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Full text of "L'eroe"

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CliBRICE TARTUFAR! 


L'EROE 


COJW^IEDIA IJ4 TRE ATTI 



TORINO-ROMA 

CASA EDITRICE NAZIONALE 

ROUX B VlARBNGO 



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L’EROE. 


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CLARICE TARTUFAR! 


L’EROE 

COJW1KHDIH Ifi TRE ATTI 



TORINO-ROMA 

CASA EDITRICE NAZIONALE 

ROUX BJ Vi ARENGO 
1904 


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±sJi, vs 3/. 3. 3/ 

V 

HARVARD COLLEGE LIBRARY 
NASH FUfiD 


PROPRIETÀ LETTERARIA 


( 2586 ) 


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A 

PEDUCCIO BEfllfll 

PRIMO, PODEROSO INTERPRETE 
DI QUESTO LAVORO 


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PERSONAGGI. 


PIETRO MALAGUTTI.Anni 55 

MARIANNA, sua moglie. » 4(5 

ANDREA, loro figlio. » 25 

ANNINA, loro figlia. » 20 

ANNIBALE TANZETTI . . Sulla cinquantina 
LORENZO MATTARELLI .... Anni 26 


A Roma , epoca presente. 

Uazione si svolge al quinto piano di un ca * 
samento situato in un quartiere eccentrico della 
Roma alta . 

Durante il primo atto siamo al primo set¬ 
tembre, durante il secondo al trenta novembre> 
durante il terzo al dodici dicembre. 


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ATTO PRIMO 


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La scena rappresenta una vasta camera rettangolare 
dalle pareti disadorne. Nel fondo è la porta d'ingresso 
dell'appartamento e tale porta mette direttamente sul pia¬ 
nerottolo. A destra dello spettatore una finestra con tende 
di mussolina; a sinistra due porte laterali , di cui la 
prima comunica con la stanza da letto di Pietro e Ma - 
rianna , la seconda si suppone dia accesso ad uno stretto 
corridoio che divide la cucina da un'altra stanza. 

Nel centro della scena è un tavolo rotondo con tap¬ 
peto e quattro seggiole intorno; a destra un piccolo di¬ 
vano con due poltroncine di accompagno e un tavolinetto 
con sopra qualche gingillo di nessun valore. 

Sempre a destra , fisso alla parete di fondo , un attac¬ 
capanni e un porta ombrelli di ferro fuso; a sinistra 
un'ottomana in ferro ì di quelle che si possono adibire a 
uso letto. L'ottomana è mezzo nascosta da un paravento 
di carta colorata. Più in avanti a sinistra , fra le due 
porte , una scrivania vecchia e massiccia. Fra la parete 
e la scrivania una poltrona a braccioli mollo usata. 
Alcune seggiole scompagnate sono disposte simmetrica¬ 
mente intorno alle pareti. 


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ATTO PRIMO 


SCENA I. 

Annina, poi Marianna. 

Annina. 

(È assai graziosa — Veste modestamente , ma 
con un certo gusto naturale — Spingendo la porta 
di fondo e parlando a un interlocutore invisibile 
che si trova sul pianerottolo) Stia tranquillo ! 
Io credo che lei ci possa contare. Non dubiti. 
A rivederla. (Chiude la porta definitivamente, 
attende un istante, quasi nel timore che la persona 
testé uscita possa tornare indietro, poi si affaccia 
al primo uscio di sinistra e chiama) Mamma, 
vieni. L'esattore se ne è andato. 

Marianna. 

(È vestita di scuro con una semplicità che 
rasenta la trascuratezza. È dura nei modi , qualche 
volta anche aspra — entrando dalla prima porta 
di sinistra) Se n’è andato ? 


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l’eroe 


Annina. 

Sì, grazie a Dio ; ma ce n'è voluto prima di 
spingerlo garbatamente fuori della porta! 

Marianna. 

Cosa ti ha detto? 

Annina. 

Quello che dice sempre, quello che dicono 
tutti. Che la cosa non va, che da tre mesi non 
vede più il colore dei nostri danari, che il pro¬ 
prietario è stanco di pazientare, che finirà col 
darci lo sfratto, e via di seguito. La solita 
storia insomma. 


Marianna. 

{Lasciandosi cadere sopra una seggiola) Non 
ne posso più. Questa processione di creditori 
che vengono qui coiraria di padroni arroganti, 
mi mette fuori di me. 

Annina. 

(.Mettendo in ordine le carte sulla scrivania ) 
Siamo giusti, mamma. Cosa importa ai nostri 
creditori se noi viviamo di stenti e se lesiniamo 
perfino sullo stesso necessario? Vengono per 
esigere il loro danaro e se ne ritornano indietro 
con le mani vuote. Se si arrabbiano non hanno 
tutti i torti. 

Marianna. 

È troppo ! Ogni giorno la stessa vita ! Alzarsi 
la mattina per soffrire, coricarsi la sera per 


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ATTO PRIMO 


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attendere le nuove sofferenze dell'indomani. E 
sempre così, sempre più giù, sempre nuove 
umiliazioni, sempre nuove privazioni. Che male¬ 
detto destino ! Il mese di settembre si affaccia 
anche peggiore del mese di agosto e Dio sa 
se il mese di agosto è stato tremendo! 

Annina. 

Perchè vuoi scoraggiarti proprio adesso? Ne 
abbiamo veduti tanti, tanti di mesi grigi. Sono 
passati gli altri, passerà anche questo! 

Marianna. 

{Con amarezza) Passerà certo, ma sarà un 
altro anello della catena di ferro che trascino 
da tanti anni. Non ho nemmeno il conforto di 
potermi sfogare con qualcuno che mi compa¬ 
tisca! Tuo padre è matto. 

Annina. 

(Con dolce rimprovero) Mamma, non dir così. 

Marianna. 

Se non è matto da legare poco ci manca. 
Non senti che razza di discorsi bislacchi tiene? 

Annina. 

Vedi, mamma, io trovo invece nelle parole 
strampalate di papà un senso così doloroso e 
profondo che certe volte ne rimango impaurita. 
Quando papà, alludendo al danaro, non ardisce 
nominarlo e lo chiama misteriosamente: « lui, 
colui, quello che può, quello che comanda » io 
sento circolare intorno a me come un soffio di 
sventura. 


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12 


l’broe 


Marianna. 

(j Spazientita ) Chiacchiere ! Intanto io non so 
più quale santo pregare! 

Annina. 

Scusami, mamma, noi facciamo come quelle 
bestie da soma che, dopo essersi inerpicate pa¬ 
zientemente per una montagna camminando sul 
ciglio di un burrone, ricalcitrano sul punto di 
toccare la via battuta. E’ vero sì o no che An¬ 
drea, da una settimana, ha preso a pieni voti 
la sua laurea d'ingegnere elettrotecnico? E' 
vero sì o no che noi attendevamo come una 
liberazione il giorno in cui Andrea si sarebbe 
laureato ? 

Marianna. 

Se non avessi fiducia nell'avvenire di mio 
figlio, allora poi. 

Annina. 

Dunque? Andrea adesso è ingegnere, sta per 
tornare in famiglia, troverà un posto, guada¬ 
gnerà tanto danaro e noi diventeremo ricchi 
( ridendo ) e i biglietti di banca si ammucchie¬ 
ranno in tutti gli angoli della nostra casa! 
{Allegramente) Vedrai, vedrai come tutto si 
aggiusterà. 

Marianna. 

Beata te che vedi il mondo color di rosa! 

Annina. 

È naturale! Si ha un bell'essere inscritti alla 
società dell'appetito ! Vent'anni sono sempre 
una ricchezza! 


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ATTO PRIMO 


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Marianna. 

Ricchezza che fogge di giorno in giorno. 
Anninà. 

Fogge, ma brilla ! 

(Si ode suonare il campanello della porta di 
fondo). 

Annina. 

(Quasi con paura ) Chi sarà adesso? 
Marianna. 

Sarà Tanzetti. 

Annina. 

* 

E vero; oggi è il primo del mese! 
Marianna. 

(Con accento desolato) Cosa gli si dà? Cosa 
gli si dice? 

Annina. 

Gli diremo che abbia pazienza. 

Marianna. 

Oh ! sì, parlare di pazienza ad ono strozzino 
di qoella sorta! 

Annina. 

È tanto compito, è tantp gioviale! 
Marianna. 

Sì, sì, gioviale come il gatto prima di in¬ 
ghiottire il sorcio! 


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l’eroe 


Annina. 

(Va ad aprire la porta d'ingresso). 

Marianna. 
(Rimane seduta al suo posto). 

Annina. 

Si accomodi, Signor Tanzetti. 


SCENA IL 
Detti ed Annibale. 


Annibale. 

(Basso, tondo, viso sbarbato, occhiali rilegati in 
oro, veste alla buona, ma porta catena d!oro , bril¬ 
lante al dito mignolo e alla cravatta. — Entra 
col cappello in mano e con atto assai cerimo¬ 
nioso) Posso avere il piacere di riverire queste 
signore amabilissime? (Resta in piedi presso la 
soglia). 


Marianna. 

(Volgendo il capo) Si accomodi pure. 
Annibale. 

(Avanzandosi) Tante grazie ! Ma se per caso 
la mia presenza infastidisse queste signore, non 
facciano complimenti; ripasserò. 


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ATTO PRIMO 


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Marianna. 

( Vivamente ) Ecco, se potesse ripassare. 

Annibale. 

(Mellifluo) Si figuri ! Pronto sempre a ricevere 
i suoi comandi. Ripasserò fra mezz'ora. 

Marianna. 

(Fra il dolore e la stizza ) Ma, signor Tan¬ 
zetti, fra mezz'ora noi, veramente. 

Annibale. 

(Con sollecitudine) Fra mezz'ora è forse troppo 
tardi? Tornerò fra venti minuti. 

Annina. 

(Avvicinandosi ad Annibaie) Senta, signor 
Tanzetti. 

Annibale. 

(Ad Annina) E forse troppo presto? Tornerò 
fra tre quarti d'ora. Io, vedono, signore mie, 
sono di un carattere assai conciliativo. 

Annina. 

È vero, lo dicevo proprio adesso con la 
mamma. Il signor Tanzetti è così compito. 

Annibale. 

Cosa dice mai, signorina, è mio dovere! 

Annina. 

Compito e gioviale — Perchè non siede ? 
(Gli offre una seggiola). 


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l'eroe 


Annibale. 

Mille grazie ! {Sedendo) Per me il mondo, si¬ 
gnorina mia, è come un teatro di marionette. 
E' mai andata in un teatro di marionette lei? 

Anninà. 

Qualche volta. 

Annibale. 

Allora avrà osservato che più quei poveri 
fantocci di legno fanno le viste di piangere e 
disperarsi, e più il pubblico ride e si diverte. 
A me succede la stessa cosa. {Bonario) Io non 
mi arrabbio mai, non mi spazientisco mai! La 
gente ride? Io per educazione rido. La gente 
piange? E io rido anche di più per bontà di 
cuore, per sollevare il morale di chi soffre. 

Marianna. 

{Con decisione) Senta, signor Tanzetti, è 
meglio definir subito. 

Annibale. 

Come lei vuole {estraendo un grosso portafogli 
dalla tasca interna della fiacca). Lei permette, 
che io cerchi la cambiale in questo maremagnum 

di carte, non è vero, carissima signora.come 

si chiama lei? 

Marianna. 

Malagutti. 

Annibale. 

Questo lo so, che diamine ! Domandavo qual’è 
il suo riverito nome! 


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ATTO PRIMO 


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Marianna. 

Marianna. 

Annibale. 

{Lasciando sul tavolo la cambiale e riponen¬ 
dosi in tasca il portafogli) Dunque, carissima 
signora Marianna, come lei già sa, l'egregio 
Pietro Malagutti suo marito deve ritirare da 
me una cambiale di Lire trecento. Alle sud¬ 
dette lire trecento lei userà la finezza di ag¬ 
giungere lire quindici a titolo di interesse per 
il decorso mese, perchè la cambiale, veramente, 
era scaduta il primo agosto; ma, in base ad 
accordi presi coll’egregio Malagutti, io mi sono 
indotto a rinnovarla per un altro mese. Sicché, 
quando lei mi avrà consegnate le trecento- 
quindici lire, io le consegnerò la cambiale. Dopo 
ciò a me non resterà che riverirla distinta- 
mente e toglierle il fastidio della mia presenza. 

Marianna. 

{Con aria di estrema sofferenza) A dirle il 
vero mio marito non credeva che lei venisse 
proprio oggi. 

Annibale. 

{Con aria di candore) Ma oggi non è il primo 
di settembre? 

Marianna. 

Sì, sì, è il primo di settembre. 

Annibale. 

Allora se è il primo del mese, il torto non 
è mio. 

3 — L’Ero*. 


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LEROE 


Marianna. 

{Con voce di affanno) Ma io i danari non 
li ho. 

Annibale. 

{Impassibile) E allora vado direttamente al 
banco industriale, dove suo marito è impiegato. 

Annina. 

{Supplice) Airufficio di papà no, signor Tan- 
zetti. Il nuovo proprietario del banco è così 
rigido con papà! 

Marianna. 

Eppoi la posizione di cassiere contabile che 
mio marito occupa è così delicata... 

Annibale. 

In questo caso mi suggeriscano loro cosa 
posso fare. 

Marianna. 

{Col pianto nella voce) Ma, non capisce che 
mio marito non può ritirarla questa cambiale 
Oggi? 

Annibale. 

Che bisogno c’è di disperarsi per così poco? 
L’egregio Malagutti non può ritirare la cam¬ 
biale ? io la protesto e gli faccio un buon seque¬ 
stro. Al mondo tutto si aggiusta, cara signora. 

Marianna. 

(- Spaventata ) Un sequestro ? 


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ATTO PRIMO 


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Annibale. 

Lei può immaginarsi se io ne sarei desolato, 
ma non vedo altra via. 

Marianna. 

{Contenendo a stento la propria indignazione ) 
Dopo tutto su questo danaro che lei ci ha pre¬ 
stato noi paghiamo l’interesse del sessanta per 
cento. Una cosa esorbitante. 

Annibale. 

{Con calma bonaria) Vede? vede? lei ha tro¬ 
vato veramente la parola esatta, cara signora. 
Una cosa esorbitante ! Lo feci rilevare io stesso 
all'egregio Malagutti; gli dissi: « Guardi, che 
io ho l'abitudine di dare il denaro al cinque 
per cento al mese! E una cosa esorbitante », 
mi servii della sua stessa frase, testualmente; 
ebbene, sa lei che cosa mi rispose suo marito ? 
Mi rispose : « Non posso fare a meno di pren¬ 
dere questo denaro », e lo prese. Del resto, ca¬ 
rissima signora Marianna, lei deve convenire 
con me che noi ci andiamo perdendo in discorsi 
oziosi. Il nocciolo della questione è uno solo: 
può il suo signor marito darmi in giornata 
trecento e quindici lire? 

Marianna. 

Abbiamo dovuto pagare l'ultima rata della 
tassa di nostro figlio, che si è laureato inge¬ 
gnere una settimana fa. 

Annibale. 

Complimenti... 


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l’brob 


Annina. 

Adesso la condizione economica di papà cam¬ 
bierà completamente... 

Annibale. 

(Alzandosi) Ne godo. 

Marianna. 

Mio figlio troverà subito da occuparsi. 

Annibale. 

Divido, divido la loro consolazione. Ma io 
mi permetto di riportare la conversazione sopra 
il suo terreno naturale : può il suo signor marito 
darmi in giornata le trecentoquindici lire che 
mi spettano? 

Marianna. 

Cosa vuole che io gli dica ? Torni fra un'ora. 
Parlerà con lui. 


Annibale. 

