti capi non viene accufa to ' di 
aver violato lo Statuto ^Pramunire , nè di aver efer- 
citato r uffizio di Legato a latere fenza un'efpreiTa 
permifiìone del Re ; poiché niuno poteva ignorare 
che quel Principe non vi ave(fe acconfentito • li Car- 
dinale fu principalmente ìccufato dalU Cafioeit Alti 
df eflerif abufteo della Fàcoltt di Legato contro il . 
ginraménlo ditóne quando era flato tmmeflb allWeiv 
visto 'della Aia Legazione \ di avere tifato tirannica* 
mente dell' autorità , che gli dava la fua tariea di 
Gran Cancelliere ; di efferfi in molte occafìoni refe 
uguale al Re : di aver dati diverfì importanti ordini 
fenza avergli comunicato nulla : di aver operato di- 
fpoticamente in molti incontri 5 come fe (offe flato ^ 
Sovrano piuttodo che Minlilro • Tutti gli altri arti- 
coli erano della deifa . natura 5 e verfavano fopra gli 
abufì ) che aveva praticati tie' fuoi oficj di Legato ^ 

^ di Cancelliere ,^ e di* primo Minidro ^ é del favore » 
del quale avevalo onorato il Re » In f<^aito fu l*ac* 
cofa portata alla (camera Baffii » di coi ilconcoffo 
era neéeffiirit> » e fi minacciava di condannarlo fui 
fatt<» <ome*reo di alto tradimento $ Ma Tommafo 
Cromvel > domefli^o del Cardinale $ ed uYio de* mem« 
bri di quella Camera , foftenne gli intereflì del fuo * 
Signore con tanta deftrezza e fermezza » che per 
quefta Volta lo traife dal pericolo * Quefto vigore del 
Cromvel piacque al He $ che. cominciò d^aUora ad 
apprezzarlo . 

ex Vili. Luigi Berqutn^ i cui fcrìtti erana flati 
in parte cenfurati nell' anno 1526. » vedendofì tratto 
di prigione pel favore di Ffanedfeo I»^ che lo ama-, 
va ad onta delia fallacia del foo fpirtto-5 in cambio 
di profittare delia foa libertà $ pei* edificare quelli ^ 
che aveva egli fcandalezzati to* fuoi fcritti ( Sup. /. 1 30. 
S5. Beia bijt, tccUj.p. 7. Crefp^ ASà Màrt, ) , ebbe 



Digilized by Google 



^4<5 STORIA EcctÉSiA^rrcÀ ; 

ardimento di acculare i fuoi ùeiCi accufatori il B«« 
da, e 1 Ducbefne ; feccli pafTarc per gente fenza 
fielfgione, e prefemò dodici articoli tratti daMibd 
del ^da • Scrìffe allora ad ErafmQ, che mn, bifo« 
gnava tardar pia, che doveva unirfi t ku ^ che ers 
tempo di fa;: perdere a'Dottori tottft 1* ancoriti , che 
avevano nella- Chlefa , e difcrè4itarll iflàtto 9 cflendo 
favorevole l' incontro . Se avede allora badato aTavf 
configli di Erafmo 9 non farebbe reflato oppreiTa • 
Suo parere era, che il Berquin doveffe abbandonare 
la fua imprefa , ed ufcir dal Regno ; naa così giudi- 
ziofo avvertimento non fece alcuna impreffione nell* 
animo di lui ; e ciò rifvegliò i nemici fuoi 9 i quali 
fecero eleggere dodici CommKTarj per giudicarlo » e 
formargli 11 fuò procefib; fu dunque meflb per la 
terza volta in prigione , e nacque fentenza y che (i 
abbrucialTero i fuoi libri » e che dopa avere abbjurati 
gli errori » che fe n* èrano tratti , gli fi ugliajQTe 1^ 
lingua 9 e fofli^ rinchlufe in una perpetua prigione* 
Intimata che gli venne queila fentenza , fe ne ap^ 
pellò al Papa, ed al Re. Il dotto Guglielmo Budeo, 
che fu uno de' fuoi giudici , fece pel corfo di tre 
giorni tutto il poflìbile per perfuaderlo a falvar la 
vita , ritrattando gli errori Tuoi ; ma non avendo po- 
tuto vincere la fua orinazione , i Giudici fi raccol- 
fero 9 e lo condannarono alle fiamme • Si efeguì la 
fentenza nella piazza di Greve il ventefimofeconda. 
giorno di Aprile di quell'anno 1529. \ 
CXIX. La Facoltà di Teologia di Parigi fecè 
' anche in quell' anno medeiimo 1525^* un' altra cen*^ 
fura di alcuni cambiameilÉi inferiti nd tefio di molti 
Salmi di un Breviario détta Diocefi di SoiiTons (D*Ar^ 
f entri in coììeB. judie. de novis errar. to,2. p. 77. ). 
Due Canonici della Chicfa Cattedrale presentarono 
ad efla quefio Breviario, e dopo una matura delibe- 
razione decife la Facokà il ventefimoquarto giorno 
di.X«uglio> che quella imprefa era perkolofiiy c che 



