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Full text of "Bulletin de la Société d'histoire vaudoise"

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PER BX4878 .B84 no. 34-37 



Bulletin de la Sociat£ 
d'histoire vaudoise. 



^ DE LA ^ 



été d'pijÉitfe tfaudoige 



c — g ^sg il&j 

N° 35 
SEPTEMBRE 1915 




Torre Pellice 
Imprimerie Alpine - Auguste Coïsson. 



Digitized by the Internet Archive 
in 2014 



https://archive.org/details/bulletindelasoci3519soci 



BUREAU DE Lfl SOCIÉTÉ 

pour l'année 1914-1915 





Chev. D r D. JAHIER, professeur . . 
t Chev. D. PEYROT, pasteur . . . . 

D r J. JAIvLA, professeur 

f J.-D. ARMAND-HUGON, pasteur-ém. 

Chev. D r J. MAGGIORE, professeur . 



Président 

Vice-Président 

Archiviste 

Secrétaire 

Caissier 



La salle des séances de la SOCIÉTÉ D'HISTOIRE VAUDOISE 
est dans la Maison Vaudoise. 



Les Auteurs des Articles insérés dans ce Bulletin sont seuls 
responsables de leurs opinions. 



TABLE DES tt/!TlÈRE5 

du Bulletin N° 85 



DAVIDE JAHIER - La Restaurazione nelle Valli Valdesi: 

Documenti pages 5-76 

I. Indirizzo di Pastori e Amministratori Valdesi a Lord Bentinck. 

II. Discorso del moderatore Peyran al Re Vittorio Emanuele I. 

III. Memoriale al conte Cerniti. 

IV. Lettera del V. Intendente al Moderatore riguardo ai « beni nazionali ». 

V. Risposta del Moderatore al V. Intendente riguardo ai « beni nazionali*. 
VT-IX. Decreti del R. Intendente di Pinerolo riguardo ai « beni nazionali ». 

X. Lettera del conte Serra riguardo ai « beni nazionali ». 

XI. Lettera del Ministro dell'Interno al Vescovo di Saluzzo riguardo ai 
« beni nazionali ». 

XII. Lettera del Ministro dell'Interno al Reggente l'Intendenza di Pinerolo. 

XIII. Lettera del moderatore-aggiunto Bert al moderatore Peyran. 

XIV. RR. Patenti del 30 Settembre 181 4. 

XV. Citazione degli Amministratori dei « beni nazionali » a comparire 
nanti l'Intendente di Pinerolo. 

XVI. Informativa dell'Intendente conte Crotti al ministro conte Vidua. 

XVII. Lettera del ministro Vidua al moderatore Peyran. 

XVIII. Supplica del moderatore Peyran al ministro conte Vidua. 

XIX. Lettera di G. P. Brezzi al moderatore-aggiunto Meille. 

XX. Circolare del moderatore Peyran. 

XXI. Lettera del reggente Paris all'agente F. Peyran. 



XXII. Supplica dei Pastori valdesi al Ministero dell'Interno. 

XXIII. Indirizzo al Duca di Wellington. 

XXIV. Indirizzo all'Imperatore di tutte le Russie. 

XXV. Lettera al Signore De La Harpe. 

XXVI. Lettera del moderatore Peyran al Barone di Hoffmann. 

XXVII. Lettera al cancelliere Mousson. 

XXVIII-XXIX. Lettera al Re Vittorio Emanuele I — Indirizzo alla 
Regina Maria Teresa. 

XXX. Pro-Memoria sulla protezione dell'Inghilterra ai Valdesi. 

XXXI. Supplica dei Pastori valdesi al ministro conte Vidua. 

XXXII. Dispacci del conte Di Vallesa al conte D'Agliè. 

XXXIII. Nota del conte D'Agliè al conte Di Vallesa. 

XXXIV. Lettera del Ministro dell'Interno all'avv. Paris reggente 
l'Intendenza di Pinerolo. 

XXXV-XXXVI. Lettere del Ministro dell'Interno al Vescovo di Saluzzo. 

XXXVII. Supplica dei Pastori al Ministro dell'Interno, per il loro assegno. 

XXXVIII. Nota del Ministro dell'Estero al Ministro dell'Interno, riguardo 
a concessioni da farsi ai Valdesi. 

XXXIX. Relazione al Re sulla convenienza di concessioni ai Valdesi. 
XL. RR. Patenti del 27 Febbraio 181 6. 

XLI. Discorso del moderatore Peyran al Re Vittorio Emanuele I. 

XLII. Lettera del moderatore Peyran al ministro Borgarelli. 

XLHI. Supplica del moderatore Peyran al ministro Borgarelli, riguardo 
all'assegno ai Pastori. 

XLIV. Lettera del Ministro delle Finanze all'Intendente di Pinerolo. 

XLV. Nota del Ministro delle Finanze al Ministro dell'Interno. 

XLVI. Lettera del Ministro delle Finanze all'Intendente di Pinerolo. 

XLVII. Lettera del V. Intendente Paris al moderatore Peyran. 

XLVIII. Lettera dell'intendente Crotti al moderatore Peyran riguardo 
ai « beni nazionali ». 

XLIX. Lettera dell'intendente Crotti al moderatore Peyran. riguardo 
alla concessione ai Pastori d'un sussidio. 

ARTURO PASCAL - Una breve polemica tra il riformatore 

Celso Martinengo e Angelo Castiglioni da Genova pages 77-89 



— i — 

JEAN J ALLA - Notice généalogique sur la famille des pasteurs 

Peyran - avec Tableau ..... pages 90-104 

T. TI BALDI - Un caso di follia collettiva per una creduta 

avanzata di «barbets» . . . . . . » 105-111 

G. D. HUGON - Lou «bouc» e lou «lu» ent' la capella de 

Rorà - Leggenda Valdese . . » 112 

Liste des Membres de la Société d'Histoire Vaudoise » 113-116 

Nos pertes . . * 117-118 

Bibliothèque et Archives » 1 19-124 



La Restaurazione nelle Valli Valdesi 

(Vedi la monografia pubblicata in questo « Bulletin », N 1 30, 33 e 34) 



DOCUMENTI 



La nostra documentazione eccede, e non di poco, il nostro testo. 
Il quale venne pubblicato in tre puntate e nell'intervallo non breve 
fra l'una e le altre continuarono non infruttuose le nostre ricerche 
sull'argomento. 

Non stimiamo opportuno di rinviare la pubblicazione dei nuovi 
documenti ad una nuova edizione del testo, riveduta ed ampliata, 
come pure sarebbe nel nostro desiderio ; li pubblichiamo qui senz'altro 
per facilitare il compito dello storico futuro, contentandoci di breve- 
mente annotarli lì dove aggiungono e anche, in qualche caso raris- 
simo, correggono il testo. 

Avremmo potuto facilmente raddoppiare il numero dei documenti. 
Ritenemmo tuttavia di doverlo contenere entro certi limiti, elimi- 
nando quelli meno importanti, o quelli che per essere di egual natura 
si ripetono, o quelli che sono di più facile consultazione. Anche così, 
il cumulo s'è fatto considerevole. Ma è desso necessario, se si vuol 
dare alla nostra Storia Valdese quel fondamento documentale senza 
di che è leggenda. 

I<e nostre fatiche benedettine di ricercatore, copiatore e chiosatore, 
ci lusinghiamo, non andranno perdute. Fasci più copiosi di luce 
proiettano i nuovi documenti sui punti principali di questo importante 
quanto trascurato periodo, quali la spogliazione dai « beni nazionali » 
e la concessione d'un annuo assegno ai pastori, la protezione politica 
dell'Inghilterra, l'assistenza filantropica e religiosa delle Nazioni 
Protestanti, ecc., ecc. 

In particolar luce vien messo il fatto illegale del Re e del suo 
Governo, i quali, pretestando contro verità che i beni nazionali 
fossero stati concessi ai Valdesi a titolo di semplice amministrazione, 
ne li spogliarono senz'altro, contro il deliberato del Trattato di Parigi 



che imponeva ai Governi restaurati il- rispetto delle proprietà legal- 
mente acquisite durante il precedente Governo ; in ciò favoriti eziandio 
dalla supina acquiescenza dei maggiormente interessati, del Mode- 
ratore e dei pastori valdesi, i quali neppur tentarono di rivendicare 
il proprio diritto acquisiuo. 

Non così succedeva riguardo alla grandiosa tenuta di Lucedio, 
appannaggio del Duca di Aosta, passata al Demanio, durante la 
Dominazione Francese, e da Napoleone I ceduta al cognato Principe 
Borghese, con Decreto Imperiale del 27 Dicembre 1807, per tre 
milioni. Il Duca, diventato Re Vittorio Emanuele I, ritenendo 
illegale l'alienazione, la sequestrava nel 1815; ma il Borghese, avva- 
lendosi della stipulazione del Trattato di Parigi, ricorse ai rappre- 
sentanti delle Potenze Europee, ivi ancora adunati, e ricuperò il suo 
dominio di Lucedio. 

Parimenti fu nostra cura speciale il rintracciar documenti com- 
provanti l'azione protettrice esercitata in favore dei Valdesi dalle 
Nazioni Protestanti, dalla Prussia rappresentata dall'impareggiabile 
Conte Waldbourg-Truchsess, dall'Olanda, dalla Svizzera, ma segna- 
tamente dall'Inghilterra che direttamente interpose i suoi buoni 
uffici presso il Governo Sardo, lo stesso Duca di Wellington facendosi 
interprete del desiderio del suo Re. 

Fra gli altri un punto ancora ci sia lecito di rilevare, quale oggetto 
speciale delle nostre ricerche: l'istituzione di un Ospedale Valdese. 
È il fatto più confortante di questo ingrato periodo, al quale concor- 
rono, come che in modo diverso e non sempre egualmente simpatico, 
tutti i fattori della Storia Valdese: il popolo mal tollerato che s'agita 
per il conseguimento d'un pio istituto, i correligionari esteri che 
s'interpongono e largheggiano in suo favore e il Governo del Re 
che nicchia dapprima eppoi si arrende con insolito buon garbo. 

Ma parlino i documenti. Noi auguriamo ai lettori di provare quello 
stesso compiacimento, leggendoli, che noi provammo nel trascriverli 
per la pubblicazione. 

DAVIDE JAHIER. 



— 7 — 



I. 

Indirizzo di pastori e amministratori Valdesi a Lord Bentinck. 

Questo indirizzo venne redatto nell'adunanza di Roccapiatta, il Martedì 
3 Maggio 1814, da due saggi presentati dai pastori D. Mondon e P. Bert. 
Doveva essere presentato al Lord Inglese a Genova stessa, da due deputati, 
eletti nelle persone del pastore Ferd. Peyran e del laico Paolo Appia 
giudice di pace a La Torre. 

Copiato dai « Memorabilia » dello stesso pastore Ferd. Peyran. 

Se ne trova la minuta in Arch. Tav. XLIV, 70; come pure si trova 
il verbale dell'adunanza di Roccapiatta, XLIV, 62. Mancano però le 
firme dei pastori ed amministratori. 



A Son Excellence Lord Bentinck, Comandant en chef les forces de 
S. M. Britannique dans la Méditerannée. 

Monseigneur ! 

La population Vaudoise, si connue par ses malheurs et les bienfaits 
de la Nation Britannique, vient, dans la personne de ses députés, 
faire éclater en présence de Votre Grandeur sa vive et constante 
reconnaissance pour les faveurs du Roi et du Peuple dont il est le 
Représentant et les féliciter de l'heureuse issue qu'obtiennent enfin 
leur persévérance et leurs nobles efforts dans la longue lutte qui a 
trop longtemps affligé l'Europe. 

En bénissant ce retour prochain du bon ordre nous nous plaisons 
à assurer Votre Grandeur que nous n'avons pas dégénéré et que nous 
regardons d'avance comme glorieux et agréable de faire preuve envers 
nos Souverains de cette fidélité qui nous honore dans l'histoire et 
dont nous sommes prêts à leur donner en tout temps de nouvelles 
preuves. C'est le sentiment intime que nous en avons qui nous inspire 
une vraie confiance et, en nous recommandant à Votre Grandeur, 
nous osons la conjurer d'être notre Intercesseur auprès du Souverain 
qui sera établi sur nous afin qu'il daigne nous traiter à l'égal de 
ses autres sujets. 

Veuillez, Monseigneur, agréer avec les vœux que nous adressons 
au Très -Haut pour votre prospérité et celle de vos armes, l'assurance 
du profond respect et de l'entier dévouement avec lesquels nous avons 
l'honneur d'être de Votre Grandeur 



Les très humbles et très soumis serviteurs, les Pasteurs des Eglises 
et les Administrateurs des Communes Vaudoises 

J.N Rod. Peyran, Pasteur au Pomaret 
D.d Mondon, » de Prarustin 

Alex. Rostaing, » » Villesèche 
F.d Peyran, » » Pramol 

JosuÈ MEILLE, » à St. Jean 

P.L Goante, » à Angrogne 

D.D Monnet, » à St. Germain 

Pierre Bert, » à La Tour 

Georges Muston. » à Bobi 

F. Gay, » au Villar 
Jq. Rod. Peyran, » à Praly 

G. Malanot, administrateur de la commune 
de St. Jean 

J. Jacques L. Bert, administrateur du Val 

Balsille, aussi du Val St. Martin 
Jacques Bertalot, administrateur du Pomaré 
Daniel Parise, administrateur - Antoine 

Tourn, administrateur de Rorà 
David Gras - Ami Combe, adm. à La Tour 
Daniel Buffa, adm. - B. Vinçon, adm. de 

St. Germain 
Giahier Jacques, adm. de l'Envers Pinache 
Jahier B.my, adm. de la com. de Pramol 
Jacques Gonnet, adm. de la com. d'Envers 

Portes 

Forneron, adm. de Prarustin. 



II. 

Discorso del moderatore Peyran al Re Vittorio Emanuele I. 

Questo discorso venne letto a S. M. il Sabato 28 Maggio 1814, verso 
le ore 11 del mattino, dal pastore Jean Louis Samuel Rodolphe Peyran, 
Moderatore, accompagnato dai sigg.: D. Mondon, A. Rostaing, T. Poèt, 
B.eo Jahier e G. P. Brezzi. 

P. Bert, che lo riferisce nei suoi « Annales Historiques », scrive: « Pour 
ne pas laisser prise à de méchants commentaires, on ne laissa pas au 
roi le discours qui lui avait été lu. On craignait en effet, sans détermi- 
nation personnelle, la malveillance de quelque courtisan ». 



// discorso pertanto ci è conservato nella copia originale, letta e non 
consegnata al Re, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 

F. Peyran, nei suoi « Memorabilia », riporta il discorso, ma con 
qualche leggera variante. Una sola notevole: invece della frase « écouter 
uniquement les sentiments de son cœur vraiment Royal et Paternel » 
— leggesi: « écouter les sentiments de son cœur paternel préférablement 
à ceux que des personnes intéressées et remplies de préjugés pourraient 
chercher à lui inspirer ». 



Sire ! 

Les Vaudois, qui en tout temps ont témoigné aux glorieux ancêtres 
de Votre Majesté une fidélité inviolable, et leur ont donné des preuves 
de leur attachement et de leur obéissance, n'en ont pas eu moins 
pour leurs derniers Souverains, à l'exception peut-être d'un très petit 
nombre d'individus, dont nous ne prétendons ni justifier les procédés, 
ni caresser la mémoire. 

C'est là, Sire, un aveu qui ne nous coûte rien, que nous faisons sans 
peine, parce que nous sommes persuadés que la vérité doit l'emporter 
sur tout et être préférée à tout. Aussi, Sire, la nouvelle de l'injustice 
commise par le Directoire de France qui priva ce Pays de ses légitimes 
maîtres, fut à peine parvenue dans nos Vallées, qu'elle y excita une 
indignation générale et des regrets universels. Le Ciel vient de rendre 
Votre majesté à ses bons et fidèles sujets. Chargés par cette partie 
de vos sujets qui professent la Religion Chrétienne Protestante de 
venir présenter leurs hommages respectueux à Votre Majesté, nous 
regardons, Sire, ce jour comme le plus beau de notre vie. 

Nous avons l'honneur de La féliciter de son heureux rétablissement 
sur le trône de ses ancêtres, nous venons protester de leur fidélité et 
de leur attachement inviolable; La prier de vouloir bien, dans sa 
bonté, confirmer les concessions qui ont été faites à nos Eglises, nous 
traiter à l'égal de ses autres sujets en admettant les Vaudois à tous 
les emplois indistinctement, et écouter uniquement les sentiments 
de son cœur vraiment Royal et Paternel. Nous prions le Dieu de 
toute bonté et de toute miséricorde d'accorder à Votre Majesté, ainsi 
qu'à son auguste Epouse, des jours longs, heureux et tranquilles, 
de lui conserver sa précieuse famille et de faire passer jusqu'à la fin 
des siècles le sceptre de ce pays dans l'Auguste Maison de Savoie. 

Puissent nos vœux être exaucés de Celui qui élève et qui abaisse I 
Ils sont, Sire, bien sincères ces vœux, ils partent du cœur, Dieu nous 



IO 



en est témoin. Veuillez, Sire, agréer les profonds respects de ceux 
qui ont l'honneur d'être, Sire, de Votre Majesté 

les très humbles, fidèles et respectueux serviteurs et sujets 
Jean Rodolphe Peyran, Modérateur 
David Mondon, nommé Modérateur pour les 

affaires d'Angleterre 
Alex. Rostaing, Modérateur-adjoint 
Thomas Poët, capitaine vaudois 
Barthélémy Jahier, Lieutenant -capitaine 

vaudois 
J. P. Brezzi, propriétaire. 

Turin, le 27 May 1814. 

III. 

Memoriale al Conte Cerruti. 

Riproduciamo questo Memoriale dalla minuta stessa del Moderatore 
Peyran, quai' è conservata negli Archivi della Tavola Valdese, Carte 
Peyran. La minuta non reca data; ma il Memoriale è indubbiamente 
del Giugno 1814. 

Esistono copie manoscritte di questo Memoriale, con non poche varianti 
ma di poco conto. La Società di Storia Valdese ne possiede un mss. 
antico di qualche pregio, per quanto pieno di errori di copiatura. Da 
esso togliamo le firme, non apposte, tranne quella del Moderatore, nella 
minuta. 



A Son Excellence Monseigneur le Comte Cerutti, Ministre de Sa 
Majesté. 

Monseigneur, 

Les habitants des Vallées de Luzerne, Perouse et Saint Martin 
faisant profession de la religion Evangélique s'adressent humblement, 
mais hardiment, à Votre Excellence, sachant combien son Esprit et 
ses lumières sont supérieures aux préjugés qui dominent les ames 
vulgaires, et La supplient de vouloir bien mettre sous les } - eux de 
Sa Majesté leur gracieux Souverain, leurs très humbles et respec- 
tueuses demandes, bien persuadés qu'Elle ne trouvera pas mauvais 
que, dans un siècle éclairé, on ose demander à un Roi que tout indique 
devoir faire le bonheur de ses peuples de jouir des droits désormais 
reconnus dans toute l'Europe, droits dont ils obtiendront infailli- 



— II — 



blement la jouissance, si Votre Excellence daigne les appuier de son 
s uffrage et de son intercession auprès de Sa Majesté, dont toutes les 
dispositions paraissent être dirigées au repos, au bonheur et à la 
félicité générale de ses peuples, sans distinction de titres ni de senti- 
ments. 

i° Ces demandes sont que Sa Majesté leur accorde une entière 
liberté de conscience; 

2° Que la religion que les Vaudois professent ne soit pas un 
obstacle à leur avancement militaire et qu'ils puissent parvenir aux 
charges administratives et civiles, s'ils en sont dignes par leurs lu- 
mières et leur probité; 

3° Que dans la formation des Conseils Communaux on ait égard 
au nombre des Protestans et qu'on ne mette pas dans les Conseils 
des hommes qui n'ont ni fortune, ni principes de moralité, ni respon- 
sabilité, et qu'on n'appelle pas à remplir ces emplois des étrangers 
qui n'ont, non plus que les indigents, aucun intérêt à la cause com- 
mune ; 

4° Que Sa Majesté daigne confirmer aux Communes Vaudoises 
les biens pour l'entretien honnête de leurs Pasteurs, ou y pourvoir 
de toute autre manière qu'EUe jugera digne de sa haute sagesse; 

5° Que les Vaudois puissent établir des Ecoles sans empêchement, 
l'instruction étant absolument nécessaire aux peuples pour les péné- 
trer des sentiments de respect, d'obéissance, de soumission et de 
fidélité qu'ils doivent à leurs Souverains; 

6° Que toutes les Eglises, écoles et presbytères qu'ils ont actuel- 
lement leur soient assurés; 

7° Que les Vaudois jouissent paisiblement et sans moleste des 
biens qu'ils ont acquis hors de leurs anciennes limites et puissent en 
acquérir d'autres; 

8° Que personne ne puisse, sous aucun prétexte que ce soit, 
engager leurs enfans à changer de religion avant l'âge de discrétion, 
qu'on ne saurait fixer au-dessous de quatorze ans. Car c'est déshonorer 
la religion que d'employer ou la violence ou la suprise, que de briser 
les nœuds sacrés que la nature donne à un père sur ses enfants, que 
de se mettre en opposition et en contradiction avec la raison, que 
d'employer des moyens réprouvés par l'Evangile et les lois naturelles, 
qui nous prescrivent de ne faire à autrui ce que nous ne voudrions 
qui nous fût fait à nous-mêmes; 

9° Enfin qu'ils soient traités à l'instar des autres sujets de Sa 
Majesté, pour laquelle ils sont prêts à répandre leur sang et en faveur 
de laquelle ils combattront envers et contre tous. 



12 



Les Vaudois espèrent que Sa Majesté, instruite comme Elle l'est, 
n'ignore pas que leurs Pères reçurent le Roi Victor Amédée II, 
obligé de quitter Turin, dans leurs Vallées, lui donnèrent secours et 
assistance, qu'il demeura parmi eux jusqu'à l'approche de l'immortel 
Prince Eugène de Savoie qui fit lever le siège de Turin et délivra le 
Piémont de l'oppression des Français. Ces mêmes Vaudois avaient 
rendu à ce Prince un service signalé en faisant lever le siège de Coni 
à Monsieur de Bullonde; ils rendirent le même service à Charles 
Emanuel III, aieul de Sa Majesté, en coupant le pont de loule près 
de Coni, et ne contribuèrent pas peu à la retraite de l'Infant Don 
Philippe et du Prince de Conti; aussi ce Grand Roi, juste appréciateur 
du mérite, appelait -il nos Pères « ses braves et fidèles Vaudois ». 

Agréez, Monseigneur, les assurances du profond respect avec lequel 
nous avons l'honneur d'être 

De Votre Excellence, les très humbles et respectueux serviteurs, 

les Députés des Vaudois 

Jean Rodolphe Peyran, Modérateur et Mi- 
nistre au Pomaret 

Alexandre Rostain, secrétaire pasteur à Vil- 
les èc he 

David Mondon, nommé modérateur pour les 
affaires d'Angleterre, pasteur à Prarustin 

J. Pierre Bres 

Thomas Poët, capitaine vaudois 
Barthélémy Jahier, capitaine vaudois. 



IV. 

Lettera del V. Intendente al Moderatore 
riguardo ai « beni nazionali ». 

L'originale si trova all'Archivio della Tavola Valdese, XLIV, 63. 



A Monsieur Rodolphe Peyran, Modérateur, 

Pomaré. 

p. expré. 

Monsieur, 

Il buon credito che lascia conoscere il Suo personale non mi permette 
di farle giuridicamente intimare il verbale, e decreto lasciato dall'Ili. mo 
Sig.r Intend.e della Città e Provincia di Pinerolo, relativo ai più 
pressanti Superiori ordini, che sono pervenuti, onde senza dilazione 



— 13 — 



venga S. M. e chi per esso reintegrato delle proprietà dei beni, chiese 
e rendite fisse delle parochie delle Valli di Luserna, S. Martino od 
Inverso Perosa concessi della casa detta dell'ospizio sita in questa 
città, che con l'indegno decreto della Commissione esecutiva di data 
19 g.bre 1800 furono gli abitanti delle Valli investiti; (non avendo 
coraggio di servirmi delle espressioni, che contengono detto decreto, 
e che diedero luogo al possesso, e Goldita di tutti li sudivisati oggetti 
a favore delli Sig.ri Valdesi), di qual possesso dovendo in oggi spo- 
gliarsene, previa un'esatta descrizione, e stato da farsene dal Sig. 
Misuratore Colombino perito d'ufficio eletto in contradittorio, o 
contumacia de' Sig.ri Moderator] a cui fù col citato decreto con- 
cessa l'amministrazione per convertirne le rendite nelli usi in esso 
spiegati, mi faccio perciò un piacere nel tempo, che le significo li 
superiori ordini ricevuti dall'Ill.mo Sig.r Intend.e della Città e Pro- 
vincia, di renderlo partecipe, che quest'oggi s'incomincerà la forma- 
zione delle testimoniali di Stato dei beni, che compongono la cascina 
detta La Lombarda sul luogo del luogo della quale devo trasferirmi 
nella qualità di V.e Intend.e della Città e Provincia delegato di 
compagnia del d.o Sig.r Misuratore Colombino, del Regio Economo 
Deputato e, del Seg.ro del preced.e uff.o, vorrei bene, che V. S. potesse 
ritrovarsi affine di darle visione delle operazioni che si faranno, ed 
indi di buon accordo sottoscrivere l'atto di descrizione de' beni, che 
verrà da lui d.o formato, prevenendolo che le più rigorose inibizioni 
lasciate si sono col decreto dal giorno di jeri contro li Sig.ri Moderatori, 
amministratori, o chiunque altro d'ingerirsi ulteriormente nell'am- 
ministraz.e di d.i beni, case, rendite, e chiese. 

In caso poi, che ella non potesse presentarsi quest'oggi lo prevengo, 
che dovendosi l'ufficio trasferirsi ben presto a questa volta del Pomaré 
per la continuaz.e delle operazioni, in quel tempo le sarà presentato 
l'operato in quest'oggi per essere da lei signato. 

Godo di quest'opportunità per avere la sodisf azione di farmi 
conoscere, e dichiararmi con predestinta stima 

Monsieur, 

Pinerolo, li tre Giuguo 1814. 

Dev.mo obb.mo S.e 
Avv.o Comino, V.e Inted.e 



— i 4 — 



V. 

Risposta del Moderatore al V. Intendente 
riguardo ai «beni nazionali». 

Dalla minuta, trascritta senza le abbreviazioni, quale trovasi di pugno 
del Peyran sul secondo foglio bianco della lettera stessa del V. Intendente, 
in Arch. Tav. Vald., XLIV, 64. 

Non reca data, ma fu certo scritta a volta di corriere. 



A M.r l'Avocat Cornino, Vice Intend.t, 

Je dois avant tout, M.r, vous remercier de la manière obligeante 
dont vous en usez envers moi en me communiquant si obligeamment 
les ordres de S. M., pour la restitution à faire à M.rs les Curés des 
Vallées de Luzerne, Pérouse, et S.t Martin, des biens qui avaient 
été affectés aux Communes Vaudoises pour l'entretien des Ministres. 
Je n'étais pas Modérateur en ce temps là, c'était M.r G. Je témoignai 
toute la répugnance possible pour l'acceptation de ces biens, ce que 
je pourrais justifier par le Registre de mes lettres ; mais comme je 
ne veux pas m'innocenter au préjudice de qui que ce soit, que j'ai 
toujours taché d'en user bien envers tout le monde, sans m'embarasser 
dans aucune affaire politique, j'ai sujet d'attendre qu'on en usera 
bien envers moi, et suis et serai toujours disposé à obéir à qui a le 
pouvoir en main. Mon attachement pour la cause de S. M., attache- 
ment qui ne s'est jamais démenti un seul instant et qui m'a soumis, 
quoique le plus ancien Ministre des Vallées, à devenir assujetti à 
des jeunes gens qui avaient été mes disciples et qui, si je ne me 
flatte, m'étaient bien inférieurs à bien des égards, parle bien haute- 
ment en ma faveur et fait connaître mieux que je ne pourrais le faire 
quelle idée on avait de moi et de mes sentiments. 

Vous pouvez, M.r, être persuadé que ni moi ni personne n'ont eu 
ni n'auront jamais aucune intention de s'opposer aux ordres de S. M., 
qu'ils seront tous reçus parmi nous avec le plus profond respect. 

Veuillez bien agréer l'assurance des sentiments d'estime et de 
respect avec lesquels j'ai l'honneur d'être, Monsieur, 

Votre très humble et obligé Serviteur 

J.n Rod. Peyran. 



— 15 — 



VMX. 

Decreti del R. Intendente di Pinerolo 

riguardo ai « beni nazionali ». 

In Archivio Provinciale di Pinerolo, cat. Ili, sez. XI, art. 6: « Regi- 
stro Decreti e provvidenze, ecc. ». Il i° decreto riportato nel registro è il 
seguente: 

Villar Pellice, 1814. C 30 mag° 

In piè di suplica presentatane a quest'ufi 0 di R. Intendenza dalli 
sig.ri Gastaldi Bartolomeo e Gerlero Giacomo parroco e vicario della 
Parochia del Villar Luserna 
V° esiste il seg.te decreto. 

Nel mentre che s'attendono le Reg.e Providenze sul contenuto nella 
presente, si richiede il sig.r Giud.e... del luogo della Torre e manda- 
mento di lasciare inibizioni alli sig.ri Vertù e Brezzi ivi menzionati 
e a chiunque altro che possa avere ingerenza nei beni di cui si tratta 
sia a titolo di proprietà che in goldita di nulla trasportare ma bensì 
il tutto far mettere sotto fermo e sicuro sequestro sino a che venghi 
altrimenti da quest'ufi 0 ordinato a pena d'essere contabile in proprio, 
richiedendo il pref 0 sig.r Giud.e per la pronta esecuz.e del presente 
e di renderne riscontrato quest'ufficio dell'operato. 

Dovrebbe seguire il decreto del 2 Giugno 1814, col quale, come poi 
risulta da decreto successivo, « in esecuzione delli ordini superiori, 
furono dichiarati li sig.ri Moderatori Valdesi dimessi dall'ammini- 
strazione e goldita, ecc. » dei « beni nazionali » ; ma questo decreto non 
appare nella raccolta ufficiale. Come tutti i provvedimenti più odiosi 
e ingiustificati contro i Valdesi, venne mantenuto secreto. 

* 

* * 

Brezzi Al piede di rappresentanza delli affitta voli de' beni e 

e Vertù redditi stati affetti ai Pastori Valdesi in data 3 giugno, 
hawi il Decreto seg.te 
V° Siccome le operazioni alle quali il giudice ordinario di Torre 
procedette sono inerenti ad un decreto di quest'Uffizio non si può 
prendere per ora alcuna determinazione in contrario ; non potendo 
d'altronde che osservare dalli sig.ri petenti che non potevano abbat- 



— i6 — 



tere alcuna sorta d'alberi ne recidere dei boschi senza la previa legale 
autorizzazione di cui non hanno fatta constare. 

Pinerolo, li 4 giugno 1814. 

Sott° TEGAS, Reg.te. 

Pinerolo V. il decreto lasciato da quest'ufficio sotto li due 

Economato corrente col quale in esecuzione delli ordini superiori 
Regio furono dichiarati li sig.ri Moderatori Valdesi dimessi 

dall'Amministrazione e goldita delle Chiese, case, beni 
e rendite accordatili coi decreti della Commissione esecutiva del 
Piemonte,, de' quali se n'è ordinata un esatta descrizione, stato e 
rilevanza delle degradazioni commesse, quale è già da più giorni che 
si è intrapresa, e siccome in oggi è venuto a notizia dell'ufficio, che 
non ostante il prescritto del precitato decreto li s.ri Giò. Pietro Brezzi 
e Carlo Enrico Vertu abitanti nel luogo della Torre, sedicenti affit- 
tavoli, ed agenti de' Sig.ri Moderatori ed in disprezzo de' Superiori, 
si permettono d'appropriarsi di diversi oggetti, che dipendono dai 
beni, di cui ne fù tolta l'amministrazione a detti sig.ri Moderator] 
perceverne frutti, ed atterrare alberi; essendo d'interesse di S. M. 
d'intimare alli sudetti, che non solamente li sig.ri Moderatori di d.e 
Valli, ma loro stessi sono inibiti come li inibiamo d'avere d'or in 
avanti la menoma ingerenza ne' beni suddetti, ma che più saranno 
contabili in proprio di tutte le indebite appropriazioni e degradazioni 
che si riconosceranno occorse, nottifìcando loro la deputazione e 
nomina di Regio Economo nella persona del Sig r Giuseppe Salvaj 
che a nome di S. M. ne prenderà l'interinale possesso ed ammini- 
strazione, mandando il presente intimarsi alli sud.i S.ri Brezzi e 
Vertù ad esclusione d'ignoranza, e per quelle ulteriori provid.e che 
si richiederanno. 

Pinerolo, li 7 giugno 181 (. 

sot. TEGAS, Reg.te. 

• * 

Brezzi e Vertu In piò di supplica delli Sig.ri Brezzi e Vertù 

della Torre come affittavoli de' Beni accordati a' Valdesi. 

Siegue il qui sottoscritto Decreto. 
V° Qualunque sia la convenzione che sia seguita colla Scrittura di 
capitulazione stipulatasi fra li Sig.ri ricorrenti e li Sig.ri Pastori Val- 
desi unita al ricorso delli Sig.ri Brezzi e Vertù, questa non potrà mai 
fornire alli medesimi un dritto valevole ad autorizzarli a divenire 
alle quasi generali degradazioni e dilapidazioni seguite attorno ai 



— 17 — 



Beni ed effetti di cui si tratta risultanti già a questo ufficio dalle 
testimoniali di Stato, a quali si è fatto giudicialmente procedere in 
conseguenza del possesso di detti beni, che dipendentemente agli 
ordini Superiori ha preso questo uff" ; per il che ben lungi dal rivocare 
le inibizioni già lasciate sotto li 7 scorso mese le medesime anzi 
confermando sotto le stesse pene già ivi cominate, e di maggiori 
ancora bisognando, l'uff° non è per ora in grado di poter aderire alla 
chiesta continuazione nell'affittamento di d.ti beni, e tantomeno 
nella percezione dei fìtti, e redditi arretrati sino avute le Superiori 
deliberazioni, che terminate le operazioni che li sono state prescritte 
per tutti li sud. ti beni, si riserva di curare, ed in seguito mandare in 
esecuzione. 

Siccome poi non autorizzato per ora ne per la discussione dei 
narrati averi - ne tanto meno per entrare nel merito delle ragioni 
che potranno compettere alli signori ricorrenti verso li Sig.ri Pastori 
Valdesi, che loro hanno concesso in affitto li summenzionati beni, non 
è perciò neppure nel caso di dare a tale riguardo veruna previdenza. 

Plnerolo, li s mo Luglio 1814. 

Sott° TEGAS. Reg.te. 

X. 

Lettera del Conte Serra, riguardo ai « beni nazionali ». 

S. E. il Ministro delle Finanze riceve, il 5 Luglio 181 4, i pastori 
Meille e Beri; i quali gl' inviano in seguito un memoriale, riguardo ai 
« beni nazionali ». 77 Conte Serra rispose con la seguente lettera, che 
trascriviamo da copia inviata dal Meille al Mod. Peyran. 

Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 



M. M. Jusqu'il soit autrement pourvu aux moyens de votre subsis- 
tance, vous jouirez librement, Messieurs, des revenus qui, quoique 
au préjudice des Vicaires Catholiques, vous ont été assignés. Sur 
votre placet, je veux bien croire qu'une grande partie des dégâts ont 
été causés plus par négligence et inexpérience d'administration que 
par malice. 

J'ai l'honneur d,'être avec une considération très distinguée 
M. M. V. tr. h. et tr. ob. S.r 

Louis Serra. 

Turin, le 27 Juillet 1B14. 

La Tour, Vallée de Lusern». 
Messieurs Meille et Bert, Pasteurs Vaudois. 



— i8 — 



XI. 

Lettera del Ministro dell'Interno al Vescovo di Saluzzo 
riguardo ai « beni nazionali ». 

Dal minutario della Secreteria di Stato per l'Interno, in Arch. St. 
Torino, Piemonte - Ecclesiastici - Da Maggio 1814 a tutto Giugno 1816. 



18 Luglio 1814: Mons. Vescovo di Saluzzo. 

È noto a questa R a Segret. a di Stato il Decreto della Commissione 
Esecutiva, che assegnò ai Valdesi a titolo però di semplice ammini- 
strazione alcuni beni, che servivano di congrua ad alcuni Parochi e 
Vicarj della soppressa Diocesi di Pinerolo, ed assieme la stessa chiesa 
destinata al servizio di quella Parocchia. 

Non è certamente intenzione di S. M. di privare i Parochi delle 
loro congrue per farle godere ai ministri de' Protestanti; motivo per 
cui nell'essersi ordinata la pronta dismissione degli edifizj già destinati 
al culto cattolico, che erano posseduti da quei pretesi Riformati, si 
sono ad un tempo prese delle misure conservatorie rispetto ai beni. 

Ma nel prendere in ordine ai medesimi una definitiva determina- 
zione, vuoisi procedere con prudenza, e con cognizione di causa, per 
evitare ogni sconcerto, e non pregiudicare alle volte il diritto de' terzi. 

Può V. S. 111. ma e Rever.ma esser persuasa, che le provvidenze 
che si daranno saranno principalmente inspirate dallo spirito di 
Religione, e dal riflesso del conseguente maggior bene che ne ridonda 
al pubblico col promuoverla. 

Sotto questi rapporti mi farebbe Ella cosa grata, qualora chiamati 
a sè quei Parochi, che crederà più informati, e capaci, facesse estendere 
un ben esatto ragguaglio di quanto sia succeduto sotto il passato 
governo a danno di nostra santa Religione, ed a vantaggio de' Valdesi, 
dei guasti da questi cagionati ai beni già Parocchiali, come si sieno 
quelli dilatati di Territorio; in qual modo venga attualmente provvisto 
all'amministrazione de' sacramenti ed all'esercizio della Religione 
per i cattolici confinanti con quelle Valli, e se sia necessario lo rista- 
bilimento delle Parocchie o Vicarie soppresse o l'erezione di nuove, 
e come si possa provvedere alla loro congrua. 

I,o sperimentato di lei zelo per il bene spirituale dei suoi Diocesani, 
non mi lascia luogo a dubitare che sarà Ella per procurarmi le sovra 
chieste notizie, affinchè possa farne uso all'occorrenza. 

Mi pregio intanto 



— 19 — 



XII. 

Lettera del Ministro dell'Interno 
al Reggente l'Intendenza di Pinerolo, riguardo ai «beni nazionali». 

Dal minutario della Secreteria di Stato, ut supra. 

Questa lettera, come la precedente, indurrebbe a ritenere che il Mi- 
nistro, male informato della questione, reputasse proprio in buona 
fede che i « beni nazionali » fossero stati ceduti « a titolo però di sem- 
plice amministrazione »; notevole è poi la sua perfetta ignoranza donde 
sia spiccato « l'ordine superiore » di cui fa cenno il decreto Intenden- 
ziale di spossessamento. Sembra che al fatto rimanesse dapprima estraneo 
il Ministro e che il Re direttamente trattasse coli' Intendente di Pinerolo. 



io Agosto 1814: Sig.r Reggente l'Intendenza di Pinerolo. 

