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Full text of "Evelina, o, Un segreto di famiglia : melodramma semiserio in tre atti"

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Ernesto Vfcecortte 


MELODRAMMA SEMISERIO 






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EVELIIVA 


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-J1T S3GEBT0 LI FAMIGLIA 


MELODRAMMI SEMISERIO IN TRE ATTI 

ot Domenico bolognese 

POSTO IN MUSICA 




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*4/u>mo cfej Beai Collegio di Musica 

DA RAPPRESENTARSI 

NEL 

REAL TEATRO DEL FONDO 




NAPOLI 

TIPOGRAFIA PLAUTINA 

1856 







‘ Le copie non munite del presente Bollo verranno 
dichiarate contraffatte . Verso i contraffattori verranno 
provvoeale le disposizioni delle vigenti leggi . 



MUSIC LIBRARY 
UHC-CHAPEL HILL 


3 


Architetto Decoratore della Reai Soprintendenza, signor 
Fausto Niccolini. 


Capo scenografo , inventore e direttore di tutte le decora¬ 
zioni, Sig Pietro Venier. 

Inventore ed esecutore delle macchine sig. Giacomo Capraro . 

Direttore della luce elettrica signor Bosso. 

Paesista, signor Leopoldo Galluszi . 

Figurista , Sig. Luigi Beloisio. 

Pittori architetti, Signori Marco Corazza, Vincenzo Fico. 

Appaltatore del macchinismo , Sig. Pietro Venier, 

Capo dei Macchinisti, Sig. Michele Papa. 

Attrezzeria disegnata ed eseguita dal Sig. Filippo Colazzi. 

Direttore del vestiario, Sig. Carlo Guillaume . 

Direttore ed inventore de’fuochi chimici ed artifiziati, si¬ 
gnor Felice Cerrone. 

Pittore pe’ figurini del vestiario , Sig, Filippo Buono . 

La musica ed il presente libretto è di esclusiva proprietà 
dei signori Giovanni e Giuseppe Fabbricatore , tanto pel 
Regno delle Due Sicilie, che per l’Estero. Rimanendo 
esclusi per la poesia del Libretto i soli Dominj al di qua 
del Faro. 

Editore e proprietario esclusivo delle poesie de’libri dei 
Reali Teatri, Sig, Catello de Maio. 






IL COLONNELLO GIACOMO FONTAIN, Diret- 
rettore di una fabbrica d’armi e Maire del Vil¬ 
laggio 

signor Benedetti . 

EVÈLINA , sua figlia 
signora Viola . 

ADOLFO ERVAL 

signor Naudin. 

IL CAVALIERE ERNESTO BLIGNY 

signor Rossi . 

FORESTANO , militare confidente in casa Fontain 
signor Cammarano . 

Coro di Operai , di Servi , di Contadine e foro- 
sette — Comparse di Guardie del Villaggio. 


La Scena è in un Villaggio della Brettagna 

Epoca 1650. 


N. B. Alcuni versi si omettono per brevità- 




5 



SCENA PRIMA. 


Stanza a pian terreno ad uso di fabbrica d’armi. Porte la¬ 
terali. Una scalinata in fondo che mena agli appartamen¬ 
ti. Armi già lavorate , altre da lavorarsi ; strumenti ana¬ 
loghi ec. 

Coro di artefici che lavorano. 

Coro Su, compagni, all’allegria 

Innalziamo un inno a coro : 

Un tantino di follia 
Nulla toglie e nulla dà ; 

Ma si agevola il lavoro 
Con un po’ d' ilarità. 

Poscia al crocchio della sera 
Col bicchier si trinca in giro; 

La donneila lusinghiera 
L’occhio languido ti fa; 

Passi un’ ora di respiro 
Fra il bicchiero e la beltà. 

SCENA II. 

Forestano e detti. 

For. Bravi bravi , a me gradita 
Fu mai sempre V allegria ! 

Coro Un tantino di follia 

Nulla toglie e nulla dà ! 

Tulli L* elrsire della vita 

È la bella ilarità. 

For. Eppur cotanto giubilo 

Accrescerò, lo giuro, 

Una novella dandovi 
Che certa v’ assicuro. 

Coro Udiamo udiam la frottola 

Ch’ egli smaltir ne vuole... 

For. Frottola ?.. zitti, o stolidi, 

L’ c chiara come il sole. 



6 


E voi di fumo e nebbie 
Oscuri come nottole , 

Voi mi parlale, o miseri. 

Parlate a me di frottole ? 

A me che sono il fulmine, 

Il genio della guerra, 

Che in Prussia ed in Italia 
Feci tremar la terra ? 