Digitized by Google 



m 



AN* di 6.G. 1529. LIBRO CXXXlh 347 
fton li dorea comportarla ; nel medefimo tempo fcri£* 
Te al Vefcovo di Soiffoiìs , ed al Capitolo due lettere 

nel medefimo giorno , nelle quali accenna al primo , 
che gli era flato mandato un Breviario dalla fua 
Diocefi , pubblicato da poco tempo col Tuo nome , 
ma che conteneva molte cofe odiofe per la loro no- 
vità , contrarie all'ufo comune della Chiefa, e che 
potrebbero cagionare uno fcifma in quella di Fran- 
cia 9 fé non vi fi metteva un pronto rimedio ; che 
veniva da efla pregato a foffogare qucfte Tementi di 
difcordia 9 prima che il male diveniffe maggiore , e * 
che anmenuflero tali contraili • Scrifie ne' medefimi 
termini al Capitolo • 

CXX* Vedendo Erafmo » che tuttavia fi fofpet- 
tava, ch^egli abbràcciaile le nuove opinioni , prefe 
il partito di lafciare la Città di Bafìlea , che n' era 
infetta , e fi ritirò a Friburg in Brifgraw , apparte- 
nente a Ferdinando . Alcuni mefi dopo il fuo arrivo 
in quella Città , cioè nel mefe di Novembre , pub- 
blicò un' opera contro coloro , che fi davano falfii- 
mente il nome di Vangclici . Quefla fiffattt gente , 
aliceva egli ^ fono di quelli otgogliofì 5 che vorrebbero 
trarre Dio medeiìmo al loro partito ^ fe foffe poifi- 
bile • Ma io non ' ne conofco alcuno 9 che non fia 
divenuto più cattivo 9 dappoichi;^ incominciò a prò* 
fefliire quello nuovo Vangelo , che non è eertamente 
quello di Gesù Criilo ( Sleidan. in vcinment* I. é. fuh 
fn.pMi. Inter ep, Erafmi /. ip. <fj). ji. tjita Era f mi ^ 
in 12. ari, 1642. 53. n. ip. Adverfus Pfeudo-Evan* 
gtìicos Epiflola .) I Teologi di Strasburg rifpofero a 
queflo fcritto , perchè Erafmo non gli avea rifparmia- 
ti 5 e neppure quelli di Bafilea ; ed in particolare 
Martino Bucero , che era llato Religiofo Domenica- 
no , e che fu uno, de' primi autori della Riforma a 
Strasburg , dov* era egli Minidro . 

CXXl". lo ritrovo anche ùna lettera di Erafmp 
del nono giorno di Giugno 152^, t. Jacopo Lope^ 

Digitized by Google 



STORtA ccctestAmcA . 

