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Full text of "Fonti per la storia d'Italia pubblicate dall'Istituto storico italiano"

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I-fa) ^5*. \ 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



niOM THE FUND OP 

CHARLES MINOT 

CLASS OPiSiS 



~1 



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ISTITUTO STORICO 

ITALIANO 



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1^ 



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FONTI 



PER LA 



STORIA D'ITALIA 



PUBBLICATE 



DALL'ISTITUTO STORICO 

ITALIANO 



^CRirrOKI . SECOLO xiv-xv 



ROMA 

NELLA SEDE DELL'ISTITUTO 
PALAZZO DEI LINCEI, GIÀ CORSINI, 



ALLA LUNGARA 



1892 



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LE CRONICHE 



DI 



GIOVANNI SERCAMBI 



LUCCHESE 



PUBBLICATE SUI MANOSCRITTI ORIGINALI 



A CURA 



SALVATORE BONGI 



VOLUME TERZO 



LUCCA 

TIPOGRAFIA GIUSTI 
1892 



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DIRirn RISERVATI 



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CRONICHE 

DI 

GIOVANNI SERCAMBI 



PARTE SECONDA 



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I. Croniche del secondo libro di Lucha et del signore c. i à 
Paolo Guinigi di Luccha et d' altri paezi, 

COME chiaramente APPARIRÀ PER ORDINE. 

Avendomi io Giovanni Sercambi posto in nella mente di 
non volere più oltra narare delle cose che vegnano in que- 
sta Ytalia e massimamente in questa nostra ciptà di Lucha, e 
cosi aveamo in lo primo libro dichiarito lo non seguire. Nondi- 
5 meno le cose e' tempi fanno le persone rimuovere da' primi 
pensieri, seguendo le cose. E pertanto dicho, che nonostante che 
prima in nel dicto libro avesse tale pensieri, pur V amore della 
patria e le cose occorrenti, m' inducono a narrare et dovere 
scrivere alquante cose delle molte che segueno, posto che cosi 

IO distesamente, né con quelli savi modi né bel parlare, io quelle 
non sappia recitare né compuonere. Tucta volta, quello che a 
me sarà possibile giusta la mia possa, si noteranno. Però che 
neuno può dare quello non à, e cosi io non darò quello non ò, 
ma con quello pogo intellecto che Dio m' à prestato, seguirò e i b 

15 questa opera facendone principio di questo libro, che segue il 
primo facto, il quale cominciò dall' anno di .MCLxim.o, fine a 
di .VI. aprile in .mcccc. E ora questo comincerà in chalende 
maggio in .mcccc, e finerà come legendo sentirete. Prendendone 
di tale materia aiuto dallo altissimo Dio, da chui tucti li beni 

20 derivano, soctomettendomi a ugni suo piacere, e, a tucta la corte 
celeste, e simile dal santissimo in Christo padre et signore mes- 
ser Bonifatio, per la divina clementia papa nono, et del sacratis- 



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P.\RTE SECONDA DELLE CRONICHE 



Simo sacro romano imperio, e del serenissimo principe et signdre 
messer Vincilao, per la divina potentia inperadore de* Romani et 
di Buemia re. Dichiarando a ciascuna persona che^ questo li- 25 
bro legierà, che in tale acto per me non è uzato se non tucta 
purità, non guardando se non alla verità, quanto a me è stato 
possibile poter sapere. E se alcuna cosa si trovasse coropta 
overo non si bene consonante, tali cose si riputino a simp^cità 
e non a malitia. E simile, se in tale scrivere si trovasse d' al- 30 
cuno le lode o i beni facti, tali lode et beni siano reputati che 
Dio ne sia stato guidatore; e se in alcuni si trovasse difecti 
overo confusioni scripti, tali difecti et confusioni se ne dia la 
colpa al pecchato, overo al nimico dell' umana natura, che tali 
difetti e colpe à messo in neU' animo di chi fallito avesse. 35 
Schuzando me lohanni Sercambi che di neuno si dirà se non 
quello che iustamente dire si potrà, cosi di virtù come di vizii, 
piutosto il vizio nascondere socto nuovo colore che palezemente 
nomare, et cosi le virtù lodando, con quel modo più honesto 
che a me sarà da Dio prestato gratia. 40 

II. Della morte di Bartolomeo di. Francesco Guinigi e di 
Lazari di Nicolao Guinigi et di Iohanni suo figluolo. 

Narrato tale prohemio, ritornerò a scrivere quello che ora del 
mese di maggio in .mcccc. seguio in Luccha. Che avendo 
la moria molto percosso la cictà di Luccha e molti morti, e 
così in nel contado, e non essendo luogo per tucto il contado 
di Luccha dove fuggire si potesse, moltissimi cictadini si parti- 5 
rono di Luccha, chi andò a Bologna chi a Genova chi a Saona 
et in Riviera, e pur di quelli che aveano da spendere, in tanta 
quantità che in Luccha rimaseno poche persone da facti. E 
quelli che aveano potentia di denari, li quali ristetteno in Luc- 
cha, furino gran parte costretti a rimanere in Luccha per sai- 10 
vezza della ciptà et dello stato, stando socto la speranza di Dio 
a guardare la ciptà. E maximamente i magiori della casa 
de' Guinigii e loro amici de' quali seguio come udirete. Che 
essendo in Luccha smizurata morìa, intanto che più giorni fu- 
rono che in Luccha moriano più di .cl. persone per die, e durò ij 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



tale frotte moltissimi di, intanto che alquanti, oltra il fuggire 
fuori del distretto, alcuno s' asentò di Lucha & andò in nel con- 
tado, sperando campar tal pestilensa. E infra li altri che in nel 
contado fugirono, fu* Bartholomeo figluolo di Francescho Guini- 

20 gi, iovano di gran chuore et senno, e con lui Paulo suo fratel- 
lo, al quale Bartolomeo sopravenne il colpo della potentia della 
morte, e Dio lo chiamò a sé. Per la qual morte il preditto 
Paulo diliberò di ritornare a Luccha, e volere più tosto in Lu- 
cha la sua vita finire che fuori. E come diliberò, die' ordine 

25 prima di sepellire il predicto suo fratello, e cosi honorevolemente 
fu sepellito a dì .xv. maggio in .mcccc. in Castiglioni. Della 
chui morte quelli che non amavano la casa de' Guinigi, cosi di 
quelli che s' erano assentati come di quelli eh' erano rimasi in 
Lucha, se ne mostrònno molto contenti; et per contrario, quelli 

50 che tale casa amavano, se ne mostrònno dolenti. Or quello che 
è piacere di Dio de* V uomo prendere a buono grado; et cosi 
fé' Paulo fratello del dicto Bartolomeo, che dipo la dieta morte 
diliberò ritornare a Luccha. E mentre che tale ordine dava, 
sopraiunse il colpo della morìa a Lazari di Nicolao Guinigi, 

35 homo da gran facti e molto di peso in nella ciptà di Luccha, 
il quale morto a di .xxvii. giugno in .mcccc. Al quale fu per li 
altri di quella casa fatto solenne honore e sepellito a dì .xxvin. 
giugno. Al chui corpo si trovò in fra li altri lohanni suo fi- 
gluolo, il quale per lo molto dolore della morte del padre e per 

40 r aire coropta, doppo tale sepellimento il predicto lovanni suo 
figluolo, il quale per lo molto dolore, com' è dicto, sentio il fine 
dell' ultimo della sua vita, e così morto a dì .v. luglio. Per le 
quali morti la casa de' Guinigi venne molto manchando, e così 
si sperava delli altri simile cazo. E in quel tempo morio Ni- 

45 colao Ser Pagani homo di gran sentimento e molto ardito. Et 
vedendo sì tal morìa, fu facto processione & messe solenne, qon 
pregare Idio, il quale à podestà sopra la vita et sopra la morte, 
exaitato sopra tucti i cieli, che li piaccia muoversi a pietà e so- 
correre questa misera ciptà di Lucca; et piaccia alla tua mise- 

50 ricordia che verso di me proceda quello che à meritato; ma 
guarda colli occhi della tua misericordia la fragelità di me, bt 



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PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



quale è sottoposta a tanta corutione, et leva da noi questa pe- 
stilentia avengnadiochè noi non T abbiamo meritato. Facto tale 
suplicatione a Dio, in parte cessò tale pestilentia ; per la qual 
pestilentia in Firenza, Bolongna, in Pisa ..et per tucte le circu- 55 
stanzie, e simile in Luccha, si parlava aperto dicendo: ornai 
la casa de' Guinigi è al basso, e tucto loro stato venuto meno. 
Intanto che molti ciptadini poco amici di tal casa, con parole di- 
zoneste parlando et tractando, la magioria di Lucha dovere in 
loro mani venire & in nelle mani altrui quella condurre, e que- 60 
sto da più parti esser a' regimento di Luccha notificato. Et po- 
sto che in Luccha tucto si stimasse, come di fuori s' ordinava 
il disfacimento di tale stato, nondimeno quelli che rimasi erano 
in Luccha della casa de' Guinigi e loro amici, a neuno adhe- 
rente né parente di tali mali parlanti alcuno dispiacere fatto non 65 
fu. E con dolci parole e buon facti a tucti fii seguito ogni be- 
ne, mentre che in Lucha star volsero. 

ni. Come a Luccha vennero alla guardia molti amici 

DELLA CASA DE' GuiNIGII. 

Cognoscendo alcuno amico de' Guinigi, lo nome del quale 
fu lohanni Sercambi, che Luccha era in gravi pericoli per 
la moria forte che era in Luccha e in el contado, sì per li 
morti dicti e per quelli che di continuo morivano, sì per li 
sentimenti avuti di fuori, sì per le male voluntadi de' ciptadini 5 
asentati, et etiandio d' alcuni che dentro erano, sì per li vicini 
circustanti, li quali con 1' ale aperte stavano per volere mettere 
il pie in nella ciptà di Luccha, fu per lo dicto lohanni preso 
pensieri di ristringersi col resto di quelli della casa de' Guinigi, 
che rimasi erano in Luccha, li quali erano assai poghi. E così io 
ristrecto, si parlò in questo modo, dicendo: chari ciptadini della 
casa de' Guinigi, li . quali ora in Luccha siete, io sono venuto 
dinanti alla vostra presensia a nairarvi li pericoli che si vedeno 
della ciptà di Lucha e del suo contado, e delle vostre persone 
e di tucta la comunità. E vedesi certo, che se a tali pericoli 15 
non si prende riparo et chura, la libertà di Luccha venire meno; 
e però sono venuto, acciò che si prenda riparo a quello che sia 



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DI GIOVANNI SERCAMBl 



utile della ciptà e salvamento del vostro stato. Però che si ve- 
de della casa vostra morti alquanti; voi, Michele Guinigi, infer- 
mo mo d'infermità incurabile, et di voi poco stimo della persona 
far si può. Dino Guinigi esser assai di tempo, e alle fatiche 
che ocoreranno non poter durare. Paulo Guinigi malato, pero- 
chè quando il dicto Paulo fu ritornato a Lucha li venne V an- 
guinaia e la febre, e la magior parte tenea et cosi era da tene- 
2$ re, per li tempi che ocorreano, lui più tosto dovere morire che 
champare; per la qual cosa fu figuratamente dicto Paulo esser 
malato, quazi a dire morto, li altri esser io vani; per le quali parti 
si cognoscea di vero, se pensieri non sì prendesse, la cosa an- 
dare male. E doppo molte ragioni si conchiuse che a tale prati- 
30 cha fusse messer Tomazo da Ghivizzano; e conchiusesi che bene 
era che in nella ciptà venisseno del contado homini alla guardia, 
tanti che fusseno vastevoli. Et etiandio si soldassero alquante 
bandiere di balestrieri, e che si tenesse le mani in su le parti 
di fuori acciò che tucto si senta. E cosi si misse in effecto. 

IV. Come si die' piena balIa per consiglio generale a .xn. 
ciPTADiNi DI Lucha e alli ansiani di potere sorogare 

IN NEL CONSIGLIO PER LI ASENTI ET MORTI. 

E non stante i partiti presi, vedendosi venire in ne* pericoli, 
e per V asentia et morte di molti, i consigli non potendosi 
raunare, a bizogni strecti fu diliberato, per salvamento di Luccha 
e del suo stato e libertà, che per consiglio generale s' ordini 
5 che li antiani di Lucha possino, con quelle parti di consiglio 
che rimasi' fussero in Luccha, sorogare in luogo de' morti, as- 
senti overo malati, acciò che si possa a tucto riparare. E que- 
sto si misse in eSecto del mese di luglio in .mcccc. 

V. Come in Lucha si fenno i .xn. della balìa, 

E RIMISENSI MOLTI SBANDtlL 

Dimorando Luccha in tal maniera, e sempre diminuendo di 
gente, et di continuo per li usciti di Luccha e per alquanti 
malcontenti si tractava il disfacimento dello stato di Lucha, e 
veduto quelli di tempo della casa de' Guinigi infermi, et massi- 



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PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



inamente Michele Guinigi, fu deliberato per salvessa di Luccha, 5 
che si facesse con consiglio generale dodici ciptadini di balia, li 
quali avessero piena autorità, mero et misto imperio, di tucto ciò 
che fusse di bizogno a riparo di Luccha; e quello che a loro 
piacea, così dentro come di fuori, quanto potesse mai avere il 
comune e 1 popolo di Luccha. E raimato tale consi^o, fu per io 
l'autore di questo libro, cioè lohanni Sercambii, parlato in que- 
sta forma: o fedeli & dilecti ciptadini, molto v'è manifesto di 
quante ingiurie et danni per la superbia delli usciti di Luccha 
siamo stati dannifìcati; per la qual cosa siamo stati, non sola- 
mente alle genti d 'apresso ma a quelli dalla lunga, in obrobio 15 
et dizinore. E per tanto a me parre' che si debbia tale officio 
di balla fare; et cosi si fé*. E tale balia fu data a .xn. ciptadi- 
ni di Luccha, li nomi de' quali di socto si noteràno, con piena 
giurisditione et balia, sensa avere li antiani a esser in pratica né 
a consiglio con loro. Ma più tale balia fu, che i dicti .xn., ove- 20 
ro la maggior parte di loro, potea rimuovere l' officio dello an- 
tianatico, e cassare officiali et soldati, et di nuovo elegere; e 
tucto poteano fare e a ugni ora sensa contasto. Et cosi eletti, i 
predicti fenno in palagio, là u' dimoravano li signori antiani, 
fare imo collegio overo stansa nuova, e nomavasi il collegio 25 
de' .xn. di balia. 

E questo fu in nel tempo che lohanni Testa era gonfelonieri, 
del mese di luglio e ogosto di .mcccc. Li nomi de' quali di 
balia sono questi : cioè, e primo 

Per san Paolino Per san Salvatore 3^ 

lohanni Sercambi Mess. Tomazo da Ghivizano 

Nuccio lohanni Antonio da Volterra 

Francesco Berindelli Paulo Guinigi 

Franceschino Buzolini Bonacorso Bocci 

Per san Martino 35 

Dino Guinigi 

lohanni Bernardini 

lohanni Testa 

Nicolao di Filippo. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



40 Li quali cosi electi principiònno a fare molte cose, e infra 
r altre che i ditti di balia feceno, si fu che la magior parte delli 
sbanditi in persona funno rimessi et tucti sbanditi in pecunia, 
con dovere pagare certa tassa. E cosi dimorònno le cose fine 
a chalende settembre in .mcccc. 

VI. Come sì trasse la tascha delli antiani di Lucra. 

Adi .xxm. ogosto in .mcccc. si trasseno li antiani per li mesi 
di settembre & ottobre del dicto anno. E perchè in 
tempo di tal collegio apparvero nuove cose a Luccha, si note- 
ranno tutti quelli che funno tracti antiani et chi esercitò TofE- 
5 ciò, discendendo poi all' altre particularità. E però dico, che es- 
sendo tracto gonfalonieri di iustitia per lo terzieri di santo Pau- 
lino Stephano di Iacopo di Poggio, e antiani lohanni Sercambi, 
Iacopo Didari, Parente da Porcari ; per lo terziero di santo Sal- 
vatore fu facto Carlo Martini, ser Domenico Lupardi, Francesco 

10 Sàndori, testore; per lo terzieri di santo Martino Ciuchino Avo- 
gadri, Filippo Feci, lohanni di Francesco Perfettucci; e vedendo 
che il predicto Stefano di Poggio s' era asentato per la morìa 
a Saona, fu di necessità in suo luogo sorogare uno gonfalo- 
nieri, et per ser Domenico Lupardi, che s' era asentato a Bo- 

15 logna, et per lo dicto Carlo Martini, il quale era morto, fu di 
necessità, in luogo di quelli, sorogare altri. E per tanto dico 
che per V officio de' .xii. di balia fu sorogato, per Stefano di 
Poggio, lohanni Sercambi gonfalonieri; et per lohanni Sercambi, 
Steianino da Chiatri; per Carlo Martini, Paulo di Francesco Gui- 

20 nigi; per ser Domenico Lupardi, Andrea Orsucci spesiale; e cosi 
si rifermò il dicto officio. Intrato tale officio d' ansianatico, e la 
moria cominciando a mancare, e di pine parti sentirsi i ragiona- 
menti e colloquii tenuti contra della libertà di Luccha e contra lo 
stato de' Guinigi, e più volte mandato a Bologna per sentire 

23 delle cose, trovando le cose esser vere, con parlari, dicendo al- 
quanti ciptadini che asentati s* erano, cioè ser Domenico Lupar- 
di, Turchio Balbani con loro seguaci, dicendo : noi torneremo a 
Luccha, e non voremo che la casa de' Guinigi amaestri più, e 



e. IV B 



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IO IPARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

che i .xn. della balia voremo che vada per terra, e faremo a no- 
stro modo. E molto altamente se ne parlava, intanto che il co- 30 
mime di Firenza, con alquanti usciti di Luccha et etiandio con 
alquanti asentati, preseno pensiero e molti ragionamenti del mo- 
do di mandare per terra la dieta casa de' Guinigi e loro amici, 
E di ciò se n' ebbe la propia verità, sì da Roma per li modi 
che tenea Landò Monconi e gli altri usciti che di là si trovava- 3 5 
no, si di verso Lumbardia, si da Genova e della Riviera, si da 
Bologna et di molti luoghi; e tutto si fé' noto a Luccha. Per 
li quali sentimenti il dicto collegio di antiani e il dicto officio 
di balia viveano molto coli' occhio aperto, radoppiando le guar- 
die, et fornendo bene le chastella, non dimostrando altro, tenen- 40 
do sempre in tuct? parti persone che tucto notificavano. 

Vn. Come la comunità di Firenza fé' somuovere 
IL DUCA DI Baviera a prendere la corona dello imperio. 

E mentre che tale stanza stava cosi, avenne che il comune di 
Firenza, vedendosi intorniato et circundato da tucte parti 
del dominio del ducha di Milano, e parendo a tale comune che 
Bologna et Luccha erano più tosto acti al loro dapno che a 
bene, pensònno volere sbarare tucta la potentia del duga & delli 5 
altri non bene amici di Firenza. E pensònno che neuna cosa 
potea esser chagione di tale sbarra, se non lo movimento e di- 
scordia che fusse in nella Magna. E come ordinòro, diedeno 
pensieri e missero in efiecto parte della loro intentione; che 
de' dicti mesi di settembre et ottobre di .mcccc, il comune di io 
Firenza mandò inbasciatori in nella Magna con piena autorità 
et balia a tractare che '1 duga di Baviera prendesse lo imperia- 
tico e disponessesi lo 'mperatore Vincilao re di Buemia, con 
gran proferte. E tanto ordinòro, corompendo quelli che delle 
voci dello imperio sono signori, che il dicto duca di Baviera fu 15 
electo imperatore. E tale duca colli amici & seguaci suoi levò 
stendardo tittolandosi imperatore, e mandando imbascierie per 
tucto '1 mondo, narrando la venuta in Ytalia. E perchè tali co- 
se non si fanno sensa grande dispiacere di chi prima era stato 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ii 

20 inperatore, si de' presumere che al dicto inperadore Vincilao fi 
sommo dolore tal prezura d' imperio per lo dicto duca. E a 
ciò, co' suoi amici et parenti e con tucto suo sforzo, si puose in 
chuore ostare ad contrario del dicto duca. E per questo modo 
il comune di Firenza à cominciato a mettere zizania et scisima e. v a. 

25 tra lo inperiatico. E perchè tali cose non si fanno cosi tosto 
come si diceno, e ancho perchè sere' lungo lo scrivere a conta- 
re ogni particularità di tale somosione, si tacerà al presente di 
tractare di tali inperatori, e a suo tempo, secondo che acaderà 
altro, si noterà, ritornando a narrare come le cose seguono in 

30 nella ciptà di Luccha. 

Vin. Come morìo Michele Guinigi homo savio et excellente, 

ET come molti della SUA MORTE SI RALEGRÒNNO NON AMia. 

Mancando la moria in nella ciptà di Lucha, del mese di set- 
tembre in .Mcccc, alquanti ciptadini ritornando alla ciptà con 
intentione di potere magistrare, et de ragionato ordine vedere et 
tastare il modo, divenne che del mese di ottobre a di .xi. morlo 
5 quello excelentissimo e savio homo Michele Guinigi, homo di 
gran senno et di gran providensa, per. la qual morte lo stato 
de' Guinigi fue molto diminuito. E molti per la morte di tale et 
delli altri nomati aveano preso chuore, stimando lo resto de' Gui- 
nigi esser messo al disocto, dicendo ogimai: la casa de' Guinigi 

IO non vale uno boctone, però che si congnosce in essa non esser 
persona, che alla potentia di chi mal vuole loro, possano resi- 
stere. ■ E questo si dimostra chiaro ; prima, perchè si vede Dino 
Guinigi esser vecchio e non acto a sostenere li, chanci, et etian- 
dio a consigli esser solo; li altri esser poco pregiati. Et che 

15 in parte seguisse a dimostrare la mala voluntà, avenne, che fa- 
cendosi r assequio del predicto Michele alla chieza di santo Fran- 
cesco, al quale funno molti ciptadini, e uno delle cimque case, 
cioè di Poggio, il nome del quale qui non si mette per non 
dare turbatione, ben dico eh' è de' buoni di tal casa, trovandosi 

20 al dicto essequio, narrò dicendo : ora è la casa de' Guinigi al 

basso, e a quelli che sono rimasi di loro, converrà andare al pa- e. v b 



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12 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ri o un po' meno delli altri, però che non si sosterrà che Paulo 
Guinigi maestri, e prima che si consentisse, né per li altri che 
lui maestrasse, chome anno maestrati li suoi passati, voremmo 
prima morire. Le quali parole sentitosi per lo dicto Paulo et 25 
per lohanni Sercambii, e vedendo i pensieri de' ciptadini tornati 
scoprirsi con nuovi parlari, dienno materia di credere a' senti- 
menti avuti di fuori; e più si cognòve i Fiorentini avere messo 
in nelle parti di Valdinievole et in Valdamo genti d' arme, le 
quali per modo di guardia quine erano state mandate. Le quali 30 
genti, non volendo stare di nocte in neuna terra murata, pren- 
dendo certa schuza, ma alla campestra era loro dimoranza, fii 
stimato che tucto era per potere a lorp posta, sensa alcuno sen- 
timento, cavalcare quine u' al loro e a' loro signori fusse stato 
di piacere. E di vero si tenne per tucti quelli che amavano lo 35 
stato di Luccha, che tali genti erano venuti solo per contradire 
allo stato di Luccha, quando fusse stato il bizogno e quando fris- 
sero richiesti. Di che il dicto lohanni amico della casa de' Gui- 
nigi, cognoscendo i pericoli in che si potea incorrere, più volte 
si ristrinse con Paulo Guinigi, mostrando et assegnando i peri- 40 
coli che poteano venire. Lo qual Paulo, come savio, cognobe 
la verità per le molte congioture che seguivano, non di meno 
stando fermo alla buona guardia. 

IX. Come Paulo Guinigi prese il bastone d' esser 

DEFENSORE DEL POPOLO E DELLA CIPTÀ DI LuCHA: 

Idio che tucto vede anti che la cosa sia pensata per 1' uomo, 
lui sa tucto, et a quello che debbia esser bene della natura 
humana et d' ogni paese ciptà o persona, mette in nel chuore 
d* operare quello che sia primo piacere suo et poi bene della 
patria e di chi vuole ben vivere, cognoscendo i pericoli che s' apa- 5 
rechiavano ad abassare lo stato et bene di Lucha, infiamò la 
mente et l'animo di Paulo Guinigi del mese di ottobre in .mcccc, 
essendo lui insieme colli altri antiani in nell' ofìcio, a dovere alle 
malitie e pensieri di chi cerchava volere disfare tale stato, et 
mettere freno e a pericoli riparare. E tanto fu 1' amory che io 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 13 

Dio in nel chuore li misse, che il preditto Paulo et lohani di- 
liberònno a palezare ad alquanti amici, oltra a' suoi di casa. E 
infra li altri, a chui il predicto Paulo e lohanni appalezasse lo- 
ro, fu a messer Tomazo da Ghiviza'no, ser Guido da Pietrasanta 

15 et ser Marco Martini cancillieri; li quali, insieme col dicto Pau- 
lo di concordia, parve per bene et utile della comunità di Lucha 
et per salvessa della libertà, che al tucto il dicto Paulo pren- 
desse il bastone d' esser capitano et defensore della ciptà di Luc- 
cha. E posto che Dino Guinigi fusse di più tempo e il ma- 

20 gior di quella chasa, parendo al dicto Paulo e alli altri amici 
il dicto Dino non esser forte a poter le fatiche che ocoreno a 
chi prende di magiorla bastone, potere sostenere, pertanto parve 
che fusse di somma necessità che il preditto Paulo fusse quello 
che tal carico dovesse ricevere. E cosi i predicti conchiuseno, 

25 e il predicto Paulo per salute della ciptà di Luccha, e non per 
dispregio d' alcuno ciptadino, aconsentio tal caricho prendere. E 
facto tale conduzione, fu di necessità & alli altri che co lui con- 
ferino, che a volere venire a tale acto, acciò che più scandalo 
non nascesse, et che alla impresa che il dicto Paulo far volea, 

30 era di necessità richiedere alquanti amici dello stato di Luccha 
cosi di fuori come dentro. E simile avere alquanti con T arme, 
acciò che altri volendo contradire non possa; posto che alcuno 
di ciò non si debbia contristare, e massimamente chi ama la li- 
bertà e lo stato di Lucha. Nondimeno a magior chautela fun- 

35 no richiesti alquanti di Luccha, che colli amici loro stessero ap- 
parechiati, e simile alquanti di fuori, che colli amici comparis- 
seno a Luccha quando per lo dicto Paulo fussero richiesti. E 
perchè d' alcuno principali di Luccha et del contado si sappia, 
si dirà che a tale acto conchiuso fu richiesto Iacopo Didari, il 

40 quale era del collegio delli antiani, Piero Stefani, Francesco la- 
copi Pieri, Borghese Locti, Pagiolino della Pieve a Fosciano, 
Mazo dal Silico, Antonio da Tersona, Simone da Capannori, Agu- 
stino Avocati, lohanni Sappetta da Gallicano, ser Iacopo Berto- 
lini da Castiglioni, Lunardo Tugli da Castelnuovo, Landuccio 

45 Menabuoi da Villa, e alquanti capi dell' altre vicarie. E col no- 
me di Dio si prese pensieri che taje acto> di prendere tale capi- 



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14 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tanatico, si facesse a di .xira.° ottobre in .mcccc. E, per potere 
la cosa più securamente mectere ad effecto, fu diliberato per lo 
dicto Paulo e li altri, che bene era che ser Guido soprascripto 
andasse a Pisa a richiedere messer lohanni da Nuola, capitano 50 
in Pisa per lo dugha di Milano, che li piaccia, a richiesta del 
dicto Paulo, mandare a Lucha .xl. o .l. lancie. E cosi il pre- 
dicto ser Guido andò a Pisa, et richiese il predicto capitano, il 
quale capitano, avendo sentito il cerchamento che i Fiorentini 
cerchavano colli usciti di Luccha con alquanti che s'erano as- 55 
sentati di Luccha, et etiandio avendo più volte a\^te dal duga 
di Milano lettera et imbasciata che a ugni richiesta di quelli 
Guinìgi, mandasse ogni aiuto et soccorso, rispuose al dicto ser 
Guido gratiosamentc, che non .xl. né .l. lancie, ma che perso- 
nalmente il dicto capitano verre' lui, et che tucto sera presto. 60 
Avuto tale risposta, subito il dicto ser Guido tornò a Lucha e 
narrò al dicto Paulo e alli altri ciò che avea risposto il luogo- 
tenente. E avuto il fermo delle brigate diete e avendo avizati i 
capi nomati e messo in punto V ordine, a di .xmi.o ottobre 
in .MCCCC. in giovedì, venuti alquanti amici in Luccha, a richie- 65 
sta e con voluntà del dicto Paulo, la nocte sopra il giovedì, il 
dicto Paulo ristringendosi con lohanni confalonieri, e facto sen- 
tire alli altri amici che la nocre il dicto Paulo volea sé creare 
capitano, e doppo molti ragionamenti insieme, stando in tal ma- 
niera, circha mezza nocte, fu diliberato che si mandasse per tucti 70 
i conestabili da pie et da cavallo. Li quali, tra mezza nocte et 
mactino, funno venuti in palagio, e a loro distesamente per lo 
gonfalonieri, fu narrato i pericoli in che si vedea Luccha incor- 
rere, e lo stato e i pensieri del dicto Paulo. Li quali, udite le 
parti, e cognoscendo esser la verità, rispuoseno che bene era 75 
che tali pensieri si mettesse in effecto per bene della terra et 
del loro stato. Et cosi a ciascuno fu dicto che s' aparechias- 
sero colle loro brigate, sensa alcuno romore fare. E facto que- 
sto, subito Paulo, armatosi di tucte armi con sopravesta del- 
l' arme de' Guinigi, e simile il gomfalonieri, armato socto i panni, 80 
et molti amici armati de l'armi del palagio, e quelli ritenuti in 
palagio per buona guardia e a contasto di coloro che avessero . 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 15 

voluto contradire alla voluntà del dicto Paulo. E venuto l'au- 
rora la qual caccia le tenebre, e '1 timore della mala voluntà 
85 delli usciti venne all' orecchie del dicto Paulo, lui con tucti suoi 
amici acti a difesa preseno V arme, e saglito Paulo a cavallo, 
sensa romore, co' soldati & amici trasse in sulla piassa di san- 
to Michele, e '1 gonfalonieri rimase in palagio con li altri no- 
mati, e acciò che le cose andassero pacifiche & senza romo- 

90 re, fu diliberato, come Paulo fusse in piazsa, che a ciascuno 
de' .xn. di balla fusse mandato uno fante con poliza e un doppione 
che di presente fiisseno a palagio. E mentre che tali cose s'or- 
dinavano, giunsero le brigate da Pisa et quelle del contado; & 
messi dentro in suU' avemaria, e venuti i dicti .xii. meravi- 

95 gliandosi che in piassa aveano veduto Paulo armato, et alcuni 
de' dicti .xn. meraviglarsi come a tale hora fusseno richiesti, 
domandando i dicti di balìa quali chagioni poteano esser quel- 
le che aveano induto Paulo ad armarsi per quello modo, fu per 
lo dicto gomfalonieri risposto in questa forma, cioè: voi dovete 

100 esser certi che per li usciti di Luccha, e simile per alquanti al- 
tri insieme con alcuna comunità, s' è cerchato il disfaccimento 
della libertà di Luccha, e massimamente della casa de' Guinigi 
e de' loro amici; e di ciò, come voi sapete, se ne sono vedute 
le prove. E pertanto il dicto Paulo, volendo lui e i suoi vivere 

105 securi, à preso pensieri di volere tener modi, che chi volesse la 
libertà di Luccha e lo stato mettere in confusione, non possa. 
Narrando il dicto gonfalonieri a' predicti di balìa in questo mo- 
do: homini nobili et molto magnanimi, come vi turbate se Pau- 
lo Guinigi à facto questo per defensione della ciptà e del suo 

110 stato? e però non dovete esser spaurosi né temere né vietare 
la guardia della ciptà, suo contado et forsa et della casa de' Gui- 
nigi. E bene che più oltra il dicto gonfalonieri sapesse, nondi- 
meno in nel primo domandare fii tale risposta ; alle quali parole 
alquanti di loro .xii. meraviglandosi rispuosero: o che bizon- 

115 gna a Paulo prendere questo pensiero lui solo? o noi non sia- 
mo a dovere a tali pensieri mettere modo? Al quale parlare si 
può rispondere, a' tali dicendo: o quanto è diferenziato il mo- 
do, il pericolo, la guardia, la mala voluntà, il danno che altri 



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i6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

cerchava centra della casa de'Guinigi e de' loro amici, a quelli 
che tali parole narrònno. Et che questo sia vero più volte s'è 120 
veduto, che tali parlanti anno tenuto il pie in due staffe et sem- 
pre anno voluto esser magiori a V utile, e al danno, eh' è in- 
tervenuto o che intervenire potesse, non anno mai voluto sen- 
tire, e questo è assai manifesto. E pertanto si può conchiudere 
che il dicto parlare non fu bene honesto a volere dimostrare 125 
che il danno che avenire potesse, tali fossero in nel grado che 
sere' la casa de' Guinigi e' loro anelici. Ritomo a dire, che aven- 
do parte de' predicti .xu. di balia mosso tale dubio, il predicto 
gonfalonieri replicò dicendo: Paulo vuole vivere securo. Alle 
quali parole lohannì Testa et Antonio da Volterra dissero: noi 130 
vogliamo andare a Paulo et dirli che l' armata facta per lui non 
piace a loro, & che voleano sapere la cagione perchè. Ai quali 
fu dicto: andate. Trovandosi i predicti in piassa col dicto Pau- 
lo, e volendo da lui sapere quello volea, il predicto Paulo disse: 
andate et faite presto quello che il gomfalonieri vi dirà. Li qua- 135 
li, tornati, narrònno quello che aveano da Paulo, dicendo che 
noi facciamo quello che il gonfalonieri dicie. E più narònno 
delle brigate venute in Luccha, cosi di contado come da Pis^. 

X. Come fu facto chiaro tucto n- coksiguo di quello 
CHE Paulo volea, et come tucti officiau 

GIURÒNNO in sua MAKO. 

Vedendo lohanni gonfalonieri che parte de' predicti di balia 
non s' acorgevano del bene della libertà e dello schampo 
della casa de' Guinigi e de' loro amici, per non perdere tempo 
narrò dicendo: Paulo al tucto vuole esser facto per lo vostro 
officio capitano et defensore del popolo, et che tucti soldati, da 5 
pie et da cavallo, officiali et capitani et tucti chastellani, giurino 
in sua mano come capitano & defensore di popolo; e questa è 
sua intentione, altramente lui lo mostrerrà a chi volesse contra- 
dire. O che vizi si fermo, perochè molti di loro aveano l' ani- 
mo pregno, e parea ad alcuni esser degni d' esser magiori della io 
c^sa de' Guinigi! Di che vedendo messer Tomazo da Ghivi- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



zano tali vizi e sappendo la 'ntentiona del predicto Paulo, et 
avendo cognosciuto che tale acto era la salvessa di Luccha & 
della casa de' Guinigi et de' loro amici, rafermò il dicto del gon- 

1 5 falonieri, dicendo che bene era che a Paulo si faccia quello che 
chiede, O perchè le cose quanto più s' onestano tanto son più 
lodate, posto che Dino Guinigi dovesse ogni cosa sapere, niente 
di meno alquanto alquanto si dimostrò di fuori di tale domanda 
malcontento, posto che poi lietamente aconsentlo. E mentre che 

20 tal praticha si tenea, sopravenne Paulo armato con tucte brigate da 
pie et da cavallo, avendo lassato la piassa fornita di gente, et 

co' lui il podestà di Luccha, nomato messer e il 

capitano del popolo, nomato messer Bartolomeo da Offimia. I 
quali podestà et capitano vennero dinanti dal collegio delli an- 

25 tiani et de' .xn., narrando loro quello che di sopra si contiene; 
e consiglando dissero, che bene era che il predicto Paulo fusse 
facto capitano et defensore di popolo. E in sustantia, per li 
dicti *xii. et per li antiani, fue Éicto il predicto Paulo capitano, 
ricevendo il Gonfalone del popolo et il bastone di tale elettione 

30 dal confalonieri di insti tia. E quello avuto, di subito sagllo a 
cavallo, et col gonfalone del popolo andò per Luccha; il quale 
confalone fu portato per Bonacorso Bocci. E cerchato Luccha e 
ritornato in palagio, di prezente fé' il dicto Paulo il podestà et 
capitano di popolo e altri oflBciali e soldati giurare in sua ma- 

35 no; e simile di nuovo fé' fornire et iurare tucti chastellani, con 
nuovi segni. E cosi dimorò chapitano in palagio, & come antia- 
no, tucto il mese di octobre. E da poi, del mese di novembre & 
dicembre, intrò gonfalonieri Nicolao Amolfini et antiani Toma- 
zo Narducci et compagni. In nel quale tempo il predicto Paulo 

40 capitano, dimorando in palagio e quine facendo le spese e la 
vita di per sé dalli antiani, facendo hedificare la casa apresso al 
palagio, dando suono che quine dovesse fare residentia; Ma la 
verità fii che tale hedificio fé' fare per potere in tale casa con- 
durre la madre, e quando fusse il tempo da prendere donna^ 

45 quine la donna conducere. 



B. 



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18 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



XI. Nota facta a Paulo Guinigi ora capitano. 

Comfortando la presura di tale chapitanatico, si farà ricor- 
dansa a te, Paulo Guinigi, che sempre ti stia in nella men- 
te r exemplo del tuo padre Francesco Guinigi, il quale, essendo 
da molti ciptadini invidiato per volerlo abassare, lui sempre si 
mantenne colli amici suoi, prima li amici dentro, apresso colli 5 
amici di fuori, de' quali se ne farà a te noto quali funno. E però 
si dicie che in nella vicarìa di Massa funno quelli di Sasuolo 
co' loro adherenti; in nella terra di Pietrasanta & in nqlla vica- 
ria fu ser Antonio Coluccini, Maestro Pessini, con tucta parte 
ghibellina & quelli da Ruozina; in nella vicaria di Camaiore, il la 
Bructo con tucta parte Malugelli; in Valderiana fu Duccino da 
Aramo, Landuccio Menabuoi, Pighinello da Pontito, con tucta 
parte ghibellina; in nella vicaria di Coregla ser Buemme con 
quelli ghibellini; in nella vicaria di Valdilima Bonaiunta del 
Truffa da Menabbio, Luporacto da Controne, con tucti loro ade- 15 
renti; in nella vicaria di Gallicano quelli di Sappetta con tucti i 
ghibellini et loro aderenti; nella vicaria di Chastiglioni Actolino, 
Lunardo Tugli, Borghese Lotti, ser lohanni Lineili, con tucti loro 
seguaci et ghibellini e loro aderenti; in nella vicaria di Campore- 
giana lohanni da Nicciano, e '1 Sodo da Camporegiano, e loro 20 
aderenti. Et simile per tucte le sei miglia; li quali sempre, a ugni 
hora che per lo dicto Francesco erano richiesti, comparivano alla 
salvessa di lui et del suo stato, intanto che per l'aiuto de' soprascritti, 
il predicto Francesco soprastèo a tucti quelli ciptadini che voleano 
contra lui mostrare loro potentia, la qual cosa non venne mai loro 25 
facto mentre che il dicto Francescho visse. E questo li divenne 
per ritenere li amici per veri amici, e cosi si spera che a te, Paulo 
capitano, diverrà, se li amici che fimno di tuo padre & de* tuoi 
et di te, seranno da te amati, tale capitaneria manterrai. 

E acciò che li exempli già stati ti siano sempre in nella 30 
mente, si noterà quanto sono utili a ogni regimento li amici 
provati, e non di quelli che fictisiamente dimostrano esser ami- 
ci, si narrerà alcuno exemplo di molti, dicendo. In nella provin- 
cia di Lombardia, in una villa chiamata Marano, fu uno gentile 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 19 

35 huomo rìccho di possesioni e. di denari, nomato Ambruogio, il 
quale avea uno suo figluolo d' anni .xx., nomato Fasino; et non 
avendo altro figluolo, lassava a questo Fasino prendere suoi pia- 
ceri, dandoli balia di spendere, e della casa non li era alcuna 
cosa divietato. E stando in tal modo il dicto Fasino, molti 
40 suoi vicini, appicchatori di fiaschi e non amici, ogni di desnavano 
et cenavano con lui, dicendo a Fasino : noi faremmo per te ogni 
gran facto. Fasino, come iovano, credea loro. E per questo 
modo dimorò più tempo, stimando Fasino potere a sua posta 
aver più homini che persona di Marano, crescendoli la voluntà 
45 di spendere in tali persone. Ambruogio padre di Fasino vedea 
quello che '1 figluolo ogni di facea, e sentia che quelli diceano 
tra loro: noi ci goderemo quella robba che Ambruogio à ran- 
nata; di che pensò il figluolo da tale amicitia dilevare. Et per- 
tanto disse: a me conviene trovare modi honesti acciò che '1 mio 

50 figluolo si rimagna di tali brigate. E uno giorno^ piacevolemente 
avendo Fasino tenuto gran convito, Ambruogio disse al figluolo : 
Dimmi, figluol mio, quanti amici credi avere? Fasino disse: ami- 
ci ò io più di .L. jet non sta se non a me ad averne quanti 
vorrò, n padre dicie : tu ti puoi dar vanto che mai neuno tuo 

55 parente non potèo mai tanto fare che n'avesse .l., ma che pur 
uno se ne potesse trovare. E dicoti che io, che òe più di .l. 
anni, non ebbi né ò se non uno. Rispuose Fasino: padre, voi ci 
vivete ali* antica, ma lassate fare a me, che ogni di n' arei quan- 
ta io vorrei. Ambruogio dicie al figluolo: io credo che pensi 

60 avere molti amici, ma al bizogno pochi tene troveresti. Fasino 
dicie: se fussemo alla pruova, io mene troverei quelli che io 
v' ò dicto. Lo padre dicie : io vo, figluolo, che facci pruova 
de' tuoi amici, e io, avendono uno, la farò del mio, e chi ara 
più amici, o tu, avendone tanti, o io, avendone uno, sia ministra- 

65 tore di tucti i nostri beni. Fasino dicie: io sono contento; or 
che pruova voglamo fare? Ambruogio dicie: uccidiamo il porco 
che dobbiamo insalare, & mettianlo in uno saccho così sangui- 
noso, e poi te n' anderai alli amici tuoi e dirai loro che tu ài 
facto micidio ; e pero li prega, che quello che ài morto lo por- 

70 tino in nel Po et quine lo gietino; e tanti ne prova che ti ve- 



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20 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

gna Éicto. Fasino, pensando a una sola parola averne x., allegra 
uccìsero il porcho, e messolo in nel saccho, se n' andò al primo 
amicho, dicendoli chome avea ucciso uno e che '1 pregava che in 
nel Po lo portasse. Rispuose il primo che quella gacta non seri 
sua, e che se lui V à morto, non vegna a lui se non vuole che 75 
lui lo vada achuzare. Veduto Fasino la risposta del primo, cosi 
seguio di tucti quelli che lui tenea per amici, e tornato al padre, 
il padre disse: figluolo, ài facto portare il morto? Fasino disse; 
padre, voi cognoscete le genti meglio di me; et tucto racontò. 
Ambruogio dicie al figluolo : or va a Taddeo mio ^mico e dilli 80 
quello che ài dicto alli altri et vedi quello fa. Facino 5Ì parte e 
andò di notte a Taddeo. Taddeo come lo vidde disse: che buo- 
ne novelle? Fasino dicie: io òe morto imo et òlo in un saccho 
in casa ; io vorrei, come amico, che voi lo portaste in nel Pa 
Taddeo, che ciò ode, disse: o figluolo, andiamo; e messosi il 85 
saccho in collo, credendo fiisse uno huomo, et fiiori di casa uscio 
et al Po portandolo. E, come Taddeo volse aprire il saccho, 
Ambruogio sopraiunse et disse: amico mìo, torniamo indiricto, 
che cotesto è il nostro porcho; et tucto li racontò del figluolo. 
Fasino, avendo veduto V amico perfetto, pensò volere li altri 90 
abandonare, e ritennesi al perfetto amico provato. E cosi a te, 
Paulo, ora facto defensore di Luccha, la dieta materia ti stia a 
mente, però che molti vorranno dimostrarsi amici ora che se* in 
prosperità, ricordandoti quello si dicie: 

Tempore felici multi nimierantur amici, 95 

Ehm fortuna perit nuUus amicus erit. 

Xn. Come Paulo Guinigi capitano mandò in ambasceria 

AL DUGHA DI MlLANO, E COME s' ORDINÒ CERTO TRACTATO 
CONTRA IL PICTO PaULO E COME NE FU TAGLATO LA TESTA A 
MAGISTRO BaKTHOLOMEO DA ArAMO. 

E mentre che in tal modo dimorava il dicto capitano, il di- 
monio dell^ umana natura, il quale per invidia fii cacciato di 
paradizo dalla divina potentia et mandato in nel profondo dello 
inferno, e da poi per ricompensatione piaque alla benignità di 
Dio creare V uomo a sua similitudine, dandoli arbitrio dì cogno- 5 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 21 

scer e il bene e 'I male, lo dimonio soprascripto, avendo invidia di 
tal creatura creata da Dio, il predicto dimonio si dispuose con 
tucto suo malvagio pensieri ingannare la natura humana, e in- 
durla a fare contra la voluntà di Dio, acciò che tal natura non po- 

10 tesse possedere il luogo di paradizo, <:he cosi come pensò misse 
in effecto. Che tentando Eva e Adamo, e loro come fragili 
chaddeno della gratia di Dio; per la qual cosa Idio per iustitia 
quelli privò alquanto tempo, fine che alla misericordia di Dio 
piaque ricevere morte et passione per rìcompensatione di tanto 

15 pecchato. E però ciascimo dovre' cognoscere tanto beneficio da 
Dio conceduto e da pecchati astenersi, e le vertù uzare, amando 
sempre Idio e lui servendo, e cosi facendo si possidere quella 
gloria la quale permane per infinita secula. Or perchè io libero 
albitrio, che all' uomo è rimaso, induce molte volte V uomo a 

20 far contra la voluntà di Dio ^t al nimico acostarsi, e pertanto 
dico che ora del mese di novembre in .mcccc, avendo il pre- 
dicto Paulo capitano mandato inbasciatori al duca di Milano 
ser Guido da Pietrasanta suo cancilieri et Antonio da Volterra, 
li quali fianno dal dicto duca li ben ricevuti, e mentre che tale 

25 inbasciaria dimorava, divenne che '1 dimonio dicto indusse in 
nell'animo di messer Nicolao vescovo de' Guinigi^ suo chuzino 
& di sua chasa, avendo invidia di tale capitanatico preso per lo 
dicto Paulo, e come iovano, si comferio con alcuno chalonaco 
di santo Martino- E a tal pratica si trovò maestro Bartolomeo 

30 ceruzicho, figluolo che fu di Duccino da Aramo, iovano di tem- 
po et di senno, consentendo a certo tractato contra il dicto Pau- 
lo chapitano; per la qual cosa, doppo alquanti giorni, al dicto 
nuestro Bartolomeo, in vemadi, adi .xviui.o novembre in 1400, 
li fii per lo capitano del popolo in sulla piassa di santo Michele 

35 la testa tagliata. 

Xin. Come Paulo Guinigi fu facto signore di Luccha 

da' .Xn. DELLA balìa. 

Facto tale iustitia, il predicto Paulo capitano, avendo veduto 
il tractato che contra lui era ordinato, prese pensieri che a 



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PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



lui convenia vivere per altro modo che non vivea. E però com 
buono consiglio diliberò farsi signore, et avere della cìptà et 
del contado mero et misto inperio di potere tucto fare. Et co- j 
si per li .xn. della balia e per lo dicto colleggio, il predicto 
Paulo fìi facto signore a bachetta. Et così facto, montò a cha- 
vallo et chavalcò, con tucte le masnade da pie et da cavallo, per 
la ciptà di Luccha, gridando: viva il signore! E ritornato in 
palagio, quine prendendo il dominio del tucto, e per honestità io 
del collegio che quine era, li piaque che V officio loro si finisse, 
et finito tale officio non montasse più officio di antianatico. Et 
così finìo che li antiani più non fimno in palagio in chalende 
gennaio di mille quatrocento uno. 

XIV. Nota facta al signor Paulo Guinigl 

Dapoi che tu, Paulo Guinigi, ài preso il dominio e la signo- 
ria di Lucha, ti ricordo che quando messer Chastruccio In- 
terminelli prese il dominio di Luccha, essendo Lucha stata ru- 
bata da Uguicione della Fagiuola e il dicto messer Chastruccio 
poco avea di mobile, la ciptà non fornita da monitione da vi- 5 
vere, e simile d' armadure, il dicto fece grandissimi facti. E que- 
sto fé' per amare li amici, che secondo si vidde di lui mentre 
che visse, sì fé signore di Pisa, Pistoia, Luni, et di Lucha si 
fé' duca, e molti gran facti fé' che sere' lungo lo scrivere; ma 
ben si dicie questi versi lassando molti altri; 10 

Signoreggiò Chastruccio Interminelli, 

Schacciando i nimici per piano et per monte; 

E suoi amici tenea per fratelli. 

Chastruccio si fu quelU, 

Che nel mille trecento ventidue, 15 

L'agosta alle man sue 

Fece murare per tema di tractati. 

E però ti si fa nota, ora che di Lucha ti se' facto signore, ài 
trovata Luccha piena di buoni ciptadini e non rubbati, tu e la 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 23 

50 tua casa de' beni del mondo assai, Luccha piena da monitione 
da vivere per più anni, et buona amonitione da difesa, et denari 
per potere a chi volesse il tuo dominio abassare, quanto meglio 
ti potrai mantenere che non fé' Chastruccio, se con li amici tuoi 
et di tua casa ti conferirai? E acciò che meglio tuo stato si 

25 mantegna, ti raconterò quanto fue 1' amicitia di du' veri amici 
et compagni già stati in Luccha. Si nara ad exemplo in que- 
sto modo. 

Al tempo che Luccha reggiea in grande stato, funno in nella 
ciptà di Luccha due veri amici et compagni mercadanti a l' arte 

30 della seta, l' uno nomato Giabbino et l' altro nomato Cionello, li 
quali, avendo tra loro facto compagnia, divenne che Giabino andò 
per comprare seta in Ispagna con volimtà di Cionello; il pre- 
diete Giabino preso fu da' mori et rubato et conducto in Tu- 
nisi. E questo sentitosi per lo dicto Cionello con malinconia, 

35 col resto eh' era avansato, si die' a fare mercantia, facendo ogni 
cosa come se Giabino fusse presente, mettendo ogni guadangno 
innanti. E più facea, che se il dicto Cionello si facea alcimo 
panno per sé, un altro ne facea per Giabino. E dimorato il 
predicto Giabino per schiavo .xl. anni, infra quali il dicto Cio- 

40 nello fé' et hedificò du' chase, d' una medezma factione di terre- 
no, con simili massaritie, 1' una come 1' altra in nella contrada 
di santo Donato dentro dalla porta. E come piaque a Dio, es- 
sendo per alcuna fortuna di mare alcuno legno de' christiani ca- 
pitato al porto dove Giabino dimorava, e apalezatosi il dicto 

45 Giabino al padrone di tal legno lui essere christiano, l' ebero le- 
vato et di quine si partirono; e giunti al porto di Ragona, il 
dicto Giabino scese a terra, et con acatto andò più di du'anni; 
e ricordatosi come lui era luchese, pensòe potere meglio la sua 
viu mantenere in Luccha che altro', dicendo : e non potrà esser, 

30 che per amore della ciptà io, come ciptadino, di carità non sia 
meglio ricevuto che fuori. E venuto a Lucha, sposò in nello 
spidale della Misericordia, parendo a lui che Lucha fusse rimu- 
tata, tanto era stato che veduta non l' avea. E andato più gior- 
ni acatando per Luccha, et essendo un dì alla loggia delli Scha- 

55 lochiati, e quuie essendo molti homini a sedere, fra quali era 



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24 PARTE SECONDA DELLE CRONIOffi 



Cionello, Giabino disse: o gentili homini, io vi pyego che vi 
piaccia dirmi se Cionello è vivo. Cionello, che s* ode mentovare, 
disse: perchè ne domandi? Giabino dicie: per bene, però che se 
Cionello fusse vivo, almeno una volta il mese mi dare' da man- 
giare. Cionello, che ode si parlare, li disse: unde se tu? Lui ri- 60 
spuose: fui da Luccha, ma per mia dizaventura più di .xl. anni ne 
sono stato fuori. Cionello, che à udito tali parole, per volere 
sapere più oltra, disse: vieni meco, che per amor di Dio ti vo' 
dare Jimozina. E avutolo in casa, disse: noi siamo ora qui e 
non ci è altri che noi; io vorrei sapere da te qual chagione t' in- 65 
dusse a volere domandare di Cionello. Giabino dicie: perchè 
io l'amava quanto me medezmo. Cionello dicie: o, in che lo 
congnoscesti? Rispuose: perchè già fu mio compagno. Cio- 
nello il domanda: com'erì chiamato? Lui disse: Giabino. Cio- 
nello dicie: de' dimmi, io tene prego, u' faciavate la boctega? Ri- 70 
spuose: al Canton Eretti, m nelle case de' Busdraghi. Cionello 
dicie: cognosceresti tu Cionello, se tu lo vedessi? Giabino di- 
cie: no, ma io cognoscerei ben la sua lettera. Cionello dicie: 
o la lettera tua cognosceresti? rispuose: sì bene. Cionello, per 
esser certo, andò per lo libro della boctegha e a Giabino lo 75 
mostrò. Giabino, come l' ebbe in mano, disse: per certo Cionello 
è morto, che questo libro era quello della compagnia. E aper- 
tolo, la prima scripta, disse : questa è di mia mano et quest' altra 
è di Cionello. Cionello avendo veduto et sentito a certo lui 
esser Giabino, disse: o Giabino mio compagno, io sono lo tuo 80 
Cionello. Giabino, che ode che lui è Cionello, ginochioni se li 
gictò a' piedi, dicendoli che per Dio li perdoni. Cionello factolo 
levare e chiamato il fante, et factoli chavare que^ panni et net- 
tatolo, di du' robbe di pari panno amenduno si vestirò; et mo- 
stratoli li denari, robbe et ioielli, massaritie et quelle du' case, 85 
dicendo a Giabino: prendi la metà, tucti denari et robbe e qual 
casa più ti piacie; Giabino, che à veduto la liberalità di Cio- 
nello, disse: io ti prego, Cionello mio, che sii contento di quello 
io dirò: io non sono acto a prendere donna; ben ti prego che 
in una di queste case mi concedi la stansa, fine che Dio mi 90 
chiamerà a so, e doppo la mia morte, la casa, li denari, la robba. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 2$ 

sia tuo et de' tuoi figluoli. Costoro vivendo in amore et buona 
amicitia, finirono la loro vita con all^ezza. Agiungcndo^ a te 
Paulo signore, questo amaestramento cioè; 

* "95 lustitia sempre mai amar sì de', 

Che sensa le' niente il mondo potrebbe regnare, 
Per la gente tanta malvagia eh' è, 
Che ungnum vorre' l' un l' altro senza posa disertare. 
Vuoisi guardare il come e lo 'mperchè, 
100 Inanti che la persona si debbia guastare. 

Se cierta cosa pur si manifesta. 
Denari noi campì, taglisi la testa. 

XV. Come Landò Moriconi mal contento del dominio 
DEL DicTo Paulo tristamente morìo. 

Ritornasi ora a contare che sentitosi tal dominio preso pef 
le circustantie et per li ciptadini di Luccha, che s' erano per 
la moria assentati, quelli sperando essere magiori'di Luccha e la 
casa de'Guinigi e loro amici mettere al dìsocto, furono di tal 
5 signoria malcontenti, ma non potendo più, doppo molto stare di- 
liberònno del tornare et tomòro a Lucha. E simile Landò Mo- 
nconi, uscito & ribello di Lucha, vedendo che la speranza di 
ritornare magiore in Luccha 1' era per tal dominio levata, di do- 
lore amalando in nel castello di Montalto, intanto che sere' vo- 
lo lontieri roso co' dentL E acciò che la pena e '1 dolore li ftisse 
magiore, il dimonio indusse messer Charfo Ronghi suo genero 
a tradire il dicto Landò e torlili la fortezza di Montalto con 
mcti suoi arnesi. Per la qual cosa il predicto Landò, spirato 
dal dimonio dell' inferno, di rabbia et di malanconia si morio e 
15 l'anima, secondo 1' opere sera dove la giustitia di Dio l'ara col- 
locata; e la dieta fortezza con tutti i beni, rimase al dicto mes- 
ser Charlo, poco leale alle cose suoi proprie. 



o 



XVI. Nota facta alla memoria di Landò Moriconi. 

Landò Moriconi, il quale la tua superbia et arogansa* nott 
cessò mai, chome ora non t' acorgesti di quello che mcs- 



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e. xn A 



26 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ser Charlo Ronghi t' à facto? Certo si può coasìderare che il 
volere contra della tua patria et contra coloro che più t' aveano 
facto bene, contastare et giusta tua possa disfarli delle persone 5 
loro et loro amici, non ricordandoti de' beneficii ricevuti da loro 
altra volta a te facti, che di ragione meritavi pena inestimabile; 
che sai quanto avesti di gratia; ma tu ripieno di spirito diaboli- 
co, non volendo ricognoscerti, ma sempre in nel mal proponi- 
mento star duro, ti partisti della ciptà di Lucha, non essendone io 
tu cacciato; et chapitasti in quel luogo dove tu credevi che 
fusse dello stato nimicho di Luccha, e quine prendesti sempre a 
praticare con quelli che erano, come tu, cimici dello suto di 
Luccha, et di somma ingratitudine ripieni. E posto che in tal 
luogo fussi arivato, nondimeno per chi regieva Luccha eri tracta- 15 
to come figluolo, commetendoti molte cose d' inportantia; et tu, 
come sommo ingrato, non che volessi considerare il bene rice- 
. vuto e r onore che per Lucha et per coloro che quella gover- 
navano, spirato tu dal dimonio dell' inferno, seguendo tuo mal 
pensieri, quello che seguisti qui non si dichiara, perchè in nel- 20 
r altro libro distesamente è dichiarato. Ma perchè qui alcima 
cosa se ne dica, non sera se non ad exemplo di chi ara a veni- 
re; acciò che s'astengna ognuno da male fare, et di non volere 
contra la sua patria contastare. Et pertanto dico, che avendo 
Landò misfacto a Lucha, fu iustamente sbandito della ciptà di 25 
Luccha, sperando che lui si dovesse astenere da' maU, e lui, co- 
me cammera d' orgoglio, aperse l' uscio alla superbia con alquanti 
usciti et malcontenti, a guidare coi loro denari et parole il con- 
te lohanni da Barbiano per disfare Luccha, com' è stato contato, 
et a tal acto fu preso riparo. Et cosi, sensa aver adempiuto 30 
suo mal pensieri, si partlo, non da' vizii, ma dalle circustanzie 
di Luccha, e andòne coli' animo di superbia acostandosi a quelli 
che sperava fusseno suoi amici, et cosi steo fine al di nomato 
di sopra. 

Idio, che tucto vede e sempre è suo piacere che la natura 35 
humana adoperi con virtù, e quando tal natura overo I' uomo 
non vuole a tal virtù mettere mano, ma de' vizii far guida, di- 
spuone la divina bontà che tale errante sia sugiogato al dimo- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 27 

nio; e cosi si può comprendere che a te, Landò, à Idio le- 

40 vato le mani da dosso e lassatoti guidare al dimonio, perchè 
sempre a lui ài servito. E per tanto indusse messer Charlo tuo 
gennero a doverti tradire per tua magior disperatione. Ora mi 
di, u' è la tua pompa, che non parea che la terra ti fusst Va- 
stevole; u'è la superbia che dimostravi contra di coloro che più 

45 t' aveano amato? certo non puoi rispondere se non: io sono 
stato condutto come io ò meritato. A questa parte ti dico, se 
avesti questo cognoscimento prima che morisse, si potre' stimare 
l'anima essere in buono luogo; ma i modi antichi, e tu di su- 
perbia pieno, tale congnoscimento non dovei avere; e però con- 

50 chiudo, te esser mal contento del tradimento a te facto et non 
perdonare a chi facto te V à. E per tanto V anima tua è in 
nelle pene coUochata, se la misericordia di Dio non t' avesse in 
nell' ultimo prestato gratia di ricognoscerti; la qual cosa, se cosi 
fusse, seresti molto da comendare e tucti quelli che in el fine 

55 ciò facesseno. 

XVn. Nota facta a messer Charlo Ronchi. 

E tu, messer Charlo Ronghi, il quale ài facto tradimento al tuo 
socioro & parente morto, come ài consentito tanta crudeltà 
verso di colui che tanto t' amava, et verso le carni tuoi me- 
dezme? però che tu, congiunto con lui d' uno animo et in pa- 

5 rentado, come t' indusse la fortuna a tanto male? Però è bene 
che sii dimandato del modo; nondimeno ogni Luchese & altri 
potre' comprendere il tuo fallo contra di Landò esser cosa uza- 
ta, e la cosuetudine fa l'uomo schuzato; però che un proverbio 
si dicie: Qui semel malus, semper presumitur malus. Or questo 

IO vasti a' pensieri d' altri; ma tu rispondendo puoi dire: io non 
debbo avere più in odio il dimonio dell' inferno che avesse Lan- 
dò; però che io òe contra del mio comune & contra di coloro 
che quello governano, quello odio e maggiore che avesse Lan- 
dò; e più, perch' io mi sento della persona più giovano et ga- 

15 gliardo; e per tanto non sono meno amico del dimonio che 
Landò è più distante da Dio. E però se il dimonio m' à in- 



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28 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ducto a tradire Landò, non è da darsene meravigla, et cosi òe 
facto. Alla quale risposta ti si può rispondere, che di quella 
mizura che 1 dimenio t' à faao -mizurare altri, con tale e peg- 
giore mizura serai tu mizurato. 20 

XVin. Come messer Charlo Ronghi si die' a rubare- 

E per acrescere male a male, il predicto messer Charlo co' suoi 
seguaci avendo preso il dicto castello e di continuo assaglendo 
le strade, come colui che al dimonio servia, essendo sempre il 
perdono da Roma, molti romei rubando, uccidendo ed incarce- 
rando, e infra li altri uno gentile huomo inghilese, il quale come 5 
romeo andava a Roma. E cosi preso, quello condusse in pre- 
gione al dicto castello, tassandolo fiorini sette riiilia. E perchè 
le cose che si fanno in dispiacere di Dio, a tempo e a luogo ne 
li è renduto il premio, tornasi che saputosi a Luccha et per lo 
signore Paulo, come Landò era stato tradito et poi morto, e io 
tucte le altre cose, subito sene prese stima che tali mafactori 
non lungamente si ^orierenno del loro mal fare. Or, come di 
tali seguirà altro, si noterà. 

XDC. Come funno inposti alcuni sonecti per memoria 
DI Paulo Guinigi signore della ciptà di Luccha 

ET PER SUA EXALTATIONE. 

Stando Paulo Guinigi signore et magiore di Lucha, facendo 
suoi suggielli con cimieri della pantera, in significatione di 
Luccha, et cosi dimorando, fine che altro sera da notare, si no- 
teranno alcuni sonetti overo chansoni inposte per memoria di 
tal signore; le quali diceno cosi: 5 

Colla lingua, con l' animo e col core, 
Ciascun lucan diricto ciptadino 
Dicha con bel latino: 
Viva 1 novel, viva il novel signore! 

Colla lingua ec. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 29 

IO Di questa venerabile pantera, 

Che per natura à tanto dolce 1 fiato, 
C'ogni animale se le vuole acostare. 
Io viddi ben di' era giunta alla sera, 
Da por silentio al suo felice stato, 

15 Ch' era caduto per mai non levare. 

Ringratian colui che non à pare, 
Che tal signor ci à dato per governo. 
Viva, viva in etemo 
Tanto discreto e benigno rectore. 

Colla lingua ec. 

20 Non fe' per Roma Quarto Cindnato, 

Né 1 buon Metello, né anco il buon Fabrizio, 
Come raconta e narra la sua storia. 
Quanto per Luccha fece il buon passato 
Padre del signor nostro senza vizio, 

25 Pien di tucte vertù e senza boria. 

Con ciascim suo vicino ebe Victoria. 
Per la libertà nostra mantenere, 
Ciascun potéo vedere 
Come la conservò con gran fervore. 

Colla lingua ec. 

30 Se '1 padre s' afannò per mantenere 

La libertà di Lucha, el buon Lazzari 
Segui ben Torme delle suoi piedate. 
Donqu' é ragion che 1 figluol de' tenere 
Baston di signoria, e tener charì 

35 Tucti li amici suoi, vo che sappiate: 

E li altri ciptadin, non dubitate 
Che dal dicto signor fi honorato. 



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30 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Secondo che '1 suo stato 
Discanterà, così farà il tinore. 

Colla lingua ec. 

Colla lingua coli' animo e col core 40 

Ciascun lucan diricto ciptadino 

Dicha com bel latino, 

Viva '1 novel, viva '1 novel signore! 

Ora segue l'altra. 

Viva '1 nuovo signore, 

E cantian con dolcessa per suo amore. 45 

Viva ec. 

Questo signore in fatti in dicti e in vista 

È tucto gratioso, 

Con gran piaceri sempre amici acquista, 

Tanto vien vertudioso. 

EUi è si glorioso 50 

Ch'a tucta Italia fi fructo e splendore. 

Viva ec. 

Questo signor che nobilmente è nato 

Di Luccha nostra madre. 

Da donne antiche elli è magnificato. 

Che son iuste e legiadre. 55 

Questi è simile al padre, 

Contr'e vizi prudenti e puro core. 

Viva ec. 

Ogni gran dignità che si può dire 
Par che in costui rinfreschi, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 3' 

60 Con gran vaghezza il vegio rifiorire, 

Con modi gentileschi, 
Messer Paulo Franceschi 
Nostra speranza gaudio, vit' e honore. 

Viva ec. 

Viva 1 nuovo Signore 
6$ E cantian con dolcessa per suo amore. 

XX. Come la comunità di Firenza fenno officio 
DI balìa, e come fenno confinati li Alberti. 

Ora lassiamo al presente di narrare de* facti di Luccha, che 
bene vi si tornerà, et conteremo come i Fiorentini videno la 
signoria presa di Luccha, dubitando che per tale signore Firen- 
za non ne fusse si strecta che perdesse suo stato, dispuosero 
5 quelli che Firenza regievano, con nuove chagioni potere ordinare 
alcuno officio di balia, acciò che potessero meglio loro stato 
mantenere. E come dispuosero missero in efFecto, che tornati 
quelli ciptadini fiorentini che s' erano assentati per la moria da 
Firenza, e avendo sentito alcuni ragionamenti facti per alquanti 
IO fiorentini, come tucto di si fa, fii dicto che alquanti aveano or- 
dinato alcuno tractato contra lo stato di Firenza. O vero o bu- 
gia che si fusse, ad alcuno ciptadino fu la testa taglata, e alcimo 
delli Alberti preso, e tucti quelli di quella casa mandati a con- 
fini. E in questo modo ebbeno loro intentione di creare T of- 
15 ficio di balia, et elessero .xx. ciptadini, li quali dienno .pensieri 
alla salvessa dello stato di Fiorenza, e per questo modo firnno 
fuori d' alcuni sospecti. E perchè tale materia non è molto 
della nostra intentione, lasserò ora di racontare come i dicti la 
faranno, e a suo tempo, se niente acaderà, se ne farà mensione. 

XXI. Come Nanni Bentfvogla si fé' signore di Bologna. 

Chome in el primo libro è stato contato, le discordie nate 
in Bologna, et quelli che più volte erano stati mandati a 



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)2 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

confine e 'poi ritornati, e maxìmamente Nanni Bentivogla et 
Nanni Gozadini e loro amici, però non è di necessità qui no- 
tarli, perchè quine distesamente s' è contato. Tornando ora a j 
narrare quello che in nella dieta ciptà achade, acciò che si possa 
sapere alcuna cosa delle molte che quine sono state, e però di- 
co, che avendo sentito i Bolognesi la creatione del signore' di 
Lucha, parendo al dicto Nanni Bentivogla potere lui co' suoi 
amici prendere di Bologna il dominio et secretamente farsene si- io 
gnore, facendo prima cene et deznari & cortezie a coloro che li 
pareano acti a doverlo servire, prendendo domestichezza con sol- 
dati et provigionati, e tanto fii la sua cortezia et dimestichezza, che 
a di .xrai. marzo in I40i,alle .vi. ore di nocte, trasse armato al 
palagio de' priori per esser magiore, alcuni ciptadini che quine 15 
erano raunati, et massimamente Nanni Gozadini, gridò: viva Ntin- 
ni Bentivogla signore! E per non fare molto lungo sermonic, 
il predicto Nanni prese il dominio di Bologna, castella & ville, 
in nel qual dominio fé' fare molti chavalieri suoi amici. E di 
tal signoria ne mandò lettera a Lucha, sottoscrivendosi Nanni 20 
Bentivogla signore di Bologna & amatore di iustitia & di pace. 

XXn. Nota facta a Nanni Bentivogua di Bologna. 

Avendo tu, Nanni Bentivogla, preso il dominio di Bologna, è 
di somma necessità narrarti quello che intervenne al tem- 
po che Saminiato si regiea per quelli Cicloni contrarli de'Man- 
giadori. Che venendo lo 'mperadore Charlo con ceiti pacti facti 
a quelli che regevano Saminiato, montato magiore uno de' Man- j 
giadori nomato Sinibaldo, con 1' aiuto d' alquanti suoi amici si 
fé' signore, e in questo modo dimorò alquanto tempo. Ora 
avenne che il dicto Smibaldo, vinto da ingratitudine, cominciò 
li amici suoi a vilipendere e volere inalsare li nimici di sé e 
del suo stato, metendoli dentro et dando loro oflScio. E tanto io 
fu l'amore che il dicto Sinibaldo mostrò a uno suo poco ami- 
co, nomato Giorgio Pinaruoli, che si misse a fare dispiacere a 
uno amico del dicto Sinibaldo. E ciò sentendo alquanti amici, 
dolendosi con Sinibaldo di quello eh' era stato facto per Gior- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 35 



15 gio air amico loro, Sinibaldo, dice: de, lassate queste cose fare 
a me, e io ci piglerò buon modo. Coloro, credendo che modo 
prendesse, sens' altro dire, steono a vedere; e più mesi passònno 
che neuna vendetta se ne fae, ma di continuo il dicto Sinibaldo 
dicea a quelli che aveano ricevuta la 'ngiuria, che ben era che 

20 si pacificassero insieme, loro rispondendo; come ci pagheremo 
col vostro et nostro nimico, avendoci offeso? tal pace non fa- 
remmo per nulla; et non dovereste sostenere che il vostro et 
nostro nimico si gloriasse, che, essendo voi signore in Saminia- 
to, Giorgio possa dire avere più potentia di noi. E questo ci 

25 duole che ciò consentiate. Sinibaldo risponde: lassate fare a 
me; e da canto dicea a Giorgio: non ti curare di ciò che co- 
storo dicono, perochè la mia intentione è che loro stiano socto 
la taccha del soccolo. Giorgio, confortato da Sinibaldo, andava 
colla testa alta. 

30 E vedendo questo, uno oflSciale forestieri nomato ser Coluc- 
cio da Spoleti, homo di gran sentimento, se n* andò a Sinibaldo, 
dicendoli: io ò veduto Giorgio Pinaruoli armato andar per la 
terra. E pur sento che non fu lui, né' suoi, vostri amici ; e più 
sento che de' vostri amici sparla villanamente. Sinibaldo dicie: 

3) se Giorgio porta V arme, quella porta con mia licentia. Ser Co- 
luccio dice: de, Sinibaldo, perchè non considerate chi merita gra- 
tta et chi merita ragione, e mostrare alli amici amarli, Sini- 
baldo, dando a ser Coluccio parole generali, lo licensiò, E stanr 
do i dicti amici mal contenti di quello che per Sinibaldo si 

40 ficea, di amare più li nimici che loro, òrdinònno con certi genr 
tilotti acostanti a Saminiato, che si mettesse campo; dicendo trji 
loro: poi che Sinibaldo ci à dimenticati al bisogno, non si tro- 
verà alcuno anwco apresso, & i nimici non esser in aiuto. E co- 
si seguio; che non molto tempo steo V esercito, che dentro si 

45 levò romore e per quelli amici fu morto, e la terra dienno al 
comune di Pisa. E per più tuo amaestramento, Nanni Benti- 
voglia, oltra le cose diete ti si dicie, che consideri per lo infra- 
scripto morale, quanto sta bene a ugni signore tal moralità av^- 
re in nella mente. 



B 3 



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34 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

O anima coropta, eh' abandoni 50 

La forma dota eh' ai, 

E cerchi di tenere il fugitivo, 

La tua beatitudine in che poni? 

Nell'acquisto che fai; 

De guarda quanto elli è spregiativo. 55 

Tu vedi ben che '1 corpo è teco vivo, 

E sensa te è morto suo intellecto. 

Per suo picciol dilecto 

Aciechi e fai di te cosa terrena. 

Avendo qui dizii, già non t' appaghi. 60 

Donque perchè ti smaghi. 

Dall'opera che ti dà vita serena; 

E fàcti rubel dell' angiol, che dimane 

Morto, non fia da più e' un tristo chane? 

E questo vasti al prezeote. 65 

XXin. Come il signor Paulo Guinigi fé' uno consiglio 

DI CERTI CIPTADINL 

Lassasi ora di tal signoria, e torniamo a dire, che factosi di 
Luccha signore Paulo Guinigi, coni' è dicto, e livro V officio 
dello antianatico del mese di dicembre in 1400, et entrato cha- 
lende gennaio in 1401, dispuose il dicto signore fare un consi- 
glio di certi ciptadini, con fare suo vicario Dino di Nicolao 5 
Guinigi, al quale consiglio fu dato alquanta balia; le quali qui 
non sono necessarie narrare. E cosi ogni dì il predicto Dino 
vicario, insieme col comsiglio, provedeano quello eh' era di ne- 
cessità per salvamento del dieto signore et del comune di Luccha- 

XXrV. Come il signore Paulo Guinigi ebe da papa 

bonifatio nono certa riconcilusione di 

interdicto di papa Benedetto. 

Avendo il predicto Paulo signore le cose del comune di Lu- 
cha in nelle mani, trovando in alcuni brevileggi antichi co- 
me il comune di Luccha e suo contado erano molto obligati 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 55 



alla corte papale, per la scomunicha che messer Chastruccio ri- 
5 ceveo gram tempo ; e per riconciliatione dello interdicto il comu- 
ne di Lucha s' era obligato a molte cose, come per li brivilegi 
apparia, del quale obligo s' è contato in nel primo mio libro; 
e pertanto qui non mecto tale obligo particularmente; ma ben 
dico Tobrigo essere molto l diliberò il dicto signore quello obli- 
lo go redurlo a quello bene che a'Luchesi non potesse molto nuo- 
cere. E come diliberò, mandò ad efFecto ; che da papa Bonifatio 
nono ebbe liberamente brevileggi d' asolvigione et commessione 
et liberagione di tucto ciò che il comune di Lucha era tenuto 
et obligato, cosi del passato come dell' avenire, con certe mod^- 
15 rationi. E tale brevilegio fu conceduto per lo dicto papa V anno 
di 1401 adi .xn. ferraio. E tal brevilegio per memoria, fu ri- 
gistrato in molti luoghi e per molti notari ; uno se n' atribuio 
a santo Martino et in altri luoghi. L'origine è rimaso in pa- 
lagio per più salvezza, acciò che in perpetuo si possa dimostrare 
20 tale liberagione. Et perchè delle allegresse che seguitano per 
r opere di tal signore, fu di piacere del dicto signore che il bre- 
vilegio e la gratia conceduta si palezasse per Lucha, e cosi si 
palezò. E perciò si fé' una processione di tucta chiericia, e una 
messa solenne con una predicha, in nella quale si expuose vul- 
25 garmente tucta la sustantia di tal liberatione. E di ciò la cipta- 
dinanza e '1 contado funno molti contenti, lodando Idio di tale 
gratia conceduta, et magnificando Paulo novello signore del- 
l'acquisto & ben facto per la comimità et contado di Luccha, 
pregando Idio che al dicto novello signore dia gratia, cosi come 
30 dell' anima, per tal brevilegio ci à levati de' peccati in che era- 
vamo incorsi, e simile in quelli che si potesse incorrere ; & cosi 
le possessioni, castella, terre et iurisditione apartenenti a Luccha, 
li debbia porgere la sua gratia, che mediante lo suo aiuto, le diete 
terre & castella possa aquistare. Amen. 

XXV. Come messer Charlo Ronchi di Luccha fu ucciso 

IN su LA MONTAGNA DI BOLOGNA. 



D 



oppo il tradimento che messer Charlo Ronghi fé' a Landò 
Moriconi, et doppo la presura facta di quel gentile huomo 



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36 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

d' Inghilterra, il quale era tassato fiorini ati.™ , de' quali il pre- 
ditto messer Charlo riceveo in Firenza fiorini mille, e i residuo 
dovea avere et ricevere in Bologna del mese di magio in 1401; 5 
ebbe salvo conduto dal comune di Fiorenza di potere menare 
tal pregione in Firenza, et così fé'. Di che il comune di Firenza 
et chi quello reggieva, cognoscendo esser stato poco honorc a 
tal comune d' aver tal licentia conceduta, volendo riparare, di- 
spuose, che in nel camino da Firenza a Bologna, il dicto mes- io 
ser Charlo fusse ovìato. Et cosi seguio; che partendosi mes- 
ser Carlo di Firenza con alquanti suoi compagni & andando 
verso Bologna, perchè quine era stato conducto a soldo per lo 
signore di Bologna, et avendo secho il pregione, come mes- 
ser Charlo fu in su l'alpe, a di .vi. maggio in 1401, fu ucciso 15 
et tal pregione tolto. E non molto tempo il dicto messer Char- 
lo si potèo gloriar di tal pregione. E qume fini sua vita, E per 
tal modo i Fiorentini anno tolto l' arte a' vicini suoi. E l' aro- 
gansa del dicto messer Charlo cosi tristamente fu abassata; per 
la qual morte molti nimici dello stato di Lucha funno dolenti, 20 
sperando che la vita di tale dovesse esser a loro utile. 

XXVI. Come il signor Paulo GumiGi di Luccha fé' una 

CIPTADELLA IN LuCCHA PER SUA SALVESSA. 

Paulo Guinigi novello signore di Lucha, sentendo che in Fi- 
renza e altro' si &ceano ragionamenti di abassare il suo do- 
minio, e altra volta se n' era alchuno scoperto; posto che a tucto 
si riparasse, nondimeno dispuose il dicto Paulo signore di fare 
ima ciptadella, per potere securamente in Luccha stare, & levare 5 
ad altri la mala voluntà. E come dispuose misse in eflFecto; 
che a di 9 magio in lunedi in 1401, cominciò a fere murare la 
ciptadella,- la quale comprese tanto quanto era cominciata altra 
volta per lo imperadore Charlo, la qual comprende dal canto 
che va allo spidale della Misericordia, distendendo verso mezzo- 10 
di, fine alle mura della ciptade, che è circha braccia 280 di lun- 
gessa da quella parte; dalla parte di verso sectentrione disten- 
dendosi fine alle mura del prato della ciptà, che è circha brac- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ^ 

eia 120 di lungessa* E da quella parte conpuose una porta 
15 maestra, avendo per difesa da quella parte du' torrioni. E dalla 
parte prima dieta conpuose ima porta maestra & imo sportello 
picolo con .ra. torrioni, & di verso il prato ima porta con ponti, 
per dare intrata e uscita. E tale hedificio fii conpiuto di mu- 
rare et merlare per tutto il mese d' octobre in 1401, e messa 
ao in buono assetto & quella fornita di buone guardie, armadure, 
vittuaglia da offendere & difendere. E puossi dire hora il do- 
minio di tal signore esser molto più sicuro clie ncai era di prima. 

XXVn. Come la comunità di Firekza mandò inba^atori 

AL NUOVO INPERADORJE, 

Tornando a dire che sentendo la comunità di Firenza tali 
movimenti, per volere atuire et abassare il duca di Milano 
e sua potentia, dispuose a mandare inbasciaria al dugha di Ba- 
viera, il quale già era titolato novello imperadore, che li piaces- 
3 se volere venire in Italia a premiere lo dominio dello inperio; 
et che il comune di Firenza offeria darli Firenza con tucto ciò 
che possedea. E simile offerse, acciò che potesse rispondere al- 
le spese, dare al dicto imperadore, in tre paghe, fiorini .mi.^ mi- 
glaia, offerendoli prima in Vinegia fiorini xl.™ E cosi i dicti 

10 fiorentini fenno in Firenza et in nel contado inposta di .iul^ mi- 
gliaia di fiorini, per potere adempiere lor voluntà. Or perchè 
queste cose son molto lunghe, e non cosi tosto si fanno come 
si diceno, tacerò omai il modo di tali pagamenti, tornando a 
dire a voi Fiorentini: quanto è il vostro mal pensieri, per volere 

15 mectere al basso il duca di Milano, per potere le terre di To- 
scana tenere socto i tuoi artigli. Che ài voluto dimostrare es- 
sere imperiale? Come ti dai tu a credere che il dicto duca di 
Baviera, e simile lo *mperadore Vincilao, non considerino tu fare 
questo, non per bene che allo 'mperio vogli, non per zelo di iusti- 

20 ria; non per bene che vogli al duga di Baviera, non per mal 
portamento dello inperiatico, ài disposto aciò commetere? Cer- 
to, se tale credere ài, ti dico che il senno che ài avuto per adi- 
rieto, in questo solo punto e in questi facti, ài tucto perduto. 



e. XVI B 



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38 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



E però non è ciptà in Ytalia, che non consideri tu questo fare 
per volere sottomettere alla tua potentia le ciptà d' intomo. Et 25 
etiandio si cognosce tu volere far questo per abassare il domi- 
nio del duga di Milano e delli altri signori d' Ytalia, stimando 
tu, che abassati ta' signori, a ugni ora potere come a fanciulli 
battere colla scopa. Le quali cose, se avessi Idio innanti alli 
occhi e volessi mizurare il dovere colla mizura giusta, conside- 30 
reresti prima tu esser chagione che lo 'mperio fusse divizo, e si- 
mile consideresti tu esser cagione di tante migliaia d' anime dan- 
narsi in nelle bactagle, e li altri mali che si commecteranno 
grideranno a Dio contra di te cruda vendetta; a dire che mai tu 
pivenissi inperiale, ma vinto tua prova, il dicto imperadore es- 55 
sendoti in nelle mani, ancora di molta necessità costrecto, li fa- 
rai sentire duolo, se alla tua malitia non puone rimedio. E, po- 
sto che tucto il tuo pensiero metti ad executione, cioè che il 
duga di Baviera a tua stansa vegna a prendere le corone dello 
inperio, pensi però che il duga di Milano e li altri signori & co- 40 
munita di Lombardia et di Toscana, siano si da pogo che la 
venuta di tal duga li faccia chadere del dominio? Poco mizuri 
le potentie altrui. E ben ti dei ricordare che già avesti guerra 
con Pisa; quello che contra di lei guadagnasti et chi vi mori lo 
sa. E simile con Siena, sempre ài avuto a ogni tua forsa con- 45 
tasto. Non dico più se non che l'opra lodrà il maestro. 

E simile ti ricordo, che posto che '1 duca di Baviera prenda la 
bachetta dello inperio, & sia in tucto imperadore, che non abbia 
così potentia a farti abassare & restituire V altrui, come pensi 
che debbia fare ad altri. E ben ti dèi ricordare che la 'mpro- 50 
messa facta per lo imperadore a' Gambacorti di Pisa, quello 
fé' che sai, che fé' a loro taglare il capo et di Pisa cacciati. 
E simile a messer lohanni dell' Agnello, li fé' perdere Pisa et 
Lucha con tucto suo dominio, e schacciati di Pisa. Però che 
ragionevolmente si può dire che chi à balia di potere far leggi, 55 
che tali leggi può rompere. E questo vasti al presente avere nar- 
ratO) lassando tal materia; e come seguirà altro, si noterà. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 39 



XXVin. Come il signor di Bologna si patificò con Astore 

DA Faenza in dispregio del conte Alberigo 

DA Barbiano. 

Ordite molte cose in queste parti d' Italia, del mese di giun- 
gno in 1401, Nanni Bentivogla signore di Bologna secre- 
tamele fé' pacti et concordia con Astore da Faenza, sensa co- 
sciensia de' suoi amici, e massimamente col conte Alberigo di 
5 Barbiano, che ne seguìo come udirete. 

XXIX. Nota facta a Nanni Bentivogla signor di Bologna. 

Mosso da buona chagione a narrarti a te, Nanni Bentivogla, 
perchè non ài voluto prendere esempio a quello, che factoti 
tu signore di Bologna co' tuoi amici, che dovei tu solo non es- 
ser da tanto che tal signoria dovessi aver presa, ma avendo a 
5 te molti amici, quella prendesti. E tu, come poco amatore delli 
amici, volesti far quello che tucti, come tu, ne rimarenno ingan- 
nati. E per tanto ti ricordo che non avendo tu voluto inten- 
dere a quello che già ti fii notato, quando il dominio di Bolo- 
gna prendesti, ora in questa parte ti ricordo quello che inter- 

10 venne a uno signore ingrato, come mi pare che sia ora divenu- 
to. A te, dicendo : al tempo dello 'mperadore Federigo Barbaros- 
sa, fu in nella ciptà di Parma alcune sètt^ l' ima delle quali era 
i Rossi, r altra i Palavigini, che essendo in nella ciptà divizione, 
dopo molto contasto di parole, divenne che uno messer Orlando 

15 Rossi, facendosi forte di brigate di dentro e di fuori, di che 
messer Hectore Palavigino, vedendo che messer Orlando si fa- 
cea forte di brigate, richiese alquanti suoi amici, fra' quali fu un 
messer Papino da Palù, pregandolo clie alla sua difesa menasse 
brigate, per potersi difendere da' Rossi. Messer Papino, cogno- 

ao scendo il pericolo di messer Ector, dispuose colli altri suoi ami- 
ci trahere alla difesa; e factosi forte, essendo alle mani, il dicto 
messer Hector, coli' aiuto de' suoi amici et del dìcto messer Pa- 
pino, fu facto magiore, e i Rossi sdiacciati; avendo promesso 
alli amici molte cose. Le quali, com' è d' uzanza dell' ingrati 



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40 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

non attenere cosa che promettiiio, e cosi cominciò a diventare 25 
lo dicto messer Hectoré; essendosi facto maggiore della terra co- 
minciò a rimettere, sensa saputa de* suoi amici, alcuno de* suoi ni- 
mici. Messer Papino e li. altri amici di messer Hectore, veden- 
do tornare or quello or questo, se n'andarono a messer Hettor, di- 
cendo: lioi ci meravigliano che i vostri et nostri nimici tornano, et 30 
di questo alcuna cosa abiamo sentito. Messer Hector dicie: io U è 
facti tornare per buona chagiòne, et se io non ve n' ò richiesti, 
non ve ne date meraviglia. Messer Papino et li altri, vedendo 
si parlare, disseno che erano contenti, pur che facesse bene: ma 
ellino non poteano credere che tali potessero mai esser suoi 3J 
amici. Messer Hectore, che à cominciato a tenere li amici da 
poco, non passò molti giorni che a gran parte di quelli che 
tornati erano, messer Hectore fé' dare loro officio, li quali con 
grande ardire tali officii aceptati furono. Sentendo questo mes- 
ser Papino e li altri, andarono a messer Hectore dicendoli: noi 40 
abbiamo sentito che i vostri e nostri inimici sono in tali offici mes- 
si; come seremo noi ministrati da' nostri nimici? Messer Hecto- 
re dicie: de state contenti, che tucto si fa per lo ineglio; dando 
parole generali, dicendo: a me conviene fare d' acquistare amici 
^ quanto so e posso. Rispuose messer Papino: Or non avete 45 
voi provato chi v' è stato amico, e al bizogno li avete trovati 
al vostro salvamento? Come pensate voi che il vostro nimico 
possa esser migliore amico che noi? Rispuose messer Hectore: 
et perchè non è bene che io a costoro dimostri buon animo? 
e però state contènti, che a me ne pare assai vedere, e penso 50 
tucto esser facto a buon fine. Messer Papino disse : et noi cosi 
pensiamo. E trovandosi il dicto messer Papino con alquanti 
dell' animo suo, disse: voi vedete i modi che messer Hectore 
tiene; e pertanto, o noi tucti deliberiamo di partirci et lassiamo 
solo messer Hectore, o noi troviamo modo che '1 nostro per 55 
noi si goda; e, se volete fare a mio senno, io penso trovarci 
modo. Tucti rispuosero & disseno che disposti sonò a fare la 
sua voluntà. Messer Papino disse:, faite di stare presti, e, ogni 
volta che niente sentite, traete al palagio di messer Hectoré, et 
io quine serò, et de' nemici vi vendichate. E non molto volse- 60 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 41 

ro indugiare, che il dicto messer Hectore morto fu, et alquanti 
ritoraati, e alcuni di mezzo; dicendo loro, che mai non consi- 
glino che i nimici si rimettano; tenendo la terra per lo dicto 
messer Papino e li altri suoi adherenti. E questo intervenne 

65 perchè non volse aver V exemplo a lui dato in nel principio del 
suo dominio. Ora si torna a naraire, a te Nanni, per quello che 
hai facto di tal pacie. Per la qual cosa il conte Alberigo, senten- 
do che '1 dicto signore avea facto acordio col suo nimico sensa 
sua coscientià, dispuose nimicare il dicto signore. E subito il 

70 mandò a diffidare. Et fii si presto il cavalcare, che il dicto 
conte Alberigo fu in sul terreno di Bologna, che il dicto signo- 
re non poteo mettere riparo che non ricevesse danno inextima- 
bile, che più di 400 pregioni prese con innumerabile bestiame, 
di stima più di .lx.™ di fiorini. E per questo modo si vendicò 

75 il dicto conte Alberigo di tal facto* E a certo il dicto signore 
fu poco leale, a dire che 1 conte Alberigo fìisse stato a petitione 
di tal signore a hostegiare a Astore e a' suoi proprie spese, e 
così tristamente si fusse con Astore acordato. E il danno che 
à^ora ricevuto V à ben comprato. E simile meriterennó tucti 

80 coloro che si volesseno col nimico acordare, lassando in aban- 
dono quelli che fusseno stati con loro a una morte et guerra. 
E ben che '1 dicto conte Alberigo avesse facto tal preda in sul 
bolognese, nientedimeno ognidì cavalcava il terreno di Bolo- 
gna & quello d'Astore. E in tal maniera dimorò tuto il mese 

85 di gungno, in 1401, fine al mese di luglo, che in Bologna venne 
la imbasciaria del duca di Milano, per tractare àcordio tra '1 dicto 
conte e '1 signore di Bologna. 

E mentre che tal pratica si tenea,il dicto conte Alberigo, a 
istansa di tale ambasciatore, s* astenne a cavalcare il bolognese, 

90 e fu pensieri di molti che '1 dugha di Milano si acordasse col 
signore di Bologna. Per la qual cosa, i Fiorentini dubitandone, 
mandònno inbasciaria a Bologna al dicto signore, e doppo molte 
pratiche tenute insieme, si ruppe V acordio del duga. E, li in- 
basciatori del duca partiti, di subito il conte Alberigo ricomin- 

95 ciò à chavalcare il bolognese, facendo prede et danni inextima- 
bili. E questo fenno i Fiorentini; per le quali cose i ciptadini 



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42 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

di Bologna, tenendosi a mal partito, volendo a tali mali puonere 
freno, ordinoron molti ciptadini di Bologna tractato d' uccidere 
tal signore. Di che sentendo il signore di Bologna tal tractato, 
fé' prendere molti ciptadini, e pur de' buoni ; et quelli sostenne loo 
alquanti giorni. Parendo a lui avere il pie in ma' luogo, dispuo- 
se ad avere uno consiglio di più di 500 homini bolognesi, ai 
quali narrò lo tractato ordinato contra di lui. E poi liberò tali 
presi, salvo che a uno cactivo fé' la testa taglare. E i dicti ri- 
lassati funno costrecti ad andare a' confini in alcuno luogo, per lo loj 
fallo comesso, fra quali fu messer Bentivoglia & messer Gozadino. 

XXX. Come messer Ricciardo de' Cancilieri di Pistoia 
s' OPPUOSE CONTRA de' Fiorentini armata mano. 

Del mese d'ogosto in 1401 si scoperse uno tractato in Pi- 
stoia, dicendo che messer Ricciardo de' Cancilieri colla sua 
setta voleano tollere lo dominio al comune di Firenza della ditta 
ciptà di Pistoia; per la qual cosa il comune di Firenza mandò a 
Pistoia alquanta gente, con alcuno di balia fiorentino, per pren- 5 
dere il dicto messer Riciardo e li altri suoi seguaci. E giunti 
a Pistoia, e dando ordine di prendere i dicti, et ciò sentendo il 
dicto messer Ricciardo, subito si partio di Pistoia et camino 
verso la montagna, e quine co' suoi amici ribellò et prese lo 
castello della Sanbuca, et quello fomio di victuagla et armatura, io 
Per la qual cosa il preditto di balia fiorentino fecie prendere 
molti della setta de' Cancilieri et alcuno fé' giustitiare. E tali 
presi mandò a Firenza, et volendo prendere li figluoli del dicto 
messer Ricciardo, nascozamente fimno tracti di Pistoia et con- 
ducti a Lucha; quine, loro et molti di Pistoia, funno i ben rice- ij 
vuti. E non potendo aver presi i figluoli del dicto messer Ric- 
ciardo, a di .n. settembre in 1401, i predicti Fiorentini fenno 
ardere le case del dicto messer Ricciardo, e tucti i supi beni 
confiscare; e a 58 persone di Pistoia e del contado dienno, & al 
dicto messer Ricciardo dienno bando, a loro e a' loro figluoli e 20 
figluoli de' loro figluoli. Di che, sentendo questo messer Ric- 
ciardo, fé' cavalcata presso a Pistoia, e alquante case di quelli 
de' Panciatichi e loro seguaci misse a fuoco, prendendo alquanti 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 43 



pregioni. Et cosi è incominciato la cosa a inviluparsi. Per la 
25 qual cosa il comune di Firenza fé' comandare le cerne et caval- 
care a Pistoia, da cavallo et da pie. A di .xi. settembre in 1401 
i Fiorentini corseno armata mano Pistoia, e puòsi dire ora facta 
subdita e del suo contado. E '1 modo di tale correre si fu, che 
entrato Bemardone con 200 lancie et con molta fantaria in Pi- 
30 stola, subito gridando: viva il comune di Firenza et parte guel- 
fa; di che li antiani di Pistoia, ciò sentendo, mandònno a dire 
al dicto Bemardone, che volea dire questo. Fu risposto per lui: 
o volevano che Pistoia fusse messa a saccho, o volevano esser 
facti di contado. E a questo modo funno tractati, e loro con- 
35 vennero stare contenti più per paura che per amore. 

XXXI. Come lo duga di Milano, sentendo quello che i 
Fiorentini cercavano d' abasarlo, soldo molte 

BRIGATE DI GENTI d' ARME ET DA PIE. 

Lassasi ora di tal materia e torniamo a dire, che sentendo il 
duga di Milano et conte di Vertù et signore di Perugia, 
Siena & di Pisa, quello che lo comune di Firenza aveano tracta- 
to di fare venire lo imperadore novello, solo per lui abassare ; & 
5 perciò avea tal comune inposto migliaia di fiorini per poterlo 
dispuonere, e cognoscendo il duga di Milano la mala voluntà 
del comune di Firenza, et di coloro che tale' comune governano, 
volendo a suoi ripari provedere, die' ordine di raunare tucte suoi 
brigate, et di soldare quanta gente poteo avere, per potere, a chi 

IO mal li volesse, mettere allo 'ncontra, et etiandio, a suo tempo e 
luogo, punire et chasticare chi di ciò è stato principiatore. E co- 
me ordinò, misse in effecto; che del mese di settembre di 1401, 
ebbe a sua stansa et a suo soldo più di .vl"^ lancie, et tucto di 
di nuovo condurne; et etiandio di fanti da pie gran moltitudine 

1 5 ne comandò fìissero presti, per spectare il nimico suo in su cam- 
pi. E per questo modo si sta in questa misera patria di Ytalia 
con la scisma di du^ papi et colla scisma di du' imperadori. 



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44 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

XXXn. Come il duca di Milano soldo il marchese 
DI Ferrara. 

E più fé* il diete duga di Milano che il marcheze di Ferrara 
si conciò col dicto duga, al quale il prefato duga fé' honore 
grandissimo con atribuirli lancie .vi.'^ ; et di tali brigate lo fé' ca- 
po, et molti altri doni ricevèo il dicto marcheze dal dicto dugha. 
E in tal maniera dimorò il dicto marcheze in Lombardia in cor- 5 
te del dicto duga. Sentendo questo, lo signore di Padova, so- 
cioro del dicto marcheze, come il dicto marcheze s' era concio 
col duga di Milano, n' ebbe molto dispiacere. Per [olviare al 
dicto duga, spettando la venuta dello imperadore, et facendosi 
forte di genti d' arme et di provigionati; e simile ne scripse io 
Firenza che la venuta del dicto imperadore si sollicitasse. Per 
le quali cose la comunità di Firenza, afrettando i' riscuotere 
le 'mposte per porgere al dicto imperadore nuovo, e ristringendo 
tucte suoi brigate d' arme, sperando di Toscana fare a suo mo- 
do, quando lo 'mperadore fusse in Lombardia. E come preseno 15 
pensieri il dicto signor di Padova e '1 comune di Firenza di sol- 
licitare la venuta del dicto imperatore, cosi missero in effecto, 
che tanto fu lo stimolo de' dicti con grandi proferte, che il pre- 
dicto imperadore con gran conpagnia e con lui lo dugha di 
Sterlichi et vescovo di Cologna con altri baroni, giunseno del 20 
mese di ottobre in*i40i a Trento, per volere passare in nelle 
terre del duga di Milano, sperando poterlo atuire. E simile spe- 
rando che Firenza, Vinegia e il signore di Padova li porgessero 
mano con denari et genti* E jper questo modo fii la sua ve- 
nuta a TfentOk 25 

XXXin. Come lo dugha di Milano misse a rimpetto al 
Kuovo imperatore gran quantità Di gente d'arme. 

Lo duga di Milano soprascrito, sentendo la venuta del dicto 
nuovo imperadore a Trento, mandò messer Iacopo del Ver- 
mo et Fasino Ghane, con circha lancie .mm. a Brescia con molti 
fanti, per tenere il passo, e per difesa delle suoi terre. E cosi 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 4S 



5 Stati alquanti di, lo comune di Firenza pagò alquanti denari al 
dicto imperadore, non la somma promessa ma alcuna parte, e 
per rispetto della gran promessa si può dire niente. Per la 
quale cosa il dicto imperadore stimò con si poco non potere 
il pensieri suo mettere in eflfecto, non di meno steo alquanti di 

IO a Trento per sentire altro. E mentre che tale stanza si facea, 
fu per alquanti gentilotti guelfi della montagna di Brescia richie^ 
sto il dicto imperadore, che se volea passare in sul bresciano, 
che loro li darenno V entrata ddla montagna. E simile il si- 
gnore di Padova mandò in aiuto del dicto imperadore provigio- 

15 nati .vi.<= , dicendo, come avesse passato in Lumbardia, che tucto 
suo sforzo d' avere et di persone sere' al suo comando, e simile 
li Fiorentini farebeno il simile, et etiandio il comune di Vine- 
gia. Per le quaU promissioni il dicto nuovo imperadore si mos- 
se, del dicto mese d' octobre in 1 401, con grandissima conpagnit 

20 di genti, e venne per la montagna di Brescia, sperando quine 
potere trovare victuagUa. 

XXXIV. Come le brigate del duga si trovònno con 

aUELLE DEL NUOVO INPERAD0RE & CO' GUELFI. 

E prima si vada più avanti a quest'opera, si tornerà a dire a 
te, novello imperadore, dicendo come se' stato pogo prove- 
duto a darti a credere potere passare in nelle terre d' YtaUa 
socto la speranza de' villani di montagna; che dovei prima con- 
5 siderare che tali villani aveano prima tradito il loro signore et 
rivoltosi contra della loro ciptà, e per animozità s' erano ribel- 
lati, non guardando a chi prometeano, che poco chura si dre- 
beno se tu perissi. E pertanto ti dico, se male te n' avenisse, 
r aresti ben comperato a darti a credere che tali genti di mon- 

10 tagna ategnino quello prometeno, che sempre ti troveresti in- 
gannato. E dovei ben pensare, se la comunitade di Firenza, la 
qual si tiene ima delle leali comunità del mondo, non t' avea 
acteso quello che promesso t' avea, e che a loro stanza più che 
d' altri ti se' mosso della Magna; et se tale comime e li homini 

15 di quella ciptà, U quali si tegnono esser da più che tucti li akrì 



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46 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

homini, fedeli et leali, non t' anno atenuto il centezimo di quello 
ti promisseno, come speri tu che li homini grossi et materiali, 
nati in ne' boschi e in nelle montagne come le bestie; che si 
può dire la montagna di Brescia esser, non che homini di villa, 
ma peggio che bestie? Certo se tale oppinione avessi che t'ate- 20 
nessero la 'mpromessa, ti si può dire tu esser più bestia di loro, 
e a ugni ora che male te n' averrà, il be' li sta fi apparecchiato. 
O quanti" sono sta già ingannati quando sperano che altri li 
sovengna per camino, non portando denari in borsa; certo di 
molti si potre' dire exempli assai. 25 

XXXV. Come le brigate del dugha ebbeno vrrTORiA 

CONTRA LE GENTI DEL DICTO IMPERADORE. 

Lassati di contare di tal mactia, e tornerasi a dire, che vedu- 
to messer Iacopo del Vermo et Fasino Chane gram pane 
delle brigate del dicto imperadore essere in nella dieta monta- 
gna; e sentito che alquanti montanini essersi dati, ristringendo 
loro brigate, il dicto messer Iacopo et Fasino diliberònno con 5 
nuovi modi fare scendere al basso le genti del nuovo impera- 
dore. E come pensonno, missero in effecto ; che circha .ce. 
in .ecc. sacchardi si chacciassero apresso alla montagna, e gran 
parte d' altri buoni homini si missero in aguaito, sperando che 
le genti tedesche venissero adosso a quelli sacchardi. E cosi, 10 
a di 21 ottobre in 140 1, in vemadi, le brigate tedesche scesero 
la montagna & asaglirono quelli sacchardi, e loro dando volta, 
molti di tali sacchardi funno presi et morti; e discostati dalla 
montagna et venuti al piano verso Brescia et entrato in nello 
aguaito, il dicto messer Iacopo et Fatino Chane colle brigate 15 
del ducha di Milano si cacciònno adosso alle genti tedesche, e 
quine fu una bella mislea. Ultimamente la gente tedescha fu 
messa in isconficta, e tra morti e presi più di .vi.<= homini d' ar- 
me funno presi, fra quali funno certi gentili homini signori di 
chastella. E poca brigata campò di quella che scese la costa. 20 
E con tale novella ritornò arieto allo imperadore nuovo chi era 
campato, e i presi funno conducti a Brescia. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 47 

XXXVI. Come lo inperadore nuovo, avendo facto poco 

OVERO NULLA, SI PARTÌO. 

LO 'mperadore nuovo, sentendo tale sconficta delle suoi briga- 
te, diliberò venire, adi 24 ottobre in 1401, venire in quello 
di Brescia, per trovarsi colle genti del dugha. Messer Iacopo et 
Fatino, ciò sentendo, rinfrescandosi di cavalli et d' arme e ben 
3 fomiti, franchamente vennero in contra alle genti tedesche. E 
quelle missero in volta; intanto che, fine a'paviglioni dello inpe- 
radore, le brigate tedesce con vergogna ritomòro, e il dicto im- 
peradore dolente si ridusse a' passi forti. E stando in tal ma- 
niera, lo duga di Milano, dubitando, mandò inbasciaria in Fran- 

10 eia a' re et al duga d' Orliens suo genero, notificando la venuta 
del dicto imperadore, chiedendo aiuto. Alla quale inbasciaria fii 
facto honore grande, et diliberato mandare in Ytalia in aiuto 
del dicto duga di Milano gran quantità di gente. Or, quando 
verranno, di loro si farà mentione e al presente non se ne dirà. 

1 5 E tòmeràsi a dire, che vedendo lo 'mperadore e suoi genti mal 
conducti, et che le promessioni a lui facte da' Fiorentini erano 
fallaci, pensò per altro modo mettere ad executione il suo pen- 
sieri, e mandò inbasciaria al comune di Vinegia, che piacesse a 
tale comune servirlo al presente di .x. galee armate, & quelle 

20 venissero a levarlo, et di dugati .e."™; dicendo volere andare a 
Vinegia, et di quine per mare a Roma. In conclusione, la ri- 
sposta del comune di Vinegia fu, che di niente al presente lo 
poteano servire ; et con tale risposta tornò V ambasciarla del- 
lo 'mperadore da Vinegia. Avendo il dicto imperadore veduto 

25 quello che i Venesiani aveano risposto, e vedendo quine u' era- 
no non avere da vivere, salvo che rape et carne, tenendosi mal 
contento, prese alquanti gentilotti guelfi della montagna, dicendo: 
voi m' avete ingannato ; e co' loro si ridusse a Trento con po- 
co honore. E in nel dicto ritomo, il vescovo di Cologna, con 

30 tucte suoi brigate, sensa intrare in Trento et mal contento dallo 
imperadore nuovo, si ritomò in suo paese. E simile modo ten- 
ne il dugha di Sterlichi. É per questo modo il dicto impera- 
dore fu lassato in Trento. Or perchè s' è a tractare alcune 



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48 PARTE SECONDA DELLE CROMICHE 

cose state, mentre che tali cose sono facte, lasseràsi al presente 
di contare di tale imperadore, & altra volta, quando altro aca- 35 
derà, vi si tornerà. 