A me che sono V anima 
Del nostro Colonnello, 

Che faccio da prototipo 
Da capo del castello? 

Meriterebbe, o rustici, 
il vostro ardire insano, 

Ch’ io vi rendessi simili 
Al zoppo dio Vulcano ! 

Coro Non più, la nuova svelene; 

Fu scherzo, si condona... 

For. Scherzo?., o drappello, appressati. 

Io ti perdon... perdona. 

Coro Dunque ? 

For . Dirò, l’amabile 

Figlia del prode Giacomo 
Fra poco ad un gran principe 
Consorte diverrà. 

Yedrem così congiungersi 
La spada ed i blasoni, 

I titoli e i dubloui, 

Bellezza e nobiltà. 

Dall* altro mondo gli avoli 
Lo sposo applaudiranno, 

Del Colonnello i lauri 
Sul crii) rinverdiranno. 

Si canterà da’ musici. 

Si danzerà da’ villici. 

Un suono di letizia 
Per tatto eccheggerà ; 

E d’ Evelina brindisi 
Faremo alla beltà! 

Coro Oh quanto avrem letizia, 


Qual festa si fata ! 

I or. fo fa vedeva nascere , 

Sempre qual patire tu’ ebbe \ 

Su queste gambe bambola, 

Fra queste braccia crebbe. 

Ed ora io non so reggerò 
Pensando al caro giorno, 

(die madre di più pargoli 
Me la vedrò d’ intorno. 

Chi amplessi c baci donami, 

Chi il babbo suo mi dice... 

Ed io sarò felice 
Era i bimbi clic farà ! 

Coro Co’ più sentili brindisi 
Ognun i’esalterà! 

( 6 li operai vanno via a desinare. ) 

SCENA III. 


Foreslano , poi Ernesto Bliguy. 

-*■'or. (dii vien ?.. sì non m’inganno, ò quel signore 
Nobd viaggiatore, 

(die da due mesi si piantò d’ incontro 
Alla nostra wagion. Di veti ne in breve 
Di tulli amico, ma davver quel muso 
Non mi va mollo a sangue ! 

Air erta, Foreslano, 

Dimostra che sei prode veterano! (parie ) 

Eni. (solo.) 

Qui Adolfo attenderò!,, di me ben degna 
E’ P impresa ch’io lento! 
beltà, ricchezze, un chiaro nome , tutto 
I) Evelina la man dar mi poiria,.. 

Coraggio adunque, e quella (buina è miai 


S C E N A IV. 

Adolfo ed Ernesto. ' 
sld-o. Da me che biaiui, Ernesto? 

Em. Io YÒ salvarli 

Da no periglio! 

Ado. E qual ? 

Era. (ro;i mistero) Quando tuo padre 
Cadde trafitto da un’ignota mano. 


8 

Fu Giacomo Fonlain che li raccolse, 

E ancor sovvien la povera tua madre... 

Ado . E vero, ei solo diemmi 
Beni, asilo, famiglia, 

Tulio.,. 

Erri. E tu ardisci, ingrato, amar la figlia? 
Ado. Chi lo dice? 

Erri. Invan 1’ ascondi ! 

Ado. ( Ei mi lesse addentro il core!.; ) 

Ern. Tu scolori ? li confondi ? 

Mal si cela nn vero amore ! 

Ado. Ah ! se tanlo incauto io fui 
Taci taci, io fido in te ! 

Questo amore ignoto altrui. 

Questo amor morrà con me ! 

Ern. Ma non sai ? la donna amala 
Ad Arnaldi è fidanzala 1 
'Ado. Ad Arnaldi ? e il vero apprendo? 

Ern. Deh raffrena il tuo dolor ! 

Ado . Ah ! per me , deslin tremendo 

Meglio fìa la morie allor 1 
Mille voli un sol momento 
Mille affetti in me distrugge ! 

AH’ idea del mio tormento 
L’alma misera rifugge.. 

Senza il sol de' giorni miei 
Di dolore io morirò! ) 

Ern. ( Ei combatte col suo core , 

L’ ho colpito - indarno freme ! 

Tra il dovere e tra l’amore 
Egli ondeggia , e non ha speme ! 

Se ritor lo posso a lei, 

La gran prova io vincerò ! ) 

L evita, la luggi: per lungo viaggio 
Partir ti conviene... 

A do. (deliberalo e con significalo . ) 

Partire... io saprò 

Ern. Solenne è l’istante, Adolfo, coraggio ! 

