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Full text of "Crossing Borders : Transnational Newsletter 8 (2010 May) [Italian]"

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CROSSING BORDERS 

movements and struggles of migration 

Supporta la nostra newsletter, aiuta a diffonderla in versione elettronica e stampata. La newsletter in 
diverse lingue è disponibile sul nostro sito: www.noborder.org/crossing_borders 

Contattaci all'indirizzo: frassainfo@kein.org 


FrontExplode: combattere 
il regime dei confini 



Non si è mai avuto finora un noborder camp sul 
confine europeo durante il quale le proteste politiche 
e le lotte sociali per la libertà di movimento si sono 
intrecciate così strettamente come lo scorso agosto 
a Lesbo, in Grecia. Il primo marzo, in Italia, nella 
"giornata senza di noi" è emersa una nuova 
dimensione delle lotte del lavoro migrante. Queste 
mobilitazioni (vedi pagina 6) non hanno solo avuto 
impatti straordinari. Noi consideriamo entrambe le 
esperienze come dei capisaldi per sviluppare e 
intensificare una lotta espansiva contro la moderna 
apartheid, contro un regime della migrazione 
fondato su esclusione e deportazione da una parte e 
sfruttamento e reclutamento selettivo dall'altra. 

"Nessun confine dura per sempre". Questo è 
l'ambiguo titolo di un appello recentemente 
pubblicato dal Network Welcome to Europe. Da una 
parte, fa riferimento ai movimenti e alle reti delle 
migrazioni, che stabilmente erodono e sfidano il 
regime dei confini e il sistema di Stati nazione. 
Dall'altra, la rete Noborder - nonostante la sua 
struttura diffusa - vede dietro di sé più di dieci anni 
di mobilitazioni transnazionali, forse ancora più 
incisive nelle continue azioni decentralizzate. Il 
nuovo appello cerca di mettere in connessione la 
prossima serie di mobilitazioni transnazionali (vedi 
pagina 2), il principale riferimento comune è la lotta 
contro Frontex: "5 anni fa nel maggio del 2005, 
Frontex, l'agenzia europea per il controllo dei confini, 
iniziava il suo lavoro con pochi progetti pilota. Oggi, 
Frontex è stabilmente coinvolta nella militarizzazione 
del mare e in operazioni di terra contro rifugiati e 


migranti sul confine europeo così come nel 
coordinamento delle deportazioni. Frontex è la forza 
motrice su diversi livelli di intensificazione del 
sistema repressivo del controllo delle migrazioni 
perfino oltre i confini della UE. Nella sua missione 
per combattere la cosiddetta migrazione illegale, 
Frontex è disponibile ad accettare la morte di 
migliaia di rifugiati nel Mediterraneo e l'oceano 
Atlantico. Quindi Frontex rappresenta una delle 
maggior controparti nella nostra lotta per la libertà 
di movimento" (scarica l'appello su 
www.noborder.org). Mettendo in evidenza alcuni dei 
principali aspetti della funzione e del ruolo di Frontex 
nel regime dei confini (vedi pagina 2 e 4), il nuovo 
numero in diverse lingue di Crossing Borders vuole 
contribuire e ispirare i prossimi mesi di mobilitazioni 
e lotte. 

Nel frattempo negli Stati Uniti, la May Day 2010 è 
stata la più massiccia dal Grande Boicottaggio 
americano del 2006. Migliaia di migranti in tutto il 
paese hanno marciato rivendicando "legalizzazione 
ora, stop alle deportazioni e nessuno è illegale", 
prendendo parola come lavoratori. Il movimento era 
stato indebolito dopo la parziale vittoria del 2006, 
quando una legge draconiana è stata bloccata, e ora 
c'è un mix di aspettative e necessità di tornare a 
lottare di nuovo contro la nuova legge deM'Arizona. 
La legalizzazione è ancora lontana e la lotta sarà 
lunga, ma non c'è nessun altro posto dove è più 
chiaro che "i diritti dei migranti sono diritti dei 
lavoratori". 

