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Full text of "Descrizione completa delle Gallerie di pittura nel Pontificio Palazzo Vaticano"

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DESCRIZIONE COMPLETA 

DELLE 

LLERIE DI PITTURA 

NEL 

PONTIFICIO PALAZZO VATICANO 

CONTENENTE 

La Narrazione Storica del Palazzo Vaticano. — Le Sale Regia e 
Ducale. — Le Cappelle Paolina e Sistina. — La Sala della Im- 
macolata Concezione. — Le Stanze di Raffaello. — La Sala dei 
Chiaroscuri e la Cappella di Niccolò V. — li Primo Braccio di 
Loggia di Raffaello e i tre Piani delle Logge. — La Pinacoteca. 
— La Cappella di S. Pio V e la Galleria de' Quadri moderni. 

PER IL 

Cav. E. G. MASSI 

PRIMO CUSTODE DEI MUSEI E DELLE GALLERIE PONTIFICIE 
PALEOGRAFO E PROFESSORE DI LINGUE. 



NOVELLA EDIZIONE 

MIGLIORATA ED ACCRESCIUTA 



ROMA 

TIPOGRAFIA VATICANA 




1900 



OPERE DELLO STESSO AUTORE. 



Compendious Description of the Vatican Mu- 
seum , and private Galleries with a pian — 
Fifth Edition. 



Description des Musées de Sculpture Antique 
Grecque et Romaine, etc. — Nouveìle Edition. 



Descrizioni Compendiose delle Gallerie di Pit- 
tura nel Palazzo Vaticano nelle lingue italiana, fran- 
cese, inglese e tedesca. 



Di prossima pubblicazione — Descrizione com- 
pleta e ragionata del Museo Gregoriano-Etrusco. 



Si vende dai principali Libraj di Roma e con 
ispecial privilegio Pontifìcio nelle Gallerie di Pittura 
e nel Museo Vaticano di Scultura. 



DESCRIZIONE COMPLETA <§. 

DELLE 

GALLERIE DI PITTURA 

NEL 

PONTIFICIO PALAZZO VATICANO 

CONTENENTE 

La Narrazione Storica del Palazzo Vaticano. — Le Sale Regia e 
Ducale. — Le Cappelle Paolina e Sistina. — La Sala della Im- 
macolata Concezione. — Le Stanze di Raffaello. — La Sala dei 
Chiaroscuri e la Cappella di Niccolò V. — Il Primo Braccio di 
Loggia di Raffaello e i tre Piani delle Logge. — La Pinacoteca. 
— La Cappella di S. Pio V e la Galleria de' Quadri moderni. 

PER IL 

Cav. E. G. MASSI 

PRIMO CUSTODE DEI MUSEI E DELLE GALLERIE PONTIFICIE 
PALEOGRAFO E PROFESSORE DI LINGUE. 



NOVELLA EDIZIONE 

MIGLIORATA ED ACCRESCIUTA 



ROMA 

TIPOGRAFIA VATICANA 
1900 



Della presente edizione si è ottenuta dichiarazione di pro- 
prietà, ponendola sotto la protezione della Legge vigente. E per 
eiò l'Autore servendosi de' suoi diritti, intende impedire forni al- 
niente qualsivoglia contraffazione, traduzione o ristampa della 
presente Opera, a forma degli articoli della Legge suindicata. 



PREFAZIONE DELL'AUTORE 



L'assoluta mancanza di una speciale in- 
dicazione in complesso delle pitture a fresco 
e ad olio che ammiransi nelle varie Gallerie 
del Palazzo Vaticano, e la premurosa di- 
manda che da molti amatori e studiosi, no- 
strani e forestieri, ne era già e ne vien con- 
tinuamente fatta sul luogo istesso, m'indusse 
nell'anno 1882 a mandare ad effetto un mio 
pensiero che da qualche tempo anterior- 
mente vagheggiava, d'intraprendere cioè 
fin d' allora la descrizione delle suddette 
Gallerie e dei capilavori in esse racchiusi, 
portandola a compimento nel breve corso 
de' mesi estivi ed autunnali dello stesso 
anno, facendone ora una novella edizione 
migliorata ed accresciuta affinchè con que- 
sta si venisse a ricolmare il vuoto di tal 
guida da molti sentito. 



4 

Nel rendere di pubblica ragione que- 
sto lavoro, fu mio desiderio in tanta vastità 
di materia di rendermi utile ad ogni ceto 
di Visitatori con la esposizione più diffusa 
dei principali soggetti, e de' capilavori del- 
l' arte, attenendomi ad un ragguaglio per 
quanto mi fosse possibile più ristretto dei 
meno pregevoli, senza entrare in qualsiasi 
disquisizione speciale nel trattarli. 

Aggiungendo un sunto storico ed un 
artistico giudizio de' soggetti più degni di 
nota, ho creduto di far cosa grata ed in- 
sieme vantaggiosa a chi in tali materie sia 
meno versato, perchè maggiormente possa 
apprezzarne il merito. 

Ad opere più dotte e più estese ri- 
metto que' tali che bramassero descrizioni 
più particolareggiate e più ragionate, da 
eruditi scrittori diffusamente trattate. 

Sono lieto di poter aggiungere per 
debito di fìlial devozione che, con l'attuale 
conferma dell'antico privilegio concesso già 
dal sommo Pontefice Pio VI di fel. me. al 
mio bisavolo Pasquale Massi nella esten- 
sione della Guida o Descrizione de' Musei 
e delle Gallerie del Vaticano, a queste mie 
umili fatiche eziandio si degnò di concedere 



5 

benigno incoraggiamento la Santità di N. S. 
l'invitto pontefice Leone XIII gloriosa- 
mente regnante, il quale sempre intento a 
rimettere in fiore i buoni studi, volge non 
meno le sovrane sue cure alle grandezze 
artistiche del Vaticano. 

Contiene il presente volume la descrizione 
delle seguenti parti o Gallerie nelle quali viene 
per ordine gradatamente diviso : 

1. Narrazione Storica del Palazzo Vaticano. 

2. La Scala Regia — Le Sale Regia e Ducale. 

3. Le Cappelle Paolina e Sistina. 

4. La Sala della Immacolata Concezione. 

5. Le Stanze di Raffaello. 

6. La Sala de' Chiaroscuri e parte della Cap- 
pella di Niccolò V, dipinta dal B. Angelico. 

7. Il primo Braccio di Loggia di Raffaello, e 
i tre Piani delle Logge stesse. 

8. La Pinacoteca, o Galleria de' Quadri. 

9. La Cappella di S. Pio V, e la Galleria dei 
Quadri moderni. 

In altro volume, cioè nella Prima Parte 
di quest'Opera, oltre alla descrizione ed 
esposizione di tutte le Gallerie di Scultura 
antica Greca e Romana, che sono com- 
prese nella parte maggiore del Palazzo, fu 
data, ed ancora favorevolmente accolta dal 



6 

Pubblico, la Indicazione sommaria dei Mu- 
sei Gregoriano-Etrusco ed Egizio, degli 
Arazzi di Raffaello, e delle Carte Geogra- 
fiche cT Italia, dipinte dal P. Ignazio Danti, 
Domenicano, e dal suo fratello Antonio di 
Perugia. 

Nutro intanto fiducia che tal mio la- 
voro, mentre servirà a far meglio risaltare 
lo splendore e le ricchezze di queste cele- 
bratissime Gallerie Pontificie, che tanto lu- 
stro accrescono alle grandezze della Eterna 
Città, potrà ancora valermi l'accettazione 
di ogni colta e gentile persona. 

Palazzo Vaticano, Anno Santo del Giu- 
bileo 1900. 



Prof. E. G. Massi. 



PALAZZO PONTIFICIO VATICANO 



NARRAZIONE STORICA 

DELLA SUA FONDAZIONE ED INGRANDIMENTO. 

Devesi la primitiva origine del Palazzo Vati- 
cano ai SS. Pontefici Liberio e Simmaco, per esser 
stata la loro ordinaria Residenza costrutta a fianco 
dell'antica Basilica Costantiniana, conosciuta in quel 
tempo sotto il nome di Episcopio. 

Ad onta delle continue invasioni de' Barbari e 
del giogo de' Goti per lo spazio di oltre tre secoli che 
ridussero il Palazzo in rovina, per opera di alcuni 
Pontefici, tra i quali Celestino III (A. D. 1191-8) ed 
Innocenzo III (1199-1216) che lo fecero riedificare 
ed abbellire, il Palazzo pervenne a tanta vastità é 
magnificenza da essere capace di servir d'abitazione 
a parecchi Sovrani, i quali in Roma si recavano a 
venerarvi le Tombe de' Santi Apostoli. 

Notasi primo tra questi l'imperatore Carlo Ma- 
gno, il quale al tempo di Adriano e di S. Leone III 
vi soggiornò, e fu parimenti incoronato per le mani 
dello stesso Pontefice (A. D. 800) ad imperator 
d'Occidente, dopo la distruzione del Regno Longo- 
bardo. 



8 ■ 

Innocenzo III, dopo di aver contribuito ancor 
egli, come si è detto, all'ingrandimento del Palazzo, 
vi accolse con grande splendidezza, ed incoronò 
Pietro II re di Aragona. 

La residenza ordinaria dei Papi nei tempi an- 
teriori ai già descritti era il Palazzo Lateranense. 
Dopo il ritorno della S. Sede da Avignone nell'alma 
città di Roma, fatto da Gregorio XI per soddisfare 
al lungo desiderio dei Romani e di tutto il mondo 
cattolico, per esortazione speciale di S. Caterina da 
Siena e di S. Brigida di Svezia (A. D. 1377) il 
Palazzo Vaticano divenne l'abituale dimora de' Pon- 
tefici. Dopo la morte di Gregorio XI avvenuta l'anno 
appresso, vi si tenne da' Cardinali il primo Conclave. 

Dei Pontefici che nei tempi posteriori presero 
parte all'ingrandimento ed alle splendide costruzioni 
del Palazzo, faremo soltanto per ordine cronologico 
breve menzione di quelli, i quali viemmaggiormente 
si distinsero nello speciale abbellimento e miglior 
decorazione di quelle parti, ove tuttora conservansi 
e sono esposti all'ammirazione del Pubblico i più 
celebri capilavori di Pittura che saranno da noi 
in questo volume indicati (1). 

Sotto i Pontefici Alessandro V e Giovanni XIII 
per ben due volte il Palazzo Vaticano vide con 
regal pompa accolto nel suo seno Ludovico re di 
Sicilia. 

(1) Per chi desidera notizie più particolareggiate vedasi 
la « Descrizione dei Musei dell'antica scultura Greca 
e Romana nel palazzo Vaticano » parte prima di questa 
opera, dello stesso Autore. 





Niccolò V (1447-55) determinò di formare del 
Vaticano il più magnifico palazzo del mondo con 
istalbili rvi la residenza ordinaria del Sacro Collegio 
de' Cardinali e delle altre Autorità Ecclesiastiche. 
Oltre le solide torri e mura fortissime che vi pree- 
sistevano, ove si ricoverò Alessandro III a tempo 
del Barbarossa, decorò il Palazzo di più vaga 
struttura, circondandolo nel tempo istesso di mura 
fortissime, capaci di resistere a qualsiasi militare 
violenza. 

Questo Pontefice fece ancora erigere le Stanze 
o Camere per l'abitazione privata dei Papi, poste- 
riormente decorate con gli affreschi dell' immortai 
Raffaello. 

Fece altresì innalzare la fabbrica del Belve- 
dere, la Cappella del SS. Sacramento in appresso 
distrutta, e la Cappella privata che porta il suo 
nome, dipinta dal pennello del Beato Angelico. Fu 
egli ancora il primo istitutore della Biblioteca Va- 
ticana, facendo trasferire quella del Palazzo Late- 
ranen^e al Vaticano. 

I suoi successori Pio II ed altri ingrandirono 
il Palazzo aggiungendo nuovi fabbricati alla parte 
grandiosa fin'allora compita, conosciuta sotto il nome 
di Appartamento o Torre Borgia, denominazione 
derivata dal Papa Alessandro VI che ne fu l'autore, 
e che vi fece dipingere le Sale con bellissime 
storie dal Pinturicchio, sostituendolo a buona parte 
dell'antico Palazzo già distrutto, del quale non 
rimaneva che la Cappella Sistina e quella di 
Niccolò V. 



10 

A Sisto IV devesi la fondazione della mera- 
vigliosa Cappella (1463) dal suo nome detta Sistina, 
famosa per i freschi de' più celebri pittori di quel 
tempo, il Signorelli, il Botticelli, il Rosselli, lo stesso 
Pietro Perugino, e quindi del Michelangelo col 
suo Giudizio Universale. E pure di quel Ponte- 
fice l'ingrandimento della Libreria Pontificia, sorta 
più degnamente per cura del sapientissimo Nic- 
colò V. 

Giulio II e Leone X contribuirono più di tutti 
gli altri Pontefici alla magnificenza del Vaticano 
con la splendida decorazione delle loro Stanze per 
opera di Raffaello, come superiormente accennammo, 
e con splendide e grandiose costruzioni del Cortile 
di San Damaso e delle Logge o Portici a tre piani, 
con regia splendidezza innalzate con primitivo di- 
segno del Bramante, e condotte a compimento dopo 
la sua morte da Raffaello, dal quale trassero la 
loro speciale denominazione, susseguentemente ab- 
bellite con vaghissimi ornamenti a fresco del suo 
inarrivabile pennello, e della sua rinomata scuola. 

Paolo III eresse nel 1532 la cappella, dal suo 
nome detta Paolina, nel luogo dell'antica Cappella 
del SS. Sacramento, la Sala Ducale, e la Sala 
Regia coi disegni dell'architetto Sangallo. 

Gregorio XIII edificò la Torre detta de' Venti, 
che per la sua grande altezza e struttura ne sfida 
il soffio impetuoso. A questo Pontefice devesi an- 
cora la continuazione dell'abbellimento delle Logge 
Vaticane, nonché la costruzione della lunghissima 



11 

Galleria delle Carte Geografiche d'Italia, e de' suoi 
storici ornamenti nella volta (1). 

Gregorio XIV e Clemente VII accrebbero il 
decoro del Palazzo con nobilissime pitture, restau- 
randolo e perfezionandolo nelle varie sue parti. 

Clemente XI ed altri Pontefici non cessarono 
di nobilitare sempre più con le loro sovrane cure 
la Pontificia Magione Vaticana. 

La venerata memoria del Nono Pio, nel suo 
quanto travagliato tanto glorioso regno, non mai 
distolse l'animo suo grande da quelle opere di mu- 
nificenza colle quali recò a compimento e splendore 
quanto era stato già da' suoi illustri predecessori 
operato per l'abbellimento de' Vaticani Palazzi. 

Ad onore della Vergine fece ornare di nobi- 
lissime pitture a fresco dal Podesti le pareti e la 
volta di grandiosa sala, con soggetti tutti che si 
riferiscono al domma di Sua Immacolata Conce- 
zione da Lui nel 1854 gloriosamente definito. 

A Lui dobbiamo ancora il ritocco delle Logge 
di Raffaello nelle sole pitture di Giovanni da Udine, 
lasciandosi intatte da qualunque ristauro quelle del 
Sanzio, e della sua Scuola col nome di Seconda 
Loggia. Il lavoro fu con grande valore condotto dal 
Mantovani, dal Galli, e dal Consoni, anche negli 
altri Bracci fino allora rimasti nudi o indecorosi. 

(1) La descrizione di questa Galleria, denominata la 
« Pinacoteca geografica » trovasi attualmente manoscritta 
nella Biblioteca privata di Sua Santità Leone XIII al di cai 
cenno e sovrano beneplacito venne dall'Autore di questo 
libro in due volumetti distesa e compilata. 



12 

Fu ancora di suo ordine la creazione di una 
Galleria di Pittura di soggetti sacri moderni, il ri- 
stauro completo della volta, e nelle pareti delle 
Carte Geografiche, una magnifica scala per cui si 
ascende ora al palazzo in luogo dell'antica cordo- 
nata* la copertura del triplice loggiato con fine- 
stroni, a maggior conservazione dei freschi di Raf- 
faello e della sua scuola, che ivi si ammirano. 

Sono queste opere tutte splendidissime che 
riconoscono la loro iniziativa e compimento dal- 
l'opera di sì gran Pontefice. 

Finalmente alle provvide cure del regnante 
Pontefice l'invitto Leone XIII, devesi la splendida 
decorazione con pitture a fresco del sullodato 
Cav. Mantovani del Braccio sinistro meridionale 
nel portico del Cortile di -"S. Damaso, pel quale 
dalla scala marmorea che apresi presso il portone 
di bronzo del Palazzo, si ha l'accesso alla Ponti- 
ficia Sovrana Magione, alle Gallerie di Pittura e 
di Scultura, alla Biblioteca, ed alla Fabbrica dei 
Musaici. 

La Galleria de' Candelabri eziandio per mu- 
nificenza dello stesso Sommo Pontefice è stata de- 
corata con pitture del Seitz, Torti ed Angelini, e 
si è proceduto alla rinnovazione del pavimento con 
marmi di gran pregio, per la loro ricchezza e co- 
lore diverso. A ciò si aggiungano anche pregevoli 
monumenti di scultura novellamente aggiunti a 
maggior decoro e ricchezza della suddetta Galleria. 

Per cura poi dello stesso Pontefice il pavi- 
mento della Sala delle Muse, già composto di an- 



13 

tichi musaici, e quello della Galleria delle Statue, 
sono stati rinnovati con bei marmi bianchi e co- 
lorati, disposti secondo Y antico disegno. 

Nel Marzo poi del 1897, per sovrana munifi- 
cenza dello stesso Sommo Pontefice, e per le solerti 
cure di Mgr. Maggiordomo Francesco della Volpe, 
sotto la Direzione artistica del Vespignani, testé 
defunto, del Galli e del Seitz, fu condotta felice- 
mente a termine l'opera di ristauro e la decorazione 
sontuosa delle Sale Borgia,, dipinte già dal Pintu- 
ricchio, le quali tornate ora allo splendore di vita 
novella, sono aperte alla pubblica ammirazione de' 
Visitatori, sia nostrani come esteri, col plauso uni- 
versale de' Scienziati, e di quanti fioriscono esimi 
•Cultori delle Arti Belle. 

I celebri capilavori d'arte, sia di Pittura, sia 
d'Opera Statuaria, contenuti nel Vaticano, ne hanno 
a buon titolo innalzato la fama sopra qualsiasi altro 
palazzo del mondo (1). 



(1) In complesso questo splendido palazzo si compone 
di vari altri insieme riuniti, ed in tempi diversi costrutti 
da' più celebri architetti, tra i quali Baccio Pintelli, Bra- 
mante, Raffaello, Pirro Ligorio, Antonio del Pollajuolo, Do- 
menico Fontana, Carlo Maderno, il Simonetti, il Camporesi, 
il Belli, lo Stern, ecc. E diviso in tre piani distinti. Possiede 
Saloni, Cortili vastissimi, Appartamenti e Musei impareggia- 
bili, Gallerie di Scultura e di Pittura, degnissimo in una 
parola di essere !a Residenza dei Sommi Pontefici, che nella 
loro munificenza e splendidezza d' animo, a piene mani vi 
profusero ogni ricchezza di artistici tesori. 



14 



Porta di Bronzo 

L'ingresso del Palazzo Apostolico è all'estre- 
mità del Colonnato del Bernini sulla maestosa 
piazza di S. Pietro. Si giunge alla Porta di Bronzo 
per una scala di travertino. Nel mezzo del fron- 
tespizio èvvi un quadro in musaico di Giovanni 
Batt. Calandra da Vercelli; o del Cav. Cristofori, 
con disegno del Cav. d'Arpino, rappresentante la 
Vergine con gli Apostoli Pietro e Paolo. Il fusto 
della Porta è guarnito di lamine di bronzo e di 
chiodi a punta con gli stemmi di Paolo V e di 
Alessandro VII che la fecero costruire e riparare 
unitamente all'ampio Corridojo, che è la continua- 
zione del Portico del Bernini. A destra dell'entrata 
è il Corpo della Guardia Svizzera, nella sua foggia 
pittoresca a vari colori, primitivamente disegnata 
da Michelangelo, alla di cui fedeltà è affidata la 
custodia dei PP. AA. 

A destra del Corridojo è la 

Scala Interna 

che conduce come già fu detto, al Cortile di S. Da- 
maso, ai Musei ed alle Gallerie di Scultura e Pit- 
tura, agli Appartamenti Pontifici , agli Uffici del 
Maggiordomato ed alla Fabbrica de' Musaici. Que- 
sta nobile scala fu costrutta dal Comm. Martinucci 
nel 1860 per ordine della v. m. di Pio IX. E deco- 
rata di pilastri con marmi e stucchi. Al primo piano 
trovasi l'appartamento di Mgr. Maestro di Camera di 



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Sua Santità, al secondo quello di S. E. Mgr. Mag- 
giordomo. 

Lasciando a destra la scala suddescritta, e con- 
tinuando a percorrere il vasto ambulacro saliente si 
giunge appiè- della splendida 

Scala Regia 

una delle principali e più maestose del Palazzo così 
denominata dalla Sala Regia a cui mette capo. Fu 
costruita per ordine di Papa. Alessandro VII dal 
Bernini, il quale dovette trar partito con somma 
maestria da uno spazio angusto, ristretto entro vec- 
chi edifizì. Vien considerata qual suo capolavoro, 
ed è celebre per l'effetto mirabile di prospettiva 
che vien prodotto in chi si fa ad osservarla venendo 
dal gran portico del Colonnato, col suo primo piano 
decorato di colonne ioniche, che diminuiscono di 
diametro dal punto di vista gradatamente disco- 
standosi, di nicchie con festoni ed ovoli intagliati, 
e di altri ornati in istucco dell' Algardi. 

Questa magnifica scala si apre all'estremità 
del vestibolo destro del Portico della Basilica Va- 
ticana, col quale comunica per mezzo di porta gran- 
diosa, di contro la quale è la statua di Costantino 
il Grande, che premendo il dorso di bizzarro cor- 
siero, stende le mani pieno di sorpresa all'improv- 
visa apparizione in aria della Croce, uscendo da un 
portico incrostato di marmo bigio africano ed ornato 
di spazioso panno di giallo di Siena, scultura del 
Cav. Bernini. Nei riquadri dell'alto decorati di 



16 

frondi di quercia con rosoni a fondo celeste 7 entro 
due medaglioni osservansi due soggetti a b. r. in 
istucco ritraenti il battesimo di Costantino per le 
mani di S. Silvestro Papa, e l'erezione della Ba- 
silica Vaticana ad onor del Principe degli Apostoli 
coir Imperatore che ne pone la pietra fondamen- 
tale. Nel mezzo dell'arco principale è il grandioso 
stemma gentilizio di Alessandro VII sostenuto da 
due Fame alate che dan tìato alle trombe, egual- 
mente in istucco, opera di Ercole Ferrata con di- 
segno del Bernini. . 

A metà della Scala, ove si distribuiscono gratis 
i biglietti per le Gallerie, per una porta su cui è 
Farinetta di Giulio II della Rovere, si apre l'in- 
gresso attuale alle stanze, alle quali si accede per 
scaletta segreta che porta lo stesso nome. 

Continuando ad ascendere il secondo braccio 
della Scala Regia decorato di pilastri semplici si 
giunge alla 

Sala Regia 

posta nel primo piano del palazzo, vasta sala che 
serve di vestibolo alle due Cappelle Sistina e Pao- 
lina. Serviva da sala di onore per il solenne ri- 
cevimento delle reali ed imperiali ambasciate alla 
S. Sede. Fu eretta con disegno del Sangallo sotto 
il Pontificato di Paolo III. La parte superiore delle 
pareti laterali è adorna di grandi pitture a fresco 
con analoghe iscrizioni latine, poste appiè di cia- 
scun soggetto, che si riferiscono agli avvenimenti 



17 

più celebri nella Storia dei Papi. Distinguonsi tra 
questi Federico II Barbarossa appiè di Alessan- 
dro III sulla piazza di S. Marco in Venezia dopo 
la Battaglia di Legnano, coi tre Stati Confederati 
della Chiesa, di Venezia, e di Genova, dipinta dal 
Vasari ; l'assoluzione della scomunica fatta ad En- 
rico IV da Gregorio VII assistito dalla celebre 
Contessa Matilde, dei fratelli Taddeo e Federico 
Zicccari; l'attacco di Tunisi nel 1535, dei medesimi-, 
la strage degli Ugonotti dipinta dal Vasari colla 
tragica line dell'ammiraglio De-Coligny, ed il ri- 
torno della S. Sede da Avignone di Gregorio XI. 
Altri pittori presero ancora parte all'abbellimento 
di questa sontuosa Sala, cioè Orazio Sommaschini, 
Lorenzino Sabbatini da Bologna, Girolamo Siedo - 
lauti, Francesco Salviati , Marco da Siena, Ludo- 
vico Agresti, 

La volta è riccamente ornata di stucchi do- 
rati di Pierin del Vaga, e di Daniele da Volterra. 
Il basamento è fasciato con bella varietà di lastre 
di marmi colorati. 

Ad una delle estremità di questa sala si passa 
ad osservare la 

Cappella Paolina 

così detta da Paolo III che la fece innalzare nel 
1540 dal San Gallo sul luogo dell'antica Cappella 
del Sacramento dipinta dal B. Angelico, poscia di- 
strutta per dar luogo alla fondazione simmetrica della 
Sala Regia, e degli annessi fabbricati. Quivi sulle 
due pareti laterali di mezzo osservansi due grandi 



2 



18 

freschi da Michelangelo Buonarroti dipinti in età 
assai avanzata, che possono considerarsi quale ul- 
tima produzione del suo pennello, rappresentanti 
la Conversione di S. Paolo a sinistra, e la Croci- 
fissione di S. Pietro a destra. Le pitture dei qua- 
dri laterali sul lato destro sono di Federico Zuc- 
cari che dipinse ancora gli ornati della volta; quelle 
dei due riquadri sul lato sinistro sono del Sabba- 
tini, detto Lorenzino da Bologna. Nel fondo dell'al- 
tare ammirasi un magnifico tabernacolo tutto tem- 
pestato di cristalli a guisa di diamanti. Questo 
decorato di colonne con bello sfondo e prospettiva 
veniva splendidamente illuminato, producendo uno 
de' più brillanti effetti di luce, nella solenne espo- 
sizione dell'Augustissimo Sacramento in forma di 
40 ore nella prima domenica dell' Avvento e pel 
S. Sepolcro nella Settimana Santa, che si celebra- 
vano in un tempo anteriore al 1870. Ora la Cap- 
pella serve di Parocchia Vaticana, e vi si celebrano 
quotidianamente i divini uffizi per vantaggio della 
Famiglia Palatina. Le pitture suddescritte sono as- 
sai deperite dal tempo, dall'umidità delle pareti, 
ed ancora pel fumo dei ceri che vi si ardono nelle 
sacre ceremonie religiose. 

Per la porta posta dicontro a quella della Cap- 
pella Sistina si passa alla 

Sala Ducale 

divisa già in due 'sale, e ridotta nella presente forma 
di splendido salone per cura di Alessandro VII con 



19 

disegno del Bernini, il quale trasse partito da una 
bella decorazione di un arco con panno che lo ri- 
copre a guisa di ampia tenda, sostenuta e rialzata 
da putti di stucco. Serviva già ad uso di Conci- 
storo Pubblico. Fu adornata di una bella decora- 
zione di pittura da Lorenzino da Bologna e da Eaf- 
faellino da Reggio, freschi ora in parté deperiti o 
cancellati. Posteriormente Matteo da Siena e Gio- 
vanni Fiammingo maggiormente l'abbellirono con 
le imprese di Ercole, con i soggetti delle quattro 
stagioni e con altre non meno belle pitture deco- 
rative. Da questa sala per uno stretto corridoio si 
passa al primo piano delle Logge, delle quali verrà 
fatta descrizione a suo luogo. 

CAPPELLA SISTINA 



Descrizione generale della Cappella 

Maestoso Santuario di forma rettangolare lungo 
metri quaranta, e largo circa quattordici, illuminato 
da dodici finestre centinate rettangolari, cavate nel- 
T alto presso al fregio, a destra ed a sinistra, nello 
spessore del muro. 

Deve il suo nome al Pontefice Sisto IV della 
Rovere che lo fece costruire nel 1473 da Baccio 
o Bartolomeo Pintelli architetto fiorentino. Nel piano 
inferiore, un balaustro che sostiene otto candelabri 



20 

marmorei elegantemente scolpiti, serve a separare 
lo spazio riservato alla celebrazione dei divini officii, 
da quello destinato al Pubblico. Detto balaustro è 
sostenuto da pilastri di marmo greco ornati di fregi 
nello stile antico , bellissimi lavori in scultura del 
secolo decimoquinto. La porta è intagliata con le 
arme d'Innocenzo X. I cancelli dorati che prima 
la decoravano sono presentemente stati tolti. Nello 
spartimento maggiore o Presbiterio, appiè della pa- 
rete ove Michelangelo ritrasse il Finale Giudizio, 
sorge isolato un altare di bianco marmo incrostato 
di preziosi marmi colorati. Fu consacrato da Bene- 
detto XIII. E sormontato da nobile baldacchino di 
porpora con fregi d ? oro. Il dossale è ricoperto di 
un arazzo che varia nel soggetto a seconda delle 
principali solennità dell'anno, nelle quali si tiene 
Cappella Cardinalizia. 

A sinistra dal lato del Vangelo s'innalza il trono 
del Papa, presso il quale a destra e a sinistra del 
Presbiterio, nelle grandi solennità assistono seduti 
nei loro stalli rivestiti delle più sontuose vesti i Car- 
dinali, i Patriarchi, gli Arcivescovi, i Vescovi assi- 
stenti al Trono, e il fiore della Pontificia Gerarchia. 

Lo scompartimento minore che dalla balaustrata 
si estende alla porta della Cappella è accessibile 
al Pubblico, distintovi il Corpo Diplomatico accre- 
ditato presso la S. Sede, le Dame velate ed i So- 
vrani che si trovano di passaggio nella Città. 

A destra una tribuna per metà nascosta dal 
cancello o balaustro, sostenuta da quattro meda- 
glioni marmorei scorniciati che portano lo scudo di 



21 

Sisto IV, è destinata per il Collegio dei Cantori o 
Cappellani Pontifici. Il leggìo è fisso ad una chiu- 
denda, e sopra vi si legge il versetto della Sacra 
Scrittura « Cantemus Domino ». 

Il pavimento è ricco di marmi variegati in 
piccoli tasselli ad imitazione di musaico in forme 
diverse bellamente distribuiti. 

La Cappella è completamente arricchita di me- 
ravigliose pitture a fresco, e nelle pareti, eccetto le 
parti inferiori di queste ultime, divise come nella 
parte superiore da pilastri dipinti e decorati di velari 
e tende con arabeschi a foggia di tappezzerie dama- 
scate, che portano le armi di Sisto IV in azzurro 
con la quercia d' oro (robur), dipinte con buona 
maniera da Filippo Germisoni o Ghermisoni, e da 
altri. Queste pareti erano già nelle principali solen- 
nità dell'anno ornate degli Arazzi ordinati da Leone X 
al gran Raffaello, e da lui dipinti a tempera con 
soggetti tratti dalla Sacra Scrittura (1). 

In così splendida e vasta Cappella dopo la morte 
di Sisto IV nel decimosesto secolo e negli altri po- 
steriori si raccoglieva in solenne Conclave il Sacro 
Collegio Cardinalizio per lo Scrutinio nella elezione 

(1) Questi celebri Arazzi ammiransi presentemente 
nella Galleria degli Arazzi che fa seguito ai Musei delle 
Sculture Vaticane* I cartoni dipinti da 'Raffaello per l'ese- 
cuzione dei medesimi trovansi ora nel Museo Meridionale di 
Kensington in Londra (south kensington museum). Per la 
descrizione dei medesimi arazzi vedasi altra Parte di que- 
st' Opera o « Descrizione dei Musei dell' Antica Scultura 
Greca e Romana » ecc. dello stesso autore. 



22 

del novello Pontefice, diritto già al medesimo con- 
cesso da Papa Niccolò II. Nel 1274 solamente, nel 
Concilio di Lione tenuto da Gregorio X, si ordinò 
che i Cardinali dovessero star rinchiusi per tutto il 
tempo di durata del Conclave stesso. 

Prima del 1870 vi si teneva Cappella Pontificia 
soltanto in alcune principali festività dell'anno come 
nella festa d' Ognissanti, e nella prima domenica 
dell'Avvento, e vi erano celebrate tutte ìé solenni 
cerimonie della Settimana Santa col canto del Mi- 
serere de' più celebri maestri di musica sacra. 

Ai nostri giorni, dopo la morte del non mai 
bastantemente compianto Pontefice Pio IX, vi si è 
tenuto Conclave per la solenne elezione del Novello 
Pontefice, F augusto Leone XIII. 

Sunto Storico 

Sotto il Pontificato di Giulio II nel 1508 Mi- 
chelangelo tornato da Bologna ebbe da Lui F in- 
carico di decorare con pitture la volta della Cappella 
Sistina. 

Erasi egli già acquistato celebrità nell'arte dello 
scolpire (1) avendo eseguito il Bacco ed il David 

(1) Nel disegno aveva dipinto il famoso cartone della 
Guerra dei Pisani, vera meraviglia, studiato da tutti gli 
artisti del tempo. 

Aveva di lui cantato l'Ariosto: 

« Due duci, e quel che al par sculpe e colora 
Michel, più che mortai, Angel divino. » / 



23 

che ora ammirandi in Firenze sua patria, ed il 
gruppo della Pietà (1). 

Attendeva il sommo artista al monumento se- 
polcrale di Giulio II pel quale aveva compita la 
famosa statua del Mosè, quando ebbe la commis- 
sione di quella pittura dal detto Pontefice che voleva 
onorare la memoria di Sisto IV suo zio. Michelan- 
gelo se ne schermì parecchie volte adducendo di 
essere incapace ed ignaro della pratica del dipin- 
gere a fresco, e proponendo Raffaello in sua vece, 
desideroso come era di portar a compimento il mo- 
numento di Giulio. 

Perseverando Questi nel suo volere, per non 
disgustarlo, accettò l'artista sebbene a malincuore 
F impresa. Ed a fine di apprendere la buona pittura 
a fresco fe' venire a bella posta da Firenze varT 
pittori (2) stati in gioventù suoi condiscepoli perchè 
lo assistessero nelP impresa." Il lavoro fu dai mede- 
simi cominciato, ma vistone appena un saggio, nè 
essendone soddisfatto, Michelangelo gettò a terra 
ogni cosa da essi dipinta, e si chiuse solo nella 
Cappella lavorando giorno e notte al lume di una 
candela, posta in cima ad una specie di elmo che 
s' era fabbricato da sè stesso, come aveva già fatto 
per i suoi ferri da scultore. 

Bramosissimo coni' era di condurre a buon fine 

(1) Posto nel primo Altare della navata sinistra nella 
Basilica di S. Pietro in Vaticano. 

(2) Fra questi il Granacci, Giulio Bugiardini, Sandro 
Botticella l'Indaco Vecchio, Angelo di Domenico, detto 
Agnolo Donnino, ed Aristotile di San Gallo. 



24 

il suo lavoro, cominciò, senza l'aiuto d'alcuno, a 
preparare di sua mano le mestiche macinandosi i 
colori, e portando nel tempo istesso a compimento 
i cartoni. 

Invisibile perfino in sua casa, ne volendo mo- 
strar nulla ad altrui, gelosamente custodiva la chiave 
della Cappella, negandone Y accesso al suo fattorino 
stesso. Vuoisi per altro, a detta del Vasari, che 
Raffaello in grazia dello zio Bramante, quando Mi- 
chelangelo partì per Firenze, ottenesse di poter per 
breve tempo penetrarvi per istudiarne la maniera, 
e quindi maestrevolmente imitarlo nella figura del 
profeta Isaia da lui dipinto nella Chiesa di S. Ago- 
stino, ed in quelle dei Profeti e delle Sibille nel 
tempio di S. Maria della Pace in Roma. 

Il castello od armatura che Michelangelo sotto 
la sua direzione si era fatto innalzare sopra puntelli 
e sui sorgozzoni con meraviglioso meccanismo, e 
che giungeva alla volta senza forare o toccare il 
muro, ben diverso da quello che il Bramante gli 
aveva fornito per ordine del Papa, servì in appresso 
di modello al Bramante stesso peri suoi lavori nella 
Basilica di S. Pietro, ed ai susseguenti meccanici. 
A lavoro compiuto egli lasciò il vantaggio dei canapi 
e del legname in beneficio del povero legnaiuolo 
che lo aveva di suo ordine eseguito (1). 

Giunto a metà delle sue pitture nel 1511, Mi- 
chelangelo dovè per breve tempo desistere per le 
continue richieste di Giulio II, desideroso che il 

(I) Tale da mettervi a parte la dote per la sua figliuola. 



25 

suo operato venisse esposto al giudizio della Corte 
e del Pubblico, ad un tempo coi freschi della Camera 
della Segnatura da Raffaello compiuti. E finalmente 
nel 1512, nello spazio di soli ventidue mesi di lavoro 
indefesso per parte del grande artista, e di assidue 
istanze, dell'impaziente Pontefice, che si sentiva in- 
calzato dagli anni, la Cappella Sistina fu aperta ce- 
lebrandovi Messa solenne il Papa, in mezzo ad uno 
straordinario concorso di popolo, trattovi ad applau- 
dire al grandioso lavoro nato da quel sublime pen- 
nello (1). 

Decorazione della vòlta della Cappella 

Il tema del Buonarroti nel dipingere opera così 
grandiosa fu quello della preparazione del mondo 
tutto alla nascita del Salvatore, quindi egli prescelse 
i soggetti principali dalla Genesi, e dagli altri libri 
del Vecchio Testamento. 

Per distribuire convenientemente massa così 
varia, e quasi infinita serie di figure e non confon- 
derle insieme, Michelangelo immaginò nella volta 
un piano ingegnosamente diviso in compartimenti 
che insieme riunisce con ammirabile decorazione 

(1) A Michelangelo erano stati promessi in compenso 
ducati quindicimila a seconda del contratto per mezzo di 
Giuliano da S, Gallo, quantunque ricevesse scudi tremila sol- 
tanto in più volte. Piacque in tal maniera a Giulio II il 
lavoro che sebbene il Bramante cercasse in tutti i modi di 
fare assegnare a Raffaello la pittura dell' altra parte, o fac- 
ciata della Cappella, il Pontefice tuttavia non si rimosse dal 
suo disegno, ma preso da ammirazione per Michelangelo volle 
che da lui fosse eseguita. 



26 

architettonica i quadri principali che vi sono figu- 
rati, alzando come un muro piano con zoccoli, e 
pilastri verticali di marmo, che sporgono in fuori 
sostenuti da mensole. 

Su questo piano, a destra e a sinistra della 
cornice, sedute sopra pilastrini ed in cattedra, por- 
tando il proprio nome scritto sulle basi, miransi 
espresse in maniera grandiosa, veramente inimita- 
bile, le figure maestose di alcuni Profeti e delle 
Sibille che vaticinarono della Vergine e del Cristo 
nascituro dalla medesima. Tutte queste figure sono 
ritratte con tale intelligenza di disegno nello studio 
degli scorci, e tal grandiosità di panneggio, seve- 
rità del guardo, ed attitudine contemplativa, che 
ci si mostrano più che dipinti, mortali veramente 
ispirati. 

Sui zoccoli sono figurati putti ignudi, posti quasi 
altrettanti Termini a sostenere a due per lato la 
cornice dei riquadri biblici. Tali figure di colossale 
dimensione dette Accademie, od Ignudi, sommamente 
pregevoli nel genere decorativo sì per la robustezza 
e gagliardia della muscolatura, come per la sveltezza 
delle forme ammirabilmente proporzionate, prendono 
maggior risalto dalla difficile, ma bene studiata po- 
stura dello scorcio, nelle sempre svariate attitudini 
in cui sono ritratte (1). 

(1) Queste meravigliose e straordinarie creazioni del 
sommo artista sono da considerarsi per veri capilavori, rias- 
sumendo in sè quanto di più bello, di più grazioso, e di più 
maestoso nell'arte intellettualmente parlando possa mai con- 
cepirsi. 



27 



Negli spazi ricurvi della volta divisa in com- 
partimenti triangolari; ed ogivali, sono espressi, in 
lunga serie genealogica non interrotta, gli Antenati 
e santi Progenitori del Salvatore, seduti o prostesi 
in terra in paziente espettazione della sua venuta. 

Nei nove vani e grandi riquadri della volta 
Michelangelo ha espresso tanti fatti biblici maravi- 
gliosamente composti (1) cominciando dalla Crea- 
zione del mondo fino al Diluvio ed alla Ebbrezza 
di Noè che si descrivono come segue: 

Sulla finestra diritta: 

Naason antenato del Salvatore, capo della tribù 
di Giuda, il primo che nelP uscir d' Egitto sacrifi- 
casse nel tabernacolo del Signore. 

Sulla finestra sinistra: 

Aminadab levita di Cariathiarim, celebre per 
i suoi carri da guerra. A questi era affidata l'Arca 
del Testamento. 

Nello scompartimento sulla curva dell 'altare il 
ciclo de' prof eti principia colla figura di 

Giona « Jonas » che rimirasi seduto all'ombra 

(1) Il Vasari nella biografia di sì grand' uomo, dice 
essere le figure così ignude che vestite, condotte con tanta 
perfezione di disegno, da non potersi fare, nè essere sin' al- 
lora stata fatta cosa tanto eccellente, ed a fatica potersi 
imitare il compiuto. 

Aggiunge che invitandolo il Papa, mal consigliato, 
ad armonizzare le sue opere con quelle degli altri dipinti 
coli' inorpellarle profusamente lumeggiandole ed avvivarle 
ancora di più vaghi colori, l'artista rispondesse alla sfug- 
gita che gli uomini di quel tempo, non portavano indosso 
oro, perchè non furono ricchi ma poveri, e perciò santi. 



28 

effimera della frondosa pianta di cucurbita in pro- 
spetto della città di Ninive già penitente. Da un lato 
vedonsi delle teste, e mezze figure di angeli che lo 
stan riguardando, e la testa del gran pesce o balena, 
nel seno del quale dimorò per tre giorni, figura di 
G. Cristo che al terzo giorno risuscitò dal sepolcro. 
Nel primo vano della testata superiore: 
L'onnipotente Iddio stendendo le braccia separa 
la luce dalle tenebre. Dell' Eterno, figura veramente 
imponente e piena di maestà, non veggonsi che parte 
della persona, la testa e le mani. Intorno al quadro 
sono quattro Accademie o figure ignude che sem- 
brano quasi poste a sostenerlo. 

A destra del quadro, sedente in cattedra: 
Sibilla libica « Lybica » bella figura rappre- 
sentata colla persona volta di fianco ih atto di sten- 
dere ambedue le mani ad un voluminoso libro già 
aperto. 

A sinistra del quadro : 

Geremia « Hieremias » è assorto nelle sue me- 
ditazioni, preveggendo i futuri danni che sovrastano 
a Gerusalemme. Figura ammirabile per la bellezza 
delle forme ed il ricco panneggio nel quale è avvolta. 

Sulla lunetta e finestrone, a dritta: 

Iesse, Davidde, Salomone antenati del Sal- 
vatore. 

Sidla finestra sinistra: 

Salmon, Booz, Obeth. Salmon uno de' princi- 
pali della tribù di Giuda, è noto per essersi dispo- 
sato a Raab di Gerico che accolse e trafugò in sua 
casa gli esploratori ebrei, mandati da Giosuè prima 



29 

di conquistare quella città. Da Salmon derivò la 
famiglia di Davidde, dalla cui stirpe reale doveva 
uscire il Messia. 

Nella linea di mezzo, secondo quadro maggiore: 
L' Altissimo con le braccia distese circondato 
da Angeli di vaghissime forme, vedesi in atto di 
accendere i due luminari maggiori, e gli altri minori 
del firmamento. Colla destra accenna al sole, alla 
luna colla sinistra. Uno degli angeletti, quasi abba- 
gliato all' improvvisa luce dei due pianeti, si stringe 
ai panni del Creatore, celandosi per metà il viso. 
Nella parte sinistra dello stesso vano : 
L'Eterno colla persona volta indietro con iscor- 
cio così mirabile, che dovunque il guardi par che 
segua, mostrando il dorso dalla testa ai piedi, co- 
manda alla terra che divenga feconda e si abbelli, 
rivestendosi di erbe, di piante, di fiori e di frutti. 

Nel quarto quadro circondato dalle solite quattro 
Accademie : 

Lo Spirito del Signore spazia nell'aria sopra 
le acque, sostenuto nella persona da un gruppo di 
angeli che strettamente lo circondano. Nel suo ra- 
pido trascorrimento crea i pesci nella loro varietà, 
gli animali ed i rettili della terra, ed ogni genere 
di volatili nell'aria. 

A destra del quadro: 

Daniele « Daniel » profeta della tribù di Giuda 
della real stirpe di Davidde. Bellissima figura piena 
di nerbo e di fierezza che cel dimostra per intre- 
pido confessore della sua fede. E seduto tenendo 
nella sinistra un grosso volume che un puttino ritto 



30 

in piedi a lui dinanzi gli sostiene colle braccia e 
cogli omeri. Colla destra è in atto di scrivere. Al 
vederlo ti si dimostra talmente assorto nella medi- 
tazione che gli si rizzano le chiome sulla fronte. 

A sinistra del quadro : 

Sibilla persica « Persica » la prima delle dieci 
che vaticinarono la nascita del Messia, è in atto di 
leggere mossa da celeste ispirazione. Due puttini le 
stanno dallato. Nobilmente vestita col capo rico- 
perto da largo ammanto è ritratta colla persona 
volta di fianco, col ginocchio destro rialzato. 

Nel quarto riquadro: 

Ij Onnipotente ravvolto nel manto avanzasi 
verso Adamo che vedesi ignudo coricato sopra la 
terra. Coli' estremità del suo indice tocca (1) quello 
che il primo uomo tende verso il Creatore quasi 
in atto di sorgere al suo comando, e lo anima del 
suo soffio divino infondendogli la vita, e dandogli 
precetti del retto operare. Col braccio sinistro ri- 
chiama intorno a se gli Spiriti serafici. che gli fanno 
bella corona. 

Intorno al quadro notansi quattro Accademie. 

A dritta sopra la finestra e nella lunetta: 

Asa figlio di Abia, Iosaphat, Ioram, altri re 
di Giuda. 

Sopra la finestra sinistra : 

Roboamo, tìglio di Salomone, ed Abia, re di 
Giuda. 

(1) Michelangelo non poteva supplire in modo più 
nobile ed ingegnoso con un semplico gesto indicatore al 
soffio divino onde l'uomo fu tratto dal nulla. 



31 

Segue la Creazione di Eva ritratta nel quinto 
riquadro attorniato da quatto Accademie notevoli 
sopra le altre per lo studio speciale dello scorcio, 
e per grandezza di disegno. 

Nel mezzo della volta : 

Eva vien tratta per le mani del Creatore 
dalla costa di Adamo giacente in profondo sonno. 
La prima donna in tutto lo splendore della sua 
bellezza, slanciasi in meraviglioso atteggiamento 
verso del suo Signore, in atto di riconoscenza pro- 
strandosi ai suoi piedi e ringraziandolo della vita 
concessale. Soggetto è questo veramente pieno di 
grazia e d' incanto, in cui lo sguardo dell'ammira- 
tore, e dello studioso tranquillamente si riposa nel 
mezzo di tante altre figure terribili e maestose. 

A destra in una cattedra: 

Sibilla cumea « Cumaea » la quarta delle dieci 
che furono le prime a proclamare la verginità della 
Madre del futuro Messia. E figura venerabile per 
canizie, espressa in atto di aprire un volume che 
uno dei due graziosi fanciulli posti di lato le ha 
già porto, mentre il secondo sorregge altro volume 
chiuso sotto il braccio. 

Sulla cattedra sinistra : 

Ezechiello « Ezechiel » profeta, figlio di Bus 
della stirpe sacerdotale, vestito di grandioso pan- 
neggio volgesi in atto inspirato verso uno dei put- 
tini che gli son dietro. Colla destra stesa è in atto 
di fare una domanda, mentre colla sinistra regge 
un papiro a metà svolto. 



32 

Nel sesto quadro a sinistra: 

Caduta di Adamo indotto da Eva a mangiare 
del frutto vietato. Secondo il costume dei primi- 
tivi maestri il tentatore è qui effigiato sotto fem- 
minea forma dal mezzo in su della persona, e nel 
resto di serpente avvolto colle spire al tronco del- 
l'albero della scienza del bene e del male, che è 
posto nel mezzo della composizione. Eva (1) è se- 
duta a sinistra in atto di stendere la mano a pren- 
dere il pomo offertole, adorna di tutto l'incanto 
della femminile bellezza; Adamo, quantunque in 
atto non conforme al testo della Genesi, le sta 
dappresso ai piedi cogliendo un frutto ancor esso. 

Nel medesimo vano a destra: 

Un cherubino minaccioso di aspetto impugnando 
una spada scintillante discaccia dopo il loro pec- 
cato di disubbidienza dal Paradiso terrestre Adamo 
ed Eva vergognosi della loro nudità, ed atteggiati 
di confusione e di dolore. 

Quattro Accademie son poste agli angoli del 
quadro. 

Nella lunetta destra, sopra la finestra : 
Ezechia re di Giuda, Manasse ed Amone fi- 
gliuolo di Davidde. 

Sulla finestra sinistra: 

Ozia, figlio di Amasia, Gioatano suo figlio, 
ed Achas o Acaz figliuolo di Ioatham, altri re di 

(1) Raffaele era talmente invaghito dell'Eva Miche- 
langiolesca che la copiò in disegno. Questo ammiravasi già 
nella Collezione artistica del Cav. Tommaso Lawrence, e 
presentemente trovasi in Oxford. 



33 

Giuda nella serie genealogica degli antenati di 
Cristo. 

Nel settimo grado: 

Vedesi in questo da un lato rappresentata Tara 
ardente del sacrificio colle vittime , alcune delle 
quali già sgozzate, che Noè, circondato dalla sua 
famiglia, offre in olocausto di propiziazione air Al- 
tissimo. Intorno al quadro son quattro Ignudi. 

Stella cattedra destra: 

Isaia « Isaias » il più eloquente di tutti i pro- 
feti e primo dei tre maggiori, maestoso nel volto, 
siede in grave atteggiamento, coperto nella persona 
di panni grandiosi. Col braccio sinistro si appoggia 
ad un volume che tiene socchiuso colla destra. As- 
sorto nel meditare, lentamente si volge alla divina 
ispirazione comunicatagli dair Angelo che gli sta 
dappresso sul fianco destro. Questa figura, una 
delle più belle tra quelle dei profeti, è detta tal- 
mente perfetta da racchiudere in se ogni buon 
precetto di pittura. 

Sulla cattedra sinistra : 

Sibilla eritrea « Erithraea » seduta sul fianco 
sinistro in maniera tale che fa maggiormente spic- 
care il profilo del volto e della persona veramente 
incantevole. Bello è l'ornamento del capo fasciato 
da una ricca treccia, modesto il vestire che lascia 
i piedi e le braccia ignude. È in atto di svolgere un 
libro semiaperto, e di accennar coir indice ciò che 
legge, mostrandosi assorta nel pensiero delle divine 
rivelazioni. Un putto stante dietro il volume con 

3 



34 

una face accende una lampada, indizio delle veglie 
notturne della Sibilla. 

NdV ottavo scompartimento : 

Diluvio universale. Non sarà discaro ai nostri 
lettori il conoscere che Michelangelo die principio 
alla pittura della volta con questo soggetto, e come 
le figure qui ritratte in buon numero siano di minor 
dimensione di quelle degli altri scompartimenti, di- 
fetto del quale troppo tardi si avvide il grande artista, 
perilchè dovette ingrandire quelle degli altri vani. 

Il soggetto è qui maestrevolmente diviso in 
varie scene che ci presentano immagini sinistre e 
spaventevoli. Le acque che a torrenti si riversano 
dalle nubi delle quali è fosca Paria, vanno allagando 
la terra, e mescolandosi alla piena dei vasti mari> 
e dei fiumi, dopo di avere ricoperto le pianure, ve- 
dovisi ascendere verso due montagne diverse che 
ergono le loro cime tuttora asciutte. Quivi da un 
lato scorgesi una tenda sotto la quale si è rifuggita 
molta gente alla rinfusa senza potersi riparare dalla 
pioggia ne dalle folgori accese dalla giusta collera 
del Signore contro i miseri che vedonsi in parte 
dalle medesime cadere colpiti; dall'altro molti cer- 
cano di trarre a salvamento le persone che loro son 
care, altri ha carchi gli omeri de' loro più preziosi 
arredi., tutti ritratti in gruppi sommamente espres- 
sivi. Nel mezzo una nave fieramente sbattuta dai 
marosi, già perduta la vela, è carica di uomini e 
di donne confusamente mescolate in preda al mas- 
simo terrore che invano cercano di sottrarsi al ge- 
nerale eccidio. Da lungi vedesi l'arca liberatrice 



35 

galleggiante tranquilla sulle acque con moltitudine 
di gente che prossima a sommergersi invano si sforza 
di afferrarla. 

Intorno fan bella corona quattro Accademie, 
una delle quali, a destra, è cancellata, rimanendone 
tuttora visibile la testa bellissima e la gamba si- 
nistra. 

Sulla finestra a sinistra : 

Zorobabele Capitano e Pontefice de' Giudei, 
i] quale riedificò il tempio di Gerusalemme dopo la 
liberazione dalla schiavitù de' Persiani; Abiud, Elia- 
chim od Eliasibbo della progenie di Cristo, altri 
duci e pontefici del popolo Ebreo. 

Sulla finestra a dritta: 

Giosia, Jecora e Geconia re di Giuda, Sa- 

LATHIEL. 

Nel nono scompartimento: 

Noè giace nudo in terra, ebbro del frutto della 
vite che egli pel primo aveva piantato, come vedesi 
espresso di lontano nel fondo del quadro a sinistra, 
della quale aveva senza avvertenza mangiato in 
troppa quantità. Cam, uno dei suoi tre figliuoli, 
nel vederlo in tale stato lo mostra in derisione agli 
suoi due fratelli Sem e Jafet da lui chiamati, i quali 
a tal vista si affrettano dolenti, rivolgendo indietro 
il capo a ricoprire la nudità del padre. - Soggetto 
trattato con molta convenienza e gravità. 

Intorno vi sono Ignudi che chiudono da questo 
lato la serie delle Accademie. 

Sulla cattedra ; 

Sibilla delfica «Delphica». La più bella delle 



36 

cinque ideate da Michelangelo, ritratta in attitudine 
pensosa con un papiro svolto nelle mani. E figura 
piena di grazia, e sommamente espressiva per l'aria 
nobile della testa } e la bella movenza della persona \ 
vivo il colorito delle vesti, grandioso il panneggio. 