Fra un'ora sarò qui, onoratissimo di presen¬ 
tare i miei ossequii all'egregio Malagutti ( con 
molte riverenze ). Signora Marianna gentilissima, 
amabilissima signorina... % (Si avvicina verso il 
fondo accompagnato da Annina la quale apre la 
porta d'ingresso — Mentre Annibaie esce profon - 
dendosi in saluti , appare Lorenzo sulla soglia ). 

Annina. 

(Vedendolo ) Guarda! guarda! Il signor Mat¬ 
tarelli! Favorisca. 


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ATTO PRIMO 


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SCENA III. 

Marianna, Annina, Lorenzo. 

Marianna. 

(.Andando incontro a Lorenzo ) Ecco finalmente 
una persona che si vede con piacere. 

Lorenzo. 

(A Marianna) Grazie, signora. (Ad Annina) 
Come sta, signorina? 

Annina. 

Di salute benissimo! 

Marianna. 

(Porgendo una sedia a Lorenzo) Si accomodi ! 

Lorenzo. 

(Sedendo) Andrea non è ancora arrivato? 

Marianna ed Annina. 

(Ad una voce con meraviglia) Andrea? 

Lorenzo. 

(Stupito a sua volta) Come ? Loro non sanno 
che Andrea arriva oggi colla corsa delle sedici? 
(Guardando il suo orologio d'oro). Se il treno è 
in orario Andrea deve essere qui a minuti. 

Marianna. 

Ma è proprio sicuro lei? 


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l'eroe 


Annina. 

(. Palpitante ) Andrea qui fra pochi minuti? 
Non può essere, sarebbe troppa felicità. 

Lorenzo. 

{Estraendo una cartolina postale e porgendola 
ad Annina) Legga. 

Annina. 

{Leggendo ad alta voce) « Caro Mattarelli, pas- 
« sato domani, primo settembre, sarò a Roma 
« colla corsa delle sedici ! Mi urge parlarti su- 
« bito. Fatti trovare a casa mia ». 

Marianna. 

Arrivare così, dopo cinque anni, senza pre¬ 
venirci affatto. 

Annina. 

( Tripudiante) Avrà voluto farci una sorpresa, 
Dio! Dio! rivederlo a momenti! Purché sia 
vero! {Ella va e viene nervosamente per la scena). 

Marianna. 

{A Loremó) Sa che Andrea è stato laureato 
a pieni voti? 

Lorenzo. 

Non lo sapevo, ma la cosa non mi stupisce. 
{Con aria di protezione) Suo figlio non è privo 
d'ingegno. 

Annina. 

D'ingegno ne ha tanto! 


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ATTO PRIMO 


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Lorenzo. 

(Sempre con molta sufficienza) Certo, certo; un 
ingegno fatto bene, quadro, preciso. 

Marianna. 

Speriamo che si occupi subito. Abbiamo tanto 
bisogno che Andrea guadagni. Lo scorso anno 
lei s'impiegò appena uscito dal politecnico, non 
è vero? 

Lorenzo. 

Si, ero a posto dopo due settimane come di¬ 
rettore tecnico delle nuove linee tramviarie. 
(Con un sorriso quasi involontario) Ma per suo 
figlio è un'altra cosa. 

Marianna. 

In che senso un'altra cosa? 

Lorenzo. 

Nel senso che mio padre — (con fatuità) sa 
io non ho alcun merito in ciò — è assai ricco 
ed è il più forte azionista della nuova impresa 
tramviaria. In simili condizioni un impiego è 
presto trovato. 

Annina. 

(Che è uscita sul pianerottolo , rientra con segni 
d’impazienza) Ancora non si vede! (Si aggira 
un momento per la scena poi torna alla vedetta 
sul pianerottolo). 

Marianna. 

Noi contiamo su di lei per Andrea... 


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l’eroe 


Lorenzo. 

Si figuri! Da studenti suo figlio e io si vi¬ 
veva come fratelli. Semplicemente non bisogna 
farsi troppe illusioni. Ogni carriera esige il suo 
tirocinio, e a meno di circostanze eccezionali, 
il tirocinio non è breve. 

Marianna. 

Sarebbe il tracollo. Questi cinque anni sono 
stati così lunghi e così dolorosi! 

Lorenzo. 

Lo credo; anzi, francamente, non mi spiego... 
( Esita ). 

Marianna. 

Non si spiega come, date le nostre condizioni 
economiche, noi si sia voluto spingere Andrea 
così in alto. Questo voleva dire lei? 

Lorenzo. 

(Fa un cenno di assentimento ). 

Marianna. 

Cosa vuole? Quando il ragazzo prese la li¬ 
cenza deiristituto tecnico tutti furono d’accordo 
nel riconoscergli una vocazione rara per le ma¬ 
tematiche. Proprio in quel tempo lo stipendio 
di mio marito era stato portato da centocin¬ 
quanta a duecento lire! Fui io che volli man¬ 
dare Andrea a Milano. I primi due anni si 
tirò avanti, poi lei sa come succede, quando 
si è disgraziati. Le cose si guastarono per 


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ATTO PRIMO 


25 


istrada. Mio marito commise un errore di cassa 
per cui dovette rimettere parecchie centinaia 
di lire, la ragazza fece una grave malattia. 
Insomma per arrivare a questa benedetta laurea, 
se sapesse!... Le basti che durante i cinque 
anni del politecnico mio figlio non è venuto a 
Roma nemmeno una volta. Passava le vacanze 
estive dando lezioni d'italiano agli stranieri che 
frequentano le stazioni alpine ! Povero ragazzo, 
col ricavato si vestiva e si pagava le tasse, ma 
ci vuol altro per mantenere un giovane!... 

Annina. 

{Dal pianerottolo ad alta voce) Andrea ! An¬ 
drea!... {Affacciandosi sulla porta con voce af¬ 
fannosa) Mamma, eccolo, eccolo!... 

Marianna. 

{Si alza agitata e va verso la porta di fondo). 
Lorenzo. 

{Si alza e rimane in piedi presso il piccolo di¬ 
vano). 

Marianna. 

{In piedi presso la soglia) Andrea!... 

Annina. 

È lui! è lui!... 


Marianna. 

{Addossata allo stipite della porta quasi timo¬ 
rosa di svenire) Andrea! 


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l’eroe 


Andrea. 

(Di dentro con voce forte e gioconda) Mamma, 
son qua!... 

Annina. 

{Di dentro) Eccolo! Oh! Andrea! Andrea 
mio! 


SCENA IV. 

Detti ed Andrea. 

Andrea. 

{Stringendosi al petto la testa di Marianna e 
baciandola ripetutamente sui capelli) Mamma! 
Mamma !... 

Marianna. 

{Singhiozzando sul petto di lui) Figlio mio! 
Dopo cinque anni! 

Andrea. 

{Sollevandole il viso) Lasciati vedere {bacian¬ 
dola ancora) cara mamma. 

Annina. 

{In piedi dietro di loro li contempla raggiante 
sostenendo in una mano la valigia di Andrea 
nelValtra un grosso rotolo di carte). 


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ATTO PRIMO 


27 


Andrea. 

(Avanzandosi col braccio intorno al collo di 
Marianna) E papà? 

Marianna. 

Sta airufficio. Nessuno di noi immaginava la 
tua venuta. 


Andrea. 

Ho voluto farvi una sorpresa ! 

Annina. 

(Che intanto ha deposto valigia e rotolo sulla 
tavola centrale si avvicina gaiamente ad Andrea) 
La sorpresa non è riuscita. Il signor Mattarelli 
ha sventato la tua congiura. 

Andrea. 

(Vedendo Lorenzo ) Ci sei anche tu? (Andando 
verso di lui con la destra protesa) Non ti avevo 
veduto (ridendo). Ho un certo luccichio davanti 
agli occhi. 

Lorenzo. 

(Stringendogli la mano) Ti credo. 

Andrea. 

(Indicando Annina) Ma guardatela lì ! È di¬ 
ventata una donnina, una vera donnina! 

Annina. 

E tu? Con quei baffoni alla moschettiera! 
Guardali, mamma, sembrano quelli di D'Ar- 


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l’eroe 


tagnan! Dimmi un po', Andrea, sarà necessario 
rispettarti adesso che hai la laurea d’ingegnere? 

Andrea. 

Senza dubbio, madamigella. 

Annina. 

Ebbene, io invece voglio ridermi allegramente 
di te e della tua laurea. 

Marianna. 

(A Lorenzo, sorridendo) Come la felicità rende 
bambini ! 

Andrea. 

Vorrei un po’ d'acqua per lavarmi le mani. 

Annina. 

(Corre via dalla seconda porta di sinistra ). 

Andrea. 

Poi ho una fame da lupo. 

Marianna. 

Vuoi pranzare subito o vuoi aspettare tuo 
padre? Sarà a casa fra poco! 

Andrea. 

Aspettiamo papà, diamine! 

Annina. 

(Torna con un bacile contenente acqua ed un 
asciugamani) Eccola servita. 


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ATTO PRIMO 


2Ò 


Andrea. 

(Celiando ) Troppo onore ! ( Lavandosi le mani). 
Fa bene sentirsi a casa propria! Abbi pazienza 
eh! Mattarelli! 


Lorenzo. 

Figurati... 

Marianna. 

Mi pare ancora un sogno di vederti qui! 
Andrea. 

{Asciugandosi le mani) E spero di rimanerci 
almeno per un pezzo ! {Butta Vasciugamani sulla 
spalla di Annina). 

Annina. 

{Sempre col bacile tra le mani e Vasciugamani 
sopra la spalla) Ingegnere! 

Andrea. 

{Scherzoso) Dica. 

Annina. 

Mi dia la mancia almeno. 

Andrea. 

{Le dà un piccolo schiaffo sulla gota) Ecco : 
E se ne vuole ancora... 

Annina. 

{Andandosene) No, grazie, mi basta. 


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l’eroe 


Marianna. 

(Crolla il capo in atto d’indulgenza ed esce 
dalla seconda porta di sinistra) Andiamo, an¬ 
diamo a preparare il pranzo. 


SCENA V. 
Andrea e Lorenzo. 


Lorenzo. 

Avevi bisogno di me? 

Andrea. 

Sì, ho bisogno di aiuto e di consiglio. ( Se¬ 
dendo con Lorenzo sul piccolo divano di destra) 
Tu che sei laureato da un anno, dimmi un po' 
se a Roma si fanno affari. 

Lorenzo. 

Affari se ne fanno per tutto ai tempi che 
corrono! Basta avere i capitali per iniziarli. 

Andrea. 

La solita storia ! Senza bezzi l’orbo non canta! 
Tu, naturalmente guadagni bene! 

Lorenzo. 

(Con esagerata noncuranza) Per cominciare 
ho quattrocento lire al mese di stipendio. 


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ATTO PRIMO 


31 


Andrea. 

(Allegramente) Ti bastano per i sigari? 

Lorenzo. 

(Con fatuità) Io non sono scialacquatore. 
Quattrocento lire al mese mi bastano per i si¬ 
gari e anche per le cravatte. 

Andrea. 

C'è probabilità di occupare un piccolo po¬ 
sti ccino accanto a te? 

Lorenzo. 

(Con freddezza) Si potrà vedere; ma intanto 
sarà bene di cercare anche altrove. 

Andrea. 

Per il momento mi contenterò di qualunque 
cosa (Con abbandono confidenziale). Sai che le 
mie ricerche sulla trasmissione delle onde elet¬ 
triche hanno dato risultati positivi? 

Lorenzo. 

Ti accanisci ancora intorno a quella fisima? 

Andrea. 

Fisima? Realtà, caro Mattarelli! Tutto quanto 
c'è di più matematicamente positivo (indicando 
il rotolo giacente sul tavolo). Ecco là pronti i 
disegni da unirsi alla domanda del brevetto di 
invenzione. 


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32 


l'eroe 


Lorenzo. 

(Con leggero sussiego) Se Rimbarchi nel mare 
delle invenzioni, sei fritto. 

Andrea. 

(Con fede ) Parli cosi, perchè non sai di che 
si tratta ! Quando avrò il brevetto e ti mostrerò 
i disegni, vedrai che tutto è limpido come la 
luce! 

Lorenzo. 

Non basta che sia limpido nella teoria, bi¬ 
sogna che sia applicabile nel campo delle in¬ 
dustrie, altrimenti si resta nel paese delle astra¬ 
zioni. 

Andrea. 

Potrei risponderti che ogni applicazione ha 
avuto origine dall'enunciazione di una legge, 
ma io voglio dirti che ho definitivamente ri¬ 
solto il problema di lanciare nello spazio una 
illimitata quantità di energia sotto forma di 
onde elettriche. 


Lorenzo. 

{Beffardo) Corbezzoli! 

Andrea. 

Capirai, si tratta di una rivoluzione completa 
neirordinamento della trasmissione di energia. 
Ciò riduce la spesa di ogni impianto elettrico 
e permette di utilizzare tante forze idrauliche, 
di cui adesso non si può usufruire, perchè non 
ne franca la spesa! 


/ 


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ATTO PRIMO 


33 


Lorenzo. 

{Sempre beffardo) E tu te ne stai qui a fare 
il povero diavolo e ti raccomandi a me per un 
posticino ? Ma tu, caro Malagutti, porti il 
mondo in tasca! 

Andrea. 

( Allegramente) Hai l'aria di prendermi in giro ! 

Lorenzo. 

Francamente sì. Anzi se vuoi un consiglio, 
lascia dormire la tua invenzione per ora ! Anche 
supposto, bada, ti dico anche supposto, che la 
tua invenzione sia limpida, positiva, applicabile, 
ti ci vogliono capitali fortissimi per gli espe¬ 
rimenti. 


Andrea. 

Qui sta il guaio! Il danaro! È lui l'eroe di 
ogni impresa! 

Lorenzo. 

Prima di esibire la domanda per il brevetto 
di privativa, vuoi che esaminiamo insieme i 
tuoi disegni? 

Andrea. 

Perchè prima di ottenere il brevetto? 

Lorenzo. 

( Ridendo ) Hai paura che io ti rubi la tua 
idea? 

S - L'Ero*. 


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34 


l’eroe 


Andrea. 

{Ridendo) Vedo che sei di buon umore oggi! 
Lorenzo. 

Sai, questo è il tic di tutti gli inventori! 
Andrea. 

Per mostrarti che io non soffro di questo 
male, esamineremo i disegni quando vorrai. 


SCENA VI. 
Detti ed Annina. 


Annina. 

{Entra dalla seconda porta di sinistra, por¬ 
tando sul braccio una tovaglia di bucato e soste¬ 
nendo una catasta di piatti che depone sulla 
scrivania) Lei vorrà scusare, signor Mattarelli. 
Io devo preparare la tavola. 

Lorenzo. 

Non si prenda soggezione di me, signorina. 

{Alzandosi) D’altronde io me ne vado. 

Annina. 

{Toglie la valigia di sopra il tavolo e la depone 
in un angolo; toglie il rotolo delle carte e lo 
depone sulla scrivania). 


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ATTO PRIMO 


36 


Andrea. 

Verrò a vederti domani ; qual è il tuo orario 
di ufficio? 

Lorenzo. 

Orario non ce ne ho! Faccio il mio comodo. 
Vieni a mezzogiorno nel mio villino. Chiacchie¬ 
reremo, {ad, Armino) signorina, buon pranzo! 

Annina, 

{Stendendo la tovaglia) Grazie, signor Mat¬ 
tarelli. 

Lorenzo. 

{Stringendo la mano ad Andrea) Ciao. 

Andrea. 

Ciao! 

Lorenzo. 


{Esce dalla porta di fondo accompagnato da 
Andrea ). 


SCENA VII. 

Andrea ed Annina. 

Andrea. 

{Scendendo sul davanti) Si pranza qui? 
Annina. 