È allora evidente che la nostra lotta contro Frontex è 
una lotta transnazionale e quello che lega le lotte in 
Europa e negli Stati Uniti è più della semplice 
solidarietà. Quello che è in gioco dentro e attorno 
l'Europa deve essere compreso insieme con quanto 
sta accadendo sul confine tra Stati Uniti e Messico, 
nei luoghi di lavoro americani e in altre regioni di 
confine nel mondo. La migrazione del lavoro è un 
processo globale e ovunque simili regimi di controllo 
contro i migranti minacciano la libertà di tutti e 
indeboliscono i movimenti dei lavoratori. Ma se i 
confini sono ovunque, sappiamo anche che le lotte 
dei migranti sono dappertutto. È il momento per noi 
di pensare transnazionalmente in queste lotte 
situate in molti luoghi: facciamo la nostra parte, 
facciamo esplodere Frontex! 

Transnational newsletter 
8 th issue, May 2010 




Nuova catena di lotta 
transnazionale 


23-24 maggio, Conferenza e protesta a 
Varsavia, dove Frontex cinicamente celebra il 
suo quinto anniversario con la "Giornata della 
Guardia di Frontiera", con una mostra intitolata 
"Tecnologie di sorveglianza per il controllo dei 
confini". Per informazioni ►www.noborder.org 

1-6 giugno, settimana contro le deportazioni, 

una settimana di proteste decentrate contro le 
deportazioni e Frontex. Info: 

► stopdeportation.net/node/41 

4-6 giugno, Caravan-Festival a Jena, "Uniti 
contro l'ingiustizia coloniale", in ricordo delle 
vittime della Fortezza Europa. Info: 

► www.karawane-festival.org 

1-4 luglio. Forum sociale Europeo a Istanbul, 

con workshop e proteste contro Frontex e 
l'esternalizzazione del regime europeo dei confine. 


Presto altre informazioni su ►www.noborder.org 

25 agosto-12 settembre, iniziative contro i 
confini in Grecia, dove la più grande operazione 
marittima di Frontex è annunciata, così come il 
suo coinvolgimento in nuovi centri di 
identificazione e nel coordinamento delle attività 
di espulsione sulle isole di Lesbo e Samos. Info: 

► Iesvos09.antira.info 

24 settembre-3 ottobre, noborder-camp a 
Bruxelles con azioni contro il regime europeo di 
controllo delle migrazioni e i centri decisionali 
dell'Unione Europea. Info: 

► nobordersbxl.noblogs.org 

Nei giorni precedent il 7 ottobre, ricordo dei 
fatti di Melilla con una conferenza a Oujda. 
Presto maggiori informazioni su 

► www.noborder.org 


Operazioni marine, EUROSUR e nuove 
tecnologie dei confini: Frontex - la forza guida 
nella guerra contro boat-people e "clandestini" 


La situazione è descritta in maniera eloquente nel 
programma di Stoccolma, il nuovo piano di cinque 
anni per la Giustizia e gli Affari Interni adottato lo 
scorso dicembre dal Consiglio Europeo: "L'Europa 
avrà bisogno di una politica di gestione del lavoro 
migrante flessibile e calcolata in base alla domanda, 
e che risponda ai bisogni dei mercati del lavoro degli 
Stati membri... L'Europa ha bisogno di un uso 
strategico e sistematico di tutti gli strumenti a 
disposizione dell'Approccio Globale della EU in 
materia di migrazioni - analisi delle migrazioni, 
obiettivi delle migrazioni, piattaforme di 
cooperazione nel campo della migrazione e dello 
sviluppo e strumenti quali il Mobility partnership - al 
fine di attivare una cooperazione a lungo termine su 
tutti i fronti di questa politica in stretta 
collaborazione con i Paesi del Terzo Mondo 
selezionati tenendo presenti i principali percorsi 
migratori..." L'attore protagonista di queste azioni 
viene spesso indicato nel documento: Frontex. Come 
previsto dal Programma, quindi, il rafforzamento 
dell'Agenzia Europea delle Frontiere assume un ruolo 
chiave. 