Gioele « Joel » profeta, tutto acceso di brama 
ardente pel mantenimento della sua religione, è in- 
spirato in bella posizione intento alla lettura di uno 
scritto. Questa è figura sommamente ammirabile per 
la scienza dello scorcio e della prospettiva. 

Sopra la porta d'ingresso della Cappella, nel 
mezzo, in ano scompartimento : 

La venerabile figura barbata di Zaccaria pro- 
feta, ritratta in atto di sfogliare un volume, con due 
puttini che insieme abbracciati vi guardano curio- 
samente sopra alle spalle, pone termine al ciclo 
dei medesimi Profeti già descritto. 

Sopra la finestra a dritta: 

Azor e Zadoc antenati del Salvatore. 

Sopra la finestra a sinistra: 

Achim, Eliud. 

Nelle lanette destra e sinistra sopra le finte 
finestre : 

I patriarchi Giacobbe e Giuseppe da un lato, 
Eleazaro e Mathan dall'altro, pongono fine alla 
serie genealogica degli Antenati del Salvatore. 

Nei quattro angoli della volta sono effigiate 
altre istorie tratte dal Vecchio Testamento. 

A sinistra, nel triangolo presso la gran parete 
del Giudizio Universale: 

Amanno ministro del re Assuero è appeso alle 



37 

stesse forche fatte erigere nel suo palazzo per so- 
spendervi l'innocente Mardocheo zio della regina 
Ester, del quale aveva giurato, resterminio nonché 
di tutto il popolo Ebreo. La figura di Amanno posto 
in croce è dipinta mirabilmente sull'angolo, tantoché 
essendo le due braccia della croce sopra diverse 
superficie, per istudiata prospettiva sembrano nel 
medesimo piano. 

Nel triangolo destro : 

Vedesi nel mezzo il serpente di bronzo fatto 
innalzare da Mose, perchè nel mirarlo gì' Israeliti 
morsi da velenosi serpenti (Satire od idre alate) 
immantinente rimanessero sani. Notasi in questo 
soggetto sommamente espressivo una donna, che 
prossima a morire, sostenuta dai suoi, stende le 
braccia verso il simbolo di salute. 

Nel triangolo destro della volta nel fondo della 
Cappella : 

Giuditta ripone nel sacco il capo reciso d'Olo- 
ferne, liberando in tal modo la sua patria dal fiero 
assedio dell'esercito Assiro. L'invitta donna è di- 
pinta di schiena colla persona rivolta di bellissima 
forma. 

NelV opposto triangolo : 

Davidde vittorioso del gigante Golia prosteso 
a> terra, gli recide con la sua istessa scimitarra il 
capo intriso di sangue, in presenza de' due eserciti, 
schierati in campo l'uno di fronte all'altro, che as- 
sistono al singolare combattimento. 

I pieducci delle lunette sono sostenuti da pila- 
stri di rilievo con base e capitelli i quali passano 



38 

sopra la gran cornice intagliata e dorata, e giun- 
gono al parapetto o ringhiera di ferro che si estende 
nel giro della Cappella, ad eccezione della parete 
ove è dipinto il Giudizio. 

Fra i detti pilastri sono racchiuse sei grosse 
invetriate con centine alla destra , e einque alla 
sinistra del fregio superiore. 

Nel muro intermedio, e nei corrispondenti vani 
sono dipinte due nicchie divise parimente da altro 
simile pilastro. In queste vedonsi effigiati da Sandro 
Botticelli, e dai vari maestri che eseguirono le pit- 
ture dei grandi quadri laterali della Cappella, ven- 
tiquattro de' primi Pontefici che la Chiesa venera 
come Santi, dodici per lato, o quattro nella parete 
sopra la gran porta d'ingresso ove è collocato lo 
stemma gentilizio del Pontefice Sisto IV, fondatore 
della Cappella, espresso in grandioso rilievo. Questi 
sono disposti nel seguente ordine avente ciascuno 
nel basamento la relativa epigrafe latina che ac- 
cenna alla sua patria, alla Incoronazione, agli anni 
del Pontificato ed alla sua morte. 

Cominciando a destra dal lato dell'altare: 

S. Anacleto, greco — S. Alessandro, romano. 
S. Telesforo, greco — S. Pio e S. Sotero, italiani. 
S. Vittore, africano — SS. Calisto, Ponziano e Fa- 
biano romani — S. Cajo dalmata — S. Sisto II, 
greco. S. Felice, romano — S. Marcellino, romano. 

Continuando a sinistra egualmente dal lato del- 
V altare: 

S. Clemente, romano — S. Evaristo, greco. 
S. Sisto, romano — S. Igino, ateniese — S. Aniceto, 



39 

siro — SS. Zefirino ed Urbano, romani — S. Antero, 
greco — S. Cornelio, romano — S. Stefano, greco 
— S. Dionisio, romano — S. Eutichiano, italo — 
S. Marcello, romano. 

Fresco del Finale Giudizio. 
Sunto Storico 

Nel 1534 Michelangelo in età di anni 67 si ac- 
cinse all' impresa di pingere a fresco sulla facciata 
principale della Cappella, ov'è l'altare, il soggetto 
dell' Universal Giudizio, del quale aveva già dise- 
gnato i cartoni sotto Clemente VII, che fin dal suo 
Pontificato aveva destinato a dipingere sopra due 
lati della Cappella il Finale Giudizio, e la Caduta 
degli Angeli ribelli. A ciò fare fu specialmente mosso 
dalle preghiere di Paolo III, che* bramoso di avere 
un'opera del pennello di sì grande artista, per 
fargli onore, unico ne' fasti dell' arte, si recò egli 
stesso solennemente di persona in compagnia di 
dieci Porporati, e della sua nobil corte, a fargli 
viva istanza perchè si risolvesse ad accettare l'ar- 
duo incarico ; e per mezzo del Card. Camerlengo 
Sforza gli scrisse lettere patenti e tre brevi, coi 
quali lo assicurava della rendita di scudi milledu- 
cento, a tale scopo legata da Clemente VII (1). 

Tanta era la stima e considerazione con cui 

(1) Ad onorare la memoria di questo Pontefice fu di- 
sposto che il suo stemma sasebbe stato dipinto nel punto 
più nobile della vòlta appiè della figura di Giona profeta, 
quantunque in appresso rimanesse cancellato. 



40 

questo Pontefice apprezzava il genio del sommo 
artista. 

Oltre tali promesse e distinzioni Michelangelo 
fu svincolato dall'impegno assunto col Duca di Ur- 
bino nipote di Giulio II, di condurre a termine il 
Mausoleo di detto Pontefice con dieci statue, e di 
far murare una sola delle facce di detto monu- 
mento (1) con le tre già compite, delle quali la prin- ' 
cipale è il Mose, figura: veramente originale e tale, 
a detta del Cardinal di Molara, uno dei dieci che 
si recarono al suo Studio, bastevole per se sola 
ad onorare Giulio II. 

Michelangelo quindi si accinse all'opera fa- 
cendo gettare a terra l'intonaco per dipingervi ad 
olio, preparato da Frate Sebastiano del Piombo, 
il quale aveva ciò consigliato a Paolo III, dicendo, 
come era solito, » esser questa opera donnesca, e 
pratica da gente infingarda ed ignorante. 

Primitivamente sulla stessa parete di mezzo 
il Perugino aveva ritratto a fresco in tre parti di- 
stinte, cioè nel mezzo, l'Assunzione della Vergine 
cnn Sisto IV fondatore della Cappella, genuflesso 
ai suoi piedi ; Mose salvato 1 dalle acque del Nilo 
dalla figlia di Faraone, dal lato del Vangelo; da 
quello della Epistola la nascita di G. Cristo e l'ado- 
razione dei Magi. Questi tre freschi furono poste- 
riormente fatti cancellare da Papa Paolo III perchè 

(1) Il più magnifico che si possegga dell'arte moderna. 
Delle statue da lui finite per detto monumento si conosce 
una Vittoria che è a Firenze, e due Schiavi nel # Museo Sigalon 
di Parigi. 



41 

Michelangelo vi dipingesse il soggetto dell'Univer- 
sale Giudizio. 

Condusse il sommo artista l'opera grandiosa 
a finale compimento in tre o quattro anni dopo 
esserne decorsi trenta dall' esecuzione di quella 
della volta, e nel giorno di Natale del 1541 fu 
esposta alla ammirazione di Roma stupefatta per 
tanto miracolo di arte. 

Giudizio Finale 

Nel mezzo del gran quadro (1) vedesi il Figlio 
di Dio rivestito della sua più terribile maestà, as- 
siso sopra gran nube, quasi in trono di podestà, 

(1) Immenso teatro di azione di non meno di 300 figure. 
Concetto veramente degno di Michelangelo il quale in tutto 
si dimostra perfetto, sia nel disegno di somma correzione, 
sia nella inimitabile arditezza di pennello e nella grande 
intelligenza degli scorci. Sventuratamente alcune parti del 
fresco, specialmente verso il punto degli Angeli che suonano 
le trombe, tendono a scagliarsi, non per umidità come da 
taluni vuoisi, ma per calore già sofferto delle candele, ciò 
che dà a temere un prossimo deperimento. 

Gli altri freschi delle pareti laterali sono egualmente 
anneriti dal tempo, dal fumo dei ceri, dell' incenso, ed ancora 
delle schede che vi si bruciavano dopo lo scrutinio dei con- 
clavi. Secondo la tradizione fu quivi acceso un gran fuoco 
dai soldati di Carlo V, e del Connestabile di Borbone, im- 
padronitisi di Roma nel 1527. Questi fuochi, ed il fumo, 
sebbene non con ragione, penetratovi per l'incendio di una 
polveriera nello scorso secolo del prossimo Castel S. Angelo, 
contribuirono a render maggior il danno, e ad oscurare mag- 
giormente il colorito dei freschi della Cappella. 



con a fianco la divina sua Madre in sembiante ti- 
mido e pauroso, ed il precursore Giovanni, quale 
inesorabil Giudice del mondo, in atto di lanciare 
irremissibilmente con la destra la sentenza di eterna 
maledizione contro i reprobi, e con la sinistra in- 
torno a se raccogliendo gli Eletti. Ai lati assistono, 
facendogli nobilissima corona in bell'ordine disposti, 
i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, ed a schiere i 
Confessori, le Vergini, i Martiri che mostrano i 
varii simboli, e gl'istrumenti delle loro sofferenze, 
per amor di Cristo nella vita mortale sostenute. 
Fra questi scorgesi Andrea colla croce in ispalla, 
Bartolomeo che mostra la sua propria pelle, Lo- 
renzo la graticola, Biagio i pettini, Caterina la ruota 
dagli aculei e Sebastiano le frecce. 

A sinistra è notevole un gruppo di Eletti che 
in bella maniera porgono aiuto al Cireneo nelPad- 
dossarsi sugli omeri la Croce. Questi è ritratto im- 
berbe nel mezzo di figure barbate., curvo nella per- 
sona, con studio perfetto di anatomia nello scorcio 
del braccio sinistro e del ventre. 

Superiormente negli archi della volta, alquanti 
Angeli con varia movenza, recano in trionfo i pre- 
ziosi trofei dell' umano riscatto, la Croce, la Co- 
rona di spine, la Colonna della flagellazione ; altri 
la Spugna, i Chiodi, e gli altri strumenti della 
Passione. 

Inferiormente nella parte media del quadro, 
i sette Arcangeli descritti da Giovanni nelF Apoca- 
lisse, due de' quali recano nelle braccia i libri aperti, 
si fanno banditori dell'orrendo giorno, dando fiato 



43 

alle loro trombe per risvegliare dal sonno mortale 
gli uomini, chiamandoli dalle estreme parti del 
mondo a comparire dinanzi all'Eterno Giudice 

Allo squillo tremendo apronsi i sepolcri, ed 
in varie attitudini veggonsi i morti, tuttora sche- 
letri, uscire dalle tombe. Alcuni si sforzan di uscire 
dal seno della terra luridi e squallidi nel sembiante, 
altri già risorti nella primitiva lor forma, pieni di 
confusione e vergogna, sembrano ritrosi di presen- 
tarsi al Giudizio. 

In alto a destra, schiere di eletti fendono Paria 
innalzandosi al Cielo, invano trattenuti dai demoni 
che con orribili sforzi cercano di contenderli agli 
Angeli ed ai Santi, i quali esecutori della divina 
sentenza, vengono amorevolmente in loro soccorso. 

A sinistra del quadro ferve disperata lotta tra 
reprobi e demoni, i quali, con orrido ceffo in varie 
masnade, con le beffe, cogli urti, colle percosse in 
giù li traggono e sospingono, afferrandoli pei ca- 
pelli od in varie parti del corpo, e di tutti facendo 
fierissimo strazio. Uno di questi travolge un reo 
con un serpe attorcigliato al collo, altri piombano 
negli abissi infernali in diverse terribili forme. 

Più indietro, a destra, è figurata la Morte av- 
volta in un lenzuolo, seduta nel mezzo in un gruppo 
di reprobi. 

A sinistra del quadro Michelangelo, informan- 
posi al divino poema di Dante, (1) ha mescolato con 

(1) Dicesi che Michelangelo fosse talmente preso dalla 
bellezza della Divina Commedia, che nel leggerla disegnasse 



44 

la cristiana credenza il mito di Caronte, che con 
occhi di bragia carca il suo battello di cattivi per 
traghettarli all'Averno, e 

« Batte col remo qualunque s'adagia » 

introducendolo dipinto in atto di battere con piglio 
inesorabile i ribelli che da se stessi gettansi sulla 
riva, nel punto ove gli Angeli accorrono alla difesa 
degli Eletti contro i demoni. 

L'altra figura all'angolo sinistro del gran fresco, 
sopra la porta che conduce alla sagrestia della Cap- 
pella, rappresenta Minosse come lo figura Dante 
nel canto V dell'Inferno 

« S tassi Minosse orribilmente e ringhia » 

con lunghe orecchie di asino, ed un serpe avvolto 
intorno alla persona (1). 

sopra i margini di una copia che aveva presso di se ciò che 
l'imaginazione del poeta gli facea intravedere nella accesa 
fantasia artistica. Vera disgrazia per le Arti Belle che questa 
copia andasse perduta in un naufragio di nave che da Civi- 
tavecchia si tragittava a Livorno. 

(1) Questa figura porta le sembianze di Biagio Casena, 
o da Cesena. Il Vasari piacevolmente narra come questo 
Monsignore, Maestro delle Cerimonie Pontificie, o Cameriere 
del Papa, facesse osservare a Paolo IV l'indecenza delle figure, 
esposte nella loro totale benché innocente nudità, degne perciò 
più di bordello o di sala da bagno che di un luogo santo. 
Michelangelo, a punirlo- di tale critica del suo operato non 
ancora compiuto, nonché di altri fastidii che da lui riceveva 
nel lavoro, il volle collocare nell'Inferno tra i dannati, sotto 
la suddescritta figura di Minosse giudice, con sopra alcune 



45 

La parte superiore che dava compimento a 
tutto il lavoro rappresentante Y Eterno Padre collo 
Spirito Santo, fu in seguito cancellata per dar 
luogo ad un ornamento di architettura nel miglior 
modo raccomodato. 

Se ne può conoscere l'idea soltanto da qual- 
che copia anteriore alla fine del decimosesto se- 
colo (1). 

Secondo il Vasari Adriano VI pensava di far 
cancellare alcune di queste nudità. 

screpolature nella volta, con imitazione naturale così perfetta, 
che sembra il muro sia per rovinargli sul capo. 

Aggiunge ancora l'erudito scrittore, che essendosi il 
cameriere lagnato col Papa del brutto scherzo, questi gli 
rispondesse che ove Michelangelo l'avesse collocato nel Pur- 
gatorio, egli avrebbe senza fallo procurato di cavamelo fuori, 
ma stando nell'inferno non poteva far nulla per lui, sapendo 
bene non darsi nell'inferno luogo ad alcuna redenzione « Nulla 
est redemptio. » 

Queste parole messe in bocca al Pontefice sarebbero 
piuttosto da attribuirsi allo stesso Michelangelo, conoscendo 
bene il suo animo disdegnoso e fiero, cui piacque di tal ma- 
niera vendicarsi quando venne dal Pontefice richiesto della 
liberazione del suo Maestro delle Cerimonie. 

(Vedasi Salvator Rosa, Sat. III). 

Al rimprovero mosso da Biagio da Cesena, successero 
altre critiche non meno acerbe per l'animo già disgustato di 
Michelangelo. Fu detto eziandio che la sua pittura non aveva 
in complesso effetto nè morale nè artistico. 

(1) Vedesi nel Museo di Napoli. - Ammirasi ancora nella 
Biblioteca Vaticana una fedelissima copia del Giudizio in di- 
segno del defunto Prof. Minardi, ed altra del Sigalon è a 
Parigi nel Palazzo delle Belle Arti, unitamente a copie in 
gesso delle più belle statue di Michelangelo. 



46 

Paolo IV che pur n' era spiacente, ne fece nel 
1555 rimostranza con Michelangelo stesso, esortan- 
dolo a ricoprirle. 

Questi non volle farvi alterazione alcuna, ri- 
spondendo al messo del Pontefice che il Papa cer- 
casse di emendare la natura, il mondo, i costumi, 
cosa assai più difficile, ed allora gli sarebbe stato 
facile di riformare il dipinto, o che il quadro si 
sarebbe da se stesso riformato. 

Pio IV, per iscrupolo religioso, poco mancò 
che non facesse cancellar tutte le figure, perchè 
disdicevoli alla santità del luogo, se non fosse stato 
distornato dal suo pensiero per consiglio dei Car- 
dinali stessi. Alcune soltanto tra le principali fu- 
rono velate per decenza del santuario, dal Riccia- 
relli Daniele da Volterra, scolare di Michelangelo, 
il quale perciò sin d' allora venne soprannomato 
il Braghettone, ed ebbe una sferzata non meritata, 
da Salvator Rosa (Sat. III). Colorì ancora la testa 
di S. Biagio che aveva sofferto, e fece la veste 
verde a Santa Caterina. 

Stefano Pozzi, posteriormente, velò ed ag- 
giunse generale panneggiamento a tutte le altre 
figure per ordine di Clemente VIII, poco soddi- 
sfatto dell'operato di Daniele, arrecando di tal ma- 
niera danno non piccolo allo stesso fresco. 

Pitture delle Pareti laterali della Cappella 

Le tre facciate laterali della Cappella sotto la 
gran ringhiera o cornice sono ricoperte di quattor- 



47 

dici superbi quadri eccellentemente conservati, di- 
pinti a fresco dai più celebri artefici, ristauratori 
dell'arte nel decimoquinto secolo, la maggior parte 
fiorentini. Se ne contano sei che decorano in tutta 
la loro lunghezza ciascuna delle due facciate late- 
rali, e due nelle corrispondenti pareti presso la 
porta d' ingresso. 

Questi sono separati da inquadrature imitanti 
pilastri dipinti con i loro capitelli e basi d'ordine 
corinzio, ornati d' arabeschi, intrecciati a candelabri 
d'oro che perfettamente corrispondono a quei della 
volta. 

I soggetti ivi in nobile maniera espressi, sono 
tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento, dalla vita 
di Mose, e da quella di Cristo dal lato del Van- 
gelo e da quello dell 7 Epistola, posti a riscontro e 
distribuiti in maniera da formare un parallelo nello 
spirito religioso tra la figura e la realtà. 

Cominciando dalla facciata sinistra, lato del 
Vangelo: (Vecchio Testamento). 

I. Luca Signorelli. Viaggio di Mose in Egitto 
con Sefora sua moglie, la quale per ordine del- 
l'Angelo vedesi in atto di compiere con una selce 
tagliente la circoncisione del proprio figlio. In vari 
altri ripiani dell'ameno paesaggio che abbellisce 
il dipinto sono vagamente distribuiti in comparti- 
menti altri fatti attinenti allo stesso soggetto, ed 
è tra questi notevole la partenza dall'Egitto di 
Mose, di Aronne e di 500,000 Israeliti avvenuta 
nell'anno del mondo 2544, ricchi di tutte le pre- 
ziose suppellettili tolte in prestito dagli Egiziani. 



48 

Questa insigne pittura è opera del Signorelli 
da Cortona, allievo di Pier della Francesca, il 
quale riportò lode maggiore sopra i contempo- 
ranei che presero parte al lavoro della Sistina. 
Da altri ancora si attribuisce al Perugino coadiu- 
vato dal Pinturicchio, e da Bartolomeo della Gatta. 

I. A destra, dal lato dell'Epistola: (Nuovo Te- 
stamento). 

Pietro Perugino. Battesimo di Gesù Cristo nel 
Giordano per le mani del suo santo Precursore 
Giovanni. Vedesi nel mezzo di pittoresco paesaggio 
ben digradato in colli e pianure, il Cielo aperto, e 
nel mezzo della gloria tra nubi risplendenti l'E- 
terno Padre circondato dagli Angel^ con lo Spi- 
rito Santo disceso in sembianza di colomba sopra 
la figura del Salvatore. 

Questa pittura eseguita con l'aiuto di Andrea 
d'Assisi, detto l'Ingegno, è assai malconcia nei 
contorni e nella degradazione del colorito, da mal 
condotto ritocco fattovi dopo. La sola gloria nel- 
l'aria è di squisito disegno, e trovasi, a differenza 
del resto del dipinto, ottimamente conservata spe- 
cialmente nel colorito. 

Il Perugino che fu uno dei primi accorsi a 
Roma all'invito del Pontefice Sisto IV, ed a cui 
furono in parte dapprincipio confidate le- decora- 
zioni della Cappella, qui si dimostra d'idee più fe- 
condo, più morbido nello stile, quantunque non to- 
talmente scevro di quelle crudezze e secchezze 
proprie del tempo, specialmente nel taglio delle 
vesti delle sue figure. 



49 

II. A sinistra: (Vecchio Testamento). 
Alessandro Filippi Fiorentino, allievo di Sandro 
Botticelli. 

Il soggetto principale del quadro è Mosè in 
atto di trar vendetta sull'Egiziano del sangue da 
costui versato delF infelice Ebreo, e di cacciare 
dal pozzo i pastori madianiti, i quali impedivano 
alla figlie di Ietro suo suocero, di attingervi acqua, 
cortesemente abbeverandone nel tempo istesso i 
loro armenti. Negli altri piani, nei quali è bella- 
mente diviso il paesaggio, che ritrae maggior ri- 
salto dallo sfoggio delle vesti, e dei costumi va- 
i riamente coloriti, notasi Mosè davanti al roveto 
ardente, ed altri fatti occorsi al sommo legislatore 
Ebreo nel suo viaggio attraverso il deserto. 

II. A destra: (Nuovo testamento). 

Sandro Botticelli o Filippesi. Veglia, digiuno 
ed orazione del Salvatore fatta nel deserto per lo 
spazio di quaranta giorni e quaranta notti con la 
tentazione mossagli da Satana e confusione e fuga 
del medesimo. 

Il pittore ha ritratto la scena sopra il pinacolo 
di un alto tempio gotico della città santa, ove ha 
luogo la tentazione. Le due figure che formano il 
soggetto principale del quadro sono tali che ap- 
pena si discernono, mentre poi quelle, delle quali 
vedesi ripieno l'atrio del suddetto tempio in vari 
atteggiamenti di presentare offerte, o di ragionare, 
sono espresse di maggior grandezza al naturale. 
La maggior parte di queste in grave sembiante, 
ritraggono personaggi del tempo, tutti spiranti vita. 



4 



50 

III. A sinistra: (Nuovo Testamento). 

Cosimo Rosselli (1). Passaggio a piedi asciutti 
del mar Eritreo, diviso a guisa di due alte mu- 
raglie per virtù della verga di Mose, con la som- 
mersione del poderoso esercito di Faraone, inse- 
guente gli Ebrei. Mose signoreggia sulla sponda 
con la sorella Maria, e le turbe a suon di cem- 
bali e di tamburi danzando, sciolgono inni di 
grazie e di giubilo al Signore per la loro libera- 
zione. Nell'aria campeggia la nube prodigiosa che 
costantemente ' precedendoli nel viaggio, rende a 
loro ombrato il giorno, luminosa la notte. 

In questo quadro il Rosselli non potendo egua- 
gliare il merito degli altri artefici, impiegati nel 
dipingere la Cappella, cercò con astuzia d'ingegno 
di trar compenso dall' abbondante profusione di 
fregio con più brillanti colori, lumeggiando e ca- 
ricando le sue figure con oro. Per ciò ne fu rime- 
ritato con più larga ricompensa da Sisto IV che 
obbligò ancora gli altri a fare lo stesso nelle loro 
composizioni. 

III. A destra: (Nuovo Testamento). 

Domenico Corradi (2). Questi fu il primo che 
con ben istudiata prospettiva seppe accrescere il 
merito alle sue composizioni di bel disegno e co- 
lorito. Il soggetto rappresenta la vocazione all'Apo- 
stolato di Andrea e di suo fratello Simone detto 

(1) Fiorentino, primo maestro di Michelangelo (1445- 
1484). 

(2) Fiorentino, detto il Ghirlandaio (1451-1495;. 



51 

Pietro, che prostrati ai piedi del Salvatore presso 
Cafarnao sulle rive del mar di Galilea, per seguirlo 
vedonsi in atto di abbandonare le reti e la navi- 
cella. Le figure son tutte notevoli per impronta 
veramente religiosa. 

IV. A sinistra: (Vecchio Testamento). 

Cosimo Rosselli. Mose spezza le tavole del De- 
calogo da Dio ricevute sul monte Sinai per la pro- 
mulgazione dell' antica Legge, alla vista dell' empia 
idolatria degli Ebrei che adorano a somiglianza 
degli Egiziani il vitello d'oro, Api, formato coi più 
ricchi arredi delle donne Israelite ; dall' altro lato 
mostra le novelle tavole della Legge alle turbe che 
scorgonsi accampate nel deserto. 

IV. A destra: (Nuovo Testamento). 

Cosimo Rosselli. Gesù sul monte circondato 
dai suoi dodici Apostoli novellamente eletti, e da 
una gran moltitudine di popolo insegna la vera sa- 
pienza col sermone delle otto beatitudini. 

Vedesi ancora la guarigione fatta da Cristo 
al lebbroso, prostrato ai suoi piedi. Bella è la com- 
posizione di questo dipinto e sommamente prege- 
vole. Fra le figure disposte con bella unità d'a- 
zione, notasi principalmente quella del Salvatore 
per carattere pieno di maestà, e pel volto che ri- 
tiene impronta di soave dolcezza, come ancora un 
gruppo di donne ritratte al vero con maestrevole 
perfezione di stile. Evvi un paesaggio pieno di ve- 
rità e di leggiadria nel colle e nel sottostante piano 
abbellito da ombrosi alberi, creduto opera di Pietro 
Cosimo, allievo del Rosselli. 



52 

V. A sinistra: (Vecchio Testamento). 

Sandro Botticelli. Il soggetto eli questo riqua- 
dro è la congiura e sedizione contro di Mose e di 
Aronne, di Core, Dathan, Abiron, e di 250 altri 
leviti cospiratori, tutti ingoiati in punizione dalla 
terra e colpiti dal fuoco divoratore sceso dal cielo. 
La pittura è adorna di eccellente decorazione ar- 
chitettonica nell'ara del sacrificio, presso la quale 
è la figura di Aronne, che, vestito degli abiti sa- 
cerdotali offre incenso all' Altissimo, ed in un arco- 
trionfale a somiglianza di quel di Costantino, eretta 
in lontananza. 

V. A destra: (Nuovo Testamento). 

Pietro Perugino. Istituzione di Pietro in Vicario 
di Gresù Cristo, che è in atto di porgergli le due 
simboliche chiavi della potestà pontificia. È questo 
uno dei più vasti e dei migliori tra i dipinti a 
fresco del maestro di Raffaello, notevole per gran 
purezza e nobiltà di stile. Osservasi da un lato 
un tempietto (1) poligono, di nobile e soda archi- 
tettura. Due archi trionfali, collocati nel fondo su 
ciascun lato, portano un 5 iscrizione in versi latini 
ad encomio ed onore di Sisto IV, detto superiore 
pel suo zelo religioso nella fondazione e consacra- 
zione della Cappella allo stesso Salomone, sebbene 
gli fosse disuguale nelle ricchezze, colle quali il 

(1) Questo fu da Raffaello e dal Perugino stesso co- 
piato da un elegante bassorilievo nel tabernacolo dell' Or- 
gagna nella Chiesa di S. Michele in Firenze, rappresentante 
lo sposalizio della Vergine, che Raffaello riprodusse nel suo 
stupendo fresco che ammirasi nella Galleria Brera di Milano. 



53 

celebre re costruì il gran tempio di Gerosolima. 
Sull' arco verso Y altare leggesi Y esametro relativo 
al tempio di Salomone 

« Immensum Salomon Templum Tu Hoc Quarte Sacrasti » 

e sull'opposto arco che raffigura la cappella il pen- 
tametro : 

« Sixte Opibus Dispar Relligione Prior. » 

Molte tra le figure sono senza dubbio ritratti 
di personaggi del tempo. Fra Bartolomeo della 
Gatta (1) camaldolese; abate di S. Clemente d'Arezzo, 
prese parte nel dipingere il quadro. . 

VI. A sinistra: (Vecchio Testamento). 

Luca Sig novelli. Morte del Patriarca Mose 
sulla cima del monte Nebo in età di 120 anni in 
vista della terra di promissione, dopo avere scelto 
Giosuè a capitano del popolo ebreo, di aver letto 
il suo testamento, ed impartito alle turbe dolenti 
l'ultima benedizione. Pittura tra le migliori che 
trattano della storia di Mose. 

VI. A destra: (Nuovo Testamento). 

Cosimo Rosselli. Celebrazione della Pasqua 
colF ultima Cena fatta da Gesù Cristo in compagnia 
degli Apostoli nella istituzione del SS. Sacramento. 
Fra le varie figure è notevole quella di Giuda che 
col capo imbacuccato, siede dicontro al Salvatore 

(1) Fiorì nei primi anni del XV secolo, e si segnalò 
egualmente nelle varie arti della pittura, miniatura, archi- 
tettura, e musica. 



54 

nella parte anteriore della mensa, e che puossi ri- 
tenere per vero tipo di usurajo e di traditore. Alla 
vista dell'orazione sul monte Oliveto, della cattura 
nell'orto del Gethsemani, e della Crocifissione sul 
Calvario, che nel lontano orizzonte scorgonsi at- 
traverso il triplice balcone del Cenacolo, il pensiero 
mestamente corre alla futura passione del Salva- 
tore. Bel fresco, ma assai indebolito nel chiaro- 
scuro per un ristauro nella fascia di mezzo della 
larghezza di quattro palmi, che aveva sofferto danni 
per la caduta di una trave. Fu dopo eseguito an- 
cora il ritocco del restante del quadro. 

VII. A sinistra fra l 'angolo estremo della Cap- 
pella e la porta : 

Francesco Salviati. Contesa tra l'Arcangelo 
S. Michele e il demonio nella deposizione del corpo 
di Mose, fatta dagli Angeli sul monte Nebo, in luogo 
ignoto a tutti per impedire che trattolo di sotterra, 
e dagli Ebrei, tanto inclinati alla idolatria, rintrac- 
ciato, non fosse ai medesimi porta occasione di 
adorarlo, come Dio per i prodigi, in virtù delPOn- 
nipotente, da lui in vita operati, siccome narra 
S. Giuda nella sua Epistola Canonica. 

Questo fresco fu in appresso con cattiva ma- 
niera ristampato da Matteo da Lecce. 

VII. A destra: (Nuovo Testamento). 

Risurrezione di Gesù Cristo dipinta con vivace 
colorito da Domenico Ghirlandaio, e quindi con 
mediocre lavoro rifatta da Arrigo di Malines pit- 
tore fiammingo, quando la parete fu gravemente 
danneggiata per la caduta dell'architrave che schiac- 



55 

ciò due guardie svizzere, mentre Gregorio XIII 
celebrava Messa nella Cappella, nel Natale del 1562. 

Terminata l'osservazione di queste pitture la- 
terali, rivolga lo studioso visitatore nuovamente lo 
sguardo alla volta, e fatto paragone tra le mede- 
sime e le grandiose creazioni di Michelangelo, ne 
tragga la certa cognizione della meravigliosa fecon- 
dità del suo ingegno, col quale, nella sublimità 
delle sue composizioni, sorpassò di volo quanto in 
tal genere di pittura, dai suoi coetanei, ed ante- 
riormente al suo tempo, era stato compiuto. 

Uscendo dalla Cappella per una Scaletta in- 
terna si giunge alV Appartamento di S. Pio V. Presso 
l'ingresso a sinistra osservasi sul muro una prege- 
vole pittura a fresco di Baldassarre Per uzzi da 
Siena, rappresentante il Presepe colV Adorazione dei 
pastori. 

Traversando quindi la prima e la seconda Sala 
di detto antico appartamento ì ove presentemente 
trovasi esposta, iena Collezione di quadri moderni (1), 
si giunge per una porta con bell'artificio intagliata 
alla Sala della Immacolata Concezione. 

Sala della Immacolata Concezione 

Vasta sala riccamente decorata di magnifiche 
pitture a fresco per cura del Sommo Pontefice 

(1) Di questa, trattandosi di quadri di minor impor- 
tanza, nonché dell'antica Cappella di S. Pio V, se ne dà la 
descrizione in fine di libro. V. Vindice. 



56 

Pio IX, il quale desideroso di perpetuare la me- 
moria del Domina della Immacolata, ne affidò l'ese- 
cuzione all'esimio pittore Cav. Francesco Podesti, 
degno dell'onorevole incarico. 

Il fresco sulla parete destra della Sala rappre- 
senta la convocazione in solenne adunanza dei Teo- 
logi più insigni, e dei dignitari ecclesiastici, per la 
Discussione del Domma che precedette la finale 
definizione. 

L'azione ha luogo in una sala del Vaticano 
ben architettata, nel mezzo della quale ergesi la 
statua marmorea della Vergine. Intorno a questa 
sono genuflessi alcuni Padri in atto di preghiera^ 
e disposti a gruppi i capi d'Ordine, ed altri di- 
stinti Personaggi ecclesiastici di rito latino, armeno 
e greco tra' quali riconosconsi vari prelati della 
corte di Pio IX, Monsignor Sibour, fu arcivescovo 
di Parigi; il dotto domenicano Sallua, ora arcive- 
scovo, ed il Bresciani della Compagnia di Gesù. 
Quest'ultimo è seduto presso la Teologia personi- 
ficata cogli attributi a lei propri accennando alla 
Vergine, accompagnata da un angelo che sostiene 
una tavoletta su cui è scritto il suo titolo. 

Sulla grande parete di fronte alle finestre nel 
mezzo sotto ricco baldacchino è la veneranda fi- 
gura del Nono Pio, che rivestito de' pontificali pa- 
ramenti di gran cerimonia, ed irradiato da lume 
celeste, è in atto di schiudere il labbro alla solenne 
proclamazione dell'Immacolato Concepimento della 
Vergine. Ai suoi piedi prostransi l'Emo Mattei de- 
cano del Sacro Collegio e quattro vescovi di rito 



57 

latino ed orientale, postillatori della solenne defi- 
nizione. 

E circondato dal Principe assistente al soglio, 
dal Maestro delle cerimonie, dai Cardinali cele- 
branti e da un doppio ordine di membri del Sacro 
Collegio, da Vescovi, da Protonotarii Apostolici, 
dal Senatore e dai Conservatori di Roma, dai Ca- 
nonici della Basilica, e da altri personaggi laici ed 
ecclesiastici della corte, rivestiti nella foggia lor 
propria. L'azione ha luogo YS Dicembre 1854 nella 
tribuna della Basilica Vaticana. 

Di sopra apresi il Cielo, e nel mezzo della 
Triade Sacrosanta la Vergine Immacolata preme 
col niveo piede il capo dell' infernal serpente sul 
disco lunare che Le serve di sgabello. 

Intorno Le fa corona una vaga schiera di ange- 
letti adoranti, e due serafini che Le presentano una 
rosa ed un giglio, gli Apostoli Pietro e Paolo, il 
suo casto sposo Giuseppe, il Battista, i Patriarchi, 
tra' quali Adamo ed Eva, i Profeti, i Confessori, 
gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa disposti a 
schiera sopra nuvolette in bellissimo ordine in atto 
di venerarla. 

Inferiormente, a sinistra del riguardante, è la 
figura maestosa della Fede che mostrando la Croce 
sostenuta da un angelo accenna al domma nel libro 
aperto colla sinistra. Sotto a questa un gruppo di 
Angelici Spiriti dà fiato alle trombe per la procla- 
mazione del domma che si diffonde nel mondo 
tutto ; altri spargono a piene mani rose e fiori sulla 
terra, e sui dignitari assistenti alla cerimonia nei 



58 

loro stalli. A destra l'Arcangelo S. Michele, duce 
alle angeliche schiere, disperde con spada fiammeg- 
giante negli abissi infernali gli eresiarchi e i ne- 
mici della Vergine. 

Nel terzo fresco di prospetto a quello della Di- 
scussione del domina, è il Sommo Pontefice Pio IX 
che vestito de' sacri paramenti, ed asceso sopra di 
una tribuna espressamente costruita offre incenso alla 
Vergine dopo di averne solennemente coronato di 
aureo diadema l'imagine nella Cappella Giulia, o nel 
coro nella stessa Basilica Vaticana. Egli è assistito 
dai Cardinali diacono e suddiacono, dal Principe assi- 
stente al soglio, dal Senatore di Roma, e da' pri- 
mari dignitari della Corte in varie guise disposti. 
Sono presenti a destra ed a sinistra il Crocifero coi 
due accoliti, Cardinali, Vescovi mitrati di vario rito. 
Religiosi di Ordini diversi, Canonici nei loro stalli, 
tra i quali notasi il Maestro del Sacro Ospizio ed 
altre Dignità Prelatizie che hanno il posto nella 
Cappella Papale. 

Notasi a sinistra nell'angolo della parete il ri- 
tratto del Rodesti che con tanta maestria condusse 
si pregevole lavoro. 

Il fresco superiore tra le finestre ha la Reli- 
gione seduta su nobilissima cattedra marmorea in 
forma di sacro tempietto con la croce nella destra 
e stendendo la sinistra a benedire le varie Nazioni 
che si raccolgono al suo seno. È vestita di manto 
giallo e di bianca tunica che le copre la persona, 
e di lungo velo che tutta l'ammanta. Un cinto gem- 
mato le stringe i fianchi, Ha il petto adorno del- 



59 

l'efod sacerdotale; il capo coperto della mitra ebraica 
con sopravi il triregno papale. Due angeli scendono 
di cielo recando Timo ricco ostensorio ov'è l'Ostia 
Sacrosanta; un calice l'altro, ambidue additandoli 
alle varie nazioni raccolte in basso. 

Il fresco dipinto nel riquadro inferiore rappre- 
senta le Sibille che vaticinarono della Vergine e 
del Messia che da Lei sarebbe nato al mondo. 
Sono belle ligure; abbigliate secondo le fogge della 
propria nazione, raccolte nel piano di un vestibolo 
che per ampia gradinata mette a vari templi, e ad 
antichi monumentali edifizì. Alcune sono intente ad 
ascoltare una tra d'esse che in bella mossa; appog- 
giando un libro sul ginocchio sinistro, scioglie il 
labbro a fatidica ispirazione. 

Nel centro della volta, sostenuto da quattro 
angeletti è lo stemma del Nono Pio arricchito di 
fregi in istucco bianco e dorato, con arabeschi ed 
altra decorazione policroma. A destra e a sinistra 
in due tavolette leggonsi due belli titoli della Ver- 
gine, che la dicono Madre purissima e Vergine 
potente. 

Nel giro laterale della volta entro quattro ri- 
quadri incassati a medaglione; sono dipinti quattro 
splendidi fatti del Vecchio Testamento. 

Nel primo Esther che vien meno sostenuta 
da un'ancella in presenza del re Assuero ; che la 
proclama regina, e liberatrice del suo popolo op- 
presso. 

Nel secondo Giuditta che mostra il capo re- 
ciso del superbo Oloferne, nemico ad Israello. 



60 

Nel terzo l'Arca salvatrice dell' uman genere 
con una scena dolente dell'universal Diluvio, in cui 
vien ritratta una madre che aggrappandosi al lembo 
di uno scoglio si stringe convulsa al seno il mori- 
bondo pargoletto, mentre il padre si sforza di sal- 
vare dalle acque una figlia giovinetta. 

Nel quarto è Giaele, liberatrice del popolo di 
Dio, mossa da superna ispirazione dell'Angelo che 
sovrasta con spada ardente, a conficcare un chiodo 
nelle tempia di Sisara, prosteso al suolo fuori del 
padiglione ove sono appese in trofeo le sue armi. 

Sul lato sopra la Discussione del domina è 
ritratta la Dottrina « Doctrina » assisa in cattedra 
marmorea, coronata il capo risplendente di luce, su 
cui aleggia il Divino Spirito. Con una mano mostra 
un cuore infiammato, coli' altra sostiene un libro 
aperto sulle ginocchia. — La Fede « Fides » è 
nello stesso modo seduta in cattedra circondata da 
due graziosi angeletti che l'additano ai mortali. So- 
stiene il calice e la croce. Ai suoi piedi è posta la 
patena, l'incensiere, ed il triregno colla mitra sa- 
cerdotale ebraica. 

Nei due vani superiori delle finestre vari an- 
geletti sostengono lo stemma del Nono Pio, e gli 
emblemi della Chiesa. 

Lo zoccolo ha, con pittura monocroma, alcuni 
fatti principali nella vita della Vergine: la sua Na- 
tività, il Concilio per la definizione del Domma, e 
la distribuzione della medaglia della Immacolata, 
espressamente coniata, fatta dal Pontefice ai Vescovi 
e Religiosi di vario rito. 



61 

Questi quadri sono alternati da dodici meda- 
glioni figuranti i dodici apostoli misti ad angeli che 
recano vari emblemi della Vergine. 

Sotto alla parete principale leggesi: 

Ann, Chr. MDCCCLIV IV idus decembris 
Mariani magnani Dei Matrem labis primaevae ex- 
pertem Pius IX poni. max. accitis orbis catholici epi- 
scopio solemni decreto sanxit haberi et coloribus lido 
illitis rem gestam exprimi iussit. 

Franciscus Podesti Eq. invenit et pinxit. 

Nel zoccolo della parete, dicontro tra le figure 
degli Apostoli S. Matteo e S. Taddeo , è doppia 
iscrizione in versi in lingua greca e latina. 
Ac Primum Gabriel Casto Sese Induit Ore 

Nuncius Affaturque Pio Sermone Puellam 
Virgo Deum Paries Gremio Intemerata Pudico. 

Nel mezzo della Sala: 

Mobile in forma di monumento, degnissimo di 
osservazione per le vaste sue proporzioni ; per la 
ricchezza dei legni e dei metalli, come ancora per 
il suo lavoro artistico. E Y opera dei Sigg. Chri- 
stophle, e Bouilhet orefici di Parigi, ispirati dal- 
l' abate Sire di S. Sulpizio, Direttore del Seminario 
di Parigi. Questo vero gioiello d'arte, racchiude 
nel suo seno, ad uso di Biblioteca monumentale, 
la Bolla della Definizione del Dogma della Imma- 
colata Concezione, gloria somma del Pontificato 
della s. m. del Nono Pio, a cui fu solennemente 
donato e presentato 1' 11 Febbraio 1877 dall'Am- 
basciatore di Francia, dall' Arciv. Langénieux Car- 
dinale di Reims, e dal sudd. ab. Sire, quale omag- 



62 

gio della Fede e dell' amore delle più cospicue e 
nobili Famiglie di Francia, delle quali vedonsi gli 
stemmi in ismalto, intramezzati da finissime vedute 
in musaico de' più celebri Santuari della Vergine, 
dono del Sommo Pontefice, unitamente a porcellane 
di Sèvres, presente della Marescialla di Mac-Mahon. 

Tutte le lingue, e tutti gì' idiomi della Terra 
ridicono la Parola magnificamente ispirata del Ve- 
nerando Pontefice. Questo pensiero ha prodotto 
cento dieci splendidi volumi, altrettanti capolavori, 
con pagine ammirabilmente scritte in isvariati ca- 
ratteri, incorniciate da miniature squisite, e prece- 
dute da bellissimi frontespizi, dovuti ai migliori ar- 
tisti, offerte anche di Sovrani, e legati con ricchezza 
di materiale, e con gusto perfetto. 

Il monumento è sormontato da una cupola do- 
rata che serve di piedestallo ad una grande Statua 
d' argento, lavorato a martello, con ismalto ed avo- 
rio, cinta d' una corona d' oro e di diamanti, dono 
dell'oreficeria Mellerio. Nostra Signora è qui fi- 
gurata come già apparve nella celebre Grotta di 
Lourdes, il 25 Marzo 1858. 

Gli stipiti e le cimase delle porte sono di 
marmo bianco riccamente intagliato. 

Ampie finestre con vetri colorati danno luce 
alla maestosa Sala. A queste si accede per gra- 
dini marmorei con sedili laterali rotondi, fregiati 
d'intagli a guisa di capitelli. 

Le porte stesse, e gli sportelli delle finestre 
sono decorate di delicato intarsio del Buonadei, e 
d'intagli a rilievo con le immagini della Vergine ? 



63 

di S. Giuseppe, di S. Giov. Battista, e di Zaccaria, 
misti alle arme di Pio IX, con angeletti che so- 
stengono tavolette con la data del Pontificato in cui 
i lavori furono eseguiti dal Marchetti , dal Seri e 
dal Retrosi. Nel pavimento è inserito un bel mu- 
saico antico policromo discoperto sotto il Pontifi- 
cato di Pio IX negli scavi di Ostia. 

LE STANZE DI RAFFAELLO 

Queste quattro celebratissime Sale, che ora 
imprendiamo a descrivere, sono una sezione del- 
l'appartamento primitivamente edificato da Nic- 
colò V che serviva ad uso dei Concistori e delle 
Congregazioni Pontificie. 

Alessandro VI aveva fatto dipingere da Gio- 
vanni da Udine una volta, e dal Pinturicchio non 
solamente le volte, ma ancora le grandi lunette, 
dov'è S. Barbara, S. Giuliana, Alessandro VI ecc., 
nelle stanze del primo piano che da lui prendono 
il nome di Appartamento Borgia. 

Nell'anno 1508 Raffaello, la di cui fama arti- 
stica erasi già prontamente divulgata, partitosi di 
Firenze nella giovine età di 25 anni, e giunto in 
Roma per invito di Giulio II, a ciò indotto e sol- 
lecitato da Bramante Lazzari suo architetto, rice- 
vuto co' più grandi onori, venne dal medesimo Pon- 
tefice incaricato di prender parte alla decorazione 
di queste Stanze, già iniziata nella pittura da Si- 
sto IV, e dallo stesso Giulio II continuata nella 



64 

maggior parte delle pareti, alcune delle quali erano 
soltanto preparate per esser dipinte, coli' opera 
de' più rinomati artisti del tempo , il Razzi , Pier 
della Francesca, Bramante da Milano detto il Bra- 
mantino, Fra Bartolomeo, Luca Signorelli e Pietro 
Perugino , che già ne stavano dipingendo alcune. 

La disputa del SS. Sacramento fu il primo sog- 
getto da Raffaello eseguito. Soddisfece egli di tal 
maniera al desiderio del Pontefice nel compimento 
del lavoro che questi preso da meraviglia alla sin- 
golare bellezza del dipinto, comandò che le pitture 
già eseguite od in via di esecuzione dei suddetti 
artefici, fossero sospese, e venissero poi cancellate, 
e tutte le Stanze dovessero essere nuovamente di- 
pinte dal Sanzio. Questi ciò non ostante, rispettando 
F opera del suo maestro il Perugino, volle che si 
lasciasse intatta la volta della Sala dell'Incendio di 
Borgo, ed altri minori ornati del Sodoma nella Stanza 
dell'Eliodoro, come si dirà a suo luogo. Fra i lavori 
da Raffaello eseguiti in queste Stanze, fino al termine 
della sua quanto breve altrettanto gloriosa carriera, 
primeggiano la Scuola di Atene, la Giurisprudenza, 
il Parnaso, quindi V Eliodoro, la Messa di Bolsena, 
e sotto il regno del Pontefice Leone X succeduto a 
Giulio II, la Cacciata di Attila, la Liberazione di 
S. Pietro dal Carcere, Y incendio di Borgo ed altri 
soggetti nella Stanza del Concistoro. 

Finalmente sotto Clemente VII de' Medici per 
opera de' suoi allievi Giulio Romano e Francesco 
Penni detto il Fattore, furono condotti a compimento 
i lavori interrotti della Sala di Costantino, già ini- 



65 

ziati dal Maestro nelle Virtù della Giustizia e della 
Mansuetudine, le sole ligure ad olio delle Stanze, 
coi cartoni e gli schizzi da lui a tal uopo pre- 
parati. 

L' idea che prevalse nell'animo di Raffaello nella 
esecuzione di queste rinomatissime pitture si rias- 
sume tutta nella illustrazione dei fasti i più splen- 
didi della Chiesa fin dal tempo di Costantino. 

I freschi sono non poco danneggiati dall'umidità 
del luogo, e da vari deplorevoli accidenti, tra' quali 
principalissimo l'accampamento delle soldatesche del 
Conestabile di Borbone nel 1527, dopo il sacco di 
Roma sotto Clemente VII, scorsi soltanto dieci anni 
dalla loro esecuzione, le quali dicesi, accendessero 
dei grandi fuochi nel mezzo delle Stanze. 

Posteriormente i freschi furono per ordine di 
Clemente XI instaurati da Carlo Maratta e dalla sua 
Scuola, ed alcune eziandio delle minori composizioni 
dei principali soggetti, essendo quasi del tutto can- 
cellate, furono nuovamente dipinte. 

L'accesso alle Stanze è ora, con ordine più cro- 
nologico, inverso' da quello stabilito prima del 1870, 
cominciando dalla Stanza dell' incendio di Borgo, e 
successivamente visitando quelle della Segnatura 
e dell' Eliodoro, per passare poscia ad osservare per 
ultima la Sala di Costantino. 

Raffaello Sanzio 

o de Sanctis il più celebre de' pittori di qualsiasi, 
tempo. Nacque in Urbino nel Venerdì Santo nel 1483, 



5 



66 

fu figlio di Giovanni, pittore di qualche merito, ed 
allievo di Pietro Perugino, e di Fra Bartolomeo della 
Gatta, artista suo favorito nello studio, da cui ap- 
prese maggior conoscenza nella bellezza del colorito. 

All' eccellenza de' suoi rari talenti di pittore ag- 
giunse quella dell' architettura che egli studiò sotto 
il gran Bramante suo zio, e che lo rese degno di 
succedergli nella direzione della Basilica Vaticana, 
della quale egli disegnò il piano, nella continua- 
zione e nel maggiore abbellimento delle Logge Va- 
ticane che da lui prendono il nome, e in altre non 
meno importanti e magnifiche costruzioni. Fu ancora 
scultore rinomato, sebbene piccol numero de' suoi 
lavori vediamo in quest' arte a cui poco si applicò. 

Dotato delle più sublimi qualità d'animo e d'in- 
gegno, di grande bellezza nella persona, colle sue 
maniere soavemente gentili ed affettuose si rese a 
tutti caro ed accetto, ma specialmente ai suoi disce- 
poli, i quali più che a Maestro quasi a lor Prence 
e Padre si recavano a somma gloria di fare splen- 
dida corona ed onorevole corteggio. Qualunque elogio 
è molto inferiore al suo merito sovrano in arte. A 
Lui la Scuola Romana deve tutta la principal sua 
gloria. Si spense oppresso più dal continuo lavoro 
e dall' improba fatica , che da altra cagione della 
sua precoce fine, in età di 37 anni, lo stesso giorno 
anniversario della sua nascita, il Venerdì Santo 
del 1520. 

La sua morte fu quanto mai funesta pel pro- 
gresso dell'arte ch'egli aveva innalzato a grado 
così sublime. I suoi disegni, i suoi dipinti sono 



67 

inapprezzabili e degni di onorare soltanto princi- 
peschi Gabinetti e sovrane Gallerie. Le stampe 
che ne fece il Raimondi sono rari tesori di Gal- 
lerie. Basti il dire che il nome di Raffaello suona 
prodigi dell' arte. 

Stanza dell'Incendio di Borgo S. Spirito 
e Camera di Torre Borgia 

Così denominata dalla principale e più prege- 
vole pittura che ne adorna una delle .pareti; è la 
terza della serie che fu da Raffaello in età di 34 
anni dipinta dal 1514 al 1517. 

Contiene soggetti allusivi agli avvenimenti più 
memorabili nella vita dei Sommi Pontefici Leone III 
e IV corrispondenti in parte alle geste dell' allora 
regnante Leone X. 

Verso la metà del nono secolo (847) sotto il 
Pontificato di S. Leone IV si apprese il fuoco alle 
case di Borgo S. Spirito in Sassia o dei Sassoni; 
consumandone una gran parte e minacciando an- 
cora la stessa antica Basilica di S. Pietro , e l'at- 
tiguo vecchio Palazzo Pontificio; che vedonsi di pro- 
spetto nel fondo del presente quadro. A sedare la 
furia delle fiamme devastatrici il S. Pontefice LeonelV 
mosso da superna ispirazione; vestito degli abiti 
pontificali e seguito dai sacri ministri, col crocifero 
che gli è dallato , comparisce in gran pompa nel- 
l'arco di mezzo della Loggia o Galleria Pontificia; 
ed alzando la destra ; pieno di fiducia nel nome 
dell' Altissimo; con un segno di croce miracolosa- 



68 

mente spegne il terribile incendio. Alla vista del 
S. Pontefice uno stuolo di uomini e di donne, sor- 
prese dal fuoco, si gettano ginocchioni sopra la 
sommità della gradinata che conduce alla chiesa, 
appiè della gran Loggia sopra l'atrio del Tempio, 
stendendo le braccia nella massima costernazione 
e tumulto. 

Fra i vari episodi che il quadro ci presenta 
nei terribili effetti dell' incendio, è notevole a sini- 
stra dell'Osservatore il gruppo di un giovine adulto 
che porta sugli omeri il vecchio genitore infermo. 
Un giovinetto li precede, nudo della persona col 
fardello delle vesti sotto il braccio, che turbato li 
riguarda. Una vecchia donna scalza, attonita nel 
sembiante, tien dietro portando le vesti del vecchio. 
Dal numero delle figure vuoisi che Raffaello, ispi- 
rato dalla descrizione che in Virgilio si legge del- 
l' incendio famoso di Troia, abbia voluto qui ripe- 
terlo, figurando la pietà di Enea che salva dalle 
fiamme il padre Anchise, avendo a compagni Ascanio 
e Creusa (1). 