{Prendendo i piatti dalla scrivania e deponen¬ 
doli sulla tavola centrale) Perchè questa mera' 
viglia? 


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36 


l’eroe 


Andrea. 

Per niente! Mi pareva che questa fosse Fanti- 
camera. 


Anninà. 

(Distribuendo i piatti e ridendo) Ti sbagli : 
Fanticamera è quella laggiù a sinistra deila 
porta d'ingresso. 

Andrea. 

{Passando i piatti ad Annina ) Non capisco 
bene! 


Annina. 

{Smettendo di apparecchiare ) Per te che sei 
un matematico, un uomo senza immaginazione, 
questa è la stanza d'ingresso, non è vero? 

Andrea. 

Almeno cosi mi pare. 

Annina. 

Ma io sono una signorina ed ho la fantasia 
molto ingegnosa! Dunque sta attento {prenden¬ 
dolo per mano e conducendolo verso il fondo). 
Tu entri dalla porta d'ingresso e trovi subito 
Fanticamera alla tua sinistra. Come vedi c’ è 
l'attaccapanni, c'è il porta ombrelli, c'è infine 
tutto il necessario. Fai qualche passo {eseguisce) 
e trovi sempre alla tua sinistra un elegante sa- 
lottino. {Indicando) Ecco il divano, ecco le pol¬ 
trone, ecco un tavolino carico di gingilli —Vasi 
dpi Giappone — Porcellane di Sèvres, 


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ATTO PRIMO 


37 


Andrea. 

Vedo! vedo! Il bazar del quarantotto ha fatto 
affari. 

Annina. 

Ti orizzonti? 

Andrea. 

A meraviglia. 

Annina. 

Volti a destra ( eseguisce) e trovi nel centro 
il salottino da pranzo; fai qualche altro passo 
(eseguisce) e ti si presenta lo studio, ( indicando 
la scrivania ) prosegui e ti appare quella che 
sarà la tua camera da letto ; giri su te stesso, 
ed eccoti nuovamente nell’anticamera. 

Andrea. 

(Ridendo) E stupefacente. Mai avrei creduto 
che una camera sola potesse servire a tanti usi. 

Annina. 

(Tirando il cassetto del tavolo centrale ed 
estraendo le posate) U invenzione è tutta mia, sai ! 

Andrea. 

(Aiutandola) Te ne faccio i miei complimenti ! 
e il resto della casa dov’è ? 

Annina. 

(Indicando) Quella prima porta lì mette nella 
stanza di papà e mamma ; la seconda mette in 


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38 


l'eroe 


un corridoio largo come questa mano (aprendo 
la mano ) e da cui si accede alla mia stanza 
che è illuminata dalla luce elettrica. 

Andrea. 

Come? 


Annina. 

De' miei occhi, perchè non ha finestre. 

Andrea. 

Povera Annina! Comincio a capire che la 
tua vita non dev’essere molto allegra ( prenden¬ 
dola per la vita). Adesso che hai finito di pre¬ 
parare la tavola, passiamo in salotto e facciamo 
un po’ i signori (. sedendo e facendola sedere sul 
piccolo divano) Mettimi al corrente. Come ve 
la passate qui? 


Annina. 

Come Dio vuole, Andrea! 

Andrea. 

Deve spirare un forte vento di miseria qui 
dentro, non è vero? 

Annina. 

Abbastanza per pigliarsi una costipazione. 
Andrea. 

Ma lo stipendio di papà? Dopo tutto sono 
duecento lire al mese. A me ne mandava 70. 


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ATTO PRIMO 


39 


Anninà. 

Abbiamo avuto tante disgrazie. Lo stipendio 
di papà è come quella pioggia rada, a grossi 
goccioloni, che cade Testate dopo un lungo pe¬ 
riodo di siccità. I goccioloni rimbalzano per 
un attimo sulla polvere, poi la polvere se T in¬ 
ghiotte ed è proprio come se non fossero caduti. 

* Andrea. 

( Affettuoso , prendendole le mani) Capisco! 
capisco ! Ma non c'è nessun segreto più allegro 
da confidare al fratello maggiore? 

Annina. 

(Con sorriso radioso) Sì, ce n'è uno. 

Andrea. 

Sentiamolo. 

Annina. 

Indovina. 

Andrea. 

Siamo innamorati. 

Annina. 

Precisamente. 

Andrea. 

Di chi? 

Annina. 

Di un giovane che si chiama Enrico Franzi. 


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40 


l’eroe 


Andrea. 

Che professione esercita? 

Annina. 

È. maestro di musica. 

Andrea. 

Me lo farai conoscere. # 

Annina. 

Per adesso è impossibile. Sta da un anno 
nell’America del Sud. 

Andrea. 

In America? E che cosa fa laggiù? 

Annina. 

Cerca di acciuffare la fortuna per trascinarla 
prigioniera ai miei piedi. 

Andrea. 

Possiede niente di suo? 

Annina. 

{Ridendo) Possiede un numero sterminato di 
castelli in aria. 

Andrea. 

Vi scrivete? 

Annina. 

Regolarmente ogni tre settimane. 


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ATTO PRIMO 


41 


Andrea. 

La mamma lo sa? 

Annina. 

Lo immagina. — Lui teneva in affitto una 
camera qui al terzo piano e ci si vedeva dalle 
finestre del cortile. Sai come succede? Un’oc- 
chiatina oggi, un sorrisetto domani, finche lui è 
venuto in casa. Allora ci siamo accorti di esser 
nati l’uno per l’altra. Gli stessi gusti... Le stesse 
idee. {Allegramente) Insomma abbiamo giurato 
di fare insieme, quando si potrà, una gitarella 
in chiesa e al municipio. 

Andrea. 

Sicché vi amate molto? 

Annina. 

Cosa vuoi ch'io ti spieghi? Sono quattro anni 
che Enrico ed io ci conosciamo ed ormai non 
si tratta più nemmeno di amore; si tratta di 
qualche cosa anche di più vitale per me. Se 
tu mi domandassi, per esempio: Annina, ami 
molto il tuo braccio destro? Io mi metterei a 
ridere. Il braccio destro ce Y ho e non ci penso. 
{Con voce mutata) Ma se un giorno me lo ta¬ 
gliassero, io non sarei più io. Forse non mo¬ 
rirei, ma certo sarei infelice per tutta la vita. 
Mi capisci? 

Andrea. 

Sì, ti capisco, sei una dolce creatura! 


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l’eroe 


Anninà. 

( Tendendo Vorecchio) Ecco papà ! L' ho sen¬ 
tito tossire! 


Andrea. 

(.Alzandosi gaiamente) Mi nascondo dietro la 
porta e lo abbraccio a tradimento. 

Annina. 

(Con imbarazzo doloroso) Papà in questi ul¬ 
timi tempi è diventato molto bizzarro. Ha un 
certo modo di fare! Si arrabbia quando gli 
altri sono allegri. E' allegro quando gli altri 
sono afflitti. (Va verso la porta di fondo , l’apre, 
poi torna vicino al fratello quasi supplice) E' 
vero che tu avrai pazienza con papà? 

Andrea. 

Sta tranquilla. E mio padre, e poi ha fatto 
tanti sacrifici per me. 


SCENA Vili. 

Detti e Pietro. 


(Pietro curvo, emaciato; lunghi baffi grigi e 
spioventi , calva la sommità del capo . Veste con 
misera decenza e respira affannoso. Tossisce a 
quando a quando . Arrestandosi sulla soglia della 
porta di fondo) Perchè lasciare spalancata la 


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ATTO PRIMO 


43 


porta di casa? Per invitare i ladri a far bot¬ 
tino di quello che non c'è? 

Andrea. 

(Andandogli incontro) Papà. 

Pietro. 

(Aguzzando lo sguardo, sotto gli occhiali) Chi 
è costui? 


È Andrea! 


Annina. 


Andrea. 

(Prendendogli le mani con impeto) Non mi 
riconosci; papà? 

Pietro. 

Adagio! adagio! Mi sconquassi (tossisce). 

Andrea. 

( Allegramente ) Come vedi, sono qui. 

Pietro. 

Vedo! Vedo! (Ad Annina) Ebbene? Cosa c'è 
da guardarmi? Sono la stessa bestia di tutti i 
giorni. Aspetti forse che la mia veste da camera 
mi venga incontro da sè? 

Annina. 

Hai ragione! Vado subito (Esce in fretta dalla 
prima porta di sinistra). 


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l’eroe 


Pietro. 

{Ad Andrea) Dunque c’è o non c'è queste 
famosa laurea? 


Andrea. 

{Allegramente) La laurea c'è! E che laurea, 
caro papà! 

Pietro. 

Ti prevengo che per tua madre la tua laurea 
deve servire di cataplasma a tutti i mali. 

Annina. 

{Torna dalla prima porta di sinistra con una 
vecchia veste da camera e un vecchio berretto da 
viaggiatore) Ecco, papà. 

Pietro. 

{Togliendosi la giacca) E di moda, per i 
grandi personaggi, arrivare in famiglia all' im¬ 
provviso ? 

Andrea. 

{Aiutando Pietro ad infilarsi la veste da ca¬ 
mera) È naturale! I grandi personaggi amano 
l'incognito ! 

Pietro. 

Il mio berretto? 


Annina. 

Eccolo {Porge il berretto a Pietro , poi va ad 
appendere la giacca e il cappello di Pietro al - 


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ATTO PRIMO 


45 


Vattaccapanni di fondo , poi esce dalla prima 
porta di sinistra ). 

Pietro. 

(Urta forte il bicchiere con la lama del col¬ 
tello) Non si pranza oggi? 


SCENA IX. 

Detti , Marianna, Annina. 

Anninà. 

{Entra dalla seconda porta di sinistra con la 
zuppiera fumante che depone nel centro della 
tavola ). 

Marianna. 

{Entrando dalla seconda porta di sinistra) A 
tavola, Andrea ha fame! 

Pietro. 

{Si leva il berretto con tutte due le mani). 
Andrea. 

Cosa fai, papà? 

Pietro. 

Tua madre ti nomina e io mi sberretto! 
{Pietro siede a tavola di fronte al pubblico; 
Andrea a sinistra; Marianna a destra ; An¬ 
nina che va' e mene per servire , volge le spalle 
al pubblico). 


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l’eroe 


Marianna. 

(Colmando una scodella e porgendola ad An¬ 
drea) Ti prevengo, Andrea, che qui bisogna 
fare un grande esercizio di pazienza. 

Andrea. 

{Porgendo la scodella a Pietro) E sempre un 
esercizio utile ! 


Pietro. 

{Mangiando voracemente) Sicuro ! sicuro ! 
Prendi esempio da tua madre, e sarai paziente 
come un cane idrofobo. 

Annina. 

{Prendendo una scodella colma dalle mani di 
Marianna e passandola ad Andrea) Mangia, An¬ 
drea! Questa è una minestra di mia invenzione. 

Andrea. 

{Mangiando) È ottima. 

{Marianna ed Annina mangiano anche esse). 

Andrea. 

A proposito d’invenzioni, sai papà, che io 
ho risolto un problema scientifico d'importanza 
capitale ? 


Pietro. 

Ah! sì? Hai forse scoperto il mezzo di di¬ 
mostrare che due e due fanno cinque? 


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ATTO PRIMO 


47 


Andrea. 

Parlo sul serio. 

Marianna. 

(Seccata a Pietro) Che gusto ci provi a ren¬ 
derti insopportabile? 

Annina. 

Spiegaci di che si tratta. 

Andrea. 

E inutile. Bisogna essere del mestiere per 
capire. 

Annina. 

(Raccoglie le scodelle , le accatasta sulla zuppiera 

ed esce dalla seconda porta di sinistra portando 

via . Toma subito con un piatto di carne). 

Marianna. 

(Ad Andrea) C'è modo di guadagnare danari 
col tuo problema? 

Andrea. 

C'è da guadagnare milioni! 

Pietro. 

(Ad Andrea) E tu possiedi già qualche mezzo 
milioncino che serva di esca ai milioni di là 
da venire? 

Andrea. 

(Ridendo) Sì, nelle miniere del mondo della 
luna. 


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48 


l’eroe 


Pietro. 

(Servendosi del piatto che Annina gli porge) 
Allora dà retta a me. Se tu non hai danaro 
che serva di esca ad altro danaro, i milioni 
non troveranno mai la via delle tue tasche. 

Andrea. 

Questo può esser vero. 

Pietro. 

(Mangiando) I biglietti da mille sono come 
le scimmie nelle foreste, che non vanno mai 
isolate. Fanno la catena. Una s'attacca all’altra, 
una chiama l’altra. Se per caso una si trova fuori 
del branco, tanto fa, tanto fiuta, che ritrova la 
compagna. ( Tossisce ) Il danaro e io ci cono¬ 
sciamo! Siamo due vecchi furbacchioni sempre 
in lite e le sue centomila astuzie io le so a me¬ 
moria. 

Annina. 

Che cosa ci vuole per far valere la tua idea? 

Andrea. 

Prima di tutto devo ottenere il brevetto di 
privativa. 

Pietro. 

E sborsar quattrini, naturalmente. 

Andrea. 

Una miseria! Appena duecento lire! 


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AITO t>RIMO 


49 


Marianna. 

Duecento lire sono poche in sè stesse, ma 
sono troppe per chi non ne ha. 

Andrea. 

(ì Stringendosi nelle spalle) Inezie ! Papà si farà 
anticipare una mesata di stipendio. 

Pietro. 

{Con disprezzo) Senti, senti li, Cristoforo Co¬ 
lombo che ha scoperto l’America. Ma io a più 
riprese, l’ho già avuta questa tua idea. Il prin¬ 
cipale, bontà sua, mi ha già anticipato per 
mezza annata di stipendio, che vado scontando 
un po’ alla volta. 

Andrea. 

{Con indifferenza) Si vende qualche mobile! 

Pietro. 

{Picchiando sul tatolo con la nocca delle dita) 
Ehi ! vecchio tavolo, senti quante ne immagina 
questo grand’uomo di mio figlio? {Ad Andrea) 
Fai ridere tutti i tarli di questo mobile vene¬ 
rando. Un rigattiere di buon cuore, di quelli 
inscritti alla Società contro l’accattonaggio, ti 
darebbe al massimo trenta lire di tutto il nostro 
mobilio. 


Andrea. 

Duecento lire non sono un patrimonio e le 
troveremo. 

4 — L ' Eroe , 


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l’eroe 


Pietro. 

(Previde il bicchiere e lo stringe fortemente fra 

le due palme). 

Marianna. 

(Aspra) Cosa fai? Vuoi rompere il bicchiere? 

Pietro. 

(Beffardo) Provo, provo se, stringendo forte, 
potessi riuscire a spremere una goccia di sangue 
da questo cristallo, (al figlio) mentre io faccio 
questo tentativo, tu prova a spremere il mio 
portafogli. Vedrai che tu e io otterremo gli 
stessi risultati. (Si ode suonare il campanello). 

Annina. 

(Alzandosi vivamente) Sarà Tanzetti. 

Marianna. 

(A Pietro) È già venuto un'altra volta. 

AndreX. 

Chi è questo Tanzetti? 

Pietro. 

È una carissima persona, un degno galan¬ 
tuomo, che se ci vedesse impiccati tutti quanti, 
sarebbe capace di venire qui a tirarci per le 
gambe. 


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ATTO PRIMO 


SI 


SCENA X. 

Detti ed Annibaie. 


Annina. 

(Va ad aprire la porta di fondo). 

Annibale. 

(Entra col cappello in mano) Loro stanno 
pranzando. 

Annina. 

No, venga. Abbiamo finito. 

Annibale. 

(Avanzandosi) Ho Tonore di professare la mia 
servitù a questa rispettabile compagnia. 

Pietro. 