Sin dagli inizi è stato evidente che Frontex 
attribuisce un significato particolare ai confini 
marittimi. Le prime e più significative azioni dopo la 
costituzione dell'Agenzia (2004) hanno avuto luogo, 
infatti, proprio lungo questi confini, e hanno 
continuato a operare accrescendo notevolmente sia 
la loro durata che i loro scopi. La priorità di tali 
azioni è confermata anche dai fondi stanziati in tale 
settore: il costo più elevato, infatti, è sempre stato 



rappresentato dalle spese in operazioni marittime. 
L'attenzione speciale che Frontex riserva ai confini 
marittimi va contro corrente rispetto al loro carattere 
speciale: non c'è, in realtà, una chiara linea di 
confine, nel senso di "dogane o barriere", quanto, 
piuttosto, un'area estesa, diffusa, "un confine 
sfocato della regola del diritto"; un formidabile 
terreno di sperimentazione per un'agenzia che ha il 
compito di sperimentare, inventare, testare, nonché 
di stabilire una nuova forma di "governo dei confini". 
I diritti e molto spesso anche le vite dei migranti 
vengono cancellati in questo processo. I migliaia di 
migranti morti nel tentativo di oltrepassare il mare o 
vittime dei respingimenti illegali, meglio conosciuti 
come "intercettazioni o deviazioni", rappresentano i 
diversi volti del business Frontex: ciò accade nelle 





coste dell'Africa occidentale (operazione Hera), come l'uso di recinti per il controllo automatico dei confini, 

nel Mar Mediterraneo (operazione IMautilus), o, Il consiglio Europeo prende atto degli studi effettuati 

ancora, attorno alle isole Egee (operazione da Frontex in questo settore, e incoraggia l'Agenzia 

Poseidon). Senza ombra di dubbio, gli agenti delle nel continuare il suo lavoro al fine di stabilire le 

frontiere italiane, spagnole o greche giocano ancora pratiche più efficaci...". Questo passo del programma 

un ruolo fondamentale e spesso peggiore nel di Stoccolma non si riferisce solo alle frontiere 

bloccare e nel rispedire rifugiati e migranti in esterne degli Stati. L'attenzione di Frontex e della 

Senegai, in Libia o in Turchia. Ma Frontex non si Commissione Europea è rivolta anche alla 

limita semplicemente a tollerare le pratiche che maggioranza di coloro che vivono già in Europa ma 

minacciano la vita dei migranti e dei rifugiati che senza un regolare permesso di soggiorno, ovvero 

vengono cacciati e respinti illegalmente, bensì dirige, coloro che sono entrati regolarmente ma che non 

coordina e analizza questa guerra contro i migranti hanno lasciato il Paese allo scadere dei documenti, 

al fine di creare una nuova pratica di deterrenza. Per risolvere questo problema un nuovo sistema di 

"ingresso e uscita" è stato proposto due anni fa: 
"Frontex è anche l'artefice dello sviluppo insieme al promettente Visa Information System, 

dell'Eropean Border Surveillance System (EuroSUR), esso permetterà di rintracciare gli individui tra la 

il cui obiettivo è che gli Stati membri stabiliscano la popolazione europea basandosi fortemente su 

necessaria cooperazione per la condivisione dei dati parametri biometrici. 

relativi ai confini dell'est e del sud Europa non più Frontex, quindi, ha appreso molto negli ultimi anni e 

tardi del 2013"(programma di Stoccolma). Le azioni cerca di migliorare la sua cattiva immagine. Si 

effettuate da Frontex ai confini dei Paesi o negli presenta, infatti, come un'agenzia neutrale, che 

aeroporti sono ancora limitate o ferme al semplice mette a disposizione tecnologie per pratiche di 

livello di piani guida. Ma come espresso controllo più efficaci; utilizza persino la retorica dei 

esplicitamente nel programma di Stoccolma, Frontex diritti umani sostenendo che i loro interventi aiutano 

ha il compito di valutare cosa significa nel concreto il a salvare i migranti che attraversano il mare. Ma 

governo dei confini sotto un'autorità comune. queste parole vuote non possono nascondere il vero 