Chome è stato dicto, il signore di Padova avea mandato alle 
frontiere in aiuto del dicto imperadore prpvigionati ,viS Yp- 
dendo esser stato sconficto, diliberòno tornare verso Padova per 
lo terreno di Feltri; di che quelli di Feltro, ciò sentendo, met- 40 
tendosi a' passi, doppo molto contasto, i dicti provigionati fimno 
sconBcti, et più di .ce, ne fimno tra morti e presi. E per que- 
sto modo il Padovano guadagnò in su quello del duch^ di Milano. 

XXXVn. Come lo comune di Firenza makdò lo hoste alla 

Sambucha di Pistoia contra messer Ricciardo 

de' Cakgillieri, 

Mentre che in Lombardia si faceano i ripari, e tal procurava 
offendere, in Toscana simile s' ordinava di quelle cose che 
naturalmente il pianeto di Marte dispuone, cioè bactaglie, e an-» 
che la fortuna alcuna volta delibera, overo fa deliberare ad al- 
cuno, quella cosa che con poco honore di chi tali cose prende 5 
a fare. E pertanto dicho che il comune di Firenza, per oviare 
a quello può, mandò hoste alla Sambucha di Pistoia, e di ciò 
fu capitano messer lohanni Panciatichi, nimico chapitale di mes- 
ser Ricciardo Cancellieri. Il quale messer lohanni condusse 
presso alla Sambuca fanti più di .m., fra' quali la magior parte io 
erano della setta del dicto messer lohanni. E avuto sentimento 
il dicto messer Ricciardo come li venia adosso messer lohanni 
con quella brigata de' suol nimici, stringendosi colle suoi brigate 
et francamente mettersi a riparo, in tanto che fra loro fu alquanta 
mislea e alcuni morti. E non molti di dimorò lo dicto mes- 1 5 
ser lohanni adosso al dicto messer Ricciardo, e come sconficti 
si ritomòro* Firenza et Pistoia, avendo poco guadagnato salvo 
che disnore. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 49 

XXXVin. Come si cerchò prendere Bargha a pititione 

DI CERTI GHIBELLIKI. 

Per la qual cosa la parte ghibellina e' usciti di Bargha, con 
alquanti capi forestieri ghibellini, e anco coli' aiuto di certi 
gentilocti di Frignano, et con alquanti ghibellini di Garfagnana, 
ordinoron certo tractato di prendere Bargha, e quella tòrrere al 
5 comune di Firenza, e ridurla a parte ghibellina. E cosi ordinà- 
ro del mese d' octobre in .mcccci.<> Or perchè le cose non fu- 
rono guidate per persone savie, et per troppe boche si sparse 
tale trattato e fa per lo capitano di Barga sentito tucto, e a ciò 
prese riparo. E doppo alquanti di il dicto capitano fe'apichare 
IO alquanti Bargigiani e uno famiglio del dicto capitano, il quale 
era stato consentiente a tale tractato. 

XXXIX. Come li Fiorentini volsero levare di mano 

DEL DUCA LA CIPTA DI PlSA, PER LA QUAL COSA 

MOLTI Pisani funno mandati a' confini. 

Lo comune di Firenza, vedendo che lo imperadore avea poco 
facto, ma più tosto nulla, pensò con nuovi ordini et tractati 
prendere Pisa, overo levarla di mano del duga, e fame i Gam- 
bacorti et bergolini magiori. Et pertanto tucte suoi brigate 
5 ristrinse presso alle confini di Pisa et di Luccha, e con cauti 
modi pensò, se cazo {[isst che a Pisa kisse romore, che di Gar- 
fagnana non potesse scendere persona in aiuto di Pisa né del 
duga di Milano. E a ciò mandò circha homini 80 da cavallo 
et fanti .ce. a Barga, per ostare a chi volesse scendere, e co' ber- 
lo golini pensònno levare romore socto nome: muoiano li raspan- 
ti ; e allora le brigate di Firenza serenno traete a Pisa in aiuto 
de* dicti bergolini, e per questo modo serenno venuti alla loro. 
Idio, che a' mali pensieri risega l' animo e riducie le cose al 
bene, vedendo i pensieri presi e li ordine dato, misse in nell' ani- 
15 mo del luogotenente di Pisa, come a di 28 ottobre in 1401, i 
bergolini doveano levare romore et questione contra de' raspan- 
ti. E vedendo il pericolo della ciptà di Pisa, diliberò tale luo* 

B 4 



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so PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

gotenente levar via la materia di tali scandali. E come diliberò, 
cosi misse in effecto, che a di 30 ottobre mandò a' confini a 
Milano & a Lucha & altro' moltissimi ciptadini bergolini et 20 
raspanti, e ri formósi di gente d' arme. E per questo modo il 
pensieri di Firenza fu rocto, e imgniuno sta in su suoi. 

XL. Come i Fiorentini, non avendo potuto metere ad 

EFFETTO LORO PENSIERI, ORDINÒRO CERTO TRACTATO 
CON BeRNARDONE LORO CAPITANO. 

Vedendo li Fiorentini che tali pensieri non era loro venuto 
facto, volsero che Bemardone loro capitano cavalcasse in 
sul pisano colle insegne dello imperadore, stimando questo cha- 
valcare esser chagione di fare dilevare Pisa dal dominio del du- 
ga. E a questo charicorono forte il dicto Bemardone; ai quali 5 
Bemardone rispuose, che niente fare' tale chavalcata colle insegne 
dello 'mperio, però che lui non era a soldo dello inperadore; et 
che non chavalchere* con altre insegne che con quelle di chui 
elli fusse soldato. E per tanto, se a loro piacesse et volesseno 
che lui cavalcasse in sul pisano o altro', che lui chavalchere' col- io 
le insegne di Fiorensa, altramente no. E allora i Fiorentini dis- 
seno: almeno chavalcha colle tuoi insegne, in modo di compa- 
gna, e acciò che dimostri «esser tuo huomo, ribella Montetopoli. 
E noi siamo contenti e quine arai lo ricepto, et noi sempre ti 
manteremo di victuaglia et denari. Al quale pensieri Bemar- 15 
done rispose che questo fare' peggio: or come voglio io esser 
chiamato traditore? ma se a voi è in piacere che io sia per me, 
chassatemi, e allora, e in quello chazo, offenderò chi a me parrà. 
Alla quale parte i Fiorentini dissero: questo non è nostra in- 
tentione. E cosi rimase che Bemardone non chavalcò. 20 

XLL Come fu volsuto mettere in ballo il signore Paulo 
GuiNiGi di Lucha et non eTbbe luogo. 

Non parendo a' Fiorentini che i loro pensieri si possino met- 
tere ad efetti, per sbarrare Toscana e il dominio del duga, 
pensòno volere mettere in ballo il signore di Lucha Paulo Gui- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 51 

nigi, con ordinare che V ambasciarla del nuovo imperadore ve- 
5 nisse a Luccha, a tractare che il dicto signore volesse esser uni- 
to con Firenza allo aiuto del dicto imperadore. E cosi giun- 
sero a Lucha del mese di novembre in 1401. Alla quale fu 
fecto alcuno presente; et exposta loro inbasciata, fa per lo dicto 
singnore risposto a conpimento, in forma debita, in modo che 
IO pogo overo nulla acquistaron della intentione che Fiorentini avea- 
no preso. E così ritornarono a Firenzà i predicti inbasciadori 
con parole gennerali. 

Xm. Come li horentini ferono pagare molte prestanze, 

ET MANDÒNNO INBASCIARÌA AL NUOVO IMPERADORE. 

Il comsiglio e quelli che governano Firenza, avendo sentito 
lo 'mperadore nuovo nulla aver facto, et etiandio vedendo i 
loro pensieri di Toscana non seguire a lor modo, e istimando 
non avere al nuovo imperadore porto quello aiuto aveano pro- 
5 messo, di nuovo del mese di novembre in 140 1 ferono molte 
prestanse. E ordinòro di mandare al dicto inperadore solenne 
inbasciaria de' più notabili homini, e di quelli che i facti di Fi- 
renza aveano per le mani, sperando la lor presentia molto va- 
lere a fare star contento lo 'mperadore dicto. E infra li altri 

IO che fanno trovati, fu messer Ranaldo Gianfigliassi et messer Mazo 
delli Albisi et alquanti altri huomini di gran senno et vertù, li 
quali inbasciatori più tempo anno retto et governato Firenza. 
E partironsi di Firenza del mese di novembre con solenne com- 
pagnia et con molte inbasciate, le quali si può presimiere poghe 

15 metterne ad executione, e con denari assai, per potere quello 
bizognasse, parte, metterne in eflPetto. 

XLin. Come il comune di Firenza fé' chavalcare in 
SUL terreno della ciptA di Siena. 

Lassasi al presente di narrare di tale inbasciaria, che bene vi 
si tornerà a suo tempo, e conteràsi, che non stante che non 
fasseno venuti ad efecto i pensieri già ordinati per li Fiorentini,, 



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52 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

che di nuovo a di .xv. novembre in 140 1, avendo il comune di 
Firenza ristretto loro brigate alle confini di Siena, ordinòro che 5 
parte della brigata della Roza cavalchasse in sul senese. E cosi 
cavalcarono, pigliando prede et prcgioni, dando ordine che le 
castella di Firenza socto nuovo colore non li ricettassero. E co- 
si seguìo; che dando volta et conducti in sul fiorentino, cioè 
Montepulciano, Coiano et altre chastella, quelli dimostrònno non io 
volere ricevere, dimostrando esser di voluntà di Firenza. 

XLIV. Come l\ comunità di Siena fé' chavalcare 

IN SUL TERRENO DI FiRENZA. 

I luogotenente per lo duga di Milano in Siena, sentendo tale 
cavalcata facta et il modo, et cognoscendo esser factura de' Fio- 
rentini, fé' cavalcare parte della brigata del conte Curado, li quali 
cavalcòno in su quello di Montepulciano e in quello di Coiano 
e delle altre chastella soctoposte a Firenza, et di quine tras- 5 
sero pregioni et prede inextimabile, colle quali ritornarono verso 
le fortezze di Siena, in nelle quali non fimno riceptati. E que- 
sto si fecie con quella dimostratione che facto aveano le bri- 
gate di Firenza. E a questo modo si vede cominciata la^mislea 
e '1 male ne va per chi se T à. io 

XLV. Come Bucicalto venne in Genova luogotenente 
PER LO RE DI Francia. 

E mentre che tali cose si fanno, venne in Genova in luogote- 
nente de re di Francia, nomato Bucicalto, il quale, come 
fu giunto, ebbe uno consiglio di più di .mi.c ciptadini genovesi, 
e propuose il suo pensieri, dicendo loro s' elli erano in piacere 
che lui governasse Genova; alle quali parole fu risposto, che 5 
tucto si volea quello che a lui piacesse. Facto tale consiglo, su- 
bito mandò per messer Bactista Bocchanera et per messer Bat- 
tista Lugiardo, e venuti, di presente comandò a uno suo chava- 
lieri che a* predicti la testa facesse taglare dinanti al suo palagio. 
Avuto il predicto chavalieri tale commissione, fé' legare le mani io 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 53 

a' predicti et conducti a luogo, quine al predicto messer Bactista 
Bocchanera la testa li fé' tagliare. E mentre che tal iustitia si 
faceva, fu per alcuno amico sciolto le mani a messer Bactista 
Luzardo, per la qual cosa il predito si fugio per modo che lui 
15 scampò. E questo vedendo Bucicalto, di presente al predicto 
chavalieri la testa li fé' taglare. E per questo modo il dicto 
luogotenente de' re di Francia cominciò il dominio di Genova. 

XLVI. Come lo imperadore nuovo, malcontento, 
SE n' andò a Vinegia. 

Chome è stato contato che lo 'mperadore nuovo, avuto la 
sconficta a Brescia, si ridusse a Trento, dapoi se n' andò a 
Padova con circha .mv.<^ cavalli, et quine dimorò fine a di .xl di- 
cembre in 1401, là u' r ambasciarla di Firenza andò a prati- 
3 care con lui. E non molti di passònno, che messer Mazo inba- 
sciatore di Firenza et tornato, il comune di Firenza ristrinse 
tucte suoi brigate et quelle misse alle suoi confini, tenendosi in 
Firenza molti comsigli segreti. E dimorando il dicto nuovo 
imperadore in Padova essendovi grande charestia, e male in 

IO punto le brigate tedesche, molti per necessità venderono loro 
cavalli et arnesi, e a pie si ritomaro in nella Magna, et molti 
a chavallo fenno tale ritomo, intanto che poca brigata al dicto 
imperadore rimase. E tenendosi mal contento, diliberò andare 
a Vinegia, quine u' sperava avere doni assai. Et cosi si mosse 

15 lui e la sua donna con molta compagnia, per aqua, et .navicò 
verso Vinegia. I gentili homini di Vinegia sentendo che il dicto 
imperadore dovea venire a Vinegia, ordinoron farsi grande ho- 
nore, e più di .ce. homini gentili venesiani li andarono incontra 
in su legni; sopra de' quali erano da .vi. bandiere sopra ciascuno 

20 legno, et circha .xx. o .xxx. remi, et honorevilemente si fé' l' ap- 
parechiamento in Vinegia, e quine giimse a di .xl dicembre in 140 1. 
O imperadore, che pensavi coli' exercito grande et colla tua 
baronia e a cavallo passare a Roma, e ora se' conducto ad an- 
dare in su chavalli di legno, et sottometere lo honore che spe- 

25 ravi avere a' Venesiani et miseramente andato, come pensi po- 



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e. xxnr A 



54 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tere passare a Roma con poga gente? certo male; che dei sti- 
mare che tucti i signori d' Ytalia, sperando dovere per la tua 
venuta esser dilevati del loro dominio, da tucti riceverai poco 
honore, ma più tosto danno. Et chi t' à consiglato tenere que- 
sti modi t' à poco amato; che faticosa cosa è stata alli altri 30 
inperadori, che sono venuti a prendere la possessione, ad averla 
avuta cosi sinplicimente, come speri tu prenderla senza potentia? 
Certo male, & qui conchiudo questa parte. 

XLVn. Come il conte Alberigo dannificò Bologna per 

AMOR CHE 'l signor DI BoLOGNA AVEA MESSO 

l' oste a Barbiano. 

Lo duca di Milano et conte di Vertù avendo richiesto il con- 
te Alberigo da Barbiano e gran conestabile, che '1 dovesse 
servire alla venuta del nuovo imperadore, subito il dicto conte 
Alberigo andò a servirlo con tucte suoi brigate, di che il si- 
gnore di Bologna, come sentio il dicto conte essersi partito e 5 
andato in Lombardia, subito misse & puose campo a Barbiano 
e alle castella del dicto conte, facendo gran danno et com- 
bactendole spesso. Ma perchè il dicto conte, quando si partio 
lassò bene fornite le suoi terre di genti et da monisione, il dicto 
signore alcuna delle diete terre acquistare non poteo. Ma di io 
continuo, tenendovi V oste e V asedio, sperando il duga di Mila- 
no esser si strecto dallo imperadore nuovo, che non potesse 
aiutare il conte Alberigo, avendo a fare lui quanto potea, e per 
questo modo durò tale assedio et hoste fine al mese di dicem- 
bre in 1401, e fine che '1 nuovo imperadore, per lo modo dicto, 15 
si ritornò a Padova. Di che, vedendo il conte Alberigo, che 
al servigio del duga non era al presente di bizogno lo stare in 
Lumbardia, licentiato dal duga segretamente, del mese di dicem- 
bre in 1402, si partio da Verona, però che quine V avea diputa- 
to" il duga di Milano a guardia. E sentendo il dicto conte Al- 20 
berigo che de' suoi da Barbiano e dell' altre suoi terre, la gente 
del signore di Bologna n' aveano molti morti e alquanti apic- 
chati, ricordandosi della morte del conte lohanni e delli altri 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 5$ 

parenti et amici, diliberò che quanti Bolognesi trovasse, che neu- 

25 no se ne prendesse pregione. E cosi amaestrò suoi brigate, et 
di tracta cavalcò il bolognese quazi a mezzo dicembre, & quanti 
bolognesi trovò, tucti misse al taglio delle spade, prendendo 
preda inextimabile. E ben che molti fussero i morti, pur non 
si poteo le genti d' arme del conte tenere, che molti non fusse- 

30 ro presi pregioni; ma la magior parte, di più di .mv.^, funno 
morti. Per la qual cosa i Bolognesi funno molto tristi, tenen- 
dosi a mal partito, vedendo il dicto conte essersi acampato con 
più di .MMV.c cavalli presso a Bologna a quatro milia, e '1 signo- 
re di Bologna tenendo campo a Barbiano e all' altre terre del 

35 dicto conte, et niente overo nulla acquistare. E dato tale rocta 
et ucisione a* Bolognesi, et presi più di 350 cavalli di quelli di 
Bologna, di tracta cavalcò il dicto conte Alberigo a uno chastel- 
lo di Bologna nomato la Doccia, e quello prese et fomilo di 
suoi brigate. Per le quali cose il popolo di Bologna, malcon- 

40 tento del danno che anno ricevuto de' loro ciptadini et conta- 
<lini, dicendo: noi siamo disfacti per volere il nostro signore 
vincere suoi gare; et cosi mal contenti si steono. E il dicto 
conte, non curandosi dell' oste posto alle suoi terre, stando fermo 
presso a Bologna a .un.? migla acampati, ogni di cavalcando et 

45 prendendo prede et pregioni, pochi se ne pigiano, perchè la ma- 
gior parte si meteano al taglo delle spade. Or pensi ogni buo- 
no homo che animo de' esser quello de' Bolognesi, vedersi con- 
ducti a esser come cani amassati, sensa averne alcuna pietà. Certo 
si de' presumere esser malcontenti. E simile si vedono essere mal 

50 conducti da chi li reggie. Perochè non dovea muovere guerra e. xxiv b 
al conte Alberigo, poi che andava in servigio del duga di Mila- 
no; che bene dovea stimare il dicto signore di Bologna: se io 
offendo il conte Alberigo, ora eh' è in servigio del duga, come 
potrò io schuzarmi che io non abbia facto questo in dispetto 

55 del duga tucto ciò che ò fatto? Per la qual cosa io debbo 
pensare chel duga vorrà il conte Alberigo difendere et mante- 
nere. E per tanto dico a te, signore di Bologna, che se avei 
mal pensieri et animo rio contra il dicto conte e suoi cose, 
overo verso il duga di Milano, che dovei stare a vedere per 



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56 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

salvessa de' tuoi ciptadini et destrictuali, e se avessi veduto a éo 
tanto strepta il duga di Milano, che non avesse potuto più, al- 
lora aresti potuto adempiere il tuo desiderio, e serèti venuto 
facto. Ma tu volesti volare prima che avessi messo V ali, et ài 
voluto credere a coloro che vorenno ti fiaccasi il collo, perchè 
a loro non ne può tornare danno. E se male te n' avenisse, 65 
r aresti ben meritato; che dovei pensar il duga esser huomo, et 
come huomo, cognoscere quello avei in pensieri, e. simile dovei 
pensare il duga esser signore et maggiore di te, e come gran 
signore, volersi delle ingiurie vendicare, che bene à la potentia. 
Idio riconcilii li animi di chi è suo diletto. 70 

XLVni. Come n- signor Paulo Guinigi prese per donna 

MADONNA YlARIA FIGLUOLA DI MESSER ChARLO 
DAL ChARETTO. 

Ora lasseremo di contare al presente de' facti di Lombardia, 
e torneràsi a contare che essendo il magnifico signore Pau- 
lo Guinigii sensa donna, fii per alcuni amici tractato di darli 
per donna madonna Ylaria figluola di messer Charlo marcheze 
del Carretto, e quella ne menò del jnese di ferraio in 1403. 5 
E fèsi smizurata festa in santo Romano, e durò la corte più 
giorni, essendoli al predicto signore donato per li suoi ciptadini 
grande quantità d' argentiere di più maniere, vini, pollame, com- 
fessione, carni, salvagine, cera in grande abondansia; intanto che 
fii una magnitudine tale festa per tanto dono. E cosi si dimo- io 
rò colla dieta spoza. 

XLIX. Come il duga di Mh-ano misse hoste alla ciptA 
DI Bologna. 

Vedendo il duga di Milano la mala voluntà di Nanni Benti- 
voglia signore di Bologna, doppo la partita dello impera- 
dorè nuovo, il predito dugha condusse parte delle suoi genti in- 
torno a Bologna al disfacimento del ditto signore, con più di 
otto mila cavalli e molta fantaria da pie. E cominciaro a pren- 5 



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DI GIOVANNI SERCAMBI S7 

dere alquante chastella, come fu la Pieve, Castello di Centro, e 
alcune altre. Diche vedendosi il signor di Bologna intorniato 
da tucte parti, e avendosi levato li amici da lato, e quelli aban- 
donati, pensò al suo schampo metter riparo. Richiesti li Fio- 
io rentini di brigate, e predicti li mandònno in aiuto del dicto signore, 
Bemardone colle suoi brigate e la brigata della Roza,e quella giun- 
ta a' Bologna dello mese di maggio in 1403, stando a difesa e 
quelli di fuori ogni di ardendo et prendendo prigioni et preda. 
Per la qual cosa messér Bentivoglia parente del signore di Bolo- 
1 5 gna, vedendo il dicto signore mal conducto, e non potere durare, 
si partio et andòne in nel campo a esser contrario del dicto suo 
parente. E di questo non è però da maraviglarsene, conciò sia 
cosa che '1 predicto signore avea tenuto da poco i suoi amici, cre- 
dendosi co' nimici mantenere, la qual cosa a nessuno verre' mai 
20 facto. E stando in tal maniera, i Bolognesi mal contenti, e '1 duga 
di Milano sempre fortificando il campo di gente, e per tucto le 
mercantiei de' Fiorentini tenere strecti, salvo per la via di Lucha, 
per la quale molte n'ebbero; et posto che i Fiorentini tenessero le 
loro brigate a Bologna, nondimeno in Toscana sempre cercha- 
25 vano prendere terreno et castella, e volendo prendere alcune ter- 
re di quelle che possedea Pisa, com' era Vicopisano & altre for- 
tezze, non potendo quelle avere, ordinòro con alcuno di Bientina 
che quello si ribellasse. Et cosi fu, che del mese di gugno, 
quazi all' entrata, Bientina fu del comune di Firenza, e quella 
30 francamente mantenne, fornendolo di genti et vittuagle; e molte 
battagle vi funno facte per le genti del duga et di Pisa, et nien- 
te valse, che sempre la mantènero i Fiorentini. 

L. Come n- signor di Bologna fu ucciso dal popolo 

ET SCONFICTI QUELLI CH' ERANO VENUTI IN SUO AIUTO 

DA Firenza. 

Chome è stato contato che messer Bentivogla s* era partito 
di Bologna, & simile Nanni Gozadini e suoi consorti con 
tucta la loro setta aveano abandonato lo signore per li modi 
tenuti, e di fuori fattisi forti colle brigate del duga di Melano, 
5 e del conte Alberigo, e vigorosamente conbatteano Bologna da 



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e. XXVI A 



S8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ogni lato. E a di .xxvl giungno dicto anno fa sconfido Ber- 
nardone e la brigata della Roza e tucti presi, e '1 popolo di Bo- 
logna, vedendo tale sconfictà, a romore uccisero messer Nanni 
Bentivogla signore ; e, come uno captivo, in camiciuola senza al- 
tro honofe, fa seppellito. E ben li fa dimostrato che li amici io 
s' erano da lui partiti, e quelli che lui credea che .fassero facti 
suoi amici, quelli fanno i primi a darli delle lancie. Or questo 
diviene di tucti coloro che lassano li amici provati e credono 
potersi difendere con quelli che sono stati nimici. Certo tale 
credenza viene a tutti fallita, e ben s' è dimostrato il tuo poco 15 
senno a non avere compreso li exempli già dicti e a te notati, 
quando di Bologna ti facesti signore ; che se li avessi notati, non 
seresti tu caduto di tal signoria. 

LL Come la ciptà di Bologna si die* al dugha di Milano. 



u 



ciso il predicto signore e sconfictà et presa la brigata, che 
mandata avea lo comune di Firenza, la ciptà di Bologna si 



die' in nelle mani del prefato duga, et fèsi cavalieri Nanni Go- 
zedini et molti altri. E da poi il dicto duga fé' fare di legname 
et con fossi una ciptadella in Bologna, molto grande, per potere 5 
quella tenere et fortificarsi dentro come si conviene, avendo date 
alquante terre al conte Alberigo di quelle a' confini di Faenza, 
ritenendosi messer Nanni Gozedini Contro e la Pieve con alcune 
altre fortezze, e quazi tutte le villate della montagna, fine a Pie- 
tra Mala, esser state arse et disfatte. Or questo conquisto fé' il io 
poco savio signore per acostarsi col nimico suo et de' suoi. 

Ln. Come i Fiorentini sottomisero messer Ricurdo 
de' Cancillieri di Pistoia. 

Come innanti è stato contato, che il comune di Firenza avea 
facto Pistoia di contado, presa chagione che messer Ric- 
ciardo dovea tradire Pistoia, per la qual cosa molti amici di 
messer Ricciardo fanno mandati presi a Firenza, e molti facti 
ribelli, e il predicto messer Riciardo riductosi alla Sambucha, et 5 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 55 

fece guerra al contado di Pistoia con quella poca di gente che 
avea di suoi amici. E del mese di luglio in 1403 prese Chala- 
meche, Crespoli & Lancinola et alquante bicoche in nella mon- 
tagna; diche k) comune di Firenza, con messer lohanni Pancia- 
io tichi, misseno campo alle diete terre con trabuchi et bonbarde. 
E doppo molte battaglie et homini morti, non avendo il dicto 
messer Ricciardo aiuto da persona, e non potendo tenere le bri- 
gate in tanti luoghi, avendo perduti molti suoi amici & morti, & 
non avendo vittuagla, fùli di necessità abandonare alquante delle 
15 diete terre. E cosi del mese d' ogosto & di settembre quelle 
perdèo, rimanendoli solo la Sambuca et Chalameche, hostegiando, 
fine che a concordia divennero, in nel dicto anno in 1403. 

un. Come il duga di Milano ristrinse tucte viei, acciò che 
I Fiorentini non potessero avere alcuna mercantia. 

Avendo il duga di Milano ristretto la via di Bologna, Perugia, 
Siena, Pisa e tucto Lombardia alle mercantie di Firenza, et 
sentendo che per la via di Lucha erano di tali mercantie fomiti, 
pensò il predicto duga, con uno honesto modo, di vietare tali 
3 mercantie et transito, et etiandio punire a suo tempo chi a lui 
fiisse stato contrario. Et però mandò in Valdiserchio Lancilocto 
di Beccharia caporale di 800 cavalli, e quelli quine si ridussero, 
prendendo dell' altrui sensa pagare niente; e in quel cazo si ristèo 
che le nvsrcantie non passavano da Motrone a Firenza. E dubi- 

10 tandosi che il duga non volesse andare più innanti, fii deliberato 
per lo signore Paulo Guinigi di Luccha che Nicolao da Berla 
Guinigi et Nicolao Cecchorini di Poggio, andassero ambasciatori 
al dicto duga, con intentione che s' adolcisse la mala voluntà 
del dicto duga contra del prefato signore, et chaminòro del mese 

15 di giugno in 1403. E del dicto mese ritomòro, non con tale 
inbasciata; che più tosto fiie di necessità che di nuovo il pre- 
dicto signore convenne mandare al dicto duga di Milano ser Gui- 
do da Pietrasanta suo cancillieri, et Stefano di Iacopo di Pog- 
gio, li quali andònno del mese di ogosto e tomomo con re- 

20 conciliatione. 



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6o PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Tornato i predicti, il comune di Firenza, volendo mettere in 
ballo il prefato signore, mandomo imbasciata a Luccha sopra 
del porto di Motrone. E sopra di tal praticha molto si fondor- 
no, promettendo molte cose; per la qual cosa fa di necessità 
che il dicto signore mandasse a Firenza Stefano di Poggio a 25 
rispondere a viva vocie con quelle honeste risposte che a tale 
acto si richiede. E cosi seguio che per allora nulla si conchiu- 
se della intentione de' Fiorentini. 

LIV. Come lo duca di Mu-ano morìo, et come il signor 
Paulo Guinigi di Lucha vi mandò imbasciarìa a condolersl 

Idio che a sé la morte non volse perdonare per li nostri pec- 
chati, dispuose la sua potentia che il predicto duga di Milano, 
essendo in sommo della rota, avendo aquistato Bologna et parte 
della Toscana et quazi tucto Lumbardia, che a di due di settem- 
bre in 1403 morlo, e a di .x. settembre ne vennero lettore a J 
Luccha della sua morte, e per tucta Toscana. Della quale morte 
moltissimi fanno contenti, et assai dolorosi; stando ognuno in 
su pensieri nuovi per la dieta morte, E dovendosi fare lo as- 
sequio suo a di .xxn. ottobre, fa diliberato per lo consiglio del 
magnifico signore di Luccha, che si mandasse imbasciarìa a con- 10 
dolersi della dieta morte, e quelli vestiti di bruno. E a ciò fun- 
no electi messer Tomazo da Ghivizano et Nuccio lohanni. E 
cosi si trovònno al dicto exequio; il quale non si scrive d' al- 
cuno signore tanta magnificentia, che mai ad alcuno fusse facta 
come fu facta al dicto signore, cosi da' forestieri come da' suoi 15 
soctoposti. E facto il dicto esequio, i predicti inbasciatori a 
Luccha tomòro. 

E più mesi dinanti che '1 dieto duga morisse, fa veduta in 
cielo una chometa coìi grande coda dirieto. E morto tal duga, 
la dieta cometa non appario più in queste contrade. 20 

LV. Come la comunità di Firenza volse prendere alcune 
castella di Pisa apartenenti alli heredi del duga. 



L 



o comune di Firenza, il quale sempre sta coli' ochio aperto 
a suo vantaggio et a suo utile, non guardando il danno del 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 61 

compagno, volendo il suo pensieri mettere in effecto, cioè di vo- 
lere condurre il signore di Luccha alla loro voluntà socto colore 
5 del porto di Motrone, mandò inbasciaria a Lucha del mese di 
settembre et quine steo fine a di .x. ottobre, avendo prima dì 
molte cose praticate al loro vantaggio, nondimeno, rimanendo 
sempre il signore di Lucha in su suoi piedi con alcuna cosa con- 
ceduta a utilità di Lucha, e con grande aconcio di Firenza; et 

IO cosi seguio. E per dimostrare che Firenza non temea di per- 
sona, ristrinse tucte suoi brigate da cavallo in Valdarno di socto, 
dando pensieri di prendere delle chastella di Pisa, overamente 
quelle far dilevare dalla divotione de' figluoli del duga di Mila- 
no. E cominciando a volere prendere Montefoscoli e '1 Ponte 

15 di Sacche; e poco valse loro, che trovònno alla 'ncontra persone 
che ciò difeseno et niente aquistar poteono. Lo luogotenente, 
che era in Pisa per li figluoli del duga, vedendo che a ugni ora 
si cercava tollere Pisa, come delle chastella, e ogni di da ogni 
banda li Fiorentini T ofiendea, pensò fortificare Pisa per modo, 

20 che a tucti i bizogni potersi difendere, et lassare andare intomo 
chi vuole. Et cosi fé'; di che molto si tenne poi sicuro. 

LVI. Come naciue discordia tra 'l consiglio del duga 
DI Milano, et molti ne funno morti. 

La maladecta invidia e la mala voluntà de* captivi homini, 
doppo la morte del duga di Milano^ somossi alquanti chapi 
grandi in corte del prefato dugha, contra del consiglio lassato el 
governo de' figluoli del dicto duga, e massimamente contra di 
5 Francescho Barbavara. H quale parendo ad altri lui non esser da 
tanto che la corte del duga dovesse per lui esser conducta, di- 
spuose il nimico dell'umana natura in nel animo di messer An- 
tonello Porro, con alquanti a lui seguaci, e che essendo richiesti 
a certo consiglio, in nel qual v' erano alquanti adherenti del dicto 
io Francesco, et quine a romore funno morti. E levato lo romore 
per Milano, molti ne funno morti, e fu costrecto il dicto France- 
sco a doversi nascondere in quelle fortezze, dove non poteo essere 
oflfeso. E tanto fu lo romore multiplicato per lo dicto messer 
Antoniuolo, che quanti officiali et amici erano stati del prefato du- 



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62 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ga, tucti funno rubati, et facti rimedire, e in ispesialità ser lohanni ij 
Lineili da Castillione di Garfagnana, lo quale avea per lo dicto du- 
ga facte migliaia di iustitie. E tanto fa la paura messa a tucti li 
amici del duga, che fa costrecta la dughessa co' figluoli a rin- 
chiudersi in nelle fortezze, e tucte brigate stavano in istrani 
luoghi. E cosi viene la gallina a esser spennata di tucte suoi 20 
maestre. 

LVn. Come per la divizione di Lombardu la Chieza 
RIEBBE Bologna. 

Uditosi tali diferentie per la Lombardia et per la Toschana, 
i Fiorentini, ristrintosi colla Chieza al disfacimento dello 
stato de' filinoli del duga di Milano, subito mandònno tucte loro 
brigate alle comfini di Reggio ; il signore di Padova, dall' altro 
lato verso Verona. La divizione grande doppo molte terre et ter- 5 
reno disfacto et diserto in Lombardia, e molte ville arse. E si- 
mile il conte Alberigo dire che a lui per la dugessa non li era 
stata atenuta la 'mpromessa a lui facta; e simile messer Nanni 
Gozedini, rivoltosi contra i dicti figluoli del duga e ristringendosi 
col cardinale et legato di papa, il quale colle genti della Chieza la 
et de' Fiorentini erano cavalcati in sul terreno et terre del duga. 
E cognoscendo che discordia era in Milano e tucte terre in so- 
mosione, per non avere molto a contendere, & male si potea 
difendere avere in casa il nimico suo, fu consigliata la dughes- 
sa che bene era che Bologna si desse alla Chieza, et colla Chie- 15 
za si faccia pacie; la qual cosa fu messa in ordine. H predicto 
chardinale contento Bologna ricevèo, e le brigate del duga, cioè 
Fazino Ghane che in Bologna era, quella consegnò e in Lum- 
bardia tornò. 

LVin. Come la Chieza ebbe la ciptA di Perugia. 

Ritornasi ora a contare che avuto la Chieza Bologna, di pre- 
sente similemente fa ristituita alla Chieza Perugia, e in quel- 
la si misse genti della Chieza, chavandone tucti officiali che per lo 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 65 

duga v' erano stati messi. ' E cosi i figluoli del duga vengnano 
5 diminuendo di quello che '1 duga possedea, stando sempre il do- 
minio loro in pericolo, per la discordia nata a Milano per avere 
disposto il consiglio. 

LK. Come la dugessa di Milano fé' taglare la testa 
A messer Antoniuolo Porro & ad altri. 

La dugessa, ristrintasi co' figluoli in nel chastello di Porta Giob- 
bi di Milano, in .Mccccnn., per paura, et quine stata alquanti 
mesi, mandò un giorno per messer Antoniuolo Porro et per al- 
cuni altri, il quale s' era già facto capo et maestro di Milano con 
5 gram parte del popolo et gentili homini, socto specie d' esser 
col dicto messere Antoniuolo in certa praticha. E '1 dicto mes- 
ser Antoniuolo et li altri, fidandosi, andò a lei in nel dicto cha- 
stello co' conpagni. E quando ella V ebbe dentro, doppo molte 
parole, la dieta dughessa fé' a' dicti la testa taglare, e poi i corpi 

IO colle teste mandò in su ima carretta in sulla piassa di Milano, 
acciò che fusse a tucta la ciptadinansa manifesta la morte de' di- 
cti, per la divizione messa tra loro. Morto il dicto messer An- 
toniuolo e li altri, tucti loro aderenti spaventati, e alquanti che 
seguiti r aveano, si dienno pensieri di vivere securi. Quale an- 

1 5 dò a Verona, quale a Como, chi a Reggio, chi a Parma, chi in 
uno luogo chi in uno altro, dove pensònno star sicuri. E facto 
tornare Francesco Barbavara a Milano, del quale ritomo ne fii 
scripte per tucta Toscana e in espesialità a Lucha. 

LX. Nota fatta alla dugessa di Milano. 

La ragione e '1 dovere mi muove a narrare a te, dugessa, ri- 
masa del duga di Milano, magior in nel dominio co' tuoi fi- 
gluoli, che sempre abbi in nella mente di attenere le 'mpromes- 
se, e quelli che erano amici del tuo marito, acciò che '1 dominio 
5 non ti sia levato delle mani, e i tuoi figluoli mantenere possi in 
nello stato loro, io narrerò uno exemplo in questo modo, cioè. 
Al tempo del giudici d' Arborea chiamato Sixmondo fii imo 
giovano assai gaglardo nomato Gottifiredi, il quale dandosi vanto 



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64^ PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

potere colla sua forza prendere lo castello di Castri, posto in su 
r izola di Sardigna, e tale chastello era d' uno gentiluomo cTiia- io 
mato Passamonti, huomo di gran core, di tempo di .lx. anni. 
Avea questo Passamonti una figluola d' anni .xvi., bella di suo 
corpo, et donzella che mai marito non avea avuto, la quale il 
padre amava tanto che a lei la guardia di quel castello affidava. 
Era questa fanciulla nomata Zucharina. Sixmondo, udendo il 15 
vanto che Gottifredi s* avea dato, per infiamarlo per dare com- 
pimento alla cosa, disse : O Gottifredi, io ti profero che se fai 
che '1 chastello di Chastri metti in mia balia, io ti darò la mia 
figluola Bianda per mogie. Gottifredi, ciò udendo, disse : io lo 
farò per certo. E, chiesto seco alquanti famigli secreti, si partio 20 
d' Arborea et chaminò in forma d' ambasciatore verso il casteUo 
di Castri, e quando quine giunto fu, fé' dimandare di Passamonte, 
che a lui volea parlare. Passamonte, che niente facea sensa la 
figluola, la fé' richiedere, dicendole dello ambasciatore. La figluo- 
la, che ode il padre, disse a colui che aregò V ambasciata, se 25 
quello inbasciatore è gentile homo e di che statura et com' è sa- 
vio. Lo 'mbasciatore dice lui esser iovano bellissimo, gentile, 
gagliardo et di gran chuore, savio et riccho più che neuno che 
'1 giudici Sixmondo abbia. La giovana, che ode racontare la gio- 
vinessa, bellessa et fortezza, disse fra sé: se queste tre cose re- 50 
e. xxrx A guano in uno homo, qual donna V ara, si potrà tenere bene ap- 
pagata ; e di certo, se qua viene, et io vegha in lui quello sento, 
la mia persona altri non godrà che lui. E risposto al padre, 
disse; dateli salvo conducto. Lo padre subito le 1 die*. Partasi il 
famiglio col salvo conducto, et referio tucte le parole et do- 35 
mande che Zucharina li avea diete. Gottifredi ode et intende; 
comprese : costei desidera vedermi, et io vi voglio andare ore- 
vole, e conciò suoi arnesi et vestimenti, a chavallo montò. Zu- 
charina, partito il famiglio, andò in una chammera, e factasi bella, 
non curando altro, fii vestita, e in sala al padre venuta. Il pa- 40 
dre, vedendola si bene vestita, disse: che vuole dire questo? La 
figluola disse : io vo' parere figluola di gran signore come voi 
sete. Il padre disse : figluola, ora più che mai cognosco tu es- 
ser savia, e innanti al facto proveduta. E mentre che tali parole 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 65 

45 diceano, venne Gottifredi, facendo bella acoglensa et savia inba- 
sciata, contenente che '1 indici Sixmomk) sere' volontieri con lui 
in buona concordia: e de' modi ci i assai, si per rispetto di vo- 
stra figluola al fìgluolo del ludici Sixmondo, si per vostro fi^olo 
alla figluola del ludici Passamonte. Ciò udendo, d' allegressa, 

50 disse a Zucharina che la risposta facesse. Zucharìna àiss^: pa- 
dre, lassate questo £sicto fare a me. E prese Gottifredi per la mt- 
no e in una chamera lo menò. E quine, essendo sóìì^ Zucbarioa 
disse: io òe sentito di tua gentilessa, bellessa et fortezza; e la 
tua appariscensa me ne fa esser certa, e queste cose mi danno 

55 a credere T altre vertù. E pertanto, prima che ad altro vegnia- 
mo, ti prego mi dici qoal chagione f à mosso a venire qua, e 
non mei celare, sia che si vuole, disponendo me a imgni tuo pia- 
cere, et hubidire tucto ciò che a me comanderai, se chiedessi la 
mia persona e tucto ciò che à mio padre, bxnt h tua voiuntà; 

éo perchè, come t* ò visto, mi se* si in nel chuore, che d' ogni mia 
cosa te ne ùròe signore. Gottifredi, odendo tanto sodo parlare, 
diliberò appalezare il perchè era quine venuto, e disse il vanto 
che lui s*avea dato. Zucharina, che ciò ode, disse: se io di ciò 
ti £icesse contento, vuòmi tu prendere per donna et mai non 

65 abandonarmi, et io ti darò il castello con tucto ciò che '1 mio 
padre possiede? Gottifredi disse di sì; e quine la spozò, met- 
tendoli Fanello, con ^quanti baci. Gottifredi dicie: o Zuchari- 
na, ornai possiamo parlare a securtà, dicendole che li dia l'entrata 
della terra, e lui n' anderà socto nome d' averti maritata al fi- 

70 gluolo del ludici; e noi veremo colle brigate et aperte le porti 
enteremo dentro, e to con meco ne verrai e la terra rimarrà al 
ludici Sexmonda Zucharina, che la rabbia dd chulo T avea fa- 
cta smemorata che non cognoscc la sua disfsitione, die' 1' ordine 
come Gottifredi li avea dato. E usciti di cammera, a Passamonti 

75 narònno il pensieri ordinato, sotto spesie d'aver maritata Zu- 
charina al figluol del giudici Sexmondo. Passamonte, lieto, licen- 
tiato Gottifredi & a lui dati alquanti doni, ritornò a Sexmondo. 
E narrato il tradimento ordinato, Sixmondo dice: chome farai 
che da' m<^ non puoi avere? Gottifredi rispuose: come are- 

80 mo avuto il castdlo, io condurrò 2^charina di fìiori e in mare 

B 5 



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66 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

r aflFogerò. Sixmondo, che avea voluntà del chastello, disse che 
a lui piacea : e per fare la cosa compiuta, conviene che vói dia- 
te nome che '1 vostro figluolo Dragonetto vada per prendere Zu- 
charina, e aparechiate le brigate e io co* loro, il castello di nocte 
ci sera dato. Sixmondo tucto fa. Gottifredi con Dragonetto & 85 
colle brigate giunte al castello, Zucharina data T entrata di nocte, 
lo castello preso et morto Passamonte con altri della terra, Got- 
tifredi, menatane Zucharina e al mare condqtta, quine 1' aflFogò 
presente alquanti baroni di Dragonetto. Dragonetto, che non 
trova Zucharina, domandando di lei, fidi dicto, Gottifredi averla 90 
di fuori conducta e in nel mare affogata. Dragonetto dicie : or 
sono io cosi stato tradito. Et chiamato Gottifredi, Gottifredi 
andò a lui dicendoli: omai il tuo padre si può dire signore di 
tal fortezza. Dragonetto dicie : al mio padre e a me piacie che 
la terra sia nostra, ma veramente tanti tradimenti quanti ài facti 95 
non mi piaceno ; dicendoli prima il tradimento facto a Passamon- 
te, lo segondo a Zucharina, il terzo a me che la dovea avere per 
mogie, e tu con falsi modi l'ai uccisa. E subito lo fé' a pezzi tagla- 
re. E così fu punito di tutti suoi tradimenti E acciò che non 
si dia tanto la colpa a Zucharina, si dirà alcuna cosa morale, cioè: 100 

Cansone, se noi non difendian le donne 

In questo dire un poco. 

Porsi che mi terebben per nimico. 

Elle sono a naturai colonne. 

Che '1 primo nido e loco • 105 

Facciamo in loro, però le schuzo e dico 

Che ciò eh' uom vuole, il servo e 1' amico. 

Così ognuna alle bizogne sue. 

Però che più eh' uno servon due. 

E questo vasti aver dicto al prezente. no 

LXI. CoM£ TUCTO Lombardia fu somossa al suo disfacimento. 

e. XXX A O omosse tucte le ciptà di Lombardia, cosi guelfe come ghibel- 
O line, e simile tutte le terre di Lunigiana, quale datosi a* Fio- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 67 

reatini, quale a quelli dal Fiesco, e tucta parte guelfa montata 
e parte ghibellina venire abassando, per non avere aiuto né so- 
5 stegno da persona. E tucte genti d'arme, che erano state con- 
ducte per lo duga, non potendo avere denari, faceano come co- 
lui che s' apigla al taglio della spada, che voleano vivere sensa 
niente pagare; e per questo modo tucti i contadi di Como, Brescia, 
Milano, Parma, Reggio, Verona e dell' altre ciptà arse et rubate. 
IO E non restando però che in Milano oggidie non fussero sopr' ar- 
mi e disfacto la ciptadella di Milano per lo popolo, e figluoli 
del duga in gran pericolo et paura stenno più tempo. 

LXn. Come la duchessa di Milano inpegnò a Venesuni 
Verona, Vicenza & altre terre per ducati .ce™ 

La dughessa vedendo i suoi pericoli, e vedendo non potere 
resistere alle male voluntadi de' Fiorentini et de' suoi suditi, 
e non potere avere soldati per necessità di denari, fii comsiglata 
che bene era che ella richiedesse aiuto da Vinegia di gente et 
5 denari, et acciò che '1 Venisiano a lei sia largo, si dia loro in 
pegno e per segurtà la ciptà di Verona, Vicensa, Basciano, Fel- 
tri et Civitale con tucte suoi pertinentie, e il comune di Vinegia 
la serva di dugati .cc.°^, e quelle terre guardi a sua petitione fine 
che riarà la somma dieta; con tucte spese che in ciò fusse facto. 

io Lo comune di Vinegia, vedendo il bizogno della dughessa, e 
quanto a lei e a' figluoli era facto oltraggio, e vedendo che al 
comune di Vinegia era di somma necessità prendere quelle for- 
tezze, acciò che '1 Padovano non li potesse tenere il passo di 
Lombardia, dispuose al tucto di servire la dughessa di tucto ciò 

15 che chiedea e darle ogni aiuto che potrà. E cosi la dughessa 
fu fornita di denari, co' quali cominciò a interrompere quelli cha- 
pi che s' erano da lei ribellati, come, fii messer Octobuon Ter- 
zo, il quale avea preso la ciptà di Reggio e acostatosi con Piero 
Rosso, il quale avea preso la ciptà di Parma. E non molto tem- 

20 pò durò tale compagnia, che '1 dicto messer Octobuon Terzo 
caccia di Parma Piero Rosso con tucti suoi seguaci, come sen- 
tirete di socto. 



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68 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Lo signore di Padova, nomato messer Francesco, sentendo che 
la dughessa dava al Veneziano Verona, Vicensa, Basciano, Civi- 
tale et Fdtri, subito si mosse & fé' venire due fanciulli nati di 2j 
quelli della Schala, e con quelli se n* andò a Verona, m^tendovi 
campo, socto nome de* predicti. Ultimamente i Veronesi, pen* 
sando restituire la terra a quelli di chi già fa, la terra cons^ò- 
rono al predito signore. Avuta la terra, con tutte fortezze, quel- 
la per sé tenne, e non che a' predicti fanciulli la volesse asegna- 30 
ne, ma come poco leale, i predicti fanciulli fé' tristamente morire. 
Della quale morte per tucte le parti di Lombardia fa poco pregiato. 

LXm Come messèr Gabriello Maria figluolo bEL duoa 
DI Milano Et maùonna Nieza sua hUjykJE veni^hio a Pisa. 

Madonna Nieza de* Mentegacti di Lombardia, la quale dd 
ducha di Milano avea avuto uno figluolo nomato messer 
Ghabriello Maria, al quale il prefato duga suo padre lassò in sua 
parte, posto che di legittimo matrimonio àon fosse nato, nien- 
tedimeno li lassò la ciptà di Pisa et la ciptà di Crema con tutte 5 
lor pertinentie. E vedendo la dieta madonna Nieza le Cose di 
Lurabardia mal conducte, e pensando perdere Pisa come si vedca 
esser perduto Bologna et Perugia, dubitando che lei col figluolo 
dovesseno andare mendicando, non Vedendosi da neun signore 
essere aitati li figluoli del duga legictimi, stimò quello si fare' di io 
quello che non fusse legictimo. Avendo la ptedicta donna più 
voke chiesto alla dughessa denari & genti per potere il figludo 
condurre in Pisa, e datoli parole generali, in conclusione cono- 
scendo lo 'ndugio esser pericoloso, dispuose la dieta madonna 
Nieza mandare il suo figluolo a prendere il dominio di Pisa con 15 
assai piccola brigata, et con pochi denari. E cosi del mese di 
ottobre in 1403 si mosse; e sentitosi la sua venuta per lo si- 
gnore di Lucha li fa mandato incontra fine a Massa di Limigià- 
na, con honorarlo et fare presenti et doni et compagnia per tuao 
il terreno di Luccha, Antonio da Volterra et lohanni SercambL 20 
Et cosi segulo, che al prefato messer Gabriello Maria d* età d'an- 
ni .XVI. fa fecto honore di presentì, pollame, vini, corso, pane. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 69 

orso & altre victuagle, et com barche, si che salvo, con tucta 
sua compagnia, per tucto lo terreno di Luccha, fu acompagnato. 

25 E da poi a pochi giorni, madonna Nieza sua madre venne a Pi- 
sa, ^cendosi, ella insieme col figluolo, titolare signori di Pis^. 
E cosi dimorònno alcuno mese, mostrando a ciascuno pisano 
raspante et bergolino buona cera & buon animo, uzando U pre- 
dicto messer Gabriello domesticamente con loro come se fusse 

30 st^to et nato propio in Pisa. E cosi andava alle nozze ballandq, 
come se non avesse avuto alcuno dominio in Pisa né di quel- 
la terra. 

LXIV. Nota facta a messer Gabrieujo & alla maimje. 

Ogni buono ama^stramento si de' a ciajscnno chs monu in 
signoria narare, acciò che sempre con vcrtù sì govjonino. 
£ peitamo si narrerà a te, madomu Nieza de' Mentegam, madre 
di messer Gabriello Maria, et a te messer Ghabriello, novella- 
5 mente si^iorì di Pisa, quanto la pigrìtia sta male a ogni persona 
et massimameate a chi à a regiere ciptà, per li pericoli £he tucto 
di si vedeno. E però conterò ad ez^nplo, a voi madoima Nieza 
et messex Gabriello, acciò che in el dominio ch^ siete wi pos- 
siate mantenere, tre modi di pigrìtia che divenneno a certi in 
IO eUa ciptà «t cortìsìdo di Luccha, incominciando in questo mo- 
do, cioè : 

In ella cìpth di Luocha, al tempo che messer Piero Rossi 
da Parma i^ fu signore, fii imo maestro di legname nomato 
Vitali, il quale avendo doima e alcuno figluob picolo, stava a 
15 casa e a boctega, £icendo chasse e altre massaritie di legnami. 
Una $&NL, lavorando in nella sua boctega di nocte, tenendo la 
lucerna accesa per potere vedere lume, e avea per costume que- 
sto Vitali che tucti i rucioli et mossicature di legname mettea 
socto la scala; avenne che mentre che lavorava, avendo lavo- 
ro rato e fatti moki rucioli, la lucerna, come akuna volta fa, sfavil- 
lando, una £ivilla pìccolissima chadde in su uno di quelli rucioli. 
Vitali la vede, dicie: ben vo vedere quello die queJla favilla 
facesse se io qui non &isse. La favilla, che ìq uno rucio- 



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70 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

lo era caduta s' aprese, e a poco a poco venne ardendo V altro 
da lato. Vitali si puone a sedere e sta a puoner cura al fuoco. 25 
Lo fuoco va ardendo per lo spazzo, li rucioli facti la sera ve- 
nendosi acostando a quelli che socto la schala erano. Vitali, 
saldo, dicendo : che farai ? Lo fiiocho, che vede la materia appa- 
rechiata facendo suo corso, Vitali fermo e non si muove. Lo 
fuoco andato a' rucioli della schala, faccendo gran fiamma. Vi- 30 
tali che questo vede, dice : non ci è da stare. Levatosi per vo- 
lere il fuoco spegnare, lo fuoco è grande e colle mani spengnar 
noi può, deliberò coli' aqua spegnarlo. E montato la schala e 
ito alla broccha dell' aqua, scendendo la schala, trovò tucta la 
boctega piena di fuocho, né V aqua portata niente valse. Vitali, jj 
vedendosi a mal partito, per campare la famiglia sua, rimontato 
la schala, e i fanciulli da una finestra dirieto collo et simile la 
donna. Vitali, parendo a lui che '1 fuocho non dovesse anchora 
avere arso il solaio, per campare alcuni suoi arnesi, in nella cam- 
mera intrò ; dove regandosi adosso alcuna cassetta, il fuoco, aven- 40 
do arso il solaio, li vicini, rocti li usci della boctega. Vitali venuto 
in sala in nella boctega cadde, il fuoco cocendolo, a mala pena 
vivo tracto ne fii. La casa livrà d' ardere. Vitali, messo in su 
uno lettuccio de' vicini, narrando la cosa com' era andata, dicen- 
do : io me V ò bene* guadagnato, facendo giunta al danno di ma- 45 
lanconia, non prese comforto alla sua guarigione et cosi si mono. 
L' amaestrare altrui in bene quanto più se ne dicie tanto 
megUo. E però dico a voi, madama Nieza et messer Gabriello, 
quello che intervenne a Luccha, poi che fii dalla tirannicha si- 
gnoria de' Pisani libera, uno ciptadino di Luccha nomato Bar- 50 
tolomeo, esendo factore d' una conpagnia di Lucha, avendo il 
dicto Bartolomeo facto molte grandi spese per suoi facti propri}, 
cognoscendo li maestri suoi che al salario che avea non potea 
né dovea tali spese fare, pensòno lui dovere fare mala massaritia 
di quello della compagnia, dicendoli: Bartolomeo, noi troviamo 55 
che tu ài tracto de' banchi migliaia di fiorini; noi vogliamo che 
ci mostri in che sono stati distribuiti. Bartolomeo, che i libri 
avea in punto, disse : io vel mostrerò ordinatamente. Li mae- 
stri contenti, disseno : metti ogni cosa in sue uno quaderno, si 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 71 

60 che noi possiamo esser chiari. Bartholotaeo, rinchiudendosi una 
sera in nel fondaco, avendo molti libri aperti, e posti sopra una 
schafe o vogliamo dire scriptoio, e come li bizognava V uno o 
1' altro presto lo potea avere; et essendo stato gran pesso della 
nocte, tenendo uno candellieri con una chandella di sevo accesa 

65 dinanti, et pensando donde mettere capo di quello che far dovea, 
avendo tucti i libri dinanti aperti dell' entrata et dell' uscita, e 
stando sopra sé, venne uno topo non molto grande, e rissatoci 
al candellieri, Bartholomeo che ciò vede, dicie fra sé: or che 
vorrà fare quel topo? e stava cheto sensa niente muoversi. Lo 

70 topo giunto alla candella cominciò a mangiare. Bartholomeo 
fermo. Lo topo rode tanto che giunto fii al lucignoro, dove il 
topo misse li denti; e non potendo il topo ritrahere il dente a 
sé, dava alcuno grollo alla candella. Bartholomeo, che vede che 
la candella dal topo é groUata, non si muove. Lo topo, per 

75 forsa non potendone chavare li denti, per forza cavò del candel- 
lieri la candella. Bartolomeo rissandosi, lo topo spaventato saltò 
sopra la schafa colla candella accesa dove erano li libri aperti, 
e molto cottone, al quale il fuoco s' aprese; e ardendo forte, 
Bartholomeo volendo lo fuoco spegnare, per lo meglio che po- 

80 teo, non avendo aqua, colle mani e co' libri tanto fé' che il fuo- 
co spegnò; non però si tosto che tutti i libri non fiissero arsi 
più che la metà del foglio. Per la qual cosa Bartolomeo dolo- 
roso, non potendo mostrare quello che speso avea, disse a' mae- 
tri suoi il- cazo. Li maestri dicendo : ribaldo, ora che ci ài ru- 

85 bato, trovi modi che i libri siano arsi; e, non credendolo, tucto 
ciò avea di mobile li levònno, e in quello che a loro parve, lo 
fenno obligare, et fu costretto a vivere a stento colla sua fami- 
glia. E questo li adivenne per avere lassato rodere al topo 
la candella. 

90 Vegno al terzo exemplo che a voi, madonna Nieza e mes- 
ser Gabriello, vi si nota, lo quale fii in questo modo. Uno del- 
le terre di Nicolo da Pinolo maritò ima sua figluola, nomata 
Tomaza, a uno del contado di Luni, nomato Fallerà, homo di 
soldo più-che da lavoro. E menata questa sua donna in una villa 

95 chiamata Chasciana, in nella quale un prete Martino giovano si 



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71 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

jflnamorò della dieta Tomaza; e per venire ad efetto di lei, uno 
giorno chiamò Fallerà dicendoli: Fallerà^ la tua donna mi piacie 
tanto che volentieri te la furerei, e quando furata te 1' avesse, 
ne la merrei in mio paeze. Fallerà dice: sere, voi sete troppo 
abochato. Lo prete dicie: or che leva a dire? io m' tngfgparò loo 
di tortela. Fallerà, ridendo, dicea: abbi pur cotesto pensiero. E 
dimorando più mesi per tal modo, il prete, adomesticandosi in 
casa di Fallerà, alla presensia di Tomaza dicea al marito: Fat 
lèra, per certo io ti convegno toUere Tomaza, et meco la con* 
durrò, e non pensare che di quel facto io non la fomischa mo- 105 
glio o chosl bene come facci tu. Fallerà, che queste parole ode, 
stando pigro, e oltra questo venia il prete talora con ima bor* 
letta e talora con uno anello, dicendo: o Fallerà, acciò che io 
ti dica il vero, che io ti torrò Tomaza in fine avale, li dono 
queste cose per caparra, et ella, come savia, può comprendere no 
che io la tracterò bene. Fallerà dicea: dalle ciò che vuoi, che 
niente per tuo dicto mi movereL £ fu tanto questa domesti- 
chessa che '1 prete con Fallerà prendea, che in pochi giorni con- 
dusse Tomaza a tare la sua voluntà. Divenne un giorno, che 
Fallerà era in casa, lo prete venne con uno cappone cocto, di- 115 
cendo a Fallerà: io sono venuto a mangiare teco; ma voglio che 
tu spigori la bocte del buon vino, che Tomaza m' à dato a be- 
re quando m' à dato piacere. Fallerà dicie: o sere, pur co' moc- 
til £ deznato che ebeno, non prima si trovònno insieme, che 
diliberònno di quine partirsi, E cosi, un giorno che Fallerà era 120 
ito a Sarezzana, il prete con Tomaza si partirono et caminòro 
verso Parma, dove tornando Fallerà, e non trovando la mogie, 
fùU dicto col prete esser chaminata verso Parma; il quale su- 
bito, tracto loro dirietro, V ebbe in uno albergo giunti H prete 
ciò vedendo diede a fìigire. Tomaza, che fugir non potèo, dal 125 
marito fu giunta^ £ conductala a Casciana, e quine tenutala al- 
cun di, diliberò uno giorno menarla a casa del padre ; e, come 
fu in nelle terre di Nicolo da Piuob, quine Tucise. E tornato 
a Casciana, fu per lo visconte di Luni saputo la morte facta di 
Tomasa, e &cto prendere Fallerà et comfessato, li fé' il capo 130 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 75 

taglare. E questo li divenne per non prendere rimedio quando 
Tare' potuto prendere; e cosi diverre' a ciascuno signore. 

E perchè a tal signoria di Pisa concorre madonna Nieza, 
dirò alcuna moralità dicendo: 

135 In <^i stato si congnosce donna 

Com* è vestita o nuda, 

Che si dimostri per costumi donna. 

Dirò io per questo, che una sia donna 

Che *1 corpo in drappi chiuda, 
140 Com femtnili effecti e non di donna. 

Dichinandoli a quel che de* esser cruda» 

No, ma dirò che contrafaccia donna, 

Che veste come donna, 

E falza r opra sotto questa vesta. 
145 E dirò d' una povorella, 

Chui la natura bella 

À fleto come eh' abbi vesta trista, 

Pur che conservi al mondo netta £una 

E vogla sol di sé quel che leggie ama. 

150 E questo vasta al presente. 

LXV. Come s* ordinò certo tractato d* uccidere messer 
Gabriello Maria et madonna Nieza sua madre. 

E stando in tal maniera la dieta madonna Nieza et messer czzzniA 
Gabriello signori in Pisa, fii per alcuni di Pisa, a stanza de' 
Fiorentini, tractato di volere il predicto messer Ghabriello uc- 
cidere. E dato tale ordine, fu per alcuni di quelli che richiesti 
5 erano a ciò fare, richiesto uno senese sarto, il quale come ciò 
sentio, subito quello appalezò alla dicu madonna Nieza. Per la 
qual cosa, non come pigra, fé' prendere imo Francesco Bonconti 
e uno Francescho choiaio et uno Bartholomeo da Scorno, et cer- 
ti altri; et comfessato il tracuto, a' predicti Francesco Bonconti 
IO et Francesco Coiaio fé' la tesu tagliare. E il dicto Bartholo- 
meo da Scorno condepoato fiorini .xxv.« e quelli pagati, et mol- 



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e xzzm B 



74 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ti mandati a' confini, volendo dapoi star colli occhi aperti più 
che non aveano facto. 

E non stante che tal tractato fiisse scoperto, e di quello fa- 
cto ìustitia, di nuovo con certi altri, a divotione di Firenza, cer- 15 
cónno di prendere Pisa e di mano de' predicti cavarla, e ridurla 
al segno bergolino; per la qual cosa molti ne condannò e al- 
quanti iustitiati, et molti confinati et facti ribelli, facendo inpo- 
ste et facendo denari. E più, vedendo che i Fiorentini ogni di 
là cavalcava, mandò inbasciaria a* luogotenente in Genova per lo 20 
re di Francia, che si racomandava al dicto re, et che li piacesse 
adoperare che Firenza non le facesse più novità. Et cosi seguio, 
che il dicto luogotenente fé' tucte merchantie, libri et conti et 
persone fiorentine eh' erano in Genova, sequestrare, con dire se 
a Pisa ti facto alcuna novità, le diete robbe et mercantie & per- 25 
sonef esser perdute. 

LXVI. Come li Senesi fenno pacie col comune di Firenza, 

E COME FU TAGLIATO LA TESTA AL FRATELLO E AL FIGLUOLO 

DI MESSER Nanni Gozedini di Bologna. 

Lassasi al prezente di contare di tal sequesto, che bene vi si 
tornerà; e conteràsi come la comunità di Siena, vedendosi 
circondata da tucte parti di guerra a stanza de' Fiorentini, e non 
vedersi potere avere aiuto di Lumbardia né di Toscana, e veder- 
si molti usciti acostati col comune di Firenza, diliberò prendere 5 
rimedio al suo scampo. E subito del mese di marzo in 1404 
mandònno inbasciaria al papa per volersi raccomandare a Santa 
Chieza. Di che il comune di Firenza, vedendo che il papa non 
era in buona con quella comunità, dispuose tractare acordio con 
Siena; e simile vedendo la comunità di Firenza la Chieza avere io 
Bologna, Perugia e simile, domandava la Ciptà di Castello, et ve- 
dere che Siena se li dava, e veduto Pisa aconciarsi con re di 
Francia e le mercantiei sequestrate, subito conchiuse con Siena la 
pace, tale quale Siena seppe chiedere, che tucte suoi chastella, le 
quali di nuovo Firenza o li usciti avessero prese, si dovessero 15 
rendere, e loro dovessero ogni persona rimettere. E cosi fermata. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 75 

divenne che messer Orlando Malavolta, uno de' principali capi 
delli usciti, ritornò a Siena, e i nel suo ritornare, da alcuni suoi 
inimici fu ucciso. E questo guadagnò di tale concia. 

LXVn. Qui non bizogna altra nota perché è dicto di sopra. 

Tornasi ora a contare un pogo a Bologna per dire del poco 
sentimento di messer Nanni Gozedini. Che essendo lui 
stato chagione d' aver facto dare al duga Bologna, et dapoi lui 
chagione di levarla dal duga et data alla Chieza, e la Chieza lui 
5 fecto grande, prima di benefici per li figluoli di più di fiorini .xx> 
r anno d' entrata, e uno suo figluolo chiamato Gabione facto 
tezorieri di Santa Chieza, a chui il cardmale et legato di Bolo- 
gna, nomato messer Baldassar Coscia, quello amava quanto fus- 
se stato suo figluolo; volendo al predicto messer Nanni Gozedini 

IO farlo generale capitano in Bologna con buona provigione e las- 
sarlli tucte fortezze che avea in sua balia, non parve che '1 pre- 
dicto messer Nanni volesse cognoscere il suo bene, ma dispuose 
il contrario, che dispuose coli' aiuto di Firenza e del marcheze 
di Ferrara tollere Bologna alla Chieza. Per la qual cosa il pre- 

15 dicto fu di Bologna cacciato; et volendo le terre che possedea, 
fé' il cardinale prendere uno fratello carnale del dicto messer 
Nanni, et quello suo figluolo Gabione, prima che il dicto mes- 
ser Nanni volesse acordio colla Chieza, né rendere tali cha- 
stella, sostenne, doppo il molto stare duro, che al preditto suo 

20 fratello et figluplo ftisse la testa tagliata, et mandato 1' oste alle 
diete terre, che il predicto messer Nanni tenea. Doppo molti 
di fii costretto quelle abandonare, et che, gictato il manico dirieto 
alla secura. E questo li divenne per acostarsi co' Fiorentmi ; e 
per questo modo fii scoperto la nimistà de' Fiorentini contra 

25 la Chieza. 

LXVni, Come la comunità di Vinegia diliberò far guerra 
COL signore di Padova. 

La comunità di Vinegia, vedendo che '1 signore di Padova 
avea tolto Verona, diliberò far guerra col padovano; e cosi 
misse in effecto, che dell' anno di 1404 asembrò più di .vi.™ ca- 



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76 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

valli e più di .vm."* Cinti, con più di .vs barche armate. E a 
questo modo è incominciata la guerra tra la dieta comunità e '1 5 
dicto signore di Padova; al quale signore il comune di Firenza 
porgea aiuto di denari et genti, facendo ogni di prestanse et pre- 
stanzoni, intanto che più di seicento migliaia di fiorini in poghi 
giorni ebeno raunati per vincere loro gare. 

LXIX. Come li Fiorentini mandònno imbasciarIa a Genova, 

DICENDO CHE NON DAVA BRIGA A PlSA. 

Lassasi al presente di narrare de' fecti di Padova, che bene vi 
si tornerà, e conteràsi, che vedendo la comunità di Firenza 
il sequestro facto a Genova delle mercantie e beni, diliberònno 
mandare a Genova inbasciaria per riparare a' loro facti, E cosi, 
del mese di gugno in 1404, andò messer Ranaldo Gianfiglassi, 5 
messer Filippo Corsini, Bonacorso Picti & altri di Firenze inba- 
sciadori, e quelli cammònno a Genova a praticare l' acordio. E 
stati alquanti giorni, madonna Nieza, madre del signore di Pisa, 
chaminò a Genova, et quine si volse trovare a tal pratica, e tor- 
nata, di presente fé* prendere alcuni Pisani, li quali trattavano io 
contra del suo stato, fra quali (a messer Tiglio pisano et 
molti altri 

E del mese d' ogosto in 1404, messer Octobuon Terzo, a 
divotione de' figluoli del duga di Milano e socto il suo nome, 
schacciò di Parma la gente et secta de' Rossi, Scendo di tali 15 
mal governo, come d' uccidere et rubare. E da poi, Piero Rosso, 
prendendo aiuto da' Fiorentini, e loro datoli alcune genti da ca- 
vallo et da pie; e doppo molto contasto, di quelli Rossi et guelfi 
molti ne fiinno messi al taglio delle spade, e la ciptà di Parma 
rimase al dicto messer Ottobuon Terzo, il dominio, sempre 20 
mantenendola a divotione de* dicti ducali. 

LXX. Come il signore Paulo Guinigi w Lucha ebe da 

loHANNi Colonna per fiorini .xv.™ Carrara, 

Lavensa, Moneta e altre terre. 

Somosso tucto Lunbardia e molti chapi eh' erano stati in 
Pisa a divotione del duga di Milano, e avendo a ricevere 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 77 

molti denari, fra quali era lohanni Colopnnà da Roma, ebbe 
dalla dugessa di Milano e dal consiglio, i segni di Liprafacu 
5 posto in sul Serchio, che il castellano ne dovesse fare sua vo- 
luntà, E simile d' altre fortesse et vendo in pratica col signore 
Paulo Guinigi di Lucha di doverli la dicu fortezza consegnare, 
avendo da lui fiorini .vn.™, il prediao signore Paulo, quella ve- 
dendo potere venire in nelle mani di più potente di lui, e per- 
le che molto bene stava a Lucha, diliberò quella prendere, se lici- 
umente aver la potea sensa fare ingiuria a persona. E veden- 
do quella esser liberamente in nelle mani di lohanni Colonna, 
et che lui potea di quella fare a suo modo, li dicti fiorini .vn.^ 
pagò, e a di .xxvrai.o ogosto in 1404, il predicto signore formò 
15 la dicu fortezza di suoi genti, et mandòvi per capo et guida 
uno suo cancilierì, nomato ser Marco Martini. E quella avuta, 
il signore di Pisa e la comunità di Pisa, meraviglandosi di tal 
cosa, e mai contenti, preseno pensieri a' loro &cti, e simile il 
predicto signore a' suoL 

LXXI* Come al signor Paulo GumiGi kaq.i;e della sua 

DOKKA MADONNA YlARIA LaNCILAO. 

Lassasi di parlare del dicto lohanni Colonna e a suo tempo 
vi si tornerà, e conteràsi come al signor Paulo Guinigi, della 
sua donna madonna Ylaria, naque uno £mciullo a di .xxmi.<> set- 
tembre in 1404; del quale nascimento se ne fé' festa & fuochi 
5 di falò per la cìptà et contado di Lucha, il quale si tenne senza 
batismo fine a di .xxl dicenbre dicto anno. E il dicto di, in 
domenicha, a petitione de rè Lancilao di Napoli, fu bactegiato 
in suo nome proprio per uno barone del dicto re, nomato mes- 
ser Angielo napoletano. Al quale bactismo fìmno molti vene- 
io rabili ciptadini di Lucha e mdte venerabilissime donne; e puo- 
seli nome Lancilao. Idio, per sua pietà, li dia buona et lunga 
vita; e cosi per V autore di questo libro se ne fa dolcie prego 
a nostro signore Dio & a nostra donna vergine Maria et a tucto 
b corte celeste. Amen. 



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78 PARTE SECONDA DELLE CRO>aCHE 

LXXn. Notasi foga leeltA di Iohanni Colonna. 

E prima che il diete fanciullo fiisse battegiato, lohanni Colon- 
na con tutte suoi brigate si partio di Pisa, e andò a Sarez- 
zana, e di quine licentiò le brigate del signore di Lucha, che 
erano ite a guardia di quella terra. E factosi il predicto lohan- 
ni Colonna maestro di quelli luoghi, diede intendimento quelle 5 
terre volere dare al comune di Firenza o ad altri che più ne li 
oflferisse. E sentendo questo messer Ghabriello signore di Pisa 
e di ciò dubitando, mandò suoi ambasciatori a Sarezana. E si- 
mile il predicto lohanni Colonna richiese il signore di Lucha 
che mandasse là alcuni, coi quali volea praticare quello bizogna- io 
va a tali cose. Di che il prefato signore di Lucha vi mandò 
ser Guido da Pietrasanta suo canciUieri et Stefano lacopi di Pog- 
gio; li quaU, essendo dinanti alla prcsentia del dicto lohanni Co- 
lonna, con melate parole, volse che i predicti, come sindichi et 
procuratori del dicto signore, compromettesseno ogni Éicto de- 15 
pendente di Librafacta et dell' altre terre di Lunigiana spettanti 
al dicto signore di Pisa. E pensando non esser maltractati, 
avuto balia di ciò, conpromisseno in nel dicto lohanni Colonna ; 
e lui, come quello che tucto volse, die' per sente;nsia che il si- 
gnore di Luccha pagasse fiorini .xv."» d' oro, computato i fiori- 20 
ni .VII.™ pagati, et che avesse in ricompensamento de' dicti denari 
Carrara, Lavensa, Moneta, Casapoggii et alquante ville in nel ter- 
ritoro di Carrara, et che si dovesse restituire Librafacta al pre- 
dicto lohanni Colonna; e dall' altra parte, il predicto signore di 
Pisa dovesse pagare al dicto lohanni Colonna fiorini .xm,^ ol- 25 
tra .X.™ che avuti n' avea, e pagati, li pervenisse in nelle mani 
Librafacta, Sarezana coli' altre terre in Lunigiana, e con potere 
riavere per fiorini .xv.^ Carara et 1' altre terre asegnate al si- 
gnore di Luccha colle spese. E perchè le cose avesseno effecto, 
i predicti commissari fiinno ditenuti, a ciò che ciascuno pagasse 30 
le somme ditte in grave danno di tutti. 

Per la qual cosa fu di necessità, per volere riavere il signo- 
re di Lucha i suoi comissari, adempiere la dieta sententia, e si- 
mile a quelli di Pisa. Il prefato signore di Luccha mandò Bal- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ^ 79 

35 dassari Guinigi a Pietrasanta,per pagare i predicti denari, et lohan- 
ni Sercambi con Nicolao Honesti, a dovere ricevere quelle for- 
tezze. Et cosi sì seguio, che a di .vin. ottobre in 1404, si fomio 
Lavenza, e a di .vnn.^ ottobre si fomio Carrara et Moneta et tucte 
altre terre; e di ciò fu rogato ser Angiolo Mattei di Luccha, e del 

40 pagamento facto de' denari in Pietrasanta fu rogato ser Dome- 
nico Totti di Luccha. E facto queste cose, Librafacta si resti- 
tuie al signore di Pisa. E questo divenne per la smemoragine 
del dicto ser Guido et Stefano, che simplicemente sensa salvo- 
conducto andòno a Sarezana. 

LXXin. Come morIo papa Bonifatio kono, e fu electo 
PAPA Innocentio .vn.o. 

E in quel tempo, cioè a di primo settembre in 1404, morio 
papa Bonifatio nono e fu eletto papa Inocentio .vn.°. E 
perchè è debito a ciascimo luchese honorare santa Chieza, e si- 
mile alli altri dispuose il signor Paulo di Lucha far vizitare il 
5 predicto santo papa. E vestiti di vigluto di grana messer To- 
mazo da Ghivizano et Stefano di Iacopo di Poggio, col nome 
di Dio, in compagnia di messer Nicholao Guinigi vescovo di 
Lucha, si mossero a di 19 dicembre dicto anno. E caminòro 
verso Roma, e ricevuti honorevolemente, col nome di Dio ri- 
io tomòro a Luccha. 

Sentito lohanni Colonna la morte del papa Bonifatio e pen- 
sando a magior facti, avendo avuto denari dal signore di Pisa 
per Sarezana, e avendo facto charichare tucte armature, bonbar- 
de e arnesi da Sarezana e mandate per mare alle circhustanze 
15 di Roma, e condepnati mólti di Sarezana et presi denari, si par- 
tlo et chaminò verso Roma. 

LXXIV. Come li Venesiani ebeno Verona 
& ASSED1ÒNN0 Padova. 

Ora torneremo alla comunità di Vinegìa, che avendo guerra 
col signore di Padova et contra quelli che col dicto signo- 
re si tenesse e massimamente contra il marchese di Ferrara, e 
doppo molti mesi dell' anno di 1404 & di 1405, si conchiuse 



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8o PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tra il Venesiano e 'ì marcheze di Ferrara certa compositionc e 5 
pacti; infra quali fu che tucto il Polègino di Ferrara si conce- 
desse al Venesiano con alcune castella in sul Po, e che il diete 
marcheze non potesse dare aiuto né soccorso di gente né victua- 
gk al signor di Padova. E facto questo, il predicto comune di 
Vinegia strinse suoi genti intomo a Padova, dove ftmno molte io 
battagle, uccisioni, prede, e altri mali. E perché sere* lungo tucto 
narrare socto brevità, il comune di Vinegia col loro sforso rir 
strinseno in tal modo la ciptà di Padova, che per alcuno luogo 
potea avere soccorso. E posto che' Fiorentini molto avesscno 
speso et proferto di spendere, a questo punto niente porse al 15 
dicto signore; per la qual cosa fue costrecto a dovere mandare 
tutti suoi figluoli piccoli, circha cimque, a Firenza con nome di 
provigione ; e molti tennero, et cosi si crede, che fusse per modo 
di stadichi,per denari spesi per lo dicto signore. E fine al di 
di santo lohanni del mese di gugno di .mccccv. si steo con moki 20 
badaluchi et battagle. Ultimamente quella ciptà si tenne a stanza 
del signore. Diche, ciò sentendo messer Iacopo, figluolo del dicto 
signore lo quale era in Verona signore, costretto da inpotentia, la 
ciptà di Verona die' et consegnò a' chapitani della comunità di 
Vinegia, pensando lui scampare. E perché alquanti stadichi di 25 
Verona erano a Padova, piaque a quelli di Verona, che prima 
chel dicto messer Iacopo fusse rilassato, dovesse fare venire i 
loro stadichi; et cosi fii facto, non lassando però il dicto mes- 
ser Iacopo, ma in uno luogo securo misso a buono agio. E il 
dicto messer Iacopo, pensando il suo scampo, diliberò secreta- 30 
mente dì Verona partirsi. E furtivamente il predicto mes- 
ser Iacopo et Paulo da Lanzon, et Ricciardo da Val Vanron, 
schognoscenti, andando traile genti di Vinegia fimno presi. E 
dapoi, a di .xin. luglio in .mccccv., funno, insieme con alcuni di 
Padova, messi in nella pregione orba, et a buona guardia tenuti; 35 
dove poi a picciol tempo tristamente morino. 

LXXV. Come l* antipapa venne in nella ciptà di Genova. 

Lassasi al prezente di parlare de' facti di Verona, che bene vi 
si tornerà, e diremo come 1' antipapa Piero della Luna, con 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 8i 

passi assai lenti, giunse in nella ciptà di Genova, perchè il car- 
dinale dal Fiesco col governatore di Genova per lo re di Fran- 
5 eia, ve 1' aveano facto venire. Ma prima che '1 predicto anti- 
papa volesse in Genova venire, volse che il predicto cardinale 
dal Fiesco rifiutasse il cappello del papa di Roma, e il suo pi- 
glasse. Et cosi seguio, che facto la rifiutatione del dicto cap- 
pello, quello dell' antipapa ricevèo, e col dicto governatore s' in- e. xxxvi b 
IO tese. E però del mese di gugno in .mccccv. il predicto antipa- 
pa giunse in nella ciptà di Genova, e quine disponendo segreta- 
mente quello far dovea. 

LXXVI. Come li Veronesi andòro a Vinegu 

CON GRANDE TRIONPHO. 

Come è stato dicto la presura della ciptà di Verona per la 
comunità di Vinegia, ora si conterà come a di ,x. luglio 
in .MCCCCV., vennero .xxi. inbasciatori veronesi a Vinegia con al- 
tri in loro compagnia, di numero più di .e, e la comunità di 
5 Vinegia fecie fare a di .xn. lugUo uno virone in sulla piassa di 
san Marcho, in sul quale stava il dogio con tucti quelli del suo 
consiglio, e altri gentili homini, per magnificare et honorare la 
dieta inbasciaria et per ricevere quello che tali ambasciatori vo- 
raimo rapresentare. Li quali vennero tre di quelli anbasciatori 

IO a chavallo, tucti vestiti di bianco, loro et chavalli, e quello eh' era 
in mezzo, portò altamente in mano la lèttora della credenza. E 
poi altri tre, similemente vestiti, quello di mezzo portò in mano 
patente una carta di cavreto biancha. Sequita poi tre altri, e 
quello di mezzo portava una massa, in sulla quale avea tre chia- 

15 vi d' ariento in signiScatione di tucte le chiavi di Verona. Poi 
vegnano tre altri, portando quello di mezzo una massa sopra la 
quak era un grande sugiello dell' arme di Verona. Seguita la 
quinta gita di tre, e quello di mezzo portava una bachetta in 
segno delk signoria di Verona. Sesta gita di tre, e quello di e. xxxvii a 

20 mezzo portava una bandiera quadra, la crocie d' otro in el campo 
azzuro. L' ultinu gita di tre, quello di mezzo portava una ban- 
(fiera quadra, la crocie d' argento in nel campo rosso. E tucte 

B 6 



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82 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

le diete gite aveano compagnia di gentili homini di Vinegia con 
moltissimi stormenti. E rapresentate tucte le diete cose al dogio 
e alla signoria con gran triunpho, traendone carta, fu per lo dicto 2j 
dogio et collegio a' sopradicti anbasciatori donato imo gonfialone 
grande dell' arme di san Marcho, e acompagnati al palagio del 
marcheze, facendo loro grandi doni e molto honorati, di Vinegia 
si partirò e tomòro alla ciptade di Verona con allegressa. 

LXXVn. Come si cominciò zizzania in Pisa 

TRA LA -MADRE E 'l FIGLUOLO. 

Avendo la ciptà di Genova et chi quella governava dato 
credentia al predito antipapa, e quine restando, volendo in 
Pisa venire per fare quine residensia, il predicto governatore eb- 
be praticha con madonna Nieza madre del signore Gabriello, 
che '1 predicto antipapa venisse in Pisa, e a lui si concedesse la 5 
ciptadella dove il predicto antipapa dovea sua residentia fare. E 
cosi la predicta madonna Nieza tornò a Pisa, e tuto narrò al 
predicto suo figluolo, e lui, mal consiglato da certi Pisani per 
poterlo tradire, et massimamente messer Ranieri Zacci et alcuno 
suo aderente, il quale fu quello che V amore e la amicitia che 10 
il predicto messer Gabriello avea col signore Paulo Guinigi, 
tanto fu lo infiamamento che '1 dicto messer Ranieri li misse in 
nell' animo, che si dipartio dall' amore del dicto signore Paulo, 
e tutto fii per potere a ogni ora il predicto signore Gabriello 
tradire. Et cosi al presente consigliò che non era bene acon- 15 
sentire a quello che la madre li mettea innanti. E tanto fii il 
mal pensieri messo al dicto messer Ghabriello, che verso della 
sua madre prese alcimo disdengno. Intanto che ella, come di- 
sperata, più volte pensò di Pisa partirsi ; ma pure V amore del 
figluolo e il pericolo in che lo vedea incorrere, la fecie forte a 20 
non abandonarlo né di Pisa partirsi, ma ferma stando, non con 
quel dominio che di prima avea, ma come donna piena di pau- 
ra, non sapendo a' suoi pensieri mettere riparo, vedendo i Pisani 
acti al disfacimento del suo figluolo et di sé, nientedimeno, con 
quello consiglio che ella potea, il suo figluolo consiglava che di 25 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 83 

buona guardia prendesse pensieri. E cosi segulo, che '1 predicto 
signore soldo la brigata della Roza e alquanti homini d' arme. 
E cosi stando, fu per alcuni Pisani et consiglieri messo in nel- 
r animo del prefato signore quello eh' è dicto di sopra, per di- 

30 levarlo dalla amicitia del dicto signore, narandoli che il si- e. xxxvu b 
gnor Paulo avea mandato in Garfagnana, a richiedere et raimare 
molti Garfagnini, per tollerli la porta del Parlaselo, et quìne en- 
trare a richiesta et divotione del dicto signor Paulo, e con al- 
quanti Pisani la ciptà toUere. E lui, come iovano, dando fede 

35 alle parole de' malvagi, prese sdengno col dicto signor di Luc- 
cha, e quelli, che tal nome missero, amavano poco et l' imo si- 
gnore e r altro. E questo ferono per dilevarlo che il signore 
di Luccha non li porgesse alcuno aiuto, perchè sempre il pre- 
dicto messer Ranieri Zacci e' suoi adherenti ordinavano tra loro, 

40 verso di tal signore di Pisa, certo tractato il quale come senti- 
rete a suo tempo si noterà. 

LXXVin. Come è nato discordia tra la Chieza e rè Lancilao. 

Mentre che tali cose s' ordmavano, naque discordia tra il con- 
te Alberigo e la comunità di Bologna e chi quella gover- 
nava, ciò era imo cardinale leghato di papa^ nomato messer Bal- 
dassari Coscia napoletano. E doppo tal discordia l' uno a l' al- 
5 tro die' guasto e di prede et di pregioni. E molto danno so- 
stenne Bologna, che fine a 1' ultimo di potensia convenne met- 
tere, o perchè i Roma il papa creato volea lo dominio, e lo re 
Lancilao ne volea esser magiore. Cìascimo de' predicti ristrin- 
sero le brigate, cioè il papa ristrinse tucti i capi delli Orsini 

IO con tutte brigate di soldo della Chieza, e il predicto re ristrinse 
lohanni Colonna con tucti i Colonnesi et loro seguaci; e cosi 
si trovònno in nel dicto tempo asembrati, parte in Roma et par- 
te i Romagna e in quelle contrade, gran moltitudine di genti 
d' arme. Et per esser più forti, l' imo et 1' altro avendo il sen- 

15 timento dell' antipapa esser in Genova e trattare di venire a Pi- 
sa, diliberò il cardinale di Bologna fere certo acordio di triegua 
col conte Alberigo, acciò che le genti dell' arme che erano a 



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84 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Bologna a petìtione del papa, potesseno andare a Roma, e lo re 
potesse quelle del conte Alberigo avere. Divenne che del mese 
di luglio in .Mccccv. ciascune brigate si ridusseno a loro magio- 20 
ni. E cosi viene Bologna a stare in pacie, fine che altro acaderà. 

LXXIX. Come la ciptA di Sm fu messa a saccomanno. 

E in que' tempi, per li usciti di Xizi colle brigate de re La2>- 
cilao, quella ciptà di Sizi fii messa a sachomanno. E per 
questo modo questa nostra misera Ytalia sì viene consumando, 
e i paezi disfacendo. 

cxxxvniA LXXX. Come si tractò contea messer Gabriello Maru 

IL suo disfacimento. 

Tornasi à contare quello seguita di messer Ghabriello Maria 
signore di Pisa et di madonna Nieza sua madre. E dicesi, 
che vedendo la comunità di Firenza le cose de' du' papi esser 
assai vicini e le novità cominciarsi, diliberò quella comunità 
mettere le mani in ta' facti a suo utile, non guardando amore 5 
di prosimo né di Dio, che, facto tal pensieri, dispuose tale co- 
mimità mandare messer Mazo delli Albisi, homo di grande po- 
tentia in Firenza, a parlamentare con messer Gabriello Maria, 
per volere sapere sua intentione, et simile per aver Pisa. A 
di .xviL luglio in 1405 andò il predicto messer Gabriello a par- io 
lare con messer Mazo alle circustanze et territorio di Pisa. E 
tornato a di 19 luglio, si fé' in Pisa uno consiglio, in nel quale 
molti Pisani disseno che aveano sospetto che il dicto messer 
Gabriello non desse Pisa a' Fiorentini, assegnando molte ragioni 
n dicto messer Gabriello disse che V andata sua era stata tucta 15 
a buona fine, e che di ciò non avesser pensieri; & cosi li pa- 
sceo. E per quel giorno in tal consiglio più non si disse. 

LXXXI. Nota facta a messer Gabriello Maria e a 
MADONNA Nieza sua madre. 

Somma virtù è di colui che dia amaestramenti a ciascuno, 
acciò che sempre le persone si sappino guardare. E per 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 85 

tanto si dirà a voi, madona Nieza et messer Gabriello, quanto la 
persona si de' guardare di non fidarsi in nel suo nimico. E pe- 
5 rò ad exemplo si dirà a voi in questo modo, cioè: 

Nel tempo che fu tagliato la testa a' bergolini in Pisa e i cxxxvmB 
raspanti rimasero signori della ciptà di Pisa et di Luccha, era 
in nel contado di Lucha uno gentilotto nomato Gualfreducio, 
sbandito per molti micidii che facti avea, infra' qpali, che morti 

IO avea, fu imo della sua terra nomato Ciuglio, fratello d' uno no- 
mato Sexanta; il quale Gualfreduccio, a preghiere d' alquanti suoi 
amici, si ridusse a pacie col diete .lx. E per dimostrare più 
amore, si fenno compari insieme con sacramento, e più tempo 
steono a una guerra insieme, non dimostrando tra loro alcuna 

15 malavoglenza, intanto che per lo paeze si ragionava il dicto .lx. 
amare più Gualfreduccio che sé proprio. E il dicto Gualfreduc- 
cio si confidava tanto in nel dicto .lx. che più che a fratello li 
portava fede. O sciocchi, che credete che colui eh' è stato di- 
servito non tegna sempre a mente il diservigio a lui fiacto, né 

20 mai del chuore li escie, e qual pensa che altro ne sia, é pogo 
savio. E stando i predicti m tal maniera per lo contado di 
Lucha, oggi in imo luogo domane in uno altro, come soglono 
fare li sbanditi, essendo di state e '1 caldo grande, divenne che 
una romea assai iovana, passando dove Gualfreducio co' compa- 

25 gni erano in aguaito, la dieta romea dinanti a Gualfreduccio ra- 
prcsentata fu; e volendone prendere suo piacere, quella da parte 
trasae e cavatosi di testa 1' arme et dinanti sboctonatosi la co- 
rassa per potere di tale suo diletto prendere, e sopra di tale sa- 
gìendOf et mentre che tal cosa per Gualfreduccio si facea, uno 

30 suo ragassino con motti disse: chi ae affare non stia. Il .lx., 
che tali parole ode, pensò del fratello avere il modo di vendi- 
carsene, non guardando comparatico, non perdono, non pacie né 
amicitia, né compagnia, né pericolo che a lui ne potesse venire, 
con uno falcione dov' era Gualfreduccio, e in sulla testa dalla 

35 parte dirieto li die'; e rinfrescando i colpi, non potendosi Gual- 
freduccio aitare, morto fu. E questo li divenne per aversi fidato 
del suo nimico. E più vi si dicLe questa moralità. 



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86 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Fama di te tu dei lassar nel mondo, 

E ben che non si scriva 

Per li autori, almen vogli '1 tuo nome 40 

Netto lassarlo e non in fondo, 

Che doppo morte viva; 

E poi sene dirà chi vive or come. 

Adunqua gicta giù le bructe some 

Del voler giovinile, e '1 corpo sgrava 45 

E r animo tuo lava. 

Sì che rimagni giusto .e temperato. 

E torrai via di te il mormorio 

O il tristo abominio 

D' esser del tempo di te scelerato. 50 

E piglia il modo d' im onesto vechio 

E ne' pensieri fa della morte specchio. 

E questo al prezente vasta. 

LXXXn. Come messer Gabriello Maria 
fé' alcune condanagionl 

Tornasi ora a contare sopra del consiglo facto in Pisa. 
Messer Gabriello Maria, avendo sospetto eh' e Pisani non lo 
tradisseno, diliberò a di .xx. luglio in .mccccv. avere alcuno con- 
siglio di Pisani, et pur de' grandi, per cavare loro di pensieri 
dello sospetto che aveano avuto dinanti. E richiesti a consiglio, 5 
doppo molto regionamento, fu in Pisa alcimo per parlare, dicen- 
do: il signore messer Ghabriello vorrà verso de' ciptadini, ri- 
chiesti socto nome di consiglio, ritenerli & a suo tempo e luo- 
go far loro portare la pena del parlare facto. E cosi stanno 
sospesi sopra tali pensieri. E mentre che tali pensieri erano io 
tra' Pisani, il consiglio fu licentiato. E, tornandosi ognuno a 
casa, fìmno da molti Pisani, adherenti di messer Ranieri Zacci, 
aspettati, narrando largamente loro pensieri. Per la qual cosa 
il dicto messer Gabriello, ciò sentendo, mandò per lohanni Asso- 
pardi & per Giorgio da San Chasciano & per messer Ranieri 15 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 87 

Zacci, li quali lohanni & Giorgio compariano. Il predicto mes- 
ser Ranieri con suoi seguaci, dicie: noi non vogliamo conpari- 
re, ma vogliamo che si vegha colla spada in mano ; cominciando 
alcuno rumore. Sentendo questo, madonna Nieza et messer Gha- 

20 briello mandònno il conte Guido da Bangno, homo di gran sen- 
no, che riparasse a tale romore o vero sodussione. E cosi an- 
dando & trovandosi in nel luogo dove il dicto messer Ranieri 
era, e tucto narrato quello che inposto li fu di stare in pacie, 
fu per lo dicto messer Ranieri et alcuni suoi adherenti il pre- 

25 dicto conte ferito et lassato per morto; ma pur con buoni ri- 
medii il dicto conte campòe, non cosi tosto, come si dicie, ma 
dapoi, venendo in Luccha, quello fu da buon medici guarito, e 
dal signore Paulo Guinigi governato e aitato di tucto ciò che 
alla sua vita et guarigione s' apartenea. 

LXXXin. Come messer Ghabriello Maru e madonna Nieza 

SUA MADRE FUNNO COSTRETTI ABANDONARE LA OPTA DI PlSA. 

Somosso Pisa contra di tal signore, et venuti a V arme, doppo 
molto contasto, lo predicto signore colla madre, con tucti' sol- 
dati da cavallo et provigionati, funno costretti abandonare la 
ciptà e '1 palagio di Pisa, e riducersi in nella ciptadella, avendo 
5 prima arso moltissime case in Pisa, e' Pisani prendendo tucte 
fortezze di Pisa, cioè quelle dentro, con tucte porti et torri, sensa 
molto combatere. E cosi in nel dicto di .xx. luglo tucto ebeno — 
preso, combatendo la ciptadella valentemente e loro valentemente 
quella difendendo. E stando in tal modo più giorni, fu consi- 

10 glato la dieta madonna Nieza et il figluolo che si riducessero a «• • 
Sarezana, pensando stare più securi; e cosi a di .xxn. luglio si 
partirono acompagnati dalla gente dell' arme. E giunti a Sare- 
zana, le genti de 1' arme ritornerò verso Pisa et preseno santa 
Maria di Castello, e quine s' alogiònno facendo danni a' Pisani, 

15 a pititione del dicto signore messer Gabriello. La madre del 
dicto signore, quando giimta fu a Sarezana, diliberò andare a '" 
Genova a Bucicalto, governatore della dieta ciptà, che li piacesse 
dare aiuto a lei e al figluolo in ne' racquisto di Pisa; alla quale 
fu dato buona speranza. Et cosi si steo alquanto tempo. 



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88 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

LXXXrV. Nota facta a messer Ghabriello Maria 

E A MADONNA NiEZA SUA MADRE. 

Quanto più s' amaestra chi reggie al suo bene, et masima- 
mente essendo in fortuna, tanto più è da lodare. E per- 
tanto si dirà a voi, madonna Nieza t messer Ghabriello, che non 
vi dovete, per aversità che venir vi potesse, disperarvi dell* aiuto 
di Dio, ma fermi stare, sperando sempre in lui, più tosto che 5 
àcostarvi al suo contrario. Et però ad exemplo vi conterò qudr 
lo che intervenne a chi si partio da Dio et seguìo il suo con- 
trario, dicendo in questo modo, cioè: 

Fu in nelle parti di Borgogna du' gentili homini conti, l' uno 
nomato lo conte Astolfo da Dierta, V altro lo conte Danese da io 
Lanzona, homini potenti, di molte castella signori, e per certo 
sdegno nato tra loro, essendo vicini venero in guerra insieme. 
E ciascuno, facto suo sforzo e messe le brigate in su campi e 
venuti a bataglia, lo conte Danese, come vigoroso et gagliardo, 
posto che meno terreno e genti avesse che non avea lo conte 15 
Astolfo, la fortuna lo prosperava; in tanto che non molti mesi 
passarono che 1 conte Danese al conte Astolfo tolse tucta la 
magior parte delle suoi castella et terreno; che poco più li era 
rimaso che solo il castello nomato Dierta, e quello assai male in 
assetto per li molti di quel castello morti, et etiandio perchè pò- 20 
ca vituaglia v' avea e poghi difenditori, che si potea dire esser 
perduto. 

Diche, vedendosi il dicto conte Astolfo a tale strecta, non 
avendo speranza in Dio, ma più tosto in disperatione mettendo- 
si, come disperato cominciò a racommandarsi al diaule, più voi- 25 
te chiamandolo, dicendo : a te mi do et a te mi racomando in 
anima e in corpo, se puoi far tanto che io sopra del conte Da- 
nese possa mia vendecta fare; e questo, più e più volte, come 
disperato, chiedea. Lo dimonio, il quale sta sempre atento a fa- 
re la natura humana perire, deliberò apalezarsi al conte Astolfo, 30 
e farlo contento in questo mondo dell' animo che avea. E su- 
bito, aparitoli innanti in forma d'un gran maestro, dicendoli: 
O conte Astolfo, io sono venuto a te per dichiararti chi io sono 



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DI GIOVANNI SÈRCAMBI 89 

e '1 perchè; e però sappi che io sono quel diaule che più volte 
35 a me t' ài dato in anima e in corpo; et sono venuto che mi 
dichi a boccha quello che più volte tra te medezmo ài dicto, 
et io farò ciò che mi comanderai. Lo conte Astolfo disse : poi 
che tu m' ài dicto che se* il diaule et cosi io credo, ti dico che 
se del conte Danese mi vuoi far vincitore, io mi ti do in ani- 
40 ma & in corpo. Lo dimonio disse: or m' intendi, conte Astolfo, 
quello eh' io vo'da te; sappi quello che a me prometti ti. con- 
verrà atenere, e non pensare di negarmi quello che a me prò- 
meterai. E pertanto ti dico che tu t' apensi fine a domane e qui 
ritornerai dove io qui saròe. Lo conte Astolfo, allegro disse: 
45 et io verrò. E partiti V imo dall' altro, lo conte si ritornò in 
nel suo palazzo. Lo dimonio andò in quel proprio luogo in- 
fiammandolo che fermo stesse alla vendetta. E tanto lo infiam- 
mò, che 1 conte Astolfo, senz' altro racomandarsi a Dio, diliberò 
rispondere al diaule, che tucto se li dava in anima et in corpo ; 
50 e per questo modo passò quella nocte. Venuto il giorno, all' ora 
devuta, andò quine u' prima avea trovato il diaule, e non molto 
statovi, il diaule se li manifestò, dicendoli: o conte Astolfo, co- 
me ti se' apensato? Lo conte dicie: io sono contento di darmiti 
in anima e in corpo, se contra il conte Danese mi fai vincitore, 
55 e, questo facto, a che ora vuoi, vieni per me. H diaule, che al- 
tro non desiderava, disse: o conte, io voglio che per tua lettora 
col tuo sugiello tale promessione mi facci, e io ti farò del nimico 
tuo esser vincitore. Lo conte Astolfo, fecto venire carta et ongo- 
sto, la scripta fecie et sugellata del suo sugiello, al diaule la diede. 
60 Lo diaule disse : ora mi spetta qui et io tornerò a te. E subito, 
sensa molto stare, rapresentò al conte tanti fiorini che parve uno^ 
stupore, dicendo : o, conte, fa di soMare tanta gente dando buon 
soldo. Lo conte, vedendo tanti denari, stimò non che 1 conte 
Danese mettere al basso, ma tucto Francia potere vincere. Il con- 
fi 5 te ringratiò il diaule, dicendo: io proverò con questi, ^ se bi- 
zogno delli altri arò, falli presti. Il diaule dicie: fa tosto, che 
de' denari ci à assai, e sempre in questo luogo al bizongno mi 
troverai. Lo conte Astolfo soldo molta gente, e in breve tempo 
conquistò tucte le suoi terre perdute, e poi conquistando quelle 



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90 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

del conte Danese, che non molti mesi passarono che tutte ca- 70 
stella del conte Danese col conte prese e morto il dicto conte. 
Pacificato il conte Astolfo con li altri gentili homini, con gran 
triunfo a Dieru ritornò, dove ordinò che tucti i baroni e' signo- 
ri dell' imo paeze et dell' altro e alquanti stranieri flisseno a uno 
magno deznare, che il dicto conte Astolfo far volea. E venuto 75 
r ora del deznare e tucti a taula, lo dimonio, in forma d' uno 
corieri, giunse al palagio ; dove, rapresentatosi, et volendo in sala 
salire, li mastri uscieri, non volendo che neuno su andasse per 
comandamento, disse che alquanto . spettasse fine che V amba- 
sciata al conte facta fusse. Lo dimonio corrieri disse : va et tor- 80 
na colla inbasciata, et io qui t' aspetto. Lo famiglio andò in 
sala, e al conte fé' 1' ambasciata. Il conte, che era in sul godere, 
disse: dilli che si spetti. Lo famiglo tutto disse. Il dimonio dis- 
se: va e dilli, che se non vorrà, io verrò a mal suo grado. Lo 
famiglio raportà 1' ambasciata. Lo conte, ricordandosi della prò- 85 
missione, imaginò quel corrieri esser lo diaule, tucto smarito dis- 
se : di' che vegna. Quelli che a taula col conte erano, vedendolo 
tucto smarrito, disseno quello avea? Lo conte, narrando loro tu- 
cta la convenenza, coloro comfortandolo, disseno: de, spera in 
Dio; e mentre che tali parole si diceano, il dimonio giunse in 90 
sala. E dato la lettera al conte, dicendo : conte, osserva la 'm- 
promessa. Lo conte, cognoscendo la sua lettera, voltatosi a' cha- 
valieri, dicendo : ecco la promessione. Coloro dicendoli : raco- 
mandati a Dio; il dimonio, ciò udendo, disse: poco li varrà ogiu- 
mai; e subito per li capelli lo prese e fiiori dalle finestre lo 95 
trasse, e per l' aire fine all' inferno lo portò, e quine col corpo 
et coli' anima fii lassato. Li cavalieri stupefacti, parte se ne fe- 
ron romiti lassando l'acto dell'arme. E per più amaestramen- 
to si noterà a voi la dieta moralità, cioè : 

Errar non può colui, che si rimette 100 

Nel piacer di chi guida 
Di sopra i cieli e tucta la natura, 
. Richezza, stato, signoria e secte. 
Chi sé tener ne fida 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 91 

105 Non pensa al corpo lor che poqo dura; 

^ E quel discreto sta, sensa paura. 

Perder non teme né manchar suo aviso, 

Che tiene alto il suo viso; 

Onde al iudicio iustamente cade, 
no E lassa a li altri soffiar e languire; 

Vegiendosi mentire 

Tucte le cose nella nostra etade 

A lui niente falla al suo dizio 

Che 1 pasce il poco e '1 più fugge per rio. 

LXXXV. Qyi SI narra certi pacti che il comune di Firenza 

VOLEA, NON bene HONESTI, DAL SIGNOR PaULO. 

La comunità di Firenza, e quelli che quella governano, avendo 
pensieri et voluntà d' aquistare la ciptà di Pisa, socto nuovi 
colori richieseno il signore Paulo Guinigi di Lucha, di volere 
con lui esser in lega, per dimostrare loro intentione della loro 
5 volimtà di Pisa, come si può assai bene comprendere. E di tal 
lega fu tenuta alcuna praticha et di ciò mandatone ambasciarla 
a Firenza. E di tale inbasciata fu principale Stefano di Iacopo 
di Poggio; e da poi vi si mandò messer Tomazo da Ghivizano, 
e Nucio lohanni, li quali, doppo molte pratiche tenute, volendo 

IO i Fiorentini tuctì i pacti a loro utile, e non volendo aconsentire 
che il signore di Lucha avesse pacto che a lui fiisse utile, si 
diliberòe per lo dicto Paulo signore, co be' colori, che la dieta 
pratica di lega si risegasse & cosi fu. 