(Sollevando la bottiglia delVacqua e facendo 
latto di mescere) Posso offrire un bicchiere di 
champagne per fare un brindisi alla sua salute? 
(Annina e Marianna frattanto sparecchiano la 

tavola rapidamente poi escono da sinistra). 

Annibale. 

(Rispondendo a Pietro) Che caro mattacchione 
questo egregio Malagutti. ( Confidenziale ) Sa, io 
avrei bisogno che lei mi accordasse qualche 
minuto di colloquio particolare. 


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52 


LEROB 


Pietro. 

{Ironico) Non si confonda, la mia eccellenza 
dà udienza in pubblico. L'importante perso- 
naggio che lei vede al mio fianco è sua altezza 
il principe ereditario del regno della bolletta. 

Annibale. 

{Cerimonioso) Onoratissimo! Fortunatissimo! 
Dunque questo simpatico ragazzo è... 

Andrea. 

{Con fredda alterezza) L’ingegnere Andrea 
Malagutti, poco simpatico, ma ragazzo anche 
meno. 


Pietro. 

{Ad Annibaie) Stia in gamba, caro lei, perchè 
mio figlio al cerimoniale ci tiene. 

Annibale. 

Troppo giusto. Allora si diceva {estraendo il 
portafogli dalla tasca e dal portafogli la cam¬ 
biale) che sono lire trecentoquindici che io ho 
il piacere di esigere da lei. 

Pietro. 

{Mettendosi la mano dietro Vorecchio) Quanto 
ha detto, scusi? 


Annibale. 

Lire trecentoquindici. 


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ATTO PRIMO 


53 


Pietro. 

Benissimo. Allora sono lire trecentoquindici 
che io in questo momento ho il dispiacere di 
non poterle dare. 

Annibale. 

(Cortesissimo ) È spiacevole vede, egregio Ma- 
lagutti, ma lei mi obbliga uscendo di qui, a 
recarmi dal mio avvocato che è stato sopran¬ 
nominato l'uomo mignatta. Il mio avvocato 
prende un debitore e, attenendosi scrupolosa¬ 
mente agli articoli del codice di commercio, 
gli succhia il sangue fino all'ultima stilla. 

Pietro. 

Eppure vede, se il suo avvocato riesce a 
trovarmi ancora una stilla di sangue, parola 
d'onore è un grand'uomo. 

Andrea. 

( Che ha passeggiato finora con le mani in tasca 
interviene) Mi permetti di occuparmi di questa 
faccenda, papà? 

Pietro. 

Certo. Un po' di esercizio non ti farà male. 

Andrea. 

(.Deciso ad Annibaie) Lei deve avere trecento- 
quindici lire, non è vero? Ebbene ve ne ag¬ 
giunga altre duecento, mi faccia pagare l'in¬ 
teresse che vuole, metta la scadenza a tre mesi 
e firmo io. 


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54 


l'eroe 


Pietro. 

( Udendo le parole del figlio ride tanto che finisce 

in un violento accesso di tosse). 

Annibale. 

{Cerimonioso ad Andrea ) Scusi la mia do¬ 
manda che potrebbe parerle indiscreta. Possiede 
qualche bene immobile lei? 

Andrea. 

{Con simpatica spavalderia) Posseggo il mio 
ingegno. 

Pietro. 

{Ad Andrea) Vuoi farmi un piacere? Corri 
al monte di pietà e prova d'impegnartelo il 
tuo ingegno! Non ti danno nemmeno dieci soldi. 
Per avere il diritto di farsi scorticare da quel 
tipo lì {indicando Annibale) ci vogliono questi 
stomachi di ferro {dandosi un pugno sul petto). 

Annibale. 

{A Pietro) Però anche così ingenuo com'è 
suo figlio, è un ragazzo veramente simpaticone. 

Andrea. 

{Seccato) Senta signor... Come si chiama lei ? 

Annibale. 

Annibaie Tanzetti per servirla. 

Andrea. 

Senta, signor Tanzetti, l'essere creditore di 
mio padre quali diritti le dà sopra di noi? 


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ATTO PRIMO 


65 


Protestare la cambiale, fare gli atti, condan¬ 
narci alle spese, pignorarci tutto e va benis¬ 
simo; ma Tessere creditore non le accorda il 
diritto d’infliggere a me e mio padre il piacere... 
mi spiego? il piacere della sua presenza. Di¬ 
modoché, questo è il suo cappello, questo è il 
suo bastone e siamo intesi... {porgendoglieli). 

Annibale. 

{Prendendo cappello e bastone) Sissignore, 
prendo il mio cappello, afferro il mio bastone 
e vado come una freccia a picchiare alla porta 
del mio avvocato. 


Andrea. 

Me lo saluti tanto. 

Annibale. 

(Presso la soglia a Pietro) Egregio Malagutti, 
lei riceverà presto mie notizie {Esce dopo un 
ultimo inchino). 


SCENA XI. 
Detti meno Annibaie. 


Andrea. 

{Gli chiude la porta alle spalle e toma sul da - 
vanti). 

Basta guardare quell’individuo per capire che 
Iqi e Tonestà non si sono incontrati mai neip- 


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l’eroe 


meno per caso. Chi ve lo ha cacciato tra i 
piedi ? 

Pietro. 

(.Misteriosamente ) Lui. 

Andrea. 

Chi, lui? 

Pietro. 

(A voce bassa) Quello che può, quello che 
comanda. 


Andrea. 


Ma chi dunque? 

Pietro. 


Lui ! Il danaro. 


Andrea. 

(Con impazienza) Io ho una testa e due braccia 
e me ne infischio del danaro. 

Pietro. 

Sst, sst, che non ti senta (guardandosi intorno ). 
Tu non sai quanto lui sia feroce e vendicativo. 
Se tu lo sfidi, ne vedrai delle carine (afferran¬ 
dolo per un braccio ). Ah! tu te ne infischi del 
danaro perchè hai una testa e due braccia? Ma 
lui, se gliene salta l’estro, piglia la tua testa e 
te la vuota come una pentola fessa, piglia le 
tue braccia e te le rende flosce come due sac¬ 
chetti ripieni di semmola. 


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ATTO PRIMO 


57 


Andrea. 

Povero papà, si vede che i dispiaceri ti 
hanno sfibrato, ma io sono giovane, sono forte, 
e del danaro me ne rido; lavorerò, lotterò e 
vedremo se il danaro domerà me o se io do¬ 
merò lui. (. Andando verso sinistra) Annina, dove 
sei? 


Voce di Annina 

Sono di qua, vieni. 

Andrea. 

Eccomi {Esce dalla seconda porta di sinistra). 

Pietro. 

{Che lo ha seguito con occhio beffardo si getta 
sopra una seggiola, appunta i pugni sulle gi¬ 
nocchia e si piega in due per ridere piti di gusto; 
ridendo a pili non posso) Oh ! che ebete, che 
ebete! Lottare con quei cosini d'oro tondi (fa¬ 
cendo il gesto), quei cosini piccoli, leggeri, che 
girano, che girano e fanno muovere la gran 
ruota del mondo. Oh! come mi ci voglio di¬ 
vertire! Che bel tipo quel mio figlio! Che in¬ 
gegno perspicace. Bene spesi quei danari della 
laurea. Lottare col danaro?... lui?... Oh ! che ebete! 
(Ride più che mai , mentre cala il sipario ). 


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ATTO SECONDO 


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ATTO SECONDO 


Stessa decorazione dell'atto p imo 


SCENA I. 

Marianna, Annina, Andrea. 

Marianna. 

(Siede a sinistra , presso il tavolo centrale , or¬ 
lando una gonna assai logora, Annina è in¬ 
tenta a stirare una camicia da uomo sul lembo 
estremo della tavola. Durante il dialogo essa 
entra ed esce dalla seconda porta di sinistra 
per cambiare il ferro da stiro). 

Andrea. 

(Che si suppone rincasato in quel momento , si 
toglie il pastrano gocciolante, crolla il cappello 
per farne cadere Vacqua, poscia appende cappello 
e pastrano alVattaccapanni) E piove! E piove! 
Che maledizione girare con questo tempo! Da 
una settimana pare che il fango ci voglia salire 
fino alla gola. 


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62 


l'eroe 


Anninà. 

(Stirando) Siamo al trenta novembre e non 
c’è da meravigliarsi se piove. 

Andrea. 

( Venendo sul davanti) Ma se tu sapessi cosa 
vuol dire presentarsi nei posti coll’aspetto di 
un can barbone ripescato da una pozzanghera. 

Anninà. 

Chi cerca lavoro non può presentarsi in abito 
di gala. 

Andrea. 

Qui sta Terrore. Chi si presenta a doman¬ 
dare lavoro in soprabito fiammante e in guanti 
a doppia cucitura, ha in suo favore novanta- 
nove probabilità su cento più di chi si presenta 
col pastrano frusto e le mani paonazze di freddo. 
È strano come al mondo la pietà vada sempre 
accoppiata al disprezzo e alla diffidenza. 

Marianna. 

(Sollevando lentamente il capo dal suo lavoro) 
Dunque un’altra risposta negativa? 

Andrea. 

(Sedendo vicino al tavolo) Recisamente ne¬ 
gativa. 

Marianna. 

(Dolorosamente) Ma cosa ti hanno detto? 


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ATTO SECONDO 


63 


Andrea. 

Cosa vuoi che ingabbiano detto ? Quando una 
persona dice di no, dice tutto. 

Marianna. 

CStringendo le mani con ira e dolore) Ma al¬ 
lora perchè ci siamo martirizzati a farti studiare, 
se adesso la tua laurea d'ingegnere vale quanto 
un pezzo di carta straccia? 

Annina. 

( Stirando ) Abbi un po' di pazienza, mamma, 
Andrea è laureato appena da tre mesi e non 
è il caso di disperare. 

Marianna. 

Tu parli bene. Che pensieri hai tu? 

Andrea. 

(Ad Annina) È venuto Mattarelli? 


Annina. 

No. 

Andrea. 

Mi ha scritto un biglietto dicendomi di 
aspettarlo oggi qui. 

Annina. 

Allora verrà. 

Marianna. 

La lettera a quel capo divisione del mini¬ 
stero l’hai portata? 


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04 


L EROE 


Andrea. 

Certo. 

Marianna. 

Ebbene ? 

Andrea. 

I soliti discorsi {imitando): Ah! lei è quel- 
l’ingegnere raccomandato dal tal dei tali ? Cosa 
vuole, siamo assediati di domande! Ad ogni 
modo mi lasci un prò memoria e se l’occasione 
si presenta mi ricorderò di lei. 

Marianna. 

{Con amarezza) Io ammiro la tua disinvoltura. 

Andrea. 

{Alzandosi e camminando con le mani in tasca) 
E cosa pretenderesti, che io mi buttassi dalla 
finestra? Ali no! Ah no! Io voglio lottare e 
lotterò con metodo e serenità. 

Marianna. 

Ah ! sicuro ! La serenità ! Ma quando si pa¬ 
tisce, si patisce! 

Andrea. 

Ho anch’io i miei momenti brutti, non ti 
credere! Certe volte, per esempio, quando mi 
vedo con quel fare di cane bastonato che 
avrebbe il Padre Eterno in persona se passeg¬ 
giasse per il mondo senza il becco di un quat¬ 
trino in tasca, mi diverto a paragonarmi al 


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ATTO SECONDO 


05 


primo Cameade che passa in carrozza, ben pa¬ 
sciuto, ben vestito, insaldato in quella insolente 
beatitudine idiota con cui il danaro invernicia 
i suoi satelliti. Allora naturalmente, io mi do¬ 
mando: « Ma perchè i cappelli si abbassano 
davanti al pingue portafogli di colui mentre io, 
che credo di non essere un cretino, devo quasi 
vergognarmi di vivere? Ma poi dò una crolla- 
tina di spalle e cerco di cacciare la melanconia. 

Marianna. 

(Alzandosi e ripiegando il suo lavoro) Chiac¬ 
chiere! Chiacchiere! Chi ne ha mangia e chi 
non ne ha digiuna. Questa è la verità (esce 
dalla seconda porta di sinistra ). 

Andrea. 

A proposito, Annina, ho una lettera per te. 

Annina. 

( Che ha finito di stirare e che ha già rimesso 
in ordine la tavola , vivamente ): Una lettera? 

Andrea. 

L'ho trovata adesso in portineria (Porgen¬ 
dogliela) Viene dall’America. 

Annina. 

Finalmente ! Questa volta sono quasi due 
mesi che l’attendo (Fa per aprire la lettera ). 

Lorenzo. 

(Di dentro) È permesso? 

5 — L ' Eroe . 


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66 


l'eroe 


Anninà. 

Che seccatura ! Sarà Mattarelli. Apri tu ? 
(.Mettendosi vivamente la lettera in seno). 

André a. 

Sì, apro io. 

Annina. 

{Esce dalla seconda porta di sinistra , mentre 
Andrea va ad aprire la porta di fondo). 


SCENA IL 
Andrea e Lorenzo. 

Andrea. 

{Vedendo Lorenzo) Sei proprio tu. Ho rice¬ 
vuto il tuo biglietto e ti aspettavo. 

Lorenzo. 

{Indossa sopra i vestiti una elegantissima pel¬ 
liccia costosa) Ho bisogno di chiacchierare con 
te e ho preferito di venire in casa tua. Si sta 
più tranquilli. 

Andrea. 

Benissimo, qui siamo tranquilli come in un 
deserto. Non hai ombrello? 

Lorenzo. 

No, sono venuto nel mio coupé! 


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ATTO SECONDO 


07 


Andrea. 

Vuoi toglierti la pelliccia? 

Lorenzo. 

{Sbottonandosi la pelliccia) Se permetti ri¬ 
mango cosi. Francamente non fa caldo qui 
dentro. 

Andrea. 

{Ridendo) E vero. Il freddo che tu fai slog¬ 
giare da casa tua a forza di caloriferi, si è 
installato qui con tutto il suo quartier gene¬ 
rale {Seggono entrambi vicino al tavolo centrale). 

Lorenzo. 

{Frugandosi nelle tasche della giacca) Prima 
di tutto eccoti la risposta di Deschamp; quei¬ 
rindustriale belga a cui mio padre ha scritto 
per raccomandarti. Dov’ è andata a finire ? 
Forse ho dimenticato la lettera nella tasca del 
frac. Me l’hanno data ieri sera mentre uscivo 
per andare a un ballo di beneficenza. 

Andrea. 

Non importa. Capisco già dal tuo contegno 
che abbiamo fatto un altro buco nell’acqua. 

Lorenzo. 

Ti sbagli. A una lettera di mio padre non si 
risponde picche. Semplicemente non so quanto 
la proposta Deschamp possa convenirti. 

Andrea. 

Sentiamo. 


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68 


l’eroe 


Lorenzo. 

Il Deschamp sarebbe dispostissimo di accet¬ 
tarti nella sua casa, anzi ti affiderebbe subito 
la direzione di un sotto reparto, ma. 

Andrea. 

Ma? 


Lorenzo. 

Ma tu devi obbligarti a sei mesi di tirocinio 
gratuito. Più le spese di viaggio da Roma a 
Bruxelles rimangono a tuo carico. 

Andrea. 

Non posso accettare. 

Lorenzo. 

Peccato. La casa Deschamp è solidissima, 
senza contare che la protezione di mio padre 
conta per qualche cosa. 

Andrea. 

Tuo padre non potrebbe ottenermi uno sti¬ 
pendio immediato, sia pure modesto? 

Lorenzo. 

Impossibile. I criteri amministrativi della 
casa sono questi. 


Andrea. 

Allora non ne parliamo più. 


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ATTO SECONDO 


69 


Lorenzo. 

Una vera disdetta. Nelle officine Deschamp 
la carriera degli ingegneri, specie di quelli 
giovani, è rapidissima. 

Andrea. 