I beni già spettanti ad alcune Parrocchie o Vicarie di codesta Pro- 
vincia, stati nel 1801 ceduti in amministrazione ai Ministri de' Valdesi, 
formarono il soggetto di varie diverse provvidenze emanate da V. S. 
111. ma e daranno forse luogo ad altre superiori disposizioni, motivo 
per cui debbo incaricarla a darne una esatta informativa su quanto 
segue : 

D'onde sia spiccato l'ordine superiore di cui fa cenno il primo 
decreto di codesto suo ufficio portante lo spossessamento degli affit- 
tavoli dei beni sudetti; 

Se e quando e per ordine di chi siano li detti amttavoli stati rein- 
tegrati nel possesso de' beni da essi presi in affitto; 

Quale sia la qualità, quantità e situazione de' beni compresi in 
detto affittamento, ed il loro verosimile reddito; 

Quale sia l'annuo fitto che per detti beni attualmente si corrisponde ; 
se ed a chi sia stato pagato il semestre scaduto con tutto lo scorso 
giugno e per quanto tempo sia ancora progressivo l'affittamento ; 

A quali Parrocchie o Vicarie fossero detti beni affetti prima del 1801 ; 

Quale fosse l'estenzione in ragione di popolazione delle suddette 
Parrocchie o Vicarie; 

Se queste dopo la cessione fatta ai Valdesi dei beni di cui godevano, 
siano state dotate con altri beni o con qualche particolare assegna- 
mento ; 

A quale Parrocchia sia stata aggregata quella parte di popolo che 
veniva amministrata nello spirituale dalle Parrocchie o Vicarie state 
come sovra private della loro congrua e quale sia l'attuale circoscri- 



20 



zione delle Parrocchie in quelle parti in cui vennero soppresse le 
antiche Parrocchie o Vicarie; 

Se e quali siano i motivi tratti dalla località, che possano rendere 
necessario ed utile il ristabilimento di dette Parrocchie o Vicarie; 

Quali pregiudizii ne siano avvenuti al Culto cattolico per fatto 
de' Valdesi nei trascorsi disastrosi tempi. 

Le raccomando la maggior esattezza e precisione nel darmi i sovra 
chiesti riscontri come quelli che devono manudurre ad una bene 
intesa provvidenza diretta a far cessare i molti reclami che pervennero 
a questa Regia Segreteria di Stato per parte di quelli che trovansi 
ad avere in ordine ai beni sudetti il rispettivo loro interesse, e a dare 
a questi stessi beni quella destinazione che meglio si confaccia al 
pubblico bene. 

In attenzione di riscontro con quella sollecitudine compatibile colla 
importanza della appoggiatale incombenza, mi pregio, ecc. 

XIII. 

Lettera del Moderatore-Aggiunto Bert al Moderatore Peyran. 

Originale in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 



Monsieur et très honoré Frère ! 

J'ai reçu hier de la part de nos Fermiers MM. Brezzi et Vertu 
l'incluse que je vous renvoyé comme à la personne la plus qualifiée 
pour y répondre. Comme il s'agit de nos intérêts communs et que 
tout délai tournerait à notre préjudice, je m'assure que vous voudrez 
bien prendre la peine de convoquer la réunion proposée avec les 
mesures de précautions requises. Si vous jugez à propos de m'adresser 
votre réponse pour nos Fermiers, je me ferai un devoir de la leur 
faire passer: je vous offrirais le même service pour communiquer à 
nos Confrères le jour et le lieu que vous désignerez, s'il n'était pas 
désormais naturel que le Modérateur et son Adjoint reprissent leurs 
anciennes relations. Tout ce que je me permettrai d'observer c'est 
que le 25 cour.t étant jour de foire à Luserne, cela dérangerait peut- 
être plusieurs d'entre nous, si la convocation projettée coïncidait 
avec ce jour-là. 

Veuillez agréer, Monsieur, l'assurance de ma parfaite considération. 

Votre tr. h. et ob. servit, et f. en J. C. 
P. Bert. 

I,n Tour, le 16 Août 18 14. 



21 



XIV. 

RR. Patenti del 30 Settembre 1814. 

« Patenti, colle quali V. M.tà commette all'Intendente della Città 
e Provincia di Pinerolo, acciò, constandogli sommariamente in legit- 
timo contradditorio degl'Interessati della dilapidazione de' boschi, 
delle vigne e dell'atterramento delle piante nei suddivisati beni, 
inibisca sotto le solite pene pecuniarie gl'affittavoli Gioanni Pietro 
Brezzi e Carlo Enrico Vertù di nulla più innovare a tale riguardo e 
di ritenere intanto a loro mani il fitto del corrente semestre, colle 
altre provvidenze e disposizioni come avanti espresse, conferendo la 
M. V. al prefato intendente per quanto sovra, suoi annessi, connessi 
e dipendenti, l'autorità necessaria ed opportuna ». 

Così vengono riassunte nel foglio originale, con bollo, quale trovasi in 
Arch. Prov. Pinerolo, Cat. Ili, sez. IV, fase. 40. 

È da notarsi conte la frase iniziale delle Patenti, in questo foglio 
originale, porti una lunga raschiatura, con evidente correzione. « Con 
decreto delli 18 obre 1800 »: l'o di « Decreto » e la susseguente data 
sono scritti sopra la raschiatura. Riscontrando poi questa frase del 
foglio originale con la copia contenuta nei « Terzi », all' Archivio di St. 
Torino, si legge con sorpresa: « Con Decreto (l'o di Decreto corretto a 
penna in i) del 1800... ». Ci troviamo qui evidentemente in presenza di 
manipolazioni poco degne, per colorire la finzione, di cui parlammo 
nel testo, della concessione in godimento e non in proprietà dei « beni 
nazionali ». A questo scopo non citansi i due decreti di concessione, sì 
bene solo il decreto del 19 gbre 1800 (che per errore dicesi qui del 18 gbre 
1800), tacendosi dell'altro integratore del 3 gennaio 1801, nonché del 
Decreto Imperiale 25 Thermidor an 13, con cui Napoleone I li aveva 
convalidati. 

Invano si ricercano queste RR. Patenti nelle Raccolte pubblicate del 
Regno Sardo. 

Ne esiste una copia mss. agli Arch. Tav. Vald., XLIV, 65 — all'indi- 
rizzo di M.r P. Bert P.r — probabilmente trasmessagli dall'Intendenza 
di Pinerolo e fatta sull'originale a questa inviato. 



VITTORIO EMANUELE 
Per Grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusa- 
lemme, Duca di Savoja, Principe di Piemonte. 

Con decreto delli 18 çbre 1800 di coloro cui era affidato il Governo 
del Piemonte, si sono ridotte a ben piccolo numero le Parocchie e 



22 



Vicarie stabilite già nelle Valli di S. Martino, Luzetna ed Inverso 
Porte e spogliati i rispettivi Parochi e Vicarj de' beni e rendite fissi 
che vi erano annessi a quelle Chiese, vennero li medesimi e così pure 
la Casa dell'Ospizio dei catecumeni situata nella città di Pinerolo 
posti sotto l'Amministrazione de' Moderatori Valdesi, i quali poi 
con Scrittura delli 5 Febbraio 1807 avrebbero dati tali beni in affit- 
tamento generale. 

Siamo ora informati de' gravissimi pregiudizi che da tali provvi- 
denze ne risultarono in quelle Valli in disdoro della santa Religione 
ed in danno spirituale di quei fedeli nostri sudditi cattolici non meno 
che de' considerevoli guasti cagionati alle Chiese, case e beni delle 
medesime Parrochie e Vicarie. 

E premurosi per ciò noi di veder ristabilite le anzidette Parrochie e 
Vicarie, di ridonare a quelle Chiese l'antico decoro, ond'abbia colà a 
rifiorire la vera Religione e di provvedere perchè i rispettivi Parrochi 
e Vicarj vengano rimessi alla godita de' loro beni giusta il piano che 
ce ne verrà rassegnato — abbiamo stimato di dare intanto alcune 
provvidenze nella vista di riparare ad ogn'ulteriore danno e guasto 
a' summenzionati beni. Epperò colle presenti di nostra certa scienza 
Regia Autorità, ed avuto il parere del nostro Consiglio commettiamo 
all'Intendente della Città e Provincia nostra di Pinerolo acciò, con- 
standogli sommariamente in legittimo contradditorio degli interessati, 
della dilapidazione dei boschi e delle vigne e dell'atterramento delle 
piante, inibisca sotto le solite pene pecuniarie gl'affittavoli Gioanni 
Pietro Brezzi e Carlo Enrico Vertù di nulla più innovare a tale riguardo 
e di ritenere intanto a loro mani il fitto del corrente semestre, con 
deputare ove d'uopo un Economo ai beni ed effetti già ceduti in ammi- 
nistrazione ai Moderatori Valdesi, il quale ne faccia seguire la coltura e 
ne ritiri* i frutti, per cautela di chi di ragione, conferendogli noi per 
quanto sovra, suoi annessi e connessi e dipendenti, l'autorità neces- 
saria ed opportuna, che tale è nostra mente. 

Dato in Torino li trenta del mese di Settembre, l'anno del Signore 
milleottocentoquattordici, del Regno nostro decimo terzo. 

segnato V. Emanuele. 

V. Pateri 

V. Adami, per controllo generale 
V. Serra. 

Vidua 

Reg.° a cont.llo generale li 5 8bre 181.4. 
Reg.° i° Delegazioni a C.te 19. 



— 23 — 



XV. 

Citazione degli amministratori dei « beni nazionali » 

a comparire nanti all' Intendente di Pinerolo. 

Esistono due copie mss. di questa citazione, in Arch. Tav. Vald., 
XLIV, 59 e 66. 



Noi, Alessandro Conte Crotti di Costigliole, Intendente per S. M. 
della Città e Provincia di Pinerolo. 

Visto le Regie Patenti in data delli trenta Settembre scorso, colle 
quali S. M. ci commette acciò, constandoci sommariamente in legit- 
timo contraddittorio degli interessati, della dilapidazione de' boschi, 
delle vigne, e dell'atterramento delle piante, e delle altre degradazioni 
ch'ebbero luogo ne' beni, e case, che, con Decreto delli 18 obïe 1800, 
di coloro, cui era affidato il Governo del Piemonte, vennero posti 
sotto l'amministrazione de' Moderatori Valdesi, inibiamo, sotto le 
solite pene pecuniarie, gli affittavoli generali de' medesimi Gio. Pietro 
Brezzi, e Carlo Enrico Vertù, di nulla più innovare a tale riguardo, 
e di ritenere intanto il fitto del corrente Semestre, colle altre provvi- 
denze e disposizioni ivi enunciate. 

Visto la lettera di S. E. il Sig.r conte Vidua, Reggente la Segretaria 
di Stato per gli affari interni in data delli tre 8bre scaduto. • 

Visto li testimoniali di Stato di dette degradazioni, cominciati li 
tre Giugno e terminati con atto delli 7 Luglio mesi ultimi scorsi. 

Visto il decreto di quest'Ufficio in data delli nove corrente intimato 
li dieci, portante inibizione alli predetti Sig.ri Brezzi e Vertù di pagare 
ahi Signori Moderatori Valdesi il corrente Semestre de' beni, e redditi 
da loro come sopra affidati. 

Considerando ch'egli è urgente di regolarizzare tutte le misure 
provvisorie, prese dall'Uffizio di quest'Intendenza su d'un tale 
oggetto, e prima che le disposizioni delle medesime Regie Patenti 
fossero conosciute, e di dare pronta esecuzione ai Sovrani comandi. 

Abbiamo perciò determinato di mandare ad ingiungere, come colle 
presenti s'ingiungono, non tanto li sovra nominati Signori Brezzi e 
Vertù, in loro qualità d'affittavoli Generali de' beni e redditi di cui 
s'agisce, quant'anche li Signori Davide Mondone, Alessandro Rostaing, 
Pietro Bert, Ferdinand Peyran, e Giosuè Meille, nelle rispettive loro 
qualità, cioè, li tre primi, come presidenti delle Chiese concistoriali 
il primo di Prarostino, il secondo di Villasecca ed il terzo di Torre, il 
quarto come agente ed il quinto come Ricevidore, pagatore, formanti 



— 24 — 



nel cessato Governo l'amministrazione particolare de' redditi e beni 
suddetti, e li nuovi Amministratori nella persona del Sig.r Gioanni 
Rodolfo Peyran di Pomaretto, moderatore attuale delle Valli, a 
comparire tutti personalmente, o mediante persona legittima, nante 
di noi, e nell'Ufficio nostro d'Intendenza a Pinerolo, mercoledi venti 
tre del corrente mese di novembre, ore otto trancia del mattino, per 
ivi, previa visione delle testimoniali di Stato, a' quali già si è proceduto 
nelli mesi di Giugno e Luglio ultimi, riconoscere li guasti ivi enunciati, 
dare le loro osservazioni, onde poter rapportarsi alli medesimi, o 
procedere sulle di loro istanze a di nuovi testimoniali di Stato in 
legittimo contraddittorio, si, e come sarà ulteriormente da noi giudi- 
cato per l'esecuzione del prescritto dalle sovra enunciate Regie Patenti 
ed il tutto sotto le solite comminazioni. 

Dat. Pinerolo li quattordici Novembre mille otto cento quattordici. 

Sottoscritti all'originale Grotti Intend.e e manualmente come infra 
p.r copia conforme 

Aixiaudi seg.ro. 

XVI. 

Informativa dell'Intendente Conte Crotti al Ministro Conte Vidua 
riguardo ai « beni nazionali ». 

Esistono varie copie di questa « Informativa », in Arch. Prov. Pine- 
rolo, Cat. Ili, Sez. IV, fase. i° e 40 0 . Riproduciamo la copia del fase. i°, 
che ha un' aggiunta marginale con data e firma di pugno del Crotti stesso. 
Non sfuggirà a nessun lettore l'importanza del documento, quale rias- 
sunto completo, oggettivo ed imparziale delle lunghe peripezie della 
quistione dei « beni nazionali >>, fino al 16 Gennaio i3is. 



Informativa. Con Regie Patenti delli 30 7bre u. s. S. M. conscia 

de' guasti e deterioramenti stati commessi ne' beni 
e case già spettanti alle soppresse parrochie delle Valli di S. Martino, 
Luserna e Perosa stati posti sotto l'amministrazione de' Moderatori 
Valdesi da coloro cui venne nel tempo affidato il Governo del Pie- 
monte, si degnò di commettere a quest'Ufi 0 di Regia Intendenza, 
acciò constandoli sommariamente in legittimo contraddittorio degli 
interessati della dilapidazione de Boschi, delle Vigne, dell'atterra- 
mento delle piante e delle altre degradazioni che ebbero luogo in 
detti beni e case inibisse gli a flit tavoli Gio. Pietro Brezzi e Carlo 



— 25 — 



Enrico Vertu di nulla più innovare a tale riguardo, e di ritenere 
intanto a loro mani il fitto dell'allora corrente semestre, con deputare 
ove d'uopo un Economo ai beni predetti. 

Dovendo ora ragguagliare l'È. V. di quanto si è da me operato 
in dipendenza delle precitate Regie Patenti, per procedere con ordine, 
ed offrire a di lei occhi un quadro esatto, e dettagliato di tali opera- 
zioni devo premettere le disposizioni emanate dal mio Predecessore, 
e successivamente riferire quelle date da me stesso per tale oggetto. 

Prima che emanassero le succennate Regie Patenti si è proceduto 
a testimoniali di stato delle case e beni stati posti come sovra sotto 
l'amministrazione de' Moderatori Valdesi, dal Sig.r Vice Intendente 
Cornino colla sompzione d'un Perito stato d'Uff" eletto, e con inter- 
vento del sig. Salvay R° Economo, stato deputato ai detti beni. 

Queste testimoniali vennero cominciate li tre Giugno, e terminate 
colli 7 Luglio mesi ultimi scorsi, e da esse risulterebbe di considerevoli 
guasti e degradazioni commessi attorno a dette fabbriche e beni, e 
segnatamente della degradazione delle case, dello spopolamento delle 
viti, e dell'abbattimento di un numero considerevole d'alberi, sì cedui 
che d'alto fusto ed anche fruttiferi. 

Con Decreto di detto Sig.r Vice Intendente delli 9 obre ultimo, si 
sono detti affittavo»' Brezzi e Veitu inibiti di nulla più innovare ed 
ingerirsi ne' beni e redditi già appartenenti alle parrocchie sud 6 e 
di ritenere intanto a loro mani il fitto dell'allora corrente semestre 
sotto pena di reiterato pagamento. 

Tale si era lo stato di quest'affare all'epoca, in cui assunsi l'esercizio 
di questa Regia Intendenza. 

Avendo io immantinente preso ad occuparmi di così grave oggetto, 
e procurato di penetrarmi il più che mi fosse possibile dello spirito 
delle Sovrane provvidenze, ed istruzioni analoghe di V. E., le mie 
prime cure furono rivolte ad eseguire quella parte di esse, che non 
dando luogo a discussioni giuridiche sarebbe riescita di più facile 
e pronta esecuzione. 

Per tale oggetto cominciai dall'ordinare al Moderatore Peyran, 
come esercente la supremazia sovra gli altri Presidenti delle Chiese 
concistoriali, di fare chiudere li Templi nuovamente costrutti fuori 
de' limiti fissati dai Regj Editti, e venni in seguito riscontrato dal 
medesimo essersi eseguita una tale misura; quindi con mio Decreto 
delli 14 gbre ho assegnati li Presidenti delle Chiese Concistoriali delle 
Valli, ed altri agenti incaricati dell'amministrazione de' beni, non 
meno che gli affittavoli predetti, a comparire nanti di me a giorno 
ed ora certi per ivi fare quelle eccezioni ed osservazioni che avrebbero 



— 26 — 



creduto del loro interesse sulle succennate Testimoniali di Stato, e 
nel tempo stesso ho inibiti di nuovo gli affittavoli Brezzi e Vertu di 
nulla innovare in detti beni, e di ritenere intanto a loro mani il 
semestre fitto allora corrente; e qui devo fare osservare all'È. V., 
che se ho ristretto tale inibizione ne' termini suddetti di nulla innovare 
ne' mentovati beni, egli è perchè ho posto mente che a tanto appunto 
si limitarono le attribuzioni statemi conferte colle citate Regie 
Patenti, e che estendendo più oltre tale inibizione col proibire gli 
affittavoli d'ingerirsi ne' beni avrei pregiudicato la quistione della 
progressività dell'affittamento, che dalla lettera di V. E. che accom- 
pagnava le succitate Regie Patenti rillevai doversi portare nanti il 
Tribunale competente. 

Comparsi li suddetti amministratori, ed affittavoli nel giorno della 
lasciata monizione, cioè li 23 obre ultimo, si eccepì dai medesimi non 
potersi avere nessun riguardo alle mentovate testimoniali per essere 
seguite senza il loro legittimo contraddittorio, e per essere inesatte, 
mancanti, ed imperfette, e si fecce instanza, acciò si procedesse a 
nuove testimoniali di Stato col loro intervento per mezzo di un Perito 
da eleggersi d'uff 0 . 

A tale Instanza si oppose aal sig.r Economo Salvaj nel successivo 
contraddittorio delli 28 obre sudd°, a motivo che una tale operazione 
restasse inutile per l'oggetto, di cui nelle Regie Patenti, per essersi 
già da quest'Uffizio date le necessarie provvidenze col succennato 
Decreto delli 9 gbre, e si fece instanza rimettersi le parti nanti la 
R a Camera de' Conti a cui spettasse la cognizione di tale affare; 
ma per dare, almeno in parte esecuzione alle Regie Patenti in via 
economica, ho dovuto lasciare altra monizione alle parti per li 15 
Xbre ultimo, quale in seguito alla lettera di V. E. del primo stesso 
mese, con cui mi accennava di abbreviare detto termine attesa 
l'urgenza dell'affare, si era da me fissata per li 10 Xbre sud°, ma sulla 
instanza de' Moderatori ed affittavoli, che mi chiesero una competente 
dilazione per procurarsi li titoli e documenti necessari, ho dovuto 
di nuovo quella prolongare, sino alli venti tre; in qual giorno, essendo 
comparsi in persona del loro Procuratore, si è da questo presentata 
una memoria (n° 1) con cui si fecero varie rimostranze sulle contabilità 
che loro venivano ascritte. Si controvertirono li guasti e degradazioni, 
risultanti dalle Testimoniali di Stato, e si fece instanza acciò venisse 
lasciata una nuova monizione con intervento delli signori Parroci e 
Vicarj, già possessori de' beni in questione, onde mediante gli schiari- 
menti e notizie di fatto che si sarebbero dati da questi, massime sullo 
stato in cui si trovavano detti beni, e fabbriche all'Epoca in cui 



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vennero posti sotto l'amministrazione de' Moderatori Valdesi, accer- 
tare la vera contabilità che potessero aver contratta dipendentemente 
alla goldita avutane. 

Ho da principio esitato di aderire a tale instanza, per tema di 
eccedere i limiti dell'autorità confertami colle avanti enunziate Regie 
Patenti e lettere di V. E., a termini delle quali l'accertamento del- 
l'indennità dovuta alle Regie finanze per i guasti e deterioramenti 
di cui si tratta deve formare l'oggetto di una discussione giuridica 
avanti il Tribunal competente; ma ho poi riflettuto che una tale 
discussione in via amichevole non poteva che essere utile all'interesse 
delle Regie finanze, atteso che ne sarebbero scaturiti de' maggiori 
lumi e schiarimenti, atti a delucidare il fatto delle controverse degra- 
dazioni e dilapidamenti, ed ho perciò fissato il detto congresso alli 
quattro corrente, e nel tempo stesso ho richiesto detti signori Parroci 
e Vicarj a volervi intervenire, come dal processo verbale e circolare, 
di cui ho avuto l'onore di trasmettere copia a V. E. in data de' 24 
scorso Xbre. 

Il mentovato contradditorio, già più volte richiesto, ebbe final- 
mente luogo in detto giorno, quattro del corrente, sotto favorevoli 
apparenze in quest'Uff 0 per le cortesi maniere reciprocamente usatesi 
fra le parti, e continuosi nel giorno successivo, come V. E. scorgerà 
dal processo verbale, n° 2, che qui unisco. 

Da quanto viene enunciato nel medesimo, non meno che dai 
schiarimenti, e notizie che mi son procurati dai signori Parroci 
intervenuti in questa sessione, e dall'atto stesso d'affittamento è 
risultato : 

i° Che le Case già inservienti all'abitazione de' Parroci non 
vennero comprese nella locazione a favore delli Brezzi e Vertu, onde 
tali case restarono sotto l'immediata amministrazione de' Moderatori, 
quali però pretendono di non essere contabili delle degradazioni 
commesse in alcune od occorse per vetustà nelle altre, per non averle 
locate, ma lasciate sempre a disposizione de' Parroci e Vicarj, e per 
essere alcune di queste state abitate da individui che si sono intrusi 
nelle medesime senza verun titolo, il che non dovrebbe al mio senso 
esimerli dalla contabilità, perchè era obbligo de' Moderatori d'invi- 
gilare sovra dette case divenute di loro spettanza, ed impedire li 
guasti che ne derivarono. 

2 0 Che quanto al n° considerevole di piante che vennero abbat- 
tute, sì cedue che d'alto fusto e fruttifere, dolgonsi i Moderatori, 
perchè non fu indicata l'Epoca del loro abbattimento, mentre non 
farebbe stato se fosser ripartite in sette anni, e perchè non si è fatto 



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risultare essere queste piante state convertite in riparazioni a fabbriche 
rurali, vorrebbero i signori affittavoli venir esenti da ogni contabilità ; 
ma ho rillevato a questo proposito: i° che le spese di tali riparazioni 
sembrano assai esaggerate: 2 0 che nel conto presentato dagli affit- 
tavoli, si è diminuito di molto il vero valore delle piante recise a danno 
in allora de'. Moderatori, quantunque appoggiato ad un estimo de' 
Periti, e che il conto degli andati anni sia stato arrestato da tutti i 
Moderatori ed approvato per gli primi anni dal Sotto- Prefetto ; 3 0 che 
l'egregia somma ottenuta da detti affittavoli, a titolo d'indennità 
per i danni caggionati dal terremoto avrebbe potuto essere sufficente 
per far fronte alle spese di dette riparazioni, mentre venni assicurato 
dai Parroci essere tale spesa molto minore di quella risultante dalla 
nota presentata da detti affittavoli. 

3° Che la copia di piante che vennero abbattute ne' beni aggregati 
alla parrochia di S.t Gioanni, una gran parte venne impiegata dalla 
Comunità d'esso luogo nella costruzione del nuovo tempio, che a 
mente delle Regie Patenti ho fatto chiudere, per trovarsi fuori de 
limiti, onde l'indennizzazione dovuta alle Regie finanze per l'abbat- 
timento di dette piante parrebbemi dovere essere a carico d'essa 
Comunità. 

E per ultimo che il fu Sig.r Don Gerleri, forze istigato, abbia 
all'Epoca del ritorno di S. M. esaggerate le degradazioni e guasti, 
ciò che ha indotto il sig.r Reggente Tegas con Decreto de' 2 Giugno 
1814 a commettere l'avocato Cornino Vice Int.e per procedere a testi- 
moniali di Stato in contradditorio od in contumacia de' Sig.ri Mode- 
ratori; che il Delegato non ostante il tenor del Decreto non siasi 
curato di spiccare le citatorie contro di essi, nè fargli buonamente 
intervenire, previo avviso, nè di far constare a buon bisogno della 
contumacia, siasi già trovato sul luogo li tré, giorno seguente al 
Decreto ed abbia così successivamente proceduto sino alli sette Luglio, 
che furono chiuse le testimoniali di Stato, motivi per cui mi si fa alta- 
mente suonar alle orecchie l'irregolarità, ed ingiustizia di questo 
procedimento, ciò che ridonda in disdoro di quest'Ufi. 0 . 

In fatti, sarebbe stato desiderabile, che il sig.r avvocato Cornino si 
fosse attenuto al Decreto di commissione, od almeno non l'avesse 
enunciato nell'intestazione del suo verbale, che così non avrebbe 
lasciato presa a' Moderatori ed affittavoli ad intaccar l'Off. 0 di par- 
zialità, ed il sig.r Colombino Perito eletto avrebbe dovuto detagliare 
nelle degradazioni nel corpo delle Testimoniali di Stato, terminate 
li 7 Luglio 181 4, quelle anche che riguardano le parrocchiali della 
Torre e di S.t Gioanni, invece di farne solamente menzione nel riepi- 



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logo de' 16 Luglio, e portarne a capriccio l'ammontare ad egregie 
somme, cioè per quella della Torre a fr. 1 240, e per quella di S.t Gioanni 
a fr. 1230, ciò che fu modestamente rillevato da' Moderatori nella 
sessione de' 4, quantunque io avessi dovuto nel corso delle monizioni 
far moderar i termini con cui spiegavansi i Procuratori sulla condotta 
non imparziale del Perito, e sulla qualità degli informanti. 

In questo stato di cose dovendo io rassegnare il mio sentimento 
a V. E. sul risultato degli atti, e delle conferenze avute coi parroci e 
Vicarj, osservo che, non essendosi, all'Epoca in cui le fabbriche e 
beni di cui si tratta furono posti sotto l'ammiristrazione de' Mode 
ratori Valdesi, nè a quella dell' affi ttamento fattone dalli stessi Mode- 
ratori, proceduto alle Testimoniali di Stato di dette fabbriche e beni, 
e che si come quelle a cui si è proceduto dal sig.r Vice Intendente 
Cornino in data de' 3 Giugno sino alli sette Luglio successivo, non 
seguirono in legittimo contradditorio de' Moderatori ed affittavoli, 
e che sarebbe indispensabile allo stato delle cose che le degradazioni 
di cui si tratta venissero accertate tanto per mezzo di testimoni 
informati dello stato ai dette case e beni all'Epoca in cui vennero 
spogliati li rispettivi Parroci, di cui alcuni morti, altri assenti, quanto 
per mezzo di nuove testimoniali di Stato da seguire in contradditorio 
degli interessati, locchè protrarrebbe tanto a longo sia pel tempo 
da impiegarsi in questa stagione sia per quello che si perde da una 
monizione all'altra, che l'oggetto del ristabilimento de' Parroci e 
dell'organizzazione delle Parrocchie e Vicarie non potrebbe sortire 
il suo effetto per tutto il corrente anno, oltre alle egregie spese che 
questa lite seco trarrebbe, onde, ove S. M. volesse aderire al vivo 
desiderio esternato da' Parroci di venir prontamente reintegrati nel 
possesso de' beni di cui vennero spogliati, io avrei già preparata la 
via nelle passate sessioni, con far sentire a questi affittavoli che 
avrebbero dovuto di buona grazia devenire alla resiliazione dell'affit- 
tamento a partire dal S.t Martino u. s. delle case e beni appartenenti 
ai Parroci, ed ai Moderatori Valdesi a rimettere le tre campane state 
trasferte a loro tempj ; essi mi dichiararono non dissentire che il loro 
affinamento s'intende risolto sino dal S.t Martino passato, anche 
quello del Regio Ospizio di cui già da' 4 Giugno non sono più al 
possesso, conche rimangono al possesso delli altri beni non spettanti 
alle Parrocchie e Vicarie pendente tutto il termine delle locazioni, 
quali beni si riducono ad una cascina a Virle, altra ad Osasco, ed altra 
a Villaf ranca, quella di Virle detta di S.t Paolo già appartenente 
all'Abbazia di Cavour, quella Osasco a' Padri Conventuali di S.t 
Francesco di Torino detta la Cascina Grossa, e quella di Villafranca 



— 30 — 



appartenente pure all'Abbazia di Cavour detta Ruinetto, e mediante 
che detta risoluzione venga sanzionata colla Sovrana autorità e ciò 
all'oggetto di poter esimere da ogni pretesa d'indennizz azione che 
venisse loro intentata da quelli cui hanno subaffittata una parte de' 
beni cadente in detta locazione. I Moderatori anche hanno promesso 
di restituire al primo cenno le tre campane esportate da Salza, Ghigo 
e Rorà, e di questo non dissenso ne ho fatto constar nel processo 
verbale, onde a parer mio, siccome la massima parte delle degrada- 
zioni afficerebbero il R° Ospizio e gli altri beni non Parrochiali, e 
che una parte delle restanti sarebbe a carico de' Moderatori, quali 
non solo non potrebbero sopportarne la contabilità, ma nemeno 
difendersi per non essere in grado di fare le spese della lite, e ciò 
per essere la maggior parte de' Moderatori nell'indigenza, cioè tré dei 
cinque, li sig.ri Peyran Ferdinando, e Rodolfo ed il sig.r Rostaing, 
riclamando essi da due mesi a questa parte i fitti che ho dovuto far 
ritenere a mani degli affittavoli, non ritirando essi più verun sussidio 
dall'Inghilterra e dall'Olanda, chiedono di venir provvisti al meno 
d'uno abbuon conto per poter far sussistere le loro famiglie. 

Questo è il motivo, che parrebbe poter indurre S. M. a por fine a 
questa lite d'indennità dovuta alle Regie finanze, qual lite portata 
nanti al Tribunale competente ricomincerebbe senza dubbio per 
l'admissione a nuovi testimoniali di Stato in contradditorio degli 
interessati, locchè come sopra dissi ritarderebbe il ristabilimento de' 
Parroci e l'organizzazione delle Parrochie e Vicarie, il di cui stato 
quà acchiuso (n° 3) ho l'onore di mettere sott'occhio a V. E. affinchè 
dalle osservazioni dei Parroci, e da quelle che mi furono fornite da 
persone istrutte della località della Valle di S.t Martino possa nella 
sua saviezza prescegliere quelle che meritano maggiori riguardi, e 
per poter nel tempo istesso rendere quelle Parrocchie e Vicarie soppresse 
in istato d'esser abitate, e le Chiese Ufficiali già si è S. M. degnata 
d'ordinare che ne vengano eseguite le riparazioni necessarie, e ne 
farò fra breve 6eguir l'incanto a lotti separati, dietro a calcolo appro- 
vato. 

Dalle conferenze dunque avute co' Parroci, dalle rappresentanze 
datemi da' Moderatori ed affittavoli e dalle testimoniali di Stato 
riepilogate a 16 Luglio appare, che le indennità detagliate per le 
degradazioni delle case e Chiese ascenderebbero a franchi 7882,5 da 
cui deducansi fr. 3054 che riguardono il R° Ospizio, rimarebbero per 
quelle che afficono le case e chiese fr. 4828,5. 

Ed acciò oppongono li signori Moderatori, che le case, ossia presbi- 
teri, e chiese furono da essi gratuitamente lasciate alla disposizione 



de' rispettivi signori Parroci, i quali, parte ne approfittarono conti- 
nuamente e parte finché furono destinati ad altre funzioni. 

Inoltre che quando queste case le furono rimesse, trovavansi alcune 
per vetustà in caso di essere urgentemente riparate, e che per le 
fabbriche tutte in numero di settanta S. M. aveva destinato e faceva 
annualmente corrispondere per le varie e continue riparazioni dal 
l'opera de' Prestiti la somma di lire sei mille di Piemonte; che essi 
nello spazio d'anni 14 hanno speso in riparazioni, come da liste e 
quittanze quella di fr. 18000 circa, e ne hanno solamente ricevuto 
per i guasti ben più considerevoli del terremoto quella di fr. 11000 
circa, locchè è ben distante da quella di 90000 circa che avrebbero 
percevuti i Parroci, onde non è da stupirsi che in quattordici anni 
il sig.r Colombino abbi trovate degradazioni per la ridetta somma 
di fr. 4828,5. 

Allegano ancora, e non fu contradetto, che nonostante la goldita 
gratuita avuta dai sig.ri Parroci de' Presbiteri, ed in specie da quello 
del Trossier anche d'un cospicuo giardino, essi esponenti ne pagarono 
sempre le imposizioni. 

Riguardo alle viti trovarsene una parte mancanti all'Epoca che 
passarono detti beni agli Esponenti, che il gelo degli anni scorsi ne 
fece pure perire una considerevole quantità, e per ciò che riguarda la 
coltura de' beni l'istesso Perito d'Off° convenne nelle testimoniali 
di Stato essere stati tenuti da buon e diligente padre di famiglia. 

Dall' Ommissione delle testimoniali di Stato all'Epoca che le case 
e beni de' Parroci vennero assegnati ai Moderatori, dalla ne 0 ligenza 
od incuria de' Moderatori di procedere ad esse all'occasione dell'afnt- 
tamento generale ne risulta non potersi in via giuridica far constare 
delle degradazioni, anche per quelle che non riguardano i Parroci, 
come sarebbero le sovra nominate cascine, riguardo alle quali non 
meno che a quelle di Villar, Torre, S.t Gioanni e S.t Secondo, si è 
di nuovo proceduto alla ricognizione de' mobili, utensili ed atrazzi 
di campagna da quest'Ufi. 0 in contradditorio degli affittavoli, e dalle 
Testimoniali è risultato dell'esistenza di tutti detti effetti nello stesso 
stato in cui vennero descritti ne' precederti testimoniali, ed anzi 
qualche altro ancora non stato in tal occasione consegnato. 

Ravviso da quanto sovra che l'indennità dovuta alle finanze pe' 
guasti o deterioramenti imputati a' Moderatori in isconto delle spese 
di riparazioni attorno a' Presbiteri e Chiese, che S. M. ha ordinato 
farsi per poter abitare ed uffiziare, quali riparazioni ascendono a 
fr. 7000, d'appresso al calcolo del sig. Ingegnere Salvay, e quelle di 
degradazioni a fr. 4828,5 e che ove queste venissero in tutto od in 



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parte eon + estate, le spese delle nuove testimoniali di Stato, quelle 
della lite assorbirebbero quanto si presumerebbe di ritrarne, onde 
nel caso che maggiormente prema alla prefata M. S. il ristabilimento 
de' Parroci e Vicarj che tentare l'esito incerto d'una lite contro 
indigenti, che altro non hanno che un semestre fitto nelle mani degli 
affittavoli, allora S. M. dovrebbe riservarsi, sentito il parere del 
Procuratore Generale (i), a cui si comunicherebbero tutte le carte, 
che qui unite rassegno a V. E. di far verificare tutti i titoli, conti, e 
quittanze che i Moderatori ed affittavoli hanno presentato a questo 
Uff." per loro giustificazione ed ordinare quegli atti che potrebbero 
far constare de' guasti occorsi nel R° Ospizio, ed alle Cascine d'Osasco, 
Virle e Villafranca, ciò che potrebbe tutto compirsi prima del termine 
della loro locazione, e desistersi dalle sovra riferite, riguardanti le 
case e beni de' Parroci, per profittare del consenso degli affittavoli 
della dismissione d'affittamento a favore de' Parroci, a condizione 
che venga sanzionato dal Sovrano Comando, ma siccome cotesta 
sanzione tenderebbe solamente a premunire gli affittavoli contro li 
subaffittavoli per l'indennità de' seminerj, provviste, ecc., qual cosa 
parrebbe a mio credere oppressiva a questi ultimi dovrebbesi 
esprimere in questa sanzione, mediante che i Parroci, come hanno 
dichiarato nel processo verbale, lascino continuare pel corrente 
anno li subaffittavoli, e ciò non solo pel proprio loro interesse, come 
loro fu dimostrato, quanto per evitare le liti, e prima di rimetterli 
nelle case e beni sottoscrivano una dichiarazione qualmente sono 
tutti contenti, e di non più dare a questo riguardo ricorsi all'Off. 0 
nè a S. S. R. M. per danni sofferti, poiché nel mentre che unanimi 
ora chiedono la pronta ammissione in possesso de' loro beni e case, 
potrebbe darsi che fra i molti vi fosse qualche indiscreto che obliando 
la passata sua situazione venisse di quando in quando rinnovare 
le antiche doglianze per riparazioni, ornamenti o mobili ecc. ; fatta 
questa operazione, ove V. E. creda che S. M. possa e sii in grado di 
ripetere i danni e guasti che dalle testimoniali di Stato de' 3 Giugno 
a' 7 Luglio ascendono ad egregia somma prima di costituire le Regie 



(1) Lcggcsi in margine, di pugno dell'Intendente: Nel rileggere In presente Informativa 
vengo sorpreso dal timore di venire tncelato di sovcrchin arditezza nell'avcr fatto il sug- 
gerimento controscritto, ed altri di tal natura, che possano incontrarsi nel decorso delln 
presente; non avendo tempo di emendare questo mio errore per non ritardare la già troppo 
a lungo protratta spedizione di queste carte, mi fò perciò un dovere di prevenire l'IÌ. V. 
che non già per alcuna mira presontuosa di voler emettere la mia opinione mi son permesso 
11 suggerimenti inchiusi ma per puro zelo pel R. Servizio, e per il maggior utile delle R. 
Finanze, onde prego IT,. V. a condonarmi In troppa libertà, che possa essermi presa a tal ri- 
guardo, firmalo CRorri. 



— 33 — 



finanze nelle spese di una lite, io stimerei che fosse prudenziale d'invi- 
tare gli affittavoli Brezzi e Vertu a trasmettere all'Uri. 0 del Procu- 
ratore G.le le carte giustificative, quali trovandosi in confronto con 
quelle che trasmetto a V. E. meterebbero il Procuratore G.le in grado 
di dar il suo sentimento se sia avantaggioso ille R.e finanze il tentare 
una lite, o divenire nanti di se ad un amichevole componimento, ove 
siavi incuria piuttosto che dolo. 

La premura ai dar compimento al più presto possibile all'onorevole 
incarico, che S. M. si degnò affidarmi, e di ragguagliar prontamente 
V. E. del mio operato non mi permise di ridurre la presente informa- 
tiva a quei termini di precisione e di esatezza che avrei desiderato, 
e temo perciò di essermi qualche volta ripetuto, e di aver riprodotte 
le stesse osservazioni, V. E. degnisi di suplire colla di lei perspicacia 
alle mancanze ed imperfezioni, che scorgerà in questo mio lavoro. 

Mi preme altresì di accertare l'È. V. che se ho esternato la mia 
opinione, che S. M. possa declinare dal far proseguire in via giurìdica 
le istanze formatesi contro li Moderatori ed affittavoli per conseguire 
l'indennità che potrebbe essere di ragione dovuta alle Regie finanze 
per le degradazioni descritte attorno alle case e chiese, egli non è 
per altro oggetto che di veder prontamente reintegrati li signori 
Parroci e Vicarj nel loro primitivo possesso a cui mostrano d'averne 
un vivo desiderio, ciò che appagherebbe nel tempo stesso gli ardenti 
voti di quelle popolazioni e condurrebbe al bramato scopo di veder 
colà prontamente rifiorire la Nostra Santa Religione. 

Del resto per l'accertamento d'ogni indennità che possa essere a 
carico de' Moderatori ed affittavoli, rinnovo all'È. V. l'osservazione 
qui sovra fatta, cioè, che crederei a proposito che tutte le carte con- 
cernenti quest'affare venissero trasmesse al sig.r Procuratore G.le 
di S. M., da cui si potrebbero invitare o compellire li Moderatori ed 
affittavoli alla presentazione de' titoli, conti e quittanze e carte giu- 
stificative state presentate a quest'Ufficio, e che potrebbero fornire 
dei chiarimenti utili all'interesse delle Regie finanze. 