E ben si cognòve, per li dicti ambasciatori, che i Fiorentini 

15 non aveano richiesto il signore di Lucha, se non a fine di mo- 
strare che loro aveano la 'ntentione di Pisa, acciò che per lo 
signore di Lucha non li fiisse dato inpaccio, E perchè sia noto 
a ciascuno, e massime a ugni Luchese, quello che i Fiorentini 
chiedeano a tal lega, si noteranno alquanti capitoli socto brevità, 

20 che quella comunità domandava che 1 signore di Lucha fusse 
tenuto esser co' Fiorentini allo aquisto di Pisa a utilità di Firen- 
za. Apresso, che i passi di Garfagnana et di marina fusseno tenu- 



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9a PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ti per lo signore di Lucha a ogni gente, e massimamente a' Pi- 
sani o a chi volesse nuocere Firenza, Terzo, che il signor di 
Lucha fosse tenuto a oflfendere la Chieza o altro signore che 25 
volesse offendere Firenza. Quarto, che il signore di Luccha fiisse 
tenuto a richiesta de* Fiorentini, mandare suoi genti In quelle parti 
dove i Fiorentini avesseno comandato per loro salvessa. E mol- 
te altre cose, non bene honeste, per li dicti Fiorentini chieste 
funno, che sere' lungo lo scrivere; dinegando al tucto una chie- 30 
sta sola facta per lo signore di Lucha, la quale era che i Fio- 
rentini lusserò tenuti durante la lega dare tanti denari al signo- 
re di Luccha, che il dicto signore tenesse da .l. in .lx. lancie; 
per le quali cose, non parendo utile alla comunità di Luccha tal 
lega, quella si risegò per lo modo dicto. 35 

LXXXVI. Come lo governatore di Genova ebbe Livorna. 

Doppo l'andata di madonna Nieza, madre del signore Gabriel- 
lo, a Genova, somosse il governatore a venire a Livorna, 
la quale si tenea per lo dito governatore, e quella avea avuto 
quando per lo Fiorentino il predicto signore messer Gabriello 
fu cavalcato; per la qual cosa il dicto signore si fé' racomandato 5 
de' re di Francia, dando Livorna al dicto governatore, E giun- 
to a Livorna con madonna Nieza, et con alquante genti d' arme 
et fanti et alquanti franciozi, senten,do li Pisani tal venuta, richie- 
seno i Fiorentini d' aiuto; lo quale aiuto fu dinegato, promentendo 
i dicti Fiorentini non inpacciarsi di Pisa né a bene né a male, io 
E cosi li predicti Pisani rimaseno per contentL 

E come i dicti Pisani andònno a richiedere Firenza, cosi man- 
dòno a Lucha al signore Paulo, che piacesse al dicto signore 
porgere aiuto; il quale signore, con buone et eficaci ragioni, ri- 
spoose che volea stare huomo di mezzo, e quanto a lui fiisse pos- 15 
sibile, non inpaciarsi di tale discordia, se non affine di pacie. Li 
Fiorentini, vedendo inviluppata la cosa di Pisa, posto che pro- 
messo avesse di non inpacciarsi di tal facto, ncmdimeno di secreto 
pensò, che porgendo mani ad alcuno Gambacorta, col seguito che 
stimavano dovesse avere in Pisa di più di .ce. fanti, fenno forte 20 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 93 

Andrea Gambacorta e con nuovo colore entrò in Pisa. E que- 
sto, sentendo lì antiani di Pisa et raspanti & li altri di popolo 
tal venuta, armata mano et col gonfalone di Pisa, tal Gambacorta 
di Pisa fu mandato. E cosi parve il pc^olo di Pisa esser unito 
25 alla loro libertà. 

LXXXVn. Come i Pisani mandònno inbasciarìa a Firenza. 

Vedutosi per li Pisani tale assembramento, di nuovo andò a 
Firenza maestro Francesco da Buti, homo di scientia pieno, 
pregando quella signoria che di Pisa non si debbia impacciare, 
assegnando che il comune di Firenza aveano levato lo gonfalone 
5 di libertà, et che piaccia loro che Pisa tomi a libertà. Alla qua- 
le imbasdaria fu dato parole generali, le quali per lo dicto nue- 
stro Francesco fimo cognosciute. E tornato a Pisa, si dienno a 
fortificare per potersi difendere da chi li volesse noiare. 

Veduto li Pisani, che tornato il loro ambasciatore non con 

IO buona risposta chome pensavano, per la promissione facta a' pri- 
mi inbasciatori, ma più tosto acti al disfacimento di Pisa et quel- 
la volere sogiogare, diliberònno i Pisani far dire una messa a' duo- 
mo dello Spirito Santo, avendo fine a quel di, che fii a di .xxvi. 
luglio in .Mccccv., conbatuto più volte la ciptadella, e molti dal- 

151' una parte morti & feriti, e simile dall' altra. E tornasi, che 
dicto tal' messa, bergolini et raspanti e altri Pisani giurònno et 
promissero esser uniti et disposti a esser liberi, con mettere ave- 
re et persone, e mai non esser divizi. E cosi cominciò buona 
leeltà; che subito, per V una setta et per 1' altra, funno prestati 

20 et pagati gran quantità di fiorini per potere soldare bomini d'ar- 
me et da pie, richiedendo il marchese Nicolò da Fivizano di gen- 
te et aiuta II quale alla difesa di Pisa mandò Bartholomeo suo 
figluolo con circha fanti .ccc, e quello facto capitano di tucta la 
brigata pisana. E cosi vi concorse molti conti di Maremma e 

25 altri amici di Pisa* E per questo modo steono le cose, fortifi- 
cando dentro Pisa, facendo fosso et muro a Sanvito, acciò che 
quelli di ciptadella non potessero di tracta entrare a dannegiare 
Pisa; e quel muro & fosso fortificando, intanto che inpossibile 



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94 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

era quello potere vincere. E mentre che tali cose si faceano, i 
Pisani tutte castella et fortezze che di fuori di Pisa erano, tucte 30 
sensa colpo di spada ebero, salvo Librafacta et Santamaria dì 
Chastello, le quali rimase erano a divotione di messer Gabriello: 
in el quale castello di Librafatta si ridusse ser lohanni Lineili 
da Castillione, il quale finio da poi come udirete. 

LXXXVin. Come li Pisani giurònno et promisseno esser 

LEALI INSIEME CON SACRAMENTO. 

Ogni buono intellecto si de' muovere, per schifare le cose 
non honeste, a narrare quando alcuni fanno promissioni o 
saramenti, tali promessioni e sacramenti observare e non volere 
Éire contra il comandamento di Dio. E pertanto dirò ora a voi 
Pisani, cosi bergolini come raspanti, quanto il tradimento che si 5 
ÙL sta male a ogni persona; e però ora che siete rientrati del 
dominio di Pisa, ad exemplo dirò in questo modo : 

LXXXIX. Nota facta a' Pisani. 

Pisani rientrati in nel dominio di Pisa, e' m' ocorre di racor- 
darvi quello che intervenne in nella ciptà di Pisa al tempo 
che messer Castruccio Interminelli la signoregiava. Du' Pisani, 
grandi maestri di fabricare moneta, V uno nomato Ranieri da 
Sancasciano V altro Currado da Sansavino, vedendo il grande 5 
utile dell' esser maestro delle monete che in Pisa si doveano fa- 
bricare, ciascuno de' predicti stimò fra sé doverne esser magiore. 
Ranieri, sentendo che Curado cercava a tal mestieri esser electo, 
pensò nuovo modo d' inganarlo. E uno giorno, trovandosi il 
dicto Ranieri con Curado in nella chieza del duomo di Pisa, il la 
prediao Ranieri, prendendolo per la mano, dicendoli noi siamo 
ora qui in duomo dove oggi ci si fa festa di nostra Donna, io 
ti vorrei pregare che ti piaccia dirmi la verità di quello che io 
ti dirò! Curado dicie: di' ciò che vuoi, non sia cosa che dan- 
no ce ne possa incontrare, io t' ascolterò. Ranieri dicie: dimmi i j 
se ài in pentieri di prendere la moneta a fare? Curado disse: 
si, e penso mi gicterà buona ragione. Ranieri disse : di vero, 
amico mio, in verità, et simile pensieri abbo avuto io, e cogno- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



95 



scendo tu esser mio amico et io tuo, serei molto contento che 

20 noi due prendessemo tal moneta a fare. Currado dice: a me 
piacere' la tua compagnia. Ranieri dicie : se ciò vogliamo fare, 
altri che noi tal moneta non ara; e acciò che questo stia fermo, 
piacciati che noi ne facciamo buona promissione, et che quello 
che r uno promette a V altro stia fermo. Curado disse : ordina 

^5 il modo che noi far dobbiamo. Ranieri dicie : noi uderemo una 
messa et comunicherenci per mano del prete a im' ora, et fare- 
mo sacramento in sul messale d' esser sempre V uno all' altro 
leale. Curado disse esser contento, e tucto fermo, et dapoi pre- 
seno tal moneta a fare. E stato alquanti mesi, vedendo Ranieri 

30 il guadagno grande che si facea, non curando sacramento, pro- 
missione né compagnia che fatta avesse, tucte rompendole, con 
certi suoi amici ordinorono la morte del dicto Curado; et cosle 
fu messo in effetto. E sentendosi tal morte per alquanti amici 
che tal moneta far voleano, con diliberato animo, non molto tem- 

5 5 pò passò dalla morte di Curado, che il dicto Ranieri fu della 
dieta moneta dilevato, e dato ad altri, e poco si poteo gloriare 
Ranieri dello tradimento facto a Curado. E pertanto, a voi Pi- 
sani si dirà la dieta moralità, dicendo : 



40 



45 



Cansone, a chi non sa viver andrai, 

Dicendo: i son colei 

Che do di buona vita altrui la via, 

E 'nsegno per virtù qui fuggir guai, 

E' vizii uccider rei. 

A chi seguir vuol la dotrina mia, 

r son colei che mostro la follia. 

Su a colui, che '1 mondo tiene a bada, 

Di paradizo ancor mostro la strada. 



E questo vasti al prezente. 
XC. Come lo governatore di Genova venne a Livorna. 



G 



iunto il governatore di Genova et madonna Nieza madre 
del signore messer Gabriello a Livoma, il predito govema- 



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96 PARTE SECONDA DELLE OZONICHE 

tore mandò inbasciarìa a' Pisani. E quello che domandava, era 
che i Pisani cognoscessero la ciptà di Pisa per lo re di Fran- 
cia ; e, per riconpensatione di messer Gabriello, desseno al pre- 5 
dicto messer Ghabriello, tra per Pisa et per interessi de' danni 
ricevuti, fiorini .cxxx.™, con dovere credere et tenere et ricevere 
r antipapa nomato papa Benedetto. E doppo molte pratiche et 
mandamenti, si mandò madonna Nieza con alquanti franciosi a 
prendere la ciptadella per lo dicto governatore. Li Pisani, non io 
pensando che Firenza di tale ciptà si dovesse inpacciare per le 
inpromesse facte, non preseno concordia col dicto governatore; 
ma di continuo richiedendo amici di soccorso e in Pisa fortificar- 
si di trabucchi, fossi, mura e quine stare a difesa, acciò che quelli 
della ciptadella non potessero dannegiare la ciptà, E infra li al- 15 
tri trabucchi eh' e Pisani fenno rissare, fu uno che più di .mcx:. 
libre gictava, lo quale molto dannegiava la ciptadella, dove giun- 
gea. E mentre che tal pratica si va faciendo, a di .xxvi. luglio 
in .Mccccv., fu per lo marchese da Olivola tolto per tractato il 
castello di Nicola di Lunigiana, il quale era di messer Gabriello 20 
Maria; e volendo etiandio il dicto marcheze tollere Ortonuovo, 
li homini d' Ortonuovo, richiesti alquanti ghibellini di Lunigiana 
di socorso, fii per li dicti ghibellini preso il dicto castello a di- 
votione di tal parte et del signore di Lucha, con conditione, che se 
messer Gabriello Maria quello volesse, che subito V are'; et cosi 25 
segulo tal guardia, come più innanti si noterà, 

XCL Come madonna Ndeza consegnò a Bucicalto la ciptadella 
DI Pisa, et ella cadendo Moido. 

Essendo madonna Nieza venuta m nella ciptadella di Pisa, 
dove era messer Bruschino suo fratello, e già factone signore 
il governatore di Genova, essendo la dieta donna in su la fortezza 
di tal ciptadella, essendo aperto una chateracta, dove si gictavano 
le pietre a difesa, non acorgendosene, a di .niL^ ogosto in .mccccv., 5 
la dieta donna di tal chateracta chadde. E doppo alquanti gior- 
ni la dieta donna mal contenta si morio a di .xm. ogosto. E 
quine in ciptadella in picciola chieda et con poco bonore fu &e- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 97 

pellita. E tal morte fii sempre tenuto secreta a messer Gha- 
10 briello suo figluolo, fin che con nuovi modi fu conducto a Li- 
voraa socto la podestà del dicto governatore. 

XCn Come per lo nipote di papa Inocentio funno 

MORTI MOLTI ROMANL 

Lasseràsi al presente alquanto la materia di Pisa, che bene vi 
si tornerà, e diremo, che essendo papa Innocenti© .vn.^ in 
Roma, e' Romani mal contenti, e più volte cercònno nuovi trat- 
tati et pensieri che sere' lungo lo scrivere; tornando a dire che 
5 essendo i Colonnesi facti già magiori di Roma con alquanto se- 
guito, e li Orsini quazi di quine excluzi, e venendo certi Roma- 
ni al predicto papa a chiedere nuovi pacti, con molto villane- 
giare il dicto papa, e questo vedendo uno nipote del dicto 
papa, alla presentia sua, in nel palagio proprio del dicto papa, uc- 

10 cisc alquanti Romani e grandi maestri, e simile molti altri per 
altre genti. Per la qual cosa il popolo di Roma, levandosi con- 
tra del dicto papa e suoi cortigiani, molti ne fiinno morti ; e il 
dicto papa, colle brigate che avea, si fuggio di Roma et a Vi- 
terbo si ridusse. Dove da poi, Paulo Orsini co' suoi, e '1 Mo- 

15 starda con altre genti d' arme del dicto papa, andarono a Roma, 
e quine entrando, contra la brigata di lan Colonna et del conte 
da Carrara, con molti Romani, misseno al taglio delle spade, in- 
tanto che Roma rimase socto la podestarìa del dicto papa. E 
ben che i Romani chiedessero che il papa andasse a Roma, lui, 

20 come persona che provato li avea, rispuose : io non verrò mai 
a Roma, se io non ò il dominio libero del tucto e il castello di 
santo Angiolo, overo un altro tale e si forte, che io possa vi- 
vere securo. Et come chiese li fu atenuto. 

xeni. Come la comuì^ità di Firenza ordinòrono li .x. 
DI balìa per avere Pisa. 

La comunità di Firenza, avendo la intentione d' aquistare la 
ciptà di Pisa, non stante le promessioni facte a' Pisani et ad 
altri di non volersene inpaciare, ogni fede et promessioni rom- 
pendo e il loro pensieri volere seguire, fu di necesità creare a 

B 7 



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98 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Firenza uno officio di balla. E, doppo molte volte missesi a par- 5 
tito, tal ora perdutosi, pur non restando, ultimamente, s' ottenne 
che tal officio si creasse. E ordinòsi .x. ciptadini di balia, li qua- 
li si noteranno chi furono; et prima, cioè, messer Filippo Maga- 
lotti, messer Ranaldo Gianfigliassi, messer Christofano delli Spini, 
messer Lorenzo Rodolfi, Nicolo da Uzzano, Bartolomeo di Ni- io 
colò Tualdi, e uno Camesecha con tre altri di populo. 

Facto tale officio, di prezente mandònno molti ambasciatori 
in diversi luoghi; e primo a' luogotenente a Livoma,a Sarezana, 
a Pietrasanta, a Lucha, con dare V uno all' altro a sentire quello 
era loro intentione dell' aquisto di Pisa. E perchè le cose loro ij 
andassero più secrete, se preseno li dicti da Firenza al signore 
Paulo Guinigi di Lucha, che i loro corrieri fusseno lassati pas- 
sare di di et di nocte, sensa vedere lor lettore e sensa che tali 
corrieri fusseno in alcuno luogo arestati. E veduto il predicto 
Paulo signore quello eh' e Fiorentini domandavano non era mol- 20 
to honesto né molto dizonesto, e veduto lor potentia, si conce- 
deo quello chieseno. E cosi di di et di nocte tali passavano a 
loro piacere e tal passo era conceduto. 

XCIV. Come Bucicalto fé' pacti con Firenza. 

Doppo molta pratica tenuta i Fiorentini con Bucicalto gover- 
natore di Genova, il dicto luogotenente conchiuse di dare 
a Firenza la ciptadella di Pisa ,et il castello di Librafacta, colli 
infrascripti pacti e modi, cioè : 

E prima, che il comune di Firenza dovesse pagare al preditto 5 
governatore e a messer Ghabriello Maria fiorini .covi.™, in questo 
modo, cioè: che la terza parte de' ditti fiorini si dovessero pagare 
poi. che la cittadella di Pisa et Librafacta seranno in nelle mani 
de' Fiorentini a .x. di, e 1' altra terza parte infra mesi .vi., e l' al- 
tra parte infra altri sei mesi. E promisseno i dicti Fiorentini, io 
che avuta Pisa, la quale stimavano dovere avere intra .xv. di, 
ricevere, tenere et credere papa Benedetto, che in Genova era per 
vero papa, e lui ricevere in Pisa et collo sforzo di Firenza met- 
terlo in Roma e abassare papa Inocentio .vn.^. Ancho i pre- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 99 

15 fati Fiorentini promisseno di dare aiuto al signore di Padova, 
per potere contastare et difendersi da' Venesiani, fiorini .xxx.™. 
Li quali fiorini .xxx.™ si doveano abattere dell* ultima paga che 
i Fiorentini dare doveano al dicto messer Gabriello, o al ditto 
governatore come loro pagatore. 

20 Contato i pacti tra messer Gabriello e la comunità di Fi- 
renza, e quella ogni fede et promissioni che a' Pisani fatte avesse 
rompendo, volendo le diete fortezze prendere, la comunità di Fi- 
renza,del mese di ogosto in .mccccv. mandò gran quantità di 
genti d* arme et da pie per la via da Colli delle Donne e apres- 

25 so a Luccha, sensa averne chiesto al signore di Lucha alcuna 
licentia; ma fenno di tal passo come se Lucha fusse stata loro. 
E così passònno e andònno in Valdiserchio, stando quine a 
buona guardia. 

Li Fiorentini, sentendo che messer Filippo da Pisa, il quale 

30 era a Ferrara e volea venire all' aiuto de' Pisani, dispuoseno, che 
se il predicto messer Filippo passasse per lo terreno di Fiorenza, 
adoperare in modo che dal dicto messer Filippo la comunità di 
Firenza non potesse esser dannificata. Et cosi seguio, che giun- 
to a Firenza circha con .xn. cavalli fu di necessità che il pre- 

35 dicto messer Filippo prometesse tornare infra .x. di, e cosi pro- 
misse. E venuto a Pisa & non trovato fatto acordio tra' Pi- 
sani e '1 governatore, e venendo li .x. di, fu di necessità ritornare 
a Firenza & per tal partita li Pisani rimasero molto più debili. 

XCV. Come i Fiorentini ebeno la ciptadella di Pisa. 

Venuto lo di .xxvi. ogosto in .mccccv., la vigilia di santo 
Bartolomeo, i Fiorentini fornirono la ciptadella di Pisa ; e 
come fii fornita, di presente ne fii scripto a Firenza a ore due 
di nocte. Si cominciò in Firenza gran festa di fiiochi et falò 
5 dicendosi: Pisa abbiamo comperata, e Luccha aremo in dono. 
Et era tanto 1' allegressa, che in Firenza si facea di tale aquisto, 
sperando 1' altro rimanente di Toscana esser loro, che fine alle 
donne di Firenza d' ogni conditione, ballando et festegiando, più 
di sette bore della nocte durò tal festa. E simile si fé' per lo 
IO contado di Firenza più giorni apresso. 



e. ZLV ▲ 



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loo PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

XCVI. Come li Pisani richieseno molti d' aiuto. 

Li Pisani, mal contenti vedere lo 'nganno facto loro per li 
Fiorentini, di non avere loro osservato fede et avere presa 
la ciptadella, e sentire molte genti d' arme et da pie essere ve- 
nute al disfaccimento di Pisa et del contado, subito mandònno 
inbasciarìa al papa di Roma, a re Lancilao, alla comunità di Vi- 5 
negia, a Siena, a Lyccha, a Parigi et in molti altri luoghi, ri- 
chiedendo ognuno d' aiuto, e cosi richiesto molti Pisani dentro 
e di fuori di denari per soldare genti. Ora perchè non si tosto 
potèono esser serviti, si tacerà al presente chi porse aiuto, e ve- 
gno a dire che subito i Pisani, fortificandosi dentro e comba- 10 
tendo forte, avendo facto una bastia forte di fuori a sant!Anna, 
per potere stringere la ciptadella, e' Fiorentini avendo mandato 
per capitano delle loro genti messer Andrea di Nieri Victori, e 
in nella ciptadella uno nomato Raffacane e uno de' Peruzzi con 
alcuno altro capo, con circha homini .v.<^ di cerne et d' alcuni 15 
paezi, guerregiando spesse volte e rinovando brigate, fine a di .vi. 
settembre, in domenicha, in sulla terza. 

XCVn. Come i Fiorentini ebbeno Librafacta. 

E il dicto di lo castellano che era in Librafacta per Io signore 
messer Ghabriello, avuto denari, quella fortezza die' et con- 
segnò al comune di Firenza, e uscitone fuori il dicto castellano 
co' suoi sergenti, rimanendo dentro ser lohanni Lineili da Cha- 
stillioni, come spaventato, fii ricognosciuto per quelli Fiorentini 5 
che dentro entrati erano, et per alcuno pistorese che a guardia 
di tal fortezza era messo, subito al dicto ser lohanni fu dato in 
sulla testa e morto, gittato giù dalla fortezza. E cosi vitupero- 
samente morio, dicendo tali : ora è morto un grande ghibellino 
e nimico di Firenza. E mandato a Firenza lettefe della presura 10 
di Librafacta, subito di tal presura si fé' grandissima festa di 
fuochi et di falò, e simile per tucto il contado, e per contrario 
si fé' per chi amava Pisa. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI loi 



XCVni. Come li Pisani ebbeno per battagla 

LA cittadella DI PlSA. 

Sentendo i Pisani come i Fiorentini aveano fornito Librafacta, 
consiglati da Dio e dalla sua madre vergine santa Maria, 
avuto chuore et ardire, il dicto dì diliberònno o tucti morire o 
avere la ciptadella di Pisa, con pregare homini et donne soven- 
5 temente Dio et nostra Madre che di ciò abbino Victoria. E col 
nome di loro si mossero, et saglino in sulle mura della ciptà di 
verso la porta di Santa Nieza, e con ima bonbarda, alle .xxn. ore 
del dicto di .vi. settembre, in domenicha, ruppeno la porticciuola 
delle mura della ciptadella che va su per li corritoi delle mura 

IO della ciptà. Et entrato alcuno dentro dal coritoio della cipta- 
della, gridando : carne ! carne !, quelli che erano dentro sbigocten- 
do et mettendosi in fugha, e' Pisani, prendendo vigore, entrando 
dentro e colle schale apogiate alle mura, homini et donne su 
montando in tanto numero, che alle .xxin. ore fu presa la chioc- 

15 eia con 475 pulcini, sensa colpo di spada. Et cosi, in una ora, 
i Pisani riebeno quella ciptadella con 475 pregioni, che neuno 
ne campò se non tre che si collònno dalla parte di fuori, e 
quelli portonno novelle al campo come la ciptadella era perduta. 
Di che il predicto messer Andrea capitano, con tucte brigate 

20 trassero là, pensando potere riparare; e giunto durò la mislea 
più di tre hore; et poco valse, che si ritomòro in dirieto con 
molti feriti e poco aquistato. Per la quale perdita tucto '1 cam- 
po ne sta sospeso di malanconia, e* Pisani ne stanno allegri pen- 
sando omai la loro libertà potere mantenere. 

25 Rimfrancati i Pisani per la presura di tal ciptadella, e quella 
cominciando il di medesmo a disfare et mantenendola acciò che 
non iusst loro ritolta, e simile inandònno a rinforzare Sansavino,"" 
acciò che per li Fiorentini non fusse preso. E cosi stando al- 
cuni di, il campo de' Fiorentini, volendo combatere la bastia di 

30 Sant' Anna, venendovi schierati, & i Pisani rimettendoli arieto 
sensa altro offesa. Guio Chapponi da Firenza, sentendo la per- 
dita della ciptadella, essendo lui commissario in nel campo, per 
fare fornire la dieta ciptadella, avendola il giorno che quella si 



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102 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

perdèo proveduta, e parendo a lui che fiisse mal fornita di gente, 
protestò a messer Andrea Vettori che quella ciptadella era mal 3J 
fornita, et che vi volea ancora .ce. buoni fanti et .e. homini d' ar- 
me, più che non v' avea, e *1 predicto messer Andrea risponden- 
do, che v* avea brigata d' avanso. Col quale protesto il predicto 
Gino n' andò a Firenza a di .vii. settembre in .mccccv., portando 
tali novelle. E benché da altri ne fiisse scripto a Firenza, non- 40 
dimeno quelli che regieno tennero celato tal perdita uno die. 

Avuto i Fiorentini da Gino tale reiasione, subito diliberònno 
mandare messer Filippo Magalotti uno de* .x. di balia al campo, 
con dovere capitare prima al signore Paulo di Lucha et pregarlo 
che a Pisa non debbia porgere aiuto. E simile mandònno un 45 
altro de' .x. a Siena con simile inbasciata, e simile elessero per 
loro capitano al campo il conte Bertoldo delli Orsini et suoi 
consiglieri Opiso da Montecharugli et Nicolò marcheze da Ghi- 
vizano. Giunto il dicto messer Filippo a Lucha et exposta sua 
inbasciata, et dal dicto signore avuto buona risposta, cavalcò a jo 
Librafacta, e trovatosi con messer Andrea Victori et colli altri 
d' arme, diliberònno che si passasse V Amo et riducessensi a San- 
savino. Et a di .xi. settembre caminòro oltra Arno rimanendo 
il dicto messer Filippo con certe brigate in Valdiserchio, e li 
altri andati per conbatere Sansavino a di .xn. settembre quine fu 55 
bella mislea. Ultimamente quelli de' F^iorentini, come lassi et 
feriti molti, sensa aquisto, ritomòro arieto e acampònsi per quelle 
ville, sperando avere rimfrescamento di vittuaglia per potere di 
nuovo combattere la dieta badia. 

XCIX. Come fu tolta la scorta a' Fiorentini. 

Mandando i Fiorentini al campo molta vittuaglia da vivere, 
a di .xni. settembre fu per li Pisani sentito tale scorta, e 
quella asaglendo la dieta scorta, a' Fiorentini fu tolta; che funno, 
tra muli et altre bestie 85, e tucti li homini che quelle condu- 
ceano. Et mentre che tale stanza si facea, il predicto messer 5 
Andrea Victori riceveo lettera che fiisse a Firenza, lassando la 
brigata dove era. E cosi il predicto messer Andrea a Firenza 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 103 

andò, dove fu messo in nelle mani dell' aseguitore; e tucti quel- 
li eh' erano in cittadella furono sbanditi. Stando le genti di Fi- 
lo renza presso a Sansavino, e facendo danno di fuoco et d' altro, 
com' è d' uzansa, e poco aquistando, vivendo alcuno giorno di 
fichi et d' uva, che altra vivanda aver non poteano, fii di neces- 
sità che a di .xvm. septembre tornassero a Librafacta; et quine 
stenno alquanti giorni senza niente fare. 

C. Come bl signore Paulo Guinigi fu richiesto da' Pisani 
d' interpuonersi a pace con Firenza. 

Avendo il signore Paulo di Luccha ricevuto lettore da' Pi- 
sani che li piacesse interpuonersi che i Fiorentini non s' im- 
pacciasero di Pisa, con cerchare tra loro pacie, diliberò il signore 
di Luccha mandare a Pisa inbasciarla, per avere da' Pisani se 
5 contenti erano che tal signore cerchasse 1' acordio tra loro et 
Fiorentini. E così a di .xx. settembre, in domenica, mandò Ste- 
fano di Iacopo di Poggio et Ciuchino Avogadri inbasciatori a 
Pisa ; et exposta loro inbasciata liberamente, fu loro risposto che 
contenti erano che '1 signore Paulo s' interponesse a ridurre le 

IO cose a pacie. E cosi ^omòro a Lucha a di .xxn. setenbre, et 
exposta r ambasciata al prefato signore e al suo consiglio, fii de- 
liberato che a Firenza andasse messer Tomazo da Ghivizano, 
Nicolao Honesti, Dino Avogadri, per sapere la intentione de' Fio- 
rentini di tal pacie. E caminati a di .xxvi. septembre et expo- 

15 sta loro inbasciata, domenica, a di .xxvni. settembre, contenente 
quello che di sopra s' è narrato, con magnificare la comunità di 
Firenza, dicendo che il signore di Luccha era deliberato durare 
faticha, non guardando spesa, di cerchare se acordio di pacie far 
si potesse, con mettere ogni sollicitudine intomo a tale acto, e 

20 di seguire, restare e andare quanto alla comunità di Firenza sera di 
piacere. E questa inbasciata, insieme colle proferte et racoman- 
digie, si fé saviamente per li dicti inbasciatori a' priori di Firen- 
za, e dapoi a' .x. di balia, li quali priori, doppo i raunare di cer- 
ti consigli, fii risposto assai lievemente alla parte della pacie, di- 

25 cendo lo comune di Firenza: la 'mpresa facta contra Pisa è stata 



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104 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

facta con tucte ragioni. E altra risposta di sustantia dal dicto 
collegio de' priori non s* ebbe. Dapoi, ^parlando a' .x., simile 
risposta ebbero; sogiungendo alcuno parlare doppio, dicendo: li 
Pisani ci àipo uzato molti tradimenti, e prima che ci anno tolto 
la ciptadella, la quale iustamente T avavamo comperata; e molte 30 
altre cose dizoneste ci anno fatto, e non voremmo che il signo- 
re di Lucha fusse ingannato da' Pisani come anno ingannato 
noi. Non rispondendo alla intentione della inbasciata facta, e 
cognoscendo V imbasciatori di Lucha quello che aveano risposto, 
con uno honesto parlare disseno che il signore di Lucha non 3} 
pensava né avea paura che i Pisani lo potessero né volessero 
ingannare, per che li vedca tanto ben disposti a volere pacie; 
che non dubitava, che se i Fiorentini vi volessero venire, che 
da' Pisani sare' sempre buona conduzione. Li quali .x. sogiun- 
seno : noi cognoschiamo che chi domanda pacie e aumilisi, che 40 
di tali é r onore. 

A questa parola fu loro risposto per li dicti inbasciatori che 
r onore sta in colui che può dire si et no, posto che l' umiliarsi 
sia somma vertù, 1' onore si può dire venire più tosto verso 
de' Fiorentini che de' Pisani. E molte altre parole s' uzònno 4J 
per quelli .x, che sere' lungho lo scrivere; ma dicesi, che veduto 
r imbasciatori le risposte facte et i replicare de' dicti Fiorentini, 
conpreseno esser più tosto le loro risposte un vilipendere il si- 
gnor di Lucha, che volere consentire a neuno acto di bene, dili- 
berònno tornare a Luccha, e a di 29, il di di santo Michele di 50 
settembre, si partirò e tomòro a Lucha, riferendo al signore e 
al consiglio tucte le parti diete. 

CL Come si rimissero in Pisa u usciti. 

Li antiani di Pisa con loro consiglio, vedendo che i Fioren- 
tini mecteano loro sforzo a dannificarli, diliberònno per be- 
ne et utile di tucta la comunità di Pisa, rimettere tucti li usciti 
di Pisa. E cosi, a di .xx. settembre in .mccccv., rimisseno quelli 
dell' Angnello et raspanti et tucti' bergolini, excepto quelli 5 
d' Apiano e quelli de' Gambacorta, li quali in quel tempo fiinno 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 105 

excluzi di potere tornare. E cosi, ritornati tuoi li altri, inten- 
dendo a r utile et bene della ciptà di Pisa. 

Cn. Come Piero Gaffani fu traditore in Pisa. 

« 

E perchè de' chactivi sempre se ne de' fare memoria, facendo 
cose dizoneste, e cosi come de' buoni, facendo cose vertu- 
diose, si dide che uno Piero Gaitani di Pisa ciptadino, come 
pogo leale andò et ribellò e tolse al comune di Pisa du' castella, 
5 r uno nomato Pietracassa, 1' altro Lavaiano presso alle confini di 
Volterra* E sentendosi in Pisa tal presura, fu deliberato che si 
mandasse al dicto Piero tre suoi parenti et amici per sapere sua 
intentione; li nomi de' quali funno questi cioè: lohanni del- 
l' Agnello, Geo Gaitani, Ranieri di Francesco Zacci. Li quali 

IO cavalcarono alle diete terre e quine trovato il dicto Piero Gai- 
tani, e volendo da lui sapere sua intentione, trovòro aver giunto 
tradimento sopra tradimento, che le diete terre avea consegnate 
et date alle comunità di Firenza, e del comune di Firenza factosi 
homo, con dovere avere dal comune di Firenza fiorini myS; e 

15 cosi da poi ad alcuni giorni fu veduto a Firenza a prendere li 
dicti fiorini. Per la qual cosa i predicti Pisani, mal contenti, 
tomòro a Pisa e narronno quello che il dicto Piero facto avea. 
E puòsi dire a quello Piero che lui sia stato traditore di sé 
medezmo e della sua patria, e meritevolemente merita pena in 

20 quel luogo dove si puniscie Antenor di Troia. 

CHI. Come u Fiorentini preseno il campanile di Ripou. 

Infra questi di, stando il campo de' Fiorentini a Librafacta e 
in vai di Serchio, si puosero a combattere il campanile di Ri- 
poli e quello di Pugnano e la torre delle Brachi. E doppo molto 
combattere, essendone feriti et moni molti di quelli del campo, 
5 e simile di quelli delle diete fortezze, ultimamente le diete torri 
et campanili s' arendèro a' pacti, salvo 1' avere e le persone» E 
in quello combattere che' Fiorentini faceano, si ruppe loro la 
Margarita, cioè una bombarda grossisima, la quale il comune di 



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e. TLvm ▲ 



106 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

> ! 

Firenza avea aquistata in su V alpe delli Ubaldini, che fu del du- 
ga di Milano. io 

Crv. Come i Pisani fenno preda in su auELLO di Saminiato. 

Li Pisani, vedendo cresciuto V Amo per la molta piova, a di 29 
settembre, in .mccccv. si partio di Pisa lohanni dell' Angnd- 
lo e altri Pisani con cavalli .ce. e circa fanti .m.; e cavalcòro in 
quello di Saminiato e d' Empoli. E perchè il giorno vi si facca 
il mercato, non prendendo guardia le preditte genti, preseno mol- 5 
ti pregioni e gran quantità di bestiame grosso et minuto e salvi 
li condussero in loro terreno. 

CV. Come li Fiorentini preseno il Bagno a Monte Pisano. 

Li Fiorentini essendo intomo a Pisa, andònno al Bagno a Mon- 
te Pisano a di tre ottobre in .mccccv., e quella fortezza pre- 
seno; in nella quale erano solo .nn. persone a guardia,^ e guasta 
la lassarono. 

evi. Come fu ucciso il Mostrarda a Roma. 

La comunità di Pisa, avendo condutto a soldo il Mostarda e 
le suoi brigate, il quale era in Roma, li Fiorentini ciò sen- 
tendo, ordinòrono di darli inpaccio et, come la cosa andasse, del 
dicto mese d' octobre il predicto Mostarda fu ucciso e le suoi 
brigate divize; per la qual cosa tomo a Pisani molto sconcio e 5 
a Fiorentini utile. 

CVn. Come i Fiorentini ordinòro certo tractato 
CON loHANNi Gambacorta. 

Parendo a' Fiorentini non potere avere Pisa per V unione 
eh' era tra' Pisani, parve loro che se i Gambacorta ritornas- 
sero in Pisa potere di loro fare loro voluntade, tractando con 
lohanni Gambacorta, il quale era in Pistoia, certo ordine di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 107 

5 tractato, e spartosi che bene era che tucti' Pisani tornassero in 
Pisa^ fu diliberato per quelli raspanti che erano in Pisa che si 
rimettessero tucti i Gambacorti. Et cosi fu facto, che del me- 
se di ottobre in .mccccv. funno in Pisa rimessi, e giurato tra 
tucti raspanti et bergolini, con fare dire messe, d' esser uniti al 

IO bene di Pisa e al disfaccimento di Firenza. 

E cosi si pensava doversi observare, ma V uzo de' Pisani è 
di non tenere fede V una setta a 1* altra; e però i predicti Gam- 
bacorti, essendo da' Fiorentini favoregiati e dato tra loro T ordine 
d' abassare li raspanti, dicendo al dicto lohanni Gambacorta e 

15 a' suoi: voi potete esser magiorì di Pisa se li raspanti sono 
messi al disocto. Alle quali parole dato certo ordine et tractato, 
a di .XV. ottobre in .mccccv., i predicti Gambacorti celatamente 
andarono al palagio dov' erano li antiani, con coscientia d' alcimi 
antiani loro amici, e quine giimti, Andrea et Francesco Gamba- 
le corta, movendo alquante parole contra delli antiani, fra quali 
fimno uno Nicolò di Benedetto di Puccio et uno Francescho di 
Richomo, raspanti, & senza altro dire, tracto loro adosso, da' pre- 
ditti Gambacorta furono morti. E doppo tale uccisione, i pre- 
dicti Gambacorta fenno prendere lohanni dell' Agnello, e '1 se- 

25 guente di li ferono la testa tagliare, disponendo 1' officio del 
conservatore, il quale era messer Guarzone di messer lohanni 
Guarzoni, et elesseno uno Cecho de' Guissi da Saminiato, il quale 
era molto loro amico. E rifermòro la terra a divotione de' ber- 
golini, mettendo abasso lo stato de' raspanti, facendosi lohanni 

30 Gambacorta chavalieri et defenzore del popolo; e fé' chavalieri 
Bartholomeo da Scorno, Francesco et Bartholomeo Gambacorta 
e alcuni altri. E per questo modo, quelli che erano maggiori, 
per loro colpa rimetendo i loro inimici, fimno così tractati; et 
cosi diverre' di ciascuno che si desse a credere che il nimico 

3 5 suo, potendo far male, che la perdonasse. E però se a voi, ra- 
spanti, è stato levato il dominio e la magioria e facti morire e 
schacciati, vi sta molto bene, e di ciò biasmate voi e non altri. 
Sentendo i Fiorentini tal somosione in Pisa, sperando quella es- 
serli data dal ditto messer lohanni Gambacorta per le promis- 

40 sioni facte, subito il campo si mosse, acostandosi a Pisa, pensando 



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to8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

dentro potere intrare; ma il predicto messer lohanni non voke 
consentire a nulla; per la qual cosa i Fiorentini per allora il pen- 
sieri loro venne fallito. E ritornati intomo a Vico, e quello com- 
batendo forte da più lati, li homini di Vico difendendosi per 
modo che molti di quelli di Firenza funno feriti et moni, e poco 45 
aquisto fenno a quella terra. E stando per tal maniera la gente 
de' Fiorentini intomo a Pisa, vedendo la divizione nata in Pisa 
e sapendo che' Pisani non poteano avere alcuno socorso di fuori, 
et male si fidava in Pisa 1' uno pisano dell' altro, tenendo galee 
i Fiorentini in focie, avendo preso le torri del Porto Pisano, fu 50 
diliberato che '1 capitano de' Fiorentini, ciò fue il conte Bertol- 
do, fusse casso, perchè parea a' Fiorentini che poco o vero nulla 
avesse facto di tanto tempo quanto era stato intorno a Pisa. 
E lassato in suo luogo Opiso da Montechamgli con alquante 
brigate, e la magior parte delle brigate fiorentine, andarono in 55 
maremma di Pisa et quine aquistarono più di .x. castella di quel- 
li conti da Monte Scudaio. 

E a dì .xxu. ottobre in .mccccv., venne a Lucha messer Ra- 
naldo Gianfigliassi, informato che il signore di Luccha non por- 
gesse alcuno aiuto a Pisa; et facta sua inbasciata, camino al cam- éo 
pò de' Fiorentini a compagnia di Opiso, e quine steo alquanto 
tempo. 

evo. Come messer Iohanni Gambacorta fé' pagare 

MOLTI DENARI A PlSANI. 

Avendo il dicto messer lohanni Gambacorta coi suoi facto 
male et volendo giungere male a male, fé' prendere Ghirar- 
do di Compagno e alquanti Pisani raspanti, et al dicto Ghirardo 
tolse la fortezza che lui avea fatta fare; et oltra ciò volse dal 
dicto» Gerardo fiorini .xxv.™, et, doppo molto tormento di colla, 5 
quelli denari pagò, et da Piero Magiolini ebbe fiorini .vin.™, et da 
altri, che lungo sare' lo scrivere, più di fiorini .xv.™; e molti man- 
dati a confini. E puòsi dire tale terra esser disfacta, e i Fio- 
rentini allegri vegiendo Pisa diminuire di genti et non acti ad 
avere soccorso da persona del mondo. io 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 109 

CIX. Come i Fiorentini di messer Iohanni dubitando, 

PENSÒNNO prendere LE CHASTELLA. 

Dubitando i Fiorentini che messer loh^ni Gambacorta poco 
leale non attenesse loro i pacti e le promissioni già facte, 
del mese di gennaio in jyiccccvi., i Fiorentini vedendo che poco 
valea V avere comperata Pisa, se' Pisani fusseno uniti insieme» 
5 pensònno volere con messer lohaimi Gambacorta ordinare nuo- 
vo tractato per potere condurre Pisa a lor dimino. E tal tra- 
ctato fu in questa forma, cioè : che il dicto messer Iohanni strin- 
gesse tutte vituagle che erano in Pisa, acciò che paresse che per 
fame tener non si potesse. E il dicto messer Iohanni, deside- 

10 roso aquistare pecunia, con ogni modo dizonesto quanto poteo 
die' ordine di fare tutto ciò che da' Fiorentini fu consiglato, che 
volendo lui denari facesse delle mercantiei & delle vituagle de- 
nari, con dire volere Pisa difendere da' Fiorentini. E con que- 
sta vista fé' il dicto messer Iohanni Gambacorta ristringere ogni 

15 biado, e quella per lui si facea vendere. E fii tanto dal dicto 
ristretta, che più di fiorini .lx. si vendea lo staio allo staio di 
Luccha, per la qual cosa molte persone vi moriono di fame. E 
questo facea acciò che a ciascimo paresse che lui volesse man- 
tenere Pisa, non guardando alcuno dizagio di victuaglia. Or che 

20 si può dire di tale persona, che volea dimostrare per alcune ma- 
lizie dare a credere al popolo di Pisa quello che il contrario col- 
li effecti il dimostravano? 

ex. Della crudeltà che uzò messer Iohanni Gambacorta 
^i Pisa contra de' ciptadini Pisanl 

Del cactivo huomo quanto più si dice di tal persona, seguen- 
do il male, tanto è più amaestramento a quelli che sono 
vertudiosi. E pertanto si dirà del dicto messer lohaimi Gamba- 
corta che quando vedea che da' raspanti e suoi non potea avere 
5 denari, sapendo che tali avesseno mercantie, o altri forestieri 
che in Pisa V avesse, dicea a' suoi bergolini, i quali dimostrava 
di amare: voi sapete a che strecta è Pisa, e volendo lo stato 



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no PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

nostro mantenere, è di bizogno avere genti d' arme per poterci 
difendere, e aver non se ne può se noi non abbiamo denari. E 
pertanto voi, come amici, vi prego che vi piaccia prendere tale la 
mercantia, et faite che s* abiano tanti denari. E cosi chavava 
dalli amici denari et dava loro arnesi et mercantie d' altri, e de- 
naio che si prendesse in neuna gente si destribuivano. E così 
in questo modo fé' d' ogni persona come nimicL E non vastan- 
doli questi, quanto ariento, chalici et altri aparechiamenti di chie- 1 5 
ze, di tucte trasse denari, e. in suo uzo li convertio, tenendo 
sempre pratica co' Fiorentini. 

CXL Dell' asedio posto per li Fiorentini al 

CASTELLO di ViCO PiSANO. 

Li Fiorentini, non potendo credere che il dicto messer lohan- 
ni attenesse loro il tradimento tra loro ordinato, diliberònno 
tollere a Pisa tucte quelle terre che a Luccha sono a' confini, 
dubitando sempre che da Lucha non andasse socorso a Pisa. E 
cosi seguio che i dicti Fiorentini non restarono di combatere 5 
Vico con tucti quelli artificii, trabuchi et troie, che molto utili 
sono a tali terre conquistare. E non vedendo i Fiorentini il 
dicto Vico avere, se non metteano una galea in Amo e quella 
non potendo per Amo condurla, efbeno licentia dal signore di 
Lucha potere su per lo suo tereno quella conducere in carra, io 
E cosi seguio che tale galea condussero per terra fine al lago 
di Sexto, e di quine in Amo. Per la qual conducta i Fiorentini 
si tennero signori di Vico, e cosi n' adivenne doppo molto com- 
batere et morti dell' una parte et dell' altra. 

CXn. Del tradimento fatto per messer Iohanni Gambacorta 

DI Pisa. 

E perchè la ragione e 1 dovere inducie ciascuno a dovere narra- 
re quello che debitamente la ragione comanda, si dirà, oltra li 
mali facti per messer Iohanni Gambacorta, gran male, il quale fu 
in questo modo. Che vedendo le persone, homini et donne di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI iii 

5 Pisa la charestia grande eh' era di grano, prendevano pensieri 
di nocte et di nascozo venire fuori di Pisa, et di molti luoghi 
trahevano grano et quello conducevano in Pisa, tale uno sacho, 
tale uno staio, tale una soma, et tale du' some. E questo il 
dicto messer lohanni facea vendere il pregio di fiorini .lx. lo 

IO staio, dimostrando a chi quello regava, esserli molto a grado; per 
la qual cosa i predicti, mossi da charità della ciptà e sì dal gua- 
dagno e dalla necessità, si mectevano a ritornare per avere grano 
et vituaglia per potere Pisa ricoverare; sperando sempre aver 
socchorso per le promesse date per lo dicto di messer lohannL 

15 Or che si dirà qui di tale huomo, che fiisse amico di Dio, amico 
del suo comime, amico del prossimo? Certo no, che si di- 
re' bugia ; ma diràsi il contrario. E non s' udio mai dire d' uno 
huomo tanta crudeltà et tradimento, quanto si può dire del dicto 
messer lohanni; però che, non guardando se a lui era amico o 

20 nimico, pisano o forestieri, che di tal vituagla riempiea Pisa; che 
lui, come mal disposto, sapendo V andate che i dicti faceano & 
dove chavavano il grano e altre victuagle e la via che tenere 
doveano in nel ritornare a Pisa, il predicto messer lohanni tucto 
a' Fiorentini facea asentire, e allora, messo a' passi le guardie, 

25 tali conducitori presi erano. A chi era taglato il pie, chi apic- 
chato, tale ucciso, tale chavati li occhi, e più diremo che alla fem- 
minuccia che ne portava imo staio in capo et chi due, era loro 
taglato il naso, e nude di tucti i vestimenti erano mandate den- 
tro in Pisa, e alcime apichate per la gola, e di quanti strasii si 

30 poteano punire, quelle et quelli erano pvmiti. 

CXnL Come messer Iohanni Gambacorta die* Pisa 
a' Fiorentini. 

Contato parte de' mali facti et ordinati per lo dicto messer 
lohanni et suoi adherenti, ora si conterà male sopra male 
vedendo il dicto messer lohanni Gambacorta di Pisa, né de' cipta- 
(Kni né abitanti potere più trahere denari, del mese d' octobre 
5 di .Mccccvi., secretamele, avendo già Firenza preso Vico Pisano, 
il predicto messer lohanni misse dentro in Pisa la gente de' Fio- 



C. L A 



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ni PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

rentinì, con suono che fiisse gente che lui avesse soldata a di- 
fesa di Pisa. Li ciptadini, ciò credendo, stavano a vedere, t 
giunti che tali funno in sulla piassa, gridarono: viva il comune 
di Firenza. E in questo modo i Fiorentini fimno facti signori la 
di Pisa et del loro contado, E il predicto messer lohanni, do- 
vendo avere dal comune di Firenza certa quantità di denari e 
alcune fonezze di certi conti, si partlo di Pisa e andò a Firenza, 
avendo facto certi pacti, li quali per non ocupar tempo non si 
noteranno; ma ben si dicie che tucti fimno a danno d' ogni 15 
pisano, cosi raspante come bergolino. 

CXIV. Come li Fiorentini si fenno signori di Pisa. 

Preso per li Fiorentini il dominio della ciptà et contado di 
Pisa, dispuvseno alla loro salvessa che si facesse forte la 
ciptadella, e alquante altre fortezze in Pisa, disfacendo e accie- 
chando ogni dipinture d' aguile, e disfacciendo moltissime case, e 
parte della chieza di Sanpaulo a ripa d' Amo, con mettere in Pi- 5 
sa et tenervi di continuo, fine che taU fortezze fussero factc, gran- 
de quantità di gente d' arme, da cavallo et da pie, con levare a 
ciascun pisano ogni arme, così dentro come di fiiori. E più 
che tucti li magiori et più stanti di Pisa confinòrono a Firenza, 
e di quine partire non si poteano, e molti ne ferono ribelli, tol- io 
lendo loro tucti loro beni. E più si può dire che in Pisa non 
rimase homo da bene, diliberando che se alcuna novità appa- 
risse intorno a Firenza o a Pisa, o disfare Pisa, o veramente 
tucti i Pisani da potere arme portare cacciare fuori di Pisa, con 
non potere alcuna cosa trah^re di Pisa. Et cosi dimorònno fine i> 
che papa Gregorio duodecimo venne in nella ciptà di Lucha, 
come più innanti sentirete ; et mentre che in Lucha dimorò, non 
potèo mai pisano di Pisa né del contado venire a Lucha- Ori 
si può comprendere a che mani sono conducti i ciptadini et con- 
tadini di Pisa, che si può dire che mai i Giudei non funno si 20 
mal tractati da ogni gente strana, come ora sono tractati li Pi- 
sani da' Fiorentini. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 1T3 

CXV. Come si fa di tal presura certa nota a' Fiorentini. 

Amaestrare si dovrebbe ogni signorìa che facesse contra la 
vcrfvmtà di Dio, perchè ogni buono et fedele cristiano si 
de* sempre a Dio racomandare, e seguir quello che Idio coman- 
da. E non avere tanta presuntione, che si dia a credere la si- 
5 gnoria che tali signori anno, averla da sé, non ricognoscendola 
da Dio, dal quale tucte le signorie da lui procedeno, E non vo- 
lendo tal dono ricognoscere da Dio, se male ne li aviene, V à 
bene meritato. 

E per tanto dico pra, a voi Fiorentini, che di Pisa vi sete 

IO fecti signori et magiori, et bene dovete esser certi se le promes- 
sioni che faceste di Pisa, se tali promessioni sono per voi osser- 
vate. Dirò ad exemplo quello che intervenne a chi spregiò con- 
trafare a Dio, dicendo : 

Fu in Navarra uno re nomato Anibrocto, il quale era di 

1 5 tanta superbia che quello che a lui capea in nelF animo volea 
sens* akro consiglio che ad efecto si mettesse, fiisse che cosa si 
volesse, essendo bene contra della voluntà di Dio. E chi non 
segula sua intentione, senz' altra colpa, lo facea morire; e neuno 
era ardito a contradire a sua voluntà, parendo al dicto re esser 

20 stato da tanto che lo reame per sua vertù li fusse venuto in 
elle mani. E per tal modo divenne un giorno che il dicto re, 
essendo in nella chieza magiore, udendo il vespro, udio cantare 
la Magnifica, e quando fu a quel verso che dicìe : Deposuit po- 
tentes de sede et exaltavit humiles, domandò il dicto re uno 

25 doctore la dispotitione del salmo. Fùli per quello doctore nar- 
rato che Dio disponea delle signorie li potenti superbi e li humi- 
li mettea in alto. Diche udendo il dicto re tal dispotitione, co- 
me homo superbo, comandò, socto pena della vita, che più tal 
salmo non si cantasse; e cosi per tutto lo suo reame fé' coman- 

30 damento. Li preti e frati, avendo ricevuto tal comandamento, 
per paura della morte, tal Magnifica non ozavano di dir« che 
altri udire la potesse, ma da loro, con piana vocie, tal Magnifica 
diceano. E più avea facto lo dicto re, che qualunqua udisse dire 
cosa che dovesse tornare danno o vergogna del dicto re, che 

B 8 



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114 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

fijsse potuto bactere sensa pena. E più altre cose di crudeltà 3} 
avea ordinato. 

Idio, che a' mali pensieri puone rimedio, e per non volere che 
quel dolcie salmo facto dalla vergine Maria in nelle parti del 
dicto re fiisse nascoso, e per riparo alla malvagità del diete re, 
dispuose del mese di magio che il dicto re Anibrocto andasse 40 
al bagno, per che da' maestri li erano stati lodati, per che di 
nuovo avea preso donna una iovana bella, lodandoli il bagno es- 
ser acto a far generare. Lo re, apparechiato d' andare, le some 
concie, molti malischalzoni et guactari si mossero e a bangni 
andarono. Lo re, con gran chavallaria e genti d' arme da pie et 45 
da cavallo, si mosse e al bagno cavalcò, e quine die' ordine chi 
dovea stare armato a chavallo et chi alla guardia da pie, e quelli 
che all' uscio del bagno star doveano, avendo ciascuno comanda- 
mento star presto, e quando intrasse in nel bagno, che persia 
del mondo non si lassasse dentro entrare, socto pena della testa, 50 
fusse qual si volesse; e molte alti*e cose a suo salvamento co- 
mandò. E per questo modo dimorò più di .xv. di, che sempre 
quando lo re in nel bagno entrava neuno in quello entrar potea. 
E stato il dicto re il tempo dicto, un giorno, essendo lo re in 
nel bagno intrato e messi i suoi panni da parte, com' era sua jj 
uzansa, e le guardie alla porta del bagno, sensa che altri se n' acor- 
giesse, si trovò in el bagno imo pellegrino con panni grossi. Lo 
re vedendolo, disse: per certo le guardie della porta del bagno 
appichar farò, poi che questo poltrone à lassato entrare. E nien- 
te al pellegrino dicie, ma di superbia tucto si rode, spetando, co- éo 
me di fuori del bagno sera, di prezcnte farli appichare. Lo pel- 
legrino, intrato in nel bagno et lavatosi, lo re niente dicendoli, 
anco coir animo superbo contra le guardie, lassa dimorare il pel- 
legrino. Lo pellegrino, stato alquanto, uscio del bagno e i panni 
de' re si mette. Lo re, che ciò vede, sta cheto, coli' animo empio 65 
a punire le guardie. Lo pellegrino, vestito de' panni de' re, las- 
sato la sua trista robba, uscito di fuori, disse: brigata, a chavallo! 
E montato a chavallo, verso Noarra prese il camino. E tucti, da 
chavallo et da pie, seguitònno lo pellegrino, credendo fusse lo re. 
E cosi giunsero a Noarra. E intrato in ìiel palagio, la donna, 70 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 115 

che crede che sia il suo marito, nomata madomia Fiamella, dis- 
se: messer, voi siete stato ornai tanto tempo al bagno, e solo 
per aver di me figluoli, e io aspettandovi ; che facciamo ? Lo re 
novello dicie che i medici li anno dicto che alcim die spectare 

75 si vuole, per che il corpo sia d' ogni umidità purgato. La reina 
steo contenta. 

Torniamo a re Anibrocto, che à veduto quel paltonieri a suo 
modo vestire i suoi panni, e uscito fuori, et non vedendo a lui 
persona venire, com' era d' uzanza, stato molto in nello bagno, 

80 disse fra sé: ora vegho quello mi converrà fare, che quanti fami- 
gli arò che abbiano fallito, tucti li farò morire. E mossesi del 
bagno e a r uscio nudo n' andò et non vide persona. Uscito 
più fuori, vide dalla lunga alquanti ribaldi che in imo pratello 
giochavano, et non altri. Lo re fra sé disse : le miei brigate si 

85 serarmo partite; io li farò tucti di chativa morte morire. Et es- 
sendo nudo pensò, poi che altri pani^ non avea, di mettersi quel- 
li del pellegrino. E uscito fuori con superbia, giimse a quelli 
barattieri, dicendo loro: u* è andata la mia gente? Disse uno di 
quelli: che gente vai cercando? Disse lo re: come, non mi co- 

90 gnoscete voi, che sono lo re Anibrocto vostro signore? Disseno 
coloro: come se' tu nostro re? e preselo, di molti chalci et pu- 
gni li diedeno, dicendoli: chactivo, va alla pignocta, e non dir 
più che tu sii nostro re. Lo re, che à avute le prime vivande, 
desidera le segonde, e chamina verso la ciptà, e come trova al- 

95 cuni lavoratori, dimandandoli se la sua gente era di quine pas- 
sata, li lavoratori colli stili delle vanghe et de' marroni lo fracas- 
sarono, dicendo : il nostro re è Anibrocto, e non se' tu, chattivo f 
Lo imfiamato di superbia, ben che se li potrebbe dire riscaldato 
de' colpi avuti, promette et giura tucti li contadini tractare come 
100 schiavi, e simile i barattieri. E parendoli la seconda vivanda 
assai chalda, pensò la terza fusse migliore; e giimto alle guardie 
della porta, domandando se la sua gente frisse dentro entrata, ri- 
spuoseno: dentro è intrato lo re colla sua brigata. Disse Ani- 
brocto re: come non sono io lo vostro re? Le guardie, che qui- 
105 ne erano, udendo ciò dire, co' pommi delle spade dandoli, cativo 
divenne, intanto che quazi morto lo lassarono. Anibrocto re par- 



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n6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

titosi da lorOj promette che quanti soldati da pie et da chavallo 
tutti in pregione farli morire, et con tal rabbia et superbia ne 
va al palagio suo; là u', sensa domandare, su per la scala mon- 
tava. Le guardie, che '1 vedeno già saglito, dirieto lo trasse, e no 
per la lemba della gonnella lo prese per modo che tucta la schala 
saglita in più scalei, in umo colpo in pie si trovò tucto maco- 
hto. Anibrocto, vedendo quel che '1 famiglio li avea facto, dis- 
se: Anbruogio, non mi cognosci, io sono lo tuo re Anibrocto? 
Anbruogio, che ciò ode, co' calci dandoli, dicendo: gallioffo, co- 115 
me son io si smemorato che il mio signore lo re è in cammera 
colla dcmna sua? Anibrocto re, udendo, tiratosi in piassa da parte, 
dicendo: o quanti h' arò io a far morire! E mentre che tali 
pensieri avea, lo novello re se ne venne alla finestra colla donna 
d' Anibrorto re, tenendoli il braccio in collo. Anibrocto, che 120 
ciò vede, sospinto da'gelozia, se n' andò alla schala, e quazi tucta 
r ebbe montata che persona non se n' era acorta. Ambruogio 
guardiano lo vidde, disse : anco ci se* venuto, diaule? e presolo 
per forsa e del capo li fé' dare in nella porta, tale che '1 swigue 
cominciò a versare. Anibrocto re, non potendo più, tiròsi da 125 
parte dicendo: che vorrà dire questo? io non sono cognosciuto 
da persona, e bora vegho che fine alla donna mia non mi co- 
gnosce; per certo io debbo avere qualche grande peccato, che 
Dio mi vuole punire a questo modo. E tucto umiliatosi verso 
Idio, dicendo che se mai li divenisse che tornasse in istato, che 130 
31 guarderebbe da mal fare. Lo novello re, che tucti i pensieri 
d' Anibrocto sapea, lo fé' chiamare, e lui montò le scale assai de- 
bile per li colpi avuti; e factolo condurre in cammera dove trovò 
lo re novello che teneva in seno le mani alla mogie, e venutoli 
dinanti domandando chi era, Anibrocto disse: io sono un pea- 135 
tore che Dio per li miei pecchati m' à si abassato che, non che 
altri ini conoscha, io medezmo non mi so cognoscerc. Disse 
lo novello re: perchè? Anibrocto rispuose: io fili già re come 
ora sete voi, et cotesta giovana, che voi colle mani le state in 
sieno, fii già mia mogie, e tucto questo reame ebbi in mia ba- 140 
Tta come bora avete voi, e non so come perduto 1' abbia in pi- 
cola bora; contandoli 1* andare al bagno e tucto ciò che li era 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 117 

stato facto: e per certo io confesso li miei peccati esseme stato 
chagione; ma, se Dio mai mi presta gratia ch^ io mi ritrovi 

145 signore come già fui, io mi muterò come fa la serpe. Lo no- 
vello re disse a Anibrocto : non pensare che persona del mondo 
sia da tanto, che non che uno reame potesse signoreggiare, ma 
una sola chasetta non potre' tenere se Idio tal dominio non li 
el concedesse; e per tanto ti dico, tu se stato presuntuoso et su- 

150 perbo contra Dio e massimamente di dilevare all'oficio la Man- 
gnifica, e anco non retribuisti mai V onore che avei da Dio. E 
pertanto Idio t' à voluto dimostrare che tucto è suo & puòlo 
dare a chi vuole, e simile ritorre. E però ti vo' dire chi io so- 
no, e vo che sappi che io non sono venuto per avere questo 

155 reame in signoria, che troppo ò io, e li altri che sono apresso 
a Dio, magior signoria che non are' chi fusse signore di tucto 
il mondo. E però omai ti rendo la signoria, V onore e la tua 
donna, notificandoti che se farai li comandamenti di Dio e non 
vogli r altrui, e non esser crudele, Idio ti perdonerà qui in gra- 

160 tia, e alla morte ti darà gloria, e facendo quello ch^ ài facto, co- 
me uLa volta t' avea tolto la signoria, cosi di nuovo te la tollera 
facendoti huomo del dimonio. E acciò che sii certo chi è colui 
che tali cose per parte di Dio t* à dicto, ti dico io esser V angelo 
suo. E subito sparito, la mogie d' Anibrocto ricognòve et tucta 

165 la famigla. Anibrocto, avendo veduto et sentito tucto, 4ivenne 
humile e comandò che la Magnifica si dicesse, altamente can- 
tando, e visse lungo tempo e alla morte, per le buoni opere & 
virtudi per lui facte, fu riputato mezzo beato. E per tanto, oltra 
le diete cose, si dirà, a voi Fiorentini, la in&ascripta moralità ad 

170 esemplo, dicendo; 

Superbo, or non salir, che tu chadrai. 
E tu che d' oro t' adomi 
Per vano stafo^ e fusti già somaio. 
Rivolto vento, a te più ti dorai 
175 Se socto '1 basto tomi. 

Che quando ti domò, lassando '1 vaio, 
E tu morrai che vivi per denaio. 



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ii8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Tu che segui virtù, tua fama vive. 
Questo per fine i mia canson si scrive. 
E questo vasti al prezente. iJo 

CXVI. Come il duga di Borgogna è stato chagione 
d' agvere guasto la Francl^. 

Ly anno di .mccccv., principiandosi a guastare il paeze di Pa- 
rigi, fu per alcuno homo degno di fede scripto a Luccha, 
narrando come lo duga lohanni novello di Borgogna et conte 
di Fiandria venne colle suoi brigate armata mano a Parigi, es- 
sendo lo ducha d' Oriens fuora di Parigi. Lo consiglio de' re 5 
diliberò che il dalfino primo genito de' re fìisse mandato di fuori 
di Parigi per sua securtà, e in el mandare, il preditto di Borgo- 
gna quello prese, e in una fortezza di Parigi lo misse a >ua 
stanza. E sentendo questo, il duga d' Orliens armata mane si 
fé' forte al contasto del duga di Borgogna, e fu per esser naia io 
briga, se non che i Brugiesi & altri signori e consiglieri ie' re 
missero acordio & V arme si posò, non però che grande sden- 
gno non rimanesse tra loro; et cosi è principiato discordia. 

e. un A CXVn. Come le genti del signore di Luccha funno mandate 

A Orto nuovo. 

E in quel tempo, cioè a di .xxii. ottobre in .mccccv., funiK) chac- 
ciati le gienti del signore di Luccha d' Ortonuovo di Luni- 
giana, le quali erano in quella terra a guardia, e di tal diacciata 
ne fu ordinatore messer Ghabriello Maria insieme con ano An- 
tonio Bertolini d' Ortonuovo. E fornita la dieta terra di gente 5 
del dicto messer Gabriello, e venendone novelle al dicD signore 
di Luccha, mandò suoi capitani per. puonere campo et fare guer- 
ra alla dieta terra; e tali chapitani eletti funno lohanai Sercam- 
bii et Antonio di Dino dicto da Volterra, e comandato parte 
delle cerne e alquanti da chavallo, e cosi si mossero a di .xxv. io 
ottobre. E a di .xxvn. del dicto mese, in sull' ora del vespro, 
la dieta fortezza si pr^se, avendovi prima dato alquanto guasto 
d' intomo ; e arendutosi, quella si prese a divotione del dicto si- 
gnore di Lucha. E di tal cosa se ne fé' publica scriptura, giu- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 119 

15 rando tucti li homini di tal terra esser fedeli et suietti al pre- 
fato signore Paulo- Guinigi di Lucha, per mano di ser Mazino 
Bartholomei da Pietrasanta ciptadino di Lucha. E i predicti ca- 
pitani cosi la riceverò, con fare a' terrieri iurare come la ragione 
vuole; e da poi per alcun tempo vi si fé' una roccha, perchè la 

20 terra fusse più forte, alle spese del dicto signore. 

CXVin. Come morIo Paulo Savelli capitano delle genti 
dell' arme di Venegia. 

Lassasi al prezente di questa materia et tomeràsi a racontare 
come la comunità di Vinegia, avendo per loro capitano allo 
assedio di Padova Paulo Savelli, il quale morio del mese d' otto- 
bn in 1405. Al quale corpo per lo comune di Vinegia fu facto 
5 snizurato honore, tale che sere' lungo lo scrivere a volere tucto 
narrare, per che fìi si smizurato che di pochi si leggie si facesse 
magore. E in luogo di lui fu eletto capitano messer Galeazzo 
da Mantova. E cosi dimorò fine a di .xvil novembre in 1405, 
che k ciptà di Padova fu presa per li Venesiani. El signore di 

IO Padova presto è menato a Vinegia, et qume stato alquanti di, 
fu messo in nella pregione orba di Vinegia, in nella quale di- 
morò male agiato fine a mezzo gennaio di .mccccvi. E quine 
tristanente morio, lui con alcuno suo figluolo; e questo potèo 
dire l fiisse incontrato per volere credere a' Fiorentini, che aven- 

1 5 dolo nesso in nel ballo, quando magiofe bizogno li venne, fu 
da' diai Fiorentini pogo aitato. Che se il predicto signore di 
Padove si fusse voluto concordare col comune di Vinegia, areb- 
be avuo ogni buon pacto, per modo che lui et figluoli poteano 
sempre bene stare. Ma i Fiorentini offerendoli sempre di trailo 

20 di periolo, tale acordio non seguio; e per questo modo lui fu 
disfacto dell' avere et delle persone, e il bellistà li fu apparechiato. 

CXIX.C0ME il cardinale ch' era in Bologna fé' taglare 
lA TESTA A Astore da Faenza e al ncLUOLO. 

store da Faenza, avendo dato Faenza alla Chieza, e il car- 
dinal* che era in Bologna per la Qiieza, nominato messer 



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120 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Baldassari Coscia, quella prese; et sentendo che *1 dicto Attore 
del mese di novembre di .mccccv., ordinava fare ribdlione di 
Faenza per darla a' fiorentini, il predicto chardinale, non poten- 5 
dolo più conportare, fé' taglare la testa al dicto Astore e a un 
suo figluolo. Et cosi si fé' fine di tale huomo. Ben rimase di 
lui uno figluolo gennero di Carlo Malatesta. 

CXX. Come morìo madonna Ylaria mogle del 
SIGNOR Paulo Guinigi di Lucha. 

Come è stato contato che il signore Paulo Guinigi di Lu:lia 
prese per donna madonna Ylaria figluola di messer Caro 
del Carretto, e quella onorevolemente condusse e di quella avuo 
uno figluolo maschio, com' è stato contato, parturendo, 1' amo 
di .MCCCCV. del mese di novembre quazi all' uscita, una fanciuia, 5 
alla quale fu al batismo nomata Ylaria. Dio la faccia buona. E 
rimanendo la dita madonna Ylaria di tal parto alquanto infetna, 
e perchè tutti siamo mortali, come fii piacere di Dio, a di .wn 
dicembre in .mccccv., la predicta madonna Ylaria si mono. Delia 
quale morte il predicto signore suo marito fu sommameite do- 10 
glloso, e simile tucta la ciptadinanza ; e perchè era donna i' ogni 
honore, il predicto signore all' asequio di tal donna fé' magnifi- 
camente quello che a ugni grandonna o signore si convcisse, 
cosi di messe, oratione, vigilie, vestimenti, drappi, cera, linozine 
in grande quantità, che sere' lungo scrivere a dovere contac ogni 15 
particella. E però lasseremo di contare il modo, e tomejsmo a 
dire che non rimase cosa, che d' onore fiisse e bene d quella 
anima, che non si facesse; per la qual cosa si de'presunerc che 
Dio ara quella anima collocata' in nella sua gloria, alla qule con- 
duca etiandio noi, quando passeremo di questa vita a Die piaccia. 20 

CXXI. Come si PAcmcò lo re Lancilao con papa Ikxientio. 

Essendo nato discordia tra i re Lancilao di Napoli e '1 papa 
Inocentio .vil®. dell' anno di .mccccv. di volere 1 dicto re 
la ciptà di Roma, e quine mandato molta sua gent^ avendo il 
dicto re il castello Santangioro, fii costrepto il dicto papa a do- 
versi asentarc da Roma; et cosi segulo che si parto di Roma 5 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ut 



con tucta la corte e andò a Viterbo, e quine dimorò più tempo. 
Li Romani, malcontenti di tale partensa e malcontenti che il dicto 
re prendesse il dominio, s' oppuosero et contradissero al dicto re, 
e doppo molto contasto, non senza danno de' Romani et del 
IO dicto re e delle loro genti, ultimamente per lo meglio, il predicto 
papa e il diao re si pacificònno del mese di gennaio in .mccccvl, 
restituendo il dicto re al dìcto papa la signoria libera di Roma 
e '1 chastello di Santangelo; e di questo acordio lo comune di 
Fircnza fa mal ccMitentó. 

CXXn. Come morIo papa Inocentio e fu electo 
PAPA (Gregorio .xn. 

Contcrasi al presente, che avendo Idio tirato a sé V anima 
di papa Inocentio .vil^, fa eletto sommo pontifici et nuovo 
papa papa Gregorio .xh.o V anno di 1407. Il quale prima era 
cardinale d' Aquilea, e di natione gentile di Vinegia, lo quale pro- 
5 misse prima che d' alcuno si fecesse mentione, che lui et cosi 
tucti li altri cardinali, li quali fanno aDa eletione del nuovo pastore, 
che tale cosi eletto, per levare via la scisma, rinonsere' infra certo 
tempo, in quanto V antipapa, il quale si nomina papa Bènedecto 
di Vignone, volesse venire a tale acordio. Or perchè sere' lungo 
IO lo scrivere tutte le promissioni facte per li dicti cardinali e per 
lo dicto papa eletto, lasserò di quelle racontare. Ma ben dico 
che subito che il dicto papa Gregorio .xn.<> fa electo, luì come 
persona molto praticha e di grande scientia, doppo la aceptatione 
del papato, a richiesta de' cardinali, con chui lui insieme colli 
15 altri aveano promesso levare la scisma se bizogno fasse & ri- 
fiutare, come è stato dicto, mosso dalli altri cardinali che in corte 
di Roma si trovònno a tale eletione, K xjuaK fimno questi, cioè : 

Lo chardinale delli Orsini Lo chardinale di Firenza 

Lo chardinale della Colonna Lo chardinale di Lodi 

20 Lo chardinale di Meleto Lo cardinale di Leggie 

Lo chardinale di Napoli Lo cardinale A santo Angdo, 

Lo chardinale di Aquilea e alquanti assenti; 
Lo chardinale di Todi 



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PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



li quali, volendo che predicto papa nuovamente electo facesse 
quello che per tutti loro era stato promesso et iurato di volere 25 
la scisma dilevare, e cosi di concordia funno sopra la praticha. 
E di ciò mandònno inbasciarie et lettore per tucto Ytalia, La- 
magna, Francia, Inghilterra, la Buemmia, Ungaria et per tucto 
cristianità; della quale cosa per tucto ne fu preso conforto, gaudio 
et allegrezza, sperando che tanto male, quanto era stato già an- 30 
ni -xxx. che la Chieza era stata diviza, fusse questo nuovo papa 
eletto conciamento di tanta discordia; funno da tutti re, principi, 
conti, dughi, comunità le diete lettore ricevute con grande alle- 
grezza, apparechiandosi ciascuno de' dicti principi et signori a 
mandare inbasciaria a Roma, che di tale intensione presa, pia- 3; 
cosse al papa nuovo eletto e a' suoi chardinali, mettere in effecto. 
E cosi, come si mandò lettore a' soprascripti, cosi si mandò let- 
tore et inbasciaria al papa che si nomina papa Benedetto a Vi- 
gnione. E ristrecti tali principi, signori et comunità, si conchiuse 
che si trovasseno a praticare tale acordio a Roma, o dove me- 40 
glio si vedesse dovere tal praticha fare. E conchiusesi che tucti 
li predicti si riducesseno a Roma; li quali principi a Roma si 
ridusseno, e simile il signor Paulo Guinigi di Luccha vi mandò 
inbasciaria a confortare tale acordamento, offerendo sé quello po- 
tea per tale unione. E conchiuso per tucti li cardinali e signori 4J 
che bene era che s' avesse la voluntà di quello da Vignone, an- 
dando et venendo inbasciarie, si conchiuse alquanti chapitoli so- 
pra di tale acordio; de' quali capitoli se ne mandò per tucte parti 
la copia, e simile a Lucha, di quello che tra' dicti due papi, 
vogliamo dire tra dicti due litiganti; della quale copia a ciascuno 50 
fii licito quella avere. Et perchè alla nostra materia tocha tale 
opera, si contrà tali capitoli et conduzione in nella ciptà di Siena 
in questo modo, cioè : 

CXXm PaCTI et CAPITOU FACTI per l' UNIONE DI SANTA ChIEZA. 

IN NOMINE Jesus Christl 

In primis, quod ambo domini cum coUegiis suis habeant con- 
venire personaliter a civitatem Savone, prò unione Eclesie san- 
te esequendo, et cum Dei aiutorio obtinenda. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI tij 

Item, quod domini supradicti cum collegiis suis ibi persona- 
5 !iter convenire debeant et ibi personaliter adesse in festo beati 
Michaelis, in fine mensis septembris proxime secuturi, salvo, nisi 
propter inpedimenta navigiorum, dictus romanus inpediretur; quo 
casu debeant adesse in festo Onium Santorum tunc proxime se- 
quenti. Qui quidem dominus romanus, si dieta prorogatione, 

IO uti voluerit, debeat hoc notificare alteri domino per totum men- 
sem iulii. 

Item, quod quilibet ex predictis duobus dominis debeat ibi 
convenire cum otto galeis tantum, armatis ut est consuetum, nisi 
de septem aut sex dominus romanus contenteretur. 

15 Item, quod quilibet ex predictis duobus dominis, alteri debeat 
iurare plenam securitatem sibi et suis, de non ofiend^do vel dan- 
nificando, seu in aliquo ledendo, de se vel suis, ymo de defendendo 
et conservando et manifestando, ledere aut offendere volentes, du- 
rante dieta conventione; eundo vel redeundo, per se vel alium, 

20 directe aut indirecte, tacite aut expresse, iurare debeant quilibet 
de collegio utriusque partis, et cardinales utriusque partis, in ma- 
nibus perTambos dominos deputandorum. 

Item, quod ab utraque parte fient duo capitanei maris, unus 
prò quolibet, qui se oblicent invicem et dominis ambobus, per 

25 omnia in 8 capitulo continentur. 

Item, quod obtineantur a regie Francie gubemator lanue, ci- 
vibus aut comunitatibus vel aliis quibuscumque, ad quos spectat, 
quod tale dominium, iurisdictio, merum et mistimi inperium de 
civitatis Savone sit in manibus utriusque dictorum dominorum 

30 equaliter, ex asolutis vasallis a quocumque iuramento, obidentia, 
omagio vel obligatione, et illa prestare debeant dictis duobus do- 
minis, aut deputandis per eos, nomine Eclesie, prò tempore quo 
ibi fuerunt predicto negotio expediendo. 

Item, quod omnes cives civitatis Savone, vel saltim maiores, 

35 nomine universitatis in ilio numero de quo dictis duobus domi- 
nis videbitur, teneantur prestare iuraitientum, prout in 4 capitulo 
continetur. Et similiter facere iurare omnes comitativos vel 
destruales suos, per sindicima, qui etiam obligent se solemniter, in 
casu quo contraveniant, ad penam confiscationis eorum bonorum. 



e. LV B 



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C^LVI À 



124 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Item, quod eligantur duo ad predictis dominis, unum prò 40 
quolibet^ qui debeant regere custodìam civitads prò predictis duo- 
bus dotainis^ qui etiam sint presideotes et capitanei gentium ar- 
morum, et prehemiaentes ad expedienda omnia incunbcnua prò 
negotio Uberìus expediendo. Qui primo debeant invicem se con- 
federare et fratemitatem iuramcntis contrahere, qui etiam digi 45 
debeant noilites aut nobiles» in quantum fieri potest equales coof 
dittionis; eis autem, sic confederatis simul, obligatis ad dictum 
finem, debeant utriusque dictorum dominorum» prò se et suis, 
prestare plenissioumi iuramentum. Et prò predittis fideliter d>- 
servandis, debeant dare obsides ydoneos et competentes^ avizen- 50 
tur quod capitanei ducant secum filios aut nepotes, frates vel 
alios actinentes aut amicos. 

Item, quod ab utroque dictorum duorum dòminorum fiat 
unum edditum et statutum late sententie^ in quo ponantur pene 
excomunicationum, interdicti et adbilitatìonum ab beneficia digoir 5; 
tatis et honores, tam secukres quam ecleziasticos, privationum 
ab omnibus dignitatibus» feudis, vasallis et quibuscumque iuribus, 
in casu quo dicti capitanei» vel aliquis eorum, ofienderent in per- 
sona malisiose aliquem ex dictis duobus dominis vel ex dictos 
utriusque collegiL ^ 

Item, quod quilibet ex predictis dominis debeant secum coo- 
ducere ducentos homines armorum, pedites quinquaginta, qui in- 
trent civitatem, sine equis cum totidem familibus et centum ba- 
lesteriosy in quantimi fieri potest, honestos et fidatos prò quem- 
Ubet dictorum dòminorum, eligendos prò custodia et defendone 65 
ipsortinl, qui debeant prestare iuramentum similiter, ut in 4 ca- 
pitulo continetur; et hii debeant subisse capitaneis ab utraque 
parte dettis, et in manibus utriusque etiam iurare. 

Item, quod portus galearum dividatur equaliter ut fieri poterit, 
prout videbitur utriusque capitaneis maris, prò securitate fienda. 70 

Item^ quod ab uiraque parte eligantur due persone, que habeant 
dividere civitatem in duas partes, quantum poterit equaliter, uno 
castro, cum parte civitatis cuilibet parti assignando. 

Item, quod predicti capitanei civitatis habeant ordinare custo- 
dias et habeant claves portarum. 75 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ijj 

Et de omnibus aliis ordinare et disponere prò sécuritate dicto- 
rmn dominomm, et quod ditti capitane! provideant quod nulius 
sine bullam civitatem ingrediat, ncque aliqua arma introducat vd 
in civitatem portct, exceptis armigeris predictis. Et quo omnia 

80 arma ciyitatis, tam offendibilia quam defendibilia, ponantur sub 
custodia e inventario in dictis castris equaliter. 

Item, quod circha diviisionem domorum et tassationem preti! 
Vpsaium et onmium vitualium, circa etiam libertatem gabel|arum 
et onerum, et de novo non inaponendorum, et de Hbertate rerum 

85 ìntrodiKendarum et aliis similibus, serventur prput alias factum 
fuit quum ibi fiiit Curia. 

Item, quod quilibet ex dominis ìntroducat in civitatem, prò 
servitio persone sue, centum familiares tantum, camerarium et 
duos protonotarios et .X3iv. prelatos et .xil doctores et duode- 

90 cim m^stros in teologia; ita quod quilibet prelatus habeat, 

videlicet, camerarius quilibet .xn., protonotarius quilibet sex, te- 

zaurarius quiUbet sex; si est ardepiscopus quimque, si episcopus 

quatuor, si abbas tres ; doctor autem vel magister duos familiares. 

Item, quod quiHbet cardinalis introducat in civitatem .xx. fa- 

95 milìares tantum, et nulius equitatorem ponat in civitatem nisì 
prò parsone dictorum dominorum. 

Item, quod obtineatur a gubematore lanue quod faciat pacem 
cum Venetiis, vel saltem ponat simpliciter questibnem in posse 
dictorum dominorum idem dominis Venetis faciraitibus ; et si fieri 

100 non potest, detur suiEcientem securitatem omnibus Venetis ve- 
niendi, stando, redeundo secure. 

Item, circha securitatem dictorum dominorum ad dictos do- 
minos, vel eorum quemlibet venientium, tam prò mare quam per 
terram, circha insuper libertatem gabellarum aut aliorum honerum, 

105 aut de novo non inponendorum & aliis omnibus, obtineatur a 
diete domino gubematore. 

Item, quod obtineatur quod gentes galee dictarum duaruni par- 
tium possint liber venire et redire, in quocumque portu sub do- 
minio dicti gubematoris portu. 

no Item, quod castra que sunt Inter Cenam et Savonam inpo- 
nantur sub custodia dictorum dominorum, prò dicto tempore. 



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126 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Itero, quod a dominis castrorum & Riparie, tenentìbus passus 
patrie, habeantur debita securitas in transeundo, stando & re- 
deundo,ut nulla fiat violentia. 

Item, inhabeantur quod nuUus audeant antipapam vel antìcar* 115 
dinales nominare, sed quilibet sit liber invocando papam vel car- 
dinales quem vobierit. 

Item, ut in omni adventu certus et firmus locus in quo dieta 
conventio fieri debeat, habeatur asque alia delatione, si ratione 
pestis vel quovis alio intervenienti casu legitimo de discedendo 120 
a dieta civitate, ab utraque parte fiierit concorditer deliberatum 
seu predicte conditionis, videlicet de securitatibus dandis per gu- 
bematorem lanue ambabus curiis et Venetis, de dominio Savone 
habendo et de divitione civitatis et chastrorum ipsius civitatis 
non fiierint adimplete, dominus avinionensis cum suo collegio 125 
aceptare teneatur unum de locis sibi oblatis per oratores domini 
Romani, in eodem loco, et dicto domino romano et suo collegio 
ad sacratissimam unionem Eclesie perficiendam, debeat persona- 
liter convenire. 

Vedutosi li capitoli soprascripti per lo papa da Vignone e 130 
per li altri signori, fii ordinato doppo molto stare che papa Gre- 
gorio si riducesse a Lucca, e quello di Vignone venisse a Porto 
Vernieri. E cosi seguio come si conterà più innanti. 

CXXrV. Come n. signore Paulo di Lucha prese per 

MOGLE MADONNA PuGENTINA FIGLOLA DEL 

SIGNOR Rodolfo da Camerino. 

Tornasi ora a contare, che morta madonna Viaria mogie del si- 
gnor Paulo, com' è stato contato, fii deliberato per li amici 
et parenti del dicto signore, che prendesse moglie; e doppo molto 
praticare si conchiuse che prendesse'madonna Piagentina figluola 
del signore Rodolfo da Camerino. E.'quella honorevolemente 5 
menò a Luccha del mese di marzo in .Mccccvn.; facendo di 
tal donna honorevole festa di armeggiare e altri sollazi,come a 
tali feste si richiedeno, con deznari et cene in grande abundan- 
tia. E fèsi tal festa in nel palagio, alla qual festa concorse per 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 127 

IO lo comune di Firenza bella imbasciarìa, cosi per lo comune di 
di Siena; e simile per lo signore di Cortona e alquanti marchezì 
di Lunigiana. Ai quali inbasciatori per lo dicto signore Paulo 
fu donato veglimi et drappi honorevolemente, sendo che a tali 
homini si richiedeano. E fatta la festa, ongniimo si ritornò a 

15 suoi magioni, rimanendo con piacere la dieta spoza col suo marito. 

CXXV. Come il duca d' Orliens fu morto a tradimento 

DAL DUGHA lOHANNI DI BORGOGNA. 

Ora si conterà il principio del disfacimento de' mercadanti 
di Lucha et d' altri artieri, e che è stato chagione di tanto 
male. E però si noterà, che essendo V anno di 1407, lo duga 
lohanni di Borgogna, avendo preso alcuno disdegno col duca 
5 d' Orliens, die' ordine, con alcuni suoi amici et in spesialità con 
Dino di Guido Rapondi di Luccha, di uccidere o fare uccidere 
il dicto duga d' Orliens fratello de' re di Francia et chuzino del 
dicto duga di Borgogna. E messo tale tradimento in sodo, più 
giorni spettando giungere il dicto duga d' Orliens con poca 

IO gente, essendo una sera il dicto duga d' Orliens ito a cena con 
madonna la reina, e tornando di nocte con alquanti famigli e 
alchuni doppieri accesi, dal luogo dov' erano stati in aguaito 
quelli che uccidere il voleano a stanza del dicto duga di Borgo- 
gna, il quale duca avea mandato il dicto Dino Rapondi a Bru- 

15 già per apparechiare gente di quella contea, se bizogno fusse; 
e passando il predicto duga d' Orliens dov' erano quelli traditori, 
di subito colpandolo, senza che acorgere se ne potesse, quello uc- 
cisero e alcuno suo famiglio che aitar li volea. E cosi sono 
già i dicti reali inviluppati in nello sangue. E per questo si vede 

20 quello paeze disfacto. Or, secondo che achadrà altro, si noterà. 

CXXVL Come papa Gregorio .xn. venne alla qptA di Lucha. 

Doppo molte pratiche tenute in Siena del papa Gregorio .xn.° 
di doversi trovare a Luccha per esser in pratica con papa 
Benedetto di Vignone, e doppo molto indugio, il plredicto papa 



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128 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Gregorio venne alla ciptà di Lucha con .xi. cardinali e ahri pre- 
lati et baroni, a di .xxvi. gennaio in .Mccccvra.; al quale fu facto 5 
grandissimo honore per lo signore di Luccha et per tucta la 
chìericla di Lucha, et allogiati honorevolemente in nelli infra- 
scripti luoghi cioè; & primo: 

n santo papa fii allogiato in nel vescovado di Luccha. 

Lo chardinale di Branchacio in nel monistero di santo Giorgio, io 

Lo chardinale della Colcmna in santo Lucha alla misericordia. 

Lo chardinale di Bordeus i santo Romano a' frati predicatori. 

Lo chardinale di Lodi in santo Michele in mercato. 

Lo chardinale dclli Orsini in santo Francesco a* frati minori. 

Lo chardinale di Todi in santo lohanni magiore. 15 

Lo chardinale d* Aquilea in nelle case d* Alderico InterminellL 

Lo chardinale di Napoli a santa Maria de' Servi della Donna. 

Lo chardinale di Leggie in nelle case de' Malapresa a santa 
Maria in via. 

Lo chardinale di Meleto in nelle case de* Moriconi a santo 20 
Andrea. 

Lo chardinale di Fìrenza al monistero di santo Frediano. 

Lo chamarlingo del papa e suo nipote in nella canonica di 
àanto Martino. 

Lo signor Polo nipote del papa in Corte Frammi. • 25 

Lo signore Rodolfo da Chamerino in nelle case de* Guinigii. 

Lo figluolo de* re di Portogallo in nella casa fu di Forte- 
guerra. 

Lo signore Malatesta da Pesoli in nelle case de* Boccella. 

L* anbasciarla di Vinegia in nelle case di Arigo Sandei. 30 

La inibascìaria di Bologna in nelle case de* Pogìnghi. 

L* ambasciarla di Firenza in più case honorevoli. Et cosi 
ordinatamente a tucti fu fatto honorevoli presenti per lo signore 
di Lucha, di comfetti, cera, vini, orzo, carne, pescio, strame in 
abondantia, e a molti altri, li quali, per non fare troppo limgo seri- 35 
vere, non si notano. 

Dimorando il dicto papa in Lucha colla sua Corte, e il papa 
di Vignone ess^do venuto a Portoveneri con alquante galee, e 
quine patendo dizagio d' abbitationi, et più volte l'uno a l'altro 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 129 

40 mandando inbasciarie per doversi trovare insieme, et fine alla do- 
menicha di Panorsaccio niente si conchiuse eh' avesse effetto, 
sempre sperandosi T acordio dell' unione non dovere aver effet- 
to. Or secondo che acadrà, si noterà. 

CXXVn. Come papà Gregorio diede la roza al signor 
Paulo Guinigi di Luccha. 

Venuta la domenicha di Paneordacei, com' è d' uzanza del 
santo padre di dare la roza dell' oro al più gentile et nobile 
che sia in quel di in Corte di Roma, il predicto papa Gregorio 
la dieta roza die' et concedeo al signore Paulo di Luccha. E 
5 quelk il predicto Paulo signore portò in mano a chavallo per 
tucta la ciptà di Luccha, acompagnato da tucti i cardinali & da 
tucti li altri gentili homini di Corte e da tutta la ciptadinanza, 
fine al palagio, dove il predicto signore Paulo dimorava. Et 
doppo deznare etiandio la dieta roza portò, aconpagnato simile- 
10 mente; e per questo modo il predicto signore venne* a esser 
fjacto di dignità per mano del ditto papa. 

CXXVin. Come li Fiorentini ordinònno certo tractato c.Lvm b 
A prriTioNE dell' anthpapa contro di papa Gregorio .xn. 

Chome è stato dicto che 1' antipapa da Vignone, il quale si 
noma papa Benedetto, essendo a Portovenneri, quine stando 
a dizagio, e a lui andando 1' ambasciarla di Firenza, fra' quali fu 
Nicolò da Uzano & messer Mazo delli Albisi, con alquanta con- 
5 pagnìa, et praticando col predicto papa socto nome d' unione, 
vedendo lo comune di Firenza che i re Lancilao era per aver 
Roma & che tucto di prendea delle terre di santa Chieza, du- 
bitando di tale re, conchiuseno secretamentc col dicto papa che 
farenno tanto che papa Gregorio andere' a Pisa socto la loro 
IO signoria. Et che dimosterenno al dicto papa con nuovi colori 
che la scisma si levere', con dire che '1 dicto da Vignone ande- 
re' a Livoma ; e perchè Livoma era al go\^rno e guardia de' Ge- 
novesi, non parendo al governatore di Genova honesto di diman- 

B 9 



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ijo PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

dare a Genovesi le fortezze di Livoma, perchè lui già 1' avea 
vendute a Genova, essendo di concordia che avuto i Fiorentini 1 5 
in lor balia il papa di Roma e quello messo in forsa di quello 
da Vignone, fornire Livoma per lo comune di Firenza. E con 
questo i Genovesi funno pregati che la fortezza si concedesse al 
papa di Vignone ; e i dicti Genovesi, sperando V acordio doversi 
fare, aconsentiano che tal fortezza fiisse a quel di Vignone con- 20 
segnata. Ben che alcuno genovese fusse certo che tal fortezza 
dovesse venire in nelle mani de' Fiorentini, ma perchè tal ge- 
novese fii chagione che Pisa venisse in nelle mani di Fiorenza, 
e questo fu messer Bactista Lomellini, a costui fu appalezato il 
pentieri preso, com' è dicto disopra. E cosi si partinno da tale 25 
praticha et ritornerò a Lucha, e insieme co' dicti venne il dicto 
messer Bactista et Princivalli VivaldL E giunti in Luccha, si 
trovònno, con alchuni chardinali e più volte col signore Malate- 
sta, a pratichare che papa Gregorio andasse a Pisa. E doppo 
molte pratiche tenute, tanto fu la inprontitudine de' ditti Fioren- 30 
tini et d' alcuno chardinale, che il predicto papa promisse andare 
a Pisa, e cosi quazi somosse tucta la Corte e alcuni già preso 
chase a Pisa. E parte delli inbasciatori Fiorentini ritornerò a 
Firenza col jdicto messer Batista Lomellini, a narrare il loro 
concepto, e quello che secretamele ordinato aveano. E cosi si 35 
steo fine a di .xv. aprile in 1408. 

CXXIX. Come papa Gregorio, sentendo quello che contra 

DI LUI S' ORDINAVA, STEO FERMO. 

Idio che tucto vede e a' mali pensieri puone rimedio, e a Dio 
non è nascozo il male che s' ordinava, che oltra le cose diete 
s' era preso pentieri che il papa di Vignone, con galee armate 
come il papa di Roma, fusse in Pisa e' Fiorentini averlo messo in 
podestà di quello da Vignone, andarsene a Roma; però che Pau- 5 
lo Orsini dava loro l' entrata, avendo il dicto da Vignone e simile 
i Fiorentini, che non si lassasse né da Genova né di verso Firenza 
passare persona, acciò che non si potesse sapere 1' ordine dato. 
La divina potentia dispuose che lo re Lancilao, con innumc- 
rabile gente d' arme da piò et da chavallo et con galee, venne a io 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 131 

Roma, e apressandosi alla terra e quella^ stringendo, lì Romani 
mal contenti a vedersi a si facta strepta, dubitando che Paulo 
Orsini non facesse di Roma quello che fermo li Gambacorti di 
Pisa, dispuoseno creare in Roma li bannaresi et cosi fecero. E 

1 5 stando in tal maniera, il papa Gregorio, avendo preso sospetto 
dell' andare a Pisa, diliberò non partirsi per allora di Lucha. 

Essendo lo re Lancilao coli' exercito suo intomo a Roma e 
stringendosi Roma, senza molto contrasto Paulo Orsini col po- 
polo di Roma dienno Roma al dicto re, lo di di san Giorgio, a 

20 di .xxm. aprile in .mccccviii. 

CXXX. Come lo re Lancilao fu signore di Roma. 

Equine si fé' festa grandissima con creare il dicto re Paulo 
soprascripto suo capitano con tucta quella brigata che Pau- 
lo aveva, e più .cx:c. lancie, & a lui contribuire buono soldo, et 
di dono fiorini .xxvm.™, et questa presura notificò in più luoghi. 
5 Ma perchè i fanti e lettore erano ditenuti per quel di Fiorenza, 
a Lucha a certo tal prezura non si potèo sapere, se non quando 
per uno catelano, il quale fiie lassato passare da Firenza, che 
portava novelle al papa da Vignone della presura di Roma. E 
per questo modo, sensa lettore, Lucha n' ebbe notitia ; e come 

IO quello chatelano ebbe portata la novella a quel da Vignone, su- 
bito le galee si dizarmaro, e di Luccha si partirò il signore Ma- 
latesta da Pesori, e la inbasciarìa di Genova insalutato hospite. 
Venuto da poi al papa di Roma fante propio, e narrato la 
presura di Roma, li Fiorentini, come savi et astuti, volendo ri- 

1 5 tornare in sulle pratiche, dimostrandosi di contado, andònno, quazi 
all' uscita d' aprile di .Mccccvm., al santo papa di Roma, dicen- 
do: noi vi voglamo pregare che quello che promesso ci avete 
di venire a Pisa, che vi piaccia venire, acciò che questa unione 
si possa conchiudere. Il predicto papa, non come simplici ma 

20 come homo di grande sentimento, cognoscendo la industria 
de' Fiorentini et sapendo tucto, volendo dimostrare a' dicti im- 
basciatori non sapere alcuna cosa dell' ordine tra loro dato, ri- 
spuose: ambasciatori fiorentini, voi dite che io vi promissi ì{ 



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132 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

venire a Pisa, et dite il vero. Ma io non vi dissi a che modo 
né quando. E però vi dico, che quando io arò preio pensieri 25 
del modo et del quando, io V aterrò la 'mpromessa. E con 
questo per allora li spacciò da sé, e loro per quella Volta altro 
non poteono avere. 

CXXXl. Come li Fiorentini fénno lega co' Senesi. 

Lo comune di Fìrenza, che senlpre veghia a suo ben propio & 
a danno del compagno, vedendo il movimento de' re et du* 
bitando della presura di Roma, et pensando che il dicto re non 
voglia venire più avanti, avendo loro mala voluntà contra di 
molte terre di Toscana, pensònno fare legha con Siena. E ac- 5 
ciò che non paresse che da loro venisse a richiedere tal legha, 
mandònno uno loro cìptzàìao mercadante, soto nome di compe- 
rare mercantia, a Siena, solo con uno famiglio. E cerchato moki 
fondachi di mercantie, quando a lui parve tempo doversi partire, 
se n' andò a' priori di Siena, con questo latino, dicendo : Io era io 
venuto a comperare mercantia, e ora che mi debò partire, ifii 
parre' avere troppo fallito se io non vi fìisse venuto a vizitare, 
perchè sempre amai questa comunità. E però vi consiglièri, 
per alcuno sentimento che io sento di vostro danno, che voi 
mandaste a Firenza qualche inbasciaria, e penso gicterà buon 15 
fructov E questo non dico senza gran chagione, però che li a 
Firenza sentirete tucto; & quello che per me si può fare, dove 
io sia, sempre per questa comunità mi troverete presto. Et 
preso chumiato, da loro si partio, avendo prima informato alcu- 
no amico. Li antiani o vero priori di Siena, avendo udito quello 20 
che a loro era stato dicto, raunàro alcun consiglio, dove funno 
di quelli che della inbasciata già facta erano pienamente infor- 
mati^ udendo la proposta eh' era loro stato facta, non molto pen- 
sando, fu consigliato per bene di Siena che a Firenza si man- 
dasse alcuno inbasciatore. E cosi s' ordinò di mandarvi Ser 2; 
lohanni di Cristofano con alcuno altro et con .lx. cavalli. E 
cosi del dicto mese d' aprile in .Mccccvra, giunseno a Firenza. 
E prima parlato con messer Ranaldo Giamfiglassi della loro ve- 
nuta; ài quali messer Ranaldo rispuose : bene avete Éacto, pero- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 135 

30 che la vostra venuta sera molto utile alla vostra comunità; pe- 
rochè si sente ch^ alquante genti d' arm^, a posta de' vostri usciti 
di Siena, vi denno chavalcare, e in fra lì altri è lo Sfona, E 
pertanto avete facto bene a venire a remediare a questi facti. E 
partitosi li dicti imba§ci^tori da messer Ranaldo, se n' andarono 

35 a' priori, e quando funno alla loro presentia, quello disseno che era 
stato dicto per messer Ranaldo. E se quelli inbasciatori di Sie- 
na fusseno stati savi, arennq compreso che tucta questa materia 
era stata principiata con deliberatione della comunità di Firenza. 
Or chome si sia, quelli priori disseno oltra V altre cose che be- 

40 ne era che tra loro s' ordinasse che V uno stato per V altro si 
potesse mantenere; dicendo: e' si converre*che al prezente si fa- 
cesse stornare che la cavalchata che vi de' esser facta non vada 
innanti, e a questo vogliamo noi mettere buono rimedio, e per 
lo avenire s' ordini poter vivere securo, e questo far non si può 

45 se non per modo di legha. Ai quali priori fu risposto che a loro 
piacea tucto ciò che diceano, ma che procurasseno che lo Sfor- 
za non cavalcasse loro terreno. Li priori, avendo dicto di farlo, 
per allora fimno licenziati. 

.L'ahra mactina li priori di Firenze mandarono per quelli di 

50 Siena, narando loro: noi abbiamo facto tanto che lo Sforza, non 
stante che avesse ricevuti dalli usciti di Siena fiorini .mmm., che 
per amore del comune di Firenza non chavalcherà; ma ben vi 
vogliamo dire ohe a volere esser salvi per V avenire, che poi 
che voi non avete mandato da potere fare legha, che voi man- 

35 diate per esso; però che la 'mpromessa e la intentione di Fiorenza 
è di difendervi da ogni persona, l,' imbascigtori rispuoseno che 
ciò faranno, et mandato a Siena ^ raunatp il consiglio di balia, 
fenno il mandato di potersi collegare. E in quel mez?o che 
tali cose si faceano, lo comune di Firenza, avendo più volte 

60 messo a partito in consiglo volere fare in Firenza una prestanza 
di fiorini ,CM., e altretanto in nel loro contado, e non potendosi 
obtenere, non restando i consigli, ultimamente s' ottenne potarlo 
fare. Et dapoi, avuto l' imb^sciatori di Siena piena balia, ja le- 
gha conchiiwno con certe conditi^. Or chome di t^l l^ga se- 

65 guirà altro, si noterà. 



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134 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



Tornasi a dire, a voi Senesi, che se facto aveste legha a vo- 
stro danno et male ve n' avenisse, ogni persona dirà che bene 
vi stia; che sapete, che quando Firenza era coli' arme in mano, 
le genti suoi in sui vostro terreno e voi senza aiuto et morto 
il dugha, e le vostre chastella gran parte perdute, e molto più 70 
ribelli che ora, non voleste mai atendere con Firenza a legha. E 
hora cosi simplicemente Éicta V avete, avendo voi tutte vostre 
chastella et buono aiuto. Vasti a chi bene intende. 

CXXXn. Come saqjje discordia tra papa Gregorio 

e' CHARDINALI, E DI QUESTO NE FU CHAGIONE 
LA COMUNITÀ DI FiRENZA. 

LO grande provedimento preso per la comunità di Fiorenza 
della legha facta con Siena, non parendo loro per tal legha 
avere fermo quello che fosse loro scampo, dubitando del dicto 
re Lancilao, prendendo tra loro consiglio, che avendo tempo che 
loro potessero ricoglere il grano et potere aver genti, o vera- 5 
mente corrompere di quelle genti de' re, e sopra ciò preso pen- 
sieri, sentendo i dicti Fiorentini che il papa Gregorio era in di- 
scordia con tucti i cardinali, che non voleano consentire che *1 
dicto papa creasse chardinale neuno, opponendo et contradicen- 
do, diche il dicto papa pronuntiò contra la voluntà di tucti io 
i cardinali. 

Uno suo fratello, nomato il vescovo di Bologna e suo ca- 
marlingo. 

Uno suo nipote, nomato il vescovo di Siena. 

Un altro suo atenente, nomato protonotario d' Udine. 15 

Uno frate lohanni Domenichi dell* ordine de' predicatori, fio- 
rentino. 

Per la quale pronuntiatione i predicti cardinali, di prima fim- 
no mal contenti di tal creatione, e acciò molto sparlònno; di- 
che il predicto papa Gregorio, avendo sentito quello che parte 20 
de' dicti chardinali aveano tractato verso di lui dell' andata da 
Pisa, fé' ad alcuno de' chardinali certi processi et comandamenti 
che non ozasseno insieme raunarsi socto privatione del cappello, 
e molte altre strettesse a' dicti chardinali fu dimostrato & facto 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 135 

25 per lo dicto papa. Diche vedendo i Fiorentini tale discordia 
com' è dicto, parendo loro potere a loro schampo dare indugio, 
ordinòro che i dicti clìardinali si partissfeno di Lucha, con pro- 
mettere loro salvezza in Pisa e per tucto loro terreno. E facto ta- 
le deliberatione, mandònno a Lucha, a di .x. maggio in .Mccccvin., 

30 Gino Capponi, facendo la via da Pisa. E quine informato quel- 
li .X. di balia che stavano a Pisa, e venuto a Luccha, ordinò 
insieme colli altri Fiorentini che i predicti chardinali di Lucha 
si partissero et andassero a Pisa, dimostrando al signore di Lu- 
cha che la sua venuta fiisse per altra chagione. E tanto fu il 

3 5 suo dire, che il cardinale di Leggie, a modo d' uno piccolo pre- 
te, la mattina, a di .xi. maggio, si partio di Lucha et chaminò 
verso Librafacta. 

Lo papa, ciò sentendo, mandò tucte suoi brigate da pie et da 
cavallo dirieto al dicto chardinale, e parte a chasa dove habitava, 

40 facendoli toUere tucto ciò che in casa avea del suo. E quelli 
che dirieto li trassero, andòno fine a Librafacta, dove quelli di 
Librafacta, ciò vedendo, in difesa del dicto cardinale vigorosa- 
mente difendendolo, dove molti dell' una parte e dell' altra né 
funno feriti & alcuno morto. E questo sentendo li Fiorentini 

45 che in Luccha erano, dolendosi di tal tracta verso il signore di 
Lucha, dicendo che non era ben facto che di Lucha si fusseno 
mosse brigate' andare a saglire il terreno di Pisa, e che molto 
ne rincrescea loro, e che il signore ne dimostrasse quello si 
de*. Di che il signore di Luccha, ciò sentendo, parendoli che 

50 tali genti di papa avesseno fallito, in nel ritomo molti ne incar- 
cerò et cavalli misse in nell' abergo a sua petitione, fine che al- 
tro si dilibererà. E da poi a poghi di fìmno liberi. 

Tomo ora a dire, che poi che i' re Lancilao ebbe Roma, si 
partio di Roma il cardinale di Santo Angiolo legato per lo papa, 

55 e ridussesi a Pisa. Volendo venire a Lucha, volse dal papa salvo 
conducto, e doppo. molti dì il dicto papa li el concedeo. E a 
di .XI. magio in 1408, si mosse da Pisa non sapendo la partita 
del dicto cardinale di Leggie, e venne a Luccha, e alquanti car- 
dinali li andònno incontra, e spozato in nelle case di Johann! 

éo Guinigi, quazi in sulle .xxii. ore del dicto di. 



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i}6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Avendo Gino Capponi colli altri Fiorentini somosso i cardi- 
nali, montarono a chavallo con tucti loro famigli et some, muli 
et amesi> V infrascripti cardinali cioè: il cardinale della Coloona, 
lo cardinale delli Orsini, lo cardinale di Meleto, Io cardinale di 
Fir^iza, k) cardinale di Brancacio, lo cardinale d' Aquilea; e tucti 65 
così a cavallo preseno chumiato dal signore Paulo Guinigi. E 
il predicto signore, non potendoli ritenere, li lassò andare; per 
la quale andata tucta Luccha fu meravigliosamente stupefacta, 
e' Fiorentini lieti che aveano avuto loro intentione di tale cosa. 