Ma senti, caro Mattarelli, sarebbe come se 
tu, mostrandomi un pallone alto da terra cin¬ 
quanta metri, mi dicessi : « Dà retta a me, 
Malagutti, entra nella navicella di quel pal¬ 
lone e in pochi minuti toccherai il cielo col 
dito ». Questi sono discorsi. Se il pallone non 
cala fino a me o se non mi si danno i mezzi 
di salire fino a lui, io non posso che restare 
col naso in aria a contemplarlo. D'altronde è 
quasi meglio così. Se giungo a definire l’affare 
della mia invenzione, non ho più paura di 
niente. 

Lorenzo. 

(.Dopo una leggera esitazione) A dirti la verità 

10 ero venuto per intrattenerti di questo. Dopo 
che l’altra settimana esaminammo insieme i 
tuoi disegni, io vi ho riflettuto su. Non ti 
nascondo che le tue spiegazioni mi hanno im¬ 
pressionato: anzi ti dirò di più. Esse mi hanno 
quasi convinto. 

Andrea. 

{Lietamente) Sfido io! E tutto così limpido! 
Così chiaro! 

Lorenzo. 

Hai già presentato la domanda per ottenere 

11 brevetto? 


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70 


L’EROE 


Andrea. 

Non mi è stato ancora possibile. Mio padre 
si procurò, non so a costo di quali sacrifici, 
la somma necessaria e me la dette. Disgrazia 
volle che io mi trovassi presente un giorno in 
cui il padrone di casa venne a minacciare lo 
sfratto. Mia madre piangeva, colui insolentiva, 
Annina era diventata smorta, e io, stupida- 
mente, pagai a colui tre mesi di pigione arre¬ 
trata e consegnai il resto a mia madre. Me ne 
sono pentito subito però, e come! 

Lorenzo. 

Io sono venuto a sottoporti una proposta ; 
ma ricordati che con me non devi fare que¬ 
stioni di suscettibilità. Quando la proposta di 
cui sono incaricato non ti convenga, tu la re¬ 
spingi e noi si resta più amici di prima. 

Andrea. 

{Con abbandono) Mattarelli, lasciatelo dire, 
tu sei migliore di me. 

Lorenzo. 

Ma no! 


Andrea. 

Sei migliore di me. Io mi sono mostrato con 
te sciocco e puntiglioso. Lo confesso. Cosa 
vuoi? Quando eravamo insieme al politecnico 
era un altro conto; ma dopo che ci siamo 
ritrovati a Roma, non so, mi sono sentito preso 
da un sentimento inesplicabile di soggezione, 


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ATTO SEOONDO 


71 


quasi di astio. Mi pareva che in te ci fosse 
come un'ombra di scherno a mio riguardo. 
Alle corte, sono stato un imbecille. La tua 
proposta io 1' accetto senz' altro. Dammi la 
somma necessaria per l’acquisto del brevetto 
e viva l’amicizia. 


Lorenzo. 

(Estraendo una sigaretta da un porta sigari 
d!argento) È permesso di fumare? 


Certo. 


Andrea. 


Lorenzo. 

{Accende la sigaretta). 

Andrea. 

{Prendendo una sigaretta) Fumo anch'io, 
dammi un cerino. {Prende un cerino dal porta 
fiammiferi in argento di Lorenzo e accende la 
sigaretta). 


Lorenzo. 

{Fumando e seguendo con lo sguardo le vo¬ 
lute del fumo) Io non mi limito ad offrirti la 
somma necessaria per l'acquisto del brevetto; 
io ti offro molto di più. 

Andrea. 

{Avvicinando vivamente la sua seggiola a 
quella di Lorenzo) Come? Come? 


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72 


l’eroe 


Lorenzo. 

(Sempre senza guardare Andrea ) Io sono in¬ 
caricato di offrirti ventimila lire. 

Andrea. 

(Dando un balzo sulla seggiola) Hai detto? 

Lorenzo. 

(Freddamente, gettando la sigaretta che si è 
spenta e prendendone un 1 altra) Ho detto che 
sono incaricato di offrirti ventimila lire. 

Andrea. 

(.Alzandosi e camminando) Abbi pazienza un 
momento, lasciami pigliar fiato. Io mi vedo 
davanti agli occhi una pioggia di biglietti da 
mille. (Ridendo ma con la gola arida). Ho la 
vertigine, un minuto e mi passa {Respirando 
a pieni polmoni) E passato.... {Torna a sedere) 
Queste ventimila lire quando le potrei avere? 

Lorenzo. 

{Un po } nervoso) Anche subito. Vieni a casa 
mia, mio padre ti firma uno chèque e andiamo 
insieme ad esigere il danaro. 

Andrea. 

Ti confesso che non mi raccapezzo bene. Mi 
pare una favola. 

Lorenzo. 

Invece è un affare che ti propongo. 


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ATTO SECONDO 


73 


Andrea. 

Spiegami. 

Lorenzo. 

(. Freddamente, lentamente , tempre con una 
sfumatura di esitazione) Capirai che mio padre, 
dandoti queste ventimila lire, si mette ad un 
brutto rischio, perchè la tua invenzione ha 
bisogno di venire applicata.... diffusa.... Per 
realizzare un certo guadagno ci vuole tempo, 
ci vogliono forti capitali. Insomma, potrebbe 
anche darsi che queste ventimila lire non tor¬ 
nassero più. 

Andrea. 

No, no, l’esito commerciale è sicuro; ma, 
comunque, è giusto quello che tu dici. 

Lorenzo. 

Sicché tu sei disposto ad accettare le con¬ 
dizioni di mio padre? 

Andrea. 

Io sono disposto a entrare in società con 
tuo padre. Voialtri mettete i capitali, io metto 
ridea e quando vi sarete risarciti delle spese, 
il guadagno sarà metà per uno. Ti và? 

Lorenzo. 

Non si tratta di questo. Se mio padre — bada, 
è lui che vuole così, io non c’ entro — dunque 
se mio padre si mette a un simile rischio, 
vuole che il compenso sia adeguato. Vuole... 
{Esitando). 


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l’eroe 


Andrea. 

Avanti. 

Lorenzo. 

Se tu accetti, se ti conviene di avere, fra 
due ore, ventimila lire in tasca, tu cedi a lui 
i disegni e non ci pensi più. 

Andrea. 

{Guardandolo fissamente) E il mio nome? 
Perchè l’invenzione deve portare il mio nome. 

Lorenzo. 

{Con falsa disinvoltura che male dissimula 
Vimbarazzo) Il nome all’ invenzione, natural¬ 
mente, lo deve dare la ditta assuntrice della 
impresa. 

Andrea. 

{Alzandosi e collocandosi in piedi dietro la 
propria seggiola) E la ditta assuntrice porta il 
nome di tuo padre ? 

Lorenzo. 

Naturalmente. 


Andrea. 

{Fregandosi le mani) E tu, portando il nome 
di tuo padre, naturalmente.... Tu sei inge¬ 
gnere, il nome di tuo padre è il tuo. Oh 
capisco ! capisco ! Dentro il tuo coupé e sotto 
la tua pelliccia, la celebrità farebbe una ma¬ 
gnifica figura. Adesso comincio a capire, anzi 
capisco benissimo. 


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ATTO SEOONDO 


75 


Lorenzo. 

(.Alzandosi anche lui) Accetti o non accetti? 

Andrea. 

{Con esagerata gaiezza) No, no, grazie. Di' 
pure a tuo padre che io sono un cretino 
testardo e che non se ne fa niente. Ringra¬ 
zialo, se vuoi, a nome mio, digli che gli sono 
riconoscentissimo, ma l’affare non mi va. 

Lorenzo. 

Hai torto. La tua invenzione, che nelle mani 
di mio padre sarebbe diventata lucrosa e 
mondiale, nelle tue mani rimarrà circoscritta 
e sterile. Senza contare che la somma che ti 
offre ti permetterebbe di accettare il posto 
nelle officine Deschamp. Bisogna essere pratici, 
caro mio. 


Andrea. 

(ì Sempre con allegria nervosa) Credi tu che 
io ti dia torto? Io ti do centomila ragioni; ma 
l’affare non mi conviene. Ecco tutto. 

Lorenzo. 

Senti, Malagutti, io e mio padre abbiamo 
una parola sola. Oggi è il trenta novembre. 
Per tutto il mese di dicembre noi ci teniamo 
a tua disposizione. Dentro questo limite di 
tempo, tu puoi presentarti a qualunque ora e 
sarà affare concluso... ( Guardando Vorologio d'oro) 
E adesso bisogna che me ne vada. Purché il 
mio coupé sia tornato. 


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l’eroe 


Andrea. 

(Chiamando verso sinistra ) Annina, vedi un 
po' dalla finestra, se davanti al portone c’è la 
carrozza di Mattarelli? 


SCENA III. 

Detti , Annina, poi Marianna. 

Annina. 

(Dalla seconda porta di sinistra) Sì, la car¬ 
rozza c’è. 

Lorenzo. 

{Salutandola) Grazie, signorina. 

Annina. 

Invece della carrozza ci vorrebbe Parca di 
Noè. 

Lorenzo. 

{Scherzoso) Badi, signorina, che le sue parole 
possono somigliare a un epigramma. 

Annina. 

Perchè ? 

Lorenzo. 

Perchè Parca di Noè è destinata particolar¬ 
mente agli animali. 


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ATTO SECONDO 


77 


Anninà. 

{Ridendo) Intendevo dire che piove a dirotto. 

Marianna. 

{Dalla prima porta di sinistra) Come sta, 
signor Mattarelli ? 

Lorenzo. 

{Salutando Marianna) Benissimo, e lei ? 

Marianna. 

Come vuole che stia? Sempre con quella 
spina al cuore di non trovare un’occupazione 
per mio figlio. Speravo che lei fosse venuto a 
portarci qualche buona notizia. 

Lorenzo. 

Dipende in gran parte da lui {indicando An¬ 
drea ). 

Marianna. 

{Con amarezza) Oh! Lui è giovane, si sa, e 
spera mari e monti. Qui invece bisogna risol¬ 
vere il problema del pane quotidiano. 

Lorenzo. 

Lasciamo il tempo al tempo, cara signora. 
{Stendendole la mano) A rivederla. 

Marianna. 

( Trattenendo la mano di Lorenzo nelle sue) Veda 
un po’ lei, suo padre è tanto influente. Non 
abbiamo pretese. Un posticcino qualunque. 


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78 


l’eroe 


Lorenzo. 

Si vedrà {Salutando Annina) I miei compli¬ 
menti, signorina. 

Annina. 

Arrivederci, signor Mattarelli. 

Lorenzo. 

Ciao, Malagutti. 

Andrea. 

{Facendo cenno con la mano) Ciao ! ciao ! 
Lorenzo. 

{Esce dal fondo accompagnato fino alla porta 
da Marianna ). 

Marianna. 

{Aprendogli Vuscio) Dunque mi raccomando. 
Creda, si tratta di un'opera santa {Aspetta che 
Lorenzo sia uscito poi chiude Vuscio e toma sul 
davanti . 


SCENA IV. 

Detti, meno Lorenzo. 

Andrea. 

{A Marianna coll'aria di chi non ne può piò) 
Senti mamma, fj&mmi il piacere di non piatire 
a quel modo. È indecoroso. 


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ATTO SECONDO 


79 


Marianna. 

( Aspra ) Come sarebbe ? 

Andrea. 

Capisco soffrire, capisco battere i denti per 
il freddo, ma avvilirsi così non lo capisco. 

Marianna. 

Chi ha bisogno deve abbassarsi. 

Andrea. 

Abbassarsi mai... 

Marianna. 

Chi ha bisogno deve piegare la testa ! 
Andrea. 

La testa forse, ma le ginocchia no, perdio ! 
Annina. 

(Con voce di dolce rimprovero) Andrea ! 
Marianna. 

Cosa pretendi ? che la gente preghi te per 
darti da vivere? 

Andrea. 

Chi domanda lavoro non mendica, tratta 
alla pari. 

Marianna. 

L'orgoglio ti divora ! 


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l’eroe 


80 


Anninà. 

(Supplice) Mamma, non essere ingiusta! 

Andrea. 

(A Marianna) Preferiresti un figlio come 
Mattarelli, eh ! ? 

Marianna. 

Almeno Mattarelli guadagna. 

Andrea. 

Sì, sì, hai ragione. Mattarelli guadagna, è 
ricco, indossa la pelliccia, marcia in coupé (Si 
frega le mani) mentre io... Chi sono io? Dalli 
airorgoglioso ! Addosso al fannullone ! Addosso 
al parassita ! 

Annina. 

No così, per carità! Non vi aizzate l'uno 
contro l'altra. Almeno vogliamoci bene tra 
di noi! 


Andrea. 

Già, l'affezione della famiglia! Ma tu non 
sai che è uu lusso anche quello? 

(Si ode il rumore della chiave che gira nella 
toppa , si apre la porta di fondo ed entra Pietro , 
portando sotto il braccio un piccolo involto). 


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ATTO SECONDO 


81 


SCENA V. 
Detti e Pietro. 


Marianna. 

(Guardandolo stupita) Come? Torni a que¬ 
st'ora ? 


Pietro. 

{Deponendo Vinvolto sul tavolo centrale) Eh ! 
già, sicuramente, io sono la sfera di un qua¬ 
drante, che ha l'obbligo di ritrovarsi a quella 
determinata ora su quel determinato numero. 
Se alla sfera salta il ticchio di affrettarsi o di 
ritardare, tutti gridano : Guardate li che vecchio 
orologio sgangherato. 

Marianna. 

{Stringendosi nelle spalle) Sicché l'ufficio si 
è chiuso più presto del solito oggi ? 

Pietro. 

{Con riso misterioso) Si è chiuso e non si è 
chiuso... {Spingendo il pacco verso Andrea) Ehi! 
grand'uomo, sciogli questo pacco e ci troverai 
le mie economie di tanti anni di lavoro. 

Annina. 

Vuoi la veste da camera, papà ? 

6 — L ' Eroe . 


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l’eroe 


82 


Pietro. 

(.Ruvido ad Annina) Non serve. ( Gaiamente 
ad Andrea) Andiamo, apri il pacco ! 

Andrea. 

Papà, lasciami tranquillo; non ho voglia di 
scherzare in questo momento. 

Pietro. 

E chi ti parla di scherzare? Venite tutti in¬ 
torno a me e vi faccio vedere subito se parlo 
sul serio. ( Con voce stridula ) Prima però, due 
paroline di esordio. 

(Andrea rimane seduto a destra , Marianna 7 
Annina si aggruppano intorno a Pietro il quale 
sta ritto vicino alla tavola di fronte al pubblico ). 

Pietro. 

Io fui ammesso a funzionare nel banco la 
estate del 1872, tre anni prima d’impalmare 
madama (. Indicando Marianna) che era allora 
una gentile donzella... allora! Trentanni, com¬ 
putando all’ingrosso l'orario di ufficio, rappre¬ 
sentano 87.600 ore di lavoro. Adesso guardate 
che bagatella di eredità lego a mio figlio pri¬ 
mogenito, dopo 87.600 ore di lavoro. ( Aprendo 
il pacco). Questa ( solleva la frusta manica di 
fodera nera e la agita in alto come un vessillo) 
è la vecchia manica di fodera che io ho in¬ 
filato coscienziosamente ogni giorno per un 
delicato riguardo alle maniche delle mie giacche. 
(Gittandola ad Andrea) Prendila; con qualche 
opportuno rattoppo potrà servirti trent' anni 
ancora. 


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ATTO SECONDO 


83 


Marianna. 

(Pollandosi le mani al petto) Oh ! Dio ! ha 
perduto l'impiego! 

Pietro. 