E per ultimo prego l'È V., di credere che il zelo pel R.° Servizio, 
il vivo desiderio di ben eseguire le Sovrane provvidenze, l'imparzialità 
e la giustizia sono state le mie sole guide in questo spinoso e complicato 
affare, e che il Sovrano gradimento e l'approvazione dell'E. V. per 
il mio operato ne saranno la più dolce ricompensa. 

Plnerolo 11 16 Gennaro 1813 

Grotti. 

(Data e firma di pugno deW Intendente).. 



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XVII. 

Lettera del Ministro Vidua al Moderatore Peyran. 

L'originale è in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 



Ill.mo Sig.r Pron. Oss.mo, 

Non posso che applaudire ai prudenti motivi, pe' quali V. S. Ill.ma 
ha differito di dar passo all'invito fattole, con lettera di questa 
Seg.ria delli 2 scorso Xbre, di far celebrare il matrimonio inteso tra 
Filippo Tron e Catterina Matthiù del luogo di Massel, i quali effetti- 
vamente non aveano nel loro ricorso fatta la menoma menzione 
della circostanza, che la detta Caterina Matthiù nata da un Padre 
Cattolico è stata battezzata nella stessa religione. 

Siccome le leggi patrie proibiscono i matrimoni tra cattolici e 
protestanti, e che S. M. non è disposta a derogarvi in questo caso 
particolare, non mi resta che ad approvare il da lei operato, ed a 
pregarla di voler significare ai ricorrenti, che il matrimonio tra essi 
inteso non può aver luogo. 

In quanto poi al S.r Daniele Combe, il quale è stato dal cessato 
governo sospeso dalle funzioni di ministro, e ch'Ella propone di 
riabilitare, onde essere così in grado di provvedere di un ministro 
il mentovato luogo di Massel, potrà sifatta proposizione essere forse 
favorevolmente accolta, ma convien pria che V. S. Ill.ma si com- 
piaccia trasmettermi un esatto ragguaglio del fatto, che ha dato 
luogo alla sospensione del predetto ministro (1). 

In attenzione del di lei riscontro in proposito prendo ad assicurarla 
che non ommetterò di aver presenti all'occorrenza le rappresentanze 
da lei fatte riguardo agli affìttavoli de' beni assegnati dal cessato 
governo per congrua ai ministri delle Valli, onde prendere quelle 
determinazioni, che si ravviseranno giuste e vantaggiose, e mi pregio 
d'essere con sincera divozione, Di V. S. Ill.ma 

Torino, il i° Febbraio 1815. 
Al S.r Rodolfo Peyran, moderatore e ministro in Capo delle Vali 

à Peaumarais. 
Div.mo Obb.mo Servitore 
Vidua. 

(1) Il pastore D. Comb.-i, destituito per grave fatto dal Governo Francese, non appena 
cessato questo Governo aveva inoltrato un ricorso all'Intendente di Pinerolo, per essere 
reintegrato nel suo pasto di San Germano, protestando di essere stato solo colpevole di 
attaccamento al suo legittimo sovrano {sic). S'istruì il suo ricorso, che andò al Ministero 
dell'Interno; e S. M., sulla rappresentanza del ricorrente e sul parere del Prefetto di Pinerolo, 
deliberava • che fosse restituito all' impiego di pastore di S. Germano, del quale fu spogliato nel 
18 12, sotto il cessato Governo ». Il Ministro di Grazia e Giustizia invitava il Prefetto di Pinerolo; 
il 5 febbraio 1816, a partecipare la cosa al pastore srg. Monetti • onde dismetta l'impiego a 
favore di detto Comba «. Non risulta però che riassumesse il posto. D. J. 



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XVIII. 

Supplica del Moderatore Peyran al Ministro Conte Vidua. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 
Senza data, come al solito; sembra essere del principio del 1815, del 
■beriodo dei cento giorni di Napoleone. 



A Son Excellence Monseigneur le Comte Vidua, Ministre de Sa 
Majesté. 

Monseigneur, 

J'ai respecté longtemps les occupations importantes dont Votre 
Excellence devait être surchargée, mais enfin la nécessité qui ne 
reconnaît aucune loi me contraint, Monseigneur, à vous importuner 
de nouveau. 

Les Ministres des Vallées, privés par ordre de Sa Majesté du second 
semestre de leur pension de l'année dernière (défense ayant été faite 
aux sieurs Brez et Vertu nos fermiers de payer entre nos mains), se 
voyent réduits pour la plupart à une affreuse indigence et souffrent, 
ainsi que leurs nombreuses familles. 

Il ne me paraît pas possible qu'un Prince aussi juste et aussi 
équitable que Sa Majesté, veuille nous laisser souffrir. Je recours 
donc à Sa Bonté et à Sa Clémence et j'ose, Monseigneur, vous supplier 
de vouloir bien être notre Intercesseur auprès de Notre Auguste 
Monarque, pour en obtenir un ordre, sous le plus court délai .jossible, 
à nos dits fermiers de nous payer. J'oserai avancer, Monseigneur, 
que l'attachement invariable que j'ai témoigné dans tous les temps 
pour les intérêts de mes Rois et pour leur Auguste Famille doit, si 
je ne me flatte pas, être de quelque considération. Il est vrai qu'en 
cela je n'ai fait que ce que je devais faire; mais quand on peut se 
rendre le constant témoignage d'avoir fait son devoir, cela inspire 
une certaine hardiesse. Et j'avouerai hardiment à Votre Excellence 
que je serais le plus trompé de tous les hommes, si Sa Majesté était 
insensible à mes justes réclamations. Il n'est pas possible que son 
cœur paternel soit fermé aux besoins de ses enfants. Le zèle avec 
lequel ses sujets des Vallées marchent â son service et s'empressent 
de prendre parti est une preuve de leur attachement à la personne 
de leur légitime Souverain. 

Veuillez donc bien, Monseigneur, vous qui vous distinguez si 
avantageusement par la supériorité de vos lumières, par une probité 
à l'antique, par les vertus les plus rares, être le protecteur d'une 



— 36 — 



population qui n'est pas à mépriser et qui ne cessera de vous bénir 
et de faire les vœux les plus ardents pour Votre prospérité et pour 
la réussite de tous les projets de Sa Majesté, et d'y coopérer suivant 
ses forces et ses moyens. 

J'ai l'honneur d'être, pour tous les Vaudois et leurs Ministres, 
Monseigneur, 

Votre très humble très obéissant et respectueux serviteur 
J.n Rodolphe Peyran, Modérateur. 



XIX. 

Lettera di G. P. Brezzi al Moderatore-aggiunto Meille. 

Originale in Arch. Tav. Vald., Il, 34. Ricordiamo che Napoleone 
era partito dall'isola d'Elba il 26 Febbraio 1815: il 18 giugno cadeva 
a Waterloo. 



A Monsieur Josué Meille, Modérateur-adjoint 

à Saint Jean. 

Turin, le 8 Avril 1815. 

Monsieur, 

J'ai eu l'honneur d'avoir aujourd'hui la visite de Mons. le Comte 
Crotis Intendant de notre Province, qui a été nommé Intendant 
Général de l'armée Sarde. A cet effet il a eu un long entretien avec 
S. M. hier au soir. La conversation est tombée sur les Vaudois, et Sa 
Majesté lui a dit qu'on lui avait rapporté que notre population était 
gaie et ne faisait que rire depuis le retour de N., ce qui paraissait le 
choquer beaucoup. M.r l'Intendant lui a répondu que quoique nous 
eussions souffert une petite persécution depuis son retour, nous 
étions fort tranquilles, soumis aux lois, et qu'il pouvait répondre de 
nous, ce qui a fait un sensible plaisir à S. M. 

Ainsi M.r l'Intendant espère qu'avec le temps il pourra mettre en 
avant plusieurs demandes pour nous, et il me charge de vous prévenir 
comme un officier de la Table d'insinuer à M.rs les Pasteurs et prin- 
cipaux des Eglises du Val Lnzerne et de Prarustin qu'il est de leur 
intérêt, dans ces circonstances, d'être circonspects soit dans leur 
discours que dans leurs actions, et qu'avec cette conduite nous ne 
pourrons que gagner de toute façon. 

J'espère qu'au premier jour on décidera quelques choses relati- 
vement au loyer du second semestre de l'année 181 5 et que M.rs les 



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Pasteurs en recevront la majeure partie, M.r Salvaj ayant été remplacé 
dans son Economat par M. Gaietto de Pignerol. 

Charmé que cette occasion me procure celle de vous renouveller 
l'assurance de mon sincère attachement, 

Votre très humble serviteur 
J. P. Brezzi, fils. 
P.S. M.r Peyran Modérateur recevra l'avis contenu dans la présente 
pour les Vallées de Cluson et S. Martin. 

XX. 

Circolare del Moderatore Peyran. 

Originale in Ardi. Tav. Vald., II, 35. 



A Messieurs les Pasteurs, Conseiller, Anciens et Chefs de famille de 
l'Eglise Evangélique 

De La Tour. 

Pomaret, le 12 Avril 1815. 

Messieurs et très honorés Frères, 

Sa Majesté, à laquelle des personnes, qui sans doute ne nous sont 
pas trop attachées, nous avaient représentés comme nous réjouissant 
du retour de Napoléon, ayant eu sur cela un entretien particulier 
avec un Seigneur estimable à qui nous avons les plus grandes obliga- 
tions, ce Seigneur a désabusé le Roi et m'a fait passer l'avis qu'il 
avait bien voulu être caution auprès de Sa Majesté de notre fidélité 
et de notre attachement à son service. 

J'ai cru devoir, Messieurs et très honorés Frères, vous donner 
connaissance de ces particularités intéressantes. Je vous prie tous 
en général et chacun en particulier de faire paraître par la sagesse 
de votre conduite, dans ces temps difficiles et épineux, que vous 
descendez de ces anciens Vaudois qui, quelquefois maltraités, ne 
laissaient pas que d'oublier les torts de leurs Supérieurs pour courir 
à leur secours et que rien n'était capable de détourner de leur devoir. 
J'ai une espérance bien fondée qu'avant la mi- Juin tout ira à souhait 
pour nous et que Sa Majesté (convaincue qu'on a cherché plusieurs 
fois à surprendre sa Religion) en voyant la sagesse de notre conduite 
et l'attachement que nous avons pour Sa Personne Sacrée et pour 
Son Auguste Famille, nous donnera des preuves non équivoques de 
son affection et de Son Amour Paternel. 



- 38 - 



Agréez les assurances du profond respect avec lequel j'ai l'honneur 
d'être, Messieurs et très honorés Frères, 

Votre très humble et obéissant serviteur 
J.N Rod. Peyran, Modérateur 

XXI. 

Lettera del Reggente Paris all'Agente F. Peyran 
riguardo i «beni nazionali». 

Da una copia di pugno di Ferdinando Peyran, trasmessa al fratello 
Mod. G. Rod. Peyran, con lettera del 7 luglio 1815 - in Ardi. Tav. Vald. 
Carte Peyran. 



M.r ! 

J'ai l'honneur de vous annoncer que S. M. le Roi, par lettre close 
qu'elle a daigné de m'adresser en date du 2. e Juin échu, m'a délégué 
pour traiter à l'amiable entre MM. les Curés et Vicaires des Vallées 
et MM. les Pasteurs et leurs Fermiers, au sujet de l'indemnité réclamée 
par les premiers pour les dégâts qu'ils prétendent avoir été commis 
dans les bien formants la dotation de leurs Paroisses et Vicairies 
respectives, cédés en précédence aux dits Ministres Pasteurs, avec 
faculté de former les projets d'accord que j'aurai jugé convenables, 
et de les faire réduire devant moi en acte public. 

En vous participant ces dispositions Souveraines, je vous préviens 
que j'ai fixé le jour 12. e du courant, à 9 h. du matin, pour le congré 
qui doit avoir lieu pour l'objet sus mentionné, en vous priant de 
vouloir bien y intervenir en personne ou par un fondé de pouvoir. 

J'ai l'honneur d'être avec une parfaite considération, 

Pignerol le 4. e Juillet 1S15. 

Votre dévoué Serviteur 
Paris Régent. 

A M.r Peyran, Min e, Agent, 
Pr amolo. 



— 39 — 



XXII. 

Supplica dei pastori Valdesi al Ministero dell' Interno. 

Da una copia mss. esistente in Ardi. Tav. Vald., Carte Peyran; 
copia senza data e sema firme. Dai « Memorabilia » di F. Peyran si 
desume però che la supplica è del 12 luglio 181 5 e fu firmata a Pinerolo 
da tutti i pastori, colà ritrovatisi quel giorno dinanzi al V. Intendente 
Paris, per un amichevole accordo coi parroci e vicari, riguardo ai « beni 
nazionali ». 



Excellence ! 

L,es difficultés élevées par Messieurs les Curés et Vicaires de nos 
Vallées contre l'administration Pastorale au sujet des biens qui ont 
fait tour à tour partie de la Congrue respective de ces Messieurs, 
et des Pasteurs, ces difficultés dis-je venant d' être terminées à 
l'amiable par l'intervention de Monsieur le Régent l'Intendance de 
notre province ; ce digne Magistrat nous a notifié que les biens ecclé- 
siastiques précités retournaient à leur ancienne destination, ce dont 
nous avons été et sommes loin de nous plaindre. 

Mais si d'un côté nous avons vu dans cette décision supérieure un 
acte de justice, de l'autre nous n'aurions pu que nous allarmer sur 
notre propre sort, si nous n'avions espéré dans la bonté de notre 
Auguste Souverain, et de ses dignes Ministres. C'est à vous, Monsei- 
gneur, que nous venons avec confiance exposer notre situation et 
nos vœux. 

Des biens concédés par l'Ancien Gouvernement, il ne reste que 
les trois Cassines, situées dans les Communes d'Osasco, de Villef ranche, 
et de Virle, qui ne soient pas passées en d'autres mains, et dont nous 
nous flattons que S. M. voudra bien nous accorder de continuer à 
percevoir les rentes. Mais leur produit total net ne s'élevant qu'à 
francs trois mille cinq cents environs, nous osons supplier V. E. de 
prendre en considération le triste état où seraient réduits treize 
Pasteurs, la plupart Pères de familles nombreuses, si S. M. ne daignait 
y pourvoir de la manière qu'elle jugera la plus convenable, en com- 
plettant pour chacun de nous la Congrue annuelle de Mille francs. 

La Providence quelque fois trop lente au gré des hommes se déployé 
enfin, Elle a ordonné l'abaissement de l'orgueil, et tout va rentrer 
dans le bon ordre. Pourquoi n'espérerions-nous pas de participer au 
bien universel ? L'Harmonie qui règne entre les Hautes Puissances 
Alliées nous est un garant de celle que S. M. va établir entre ses heu- 



— 4 o — 



reux sujets, tous également dévoués à son Service. C'est du moins 
ce dont protestent avec sincérité les Vaudois et en particulier leurs 
Pasteurs, qui en se confians en V. E. la prient d'agréer l'expression 
du profond respect avec lequel ils ont l'honneur d'être de V. E. 

Les très humbles et très obéissans Serviteurs. 
XXIII. 

Indirizzo al Duca di Wellington. 

Dalla minuta del M od. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 
Nella minuta è solo la firma del Peyran: ignoriamo quale fosse l'altro 
pastore firmatario. 



A son Excellence Mylord Duc de Wellington. 
Mylord Due ! 

Permettez, nous vous en supplions, que deux Pasteurs des Vallées 
du Piémont félicitent Votre Grandeur, sur les grandes actions qu'elle 
a faites, et en Espagne où elle a vaincu tous les généraux de Napoléon, 
et en Flandre, où elle l'a terrassé lui-même, et où elle a donné des 
preuves non équivoques, nous ne dirons pas de son courage et de son 
intrépidité, mais des connaissances profondes dans l'art militaire. 
Vous venez de vous acquérir une réputation qui vous met au-dessus 
des plus grands Capitaines du Siècle, et qui vous assimile à tous les 
Grands Hommes de la Grèce et de Rome, et à celle du fameux Churchil 
Duc de Marleborough. Mais, Mylord, ce qui vous élève bien au-dessus 
de la plupart de ces Grands Hommes, c'est votre affabilité, le caractère 
de franchise, de bonté et de candeur, qui vous distinguent et qui 
vous attirent avec raison l'admiration, l'estime et la reconnaissance 
de vos ennemis mêmes. 

C'est ce que la renommée publie dans toute l'Europe et qui a pénétré 
jusqu'au fond des Vallons qu'habitent les Vaudois, restes infortunés 
d'une population autrefois beaucoup plus nombreuse et répandue 
dans divers pays de l'Europe, qui ont été les précurseurs de Viclef, 
de Luther, etc. 

Aujourd'hui reserrés dans les rochers des Alpes qui séparent le 
Piémont de la France, n'ayant jamais rien obtenu de nos Rois, 
auxquels nos Pères ont rendu des services signalés, salariés au nombre 
de treize par la Charité de Sa Majesté Britannique jusqu'en 1797. 
mais privés depuis lors de ses secours charitables, nous avons cru 



— 41 — 



devoir recourir à Votre Grandeur et la supplier très respectueusement 
de vouloir bien s'intéresser en notre faveur auprès du Prince Régent. 
Nous sommes, Mylord, réduits à la plus grande misère, nos Eglises 
sont trop pauvres pour pouvoir nous donner des pensions qui puissent 
nous fournir le simple nécessaire; nos familles sont pour la plupart 
nombreuses, par une dispensation de la Providence, qui veut sans 
doute nous mettre à l'épreuve. L,e Vengeur des Rois, le destructeur 
de la plus horrible tyrannie qui ait jamais pesé sur les hommes, le 
bienfaiteur de l'humanité et des principes libéraux sera, nous n'en 
doutons pas, notre Protecteur auprès du Gouvernement de la Grande 
Bretagne, et ajoutera à tant de titres qui l'immortalisent et qui 
feront passer son nom à la dernière Postérité, celui d'avoir été le 
Protecteur d'un peuple pauvre mais qui sent vivement les obligations 
qu'il a à la Nation Britannique, et à ses Rois, en faveur desquels 
nous n'avons cessé de faire les vœux les plus ardents. 

Nous espérons que Votre Grandeur voudra bien excuser la liberté 
que nous prenons en ce jour et qu'elle agréera les sentiments profonds 
de respect et de vénération dont nous sommes pénétrés pour elle, et 
que nous ajouterons à ses sentiments, ceux de la reconnaissance la 
plus vive et la plus profonde. 

Nous avons [l'honneur] d'être avec ces sentiments, 
Mylord dear, 

Vos très humbles et très 
obéissants et respectueux Serviteurs 

Pomaret près de Pérouse J.N RODOLPHE PEYRAN, Modérateur 

province de Pigneroi des Eglises Evangéliques des Vallées 

le io Août 1815. du Piémont. 

XXIV. 

Indirizzo all'Imperatore di tutte le Russie. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 
Mancano i nomi dei pastori firmatari. 



A Sa Majesté Impériale de toutes les Russies. 
Sire, 

Si c'est une entreprise qui peut paraître au premier coup d'ceil 
folle et extravagante, de la part d'une population aussi peu nombreuse 
que celle des habitants Evangéliques des Vallées du Piémont connus 
sous le nom de Vaudois, que d'oser prendre la liberté de s'adresser 



— 4 2 — 



à un des plus Grands Monarques de l'univers, ceux qui connaissent 
les Grandes Qualités et surtout l'Humanité, la Bienfaisance et la 
Générosité de Votre Majesté Impériale n'en jugeront peut-être pas 
aussi desavantageusement. 

Sire, les Vaudois, vivans sous le Gouvernement des Rois de Sar- 
daigne leurs légitimes maîtres, leur ont dans tous les temps donné 
les preuves les plus signalées d'un attachement et d'une fidélité à 
toute épreuve et dont l'Histoire fait une mention honorable. A l'époque 
de la retraite de l'armée Française défaite près de Vérone par les 
armées combinées de Votre Majesté et de l'Empereur d'Autriche, 
nous nous vîmes contraints à prendre les armes pour favoriser la 
retraite des fuyards, et cela non par aucun attachement pour eux, 
mais parce que nous crûmes qu'il y aurait de la lâcheté et de la perfidie 
à égorger des infortunés qui étaient en fuite, mais aussi pour nous 
mettre à l'abri des attaques de nos fanatiques voisins, qui, accoutumés 
à nous traiter d'hérétiques, crurent avoir trouvé une occasion favo- 
rable de se défaire de nous, et qui furent les premiers à nous harceler 
et à nous menacer des derniers malheurs. Ils eurent même l'art 
d'intéresser à notre perte vos Généraux, le Prince Bagration et Mon- 
sieur Demichofï en les prévenant contre nous, en nous donnant le 
nom odieux de Barbets, nom de mépris, pour nous faire passer pour 
des brigants et de vils assassins ; mais ces deux Généraux se con- 
vainquirent bientôt de la fausseté des imputations qu'on nous faisait 
et nous dûmes à leur Justice et à leur Générosité, ainsi qu'à celles 
du Feldt Maréchal Suwarow, notre repos et notre sûreté. 

Les Français vainqueurs à Marengo, trouvant que le nombre des 
Prêtres Catholiques était trop multiplié pour le nombre de Catho- 
liques qui vivent mêlés avec nous (qui n'est que le sixième de la 
population entière), supprimèrent un certain nombre de cures et 
nous en affectèrent les biens pour nous servir de pensions, et nous 
dédommager de celles que Sa Majesté Britannique par un principe 
de charité chrétienne nous faisait passer et que nous n'avons plus 
tiré depuis l'an 1797 (nos Souverains n'ayant jamais rien fait pour 
nous). A peine le Roi de Sardaigne notre Maître fut-il de retour dans 
ses Etats que nous nous vîmes dépouillés de ces biens, privés de 
tout moyen de subsister, et depuis tout à l'heure dix-huit mois nous 
sommes réduits à une affreuse indigence, avec nos nombreuses familles 
(la plupart d'entre nous n'ayant pas de fortune), et nos Eglises sont 
trop pauvres pour pouvoir nous fournir les moyens pour vivre d'une 
manière décente. En vain avons-nous recouru à la bonté du Roi, 
qui nous est connue, pour en obtenir des secours ; les préventions 



— 43 — 



de la majeure partie du clergé dominant, les idées étroites et bornées 
de quelques-uns de ceux qui sont à la tête des affaires ont mis des 
obstacles invincibles aux bonnes intentions de Sa Majesté; nous 
n'avons rien pu obtenir et sommes réduits à un état de misère et de 
détresse capable de toucher les cœurs les plus durs. Tantum Religio 
potuit suadere malorum. 

Dans une situation aussi triste, à la veille de mourir de faim, ne 
sachant où donner de la tête, tout à coup le nom de Votre Majesté 
Impériale s'est présenté à nous, tout ce que la Renommée publie de 
Sa Bienveillance et de Son Humanité nous a inspiré la hardiesse de 
recourir à sa Puissante Protection et de la supplier bien respectueu- 
sement de nous l'accorder et de vouloir bien l'employer, soit pour 
nous recommander au souvenir charitable de notre ancien Bienfaiteur 
le Roi de la Grande Bretagne, soit à ceux que Votre Majesté croira 
vouloir s'intéresser aux Pasteurs d'un peuple connu par les maux 
qu'il a soufferts pendant une longue suite de siècles. Le Père et le Bien- 
faiteur de cent Peuples divers, qui ont des opinions, des rites et des 
mœurs différentes, voudra bien aussi être le Nôtre. Un secret pres- 
sentiment nous dit que nous avons pris le bon parti et que Votre 
Majesté ne dédaignera pas notre humble supplication et que treize 
Pasteurs Lui devront leur bonheur. Nous adressons au Ciel, Sire, les 
vœux les plus ardents et les plus sincères pour la prospérité de Votre 
Empire, la prolongation des jours de Votre Majesté, la réussite de 
ses justes desseins, le bonheur de Votre Auguste Famille, et, nous 
jettant à ses pieds, nous la supplions de nous pardonner notre har- 
diesse. 

Nous avons l'honneur d'être, avec le plus profond respect, 
De Votre Majesté Impériale, 

Les très humbles, obéissans et respectueux Serviteurs 

Pomaret dans la Vallée de Perouse JEAN RODOLPHE PEVRAN, P.r et Modérateur 

Province de Pigneroi en Piémont des Eglises Evangéliques des Vallées du 
le ice Août 1815. Piémont. 

XXV. 

Lettera al Signore De La Harpe. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 

Manca la data; ma sullo stesso foglio son le minute di altre due lettere 
datate: Pomaretto, 12 Agosto 1815. La minuta è di pugno del Peyran, 
ma non è da questi sottoscritta. 



— 44 — 



Come dalla nota confidenziale del Conte Vallesa (Cfr. N° XXXVIII), 
questo illustre Consigliere dello Tsar aveva già parlato in favore dei 
Valdesi al Congresso di Vienna: non sappiamo nulla sull'azione spiegata 
da esso in seguito. 



A Monsieur De La Harpe, Conseiller Intime de Sa Majesté L'Empereur 
de toutes les Russies. 

Monsieur, 

En voyant que vous avez formé l'Auguste Elève qui fut confié à 
vos soins un des Monarques les plus distingués par ses lumières et 
par ses vertus, je ne puis que bien augurer du dessein que j'ai formé 
de m'adresser à Lui; mais comme je n'ai pas l'honneur d'en être 
connu, que peut-être ce Prince ne connaît pas assez à fond l'histoire 
des Vaudois du Piémont, je prends la liberté de me recommander à 
vos soins officieux, et vous supplie de vouloir être Notre intercesseur 
auprès de Sa Majesté Impériale. 

Tous nos Pasteurs ont étudié dans votre Patrie. Lausanne a été 
leur premier séminaire et ils tiennent tous par les plus tendres sou- 
venirs à cette habitation de leur première jeunesse, où ils ont formé 
les plus douces liaisons. Plein d'espérances dans votre Bonté et votre 
Humanité que j'entends louer depuis longtemps, j'ose ajouter que 
j'ai eu des liaisons assez étroites avec un homme distingué par ses 
talents militaires et par ses vertus, qui fut tué en Italie, il y a dixsept 
ans, et qui portait le même nom que vous, et qui probablement était 
de vos Parents. 

Veuillez bien agréer les sentiments respectueux avec lesquels j'ai 
l'honneur d'être, Monsieur, 

Votre très humble, très obéissant et respectueux serviteur. 

XXVI. 

Lettera del Moderatore Peyran al Barone di Hoffn.ann. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 

A Monsieur le Baron d'Hoffmann, Conseiller Intime et Secrétaire du 
Cabinet de Sa Majesté le Roi des Pays-Bas. 
Monsieur le Baron, 
M.r Fred. Ferd. de Grill, qui eut l'honneur de s'entretenir avec 
vous l'année dernière, m'écrivit il y a quelque temps le résultat de 



— 45 — 



la conversation dans laquelle il vous parla des Eglises de nos Vallées 
et de la manière obligeante avec laquelle vous offrîtes de leur être 
utile lorsque vous en seriez requis. Instruit, Monsieur le Baron, de 
vos grandes et excellentes qualités, du crédit que vous avez auprès 
de Sa Majesté, je vous prie instamment de lui présenter la requête 
que je prends la liberté d'adresser à ce Monarque, de l'appuyer de 
votre suffrage et de vouloir bien nous être favorable. Le caractère 
de candeur, de franchise qui distingua en tout temps la Noblesse 
Allemande ne me laisse aucun doute sur vos bonnes dispositions à 
notre égard. Rempli d'estime, de respect et de vénération pour votre 
personne, j'espère y ajouter avant peu les sentiments de la plus vive 
reconnaissance. 

Veuillez bien me permettre de me dire, avec la considération la 
plus distinguée, Monsieur le Baron, 

Votre très humble et très obéissant serviteur 
J.N Rod. Peyran, P.r et Modérateur. 

Pouiaret près de Pérouse, Province de Pignerol 
12 Août 1815. 

XXVII. 

Lettera al Cancelliere Mousson. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 



A Monsieur Mousson, Chancelier de la Diète Helvétique. 
Monsieur, 

Je prends la liberté de vous faire passer une requête que j'adresse, 
comme Chef ou Modérateur des Eglises Evangéliques des Vallées du 
Piémont, à Son Excellence Raynhard, à l'effet d'obtenir des Louables 
Cantons Evangéliques qu'ils veuillent bien venir au secours de nos 
Eglises, prêtes à se voir privées du Ministère sacré. 

J'espère, Monsieur, des vertus qu'on me dit briller en vous, de celles 
que j'ai connues dans Monsieur votre digne Père, que vous voudrez 
bien vous intéresser pour ma Patrie et la recommander à son Excel- 
lence et à tous ceux qui peuvent contribuer à nous faire du bien. 

Veuillez agréer les assurances du profond respect avec lequel j'ai 
l'honneur d'être, Monsieur, 

pour tous les Pasteurs, 
Jean Rodolphe Peyran, Modérateur. 

Pomaret près Pérouse, Province de Pignerol en Piémont 
le 12 Août 1815. 



- 4 6 - 



XXVIII-XXIX. 

Lettera al Re Vittorio Emanuele I. 

Indirizzo alla Regina Maria Teresa. 

Dalle minute del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 
Mancano le firme, ma dovette la lettera essere firmata dai membri della 
Deputazione delegata al Re, a capo della quale era certo il Mod. Peyran. 



A Sa Majesté Victor Emanuel, Roi de Sardaigne, etc., notre Gracieux 
Souverain. 

Sire, 

Dès que nous sûmes dans nos Vallées que la Reine Votre Auguste 
Epouse était de retour dans la Capitale de ses Etats, nous nous em- 
pressâmes de nous rendre à Turin pour solliciter l'honneur de lui 
être présentés afin de la féliciter, de lui rendre nos hommages respec- 
tueux et lui protester de notre fidélité et de notre attachement 
inviolable. Nous eûmes l'honneur de nous présenter à S. Ex. M.r le 
Comte Vidua, auquel nous présentâmes un mémoire la priant de 
vouloir bien le mettre sous les yeux de V. Majesté, et dans ce mémoire 
nous supplions le meilleur et le plus juste des Rois à avoir pitié de 
l'état de détresse auquel la plupart d'entre les Pasteurs Vaudois 
étaient réduits; nous suppliâmes, en même temps, S. Ex. de vouloir 
nous obtenir l'honneur d'être présentés à Sa Majesté la Reine; nous 
mêlâmes peut-être imprudemment ces deux choses ensemble, ce qui 
produisit de la part de ce Ministre de Votre Majesté une méprise. 

S. Ex. crut que nous désirions l'honneur d'être présentés auprès de 
Votre Royale Majesté. Elle avait eu la bonté de nous assurer qu'elle 
nous ferait aviser de ce qu'elle aurait obtenu pour nous, à notre 
auberge, dont elle prit le nom. Après avoir attendu plusieurs jours 
la réponse, nous nous présentâmes à elle et en reçûmes pour réponse 
que nous serions admis de Sa Majesté. Nous interprétâmes ce mot de 
Majesté de la Reine, en présence de laquelle nous avions sollicité 
d'être admis; nous nous rendîmes pour cet effet chez la Reine le 4. e 
du courant mois. 

Nous étant fait annoncer Sa Majesté nous envoya une de ses Dames 
d'honneur, qui nous ayant demandé ce que nous désirions et ayant 
répondu que nous étions là pour avoir l'honneur de lui présenter nos 
hommages, nos respects et nos félicitations, il nous fut répondu un 
moment après que Sa Majesté n'avait point été prévenue à cet égard. 
Nous comprîmes alors qu'il y avait eu un malentendu et nous nous pré- 



— 47 — 



parâmes le lendemain à solliciter l'honneur de pouvoir être admis 
auprès de V. Majesté, lorsqu'on nous assura qu'elle allait partir 
avec toute la Cour pour le Château de Rivoli. 

Nous aurions encore séjourné quelques jours à Turin, mais, Sire, 
le mauvais état de nos finances épuisées nous prescrivait impérieu- 
sement de songer à la retraite. 

Nous partîmes donc le Vendredi, ne pouvant nous consoler de 
n'avoir pu avoir l'honneur et le bonheur de remplir un devoir sacré 
et de voir notre Auguste Souveraine. Nous avons cru, Sire, pouvoir 
prendre la liberté de Vous faire ces détails et de vous prier de vouloir 
bien présenter à Votre Auguste Epouse le discours que nous propo- 
sions de lui adresser. Nous n'ignorons pas la distance qu'il y a de nous 
à la personne sacrée de Votre Majesté, mais nous sommes persuadés 
qu'un Prince, qui s'est annoncé comme le Père de ses sujets, voudra 
bien pardonner à ses Enfants humbles et soumis. 

Nous avons l'honneur d'être avec le plus profond respect, Sire, 
de V. Majesté 

I,es très humbles, obéissants et respectueux 
Serviteurs et fidèles sujets. 

Pomaret, le 10 8bre 1815. 

* 

Madame, 

Choisi par les Eglises Vaudoises pour avoir l'honneur de féliciter 
Votre Majesté en leur nom sur votre avènement au trône, j jur pro- 
tester de leur respectueux dévouement, de leur soumission et de leur 
fidélité inébranlable pour l'auguste maison de Savoie, je regarde, 
Madame, ce jour comme le plus beau et le plus heureux de ma vie, 
puisqu'il me procure l'honneur et l'avantage précieux de voir de près 
une Princesse, que sa haute naissance, mais surtout ses vertus, son 
humanité, sa bienfaisance, sa piété rendent l'admiration de l'Europe 
et chère à nos cœurs. 

Là connaissance que nous avons de ces qualités vraiment Royales 
nous fait espérer que Votre Majesté daignera agréer nos hommages 
et accorder sa protection et sa bienveillance à un peuple qui mérite 
l'attachement de ses souverains par un amour vrai, par une fidélité 
à l'épreuve de tout, fidélité qui ne s'est jamais démentie et que chaque 
Vaudois brûle de témoigner à ses souverains bienfaisants. Veuillez 
être persuadée, Madame, de la sincérité de notre respectueux atta- 
chement. Veuille le Dieu de Bonté, le Père des Miséricordes, l'auteur 
de toute grâce excellente et de tout don parfait, qui seul possède l'Immor- 



- 4 8 - 



talité, qui nous a donné la plus grande marque d'amour et de charité 
en nous envoyant son fils bien aimé N. S. J. C. combler Votre Majesté 
de ses grâces et de ses faveurs les plus précieuses, lui accorder un Règne 
long et heureux, un Etat tranquille et paisible, des sujets sousmis et 
fidèles et, après avoir donné en Votre personne un modèle des vertus 
chrétienne, couronner votre Majesté de gloire et d'honneur dans cette 
Vie Bienheureuse et Immortelle que J. C. nous a acquis par son sang. 

Ce sont, Madame, les vœux ardents et sincères que nous présentons 
au Ciel pour Votre Majesté, vœux que nous répétons journellement 
dans le sein de nos familles. 

XXX. 

Pro-Memoria sulla protezione dell'Inghilterra ai Valdesi. 

Di ciò richiesto, il li. Archivista di Corte Galeani Napione di Coc- 
conato invia al Conte di Vallesa Ministro degli Esteri un Pro- M e moria 
sulla protezione dall' Inghilterra accordata ai Valdesi. Nella lettera di 
accompagnamento, del 27 Settembre 1815, l'illustre scrittore Piemontese 
si riserva di presentare poi una più ampia Memoria intorno ai Valdesi. 

Il Pro-Memoria è in Ardi. Stato Torino, Mat. Eccles., Eretici, 
XXXVIII, 5. 



Origine, documenti e natura della protezione accordata ai Val- 
desi dalla Gran Bretagna. 

I sudditi di S. M. abitanti nelle Valli di Luserna e vicinanze deno- 
minati Valdesi, ogni qual volta furono impediti nel libero esercizio 
della loro Religione trovarono nelle Nazioni Protestanti appoggio 
ed eziandio soccorsi pecuniarj. La città sola di Londra, al dire di 
Guicheron, somministrò loro diflatti, in una sola volta, due millioni 
di Lire (vcd. Guicheron diari. Eni. II, 1655, toni. Ili, p. 144 e seg., 
ediz. ult. di Torino.) 

Siccome nel 1655 erano insorti nelle valli suddette gravi tumulti, 
per cui il Sovrano avea dovute infliggere delle pene severe ai delin- 
quenti, i Cantoni Svizzeri Protestanti e l'Olanda ne presero la prote 
zione, e principalmente il troppo celebre Croinwell, che dominava 
allora in Inghilterra, secondo che soggiunse lo storico suddetto: 
« Cromwel, ce fameux Tirati de l'Angleterre, prodige de fortune, 
dépêcha en poste à S. A. R. Moreland son Parent pour en faire de 
son côté de vives instances » (Guicheron, ibidem). 



— 49 — 



A tal epoca impertanto si può ascrivere l'origine della protezione 
accordata ai sopraccennati Valdesi dalla Gran Bretagna. 

In questi Regj Archivi di Corte, però, non si è rinvenuto Docu- 
mento autentico della origine della medesima, se non che il Trattato 
di accessione alla Lega fatta tra l'Imperatore e l'Olanda contro la 
Francia, li 12 maggio 1689, Lega nella quale entrò il Duca di Savoja, 
Vittorio Amedeo II, e il Re d'Inghilterra, per Trattato conchiuso 
all'Aja li 20 8bre 1690. 

Dall'articolo segreto del detto Trattato rilevasi che S. A. R. si 
impegna a rivocare con suo Editto ambi gli Editti dei 31 gennaio e 
9 aprile 1686, con cui i detti Valdesi venivano impediti nel libero 
esercizio della loro Religione, il che fu puntualmente eseguito nel 
Regio Editto dei 23 maggio 1694, con cu ^ Iu a * Valdesi accordato 
un generale condono di ogni eccesso, che potesse essere stato dai 
medesimi commesso, liberandosi i prigioni, accordandosi la restitu- 
zione dei beni a quelli che ne erano stati privi, e la riconferma dei 
privilegi conceduti loro da antichi Editti, e specialmente da quelli dei 25 
Giugno 1620, annullati poi dai già citati dei 31 gennaio e 9 aprile 1686. 
(Ved. p. 217 del vol. II dell'opera intit. : Recueil de Traités et Actes pour 
les intérêts de la Maison de Savoye, Mss., Regj Archivj di Corte). 

L'Articolo segreto dell'accennato Trattato 20 8bre 1690 fù con 
fermato nell'art. 4, pure segreto, del Trattato d'alleanza fatto a 
Torino li 4 agosto 1704, tra S. M. la Regina Anna e S. A. R. il Due? 
Vittorio Amedeo II, Trattato confermato poi in tutta la sua estensione 
da quello conchiuso all'Aja li 21 gennaio 1705, tra il Duca Vittorio 
Amedeo II e l'Olanda. 

Malgrado l'opposizione della Sacra Congregazione dell'Inquisizione 
contro la determinazione presa da S. A. R. nei surriferiti Trattati 
ad istanza de' suoi Alleati, la Corte di Savoja mantenne sempre la 
data parola, e ciò in seguito al sentimento di sperimentati giure- 
consulti ed agli stessi Decreti dei Supremi Magistrati (Ved. n° 1, 3, 
4 e 5 del maz. 21, Provincia di Pinerolo, Regj Archivj di Corte). 

Non ostante siffatte concessioni, però, pare che i sudditi Valdesi 
facessero, circa il 1724, pervenire alle LL. MM. i Re di Prussia, e 
d'Inghilterra dei reclami circa i pesi, a cui pretendevano essere 
assoggettati dalla Real Casa, il che si rileva da una copia di lettera 
d- S. M. Britannica al Re di Prussia in data 12 Xbre 1724, in cui la 
predetta M. S. s'impegna di unire i suoi buoni uffizj a quelli dell'Olanda 
presso la Corte di Sardegna, affinchè ne venissero i medesimi sollevati 
(Ved. n° 10 maz. 5, Materie Politiche, Negoz. coll'Inghilt., Regj 
Archivj di Corte). 



— 5 o — 



Nel 1729, il signor di Molleswort, Inviato d'Inghilterra presso la 
Corte di Torino, convenne di un progetto di un capo da aggiungersi 
alle Costituzioni di S. M. in ordine ai Valdesi, in cui furono loro 
accordati varj altri privilegj. Questo progetto di capo d'aggiunta fu 
redatto in forma d'Editto li 20 giugno 1730, tal quale era stato 
convenuto (Ved. n° 10, maz. 5, Mat. Poi. Negoz. conl'Inghilt., utsupra). 