Lo signore di Luccha, avendo veduto quello era stato s^to 70 
de' cardinali partiti, e di nuovo sentendo che il cardinale di Lodi 
e '1 cardinale di Todi, e '1 cardinale di Napoli, e '1 cardinale di 
Bordeo s' apparechiavano di partirsi e lassare solo lo papa in 
Lucha, a di .xu. maggio in 1408, fu co' predicti, pregandoli con 
promettere loro che salvi staranno, che di Lucha non si debiano 75 
partire. E cosi col papa prese pensieri che tali cardinali potes- 
sero securi stare, e cosi fu pregato il cardinale di Santangiolo, 
lo quale lo di dinnanti era venuto in Lucha, che li piacesse re- 
stare. Lui avendo veduto la partita delli altri cardinali, dispuose 
a partirsi e il dicto dì camino a Pisa. 80 

O astutia di Fiorentini et sagacità, con quanto provedimoito 
avete divizo il collegio de' cardinali dal capo loro, cioè dal papa! 
E non avete guardato a che mina viene la Chieza per tale di- 
vizione, non guardando voi a quello che a Dio fiisse in piac^; 
ma per venire al vostro sfrenato desiderio non avete guardato 85 
il pericolo di tucta christianitade, a far quello avete facto. E 
non rimane da voi che altra scisma non si crei; ma Idio, che 
tucto vede, porrà rimedio a tucto, e quello che si pensa contra 
lui non si potrà mettere in effecto. Or come seguiterà la cosa, 
altro si noterà. 9^ 

CXXXin. Come papa Gregorio die' ordike 
DI PARTIRSI DI Luccha. 

Papa Gregorio .xn.<^, avendo veduto partire quelli cardinali no- 
mati, e simile sentendo che li altri partire si voleaiK>> ^ co- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 137 

gnoscendo che lucto era stato factura de' Fiorintini, secretamente 
ne scripse a re LancUao, e con persone schognosciute, di sua 
5 intensione informati, mandò al dicto re che quello avea inpreso 
mctt^se ad executione. E tucti questi messi et lettore mandò 
a dì .XI. magio; per la quàl cosa si spera che '1 dicto re cogno- 
scerà che i Fiorentini anno facto tal acto, affine di venire a pra- 
ticha co' Fiorentini per dare lungha a loro schampo, E mentre 

IO tali chaminano, il predicto papa, volendo le cose principiate 
de' chardinali creati mettere affine, a di .xn. di maggio misse et 
anello col cappello et con bacio in concestorio, tale quale avere 
potèo, li predicti quatro nuovamente creati; della quale coro- 
natione poga allegressa se ne dimostrò in Lucha et simile 

15 tra' cortigiani. 

CXXXIV. Nota facta a re LANCiLAa 

Lasseràsi ora di contare di queste materie, et torneremo a dire, 
a te, re Lancislaio, che ora che tu ài il modo da esser del 
tucto signore, non ti vincha paura, avaritia né luzinghi o proferte 
che i Fiorentini far ti volessero. E dei pensare che sempre 
5 s' è veduto, che quando Firenza à potuto prendere lena, che a 
tucte suoi infermità à messo rimedio, e poi punito et vendicatosi 
di chi tale infermità li fecie venire ; e puòine vedere molti excm- 
pli de' quali al presente te neseranno notati alcunL E prima quel- 
lo fecie a santa Chieza, che essendo alquanto inferma pagò a 
IO messer lohanni Aguto fiorini .cxxx."> fiorini, e preso polso et lena, 
fé' alla Chieza perdere venti ciptadi con tucte loro chastelk, 
come innanti nell' altro libro si contiene, in .mccclxxvi. 

Apresso dico che il duca di Milano, per. lo suo sopra sedere 
e indugio, quanto spese denari et tempo, che prima che fusse 
1 5 con quello di Mantova nimicho, voluto esser in Toscana, are' po- 
tuto Firenza soctometere ; ma lo 'ndugio fé' a Firenza prendere 
riparo, per lo quale fii costrecto il dicto dugha a doversi di To- 
schana partire. 

E preso quistione con quello di Mantova, i Fiorentini in 
20 Toschana sempre aquistando, e il dicto duga contra del dicto si- 
gnore poco overo nulla fé', e convennesi con tal pacificare. 



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158 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

E vedendo tal duga i Fiorentini esseme chagione, volendo 
centra di loro seguire, lo comune di Firenza, ciò sentendo, pre- 
seno pensieri allo 'ndugio, e somossero lo inperadore nuovo a 
scendere in Lombardia; per la qual cosa preseno al loro schampo 25 
indugio et termine, e il dicto imperadore poco overo nulla fece. 

Lo dugha, ciò vedendo et sapendo tucto, volendo prima il 
signore di Padova dispuonere, per eh' era stato cosi Firenza a fare 
venire il dicto imperadore, pensando poi il comune di Firenza 
pagare, fece hoste contra del dicto signore di Padova. E pogo 30 
li valse al contasto de' Fiorentini, però che loro, avendo tempo, 
somòssoro Bologna contra il dicto duga. 

Lo duga, sentendo tal cosa, avendo Pisa, Siena, Perugia e gran 
parte di Lunigiana, per ristringere Firenza prese pensieri di vo- 
lere Bologna. E quine mettendo campo, ultimamente, doppo 35 
molto aiuto avuto Bologna da Firenza, il dicto dugha Bologna 
ebbe a suo dominio. 

Or che valse tale presura a danno di Firenza? che subito 
morto il dicto duga, e' Fiorentini, potenti e astuti, col loro sen- 
timento et senno et denari, anno facto perdere, disfare & diser- 40 
tare a' figluoli del dicto duga tucte terre, ciptà, castella et tucti 
beni, intanto che Pisa e gran parte di Lunigiana venuto in neUe 
loro mani, Siena, Perugia, Bologna in nelle mani delle comunità; 
e tucte queste cose sono state perchè chi à avuto podestà et pò- 
tentia sono stati negligenti et pigri e anno voluto dare indugio 45 
a quello eh' è stato loro disfacimento. 

E per tanto si dicie ora, a te re Lancilao, che se ài voluntà 
d' esser grande, non dare indugio per cosa che vegna, che la 
guerra si dilunghi da Firenza; però che quello è stato sempre suo 
volere, che ogni guerra sia da sé rimossa, perchè co' denari può 50 
altro suplire. 

E r opera che ài cominciata è arte lungha, la vita corta, lo 
sperimento fallace, e le cose sono dificili ad avere; quazi a dire: 
volere venire grande, come desideri, è arte molto lunga, e la vita 
di noi mortali è corta, e 1' arte del combatere è fallacie. E di- 55 
cevi che quello che bizogna alla guerra, non avendo tempo da 
progaciarne, sono dificili ad averne. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 139 

E per tanto ti dico : chi tempo à e tempo aspetta, ragion è 
che tempo perda. 

CXXXV. Come li cardinali riducti a Pisa, fenno apellagione 

AL PAPA CHE DOVEA VENIRE. 

Li cardinali partiti di Lucha e andati a Pisa contra la volon- 
tà di papa Gregorio, com' è stato contato, fenno al dicto papa 
protesto & apellagione, apellando al papa che dovea venire. E 
questo fu per vilipendere il dicto papa; e simile perchè, durante 
5 r appellagione, non potessero esser rimossi né privati. E più 
fenno, che si trovònno a Livoma più volte a pratica con car- 
dinali del papa da Vignone. E cosi si steo fine per tucto il 
mese di magio in .mccccviu. Or come di loro seguirà altro, 
si noterà. 

CXXXVI. Come s' ordinò certo tractato contra del signore c. lxiu a 
Paulo Guinigi di Lucha. 

In que' tempi, del mese di magio, cioè a di .xm., in .mccccviu., 
il signore Paulo Guinigi di Luccha ebbe sentimento come mes- 
ser Iacopo di lohanni Viviani & messer Puccinello di Bartho- 
lomeo Turchi di Luccha, con certi ribelli, e massimamente con 
5 quelli delli Opisi, tractavano lo disfacimento di tale signore & 
della sua chasa e de' loro amici. Per la quale cosa i predicti 
messer Iacopo et messer Puccinello fiinno messi in nelle mani 
di messer Antonio da Chamerino podestà di Lucha, e sopra di 
loro facto processo secondo li statuti di Luccha, et confessato, 

IO e dato il termine a fare loro difesa, a di primo gugno dicto 
anno, li predicti messer Iacopo et messer Puccinelli funno con- 
ducti per la Éamigla del dicto podestà dalle pregioni. E letta la 
condanagione e quelli indicati alla morte, lo predicto signore 
Paulo Guinigi, mosso da misericordia e da alcuni preghi, subito 

1 5 mandòe al dicto podestà uno suo cancillieri con decreto che la 
vita fìisse loro riserbata, con dovere dare pagarla di ubidu-e le 
confini. Et cosi seguio che i predicti ebbeno gratia della vita. 



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140 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

et dato la pagaria delle confini fanno liberi; per la qual cosa 
ebbe dal prefato signore per misericordia buona gratia. 

CXXXVn. Come papa Grpgokio .xu, misse molti protesti 

A CARDINAU PARTITI Vi LuCHA. 

Adi .XVI, magio in 1408, papa Gregorio ,xil° misse a tucte 
chieze di Luccha prptesti contra de' cardinali partiti e d* al- 
tri cortigiani, di perdere tucti hpnori et beneficii qualunque de* su- 
prascripti si fa^se partito di Luccha, o che si dovesse o volesse 
partire, e i partiti, se in fra certi di non fasseno ritornati, si in- 5 
tendessero, chi contrafacesse, incorrere in nella pena dieta. E per 
tuxXQ questo neuno chardinale ritornò, E molti non ubidinno & 
cosi rimasero in contumacia. 

CXXXVm. Come lo re Lancilao mandò a Lucha l' ulivo 

DELLA PRESURA DI RoMA. 

LO re Lancilao, avendo preso Roma, com' è stato contato, man- 
dò messi co r ulivo, a di 16 magio in .Mccccvm., a notificha- 
re tal presura, e in ispisialità a Lucha al signor Paulo. Al quale 
per lo dicto signore, fu per contenplatione del dicto re, donato 
vino chavallo et coperto quello chavallo di zettani verde. E quel- 5 
lo che tale ulivo aregò, vestito di zetani viglutato verde, foderato 
di zettani azzi^ro; & oltra il dicto vestiqiento, donatoU fiorini .l. 
e uno suo pagio di panno verde, e facto loro le spese. E par- 
tisi a di .xxn. magio in 1408. 

CXXXIX. Come morìo alcuno cardinale in Pisa 

DI aWLU CHE S' erano PARTITI DI LuCCHA. 

Nareràsi ora d' alcuni cardinali riducti a Pisa. Doppo tale an- 
data non molto tempo passò che morio il cardinale di Fi- 
renza del mese di magio in ,MCCCCvni.; della chui morte molti 
ne faron contenti, et molti ne farono dolenti. Li contenti quel- 
li che di lui dubitavano, per che era lui e sua casa ribelli di S 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 141 

Firenza, e alcuni perchè ne speravano avere aiuto, e per la sua 
morte la speranza venne fallita. E molti per la sua morte n' ebe- 
no grande tezoro, perchè di lui rimase il valere di più di .e."* 
di fiorini. Et cosi morto, in Pisa li fu facto smizurato honore, 

IO e '1 corpo, doppo tale hoilore, fu portato in nel monesterio di 
Certosa presso a Fìretìza, V anima del quale fu racomandata a 
Dio, a chui sta cognoscere il veto dal falso. 

E così rimase la Chìeza privato di tal cardinale. 

Dapoi, a pochi di apresso, mono il cardinale di Leggie in 

15 Pisa, e fu quine sepellìto; al chui corpo fu facto singulare hono- 
re. Idio, che tucto sa, ara quell' anime óollochate dove là sua 
diricta iustitia Y atribuerà. 

CXL. Come lo m. signore Paulo GutNlon di Luccha 

MANDÒ A VIZITARE LO RE LaNCILAO. 

Sentendo il magnifico signore Paulo Guinigi di Lucha che i 
re Lancilaio avea preso il dominio della ciptà di Roma e di 
molte terre, e vedendo che lui desiderava più oltra prendere co- 
me suo compare et amico, avendo prima honorató quello che 
5 tale ulivo adusse, diliberò come ad amico et padre, mandare in- 
basciaria per ralegrarsi del suo buono stato. E con tale ìnba»- 
sciare presentare alcuno presente, secondo che a tale signore si 
conviene. E simile chi tal dono porgere de\ E il dono che 
facto fu, infra T altre cose, fimno corasse di prova et d^ acciaio, 

IO et elmi a pruova fomiti tucti d' oro et d' oriento, con soprave- 
ste rachamate all' arme del dicto re, honorevoli molto. E à fare 
tal dono fii electo Iacopo Faitinelli di Lucha, et per ambasciatori 
fu messer lo vescovo Nicolao de' Guinigi vescovo di Lucha, & 
in sua compagnia Nicolao Amolfini. Li quali, honorevolemettte 

1 5 vestiti e con buona compagm'a, si partirono di Lucha a di pri- 
mo gugno in .mccccvhl, e giunseno a -Roma alla preseiltìa del 
dicto re, del dicto mese. E quelli ricevuti gratiosamente dal 
dicto re, e lui ricevuto il dono facto^ per parte del dicto signore 
Paulo delle cose ditte di sopra. 



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142 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



e. LXIV B 



CXLI. Come si fé' lega tra re Lancilao e Lucha. 

Il predlcto re mandò il dicto Iacopo Faitinelli a Lucha con 
imbasciata secreta a Lucha al signore Paulo, notificandoli se 
volea con lui esser in legha, et che a ciò mandasse procuratore 
che ciò far potessero. E giunto il dicto Iacopo a Lucha et 
exposta r ambasciata de' re al dicto signore Paulo, il predicto j 
signore mandò ser Guido suo chancilieri secreto et ser Dome- 
nico Tocti, etiandio suo cancilieri, col dicto Iacopo Faitinelli a 
Roma a di .xv. gugno. E quine giunti fenno quello per che an- 
dònno, di formare legha col dicto re. E '1 predicto re donò al 
signore Paulo Guinigi imo corsieri di stima di fiorini .ecce, io 
E cosi si partirono di Roma a di .xxn. gugno, e tomòro a Lu- 
cha a di .II. del mese di luglio. 

CXLn. Come il consiglio di Franclv ddlevò l' UBmiENZA 
dell' uno papa et dell' altro. 

Sentendo lo re di Francia e '1 suo consiglio come il papa di 
Vignone dava limga all' unione della Chieza, e cognoscendo 
che il papa di Roma stava simile pertinacie a non volere rifiuta- 
re acciò che tale unione non fiisse, diliberò il dicto re di Fran- 
cia e '1 suo consiglio di puonere silentio al papa dicto di Vigno- J 
ne; e a di .xvi. giungno in .Mccccvm. fenno divieto et dilevò tutte 
rendite et beneficii che il dicto papa di Vignone possedea in 
nel reame di Francia, con non volere più ubidire né a lui né a 
quello papa di Roma; nomando quello di Vignone Piero della 
Luna e quello di Roma Angelo da Vinegia. E cosi viene la io 
rezia di tali papi a multiplicare ; per la qual cosa il predicto 
papa di Vignone scomunicò il dicto re di Francia e '1 suo con- 
siglio ; per la qual cosa i cardinali del dicto papa da Vignone si 
divizeno parte da lui e più ubidire noi volseno, e da lui si par- 
tirono. E il dicto papa di Vignone, con circha tre cardinali del- 15 
li .XL o più che n' avea, montò in sulle galee & di quello di Ge- 
nova si partio et chaminò verso Peprignano in Chatelogna. Lo 
re di Catclogna, sentendo quello che il dicto papa avea facto di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 145 

non volere venire all' unione, non volse che tale papa in sul ter- 
20 reno suo entrasse; et così si steo in mare più tempo senza pi- 
giare terra. Or come di lui altro seguirà, tucto si noterà. 

CXLDI. Come papa Gregorio .xn. si partIo di Lucha. 

Sentendo papa Gregorio .xn.o di Roma come il papa di Vi- 
gnone s' era partito, avendone allegrezza perchè lui all' acor- 
dio male vi si conducea, deliberò partirsi di Lucha & andare a 
Siena, dando suono che le brigate de re di Napoli lo dovessero 
5 di Lucha levare. Li Fiorentini, sentendo questo, del mese di 
gugno, quazi all' uscita, mandònno inbasciarìa a Lucha, e simile 
somossero li Senesi a mandare inbasciata al dicto papa, che li 
piacesse che con gente de re non si dovesse muovere, né quelli 
far venire, assegnando nuove ragioni al loro schampo, metendo 
IO i dubii in nel chapo al dicto papa che mal facea a fidarsi delle 
genti de re, et che lo comune di Firenza lo mettere' salvo in 
quel luogo dove a lui piacesse; et che di ciò lo ferenno chauto 
et securo per quanti stadichi volea. 

E cosi il dicto papa, non fidandosi delle genti de re per lo 
15 spetto messo, e simile rivoltosi di non volere andare a Siena, 
diliberò mandare uno suo nipote per quelli stadichi, e avutoli in 
salvo luogo, mettersi in nelle mani de' Fiorentini. Et cosi se- 
guio, che doppo molti parlari, uno sabato, a di .xnn.^ luglio 
in 1408, il dicto papa si mosse di Luccha, con assai picola bri- 
20 gata, però che molti pochi cortigiani lo segulo. E de' tre car- 
dinali vechi che erano in Lucha, uno solamente n' andò con lui, 
e questo fu il cardinale di Todi; è vero che quelli quatro car- 
dinali che avea facti in Luccha e quelli lo seguirò. Et honorato, 
sensa palio, di Lucha si partio, e la sera sposò a Monte Charlo. 
25 Or come seguirà suo chamino, altro si noterà, 

CXLIV. Come i chardinali ch' erano a Pisa fenno inbasciarìa 

AL SIGNOR DI LuCCHA. 

Li cardinali che si partirono da papa Gregorio .xii.^, che an- 
donno a Pisa e poi a Livoma, sentendo la partita che il 



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144 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

dicto papa facto avea, a dì .xvm. luglio, i predicti cardinali maih 
dònno du^ di loro inbasciatori al signor Paulo di Luccha, cioè 
il cardinale di Brancaccio e quello di Meleto. E loro inbosciata 5 
fu che volentieri diliberènno tornare a Lucha, se al signore pia- 
cesse. Lo predicto signorie di Lucha, vedendo che loro erano 
stati presuntuosi a partirsi di Lucha lassando il papa in abondo- 
no, e non aver voluto consentire al consiglio che il dicto signore 
dava loro, consigliandoli che di Lucha non si partisseno, loro io 
volendo la lor voluntà -seguire, tale andata per loro facu fa; per 
la qual cosa il predicto signore Paulo non consentio che a Luc- 
cha ritornassero per le ragioni diete; e anco per le promissioni 
che i dicti cardinali aveano facto al comune di Firenza. E così 
rimaseno i dicti cardinali in Pisa. Or chome di tale coU^ i; 
seguirà altro, si noterà. 

CXLV. Come papa Gregorio si ridusse a Rimini 

E dUlNB fé' alcuni CHàRDINAU. 

Ritornasi a contare, che poi che papa Gregorio si partio di 
Luccha, doppo molto andare in qua e in là, ultimamente si 
condusse ad Arimini socto la signoria del signore Charlo Mala- 
testa, e quine, tenendosi securo, risteo, avendo seco pocha brigata 
di cortigiani, facendo alcuno cardinale poiché di Luccha si partio; 5 
fra* quali fii messer Bandello di Michele Bandelli da Lucha, il 
quale era vescovo della Ciptà di Castello, e alcuni altri li quali 
qui non si metteno. 

E stando il predicto papa a Rimini, li cardinali che da lui 
s' erano partiti e andati a Pisa, e molti di quelli del papa di Vi- io 
gnone, concorsi a Pisa al disfacimento del dicto papa et antipapa, 
con lettore et processi intendeano fare contra de* dicti due papi, 
mandònno certe lettore citatorie a' predicti, e più, che per tucto 
cristianità mandònno lettore e inbasciata; & perchè sere' lungo 
lo scrivere chi andò & dove, ma la conclusione fu che per tucto 15 
magio del .Mccccvnn. fussero a Pisa a vedere publicare per here- 
tici i predicti due papi, e di nuovo ordinare il concilio per fare 
elettione d* altro papa. E cosi si steo spectando tal di. Or, per 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 145 

che queste cose non si puonno ordinatamente notare, quello se- 
20 guio di tal materia fine al dicto di si taceranno. E conteremo 
alquante altre cose che sono apparite d' altre materie, e quelle 
conteremo socto brevità, fine che torneremo al nostro proposito 
de' dicti cardinali et del papa. 

CXLVI. Come fu taglato la testa a messer Gabriello Maria 

IN Genova. 

Chome innanti avete sentito, quando messer Ghabriello Maria 
figluolo che fii del dugha di Milano, concedeo Pisa a' Fio- 
rentini per mezzo del governatore di ^enova, dovendo il comune 
di Firenza pagare al dicto messer Ghabriello per compimento di 
5 tale pagamento fiorini .lxxx.»", et essendo venuti li tempi di tale 
p^amento, il predicto messer Ghabriello andò a Genova per do- 
mandare^ al governatore, chome pagatore di tali denari, che li 
concedesse ripresagla contra de' Fiorentini per li dicti fiori- 
ni .lxxx.°*. e doppo molte dimande facte e alcune ripresagle 

IO fecte contra de' Fiorentini, ultimamente seguìo, che non essendo 
il dicto governatore in Genova ma in suo luogo alcuno lassato, 
fìi informato della intentione del governatore. E stato in Geno- 
va il dicto messer Gabriello alcimi di, fij al dicto messer Gha- 
briello apposto che lui era venuto in Genova a pititione di Fa- 

15 sino Ghane e di parte ghibellina, per torre Genova et darla in 
nelle mani del dicto Fatino et di parte ghibellina. Et preso, 
senza che mai n' avesse alcuna cosa saputo né conducte brigate, 
è messo in nelle mani poco amico del dicto messer Ghabriello 
né della casa de' Visconti di Milano. 

20 E doppo molta coUa, non potendo il dicto messer Ghabriello, 
come iovano d' anni .xxn. sostenere, li fii facto comfessare, socto 
nome che alcun male non are'; lui come iovano comfessò pri- 
ma per la pena, apresso per le buone promessioni e noa cre- 
dendo morire. 

25 Avuto il predicto officiale tale confesione, com' era sua vo- 
luntà, et simile per che tale governatore dovesse avere quelli fio- 
rini .Lxxx.™, che il comune di Firenza dare dovea e lui n' era 

B IO 



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e. LXVI B 



146 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

securtà, consentio et volse che al dicto messer Ghabriello li fusse 
la testa tagliata. E cosi ordinato, dicto e letto la condannagione, 
alla quale né schuza né altro che dicesse non li fii consentito, 50 
se non che letta tal condanagione, e menato in su uno taullto 
acciò ordinato, presente il dicto officiale, sopra lo quale molto 
coctone era disteso, acciò che '1 sangue non si spargesse in ter- 
ra ma si in sue quello coctone, e così posto giù la testa li fu 
tagliata. E a questo modo fue conducto quel iovano inocente 35 
per la parte e per torleli il suo; della qual morte Fatino Ghane 
molto fu mal contento sperando di ciò fer vendetta. 

CXLVn. Come fu scomficto & morto n- populo di Leggie 

IN pRANaA. 

Chome sempre s' è veduto e udito, che quando il capo sta 
male ogni menbro ne sente, e pertanto si conterà che es- 
sendo il vescovo di Leggie alle confini di Francia in discordia 
col populo suo, e già partitosi di Leggie e riducto si de V anno 
di .Mccccvin. a una sua fortezza, e quine assediato, il predicto 5 
vescovo richiese il dugha lohanni di Borgogna suo amico di so- 
corso et di gente, e '1 predicto duga chavalcò con molta gente 
da cavallo de' suoi. E doppo molto conbatere con quelli di Leg- 
gie, il dicto duca di Borgogna e il dicto vescovo rimasero vin- 
citori e quelli di Legie sconficti & di loro morti .xxxv.™, e di io 
quelli del duca .m.^ E per questo modo quella ciptà di Leggie 
rimase disfacta. 

CXLVin. Come lo duga di Borgogna cominciò a guastare 

LO REAME DI FRANCIA. 

Avendo il duga lohanni di Borgogna principiato il guasta- 
mento di Francia, dopo la sconficta data a quelli di Leggie, 
armata mano si ridusse verso Parigi, e' re e li altri reali, dubi- 
tando di lui, si partirono di Parigi e caminòro a certo luogho 
forte, dove pensavano poter tenere salvo il dicto re e U altri. 5 
E il dicto duga di Borgogna venuto a Parigi e quine stando, non 



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-DI GIOVANNI SERCAMBI 147 

» - 

avendo potuto avere de' re sua intentione, fu per alquanti tractato 
certo acordio. E dell' anno di .Mccccvim.^, quazi all' entrata, il 
dicto re .colli altri ritomòro a Parigi, con avere facto alcuni pa- 
io rentadi tra il dicto re et figluoli del ducha d' Orliens e il dicto 
dugha di Borgogna. E cosi si quietò per allora tal discordia. 

CXLIX. Come Paulo Orsini si soldo co' re Lancilao 
DI Napoli. 

Lassasi al presente di narrare del dicto dugha, e tomeràsi a 
contare, seguitando lo richiedere che fanno li cardinali riducti 
a Pisa, che fanno di tucte genti, e le citationi che fanno a du' pa- 
pi. Si mosse lo re Lancilao di Napoli con moltitudine di genti 
5 d' arme doppo la presura di Roma, non stante li stroppi che' Fio- 
rentini fenno, si di porgere aiuto a Paolo Orsini e a' Romani 
che erano in Roma, si di volere conrompere suoi brigate et fare 
alcune terre ribellare, che poco valse loro; che i efetto Roma fu 
del dicto re, e Paulo Orsini riconciliato con lui, com' è stato dicto. 

CL. Come lo re Lanolao ebbe la ciptA di Perugia. 

Lo re Lancilao, sentendo quello che' Fiorentini l' aveano facto 
in contrario, et vedendo che loro aveano conducti li cardi- 
nali in Pisa, solo per che s' opponesse al dicto re, dispuose il 
dicto re concordarsi con tucti quelli delle Marche. E mosso suo 
5 esercito, si ridusse verso Perugia, colli usciti di tal terra, in nel 
principio di 1409. E ultimamente quelli che signoregiavano Pe- 
rugia, come fu Cecholino co' suoi adherenti, fermarono che il 
dicto re fusse di Perugia signore et maggiore, con conditione 
che li usciti di Perugia non si dovessero rimettere. Et così il 
IO predicto re aconsentio, et di Perugia ebbe il dominio, dando pa- 
role generali alli usciti, i quali, come meglio poteono, sterono con- 
tenti, aconciandosi come meglio poteono, per campare loro vita. 

CLL Come lo re Lancilao dispuose far guerra a' Fiorentini. 



D 



isposto i re Lancilao far guerra contra de' Fiorentini, e 
contra coloro che co' dicti Fiorentini si tenessero, dispuose 



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148 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

che in mare fusseno a sua stansa navi otto et galee .xv. be- 
ne armate, le quali stessero verso le parti tra Piombino et Pisa, 
et per terra ordinò aver a soldo circha .xv.*» cavalli con buoni 5 
chapi. Fra' quali fu Paulo Orsini, lan Colonna, lo conte di Troia, 
e molti altri conti et dughi et chapi valenti, e a sua guardia et 
della sua persona .v.^ provigionati et bene armati, et .vs homini 
d' arme, tucti a sua livrea vestiti, e cosi fantaria da pie gran nu- 
mero disposto di venire verso Toscana; pensando che Siena, io 
come sua amicha, fiisse la prima che desse volta, e simile Cor- 
tona fecesse tale acto, per promessione che il signore di Cortona 
li avea facta che sere' la prima che a lui si dare'. E molti altri 
pensieri ebbe da Cecho di Cione di Sàndoro et dal conte Ber- 
toldo e da molti usciti di Siena, et principalmente messer Guido 15 
d' Asciano; li quali tucti s* erano proferti di morire prima che 
di lassare il dicto re in abandono. 

Cm. Come li Fiorentini fenno officio di balìa. 

Li Fiorentini, sentendo che lo re Lancilao era disposto a fare 
loro guerra, dubitando del dicto re, ordinòrono creare uno 
oiEcio di balia di certi ciptadini; é doppo il molto mettere a 
partito, s' octenne e vinsessi et fòsi dell' infrascripti ciptadini, li 
quali avessero piena balìa, come à tucta la comunità di Firenza, 5 
in tutte le cose che a guerra richiede. Li nomi de' dicti cipta- 
dini sono questi, cioè : 

Nicolò da Uzzano, 

Rosso di Piero de Rosso, fornaciaio. 



Bemaba delli Agli, 
Messer Iacopo Salviati, 
Piero d* Alpontuzzo Baroncelli, 
Messer Bartolomeo Popoleschi, 
Scholaio di Nepo delli Spini, 
Iacopo di Francesco Chambii, 
Lucha di Manetto da Filichaia, 
Leonardo brigliaio. 



IO 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 149 

Li quali, cosi eletti, ordinòrono et diliberònno molte cose, 
delle quali alcuna se ne noterà. E prima che della ciptà di Pisa 

20 si traesseno et mandassensi a Firenza a' comfini .lxxv. per cen- 
tonaio. E molti per tal chagione s' asentarono; e simile della 
ciptà di Arezzo, Pistoia, Prato, Saminiato e Volterra et d* altre 
loro terre per sospetto, metendo tale a Pisa, tale ad Arezzo, e 
tale altro-; disponendo mandare per tucte loro terre huomini a 

25 difesa et conunissari, per potere riparare contra il dicto re. E 
simile mandònno a Siena messer Christofano delli Spini, a Cor- 
tona messer Iacopo Gianfigliassi, e a tutte terre a loro racoman- 
date, overo collegate, mandònno commissari, acciò che nulla si 
facesse che potesse tornare dapno della comunità di Firenza. E 

30 questo missero in eflFetto et cosi dispuosero di tucte terre a loro 
soctoposte, e più che fecero loro capitano generale di tucte genti 
d' arme Malatesta signore di Pesoli, e in Firenza fermo officiale 
di balia. E a questo modo fu principiato i loro schampo. 

CLin. Come a pititìone del comune di Firenza fu soducto 

ALCUNO DI LUCHA A TRACTARE CONTRA LO SIGNOR PaULO 
DI LuCHA IL suo DISFACIMENTO. 

Tornasi a contare, che avendo lo comxme di Firenza messo 
in ordine le cose diete, per muovere quistione contra del 
signore Paulo Guinigi di Lucha, dando suono che il predicto si- 
gnore fusse stato chagione d' avere facto somuovere il dicto re 
5 del venire in Toschana, più volte deliberònno chavalchare et 
dannegiare il terreno di Lucha; per la qual cosa fu di necessità 
sgonborare tucto il contado. E di vero lo comune di Firenza 
are* il dicto terreno cavalchato, se non che i re venne in sul ter- 
reno di Siena e quine alquanti di sogiomò, dando molto guasto 

IO alle biade, perch' era del mese d' aprile, pensando il dicto re colli 
usciti di Siena che Siena si concordasse co' re e dilevassesi da 
Firenza. Li Fiorentini ciò sentendo dal loro commissario, con- 
fortando i Senesi, prometendo che tucto il danno che .Siena ri- 
cevesse per Firenza si mendere', e per questo modo il comune 

15 di Siena riceveo smizurato dapno delle biade. E altro il dicto 
re a Siena in quel pimto non fé*, e levatosi da Siena si ridusse 



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150 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

con tucte suoi brigate ad Arezzo, e quine Io comune di Firenza 
avea proveduto di genti d' arme, che poco aquisto lo diete re vi 
fé', salvo dare il guasto a' grani. Lo comune di Firenza, avendo 
mala intentione contra del signore Paulo di Lucha, tractò alcuno 20 
tractato contra del dicto signore per mezzo di Nicolao da Berla 
de' Guinigi, per sotrahere Luccha e quella ridurre alla loro vo- 
luntà. Ma Idio che vede i mali pensieri, che altri avea contra 
del dicto signore et di Luccha, dispuose a fare asentire al dicto 
signore tale tractato ; e avuto tucto, il predicto Nicolao preso e 25 
confessato tucto, riceveo gratia della vita dal dicto signore, e fu 
mandato a' confini fuori di Toscana. E cosi rimase tale tractato. 
Lo comune di Firenza, avendo perduto tale speranza, spet- 
tando tempo di dannegiare la ciptà di Luccha, parlando largho, 
pensònno che di verso i re Lucha non potesse avere alcuno sen- 30 
timento, restringendo tucte strade ; per la qual cosa niente over 
nulla per di là saper si potea. E, mentre che tali cose si facea- 
no, achadde che di ponente venia una nave charicha di lana et 
di panni, la magior parte a stanza de' Fiorentini, di valsuta più 
di .cc.n*di fiorini, e questo sentendo le navi et galee de' re, se- 35 
guitandola, ultimamente del mese di magio in .Mccccvnn.o quella 
preseno, e quella con tucta robba condussero a Gaeta, avendo 
prima le diete navi et galee preso 1' Elba. Per le quali presure 
al comune di Firenza toma molto danno. E non stante la dieta 
presura di tal nave di mercantia, preseno una nave di grano che 40 
i Fiorentini faceano condurere per mettere in Pisa. E dirissan- 
dosi le diete navi et galee de re, per sentimento che ebeno d' una 
nave, che venia charicha di spetie di levante a petitionc de' Fio- 
rentini, fine a di primo gungno in 1409, non si poteo niente 
sapere come sono seguite ; ma come le cose capiteranno, al- 45 
tro' si noterà. 

CLIV. Come le genti de re Lancilao dienno il guasto 
AD Arezzo. 

Lo re Laneilaio, avendo dato il guasto a' graìii di Arezzo, si 
ridusse verso Cortona, sperando che il signore di Cortona 
volesse atenere quello che già promesso li avea, cioè d' acoman- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI i$i 

darsi a lui. Et essendo in sul terreno, senza dare alcun guasto, 
5 mandando a dire al dicto signore e a' terrieri di Cortona che 
piacesse loro dare vituagla per li loro denari et libero transito, . . 

e questo facendo, tucto il loro terreno sere' franco senza danno. 
Li terrieri, ciò sentendo, andònno al dicto signore notificandoli 
che loro non aveano mercantie da vivere, se non li ricolti del 
IO vino, grano, oglio et fructi et che li piacesse concedere al dicto e. Lxvm b 
re le cose chieste. 

CLV. Come il signore di Cortona col commissario 
de' Fiorentini ordinòro tractato doppio 

CONTRA l RE LaNCDLAO. 

Lo signore di Cortona, ristringendosi con quello commissario 
di Firenza, diliberònno di far quello che '1 popolo di Corto- 
na avea domandato, e dato V ordine per la mactina seguente, man- 
dare a re a dire che loro erano presti a fornirli di tucto ciò che 
5 chiedea, E facto il popolo contento, spettando la matina, il pre- 
dicto signore- con quello commissario uzònno tractato doppio, 
che subito scrisseno al commissario d' Aresso che mandasse a 
.Cortona huomini d' arme .ecc. et fanti .ecce, la nocte; e se altri 
dicesse: che genti sono queste? dicessero: homini et gente de re. 

IO E cosi segulo, che la mactina rivegnente le diete gente giunsero 
alla porta di Cortona, alle quali erano alla guardia li homini di 
Cortona, dicendo : noi siamo genti de re, fiinno lassati entrare ; 
et entrati, gridarono : viva il signor di Cortona et parte guelfa ! 
il popolo, ciò sentendo, vedendosi ingannati, molti se ne. fugiteno 

15 e alquanti ne funno presi & incarcerati, et li altri convenero 
star contenti. E oltra il dicto tractato, avendo lo re mandato 
per inbasciatore a Cortona il figluolo del conte Guido da Bagno, 
pensando buona fè, il dicto signore quello fé' uccidere; per la 
qual morte i re mal contento pensò di tale fallo il dicto signo- 

20 re punire. 

CLVI. Come fu dato il guasto a Cortona. 

Lo re sentendo tale tractato et inganno fatto, e vedutosi bef- 
fato dal ditto signore di Cortona, dispuose ogni cosa mettere 



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152 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

al guasto. E comandato che il guasto si desse come a nimico, 
subito fu tale guasto dato, che fine alle mura di Cortona, vigne, 
olivi, fructi, albori, grano, chase tucte messe al guasto, che fine 5 
alle radici diradicate vingne, olivi, chase arse, e le mura di tal 
case disfacte, e tucto lo bene di Cortona esser disfecto, in forma 
che mai per quelli di Cortona si potranno rifare. E questo an- 
no avuto per seguire 'alla voluntà de' Fiorentini. 

CLVn. Come Carlo Malatesta e altri inbasciatori di papa 
Gregorio & di papa Benedetto non funno udifl 

Lasseràsi al prezente di contare de re et di Cortona, che bene 
vi si tornerà, et tomeràsi a narrare che stando li cardinali a 
Pisa, e quine concorso, fine a di primo gugno in 1409, molte 
genti in numero più di .vi.™ per vedere la fine che far vorranno 
di tale acordio, e mentre che tali ragionamenti erano, venne a 5 
Pisa Charlo Malatesta signore di Rimini, dichiarando a tucti li 
cardinali che lui offeriva che il papa Gregorio .xn.^ rinonsere* il 
papato, in quanto i dicti chardinali volessero elegiere luogo non 
sospetto al dicto papa, metendo per sospetto tucte terre socto» 
poste a' Fiorentini, dichiarando luogo comune Bologna, Rimini, io 
Siena, Lucha. E non avendo il dicto Charlo Malatesta risposta 
buona alla sua intentione, si partio di Pisa e ritornò a Rimini. 
E doppo molto ristare, papa Gregorio xn.^ diliberò di quine par- 
tirsi, e andare a Udine. E come pensò misse in eflPecto, che di 
Rimini si partio, e montato in mare, con legni agontani pervenne 15 
in nel mare di Vinegia a uno chastello o vogliamo dire vilb 
nomata Ci vitale in Frigoli; e quine stando alcuni di, molti gen- 
tili homini et di popolo e stranieri andònno in que luogo a vi- 
zitarlo, non però che la comunità di Vinegia vi mandasse per 
sua parte. 20 

CLVin. Come papa Gregorio CAMmò a Udine. 

E, stato vizitato da' soprascripti, il predicto papa in su una galea 
d' Agontani montò per andare a Udine. Come il patriarcha 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 153 

d' AquUea, magiore et governatore con altri suoi seguaci d' Udi- 
ne, diliberònno non volerlo ricevere. E alquanti d* Udine vo- 
5 leano che lui entrasse come magiore : per la qual divizione, il 
predicto patriarcha & suoi seguaci, opponendosi alla incontra di 
quelli che '1 voleano, ultimamente coli* arme conbactendo, e morti 
più di .ecc. di quella ciptà, rimasero vincitori quelli del patriar- 
cha. Et per questo modo al predicto papa Gregorio fu di neces- 
10 sita ritornarsi a quello chastello overo villa nomato Civitale in 
Frigoli, chiedendo a' Venesiani aiuto allo suo riparo. Or come 
di lui seguirà altro, si noterà. 

CLIX. Come il signore di Lucha fu richiesto da' cardinali 
DI Pisa & non volse consentire. 

Infra questi tenpi e di, i predicti cardmali riducti a Pisa ri- 
chieseno il signore Paulo Guinigi che mandasse al loro con- 
cestoro alcuno prelato, benché più contenti erano del vescovo di 
Luccha, e se questo non potesse, perchè già li Fiorentini teneano 
5 per nimico il signore di Luccha e questo cognosceano quelli 
cardinali, che ahneno tal signore mandasse qualche procuratore 
a consentire al loro proponimento contra li du papi. E se que- 
sto non paresse, che il dicto signore creasse imo di corte de' car- 
dinali procuratore, a consentire a quello che i dicti cardinali vor- 

10 ranno dichiarare et fare.. 

Lo signore Paulo Guinigi di Lucha, avendo veduto che più 
che le .ra. parti delle quatro cose aveano £atto sensa suo consen- 
timento e senza la prezentia d' alcuno suo procuratore o sotto- 
posto a Lucha, diliberò rispondere con honesto modo che s' apar- 

15 teneva a lui. Alegando in quanto pericolo incorrea Lucha se 
contrafacesse a quello che già promesso fu a santa Chieza, quando 
fu riconciliata dallo interdicto che papa lohanni .xxii. avea facto 
contra Lucha, e da poi papa Benedetto quella riconciliò come 
appare in nel primo libro delle croniche et parte in questo per 

ao molti privilegi. E con quelle scuze et ragioni fecie il predicto 
signore chiaro il collegio de' cardinali et altri prelati, che in Pisa 
erano concorsi, che lui né alcuno suo soctoposto potea concor- 



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154 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

rere a tal acto, quale i predicti cardinali e altri prelati far vole- 
vano. E pertanto sì steo che di Lucha non vi concorse, né pro- 
curatore non si fecie. 25 

CLX. Come s' ordinava certo tractato contra del 
SIGNOR Paulo Guinigi di Luccha. 

Ora si lassa al presente di narrare della Chieza, e torneremo 
a narrare delle cose che occorseno, prima che flisse kalende 
giugno in 1409, tra' Fiorentini e re Lancilao. Che avendo il 
comune di Firenza conducto .ecc. lancie, di quelle che messer 
Octobuon Terso da Parma avea per contastare a re, e dovendo 5 
quelle 300 lancie passare per lo terreno di Luccha, e quine a 
stanza de' Fiorentini sogiomare, intanto che il grano fusse per 
loro consumato, dando suono dovere venire per Garfagnana 
veramente per Lunigiana per le terre del marcheze Nicolò da 
Fivizano, il signore di Luccha dubitando di ciò, senza dimostra- 10 
tione et senza paura, non manifestando tale venuta a persona, 
mandò in Gar£signana Borghese Locti con alquanti, per pren- 
dere riparo se tali quine scendere volessero; e simile per la 
via di marina. 

E perchè Idio a' mali voleri et contra ragione chi tali vo- 15 
Ieri desidera mette rimedio et freno, avenne che il dicto mes- 
ser Octo avendo parte della sua gente concia col comune di Fi- 
renza a suo gran vantagio, e lui col governatore di Genova col 
resto delle suoi brigate di numero .mmm. in tucto, lui colle due 
parti esser conducto col dicto governatore al disfacimento di 20 
Fatino Ghane et d' altri in Lombardia, il predicto governatore 
fé' tractare acordio tra il dicto messer Ottobuon Terso et mar- 
chese di Ferrara nomato Nicolò. E doppo molti ragionamenti 
tra r una parte e 1' altra, ultimamente la pacie si conchiuse a 
di 26 magio in 1409. E il dicto di tal pacie si bandìo a Par- 25 
ma. Regio, Ferrara, Modona et Rubiera. 

CLXI. Come fu morto messer Ottobuon Terso da Parma. 



B 



andita la pacie tra il marchese di Ferrara et messer Octo- 
buon Terzo, essendo il dicto marcheze a Rubiera, disse al 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 15^ 

cancilieri di messer Otto, nomato ser Agustino, il quale a Ru- 
biera si trovò: io arei charo che messer Octobuono hsse a 
5 parlare mecho, prima che io me n' andasse a Ferrara. E cosi 
ne inpuose inbasciau al dicto ser Agustino. Di che il dicto ser 
Agustino disse che fare' V ambasciata. 

E chavalcato a Reggio, dove trovò messer Octobuon Terzo 
contento di trovarsi col marchese, fé' sellare uno portante; e co' lui 

IO molti gentili homini, sensa alcim' arme si partirò da Reggio, e 
chavalcaro fine alli stecchati di Rubiera. E quine, spectando il 
marchese alquanto, lo marcheze giungendo alle sbarre con molte 
delle suoi genti armate, fra' quali era uno chaporale nomato lo 
Sforza con alquanti suoi compagnoni, informato della intentione 

15 del marcheze, e giunti il dicto messer Ottobuon Terzo, vedendo 
il marcheze, disse : conpare, posso passare securamente ? il dicto 
marchese rispuose : si. Vedendo im suo del dicto messer Octo- 
buon Terzo chaporale di .ecc. lancie nomato Guido Turello, le 
brigate del marcheze esser armate, e quelle di messer Octobuono 

20 neun' arme, salvo le spade, disse al dicto messer Octobuon: non 
andate. Lui rispondendo : va, apicchati, credi tu che '1 mio com- 
pare mi tradischa? E di subito disse al marcheze: conpare, 
fregherestemella voi ? Lui rispuose : non, compare. 

CLXn. Qui fu ucaso. 

E passato le sbarre et tramezzato il dicto messer Octobuon 
Terzo tra le genti del marcheze et tra quelle dello Sforza, 
senza molto restare, il dicto Sforza colla spada percosse il dicto 
messer Octobuon Terzo in sulla testa, e doppo tal colpo li die' 
5 della dieta spada per lo petto, che morto lo mandò a terra del 
cavallo. E poi di più et pine colpi fu ferito; ma poco valeano 
però che prima era stato morto com' è dicto. 

Morto il dicto messer Octobuon Terzo, quelli che con lui 

venuti et entrati erano in nelle sbarre in numero di .xxxn., fra 

IO quali fimno alcuni della sua chasa, rimaseno pregioni; e alquanti 

di quelli che erano di fuori rimasi, dando a fuggire e le genti 

del marchese seguitandoli, ultimamente quattro di quelli funno 



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1^6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

morti, e li altri canparono. Et questo fa doppo la pacie bandi- 
ta a di .xxvn. magio in .Mccccvrai. 

CLXnL Come il dicto messer Octobuon fu spoglato nudo. 

Dapoi il dicto marcheze di Ferrara fé' spoglare nudo il dicto 
messer Octobuon Terzo, e quel corpo cosi nudo fé' mettere 
in su uno charro e quello condusse a Modona, dove fa, in nell' en- 
trare dentro, da più persone tagliato del dicto corpo alquanti 
bocchonL 5 

CLXIV. Come n- corpo del dicto messer Ottobuon 

FU SaUARTATO. 

Econducto dentro in Modena, fa il dicto corpo conceduto a 
uno gentile huomo inimicho chapitale del dicto messer Octo- 
buon Terso, perchè avea del dicto gentile huomo fecto squartare 
per parte uno suo figluolo. Lo quale gentile huomo il corpo 
del dicto messer Octobuon Terzo colle sue mani squartò, e le 5 
budella et enterame die' a mangiare a' chani et a' porci. 

CLXV. Come la testa del dicto messer Octobuono 

FU PRESENTATA A PlERO RoSSO DA PaRMA. 

Dapoi presentò la testa del dicto messer Octobuon Terzo a 
Piero Rosso da Parma, nimicho chapitale del dicto mes- 
ser Octobuon. E il dicto Piero Rosso quella testa presentò al 
suo fratello vescovo di Limi in su una lancia. 

CLXVI. Come una pelle mani del dicto messer Ottobuon 

FU DATA A uno CAPORALE, 

La mano del dicto messer Octobuon Terzo fu data a uno 
caporale di genti d' arme, perchè messer Octo li avea hao 
tagliare la mano. L' orechia similmente fa presentata a un al- 
tro caporale: 



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DI GIOVANNI SERCAMBI i$7 

CLXVn. Come i quarti funno apichati & ogni stratio 

FATTONE. 

De' quarti del diete messer Octobuon Terzo il predicto gen- 
tile huomo uno quarto ne ritenne per sé, e di quello parte 
ne mangiò et parte ne insalò. Li altri veramente tre quarti se 
ne fé' quatro parti, e ciascuna parte del dicto corpo di messer 
5 Octobuon Terzo fii apichata a ciascuna delle porti di Modena, 
come di traditore. E in questo modo finlo la vita sua. E quel- 
la pacie facta non si oservò, che subito il dicto marcheze misse 
oste a Reggio et all' altre terre che possedea il dicto messer 
Octobuon Terzo. Or chome tal guerra seguirà, altro' si noterà 
IO ordinatamente. 

CLXVin. Nota facta alla memoria di messer Octo. 

Ora si conterà ad exemplo alla memoria di te, messer Octo- 
buon Terzo, che le crudeltà che tu avei fecte ti condusse 
a esser morto chome chactivo, et di te facto tanto strazio. Che 
se avessi lecto quello si scrive dove si dicie : Nunquam vidi ho- 
5 minem pium mala morte pati, e tu essendo suto crudele verso 
Idio et delli homini, non guardando quello ài facto, meritevole- 
mente la morte che tu, messer Octobuon Terzo, facesti e lo 
stratio facto al tuo corpo, sono stato li meriti di coloro che 
come tu sono crudeli e dispietati. Et cosi diverre' a quelli che 
IO fusseno tanto crudeli che sequisseno quello che ài seguito tu, 
messer Octobuon Terzo. E questo vasti . . . dicto. 

CLXIX. Come lo re Lancilao ebbe la opta di Cortona 
& molti mortl 

Tomeràsi al prezente a re Lancilao, che doppo 1' esser stato 
ingannato dal signore di Cortona, e il popolo di Cortona 
mal contenti perchè si vedeano esser disfacti, perchè tucte lor 
vingne, biade et firucti esser consumate, e non vedendo di ciò 
5 potersi ristorare, perchè dal dicto signore poco over nulla aver 
poteano & dal comune di Firenza ristaulo che promesso avesse 



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t$8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

al dicto signore, a loro alcuna cosa pervenire dovea; onde per 
loro più schampo s' ordinò per uno Nanni cortonese assai di bas- 
so stato, che se lo re volesse la terra, lui esser acto a quella dar- 
li col modo infrascripto. io 

E primo che i re dimostrasse di partirsi di quel luogo con 
dar suono che andar volesse a contasto di Monte Pulciano socto 
posto a Firenza e a T altre terre, e di ciò mandi grida per lo 
campo che ongnuno fusse fornito per di .xv. ; e questo sentendo 
messere Iacopo Gianfigliassi commissario del comune di Firenza 15 
in Cortona, quelle brigate d' arme che in Cortona erano a stan- 
za de' Fiorentini, quelle mandre' a Monte Pulciano e all' altre 
terre circustanti, rimanendo solo in Cortona, alla guardia et di- 
fesa di dicto messer Iacopo con circha fanti .ecce, di cerna del 
contado di Firenza. Vedendo li ciptadini di Cortona e in espe-. 20 
sialità il dicto Nanni che le brigate d' arme s' erano di Cortona 
partite, notificato al dicto re che le suoi brighate si mettessero 
in punto, e loro in Cortona romoregierebero in modo che lo re 
are' di Cortona sua intentione. E come s' ordinò si misse in 
executione, che a di .m. gugno in .Mccccvrai. i dicto re, fatto 25 
armare suoi brigate, infra quali fii il conte da Orbino, lo conte di 
Troia, B^ardo figluolo del signore Rodolfo da Chamerino, colle 
loro brigate et alquante altre messe in punto, et levato romore in 
Cortona per lo dicto Nanni et per li altri cortonesi mal contenti 
de regimento del signore di Cortona; e uccisi di primo traete 30 
quelli che offeseno il figluolo del conte Guido da Bagno, e doppo 
molto combatere dentro et di fiiori, ultimamente le genti de re, 
e massimamente quelli caporali nomati intrònno in Cortona, ta- 
glando et uccidendo chi a loro contradire volessero, e masima- 
mente di quelli di Firenza; intanto che non molto tale mislea 35 
durò, che del tucto il dicto re ne fu signore. E preso il signore 
di Cortona et il dicto messer Iacopo Gianfigliassi e più di .ccc 
morti di quelli che quine alla guardia erano di quelli di Firenza, 
e doppo molto esser tenuti, il dicto signore et alcuni altri che 
funno presi, il dicto re ne fé' dono al signor Rodolfo da Cha- 40 
merino. Or quello che di tale signore e d' altri achaderà, al- 
tro' si noterà. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI t^g 

Viensi ora a dire a te, signore di Cortona, che speravi che 
la potentia tua potesse resistere a quella de re Lancilao, avendo 

45 tu per nimici i tuoi ciptadini. Per certo tale speranza non do- 
vei avere, ma tu, come molti altri ne sono stati ingannati, po- 
tresti dire: io mi fidava tanto delle buone proferte che facte 
m' aveano li Fiorentini, che di tucto mi credea esser salvo den- 
tro et di fuori, e del danno di fuori averne da loro il ristaulo. 

50 A questo ti si può rispondere, et etiandio per molte experienti 
già vedute, che dovei considerare, che subito come vedesti che 
le genti dell' arme il commissario che in Cortona era per lo 
comune di Firenza volse et mandò alle loro terre, dovei stimare 
il danno tuo; perchè dovei pensare che solo i Fiorentini aveano 

55 tali mandati, non per tua difesa, ma solo per loro scampo. E 
per tanto, tu come poco aveduto che desti in nello pericolo et 
danno, dove molti altri già per tali promessioni sono chaduti, e 
m patrai pena, non avendo cognosciuto il tuo pericolo, e facto 
quello che prima promesso avei a re innanti che in Toscha- 

60 na venisse. 

CLXX. Protesti facti contra di papa Grigork) et di qjuello c. lxm a 

DI VlGNONE PER LI CARDINALI. 

Lasseràsi al prezente di contare di molte cose che ocorseno 
a Lucha e altro', et conteràsi solo quello che seguirà de' car- 
dinali di ciascuno papa e di quello che per loro sera diliberato, 
come legendo si potrà conprendere; avendo lassato di notare 
5 quelle chose che achaderanno notare, riserbandole a narrare dop- 
pò questa materia, che ben vi si tornerà, principiando col nome 
di Dio in questo modo, cioè; 

Come quelli cardinali riducti a Pisa con altri prelati, venuti 
per fare concilio sopra di papa Gregorio .xn.o et sopra di papa 
IO Benedetto da Vignone, e facti loro protesti e richieste le quali 
qui non s' aprovano, però, che non si sa se sono seguiti iuridi- 
chamente né cattolicamente e in ciò pecchare non si vorre'. Ma 
siasi la cosa e le richieste andate come si voglano, ultimamente 
a di .v. gugno in 1409, i predicti cardinali, in parlamento, per 



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ì6o PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

modo di condannatone, dannòro il predicto papa Gregorio .xn.M 5 
e il predicto papa di Vignone. E come heretìci, avendoli facti 
fare di legno overo di paglia, colle mitole in capo di carta, per 
sententia difiniti va li arseno come heretici; alle quali cose molti 
furono mal contenti di quelli che quine a tal concilio si trovòn- 
no. E cosi si steo fine alquanti di. 20 

Doppo molti giorni vennero in Pisa certi inbasciatori di papa 
Benedetto di Vingnone, volendo contradire a quello che i &cù 
cardinali £acto aveano; et essendo i dicti imbasciatori di tali a 
quel collegio di cardinali, volendo la loro inbasciata preferire, 
com' è d' uzanza, per parte del dicto papa Benedetto, come fa 25 
nomato a' dicti cardinali papa Benedetto di presente, sensa vo- 
lerli udire, fimno sonate le banche, dicendo loro: se direte cod- 
tra de^ capitoli che abbiamo da' Fiorentini, vi si protesta che vi 
sera oservato quello che in essi capitoli si contiene. Loro ri- 
spuosero che piacesse loro che tali capitoli potessero avere; ^ 30 
quali fimno loro conceduti. E questi vedendo, subito senza al- 
cuno chumiato, insalutato hospite, di Pisa si partirono, senza po- 
tere loro inbasciata propuonere. 

E acciò che si possa in perpetuo sapere alcuno de* predicti 
capitoli si dichiarerà alcimo de' dicti capitoli. E infi*a li altri 35 
capitoli che il dicto collegio di cardinali volsero da Firenzà, 
quando si ridussero a Pisa, si fii che qualimqua persona, di che 
stato, conditione o preminentia avesse, che presumesse dire il 
contrario della intensione del predicto collegio di cardinali in 
chi conmiettessero, il comune di Firenza e suoi officiali, che 40 
in Pisa fiissero, dovessero tale contradicente far prendere, e fine 
alla morte, sfondo la voluntà del dicto collegio, seguire. Per 
la qual cosa i predicti inbasciatori di papa Benedetto e altre in- 
basciarie, senza molto replicare, fiinno costrecte a doversi partire. 
E per questo modo non poteo nessuno contra la loro voluntade 4; 
fare difentione né schuza. 

Vedutosi tali capitoli si ritoma a dire, e di questo se ne strega 
quello vuole ragione, non stringendo nessuno a più che fusse 
dovere. E puonsi questo punto; il dicto papa Gregorio .xn. fa 
electo et titolato papa dalla niagior parte del collegio de' cardi- 50 



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DI GIOVANNI SERCAMBI i6i 

I . I I ■■.. ij I . — - — ,„ 

nali riductisi a Pisa, e lui sempre reputònno, tractònno et hono- 
rònno et adorònno come vero pastore et papa, in tucte quelle 
cose che a vero et summo pontifici si richiede pubblicamente, 
et nascozamente e per disdeugno, oyero per sospetto loro, si 
55 partirono da lui et ridussensi a Pisa; e quine, senza fare alcuno 
acto, per lo dicto papa Gregorio fu faao decreto che qualunque 
si fiisse partito da Luccha et iz lui, e infra octo di non fus^ 
tornato, fusse privato d' ogni honore & dignità, et cosi chi d^ 
lui si partia. E questo fu publico et paleze per tucto, con esser 
60 ciascim securo che lezione né molestia li sarà facta. E simile 
dall' altra parte di papa Benedetto, a' suoi cardinali fé' simile pro- 
testo et comandamento. E non ubidendo nessuno de' predicti, 
ma più tosto pertinaci stando, funno, oltra le predicte cose, che 
chi riceptava tali cardinali et cortigiani, schomunicati. Diman- 
65 dasi ora a chi pine ne vede, se tali cosi amoniti, richiesti et 
scomunicati anno potuto li predicti due, cioè papa Gregorio 
et papa Benedetto, o vogliamo dire antipapa, sentensiare et pro- 
cesso fare per lo modo dicto. E questo vasti a chi è inten- 
dente; del quale cazo ne vorrei esser chiaro. 

70 Seguendo pure la nostra materia^ dicendo che, doppo molto 

male, delli altri ne segnino. E pertanto si dice, che in quelli di e. Lxxm a 
che si faceano le predicte cose, venendo di verso Francia alcuno 
vescovo, per venire a Pisa a raunamento de' cardinali, essendo 
presso a Genova in imo chastello de' Genovesi sposato il dicto 

75 vescovo colla sua brigata, e avendo alcuno cha vallo bizogno d' es- 
5er ferrato, e dovendosi fare il pagamento di tal ferratura, lo 
maliscalco volendo grosso uno di Genova di sua faticha, lo fa- 
migUo del vescovo dando uno grosso di papa, il maliscalco non 
contento, vennero a parole insieme, per le quaU parole il dicto 

80 famigUo uccise il dicto maliscalco. 

Lo padre di tal maliscalcho, veduto morto il figluolo, trasse 
coli' arme et uccise il dicto famiglio. Li altri famigli del pre- 
dicto vescovo trassero armati e ucisero il predicto padre del .ma- 
liscalco. Li homini parenti et amici di tal maliscalco, sentendo 

85 tali cose, coli' arme romoregiònno; al quale romore il predicto 
vescovo, ciò sentendo, trasse, credendo potere riparare. Ma la fu- 

B II 



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i62 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ria grande; in conduzione il dicto vescovo morto fu con al- 
quanti suoi famigli. 

CLXXI. Come si fé' giustitia di molti a Genova. 

Sentitosi a Genova per lo governatore tal cosa, mandò a ri- 
chiedere .xvmi.<> homini di quello chastello, e quello ubidendo, 
e venuti a Genova, parte ne fé' squartare, parte inpichare, parte 
tagliare il capo, e ad alquanti fé' chavare li occhi; si che meri 
e .xvmi. funno governati come avete udito. 5 

CLXXn. Come il cardinale di Bologna cioè messer 
Baldassari Coscia fé' imposta grande per avere denari- 

Ora torneremo a contare, che avendo desiderio lo cardinale 
eh' era in Bologna, nomato messer Baldassari Coscia di 
Napoli, di venire a Pisa, e avendo sospecto che Bologna non si 
ribellasse da lui, volse, prima che di Bologna si partisse, che la 
ciptà & contado di Bologna inponessero fiorini .cl."*, e quelli ra- J 
colti, con più di .L. cictadini de' migliori et bene adomi, avendo 
prima dalla comunità di Firenza salvoconducto, con alcuno sta- 
dico che lui liberamente rimetteranno salvo in Bologna; e con 
questo modo si mosse di Bologna et giunse a Pisa a mezzo il 
mese di gungno di .MCCCCvmL E venuto, strectosi colli altri io 
cardinali, sperando ciascuno dovere essere eletto al lor modo papa, 
a di .XV. gungno, il di di san Vito, in sabato, quazi alle .xxn. 
hore, funno tucti i dicti cardinali messi in conclavi presso a 
Duomo, e quine stenno molti giorni. E però al presente si ta- 
cerà e torneremo all' altre cose. 15 

CLXXin. Come papa Gregorio fé' concilio. 

Mentre che tali cardinali stanno in conciavo si tacerà di loro, 
e torneràsi a dire che essendo papa Gregorio .xn. riductosi 
a Civitale di Frigoli, il di del corpo di Cristo di .Mccccvmi., lui 
con sette cardinali et con più prelati fenno processione, e il dicto 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 163 

5 papa portò il corpo di Christo. Alla quale processione fiinno 
moltissime genti, vescovi et prelati, e alcime inbasciarie del 
nuovo imperadore, e V ambasciarla de re di Polonia e altre genti. 
E doppo tale portamento et processione, il dicto papa fé' primo 
concilio con quelli prelati, e ordinò che lo di di santo lohanni 
IO del dicto anno fosse lo secondo concilio, al quale molti concor- 
sero, sempre giungendo genti et inbasciarie di molti luoghi, e 
massimamente la imbasciaria de re Lancilao di Napoli et V am- 
basciarla del comime di Vinegia. 

CLXXIV. Come per li cardinali di Pisa fu eletto 
PAPA Alexandro quinto. 

Poi che siamo in svdla materia di questi papi, si tornerà a 
narrare quello che seguita, mentre che stanno in conclavi 
quelli di Pisa, lassando di contare molte cose che s* ordinano in 
molti luoghi, che bene si noteranno altra volta. E torremo che, 
5 stati quelli cardinali in conciavo molti giorni, fine a di .xxvi. 
giungno in 1409, fu per li dicti cardinali electo e facto eletione 
d' uno nomato il cardinale di Milano, nato di Candia, il quale 
delle .xxrai.o voci n' ebbe .xvu.; per la qual cosa fu publicato a 
di .XXVI. giungno summo pontefici. E di tale elettione per alcuni 

IO cardinali già stati a Lucha ne fu di tale electione notificato al 
signor Paulo Guinigi di Lucha, e perchè si sappia che nome il 
predicto eletto si die', fii nomato papa Alexandro quinto. 

Ora come di lui seguirà et de' suoi processi se ne farà men- 
tione, e al prezente più di lui non si dicie ; se non che si può 

15 dire ora la christianità e la Chieza esser molto più diviza che 
prima, perchè al presente tre s' intictolano papi. Idio, che tucto 
può, mecta i nella mente di chi à regimento di potere cogno- 
scere quale si de' tenere, riverire e honorare come pastore. E 
avutone chiarezza di verità, quello faccino honorare et reverire, 

20 non guardando al suo proprio bene, ma guardino a quello che 
sia Jaude a Dio et bene di tutta la christianità. A Dio piaccia, 
che ciò sia, amen. 



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i64 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CLXXV. Come papa Allexandro a partìo w Pisa e chaminó 
A Pistoia et di qjjike a Bologna. 

Tornasi a contare che papa Allcxandro si pardo di Pisa e 
andò a Pistoia, per che la moria era cominciata in Pia, e 
anco perchè li parea esser a ulc strecta de* Fiorentini, che di- 
spuose a poco a poco uscire &K)rì della loro fbrsa. E stato al- 
quanto tempo in Pistoia si mosse et chaminò a Bologna, e qnine 5 
dimorò con parte di quelli cardinali che fimno alla sua creatìone. 
E mentre che tale stanza facea, si ribellò dal cardinale che era in 
Bologna, cioè messer Baldassari Coscia, et da quella signoria, 
Furlinpopolo; di che lo predicto Cardinale richiese li Fiorentini 
che rimandassero le brigate del dicto cardinale, le quali erano a io 
petitione de' Fiorentini in Toscana. E quelli avuti, coli' akre 
suoi brigate, ordinò di puonere hoste al dicto Furlinpopolo, spe- 
rando aver socorso da' Fiorentini. 

CLXXVL Come il cardinale di Bologna 

FU SCONFICTO A FuRLINPOPOLO. 

E perchè il cardinale non ebbe presto V aiuto da' Fioreckdni, 
essendo ito intomo a Furlinpopolo, il prediao cardinale da 
quelli di Furlinpopolo e da quelU che li aitava, fu sconficto, et 
gran parte della sua gente presa; e lui, lassandovi lo cappello, si 
fiigio in Furli, dove quine fii messo per li contrarii campo. 5 
E lui, vegendosi mal conducto, di nocte nascozament^ -si partìo 
et tornò in Bologna. 

CLXXVn. Come funno presi alquanti del cardinale. 

Avendo il dicto cardinale lassato alcuna bastia intomo a Fur- 
linpopolo, ordinò il dicto chardinale che di FurU grande 
chavalcasse gente d' arme e molti da pie verso Furlinpopulo. 
E ciò sentendo quelli che governavano Furlinpopulo, missi guai- 
ti, tramezàro quelli di Furli grande, e quelli del cardinale ultima- 5 
mente fumo presi, di quelli di Forlì grande, homini da taglia 
.ecce. E li altri in inisconficta si partirono. E qu^ti sono li 
salmi e vangeli et orationi che per li prelati si fanno a Dio. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 165 

CLXXVm. Come morìo papa Allexandro e fu eletto 
PAPA I0HANN1 .xxni. 

Ritornato il chardinale in Bologna con poco honore, e non 
vedendo che i Fiorentini s' apparechiasseno a darli alcuno 
aiuto, et trovando papa Allexandro malato, et stando in tal mena, 
ultimamente a di .u. maggio in .mccccx., in vcmadi, alle ,xxn. 
5 bore, il predicto. papa Allexandro di questa vita si partìo e mor- 
to; della qual morte molti fimno malcontenti et alquanti allegri, 
li chardinali dando ordine alla electione d* altro pastore. 

Li Fiorentini, ciò sentendo, dubitando che la elettìone di nuo- 
vo papa fusse contrario alla loro volontà, diliberònno mandare 

IO inbasciata al cardinale di Bologna, nomato messer Baldassari 
Coscia, facesse si che lui fiisse da' chardinali electo papa, con 
proferire che il fratello del dicto cardinale, nomato messer Gua* 
spari Coscia, farlo capitano delle loro galee che armare voranno, 
e simile di quelle che si sente che i re Luizi conducie 8c molte 

15 altre cose profersero. Entrati li cardinali in conciavo, il predi- 
cto cardinale di Bologna ordinò,*tra per amore o per forza, le 
quali parti non si notano, che a di .xvn. magio in 1410, in sa- 
bato, alle .xxiL ore, il predicto cardinale fu electo papa e £èsi no- 
mare papa lohanni .xxm. Or chome di tale papa seguirà, altro' 

20 si noterà. 

CLXXDC Come papa Iohanki mandò per lo cardinale 

DAL F1ESCO per CH' era GUELFO. 

LO eletto papa antedicto, stando molti cardinali sospesi a vo* 
lerlo credere, diltbcrò di mandare per lo cardinale dal Fiesco, 
il quale du volte avea rifiutato il cappello ora dall' uno papa 
ora dall' altro, come persona che poco curava Dio né santi. E 
5 sentendo la elettione del soprascripto papa lohanni, et essendo 
richiesto da lui, se n' andò a Bologna, perchè il dicto cardinale 
era gudfo et nimico della comunità di Genova et de re Lanci- 
lao. E il papa quello richiese, per poterlo adoperare in facto 
d' arme, più tosto che per santità che avesse né l' uno né V altro. 



e. LXXV ▲ 



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i66 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Or chome è dicto, il dicto cardinale dal Fiesco di Genova giun- io 
se in Bologna a V entrata di gungno in .mccccx. 

CLXXX. Come lo re Lancilao die' bactagla al castello 

DI SARTIANO. 

Lassasi al prezente di narrare de* facti della Chieza et de' suoi 
prelati, e tomeràsi a dire di quelle cose che sono ocorse 
mentre che i cardinali et papi nominati anno seguito quello 
eh' è stato. E tomeràsi a dire che lo re Lancilao, essendo in 
su campi del mese di luglio, fé' dare bactaglia al castello di Sar- 5 
tiano racomandato a Siena, overo di sua iurisditione. E doppo 
molto conbatere et puonere di schale per quelli de re, e quelli 
dentro difendendosi vigorosamente, che poco overo nulla la gen- 
te de re n' aquistò. Et partitosi le brigate de re, con poco 
honore si ridusseno intomo a Monte Pulciano, dandoli il guasto io 
intomo; intanto che, prima passasse il mese di gugno in.MCCCCvnn., 
tucto fue distmcto et guasto intorno al dicto chastello di Monte 
Pulciano. Li Fiorentini, ciò sentendo, sempre scrivendo genti 
et mandando alle loro fortezze per quelle salvare, churandosi po- 
co del guasto dato o che dare volesse, guardando bene suoi for- 15 
tezze, intanto che poco churano la potentia del dicto re. 

CLXXXI. Come lo re Lancilao dubitò che Paulo Orsini, 

COME poco leale, LO INGANNASSE. 

Doppo la creatione del papa AUexandro quinto, essendo lui 
con quelli cardinali che erano in Pisa, lo re Lancilao di Na- 
poli essendo venuto presso a Siena, e veduto li Senesi a lui es- 
ser male obedienti e più tosto nimici a stanza del comune di 
Firenza, lui si ridusse verso Pemgia, perchè dubitava, e a lui ne 5 
parea esser certo, che Paulo Orsini lo dovea con falzità abando- 
nare. E per tale sospetto, per rimediare a' pericoli che li po- 
teano intervenire, si ridusse da Perugia a Roma, e di quine a 
Napoli del mese di luglio in 1409. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 167 

CLXXXn. Come il comune di Firenza sommosse i re Luizi 
d'Angiò a venire in Italia. 

Li Fiorentini, volendo a' suoi pericoli riparare per schampo di 
sé, pensando la guerra dilungarsi dal suo terreno, ordinòro 
che '1 figluolo del duga d' Angiò nomato Luizi, si movesse di Pro- 
venza con quello fare potea. E prima che il dicto si movesse, 
5 fermarono con lui lega insieme col predicto papa Allexandro, e 
colli altri collegati con Firenza, come sere' Bologna, Siena & al- 
cvmi raccomandati a Firenza. E tale lega a di 17 luglio in 1409 
si bandio con trombe e con allegrezza a^^Pisa. 

CLXXXin. Come s' ordinò certo tractato contra 
il signor Paulo Guinigi di Lucha. 

Ly anno di .Mccccvnn., del mese di ogosto, s' ordinò certo tracta- 
to contra del signore Paulo Guinigi di Lucha per Bactista 
Lomellini di Genova insieme con Bonacorso Alderocti di Firenza 
et con Lodovico delli Opizi sbandito & ribello di Lucha, con 
5 ordine di fare al dicto signor Paulo perdere suo stato. E tucto 
si comprese che questo si facea a stanza di parte guelfa e de 
Fiorentini. Ma Idio, che tucto vede et a buoni porge rimedio 
e a' rei toUe la potentia del male fare, e pertanto dicho, mentre 
che 1 dicto Paulo signore di Lucha ebbe sentimento di tal tractato, 

IO dando pensieri a suoi ripari, dispuose la divina potentia quello 
bizognava alla salvessa del dicto signore Paulo. E prima che 
il cpmime di Firenza, avendo dubbio de' suoi terreni, non pa- 
rendoli tempo a Lucha noiare, mandò il dicto Lodovico ,delli 
Opizi a riparo verso Arezzo. Et cosi tal tractato non si poteo 

15 .mettere ad executione. Idio laudato. 

CLXXXIV. Come lo re Luizi d' Angiò condusse in nelle 
PARTI DI Toscana alquanti navigli. 



A 



vendo i Fiorentini sollicitato lo re Luizi d'Angiò che ve- 
nisse in Toschana con molte proferte, per le quali proferte 



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i68 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

il predicto re si mosse, come iovano simplici che non area an- 
cora provato r astutia de' Fiorentini, delle suoi terre con denari 
et tre galee armate, e con più di .mv.^ chavalli, avendo avuto da 5 
Bucicalto governatore di Genova una galea armata e il passo 
per tèrra a genti da chavallo, del mese di luglio in .mccccviih. 
E giunse a Pisa colle diete galee del dicto mese. Li Fiorentini 
signori di Pisa, dubitando di lui, non volsero che le diete galee 
in Pisa entrassero, ma di fuori si convennero allogiare, e il dicto io 
re si convenne ridurre assai con picola brigata in Pisa, ma non 
poteo altro; convenne che ciò consentisse. E da poi ad alquanti 
giorni d' ogosto, giunseno le suoi brigate da cavallo su per lo 
terreno del signore di Luccha, ai quali, per rispetto del dicto re, 
fu facto honore di victuaglia, e conducti in Valdiserchio. Dove 15 
quine convennero stare, perchè in Pisa li Fiorentini non ve li 

volsero. 

# 

E quine conveniano vivere talora con flirti e talora pet li loro 
denari, fine che il dicto re fu coronato, per lo dicto papa Al- 
lexandro, re di Napoli. 20 

CLXXXV. Come papa Allexandro coronò di Napou lo 
RE Luizi d'Angiò. 

Or che vale tale coronatione non avendo la possessione, e 
più non avendo 'tal corona da chi non 1* à in balia? Certo 
questa coronatione è stata più tosto simplicità overo fanciulessa 
che senno, però quo nemo dat quod non habet; quazi a dire 
che corona overo reame poteva dare tal papa che a lui non era 5 
socto posto né non n* avca balla, e però dare non potea quello 
che non-avea. Ma potrebesi qui dire che tale coronatione si 
concedeo acciò che nascesse guerra & uccisione tra il dicto re 
e lo re Lancilao et non altra chagione. E pertanto si conchiude 
che tale coronatione fu più tosto per farti muovere & disfarti, io 
che altra dignità; che puoi vedere, tu re Luizi, che tucto quello 
che ti fu promesso non ti fu attenuto; che sai, che andato che 
fusti verso Roma, tucte tuoi brigate perinno, e in nel tuo ritomo 
a Pisa poco honore ricevesti, e volendoti partire, poco aiuto. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 169 

15 E, con quel poco di valsente e di persone champate, come in- 
salutato hospite, tu partisti, e in quella volta poco honore acqui- 
stasti, non per tua colpa ma per lo tuo fidarsi. 

CLXXXVI. Come messer Baldassar Coscia cardinale 

DI Bologna volse fare chavalchare in 

SUL terreno di Lucha. 

Prima che papa Allexandro avesse coronato il dicto re, es- 
sendo messer Baldassar Coscia venuto a Pisa, com' è stato 
dicto, il predicto messer Baldassari sollicitò le genti de re Luizi 
ch'erano in Valdiserchio che venissero in sul terreno di Lucha 
5 a dannegiare. E questo faceva acciò che il signore di Lucha 
avesse materia di stringersi con Firenza al disfacimento de re 
Lancilao. H dicto re Luizi rispondendo : come vorrò io che 
le miei genti faccino novità al signore Paulo di Lucha, che ò 
tanto honore ricevuto da quel signore? E volete che io sia 

IO ingrato del servigio ricevuto? per certo questo non farei mai. 
Che posso dire de' Fiorentini che m' anno conducto qui con lo- 
ro promessioni, e non anno voluto che le miei galee siano en- 
trate in Pisa, né le miei genti d' arme. Che posso dire esser 
tractato come fanciullo. Per le quali risposte il predicto cardi- 

15 naie restò di dirli tali parole. Ma con bel modo lui colle bri- 
gate, com' è dicto, cohducti a Roma, quhie funno li mali guidati 
& il dicto re si partio di Toscana a di 7 settembre 1409. 

CLXXXVn. Come lo governatoìre di Genova volendo 

AQUISTARE MlLANO PERDEO GENOVA. 

LO governatóre di Genova, pensando volere essere di Mila- 
no & di Lonbardia signore, si mosse del mese d* ogosto 
in .MCCCCviHL e camino con tucte suoi brigate verso Milano. 
E quiné, molte cose Facendo, avenne che Fazino Ghane e lo 
5 marcheze di Monferrato, con alquanti capi ghibellini mal con- 
tenti del governatore di Genova, si ristrinseno insieme, al disfacci- e. lxxvi b 
mento del dicto governatore, e a di primo settembre in .Mccccvnii.<> 



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lyo PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

romoregjònno. E ultimamente tucti li Franciosi, che erano in 
Genova, di Genova fimno diacciati, e i luogotenente per Buci- 
calto fu morto; e preso vigore quelli ghibellini della ciptà, si io 
fecero magiori. Buccrcalto, ciò sentendo, pensando potere ripa- 
rare, si mosse di Lombardia et chaminò verso le suoi terre di 
Provenza, con intentione di dannificare lo stato di Genova. 

CLXXXVin. Come Paulo Orsini si ribellò da re Lancilao. 

E in quello tempo che tale ordinamento si facea, Paulo Orsini 
si ribellò da re Lancilao, et con tucte suoi genti et amici 
chavalcò verso Roma, essendo il dicto re Lancilao chavalcato a 
Napoli con la magior parte delle suoi brigate, avendo solo las- 
sato in Roma, a guardia, il conte di Troia con alquanti homini j 
da chavallo et da pie. E poco valse; che il dicto Paulo Orsini, 
come poco leale, la ciptà di Roma prese, levandola dalla divo- 
tione de re Lancilao. 

CLXXXIX. Come lo comune di Genova preseno tucte 
LE fortezze di Livorna. 

Lassasi al prezente di tractare di tale materia, e tomeràsi a 
dire che a di 27 settembre in 1409 funno prese tucte for- 
tezze di Livorna per lo comune di Genova, e quella fornirono 
d' armadure, vittuagle, homini et amonissione. 

CXC. Come naque al signor Paulo uno fanciullo 

DELLA SUA DONNA E POCO VISSE. 

Adi .xxvnn.o settembre dicto anno, naque al signor Paulo 
Guinigi della sua donna, nomata madonna Piagentina, figluo- 
la di Rodolfo signore di Camerino, uno femciullo, il quale fu 
bactegiato per lo cardinale di Bordeus, e puoseli nome France- 
sco et Angiolo. E come fii piacere di Dio, a di .vi. octobre, il 5 
dicto fanciullo mono e fu sopellito hi nella cappella di santa Lu- 
cia a santo Francesco. -Della quale morte il padre e la madre e 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ryr 

altri parenti et amici funno dolorosi; ma pur quello che Dio 
vuole, conviene che ogni persona stia contento, dandosi pacie. 

CXCI. Come la comunità di Genova ebbe il castelletto 
DI Genova. 

Lo dicto di .xxvim.o settembre in .Mccccvun.^ la comunità di 
Genova ebbeno lo chastelletto di Genova, e mandato via li 
Franceschi, et Bucicalto si parti da Ghavi et chaminò verso 
Asti. E così si steo fine al mese d' aprile in .mccccx., dove 
5 per li Fiorentini et co' guelfi di Saona, e il dicto Bucicalto, in- e. Lxxvn a 
sieme col vescovo di Saona, s' ordinò uno tradimento di volere 
Saona et Genova tollere a' ghibellini, per mettere al basso tucta 
parte ghibellina di quelle parti, e simile delle circhustanzie. E ac- 
ciò che alcuno non potesse tal tractato scoprire, li predicti Fio- 
io rentini dienno suono come Fasino Ghane era stato ucciso dal 
duga di Milano, et che era facto triegua tra quelli del Fiesco 
e T comune di Genova. E più dienno suono che '1 castello di 
Sarezzana era dato in guardia a papa Allexandro; e simile le 
mercantie de' Fiorentini, che erano arestate in Genova, erano 
1 5 restituite. E più che s' erano fidati li Genovesi con quelli di 
Portoveneri. E tucti li dicti diri si fenno per non dare pensieri 
che altri di tal tractato s'acorgesse. 

Idio, che tucto vede e a' mali pensieri puone rimedio, dispuo- 
se che una femminuccia di Saona, stando a dire suoi orationi 
20 di nocte, sempre lavorando per la sua vita mantenere, udendo 
di nocte molto pichiare apresso alla sua chasa, e simile molto 
parlare oltra 1' uzato, dubitando di tal pichiamento, diliberò tali 
cose appalezare ad alcuno suo cognoscente. Il quale, ciò uden- 
do, se n' andò al capitano overo podestà di Saona, narrando tucto 
25 ciò che quella donna li avea narrato. Lo predicto officiale, vo- 
lendo esser certo, andò dove a lui fii raconto, e trovò quello 
esser vero. 

E presi alcuni, et comfessato il tractato e a chui petitione, 

e r ordine e '1 modo, et a chui petitione tal tractato si facea, 

30 fimno per quello officiale alquanti presi, et subito notificato alla 



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172 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

signorìa di Genova quello che si tratava. La qual signorìa prese 
riparo a tal tractato^ che, più presto poteono, tucti quelli dal 
Fiesco che erano in Genova funno ditenuti et messi in chastd- 
letto. E a Saona mandarono galee et altre genti, acciò che non 
si potesse ricevere beflfe; però che già sentivano che lo gover- 35 
natore che fii di Genova, con molta gente et galee erano presso 
a Saona, e simile che lo re Luizi avea assenbrate molte galee, 
e' Fiorentini aver presto a Pisa una galea armata e piìi di fan- 
ti 400 presti, e tucta parte guelfa di Lunigiana esser presti. E 
più che aveano dato suono che Lodovico delli Opizi era stato 40 
casso da Firenza, acciò che colle genti dell' arme potesse pas- 
sare su per li terreni di ciascuno. 

E sentendo i dicti Genovesi tante cose ordinate a disfaci- 
mento del loro stato, diUberònno che quelli di Saona, che aveano 
tale tractato ordinato, fussero morti; e cosi di quelli di Saona 45 
ne fimno dicapitati nove. E il vescovo di quella terra, che era 
francioso, fii rinchiuso in una carcere dove quine morie di necessità. 

E facto tale iustitia, i Genovesi che regieno la terra fenno 
prendere tucti quelli dal Fiesco, e tucti loro beni fìinno seque- 
strati, e le loro famiglie di Genova expulse. Et oltra questi 50 
presi, furono costretti quelli di Genova, ai quali fu posto di u- 
glia che pagar dovesseno fiorini .ce.™ infira picolo termine. E 
quelli pagònno. 

CXCn. Come per parte del re Luizi d' Angiò venne per 

inbasciatore al papa & a firenza messer lohanni 

Genovardi di Lucha. 

Tornasi ora a contare, che sentendo li Fiorentini non esser 
venuto ad efectoT lo tractato di Genova, e sentendo che lo 
re Lancilao non volea con loro alcuno pacto, dimagrando sem- 
pre i loro soctoposti di denari, afrettando lo re Luizi et dugba 
d' Angiò che si mettesse con tucto suo sforzo a venire per ma- 5 
re & per terra, dandoli speranza che di tucto sere* signore, no- 
tificandoli la presura di Roma. E il predicto re, avendo già co- 
gnosciuto che le proferte grandi di Firenza al bizogno manclia- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 173 

vano, e per potere venire quando il tempo fosse per modo che 

IO danno né vergogna ricevere potesse come altra volta ricevuto 
avea, diliberò mandare suo inbasciatore al comune di Firenza e 
a papa AUexandro messer lohaniii Genovardi di Lucba suo se- 
cretarlo;^ con imbasciata che lui avea apparecchiato galee .xnii. 
et navi quatro, in sulle quali erano homini .v.^ d' arme e più 

15 di .MMM. presti a conbactere, et che bizognava denari. E tale 
imbasciata mandava similemente al dicto papa, che lo sovenis^e 
di denari. E con questa inbasciata si partio di Provensa del 
mese d' aprile di .mcxxcx. e giunse in Genova in quelli tempi 
che '1 tractaxo dicto si scoperse, et pogo fu che non vi perdep 

20 la vita. Ma perchè avea salvoconducto fu dalla morte campato. 
E giunto a Pisa et di quine a Firenza, exposto sua inbascia- 
ta, lo consiglio di Firenza, vedendo che '1 tractato di Genova 
non era venuto facto, dando al dicto mescer lohanni parole di 
indugio, sopragiunse in Firenza alla signoria messer Iacopo Vi- 

25 viani di Lucha, ambasciatore del cardinale di Bologna & signore, 
domandando al comune di Firenza soccorso di denari et genti. 
E cosi si steo quazi fine all' uscita d' aprile dicto anno, che le 
genti di re Lancilao chavalcàro per la via da Perugia presso 
a Monte Varchi, e di quine trassero pregioni et bestiame e salvi 

30 tomòrono a Perugia. 

CXCnL Come lo re Luizi, prima che avesse risposta dal 
suo xmbascutore, si partìo di Provensa con 

MOLTI NAVIGLI. 

LO predicto re Luizi, prima che avesse la risposta alla inba- 
sciata facta a' Fiorentini, si partio di Provenza con ,xn. ga- 
lee et .n. brigantini armate, avendo ordinato che doppo lui ve- 
nissero sette navi armate e ben fomite di denari, robbe et victua- 
5 glie, chavalli et gentili homini. E a di .vmL^ maggio in .mccccx. 
il predicto re Luizi, colle diete galee et brigantini, giunse in Por- 
to Pisano. E mentre che tal camino facea, morìo papa AUexan- 
dro, com* è dicto. Di che lo predicto re, essendo mosso, seguio 
suo camino com'è dicto fine a Pisa; dove quine stando alquanti 



e. Lxxvm ▲ 



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174 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

di fine a di .xrai. magio, spettando sentire la eletione del nuo- io 
vo pastore. 

CXCrV. Come a re Lancilao fu fatto asentire che lui 

DOVEA ESSER MORTO, PER LA QUAL COSA MOLTI 
NE FE' morire. 

Lassasi al presente del dicto re Luizi, e torneremo a contare 
quello seguio mentre tale dimorò. Come lo re Lancilao, 
volendo mettere al basso il conte di Taglacoso delli Orsini, or- 
dinò muoversi con tucto suo sforzo, .e raunato la magior parte 
de' suoi soldati, e a certo non prendendo alcuno sospetto, montato 5 
a chavallo e gunto alla porta di Napoli, li fii porto una scripta 
overo lèctora per alcuno fraticello. Lo tinore della quale era 
che lui a tradimento dovea esser ucciso in camera mentre che 
fusse a hoste a Tagliacosso. E questo tradimento si facea per 
la casa delli Spadanfaccia di Napoli a posta de' Fiorentini et de io 
re Luizi; e morto il dicto re Lancilao, Napoli con tucto si dava 
al dicto re Luizi. 

CXCV. Come lo re fé' morire .xxxn. napoletani d' uno casato. 

Lo re Lancilao, ciò sentendo, ritornò in Napoli et .xxxn. di 
quelli Spadanfaccia con altri, avuto il tractato esser vero, 
quelli fé' aflfogare. E vedutosi seguro, con tutto suo sforzo se 
ne venne verso Tagliacosso; e quine, tucto toUendo et guastando 
d' intomo, ultimamente ristretto Tagliacosso, Paulo Orsmi vo- 5 
lendo dare aiuto al dicto conte, rannate suoi brigate, lo re Lan- 
cilao, ciò sentendo, mìsse aguaiti. In conduzione, del dicto mese 
di maggio funno le genti di Paulo Orsini e della legha scon- 
fleti et molti presi. E per questo modo il dicto re Lancilao 
ebe di tali Victoria. io 

Li Fiorentini, sentendo il tractato di Napoli non esser venuto 
ad efetto, e veduto lo re Luizi esser venuto per volere aiuto, 
parendo loro inpossibile a poter a tucto rispondere, come astuti 
et savi, diliberònno stare a vedere quello seguita. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 17$ 

CXCVI. Come funno sconficte le navi de re Luizi da cLxxvni» 

QUELLE DE RE LaNCILAO. 

Tomeràsi a contare, che sentendo lo re Lancilao V armata 
delle galee che lo re Luizi avea conducte per dispuonere 
il suo stato, e simile le navi et altri fornimenti e genti che di- 
rieto li veniano, diliberò alla 'ncontra mettere suoi navigli, navi 
5 & galee, che apparecchiate avea presso a Gaeta, in numero di 
sei navi et .x. galee bene in punto, sperando avere da Genova 
sussiduo et aiuto, per la legha che il dicto re Lancilao avea 
contracta colla comunità di Genova e con quelli che queUa go- 
vernavano. E del dicto mese di magio papa Gregorio .xii.o es- 

IO sendo a Gaeta, dov' erano tucti li navigli de re Lancilao, e dieta 
il dicto papa la messa e montato in su navigli, benedicendo 
homini et navigli, dicendo: andate et siate benedetti, che voi 
arete Victoria. E avuta i predicti tal beneditione, giunsero in 
nel mare presso a Genova, dove sette navi de re Luizi, com' è 

15 dicto, passarono per ritrovarsi col dicto re et colle galee per 
seguire loro intentione. Divenne che le navi de re Lancilao, ve- 
dendo quelle septe navi de re Luizi, stando in pensieri o dife- 
rire o lassarle andare, fii deliberato per alcuno padrone delle 
navi de re Lancilao, perchuotere a quelle de re Luizi; e alcuna 

20 di quelle de re Lancilao preso pensieri fuggire. Ultimamente 
una delle navi de re Lancilao si mosse e ferìo tra quelle septe, 
e quine ferendo, le navi de re Luizi, quella stringendo, per modo 
che presa era, se non che qu^tro navi rimase de re Lancilao, 
vedendo quella esser quazi presa, subito si misseno in aventura 

2y percotendo tra quelle de re Luizi. E sopragiungendo la nave 
Cicogna di Genova in aiuto di quelle de re Lancilao, come per- 
chuotè una delle navi de re Luizi, mandò in fondo. E per che 
delle .vn. navi de re Luizi le sei erano inchatenate e una, 
la magiore, era scievra, quine fu crudele et mort^e bactagla, il e. Lxxa a 

30 sabato a di .xvii. magio alle .xxn. ore, in quel punto che fu 
electo papa lohanni, e durò la bactaglia più di 7 hore. 

Ultimo, delle sette navi de re Luizi^ ima ne fu fondata, una 
si fugio con molti homini che quine ricoverònno, le cimque 



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176 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

navi fuono prese con tucti arnesi, fiorini, mercantia et pregioni, 
che più di 400.*» di fiorini, oltra le fuste, vi si guadagnò. E con 35 
allegrezza si ritomòro in Genova le brigate de re Lancilao, e 
quine et per tucta la riviera si fé* fesu et falò, sperando più 
oltre aquistare. E allora fu paleze V acordio tra Genova e lo 
re Lancilao. 

E per molti fii stimato tale presura di navigli et Victoria 40 
avuta esser più tosto miracolo che forza overo ingegno. In ella 
quale bactaglia, tra di ferro e anegati, fiinno più di mille. Idio 
perdoni a tali anime. Amen. 

CXC\TI. Come lo re Luizi CAMmò verso Piombino. 

Sentendo lo re Luizi la prezura delle suoi navi e la morte 
de' suoi baroni e il perdimento del suo tezoro, di malanco- 
nia e come persona disperata, si partio da Pisa et chaminò ver- 
so Piombmo, del dicto mese di maggio. Dove quine sì riposò; 
e venendovi alcune galee che vernano di Chatelogna, e la nave 5 
campata con più di .mv.<= homini, che schanpati erano delle navi 
prese. E cosi steo lo dicto re Luizi fine a V cntrau di giugno, 
dove poi andò per terra a Bologna a vizitare il papa eletto. 

CXCVnL Come lo re Luizi andò a Bologna. 

Essendo lo re Luizi giunto in Bologna, et volendo vizitare lo 
eletto papa, il predicto electo volse che il dicto re li facesse 
la debita reverentia come si solea fare a véro pastore. Et cosi 
fe\ Ma pur di porgelli aiuto o risuulo del danno ricevuto del- 
le suoi navi, denari, arnesi et homini, per fine a di primo lu- 5 
glio in .Mcxxcx., niente facto li fu, né per lo dicto papa eletto 
né per la comunità di Firenza, salvo che i Fiorentini porsero al 
dicto re per le spese cosi facte fiorini xxv.°^ E cosi si partio 
di Bologna & .ridusisesi a Prato. 

CXCIX. Come li Genovesi ebeno la ciptA di Ventimiglia. 

Lassasi al prezente di narrare del dicto re Luizi e torneràsi a 
dire, come le navi e le galee de re Lancilao e la nave di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 177 

Genova ebeno avuta la Victoria già dieta, rifornendo tucti navigli 
di gente ed armatura, se n' andaro alla ciptà di .xx. miglia. E 
5 quella combatendo vigorosamente, per forza quella ciptà ebero, 
et più di 140 homini della dieta ciptà funno morti, e molti pre- 
si, e la terra missa a saccho, e dapoi la magior parte fii arsa. ^- "*" ■ 
E avuti i dicti Genovesi tale Victoria, ritornòro a Genova, dando 
pensieri ad prendere Portoveneri. 

ce. Come i Genove^ fenno ordine che neuno beneficio 

SI PRENDESSE DA PAPA lOHANNI. 

Avendo sentito i Genovesi che il cardinale dal Fiescho se 
n' era andato a Bologna a richiesta di papa lohanni, ve- 
dendo li Genovesi che tale andata era stata solo per loro con- 
trario, perchè il dicto chardinale mantenea parte guelfa e regi- 
5 mento di Genova mantenea parte ghibellina; e però chi gover- 
nava la ciptà di Genova mandò bando, a pena della vita, che 
neuno genovese o a loro soctoposto non ozasse impetrare né- 
chiedere alcuno beneficio in nella iurisditione di Genova senza 
expressa licentia del regimento di Genova. E tucti questi bandi 
IO e comandamenti funno facti del mese di gugno in .mccccx. 

La qual cosa sentitosi a Bologna per lo papa, ordinò man- 
dare inbasciaria a Genova, facendo prima sua inbasciata al si- 
gnore Paulo Guinigi di Luccha, narrando la nuova electione e 
molte altre cose per suo vantagio. Lo signore Paulo, come 
15 savio, die' a quelli inbasciatori quelle risposte che bizognavano 
alla salvessa di Lucha. E cosi i predicti inbasciatori si partirò 
di Luccha e caminòro verso la cita di Genova del dicto mese 
di gugno. 

CCL Come i Fiorentini ordinòro tractato contra di Perugia. 

La comunità di Firenza, vedendo i suoi pericoli apparecchiati 
per mare et per terra, e vedendo che lo re Lancilao stava 
colle suoi brigate e genti d' arme a contasto del conte di Ta- 
glacosso e di Roma, porgendo il dicto comune denari et genti 

B 12 



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178 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

centra il dicto re Lancilao, volendo la dieta comunità dilungarsi j 
da sé la guerra, ordinò il dicto comune di Firenza ridurre le 
suoi brigate a Pisa, dimostrando verso Arezzo e in quelle parti 
non avere sospetto, acciò che' Perogini né chi li governa non 
prendessero guardia né sospetto di Firenza; avendo i Fiorentim 
ordinato certo tractato colli usciti di Perugia per farla dilevare io 
dal dominio de re Lancilao. E come missero in effetto vol- 
sero seguire, che a di .vn. gugno 1410, in sabato, li usciti di 
Perugia intrònno in Borgo Sampiero, e quine romoregiando, 
quelli dentro tracti a tale romore, quine fu bactaglia grandissima. 
Quelli dentro di Perugia schacciònno fuori quelli usciti, e più 15 
di .XXX. ne funno morti di quelli eh' erano dentro entrati, e 
molti presi. E cosi rimase anichilato lo male pensieri di chi 
avea tale tractato ordinato. 

CCn. Nota facta a re Lancilao. 

N arasi bora nota a te, re Lancilao, il quale puoi avere com- 
preso più tempo fa che i Fiorentini anno denari, persone, 
amici, senno et robba messo a contrario del tuo stato, e pogo 
puoi aver veduto da loro altro che dicto t'è; e tu sempre con 
passi lenti voluto loro dimostrare tua potentia. Che se avessi j 
contra di loro facto tuo sforzo, molto più aresti aquistato che 
non ài; e quello che aquistato avessi, non T aresti perduto, co- 
me ài fatto Roma. E per tanto ti si dicie, che se credi ogni 
picola bichoccha che é in Romagna o verso Roma conquistare, 
ti si ricorda che contra Firenza mai tua forza potrà metterla al io 
basso; perchè, da lungha, Firenza è più potente che se la guerra 
avesse intorno ; che più tosto ti prendere' Firenza, essendo tu col- 
le brigate che ài e colla tua possa apresso a uno miglio a Fi- 
renza, che non aresti Taglacosso, dove tu e' tuoi consumate per- 
sone et avere, e nulla di tua intentione acquistar puoi. E molti 15 
stimano, e a loro ne pare esser certi, se tucte bicoche di Roma- 
gna vorrai prendere, prima che questo abbi facto, la vita che ài 
et quello possedi converrai abandonare. E per tanto ti si dicie 
che raguardi quanto Firenza raguarda i suoi pericoli; che vedi 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 179 

20 come in ogni parte, ripara, acciò che la guerra dalla ciptà di ' Fi- 
renza si dilunghi. E tu questo non vedi, che speri volere tal 
ciptà a passi lenti prendere. 

E però, oltra V altre cose a te notate, ti si ricorda che do- 
vresti almeno cognoscere che di tucte aversitadi venute a Fi- 

25 renza, così di suoi adherenti come di collegati, non à sostenuto 
per cosa venuta in sul suo terreno alcuno danno esserli facto, 
ma più tosto dannificato il compagno. E questo procede che 
tal comunità cognosce et vede che tu, re Lancilao, dubiti d' ogni 
piccola bicoccha che ti rimane dirieto, e anco perchè ti vede 

30 avaro in nello spendere. E più, che a molti le promesse facte 
per te, pare a Fiorentini non averle osservate. Che se questo 
fusse vero, che non si crede, che si facto signore tenesse tali 
modi, per che degna cosa è quello si scrive dove si dice: On- 
ne promissum est debitum; e in altra parte è già dicto questo 

35 che al presente si dice: 

De', quanto V uomo debbia, pensar forte 
Ch' altrui prometta, e se pur inpromette, 
Non mai alla 'mpromessa serrar porte. 

Dichiarando a te, nobile re, e a ugni signore che sempre 
40 abiate in nella mente quello che può salvare ogni signoria e 
stato, li antichi exempli, ai quali se coli' ochio della verità vor- 
ranno procedere, d' ogni gran facto ne veranno alla loro inten- 
tione. E perchè molti exempli e dimostrationi delle diete co- 
se se ne potrenno ragione rendere; ma non per fare troppo dire, 
45 si lasceranno tali exempli, e tomeràsi a narrare V astutia et senno 
preso per la comunità di Firenza, com' è dicto, al suo schampo. 

ceni. Come il signore Paulo Guinigi cassò certi conestabili 
suDm A Firenza. 

Lo signore Paulo Gumigi di Lucha, avendo compreso, senza 
sua colpa, che i Fiorentini e papa lohanni V odiavano e più 
volte cerchato il suo disfacimento con tractato, come persona 
che cognosce la voluntà de' Fiorentini, non pensando però che 
5 alcimo ozasse tractato fare, pur per vivere securo, avendo alcuni 



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e. LXZZI A 



i8o PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

conestabili di bandiere a suo soldo, li quali erano della iurìsdi- 
rione di Firenza, posto che sempre leali li avesse trovati, nondi- 
meno, per lo migliore, quelli chassò del mese di gugno di .mccox, 
e d' altri confidanti amici tali bandiere si rifornirò. E per que- 
sto modo i pensieri de' Fiorentini semminano sospetto et gelo- la 
zia. E però è bene che con tali si stia coli' ochio aperto & 
chiaro, acciò che alcuno e maximamente noi di Lucha, possiamo 
dalla loro astutia guardarsi e riparare alla loro insatiabile vo- 
luntà. A Dio piaccia. 

CCIV. Come il figliuol d' Astore da Faenza prese Faenza 
CON l' aiuto de' Malatesta. 

Tornasi a contare come a dì .xxn. giugno in .mccccx., lo 
figluolo che rimase di Astore da Faenza; quando per lo car- 
dinale di Bologna li fé' taglare la testa, il predicto rimaso prese 
la ciptà di Faensa coli' aiuto di Carlo Malatesta suo socioro; e 
tolsela a papa lohanni signore di Bologna. 5 

Ora pensi chi à intellecto le chagioni perchè i cardinali 
stenno tanto tempo sospesi a dare credenza a papa lohanni. E 
questo si può presumere che i dicti cardinali pensavano che lo 
re Lancilao seguisse di prendere Roma; che volentieri i dicti 
cardinali, perchè si vedeano mal conducti dal dicto papa, per che io 
areraio voluto per mezzo del dicto re fussero rimessi in ne' loro 
honori, ma vedendo che il dicto re dava indugio al conquisto 
di Roma, et essendo i dicti cardinali socto il dominio del papa 
eletto, convennero consentire a darli hubidensia. 

CCV. Come funno grandi inundationi d' aque. 

Essendo tucta Ytalia in guerra e molti mali, ordinandosi tra- 
dimenti, prede et micidii, e neuno paeze, signore, comuniti 
d' Ytalia cerchare acordio, ma più tosto con odio et malavoglen- 
za r una terra con 1' altra, non avendo Idio né santi in memo- 
ria, ma più tosto seguendo la voluntà del dimonio che quella di 5 
Dio, dispuose la divina bontà, oltra li altri mali, che in nella 
dieta Ytalia si segueno, che di piove et inundasioni d' aque fiis- 
seno per tucto; et cosi tucto '1 mese di gugno di .mccccx., di 



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t)I GIOVÀNHl SERCAMBI i8i 

contìnuo dì & note piovere. Intanto, come il grano era segato 

io per spatio d' uno o du di, tal grano in nelle spighe nascea. Per 
la quale inundatione fu cattivo ricolto d' ogni biado, intanto che 
più di bolognini .xx. valse lo staio del grano, e molti altri fhicti 
per tale piovere essere consumati. E con tucto questo, nessuno 
si muove a volere stare in pacie né preghare Dio che tali pe* 

1 5 stilentia levi da questa Ytalia. E però se Idio lassa cosi punire 
questa Ytalia, iustamente fa, considerando che*quello che de' es- 
ser primo a invocare et pregare Idio che s' aumilii verso di noi 
Taliani, e questo de' esser papa lohanni nuovamente electo. E 
lui, con quello animo di Crudeltà che prima avea innanti che 

20 fiisse papa, crescendoli V animo più rio, vedendo non potere di- 
fendere né socorrere Barbiano e altre chastella quine apressQ, 
fé' il predicto papa tali castella et terre ardere & disfare; e 
tucte genti, cosi homini come femmine, fiinno costrette a doversi 
partire e andare mendicando. E a questo modo chi più de' guar- 

25 dare che male non si faccia, colui é quello che più male fa, et 
più ne consente che se ne faccia. E se Idio manda tali pesti- 
lentie et mali, se ne de' dare la colpa a noi, che ne siamo ca- 
gione per nostra superbia e avaritia, che ogi in questa Talia re- 
gna, et non verso Idio conturbarsi. 

CCVI. Come il signore Paulo Guinigi di Luccha mandò a t. ^^x^a n' 

VIZITARE PAPA lOHANNI. 

Chome è stato contato, la electione di papa lohanni .xxm. 
e quello che di tale electo é seguito fine per tucto gugno 
di .Mccccx., e perché sere' lungo lo scrivere volendo tucto 
narrare, si lasserà tali cose, e tomeràsi a notare, che essendo il 
5 signor Paulo Guinigi di Luccha da molti cardinali del predicto 
papa notificato che il dicto electo avea mala et ria intentione 
contra del dicto signore Paulo per più rispetti, li quali qui non 
sono necessarii a notare e però non si scriveno. Ma tornere- 
mo a' principali e a quelli che i dicti cardinali si mossero a 
IO stringere et pregare il dicto signore Paulo a dovere fare vizita- 
re il dicto electo; e più, che oltra le lettore mandate, venne al- 
cuno inbasciatore a Lucha al dicto Paulo signore a notificare 



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i82 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

che bene era che il dicto Paulo signore mandasse a vizitare il 
dicto papa per buona chagione. 

Cognoscendo 11 predicto Paulo signore e avendo sentito e 15 
compreso tucte inbasciate et lettore a lui venute, prendendo 
sopra ciò matura e buona deliberatione, del mese di gugno 
di .Mccccx. ; avendo sentito che la comunità di Firenza, Siena e 
re Luizi di Provensa e altri a loro coUeghati, aveano vizitato il 
predicto electo, cognoscendo a tali esser debito tale vizitatione 20 
per loro dovere, il predicto Paulo signore, volendo più avanti 
sentire, non si mosse. 

E i predicti cardinali, essendosi riducti a tale electo credere, 
com' è dicto, di nuovo ne scripseno al dicto Paulo signore, no- 
tificandoli che la comunità di Vinegia aveano preso pensieri tale 25 
vizitatione volere fare; e più notificòno parte della voluntà non 
buona che lo electo avea contra del dicto Paulo signore di Luc- 
c. Lixxn A cha, e per tale vizitatione si ridurre' le cose in forma che 1 
dicto eletto non are' materia di offendere il dito Paulo signore. 