Ado. Coraggio? ben dici, ne ho d’uopo... e l’avrc 

km. ( con affettuosi modi ad Ado,) 

i > i*. * / 4 


9 


Versa il luo piatito, o misero, 

Su questo cor che plora; 

Vorrei bealo renderli 
Con la mia vita ancora. 

Ma cessa ornai dal geniere. 

Bandisci un vano amor, 

E in tanto duol rammentali 
Che tu sei figlio ancori 
Ado. Lontan da lei più vivere 
Jo non potrò giammai; 

L’estremo addio tu recale, 

Dille quanto io 1’ amai ! 

I miei tormenti narrale. 

Le pene del mio cor... 

Fino all * estremo anelilo 
Palpiterò d’ amor ! 

(S'allontano per due parli opposte.) 

SCENA V. 

Camera nel castello nobilmente addobbata , in fondo 

un verone. 

Evelina sola. 

Ève. Io di nn principe sposa ? io di mia vita 
Alla speranza rinunciar?., non mai! 

Adolfo è il mio pensiero!.. E s’ei non m* ama ? 
Ah no, da quel sembiante onesto e pio 
Ben veggio che i! suo cor risponde al mio ! 
Tace quel labbro, è vero. 

Ma il guardo suo favella ; 

Sempre d’ amor foriero 
Ei la mia vita abbella, 

Come nell’ onda un raggio , 

Come nel prato un fior. . 

Parmi clic a lui d’ accanto 
Tutto mi parli amore, 

Qnal per celeste incanto 
Core trasvola a core ; 

II ciel, la terra, l’aura 
Tutto è sorriso allori 

Cecisa già sono , al buon genitore 
La fiamma del core svelare saprò; 


IO 


E il tenero padre che tu’ ama cotanto 
Pietoso al mio pianto io ceder farò 1 
Veggio al pensier sorridermi 
Presaga la speranza , 
l utto il mio cor s* inebbria 
D’ amore e d’ esultanza. 

Sento a’ frequenti palpiti 
Vita novella in me... 

Vieni, mio ben, l’empireo 
M’avrò d’accanto a (e! 

SCENA VE 
Giacomo c detta. 


Già. Amata figlia... 

Ève. 0 padre inio, da lunga 

Ora il mio cor v’ attende. 

Già. Hai ben ragione, 

Ma il dover di mia carica mi tenne 
Pungi da te. G:à un ordine mi giunse 
Di porre ogni opra in atto 
Per dare in man della giustizia il tanto 
Famigerato avventurier —- Rodolfo 
Feriy nomalo. Ma saprò ben io 
Raggiungerlo e punirlo. Ad ora ad ora 
1 contrassegni aspetto... 

-Gve. , O padre mio, 

D’ aliar più grave favellarvi io dtwio. 

Già. Che Ca ? svelami. 

Ève. II nodo 

Che voi nf avete offerto 
Io strìngere non posso. 

^ la ' . ^ Ch elei! die aspetto. 

~' a n) . ,a P a,, ola c data; al prence Arnaldi 
t * «omisi la tua mano, e tu ricusi ? 

Evo. Padre, d'amore ardetilo un nitro adoro... 

Già. Un altro? dillo... 

FtJC ' K . IP , Adoffo è il mio tesoro ! 

t>ia. Adolfo!., ah no, non mai... 

^velina, non sai... (*) Ma dimmi, ci fama? 

p v . * (Per traci irsi,) 

sem P rc tacque, ma il suo amor 4 mi f noto 


il 


Da mille pruove... 

Già. E se f inganni ? 

Ève. il coro 

Non mai s’inganna... 

SCENA VII. 

Forestano e detti. 

For. ( a Già.) Io vi rinvengo. Adolfo 

Recarvi questo foglio m’ingiuDgea. 

Già. (osservando 1 indirizzo del foglio.) 

Un suo foglio ! e parlarmi non polca ? 

(Lo apre e legge.) 

5 Più della vita amo Evelina: il tacqui, 

» Il nome ad evitar di sconoscente ; 

» Ma ormai che d’altri ella diviene, anelo 
» A nn sol conforto.,, rivederla in cielo! 

3) Risoluto son io ; 

» A voi la madre raccomando, addio ! 

Ève. Ahimè ! 

colpita cadendo su d'una seggiola.) 
i corra, si rinvenga, gente... 

(■Gridando escono degli operai e de servi.) 
For. Io... basto io solo... {corre fuori.) 

Già. Ah ! lo seguite, Adolfo 

Un suicidio tenta... ( i sopraggiunti escono. ) 
Ève. 0 padre mio , 

Noi lo perdiam per sempre! 