{Ridendo sempre ed esaltandosi gradatamente , 
rovescia sul tavolo una scatola contenente un gran 
numero di pennini usati). Questi sono vecchi 
pennini di tutte le forme e di tutti i sistemi. 
(Ad Andrea ) Sono vecchi, ma se tu hai la pa¬ 
zienza di lavarli uno per uno, può essere che 
ce ne siano dei servibili ! Li ho conservati gelo¬ 
samente dal primo airultimo acciocché i miei 
eredi non potessero accusarmi di essere stato 
scialacquatore. 

Andrea. 

(Avvicinandosi a Pietro e scuotendolo per un 
braccio) Papà, smettiamola. 

Marianna. 

(Lasciandosi cadere sopra una seggiola , con le 
mani giunte in atto di desolazione) L'hanno 
mandato via dal banco ! 

Annina. 

(Aggrappandosi alValtro braccio di Pietro) 
Papà, per l'amor di Dio, non torturare la 
mamma! 


Pietro. 

(Svincolandosi con ira) Lasciatemi stare, c'è 
deiraltro ! (Snodando un grosso pacco legato ac- 


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84 


l’eroe 


curatamente) Questi sono fogli di carta sugante. 
(<Sparpagliandoli sul tavolo) Terranno il posto 
d’onore nelle nostre carte di famiglia ! 

Marianna. 

(<Singhiozzando ) È la rovina ! Il crollo finale ! 

Anninà. 

(Curva amorosamente sopra di lei) Mamma! 
mamma ! 

Andrea. 

Parliamo con calma, papà. Dunque ti hanno 
collocato a riposo! 

Pietro. 

Dimenticavo che tu ami le frasi ben tornite ! 
Sissignore mi hanno collocato a riposo. Hanno 
pensato... Ma perchè mai quel povero Mala- 
gutti deve stare qui a rompersi la testa ? Man¬ 
diamolo a spasso! Il moto fa bene alla salute... 
E mi hanno con tutta delicatezza allungato una 
pedata nel fondo della schiena. 

Marianna. 

(Disperata) Ma perchè? Non si mette così 
una famiglia in mezzo alla strada senza una 
ragione ? 

Andrea. 

È giusto 1 qualche cosa deve essere successo. 

Pietro. 

{Coll 1 aria giuliva di chi dà una notizia amena) 
I miei debiti! I miei debiti! Due mesi fa il 


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ATTO SECONDO 


86 


nuovo principale mi fece chiamare in direzione. 
(Masticando le parole e parodiando Varia d’im¬ 
portanza del direttore) Lei, Malagutti, è tor¬ 
mentato da uno sciame di creditori. Le ronzano 
intorno come mosche. (Col suo tono abituale) 
Ecco, vede, ho risposto io, se lei, signor di¬ 
rettore, paragonasse i miei debiti alle zanzare, 
il paragone sarebbe più felice, perchè le zan¬ 
zare con quella loro trombetta, riescono anche 
più fastidiose delle mosche. 

Marianna. 

(Alzando le braccia al cielo) Il vecchio matto ! 
Invece di pregare, di raccomandarsi... 

Pietro. 

(Urtando Andrea col gomito) Oh! Ti sei di¬ 
vertito mai a pregare un macigno? Prova e 
vedrai su quel pezzo di pietra la stessa com¬ 
mozione che ho visto oggi sulla faccia del mio 
principale. Mi ha fatto chiamare. (Parodiando di 
nuovo il direttore) Io ho dato a lei due mesi 
di tempo per liberarsi dei debiti. (Con voce na¬ 
turale) Se invece di due mesi, lei, signor com¬ 
mendatore, mi avesse dato una quaterna a secco, 
creda pure, che sarebbe stato meglio, ho ris¬ 
posto io. ( Riassumendo il tono arrogante) Il de¬ 
coro dell’azienda non permette più di tenere 
lei come impiegato. Il nostro statuto accorda 
quattro mesi di stipendio in caso di licenzia¬ 
mento. Lei se ne è fatti anticipare sei, io le 
accordo lo stipendio di dicembre; così invece 
di quattro mesi, lei usufruisce di sette. Vada 
pure a ritirare le duecento lire e lei è libero. 


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l’eroe 


(.Fregandosi le mani e con voce naturale) E cosi 
io sono libero! Evviva la libertààà (Si avvia 
per uscire dalla prima porta di sinistra . Sulla 
soglia si volta , e si arresta , dandosi un forte 
pugno sul petto) E io sono adesso un libero 
cittadino ! Evviva la libertà ! ( Esce da sinistra ). 

Marianna. 

(.Alzandosi) Ma la disdetta quando finirà di 
perseguitarci ? (È presa da un accesso di con¬ 
vulso) Oh Dio ! Oh Dio ! 

Andrea. 

(Ad Annina) Accompagnala di là. 

Annina. 

( Teneramente a Marianna) Andiamo, andiamo, 
mamma, vuoi andare in camera e buttarti sul 
letto? Non disperarti così. 

Marianna. 

(Lasciandosi accompagnare da Annina) E fi 
nita! Questo è Tultimo colpo! Oh è il crollo 
finale! (Marianna ed Annina escono dalla seconda 
porta di sinistra ). 

SCENA VI. 

Andrea poi Annina. 

Andrea. 

(Si getta un momento a sedere in atto medi - 
tativOy poi si alza vedendo Annina che toma) 
Ebbene ? 


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ATTO SECONDO 


87 


Annina. 

{Chiudendo la porta con precauzione) Ha vo¬ 
luto restare sola, l'ho fatta adagiare sul mio 
letto. Adesso va lasciata tranquilla per ma¬ 
retta! Io so com’è. 


Andrea. 

E papà? 

Annina. 

Papà si è chiuso nella sua stanza. Anche lui 
bisogna lasciarlo stare. Purtroppo io sono pra¬ 
tica di queste crisi ! 

Andrea. 

{Con tenerezza) Povera Annina! 

Annina. 

Non compiangermi, io sono assai meno dis¬ 
graziata di tutti voi. {Mettendosi la mano sul 
petto) Ho qui il mio talismano. 

Andrea. 

Che talismano ? 

Annina. 

{Estraendo la lettera) La lettera di Enrico. 

Andrea. 

Cosa ti dice? 


Annina. 

Non Tho letta ancora. 


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88 


l’eroe 


Andrea. 

Come, non 1’ hai letta ? 

Anninà. 

Di là c’era la mamma. 

Andrea. 

Leggila adunque. 

Annina. 

Andrea... 


Andrea. 

(Le si avvicina ) Cosa c’è ? 

Annina. 

Senti, ti voglio confessare una cosa. 
Andrea. 

Sentiamo. 


Annina. 

(Posandogli una mano sulla spalla con ab¬ 
bandono) Mi è sorto un dubbio atroce... 

Andrea. 

Sarebbe ? 


Annina. 

Di essere ferocemente egoista! 

Andrea. 

Tu egoista! E come ti viene questa idea? 


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ATTO SECONDO 


89 


Annina. 

Poco fa quando la mamma piangeva e papà 
diceva quelle cose coiraria di ridere, ma così 
strazianti, io non riuscivo a sentirmi infelice! 
Anzi da questo pezzo di carta (mostrando la 
lettera) che tenevo sul petto, mi si diffondeva 
un calore, un benessere per tutta la persona. 
Nonostante tutti i vostri dispiaceri, io sento 
una gran gioia traboccarmi damammo invo¬ 
lontariamente. Non ti pare che io sia un mostro 
di cattiveria? 


Andrea. 

{Con tenerezza) No, cara, no. Sono Tamore 
e la giovinezza che fanno valere in te i loro 
diritti. Ma tu bruci dal desiderio di leggere la 
tua lettera e io me ne vado, molto più che 
ho un appuntamento a cui non posso mancare. 

Annina. 

Resta. Tu non mi dai soggezione. So già che 
cosa c'è scritto in questa lettera... Enrico non 
è forte nel genere epistolare e si ripete molto. 
Bisogna anche dire che io faccio altrettanto. 
Del resto le parole che cosa contano? Sono 
i sentimenti che valgono, non è vero? 

Andrea. 

Certo ! 

Annina. 

Facciamo una scommessa? Tu tieni la let¬ 
tera aperta, io te la recito. Vedrai se sbaglio 
di una sillaba... 


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90 


l’eroe 


Andrea. 

{Prendendo la lettera) Meno male che in 
mezzo a tanti guai, tu almeno serbi la gaia 
poesia della tua età! Senza di te questa casa 
sarebbe una tomba. {Apre la lettera) Avanti 
dunque... 

Annina. 

{Come recitando) Mia dilettissima Annina... 


No... 


Andrea. 


Annina. 

(c. s.) Annina mia adorata... 

Andrea. 


Nemmeno... 


Annina. 

Allora dice, caro amor mio. Di qui non si 
esce! 

Andrea. 

{Che ha scorso la lettera con lo sguardo 7 ha un 
moto istintivo di sgomento). 

Annina. 

Ho indovinato? 


Andrea. 

{Fa per mettersi la lettera in tasca) Legge¬ 
remo dopo. Adesso devo andare a quell’appun¬ 
tamento. 


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ATTO SECONDO 


91 


Anninà. 

(Perfettamente tranquilla) Vai pure, ma dammi 
la lettera. 


Andrea. 

Adesso devo uscire. La leggeremo dopo in¬ 
sieme. 


Annina. 

(Stupita) Che bisogno c’è di leggerla in¬ 
sieme? (Guardandolo e notando il suo imba¬ 
razzo doloroso) Andrea! 

Andrea. 

Perchè mi guardi così ? 

Annina. 

(Aggrappandosi a lui) Andrea, dammi la 
lettera... 


Andrea. 

(Prendendo la sorella nelle braccia) Annina, 
ci sono io per te. 

Annina. 

(Senza ascoltarlo) Dammi la lettera! 

Andrea. 

(Ritraendo la mano che stringe il foglio) Se¬ 
diamo. Mettiti tranquilla un momentino, vicino 
a me (La conduce presso il divano e siede vi¬ 
cino a lei). 


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92 


l’eroe 


Annina. 

Io voglio la lettera... 

Andrea. 

( Mostrandola , ma senza dargliela) Eccola, 
diamine, nessuno te la ruba... 

Annina. 

(Come colpita da uri idea, mettendosi le mani 
nei capelli) Enrico è ammalato, dimmi la ve¬ 
rità; Enrico è ammalato! 

Andrea. 

Ma no, sta tranquilla, le canaglie godono 
sempre ottima salute. 

Annina. 

(,Stringendosi le tempie fra le palme) Le ca¬ 
naglie? Allora non parli di Enrico?... 

Andrea. 

(Con ira) Sì, parlo di lui. Eccoti la lettera, 
tieni, leggi! ( Porgendole la lettera) In una ra¬ 
gazza come te Tamore non può sopravvivere 
al disprezzo. 

Annina. 

(Afferra la lettera , ma il tremito delle mani 
è così forte che sulle prime non giunge a leggere ). 

Andrea. 

(Cingendole la vita con un braccio) Andiamo, 
Annina. 


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ATTO SECONDO 


93 


Annina. 

(Legge con voce tremante, interrotta spesso da 
scoppi di pianto) Quando riceverai questa let¬ 
tera io sarò già ammogliato. Disprezzami, io 
ti adoro e ti abbandono, non trovando più in 
me la forza di lottare contro il bisogno. (Si 
arresta un momento, singhiozzando sommessa - 
mente, poi ad Andrea) Leggi tu... 

Andrea. 

(Proseguendo) La miseria, che in questi ul¬ 
timi tempi ho conosciuto in tutto il suo orrore, 
fino al punto di soffrire la fame, è stata più 
forte di me. Una donna ricca mi offre le sue 
ricchezze ed io la sposo domani. Perdonami, 
Annina... 


Annina. 

(Singhiozza sempre pili forte : poi sollevando 
il volto) Che data porta la lettera? 

Andrea. 

(Guardando la lettera) La data del quattro 
novembre. 


Annina. 

(Cercando di ricordarsi) Quattro novembre... 
Dunque lui si è sposato il cinque. Proprio il 
giorno in cui gli ho scritto l'ultima lettera. Ero 
così allegra quel giorno ! Scrivendogli pensavo 
a lui con tanta fiducia! E lui invece... (Come 
misurasse solo in quel momento Vimportanza 
della notizia) Oh Dio! Oh Dio!... 


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04 


l’eroe 


I 


Andrea. 

(<Scuotendola ) Non senti lo schifo salirti alla 
gola? Un uomo che si vende! Ma pensa! E 
ignobile!... 

Anninà. 

{Con ira a denti stretti) No, no, la colpa 
non è sua! 

Andrea. 

E tu lo difendi? 


Annina. 

La colpa è di lui, del denaro! Sempre, 
sempre, sempre il denaro. Se fosse una per¬ 
sona, vorrei calpestarlo, metterlo sotto i piedi, 
fargli soffrire il martirio che lui infligge a tante 
migliaia di povere creature che non gli hanno 
fatto niente. {A mani giunte verso Andrea , pian¬ 
gendo) Dimmelo tu, Andrea, che cosa gli ho 
fatto io al denaro? Io ho sofferto la miseria 
da quando sono nata e non mi sono lamentata 
mai. Lui mi ha privata di tutte le soddisfa¬ 
zioni della mia età, ed io non ho mai avuto 
un attimo d’ira contro la sua tirannia, anzi 
l’ho rispettato sempre, ne ho sempre ricono¬ 
sciuta la potenza e non gli ho chiesto niente, 
e non gli avrei mai chiesto niente neppure per 
l’avvenire. A me bastava l’amore d’Enrico. {Con 
nuovo impeto di singhiozzi) Ha ragione papà, 
il denaro è feroce. Spezza tutto; dove lui ar¬ 
riva semina la rovina (con terrore) e arriva 
per tutto. 




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ATTO SECONDO 


05 


Andrea. 

(Con affettuosa autorità) Suvvia, andiamo, 
seria e buona. Qui si tratta di un mascalzone 
che ha trovato comodo di vendersi per qualche 
migliaio di dollari. 

Annina. 

Oh, no! non lo accusare! Io lo conosco. Si 
è trovato perduto laggiù. ( Con terrore) Ha sof¬ 
ferto la fame! E allora si sa, quando si ha 
fame, cosa conta l’amore? E intanto eccomi 
qui con Tanimo spezzato, perchè Enrico, sì ha 
preso moglie, ma io lo amo lo stesso, anzi lo 
amo di più, e l’ho perduto per sempre... 

Andrea. 

Sta qui, buona, con tuo fratello, con tuo 
fratello che è l’amico tuo vero, unico, e che 
non ti rinnegherebbe mai per tutti i tesori 
della terra. Hai ragione, il denaro è malvagio. 
A te toglie l’amore, a me vorrebbe togliere i 
frutti del mio ingegno. Mattarelli mi ha pro¬ 
posto di portarsi via la mia invenzione per 
ventimila lire. Si commettono ogni sorta di 
vigliaccherie per il denaro! Ma noi no, noi 
saremo coraggiosi e fieri... Vuoi, eh? 

Annina. 

(Crolla il capo , accennando di no). 

Andrea. 

Stiamo uniti, stiamo forti. (. Mettendole una 
mano sotto il mento) Su, su, non voglio più 
vederti piangere... 


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96 


l’eroe 


Annina. 

{Alzandosi) Sì, sì, va bene, Andrea. Ma tu 
devi andare airappuntamento. 

Andrea. 

Non ci pensare... 

Annina. 

(.Avviandosi per prendere il cappello e il pa¬ 
letot di Andrea) Voglio che tu vada... 

Andrea. 

Macché appuntamento! 

Annina. 

{Porgendogli paletot e cappello) Ecco... 

Andrea. 

Più tardi, andrò più tardi... 

Annina. 

{Supplice, con un grido dell 1 anima) Oh! la¬ 
sciami sola! 

Andrea. 