E praticato il predicto Paulo tuctele diete parti, cognoscendo }0 
che chi à male volere contra di lui non fusse chagione a me- 
tere in nel 1' animo del dicto electo, mostrandoli il contrario 
della voluntà del dicto Paulo signore, e molte altre chagioni con- 
trarie per disfare il dicto Paulo ; e ben che il dicto Paulo signo- 
re di tale imfamia poco si curasse, perchè chi è buono non cu- 3J 
ra infamia, perchè si dicie in alcuno sonetto dove dicie in que- 
sto modo cioè: 

Ch' il dover fa, mal dire non curi altrui. 
Che '1 vero a lungo andar schuza lui. 
E ben che '1 falzo vero talora paia, 4^ 

Per ragion falze e pronte, 
Convien che poco duri. 
Che nel volto si paia, 
Nel mezzo della fronte, 

A' frodolenti et furi. 45 

Dove iustitia può donque non churi, 
Falza ria imfamia chi a il vero con lui. 



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DI GIOVANNI SERCAxMBI 185 

E posto che il dicto Paulo signore cognoscesse sé esser necto 
dalle infamie che altri li volesse dare overo appuonere, per non 

50 volere che altri per infamia pecchasse, et per levare via tale vo- 
lontà prava, e ancho perchè i Venesiani per lo simile modo al- 
tri cercava alla comunità di Vinegia mettere zizania, e per le- 
vare via ogni mal dicto, diliberò la dieta comunità di Vinegia 
fare vizitare il dicto electo, e cosi fenno. 

55 Volendo il predicto Paulo Guinigi signore a tucte le diete par- 
ti riparo prendere, dispuose che tale eletto fosse vizitato. E come 
deHberò misse in effecto, che a di 30 gugno di .mccccx. in lu- 
nedi, si partirono di Luccha messer Nicolao Guinigi et vescovo 
di Luccha, Ciuchino Avogadi, Stefano di Iacopo di Poggio, acom- 

éo pagnati da molti honorevoli iovani di Lucha con circha caval- 
li .xxvm. e chaminòro honorevolemente, vestiti alle spese del pre- 
dicto Paulo signore, e giunseno a Bologna a di primo luglio 
di .MCCCCX. E vizitato il predicto papa lohanni, et da lui avuto 
buona ricevuta, ristati in Bologna alquanti di, fine che dal papa 

65 funno licentiati, si partirono di Bologna e tomòro a Lucha, a 
di .XII. luglio, il di di santo Paulino vescovo di Lucha. 

CCVn. Come molti delle galee de re Luizi funno morti & e. txxxn b 

IN VOLTA RITORNÒRO IN SeRCHIO. 

LO re Luizi d' Angiò, esendo stato in nel chastello di Prato 
fine all' uscita di luglio in .mccccx., tenendosi mal securo, 
chaminò a Siena. Avendo il dicto re in focie di Serchio al- 
quante ghalee per segurtà di sé et de' Fiorentini, le diete galee 
5 essendo in focie di Serchio all' entrata di ogosto in .mccccx. e 
quine stando fine a di .x. ogosto dicto anno, si partirono e an- 
dàro a Telàro in nella riviera di Genova, credendo quine aqui- 
stare. Et perché quelli Genovesi che quine erano, sentendosi 
asaglire, vigorosamente contastarono con quelle galee, e furono 
IO morti delle diete galee homini .XLm.; et cosi, senza aquisto, le 
diete galee tomòro in focie di Serchio presso a Pisa. 



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i84 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCVin. Chome le galee de re Lancilao preseno il porto 

E FORTESSA DI TaLAMONA. 

E a di .X. ogosto in .mccccx. le galee che erano in questo ma- 
re de Lione a pititione de re Lancilao, preseno il porto et 
fortezza di Talamone di Siena; e quella fornita di chastellano 
genovese e d' altri a divotione del dicto re Lancilao et di Ge- 
nova, e le galee diete si ridusseno al porto di Piombino. 5 

CCIX. Come al signor Paulo Guinigi di Lucha naque uko 
pigluolo nomato Agustin Filippo di madonna Piagentina. 

E a di .xxvni. ogosto in .mccccx. lo di di santo Agustino, na- 
que al signor Paulo Guinigi, di madonna Piagentina sua 
donna, imo fanciullo e al batismo li fu posto nome Agustino 
Philippo. Dio li dia lunga et buona vita. A Dio piaccia, amen. 

CCX. Come li Genovesi ebeno la fortezza di Leriq. 

Li Genovesi, volendo conquistare le loro terre di riviera, ar- 
màro loro galee et navi, e per terra chaminaron verso Le- 
rici del mese di septembre in .mccccx. Quella terra ebbeno; Io 
chastello veramente non ebbero, perchè non si combatteo. Ma 
subito missero campo a Porto Veneri, dove fiinno molti dal- 5 
1' una parte et dell' altra morti e feriti, senza aquistare i Geno- 
vesi alcuna cosa, spendendo molto e poco aquistando. 

CCXI. Come il maestro de' Crocichieri fu scomficto 

DALLI infedeli. 



L 



àssasi'al prezente di contare delle cose che sono in Ytalia 

e torneremo a dire chome lo re di Polonia, combattendo con 

e. Lxxxiii A quelli Crocichieri alle suoi confini, dove si trovònno tramenduro 

le parti più di .lx.™ di combattitori. E ultimo il maestro de* 

dicti Crocichieri fu ucciso e con lui più di .xx.™ suoi seguaci 5 

morti; e dall' altra parte del dicto re d' Appolonia, colli amici 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 185 

suoi rimase della bactaglia vincente, non però che della parte de 
re di Polonia non morisseno più di .xv."» homini. E cosi il 
dicto maestro Crocichieri fu morto, e gran parte delle terre che 
IO possedea fanno per lo dicto re di Polonia conquistate. 

CCXn. Come fu per tucta Ytalià morIa di 

MORBO PESTILENTIALE. 

Mentre che le cose diete si riposano per tucto, Idio, vedendo 
che per le battagle & ucisioni le persone dal male non 
s' astegnano, dispuose la sua divina potentia, che per tucto Yta- 
lià la moria di morbo pestilentiale e paesi ne sentisseno. E 
5 questo cominciamento fu per tucto, ma in inispesialità in Lucha, 
dell' anno di .mccccx. all' uscita del mese di octobre, e seguio 
molto tempo apresso in tucte ciptà d' Ytalia. A Luccha Idio 
dimostrò placabile, che quaà di pestilentia sentìo; per la qual 
cosa per lo signore di Luccha Paulo Guinigi e suoi ciptadini, 

IO ricognoscendo da Dio tal dono, con ogni sollicitudine e con gran 
reverentia facendo processioni et messe solenne co elemosine, 
pregando la somma potentia di Dio, che tali preghi fìisseno da 
lui esaudite et da tal peste liberati, che pochi fine a di primo 
giungno in .mccccxi. ne morinno in Luccha. Per la qual gratia 

15 ricevuta i Luchesi sono molto più obligati a Dio e di tale do- 
no et gratia ognuno si de' humiliare verso Idio, e perdonare le 
ingiurie & oflfensioni a loro facte, perchè per tali meriti Dio più 
tosto li exaudisce. Concludendo si dicie: quod ubi charitas et 
amor est. Deus ibi est. Ricordando etiandio quello si scrive ove 

20 si dicie: nunquam vidi hominem pium mala morte* pati. E 
questo vasta a questa parte. 

CCXni, Come papa Iohanni ordinò far guerra 

CON RE LaNCILAO. 

Narrato quello che per U nostri pecchati Idio di moria e pe- 
ste punisce- questa nostra Ytalia, non però che chi si pre- 
tende esser magiore, cioè il papa Iohanni si vogla umiliare a 



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iS6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

pregare la somma potentia di Dio che tali pestilentìe levi da 
quesu Ytalia, ma con animo focoso et tirannicho cerchò che j 
tucti i capi di gente d' arme si riducessero con lui per potere 
contastare et dispuonere lo re Lancilao di sua potentia. E aven- 
do riducto apresso di sé Paulo Orsini, com* è stato contato, con 
proferte facte a lan Colonpna, il dicto lan Colonna si ridusse col 
ditto papa, credendo lo dieta papa potere Roma et tucte altre ter- io 
re di Romagna col braccio del diao Paulo Orsmi et lan Co- 
lonna possedere. Narrasi qui con reverenda che voi, papa, che 
dovete esser di sentimento discreto, come non pensavate che il 
dicto Paulo Orsini avea tradito lo re Lancihio, e il dicto lan 
Colonna esser stato del dicto re suo, che avendo veduto li in- 15 
ganni et tradimenti per li dicti aver facti al dicto re, che a voi, 
papa lohanni, debiano essere leali? Certo noi crediate; e le pro- 
ve per r avenire faranno le cose manifeste. E per queste e al- 
tre cose che si potrènno dire, dicho che se Idio non exaudisce 
i prieghi di voi, papa lohanni, che iustamente fa. Però che neu- 20 
no merita essere exaldito, chi uza crudeltà o tirannia, come si 
vede voi questi due vizii uzare. 

CCXrV. Come i Fiorentini fecero pacie con re Lancilao. 

Lo comune di Firenza, che sempre a' suoi pericoli provede, 
non guardando promessioni, leghe o altre cose che promesso 
avesse, che alla comunità di Firenza tomi utile quelli che Firen- 
za governano tucto metteno ad executione, vedendo che il pre- 
dicto papa non consentìa al dicto comune in quello che volea- > 
no, diliberònno tractare pacie con re Lancilao; con dovere, infra 
r altre cose chieste al dicto re, avere la ciptà di Cortona. Il 
quale re, considerato che il dicto papa lohanni lo nimichava di- 
videndolo dalla comunità di Firenza, lui potere soctomettere alla 
sua volimtà il predicto re Lancilao, tale pacie fermò, con dare a 10 
Firenza la ciptà di Cortona, con alcuni pacti, li quali, per non 
occupar tempo, non si descriveno. Ma ben si dicie che in e 
capitoli del dicto re Lancilao si contiene che Lucha da Firenza 
non sia opressata; et posto che paresse a molti il dicto re avere 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 187 

1 5 facto di poco suo honore a tal pacie fare, si può rispondere, che 
il dicto re, vedendo il contasto che papa lohanni, con re Luizi 
di Provensa e con quelli Orsini et Romani, cerchavano il disfa- 
cimento del dicto re Lancilao, tale pacie fu conchiusa quazi al- 
l' uscita di .Mccccx. 

CCXV. Come la comunità di Faienza preseno il chastello 
DI Lerici di Genova. 

La comunità di Firenza, doppo la pacie facta con re Lancilao, 
a r entrata de V anno di .mccccxi., avendo il marchese Nicolò 
di Fivizano, a stanza della comunità di Firenza, fornito lo cha- 
stello di Sarezana, e '1 comune di Genova tenendo il campo a 
5 Sarezana, li predicti Fiorentini, porgendo mani et aiuto a Porto- 
veneri, avendo mandato in Lunigiana genti d' arme da pie et 
da cavallo per prendere delle terre di quelli luoghi, a fine per 
potere di tal terre avere Livoma per scambio delle dite terre 
che Fiorentini prendessero di quelle de' Genovesi e in que' luo- 

IO ghi, con nuovo tractato, che sere' lungo lo scrivere se tucto si 
notasse. Ma perchè non è di necessità tucte particularità con- 
tare, si dicie che a pititione del comune di Firenza lo castello di 
Lerici per lo comune di Firenza fu preso; della quale presura la 
comunità et ghibellini di Genova fimno malcontenti, sperandosi 

15 ristorare per mare. Or come le cose seguiranno di tal presura 
altro' si noterà. 

CCXVI. Come papa Iohanni chaminò a Roma con animo 
di gueregiare con re Lancilao. 

Mentre che tali cose si fanno in Riviera, al papa lohanni di 
Bologna venne molti chaporali di gente d' arme e la inba- 
sciaria da Roma. E prima loro imbasciata fu de' dicti caporali, 
che se il predicto papa non dava loro denari, che loro prende- 
5 renno partito a' loro facti. E simile vi si condusse lo re Luizi, 
sollicitando denari et che il dicto papa chaminasse a prendere 
Roma, overo che manderanno per papa Gregorio, che era a Gae- 



C. LXXXIV A 



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i88 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ta. E vedendo il predicto papa lohanni la molestia de' dicti cha« 
porali per vole' denari, e la sollicitudine del dicto re Luizi e 
quello che' Romani li aveano dicto, posto che molto sopra delle io 
diete parti pensasse; e veduto che in Bologna era charestia gran- 
de, e anco la morìa molto inviare quella terra, diliberò al tucto 
chaminare verso Roma. Et mandò per Paulo Orsini eh' era in 
Roma, e ristrinse altre suoi brigate per potere seguro a Roma 
andare. E mentre che tale apparecchiamento facea, avendo bi- ij 
zongno di molti denari, strinse tucte 1' entrate di Bologna, facen- 
do etiandio per avere denari vendere a sua stanza in Bologna lo 
pane e '1 vino a minuto, cerchando ogni modo di far danari, e 
vedendo che a lui era bizongno per doversi partire e contentare 
lo re e chaporali, più di .cl."* di fiorini li convenia raunare. E 20 
richiesto lo comune di Firenza d' alquanta somma, i Fiorentini 
rispondendo che loro aveano per ordine che a persona non po- 
teano prestare alcuna quantità di denari se non passasse per più 
consigli, che non si potre' per uli consigli otenere; per h qual 
cosa il predicto papa lohanni, vedendo che da Firenza non potea 2j 
esser servito, dispuose stringere alquanti cictadini richi bolognesi 
che pagassero fiorini .cl.™ Li quali ciptadini, vedendo il peri- 
colo loro, posto che fusse loro molto sconcio, tali denari pagòn- 
no, ai quali fii assegnato alcune gabelle di Bologna. 

Avuto i predicti denari, e molti altri dell' entrate di Bologna, 30 
e contenti i predicti caporali, richiese il dicto papa lohanni mes- 
ser Nicolao Gumigi vescovo di Lucha, che in quel tempo era 
in Bologna, che andasse con lui a Roma, e simile molti alui 
prelati et cardinali. Diliberando che il cardinale di Napoli, homo 
goctoso e non habile a potere andare, rimanesse in Bologna lue- 3J 
gotenente, avendovi lassato alla guardia della ciptà Uguiccione 
da Ferrara, Luizi da Prato, Francesco Orsini e molti altri con 
circha cavalli .mv.^ E, dato tale ordine, il predicto papa con re 
Luizi si partio di Bologna con tucte altre brigate, del mese 
d' aprile di .mccccxi. E chaminò per la via da Prato et da 40 
Siena, e salvi iunsero a Roma del dicto mese; sperandosi di lui 
poco aquisto fare, perchè lo re Lancilao avea gran gente d' arme 
e molti pedoni, e simile avea il signor Charlo Malatesta fornito 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 189 

di molte genti d' arme alle confini di Bologna. Et cosi si viea 
45 consumando il tezoro deUa Chieza. 

CCXVn. Come i Fiorentini cercònno volere pacie co' Genovesi 

E RICHIESENO PlETRASANTA AL SIGNOR PaULO PER LORO STANZA. 

Li Fiorentini, sentendo et vedendo che la discordia con Ge- 
nova era loro molto dannosa, pensònno con esser in prati- 
cha co' Genovesi avere loro intentione di Livorna, overo di ve- 
nire a pace con loro vantaggio, come sempre con ogni signore 
5 comunità è sempre a loro venuto facto. E perchè le cose 
andassero al loro modo, e simile per potere a ugni ora avere 
da Firenza il parere del comune, dienno ordine che V ambascia- 
ria di Genova e la loro si riducessero a Pietrasanta per luogo 
di mezzo. E cosi il signore di Lucha Paulo Guinigi ne fu per 

IO r una parte e per 1' altra richiesto. Ai quali liberamente per lo 
dicto signore Paulo la dieta stanza fu loro conceduta ; e del dicto 
mese d' aprile in .mccccxi. venero da Firenza per la via da Luc- 
cha messer Bartolomeo Popoleschi et Nicolo da lizzano, et vi- 
zitato il signore e per lo dicto signore honorati di presenti 

15 tanto quanto in Lucha stenno, fine che da Genova vennero a 
Pietrasanta messer Bartolomeo dal Bosco et Bartolomeo Spinori 
di Genova e gran maestri, e sentendo tal venuta l' imbasciatori 
fiorentini subito caminòro a Pietrasanta per ritrovarsi con quelli 
di Genova. D signore Paulo di Lucha, acciò che ciascuno di 

20 loro del pari si potessero lodare, di continuo ogni di fiinno pre- 
sentati in grande abundantia, tenendovi sempre senza il vicario 
uno commissario che a tucto provedesse. E quine restati fine 
a chalende magio di .mccccxl e niento overo nulla conchiuseno. 
Di che i dicti da Firenza ritomòro a Luccha, e il di medezmo 

25 di chalende maggio da sera si partirono e caminòro verso Firenza. 
E i dicti di Genova andòro a fornire et rifermare di cha- 
stellano et genti Livorna, et tomòro a Pietrasanta. E non vo- 
lendosi partire che prima non venissero a vizitare il signor Paulo 
Guinigi, essendo prima scoperto a Genova uno tractato, vennero 

30 a Lucha, e vizitato il signore Paulo ritornòro a Pietrasanta per 



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e. LXXXV B 



190 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

mettere rimedio al tractato ordinato per ritrovarsi a Genova. 
Li Fiorentini, per non dimostrare esser colpevoli del tractata 
dicto, scrisseno a quelli inbasciatori a Pietrasanta che piacesse 
loro spettarli fine a dì .xii. di maggio, et avendo i predicti tale 
lettore, caminòro a Genova. 35 

CCXVin. Come li Fiorentini ordinòro certo tractato contea 

Genova per mezzo di messer Orlando da Campofrevoso 

et per tal cagione il dicto messbr orlando fu morto 

e tal ordine non venne fatto. 

Pratichandosi tale acordio, li Fiorentini, non pensando che i 
Genovesi stessero avizati, i predicti di Firenza ordinòro se- 
cretamente con uno messer Orlando da Campofrevoso di Ge- 
nova che il dicto andasse a Genova, di nocte, con sua amistà 
del mese di maggio di .mccccxl Et entrato il dicto messer Or- 5 
landò di nocte in Genova con più di .ce. fanti, pensò che pren- 
dendo il palagio delli antiani di Genova doversi far signore col- 
r aiuto de' guelfi di Genova et coli' aiuto di Firenza, et etiandio 
da re Luizi avere soccorso. Et dato tale ordine, messer Toma- 
zo fratello del dicto messer Orlando, con alquanta brigata armata io 
se n' andò al palagio, avendo prima fornito il campanile di san 
Giorgio di brigate del dicto messer Orlando. E giunto il dicto 
messer Tomazo in piassa, gridando: muoiano le prestanse, e 
viva messer Orlando da Campofrevoso. Alle quali grida li pro- 
vigionati che al palagio erano, trassero alla 'ncontra de' dicti, non 15 
lassandoli entrare in palagio, e quine alchuni morti; il popolo, 
sentendo tale romore, trasseno alla piassa a difesa del palagio. 

Messer Orlando, sentendo tale romore, pensando fusse preso 
il palagio, mandò un altro suo fratello nomato messer Abraham 
con molta brigata, pensando doppo lui andare elli. Et giunto il 20 
dicto messer Abraam in piassa, il popolo facendoselli incontra 
quello preseno. Et vedendo alquanti Genovesi il pericolo del 
dicto messer Orlando e il pericolo de' ciptadini si misseno a fare 
acordio. E cosi seguio che il dicto messer Orlando venne di- 
nanti alli antiani, e dato pagatore d' ubidire le confini che a lui 25 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 191 

scranno date, lassando, oltra la pagarla data, quatro suoi fratelli 
in Castelletto presi. E cosi si partio il dicto messer Orlando 
per andare a certo luogo dove quine dover ricevere lettore delle 
comfini che asegnate V erano. E non manchando il mal pensieri 

30 al dicto messer Orlando, ma più tosto crescendoli, come fu a 
Saona, con quelle brigate che avea entrò nascozamente in Saona, 
ben che si crede che a lui fìisse facto tracto doppio, che entrato 
dentro, dove ne credea esser signore, volendo montare in palagio 
con titolo, dicendo: viva messer Orlando, di presente tal messer 

35 Orlando morto fu con alquanti delle suoi brigate. E questo li 
avenne per la speranza che prese dell' aiuto di Firenza. 

CCXIX. Come i Fiorentini ripreseno pratica della pace 

CON LA comunità DI GeNOVA. 

Li Fiorentini, sentendo come messer Orlando era chapitato e 
come a loro se ne dava colpa, scripseno all' imbasciatori di 
Genova che piacesse loro esser a Pietrasanta a di .xhl magio 
in .Mccccxi. per potere la pacie conchiudere, avendo il comune 

; di Firenza già sentito che la vocie era sparta di messer Orlan- 
do. L' ambasciarla di Genova venne a Pietrasanta, diliberò spet- 
tare quella di Firenza fine al dicto di. E passando V una di 
doppo r altro fine a di .xn. magio, li Fiorentini, poco curando 
di rimandare inbasciatori, sentendo come li Bolognesi a di .xn. 

IO magio aveano rimosso di Bologna la signoria di papa lohanni, 
pensando potere qualche cosa aquistare, nondimeno pur diliberòn- 
no mandare a Pietrasanta per la via di marina messer Bartolomeo 
Popoleschi et Nicolò da Uzzano. E stato alquanti co' predicti 
di Genova et non acordandosi, i predicti di Firenza si tornòra 

15 verso Lucha per ritornare a Firenza. E li altri tomòro a Genova, 

CCXX. Come i Bolognesi sì dd-evònno dal chardinale 
DI Bologna. 

Vedendo i Bolognesi il mal portamento che papa lohanni 
£acea di loro, e di continuo esser richiesti a pagare molti 



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e. LXXXyi A 



192 PAIBITE SECONDA DELLE CRONICHE 

denari, e vedendosi nudi di vittuagla, et esser chavalchati a piti- 
tione di papa Gregorio dal signor Charlo Malatesta con molti- 
tudine di genti d' arme, e il castello San lohanni loro ribello, con 5 
ordine bizognevole a tal cosa fare, diliberònno i dicti Bolognesi 
non esser più suietti né sottoposti al dito papa lohanni. E per- 
chè r ordine fu grande a dilevarsi da tal dominio, non si discen- 
derà a narrare tucto ; ma diràsi che a di .xii. magio in .MCcaxL 
alle undici hore fu per li ciptadini di Bologna e loro adherenti io 
la ciptà con tucte fortezze dentro di Bologna, e *1 cardinale e 
luogotenente con altri officiali, in Bologna presi; e di tale pre- 
sura per li antiani di Bologna ne funno scripte lettore per tucta 
Or chome seguhrà tal atto, altro' si noterà tucto. 

CCXXI. Come i re Lancilao mandò n- guanto della batagu 

A SUGI CONTRARU ET COME FU INGANNATO. 

Essendo lo re Lancilao in su champi, a di .xx. magio in .mccccxi. 
e alla sua incontra papa lohanni et lo re Luizi d* Angiò, e li 
altri caporali a pititione del dicto papa et del dicto re Luizi in 
Roma, il dicto re Lancilao mandò a' soprascripti il guanto della 
batagla per uno tronbetto del dicto re Lancilao. E avuto tale 5 
inbasciata, il predicto papa & li altri, riducti a^praticha e a con- 
siglio, fu primieramente per Paulo Orsini consigliato in questo 
modo cioè, dicendo : santissimo padre, e voi re Luizi, e li altri 
che qui siete, io dirò mio parere intorno a tal mandata di guan- 
to. E dico che se noi ci mettiamo a combattere con re Lan- io 
cilao, noi siamo tucti morti et presi, perchè noi siamo assai pa- 
chi alla quantità che il dicto re à secho. E pertanto a me par- 
re' che questo tronbetto overo inbasciatore sia sostenuto fine a 
tanto che noi aremo facto nostro provedimento, e maximamente 
d' assaglire il campo de re Lancilao. Che si de' pensare loro ij 
esser male proveduti, sperando doversi a bactagla conducersi. E 
però io consiglio, che subito noi diamo loro adosso sens' altra 
risposta fare, e '1 messo, com' è dicto,' sia sostenuto. Et cosie 
fu per lo dicto papa e re Luizi e li altri di Roma preso pen- 
sieri, e di prezente chavalcò i re Luizi, Paulo Orsini, messer Ar- 20 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



timanno e altri caporali ; e giunti dove erano parte della brigata 
de re Lancilao, non pensando sopra di ciò, percotendo in nella 
brigata del conte da Charrara, il quale era alla prima entrata, e 
quine facendo bella prova, ultimamente il dicto conte da Cha- 
25 rara fu preso con molti di sua brigata, in numero più di .ecc. 
chavalli o vero 400. 

CCXXH Come i Bolognesi richieseno il signore Paulo Guinigi 

DI LUCCHA DI certo AIUTO, AL QUALE CON BUONE SCHUZE 
FUNNO CONTENTL 

Avendosi i Bolognesi ribellati da papa lohanni, com' è suto 
dicto, assediando la ciptadella di Bologna, quella preseno 
quazi a V uscita di magio di .mccccxl I predicti Bolognesi man- 
dònno a Lucha al signore Paulo Guinigi Matteo Magnani cipta- 
5 dino di Bologna a richiedere al signore di Lucha che dovesse 
mandare fanti .ecc. a servigio della comunità di Bologna. E di 
vero il predicto signore are' i dicti Boloniesi sovenuto di quello 
chiedeano, perochè habilmente far si potea, ma perchè il comu- 
ne di Luccha per la schomunicha che antich amente ricevèo in 
IO nd tempo di messer Chastruccio, com' è stato contato, fu inter- 
dicta, e in tale interditione e schomunicha di nuovo s' incorre' se 
il comune di Lucha overo il signore porgesse alcuno aiuto; per 
tanto, con honestissimo modo, il predito signore si scuzò non 
potere servire di quello che il dicto inbasciatore domandato avca. 
15 E veduto il predicto imbasciatore e udito legere il privilegio, 
veduto esser il signore di Lucha e la comunità schuzato, licen- 
tiato si partio e tornò a Bologna. 

CCXXin. Come fu cavalcato la comunità di Bolognia. 

Lassasi di contare de' facti soprascr^)ti e tomeràsi a dire che 
a di .V. gugno in .mccccxl vennero lèctore a Luccha come 
il signor Charlo Malatesta con suoi brigate e con quelle de re 
Lancilao chavalcò in sul bolognese, e quine fé' preda di più 
5 di .ecce, bestie grosse e più di 400 pregioni; volendo il dicto 

B 13 



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e. Lxxxvn 

A 



194 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Carlo signore che* Bolognesi levassero V ubidensia del papa 
lohanni e dessela a papa Gregorio. E a questo modo si con- 
cia la Chieza. 

CCXXrV. Come la comunità di Genova ebbeno 
Castelnuovo di Lunigiana. 

Adi .V. gugno in .mccccxi. per la comunità di Genova s' ebbe 
Castelnuovo di Limigiana per contastare a' Fiorentini, e 
tale chastello ebbero per scudi .mi.™ dal chastellano che quine 
era. E avuto tal chastello, di presente i dicti Genovesi, per ri- 
parare al loro schampo, puosero una bastia in sul monte Orbo 5 
sopra il dicto chastello di Chastehiuovo. E tal bastia si puose 
in sul terreno di madonna Margarita da Fosdinuovo; la qual 
donna co' suoi, volendo opponere et contradire, mandò suoi bri- 
gate il dicto di ; delle quali funno alcuni morti e alquanti presi. 
E non potendo a ciò contradire, la dieta bastia facta fii. io 

E perchè del dicto monte Orbo parte ne pretende al signo- 
re Paulo Guinigi di Luccha, et massimamente quanto aqua pen- 
de verso Charrara, il preditto signore protestò che in sul suo 
terreno tal bastia far non si potesse. E cosi segulo che tal ba- 
stia si fé', com' è dicto, in sul terreno di madonna Margarita i) 
da Fosdinuovo. 

CCXXV. Come li Fiorentini ordinòro con Nicolò marche^ 

CHE CHAVALCHASSE A SaREZANA. 

Li Fiorentini, sentendo tal presura, volendo mettere riparo et 
contastare con Genova, ordinòro con Nicolò miarcheze da 
Fivizano che chavalchasse colle brigate suoi a Sarezzana, et qui- 
ne facesse mislea, pensando mettere tremore a quelli di Sarezana, 
e anco a quelli ghibellini di Lunigiana, avendo il comune fi J 
Firenza cavato di Pisa molti Pisani, e in Pisa facti venire da 
pie et da cavallo la brigata della roza, a fine che i Genovesi 
non prendessero Chastelnuovo, e simile potere Sarezzana ristrin- 
gere. Idio, che tucto vede e i mali pensieri ris^a, dispuose 
che i Genovesi ebero il dicto chastello. ^^ 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 19-5 

CCXXVI. Come lo re Luizi si ritornò in Provensa. 

Doppo la sconficta data a re Lancilao per le genti di papa 
lohanni e per quelle de re Luizi, non potendo più oltre se- 
guire, il predicto re Luizi si partio con molto sconcio et peri- 
colo, si ritornò in Provenza, avendo lassato in Toscana gran 
5 parte della sua gente morta et consumato molto tezoro, e vedu- 
tosi da' Fiorentini e dal ditto papa esser poco sovenuto, stiman- 
do a suo tempo di ciò vendicarsi. E giunto in Provensa, sentio 
le discordie tra il duga di Borgogna e li altri reali di Francia, 
si mosse & camino a Parigi per vedere se tale acordio far si 
IO potesse. Or come le cose achaderanno si noterà. 

CCXXVn. Come lo dugha di Baviera venne in Ytalia 

PER prendere la CORONA DELLO INPERIO. 

L> anno di .mccccxi. morio lo re di Buemmia, il quale dovea 
esser imperadore, ma per suo poco provedimento tale co- 
rona non prese. Per la qual cosa lo duga di Bavièra, com' è 
stato contato, scese in Ytalia per prendere tale inperio, e con 
5 poco frutto si ritornò in suo paese, e del dicto anno morio. 
Per le quali morti, quelli che anno le voci di tale electiòne, 
elessero lo re Sigismondo re d' Ungaria figluolo che fu dello im- 
peratore Charlo quarto, figluolo de re lohanni di Buemia, il vero 
imperatore. E di tale elettione per li dicti elettori ne fu man- 
ie dato lettore et fante proprio al signore Paulo Guinigi di Luccha, 
al qua', com' è d' uzanza, fu facto dono chome si convenia. 

CCXXVin. Come il papa scripse al nuovo inperadore 
CHE venisse in Ytalia. 

Papa lohanni, volendo mettere al basso lo re Lancilao e' suoi 
seguaci, con consiglo d' alquanti Fiorentini & altri nimici 
del dicto re Lancilao, mandò inbasciaria al dicto nuovo impera- 
dore che subito si movesse et venisse verso Roma, et che lui 
5 dal dicto papa lohanni sere' coronato, et che di tucto sere' vero 



e. Lxxxvn 

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196 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

signore; avendo che Fasino Ghane, il quale era signore di Mi- 
lano, li dare' il transito e V ubidensa, con avere seco alcuni di 
quelli della Schala e alcuni figluoli che fiinno dd signore di 
Padova, dicendo Verona, Padova con tucte loro pertìnentìe ri- 
bellarsi da Vinegia. Per le quali proferte, il dicto nuovo im- io 
peradore, non volendo spectar tempo, mosse suoi brigate in gran 
numero, homini crudi et dispietati sensa misericordia, per passa- 
re in Ytalia, et passò in Frigoli, dove i Venesiani aveano si- 
gnoria, facto uno fosso molto largo e con molti balestrieri a 
guardia, E perchè la Comxmità di Vinegia non era proveduta 15 
di gente d' arme, i predicti balestrieri non potendo resistere a 
tal riparo, e anco perchè molti di quelle terre che i Venesiani 
teneano, ribellandosi si dienno alle genti del dicto imperadore, e 
quelli balestrieri e altri soldati e officiali, venuti alle mani delle 
genti crudeli del dicto imperadore, senza avere alcuna compas- 20 
sione né misericordia, a più di .ecce, funno tagliati a chi le ma- 
ni, a chi la mano e '1 braccio & molti morti. E così dimossi- 
chati ritomòro a Vinegia, dove fu gran duolo & pianto di tale 
stratio facto de' loro homini, et delle terre perdute, et datosi per 
modo di tradimento et ribellione. 2j 



T 



CCXXIX. Delle crudeltà che fé* lo 'mperadore. 

I ornasi a dire, a te imperadore, quanto sia honesto né a 
Dio a grado che tue sii di crudeltà pieno, che sere' vasto 
che tu fussi iudeo, a consentire che i cristiani sianno sensa ca- 
gione da te si male tractati. E come pensi tu per forsa vincere 
tucto ciò che allo 'nperio s' apartiene? Certo, se terrai questi rao- 5 
di, non perverai mai a la 'ntentione tua di prendere tale corona; 
che ben sai chi tale honore desidera, de' più tosto con benivo- 
lentia le terre conquistare, che colla crudeltà seguita e con genti 
dispietate. E ben si cognosce per coloro che sanno del mondo, 
Lxxxvni quanto sappia chi t' à consiglato di tal crudeltà, che quello papa io 
che t' à richiesto al subito venire e far queste crudeltà, che que- 
sto non à facto per zelo di iustitia oè per bene di santa Chieza, 
ma solo a fine di molto male, e per un odio mortale, che colui 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 197 

che t' à richiesto à centra de re Lancilao et di papa Grego- 
15 rio .xn. e di tucti loro adherenti. E pertanto se a te e a chi 
t* à richiesto non vien facto tali pensieri, è dispositione di Dio, 
perchè non vuole che tal dominio si prenda con crudeltà et 
odio. E questo vasti a te, imperadore. 

CCXXX. Come lo 'mperadore fé' guerra al Venesuno. 

La signoria di Vinegia, sentendo et vedendo quello che a loro 
era stato facto, dubitando di Padova et di Verona, quelle 
fornirò di buone brigate, e tractone tucti i sospecti e rimforsati 
tucti i loro passi, e facto molte genti d'arme e balestrieri, fa- 
5 cendo il signor Charlo Malatesta chapitano generale di tucto 
r hoste, con atribuirli grande et buona provigione. E cosi rim- 
forsònno per tucto; per laqual cosa le genti dello imperadore 
fiinno costrette a tirarsi in dirieto, lassando solo le fortezze che 
aveano prese a guardia, prometendo tornare alla prima vera del- 
io r anno di .Mccccxn. Or chome tale venuta achaderà, altro' si 
noterà. 

La signoria di Vinegia, cognoscendo chi è stato chagione di 
volere loro stato abassare, si per lo dicto papa lohanni si etian- 
dio per alquanti Fiorentini, ristrintosi con quelli che sono cosi 
15 odiati dal predicto papa et Fiorentini, e preso loro ripari a po- 
ter puonere rimedio a tucto, et potere contastare al dicto im- 
peradore e a ogni altro loro nimicho, ordinòro che ciascuno 
habitante in Vinegia sia gravato di prestanza. E perchè quine 
sono infra li altri molti Fiorentini, si stimò che gran parte della 
20 loro spesa pagheranno, e così molti delli altri. E per questo 
modo si vegnono consumando li merchadanti per Io governo 
de' mali pastori. Idio provegha a quello eh' è di suo piacere. 

CCXXXI. Come lo re Lanco-ao rifermò tucte suoi brigate 

d' arme. 

Lo re Lancilao, sentendo tucte le cose che s'ordinano al suo 
disfacimento, chome savio, spectando tempo, rifermò tucte 
suoi brigate, con tractare che di quelle di papa lohanni si par- 



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Lxxxvm 

B 



198 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tisseno, e con lui si conducessero. E infra li altri che il dicto 
re cerchò d' avere, si fu lo Sforza da Chutìgnola caporale di .v.' j 
lancie, e per poterlo avere, proferse conducta di .vu.« lancie con 
darli alcuna contea. E cosi seguio che Berardo da Chamerino 
e il conte da Charrara, Cecholino da Perugia e il gran conesta- 
bile indussero lo dicto Sforza a fare la voluntà del dicto re 
Lancilao. E volse dal dicto re in presto fiorini .xl.™, de* quali io 
per dimostratione il dicto Berardo fu pagatore a fiorini .x.",il 
conte da Carrara di fiorini .x.™, Cecholino a fiorini .x.™, lo gran 
conestabile fu a fiorini .x.»" E questo sentendosi per papa lohan- 
ni, fé' dire al dicto Sforza che andasse dinanti da lui e che vo- 
lea con lui parlare e sapere se lui si conciava con re Lancilao, 15 
perchè pensava che non dovesse essere. Il dicto Sforza mandò 
dicendo che la ferma sua spirava a poghì giorni, e mentre che 
la ferma fusse, lui dalla sua ubidientia non si partire', ma li (te- 
nari presi da re Lancilao è stato solo per contentare le suoi 
brigate di quello che aver denno. Però che sa il papa che lui 20 
de' esser pagato da lui di più tempo, et che avendo da lui quel- 
lo de' avere, che lui restituerebbe li denari a re. Il predicto pa- 
pa vedendosi di gente non forte perdendo lo Sforza, diliberò 
achattare et fare per ogni modo che Sforza avesse denari. E co- 
si seguio che il dicto papa die' fiorini .xxxn.°* al dicto Sforza, 25 
dicendo: omai vo che ti rafermi mecho. Lo Sforza, che avea 
avuti gran parte di quello che aver dovea, disse esser contento 
conducersi con lui, con pacti che mai alla sua presentia andar 
volea,nè simile in Roma, né in alcuna fortezza rinchiudersi, ma 
solo a campo star volea; e che volea che ogni mese, V ultimo 30 
di d' ogni mese che con lui stesse, volea interamente tucto il 
soldo di quel mese. Lo papa, sentendo tali chieste, meraviglian- 
dosi, senza niente fermare, passò la ferma di prima. 

E dato delli sporoni al cavallo si partio da Colonna, do- 
v' erano a campo, e cavalcò nel campo de re Lancilao. E per JJ 
questo modo il predicto papa pagò parte di quello che pagar 
dovea, e rimase schernito. Per la qual cosa il dicto papa fé' ta- 
gliare la testa al chancilieri del dicto Sforza, pensando che lui 
avesse menato tal danza. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 199 



CCXXXn. Del male ricolto d'ogni biado e della charestia. 

Lassasi al prezente delle diete genti e conteràsi, che doppo 
la ricolta del grano et altre biade, V anno di .mccccxl si 
vidde per tucta Ytalia esser tanto chactivo ricolto, che non fu 
avizo di neuna comunità o signore d' Italia potere il terzo del- 
5 r anno di tal ricolto vivere. Lo magnifico signor Paulo Guinigi 
di Lucha vedendo ciò, fé' fare cercha per tucto il suo contado 
di grano et d' ogni biado, legumi & castagne, con ordine che 
del suo contado niente si potesse chavare, acciò che suoi socto- 
posti non potessero di necessità perire, et etiandio potere a' bi- 

10 zongni riparare. E perchè la terra stesse diviziosa, et simile il 
contado, dispuose che di pelago o dove se ne trovasse, se ne 
comprasse gran quantità, non guardando a pregio. 

E trovando uno suo ciptadino nomato Guilielmo dal Por- 
tico, iovano et pratico, in elle parti di Genova e desideroso ve- 

15 nire tosto riccho, richiesto dal dicto signore che andasse per 
comperare del dicto grano, aceptò e disse esser presto. E stato 
alchuni di, pensando sopra tal facenda far molto proficto a suo 
vantagio e a danno del compagno, misse alcuno mezzo a par- 
lare al signore dicendo: se il signore mi vuole far forte di .vi. 

20 o .VHL™ fiorini, io n' arò aitanti da miei amici e farò la compra 
a mio rissico et ventura, oflFerendone dare al signore quello vor- 
rà. Lo dicto signore, avendo desiderio che i suoi ciptadini gua- 
dagnino, pensando esser fornito a tempo, fu contento, avendo lui 
buona pagana de' denari che li misse tra mano, e cosi chaminò 

25 verso Genova e quine trovava grande quantità di grano. Ma 
vedendo il dicto Guilielmo che dal dicto grano non se ne gua- 
dagnava denaio, però che in Lucha valea, quando si partio, bolo- 
gnini .XI. lo staio, e quello sere' venuto, posto in Luccha, bolo- 
gnini .xiL, e però tal grano non comprò. 

30 E il dicto Guilielmo, facto conpagnia in Genova con uno 
Princivalli Vivaldi, di tutto il grano che comperava in Provenza 
la metà per lui, il dicto Guilielmo chaminò in Provensa & co- 
me luchese, per rispetto del signore di Lucha, obtenne licentia 
della tracta di quello volea. E avendone charicha una nave di 



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PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



stala di .xxv.»» migliaia, quazi a V uscita di feraio in .Mccccxfl. 35 
e i Genovesi avendo bizogno di grano, tale nave fenno condurre 
a Genova, e scharicato in Genova il dicto grano per li Genovesi, 
il predicto Guilielmo, caricandone un'altra nave di stala •xxnn.™, 
simUe per li Genovesi fu presa* Per la (Jual cosa il signore di 
Luccha, tenendosi be&to mandò inbasciaria a Genova che pia- 40 
cesse a quella comunità concedere quello grano. Ultimamente 
ne fu conceduto al dicto signore staia .xi.™,e quello si condusse 
a Lucha del mese di maggio. 

Che dirò di tal signore, non stante che il grano forestieri 
non venisse, niente di meno sempre in Lucha funno piene le 4; 
piasse di pane bianchissimo, non a magiore pregio che quando 
valeo lo staio del grano bolognini .vmi,® E di continuo a tucto 
il contado concedere che di Lucha traesseno farina di miglio 
macinata, a bolognini .vii. lo staio. E per questo modo fii in 
Lucha e in nel suo contado, a rispetto di tucte le terre d' Ytalia, 50 
divisia et pregio il terzo dell' altre parti: dicendo che a tucti 
e. Lxxxix B questi aresti facti a Genova, lo dicto Guilielmo non si vdse 
trovare. E a questo modo sono conducti coloro che di tali si 
fidano. E però ad exemplo per lo tempo che ara avcnire, dico 
che mai alcuno signore o comunità, che bizogno avesse di victua- 55 
glia per fornire loro terre, mai non seguano quello che s' è se- 
guito in questa compra di grano, ma subito, avuto persona in- 
tendente, si mandi presta, e dove trova robba, quella compri 
senza sperare trovare guadagno. Però che se Guilielmo avesse 
conpfato subito, come potea, in Genova sere' il grano venuto 60 
in meno d' uno mese e picciolo pregio; dove per lo 'ndugio 
non si fomio, e quello che s' ebbe si indugiò a venire mesi .vira., 
che, avendo avuto somma necessità, sere' altri perito. Et questo 
vasti al presente avere narrato ad exemplo. 

CCXXXin. Come la comunità di Genova ristrinseno n, 

MARE ACCIÒ CHE LA COMUNITÀ DI FiRENZA NON 
POTESSE ESSER FORNfrA. 

LO comune di Genova, sentendo per tucta Ytalia la charesria 
grande del grano, e massimamente in nelle terre soctopostc 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 201 

al comune di Firenza, avendo con Firenza guerra mortale, dili- 
berò tale comunità di Genova ristringere il mare, acciò che al- 
5 cuna victuagla per mare non possa esser conducta in quello di 
Firenza, donde si volesse et conducesse mercantia di Fiorentini, 
tale legno era rubato da' Genovesi. E per questo modo la va- 
luta di più di jcc.^ di fiorini fu tolto per li Genovesi di quella 
de' Fiorentini. E, oltra questo, molte altre persone funno rubati 

IO r anno di .mccccxii. E oltra le diete rubbe, per terra si facea 
guerra inestimabile; non però che i Fiorentini di tal guerra per 
terra non avesse sempre il migliore, sempre acquistando terre 
di quelle di Genova, mantenendo sempre a divotione di Fioren- 
tini Portovenneri e altre fortezza in nella Riviera. E più che 

15 i Fiorentini ebbeno quella bastia che i Genovesi aveano posta 
in sul monte Orbo sopra Castelnuovo in Lunigiana, tenendosi 
ogni comunità forti a non voler dare al compagno il valere 
d'una medagla. E per questo dimorò tal guerra sensa tractare 
di pacie alquanto tempo. 

CCXXXIV. Come la comunità di Firenza mandòno loro 

RACOMANDATI A DANNEGIARE GeNOVA. 

Li Fiorentini, vedendosi per mare molto dannegiare e tollere 
loro merchantie e esserli tenuto che alcuna mercantia di la- 
na né altro che a loro fusse necessario, et massimamente cose 
da vivere, prendendo pensieri conrompere alcuni Genovesi, ordi- 
5 norono che molti di Portoveneri co' loro soldati andassero alle 
porti di Genova, e in quelli luoghi dove sono bellissimi giardi- 
ni E quine fenno preda assai di bestiame, arnesi et homini, e 
salvi ritomòro a Porto Vernieri con tucti pregioni, prede et rob- 
ba. E questo fenno perchè l'armata de' Genovesi, la quale era 
IO stau presso al porto di Pisa più tempo, in nella quale armata 
fimno più di .xmi. navi grosse e più di .xn. galee et galeocte, 
spettando che alcune mercantie di Fiorentini passasero, e stati 
alquanti di, du navi chariche di mercantia funno conducte a 
Genova e la robba perduta. E a questo modo si fa tal guerra: 
I 5 li Genovesi rubano per mare robba de' mercadanti fiorentini e 



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202 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

d' altri, e' Fiorentini rubbano per terra chastella, pr^oni et rob- 
ba cosi di Genovesi come etiandio di Luchesi, allegando tale 
rubba esser tolta di buona guerra. E chi men può conviene 
tacere. E cosi diviene a' nostri Luchesi. Idio a ciò prov^ha. 

CCXXXV. CoM£ morìo Faswo Ghane, il ovale s' era 

FACTO MAGIORE DI LOMBARDIA. 

Intrato Y anno di .Mccccxn. Fasino Ghane, come governatore 
di tucte ciptà et fortezze le quali erano rimase del duga di 
Milano, avendo, com' è stato contato già, dato che lo 'nperadore 
nuovamente eleao discendesse, con gueregiare contra di quelli 
Malatesta che posseggono molte terre in Lombardia, e simile 5 
contastare con Verona et Padova, le quali sono a petitione della 
Gomunità di Vinegia, e facendone suo sforzo, fine all' entrata di 
Maggio di .MCCCCxn., e niente potuto riconquistare, lo dicto 
Fatino di malatia agravò, e fine a di .xvi. del dicto mese di 
maggio r anima li steo in nel corpo. E come fu piacere di Dio, io 
di questo mondo trapassò, al chui corpo fii facto smizurato honore. 

GGXXXVI. GOME ALCUNI FIGLUOU DI MESSER BERNABÒ 

ENTRÒNO IN Milano e fu morto il hcluolg magiore 

DEL DUGA DI MlLANO. 

Sentendo tal morte, messer lohanni figluolo che fu di messer 
Garlo; figluolo legictimo di messer Bernabò, e messer Astore 
figluolo naturale del dicto messer Bernabò Visconte, subito, con 
alquante loro brigate et amici, trasseno a Milano. E quine en- 
trati sensa contasto a di .xx. di maggio di .mccccxu., lo duga di 5 
Milano novello, figluolo del duga figluolo di messer Galeazzo, fìi 
per alcuni melanesi morto. Ben si crede che tale morte fusse 
facta a stanza de' dicti messer lohanni et messer Astore, per 
vendetta di messer Bernabò, della quale morte poco overo nulla 
se ne fé' per allora mentione. Or come le cose di Milano et io 
de' dicti altro seguirà, seranno notate. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 203 

CCXXXVn. Come i Fiorentini, socto nome di pacie co 
Genovesi, volsero tollere Livorna- 

Li Fiorientini, sentendo tali inviluppi, prima che '1 papa lohan- 
ni avea piccola gente a riparo de re Lancila©, e vedendosi 
per mare chiusi tucti li porti e suoi mercadanti impoverire per 
le rubbe a loro facte e per non potere mercadantegiare, e sen- 
5 tito la morte del dugha di Milano, e chi in Milano entrati era- 
no, stimònno coloro esser loro capitali rumici per la morte di 
messer Bernabò, e ancho vedendo il popolo di Firenza mal con- 
tento della guerra presa con Genova, per riparare allo schampo 
di chi reggie Firenza, metersi in praticha coi Genovesi, per mez- 
10 zo de Re Lancilao, che l'acordio si facesse. 

E a questo i dicti Fiorentini richieseno il signor Paulo di Lu- 
cha che li piacesse consentire che a Pietrasanta fiisse loro stan- 
za, et cosi dal dicto Paulo signore octennero che quine fusseró* 
E mossosi le brigate da Firenza et da Genova, vennero a dì .xxi. 
15 maggio da Firenza messer Lorenzo Rodolfi et lohanni Bicci 
de' Medici, et da Genova messer Bartholomeo dal Bosco et Bar- 
tolomeo Spinori. E quine venuti per tractare tale acordio, il 
signore di Luccha Paulo Guinigi mandò a Pietrasanta, a conpa- 
gnia del vicario, Dino Avogadri et Antonio Gigli, li quali alla 
20 guardia et salvessa di quella terra stessero atenti, et più per fare 
che i dicti ambasciatori fussero di ciò che bizognasse forniti. 

E mentre che tal praticha si facea, la comunità di Firenza> 
pregiando poco i Genovesi e lor forza, pensando che a Livorna 
alcuna guardia a difesa Risse, con intentione di tal fortessa pren- 
25 dere, con moltitudine di gente d'arme et da pie, com più di .cl. 
charra chariche di hedificii da combattere, si partiron di Pisa a 
r uscita di magio di .mccccxu., con intensione, se Livorna pren- 
dere non potessero, almeno mettere una bastia in sul pogio di 
santo Iacopo, acciò che i dicti di Livorna fussero ristrecti. Or 
30 pensate voi. Fiorentini, che quello che avete in pentieri, per li 
Genovesi non si debia sentire? Se tali pentieri avete, vi dicho 
che da poco tenete ogni signoria a darvi a credere che altri non 
stiano presti a loro riparo. E pertanto dico, che sentendo ciò 



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204 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

li Genovesi, che tale bastia et combattimento far si dovea per 
li Fiorentini, subito mandato due galee con molti balestrieri, che 35 
i Fiorentini ciò non seppero, e in Livoma nascozi. 

Quando le brigate fiorentine cominciònno a fare la bastia, 
molti da chavallo & da pie s' afrontònno a Livoma, pensando 
quella prendere, stimando non esser fornita. E come quelle bri- 
gate che erano in Livoma sentiron le brigate di Firenza essere 40 
apresso alle confini di Livorna, tracti fuori con balestra e altre 
armadure, percotendo alle brigate di Firenza, intanto che più di .ce 
di quelli di Firenza fimno tra feriti et morti, e li altri ritoraaro 
ariete. E perchè il comune di Firenza avea quine genti d'ar- 
me, quelli di Livoma ritornerò arieto senza alcuno danno. Or 45 
che si dirà delle balestra de' Genovesi, le quali erano di si gran- 
de potentia, che giungendo V omo armato, cosi lo passava come 
se dizarmato fusse? per la qual paura molti delle brigate fioren- 
tine sbigoctendo, non ozavano a tali balestra apressarsi. 

CCXXXVin. Come si fé' pace tra papa Iohanni 
E RE Lancilao. 

Lassasi al prezente molte cose che sono seguite e tomeràsi, 
che vedendo papa lohanni che lo re Lancilao s' era acorto 
dello inganno che li era facto dal dicto papa, il predicto papa 
dubitando che lo re Lancilao non si movesse a dispuonerlo, 
mandò il cardinale di Brancaccio del mese di magio in .Mccccxn. 5 
al predicto re. E da poi a di .xv. gungno si seguio pacie, con 
molte promessioni facte per lo dicto papa, le quali si crede non 
si osserveranno. Or come seguiterà altro' si noterà. 

CCXXXIX. Come li Fiorentini si ridussero a Pietrasanta 
co' Genovesi per tractare acordio della pacie. 

Chome è stato contato che 1' ambasciarla di Firenza con 
quella dì Genova s' erano ritrovati più volte insieme per 
tractare acordio e nulla fine a qui aver facto, parendo a' Fioren- 
tini star con molto dizagio, si per la spesa grande della guerra, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 20$ 

5 si per le rubbe a loro feae per li Genovesi, si per paura del 
popolo di Firenza che non guadagnava, dispuoseno quelli che 
Firenza reggono rimandare nuovi inbasciatori a Pietrasanta. E 
richiesto il signore Paulo Guinigi che piacesse che la stansa di 
Pietrasanta fusse a loro e a' Genovesi conceduta, e richiesti i 

IO Genovesi che a tal pratica d' acordio fiiseno quine, lo signo- 
re Paulo Guinigi, avuto che i Genovesi voleano mandare inba- 
sciatori e simile li Fiorentini a Pietrasanta, liberamente conce- 
deo che tal pratica si facesse a Pietrasanta, alk quale lui si volea 
trovare, in quanto tra loro ftisse diferentia- Et cosi a dì. vm. 

15 gungno in .Mccccxn, si trovònno per li Genovesi messer Bacti- 
sta da Montalto & per li Fiorentini Nicolo da lizzano, Bartolo- 
meo di Nicolo Taudidi e Cardinale Rucelki. E il signore Paulo 
chaminò a Pietrasanta diao di, e quine stero fine a di .xx. gu- 
gno dicto anno, e sensa nulla avere conchiuso, i predicti imba- 

20 sciatori si partirono da Pietrasanta, e '1 signore di Luccha tornò 
a Luccha, sperandosi altra volta seguire tal pace. 

Ora tractererao solo di Genova e de' Fiorentini, e lasseremo 
di notare quello che fiisse intervenuto in quel mezzo che i pre- 
ditti stetteno a volersi ritrovare a tal praticha, che narrato que- 

25 sto, si noterà ogni cosa lassata. E tornerò a dire che i Fioren- 
tini, vedendo quanto perdimento de' loro mercadanti e simile lo 
spendio che la comunità di Firenza Éicea a volere mantenere la 
bastia facta a Livorna e simile lo chastello di Sarezana, con 
Portoveneri e altre terre di Lunigiana, cognoscendo tale inpresa 

30 esser consumamento de' ciptadini di Firenza, e dubitando chi reg- 
gie Firenza perdere loro stato, non essendosi conchiuso tra Firen- 
za et Genova la pacie altra volta tractata, come innanti è stato 
contato; lo prediao comune di Firenza di nuovo mandò a Lu- 
cha imbasciatori per ritrovarsi con V ambasciarla di Genova, fra 

35 quali funno quelli tre che altra volta sono stati contati. E la 
comunità di Genova mandò messer Batista da Montalto, come già 
mandato fii, e giunseno a Lucclia del mese di aprile di .Mcxxx:xra, 
Ai quali per lo Magnifico signore Paulo de' Guinigi funno facti 
honore di presenti in abundantia. E perchè tra loro fusseno chi 

40 le parti conducessero a concordia, fii eletto il provinciale de' frati 



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aó6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

del Carmino, huomo di gran sentimento, bene che della persona 
flisse alquanto di gotte agravato. E tale si ridusse in santo Ro- 
mano, dove di continuo il signore Paulo vi si trovò. E dimo- 
rando per tale modo fine a di. xxvii. aprile in .Mccccxra.,l0 di 
della festa di santa Sita, V acordio traile due parti si fé', con 45 
cierti pacti, de' quali qui non si descrivono tutti, ma di parte, 
per non occupare tempo, si conteranno socto brevità. 

E prima, che la comunità di Firenza debbia disfare la bastia 
facta a Livoma, et simile dare et consegnare a' Genovesi lo cha- 
stello di Sarezzana, Portovenneri et Falcinella e tucte terre che 50 
per li Fiorentini si tenevano in Lunigiana. Et che li Fiorentini 
dovessero avere dalla comunità di Genova, per le spese facte et 
danni ricévuti, certa quantità di fiorini, li quali fimno pagati per 
tucto lo mese di gugno in .Mccccxm. E facto tale pagamento, 
la comunità di Genova riebbe le diete fortezze. Ben è vero 55 
che parte delli huomini di Portovenneri, dato a Genovesi Por- 
tovenneri, non essendo dell' animo di chi regieva Genova, si 
ridussero a Pisa socto speranza d' avere buona provigione. 

Tornasi ora a dire, a voi Fiorentini, come avete avuto ora 
in questa pace si male stomaco, che abiate renduto a Genova 60 
le castella diete? Per cierto qualche medicina amara v' à facto 
rilassare quello tenavate, che mai non fue vostra uzanza di las- 
sare quello che per voi si prende, o iustamente o per compra 
per forza, overo che altri a voi s' accomandi, non fiiste mai acti 
né consentiste mai a quelli rilassare, chome di molte terre se 65 
ne potre' ragione rendere. E però si può ciascuno meraviglare. 

Alle quali parti si risponde per quelli che anno lo regimen- 
to in mano di Firenza, che tale rilassamento et pacie facta s' è 
facta a utile di Firenza, e questo s' é cognosciuto per quelli cipta- 
dini che Firenza governano, che avendo pentieri a magior facti, 70 
ciò anno fatto che quando voranno riprendere quello anno las- 
sato, r aranno a loro posta. E pertanto non si può dire che 
Firenza abbia lassato alcuna cosa. Dicesi ora che quando ciò 
divenisse, si lodere' quello avete facto. Ma questo non è anco 
venuto, non si può dire che abbiate facto senno. Ma paura ve 75 
r à facto consentire. 



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DI GIOVANNI SERCAMEI .207 

CCXL. Come lo minor figluolo rimaso del dugha di Milano 

SI titolò dugha, e prese per donna la mogle 

DI Fasino Ghane. 

Lassasi al prezente di narrare dello acordio facto tra Genova 
et Firenze, e diràsi come il conte di Pavia nomato . . . . , 
et fratello del duga di Milano, il quale fu morto com' è stato 
contato, il dicto conte di Vertù et di nuovo duga di Milano 

5 diliberò volere V onore suo inalsare et fare vendetta di quelli 
che morto aveano lo dugha suo fratello. E doppo molto di- 
morare fu consiglato che prendesse per donna la mogle che fu 
di Fasino Ghane, colla quale, per sua richezza e stato e perchè di 
senno era ripiena, iovana et gentile, nomata madonna Beatrice. 

IO La quale, spozata, die' al dicto conte di Pavia denari, gente et 
fortesse; intanto che non molti mesi passò che il dicto conte 
entrò in Milano, tittolandosi ducha. E chavalcò adosso a mes- 
ser Astore, figluolo naturale di messer Bernabò, il quale mes- 
ser Astore si ridusse a Moncia, dove quine, stando V exercito del 

15 conte di Pavia et ducha di Milano combattendolo, fu ultimamente 

lo dicto messer Astore d' una bonbarda, overo bricchola, morto, e. xcn b 
per la quale morte lo dicto dugha venne prosperegiando e acqui- 
stando terre di Lombardia. 

GGXLL Gome fu rinchiuso Paulo Orsini dalle genti 

DE RE LaNCILAO. 

Lo re Lancilao, sentendo V inganni che papa lohanni V uzava, 
non attenendoli pacto che già promesso li avesse, sentendo 
quello che cerchava con Firenza al disfacimento del dicto re, 
contrafaciendo il dicto papa lohanni e la comunità di Firenza a 
5 tucti li capitoli delle paci già facte col predicto re, li quali ca- 
pitoli qui non si descriveno, che palezi seranno altro' notati, 
dispuose lo dicto re col suo sforzo mettere campo a Roma, 
e doppo molto ristare, del mese d' aprile in .Mccccxin. il pre- 
dicto re prese Roma, con essere rubati tucti cardinali et corti- 
io giani la valuta di più di fiorini .ecce." dalle genti del dicto re 



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io8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

et da* Romani contrarli al dicto papa, e con poghe genti et cha- 
valli e con paura il predicto papa si fugio di Roma e chaminò 
verso Firenza, dove quine di fuori lu lassato sposare, sensa vo- 
lerlo in Firenza mettere. E quine dimorò alquanti mesi, e come 
di lui seguirà altro' si noterà. 15 

Doppo la presura di Roma il predicto re misse campo e as- 
sedio alla Roccha G>ntrada, dove Paulo Orsini era ricoverato e 
di quine uscir non potea. E stando per tal modo, li Fiorentini 
avendo sentito la presura di Roma e il fiigir del papa e V ase- 
dio di Paulo, ristrinseno tucte loro brigate, e co' i Senesi, fenno 20 
imbasciaria al nuovo imperadore che li piacesse venire verso Ro- 
ma, e questo fenno, non per bene che volessero al dicto impe- 
radore, ma per loro salvessa e disfacimento de re Lancilao. 

E andata tale imbasciaria del mese di gugno in .Mccccxm. e 
poco avuto della loro intentione, ritomòro a Firenza, e preseno 25 
pensieri chavare Paulo Orsini di quello luogo, et cognòveno che 
tale cosa non dovea loro venir facto se non si prendesse partito 
col conte d' Urbino, il quale antichamente era stato nimicho del- 
la comunità di Firenza. Nondimeno i dicti Fiorentini mandòn- 
jio al dicto conte inbasciaria con molte proferte. 30 

Ultimamente il predicto conte, non guardando nimistà anti- 
cha che avesse con Firenza, et etiandio non guardando amicisia 
che avesse con re Lancilao e suoi segiiaci, fecie acordio per 
fiorini .xxxvi.™ di dare il passo a Paulo Orsini et alle suoi bri- 
gate. Et cosi di quella Roccha uscio il dicto Paulo et ridussesi 35 
a Firenza; della quale uscita si fé' grande allegressa in Firenza, 
pensando per tale uscita riavere Roma. E dato al dicto Paulo 
fiorini .XL.°*, che potesse rifornirsi di brigate, cavalcò e ricoverò 
la ciptà d'Orvieto. 

CCXLn. Come il magnifico signore Paulo Guinigi 

PRINaPlÒ IL PALAGIO DE' BORGHL 

Lassasi al prezente di contare de re Lancilao, che ben vi si 
tornerà, e conteremo come il magnifico signore Paulo Gui- 
nigi di Luccha, principiò a edificare in ne' borghi della ciptà di 
Luccha, r anno di .Mccccxra., uno nobile palagio, con uno bellis- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 209 

5 Simo giardino, ii\ nel quale palagio si spese fine a V anno 
di .Mccccxxm. fiorini .xxxvi.™ E volendolo finire si spenderà la 
valuta di fiorini .iin.°^, in nel quale palagio il predicto signore 
alcuno tempo dell'anno fa sua dimoragione. 

CCXLin. Come lo re Lancilao combateo lo castello 
SANTO Angiolo di Roma. 

Tornasi a re Lancilao, che sentendo la partita di Paulo Or- 
sini e quello che i Fiorentini aveano speso a trarlo di qui- 
ne, pensò a suo tempo pagarli dello 'nganno a lui facto, di nuovo 
chavò molti Romani di Roma, e molti ne fimno iustitiati. E 
5 sempre conbatendo lo chastello Santangiolo, dov'era gran parte 
del tezoro del papa e di molti Fiorentini, e dentro era la madre 
di papa lohanni, e capitano uno messer Lazzarino de' Cancilieri 
di Pistoia. E non molti mesi steo tal combattere, che la ma- 
dre del dicto papa mono et fii sepellita fiiori del dicto chastel- 

10 lo, e al predicto messer Lazzarino li venne una bombarda che 
di netto li levò la testa et morto chadde. Di che vedendo uno 
chuzino del dicto messer Lazzarino tal morte, si concordò col 
dicto re e a lui consegnò tale fortezza con tucto il tezoro, aven- 
done lui tracto gran parte. E oltra ciò ebbe dal dicto re Lan- 

1 5 cilao fiorini .xx.™ et uno castello. 

CCXLIV. Come lo re Lancilao mandò inbasciarIa 

ALLO INPERADORE. 

Lo predicto re Lancilao mandò Berardo da Chamerino per 
suo imbasciatore al nuovo imperadore,. con alte inbasciate, 
il quale camino del mese di luglio in .Mccccxm. E oltra le 
cose avute dallo imperadore, il dicto re Lancilao fermò il mar- 
5 chese di Ferrara con certi pacti, al quale marchese il predicto 
re mandò fiorini .xxxvi.™, acciò che potesse condurre brigate per 
contastare Bologna, e quine u' bizogno fusse. Or perchè di tal 
marchese sarà a tochare altro', lasseremo ora di parlare di lui 
e torneremo a dire. 

B 14 



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210 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCXLV. Come lo signor Paulo di Lucha makdò a 

VIZITARE LO 'mPERADORE. 

Lo magnifico signore Paulo Guinigi di Lucha, sentendo che 
tucte le circhustantie erano ite e voleano andare a vizitare 
lo imperadore, diliberò per inbasciatori fare vizitarlo, con doni 
et racomandigie. E a ciò funno eletti messer Nicolò da Mon- 
cigoli dottore, ser Guido da Pietrasanta, cancilieri e secretano j 
del dicto signore Paulo, et Nicolao Amolfini ciptadino di Luccha 
et del suo consiglio. E vestiti di drappi orevoli, caminòro 
r anno di .Mccccxin. del mese di luglio, e rapresentati allo im- 
peradore con bella compagnia, e' funno dal dicto imperadore i 
ben ricevuti, e gratiosamente rìceveo lo dono che il signore Pau- io 
lo li avea mandato; e licentiati tomòro con buone noveUe a 
Lucha, del mese d' ogosto in .Mccccxm. 

CCXLVI. Come la comunità di Firenza fenno OFFiao 

DI BALIa per LORO SCAMPO. 

Li Fiorentini, avendo sospetto et paura del dicto re Lancilao, 
non stante che fusse tra loro pacie, sentendo V acordio dd 
marcheze di Ferrara, dubitando eh' e' suoi ciptadini non fiissero 
loro contrarii e simile li ciptadini di Bologna, dubitònno che 
non si tenesse col dicto re Lancilao, mettendo sospetto in nella j 
mente del cardinale dal Fiescho, il quale era in Bologna luogo- 
tenente di papa lohanni; e tanto ordinòro che alquanti ciptadini 
di Bologna fu loro la testa tagliata. Li nomi de' quali fanno 
questi, cioèZj. Dolfo chartolaio, Ostigiano Ostigiani, lohanni Or- 
landini, ciptadini di Bologna. E questi funno quelli a chi fa la it) 
testa taglata. Messer Piero Ramponi, doctore in Bologna, mes- 
so in chabbia. Avendo la comunità di Firenza mandato a Bolo- 
gna in aiuto del chardinale dal Fiesco molti da chavallo et da 
pie, e come aveano ordina di tale iustitia misseno in effecto; 
e alcuni di Firenza funno per li oflSciali di Fiorenza sostenuti, 15 
Bonacorso Picti et uno Barbadoro e alchuni altri, li quali per 
lo migliore funno alquanti di sostenuti, poi funno rilassati. E 
puòsi dire, a voi Fiorentini, che faite come il lupo che V altnii 



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DI GIOVANNI SÈRCAMBI 2if 

carne mangia ^e la sua leccha. Cosi avete facto voi a quest' bora, 

20 che a Bolognesi è stato taglato il collo et vituperati e alquanti 
mandati via, et a vostri da Firenza perdonato. 

E non parendo al dicto cardinale e a' Fiorentini potere te- 
nere Bologna a divotione di papa lohanni, per rispetto de' Ma- 
latesta, e anco perchè il marchese di Ferrara s' era concio con 

25 re Lancilao, com' è dicto, ordinorono i ditti Fiorentini di man- 
dare al dito marcheze messer Ranaldo Gianfigliassi per amba- 
sciatore, per dilevarlo dal dicto re. E giunto a Ferrara, con 
molte proferte facte al dicto marcheze, il predicto marcheze ron- 
pendo ogni fede al dicto re Lancilao, si conciò col comune di 

30 Firenza, dal quale ebbe promessa di fiorini lx.™, con attribuirli 
lancie .v.c E cosi acordato e facto il dicto marcheze poco lea- 
le, e cosi è riputato da tucti. 

Diràsi bora, a te marcheze di Ferrara, che male provedimento 
ài avuto ad averti dilevato da re Lancilao per questo modo e 

35 acostatoti con Firenza? Che dèi considerare che quando Fi- 
renza sera riposata, vedendo in che V avei conducta, che da te 
non era rimaso che Firenza non avesse perduto la speranza di 
Bologna, che stimava sua dovere essere, che non vogla da te ogni 
danno et interesse che sostenuto ara? E tu, chome poco poten- 

40 te, che si può dire per questo che ài facto Vinegia e li altri si- 
gnori a te dintorno esser poco amici, e se arai il male ongnuno,, 
dirà che ben ti stia^ Et questo vasti al presente. ' 

Lo re Lancilao sentendo che il marcheze di Ferrara V avea 
tradito e che i Fiorentini V aveano conducto a soldo, prenden- 

45 do il dicto re di continuo terre verso Roma, et ristringendo suoi 
brigate fine per tucto il mese di settembre di .Mccccxm., speran- 
do di ciò vendicarsi, avendosi doluto di tal tradimento a Vinegia 
e in molti luoghi, e simile al magnifico signor Paulo di Lucha.. 

CCXLVn. Come lo re Lancilao, vedendosi ingannato da 

Firenza, ristrinse tucti suoi caporali d* arme 

& DI nuovo soldo. 

Lo re Lancilaa, vedendo che poco è valuto la pacie contracta 
con Firenza, che ogni dì i predicti di Firenza cercano il daa- 



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Ili PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

no del dicto re, e lui stando avizato a tucto il suo riparo, colli 
infrascripti caporali, li quali del mese di ottobre à a suo soldo 
con grande brigate, in .MCCx:cxnL E primo il conte di Troia, 5 
Berardo del signor Rodolfo da Chamerino, il signor Orlo Ma- 
latesta, lo Tartagla, lo Sforza, Cecholino e Dino da Perugia, mes- 
ser Malacarne & altri caporali, con più di .xu." cavalli & gran 
numero di pedoni. 

CCXLVnr. come n- DALFiNo DI Francia con suoi amiq 

TRASSERO DI PRBGIONI U REALI PRESI. 

Chome è stato contato che il duga lohanni di Borgogna s' era 
facto nimicho di tucti li reali di Francia, per la morte che 
fare al dugha d' Orliens, e i re con tucti li reali avea tracti di 
Parigi e alquanti sdiacciati, ristrintosi col popolo minuto di Par 
rigi, facendo cose molto dizoneste et dispiacenti a Dio e al mon- 5 
do, dispuose del mese di maggio di .Mccccxm. il dalfino Charlo 
figluolo de re di Francia con certi reali et col popolo grasso di 
Parigi trahere di pregione quelli che il dugha di Borgogna ave- 
va incarcerati. Et con tucti li reali e con loro brigate intrònno 
in Parigi, facendo morire molti di quello popolo minuto. Di che io 
il predicto duga lohanni si partio di Parigi e ridussesi a Brug- 
gia, tenendosi ora Parigi al governo di quelli reali col popolo 
grasso. Or perchè tale acto non è sensa sospetto, al presente 
si tacerà e quello che acaderà altro' si noterà. 

CCXLDC. Come per papa Iohanni et per papa Gregorio 

FUNNO MANDATI CERTI CARDINALI PER INBASCIATORI 
ALLO INPERADORE, 

Dimorando papa lohanni apresso a Fiorenza, per che i Fio- 
rentini non r aveano voluto lassare entrare dentro in Fi- 
renza, mandò du cardinali per imbasciatori a lo imperadore, E 
simile papa Gregorio mandò uno cardinale dell' ordine de' pre- 
dicatori per inbasciatore al dicto imperatore, con mandato pieno. 5 
Il quale cardinale di papa Gregorio giunse prima che li altri di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 215 

papa lohanni, et ricevuto dallo imperatore honorevolemènte, e 
avuto certa praticha co' lui, giunseno li predicti due cardinali 
per la via da Genova. Lo predicto imperatore, prima che li 

IO volesse udire, volse da loro promessione che papa lohanni se- 
re' contento che si faccia il concilio pet levare via la scisma, e 
cosi promisseno. E stati alquanti di, tomòro a Firenza e na- 
rònno a papa lohanni tucto quello aveano facto. Di che il 
predicto papa lohanni dispuose volere personalmente andare di- 

15 nanti aUa sua presentia. E cosi si venne aconciando. 

N 

CCL. Come lo imperadore volse parlamentare 

COL DUGHA DI MlLANO. 

E mentre che tale acconciamento si facea, lo nuovo impera- 
tore si venne acostando verso Milano, per volersi concor- 
dare col dugha di Milano, e richiestolo che a lui andasse, il 
predicto dugha chavalcò con più di .vi.^ homini d' arme e più 
5 di xn.™ fanti ben in punto, e schierati come se dovesseno com- 
battere. E giunto dove lo imperatore era, lo 'nperadore, mera- 
viglandosi di tanta brigata, si tirò da parte, e simile fé' il dugha. 
Et factosi fidi, lo imperatore e '1 duga, soli, si ridusseno in quel 
luogo ; e doppo molti ragionamenti d' acordio, vedendo lo 'mpe- 
10 ratore che il dicto dugha era più forte di lui, s' acordònno fa- 
cendosi iurare in mano fedeltà, né altro dal dicto duga volse. 

n dicto dugha, facto tale acordio, donò al dicto imperadore 
uno destrieri con imo paggio, con tucte armi del cavallo et della 
persona dello imperadore, con uno bacino d' ariento, in nel quale 
1 5 erano fiorini .x.»" E quine, factosi tra loro festa, ordinòrono che 
il predicto inperadore si riducesse a Lodi, dove si dovea prati- 
chare l' acordio de' papi. 

CCLL Come papa Iohanni andò alla presentia 

DELLO INPERADORE. 



T 



Omasi ora a papa lohanni, che richiesto molti prelati, 
fra' quali fu il vescovo Nicolao de' Guinigi vescovo di Lu- 



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214 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



cha, che fiisse con lui, il quale vescovo si pardo di Lucha con 
alquanti chierici di Lucha, del mese di novembre di .Mccccxni., 
e giunse alla presentia del dicto papa. E simile fu richiesto il $ 
marchese di Ferrara e comparìo a Firenza, e di quine con 
molte brigate da Firenza si partio e giunse a Bologna. Dove stati 
alquanti di per fornirsi, a ciò che honorevolemente conparissc di- 
nanti al dicto imperatore, avendo &cto alcuno cardinale Bolo- 
gnese et vestiti et concie loro mitole, dando il bastone del gui- io 
dare le brigate al predicto vescovo di Lucha, e chaminòro del 
dicto mese di novembre verso Lodi. Dove giunti, trovònno 
lo 'mperadore che giunto era. E quine V uno ali* altro si fenno 
le debite reverensie, e praticato tra loro di loro intentione, le 
quali al presente non sono da notare. Et come s^uirà tal 15 
pratica altro' si noterà. 

CCLDL G3ME LO 'mperadore ordinava certo tractato, 

CON consentimento di papa Iohanni, contra 

IL DUGHA DI Milano. 

Chome di sopra avete sentito V acordio Éicto tra T dugha di 
Milano e lo inperadore, ora si noterà quello che il dicto 
inperadore con papa Iohanni, essendo in Lodi, ordinòro certo 
tractato di toUere il dominio al dicto dugha di Milano, facendoli 
tradimento adosso, per modo che tal dominio e la persona per- 5 
desse. E a tal tractato aconsentia certi del dicto duga famigli; 
non pensate famigli di stalla, ma de' più fidati eh' avea e di gran 
facto, con molti ciptadini di Milano. E sentendo il predicto 
dugha che tale tractato li era ordinato adosso, fé' a molti con- 
sentienti la testa taglare, E quelli famigli fé' scorticare, prove- io 
dendo a' facti suoi con buona guardia. 

CCLin, Nota facti di non fidarsi, chi A signoria in mano, 
DI tali persone. 



o 



ra comsideri qui chi à regimento in mano, che a fidarsi 
di si facti signori, che si vede che ogni promessioni rom- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 215 

peno per adempiere il loro proposito, parendo che '1 papa e 
lo inperadore possino dire si e no chome piade loro. E mol- 
5 rissime volte s' è veduto che tucte promissioni per loro facte, 
tucte sono state rocte, et chi s' è voluto fidare di tali s' è tro- 
vato ingannato. 

E pertanto si dicie a te signor Paulo Guinigi di Luccha e 
a li altri che dipo te verranno, che mai per promessione che ti 

IO facesse o papa o inperadore, il dominio della ciptà o delle cha- 
stella a neuno si conceda, né mai li ricevi, che abbino più po- 
tentia di te né genti d' arme, però che non é mutato loro pen- 
sieri; ma dalla lungha li onora et reverisceli. Questo a te sera 
possibile, e cosi faccendo, viverai securo e non potrai esser 

15 ingannato. 

E se altri volesse dire: lo 'mperadore Charlo quarto e '1 pa- 
pa Urbano quinto fimno pur di Lucha benefattori, si risponde 
che si raguardi la bontà del dicto papa Urbano e la sua santità 
a quella che oggi in .Mccccxni. regna in nel papa lohanni. E 

20 perché ti stia a mente, Lucha si die' a re lohanni V anno 
di .Mcccxxx. sperando da lui e da suo figluolo Charlo rimanerne 
libera, com' é stato dicto arieto, loro la lassònno pegno a quello 
da Parma; e cosi da poi fu venduta a quello della Schala, e quel- 
lo la vendéo a Firenza, e i Pisani lo conquisterò, e quella tenero 

25 li bergolini fine a V anno di .mccclv. Dove scese, poi lo impe- 
radore Charlo, avendo facto molte promessioni a chi regieva 
Pisa et Luccha, come ta' pacti atenne si sae; che fé' a chi reg- 
geva la terra taglare la tesu, e misse li raspanti signori di Pi- 
sa e Luccha. 

30 Dapoi in .MCCCLXvm. essendo messer lohanni dell' Agnello 
signore di Pisa et Lucha, ogni promessa rompendoli, li fé' per- 
dere Pisa et Luccha. E a Lucha gostò centonaia di miliaia di 
fiorini et rimanemmo liberi, e questo vasta, 

CCLIV. Come morIo lo re Lancilao et come fu tremuoto 

IN aUEL MESE CHE IL DICTO RE MORÌO. 

Lassasi ora di contare quello che s' è praticato tra '1 papa e 
lo imperadore, e conteràsi che l' anno di .Mccccxnn.*' del me- 



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2i6 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

se di ogosto, fu tremuoto universale per tucto Ytalia. E del 
dicto mese mono quello excellentissimo signore re Lancilao di 
Napoli e lassò suo herede et successore madonna Giovanna sua 5 
sorella, tintolandola reina di tucto ciò che 'ì predicto re Lanci- 
lao possedea. Della quale morte chi dubitavano di tale re funno 
contenti, e molti che speravano per tale re avere sonmia gloria, 
funno dolenti. 

E tale morte fu per tucto notificato, sperandosi et più tosto io 
credendosi che li faceti di Napoli et di tucto quello reame mal 
chapitare. Nondimeno la dieta madonna lohanna et nuovamen- 
te reina, ristringendosi con molti xhaporali e amici di lei et del 
dicto re Lancilao, steo ferma et costante a difesa del suo reame 
et terre che possedea. E per più securtà di lei e del suo rea- 15 
me, fu per alcuno di mezzo, ordinato che lei prendesse marito. 
E questo fu il conte delle Marcie di schiatta reale di Parigi, 
homo di bella statura et savio, nomato lo conte Iacopo. E dop- 
po molte pratiche tale parentado si conchiuse; e cosi rimase la 
dieta reina in sulla sua signoria fine che '1 dicto conte Iacopo 20 
venne a Napoli e quella spozò, com' altro' si noterà. 

CCLV. Nota facta a te reina Iohanna nuovamente 

RIMASA REINA. 

SJ elli è honesto a ciascuno amaestrare in ne' buoni exempli 
ogni signore, quanto magiormente è honesrissimo amae- 
strare qual donna sagliscie a grado di signoria. E pertanto si 
dirà, a te reina lohanna di Napoli e a te conte Iacopo delle 
Marcie, che debiate comportare con buono animo il dominio 5 
della corona. E però, ad exemplo di voi et dell' altre donne 
che fusseno exaitate a dominio, l' exemplo della infrascripta don^ 
na quanto patientemente fii costante a bene adoperare; dicendo 
in questo modo, cioè: 

Essendo il conte di GeUere senza donna, o voglamo dire io 
dugha nomato Àrtù, iovano, in neuna cosa il tempo suo spendea 
se non in giostre, in caccie e ugellare, né di prender mogie né 
d' avere figluoli neuno pensieri avea; la qual cosa a' suoi socto- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 117 

posti non piacendo, più volte lo pregarono che mogie prendesse, 

15 acciò che senza heredi non rimanessero, oflferendosi di trovarla 
tale e di si facto padre, che buona speranza se ne potrebbe ave 
re. Ai quali il duga Artù rispuose: amici miei, vo' mi strin- 
gete a quello che al tucto disposto m' era di mai non fare, con- 
siderando quanto grave cosa è a trovare cosa o donna che leale 

20 li sia, et che a' suoi costumi si convegna, e quanto del contrario 
se ne trovi ognuno di voi pensi quanto n' è grande la copia, 
e quanto dura vita sia quella di colui che à donna non bene a 
sé conveniente né leale. E a dire che voi mi crediate, vi dico 
che raguardiate a' costumi di quelle che oggi son maritate e 

25 alle loro madii. E conciosiacosaché io sappia assai bene le 
conditioni di queste che volete dire esser gentili et' d' alto pa- 
rentado, e i secreti delle loro madri, vi dico che neima trovar 
ne potrete che a me leale sia e a miei costumi si confaccia. 
Ma poi che in queste diatene vi piacie legarmi, voglio esser con- 

30 tento. Ma acciò che io non m' abbia a dolere d' altri che di 
me, se mal mi venisse facto, che io stesso ne voglio essere tro- 
vatore. Notificandovi che quella eh' io elegierò, voglio come 
donna da voi sia honorata, e se altro per voi si facesse prove- 
rete, con gran vostra pena, quanto a grado grave mi sera V aver 

35 tolta moglie per vostri preghi. Li homini suoi, contenti, dìsseno 
di honorarla et tenerla per donna, pur che mogie prendesse. 

Era al dugha Artù gran pesso piaciutoli i costumi d' una 
povora femminella, la quale, essendo vedova rimasa d' un suo 
marito e di lui avuto ima bella iovana non meno honesta che 

40 la madre, vicina del dicto dugha, e parendoli bella, stimò con 
lei potesse & dovesse aver vita assai consolata. E però, sensa 
più cerchare, costei in nell' animo suo prese di volere spozare & 
per sua donna prendere. 

E factosi la madre della iovana chiamare, con lei si conven- 

45 ne di torla per mogie. E questo facto, il duga fecie tucti i suoi 
amici della contrada et del paese raunare, e disse loro: amici 
miei, el v' é piaciuto che io tolga mogie, di eh' io mi sono di- 
sposto più per conpiacere a voi che a me, né per voglia eh' io 
n'abbia; e sapete quello m'avete promesso, cioè d'essere con- 



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2i8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tenti a. honorarla come donna, qual fiisse quella che io prendesse. 50 
E però tempo è venuto che io sono per osservare a voi la 'm- 
promessa, e voglio che a me voi T oserviate, che io ò trovato una 
io vana segondo il chuor mio, assai presso di qui; la quale in- 
tendo di torla per mogie, e di menarla a chasa tra qui et po- 
ghi die. E però pensate che la festa deUe nozze sia bella, e 55 
come voi honorevolemente la posiate ricevere, acciò che io mi 
possa della vostra promessione contento chiamare, come voi 
della promessione che io a voi facta ò. 

Li buoni homini tucti lieti rispuoseno, e fiisse chi volesse, 
che per donna la voleano honorare in tucte cose. Apresso di 60 
questo si missero in assetto di fare grande et lieta festa; e '1 
somiglante fé' lo dugha, che fé' apparechiare le nozze grandi et 
belle e invitare molti gentili homini da lungha et da presso. 
E oltra questo fé' taglare le più belle robbe et ricche, a forma 
d' una iovana che somiglante fiisse a quella che avea in pensieri 65 
di spozare, e oltra questo, anella, corona e altri ioielli, e tucto 
ciò che a nuova spoza si richiede. 

E venuto il di delle nozze, lo dugha in sulla mezza tersa 
montò a chavallo e ciascuno che a honorarlo era venuto, aven- 
do ogni cosa ordinato, il dugha disse: signori, tempo è d'anda- 70 
re per la nuova spoza. E missosi in via colla compagnia, per- 
venero alla villecta dove la iovana dimorava. E giunti alla cha- 
sa della fanciulla e trovatala che tornava coU' aqua dalla fonte, 
eh' era tracta per andare coli' altre iovane a veder venire la nuo- 
va spoza del dugha, la quale, come il dugha la vidde, la chiamò 75 
per nome dicendo : Gostantina ; et domandola dove la madre fiis- 
se; a chui ella vergognosamente rispuose: signore mio, ella è 
in casa che dicie sue orationi. 

Allora il dugha, dismontato da chavallo, comandò a ciascuno 
che r aspettassero, e solo intrò in nella aperta chasa, dove trovò 80 
la madre di lei che avea nome Santina, e dissele: io sono ve- 
nuto a spozare Gostantina, ma prima da lei voglio sapere alcuna 
cosa in tua presentia. 

E domandola, se toUendola per mogie, ella s' ingioerebbe 
di conpiacerli e che di neuna cosa che dicesse o facesse non 85 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 219 

turbarsi mai, et stjéììz serebbe ubidiente & altre cose le disse, 
alle quali domande Gostantina rispuose di sie. 

Allora il dugha, presala per mano, la menò fuori, e in pre- 
sentia di tucta la compagnia la fé' spoglar nuda. £ factosi ve- 

90 nire li panni che facti lì avea fare, prestamente la fé' rivestire, 
et sopra i suoi chapellì mal pettinati li fece mettere una corona. 
E apresso disse: signori, questa è colei che io voglio che sia 
mia mogie dov'ella me vogla per marito. Et poi a lei rivolto, 
che vergognosa stava, le disse: vuomi tu per marito? A chui 

95 ella rispuose: signore mio, sie. 

Allora prestamente il dugha in presentia di tucti la spozò, e 
factala montare in su uno palafreno a chasa ne la menò, dove 
furono le nozze belle, come se presa avesse la fìglola de re di 
Francia. La spoza iovana parve che co' panni insieme l'animo 

100 et costumi mutasse; et cosi, come bella era, era tanto piacevole 
et costumata che non figluola di guardatori di buoi parea, ma 
d' alcuno nobile signore, che facea maraviglare ogni persona, che 
prima cognosciuu 1' avesse ; e oltra a questo, tanto obediente al 
marito, che contento e apagato se ne tenea. E similiantemente 

105 verso li suditi del marito era tanto gratiosa, che nullo v' era che 
più che sé non V amasse; che, dove soleano dire che '1 duga 
avea facto come poco savio d' averla presa per mogie, da poi 
disseno che lui era lo più savio huomo del mondo, perchè neuno 
altro are' mai saputo congnoscere 1' alta vertù di costei, nascoza 

no socto li povori panni. Im breve, non solamente in tucto lo suo 
dugato ma per tucto altro paese, seppe si fare, che fé' ragionare 
del suo valore. Ella non fu guari stata col dugha eh' ella in- 
gravidò e parturlo una fanciulla, di che il dugha ne fecie gran 
festa. Ma poco a presso il dugha entrato in imo nuovo pen- 

115 sieri, cioè di vedere con lunghessa d' isperienzia provare la patien- 
tia di lei, primieramente la pimse con parole, mostrandosi turbato, 
dicendo che suoi homini non si contentavano di lei, per la sua 
bassa conditione, e della figluola nata si doleano. Le quali pa- 
role udendo, la donna, senza mutare vizo, disse : signor mio, faite 

120 di me quello che voi credete che piaccia loro, eh' io serò con- 



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220 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tenta d' ogni cosa, perch' io non era dengna di tanto honore, al 
quale voi per vostra cortezia m' arechaste. 

Questa risposta fue al dugha molto chara, cognoscendo co- 
stei non esser in superbia levata per honore che ricevuto aves- 
se; e, poco tempo apresso, avendo con parole gennerali dictoalla 125 
mogie, che i suditi non poteano quella fanciulla di lei nata pa- 
tire, lo dugha informò uno suo famiglare e ntiandòlo a lei 
n quale con assai dolente vizo, disse : madonna, io non voglio 
morire; a me conviene far ciò che 1 mio signore comanda. 
Elli m' à comandato che io pigli questa vostra figliuola & che 130 
io . . , , & non disse più. La donna, udendo le parole et ve- 
dendo il vizo del famiglare, comprese che a costui fiisse stato 
dicto che r uccidesse; per che prestamente presala della chuUa, 
abracciatala e benedètala, chome che gran noia in nel chuore sen- 
tisse, senza mutar vizo in braccio la puose al famiglare, e disseli: ij; 
fa compiutamente quello che '1 tuo e mio signore t* à inposto, 
ma non la lassare per modo che le bestie la divorino, salvo s'elli 
tei comandasse. 

n famiglare presa la fanciulla e facto al dugha sentire tucto 
ciò che la donna dicto avea, meraviglandosi della sua costansa, 140 
lui con essa ne mandò a Parigi a una sua parente, pregandola, 
che sanza mai dire chi ella fusse, V alevasse. 

Sopravenne apresso che la danna da chapo ingravidò, e al 
tempo fece uno figluolo maschio, il che diarissimo fu al dugha. 
E volendo più turbare la donna con simile coruccio disse: don- MJ 
na, poi che tu questo fanciullo facesti, co' miei homini per alcuna 
guiza posso vivere, si duramente si lamentano che uno nipote 
di guardatore di vacche debbia loro signore rimanere. Di che 
io dubito, se io non ci voglio esser ciucciato, che non mi con- 
vegna fare quello che altra volta feci, et alla fine prendere un ijo 
altra mogie. La donna con patiente animo 1' ascoltò et con alto 
senno rispuose : signor mio, pensate di contentar voi, e di me 
non abiate alcuno pentieri, però neuna cosa m' è chara se non 
quanto a voi sia in piacere. E non doppo molti giorni quello 
mandò, che mandato avea per la fanciulla, mandò per lo fanciullo. iJJ 
E dimostrato d' averlo facto uccidere, a Parigi lo mandò. Di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 221 

che la donna altro vizo né altre parole fece che della fanciulla • 
fecto avesse. Di che lo dugha si meravigliò forte, e seco aflfer- 
mava neuna altra femmina questo poter fare; e se non eh' elli 

160 cognoscea che molto la donna avea amato li figluoli mentre che 
avuti r avea, are' creduto il dugha che ella non se ne fusse cu- 
rata d' averne. E i suditi suoi, credendo che il dugha avesse 
facti uccidere li figluoli, tra loro lo biasmavano, e alla donna 
aveano grandissima conpatione; et ella che con lei si dolevano 

165 non disse mai altro se non, quello piaceva a lei che piaceva a 
colui che ingenerati li avea. Et essendo più anni passati dalla 
natività del figluolo, parendo al duga tempo di fare l' ultima pro- 
va di costei, con molti de' suoi disse che, per neuna cosa, più 
sostenere potea d' aver per mogie Gostantina, perchè cognosceva 

170 che male avea facto ad averla presa; perchè a suo potere volea 
col papa procacciare che dispensasse che un' altra donna pren- 
dere potesse. Di che i suoi homini l' arenno molto ripreso, ma 
la temensia li fa tenere silentio, ricordandosi di quello che si 
scrive per l' infrascripti versi, dicendo : 

175 Ma quest' uzo et natura anno i signori 

Che vaghi son che si dicha e dipingha 
Le lor magnificensie e' loro honori. 
Simile mente vqglion che si stringha 
Le labra a ragionar i lor difecti, 
1 80 E che d' udire et di veder s' infingha. 

Però, s' a star con alcun mai ti metti. 
Nel tuo parlar di loro abbi riguardo. 
Perchè i più troverai pien di sospetti &c. 

E vedendo il duga che non era ripreso, segulo il suo parlare e. xcvm b 
185 con loro. La donna, sentendo queste cose, e parendole di do- 
vere sperare tornare a chasa a guardare le vacche, e vedere a 
un' altra tener colui a chui ella volea tucto '1 suo bene, forse si 
dolse, ma pur, chome le altre ingiurie della fortuna avea soste- 
nute, cosi con fermo vizo si dispuose a questo sostenere. 
190 E non molto tempo passò che il duga fé' venire lettore con- 
trafacte da Roma, e fecie vedere a' suoi suditi che '1 papa avea 



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ili PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

dispensato che potesse prendere altra moglie e lassare Gostanti- 
na. E factasela davanti venire, le disse: donna, per concessione 
facta d^ papa posso torre un' altra donna et lassare te, imperò 
che i miei passati sono stati gentili homini et signori di queste 195 
contrade, e' tuoi sono lavoratori, non intendo che tu più mia 
moglie sia, ma che alla tua madre te ne tomi con quella dota 
che tu ci regasti. E io ne torrò un' altra che a me <;ome gen- 
tile si converrà. 

La donna, udendo queste parole, non senza grandissima £éiti- 200 
cha, oltra la natura delle femmine, ritenne le lagrime e rispuo- 
se : signor mio, io cognòvi sempre la mia bassa condictione alla 
vostra nobiltà non convenirsi. Quello che io sono stata con 
voi, da Dio et da voi V ò cognosciuta, né mai come mio lo 
tenni, ma come cosa prestata a me. Ora vi piace di rivolerla, 20J 
e comandatemi che quella dota che io ci regai me ne porti. E 
ricordandosi la donna della fortuna, la qual dicie : 

Questa ruota del mondo 1' à per uzo, 

Cioè di far le gran cose cadere, 

E le minori talora di montar suso. 210 

E poi disse : di mia dota né a voi pagatore né a me la borsa 
bizogna né somiero, perchè no m' è uscito di mente che nuda 
m'aveste; e se voi iudichate che honesto sia che quello corpo, 
col quale io di voi ò du figluoli portati et governati, sia lodato, 
io me n' andrò nuda. Ma in premio della mia verginità che io 21J 
ci aregai, che non ne la porto, che almeno una chamicia sopra 
la mia dota vi piaccia che io portare ne possa. 

Lo dugha, che magior vogla avea di piangere che d' altro, 
stando pur col vizo alto, disse : e tu una chamicia ne porta. Ma 
quanti d' intomo v' erano lo pregavano che una robba le donas- 220 
se, acciò che non fiisse veduta colei, che .xni. anni con lui sua 
donna era stata, cosi in camicia povoramente uscime. Ma in 
vano pregarono il dugha. Di che la donna in camicia et schal- 
za e sensa nulla in capo alla madre piangendo tornò. 

La madre, che non avea mai potuto credere che il dugha 225 
r ambandonasse, vedendola nuda, li panni che serbati li avea li 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 223 

misse, e a piccioli servigi della materna casa si diede, con forte 
animo sostenendo il forte asalto factole dalla nimicha fortuna. 
Chome lo duga ebbe questo facto, cosi fece credere a' suoi 
230 che avea presa per mogie una figluola del duga di Borgogna. 
E facendo apparechiare le nozze, mandar per Gostantina che a 
lui venisse. La quale venuta disse: io meno questa donna la 
quale, io ò tolta e intendo in questa sua venuta d' onorarla. Per 
che tu sai che io non oe in casa donne che mi sappiano acon- 
235 ciare le cammere e però tu, meglo che altra, sai queste cose di 
chasa, mecti in ordine quello bizogna, e fae invitare quelle don- 
ne che ti pare e ricevele come se donna fussi della casa. E poi 
ti potrai tornare a chasa tua quando finno facte le nozze. 
Come che queste parole fusseno coltello al chuore di Go- 
240 stantina, come colei che non avea dimenticato V amore che li 
volea,*rispuose: signor mio, io sono presta; & entrata co' suoi 
grossi pannicelli in quella casa, della quale poco dinanti n' era 
uscita in camicia, cominciò a spassare la canmiera e a ponère 
li capoletti per le sale, e a fare aprestar la cucina e ogni altra 
245 cosa, come se una piccioletta fante stata fiisse. Né mai ristecte 
che ogni cosa ebbe aconcio quanto si convenia. 

E apresso questo, facto invitare tucte le donne della contra- 
da e aspectava la festa; et venuto il giorno delle nozze, come 
che i panni avesse pòvori, con amichevole donnesco modo ri- 
250 colse tucte le donne. 

Lo dugha, che diligentemente avea facto allevare li figluoli 
a Parigi in chasa della sua parente, essendo già la fancilla di .xn. 
anni e 1 fanciullo di anni octo, e belli s' à cosa del mondo, lo 
dugha mandò a Parigi alla parente sua che le piacesse di ve- 
255 nire a sollazzo con questa sua figluola et figluolo, e che menas- 
sero bella et honorevole compagnia, e a tucti dicesse che costei 
per sua mogie li menassero, e altramente non dicesse chi ella fusse. 
La gentil donna, facto quello che '1 duga li scrisse, entrata in 
camino, doppo alquanti di, colla iovana e col fanciullo, con hono- 
260 revole compagnia, in suU' ora del desnare, giunse in nella terra 
del dugha, dove tucti i paesani trovò che atendevano quella no- 
vella spoza, la quale dalle donne ricevuta in nella sala la menònno* 



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224 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Gostantina, cosi com' eli' era, se li fecie incontro, dicendo: 
ben vegna la mia madonna. Le donne, che molto aveano pre- 
gato lo duga invano che &cesse stare Gostantina in una cham- 26; 
mera, o che una delle suoi robbe li prestasse acciò che cosi non 
andasse inanti a' suoi forestieri, le taule messe e cominciato a 
servir le donne, la fanciulla era guardata da ciascuno. E dicea- 
no che il duga avea facto buon chambio, ma tra V altre loda- 
vano Gostantina. 270 

H dugha, a chui chiaro parea aver veduto quello che desi- 
derava della patientia della sua donna, e vegiendo che di niente 
delle cose si cambiava, essendo certo che per mentagagine non 
avenire, perchè savia molto la cognoscea, li parve tempo di 
doverla trahere di quelle amaritudini, le quali stimava che socto 275 
il forte vizo nascozo tenesse. Perchè fattasella chiamare in pre- 
senzia d' ognuno sorridendo, disse : Gostantina, che ti pare della 
nostra spoza? Signor mio, diss' ella, a me ne pare molto bene, 
che se è cosi savia com' ella è bella, che '1 credo, non dubito 
che voi abiate a vivere lo più consolato signore del mondo. 280 
Ma quanto posso vi prego, che le punture che all' altra vostra 
moglie che fu, deste, non diate a costei, perchè non le potrebbe 
sostenere, si perchè è pine iovana si perchè in dilichatesse alleva- 
ta, dove r altra colle continue fatiche fin da picciolina cresciuta era. 

Il dugha, vegendo che fermamente credea costei dovere es- 285 
ser sua mogie, né però in alcuna cosa men che bene parlava, la 
fece al lato suo sedere, et disse : Gostantina, tempo è ornai che 
tu senta fructo della tua lungha patientia, et che coloro che me 
anno riputato crudele et bestiale, cognoscano che ciò eh' io ò 
facto facea a buon fine, a pruova volendo a te insegnare d' es- 290 
ser mogie, et a loro di saperla torre et tenere, e a me partorire 
perpetuo contentamento techo; il che quando venni a prender 
mogie gran paura ebbi che non m' intervenisse, e inperò per 
pruova pigliare in quanti modi tu sai t' impromissi. E perchè 
io non mi sono mai acorto che neimo modo dal mio piacere 295 
partita ti sii, parendo a me di te avere quella consolatione che 
io desiderava, intendo di rendere a te in una volta ciò eh' io in 
molte ti tolsi, e con somma dolcessa ristorare le punture che io 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



22S 



ti diedi. E in però |)rendi con lieto mimo questa che tu mia 

300 spoza credi che sia e il suo fratello, che sono li nostri du fi- 
gluoli, i quali tu, con molti altri, lungo tempo avete creduto che 
io avesse facti uccidere. E io sono il tuo marito, che sopra 
ogn* altra cosa t' amo, credendomi potere dar vanto che neuno 
altro di sua donna quant' io si possa contentare. E co^ dicto, 

305 Tabracciò et baciò, e co lei insieme d'allegrezza piangea, n'an- 
darono dove la figluola sedea. E abracciatala teneramente e al- 
tresì il fratello, lui et molti che quine erano sgannarono. X^ 
donne lietissime, levate da taula, con Gostantina n' andaiono 
E con miglore agurio, trattoli i suoi panni, d' una nobile robba 

310 delle suoi la vestirono, e come donna la quale in nelli stracci 

parea, la rimenarono nobilemente vestita, e quine fatosi co' fi- 

gluoU meraviglosa festa in sollazzi. E molti iudicarono il du- 

gha savissimo e sopra tucti tennero Gostantina savissima. 

Lo dugha, levata la madre di Gostantina da' lavori, come gran 

315 contessa la fé' notrichare e con grandissima consolatione il du- 
gha maritò la figluola. E Gostantina col dugha si die' buon 
tempo, e finirono i loro di in vechiezza. E pertanto si dirà, a 
te reina lohanna e a te conte Iacopo, oltra le diete cose ad 
esemplo, la infrascripu moralità, dicendo: 



^_ 



320 



323 



330 



Confortisi ciascun ch'à basso stato, 

E tu che r ài grande, 

Vegiendo ogni cosa à certo fine. 

Chi men possiede men li è domandato. 

Famigli e gran vivande 

Non vanno ben colle cose divine. 

Chi tien gustando queste cose, fine 

Non è cosi, ma à corrocto il gusto ; 

Che chi ci vive insto 

Sé signoregia e non serve alle cose, 

E uza quel ch'elli à, come discreto. 

Non si turba, né lieto, 

Perdendo, fassi a cose dileciose, • 



B 15 



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226 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Che fuor che Tuzo non cercha d'averne, 
Né più che nostra voglia, volerne. 

E questo vasti al presente avere notato, a voi reina et conte. 33 j 

«e » CCLVI. Come morìo lo dogio di Vinegia nomato 

MEssER Michele Streno. 

Nel dicto anno di .Mccccxira. morìo lo dugio di Vinegia no- 
mato messer Michele Streno. E da poi, del mese di gen- 
naio in .Mccccxv., fu eletto dogio di Vinegia messer Tomazo 
Mossinnegro amico di papa Gregorio .xii. 

CCLVn. Come in Genova fu somossione com' è loro uzanza. 

Doppo la morte de re Lancilao, e doppo la creatione del nuo- 
vo dogio di Genova, nomato messer Giorgio Adorni, fii per 
messer Bactista da Montalto co' suoi adherenti mosso questione 
contra del dicto dogio a di ,mL dicembre in .Mccccxmi., com- 
bactendo molte volte insieme, e molti morti et feriti dell' una 5 
parte e dell' altra. Ultimamente lo predicto dogio messer Giorgio 
rifiutò e '1 dicto messer Batista restituìo a Genova le fortezze 
prese. E cosi viene Genova diminuendo di forza et di richez- 
za; e perchè oggidì i Genovesi mutano regimento, e però si con- 
terà al presente quello che si scrive dove si dicie in questo io 
modo, cioè : 

Molto mi piace la ciptà di Genova, 

E più mi piacerebbe se non fusse 

Che ciascun di per. sua discordia menova. 

CCLVin. Come fu diposto messer Giorgio Adorni et come 
FU eletto messer Tomazo da Campo Frevoso. 

Disposto messer Giorgio Adomi di signoria, fu per alquanti 
gentili di Genova eletto et creato nuovo dugio messer To- 
mazo da Champo Frevoso, homo di gran chuore, e acto più to- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 227 

sto a rubare che offerire. Che come fu in tal dominio, non 
5 come dogio volse mantenersi, ma come signore volse uzare tal 
magioria, come altro' si noterà. 

CCLIX. Nota fatta a messer Tomazo soprascripto. 

E non è signoria, sia di chi si vuole, che non debbia riceverla da 
Dio e non per sua bontà. E quale sia signore e quella da 
Dio non ricognoscha, poco dura; e simile chi spregia quelli che 
s' anno adoperato a farlo signore. E pertanto si dirà, a te mes- 
5 ser Tomazo da Campo Frevoso, novellamente facto dogio di 
Genova, che non vogli seguir quello che è contra Idio e contra 
il proximo, e aver exemplo di quello che intervene di messere 
Giovanni dell' Angnello di Pisa, che simile fu facto dogio di 
Pisa, chom' ora tu, messere Tomazo, se' facto di Genova, conterò 
IO al presente per exemplo quello che del dicto messer lohanni in- 
tervenne, dicendo in questo modo, cioè. 

CCLX. Exemplo facto a messer Tomazo da Campo 
Frevoso di Genova. 

Nel tempo che la ciptà di Pisa gueregiava con Firenza l' an- 
no di .MCCCLxrai. fimno alquanti ciptadini di Pisa, fra' quali 
fa Bindaccio di Beneto di Puccio, raspante, e altri raspanti dili- 
berònno, per salvezza del loro stato, creare uno il quale fusse 
5 dogio et governatore della ciptà di Pisa et di Lucha. E come 
ebbeno tale diliberatione facta, pensònno esser soficiente a tale 
acto uno lohanni dell' Agnello, homo mercadante e assai del 
mondo praticho, pensando di lui avere loro contentamento, e 
massimamente il predicto Bindaccio. E messo tra loro la cosa 

I o per facta, il predicto Bindaccio, con consentimento delli altri an- 
dò a lohanni dell' Angnello, dicendoli: lohanni, io colli altri 
raspanti di Pisa voremmo che tu prendessi di Pisa et di Luc- 
cha magioria in forma di dogio, e noi techo a ugni cosa vo- 
gliamo essere, et col nostro consiglio sempre ti mantegni. E 

I 5 acciò che persona questo non possa contradire, ti dichiamo che 



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228 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tucti noi alla tua difesa vogliamo essere, e acciò che meglio e 
più habile si possa tucto tenere, ti dico che tu rimarrai dogio 
in Pisa e io Bindaccio starò rettore in Lucha. 