Stunica 9 Dottore in Teologia dell' (Jniverfiti di AU 
cali 5 che avea fcritto contro le note di qucHo dot- 
to uomo fopra il nuovo Teflamento ; oltre un' altra 
Opera intitolata: Bejlemniie , empietà di Erafmo ec. j 
nella quale aveva egli raccolti i paflì più liberi delle 
opere ^ che poteano renderlo odiofo alle potelli fe- 
ci eiìafìiche • £ queiU) libro molto tempo .dopo fa 
fiamptto fegretamente^ t pubblicato- ad x)dU delle 
proibizioni fatte all'autore da Jdeooe 5 e^rinnòvi* 
te dal fùo fucceiTore Adriano Vi* Erafino fu .okbli^ 
gato a rirpondenri « e far vedere in un' àpologìà § 
ehe lo Stuniea lo aveva acctifato falfamente^ ed ave-t 
va interpretati male i fuoi (entlmenti« lo Stunlei 
mandò fuora qualche tempo dopo uno. fcritto lntito« 
lato il Prodromó , e due altre operette > V unà col 
titolo di Principali conchiujìoni fofpette , è fcandaìò" 
fcy che Jt ritrovalo ne* libri di Erafmo ed un'al- 
tra per provare ^ che l' antico interprete della Scrit- 
tura Santa non avea fatti i folecifmi 5 che Erafmo, 
avea notati . Vi fu una rìipófla alle concbiufìoni per. 
parte di £rafmO| il quale nello llelTo tenipo. ic^t, 
la lettera apologecicA^ della ^uale noi qui paVllàmo^^. 
che fenre di replica ali* ultimo trattato dello Stopica 

GXXII« Avendo il Caraoa^ pretefbj che àVeiTe/ 
Srafmo (hervaU nella f04 tirpofia la forza de* paffi 4 
'che provano la Divinità di 6es& CH(to 5 Ctafmo don 
mancò di rifpondervi 5 e di eompoffe un* apologia ^, 
che fi trova nel nono Tomo delle fue opere . Ven- 
ne anche attaccato fopra 1' interpretazione di un 
pafTo di S. Paolo dallo Staudizio Vefcovo Inglefe J 
ed a Lovanio da Niccolò £gmondo ^ Catiiielitano , 
e ProfeiTote* Riguslfdava quedo pafTo la tifutrezione 
( %é Cor% t%4 EtàfinuS in bunc, tccum i Omnes quidem - 
refurgemUì ; fOM^ 9. àpefum, ) « Sta nel Qreco i ^ Ì9oi^ 
ifott d0miMlfé^'à tutti nel forino dfiia motte ^ mé ^ 
K0i fifimé ttttti MfMititi é iietiÀ Vòlpin: Nei rifw^ 
fcitirmó tutti $m0 n$n finm^ tutti tatttbiun é,pa^ 



\ 

• 



t 

Diqitized bv 



AH. dì OtC, IS29^ LIBRO CXXKII. )49 
fino ndb ' yerfione mre» fegnito il feofo del teAà 
Greco « I fuol merfaii colfer» da qoefto motiro di 
accudirlo dt molte erefie» e di quella in particolare 
di neg2(re la rifurreaione « Erafmo fa vedere nella 
fua rifpoRa , che queft' accufa è fenza fondamentQ^ 
e che iì fcnfo Greco è foftenibilifljoio . 

CXXIII. Anche Lutero diede fuora in qued'an-'» . 
no alcune opere ( Sponda ad hunc anti, n, la, 
Cochl^us in aél. & faript* Lutò, hoc anno p. loc.), , 
ScrifTe in poche parole ai Prevoiìo di • Brema quel 
che era occorfo nelle cooferenae di Marparg tra lui 
# Zuinglio ; afllcurandolo , che i Sagramentari ^ve- 
raap rivocari mplti articoli della loro dottrina , ii 
Cbe non 6 potora rinproverare a* Luterani ^ e- che 
aVera loro accoivbto , che ^antunque non po* 
' (effe riguardarli come fraceUt » mn voleva tuttavia 
privarli della carità , che dobbiamo anche a' nollri 
medefimi nemici . ScriflTe egli ancora della guerra 
contro i Turchi , e C elprimeva in tal modo , che 
parca piuttollo diftorrc i Grilliani dal farla , che ani- 
marli ad e^a Si lagna della condanna ^ che aveva 
fatta Leone X« della fua propofìzione , ia cui aveva 
egli Infegnato un tempo » che il combattere cootro 
i Turchi era uq reHflere alla volontà di J^ìó , che 
%\ voleva vlfitare ; poiché conveniva a noi non fola* 
matite volere tutto quello » che Dio vuole » che noi ' 
VogUanxo j ma aflolutmente tutto qu^lo » che Dio 
Tuole n ^ Si confulti » die* egli , un poco 1* efpe^ 
», rtenza , e G vedrà qual vantaggio abbiamo noi 
tratto da una fi fatta guerra % che fece perdere 
a' Griftiani V Ifola di Rodi , quafi tutta 1' Un- 
3, gheria y ed una buona parte delP Alemagna ; il 
,» che dimoUra » che Dio non è con noi , quando 
noi combattiamo contro I Turchi „ • Sparge egli 
molti01 me calunnie contro il. Papa» Tlmperatofe^ 
i Re , i Principi , i Vefcovi » e principalmente coa« 
tro la Corte di Rorna^ Il Godea confutò quefto 