A breve distanza da questo gruppo un giovine 
nudo, dalle membra robuste, incalzato dal fumo e 
dalle fiamme, che sboccano da una prossima casa 
in rovina, tiensi colle sole mani pendenti da un 
muro smantellato, indagando coli' occhio il luogo 
più sicuro per gettarsi a terra e salvarsi. Presso 
di questo un altro uomo colle braccia distese, equi- 

(1) Eseguite da Giulio Romano, il quale operò ancora 
in parte gli altri nudi del quadro. 



69 

librandosi sulla punta de' piedi è in atto di rice- 
vere un suo figliuoletto in fasce, che la madre dal- 
l'alto del verone in fiamme, sporgendosi in fuori 
colla persona e colle braccia distese, è per affi- 
dargli. Sul davanti del quadro appiè della gradi- 
nata una giovine genuflessa colle chiome sparse, 
col seno seminudo, stende nella massima costerna- 
zione le braccia verso il Pontefice. Una madre 
col figlio in seno è seduta dappresso e riguarda 
attonita. Altra madre rivolta verso la Loggia Pa- 
pale fa piegare le mani ad una sua bambina ingi- 
nocchiata. Una donna discinta nelle vesti, recandone 
altre in mano a cansare l'ardore , attraversa la 
piazza piangendo, messisi innanzi due figlioletti 
ignudi, l'uno de' quali cerca di velare il seno con 
le mani pudiche, l'altro quasi percosso dalla madre, 
si rivolge verso di lei piangente. 

A dritta del quadro ove maggiore è l'error 
della scena, pel fuoco, che dilatato da furioso vento 
si spinge fin verso il balcone del Pontefice, sono 
varie figure di uomini e di donne, che, sebbene 
accecati dal fumo, si studiano ammorzar l' incendio 
recando acqua. Bella è una donna che coi capelli 
sciolti somministra acqua ad un uomo asceso sui 
gradini della scala, il quale poi trasmette il vaso 
ad un altro che la getta sulle fiamme. Bellissima 
poi è quella nel mezzo del campo, che recando un 
vaso pieno d'acqua in mano ed altro sul capo, si 
avanza imperterrita, sebbene spinta dal vento, che 
agitandole le vesti fa vieppiù trasparire i contorni 
delle belle membra. A maggiormente ornare il luogo 



70 

dell' avvenimento , Raffaello ha dipinto alcune co- 
lonne isolate ; certamente avanzo di antico edificio, 
da taluno scambiate per le tre colonne del tempio 
di Castore e Polluce nel foro Romano. 

Questa pittura, il più eccellente lavoro di Raf- 
faello nella sua forza o grande maniera, è ammi- 
rabile per composizione piena di verità e di vita, 
e per espressione somma delle figure, eh' egli stesso 
a differenza di altri quadri di sua composizione, 
di propria mano ha dipinto. 

Qui si dimostra eccellente per lo studio del nudo 
specialmente nelle due figure di uomini dei quali uno 
gittasi, P altro si alza, osservandosi in ambidue op- 
posto esercizio di muscoli. 

Il dipinto è allusivo alla estinzion dell'incendio 
che minacciava PEuropa tutta, per opera d§l sommo 
Pontefice Leone X, per le buone trattative diploma- 
tiche da lui tenute nel congresso di Bologna, dopo 
la Battaglia di Marignano. 

L' imbasamento di questa Stanza è sostenuto 
da quattordici Telamoni, ritratti dal mezzo in giù 
sotto forma di Termini, eseguiti con grande perfe- 
zione a chiaroscuro da Polidoro da Caravaggio, in 
appresso ristaurati per opera di Clemente XI da 
Carlo Maratta e dalla sua Scuola. 

Raffaello ha voluto collocare ne'vani alcuni Prin- 
cipi per le loro geste benemeriti della Romana Chiesa, 
e della Cattolica Religione, affidandone l'esecuzione 
della pittura al suo allievo Giulio Romano. 

Procedendo con ordine sotto l'Incendio di Borgo, 
siede a destra Goffredo di Buglione, l'eroe della 



71 

Gerusalemme Liberata, e sostenitore della Sede Pon- 
tificia contro Enrico IV Imperatore di Germania. 
E in atto di respingere colla mano Y aurea corona 
che un Angelo gli pone sul capo, da lui ottenuta 
mediante la conquista di Terra Santa, dicendo es- 
sere cosa indegna di uomo cristiano il portare corona 
d ; oro, in luogo ove già il Re de' regi era stato in- 
coronato di spine, tome leggesi nella iscrizione latina 
della sovrapposta targhetta : 

Nefas. Est. Ubi. Rex. Regum. Christus. Spineam. 
Coronam. Tulit. Christianum. Hominem. Auream, 
G estar e. 

Segue a sinistra: Aistolfo o Astolfo re di Bre- 
tagna rappresentato con coppa dorata in mano piena 
di monete d'oro, allusiva al tributo da questo pio 
principe sotto il Pontificato di S. Leone IV, nel suo 
reame imposto in sussidio della S. Sede, come riporta 
F iscrizione : Àistulphus. Rex. Sub. Leone IIII Britan- 
niam B. Retro. Vectigalem. Facit. 

Sulla paiate sinistra: 

Sconfitta de' Saraceni ad Ostia 

A destra del quadro vedesi di lontano la porta 
della città d' Ostia, e della sua Fortezza colla ban- 
diera papale, ed il porto, non lungi dal quale dalle 
Pontificie e Napolitane galere cristiane, segnate colla 
croce rossa su campo bianco, si commette battaglia 
navale contro de' Saraceni, i quali sbarcati in Italia 
sotto il Pontificato di Leone IV e devastata Taranto 
e la Dalmazia, dalle coste di Sardegna con nume- 



72 

rosa oste eransi mossi per impadronirsi di Ostia e 
di Roma stessa. 

A sinistra nella parte anteriore del quadro è 
un gruppo di prigioni Saraceni condotti a riva da 
un vecchio barcaiuolo barbato, il quale si sforza 
curvo nella persona di tener fermo a riva il suo 
battello. Questi sono quivi tratti innanzi a forza 
pei capelli e per la barba da duè robusti guerrieri 
che parte ne trafiggono di mazza, parte ne colpi- 
scono di spada. Sul volto de' prigioni si dipinge tutto 
F orrore della prossima morte. Altri giacciono estinti 
al suolo. Campeggia nel mezzo la figura seminuda 
di un vincitore, il quale conficca la sua lancia nelle 
spalle di un barbaro che tiene con un ginocchio 
prostrato in terra. Altro prigione cerca di sfuggire 
alla infelice sorte che lo attende , nelF afferrare la 
mazza del suo nemico vincitore. Una lunga schiera 
di schiavi colle mani avvinte a tergo sono trascinati 
pei capelli al cospetto del Pontefice S. Leone IV il 
quale, rappresentato sotto la fedel sembianza di 
Leone X, è presente al conflitto sul lido del mare, 
vestito degli abiti pontificali e seduto sopra antico 
basamento presso alcuni ruderi, alzando le mani e 
lo sguardo al Cielo, ed impetrando con fervore alle 
sue valorose schiere F implorata vittoria. Sul lato 
destro del Pontefice un barbato duce, il quale in- 
dossa ricca corazza di maglie d' acciaio, nudo il capo 
con elmo crestato posto ai suoi piedi, è in atto di 
dar contezza al suo Principe dell'azione accennando 
i prigionieri stessi, con la testa e le spalle curvi in 
terra dinanzi al Trono Pontificio. A sinistra è il 



73 

Crocifero con le guardie della Corte, e dietro al 
soglio papale ritratti al vero due Cardinali, Bernardo 
Dovizio Tarlati da Bibbiena, intrinseco di Raffaello, 
e Lorenzo de' Medici poi Clemente VII. 

Sul lembo estremo del lido opposto ferve con- 
flitto terrestre tra due Cavalieri cristiani armati di 
lance ed un gruppo di Saraceni, alcuni dei quali 
sono assaliti dall' impeto de' corsieri, altri lanciano 
frecce. Taluni cercano di trovare scampo nuotando, 
altri travolti ne' flutti annegansi. 

L' azione è allusiva alla novella minacciata in- 
vasione de' Musulmani, al tempo di Raffaello stesso 
sotto il Pontificato di Leone X che vedesi perciò 
qui ritratto. Il quadro è opera superiore ad ogni 
elogio. La composizione è di Raffaello ed in parte 
ancora 1' esecuzione, sebbene dalla maniera con cui 
la pittura è condotta vuoisi che prendesse gran parte 
nel lavoro Giovanni da Udine. Sventuratamente per 
essere stata questa Stanza maggiormente danneg- 
giata, non solo questa pittura, ma ancor le altre 
furono ridipinte quasi del tutto da Sebastiano del 
Piombo, perdendo di tal guisa il genuino carattere 
della primitiva loro bellezza. 

Nel basamento della parete a destra: 

Lotario duca di Sassonia ed Imperatore di Ger- 
mania incoronato a Liegi dal Pontefice Innocenzo II ; 
insigne difensore di questo Papa, e della Libertà 
Pontifìcia contro Ruggero re di Sicilia, sostenuto 
dall'antipapa Anacleto. Sotto è la relativa epigrafe: 
Lotharius. Imp. Pontificiae. Libertatis. Assertor. Nel 
mezzo sopra il camino della Stanza leggesi il motto 



74 

in lode di Pipino Pio padre di Carlomagno. Ne manca 
la figura. Questi ampliò il dominio della Chiesa colla 
donazione dell'Esarcato di Ravenna e con molti altri 
benefici : 

Pipinus. Pius. Primus. Amplificandole. Ecclesiae. 
Viam. Apertiti. Exarcatu. Ravennate. Et. Aliis. Più- 
rimis. Et. Oblatis. 

A sinistra è ritratto Ferdinando II il Cattolico 
re di Aragona e di Castiglia, seduto in soglio con 
asta scettrata nella destra a cui sono infisse mili- 
tari insegne, una corona di alloro, due pomigranati, 
allusivi alle sue gloriose gesta della cacciata dei 
Mori dal regno di Granata, ed una fortezza merlata. 
Oltre al nobilissimo titolo di cattolico re, vien detto 
nella epigrafe, propagatore della Cattolica Religione 
nel Nuovo Mondo, sotto i suoi auspicii discoperto: 
Ferdinandus. Rex. Catholicus. Christiani. Imperli. 
Propagator. 

Nella mezza luna sopra la finestra maggiore 
della sala } e nei vani laterali inegualmente tagliati 
è diphtto il quadro della 

Giustificazione di S. Leone III. 
Pierin del Vaga 

S. Leone III Sommo Pontefice, vestito di ricco 
piviale, col capo scoperto presso l'altare, eretto nel 
mezzo del quadro, levando gli occhi al cielo, e po- 
nendo le mani sui sacrosanti Evangelii, presta so- 
lenne giuramento dichiarandosi innocente delle atroci 
.calunnie, e delle varie imputazioni di delitto mos- 



75 

segli contro da Pasquale Primicerio, e da Campulo 
Sacellario nipote di Adriano I nell' esercizio della 
sua Papale Giurisdizione. Questa imponènte ceri- 
monia ebbe luogo nella Basilica di S. Pietro il 15 De- 
cembre dell' anno 800 alla presenza di Carlomagno, 
dei Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Abati, e di altri 
personaggi insigni per dottrina, i quali dallo stesso 
imperatore in concilio convocati ad esaminare le ac- 
cuse lanciate contro il S. Pontefice, in attitudine 
rispettosa e commossa si vedono presenti alla sua 
giustificazione, vestiti degli abiti di cerimonia colle 
mitre in mano. Il Papa ritratto in persona di Leone X 
è assistito da due diaconi in tonicella; un diacono 
alla sua sinistra regge con ambe le mani il triregno. 
Carlomagno facilmente distinguesi nel mezzo del 
nobile consesso, a destra del quadro, dalla collana 
d' oro gemmata che gli orna il petto e le spalle, e 
dal suo magnifico ammanto, stando col dorso rivolto 
allo spettatore. 

Nelle tribune collocate a destra ed a sinistra 
fan corteo alla solenne cerimonia vari personaggi 
Italiani e Francesi. Sopra i gradini nei vani late- 
rali delle finestre sono disposte in vari atteggia- 
menti le guardie del Pontefice armate di alabarda, 
di spade, di bracciali di ferro secondo la foggia del 
tempo, segnate della croce bianca sul petto. Sul 
primo gradino a sinistra, presso due mazzieri, è una 
figura calva dall'aspetto bieco che si dà a conoscere 
per un satellite de' nemici del S. Pontefice, morden- 
dosi pieno di livore il dito per il grande atto a cui 
assiste. 



76 

Questa pittura, opera di Pierin del Vaga dietro 
composizione di Raffaello, sebbene importante in al- 
cune sue 'parti è tuttavia superiore per merito del- 
Pesecuzione alle altre dipinte nelle annesse Stanze, 
ed ha maggiormente sofferto perle ingiurie del tempo, 
e per i danni arrecati dalle soldatesche del Borbone. 
Fu d'ordine di Clemente XI insieme colle altre 
ristampata da Carlo Maratta. Alcune teste furono 
ancor prima ritoccate da Sebastiano del Piombo (1). 
Nella parete destra laterale della finestra in un 
bel riquadro a chiaroscuro giallo, d'invenzione e di- 
segno del Sanzio, è ritratto S. Pietro invitato da 
G. Cristo a gettare nuovamente le reti, colla suc- 
cedente miracolosa pescagione espressa nel quadro, 
e la vocazione sua e di Andrea all'apostolato. 

Nella, opposta parete sinistra S. Pietro, consi- 
gliato dai primi fedeli, si parte di Roma per isfug- 
gire la persecuzione, e giunto alla Porta Capena 
incontrasi col Redentore, a cui egli dimanda: Do- 
mine quo vadis? avendone in risposta: Eo Romani 
ut iterimi crucifigar. 

Nell'architrave della stessa finestra è dipinto 
lo stemma de' Medici con la iscrizione latina, ripe- 
tuta sull'altra finestra della Stanza: Leo. X Pont. 
Max Anno. Christi. MCCCCCXVIL Pontificat. Sul 
Anno. III. che ci fa conoscere il tempo in cui Raf- 
faello eseguì queste pitture, cioè nel 1517, trigesimo 

(1) Essendosi il /Tiziano recato in compagnia di Se- 
bastiano del Piombo a far visita alle Stanze, a lui rivolto 
gli domandò chi fosse quell'ignorante che aveva di tal ma- 
niera deturpate quelle facce ! 



77 

quarto come già si disse della sua età, e quarto 
del Pontificato di Leone X. 

Nel vano sinistro della finestra è la figura di 
altro insigne benefattore della Chiesa, e conserva- 
tore dei diritti della Pontificia Autorità, Costantino 
imperatore, ritratto in terra gialla con una mazza 
in mano ed un cigno. E famoso il suo motto che 
a Dio e non agli uomini spetta il giudicar Vescovi: 
Dei. Non. Hominum. Est. Episcopos. Indicare. 

Nel vano opposto è dipinta in chiaroscuro un'er- 
ma terminale in sembianza di vecchio barbuto che 
stando solo, per mancanza di spazio nella parete, 
ha le braccia incrociate al petto. 

Alla Giustificazione di S. Leone III tien dietro 
con nesso storico dipinta sulla seguente parete la 

Incoronazione di Carlo Magno 

Questo Sommo Pontefice, prestato che ebbe il 
giuramento a sua discolpa, affine di rimeritare de- 
gnamente l'Augusto difensore de' suoi diritti e di 
quelli della Chiesa, lo acclamò per ben tre volte 
Imperatore d'Occidente e di Roma ungendolo (1) 
del sacro crisma, ed imponendogli sul capo una 
preziosa corona d' oro. 

L'azione rappresentata da Raffaello ebbe luogo 
con solenne pompa nella stessa Vecchia Basilica 
Vaticana nel giorno di Natale dell'anno 800. 

Leone III siede maestosamente in soglio pon- 

(1) L'impero de' Cesari estinto nel 471 nella persona 
di Augustolo fu di tal guisa da questo Pontefice ristabilito 
dopo 324 anni nella persona di Carlo Magno. 



78 

tificio eretto presso la Confessione di S. Pietro ve- 
stito de' sacri paramenti papali, col pallio sul petto 
e mitra in capo, in atto di porre il diadema sul 
capo di Carlo. Il re ricoperto di un manto impe- 
riale d' oro che lascia scoperto il destro ginocchio 
rialzato ed armato di una cnemide di forbitissimo 
acciajo, è genuflesso avanti al Pontefice tenendo 
lo scettro imperiale sormontato dal giglio d' oro 
nella destra, ed il globo mondiale nella sinistra. 

Il Pontefice è ritratto in sembianza di Leone X, 
e Timperatore sotto quella del cavalleresco suo al- 
leato Francesco I di Francia. 

Presso di questo sui primi gradini dell'altare 
è un grazioso paggio, di nobile aspetto, sfarzosa- 
mente vestito, col capo volto indietro, che regge la 
corona del re de' Franchi, ritratto in figura d'Ip- 
polito de' Medici, poi Cardinale e vice-cancelliere 
di S. Chiesa. 

Leone è circondato da quattro diaconi, uno 
dei quali col vaso de' sacri olì, e da quattro ve- 
scovi assistenti al soglio, stanti in piedi sul lato 
sinistro a capo nudo, con piviali riccamente storiati. 

A destra ed a sinistra del trono assisi nei loro 
stalli secondo l'ordine prescritto dal Ceremoniale, 
fanno bella corona al Pontefice, Arcivescovi, Ve- 
scovi, Cardinali mitrati ed altri dignitari Ecclesia- 
stici e Regolari, segnalati per ingegno e dottrina, 
vestiti de' sacri paramenti pontificali. Alcuni di 
questi sono ritratti al naturale, e tra gli altri Raf- 
faello vi dipinse Giannozzo Pandolfini Vescovo di 
Troja, suo grande amico. 



79 

Dietro la tribuna a destra del quadro assiste 
alla solenne cerimonia Pipino o Carlomanno (1) 
figlio primogenito del re nella fresca età di anni 23 
che distinguesi dal cimiero diademato, dallo scettro, 
e dalla ricca foggia, nonché altri magnati e guer- 
rieri, da capo a pie vestiti di cotte di maglia, che 
fanno parte del seguito dell'imperatore. 

Nella parte anteriore del quadro, alcuni uo- 
ìXLini ignudi, dalle membra robuste e muscolose, re- 
cano una mensa d'argento, e grandi vasi dello 
stesso metallo che fan parte della regale offerta, ai 
quali uno scudiero genuflesso accenna che siano 
recati alla presenza del Pontefice. Coi loro naturali 
e ben studiati movimenti queste figure nude fanno 
bel contrasto colle vesti sontuose de' principi, e 
de' vari Dignitari ecclesiastici. 

All'angolo in alto, due fra i Cantori Pontifici 
si sporgono innanzi fuori della tribuna, osservando 
pieni di meraviglia la cerimonia. 

La pittura è allusiva al trattato d'alleanza, 
ed al famoso concordato stretto dal 1515 al 16 tra 
il Pontefice Leone X e Francesco I di Francia, dal 
quale derivò gran bene alla Chiesa. Perciò Raf- 
faello, a dimostrare l'amichevole relazione che pas- 
sava tra i due eccelsi personaggi, volle sostituire i 
loro ritratti ai due antichi e segnalati loro prede- 
cessori S. Leone III e Carlomagno. Il ritratto del 

(1) Valoroso duce e guerriero del suo tempo. Alcuni 
vogliono ch'egli fosse unto re d'Italia in quella occasione; 
altri, e con maggior probabilità, nel 781 per mano di Adria- 
no I. 



80 

famoso rivale di Carlo V rappresentato imberbe, 
così somigliante, che il Vasari chiama erroneamente 
questa pittura l'incoronazione di B'rancesco I. 

Raffaello fece la composizione di questa pit- 
tura, notevole per nobiltà e grandezza. L'esecu- 
zione viene attribuita da alcuni a Pierin del Vaga, 
da altri a Francesco Penili, ed a Vincenzo da 
San Gemignano. 

Nel plinto lo stesso imperatore detto « Spada 
e Scudo della Romana Chiesa » è ritratto con im- 
periale paludamento, con globo, simbolo di dominio, 
nella destra, lo scettro nella sinistra, varie spoglie 
nemiche sotto il piede, con allato una mostruosa 
idra incatenata, allusiva alla estirpazione dell'eresia, 
ed alla distruzione dei suoi nemici ed a quelli della 
Chiesa stessa con la propagazione del Vangelo. 
Caroliis. Magnus. i?o. Ecclesiae. Ensis. Clypeusq. 
Gli sguinci della adiacente finestra con loggiato 
corrispondente nel cortile di Torre Borgia, o della 
porta d' ingresso del Palazzo, sono bellamente de- 
corati con grottesche ed arabeschi in chiaroscuro 
giallo ove sono espressi con invenzione e disegno 
di Raffaello due fatti che si riferiscono a S. Pietro. 

Nello specchio o riquadro della parete destra 
è rappresentato il volo di Simon Mago in presenza 
dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, dell'imperator Ne- 
rone e della sua corte; in quello a sinistra, l'ele- 
zione di S. Pietro a Capo e Pastore supremo del 
mistico gregge di Cristo. 

Nell'arco della finestra è dipinto lo stemma di 
Leone X colla iscrizione suindicata. 



81 

La volta della Stanza fu ornata con mistiche 
pitture del Perugino e perciò da Raffaello conser- 
vata intatta in grazia e venerazione del suo mae- 
stro (1). 

Ben altrimenti avvenne di quelle degli altri 
pittori che furono tutte cancellate, come già fu detto 
nella prefazione. 

La detta volta fatta a crociera è sostenuta da 
quattro pieducci rilevati con tre Telamoni o figure 
egiziane che li sostengono, dipinte a chiaroscuro. 

E divisa in quattro grandi medaglioni circo- 
scritti da una cornice a chiaroscuro su fondo az- 
zurro rappresentanti: Gesù Cristo tra la Giustizia 
e la Fede — Il Padre Eterno circondato dagli An- 
geli — Gesù Cristo tra Mose e S. Giovanni attor- 
niati da Serafini — La SS. Trinità col Padre Eterno 
rappresentato superiormente nel mezzo degli Angeli; 
il Divin Figlio circondato dagli Apostoli stanti sopra 
nuvole nel centro; inferiormente il Divino Spirito 
Paracleto in forma di colomba. 

(1) Alcuni dicono che Raffaello non le facesse distrug- 
gere per la gratitudine ed il rispetto che nutriva verso del 
suo maestro; altri vogliono, ed a torto, ch'egli a ciò fosse 
mosso per far meglio risaltare la differenza fra le sue opere 
e quelle del maestro. Certo si è che sebbene queste pitture 
siano piene di grazia e di gentilezza e servano di punto di 
partenza per far paragone, e viemmeglio notare la distanza 
che le separa dai primi lavori del giovine Sanzio, la prima 
volta eseguiti in queste Stanze, egli non avrebbe mai fatto 
simile vera profanazione, contrariamente al suo bel cuore, 
il quale si dimostra riconoscente al maestro, cancellando 
queste pitture che sono degnissime di conservazione. . 



6 



82 

Gli angoli delle lunette son decorati di ele- 
ganti arabeschi e fiorami a chiaroscuro su fondo 
d' oro con imitazione di lavoro a musaico e nel 
mezzo di ognuna di queste lunette è dipinta egual- 
mente a chiaroscuro una testa d'imperatore o di 
antico personaggio che prende maggior risalto dal 
suo fondo azzurro. Nel mezzo della volta è uno 
scudo in forma di rosa che porta modellate in 
istucco a rilievo le chiavi ed il triregno della 
Chiesa. 

Il bellissimo intaglio delle finestre e delle porte 
di questa Stanza, scorniciate di marmo porta santa, 
è opera di Giovanni Barili artista fiorentino, rino- 
matissimo per questo genere di lavoro. Il pavi- 
mento fu eseguito con molta abilità con tasselli 
marmorei da Luca della Robbia , discéndente del 
celebre plastico che porta lo stesso iiome. Nel mezzo, 
chiuso all'intorno da un balaustrato , è un prege- 
vole musaico antico a vari colori. 

Da questa si passa alla 

Sala della Segnatura 

Così detta perchè quivi si radunava in pre- 
senza dei Pontefici la Corte Suprema di Cassa- 
zione e si sottoscrivevano i brevi, le decretali, e 
gli altri atti del Papato,' ai quali presiedono la Teo- 
logia, la Filosofia, la Letteratura, e la Giurispru- 
denza. 

Fu la prima delle Stanze dipinta da Raffaello 
appena giunto in Roma nel 1508, e portata a com- 
pimento nel 1511, ottavo del Pontificato di Giulio II 



83 

come leggesi nella duplice iscrizione latina dell'ar- 
chitrave delle finestre, ove è ancora dipinta Tarma 
di questo gran Pontefice che a Raffaello ne affidò 
l'esecuzione : 

lulias IILigur. Pont. Max. Anno. Christ. AID XI. 
Pontificai. Sui. Vili. 

Quivi Raffaello die saggio della sua eccellenza 
nell'arte conducendo di sua mano stessa, con la- 
voro quanto mai può dirsi leggiadro, di perfetto 
disegno e di vago colorito, quattro grandiose com- 
posizioni di vario soggetto , ed altre ancora sacre 
c mitologiche, le quali partendo tutte da una stessa 
idea, insieme bellamente si collegano nella glorifi- 
cazione de' quattro principali rami della Scienza 
divina ed umana, cioè la Teologia, la Giustizia, la 
Filosofia e la Poesia. 

La volta di questa stanza fatta a crociera è 
abbellita di pitture con vago scompartimento rac- 
chiuse entro un ornato di arabeschi con festoni di 
verdura a chiaroscuro su fondo d'oro, distribuite 
in nove quadri, dei quali quattro di forma rotonda, 
gli altri bislunghi condotti già di mano di Giov. 
Antonio Sodoma da Vercelli, che Raffaello volle 
conservare ed abbellire con nobilissimi soggetti del 
suo inarrivabile pennello. 

La Teologia 

è la prima figura che si offre alla nostra ammira- 
zione ritratta nella semplicità ed elevatezza di stile 
antico di un medaglione in campo d'oro con imi- 
tazione di musaico, in sembianza di giovane donna 



84 

di forme sovrumane, seduta sopra una nube, te- 
nendo nella mano destra un libro chiuso che tratta 
delle divine cose, e coll'indice della sinistra rivolto 
in basso accennando POstia Sacrosanta, esposta in 
venerazione sull'altare nella sottostante parete. È 
nobilmente ricoperta di vesti che nel loro triplice 
colore simboleggiano le tre principali virtù che da 
questa divina scienza si diramano, cioè la Fede, 
la Speranza, e la Carità. E accompagnata da due 
fanciulli che portano in distinte cartelle il suo ti- 
tolo: Divinar. Rer. Notitia. 

Corrispondentemente a questa figura sul lato 
destro fa riscontro il soggetto, dipinto con figure 
di minore dimensione, del Fallo di Adamo col serpe 
tentatore che, attorcigliato all'albero della scienza 
del bene e del male, induce Eva a gustare del 
frutto vietato. In questo chiaramente si allude alla 
causa principale della nostra natura decaduta, ed 
alla necessità dell'umano riscatto nella persona del 
Divin Riparatore. 

Inferiormente sulla principale parete: 

Disputa del SS. Sacramento 

La più grande epopea cristiana delineata dalla 
pittura. Vien così detta per essere stata da molti 
riguardata come una disputa tra i Padri e Dottori 
della Chiesa sulla divina Eucaristia, mentre puossi 
a giusta ragione ritenere per un concilio allegorico 
tra la Chiesa Trionfante e la Militante nella cele- 
brazione e consacrazione del più augusto tra i mi- 
steri di N. S. Religione, in allusione ancora al 



85 

Concilio di Piacenza, che con sovrano decreto pose 
fine a tutte le controversie. 

Questa nobilissima composizione è quindi in 
due parti distribuita, che possono dirsi Cielo e 
Terra in reciproca comunicazione per mezzo del- 
l'Eucaristico Sacramento. 

Nella superior parte della pittura è 1' Eterno 
Padre, in venerabile sembiante pieno di maestà, che 
colla destra benedice, tenendo il globo mondiale 
nella sinistra, in una gloria tutta fiammeggiante di 
luce, formata, secondo l'antica maniera convenzio- 
nale adottata nella primitiva arte Cristiana, di una 
moltitudine di teste di cherubini alati, disposte per 
gradazione in tante linee perpendicolari a guisa di 
raggi, e stante sopra un arco di nuvole, nelle quali 
s'inabissa immenso numero di teste di Angeli. A 
destra ed a sinistra forma ala un coro di Serafini 
disposti tre per parte in adorazione dell' Eucari- 
stico Mistero. 

Inferiormente nel mezzo di risplendente rag- 
giera in campo d'oro, sopra un trono di nubi sta 
seduto il Divin Verbo Umanato, ricoperto nella 
inferior parte della Persona di candida veste, in 
sembiante pietoso ed amorevole, mostrando le sacre 
sue Stimmate, e stendendo in giù le braccia quasi 
ad accogliere l'umano genere da lui redento. 

E circondato a destra dalla Vergine Madre 
che velata da capo a più di nobile ammanto con 
le mani al petto, fissa piena di dolcezza e di gra- 
zia le serene pupille nel volto del suo divin Figlio. 

A sinistra è il Precursore Giovanni colla croce 



80 

che vólto ai riguardanti è in atto di annunciar loro 
novellamente l'Agnello di Dio. 

Al disotto è il Divino Spirito Paracleto sotjo 
forma di candida colomba entro un disco di luce, 
emanante vivi raggi che diffondendosi d'ogni parte 
verso la Terra, servono a rischiarare ed illuminare 
le umane menti su questo sacrosanto Mistero. 

Sul lato destro e sinistro gli fanno corona quat- 
tro angeletti che librati sulle ali, due per parte, 
recano aperti i libri dei Vangeli, distinti ciascuno 
dalle relative parole. Di questi, come dice il Va- 
sari, non potrebbe pittura alcuna formar cosa più 
leggiadra, ne di maggior perfezione. Nella gloria 
superiore quasi in celestiale Reggia fanno corteg- 
gio al Divin Salvatore ritratti con figure veramente 
ammirabili, Patriarchi e Santi del Nuovo e del- 
l'Antico Testamento, stanti sopra nubi che vanno 
gradatamente estendendosi in circolo, quasi soste- 
nute da infinite testoline di Cherubini e da alcuni 
angeletti leggermente delineati (1). 

Primo a destra è San Pietro colle simboliche 
chiavi e il libro de' dommi della Fede, conversante 
con Adamo che, venerando per canizie, sta con 

(1) Nella disposizione simmetrica delle figure della ce- 
leste Gerarchia, Raffaello si attenne alla tradizione stabilita 
per antico consentimento nella pittura teologica, imitando 
il tipo che riscontrasi nel Giudizio Finale dell' Orcagna al 
Campo Santo di Pisa, e da un fresco di Fra Bartolomeo nel- 
l' Ospedale di S. Maria Novella in Firenze, imitandolo quindi 
in un fresco di S. Severo da lui eseguito in Perugia nel 
1508, e poscia nel presenta 



87 

un ginocchio sull'altro, quasi a riposarsi dal lungo 
pellegrinaggio, mercè la compiuta riparazione della 
sua colpa. Appresso è l'Apostolo San Giovanni 
coll'aquila ai piedi in atto di scrivere il libro del- 
l'Apocalisse. A lui rivolto sta il profeta Davidde 
diademato, suonando la fatidica arpa col libro de' 
salmi. Segue S. Stefano protomartire in abito di 
diacono leggendo un libro. A tergo della Vergine 
notasi la testa di una figura che da taluno si vor- 
rebbe credere per una Sibilla. 

A sinistra siede maestoso l'apostolo delle genti 
S. Paolo col libro delle epistole e la spada, rivolto 
verso il patriarca Abramo, armato del coltello del 
sacrificio. Viene appresso S. Giacomo minore, detto 
fratello del Salvatore, che porta nel volto somi- 
glianza perfetta col divino sembiante. Mose coi 
raggi della divinità in fronte sostiene le tavole della 
Legge. Gli siede accanto S. Lorenzo diacono e mar- 
tire colla palma del martirio, e con libro chiuso 
nelle mani, ed è seguito da S. Giorgio armato, col 
dragone sull' elmo (1). 

Nella parte inferiore del fresco rappresentante 
la Terra, nel mezzo di un' aperta campagna, sotto 
un cielo azzurro sparso qua e là di nuvolette va- 
ganti, sorge un altare a cui si ascende per mar- 
morei gradini, e su questo, entro un ricco osten- 
sorio d'oro, è esposta in venerazione l'Ostia Sacro- 
santa, circondata da una schiera eletta di Papi, di 

(1) S. Giorgio è qui rappresentato come protettore 
della Liguria, paese natale di Papa Giulio II. 



88 

Pontefici, di Vescovi, e di personaggi autorevoli 
per santità e dottrina della Chiesa militante ed 
insegnante, quivi intorno in devota movenza ed 
attitudine convenuti a ragionare gravemente su 
questo profondo mistero. Nel fregio a rabeschi del 
paliotto è frammisto il nome di Giulio II: lulius II 
Pont. Max. 

Sul lato destro presso l'altare è S. Bernardo 
che vestito di piviale accenna l'Augusto Sacra- 
mento con ambe le mani stese, mentre volge lo 
sguardo sul libro che S. Girolamo seduto, in abito 
cardinalizio è in atto di leggere. Ai piedi del S. Dot- 
tore giace un leone, la sua traduzione della Bibbia 
« Bibita » e le Epistole. 

Lateralmente è un giovine inginocchiato che 
lo sta riguardando colle mani giunte. Vien quindi 
S. Gregorio Magno cogli indumenti pontificali, il 
triregno in capo, assiso in cattedra marmorea (1) 
in atto di contemplare fissamente F Ostia Eucari- 
stica, tralasciando di leggere nel libro che ha in 
mano. In terra è il suo libro de' dialoghi morali 
col titolo sul margine « L. Moralium ». A lui dap- 
presso è un teologo o neofito che vestito di pallio 
pende dalla bocca di S. Girolamo. Dietro notansi 
due vescovi mitrati venuti per assistere a sì no- 
bile concione, nei quali Raffaello raffigurò se stesso 
ed il suo inseparabile maestro il Perugino. Segue 
un gruppo di quattro giovani dei quali uno in piedi, 

(1) Quella stessa che ora si venera in S. Stefano 
Rotondo. 



89 

e tre pieni di Fervore, prostrati in adorazione sui 
gradi dell'altare. Il giovine di nobili sembianze 
ritto in piedi sul davanti, col capo vólto indietro 
verso il gruppo de' disputanti, è senza dubbio ri- 
tratto di personaggio incognito del tempo. 

Nella figura di un teologo, l'arcidiacono Be- 
rengario (1) calvo nel capo, è espresso il celebre 
architetto Bramante, appoggiato colla persona e 
col braccio ad un balaustro, in atto di volgersi 
verso il suo avversario, che con cinico disprezzo 
cerca di leggere nel suo libro. Presso del teologo 
è un suo discepolo che coli' indice prende nota del 
passo di controversia. Indietro disposte a gruppi 
ed isolate sono varie figure di personaggi del 
tempo di vario abito e sembiante, che prendono 
parte all'azione. Fra queste all' estremo angolo si- 
nistro, nella persona di un vecchio domenicano, 
vuoisi riconoscere l'effigie del Beato Angelico da 
Fiesole. 

Nel fondo sopra una collina che elevasi in lon- 
tananza ombreggiata da vari alberetti si scorge il 
vasto edificio di un tempio in costruzione, simbolo 
della Chiesa cattolica, in questa erezione assistita 
dalla virtù e sapienza de' suoi dottori, e dagli sta- 
tuti de' Concilii. 

Sul lato sinistro, primo della nobile schiera dei 
Teologi raccolti presso l'altare è Pietro Lombardo, 

(1) Tre volte condannato per aver negato la transu- 
stanziazione, morto ravveduto del suo fallo sopra un' isolet- 
ta della Loira. 



90 

fondatore della Teologia Scolastica detto ancora il 
maestro delle sentenze ; che col braccio levato è 
in atto di predicare. Grli stan seduti dappresso due 
insigni dottori: S. Ambrogio, ed il suo discepolo 
S. Agostino vestiti delle insegne vescovili, il primo 
alzando le braccia e gli occhi quasi assorto in di- 
vota contemplazione delPOstia Sacrosanta, il secondo 
col suo libro ai piedi De Civitate Dei, volgendosi 
ad un neofito che, seduto col calamaio iu una mano, 
ed un manoscritto sul ginocchio, prende nota di 
quanto gli viene dal Santo dettato. Dietro è S. Tom- 
maso d'Aquino, l'Angelico Dottore, in atto di scri- 
vere. Gli è presso San Bonaventura che legge ve- 
stito da francescano con abito pavonaceo ed il cap- 
pello cardinalizio sul capo. Il Papa S. Anacleto 
col triregno e vestito delle pontificie insegne, è in 
piedi sul davanti immerso nella meditazione con la 
palma del martirio ed un libro in mano. Segue In- 
nocenzo III ritratto di profilo con paludamento 
riccamente storiato, avente nella sinistra la sua 
opera De Officio Missae, e tendendo la destra in 
atto pieno di meraviglia. Dietro al Pontefice sono 
tre figure delle quali scorgesi il solo volto di Dante 
coronato di alloro, chiamato teologo dai suoi con- 
temporanei, e poeta eminentemente religioso, ve- 
stito di manto rosso e ritratto di profilo. A breve 
distanza da questi evvi un gruppo di tre perso- 
naggi dal volto grave ed austero, supposti i due 
laterali rappresentare Duns Scoto, e Niccolò di 
Lira. Quel di mezzo in tonaca nera, il celebre 



91 

predicatore domenicano Fra Girolamo Savonarola 
da Ferrara (1) preso ancor egli di profilo. 

Avanti sull'angolo del quadro, vestito di lungo 
pallio all'antica, è un uomo che appoggiato al ba- 
laustro accenna il SS. Sacramento ad altra persona 
che si sporge avanti per meglio vedere. Dietro a 
questi vedonsi altri tre personaggi da considerarsi 
egualmente per ritratti al naturale del tempo, che 
assistono e pongono termine colla loro presenza 
all'azione. 

Nella composizione del presente fresco monu- 
mentale Raffaello ebbe a consigliere, oltre a vari 
suoi amici, anche l'Ariosto, il quale prese di tal 
maniera ancor egli parte in questa sacra epopea 
pittorica. Notasi unità somma di azione in tutte le 
parti del lavoro quanto mai grandioso, un incanto 
magico di colorito, ed un profumo di gioventù che 
trae origine dalla ispirazione della Scuola Umbra, 
e che non si riscontra in verun altro dei suoi di- 
pinti. In ogni minima parte di questa primizia del 
suo pennello, Raffaello sebbene non si mostri di- 
mentico della scuola de' primi maestri nelle aureole 
e negli ornamenti dorati, avanzasi tuttavia, special- 
mente nella espressione delle teste, verso la per- 
fezione dell'arte, ch'egli di volo raggiunge in tutta 
l'elevatezza dello stile nella dipintura della Scuola 
di Atene che sta di contro. 

Il basamento della presente parete è decorato 

(1) Alcuni dei sermoni a lui attribuiti non erano an- 
cora proibiti al tempo di Raffaello, e vuoisi che questi ot- 
tenesse il permesso da Giulio II di qui?i collocarlo. 



92 

di riquadri a chiaroscuro giallo su fondo rosso, che 
nella stessa unità di soggetto corrispondono ai grandi 
soggetti delle superiori pitture. Questi sommamente 
belli sono interposti con Cariatidi che in vario at- 
teggiamento sostengono la sovrapposta cornice, di- 
segno di Raffaello, posta in monocromo da Polidoro 
da Caravaggio. 

Primo quadretto : 

La speculazione delle cose celesti espressa in 
una donna che coperta di ampio manto, tenendo 
un braccio alzato sembra immersa nella medita- 
zione, avendo in mezzo al petto la testa di un 
angelo. 

Secondo riquadro : 

La Sibilla Cumana mostra ad Augusto Otta- 
viano genuflesso la visione della Vergine da lei 
predetta col figlio in grembo che doveva nascere 
dal suo seno, senza umano commercio (1). 

Terzo riquadro : 

S. Agostino a cavallo sulla riva del mare in- 
contrasi col fanciullo che cerca di vuotarlo con 
una conchiglia entro una buca da lui scavatavi, 
azione per lui più facile che non sarebbe stato ad 
Agostino di approfondire, e di chiaramente com- 
prendere il Mistero della SS. Trinità. 

Quarto riquadro : 

Un Sacerdote del Vecchio Testamento è in atto 

(1) Tradizione che tuttora si conserva nella iscrizione 
attorno al conopeo circolare di un altare della Chiesa di S. 
Maria in Aracoeli, che da questo fatto prese il suo stesso 
nome. 



93 

di sacrificare sull'ara accesa un ariete in presenza 
del popolo accorso alla solenne cerimonia. Soggetto 
relativo alla sostituzione dell' incruento olocausto 
della Nuova Legge divinamente istituito ed offerto 
in espiazione de' peccati degli uomini, ai sacrifizi 
legali della Legge Antica. 

Procedendo a sinistra nel medaglione supe- 
riore della volta, corrispondente alla parete ove è 
dipinta la figura allegorica della Giurisprudenza 
osservasi la 

Giustizia 

nobilissima figura col capo cinto di ferreo diadema 
indicante la sua fortezza. E seduta sopra le nubi 
in aspetto maestoso e tranquillo; coperta di rossa 
tunica e di verde ammanto piegato sulle ginocchia. 
Colla destra alzata impugna una spada in atto di 
colpire i rei, colla sinistra sostiene le bilancie, quasi 
a ponderare le umane azioni, rendendo a ciascuno 
ciò che gli è dovuto, come è bellamente indicato 
nel titolo delle due cartelle, che quattro amorini, 
disposti due per lato ai suoi fianchi, sostengono in 
graziose e svariate movenze: Jus Suum Unicuique 
Tributi. 

Corrispondentemente nella curva della volta a 
destra di questa Virtù, nel riquadro oblungo con 
fondo egualmente dorato ad imitazione di musaico, 
è ritratto quale modello insigne dell'umana giusti- 
zia il Giudizio di Salomone, seduto in trono, e cir- 
condato dalle due madri contendenti. 



94 

Nella sottostante parete della finestra è di- 
pinta la 

Giurisprudenza 

A ricavare il miglior partito che si potesse da 
questa parete tagliata irregolarmente, Raffaello sag- 
giamente la divise in tre vani distinti, alzando tre 
pilastri nei due muri laterali fino all' altezza della 
finestra, sui quali posò un cornicione, e su questo 
in tutta la lunghezza della parete superiore imma- 
ginò un attico nel quale bellamente dipinse le virtù 
che assistono la Giustizia, cioè la Prudenza, la For- 
tezza e la Temperanza personificate in un gruppo 
squisito e di beli' effetto di tre grandi figure di 
donne, accompagnate da quattro gemetti alati che 
ne recano i relativi simboli allegorici. 

La Prudenza è espressa seduta nel mezzo più 
elevata delle sue compagne in candida veste con 
manto verde piegato sulle ginocchia e le braccia 
ignude. Ha sul petto un medaglione coll'immagine 
di una Gorgone alata che serve ad allontanare e 
disperdere l'inganno e le frodi. La testa è divisa 
in due volti presi di profilo, l'anteriore di giovane 
donna, esprimente somma bellezza con cui guarda 
in uno specchio che un putto alato le presenta, 
simbolo della scienza e cognizione che questa virtù 
possiede del Presente. Col volto posteriore di vecchio 
barbato dallo sguardo severo, vede nel Passato al 
lume di una face ardente che un secondo fanciullo 
tiene dinanzi, e , che ben simboleggia la Storia 
maestra della Vita e luce della Verità, coadiuvata 



95 

dalla Perspicacia che si acquista cogli anni maturi. 
Alla sua destra, seduta più basso, è la Fortezza 
sostenitrice della Giustizia che facilmente ricono- 
scesi dal suo carattere, dalla acconciatura diversa 
da quella delle compagne, ed all' armatura di cui 
va fornita. Col braccio destro sostiene un grosso 
ramo frondoso di quercia, carico di frutta mature, 
accarezzando colla mano sinistra un leone accovac- 
ciato al suo fianco destro. È accompagnata da due 
putti alati uno de' quali cerca di cogliere le ghiande 
dal ramo di quercia, l'altro intimorito all' aspetto 
della belva cerca di fuggire. 

Dall'altra parte a sinistra siede in bell'attitu- 
dine la Temperanza col capo velato volto indietro in 
atto di assistere la Prudenza col presentarle con ambe 
le mani un freno, suo proprio simbolo, riguardando 
un putto seduto che alza l'indice della mano destra. 

Nei due vani laterali della finestra sono espressi 
due fatti storici relativi alla Giurisprudenza nel 
Diritto civile e nel canonico. 

Dal lato destro: 

L'imperatore Giustiniano stante in seggio reale 
collo scettro in mano consegna il famoso codice che 
da lui prende il nome di Giustiniano, al celebre 
giureconsulto Treboniano suo cancelliere che, vestito 
del costume antico in rossa toga, stende le mani 
in ginocchio per riceverlo. Presso costui stanno in 
piedi Teofilo, Doroteo, ed altro giureconsulto, te- 
nendo ciascuno un libro in mano che indicano il 
Digesto e le Novelle costituzioni, per ordine del- 
l'imperatore raccolte ed emanate. 



96 

Dal lato sinistro: 

Gregorio IX, ritratto coir effigie di Giulio II, 
assiso in sedia papale, e vestito dell'abito pontifi- 
cale che due prelati sostengono rialzandolo ai lati 
uno per parte, pieno di maestà, rimette il volume 
delle Decretali ad un avvocato concistoriale stante 
a lui dinanzi genuflesso, dando la sua benedizione 
sul volume. Il Papa è in compagnia di tre cardi- 
nali, due de' quali, il primo a lui vicino, Giovanni 
de' Medici, ed il terzo, Alessandro Farnese, gli suc- 
cessero nel Pontificato sotto il nome di Leone X 
e di Paolo III ; quel di mezzo è il cardinale An- 
tonio del Monte. 

Il lato destro e sinistro del basamento rappre- 
sentano i due più celebri legislatori dell' antichità 
Solone e Mosè. Il primo a destra, uno de' sette savi 
della Grecia, è in atto di arringare i greci adunati 
alla promulgazione delle sue leggi; il secondo 
mentre consegna le tavole della legge al popolo 
ebreo ; ambidue ritratti a chiaroscuro da Polidoro 
da Caravaggio assistito da Minturino di Firenze. 

La Filosofia 

Nel medaglione superiore della volta: 
La Filosofia è rappresentata seduta sopra le 
nubi in una cattedra i di cui sostegni sono formati 
da colonnine sormontate da erme della Diana Poli- 
maste, simbolo della natura feconda di mammelle, 
quale madre generatrice e nutrice delle cose tutte. 
È assorta nella contemplazione col capo rivolto a 
destra, cinto di benda gemmata, e di un rifulgente 



97 

carbonchio nella fronte che spargono abbondante 
lume nello studio delle cose naturali e morali, ac- 
cennate nei due libri che tiene sulle ginocchia. Ha 
nude le braccia, la persona bellamente coperta di 
vesti di vario colore, l'azzurro, il rosso, il ceruleo, 
ed il giallo indicanti i quattro principali elementi, 
l'aria, il fuoco, il mare e la terra (1). Due fanciulli 
ai fianchi sostengono uno per lato due volumi sui 
quali, è scritto il titolo : Causarum Cognitio, nel 
quale s'intende la chiave della scienza universale. 
Questa è da ritenersi per la più bella, per la vi- 
vezza delle tinte tra loro in perfetta armonia. 

Lateralmente , a destra , nel riquadro del- 
l' angolo : 

La Contemplazione delle cose celesti e natu- 
rali è personificata in una donna che cinto il capo 
ed il petto di bianche bende svolazzanti e di verde 
tunica, appoggiasi con la destra sopra un globo stel- 
lato indicante la sfera celeste, nel cui centro osser- 
vasi la Terra, alzando la sinistra con meraviglia 
nella bellezza delle cose create. Due angeletti te- 
nenti ciascuno un libro sono in atto di sorvolare 
sopra piccole nubi. 

(1) Osservando bene coH'ajuto di un fido cristallo nel- 
la tunica da Raffaello divisa in tre colori e regioni diverse, 
potrannosi distinguere alcuni dettagli simbolici introdotti a 
guisa di richiamo; le stelle nella parte azzurra che indica 
il cielo; il mare in una varietà di pesciolini; la terra da 
piante diverse, ornamenti che Raffaello imitò dal Giove 
Olimpico di Fidia. 



7 



98 

Nella parete sottostante : 

Scuola di Atene 

La seconda pittura a fresco che Raffaello non 
ancora trentenne eseguì in Roma dopo la disputa 
del Sacramento. Cinquantacinque figure piene di 
vita sono con sublime armonia distribuite isolate, 
in gruppi bellissimi disposte in questa magnifica 
composizione, una delle grandi creazioni della pit- 
tura monumentale in Italia. In questo suo capola- 
voro Raffaello largamente dispiega la meravigliosa 
potenza del suo genio nella somma elevatezza dello 
stile, e nella maggiore verità e ricchezza del di- 
segno. Quivi egli, a differenza della Disputa del 
SS. Sacramento in cui si abbandona alle ispira- 
zioni degli antichi maestri delle Scuole Umbra e 
Toscana, perfeziona l'ideale delle figure quali seppe 
crearle nella sua mente ispirata, dando loro il vero 
carattere, qual si conviene ai sommi filosofi del- 
l'antichità, sebbene di antico ben poco si cono- 
scesse o fosse stato discoperto al suo tempo. 

La scena offre il prospetto di un sontuoso edi- 
ficio (1) di nobile architettura. E la celebre Ac- 
cademia o Areopago di Atene, ove insieme conven- 
gono a ragionare i vari fondatori ed espositori dei 
differenti rami dell' antica filosofia pagana, insieme 
coi seguaci delle loro dottrine. E formato in due 
bracci a volta, ai quali mettono capo due archi, 

(1) Suggeritogli con suo disegno dal Bramante, la di 
cui architettura rassomiglia non poco ai primi suoi disegni 
od a quei di Michelangelo per la Basilica di S. Pietro. 



99 

e nel mezzo si aprono in una cupola con magni- 
fica decorazione d' ordine dorico di colonne , e di 
statue poste nelle nicchie cavate nelle pareti. In 
quelle poste in fronte dell' edificio sono le figure 
di Apollo e di Minerva. 

Nel piano superiore che forma il centro della 
composizione, ed a cui si accede per quattro sca- 
glioni marmorei, primeggiano Platone ed Aristotile 
fondatori della scuola filosofica, l'uno tenendo il 
suo Timeo appoggiato al fianco in atto di esporre 
ìa sua dottrina, 1' altro coli' Ethices in mano rivolto 
verso il maggiore maestro. Forma ala ai medesimi 
scelta schiera di uditori e seguaci di ogni età e 
condizione, che prestano somma attenzione agli 
insegnanti, meravigliati della loro sapienza. Fra 
questi distinguonsi per primo sul lato di Platone 
Alessandro il Grande, discepolo di Aristotile, in 
età giovanetta, regalmente vestito, ed un vecchio 
avvolto nel suo manto in atto di raccoglimento in 
cui è espresso Nicomaco, celebre cultore della mu- 
sica, discepolo dr Platone. A destra del quadro 
sullo stesso piano è un gruppo di cinque persone 
tra le quali Senofonte ed il bellissimo Alcibiade 
vestito da guerriero, tutti rivolti verso Socrate loro 
maestro, che numerando colle dita prava il suo ra- 
gionare con una figura rettorica o matematica. Al 
cenno dell' ultimo personaggio del gruppo accor- 
rono tre altri discepoli, uno de' quali seminudo con 
ricco partito di pieghe del manto mosso dal vento, 
reca una pergamena ed un volume. 

Nel mezzo del piano inferiore, figura isolato 



100 

tra due gruppi di filosofi , Diogene il cinico, gia- 
cente sopra un gradino in atto di leggere un libro 
colla scodella dappresso, volgendo con cinica in- 
differenza le spalle alle varie scuole, delle quali 
diniega ogni sistema. Presso di lui a destra è Ar- 
cesilao che appoggiato ad un blocco di marmo nella 
sua incertezza di tutto dubita. Segue Ippia di Elide 
il quale si vanta di tutto sapere, come dimostra 
nella sua figura piena di sprezzo. Quindi viene il 
gruppo notevole del celebre Pitagora che seduto 
scrive avendo presso di se Telauge suo figlio, che 
appoggia in terra una tavoletta di ardesia, ove sono 
disegnate figure geometriche colle consonanze dei 
suoni o ritmo armonioso, come leggesi nelle voci 
greche che vi si vedono tracciate: Diapason, dia- 
pente, diateseron. Dei tre che gli sono attorno Em- 
pedocle, Epicarmo, ed Archita, il primo canuto la- 
scia di scrivere per leggere nel manoscritto del 
maestro, il terzo coir indice e col pollice stesi ac- 
cenna alla doppia consonanza. Epicarmo è diritto 
in piedi con turbante in capo e perciò da molti 
scambiato per Averrhoe. Dietro a questi, presso 
un giovinetto di leggiadro aspetto, scorgesi la figura 
di Francesco Maria della Rovere duca di Urbino 
e degno nipote di Giulio' II, stante in piedi av- 
volto in bianco manto, frangiato d' oro, colla mano 
al petto, celebre per le sue imprese guerresche, 
e più ancora per la protezione che con sapiente 
istituzione concesse nella sua corte alle Arti, ed 
alle Lettere, da Raffaello introdotto nel quadro 
unitamente ad altri uomini insigni che fiorirono al 



101 

suo tempo, nella figura degli antichi savi della 
Grecia e de' loro seguaci. 

Presso T angolo della parete è un filosofo im- 
berbe coronato di edera dall' aspetto ilare e gio- 
condo, forse Democrito chq legge in un libro, in- 
sieme con un compagno il quale gli pone la mano 
sulla spalla. L' ultima figura è un vegliardo, pro- 
babilmente Eraclito (1) dall'aspetto cupo e severo, 
col capo coperto dal mantello, accompagnato da 
un fanciullo che stende la mano quasi a reggere 
il libro del filosofo coronato. 

Nella prima figura del piano superiore a si- 
nistra presso Aristotele è dipinto il Cardinal Bes- 
sarione, traduttore delle sue opere, filosofo insigne 
del secolo decimoquinto, e celebre difensore della 
dottrina di Platone. Quindi seguono due filosofi , 
dei quali V uno giovine è in atto di ascendere dal- 
l' inferiore al piano superiore indicando con ambe 
le mani Diogene sdraiato sui gradini , cui 1' altro 
più avanzato di età fa cenno di sprezzare, addi- 
tandogli colla mano i due Principi della sana filo- 
sofia. Un giovine seduto sul basamento d' un pi- 
lastro sta scrivendo facendosi sostegno d' un gi- 
nocchio. Altro filosofo appoggiandosi colle mani e 
col mento allo stesso pilastro è intento ad osser- 
varlo. Presso questi è un personaggio di grave 
aspetto con barba prolissa, avvolto in ampio pallio 
rosso. Neil' ultimo gruppo di questo piano sono tre 

(1) Figura mancante nel cartone di questo fresco che 
ora conservasi nella Biblioteca Ambrosiana in Milano. 