Era questo Bindaccio il magior di Pisa, e avendo voluto 
prendere lo dominio V are' potuto avere. E non chiedendo altro, 20 
lohanni steo per contento, dicendoli che charo avea che lui 
fusse di Lucha rettore. Avuto le promessioni e factolo dogio et 
magiore di Pisa, doppo molti mesi il predicto dogio diliberò 
mandare a Lucha per rettore Gherardo dell' Angnello suo ni- 
pote, e pensò potere riconciliare Bindaccio, con dirli che volea 25 
che stesse in Pisa e fusse vizodogio nomato; et che tucto ciò 
che a fer s' avea, volea che Bindaccio ne fusse disponitore, pa- 
scendolo di tali parole. 

Bindaccio, cognoscendo quello che lohanni dogio avea &cto 
di dare Lucha a Gerardo, steo mal contento; e ncm potendo 30 
altro fare, disse che quello che lohanni dogio facto avea rimanea 
per contento. E cosi stenno alquanto, stimando molti esser Bin- 
daccio quello che tucto potea, lui, stimando sé niente potere per 
la prova veduu della 'npromessa a lui fallita, stava male con- 
tento, e fìngendosi più oltra di sentire si dimostrava allegro. 35 

E venendo in Pisa per alcuno cazo la imbasciaria di mes- 
ser Bernabò signore di Milano, con imbasciata di exponeria a 
lohanni dogio e a Bindaccio, la quale, come fu dinnanti al dicto 
dogio, lui quello imbasciatore invitando a deznare, aceptò, expo- 
nendo a lui r ambasciata per parte del suo signore messer Berna- 40 
bò, dicendoli che simile imbasciata far dovea a Bindaccio. lohan- 
ni dogio, per dimostrare che non volea magiore né pari, disse 
a uno suo famiglo che andasse per Bindaccio. Lo famiglo pre- 
sto a chà di Bindaccio n'andò, dicendoli: lo dogio vi manda a 
chiedere, perchè v' è l'ambasciarìa di messer Bernabò. Bmdac- 45 
ciò subito si mette in via, e perchè era molto scianchato, non 
cosi tosto fu giunto, come s' è dicto, lo dogio, stando sempre a 
taula, dicendo allo imbasciadore alcune parole come sogliono di- 
re li acini che montati sono a chavallo, e stando in tal ma- 
niera, lo famiglo giungle e al dogio dicie: Bindaccio monta le 50 
schale. Lo inbasciatore che ode dire che Buidaccio viene, fa- 



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bl GIOVAMNI SERCAMBI 129 

cendosi presto per levirsi da taula per honorarlo, lohanni dogìo 
disse che a sedere stesse. E dicto questo, Bindaccio in sala ve- 
nuto fu, e andaiìdo scianchato verso le mense, lohanni dogio 

55 disse: de, Bindaccio, fa un poco di bigari presente questa imba- 
sciaria. Bindaccio rispuose dicendo: è questa la itibasciata che 
m'avete mandato a dire. lohanni dogio dicie: io mi moteggio 
techo* Bindaccio dicie: li mocti non sono di pari, che voi avete 
deznato, e io non ò ancora vivanda che mi piaccia; & prese 

Éo chumiato da lui per andare a deznàre. lohanni dogio liei con- 
cede. Bindacio tucto turbato a casa ritorna. Lo 'mbasciatore 
vedendo et sentendo quello che lohanni dogio à facto, stimò 
Bindacio esser da poco in Pisa, e senza parlarli, prese licentia 
dal dogio, e a Milano si ritornò et a messer Bernabò tucto nar- 

65 rò. Messer Bernabò che ciò à inteso, come savio, stimò tal 
dogio non potere durare, poi che li amici tiene si a vile e cosi 
alla presensa d' altri li vitupera. Bindaccio che s' era acorto che 
lohanni dogio l' avea alla presentia dello imbasciatore vituperato 
e aviUto, avendo cognoscuto quanto il dicto dogio li aveva rocto 

70 fede, infra sé dicea: io ti pagerò dell'opere tuoi. E cosi stan- 
do, con certa schuza di voto, disse volere andare a santo Iacopo 
di Gallizia, et con quelli che erano stati a creare lohanni del- 
l' Angnello dogio, mal contenti come lui, ordinò dicendo : voi 
vedete quanto questo lohanni ci à ingannati e tutte le promes- 

75 sioni à rotte et sé à facto signore a bachetta, et di noi poco si 
cura. E per tanto a me parre', che ora che io ò dato suono 
d' andare a san Iacopo, che io di quine ne vado in nella Magna 
e collo imperadore tracti che vegna» E per questo modo a 
questo malvagio huomo li toUeremo quello che dato V avavamo. 

80 Li raspanti, parendo loro fusse ben fiacto, disseno che quanto più 
presto si può, tanto meglio. E cosi si partio facendo suo cha- 
mino. E tanto disse et proferse, che lo 'mperadore Charlo di- 
liberò di passare. E avuto Bindaccio a certo che lo imperadore 
dovea passare, ritornò a Pisa. lohanni dell' Agnello, che sente 

85 che lo imperadore Carlo à già passato i monti e giunto in 
Lombardia, ebbe suo consigUo, fra quali fii Bindaccio e li altri 
nomati. E domandato di tale venuta quello ne parea loro, ri- 



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2 30 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



spuoseno che bene era che vi mandasse imbasciaria a chiedere 
che lo imperadore lo raflfermi signore di Pisa et di Luccha, e 
generalmente lo faccia vicario d* imperio, rafiermandoli ogni 90 
autorità et balia che lui avesse; e acciò che meglio e più se- 
euro stare, è bene che tucte le fortezze di Luccha si forniscano 
di tucto ciò che bizogna a difesa. E che mandiate Gerardo vo- 
stro nipote per imbasciatore allo imperadore, e parlili largo. E 
se non consente le cose diete, non si vuole ricevere. 95 

Udito il dogio tal consiglio, piacendoli, misse tucto in effecto. 
E mandò Gerardo suo nipote informato di tucto, e cavalcato 
giunse dinanti allo imperadore; ma non sì tosto che non vi fiis- 
se prima giunto uno con lettore di Bmdaccio et delli altri, che 
l' avizavano di tucto ciò che s' era praticato e che largamente 100 
li prometesse tucto ciò che Gerardo chiedea, perochè quello era 
quella cosa che lo fare' di tucto signore. 

Lo imperadore che è di tucto informato, venuto Gerardo, li 
disse che fosse lo ben venuto ; et udita V ambasciata facta per 
parte del signor di Pisa e le chieste facte, lo *mperadore tucto loj 
concedeo ciò che chiese. E più, che volse che il dicto Gerardo 
fusse per sua mano facto chavalieri. E così fé' dicendoli della 
sua venuta, e licentiato, co' brevileggi a Pisa si ritornò e al 
signore li diede. 

Lo 'mperadore, essendosi acostato a l'alpi, mandò uno suo no 
vicario a prendere lo fortezza di Luccha e quella ebbe. E ri- 
tornato il signore a Pisa, parendoli che Bindaccio & li altri che 
r aveano facto grande fosseno con lui sdegnati, volse male agiun- 
gere sopra male, non ricordandosi de' beni ricevuti, dispuose 
di volere far morire Bindaccio. Bindaccio, che ciò sente, e vede 115 
che il signore lo vuole di buona moneta pagare, disse : io non 
vo che la sua mala voluntà possa ad executione mandare. Die' 
luogo all' ira e diUberò con alquanti suoi amici, come lo 'mpe- 
radore verrà a Pisa, che il dicto lohanni dell' Agnello sia a pes- 
si taglato. E tanto steo fuori di Pisa Bindaccio, fine che lo 'm- 120 
peradore venne a Lucha. Lo signore di Pisa, che li pare aver 
levatosi tucti li amici da lato, parendoli avere li piedi in mal 
luogo e non sapendo prender buon pentieri, pensò, quando met- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 231 

terà lo inperadore in Pisa, mandare per quelli che lui avea in 
125 odio, socto nome di acompagnar lo inperadore, farli a pezzi ta- 
glare a' suoi soldati. Or che valse il suo mal pentieri? che il 
giorno che lo inperadore giunse a Lucha, Pisa romoregiò, e in 
quel di lo dicto signore perdeo Pisa et Luccha, con tucti suoi 
denari et arnesi et chose, e fu costretto dapoi a vivere in mise- 
130 ria. E partitosi di Luccha camino a Genova e quine misera- 
mente si morio. E questo V intervenne per non ripremiare chi 
Tavea facto grande. 

E pertanto oltra le predicte cose si dirà a te, messer Toma- 
zo da Campo Frevoso, la infrascripta moralità ad exemplo, cioè : 

135 Dà, dà a chi avansa pur per sé 

Se 1 tempo si rivolgie a schersi d' orsa, 
E non si truova amico fuor di borsa. 
O tu, tu eh' ài stato, ascolta me. 
Quelli à il destro a fare a sé amico 

140 Che à '1 pie nell' aqua e '1 becco in nel panico. 

Pensa, pensa che tardi si rincoccha 
Chi scende i risalir, zara a chui toccha ! 

E questo vasti averti notato a prezente. 

CCLXI. Come morìo madonna Filippa madre del 
SIGNOR Paulo Guinigi di Luccha. 

L5 anno di .mccccxv. a di .xm. novembre, morio madonna Fi- 
lippa madre del magnifico signore Paulo Guinigi, e quella 
honorevolemente fu sepellita in nella chappella di santa Lucia 
in santo Francesco e quine il corpo suo si riposa; e V anima, per 
5 le sue buone operationi, Idio per sua misericordia V ara in cielo 
collocata. Al chui corpo fu fatto smizurato honore di tutto ciò 
che ad assequio si richiede, di preti, messe, orationi, vigilie et 
prediche con molte limosine. E per più honore di tal corpo, 
il predicto signor Paulo, oltra V onore della chiericia e limosine 
10 date, volse che lui signor Paulo Guinigi, con tucti di sua chasa, 



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aji PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



maschi et femmine, con etiandio chancilieri e suoi famigli fus- 
stno vestiti, con tucti attenenti della ditta madcHioa Filippa si- 
milemente vestiti furo. E quella anima racomandata a Dio in 
pacie si riposa. 

CCLXn. Come lo imperadore Sigismondo fé' congregare 
I PAPI A Gostanza. 

Lo 'mperadore Sigismondo, avendo apresso di sé T anno 
di .Mccccxv. papa lohanni .xxiii., ordinò che lui^ papa lohannl, 
con tucti i cardinali et prekti si dovessero ritrova' a Gostanza, 
dove fo conceduto tale stanza per fare Concilio, per levare via 
la cisma. E cosi si partio il dicto papa lohanni con tucti suoi 5 
cardinali et prelati, e simile vi concorse parte de* cardinali di 
quello da Vignone, et etiandio de' cardinali et prelati di papa 
Gregorio. E quine stati alquanto tempo, vi concorse uno gram 
maestro habitante in ella ciptà di Plaga, restando quine con li 
altri fine che lo imperadiMre andò a vizitare il papa di Vignone. io 

CCLXin. Come il dicto imperadore volse riconcilure 
Francia e non potéo. 

Edoppo molte pratiche il predicto imperadore pensò di ri- 
conciliare la quistione tra quelli reali di Francia> et cosi si 
trovò a tal praticha, e niente overo nulla poteo fare d' acordio. 
E stato alquanti mesi, si ritornò in Gostanza, dove quine si fecie 
concilio, facendo il dicto imperadore di t^ere papa lohanni in 5 
strepto luogo, perchè non fiisse chagione di sturbare il conci- 
lia E tanto lo tenne distenuto> fine che per lo concilio fu Éicto 
nuova elettione di nuovo ^^a^ E questo fu a di .xl novem- 
bre .Mocccxvn» il di di santo Martino. E il dicto papa fii no- 
mato papa Mattino quinto, il quale era prima cardinale della io 
Colonna di Roma. £ di tale elettione si mandò per tucto no- 
tificando. 

CCLXIV. Come a Gostanza fu arso uno heketico. 

E mentre che si stava in sulle pratiche, fu contra quel gran 
ma€stro di Plaga oppostoli che lui era heretico et contra 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 23} 

nostra fede. E doppo molte replicationi, non valendoli suoi ra* 
gioni et ogni salvoconducto rompwdoli, ultimamente arso fu. 
5 Per la qual morte se ne suscitò zizania in Plagha come al- 
tro' si noterà. 

CCLXV. CcWilE PER CONCIUG FU PRIVATQ PAPA lOHANNI 
ET FU ELETTO PAPA MARTINO. 

Lo impcradore, avendo sentito la elettione di papa Martino, e 
avendo sentito che di quine a molti anni si doveano ritro- 
vare a concilio a Pavia in Lombardia^ licentiò tucti i prelati e 
il dicto papa Martino, salvo che papa lohanni, il quale, sempre 
5 tenendolo stretto, volse che rimanesse doppo la panita del dicto 
papa Martino quinto, perchè volea che il dicto papa lohanni 
facesse la voluntà del nuovo eletto. E venuto il predicto papa 
Martino verso le parti d' Ytalia, fu per lo magnifico signore di 
Luccha Paulo Guinigi vizitato, e a tale vizitatione fii eletto mes- 

10 ser Nicolao Guinigi vescovo di Luccha e a sua compagnia mes- 
ser Nicolo da Moncigoli et ser Agustino da Fivizzano. E paf- 
tinsi di quello di Lucha e andòno a Mantova, dove il dicto pa- 
pa era. Et facto le debite reverentie et salutationi, essendo dal 
predicto papa bene ricevuti, si ritomòro a Lucha V anno 

15 di .Mccccxvra. 

CCLXVI. CoACE morIo madonna Piacentina donna del 
SIGNOR Paulo morìo. 

Si chome innanti avete sentito che il signor Paulo Guinigi 
di Lucha avea preso per donna madonna Piagentina, figluola 
del signor Rodolfo da Chamerino, della quale ebbe molti figluo- 
li, fra quali fimno Sveva, Agustino Filippo, Angiolo et Rodolfo ; 
5 et essendo gravida, a di .xi. settembre, doppo il disertarsi, quella 
Idio chiamò a $è Tanno di .mccccxvi. Al chui corpo fu facto 
sommo bonore, come già fu facto a madonna Ylaria, com' è stato 
conuto. E fu sepellita in nella chiesa overo cappella di san- 



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254 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ta Lucia de' frati minori. La chui anima Idio 1' abbia in nella 
sua gloria collocata. Amen. io 

CCLXVn. Come si pacificònno i reali di Francia 

PER UNO TEMPO. 

Chbme avete sentito, le discordie nate in Francia per colpa 
del dugha lohanni di Borgogna, con avere migliaia d'uo- 
mini morti per voler rimanere magiore di Parigi, contastando 
con tucti li reali, e massimamente col dalfino Charlo figluolo 
del re Charlo di Francia, e volendo prendere il dominio di Pa- ; 
rigi, fìi per alquanti messo acordio che tucti i reali et atenenti 
a' re potessero viveri securi in Parigi. E cosi si stimava doves- 
se esser; e in questo modo stenno alquanto tempo. Or come 
seguirà, altro' si noterà, e questo fu V anno di mccccxvii. 

CCLXVni. Come lo re d' Inghilterra nomalo Arigo 
die' sconficta a' Franceschi. 

Lo re d' Inghilterra nomato Arrigo V anno di .mccccxvu., sen- 
tendo le divizioni di Parigi et massimamente che il duga 
lohanni di Borgogna essersi facto contrari di tucti li reali, aven- 
do il dicto re d' Inghilterra alcuna buona speranza del dicto du- 
ga, pensò non avere contasto in modo che 1 suo pensieri non ; 
possa mettere in effecto. E facto tale proponimento, dispuose 
armata mano per mare et per terra venire in su quello di Fran- 
cia. E venuto, preseno Roano in sul mare, e quine fiie espu- 
gnabile bactaglia, in nella quale più di .xn."^ huomini franceschi 
funno fra morti et presi, infra' quali che presi funno si fa uno io 
figluolo del dugha d' Orliens et Bucicalto, e alquanti parenti dd 
duga di Borgogna. E così tal rocta fu quazi il disÉicimento 
di Francia. 

E più oltra si missero l' Inghilesi a perseguitare i France- 
schi, che prima che fosse passato 1' anno di .Mccccxvm., l'In- 1) 
ghilesi preseno tucte terre in sul mare e tucta Normandia e 
vennero fine a santo Dionigi sensa avere contasto alcuno; però 
che il duga lohanni di Borgogna s' era col dicto re collegato 
al disfacimento de re di Francia et delli altri reali. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 23$ 

CCLXIX. Chome morìo papa Gregorio .xii.*' 

E in questo anno, doppo l'andamenti in qua e in là che papa 
Gregorio s' era excitato, non potendo la natura più soste- 
nere, Idio lo chiamò a sé V anno di .Mccccxvni. La chui anima 
Idio riceva in nella sua gloria, e simile le nostra quando di 
5 questa vita ci partiremo. Amen. 

CCLXX. Come fu morto n- consiglio di Francia e 

TAGLATO LA TESTA AL CONTE D* ArMIGNACHA. 

LO dugha lohanni di Borgogna, avendo V appogio de re d' In- 
ghilterra e vedendo in Parigi esser lo dalfino Charlo figluo- 
lo de re di Francia e 1 conte d' Armignaccha, e sentendo la 
magior parte del popolo minuto esser a sua stanza, avendo pri- 
5 ma tractone lo re Charlo, la mogie e la figluola del dicto re, 
e già promessala dare per mogie a re Arrigo d' Inghilterra et 
fattolo re di Francia doppo la morte de re Charlo, e conducti 
in Borgogna in dispetto del dalfino e di tucti li reali, e con 
deliberato animo venne il dicto dugha di Borgogna con tucte 

IO suoi brigate in Parigi. E tucto il consiglio de re di Parigi 
misse'al taglio della spada, fra quali fu uno maestro Piero delli 
Schiacta di Lucha e uno suo fratello. E al conte d' Armi- 
gnaccha fé' taglare la testa, e a più di sei milia persone fé' sen- 
tire il colpo della morte, facendosi magiore di Parigi. E que- 

15 sto vedendo lo dalfino Charlo, tucto lo populo minuto esser 
coli' arme a divotione del duga di Borgogna, non restando l' uc- 
cidere di quelli amici del dalfino, e infra li altri che morto e 
rubato fu Antonio Quarti merchatante di Lucha con alcuno fio- 
rentino, il predicto dalfino si panio di Parigi pensando al suo 

20 schampo. E il dicto duga di Borgogna maritò la figluola de 
re Charlo a re Arrigo d' Inghilterra con assegnarli lo reame di 
Francia doppo la morte de re Charlo, stando sempre fermi a 
una guerra al disfacimento del dalfino et delli altri reali. E me- 
nato il dicto re Arrigo la dieta sua donna, del quale non molto 

25 la tenne che n' ebbe una fanciulla. E cosi dimora Parigi in 



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256 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

male stato, e se altro achaderà, altro' si noterà. E tomerasi a 
contare alquante cose state in questo mezzo. 

CCLXXI. Come Braccio da Perugia chavalcò come nimicho 

IN SUL TERRENO DI LUCCHA FACENDO GRAN DANNO. 

LJ anno di .Mccccxvni., lo dì di santo Piero del mese di gu- 
gno, venne in sul contado di Luccha Braccio dai Montone 
di Perugia con più di .mccc. chavalli, non essendo mai stato dal 
comune di Lucha né simile dal signore Paulo de' Guinigi offeso. 
Ma come persona poco leale, sensa alcuno disfidamento né altro 5 
honesto modo, come traditore et huomo derubatore et micidia- 
le, giunse in sul terreno di Lucha essendo in su ricolto de' gra- 
ni, et essendo la moria in Luccha, prendendo pregioni et bestia- 
me in gran quantità, e consumando li grani e 1' altre vittuagle. 
E acampòsi alla Nonsiata, presso a Lucha a mezzo miglo, et io 
pane a Santa Anna, facendo quanto male far si può. 

E doppo molto stare & pregioni et prede prendere, non aven- 
do in Luccha genti d' arme, fu di necessità che il signore Paulo 
di Lucha stesse solo alla difesa di Lucha et delle chastella et 
parte del contado, come sono le montagne et Garfagnana. E 15 
avendo veduto che la venuta del dicto Braccio colle suoi bri- 
gate erano passate per quello di Firenza, non avendo la comu- 
nità di Firenza ritenuto tal passo né etiandio avizatone Luccha 
di tal venuta, e più vedutosi che parte delle diete genti venire 
per mezzo di Pisa, si dubitò e cosi fu che le diete genti fiisseno 20 
venute a stanza di Firenza, pensando che il signor Paulo non 
era in Lucha, ben che il dicto signor Paulo si ritrovò in Lucha 
nauti meza hora che Braccio giungesse. E che questo sia vero 
che tali genti erano venute a stanza di Firenza, perché poco 
overo nulla fenno le inbasciarìe che mandate funno a Firenza 2$ 
né simile i parlari che' nostri ciptadini disseno a chi reggea Fio- 
renza, che Braccio non facesse gran parte di sua voiuntà con 
danno grandissimo della ciptà et contado di Luccha, di che ve- 
dendo tale exercito et dubitando di magiore, e vedere consumare 
il contado e poga victuaglia in Luccha, e simile esser in Lucha 30 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 237 

-> 

moria grossa, & sentire che delle cose rubate si portavano in 
nei distrecto di Firenza, e ogni di giungere in nel campo gente 
nuova venire di verso Firenza, si tractò acordio col dicto Brac- 
cio, il quale acordio fu in questo modo doppo molte pratiche: 

35 Che prima il dicto Braccio volse che a neuno di sua bri- 
gata si dovesse fare alcuno dispiacere, et che tucti cavalli, arnesi, 
paggi etN chavalcatori debbiano esser restituiti. E oltra le diete 
cose, mentre che staranno in sul terreno di Luccha, possano 
tucta la lor vita prendere sensa alcuno pagamento. Apresso, che 

40 tucti li pregioni che presi avesseno, bestiame, arnesi e fine alle 
charra, possano alla porta di san Piero quelli condurere, vendere 
e ogni loro voluntà fame, cosi di morte come di battiture. In- 
tanto che fu una schurità a vedere li homini del contado et 
alquanti di Lucha presi, esser bactuti, sferzati & alcuni morti 

45 apresso alla porta, alla presensa de' padri, figluoli et fratelli, e 
neuno potea di ciò contradire. E oltra le diete cose, volse che 
il magnifico signore Paulo Guinigi desse et pagasse al dicto 
Braccio fiorini .xxv."" in oro et fiorini .x.™ di drappi di seta in 
questo modo: che imfra sei di che, venia a di .x. luglio, fiisseno 

50 pagati fiorini .xn.°» e' drappi dicti. E da poi a du mesi che se- 
guiano, volea lo resto de' fiorini. E di ciò voleva stadichi che 
tucto s'attenesse, con questa conditione che il predicto Braccio 
promisse, sensa dare alcuna pagaria o promessione, che in fine 
a uno anno non verebbe in sul terreno di Lucha. E se tale 

55 promessa non observasse, volea che il signor di Lucha il facesse 
dipingere come poco leale, dicendo: io aterrò la promessa, ma 
ch'io non faccia a chui mi parrà mia voluntà; di questo viva 
ognuno certo. 

Veduto il magnifico signor Paulo Guinigi di Lucha la in- 

60 gorda domanda facta per lo dicto Braccio di tucte le cose chie- 
ste, et avendo sentito et per prova veduto a chui stanza Braccio 
avea chavalcato Lucha, pospuose il dicto Braccio a fare tali do- 
mande, socto speranza che il signor Paulo non le volesse; per 
potere dare compimento a l' ordine dato, diliberò il dicto signo- 

65 re ogni chiesta oservare, acciò che *1 dicto Braccio colle suoi 



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238 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

brigate si partisseno di quello di Lucha. E primo pagò in Lu- 
cha al tempo dicto fiorini .xn.™ d' oro et fiorini .x.™ di drappi. 

Apresso fé' restituire tucti cavalli, arnesi, paggi et cavalcatori. 
Terso, diede per stadichi per li fiorini .xm.™ V infirascripti, cioè : 

lohanni di Michele Guinigi chuzino del dicto signore Paulo; 70 

Nicolao Amolfini ciptadino di Luccha e del consiglo del 
dicto signore Paulo; 

Stefano di Nicolao Cechorini di Poggio, come pratico del 
dicto Braccio; 

Messer Iacopo Viviani, il quale era stato di mezzo alla pra- 75 
tica tra Braccio e 1 signor Paulo. 

E cosi si mosseno di Lucha del mese di luglio in .mccccxvui. 
il di di santo Paulino primo vescovo di Lucha, e chaminòro in 
quelle parti dove piaque a Braccio, talora con caldo e talora con 
vento, e alcuna volta con piova; sempre per lo signore di Lu- 80 
cha facendo le spese a loro e ad alquanti delli altri. E stati il 
determinato tempo e pagati li dicti fiorini .xm.™,i predicti cipta- 
dini licentiati a Lucha tomòro sani e salvi. 

E mentre che tali stadichi erano con Braccio, vedutosi il 
danno dato per Braccio et per la sua brigata e per ogni spesa 85 
facta per tal venuta, si vidde chiaro tra per li denari et drappi 
pagati et spese facte per guardia della ciptà e del contado & per 
le spese fatte a' dicti stadichi, per lo predicto signor Paulo si 
pagonno più che .l.™ di fiorini. 

E veduto quello che i pregioni si ricomprònno, et simile il 90 
bestiame, arnesi et massaritie delle quali le genti di Braccio tras- 
sero denari, che fine alle carra del contado venderono, che più 
di fiorini .x." danegiònno. E più s' ebbe di danno del grano e 
altre biadi, le quali tra per loro vivere & per li loro cavalli e 
altri danni facti de' dicti ricolti, che più che stala .xxx.™di gra- 95 
no consumònno, che si può stimare il danno ricevuto, senza le 
persone morte e '1 disfacimento delle masseritie e arsioni di cha- 
se, più di fiorini .xv.™ Siche, raunato tucto insieme, monta la 
somma più di fiorini .lxxv.» 

E tale danno à ricevuto Lucha dal dicto Braccio et dalle 100 
suoi genti, socto nome che tucto si facea a stanza della comu- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 2^9 

nità di Firenza, ben che molti non credeteno. Nondimeno il 
danno ricevuto fu pure come contato, del quale danno se ne 
sentirà più anni apresso. Ora Idio provegha a quello sia suo 
105 piacere et salvessa di Lucha e di chi quella governa. 

CCLXXn. Come fu morìa in Lucha e come nacque 

GUERRA TRA 'l DUGA DI MlLANO ET GeNOVA. 

Non restando la moria in Lucha e altro*, Tanno di .mccccxvui., 
dopo la partensa del dicto Braccio naque guerra et divisio- 
ne tra *1 dugio di Genova, nomato messer Tomazo da Campo 
Frevoso, colli usciti di Genova e massimamente con tucta parte 
5 ghibellina, e simile col duga Filippo Maria di Milano et conte 
di Vertù e di Pavia, dove molte bactagle tra loro funno facte 
per terra et per mare, stando il dicto dugio o vogliamo dire 
signore. di Genova, forte a sua difesa con fare morire molti di 
quelli ghibellini di Genova e del contado, mantenendosi forte 
IO coli' aiuto de' guelfi di Genova e della riviera, e simile i Fio- 
rentini facendolo forte di genti et di victuagla, in forma che a 
tucto riparava, ben con grande spesa, la quale ritraeva de' beni 
de' suoi contrarli. 

CCLXXin. Come si fé' tral dugha di Milano et Genova 

CERTI PACTI. 

Lo duga di Milano soprascripto, vedendo che il signore Pan- 
dolfo da Pesoli avea presa la ciptà di Brescia con tucto suo 
contado, e sentendo che cerchava prendere dell' altre del dicto 
duga, l'anno di .Mccccxvin., e cognoscendo che a tale signo- 
5 re Pandolfo la comunità di Firenza dava secretamele aiuto, di- 
liberò pacificarsi col dogio di Genova. Et cosi £ale acordio fu 
facto; con pacti che li usciti di Genova potessero infra certo 
tempo ritornare in Genova. E il prefato dugha di Milano con- 
dusse a suo soldo con buone brigate messer Batista da Campo 
IO Frevoso fratello del dicto dogio di Genova. E cosi tale acordio 
si conchiuse. 



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140 PARTE SECONDA DEJ-LE CRONICHE 

CCLXXIV. Come lo dugha di Milano fé* taglare la testa 

ALLA DUCHESSA SUA MOGLIE. 

E del dicto anno di .MCCCCxvnL il predicto dugha di Milano 
fé' taglare la testa alla dughessa sua donna per fallo a luì 
facto. E tal morte li fé' fare, perchè a ciascuno fusse chiaro 
che non Tavea &cta morire per altra chagione. 

CCLXXV, Come li Bolognesi non volsero ric£\'Ere 
PAPA Martino in Bologna. 

Lasseràsi al prezente di narrare del dicto duga di Milano, e 
a suo tempo si noterà, e torneremo a narrare che essendo 
papa Martino quinto in Mantova in .Mccccxvm., e volendo v^ 
nire a Bologna, li Bolognesi non volendolo ricevere, ben fimno 
contenti di tenere la terra a dlvotione di santa Chietina loro 5 
quella voleano mantenere et governare. D predicto papa, non 
potendo altro fare, steo contento meglio poteo. 

CCLXXVI. Come i Fiorentini ricevìno papa Martino 

IN FiRENZA. 



v; 



edendo li Fiorentini, e più tosto temendo che il preficto 
papa non s'unisse d'una voluntà collo imperadore, posposto 
ogni statuto che Firenza avesse, diliberòno che il predicto papa 
si conducesse in Firenza. E doppo molti consigli facti et pra- 
tiche, ultimamente si conchiuse che lui fusse in Firenza ricevuio j 
con certi pacti, li quali, per non occupar tempo, qui non si d^ 
scriveno. Ben si dicie che tucti funno per salute et bene della 
cottjunità di JFirenzà. 

Et cosi del mese di marzo .mccccxvihl il prediao papa co' suoi 
cardinali fu conducto In nella ciptà di Firenza, là u quinc rice- io 
veo smizurato honore, dando suono che del mese di ogosto che 
seguitava, doversi partire per andare a Roma, dove quine con- 
corsene di più maniere genti, chi per vizitare il predicto papa, 
.cvn A chi per inbasciatore, e molti per impetrare benefìcii. Non però 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 241 



15 che la comunità di Firenza voglia che il predicto papa tegna 
genti d' arme, ma più che neuno cortigiano possa di nocte per 
Firenza andare né portare arme, se non tanto quanto a' priori 
di Firenza piacesse. 

CCLXXVn. Come lo imperadore mandò papa Iohanni 
A papa Martino. 

Chome è stato contato che lo imperadore Sigismondo, il 
quale avea ditenuto papa Iohanni, diUberò di mandarlo a 
papa Martino, et che di lui facesse quello che a lui piacesse; 
e racomandatolo ad alcuno vescovo, con buona compagnia si 
5 partìo il dicto vescovo per venire dove papa Martino era. E 
mentre che tale chamina, il predicto imperadore sentìo chome 
era morto il fratello re di Buemia, lui andò al dicto esequio e 
trovòvi grandissima quantità di tezoro, il quale per sé lo prese. 
E colle suoi brigate, et con altre che soldo, fé' bactaglia del- 
10 Tanno di .Mccccxvim.° co' Turchi e infedeli. E doppo molto 
combatere, ultima mentre il predicto imperadore rimase del cam- 
po vincente, che più di .cxx.™ di Turchi funno morti, e alquanti 
baroni infedeli si fenno cristiani, pensando fusse stato miracolo 
a dire che si poca gente, dello imperadore sconiìgesse tanta mol- 
15 titudine d'infedeli. 

Tornasi bora a contare che coloro che conduceano papa 
Iohanni a papa Martino, quando fimno in nelle terre soctoposte 
al dugio di Genova, per alcima inbasciata ricevuta da Firenza, il 
predicto dugio quello fé' fugire delle mani di coloro che il con- 
cio duceano. E prima che dicto papa Iohanni si volesse partire di 
quello di lenova, volse dalla comunità di Firenza salvoconducto 
della persona e dello avere, e loro contenti, tal salvocondutto 
libero ebbe. E cosi per mare navicò a Pisa et da Pisa a Firen- 
za bene aconpagnato. E giunto del mese di gugno di .Mccccxvmi.<^ 
25 li andònno incontra, tra prelati et ciptadini, più di .m. chavalli. 
E sposato in Firenza andò a vizitare papa Martino, il quale lo 
rìceveo gratiosamente e doppo alchimi di lo elesse cardinale. 
Et cosi rimase libero e suo huomo, et facea vita di per sé ho- 

B 16 



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242 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

notevole. E puòsi dire che la comunità di Firenza adopera quello 
che vuole in tucte quelle cose che a tal comunità piacie, cosi 30 
de' chardinali e d' altri prelati, e non il papa Martino; & que- 
sto vasti. 

CCLXXVin. La coMUNrrA di Firenza, volendo venire 

A PRATICHA COL SIGNOR PaULO DI LUCHA, CHIESENO 

CHE Lancilao andasse a vedere la festa di 

SANTO lOHANNI, E COSl ANDÒ CON BELLA 
CONPAGNIA. 

Quelli che regono Firenza, volendo per qualche modo con- 
durre il signor Paulo Guinigi a esser co loro collegato, fu 
richiesto dalla comunità di Firenza che li piacesse mandare a 
Firenza Lancilao suo figluolo a vedere la festa di santo lohanni. 
n predicto signore, avendo tale inbasciata, non conferendone con j 
alcuno suo amicho, diliberò mandare il predicto Lancilao. E or- 
dinato che andasse e alcuni in sua compagnia, fra quali fu ser Gui- 
do da Pietrasanta suo secretarlo con alquanti iovani horevoli 
et famigU, e* giunseno innanti la dieta festa a Firenza con bella 
compagnia e alquanti a livrea, prendendo bellissima stanza per 10 
tucta la brigata. E giunto, vizitò il collegio de' priori di Firen- 
za, e da poi andò a vizitare il santo papa Martino, sempre con 
savio modo di parlare, che sere' vasto che fusse stato di .xxx. 
anni; tanto compiutamente funno le vizitationi e le responsioni, 
per modo che ogni persona si meraviglava. E cosi dimorò fine 15 
alla festa di santo lohanni di .Mccccxvira. e più apresso otto di, 
tenendo ogni dì corte honerevole, con deznari et cene a' Fioren- 
tini et forestieri. E di vero grande honore riceveo, e simile 
lui a molti fé' prezenti & cene. 

E veduto la bella festa e più volte vizitato li priori e '1 pa- 20 
pa, colla loro licentia si ritornò a Luccha. E come è dicto, 
tale richiesta fu facta per esser in praticha col signore di Luc- 
cha, della quale ser Guido ne venne informato di tucto. 

Lo magnifico signore Paulo di Lucha, sentendo quello che 
ser Guido li avea narrato, senza prendere di ciò consiglio 25 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 24^ 

d' alcuno «uo amico ciptadino, diliberò di mandare a Firenza a tal 
praticha il dicto ser Guido et messer Iacopo Viviani, la qual 
deliberatione fu poco senno, secondo ragione. Nondimeno i 
predicti andònno del mese di luglio di .Mccccxvmi., e quine 

30 trovatosi con quelli auditori di Firenza più & più giorni, niente 
si conchiudea. E ben che le cose dalla parte del signore Paulo 
fiisseno secrete, nientedimeno dalla parte di Firenza si sentio 
che le chieste, infra V autre, che' Fiorentini voleano, si era che '1 
signore di Lucha Paulo si facesse ciptadino di Firenza, et che 

35 dovesse mettere in sul monte di Firenza fiorini cento migliaia. 
Apresso che dovesse comperare in Firenza uno nobilissimo pa- 
lagio, e che dovesse tenere il passo di marina et di Garfagnana 
a ogni gente che volesse dannegiare Firenza o suoi racoman- 
dati o collegati. E molte altre cose non bene honeste chieseno, 

40 che al signore Paulo di Lucha erano impossibile. Di che, stato 
ser Guido più tempo a Firenza, ritornò a Lucha, lassando mes- 
ser Iacopo a tal praticha. E questo fiie lo secondo errore. Il 
quale messer Iacopo steo a Firenza per tucto octobre, e niente 
si conchiuse. 

45 E di vero tal praticha chi à buono intelletto può conprendere 
non doversi fare per più rispetti; e primo perchè le cose chieste 
per li Fiorentini sono inpossibili a poterle fare. Apresso, che 
quelli che di continuo anno da questo signore di Lucha de' pre- 
senti, venendo a tal praticha non n' arebeno. E anco che male 

50 per li Fiorentini s' aconsentire' tal pratica, perchè vedeno Lucha 
esser assai debole alla loro intentione. E questi vasti a chi à 
intelletto. 

CCLXXK. Come papa Martino fé' incorokare di Napou 

LA REINA lOHANNA. 

Lo santissimo papa Martino, avendo diliberato partirsi di Fi- 
renza di ogosto di .Mccccxvmi., per potere ire seguro a Ro- 
ma, richiese lo Sforza da Chutignola, lo quale era a Napoli al 
servigio della reina lohanna, che dovesse venire apresso a Ro- 
5 ma;^ narrandoli che volea colle suoi genti intrare in Roma. E 
f 



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244 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

aUa feina notificò che a lei mandere' uno cardinale, con autorità 
di coronarla della corona et de' reami che lo re Lancilao avea. 

E cosi seguio, che avuto lo Sforza denari si partìo e ven- 
ne là u il papa avea ordinato. E simile mandò uno suo cardi- 
dinaie, che il di d' Ogni Santi, che fu lo primo di di novembre io 
di .Mccccxvmi., incoroni la dieta reina lohanna. 

E perchè vedea il dicto papa che male si potea di Firenza 
partire del mese di ogosto, publicò la sua andata a Y anno nuo- 
vo di .Mccccxx. Quanto sera quel tempo si noterà. 

CCLXXX. Nota facta a papa Martino. 

Quanto la persona è di magiore stato et à magiore premi- 
nentia, tanto de' esser più leale, e quello che promette dèse 
sempre aaenere. Però che si scriveno alqu^ti versi in ne' quali 
si comprende che le impromesse si denno oservare, dicendo in 
questo modo: i 

De', quanto V uomo debbia pensar forte 
Ch' altrui prometta, e se pur inpromette, 
Non mai alla 'mpromessa serrar porte. 

E per tanto si dirà a te, papa Martino, che raguardi qucDo 
che tu prometti et massime alla reina lohanna o ad altri, per- io 
che se a ongni uno è vizio lo non atenere le promesse, quanto 
magiormente per li papi si denno actenere, acciò che Y opere 
buone per loro facte siano amaestramento a tucti. E fecendo 
il contrario si dirà ad exemplo quello che intervenne al perfetto 
da Vico, che non actenendo le 'mpromesse Y intervenne in qu^ ij 
sto modo, cioè : 

Fu in nel tempo di papa Urbano quinto il perfecto da Vico, 
homo potente di possessioni et di denari, il quale tenendo [RT 
suo amico uno gentiluomo di quello di Siena, nomato ccffite 
Guamieri de' Malavolta, avendo a prendere alcuno honore & di- 20 
gnità, e tale honore et dignità convenia prendere dal perfetto da 
Vico, e richiesto dal dicto conte il perfetto, come suo amico che 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 245 

si mostrava, tale dignità et honore lei concedeo, con chiedere al 
dicto conte alcune cose, le quali il dicto conte Uberamente fé'. 

25 Et con tale amicitia si stenno alquanto tempo. 

E dimorando il dicto conte in buono amore col perfetto, 
ogni di dal perfetto lo dicto conte era richiesto or d' una cosa 
ora d' un' altra, e tucto, sensa contendere, era per lo conte messo 
ad efetto tucto ciò che chiedea, senza niente mancare. E veden- 

30 do il dicto perfetto multiplicare il conte in istato e signoria, mos- 
so da una invidia secreta, vedendo che il dicto conte avea preso 
a soldo gran brigate di genti d' arme per potersi mantenere in 
nel suo stato, lo perfetto pensò volerli tale honore et dignità 
levare. Socto colore d' amicitia, richiese lo dicto conte che li 

3 5 piacesse concedere parte delle diete brigate, che il dicto conte 
avea condute; con dire il perfetto avere alcima diferenza con al- 
cuni Romani grandi, et che volea quelle brigate per potere re- 
sistere a quelli Romani. Lo conte Guamieri, vedendosi esser 
richiesto dal perfetto, come amico, li concedeo tucto ciò che 

40 chiesto li fii, e vedutosi il dicto perfetto fornito di gente et di- 
sfornito il conte, come poco leale, il dicto perfetto richiese il 
conte a molte cose non bene honeste. Le quali, non parendo 
al conte esser da concederli, con buone ragioni tal chiesta di- 
neghò. Per la qual cosa il dicto perfetto, senza alcuna chagione 

45 o ragione dilevò la dignità & honore che prima data avea al 
conte, e tale dignità et honore concedeo il dicto perfetto ad al- 
tri, facendone scripture publiche. E ben che di tale dignità et 
honore il perfetto 1' avesse privato, e ad altri dato, nondimeno 
il dicto conte tal dignità et honore sempre mantenne. E veden- 

50 do il dicto perfetto, come poco leale, che il dicto conte non ri- 
lassava la dignità et honore, colle brigate avute e con altre che 
lui di nuovo soldo fé' hoste & guerra contra il conte. Il come, 
vedendosi esser cosi tradito dal perfetto et contra ragione esserli 
mosso guerra, e vedutosi sfornito delle suoi genti, come huomo 

5 5 che si vede ingiuriare avendo contra di sé il dicto perfetto con 
tucto suo sforzo, e simile si vede intorniato da quello a chui il 
dicto perfetto avea di nuovo conceduto tal dignità et honore, 
racomandandosi a Dio, e vedutosi etiandio d' alcbuni suoi adhe- 



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246 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



renti abandonato, preso pensieri al suo schampo e richiese alcuno 
signore soctoposto al perfetto, narrandoli quello che a lui era 60 
stato facto. E simile richiese alcuni signori potenti, che piacesse 
loro volerlo aiutare della ingiuria che facta V era dal dicto perfetto. 

Li predicti richiesti, veduto V oltraggio e lo inganno al dicto 
conte facto per lo dicto perfetto, posto che alcuni fussero sotto- 
posti al perfetto, diliberònno aiutare il conte, e colle suoi brigate 65 
se n' andò in servigio del conte Guamieri, e alcuno altro signore 
& iovano, potente di denari et di hom ini, concorse a tale aiuto. 
E così il dicto conte, ved«idosi tale aiuto, non avendo figluolo, 
diliberò che quello che in aiuto li era venuto, il quale era signore 
di Verona, nomato messer Mastino della Schala, che lui dovesse 70 
sucedere, doppo la morte del dicto conte, in tucti suoi beni co- 
me fusse suo figluolo. E cosi V una parte e V altra si fenno 
forti, e spessimamente trovandosi a batagla, e molti morendone 
d* una parte e d' altra, e tali assembramenti durò molti mesi. E 
vedendo li homini et ciptadini di Vico che il perfetto avea pre- 75 
so bactagla e nimistà ccl conte Guamieri a gran torto, avendoli 
prima facto bene e poi sensa colpa del conte factoli guerra, e 
vedersi ogni di morire di loro e poco aquisto fare, né li ricolti 
ricoglere, ma ogni di il guasto d' intomo alle loro posessioni, e 
sentendo lo grande aiuto che il conte avea, et etiandio che dipo 80 
la morte del conte, le possessioni et chastella rimaneano a quello 
della Schala, homo potente; diliberònno non volere tale aflEmno 
sostenere, che come il perfetto fusse fuori a campo colle brigate, 
ribellarsi da lui e tenere la terra a divotione di santa Chieza. 

Et cosi come ordinònno missero in effecto, che più presto 85 
potessero quello di Vico caciòno, et fu costretto con miseria an- 
dare la sua vita stentando. E cosi si finio tal quistione. 

E per tanto oltra le diete cose si dirà ad exemplo, a te papa 
Martino, la infirascripta moralità: 

Tu homo libero facto et servo fàiti, 90 

Per queste mortali cose. 

Rimanti e in ciò t' affanna e facti sperto. 

Tu odi quel eh' io dico e poi non guaiti 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 247 

I pruni ma sì le rose. 
95 Predicha a te chi predicha al diserto. 

Secondo che farai aspecta il merto. 
E qui t' anuntio aver pene et travagli. 
Né ugielli né chavalli 
Fuor d' un corta piacer ti darà posa. 
100 E in questo a di a di tu verrai meno, 

E gusterai veleno, 
I dico, in ogni tua più dolce cosa. 
Siche in odio V arai venendo in tempo 
E invidia arai di chi n'andò per tempo. 

105 E questo vasti al presente aver dicto per buono exemplo. 

CCLXXXI. Come papa Martino scomunichò Braccio 
DAL Montone. 

Lo papa Martino, essendo in nella ciptà di Firenza V anno 
di Mccccxvnu.0 , volendo che Braccio dal Montone di Peru- 
gia lassasse Perugia e tucte terre che tiene di santa Chieza, Brac- 
cio, che ciò à inteso, non volendo tali terre abandonare, avendo 
5 buona brigata secho e in sua compagnia il Tartagla con circha 
chavalli .v.^ , tenendosi forte et securo, non volendo condescen- 
dere alla voluntà del papa, il predicto papa, schomunicandolo, 
niente valea ultimamente farli guerra collo Sforza. E più volte 
trovatisi insieme, dando et tollendo, diliberò il dicto papa con- 
io durre a suo soldo Tartaglia, e ultimamente quello ritrasse a sé, 
di che Braccio ne fu assai diminuito di forza. E più fé' il dicto 
papa che richiese il conte da Urbino e '1 conte da Charara e 
altri signori al disfacimento di Braccio. E così si dimorò tucto 
il mese di septembre dicto anno. 

CCLXXXn. Come li Fiorentini tractònno l' acordio 
TRA PAPA Martino e Braccio; & non durò. 

Li Fiorentini, amici di Braccio, vedendo che '1 papa lo volea 
al tucto disfare dell' avere come della persona, non piacendo 



e. ex À 



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248 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



loro che a tal modo fiisse disfacto, tractònno col papa» dicendo 
che bene era che acordio si facesse tra '1 papa et Braccio. H pa- 
pa, che non può altro fere, fii contento che tal praticha fìisse. 5 

E cosi segulo che quelli che a tal praticha funno eletti, die- 
deno lunga alle cose, fine che fu passato il mese d' ottobre 
in .Mccccxvim. Ultimo fii pratichato che la ciptà di Perugia, 
Sizi, Todi e la Roccha Contrada rimanesse a Braccio, et che do- 
vesse avere dal papa fiorini .xx."*, e tucte altre terre si ristituis- io 
seno alla Chieza. E di ciò si desse pagana, e tal pagarla fiisse 
la comunità di Firenza. Veduto quelli che amano Braccio che 
tale acordio non fa per la comunità di Firenza, imaginando se 
la Chieza à tucti homini d' arme socto di sé e simile le terre 
di santa Chieza, e acostisi collo imperadore, la nostra potentia 15 
non varrà nulla. Ma se noi tegnamo sospeso il dicto Braccio, 
e lui, come nostro amico, darà tanta che fare alla Chieza e ad* 
altri, che sempre noi ci manteremo in nel nostro buono stato; 
e per tanto dichiamo che tal pagarla non si faccia per noi, et 
cosi rimarrà la cosa non concordata, e ogni di potremo tal pra- 20 
ticha riformare. E cosi seguìo che neuno acordio tra 'l papa e 
Braccio facto fu. 

CCLXXXm Come Braccio sconfisse le gekti del papa. 

Non essendo s^uito V acordio tra papa Martmo et Braccio, 
del mese di dicembre di j^ccccxvmi., essendo le brigate del 
papa in su campi e simile quelle di Braccio, e imfra li altri dal- 
la parte del papa il Tartagla, ongni giorno scharamuciando in- 
sieme, doppo molte scharamuccie il predicto Braccio die' scom- 5 
ficta alle genti del Tartaglia, che più di .ecce chavalli et homini 
fiinno tra morti et presi, e '1 predicto Tartaglia, con circa cha- 
valli .XL. si ricolse. Et cosi si viene consumando li denari 
della Chieza. 

CCLXXXTV. Come papa Iohanni morìo in Firenza. 

Chome è stato contato che papa Iohanni si trovò in Firen- 
za r anno di .Mccccxvnu., avendo lassato il papatLco et facto 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 249 



cardinale per papa Martino, essendo stato in Firenza, dalla venuta 
che fé' fine al mese di dicembre anno soprascripto, venendoli 
5 alcuna malatia e lui vedersi a mal partito e in cazo di morte, 
mandò uno de' Panciatichi, il quale era de' suoi famigli, con im- 
basciata a papa Martino, dicendoli: va e dilli, Baldassari Coscia 
si muore. 

Il predicto famiglio disse: come volete che io vada a dire 

IO al papa tali cose? Lui disse: va, che tu li portrai la miglior no- 
vella che aver possa. E cosi tale imbasciata referio a papa 
Martino. E tornato, il predicto messer Baldassari ordinò parte 
del suo testamento et lassò molti lassiti; e cosi del dicto mese 
di dicembre si morio e fu sepellito in nella chieza di santo lohan- 

15 ni in Firenza, avendo lassato alla comunità di Firenza lo dito 
di san lobanni Bactista molto ornato. E per più ornarlo lassò 
fiorini .ecce, e altri lassiti fé', li quali qui non si descriveno. 
E cosi morlo, e molti volsero dire che fii avclenato. Or cho- 
me la cosa si fusse, morto giacie; a chui Idio, per sua miseri- 

20 cordia, perdoni. 

CCLXXXV. Come fu battacla tra l' infedeli et cristiani 

E COME I cristiani EBENO VITORU. 

Lasscràsi al presente di tali materie e conteremo come l'an- 
no di .MCCCCxvniL lo re di Bella Marina e lo re di Granata, 
infedeli, Icnno loro sforzo per volere prendere lo dominio de re 
di Porto Gallo, e armònno galee .xl. e molta altra gente. E sce- 
5 sero in terra e asediònno ima delle mastre ciptà de re di Porto 
Gallo, e quella strinseno per modo, che se il dicto re di Porto Gal- 
lo non si fusse Cacto forte di cristiani, era a pericolo del suo 
reame. Ma Idio che alla ragione porgie aiuto, &cto il dicto re 
sua armata, ultimamente, doppo il molto combattere, delle diete 
IO galee de' Mori ne funno prese galee .xxxm., e tutti quelli e si- 
mili eh' erano a tale assedio, funno morti per le genti cristiane, 
che funno in numero più di .xxv.™ d' infedeli. Idio prosperi 
chi bene adopera. 



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250 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCLXXXVI. Come in Ytalia funno grandi initodationi 

d' AaUE, PER le aUALI FE' GRANDE DANNO. 

Nell'anno di .Mccccxvnn. si cominciònno grandi inundatìoni 
d' aque in moltissimi luoghi, e massimamente in nelle parti 
d' Ytalia; e ben che non sia in Ytalia il paese di Trento, pure 
è bene a narrare quello che le diete aque fenno in quel paese, 
che diluviò una montagna, in suHa quale erano molte chastcUa; j 
per la quale inundatione vi morio più di .im.™ persone, e le cha- 
stella e ville somerse. 

Apresso in sul mantovano V aque crebeno tanto che tucto il 
seraglio di Mantova alagò, e moriwi più di du miglia persone, 
e altri danni assai. E simile inundatione fé' il Po a Ferrara, che io 
gran parte del contado allagò e alcuna particella di Ferrara so- 
merse, e quine funno molti morti e altri danni. 

Tornasi, che crescendo l' aque e non restando il piovere da 
mezzo settembre dicto anno fine a chalende gennaio, l' Amo si 
sparse et ingrossò in quello di Firenza, e che molto terreno gua- ij 
sto eh' era seminato, e altri danni assai vi fece. 

E, discorrendo verso Pisa, simile danno al contado fecie et 
magiore, che tirò giù in Amo la chieza di santa Maria, eh' era 
in capo del ponte vecchio di Pisa. E se non che il dieto anno 
ruppe in molte parti, per la quale roctura l'aqua prese altro chami- 20 
no, Pisa era a grande pericolo; nondimeno molto danno si riceveo. 

Lo Serchio, che viene verso Luccha, più volte creve, tanto 
che per tucte parti di Lucha entrò in grande abondantia, facen- 
do grandissimo danno; che tucto il grano semminato ne portò 
via, e non si poteo, per la piova et per l' ondatione dell' aque, ri- 25 
seminare. Per la qual cosa a Luccha si spera per V anno ave- 
nire esser charestia di grano a Lucha e in nel suo contado. 

E cosi si crede che sera per tucto Toschana, e quazi all' usci- 
ta di novembre il dicto Serchio ruppe gran parte del ponte San- 
pieri, e quello giù ne tirò, e convennesi con barche passare la 30 
dieta aqua, con grande sconcio del contado et de' ciptadini. Or 
Idio provega secondo che a lui piace, e non guardi a' nostri 
peccati. Amen. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 2>i 

CCLXXXVn. Come fu morto dl duca di Borgogna 

DAL DALFINO ChARLO FIGLUOLO DE RE DI FRANCIA. 

Come è stato contato, le discordie nate in Francia per la 
morte del duga d' Orliens e altre cose seguite tra il duga 
lohanni di Borgogna e il dalfino Charlo di Vienna, figluolo de 
re Charlo di Parigi, doppo molte pratiche, tenute ' per alquanti 
5 homini di mezzo, di volere a concordia recare il ditto duga di 
lohanni di Borgognia col dalfino Carlo, V anno di .Mccccxvim.^, 
si concluse acordio tra il dicto dalfino e '1 duga di Borgogna. 

E doppo tale acordio, essendo il dicto Charlo dalfino in al- 
cuna -terra di Parigi, richiese il dicto dugha lohanni di Borgogna 
IO che andasse a praticare con lui alcune buone facende. Il predi- 
cto dugha quine andò, et venendo ad alquanta praticha per bene 
et utile della corona di Francia, essendo tra loro alcune parole, 
fu al dicto dugha dato in su la testa d'ima spada. E ultimamente 
per lo dicto dalfino morto fu e gictato lo corpo in nella riviera 
15 chiamata Senna, e cosi il corpo chapitò a una gora di molino, 
e di quine tracto, meglio si poteo, fii sepellito. Or come di tal 
morte seguirà altro' si noterà. 

CCLXXXVin. Come per le diferentie di Francia 
SONO disfacti molti ciptadini di Lucha. 

Chome è stato contato limanti, la morte del duga d' Orliens 
e quello ne seguitò fine a V anno .Mccccxvim. et etiandio 
fine alla morte del duga lohanni di Borgogna, et della venuta 
de re Arrigo d' Inghilterra in sul terreno di Francia, com' è sta- 
5 to dicto, è di necessità contare quello che tocha alla comunità 
di Lucha e a' suoi ciptadini. Li quali, per la dieta morte del 
duga d' Orliens e V altre cose seguite, anno li mercadanti di Luc- 
cha perduto et facto arieto di capitale più che la valuta di fio- 
rini .CL.™, tra dette perdute da' signori e interessi tenuti a gosto 
IO e mercantie tolte et rubate, e altre chagioùi sopra venute. Per 
le quali cose, oggi dell' anno di .Mccccxvnn. in nella ciptà di Lu- 
cha non si lavora delle infrascripte arti apartenenti a mercantia 



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252 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

di seta, e principalmente neuno arte d' oro o d' ariento in nella 
ciptà di Lucha né in suo contado non si fa, che era uno grande 
esercitio et guadagno. E simili alcuni lavori di sendada in nella 15 
dieta ciptà non si fanno ; li quali lavori davano a molti gran gua* 
dagnOy fine a' maestri di legname per le cassette s' adoperavano. 

Merciaria, testoiai, celendratori, tintori, filatori, cocitori, poco 
overo nulla lavorano. 

Tessitori di vegluti piani, vegluti al pelo lungo, valuti al pelo 20 
lungo e basso, vegluti veglutati con oro o ariento, poco overo 
nulla se ne fanno. 

Zectani schietti, zettani viglutati, rachamati, tessuti a oro, taf- 
fettà, brochati d' oro o d' ariento, inperiali, atabi, baldachini e 
tucte altre maniere di lavori di seta, in nella ciptà di Luccha poco 25 
overo nulla si fa, e tucto è divenuto per non aver preso modo 
al danno essuto. E se alcuno testore o altri artieri delle diete 
mercantie, come sono cocitori, filatori, tintori, è dato loro per 
alcuni mercatanti, tali operatori sono pagati di panno o d- altro 
pigior cosa, contando tal panno fiorini .mi. la canna, che non vale 30 
fiorini .u. E a questo modo tali artieri son costretti per neces- 
sità, o stentare in Lucha colle loro famiglie, o costretti abando- 
nare Luccha. 

Et cosi molti della ciptà di Lucha si sono partiti, chi andato 
a Vinegia, chi a Bologna, chi a Firenza^ chi a Genova, chi in 35 
contado, chi al soldo; e a questo alcuno riparo non si prende a 
conservare tali artieri e la ciptà in buono stato, E di tucto è 
colpa chi à voluto U suo e 1* altrui mandare in Francia, e chi 
a loro r à consentito. Idio provegha a quello sia utile alla ciptà 
di Lucha et de' suoi ciptadini et soctopostL A Dio piaccia. 4^ 

CCLXXXIX. Come n- Turchio, volendosi vendicare delle 

SUOI genti morte, fu malamente sconhtto 

da' cristiani. 

Doppo la sconficu data a quelli infedeli per lo imperadore 
Sigismondo, e tornatosi lo imperadore verso Buemmia 
in .MCCCCXvmL, lo Turchio pensando di tal rocta vcndicharsi, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 255 

raunò homini da cavallo .ce.™ et fanti da pie .ecce." E scese 

5 in nelle terre dello imperadore per disfare quelli paesi. Sentendo 
tale venuta li Ungari, Valachi e Bolgari e altre genti cristiane, 
non stante che lo 'mperadore Sigismondo non (asse presente, 
avendolo avizato di tale exercito, nondimeno facendo loro sfor- 
zo di quante genti poteono, e francamente si misseno adosso 

IO a* dicti Turchi, facendo dura et cruda bactaglia. Et doppo mol- 
ti morti et feriti dell' ima parte e dell' altra, sempre li cristiani 
avansando del campo, vedendo questo il Gran Turchio, e veden- 
do non potere resistere alk forza de' cristiani, diliberò lui con 
circha .xxv.™ d' uomini d' arme abandonare il campo, e die' vol- 

15 ta per ritornare in suo paeze. Li cristiani, ciò vedendo, dando 
adosso all' infedeli rimasi, e loro non potendo resistere, dienno 
volta e messi in isconficta, li cristiani perseguendoli, intanto che 
tucti quelli che rimasi erano, funno conducti a morte, che più 
di .ccccLXXX.™ ne funno morti. Per la qual cosa i predicti cri- 

20 stiani sono molto da esser commendati et honorati da tucti i 
signori de' cristiani Et cosi si proceda contra delli altri infedeli. 

CCXC. Come papa Martino fé' cavalcare in sul 
CONTADO DI Bologna. 

Dimorando Braccio dal Montone pertinacie contra di papa 
Martino, com' è dicto, il predicto papa, sentendo che la co- 
munità di Bologna, et massimamente messer Antonio Bentivo- 
glia s' avea facto grande di quella terra e rimbsi alquanti Bolo- 
5 gnesi' nimici di santa Chieza, e molti amici di santa Chieza 
mandati a confini, fra quali fìmno li figluoli di Mateo da Can- 
neto e a messer Marcho da Channeto datoli le confini a Luc- 
cha, e così in Luccha venne. Di che il predicto papa Martino 
si riconciliò con Braccio soprascripto, solo per poterlo mandare 
IO adosso a Bologna. 

E cosi aconcio, del mese di gennaio di .mccccxx., il dicto 
papa diliberò con genti d' arme che si chavalcasse in sul bolo- 
gnese, fra quali caporali che quine andarono, fu Bracio sopra- 
scripto. Angiolo dalla Pergola, lo conte d' Urbino e il si- 
15 gnor Chaflo Malatesta. E giunto le brigate in sul contado di 



e. cxn B 



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asi PkKTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Bologna, pigiando pregioni et prede e alcuno chasteUo. E quelli 
dentro fenno molti soldati e valentemente sono fortificati, poco 
curando tale esercito, con fere morire alchuni Bolognesi che 
aveano promesso dare ima porta di Bologna a Braccio. E co- 
me tali cose si feceano, il dicto messer Marcho da Canneto si 20 
partio di Lucha ronpendo le confini, e andò in nel campo di 
Braccio. E stando lo exercito intomo a Bologna, fine per tucto 
il mese di luglio di .mccccxx. che V acordio fii facto tra il papa 
«t messer Antonio Bentivogla, che il predicto messer Antonio 
fu conducto a soldo dal dicto papa con lancie .ecce. E in Bo- 25 
logna rimase il cardinale di Siena e Angiolo dalla Pergola colle 
suoi brigate. E cosi si consumano li denari della Chieza per 
contastare co' cristiani. 

CCXCI. Come in nel contado di Lucha venne gran 

MOLTrrUDINE DI GRANGLOLA, PER LA QUALE MOLTE 
VIGNE E FRUCTI SI GUASTÒNNO. 

Poi che in cristianità e massimamente in questa misera Yta- 
lia non si fa che male, dispuone Idio darci alcune aversitadi, 
acciò che noi ci astegnamo da far male; V anno di .mccccxx. in 
alcuno luogo del contado di Lucha e massimamente in nel pi- 
vieri di Mostesigradi, Pieve di santo Stefano, Pieve di Sange- 5 
naio e Collodi fii tempesta et fortuna di gragnola grossa come 
vuova, che tucte vigne, grano, fave, fructi, castangne et olivi gua- 
stò intorno, in forma che più di tre anni si poranno a rifare. 
Per la qual cosa fu in quelle parti chactivo ricolto di grano, 
vino, olio et altri richolti. E infra li altri luoghi che fiisse for- io 
tuna, file in nella Villa di Rogio nel contado di Lucha che la 
saetta arse nove capanne e buoi e altre massaritie et biada; per 
le quali cose molti di Lucha e del contado ne sono disfacti e 
venuti a povertà. Idio provegha secondo eh' è di suo piacere. 

CCXCn. Come il signor Paulo Guinigi prese per donna 

MADONNA UCOPA DA FULIGNO. 



D 



oppo la morte di madonna Piagentina donna del magnifico 
signor Paulo Guinigi di Lucha, fu per alquanti amici del 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 255 

dicto signor Paulo pratichato di darli per donna et mogie ma- 
donna lacopa sorella del signor Nicolò e fratelli da Fuligno. 
5 E doppo alquante pratiche, si conchiuse tale parentado del mese 
d' aprile di .mccccxx. 

CCXCin. Come il signor Paulo MARrrò madonna 

Ylaria sua figluola a messer Bactista da 

Campo Frevoso da Genova. 

E mentre che tal praticha si tenea, il prediao signore Paulo 
maritò ima sua figluola nomata madonna Ylaria, rimasa del- 
la sua donna madonna Ilaria figluola di messer Carlo dal Car- 
retto, a messer Bactista da Campo Frevoso, fratello di messer To- 
5 mazo dogio di Genova, il quale messer Bactista venne alla ciptà 
di Lucha con una solenne compagnia e bene ornati, a di primo 
magio dicto anno; et partisi a di .vin. maggio, avendo messo 
anello alla dieta madonna Daria et con lei dormito. E mentre 
che il ditto messer Bactista steo in Lucha e per tucto il con- 
io Udo di Lucha, al dicto messer Batista e a' suoi si fenno sempre 
grande corte di tucte maniere di vivande et confezzioni, et tucto 
ciò che a tal festa si richiede. 

CCXCIV. Come la dicta madonna Ylaria n' and6 a marito, 

Edapoi, a di primo gugno dicto anno, il predicto signor Paulo^ 
a richiesta del dicto messer Bactista, ne mandò la dicta ma^ 
donna Ylaria a Genova, con honorevole compagnia di homini di 
Luccha, con iovani vestiti a livrea, con molte honorevilissime 
5 donne bene adomate et simile vestite a livrea. Infra quali ho- 
mini funno lohanni di Michele Guinigi, messer Pellegrino Lu- 
nardi da Chastello Nuovp, ser Guido da Pietrasanta cancilieri 
del signor Paulo, maestro Antonio Arrighi medico, Stefano di 
Nicolao Cecchorini di Poggio, Petro di Giuffredi Cenami, lohan- 
10 ni di Nicolao Ghiova, Tegrimo di Piero Tegrimi,con circha .xn. 
famigli iovani. Et perchè si faccia alchuna mentione d' alcuno 
forestieri, si dicie che in tal compagnia fb messer Carlo Marcho 



e. czm B 



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25^ PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

da Chaneto di Bologna, e ser Agustino da Fivizano exactorc. 
E in compagnia della dieta spoza andò la donna di lohanni Gui- 
nigi figluola di lohanni Bernardini di Lucha, la donna di Fede- 15 
rigo di Matteo Trenta figluola di Lazzari di Francescho Guinigi, 
la donna di Tegrimo Tegrimi figluola di Francesco Mariani, la 
donna di Piero Lamberti figluola di maestro Iacopo lohanni da 
Firenza, e altre donne in loro compagnia. E giunseno in Ge- 
nova ad .V. gugno dicto anno, dove per lo dicto messere Bactista 20 
si fé' honorevolissima festa. E facta tal festa, ritoraòro la com- 
pagnia dieta a Luccha a di .xn. giui^o in .mccccxx. 

CCXCV. Come il signor Paulo prese pentieri di menare 

MADONNA IaCOPA SUA DONNA. 

E mentre che tali cose sì fanno, il magnifico signore Paulo 
Guinigi prendeo pensieri di volere la sua donna madonna 
lacopa menare. E perciò sollecitò V aconcime del suo palagio 
de' borghi di farlo adomare. 

CCXCVI. Come si die' a Lancilao donna madonna Maria 

FIGLUOLA di GeNTIL RoDOLFO DA CAMERINO. 

E in questo che tali cost s' ordinano, il predicto magnifico si- 
gnor Paulo à conchiuso & dato mogie a Lancilao suo ma- 
gior figluolo, e dielli madonna Maria, figluola di Gentile Rodolfo 
da Chamerino, del mese di luglio di .mccccxx. 

CCXCVn. Come la donna del signore Paulo et di Lancilao 
ne vennero a MARiro. 

Formato il dicto parentado, il dicto magnifico signore Paulo 
diliberò menare la dieta madonna lacopa sua donna, e simi- 
le che Lancilao meni la sua donna madonna Maria. Et messo 
in effetto, il predicto signore mandò messer Iacopo Viviani, mes- 
ser Pellegrino Lunardi, maestro Antonio Arrighi, ser Guido da 5 
Pietrasanta, lohanni Guinigi, Stefano di Pogio, lohanni Ghiova, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 2$/ 

Pieretto Gigli, ser Antonio Morovelli, e in loro compagnia ftiol- 
ti, circha .xl. chavalli. E col nome di Dio si mossero di Lucha 
giovedì a di .xviii. luglio in .mccccxx. , et giunseno a Fuligno a 

IO di .XXV. luglio, e tomòro a Lucha a di .1111. agosto, con bella com- 
pagnia di gentili huomini e gran chavallaria. E fèsi la festa 
principale delle diete due spoze a di .vii. agosto in .mccccxx. in 
e borghi al palagio nuovo, solo di cena ; alla quale cena fu lo si- 
gnore Nicolò da Fulingno e uno figluolo di Rodolfo da Chamerino 

15 e uno ser Petro di ser Pasquale d' Argillaia, con circha .xx. in loro 
compagnia. E i ducha a tale cena fu messer Nicolao Guinigi 
vescovo di Lucha, in compagnia col dicto signor Paulo, con 
circha .lxx. homini ciptadini, e circha donne honorevoli, e bene 
adobbate di drappi di seta et perle, .lxxx. Alla qual cena fanno 

20 di molti forestieri e molti trombetti et piffari, buffoni et iulari, 
e fesi tale apparechiamento in nel chiostro overo giardino del 
dicto palagio, alla scoperta, di nocte, e fine alle cinque bore si 
puose prima che cenato si fusse. t)a poi, dato alchune danze^ 
ogni persona, cosi maschi come femmine, andònno a loro aber- 

25 ghi, et finìo dieta festa. E se tal cena fu male ordinata a do- 
versi cenare a si fatto ora, fu colpa di coloro a chui il dicto 
signore l'avea commesso; non però che delle vivande non fus- 
scno in grande abundantia, male ordinate. 

CCXCVin. Come il signore Paulo di Luccha ebbe da papa 
Martino che Braccio né altri genti della Chieza 

NON CHAVALCHERE' A LuCHA. 

Chome è stato contato, V acordio facto tra papa Martino et 
Braccio dal Montone, dubitando il signore Paulo Guinigi 
del dicto Braccio, mandò del mese d' aprile di .mccccxx. mes- 
ser Iacopo Viviani a Firenza a praticare col ditto papa che 
5 Braccio né altre genti di santa Chieza non nocesse alla ciptà di 
Lucha e suo contado, doppo molte pratiche, volendo il papa dal 
signor Paulo fiorini .vi.™ per modo di presto, ultimamente il si- 
gnore Paulo li concedeo per modo di dono fiorini .mm., e il 
dicto papa fé* lettore al diao signore che di Braccio non dubi- 
io tasse. E '1 preditto signore Paulo signore, volendone esser più 

B 17 



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258 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

chiaro, fé' pregare il papa che di tal promissione ne li fecesse 
una bolla. E cosi la dieta bolla fu mandata a Lucha a di .xvra. 
luglio in .Mccccxx. In ella quale si contiene, che mentre che 
Braccio e V altre brigate seranno a soldo di santa Chieza, non 
faranno a Lucha alcuno danno. Nondimeno il dicto papa si 15 
prese i dicti fiorini .mm. e cosi si pela V oga. 

CCXCEX. Come naque discordia tra la reina Iohanna di Napou 

ET IL CONTE IaCOPO DELLE MaRCIE SUO MARITO. 

La reina lohanna di Napoli avea preso per marito il conte 
Iacopo delle Marcie e nomatosi re Iacopo, e dimorando più 
tempo colla dieta reina fine a V anno di .mccccxx., naque discor- 
dia et rezia tra la dieta reina lohanna e '1 dicto re Iacopo; per 
la quale rezia il dicto re Iacopo fii costrecto per timore partirsi 5 
di Napoli e chapitare a Taranto. E quine dimorando, e non 
potendo colla dieta reina avere alcuno acordio, diliberò di quine 
partirsi et vendèo la dieta terra di Taranto, e tucto ciò che qui- 
ne possedea, alla reyna Maria già stata moglie de re Laneilao 
et principessa di Taranto, per dugati .vm.™ E avuti li denari, io 
il dicto re si partio di quelli paesi infermo, e giunse a Vinegia 
del mese di luglio di .mccccxx., assai debole della persona e 
dello avere, con poghi amici. Or chome chapiterà, altro' si no- 
terà tucto. 

ecc. Nota facta alla reina Iohanna di Napoli, 

Quanto la donna è in magiore grado, tanto de' esser più ube- 
diente a fare quello che sia piacere di Dio, e il suo hono- 
re sempre preservare. E pertanto si dirà, a te reina lohanna, 
ad exemplo, quanto ài avuto mal consiglio ad averti dilevata 
dal tuo marito, e avendolo facto per vana voluntà, ti si dirà $ 
quello che intervenne alla figluola de re Adriano, o voglamo di- 
re inperadore di Roma, nomata Ysifile, in questo modo, cioè : 

CCCI. Exemplo morale. 

Prima che Cristo incarnasse in nella vergine Maria era in 
Roma uno imperatore nomato Adriano, il quale avea una 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 259 

sua figluola grande et donzella nomata Ysifile, la quale lo impe- 
ratore la tenea in una bellissima torre, di nocte e alcuna volta 
5 di die, quando ella non usciva fuori di casa, che rade volte an- 
dava per suo spazzo per Roma. 

Avenne che in quel tempo Vergilio, poeta e gran maestro 

in nigromantia, fii schacciato di Mantova e arrivò a Roma. 

E quine dimorato molto tempo, vedendo uno giorno Ysifile, 

IO piacendoli, essendo delmese di maggio, si inamoròe di lei per 

modo che non molto tempo steo che a Ysifile fé' dire il bene • 

che a lei volea. E doppo molte parole, Ysifile per ingannarlo 

rispuose eh' era contenta d' aconsentire alla voluntà di Vergilio, 

ma che ella non vedea modo che a lei andar potesse, se non a 

15 imo modo e quello era assai faticoso; ma pur pensava che facto 

verre'. E il modo era questo, che ella, chiesto licentia al padre 

di volere suso in torre tirare un chanestro di roze, Vergilio in 

quello chanestro di roze entrar dovea, et ella lo tirere' suso e 

prenderanno loro piacere; e dopoi, per quel medesmo modo, si 

20 ritomere'. E tal^ risposta a Vergilio mandò. 

Vii^ilio, che r avea V amore in lei acciechato, contento disse 
eh' era presto a entrare in nel chanestro et ella su lo tiri. Or- 
dinato la cosa, Vergilio in nel canestro entrò coperto di roze. 
Ysifile falza tirò Vergilio fine al mezzo della torre, e quine tucta 
^5 la nocte fine a mezzodì lo lassò pendente. 

Virgilio, vedendosi ingannato e non vedersi andare né su né 

giù, e stato tanto tempo, più volte, per disperato, del canestro 

volse uscire e lassarsi chadere, ma 1' animo suo, facendosi forte 

di si facto fallo per Ysifile commesso a suo tempo vendicarsene, 

30 risteo Virgilio che del chanestro non uscio. 

Ysifile malvagia, avendo faao stenure Vergilio più di .xvi. 

bore, parendoli tempo di lui vergognare, mandò per lo impera- 

dore suo padre. E lui venendo, Ysifile disse: o padre charis- 

simo, vendichami della vergogna che m' è stata volsuto fare da 

35 uno malvagio. 

Lo imperadore disse chi é stato tanto ardito che la figluola 
dello imperadore abbia voluto vergognare? Ysifile disse: padre 
charissimo, avendomi voi dato licentia che uno canestro di roze 



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26o PARTE SECONDA DELLE CRONIQIE 

potesse suso in nella torre tirare, uno Vergilio mantovano, di- 
ghainando quello che le rozc arregava, in nel canestro entrò ; e 40 
coperto di roze, suso lo feci tirare. E vedendo io che molto 
pesava, quando a mezzo della torre fu tirato, considerando le 
rose non dovere tanto pesare, factami alla finestra della torre 
Vergilio viddi; e io ciò vedendo fermai la fune, acciò che voi 
padre lo possiate vedere e di lui fame quella iustitia che lui merita. 45 
Lo imperadore, fatosi alla finestra vidde Vergilio. E fattolo an- 
dare giù e messo in pregione, e doppo molta diliberatione fu 
diliberato che Vergilio morisse. E venuto il giorno che Vergi- 
lio morir dovea, factoli noto la morte, subito Vergilio colla sua 
arte, essendo menato alla iustitia, a uno suo famiglio si fé' por- 50 
tare uno bacino pieno d' aqua. E quinc messovi la faccia, disse : 
chi Vergilio vuol trovare a Napoli lo vada a cerchare. E su- 
bito dalli spiriti maligni fu preso e messo in Napoli. 

Lo imperadore, ciò sentendo, meraviglandosi dello schampo 
dì Vergilio, e non molto tempo steo Vergilio che del fallo di Ysi- 55 
file si volse vendicare, che subito per arti fé' che in Roma fuo- 
co non si trovava per alcuno modo, né aregare né fare se ne 
potea. Vedendo questo lo imperadore et essendo stimolato dal 
popolo, dicendo: noi periamo e siamo costretti abandonare Roma 
se morir non vogliamo, lo imperadore non sa questo facto onde 60 
proceda, a niente rispondea. 

Virgilio, che tucto sa, mandò a dire allo imperadore che mai 
in Roma fuoco non sera se non di quello che dal chulo df Ysi- 
file sua figluola si prendesse; notificando, che se neuno ad altri 
di tal fuoco desse, che il suo e 1 dato si spengnere*. 6$ 

Lo imperadore, vegiendo il popolo romano, diliberò, posposto 
ogni vergogna della figluola, che ella alla piassa comune stesse 
col chulo scoperto e nuda alsata. E chi volesse del fiiocho, con 
bambagio, stoppa o panno andava e al chulo di Ysifile la ponea, 
e di presente il fuoco s* aprendea. E per questo modo convenne 70 
che tucti quelli di Roma maschi et femmine vedesseno il chulo 
di Ysifile, perché non volse che Vergilio lo vedesse. E cosi fu 
svergognata Ysifile e lo imperadore, che mai poi honore non 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 261 

«bbeno. E pertanto si dirà, a te reyna lohanna, oltra le cose 
75 diete ad exemplo, la infrascripta moralità, dicendo: 

Non far contra '1 dover, che forse forse 
Contro ti tornerà quel ch'ai pensato, 
E il bellistà è sempre apparecchiato. 

Il tempo passa e però guarda guarda 
80 Prima che giunghi e non al facto dopo, 

Che lion già bizogno ebbe del topo. 

Apre li orecchi e rico' queste verba, 
E pensa ch'umiltà vincie superba. 

E questo vasti ^ presente. 

CCCII. Come si §olbònno navigli a stahza de re Lui 

PER OPRESSARE la REINA lOHANNA W NaPOLI. 

Sentendosi le diferentie che erano tra madonna lohanna reina 
di Napoli et lo re Iacopo suo marito, e la partita del dicto 
re Iacopo, e la dieta reina esser rimasa senza il dicto marito e 
con poca brigata d' uomini d' arme et etiandlo quelli che ella 
5 avea esserli poco ubidienti né leali, e principalmente lo Sforza 
da Chotignuola, il quale avea assai buona conducta, e conside- 
rato tucte le diete parti, dispuose lo re Luizi, figluolo che fu de 
re Luizi figluolo del dugha d' Angiò, volere prendere lo reame 
di Puglia, richiese sua amicitia, fé' molti denari e col dogio di 

IO Genova, nomato messer Tomaso da Campo Frevoso, diliberò che 
quine si soldasseno galee .xn. et navi ^.viii. E dati denari per 
alcuno tempo, e mentre che tale assembramento si facea, lo 
predicto dogio di Genova mandò per conquistare Corsicha uno 
suo fratello nomato messer Habraam, con galee et legni et con 

1 5 più di 800 homini conbatenti, la magior parte Genovesi. E giunti 
in Corsicha, dove quine era uno nomato Nucciantello, huomo 
avizato in arme per terra et per mare, e doppo molto combat- 
tere & morti dell' una parte & dell' altra, ultimamente il dicto 
messer Habraam fu ferito et preso, e più di mìu^ tra morti et 

ao presi delle brigate che in su quelh armata iti erano. E queUì 



e. CXVI A 



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262 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

che campònno ritomòro a Genova con male inbasciata, nar- 
rando che il predicto Nucciantello volea dal dogio di Genova 
per Io rilassare messer Habraam suo fratello, V infrascripti pacti, 
cioè : prima fiorini .l.'" e di continuo fine a guerra finita, alle 
spese di Genova quatro galee armate, e più che tucte fortezze 25 
che fussero in Corsicha a divotione de* Genovesi fiisseno messe 
in sua propria mano. E oltra queste cose, volea alcima fran- 
chigia in Genova. Le quali domande fine al mese d* ogosto 
in .Mccccxx. non se ne fé' alcuna cosa, e però si lasserà tale ma- 
teria fine che altro achaderà. 50 

E tomeràsi a dire chome a di .vn. ogosto in .mccccxx. giun- 
seno a Livoma navi .vn. armate et galee .xn., delle quali era e fu 
capitano messer Battista da Campo Frevoso fratello del dogio di 
Genova et marito di madonna Viaria figluola del signore Paulo 
Guinigi di Luccha. 35 

In sulla quale armata era il predicto re Luizi. E partinsi di 
Livoma a di .xvl ogosto di nocte, et chaminòro verso Napoli. 

CCCin. Come la reina Iohanna fé' suo figluolo adoctivo 

LO RE DI ChATELOGNA. 

Sentendo la reina Iohanna di Napoli tale assembramento et 
navigli venuti in sul suo territorio, richiese per suo aiuto lo 
re di Chatelogna, con averlo facto suo figluolo adoctivo, il quale 
re fé' suo sforzo e chaminò verso Napoli con grande assembra- 
mento di navigli. E quine stando a buona difesa della dieta 5 
reina, ultimamente le genti de re Luizo & massimamente 1' ar- 
mata facta per quelli di Genova, livro loro ferma all' entrata di 
ottobre, senza avere acquistato alcuna cosa, si ritomòro verso 
Genova. E puòsi dire la spesa facta esser perduta e la rei- 
na esser rimasa in suo stato coli' aiuto de re di Chatelogna io 
com' è dicto. 

CCCIV. Come papa Martino si partìo di Firenza 

E CAMINO verso RoMA. 



R 



estato papa Martino in Firenza fine al mese di settembre 
in .MCCCCXX., e del dicto mese et anno si partio di Firenza et 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 263 

chaminò al castello di Soriano, e quine risteo alquanto tempo 
segnando suplicationi, per dimostrare a ciascuno il posso essere 
5 sechuro. E da poi, stato alquanti giorni, si partio et chaminò a 
Roma, tenendo in Roma sua corte, avendo deputato in Bologna 
alcuno vicario a sua stanza. 

CCCV. Come papa Martino con certi chapi diliberònno 

DARE AIUTO AL SIGNOR PaNDOLFO, CH' ERA IN BRESCIA, 

IN DISPREGIO DEL DUGHA DI MlLANO, E FUNNO 

SCÒNFICTI DALLE GENTI DEL DUGHA. 

Doppo r acordio facto tra papa Martino et messer Antonio 
Bentivoglia di Bologna, com' è stato dicto, avendo conducto 
il dicto papa a suo soldo lo dicto messer Antonio con certa con- 
ducta, et essendo fuora di Bologna in su campi, concorse a tale 
5 brigata T infrascripti caporali, cioè: messer Ludovico da Fermo, 
lo conte Alberigo da Barbiano, Biancardo nipote di Fabritio, Her- 
cole fratello di messer Antonio Bentivogla, messer Chambio lan- 
bechari, messer Ugolino da Fano consiglieri et secretarlo del 
signor Pandolfo, Leonardo da Rovello chuzino del signore Char- 

10 lo Malatesta, e molti altri notabili homini, con brigate di genti 
d' arme più di .nn.™ e con più di fanti .mm. ; li quali canpegiònno 
socto nuovi colori tucto il mese di setembre di .mccccxx. per 
lo terreno del marcheze di Ferara et con sua voluntà; e tucta 
questa rannata fu facta per soccorrere Brescia e in aiuto del si- 

15 gnore Pandolfo, e per levare via il campo del duga di Milano 
eh.' era intomo a Brescia. E del terreno del marcheze si parti- 
rono e andarono in sul terreno di Verona, per fornirsi di vi- 
ctuagle et di cose necessarie et di homini la ciptà di Brescia. 
E dimorando tali brigate in sul veronese fine a dì .n. octobre 

20 dicto anno, la signoria di Vinegia, volendo dimostrare non es- 
ser contento di tale assembramento, ben che per lo duga di 
Milano non si credesse, perchè era più che certo che la comu- 
nità di Vinegia dava aiuto e favore per soccorrere Brescia, nondi- 
meno la dieta comunità fé' mandare bando che tucti soldati o 

25 gente d' arme che non fiissero al lor soldo si dovesseno del 
loro terreno partire. 



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264 PARTE SECONDA DELLE CRÒNICHE 

E quelle genti d' arme sentendo tale grida, si ridussero io 
dirieto poco spatio, credendo befiare lo duga di Milano e massi- 
mamente lo conte Charmignuola; ma la beffe tornò loro incontra. 

Lo limedi a di .vii. ottobre in .mccccxx., le genti predicte, a 30 
hore .XXIII. circha, chavalli 3400 et fanti .mm. si misseno in via 
et passònno V aqua del Mencio al ponte da Vallegio, et chaval- 
coron quella nocte circha .xv. miglia in sulla via diricta che va 
a Brescia. 

Lo conte Carmignuola, a hore .ni. di nocte n' ebbe notitia, e 35 
subito, come capitano sensa paura, misse insieme tucte le genti 
d' arme da cavallo, et cavalcònno in quella nocte .xn. miglia, e si 
fermarono in sulla campagna et* via diricta, dove quelli dovcano 
passare, e arrivò in nel dicto luogo du hore dinanti dì, 

E quine fé' della sua gente tre schiere. Venuto il giorno, li 40 
chavalieri li portano novelle che quelli si metteano in punto per 
seguire loro viagio; e a punto all' ore .xmi. V una parte et V al- 
tra si scopersono, oculata fide. Quelli fenno delle loro genti 
quatro schiere; e aprossimati T uno a V altro, la schiera prima 
del dugha, che conducca Secho da Montagnana, aspramente ferio 45 
contra di loro in effetto; perchè quelli erano più grossi, la pri- 
ma schiera del dugha fu rivoltata e quazi rocti. 

Lo conte capitano mandò la seconda schiera, cioè Guido To- 
rello, e feriscie contra quelli in effecto; la mischia fu durissima 
e anco questa fu in parte rocta et rivoltata, 50 

Vegendo questo pericolo, lo conte capitano, con animo va- 
loroso, fecie una diceria alla sua gente, confortandoli volesseno 
esser valenti homini et franchi, che quella serebbe la più hono- 
revole giornata che mai spettino d' avere, et che in quel di, non so- 
lamente francavano lo stato del loro signore dugha, ma che lo 55 
facevano signore interamente di tucta la signoria, che la buona 
memoria di suo padre primo duga li avea lassato in Lombardia. 
Tucti a una vocie rispuosero esser presti a fare loro dovere e in- 
sieme con lui morire in quel di. 

Allora lo conte, confidandosi della Victoria, perchè li parea 60 
che il suo duga avesse ragione, fecie du ale delle suoi genti. Et 
giurato limanti morire che dare volta, prese la sua lancia in ma- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 26$ 

no e con gran furore fii il primo a ferire contra li nimici e tu- 
cta la conpagnia franchamente lo seguio, e facto V inpeto forte 

65 et aspro con tanto ardimento, li nimici, vedendolo venire collo 
stendardo del duga di Milano, facto la prima portata, come pia- 
que a Dio, quelli sbigotiteno e missensi in rocta, e molti di loro 
acteseno al fugire, e quelli del duga perseguendoli e abactendoli ; 
& fine a ore .xvii. durò la mischia; alla fine tucti loro stendardi 

70 abatuti per terra e presi di lor cavalli .mmv.<^ et fanti .m., che lun- 
go tempo non fu facta bactaglia in Ytalia cosi ordinatamente 
come questa, e in luogo aperto. Li nomi de' capitani presi sono 
questi cioè: messer Lodovico da Fermo, lo conte Alberigo da 
Barbiano, Bianchardo nipote di Fabritio, Hercole fratello di mes- . 

75 ser Antonio Bentivogle, messer Cambio Gianbechari, messer Ugo- 
lino da Fano, Lunardo da Rovello chuzino del signor Charlo, e 
molti altri notabili chavalieri. E quelli che fiigitteno funno 
perseguiti in modo, che pochi ne campònno che non fusseno 
presi o morti e preso la magior parte de' loro chareaggi. 

80 Lo dugha di Milano, sentendo tale Victoria, mandò a dire al 
conte chapitano che tucti li pregioni fusseno conducti a Milano, 
perchè volea sapere a chi posta tali erano conducti e chi dava 
loro caldo et favore. E per questa rocta si spera che il si- 
gnor Pandolfo s' acorderà col dugha et darà Brescia. E saputo 

85 il dugha quello voleva sapere, ripreraiò il conte chapitano e 
r altre suoi brigate; e de' pregioni se ne fé' quello che piaque 
al dugha et a coloro che presi l'aveano; diliberando il dugha 
punire a suo luogo et tempo chi a lui era contrario. 

CCCVL Come a ser Guroo da Pietrasakta funno 

DATE LE CONFINI A FULIGNO. 

Avendo ser Guido da Pietrasanta avuto col magnifico si- 
gnore Paulo di Lucha alchuno disdegno, per chagione che 
il predicto signore li avea dilevato la commissione del segnare 
le lettore com' era uzato, & per altre chagioni, a dì primo no- 
5 vembre in .mccccxx. il predicto ser Guido si partio di Lucha 
senza saputa del dicto signore et chaminò a Nicozia di Pisa. 



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e. cxvin A 



266 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Per la qual cosa il predicto signore li die' le comfini a Fulingno, 
ie quali c'onfini il predicto ser Guido ubidlo. E cosi si viene 
il dicto signore diminuendo d' amici. Idio provegha a quello 
che sia salute del dicto signore et de' suoi amici. Amen. io 

CCCVn. Come si perdéo la villa di Melon di pRANaA. 

LJ anno di .MCCCCXVfflL a di .xvnu. novembre, essendo stato 
r assedio più tempo alla villa di Melon di Francia per lo 
re Arigo d* Inghilterra e per le brigate del duca Filippo di Bor- 
gnogna contrario del dalfino Charlo, essendone dall' una parte e 
dell' altra molti morti, ultimamente non potendo quelli di Melon 5 
esser socorsi dal dalfino e non avendo vittuaglia da vivere, fii 
di necessità arendersi con alquanti pacti, li quali al presente non 
si noteranno. Ben si dicie che se neuno di quelli dentro fus- 
seno stati consentienti alla mente del duga lohanni di Borgo- 
gna, che tali siano messi in nelle mani del figluolo et di quelli io 
potesse fare sua voluntà. E cosi tracti di Melon circha .vmi.^, 
e mandati a Parigi pregioni, or chome di tali seguirà, altro' 
si noterà. 

CCCVin. Come li signori di Fuligno funo morti a tradimento, 

E DELLA VENDETTA CHE SI FE' DI Q.UELLI TRADITORL 

Ora al presente si conterà quanto ogni signoria, comune, 
stato, persone e ciascuno si de' guardare e avere avertenzia 
di non fidarsi di coloro che sono stati contrarli di tal signoria, 
comune, stato & persone. E perchè se n' abbia alcuna expe- 
riensia si racorda quello eh' è scripto, dove in questa parte ra- 5 
conta, dicendo : in nemico reconciliato ne confidas in etemum. 
E ben che di molti se ne potrènno mostrare exempli di quanti 
sono mal capitati a essersi fidato di tali riconciliato, lasseremo 
di contare a chi questo è intervenuto, come appare in molti 
luoghi esser racontato. io 

Inducie al presente racontare quello eh' è intervenuto del 
mese di gennaio di .mccccxxi. in queste parti d' Italia e come 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 267 

seguio. Si narra che essendo gran tempo fa in ella ciptà di 
Fulingno uno signore nomato Ugolino Trinci, avendo preso al- 

1 5 cuna domestichezza con uno suo soctoposto nomato ser Pasqua- 
le da Argillaia, e datoli alcuno officio, cognoscendolo crudele et • 
dispietato, come alcuna volta sogliono fare alquanti signori, non 
volendo guardare a quella che si narra in ne' proverbii di Ba- 
iamone, quine u dicie: princeps qui libenter audit verba menda- 

20 cii omnes ministros habet impios; lo predicto ser Pasquale es- 
sendo a tali officii, con ogni crudeltà et dispiaceri verso ciascuno 
uzava sua mala intentione, intanto che per tucto quello paeze 
d' altro non si ragionava se non del mal portamento che lui 
facea. E, non potendo il predicto Ugolino signore sostenere 

25 tale officiale, e quello condannò e fèlo comfinato lui et figluoli. 
E cosi stenno fine alla morte del dicto Ugolino; il quale morio 
lassando tre figluoli signori al governo di Fulingno e dell' altre 
terre: lo magiore nomato Nicolò, lo secondo nomato Curado, il 
terzo nomato Bartolomeo, e alcune femmine. E facto V essequio 

30 del dicto Ugolino^ fu suplicato per alchuni di mezzo al predicto 
Nicolò magiore figluolo che li piacesse rimettere il dicto ser Pa- 
squale e figluoli, con melato parlare; intanto che, prima che del 
dicto Ugolino fusse facto il settimo, il predicto Nicolò rimisse 
il dicto ser Pasquale e' figluoli con restituire a loro tucte le 

35 possessioni et beni. 

O Nicolò, non procurasti bene il dicto di Salamone e li 
exempli già facti et dicti, che rimettesti et perdonasti al tuo ni- 
micho, e più che desti loro autorità et balia, pensando poco al 
tuo e de' tuoi fratelli il disfacimento; e più che afidasti a pre- 

40 dicti le tuoi fortezze et ultimo la tua persona. Che avendo tu 
facto cancilieri ser Pedro figluolo di ser Pasquale e datoli in 
guardia la fortezza di Nocera, e simile Nanni suo fratello averlo 
facto tuo servitore di coppa e tuo chubichulario, mostrandoti 
molto amicitia con loro, intanto che a te parea poterti fidare 

45 di loro come di te medesmo, non raguardando i tuoi pericoli, 
avenne in questa forma, cioè. Del mese di gennaio in .mccccxxi., 
soducto il predicto Nicolò signore dal dicto ser Pedro, avendo 
prima mostrato a Nicolò il male (;ontentamento de' du suoi fira- 



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268 PARTE SECXDNDA DELLE CRONICHE 

telli, e simile a' dicti du suoi fratelli, e maximamente a Currado 
suo fratello mezzano, quanto Nicolò 1* odiava, e parendoli potere 50 
il suo mal pensieri mettere in efFecto, avendo Nicolò che Cu- 
rado stesse in Trievi e Nicolò et Bartolomeo in Fulingno; il 
prcdicto Nicolò signore, a stanza del dicto ser Fedro, ordinò 
fare una diaccia a Nocera, dove il dicto ser Fedro n' avea la 
fortezza. E cosi del dicto mese .a questa diaccia in fra li altri 5J 
Berardo figluolo di Rodolfo da Chamerino. E apparechiato 
molta vivanda da vivere con molti ebani et cacciatori e con 
alquanta compagnia, si dirissonno a Nocera, dove quine in nella 
roccha era ser Fedro co' suoi amici, e in Nocera era ser Fa- . 
squale suo padre. 60 

E giunse le some delli arnesi et victuaglie e quelle messe 
in nella roccha, e da poi giunto Nicolò signore con Berardo e 
con alquanti famigli et ragassi, non essendo anco conparite le 
brigate che alla chaccia esser doveano, fu di necessità che il dicto 
Nicolò signore, con quelli che a lui piaque, entrare in nella roc- 6j 
cha di Nocera, la quale era, com* è dicto, a stanza del dicto 
ser Fedro. E col dicto Nicolò entrò Nanni suo chubiculario 
fratello del dicto ser Fedro. E allogati per la nocte in una 
cammera della dieta fortezza, lui Nicolò con Berardo et con 
Nanni e uno paggio, soli, in nella dieta cammera, seguio che 70 
dormendo il predicto Nicolò signore, Berardo et Nanni fratello 
di ser Fedro in uno letto, e ragassino in su uno lettuccio, pensan- 
do esser securi come in casa loro, sensa alcuno sospecto dormen- 
do; in sulla mezzanocte il dicto ser Fedro, avendo dato certa 
conventione con Nanni suo fratello, pichiò V uscio della camme- 75 
ra, essendo armato. Nanni soprascripto uscio del lecto e aprio 
la cammera, et entrato dentro il dicto ser Fedro con una spada 
nuda in mano, il predicto ragassino vedendo il dicto ser Fedro 
colla spada nuda volse gridare. Il dicto ser Fedro quello ucci- 
se, e andatosene a letto dando a Nicolò signore, essendo nudo, 80 
più colpi, quello uccise. Et Berardo preso fu et con funi legha- 
to & messo in nel fondo della torre, sensa che alcuno sentire 
lo potesse, salvo quelli che erano col dicto ser Fedro. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 269 

E Éacto tale malificio, seguio da poi male sopra male; aven- 
85 do etiandio preso il cancilieri del dicto Nicolò col suo sugello^ 
fé' scrivere una lèttora a Bartholomeo fratello del dicto Nicola 
che subito fusse là. E quella mandata a Fuligno, come il dicto 
Bartholomeo V ebbe, subito si mosse con alcuni suoi amici 
per andare a Nocera. E vedendo uno contadino amico et pa- 
90 rente del dicto ser Fedro, avendo bizogno d' alcuna gratia dal 
dicto Nicolò, co una suplicatione se n' andò con Bartholomeo,. 
sperando per mezzo di ser Fedro avere la gratia. 

E giunti a Nocera, subito il dic^o Bartolomeo col dicto con- 
tadino entrònno in nella rocha. E venuti dinanti al dicto ser Fe- 
95 dro, il predicto ser Fedro percosse il dicto Bartholomeo feren- 
dolo di più colpi. Il predicto contadino, vedendo tal cosa, non 
sapendo la chagione, volse gridare; al quale Nanni, fratello dì 
ser Fedro, con uno stocco nudo volse dare per lo petto al dicto 
contadino ; diche ser Fedro, ciò vedendo, disse a N^nni suo fra- 
100 tello: non fare, ch'elli è de' nostri; & cosi campò. 

E morto il dicto Bartholomeo, ser Fedro disse a tal conta- 
dino: tu' se' de' nostri, vuoi tu essere con noi a l'altre cose? 
Lui rispuose: sie, ma tanto vi dico, io oe a Fulingno la donna 
con due figluoli; piacciavi che io vada là et quelli conduca qui, 
105 acciò che siano salvi. 

Ser Fedro disse: va et conduceraili; ma prima che vadi 
vo' ordinare alcune cose. Lui disse: sera facto. E subito al 
predicto cancillieri fé' fare il dicto ser Fedro certe lettore soto 
nome di Nicolò signore, e per amore della chaccia fusseno a 
no Nocera. E quelle lettore mandate, più et più ciptadini, amici et 
benivoli di Nicolò signore, a Nocera n' andòro. E come fun 
giunti funno legati et messi in nel fondo della torre, scrivendo 
sempre lettore & per altri ciptadini. 

E facto molte lettore, sempre col sugello, mandò tre fanti 
115 fuori, r uno verso Roma, 1' altro ad Argillaia per prendere la 
roccha, l' altro a Trievi, che Curado fratello del signore Nicolò 
et messer Francesco socioro del dicto ser Fedro, vedute le diete 
lettore, che fusseno di presente a Nocera per fare compagnia a 
que' signori alla chaccia. 



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i70 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

E questo fece per potere uccidere lo dicto Currado e il diete 120 
messer Francesco, per esser con lui per prendere il dominio del 
tucto. E licentiò il dicto contadino che andasse a Fuligno per 
la mogie e figluoli, et tornasse per esser seco a fare quello che 
facto avea et volea fare. 

E uscito tale contadino della roccha e sapendo quello eh' era 125 
stato facto di Nicolò signore et del suo fratello, e vedendo quel- 
lo avea ordinato delli altri, subito senza restare, se n' andò a Fu- 
ligno, prima che li altri fanti mandati fiisseno iti dov' erano man- 
dati. Et narrò a madonna Gostanza madre de' dicti signori la 
morte loro, e che li piacesse mandare a Trievi a dire che Cu- 130 
rado suo mezzano figluolo si partisse et venisse a Fuligno pri- 
ma che quel fante giunto fusse ; però che li era scripto che an- 
dasse a Nocera & giunto sere' morto. Sentendo tal cosa la di- 
eta madonna Gostanza, sensa restare, scripse a Curado che su- 
bito si partisse et venisse a lei, narandoli la morte de' fratelli, e 155 
dare ordine se quello fante vi capitasse fusse sostenuto. 

Currado, avendo ricevuto dalla madre tale imbasciata di su- 
bito die' ordine di partirsi. E mentre che si volea partire sopra- 
giunse il fante colla lèttora mandata. Il dicto Currado fé' pren- 
dere il dicto fante e camino verso Fuligno. 140 

E giunto a Folingno, richieseno Braccio dal Montone che li 
piacesse dare loro soccorso, notificando il cazo occorso. E avu- 
to Braccio tale imbasciata, montato a chavallo & con .ce. caval- 
li, chaminò a Fuligno, avendo lassato che 1* altra brigata, cosi da 
cavallo come da pie, seguisseno lui. E mentre che Braccio cha- 145 
valcha, il fante che andò a Argillaia per intrare in nella roccha 
con lettore et sugiello di Nicolò, per lo castellano fu preso e 
lui con quello eh' era mandato a Trievi fiinno mandati a Fuli- 
gno leghati. 

Seguitasi, che giunto Braccio a Fuligno, di presente ordinò 150 
che tuct' i parenti del dicto ser Fedro, maschi et femmine, fusse- 
no presi et mandati a Nocera, e il dicto Braccio non restò che 
giunse a Nocera prima che i dicti presi fusseno conducti; li 
4juali funno, tra maschi et femmine, picoli e grandi, .xxxiu. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 271 

155 Giunto Braccio alla roccha di Nocera, dandovi la bactaglia, 
subito vinto il primo e '1 secondo procinto e liberato Berardo, 
et quelli ciptadini eh* erano ditenuti e presi .xni. di quelli del 
castellano, e avuto della torre le tre volte, il castellano si ridusse 
in sulla summità della torre colla moglie e fratello e quatro 

160 suoi aderenti. 

Im quello che Braccio giunse a Nocera, sentendosi la morte 
de' signori di Fuligno, subito quelli di Nocera uccisero ser Pa- 
squale padre di ser Fedro chastellano. E mentre che Braccio 
avea combatuto la roccha, giunse Currado con quelli parenti di 

165 ser Fedro. Funno i dicti .xxxra. a inpeto et romore da quelli 
di Nocera tagliati a pessi et morti; e più si narra che di quel- 
li .xm. presi di quelli del castellano, essendovi uno di Nocera 
tra essi, come il padre lo vidde, subito tracto a lui con uno col- 
tello, il padre uccise il figluolo, dicendo: chome ài consentito 

170 che abbi morto il nostro signore? 

Ora sono in Nocera morti .xxxv. conputando il padre di 
ser Fedro e quelli che fimno conducti da Fuligno con quello 
che il padre V uccise. E cosi morti sono lassati fine a tanto 
che funno stracinati fine a Fuligno. 

175 E perchè questa materia si distenda quanto al suo acto si 
richiede, si dichiara che mentre che Braccio sta al contasto del- 
la fortezza tenuta per ser Fedro, fimno i predicti .xn. presi della 
roccha, mandati a Fuligno socto buona guardia. E giunti, fii di- 
liberato che quello che andato era a Argillaia, e quello che anda- 

180 to era a Trievi, con uno de dicti .xn. fussero nudi spogliati. E 
vestiti di chuoio di bue colle mani leghate dirieto fusseno pian- 
tanti ricti colla testa scoperti fuora della terra fine al collo, sen- 
za dare loro alcuno cibo né altro da vivere. 

Infra quali uno di questi tre, si può dire per miracolo, che 

185 racomandandosi a messer santo Iacopo e altri santi, sempre di- 
cendo lui esser senza colpa, e pertanto lui non dover morire né 
esser tracto di quine, fme a tanto che '1 corpo del traditore ser 
Fetro non fusse in sulla piassa dove costoro piantati erano, e 
questo dicea paleze. Or perché non rimagna alcuna particella a 

190 narrare, si dirà che V uno di que'tre piantati visse octo hore & 



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271 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

mono; V altro visse meno d* uno di et mono; lo terzo, sempre 
raffermando, stèo fine a quel terme che predicto avea. E cosi 
ne fu tracto vivo, che funno circa .mi. di. 

Contato parte delle cose già facte, tomeràsi a dire che Brac- 
cio avendo, com* è dicto, aùte le tre volte della torre, e ser Pe- 195 
dro riduttosi di sopra, e non vedere suo schampo, giungendo 
male a male, come persona disperata et diabolicha, vedendo che 
e. cxx B si convenia arendere, essendo co lui la sua donna gravida, quel- 
la uccise e gitata giù della tore. 

Or che diremo della fortuna, che tucti quelli che morti fii- 200 
rono col padre di ser Fedro funno stracinati morti a Fuligno, 
che furono circha 36, essendovi molti chani andando asetando 
or r uno or V altro, neuno di que* corpi da* dicti chani tochato 
non fu, salvo ser Pasquale. 

Morto la donna di ser Fedro, com* è dicto, il dicto ser Pe- 205 
dro s' arendeo a Braccio, lui con quelli .pochi che co lui erano 
rimasi. E prendendo la fortezza e quelli colle mani dirieto le- 
gati. Braccio su montò et examinato il dicto ser Petro, oltra 
molte cose diete, che di neuna cosa che veduta avesse si dolca 
più che non avea facto apichare Berardo e quelli ciptadini che 210 
con lui erano; e questo dicendo, con molte altre parole, raco- 
mandandosi al dimonio, giù della torre si gictò et cosi morio. 

Braccio, vedendo ciò, disse a Nanni fratello di ser Fedro: e 
tu che vuoi fare? vuoi tu fare quello che à facto tuo fratello? 
Rispuose: no. Braccio dicie: e' tei converrà fare. Lui disse: 215 
non, per mio volere. Allora Braccio comandò che tucti fusseno 
giù della torre gictati & cosi finirò lor vita. 