Digitized by Google 



350 STORIA EGGLESIASTfCA; 
bro , e ne trafTe centotrencaf^i propofizioiu • £' la 
fua opera in forma di Dialogo . 

CXXIV. Non fi tralafciò di punire i fettatori 
di quello Erefiarca in alcune Città di Alemagna 
( Sleidan. in comment. L 6. 200. ) . In Colonia Pie- 
tro Flofleld> e Adolfo CUrebach» uomini dotti ^ 
ejrano itaci naefli in prigione» per .aver fentlmenti 
erronei intorno all' Eacariilia » .e.fppra altri articoli 
della Cattolica Religione • Dopo più di diciocto me(i 
dir prigionia yenoefo finalmente condannati alle- 
fianime • « ....'..> 

CXXV» NieDte poteva arreftare t progreili del» 
Luteranifmo nella Svezia ( Joann, L$ccenius rerum 
Suec, lib, 6. ami, 1529. ) . Nel cominciamento di 
quefl' anno 1529. convocò il Re Guftavo un'AlTem- 
blea Generale in Crebro, dove fece ricevere il Lute- 
ranifmo per regola di fede , e rinunziare alla Fede 
Cattolica Romana « Raccomandò il Re a' Vefcovi ai« 
cufii Predicatori , affinchè fodero. loro dati beneik;. 
Alcuni Eretici furono maltrattati ^ ed. il Vefcovo. di 
Scaren codrinfe quello » . che gli fu mandato » a iu^ 
fuggir via » Il Rettore del Collegio, cominciando ai 
fpiegare il Vangelo di S* Matteo fu per eifere ucd^ 
fo a faflate , e fi ialvò a Vaddeg . Gli autori di 
queile turbolenze furono alcuni Signori della Goxia 
OccIdentJwle , il capo de' quali per nome chiamato THu-» 
ro-Jean , venne arreflato , e meffo prigione , e non 
ulcì , fé non dopo fei mefi ad iftanza dì Giorgio fuo 
iìi^liuolo y che godeva la grazia di Guidavo . Tuttavia 
la mutaziope de' Sytzz^^i fu minore degli altri ; poi- 
ché hanno Vefcovi , Preti » e JOiaconi maritati \ Chie« 
ie poco di ver fé dalle noflre ; liturgia molto fìmile al- 
' af-^j^S^^'^ ^ Rollane; ailìftono nelle fede al Confe&onale» e dJe- 
, o dodici inCome vanno a ricevere la penitenza da' 

^^S-^ ' loro Miniftrl • Il Luteranifiau> andava facendo fmiUi 

Afólxi : ; ■ ■ • J 

Digitized by Gopgle 



V * 



TAV O LA 



}5S 



DELLE MATERIE 

£ONT£NUT£ IN QUESTO XLIF. TOMO. 



A Ihtftù Arctvcfcpvo dt 
«A Magoiisa esortato da 

tacerò a martcsrfi • 0 

fua rifpófta 45. 
AnahattijH. Loro crudeltà 

e progreffo della loro 

fetta 9. Articoli di elfi 

confutati daCocleo^o5. 
Jbtna di Boulen induce il 

Re d'Inghilterra a fpo- 
' farla 143 • 

ito^ujfcf * Decreto ufclto 
" cotttro. i Laceraiù nella 
Dicu tenuuvi 7. 