EuroSur è il nome di un sistema di sorveglianza compito di Frontex che è quello di essere contro i 

ambizioso, dettagliato, e il suo sviluppo presuppone migranti irregolari nei confini interni ed esterni 

che venga rafforzato da ogni tipo di supporto dell'Europa riuscendo così a mantenere una 

tecnologico di cui ha bisogno! Satelliti e aerei posizione preminente "nel combattere l'immigrazione 

teleguidati, così come ogni altro mezzo a irregolare". Questa, invece, è la nuova dichiarazione 

disposizione, dovrebbero essere impiegati e della rete di accoglienza negli stati membri: 

"integrati" in questo ampio sistema. Le compagnie "Frontex rappresenta una delle nostre controparti 

high-tech sono chiamate a sviluppare tali dispositivi. nella lotta per la libertà di movimento. 

"Le enormi potenzialità rappresentate dall'impiego Combattiamola con ogni mezzo necessario!,, 
delle nuove tecnologie, sono anche un ulteriore 
passo nella direzione di un governo dei confini 
sempre più efficiente e sicuro. Ciò include, inoltre, 









Come partecipare alla campagna contro Frontex!? 

• Aiuta a distribuire questa newsletter, altri materiali esistenti e il film contro Frontex che puoi trovare sul 
sito ►http://frontexplode.eu/ 

• Supporta percorsi di ricerca critica sulle operazioni condotte da Frontex sui confine esterni e per le 
deportazioni, che potranno essere pubblicati su ►http://frontex.antira.info/ 

• Segui e disturba I rappresentanti di Frontex durante gli eventi pubblici, i seminari, l'addestramento, 
come è accaduto a Lubecca, Brema, Londra! 

• Segui e disturba le operazioni di Frontex come si è provato a fare a Lesbo! 

• Includi le proteste contro Frontex nelle azioni contro le deportazioni negli aeroporti! 

• Denuncia le compagnie di alta tecnologia che collaborano con Frontex e forniscono I dispositivi di 
sorveglianza. Vedi la campagna di Brema ►http://ziviles-bremen.noblogs.org/ 

• Prendi parte a una delle mobilitazioni indicate in questo numero! 

• Contribuisci alla preparazione della carovana di protesta del Forum Sociale Mondiale a Dakar/Senegal, a 
febbraio 2011. con attività contro Frontex nell'Africa occidentale! 


• Be creative with FrontExplode! 


Frontex - un'agenzia 

Uno dei compiti per i quali Frontex è conosciuta è 
quello di "intercettare" migranti attraverso 
pattugliamenti congiunti e operazioni ai confini 
dell'Unione Europea. Ma uno dei problemi principali a 
questo riguardo è: che cosa faranno gli stati membri 
dell'UE con i migranti "intercettati"? non è facile 
respingerli verso i paesi non-UE dai quali arrivano se 
non ci sono accordi di riammissione, e questo 
riguarda soprattutto i migranti in transito. C'è poi la 
critica da parte delle organizzazioni umanitarie 
riguardo il fatto che ogni "respingimento" di 

migranti, che potrebbero essere dei "veri" rifugiati o 
richiedenti asilo, sarebbe illegale (vedi l'ultima 
delibera della commissione anti-tortura del Consiglio 
d'Europa contro le deportazioni verso la Libia 
attraverso pattuglie congiunte con l'Italia). 
Respingere migranti verso i paesi di origine è spesso 
ancora più complicato, se non hanno documenti e/o 
se non ci sono accordi di riammissione. Le 

deportazioni con gli aerei sono invece costose e 
spesso producono una resistenza che coinvolge non 
solo i deportati, ma anche gli altri passeggeri e i 
membri dell'equipaggio. 