102 

figure incognite ; tra le quali un vecchio si avanza 
appoggiato al suo bastone. 

Il gruppo principale sul lastricato marmoreo 
del piano inferiore è composto di tre figure di 
giovani di grazioso aspetto che vestiti nelP antica 
foggia ; curvi nella persona, sono intenti alla dimo- 
strazione di un problema che Archimede sotto i 
lineamenti di Bramante, calvo e tirandosi indietro 
il manto, sta delineando con un compasso nella 
figura esagona sopra una tavoletta, chinandosi con 
naturale movenza. Nel giovine che posto un gi- 
nocchio in terra osserva con maggiore attenzione 
degli altri alzando le mani, è ritratto Federico II 
de' Gonzaga duca di Mantova. Segue vólto di tergo 
Zoroastro re de 7 Battriani , barbato e cinto il capo 
di diadema tenendo il globo celeste in mano che 
lo addita pel fondatore dell' astronomica scienza. 
Presso questi è altro personaggio coperto il capo 
di un berretto con globo terrestre in mano, da al- 
cuni creduto rappresentare il geometra Euclide di 
Alessandria, da altri Tolomeo figliuolo di Lago, noto 
pel sistema che da lui prende il suo nome. 

Dietro ai medesimi , nelF angolo della parete 
Raffaello di sua mano ha ritratto se stesso in età 
più avanzata di quella della disputa del Sacra- 
mento, non disgiunto dal suo maestro il Perugino. 

Sommo elogio del fresco è quello di Michelan- 
gelo che lo riteneva per il più bel dipinto del mondo. 
Sebbene guasto dai numerosi calchi applicativi dagli 
studiosi dell'arte e più ancora dalle ingiurie del 
tempo devastatore, tuttavia è ancora talmente con- 



103 

servato da riscuotere la speciale ammirazione del- 
l' attento osservatore, che vi sa attingere inesauri- 
bile fonte di nuovi pregi e peregrine bellezze. 

Raffaello eseguì molti bozzetti della Scuola di 
Atene che tuttora esistono, e nei quali, diversi 1' uno 
dall'altro, bellamente si mostrano i vari gradi, pei 
quali egli montò alla perfezione del concetto , che 
finalmente portò a compimento nel cartone origi- 
nale che ora conservasi in Milano. 

Dopo la morte di Raffaello fu perduto il vero 
senso di questa composizione. In una antica inci- 
sione di Giorgio Mantovano ritoccata da Thomasin, 
le figure di Platone e di Aristotile furono cangiate, 
coir aggiunta di un'aureola di gloria, in quelle degli 
Apostoli Pietro e Paolo che predicano il cristiane- 
simo ai filosofi gentili. In altra simile incisione 
fatta da Agostino Veneziano nel 1524, Pitagora è 
trasformato in S. Marco ed il giovine che tiene le 
tavolette nell' Angelo dell' Annunziazione. Non è a 
dire poi della erronea interpretazione fattane dal 
Vasari da tutti conosciuta. 

Nel quarto medaglione della volta corrispondente 
alla farete della finestra ove è dipinto il Parnaso 

La Poesia 

è nobilmente personificata in donna di giovami sem- 
bianza, vestita di bianca tunica e di azzurrino manto 
che le copre la metà inferiore della persona, du- 
plice emblema della sua origine celeste. Coronata 
di verde alloro la fronte, colle ali agli omeri siede 
sopra cattedra marmorea decorata di fantastiche 



104 

immaginette, colla lira sospesa agli omeri, tenendo 
colla destra il libro de' carmi eroici. In bella mo- 
venza volge lo sguardo sereno e tranquillo al cielo, 
quasi ad aura ispiratrice della Divinità che tutta 
di sè la riempie, pronta a sciogliere la voce al 
canto, come è ben indicato nel titolo sorretto da 
due putti alati postile allato: Numine afflatur. 

Nella Gara musicale tra Apollo e Mar sia di- 
pinta nel prossimo riquadro destro nella curva della 
volta, scorgesi un bel simbolo di trionfo dell' arte 
vera sulla falsa, o del merito che mena vanto sul 
pedantismo, nella figura di un pastore che pone 
una corona sul capo di Apollo, seduto con la lira 
sopra una roccia, ed in quella di Marsia appeso 
colle mani legate a tergo al tronco dell 7 albero , e 
prossimo ad essere scuoiato in castigo della sua 
presuntuosa competizione. 

Nel centro del soffitto che fa capo a belle ed 
armoniose decorazioni di arabeschi, insiem con va- 
ghissimo artificio di colore distribuite, vedesi lo 
stemma di Niccolò V che rappresenta la tiara e le 
chiavi, anteriormente dipinto, e da Raffaello rispet- 
tato e conservato. 

Nei riquadri del basamento di questa parete 
alternati da Cariatidi e da vecchi Telamoni bar- 
bati che ne reggono la cornice, furono disegnati 
da Raffaello e dipinti a chiaroscuro giallo da Po- 
lidoro da Caravaggio alcuni fatti celebri corrispon- 
denti al soggetto espresso di sopra. 

Nel primo riquadro a destra: La filosofia spe- 
culativa è personificata in una matrona avvolta 



105 

nelle pieghe di largo manto col capo appoggiato su 
di un globo, facendo sostegno della mano destra al 
capo in atto di stare in se raccolta meditando. 

Nel secondo riquadro : Filosofi di varie scuole 
sono intenti a ragionare sopra un globo terraqueo 
posto in terra nel mezzo del grave consesso. 

Nel terzo riquadro : Uno stuolo di guerrieri 
dell'armata romana condotta dal console Marcello 
approda appiè di una gran torre della città di Si- 
racusa contro la quale vien dato assalto con frecce 
ed altri bellici istrumenti. Vedonsi pendenti dalle 
mura due grue o mani di ferro armate di uncini, 
dette tollenones, colle quali, terribile invenzione di 
Archimede, venivano alzate le navi romane. 

A destra nel quarto riquadro : Diviso in due 
scompartimenti da un pilastro decorato dall' erma 
terminale di un Satiro capricorno, continua l'as- 
salto dal lato di terra e la scalata della città di 
Siracusa, che vedesi nel tempo istesso posta a sac- 
cheggio dall'armata vittoriosa. A sinistra Archi- 
mede curvo in terra ed intento nella soluzione di 
un problema geometrico che segna col compasso , 
viene percosso di spada da un soldato romano che 
lo tiene afferrato per i capelli. 

Sidla parete della finestra è espresso nel lunettone il 

Parnaso 

La poesia è nobilmente glorificata nel monte 
Parnaso sul quale intorno all' Apollo Musagete sono 
ritratti in vari gruppi i più famosi poeti antichi e 
moderni greci latini ed italiani insieme riuniti in 



106 

questa soave composizione da Raffaello, da alcuni 
critici vuoisi sotto la direzione dell' Aretino , da 
altri dell' Ariosto , con vigorosa intonazione di co- 
lorito sullo stile di gusto antico. 

Sulla vetta del Pierio qua e là vestito di ver- 
deggianti alberetti di lauro in mezzo ai quali scorre 
diramandosi in due ruscelletti sul pendìo del monte 
il fonte d'Elicona, l'Ippocrene, siede Apollo, la più 
bella delle figure, sopra una roccia, in atto di trarre 
melodiosi accordi da un violino (1) in compagnia 
delle nove sorelle, tutte di vaghissime forme, ed in 
movenze veramente graziose che gli fanno eletta 
corona. Di queste, distinte ciascuna dal suo proprio 
attributo, notansi quattro sulla destra del nume, 
Calliope, Clio, Erato e Tersicore. Nella figura di 
Calliope sedente presso Apollo coli' epica tromba è 
ritratta Vittoria Colonna, Marchesana di Pescara, 
a tutti nota per la sua devozione verso Y immortai 
Buonarroti, che formò la gioia de' suoi vecchi giorni. 

Coi quattro sommi poeti laureati stanti sullo 
stesso piano delle Muse da questo lato distinguesi 

(1) Raffaello dopo aver dipinto Apollo con la lira, 
sostituì a questa il violino forse in onore di Sansecondo 
violinista celebre del suo tempo, da lui divinizzato per far 
cosa grata a Giulio II del quale era il virtuoso favorito; 
ovvero in onore di Leonardo da Vinci che divenuto vecchio 
erasi con passione dedicato allo studio di questo suo predi- 
letto istrumento ch'egli suonava in modo ammirabile. A 
proposito di Sansecondo narrasi che uscendo una sera dal- 
l' aver ricreato colle sue melodie Papa Giulio II nelle Sale 
Vaticane, questi rivolto a Raffaello gli disse : Ecco trovato 
il nostro Apollo. 



107 

per primo Omero, (1) che cieco colla testa elevata 
sta declamando i versi dell'Iliade. Un giovane tutto 
raccolto in se stesso ascolta , per quindi notarli; 
sopra un volume aperto posto sul ginocchio destro 
incrocicchiato sul sinistro. Dietro Omero scorgesi 
di profilo Dante con veste rossa e cappuccio sul 
capo coronato che segue Virgilio guardandolo fis- 
samente in volto. Dietro all'immortale epico latino 
scorgesi una testa coronata di alloro in cui Raf- 
faello espresse le sue proprie fattezze. 

Inferiormente all'angolo della parete è Saffo (2) 
per la sua eccellenza nel poetare detta la decima 
Musa, seduta in molle atteggiamento sul pendìo 
della collina, appoggiata in terra e col braccio si- 
nistro sul cornicione della finestra, avendo in mano 
una pergamena su cui è scritto il suo nome Sappho. 
È intenta col capo vólto indietro a riguardare il 
gruppo dei poeti poco da lei distanti. Nel più pros- 
simo è figurato Alceo sommo tra' lirici, con penna 
in mano in atto di trarre un manoscritto da un 

(1) Bella figura ispirata, con mirabile aria di deità da 
Raffaello ideata, non conoscendosi al suo tempo alcuna pro- 
tome o carneo antico dell' immortai cantore greco, valendosi 
egli soltanto dei tratti del Laocoonte allora di recente sco- 
perto (1506). I medaglioni che tradizionalmente portavano 
il nome di Omero come quei di Amastri e di Smirna, ovvero 
l'erma della libreria di Flavio Orsini sono stati riconosciuti 
dai moderni archeologi per puramente ideali. 

(2) In questa figura vuoisi che Raffaello ritraesse Im- 
peria, per la sua meravigliosa bellezza, grazia e dottrina 
grandemente corteggiata ed ammirata dagli uomini più dotti 
e facoltosi del suo tempo. 



108 

volume posto sul ginocchio rialzato. Segue presso 
una selvetta di allori il Petrarca che stassi in com- 
pagnia della greca poetessa Corinna colle chiome 
sparse, in cui è ritratta la sua cotanto decantata 
Laura, intesa a conversare col poeta burlesco Fran- 
cesco Berni avvolto in manto giallo frangiato, di- 
pinto da Raffaello di fianco, e quivi introdotto per 
far piacere a Giulio II ed al cardinale Bibbiena 
suo mecenate. 

Dal lato sinistro del dipinto fan parimente co- 
rona ad Apollo altre cinque Muse fra le quali Po- 
linnia seduta presso del numè colla lira, e le altre 
in piedi, cioè Euterpe, Talia, Urania e Melpomene. 
Dappresso sono ritratti Plauto, celebre poeta co- 
mico latino, in sembianza del ferrarese Tibaldo, e 
Terenzio colle mani nascoste nel pallio in atto 
di meditare, pressovi Y effigie distinta del Boc- 
caccio. 

Nel piano inferiore all'angolo della finestra in 
corrispondenza colla figura di Saffo è seduto Pin- 
daro, il principe de' poeti lirici, che si rivolge ad 
Orazio posto di fronte alla sua sinistra, avvolto nel 
manto romano, e che stende le braccia in atto di 
ammirazione nell'udire i carmi dell'illustre cantor 
de' Giuochi Olimpici. Anacreonte gli sta vicino po- 
nendo il dito alla bocca quasi ad imporre silenzio. 
Negli altri poeti tutti coronati posti all' ombra di 
un albero d' alloro notasi il fondatore dell'Arcadia, 
il Sannazzaro imberbe che cantò del parto della 
Vergine, e i due poeti ai quali toccò la stessa in- 
felice sorte dell'esilio, Ovidio che si volge ad Apollo 



109 

colle mani al petto, e Cornelio Gallo, elegante poco 
men di Ovidio nello scrivere versi elegiaci. 

Un ornato architettonico tien luogo di basa- 
mento nella presente parete dipinto ad imitazione 
di legno intagliato colla sua cornice, pilastrini ed 
architrave d'ordine dorico. Compiono la decorazione 
del lato destro due archi per entro i quali, a guisa 
di cornice veggonsi la rotonda di un tempio diruto, 
ed il prospetto di una città. Nel mezzo avvi un 
armadio semiaperto nel quale intravedonsi due map- 
pamondi. 

Dal lato sinistro è lo stesso ornato con la vista 
di una cittadella fortificata, e di un antico cenobio 
fornito del suo portichetto interno. Nel mezzo entro 
eguale armadio son posti una sfera, compassi, trian- 
goli, ed altri vari istrumenti geometrici. 

Superiormente entro due eguali riquadri ret- 
tangolari Polidoro da Caravaggio eseguì sul disegno 
di Raffaello due fatti cavati dalla storia romana. 
Notasi in quello a destra il collocamento dei Libri 
Sibillini, da Tarquinio il Superbo acquistati dalla 
Sibilla Tiburtina, entro cassa marmorea che vien 
gelosamente conservata dai Duumviri nel tempio 
di Giove Capitolino ; in quello a sinistra Augusto 
che impedisce agli amici di Virgilio, Plauzio Tucca 
e Vario, di bruciare il suo divino poema, cui so- 
prappreso dalla morte, non aveva potuto ridurre a 
quella perfezione che desiderava. 

Il pavimento della sala è formato di pietre 
dure e marmi colorati antichi con vario ornato di- 
sposti a tasselli. In questo intorno ad alcuni circoli 



110 

nei quali sono racchiuse le arme della Chiesa, leg- 
gonsi il nome di Giulio II che lo fece cominciare, 
e le imprese del giogo Suave, e del diamante con 
la divisa Semper di Leone X che lo portò a com- 
pimento. Gli sportelli delle finestre e le porte di 
questa Stanza nonché delle altre sono degne di os- 
servazione per l'eccellente lavoro d'intaglio di Gio- 
vanni Barile, che credesi lo eseguisse in parte sui 
disegni di Raffaello. Furono copiate dal Pussino per 
ordine di Luigi XIII il quale intendeva prenderle 
a modello per decorazione del Louvre. 

Da questa si passa per ordine alla terza Stanza 
ove si osserva il soggetto principale dell' 

Eliodoro scacciato dal Tempio 

Nell'anno 176 av. Gesù Cristo, Seleuco Filopa- 
tore re di Siria, invaghitosi, ad istigazione del tra- 
ditore Simeone, de' tesori raccolti nel tempio di Ge- 
rusalemme, inviò Eliodoro sopraintendente delle sue 
rendite coll'ordine espresso d'impadronirsene. Giunto 
questi in Gerusalemme, nell'atto che egli e le sue 
genti si disponevano a porre le sacrileghe mani sul 
tesoro dei poveri, de' pupilli, e delle vedove, im- 
provvisamente alle preghiere del sommo sacerdote 
Onia, dai leviti, e dal popolo accorso indirizzate 
all'Onnipotente perchè si degnasse di conservare 
la santità della sua casa, videsi comparire un uomo 
a cavallo superbamente vestito, che lanciandosi im- 
petuosamente sopra Eliodoro minacciava di percuo- 
terlo con armi sfolgoreggianti, mentre il focoso de- 
striero dall'occhio ardente lo calpestava rovescian- 



Ili 

dolo a terra co 7 pie dinanzi. Nello stesso tempo 
furon veduti due giovani pieni di forza e di bellezza 
riccamente vestiti, che stando ai fianchi di Eliodoro 
lo percuotevano senza posa co' flagelli. Ccvp. Ili 
Lib. 11 de' Maccabei. 

Questa è la scena che Raffaello ? in maniera 
veramente mirabile, ritrasse in tre gruppi bella- 
mente disposta. A destra dell'osservatore è il gruppo 
nell'atrio ov'è ritratta l'azione principale del qua- 
dro. Eliodoro coperto di corazza giace rovescio la- 
sciando cadere un vaso ricolmo di monete d'oro 
che spandonsi in terra, sopraffatto dal celeste cava- 
liero che lo investe armato di ferrea mazza. Presso 
i giovani celesti che non toccando il suolo col piede 
lo percuotono , dei quali nulla si può immaginare 
di più bello, è il gruppo de' suoi seguaci già ca- 
richi del prezioso bottino, alcuni già caduti in terra, 
altri pieni di spavento. 

Nel fondo del quadro genuflesso sui gradini del 
Santuario, che apresi in bella serie di archi soste- 
nuti da colonne e pilastri, è genuflesso il sommo 
sacerdote Onia che vestito degli indumenti ponti- 
ficali, secondo il rito Ebraico, colle mani giunte 
volge fervide preci all'Altissimo. Tiene a se di- 
nanzi aperto il libro delle Sacre Scritture posto in 
mezzo a quattro lampade ardenti. Scorgesi il famoso 
candelabro d'oro dalle sètte braccia che splende 
avanti l'Arca del Testamento, e a destra nell'in- 
terno del Sancta Sanctorum , risplendono di viva 
luce altri sei candelabri sopra l'altare. Una schiera 
di leviti sta dietro in serie attitudini coperti col 



112 

capo di candido velo, mentre ima moltitudine di 
popolo atterrito si spande nel tempio. 

Sul davanti è un gruppo di donne, spose, ma- 
dri e vedove inginocchiate. Una di queste si stringe 
trepidante al seno i suoi pargoletti, le altre in va- 
rie movenze di stupore e di timore alla vista del- 
l' inaspettato prodigio, accennano al celeste cava- 
liere disceso a tutelare i loro beni, depositati al 
sicuro nel tempio. Sopra di queste notasi l'acces- 
sorio di un giovane già montato, per meglio os- 
servare, sul basamento di una colonna, a cui tiensi 
stretto un altro che cerca di salire posando il gi- 
nocchio sulla stessa base, sostenendosi col braccio 
destro al fianco del compagno. 

All'angolo sinistro del quadro è il gruppo di 
Giulio II che coperto il capo del camauro e ve- 
stito di bianco rocchetto, e di rossa mozzetta, seb- 
bene per anacronismo, presiede alla punizione del 
sacrilego prefetto. È portato in sedia gestatoria 
sulla quale appoggia le braccia e le mani. Il por- 
tatore che sostiene a destra Tasta della sedia, ve- 
stito come le altre figure qui presenti nella foggia 
della corte di quel tempo , è Marco Antonio Rai- 
mondi scolaro di Raffaello, celebre per le incisioni 
da lui eseguite in vita delle opere del suo maestro. 
L'altro rivolto di faccia ci offre il ritratto di Giulio 
Romano. Il personaggio che trovasi presso del Rai- 
mondi, vestito di lunga toga o zimarra nera, con 
berretto e memoriale nella sinistra, tenendo la de- 
stra al petto, è Giovanni Pietro de' Fogliari da 
Cremona segretario delle suppliche di Giulio II, 



113 

come leggesi sulla istanza: Io. Petrus de? Foliaris 
Cremonens. Seguono due prelati incogniti de' quali 
osservansi le sole teste sul fondo della parete. 

Il dipinto è mirabile per forza di colorito, pari 
a quello di Giorgione, per esposizione drammatica 
del soggetto con somma perfezione di disegno inte- 
ramente di sua mano da Raffaello eseguito nel 1514. 
Da alcuni, sebbene senza fondamento, vuoisi che 
prendesse parte al lavoro Pietro da Cremona, sco- 
laro del Correggio, nel gruppo delle donne, che per 
essere condotto con tanta finezza e morbidezza di 
colorito, da ogni buon intenditore vi si deve rico- 
noscere la stessa mano del Sanzio. Il resto dicesi 
compito da Giulio Romano, nonostante che sap- 
piasi come il solo Raffaello e non altri, ponesse 
mano ai dipinti di questa stanza, eome ancora di 
quella della Segnatura. 

Il soggetto evidentemente allude all' avveni- 
mento principale nella vita di Giulio II, il quale, 
novello Onia, meritossi il titolo di Liberatore della 
Chiesa scacciando dai suoi stati Francesi e Vene- 
ziani che ne avevano usurpato il dominio, colla 
battaglia di Novara nel 1519. 

Incontro di S. Leone il Grande con Attila 

Sul lato destro della parete S. Leone vestito 
di papale ammanto col triregno in capo avanzasi 
pieno di maestà verso di Attila, salito sopra la 
bianca chinea, che un palafreniere armato di ala- 
barda, guida pel morso. Gli tengono dietro con pa- 
cifico corteggio due cardinali cavalcando colla cappa 



8 



114 

ed il cappello rosso. E preceduto a sinistra da un 
personaggio che tiene la virga rubea , breve bac- 
chetta, dal crocifero e da un mazziere; ed in que- 
ste due ultime figure Raffaello ha ritratto «se stesso 
ed il suo inseparabile maestro il Perugino. Nel 
fondo del quadro da questo lato veggonsi in lon- 
tananza di prospetto le torri imperiali della città 
di Roma, la colonna Trajana, il Colosseo, quale 
trovasi tuttora, con ruine di acquedotti e di altri 
edifizi antichi. 

Sul lato sinistro del fresco l'esercito invasore 
degli Unni, con tre distinti movimenti in una stessa 
azione, avanzasi ad un tempo rapidamente, si arre- 
sta, e pieno di selvaggio terrore mostra volger le 
spalle. Attila, il flagel di Dio, figura piena di gran- 
dezza veramente tragica, sebbene dipinto nella pe- 
nombra nel mezzo dei suoi capitani, indietreggia 
col suo focoso destriero quasi rovesciato di sella, 
colle braccia e le mani distese, atterrito alla vista 
degli Apostoli Pietro è Paolo comprotettori di Roma, 
che involti in lungo pallio compariscono nell'aria a 
difesa del S. Pontefice e di Roma, in atto di bran- 
dire minacciosi le spade, respingendo così ogni ul- 
terior progresso de' barbari invasori. Precedono 
l'armata nemica due guerrieri armati di lance, l'uno 
ricoperto il capo dell'elmo, l'altro che accenna al 
Pontefice avanzandosi vestito di corazza, è figura 
veramente ammirabile per la bella proporzione delle 
membra, e per lo studio perfetto del nudo nel ginoc- 
chio. Un alfiere presso di Attila si sforza di trat- 
tenere colla mano tre pedissequi che volgendo le 



115 

terga si danno per primi alla fuga. Un vento ter- 
ribile levatosi d'improvviso soffia impetuosamente 
sopra l'esercito scompigliato, agitando con violenza 
il rosso orifiamma che uno dei vessilliferi , posto 
nel più folto dello stuolo d'armati, di tutta forza 
tien saldo con ambe le mani per l'asta. I trombet- 
tieri in questo mentre dan fiato ai bellici istrumenti 
per la ritirata verso il grosso dell'esercito, che a 
tal suono mosso da soprannaturale azione ripulsiva, 
sebbene a stento, nella massima confusione e scom- 
piglio indietreggia. E stato notato che nulla po- 
trebbe essere di più naturale, di questa contradi- 
zione fra il generale impulso della massa, e la ri- 
pulsione che questa da ogni parte prova. Nella parte 
anteriore del quadro fan bella mostra di se due 
cavalieri (1) Sarmati, l'uno de' quali ricoperto di 
finissima cotta di maglie d'acciaio e di un elmo 
conico a punta giungendo di corsa rattiene a stento 
il suo destriero, l'altro vestito di una maglia di 
squame stringendo colle ginocchia il dorso ignudo 
del suo cavallo indomito che gli resiste, si getta 
colla persona indietro stringendolo di tutta forza 
colle briglie per arrestarne il corso; figura ricono- 
sciuta da tutti gli artisti d'incomparabile bellezza. 
Di lontano scorgesi un paese montuoso circondato 
qua e là di boschi e di villaggi in preda alle fiamme, 
che mostrano le tracce del passaggio dell' armata 
devastatrice. 

(1) Gli ornamenti militari delle gualdrappe e la foggia 
dei cavalieri barbari fu da Raffaello fedelmente imitata dalle 
figure scolpite sulla colonna Trajana. 



116 

Il pregio principale di questo stupendo fresco, 
considerato tra le composizioni del Sanzio come 
quello che spiega nel modo più brillante il suo 
genio , consiste nel contrasto meraviglioso che a 
prima vista scorgesi fra il gruppo del papa e del 
suo modesto seguito, con figure piene di calma di- 
gnitosa, e di somma fiducia nella divina assistenza, 
e quello dell' esercito degli Unni, che vedendo il re 
sgomentato, par quasi che ondeggi in selvaggia con- 
fusione. 

Raffaello rincominciò assistito da Giulio Ro- 
mano nell'anno 1514 sotto il regno di Giulio II, 
quando Leone X era tuttora cardinale de' Medici, 
introducendolo nel quadro in figura di uno dei Car- 
dinali del seguito, e lo portò a compimento a ri- 
chiesta del medesimo nella sua esaltazione al trono 
pontificio, nuovamente ritraendolo nella figura di 
S. Leone. In ciò volle forse alludere all'avveni- 
mento principale del suo tempo nella cacciata di 
Luigi XII e del suo esercito fuori d'Italia, coll'aiuto 
della Svizzera, spodestandolo degli Stati di Milano 
da lui occupati, come già Giulio II era riuscito a 
liberarla dall'invasione di Carlo Vili nel 1494, 
azione a cui Leone aveva preso principal parte nei 
negoziati qual Cardinal Legato. 

Il fatto di Attila ebbe luogo nell'anno 452 non: 
alle porte di Roma, come Raffaello con pittorica 
licenza ha dipinto in questa sua nobilissima com- 
posizione, bensì nel territorio di Mantova presso 
Governolo, alla confluenza del Po e del Mincio. 
S. Leone accompagnato dal console Asenio , dal 



117 

prefetto Trigeto, eia Carpilione e da altri notabili 
della città di Roma, si fé' incontro ad Attila, e colla 
forza della sua eloquenza e della sua autorità lo 
indusse a tornarsene dall'altra sponda del Danubio. 
Gli storici narrano di un augusto personaggio pon- 
tificalmente vestito, che credesi S. Pietro Principe 
degli Apostoli, il quale improvvisamente apparendo 
impose al re barbaro di rispettar Roma ed il suo 
sepolcro. 

Questa stessa scena fu al' vero effigiata dal 
Sanzio in uno dei suoi cartoni di questa dipintura 
ove di lontano si vede il Papa sulla sponda del 
fiume Mincio con figure di minor dimensione, mentre 
sul davanti bellamente campeggia Attila e la sua 
armata. 

11 Miracolo di Bolsena 

Su questa parete irregolarmente tagliata ed in 
parte occupata dalla finestra, Raffaello con mae- 
strevole disposizione di parti dipinse di sua propria 
mano il prodigio avvenuto nel 1263 ad un giovine 
prete Boemo, il quale essendo alquanto dubbioso 
sulla dottrina della transustanziazione, e viaggiando 
a Roma per confermare la sua fede vacillante, 
giunto a Bolsena, borgo prossimo ad Orvieto, e 
celebrando la Santa Messa nella chiesa di S. Cri- 
stina, nel tempo della frazione vide F Ostia sacro- 
santa tramutarsi in carne e stillare sangue, la- 
sciando bagnato il corporale, che si conserva in 
Orvieto, e i marmi dell' altare, conservati a Boi- 
sena. 



118 

L'azione ha qui luogo nella suddetta chiesa 
in forma di bella architettura, e nel mezzo di questa 
sorge l'altare a cui si ascende per vari gradini. 
Il Sacerdote Boemo vestito de' sacri paramenti 
innalza l'Ostia sacrosanta, bagnata di vivide stille 
di sangue, le quali cadono sul corporale mentre 
egli resta sorpreso al prodigio. E assistito da un 
chierico il quale compunto si batte il petto, e da tre 
accoliti vestiti di cotta con torce accese. Sul lato si- 
nistrò appoggiati al pulpito del coro che gira in- 
torno all'altare in forma di emiciclo, notansi due 
spettatori ; uno dei quali pieno di stupore colla 
mano distesa accenna l'avvenuto prodigio al com- 
pagno che stassi tuttora titubante. 

Ricavando profitto dalla stessa irregolarità della 
finestra, Raffaello ha collocato sul lato sinistro 
un'onda di popolo di voto, uomini e donne mesco- 
latamente confusi, i quali alla nuova del grande 
miracolo accorrono ad osservare pieni di meravi- 
glia. Più basso nel piano del vano naturale è di- 
pinta una donna che avvolta in lungo manto rosso 
sta ritta in piedi col braccio sinistro disteso verso 
Tartare, e colla destra al petto in atto di fervida 
devozione. Termina da questo lato la composizione 
con un gruppo di due madri, una delle quali strin- 
gesi al seno un suo pargoletto, e l'altra egualmente 
attorniata dai suoi fanciulletti si volge ad un tratto 
verso l'altare a ciò mossa dall'atto della figura 
stante in piedi. 

Sul lato destro dell' altare , per far onore a 
Giulio II che gli aveva commesso il dipinto in com- 



119 

memorazione dell' avvenimento (1), e quasi a con- 
ferma di questo insigne domma sacramentale, volle 
il Sanzio introdurlo in persona di Urbano IV in 
atto di ascoltare come era suo costume la S. Messa, 
genuflesso colle mani giunte sopra un faldistorio 
coperto di ricco cuscino di velluto rosso frangiato 
d'oro. Gli fan seguito alcuni personaggi della corte, 
inginocchiati ancor essi sui gradini. 

Primeggiano fra questi il celebre Cardinale 
Riario suo parente e fondatore della Cancelleria, 
il Cardinale di San Giorgio, e due altri prelati che 

(1) Storico — Il Pontefice Urbano IV trovavasi in Or- 
vieto quando il suddescritto prodigio avvenne in Bolsena. 
Commosso a tanta grandezza di miracolo volle che se ne ce- 
lebrasse solenne memoria ad onore del SS. Sacramento colla 
istituzione della festività del Corpus Domini, facendone com- 
porre 1' Uffizio da S. Tommaso di Aquino, che di quel tempo 
leggeva teologia in Orvieto. 

Il sacro corporale tinto del sangue preziosissimo fu 
appresso con solenne pompa trasportato in Orvieto nella cat- 
tedrale quivi espressamente eretta, e riposto entro urna ar- 
gentea, ricca di storiate incisioni, del peso di 400 libbre, 
cogli smalti di Ugolino Vieri da Siena (1338). Vedi Pennazzi, 
Storia. 

Giulio II, non meno divoto di Urbano IV, ad eternare 
la memoria del fatto, volle che Raffaello ne serbasse ai po- 
steri viva imagine sulla presente parete, a confusione ancora 
del famoso eresiarca fiammingo Giovanni Picardo, e di Er- 
manno Pissich di Boemia, che fu poi arso all'Aja nel 1512, 
i quali tornavano di quel tempo a spargere gli errori dei 
Paterini e de* Manichei, nel XII secolo da Fiorentino Dio- 
tallevi in Orvieto stessa disseminati, all' epoca dello strepitoso 
miracolo che Iddio a solenne confusione dei medesimi si de- 
gnava di operare. 



120 

colle mani giunte assistono al S. Sacrifizio. Infe- 
riormente cinque portatori del Papa sono raccolti 
in ginocchio intorno alla sedia gestatoria in vario 
atteggiamento vestiti nella ricca foggia propria del 
tempo, e della corte pontificia. 

Questo fresco, il migliore ed il più perfetto 
riguardo all' esecuzione, fu Y ultimo lavoro che il 
Sanzio eseguì mentre Giulio II era ancora in vita, 
ed appena compito, il Pontefice cessò di vivere. 
Non tornerà discaro al lettore il giudizio non a 
tutti noto, che il Sacchi, tornato in Roma da un 
suo viaggio artistico, espresse alla vista di questo 
celebre dipinto col dire che vi trovava il Correggio, 
il Tiziano e Raffaello. E di fatto nessun altro quadro 
Raffaello mai dipinse come questo in cui si rico- 
nosce la scuola Veneta, e molti ritratti di perso- 
naggi quivi introdotti possono non dico soltanto 
reggere al confronto, ma certamente superare quelli 
del Tiziano medesimo. 

Liberazione di S. Pietro dal carcere 

Questo celebre fresco è dipinto nella parete 
della finestra di prospetto a quella ov' è ritratta la 
Messa di Bolsena, nello stesso modo irregolarmente 
tagliata. Da questa difficoltà del muro Raffaello ha 
saputo trar partito col disporre la sua composizione 
in tre scompartimenti nei quali ha espresso tre scene 
diverse della stessa azione. In quel di mezzo sopra 
l'architrave della finestra, attraverso le sbarre di 
grossa inferriata, l'Angelo del Signore irradiando di 
luce celeste l'oscurità del carcere, chinasi a risve- 



121 

gliare S. Pietro giacente in profondo sonno e av- 
vinto nei ceppi , che con una mano sono da lui 
spezzati, mentre coll'altra gli addita l'uscita dalla 
prigione. Nell'interno di questa ai due lati di S. Pietro, 
stanno di guardia due soldati addormentati ed ap- 
poggiati sulle loro lance, che intravedonsi al fioco 
riflesso della luce di una lampada. 

Nel sinistro compartimento l'Angelo conduce 
per mano fuori del carcere S. Pietro, la di cui fi- 
gura, tuttora sopraffatta dal sonno, con incerto passo 
gli tien dietro rimanendo mezzo nascosta nella 
penombra. 

Sui gradini di una scala girante, per la quale 
scendono inosservati, giacciono in varia positura 
presi dal sonno due guerrieri armati di lance , di 
scudi, e rivestiti di corazze, sulle quali bellamente 
si riflette la luce viva e risplendente che emana 
dalla persona dell'Angelo. 

Nel lato opposto della finestra è un gruppo di 
soldati, i quali avvedutisi dello scampo del prigio- 
niero affidato alla loro custodia, ne vanno facendo 
ricerca. Due tra questi veggonsi uscire pieni di 
meraviglia all'aperto. Altro con face accesa in mano 
risveglia dal sonno un compagno che sorpreso alza 
le braccia. Bello è il contrasto delle varie luci, che 
predomina in questo singoiar lavoro e ne forma il 
pregio principale, del chiaror della luna cioè, che 
si riflette velata in parte dalle nubi , sull' elmo e 
sulla corazza del soldato uscente dal carcere, col 
sinistro braccio facendosi velo al volto abbagliato 
dal chiaror della face ardente, che getta un rosso 



122 

riverbero sul gruppo dei due soldati posti infe- 
riormente. 

Il Sanzio condusse di sua stessa mano (1) il 
lavoro con somma accuratezza, ed ebbe il merito 
reale di aver aperto una via novella in pittura ? 
poiché sino allora non erasi mai veduto in Italia 
soggetto simile che rappresentasse la notte illumi- 
nata con mirabile armonia e varietà di luci, e con 
tanta vigoria e robustezza di colorito, difficoltà 
somma da lui con sorprendente abilità superata 
nella età di anni trentuno. 

Dipinture della Vòlta 

Incaricato Raffaello dal Pontefice Giulio II di 
abbellire le pareti di questa stanza dopo che ne 
ebbe di necessità cancellate le pitture eseguite da 
Pier della Francesca e dal Pinturicchio, volle che 

(1) Storico — Il fresco fu dipinto anteriormente a quello 
dell'incontro di S. Leone con Attila ed è allusivo alla libe- 
razione dal carcere di Leone X mentre era Cardinale Legato 
della S. Sede della quale egli difendeva gl'interessi in Ispagna. 
Questo scampo che credesi miracoloso ebbe luogo dopo la 
sua cattura nella famosa battaglia di Ravenna (1 1 Aprile 1512) 
perduta dell'esercito pontifìcio alleato con gli Spagnoli, e con 
gli Svizzeri, alla cui testa era lo stesso Pontefice allora Car- 
dinale, contro i Francesi che Giulio II voleva espulsi d' Italia 
che avevano d'ogni parte invaso. Condotto a Milano fuggì 
travestito da frate, e quindi ripreso fu per ordine di Trivulzio. 
generale al servizio della Francia, rimesso in piena libertà, 
Nello stesso giorno in cui egli fuggì di prigione un anno 
dopo era da Dio chiamato a sedere sul soglio di Pietro e 
questo miracoloso scampo volle Raffaello rappresentare ad 
onore del Sommo Pontefice novellamente eletto. 



123 

nelle crociere della volta rimanessero gli ornamenti 
secondo l'antico stile da quest'ultimo condotti con 
variati fregi misti ad antiche medaglie con ritratti 
di personaggi^ a trofei, a combattimenti. Divise sol- 
tanto la volta in quattro eguali parti per mezzo 
di un velario, dipinto in azzurro ad imitazione del 
firmamento, e vi ritrasse quattro istorie prese dal- 
l' Antico Testamento a corrispondenza dei quattro 
grandiosi freschi operati nelle sottostanti pareti. 
Queste sebbene non poco danneggiate dal tempo e 
ricoperte di screpolature, sono degne di osserva- 
zione nè debbonsi trasandare, come dal comune del 
volgo ingiustamente fassi, perchè uscite dal sommo 
pennello di tanto artista, e parto felice del suo no- 
bile ingegno, così vario nelle espressioni, nelle atti- 
tudini, nella composizione; soggetti tutti che ve- 
drannosi con non minore maestria e varietà riprodotti 
nella Loggia che da Raffaello prende il nome. 

Sopra la pittura dell'Eliodoro corrisponde nello 
stesso mistico soggetto a Giulio II che libera i suoi 
Stati dalla oppressione del dominio straniero, l'Ap- 
parizione di Dio a Mose nel roveto ardente, e 1' or- 
dine di liberare il suo popolo dalla schiavitù de' Fa- 
raoni. Mose è in ginocchio coprendosi con ambe le 
mani il volto per timore dell' Altissimo che gli com- 
parisce in mezzo a vortici di fuoco, circondato da 
angeli fiammeggianti. 

Sopra la Messa di Bolsena è il Sacrificio di 
Abramo. Il S. Patriarca pieno di fede è già pronto 
a ferire il figlio che stassi rassegnato colle mani 
legate dietro il dorso sul!' ara , mentre un angelo 



124 

librandosi in aria, gli trattiene il braccio. Un altro 
angelo scende volando con un ariete, che deve sosti- 
tuire la vittima richiesta dall' Altissimo. Questo sa- 
crificio , è figura di quello incruento della Nuova 
Legge, ed è splendido esempio della fede che deb- 
bono avere i credenti. 

Di non minor pregio è il soggetto espresso, 
sopra la parete ove è dipinta la cacciata d'Attila 
dall'Italia nella figura del S. Patriarca Noè che, 
dopo il prosciugamento delle acque dell' universal 
diluvio, uscito fuori dell' Arca vedesi prostrato con 
le mani giunte ed avendo un suo figliuoletto tra 
le braccia, in atto di adorare l'Altissimo circon- 
dato dagli Angeli. La moglie di Noè sta sullg, soglia 
recandosi in braccio un pargoletto ed avendone un 
altro dallato che scherza colla colomba apporta- 
trice del ramo d'olivo, simbolo forse della libera- 
zione d'Italia per opera di Leone X da tutti i ne- 
mici ed oppressori , da' quali come da un novello 
diluvio era stata tutta inondata. 

Il quarto ed ultimo triangolo della volta sopra 
la liberazione di S. Pietro, negli angeli che scen- 
dono ed ascendono sulla scala che poggia sulle 
nubi, a cui fa capo la figura dell' Altissimo, mae- 
stoso nel volto colle mani aperte in segno di amo- 
revole accoglienza, ed in Giacobbe addormentato 
col capo su due pietre appiè della medesima, sembra 
che voglia adombrarsi lo scampo meraviglioso dal 
carcere , e l' ascensione al Sommo Pontificato di 
Leone X. 

Nel basamento intorno alla parete ricorre bella 



125 

serie di bassorilievi a chiaroscuro giallo dipinti da 
Polidoro da Caravaggio, in vari riquadri alternati 
da bellissime figure simboliche di Cariatidi con 
scene allegoriche e campestri. I detti riquadri 
avendo sofferto deperimento grande, per le ingiurie 
del tempo e pel contatto dei visitatori, furono con 
buona maniera ristorati ed in parte rinnovati , o 
suppliti dal pennello di Carlo Maratta, e dalla sua 
scuola per cura di Clemente XI, che grande amore 
è somma cura poneva alla conservazione di queste 
preziose dipinture. 

Il primo di questi sotto la parete dell'Elio- 
doro rappresenta la scoperta fatta da alcuni guer- 
rieri di una statua semigiacente che personifica un 
fiume, favola o storia che voglia credersi. 

E posto in mezzo a due Cariatidi, la prima 
delle quali in veste succinta tiene un' asta su cui 
posa un' aquila, allusiva alla espulsione dei nemici 
della Chiesa; la seconda si appoggia ad un remo, 
simbolo del commercio marittimo. 

Nel secondo riquadro scorgesi un porto di 
mare con vascelli, e con figure di marinai e di viand- 
anti sulla ripa che ne rendono animato l'aspetto. 

La terza Cariatide tien la sinistra sopra una 
scudo posto in terra sorreggendo la cornice della 
parete colla destra. 

Nel terzo riquadro dimezzato da un cami- 
netto (1) osservansi due guerrieri in atto di azzuf- 

(1) Posteriormente costrutto, dove gli studiosi del- 
l' arte usavano un tempo d' iscrivere i loro nomi. Tra questi 
i più famosi sono quelli del Poussin, in data del 1622, di 



farsi ; e nel lato opposto una matrona che accoglie 
una fanciulla al seno. 

Dalla quarta Cariatide è visibile soltanto mezza 
figura dal petto in su rivolta verso la terza, e della 
quinta il solo busto, stante sopra la porticina che 
porta l'iscrizione di Sisto V. 

Nel basamento della parete- ov' è dipinto il 
soggetto della Messa di Bolsena a fianco dei due 
vani della finestra, son poste due figure terminali 
virile e muliebre. Quindi sul lato destro una Ca- 
riatide col suo cornucopio simboleggiante YAb- 
bondanza. 

Nel solo quadretto che quivi osservasi è dipinta 
Y Estate o meglio il prodotto di questa stagione 
nel ricolto che si va facendo da vari contadini; al- 
cuni dei quali sono intesi al lavoro, altri affaticati 
si riposano. 

Nella prima Cariatide all' angolo destro della 
parete ove è l'immagine di Attila, ritratto con scudo, 
asta, ed il globo, sembra personificata Roma che 
simboleggia il duplice trionfo riportato prima da 
S. Leone IV, e quindi da Leone X sui nemici del 
pontificio dominio. 

E a lei prossima la Religione avvolta in can- 
didi lini che solleva il coperchio da un vaso pieno 
di fiamme, simbolo della fede di S. Leone IV. 

Il quadretto posto nel mezzo mostra il Trionfo 
delle Arti Belle in Roma, con Bellona dea della 

Le Sueur, di Blanchard, e di altri molti che sarebbe qui 
lungo il riportare. 



127 

guerra che vien posto in fuga. Un genio che fi- 
gura la Fama pone un serto sul capo della Pit- 
tura. Quindi vedesi la Virtù che atterra il Vizio. 

La terza Cariatide che sostiene con ambe le 
braccia un aratro esprime l' Agricoltura. Il riquadro 
sottostante dimostra V Aratura e la Seminagione della 
terra, con due paia di buoi che guidati da bifolchi 
rompono le zolle, alle quali vengono da altri affi- 
date le sementi. 

La quarta Cariatide sostiene un vaso ricolmo 
di mosto, o di uve pigiate, ed è la Vendemmia 
che più distesamente vien figurata nel seguente 
riquadro in cui veggonsi donne e fanciulli co- 
gliere grappoli di uve mature, pendenti da viti 
maritate ad alberelli di olmi, ed altri che le tra- 
sportano e vuotano in un grosso tino per calpe- 
starle. 

La quinta ed ultima Cariatide da questo lato, 
nella grossa pala che sorregge per raccogliere il 
grano, simboleggia l'Agricoltura ovvero il commer- 
cio del mare. 

Nel basamento della parete ove è dipinta la 
liberazione di S. Pietro, in mezzo ad eleganti fregi 
e a due figure terminali muliebre e virile, poste 
agli angoli della finestra, e a due altre Cariatidi 
dipinte agli angoli del muro son due quadretti a 
chiaroscuro. Quello a destra è una scena campe- 
stre, in cui nel mezzo di rustico poderetto un 
pastore sta traendo latte da alcune capre, che 
due pastorelle trasportano altrove entro una sec- 
chia sul capo, e in due secchie ricolme nelle mani. 



128 

Quella a sinistra mostra i benefici immensi 
che derivano dalla Pace nel secolo di Leone X, 
nella figura della Liberalità che versa da un corno 
abbondanza di ricchezze raccolte da due donne 
che le stanno innanzi in ginocchio, esprimenti la 
Virtù ed il Merito, in presenza di due spettatori 
che a tale atto dimostrano il loro stupore. 

A destra della Liberalità una matrona av- 
volta in candide bende tiene il pastorale e lo 
scettro che indicano le due potestà indivise della 
Chiesa, la spirituale e la temporale. A sinistra è 
il Commercio espresso in forma di donna col ca- 
duceo in mano che appoggiasi sull'omero della Li- 
beralità. 

Il pavimento di questa stanza è formato di bel 
musaico antico di vario colore. Il fondo è bianco, 
e su questo fanno bel risalto, entro rombi e quadrati, 
scudi e maschere. 

Nel mezzo entro un bel fregio di frondi e 
di ramoscelli veclesi la testa viperea di Medusa. 
Nella ultima linea inferiore è un portico marino 
ad imitazione dei Navalia, od arsenali marittimi, 
entro il quale, in una serie non interrotta di archi, 
son posti al riparo molti navigli antichi rostrati. 

Sala di Costantino 

E di forma rettangolare, la più vasta e l'ul- 
tima degli appartamenti di Leone X, che Raffaello 
intendeva rendere una delle più riccamente adorne 
del suo pennello, se morte immatura non lo avesse 
colto nel più bel fiore della sua giovinezza (1520). 



129 

Disegnò egli i cartoni di questa sala, il complesso 
delle decorazioni, e la distribuzione dei soggetti 
nei loro vari compartimenti, colle figure eziandio 
dei Pontefici, e delle Virtù, mentre era intento al 
gran capolavoro della Trasfigurazione che pose il 
colmo alla sua gloria, proponendosi ancora di pin- 
gerla ad olio, avendo per ciò fatto intonacare con 
mistura di sua invenzione le pareti della sala, e 
cominciato ad eseguire di sua mano le due figure 
della Giustizia e della Benignità o Mansuetudine, 
che son poste nelle nicchie in ciascun lato della 
Battaglia di Costantino contro Massenzio. Cle- 
mente VII Medici fece riprendere con attività i 
lavori interrotti per la morte di Leone X, durante 
il breve regno di Adriano VI, affidandone Y ese- 
cuzione (1519-1524) al migliore tra gli allievi del 
Sanzio, Giulio Romano, in ciò assistito da Fran- 
cesco Penni detto il Fattore, e da Raffaele del 
Colle. 

Il trattamento di questi soggetti che sottosta- 
rono a non lieve modificazione del cartone originale 
del maestro, sebbene condotti con maestria, e molta 
felicità d' esecuzione, vuoisi essere della stessa ma- 
niera con cui Pier della Francesca dipinse i suoi 
freschi nella Chiesa di S. Francesco in Arezzo. 

Rappresentano quattro più insigni imprese del 
gran Costantino che possono considerarsi quasi al- 
trettante illustrazioni della Chiesa Cattolica. Questi 
quattro grandi freschi sono dipinti sulle corrispon- 
denti facciate laterali della magnifica sala ad imi- 
tazione di Arazzi, decorati all'orlo cogli emblemi e 

9 



130 

stemmi della Casa Medici. Per l'esecuzione dei me- 
desimi Giulio Romano disfece il preparato già dato 
ai muri per dipingervi a olio, distruggendo così 
quanto da esso e dagli altri eravi stato anteceden- 
temente dipinto. 

11 primo quadro per ordine cronologico è quello 
a sinistra, sulla parete per cui si ha accesso alle 
Logge ed alla Cappella di S. Lorenzo. In questo 
si rappresenta la 

Prodigiosa Apparizione della Croce 

a Costantino mentre sta arringando le sue truppe 
prima di muover battaglia contro il tiranno Mas- 
senzio. L'imperatore è fuori del padiglione impe- 
riale stante con altro duce che gli è dappresso sopra 
un suggesto o pulpito, a guisa di marmoreo basa- 
mento, in atto di rivolgere una allocuzione animando 
alla pugna i suoi soldati, che pieni di entusiasmo 
all'improvviso splendor della Croce, impugnano le 
aste con le varie insegne di guerra delle romane 
legioni, le aquile imperiali, e le imagini consolari 
astate. Il sacro vessillo comparisce in aria (1) sulle 
nubi sostenuto per mano degli Angeli e sfolgorante. 
In uno dei raggi che da questo emanano, leggesi 
la promessa della vittoria data a Costantino nella 

(1) Eusebio lo storico attesta di sapere di bocca del- 
l' Imperatore stesso come in una delle sue marce militari 
avvenisse in pieno meriggio l'apparizione di una Croce lu- 
minosa, visibile non solamente a lui, ma ancora a tutto 
l' esercito. 



131 

greca scritta EN T0YTQI NIKA « In questo segno 
vincerai. » 

Poco distante dalla croce si agita nell'aria un 
drago alato/ insegna romano-gotica descrittaci da 
Claudiano, da taluni ritenuta per un mostro 7 che 
librasi nelP aria stessa, a funesto presagio della 
disfatta del tiranno Massenzio e della sua armata. 

Appiè del pulpito due giovinetti scudieri ar- 
mati di corazza, sostengono l'uno il cimiero crestato, 
l'altro la spada e lo' scudo dell'imperatore. Vedonsi 
da un lato le tende per l'accampamento dell'eser- 
cito e molti guerrieri che accorrono alla concione ; 
di lontano sul lato sinistro del quadro sono in vista, 
quasi a mostrare che l'azione ha luogo in prossi- 
mità di Roma sul monte Mario, il Ponte Elio ora 
KSant' Angelo, coli' adiacente Mausoleo di Adriano 
nella sua forma primitiva, dicontro il Mausoleo di 
Augusto, il Pantheon, ed altri insigni monumenti 
di Roma antica. 

All'angolo sulla parete anteriore del quadro è 
la celebre figura grottesca del nano Gradassi Ber- 
retti da Norcia, buffone di corte al servizio del car- 
dinale Ippolito de' Medici, che Giulio Romano, il 
quale eseguì con una piccola modificazione il fresco, 
sebbene notevole per vigoria di colorito, introdusse 
in maniera disdicevole alla dignità della scena e 
dell'azione, in atto di porsi in testa un enorme elmo 
dorato. Il Berni nelle sue rime burlesche così lo 
acclama con un 

« Viva Gradasso Berrettai da Norcia ! » 



132 

Il cartone originale non contiene questa figura. Nella 
base del suggesto è il titolo latino dell'azione: 

« Adlocutio Qua Divinitus Impulsi Constanti- 
niani Victoriam Reperere » (1). 

All'estremità destra della parete entro una nic- 
chia è ritratto S. Pietro con le chiavi sopra un gi- 
nocchio, vestito degli indumenti pontificali col tri- 
regno in capo. E seduto sotto maestoso baldacchino, 
del quale due angeli posti ai fianchi sorreggono le 
tende circondate dalle figure allegoriche di due 
Virtù che siedono sull'imbasamento dei pilastri (2); la 
Chiesa « ^Ecclesia » che è in atto di mostrare a 
S. Pietro un tempietto quasi a memoria della certa 
promessa del suo divin Maestro, e l'Eternità « Ae- 
temitas » a sinistra cògli emblemi del libro su cui 
scrive a perpetua memoria dei fatti, e della fenice, 
simbolo d' immortalità. 

A sinistra del quadro sono espresse, ripartite 
nella stessa disposizione già indicata, le figure di 
S. Clemente I col volume nella sinistra, benedi- 
cendo colla destra ; ed ai fianchi le Virtù proprie 
di questo S. Pontefice, la Moderazione « Moderatio » 
che sta riguardando un freno ed un morso, mentre 

(1) In Bisanzio fu eretta una statua all'imperatore 
rappresentato colla croce in mano e nella iscrizione del plinto 
si facea menzione di questa insigne vittoria. Lo stesso sen- 
timento è espresso sull'arco erettogli in Roma dal Senato 
e dal Popolo Romano « Instinctu Divinitatis, Mentis Magni* 
indine, eie. » 

(2) Sopra il pilastro sinistro osservasi la celebre fi- 
gura dell'Ermafrodito, a tempo di Pio IX di v. m. fatta ve- 
lare dall'Agricola. 



133 

calca coi piedi un vaso, e la Benignità « Comitas » 
tutta spirante serenità e dolcezza, dipinta ad olio 
da Raffaello, di morbido e vigoroso colorito che 
forma insieme coir altra della Giustizia meraviglioso 
contrasto colle tinte dure e secche dei freschi che 
le circondano. E rappresentata tenendo la destra 
ài petto e posando i piedi sul capo di un agnello, 
«imbolo della Mansuetudine. 

Battaglia e Vittoria di Costantino 

al Ponte Milvio 
colla Disfatta e Morte di Massenzio 

Sopra larga cortina frangiata alle estremità, e 
decorata sopra di bel fregio con l'impresa Medicea 
dei leoni, tre piume e Panello col diamante, svol- 
gasi questa vasta composizione. In mezzo ad ima 
moltitudine immensa di figure con bella ordinanza 
e disposizione artistica di parti, vedesi fiera (1) 

(1) Spinto Costantino dalle ripetute ambascerie del 
Senato e del Popolo Romano che lo scongiuravano a liberar 
Roma e l'Italia dalla tirannia di Massenzio, si mosse dalle 
sponde del Danubio passando le Alpi alla testa di 40,000 
uomini. 

Quattro volte maggiore era il numero dei segnaci del 
suo rivale il quale ciò nonostante preso da terrore, fatti con- 
sultare i Libri Sibillini ne ebbe dubbia risposta che « Ilio 
die hostem Romanorum periturum ». La battaglia ebbe luogo 
il 25 ottobre 312 A. D. ad Saxa Rubra circa 9 miglia da 
Roma in una spaziosa pianura sulle sponde del Tevere, Co- 
stantino assalì di persona la cavalleria nemica e la pose in 
rotta, il che decise della battaglia in suo favore. Buona 
parte dell'armata nemica annegò nel Tevere, e lo stesso 
Massenzio cercando di attraversarlo vi trovò la morte. 