Allora vado, ma torno subito, sai. E ricor¬ 
diamoci che suo fratello ha bisogno di lei, del 
suo bel sorriso... 

Annina. 

{Inghiottendo il pianto) Sì, Andrea, sì... 


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ATTO SECONDO 97 


Andrea. 

{Dopo essersi infilato il paletot) Su, su, quel 
visetto. 

Annina. 

{Accennando con la mano) Va; Andrea, va... 

Andrea. 

{Le prende la testa fra le mani e la bacia 
con effusione, poi, come timoroso di commuoversi, 
esce in fretta dalla porta di mezzo). 

Annina. 

{Appena rimasta sola, prende il foglio che era 
caduto in terra, lo apre e se lo porta alla bocca, 
come per fare argine alVirrompere dei singhiozzi, 
poi, con voce sommessa, ma con accento di appello 
disperato chiama) Enrico, Enrico, oh! Enrico! 
{Mentre si abbandona col busto sul tavolo centrale, 
cala la tela ).• 


7 — L'Ero*. 


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AT'fO TERZO 


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ATTO TERZO 


Stessa decorazione detratto precedente 


SCENA I. 

Annina, Marianna poi Andrea. 


Annina. 

(E’ seduta in una poltrona vicino alla finestra; 
ha il dorso sorretto da guanciali e le ginocchia 
coperte da un vecchio plaid. È pallida ed ha 
diffusa per tutta la persona uri aria di grande 
stanchezza. All!alzarsi del sipario ella, con le 
mani prone sulle ginocchia , tiene lo sguardo as¬ 
sorto e fisso verso la finestra). 

Marianna. 

(In piedi vicino ad Annina porgendole una 
tazza di latte). 


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102 


l’broe 


Ti ho portato una tazza di latte, Annina. Il 
medico si raccomanda che tu ne beva molto. 

Annina. 

{Allontanando la tazza con gesto lieve) Più tardi, 
mamma. 


Marianna. 

{Insistendo) Andiamo, non ostinarti. Cosa ci 
vuole a bere una tazza di latte? 

Annina. 

{Con accento di stanchezza) Più tardi... 

Marianna. 

{Forzandosi di esser paziente) Ma pensa cosa 
succederebbe se tu ti ammalassi gravemente, 
come due anni fa. 

Annina. 

{Svogliata) Ma no, ma no, ora sto meglio... 

Marianna. 

Questi otto giorni di febbre ti hanno ridotta 
in uno stato orribile. Si direbbe che tu esci 
da una malattia mortale. {Porgendole di nuovo 
la tazza) Suvvia, bevi qualche sorso. 

Annina. 

'{Prende la tazza , sorbisce due sorsi di mala¬ 
voglia, poi deponendo la tazza sul tavolinetto 
che le sta vicino , torce il capo in atto di nausea) 
Non posso, non mi va. 


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ATTO TERZO 


103 


Marianna. 

(.Irritata ) Dunque ti diverti a farmi disperare? 
Annina. 

('Giungendo le mani in atto supplice ) Non 
tormentarmi, mamma. Ti giuro che non posso ; 
ho la gola chiusa. Mi sento andar via la vita. 

Marianna. 

Perchè non vai a letto?... 

Annina. 

{Con un brivido come di paura) A letto no! 
Di là è freddo. 

Marianna. 

{Cogli occhi levati al cielo) Che pazienza! 
Annina. 

('Comincia a piangere tacitamente). 

Marianna. 

Eccoci alle solite! Ma perchè piangi sempre? 
Annina. 

{Asciugandosi il pianto) Niente mamma, niente. 
{Abbandonando il capo sui guanciali) Sono tanto 
stanca, non ho la forza di reagire contro la 
melanconia. Ho il cuore gonfio. 

Marianna. 

{Con fare tra Viroso e lo scoraggiato) Dio ! 
Dio ! Che vita ! {Riprende la tazza del latte e si 


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104 


l’eroe 


avvia per uscire dalla seconda porta di sinistra . 
Sul punto di varcare la soglia s imbatte con 
Andrea che entra) Dove vai ?... 

Andrea. 

Devo uscire. 

Marianna. 

Bisogna che tu rimanga in casa. Questa mat¬ 
tina Tanzetti è venuto due volte per parlare 
con tuo padre. 

Andrea. 

Ebbene ?... 

Marianna. 

Ebbene, siccome tuo padre oggi è più bi¬ 
sbetico del solito, non vuole vedere nessuno. 
Sicché è opportuno che quando Tanzetti tor¬ 
nerà, parli almeno con te. Ha insistito tanto 
che, Dio non voglia, ci dev’essere qualche 
altro guaio. 

Andrea. 

Aspetterò Tanzetti allora. 

Marianna. 

{Esce da sinistra). 

Andrea. 

{Avvicinandosi ad Annina) Annina ! 

Annina. 

{Con un sussulto come di persona destata bru¬ 
talmente) Chi è ?... 


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ATTO TERZO 


105 


Andrea. 

Sono io ! 

Annina. 

(Con Vusata dolcezza) Sei tu, Andrea? 
Andrea. 

Si direbbe che ti ho fatto paura. Dormivi 
forse ? 

Annina. 

No, non dormivo. 

Andrea. 

{Sedendole vicino) Come ti senti oggi ? 
Annina. 

Oggi ? Come mi sento ? Meglio Andrea, assai 
meglio. 

Andrea. 

{Con affetto) Non si direbbe a guardarti. 
Hai le labbra livide ! 

Annina. 

{Accennando con la mano alla finestra) Vedi 
quanta luce? 

Andrea. 

Vedo. Invece di essere dicembre pare che 
sia primavera ! 

Annina. 

{Assorta) Primavera ! È strano ! 


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106 


L*EROE 


Andrea. 

Che cosa strano ? 

Anninà. 

La parola primavera che è tanto dolce, mi 
suona come una minaccia. 

Andrea. 

Perchè, Annina? 

Annìna. 

(Lentamente quasi parlando a malincuore) 
Perchè penso che le rose torneranno a fiorire 
in primavera; per le vie ci sarà tanta alle¬ 
grezza, Taria si empirà di profumi, e qui intorno 
alla nostra grondaia, le rondini torneranno a 
volare come freccie, mandando tanti gridi ! 
(Assorta) Come sono acuti e lunghi i gridi delle 
rondini e di quanta festa mi empivano il cuore. 
Io mi affacciavo alla finestra e mi pareva che 
ramina mia volasse ! (Stringendosi le mani al 
petto) E adesso è finito ! la primavera è come 
se non tornasse più. 

Andrea. 

(Con ira) Ah! Se io potessi incontrarlo sulla 
mia strada colui. 


Annina. 

(Posandogli vivamente una mano sulla bocca) 
Taci, taci, io Y ho sepolto nel mio cuore e voglio 
che sia lasciato riposare in pace % Anzi ti prego 
di non parlarmene mai, mai. E una fortuna 


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ATTO TERZO 


107 


che la mamma non abbia indovinato. ( Con ab¬ 
bandonò) Tu solo conosci il mio segreto e devi 
custodirlo. Ho perfino vergogna disoffrire così. So 
che bisognerebbe essere più forti, ma non posso ! 
Quando avevo la febbre nelle notti scorse, mi 
pareva di sentir piangere vicino a me di un 
pianto lungo, accorato. Io mi sollevavo sul letto 
e il pianto taceva ; ma appena io mi abbando¬ 
navo di nuovo sui guanciali, il pianto ricomin¬ 
ciava più sommesso e più doloroso. Forse ero 
io stessa che piangevo così senza volerlo. 

Andrea. 

Può darsi! Hai avuto un po’ di delirio per 
due o tre notti. 


Annina. 

Ah! sì? Lo supponevo. 

Marianna. 

(Dalla seconda porta di sinistra) Mi pare che 
sia ora di tornare di là, Annina. 

Annina. 

(.Alzandosi dalla poltrona) Vado, mamma. 
Andrea. 

{Cingendole la vita con un braccio e accom- 

? (ugnandola fino alla seconda porta di sinistra) 
’i senti molto debole ? 

Annina. 

Sì, molto debole, ma passerà... {Esce da si¬ 
nistra dopo aver sorriso dolcemente ). 


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108 


L'EROE 


SCENA IL 
Marianna e Andrea. 


Marianna. 

(Appena uscita Annina ) Hai preso tu quindici 
lire dentro il mio cassettone ? 

Andrea. 

Sì, ho pagato le visite del dottore. 

Marianna. 

(Irritata) Ma che fretta c'era di pagarlo ? Tu 
hai la manìa di posare a gran signore. 

Andrea. 

Ti sbagli; ma il dottore oggi, licenziandosi, 
ha lasciato intendere che non è nelle sue abi¬ 
tudini di fare lunghi conti. Insomma ho capito 
che bisognava pagarlo e Pho pagato. 

Marianna. 

Tu saresti nato per fare il principe, non ti 
rendi conto della nostra posizione !? Tuo padre 
che ha perduto l'impiego; tua sorella che è am¬ 
malata, io che soffro. E non per rimproverartelo, 
Andrea, no, Dio sa quali sacrifici farei ancora 
per te! Ma in conclusione, se noi ci troviamo 
tutti in questo baratro, in gran parte è per 
averti voluto far salire troppo alto. 


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ATTO TERZO 


109 


Andrea. 

{Tra supplice e spazientito) Evitiamo queste 
discussioni! Snervano, umiliano e non servono 
a niente. 


Marianna. 

{Senza ascoltarlo ) Le ultime duecento lire 
portate da tuo padre sono già agli sgoccioli. 
Bisogna che tu cerchi di guadagnare in qua¬ 
lunque modo. 

Andrea. 

Credi tu che io stia in ozio per divertimento? 

Marianna. 

{Fuori di sè) Per divertimento o no, il fatto 
è che in ozio ci stai e, dopo tanti sacrifici, sei 
ancora di peso alla famiglia. 

Andrea. 

{Con ischianto) Ma cos'è dunque questa forza 
bruta del danaro che sospinge perfino le madri 
contro i figli? {Dominandosi subito) D'altronde 
hai ragione anche tu. 


SCENA III. 

Detti e Annibaie. 

Annibale. 

{Spingendo l’uscio di fondo) È permesso ? 
Trovo l'uscio socchiuso e ne approfitto. 


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110 


L EROE 


Marianna. 

Ecco quest’altro adesso ! 

Annibale. 

(Cerimonioso) Ho il piacere di trovare in casa 
Tottimo signor Malagutti padre? 

Marianna. 

Lei giunge in un brutto momento sa. Ab¬ 
biamo la ragazza ammalata e nemmeno mio 
marito si sente bene. 

Annibale, 

Questo mi dispiace di cuore, lo dico since¬ 
ramente. Ma vede, gentilissima signora Ma¬ 
rianna, sarebbe urgente che io dicessi una 
parolina airegregio Malagutti. 

Marianna. 

C'è qui mio figlio è la stessa cosa ( esce da 
sinistra ). 


SCENA IV. 

Detti meno Marianna. 

Annibale. 

( Va verso la porta di fondo e si assicura che 
sia ben chiusa) Mille perdoni se io faccio da 
padrone in casa sua, ma ci sono circostanze in 
cui qualche precauzioncella è necessaria. 


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ATTO TERZO 


111 


Andrea. 

La prego di tagliare corto ai preamboli. 

Annibale. 

{Sedendo flemmaticamente ) Lei ha centomila 
ragioni, caro signor ingegnere, ma i preamboli, 
qualche volta, sono come i gradini scavati nel 
dorso di una montagna. Senza quei gradini si 
corre rischio di capitombolare. {Bonario) Lei mi 
scusa, è vero, se io mi sono permesso di met¬ 
termi a sedere? Capirà, io non ho più venticinque 
anni. {Guardando Andrea con ammirazione ) Che 
bella età venticinque anni. A venticinque anni 
io avrei sollevato il mondo sulla punta del dito 
mignolo. 

Andrea. 

{Interrompendolo) Cosa desiderava da mio 
padre ? 

Annibale. 

Volevo che suo padre mi levasse una pic¬ 
colissima curiosità! Ma, dal momento che Tot- 
timo Pietro Malagutti è sofferente, lei può benis¬ 
simo fare le sue veci. 

Andrea. 

Allora si spieghi! 

Annibale. 

Lei ricorda senza dubbio la discussione che 
avemmo qui tre mesi fa a proposito di quella 
cambialetta ? 


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112 


l’eroe 


Ricordo. 


Andrea. 


Annibale. 

Io, uscendo di qui, mi recai naturalmente dal 
mio avvocato. Allora suo padre, ricevendo rav¬ 
viso di protesto, ebbe un’idea geniale. Venne 
da me e, in sostituzione dell’effetto scaduto, 
mi presentò una nuova cambiale di lire cin- 
quecentonovanta con scadenza al dodici di¬ 
cembre, che sarebbe oggi; io, sa, ho molta 
simpatia per suo padre. Cosa vuole, sono de¬ 
bolezze. Poi quando mi disse che le altre due¬ 
cento lire dovevano servire per una grande 
invenzione di suo figlio, io fui preso dalla 
commozione e m'indussi ad accettare l’affare. 

Andrea. 

( Ironico ) Sempre, naturalmente, al sessanta 
per cento? 

Annibale. 

{Bonario) Se lei mi parla del tasso entriamo 
in un altro argomento. Soccorrere un amico è 
questione di cuore; fargli pagare un interesse 
piuttosto che un altro è questione di metodo. 
Dunque oggi, prendendo in mano l’effetto, mi 
è nata, come dicevo, una piccolissima curiosità. 

Andrea. 

La curiosità gliela tolgo subito io. Bisognerà 
rinnovare la cambiale, perchè mio padre non 
può pagare. 


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ATTO TERZO 


113 


Annibale. 

(Con riso bonario , ma beffardo) Auf ! La gio¬ 
ventù com’è impetuosa. Ma, benedetto lei, chi 
parla di pagare? Vede? Per me questo pezzo 
di carta {agitando la cambiale) ha il valore che 
avrebbe se fosse oro sonante. 

Andrea. 

Allora non capisco io! 

Annibale. 

La curiosità che io mi voglio levare è di un 
altro genere. (. Alzandosi e ponendo la cambiale 
sotto gli occhi di Andrea) Conosce lei questa 
firma? 


Andrea. 

E la firma di mio padre! 

Annibale. 

Benissimo ! Su questo andiamo perfettamente 
d'accordo. Ma come lei vede, la firma dellV 
gregio Malagutti è quella che si direbbe di 
comodo. Adesso abbia la compiacenza di guar¬ 
dare la firma che sta sotto. 

Andrea. 

( Gettandosi col busto indietro quasi ad evitare 
un urto) Gennaro Mattarelli? 

Annibale. 

So, so, che lei e il figlio dell'illustre Matta¬ 
relli sono amiconi. 

8 — L'Eroe. 


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L’ BROS 


114 


Andrea. 

(.Passeggiando concitato) Mio padre non do¬ 
veva mai domandare la firma al padre di Mat¬ 
tarelli, o per lo meno doveva prevenirmene. 

Annibale. 

Ecco il punto, vede? Il punto sta precisa- 
mente qui. La firma di Gennaro Mattarelli è 
stata chiesta o non è stata . chiesta? È stata 
data o non è stata data? La mia curiosità, caro 
ingegnere, si agita come una banderuola in 
cima a questi due punti interrogativi. 

Andrea. 

(Fermandosi davanti ad Annibaie , con accento 
reciso) Si spieghi senza giri. Cosa vuole da me? 

Annibale. 

{Bonario, ma sempre più marcatamente bef¬ 
fardo) Lei, nella sua qualità di figlio, deve 
conoscere il carattere deiregregio Malagutti 
meglio di me. ( Confidenziale) Saprebbe dirmi 
se quel brav’uomo di suo padre soffrisse per 
caso di distrazioni? 

Andrea. 