Per tutti questi motivi gli stati membri dell'UE hanno 
inventato diverse misure: 

- l'"identificazione" dei migranti in audizioni con 
l'ambasciata e discutibili "esperti" - ma ci sono state 
proteste dei migranti coinvolti e dei gruppi 
antirazzisti 

- fare pressione sui paesi terzi per firmare "accordi 
di cooperazione" - ma c'è stata e c'è ancora una 
resistenza, anche da parte di paesi che hanno 
interesse nelle rimesse dei loro cittadini dai paesi 
dell'UE 

- organizzare "operazioni di rimpatrio congiunto" - 
ma ci sono state dimostrazioni e azioni agli 
aeroporti, come nel 2008 ad Amburgo, da dove sono 
partiti almeno otto voli charter congiunti per 
deportazioni verso paesi africani, nel 2009 a Londra 
e nel 2010 a Vienna; contro linee aeree come Air 
Berlin, che ha deportato persone verso il Vietnam 
nel giugno 2009 dopo degli interrogatori in Polonia e 


per le deportazioni? 


in Germania cui ha partecipato la polizia segreta 
vietnamita e due funzionari di Frontex. 



Frontex ha iniziato a coordinare e migliorare queste 
misure, organizzando dei corsi di formazione su 
come condurre gli interrogatori e i voli charter per le 
deportazioni, e ha iniziato a sostituire il suo staff. 
Dal 2006 Frontex è direttamente impegnata 
nell'assistenza delle deportazioni tramite voli charter 
(un volo congiunto dalla Germania è descritto qui: 
http://www.zeit.de/2008/03/Abschiebeflug). Nel 
2009, Frontex ha coordinato e parzialmente 
finanziato 32 "operazioni di rimpatrio congiunto" che 
hanno coinvolto almeno 1570 persone. Questo dato 
significa che il numero di espulsioni congiunte è 
triplicato dal 2007. La gran parte dei voli erano 
diretti in pesi africani, Nigeria, Camerun e Gambia, 
alcuni verso il Kosovo e l'Albania, mentre la Francia 
e la Gran Bretagna hanno tentato di organizzare 
deportazioni congiunte verso Iraq e Afghanistan. 

Nel 2009, Frontex ha speso 5,25 milioni di euro in 
piani di "cooperazione per il rimpatrio", di cui 1,7 
milioni sono stati utilizzati in interrogatori per 
identificare i migranti e fargli avere dei certificati di 
viaggio. Nel 2010 questo budget è salito a 9,341 
milioni, e Frontex vuole organizzare il doppio delle 
deportazioni congiunte fatte nel 2009, e progetta di 
dotarsi di aerei propri. 



In Grecia, Frontex ha iniziato nel 2009 un progetto 
per i rimpatri chiamato Attica. "Lo scopo del progetto 
è di fornire assistenza nell'identificazione, 
acquisizione di documenti di viaggio e nel rimpatrio 
dei migranti illegalmente presenti, cittadini di paesi 
terzi, verso i loro paesi d'origine. Il focus è anche 
sullo sviluppo di procedure nazionali riguardanti i 
rimpatri, il miglioramento dell'expertise e della 
cooperazione con i paesi terzi. Il progetto pilota ha 
funzionato per tre mesi, durante i quali è stato 
insediato un Centro di Coordinamento dei Rimpatri 
pienamente operativo, è stata migliorata la 
collaborazione con le ambasciate nigeriana e 
georgiana e le procedure di identificazione sono 
diventate operative. Il progetto sarà continuato nel 
corso del 2010. Nelle isole greche di Lesbo e Samos, 
alcuni membri dello staff di Frontex si sono finti 
giornalisti e attivisti per i diritti umani o traduttori, 
per scoprire o cambiare la nazionalità dei migranti 


senza documenti, o innalzare l'età dei minori per 
rendere possibile la deportazione. La novità è che 
questo "screening" avviene prima che i migranti 
possano fare domanda d'asilo, e questo vuol dire che 
quelli che non sono accettati, vengono respinti per la 
deportazione subito dopo l'arrivo. I governi fingono 
di adempiere le condizioni per il rispetto degli accordi 
internazionali sui diritti umani, ma la realtà che 
abbiamo di fronte è quella di una mera 
modernizzazione di un regime di controllo delle 
migrazioni repressivo e selettivo. 126 sui 150 
migranti che si trovano nel centro di detenzione di 
Samos hanno iniziato uno sciopero della fame il 12 
aprile del 2010, contro queste misure e contro le 
violenze subite da un rifugiato a opera delle guardie. 