134 

battaglia tra l'esercito di Costantino, a cui già ar- 
ride propizia la vittoria e quello di M. A. Massenzio 
che sbaragliato sulla ripa sinistra del Tevere vien 
ricacciato con impeto dalla cavalleria cristiana oltre 
il Ponte Milvio. 

Nel mezzo presso la sponda del Tevere, cam- 
peggia la figura di Costantino a cavallo, splendente 
nelle armi, vestito dell'imperiale paludamento d'oro 
e di corazza dorata, impugnando una lancia nel 
luogo ove più calda ferve la mischia, seguito da 
folto stuolo di cavalieri, i quali calpestano sotto il 
pie de' cavalli buon numero di nemici. Sopra Co- 
stantino libransi nell'aria tre Angeli uno dei quali 
armato di spada, che si volgono minacciosi contro 
l'armata di Massenzio. Alcuni guerrieri nemici ca- 
dono rovesci nel fiume spinti dall'impeto del bianco 
destriero di Costantino, la cui lancia è direttamente 
rivolta contro Massenzio. Questi, riconoscibile al 
manto di porpora ed alla corona d'oro, truce nel- 
l'aspetto, disperatamente si stringe alle briglie ed 
al collo del destriero, che mentre si sforza di ve- 
nire a riva oppresso dal peso del cavaliero, insieme 
con lui miserabilmente perisce nelle onde. D'altro 
cavaliero al suo fianco più non scorgesi che il busto, 
e la testa del suo cavallo. Vicino al ponte è una 
barca carica di guerrieri che cercano difendersi 
cogli scudi da una pioggia di saette contro di loro 
scoccate da uno stuolo di arcieri appostati sulla riva. 

All'angolo del quadro, dalla stessa banda, due 
guerrieri in procinto di annegare aggrappansi ad 
una barca, dalla quale sono a viva forza respinti. 



135 

Sul ponte l'esercito nemico messo in disor- 
dine è inseguito con ardore da' cavalieri cristiani 
vincitori. 

A destra e a sinistra di Costantino; dove più 
ferve il conflitto tra cavalieri e pedoni; ti si pre- 
senta allo sguardo Y episodio commovente di un 
vecchio soldato che pietosamente solleva sotto il 
braccio il cadavere di un alfiere; suo fido com- 
pagno d'armi; così bello, che sembra vedere nel 
suo volto l'immagine d'Eurialo morente descritto 
dal Virgilio. 

Altrove è un padre che s'incontra col figlio 
già esanime. Per tutto si ferisce ; si uccide, si muore. 
I cadaveri giacenti sul terreno son calpestati dai 
cavalli infuriati; animati alla zuffa dal clangore dei 
bellici istrumenti. Neil' aria ondeggia il sacro ves- 
sillo del Labaro (1) coll'aquila romana circondata 
dalle altre insegne delle legioni sormontate dalla 
Croce Tre cavalieri si avanzano di corsa verso 
Costantino l'uno recando notizia dell'esercito di Mas- 
senzio disfatto dal lato del ponte ; due altri con 
teschi sanguinosi di fresco recisi; ad incutere mag- 
gior spavento ai nemici. Presso di questi è un no- 
bile corsiero che spirante; versando rivi di sangue 
da una ferita nel petto ; ov'è tuttora confitto il tronco 
d'asta; volgesi pieno di espressione verso il suo ca- 

(1) Esiste una medaglia, di Costantino, in cui vedesi 
il Labaro o trionfale vessillo della Croce da lui novellamente 
introdotto tra le romane insegne da guerra con la sua inda- 
gine ed il monogramma di Cristo da un lato, e nel rovescio 
le parole che accompagnarono l'apparizione della Croce. 



136 

valiero, che rovesciato di sella cerca di riparar 
colla spada ai colpi dell'avversario. 

Il combattimento si distende in vasta pianura 
circondata da colline, che rappresentano il Giani- 
colo dal lato di Monte Mario. 

Sotto la grande scena del combattimento è 
l'iscrizione latina: C. Val. Aurei. Constantini Imp. 
Victoria. Qua. Submerso. Maxentio. Christianorum . 
Opes. Firmatae. Sunt. j f f 

Questo meraviglioso dipinto storico, il più 
grande soggetto di tal genere che sia stato mai ese- 
guito, disegnato da Raffaello, fu intieramente com- 
pito da Giulio Romano. A detta del Pussino è da 
considerarsi per uno de' più belli esemplari di pit- 
tura che siano usciti dal pennello di questo degnis- 
simo scolaro del Sanzio, sebbene non manchi di 
una certa oscurità e crudezza di colore, mista a 
qualche rozzezza di stile, che peraltro ben si adatta 
all'azione di questa furiosa battaglia, nella quale 
ti par di essere ad una di quelle famose descritte 
da Omero e da Virgilio. Le armi le vestimenta gli 
ornamenti militari, gli stendardi, le trombe e altri 
arnesi da guerra sono tutti secondo l'antica foggia, 
fedelmente copiati dai bassirilievi della Colonna 
Trajana. 

All'angolo della parete sopra la porta che con- 
duce alla Cappella di S. Lorenzo è figurato S. Sil- 
vestro I, S. Silvester i, in seggio pontificio, assi- 
stito da due angeli, con lo sguardo rivolto al cielo 
e con volume appoggiato sul ginocchio sinistro. 

A destra del Pontefice è la Fede, Fides, in 



137 

candida veste che colla destra al petto è in atto 
di venerare nel calice coperto dalla patena, che 
tiene nella manca, la presenza reale del divin Re- 
dentore sotto le Eucaristiche Specie. 

A sinistra è la Religione, Religio, che, tìssa 
nella contemplazione delle celesti verità, sostiene 
con ambe le mani due marmoree tavolette che por- 
tano in ebraico ed in latino l'iscrizione 'del libro 
della Generazione di Gesù Cristo figliuol di David: 
Liber Generationis Jesn Christi Filii David. 

A sinistra della grandiosa composizione sotto 
ricco baldacchino, vestito del manto e del triregno 
è S. Urbano I colle virtù della Giustizia e della Ca- 
rità che gli furon compagne nella vita. E in atto 
di benedire, assorto nella meditazione, col volto 
infiammato, venerando per canizie, che credesi di- 
pinto dallo stesso Urbinate. 

Lateralmente a destra è la Giustizia, Justitia, 
figura specialmente ammirabile per la graziosa di- 
gnità dell'atto e pel panneggio alto ampio e mae- 
stoso, che piegandosi sulle ginocchia le lascia il 
petto scoperto. Tiene lo sguardo fisso alla bilancia 
osservando da qual parte trabocchi, e posando la 
destra sul capo di uno struzzo che le sta al fianco. 

Al dir degli antichi naturalisti quest'animale fu 
considerato come assai incline a dimenticare le affe- 
zioni naturali a tutti gli esseri creati, noncurante 
delle uova deposte ed abbandonandole, fu perciò da 
Raffaello preso qual simbolo della Giustizia e di chi 
l'amministra, che deve esser libero da qualsiasi per- 
sonale rispetto eziandio verso de' propri figli. 



138 

E questo Y ultimo lavoro di Raffaello che ci di- 
mostra la somma perfezione dell'arte raggiunta dal 
suo pennello. 

A sinistra è la Carità, Charitas, che abbraccia 
, due teneri pargoletti ai quali porge il latte riguar- 
dando con amore, e posando una mano sulla spalla 
di un altro fanciullo che le si stringe alle ginocchia. 

Sulla grande parete laterale a dritta: 

Battesimo di Costantino 

Lavacrum Henascentis Vitae C. V. Constantini. 

L'amministrazione di questo sacramento ha 
luogo come sempre è stato creduto (1) nell'antico 
Battistero di S. Giovanni, edificio di bell'architettura 
sostenuto da colonne d'ordine jonico disposte in giro, 
nel mezzo del quale è il sacro lavacro od urna di 
porfido che dicesi donata da Costantino stesso, per le 
mani di S. Silvestro Papa, espresso sotto figura di 
Clemente VII, per ordine del quale la presente pit- 
tura fu eseguita nel 1524 come leggesi nella iscrizione 
segnata sopra i gradini del Battistero: Clem. VII Pont. 
Max. a Leone Coeptum Consummavit A. MDXXIIIL 

(1) È generalmente riconosciuto che Costantino non 
ricevesse il Battesimo in Roma, ma secondo il Fleury, sol- 
tanto in punto di morte. Giova peraltro notare, al dir di 
Lattanzio, che egli si dimostrasse favorevole al Cristianesimo 
sin dai promordi del suo regno, e secondo Eusebio sin da 
quando ebbe la miracolosa visione. E certo tuttavia che cin- 
que mesi dopo la sua conquista d'Italia, fu reso pubblico il 
celebre editto di Milano con cui veniva assicurata la pace, 
e garantita per sempre la protezione alla Chiesa Cattolica 
fin allora perseguitata. 



139 

Il S. Pontefice già sceso nell'interno del fonte 
battesimale è in atto di versare l'acqua rigeneratrice 
sul capo 'dell'imperatore, leggendo in un libro che 
gli vien porto da un assistente le parole: Hodie Sa- 
lus Urbi et Imperio Facta Est. Costantino seminudo, 
posto un ginocchio in terra gli sta dinanzi colle mani 
conserte al seno. Un diacono vestito di dalmatica 
presenta &l Pontefice in un bacino il sacro olio te- 
nendo nella destra un vaso d'acqua, mentre quello 
stante dietro l'imperatore, vestito di bianco camice 
gli asciuga con un pannolino le spalle. Dietro il Pon- 
tefice è un folto stuolo di vescovi cogli abiti di ceri- 
monia, e coperto il capo delle mitre. Vedonsi il cro- 
cifero presso del baldacchino papale, un alabardiere, 
ed alcuni altri della corte che assistono alla cerimo- 
nia. Due garzoncelli sorreggono a stento due ricchi 
e pesanti candelieri di bronzo , appoggiandosi alle 
colonne del Battistero. 

Nella parte anteriore del quadro a sinistra è un 
duce rivolto di profilo verso lo spettatore. Questi 
porta l'effigie del Vespucci detto il Cavalierino per- 
chè membro dell'ordine di Rodi, e gli altri perso- 
naggi che fanno parte del seguito imperiale sono 
ritratti di contemporanei. Ai piedi del Vespucci è 
seduto sopra gli scaglioni mormorei del Fonte un 
giovine paggio o scudiero che tiene in custodia P el- 
mo, la corazza e le vesti imperiali. Un vecchio con- 
duce per mano due bambini che devono essere 
rigenerati nelle acque battesimali. Due guerrieri 
stanno nel fondo del quadro presso P ingresso, ed 
una matrona ed un alfiere col suo vessillo. 



140 

Il personaggio a destra della parete vestito di 
larga zimarra nera col berretto in capo e volto al- 
l' osservatore, accennando col dito alla sstcra ceri- 
monia, è il Conte Baldassare Castiglione, letterato 
famoso del suo tempo, autore del Cortigiano e 
di bellissime poesie latine, e consigliere intimo di 
Raffaello nelle sue opere. 

Il fresco è lavoro di Francesco Penni detto 
il Fattore che lo dipinse, come da alcuni vuoisi, 
sebbene da altri sia negato, sul cartone del Maestro. 

Nella nicchia sul lato destro è S. Damaso I 
vestito pontificalmente e circondato da quattro angeli 
de' quali uno regge il triregno, l'altro gl'indica il cielo 
a cui tiene rivolte le ciglia. 

Gli altri due Angeli di minor dimensione posti 
ai suoi piedi rialzano il manto papale, e sopra pi- 
lastri siedono due virtù del S. Pontefice, la Prudenza 
a destra, la Pace a sinistra. Questa, Pax, vestita di 
candido ammanto è coronata tenendo in mano un 
ramo di ulivo. La Prudenza, Prudentia, coperta 
di elmo ed armata di scudo e di corazza tiene un 
serpe avvolto al suo braccio, e colla manca uno spec- 
chio entro cui si affissa. Sopra uno dei pilastri ove 
seggono le Virtù sorge un giovine in cui è ritratto 
il Candore '(1) appoggiato ad un'asta con un globo 
di cristallo nella sinistra. È cinto nella persona da 
una benda svolazzante col motto: Candor lllaesus, 
impresa di Clemente VII. 

(1) Favolosa figura da taluni scambiata per Apollo, 
sorgente di luce. 



141 

A destra è uri fanciullo colle braccia piegate in 
alto a sostener la cornice ed una benda che lo ri- 
veste col motto: Sitave. 

A sinistra sopra la porta, S. Leone I seduto in 
cattedra ha le sembianze di Leone X con tre angeli 
che gli fanno corona. E assistito a destra dalla virtù 
della Purità od Innocenza, Innocentia, con una co- 
lomba simbolo suo proprio, a sinistra della Verità, 
Veritas, con velo al tergo. Posa il piede sopra un ramo 
d'albero, ed ha sul petto a guisa di monile un cuore 
pendente da una collana di frondi, luogo di rifugio 
de' più nascosi pensieri che di tal guisa si rendono 
a tutti dalla Verità manifesti. Raffaello prese certa- 
mente l'idea di questa bella figura dal vecchio motto 
latino « Ex àbundantia cordis os loquitur ». 

Sopra un pilastro è Diana col capo lunato soste- 
nente la bella persona ad un'asta, e sull'altro è 
Apollo, ovvero il Candore. 

Nel vano sinistro della parete ove è figurata 
la Donazione di Roma, tra la finestra e la porta 
sotto ricco padiglione, e vestito degli indumenti pon- 
tifici, è ritratto nuovamente , secondo l' iscrizione, 
S. Silvestro I, sebbene credasi rappresentare S. Fe- 
lice III, il quale con invitta fortezza d'animo si op- 
pose all'imperatore Zenone ed al patriarca di Costan- 
tinopoli, fautori degli Eutichiani. Due angioletti so- 
stengono sulle spalle due libri aperti sopra un dei 
quali egli è in atto di scrivere. Alla sua destra è 
dipinta la Fortezza, Fortitado, armata da capo a pie 
e sedente sopra un leone con la zampa sopra un 
globo. 



142 

Sull'ultima parete tra le due finestre è espressa la 

Donazione di Roma fatta da Costantino 
a S. Silvestro I Papa. 

L' azione ha luogo nell' interno dell' antica Ba- 
silica Costantiniana di S. Pietro , decorata di co- 
lonne d' ordine composito secondo la strattura delle 
antiche Basiliche. Il Papa S. Silvestro pontifical- 
mente vestito siede in soglio sotto ricco conopeo 
nel mezzo della Chiesa, assistito dai sacri ministri 
e da vari personaggi della corte, e riceve con una 
mano da Costantino una statuetta d' oro, simulacro 
di Roma antica, armata d' asta e di scudo su cui 
è T iscrizione S. P. Q. R., simbolo della Sovranità 
della città stessa, e dello Stato da lui al S. Pon- 
tefice ed ai suoi successori concessi, e che loro 
servir dovea di pontificia residenza dopo il suo 
partire per Costantinopoli. Costantino vestito del- 
l' imperiai paludamento di porpora, e cinto il capo 
della corona de' vincitori sta genuflesso dinanzi al 
S. Pontefice, raffigurato in persona di Clemente VII, 
e seguito da quattro personaggi genuflessi. Tra 
questi, quello distinto dalla Croce sul petto, è il 
gran maestro dell' ordine di S. Silvestro istituito 
da Costantino stesso, preso da lui il nome, discen- 
dente dell' antica famiglia Flavia. Nel fondo della 
Basilica notasi nella tribuna F antico musaico del- 
l' abside rappresentante il Divin Salvatore a cui 
fanno corona in mezzo ad alberi di palma i due 
SS. Apostoli Pietro e Paolo, i corpi de' quali sono 
racchiusi nella Confessione; distinta da un' infer- 



143 

riata sotto V aitar maggiore eretto nel Presbiterio, 
in cui notansi i Cantori Pontifìcj. Un balaustro 
formato da quattro colonne vitinee che sostengono 
un architrave marmoreo, sul quale sorgono quattro 
candelabri con torce accese, e pendono lampade 
d' oro ardenti, divide il Presbiterio dal resto dello 
spazio riservato al Popolo, come vedesi presente- 
mente nella architettura della Cappella Sistina. Una 
folla d' uomini e donne è presente all' atto solenne, 
tenuta indietro dagli alabardieri pontifìcj. 

Sul davanti della scena nel 1° piano della pit- 
tura sono gruppi di donne inginocchiate, talune 
recandosi in braccio i loro pargoletti, uno de' quali 
lasciato libero è in atto di accarezzare un grosso 
cane. Sulla prima colonna a destra del quadro, a 
cui tiensi stretto col braccio un giovane vestito di 
pallio, sporgendosi colla persona per meglio osser- 
vare, è affisso il decreto di Costantino col quale 
si concede, libero esercizio del culto della Cristiana 
Religione nel motto : Iam Tandem Christum Libere 
Projìteri Licei. Quivi presso sorge in piedi altro 
giovine con berretto in capo, e zazzera inanellata. 

Sulla colonna della opposta navata leggesi il 
titolo del soggetto: Ecclesiae Dos A Constantino Tri- 
buta. Da questo lato è notevole la figura di un gio- 
vine nobilmente vestito alla Spagnuola, con largo 
berretto adorno di ricca piuma, tenendo lo sguardo 
vivamente rivolto allo spettatore. Ai piedi del ca- 
valiere è uno storpio che si trascina sostenendosi 
colle grucce, a cui è rivolto un vecchio inginoc- 
chiato. Nella figura di un anziano posta fra due 



144 

colonne in atto di scoprirsi per riverenza il capo, 
è ritratto Giulio Romano maestro di Raffaellino del 
Colle ; che eseguì il dipinto sotto la sua direzione, 
sebbene con non piccola modificazione dal primi- 
tivo cartone di Raffaello (1). Altrove sono ritratti 
di vari letterati del tempo, tra i quali il Marcello, 
detto Tarcagnotta, dal soprannome della madre, il 
Castiglione, ed il Pontano, elegante ma lubrico 
poeta latino, perciò figura disdicevole alla santità 
dell' azione e del luogo. L' esecuzione del dipinto 
è di gran lunga superiore a quella del Battesimo 
di Costantino del Penni. 

Siti lato destro del quadro è espresso un sommo 
Pontefice incognito in atto di scrivere il decreto 
della scomunica, assistito da una figura muliebre, 
che seduta sopra il pilastro, severa e minacciosa 
nel guardo, è in atto di lanciare una saetta contro 
i persecutori della Chiesa. Sul pilastro sono le so- 
lite figure col motto dell' Impresa Medicea Suave. 

Sopra le finestre nel mezzo sta lo scudo mar- 
moreo de' Medici e intorno a questo dall' una e 
dall'altra parte sono graziosi putti alati, e gar- 

(1) Dalla diversità dello stile tra questo e gli altri 
dipinti della Sala da alcuni con ragione si dubita che il pre- 
sente quadro, e gli altri siano stati eseguiti sui cartoni di 
Raffaello. È certo che morto questi e stimolato il Papa da 
Sebastian del Piombo ad affidare la decorazione della Sala 
a Michelangelo, i suoi scolari si protestarono di possederne 
i cartoni, già preparati dal maestro in vita, e che essi stessi 
portarono quindi a compimento, valendosi sia degli schizzi 
da lui . ideati, sia delle loro composizioni da Raffaello stesso 
già corrette e modificate. 



145 

zoncelli leggiadramente disposti in varie movenze, 
alcuni sostenenti le chiavi, il triregno, e Fanello 
col diamante impresa de' Medici, altri rialzando 
le bende de' padiglioni sotto i quali siedono i due 
Pontefici. 

Sopra questi sono incastrati nel muro due bas- 
sirilievi in istucco con soggetti storici della Chiesa. 

SulF architrave della finestra sinistra nella 
grossezza del muro fu dipinto da Francesco Penni 
lo stemma di Clemente VII con due Fame alate 
indicanti la Pittura e la Scultura, sopra due scudi 
su tela ed in marmo. Una terza Fama tien sospeso 
al raggio del Sole, che lo attraversa senza offu- 
scarlo , un globo di terso cristallo ; la quarta ne 
scrive il motto corrispondente: Candor IUaesus. 

Sull' architrave della finestra a man dritta 
sono allegoricamente indicate le cure prese da Cle- 
mente VII per la riparazione delle Vie, e delle 
Campagne inondate dall' Arno, dal Tevere, da vari 
fiumi e da fonti e torrenti quivi espressi personi- 
ficati. Quindi un Corriere le attraversa a corso 
sicuro, rese già praticabili, ed ancor Cerere, tratta 
sul carro da serpenti torna giuliva alla coltura 
de' campi già prosciugati e resi atti alla feconda- 
zione delle sementi. 

Il basamento della stanza, eseguito ad imita- 
zione marmorea, ha bellamente disposte varie figure 
di Cariatidi, lavoro di Raffael del Colle, che a due 
a due sostengono con una mano e sul capo un 
capitello su cui posa la cornice e coli' altra uno 
scudo sul quale sono figurate le varie arme ed 



io 



146 

imprese dei Medici intramezzate da festoni, che 
pendono da un capitello all' altro con P impresa 
dello sparviero e del diamante. Nello spazio lìbero 
tra le Cariatidi e le imprese, egualmente ripetute, 
soqo dipinti vari chiaroscuri dorati con istorie e 
militari imprese di Costantino, allusive al soggetto 
superiormente espresso sulle stesse pareti, opera 
ingegnosa di Giulio Lippi che ne trasse fedele 
imitazione da 7 bassirilievi della Colonna Traiana ed 
Antonina. Queste accennerò brevemente secondo 
P ordine in cui trovansi successivamente disposte. 

Sotto P apparizione della Croce, nel 1.° riquadro 
osservasi, il cavallo del Trionfatore; nel 2.° P ar- 
mata di Costantino si accampa avanti a Roma ed 
i soldati sono intenti al lavoro per disporre gli al- 
loggiamenti, formare il vallo e piantare le trinci ere ; 
nel 3.° e 4.° Costantino fa militarmente a cavallo 
l'ingresso trionfale in Roma, preceduto da' littori 
coi fasci consolari e da' guerrieri che recano le 
aquile romane colle altre insegne delle legioni; nel 
5.° è figurato Puso antico della Balista o Catapulta, 
formidabile macchina da guerra, colla quale dagli 
arcieri difesi dalle trincèe sono lanciati sassi e te- 
lariche contro il nemico; nel 6.° Costantino incoro- 
nato dalla Vittoria riceve i prigionieri di guerra sul 
campo di battaglia presso il Tevere, che vedesi 
ricoperto di morti e di cadaveri galleggianti, tra- 
sportati altrove sopra barche. Alcuni guerrieri sono 
intenti a ripescare il corpo di Massenzio. Da lungi 
nella campagna i primitivi cristiani squallidi n$l 
sembiante, colle croci in mano, con segni manifesti 



147 

di allegrezza ; alcuni baciando la terra bagnata dal 
sangue de' martiri escono dalle catacombe, ove fino 
allora la religione cattolica era stata dalle persecu- 
zioni rilegata; nel 7.° riquadro osservasi la forma- 
zione della Testuggine composta da soldati vigo- 
rosi, che strettamente insieme uniti pongono i loro 
grandi scudi da guerra gli uni sopra gli altri a guisa 
di squamine sulle loro teste, avanzandosi contro le 
mura della città assediata, sulle quali sono infissi 
i dardi lanciati dalla Balista; dietro questi avan- 
zasi con impeto la cavalleria per sostenere l'assalto; 
nell'8.° la testa di Massenzio infissa ad un'asta vien 
portata in trionfo sul Tevere dall'esercito vittorioso, 
sopra una nave espressamente ornata ; nel 9.° Co- 
stantino condanna l'eresia di Ario facendone bru- 
ciare i manoscritti nonché gii editti di persecuzione 
prolungati contro i Cristiani ; nel 10.° l'edificazione 
della antica Basilica Vaticana per opera di Costan- 
tino, perciò da lui detta Costantiniana. S. Silvestro 
Papa in sembianza di Clemente VII è presente al 
lavoro in atto di osservare la pianta della fabbrica 
che gli vien esposta dall'architetto in cui vuoisi da 
taluno effigiato Antonio di S. Gallo, da altri il Bra- 
mante. Sul lato destro è già avanzata l'opera della 
Confessione col Sepolcro od Urna ove sono i corpi 
dei SS. Apostoli Pietro e Paolo da Costantino stesso 
quivi riposti, nonché le dodici corbelle di terra che 
ad onore del numero degli Apostoli l'Imperatore 
sta scavando dalle fondamenta. Neil' 11. riquadro 
i SS. Apostoli Pietro e Paolo compariscono in vi- 
sione a Costantino malato di lebbra e addormen- 



148 

tato, ingiungendogli di recarsi al Pontefice S. Sil- 
vestro per esserne liberato ; nel 12.° S. Elena fa 
dissotterrare la Croce che felicemente viene sco- 
perta alla sua presenza; nel 14.° Costantino op- 
presso dalla lebbra si presenta genuflesso sul So- 
ratte al Pontefice S. Silvestro, che benedicendolo 
lo risana. 

Osservasi ancora in altri riquadri S. Silvestro 
che col segno della Croce rilega ed incatena un 
mostruoso dragone nella caverna del Celio — Co- 
stantino che abbraccia la madre nel suo ritorno da 
Gerusalemme — Il trionfo della Religione Cristiana 
con Tabolimento delle divinità del cieco gentile- 
simo — S. Gregorio Magno in atto di scrivere le 
sue Omelie ed i Sermoni. 

Vòlta della Sala 

Le pitture della volta, posteriori di più che 
mezzo secolo a quelle di Giulio e della scuola di 
Raffaello, devonsi alle cure di Sisto V, il quale fece 
condurre a compimento quanto nel restauro di al- 
cuni freschi deperiti, e nella nuova decorazione era 
stato già cominciato per opera di Gregorio XIII 
nel 1585 da Tommaso Laureti palermitano allievo 
di Fr. Sebastiano del Piombo, in ciò assistito dal 
suo scolare Antonio Salvati Bolognese, come vien 
indicato dalle arme dei suddetti Pontefici, e da 
un'iscrizione commemorativa posta sopra la parete 
dell'Allocuzione di Costantino : Sixtus V. Pont. Max. 
Aulam. Constantinianam . A. Summis. Pont. Leone X. 
JE. Clemente VII. Picturis. Exornatam. FA Postea. 



149 

Collabentem A Gregorio. XIII. Pont. Max. Instau- 
ravi* Coeptam. Pro. Loci. Dignitate. Absolvit. Anno. 
Pontificati^. Siti Primo. 

Nella lunetta principale al piede della volta 
sopra la Battaglia di Costantino: è l'Europa se- 
duta che calpesta gl'idoli del paganesimo, innal- 
zando lo stendardo della Cristiana Religione con la 
iscrizione : Multae. a. Costantino. Magno. Ecclesiae. 
In. Europa, Aedificatae. a. Quo. Licinius. in. Crucis. 
Signo. Suae. in. Christianos. Immanitatis. Poenas. 
Dedit. 

Nella lunetta sopra il Battesimo: è ritratta 
l'Asia nella persona di S. Elena imperatrice in ve- 
nerazione appiè della Croce del Salvatore, con la 
condanna della eresia di Ario per opera di Costan- 
tino: Constantini. Opera. Chvistus. Et. a. Malve. 
Helena. Cvux. Inventa, in. Asia. Adovantuv. Ariana. 
Haevesis. Damnatuv. 

In quella sopra la donazione: viene espressa 
la Fede disseminata per cura di Costantino nel- 
l'Africa che in parte convertesi al Cristianesimo : 
Constantini Pietati ac Eeligionis Studio Christiana 
Fides in Africa Amplificati^. 

All'angolo sinistro della sala sopra la Battaglia 
due robusti garzoncelli ignudi sostengono l'asta di 
pesante baldacchino della Chiesa, in ciò assistiti da 
angeletti con le chiavi apostoliche, alcuni tra questi 
recando le palme del trionfo. 

Sui due lati della base ove leggesi l'iscrizione : 
Benignitas et Clementia Infid. S. Ecclesiae Obedien- 
tiam Allicitj sono le due suddette virtù, la Beni- 



150 

gnità con vaso d'oro e un cigno, la Clemenza col 
lione d' Androcolo di cui vantasi la magnanimità, 
e con ramo d'ulivo, ambedue sedute sopra alcune 
ligure di Vizi opposti alle suddette Virtù. 

All'angolo destro due putti reggono lo stemma 
di Gregorio XIII sopra un piedestallo su cui leg- 
gesi F iscrizione : Ad Pauperes Sublevandos et Tempia 
Exornanda Egregia Principis Liberalitate , Opus 
Est Ac Magnificentia. Assistono in ambedue i lati 
le virtù della Liberalità che versando abbondanza 
di monete d'oro da un cornucopia rovescio preme 
colla persona il dorso di un avaro il quale con una 
mano stringe una borsa, cercando di nascondere 
un forziere a cui si appoggia. 

L'altra virtù esprime la Magnificenza, coronata 
di splendido diadema gemmato, contemplando una pL 
ramide da lei innalzata e conculcando il vizio opposto. 

Nelle rimette e ne' triangoli sono dipinte varie 
figure bellamente personificate con paesi e pro- 
vincia d'Italia. Nella prima lunetta è la Corsica, 
regno già soggetto al Pontificio Dominio, figura se- 
dente con asta e spada, accompagnata da putti, uno 
dei quali accarezza un cane della razza del paese, 
l'altro conduce un animale carico di frutta; sopra 
è la scritta: Cyrniorum fortia bello pectora. Nel 
prossimo triangolo di mezzo la Liguria e YEtruria 7 
la prima colla scritta: Ligures durum in armis 
genus, e l'altra armata di clava e di asta con rami 
di giglio fiorito e la cartella ov' è scritto : Hetrusca 
disciplina. Sotto di queste è un fiume giacente sopra 
un lione. 



151 

Nel secondo spazio triangolare è Roma e la 
Campania ; la prima armata sostenente una vittoria 
alata, emblema delle sue conquiste colla leggenda 
Victor gentium Romanus , nella seconda la Cam- 
pania col motto: Campantcs fertilitate felix, espressa 
in una donna che posa il piede sopra di un vo- 
mero e d'un cornucopio carico di frutti, con altri 
emblemi suoi propri. Sotto è il fiume Tevere che 
giace sopra la lupa allattante i due gemelli. 

Seguono di tal modo espresse la Lucania e la 
Puglia, il Piceno e Venezia con gli attributi e simboli 
a ciascuna propri. 

Gli angoli della opposta parete hanno le me- 
desime decorazioni dipinte una dirimpetto all'altra 
colla stessa disposizione delle qui sopra descritte. 

Sono queste egualmente unite alle Virtù per- 
sonificate cioè della Sincerità col motto Animi sin- 
ceritas, col caduceo su cui posa una colomba, em- 
blema della probità commerciale, della Concordia 
sostenente un cornucopio di frutta e di fiori. 

La Vigilanza, veglia come il gallo allo spuntar 
del dì, ed il serpente che affascina la sua preda. 
La Sapienza attinge dal cielo la sua virtù, espressa 
nell'emblema dell'antica Minerva dea della sag- 
gezza. 

Il fregio che ricorre sopra la cornice contiene 
pitture allusive alle geste più insigni del Pontifi- 
cato di Sisto V espresse in vari medaglioni alle- 
gorici come segue : 

Primo : Il Salvatore ordina a S. Pietro di condur 
la barca in alto mare : Due in altum. 



152 

Secondo: S. Francesco riceve da Dio l'ordine 
di ristorare la fede vacillante della sua Chiesa: 
Repara domimi meam quae labitur. 

Terzo : In questo osservasi Tarma di Sisto V 
con un leone ed un monte e la scritta: Iustus ut 
leo confidens, mons quo beneplacitum est Deo. 

Quarto : Erezione dell' Obelisco Vaticano col 
motto: Et tibi Imperia Cruci subiiciuntur :. 

Quinto : Dedicazione fatta all' Apostolo delle 
genti della Colonna Antonina colla statua di bronzo 
postavi sopra : Sic Antoninum sub pede Paulus 
habet. 

Nel sesto sulla opposta parete ; Consacrazione 
della Colonna Trajana colla statua del Principe 
degli Apostoli e la leggenda: Sic de Traiano Pe- 
trus Victore Triumphat. 

Notasi quindi V innalzamento della Croce sul- 
l'obelisco Egizio in Piazza del Popolo : Aug. Imp. 
feliciter contigit Crucis fieri scabellum. 

Nel mezzo della volta è dipinto un magnifico 
tempio in prospettiva, nel quale ergesi un Croce- 
fisso sopra di un piedestallo, ed una statua di Mer- 
curio caduta infranta alla sua base. Allude alla 
Esaltazione della Croce ed al trionfo della Cri- 
stiana Religione al tempo di Costantino sopra l'Ido- 
latria. 

Le figure sono di tale illusione d' ottica che 
non sembrano eseguite sul piano del muro, ma bensì 
con reale sfondo di prospettiva. 

Questa pittura forma eccezione a quanto già 
fu detto sopra il valore dei freschi della volta stessa 



153 

dai quali è circondata. Fu eseguita dallo stesso 
Laureti, e ben dimostra la sua speciale valentìa 
in questo genere di pittorica decorazione. 

Il pavimento della Sala già formato di qua- 
drelli antichi di cotto è stato per opera di Pio IX 
di ven. me. sostituito con magnifico musaico sco- 
perto presso il Santuario della Scala Santa detto il 
Scinda Sanctorum, per sua magnificenza qui tras- 
portato ad abbellire la Sala. Nel mezzo vedi le 
quattro stagioni dell' anno espresse in altrettante 
teste muliebri. L'Inverno ha la chioma involta di 
giunchi; la Primavera si corona di fiori; V Estate 
di spighe mature; Y Autunno di verdi pampini e 
di uve. Il restante è formato di vari quadretti 
rettangolari ed ottangolari adorni di fiori, di fronde, 
in musaico verde, bianco, rósso e nero ; e di linee 
bianche e nere alle sue estremità. 

Sulle finestre ricche di antico intaglio sono le 
armi di Paolo III col suo nome. 

Nel vano delle medesime sono basamenti mar- 
morei con lavoro d'imitazione a musaico, a tasselli 
di pietre dure colorate, frammiste a smalto d'oro . 

Sul camino leggesi il nome e la patria di 
Giulio II. 

Dalla Sala di Costantino per una porta ali 'an- 
golo sinistro si passa a quella de' Chiaroscuri ed 
alla Cappella di S. Lorenzo. 

Sala de' Chiaroscuri 

Era un tempo anticamera delle Stanze, o vec- 
chio Appartamento Pontificio, destinata ai palafre- 



154 

nieri della Corte. La decorazione primitiva che si- 
mula un giro di colonne d'ordine corintio alternate 
con nicchie devesi a Raffaello ed a Giovanni da 
Udine sotto Leone X. Alcune sue parti furono di- 
strutte nel Pontificato di Paolo IV per la costru- 
zione di alcuni stanzini privati. Venne poi rinno- 
vata e dipinta dai fratelli Giovanni e Cherubino 
Alberti per cura di Gregorio XIII nel 1582. 

I soverchi ristauri ai classici pennelli antichi 
di Raffaello e di Gio : da Udine in età diverse ope- 
rati da Taddeo Zuccari, dal Marcucci e dal Maratta, 
e i danni sofferti da questa sala sarebbero lunghi e 
non importanti a descriversi. Basti il dire che ve 
n'ha incisioni dalle quali si possono raccogliere. 
Del rimanente tutta Y attenzione del visitatore deve 
fissar T occhio nella bellissima cappelletta di Nic- 
colò V y alla quale passiamo come a vera gemma 
delP Arte per una porticina all' angolo destro della 
parete ? decorata con fasce di marmo africano col 
nome scolpitovi di Giulio II e la sua arma in 
rilievo. 

Cappella di Niccolò V 
o de' SS. Diaconi Stefano e Lorenzo. 

Oratorio privato di Niccolò V da lui espressa- 
mente fatto edificare nel decimo quinto secolo per 
la celebrazione dei divini officii, che perciò da lui 
prende il nome. E di forma rettangolare, tutto de- 
corato di bellissimi freschi eseguiti nel 1447 per 
ordine dello stesso Pontefice dal B. Angelico da 
Fiesole, fatto venire espressamente da Firenze in 



155 

età di 60 anni, come attesta P iscrizione della car- 
tella presso P altare dal lato del Vangelo : Sacellum 
a Nicolao V Pont. Max. Constructum. a Fr. Ioanne* 
Fesidano Celebri Illius Evi Pletore Sacris Imagi- 
nibus Decoratimi. 

Altra iscrizione dal lato delP Epistola accenna 
al restauro degli stessi freschi eseguito per opera di 
Clemente XI nel 1712: Clemens XI Pont. Max 
Temporis Injuriis Deformatum ac Ab solution Pri- 
stinam In Speciem Usumque Restituit Anno Salut* 
MDCCXII. 

In seguito essendo queste pitture molto dan- 
neggiate dal tempo, furono novellamente per cura 
di Pio VII con diligenza ristampate sotto la dire- 
zione del Camuccini. Il basamento che sostiene un 
ricco fregio con la sua cornice ed architrave, è di- 
pinto a color cV oro in campo azzurro riccamente 
decorato di fogliame , di testoline d' Angeli fram- 
misti al drago, stemma di Gregorio XIII, il quale 
dal canto suo contribuì alla conservazione delle 
stesse pitture facendone eseguire altro ristauro in- 
dicato nella iscrizione di questa parete: Grego- 
rius XIII Pont. Max. Egregiam Hanc Piotar am a 
Fr. Io amie Angelico F esulano Nicolai Papae V 
lussu Elaboratam ac Prae Vetustate Pene Consumpt. 
Instaurari Mandavit. 

Sopra il basamento, nelle tre facciate laterali 
della Cappella ammiransi alcuni fatti principali 
della vita e del martirio de' SS. Stefano e Lorenza 
primi diaconi della Chiesa, entro quadretti contor- 
nati da pilastrini che ne sostengono la cornice. 



156 

Nella lunetta superiore della parete destra sono 
gli atti della vita di S. Stefano. 

I. S. Pietro in presenza degli Apostoli consa- 
cra in primo diacono della Chiesa S. Stefano pre- 
sentandogli il calice e la patena. Veggonsi di pro- 
spetto antichi edifizì di nobile architettura della 
città dt Gerusalemme. 

II. Il Santo distribuisce ai poveri, ai pupilli , 
ed alle vedove le elemosine, secondo le cure del- 
l'officio diaconale dei primitivi tempi del Cristia- 
nesimo. 

Nella lunetta della parete di mezzo: 

III. Predicazione di S. Stefano al popolo in un 
trivio di Gerusalemme. Molte figure di donne veg- 
gonsi raccolte in divota attitudine ad ascoltare il 
Santo, e da lungi alcuni Ebrei non ancora con- 
vertiti. 

IV. S. Stefano comparisce dinanzi al Sommo 
Pontefice nel Sinedrio e ai dottori della Legge, ri- 
tratti in figura di gravi personaggi barbati pieni di 
vita e di espressione. 

Sulla parete sinistra della lunetta divisa da un 
alto fabbricato o muro che forma angolo a guisa 
di torrione, per un arco aperto in basso, è il Santo 
condotto al martirio fuori dei sobborghi della città, 
e nel lato opposto il Santo ginocchione vien lapi- 
dato nel mezzo della campagna. In lontananza sor- 
gono alcuni edificj della città di Gerusalemme. 

Inferiormente a destra tra le due finte finestre co- 
mincia la serie illustrativa della vita di S. Lorenzo. 

I. S. Lorenzo è ordinato diacono da Papa Si- 



157 

sto II che assistito dal suo clero gli consegna il 
calice. Il Pontefice è ritratto nella sembianza di 
Niccolò V (1). Negli ecclesiastici del suo seguito 
vestiti secondo la foggia ed il cerimoniale del 
tempo sono effigiati varii personaggi della sua corte. 

II. Nei due riquadri della parete di contro 
V altare : S. Sisto consegna a Lorenzo i tesori della 
Chiesa in una borsa ed i vasi sacri perchè siano 
dispensati tra i poveri. Da un lato due soldati en- 
trano in chiesa coli' ordine del prefetto d' impadro- 
nirsene. 

III. Distribuzione delle elemosine e dei mede- 
simi tesori fra gì' indigenti e le vedove. Distinguesi 
tra questi infelici la figura di un cieco che ben 
dimostra coi gesti esser privo della vista (2). Il 
più bel fresco della serie. 

IV. Sidla parete sinistra: S. Lorenzo è nella 
presenza del prefetto Decio sedente in tribuna cir- 
condato dagli ufficiali del pretorio*, in terra son gli 
aculei ed i flagelli. Nel suppedaneo della tribuna 
è la data del suo martirio A. D. CCLVIII. 

V. E racchiuso nel carcere ove converte il suo 
custode S. Ippolito. Neil' aureola del capo leggesi 
« S. Laurentius. » 

VI. Martirio del Santo dai carnefici con uncini 
di ferro rivolto sopra la graticola. Il tiranno assiste 
circondato dai suoi scherani in una terrazza sopra- 

(1; Tommaso di Sarzana, amico e benefattore dì frate 
Angelico. 

(2) Cosi bello che Raffaello lo ritrasse quasi eguale nel 
suo cartone di S. Paolo avanti al Proconsole. 



158 

stante ad un colonnato adorno di belle sculture pa- 
gane. Metà della figura di S. Lorenzo e del fresco 
è cancellato dair umidità e da forte screpolatura. 

Nei vani del doppio arco della Cappella che 
formano cornice alla composizione entro alcune 
nicchie sormontate da tempietti di bella decora- 
zione sono a destra e a sinistra i principali dot- 
tori della Chiesa Greca e Latina, qui dipinti in 
memoria della riunione di detta Chiesa nel concilio 
di Firenze. 

Sui lati dell'altare: S. Anastasio vestito del 
rito greco, figura quasi totalmente distrutta. — 
3. Leone, pittura di data più recente. — S. Gio- 
vanni Crisostomo, figura egualmente deperita. — 
3. Gregorio Magno, dipinto posteriormente. 

Nelle nicchie del fondo della Cappella a destra: 
3. Ambrogio — S. Tommaso d'Aquino. — - A si- 
nistra: S. Bonaventura — S. Agostino. 

Nelle quattro lunette della volta sopra nubi i 
quattro Evangelisti coi loro simboli: S. Giovanni 
con l'Aquila, S. Marco col leone, S. Matteo col- 
l'angelo e S. Luca col bue. 

Sull'altare tutto di marmo consacrato da Bene- 
detto XIII e da lui dedicato all'invitto protomar- 
tire S. Stefano, osservasi un quadro del Vasari 
ritraente il martirio dello stesso santo nel posto 
ove già era dipinta a fresco per mano dello stesso 
Beato Angelico la Deposizione della Croce, sventu- 
ratamente ricoperta con tinta a fresco, perchè tal- 
mente danneggiata da riuscire impossibile qualsiasi 
ristauro. 



159 

La luce penetra dall'alto assai scarsamente; 
per mezzo di un finestroue arcuato, il che rende dif- 
ficile l'osservazione esatta delle sottostanti preziose 
pitture, giudicate per le migliori del B. Angelico. 

Il pavimento di bianco marmo è intagliato 
con arabeschi, tra i quali sono graffiti lo stemma 
ed il nome del fondatore della Cappella, Niccolò V, 
e nel mezzo i vari segni dello Zodiaco, con un 
quadrante che indica con iniziali i dodici mesi dei- 
Panno. 

Frate Giovanni da Fiesole, al secolo Guido 
di Pietro nato al Borgo Vecchio nel 1387 fu detto 
il Beato Angelico per la santità della sua vita, 
nonché per la speciale grazia, e bellezza divota 
ch'egli dipinse nel volto dei Santi e degli Angeli. 
In età di 20 anni entrò nel convento de' dome- 
nicani in Fiesole dedicandosi all' arte cristiana 
nella pittura, libera da qualsiasi mistura pagana 
nei lavori di miniatura sui messali e breviario 
nella quale acquistò gran celebrità. Essendosi in 
appresso applicato a lavori di maggior dimensione 
sia a fresco che a tempra, divenne così famoso, 
che Eugenio IV e Niccolò V lo vollero a se in 
Roma per dipingere la Cappella del SS. Sacra- 
mento e l'altra di S. Lorenzo. Le pitture ch'egli 
eseguì a fresco in quest' ultima sono riputate per 
le migliori che si abbiano dal suo pennello nel ge- 
nere monumentale, notevoli per la soavità del co- 
lorito, oltre quelle che di lui si conoscono in Fi- 
renze, e nella cattedrale di Orvieto, ove dipinse 
essendo di passaggio per Roma. 



160 

Era solito di far precedere i suoi lavori dal 
digiuno e dalla preghiera, ed una volta compiuti 
non li ritoccava, considerando se stesso quale 
strumento d'immagini divinamente ispirate. Non 
accettò mai rimunerazione di sorta alcuna. Bella 
prova della sua umiltà fu la rinuncia air Arcive- 
scovado di Firenze, del quale egli ottenne da Eu- 
genio IV il conferimento al suo celebre correligioso 
Si Antonino. — Morì in Roma nel 1455 nel Con- 
vento di S. Maria sopra Minerva, nella cui chiesa 
è il suo monumento colla seguente degnissima 
epigrafe 

« Non mini sit laudi quod eram velut alter Apelles, 
Sed quod lucra tuis, omnia Christe dabam ». 

Le Logge di Raffaello 

Intento il sommo artista nel condurre a com- 
pimento i lavori delle Stanze fu incaricato da 
Leone X di por mano a due novelle imprese, alla 
composizione cioè dei cartoni per gli arazzi, che 
servir doveano d'ornamento alla Cappella Sistina, 
e alla decorazione delle Logge Vaticane. 

Queste, le più celebri tra le opere di simil 
genere d'architettura, furono in origine edificate 
sotto Paolo II nel 1265 da Guglielmo da Maiano. 
Giulio II non rimanendone soddisfatto ne allogò la 
miglior costruzione a Bramante Lazzari e dopo la 
morte di quest'ultimo Leone X, nel 1514, affidò 
l' incarico a Raffaello di continuar l'opera, e di con- 
durla con somma magnificenza a perfezione se- 
guendo i disegni dello zio. 



161 

Da Raffaello prendono la loro speciale denomi- 
lazione avendole egli abbellite ed arricchite col suo 
fecondo pennello, valendosi dell' assistenza de' suoi 
scolari, e segnatamente di Giovanni da Udine, e 
li Pierin del Vaga. 

Il piano architettonico ne è superbo. Si com- 
3one di tre distinti ordini di gallerie che ergonsi 
n arcate a volta, sostenute da pilastri di stile do- 
rico al primo piano, di ionico al secondo, sormon- 
;ate da colonne composite al terzo che sorreggono 
'architrave, imitando di tal guisa i vari ordini e le 
ircate del Colosseo e circondando da tre lati il 
tortile interno di S. Damaso, il più nobile del 
Vaticano, in prospetto della città. 

Premessa questa idea generale delle Logge si 
3assi ad osservare il meraviglioso braccio del Piano 
)d Ordine secondo che deve specialmente la sua 
rinomanza al Sanzio ed alla sua Scuola. 

Primo Braccio o Loggia di Raffaello 

Si divide quest' ala di Loggia in tredici arcate 
distinte, rette da pilastri e pilastrini, e nella volta 
a, Vela di ognuno di questa, annoveransi quattro 
soggetti diversi in cinquantadue principali storie 
ilella Gene-si che vengono a formare la così detta 
celebre « Bibbia di Raffaello ». 

Pierin del Vaga, Giovanni da Udine, e Fran- 
cesco Penni si segnalarono tra gli scolari del Sanzio 
nell'opera loro affidata degli stucchi storici nel 
basamento a terretta gialla, e nella specialità degli 
ornati ne' quali il maestro trasfuse le ricchezze 



ii 



162 

della sua feconda immaginazione. Giulio Romano 
ingrandì i bozzetti di Raffaello, eseguiti all' inchio- 
stro di seppia per norma de' freschi degli altri pit- 
tori (1), che furono poscia dal maestro in buona 
parte ritoccati. 

Il ricco partito di decorazione gli venne sug- 
gerito dalla bellezza degli antichi fregi a fresco al 
suo tempo discoperti nelle terme di Tito, da quelli 
già esistenti di Tivoli e di Pozzuoli, nonché dagli 
studi che riceveva financo di Grecia. Questi, detti 
ancora grottesche od arabaschi, egli imitò a per- 
fezione ritraendoli sulle pareti, nella volta e sui 
pilastri della Loggia espressi in bella varietà di 
paesaggi, di cacce, di festoni, di ghirlande di fiori, 
di verdura, di frutta ; in trofei di mostri marini , 
di vari istromenti musicali, opera speciale del Fat- 
tore, di animali d'ogni specie bellamente intrecciati 
con rilievi e figurine in istucco senza numero, ad 
imitazione degli antichi cammei rappresentanti Si- 
leni, Faunetti, Amorini, ed altre mitologiche divi- 
nità coi loro attributi come : Nettuno co' suoi cavalli 
marini, Nereidi, Tritoni combattenti con draghi; 
Apollo, Flora, Psiche, emblema dell'anima, e le tre 
Grazie. Ammiransi ancora Cherubini ed Angioli 

(1) Pellegrino da Modena, Benvenuto Tisi, Bartolomeo 
Ramenghi da Bagnacavallo, Timoteo della Vite da Urbino, 
Vincenzo da S. Gemignano, Iacopone da Faenza, Andrea da 
Salerno, Vincenzo Pagani, Luca della Robbia, ed il Parmi- 
gianino, nel quale più che negli altri, per lo studio indefesso 
sui lavori di Raffaello, parve quasi si trasfondesse lo spirito 
del Maestro. 



163 

di vaghissime forme, e mille altre figure ed ornati 
con varia foggia armoniosamente disposti e riuniti 
dalla capricciosa fantasia artistica. Il Vasari tesse 
bellissimo elogio di queste Logge col dire « che 
non si potrebbe fare, nè immaginare un'opera più 
bella » ma purtroppo ora è tanto deplorevolmente 
decaduta dall' antico splendore. La continua esposi- 
zione per oltre tre secoli all'intemperie delle sta- 
gioni, il fumo dei fuochi, e il vandalismo delle 
soldatesche del Borbone, che quivi, come nelle at- 
tigue stanze, accamparopo dopo il sacco di Roma, 
nonché i numerosi calchi a graffito degli artisti, 
in tempi a noi più remoti, posero il colmo alla pro- 
fanazione e al deperimento di cosi eccellente la- 
voro. Sebastiano del Piombo prese parte al ristauro 
degli ornati guasti dai soldati tedeschi, il quale al 
detto del Celimi , rimase veramente di piombo al 
rimprovero mossogli dal Tiziano su tale ristauro 
mal eseguito. 

Al Pontefice Pio IX di ven. me. devesi la mi- 
glior conservazione di questo Braccio e degli altri 
delle Logge, munite tutte di solide invetriate che 
d'ogni lato le chiudono. 

Veniamo ora alla descrizione dei freschi di- 
pinti nei riquadri della volta. 

Prima Arcata — Storia della Creazione 

Raffaello e Giulio Romano 

I. Riquadro. Iddio crea la luce spargendo lo 
splendore sul caos che serve a far distinguere il 
giorno dalla notte. Nella figura mirabilmente espres- 



164 

siva dell'Onnipotente; che tra fosche nubi e vivi 
lampi, pieno di tremenda Maestà slanciasi nel mezzo 
del caos in atto di dividere i quattro elementi 7 
scorgesi lo stesso identico tipo fornito da Miche- 
langelo nella volta della Sistina, sebbene non rag- 
giunga la grandezza dell'originale. 

II. Riquadro. Creazione del firmamento e se- 
parazione delle acque che d'ogni parte circondano 
la Terra che si riveste di piante, di erbe e di frutta 
per suo ornamento. 

III. Riquadro. Creazione dei due astri mag- 
giori, e degli altri corpi luminosi del Firmamento. 
Iddio è ritratto colle braccia distese, quasi fissando 
nella volta celeste con una mano il Sole, con l'al- 
tra la Luna, comunicando loro il reciproco movi- 
mento. 

IV. Riquadro. Creazione degli animali tutti r 
che nella loro immensa varietà veggonsi uscire dalle 
viscere della terra, e dalle onde del mare. Il Crea- 
tore, figura quanto mai può pennelleggiarsi venera- 
bile, è posto nel mezzo di ameno paese circondato 
dagli animali, avendo dappresso sul fianco destra 
il leone qual loro re. 

Il primo riquadro è dipinto per mano di Raf- 
faello stesso affinchè servisse di esemplare agli al- 
tri artisti che dovevano eseguire il rimanente die- 
tro i suoi disegni. Gli altri tre sono di Giulio Ro- 
mano. Al quarto prese ancor parte Giovanni da 
Udine. 



165 



Seconda Arcata — Storia di Adamo ed Eva 

Giulio Romano 

I. Riquadro. Iddio dopo di aver creato l'Uomo 
«dal fango della terra ispirandogli il soffio della vita 
e facendolo a sua immagine, tratta Eva da una delle 
sue coste, gliela dà a compagna della sua vita. Il 
gruppo di queste tre figure bellissime è nel mezzo 
di vaga campagna. Eva colle braccia incrociate al 
petto viene presentata da Dio ad Adamo che amo- 
revolmente la riguarda accennandogli il costato da 
cui fu tratta. 

II. Riquadro. Tentazione di Adamo e di Eva 
sotto l'albero della scienza del bene e del male. 
Il serpe attorcigliato al tronco di quest'albero in- 
vita Eva a gustare del frutto vietato contro il vo- 
lere dell'Onnipotente. Vuoisi che la figura di Eva 
già stata dipinta da Raffaello. 

III. Riquadro. Cacciata di Adamo e di Eva 
dal Paradiso terrestre fatta da un Cherubino ar- 
mato di una spada scintillante che vien posto a 
custodirne l'ingresso. Senza dubbio Raffaello prese 
l'idea di questo soggetto e di quello della Tenta- 
zione, migliorandoli nella esecuzione, da quelli del 
Masaccio, da lui disegnati nella sua prima gioventù 
nella Cappella Brancacci del Carmine in Firenze. 
L'angelo per forma e bellezza è quello stesso che 
si ammira, sebbene nel presente in minima propor- 
zione, nel fresco della liberazione di S. Pietro dal 
Carcere, nelle Stanze. 

IV. Riquadro. Scena della vita campestre dei 



166 

nostri primi progenitori dopo il bando dal Paradiso 
terrestre. In una campagna Adamo è in atto di 
affidar le sementi alla terra ch'egli ha già lavorata 
pel proprio sostentamento, mentre Eva siede filando 
all'ombra di alcuni alberi per ricoprire la nudità 
sua e de' pargoletti Abele e Caino che le stanno 
d'intorno scherzando. Lo sterile paesaggio che ve- 
desi in distanza è molto ammirato, sebbene in parte 
deperito. 