Li 23 febbraio 1731, S. M. il Re d'Inghilterra scrisse in termini 
generali una lettera a S. M. il Re di Sardegna circa l'Editto precitato, 
rappresentandogli il suo interessamento non meno che quello degli 
altri Principi Protestanti, ad effetto che non venissero i Valdesi 
aggravati, come si pretendeva che fossero ancora in detto Editto. 

In conseguenza di questa lettera il sig. Edmondo Alien, incaricato 
d'affari della Inghilterra a Torino, presentò il 26 marzo 1731, una 
memoria a nome del suo Re, in cui rappresentando contro gli aggravj, 
che pretendeva addossati alli Valdesi, ne chiamava il sollievo, sopra- 
tutto circa l'art. 4 dell'Editto in questione, con cui S. M. perdona 
agli apostati e relapsi la pena di morte, che sarebbe loro inflitta 
negli Editti precedenti, con ciò che ritornassero alla Fede Cattolica. 

Da una Memoria, che si conserva in questi Archivj pare che i 
Ministri di S. M. confutarono quella del sig.r Alien, provandogli 
come l'Editto suddetto fosse interamente d'accordo cogli impegni 
presi da S. M. e segnatamente con l'Editto 13 maggio 1694 (Ved. il 
Tom. II del Recueil già citato a pag. 471). 

Il Cav. Osorio, Inviato straordinario a Londra, fece intendere la 
stessa cosa al Duca di Newcastle seg.ro di Stato di S. M. Brittanica, 
onde l'Edittto non fu rivocato (Ved. n° 11, maz. 5, Mat. Poi. Negoz. 
con lTnghilt., Regj Archivj di Corte). 

Da una Memoria, che è inserta nel vol. II del già citato Recueil 
etc. rilevasi che la Valle di Pragelas e altre cedute a S. M. per il 
Trattato d'Utrecht in cambio di Barcelonetta non è compresa nel- 
l'Editto del 1694 e con ciò non avere i suoi abitanti diritto ai privilegj 
ivi enunciati, per cui non può S. M. accordare la tolleranza del pub- 
blico esercizio della Religione Protestante per essersi impegnata in 
contrario con S. M. Cristianissima. 

Torino dai Rej;j Archivj <li Corte 27 7brc 1815. 

firmato Gai.icani Naimone di CoCCONATO. 



— 5i — 



XXXI, 

Supplica dei Pastori Valdesi al Ministro Conte Vidua. 

Dalla minuta del Mod. Peyran, in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 
Senza data. Dall' accenno dei 18 mesi di privazione del sussidio dei beni 
nazionali, si può fissarla presumibilmente alla fine del 1815. Nella 
minuta mancano le firme dei supplicanti. 

Non sarebbe il « Memoriale » di cui è cenno nella lettera precedente, 
presentato al Ministro pochi giorni prima della lettera stessa, ossia ai 
primi di ottobre 1815 ? 



A Son Excellence Monsieur le Comte Vidua, Ministre de l'Intérieur. 
Excellence, 

Les Pasteurs Vaudois au nombre de treize savoir les sieurs Muston 
P.r à Bobi, Gay au Villar, Bert à La Tour, Meille à St. Jean, Goante 
à Angrogne dans le Val Luzerne, Mondon à Prarostino et Roccapiata, 
terre médiate, Monnet à St. Germain, Peyran Ferdinand à Pramol, 
Peyran l'aîné à Pomaretto, Rostaing à Ville-Sèche, Jalla à Massel et 
Maneille, Peyran fils à Pral et Rodoret, — stipendiés par le dernier 
Gouvernement qui leur assigna une pension de mille francs (qui était 
une pension des plus modiques), privés depuis 18 mois de cette pension 
et par conséquent de tout moyen de subsister, et chargés pour la plu- 
part de nombreuses familles, et étant sans fortune, supplient très 
humblement et très respectueusement Sa Majesté leur Gracieux 
Souverain de vouloir bien prendre en considération la détresse dans 
laquelle ils se trouvent et implorent, Monseigneur, votre Protection 
auprès du Roi, afin d'en obtenir les secours dont ils ont besoin afin 
de ne pas périr de misère, eux et leurs familles. 

Persuadés par les bontés précédentes de Votre Excellence à leur 
égard qu'elle ne se refusera pas à leurs humbles supplications, ils en 
prendront de nouveaux motifs de se louer de ses bontés. Veuillez 
bien, Monseigneur, en excusant notre importunité, agréer les senti- 
ments de respect avec lesquels nous avons l'honneur d'être de Votre 
Excellence 

XXXII. 

Dispaccio del Conte di Vallesa al Conte D'Agliè. 

// Ministro degli Esteri richiama l'attenzione dell' Ambasciatore Sardo 
a Londra, sui Valdesi invocanti la protezione dell' Inghilterra. 



— 5* — 



L'Estratto del dispaccio in Arch. St. Tor.. Mat. Eccles., Eretici, 
XXXVIII, 5. 



Extrait Dépêche à M. le Conte D'Agliè le 13 8bre 181$. 

Il y a quelque tems que Monsieur Hill m'avait fait connaître l'in- 
tention où il était de m'adresser une note en faveur des habitans 
des Vallées de Lucerne. Il parait que les Modérateurs ont appuyé 
leurs réclamations contre l'intollérance qu'ils supposent de notre part, 
en alléguant des faits d'une époque très reculée, tel que l'enlèvement 
des jeunes enf ans pour les placer dans l'hospice (qui n'existe cependant 
plus), une espèce d'esclavage dans leurs communes, l'impossibilité 
de s'avancer dans les troupes au delà de sous-officiers, enfin des 
cruautés fanatiques, comme dans les siècles de la plus grande ferveur. 

J'attendais la note de Monsieur Hill pour lui répondre avec la 
vérité plus scrupuleuse et lui faire connaître que, quoique les anciennes 
lois du Piémont aient été rappelées à leur exécution, la plus grande 
justice et modération sont cependant observées à leur égard, confor- 
mément aux idées universelles de ce siècle. Je glisserai avec art dans 
cette réponse la manière dont les Catholiques sont traités en Angle- 
terre; car il ne faudrait pas prétendre que les habitans des Vallées 
soient entièrement assimilés aux autres sujets du Roi, puisque l'usage 
et les lois les ont toujours fait regarder ici comme ne pouvant pas 
aspirer aux grades supérieurs de la milice et aux premiers emplois 
civils. On m'assure que M.r de la Harpe a plaidé leur cause au Congrès 
de Vienne ; niais Monsieur de S.t Marsan ne m'en ayant jamais parlé, 
je suppose qu'il n'a jamais été officiellement entretenu sur cet objet. 
Dès le tems de Cromwell ils ont été placés sous la protection de l'An- 
gleterre; plusieurs concessions leur ent été accordées alors, et on 
est revenu en leur faveur de la sévérité avec laquelle on les traitait 
précédemment. Ils savent mettre beaucoup d'art pour intéresser à 
leur cause les Puissances d'Europe de la Religion reformée, et je ne 
serais pas étonné qu'ils fissent des démarches encore actuellement 
auprès du Gouvernement Britannique pour obtenir des concessions 
ultérieures. 

Je vous ai mis en état de répondre aux plaintes qu'ils pourraient 
porter relativement au traitement qu'ils reçoivent en Piémont; et 
s'il parvient à votre connaissance quelque chose qui les concerne, 
je vous serai obligé de me l'apprendre. 



— 53 — 



XXXIII. 

Nota del Conte D'Agliè al Conte di Vali es a. 

In Arch. St. Tor., Mat. Eccles., Eretici, XXXVIII, 5. 

Notevole lo spirito liberale che informa questa Nota dell'egregio Di- 
plomatico Piemontese: i suoi savi suggerimenti, pur troppo, non dove- 
vano essere seguiti che molti anni dopo, nel 1848, dal Re Emancipatore. 



Particulière. 

Monsieur le Comte, 

Je n'ai encore eu jusqu'à présent aucune communication de la 
part de ce Gouvernement au sujet des plaintes des habitants des 
Vallées de Lucerne dont V. E. m'a fait l'honneur de me prévenir 
par Sa Dépêche du 13 8bre. D'après ce que V. E. me fait l'honneur 
de me dire, à cet égard, il me semble que toutes les fois que cette 
discussion aurait lieu on pourrait aisément satisfaire aux réclamations 
en faveur de ces sujets Protestants de S. M. fondées sur les traités ou 
conventions antérieures avec ce pays, puisqu'il ne s'agirait que de 
prouver par le fait, que les griefs que ces gens mettent en avant 
n'existent pas; mais je doute que ces explications, bornées strictement 
au simple droit et à la lettre des Traités, puissent satisfaire l'opinion 
de ce Gouvernement et de cette nation, et les convaincre que le 
Gouvernement de S. M. n'a pas dans le fond l'intention de persécuter 
ses sujets Protestants et de. sévir contre eux. Sous ce point de vue 
cette affaire me semble beaucoup plus importante qu'elle ne peut 
paraître d'abord; c'est pourquoi je prends la liberté d'ajouter ici 
quelques observations. 

Il parait, si je n'ai pas mal compris l'état de cette affaire, que les 
habitants des Vallées de Lucerne ont été alarmés par la nouvelle 
promulgation d'anciennes lois très sévères contre eux, dont l'exécution 
avait été suspendue depuis longtems, ensuite des accords pris avec 
l'Angleterre; et ils se plaignent aussi de l'exclusion absolue de tous 
les emplois civils et militaires. 

— Quant au premier grief, tous ceux qui connaissent la bonté 
paternelle du Roi envers tous ses sujets, et sa loyauté envers les 
puissances Etrangères, ne peuvent avoir le moindre doute que S. M. 
ne soit disposée à suivre à l'égard des Protestants des Vallées le sistème 
de modération adopté par ses augustes Prédécesseurs, et conforme 
aux engagements pris avec l'Angleterre; et ils ne verront par con- 
séquent dans la promulgation de ces anciennes lois qu'une simple 



— 54 — 



formalité, étant d'ailleurs persuadés que S. M. n'a pas l'intention de 
les faire mettre en exécution. — Mais il est aisé de prévoir que ceux 
qui n'ont pas les mêmes opportunités de connaître les dispositions 
de S. M. formeront un jugement tout à fait contraire, d'autant plus 
que c'est ordinairement par les faits qu'on juge des intentions et 
qu'il est très naturel qu'on suppose que S. M. n'aurait pas remis en 
vigueur des lois tombées depuis longtemps en désuétude si elle n'avait 
pas l'intention de les faire exécuter. — Il faut ajouter à cela que, 
si la teneur de ces lois était absolument contraire aux concessions 
accordées aux Protestants des Vallées, par l'entremise de l'Angle- 
terre, il serait difficile de contester au Gouvernement Britannique le 
droit d'en demander la révocation. 

— Quant à l'exclusion des emplois, il est connu généralement iej 
(et cet exemple a même été cité dans la discussion en faveur des 
Catholiques d'Irlande) que les protestants étrangers étaient admis 
dans notre armée et que plusieurs parmi eux sont parvenus aux plus 
hauts grades militaires, et que non seulement des régiments suisses 
entièrement composés de Protestants étaient constamment au service 
du Roi mais qu'il y avait anciennement un régiment de ligne (celui 
de Chablais) composé aussi en grande partie de soldats et d'officiers 
protestants. — ■ Il n'est pas nécessaire je crois de relever combien 
le contraste des facilités accordées aux protestants étrangers et des 
rigueurs exercées envers les sujets du Roi de la Religion réformée 
peut paraître frappant, et combien il peut donner aisément lieu à 
supposer un sistème d'animosité de la part du Gouvernement de 
S. M. contre ces derniers. 

Après avoir fait mention des observations qui me seraient proba- 
blement faites par ces Ministres toutes les fois que la discussion de 
cette affaire aurait lieu; je crois de devoir aussi soumettre à V. E. 
mes propres idées sur ce sujet. 

Il me semble que les circonstances qui ont donné lieu dans les 
siècles passés aux lois très-sévères que les Souverains du Piémont 
avaient adopté contre les habitants des Vallées de Lucerne, sont 
actuellement considérablement changées. Dans les tems où les dis- 
putes religieuses excitaient un intérêt général et où le zèle des premiers 
novateurs avait toute l'activité et l'ardeur qui accompagnent ordi- 
nairement les nouvelles institutions, on pouvait regarder les mesures 
de rigueur et de sévérité contre les sectaires comme des précautions 
indispensables pour empêcher la propagation des nouvelles erreurs. 
Outre cela la liaison des Protestants des Vallées avec les Huguenots 
de France et surtout du Dauphiné les rendaient encore doublement 



— 55 — 



dangereux sous un point de vue politique. Enfin il est possible qu'on 
se soit flatté alors qu'en employant dès les commencements des voies 
de rigueur et de coercion on aurait réussi à ramener des esprits égarés. 
Mais maintenant ces circonstances ou n'existent pas, ou sont très 
considérablement changées. 

L,a chaleur et l'intérêt, qui accompagnaient autrefois les disputes 
en matière de religion, ont fait place à une indifférence à mon avis 
plus déplorable que les égarements des siècles précédents : cette 
disposition des esprits n'est que trop généralement répandue; mais 
si d'un côté on ne saurait assez en regretter les effets très funestes 
pour la Religion et la morale de tous les pays, on ne peut pas discon- 
venir en même tems qu'elle diminue considérablement le danger de 
la propagation des erreurs des sectaires. — Quant aux liaisons des 
Habitants des Vallées avec les protestants des autres pays elles sont 
entièrement changées, et la protection de l'Angleterre dont ils jouis- 
sent, quoique, à mon avis, contraire à la stricte indépendance des 
droits de S. M. ne présente cependant aucun des dangers que la liaison 
avec les Huguenots donnait lieu de craindre autrefois. — Quant à 
l'espoir de ramener ces sujets Protestants de S. M. par les voies de 
rigueur et de sévérité, et par des lois flétrissantes, l'expérience uni- 
forme dans tous les pays a fait voir que ce sistème tend au contraire 
à produire l'obstination, qui est de toutes les dispositions de l'esprit 
la plus opposée à la connaissance de la vérité. 

Je soumets entièrement ces observations au jugement de V. E. 
Il est très possible que leur application à des cas particuliers, et spé- 
cialement à celui dont il s'agit, exigeât des autres réflexions que je 
ne suis pas à portée de faire, ignorant absolument les circonstances 
des lieux et des personnes en question. 

Il est possible aussi que dans la suite des tems des nouveaux 
changements fassent naître de nouveau les mêmes dangers. En tous 
cas je conviens qu'il est nécessaire que le Gouvernement de S. M. 
conserve les moyens de réprimer toutes les tentatives qui pourraient 
avoir lieu contre la religion établie et contre la tranquillité de l'Etat; 
mais il me semble que pour cela les lois générales sont tout à fait 
suffisantes et je pense que si S. M. se déterminait à révoquer toutes les 
lois qui ont été publiées spécialement contre ses sujets Protestants 
et qu'Elle les soumit indistinctement aux lois générales de l'Etat 
contre les perturbateurs de la Religion et de la tranquillité publique, 
ils seraient tout aussi efficacément contenus dans leur devoir et S. M. 
pourrait dans sa sagesse adopter à leur égard les mesures que les 
différentes circonstances exigeraient sans sortir de la marche ordinaire 



— 56 — 



des lois générales; et, quant aux emplois, la révocation de la loi qui 
exclut formellement cette partie de ses sujets n'obligerait pas S. M. 
à les employer et il serait également en son bon plaisir comme il l'est 
actuellement de leur confier des charges et de les leur ôter. — D'un 
autre côté il me semble que cette mesure pourrait produire des effets 
extrêmement avantageux pour les intérêts de S. M. et plus particu- 
lièrement les suivants: 

i° Elle ferait cesser la protection exercée en faveur des Habitants 
des Vallées par le Gouv.t Britannique, qui n'aurait plus ni le droit 
ni les moyens d'interférer à leur égard dès qu'ils seraient assimilés 
aux autres sujets de S. M. et soumis aux mêmes lois. 

2° Cette mesure produirait non seulement dans le Gouvernement, 
niais aussi dans toute la nation anglaise, l'impression la plus favorable 
pour les intérêts de S. M. Je crois qu'il serait superflu de m'étendre 
sur l'extrême importance de conserver avec ce pays la liaison la plus 
étroite et la plus intime ; et V. E. n'ignore pas combien l'opinion publi- 
que a de l'influence sur les mesures de ce Gouvernement. — 11 s'agit 
d'un sujet qui peut exciter ici un intérêt très vif et général, soit par 
la similarité de croyance soit en suite des idées du jour, et je suis 
intimement persuadé que l'effet que pourraient produire sur l'opinion 
publique de ce pays les déterminations de S. M. dans une affaire de 
cette nature seraient dans la suite du tems de la plus grande impor- 
tance pour ses intérêts. 

Je crois de mon devoir de ne pas omettre d'observer à V. E. que le 
cas des Catholiques de ce pays est très différent de celui des Protes- 
tants sujets du Roi. 

Premièrement les Catholiques forment au moins un cinquième de 
la population de la Grande Bretagne. En second lieu, l'ordre de la 
succession au trône, les propriétés de beaucoup de particuliers, et 
en grande partie la constitution même du pays, sont étroitement 
liées aux événements de la Réformation et aux mesures qu'on adopta 
alors contre les Catholiques; à quoi il faut aussi ajouter que les 
emplois ne sont pas tous à la disposition du Gouvernement, et que 
particulièrement les membres du Parlement sont en grande partie 
élus malgré le Gouvernement. — Non obstant tout cela, le parti en 
faveur des Catholiques augmente tous les jours. Les personnes les 
plus éclairées sont en ce nombre et entre autres Lord Castlereagh et 
il est à prévoir que tôt ou tard l'émancipation des Catholiques aura 
lieu. Cette affaire serait même plus avancée qu'elle n'est si les Catho- 
liques n'y avaient pas eux mêmes apporté des obstacles par des 
démarches imprudentes. 



— 57 — 



Je me réserve à répondre par la première occasion à un autre article 
de la Dépêche de V. E. du 13 8bre. 

J'ai l'honneur d'être très respectueusement, 

Monsieur le Comte, 
De V. E. 
le très humble et ob. serviteur 
Londres, ce 18 gbte 1855- D'AGUÈ. 

XXXIV. 

Lettera del Ministro dell'Interno all'avv. Paris Reggente l'In- 
tendenza di Pinerolo. 

In Arch. St. Tor., Piemonte, Ecclesiastici, Minutario da Maggio 
181 4 a tutto Giugno 181 6. 

// Secretarlo di Stato esprime, in data 26 Gennaio 181 6, la sorpresa 
di ricevere una supplica a S. M. dai parroci delle Valli di Luserna e 
S. Martino per le opportune Provvidenze ond 'essere immessi nel possesso 
dei beni appartenenti alle loro parrocchie e di cui se n'è già intesa la 
risoluzione fin dal S. Martino p. p. dell' affinamento che ne aveano 
codesti Religionarj. 

« Interessando quest'affare le religiosissime premure della M. S. 

debbo incaricare V. S. 111. ma d'informarmi esattamente dei motivi 
pei quali siasi sin'ora sospeso di dare il possesso de suddetti beni ai 
Parrochi <-. 

XXXV-XXXVI. 

Lettere del Ministro dell'Interno al Vescovo di Saluzzo 
riguardo i «beni nazionali». 

Arch. St. Tor., Piemonte, Ecclesiastici, da Maggio 1814 a tutto Giugno 
1816. 

Torino li 2 Febbraio 1816. 

Monsignor Vescovo di Saluzzo, 

Nella circostanza di doversi senz'ulteriore ritardo ed a seconda 
delle religiose premure di S. M. provvedere sulle istanze de' sig.ri 
Parrochi e Vicarj delle Valli di Luserna per essere rimessi nel possesso 
de' beni già appartenenti alle medesime Parrocchie e Vicarie, ho dovuto 
incaricare il sig. Intendente di Pinerolo di darmi una chiara idea 
dello stato di quest'affare, onde accelerarne le occorrenti provvidenze. 

Vi ha egli compito colla sua informativa, trasmettendomi anzi 
due nuovi stati di quelle Parrocchie e Vicarie, onde riconoscere se 
le passate vicende e la susseguita diversa posizione di quei Cattolici 
possano persuadere un ristabilimento delle stesse Parrocchie generale 
soltanto o parziario. 

Sebbene io sappia che da questa Segreteria di Stato sia stato V. 
S. Ill.ma e Rev.ma eccitata prima d'ora in questo interessante oggetto 



- 58 - 



non ho però sott'occhio questi necessari riscontri, e non posso quindi 
dispensarmi dal pregarla a compiacersi di rinnovarmi in proposito 
le savissime di lei riflessioni e sentimento. 

L,e comunico ad ogni buon fine il suaccennato Stato e mi pregio, ecc. 

* * 

IÀ 23 Febbraio 18 16. 

Monsignor Vescovo di Saluzzo, 

S. M., intenta al maggior interesse della Religione e dello Stato, si 
è determinata, a seconda delle saviissime considerazioni da V. S. 
111. ma e Revd.ma rilevate nella rappresentanza prima d'ora rasse- 
gnatale, di ordinare la pronta immissione de' Sig. Parrochi e Vicarj 
delle Valli di Luserna nominati e che verranno a nominarsi nel possesso 
de' beni che già appartenevano agli stessi Beneficii Parrocchiali e 
Vicariali; essendomi risultato dalle ulteriori notizie procuratemi 
dall'Ufficio d'Intendenza di Pinerolo, che non seguì nel passato 
Governo alcuna alienazione de' medesimi beni, e che sono essi vacanti 
ed a disposizione del Governo, io debbo pertanto eccitare V. S. IH. ma 
e Revd.ma a provvedere per il concorso da darsi per quelle Parrocchie, 
che sono di libera collazione, per la nomina a quelle che spettano alla 
Mensa Vescovile di Pinerolo, e finalmente a compiacersi di trasmet- 
termi una nota accompagnata dagli opportuni riscontri, ch'Ella si 
sarà procurati sulle rispettive qualità de' soggetti da proporre a S. M. 
per quelle che sono di R a nomina. 

Affinchè poi non abbiano più ad incontrar ostacolo come sovra 
provvisti nel ricevere il possesso de' sud.i beni, si daranno a un luogo 
stesso le necessarie determinazioni in proposito, riservandosi la M. S. 
di provvedere, ove d'uopo, a' bisogni di que' d'essi provvisti, che 
si riconoscessero mancanti della necessaria sussistenza, qualora però 
saranno essi rientrati nel possesso de' ridetti beni. 

Mi pregio, ecc. 

XXXVII. 

Supplica dei pastori al Ministro dell'Interno, per il loro assegno. 

In Arch. Stato Torino, Mat. Ecoles., Cat. XXXVIII, Eretici, 1816. 
Come di consueto, manca la data a questa supplica, ma riteniamo che 
sia del Febbraio 1816. 



A Son Excellence le Comte Borgarelli, Ministre des Affaires Internes. 
Monseigneur ! 

L'état de souffrance et de disette où sont réduits depuis près de 
deux ans les Pasteurs des Eglises Vaudoises, les met dans la nécessité 



— 59 — 

de recourir à Votre Excellence, afin qu'EUe daigne prendre en consi- 
dération leurs maux et leurs inquiétudes ; et ils la supplient de jeter 
un regard favorable sur l'exposé suivant. 

Nos honoraires, Monseigneur, se composaient autrefois de deux 
subsides d'Angleterre, l'un appelé Royal, l'autre National. Ils s'éle- 
vaient annuellement, à peu près, à quatre cents Livres de Piémont 
chacun; ce qui, avec un léger supplément que fournissaient nos Com- 
munes respectives, faisait monter nos congrues à neuf cent et quelques 
Livres de Piémont, suivant le change et la différence du dit supplé- 
ment qui n'est pas le même pour toutes nos Eglises. 

Le Subside Royal ayant essuyé un retard, en 1793 et 1794, les 
Pasteurs obtinrent au Synode de 1795 et du consentement des députés 
laïques, à ce autorisés par leurs commettans, qu'il fut pourvu à ce 
déficit par les Communes à charge de restitution, si le dit Subside 
revenait: Et c'est en effet ce secours de L. 400 de Piémont annuelles, 
payées par nos Paroissiens, qui a complété nos traitements jusques 
en 1800. A cette époque, la Commission Exécutive s'étant occupée 
de nous, sans que nous l'eussions demandé, il.nous fut assigné une 
rente de biens nationaux à titre de dédommagement de la suppression 
ou suspension des subsides d'Angleterre; et nous en jouîmes sous 
l'autorisation du Gouvernement français : nos Communes furent par 
là déchargées de toute imposition en notre faveur. 

Depuis l'heureux retour de notre Légitime Souverain, les choses 
étant rentrées dans l'ancien ordre, nous dûmes rendre les biens dont 
nous avions l'administration et la jouissance : et tout compte fut 
définitivement réglé par devant Monsieur le Régent l'Intendance 
Royale de Pignerol en Juillet 181 5. 

Mais dès lors nous espérions de trois choses l'une : ou que Sa Majesté 
notre bon Souverain daignerait pouvoir à notre subsistance, ou que 
le Subside Royal nous serait de nouveau envoyé, ou enfin que nos 
Communes seraient obligées, par ordre Supérieur, de remettre en 
exécution l'arrêté synodal de 1795. Ce triple espoir a été déçu: Pour 
les deux premiers cas, nous en ignorons la cause; et quant au troisième, 
nous avons compris que Monsieur le Régent l'Intendance de cette 
Province n'a pas osé prendre sur lui d'ordonner aucune imposition 
sans une autorisation supérieure. 

C'est cette autorisation, Monseigneur, que nous prenons la liberté 
de solliciter de Votre Excellence, ou, ce qui serait bien plus selon nos 
vœux, de représenter à Notre Auguste Monarque l'état précaire de 
treize Pasteurs, qui soumis et dévoués à ses lois, prêchent l'obéissance 
et servent l'Etat, en servant l'Autel. Plusieurs d'entre nous sont 
pauvres et chargés de famille, et ne reçoivent pour toute pension 
que le subside National d'Angleterre, qui est toujours venu quoi- 
qu'avec quelque interruption; et le petit supplément des Communes 
déjà mentionné, ce qui fait tout au plus pour chaque Pasteur cinq 



— 6o — 

à six cents francs par année. Qu'il nous serait doux et honorable 
en même temps de tenir notre pain quotidien du Roi, et d'avoir aussi 
un motif de plus de l'appeler notre Père. 

Que, si nous ne pouvons pas obtenir cette grâce, au moins que 
nos Communes, conformément à l'article synodal déjà cité, soyent 
tenues d'imposer de nouveau, depuis le commencement de Juillet 
1814 (époque depuis laquelle nous n'avons plus rien reçu en rempla- 
cement du Subside Royal d'Angleterre, qui n'est plus venu depuis 
environ vingt ans), ce qu'elles imposaient pour leurs Pasteurs, lorsque 
rien ne remplaçait pour eux le dit subside. 

Les louables et nobles qualités qui vous ont élevé, Monseigneur, 
au poste éminent que vous occupez, nous sont garant que Votre 
Excellence daignera accueillir favorablement la juste demande que 
la nécessité nous oblige à lui faire. 

En pardonnant la longueur de cet exposé, permettes, Monseigneur, 
que nous y joignons l'expression de notre reconnaissance, et l'assu- 
rance du respectueux dévouement, avec lequel nous avons l'honneur 
d'être de Votre Excellence 

Les très humbles et très obéissans serviteurs 
les Pasteurs des Eglises Vaudoises: 

Jean Rodolphe Peyran, Modérateur et 

Pasteur au Pomaret 
Josué Meille, Mod.r adj.t P.r à S.t Jean 
Alex. Rostaing, Secrétaire et Pasteur de 

Ville Sèche 
David Mondon, Pasteur des Eglises Evan- 
géliques de Prarostino et Rocheplate a pu 
se flatter d'avoir un père dans son roi, d'a- 
près les services signalés de ses ancêtres, 
ayant eu un frère tué en la guerre de 1742, 
etc., etc., un fils au service 
Ferdinand Peyran, P.r D. à Pramol 
Paul Goante, P.r à Angrogne 
Paul S. Bonjour, P.r à Rorà 
David Monnet, Past.r à S. Germain 
P. BERT, P.r à La Tour 
J.n Jacques D.l Jalla, Past.r de Maneille 

et Macel 
George Muston, Past.r à Bobi 
Franç. Gay, Past.r au Villar 
Jaq. Rodolphe Peyran, Past.r de Pral et 
Rodoret. 



— 6i — 



XXXVIII. 

Nota del Ministro dell'Estero al Ministro dell'Interno 
riguardo a concessioni da farsi ai Valdesi. 

In Arch. Stato Torino, Mat. Ecoles., Cat. XXXVIII, Eretici, 1816. 

Confidenziale. Un oggetto di grave importanza, che interessa si- 
multaneamente e la pubblica tranquillità sul rap- 
porto della religione ed i diritti di Sovranità in quanto agli efletti che 
il medesimo può avere, si è quello che il sottoscritto Ministro e Primo 
Secretario di Stato per gli Affari Esteri si crede in dovere di comuni- 
care confidenzialmente all'Ili. mo Signor Presidente Conte Borgarelli 
Reggente la Regia Segreteria di Stato per gli Affari Interni; esso 
concerne i richiami dei protestanti abitanti delle Valli sull'intolle- 
ranza ch'essi suppongono per parte del Governo di S. M. a loro riguardo. 

È noto al signor Conte Borgarelli, che fin dal tempo di Cromwel 
furono i Valdesi posti sotto la protezione dell'Inghilterra, che la 
Prussia s'interessò pure in loro favore, che gli si accordarono dalla 
Casa di Savoja molti privilegi, e vissero dappoi governati con molto 
minor severità di prima, e sino all'epoca sfortunata della rivoluzione 
in Piemonte furono essi sottomessi alle leggi veglianti a loro riguardo, 
e la protezione dell'Inghilterra era ristretta unicamente a qualche 
soccorso pecuniare. Durante il cessato Governo francese in Piemonte, 
la libertà di coscienza di cui vi si godeva gli fece dimenticare quella 
sorte di soggezione nella quale da prima vivevano, e furono anzi dal 
Governo emanate alcune concessioni di stabili in loro favore, il di 
cui reddito rese molto avvantaggiosa la loro situazione. 

Al felice ritorno di S. M. ne' suoi Stati di terraferma, l'Editto con 
cui furono richiamate in vigore le antiche leggi diede luogo a temere 
il ritorno di quei tempi in cui erano soggetti ad alcuni severi regola- 
menti nelle loro Valli, esclusi così da ogni sorta di impiego sì civile 
che militare, ed infine d'essere spogliati di quanto avevano acquistato 
o gli era stato concesso durante il cessato Governo. 

Per scanzare un avvenire, che i Valdesi temono così pregiudizievole 
a' loro interessi, fecero parlare in loro favore il signor De La Harpe 
al Congresso di Vienna e cercarono di procurarsi l'assistenza delle 
Potenze d'Europa di Religione Riformata. Comparvero al pubblico 
diversi scritti che contengono le loro doglianze di ciò che nel Congresso 
di Vienna e susseguentemente a Parigi non sono state date alcune 



— 62 — 



disposizioni a loro riguardo, e recentemente un articolo di una gaz- 
zetta di Londra scritto colla veemenza ordinaria e l'oblio de' riguardi 
che caratterizza soventi tali produzioni; si raggira il medesimo inte- 
ramente sui regolamenti ed atti del Governo di S. M. che li privò dei 
fondi o redditi che il Governo francese aveva destinati per le spese 
del loro culto, ciò che li obbliga a raccorrere alla generosità della 
nazione Inglese, perchè loro continui i soccorsi, che da prima gli 
accordava per mezzo di una sottoscrizione, mezzo che essendo andato 
in disuso da 16 a 17 anni è ora considerato come una novità e trovan- 
dosi in opposizione alle idee ed a molte circostanze del tempo, non 
può a meno che produrre un cattivissimo effetto. 

In quest'articolo si censura non solamente la condotta del Governo 
di S. M., ma il suo principale scopo è di rimproverare il Governo 
Inglese che abbia assistito di tutta la sua influenza la Corte di Sardegna 
nel mentre che questa opprime i loro confratelli protestanti; gli si 
rimprovera pure ch'egli permetta che una popolazione la quale godette 
sì lungo tempo della protezione dell'Inghilterra sia ora abbandonata 
ai trattamenti i più severi, e ch'egli non abbia esatto dalla Corte di 
Sardegna qualche condizione in loro favore in ricompensa dell'assi- 
stenza e dei soccorsi che Ella ha ricevuto dall'Inghilterra. 

Non sarebbe difficile il dimostrare quanto sian falzi e sragionevoli 
questi richiami e quanto sia grande la clemenza di S. M. verso i suoi 
sudditi protestanti; saprà il Governo Inglese respingere tali accuse 
qualora siano ripetute nelle proprie sessioni del Parlamento, il che è 
di tutta possibilità, ma tuttavia è disaggradevole ch'egli abbia a 
difendersi rispetto al Governo di S. M. 

Le idee liberali e lo spirito di tolleranza che regna in questi tempi 
resero facile agli artifiziosi Valdesi di formarsi un partito onde portar 
il Governo Inglese ad intercedere in loro favore, e già hanno dei 
possenti protettori fra i quali il signor Wilberforce capo della Setta 
Biblica. 

La quistione di diritto e di fatto in questo affare è molto meno 
importante che l'impressione ch'ella può produrre ; già sfortunatamente 
le grida pubbliche cominciano a farsi sentire sopra quest'oggetto, 
ed il Governo Inglese sarà costretto a prendere fatto e causa pei 
Valdesi a motivo della influenza che le opinioni del popolo hanno 
necessariamente sul procedere del medesimo. 

Pare dunque cosa di tutta importanza e ad un tratto urgentissima 
di esaminare seriamente quali siano i mezzi atti a prevenire quei 
passi che il Governo Inglese potrà fare in favore dei Valdesi. 

Bilanciando il sistema a cui andarono soggetti i Protestanti prima 



— 6 3 — 



della rivoluzione con i vantaggi che gli furono accordati dal Governo 
Francese, potreb-be S. M. senza punto derogare alla sicurezza ed alla 
preeminenza della Religione Cattolica, qualora giudicasse di fare 
qualche spontaneo cangiamento ai regolamenti che riguardano i 
Valdesi, prevenire l'interposizione del Governo Inglese in loro favore, 
ed eludere così ulteriori pretese dal canto dei medesimi. 

È da osservare che se l'Inghilterra accorda ai Valdesi la sua prote- 
zione in questo fatto, sarebbe difficile il potervi resistere senza inimi- 
carsi con essa, ed all'opposto una preventiva disposizione benefica, 
qualora venga giudicata conveniente, calmerebbe le inquietudini dei 
Valdesi, ed eccitando la loro riconoscenza verso il Sovrano riunirebbe 
l'opinione delle parti in favore di S. M., il che sarebbe col seguito di 
molto vantaggio pei suoi interessi. 

Nel comunicare queste riflessioni al signor Conte Borgarelli, il 
sottoscritto è persuaso che ponderando nella sua saviezza l'importanza 
e la delicatezza dell'oggetto di cui si tratta, penserà egli al modo 
più pronto e più confacente di prevenire le conseguenze che potrebbero 
risultare contrarie al decoro ed agl'interessi della Corona; ed intanto 
ha l'onore di pregarlo a volersi compiacere di fargli tenere al più 
presto possibile una memoria in cui vi si contengano le concessioni 
che erano accordate ai Valdesi prima della rivoluzione, quelle accor- 
dateli dal Governo Francese, e le restrizioni apportatevi posterior- 
mente dal Governo di S. M., onde poterne informare il suo Ministro 
in Londra ed abilitarlo a combattere all'occorrenza le imputazioni 
che vengono fatte su questo riguardo. 

Il sottoscritto coglie quest'occasione per rinnovare al signor Conte 
Borgarelli gli atti del ben distinto suo ossequio. 

Dalla Regia Sega d. Stato, il 4 febbraio 1816. 

Firmato II Conte Di Vai,i,esa. 



Il Ministro Conte Di Vallesa riconfermava la nota confidenziale qfebb. 
1816, con altra nota spiegativa del 12 febbraio 1816. «Esaminare se 
possa esservi mezzo di provvedere prima che l'Inghilterra venga ad 
accordar loro la sua interposizione officiale, le di cui conseguenze 
non potrebbero essere che sommamente disgustose ed anche pregiu- 
dizievoli al decoro dell'Autorità sovrana ». 

Perchè autorevoli personaggi inglesi avevano già interposto confi- 
denzialmente i loro buoni uffici a favore dei Valdesi presso il Ministro 
di S. M. in Londra, come pure presso S. E. il signor Cavaliere Thaon 
di Revel; ed il Vallesa stesso s'era già trovato nell'occasione di dissuadere 



— 64 - 



il Ministro Inglese sulle pretese oppressioni di cui si lagnano i Valdesi... 
« Pare possa essere conveniente di provvedere a questo importante 
oggetto e prevenire le dimande uffiziali e la protezione del Governo 
Inglese, evitando così a S. M. il dolore d'esser costretta ad accordare 
poi con forza più che non farebbe per un motu proprio ». 

XXXIX. 

Relazione al Re, sulla convenienza di concessioni ai Valdesi. 

Alla nota confidenziale del Conte Di Vallesa (4 febbraio), rispose il Min. 
Borgarelli con altra nota (11 febbraio); alla quale replicò riassumendosi 
il Vallesa con nota del 12 febbraio 1816. Il Borgarelli deferì la quistione 
al Re, scrivendo la seguente relazione a S. M., in margine alla nota 
medesima. In Archivio di Stato Torino, ut supra. 



Mal soffrendo essi un trattamento al quale da 15 anni non erano 
più avvezzi, promossero gravi doglianze in Inghilterra e si fecero un 
partito potente a segno che si teme con fondamento che quel Governo 
sia per dichiararsi in loro favore e promuovere qualche parte presso 
quello di V. M. 

Di ciò istrutto il conte di Vallesa propone di prevenire i passi che 
potrebbe fare il Governo Inglese, con accordare ai Valdesi quelle 
facilità e quei maggiori diritti che si possono conciliare colla sicurezza 
e la preeminenza della Religione Cattolica sola dominante negli 
stati di V. M. 

Se la M. V. approva questo sentimento si potrebbe esaminare in 
un congresso di ministri quali siano quei vantaggi che si possono 
senza pericolo accordare ai Valdesi, avuto riguardo alle circostanze 
dei tempi, alle opinioni dominanti, alle abitudini da essi contratte 
ed alla protezione di cui godono di potenze alleate di V. M. 
Segue l'annotazione: 

C. 16 febbraio 1816 
è intenzione di S. M. che l'affare venga esaminato in un congresso. 

XL. 

RR. Patenti del 27 Febbraio 1816. 

« Patenti di V. M. portanti varie concessioni a favore dei Valdesi 
abitanti nelle Valli dipendenti dalla provincia di Pinerolo, con deroga 
per l'effetto di esse agli antichi Editti e Regolamenti ». 



- 6 5 - 



Queste Patenti non si ritrovano nelle Raccolte pubblicate del Regno 
Sardo. Il Governo si rifiutò di stamparle, anche dopo le insistenze del 
Duca di Wellington - come narrammo nel testo. 

Le riportiamo da una copia mss. esistente all' Ar eh. Tav. Valdese, 
XLIV, 71. 

Cfr. Arch. St. Torino, « Terzi », dal 17 giugno 18 14 al 18 giugno 181 7. 



VITTORIO EMANUELE 

Per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, 
Duca di Savoia e di Genova, Principe di Piemonte. 

Sulle rappresentanze rassegnateci intorno allo stato d'angustia a 
cui trovansi ridotti i pastori delle chiese Protestanti esistenti nelle 
valli, che fanno parte della nostra Provincia di Pinerolo, per essere' 
da parecchi anni cessati i sussidi che loro si somministravano 
dall'Estero, e al grave danno, che tornerebbe ai Valdesi in dette 
valli abitanti, qualora dovessero vendere i beni legittimamente 
acquistati durante il cessato Governo fuori dei limiti prescritti dagli 
antichi Editti e Regolamenti, avendo preso in benigna considerazione 
le circostanze di questi nostri sudditi, ci siamo determinati di venire 
in loro soccorso con dare le opportune provvidenze sia in ordine 
alla sussistenza dei loro pastori, sia perchè venga temperato il rigore 
delle misure a loro riguardo negli antichi passati tempi adottate. 
Epperò per le presenti di nostra certa scienza, Regia autorità, ed 
avuto il parere del nostro Consiglio, abbiamo ordinato, ed 0 diniamo 
quanto segue: 

1° Che i Pastori delle Chiese protestanti stabiliti nelle Valli 
dipendenti dalla provincia di Pinerolo, abbiano d'orinnanzi ad essere 
provveduti di conveniente annuo assegno per la loro sussistenza, 
nel modo che verrà da noi a parte stabilito. 