7? Matteo . Ottie- 
J5 ne dal Papa U per- 

* miflione di flabillre i 
•"Cappuccini 99. 
^atteftmo . Eriori di Zuin- 

glio 62. 
jBfr»/t . Vi fi abbraccia il 

Luterani fmo , o iia la 

Riforma 200. 
Blautcro Ambrogio Mona- 
. co ApoSata s -e fua Iflo- 

ria. Ivi • 



C Appuócini . Comincia- 
menti del loro Ord^pp* 
Càrlo V. Imperatore . Ri« 
ceve la nuora del Tacco 
dt Roma > e della Pri- 
gionia del Papa » che 
poi mefife in liberti 124 • 
CdibatOi il di cui ufo viene 

auterizzato 217. 
Chic fa . Sua fede , fua in- 
fallibilità , e vifibilità 
(labilite 214. 
Clemente VII. Sue vicen* 
. de e fua illoria 70. 
D 

T-x Avid Giorgio . 9t&o 
# J caffigo pubblico 209 
■ E 

T-' Rij/intf Eretico • Sui 

Hi iltorfa 44. e feg* 
Errico Vili. Re d* Inghil- 
terra . Suo div^orzio ,e 
fuo fpofalizio con Anna 
Boulen 143. 

rpllippo II. Figlio diCar- 
lo V. Sua nafcica 124» 

\ 



Digitized by Google 



551 TAV. DELLE MAX* 

trance feo L Re di Francia. 
Proreguimento d^Ue iufi 
vicende coli' Impero ^ 
e coU*rnghilcerr« 64* 
^ ' G 



O 



OLao Pecri predica il 
Lttteranifmo In Ifve* 
sia 163% 



GfUbelio vm dei capi TyAr^chi obbiiftti tipte-> 
degli AnabtciAi 209; JL gtre R Vangela ailo« 
(fufiav0%t\cÌQVi Redi^ve^ ro Popoli 2^4. 



Eia dopo Introdotto il 
Luterani fino nel fuo Re- 
^ fno , toglie ai Vefcovi 
(Uj^te le rendite 143. 
H 



TTOcfirat Jacopo . Sue 
Jn Opere , (uà ^(loria e 

Aia morte 170, 
Hojfman Melchiorre » pre* 
dica L'Aoabattifmo zo^* 
Buhmejet AnabactiiU bru- 
ciato aVico-d*Auftr.209i 

r 

Aeohaxi Domenico % 
Cj^rdinale 165 
L 

Angravio d'Ailia fi fa 
Luterano 79^ 
M 

uno dei Capi 
jLrX.degU Anabatt. 209. 
Mciaj$ton4 Nodale delle 



s 



P0meta Ferdiatndo Cardi* 

naie 167* 
Froteftantì . Nome dato ai 
Luterani 294. 
R 

Orna . Sacco di quella 
Cittì f e crudeltà in 
efla ufate daii* . armata 
Imperiale 124» 
S 

Ajf0Mi^*yi fi abbrao» 
<^^Lutèrànifmo 79^' 
SQliman^ Imper^utore dei 

/Acohaxi Domenko % Torchi prende Bada in 
Cardinale 16% Ungheria , ed alTedia 

Vienna 296. 

T" Angravio d'Ailia fi fa Svezia . Vi s'introduce il 
jLa Luterano 79« Luter^iimo ^^o*. 

V 

WOlfes Cardinale. Sua 
ifc^ e morte 4a8« 

, 

ftte opere 9 e piofogul* ^ Uinglh^e ZuingUanu 

mento della fiia ifc. 43.^ ^ Ifturia d^ loro ftaU* 

jrfj(/^prolbita a SMsbouiig^ . liaieato fra gU Sviale* 

ì^d In Bafiiea 290^1 ' ri nel Cantone di Zn«^ 

N 410 iJi» 

*Tyrl/r?iiT// Cardinale. Sua .... 
iXtoria e morte 28^3 

¥inc della Tavola delle materie • 



SS ss 04,6-1 



Digitized by«Gopgle