{Imperioso) Al fatto! 

Annibale. 

Quando si patisce di distrazioni se ne fanno 
di ogni colore! Si figuri che un giorno io... 

Andrea. 

{A voce alta) Al fatto. (Volge vivamente il 
capo verso la seconda porta di sinistra , poi , ab- 


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ATTO TERZO 


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bas8ando la voce, ma concitato) Mi faccia il pia¬ 
cere di spiegarsi. 

Annibale. 

(.Ridendo di un riso malvagio e fissando An¬ 
drea) Perchè, qualora suo padre fosse distratto, 
la cosa si spiegherebbe con tutta naturalezza. 
Supponiamo che quel carissimo amico abbia 
detto fra sè: guardate Tingiustizia della sorte. 
Se io, invece di chiamarmi Pietro Malagutti, 
mi chiamassi Gennaro Mattarelli, il buon uomo 
Tanzetti non solo non mi tormenterebbe per 
la cambiale scaduta, ma sarebbe pronto a for¬ 
nirmi altro danaro per l'invenzione di mio figlio. 
E, distrattamente, avrà scritto il nome di quel 
riccone sulla nuova cambiale. 

Andrea. 

( Anelante , coi pugni sotto la faccia di Anni¬ 
baie) Miserabile! bugiardo! 

Annibale. 

(.Indietreggiando sempre canzonatore) Perchè 
si arrabbia così, lei? Sono cose che succedono 
anche ai galantuomini, sa... 

Andrea. 

(.Afferrandolo per le spalle) Fetido usuraio, 
bugiardo ! 

Annibale. 

{Liberandosi con uno strappone) Chiami suo 
padre e sentiremo. 


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l’eroe 


Andrea. 

(Apre con impeto la prima porta di sinistra ) 
Papà! 

Pietro. 

(Di dentro) Cosa c’è? 

Andrea. 

Ho bisogno di te. Vieni! 

Pietro. 

(Di dentro) Un momento! 

Andrea. 

Vieni subito. 


SCENA V. 

Detti e Pietro. 

Pietro. 

(Da sinistra, indossa la veste da camera e ha 
in testa il solito vecchio berretto da viaggio . E 
anche piii curvo e piìi emaciato . Iroso ) Vieni, 
vieni ! Squilla forse la tromba del giudizio uni¬ 
versale, che non mi si permette nemmeno di 
tirare il fiato prima di rispondere? 

Andrea. 

(Afferrando Pietro per il braccio destro e tra¬ 
scinandolo verso Annibaie) Tu non sai cosa 
avrebbe l’impudenza di sostenere costui! 


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ATTO TERZO 


117 


Pietro. 

(Svincolandosi con ira e fregandosi il braccio 
destro con la mano sinistra) Ehi! dico, gran¬ 
d'uomo, se tu hai le dita di ferro le mie braccia 
sono di vetro. Dunque alla larga. 

Andrea. 

{Afferrando nuovamente Pietro e scuotendolo) 
Ti si calunnia, capisci? 

Pietro. 

{Alzando la voce ) Rispetta la mia vecchia 
carcassa, animale. 

Andrea. 

(A bassa voce) Parla piano ! Che anima viva 
non senta! 

Annibale. 

Ma anche lei, caro signor ingegnere, ha certi 
metodi di argomentazione sulla punta delle dita! 
Non tartassi così il suo signor padre, che diavolo ! 

Andrea. 

{Fremente, abbassando la voce come nel timore 
di essere udito e guardandosi intorno) Ti si ac¬ 
cusa di essere una canaglia. 

Pietro. 

{Balbettando) Cosa? 

Andrea. 

Ti si accusa di aver falsificata la firma di 
Gennaro Mattarelli. Eccolo lì, vedi, quella faccia 
da Giuda {indicando Annibaie) ti accusa di falso. 


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l’eroe 


Pietro. 

( Vacilla un attimo , come percosso da un urto 
violento , poi volta le spalle ad Annibaie e dice 
col 8olito tono beffardo , ma con voce tremante ) 
Dal momento che lei ha giurato di accopparmi 
mi colpisca alle spalle a tradimento ! E più 
umano. Giù, giù Tanzetti, non abbia riguardo. 
Una buona pugnalata fra le due scapole. Ma 
per Dio santo non mi cucini a fuoco lento. 

Annibale. 

(.Fregandosi le mani) Io non c’entro. Io non 
faccio il cuoco. Deciderà il Procuratore del Re 
a quale punto di cottura lei deve arrivare. 

Andrea. 

(A Pietro indicando Annibaie) Dimmi che non 
è vero e io la strozzo quella iena! 

Pietro. 

(Mezzo inebetito) Una iena? Già una iena. 
La iena ama l’odore di cadavere e questa casa 
è un cimitero. 


Andrea. 

(Supplichevole ) Rispondi, papà! La firma di 
quella cambiale è o non è di Gennaro Matta¬ 
relli? 


Pietro. 

Un momentino. Un momentino. ( Togliendosi 
la berretta e agitandola rovesciata con le due 
mani , a guisa di recipiente) Io ho il cervello 


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ATTO TERZO 


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vuoto come questa berretta! Le tue parole mi 
fanno dentro la testa un rumore lungo senza 
suono ! Mi pare di avere nelle orecchie l'ala di 
un mulino a vento. {Ad Annibaie) Ecco, vede, 
ho l'ala di un mulino a vento nelle orecchie e 
la macina sullo stomaco ( facendo l’atto di tirar 
su il respiro e non riuscendo) Mi soffoca ! {porta 
le mani alla gola come qualche cosa lo stringesse 
forte). 

Annibale. 

{Ad Andrea ì indicando Pietro con aria com¬ 
passionevole) Parola d'onore mi stringe l’anima. 

Pietro. 

{Si lascia cadere sopra una seggiola , si raccoglie 
tutto in sè e trema forte come per febbre). 

Andrea. 

{Ad Annibaie) Lei se ne vada! Domani a 
mezzogiorno venga con la cambiale e troverà 
la somma! 


Annibale. 

Bravo giovanotto! Se possiamo accomodare 
le cose tra di noi è tanto di guadagnato. Quando 
s'immischia il Procuratore del Re la matassa si 
arruffa! 


Andrea. 

{Indicandogli la porta) Non parli di Procu¬ 
ratore del Re lei, ha capito? non ne parli! 
Quando si nomina il Procuratore del re lei 
dovrebbe fiutare odore di galera ! Dunque non 


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l’eroe 


venga qui a fare smargiassate {spingendolo col 
gesto verso la porta, senza toccarlo). Quella firma 
lei Tha invocata come una provvidenza, forse 
rha provocata per essere certo di intascare 
l’abietto danaro della sua usura ! Non mi prenda 
per un ragazzo! 


Annibale. 

{Cerimoniosamente beffardo presso la soglia ) 
Io comprendo il suo stato d’animo sa. Allora 
domani a mezzogiorno! 

Andrea. 

Domani troverà il danaro. E adesso marche! 
{Chiude la porta dietro le spalle di Annibaie e 
torna sul davanti ). 


SCENA VI. 
Andrea t Pietro. 


Pietro. 

{Nello stesso atteggiamento trema sempre piìi 
forte battendo i denti). 

Andrea. 

{Fa qualche passo come per dominarsi) A tanto 
si doveva arrivare {fermandosi davanti a Pietro , 
con voce di collera). Perchè tremi adesso? Do¬ 
vevi tremare allora. 


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ATTO TERZO 


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Pietro. 

(.Battendo i denti , parla prima in modo quasi 
inintelligibile poi sempre più franco ) Se un 
vecchio albero mezzo sradicato, venisse inve¬ 
stito da un vento furioso, potrebbe tenersi fermo? 
E non sarebbe graziosa se il vento, squassando 
l'albero, gli gridasse con la sua voce urlante: 
« Ehi! vecchio albero, perchè tremi? Resta 
immobile! Io non voglio vederti tremare ». E 
intanto, mentre dice questo, il vento imperversa 
più che mai e strappa gli ultimi rami. (. Alzan¬ 
dosi barcollante) L'albero sconquassato sono io, 
sono io!... Ho sfidato i rigori della neve, del 
gelo, della pioggia! E adesso che vacillo cosi 
(ondeggiando sulla persona) ecco li quel bel tipo 
di mio figlio che mi domanda: « Perchè tremi? 
Su, tieniti fermo, come se le tue gambe fossero 
di pietra e il tuo cuore d'acciaio». {Convulso) 
No, non posso tenermi fermo, non posso più. 
Tutte le mie vene tremano! (Allungando le mani 
per mettere in evidenza il tremore) Le lacrime 
che da tanti anni stanno cristallizzate nel con¬ 
cavo degli occhi si disciolgono adesso e bisogna 
che io pianga, se no scoppio come una mina! 
Se non piango scoppio! {Si getta nuovamente 
sopra una seggiola e dopo un breve ansare af¬ 
fannoso rompe in singhiozzi) Ah ! come fa bene 
piangere! Come fa bene. 

Andrea. 

{Con dolore) Ma come hai potuto? Ma come 
hai fatto questo? 


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l’eroe 


Pietro. 

(Quasi parlando a sè stesso) Come ho potuto 
eh? Marianna piativa tutto il giorno ( facendo 
il verso di Marianna ). Non sei buono a niente, 
ingegnati vecchio matto ! Bisogna mangiare 
tutti i giorni ! ( con tono naturale). Il grand’uomo 
di mio figlio si dava delle arie da imperatore 
(parodiando il fare di Andrea) Cosa sono due¬ 
cento lire? Sono una miseria! Io guadagnerò 
milioni! io {cercando). Io sono Galileo Galilei... 
Io sono Cristoforo Colombo... Io sono il padre 
eterno! {ridendo con tono naturale). E intanto 
non era capace di procurarsi duecento lire! 
Tanzetti poi è impagabile. Colui mi pare un 
boia mascherato da maestro di ballo! Inchini, 
sgambetti, riverenze. E frattanto insapona la 
corda per il capestro. E tutti accaniti contro 
di me a tirarmi sassi nelle gambe come a un 
cane sperduto! Cosa dovevo fare io? gettarmi 
in acqua ! Ho fatto un capitombolo e patatunfete, 
giu; sono caduto al fondo! E adesso, che è 
arrivato il momento di ripescarmi, strillano ! E 
io li lascio strillare! E io li lascio cantare. 

Andrea. 

So cosa mi resta a fare. Non posso lottare 
contro l’ineluttabile. 

Pietro. 

{Iroso) Chi parla di lotta qui? Cosa ne sai 
tu di lotta? Io sì che posso parlarne! Ah! 
già io ho il cervello guasto. Lo dicono tutti e 
anche tu lo pensi ! Ma nessuno sa che io sono 


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ATTO TERZO 


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in lotta con una divinità tremenda. Nessuno 
di voi vede la mano che mi sta sulla nuca e 
che mi preme giù, giù, giù. Guarda queste 
rughe ( protendendo il viso) ciascuna di esse 
rappresenta un colpo di unghia di lui, del mio 
nemico implacabile. In principio c'è stata fra 
lui e me una lotta a coltello! Io non volevo 
cedere ! Ma poi ogni giorno che passava, io lo 
vedevo salire più alto di una torre che tocchi le 
nubi e io mi sentivo diventare sempre più pic¬ 
cino al suo cospetto. (Riassumendo gradatamente il 
suo tono abituale) Allora ho cominciato a por¬ 
targli delle offerte, come si fa con una divinità 
che si voglia placare! Prima di tutto gli ho 
sacrificato la mia bontà! Sono diventato ma¬ 
ligno, beffardo... E lui niente! Poi gli ho sa¬ 
crificato la mia salute, poi la mia dignità, poi 
il mio orgoglio! E lui sempre più feroce! poi 
gli ho offerto la mia ragione ! Un briciolo oggi, 
un pezzettino domani, finche la mia testa è 
diventata vuota. Allora non avendo altro da 
offrirgli ho avuto un'idea (quasi gioviale). Ho 
detto fra me: potrei dargli la vita, ma cosa 
se ne fa lui ? Ha tanti cadaveri ammucchiati 
sopra i suoi altari? Proviamo invece & dargli 
l'onore! dopo tutto sono stato sempre un ga¬ 
lantuomo e può essere che il sacrificio del mio 
onore gli riesca gradito. E gli ho offerto l'onore! 
ed ho fatto una firma falsa! (Quasi gongolante) 
E adesso gli ho dato tutto, tutto, tutto! E se 
non gli basta peggio per lui; non ho da of- 
rirgli altro e anderò in galera ! Sissignori, anderò 
in galera! 


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l’eroe 


Andrea. 

(Alzandosi vivamente) No, papà, no! 

Pietro. 

(Ridendo e tremando ad un tempo) Sicuro, 
anderò in galera, anderò in galera. 

Andrea. 

(Posandogli una mano sulla spalla) Sono qua 
io, papà! Non aver paura di niente. (Chiamando 
forte) Mamma! Annina! 


SCENA VII. 

Detti Annina, Marianna. 

Andrea. 

State attente a papà. Io devo uscire. 
Marianna. 

Dove vai? 

Andrea. 

(Infilando il pastrano) Non occupartene. Ti 
basti che tornerò con ventimila lire. 

Marianna. 

(Con un grido) Ventimila lire? 

Annina. 

(Aggrappandosi alle braccia di Andrea) Cosa 
vuoi fare, Andrea? 


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ATTO TERZO 


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Andrea. 

{Svincolandosi da lei) Il mio dovere. Siamo 
calmi. Il danaro ha vinto, stravinto e io sono 
stato uno stupido buffone a credermi più forte 
di lui. 


Marianna. 

Ma tornerai davvero con tanto danaro? 

Andrea. 

{Sulla soglia) Ti do la mia parola d'onore 
che tornerò con ventimila lire! {Esce dalla porta 
di mezzo). 

Annina. 

{Appena uscito Andrea, cade affranta sopra 
una seggiola di destra , in modo da fare pendant 
a Pietro). 

Marianna. 

{Ridiscendendo sul davanti) Siamo ricchi fi¬ 
nalmente ! 


Pietro. 

{Con i gomiti appuntati sulle ginocchia, il 
mento appoggiato sui pugni chiusi, la voce amara, 
sarcastica in cui si rivela tutto lo sconforto della 
sua anima spezzata) Già, sicuro, siamo ricchi, 
ed è questo appunto Tultimo tiro birbone che 
il danaro mi giuoca. Prima ha voluto vedermi 
rotolare nella polvere e mi ha schiacciato ; 
adesso poi si decide di venire a casa mia, 
perchè sa bene, che nessuno, nemmeno lui con 


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l’eroe 


tutti i suoi fiumi d’oro e le sue montagne di 
carta, potrà mai ridarmi il sangue che mi ha 
succhiato ; siamo ricchi, già, sicuramente, siamo 
ricchi ed io intanto sono un uomo finito. 

Marianna. 

(Tripudiante ) Macché finito! Il danaro è tutto! 
Da questo momento il mondo cambia per noi. 

Pietro. 

{Sollevando il volto verso Marianna, con ama¬ 
rezza) Prima di possederlo noi crediamo infatti 
che il danaro sia tutto e strisciamo e ci pro¬ 
sterniamo per adorarlo; poi, quando viene a 
noi — oh! il pagliaccio feroce! — allora ci 
accorgiamo che esso è niente, (con ira) niente, 
niente ! 


Anninà. 

{Che durante le parole di Pietro è rimasta 
immobile con le mani abbandonate sulle ginocchia , 
con le pupille assorte , come nella contemplazione 
di un altro sogno che si dilegua, dice a bassa 
voce, con profonda tristezza) Povero papà! Po¬ 
vero Andrea!... 


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Prezzo del presente volume Iiire DUE. 

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I. Introduzione (Dai primi documenti all’anno 1859) ; * 1 voi. 

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