2 0 Che sia lecito agli abitanti nelle suddette Valli, che professano 
la Religione pretesa riformata, di ritenere i beni da essi legittimamente 
acquistati nel cessato Governo, non ostante che siano situati fuori 
dei limiti fissati negli antichi Editti e Regolamenti. 

3 0 Che i Valdesi predetti vengano ammessi ad esercitare non 
solo qualunque arte, o mestiere, ma eziandio le professioni di chirurgo, 
speziale, architetto, geometra, misuratore, e quelle altre, per cui non 
richiedesi la laurea, con che però abbiano a soggiacere agli esami 
prescritti dalle nostre costituzioni per l'università degli studj; otten- 
gano la legittima approvazione, e si conformino ai veglianti regola- 
menti. 



_ *6 — 



Deroghiamo per l'effetto delle presenti a qualunque Legge, Editto, 
o stabilimento in contrario e mandiamo al Senato nostro, ed alla 
Camera dei conti di registrare le presenti, che tale è nostra mente. 

Dat. in Torino, li venti sette del mese di febbraio, l'anno del Signore 
mille otto cento sedici e del Regno nostro il decimo quinto. 

Sottoscritto V. Emanuele. 

V. Sottoscritti - Pateri P. P. e Reg e - Brea - SERRA - Borgarelu. 

Reg.to al Controllo G.le il i° Marzo 1816. 

SottOSCrittO CANAI.ESEGIO. 

XLI. 

Discorso del Moderatore Peyran al Re Vittorio Emanuele I. 

Questo discorso venne letto e rilasciato dal Moderatore a S. M., nel- 
l'udienza del 29 Marzo 1816, al Castello di Stupinigi. Due copie di 
esso in Arch. Tav. Vald., XLIV, 73 e 74. 



A La Majesté de Victor Emanuel, Roi de Sardègne, Due de Savoie 
et de Gènes, Prince du Piémont, etc. 

Sire ! 

Les Vaudois qui dans tous les tems ont témoigné une fidélité 
inviolable aux glorieux ancêtres de V. M. viennent aujourd'hui en 
nos personnes se jeter aux pieds de V. M. pour la remercier des 
concessions qu'Elle vient de leur faire par son Edit du 27 Février 
dernier. Pleins de reconnaissance, Sire, pour les bontés que vous 
leur avez témoignées, Pasteurs et Troupeaux renouvellent en ce 
jour le serment d'être fidèles jusqu'à la mort à V. M. et à ses descen- 
dants et de répandre dans l'occurrence la dernière goutte de leur 
sang pour l'Auguste Maison de Savoie. 

Sire ! Un auteur (1) qui s'est immortalisé (de cette Nation fameuse 
pour l'étendue de son commerce, par les richesses qui sont le produit 
de ce même commerce répandu dans toutes les parties du monde 
connu, mais plus fameuse encore et plus estimable par sa loyauté, 
par le caractère mâle et ferme de ses habitants, par son exactitude 
et sa fidélité à remplir ses engagements, de la Nation Anglaise enfin, 
à qui, après Dieu et V. M., nous avons les plus grandes obligations) 



(1) In una copia del discorso si le^Re, tra parentesi, il nome: Wilson. Cfr. Arch. Tav, 
Vald. XMV, 73- 



— 6 7 — 



observe, Sire ! que la nécessité où se sont trouvés les glorieux prédé- 
cesseurs de V. M. de veiller sans cesse autour d'eux, de tenir tendus 
tous les ressorts de leur puissance et rester dans une activité conti- 
nuelle, en a fait de tous les Princes connus dans l'histoire ceux qui 
ont montré le plus de sagacité pour démêler leurs véritables intérêts, 
le plus de fermeté dans leurs résolutions, le plus d'adresse à profiter 
des circonstances. Et en effet, quel est l'homme médiocrement versé 
dans l'histoire qui ne connaisse pas, Sire, les grandes actions d'un 
Emanuel Philibert, de son fils Charles Emanuel surnommé le Grand, 
de vos Bisayeul et Ayeul Victor Amédée et Charles Emanuel, qui 
se sont distingués et en paix et en guerre ? 

Mais il y a, Sire ! une gloire qui est au-dessus des talents, 
de l'habileté, du courage et des exploits guerriers, c'est d'être juste, 
d'être le Père et le Bienfaiteur de ses sujets sans distinction. C'est 
cette gloire que le cœur bienfaisant de V. M. a ambitionné, et qu'EUe 
vient de s'acquérir en répandant ses faveurs paternelles sur ses sujets 
Vaudois. Cet acte de bienfaisance de V. M. fera bénir son nom par 
notre postérité, qui le prononcera avec le même respect et le même 
attendrissement avec lequel on prononce encore après tant de siècles 
les noms des Titus, des Trajan, des Marc-Aurèle, non parce qu'ils 
vainquirent des nations et subjuguèrent des Peuples, mais parce 
qu'ils furent justes, humains et compatissants. 

Sire ! nos Temples retentissent des vœux et des prières que nous 
et nos troupeaux ne cessons d'adresser à Dieu pour V. M. et son 
auguste famille. Mais il y a quelque chose de plus touchant . ce sont 
les prières que chacun adresse à Dieu dans ses dévotions particulières 
et dans le sein de sa famille. Là, les pères apprennent à leurs enfants 
à bénir le nom de V. M. Et nous, Sire ! Pasteurs des troupeaux que 
la bonté divine a confiés à nos soins, nous ne cessons de leur dire : 
craignez Dieu et honorez le Roi: car nous savons que les Puissances 
qui subsistent sont établies de Dieu, que c'est un devoir prescrit par 
la religion chrétienne que nous avons le bonheur de professer de 
leur être fidèles et de leur obéir, non seulement par ce qu'Elles ne 
portent pas l'épée en vain, mais surtout et principalement pour un 
motif de conscience. 

Agréez, Sire ! les vœux que nous adressons au Ciel pour la prolon- 
gation des jours de V. M., pour ceux de la Reine votre auguste Epouse 
et de votre Royale Famille, pour la prospérité de votre Règne, pour 
le repos et la tranquillité des Peuples que la Providence a confiés à 
vos soins paternels. Veuillez bien, Sire, pardonner par un effet de 
votre indulgence au faible talent de l'orateur qui vient d'avoir 



— 68 — 



l'honneur de l'entretenir; mais qui a été en tous temps attaché à la 
cause de son Roi (ainsi que tous ceux qui ont eu l'honneur de se 
présenter aujourd'hui devant V. M.). Nous avons celui d'être avec 
les sentiments du respect et de la vénération la plus profonde et une 
fidélité inviolable, 

Sire, 

de V. M. les très humbles et très obéissants respectueux serviteurs 
et fidèles sujets 

J. Rod. Peyran, Modérateur des Eglises Vaudoises 

JosuÉ Meii,i,e, Mod. adjt. 

J. P. Brezzi, député 

Paul Vertù, député (dit l'Anglais). 

XLII. 

Lettera del Moderatore Peyran al Ministro Borgarelli. 

In Arch. Slato Torino, Mat. Ecoles., XXXVIII, Eretici, 1816. 

A Son Excellence Monsieur le Comte Borgarelli, Ministre de l'Intérieur. 
Monseigneur, 

J'espère que V. E. humaine et bienfaisante comme Elle l'est 
voudra bien me pardonner la liberté que je prens de l'importuner. 
Sans le besoin urgent dans le quel une partie d'entre les Ministres 
Vaudois se trouvent je me serais bien donné de garde d'interrompre 
Ses grandes et importantes occupations. Votre Excellence se rappellera 
peut-être que lorsque j'eus l'honneur avec quelques uns de mes 
collègues de me rendre à Turin pour remercier Sa Majesté des con- 
cessions qu'elle avait eu la bonté de faire en faveur des Vaudois, 
j'osais lui recommander, Monseigneur, ce qui concerne les Pasteurs 
en particulier. Leur détresse n'a fait qu'augmenter par le malheur 
des temps et parce que depuis la fin de Juin 181 4, ils n'ont plus rien 
reçu en subvention des rentes des biens que le Gouvernement a rendu 
à leurs premiers possesseurs. 

J'ose le supplier instamment et avec tout le respect dû à Votre 
Excellence, de vouloir bien prendre notre triste état en considération 
et d'employer auprès de Sa Majesté notre Bon et Auguste Monarque 
ses bons offices, à l'effet de pouvoir toucher le plus tôt possible 
quelque secours à compte de la pension que S. M. a eu la bonté de 
nous promettre et qui datera, nous osons l'attendre de Sa Bonté, 



— 6 9 — 



Justice et Equité, depuis l'époque où nous avons cessé de tirer les 
revenus des biens qu'on nous avait accordés. 

Votre Excellence voudra-t-elle bien permettre qu'après lui avoir 
parlé des Pasteurs en général, je la supplie de vouloir bien présenter 
à Sa Majesté les papiers ci-inclus. J'en avais fait passer les originaux 
à Monsieur le Comte Vidua Votre Prédécesseur, je n'en ai plus eu 
aucunes nouvelles. Elle verra de quoi il est question, si Elle voulait 
les apprécier auprès de S. M. je lui aurais peut-être l'obbligation du 
repos du reste de ma vie sans fortune, ayant deux fils à l'établissement 
desquels il faut pourvoir. 

Je désirerais que S. M. voulut bien me donner le double de la pension 
qu'elle daignera accorder aux Pasteurs Vaudois, à cause de mon âge, 
de mon peu de fortune et parce que j'ai toujours été attaché aux 
intérêts de la Maison Royale, que j'en ai donné des preuves non 
équivoques (en quoi je reconnais n'avoir fait que mon devoir). Je 
désirerais en outre que Sa Majesté voulut bien me confirmer pour 
la vie dans la Modérature, car Sa Majesté nous pensionnant désormais 
doit se réserver la nomination du chef de nos Eglises. 

Daignez, Monseigneur, agréer nos excuses et le juste hommage de 
la sincère reconnaissance et du profond respect avec lequel j'ai 
l'honneur d'être 

De Votre Excellence 

J,e très humble, très obéissant 

et respectueux serviteur 
J.N Rodolphe Peyran, Mo- 
Pomaret dans la vallée de pérouse dérateur en chef des Eglises 

le 31 Mars 18 16. Vaudoises. 

XLIII. 

Supplica del Moderatore Peyran al Ministro Borgarelli 
riguardo al promesso assegno. 

L'originale è in Arch. St. Tor., Materie Eccles., Eretici, XXXVIII. 
Una copia mss. in Arch. Tav. Vald., Carte Peyran. 

A Son Excellence Monsieur le Comte Borgarelli. 
Excellence, 

Son Excellence Monsieur le Comte Serra nous fit l'honneur de nous 
écrire, en date du 17 Juillet 1814, ce qui suit: 

« Jusqu'à ce qu'il soit autrement pourvu aux moyens de votre 



— 7o — 



subsistance, vous jouirez librement, Messieurs, des revenus qui quoique 
au préjudice des vicaires catholiques vous ont été assignés ». 

J'ai réclamé dernièrement auprès de Monsieur le Comte Serra 
l'effet de sa promesse. Voici ce que Son Excellence m'a répondu. 

« Il est fâcheux pour moi de ne pouvoir directement faire droit 
aux réclamations que vous avez bien voulu me faire par votre lettre 
du 19 courant, au profit de Messieurs les Pasteurs des Eglises Vaudoises. 
Comme l'objet de leurs demandes dépend du Bureau d'Etat pour les 
affaires de l'Intérieur, je ne puis, Monsieur, que vous conseiller à y 
diriger vous mêmes vos instances, etc. ». 

C'est donc, Monseigneur, en conséquence de ce que dessus que je 
prends la liberté d'implorer les bons offices de Votre Excellence, la 
suppliant très humblement de réfléchir qu'il y a eu deux ans au 
mois de May dernier que nous avons été privés des biens dont les 
revenus nous avaient été affectés, sans que nous ayons rien tiré en 
compensation, que la plus part d'entre nous sont sans fortune et 
par conséquent sans ressource, qu'en mon particulier j'avais quelque 
espérance que je serais distingué, puisque j'ai toujours été attaché 
à la cause du Roi, que j'ai donné des preuves réitérées de cet atta- 
chement et que précisément à cause de cela j'avais été, contre la 
teneur de la loi même, privé de la Modérature. Je la prie de vouloir 
bien mettre tout cela sous les yeux de Sa Majesté. J'attends avec 
assurance de sa grandeur d'âme qui m'est connue, de sa justice et 
de sa clémence qu'elle n'aura pas perdu de vue ses fidèles sujets les 
Pasteurs Vaudois, et qu'en particulier elle voudra se rappeler de son 
dévoué et fidèle serviteur. 

Agréez, Monseigneur, les assurances du profond respect avec lequel 
j'ai l'honneur d'être, 

De Votre Excellence 

Le très humble, très obéissant et 
respectueux serviteur 

J.N Rod. Peyran, Modérateur des 
Eglises Vaudoises du Piémont. 

Pomaret près de Pérouse, 
le 29 Août 1816. 

P. S. Je prends la liberté d'insérer dans cette requête quelques 
attestations qui m'ont été délivrées par des Catholiques. J'en avais 
fait passer les originaux à M.r le Comte Vidua, ils se sont égarés dans 
son Bureau. Veuillez bien les présenter à Sa Mate»**-" ip vous en aurai 
une éternelle obligation. 



— 7i — 



XLIV. 

Lettera del Ministro delle Finanze all'Intendente di Pinerolo 
riguardo l'assegno ai pastori. 

Originale in Arch. Prov. Pinerolo, Cat. Ili, Sez. II, 49. 



Ill.mo Sig.r Pron. Col.mo, 

I pastori del Culto protestante in codeste Valli hanno avuto ricorso 
a S. M. rappresentando l'assoluta deficenza di mezzi onde provvedere 
al loro sostentamento, attesa l'allegata cessazione de' sussidj che 
ritraevano per l'addietro dall'Inghilterra. 

Mentre la predetta S. M. penetrata dalle esposte circostanze 
vorrebbe venire in qualche modo in loro soccorso, non intenderebbe 
però di bilanciare alcuna spesa a tale riguardo, ma piuttosto propen- 
derebbe ad accordare qualche facilità a' sudditi protestanti onde 
avessero questi il mezzo di provvedere alla sussistenza dei proprii 
pastori. 

II rilascio a loro favore di una parte o del totale dei centesimi 
addizionali delle contribuzioni dirette sarebbe forse il più adattato 
disimpegno. Ma, per poter divenire ad un giusto calcolo tanto dei 
bisogni che dei mezzi, mi occorrono le seguenti notizie: 

i° Quali e quante sono le Comuni, nelle quali esistono dei pro- 
testanti. 

2 0 Quale la loro popolazione e quale il numero de' cattolici e 
de' protestanti. 

3 0 A che somma ascenda la contribuzione fondiaria di ciascuna 
di dette Comuni, tanto in principale che in addizionale, escluse le 
spese comunali. 

4° In qual proporzione vi possedono i cattolici ed i protestanti 
(qualora questa notizia non la possa avere al momento colla dovuta 
esattezza, basterà indicarla approssimativamente). 

5 0 Quali e quanti sono i pastori del Culto protestante e se il loro 
numero è fisso o variabile e dove fanno o devono fare la loro residenza 
abituale. 

6° Quali mezzi hanno o possono avere per la manutenzione dei 
loro tempij e dei pastori medesimi. 

7 0 Quale sarebbe l'assegnazione di cui, avuto riguardo al puro 
necessario, potrebbero abbisognare. 

Egli è per un tale oggetto che ho l'onore di indirizzarmi confiden- 



— 72 — 



zialinente a V. S. IH. ma, pregandola a prendere secretamente tutte 
le precitate notizie e procurarmene, quanto prima le sia possibile, 
i relativi schiarimenti, aggiungendovi il rispettabile di lei avviso, 
ed indicandomi quegli altri mezzi che le di lei cognizioni potessero 
farle credere più utili e convenienti ad ottenere il fine da S. M. pro- 
postosi, cioè di soccorrere bensì ai bisogni di codesti suoi sudditi, 
ma di non contribuire direttamente all'esercizio del culto protestante. 

L,a Sig. V. 111. ma comprenderà di leggieri l'importanza, non meno 
che la delicatezza dell'affare, onde mi comprometto dalla di lei 
perspicacia e prudenza di pronto, secreto ed adeguato riscontro. 

Mi pregio rinnovarle gli atti della mia particolare stima e distinta 
considerazione, 

Di V. S. 111. ma 

Dalla R. Seg.ria di Finanze 
Torino li 30 Agosto 1816 

Dev.mo ed Obb.mo serv.re 
Brignole. 

XI.V. 

Nota del Ministro delle Finanze al Ministro dell'Interno 
riguardo all'assegno ai pastori 

Dalla nota del Ministro delle Finanze Marchese Brignole al Conte 
Bor garelli Reggente la Sécréter ia di Stato Interni - in data 5 settembre 
1816 - come in Ardi. St. Tor., Mat. Eccles., Eretici, XXXVIII - 
stralciamo: 



...Questi individui [i pastori] spogliati in oggi degli assegni che il 
Governo Francese avea loro procurati a carico dei fondi addetti al 
culto Cattolico, trovatisi, per quanto riferisce il sudetto sig.r Inten- 
dente di Pinerolo, carichi di debiti contratti nell'anno scorso ed instano 
continuamente per l'esecuzione del R. Biglietto del 27 febb. p. p. 
che loro promette un conveniente assegno. 

Non volendo caricare quella popolazione di un nuovo aggravio 
che, a giudizio del S.r Intendente resterebbe loro troppo gravoso, 
non vede il Ministro altro mezzo termine se non quello di sgravare 
dette popolazioni protestanti dai centesimi addizionali che si perce- 
vono dalle Finanze sul Registro de' possidenti protestanti e che la 
somma che dovrebbe per detti centesimi pagare, la quale dai calcoli 
approssimativamente porterebbe una partita di 7/m. franchi, si 



— 73 — 



dividesse fra i rispettivi Pastori per servir loro di un assai modesto 
assegno. 

Il S.r Intendente propone oltre a ciò di far corrispondere loro 
fr. 400 di più in oggi per saldare i loro debiti contratti nell'anno scorso, 
da prendersi anch'essi sui centesimi addizionali dell'anno scorso... 

XL VI. 

Lettera del Ministro delle Finanze all'Intendente di Pinerolo 
riguardo l'assegno ai pastori. 

« Copia di lettera della R a Seg.ria di Finanze stata diretta all' III. tno 
sig.r Grotti di Costigliole Intendente di Pinerolo », in Arch. Prov. Pine- 
rolo, Cat. Ili, Sez. II, 49. 



ASSEGNO AI PASTORI. 
Il 18 7bre 181 6, il Brignole scrive al conte Crotti, intendente di 
Pinerolo : 

Ill.mo Sig.r Pron. Col.mo, 

Essendosi S. M. degnata di accogliere favorevolmente le suppliche 
delli suoi sudditi di culto protestante abitanti nelle Valli dipendenti 
da codesta provincia, onde venire abilitati a provvedere al sosten- 
tamento de' loro pastori, mentre ha dati gli opportuni ordini, perchè 
a tale oggetto venga sino a nuov'ordine rilasciato a loro benefizio 
il prodotto dei centesimi addizionali sulla contribuzione fondiaria, 
che dai medesimi si paga, ha intanto ordinato che venga a caduno 
dei predetti pastori corrisposto sin d'ora, sui fondi dei centesimi già 
percetti dalle Regie Finanze, un sussidio di quattrocento lire nuove 
di piemonte, pei quali verrà spedito l'opportuno mandato dall'uffizio 
delle Regie Finanze. 

Nel renderne intesa la S. V. IH. ma la prego a partecipare ai sovrac- 
cennati pastori tale benefica disposizione di S. M., che non dubito 
saranno per apprezzarne in tutta la sua estensione, ed approfitto 
intanto di questa congiuntura per riconfermarmi con divota stima 
e predistinta considerazione, 

Di V. S. 111. ma 

Dalla R a Seg.ria di Finanze 

H 18 7bre 1916 Dev.mo ed obb.mo serv.e 

sottoscritto BRIGNOLE. 



— 74 — 



XL, VII. 

Lettera del V. Intendente Paris al Moderatore Peyran 
riguardo all'assegno ai pastori. 

L'originale trovasi in Arch. Tav. Vald., XLIV, 77. 



Monsieur, 

Je m'empresse de vous faire part que S. E. M.r le Comte Brignole, 
Ministre des finances, vient de m'annoncer que S. M. a daigné ordonner 
l'abandon à votre profit, ainsi que des autres ministres du Culte Pro- 
testant du montant des Centimes additionnels de la Contribution 
foncière payée par les individus qui professent le même Culte, afin 
que par ce moyen vous soyez pourvus, d'un traitement convenable, 
et qu'en attendant il vous soit payé un subside de quatre Cents 
livres par chacun pour subvenir à vos bésoins urgens; ainsi vous 
pourrez passer à ce bureau pour retirer votre mandat, ou bien charger 
quelqu'un de venir le retirer. 

J'éprouve une véritable satisfaction à vous annoncer cette favorable 
disposition de S. M. qui prouve Sa bienveillance à votre égard, que 
vous saurez justement apprécier, et j'ai l'honneur d'être avec une 
parfaite considération, Monsieur, 

Pignerol le 21 7bre 1816. 

Votre dévoué serviteur 
Paris vê Intend. 

XL VIII. 

Lettera dell'Intendente Crotti al Moderatore Peyran 
riguardo ai beni nazionali. 

In Arch. Tav. Vald., XLIV, 76. 



A Monsieur 

Monsieur Peyran, Ministre du Culte Protestant et Modérateur des 
Eglises Vaudoises au Pomaret. 

Monsieur le Modérateur ! 

D'après la requête donnée à ce bureau par les Sieurs Brezzi et 
Vertu Fermiers généraux des biens et revenus qui formaient sous le 
Gouvernement français la congrue de M M. les Ministres du Culte 



— 75 — 



Protestant des Vallées, tendante à obtenir un ajournement par 
devant moi pour la rédition définitive de leurs comptes relativament 
à la gestion qu'ils ont eûe depuis l'an 1807 au 181 5 inclusivement 
des dits biens et revenus, j'ai l'honneur de vous annoncer Monsieur 
que j'ai fixé pour cet objet le jour 16 de ce mois à neuf heures pré- 
cises du matin, où vos intérêts exigent que vous vous trouviez. 

Veuillez aussi en prévenir M. M. vos Collègues afin qu'ils soient de 
leur côté à même d'y intervenir personnellement ou par le moyen 
d'une députation choisie parmi eux. 

Je viens d'écrire une lettre semblable à celle-ci à M.r Meille, Mo- 
dérateur adjoint à St. Jean, pour qu'il iasse avertir M. M. les Ministres 
de Sa Vallée. 

Je saisis avec empressement cette occasion pour vous renouveller 
l'assurance de la considération distinguée avec la quelle j'ai l'honneur 
d'être, 

Monsieur, 

Pignerol, le 2 Xbre 1816. 

P. S. J'ai reçu la lettre signée par tous les Modérateurs sur la 
demande du dernier semestre de 1814, je ne puis rien dire de positif 
à cet égard si non que j'ai parlé en votre faveur à Turin, que je ferai 
de mon côté tout ce qui dépendra de moi pour vous obtenir des 
dédommagemens. 

Votre très dévoué serviteur 
Crotti. 

77 P. S. è aggiunto di pugno del Crotti, alla lettera ufficiale di altra 
mano. 

XLIX. 

Lettera dell'Intendente Crotti al Moderatore Peyran 

riguardo la concessione ai pastori d'un sussidio. 

Questa lettera, tutta di pugno del Conte Crotti, trovasi in Ardi. Tav. 
Vald., XLIV, 78. 



Monsieur le Modérateur, 

Pignerol ce 3 Juin 1817. 
Jeudi 29 du mois passé j'ai eû l'honneur de vous voir au Pomaret, 
vous me fîtes celui de m'accompagner, Monsieur, jusqu'à la rivière 
Vous m'avez demandé s'il n'y avoit rien de nouveau pour les Pasteurs, 



- 7 6 — 



j'ai dû avec peine, et franchise vous dire que malgré mes représen- 
tations, et projets il ne m'étoit encore rien parvenu de favorable à 
leur égard. Je vous ai conseillé d'écrire directement au Ministre des 
Finances, j'ai reccomandé votre lettre, et par le courrier d'aujourd'hui 
j'ai la satisfaction de vous apprendre que j'ai été autorisé de faire 
payer au treize Pasteûrs de la Religion Reformée la somme de cinq 
cent livres neûves à titre de secours à châque Pasteûr. Je m'empresse 
de vous en faire part afin que vous, Monsieur, puissiez leur en donner 
avis, et leur dire que les payemens commenceront Samedy 7 du 
courant moyennant quitance de leur part. Je suis enchanté que cette 
course dans la vallée de St. Martin faite pour l'avantage des Curés 
ait fait naitre l'occasion favorable et fort désirée de procurer quelque 
sécours à ceux de votre Religion. Vos confrères vous doivent certai- 
nement, Monsieur, de la reconnaissance pour l'avoir sollicité, et en 
mon particulier je vous dois le bonheur que j'éprouve de vous avoir 
engagé à cette démarche; je me donnerai tous les soins immaginables 
pour que les mandats soient tous expédiés pour Samedi 7 du courant, 
et pour ne laisser distraire sous aucun prétexte la somme qui vous 
est assignée. 

Recevez les nouvelles assurances de ma haute considération. 
Monsieur le Modérateur, 

Votre très Dévoué Serviteur 
Crotti. 

(Continua). 



— 77 — 



UNA BREVE POLEMICA 

tra il 

Riformatore CELSO MARTINGO e Fra ANGELO CASTIGLIOtll da Genova 

(Secolo XVP) 



Gli storici valdesi, parlando dei Nicodemiti (i) che al tempo della 
Riforma Protestante diffondevansi nel Marchesato di Saluzzo per 
opera speciale di Domenico Baronio, parroco di Valgrana, e di Massi- 
miliano dei Conti 'di Saluzzo, Signore di Monterosso, ricordano una 
lettera che Celso Martinengo mandò da Ginevra al Baronio per 
confutare gli errori della sua setta e provocare in seno ad essa un più 
aperto ed intenso favore per la Riforma. 

Messici alla ricerca di questo scritto, in nessun luogo ci fu possibile 
rintracciarlo. Ma fortuna volle che del Martinengo ci cadesse sotto 
mano un'altra lettera, sin qui inedita, diretta al P. Angelo Castiglioni 
da Genova, colla risposta del medesimo al Martinengo (2). 

Il duplice scritto non è privo d'interesse e noi ci proponiamo di 
analizzarlo brevemente in queste pagine. 



(1) Col nome di • Nicodemiti » furono nel secolo XVI 0 chiamati coloro che, pur aderendo nel- 
l'intimo dell'animo loro alle dottrine protestanti, non osavano pubblicamente professarle, anzi 
sostenevano che in tempo di pericolo era lecito ai Riformati presenziare alla Messa ed agli 
altri atti del culto cattolico, e rimproveravano i ministri di esporre inutilmente alla morte, per 
eccesso di zelo, sè stessi ed i fedeli. Questa setta, che pare esser stata assai numerosa, ebbe in 
Piemonte per capo il fiorentino Domenico Baronio, parroco di Valgrana, nel Marchesato di Saluzzo, 
che riformò a suo modo alcuni atti del culto cattolico, adattandoli ai concetti ed ai sentimenti 
delle nuove dottrine, ma non si dichiarò mai apertamente protestante. Egli tentò quasi d'innalzare 
a sistema le opinioni proprie e della sua setta, componendo parecchi trattati che pubblicò sotto 
il nome più autorevole di Massimiliano di Saluzzo, suo signore ed aderente. Parecchi ministri, 
tra cui il Trucchi, il Solfo, il Martinengo ed il Lentulo, risposero arditamente alle sue obiezioni 
ed accuse. Cfr. Gilles, Hist. Ecclis. des Eglis. Vaud., Pinerolo, 1881, 1, 100-105, 412-413; L,entulo, 
H istona delle grandi e crudeli persecutioni, Torre Pellice, 1906 (ediz. Gay); Léger, Hist. Général, 
d. Eglis. Vaud., Leyde, 1669, II, 52-54; Muston, Hist. d. Vaud. du Piém., Parigi, I, 268-270; 
F. Savio, Saluszo ed i suoi vescovi, Saluzzo, 1911, I, 241 ; Jalla, Storia della Riforma inPiemonte, 
Firenze, 1914, pag. 271. 

(2) Biblioteca nazionale di Parigi, MS. Hai., n° 1000 (in tutto 43 f.). L/Argelati ne cita un'altra 
copia nella Bibliotheca Metropolitanae Mediolanensis, MS. in 4°, pag. 105, segn. G., n° 16 



— 7 8 — 



Esso anzitutto ci offre un saggio di quella polemica religiosa, che 
assai spesso si svolse nel secolo della Riforma tra novatori protestanti 
e prelati cattolici, e può in pari tempo, per la sua identità sostanziale, 
illuminare di riflesso anche la disputa del Martinengo col precitato 
Baronio. Inoltre ci fornisce nuovi dati da aggiungersi alla vita 
di entrambi i protagonisti, ci mostra l'ardore di proselitismo del 
Martinengo ed il « breve fallo » del Padre carmelitano, il loro accordo 
spirituale, poi l'irreconciliabile loro dissidio, e ci attesta la costanza 
colla quale, per mezzo degli scritti, i riformatori italiani, dalla terra 
d'esilio, non cessarono mai di diffondere in patria quelle idee che 
prima vi avevano a voce largamente predicato, dalle cattedre accade- 
miche e dai pergami delle chiese. 

* * 

Poche parole occorrono per presentare ai lettori i protagonisti della 
polemica. 

Celso Massimiliano Martinengo (i), figlio di Cesare, della nobile 
famiglia dei Conti bresciani, avviato giovanissimo alla carriera 
monastica, si ascrisse all'ordine dei Lateranensi, di cui più tardi 
divenne canonico regolare. Ebbe fama di eccellente predicatore e di 
uomo assai dotto, profondo nello studio di Aristotile, della Scolastica 
e delle lingue antiche. Chiamato a Lucca al tempo del Vermigli, per 
insegnar lingua greca in una specie di collegio o seminario privato 
fondato dal celebre priore di S. Frediano, ebbe agio di ascoltare con 
alcuni compagni le lezioni ch'egli impartiva ai suoi canonici sulle 
epistole di S. Paolo e sui Salmi, sicché tutto s'infervorò dello studio 
delle Sacre Scritture. 

Gravemente compromesso per la sua propaganda ereticale, ai 
primi accenni di persecuzione, fuggì di Lucca col suo Maestro e con 
tre altri fidi compagni: Tremelio, Lazise e Zanchi, il 12 agosto del 
1542. Per più anni andò peregrinando in varie città d'Italia e d'oltre 
alpe, predicando segretamente le nuove dottrine, infervorandosi nello 
studio dei Padri, di S. Agostino e dei più dotti commentatori prote- 
stanti del suo tempo, sostituendo alla vieta scolastica il succo più 



(1) Sul Martinengo manca sino ad ora un'ampia e moderna biografia. VHerzog non lo cita 
nella sua preziosa Encyclopédie. Di lui tuttavia con qualche ampiezza si parla In: Corpus Re/or- 
matorum, Opp. Calv. (ediz. Baum, Cunitz, Reuss), XIV, 185, 698; XV, 310, 497, 555; XVI, 
144, 566, 586; VII, 176; XIX, 39; XXI, 653; Gerdès, Specimen Italiae Re/ormatae, Lione, 
1765, p. 288 e seg.; Maccrie, Storia della Riforma in Italia, Genova, 1858, p. 143, 385, 414, 447; 
Cantò, Eretui d'Italia, Torino, 1866, III, 34-35, 150, 166; Galiffe, Refuge Italien de Genève, 
Ginevra, 1881, pag. 36: Sforza, Un episodio poco noto della vita di Aonio Paleario, in Gior. Stor. 
d. lett. (tal., t. XIV, 51 e seg. 



— 79 — 



vitale dell'Evangelo. Fu forse più volte predicatore a Milano, poi quare- 
simalista a Monaco nel 1546; tornò a Lucca come Priore della Basilica 
di S. Frediano nel 1549 e vi soggiornò indisturbato sino al 1551. 

Da Lucca passò a Milano, dove fu predicatore durante la quaresima 
del 1552 (1). Ma ormai l'animo suo, straziato da dubbi e tormenti 
angosciosi, anelava alla pace ed alla sincerità della sua coscienza, 
e l'Inquisizione si poneva spietatamente alle sue calcagna. Il S. Uffizio, 
sebbene già da tempo sospettasse della sua fede, tuttavia non aveva 
osato sino allora processarlo, perchè temeva la sua fama ed il largo 
favore di cui godeva presso i nobili della città e presso il Castellano. 
Ma un giorno, essendosi imprudentemente allontanato dalla città, 
il Nunzio ne approfittò per mandare contro di lui birri e soldati con 
bastoni e spade. Celso riuscì miracolosamente a fuggire e riparò 
dapprima in Valtellina, poi quasi subito, non senza qualche sospette 
di antitrinitarismo, a Basilea. Ma vi soggiornò poco tempo. Nel marzo 
il celebre riformato napoletano, esule a Ginevra, Galeazzo Caracciolo, 
designando di fondare quivi una Congrega Italiana, venne a cercarlo 
e lo condusse seco a Ginevra (2). Esaminato, secondo il costume, 
dalla « Compagnia dei Pastori », fu trovato atto al sacerdozio e con- 
secrato ministro della nascente chiesa italiana. In questo ministero 
durò sino alla sua morte, avvenuta sulla fine di agosto o sul principio 
di settembre dell'anno 1557. Diè prova di grande energia e di rara 
tolleranza in tempi non facili, dopo il rogo di Serveto e la protesta 
di Castellione, e quando nuove dottrine eterodosse minacciavano la 
compattezza non solo della chiesa ginevrina, ma di quel' a stessa 
italiana. Non volle aderire nè alla Professione di Strasburgo, nè alle 
idee di Socino e di Gribaldi, e, mentre fu poco tenero per il Vergerio, 

(1) Predicò in Brera. Cfr. Cantù, op. cit., Ili, 150, e la risposta del Castiglioni al Martinengo, 
che noi pubblichiamo nel nostro studio. 

(2) Pare che da Basilea avesse intenzione di recarsi in Inghiterra. Ecco come un contempo- 
raneo racconta la venuta del Martinengo a Ginevra: Il conte Galeazzo Caracciolo « andando a 
Basilea con SI. Giovanni Calvino per alcuni affari, quivi ritrovò Don Celso uscito all'hora del fango 
delle superstitioni, e famoso predicatore: il cui nome vero e primo era Massimiliano de' conti de 
Martenenghi, illustre e nobilissima famiglia nella città di Brescia, nello stalo de' Venetiani. A costui 
egli persuase che lasciando il suo disegno d'andare in Inghilterra, si riducesse con lui e con altri 
Italiani in Geneva, dove poteva godere una dolcissima conversatione del Calvino e di molti altri pii 
e santi e dotti huomini, con gran quiete e libertà di spirito, e della sua coscienza. Venuti adunque 
tutti insieme a Geneva si cominciò col consiglio, e con l'indirizzo del Calvino, t col favore e consenti- 
mento del magistrato a dar ordine alla forma, con la quale fosse regolata la compagnia, e come una 
Chiesa particolare degli Italiani: il che fu con molte ordinationi posto in scrittura e in un libro che 
si conserva per mantenimento d'una sì santa poliiia. Fu allhora il detto conte Massimiliano eletto 
ministro di questa Chiesa, per predicare in essa la parola di Dio in Italiano, e per celebrare i santi 
sacramenti ordinati da Giesu Christo, e per vegliare come pastore sopra questa picciolo gregge del 
Signore ». Cfr. Nicolao Balbani, Hisloria della vita di Galeazzo Caracciolo, chiamato il Signor 
Marchese (ediz. E- Comba, Firenze. Tip. Claudiana, 1875, pag. 45-46). 



— 8o — 



rimase invece per tutta la vita amicissimo del Vermigli, suo maestro, 
e dello Zanchi, che per sedici anni gli fu carissimo compagno di vita 
e di studi. Sua moglie, sposata a Ginevra, Giovanna Strafford ved* 
Villiams, inglese di nazione, morì un anno prima, nel 1556. 

Il Martinengo, oltre che valente predicatore, fu anche scrittore ; 
ma il Tiraboschi (1), che lo degna di un fuggevole ricordo nella sua 
Storia della Letteratura Italiana, afferma che nessuna delle sue opere 
c'è pervenuta. 

** * 

Il competitore del Martinengo, Angelo Castiglioni (2), non ci è 
molto più noto. Fu anch'esso frate, ma dell'ordine dei Carmelitani 
Scalzi, e godè nel suo secolo tale fama di uomo dotto, di buon teologo 
e di eloquente predicatore da esser detto per antonomasia il Canonico 
Genovese. Entrò come novizio nel Convento di S. Maria di Monte 
Oliveto il 2 luglio 1525, ne divenne priore l'anno 1538: più tardi, nel 
1558, passò all'ordine carmelitano detto Mantovano. Fu in questo 
primo periodo della sua vita particolarmente caro al Cardinal Matteo 
Giberti, che lo chiamò predicatore a Verona e lo trattenne a lungo 
presso di sè, colmandolo di confidenze e di onori. Sicché non stupisce 
che, alla morte del prezioso protettore, il Castiglioni abbia voluto dimo- 
strare pubblicamente il suo affetto riconoscente, componendo per 
lui una solenne orazione funebre, che ebbe più volte l'onore della 
stampa (3). Dopo Verona Fra Angelo andò concionatore in varie 
città d'Italia, specialmente a Milano ed a Genova, sua patria, dove 
predicò per dieci anni continui, non solo di quaresima odi avvento, 
ma durante tutto l'anno, nei giorni festivi, e tenne speciali lezioni di 
catechismo al popolo. A Milano fu anche per qualche tempo Com- 
missario dell'Inquisizione (4). I<a sua eloquenza ed il suo zelo gli 

(1) Tiraboschi, Storia della letteratura italiana moderna, ed. 1777. VII, p. I, pag. 293. 

(2) Una breve biografìa di lui è in: G. B. Spotorno, Storia letteraria della Liguria, Genova, 
1825, III, pag. 165, IV, 158-39; Argelati, lìibliotheca Scrifitorum Mediolanensium, t. I, pars 
altera, pag. 346 e seg.; Bibliotheca Carmelitana, 1752, I, 108-109. Ivi è una assai ricca bibliografia 
antica sul Castiglioni. 

(3) II titolo esatto dell'orazione c : • Orazione detta nell'esequie del reverendissimo vescovo di Verona 
Gian Matteo Giberto, il giorno di S. Silvestro dell'anno M DX LI li nel duomo della detta città in 
luogo di predica ». Fu ripubblicata dai Frat. Bai.larini, in Giberti Opera, p. 297-306. Cfr. Tacchi- 
Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, Roma, 1910, I, i7ì, n. I, 

(4) A detta del Fumi fu commissario dell'inquisizione a Milano negli anni 1553-54; cfr. Fumi, 
/iwmii'i»», Romana in Lombardia, in Arch. Stor. Lomb., vol. XXXVIII, a. 1910, pag. 372. Vedasi 
pure Tomaso Porcacchi, Delle prediche di diversi illustri Tkeologi et Catholici Predicatori della 
Parola di Dio (Venezia, presso Giorgio de Cavalli, MDLXVI), dove a pag. 508-541 trovasi una 
« Predica del Reverendo Padre M. Angelo Castiglioni da Genova Carmelita falla nel duomo di 
Milano la 3» domenica d'ottobre nel 1553 per far animo et consolar alcuni, i quali sospetti if Heretica 
pravità quella stessa mattina, subito dopo la predica, in presenta di tutto il popolo abiurarono ». 