Già. Ah ! no, già tutti 

Corron sulle sue tracce - e noi speriamo... 

Ève. Andiam noi pure... 

Già. Tu noi puoi... coraggio! 

Ève. Ahi ! cento idee funeste 

Ali strazino Palma * io, la engion son io 
Di tanto danno! 

Già . Frenali... 

{Si ode un colpo d' archibugio.) 

Ève. Già . ( interdetti. ) Gran Dio ! 

Ève. E’ perduto - io più non reggo ! 

Già. Oh qual giorno di terrore ! 

Ève. Quali grida! agghiaccia il core!.. 

Già. ( al verone. ) 

Corri, mira, c salve... 


( Fortemente 

Già. S 


Ève. 

Già. 


Oh ciel ! 


Foresfan sviava il colpo, 

Ei lo guida a noi festante... 

Ève. Oh mia gioja ! oh lieto istante ! 

Io vivrò pel mio fede! ! 

SCENA Vili, 

Adolfo tra Ern. e For., servi, operai contadine e detti. 
Ève. Già. (a For.) 

Grazie grazie... 

Ern. ( Oh mio furor ! ) 

Già. (ad A do.) 

Vieni, o figlio, al nostro cor. 

Ado. Eveiina... 

Ève. Io tua sarò... 

Già. Lieti entrambi io renderò ! 

Ado.Ève. Tra si ferventi palpiti 

Io son felice appieno, 

Or che ti stringo al seno 
Ogni dolor cessò! 

Brilla di pace un’ iride. 

Tutto sorride intorno; 

Solo da questo giorno 
Di vivere dirò ! 

Ern. ( Di vendicarmi e vincere 

Non perdo ancor la speme ! ) 

Già. For. e Coro. 

Dio I’ ha congiunti insieme, 

* Chi separar li può ? 

FINE DELL ATTO PRIMO. 



SCENA PRIMA. 

Parco contiguo al palazzo di Giacomo Fontain , di cui una 
parte è visibile, la quale a suo tempo s’illumina. È l’ora 
del tramonto. Alberi intorno. 

Ernesto solo. 

Ern. I ramonta, o sol, tramonta; e sulla terra 
( ome questa che imprendo opra tremenda 


i3 


Tenebrosa e feral notte discenda ! 

E 1 dessa!.. o cor, raffrena i moti tuoi... 

SCENA II. 

Ernesto ed Eveìina in abito da nozze. 

Ève . Signor, da me che domandate voi ? 

Del padre al nome io venni, ardon le tede , 

Che fìa dunque? narrate — 

Ern. È una storia tremenda «— Or tu’ ascoltate. 

Yi è noto che in morir d’ Adolfo il padre 
Un uom pietoso a sovvenir si dette 
La madre e il figlio , e li sovviene ancora ? 

Ève . Mi è noto... 

Ern . Ancor sapete 

Che un malvagio furando 
D’ Adolfo al padre un ricco 
Deposito, ad uccidersi il costrinse ? 

Ève. Ebbene?.. 

Ern. Ebben , quell’uomo 

Che benefica Adolfo e la sua madre 
E’ pur lo stesso che gli uccise il padre, 

E’ Giacomo Fontain ! 

Ève. Sospetto infame ! 

Ern. Ecco la pruova - un foglio 
Che scrive il padre vostro 
Ad nn complice servo ; il negherete? 

Ève. (osservando il carattere.) 

Son sue cifre, gran Dio!.. 

Ern. Non più, leggete. 

Ève. s Bernardo, il sol tu sei, che sappia il vero 
d Autore della morte 
d Di Pietro Erval : ricevi 
» !l premio del tacer giusta il convegno. 

» Silenzio eterno, e scorda 
» Tu stesso un fallo , che oscurar poiria 
» La fama d’un Fontain! s Oh sorte ria! 

Io 1 essi il ver ? s’ ottenebra 

Lo sguardo - ov’ io m’ascondo? 

Erti. Coraggio, è questa l’unica 

Pruova che siavi a! mondo. 

Ève. Unica ? oh gioja - darmela, 


14 


Struggerla voi saprete. . 


Ern. 

Ad nn sol patto ! 

Ève. 

Ditelo, 


La vita mia chiedete! 

Ern. 

La vita ? io sol desidero 


Che Adolfo rinunciate... 

Ève. 

Meglio morir!., deb uditemi, 


Patto si rio cangiate ! 

Ern . 

Son fermo - irremovibile, 


Pensale al genilor. 

Ève. 

Ahi che far posso ? 