Morti costoro et presa la rocha, i predicti funno stracinati 
da Nocera a Fuligno, dove in molti luoghi lassarono delle loro 
membra, e giunti in nella piazza di Fuligno e quìne lassati, com'è 220 
ditto del padre di ser Fedro che da' cani fu mangiato, cosi al 
prezente da' chani neuno fue tocho se non ser Fedro. E per- 
tanto madonni Gostanza et Curado fenno incontenente traher 
quello piantato vivo, che circha .ini. di v' era stato e cosi fu li- 
bero. E per la gratia a lui facta da Dio, perchè innocente era, 225 
si dispuose andare a san Iacopo di Gallizia come persona fedele. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 273 

CCCK. Nota delle iustitie che si faranno 
de' mali factori. 

Hora si tornerà a narrare alle iustitie che si farà di quelli 
che vivi fusseno et de' morti parenti in fine in septimo 
parentado; alcuni apichati, alquanti squartati, alquanti dicapitati, 
alquanti piantati, e di quanti martiri si può comprendere tucti 
5 facti funno. Cosi a donne, fanciulle et fanciulli, homini et don- 
ne gravide, così quelli con colpa come quelli senza colpa, intan- 
to che più di .Lxxx. funno per nuovi tormenti fecti morire. 
De' quali morti le loro membra a ugni porta et luoghi della 
ciptà di Fuligno funno apichati. E simile a tucte chiastella et 
IO terre di Fuligno. 

CCCX. Come il signor Paulo di Lucha fé' fare in Lucra 

l' ASSEdUIO de' signori DA FULINGNO. 

Lo magnifico signore Paulo Guinigi, marito di madonna laco- 
pa sorella de' predicti signori da Fuligno, sentendo tale mor- 
te, dispuose, poi che a' corpi rimediar non si potea, almeno al- 
l' anima provedere di Éire dire messe & oratìoni. E cosi ordi- 
5 nò uno e^^equio honorevole con tucta chiericia di Lucha in nel- 
la chieza di santo Francesco, a di ultimo gennaio in .mccccxxi., 
con bandiere dell' arme de' dicti signori. Al quale exequio con- 
corse tucta la ciptadinansa di Luccha, homini et donne, in compa- 
gnia del dicto signore et della sua donna. 

IO E per più honorare et condolersi della morte de' dicti si- 
gnori, il dicto signor Paulo diliberò mandare a Fuligno mes- 
ser Iacopo Viviani, Pierecto Gigli, ser Antonio Moro velli, acom- 
pagnati honorevolemente, li quali si mosseno a di .xxxi. gen- 
naio da sera. E giunseno a Fuligno vestiti di nero a di .v. fer- 

1 5 raio, e facto loro inbasciata a madonna Gostanza e a Curado, e 
quine restati uno giorno si partirò. E tornòro a Lucha a di .xu. 
ferraio in .mccccxxl E referito al magnifico signore Paulo 
quello che comesso era stato loro. 

B 18 



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274 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCCXI. Come si fé' certe note a madonna Gostanza 

ET A CURADO DA FUUGNO. 

Quanto la fortuna più perchuote altri, tanto tali aflicti dalli 
amici vogliano esser consolati, acciò che la persona aflicta 
non si disperi. E pertanto si dicie, a te madonna Gostanza et 
a te Currado signore di Fulingno, ad exemplo la infrascripta 
moralità perfecta, acciò che aveste alcuno pensieri di disperatio- j 
ne, da quello pensieri ve ne dileviate et però si dicie: 

Fu al tempo che messer Chastruccio Interminelli signore- 
giava la ciptà di Lucha, uno converso de' frati di santo Agusti- 
no, homo di grande scientia, avendolo la fortuna molto percosso, 
dispuose a darsi patientia e fece una cosa morale, la quale volse io 
che fusse paleze acciò che se ne prendesse exemplo. E quella 
disse cantando in sulla piazza di santo Michele in mercato, dove 
vi fu a udirla gran parte di Lucha, dicendo in questo modo, cioè: 

Se la fortuna o '1 mondo 

Mi vuol pur contastare, ii 

Non me ne vo turbare, 
Anti ringratio il mio signor iocondo. 
Se la fortuna ec. 

Rallegromi pensando 

Che creato non fui bructo animale,, 20 

Né non vo maregiando. 
Né dicto m' é : te te, né bacto l' ale. 
Questa m' é gratia tale 
Che tuctor chiamo ozanna. 

Farmi si dolce manna 25 

Ciò che mi dona in all^rezza abondo. 
Se la fortuna ec. 

L'uom nascie al mondo nudo, 

Donqua à d'avanso ciò che poi aquista. 

Però non mi par crudo, 3^ 

Se fortuna mi bacte o mi molesta. 

Chi nel mondo s' alista, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 27$ 



Non si può contentare, 
Però che '1 torre e 'I dare 
35 Si sei riserva a suo voler profondo. 

Se la fortuna ec. 

Dov*à Nibrocto il grande, 

Che fé' l'alta torre di Babello? 

Suoi braccia e mano spande 
40 Per voler prender l'alto Manuello. 

De quanto amaro e fello 

Che '1 mondo dà e porgie* 

De quante nuove foggie 

Vegho inutare, ond' io non mi sconfondo- 
45 Se la fortuna ec- 

n possente Ansuero 

Signor del mondo fu quant'a Dio piaque^ 
E Allexandro altero 
Signoregiò la terra, V aire e l' aque. 
50 E poi anuUò e taque. 

Poiché fortuna volse, 
Che la vita li tolse . 
Quella che tucte cose mette a fondo. 
Se la fortuna ec. 

55 U' è la gran fortezza 

Ch'ebbor le dure braccia di Sensone? 

U' è la gran bellezza 

Di Ginevra, d'Izocta e Anselone? 

U' è l'ardir che fune 
éo In Ecttor e Achille? 

Dove son le gran ville 

Troia e Yeruzalem disperse in fondo ^ 
Se la fortuna ec. 

E infra li altri assai 
65 U' è irico e cortese Saladino» 

Che non tornò già mai 



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276 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Da poi che morte V ebbe a suo damino? 
Questo lungo chamino 
Fa ciaschedun che nascie, 

SI che sol r erba pascle, 70 

Dando d'aversità nell'alto pondo. 
Se la fortuna ec. 

De quanta somma gloria 
Fu quella eh' ebbe Roma trionfante, 
E già la sua memoria 75 

À spenta la fortuna noverchante. 
Donque chi ci è costante? 
Fu Cezari et Ponpeo, 
Scipione e u' feo 

Roman, con tucti li altri giti al fondo? 80 

Se la fortuna ec. 

Salamone il più saggio 

Dicie eh' è vano ogni cosa terrena. 

Ben' è di vii coraggio 

Chi per aversità sua vita scema. 85 

Questa parola afrena 

Ciascun che ben la 'ntendc; 

E molto poco oflFende 

Chi per dardo o fusto mette in fondo. 

Se la fortuna ec. 90 

Tristano e Lancilocto 
Son iti ben che la lor fama vale. 
Li altri di Camelocto 
Perchè fortuna fé' lor altretale. 

Sciende ciaschun che sale 95 

In sulla rota volgente, 
E non monta niente 
A dir: fortuna, da te mi nascondo. 
Se la fortuna ec. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 277 

100 Ove sono coloro 

Che '1 mondo alluminof col lor sapere» 

Salamone, Almensoro 

Ipocras, Galieno e '1 lor potere? 

Dov' è r antivedere 
105 D'Aristotile sovrano. 

Di Virgio et Lucano? 

Dove si siano a ciò non ti rispondo. 
Se la fortuna ec. 

Charlo co' paladini 
no Imperador, prelati e alti regi. 

Cristiani e saracini 

Che s'adobor nel mondo con molti fregi, 

Roman che fen le legi 

Canonache et civili, 
115 Fortuna fé' lor vili 

Qual fìisse humile o iracondo. 
Se la fortuna ec. 

Donque sagi' è colui 

Cai sommo Idio l'animo dirissa. 
120 E sempre serve a lui. 

In ella aversità mai non s'adissa, 

E non prende allegrezza 

Del ben mondano, che nulla 

E poco si trastulla, 
[^5 Se non servire a Dio coli' animo facondo. 

Se la fortuna ec. 

E oltra le ditte cose, vi si dirà questa moralità : 

A tucte cose vuol mizura e modo, 
E Dio temere sopr'ogni cosa lodo. 
50 Procura eh' a ragion tuoi facti guidi 

Si che dolendo^ doppo quei^ non gridi. 



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278 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Mizura et modo a tucte cose pone 

Chi'l suo voler somecte alla ragione. 
Acciò che de' tuoi facti sempre godi, 

Oserva i tempi e non passar i modi. 135 

Non vasta a far tuoi facti pur ragione, 

Se '1 tempo in alcun modo vi s' oppone. 
Tuctor eh' a quelli il tempo non si pogna, 

Mizura e modo sempre vi bizogna. 

E questo vasti aver dicto al prezente. 140 

CCCXn. Come fu morto a battaglia lo fratello de re 
d' Inghilterra. 

E bene che paia passare V ordine della presente notificazione, 
nientedimeno è pure delle materie che a Lucha contegnono. 
E però si dicie che il dalfino di Vienne figluolo de re di Fran- 
cia, veduto che per lo re d' Inghilterra" con quello di Borgogna 
erano disposti a disfare lo reame di Francia, e contra ogni de- 5 
bito di ragione avere opressato Francia et preso la figluola de 
re di Francia, il predicto dalfino suo figluolo, vegiendo le cose 
di quello reame esser tirate in altra guiza che la ragione dovreb- 
be esser, factosi forte di molte genti d' arme e suoi amici e con- 
trarii del duga di Borgogna, e avendo il dicto dalfino in una ter- io 
ra della contea di Normandia homini d' arme 800 taliani, li quali 
stavano a difesa di quella terra, e quine essendo venuto a conta- 
sto lo fratello de re d' Inghilterra, con molta sua gente, e simile 
con gente del duga di Borgogna, per volere tale fortezza prendere, 
il dicto dalfino ciò sentendo, del mese di dicembre di .mccccxx., i} 
con moltitudine di suoi amici et signori, trasse alla dieta fortez- 
za. E quine con franco animo percosse alle genti a lui nemi- 
che, dove fue grande taglata dell' una parte et dell' altra. Ulti- 
mamente il predicto dalfino rimase del campo vincente, e il di- 
cto fratello de re d* Inghilterra con più di .mm. suoi conpagno- 20 
ni fimno presi, e tucto i resto funno messi a taglio delle spade. 
E per questo modo il dicto dalfino prospera a dovere regiere il 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 279 

dominio della corona di Francia. Or perchè tale opera non si 
de' si tosto finire, si tacerà al presente tal materia. E tomeràsi 
25 ad altre cose. 

CCCXin. Come a ser Guido da Pietrasanta fcjnno 

CONCEDUTE LE CONFINI A SlENA. 

Lassasi di contare al prezente le soprascripte cose et tome- 
rasi a dire, chome è stato contato, che a ser Guido Manfre- e. cxxm a 
di da Pietrasanta fu dato le confini a Fuligno, come appare in- 
nanti. Et essendo stato quìne fine al mese di marzo in. mccccxxi., 
5 essendo in Foligno la moria, fu a pititione del dicto ser Guido 
suplicato al magnifico signore Paulo di Luccha, che per contem- 
platione della moria che a Fuligno era, li fiisse conceduto suoi 
confini altro*. E cosi per lo dicto signore li funno concedute 
che in Siena et per tucto lo contado di Siena fusseno le suoi 
IO confini, fine che altro di lui si provederà. 

CCCXrV. Crome naque al signor Paulo di Lucha 

DELLA SUA DONNA MADONNA IaCOPA UNA FANCIULLA 

NOMATA Filippa. 

Chome innanti è stato contato che madonna lacopa da Fu- 
ligno venne a Lucha per donna al magnifico signor Paulo 
suo spozo a di .un.^ agosto in .mccccxx., della quale il predicto 
magnifico signore ebbe in vernadi a di .xxv. aprile in .mccccxxl 
5 una fanciulla, et puosesi a bactegiare fine a di .xvm. magio dicto 
anno. E il dicto di, che fii in domenicha, fu tenuta la dieta fan- 
ciulla a tal batismo da messer Palla delli Strozzi da Firenza, homo 
richissimo, savio et di grande stato. Al qual batismo fii messer 
lo vescovo Nicolao di Lucha e molti sacerdoti, homini et donne 
IO honorevolemente vestite. E in quello die piove smizuratamente, 
intanto che homini et donne che a tal batismo funno, tucte si ba- 
gnònno per le palandre stracinanti. E alla dieta fanciulla fu posto 
nome Filippa. Idio la faccia buona & savia. A Dio piaccia. 



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e. CXXIII B 



280 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCCXV. Come lo duca di Milano ebbe la ciptà di Brescia 

E ALTRE TERRE IN LOMBARDIA. 

Neil' anno di .mccccxxi. del mese di maggio, essendo dimo- 
rato il campo del dugha di Milano intorno a Brescia, el 
signor Pandolfo non potendo avere soccorso, fue costrecto a 
dare la terra e partirsi di Lombardia. E perchè a noi non to- 
cha tucto narrare de' pacti et convenense tra loro facte, lasse^^ 5 
mo di contarle. Ma ben si dicie che ora il duga di Milano può 
securamente 1' altre terre di Lombardia a lui ribelle prendere. 
Et cosi divenne, che factosi il marcheze di Ferrara amico del 
duga, la ciptà di Parma et quella di Regio al dicto duga conse- 
gnò, fecendosi suo collegato. io 

CCCXVI. Come il duga di Milano misse campo alu 
ciptA di Genova. 

Avuto il prefato dugha di Milano le soprascripte terre, e v^ 
duto il dugio di Genova nomato messer Tomazo da Cam- 
po Frevoso esser poco suo amico, dispuose di mettere ampo 
intomo a Genova, coli' aiuto delli usciti di Genova, i quali erano 
grande quantità et molto richi. E così, del mese di maggio s 
di .MCCCCXXI. misse campo al contado e terre di Genova, aqui- 
stando terreno assai, con essersi legato a una legha insieme con 
re di Ragona e colla reina lohanna di Napoli. E cosi tal cam- 
po si steo fine al mese di septembre et ottobre del dicto anno, 
essendo dell* una parte et dell' altra per bactaglia molti morti, i^ 

CCCXVn. Come messer Tomazo da Campo Frevoso 

VENDEO A FiRENZA LlVORNA. 

Dimorando tali brigate intorno a Genova, il dogio di Geno- 
va, cioè messer Tomazo da Campo Frevoso, facendo suoi 
pensieri mantenersi quanto a lui sera possibile, et vedendo che 
a mantenere tal guerra bizognava denari per potere brigate et 
vittuagle avere, si concordò colla comunità di Firenza e a quella } 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 281 

comunità vendeo Livoma per fiorini .cv.™ De' quali al dicto 
dugio ne funno assegnati in sul monte di Firenza fiorini .l.°^, lo 
resto ebbe contanti, e non manchando che sempre da suoi cipta- 
dini ne traeva quanti potea, E cosi si stanno in sospecto e a 
IO buona guardia e poco overo nulla in nella Riviera né in nella 
ciptà si fa, e pochi legni per mare vanno che seguri vadano, 
rinforsandosi il campo sempre di gente nuova et vitu^le e si- 
mile la ciptà secondo che può. 

CCCXVin. Come la reika Iohanna di Napoli s' acomandò 

A RE DI CaTELOGNA. 

Lassasi al prezente de' facti di Genova che bene vi si tornerà* 
E conteràsi, che essendosi facto papa Martino nimicho della 
reina Iohanna di Napoli, com' è stato dicto, ella, come savia, ve- 
dutasi tradita dal dicto papa Martino e dallo Sforza da Chuti- 
5 gnuola, prendendo a' suoi danni riparo, richiese lo re di Ragona 
che li piacesse essere in sua difesa, facendolo suo figluolo adocti- 
vo, et che doppo la morte sua fiisse re di NapolL E il predictso 
re consentendo, armò molte navi et galee, e col nome di Dio, 
m persona andò a Napoli. E quine trovatosi, mandònno per 

IO Braccio da Perugia con buona provigione et grande conducta. 
E il dicto Braccio chavalcò là, e 'quine fé' forte la dieta reina 
per modo che il papa non poteo aver di lei quello volea, 
d'averla abassata. 

Essendosi facta forte la dieta reina Iohanna, non parendo fus- 

15 se di necessità di tenere tanti navigli in quelle parti, fu di pia- 
cere di lei et de re di Ragona che sei navi et .xii. galee, di 
quelle che il dicto re conducte avea, venisseno bene fomiti di 
genti, armadure et victuaglie, in nel mare di Genova, a stanza 
del duga di Milano e delli usciti di Genova. E cosi giunsero in 

20 nel mare di Genova del mese di settembre in .mccccxxl E qui- 
ne stenno al contasto de' legni di Genova, sperando sempre strin- 
gere Genova, per modo che il dugio di Genova quella terra 
abandonare debbia. E in questo modo si sta in guerra. 



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282 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCCXIX. Come funno morti per battaglia molti infedeli 

DALLO IMPERADORE SIGISMONDO. 

Lasseràsi al presente di tal guerra, che bene vi si tornerà, 
e conteràsi come lo 'mperadore Sigismondo et re d' Ungaria 
avendo a contastare colli infedeli, cioè co' Turchi, etiandio con 
quelli heretici di Plaga, i quali s' erano ribellati e teneano nuovo 
stile di credere, lo dicto imperadore fé' suo sforzo e raunò homi- 5 
ni da combatere più di cinquecento miglaia d' uomini, e doppo 
tale raunamento, venendo a bataglia co' Turchi, ultimamente ebe 
vitoria, che più di .ccl.°* di Turchi fimno morti. E desi pensare 
che de' cristiani ve ne morisseno assai; pur la Victoria e 'I cam- 
po rimase alle genti dello imperadore, & questo fu in .mccccxxi. io 

CCCXX. Come lo imperadore conbatteo colli 
HERETICI DI Plaga. 

E facto tale bactaglia, il dicto imperadore si ridusse a Plaga a 
contastare con quelli heretici, li quali erano grande moltitu- 
dine. E il giorno di santo Bartholomeo del mese di ogosto 
di .mccccxxi., avendo il dicto imperadore richiesto la Magna, 
r Ungaria, la Buemia, la Scosia, la Francia, V Inghilterra, la Pian- 5 
dra e molti paezi, e ciascuno porgendo quello potea et raunato 
grande exercito, funno a bactaglia. Dove fu grandissima quan- 
tità di morti di ciascuna delle parti, intanto che più di .v.™ buo- 
ni homini funno morti di quelli dello 'mperadore, e più di .xv.°^ 
funno i morti di Plaga, fra quali, di quelli di Plaga morti, vi si ic 
trovònno esser armati in modo di huomini femmine .mm., le 
quali il prefato imperadore quelle fé' ardere. Niente di meno 
Plaga rimase per sé. 

CCCXXL Della cactiva moneta facta a Parigi, per la 

aUALE MOLTI MERCATANTI DI LuCHA NE FUNNO DISFACTI. 

Ora si tornerà a contare. quello eh' è danno della comunità 
di Luccha e de' suoi ciptadini, et questo e le discordie di 
Parigi et di quel paeze; che bisognando insieme far guerra per 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 283 



potere tenere genti per contasto, ordinòrono in Parigi fare mo- 
5 nete d' oro che erano di si chattiva legha, e simile monete 
d'argento di captiva legha, che cento franchi, o vogliamo dire 
schudi, non valeano .xx. buoni, e convenia ognuno star contento 
se aver dovea .e. schudi buoni aver di quelli non buoni, che 
venia a perdere ciascuno per cento .lxxx.; & per questo modo 
IO vegnon mercatanti di Luccha a esser disfacti, & questo fu 
in .Mccccxxi. 

CCCXXn. Come fu bataglia in mare tra u usari di 
Genova e quelli da Campofrevoso. 

Chome inanti è stato contato che il duga di Milano con li 
usciti di Genova aveano messo campo intomo a Genova, 
e per mare facto venire galee de Re di Ragona, e quella ciptà 
stringendo ogni di' con gente d' arme et fanti da pie; avendo 
5 facto fare messer Bactista da Montalto, uscito di Genova, colla 
sua forza e delli altri usciti a Finale due belle et buone galee, 
forti et bene guarnite di ciò che a tale navigli si conviene, cosi 
d' armadure come d* uomini da combactere, delle quali il pre- 
dicto messer Batista ne fu capitano; lui colle diete galee, in 
IO compagnia di lui messer Lazzarino del Carretto, si mosseno da 
Finale per venire a ritrovarsi colle galee de' Catelani, e con 
quelle stringere Genova per mare, acciò che la possansa del du- 
gio di Genova s' abassasse. E giunto al porto di Pisa e quine 
trovate tre galee di quelle de re di Ragona, aspectando galee .vil 
15 del dicto re, le quali erano in nel porto di Piombino, per potere 
esser più forti, si stenno fine a di .xx. octobre in .mccccxxl 
senz' altro fare. 

Sentendo le soprascripte cose, messer Tomazo da Campo- 
frevoso dugio di Genova la dieta armata subito fé' armare, otto 
20 galee et una nave bene in punto fomite d' armadure et homini 
acti a r anne e a quello che bizogna a si facte cose. E tali na- 
vigli funno in punto et bene guarnite il dicto di .xx. otobre dicto 
anno. Delle quali ne fu chapitano messer Batista fratello del 
dugio di Genova e alcuni padroni, infra quali ne fu uno delli 
25 Spinori, uno de' Grimaldi, uno da Biascia et certi altri, avendo 



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e. CXXV A 



284 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

fomite quelle galee delli hominì di Portoveneri, di Genova e 
Saona & d' altre terre ubidienti al dicto dugio & d' altri fore- 
stieri. E partinsi di Genova lo dicto di con intensione di pren- 
dere le diete du galee di messer Bactista da Montalto e quelle tre 
de' Catelani, e avutone loro piacere, tirare a Pionbino a 1' altre 30 
septe, pensando che tucte fusseno sprovedute. E messi in via 
et venendo verso Porto Pisano, il predicto messer Bactista da 
Montalto, scoprendole, si tirò in nella foce di Serchio, stando 
proveduto e vedersi apresso di sé poca brigata, perchè le galee 
de' Catelani erano poche et male in punto, stava pensoso in sé. 35 

Messer Bactista da Montalto, vedendo che dell' octo galee di 
Genova due se ne partirò et dilungònsi dall' altre per spatio di 
quatro miglia, venendo verso Livorna; di che il dicto messer 
Bactista da Montalto dispuose esser lui quello che prima inve- 
stischa, si mosse colle due suoi galee, e scontratosi insieme, qui- 40 
ne fu bella scharamuccia et grande batagla. Ultimo, quelle due 
galee ebbeno grande damnagio. E mentre che tale bactaglia si 
facea,lo resto dell' octo galee di Genova, le tre tirònno adosso 
a quelle de' Chatelani et quine facendo grande bactaglia, in sulle 
quali di Genova era messer Bactista da Campofrevoso, e di pri- 45 
ma tracta furino gran parte delle galee de' Chatelani messe per 
perdute. E questo fu mezzedima a di .xxn. octobre in ^ccccxxl 

Gueregiando le diete galee insieme, sopraiunseno le galee di 
messer Bactista da Montalto e tramezzo le galee del dicto mes- 
ser Bactista da Campo Frevoso, percotendosi insieme, vigorosa- 50 
mente ciascuna difendendosi, ultimamente quelle cimque galee 
della signoria di Genova funno prese da quelle di messer Bati- 
sta da Montalto et da quelle de' Catelani; di che vedendo l'al- 
tre tre galee di Genova la presura delle cimque, senza dare col- 
po, si partirono. E queste galee erano loro padroni uno delli 55 
Spinori, r altro de' Grimaldi e l' altro uno da Biascia. 

CCCXXni. Come messer Bactista da Campo Frevoso 

RIMASE PREGIONE. 



V 



edutosi il dicto messer Battista da Campo Frevoso mal ca- 
pitato et essendo ferito in nella faccia, e veduto la perdita 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 285 

^ delle cimque galee e abandonato dalle tre che partite s'erano, e 
lui con poca brigata rimasali da combatere, per non venire alle 

5 mani di messer Batista da Montalto, s' arendeo allo amiraglio 
de' Catelani. E così finìo tale bactaglia, essendone più di .ecce, 
morti tra dell' una brigata et dell' altra e molti affogati, e più 
di .vi.« feriti. E puòsi dire il dugio di Genova aver facto gran 
perdita, prima del fratello ferito & preso, apresso delle galee per- 

10 dute & homini morti. E durò la bataglia ,v. bore. 

Ora può conprendere ogni sano intelletto che è a dare li- 
bertà et dominio a chi è suo inimico. Come ebbe savio com- 
siglio il predicto dugio et signore di Genova a fare capitano o 
vogliamo dire padroni delle soprascripte tre galee, li quali aven- 

15 do ricevuto ciaschiduno di loro dal dicto dugio e prima aver 
6cto morire di mala et vituperosa morte uno delli Spinori e li 
altri schacciati di Genova e facti ribelli? Apresso aver facto mo- 
rire il fratello di quello de' Grimaldi, e toltoli Monacho, e a 
quello da Biascia mandato a comfini a Lucha il fratello charna- 

20 le. Vedendosi i dicti tre padroni il tempo da potersi vendicare 

di tal signore, lassònno la 'mpresa al disfacimento di tal stato. 

E COSI diverre' di continuo a fidarsi del suo nimicho. Che se il 

dicto dugio avesse raguardato quello che san Bernardo disse 

. nelle suoi pistole a suoi disciepoli, quine u parlò de inimicho 

25 reconciliato ne confidas in eternum, tale sconficta non are' avu- 
to, ma più tosto arebbe avuto Victoria de' suoi contrarli. 

CCCXXIV. Come messer Tomazo da Campo Frevoso cerchò 

ACORDIO COL DUGHA DI Mn.AKO. 

Doppo la perdita delle soprascripte galee messer Tomazo 
da Campofrevoso dugio et signore di Genova, vedendosi 
intorniato della potentia del dugha di Milano et sentendo la 
sconficu delle suoi galee e la presura di messer Bactista suo 
5 fratello, cerchò acordio col dugha di Milano, facendo prima trie- 
gua per quatro di, infra quali lui fé' armare una nave in nella 
quale misse tucto suo meglioramento in grande quantità, la va- 
hita più di .CL.°» di fiorini, e quella bene armata di ciò che a 
nave si richiede cosi di marinari come di huomini d' arme. 



e. CXXV B 



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i86 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCCXXV. Del savio provedimento fatto per messer Tomazo 
DA Crampo Frevoso. 

E acciò che altre navi non li potesse trar dirieto, prima che 
si partisse di Genova, a tucte le navi eh' erano in Genova 
tolse le vele et timoni, e quelle messe in salvo luogo. E cosi 
tiscio di Genova domenicha a di .xxvi. octobre in .mccccxxi. 
Et chaminò maregiando tanto tempo quanto puoseno le galee a 5 
partirsi da Livoma per andare a Genova, che fu a di .vnn. no- 
vembre dicto anno. E allora si ridusse la dieta nave al porto 
di Porto Vernieri, e di quine si partlo il predicto messer To- 
mazo colla moglie e con madonna Ylaria figluola del signor Pau- 
lo Guinigi, e chaminò verso Sarezzana. E quine giunti a di .xmi. io 
novembre, quine restò il dicto messer Tomazo, e madonna Yla- 
ria fu conducta a Pietrasanta, spetando messer Batista suo ma- 
rito fine che fusse riscosso. Or come lui e li altri suoi fratelli 
capiteranno, altro' si noterà. 

CCCXXVI. Come il duca di Milano ebbe la opta 
DI Genova. 

Contato la partenza del dicto messer Tomazo, e dato la ciptà 
di Genova al dugha di Milano, il predicto dugha misse suo 
luogotenente Guido Turello. Il quale con moltitudine di gente 
d' arme la dieta ciptà prese; e perchè si sappia parte de' pacti 
facti tra il dicto messer Tomazo e il dicto dugha di Milano e 5 
ciptadini di Genova, si dicie che riavuto il dicto messer Toma- 
zo i fratelli, cioè messer Habraam et messer Bactista, li quali 
sono pregioni a' Chatelani, si de' ristituir lo chastelletto di Ge- 
nova et Portovenneri con Saona, e al dicto messer Tomazo 
de' rimanere Lerici, V Amelia, Sarezana e '1 castello di sopra; e 10 
oltra questo de' avere fiorini .XL.™ Or secondo che seguirà, al- 
tro' si noterà. 

E simile si concordònno li ciptadini ritornati in Genova col 
duga di Milano, che il predicto dugha de' tenere suo luogotenen- 
te in Genova, con quelle brigate che parrà al dugha; et .xu. cipta- 15 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 287 

dini, .VI. guelfi et .vi. ghibellini, ogni due mesi,.denno esser an- 
thiani. Con questo, che sempre li ghibellini debbiano esser prio- 
ri, e il dicto luoghotenente la sua pallocta vaglia per due a* con- 
sigli, e avere debbia dalla comunità di Genova fiorini .xxnn." 

20 r anno, e tucte entrate e uscite siano de' Genovesi. Com que- 
sto, che se il predicto dugha di Milano volesse far guerra per 
terra, i dicti Genovesi non possino esser richiesti ad alcuna co- 
sa; e simile, se la comunità di Genova volesse far guerra per 
terra, il dugha di Milano non vi debbia concorrere. Salvo dia 

25 guerra che per mare si facesse, o per lo dugha o per li Geno- 
vesi, a quella ciascuno debbia concorrere, e altre convenenze eb- 
beno che non sono necessarie a racontare. 

CCCXXVn. Come MESSER Batista da Campo Frevoso sì ricomprò 

E FU rilassato, E LUI SE NE VENNE A LUCHA. 

Doppo le predicte cose si conterà, che essendo rimaso pre- e. cxxvi b 
gione messer Bactista da Campo Frevoso e ferito com'è dicto, 
e factosi acordio di dovere dare per suo riconpramento fiori- 
ni .xn.™ contanti et fiorini .m.°* di biscocto, tucto fu pagato prp- 

5 ma che fiisse la festa di santa Lucia del mese di dicembre. 
E liberato, ne venne a Lucha a di .xn. dicembre in .mccccxxi. 
E ricevuto honorevolemente dal signore Paulo Guinigi, essendo 
venuta madonna Ylaria a Lucha, li quali denari dovea pagare lo 
dugha di Milano, e se tali denari fusseno pagati per lo dicto 

IO dugha, si dovea consegnare la fortezza di Portovenneri. E per- 
chè non erano stati pagati per lo dicto dugha, il predicto mes- 
ser Bactista, del dicto mese di dicembre, camino a Portovenneri 
e quello fomlo di ciò che bizognava, fine a tanto che li denari 
pagati per lui fusseno ristituiti. E ritornò a Lucha e sposò 

1 5 colla sua brigata et donna in nello palagio de' Guinigi, e quine 
steo fin che di lui altròe si noterà. 

CCCXXVin. Come lo dugha di Milano ebbe la ciptA 
DI Sagna. 

A presso messer Spinetta da Campo Frevoso, il quale era ^ 
Saona, sentendo che messer Tomazo suo firatello avea 



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e. cxxvn A 



a88 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

abandonato Genova, et messer Bactista preso, consegnò et diede 
h ciptà di Saona al dugha di Milano. E da lui ebbe, oltra le 
suoi cose che trasse di Saona, che fanno di gran valsuta, fiori- j 
ni .xii.»» E con quelli e con T altre cose si ridusse a Pisa. E di 
quine chaminò dove avea preso donna in nella ciptà et tern di Fur- 
li. E quella condusse a Lucha del mese di maggio in .Mcccam 
Standosi le cose cosi sospese, il predicto messer Tomazo h 
Campo Frevoso, essendosi riduto a Sarezzana, quine cerchò for- io 
tificarsi d' alcuna fortezza, e quella principiò del dicto mese di 
dicembre in mccccxxi. E oltra questo, avendo Lucha Ghane la 
fortezza di Castello Nuovo di Lunigiana a suo dominio, qudla 
concedeo et die' al dicto messer Tomazo centra sua volumi 
Et cosi si viene allargando di forza. i; 

CCCXXIX. Come li FigrenItini fenno molti confinati 
DI Pisa, e simile mandònno molte inbasciarìe. 

La comunità di Firenza, saitendo le soprascripte cose 6cie 
per lo dugha, et dubitando che '1 preditto duga non si di- 
stendesse più avanti, diliberònno a loro scampo mettere rimedio 
e come savi rimediare a tucto. E prima fenno tucte loro genti 
d' arme ridurrere a Pisa con alquante cerne. E di Pisa trasseno j 
per modo di confini molti ciptadini pisani. 

Apresso scripseno et mandònno inbasciaria alla comunità (fi 
Siena Forese Sachetti, informato della intentione di Firenza; il 
quale trovandosi con ser Guido da Pietrasanta, il quale era in 
Siena a confini, col quale praticòno certo tractato contra il si- io 
gnor Paulo di Luccha, come inóanti sentirete per ordine. E tor- 
nasi come il ditto Forese praticò cho Senesi per vedere et sa- 
tire loro voluntà, e doppo molte pratiche fii per la comunità i 
Siena risposto, che al tucto serènno colla comunità di Firenza 
a una vita e a una morte per salvare il loro stato. E cosi il ij 
predicto ìmbasciatore ritornò a Firenza con buona risposta. 

Apresso, dubitando che la comunità di Bologna non si desse 
al prefato dugha di Milano, con ìnbasciata solenne richieseno i 
Bolognesi e il luogotenente per la Chieza che piacesse loro «li 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 289 

" ' ' » - — —^ 

20 manckre a Firenza solenne inbasdarìa, con pieno mandato di 

potere fermare tra loro legha; e tucte queste cose funno facte 

del mese di dicembre in .mcccx3CXI. E fine al dicto die neuna 

legha tra loro si fermò. Or come tal cosa s^uirà, altro' si noterà. 

E simile venne Nicolò da lizzano inbasciatore al signor Pan- 

25 lo Guinigi a Lucha per pratichare alcuna confederatione, alle- 
gando nuove chagioni di sospetti. E perchè il predicto si- 
gnor Paulo, amatore de' suoi ciptadini, non volendo prendere 
partialità con persona, con iuste et buone ragioni, sensa obli^ 
garsi, la dieta inbasciaria da lui si partio assai contento, e ri- 

30 tomo a Firenza. E cosi si prega Idio che per li tempi che 
aranno a venire il dicto signore Paulo non prenda partialità, ma 
come homo di mezzo si mantegna. 

CCCXXX, Come lo dugha di Milano fé' correre 
Genova a sua petitione. 

Lo dugha di Milano, avendo avuto Genova colla ciptadella, 
quella del mese di iennaio in .Mccccxxn. fé' correre colle 
suoi bandiere et genti d' arme, gridando: viva il magnifico dugha 
di Milano; prendendone mero et libero dominio. I Genovesi 
5 contenti ebbero che ciascuno genovese possa armare legni per 
andare in corso, sentendo che per li Fiorentini si faceano alarne 
galeazze per potere navichare al loro vantaggio. E cosi ciascuno 
sta avizato a quello che debbia esser a loro utile. E il predicto 
dugha di Milano, oltra le genti d' arme che à a suo soldo, di nuo- 
to vo cercha ancora di soldame. E cosi si sta la cosa. E mentre 
che cosi si dimora, il predicto dugha ebbe la ciptà d' Asti. 

E trovòsi il dicto dugha di Melano del mese di gennaio e. cxxva b 
di .Mccccxxii. homini d' arme, chavalli .vim.°* e fanti soldati 
homini .vm.™, sensa suoi huomini non soldati. Del mese di 
1 5 gennaio di .mccccxxii. l' ambasciarla dello imperadore Sigismondo 
e quella del dugha di Milano si trovònno a Roma a parlamen- 
tare con papa Martino del concilio che far si de' a Pavia del 
mese di ottobre del dicto anno, come fu ordinato a Gostansa 
quando si fé' 1' altro concilio ; e avuto dal predicto papa Martino 

B 19 



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290 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

di volere observare quello che promesso fii, le predicte imba-2o 
sciarle si partirono da Roma et ciascuna ritornò in suo paeze, 
sperando che non si dovesse per lo dicto papa Martmo oser- 
vare alcuna promessa. 

CCCXXXI. Come fu tagliato la testa al Tartaglia 

E A UNO suo NIPOTE. 

Lo re Luìzo d' Angiò et di Napoli del mese di gennaio 
di .Mccccxxn. fé' prender^ il Tartaglia caporale di molta bri- 
gata a divotione di papa Martino, con uno suo nipote e uno 
suo figluolo, per certo tractato che si dicea avere ordinato con- 
tra del ditto re Luizi. E avutone la verità, al predicto Tarn- j 
glia e al nipote fii la testa tagliata. Lo figluolo del dicto Tar- 
taglia ritenne pregione per potere avere tutte suoi possessioni 
et beni. Et quella conducta che avea il dicto Tartaglia si con- 
cedeo allo Sforza. Or chome tali cose seguiranno e siano cose 
da notare, altro' si noterà. i^ 

CCCXXXn. Come il dugha di Milano fé' legha col comuxe 
DI Bologna con consentimento di papa Martino. 

Nel mese di ferraio in .MCCCCxxn. si conchiuse legha tra il 
dugha di Milano et di Genova signore, per sé & per tucti 
i suoi collegati da una parte, e il comune di Bolongna, con con- 
sentimento di papa Martino e di tucti i chardinali, con tucti loro 
collegati. E tal lega si fé' per anni .x. e di ciò se ne mandò ; 
bando a Milano et simile a Bologna. Li quali collegati del 
prefato dugha di Milano sono lo marchese di Monferrato, lo 
marchese di Ferara, Ravenna, Genova e alquanti signori nella 
Riviera di Genova ; della quale legha la comunità di Firenza si 
mostrò mal contento pensando al loro schampo. Deliberònno io 
mandare a Vinegia inbasciaria per pratichare con quella comu- 
nità, e a ciò fue eletto messer Palla delli Strozzi, homo di gran- 
de sentimento. E cosi del dicto mese di ferraio giunse a Vi- 
negia. E quine restato molti giorni sulle loro pratiche, 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 291 

1 5 ognuno sopra sé, e doppo molto restare, allegando ongnuno buo- 
ne et efficaci ragioni, ultimamente per allora niente si conchiuse 
della voluntà di Firenza & cosi si ritornò lo 'nbasciatore a Firenza. 

CCCXXXin. Come lo duca di Milano ebbe la ciptà ccxxvqià 

DI Furlì. 

Lo ducha di Milano ebbe e a lui si die' la ciptà di Furli, e 
quella prese di concordia da' figluoli delli Ordelaffi del mese 
di marzo di .Mccccxxn. E puòsi dire al prezente avere di verso 
Romagna ristretto i passi alla comunità di Firenza, e parte alla 
5 comunità di Vinegia; per la qual cosa la comunità di Firenza 
fé' uno officio di balìa di .x. ciptadini per potere riparare al 
loro schampo. 

Lo predicto duga di Milano, oltra li soldati che lui avea, di 
nuovo del mese di marzo dicto anno soldo molte genti d' arme 
IO e fanti da pie, e infra li altri soldo Angiolo dalla Pergola con 
tucta sua brigata. E quelli condusse a Milano. E in quel tem- 
po il dicto dugha di Milano ebbe la fortezza che va alli Scuichi 
che chiude il transito della Magna, volendo che '1 Mantovano 
restituischa al duga di Milano alcune fortezze. 

CCCXXXTV. Come morIo madonna Iacopa donna del 
signore Paulo Guinigi di Lucra. 

Chome è stato contato che lo signore Paulo Guinigi di Luc- 
cha prese per donna madonna Iacopa da Fuligno e quella 
ne menò com' è stato dicto, della quale ebbe di lei una fanciul- 
la, e doppo r avuta di quella, di nuovo la dieta madonna Iacopa 
5 ingravidò del dicto suo marito, dell' anno di .mccccxxi. E men- 
tre che stava in tal modo, sopravenendoli alcuno difecto in nella 
persona, dimorò fine al mese d' aprile di .MCCCCXxn., stando sem- 
pre a chura di medici, essendoci venuto da Fuligno alcuno me- 
dico & donne suoi parenti. Ultimamente a di .xxim. aprile dicto 
IO anno parturio una fanciulla la vigilia di san Marche; la quale fan- 
ciulle visse alquante bore, e poi morio, rimanendo la dieta madon- 



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292 PARTE SECONDA DELLE CRC»«CHE 

na lacopa gravemente inferma. Tra per la malatia avuta e per lo 
ccxrTmB dolore del parto^ non potendo più la natura aitarsi, la dieta don- 
na passò di questa vita domenicha a di .xxvi. aprile alle .xvmL 
ore. Della chui morte il prefato suo marito e tucta la cipta- 15 
dinansa di Luccha portò singulare dolore di tanta perdita et di 
si valente donna. E di tal morte si notifichò per persona pro- 
pia a madonna Gostanza sua madre, e al signore Curado suo 
fratello, diliberando il signore Paulo, prima che di tal donna $i 
facesse V essequio, spettare la risposta da Fuligno, e in quel mez- 20 
zo al dicto corpo far vigilie, orationi et limozine incominciando 
in questo modo, cioè; 

CCCXXXV. Nota dell' ASEauio facto della dicta donna. 

Ora si conterà il suo assequio ordinatamente come procedeo. 
E prima, la sera che la dieta donna passò di questa vita 
si fé' in nel palagio del magnifico signore la vigilia con tuoi 
chierici & preti, con grande quantità di cera al suo corpo e 
a' preti. E a tal vigilia funno tucti officiali di Luccha e gran 5 
ciptadinanza, donne e alquante monache a dire orationi; e dito 
la sera 1' officio, fu la dicta donna interrata in nella capella di 
santa Lucia in san Francescho alle otto óre di nocte. 

Lo lunedi mactina, a di .xxvi. aprile, la vigilia di santa Sita, 
si disseno in santo Francesco .xl. messe, con oflferta di cera et io 
denari, e simile la sera a dire le vigilie fimno frati et chierici 
con offerta di libre — .xvm. di cera et bolognini .lxxx. 

Lo martedì, a di .xxviil aprile, la mattina le messe e la sera 
le vigilie, con simile spesa di cera et denari — di libre — .xvm. 
di cera et bolognini .lxxx. ij 

Apresso si die' all' infrascripti ordini cera per dire trentezimo, 
a ciascuno de' dicti conventi cera libre .vm.; contanti fiorini 
cimque in oro, cioè: 

Al convento di Certoza . — cera libre .vin. — fiorini .v. d'oro 
Al convento di Monte Uli- 20 

veto — cera libre .vm. — fiorini .v. d'oro 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 295 

Al convento di Frigionaia — cera libre .vm. — fiorini .v. d'oro 

Al capitolo di san Martino — cera libre .vm. — fiorini .v. d'oro 

A' frati predicatori ... — céra libre .vin. — fiorini .v. d'oro 

^5 A'fi-ati deir Angiolo . . — cera libre .vin. — fiorini .v, d'oro 

A' fi-ati de' Servi ... — cera libre .viu. — fiorini .v. d'oro 
A' frati di santa Maria del 

Carmine — cera libre? .vra. — fiorini .v. d'oro 

A' frati di santo Agustino . — cera libre .vra. — fiorini .v. d'oro 

30 A' frati minori .... — cera libre .vm. — fiorini .v. d'oro 

La mezzedima, a di 29 aprile, 
messe 40 et vigilie a sopra- 
scripto modo — cera libre .xvui. — boi. 80 

Lo iovedi, a di 30 aprile, al simi- 
35 le modo — cera libre 18 — boi. 80 

Vemadi, a di primo maggio, simi- 
le modo — cera libre 18 — boi. 80 

Sabbato, a di .n. maggio, simile 

modo — cera libre 18 — boi. 8ò 

40 Domenicha, a di .ra. maggio, simile 

modo — cera libre 18 — boi. 80 

Spect«o il soprascripto tempo et venuto da Fuligno chi ve- 
nir dovea, il magnifico signor Paulo di Luccha diliberò fare 
r essequio della soprascripta sua donna a di .im.<> maggio in lu- 

45 nedì. Tale essequio si fé' honorevolemente in santo Francesco; 
al quale essequio fiinno homini di Luccha et alquanti da Fulin- 
gno vestiti di bruno et sanguigno .xl. E simile donne di Luc- 
cha et alquante da Fuligno vestite di bruno e di sanguigno .xxx.; 
li quali panni gostòro fiorini .vnLXXX.*^ È questo quanto al ve- 

50 stire. Di cera vi furono doppioni .l., candelli grossi di li- 
bre .mi. r uno .CLX., candelli forati et chandelle alle messe in 
grande quantità, e tucta la chiericla di Luccha con messer lo 
vescovo, a' quali fu dato cera a sufiìcientia. E per hònorare lo 
dicto essequio concorseno huomini et donne di Luccha, et per 

55 messer lo vescovo si disse la messa, e per alcuno maestro in 
teologia fu dieta la predicha, racomandando quali' anima a Dio. 



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294 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Poi che abiamo tale materia alle mani si conterà tucto, di- 
cendo: sabato a di atei, maggio si fé' il settimo della dieta ma- 
donna lacopa. Al quale fu gran parte della chiericia di Luccha 
et gran parte della ciptadinanza, con offerire a' preti & a chic- éo 
rici & alle messe gran quantità di cera, e altre cose com'è 
d' uzansa in tali settimi. Dapoi, sabbato a di .xxx. maggio, si 
fé' il trentezimo della dieta madonna lacopa in nella chappella 
di santa Lucia a san Francesco, e seguisi come al settimo. Idio 
le dia pacie. Amen. éj 

CCCXXXVI. Come ser Guido da Pietrasanta 

RUPPE le confini. 

Chome è stato contato che ser Guido, essendoli stato dato 
le confini a Siena e già avuto alcuna praticha tenuta con 
Forese Sachetti di Firenza, e dimorato fine al mese di maggio 
di .Mccccxxii., vedendosi il dicto ser Guido male stare, fé' fare 
preghiere al signor Paulo di Luccha che li piacesse concederli j 
di potere andare in Lombardia; e doppo molti preghi, per lo 
dicto signore non li fu conceduto. Diche il dicto ser Guido, 
vedendo non avere licentia, diliberò ogni comfine ronpere. E del 
dicto mese di maggio si partio da Siena et cammò a Firenza, 
e quine dimorato alquanti di, ordinando il disfacimento del si- io 
gnore Paulo Guinigi, da poi die' suono che si partìa et chami- 
nava verso Lombardia. Per la qual cosa il predicto signore 
fé' tucti suoi beni scrivere et tucte massaritie, arnesi, ioielli e 
altre cose mobili, le quali erano state traete di casa per ser lohan- 
ni Turchi suo gennero & in molti luoghi nascoste, tucte si fen- 15 
no ritrovare. E puòsi dire a te, ser Guido, che mal consiglio 
ài avuto a volerti si tosto ribellare dal signore Paulo; che do- 
vevi pensare, che avendo tu ubidito il predicto signore, t' are con- 
ceduto quello e magiore facto. E non volere quello, che lungo 
tempo e con gran faticha avei guadagnato, in uno solo punto 20 
perdere e fare i tuoi figluoli andare mendicando. E chi di que- 
sto t' à consiglato è stato poco tuo amico & poco amico del 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 295 

signore Paulo. E questo vasti di contare al prezente; ma ben 
ti si diceno questi versi ad exemplo, cioè : 

25 Dà dà a chi avansa pur per sé, 

Se '1 tempo se li volgie a schersi d' orza, 
E non si truova amico fuor di borza. 

Moralità perfetta notata a te, ser Guido, che ogni cosa tiravi 
a te e del conpagno poco churavi. E questo vasti qui al pre- 
30 sente, perchè di tal partenza altro' si noterà. 

CCCXXXVn. Come Bjraccio si pacificò collo Sforza. 

Veduto tucto cristianità et parte della pagania esser sopra ar- 
me, et masimamente in queste nostre parti d' Ytalia, il pa- 
pa Martino contrario della reina lohanna, lo re di Ragona alla 
difesa della dieta reina, e a soldo overo conducta del dicto papa 
5 il signor Pandolfo de' Malatesta e lo Sforza da Cotignuola, e 
dalla parte della reina lohanna lo re di Ragona et Braccio dal 
Montone signore di Perugia et d' altre terre. E simile vedersi 
la comunità di Firenza a' suoi ripari aver conducto molti capo- 
rali per potere contastare a chi li volesse nuocere; e il duga di 

IO Milano avere apresso di sé molti da cavallo et da pie e molti 
di nuovo soldame; e il dalfino Charlo figluolo de re di Francia, 
per potersi mantenere in nel suo dominio, avere molti homini 
d' arme et di nuovo soldame, per potere le suoi terre mantene- 
re. E queste cose si fanno con grandissima spesa, tenendo co- 

1 5 m' è dicto tucte le brigate conducte per tucto lo mese di magio 
et giugno di .mccccxxil E standosi le soprascripte cose in nel- 
la forma dieta, vennero novelle a Luccha di corte di Roma, co- 
me Braccio dal Montone e signore di Perugia s' era pacificato 
con Sforza da Chotignuola, e questo era con voluntà de re di 

20 Catelogna et della reina lohanna di Napoli, e contra la voluntà 
di papa Martino. E questo fu perché il dicto papa non avea 
oservato quello che per suoi brevileggi avea promesso al dicto 
Sforza, come in tali brevileggi appaiono. E per questo modo il 



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296 P.\RTE SECONT>A DELLE CRONICHE 

dicto Sforza si vuole honestate essersi dal dicto papa Martino 
partito e riduttosi a concordia col dicto Braccio. E a que- 25 
sto modo si consumano li paesi et denari della Chieza. Or 
Idio provegha. -_ 

CCCXXXVni. Come si DUBrrò di tale concorda fatta 
TRA Braccio e lo Sforza. 

Et perchè le diete parti sono molte, e a quelle non si può si 
tosto metere rimedio, né narrare a certo quello che se ne 
possa seguire, si lasserà tale materia, e segondo che achadranno 
le cose si noteranno. Ma ben si dicie che sentendosi tali cose 
a Lucha, perchè era in su ricolto del grano, dubitando il magni- j 
fico signore Paulo Guinigi non essere assalito d' alchuna delle 
diete potentie; volendo a suoi danni riparare, diliberò che tucto 
il grano e 1* altre biade che fussero da segare fiisse s^ato & 
concio et riposto in Lucha e in nelle fortezze. Et così si co- 
minciò a segare a di .vin. gungno in .Mccccxxn. e seguio tanto, io 
che ogni grano, orzo, segale, fave et altri legumi fimno messe in 
salvo luogo. E fii tanto buono ricolto che per più anni se ne 
fé' amonitione con grandissima abundantia. Idio laudato. 

CCCXXXIX. Pacti facti tra quelli di Miens di Francia 
co RE di Francia e re di Inghilterra. 

Doppo le cose già diete, ora sì dirà quello che in parte tocha 
il danno d' alquanti mercanti dì Luccha e altre cose, dicen- 
do : del mese di gungno a di .xx. in MCCCCXxn. vennero lettore 
a Luccha chome a di .n. magio dicto anno, si fermòrono certi 
pacti tra lo re Arrigo d' Inghilterra per sé e per lo re Charlo 5 
di Francia dall' una parte, e quelli gentili homini et gran signori 
che erano in nella villa et terra di Miens, i quali erano stati a 
divotione del dalfino Charlo figluolo de re di Francia, più d' uno 
anno avuto V assedio adosso del dicto re d' Inghilterra e del duga 
Filippo di Borgogna, essendosi sempre mantenuti e la terra tenuta io 
con grande fatica, e facte molte bactaglie e gran quantità morti 
dell' una parte e dell' altra. Et vedendo i dicti di Miens non 



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I 



DI GiovAirar seucambi 297 

potere sostenere tsale assedio et da neuna parte aver socorso, per 
lo meglio si conchiuse, tra '1 dicto re Arrigo per sé e per lo re 

1 5 di Francia dall' una parte e per li dicti di Miens dall' altra, li 
pacti infrascripti, con dovere consegnare la dieta terra con tucto 
quello che in e' pacti si contiene, liberamente in nelle mani del 
dicto re Arrigo, per sé e in nel dicto nome, a di .x. maggio di- 
cto anno. Li pacti socto brevità sono questi, cioè : 

20 Prima, che .xxmi. signori di terre e gran maestri existenti in 
nella dieta terra fusseno costrecti a darsi liberamente, salvo le 
persone, a' dicti re. 

Ancho, che i dicti signori fusseno tenuti et obligati a dare 
et consegnare mete loro terre et fortezze, le quali loro o altri 

25 per loro tenessero e occupassero, infra certo tempo, socto pena 
della disgrada de' dicti re. 

Apresso, che alcuni nominati, li quali erano in nella fortezza 
della dieta terra, fusseno messi in neUe mani de' dicti re, e se 
si trovasseno esser stati, colpevoli o consentienti della morte del 

30 dugha di Borgogna, tali siano messi in mano di iusdtia* 

Appresso, che tucte armadure da conbactere e da difesa, le 
quali fusseno in nella dieta terra, di qualunqua conditione si fiisse, 
si debbiano dipuonere in salvo luogo della piazza. Intendendo 
piassa la fortezza et roccha di Miens, sensa dannificare né rom- 

3 5 pere né guastare alcuna maniera delle diao armadure, socto pomi 
della disgratia de' dicti re. 

Ancho, che tucti li beni di chiese o persone ecleziasriche e 
luoghi pietosi e spidali, che tucti loro beni, arnesi, carte, libri, 
ornamenti, calici et altre cose apartenenti a dicti chieze e spidali 

40 si debbiano mettere da parte in nella dieta fortezza, acciò che 
si possa a ciascuna ehieza & luogo pietoso restituire a dichia- 
ragione de' dicti re. 

Ancho, che tucte vittuaglie da vivere, come grano, vino et 
altre victuaglie, siano eostreti li dicti di Miens mettere in nella 

4j dieta fortezza senza manchamento d'alcuna cosa, sotto la disgra- 
tia de' diai re. 

Anco, che tucti denari, ioielli, mereadantie et beni, libri et 
scripte, che avesseno quelli che sono in Miens, e quelli che so- 



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298 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

celati o nascosi fusseno e in che luogo, acciò che neuno possa 
di quelli tocchare o soccielare, che socto pena della disgratia p 
de' dicti re, ogni mobile si debbia apalexare et mettere m nella 
dieta fortezza. 

Ancho, che tucti li pregioni che i dicti di Miens avesseno a 
presso di loro, di quelli di dicti re, siano liberi et rilassati senza 
alcuno pagamento o altro obligationc che facta avesse et da quel- j) 
li esseme absoluti. 

.Ancho, che tucti quelli che in ella dieta terra sono, s' inten- 
dano esser pregioni de' dicti re, et che ciaschiduno sia tenuto per 
suo sugiello overo scripta fare obligo di suiettudine a* dicti re; 
e quello che scrivere non sapesse et che sugiello non avesse, per éo 
altri si debbia obligare, come fusseno quelli che scripti avesseno. 

E venuto il di .x. di maggio in .Mccccxxn. la dieta terra a 
consegnò con tucti i dicti pacti. Or come di loro et di tal terra 
seguirà, altro' si noterà. Ben si dicie che gran danno ricevèno 
li mercadanti di Luccha che da quelli signori avere doveano,però 6j 
che tucto si perdèo. Ora Idio provegha a quello debbia essere 
salute della comunità di Lucha e delU altri paezi. 

CCCXL. Come BRAcao mandò imbasciarìa alla comunità 

DI FiRENZA. 

Tomo al prezente a contare che facto la pacie tra Braaio 
dal Montone collo Sforza da Chutignuola, come è stato con- 
tato, del mese di gimgno in .MCCCCXxn., Io predito Bracio mandò 
suo cancillieri alla comunità di Firenza con imbasciata, dicendo 
che piacesse a quella comunità vedere quanta brigata bizongna j 
a guardia di tucte suoi terre, e quello che le diete terre puonno 
avere d' entrata, che piaccia a quella comunità di Firenza suplire 
a quello manchasse all' entrata, et che lui era disposto infra .xv. 
di venire al servigio della comunità di Firenza. La qual cosa 
à dato et dà grande amiratione a tucte terre non collegate alla :o 
comunità di Firenza ; perchè si vede che tal comunità tiene il 
dicto Braccio per potere dannificare qualunqua non fusse co loro 
collegati, come già se ne vidde la prova. Or chome tal praà- 
cha seguiterà, altro' si noterà. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 299 

CCCXLL Come per alcuno Genovese funno rubbate 

MOLTE NAVI. 

Del mese di giugno di .mccccxxil fu uno Iacopo figluolo di 
Ghirardo Pomari di Genova con du navi armate in nel 
porto di Pisa, aspectando guadagno al modo di Genova. E qui- 
ne capitando una navetta di Catelani charica di grechi et altri vini, 
5 e alquanta mercantia, di stima di fiorini .x.™, il predicto Iacopo 
quella prese. E dimorando in nel dicto porto, non parendo bene 
a' Piorentini che governano Pisa, ferino comandamento a Ghi- 
rardo padre del dicto Iacopo, il quale era in Pisa, che li piacesse 
di scrivere al figluolo che li piacesse doversi partire del loro 

IO porto. Lo padre, dubitando per tal dicto, insalutato hospite si 
partio da Pisa a di .xvnn. gugno e camino verso Lucha. E men- 
tre che tali cose si fanno, sopragiunse una nave venesiana chari- 
cha di mercantia, la quale venia d' Inghilterra, di stima più di fio- 
rini .cxx.°* di mercantia, tra di Fiorentini, Venesiani e d' alquanti 

15 Luchesi, in buona somma. E sentendo tali danni in Pisa, li Fio- 
rentini fenno tucti li Genovesi che erano in Pisa, arestare, e 
scripseno a Lucha che piacesse al signor Paulo' arestare Ghirar- 
do padre del dicto Iacopo. Il quale Ghirardo, essendo di fuori 
a porta Sanpieri, e vedendo il corrieri essere venuto da Pisa, a 

20 una bora di nocte, sparlando di tal cosa, il predicto Ghirardo si 
partio secretamente dal dicto albergo, lassando quine il cavallo, 
e con quella compagnia avea uscio dell'albergo et chaminò per 
la nocte in luogo securo. 

Dapoi a di .xxl gugno, essendosi la dieta nave di Iacopo 

25 de' Pomari acostatasi alla nave dieta de' Venesiani, volendo sa- 
pere se in quella nave avea mercantia di Catelani o d' altri ni- 
mici del duga di Milano e della comunità di Genova, volendo 
vedere tucte scripture e di chi tali mercadantie fusseno, trovò 
che quelle mercadantie erano solo di Venesiani, Fiorentini et 

30 Luchesi, e di ciò il dicto Iacopo steo per contento. E lassò la 
dieta nave partire. E cosi giunse in nel porto di Pisa salva, acom- 
pagnata dalla nave di Genova. Per la qual cosa fu stimato che 
tale nave sia a posta del duga di Milano e della comunità di 



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30O PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Genova, solo per contastare a tucti quelli che ftisseno nimici 
del dicto dugha e della dieta commuta. Per la qual cosa i 35 
Genovesi sostenuti in Pisa fiinno rilassati 

CCCXLIL Come si conchiuse buona triegua tra il duga 
DI Milano e 'l signore di Mantova. 

Del mese di giugno di .mccccxxil si conchiuse buona et 
ferma triegua tra la comimità di Vinegia per sé e per lo 
signore di Mantova dall' una parte, e 1 magnifico signore mes- 
ser Filippo Maria et dugha di Milano per tempo di .xn. anni. 
E puòsi ora dire il dicto duga esser securo da tucti suoi cir- 5 
chustanti, di non potere essere offeso. Per la qual cosa molto 
si dubitò che il predicto di^a non vogla contra la comunità di 
Firenza mostrare sua potcfitia in Tosc^ma. Per la qual cosa 
tuctc comunità di Toscana sollicitòniio lo ripuonere lo grano e 
altre vituagle e massimamente la comunità di Luccha. io 

CCCXLin. Come arse la casa di Betto Schiatta di Borgo. 

E a dì .xxmi.o gungno, la vigilia di santo lohanni Bactista, per 
uno ser Diodato ser Antoni da Villa fu arsa la chasa et 
torre che fu di Becto Schiatta di Borgo, con gran danno di co- 
lui di chi era quella chasa. E questo si disse per smemoragine 
del dicto ser Diodato. S 

CCCXLIV. Come messer Tomazo da Campo Frevoso signore 
di Sarezana si fé' racomandato alla comunità di Firenza. 

E mentre che tale cose seguiano, la comunità di Firenza vo- 
lendo con ogni sollicitudìne mettere a' suoi pericoli riparo 
per danegiare lo men possente, fé* sccretamente pratica con mes- 
ser Tomazo da Champo Frevoso, il quale di Sarezzana avea il 
dominio, non guardando quello che ad altri potesse venire danno, 5 
guardando quella comunità quello fosse ben di lei; doppo molte 
pratiche scerete si conchiuse a di .xxv. giungno, lo di di san lohan- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI joi 

ni Batista in .mccccxxu., il dicto messer Tomazo co' fratelli es- 
sersi racomandato al comune di Firenza con alquanti pacti, li 

IO quali non sono necessarii tucti racontare. Ma ben si dicie che 
il dicto messer Tomazo e fratelli promissero esser incontra 
contra tucti quelli che di Firenza ftisseno nimici, E il predicto 
comune di Firenza dovea porgere a richiesta del dicto mes- 
ser Tomazo alquanta gente da chavallo et da pie. E cosi se- 

15 guio che, a richiesta del dicto messer Tomazo, il comune di 
Firenza mandò alla guardia di Sarezzana, a di .xvu. luglio dieta 
anno, fanti .e. et huomini da cavallo .xxv.; e quelli, stati alquanti 
di, quelli schambiò. E a questo modo il comune di Firenza va 
pigiando intorno a Lucha. Idio ci difenda dalla loro voluntà. 

CCCXLV. Come Braccio da Perugia prese la Ciptà 
DI Chastello. 

Doppo r acordio di nuovo facto tra la reina lohanna di Na- 
poli e papa Martino, Braccio dal Montone e signore di Pe- 
rugia si partìo da Napoli colle suoi brigate, avendo avuto da 
papa Martino le bolle della Ciptà di Chastello. E venne verso 
5 Perugia del mese di luglio di .Mccccxxn. E diliberò mettere 
hoste alla dieta Ciptà di Castello. E quine messo campo; per 
la qual cosa i Malatesta e simile altre terre circhustanti dubi- 
tónno che il dicto Bracio non volesse altrui offendere. E si- 
mile dubbio ebbe il signor Paulo Guinigi di Lucha; per la qual 
IO cosa in Lucha più di .CL."^ di staia di grano e altre biade in 
grande abondansia. 

E stato Braccio a campo intomo alla Ciptà di Chastello, fa- 
cendo gran danno e molte scaramuccie, fine per tucto ogosto 
di .MCCCCxxn., ultimamente la dieta ciptà se li diede all' entrata 
15 di settembre dicto anno, e in quella misse suo luogotenente. 

CCCXLVI. Come morIo Iohanni figluolo che fu di 
Michele Guinigi di Lucha. 

di .xira.o luglio in .mccccxxu. alle .xxii. bore, morio in Lu- 
cha lohi^nni figluolo che fu di Michele Guinigi, iovano di 



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c.cxxxn B 



302 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

gran sentimento. Per la qual morte Lucha n'à perduto buono 
ciptadino, e li suoi figluoli buono padre. La chui anima Idio, 
per la sua pietà, riceva in nella sua gloria. Al chui corpo fii j 
facto honorevole exequio, e fii sepellito in nell' avello de' Gui- 
nigi in nella chappella di santa Lucia in san Francesco. 

CCCXLVn. Come lo dugha di Melano conbacteo coh 

LI VSCI E COME DI LORO EBBE VICTORIA. 

Come in questo è stato contato, che il dugha di Milano avea 
preso il passo overo fortezza che chiudea il passo alla gen- 
te delli Vsci,'li quali confinano colle terre del dicto dugha di 
Milano verso Lamagna, i predicti Vsci diliberònno con grande 
exercito scendere adosso al dicto duga di Milano, avendo sentito 5 
che la comunità di Firenza odiava il dicto dugha, pensando i 
predicti Vsci potere discorrere il territorio di Lombardia. Co' qua- 
li fu uno gighante o vogliamo dire homo di grande statura, che 
più di cimque braccia era lungo e ben facto di tucte factioni, 
bene armato di dosso, gambe, braccia et chapo; et con questo io 
portava, per adoperare colle mani, uno ronchone, o vogliamo di- 
re mannarese^ di peso più di libre .lx., che dove giungea 
cha valli o homini, morti a terra li gictava; et con questo portava 
una massa con tre palle di piombo con chatene apicchate, che 
dove giungeano non bizognava medico. 15 

E con costui migliaia d' uomini armati al loro modo, e sce- 
seno al piano del mese di luglio in .mccccxxii. Lo magnifico 
dugha di Milano, ristretto suoi genti d' arme a riparo di tal gen- 
te, fra quali fu il conte Carmignuola, Angiolo dalla Pergola e 
tucti altri capi di brigate, cosi da chavallo come da pie, li quali 20 
funno alle mani; e doppo il molto combactere che insieme fen- 
no, morendone dell' una parte et dell' altra molti, ma più di quel- 
li Vsci. Di che il dicto gighante tracto in nella magior pressa 
de' combattenti, e molti a terra morti ne mandò, facendo grandi, 
prodezze con quello mannarese e col bastone delle pallocte, e 25 
messo a terra del chavallo Angiolo dalla Pergola, dove fii a 
grande pericolo di morte. Di che, vedendo uno chavalcatore 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 503 

del dicto Angiolo il suo magiore a mal partito, con una lancia 
percosse in nella gola il predicto gighante; per la qual ferita il 

30 predicto morto fu. E quelli del dugha preso vigore, e' contrarli 
sbigoctiti dando le spalle, ultimo i predicti funno sconficti, riti- 
randosi verso la montagna, non si tosto che più di .mv.^ ne fiis- 
sero morti ; e di quelli del duga ne morino circha .ce. 

Per la qual Victoria il dicto duga di Milano donò al dicto 

3 5 Angiolo dalla Pergola fiorini .x.™ et uno chastello, per la buona 
prodezza che avea facta; e doppo tale dipartimento il dicto duga 
di Milano fé' fare uno fosso largo braccio .xxnn. per ristringere 
il passo, che dicti Vsci non possino passare in sul terreno del 
dicto dugha, con avervi facto palanchati et beltresche molto 

40 spesse per difesa di quello fosso, per non potere esser danne- 
giato. E quelle facendo guardare di et note da molti homini 
d' arme. Or come di tali seguirà, altro' si noterà» 

CCCXLVin. Come la coMUNrrA di Firenza fenno galee 

PER MERCATANTEGIARE IN ROMANU. 

La comunità di Firenza, crescendoli V animo come anticamente ^* c«xmA 
crescea a' Romani, essendo signori di Pisa, volendosi magni- 
ficare come già Pisa era magnificata di potere armare nave, galee, 
cocche e altri legni per potere navicare per la cristianità et si- 
5 mile per le terre soctoposte al soldano di Babbilonia e per ogni 
paeze, com' è d' uzanza delle terre marine, diliberò la dieta co- 
munità di Firenza volè navichare per tucto, come già solea na- 
vicare Pisa. E a ciò prese pensieri di armare galee per andare 
in levante et dove già li Pisani aveano iurisditione, a domandare 
IO la franchigia. E a ciò fenno di nuovo galee et galeazze ben for- 
nite del mese di luglio et ogosto di .Mccccxxn. 

In sulle quali misseno per governatori et principali Fiorentini 
et Pisani, e fomiti li navigli di genti di Vinegia, Genova e d' al- 
tri paezi in rnodo di compagnoni. E ciò facto, delle diete galee 
15 du si partirono del mese di ogosto dicto anno, e V altre si par- 
tirono di septembre, con gran quantità di denati, mercantie ho- 
mini da remare et simile da difesa. 



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304 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

E perchè queste cose non si fanno tante scerete che a luce 
non vegnano, e però si dicie, che sentendo la comunità di Vi- 
negia che i predicti Fiorentini aveano promesso et dato magior 20 
soldo che non si suole dare a' navicanti, e massimamente a moM 
Venesiani, cosi a quelli che erano in su altri navigli come a 
quelli che di nuovo da Vinegia venissero, e simile di quelU di 
Genova; e perchè di quelli di Genova non sene fa quisdone, las- 
seremo di parlare di quelli. E torneremo a parlare di Venesia- 25 
ni, che sentendo la comunità di Vinegia tale pratica, diliberò di 
mandare a protestare alla comunità di Firenza e a quelli socto- 
posti di Vinegia che ciascuno soctoposto a Vinegia si debbia 
raprezentare a Vin^ia infra certo tempo, socto pena d' esser ri- 
bello. E in quanto li dicti soctoposti alla comunità di Vine- }o 
già non si rapresentasseno a Vinegia, che s' armassero alquanti 
legni per la dieta comunità, e in nello andare o in el ritomo che 
i Fiorentini verranno, siano sostenuti in modo che la comuni- 
tà di Vinegia non riceva danno; e per questo modo la dieta co- 
munità di Vinegia viene in poca benivolentia de' Fiorentini, et jj 
fassi noto che le diete galeazze tomòro di levante a di .x. ferraio 
in jicccccxxnL con poga mereantia et pogo guadagno a Pisa. 

Dieto della dieta armata, ora si narrerà che a Genova del 
mese di settembre di .Mccccxxn. erano giunte, di levante a Ge- 
nova sette navi. Le quali condusseno, tra denari & mereantia, la 40 
valuta di più di .vi.<^ migliaia di fiorini; e puòsi dire ora la di- 
eta comunità di Genova avere presti gran parte di navigli a loro 
utile e per poterli adoperare a danno di ehi meno può a lo- 
ro posta. 

e. cxxxni B CCCXLIX. Come per alcuno fiorentino s' ordinò certo 

TRACTATO CONTRA IL SIGNOR DI LUCHA, INSIEME 

CON SER Guido da Pietra Santa. 

Chome è stato contato V andata di Forese Salviati da Firenza 
a Siena, dove si trovò con ser Guido da Pietra Sanu, e co 
lui dato certo ordine di traetato, e avendo la comunità di Firen- 
za più volte richiesto il signor Paulo Guinigi che si dovesse col- 
legare con quella comunità, e ogni volta con buone honestà s' è 5 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 305 



difeso, e parendo a quella comunità tempo di trovare modo co- 
stringere il diao signore, prendendo quello che scrive Dante 
capitolo .XXXI. dello 'nfemo, dove dicie : 

Che dove è V argomento della mente * 

IO S' agiungie al mal volere et a la possa, 

Nessun riparo vi può fer la gente. 

Quazi a dire: noi comunità di Firenza abbiamo un grando 
provedimento a tucto quello che ci possa esser utile, e abbiamo 
il mal volere contra la signoria di Luccha, e abiamo la potensa; 
1 5 tal signore non si potrà riparare che non faccia la nostra volontà. 
E avendo pensieri a tale acto fare, ordinòrono molti cipta- 
dini di Firenze, non de' più piccoli ma di quelli che in comu- 
nità anno buona intrata, e avendo avuto dal dicto ser Guido gran 
parte de' secreti del signore Paulo, e dato questa informagione 
20 a' predicti, il predicto ser Guido si partio da Firenza e ritornò 
a Siena, non dimostrando suoi parole. E questo fu del mese 
di maggio in .mccccxxii. 

E perchè questa materia, non è da lassare che non si dichiari 
i pensieri ordinati che il dicto ser Guido facti avea co' sopra- 
2y scripti al disfacimento del dicto signore Paulo et della ciptà di 
Luccha, e racontato tucto il tractato, si noterà apresso la praticha 
- tenuta per fermare lega come di socto si conterrà per ordine. 
E il modo di tale tractato fu in questo modo, che la comu- 
nità di Firenza, di tracta, mecta quatro campi intorno a Luc- 
30 cha, avendone di tal tractato scripto più volte a ser lohanni 
di ser Iacopo Turchi suo gennero, dicendo: il signore Paulo 
Guinigi non potrà resistere; prima, perchè Lucha non fa homi- 
ni .vm.^ e la magior parte esser suoi contrarli, e poco atti a di- 
fesa. Apresso, i soldati d' ogni maniera non sono .im.<^ et male 
3 5 P^g^^ì» ^ <i^l contado non potrà avere alcuno, et essendo i dicti 
campi intomo a Lucha e io serò quine presente, & in Lucha, 
per quelli che scranno per me richiesti, e col dicto ser lohanni 
mio gennero, somosso romore, il predicto signore si ridurrà co' i 
dicti soldati in ciptadella, di che di tratta si prenderanno i bor- c.cxxuya. 

B 20 



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e. CXXXIV B 



506 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ghi, e colle schale appogiate alle mura si prenderà la ciptà; et 40 
avuta tal ciptà, quella si governerà a divotione di Firenza, e si- 
mile il contado; dimostrando ser Guido avere grande amistà in 
nella ciptà di Lucha e in nel contado. Et acciò che le cose or- 
dinate vegnano ad executione, si dia suono et vocie che Braccio 
di nuovo dovesse cavalcare Lucha. 45 

Avendo il dicto ser Guido mandato più lettore, o vogliamo 
dire brevi inchiusi in cera, al dicto ser lohanni suo gennero, co- 
me a persona che tali tractati sapea, in e quali brevi si conte- 
nea, socto nuovi colori, il predicto ser Guido farsi di Lucha signo- 
re, con dispuonere lo stato del signor Paulo et de' suoi amici; 50 
e avute risposte dal dicto ser lohanni, tenendo sempre secreto 
tale tractato, ma sempre pertinacie stando, pensando V ordine pre- 
so potesse ad efetto venire, e sentito il predicto ser lohanni il 
pensieri di tal tractato esser manifesto al dicto signor Paulo ; il » 
dicto ser lohanni si partio di Lucha con menarne tutti suoi fi- 55 
gluoli. E chaminò a Librafacta, e desi pensare che assai fusseno 
a tal tractato; ma per honestità di chi a tal tractato concorrea, 
si tacerà, cosi di quelli di Firenza come di quelli di Luccha e 
del contado. E questo vasti al presente. 

CCCL. Come il signor Paulo Guinigi di Luccha fé* lega 

COLLA COMUNITÀ DI FiRENZA PER ANNI CIMaUE. 

Avendo la comunità di Firenza gran parte della loro inten- 
tione per esser in praticha della legha col. signore Paulo di 
Luccha, certi ciptadini di Firenza, amici del signor Paulo, con 
lettore et con inbasciate notificòno al signore Paulo che bene 
era che si collegasse con quella comunità di Firenza per fiigire 5 
il pericolo in che il magnifico signore Paulo et Luccha incorrea. 
Richiesto alcuni del suo consiglio, ricordandosi di quello che si 
scrive de summa prudentia, dove dicie: Summa prudentia est 
rememorare preterita, ordinare presentia, prechavere futura; per 
li quali dicti ogni signoria, quantunqua sia piccola, oservandoli, 10 
senpre tale signoria si manterrà in nel suo stato, sensa venire a 
esser sotoposto ad altri. E principiando il modo di tal prati- 
cha, il prefato signore Paulo Guinigi mandò a Firenza a di .ini.° 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 307 

ogosto in .Mccccxxn. ser Agustino da Fivizano suo exactore, in- 

15 formato di sua intensione per esser a tal praticha di legha. E 
doppo molte pratiche essute a Firenza, convenendosi tal pratiche 
metersi a' consìgli ordinati, e più sentendosi che la comunità di 
Firenza voleano condurere Braccio dal Montone in aspetto, con 
.M. chavalli et .m. fanti, per fiorini 30.°^ V anno per .u. anni, fu 

20 per lo dicto ser Agustino exattore notificato al signor Paulo, che 
acordandosi la comunità di Firenze col dicto Braccio e fermando- 
si legha tra Luccha e Firenza, che alla dieta confederatione di 
tali pacti 'con Braccio, lo magnifico signore Paulo dovesse pagare 
per tempo di due anni fiorini .vi.™ V anno. E molte altre cose 

25 fiinno pratichate, che qui non si notano per non sono necessa- 
rie. Ma ben si dicie, che mentre che traile parti diete si pra- 
ticha tal legha, nondimeno per quelli che il tractato era ordinato 
sempre sta fermo, acciò che il dicto signor Paulo non si par- 
tisse da tal praticha. 

30 E chome si dicie che volendosi tal legha conchiudere era di 
necessità doversi per molti consigli vincersi, e però si narrerà 
come fu dificile alla comunità di Firenza vincersi in ne' consi- 
gli tal lega, sperando, per lo tractato ordinato, Lucha dovere es- 
ser loro, s' oppuose molte volte prò et contra. E come è dicto, 

35 prima che la comunità di Firenza vegna a tale conduzione, si 
conviene prima vincersi per lo colleggio de' priori; apresso per 
lo dicto collegio e certo officio; terzo per certo consiglio di 
gran quantità di ciptadini; quarto per lo consiglio del popolo, 
che sono gran quantità; quinto per lo consiglio del comune, che 

40 sono d' ogni maniere genti ; ultimo si riduce a certo numero 
piccolo, in ne' quali fu molta contrarietà; ultimamente si vinse 
in ne' dicti consigli tale legha potersi fare, perchè a quella co- 
munità venia bene. 

E avuto il signor Paulo di Lucha notitia delle diete parti, 

45 mandò a Firenza messer Iacopo Viviani et ser Antonio Moro- 
velli a di .xxvni, ogosto in .mccccxxu., lo di di santo Agustino. 
E quine, assegnate molte ragioni, ultimamente si comchiuse tale 
legha a di .xi. ogosto. Conchiuso tal lega, i predieti titomòro 
a Luccha a di .11, settembre dicto anno, informati di tutto. E re- 



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3o8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ferito i preditd al signor Paulo tucto, il predicto signore volse 50 
tale kgha comunichare a gram parte de'ciptadini di Lucha. E 
da poi, a di .vi. settembre» fu bandita la dieta l^ha per tucti li 
canti di Luccha, con trombe; et simile bando fu Éicto a Firen- 
za« La qual legha infira V altre cose che in quella si coimene, 
si è: prima, 55 

Che tal lega è facta per cimque anni, cominciando a dì pri- 
mo settembre in .Mccccxxn. et finendo come seguita, 
e. cxxxv A Apresso, di fiorini xxx.™ che Braccio de* avere ogni anno, 

feie a due anni, cioè fiorini xxx.™ per anno, lo signore Paulo di 
Lucha de* conferire ogni anno a fiorini .vi.™, con pacto, che se 60 
il dicto Braccio morisse & ad altri tal premio non si desse, o 
se tal premio si diminuisse, per quella rata che si diminuisse 
de' dicti .XXX.™ fiorini, per tanto il magnifico signor Pado ne 
sia pertanto disgravata 

E infra li altri capitoli che si contiene in nella dieta legha, 65 
si sono questi: 

Che qualunqua per l'avenire atentasse tractato contra la co- 
munità di Firenza od alcima ciptà, castello, o terra a loro socto- 
posta, overo racom^mdato, 

E simile chi facesse omicidio in alcuna delle ditte ciptà o 70 
territorio, 

O veramente chi Scasse incendio o rubamento di strada, 

O che alcuno inponesse taglia di denari, 

O chi divietasse possessioni d' altrui, per li quali difetti fos- 
seno sbanditi e condapnati delia ciptà di Firenza, suo contado 75 
et forza, e factone notitia di tali excepsi al magnifico signor Pau- 
lo, infra imo mese dal di dello excesso facto, tale delinquente 
sia punito, giustitiato & messo ad executione in nella ciptà di 
Luccha, suo contado, distretto et forsa, come se in Lucha fiictì 
r avesse ; 80 

E tal leggie s* oservi in quello di Firenza, se tali excepsi 
fusseno commessi in Lucha o suo contado. 

E molti altri pacti, li quali non sono al presente da notare. 

Mandato il bando dicto, il predicto signor Paulo mandò a 
Firenza a rallegrarsi con quella comunità a di .vni. settembre 85 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 509 

dicto anno, messer Iacopo Viviani, Baldassari Guinigi, Nìcolao 
Araolfini con honorevole conpagnia, e giunseno a Firenza a 
di .vmi, septembre. E quine ristèro fine a dì .xiii. septembre, 
dove funnó da' priori di Firenza i ben ricevuti di presenti et 
90 deznari, e tomòro a di .xmL septembre il di di santa )J(. 

CCCLL Nota facta al signor Paulo Guinigi 

PER LA LEGHA FACTA. 

Ora si narrerà a te, signor Paulo Guinigi, per tal lega facta 
co' Fiorentini, che male ài procurato quello che a te in nel 
principio che di Lucha ti facesti defenzore, quando ti fu notato 
quello che Francesco Guinigi tuo padre fece quando vivea, per 
5 mantenersi magiore di Lucha co' suoi amici dentro & di fuori, 
che bene cognoscea la mala voluntà che i Fiorentini aveano ver- 
so Luccha, e lui, sempre co' suoi amici stringendosi, sempre si 
mantenne in buona prosperità né mai consentio esser con Firen- 
za unito. E ben si cognosce ora tal legha esser facta, non per 

IO bene di Lucha, ma solo per non volere spendere né volere guar- 
dare quello che fusse stato piacere delli amici tuoi et della tua 
casa, come facea tuo padre; che dovei considerare, che quelli che 
5ono stati tuoi defenzori & di tua chasa, non fimno mai d' uno 
volere co' Fiorentini. E però sera bene, che mentre che tale 

1 5 legha dura non abandonare li amici antichi, n' etiandio la buona 
guardia della ciptà e delle chastella e di tucto il tuo terreno, pe^ 
che si cognosce la voluntà sfrenata della comunità di Firenza a 
desiderare il dominio di Lucha per loro. 

E perciò romperénno ogni fede et promessione che facte fus- 

20 seno. E pertanto si vuole considerare il loro volere, che non ti 
vincha paura né avaritia a m^tenerti in nel tuo stato, vivendo 
sempre coli' ochio aperto, mantenendo ben fornita la ciptà e le 
castella, et consigU delli amici provati e non con quelli che 
anno r animo non buono. E cosi facendo Idio per sua gratia 

25 ti persevererà te e tuoi figluoli in felicie stato. A Dio piaccia^ 
amen. 



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510 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

CCCLn. Come lo podestà di Luccha die' bando a ser Guido 

DA PlETRASANTA & A SER loHANNI TuRCHI. 

LO podestà di Lucha, nomato messer Gozedino de' Gozedini 
di Bologna, avendo sentito il trattato commesso per lo dicto 
ser Guido da Pietrasanta et per ser lohanni ser lacopi Turchi, 
fé' processo contra di loro. E doppo le loro contumacie, non 
conparendo, li misse in bando d' esser stracinati et poi dicolk- 5 
ti con publicatione di tucti loro beni, a di .xx\tii. di settembre 
in .Mccccxxu. E che i loro discendenti per linea masculina non 
possino stare in Luccha, né in nel suo contado, alla pena di li- 
re .V.C per ogni volta che fiisseno trovati. 

CCCLin. Parole contra il poco senno di ser Guido 
DA Pietrasanta e del dicto ser Iohanni. 



p 



parole contra di te ser Guido et di te ser lohanni Turchi, 
ad exemplo, dicendo prima a te, ser Guido, come t' acon- 
sentla V animo a volere disfare il signor Paulo Guinigi e' suoi 
amici, e la ciptà fare sudita a istranie genti, non ricordandoti 
e. cxxxviA de' beneficii ricevuti dal dicto signore, e simile da' suoi antices- 5 
sori? E però si noteranno parte de' beneficii ricevuti, per più 
tua confusione. 

E primo, esser facto dal predicto signore suo cancillieri et 
segretario e simile del suo consiglio, et datoti di continuo buo- 
na provigione. l'J 

Apresso, factoti avere per Nicolao tuo figluolo donna con 
dota di fiorini .m. contanti. 

Terso, datoti tucte possesioni che fimno di ser Antonio da 
Camaiore, di valuta più di fiorini .mcc. 

Quarto, factoti aiuto di contanti quando edificasti la casa tua, i; 
fiorini .V.C nuovi. 

Quinto, datoti per lohanni tuo figluolo donna figluola di Lan- 
dò Sartoi, la quale dovei considerare lei esser da tanto che a 
altra persona sere' stata sofiiciente, della quale avesti la valuta di 
fiorini MVS 20 



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DI GIOVANNI S6RCAMBI 511 

Sexto, facto per industria del dicto signore i tuoi figluoli non 
acti a donna, di buoni beneficii et buone profende, come fu ve- 
scovo di Luni, chalonicato di san Martino, e altre chieze et ren- 
dite, che più di fiorini .ini.c erano di rendita ogni anno. 

25 Sectimo, concedutoti per lo soprascripto signore la rendita 
ogni anno di stala .ce. di grano d' uno molino delle piaggie. 

Octavo, concedutoti e donato la chasa delli Arnolfi, di valore 
di più di fiorini .v.^ 

Nono, consegnatoti per modo di vendita, della quale neuno 

30 denaio ne pagasti, le possesioni che funno di Piero Amorsellati, 
di valuta più di .mv.<^ fiorini. 

X.o factoti solo col dicto signore a fare li ofEcii, come sono 
vicarii, podestà, notari, chamarlinghi, officiali dentro et di fuori, 
dove prima si conferivano con quelli del consiglio; per la qual 

35 cosa eri di prezenti vizitato di più di fiorini .v.<^ V anno. 

Undecimo, perdonato a lohanni tuo figluolo la vita, che sai 
che meritava morte; et per V amore che a te portava, li fii tal 
morte dilevata. E molte altre cose si potrènno notare le quali 
si lassano. E tu, ser Guido, stato ingratissimo e pogo cogno* 

40 scente de' servigi ricevuti, e se ài pena per lo tuo pechato, V ài 
ben meritato. E questo vasti. Tomo hora à contare contra di 
te, ser lohanni ser Iacopo Turchi, che essendo tu e tuo padre sta- 
ti nimici della casa de' Guinigi, il predicto signore, non guardando 
il tuo malvolere, ti fé' participi de' suoi officii, e non pure de' pic- 

45 coli, ma de' migliori. E tu, come malvagio, sempre con orgoglio 
et tirannichamente contra d' ogni persona mostravi tuo male vo- 
lere. E sai che per le tuoi chactive opere fusti già co' tuoi fra- 
telli sbanditi di Lucha, il f)redicto signore ti fé' gratia et rimis- 
se te et tuoi fratelli; e tu, chome ingratissimo, ora aconsentivi il c.cmxvib 

50 disfaccimento del dicto signore e della ciptà di Lucha. E però 
meriti degna pena. Ma tu potresti dire : io non sono più amo- 
revole che quelli che sono stati inimici della casa de' Guinigi, 
però che sempre desiderai il disfacimento di tal chasa e de' loro 
amici, e non pensi veruno che tal mala voluntà si parta da quelli 

5 5 che sono stati loro nimici. E quello, di che più mi pesa, si è 
che '1 tractato ordinato non è venuto facto. Alla quale risposta 



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312 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ti si potre' dire : se avessi avuto dal dicto agrore il contrario 
di quello ti fé', aresti qualche chagione a ciò ordinare. E però 
sera bene che non si dia tal balia al suo nimico che la mala 
voluntà possa mettere ad executione. 60 

CCCUV. Come a Luccha concorseno uolti homiki et doioie 

ET FAKCIULU d' EgìCTO. 

L' anno di .mccccxxo^ a di .xx. settembre, vennero a Luccha 
molti homini et donne, gravide e non gravide, £uiciulli et 
fanciulle, con chavalli, d' Egitto, e con loro uno dugha, il quak 
avendo avuto guerra coU' infedeli, il predicto dugha non potendo 
resistere alla potentia del Turchio, il predicto dugha rinegbò. 5 
E sentendo questo, lo inperadore Sigismondo chavakò adosso 
al ditto dugha e quello vinse, dandoli termine .vn. anni che i 
predicti dovessero andare per la cristianità m pell^rinaggio, con 
doversi raprezentare a papa Martino, e doppo tale viagio ritor- 
nare in loro terre, e il diao imperadore de' loro restituire tucte io 
ciptà & terre, mantenendosi cristiani. E tal vittoria ebbe il ditto 
imperadore l' anno di .Mccccxvm. E cosi s^uiono che giume- 
no a Luccha. E quine fii faao loro per lo signor Paulo Gui- 
nigi & altri ciptadini molta cortezia di presenti & denari E di- 
morònno in quello di Luccha fine a di .vm. ottobre in jiccocxsjl 15 

CCCLV. Come morìo lo re Arrigo d' Inghilterra et 

LO RE ChARLO di FrANCIA. 

L9 anno di .Mccccxxn. a di .xxvrn. settembre vennero lettore 
a Lucha di Francia come era morto lo re Arrigo d' In- 
ghilterra, il quale s' era facto re di Francia coli' aiuto del duga 
di Borgogna, contrario del dalfino Carlo & delli altri reali di 
Francia. E sentendo tal morte il duga di Borgogna, la qual fa 5 
a dì 30 ogosto, dubitando che la comunità di Parigi ncwi si des- 
se al dalfino, di subito chavalcò a Parigi in quelli du'<li, rau- 
nando suoi amici. E perchè questa materia di morte fu per 
li Franceschi molto a grado, si stima che i predicti ftanceschi 



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DI GIOVANNI SERCAMBI J13 

IO non vorranno dimorare socto il governo delli Inghilesi. E per- 
tanto si stima più tosto grande guerra più tosto che pacie. 

E simile vennero lettore vere chome lo re Charlo di Fran- 
cia era morto, padre del dalfino, all' entrata del mese di ottobre 
dicto anno; e come il dalfino, volendo prendere la corona, per 

1 5 lo duga di Borgogna li fii contradicto. E pertanto lo popolo di 
Parigi governa la ciptà fine che altro achaderà di tale reame, 
E a questo modo è governato quello paese; e i Luchesi che anno 
loro mercantie & dette in quel paese, puonno fare conto d' aver 
ogni cosa perduto. Idio provegha secondo suo piacere. 

CCCLVL Come naque a Lanouio della sua donna 
MADOiwA Maria una figluola nomata Suzanna. 

Chome è stato contato che Lancìlao figluolo del signore Paulo 
Guìnigi prese donna, della quale a di .n. octobre in.Mccccxxn., 
in vemadì, ebbe una fanciulla. E puosesi a bactegiare fine a 
di .xini. otobre. E quella tenne al batismo lo priore de* fi-ati pre- 
5 dicatori che in quello tempo era in Lucha. E puoseU nome 
Suzatma. Idio li dia liu^a e buona vita. 

CCCLVn. Come la cmiuKrrÀ di Firenza mandò imbasciarIa 
al dugha di Milano. 

Avendo la comunità di Firenza mandato certe galee et ga- 
leazze per mercantie, e simile era stato preso per alcuni 
legni di Genova certe mercadantie d' alcuni Fiorentini, di che la 
dieta comunità mandò al dugha di Milano, come signore di Gè- 
5 nova, due ambasciatori a di mi.® ottobre in .Mccxicxxn. Li nomi 
de' quali fimno questi, cioè messer Nello ludici et Averardo 
de' Medici; li quali ebbeno in commessione di narrare al predicto 
dugha alcune inbasciate, delle quali se ne noteranno alquante. 
E prima, che piacesse al prefato dugha di fare restituire quelle 
IO mercantie che sono state prese per alcuno genovese, le quali so- 
no in nella Spesia; et che si vogk cognoscere tale presura di 
mercantie in nella ciptà di Firenza. Alla quale domanda, doppo 



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314 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

— -*— ^- 

molto replicare, fii risposto per lo dicto dugha che non li piacea 
CTxxvn che tale quistione si dovesse cognoscere né in Genova né in 

Firenza, ma che volea che in Milano tal questione si determinasse. 15 
La segonda domanda facu per li dicti imbasciatorì, si fii, che 
piacesse al prefato duga di Milano che ogni mercantia si con- 
ducesse per li navigli di Firenza, di che luogo si conducessero 
overo si mandassero, avesseno libero et salvocondutto per tucti 
<]uelli di Genova o loro soctoposti. La terza domanda si fu 20 
che voleano simile salvocondutto per tucte loro mercantiei che 
fiisseno, in su che legni si charicasseno, che venissero verso Fi- 
renza o andassero in che parti fusseno, che non potesseno per 
lo dicto dugha né suoi soctoposti esser molestate. 

Alle quali domande per lo predicto dugha di Milano fu ri- 25 
sposto, che lui non intendea prometere alcuna cosa delle diae 
domande sensa la voluntà de' Genovesi, ma se la comunità di 
Genova ciò consentisse, che lui era contentissimo. E questo 
h. la conclusione della sua risposta. 

Li predicti imbasciatori si dirissònno a Genova e a quella 30 
comunità fenno le domande che facte aveano al dugha. Per la 
qual domanda fu di necessità raunare un gran numero di cipta- 
ditti, più di .VL<^ E facto la proposta de' predicti ambasciatori et 
uditili a boccha, nemine excrepante, si conchiuse che neimo sal- 
voconducto né securtà si facesse. E cosi i predicti ambascia- 35 
tori si ritomòro a Milano colle risposte facte. 

E quine di nuovo replicòno col dugha che a lui stava, come 
signore di Genova, tale salvoconducto dare, e a' Fiorentini va- 
stava. Lo dugha replicò che questo fare non porca senza expressa 
voluntà de' Genovesi, per li pacti secreti che lui avea co' Genovesi. 40 

L' imbasciatori replicando et volendo sapere che pacti secreti 
erano questi, lo dugha disse: non é honesto tali pacti narrare. 
Offerendo a' dicti imbasciatori quello che lui con honestità può 
fare, sempre esser presto. E non potendo avere dal dicto dugha 
altro che avuto avessero, licentiati, si partirono da Milano, e ven- 45 
nero per la via da Lucha, come viaggio più dolce, a di primo 
dicembre in .Mccccxxn. Li quali, honorevolemente ricevuti et 
presentati dal signore Paulo Guinigi, e a di .n. dicembre si par- 



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▲ 



DI GIOVANNI SERCAMBI ^15 

tirono di Luccha, e chaminòro verso la ciptà di Firenza, essendo 
50 dimorati per tale inbasciata mesi tre. 

CCCLVin. Come il castellano di Porto Venneri non volse 

RESTITUIRE A MESSER BATISTA DA CaMPO FrEVOSO 

LA FORTEZZA, MA aUELLA MANTENNE A DIVOTIONE 

DELLA SIGNORIA DI GENOVA. 

Chome è stato contato che in nel pigiare lo dugha dì Mi- 
lano Genova, fu in ne' patti che Porto Venneri dovesse ri- 
manere in nelle mani di messer Tomazo da Campo Frevoso et 
de' fratelli, per tempo d' uno anno, e apressandosi V anno del 
5 mese di ottobre di .Mccccxxn., il dicto messer Tomazo, essendosi «• cxxxvm 
collegato con Firenza, diliberò la dieta fortessa prendere per po- 
terne fare sua voluntà. E del dicto mese, ristrintosi con mes- 
ser Bactista, con messer Antonio et con messer Prospero suoi 
fratelli di tale tractato, mandò il dicto messer Tomazo la donna 

IO sua con uno de' suoi fratelli, per modo di spazzo, a Porto Ven- 
neri, pensando potere in nella fortezza entrare. E giunti in nella 
terra, parlando col chastellano, volendo entrare dentro per co- 
glere una insalatuzza, et essendo a tal praticha, sopragiunse in 
Porto Venneri messer Bactista et messer Antonio da Campo Fre- 

1 5 voso, con alquanti conpagni, non mostrandosi volontarosi d' in- 
trare in nella dieta roccha. E stato alquanto, & veduto che la 
donna di messer Tomazo non era lassata intrare dentro, s' acostò 
il dicto messere Bactista alla roccha, dì che il castellano che 
quine era disse: 

20 O messer Bactista, quando voi eravate maggiori in Genova, 
voi m' acomandaste questa fortezza, e questa ò tenuta et tegno 
a vostra petitione, e questa darò a chi voi mi comanderete. Ma 
ben vi dicho, che se ad altri eh' alla comunità di Genova la vo- 
leste dare, vi dico io, come genovese, non vo' esser traditore al 

25 mio comune. Ma se al comune di Genova la volete dare, vi 

dicho che ne pigliate ogni vostro vantagio, e io farò quello vorrete. 

Udito messer Bactista tale risposta, disse: dàlia a me, poi 

che da me 1' avesti. Il castellano rispuose: io debbo aver fio^ 



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e. GZXXVOZ 

11 



516 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

noi .v.°> per lo mìo soldo et de' campagncmi; datemi questi pre- 
sti. Messer Bactista, con parole superbe parlando contra il ca- jo 
stellano, il castellano fermo, dicendo al dicto messer Bactista: 
state dìscostato dalla roccha. E stando in queste mene, li homi- 
ni di Porto Vernieri disseno a messer Bactista & alli altri fratelli 
e alla donna di messer Tomazo, che se non voleano esser mor- 
ti, che di subito si partisseno. E cosi si partirono et tomòro 3; 
a Sarezzana, richiedendo i Fiorentini di gente a loro difesa. 

E cosi del mese di ottobre in .Mccccxxn. i Fiorentini mao- 
dònno fanti, ce. a Sarezzana alla guardia del ditto messer To- 
mazo^ perchè alqiianti di Sarezzana cerchavano toUere Sarezzana 
& di levarla delle mani del dicto messer Tomazo, & il dicto 40 
messer Tomazo die' suono che la dieta terra si dovea dare al 
dugha di Milano, overo a' Genovesi Per la qual cosa Guido 
Turello con alquante brigate d'arme vennero alla Spezia. 

Di che il dicto messer Tomazo richieze la comunità di Fi- 
renza che li piacesse mandare a Sarezzana inbasciatori, per di- 45 
mostrare loro che il dugha di Milano avea loro rocto pacie, et 
che di ciò per li homini presi si confessava il duga di Milano 
aver loro rotto la pacie. 

La comimità di Firenza mandò du'imbasciatori con honorevo- 
le conpagnia, e giunseno a Lucha a di .vn. novembre di .Mcoccxxn., 50 
ai quali per lo signore Paulo Guinigi di Lucha fii a loro pre- 
sentato comfetioni, cera, vini e altre cose in abundantia. E ca- 
minoro a Sarezzana, & quine stati alquanto tempo e praticato col 
dicto messer Tomazo, non avendo contraditione, ordinòro quello 
dovesse esser loro salute et danno del compagno, tomòro li dicti 55 
inbasciatori a Lucha a di .xn. novembre dicto anno. 

CCCLIX. Cena facta per lo magnifico signore Paulo 

DI LUCCHA. 

Ai quali per lo dicto magnifico signore fu fatto honorevole 
cena a tucti quelli imbasciatori e a' loro compagni Alla 
quale cena fu messer Bactista da Campo Frevoso con esser a 
quella cena il consiglio del dicto signor Paulo, ciò fu : 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 317 

5 lobanni ser Cambia Baldassari Guinigii, Loreazo Trenta, Ciu- 
chino Advocati, Nicolao Amolfini et Lanciko figluolo del signor 
Paulo, in nella quale cena funno in grande abondantia confessio- 
ni, vivande e altre cose come a tale cena si richiede. E dapoi, 
a di .vm. in vemadl, i predicti inbasciatori si partirono di Luc- 
io cha per chaminare verso Firenza ; ai quali per lo dicto signore 
fa presentato gran quantità di pescio marino. 

E cosi ritornerò a Firenza; e doppo la partita de' dicti im- 
basciatori da Sarezzana, il diao messer Tomazo fé' apichare a* 
merli delle mura di Sarezzana tre di quelli presi. Et cosi prin- 
15 cipia a punire chi li piace. 

CCCLX. Come il vrrio della avaritia regna per tucto Ytalia 

E MAXIMAMENTE IK NELLA CIPTA DI LUCXHA. 

Chognoscendosi per vere prove il vitio et pechato dell' avari- 
tia regnare per tucto, et da tale avaritia neuno re, signore, 
principi o comunità da tale avaritia' volersi partire, ma più to- 
sto tal pecchato seguire, et ben che non sia molto della nostra 
5 materia, fine che altre cose achaderanno, conteremo, che in nd- 
1* anno di .Mccccxxn. fa moria in moltissimi luoghi, ben che in 
in Luccha tal moria in nel dicto anno non tochasse, ma in cia- 
scuno dell' infrascripti luoghi dove Dio dimostrò segno di moria «• cxxwx a 
per li peccati nostri, et massimamente per lo peccato ddla ava- 
io ritia, si dichiaranno i paezi dove tal pestilentia fu, narrando r pri- 
ma a Roma, Napoli et in quelle contradi ; Siena, Perugia, G)r- 
tona, Arezzo, Firenza, Pistoia, Pisa, Vinegia, Bologna, Genova, 
Vignone, Parigi, Bruggia & in alquante provincie, dove in cia- 
scuno de' dicti luoghi molti di Lucha moriono, de' quali al pre- 
15 sente non se ne farà memoria, E ritorneremo a dire, che ve- 
dendo tucte le signorie et comunità tal moria, non che si voglia 
perdonare le spese, né ingiurie, né oflFese, né avere misericordia 
r imo dell' altro, né carità al prossimo, né pregare Idio che levi 
tal pestilentia, ma più tosto crescere male a male, sostenere le 
20 rubarle et storsioni, sensa avere d' alcuno misericordia, intanto che 
poco o vero nulla di bene in ne' ditti paczi si fa. E tucto avie- 



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3i8 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

ne per avarida; per la qual cosa Idio puniscie questa misera 
patria iustamente. 

E per tanto, vedendo in queste parti d' Italia tale avaritia, 
s' inducie a narrare di tale avaritia quello ne scrive Dante in 2; 
più luoghi. E primo, capitolo primo d' inferno, dove dicie per 
figura la lupa assomiglare V avaritia, quine u' dicie : 

CCCLXI. PRmO ESEMPLO. 

E una lupa che di tucte brame 
Sembrava charcha nella sua magressa^ 
E molta gente fé' già viver grame. 

La dispositione de* soprascripti versi è questa. Avaritia figu- 
ra la lupa; si come la lupa è divoratrice di tucti animali et mai 5 
non si satia che sempre sta in fame, cosi 1' uomo avaro mai 
non si adempie né si satia; et è una malatia incurabile et pes- 
sima, che quanto va più innansi in tempo, cotanto crescie e si 
radicha più in nel chuore humano. E ciò che dicie Gilio in 
libro De regimine principum, che di prodigalità in inspatio di io 
tempo si può guarire, ma d' avaritia, non che si guarischa, ma 
sempre multiplicha et crescie. 

Tractasi ancora di questa avaritia in nel .xx. capitolo di Pur- 
gatorio, in una parte dove dicie : 

CCCLXn. SeGOKDO ESEMPLO. 

Eia miseria dello avaro Mida, 
Che segui alla domanda ingorda. 
Per la qual sempre convien che si rida. 

La dispositione di tali versi si è questa. Pigmaleone fa di 

Troia e fii fratello di Dido mogie di Siccheo. Doppo la morte 5 

di Sicheo si inamorò con Enea. Or lo dicto Pigmaleone, es- 

cauLxixB sendo morto Sicheo suo chugnato, succedette in nella sua ri- 

chezza et regno, fu tanto costrecto d' avaritia eh' ella a tradì- 



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DI *GIOVANNI SERCAMBI 319 

mento 1' uccise. E però fu chiamato traditore del patrocida, 

IO cioè di Sicheo, il quale uccise suo padre. 

Mida fu re di Tracia, e aveime che Bacho andò un giorno 
a casa sua. Questo Mida lo ricevèo cortezementc, poi, ansi che 
si partisse, disse eh' elli li volea domandare un dono. Baccho li 
promisse di farlo. Questi per somma avaritia domandò eh' elli 

15 volea che ogni cosa che tocchasse divenisse oro. Baccho li 
fé' la gratia. Quando Mida venne per mangiare il pane e l' altre 
vivande, diventarono oro; si che, non potendo lui mangiare, e 
per questo modo il predicto Mida mono di fame. 



N 



CCCLXin. Terzo esemplo. 

arrasi etiandio in nel dicto capitolo .xx. dove dìcie : 

Del folle Acor ciascum par si ricorda. 
Come furò le spoglie, si che l' ira 
Di Yosuè qui par eh' ancor Io morda. 

5 La disposition de' dicti versi, si com' è scripto in libro Ypsué 
cap.*' vn., Moisè condusse gran tempo il popolo d' Isdrael, me- 
nando quelli in terra di promissione; avenne che Moisè mori 
ansi che '1 dicto popolo avesse compiuto suo viaggio, si che fa 
costituito, in nello oflScio che avea Moisè, uno Yosuè del me- 
lo desmo tribù di Levi. Or chostui conducea lo popolo a suo» 
viaggio per lo modo del suo predecessore; quando venne eh' elli 
ebbe pasato lo fiume lordano e fa nella terra chiamata Anatan- 
te, e uno Acor figluolo di Charim del tribù di luda cominciò a 
rubare secretamente per avaritia di quelli habitatori di Anatante, 
13 e furò spogHe d'oro et d'ariento & anche assai di quelle per- 
sone. A Dio dispiacea che '1 popolo suo rubasse. Alcuni paga- 
vali Idio in questo modo, che come ellino s' afrontavano co' lo- 
ro nimici, elUno perdeano. Vedendo Yosuè più volte perdere 
la sua gente & pugna, lamenta vasi a Dio et dicea: tu ài pro- 
20 messo al popolo tuo ch'elio anderà in terra di promessione, la- 
dove elio sera signore e non suietto ad altri che solo a te* Co- 



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520 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

me è questo facto? E par che tu vogli che non vada; imperciò, 
come noi ci aconciamo in campo contra quelli che voglono vìe- 
tare lo viaggio, noi siamo sconficti et perdenti. 