Negli angoli della volta entro vari riquadri 
sono arabeschi, con figurine, e volatili. 

Terza Arcata — Storia di Noè 

Giulio Romano 

I. Riquadro. Noè è in atto di sopraintendere 
alla fabbrica dell'arca di salvazione, secondo il di- 
segno da Dio ordinatogli, per ivi ricoverare sè e 
la sua famiglia, e per la conservazione di tutte le 
specie degli animali che vivevano sopra la terra, 
dall'imminente universale Diluvio. 

II. Riquadro. Diluvio Universale, espresso in 
vari gruppi e scene sommamente commoventi. Noè 
trovasi al sicuro colla sua famiglia e cogli animali 
nell'Arca, che vedesi galleggiare nel fondo del qua- 
dro. Nel davanti un uomo su di un cavallo cerca 
di trovar scampo dalla piena delle acque. Qui ti 
muove a pietà la vista di un padre ansante nel 
sottrarre i suoi figliuoletti dalle onde, nel mezzo è 
veramente espressivo il gruppo di un marito che 
trae fuori dai gorghi il cadavere della moglie, già 
annegata. Questa pittura viene dal Vasari attribuita 



167 

a Raffaello stesso e difatti notasi la maniera sua 
propria. Da altri è creduta di Raffaellino del Colle. 

III. Riquadro. L'arca salvatrice cessato il di- 
luvio si arresta sopra una delle cime più elevate 
dell' Ararat, e Noè uscitone fuori sta raccolto coi 
tìgli e colle loro mogli in un grazioso gruppo, nella 
parte anteriore del quadro osservando le varie specie 
dei quadrupedi salvati, che a coppie, per mezzo di 
un ponte levatojo, vedonsi uscire dall' arca. I vo- 
latili messi in libertà per i primi dalla finestra del- 
l'arca, vanno lietamente svolazzando nell'aria. 

IV. Riquadro. Rendimento di grazie offerto da 
Noè al Signore sulla sommità dell' Ararat con un 
solenne sacrificio del settimo di tutti gli uccelli, e 
degli animali puri stati racchiusi nell' arca in olo- 
causto, sull'altare ivi eretto da lui e dai suoi figli. 
Questi freschi brillano tutti per ricchezza di colo- 
rito, quantunque notisi nei medesimi minor fermezza 
di disegno. 

Nel quadro di mezzo della volta avvi il solito 
angelo a b. r. in istucco, e negli angoli è dipinto 
un bel prospetto architettonico con decorazione di 
colonne su fondo azzurro. 

Quarta Arcata — Storia di Abramo 

Francesco Penni detto il Fattore 

I. Riquadro. Abramo messo in fuga nella valle 
di Save presso Gerusalemme il poderoso esercito 
predatore dei re vittoriosi, colla liberazione otte- 
nuta di Lot e della sua famiglia, offre a Melchise- 
decco re di Salem e gran Sacerdote dell'Altissimo, 



168 

la decima del ricco bottino conquistato . sui nemici, 
in rendimento di grazie; e Melchisedecco la mistica 
oblazione dei pani e del vino, invocando sul capo 
di Abramo le benedizioni del cielo. 

II. Riquadro. Abramo all' ingresso della sua 
tenda nella deliziosa valle di Mambre, di cui am- 
mirasi l'amena veduta, nonché del vicino paese di 
Ebron, prostrasi ai piedi dei tre Angeli che si pre- 
sentano in abito di viaggiatori, offrendo loro l'ospi- 
talità, mentre dai medesimi gli viene annunziato 
che sua moglie Sara diverrà feconda ; come ancora 
la prossima distruzione della città di Sodoma. Ve- 
desi Sara nascosta dietro la porta del suo albergo, 
ridere all' annunzio straordinario dell' Angelo. Le 
figure degli Angeli sono adorne ciascuna di per se 
d'una maravigliosa bellezza, e di una grazia tutta 
speciale nelle loro attitudini. Vi si ravvisa la mano di 
Raffaello. Peccato che l'affresco sia molto deperito ! 

III. Riquadro. Iddio promette in visione ad 
Abramo di dargli una posterità così numerosa come 
le stelle del cielo e le arene del mare, destinan- 
dolo a padre di tutti i credenti, ed a progenitore 
dello stesso Cristo, che nascerà dalla sua prosapia, 
assegnando nel tempo is tesso in retaggio alla sua 
discendenza la terra di Canaan. 

In questo fresco molto deperito, di una sem- 
plice composizione, ma dotato di sorprendente bel- 
lezza, Abramo è uscito fuori della sua tenda nella 
Valle di Mambre in atto di osservare le stelle, che 
l'Eterno sorretto nell' aria da due vezzosi angio- 
letti, gli va accennando colla sinistra mano. 



169 

IV. Riquadro. Lot nipote di Àbramo, tenen- 
dosi strette per le mani le sue due figliuole, pros- 
simo ad entrare nella città di Segor al sorger dei 
sole, scampa dalla città di Sodoma tutta in fiamme 
pel fuoco che cade dal cielo. La moglie di Lot, 
contro il comando degli Angeli, mossa da curio- 
sità di osservare l'incendio, si volge indietro, e vien 
subitamente convertita in istatua di sale. 

Negli angoli della volta osservansi grottesche 
di bel lavoro che prendono maggior risalto dal fondo 
azzurro su cui sono dipinte. 

Quinta Arcata — Istoria d'Isacco 

Francesco Penili 

I. Riquadro. Iddio, maestoso nell'aspetto, com- 
parisce fra le nubi in sogno ad Isacco, e gl'ingiunge 
di non andar in Egitto ma di restare nel paese di 
Gerara, del quale gli promette il possesso, conce- 
dendo a lui ed alla sua discendenza, numerosa come 
le stelle del cielo, la sua benedizione. Vedesi in di- 
stanza la città di Gerara posta nel mezzo di amena 
campagna che Iddio è in atto di additargli. Isacco 
gli sta dinanzi col destro ginocchio in terra, appog- 
giandosi colla sinistra mano ad un lungo bastone, 
e rivolto verso il Signore stende la destra indietro 
ov' è disteso il braccio stesso di Dio. Rebecca 
siede sotto di un albero in attitudine di riposo. Il 
fresco di robusto colorito è pieno di una grazia 
incantevole nella composizione e nella leggiadra 
figura d'Isacco. 

v II Riquadro. Isacco divenuto quasi cieco nel- 



170 

l'estrema vecchiezza, vedendosi prossimo a morire, 
dà la paterna benedizione di primogenito al se- 
condogenito Giacobbe, da Rebecca sua madre, con 
artifizio, sostituito ad Esaù. Giacobbe presenta al 
padre giacente in letto, invece della cacciagione 
richiesta, le carni del capretto dalla madre appre- 
stato, con la pelle del quale si è coperto le mani 
ed il collo, affine di comparire somigliante ad Esaù. 
Questi è sulla porta di ritorno colla preda presa 
alla caccia. 

III. Riquadro. Isacco e Rebecca si trattengono 
in amoroso colloquio sopra elegante sedile, ed i loro 
atti oltremodo famigliari sono scoperti da Abimelecco 
re di Gerara loro ospite, a cui Isacco, temendo che 
la moglie gli fosse rapita, avea dato ad intendere 
essere ella sua sorella, mentre egli ora li sta con 
sorpresa osservando dalla finestra del suo palazzo. 

Il gruppo degli sposi sembra essere di mano 
dello stesso Raffaello, con ingegnoso trovato della 
reggia di Abimelec ove ha luogo Y azione, e con 
elegante prospetto architettonico, decorato di rin- 
ghiera e di fontana nel mezzo. 

IV. Riquadro. Esaù ritorna colla preda del 
selvatico richiesta dal padre, e scoperta la frode 
commessa a suo danno ne leva fortissimo lamento. 
Isacco impietosito gli concede una benedizione che 
consiste nella fecondità della terra e nel valore 
della spada, che lo renderà predatore famoso. Re- 
becca stassene in disparte verso V uscio col figliuolo 
Giacobbe ad osservare quanto avviene. Il riquadro 
di mezzo e gli angoli della volta sono decorati del 



171 

solito angelo in istucco e di una prospettiva a co- 
lonnette presa di scorcio come nella precedente 
arcata. 

Sesta Arcata — Istoria di Giacobbe. 

Pellegrino da Modena. 

I. Riquadro. Giacobbe partitosi dalla casa pa- 
terna per sottrarsi al furore di Esaù, giunto al 
tramontar del sole nel deserto di Luza nella terra 
di Canaan, ed essendosi addormentato col capo ap 
poggiato sopra un sasso, vede in sogno nel mezzo 
di folte nubi una mistica scala il cui piede è posato 
in terra, e la cima tocca il cielo, per la quale si 
vedono degli Angeli salire e discendere a coppia, 
uno per lato, ed il Signore stante colle braccia 
distese sulla sommità della scala, che gli ratifica 
le promesse già fatte ad Abramo. 

Composizione di bel prospetto e robusto colo- 
rito, ma in ispecial maniera sorprendente per 1' ef- 
fetto del chiaroscuro maestrevolmente distribuito. 

II. Riquadro. Giacobbe giungendo in Mesopo- 
tamia nel paese di Aram presso suo zio Labano, 
incontra al pozzo Rachele e Lia, che tenendosi con 
ingenua semplicità strette per mano avanti ad un 
gruppo di alberi fronzuti, stanno abbeverando le 
loro greggi sitibonde. 

Da lungi si scorge la città di Cares o di Aram 
posta alle pendici di un alto monte, bagnato da un 
largo fiume che in due rami si divide. 

La bellezza delle teste, e Y aria di questa 
scena campestre ci richiama il pennello di Raffaello, 



172 

che vi ha sparso dapertutto il più vago incanto 
che possa mai idearsi, unito ad un 7 ammirabile na- 
turale semplicità. 

III. Riquadro. Giacobbe si lagna con Labano 
delF inganno adoperato nel sostituirgli Lia dagli 
occhi cisposi^ invece della graziosa Rachele che 
gli era stata promessa in isposa, in ricambio dei 
sette anni da lui passati nel governo delle sue 
greggi , ch'egli nel quadro è in atto di mostrare 
al suocero ed a Rebecca. Lia stassene attristata 
dietro al gruppo principale delle figure. Labano 
per acquetar Giacobbe promette di dargli Rachele, 
in ricompensa di altri sette anni in suo servizio. 

IV. Riquadro. Giacobbe montato sopra di un 
umil giumento preceduto dai suoi numerosi armenti 
e dai servi, abbandona la Mesopotamia in com- 
pagnia delle mogli e delle serve, sedute sopra ca- 
melli, le quali tengonsi al seno o tra le braccia i 
loro pargoletti, facendo ritorno nella terra di Ca- 
naan sua patria, secondo Y ingiunzione da Dio in 
visione prescrittagli, dopo esserne stato assente per 
lo spazio di anni venti. 

Bella è la composizione del quadro dipinto con 
molta grazia dal Munari, altrimenti Pellegrino da 
Modena, che ha rappresentato un luogo alpestre 
colle greggi, che vedonsi fino in distanza passare 
entro la gola di due monti. 

Nel quadro di mezzo della volta v' è l'Angelo 
coir arma di Leone X, e negli angoli su fondo az- 
zurro un grazioso ornato architettonico con colon- 
nine scanalate che formano cornice ai riquadri. 



173 



Settima Arcata — Istoria di Giuseppe 

Giulio Romano 

I. Riquadro. Giuseppe racconta i due sogni 
misteriosi ai suoi fratelli , incontrando per questo 
ed altri motivi la loro malevolenza. In due cerchi 
gemelli che veggonsi nell'aria, Raffaello ha espresso 
con vaga composizione, il sogno dei fasci o ma- 
nipoli di biade mietute, che disposti intorno al 
fascio di Giuseppe, stante ritto nel mezzo, incur- 
vano le loro spighe in atto di ossequio, e neh" altro 
la luna ed il sole con undici stelle, che egualmente 
adorano Giuseppe figurato nel mezzo. 

II. Riquadro. Giuseppe spogliato della veste 
vergata, dono del padre suo, tratto fuori della ci- 
sterna asciutta, ove era stato calato dai suoi fra- 
telli per consiglio di Giuda, invece di essere uc- 
ciso, è venduto ad una carovana di mercanti Ma- 
dianiti, che dalle montagne di Galaad vanno verso 
T Egitto, sopra camelli carichi di storace, di tere- 
binto, di mirra, e di altre droghe e di aromi preziosi. 

La scena è armoniosamente distribuita. A de- 
stra è il gruppo dei mercanti Ismaeliti, uno dei 
quali sborsa il prezzo dell' acquisto di Giuseppe 
ai suoi fratelli. 

Nel fondo a destra è un paesaggio montuosa 
coi caseggiati di Dotaim nelle vicinanze di Sichem, 
ove i fratelli di Giuseppe pascono le loro greggi e. 

III. Riquadro. Giuseppe resiste alle lusinghe 
della moglie di Putifarre suo signore dandosi alla, 
fuga e abbandonandole il proprio mantello fra le 



i 



174 

mani. Quadretto di semplice composizione, ragguar- 
devole per bellezza di colorito, soprattutto per l'ef- 
fetto incantevole delle mezze tinte (1). 

IV. Riquadro. Giuseppe interpreta al Faraone 
i sogni misteriosi da lui avuti parendogli di essere 
sulle sponde del Nilo, e di vedere uscire da quel 
fiume sette vacche smisuratamente grasse che ve- 
nivano divorate da altrettante magicissime; come 
ancora delle sette spiche piene che sorgevano tutte 
da uno stesso stelo, e di quello di egual numero 
vuote, disseccate da un vento cocente, quale signi- 
ficazione di sette anni non interrotti di fertilità e 
di abbondanza nel paese di Egitto, seguiti da al- 
trettanti di sterilità e di carestia. Il re sta seduto 
nell' atrio del suo palazzo in atto di chi medita , 
tutto raccolto coir indice destro sulla bocca, e col 
ginocchio destro incrociato sul sinistro. Dietro a 
lui è il coppier maggiore già caduto in disgrazia 
del re, e che ora si è ricordato di Giuseppe. Questi 
è solo nel mezzo col braccio destro e Y indice 
disteso verso il re. Dietro sono raccolti vari savi 
ed indovini meravigliati della sua saggezza. In alto 
sul lato destro e sinistro del pilastro maggiore di un 

(1) Nella incisione di questa pittura fatta su rame da 
M. A. Raimondi, il soggetto è diversamente trattato, senza 
dubbio conforme all'originale disegnato dal maestro, dal quale 
si è alquanto discostato Giulio Romano. In questa incisione 
la rea moglie di Putifarre è semigiacente su ricco letto, in 
\ una stanza sfarzosamente addobbata di ricche suppellettili, 

in atto di tenere stretto pel mantello il casto garzoncello, 
mentre il demone della voluttà Astarot od Astarte entra per 
la porta. 



175 

ambulacro di nobile architettura, entro due dischi 
è figurato il soggetto dei sogni di Faraone. Da 
una ringhiera posta nel fondo dell' ambulacro , la 
vista si riposa sulla fertile campagna dell' Egitto 
irrigata dal Nilo. 

I soggetti di quest'arcata centrale della loggia 
furono eseguiti con somma maestria da Giulio Ro- 
mano, a cui peraltro si associò Raffaello nella fi- 
gura di Giuseppe che spiega il sogno ai fratelli, 
in Giuseppe venduto, ed in quella che interpreta 
i sogni di Faraone. 

Nel quadro di mezzo della volta è l'arma in 
istucco a bassorilievo di Leone X, e negli angoli 
un prospetto architettonico con colonne sostenute 
da canefore aggruppate con maggior profusione di 
decorazione nei vari fregi, nei bassirilievi che trag- 
gono maggior risalto e ricchezza sul fondo d' oro, 
e nelle figure in istucco che lo adornano. 

Ottava Arcata — Storia di Mosè 

Raffaellino del Colle 

I. Riquadro. Mosè esposto bambino sulle acque 
del Nilo, in un cestello intessuto di vimini ed in- 
crostato di bitume, è salvato dalla figlia di Faraone 
che trovasi a passeggiare, seguita dalle sue ancelle, 
sulla sponda destra del fiume, affidandolo alle cure 
della stessa sua madre Iacobed, che insieme con 
Maria sua figlia sono curve in atto di trarlo alla 
riva. La regal donzella piena di meraviglia per la 
bellezza del bambino, forma unitamente alle sue 
ancelle un gruppo vaghissimo, che nella solitudine 



176 

immensa del paesaggio in prospettiva, preso forse 
da un bel punto della riva del Tevere, fa di questa 
pittura una delle più splendide creazioni del pen- 
nello di Raffaello e dell' Arte. 

' II. Riquadro. Iddio comparisce a Mose nel 
roveto ardente alle radici del monte Orebbo mentre 
egli è occupato nel pascere le greggi di Ietro suo 
suocero, e gli comanda di recarsi al Faraone re 
di Egitto, per imporgli in suo nome di mettere in 
libertà il popolo cV Israele, aggravato da durissima 
schiavitù, scegliendolo eziandio a conduttore del 
suo popolo nella terra di promissione. 

Mose in abito di pastore coi pie e le ginocchia 
nude^ vedesi genuflesso avanti al roveto che arde e 
non si consuma, velandosi con le mani il volto per 
tema di rimirar il Signore. 

Bello oltremodo è 1' aspetto del paese e della 
valle ombrosa e romita ove stan pascolando le pe- 
corelle. 

III. Riquadro. Gli Ebrei passano a piedi asciutti 
il Mar Rosso, diviso da Mose per mezzo della por- 
tentosa verga, a guisa di due alte muraglie. Il popolo 
d'Israele si conduce a salvamento sulla riva, e l'eser- 
cito degli Egizi che lo insegue, è involto e intiera- 
mente sommerso dal ricader delle acque. 

Bella composizione divisa in varie scene che si 
svolgono nel campo dell'azione animatissima. Vedesi 
la nube prodigiosa che precedendo gl'Israeliti nel 
deserto serve loro a mitigare il calore del giorno, e 
addensatasi a guisa di splendida colonna di fuoco, 
a rischiarare, le tenebre della notte. 



177 

IV. Riquadro, Mosè al tocco ripetuto della 
ma verga meravigliosa, fa scaturire dall'arido sasso 
ì'Oreb abbondanza di chiare acque, per acquetare la 
normorazione delle turbe riarse dalla sete nel de- 
ferto. 

Sta l'Eterno nel mezzo delle nubi circondato da 
Cherubini sopra del sasso colla mano stesa a be- 
ìedire Mose ed il popolo eletto, che alla vista del 
lovello portento pieno di stupore alza le mani in 
;egno di allegrezza. Il paesaggio è sommamente pit- 
oresco rivestito di verdura nel suo pieno vigore 
che contrasta coli' aridità del deserto, ove ha luogo 
7 azione. 

Tutti e quattro i quadretti della presente arcata, 
im mirabili per composizione, sono di una severità 
li Stile mista ad una certa delicatezza di sentire, 
che veramente partecipa del romanzesco e del pa- 
riarcale. 

Nona Arcata — Storia di Mose 

Raffaellino del Colle 

I. Riquadro. Iddio in mezzo a lampi e tuoni 
circondato da una densa nube, a suon di tromba, 
consegna per la prima volta a Mosè, genuflesso sulla 
cima del monte Sinai, le due tavole marmoree, ove 
li sua mano sono scritti i precetti del decalogo. 
1 monte sembra parte in fiamme, e avvolto nella 
>scurità. A sinistra in una gola alle radici del monte, 
in gruppo di anziani che han seguito da lungi Mosè, 
imane esterrefatto alla vista del prodigioso avve- 
ìimento. In lontananza nel deserto di Sinai veggonsi 



12 



178 

le tende degli Ebrei, fuori delle quali il popolo con 
gesti di stupore e di terrore accenna al monte. 

II. Riquadro. Idolatria del popolo Ebreo, il quale 
stanco di attendere che Mose scenda, si dimostra 
empiamente sconoscente a' benefici dal Signore nella 
adorazione del vitello d' oro, fatto a guisa del toro 
Api degli Egizi cogli orecchini delle donne Ebree. 

Alcune di queste tenendosi per mano danzano 
attorno all' ara, altre in movenze ed in gruppi som- 
mamente pittoreschi, o genuflesse, a mani giunte lo 
adorano. Una madre sul davanti della scena lo 
mostra al suo pargoletto. A tal vista Mose nello scen- 
dere dal monte, seguito da Giosuè spezza, gettandole 
in terra, le tavole della legge. 

III. Riquadro. In questo riquadro vedesi l'ac- 
campamento del popolo d'Israele nel deserto, e Mose 
che genuflesso con le braccia distese fuori della 
tenda adora il Signore, la di cui presenza si fa palese 
'da una densa colonna di nuvola. Gl'Israeliti stanno 
ancor essi di lontano all' ingresso del loro padiglione 
adorando la maestà dell'Altissimo, mentre parla a 
Mose nascosto nella colonna di nube. 

IV. Riquadro. Mose dopo di essere stato qua- 
ranta dì ed altrettante notti in presenza dell' Altis- 
simo sul monte Sinai, ne scende colle nuove tavole 
dell'Alleanza nelle mani, tutto irradiato nel volto 
di luce celeste, e le presenta al popolo d'Israele, 
che pentito della sua passata idolatria fa loro rive- 
rente accoglienza. 

Nel quadro di mezzo della volta è il solito an- 
gelo collo stemma di Leone X, ed ai quattro canti 



179 

ma vaga decorazione d'intercolumni su fondo ceruleo 
ion ricche cornici; capitelli; e varietà di uccellame. 

Decima Arcata — Storia di Giosuè 

Pierin del Vaga 

I. Riquadro. Il popolo d'Israele dopo di essersi 
antificatO; sotto la guida di Giosuè scelto dal Signore 
>er suo capo e condottiere, passa con novello pro- 
ligio a piedi asciutti il Giordano, gonfio di acqua per 

scioglimento delle nevi; preceduto dall'Arca del- 
' Alleanza che vien portata sugli omeri dei leviti; 
ìntrando finalmente nel possesso della terra di pro- 
aissione. Il Giordano è sul davanti rappresentato 
ri persona di un vecchio venerabile seminudo; che 
ta seduto nel mezzo del suo letto asciutto; in atto 
li trattenere con ambe le mani le acque che si er- 
gono a guisa di un monte. Indietro; Giosuè vien 
ubito dopo l'Arca sul destriero nel mezzo di una 
olta schiera di armati; con le mani giunte invocando 
'aiuto dell'Altissimo. 

Nella composizione di questo quadro ; Raffaello 

1 dimostra pari a Michelangelo nel trattamento dei 
uoi oggetti della Cappella Sistina. 

Il Vasari dice che non potea farsi nè imagi- 
Larsi più bella opera di questa. 

II. Riquadro. Le mura della città di Gerico 
>rodigiosamente crollano dasè stesse al grido emesso 
>on unanime voce dal popolo d'IsraellO; ed al pas- 
aggio dell'Arca del Testamento che ? per la settima 
^olta nel settimo giorno, vien condotta per comando 
lei Signore intorno alle stesse mura. Giosuè è a capo 



180 

dei suoi animandoli all'impresa, e stringendo nella 
destra il vessillo d'Israello; l'Arca è portata dai 
leviti. 1 Sacerdoti dan fiato alle sette trombe del 
Giubileo, e le mura di lontano crollano da cima 
a fondo. 

III. Riquadro. Alla fervida invocazione di Gio- 
suè, ripieno di fede nell'onnipotenza dell'Altissimo, 
il sole e la luna arrestano il loro corso sui monti di 
Gelboe, prolungando in tal guisa, con istupor della 
natura, la durata del giorno per ottenere completa 
distruzione dell'esercito degli Amorrei nella pianura 
di Gabaon. Nel mezzo di una folta schiera di armati 
vinti e vincitori, Giosuè è in atto di accennare colle 
braccia distese ai due luminari maggiori che con- 
tinuano a risplendere nel firmamento. 

IV. Riquadro. Divisione della terra di Canaan 
fatta in Gàlgala da Giosuè, da Eleazaro sommo sa- 
cerdote, e dagli anziani del popolo fra le dodici tribù 
d'Israello. Un fanciullo nudo è in atto di tirar le 
sorti fuori dell'urna per la distribuzione delle varie 
parti e quindi di consegnarle ad un anziano che gli 
è dappresso. 

Giosuè ed Eleazaro, vestito delle insegne sa- 
cerdotali siedono sotto di un padiglione o trono, 
innalzato in vista di una fertile campagna alla pre- 
senza dei principi d'Israello. 

Nel riquadro di mezzo è l'angelo, e negli an- 
goli sono vaghissimi arabeschi e grottesche deco- 
razioni. 



181 



Undecima Arcata — Storia di Davidde 

Pellegrino da Modena 

I. Riquadro. Il Profeta Samuele in una casa 
privata della città di Betlem, per comando del- 
l' Altissimo ; col corno pieno di olio tratto dal taber- 
nacolo dell'altare, unge a re di Giuda, Davidde, 
figliuolo d' Isai, della stessa tribù , alla presenza 
dei suoi fratelli e degli anziani del popolo. Davidde 
in abito di pastore, giungendo dal campo ove pa- 
sceva gli armenti del padre, si appoggia alla verga 
pastorale nell'atto di ricevere la sacra unzione da 
Samuele. A destra di questo gruppo su di un'ara 
non ancora accesa, si appresta il sacrificio di un 
vitello, in rendimento di grazie al Signore. 

IL Riquadro. Disfatta dell' armata de' Filistei 
con la impresa gloriosa del garzoncello Davidde, 
il quale armato della sua fionda e delle pietre rac- 
colte nel torrente, percuote la fronte del gigante 
Golia, recidendogli il capo colla sua stessa sci- 
mitarra. 

Gl'Israeliti incalzano colle loro lancie i Fili- 
stei, i quali alla vista del più forte de' loro guer- 
rieri atterrato da Davidde, si danno a precipitosa 
fuga. 

III. Riquadro. Davidde passeggiando sul log- 
giato del suo palazzo, s'invaghisce della bellezza 
di Bersabea moglie di Uria, che si lava dopo il 
bagno le chiome sopra un verone della sua abita- 
zione; fabbricato di nobile architettura, decorato 
di colonne laterali, posto in vicinanza del reale pa- 



182 

lazzo. Nella via sottostante è di passaggio una 
schiera d'armati che recasi al campo. 

IV. Riquadro. Davidde dopo di aver resi sog- 
getti al suo regno i Moabiti, gi'Idumej, gli Am- 
moniti ed i Siri, entra vittorioso su cocchio trion- 
fale in Gerusalemme, seguito da numeroso e splen- 
dido cortèo, carico di trofei riportati sopra i ne- 
mici. Un re prigioniero è avvinto al carro reale, 
e le teste recise di altri sono recate infisse sopra 
aste insieme con le spoglie opime de' popoli sog- 
giogati. 

Negli angoli della volta è dipinto un elegante 
prospetto architettonico su fondo azzurro. 

Duodecima Arcata — Storia di Salomone 

Pellegrino da Modena 

I. Riquadro. Salomone presso la fontana dì 
Gion o Gehon, per ordine di Davidde suo padre, 
è unto re da Sadoc sommo Sacerdote, coll'olio del 
tabernacolo, a suon di trombe, ed alla presenza di 
Natan profeta, di Banaia comandante supremo della 
milizia, e del popolo d'Israele, che levando le mani 
al cielo festosamente lo acclama per suo re. 

II. Riquadro. Salomone seduto in trono , col 
suo savio giudizio discerne quale delle due donnic- 
ciuole c-he fanno a lui ricorso per ottener giustizia, 
sia la vera madre del fanciullo morto soffocato, e 
quale quella del vivo, ordinando che quest'ultimo 
sia per metà diviso, ed a ciascuna ne venga data 
una parte. 

III. Riquadro. Nello spazio di sette anni edi- 



183 

fica in onore del vero Dio, nell'area di Areuna il 
Iebuseo, il tempio di Gerusalemme coi tesori rac- 
colti dal re Davidde suo padre , con l'opera dei 
suoi e degli artefici, a tal uopo speditigli da Irammo 
re di Tiro, e dal Faraone d'Egitto, del quale avea 
disposata la figlia. 

IV. Riquadro. La regina del paese di Saba, 
nell'Arabia Felice, entra in Gerusalemme e fa prova 
coi suoi dubbi ed enimmi della sapienza di Salo- 
mone, della quale aveva udito la fama. Salomone 
levasi dal trono in artto d'accoglier la regina con, 
numeroso e splendido seguito di servi e di an- 
celle, e con ricchi doni di profumi, di talenti, di 
oro e di gemme preziose. Fresco di somma bel- 
lezza. 

Dechnaterza Arcata — Nuovo Testamento 

Pierini del Vaga e Giulio Romano 

I. Riquadro. I pastori delle campagne di Bet- 
lemme adorano il Salvator del mondo nel presepe. 
La Vergine Madre è inginocchiata in atto di ve- 
nerare il suo Divin Pargoletto. A destra del quadro 
S. Giuseppe introduce un vecchio genuflesso. A si- 
nistra sopraggiungono due pastori recando le loro 
povere offerte. In alto due Angeli versano a piene 
mani fiori sulla culla del divino Infante. Questa 
pittura è molto deperita per cagion dell' umidità. 

II. Riquadro. Adorazione dei re Magi che gui- 
dati dalla stella d'Oriente, giungono co' loro mi- 
stici doni dell'oro, della mirra, e dell'incenso. La 
Vergine è seduta nel mezzo col Bambino in seno, 



184 

di cui porge a baciare il piede al più vecchio dei 
re. Gli altri col loro seguito sono prostrati in atto 
di devota ammirazione verso il neonato Dio. 

III. Riquadro. Gesù Cristo è battezzato nel 
Giordano da S. Giovanni Battista. Le turbe scen- 
dono nelle acque rigeneratrici del fiume. Due an- 
geli sono inginocchiati ; altri due scendono di cielo 
con le mani distese adorando il loro Dio umanato. 

IV. Riquadro. Ultima cena per la celebrazione 
della Pasqua con gli Apostoli , con la istituzione 

.del SS. Sacramento. Questi quattro soggetti sono 
notevoli per molti pregi che ti rivelano il pennello 
de' migliori tra gli allievi del Sanzio che gareg- 
giarono nel dipingerli. \ 

Nel mezzo mirasi l'Angelo collo stemma del 
Decimo Leone, e nella decorazione degli angoli 
della volta sono dipinti tanti Cherubini quanti sono 
quadretti che la compongono. 

Il nome del suddetto Pontefice vedesi ancora 
coi soliti fregi nell'ultima finestra finta della pa- 
rete, ricca come le altre di questa loggia , di sti- 
pite, di architrave, di cornice, e di altri ornati in 
marmo bianco scorniciati. 

Da questo si passa nel 

Secondo Braccio 

Segue la seconda ala di Loggiato, attigua a 
quella di Raffaello iniziata nel 1577 sotto Grego- 
rio XIII. Vi dipinsero il Sermoneta, Cati, Sabatini, 
Stella, Raffaellino da Reggio, e Paris Nogari coi loro 
allievi sotto la direzione di Nicola Pomaranci. I 



185 

soggetti dipinti nella volta furon tratti dal Nuovo 
Testamento e dalla Storia de' Patriarchi e rappre- 
sentano i fatti principali nella vita del N. S. Gesù 
Cristo, cominciando dal suo nascimento fino alla 
Lavanda dei piedi, ed Orazione nell'orto. Le grot- 
tesche e gli arabeschi, i festoni di fiori e di frutta 
che fanno con mirabile varietà elegantissimo ornato 
ai riquadri nel fondo delle volte, sui pilastri e sulle 
pareti furono già cominciati da Gian Paolo Ale- 
manno, e quindi condotti a compimento sotto la 
direzione di Marco da Faenza, e di Ottaviano Ma- 
schermi da Bologna che ne dipinsero eglino stessi 
la maggior parte. Una scelta serie di Virtù perso- 
nificale coi loro emblemi ed attributi è intrecciata 
con altre figurine simboliche. Agli angoli della ar- 
cata notansi eleganti bassirilievi in istucco, ritraenti 
scene e fatti più singolari del Vecchio e del Nuovo 
Testamento. Tutti questi dipinti essendo egualmente 
deperiti, per cura del Pont. Pio IX di ven. me. 
furono ristaurati coir opera del Galli e del Man- 
tovani. 

La porta decorata di ricco intaglio sotto la 
seconda arcata comunica per una scala discendente 
al 1° Piano delle Logge, e per altra rampa ascen- 
dente al 3° Piano ove trovasi la Pinacoteca. 

L'ultima che fa capo a questo braccio con lo 
stemma di Gregorio XIII, introduce alla Sala Cle- 
mentina, o della Guardia Svizzera, anticamera del- 
l'Appartamento Pontificio. 

Per un cancello a destra si passa al 3° Braccio 
già decorato nella sola volta per cura di tre sommi 



186 

pontefici Clemente Vili, Urbano Vili, e Alessan- 
dro VII, con l'opera di vari artisti, celebri in quel 
tempo, oltre al Tempesta, Lanfranco ed Allegrini. 
Ancor qui la regale munificenza di Pio IX ordinò 
nuovi abbellimenti alle pareti ed ai pilastri, nudi 
di qualsiasi ornato, o guasti del tutto, commettendo 
l'esecuzione delle pitture ornamentali al Mantovani, 
delle storiche al Consoni, degli stucchi al Galli, e 
delle dorature al Fiorentini sotto la direzione del 
grande maestro Tommaso Minardi ; artisti tutti da 
noi più volte, ma non mai abbastanza encomiati. 

Vedemmo quasi per incanto sorgere i riquadri 
della volta adorni di soggetti della Passione del 
Salvatore fino alla sua Ascensione che formano con- 
tinuazione a quei del Braccio precedentemente de- 
scritti. Questi quadretti sono alternati con Angeli 
che recano gì' istrumenti della Passione e con le 
figure degli Evangelisti poste nel mezzo, aggiuntevi 
con lo stemma di Pio IX. Attorno alle pareti pen- 
dono ghirlande di fiori e di frutta, e sui pilastri 
vaghi trofei di palmizi, di fiori, di viti, e spighe 
di frumento con figure simboleggianti il Cristiane- 
simo, ed i misteri principali di nostra Fede, con 
altre molte decorazioni di musicali istrumenti e di 
fregi, nei quali è sempre fresca la fantasia del 
Mantovani, oltre eleganti bassirilievi e leggiadre 
figurine in istucco del compianto artista Pietro 
Galli. Nell'alto delle pareti, a sinistra, l'esimio pit- 
tore Consoni effigiò in quattro riquadri, l'erezione 
del grande quartier militare al Macao, il ponte del- 
l' Ariccia, l'erezione del monumento della Immaco- 



187 

lata, ed il ponte sopra un dirupo presso l'Abazia 
di Valvisciola. 

Primo Ordine delle Logge Vaticane 

L'ingresso a questa Loggia è per la scala in- 
terna che corrisponde a tutti i piani delle Logge 
istesse. Nel primo Braccio ove osservasi il busto 
marmoreo di Giovanni da Udine, scolpito dal Lue- 
cardi nel 1866, questo celebre pittore, scelto da 
Raffaello tra i migliori suoi allievi, freschissimo di 
età, dipinse in tredici arcate, vaghissime scene di 
verdura, pergolati, e spalliere di frutta e di fiori, 
frammisti ad uccelli domestici e selvatici dei più 
vaghi e brillanti colori ; rettili, ed ogni specie di 
animali. V'aggiunse meraviglie di cassettoni qua- 
drati, e romboidi a rilievo in istucco, composti di 
circoli insieme intrecciati con riquadri e scompar- 
timenti decorati di teste di Baccanti, di leoni, e 
mille altri fantastici ornati. 

Nel mezzo delle volte è ripetutamente figurato 

10 stemma di Leone X. Sui pilastri delle invetriate 
e nelle opposte pareti notansi per ogni dove ornati 
e decorazioni a fresco ed in istucco di varietà e di 
gusto squisito. 

L'adornamento della seconda ala che occupa 

11 mezzo fu cominciato nel 1575, ad imitazione del 
Braccio precedente, dal Roncalli, e da vari artisti 
sotto il Pontificato di Gregorio XIII con grottesche 
e col drago, stemma di questo Pontefice. 

Il sullodato Cav. Mantovani nel 1866 con 
grande intelligenza ed amore intraprese il ristauro 



188 

sì dell'uno come dell'altro Braccio, ambidue per se- 
coli continuamente esposti alle intemperie delle 
stagioni, nonché alle vicissitudini dei conclavi 
che quivi si tenevano in prossimità della Cappella 
Sistina. 

Il terzo Braccio, rimasto fino al 1869 nudo e 
indecoroso, è stato dal Mantovani e dal Galli ab- 
bellito- con vaghissima decorazione di freschi e di 
stucchi sul gusto e stile del primitivo ornamento 
creato da Giovanni da Udine. 

Terzo Ordine delle Logge 

Il primo Braccio del Pontificato di Pio IV fu 
dipinto con varie e belle composizioni allegoriche 
riguardanti specialmente diverse età, e costumi vir- 
tuosi o malvagi della Vita Umana da Giovanni da 
Udine già vecchio o dalla sua Scuola, appresso ri- 
toccate sotto Gregorio XVI dal valente pittore Fi- 
lippo Agricola, ed ai nostri giorni fatte nuova- 
mente restaurare da Pio IX coll'opera del Prof. Pietro 
Galli e del Mantovani. Le carte geografiche di molte 
contrade e città d'Asia e d'Europa, è lavoro di A. 
Varese con la direzione del celebre P. Ignazio Danti 
cosmografo pontificio, che di sua mano più accu- 
ratamente dipinse nel Museo le Carte Geografiche. 
I freschi nella volta furono eseguiti dal Circignani 
e dal Roncalli, detti i Pomaranci Seniore e Giu- 
niore. Notansi ancora iscrizioni latine relative ai 
fasti più celebri di Pio IV. I paesaggi, tutti bellis- 
simi, uscirono dalla ricca fantasia di Paolo Brill. 

Il terzo Braccio, del tutto nudo, e guasto mi- 



189 

seramente dal .tempo, fu abbellito di vaga decora- 
zione dal Mantovani e più con le figure del maestro 
pennello del Consoni per cura di Pio IX, con fregi, 
iscrizioni e soggetti storici rispondenti alle geste 
del suddetto Pontefice tanto benemerito de' Vati- 
cani ristaiìriL 

Il secondo Braccio, il solo accessibile al Pub- 
blico fu cominciato sotto Pio IV, e compiuto re- 
gnante Gregorio XIII dal Nogari, G. B. della Marca, 
dal Cav. d'Arpino e dal Tempesta che figurarono 
parecchie sedute di Concilii Ecumenici, e la trasla- 
zione del corpo di S. Gregorio Nazianzeno da S. Maria 
in Campo Marzio alla Basilica di S. Pietro. Negli 
scompartimenti della volta leggonsi altre iscrizioni 
onorarie intorno ai suddetti Pontefici ed alle loro 
geste, e vari soggetti sacri, cominciando dalla Fine 
del mondo con i diversi gradi e stato di gloria nella 
vita futura, e terminando con la gloria della Ver- 
gine , e della Triade Sacrosanta nell' ordine se- 
guente : 

1. ° La fine del mondo, Finis per ignem. — 
Ezechiello nel mezzo di un campo di ossa attende 
che riprendano vita: Ossa vivent. 

Pio IV assiste la Francia turbata dalle guerre 
di Religione: Galliam dissidio religionis exorto, ecc. 
— Il medesimo Pontefice va in soccorso d'Avignone 
e della Contea Venosina: Avenionem et regionem 
universam, ecc. — In basso sulle pareti osservansi 
due grandi mappamondi sui quali sono figurate 
T Europa, l'Africa, l'Asia e l'America. 

2. ° Ezechiello contempla gli scheletri sparsi al 



190 

suolo : Ossa et ossa. — Gli scheletri riprendono la 
loro carne : Càrnee smcreseurit. 

Riforme operate da Pio IV : lustitiam resti- 
tuebat, ecc. — Sopra parte della carta parziale del- 
l'Africa sono rappresentate tre città della stessa 
contrada. 

3. ° Resurrezione de' morti: Aperiunlur tumuli. 
Finale giudizio : Dies Domini. 

Pio IV. fortifica Ravenna : Ravennani urbem 
cwium y ecc. — Approvazione del Concilio Tridentino; 
Generale Concilium, ecc. 

In basso sulle pareti: Carta del Regno di Cipro 
— Veduta del monte Amara in Etiopia — LTAbis- 
sinia con le sue tre principali città. 

4. ° Gloria del Cielo ; inferiormente trovasi lo 
stato dei bambini nel Limbo, e superiormente 
quello dei Santi Innocenti — Le Vergini coronate 
di fiori. 

Gregorio XIII giura di non alienare i posse- 
dimenti del territorio della Chiesa — Assiste il re 
di Francia contro gli eretici e ristabilisce la pace 
nella Repubblica di Genova: Galliarum regem, etc. 

Carta dell' Egitto, dell' Arabia Felice, e della 
Turchia asiatica con le città di Alessandria e di 
Damasco. 

5. ° Gloria celeste. Le Vergini al seguito del 
Divino Agnello. 

Gregorio XIII ricupera i possedimenti usur- 
pati alla S. Sede : Res et loca quae S. R. C domimi 
sunt 7 ecc. — Ricostruisce il Ponte Senatorio, e la 
Via Cassia. 



191 

In basso: — Carte del mar Caspio, e della 
Persia, con una veduta di Babilonia. 

6. ° Gloria dei Santi religiosi, eremiti ed ana- 
coreti — la medesima dei Santi Pontefici. 

Gregorio XIII apre il Giubileo dell'anno 1575 
Anniim lùbileum, ecc. — Memoria del Ris tauro della 
Via Flaminia, dello stabilimento di un Lazzaretto 
ad Ancona, e delle fortificazioni di Civitavecchia: 
Viam Flaminiam restaitravit, ecc. Carta dell' In- 
dia. 

7. ° Gloria dei santi pontefici e dei patriarchi. 
Le iscrizioni ricordano lo stabilimento dei granaj 
di abbondanza alle terme di Diocleziano*, la rico- 
struzione della porta Celimontana; la fondazione di 
Collegi per gl'Inglesi, i Germani, gii Illirici, ed i 
Greci per opera di Gregorio XIII. — Carta della 
China od Impero Celeste. 

8. ° Gloria dei profeti, e dei martiri che recano 
in mano le palme. 

Gregorio XIII conduce a Roma P Acqua Ver- 
gine, e fa tradurre il Catechismo in tutte le lingue 
orientali ad uso dei missionari — Carta della Tar- 
taria. I 

9. ° Gloria dei Santi — Veduta del fiume Te- 
vere, del Ponte Elio, del Castel Sant'Angelo, ed 
in lontananza della cupola incompleta della Basi- 
lica di S. Pietro — Le iscrizioni fanno memoria 
del lavoro intorno alla Basilica Vaticana; della 
erezione della Cappella Gregoriana in S. Pietro : 
Sacellam, ecc. — Carta dell'America. 

10. ° Gloria della Vergine circondata dagli Apo- 



192 

stoli — La SS. Trinità nella gloria dei nove An- 
gelici Cori. 

Le iscrizioni rammentano : la Pittura della Gal- 
leria delle Carte Geografiche in Vaticano : Ambu- 
lationem in Vaticano, ecc. — la erezione della Cap- 
pella del SS. Sacramento in S. Giovanni in Laterano; 
il restauro del Battistero di Costantino ; e la forma- 
zione del colonnato di S. Maria Maggiore. 

Carte del Giappone, di Cuba, e della Nuova 
Spagna. 

La traslazione solenne, superiormente accen- 
nata , del corpo di S. Gregorio Nazianzeno da 
S. a Maria in Campo Marzio alla Cappella Grego- 
riana di S. Pietro in Vaticano, eseguita per opera 
di Gregorio XIII nel 1580, vedesi dipinta a fresco 
in una serie di quadri che cominciano al disopra 
della porta di questo Braccio come spiega l'iscri- 
zione latina: Gregorius XIII pontifex Maximns 
beati Gregorii, ecc. — Accenneremo di volo i luoghi 
principali per ove vedesi passare la solenne pro- 
cessione, alcuni non più esistenti. 

Facciata della Chiesa di Campo Marzo — Pa- 
lazzo Casali del Drago — Via della Scrofa — Piazza 
di S. Apollinare — Veduta del Foro Agonale — 
Tor Sanguigna — Chiesa dell' Anima — Palazzo 
Sforza Cesarmi — Ponte Sant'Angelo — Il Pa- 
lazzo Altoviti con le sue statue — Castel Sant'An- 
gelo e di lontano la cupola incompleta di S. Pietro 
— Piazza Scossacavalli con la Chiesa di S. Gia- 
como, ed i palazzi Serristori, Alidosi e dei Conver- 
tendi — • La Piazza di S. Pietro. 



% 193 
Sulla gradinata della Basilica Vaticana vedesi 
il Sommo Pontefice Gregorio XIII sotto un baldac- 
chino che recasi ad incontrare il corpo di S. Gre- 
gorio Nazianzeno racchiuso in un feretro ricoperto 
di bianco parato. 

Nella metà del secondo Braccio trovasi la porta 
d'ingresso della Pinacoteca. 



GALLERIA DEI QUADRI 

Sopra la porta d'ingresso riccamente intagliata 
è posta le seguente iscrizione: 

Pius IX. Pont. Max. JEximiis. Picturae. Ope- 
ribus. Novam. Hanc. Pinacothecam. Instituit. Or- 
nanti. Anno MDCCCLVIL Sac. Princip. XII. 

Dalla grande sala del Museo, ove presente- 
mente è la Galleria degli Arazzi, questa nobilissima 
Collezione fu qui trasferita e definitivamente sta- 
bilita per cura del Sommo Pontefice Pio IX di sa. 
me. in ampie Sale bellamente decorate nella volta 
e nelle pareti, con eccellente esposizione di luce, 
che formano parte dell'Appartamento di Grego- 
rio XIII, incontrando il generale aggradimento e 
la massima soddisfazione degli amatori dell'Arte, e 
de' suoi più assidui cultori, che quivi a loro bel- 
l'agio possono di tal guisa maggior vantaggio ri- 
trarre da' loro studj. 

Se ne deve la fondazione al Pontefice Pio VII, 
il quale coadiuvato dal consiglio del Card. Consalvi 



13 



e del Canova concepì la nobile idea di raccogliere 
insieme i capolavori d' arte, ingiustamente tolti nella 
invasione francese degli Stati Pontiflcj, dalle chiese 
nelle varie città e da lui poscia rivendicati, ai quali 
aggiunse altri quadri già esistenti nella antica Col- 
lezione Vaticana, formandone quindi una splendida 
ed incomparabile Pinacoteca, che sebbene scarsa 
per numero, non la cede peraltro per ricchezze ar- 
tistiche a qualsiasi altra Galleria del mondo. Tre 
soli dei poco men che cinquanta quadri, dei quali 
è composta, la Trasfigurazione cioè, la Comunione 
di S. Girolamo, e la Madonna di Foligno, sareb- 
bero più che bastevoli per se stessi a formare a 
parte una Galleria inapprezzabile. Pio IX nella sua 
regale munificenza aggiunse maggior splendore alla 
Galleria con insigni doni di preziosi quadri, alcuni 
dei quali espressamente per ciò da lui acquistati. 
Il nome del pittore e del soggetto trovasi iscritto 
in base sulla cornice di ciascun quadro. 

La Galleria si divide in cinque vaste Sale, la 
prima delle quali forma come vestibolo alle altre 
quattro nelle quali sono esposti i quadri, e fu x di- 
pinta con fregi a fresco da Cesare Piemontese , e , 
dal Roncalli, con vedute monumentali di Roma, e 
paesaggi de' suoi dintorni. Da questa si passa alla 

Seconda Sala 

decorata di arabeschi a mezze tinte nella volta, e 
di un bel addobbo rosso sulle pareti. Contiene i 
quadri di minor grandezza bene disposti , e con 
pienezza di luce rischiarati. 



195 

Superiormente sul lato sinistro della parete: 

Scuola Bolognese — S. Giovanni Battista 

Pittura del Guercino 

Quadro in tela rappresentante il Precursore 
eli Cristo con mezza figura al vero. E notevole 
per la viva ^espressione di affetto che si scorge nel 
suo sembiante. 

Pregi del quadro sono la sicurezza del disegno 
ed il colorito acceso e luminoso praticato dal Guer- 
cino nella sua seconda maniera. Era già nella Pi- 
nacoteca Capitolina, e quindi fu fatto trasportare in 
questa insigne Galleria Vaticana dalla sa. me. di 
Gregorio XVI. - A. m. 65 c. — L. m. 56 c. 

Giovanni Francesco Barbieri da Cento 7 detto 
il Guercino per un difetto nelV occhio destro, fu emi- 
nente pittore storico - Nacque nel 1590; morì nel 1666, 

Inferiormente : 

Scuola Fiorentina — S. Girolamo 

Abbozzo di Leonardo da Vinci 

Tavola di gran pregio per la sua somma ra- 
rità, e perciò considerata come uno de' più preziosi 
oggetti della presente Galleria. Fu acquistata dalla 
ve. me. di Pio IX. Il santo penitente è rappre- 
sentato nel suo ritiro nel deserto, dimagrito ed os- 
suto dai lunghi digiuni ed astinenze, in atto di bat- 
tersi il petto con un sasso, col leone ai suoi piedi. 

Il disegno mostra grande studio di scienza 
anatomica, perfettamente accoppiata al chiaroscuro 
e somma espressione nella testa, pregi tutti che ci 



196 

rivelano questo schizzo ben tratteggiato, per opera 
autentica del gran Leonardo. Alcuni vogliono attri- 
buirlo alla sua seconda maniera, condotta per via 
di mezze tinte e non joerfezionata a cagione della 
timidezza sua propria con cui soleva porre a ter- 
mine, e lasciare imperfetti e non finiti i suoi lavori, 
solito come era il grande artista di cercare in tutto 
la perfezione della natura, ne credendosi capace 
di poterla raggiungere. 

La metà inferiore di questa tavola, divisa per 
tristi vicende in due parti, fu dal Card. Fesch tro- 
vata in mezzo ad altre anticaglie ridotta ad uso di 
coperchio d' un forziere. L' altra metà fu dal me- 
desimo fortunatamente scoperta , inchiodata sopra 
uno sgabello del suo calzolajo. Riunite insieme 
queste due parti combaciarono perfettamente. — 
A. 1 m. 3 c. — L. m. 75 c. 

Leonardo da Vinci allievo di Andrea Verroc- 
chio fu uomo enciclopedico ed il primo pittore della 
Scuola Fiorentina. Nacque a Vinci, Borgo in Val 
dì Arno non lungi da Firenze, nel 1452. Rese V anima 
il 2 Maggio 1519 nel castello di Cloux presso Am- 
hoise tra le braccia di Francesco I re di Francia. 

Nel mezzo, in alto: 

Scuola Bolognese — S. Tommaso 

Pittura del Guercino 

Tela eseguita a perfezione nella seconda ma- 
niera di questo celebre pittore, che si approssima 
a quella di Guido, dopo di aver abbandonato lo 



197 

stile del Caravaggio. E una delle tante ripetizioni 
di questo suo favorito soggetto ' (1). 

Il Guercino ha scelto Y istante in cui il divin 
Salvatore otto giorni dopo la sua risurrezione, es- 
sendo insieme riuniti i suoi discepoli, apparisce im- 
provvisamente a S. Tommaso, e lo converte della 
sua incredulità mostrandogli la piaga del costato. 
L'atto dell' Apostolo è animato da meraviglia e pen- 
timento per la sua incredulità. Dietro è S. Pietro, e 
suir angolo destro, nella parte oscura del quadro, 
i due apostoli de' quali intravedonsi le teste, sem- 
brano ragionar tra loro pieni di emozione. 

Caratteri propri del dipinto sono esatta e sa- 
piente imitazione del vero, disegno sicuro, grande, 
armonioso, somma delicatezza di tinte, e bella dispo- 
sizione di parti che ne formano il merito principale. 
Il più eccellente pregio del Guercino è il chiaroscuro 
maraviglioso, non esagerato come il Caravaggio, re- 
cato a tanto grado di perfezione , da meritare a 
questo pittore il soprannome di Mago della Pittura. 

Il quadro faceva parte della antica collezione 
di quadri del Vaticano prima che fosse trasportato 
a Parigi. — A. 1 m. 21 c. — L. 1 m. 43 c. 

Sotto nel mezzo: 

Scuola Fiorentina - I fatti di S. Niccolò da Bari 

B. Angelico 

Due quadretti in tavola insieme riuniti in una 
stessa cornice dell'altezza di m. 63; larghi m. 33 c. 



(1) Trattato per ben 106 volte. 



198 

In questi sono bellamente esposti con figure in mi- 
niatura varie azioni principali nella vita di S. Nic- 
colò da Bari. 

Nel primo compartimento del quadretto destro 
è figurata la nascita del Santo che vedesi diritto 
in piedi nella conca battesimale ringraziando Y On- 
nipotente di aver consolato con la sua nascita la 
sterilità de' suoi genitori. 

Il secondo fatto si riferisce alla predizione 
della sua assunzione al Vescovato di Mira, fatta 
dal Vescovo in presenza del Santo, come difatto 
avvenne in virtù di una visione, con cui egli viene 
riconosciuto per l'eletto del Signore, nell'entrare 
che fa di buon mattino per il primo in un tem- 
pietto dopo la morte del detto Vescovo. 

Il santo giovine è ugualmeute espresso nel 
terzo compartimento in atto di gettare per tre 
notti consecutive altrettante borse di danaro nella 
casa di un nobile, che trovandosi decaduto in po- 
vertà non sapeva come collocare le sue figliuole, 
e procurar loro onorata sussistenza. Questi è dor- 
miente innanzi al Ietto delle tre figliuole, figurine 
di grazia che non può descriversi a parola. 

Nel secondo quadretto S. Niccolò, assunto già 
al Vescovato, libera il suo popolo da fiera carestia 
con la moltiplicazione prodigiosa di 100 staja o sac- 
chi di grano, a sua persuasione concessi da alcuni 
capitani di navigli carichi di avena giunti di fresca 
nel porto. 

Nel lato destro del quadro il Santo assiste 
in persona allo sbarco de' vascelli resistendo nel 



199 

tempo stesso alla vessazione di un ministro impe- 
riale; che si è provato cP imporre un ingiusto e gra- 
voso tributo. 

L'ultimo fatto è figurato a sinistra del quadro. 
In lontananza il S. Vescovo, già spirito glorioso, 
apparisce in aria tra le nubi vestito degli abiti 
episcopali con un libro ed una candela accesa tra 
le mani, qual simbolo della sua ardente carità 
verso il prossimo, in atto di liberare un naviglio 
dal pericolo del naufragio. Questi quadretti de- 
coravano già la sagrestia della Chiesa di S. Do- 
menico a Perugia, e nel 1797 furono trasportati a 
Parigi. 