Contro queste politiche, organizzazioni di differenti 
paesi EU fanno appello per una settimana di Azione 
contro la Macchina delle Deportazioni, dal 1 al 6 
giugno 2010. 


Azadi* - Nobordercamp 2009 a Lesbo 



Tanto il periodo quanto il luogo del noborder-camp 
in Grecia erano ben noti. L'isola di Lesbo è un posto 
strategico nel regime di controllo della frontiera 
esterna dell'Unione Europea: ogni notte arrivavano 
nuove imbarcazioni di rifugiati e il centro di 
detenzione di Pagani ha sofferto per settimane una 
situazione di sovraffollamento. La guardia costiera 
greca e di Frontex pattugliava ventiquattrore su 
ventiquattro. Lo scorso agosto, circa 600 attivisti 
provenienti da diversi paesi sono arrivati a Lesbo per 
una settimana di proteste. 

"Domani, quando continueremo il nostro viaggio, 
saremo di nuovo rifugiati. Ma ora, stasera, in questi 
ultimi momenti, saremo solo delle persone, amici 
che festeggiano insieme. Chi avrebbe mai 
immaginato che su quest'isola non avremmo dovuto 
nasconderci nel bosco e che avremmo incontrato il 
dono di una notte di libertà tra amici!". 

Queste parole sono eloquenti. Sono le parole di un 
giovane afgano nell'ultima notte del Noborder-camp. 
In pochi giorni un "centro d'accoglienza" auto¬ 
organizzato è diventato il luogo di ritrovo per nuovi 
arrivati senza documenti e detenuti rilasciati. Gli 
attivisti noborder che volevano contestare 
politicamente il regime di controllo delle frontiere, si 


sono potuti unire a coloro che coi loro viaggi sfidano 
costantemente quelle frontiere. All'interno di queste 
dinamiche, rifugiati e attivisti sono stati capaci di 
sfondare le barriere linguistiche e organizzare un 
mutuo supporto e un'azione politica collettiva, per 
esempio nella giornata di azione contro Frontex, al 
porto. In questa occasione, rifugiati e attivisti hanno 
realizzato un grande striscione multi-lingue per "la 
libertà di movimento". Altri attivisti su 50 pedalò 
hanno cercato di circondare la Guardia costiera. 
Naturalmente i "simpatici" guardia costa greci hanno 
mostrato la loro delicatezza provocando delle onde 
che hanno spinto a largo le imbarcazioni dei rifugiati. 
Nello stesso momento iniziava la manifestazione 
contro Frontex, guidata - tra gli altri - da attivisti 
provenienti dal Mali e dalla Mauritania, che avevano 
contestato Frontex anche sulla costa occidentale 
dell'Africa. 

Una giovane donna somala ha riassunto la sua 
esperienza: "quando ho lasciato la Somalia ho 
iniziato il mio viaggio cercando un posto più sicuro e 
migliore per vivere. (...) Ora posso vedere più 
chiaramente cos'è l'Europa in questo momento (...). 
Siamo stati gettati in orribili prigioni e l'Europa ha 
inviato i suoi militari per combatterci nel mare. Non 
ho mai imparato così tante cose in così poco tempo. 
(...) Ho iniziato il mio secondo viaggio qui, guardando 
tutti gli altri seduti nelle stesse piccole barche a 
combattere per sopravvivere e andare avanti. Ho 
potuto vedere cosa succederebbe se tutti quanti 
fossimo imbarcati in un viaggio comune. Forse in un 
altro posto che potrebbe esistere da qualche parte 
nel futuro". 