Ern. 

Cedere ! 

Ève, 

Voi mi strappale il cor ! 


(Tra mille doveri m’ondeggia la mente, 

Il padre, Y amante, l’onor mi è presente ! 
Oh bivio tremendo ! oh barbara sorte ! 

Un dono la morte - sarebbe per me 1 ) 

Ern. ( S'attrista, vacilla; del padre l’amore 

E’ troppo possente , già doma quel core i 
0 sorte, m’ assisti, tu V opra corona ; 

Il cor s’ abbandona - affidasi a te ! ) 
Decidete. 

Ève, Oh fero istante ! 

Al mio ben rinuncierò. 

Ern. Non mi basta, un altro amante, 

Altro sposo a voi darò. 

Ève. Altro sposo?., un mio sospiro 
Uomo al mondo non s' avrà ! 

Ern • Io d’amor per voi deliro... 

Donna, avrai di me pietà ! 

( A questo s illumina il castello ed ascoi * 
tasi il suono che invita alle danze . ) 

Ève . Ahi qual suon !.. l’inferno è in me 1 
Ern . Io mi prostro innanzi a te! 

( Per cadérle ai piedi. ) 

Ève. Non più non più, lasciatemi — 

Freme in udirvi il core. 

Ha il sagrifizio un limile, 

Ha pur suoi dritti amore; 

Se voi non siete un barbaro 


!5 


Vi mova ìi mio dolor! 

Ern. D un genilor 1 infamia 

Pesa su le soltanto, 

Io sono inesorabile, 

Preci non odo o pianto ; 

Arde per te quest' anima 
D’inusitato amori 
( Vanno via per due parti ) 

SCENA IH. 

Sala in casaFontain illuminata a festa: odesi la banda del 
villaggio che suona. Contadine recando delle ghirlande 
di fiori. 

0 donzella avventurata 

La cui fama intorno suona, 

Vien* quest’umile corona 
Generosa ad accetlar. 

Noi sciegliemmo in sull’aurora 
E viole e rose e gigli ; 

Ma quel fior che a te somigli 
Non potemmo ritrovar. 

La modestia che li adorna 
Nella mammola si apprezza, 

Nella rosa è la bellezza, 

E’ nel giglio il tuo candor. 

Noi cercammo a primavera 
1 suoi fior più vaghi e rari ; 

Ma quel fior che a te sia pan 
Primavera invidia ancor ! 

SCENA IV. 

Giacomo, Forestano e dette ; indi Adolfo, Ernesto , 
contadini, invitati. 

Già. Grazie vi rendo per mia figlia : il co re 
D’ un genilor non regge a tanta gioja ! 

For. Ed io che dir nu posso un altro padre 
In sì lieto momento 
Piango di tenerezza c di con (culo I 
Coro Vien lo sposo, intorno intorno 
Suoni un grido di piacer. 

Erti. Ado . Già. e C oro. 

Sempre scatto uà sì bel giorno 


16 


Fin di tatti nel pensier. 

Coro Ma la sposa ? 

Già . (alle quinte) Amata figlia, 

Vieni aflrella, ognun li appella. 
Coro Ecco avanza ornai la bella... 

SCENA V. 


Evelina senza ghirlanda e senza velo, con volto pallido ) 

a passi incerti, e detti. 

Tutti Quale aspetto ! che sarà ? 

Già . {ad Ève.) 

E fia ver ! la sposa ornai 
Sì dimessa all’ ara viene ? 

Non più altare, non più imene , 

Tutto scioglier si doyrà ! 


Ève. 


Già. 
Ève . 


Tu vaneggi ? 


11 ver favello 


Ni un ri mover mi potrà ! 

Già. Ado . Cori. 

( Della mia mente un sogno è questo ! 
Appena io credo a sensi miei ! 

Deslin tremendo • giorno funesto! 

Sara perenne il P soffrir! 

mio 

Ève. [guardando Ado.) 

( Svelar potessi gli affanni miei, 

Lo strazio atroce del cor trafitto ! 

Avversa sorte, tutto perdei — 

Sarà perenne il mio martir ! ) 

Ern. { Fra le tempeste già un astro splende, 

Che I onde acqueta, che il porto addita! 
Ornai secura l’alma si rende. 

Signor già sentomi dell’avvenir! ) 

E or. { Piange Evelina - Adolfo plora — 

Ognun si attrista, ei sol ne gode; 

(Guardando di soppiatto Ern.) 

Ma giuro al cielo io vivo ancora. 

Non vò restarmi, non vò dormir! ) 

Già . {ad Ève.) 