Frate Giovanni Angelico da Fiesole si ac- 
quistò grande celebrità nella miniatura. La ma- 
niera con cui ha condotto questi due quadretti, no- 
tevoli per la storia delV arte è propria del Giotto, 
tanto nel lavoro del panneggio come nella posa ed 
atteggiamento delle figure, che si segnalano per 
V ammirabile colorito e la gran diligenza e finitezza 
nelle particolarità più minute', virtù spiccatissime 
in tutti gli ammirabili lavori, e nei quadri, mi- 
niature, e freschi monumentali da lui eseguiti in 
grande. 

Infe rio r mente: 

Scuola Romana — I 3Iisteri 

Raffaello 

Tavola quadrilunga alta m. 39 e, lunga 
1 m. 89 c. Servì anticamente di grado di altare 
pel quadro della Incoronazione della Vergine, ( Ve- 



200 

clasi III Sala), dipinto da Raffaello in età di 19 anni 
nel 1501. E divisa in tre compartimenti nei quali 
sono con isquisitezza minutamente espressi a figure 
di piccola dimensione i tre misteri principali di N. 
S. Religione: l'Annunciazione, l'Adorazione de' 
Magi, e la Presentazione al Tempio. In questa 
pittura di sommo pregio, sebbene primo parto del- 
l' ingegno del grande artista, si rivela già nella 
sua prima maniera un valore grande nella com- 
posizione, ed un avviamento sicuro a tradurre le 
stesse figure in uno stile più grandioso ed ele- 
gante. 

Nel primo compartimento sotto un portico 
aperto di ricca architettura adorno di pilastri, la 
Vergine è seduta presso uua colonna con un libro 
di preghiere nella destra in atto di ascoltare umil- 
mente il messaggio dell' Arcangelo, che salutandola 
le apparisce con un verga fiorita di giglio in mano. 
Sopra l'apertura del portico nel fondo del vestibolo, 
vedesi tra le nubi le mezza figura del Padre Eterno, 
che invia alla Vergine lo Spirito Paracleto sotto 
forma di colomba. 

Segue nel compartimento di mezzo l'Adorazione 
de' Magi. La Vergine siede avanti a dei muri in 
rovina, disposti a mo' di rustico presepe, col divino 
Infante sulle ginocchia, a cui l'uno dei re genu- 
flesso presenta la sua offerta simbolica. I due altri 
si tengono in piedi con i loro doni, circondati da 
un fastoso corteggio di cavalieri e di fanti, rivolti 
verso il Divin Pargoletto. A tergo del gruppo prin- 
pale tre semplici pastori recando ancor essi le loro 



201 

umili offerte sono atteggiati, a venerazione e a me- 
raviglia. 

Nel terzo compatimento la Vergine nell'ottavo 
giorno dopo la nascita del Salvatore lo presenta 
nel tempio, e lo affida alle braccia del sacerdote, 
vestito de' sacri paramenti, prima di circonciderlo. 

Lateralmente in alto a dritta sulla stessa 
parete: 

Scuola Bolognese — La Vergine col Divin Figlio 
e S. Girolamo 

Pittura di Francesco Francia 

Tavola di sommo pregio benché malamante 
ritoccata, opera dell' eccellente maestro Francesco 
Raibolini, da Raffaello paragonato al suo maestro 
il Perugino ed a Gian Bellini; lode che per ogni 
riguardo gli è dovuta. 

Rappresenta il quadro Nostra Donna, che 
spirante grazia e modestia, è seduta col divin Fi- 
gliuolo in braccio, e S. Girolamo che le è dap- 
presso vestito della porpora cardinalizia. A sinistra 
l'occhio ammira un vaghissimo paesaggio con oriz- 
zonte circoscritto da colline, rivestite d'alberi e di 
verdura. 

Il quadro alto m. c. 71; largo m. 60 c. 
è dono della sa. me. di Pio IX, il quale ne fece 
espressamente acquisto per arricchire la Pontificia 
Pinacoteca. 

Francesco Raibolini detto il Francia, orefice 
e pittore, nacque in Bologna nel 1450 e mori 
nel 1518. Fu allievo di Marco Zoppo e nel 1490 



202 

mise in luce in età di 40 anni il primo quadro 
da lui compiuto. Fu grande amico di Raffaello du- 
rante il suo soggiorno in Roma, e da lui apprese 
grande unità di disegno e di colorito ed un fare 
dolce. Piuttosto che allievo come da taluni si crede y 
può considerarsi come suo emulo. Quando Raffaello 
gli mandò in Bologna la S. Cecilia cortesemente gli 
scrisse: « Se v 1 è qualche difetto correggetelo. » E 
da considerarsi come il vero fondatore della Scuola 
Bolognese, sebbene il suo stile non passasse in re- 
taggio ai suoi discepoli perchè cambiato un secolo 
dopo dal Caracci. 
Sotto: 

Il martirio di S. Pietro d'Arbues 

Pittura del Murillo 

II Santo vestito degli abiti del proprio Ordine 
prostrato in adorazione notturna presso d'un altare, 
cade trafitto da ripetuti colpi di due sicari che l'as- 
salgono, levando in alto lo stile insanguinato, vit- 
tima dello zelo da lui mostrato per la religione cat- 
tolica contro gli eretici, nell'ufficio di Grande In- 
quisitore di Spagna. E assorto nella visione di un 
angelo che reca una palma e gli addita il cielo. 

Scuola Veneziana 
Cristo morto e la sua Ss. Madre 

Pittura del Crivelli 

Tavola grande in forma di lunetta rappresen- 
tante il Cristo morto e deposto dalla croce, cir- 
condato dalla divina Madre, da S. Giovanni, e dalla 



203 

Maddalena piangente. Il pianto, eccedente in S. Gio- 
vanni e nella Maddalena , è vero e commovente 
nella Vergine-Madre, che vedesi immersa nel più 
acerbo dolore. -Ve difetto di correzione nel di- 
segno e di magrezza nelle figure , ma fedele imi- 
tazione della natura. 

Carlo Crivelli considerato come il Cimabue della 
Scuola Veneziana , è mio de 1 suoi vecchi Maestri 
nel XIV secolo, anzi il suo fondatore. Fu maestro 
di Giovanni Bellini, sebbene questi apprendesse 
V arte dal padre Jacopo, e dal « maestro de 7 maestri » 
Gentile da Fabriano. 

Il Beato Giacomo della Marca 

Pittura del Crivelli. 

Il Beato Giacomo è in atto di predicare, tenendo 
un libro nella mano sinistra. La figura è piena di 
vita ed eminentemente ascetica. Il Beato porta l'abito 
primitivo de'Minori Osservanti, color cenere, col capo 
imbacuccato nel cappuccio. A destra sono inginoc- 
chiati a' suoi piedi, in dimensione minore, due Patrizi 
veneti, padre e figlio, probabilmente i donatori del 
quadro, o devoti del Santo. Allo stendardo bianco, 
ricamato a fiorami, è appesa una medaglia col mono- 
gramma gotico di Cristo e due mazzi di frutti, i quali 
simboleggiano la vita del Santo, feconda in opere vir- 
tuose. V'è la firma dell'autore « Opus Caroli Crivelli 
Veneti 1477 ». Il quadro già dipinto su legno, fu poi 
trasportato su tela. La cornice a finissimo intaglio 
policromico è su disegno del Prof. Seitz ; Direttore delle 
Gallerie di Pittura. - Era nella Guardaroba Pontificia. 



204 

Scuola Ferrarese — La Sacra Famiglia 

Pittura del Garofalo. 

Bel quadro in tavola, saggio del grazioso pen- 
nello di questo elegante ed amabile Pittore, il più 
gran maestro della Scuola Ferrarese. Porta effigiati 
la Vergine col Bambino Gesù tra le braccia, S. Giu- 
seppe, e S. Caterina di Alessandria. E notevole la 
purgatezza del disegno, lo stile nobile e grandioso del 
panneggiare, il colorito vigoroso e fresco. Il quadro è 
alto m 71 c. lungo m. 91 c. - Proviene dalla Gal- 
leria Capitolina. 

Benvenuto Tisi (1481-1559) fu detto il Garofalo, 
sia dal Borgo di tal nome, presso Ferrara, donde egli 
trasse i natali, sia dal fiore eh' egli disegnava a mo' di 
firma nei suoi dipinti. Alunno del Zanetti, si perfezionò 
sulle opere del Sanzio suo maestro, compagno, e coo- 
peratore. Porta il titolo di Principe della sica Scuola. . 
A Ferrara ammirami le sue opere più belle. 

Scuola Romana — Le Virtù Teologali 

Pittura di Raffaello. 

Grazioso quadretto su tavola diviso in tre tondi 
distinti nei quali ammiransi, con purezza di stile, per- 
sonificate le tre Virtù Teologali, Fede, Carità e Spe- 
ranza, accompagnata ciascuna da due leggiadri ge- 
metti espressi coi loro simboli. Furono queste dal San- 
zio nella sua giovinezza dipinte a chiaroscuro in rilievo, 
genere di pittura in cui era già divenuto celeberrimo. Il 
quadretto serviva ad uso di predella d'altare pel quadro 
della Deposizione della Croce dello stesso Raffaello, 
ora nella Galleria Borghese. Era anticamente nella 



205 

Sagrestia dei Padri Conventuali di Perugia, donde 
fu nel 1797 trasportato nel Museo Napoleonico di 
Parigi. 

Altezza di ciascun quadretto m. 16 c. lun- 
ghezza m. 24 c. 

Superiormente a sinistra della prossima parete: 

Scuola Veneziana — Sacra Famiglia 

Bonifazio Veneziano 

Siede la Vergine all'ombra di un albero presso 
un monumento in ruina in atto di presentare al 
Bambino che tiene in seno, un fiore scelto da un 
cestello che le vién porto da S. Elisabetta. Non 
lungi è S. Giovanni seduto sopra un agnello. A 
destra S. Zaccaria e S. Giuseppe stanno insieme 
ragionando con un volume ed una croce dallato. 
Il paesaggio è arido e monotono, animato soltanto 
da alcune figure di contadini e di viandanti. Bella 
è la composizione e la disposizione delle ligure, 
brillante e vigoroso il colorito. 

Il quadro è arricchito di una splendida cornice 
dorata e intagliata. A. 1 m. 8.2 c. — L. 1 m. 28 c. 

Inferiormente, dal lato sinistro: 

La Vergine e due Santi 

B. Angelico 

La Vergine, bellissima d'aspetto in veste ver- 
miglia e con manto azzurro che le ricuopre il capo, 
siede in trono tenendo una bianca rosa nella mano 
destra, e stringendo col braccio sinistro al seno il 
divin Pargoletto che è in atto vezzoso di accarez- 



206 

zarla. Ai suoi piedi è S. Domenico con uri giglio ed 
il libro delle Costituzioni del suo Ordine, e S. Cate- 
rina d'Alessandria con la ruota dentata, e la palma 
del martirio. Una di vota schiera di angeli adoranti 
fa corona alla Vergine. Le ligure prendono maggior 
risalto dal fondo foggiato a guisa di tappezzeria con 
rosoni d' oro e rossi. 

Prezioso quadretto di èccellente conservazione 
di somma finezza d'esecuzione e di brillante colo- 
rito, pregi tutti propri del B. Angelico. Ne dobbiamo 
l'acquisto al Pontefice Pio IX. A. m, 22 c. — L.17 c. 

Lateralmente a destra: 

Scuola Perugina — I tre Santi 

Pittura di Pietro Perugino 

Tre quadretti in tavola divisi in tre comparti- 
menti alti ciascuno in. 31 e; lunghi m. 26 c. 

Rappresentano ritratti a mezza figura con gra- 
ziosa e delicata miniatura S. Benedetto abate, S. Pla- 
cido e S. Flavia, sorella di lui, S. Placido figlio di 
un Senator Romano fu da fanciullo dal padre affidato 
alle cure di S. Benedetto, gran fondatore del suo 
Ordine che gli è figurato dappresso. Mandato questi 
dal Santo in Sicilia, quivi fu raggiunto dalla sua 
sorella Flavia, e da altri due fratelli. Mentre santa- 
mente vivevano in Messina in un convento, furono 
assaliti dai pirati ed il Santo con la sorella ed altri 
trenta compagni, trascinati fuori del convento, furono 
trucidati in faccia della loro Chiesa circa Tanno 540. 

Questa stupenda tavoletta ornava già la Sagre- 
stia di S. Pietro, chiesa dei Benedettini, detti i mo- 



m ■ 207 
naci neri in Perugia. Fu trasportata in Francia 
Fanno 1797. 

Pietro Vannucci, detto il Perugino per essere 
stato ascritto all'onore della cittadinanza di questa 
città, nacque nel 1446 a Città della Pieve « De Cha- 
stro Plebis », come egli stesso segnasi in altro qua- 
dro della. Collezione. Morì nel 1524 a Castel di Fon- 
ti guano tra Perugia e Castel della Pieve. Fu allievo 
di Andrea del Ver rocchio, o come cr edesi di B. Bon- 
figli, o meglio di Fiorenzo di Lorenzo, dopo aver 
provato senza dubbio V influenza della Scuole Umbra 
e dei suoi maestri Niccolò Alunno e Pier della Fran- 
cesca. Sua principal gloria è quella di potersi dire 
maestro dell' Urbinate, il divin Raffaello. 

In alto: 

Scuola Spaglinola — S. a Caterina d'Alessandria 

Pittura del Murillo 

Tre ligure al vero che formano un vaghissimo 
gruppo, la Vergine che tiene in seno il divino In- 
fante, il quale è in atto di compiacersi nel porgere 
F anello del mistico sposalizio di amore al dito di 
S. Caterina che è in piedi dinanzi la Vergine; dono 
che mostra la special predilezione del Salvatore 
verso questa Santa Verginella, ed è un contrassegno 
della sua dottrina e dei suoi talenti, la quale con- 
fuse e ridusse al silenzio i pagani filosofi nella ce- 
lebre disputa, tenuta in Alessandria alla presenza 
dell'Imperatore Massimino, perilchè meritossi la glo- 
ria del martirio. 

E notevole per somma bellezza la testa della 



208 

Madonna che non cede a quella del Museo del Louvre. 
Magnifica è la composizione e il disegno. Il colorito 
è vigoroso e dimostra quanto gusto ponesse questo 
celebre artista, come da taluni si vuole ; nello studio 
e nella imitazione dei sommi in arte Tiziano e Van 
Dyck, sebbene rettamenteparlando, la Scuola Spa- 
gnuola sia realmente tutta propria, non imitatrice. 
A. m. 0; c. 78. — L. m. 0; c. 92. 

Bartolomeo Stefano Murillo nacque in Siviglia 
nel 1618. Apprese i principi dell'Arte da Don Juan 
del Castillo, appresso valendosi dei consigli del suo 
concittadino Diego Velasquez; studiò indefessamente 
sulle opere del Tiziano, Rubens, Van-Dyck, e del 
Ribera, dai quali ricavò una maniera sua propria 
magistrale che gli procacciò fama e ricchezze. Morì 
nel 1642 per caduta da un palco, lasciando opere 
numerosissime, diffuse per la Spagna e per V Europa 
tutta, che fanno ampia testimonianza del suo gran 
sapere e della somma sua abilità nelV arte. 

Il quadro venne di Spagna accompagnato da 
altri dell 1 insigne maestro, qual regale dono d J Isa- 
bella II al Sommo Pontefice Pio IX di sa. me. il 
quale, a speciale decoro del Vaticano, ne fece pre- 
sente alla Pinacoteca. 

In basso: 

Scuola Fiorentina — Miracoli di S. Giacinto 

Pittura di Benozzo Gozzoli 

Tavola quadrilunga in forma di predella o gra- 
dino di altare diviso in quattro parti, ove sono rap- 
presentate con figure alte 15 c. di animata com- 



209 

posizione, ricca di varie fogge, piccola serie di va- 
ghissime istorie dei prodigi di S. Giacinto dome- 
nicano, Apostolo del Nord. Queste figure prendono 
maggior vaghezza e risalto da eleganti edifizì ar- 
chitettonici del secolo XIV che spiccano in bell'oriz- 
zonte coronato di amene pendici. 

Nel primo scompartimento a destra è il risusci- 
tamelo di un bambino figlio di Niccolò e di Eli- 
sabetta cittadini di Cracovia, morto senza battesimo 
cinque giorni dopo la nascita. Il padre lo reca en- 
tro un cestello dalla casa, ove scorgesi la madre 
piangente, al tempio, e quivi miracolosamente ri- 
sorge sorridente in mezzo all' altare del Santo, cir- 
condato da molti spettatori stupiti del fatto e dal 
padre genuflesso (A. D. 1331). 

Nel secondo segue la liberazione da un incendio 
della casa di Stanislao Sosma fabbro di Clepartz, 
con gruppi di uomini che in varie movenze prestano 
la loro opera nello spegnere le fiamme. Sopra un 
arco di ruina dell'edifizio danneggiato, vedesi la fi- 
gura di un giovine inginocchiato, verso il quale 
lanciasi di corsa una donna tutta ansante, mentre il 
Santo comparisce nelF aria in atto di benedirlo. 

Nel terzo viene espressa la guarigione istan- 
tanea di una donna caduta col capo supino, mira- 
colosamente operata dal Santo, allora in vita, che 
le porge la mano (A. D. 1222). 

Nel quarto osservasi da ultimo altro prodigio 
egualmente istantaneo, dal S. Missionario dopo la 
sua morte, ottenuto nella persona di Barbara Fer- 
rak, moglie del cantiniere del re, che vedesi gia- 



14 



210 

cente in letto tormentata da malattia cutanea, ed 
assistita da tre inservienti. 

Questa tavola fu già attribuita a Filippo Lippi, 
come altri ancora la vorrebbero opera di Francesco 
Giorgio Martini della celebre Scuola Sanese, morto 
giovine nel 1521. È prezioso acquisto per la Pina- 
coteca fatto dalla sa. me. di Gregorio XVI. 

Benozzo Gozzoli fiorentino, nacquenel 1420, mori 
in Pisa nel 1473. Fu allievo del B. Angelico da 
Fiesole, e fedele cultore dell' Arte Cristiana a lui 
ed alla sua Scuola dal Maestro trasmessa. Altri lo 
ritiene allievo di un pittore ferrarese del suo tempo. 
È considerato inferiore a Masaccio soltanto per la 
vivacità dell' espressione. Il Campo Santo di Pisa, 
e la Cappella Ricciardi a Firenze ci danno un giusto 
e pieno apprezzamento dei meriti speciali del suo 
genio pittorico. 

Superiormente, a sinistra: 

Scuola Spagli aola — Il Santo Presepe 

Bartolomeo Murillo 

Quadro in tela dipinto nella più bella maniera 
di questo celebre pittore. La Vergine è seduta in 
atto di presentare air adorazione de' pastori il Bam- 
bino Gesù, stante ricoperto di un pannolino sopra 
un po' di fieno sulle sue ginocchia. 

Egli stende graziosamente le mani verso due 
pastori genuflessi che gli presentano l'offerta di un 
agnello giacente in terra. Una contadina reca doni 
in un paniere, accompagnata da un suo garzon- 
cello. Presso la Vergine è S. Giuseppe curvo sul 



211 

bastoncello ? in atto di osservare la scena. Dietro 
è la mangiatoia coi due noti animali. A destra fuori 
della grotta apresi una campagna verdeggiante nei 
dintorni di Betlemme. Vaga è la composizione, ar- 
moniose le tinte. E dono prezioso dovuto, come il 
procedente e l'altro inferiore, alla munificenza in- 
cessante di Pio IX. 

Scuola Lombarda — La Pietà 

Pittura del Montegna 

Quadro in tavola rappresentante con mezze 
figure al vero Gesù deposto dalla Croce , con la 
Maddalena che con atto pietoso sparge il balsamo, 
-ed unge con profumi le piaghe del Salvatore, 
In presenza di Nicodemo, e di Giuseppe di Arimatea. 

Questa tavola proveniente dalla Galleria Al- 
drovandi di Bologna potrebbe ritenersi; se non fosse 
guasta dal restauro , per un beli' esemplare dello 
stile di questo celebratissimo maestro (1), che può 
dirsi un secondo Giotto per la sua innata inclina- 
zione alla pittura, e per la sua precocità nell'arte 
wi secondo Raffaello. L'Ariosto nel Canto XXIII 
del suo Orlando Furioso, meritamente lo pone tra 
i più celebri maestri del tempo anteriore a Raf- 
faello. Dotato di grande ingegno e di alto sapere, 
per la robustezza del colorito, sebbene non scevro 
della, maniera dura e secca del suo tempo, seppe 
farsi da tutti ammirare. 

(1) Da alcuni critici, senza alcun dato sicuro, credesi 
la questa tavola ravvisare la mano di Giovanni Bellini, seb- 
bene nel disegno chiaramente si rilevi lo stile del Mantegna. 



212 

Leonardo Andrea Mantegna di Padova (1420- 
1480) maestro della Scuola Lombarda ed inventore 
dell'intaglio a bulino per istampa, fu allievo dello 
Squarcione il Vecchio, e di Giovanni Bellini, di citi 
sposò una sorella. 

Nella parete della finestra, a destra: 

Terza Sala 

Questa sala spaziosa contenente tre capilavori 
più insigni della Pittura Italiana è decorata di bel 
pavimento formato di antichi marmi colorati, avente 
nel mezzo lo stemma di Gregorio XIII. 

Per opera di questo Pontefice fu abbellita con 
pitture a fresco eseguite da Pasquale Cati da Jesi 
e da Lorenzino da Bologna sotto V abile direzione 
del P. Ignazio Danti,, cosmografo pontificio , e di- 
rettore della decorazione delle Logge Vaticane, il 
quale vi fece dipingere nel centro della volta i 
segni del zodiaco in campo azzurro, e sul basamento 
di un grandioso porticato sostenuto da colonne 
dipinte in marmo variegato con eccellente prospetto 
architettonico, vi fece ritrarre in varie attitudini 
figure di geografi e di astronomi i più insigni, in- 
dicati col proprio nome scritto superiormente negli 
archi. 

Scuola Romana — La Trasfigurazione 

Raffaello 

Questo quadrò, la più eccellente ed impareg- 
giabile pittura ad olio che sia al mondo, fu ese- 



213 

guito dal Sanzio per la Cattedrale di Narbona in 
Francia a richiesta del Card. Giulio de' Medici che 
ne era arcivescovo. Innalzato questi alla Dignità 
Pontificia sotto il nome di Clemente VII, non vo- 
lendo privar Roma di sì gran tesoro , lo lasciò in 
legato dopo la sua morte alla Chiesa ,di S. Pietro 
in Montorio sul Gianicolo, inviando a Narbona la 
Risurrezione di Lazzaro , famoso dipinto di Seba- 
stiano del Piombo , contemporaneamente eseguito 
con ispirito di emulazione. 

Sulla fine del secolo scorso fu dai Francesi 
trasportato al Louvre ove si conservò fino al 1815. 
Al suo ritorno in Roma, tennesi nel Palazzo della 
Cancelleria, quindi diligentemente instaurato fu col- 
locato nel Vaticano, ceduto dai Padri Francescani 
mediante un compenso sotto forma di annuo sti- 
pendio. Alla morte di Raffaello, per onorare la me- 
moria di questo Grande, fu sospeso al suo capez- 
zale nei tre giorni durante i quali rimase esposta 
la sua salma, e quindi venne portato processio- 
nalmente presso la bara nei suoi solenni funerali. 

Fu compito da Giulio Romano, il più celebre 
tra' suoi scolari, il quale dipinse le figure non ter- 
minate con colorito del tutto diverso dalla ma- 
niera di quelle dipinte dal maestro nella parte su- 
periore, e che perciò in qualità di suo erede ebbe 
254 ducati dei 655 prezzo del quadro fissato da 
Raffaello (1). Havvene una bellissima copia in mu- 
saico nella Basilica Vaticana. 

1) Circa 8250 lire della nostra corrente moneta. 



214 

È diviso in due parti o soggetti con azioni 
distintamente separate, la Trasfigurazione cioè del 
Salvatore sul Tabor, e la guarigione dell' ossesso. 
Due solenni avvenimenti, il celeste ed il terrestre, 
nel primo de' quali chiaramente si dimostra la Di- 
vinità del Padre manifestata nel suo figlio, nel se- 
condo il potere di Cristo sugli spiriti infernali già 
comunicato ai suoi discepoli. Questi insieme riu- 
niti ci porgono chiaro concetto della sorgente di 
consolazione, e della promessa di beatitudine che 
dall'alto de' cieli quasi scende a conforto della de- 
bole Umanità in preda alle sofferenze ed alle in- 
fermità della vita. 

Nella parte superiore è il primario soggetta; 
ove Raffaello in tutta la grandezza dell' arte, e 
nella perfetta sublimità del suo pennello, espresse 
la figura del Salvatore innalzata al disopra delle 
nubi nell'azzurro del cielo, col volto più luminoso 
del sole, le vesti più candide della neve, quasi dol- 
cemente ventilate da una brezza celeste. Più ìil 
basso gli fan corona a destra ed a sinistra Mose 
ed Elia, che innalzati ancor essi nell'aria, disopra 
del monte, con esso lui ragionano di ciò che do- 
veva accadergli nella sua passione in Gerusa- 
lemme. 

Ammirabili sono le figure dei tre Apostoli che 
giacciono prostrati al suolo sulla cima del monte in 
varie attitudini, facendosi velo delle mani agli occhi, 
abbagliati dalla luce divina che viene riflessa dal 
corpo trasfigurato del Salvatore. S. Pietro è posto 
nel mezzo qual principe degli Apostoli, ed espresso* 



215 

di profilo; Giovanni il diletto discepolo più innanzi; 
e S. Giacomo avvolto da un' ombra più densa. A 
sinistra degli Apostoli veggonsi sotto alcuni alberi 
le figure genuflesse de' SS. Giuliano e Lorenzo in 
adorazione, introdotti per anacronismo nel quadro, 
a richiesta del committente Card. Giulio de' Medici, 
che li venerava, perchè portavano il nome di suo 
padre Giuliano de' Medici, e del suo zio e tutore 
Lorenzo il Magnifico. 

Nella parte inferiore del quadro, appiè della 
montagna, Raffaello dipinse il momento in cui il 
giovine ossesso nel maggior impeto del suo male, 
con lo sguardo stralunato è presentato agli apostoli 
dall'afflitto padre e dalla sorella, i quali lo sosten- 
gono circondati da una turba di popolo, che con 
le braccia levate, ne implora caldamente l'aiuto. 
Nove sono gli Apostoli disposti in vari gruppi, in 
attitudini assai espressive che rivelano a colpo 
d'occhio la compassione e lo stupore da cui sono 
animati. A sinistra del riguardante è S. Andrea con 
un grosso volume sulle ginocchia. Dietro di lui due 
apostoli accennano al monte ove trovasi il Messia, 
il solo che abbia il potere superiore di guarirlo, 
sperando nel suo ritorno, ed un altro ne ripete il 
gesto. 

L'apostolo che trovasi in prossimità del padre 
dell'ossesso, narra ad un novello sopraggiunto l'av- 
venuto, e nella sua figura notevole per l'indiffe- 
rente espressione ed insensibilità puossi con cer- 
tezza riconoscere il traditore Giuda, in nessun luogo 
meglio ritrattato. Da ultimo la figura della giovine 



216 

donna inginocchiata presso l'ossesso, come sua so- 
rella, pretendesi che sia uno de' ritratti che al vivo 
Raffaello ci ha trasmesso della sua Fornarina, 
in quasi tutti i suoi lavori, peraltro in nessuno effi- 
giata con pari bellezza della presente. A questa 
figura insieme con quella del padre, e dell'ossesso, 
le, sole da Raffaello lasciate non compiute, vennero 
dati gli ultimi tocchi da Giulio Romano, che si 
mostrò degno scolare di sì gran maestro. 

Questo celebre dipinto è il capo lavoro della 
pittura e l'apice del genio di Raffaello. Qui ci mo- 
strò quanto grande fosse il suo valore, non avendo 
ricorso ad alcuna interpretazione od assistenza de' 
suoi allievi, ed è perciò giustamente considerato il 
più bel quadro ad olio che esista al mondo. Vasari 
attribuisce l'annerimento del colore all'uso che Raf- 
faello fece in questa composizione, per capriccio, 
del negrofumo. Il medesimo scrittore fa degno elogio 
di questa pittura nelle Vite de' Pittori, che qui sa- 
rebbe lungo il riportare. 

Secondo il Mengs, quest'opera contiene mag- 
gior bellezza di tutte le altre anteriormente da Raf- 
faello eseguite. L'espressione vi è più nobile e più 
delicata. Il chiaroscuro è migliore. La degradazione 
di colorito è meglio intesa ; il pennello più fino e 
più ammirabile. Ve maggior varietà ne' panneggi, 
maggior bellezza nelle teste, maggior nobiltà nello 
stile. A. 4 m., 5 c. — L. 2 m., 78 c. 

Di fronte al presente quadro : 



21? 



Scuola Bolognese 
La Comunione di S. Girolamo 

Pittura del Domenichino 

Storico. — L'istoria di questo magnifico capo- 
lavoro è un esempio patente della ingratitudine del 
mondo verso il genio contemporaneo. Il Zampieri 
lo eseguì in età di 33 anni per la Chiesa di Ara- 
coeli al prezzo stipulato di scudi romani sessanta (1). 
Devesi al celebre Pussino la sua conoscenza e con- 
servazione; poiché avendogli i religiosi d'Aracoeli 
ordinato un quadro d'altare, gli offrirono il presente 
quadro della Comunione di S. Girolamo del Dome- 
nichino, che giaceva rilegato in un angolo oscuro 
del convento, come vecchia tela buona ancora per 
dipingervi sopra. Il Pussino non solamente ricu- 
sossi a tale profferta, ma disciolto il contratto, pro- 
clamò detto quadro tale in bellezza da reggere solo 
al confronto della Trasfigurazione, riguardandolo 
come uno dei quattro principali quadri di Roma ; 
ed era solito dire di non conoscere che Raffaello 
e Domenichino, collocandoli di tal modo sopra tutti 
gli altri pittori. Il dipinto in seguito passò alla 
Chiesa di S. Girolamo della Carità, ove si ammi- 
rava esposto sull'altar maggiore (2). A. 4 m., 19 c. 
— L. 2 m., 56 c. 

S. Girolamo è rappresentato nel settuagesimo 
ottavo anno, l'ultimo della sua vita, in atto di ri- 
fi) Somma equivalente a 322 franchi e 50 centesimi. 
(2) Trasportato nel 1797 a Parigi nella Galleria del 
Louvre fu stimato pel valore di 500,000 franchi. 



218 

cevere il sacrosanto Viatico dalle mani di S. Efrem 
Siro, vestito de 7 paramenti sacri della Chiesa Greca, 
assistito da un diacono con dalmatica che porta un 
calice, e della graziosa figura di un arcidiacono 
che genuflesso sostiene il libro de' SS. Vangeli. La 
scena ha luogo in Betlemme in una cappella del 
convento quivi da lui fondato, e affidato alle cure 
di Santa Paola, nobile matrona discendente dai Grac- 
chi e dagli Scipioni, convertita in Roma alla fede 
di Gesù Cristo, la quale è sul lato destro del qua- 
dro prostrata e piangente in figura sommamente 
commovente ed espressiva, in atto di baciare le 
mani del S. Anacoreta, sostenuto sui gradini del- 
l'altare moribondo, dal volto e corpo emaciato dalle 
penitenze. Questa è la figura principale del quadro, 
meraviglia di anatomia, da non potersi superare per 
ciò che riguarda la composizione, il colorito, e la 
correzione del disegno, puro, studiato, nobile. Il leone 
accovacciato ai suoi piedi, come ancora l'Arabo 
con turbante in capo, servono a variare l'effetto 
della scena colla differenza della foggia, ed insieme 
ad indicare il luogo dell'azione, cioè l'Oriente, al 
confine dell'Arabia, nei luoghi santificati dalla me- 
moria del Salvatore, e visitati dal Santo per sei anni 
continui e specialmente in prossimità del deserto 
di Siria, ove egualmente passò quattro anni della 
sua vita nella penitenza. 

Il paesaggio che scorgesi nel fondo attraverso 
l'arco del portico è uno dei più belli che si cono- 
scano di questo genere. Quivi per entro sopra l'al- 
tare volteggiano per l'aria quattro angioletti, che 



219 

tenendosi graziosamente stretti per le mani, sono 
i celesti messaggeri della gloria e testimoni della 
umiltà e santità del venerabile Dottore della Chiesa. 

La composizione, vera, bene intesa, dignitosa, 
sapientemente studiata, è stata tratta da un quadro 
analogo di Agostino Caracci per suggerimento del 
suo maestro Annibale. L'unità perfetta dell'azione, 
la grandiosità della distribuzione, e la nobiltà delle 
ligure, sono le doti cospicue del quadro, espresse 
con tanta purità di gusto, e verità di pennello, da 
rendere il discepolo superiore al maestro. Il fondo 
del quadro a destra è firmato : dom. zamperivs. 

BONON. F. A. M. D. C. X. I. V. 

Domenico Zampieri nacque a Bologna nel 1580 
di oscura famiglia. Fu compagno di Guido Reni. 
E conosciuto sotto il nome di Domenichino per es. 
sere stato il più giovine della scuola di Annibale 
Caracci. Fu in questa superiore a tutti gli altri 
suoi condiscepoli per la sua diligenza nelV operare, 
e per la perfetta imitazione della natura. Mori a 
Napoli nel 1641 in età di sessanta anni. Si sospetta 
con molto fondamento che morisse in seguito del 
veleno propinatogli da rivali gelosi della sua gloria. 

Scuola Romana — La Madonna di Foligno 

Raffaello 

Storico — Questo celebre quadro votivo inimi- 
tabile fu da Raffaello eseguito appena di ventisei 
anni, mentre era occupato nel dipingere i freschi 
della Stanza della Segnatura, a ciò stimolato dalle 
preghiere ed istanze di Sigismondo Conti suo amico, 



220 

nativo di Foligno, Cameriere; o come altri vogliono 
Abbreviatore del Parco, e Segretario intimo di 
Giulio II. 

Fu dipinto originalmente in tavola per l'aitar 
maggiore della Chiesa di S. Maria in Aracoeli. In 
appresso ai 23 Maggio del 1565 fatto togliere di 
là, fu portato a Foligno nel convento di S. Anna, 
detto ancora delle Contesse, ove tennesi esposto, 
il 22 Agosto 1565 per opera di una nipote di detto 
Sigismondo Conti, abbadessa di detto Monastero. 
In questo convento, trovandosi mal collocato, ve- 
niva gelosamente custodito, cosicché a rara fortuna 
potevasi ascrivere se riuscivasi di essere ammesso 
ad ammirarlo. Andò a Parigi sotto Napoleone I 
nel 1797, ove fu trasportato su tela, operazione che 
portò gran guasto al lavoro. In appresso fu mala- 
mente ritoccato , ed il braccio destro del S. Gio- 
vanni vi fu interamente dipinto a nuovo, come fa- 
cilmente si distingue. A motivo del ritratto del com- 
mittente questo capolavoro porta ancora il nome 
di « Madonna del Donatore ». Ha un solo riscontro 
in altro capolavoro dell'Urbinate stesso, nel quadro 
detto « La Madonna del Pesce », ora nel Museo 
Reale di Pittura in Madrid. A. 3 m.; 2 c. — L. 
1 m.; 94 c. 

Nella parte superiore vediamo la più bella Ma- 
donna di Raffaello in leggiadro atteggiamento, as- 
sisa sulle nubi col Bambino Gesù in grembo, ve- 
stita di ceruleo ammanto nel mezzo di una sfera 
raggiante di luce, e circondata da una gloria ce- 
leste di Cherubini. 



221 

Dolcissima è l'espressione di Maria che nella 
somma bellezza del volto spirante grazia, sebbene 
temperato ad umiltà e modestia, ci si rivela per 
cosa tutta celeste, e ci si raffigura per vera Madre 
di Cristo. In vaghissima sembianza e con molta 
vivezza è ritratto il divin Pargoletto in atto di 
scherzare col manto della Madre. 

Nella parte inferiore sul lato sinistro del qua- 
dro è stato introdotto Sigismondo Conti, commit- 
tente del lavoro, vestito di cappa e dell'abito di 
cubiculario, genuflesso con le mani giunte in atto 
di preghiera ; espresso con somma maestria di pen- 
nello in tutta la realtà e naturalezza della persona. 
Dietro a lui è S. Girolamo in abito di Cardinale, 
che collo sguardo alzato alla Vergine Madre lo rac- 
comanda con ambe le mani al suo patrocinio. A 
destra del quadro, alquanto indietro è S. Giovanni 
Battista, che nella figura porta le tracce della pe- 
nitenza, da lui esercitata lungi da ogni umano con- 
sorzio nel deserto. 

Con la mano destra indicando la Vergine è in 
atto di predicare come in tutte le pitture; dap- 
presso nel davanti del quadro è il Serafico d'As- 
sisi colla croce in mano, tutto acceso d'amore 
verso la divina Madre, rivolgendole un dolcissimo 
sguardo. 

Nel centro del dipinto tra due gruppi di figure, 
un angeletto su fiorita verdura, accoglie in se quanto 
di più bello e di più grazioso possa idearsi nella 
età puerile, diritto, tenendo nelle mani una tavo- 
letta, su cui dicesi fosse iscritta o da iscriversi breve 



222 

epigrafe ; che ricorda il nome del donatore, e del 
pittore che la eseguì con la data del 1510 (1). 

In distanza scorgesi la città di Foligno con 
paesaggio animato da contadini che attraversano i 
campi. Neil 7 aria disopra della città vedesi una 
bomba, caduta vicino al Conti senza offenderlo, che 
perciò volle col presente quadro votivo ricordarne 
la memoria. 

Da questa si passa alla: 

Quarta Sala 
Scuola Veneziana — S. Sebastiano 

Pittura del Tiziano 

Tavola di gran dimensione con figure intiere 
di naturai grandezza. E formata di due pezzi in- 
sieme riuniti. Superiormente è lo Spirito Santo, ora 
mancante nel quadro, che sotto forma di celeste 
colomba aleggia sopra le nubi. La Vergine è cir- 
condata da due Angeletti, che recano una vaga 
ghirlanda di fiori. Essa tiene tra le braccia il bam- 
bino Gesù che è in atto d'invitare a se amoroso- 
mente, stendendo con le sue mani le corone della 
vittoria, i Santi, rappresentati a guisa dei bassi- 

(1) Non però la seguente che vari storici pretendono 
"avervi letta, scritta con lettere d'oro, assai prolissa per la 
piccola dimensione della tavoletta: « Questa tavola la fece 
dipingere Messere Gismondo Conti, Segretario Primo di 
Giulio II, et è dipinta per mano di Raffael da Urbino, e 
Sor Anna Conti, nepote di detto Messer Gismondo la facta 
portare da Roma, et facta mettere a questo altare nel 1565 
a dì 23 Maggio. » 



223 

rilievi classici antichi nella parte inferiore con bella 
unità di carattere e di azione. 

S. Sebastiano (1), la principale e migliore fi- 
gura del quadro ha le braccia legate, ed il corpo 
nudo trafitto dalle frecce, in atto di aver già sof- 
ferto il martirio. 

E singolare la bellezza delle forme , la mor- 
bidezza della carne, il buon impasto e l'armonia 
del colorito che dà ancora buon risalto alle altre 
figure de' Santi. Segue S. Francesco d'Assisi colla 
croce, e S. Antonio da Padova col giglio, simbolo 
della sua angelica purità, assorti ambedue in estasi 
d'amore verso la loro celeste Signora. S. Pietro è 
nel mezzo , ed agevolmente riconoscesi dalle sim- 
boliche chiavi. S. Ambrogio è maestosamente ri- 
tratto in abito pontificale riccamente storiato, con 
figure e fregi in oro, il pastorale nella sinistra ed 
un libro aperto nella destra. Indietro è S. a Fausta 
martire in vaghissimo sembiante che guarda atten- 
tamente nel libro del S. Dottore, recando un ramo 
di palma nella destra, e posando un piede sopra 
un sasso, simboli del suo martirio. 

Nel mezzo del quadro leggesi in un cartello 
in latino il nome del gran maestro e principe degli 
itali coloristi: « Titianus faciebat ».' 

Storico. — Di questo quadro, una delle più 
belle opere del gran Cadorino, da alcuni ritenuto 

(1) Questa figura che personifica quanto di più bello 
possa prodursi dall'arte, emula della natura, vien detta da 
Annibale Caracci un pezzo di carne, cotanto mirabilmente 
sì approssima al naturale colorito. 



224 

quale suo capolavoro , esiste un duplicato, senza 
la visione, nell' Accademia di Rovigo. Fu eseguito 
per T aitar maggiore della Chiesa di S. Nicoletta 
de' Frari in Venezia. Clemente XIV ne fece acquisto 
in Venezia stessa per consiglio dell' Hamilton e del 
Volpato. Dal Palazzo del Quirinale venne per opera 
di Pio VII ad arricchire la presente collezione, ac- 
crescendo con la sua esposizione lustro e vantaggio 
alle Arti Belle. Fu con molta cura ristampato, avendo 
già molto sofferto dal tempo nel colorito assai an- 
nerito, e nei lumi tanto ingialliti, che appena si 
distinguevano le figure. Era già di forma semicir- 
colare nella superior parte, e fu ridotto come pre- 
sentemente vedesi per metterlo a compagno della 
Trasfigurazione. A. 3 m.; 98 c. — L. 2 m.; 63 c. 

Tiziano Vecelli nacque nel 1477 a Capo di 
Cadore, borgo non lontano dalle frontiere del Friuli. 
Fu pronipote del Vescovo di Oderzo San Tiziano. 
Ebbe a maestro Gentile da Fabriano, e quindi Gian 
Bellini fondatore della Scuola Veneziana , cK egli 
ben presto, sorpasso nell'eccellenza, dell'Arte. Sotto 
Ininfluenza del suo condiscepolo Giorgione apprese 
la virtù d' impasto nel colorito, portandola alla su- 
prema perfezione della realtà. Fu certamente il più 
piacevole pittore della sua Scuola. Condusse quasi 
tutta la sua vita laboriosa in Venezia, ove dopo 
essersi acquistato gran riputazione e fortuna morì 
di peste nel Palazzo Barbarigo il 27 Agosto 1576 
prossimo a compiere il meraviglioso ciclo patriar- 
cale di 100 anni, contandone egli 99. 



225 



Scuola Bolognese — S. Margherita da Cortona 

Pittura del Guercino 

La Santa in abito di penitente del Terzo Or- 
dine di S. Francesco è genuflessa appiè di un al- 
tare, estatica alla vista della gloria che due angeli 
le accennano neh" alto. Indietro la vista spazia in 
un bel sereno di cielo sovra un monte boscoso 
presso un Santuario. Appiè del monte vedonsi due 
figure di uomo e di donna, di minima proporzione, 
gire a diporto sulle sponde di un laghetto, prece- 
dute da un festante cagnolino. In queste il pittore 
fa chiaramente allusione alla vita condotta nel se- 
colo dalla Santa prima della sua conversione. Il 
quadro, forse dipinto dal Gennari, ornava sulla fine 
del secolo scorso la Chiesa dei Cappuccini in Ce- 
sena, dai quali lo acquistò Pio IX per la nostra 
Galleria. — A. 2 m. 65 ó. — L. 1 m. 70 c. 

Martirio di S. Lorenzo 

Pittura del Ribera, detto lo Spagnoletto 

Il S. Levita già denudato è in ginocchio con 
le braccia stese ai carnefici, e lo sguardo serena- 
mente rivolto al cielo. La figura è splendida per 
istudio delle carni bianche e delicate che formano 
forte contrasto colle figure de' manigoldi intenti al 
suo martirio. E famoso il Ribera per la vita del 
colore, ed una particolare robustezza che gli fa- 
ceva troppo superbamente dire delF incomparabile 
Domenichino « Questi non è pittore ». Falsissimo 
perchè il solo S. Girolamo lo mostra Colorista so- 



15 



226 

vrano. In questa figura di S. Lorenzo il colorito 
non ha pari, ma è in qualche modo annerito A. 
m. 2 c. 5. — L. m. 1 60 c. 

Giuseppe de Ribeva nacque nel 1508 a S. Fe- 
lipe presso Valenza. Mori nel 1556 in Napoli sua 
patria adottiva, nel colmo dello splendore e delle 
ricchezze, cui egli era giunto dal fondo della mi- 
seria. 

Scuola Bolognese — La Maddalena 

Pittura del Guercino 

In questo bel quadro di composizione devota, 
notevole per la correzione del disegno e larghezza 
di stile, Griov. Battista Barbieri ha voluto dare alla 
solitaria penitente attitudine ben diversa da quella 
celebratissima , che il Correggio espresse in tutto 
lo splendore della bellezza. La Santa è qui ritratta 
seduta mesta e piangente all'ombra di un albero 
fronzuto, facendo sostegno colle mani giunte al 
capo, nella contemplazione degli istrumenti della 
Passione del suo diletto Signore e Maestro, i sacri 
chiodi, la corona di spine e il sudario, che le ven- 
gono porti per le mani di due Angeli. Le lunghe 
chiome le cadono sciolte sulle spalle, ed un manto 
color vermiglio con grigia tunica le copre parte 
della persona. Ha dinanzi un libro aperto, ed a 
sinistra una rozza croce di legno ed un cranio di 
morto. Il colorito è come in tutti i lavori del Guer- 
cino forte ed armonioso, e d'aria dolce e piacevole. 
A. 2 m. 22 c. — L. 2 m. c. 

Il quadro fu dipinto per la Chiesa delle Con- 



227 

vertite al Corso, ora soppressa. Dal Quirinale 
trasportato al Vaticano venne con somma abilità 
instaurato da Pietro Camuccini e rimesso nelV an- 
tico splendore. 

Scuola Perugina — Maria Vergine Incoronata 

Pittura del Pinturicchio 

Tavola grande. Nella parte superiore adorna 
di rilievi architettonici in istucco dorato, secondo 
lo stile di questo pittore e del suo tempo, la Ver- 
gine assunta in Cielo viene incoronata dal suo 
divin Figliuolo, seduto tra le nubi in mezzo ad un 
coro di Angeli che suonano vari istrumenti. 

Nella parte inferiore fra gli apostoli genuflessi 
in adorazione intorno alla tomba vuota della Ver- 
gine, osservansi le figure parimenti inginocchiate 
•di S. Francesco di Assisi, di S. Antonio da Pa- 
dova, di S. Luigi da Tolosa, di S. Bonaventura, di 
S. Bernardino da Siena, e tra questi di due Santi 
Vescovi. 

I caratteri speciali di questo celebre pit- 
tore, che risplendono nel quadro, sono grazia quasi 
identica col Perugino, massime nelle teste, benché 
men dolce e pastosa, e bontà di disegno e di 
colorito che veramente sfolgorano nel suo gran 
fresco in Siena. Il quadro proviene dalla Chiesa 
delle Fratte presso Perugia. A 3 m. 29 c. — L. 
2 m. c. 

Bernardino di Butto, o Betti, detto il Pin- 
turicchio, uno de 1 più distinti pittori del suo tempo, 



228 

ebbe a maestro il Perugino. Nato nel 1454, mori 
nel 1513. 

Scuola Tosco-Romana — La Resurrezione 

Pittura di Pietro Perugino 

Quadro in tavola, uno dei più bei dipinti del 
Vannucci, commendevole per la sua perfetta con- 
servazione, per la limpidezza e leggiadrìa di colorito, 
per la grazia speciale delle teste, e la gentilezza 
delle attitudini delle figure, caratteri tutti propri 
di questo celebre maestro, patriarca della scuola 
Tosco-Romana, sebbene nei suoi dipinti predomini 
quella certa magrezza di stile che riscontrasi co- 
mune ai pittori del tempo, benché in alcuni dipinti 
rivaleggi con Raffaello. 

Ai suddetti pregi non comuni di questa ta- 
vola aggiunge maggior importanza il ritratto di 
Raffaello in età adolescente, eseguito di profilo sotto 
la figura di un giovine soldato addormentato appiè 
del sepolcro, col capo appoggiato sul ginocchio, 
come ancora quello del Perugino stesso effigiato 
nel soldato, che fugge preso da spavento rivolto 
verso del Salvatore risorto, che vuoisi erroneamente 
attribuire a Raffaello. La figura di Cristo è piena 
di dolcezza e di benignità in uno stile semplice, 
e puramente religioso. Il quadro proviene dal Con- 
vento di S. Francesco dei Conventuali di Perugia. 
Trasportato a Parigi nel 1797 fu restituito con gli 
altri capolavori nel 1815. Alt. 2 m. 27 c. — L. 
1 m. 67 c. 



220 



Scuola Romana — La Madonna di Monte Luce. 

Pittura di Giulio Romano e del Fattore 

Quadro in tavola ideato e disegnato da Raf- 
faello che lo lasciò con lavoro più che abbozzato. 
Quattro anni dopo la sua morte fu condotto a 
termine ed eseguito nella parte superiore da Giulio 
Romano,, e nella inferiore da Francesco Penni che 
la lasciò ancor esso imperfetta nelle linee dei con- 
torni del panneggio delle figure, specialmente nelle 
teste che mancano di alcun poco di pastosità e di 
dolcezza: in complesso peraltro vi si ammira tanta 
bellezza da collocarlo meritamente fra i tre capi- 
lavori della presente Sala. 

La parte superiore rappresentante l'Assunzione 
della Vergine e la sua Incoronazione è finita con 
somma squisitezza e speciale diligenza dal Fattore, 
forse ancora in ciò assistito da Pierin del Vaga che 
ne aveva sposato la sorella. Degne di speciale os- 
servazione, ed oltremodo ammirabili sono le figure 
della Vergine, del Salvatore (1) e degli Angeli in 
atto di sparger fiori a piene mani sugli Apostoli 
raccolti in basso intorno all' urna della Vergine, ri- 
colma anch' essa di fiori. 

Da un lato della grotta si apre una veduta 
campestre, con prospetto del paese circostante, e 
di un vago tempietto isolato sopra d'una cascata, 
che compensa l'oscurità del luogo, rischiarandolo 
di una luce armoniosamente distribuita. 

(1) In queste si crede riconoscere alcuni tocchi della 
mano di Raffaello. 



230 

Questo quadro ammirabile misura in alt. 3 m. r 
54 c. in largh. 2 m. Fu commesso a Raffaello 
dalle religiose della Madonna di Monte Luce per 
l'aitar maggiore della loro Chiesa presso Perugia, 
quindi nel 1797 fu trasportato in Parigi, donde 
tornato passò ad arricchire la nostra Galleria Va- 
ticana. 

Giulio Lippi Romano fa il miglior allievo dì 
Raffaello; nacque nel 1492, morì nel 1546 in 
Mantova. 

Francesco Pernii, come quegli che attendeva 
alla cura degli affari privati di Raffaello, fu detto 
il Fattore, per ciò alla morte di lui fu fatto erede 
della metà del suo avere. 

Scuola Perugina — 11 Presepe 

Giovanni Spagna 

Tavola rappresentante il presepio di Betlemme 
con i Re magi da un lato ed i pastori dall'altro. 

La composizione di questa tavola da alcuni si 
voleva attribuire al Perugino , il quale dicesi , vi 
avesse ancora dipinto 1' annunzio fatto dagli Angioli 
ai pastori ed ai Re magi. Le ligure del divin Par- 
goletto, della Vergine, e di S. Giuseppe si dicevano 
opera di Raffaello; i tre Angeli ili adorazione, del 
Pinturicchio e dello Spagna, mentre le teste di 
Giuseppe e dei re si attribuivano a Raffaello. Ora 
dopo matura deliberazione dei periti nell'arte, con 
più savio e miglior criterio, l'intero quadro fu ri- 
tenuto lavoro dello Spagna. E difatti in questo 
chiaramente si dimostra il buon gusto e lo stile 



231 

naturale a questo maestro. Un vago paesaggio in 
aperta campagna bellamente armonizza coi gruppi 
nel produrre un effetto divoto e contemplativo. 

Rarissima tavola dipinta per i Minori Rifor- 
mati della Spineta presso Todi, donde il quadro ha 
preso ancora la sua denominazione. A. 2 m. 22 c. — 
Li 1 m. 56 c. 

Giovanni Spagna fu allievo del Perugino e fiori 
dal 1507 al 1540. 

Scuola Romana 
Incoronazione di Maria Vergine 

Pittura di Raffaello 

Quadro in tavola dipinto da Raffaello giovine, 
e perciò tutto risplendente del vago e leggiadro 
stile della sua prima maniera, vera gemma della 
Pittura e della Pinacoteca. 

In alto è la Vergine glorificata dal divin Fi- 
glio, ambidue seduti sopra le nubi, e circondati da 
Angeli con vari istrumenti in un bellissimo sereno 
di cielo. In basso gli Apostoli sono rapiti nel con- 
templare la gloria della Vergine, riuniti intorno 
alla tomba che ne raccolse già le spoglie, ora tutta 
olezzante di gigli e di rose. S. Tommaso stante nel 
centro si reca tra le mani la cintura della Vergine 
che ha lasciato sulla terra , sembrando assorto in 
una visione beatifica che sparge nel suo sembiante 
una luce più che terrena. 

Notevole fra tutte queste figure per leggiadria 
e per elevatezza d' espressione piena di dolce dignità 
è la prima a sinistra, che da taluni vuoisi che rap- 



232 

presenti Raffaello nella fresca età di anni diciannove, 
quando portò a compimento il quadro Si faccia 
paragone del presente dipinto, uno dei primi, con 
quello della Trasfigurazione, ultimo ad uscire dal pen- 
nello di Raffaello, e vedrassi quai passi di gigante per- 
corresse P Arte in così pochi anni, abbenchè i buoni 
giudici tengano la sua prima maniera perfettissima. 

Nella seconda Sala della Galleria osservasi un 
dipinto rettangolare di Raffaello, che serviva di 
predella a questo quadro medesimo rappresentante 
i Sacri Misteri P Annunziazione, P Adorazione, e la 
Presentazione al Tempio. 

Dalla tavola fu ingegnosamente trasportato e 
nettato senza alcun danno su tela in Parigi, ove 
andò nel 1796 nel Museo Nazionale. Proviene dal 
Monastero Benedettino di S. Pietro dei Cassinesi 
di Perugia. 

Scuola Toscana 
Nostra Signora con quattro Santi 

Pittura di Pietro Perugino 

Quadro in tavola, uno dei migliori, e forse il 
capolavoro tra i dipinti del Perugino, per la viva- 
cità e potenza di colorito, assai più diffuso e di ef- 
fetto meglio inteso di quello del quadro della Risur- 
rezione dello stesso autore, nonché per la nobiltà 
e squisitezza veramente ammirabile ed ispirata delle 
figure, che piene di grazia nelle teste sono disposte 
simmetricamente nella parte anteriore del quadro, 
e campeggiano sopra un vaghissimo orizzonte, che 
prende maggior risalto dal contrasto ben ideato di 



233 

una tinta oscura e leggermente adombrata dalla 
semplice architettura che adorna il quadro. 