*Azadi è in lingua farsi e significa libertà. Era urlata 
tutti i giorni aH'interno del centro di detenzione di 
Pagani, dove erano detenuti centinaia di giovani 
afgani e di famiglie. 

Per maggiori informazioni e report sul Nobordercamp 
di Lesbo ►http://lesvos09.antira.info 
► http://transact.noblogs.org/post/2009/10/06/sh 
ut-down-pagani-azadi-english-version. 



No al programma di Stoccolma! 
Le proteste dello scorso dicembre a Bruxelles 


"Stop per altri 5 anni al programma di morte e detenzione! Protezione per i rifugiati e diritti ai migranti contro il 
brutale regime di controllo delle frontiere dell'Europa". Queste sono state le richieste principali della piccola 
manifestazione tenuta davanti al Consiglio Europeo contro l'adozione del piano di Affari interni e giustizia 
previsto per i prossimi 5 anni. Una composizione transnazionale di voci ha denunciato il nuovo programma 
come una "road map" verso un regime più severo di sorveglianza e controllo, una escalation che rende il 
mortale regime delle frontiere una vera e propria guerra, attraverso un rafforzamento del ruolo di Frontex nella 
militarizzazione dei confini. In riferimento alle lotte quotidiane dei rifugiati e dei migranti contro l'esclusione e 
lo sfruttamento, contro la detenzione e la discriminazione, è stata rivendicata la necessità di un'altra Europa in 
un mondo di uguali diritti globali sia a livello sociale che politico. Per il report dettagliato vedi 
► http://www.noborder.org/archive_item.php7id = 461. 



1° Marzo: lo sciopero come presente e futuro delle 
lotte antirazziste 

Lo sciopero del 1° Marzo è importante per le lotte dei migranti. Tutto è iniziato con la "giornata senza 
immigrati" francese, ispirata al "Grande Boicottaggio Americano" del 2006. In Italia un gruppo di donne, 
migranti e italiane, prende in prestito l'idea seguito da coordinamenti di migranti, gruppi autonomi, movimenti 
antirazzisti e persone coinvolte per la prima volta nelle lotte dei migranti. Dopo Rosarno, il 1° Marzo era anche 
una risposta al razzismo istituzionale. 

Come "Coordinamento per il Lavoro migrante in Italia", che ha coinvolto diversi coordinamenti autonomi, 
abbiamo lavorato perché lo sciopero diventasse realtà. Nonostante l'esitazione o l'aperta opposizione di parti del 
movimento e della maggior parte dei sindacati rispetto a uno sciopero contro la legge Bossi-Fini, sono state 
organizzate diverse assemblee di lavoratori e delegati sindacali migranti e italiani. Molti lavoratori italiani hanno 
capito che il rischio di deportazione e la ricattabilità legalizzata minacciano tutti i lavoratori e che l’erosione della 
libertà dei migranti attraverso il Pacchetto Sicurezza mina la libertà di tutti. La nostra prospettiva era 
transnazionale, perché sia le leggi sull'immigrazione che le lotte del lavoro migrante sono transnazionali nella 
loro essenza. 

Il 1° Marzo lo sciopero ha coinvolto decine di fabbriche ed altri luoghi di lavoro (l'elenco è su www.lavoro 
migrante.splinder.com). Agli scioperanti, appoggiati o meno dal sindacato, si sono uniti altri dimostranti in 
manifestazioni di 10.000 persone a Brescia e Bologna. In molte città, tra cui Milano e Napoli, ci sono state 
manifestazioni e raduni. Dopo questo sciopero che va oltre la rappresentanza sindacale, pensiamo che lo 
sciopero del lavoro migrante sia un nuovo tipo di sciopero; pensiamo che lo sciopero sia il presente e il futuro 
delle lotte antirazziste. 

► www.lavoromigrante.splinder.com le "10 tesi sul lavoro migrante". 

► www.coordinamentomigranti.splinder.com foto e report dello sciopero a Bologna.