Disvela alfine, perchè tu neghi 

Scingere un nodo che tu chiedesti? 


Ève. 
si do. 
For. 
Erti. 

si do. 
Ève. 

Già . 

Erti. 

Ève. 
Ern. 
Ève. 
A do* 


Ere. 


Em. 


For. 


IT 

Egli è un arcano ! 

Cedi a* miei prieghi... 

Via sn, parlate... 

[avanzandosi) Tutto io dirò. 

Ella è mia amante. 

Che ascolto ! 

( Oh cielo ! ) 

Eia ver? rispondi... [ad Ève.) 

E’una menzogna!.. 

(di furto ad Ève.) 

Al padre pensa, al foglio... 

( Io gelo! ) 

Se il può - lo neghi ? 

Negar... noi so ! 

( nel massimo furore ) 

Sciagorala , qoal fnria d’ averno 
Fè giurarti un amor non sentito ? 
Sciagurata , il mio core tradito 
Memoranda vendetta s’ avrà ; 

E d’ un misero il pianto in eterno 
Empia donna, so te ricadrà! 

Dio che legge nel fondo del core 
Ei scolparmi potrebbe soltanto : 

Chi mi danna allo sprezzo ed al pianto 
Quanto soffra quest’ alma non sa ! 

Se ho disdetto un purissimo amore 
E* una colpa che merla pietà! 

Ella è mia } qaest’ amor che m’ accende 
Uomo al mondo più spegner non paote; 

Di me stesso maggiore mi rende, 

Gioja eterna al mio core darà! 

( Le mie trame a lei sola son note , 
Coronato V inganno sarà ! ) 

( Se alla fin la pazienza mi scappa , 

Quella faccia di forca T accoppo : 

Egli fugge, ma il birro F acchiappa ; 

Egli grida, ma deve crepar! 

Chi mi porge un coltello, uno schioppo? 

Yò un infame dal mondo levar ! ) 


1 $ 

Qìa. Coro. 

( So d’amor per -Adolfo eli’ardea, 
Come amante il’Ernesto si svela? 
Qo'i tremendo nn arcano si cela 
Che cagione di pianto sarà ! 
Questo di che si lieto sorgea 
I)i quai nembi cingendo si va ! ) 
FINE DELL’ ATTO SECONDO. 



SCENA PRIMA. 


La stessa decorazione della scena prima atto secondo. Erne 
sto ed Evelina s’incontrano venendo da due parti opposte 
Forestano nascoso dietro le piante. 

Ève. Vedete, Ernesto, obbediente io fui 
Ad ogni desir vostro ! 

For. [facendo capolino dal suo nascondiglio.) 

.. Ahi ben qui venni , 

Eccoli entrambi ! adiamo. 

Ève. II ciel sa quanto 

Lottai col padre per tacergli il noto 
Arcano, e non vederlo 
Jlaccapricciare a me d’limanti; or chiedo 
Quel foglio... 

For. ( Un foglio !.. ) 

Ern. Invan voi lo chiedete 

Se pria compiuto non è il rito ! 

Ève. . , Io dono , 

La mia parola, e bastar poò... , 

Ern. Non sono 

Uso a credere altrui... > v 

For. (• Perfido!.. ) 

E ve. Un lieve 

favor voi mi negate? 

Ern. Oprar mi è d’ uopo 

Con la più gran prudenza. 
hve. t Con prudenza ! 

Compiasi adunque il sagrifizio mio... 




> 


Ern. In contrario (remate... 

Ève. Sempre minacce ? 

Ern . 0 donna,'addio... 

(Per dividersi.) 

For. [cacciandosi impensatamente in mezzo ad essi) 

Fermale ! 

Ern. Ève. Foreslano ! 

Fot . 


Ève. 
Ern , 
E or. 


Ern. 
Far. 
Ern . 
Ève. 


Un conto, amici. 

Fare insieme ormai dobbiamo. 

Ma che brami? 

Che mai dici ? 

Bramo... dico... dico... bramo. 

Io di là nulla perdei, 

V’ ha tra voi, signori miei. 

Un intrigo un grande imbroglio 

10 conoscere lo voglio, 

E conoscer lo saprò ! 

Che mai dici ? 

Fermo io sio ! 

Dove spingi il labbro insano ? 

Basta, vanne Foreslano! 

For. (si accosta ad Eoe. e prendendola per mano 
le dice con forza ) 

Ma non dicesti - compiasi 

11 sagri fi zio mio ? 

No, non s'immola un’anima 
Uh’è amante... 