— 8l — 



valsero negli ultimi anni l'ambita amicizia del Cardinal Carlo Borromeo, 
che fu con lui in frequente corrispondenza epistolare e volle che P. 
Adorno, nipote del Castiglioni, ne pubblicasse le « Omelie LXXXV 
per tutto l'anno » (i). 

Morì nel 1584 e fu sepolto nella chiesa di S. Maria degli Angeli, 
« lasciando — scrive un suo biografo, lo Spotorno — inediti molti ser- 
moni ed i trattati della cautela da usarsi nel leggere gli autori antichi 
ed eziandio, come alcuni pretendono, parecchi dialoghi di cose 
teologiche (2). Ma ad onta di tanto grido, gli scritti di questo reli- 
gioso sono così lontani dalla vera eloquenza che servono di prova 
manifesta del misero stato in che allora trovavasi l'arte del ben 
favellare ». 

Tutto, nella vita di quest'uomo, la sua vocazione come le sue 
amicizie, la sua predicazione come i suoi scritti, sembrano attestarci 
una pretta e rigida ortodossia e trattenere la nostra mente da qual- 
siasi sospetto sulla sua fede religiosa: invece dalla polemica di lui 
col Martinengo risulta che vi fu un momento della sua vita, in cui 
anch'egli, come parecchi altri prelati del suo tempo, tentennò verso 
la Riforma e ne predicò persino velatamente le dottrine, dando grandi 
speranze ai Riformati della sua città. 

I fatti citati dal Martinengo nella sua lettera sono troppo precisi, 
perchè noi possiamo credere alla debole e postuma smentita del frate 
Carmelitano, naturalmente interessato a far dimenticare il suo 



(1) Spotorno, /. c. 

(2) L'Argelati e la Biblioteca Carmelitana danno il seguente catalogo delle sue opere: 

I. Omelie LXXXV per tutto l'anno, divise in III parti, Milano, presso il Ponzio, 1583, in 4 0 . 

II. Oratio habita Mediolani anno 1568 (il porcacchi invece dice 1553) in Ecclesia Maiori ob 
quam multi haeretici publiée et coram populo eorum sectam abjtirarunt. Hanc edidit hortante 
proestantissimo Cardinali Gabriele Paleotto. 

III. Oratio altera in Funere M. Gibertl, ecc. 

IV. Vitae Cast ili ionaei Januensis Theologi familiaealumni Carmeliticae Dialogisex de animaci - 
versione ac circumspectione adhibenda in legendis Ecclesiasticis Scriptoribus, praesertim Chry- 
sostomo Theophilacto, Nazianzeno, Cyrillo, Tertulliano, Hilario, Ambrosio atque Hieronymo, 
e quibus auctorìbus citantur pleraque ìnsigniter dieta, quae ad ruendam fidei Catholicae silice- 
ritatem et ad proborum morum institutionem nec non ad nostrae tempestatis convincendos 
haereticos plurimum conférant. MS. Bibl. Ambrosiana, segn. 1, n° 103, pag. 318. 

V. Quadragesimales Conciones nec non Sermones de Sanctis et Festivitatibus. MS. in fol. in 
Bibl. S. Joannis ad Concham. 

VI. Risposta contro una lettera a lui scritta da Celso Martinengo dimorante in Ginevra, in 
confutazione degli eretici, data in Genova il 6 luglio 1554. MS. in 4 0 , pag. 103, segn. G., n° 16, 
in Bibl. Metropolitana Mediolanensis. 

VII. Vitae nonnullae Sanctorum. 

Vili. Epistolae plures tam latinae quam italicae ad S. Carolimi Borromxum cum istius respon- 
sionibus, in Collectione Ambrosianae Bibliothecae. 



— 82 — 



breve fallo o ad impedire che qualsiasi sospetto d'eresia macchiasse 
la sua fama rimasta sino allora intemerata. 

* 

. * * 

La breve e segreta apostasia del Castiglioni pare risalire agli ultimi 
anni della prima metà del secolo. 

Nel 1546 (1) Celso Martinengo, non ancora gravemente sospetto 
all'Inquisizione, nonostante la simpatia che già aveva manifestata 
per la Riforma, fu mandato predicatore nella città di Monaco. Pas- 
sando per Genova, si trattenne col P. Giovan Battista da Bergamo, 
suo amico, il quale lo condusse a pranzare in casa del Castiglioni. 
Durante il pranzo, il Martinengo ed il suo compagno, intinto come lui 
di pece luterana, cercarono di saggiare l'animo del Padre Carmelitano, 
parlandogli delle nuove dottrine. Lo trovarono non alieno dall'ac- 
cettarle e dal predicarle, almeno in occulto, sicché il Martinengo se 
ne partì convinto d'aver fatto di lui un nuovo proselite della Riforma 
ed un prezioso collaboratore della sua predicazione semi-luterana. 

Dopo di allora il Riformatore Bresciano, per le fortunose vicende 
della sua vita, non ebbe più modo d'incontrarsi col Castiglioni. Ma 
non lo dimenticò. Pel tramite di amici e di segreti aderenti della 
Riforma, che vivevano in rapporto col frate (2), vegliò assiduamente 
sul suo atteggiamento protestante, espiò i lieti frutti della sua prudente 
predicazione. Ma si sdegnò, quando otto anni più tardi (1554) seppe 
che il frate, temendo i cresciuti rigori dell'Inquisizione, s'era non solo 
ripiegato sotto il manto pavido dell'ortodossia, ma, per far dimenticare 
la sua momentanea e parziale eresia, si era dato a combattere la 
Riforma apertamente dal pergamo (3). Spinto dal suo zelo, si 
credette in obbligo di rivolgergli subito un fraterno ed energico 
ammonimento, esortandolo ad essere forte e leale nella professione 
della sua vera fede, a non ingannar più oltre sè stesso ed il prossimo, 
a rinnegar piuttosto la chiesa che la sua coscienza, a paventare sopra 
tutto il supremo giudizio di Dio che non perdona a chi per viltà 
tradisce la sua causa. 

La lettera del Martinengo è qui fedelmente riprodotta: 

(1) Deduciamo questa data dalla risposta del Castiglioni ( 1 554) che accenna all'incontro con 
Marfinengo come avvenuto otto anni prima. 

(2) Sappiamo che parecchi riformati di Genova e di Milano emigrarono a Ginevra appunto in 
questi anni. Galiffe, op. cit.; Fumi, l. e; Rosi, La Riforma religiosa in Liguria, in Atti d. Soc. 
Ligure d. Stor. Vat., XXIV, 557 e seg. 

(3) La predica sopra citata, tenuta nel duomo per l'abiura di eretici, contiene molte invettive 
contro gli eresiarchi antichi e moderni, soprattutto contro i Riformatori, dipinti come mostri e 
distruttori di anime. 



- «3 - 



CELSO MARTINENGO 
al Reverendo e Dotto ANGELO CASTIGLIONI da Genova. 

Carissimo fratello, 

La grazia e la pace del Signore per Gesù Cristo sia con esso voi. Ricor- 
dandomi della grata accoglienza ch'io ricevei da voi in Genova e che è 
più, del legame spirituale che è tra noi, non ho potuto mancare di salu- 
tarvi e tanto più l'ho voluto fare quanto che alcune novelle di voi avute, 
non troppo buone, mi ci hanno costretto: le quali son queste, che ancora 
voi vi accomodate al mondo e contro coscienza predicate contro quella 
dottrina che tenete, o almeno avete ancora, benché occultamente, predicato. 
Io non me ne meraviglio perchè cotale è l'esito di coloro che o per essa 
sentano carità di giovare ad altri, o per una vera comodità e ambizione 
in cotal stato lungo tempo si mantengono; e di quella n'è lor causa il 
Giusto Giudicio di Dio, il quale, se non avvertite, daravvi in reprobo 
senso, siccome S. Paolo afferma (a li Romani al primo) di tutti quei che 
ritengono la verità in mendacio e fanno quelle cose che egli rinfaccia a 
quelli che per la sola cognizione delle creature avevano conosciuto Dio. 
E se egli ha così castigata l'ingratitudine, che (è) quello che farà a noi, 
i quali oltre quella abbiamo la cognizione del santo Evangelo ? Laonde, 
vi prego, ben studiate detto capitolo e, innanzi siate da Dio in colali 
pene precipitato, tirate il piè addietro quale con tanto disonor di Dio e 
scandalo del prossimo avete posto o almeno avete simulato di porre nel 
regno di Anticristo. Propongovi l'esempio di Pietro, il quale, avendo 
negato d'esser discepolo di Cristo, riconoscendo l'error suo, non sola- 
mente il pianse ma ancora uscì dell'atrio pontificio - che fu in quello 
tempo che non aveva ancora ricevuta la virtù dall'alto - e fece una buona 
confessione, perchè, se non per bocca e voce, col corpo e fatti dimostrò 
che si pentiva dell' error passato e rinunciava a quelli co' quali già s'era 
unito contro di Cristo. E voi pensate sempre negando e rimanendo in 
questi atrii papali di darci conto e farci a credere che siate cristiano ! 
V'ingannate ! Quando non lo negaste, avreste forse un colore, ma falso, 
di Nicodemo, del cui mantello cotanti mal accortisi vergognansi di 
coprire ! ma voi apertamente il negate, predicando apertamente le cose 
che conoscete esser false, e perchè vi vergognate di Cristo, esso ancora si 
vergognerà di voi. Se volete da lui esser confessato, bisogna che ancora 
voi il confessiate: col core si crede e con la bocca si' confessa (atti Romani 
al X). 

1 predicatori d'Italia, de' quali io sono stato uno un pezzo, vivon in 



- 8 4 - 



quello errore pensando di esser iscusati per questi due rispetti: l'uno che 
giovino al fratello in quel stato; l'altro che, sebben non dicano la negativa, 
almeno insistano nell' affermativa. Quanto al primo, maledetta sia quella 
carità che distrugge la fede. Giovar si deve al prossimo, ma non disonorar 
Iddio: tirar si devono gli uomini al regno di Cristo, ma non star essi in 
quel di Satana: mandar si devono i fratelli a Cristo in Betlem ma non 
restar essi, come Erode, in Gerusalemme. Isaia al secondo e Michea al 
quarto [capitolo) dicono che dir assi: venite, ascendamus ad dominum 
deum Jacobi; ma non ascendite: e di grazia aprite gli occhi, chè mentre 
mostrate ad altri la via del Cielo, non leniate voi quella dell'inferno, e 
tanto più sarete condannato, quanto non solo l'avrete tenuta, ma ancora 
ci avrete gli altri in pubblico ed in privato esortato. 

Quanto al secondo, dico che fu ben un tempo che già i nemici nostri 
cel concessono, ma ora non già, perchè ci darono il tema: laonde questo 
diverticolo e sotterfugio è cessato, nè vi resta altro se non che gli uomini 
vi restino rivolti e ritenuti o dalla comodità o dall'ambizione, le quali 
pur prima v'erano e v'erano come tante catene, ma noi non le scorgevamo, 
perchè coi predetti rispetti erano colorite e mascherate. Ma il coltello 
della persecuzione ha rivelate le cogitazioni di molti, come dice Simone 
[Luca 2). Pertanto, caro fratello, vedete voi di non esser un di quelli e 
quando non vi dia l'animo liberamente e chiaramente, confessando col 
vostro sangue, sigillare la dottrina del Vangelo da voi già conosciuta e 
predicata, almeno non la profanale, non la bestemmiate. Almeno co' l'esser 
di questo santo atrio, date segno che ciò che avete fatto è stata fragilità 
e non malignità, ovvero peccato in Spirito Santo. O fratello, di quanto 
sangue sarete voi colpevole, quando con la vostra predicazione distruggete 
quella fede che avete predicata, quando sovvertite la fede in coloro che 
voi, come instrumento, avevate edificato: da voi non manca sovvertire 
tutto il Vangelo di Gesù Cristo e stabilire tutte le tradizioni dell'Anti- 
cristo. Voi l'avete fatto e lo fate perchè state in questo vostro empio stato; 
ma vi aggiungete di peggio, la predicazione falsa ed empia. .Dio vi sop- 
porta e con pazienza vi invita a penitenza. Ma se sarete duro ed impe- 
nitente, vi tirerete addosso un abisso de l'ira di Dio: vedete di non esser 
di quelli che prima vi son colti innanzi che siate potuti del colpo avvedere. 
Io vi protesto che questa mia lettera vi sarà un accusatore innanzi al 
tribunal di Dio e già so che la coscienza vostra si tormenta. Mentre 
dunque avete tempo, non procrastinate, acciò non siate nel numero delle 
vergini pazze. Io non vi sto a convincere per dottrina ciò che dovete fare, 
perciocché di questa n'avete purtroppo per condannarvi ed essere inscu- 
sabile, se non vi vorrete emendare. Io vorrei che vi costituiste innanzi a 
Dio, spaventaste la vostra carne con giudici di Dio e con lo Spirito, non 



— 8 5 - 



usaste male le promesse di Dio tanto dolci e soavi. Io pregherò il comune 
Padre che per Gesù Cristo collo Spirito Santo vi dia tanta fortezza che 
possiate eseguire ciò che conoscete, acciocché siate un vaso per glorificare 
Iddio e giovare con dottrina e con esempio al prossimo vostro. Addio, 
siate sano: il Signore sia con voi: salutate quelli che amano Cristo di 
cuore. Da Ginevra ai XIII di aprile 1554. 

[Celso Martinengo]. 

*** 

La lettera del Martinengo conseguì sull'animo del Castiglioni un 
effetto ben diverso da quello desiderato. Questi infatti, appena letto 

10 scritto, temendo che la sospettosa Inquisizione potesse impadro- 
nirsene e per esso accusarlo di illecite relazioni coi Luterani e gli 
apostati, si affrettò a consegnarlo ai suoi Superiori, domandando loro 
licenza di rispondervi, con un apposito scritto, per rimuovere meglio 
da sè ogni sospetto. Gli fu concesso: ed egli, il 6 luglio 1554, diè fuori 
la sua risposta, che si compone di due parti distinte. 

Nella prima, la più interessante — che noi integralmente riferiamo 
— il Castiglioni, sotto forma di lettera, esprime gran maraviglia perchè 

11 Martinengo siasi ricordato di lui dopo otto anni di silenzio e di oblio, 
e sia vissuto tanto tempo nella sciocca illusione di aver trovato in 
lui un caldo seguace delle sue dottrine : 

Risposta di ANGELO CASTIGLIONI da Genova, carmelita, 
contro CELSO MARTINENGO dimorante in Ginevra. 

L'ultimo giorno del passato mese mi fu data una lettera, qual aperta 
e conosciuta al sottoscritto esser vostra, sopra modo rimasi ammirato 
come ciò esser potesse che da voi scritto mi fosse, con cui giammai non 
ebbi nè dimestichezza nè pratica alcuna, se non in quanto, ott'anni fa, 
andando voi a predicare a Monaco e per ciò venuto a Genova, don Gio- 
vanni Battista da Bergamo vi menò a desinare con meco, nel quale desi- 
nare non credo uscissero dalla bocca vostra tre parole e poi di sitbito 
ripartiste, tal che come che io aveva del tutto mandato voi in oblio per un 
vostro sì fatto cangiamento tanto in disonor di Dio, d'amictione (1) de 
l'anima vostra e scandalo del prossimo, così ancora avrei creduto che 
voi aveste scancellato me dal santo libro come capital nemico della dot- 
trina vostra e acerrimo difenditore della dottrina contraria, cioè della 



(1) Perdita, dannazione. 



— 86 — 



cattolica. Pur letta due volte la vostra lettera, considerando bene da chi 
ella venisse e /ossemi mandata, sapendo ancora che secondo le ecclesia- 
stiche tradizioni ed istituti de' sacri canoni non la poteva nè doveva tenir 
celata appresso a me, incontanente e senza indugio alcuno la portai a' 
ìniei superiori, da' quali non solamente ottenuta licenza di rispondere, 
ma oltre a ciò ancora a fare questo esortato e persuaso, il farò: non già 
che io abbia speranza alcuna di ritrarvi da vostri errori ne' quali ornai 
siete purtroppo invecchiato « coinquinatus cum mortuis, deputatus 
cum descendentibus in infernum ». So bene quanto sia malagevole e, 
secondo l'antico proverbio, cangiar >a lingua al vecchio: quia senex 
psittacus ferulam negligit ». Ma (lo faccio) per dimostrarvi quanto vi 
siale ingannato a farvi credere che io mai sia stato in alcuna delle vostre 
eretiche e dannate opinioni, e ancora perciocché a molti fedeli cattolici 
per avventura sia cosa grata e cara vedere che un cattolico predicatore 
non si lasci cravare (i) da eretici, ma più tosto, iscaccìando da sè le 
false calunnie, si scopra tuttavia più geloso della dottrina cattolica e 
odiatore della eretica: che certo non confutar le eresie ed empi dogmati 
è quasi un tacito acconsentire, e non convincere la falsità che altro è che 
esser traditore della verità ? È il vero che Salomone consiglia (Proverbi 
26) : ne rispondeas stulto iuxta stultitiam suam ne similis ei emciaris, 
ma pure in quel stesso luogo senza frapponimento d'altre parole incon- 
tanente mi comanda e dice: Responde stulto iuxta stultitiam suam, 
ne sapiens sibi esse videatur. Ubbidirò adunque a questo suo comanda- 
mento e rispondendo a la lettera vostra non solamente di clausola in clausola 
ma ancora di parola in parola, spero con l'aiuto di Dio di far conoscere 
a chi avrà giudizio e spirito di Dio quanto farà mestiere da voi e da pari 
vostri star lontano, i quali quanto più sotto colore, pretesto, coperta e 
maschera di cristo e del suo Vangelo, v'ingerite, tanto più appresso di 
chi l'intende e di Cristo siete nemici e dell' Evangelo distruggitori : ma 
prima porrò sotto questa mia lettera la vostra acciò ciascheduno intera- 
mente leggerla posò.i ed appresso la risposta mia a quella, come già ho 
detto, di parola in parola. Starà poi ai Cattolici il giudicare tra me e 
voi appresso de' quali non curerò di dimostrare l'innocenza mia contro 
le calunnie che mi date, perciocché le calunnie vostre appo di loro mi 
sono lode grandissima, le vostre minacce presso Dio, nostro Signore, mi 
sono ricchissime promesse, il vostro accusarmi è giustificarmi. Or leggasi 
la vostra lettera e poscia la mia risposta, chè io spero nel Signore non 
starete guari a pentirvi di averla in cotal guisa scritta e conoscerete che 
1 fumi e prestigi vostri possono ben abbagliare (Efesi 4, 2 Timoteo 3) gli 



(1) Confondere, gabbare. 



- 8 7 — 



occhi degli ignoranti ed instabili qui circumferuntur omni vento 
doctrinae ducunturque variis desideriis semper dicentes et adscien- 
tiam veritatis nunquam pervenientes ; ma non già di quei, i quali, 
nutriti nella cattolica e apostolica dottrina, stan fermi e sodi su quella 
viva pietra contro di cui non possono prevalere le porte dell'inferno nè 
potran giammai prevalere. 

Dato in Genova a VI di luglio MDLIIII. 

* 
* * 

Nella seconda parte — la più lunga — della sua risposta, il Casti- 
glione quasi sotto forma di trattatello, analizza parola per parola 
la lettera del Martinengo, ritorcendo contro l'avversario le accuse 
mosse a lui ed invitandolo a tornare nel grembo della chiesa cattolica, 
per giustificarsi davanti a Dio e lavar l'onta fatta al suo ordine, 
apostatando. La polemica è in generale moderata e cortese, ma non 
sempre aliena dalle grossolane calunnie che il secolo fanatico ed intol- 
lerante amò lanciare contro i riformatori protestanti. 

Il Castiglioni comincia col rifiutare il titolo di fratello e la bene- 
dizione del Martinengo, mostrando che un immenso abisso separa 
gli eretici dai fedeli, per cui quelli nè possono impartire benedizione 
a questi, nè pure — come i demoni — proferire il santo nome di Dio. 

Non nega d'averlo ricevuto in casa sua, ma protesta di averlo fatto 
solo perchè allora non lo sospettava ancora eretico, e perchè fu tratto 
in inganno dalla « pelle di pecora co' la quale s'era coverto il lupo ». 

Celso aveva parlato nella sua lettera di legami spirituali interce- 
denti tra loro. Castiglioni risponde che due sono i legami che tengono 
unite le membra di Cristo : « la carità che unisce le membra vive, e 
le pratiche che uniscono e mantengono nella chiesa le membra che 
sarebbero aride o morte, ma si uniscono per la medesima professione 
e partecipazione dei sacramenti ». Però gli apostati, rompendo questi 
due legami, non possono più aver relazione coi fedeli. 

A Celso che lo aveva rimproverato di accomodarsi al mondo, il 
Castiglione ritorce con vigore l'accusa: «costume vostro e di tutti 
voi, mentre state tra noi, è ben di predicare occultamente e di dire 
in camera il contrario di quello che per tema non direste in pulpito, 
costume dico vostro e di tutti voi è esser protei e trasformarvi in 
varie forme, scappando fuor di mano a chi vi vuole stringere a guisa 
d'anguille. Di ciò ho probabilissimi testimoni che voi fatto l'avete, 
e anco l'ultima volta che predicaste in Milano, in Brera, con tanto 
scandalo di cattolici e danno di eretici: provarvi, dico, che una cosa 
dicevate in pulpito e poi un'altra in camera; ma provate voi a me 



— 88 — 



che io predico contro coscienza e contro quella dottrina che tengo ». 
Di qui prende occasione per rinfacciare al Martinengo il pestifero 
frutto della sua apostasia: «Un canonico, vostro famigliare, ci ha 
detto che prima di leggere libri ereticali eravate un devoto religioso, 
umile, ubbidiente, caritatevole, misericordioso, sobrio, continente, 
modesto : ma poi che deste del capo in queste nuove e profane dottrine, 
subito vi cangiaste in un altro uomo, divenuto d'umile orgoglioso, 
di caritatevole crudele, di modesto sciolto e dissoluto e, per dirla in 
poche parole, d'Aristide Aristippo ». 

Esortato dal Martinengo a non voler esser « duro ed impenitente » 
nel riconosciuto errore, il frate carmelitano risponde che la sua 
ostinazione nella fede cattolica non è che lodevole fermezza. « Ma voi, 
che altre volte foste illuminato di cattolica verità, partecipaste i 
sacramenti, gustaste i doni dello Spirito Santo, facendo per quelli 
saggio quanto soave fosse il Signore, essendo ora relapso in eresia, 
vi siete tirato addosso un abisso d'ira di Dio, essendo quasi impos- 
sibile che possiate tornare a vera penitenza, avendo perduto il fonda- 
mento di quella, cioè la fede cattolica, e negando le tre parti della 
sacramentale penitenza: però non la vostra lettera contro di me, 
ma questa mia risposta sarà un accusatore contro di voi innanzi al 
tribunal di Dio : sicché vedete pur voi che non siate di quei che prima 
vi son colti che si sian potuti del colpo avvedere... — Sapete bene 
la fine che fecero Corinto, Marcione, Manicheo, Ario, Nestorio, e 
tant'altri, e per dir de' moderni, sapete bene l'esito e la fine di Zoinglio 
Ecolampadio, Lutero con molti de' lor seguaci sfratati ed apostati. 
Io certo di cento che ho conosciuti, imbrattati delle costoro farine, 
non ne ho conosciuti due che fossero di bona vita: tutti li provai 
tristi di vita, sciolti di costumi, nemici della continenza, amici della 
lascivia, odiatori della povertà, cupidi di roba, ambiziosi, ricercatori 
di propri agi e comodi, e veri sardanapali. Non dico che tal sia la 
vita vostra, di cui non mi fo giudice, ma dico quello che in molti 
altri che han fatto quello che ancora voi fatto avete, ho esperimentato 
e trovato ». 

Passando a dimostrare che la chiesa romana è la vera chiesa catto- 
lica cristiana, perchè data dal tempo di Cristo ed è diffusa in tutto 
mondo, il Castiglioni non sa resistere alla tentazione di spezzare una 
lancia contro i Riformatori a favore dei Padri della chiesa : « Se non 
fosse che io non voglio trapassare i termini della modestia, direi che 
i dottori cattolici son ben stati uomini, ma che i vostri sono asini 
de' due piedi ». 

Con grande enfasi esorta il Martinengo a tornare in seno alla chiesa: 



— 8 9 — 



« Lasciate i monti caliginosi e le nuvole, le onde schiumose, venite al 
giardino di Cristo, a la sua chiesa cattolica, a cui dan la pioggia tem- 
poranea e serotina quelle feconde nuvole di cui è scritto : qui sunt 
Justi ut nubes volant. Oui sono alberi fruttiferi, stelle non erratiche 
ma fisse, qui si trova il torrente di Ezechiel ». 

Il Castiglioni chiude finalmente la sua lettera pregando Celso di 
non malignare sullo scopo della sua risposta, che non fu fatta nè 
per ingraziarsi il papa nè per sollecitare il « cappel verde » : « Non 
uccella a cappel verde uno storpiato come son io, a cui la mia cella 
co' i miei libri è paradiso, e, contento del vivere e del vestire, ogni 
giorno aspetta la morte che di ora in ora si avvicina ». 



Non sappiamo se la risposta del Castiglioni pervenne nelle mani 
del Martinengo e tanto meno come fu da lui accolta. Ma se gli giunse, 
dovette farlo persuaso che ogni anelito alla Riforma era ornai spento 
nel cuore di questo frate carmelitano, un giorno forse sinceramente 
ad essa favorevole, ma troppo timido per osar dichiararsi apertamente 
ed affrontare i pericoli dell'esilio o dell'inquisizione. 



ARTURO PASCAL. 




— go — 



NOTICE QÉNÉdLOQIQUE 

SUR LA FAMILLE DES PASTEURS 

PEYRAN 

— — >oG^D<x=> 

L'an dernier, nous avons publié des données généalogiques con- 
cernant une famille vaudoise de la vallée de Pérouse (i). Cette année, 
notre Bulletin fait une place à des données semblables sur une famille 
du Val St Martin. 

Aucun document du XVI.e siècle, à notre connaissance, ne parle 
de Vaudois portant le nom de Peyran (2). Seuls les Mémoires de J. 
B. Villanova Solaro, noble réformé piémontais, racontent que, en 
novembre 1567, fut trouvé « certo scritto sottosìgnato da cinque persone 
della religione non di poca stima, quali sendosi adunati per proveder 
con il miglior modo di esser visitati alle case loro da qualche ministro 
dell' Evangelio che gli predicasse, havendo havuto inditio che in Francia 
s' aspettava maggior libertà di religion et pensandosi essi di fruirne del 
medesimo, furono eletti li cinque per gli altri a deiterminare et negotiare 
il fatto, affinchè avvenendo tal libertà sapesse dove et come guidarsi il 
ministro, et come si dovesse trattenere et soccorrere di visitationi. Onde 
per tal'ordint dovendo statuirlo furono chiamati ad elettione ». Les 
cinq, réunis à Saluées, décidèrent de chercher un ministre itinérant, 
si les autorités le permettaient. 

Un des cinq, celui qui représentait les réformés de Villafalletto, 
était Michele Peyrano (3). 

Malgré la parfaite légalité de leur démarche, l'acharnement de leurs 
ennemis était tel qu'ils furent arrêtés et n'obtinrent d'être relâchés 
que moyennant caution. Après cela, deux d'entre eux, au moins, 



(1) À la p. 68, ligne 3 de la généalogie Jahier, effacer les mots: en 1620. 

(2) Je ne parle naturellement que des Vaudois ou réformés piémontais ; car le nom 
P tirano est, autrement, asse2 fréquent en Piémont, en Ligurie, en Provence et ailleurs encore. 
Il a aussi été donné à maintes localités, en dehors du Val St-Martin, sans aucune rela- 
tion apparente avec la famille qui nous occupe. 

(3) Il est aussi appelé Michel Peron. J'ai publié le document dans ma Storia della 
Ri/orma in Piemonte, p. 276 ss. 



— gì — 



se réfugièrent, l'un à Genève, l'autre aux Vallées. Les trois autres 
en firent probablement autant; mais on n'en trouve aucune preuve. 

Peyrano se retira-t-il au Val St-Martin ? et est-il l'ancêtre des 
Peyran qu' on y retrouve aux siècles suivants ? Cela est peu 
probable, d'autant plus que le prénom Michel n'a été porté par 
aucun d'eux. 

Cette famille, qui ne s'est pas multipliée autant que d'autres de 
nos Vallées, est sortie de la commune de Salse, dont le territoire, aux 
confins capricieux, déborde de l'étroit vallon de la Salse, et s'étend au 
S. E. à Ser-veil et aux Fontaines. Les Peyran eurent aussi d'autres 
propriétés au Chabrans, hameau de la commune limitrophe de 
Macel, et passèrent plus tard à Maneille et dans d'autres communes 
inférieures de la vallée, où ils sont encore représentés aujourd'hui. 

En 1610 — date à laquelle commence le recueil régulier des actes 
de notaires (ceux de baptême ne commencent qu'en 1715) — on 
trouve à Salse deux familles Peirano, probablement proches parentes 
entre elles, celle de Jean et celle de Allesina, veuve de Gioannetto ou 
Junet. 

Jean était déjà mort en 1614, laissant deux enfants, Junet et 
François, encore mineurs. On ignore le nom de sa femme, probable- 
ment morte avant lui. François épousa, le 1 juin 161 9, Marie Brun 
feu Guillaume, de Macel, dont il n'eut pas d'enfants. On les trouve 
établis au Chabrans de Macel en 1651 et années suivantes. Marie 
testa le 19 septembre 1661; son mari vivait encore en 1667. Ils lais- 
sèrent héritier l'aîné de leurs neveux, qui vint, naturellement, habiter 
la maison de son oncle au Chabrans. 

Le frère aîné de François, Junet, épousa Marie Brosa ou Breuisa. 
En 1661 elle était veuve, avec trois fils. 

i° Jacques, héritier de ses oncle et tante, François et Marie. 

2° Jean, dont la femme, Marguerite, était déjà veuve en 1663. 

3° Pierre, que l'on trouve en 1684 résidant dans la vallée de la 
Lemina, et duquel nous perdons la trace. Aucun des trois ne semble 
avoir eu d'enfants. Notre attention se porte donc sur l'autre branche, 
à laquelle remontent tous les Peyran vaudois connus depuis. 

Junet, déjà mort en 1610, avait laissé sa veuve, Allesina Brosa feu 
Antoine, qui mourut entre 161 4 et 1623. Sa fille Marie était, en 1623, 
la femme de Jean Jourdan, du Val Cluson, habitant à Salse. Le fils 
unique de Junet et d 'Allesina, Laurent, épousa Marie Bonin fille 
d'Antoine, de la Tronchée de Pragela. Il est dit, tantôt de Macel, 
tantôt de Salse, sans doute parce qu'il avait des propriétés dans 
ces deux communes, et qu'il y habitait tour à tour, selon les saisons. 



— 92 — 



Il était déjà mort en 1621, tandis que sa veuve vivait encore en 1623. 
Ils laissèrent une fille, Jeanne, vivante en 1623, et cinq fiis, Jean 
Jacques, Junet, François et Thomas. 

i° Jean fit son testament à Salse en 1675 et était déjà mort en 1680. 
De sa femme Catherine, déjà morte en 1675, il eut Junet, François, 
Jean et Laurent. 

François seul laissa de la postérité; il épousa le 22 mai 1680, Made- 
leine Genron, de Pral, catholique, et il se catholisa lui-même. C'est ainsi 
que nous le trouvons aux Vallées en 1687, quand tous ceux qui avaient 
persévéré dans leur foi étaient en exil ou en prison. 

En 1736 on le voit établi à Macel, quartier du Roberts (probable- 
ment à Breu-la-Combe), avec sa seconde femme, Susanne Breuyse, 
et leur fille Anne. Ces deux dernières sont communiantes à l'église 
vaudoise de Maneille et Macel; lui est constamment appelé Y apostat 
ou le révolté. Son fils Jean, mari de Marie Bar et, habite Breu-la-Combe, 
où naissent leurs enfants: Susanne, le 27 août 1734, morte bientôt 
après, et François, le 29 octobre 1735. Ce dernier semble être le même 
qui en 1768 est indiqué comme François Peyran dit Salade, mari 
de Marguerite Micol. Il leur naquit un fils, Jean, le 8 septembre 1778. 

2 0 Jacques, second fils de Laurent et de Marie Bonin, voir plus loin. 

3° Junet, troisième fils, habitait en 1641 les Fontaines, mais acheta 
dès 1651 des propriétés à Maneille. En 1654 il était consul de Salse. 
J'ignore la date de sa mort. Sa femme, Bonetta, testa en 1677 et 
mourut avant 1698. En 1677 ils avaient six enfants : 

a) François, qu'elle réduit à la légitime, parce qu'il les a abandon- 
nés. En 1698 il vit seul, dans la commune de Salse. L'année suivante 
il réside au Villar Pérouse. 

6) Jacques, habitant à la Rivoire, non loin des Fontaines, tant 
en 1687 qu'en 1698; à cette dernière date, sa famille comptait cinq 
personnes. Le fait qu'on l'y trouve en 1687, pendant l'exil, prouve 
qu' il avait abjuré. Il revint probablement à la foi de ses pères après 
l'amnistie de 1694. 

c) Junet, aussi établi à la Rivoire. Mari, dès 1685 et encore en 
1718, de Susanne Tron Poulat. En 1718 ils étaient encore catholiques. 
En 1698 leur famille comptait quatre personnes. 

d) Jean, aussi à la Rivoire, où il vivait en 1720 avec sa femme, 
Marie Peyran. Ils étaient membres de l'église vaudoise. 

e) Thomas, encore en vie en 1720. 

/) Laurent, qu'on ne trouve plus mentionné après 1677. 
4° François, achète des propriétés à Maneille en 1651, en même 
}enips que son frère Junet. Il épousa Marie Laurens, probablement 



— 93 — 



de Maneille. Il apostasia et fut partant enveloppé dans les représailles 
que le capitaine Jahier fit après le massacre des Pâques Piémontaises. 

Parmi les victimes de sa descente foudroyante au Perrier, le n 
mai 1655, on compte Francesco Peyrano cattolizzato. Sa veuve, en 
1699, était remariée à un Talmon, de Maneille. 

Leurs enfants abjurèrent, lors des massacres de 1686, mais revin- 
rent ensuite, au moins en partie, à l'église vaudoise. 

a) Jean s'établit, au moins dès 1678, à Traverse, sur les biens 
de sa femme, Marie Menusan. En 1688, il est un des catholiques de 
Traverse qui demandent à ne pas être détachés de la paroisse du 
Perrier. En 1698 leur famille compte quatre personnes. Jean vivait 
encore en 1709. 

Leur fils Junet était en 1720 marié à Anne Ribet, et vivait encore 
en 1739- 

b) Jacques était, déjà en 1684, marié à Marguerite Corveil, catho- 
lique. Il se catholisa aussi, lors de la persécution de 1686, et vivait 
au Bessé en 1688. Il n'y a plus trace de lui en 1698. 

c) Junet, aux Vallées en 1687, donc catholisé. En 1698, il était 
syndic de Salse; sa famille ne comptait que deux personnes. 

Toutes ces abjurations, en partie retirées et qui, dans plusieurs cas, 
ne concernaient qu'un ou deux membres de la famille, créèrent aux 
Peyran de graves difficultés. Ceux qui avaient cherché premièrement 
le royaume de Dieu, purent jouir de quelque calme après l'exil et la 
Rentrée. Pour ceux qui, dans un moment de faiblesse, avaient préféré 
leurs biens à leur foi, il y eut plus tard des séparations t. un exij 
définitif. Lorsque l'édit de 1730 vint frapper les relaps, un Jacques 
Peyran, âgé de 50 ans, dut partir avec sa belle-mère, laissant au pays 
sa femme, Jeanne Tton, et leurs fils Jacques, Barthélemi, François, 
Pierre et Jean de 19, 16, 12, 8 et 5 ans. En 1731, ils étaient à Neu- 
châtel. Une partie de sa famille le rejoignit, puisqu'on le retrouve en 
1733 à Narden, en Hollande, avec quatre des siens. 

Jean Peyran, âgé de 39 ans, dut aussi partir pour l'exil en 1730, 
avec sa femme, Catherine Genron, et leurs trois fillettes, nées aux 
Fontaines en 1718, 1721 et 1724. Us étaient à Berne en 1731 ; en 1733, 
Jean était à Narden avec trois des siens. Peut-être sa femme, qui 
avait sept ans de plus que lui, avait-elle succombé aux émotions et 
aux fatigues de ces voyages. 

Une troisième famille, qui se trouvait en exil en 1731 à Berne, 
était celle de Jacques, 32 ans, Marie Martinat sa femme, 30 ans, et un 
fils d'un an et %. L'absence des actes civils de l'époque ne permet 
pas d'établir à quelle branche de la famille ces trois groupes apparte- 



— 94 — 



naient. Ce sont deux d'entre eux, Jean, de Rodoret, son frère et leurs 
familles, qui, en partant des Vallées en 1730, avaient reçu des pasteurs 
deux sequins, sur l'argent de l'Angleterre. 

5 0 Thomas, le cadet des cinq fils de Laurent et de Marie Bonin, 
demeura aux Fontaines, et épousa, le 15 novembre 1656, Marie 
Bernard, de Rodoret; elle était déjà morte en 1682. En 1661, Thomas 
était syndic de Salse. Il est au nombre des députés des Vallées qui, 
réunis le 13 septembre aux Malans, dressèrent une requête au duc 
en faveur du modérateur Jean Léger. En 1678 il achète des biens au 
Pomaré, près de S. Nicolas. Il était déjà mort à la fin de 1686 et fut 
peut-être une des nombreuses victimes de cette sanglante année. 
On voit trois de ses enfants défiler parmi les exilés. 

En 1676-77, il avait trois fils, Jean, Jacques et Antoine, et deux filles 
Jacques est sans doute celui qui figure au nombre des Quatre-vingts 
dans la dernière glorieuse résistance des Vaudois. Il revint de l'exil 
parmi les héros de la Rentrée, fut à la Balsille pendant le siège; mais 
une blessure l'empêcha de s'évader avec les autres. Fait prisonnier, 
il mourut au milieu d'affreuses tortures, destinées à lui faire avouer 
les desseins des Vaudois. 

Antoine, Madeleine et Susanne passèrent en Suisse au sortir des 
prisons en 1687. Madeleine, feu Thomas, âgée de 18 ans, gisait dans 
les prisons de Luserne lorsque, à la fin de 1686, on posa aux prison- 
niers le choix entre la catholisation et l'exil. Elle choisit ce dernier. 
Rentrée dans sa patrie, elle épousa en 1698 Jean Guiot. 

Revenons à la descendance de Jacques (troisième fils de Laurent) 
qui nous offre plus de sujets d'intérêt que les autres branches. 

Jacques, établi comme ses frères aux Fontaines, y mourut le 7 
décembre 1673. Il avait épousé i° au moins dès 1656, Bonette Pons 
de Salse. Celle-ci vivait encore en 1669; mais, en 1673, Jacques était 
déjà le mari de 2 0 Marie Chardoussin. La première lui donna cinq 
enfants : Jean, Junet, Jacques, Jeanne et Marie. 

Jacques seul semble avoir laissé de la postérité. En 1678, il était 
déjà marié avec Maria Potata. Quand leurs enfants furent casés, ils 
s'établirent dans la propriété qu'ils possédaient à Maneille. Le recen- 
sement de 1698 compte trois personnes dans leur maison. Jacques, 
personnage influent, est appelé messer Giacomo. Il résidait sans 
doute encore une partie de l'année aux Fontaines, puisque, au synode 
de 1701, il représentait, comme ancien, la paroisse de Pral et Rodoret. 

Il fit son testament le 18 décembre 1718, et mourut avant 1720. 
Sa femme vivait encore en 1709. 

Ils laissèrent un fils et une fille, Marie. Celle-ci épousa le capitaine 



— 95 — 



Jean Pascal, de Macel, qui vint s'établir aux Fontaines. Marie y 
mourut le 14 novembre 1760, laissant une nombreuse descendance. 

Son irère Jean Rodolphe épousa Marie Balcet, du Villar d'amont 
(Pragela). En 1698, il était établi aux Fontaines, sur le territoire de 
Rodoret ; sa famille comptait quatre personnes et devait être la plus 
aisée de toute la commune, étant la seule qui possédât six vaches. 
Aussi est -il appelé messer Rodolfo. 