Rappresenta la Vergine seduta in trono col 
divin Figlio tra le braccia, circondata da S. Lo- 
renzo diacono, la più sorprendente figura del gruppo, 
dall' espressione piena di dolcezza, mista ad una 
fervente pietà, da S. Ludovico di Tolosa, da S. Er- 
colano Vescovo, protettore di Perugia, e da S. Co- 
stanzo, che le fanno nobile cortèo. E firmato: Hoc 
Petrus De Chastro Plebis Pinxit ; cioè di Città della 
Pieve, donde il pittore trasse, come sopra dicemmo, 
i suoi natali. 

Il quadro alto m. 89 c. , largo 1 m. 65 c. 
era già nella Cappella del Palazzo Comunale di 
Perugia per la quale era stato dipinto, e da questa 
fu trasportato a Parigi nel 1797. 

Scuola Umbra 

Epoca e maniera di Gentile da Fabriano 
Fondatore della Scuola Veneziana. 

Trìttico in tavola ricco d'intagli e di fregi 
dorati in istile gotico ritraente nel compartimento di 
mezzo T Incoronazione della Vergine per le mani 
di N. Signore con angeli che fanno corona cantando 
e suonando varj istrumenti musicali. 

Nel riparto destro, la Vergine presenta il Bam- 
bino Gesù all' adorazione dei re Magi, scortati dalla 
Stella. Nel compartimento sinistro la Vergine giace 
seduta su d'una coltrice adorando il suo divin Bam- 
bino con le mani distese in atto di ammirazione. 
Una fantesca è pronta a lavarlo in una tina nella 



234 

quale un' altra versa dell'acqua. S. Giuseppe è in 
disparte compreso di venerazione riguardando la 
Vergine. Dietro a lui è il presepe con i due giu- 
menti. Dono fatto al Santo Padre Leone XIII nel 
suo Giubileo Sacerdotale dal principe Altieri. 

Scuola Lombarda — La Pietà 

Pittura di Michelangelo da Caravaggio 

Quadro in tela, la migliore delle opere fatte 
dall' Amerighi, il quale da niun altro apprese V arte 
se non dalla natura. Sebbene fosse questi detto dal 
Milizia uomo detestabile in pittura ed in -morale, 
e dal Pussino distruggitore della Pittura, riuscì tut- 
ta volta da se stesso a crearsi colla sua potente im- 
maginazione una maniera sua propria, non scevra 
di molti difetti, con figure che quantunque triviali 
e volgari sono nondimeno piene di sentimento e di 
carattere , che colpiscono per Y effetto che produ- 
cono sull'animo dell'Osservatore. Col suo pennello, 
a detta del Caracci, Y Amerighi non istendeva sulla 
tela colori ma bensì carne macinata, così vero è 
l' effetto delle sue tinte. 

Il presente quadro è composto di cinque fi- 
gure, che prendono tutte con varie azioni parte 
alla deposizione della spoglia mortale di Gesù nel 
sepolcro. L' effetto prodotto dalla luce che penetra 
dall'apertura della grotta è sorprendente, e contri- 
buisce viemmaggiormente ad accrescere v il tragico 
della scena, comunicando risalto alle tinte per se 
stesse vigorose delle figure. 

Questo quadro fu trasportato dalla Chiesa 



235 

Nuova dei Filippini , detta della Vallicella, a Pa- 
rigi nel 1797. E valutato ad un prezzo corrispon- 
dente a 150,000 franchi. Avvene bella copia in 
musaico nella Cappella del SS, Sacramento nella 
Basilica Vaticana. 

Michelangelo Amerighi o Morigi da Caravag- 
gio nacque nel Milanese nel 1569 e mori nel 1609, 

Scuola Romana — La Madonna ed il Bambino 

Pittura del Sasso/errato 

Quadro in tela, opera al sommo pregevole del 
Salvi, detto il Sassoferrato, il quale nello studio 
assiduo, e con la imitazione accurata a diligente 
sui capilavori dei più celebri maestri di pittura , 
potè divenire anch' egli insigne maestro. 

Soggetto di questo nobilissimo dipinto è la 
Vergine col divin Figliuolo che piena di affetto si 
stringe caramente al seno. Una gloria di Cherubini^ 
de' quali ammiransi soltanto le testoline, incantevoli 
per bellezza, le compone tutt' intorno vaghissimo 
serto. La Vergine ha in mano una corona di ro- 
sario, alla quale è legato un mazzolino di rose 7 
donde prende il titolo la stessa immagine. Nella 
parte inferiore della bella persona è ricoperta di 
azzurro manto, e poggia il piede sopra uno splen- 
dido arco di luna crescente. Il quadro fu acqui- 
stato per la Pinacoteca dal Sommo Pontefice Pio IX 
di sa. me. A. 1 m. 34 c. — L. m. 96 c. 

Giovanni Battista Salvi fu discepolo di suo 
padre Tar quinto. Nacque in Sassof errato nella Marca 
d' Umbria nel 1605 e mori nel 1686 in Roma. 



236 

Continuando il giro a sinistra nel mezzo della 
parete : 

A sinistra : 

Scuola Umbra 

Ni ccolò Alunno 

Trittico in tavola ritraente in vari riquadri 
Cristo appeso alla Croce con le figure della Ver- 
gine, di S. Giovanni e della Maddalena. Due an- 
geli raccolgono entro due patene le gocce di 
sangue che stillano dalle mani del Salvatore. In- 
dietro vedesi il Giordano ed una parte di Geru- 
salemme. Nel fregio superiore sono molti Angeli 
adoranti e piangenti la passione del Salvatore. Sopra 
è Cristo risorgente coi soldati tramortiti in terra. 
Lateralmente notansi S. Porfirio e S. Gio: Battista. 
Nel basso in quattro medaglioni sono espressi Da- 
vidde ed Isaia, S. Pietro e S. Venanzio con ban- 
diera in una mano, e la città di Camerino, della 
quale è il protettore, nell'altra. Il quadro fu acqui- 
stato e donato alla Pinacoteca dal Sommo Pont. 
Pio IX. Ornava già la Chiesa Collegiale di Came- 
rino. A. 4 m., 80 c. — L. 3 m., 29 c. 

Niccolò Alunno da Foligno fiorì nel secolo XV 
ed ancora, in parte del XVI secolo come si rileva da 
alcune date di quadri da lui dipinti. 

Scuola Fiorentina — Sisto V 

Melozzo da Forlì 

Celebratissima pittura a fresco già esistente 
sopra una parete dell' antica Biblioteca Vaticana, 



237 

oggi Floreria del Palazzo. Da questa, senza il mi- 
nimo danno, fu da Pellegrino Succi Imolese inge- 
gnosamente trasportata su tela per ordine del Sommo 
Pontefice Leone XII. Questo soggetto trattato con 
mano maestra, ha figure piene di carattere, e nella 
vera sua sembianza il Pontefice Sisto IV che, se- 
duto in seggio, e circondato da vari personaggi 
della sua corte fa graziosa accoglienza a Bartolo- 
meo Sacchi, più rinomato sotto il nome del Platina, 
dallo stesso Pontefice già creato Prefetto della Bi- 
blioteca Vaticana, il quale è genuflesso cel centro 
del quadro. Ai due lati del Pontefice, sulla destra 
sono effigiati i Cardinali Pietro Riario di Savoia 
conventuale, che veste l'abito proprio dell'Ordine, 
rinomato per la sua munificenza e morto giovine, 
e Giuliano della Rovere, giovine anch'esso, imberbe, 
e di sembianza vivace e piena d'intelligenza, in ap- 
presso celebre sotto il nome di Giulio II, ambidue 
primi tra' cardinali creati da Sisto IV. 

Alquanto indietro sono i fratelli dei Cardinali, 
decorati del torque aureo, e nobilmente vestiti. Il 
maggiore di statura è il conte Girolamo Riario, Si- 
gnore feudale di Forlì, e quindi Governatore degli 
Stati Pontificj l'altro Giovanni della Rovere, appresso 
Prefetto di Roma, nipoti tutti quattro di Sisto IV. 

Detta azione ha luogo nella stessa antica Bi- 
blioteca, decorata di nobile e splendida architet- 
tura sullo stile del tempo. L'epigramma latino, che 
leggesi nel basso del quadro, accenna le più me- 
morabili gesta del Pontefice, e le cure da lui date 
alla città di Roma (1471-1484) per la penna dello 



238 

stesso Platina, quale scrittore della Storia dei Papi, 
nella costruzione del ponte sul Tevere che prende 
il suo nome, neir abbellimento e nel ristauro de' 
sacri Templi, e dei pubblici edificj ; col selciare le 
strade della città, nella riparazione della condot- 
terà dell'Acqua Vergine, con la cinta delle mura 
Vaticane, e la miglior collocazione della antica Bi- 
blioteca Vaticana : 

Tempia Domum Expositis Vicos, Fora, Moenia, Pontes, 
Virgineam Trivi i Quod Repararis Aquam. 
Prisca Licet Nautis Statuas Dare Gommoda Portus 
Et Vaticanum Cingere Sixte Jugum. 
Plus Tamen Urbs Debet: Nani Quae Squalore Latebat 
Cernitur Jn Celebri Bibliotheca Loco. 

Di questo celebre dipinto fa menzione il Maffei 
di Verona trattando de' più famosi pittori del se- 
colo XV, ed il Marchese Melchiorri ne fece già 
soggetto di dotta dissertazione. 

Non resta quindi alcun dubbio che sia opera 
importantissima, quale documento storico, di questo 
pittore, insigne nel fare ritratti, commessogli dallo 
stesso Cardinal Riario e dal fratello Girolamo (1), 
sebbene da altri ne sia supposto autore Pier della 
Francesca, assai valente ancor egli nella prospet- 
tiva e nei ritratti. A. 3 m., 88 c. — L. 3 m., 34 c. 

Bartolomeo degli Ambrogi detto Melozzo da 
Forlì nato nel 1436 morto nel 1492. 



(1) Involto nella celebre Congiura de' Pazzi, e morto 
miserabile nella Fortezza di Forlì. 



239 



Scuola Umbra 

Ni ce olà Alunno 

Ancona o gran dossale d'altare in tavola ricco 
d'intagli e di fregi dorati di stile gotico, diviso in 
vari scompartimenti rappresentanti l'Incoronazione 
della Vergine nel centro, inferiormente Cristo deposto 
dalla Croce. A destra notansi entro nicchie separate 
S. Sebastiano, S. Gio. Battista, S. Paolo, S. Ambrogio, 
S. Agostino e S. Pancrazio. In alto è una serie di 
sante donne, la Vergine, S. Caterina d'Alessandria, 
S. Agata, S. Gio. Evangelista, S. Maddalena, e 
S. Orsola. Nella predella l'esposizione del Credo 
coi dodici apostoli ritratti ciascuno in atto di com- 
porne un versetto. In basso è una serie di SS. Ver- 
gini in uno spazio circoscritto dai SS. Lorenzo, 
Emidio e Stefano. Nel piede del riquadro ov'è l'In- 
coronazione della Vergine si legge il nome del pittore 
e la data « Nicolaus Fulginas MCCCCLXI1I1II ». 
Fu acquistato dal Pont. Gregorio XVI dalla Chiesa 
di S. Andrea in Montelpare diocesi di Montalto. Fu 
qui trasportato per ordine di Pio IX dal Museo 
Lateranense. A. 2 m., 91 c. — L. 2 m., 80 c. 

Presso la finestra : 

Scuola Veneziana — Un Doge 

Tiziano 

Il pittore ritrasse al vero in mezza figura con 
nobili e signorili fattezze in tutta la sua maestà, 
uno dei supremi capi della Repubblica di Vene- 
zia. Credesi essere questi Andrea Gritti stretto al 



240 

Tiziano con forte vincolo d'amicizia, e suo mece- 
nate, pel quale egli eseguì molte opere, oltre es- 
sere stato dal medesimo, a preferenza del suo con- 
discépolo Giorgione, insignito dell' alto ufficio di 
ritrarre in tela le effigie dei Dogi di Venezia. 

Porta questi in capo l'antico berretto frigio, 
segno della veneziana repubblica, ed è vestito del- 
l'aureo paludamento, solito a portarsi dai Dogi nei 
solenni ricevimenti di Stato. Al collo tiene una ca- 
tena di oro, i guanti nella mano destra, con la si- 
nistra distesa quasi a fare gentile accoglienza. 

Ottimo il disegno, fresco e ben conservato il 
colorito. 11 Sommo Pontefice Leone XII di sa. me. 
ne fece acquisto dagli Aldrovandi di Bologna, nella 
di cui Galleria era conservato. A. 1 m., 5 e. — 
L. m., 89 c. 

Da questa si passa alla 

Quinta Sala 
Scuola Francese 
Il martirio dei Ss. Processo e Martiniano 

Pittura del Valentin. 

Quadro in tela, capolavoro del Valentin, esimio 
artista Francese, il quale studiando in Roma si ap- 
pigliò alla maniera della Scuola Italica, facendosi 
emulatore del Ribera nel seguire lo stile di Miche- 
langelo da Caravaggio, allora in voga, che egli su- 
pera nel grandioso e nella correzione del disegno, 
mostrandosi il più saggio dei suoi imitatori nella 
maniera sua propria , sebbene riesca piuttosto 
oscura. 



241 

Nel presente quadro ha rappresentato il mo- 
mento in cui i due custodi del Carcere Mamer- 
tino, convertiti al Cristianesimo, e battezzati dagli 
Apostoli Pietro e Paolo, avvinti 1" uno a fianco del- 
l'altro sopra alcune assi, sono assorti nella visione 
degli Angeli che loro recano le palme del trionfo, 
mentre i carnefici in varie guise si apprestano a 
tormentarli. Il Preside sedendo in scranna fa cenno 
che si tenga lontano una pia matrona che si reca 
a confortare gl'invitti campioni della Fede al 
martirio. 

In un altare nel braccio destro della crociera 
nella Basilica di S. Pietro, ammirasi fedelissima 
copia del presente quadro, eseguita in musaico dal 
cav. Cristofari, messa al posto dell'originale quando 
fu trasportato nel Palazzo del Quirinale, d'onde 
andò a Parigi per essere quindi trasferito ad or- 
nare la nostra Galleria Vaticana. 

Pietro, detto ancora Mose Valentin, primamente 
allievo di Simon Vovet, fu amico del Poussin, e 
del Lorenese. Nacque a Colmiers in Prie presso Pa- 
rigi nel 1600; morì nel 1632. Fu molto amato e 
stimato da Papa Urbano Vili che gli commise 
espressamente il quadro per ornare la sua cappella 
del Quirinale. 

Scuola Bolognese — Crocifissione di S. Pietro 

Guido Reni 

Quadro in tavola dipinto dal Reni nella sua 
prima maniera Caravaggesca. Fu dapprima com- 
messo al Caravaggio dal Card. Scipione Borghese; 



16 



242 

essendo peraltro riuscito al Cav. d'Arpmo di affi- 
dare il lavoro a Guido, questi lo esegui con tanta 
abilità, che il principe Rospigliosi gli diè Y incarico 
di dipingere la celebre Aurora nel suo palazzo al 
Quirinale. 

Il quadro che vediamo è considerato come 
uno de' più grandi sforzi del suo genio, pieno di 
vigorìa e di robustezza nel colorito, e di corre- 
zione nel disegno, particolarmente nella testa di 
S. Pietro. Il S. Apostolo è rappresentato disteso 
per mezzo di funi da due carnefici, con le braccia 
ed il capo pendenti all' ingiù sulla croce posta a 
rovescio, mentre un terzo, salito sul piede della 
croce stessa, è per conficcargli un chiodo nel piede 
destro. Il quadro fu dall'antica Galleria Vaticana 
nel 1797 trasportato a Parigi. A. 3 m., 5 c. — 
L. 1 m., 73 c. 

Guido Reni, sommo artista, nacque in Bologna 
nel 1575, e vi mori nel 1642. Migliorò lo stile troppo 
tenebroso del Caravaggio col suo vaghissimo pen- 
nello. Fu il migliore allievo del Carracci. Ebbe 
grandi onori e ricchezze, sebbene per le sue prodi- 
galità morisse povero. 

Scuola Francese — Martirio di S- Erasmo 

Pittura di Niccolò Passino 

S. Erasmo vescovo di Formio avendo ricusato 
di sacrificare ad Ercole, fu condannato, con nuovo 
genere di martirio efferatissimo, ad aver le viscere 
strappate dal ventre, ed intorte ad un cilindro 
di legno, come vedesi espresso nel presente sog- 



243 

getto, poco confacente ad una creazione di talento, 
e che desta grande orrore e pena al solo vederlo 
nell'animo del gentile osservatore. Peraltro grande 
è T effetto della composizione nelle figure aggrup- 
pate e disposte con classica semplicità ed unità 
di- azione, sopratutto in quella del martire, assorto 
nella visione di due angeli che gli mostrano la 
corona e la palma del martirio. Il volto del Santo 
è notevole per profonda espressione di dolore, 
mista a costante e nobile fermezza, nel serbare 
intatto in mezzo all'atroce tormento il tesoro della 
Fede. E bella ancora la figura del sacerdote che 
cerca di persuadere il santo Vescovo a prestar sa- 
crifizio alla bugiarda divinità espressa in un si- 
mulacro di bronzo, e le altre figure atroci dei 
carnefici e del prefetto, che stando a cavallo li 
spinge ad eseguire i suoi immani ordini. Avvi in 
questo quadro sommo studio nel contrasto dei 
chiari e delle ombre, somma forza di colorito, e 
dimensione non ordinaria delle figure, contrariamente 
al costume del pittore di esprimere figure minori 
del vero. 

Il quadro considerato come uno dei più pre- 
gevoli del Raffaello della Francia, come vien de- 
nominato il Pussino, fu dipinto per servire di ri- 
scontro a quello del Valentin in S. Pietro. Ornava 
già l'antica Pinacoteca Vaticana, donde passò a Pa- 
rigi nel 1797. 

Niccolo Poussin, o Pusin, come firmasi nel 
quadro « NICHOLAUS PUSIN FECIT » nacque in An- 
dely nella Normandia Vanno 1594. Pittore emi- 



244 

nente, filosofo profondo nella sita arte, e scienziato 
distinto, si formò quasi senza maestro sulle opere 
di Raffaello, di Leonardo da Vinci, e del Tiziano. 
Frequentò le accademie del nudo del Domenichino 
e del Sarti. Si perfezionò nella prospettiva sui la- 
vori del Zuccolini, e nello studio costante e pratico 
della natura, eh' egli ammirabilmente ritrasse ne 1 
suoi celebratissimi paesaggi. Mori a Roma nel 165o y 
ove nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina gli fu 
eretto nel 1830 un monumento funebre dallo Cha- 
teaubriand, di quel tempo Ambasciatore presso la 
S. Sede. 

Scuola Romana — L'Annunziata 

Pittura del Barocci 

Bella è la composizione di quest' opera ; la più 
ben intesa, e la meglio condotta tra quante il Ba- 
rocci ne abbia dipinte, per giudizio degli intendenti 
apprezzata qual suo capolavoro. L' autore stesso 
l'aveva in sì gran pregio che volle di sua mano 
ritrarne una bellissima incisione in rame air acqua- 
forte. La figura della Vergine inginocchiata nel 
suo domestico oratorio è bella per semplicità di 
movenze, per vaghezza di viso, e per gentilezza di 
forme; splendida quella dell'Arcangelo, una delle 
più belle creazioni di tal genere. 

Il Barocci imitatore dello stile leggiadro del 
Correggio, dimostra grande studio nel partito del 
panneggio, e somma vaghezza non scevra d'affetta- 
zione nei contorni delle figure, mentre il colorito 



245 

è meno fino, meno vigoroso e meno vivace del suo 
maestro. 

Il quadro esisteva già in una delle Cappelle f 
della Basilica di Loreto, di dove trasportato a Pa- 
rigi, e tornato in Italia, rimase definitivamente 
esposto nella Pinacoteca all'ammirazione degli stu- 
diosi. Ne fu in appresso fatta copia in musaico 
nella Reverenda Fabbrica di S. Piétro , sita nello 
stesso Palazzo Vaticano, che prese il posto del- 
l'originale nella suddetta Basilica. 

Federico Barocci nato in Urbino nel 1528, 
morto nel 1612 , fu pittore di sacri soggetti. Lasciò 
il sublime Sanzio suo concittadino, facendosi imi- 
tatore del bello stile del Correggio , per cadere in 
seguito in uno stile ammanierato, e nella grazia la 
più affettata. 

Scuola Romana — S. Gregorio Magno 

Pittura di Andrea Sacchi 

Doppia è l'interpretazione del soggetto di questo 
dipinto , notevole per finezza d' arte, e per robu- 
stezza del colorito. In primo luogo, secondo quel 
che porta l'antica tradizione, l'Imperatrice Gostanza 
avendo richiesto a S. Gregorio alcune reliquie dei . 
SS. Apostoli Pietro e Paolo, il S. Pontefice ricusò, 
non osando distogliere reliquie cotanto preziose per 
far piacere ad un' imperatrice. Mandolle invece un 
brandello o parte di pannolino in cui era stato in- 
volto il corpo di S. Giovanni Evangelista. L' im- 
peratrice non soddisfatta del dono, lo rimandò al 
Pontefice. Questi per convincerla della sua incre- 



246 

dulità, durante la celebrazione della S. Messa, ta- 
gliò il pannolino in due parti con un coltello e ne 
sgorgarono stille di sangue come da un corpo vivo, 
che nel dipinto sono raccolte da un diacono entro 
un vaso sacro, presente lo stesso ambasciatore che 
è in atto di meraviglia. 

Come altri vogliono il santo Dottore convince 
egualmente alcuni increduli, mostrando loro il sacro 
corporale intriso di vivo sangue dopo la consacra- 
zione della specie, ovvero pungendo con uno stilo, 
e facendo uscire gocce di sangue da un brandello 
deposto sul sepolcro di S. Pietro, secondo il co- 
stume de' primitivi cristiani, di porre de' pannilini 
sulla tomba dei Martiri per conservarli come re- 
liquie. A. 2 m. 86 c. — L. .2 m. 11 c. Avvene 
copia in musaico in S. Pietro in Vaticano. 

Andrea Sacchi romano nato nel 1600 morto 
nel 1661, Apprese V arte dal sito padre Benedetto, e 
dall' Albani» Assistito dal patrocinio di Papa Ur- 
bano Vili raggiunse coi suoi talenti somma emi- 
nenza in pittura. Le chiese e i palazzi di Roma 
contengono molti esemplari della sua abilità e del 
suo talento. Fu il miglior colorista della Scuola Ro- 
mana che fiorisse dopo Raffaello. 

Scuola Romana — S. Michelina 

Pittura del Barocci 

Quadro in tela. Rappresenta S. Michelina in 
abito di pellegrina stante con le mani distese, tutta 
assorta in estasi contemplativa sul Calvario, nel 
mezzo di un cielo tempestoso, che dà maggior forza 



247 

alla scena. Tra le nubi intravedonsi alcune teste 
di Angeli; ed un arido paesaggio appena delineato. 
Di questo dipinto fa bell'elogio il Contenni consi- 
derandolo come un vero capolavoro del Barocci, 
ed è veramente pregevole per la figura della Santa 
piena di vita, per bellezza naturale del colorito 
nelle carni, e pel grandioso panneggio. Era già 
nella Chiesa di S. Francesco in Pesaro fino al 1797 ; 
andò quindi a Parigi. A. 2 m. 52 c. — L. 1 m. 71 c. 

Scuola Veneziana 
La Madonna con i ss. Girolamo e Bartolomeo 

Pittura del Bonvicino 

La Vergine vestita di rossa tunica e di verde 
ammanto siede in trono rivolgendo amorevolmente 
lo sguardo verso S. Bartolomeo ritratto col coltello; 
istrumento del suo martirio, ed un libro. A sinistra 
è S. Girolamo in abito cardinalizio con la mano 
al petto, ed un libro appoggiato sul ginocchio. È ri- 
volto verso il celeste Pargoletto, il quale chinan- 
dosi dal seno della Madre è in atto vezzoso di por- 
gergli una pera ; dal qual frutto derivò il nome al 
quadro di « Madonna della Pera ». 

Quadro in tela considerato come buon esem- 
plare della maniera di questo maestro. E acquisto 
notevole per la Galleria fatto da Pio IX. A. 1 m. 
85 c. — L. 1 m. 60 c. 

A. Bonvicino detto il Moretto da Brescia, si 
segnalò talmente nello studio dei cartoni e dei di- 
segni di Raffaello da meritare che alcune delle sue 
opere fossero scambiate come lavori del maestro. 



248 



Scuola Veneziana — S. Elena 

Pittura di Paolo Veronese 

La Santa Imperatrice è ritratta in nobile at- 
teggiamento facendo sostegno della mano al capo 
diademato, assorta nella visione in cui le vien dato 
di conoscere il luogo ove trovasi sepolta la croce 
del Salvatore, che un Angelo postole di fianco è 
in atto d'indicarle. Un ricco manto d'imperiale 
panneggio le ricuopre la bella persona (1). Molti 
sono i pregi di così bel lavoro/ degno del pennello 
di Rubens, e che Guido stesso avrebbe sicuramente 
invidiato , specialmente nella vivacità del colorito 
delle carni, e nella maestria del chiaroscuro. Questa 
insigne pittura era di proprietà della Eccma Casa 
de' Marchesi Sacchetti, dai quali fu acquistata da 
Benedetto XIV che ne fece dono alla Pinacoteca 
Capitolina, donde fu trasportata con altri quadri 
a Parigi nel 1797. 

Paolo Cagliari nacque in Verona nel 1528, morì 
nel 1588, fu allievo di Antonio Badile suo zio. 
Grand' emulo del Tiziano per la perspicace intel- 
ligenza del disegno, si segnalò non meno per la fe- 
condità e dolcezza del suo genio che per esemplare 
castigatezza di costumi. 



(1) Si suppone eh' egli abbia nella presente figura ri- 
prodotti i lineamenti di qualche nobil donna del suo tempo, 
sfarzosamente vestita alla foggia veneziana del secolo XVI. 



249 



Scuola Bolognese — La Madonna 

Pittura di Guido 

Una delle buone creazioni del pennello di Guido 
vecchio nella sua seconda maniera. La Vergine è 
sulle nubi col Bambino Gesù in braccio , circon- 
data da una schiera di angeli. Volge lo sguardo 
con bella espressione di amore ai due Santi Tom- 
maso e Girolamo, appoggiati ambidue a marmoreo 
basamento in figure maggiori del vero, il primo con 
la squadra ed un libro ai suoi piedi, il secondo 
seminudo in atto di leggere attentamente in un vo- 
lume. Bellissime le teste , grandioso il panneggio, 
molta verità nel colorito delle carni di S. Girolamo. 

Quadro in tela. A. 3 m. 4 c. — L. 2 m. Ile. 
Proviene dalla Cattedrale di Pesaro dove esisteva 
fino al 1797, nel qual tempo fu trasportato a Parigi. 

Scuola Lombarda 
Il Redentore assiso siili' Iride 

.Pittura del Correggio 

Cristo siede maestoso sopra un trono di nubi 
iridate, con le braccia distese, pieno di dolcezza 
nel volto emanante vivi splendori, con vaghi ange- 
letti che gli si aggruppano intorno. Grandioso è il 
partito del candido manto che gli avvolge metà 
della persona. Il fondo dorato brillantissimo, fa mag- 
giormente risaltare lo stupendo colorito delle carni, 
piene di forza e di trasparenza, Il quadro detto 
ancora della Divinità del Correggio fu da lui ese- 
guito per il Comune di Correggio nella sua prima 



250 

giovinezza. Da taluni viene attribuito al Caracci (1), 
dipinto ad imitazione della maniera del Correggio, 
del quale egli soleva dire, che nei suoi lavori tatto 
insieme si ritrova quanto di più vero, di elegante- 
mente squisito, e di più grazioso havvi in natura; 
sebbene nel nostro quadro non si riscontrano tutti 
quei pregi suoi propri che cotanto distinguono le 
sue ultime produzioni ; portate a compimento di 
perfezione. Proviene dalla Galleria Marescalchi di 
Bologjia A. 1 m. 4 c. — L. 1 m. c. 

Antonio Allegri o Lieti, come talora soleva fir- 
mare i suoi quadri, nacque a Correggio in quel di 
Modena nel 1494, mori nel 1534. Studiò a Man- 
tova sotto la direzione di Andrea Mantegna. AlVetà 
di 24 anni raggiunse un sommo grado nella pit- 
tura da nessun altro fino allora toccato nella cele- 
bre « Caccia di Diana ». La più ricca produzione 
del suo pennello è il fresco grandioso delV Assun- 
zione nella Cattedrale di Parma, creduta un mi- 
racolo d'arte di quel tempo (2). Il Mengs lo pone 
al pari di Raffaello e del Tiziano in un triumvi- 
rato artistico di genio, Giulio Romano assaissimo 
lo stimava, dicendolo il primo coloritore del suo 
tempo. 

(1) L'insigne Accademia romana di S. Luca si dichiarò 
per T autenticità del nostro quadro, fondandosi sopra alcune 
correzioni nelle braccia del Salvatore, non proprie di una 
copia di artista eccellente come il Caracca 

(2) Michelangelo non aveva ancora dipinto il Giudizio 
Universale nella Cappella Sistina. 



251 



In alto : 

Scuola Lombarda 
La Madonna della Cintura 

Pittura di Cesare da Sesto 

La Vergine espressa in vaghissima sembianza, 
piena di dolcezza , è seduta quasi in trono sopra 
una base di dense nubi, tenendo tra le braccia 
il Bambino Gesù. Questi, notevole per l'espressione 
vivace, spiega con mistico simbolo la cintura della 
divina madre a S. Agostino, vestito de' sacri para- 
menti pontificali con la mitra ed il pastorale. A 
sinistra è S. Giovanni Evangelista che reca una 
tavoletta sulla quale è scritto il nome dell'artista 
e la data del quadro « cesare da sesto 1521 ». 
Bel quadro in tavola di forma rotonda del diametro 
di 1 m. 56 c. Fu acquistato da Gregorio XIV. Pro- 
viene da un Borgo presso Milano. 

Cesare da Sesto detto ancora Cesare Milanese 
fu uno dei più valenti imitatori dello stile del suo 
maestro Leonardo da Vinci, sebbene in altri la- 
vori si dimostri ancora seguace di Raffaello. Mo- 
riva nel 1524 , tre anni dopo V esecuzione del pre- 
sente quadro. 

Scuola Romana — S. Romualdo 

Pittura di Andrea Sacchi 

S. Romualdo seduto a sinistra del quadro è 
in atto di raccontare ai suoi monaci la visione da 
lui avuta di una scala, che a guisa di quella di 
Giacobbe toccava il cielo, per la quale vedeva i 



252 

suoi religiosi in bianca veste salire al cielo. Que- 
sti sono intenti ad ascoltarlo in varie attitudini di 
raccoglimento , pieni di devozione nel sembiante. 
La scena è figurata in un luogo ermo e selvaggio 
ombreggiato da grandi alberi di quercie e di pal- 
mizi in cui vuoisi figurato il primitivo soggiorno 
di Camaldoli (1). Il quadro notevole per bellezza 
grande di composizione e per accuratezza nel di- 
segno, è di un colorito di bell'effetto, sebbene tutte 
le figure siano vestite di bianco colore, che vien 
con grande arte modificato dall'ombra gettata da 
un albero. 

È considerato qual capolavoro del Sacchi ed 
uno dei quattro principali quadri di Roma. A. 3 m. 
11 c. — L. 1 m. 7 c. 

Uscendo dalla Pinacoteca si torna a discendere 
attraversando la terza e seconda Loggia alle Stanze 
di Raffaello, e dopo queste alla Prima Sala dell'Ap- 
partamento di S. Pio V destinato ora ad uso di 

GALLERIA DE' QUADRI MODERNI 



Il pavimento di questa Sala che forma seguito 
a quella della Concezione è formato di marmo bianco 
e grigio, e nel mezzo di un antico musaico colo- 
rato scoperto in Ostia, posto a decorazione della 

(1) Da Campo Malduli, nome del proprietario, il quale 
concesse al Santo il terreno posto negli Appennini presso 
Arezzo. 



253 

Sala per cura di Pio IX. Intorno alle pareti sono 
disposti in bella serie quadri ad olio eseguiti dai 
più rinomati pittori di Roma, esprimenti Santi e 
Beati canonizzati dal Sommo Pontefice Pio IX, e 
dal suo successore, il gloriosamente regnante Papa 
Leone XIII, ai quali furono presentati, come d'uso 
dai postulatori delle varie Cause, dagli stessi Sommi 
Pontefici in queste Sale insieme raccolti, con lo 
scopo di formare una Galleria di quadri moderni. 
Di questi faremo breve menzione secondo l'ordine 
in cui sono collocati. 

Nel mezzo della Sala campeggia il gran quadro 
esprimente : 

Sobieski sotto Vienna 

1° — La liberazione di Vienna, codesta famosa 
cristiana impresa, che ebbe luogo Tanno del Si- 
gnore 12 Settembre 1683, è rappresentata su questo 
meraviglioso dipinto storico in figure maggiori del 
naturale dall'esimio artista Giovanni Matejko. 

Il Liberatore della Cristianità, e l'ultimo de r 
Cristiani Cavalieri, principale figura del dipinto, se- 
guito dalla sua leggendaria armata, nel giorno se- 
guente a quello della famosa gesta, nella quale egli 
pose in rotta la più formidabile armata Turchesca, 
capitanata dal gran visir Cara Mustafà, è in atto 
di consegnare a Niccolò DenhofF, canonico di Cra- 
covia, ed abbate di Mogila, la lettera che, unita- 
mente alla bandiera del Profeta, egli spedisce al 
Ven. Papa Innocenzo XI, in cui sono espresse le 
parole che noi leggiamo superiormente sulla grande 



254 

cornice dorata che riquadra questo grandioso di- 
pinto: « Non. Nobis Domine. Non. Nobis. Sed No- 
mini. Tuo. Da. Gloriavi; » ed anche appiè della 
medesima « Venimus, Vidimus, Deus Vicit ». 

Nel mezzo di una moltitudine immensa di fi- 
gure splendidamente arredate, e nella maniera la 
più bellamente artistica disposte nelle varie parti 
del quadro, si avanza la nobile figura di Sobieski, 
montato sopra uno splendido destriero arabo, preso 
in battaglia al Gran-Visir, tenendo la mazza aurea, 
simbolo della Polacca dignità regale. 

A lui dappresso cavalca in costume francese 
del tempo , il suo figlio primogenito Giacomo 
Sobieski. 

A destra si avanza il Corteo Austriaco affine 
di rendere omaggio al Conquistatore. Fra le prin- 
cipali figure del quadro sono da notarsi il Duca 
Carlo di Lorena, sommo duce dell' armata Impe- 
riale, il Conte di Starhenberg, Comandante della 
Guarnigione; il Cardinale Wilczeck; il Vescovo 
Kallonitsch; il Principe Lubormiski, capitano dei 
volontari Polacchi; Liebenberg, borgomastro di 
Vienna, e Ludovico, marchese di Baden. 

Nella parte anteriore del quadro è la figura 
di un soldato turco fatto prigioniero; una donna 
austriaca, vittima infelice di soldatesca ferocia, giace 
supina sul terreno. Presso di questa un Arabo 
siede in terra, tenendosi stretto con ambe le mani 
il capo, evidentemente inorridito alla vista della 
bandiera del Profeta, fatta preda e conquista degli 
aborriti Cristiani. 



255 

Sul lato sinistro Matczynski, scudiero del re, 
è in atto di fare scelta pel suo Sovrano delle mi- 
gliori lame damascate prese nel bottino 

Dalla stessa banda, più indietro, in mezzo ad 
una calca di guerrieri i più illustri, sono da rav- 
visare Giorgio Kulzychi avventuroso cavaliero ; Nic- 
colò Sieniawski, ed Atanagio Mionczynski, ambidue 
Palatini di Volinia, l'ultimo, comandante de'caval- 
legeri ; Stanislao Jablonowski ; grande Etmanno 
della Corona. 

A questi fanno splendida sequela il Principe 
Wisniowiecki Palatino di Belz, Martino Kontski, 
generale dell'artiglieria Polacca, Martino Potenga 
Cinski, duce degli Usseri, ed il Principe di Wal- 
deck. 

Fra le notabilità dell' Impero sono da distin- 
guere l'Elettore di Sassonia, e Massimiliano Elet- 
tore di Baviera, genero del Sobieski. 

Questo dignitario scorgesi intento ad ammirare 
la miracolosa effigie della Vergine di Loreto, che 
gli vien esposta dal Padre Marco d'Aviano. 

Presso quest'ultimo è il Padre Skopowski, re- 
ligioso domenicano, il quale nella celebrazione della 
Messa servita dallo stesso Sobieski invece di dire 
« Ite Missa est 11 pronunciò le profetiche parole 
« Vinces Iohannes ». 

A destra dell' osservatore di distende in vasta 
pianura, circondata dalle alture del Kalhemberg, 
parte della città di Vienna, come ancora l'impe- 
riale dimora di Schonbrunn, Hernals ed Ottakring. 

Nell'aria risplende Iride propizia, e la storica 



256 

Colomba aleggia siili' augusto capo del Re, come 
avvenne durante la battaglia medesima. 

Tutte le figure qui rappresentate debbono con- 
siderarsi per veri ritratti dei personaggi nelle me- 
desime espressi; le insegne di guerra, i militari 
ornamenti, e costumi; le armi, i gioielli e tutti gli 
altri vari oggetti ed arnesi sono tutti secondo l'an- 
tica foggia del tempo, fedelmente copiati da antiche 
collezioni e raccolte, che ancora esistono nei Musei 
e si conservano nelle grandi famiglie di Polonia. 

A Matejko, il celebre artista che dipinse questo 
quadro grandioso, si dovevano fiorini 80,000 in 
compenso del suo lavoro. Egli peraltro, nobilmente 
declinando da tale offerta, volle che ne fosse fatto 
dono alla propria nazione Polacca, a condizione che 
il quadro dovesse essere presentato al Sommo Pon- 
tefice Leone XIII, nel secondo centenario del fa- 
moso avvenimento, cioè il 12 Settembre 1883. 

Il ritratto del Ven. Innocenzo XI, sotto il di 
cui pontificato ebbe luogo la gloriosa gesta, forman- 
done la sua più speciale gloria ; come ancora quella 
del nostro gloriosamente regnante Pontefice cui fu 
solennemente consegnato il dipinto da Nobile Am- 
basceria Polacca, sono da osservarsi dipinti sul 
destro e sinistro lato della grandiosa cornice archi- 
tettonica. — Il quadro misura 4 m. 68 c. in al- 
tezza; 9 m. di lunghezza. 

Lateralmente sulla parete sinistra: 

2.° Molti religiosi di vario Ordine son trafitti 
di spada od appesi con funi alle travi di un hangar 



257 

di Gorkum nei Paesi Bassi dai seguaci di Calvino, 
in odio alla religione cattolica. 

E notevole la figura di un giovine France- 
scano che prossimo ad avere il laccio avvolto al 
collo, stende le braccia verso il cielo pieno di fede 
e di amore. Altro più giovine, pauroso nell'aspetto, 
forma bel contrapposto, stringendosi al fianco di un 
vecchio Gesuita, che pieno di calma e di rasse- 
gnazione lo conforta. Il quadro può considerarsi 
come il capolavoro di Cesare Fracassini, pittore 
Romano, morto nel fiore della sua età, di anni 27, 
mentre dava di se le più grandi speranze, coli' aver 
già raggiunto grado non comune di elevatezza sopra 
i suoi contemporanei. E degno sopra ogni altro la- 
voro moderno di far parte della Galleria de' Quadri 
antichi, ed è meritamente preso a modello di studio 
da' giovani artisti. Il quadro è firmato : Cesare Fra- 
cassini: 1867. 

Di contro svila parete destra: 

3.° S. Grata, nobile matrona romana raccoglie 
con somma pietà ed amore, e dà onorevole sepol- 
tura alle mortali spoglie di S. Alessandro Martire, 
decapitato per 'la Fede, intorno alle quali, giacenti 
presso un delubro pagano, spuntano di terra va- 
ghissimi fiori. In alto una bella schiera di angeli, 
disposti in linea orizzontale, recano la corona e la 
palma del trionfo. — Quadro notevole per la vi- 
vezza del colorito, e la bontà della composizione 
Donato al S. Padre Leone XIII nella Esposizione- 
dei suo Sacerdotale Giubileo. F. Loverini, 1884. 



17 



258 

Sulla parete opposta al quadro del Matejko : 

4. ° N. S. Gesù Cristo apparendo nella notte 
a S. Michele de' Sanctis Trinitario Scalzo, scambia 
il divino suo Cuore con quello del Santo, che ra- 
pito in estasi d'amore vien sorretto da un angelo. 
D. Tojetti 1862. 

5. ° S. Grio. Battista de Rossi in abito di ca- 
nonico di S. Maria in Cosmedin viene elevato in 
aria all' apparir d' una splendente croce , che gli è 
additata da un angelo, alla presenza di molti spet- 
tatori attoniti per tale prodigio. C. Dies, 1861, 

Da questa Sala si passa ad altra ottangolare già 

Cappella del Sommo Pontefice S. Pio V 

di forma ovale eretta dallo stesso santo Pontefice. 
La cupola è arricchita di belle decorazioni di pit- 
ture a fresco di Federico Zuccari con una gloria 
di angeletti nel centro, ed in basso sulle pareti ri- 
curve con la caduta degli angeli rubelli, sotto umana 
forma mostruosa con testa di drago, indicanti i 
sette peccati mortali, che trafitti di spada e di 
ascia da altrettanti arcangeli rivestiti di usbergo, 
precipitano negli abissi infernali. 

Nel tamburo della cupola sono figurate quattro 
delle principali azioni nella vita del Santo Patriarca 
Tobia, quando cioè seppellisce i cadaveri degli 
ebrei uccisi sotto la persecuzione di Sennacherib 
in Ninive e sovviene ai poveri; quando vien libe- 
rato dall'angelo, che in sembianza d'Azzaria si fa 
compagno del suo viaggio, dal mostruoso pesce del 
quale estrae le interiora sulla sponda del fiume 



259 

Tigri; quando vien guarito dalla cecità col fiele 
del pesce dall' Arcangelo Raffaele ; ed infine quando 
il giovane Tobia suo figlio con Sara sua sposa, 
ringrazia Iddio di averla prodigiosamente liberata 
dal demonio. Negli ovali di contro le finestre sono 
ritratte F Astronomia e F Eternità. Nelle lunette 
degli archi sottostanti, furono dipinti dal Paoletti i 
quattro principali Dottori della Chiesa latina S. Ago- 
stino, S. Girolamo, S. Gregorio Magno, S. Am- 
brogio, le sole figure, con le già descritte, che re- 
stano delle antiche. Un altare di marmo bianco 
con un quadro in tavola del Vasari, rappresentante 
F Incoronazione della Vergine, sorgeva dove ora è 
la finestra decorata di ricca invetriata dipinta a 
vari colori da Ludovico Gesta di Tolosa, con fi- 
gure della Santa Germana Cousin, ed i ritratti di 
personaggi ecclesiastici francesi e del Sommo Pon- 
tefice Pio IX, cui ne fecero dono in occasione della 
solenne Canonizzazione della Pastorella di Pibrac, 
nel 1857. 

Seconda Sala 

6. n A destra: Il Beato Benedetto da Urbino, Cap- 
puccino, con altri missionari del suo Ordine vien 
presentato al Pontefice Clemente Vili sedente in 
soglio, assistito da un cardinale e da altri perso- 
naggi presenti all'azione. Guido Guidi, 1867. 

7. ° Il Beato de la Salle canonico della Metro- 
politana' di Reims in Francia, e Fondatore nel 1634 
dell'Istituto delle Scuole Cristiane, si dedica alla 
istruzione civile e religiosa della Cristiana Gioventù, 



260 

della quale è considerato quale insigne Benefattore. 
C. Mariani, 1888. 

8. ° -Gloriosa fine del Beato Rodolfo Acquaviva 
e di quattro suoi compagni Alfonso Paceco, An- 
tonio Francisco, Pietro Berno e Francesco Ararla 
della Compagnia di Gesù, uccisi li 15 Luglio 1583 
per mano de' Barbari infedeli di Coculin, terra prin- 
cipale della penisola di Salsete presso Goa; beati- 
ficati da S. S. Leone XIII. Salv. Nobili, 1893. 

9. ° Il Beato Gerardo Majella , laico professo 
Redentorista sorpreso da un estro di gioia al suono 
d' una divota arietta del flauto di Filippo di Falcone, 
cieco ed eccellente suonatore, è rapito in estasi ed 
elevato sopra la terra nella porteria del Convento 
di Caposele, nell'ora della carità, in presenza de' po 
verelli, di un suo Confratello e del celebre medico 
Dr. Nicola Santarelli. Giovanni Gagliardi dip. 1893. 

10. ° Il B. Pietro Canisio d. C. d. G. piega 
l'animo dell'Imperatore Ferdinando I di Germania a 
migliori consigli, inducendolo a mitigare la durezza di 
alcune concessioni e riforme che si doveano proporre 
nel S. Concilio di Trento, disdicevoli alla potestà di 
Cesare, e pregiudiziali alla S. Sede Apostolica, re- 
stringendone l'autorità, nonché di onta gravissima alla 
Chiesa Universale, rappresentata nel Sinodo dal fiore 
dei Padri della Cristianità. Trovasi presente all'azione 
il Cardinale Girolamo Morone, Legato della S. Sede 
al Concilio stesso. 

Un fedele levriere giace ai piedi dell' Imperatore 
che è seduto, rivestito dello splendido costume di 
Corte del tempo. C. Fracassini fece 1864. 



26.1 

Continuando il giro, a sinistra : 

11. ° Alcuni Principi Giapponesi convertiti alla 
Fede di Cristo si recano a venerare i corpi di tre 
Santi Gesuiti appesi, sulla Croce al Giappone in 
odio alla stessa Fede. Un angelo scende dal Cielo 
con la palma del trionfo. Pietro Gagliardi. 

12. ° Solenne Definizione del Domma della Im- 
macolata Concezione celebrata YS Settembre 1854 
nella Tribuna della Basilica Vaticana. 

Di questa solennissima funzione è stata già 
data diffusa descrizione trattando dei dipinti .del 
Podesti sul medesimo soggetto. De Paris, 1857. 

13°. Il B. Giovanni Sancander parroco ne' Paesi 
Bassi, Netherlands, vien tratto a forza al supplizio 
- dell'eculeo per ordine dei settari calvinisti 7 che 
inviperiscono per la sua invitta costanza nella Fede. 
In alto appaiono tre angeli recando la corona e 
la palma del martirio. Francesco Grandi, 1854. 



FINE 



REIMPRIMATUR 
Fr. Albertus Lepidi, Ord. Praed. S. P. A. Magister. 
Iosephus Ceppetelli, Archiep. Myi\, Vicesgerens. 



262 

INDICE 



Prefazione pag. 2 

Palazzo Pontificio Vaticano. Narrazione storica sulla 

sua fondazione ed ingrandimento » 7 

Porta di Bronzo » 13 

Scala interna e Scala Regia » 14 

Sala Regia . . » 16 

Cappella Paolina » 17 

• Sala Ducale ... » 18 

Cappella Sistina (Descrizione generale della) . . . » 19 

Sunto Storico della Cappella » 22 

Cappella Sistina (Decorazione della volta della) . . » 25 

Finale Giudizio (Sunto Storico del fresco del) . . . » 39 

Giudizio Finale (Descrizione del) .- » 41 

Pitture delle pareti laterali della Cappella Sistina . » 46 

Immacolata Concezione (Sala della) » 55 

Stanze di Raffaello » 63 

Raffaello Sanzio » 65 

I. Stanza. — Fresco dell' incendio di Borgo ...» 67 
Sconfìtta de' Saraceni ad Ostia ......... 71 

Giustificazione di S. Leone III » 74 

Incoronazione di Carlo Magno » 77 

II. Stanza. — Sala della Segnatura . . . .... » 82 

La Teologia . » 83 

Disputa del SS. Sacramento » 84 

La Giustizia » 93 

La Giurisprudenza » 94 

La Filosofia » 94 

La Scuola di Atene » 98 

La Poesia ...» 103 

Il Parnaso ...» 105 

III. Stanza. — Eliodoro scacciato dal Tempio. .. . » 110 
Incontro di S. Leone il Grande con Attila. . . . » 113 

Il Miracolo di Bolsena » 1 17 

Liberazione di S. Pietro dal Carcere . . . . . . » 120 

Dipinture della volta e del basamento della terza 

Stanza .......... 122 

IV. Stanza. — Sala di Costantino ........ 128 



263 



Prodigiosa Apparizione della Croce pag. 130 

Battaglia e Vittoria di Costantino » 133 

Battesimo di Costantino » 138 

Donazione di Roma a S. Silvestro I Papa . ...» 1 42 

Vòlta della Sala (Descrizione della) » 148 

Sala de' Chiaroscuri » 153 

Cappella di Niccolò V, o di S. Lorenzo » 154 

Frate Giovanni da Fiesole o il B. Angelico J . . » 159 

Le Logge di Raffaello » 160 

Primo Braccio o Loggia di Raffaello » 161 

Prima arcata. — Storia della Creazione . ...» 163 

Seconda arcata. — Storia di Adamo ed Eva. . . » 165 

Terza arcata. — Storia di Noè » 166 

Quarta arcata. — Storia dì Abramo » 167 

Quinta arcata. — Storia di Isacco » 169 

Sesta arcata. — Storia di Giacobbe^ » 171 

Settima arcata. — Storia di Giuseppe » 173 

Ottava arcata. — Storia di Mose » 175 

Nona arcata. — Storia di Mose » 177 

Galleria de' Quadri. — Prima Sala » 193 

Seconda Sala » 194 

Scuola Bolognese. — Guerrino » 195 

» Fiorentina. — Leonardo da Vinci . ...» 195 

» Bolognese. — Guerrino » 196 

» Fiorentina. — B. Angelico » 197 

» Romana. — Raffaello » 199 

» Bolognese. — Francesco Francia . . . . » 201 

Murillo. — Il martirio di S. Pietro d'Arbues . . » 202 

Scuola Veneziana. — Crivelli ......... 202 

» Ferrarese. — Garofolo » 203 

» Romana. — Raffaello » 204 

» Veneziana. — Bonifazio Veneziano. ...» 205 

B. Angelico. — La Vergine e due Santi .... » 205 

Scuola Perugina. — Pietro Perugino » 206 

» Spagnuola. — Murillo ...» 207 

» Fiorentina. — Benozzo Gozzoli ...... 208 

» Spagnuola. — Bartolomeo Murillo. . . . » 210 

» Lombarda. — Mantegna ......*» 211 

Terza Sala » 212 

Scuola Romana. . — Raffaello » 212 

» Bolognese. — Domenichino ....... 217 

» Romana. — Raffaello » 219 

Quarta Sala. — Scuola Veneziana. — Tiziano . . » 222' 

Scuola Bolognese. — Guerrino » 225 

Ribera, detto lo Spagnoletto. — Martirio di S. Lorenzo » 225 

Scuola Bolognese. — Guerrino. . » 226- 



264 



Scuola Perugina. — Pinturicchio pag. 227 

» Tosco-Romana. — Pietro Perugino ...» 228 

» Romana. — Giulio Romano e il Fattore . » 220 

» Perugina. — Giovanni Spagna » 230 

» Romana. — Raffaello » 231 

» Toscana. — Pietro Perugino » 232 

^ » Umbra. — Gentile da Fabriano » 233 

» Lombarda. — Michelangelo da Caravaggio. » 234 

» Romana. — Sassoferrato » 235 

» Umbra. -— Niccolò Alunno ....... 236 

» Fiorentina. — Melozzo da Forlì .... » 236 

» Umbra. — Niccolò Alunno » 238 

» Veneziana. — Tiziano » 239 

Quinta Sala. — Scuola Francese. — Valentin . . » 240 

Scuola Bolognese. — Guido Reni » 241 

» Francese. — Niccolò Pussino ....."» 242 

» Romana. — Barocci » 244 

» Romana. — Andrea Sacchi » 245 

» Romana. — Barocci » 246 

» Veneziana. — Bonvicino » 247 

» Veneziana. — Paolo Veronese » 248 

» Bolognese. — Guido » 249 

» Lombarda. — Correggio » 249 

» Lombarda. — Cesare da Sesto ...... 251 

» Romana. — Andrea Sacchi » 251 

Galleria de' quadri moderni » 252 

Sobieski sotto Vienna » 253 

Cappella del Sommo Pontefice S. Pio V .... » 258 

Seconda Sala » 259 



ORARIO DEI MUSEI E DELLE GALLERIE PONTIFICIE 
DI SCULTURA E PITTURA. 



Le Gallerie di Pittura sono aperte al Pubblico 
tutti i giorni, eccetto i festivi, tranne la Cappella 
di Niccolò V dipinta dal B. Angelico, ed il 1° Brac- 
cio o Loggia di Raffaello, visibili ne' giorni di Mar- 
tedì e Venerdì, alle ore stabilite come appresso 
pe' Musei di Scultura. Il biglietto gratuito si ri- 
ceve alla metà della Scala del Bernini ; l'ingresso 
alla Galleria è dal Portone di Bronzo del Palazzo 
Vaticano, ove trovasi il Corpo della Guardia Sviz- 
zera che indirizzerà il Visitatore. 

Il Museo di Scultura e le Gallerie riservate 
del Vaticano sono aperti a pagamento (Lira 1): 

dal giorno 1° Settembre al 31 Maggio dalle ore 10 
antimeridiane alle 3 p. m. (Nel Sabato all'I p. m). 

dal giorno- 1° Giugno al 31 Agosto dalle ore 9 
antimeridiane all'ora 1 p. m. (Nel Sabato alle 12 m). 

Sono chiusi nei giorni festivi, e nelle vacanze 
di consuetudine. 

Il Museo Etrusco è aperto nei giorni di Lu- 
nedì e Giovedì. 

Il Museo Egizio, la Galleria Lapidaria, e le 
Sale Borgia (queste con biglietto di favore di Mon- 
signor Maggiordomo), ne' giorni di Martedì e di 
Venerdì. - La Galleria de' Candelabri e quella degli 
Arazzi nel Mercoledì. 

Il Gabinetto delle Maschere nel Lunedì, Mer- 
coledì e Giovedì. 

Nel Sabato, giorno di Apertura Pubblica gra- 
tuita, sono chiusi i Musei Gregoriano -Etrusco ed 
Egizio, la Galleria de' Candelabri e degli Arazzi, 
il Gabinetto delle Maschere, e le Sale Borgia.