( lo tremo ! ) 

( Oh Dio ! ) 

( in disparte a Foreslano mostrandogli una 

borsa. ) 

Oro-vaoi tu? 

Serbatela.... 

Trema... 

Timor non ho ! 

Or troppo io contenevamo, 

Servo, ai dovere... 

Ève. (ad Ern.) Ab , no ! 

Eni. (da un canto ad Kvei) 

0 donna, se un passo vacilli soltanto ; 


Ern. 
Ève. 
Ern. 


For. 
Ern. 
For. 

Ern. 


30 


Ti resta una vita d’ infamia e di pianto : 
Del fato nemico ti rendi maggiore, 

E sorte migliore ti aspetta da me ! 

For. {dall' altro lato alla stessa ) 

Ricorda la madre che bimba perdesti, 
Ricordati, o donna, che meco crescesti : 

In nome di tanta solenne memoria, 

Deh svela la storia, fia meglio ger te ! 
Ève { Quell’empio mi abbatte all’onta del padre, 
Costui mi commove al nome di madre: 
Quai sacri doveri combattono insieme, 

Piti tregua, più speme per l’alma non v’è ! ) 
Alfin mi lasciate!., t*) Chi a Roven vi spinse? 

(*) (Poi fuori se ad Ern.) 
Infame Bernardo, qual foglio cedesti ? 

For. {preso come da un lampo e passando mano 
mano ad immensa gioia ) 

11 foglio!.. Bernardo!., tu Roven dicesti? 
Vittoria, vittoria, or tutto saprò ! 

( Quai delti ! ) 

( Che tenta ! ) 

La lizza si vinse.., 
Aspettami, o figlia, tra poco verrò. 

Sprono , volo, vado, torno, 

Prego, pago, vinco, vengo: 

Sia di notte, sia di giorno. 

Sol quattro ore mi trattengo ! 

Le minacce ? io non le temo, 

La sua borsa serbar può... 

E del resto parleremo 
Al ritorno che farò ! 

( Ei minaccia arditamente. 

Per me il cielo ornai s’imbruna ; 

Mi conviene immantinente 
Affrettar la mia fortuna! 

Quel linguaggio suo m’ ha scosso, 

Io comincio a paventar..; ) 

Vieni, vieni, {ad Ève.) io più con posso 
Tanta ingiuria sopportar!.. 

( Ei gioisce, e con baldanza 
Mi conforta, mi rincor». 


j Ève. 

Ern. 
For. 


Ern , 


Ève. 


n 


Ed io stolta la sperane 

Mal mio grado accolgo ancora ! 

Dall’ abisso che m’ aspetta 
Certo il Ciel mi salverà, 

E sull’ empio la saetta 
De! sno sdegno piomberà ! ) 

; Foreslano si allontana velocissimo: Ève* 
lina ed Ernesto vunno via per la stessa 
parte donde so?i venuti . ) 

SCENA II. 

La stessa stanza deiratto 1. Scena 5. in casa Fontain, 

Adolfo solo. 

Oh ! come scorron lente 

L' ore nella sventura; e perchè mai 

Nella mia cruda sorte 

Vera un crudel che mi campò da morte? 

Dal destin, dal duolo affranto 
io gioiva al tuo sorriso : 

Del tuo sguardo al vivo incanto, 

Dalla terra era io diviso ! 

Da quel raggio inebbriato 
Non vivea che solo in te... 

Or tradito abbandonato, 

Lullo e pianto avanzo a me ! 

Ah ! si deserto e misero 
Sempre per te sarò. 

Ma un’alma così perfida 
No, che goder non può!.. 

Non avrai halen di bene, 

Empio cor, ne’ tuoi desiri ; 

Saran tante le tue pene 
Quanti furo i miei martiri !.. 

Ah che parlo!., or tu gran Dio 
Sperdi i voti del mio cor; 

Sia perenne il pianto mio, 

Ma risparmia il suo dolor ! 

k r _ . 

(E per andare f quando da parieopposta entra Ève .) 

SCENA III. 

Evelina e detto. 

Ève. i Adolfo... 

rido* ^ Tu-,. 


( per andare . ) 


22 

Ève. » Ferma , ascollar mi dei ! 

Ado. 5 Invan lo brami... 

Ève. s Ah ! nf odi , 

» Innocenle son io ! 

35 Un falò avverso e rio 
i A le m’invola!.. 

Ado. »> Che mai sento ! ah forse 

3 Sperar poss’io che rn’ami ancora? Alimi 
3 ) Ti strapperò , saremo uniti avvinti 
3> Da forza onnipossente... 

Ève. » Tu vaneggi ! io li perdo eternamente ! 