Il représenta Pral et Rodoret au synode de 1722, bien qu'il habitât 
aussi parfois à Maneille. 

Il eut, de Marie Balcet, au moins trois fils, et une fille, Madeleine. 
Celle-ci était, en 1744, mariée à Jean Forneron; elle mourut le 18 
février 1750, à 28 ans. Le cadet des frères, Jean Rodolphe, naquit 
posthume le 27 mars 1728, à Maneille; nous n'en avons plus trouvé 
de traces. 

Après la mort du père, les biens des Fontaines furent vendus, en 
partie aux Pascal; la veuve et son fils Jacques demeurèrent à Maneille, 
l'autre fils, Jean, et sa sœur, au Pomaré. Jean y était encore en 1751 ; 
il s'établit ensuite à Genève, où il mourut avant 1787. Il portait le 
grade de lieutenant. 

Sa fille Marguerite épousa son cousin Ferdinand, pasteur aux Vallées 
(voir plus loin). Les autres filles étaient, au moins dès 1789, mariées 
Marie à Jean Suger ou Seeger, de Tubingue, établi à Lausanne ; 
Susanne à Pierre Gracian Piguet, bourgeois du Chenil et de Lausanne. 

Leur frère Jacques, bourgeois de Genève et marchand, était en 1796 
mari de Marie Madeleine Bex. Son commerce fut ruiné pa: le bloc 
continental. Des marchandises anglaises ayant été trouvées chez lui, 
le tout fut brûlé publiquement à Plainpalais. Il vivait encore en 181 6. 

Son fils Jacques naquit à Genève le 10 mars 1782. Il est inscrit 
dans le Livre du Recteur de l'Académie de Genève, parmi ceux qui 
furent promus, en juin 1803, ad humaniores litteras; en 1807, il entrait 
en théologie. En 1812 il était nommé pasteur de l'importante église 
de Sedan, qu'il desservit jusqu'à sa mort, survenue le 13 janvier 1853. 

Il puDlia: Avènement de Louis XVIII au trône. Sermon prononcé 
à Sedan le 1 mai 181 4; Instructions et méditations sur divers textes des 
S. Ecritures. Paris, Fischbacher, 1847, 8°; un ouvrage en deux volumes, 
assez apprécié, sur l'Histoire de l'ancienne Principauté de Sedan. 

Son fils Charles étudia aussi à l'Académie de Genève, où il fut 
admis, en 1839, en troisième année d'études préparatoires. Il acheva 
ses études à la Faculté de théologie de Strasbourg, où il soutint, le 
22 juin 1846, une thèse sur l'Histoire de V Ancienne Académie réformée 
de Sedan, qu'il publia, la même année, à Strasbourg, à un petit nombre 



— 9 6 — 



d'exemplaires. Là s'arrêtent nos données sur la famille Peyran passée 
à Genève, puis à Sedan. 
Retournons aux Vallées. 

Marie Balcet, veuve de Rodolphe Peyran, auquel elle survécut au 
moins jusqu'en 1751, était une femme entendue et énergique, met- 
tant en branle toute sa nombreuse parenté, aux Vallées et à Genève, 
quand elle voulait obtenir quelque chose. Elle éleva avec un soin 
particulier son fils Jacques et ne se donna pas de paix avant de l'avoir 
vu bien établi. C'est ainsi que nous la fait connaître, en 1741, une 
lettre du modérateur Cyprien Appia à Ami Lullin de Genève, con- 
servée aux Archives de la Table. Elle nous apprend que Jacques 
avait vu le jour à Maneille. Il y naquit le 9 juillet 1719. Le 22 février 
1738 il s'inscrivait, comme suit à l'Académie de Genève: Jacobus 
Peyran Pedemontanus theol. stud. Dès 1740, sa mère mettait tout en 
œuvre pour qu'il fût consacré, afin de pouvoir occuper une bonne 
église aux Vallées. La mort du pasteur de Maneille, Joseph Lasseur, 
à la fin de cette même année, fixa son choix sur cette paroisse, au sein 
de laquelle étaient ses propriétés. Mais comme elle fut desservie à 
tour pendant un an, en faveur de la veuve Lasseur, ce ne fut qu'en 
1742 qu'on put y installer Peyran, qui, d'ailleurs, n'avait peut-être 
pas encore fini régulièrement ses études. Il fut à la tête de cette com- 
munauté, qui comprenait aussi Macel et Salse, de juin 1742 à novembre 
1748. Il dut cependant interrompre son ministère en septembre 1745, 
pour accompagner les compagnies vaudoises comme chapelain. Le 
25 il arrivait à cheval à Château Dauphin. 

Le 1 décembre 1748, il s'installa au Pomaré, avec sa mère, et se 
maria l'année suivante. 

Il s'y montra zélé et capable, et fut élu modérateur à plusieurs 
reprises: de 1757 à 1762, de 1768 à 1772, de 1780 à 1782. Comme 
tel, il entretint avec le Comité Wallon une correspondance très active 
et intelligente, qui est conservée tant en Hollande que dans les 
Archives de la Table. 

Plusieurs de ses sermons, ainsi que de ceux de ses fils et petit-fils, 
Ferdinand et Timoléon, ont été déposés aux Archives de notre Société. 

Pris par la goutte, il obtint, en 1785, d'avoir pour sufïragant son 
fils Ferdinand, qui lui succéda en plein l'année suivante. Jacques 
Peyran mourut le 11 novembre 1790. 

Il avait épousé, le 15 septembre 1749, Jeanne Signoret. Le mariage 
eut lieu à Prarustin, où le père, Jean Signoret, avait été pasteur et où 
il était mort le 10 avril de cette même année. Ils appartenaient à 
une famille de réfugiés, originaire de Guillestre. 



— 97 — 



Jeanne Signoret était née au presbytère d'Angrogne le 7 avril 
1729; elle mourut au Pomaré le 5 octobre 1774, après avoir donné 
le jour à de nombreux enfants: 

i° Jean Rodolphe, né le 26 mars et met le 11 juin 1751. 

2 0 Jean Rodolphe Louis Samuel, né en 1752. Il en est parlé plus loin. 

3 0 Jacques, né le 30 décembre 1754, mort le 31 mars 1755. 

4° Madeleine, née 4e 17 avril 1756, mariée le 8 janvier 1776 à Jean 
Malanot, de St-Jean, auquel elle donna plusieurs enfants. L'un d'eux, 
/. Jacques Rodolphe, était en 1821 étudiant en théologie àMontauban. 

5 0 Jacques Frédéric, né le 24 octobre 1758, mort le 9 décembre 1782 
d'une péripneumonie. Il était chirurgien et avait épousé Marie 
Marguerite Signoret. 

6° Jean Henri Ferdinand, né en 1760. Il en est parlé plus loin. 

7° Jeanne Marie Elizabeth, née le 23 mars 1765, mariée à François 
Lageard. 

8° Jeanne Marguerite, née le 27 août 1768. 

9° Jean David, né le 21 juillet 1771, mort le 23 juin 1773. 

Le deuxième qui, malgré ses quatre prénoms, est connu sous celui 
de Rodolphe tout court, naquit le 11 décembre 1752. Il n'avait pas 
onze ans quand il dut se rendre à Lausanne pour sae études. Il fut 
en pension chez L. Favre qui, en 1768, lui rendait ce témoignage: 
« Il a demeuré chez nous cinq ans, pendant lesquels je n'ai rien trouvé 
qui ne soit à son avantage. Il a des talents, mais des talents cultivés 
par l'étude ». Promu en philosophie en 1767, l'année suivante il désira 
aller poursuivre ses études à Genève et obtint, le 27 août 1768, un 
excellent témoignage de Daniel Pavilliard, recteur de l'Académie de 
Lausanne. 

Le 3 octobre il fut inscrit à celle de Genève, sous le nom de Johannes 
Peiran Valdensis philos, stud. En mai 1770, il fut promu en théologie. 
Les professeurs le trouvaient excessivement timide, mais le plaçaient 
parmi leurs meilleurs écoliers. D'après la tradition, qui tient peut-être 
de la légende, il aurait, vers cette époque, fait la connaissance de 
Voltaire et serait même devenu le secrétaire du patriarche de Ferney. 
C'est ainsi que l'on explique, sinon son scepticisme, dont tous ses 
contemporains furent plus ou moins entachés, du moins son esprit 
sarcastique inépuisable, si éloigné de la timidité de ses premières 
années d'étudiant. 

En 1773, il passa à l'Université de Bâle, et prit pension chez le 
co-recteur J. Jacques Burckhardt. Il y demeura seize mois. Là aussi 
il n'obtint que de bons témoignages. Il en repartit le 8 juillet 1774, 
«sans avoir obtenu ce pour quoi il était venu, par haine d'un profes- 



— 9 8 — 



seur ». C'est ce que Burckhardt écrit au père. Celui-ci lui avait d'ail- 
leurs déjà préparé une place aux Vallées et avait obtenu que le 
Comité Wallon écrivît à la Table, dès le mois d'avril: « Puisque M.r 
Brez, recteur de l'Ecole Latine, a opté pour une paroisse, nou3 le 
remplaçons par Jean Rodolphe Peyran, vous priant de transférer 
ce Collège au Val Luzerne ». 

Il fut placé à S. Marguerite, mais se transporta ensuite aux Copiers 
d'accord avec le pasteur Combe, ce dont les Commissaires Wallons 
le blâmèrent, insistant pour qu'il transférât l'Ecole au Pomaré, afin 
de demeurer sous l'influence de son père. Après trois années scolaires 
de septembre 1774 à juin 1777, Peyran opta lui aussi pour une 
paroisse. Le seul reproche que nous trouvons lui avoir été fait comme 
recteur, c'est qu'il ne donnait rien à faire entre les leçons. 

Pendant son séjour à La Tour, il avait épousé Susanne Elizabeth 
Signoret, fille de Jean Pierre, de St-Jean. 

Rodolphe Peyran desservit successivement, de 1777 à 1782, Ma- 
neille et Macel: de 1782 à 1789, Pral, où il perdit sa femme, le 3 mars 
1786, et où il se remaria, le 5 juillet 1787, avec Marie Gril, fille du 
lieutenant François, du Malesat; de 1789 à 1791, Villesèche; enfin, 
depuis le mois de novembre 1791 jusqu'à sa mort, le Pomaré. Il y 
supplantait son frère cadet; c'est du moins ce dont celui-ci se plaint, 
en écrivant dans les registres, en guise d'adieux, le 28 octobre: 
« Invidia, arnbitione, et consociatione quorundam coactus fui abdicare 
hanc Ecclesiam in Sinodo Sancti Germani 13-15 Septembris 1791 ». 

Rodolphe hérita de l'influence qu'avait acquise son père, et sut 
d'ailleurs, malgré sa causticité, mériter l'estime des habitants, tant 
vaudois que catholiques, des vallées de St-Martin, de Pérouse et de 
Pragela. 

Esprit ouvert, il aurait pu prendre pour devise ces mots de Térence : 
Homo sum et nihil humani alienum a me puto. Théologie, polémique, 
histoire, archéologie, héraldique, chimie, balistique même, il était 
ferré sur tout, et personne, dit-on, ne réussissait à le prendre en défaut 
sur aucun sujet. On pourrait en dire long sur lui, mais ce n'est pas le 
lieu dans une sèche notice nécrologique ; et d'ailleurs ce personnage 
mérite d'être l'objet d'une étude à part. Au reste, on ne peut que 
déplorer que, en dépensant son esprit dans tant de directions, il 
n'ait rien approfondi, rien laissé de vraiment remarquable. Il a 
beaucoup écrit, passant rapidement d'un sujet à un autre. Ses courtes 
dissertations, riches en observations curieuses, écrites d'un caractère 
fin et terme sur du papier verdâtre, sont conservées en grande partie. 
On en trouve aux Archives de la Table, à la Bibliothèque Vaudoise 



— 99 — 



et à celle de notre Société; d'auties sont encore entre les mains de 
particuliers. 

Un ecclésiastique du Canton de Genève, M. Ferrary, curé du Grand 
Saconnex, avait publié une Lettre adressée à M. Cellérier, pasteur de 
Satigny, habile et mordante. Aucune réponse ne lui ayant été faite, 
le clergé romain se vantait d'avoir mis dans l'embarras, par cette 
polémique, tout le protestantisme, et de lui avoir imposé le silence. 
C'est alors que Peyran prit la plume et lança sa Réponse à la lettre de 
M. Ferrary adressée à M. Cellérier, par un Protestant. Elle parut à 
Lausanne, en 1820, en 34 pages 16 0 . Elle est signée /. B. P. Peyran 
dut garder l'anonyme, vu qu'il était défendu aux Vaudois de rien 
publier sans l'approbation de l'évêque de Pignerol. 

Après la mort du vieux modérateur, des visiteurs étrangers publiè- 
rent un choix de ses manuscrits, dans le but d'intéresser le public 
anglais à la famille du défunt. Sims publia en 1826 la Défense histo- 
rique des Vaudois, et des Lettres sur Bossuet. Bracebridge les traduisit 
en anglais et les inséra en appendice de ses Authentic Détails of the 
Waldenses, London, Hatchard, 1827. 

(Ce volume contient un dessin du cimetière du Pomaré, simple 
champ inculte, traversé par la route de la vallée, et dans lequel deux 
petites pierres portent les initiales de Rodolphe et de Ferdinand 
Peyran. Plus tard une inscription, rappelant le premier, a été placée 
sur la façade du temple). 

Parmi les manuscrits de Peyran, remarquons sa Réponse à l'évêque 
Bigex et sa Réponse à des sonnets de M. Gullino sur l'ape iasie de 
Bounous, gracié quoique faux monnoyeur. 

Nourri de l'Encyclopédie, Rodolphe Peyran ne pouvait pas ne pas 
saluer avec joie les idées de la Révolution française, et peut-être même 
le succès de ses armes; il ne se laissa cependant pas aller aux propos 
imprudents qui valurent la suspension et la prison à son collègue 
Mondon. Mais quand Charles -Emmanuel eut abdiqué et que partout 
s'élevèrent, en 1799, les arbres de la liberté, Peyran fut chargé de 
prononcer le discours pour l'érection de celui du Perrier. Ce discours, 
en style gallique, comme on disait alors, fut aussi imprimé. 

La réaction qui survint, appuyée par les armées austro-russes, fut 
arrêtée par le retour de Napoléon et la victoire de Marengo. Le modé- 
rateur Geymet, qui avait dû s'expatrier, ayant été nommé sous- 
préfet de Pignerol, Peyran fut appelé à le remplacer à la modérature, 
en 1801. 

En 1805 il eût deux fois l'honneur de haranguer, à la tête de la 
députation vaudoise, l'empereur Napoléon de passage à Turin. 



IOO 



Il se doutait peu qu'il allait mettre la main à une mesure destinée 
à le priver de l'autorité suprême de l'Eglise. Napoléon, sur la demande 
de Peyran, ayant adjoint les Vaudois aux Eglises réformées de 
France, un décret du 25 juillet, rédigé par le ministre des Cultes, 
Portalis, leur appliqua la nouvelle organisation. Celle-ci accordait 
aux Vallées trois Eglises consistoriales, ou groupes d'Eglises, et, 
supprimant la modérature, plaçait à la tête de l'Eglise les pasteurs 
des paroisses de La Tour, Prarustin et Villesèche, qui donnaient le 
nom aux consistoriales. Peyran fut laissé de côté et vit siéger, comme 
présidents de consistoires, trois collègues plus jeunes que lui. 

Cette mesure semble l'avoir indisposé contre le nouveau régime 
et lui avoir, en quelque mesure, fait regretter l'ancien. 

Au reste, il se servit toujours de son influence pour adoucir les 
souffrances des victimes de toute intolérance. Les Jacobins de 1799 
avaient proscrit, entre autres, pour ses idées politiques, le vicaire 
du Grand Dublon, Jacques Lacourt ; Peyran le fit amnistier. Ceci 
n'est qu'un exemple entre plusieurs que l'on pourrait citer. 

Lorsque Napoléon priva violemment le pape Pie VII de ses conseil- 
lers intimes, et qu'il relégua le cardinal Pacca dans la forteresse de 
Fénestrelles, Peyran établit avec lui une correspondance qui dura 
jusqu'à la libération du prélat romain. 

I,e 19 novembre 1809, il fut nommé membre correspondant de 
l'Académie des Sciences de Turin. 

Mais, à la chute de l'empire français, Peyran ne se montra pas à la 
hauteur des circonstances. Il s'aplatit servilement devant le Roi de 
vSardaigne, reniant tout ce que Napoléon avait fait, ce qui permit à 
la Restauration de ramener les Vaudois sous le régime des anciennes 
prohibitions, quoique le Congrès de Vienne eût garanti les droits 
acquis par les peuples au temps de l'occupation française. (Voir sur 
ce point l'étude de M. David Jahier sur La Restaurazione nelle Valli 
Valdesi, dans notre Bulletin N° 30, p. 29 ss.). 

Rappelé à la modérature, moins par l'Eglise (qui le confirma ce- 
pendant au synode de 1818) que par le Gouvernement, anxieux 
de retourner au passé partout où c'était possible, Peyran garda 
cette charge, pas toujours avec la dignité convenable, jusqu'à sa 
mort. 

La cessation des subsides anglais et wallons rendit bien pénible 
la position des pasteurs vaudois, surtout celle de Peyran, qui avait 
négligé l'administration du patrimoine assez considérable qu'il avait 
reçu de ses pères. Dans le récit de sa première tournée aux Vallées, 
Gilly décrit l'état d'indigence dans lequel i! le trouva. 



IOI 



Voici dans quels termes un de ses collègues annonçait sa mort au 
Comité Wallon: 

« M.r Peyran Modérateur a terminé sa carrière Samedi 26 Avril 
1823 et a été enseveli le 27 après-midi. Depuis longtemps il n'avait 
plus qu'une existence artificielle, qui donnait parfois des espérances 
pour les détruire bientôt. Enfin, après une lutte douloureuse de 
quelques jours, il est mort entre les bras de ses parents. Il avait une 
profonde érudition et a rendu des services dans des tems critiques. 
Ses affaires temporelles ne sont pas dans un état florissant. Il ne laisse 
ni veuve ni enfants en bas âge; outre une fille d'un premier lit, mariée 
depuis de longues années, il n'y a que deux fils : l'aîné étudiant à 
Lausanne pour le ministère, le- cadet, de vingt ans, n'a aucune voca- 
tion et sera donc peut-être dans l'embarras ». 

Sa deuxième femme, Marie Gril, était morte le 3 mars 1819, après 
de longues et douloureuses maladies. 

Il avait eu de la première, Susanne Elizabeth Signoret: 

1° Jeanne Elisabeth Jaqueline, née le jour de Noël 1777, épouse 
le 3 mars 1795, de Jean Coucourde, du Pomaré, auquel elle donna 
plusieurs enfants. 

2 0 Jean Jacques, né le 11 juin 1780 et mort le 6 février 1786. 

3 0 Marie Marguerite, née le 21 décembre 1781 et morte le 24 mars 
1783. 

4° Christophe Ferdinand, né le 5 janvier 1786, et mort jeune. 
Marie Gril le rendit père de: 

5 0 Jean Jacques Rodolphe, né le 5 mai 1799. Étudia la théologie. 
Depuis 1830 régent de l'Ecole Latine au Pomaré. Mort en 1837. 

6° Jules Henri Ferdinand, né le 2 juillet 1801. Gilly s'intéressa à 
lui et lui procura une occupation adaptée à ses facultés intellectuelles 
limitées. 

Les fils de Rodolphe Peyran, avec lesquels s'éteignit en ligne mas- 
culine cette branche de la famille, n'avaient pas hérité de l'intelli- 
gence de leur père. Par contre, elle a passé, au moins en bonne partie, 
dans la descendance de sa fille, aujourd'hui assez répandue. 

Remontons maintenant une dernière fois au modérateur Jacques 
Peyran, ou plutôt à son sixième enfant. 

Jean Henri Ferdinand, plus connu sous ce dernier nom, naquit le 
30 novembre 1760. Il paraît qu'il commença ses études à Bâle en vue 
de la théologie, puis les interrompit tout-à-coup, peut-être alléché 
par un recruteur. Voici comment il le raconte sur la première page 
d'un cahier de théologie. 

« Je me suis engagé le 1 avril 1782 chès M.r le Comte de Gollowkin, 



102 



Colonel de la C.ie du Prince d'Orange, etc. etc. ai commencé l'exercice 
le 5 et fini le premier samedi de Juin. J'ai monté la première garde 
le mardy après au Besognau, ma première sentinelle a été au Palais 
du Roy de Prusse sur la route de Scheveling depuis 2 h. après midy 
jusqu'à 5, la seconde aux remises du Prince d'Orange etc. J'ai été 
au service d'Hollande Gardes Suisses depuis le 1 avril jusqu'au 13 
octobre 1782, auquel tems je suis parti pour Bâle dans l'intention 
d'y continuer mes études avec le secours de Dieu. 

« Bàie, ce 22 aoust 1783. 

« Henry Peyran ». 
et à l'autre page: «Jean Henri Ferdinand Peyran». 

Le congé, qui lui permit de rompre un engagement pris pour plu- 
sieurs années, fut acheté par les commissaires wallons. C'est ce que 
nous apprend Jacques Marauda, plus tard colonel, dans une méchante 
lettre écrite au Comité Wallon, dans laquelle il traîne dans la boue 
le vieux modérateur Jacques Peyran et ses deux fils, Rodolphe et 
Ferdinand. Nous y apprenons aussi que c'est bien à Bâle que ce dernier 
acheva ses études. A son arrivée aux Vallées, en 1785, il fut placé au 
Pomaré auprès de son vieux père, comme suffragant ; il y resta après 
la retraite et la mort de celui-ci, jusqu'à ce que, comme cela a été 
dit, le synode de 1791 le contraignit à céder sa paroisse à son frère 
aîné Rodolphe, qui pvait fait son tour de pasteur de montagne, et 
à se contenter de celle de Pramol. Ferdinand y resta jusqu'en juin 
1822. Retiré au Pomaré, il y mourut le 9 novembre suivant. 

Quoique d'un caractère fort différent de celui de son frère, il méri- 
terait lui aussi une étude à part, d'autant plus qu'il se donne à con- 
naître, dans i intimité, au moyen des Memorabilia qu'il a laissés; il 
y expose naïvement, mais non sans finesse et sans un grand bon sens, 
aussi bien les menus détails de sa vie de tannile que les événements 
historiques contemporains. A la Restauration, il fut envoyé, avec un 
laïque, en députation à Gênes, à la rencontre du Roi de Sa^daigne; 
niais ils ne purent en obtenir une audience. 

Une lettre de lui, écrite l'année de sa mort, à la Société pour la 
Propagation de la Foi, à Londres, fut le moyen dont Dieu se servit 
pour attirer sur les Vaudois l'intérêt de Gilly, qui ne les connaissait 
guère alors que par l'histoire du passé, comme un peuple qui avait 
cessé d'exister. 

Ferdinand Peyran avait épousé sa cousine Susanne Marguerite 
Peyran, feu le Lieutenant Jean, établi à Genève. Elle survécut de 
longues années à son mari, sans plus jamais sortir de sa chambre, ni 



— io3 — 



même de son lit, depuis son veuvage. Cette épreuve avait, semble-t-il, 
affaibli ses facultés cérébrales. Elle fut la mère- de: 

i° Jacques Rodolphe François Ferdinand, ou Jacques Rodolphe 
tout court. En 1807 il était étudiant en philosophie à Lausanne, en 
1809 en théologie. Pasteur de Pral de 181 2 à 1837, et aussi de Rodoret 
jusqu'en 1830 ; de Rorà de 1837 jusqu'à sa mort, survenue au commen- 
cement d'octobre 1842. Il épousa, le 5 juillet 1814, Catherine Bert, 
fille de David, des Clos. Il en eut Catherine, mariée à Jacques Salva- 
geot, de Rora, et morte en juillet 1901, âgée de 78 ans; et Henri, 
mort dans un âge avancé, à l'hôpital de Turin. Un fils de ce dernier, 
Rodolphe, était mort à Turin, en février 1883, à l'âge de 24 ans; un 
autre, Prosper, mourut quelques années plus tard, laissant un tout 
jeune fils, Charles, qui a été élevé dans la religion de sa mère. 

2 0 Jean Pierre Gustave Adolphe, ou simplement Gustave, né le 21 
avril 1789. En 1807 il était en apprentissage à Lausanne, où il s'éta- 
blit. Il épousa sa cousine germaine Françoise Suger et en eut un fils , 
Prosper, qui devint pasteur au Canton de Vaud. 

3° Henriette Susanne Marie, née le 13 septembre 1792. Epouse, le 
29 avril 1813, de Prosper Parise, secrétaire du Villar. Un de leurs 
fils, Prosper, étudia aussi la théologie. 

4° Jean Frédéric Guillaume, né le 4 février 1795 « au Serre, vis-à-vis 
du Bout du Col, à Pral, mort le 28 avril, des suites d'horribles con- 
vulsions ». 

^Jacques Frédéric Scipion, né le 5 mai 1796. En 1816, il était 
employé de commerce à Turin. 

6° Daniel Timoléon, né le 25 mars 1800. Il commença ses études 
en 1816 à Lausanne ; s'inscrivit en philosophie à l'Académie de Genève 
en octobre 181 8, et en théologie en 1821. Sa thèse, intitulée Disser- 
tations sur les Vaudois du Piémont, fut imprimée à Genève, chez 
Lador, en 1825, en 94 p. 16 0 . Il fut pasteur à Maneille de 1826 à 1833, 
ayant aussi, jusqu'en 1829, la charge de Macel. Il passa ensuite à 
l'église de La Tour, qu'il desservit de 1833 jusqu'à sa moit, survenue 
prématurément le 5 janvier 1836. Mari, en 1828, d'Elise Jalla, fille 
du pasteur J. Jacques, née le 19 septembre 1799, morte le 4 mai 1882. 
Leurs enfants furent: 

a) Emile, né en 1828, mort le 29 novembre 1835; 

b) Rodolphe, né le 5 décembe 1829, mort le 15 octobre 1903, 
Mari de Caroline Gotta, née le 25 novembre 1835, morte le 9 mai 1906, 
dont il eut: Emma, née le 20 juillet 1861, mariée en 1885 à François 
Rostan, de Pral, pasteur à Gênes; Elvire, née le 8 septembre 1863; 



— io4 — 



Lisette, née le 18 septembre 1866, mariée en 1887 à Rodolphe Tester, 
morte le 11 juillet 1910. 

c) Augustine, née le 22 juillet 1832, morte le 7 juillet igoo, mariée 
à Giovanni Niccolini, de Pietrasanta en Toscane, professeur au Col- 
lège de La Tour, né le 8 juillet 1824, mort le 16 octobre 1887. 

d) Elisa, née le 27 avril 1834, morte le jour de Noël 1905. 

7 0 Pierre Charles Guillaume, né le 24 novembe 1803, mort le 1 j 
mars 1804. 

8° Cyprien Henri Benjamin, né le 29 mars, mort le 27 avril 1807. 

Nous ne pouvons pas terminer cette esquisse sans rappeler Jean 
Daniel Peyran, de Maneille, étudiant en théologie à Florence, où il 
mourut le 7 février 1868, après dix jours de fièvre nerveuse. A peine 
âgé de 22 ans, il était le fils unique de Pierre Peyran et de Jeanne 
Marie Freyrie. 

On a publié de lui: La felicità del cristiano nella persecuzione. Unico 
sermone. Firenze, Claudiana, 1868. 

En 1889, il y avait aux Vallées quatorze familles vaudoises portant 
le nom de Peyran. 

JEAN JALLA. 



FAMILLE DES PASTEURS PETR/1N ou PEIRdNO originaires des FONTAINES (SALSE ET RODORET) 



Gioanneto = Allcsina Brosa 
ou lunet I t entre 1614 et 1623 
t avant 1610 

Laurent = Marie Bonin 

t entre 1617 de la Tronchée 
et 1621 (Pragela) 
viv. 1623 



Jean = Catherine 

t entre t avant 1675 
1675 et 1680 



Boneta : 
Ponsa 

de Salse 
+ entre 
1669 et 1673 



= Jacques « 
+ 7|I2 1673 



2° Maria 

Chiardosina 



Junet = 

t entre 
1677 et 1698 



I 151 II | 

Boneta François = Marie Marie —Thomas 

tué 1655 Laurens Bernard 1656 t entre 

1678 et 1688 



Jean 



Junet 



Jacques = Marie 

test 18 1 12 1718 Potata 



Marte = Jean Rodolphe 



Balcet 

du Villar d'amont 
(Pragela) 



t 1727 ou 1728 



Jean 

lieutenant. 
Établi A Genève 



1519 

Jacques - Jeanne 

n. 917 1719 1749 Signoret 
t "I" 1790 | n . 7|4 , 729 
Pasteur ! t 5n0 , 774 



lacques - 



Marie 
Madeleine 
Bex 



Marguerite 

ép. Ferdinand Peyran 



lacques 

pasteur 
à Sedan 
n. 10 13 1782 
t 131 I 1853 



Susanne 
Elisabeth 
Signoret 

t 3|3 1786 



Jeanne 
Elisabeth 
Jaqucllne 

n 251 12 1777 
Ep. 313 1795 
Jean Coucourde 
du Pomaré 



I 517 
Jean - Marie 
Rodolphe 1787 Gril 
n. 11112 1752 I t 313 1819 
Pasteur 



Marie 

ép. le capitaine 
Jean Pascal, de 
Macel, qui s'éta- 
blit aux Fontai- 
nes. 



Madeleine 

n. 1722 
t 1812 1750 
Ep. Jean Forneron 



Jean Rodolphe 

né posthume 2713 1728 
à Maneille 



Madeleine 

n 17 14 1756 
Ep. 8 I I 1776 
Jean Malanot 
de S. Jean 



Jacques - Marie 
Frédéric Marguerite 
n. 24 | 10 1758 Signoret 
t 91 12 1782 
chirurgien 



Jean Henri — Marguerite 
Ferdinand I Peyran 

n. 30 1 1 1 1760 
t 91 II 1822 
Pasteur 



Jeanne Marie 
Elisabeth 

n. 23 13 1765 

Ep. François Lageard 



Jean Jacques 
Rodolphe 

n. 5|5 1799 
t 1837 
Régent 
d'Ecole Latine 



I 5|7 

Iules Jacques = Catherine 

n. 2|7 1801 Rodolphe 1814 Bert 

Pasteur I 
t 1842 1 



Gustave 
Adolphe 

n. 21 14 1789 



Françoise 
Suger 



Henriette 

n 1319 1792 
Ep. 2914 1813 
Prosper Parise 



Jacques 
Frédéric 
Sclplon 

n 515 1796 



Daniel - Elise 
Timoléon |g28 Jalla 



n. 25,13 1800 
t 5.1 I 1836 



Prosper 

Pasteur 



1919 1799 
t 415 1882 



Catherine 

n 1823 t 1901 
Ep. Jacques 
Salvageot de 
Rorà 



Rodolphe Prosper 

I. 1859 t 1883 



Rodolphe 

n 51 12 1829 
t 151 10 1903 



Emma 

n 20|7 1861 
Ep. 1885 
François Rostan 
Pasteur 



Caroline 
Gotta 

n. 251 II 1835 
t 915 1906 



Augustine ■ 

n 2217 1832 
t 717 1900 



Elvire 

n 819 1863 



Lisette 

n. 1819 1866 
t II 17 1910 
Ep. Rodolphe 
Tester 



Giovanni 
Nlccollnl 

Professeur 
n 817 1824 
t 161 10 1887 



Elisa 

n. 27| 4 1834 
t 251 12 1905 



io5 — 



UN CASO DI FOLLÌA COLLETTIVA 

per una creduta avanzata di « barbets » 



lì rimpatrio dei Valdesi. 

Gli acattolici della Val Pellice e luoghi finitimi, che per avere 
accettata la Riforma religiosa di Pietro Valdo sono chiamati Valdesi 
(ed anche barbets, per ragioni controverse), perseguitati, sbanditi, 
nel 1686, da Vittorio Amedeo II per la loro confessione religiosa, 
avevano cercato asilo presso correligionari dei Cantoni Svizzeri ed 
in Alemagna. Saputo che il fior della milizia del Duca di Savoia 
era impegnato nelle Fiandre per il re di Francia, i rifugiati decisero 
di cimentarsi colla sorte per riacquistare la contestata patria. 

Dopo due esperimenti andati a male nel 1687 e 1688, si raccolsero 
di nuovo, nel 1689, per lo stesso fine, in numero di novecento, nei 
boschi di Prangins presso Nyon, nel paese di Vaud. 

Avendo in testa il valoroso pastore Enrico Arnaud, uomo non 
meno abile a condurre una ardimentosa impresa che eloquente a 
persuaderla, dice il Denina, passarono il lago sopra battelli ed entra- 
rono in Savoia; si avanzarono sino a Saint-Jeoires e Cluses ove fecero 
prigionieri tre gentiluomini. 

Siccome era facile di combatterli al ponte di San Martino a Salan- 
ches, ove dovevano passare alla sfilata, essi imposero ai tre ostaggi 
di marciare alla testa, ed insieme ad essi due capuccini ed un dome- 
nicano, colla minaccia di scannarli tutti sul campo, se l'avanzata 
venisse contrastata (Denina, St. Italia occidentale, vol. IV, pag. 29 
e seg.). Il pericolo che correvano queste persone obbligò la gente a 
lasciare transitare i rimpatrianti senza molestie. In questo modo 
traversarono tutta la Savoia in pochi giorni, varcarono il Mon Cenisio 
e guadagnarono Giaglione in Valle di Susa; si disponevano a passare 
la Dora allorché il conte di Verrua, spedito dal Duca di Savoia, si 
fece loro incontro con 250 dragoni; i Valdesi lo schivarono con una 
abile diversione e si diressero verso Salbertrand; ivi sbaragliarono 
i Francesi del conte di Larrey, che contendevano loro il passo, ne 
trucidarono 300, e salito l'opposto declivio penetrarono nella valle 
di Luserna, loro mèta. 



— io6 — 
1687. 

Trepidanza e sbigottimento — Fuga di ecclesiastici. 

Già nell'anno 1687 il duca di Savoia aveva avuto sentore del divi- 
samento dei Valdesi, e temendo un ritorno di essi per la Valle d'Aosta, 
aveva fatto barricare i vali passi delle sue Alpi, e particolarmente 
quello del colle Saint-Théodule, alle falde del Cervino, che munì 
di ridotte. 

Nel luglio dell'anno seguente (1688), epoca del secondo esperimento 
di rimpatrio, la voce si sparse in questa Valle che essi Valdesi 
scavano per assalirla; avrebbero fatto scempio della popolazione, 
dicevasi, per il suo consentimento per la guerra feroce intrapresa 
dal sovrano contro di essi due anni innanzi, e la sua esultanza 
per la facile vittoria riportata; esultanza che le autorità afferma- 
rono col fare cantare un Te Deutn « en actions de grâce », nella chiesa 
conventuale dei capuccini di San Francesco. 

La voce destò grande orgasmo. Scrive uno storico : 
« L'alarme fut énorme, la confusion indescriptible dans toute la 
« vallée. A Aoste même, la terreur fut si grande qu'on sonnait le 
« tocsin comme s'il y eût le feu aux quatre coins de la ville. Les bar- 
« nabites abandonnèrent le collège et s 'enfuirent en toute hâte ; les 
« cordeliers en firent autant ; les religieuses quittaient leur couvent 
« et se mettaient à fuir, ne croyant nulle part leur vie et leur honneur 
«en sûreté. On n'osait plus dormir chez soi; on s'armait, on courait, 
« on se bousculait ; les nouvelles les plus disparates circulaient au 
« milieu de la panique générale, grossisant dans leur cours comme 
« une avalanche. Tout le monde avait perdu la tête » (1). 

Preparativi di difesa. 

Lo spavento che sconvolgeva gli animi, per una minaccia che 
nulla aveva di concreto, pigliava il carattere di una pochade; nè minore 
scipiaggine sortì l'allestimento della milizia che doveva fronteggiare 
l'assalimento. 

Come esso, dicevasi, si sarebbe effettuato dalla Valdigne, da quella 
parte si raccolsero gli sforzi difensivi. 

L'avvocato Bioley, deputato dal Consiglio dei Commessi, si recò 
a Morgex, ordinò al giudice Arnaud di sospendere le udienze del 
pretorio, e si accinse ad organizzare una milizia. Chiamò a farne parte 
tutti gli uomini abili alle armi; non escluse che gli invalidi, i vecchi, 
i fanciulli; si condusse poi a Courmayeur, punto creduto minacciato, 
e vi aprì bivacchi; altri ne stabilì a Valgrisanche, affidandoli al 



(i) LuCat: L'I nra sion française de 1691 - Aoste, E. Due, 1893. 



— io7 — 



capitano Pastoret, ed a Leschiane adibendovi gli uomini di La-Salle. 
Gli arruolati di Morgex e di Pré-Saint-Didier, comandati da Pietro 
Derriard, furono diretti a La Thuile. 

« A cette armée improvisée — scrive B. Favre (i) — il manqua 
« cependant des chefs pour maintenir la discipline et pour le com- 
« mandement ; les secrétaires des communes étaient faits officiers 
« d'emblée; aussi, le peu d'autorité que ceux-ci avaient sur cet attrou- 
« pement était la conséquence de leur peu de connaissance à cet 
« égard. Les soldats trouvaient bon de faire à leur guise; s'arrêtant, 
«peut-être, quand il fallait marcher; c'était pour mieux dire un 
« tohu bohu, ou le passe-temps d'une fête; de là plaintes, mutineries, 
« séditions ; aucun ordre ne valait à discipliner ce ramassis de soldats ». 



Episodi comici. 

Le fole più strane, messe in giro da buontemponi o da persone in 
preda ad ossessione, pigliavano subito credenza anche presso persone 
di senno. In una lettera ai Sindaci suoi dipendenti, il giudice Arnaud 
confidava, come un segreto di Stato, che due uomini battevano il 
paese di 

« ils disent venir de Hongrie (sic .'), discoureurs et hardis, tous 

« deux de grande stature, l'un habillé d'étoffe blanche à gros boutons, 
« l'autre boutonné au visage; l'un porte le sabre à la garde de lothon, 
«l'autre une épée; ils parcourent les vallons et les collines et sont 
« censés estre des espies dont je vous baille part afin qu'avec toute 
« diligence vous ayez la bonté de mettre des surveillants autant que 
« vous pourrez, en tous villages, pour les attrapper et rendre prison- 
« niers, s'il est possible, et en cas de résistance ont les peut tuer 
« impunément ». 

Le spie Ungheresi (e non ugonotte) , che non esistevano che nel cervello 
dei burloni, non si poterono mai agguantare; tuttavia l'accesa fantasia 
popolare ricamava intorno ad esse le più stravaganti fanfaluche. 
L'eccitamento degli spiriti era tale che un nonnulla generava spa- 
vento. Valga questo aneddoto a confortare l'asserzione. 

« des individus descendaient avec des mulets du Petit -Saint- 

« Bernard; un mulet fit un faux pas et jeta à terre son cavalier; la 
« caravane pousse des cris à épouvanter les avant-postes, qui, sans 
« s'informer davantage, prirent la poudre d'escampette, en répandant 
« partout le bruit que les Luzernois étaient à leur trousse ! ». 

Il terrore folle di cui i cittadini d'Aosta erano pervasi, dava vita 
ad episodi di tutta comicità. Troviamo narrato che un canonico 



(i) Recherches sur le Valdigne - Aosta, Mensio, 1884. 



— io8 — 



Rolland, pieno di zelo combattivo, si copre d'armature come un 
lanzichenecco, e si avvia alla Valdigne per combattere gl'Infedeli. 
Strada facendo s'imbatte nel vescovo, l'ottuagenario M.r Bailly, lo 
piglia per un barbet e lo minaccia d'arresto ! Io non so se lo scrittore 
ha narrato sul serio quest'episodio o se ha voluto canzonare i lettori. 
Come mai un sacerdote, un canonico, per quanto stralunato per 
il fervore religioso, non riconosce un suo Superiore, con il quale ha 
quotidiani rapporti ? — È mai possibile scambiare un vegliardo di 
86 anni, in abito talare, con un barbet incalzante ? 

I forestieri che si portavano nei Comuni della Valdigne per usare 
delle salutifere acque che vi scaturiscono, erano sottomessi a visite, 
inquisizioni, perquisizioni, ed altre molestie. Agli uni si chiedeva la 
presentazione del rosario a prova della confessione cattolica, agli 
altri s'imponeva la recitazione di un atto di fede, ad altri ancora, la 
presentazione di una medaglietta, di un amuleto, di un qualsiasi 
simbolo religioso. 

Frati, monache, barnabiti, cercarono scampo fuori del ducato; 
temevano che la furia sanguinaria dei Valdesi si fosse precipua- 
mente sfogata contro di essi, ritenuti loro perseguitatori e carnefici. 

I feudatari, dal canto loro, avevano posto i loro castelli in assetto 
di guerra ed armati i vassalli, loro soggetti. 

Ma nel panico, nella follìa collettiva vi furono persone colla testa 
ancora a segno che pensarono alla difesa della città. Il barone di 
Fénis, colonnello della milizia, arruolato un manipolo di volontari, 
forniti dal fiore delle famiglie cittadine, lo scaglionò in due ingressi 
di Aosta dai lati occidentale (Plot) e meridionale (Pont Suaz), ove 
scavò trincee ed alzò barricate. 



Ragione dello sgomento. 

Ma perchè, si domanderà il lettore, quell? temenza, tanta trepi- 
danza in gente che in altri tempi e in tanti cimenti aveva dato in- 
dubbie testimonianze di valore, di fortezza, di coraggio indomito ? 

ha ragione si deve ricercare nel patema d'animo in quel frangente. 
Già poco rassicurati perchè i soldati più ammaestrati della valle 
erano nelle Fiandre a combattere per un Sovrano che non era il 
proprio e per una causa non nazionale, i Valdostani si trovavano 
oppressi da un pericolo vago, incerto; si accingevano a lottare 
con un nemico invisibile, inafferrabile, immateriato. L'uomo può 
essere forte a fronte di un suo simile ; è pavido quando la mente gli 
crea fantasimi; compete con chi vede; tentenna, brancica davanti 
all'ignoto. Il fantasma, l'ignoto erano quei famigerati eretici che 
la fantasia popolare ingigantiva, di cui esaltava le prodezze, che 



— iog — 



dipingeva come fiere avide di sangue, di una ferocia inaudita e 

che non si lasciavano scorgere ! 
Si era venuto in Agosto. 

Il Consiglio dei Commessi, non vedendo apparire il nemico, e comin- 
ciando a dubitare di essere stato raggirato, si rivolse al Balivo del 
Vallese per avere informazioni sull'attitudine dei barbetti e sulle 
loro mosse. 

La cantonata riconosciuta. 

Questo Balivo rassicurò il Consiglio con nota 27 agosto 1688, nella 
quale, dopo le solite proteste d'amicizia e di buon vicinato, si legge: 

« Vous pouvez, Messieurs, estre fort en repos du côté des Luzernais, 
« puisque des advis certains que j'ay de toute parts, portent quils se 
« sont dissipes et retirés de toute la frontière tant des Estats de Son 
« Altesse Royale (il duca di Savoia) que de la nostre. C'est de quoy 
« je viens de recevoir encore aujourd'hui des assurances des cantons 
« catholiques comme de M.r le Comte de Govon envoyé extraordi- 
naire de S. A. R. a Lucerne. Nous ne laissons pas, cependant, de 
« tenir nos gardes aux principaux passages, mais non pas de la force 
« que cy-devant, seulement ce qui est nécessaire pour empêcher 
« qu'ils s'en coulent quelques uns qui pourraient être restés dispersés 
« par les villages dans les frontières; ainsi je ne crois pas qu'il y ay 
« de nécessité que vous continuiez vos gardes, vous assurant, Mes- 
« sieurs, que le moindre advis que j'aurai de quelque assemblée des 
« dits Luzernois, je ne manquerai de vous en donner en toute àligence 
« advis et faire gloire en cette occasion et toute autre destre avec 
« toute la passion imaginable » (1). 

La nota allietò i Valdostani, ma a rassicurarli appieno concorse il 
Sovrano. Avuta conoscenza del loro orgasmo, Vittorio Amedeo II 
commise al generale conte di Beau mont di condursi nella valle per 
quietarla. Il generale assolse il mandato. Giunto in Aosta ebbe un 
buon motto ironico: « Je ne vois pas encore la Doire rouge de sang », 
ciò che significava : molto fracasso per nulla. S'inoltrò sino ai confini 
della regione e si convinse che il grande scalpore era il frutto di una 
ossessione, di una ossessione collettiva. 

Tuttavia per ridare il sonno ai trepidi valligiani simulò un appa- 
rato di difesa; riordinò la milizia, la provvide di esperti duci, la 
scaglionò ai passi e licenziò la raccozzaglia armata che avrebbe dato 

prova di valore nel presentare suole e spalle al nemico se 

fosse stato avvistato. 



(J) A. Duc. - Hist. Eglise d'Aoste ■ Voi. VII, 406-07. 



— no 



Ai primi di settembre ogni timore d'assalto essendo svanito, si 
andò in cerca di chi aveva propalato la incongrua novella. Tutti 
si palleggiavano la responsabilità. Quei della Valdigne ne davano 
carico a quelli della città, e viceversa; se invece la notizia avesse ri- 
sposto al vero, ognuno avrebbe rivendicato per sè il merito della 
diffusione. 

Nuovi allarmi. 

Più fondate e legittime sarebbero state le apprensioni per una 
avanzata di barbets nel successivo anno 1689, perchè si è appunto 
nel settembre di quell'anno ch'essi effettuarono il loro ardito rimpatrio. 

Vigilanza alla frontiera. 

Le autorità paesane, informate del divisamente, provvidero subito 
ad assicurare i valichi. 

Richiamata sollecitamente alle armi, la milizia venne ripartita in 
tre battaglioni: il primo, al comando del conte di Montjovet, fu dislo- 
cato al colle Ferret e adiacenze; il secondo, capitanato dall'ufficiale 
Fusat, un disertore dell'esercito francese, al lago di Combal; l'ultimo, 
agli ordini del cavaliere di Saumont, fu acquartierato a La Thuile. 

Il barone Francesco Gerolamo di Challand-Chatillon assunse il 
Comando supremo. 

Vedette e segnali, telegrafi senza filo di quel tempo, furono stabiliti 
dalla Laix- Bianche ad Aosta, per informare i cittadini dell'eventuale 
apparire del nemico. Ad ogni segnale furono adibite guardie e scolte, 
riforniti del combustibile necessario per l'accensione dei fuochi di 
notte e per spandere fumo di giorno. 

Il Consiglio dei Commessi contrasse un mutuo di lire tre mila col 
capitolo della cattedrale « pour défendre le pays contre les ennemis 
« de la foy et de la patrie qui tâchent d'y entrer ». 

Ad ogni milite sotto le armi fu fissato l'assegno giornaliero di 
dieci soldi; ma come l'assegno si faceva desiderare, e così pure il 
rancio che i Comuni erano tenuti di fornire, ne seguivano ammuti- 
namenti, sommosse, sbandamenti. 

Come i valligiani smerciavano ad alto prezzo i viveri ai soldati, 
fu imposto loro, pena di multa, di non survendre i generi di loro 
produzione. 

Quale resistenza avrebbero potuto opporre i difensori del Ferret 

armati « de forches en fer et faux en manche de bois de la longueur 

« d'une toise et demie », non lo sappiamo. Più in arnese erano quelli 



— Ili — 



degli altri passi provvisti di moschetto e di « pouldre, plomb et 

« de deux charges de mesches » fabbricati a Cogne e recati sui posti 
da Cognein. 

I «barbets» battono un'altra via. 

Il dì sei di settembre corse la voce che 3000 barbets avevano dal 
lago di Ginevra sbarcato sulla riva savoina, e che altri 4000 atten- 
devano dall'opposta sponda l'imbarco. 

l,a notizia destò nella valle sbigottimento, sì, ma non provocò 
più le esilaranti scene di fughe precipitose, di salva chi può, dell'anno 
innanzi. 

Le menti erano più calme, gli spiriti più equilibrati. 

Il 26 di settembre, i Lusernesi sono finalmente segnalati « au Gatz. 
« à quatre lieues de Sallanches, au nombre de 350 » (1). 

Gli ordini si fanno più concitati, la vigilanza più attiva, le micce 
pronte... . 

Due giorni dopo il pericolo era scomparso; i Valdesi avevano 
guadagnato il Moncenisio. 

La Valle di Aosta si sentì sollevata da un opprimente incubo. 

Aosta, Aprile 1915. 

T. TIBALDI. 



(1) Il prof. G. Jalla, nei suoi commenti sul ritorno dei Valdesi, spiega in questo verso 

l'itinerario seguito nei luoghi finitimi a questa valle t Depuis Mézève en suivant le 

sentier qui mène à Haute Luce, ils auraient trouvé les hameaux abandonnés de La Tour, 
La Fontaine, ecc., et plus haut les chalets de Pré Rosset. Après avoir franchi le col de 
Véry (1983 m.), ils auraient contourné le haut bassin de Doronet, et laissant assez loin, 
sur la droite, le village de Haute Luce, ils auraient encore gravi le col escarpé de la 

Fenêtre (2263 m.) ils seraient descendus aux cabanes de Plan Jovet (1962 m.) situées 

au pied du glacier de Tré-la-Tête, qui est au pied du Mont-Blanc ». 

Come la relazione dell' Arnaud dice: « Ce jour là on monte ou pour mieux dire on 

grimpe sur une des plus rudes montagnes dite du Bonhomme », il Jalla spiega • Le 

col du Bonhomme est à l'altitude de 2446 m. Les Vaudois l'atteignirent par la droite 
et non en remontant le Vallon central. Ils descendirent ensuite dans le bassin de l'Isère, 
ou Tarantaise, par Chapieux, Bonneval, le Chatelard et Scéez, où l'on fit mine de vouloir 
leur résister. Cette montée est au pied de la Vallée du Petit-Saint-Bernard. En remon- 
tant au S. par Sainte-Foy, Tignes et la Val-de-Tignes on arrive au col du Mont Iseran 
(2769 m.), le plus haut point qui ait été atteint dans cette marche épique ». 



112 



Lou a bouc » e Iou « lu » eut' la capella de fyutà. (I) 

La cosa dev'esse arrivâ 150 ou 160 ann passà: aloura la parochia 
catolia de Rourà avia mac 'na capella piteust povra. Quand la fësia 
aria 'n poc forta, l'us së druvia e sarava. 

Dar leirè de Traverset e Guliana la gliera pà li bei pra e camp que 
la gliè ura. La gliera de bouissoun, la së disia: La ruà di bouissoun. 
Le crave endaven librament en pastura, e la poulia d'co trouvasse de lu. 

Un dì que la tirava aria 'n poc forta, un troup de crave e d'co un 
bouc èren en pastura. Gli arriva lou lu; le crave scapën, e lou lu 
encapita de coure apreu dar bouc. 

Un apreu l'aute, ente quat saut, i arriven a la capella. Lou bouc 
vèi la porta duverta, a intra, e lou lu ch'èra lì lì për ciapalou s'e fica 
d'co outa. Un soufi d'aria 'n poc fort sarà l'us 

Lou bouc sauta subit sur pergou, e lou lu viëntsesaràdedin s'agragna 
ent un cairè. Ma lou bouc que veïa lou lu lì tant dapé, continuava 
de soufiâ fort e pistâ de la piotta coum han coustuma de fâ le crave 
quand l'a iè un pericoul. — Lou prève ot queic tabus, a vai a la 
capella ve cosa l'a gliè; a dreuv l'us e a vèi louta sur pergou, una 
testa e de gros corn: A l'è '1 diaou, a l'è pa d'aut qu'el diaou. Cosa 
c'a ven fè da mi, povr'om; — e a l'arisca de toumbâ arvers de pour. 

A cour demandi so vësin, un valdess: Mourel ! ch'a vena 'n poc 
vëdi, a iè '1 diaou en ciesa. Gesù Maria mi voun pi nèn en ciesa. 

— Mah ! cosa ch'a ven countê H ? 'L diaou en ciesa ? ch'af assa grazia. 

— Ch'a vena, ch'a vena vëdi, a l'è là sul pulpit ch'a tabussa. Gesù 
Maria, mi voun mai pi en ciesa. 

Lou valdess vai a la capella (lou prève stava al largou), a dreuv 
l'us e a l'arcougnès subit lou bouc di Cafré. Ma cos'alou a pistâ d'ia 
piota ? A buca daré d'I'us, e a vè 'n lu encantounà qu'argrignava li 
dent (Ah !.... seustu H ?). 

— Sour priour ! ch'a vena vëdi; ai n'a iè n'aut encoura pi brut 
daré d'I'us. 

— Gesù Maria ! Cosa ch'a vënou fè da mi coui diaou ? 

E m'arcordou pà pi de tout Ion ch'a disïa en fesent a forsa segn 
d'Ia crous. — I l'han leissà un poc desprasse, e peui i li an dit la cosa 
coum i gliera. 

I an pourtà un fusil, massa lou lu, e lou povre prève a poussu vè 
so diaou cala giù tranquilament, e 'ndâ en pastura ensèm al crave, 
senza voulelou pourta via ciel ou soi gros corn. 

La cosa è touta naturala dar comensament a la fin, e me barba 
ch'ë m ia couintâ la tënïa coum un fattou segur arrivà. — Lonc 
ch'ë stouna l'è la granda superstitioun e l'ignouransa dar prève. 

« Un di vèi brusapèrc 1, 

(1) Questa leggenda valdese venne letta nell'ultima adunanza annuale della Soci/ti d' Histoire 
Vaudoisc, dal rimpianto segretario sig. G. L>. llugon. 



— ii3 — 



Liste des Membres de la Société d'Histoire Vaudoise. 

I - Membres fondateurs. 



Vinay Alexandre, professeur 1882 

Tourn Naïf, professeur » 

Romano Jean, pasteur émérite 1 

Bosio Henri, professeur » 

Calvino Paul, pasteur » 

Tron Charles-Albert, pasteur » 

Muston Arthur, pasteur » 

Monnet David, professeur » 

Gay Albert, négociant » 

Soulier Henri, sénateur » 

Gardiol Barthélémy, pasteur » 

Prochet Joseph, négociant » 

Turin Ernest, négociant » 

II - Membres à vie. 

Muston Adrien » 

Turin Comm. Ing. Ferdinand » 

Tourn Pedro (Rép. Argentine) 

III - Membres effectifs. 

Bert AmédéE, pasteur émérite 1884 

Tron Henri, pasteur émérite » 

Roland Jacques, pasteur émérite » 

Jourdan Daniel, pasteur 1885 

Petrai Jean, pasteur 1886 

Jahier Auguste, pasteur 1888 

Jalla Edouard, pasteur » 

Maggiore Jean, professeur » 

Tron Josué, pasteur » 

Pascal Henri, pasteur émérite » 

Chauvie Pierre, pasteur » 

Luzzi Jean, professeur » 

Giordano David, docteur 1889 

Rivoir Pierre, professeur » 

Buffa Daniel, pasteur » 

L,ong Jacques, pasteur émérite » 

Bounous Pierre, pasteur émérite . » 



— ii4 — 

Malan Théophile, pasteur 1889 

Maurin Daniel, pasteur 1890 

Coïsson Jean, professeur » 

Rostan Henri > 

Robert Ernest » 

RibET Jean, professeur » 

Cougn Jean Daniel » 

Jahier David, professeur 1891 

Decker Adolphe, ingénieur : . . . » 

Bosio-Gay Jacques » 

Balmas Alexis, pasteur ... ........ » 

Jalla Jean, professeur » 

Goss Barthélémy, ingénieur » 

Geymet Jean Jacques » 

Léger Barthélémy, pasteur » 

Vertu Edouard » 

Eynard Louis, ingénieur » 

Costabel Albert, pasteur .... 1893 

Giampiccoli Ernest, pasteur » 

Tron Emile, professeur » 

Beckwtth Charlotte 1894 

Jordan von Gustave 1896 

Gautier Lucien » 

Long Henri » 

Jalla Théophile » 

Ribetti Jean Jacques, pasteur 1900 

Bibliothèque Municipale de Pignerol » 

Longo Edouard, professeur 1901 

Griot Jean, négociant 1902 

Rivoir Daniel » 

Clément Adolphe » 

Arnoletto Joséphine 1904 

Trossarelli Lydie » 

Eynard Emile, négociant » 

Miller Donald, pasteur émérite » 

Revel David, pasteur » 

BERTALOT HéLI, pasteur 1905 

Coïsson Auguste, imprimeur 1906 

Billour Albert, pasteur .... » 

Coïsson Paul, pasteur 1909 

Malan Rinald, pasteur » 

Cramer Lucien » 

Jalla Attilio, professeur 1910 

Fumet Paul • 

Buffa Di Perrero » 



— ii5 — 



Celli Benvenuto, pasteur 1910 

Trossarelli Evelina »> 

NoTT J. H » 

RiBET Jean, capitaine » 

Tron Alexandre » 

Long Théodore, professeur » 

Pons Henri, pasteur 191 2 

Ribetti Adolphe » 

Grill Philippe, pasteur » 

Prochet Robert, docteur » 

Tron Emile, pasteur » 

Rivoir David, docteur » 

MiEGGE Mario, ingénieur » 

Rivoir Henri, professeur » 

Quattrini Alfred, docteur » 

Quattrini Albert » 

Bertinat Jean, pasteur » 

Bounous LÉOPOLD, négociant » 

Turin Daniel, docteur » 

Aprosio César, négociant » 

Giampiccoli Adolphe, négociant » 

Rocchi Stanislas, docteur » 

Comba Ernest, professeur » 

Decker Charles, négociant » 

Revel Charles » 

Margaria Frédéric, banquier » 

Gay François, négociant » 

Bosio J. D., pasteur émérite » 

Tron Ernest, pasteur » 

Sibille Albert, professeur » 

Varese William » 

Revel Barthélémy, pasteur 1913 

Perazîi Valeriano » 

Benech Emile, pharmacien ;> 

Jalla Aimé, négociant » 

Comba Arnold, pasteur >. 

Selli Henri, pasteur » 

Ayassot Epaminondas, géomètre » 

Billour J. D., instituteur émérite » 

Bachi Auguste, banquier ... » 

Pascal Arthur, professeur » 

Soulier Barthélémy, pasteur » 

Meynier Henri, pasteur » 

Simeoni Alexandre, pasteur » 

Rostan Barthélémy, industriel » 



— n6 — 

Grilli Jean, docteur, pasteur 191 3 

Marauda Louis, pasteur » 

Pons Amilda, professeur » 

Long Manfredo, industriel » 

Pons David, pasteur » 

Pascal Henri, pasteur (Prali) » 

Revel Eugène, pasteur » 

Bonnet Jean, pasteur » 

Malan Achilie, ingénieur » 

Talmon Albert, industriel » 

Decker William, industriel » 

Giorcelli Vladimir, ingénieur . . . » 

Lantaret-Gay Elisa 1914 

Gay Gaio, pasteur » 

Rebie Hermann » 

CosTabel Matthieu, secrétaire communal » 

Martinat Jules, lieutenant » 

Monastier Marie 

Peyrot Henri, négociant » 

Louis Meille, docteur en médecine . » 

Geymonat Oscar, pharmacien • 

Piovanelli Emile, professeur » 

Piacentini Mario, avocat » 

Peyrot Etienne, avocat » 

Prochet Albert, pasteur (Turin) •> 

Goss Elsa (Gênes) » 

Tron Henry, professeur » 

Pellegrin Humbert, notaire » 

Forneron David, pasteur » 

Rostain Alfred, ingénieur » 

Balmas Frédéric, pasteur » 

Eynard Etienne » 

Ricca Etienne, secrétaire communal » 

Travers Carlo >• 

Baridon Paul, professeur 191 5 

Malan D. P » 

Fraschia François » 

Boër Caroline » 

Paschetto Paul, professeur » 

Appia Louis, pasteur " 

Rostan Luigi, pasteur • 

Rostan François, pasteur » 

IV - Membre honoraire. 

Bonin D 1896 



NOS PERTES 



Depuis notre Bulletin de 191 1, le dernier qui publia des nécrologies, 
que de pertes pour notre Société! La mort a largement moissonné, 
dans ses rangs. Nous rappelons avec regret MM. : 

Elisée Costabel, ex professeur et syndic de La Tour; 

Etienne Balmas, lieutenant colonel en retraite et syndic de 
Saint-Germain ; 

Amédée Rostan, docteur au Perrier; 

Auguste Malan, pasteur évangeliste en retraite; 

Etienne Albarin, ex-syndic de Luserne Saint- Jean; 

Benjamin Pons, pasteur à Tarariras (Uruguay) ; 

Paolo Longo, pasteur évangéliste et président pendant quelques 
années de notre Société; 

Teofilo Gay, pasteur à Luserne Saint-Jean, l'historien des Vau- 
dois le plus récent et le plus complet, président de notre Société. 

Nous avons eu l'opportunité de commémorer ces membres défunts, 
à nos dernières assemblées annuelles. 



Pendant la dernière année, nos pertes se sont accrues sensiblement. 
Ce sont d'abord deux autres membres du Bureau. 

J. D. ARMAND-HUGON, né à La Tour le 21 Janvier 1846, mort 
à La Tour le 26 Novembre 191 4. Il avait consacré sa longue vie au 
Ministère Evangélique, surtout à Rorà, après avoir été quelque temps 
professeur à notre Collège. Il aimait notre histoire et s'intéressait 
vivement à tout ce qui la concerne. Nous l'avions nommé conser- 
vateur du Musée Vaudois. Notre Société a perdu en lui un membre 
actif, le Bureau un secrétaire intelligent et zélé. 

DAVID PEYROT, né à Saint-Jean le 15 Août 185 |, mort à Saint- 
Jean le 25 Juin 191 5. Lui aussi s'était voué au Saint Ministère; et 
Bordighera, Angrogne et Turin, surtout, se le rappellent comme un 



— Ii8 — 



Pasteur affectueux et dévoué. Mais l'histoire vaudoise l'attira toujours 
puissamment. Il l'étudia avec passion et en fit l'objet de recherches 
spéciales. Nos lecteurs connaissent les résultats de ses études, qui 
parurent dans notre Bulletin Personne n'a oublié les articles de 
David Peyrot, touchant la Glorieuse Rentrée: c'est peut-être celui 
qui, mieux et plus que tout autre, a revécu et retracé ce grand évé- 
nement. Nous attendions de lui la fin de son étude sur la Bealera 
Peyrota. La mort nous enleva notre collaborateur, au moment où 
sa prochaine éméritation semblait devoir lui augmenter les loisirs, 
qu'il désirait consacrer à ses études favorites. Il était, depuis quelques 
années, vice-président du Bureau ; et il occupait fort dignement sa 
charge. 

Deux autres pertes encore. 

HENRI GARROU, pasteur au Perrier, enlevé prématurément le 
6 Mai 191 5, à l'âge de 45 ans. Il était membre de la Société depuis 
quelques années seulement. 

GEORGES LUSERNA, MARQUIS D'ANGROGNA, né à Turin 
le 31 Juillet 1863; mort à S. Fiorano, près Codogno, Milan, le 21 
Juin 191 5. Fils d'Alexandre Manfredi Luserna et descendant de 
Charles de Luserna, le vaillant protecteur des Vaudois au temps de 
la guerre de La Trinité, il tint à honneur d'appartenir à notre Société 
dès l'année 1896. Jamais membre fut si ponctuel, et en même temps 
si généreux, à payer sa cotisation annuelle ! Avant de mourir il 
démontra tout l'intérêt qu'il lui portait en faisant un legs de mille 
francs à la Société d'Histoire Vaudoise et en enrichissant notre biblio- 
thèque de tous les ouvrages d'histoire religieuse, surtout d'histoire 
vaudoise, qu'il avait lui-même collectionnés à grands frais. C'était un 
homme cultivé, à l'esprit ouvert, au cœur d'or. 

Madame la Marquise Anna Pallavicino Trivulzio, fille de l'illustre 
martyr du Spielberg, s'est hâtée de donner exécution aux dernières 
volontés de son noble fils. Nous la prions de bien vouloir agréer, dans 
son grand deuil, l'expression de notre profonde sympathie. 

Le Bureau a décidé de donner le nom de « Georges Luserna, marquis 
D' Angrogna », ad memoriam, à l'étagère de la bibliothèque qui con- 
tiendra les livres qu'il nous a légués. Notre prochain Bulletin en pu- 
bliera la liste. 



— 119 — 



BIBLIOTHÈQUE ET ARCHIVES 

(Suite v. Bulletins i, 2, 5, 7, 9, 11, 12, 14, 16, 19, 21, 23, 24, 25, 26, 29 30 et 33) 





a) DONS. 

De M. ADOLPHE CLÉMENT, ingénieur, Copenhague. 
CLÉMENT D. L- Notice sur l'église réformée française de Copenhague . 

Copenh., Hagerup, 1870, 140 p. 8°. 
Clément Adolphe. Neber krystallinische Porzellanglasuren - Ueberden 

Verbranch von Salpetersâure bei der Schwefelsâurefabrication. 

Rapports présentés au Congrès de chimie de Vienne en 1898. 

4 p. 8°. 

Id. Id. Sort Sait. Kjôbenhavn, Thieles 191 3, 20 p. 8°. Intéressant 
traité historique relatif au sel que les habitants danois et norvé- 
giens des côtes du Cattegat extraient des algues marines. 

Id. Id. Notice historique sur la famille vaudoise Clément de Valcluson. 
Copenhague, Thiele, 191 4, 84 p. 

Cette brochure, non livrée au public, mais réservée aux amis 
de la famille, est pleine d'intérêt. De la famille Clément, de 
Mentoulles, établie au Val Cluson très anciennement, et encore 
représentée aujourd'hui à Ville Close, est sorti, au commence- 
ment du XVII e siècle, Samuel, qui fut longuement pasteur au 
Villaret. Il épousa, à la Tour, Laura Marino, réfugiée du Mar- 
quisat de Saluces. Trois de leurs filles furent mariées à des 
pasteurs vaudois, Antoine et David Léger, et Pastre; une autre 
au notaire Forneron, le héros de la résistance de la Vachère en 
1686. Ses fils furent, l'un médecin, un autre chirurgien, le cadet 
pasteur au Villaret jusqu'à la Révocation. Son fils, aussi pasteur , 
est le célèbre bibliophile David Clément. Leur descendance est 
actuellement répandue en Allemagne, en Belgique, en Danemark, 
où elle est avantageusement connue. L'ouvrage est orné de 
plusieurs vues et portraits. Il contient une étude sur l'origine 
des Vaudois, une notice sur le Val Cluson ; ensuite les données 
sur la famille Clément et ses alliées, comme les Léger et les Huguet: 
enfin une courte bibliographie danoise concernant l'histoire vau- 



120 



dolse; qui mentionne neuf publications, une de 1720, une de 
1802, les autres allant de 1870 à 1909. De ces derniers, M. l'ingé- 
nieur Clément a bien voulu faire don des suivants à notre biblio- 
thèque : 

NlELSEN Fredrik. Valdesierne i Italien. Kjòebenhavn, Graebes, 1880, 

3° P- i6°. 

Bornemann C. Fra Italien. L'Eglise Vaudoise et la Mission. Kjòeb., 

Fischmann, 1898, 22 p. 16 0 avec une carte d'Italie et les portraits 

de MM. Prochet, Calvino et Comba. 
Muston Alexis. Herrens Folk i Alperne. Kjòebenhavn, Schonberg, 

1898, 264 p. 8°. Traduction abrégée de l'Israël des Alpes, édit. 

de 1853. 

Konstantin-Hansen Thora. Valdeserne i Italien. Kjòebenhavn, 

Gad, 1909, 112 p. avec 22 illustrations. 
FoRBES Moncrieff. Trofast i Aarhundreder. Kjòbenhavn, Fischmann, 

1902, 34 p. 16 0 . Traduit de l'anglais, avec carte et illustrations. 



In memoria del Conte Antonio Cavagna Sangiuliani, nel primo anni- 
versario d. sua morte. Pavia, Rossetti, 1914, 90 p. in 4 0 c. illustraz. 
(l'A., G. C. Bollea). 

Rivista mensile del Club Alpino Italiano. Anni 1901-1906: mancano 
Nov. 1902, Marzo e Sett. 1906. (Amato Jalla). 

Cantiques Sacrés pour les principales solennités. Vevey, Chenebié, 1779. 
228 p. 3 2 0 . Relié, doré sur tranche, avec fermoirs en argent. 
(M. me Stéphanie Boër veuve Robert). 

Torre Pellice. Tifo Petecchiale, 1875. Manuscrit (1(1.). 

Langer C. , Ing. Relazione sul progetto di ferrovia Pinerolo-Torre 
Pellice, 1866. 

GarneRI Virginio, Ing. Sulla convenienza di costrurre una ferrovia 

economica tra Pinerolo e Torre Pellice. 1880. (Id.). 
Soldati Vincenzo, Ing. Tramway a vapore Pinerolo-Torre Pellice, 

1879. Pinerolo, Chiantore & Mascarelli, 14 p. 8°. (Id.). 
Pascal Arturo. Antonio Caracciolo vescovo di Troyes. Fstr. da 

Bilychnis, 39 p. 8° (I/A.). 
Comte de Caylas. Voyagé d'Italie (1714-1715), par Amilda A. Pons, 

Paris, Mb. Fischbacher, j »^ 1 4. Don de M lle Pons. 

h) ÉCHANGES parvenus à l'Archiviste 
d'Août 1914 à Juillet 1915. 

ESPOSIZIONE di Torino 1S84. Oggetti présent, dalla città di Brescia. 
On y mentionne l'avocat A. Bargnani, condamné pour haute 
trahison, 11 s'agit du père de M. me Gay- Bargnani. Don de M. me 



121 

Gay-D'Agostino, qui y a ajouté une déclaration du consul anglais 
établissant que Bargnani n'a pas trahi. 
Bollettino Storico- Bibuogr. Subalpino. Anno XVIII, 5-6. 191 4. 

A. Pascal: Le ambascerie d. Cantoni e d. Principi Protestanti al 
re di Francia in favore dei Valdesi (continuaz. e fine). — B. Bandi 
di Vesme: Sulle origini d. Casa Savoia (c. curiosi risultati). — 
Anno XIX, 1-3, 191 4. A. Pascal: Documenti sulle ambascerie in 
favore dei Valdesi. — T. de Gaudenzi: Torino e la Corte Sabauda 
al tempo di Maria Cristina di Francia (cont. e fine). On y voit 
le mélange de bigoterie et d'immoralité qui caractérise la vie et 
le gouvernement de cette grande persécutrice des Vaudois. — - 

B. Baudi di Vesme: Sulla Casa di Savoia (cont.) — M. Bori: 
L'Ordine del Collare d. SS. Anunziata secondo documenti inediti. 
Cette origine est purement chevaleresque et l'insigne de l'ordre 
fut d'abord un collier de chien avec nœud. 

Società Vercellese di Storia e d'Arte. Archivio. Anno VI (191 4) 
2, 3. A. Piva: Vercelli ed il Vercellese n. avvenimenti del 1859. 
— Ritratto di Cesare Faccio che fu, coll'avv. P. G. Stroppo, 
il fondatore della Società. Anno VII (1915) — 1. 1 nobili De Ranzo, 
fra i quali G. Demostene, francescano, predicatore nelle Valli 
Valdesi nel 1497. 

La Geografia. Comunicazioni d. Istituto Geograf. De Agostini. Rivista 
mensile. Anno II (1914), 3, 4, 5. L. De Marchi: Come si formano 
le montagne. — 6, 7. Le nazionalità d. Austria-Ungheria. — 8. 
Ghiacciai delle Alpi. — 9, 10. Jaja: I fattori geografici delia guerra 
attuale. — Anno III (1915), 1-2. L. De Magistris: Il terremoto 
marsicano. — 3, 4, 5-6. 

Rivista di Storia, Arte ed Archeologia d. Provincia d'Ales- 
sandria, diretta da F. Gasparolo. Anno XXIII (1914), fase. 
LIV (serie II). S. Foà: Gli Ebrei nel Monferrato n. secoli XVI c 
XVII. — LV-LVI. Gasparolo: L'appellativo di Alessandria della 
Paglia. — Valerani: Napoleone I a Casale, 1805. — Anno XXIV 
(191 5), fase. LVII. Giorcelli: Tipografi di Alessandria, di Valenza 
e del Monferrato che stamparono in Venezia n. secoli XV e XVI. 

Società Ijgure di Storia Patria. Atti. Vol. XLV. Genova, 1913-14. 
A. Issel: Comme moraz. del Marchese Giacomo Dori a. — F. Poggi: 
Lettere di Carlo Ottone, proconsole genovese a Londra, al Governo 
della Repubblica. 1670-71. 

R. Deputaz. di Storia Patria p. la Romagna. Atti e memorie. Serie 
IV. Vol. IV, 1-6, 1914. — Ghigi: Le ossa di Teodorico. — V, 1-3, 
191 5. Duhìi: Bologna etnisca. Bologna. 



122 



Feux Ravenna. Bollettino storico romagnolo, trimestrale, N. 15, Lu- 
glio-Sett. 191 4. S. Muratori: La posizione geografica di Ravenna 

^ e la sua fortuna storica. — 16, Ott.-Dic. Indice delle quattro prime 
annate. — 17, Genn. -Marzo, 191 5. Lanzoni: Novelle orientali in 
Agnello Ravennate. — 18, Aprile- Giugno. Muratori: Giacomo III 
Stuart a Ravenna. 

R. Deputaz. di Storia Patria p. le Marche. Atti e Memorie. Voi. 
Vili e IX (1912-13). Ancona nel IX. Sterzi: Studi sulla vita e le 
opere di Annibal Caro (seguito). — Fonti. G. Grimaldi: Le perga- 
mene di matetica. Regesto. Vol. I, 1162-1275. Ancona, 1915, 
358 p. 4°- 

R. Deputaz. di Storia Patria p. l'Umbria. Bollettino. Anno XIX 
(47). Miscellanea storica di Todi. — Anno XX. 1. (50) Savio: 
I primordi d. Cristianesimo n. Umbria. — 2-3. (51-52) Pulignani: 
Anno XXI (191 5) — 1. (53) Nicasi: La famiglia Vitelli di Città 
di Castello e la Repubblica fiorentina fino al 1504. 

Rassegna Numismatica. Anno XI (191 4) 5-6 — XII (191 5) 1-2. 
Le prime monete decimali italiane. Esse furono la pezza da due 
soldi della nazione Piemontese, e il Marengo. 

Istituto Storico Italiano. Bullettino, N° 34. Roma, 191 4, 268 p. 
L. Schiaparelli: I diplomi di Ugo e di Lotario re d'Italia. 

Società Romana di Storia Patria. Archivio, XXXVII, 3-4, 1914. 
Ferrajoli: Il ruolo della Corte di Leone X (seguito). Il cardinale 
Bembo. 

Lares. Bullettino d. Società di Etnografia Italiana, diretto da Frane. 
Novati. Vol. Ili, fase. 1-2-3, Roma, Lcescher, 1914. G. Salvemini: 
L'autobiografia d'un brigante. 

Archivio Storico Siciliano. Nuova serie. Anno XXXIX, 1-2. Pa- 
lermo, 1914. G. Pitrè: I Cronici e gli Anticronici, 1912-15. — V. 
Epifanio: Guerra di Sicilia al tempo di Giovanna I. — 3-4, 1915. 
Garufi: Contributo alla Storia dell' Inquisizione di Sicilia n. secoli 
XVI e XVII; un processo di magar ia. — Abbadessa: G. Pascoli 
e la Sicilia. — Bottalla: Sopra un frammento di registro di carcerati 
del S. Offizio in Palermo. 

Société Neuchâteloise de Géographie. Bulletin. T. XXII, 191 3, 
464 p. toutes occupées par le D.r George Montandon: Au pays 
Ghimirra, récit de voyage à travers le Massif éthiopien, 1909-11. 

Données de tout genre sur l'Abyssinie toute entière, avec de nom- 
breuses cartes et photopraphies. 

Société Savoisienne d'Histoire et d'Archéologie. Mémoires et 
Documents. T. LUI. /. R. Michel: Promenades archéologiques à 



— 123 — 



travers Chambéry. — T. UV. L. Morat: Le Château de Miolans. 
Chambéry, 191 3. 

Société d'Études des Hautes- Alpes. Bulletin. Tables de vingt ans 
(2 e et 3 e séries) 1892-1911, par Jean Itier. Gap, 1914, 66 p. 8°. 
Année 32 e , 4 e trim. 191 3. /. Roman: La défaite des Lombards 
par Mummol. — Année 33 e , i r -2 e trim. 1914. /. Chauvet : 
L'état civil des protestants de la basse vallée du Buech au XVII e 
siècle. — P. Guillaume : Situation économique du département des 
Hautes- Alpes en 1801 (fin). 

Annales des Alpes. Tables alphabétique et chronologique des seize 
années, 1897-1913. Gap., Impr. Alpine, 1914, 190 p. 8°. 

La première table comprend les noms de personnes et de 
lieux et l'indication des matières en un seul ordre alphabétique, 
mais avec trois caractères différents. La deuxième porte l'indica- 
tion de tous les documents par ordre de date, dès avant l'ère 
chrétienne jusqu'à nos jours. Ces tables nous offrent un modèle de 
ce qu'il serait bon de pouvoir faire pour la collection des Bul- 
letins de la Société d'Histoire Vaudoise. Ces tables sont le 
dernier travail préparé par M. Paul Guillaume, qui a terminé 
sa laborieuse carrière le 24 octobre 1914, à l'âge de 73 ans. Sa 
mort est une grande perte pour les études historiques, surtout 
celles concernant le Dauphiné, qu'il connaissait à fond. Il a laissé 
de nombreux ouvrages, en français eten italien, et surtout les énor- 
mes in-folios des Inventaires des Archives des Hautes-Alpes. 

Evangile et Liberté. Paris, 1914-15. Ce journal hebdomadaire nous 
a, en particulier, informés chaque semaine des graves pertes que 
les protestants français font en défendant leur patrie. 

Société d'histoire du protestantisme français. Bulletin. Â cause 
de la guerre, les bulletins des années 1914 et 1915 ont été réduits 
tout comme en 1870-71, de manière à ne former qu'un seul volume. 
Dans le N° J an vier- Avril 1915: Naert. Les huguenots du Calaisis, 
nous fait connaître la famille du sieur du Petit- Bourg, dont 
Léger rappelle la noble conduite lors des massacres de 1655. — 
Le journal de voyage d'un ecclésiastique romain en 151 7, en 
Italie et en Allemagne, relève le sérieux des cérémonies religieuses 
en Allemagne, en contraste avec la frivolité qui se manifeste 
dans les églises en Italie. 

Revue Chrétienne 1914-15. Elle a aussi paru irrégulièrement, et 
contient essentiellement des données sur la guerre actuelle, qui 
seront précieuses le jour où on pourra formuler un jugement 
définitif sur ces tristes événements. 



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Commission d. histoire des Eglises Wallonnes. Bulletin. 3e 
série, 4 e livr. Leyde, 1914, XXXVI e rapport. — E. Giran: 
Un procès en hérésie au XV IU siècle dans l'Eglise Réformée. Il 
s'agit du pasteur Simon Goulart, en 1615. 

Société d'histoire du protestantisme Belge. Bulletin. 2 e série. 
N° 1. i r juillet 1914. Bruxelles. Bonet-Maury: Guy de Brav, 
prédicateur et martyr. 

Mennonitische Blaetter. Berlin, Munster, 1914-15, mensuel. Là 
aussi de longues listes de victimes de la guerre. 

Oberhessische Geschichtsverein. Mitteilungen. Neue folge. 21 e 
vol., 1914, 134 p. — 22 e vol. 1915, 158 p. Giessen. Beyhoff: 
Giessen au temps de la guerre de Trente ans. 

Huguenot Society of London. List of fellows 1914. 

Pmceedings. Vol. X, N° 3. Notes sur le vrai Louis XIV. — Etienne 
Dolet. — Les huguenots dans V Ulster, Irlande — Généalogie André. 

Publications. Volumes XXII. Livre des Conversions et des Reconnais- 
sances faites d l'Eglise Françoise de la Savoye, 1 684-1 702, éd. 
par W. et S. Minet, 42 p. 4 0 . Londres, 1914. 



JEAN JALLA. 



Princeton Theological Seminari/ Library 



1012 



01474 7085 



HSe *■ Library oofy