* Di, per l’amor conculcheresti il nome 
j> Del padre tuo ? 

Ado. » Per vendicar mio padre 

» La mia vi la darei ! 

Ève. j Nò perdonarne 

5 Mai r uccisor sapresti ? 

Ado. » Ah no, giammai i 

Ève. j Dunque apprendere il ver tu non potrai !• 

SCENA IV. 

Giacomo e detti, indi Ernesto. 

Già. Odimi, o figlia, e testimon te bramo 
Di mie parole, Adolfo. 

1! prence Arnaldi tu spregiasti ; Adolfo 
Concesso appena lo rifiuti ; or dimmi 
A salvar la tua fama 
Che far decidi ? 

Ern. (avanzandosi') Ella sposar me bratn$. 

Ella poc’anzi m’appellava il nodo 
Ad affrettar... 


Ado. ( Fia vero ? ) 

Ève. ( Iniquo ! ) 

Gtd. Adolfo, 

Ascolti tu?., ma se il deslin divide 
1 nostri cor, (u sempre a me sarai 
Figlio diletto... 


vc ‘ fm lo più non reggo ornai! 

{E ve una pallida ed abbattuta è per cedere aolì 
inviti' minacciosi dì Em. , Ado. e oltremodo 
agitato, utacomo nella, massima costernazione; 
quando si odono prolungate grida dalla via ) 


23 


Voci da dentro. 

Viva il nostro Foreslano 
Che scoverse il tradilor ! 

Ève. Già. A do. Ern. 

( Quali accenti I ) 

For. [da dentro) AIGn l’arcano 

Sarà nolo!.. 

Ern . ( Oh tnio terror ! ) 

SCENA ULTI M A. 

Forestano entra affannato e giulivo , in mezzo ad una folla 
di contadini di forosette e di domestici. Ernesto profitta 
del momento, e si allontana. Giacomo , Adolfo ed Eve- 
lina vanno incontro al detto Forestano. 

Ève. Già. Ado. For. 

Parla parla... 

For. (a Già.) In pria sappiate, 

Ch’ era Ernesto il reo Bligny 1 
Già. Che mai sento ! 

j For. Rimirate, 

Il previde, e disparì ! 

Già. Ma quell’ empio ad Eveiina 
Qual mai forza onir potè ? 

Già. Ado. Parla... 

Ève. ( Oh cielo ! ) 

For. La meschina 

A quel perfido credè! 

Per impalmar la misera , 

D’ un foglio ei si munì , 

Nel quale a un servo complice 
Giacomo scrisse un dì ; 

Scrisse , dippiù mandandogli 
Condegna una mercè. 

Che chi di padre orbavati 

( Ad Adolfo. ) 

Era un Fontain... 

Jdo. Ève. ( Ahimè ! ) 

For. Fontain si accese incauto 

Della tua madre un giorno; 

Ma quella discacciavalo 
Con sua gronde ira e scorno. 

Quindi per vendicarsene 


n 


Al padre Ino furò, 

U n sacro un gran deposilo , 

E a morte il trascinò ! 

Ado. Mio padre !.. oh rabbia!.. 

Già . (per parlare ) Oli ciel !.. 

Ève. Oh fato mio crudel ! 

For. Tacete, adite - Giacomo 

No quel Fontain non era , 

Gli era fratel... ma l’empio 
Di morte atroce e fiera 
Dopo non molti dì 
Pentito si morì I 
E Giacomo che è nn angelo , 

La non sua macchia a tergere. 
Rendeva il padre all’ orfana , 

Tolto alla sposa tenera... 

Adolfo, ah ! guarda il misero, 

(Additando Già.) 
Guarda la Gglia in lagrime, 

Guarda il mio pianto... e poi 
Non perdonar se il puoi, 

Se in petto acchiudi un cor ! 
(Osservando Già . e Ado. commossi .) 
Ma no , qnegli occhi dicono 
Che già trionfa amor ! 

Ado. (stringendo al seno Già.) 

Non più non più... 

Già. Stringetevi 

O figli, a questo cor! 

Ere. Tutto d* intorno è giubilo. 

Si rasserena il cielo; 

S’inebbria il core anelo , 

E più bramar non può. 

In un’ ebbrezza eterea 
Io son felice appieno ; 

Or che vi stringo al seno 

( A Già. e Ado. ) 
Solo d’ amor vivrò. 

Gli al/ri Tutto d’intorno è giubilo, 

E più cessar non può ! 

F 1 A F 













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Prezzo grana 20. 







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