E Dio per revelatione li fece asapere eh' elli era per lo 25 
pecchato dell' avaritia di Acor, lo quale rubava per empia ava- 
ritia, si eh' elli facea contra lo precepto : non concupisces rem pro- 
simi tuL Ma £1 prendere lo dicto Acor e tucti li suoi discen- 
denti & sua robba & avere, e lui farai atlapidare e le suoi cose 
fa ardere. Yozuè, udito lo precepto di Dio, mandò per Acor, e a 30 
lui fece confessare lo suo malificio, poi lo fé' allapidare al po- 
polo, e' figluoli e le figluole e V avere fece ardere. Facta questa ' 
iustistia, incontenente lo popolo di Dio trionfò et ebbe Victoria. 
E se tucti li signori, e massimamente tu Paulo Guinigi, facessi 
punire coloro che sono chagione di tanta avaritia et contra ra- 55 
gione è rubato i loro beni, Idio dilevere' da noi ogni pestilende 
et te manterebbe in buono stato lungamente. Che si vede ogi 
in .Mccccxxn. Lucha esser più tosto a minuire che crescere; che si 
vede per lo dicto essemplo quello che Dio volse che si facesse 
di quello Acor & de suoi beni. 40 



N 



CCCLXrV. Quarto exemplo, 

arrasi etiandio in nel dicto capatolo .xx. lo infrascritto 
verso : 

Indi achuziam col marito Zaffira. 



La expositione del soprascripto verso è questa. Noi redar- 
guiamo Zaffira e suo marito, li quali furono avari e non ebbeno 5 
fede che la vita apostolica avesse tanta perfettione quanto era 
vastevole, sensa aiutorio e socorso di moneta. E si leggie in 
nelli acti delli apostoli capitolo .v.^ che molta gente, vedendo 
san Piero e li altri apostoli di Cristo fare grandissimi miracoli, 
si convertiano ad essi e vendeano suoi possessioni, e' denari por- io 
tavano alli apostoli, che li dessero a povori per Dip, e poi li 
seguivano et traeano bro vita. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 321 

E fra li altri fu uno Anania, che vedendo questi miracoli, si 
puose in chuore di volere seguire la vita apostolicha e disselo 

15 a ZaflSra sua moglie. Questa rispuose che bene li piacea, e an- 
dònno et vendènno uno campo che aveano. Quando ebbeno li 
denari e Zaflira disse: Anania, e' non serebbe senno apresentare 
alli apostoli tucti questi denari, inperciò che V uomo non sa quel- 
lo che li avegna. EUi è buono che noi ne ritegnamo ascoza- 

20 mente alcuna parte, siche, se altro incontrasse di costoro, noi ab- 
biamo sopra che ricoverare. Anania disse : saviamente ài diao, 
e cosi faremo. Ascoseno una parte di quelli denari e 1' altra 
presentònno a Sanpiero. Come Dio volse, Sanpiero seppe lo mi- 
sfetto di quelli. Come furono dinanti a Sampiero, biasmando 

25 elli loro avaritia, di presente amendue caddeno morti, inperciò 
che voleano corrompere et mischiare la vita apostolica colla ava- 
ritia et visiosa vita. 

Narrasi etiandio quanto a Dio dispiace chi per avaritia vuol 
rubare il proximo. 

CCCLXV. Quinto exemplo. 

Lodiamo i calci eh' ebbe Eliodoro, 
E in infamia tucto '1 mondo gira. 

La dispotitione de' dicti versi sta in questo modo. Elio si 
truova in nelle storie che in Asia regnava imo re nome Seleucho, 
5 il quale adorava l' ydoli, e fra li altri n' avea uno, da chi elli avea 
risponso, nome Appolline. Or volendo quello Appolline sodur- 
rere a magior sacrificio fare al dicto Seleucho, disse a lui un 
di : sappi che ane confini d' Asia è una ciptà eh' à nome Yeru- 
zalem, in nella quale habita uno popolo che adora uno suo Dio, 

IO e quel popolo li à facto un molto riccho et nobile tempio e 
molto adornato d' ornamenti et vazellamenti facti et ordinati a 
sacrificio, e annone in tanta quantità che sono d' avanso. E però 
manda là tuoi inbasciatori e fa che tu n' abbi, si che in quelli 
vazelli tu mi sacrifichi. E sappi per certo, che se tu mi sacri- 

15 ficherai in quelli vazelli e faraimi sacrificio, io ti darò tucto ciò 
che mi saprai comandare o domandare. Ancora ve n' è tanto 

B 21 



e. CXL B 



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322 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

d' avanzo d' oro et d' arìento, che se ellino td mandano, tu serai 
Io più richo homo del mondo. 

Odito questo, Seleucho costretto 4a avaritia mandò uno suo 
ambasciatore a Yeruzalem nome Eliodoro, con questa ambasciata, 20 
che li dovesse piacere di mandare al suo signore di quelli va- 
gellamenti e adornamenti eh' erano in nel loro tempio, inperciò 
che lo suo signore ae proposto di volere fare uno tempio al suo 
Dio, simile ornato come quello. Fuli dicto di no per li prin- 
cipi de' sacerdoti. 25 

Lo dicto Eliodoro volle di nocte andare a involare de* ditti 
vazellamenti. Com' elli fue in nel tempio, elio apparve uno ca- 
vallo molto orribile lo quale salicte adosso et cominciòlo a schal- 
chegiare e a romperlo tucto co' piedi. Vedendosi Eliodoro in 
cosi mala fuga, tornò a Dio et domandoli perdonansa, siche Dio 30 
li perdonò et elli tornò a Seleucho a dirli novelle. Per la quale 
avaritia al dicto Seleucho ne crescie infamia, la quale avale è 
notevole a tucto '1 mondo. 

Seguitasi di Polinestor, come si contiene capitolo .xxx. dello 
Inferno in questo modo, cioè: 35 

CCCLXVI. Sexto esemplo. 

Polinestor eh' ancise PoUidoro, 
Ultimamente e si grida: Crasso, 

Dicci, che '1 sai di che sapore è 1' oro. 
E quando la fortuna volse im basso 

L' altezza de' Trojani, che tanto ardiva 5 

Siche insieme co' regno i re lu casso; 
Ecuba trista, misera et chattiva. 

Poscia che vidde Polizena morta, 

E del suo Polidoro in sulla riva 
Del mar si lu la dolorosa acorta, io 

Forsennata latrò sicon^e chane. 

Tanto il dolore le fé' la mente torta. 

La dispositione de' soprascripti versi è questa. La reina Ecu- 
ba reina di Troja divenne insana et furiosa, tanto che andava 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 32} 

15 abaìando come chane. AI tempo che li Greci assediòmio Troia, 
lo re di Troia avea infra li altri uno figluolo che avea nome 
Polidoro, piccolo, il quale elli molto amava. Pensósi che per lo 
dicto esercito de' Greci li potrebbe adivenire alcuna disgratia, 
siche mandò questo Polidoro con moltissimo avere in Tracea 

20 a Polinestor re di quelle contrade, eh' era intimo suo amico, 
pregandolo che lo facesse nodrire & guardare, fine che quella pe- 
stilentia la quale li era data per li Greci, cessasse, manderebbe 
per esso. Poi avea etiandio una sua figluola eh' ebbe nome Po- 
lizena, per la quale fu morto Achille, com' è noto, molto bella- 

25 Or im processo di tempo li Greci preseno Troya et Pirro fi- 
gluolo d' Achille volle che, per amor del suo padre, della dieta 
Pulizena fusse facto sacrificii alli dei in su 1' archa del padre. 

Ancora in nella presura di Troia fu morto lo re Priamo, et 
Ecuba chacciata de reame, vedendosi ella in cotanto infortuno, 

30 tucto lo portava in pacie dicendo : io oe in Tracia Polidoro mio 
figluolo con grande avere, io andrò a stare con lui e trarrò mia 
vita come potrò. 

Ora avvenne che il dicto Polinestor, sapendo che Priamo 
avea perduta la terra et lui morto, siando andato Polidoro in 

35 diaccia in sullo lito del mare, ordinò il dicto Polinestor per ava- 
ritia che '1 dicto Polidoro fusse morto, perchè quello avere li ri- 
manesse. 

Morto Pollidoro, in su lito del mare fu lassato e non se- 
pellito. Ecuba sua madre, andando per stare con lui, trovòlo 

40 morto & ebbelo cognosciuto, di grandissima tristessa venne a 
esser macta et andava latrando come fanno li cani. E cosi fi- 
mo sua vita. 

Seguitasi di Crasso, quanto per avaritia si condusse a far con- 
tra il dovere in questo modo, cioè : 

45 Questo Crasso fu un grande consolo in Roma al tempa 
eh' ella signoreggiava tucto, ribellòsi una ciptà a Roma, siche vi 
fu mandato ad assedio con grande hoste di Romani, e fu facto 
capitano universale de' Romani. E stato il dicto Crasso per un 
tempo ad assedio della dieta ciptà et elli pact^iò con quelli di 

50 quella terra, s' ellino li voleano dare ceru quantità d' oro che 



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324 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

lui si leverebbe dallo assedio con tucta sua gente. Acordònsi 
di far ciò, si che questo Crasso, costrecto da avaritia, secretamcntc 
entrò in nella terra una nocte per ricevere lo predicto oro. Li 
ciptadini, quando ebbeno costui dentro, si lo preseno e la macti- 
na si lo portònno in sulle mura della terra acciò che quelli dd- )] 
V oste lo vedessero, e scolandoli 1' oro chaldo giù per la gola, 
diceano: aurum sitisti aurum bibe. Cioè, tu avesti per avarina 
sete d' oro a tradire il tuo comune, avale, to', bene. E cosi moria 

CCCLXVn. De avaritia. 

E a verificatione che ogni signore disidera avere ofo per ava- 
ritia, si barrerà che essendo ser lohanni ser lacopi Turchi 
per suoi dimeriti sbandito di Luccha, com' è stato diete, e tud 
i suoi beni pubblicati alla cammera, fu suplicato per alcuni ami- 
ci del dicto ser lohanni al magnifico signore Paulo Guinigi, che j 
pagando fiorini .mm. fusse a lui restituito li beni. Et cosi oten- 
ne. E per questo modo chi à denari ogni cosa li viene &cto; 
ma quanto sia honesto ogni buona discretione lo iudichi. 

CCCLXVin. EXEMPLO MORALE IL PERCHÉ LuCHA DIVIBOT 

IM MISERIA ET POVERTÀ PER LI MALVAGI PIATI 

ET GIUDICI ET AVOCATI. 

R acontato parte del pechato della avaritia, si taceranno di 
molti altri pechati per non far troppo limgo scrivere. E 
conteràsi alcune cose le quali sono chagione del dis&cimento 
delle ciptadi e paesi, per li quali pechati Idio manda le pestileii- 
tie e li altri mali, che tucto di ocorreno in queste nostre con- j 
trade d' Ytalia et maxime in Lucha. Ricordando che anticha- 
mente soleano dimorare in sulla piassa e gradola di Santo Mi- 
chele in mercato certi ribaldi, iochatori, corrieri, disegnando l'es- 
ser loro, e primo le più volte vestiti solo di chamicia sensa nul- 
la in capo e rade volte scarpe in pie, in ella mano mancha pò* 1*^ 
chi denari, in ella ricta tre dadi e per cintura uno cinghuolo 
con una bussola da portare lettore, e senpre e d* ogni tempo se 



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DI GIOVANNI SERCAMBI . 52S 



ne vedea. Molti aveano tanta fede et lealtà, che s' ellino aveano 
a portare lettore o denari, mai neuno ne fallio che leale non fus- 
1 5 se trovato ; e per questo modo le comunitadi erano bene serviti, 
e simile li mercadanti di loro aveano buono et leale servigio e 
mai di loro non fu dicto che fallisseno e sempre trovati leali. 

CCCLXIX. EXEMPLO DELLA MATERIA DICTA. 

Ora si narrerà, con molto dolore, in confusione di quelli yudi- 
ci, avocati, procuratori et notari che oggi in .MCcccxxn. 
et di prima più anni, anno uzato et uzano la piassa e le gradola 
di Santo Michele in mercato di Lucha. Li quali indici, avocati 
5 & procuratori dovrebeno, sendo ragione, stare in ne' loro studii 
con libro aperto innanti a li occhi, dare consigli veri, conpuo- 
nerc leggi chiare, prendere i piati insti, difìnire le sententie sen- 
sa codetta, e le sentensie che a loro sono commesse, iustamente 
darle sensa considerare persona. 

IO De' esser fermo et costante che non si coronpa per avaritia 
di denari né per lividore d' invidia o per nascimento di carne. 
E facendo cosi farenno quello che sere' piacere di Dio, amatori 
di buona concordia tra ciptadini, e bene del prosimo, e Dio le- 
vre' da noi le pestilentie. 

15 Ma ora in nella nostra ciptà di Lucha li predicti indici, avo- 
cati et procuratori, dalla mactina fine a sera, sempre in torma 
sono veduti stare in sulla dieta piassa a compuonere piati ingiu- 
sti, liti et contraversìe, dare sententie doppie, ingannatori di chi 
a loro si fida, prendere denari da reo e dallo actore, socelare le 

20 scritture de' piati, fare le questioni immortali, e se la quistione è 

picola, prima che si vegna a contastare la lite, facto spendere 

alle parti che non è la vera sorte, pigiare a difendere il torto 

co loro chavigliasioni, allegando leggi che mai non funno ordinate. 

Che se fusse facto a loro quello che scrive Tulio, quando 

25 dicie che quel indici che à il contrario di quello de' esser, e si- 
mile Socrate dicie che du' cose sono massimamente contrarie a' 
consigli, cioè frecta e ira. E Gualtieri in AUexandria dice: se 
ti viene a mani lite, essendo tu indici, dirizza la bilancia del iudicio, 



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326 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

non ti pieghi l'amore, non ti tochino i doni, non amicitia, non pa- 
rentado a dare sentensia contraria alla verità. 3^ 

E perchè tali avochati et procuratori Éinno V opposito, se 
fiisseno puniti da chi è loro maggiore in nella forma che fé' pu- 
nire Cambisse re di Persia, che fecie scortichare vivo uno ludi- 
ci, il quale per odio et per ira et per pecunia et per lividore 
d' animo avea condapnato ingiustamente imo suo inimicho, e 35 
sopra la sedia dove si giudìcha si coprio della pelle del indici 
scorticato, acciò che non fusse alcuno che mai atentasse fSare 
contra iustitia. Et questo facendosi, le morìe e V altre pestilen- 
tie cesserebbono da noi & dalla nostra ciptà di Luccha. 

E a perpetua rei memoria si noteranno quelli avochati, prò- 40 
curatori et notari non intendenti et facti notari per avaritia, sen- 
za alcuna scientia, li quali in nella ciptà di Luccha' suo contado 
esercitano la notarla, senza alcuna ragione di gramaticha. Co- 
minciando prima da' giudici e procuratori, e ultimo a notare li 
notari : 45 

Messer Nicolao di messer Manfredi da Chamaiore. 

Messer Dino di sec Pacie da Montechatini. 

Messer Stefano Branchaleoni biadaiuolo. 

Messer Bonfiglio dalla ciptà di Fermo. 

Messer Filippo di ser Domenico Lupardi di Fondo. 50 

Messer Guelfo de' Lamfranchi da Pisa. 

Messer Cecchardo di Fasuolo da Massa. 

Messer Urbano di Paulo Cucci batiloro. 

Messer Chirardo Matei Vigutelli testore. 

Messer Becto di Freduccio Interminelli. 55 

Messer lohanni di Bartholomeo Cuiddcti. 

Ser Domenico ser Filippi Lupardi. 

Contato li avochati et procuratori, ora si conteranno quelli 
notari di che di sopra è dicto^ cioè : 

Ser Bartolomeo Buoni da Nochi. éo 

Ser Piero ser Simoni Alberti. 



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DI GIOVANMI SERCAMBl 527 

Ser Diodato chaciaiuolo da Pietrasanta. 

Ser lohanni d' Antonio spesiale. 

Ser Mariano di Piero Forti caciauolo. 
6$ Ser Dino Pandolfini* 

Ser Diodato da Villa Bazilica. 

Ser Francesco Nicoletti da Camaiore. 

Ser Antonio di Piero Pardi. 

Ser Gerardo Turini. 
70 Ser Nicolao di Petro da Camaiore. 

Ser Gerardo da Massa di Lunigiana. 

E di molti altri se ne potre' fare mensione ; ma per non hie 
questa materia troppo lunga^ si tacerà di nomare delli altrt E 
tomcràsi a dire che tucti li soprascripti sono più tosto da esser 

75 schaciati che a loro dare alcuno oflScio. E questo vasti al pre- 
zente aver dicto di tali avocati, procuratori & notari. E se altri 
volesse arguire che in Luccha per li dicti avocati, procuratori et 
notari s' adopera iustamente, si dimandi, infra li altri, prima Da- 
niello Lupardi, figluolo che fu di ser Filippo Lupardi et fratello 

80 di ser Domenicho Lupardi, quello che al dicto Daniello è incon- 
trato. Dicendo che, essendo Daniello Lupardi a Firenza e quine 
bene inviato con più telari a V arte della seta, fii per lo magni- 
fico signor Paulo Guinigi di Lucha datoli salvoconducto, per- 
chè ser Domenico Lupardi suo fratello indebitamente lo tenea 

85 fuori di Luccha, con modo che ogni cosa facta per lo indirietro 
tra lui et ser Domenico, si dovesse vedere se il predicto Daniello 
era stato ingannato, che tucto si tornasse indirieto. Et cosi se 
ne fé conmiessione in Bartolo luntini spesiale da Pietrasanta et 
in Andrea d' Antonio Banchieri. E avuto la verità di quello 

90 che ser Domenico V avea iniuriato et tolto con false opposte, 
otenne il dicto ser Domenico che di cosa facta non si dovesse 
s^uire, essendoci stato più mesi. E per questa chagione il pre- 
dicto Daniello esser stato rubbato et schacciato di Lucha per li 
punti e ingurie fattoli per lo fratello, e più toltoli la casa, pos- 

95 sessioni che di lui erano, per pene, e cosi si rimase. 



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528 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



Dimandisi Bartolo lumini l' arogansa e' punti del dicto ser 
Domenico. Avendo veduto che Bartolo luntìni avea a pititione 
del dicto Daniello testificato quello avea veduto sopra de' facti 
tra Daniello et ser Domenico, il dicto ser Domenico con suoi 
argomenti achuzando il dicto Bartolo di falsitate, essendoli soste- ioa 
nuto il dicto Bartolo, non potendo contra il dicto ser Domenico 
contastare, per contumacia li fu facto pagare fiorini .ecc. e scha- 
ciato di Lucha. 

Domandinsi i Birindelli et Simo Turellini ; per meno di fio- 
rini .xxxn. eh' era tra loro la prima quistione, più di .mm. fiorini 105 
avere consumati per operatione del dicto ser Domenicho & delli 
altri avocati, che si potea tal quistione per piccola cosa spacciare. 

Dimmi tu, Chastello Chastillioni, esser disÉacto per lo piato 
che ti mosse adosso Tieri Gentili, domandandoti V aministratione 
de' beni del padre, li quali per te erano stati tocchi; quanto insti- no 
tia fu, per uno iuramento non licito al dicto Tieri conceduto, 
datoli al dicto Chastello sententia adosso di fiorini .vm.™, dove 
mai ne poteo avere fiorini .mm.? E questo per li punti et iura- 
menti iniqui. Per la qual cosa ne seguitò danno a Tomazo 
Narducci di più di fiorini .ce, a Bartholomeo della Vaccha di 115 
più di fiorini, ecc., a messer Bonfiglio avuto sentensia di fiori- 
ni .vi.« ; e il dicto Chastello co' figluoli esser costretti abandonare 
la ciptà dì Luccha. 

E cosi discorendo, che si potre' dire che è stato rubbato e 
tolto a lohanni Sercambii e al fratello per alquanti la valuta di 120 
fiorini .x.»" E perchè più innanti si noterà distesamente tal 
danno, però qui non si dichiarerà ; perchè quine si noterà ordi- 
natamente. 

Dimmi tu, Macteo Charincioni, chome se' stato pagato di 
quello che a te pervenìa per la heredità di Bartholomeo Charin- 125 
cioni, che non che tu abbi avuto il tuo, convenirti di Luccha 
asentare per non potere, contra di chi dare ti de', domandare quel- 
lo che aver dovei? 

E tu, Tieri Gentili, come se' conducto per li piati che ài avu- 
ti colli heredi di lohanni Franchi, che, non che abbi avuto quel- ijo 
lo dovei avere, ài speso quello che avei di tuo propio? 



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DI GIOVANNI SE RCAMBI 329 

E tu, lohanni et Matteo Ghiova tuo fratello, avete avuto quel- 
lo dovavate ricevere da Paulo Balbani et Nese Franchi, per non 
potere domandare contra loro quello che avere dovavate, esser 

135 conducti, per necessità di mercadanti, a esser officiali in contado? 

E tu, Federigo Trenta, come ài riavuto la moltitudine di più 

di .xxira.m di fiorini che avere dovei da Guilliemo dal Portico, 

et chi a te li dovea dare stare in Luccha, et tu per necessità ire 

oltre monti, dove quine lassasti il corpo e tuoi figluoli povori 

140 rimasi? 

E tu, Iacopo Tomasini, di' quanta faticha durasti per Nese 
Franchi, e quello che per te ebbe da' compagni, avere piatito lun- 
gamente et speso quello avei, né mai di tal piato non venirne a 
fine per nuove leggi trovate? 

145 E tu, frate lohanni Vannuchori, esser vestito di panno bigio 
in forma di frate, per lo piato che ti mosse Nicolao Honesti, & 
tu per consiglio di ser Domenico t' à conducto a stare al modo 
stai, con grande vituperio della ciptà? 

E tu, Meo Boniohanni, il quale sempre seguisti ser Domeni- 

150 co fine che la vita ti durò in corpo, sempre piatendo, facendoti 
spendere et consumare quello che con grande faticha moltissimi 
anni avei guadagnato, né mai potesti acordio pigiare con chi dare 
ti dovea et cosi rimanesti disfacto? 

Dinuni, tu lohanni di mon. Margarita da Diecimo, che aqui- 

155 sto ài facto de' fiorini .v.c che prestasti a Simo TurcUini, volendo 
tu vivere con consiglio di ser Domenicho Lupardi, stando duro 
& pertinacie, che più che il capitale ài perduto, e tucto per le 
soctiglesse de' chactivi avocati et procuratori ? 

Dimmi tu, Nanni Bartolucci, quello che ài avuto del piato 

160 factoti Bartholomeo Faitinelli e tu avuto sententia per te, lui 
appelando aver simile sententia, lui replicando in nello appello & 
convenirsi dilegare, avesti sententia per te & nondimeno mai 
non ài potuto avere executione di tale sententie, piatito più di 
du'anni & speso quello avei e non potere lavorare? E questo 

165 per difetto de' chattivi avocati & procuratori. 

E tu, Nanni Stefani filatore, dimmi quello che il dicto Bar- 
tholomeo Faitinelli t' à tolto, prima il filatoio & domandatoti 



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330 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

cento dì fiorini, & tu non potendo spendere, se' costretto a star 
in casa rinchiuso più di tre anni, né mai si poteo tale ragione 
mettere a fine? * l'jo 

E tu, lohanni Malpigli, come se' chapitato del piato avuto con 
Bartholomeo Faitinelli, che non ti sono valsute lettore di sua 
mano, conti di libri, punti di avocati, esserti venuto sententie 
adosso dovendo tu ricevere, avendo speso quello avei et £acto 
povero? E tucto questo procede dalli avocati et procuratori 17 j 
non leali. 

Ditemi voi, figluoli che foste di Francesco Sbarra, che spe- 
ravate esser heredi di Bartholomeo Sbarra vostro chuzino, quali 
leggi, quali statuti, quali ordinamenti, quali allegagioni esser state 
allegate che la sententia sia data contra di voi? E voi, non 180 
avendo denari per V apellagione, venite a perdere tucto, che va- 
lea più di fiorini .mi,™ 

Dimmi tu, ser Mazimo da Pietrasanta, chome t' à conducto 
il consiglio di messer Nicolao da Chamaiore con lohanni Mal- 
pigli? Senza iustitia et ragione se' spoglato della possessione et 185 
per interessi condenato a restituire fiorini .10, non potendo tua 
ragione difendere. 

Dimmi tu, Filippo di lohanni di Poggio, come capitasti con 
Matteo di Pogio tuo patringno, per li punti et tradimenti delli 
avocati et procuratori soprascripti? 190 

Taceràsi al presente di molti piati, e tomerasi a dire per 
questo modo si governano i piati e le quistioni in questa ciptà 
di Lucha. E però non è da meraviglarsi se Idio ci manda di 
tali pistolentie; che se non ci fussa primieramente tanta avaritia 
e desiderio di denari e iudici traditori non puniti, Idio chan- 195 
sere' da noi ogni male. Ma perchè tali avocati et procuratori 
non sono puniti, ogni male meritiamo. 

CCCLXX. Come a Luccha e in nel contado venne 

GRAN QUANTITÀ DI NIEVE E MOLTI FRUCTI GUASTÒ. 

Lassasi al prezente di contare della soprascripta materia e di- 
rasi che del mese di gennaio di .mccccxxul venne in Lue- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 351 



cha e in el contado moltissima nieve con gran freddo, intanto 
che nievicando nieve sopra nieve e non disfacendosi per tucto 
5 lo mese di gennaio, convenendosi con marsecuri la dieta nieve 
et ghiaccio disfare, et molti ciptadini et altri chadere, e moltri 
guastarsi i membri e infredire, con non potersi in Luccha con- 
durere alcuna mercantia né victuaglia da vivere né legna da ar- 
dere, si che il povoro per freddo non potersi aiutare, & molti 

IO morinno di freddo. E cosi T un male induce V altro. E più, 
che tucti aranci, dentro & di fuori di Luccha, per lo freddo si 
guastarono, cosi li piedi come il fructo; e tucti chauli, erbi da 
chucina, cosi quelli ch'erano fuori della terra, chome quelli ch'era- 
no socto terra, per lo freddo secchare et guastarsi, intanto che 

15 quella quaresima fu di tali cose molto privata. Mio proveghi 
a quello sia suo piacere. 

CCCLXXI, Come il luogotenente m Genova per lo duca 

fé' alcuno ORDINE. 

Tempo era che le ghiaccie erano structe in nella ciptà di 
Lucha e in nel suo contado e le nievi tornate in. aqua, e '1 
verno per lo calore del sole era temperato per lo avenimento 
della primavera, essendo il sole nel segno del pescie del mese 
5 di ferraio et entrava in nella quaresima ; quando il dugha di Mi- 
lano volse che '1 conte Charmignuola, luogotenente per lo ducha 
di Milano in nella ciptà di Genova, facesse comandamento & de- 
creto contra tucti' Genovesi et soctoposti alla comunità di Ge- 
nova, li quali fusseno in nelle parti di Toschana a oflScio, overo 
IO acti a navichare o fare navigli o mercantie che fusseno contra 
le entrate della comunità di Genova, che infra certo termine si 
debbiano rapresentare alla ciptà di Genova dinanti al dicto con- 
te Charmignola, posposto ogni officio o arte o magisterio che 
preso avesse in nelle parti di Toscana, socto grieve pena qual 
15 fusse quello che non si rapresentasse in fra '1 termine assignato; 
e tal pena s' intende esser facto ribello et sbandegiato della for- 
za di Genova, con perdere tucti loro beni. E perché in nella 
ciptà di Lucha era alcuno soctoposto a Genova all' ofìcio del 



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5J2 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

fondacho, nome ser Venantio, di presente tale officiale, chiesto 
licentia al magnifico signor Paulo Guinigi di volere comparirei 
per non rimanere in bando, al quale per lo dicto signore li fa 
dato licentia. E andato a Genova et rapresentatosi al dicto go- 
vernatore, riceveo licentia dal dicto di potere ritornare a Lucha 
et cosi ritornò a Luccha al suo officio. 

CCCLXXn. Come fu a Luccha grande DivroA 
d' ogni vituaglia. 

Lasseràsi di conure del dicto duga di Milano, e tomeràsi a 
contare, che in nel principio del mese d' aprile di .Mccccnin. 
la divizia delle vituagle in Lucha & in contado si dicie 
Che per fiorini imo s' à stala .vmi.<* di grano buono, 
e per fiorini uno stala xm. miglio, fave o panico, 5 

e per fiorini due carro .1. di vino buono per la state, 
e per fiorini uno libre .vrai.<> d' olio buono & dolcie, 
e per fiorini imo some .xvi. di legna di guercia, 
e per fiorini uno libre .xvm. di buona carne salata, 
e libre .m. cacetti a bolognini .xvni. " 

ova a bolognini 

Per la qual divizia tucto il contado di Luccha ne viene 1 
esser mal vestito e pogo calzato, e non potere per loro bizogni 
spendere alcuni denari, considerando quello che di continuo i 
predicti di contado sono tenuti di pagare alla cammera di Lue- -i 
cha & altre spese. Idio provegha. 

CCCLXXin. Come il duga di Milano die' ordine di fare 

GRANDE ARMATA DI NAVIGLI. 



L 



o magnifico dugha di Milano e signore di Genova, volendo 
dare a' suoi secreti pensieri ordine al suo salvamento, di- 
spuose del mese di marzo in .mccccxxiii. che il conte Charmi- 
gnuola, il quale era suo luogotenente in Genova, desse ordine di 
armare .xxiin.o galee et .xii. navi, ben guarnite di tucto ciò che i 
a galee et a navi s' apar tiene, cosi di gente da remi come di 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 35} 

gente da combattere, e. simile da vivere. Le quali galee et navi, 
col nome di Dio, sì principiònno a mettere in punto all' uscita 
di marzo. E cosi sucintamente seguio, come altro' si noterà. 

IO E simile il dicto duga di Milano, oltra le brigate grandi che 
lui à a soldo da chavallo et da pie, li quali sono più di xvi.™ ho- 
mini, di nuovo del dicto mese di marso à condutto homini 
d' arme ,m., con avere tucte genti d' arme, cosi da pie come da 
chavallo, paghati di tucto ciò che aver denno per loro soldo, e 

15 simile ogni .xxvm. dì del mese a ogni uno dà il soldo di quel 
mese; con comandamento, cosi homini d' arme come fanti da 
pie, siano et stiano sempre presti, sensa neuno manchamento, e 
a ogni ora che a loro fusse comandato il cavalcare; e simile 
comandato di suoi cerne grande quantità, e che neuno fallischa 

20 che sempre non siano presti, sotto grave pena. 

E perchè tali apparecchiamenti non sono senza gran sospetti, 
e massimamente della comunità di Fhrenza e loro collegati, ognu- 
no sta in su suoi, non potendo sapere né sentire i pensieri del 
ditto dugha. E cosi s' è dimostrato per tucto il mese di mar- 

25 zo. Or secondo che altro achaderà della dieta armata & d'al- 
tro, altro' si noterà. 

CCCLXXIV. Del danno che Iohanni Sercambi di Lucha 

a ricevuto per esser stato amico della casa 

de' Guinigi e del signore Paulo Guinigi. 

Mentre che le cose d' Ytalia si taceranno, si narrerà per me 
Iohanni Sercambii quanto pericolo porta et à colui che si 
trova in alcuna terra dove sia divizione & sette di pareri; et 
perchè di molti si potrebbe narrare quanto è charo gostato a 
S quelli che si sono inframessi a esser d' alcuna delle sccte, e po- 
sto che molti con iuste cagioni si siano trovati a essere difen- 
sori d' alcuna delle parti, niente di meno non è però che l' altra 
parte non nelli porti mala voluntà a quelli che erano loro contrarli. 
E quando anno il modo e '1 tempo di vendicarsi de' tali, 
IO non guardando perdono né gratie che già ricevute avesseno da 
chi rimane vincente. E perchè di molti se ne può narrare es- 



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5^4 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

seme stati morti & rubati, si dimandi prima in Parigi quanto è 
charo gostato a' nostri ciptadini di Luccha per essersi acostati 
com Borgogna et col cfalfino. E perchè sere* lungo lo scrivere, 
si lasserà di contare a chie è stato ebaro gostato tal partialità. 15 

E acciò cbe d' alcuno s' abbia memoria, quello fu facto a 
maestro Piero delli Schiatta di Lucha e a uno suo fratello car- 
nale, e a Antonio Quarti di Luccha, che a romore in Parigi 
funno a pessi taglati e i loro beni rubati, e simile rubba fu £icta 
a molti ciptadini di Luccha e d' altri paesi. E cosi si potre' di- 20 
re in Pisa, Genova, Bologna, Perugia e dove sono state septe; 
chi n' è mal chapitato, non avendo mai avuto alla mente quello 
che si scrive per li infrascripti profeti, apostoli et doctori di 
santa chieza; che se li avesseno bene intesi, non s* incorrea 
in tanta pena & pericolo. E pertanto si noteranno ad esemplo 25 
in questo modo, cioè: 

Paulo apostolo a Filipenses : Fratres gaudete semper in domi- . 
no, iterum dico gaudete. 

Yzaia profeta: Ego dominus, et non est alter. Ego dominus 
faciens omnia. 50 

Paulo ad Hebreos: Et tu domine in principio terram fimda- 
sti, et opera manum tuarum sunt celi. 

Yzaia profeta: Querite dominum dum inveniri potesL In- 
vocate eum dum prope est. 

Libri Hester: Horavit Hester ad dominum, dicens : domine 3J 
Deus rex omnipotens, in ditione tua cuncta sunt posita, e non 
est qui possit tue resistere voluntati. 

Yeremia profeta: Maledictus homo qui confidit in homine, 
et ponit cameni et brachium suum. 

Libri Regum : Vere scio quod non sit alius Deus in univer- 40 
sa terra nisi tu dominus Deus Isdraeh 

Secundum Johannes. Dìcebat Yesus turbis iudeoram: ego 
sum lux mundi, qui sequitur in me non ambulat in tenebris. 
e. cxLviA Libri Sapientie: Beatus vir qui inventus est sine macula, et 

qui post aumm non habit ne speravit in pecunie tezauris. 4) 

Libri Sapientie: lustum deduxit dominus per viam rectam 
et ostendit illi regnum Dei. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 35$ 

Salm. David (30): In te domine speravi non confundar in 
ettemum, in iustitia tua libera mt. 
50 Salm. David (36): Spera in domino et fac bonitatem, in- 
habita terram & pasceris in divitiis eius. 

Salm. David (40) : Ego dixi : domine miserere mei, sana ani- 
mam meam quia peccavi tibi. 

Salm. David (43): ludica me Deus et diceme chausam meam 
55 de gente non santa, ab homine inkjuo et doloso erue me. 

Salm. David (43): Deus in nomine tuo salvum me fac et 
in virtute tua libera me. 

Salm. David (46): Miserere mei Deus, miserere mei, quo- 
niam in te confidit anima mea. 
éo Salm. David (éo) : Exaudi Deus deprecationem meam, inten- 
de orationi mei. 

Salm. David (70): Deus in aiutorium meum intende, domine 
ad aiuvandum me festina. 

Salm. David (92): Bonum est confiteri in domino e sallire 
65 nomini tuo altissime. 

Salm. David (113): Laudate pueri dominum, laudate nomen 
domini. 

Salm. David (143): A te levavi oculos meos domme, qui 
habitas in celis. 
70 Salm. David (147): Nisi dominus custodierit civitatem, fru- 
stra vigilat qui custodit eam. 

Salm. David (174): Dominus pauperem facit & ditat humi- 
les et sublimat. 

Narrato molte autorità, vere, buone et sante, le quali io 
75 lohanni Sercambi apruovo, et quelle veramente confesso che cia- 
sciduno fedele cristiano dovrebbe sempre avere in nella mente, 
et da quelle mai non panirsi. E pertanto dovrebbe ciascuna 
oservare & a Dio racomandarsi e in lui avere tucta sua spe- 
ranza, più tosto che in alcuno re, principi o signore mondano; 
io però che colui che da Dio si parte per acostarsi co' dicti prin- 
cipi o signori, ne vegnono in pericolo di perdere V anima & si- 
milemente il corpo. 



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536 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



E a verificatione di quello che in nel principio di questo ca- 
pitolo è stato contato, che V uomo non si dovre' infirametere 
quando in nelle ciptadi e paesi sono diferentie, di non achostarsi 85 
con alcuna delle parti, ma più tosto della terra et paeze asen- 
tarsi, per non incorrere in ne' pericoli che per ciò si viene. E 
acciò che se ne possa di ciò prendere akuno fructo et exemplo, 
si narrerà quanto danno pericolo & spesa è seguito a me Tohan- 
ni Sercambii, per essermi acostato, difeso & aitato la casa de' Gui- 90 
nigi, e tucti quelli che di quella chasa funno amici et servidore ; 
si noterà tucto ordinatamente, dicendo : 
c.cxLviB E ben che non paia molto honesto quello che per me si 

narrerà, pure la conditione della chosa per quello ne seguitò fine 
a questo anno di .Mccccxxm., si dirà quanto per me fu adope- 95 
rato a salvessa della dieta chasa et della comunità di Lucha e 
simile del magnifico signor Paulo Guinigi. Et benché in alcuni 
luoghi di questo libro et etiandio in nel primo libro ne sia al- 
cuna cosa contato, pur perchè si sappia V ordine conpiutamente 
come procedeo che io di quella chasa mi feci servitore, si diri 100 
col nome di Dio in questo modo, cioè: 

Essendo Lucha rimasa libera dalla servitù che eravamo de' Pi- 
sani, per lo senno di Francesco di Lazzari Guinigi padre del ma- 
gnifico signor Paulo e per molti altri buoni & leali ciptadini, 
Lucha fu bene recta et governata dall' anno di .mccclxx. fine a 105 
r anno di •MCCCLXXxni. , ripremiando i buoni et punendo quelli 
che male voleano vivere, de' quali d' alcuno n' è facto mentione. 

E per più buono vivere fu ordinato per consiglio generale 
uno officio di balia, lo quale si mantenne fine alla vita del dicto 
Francesco Guinigi; e morto il dicto Francesco cominciò il di- no 
monio dell' umana natura a mettere in nell' animo di molti cipta- 
dini volere al tucto abassare lo stato della chasa de' Guinigi. E 
a questo ordinamento si trovònno grande quantità di ciptadini, 
^ li quali a volerli tucti notare, sere' molto lungo lo scrivere. Ma 
ben si noteranno alquanti principali che sodusseno il coU^io 115 
delli antiani a fare parte della loro voluntà. 

E primo fu messer Bartholonieo Forteguerra, Forteguerra 
Forteguerri, Piero & lohanni Rapondi, Turchio Balbani, mes- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 337 

ser lohanni Maulini, Bartholomeo Micheli et altri loro adherenti, 
120 li quali andònno al collegio delli antiani che in quel tempo si 
trovònno in palagio. Li nomi de' quali fiinno questi: 

Per Sancto Paulino San Salvatore 

Piero Brilla, Macteo Nutini, 

Orlandino Volpelli, Maestro Iacopo Colucini, 

125 Lessio lohanni, pannaio. Piero Ciuchini Panichi. 

San Martino 
Nicolao Pinelli, 
lohanni Turchi Balbani, 
Piero Tegrimi, banchieri. 
130 Assente Nicolao Ghiova, il quale dovea esser gonfalonieri d'iusti- 
tia e per la sua essensia non funno se non .viin. antiani, de' quali 
li octo erano della voluntà de' soprascripti ciptadini. Raunato il 
consiglio generale, di facto fu cassa et cancellata la ditta balia, 
intanto che poco overo nulla i predicti Guinigi poteano in Lu- 
135 cha. E cosi ristetteno fine alla morte di messer Matteo Gigli, 
com' è contato in nel primo libro. Per la qual cosa non ebbe 
luogo che i Guinigi fussero di Luccha excluzi, ma mantenendosi 
forti colli amici dentro et di fuori, fine all' anno di .mccclxxxx., 
dove di nuovo si cominciò nuova scisma tra i predicti nomati & 
140 molti altri di volere al tucto la dieta casa de' Guinigi e loro 
amici di Luccha chacciare. 

Considerato io lohanni lo regimento de' dicti Guinigi esser 
utile & buono & salvessa della ciptà di Luccha, e veduto quelli e. cxlvh a 
che s' erano facti inimici di tale chasa esser di parte divizi, 
145 tali guelfi tali ghibellini, tali dugali tali matraversi, alcuni desi- 
deravano farsene signori, alchuni diventare ricchi per via di rub- 
ba & d' altri mali; racomandandomi a Dio, mi dispuosi al tucto 
esser amico de' dicti Guinigi e de' loro amici, cosi in ne' consi- 
gli come etiandio a difesa coli' arme, io et miei parenti et adhe- 
150 renti, non con intentione d' alcuno aquisto, ma per salute di 
quella chasa e salvessa di Luccha. 

E come è stato contato in nel primo libro, col nome di Dio, 
essendo durato la scisma e la divisione circha du' anni, a di .xii. 

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358 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

di magio in .mccclxxxxii. la predicta chasa de'Guinigi octenne 
Victoria, vivendosi a comune ordinatamente. E cosi seguitò, 155 
com' è stato contato, fine alla morte di Lazzari di Francesco 
Guinigi; per la qual morte quella chasa ne divenne molto più 
debile, e i nimici che di fuori erano et etiandio quelli di dentro, 
n'aveano allegressa et pentieri di ritornare in Lucha magiori. 

E doppo queste cose la moria incominciando in Luccha & 160 
in nel contado, com' è contato in nel principio di questo libro, 
di che vedendo io lohanni Sercambii la moria avere tirato a sé 
Lazzari di Nicolao Guinigi et lohanni suo figluolo et Bartholo- 
meo Guinigi fratello del signor Paulo Guinigi, Paulo infermo 
d'anguinaia et di febre, Dino vecchio. Michele Guinigi infermo 165 
d' infermità incurabile, e sentendo li ordini de' ribelli al disfaci- 
mento di Lucha, mosso da zelo d' amore per salvessa della ciptà 
et di quella casa, andai a Michele Guinigi narrandoli il pericolo 
loro et di questa ciptà, dicendoli che a volere salvare la ciptà e 
la loro chasa era di fare uno consiglio di balia. E cosi s' octen- 170 
ne com' è stato narrato. 

E con tale officio, essendo io gomfalonieri, il dicto magnifico 
signor Paulo fii facto capitano di Lucha et da poi signore; la 
qual signoria Idio li perseveri quanto fi di suo piacere et simile 
a' suoi figluoli. A Dio piaccia, amen. 175 

Narrato quello che per me è stato facto di bene et d' utile 
a quella chasa e al magnifico signor Paulo, fine alla presura di 
tal signoria, e da poi in servigio del dicto signore, sempre stato 
di suo consiglio, e per lui, com' è dicto, andato a prendere molte 
chastella et con pura fé' sempre presto a ugni suo bene; 180 

Dicto e contato tucte le diete • parti, m* è di necessità a nar- 
rare quanto a me è gostato charo tale amicitia; non dicendo 
questo in dispregio del dicto magnifico signor Paulo, ma per 
confermare quello che è stato contato per le autorità diete, prin- 
cipiando primo danno, cioè: 18 j 

CCCLXXV. Primo danno. 

e. cxLvn B Y7 primo, andando a Vinegìa per miei facende, dove erano mol- 
±^ ti confinati luchesi, et simile molti ciptadini partitisi di Luc- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 339 

cha contrarli della casa de' Guinigi, fu per quelli ordinato d' uc- 
cidermi. E ristato io meno d' uno di in Vinegia, il di di santa 
5 Lucia fui asaglito da più et ferito in sulla testa dicendo: tra- 
ditore de' Guinigi, tu se' morto. E io udendo mentovare Gui- 
nigi stei in me, avendo già avuta quella ferita, & cosi ferito 
scampai delle loro mani. E per questo, contra di coloro che 
ne fimno autori non si procedeo. E questo fu uno danno che 
IO mai non potei fiiora di Luccha uzare. 

CCCLXXVI. Danno 2.0 

Seguitasi il secondo male, che avendo io una boctega di mer- 
cantie di spesarla, di note tempo, non essendovi persona, co- 
me s' andasse, per alcuni nimici di quelli Guinigi mi fue messo 
il fuoco disopra. Per la qual cosa arse tucto dalla volta in su 
5 tanta mercantia che più di fiorini .Mvni.^ perdei, e anco per que- 
sto non se ne fé' altro cerchamento per buona cagione, e io. me 
n' ebbi il danno. 

CCCLXXVn. Terso danno seguito. 

Terso danno ricevuto si è, che essendo in Parigi maestro Gi- 
llo Sercambii mio sio, venendo a morte; lassò herede de' suoi 
beni me lohanni Sercambi et Bartholomeo mio fratello, lassando 
certi executori, e di ciò ebbi lèttora che là s' andasse. E pcr- 
5 che da' predicti executori ricevei molti inganni et tradimenti, 
m' è di necessità tali executori nomare. E primo fu 

Maestro Piero delli Schiacta di Lucha dimorante in Parigi 
(costui fu ucciso a romore in Parigi); 

Dino figluolo che fii di Guido Rapondi di Lucha (questi mo- 
lo rio a Parigi); 

Nicolao di messer Bartolomeo Maulini di Lucha (e simile 
costui morio povero); 

Michele figluolo che fu di Fasino Mercati di Lucha; 
Agustino figluolo di Michele Randelli di Lucha (morto) ^ 
1 5 tucti nimici et contrari de' Guinigi. 



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340 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

E tale testamento fu facto V anno di .Mccccmi. Essendo già 
facto signore di Lucha lo magnifico signor Paulo, tale lèttera 
fu per me lohanni porta al dicto magnifico signore, in nella quale 
si conprendea che io o mio fratello andasse a Parigi. Il quale 
magnifico signore, considerato quello che io era stato, non parve 20 
a lui che io andar dovesse, ma ben consigliò che Bartholomeo 
mio fratello andasse ; al quale fé' fare lettore di racomandigio a 
diai executori. E cosi andò con piena procura di potere tucto 
mettere ad executione. E perchè sia noto a ciascuno quello 
che la dieta heredità valea, si dichiara che più di fiorini .vi.™ 25 
valeano li beni a buona stima. Ora si dirà quello che seguio 
di tale andata. Non che volessero consentire né ubidire le let- 
tore del magnifico signor Paulo i dicti executori, ma più tosto 
con faticha e spese & rincrescimento facto al dicto Bartholomeo 
che si mori in Parigi, avendo speso prima fiorini .vn.^ 30 

CCCLXXVm. Quarto danno. 

c.cxLvniA \ 7 egno al quarto danno ricevuto. Avendo sentito il magnifico 
V signor Paulo la morte di Bartolomeo, narrandoli il cazo oc- 
corso e '1 dispiacere che i predicti executori aveano facto, e 
non avere alle suoi lettore conpiaciuto, volse che io non aban- 
donasse tale facenda, ma che di nuovo vi si mandasse, com prò- j 
metermi che, in cazo che' predicti executori non facesseno il 
dovere, che de' loro beni in Lucha me la fare' fare. E cosi 
mandai uno notaro e uno mio nipote con lettore piene. E giun- 
ti a Parigi ebbero gran pena a dare le lettore alli executori. 
Pur con chautela si dienno ; e vedendo quelli executori tali prò- io 
curatori, giungendo male a male, de facto, non che volesseno las- 
sar prendere i beni del dicto maestro Gillo, ma con dizonesto 
modo quelli procuratori che* io mandai fenno prendere, e prima 
che li volesseno rilassare, convennero promettere partirsi di Pa- 
rigi, e insalutato hospite se ne vennero a Lucha, avendovi spe- 15 
so, tra andare, stare & venire, fiorini .ccclx. E perchè s' abbia 
notitia delle lettore mandate a dicti executori per parte del ma- 
gnifico signor Paulo si noterà alcuna di quelle, lassandone molte 
altre per non far troppo lungo scrivere, & primo: 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 341 

CCCLXXIX. LÉTTORA DATA DEL MAGNIFICO SIGNORE 
a' sopra DICTI EXECUTORI. 

(A tergo) Egregiis viris Dino de Rapondis, domino Petro Schiat- 
te, Nicolao de Maulinis, Michael de Mercatis & Agustino de Ban- 
dellis civibus nostris karissimis. 

Egregii cives nostri karissimi. Altra volta ci ricordiamo aver- 
vi scripto, quando costà venne Bartholomeo Sercambi, in 
suo favore, per li facti della heredità di maestro Gilio quanto 
di bizogno fue, sperando che per vostro mezzo la cosa 'dovesse 

5 avere buon fine. E pur fine a qui, segondo sentiamo, si tirano 
per lungha, non senza grave spesa e perdimento di tempo del 
dicto Bartholomeo, il che assai ci agrava. E per tanto di nuovo 
vi confortiamo, preghiamo et charichiamo vi piaccia, etiandio in 
nostra gratia & piacere, voglate adoperare che i vostri favori 

I o Bartholomeo abbia suo dovere. Il che dovete et potete fare con 
buona conscentia, perchè la ragione & chiara et netta per lui, 
come apertamente abbiamo facto vedere a savi di ragione, li 
quali evidentemente per leggi et per ragione provano cosi es- 
sere, chome il dicto Bartholomeo ve ne farà chiari, se bizogno 

15 fi. Di che noi, essendo bene informati, con magior sicurtà vi 
graviamo vogliate con effetto mostrare, chome speriamo, che 
Bartholomeo vi sia racomandato, si che per vostro mezzo abbia 
dovere, per che tucto che a lui fi facto di favore et di bene, 
riputeremo a noi; et simile sere' del contrario. Dato in Lucha, 

20 a di primo magio in 1405. 

Paulus de Guinigiis Lue. dominus &c. Guido 

CCCLXXX. LÈTTORA mandata. c. cxLvniB 

(A tergo) Egregiis viris Dino de Rapondis, domino Petro Schiacte, 
Nicolao de Maulinis, Michael de Mercatis & Agustino de Bandellis 
civibus nostris charissimis. 

Egregii ciptadini nostri. Noi ci ricordiamo altra volta, suaden- 
dolo la iustitia, avervi scripto, et maximamente quando Bar- 



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342 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

tholomeo Sercambii venne costà, confortandovi, pregandovi & 
gravandovi che per ogni buono et honesto rispetto voleste, 
non solamente esser contenti, ma adoperarvi che la heredità et 5 
fanciulli che rimaseno di maestro Gilio Sercambi, venissero in nel- 
le mani et governo di lohanni et Bartholomeo Sercambii, come 
a più propinqui parenti et chome la ragione et leggi dispogna- 
no. Per questa chagione, sollicitato ancora d' alcuno di voi, Bar- 
tholomeo Sercambi venne di costà, laove tirato lungamente per io 
piato et quistioni, non senza lungo perdimento di tempo & sen- 
za grave spesa, si morto; forse più per malanconia che per altro 
accidente, vedendo le cose essere ingiustamente tirate altramente 
che la ragione dispogna. Dapoi. è stato dinanti da noi lohanni 
suo fratello e àci porto ima petitione, per la quale si duole di 15 
voi chaldamente, come vederete per la copia di quella che in 
nelle presenti vi mandiamo interchiusa, acciò che siate di tutto 
che a noi è porto avizati. E perchè possiate mandare ad exe- 
cutione intomo a questa facenda tucto quello che infine a que- 
sto di, non sensa vostro charico, gravessa e infamia s' è indù- 20 
giato, e perchè siate certi non ci moviamo a scrivervi senza in- 
sta chagione, vi facciamo chiari che non ci siamo mai voluti 
muovere a scrivervi quello che ora vi scriviamo, fin che non 
abiamo facto vedere il testamento di maestro Gilio e suoi le- 
gati e tucto che in esso testamento si contiene. E troviamo 25 
r aministratione e beni della heredità, e la chura e governo de' fi- 
gluoli di maestro Gilio di ragione, tucta, liberamente e sensa al- 
cima excessione, specta et apartiene solo a lohanni Secambii, poi 
che Bartholomeo è morto né altri si può né de' ragionevole- 
mente inpaciarsi, E di ciò avemmo varii et diversi consigli da 30 
più valenti doctori che abbia Ytalia. Di che considerato, secondo 
che la vera informagione che abiamo, lo nostro ciptadino do- 
manda ragione che a lui et non ad altri questo fatto apartiene, 
et che a voi è debito di dare opera che chi iustamente doman- 
da a vostro potere abbia ragione; vi comfortiamo, preghiamo & 35 
ancora vi diamo per consiglio che voglate, non solamente con- 
sentire, ma eficacemente adoperare, che si li beni della heredità 
come la cura e governo de' fanciulli, vegnano in nelle mani del 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 545 

prefato lohanni Sercambi, come la ragione vuole, acciò che al 
40 dicto lohanni si toUa insta chagione di dolersi, materia di spen- 
dere et comsumare lo suo, e a voi non si possa inputare che 
contra ragione et iustitia facciate. E conchiudendo, noi pensia- 
mo et cosi vi preghiamo che voi debiate, si per rispetto di iu- 
stitia & di ragione, come per contemplatione nostra & per vo- 
45 stro honore, in questi facti tenere tali et si facti modi & sì lau- 
dabili & a noi grati, che lohanni abia suo debito ; voi n* arete 
lode & noi contentamento, in forma che più oltre non sarà que- 
sta materia a praticare. Dato in Luccha, a di 27 magio in 1406. 

Paulus de Guinigiis de Luca dominus &c. 

Guido. 

CCCLXXXI. LècTORA mandata a' soprascriptl 

(A tergo) Egregiis viris Dino Rapondi, domino Petro Schiatta, 
Nicolao de Maulinis, Michael de Mercatis et Agustino de Bandel- 
lis civihus nostris karissimis. 

Egregii cives nostri. Per più lettore ci ricordiamo aver\d 
scripto, come la ragione vuole et noi abiamo avuto buono & 
savio consiglio, voleste non solamente consentire ma etiandio 
adoperarvi che la heredità et beni et fanciulli che rimaseno di 
5 maestro Gilio Sercambi venissero in nelle mani et governo di lo- 
hanni Sercambi, come a più propinquo & herede del dicto mae- 
stro Giglio. E per questa chagione altra volta venne di costà 
Banholomeo Sercambii, là u' per dolore et malanconia di veder- 
si maltractare et menar per lungha si mono. Onde dapoi, per 
IO non abandonare la cosa, vi si mandò ser Guillielmo Sabolini e 'I 
figluolo del dicto Bartholomeo, li quali secondo che da loro si sen- 
te, niente anno potuto aquistare, né ragione è valuto loro né rispet- 
to di nostre lettore, & iustissimi nostri prieghi & racordi alcuna 
cosa anno iovato. Di che ci meravigliamo & ancho dogliamo, 
15 considerato che anno più tosto li nostri preghi e le nostre let- 
tore abino nociuto più che giovato. E pertanto, procedendo per 



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344 P.VRTE SECONDA DELLE CRONICHE 

vostra colpa che lohanni non può seguire né avere ragione costi, 
vi aviziamo, che domandondoci lui iustitia, non potremo far di 
meno che contra di voi e de* vostri beni non si faccia qui quello 
che ragione vuole, poi che voi non volete che costi li sia facta. 20 
Dato in Luccha, a di 5 gugno in 1406. 

Paulus de Guinigiis de Lucha &c. dominus. 

Guido. 

CCCLXXXn. Quinto danno. 

Vegno al quinto danno ricevuto. Parendo al magnìfico si- 
gnor Paulo che a me era stato facto per li dicti executori 
grande oltraggio, volse che io principiasse in Lucha il piato; e 
io mal volentieri volea principiare piato, sperando che il predicto 
signore per le promessioni a me facte, et per quello che a loro 5 
avea notificato, che mi mettesse di facto in possessione de' beni 
de' dicti executori, e per più honestità volse che con libelli se- 
guitasse mia domanda. Et pagato fiorini .cl. di datia per fiori- 
ni .VI.™ e durando il piato, quello avocato del quale io avea buo- 
na speranza, cioè messér Tomazo da Ghivizzano, in nel processo io 
del piato trovai lui essermi contrario. Per la qual cosa il pre- 
dicto signore fé' una inibitoria che si soprasedesse fine che al- 
tramente fusse per lui proveduto. E così dimorò circa .xini.° 
anni, in nel qual tempo, tra per spese del piato et meriti pagati 
per li denari spesi, più di fiorini .viiil.<= ne fui dannificato, senza 15 
la malanconia. 

E mostrando io al magnifico signor Paulo che lui mi potea 
rientegrare in ne' miei beni senza ingiuriare persona, piacendoli; 
mi rispuose che volea scrivere una lèttora alli executori, et avu- 
tone risposta, farmi contento. Alle quali parole ser Guido da 20 
Pietrasanta, essendo presente, disse: signore, io scriverò là in 
mio nome, et penso che faranno il dovere. Alle quali parole 
fui malcontento, dicendo : donqua seranno le lettore di ser Gui- 
do più ubidite che quelle del signore ? Quello ne seguio che il 
dicto ser Guido n' ebbe uno molino e tante vazellamente di .25 
stangno & octone che valeano più di fiorini .ce; & questo fu 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 345 

la risposta. Di che io, vedendo ser Guido essermi contrario^ 
tucto notificai al magnifico signor Paulo. 

E mentre che tale inibitoria stava, piaque al magnifico si- 

30 gnor Paulo che io facesse piena conmisione di tucti que' facti 

in Filippo Rapondi e in Lorenzo Trenta. Et cosi feci, e quello 

che adoperònno non valse per me alcuna cosa, ma più tosta 

il contrario. 

CCCLXXXin. Sexto danno. 

Vegno al sexto danno. Veduto io lohanni Sercambi che per 
lo indugio facto, quelli executori mai volsero condescendere 
a fare il dovere, richiesi il magnifico signor Paulo che li piaces- 
se di dilevare quella inibitoria. Fumi uzato per lo dicto ser Gui- 
5 do a stanza de' Rapondi alcuno inganno e tradimento ; che po- 
tendo io seguire il primo piato senza indugio, tanto fu lo sti- 
molo del dicto ser Guido, che il signore Paulo die' dilatione 
mesi .VI., per fare noto a quelli da Parigi. Di che,. sentendo ciò, 
fili mal contento, perchè per tale indugio i predicti Rapondi 
IO preseno tucti avocati di Luccha, & prima prestònno a messer Ni- 
colò di maestro Iacopo fiorini .ce, a messer Stefano Brancaleo- 
ni fiorini .ce, a messer Nicolò di messer Manfredi fiorini .ce, 
& a molti altri secretamente; per lo quale indugio mi fii danno 
più di fiorini .e. 

CCCLXXXIV. Septimo danno ricevuto. 

Vegno al settimo danno & tradimento ricevuto; che passato 
il dicto termine, volendo io avocati et procuratori, pen- 
sandomi potere fidare di messer Nicolao di messer Manfredi da 
Camaiore, et datoli miei ragioni, & quelle tenute più d' uno me- 
5 se et portatole a Firenza, non che fiisse per me, ma per lo in- 
dugio già dicto, tucti i giudici, avocati et procuratori funno presi 
per la contra parte, e simile il dicto messer Nicolao ; dal quale 
fui tradito ad averli lassato le miei ragioni, com' è dicto. Ebbi 
in contrario 
IO messer Nicolao di messer Manfredi, 

messer Filippo di ser Domenico Lupardi, 



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546 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

messer Ghirardo Vingnutelli, 
messer Guelfo Lanfranchi da Pisa, 
. messer Guaspari da Chastello, 
ser Domenico Lupardi, 15 

ser Diodato da Villa, 
ser Pero Rapondi, 
Petro et } ^ 
Nicolao i ^'°''™' 

Nicolao Burlamachi, 20 

Francesco Aceptanti, 
Angioro Cristofani, 
Iacopo lohanni Rapondi 
e tutta la setta de' Rapondi. 

E il mio aiuto non potei avere alcuno, salvo messer Cec- 25 
chardo da Massa e messer Urbano di Paulo Gucci, il quale mes- 
ser Urbano fii di Lucha schacciato quando era in sul pine bello 
del piato. E neuno fii per me. E durato alquanto tempo, fine 
alla venuta di messer Gozedino de' Gozedini di Bologna, il quale 
venne podestà di Luccha, il quale condusse seco du giudici 30 
vogliamo dire manigoldi et traditori, che senza aver mai veduti 
miei consigli, miei acti, né scripture, né prove, a stanza de' miei 
contrarii, animosamente mi volea dare sententia incontra. Fumi 
necessario domandare consiglio di savio per non avere chi mi 
difendesse. E fu electo messer Nicolao vescovo di Luccha, il 35 
quale non volse acceptare. Dapoi fu eletto messer Iacopo Vi- 
viani, il quale acceptava volontieri, ma il signor Paulo non volse 
che aceptasse. Di che chadde tale elettione in nel indici del ma- 
lificio, homo d' ogni chactiva conditione, non sapendo io chi si 
fusse. Conchiuse quello che '1 vicario conchiuso avea; non al- 40 
legando alcune ragioni, mi die' sententia contra, avendo speso 
fiorini 225. 



V 



CCCLXXXV. OCTAVO DANNO. RICEVUTO. 

egno all' octavo danno. Avuto tal sententia esser consi- 
gliato in neir apello, che di vero 1' appellagione verre' per 



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D I GIOVANNI SERCAMBI 347 

me, ricorsi al magnifico signor Paulo, pregandolo che fosse 
contento donarmi la datia, dicendoli V inganni che per li avocati 
5 et per lo consultore m' erano stati facti. Doppo molto pregare, 
non se ne poteo avere gfatia. E questo compresi che fusse du- 
bitando che i mercadanti da Lucha, che anno mercantia oltre 
monti, non fusseno molestati da' Rapondi. E per questo più di 
fiorini .x.°i,semsa il danno delle persone, ò ricevuto per esser 
IO stato servitore et amico della casa de' Guinigi e del magnifico 
signor Paulo Guinigi. 

CCCLXXXVL Quanto io Iohanni sono a Dio molto 

PIÙ OBLIGATO. 

Ora tornerò a narrare quanto io Iohanni sono tenuto et obli- 
gato, oltra il debito della natura, al nostro signore onipo- 
tente Dio, che m' à prestato tanta gratia, ben che io sia stato 
verso d' esso Idio ingratissimo a no seguire i suoi comandamenti 
5 come debitamente sono tenuto. E di ciò a lui come miseri- 
cordioso dolcemente ricorro, che non raguardi li miei pecchati 
et che mi perdoni, ringratiandolo de' beneficii per lui a me con- 
ceduti et prestati; che dal mio nascimento fine a questo di .xx. 
aprile in .Mccccxxm., che sono anni 76, mai non mangiai pane 

IO altrui. E più m' à facto di gratia e da lui la ricognosco, che 
fine a questo di non sono obligato a persona per servigio che 
mai ricevesse, che io non V abbia bene meritato. Pregando V al- 
tissimo Dio con devoto chore, che per lo avenire mi confermi 
a fare quello sia suo piacere & bene dell* anima mia. E cosi 

1 5 il prego che me ne faccia degno, avendo sempre in nella mente 
Tautoritadi per me scripte di sopra. Amen. 

CCCLXXXVn. Qui si dichiara buona cagione per che io 
Iohanni Sercambh ò notato le soprascripte cose. 

E se altri volesse dire a che fine, tu Iohanni Sercambii, ài no- 
tato le soprascripte cose, ti rispondo che quello che io ò 
notato è stato solo a dimostrare V amore, il pericolo e la per- 
dita che io ò ricevuto, per esser stato servidore et amico della 



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e. CLI A 



348 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

chasa de' Guinigi e del magnifico signor Paulo Guinigii ; perchè j 
spero, o a me, o amici, parenti ancora, di tal danno ricevuto per 
lo dicto signore o per li suoi figluoli et attenenti, del loro pro- 
pio, o di quello di coloro che ne sono stati chagione di farinelli 
perdere, farmelli riavere; perchè iustamente per me è stato do- 
mandato, e contra ragione a me è stato facto ingiuria & oltrag- io 
gio, chome chiaro appare. E però ò fatto in questo libro me- 
moria di tali ingiurie. E bene che sensa mia colpa tali esecu- 
tori et chi a me è stato contrario Idio abbia proveduto, tale di- 
venuto macto, tale esser a pezzi tagliato e il suo rubato, tali 
esser morti per divino iudicio, tali esser venuti pòvori & etian- 15 
dio fare altri diventare pòvori, non per mia colpa ma per colpa 
loro; e ben si può te vedere, & a me n'encrescie, come sono sta- 
ti governati chi in Parigi à pensato divenire gran maestro & ri- 
cho. E questo vasta a me avere ricordato la chagione perchè 
io lohanni Sercambii ò notate le soprascripte cose. 20 

. CCCLXXXVin. Nota facta al magnifico signor Paulo 

DI LUCCHA. 

Avendo io lohanni Sercambii autore di questo libro malan- 
conia assai per le cose per me narrate e diete di sopra, e 
vedermi in ne' miei bizogni abandonato dalle persone & massi- 
mamente da chui più sperava aiuto; sperando in Dio che sempre 
m' aiuterà; essendo io zeloso con perfetto chuore & amore dello 5 
stato del magnifico signor Paulo et de' suoi figluoli; non parten- 
domi dal buono amore, pensai lassare per nota quello fusse sa- 
lute del dicto signore et de' suoi figluoli, quando ochoresse chazo 
alcuno, in questo modo, cioè: 

CCCLXXXIX. Nota facta al signor Paulo GumiGi di Luccha 

DEL suo REGIMENTO. 



E 



ntrato 1' anno di .Mccccxxni., vedendo io lohanni Sercambi 
autore di questo libro la moria cominciata in Lucha, et etìan- 
dio le novità che s' aparechiano, sì dello imperadore, si dalle 
parti di Francia per la morte de re Charlo di Francia et per la 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 349 

5 contraversia che il duga Filipo di Borgogn'^à centra il dalfina 
Charlo, il quale ora si tittola re di Francia doppo la morte del 
padre; e simile vedere papa Martino in discordia contra la reina 
lohanna di Napoli, e le diferentie de reame ; chi tiene con re Lui- 
zi d' Angiò, chi con re di Catelogna, chi col duca di Milano ; e 

IO dell' armata per li Genovesi di molte galee et navi, e del prove- 
dimento che la comunità di Firenza ordina a suo vantaggio ; per 
le quali cose si sta in Luccha in gravi pericoli, diliberai io 
lohanni Sercambii, prima che altro achadesse, di narrare a voi 
magnifico signore Paulo, mentre che Dio vi darà vita prospera, 

1 5 vi voglate confermare con quello sia piacere di Dio, consolatione 
di voi et di tucti vostri soctoposti. E perchè vi possiate con- 
servare mentre che Dio vi presterà gratia, che vi piaccia si vo- 
lere ristringere le spese extraordinarie di voi et della vostra fa- 
miglia, che vi possiate con honore mantenervi. 

20 Ricordandovi, che per cazo che avenir vi potesse, non si di- 
mentichino li amici che sono sempre stati di voi & della vostra 
chasa, acciò che per ingratitudine non si possa dire che voi li di- 
spregiate; perochè molti sono già scesi della rota, per non esser 
grati a quelli che sono stati servitori di chi è in istato e signoria, 

25 come di molti è stato contato. E ben che questo vizio non sia 
stato fine a qui in voi, nondimeno si narra ad exemplo, acciò 
che, se altri vi volesse mettere in nell* animo quello che non 
fusse dovere, voi vogliate dar fede a quelli che vi porgesseno 
il contrario. E cosi facendo, mentre che Dio vi presterà la vi- 

30 ta, vi manterrete sempre in buono stato. E acciò che più ha- 
bilmente vi mantegnate, quanto a voi è possibile riducete le vo- 
stre fortezze, castellani, oflSciali, soldati da pie & da cavallo e 
ognuno che da voi riceve soldo, che non più che du o tre mesi 
tegnino in chambera, però che con migliore animo & con più 

35 amore vi serviranno, e i vostri subditi da tali prenderanno 
utile e com più amore serviranno; dove, stando sensa esser pa- 
gati, si porta pericolo et a' bizongni mal è poterli adoperare. 
E questo vasti al prezente avere notato. 



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3S0 



PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



CCCLXXXX. Qui si noteranno tucte le spese che 

BIZOGNANO ALLA GUARDIA DI LuCHA E DEL CONTADO, 

cosi DELLE CASTELLA, OFFICIALI ET SOLDATI & 

ALTRE SPESE STRAORDINARIE. 



MStCi 


Ili Roche 


Sergenti 


Fiorini 


.1. 


Porta San Donati 


7 


24 


A. 


Porta San Pieri 


.X. 


30 


.1. 


Porta San Cervagi 


.X. 


30 


.1. 


Porta di Borgo 


.X. 


30 


.n. 


Capitani 


.n. 


36 




Provigionati 


.XXXVI. 


124 


.L 


Ortonuovo 


•n. 


IO 


.L 


Moneta 


.V. 


20 


.n. 


Charrara 


.VL 


32 


.L 


Lavensa 


.VI. 


23 


J. 


Massa 


.V. 


19 


J. 


Rochetta Pietrasanta 


.V. 


20 


J. 


« primo procinto 


.VI. 


23 


.L 


« secondo procinto 


.vin. 


29 


.u. 


« terso procinto 


.nn. 


28 




a Campanile 


.VI. 


9 


.L 


primo Motrone 


.VI. 


32 


.n. 


« secondo procinto 


.VI. 


40 


.1. 


Rotaio 


.n. 


IO 


.u. 


Viareggio 


.raL 


' 19 


J. 


Camaiore 


.V. 


20 


.L 


Pedona 


m. 


13 


.0. 


Montravente 








.1. 


Chastilioncello 


6 


24 


.1. 


Lagnila 


I 


3 


A. 


Nozzano 


.V. 


21 


A. 


Ponte Sampieri 


.L 


4 


A. 


Ponte Tecto 


.L 


5 


.0. 


Capannori 








.L 


Ruota 





I 



IO 



20 



25 



30 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



351 



35 



40 



45 



50 



55 



60 



Castelli Roche 


Sergenti 


Fiorini 




.1. 


Porcari 


.nn. 


16 




.1. 


Montechiaro 


.un. 


IO 




.1. 


Rocha Montecarlo 


.m. 


13 




.1. 


« primo Montecarlo 


.VI. 


23 




.1. 


a secondo procinto 


.ini. 


17 




.11. 


« terso procinto 


.mi. 


28 




.1. 


Sangennaio 


.ni. 


13 




.1. 


Collodi 


.V. 


19 




.1. 


Villa 


.m. 


13 




.1. 


Schiappa 


.1. 


7 




.1. 


Sanquirico 


.11. 


IO 




.1. 


•Medicina 


.1. 


7 




.0. 


Aramo 










.1. 


Fornito 


.mi. 


16 




.1. 


La Bastia 





4 




.n. 


Lucchio 


6 


26 




.1. 


Vico Pancelloro 


.n. 


IO 




.1. 


Monte Fegatesì 


.ni. 


13 




.1. 


Limano 


.11. 


IO 




.1. 


Casabasciana 


.n. 


IO 




.1. 


Carciana 


.n. 


9 




.1. 


Gasoli 


.ni. 


13 




.11. 


Coreglia 


.X. 


38 




.1. 


Terellio 


.m. 


13 




.1. 


. Ghìvizano 


•im. 


16 




.1. 


Trassilica 


.11. 


IO 




.1. 


Pallaroso 


.n. 


IO 




.1. 


Castelnuovo 


.ni. 


14 




.n. 


Chastillione 


.xml. 


52 




.1. 


Chasori oltra 


.ni. 


13 




.1. 


Minucciano 


.u. 


IO 




.1. 


Pngliano 





3 




.1. 


Casori 


.m. 


13 


e. CUI A 


.1. 


Minucciano 


.n. 


IO 




.1. 


Pugliano 


.1. 


3 





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352 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Castelli Roche Sergenti Fiorini 

.1. Rochicuola .i. 4 

Contato la spesa delle rocche, che monta il mese fiorini 1162. 

VlCARH 



Lo vicario di Carrara . 


fiorini 


21 


Lo vicario di Massa. . 


. » 


21 


Lo vicario di Pietrasanta 


. » 


SO 


Lo vicario di Camaiore 


. » 


21 


Lo vicario di Montecarlo . 


. » 


50 


Lo vicario di Valdilima 


. . » 


•21 


Lo vicario di Corelia . 


» 


21 


Lo vicario di Gallicano. 


. . » 


21 


Lo vicario di Castillioni 


. . » 


23 


Lo vicario di Camporegiar 


a . » 


23 



70 



75 



Contato la spesa de' vicari, monta il mese fiorini 272. 

NoTARi 80 

I. A Carrara fiorini 3 

1. Alla Vensa » 5 

2- A Massa » 5 

2. A Pietrasanta » .6 

I. Alla capella di Pietrasanta . » 4 85 

1. Alla gabella » 4 

2. A Camaiore » 5 

2. A Montecharlo » 5 

I. A Collodi » 5 

I. A Villa » 5 90 

I. In Valdilima » 3 

I. Al Borgo » 3 

I. A Corellia » 4 

I. A Gallicano » 4 



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DI GIOVANNI SERCAMDI 



>S3 



95 



100 



ICS 



2. A Castillioni .... fiorini 

2. A Camporegiano .... » 
1. A Casori » 

3. CancilierL in palagio ...» 

I. All' entrata » 

I. Coaiutatore » 

4. Alla gabella magiore ...» 

I. Alla dovana » 

I. AU'abondantia » 

1. Al macella » 

2. Alla cammera » 

1. Al malificio » 

2. Stimatori senza soldo . . » 
6. Notati al podestà ,...!> 
6. Notari al fondaco .... » 



4 
4 
o 

o 
o 



no Contato la spesa de' notari, monta il mese fiorini 150. 

LAia 



iiS 



120 



125 



I. Laico camarlingo a Pietrasanta 


fiorini 


4 


2. Proveditori alla gabella. . . 


» 


6 


I. Podestà a Nozana .... 


. » 


e 


I. Camarlingo magiore . 




» 


5 


20. Famieli, tardetti . 




)) 


do 


I. Comandatore .... 




. » 


4 


]. GoanSano alla gabella . 




. » 


3 


3. Proveditori . . * . 




. » 


12 


2. Sugumatori .... 




y> 


8 


I. Camarlingo 




» 


4 


I. Camarlingo alla dovana 




» 


5 


I. Venditor del sale . . , 




» 


3 


I. Mizuratore all' abondantia . 




» 


3 


I. Camarlingo al macello . 




» 


4 


6. Proveditori alle porti . , 




» 


15 


2. Sopra i forestieri . ^ 




. » 


8 



B 25 



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354 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

IO. Messi fiorini 20 

1. Soprastante alle pregioni ...» 8 

2. Tamburini » 6 130 

2. Banditori » 12 

3. dvallari » 18 

3. Laici sensa soldo sopra V entrate » o 

3. Aprovatori » o 

3. Consiglieri alla dovana. ...» o iJJ 

6. Consiglieri al fondaco .... » o 

6. Consiglieri all' abondantia ...» o 

2. Che portano il fanale .... » 6 

2. Che portano le casse .... » 4 

Contato la spesa de' layci, che monta il mese fiorini 223. 140 

Soldati 

12. Bandiere sane da 50 ... . fiorini 600 

16. Lancie ,. . » 240 

2. Trombetti » 12 

40. Provigionati in cortile & logia » 160 14J 

Contato la spesa de' soldati, ogni mese fiorini 1012. 

Cavalcatori 

IO. Cavalcatori con loro cavalli fiorini 60 

IO. Cavalli per lo signore ...» o 

Le spese de' dicti .xx. cavalli . . » 35 ^^ 

$. Tra chuochi & guatteri . . » 13 

2. Torrigiani » 6 

8. Servitori over donzelli . . » 24 

I. Spenditore » 6 

I. Costore » 5 ^55 

I. Bottiglieri » 4 

6. Famigli stanziali » 24 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



35S 



I. Piero Lamberti fiorini 8 

7. Donne provigionate. ... » 21 

160 I. Lo magnifico signore ...» o 

I. Lancilao » o 

I. Madonna Maria » o 

I. Agustin Filippo » o 

I. Ranaldo » o 

i6j I. Rodolfo » o 

I. Stefano » o 

4. Fanciulle » o 

o. Spese delle soprascripte bocche » 160 

Provigione a suoi servitori . . » 60 ^ 

170 Spese di vestimenti, il mese . . » 160 

Contato la spesa della casa, il mese fiorini 586. 
Spese straordinarie 

Merito a quelli della Masa. . . . fiorini 300 

Per Braccio, a fiorini » 500 

175 Cera, libri, carte » io 

Aconcime di case » io 

Le luminarie » 20 

Trombe, presenti & doni . , . . » 50 

Contato la spesa straordinaria, il mese fiorini 890. 
180 Officiau forestieri 

Lo podestà di Luccha à ogni mese di salario fiorini 190 

Lo magior sindicho » 29 

Lo capitano del contado » 53 

L' officiale della guardia » 17 

185 L' officiale della dovana » la 

L' officiale del fondaco » 8 

Li officiali alle porti jn. Exattori » 34 

Contato la spesa delli officiali forestieri, il mese fiorini 341 



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556 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Somma in tucto le soprascripte q>ese, ogni mese, lordi fio- 
rini 4623, che vengnano V anno fiorini .lv.« .raL^ .lxxvl lordi, 190 
che vegnono netti fiorini .li.™ 

CCCLXXXXI. Orimne alla salvessa de' fkjluoli 

DEL SIGNOR PaULO ET DI LUCHA. 

Narrato a voi magnifico signor Paulo, mentre che Dio vi 
presta gratia et vita, la soprascripta spesa, ora si conterà, 
quando fiisse piacere di Dio di tirarvi a sé, V ordine e '1 modo 
che i vostri figluoli si governino per salvessa di loro et di tucti 
loro amici, acciò che in propio si mantegnano in buono et fé- 5 
licie stato. E primo è da notare i figluoli maschi, che di que- 
sto mese di aprile in .Mccccxxm. vi trovate, sono nati di diverse 
donne, e però si dicie che a mantenere bene la ciptà et contado 
di Luccha,si dichiarerà quello fi di bizongno alla salvessa deUa 
dieta ciptà. E acciò che neuno malivolo possa il dicto domi- io 
nio guastare, si noteranno tucte spese che bizogna a tale sal- 
vessa; e primo: 

Tucto fortezzQ & roche, colla ciptadella e colle porti 
di Lucha, ogni mese fiorini 1012 

Tucti i vicari che vanno in vicaria, ogni mese. . » 232 ij 

Tucti i notari lucchesi, che anno officio con sala- ' 

rio, il mese » 150 

Tucti i laici di Lucha, che anno officio con sala- 
rio, il mese » 223 

Bandiere .xxxn. compite al modo uzato, di fiorini yo 20 

il mese » 1600 

Lancie venti » 

Due trombetti » 

Officiali forestieri, come potestà, sindico, capitano 
del contado, officiale di guardia, officiale di do- 25 

vana, exattore, officiale di fondaco et tre officiali 
alle porti, in tutto, il mese. ., » 341 

Merito della Massa, ogni mese » 300 



300 
12 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 



357 



Cera, libri, carte, ongosto, il mese fiorini io 

30 Concime di case, il mese » io 

Luminare » 20 

Trombe, corrieri et presenti » 50 

Lancila©, ogni mese » 300 

Agustin Filippo, ogni mese » 100 

35 Ranaldo, ogni mese » 100 

Rodolfo, ogni mese » 100 

Le spese delle £mciulle, ogni mese » 100 

Stefano, ogni mese » 25 

Consiglieri sei amici, ogni mese » 100 

40 Somma tucta la spesa soprascripta, ogni mese, fiorini 5185 
lordi, che monta V anno fiorini ,lxii™ ccxx., che tornano fio- 
rini .LVi™ ccxx. 

CCCLXXXXn. La spesa di Lancilao. 

Contato la spesa, ora si narrerà sucintamente il mo' de regi- 
mento de' ditti figluoli; e primo, perchè Lancilao è primo 
nato e a lui si conviene V aministratione di Lucha, per sé et 
per li fratelli, acciò che con vertù e buon consiglio si governi, 
5 primieramente si elegano sei ciptadini consilieri fedeli e amatori 
del loro stato, li quali di continuo, di et nocte, provegano la sal- 
vessa de'dicti figluoli, et perchè abbiano materia di soUicitare e 
servire, s' atribuisca loro quello eh' è dicto di sopra. Lancilao 
faccia residentia in Lucha e abia ogni mese quello è dicto 
IO di sopra. 

E a sua guardia & conpagnia sei cavalcatori co' loro cavalli, 

gostano fiorini j6 

. Quattro donzelli overo conpagnom, gostano . . » 20 

Du servitori » 6 

15 Uno spenditore » 5 

Tre chuochi . » 6 

Due canmieriere, fiorini 4, una parente, fiorini 4 . » 8 
.VI. cavalli, per sé gostano le spese, & per li ca- 
valcatori » 24 



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3$« 



PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 



Le spese di venti bocche, per tucto fiorini 50 20 

Somma la spesa fiorini 155. 
e. cLiv A E alla sua guardia in Lucha, bandiere .xvi. et lancie .xm. Di 

fuori, Nossano, Chastillioni, Carrara, Lavensa, bandiere .vra. 

(XCLXXXXin. La speza d' Agustin Filippo. 

Agustin Filippo faccia residentia in Pietrasanta e abia quello 
è dicto di sopra, e a sua guardia & conpagnia du' caval- 
catori co' loro cavalli fiorini 12 

Due donzelli o vogliamo dire conpagnoni 

Uno^ervidore 

Uno spenditore 



Due chuochi 
Una cameriera 
Una parente . 
Tre cavalli per sé, le spese di 5 cavalli 
Le spese di nove bocche a suoi spese 



IO 

35 
5 

4 
2 

4 

IO IO 

22 



Somma la spesa fiorini 72. 

E la sua guardia & compagnia, mentre che sta a Pietrasanta, 
lo vicario con salario di fiorini .xxm., bandiere .m., lancie .n. 

CCCLXXXXIV. La spesa di Ranaldo. 

Ranaldo faccia residentia a Chamaiore & abia quello è dicto 
di sopra, con simile brigata che Agustin Filippo, e alla sua 
guardia e conpagnia, mentre che sta a Camaiore, lo vicario di 
fiorini .xxra., bandiere .n., lancie ,u. . 

CCCLXXXXV. La spesa di Rodolfo. 

Rodolfo faccia residentia a Montecharlo & abia quello è dicto 
di sopra, con simile brigata che Ranaldo, e alla sua guardia 
et conpagnia, mentre che sta a Monte Charlo, lo vicario di fio- 
rini xxm., bandiere .m., lancie .n. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 359 

CCCLXXXXVI. La spesa di Stefano. 

Stefano faccia residentia in ne' borghi & abia quello è dicto 
di sopra, e a sua guardia et compagnia, du' chavalli, du' fa- 
migli colle spese, fiorini 19. E in sua conpagnia, T officiale de bor- 
ghi, lancia .1. 

CCCLXXXXVn. Ordine del tucto. 

Ogni mobile di denari, ioielli, argentiere, massaritie & forni- 
menti si mettano in salvo luogo per bizogno che potesse 
venire. E simile ogni afficti & rendite, e sopra tucto V utile della 
dovana del sale, si mantegna a difentione della ciptà e del con- 
5 tado et de' dicti figluoli, siche sempre si possino difendere da 
ogni contraditione. E cosi piaccia a Dio che mantegna tal do- 
minio in felicie stato. Amen. 

CCCLXXXXVin. Come a Lucha concorseno molti 

FRATI MINORI PER FARE CAPITOLO. 

Ly anno di .Mccccxxra. a di .xxm. aprile, il di di santo Gior- 
gio, concorseno a Lucha più di .ce. frati minori con loro 
provmciale per fare capitolo, li quali funno secondo loro uzanza 
per fare processione per tucto Luccha il di di san Marcho. E 
5 dissesi la messa solenne e la 'predica in Santo Martino, e fato 
residentia circha .vm. di in Luccha. A i quali per lo magnifi- 
co signor Paulo Guinigi di Luccha e per li altri ciptadini fii 
donato pane, vino, chame, pescio, formagio, denari et cose da vi- 
vere a suficientia quanto fu loro di bizongno. E facto quello 
IO perchè erano venuti, si partirono di Luccha a di 29 et 30 del 
mese d' aprile. Dio doni a loro & a noi della sua gratia. 

CCCLXXXXK. Come morìo messer Tomazo MossmEGRO 
dogio DI Venegia. 



D 



eli' anno soprascripto morio lo dugio di Vinegia noiiiato 
messer Tomazo Mossinegro del mese d' aprile. Del dicto 



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300 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

mese, a di .xvi. aprile, fu ektto dogio mcsser Francesco Fosciarii, 
il quale della sua eletione et coronatione ne mandò lettore al 
magnifico signor Paulo Guinigi di Lucha, le quali lettore ven- 5 
nero a Luccha a di .xxvi. aprile. E a colui che tali lèctore 
aregò, fii dato per lo magnifico signore Paulo assai buona prò- 
vigione et lettore di rallegramento di tale officio. E oltra quello 
che per lo magnifico signor Paolo fii scripto, diliberò che per- 
sonalmente messer Iacopo Viviani andasse con buona compagnia io 
a vizitare il prefato dogio, e mossesi a di .nn. maggio. E vizi- 
tato, tornò a Luccha a di .xxi. magio in vemardi. 

ecce. Come BRAcao dal Montone misse campo all' Aguu-a. 

Vedendo k comunità di Firenza la moltitudine delle genti 
dell' arme che il dugha di Milano avea a soldo et che 
ogni di ne soldava, e dubitando che il predicto ducha non vo- 
lesse dannegiare la dieta comunità per levarsi la guerra da dos- 
so, ordinò che Braccio dal Montone, come loro obligato, mettes- 5 
se campo all'Aquila, porgendoli denari et giente. E questo 
fenno per dispregio di papa Martino et de re Luizi d' Angiò 
e del dugha di Milano, facendo forte lo re di Catelogna, acciò 
che le brigate del dicto dugha si distendessero verso NapolL E 
come ordinònno misseno in efiecto, che il predicto Braccio, con io 
più di .m.^ cavalli, si puose a campo intomo alla ciptà del- 
l' Aquila, e con molta fantaria prendendo alcune fortezze; per la 
qual cosa le genti del papa et de re Luizi e di quelle dello 
Sforza e parte di quelle del duga di Milano, si ristrinseno insie- 
me per porgere aiuto al signore Antonio dall' Aquila. E questo ij 
asembramento fu del mese di magio in 1423. E scgmo che al- 
cuno di quelli caporale che erano con Braccio si ridusse con 
quello dell' Aguila, et colle brigate dello Sforza & del dugha di 
Milano dienno adosso alle brigate di Braccio, e fu bactaglia tra 
r una brigata et 1' altra. In ultimo, più di .nn.^ cavalli funno 20 
presi di quelli di Braccio, e molti homini morti et feriti et qua- 
zi in rocta. Braccio con resto si ridusse in forte luogo. E 
questo fu quazi all' uscita di magio in .Mccccxxm. Sentendo 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 361 

questo la comunità di Firenza ordinòro creare in Firenza oflS- 
2$ ciò di balla. E cosi creònno come di sotto si noterà. 

CCCCI. Come la comunità di Firenza fece .x. di balìa. 

Dell' anno di .Mccccxxm. del mese di maggio, avendo il du- 
glia di Milano preso Furli socto nome del marcheze di 
Ferrara, e quello fornito di buone brighate, di che la comimi- 
tà di Firenza ordinò creare oflEcio di balìa. Li nomi di tali 
5 sono questi: 

Messer Palla delli Strozzi Bianco di Sandro, coltriciaio 

Messer Matteo Chastellani Michele di Cardino^ bechaio 

Nicolò da lizzano Andrea Giugni 

lohanni Bicci de' Medici Vieri Guadagni 

IO Bartolomeo Corbinelli Cantino Cavalcanti, 

per potere contastare al dugha di Milano et ad altri, dando suo- 
no che tale o&cìo sì facea per opressare et dannifichare lo mar- 
cheze di Ferrara. E ben che tale suono (asse dato, si de' presu- 
mere che tucto ordinano contra del prefato dugha; per la qual 

1 5 cosa si bandio per parte de' dicti molte prestanze per raunare 
denari. E oltra il fare bandire prestanze, mandònno in nella 
roccha di Furli fanti xc, per potere contastare a chi avesse 
preso la dieta ciptà di Furli, per tucto il mese di maggio 
di .MCCCCXxm. E da poi a poghi mesi, il predicto marcheze 

20 ebbe il cassaro di Furli. E cosi viene a esser tucta la terra a 
divotione delle brigate del dugha di Milano. 

CCCCn. Come madonna Sveva moglie di Gentile Pandolfo 
• DA Camerino venne a Lucha per andare 
A Santo Antonio. 

Ly anno di J^ccccxxm. a di .vi. maggio, venne a Lucha per 
andare a Santo Antonio in pell^inaggio, madonna Sveva 
mogie di Gentile Pandolfo da Chamerino e madre di madonna 
Maria donna di Lancilao figluolo del signor Paulo Guinigi, con 



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362 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

bella conpagnìa, alla quale fu facto magnifico honore. E a 5 
di .vn. di maggio si partio per andare a suo chamino, facendo 
la via per Garfagnana. E per tucto il terreno di Lucha fimno 
facte le spese per lo dicto magnifico signor Paulo. E compiuto 
suo viaggio, tornò a Luccha a di .xnn. gimgno, dove fii ricevuu 
honorevolemente, e quine risteo fine a di 18 gugno. io 

CCCCin. Come messer Bartolomeo da Campo Frevoso 

FU TRACTO della ROCHA DI ChASTELLO BOLOGNESE. 

Del predicto mese di maggio, essendo in nella rocha di Cha- 
stel Bolognese messer Bartholomeo da Campo Frevoso da 
Genova, e avendovi spesi alquanti denari a stanza della comuni- 
tà di Firenza, e simile esser messer Antonio Bentivoglia di Bo- 
logna, avendo preso la terra del dicto Chastello Bolognese a pi- 5 
titione della Chieza o vogliamo dire di lui, et esendo tra predi- 
cti messer Bartholomeo et messer Antonio diferenza, del sopra- 
scripto mese si trovò in Bolongna la inbasciarìa del dugha di Me- 
lano e la imbasciaria dì Firenza, e doppo molte pratìce, volendo 
i predicti inbasciatori molte cose per loro utilità, e cognoscendo io 
r ambasciarla del dugha i predicti di Firenza dare lungha a loro 
vantaggio, i predicti inbasciatori del duga col Cardinale di Bo- 
logna, fé' mettere campo al dicto chastello con gran quantità di 
genti d' arme et fanti da pie socto nome della Chieza. Per la 
qual cosa il predicto messer Bartolomeo ristretto in nella roc- 15 
cha, quella, del mese di gungno, abandonò, e '1 dicto messer 
Antonio, essendo in nella terra et vedendosi ristretto, e non spe- 
rando avere aiuto, i terrieri del castello dicendo : voi vedete la 
terra assediata et dubitiamo del guasto, e pertanto piacciavi che 
tal guasto non si dia; il predicto messer Antonio chaminò del 20 
mese di gugno a Firenza per aver aiuto da Firenza. E pensasi 
che a lui diverrà come sono stati già abandonati delli altri. E 
giunto a Firenza, fu conducto con certa conducta di cavalli et 
mandato alla guardia di Pisa. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI- 363 

CCCCrV. Come lo Sforza si partIo da re di Catelogna* 

Ora si conterà a quanto pericolo sta ogni signoria, che spera 
soperchiare altrui per mezzo de' suoi soldati provigionati 
a soldo steso overo iri aspetto, a dare gran condutte ; e posto che 
di molti signori et principi se ne potesse dire molti exempli a 

5 chi male n' è incontrato ad aver dato si gran conducta ad al- 
cuno, che per tal conducta abia facto perdere suo stato & signo- 
ria e simile la vita, lasseràsi di molti a chi è intervenuto, et con- 
teràsi al presente, che essendo per la reina lohanna e per lo re 
di Catelogna a soldo lo Sforza da Cutignuola in nelle parti di 

IO Napoli, e finendo la ferma del dicto Sforza a di .xxn. maggio 
in .Mccccxxm. et essendosi concio col ducha di Milano per .u^ 
anni che dovesseno venire; 

CCCCV. Come lo re di Catelogna ordinò d' avere navigll 

Il predicto re di Chatelogna die suono che si volea partire et 
che avea ordinato che molte galee armate et navi lo venisse- 
no a levare di quine; di che, sentendo questo la reina lohanna, 
avendo seco lo Sforza, disse a re di Catelogna: io sento che 
5 voi avete mandato per T armata che vi levi di qui, e pertanto 
piacciavi, che prima che vi partiate, mi rimettiate in miei mani 
tùcte le fortezze che io v' ò consegnate. Alle quali parole il 
predicto re, sensa dare altra risposta, ordinò certo tractato co- 
me si noterà. 

CCCCVI. Come lo re di Chatelogna fé' battagla 

CON aUELLI di NaPOU E COLLA REINA. 

Lo predicto re di Catelogna, volendo esser certo se il popolo 
di Napoli voleano lui per signore et magiore, posto che la 
reina lohanna avesse il dominio, ordinò il dicto re somuovere 
il popolo di Napoli, e secretamente fé' dire et gridare per Na- 
5 poli alcimo suo amico, overo che credea che fusse suo amico, 
gridando: viva i re di Ragona; et altri gridando: viva la reina e. clvib 
lohanna reina di Napoli. E per questo modo tutta la ciptadi- 
nanza di Napoli funno sopr' arme, e cosi stavano li predicti ci- 



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364 PARTE ^CONDA DELLE CRONICHE 

ptadini alle loro ebase et bocteghe coli' arme senza dizamui- 
si. E vedendo il preditto re di Catelogna che il popolo di Na- io 
poli non avea seguito sua voluntà, di subito, a di .xxvl magio 
in .Mccccxxni-, fé' armare tucte suoi brig^ite, così quelle da ca- 
vallo come quelle da pie, che n' avea da chavallo più di .wm,, 
e più di .m.i» tra balestieri e altre genti e armati. E facto delle 
suoi brigate alquante schiere, il popolo di Napoli ciò vedendo, 15 
non lassando 1' arme, stava a vedere quello che il dicto re dili- 
berasse di fare. E mentre che tali cose si faceano in Napoli, 
lo Sforza, essendo spirato sua ferma, con .mv.^ cavalli e con .m."» 
fanti da pie, si mosse per andare verso Napoli, il quale era assai 
presso. E apressandosi fecie alquante schiere e fe' prima una 20 
schiera di sachardi di .m.<^,la quale apressandosi a Napoli, il pre- 
dicto re uscio fuori di Napoli con tucte suoi brighate da cha- 
vallo et da pie e percosse a quelli sachardi, e quelli facendo al- 
quanta resistenzia, ultimamente la dieta schiera de' sachardi fu 
rocta. E s^uitando alla seccmda schiera, la quale era assai buo- 2) 
na brigata, e quine fii bella scharamuccia, uccidendosi et ferendosi 
dell' ima parte & dell' altra. E in questa barufla la gente de re 
di Catelogna mostrava avere il vantaggio^ Di che il predicto 
Sforza fe' uno suo chaporale, assai intendente, pratico & huomo 
securo, andare colla sua schiera dirieto alle genti de re di Gate- jo 
logna e tramezatoli da Napoli alle brigate de re. Il popolo di 
Napoli, sentendo et vedendo quello che il predicto re avea facto 
d' avere lassato Napoli senza le suoi brigate, si fermo forti dentro 
a petitione della reina lohanna. E questo facto, il predicto Sfor- 
za, come senti che le brigate suoi erano tra Napoli e le genti 35 
de re, con tucto lo sforzo che lui avea, die' adosso alle genti del 
diao re, e messi in rocta, quine fu grande uccisione & poghi ne 
canpònno. Lo re si partio et ridussesi con alquante brigate in 
nel Castello Nuovo. 

Lo resto, cosi quelli da cavallo come quelli da pie, pensando 40 
vivere securi in Napoli, tra per le genti del dicto Sforza & per 
lo popolo di Napoli gran parte di quelli catelani morti funno, 
e gran parte presi pr^ioni, gridando : viva madonna la reina 
lohanna. E tucti mercadanti chatelani et ciciliani che in Napoli 



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D I GIOVANNI SERCAMBI 0$ 

45 si trovònno, funno rubati & parte lAorti. E cosi fu il dicto re 
di Catelogna conducto, che più di .n.™ homini de' suoi morti, et 
più di .M. pregioni. E questo fu a di .xxvi. magio in giovedì- 
E cosi ne vernerò lettore a Luccha a di .m. giungno, il di della 
festa del corpo ,di Cristo. Idio riceva i morti. 

CCCCVn. Come fu scoNncTA la gente de re di Chatelogna. c. cLvn a 

Avuto lo Sforza tal Victoria, si ridusse in Napoli e prese il 
borgo del Carmino. E quine afibrsatosi con tucte suoi 
brigate, e acciò che V armata de' Chatelani non possino soccor- 
rere lo re né noiare Napoli, fennò uno seraglio dal mare alla 
5 terra, e cosi si tenea securo. Per la qual cosa lo Sforza cavalcò 
per prendere alcuno chastello presso a Napoli a .x. milia, sopra- 
giunseno 1' armata del dicto re, cioè .xvm. galee et sette navi 
bene in punto, 

CCCCVHL Come l' armata de re di Chatelogna eittrònno in 

Napou rubando et ardendo, et molti funno i morti 

E la terra rimase al dicto re. 

Edi tracta intròno in nella terra, e in nel prìticipio più che 
la terza parte di Napoli fue messa a saccho, ardendo le ca- 
se & parti delli homini uccidendo. La reina lohanna, vedersi 
rinchiusa ih Capovana, mandò per lo Sforza e di quine la con- 
5 dusse a Benevento per Éarsi forte di gente per ricoverare Napo- 
li E da poi chaminò a Nola e quine la dieta reina fé' suo di- 
moro. Lo re di Catelogna, sentendo che la reina avea abando- 
nato la fortezza di Napoli, die* ordine di tucto conbattere. E 
cosi s^uio che in poghi giorni tucto Napoli colle fortezze pre- 
io se e tucta la robba rubau & mandato in suo paese, et moki 
pregioni ditenuti et gran parte della terra arza, e molte femine 
mandate con pogo honore; mantenendo Napoli a sua divosione, 
non avendo contasto che al dicto re possa nuocere, sempre rin- 
frescandosi di suoi genti e mandandone robba & pregioni & 
15 molte donne in suo pacze. E in questo modo dimorò tucto il 



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e. CLVn B 



566 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

mese d' octobre di .Mcccckxm. rimanendo sempre signore di Na- 
poli Or chome seguirà di tal dominio, altro' si noterà. 

CCCCK. Nota facta al signor Paulo Guinigi per salvessa 
de'suoi terrenl 

Ricordanza a te, signor Paulo Guinigi di Lucha, che essendo 
tu in legha colla comunità di Firenza, non che quella co- 
munità voglia che in nella ragione tu sii ristituito in nelle tuoi 
iurisditioni del tuo contado, delle quali ragioni ài buoni istru- 
menti e antichissime ragioni, e loro come potenti voglano ogni 5 
loro voluntà adenpiere. E pertanto si contrà al presente alcuna 
cosa delle molti, che essendo tra il comune di Pontito, soctopo- 
sto alla signoria di Luccha, alcuna diferenza col comune di Pu- 
piglio del contado di Pistoia, soctoposto alla comunità di Firen- 
za, per ceno terreno proprio di quelli di Pontito, i prcdicti da io 
Pupiglio voleano occupare di quello terreno di Pontito, e di ciò 
avendo il magnifico signor Paulo sentimento, mandò suoi inba- 
sciatori alla comunità di Firenza, il quale fu ser Lunardo da Mas- 
sa, a narrare a quella signoria che piacesse loro che tal diferensa 
si risegasse. E doppo molto pregare, fu risposto per quella co- 15 
mimità che il capitano della montagna di Pistoia, il quale è fio- 
rentino, eh' era in quel tenpo del mese di gugno in .Mccxx:xxin., 
tutto mettere' a buona concordia. 

Di che il dicto magnifico signore Paulo mandò con pieno 
mandato, Dino Avogati et ser Lunardo soprascripto, che fusseno 20 
col predicto capitano. Et essendo stati insieme, doppo molte 
pratiche, lo predicto capitano volendo partire et levare, conchiu- 
dea che più che du' miglia di lunghessa et più d' uno miglio *|, 
di larghezza volea che del terreno di Pontito s' atribuisse a quel- 
li da Pupiglio. E in' su questo il dicto capitano stando fermo, 25 
non volendo udire né vedere alcuna ragione di Lucha; 

Per le quali cose fii di necessità che il predicto ser Lunardo 
ritornasse a Firenza a' priori, et quine, narrato le ragioni del 
magnifico signor Paulo di Luccha & del comune di Pontito, 
doppo molto replicare, vemardi a di .xi. gugno dicto anno, fii 30 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 367 

risposto che spettavano dal capitano lettore, perchè pensavano che 
ogni cosa avesse conchiusa & che non dispiacesse al dicto ser 
Lunardo inbasciatore V aspettare. E cosi steo fine a di .xii. gu- 
gno in sabato. E andato al collegio fu risposto al dicto ser 

35 Lunardo che li officiali che quella comunità mandavano erano 
homini discreti e che per loro ogni cosa insta si facea, et che 
non voleano che altri che quel capitano fusse a partire tale di- 
ferentia. Per la qual risposta, doppo molte ragioni mostrate per 
lo dicto ser Lunardo in defentione delle ragioni di Lucha, si 

40 conchiuse che il magnifico signor Paulo di nuovo mandasse in 
sulla quistione & trovassensi col predicto capitano. E cosi il dicto 
ser Limardo si partio di Firenza e venne a Lucha a di .xrai.^ gu- 
gno. E tucto narrò al magnifico signor Paulo, e poi al consiglio 
del dicto magnifico signor Paulo. Per le quali parti si conprese 

45 che alla comunità di Firenza fìisse dato a intendere che quello 

terreno che è della iurisditione di Pontito potesse molto noiare 

alla ciptà di Pistoia e a Firenza, per la qual cosa fu stimato che 

tali Fiorentini vorranno, come sono uzati,* fare dell' altrui loro. 

• Nondimeno, acciò che non si potesse al magnifico signor Paulo 

50 inputare che per nigligentia si dovesse abandonare tale materia, di 
nuovo a di .xvi. gugno dicto anno, si mandò in su luogo, a trovar- 
si col dicto capitano, messer Cechardo indici et ser Lunardo so- 
prascripto. Li quali andònno per mostrare chiaramente che il 
terreno, che quelli di Pistoia domandavano, era del territorio di 

55 Pontito soctoposto a Lucha. E quine essendo stati col dicto cha- 
pitano, non volendo consentire né alle carti né alli stimi di Ponti- 
to né alli stimi di Pupiglio, né alle testimonianse delli homini non 
passionati e alle ragioni vere che si mostravano per quelli di 
Pontito, volendo a beneplacito che per quelli di Popiglio si pos- 

60 sedesse del terreno apartenente a Pontito più di du' miglia di 
terreno, distendendosi fine al monte Aquilaio ; 

Per la qual cosa si poteo conprendere che per la comunità di 
Firenza fusse il predicto capitano informato di prendere quello 
terreno, però che per tale terreno si potre' senza contasto veni- 

65 re in sul terreno di Lucha & di quine discendere per la vicaria 
di Valdilima al loro beneplacito. E sensa conchiudere altro, i 



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e. CLVm B 



368 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

predicti messer Cechardo & ser Lunardo ritomòro a Luccha, 
per la qual cosa fu assai compreso che altri vorre' delle cose di 
Luccha al lor piacere. Essendo ritornati i dicti a Luccha & il 
magnifico signor Paulo avendone riscripto a Firenza, fii di nno- 70 
vo rescrìpto che si mandasse in su luogo con dare buone pa- 
role; & essendo messer Cechardo alquanto infermo, fa di neces- 
sità mandare messer Nicolao di messer Manfredi, e as^nando 
molte ragioni, le quali per quelli di Firenza non fanno udite; 
per la qualcosa si convenne rimandare a Firenza il dicto mcs- 75 
ser Nicolao a mostrare a* priori di Firenza le ragioni chiare di 
Lucha. Doppo molti ài si conchiuse che fine a dì .xn. octobrc 
si soprasedesse tale diferenza, & che quelli di Popiglio non do- 
vessero uzare né trafichare queUo terreno, ben che honesto tale 
indugio non fasse, perchè chiaro si potea determinare per le ra- 80 
gioni chiare di Pontito; et chosi si mase per allora. 

Or che diremo, che passato settembre i predicti da Pqrig^o 
andònno in nel terreno della quistione? e quine rimondando le 
selve et coglendo le chastagne ccMne lo propia cosa, per la quale 
ingiuria per quelli di Pontito ne fa facto suplicatione et laroemo 85 
al magnifico signor Paulo. Di che il prefato signore ne scrisse 
a Firenza, et tale lèttoni volse che uno intendente di Pontito por- 
tasse la lèttora & che a boccha si dolesse dell' oltragio che è 
loro facto. Or come seguirà altro* si noterà. Ben si può dire 
come la comunità di Firenza ci dare' del suo terreno, che essendo 90 
in legha con loro s' ingegnano senza ragione levarci delle nostre 
iurisditioni. Idio ci dia tale cognoscimento che noi ci sappiamo 
guardare dalla mala voluntà che anno li Fiorentini contra la cifd 
di Lucha et contra colui che la governa. A Dio piaccia. 

CCCCX. Come lo duca di Ataj^o fece pacie 

CON aUELLI VSCI. 

Lo magnifico dugha di Milano avendo preso pensieri di man- 
dare in nelle parti di Napoli suoi brigate da pie et da ca- 
vallo, conchiuse, del mese di gugno in .Mccccxxra., buona et 
ferma pacie con quelli Vsci per anni .xmi.<> E facta, « trovòn- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 369 

5 no verso Romagna di sua brigata cavalli .1111.™ con molta fan- 
taria, riserbandosi lui in Milano Angiolo dalla Pergola et Nicolò 
Guerneri con tucte loro brigate, e '1 conte Charmignuola con 
altri caporali, per potere adoperarli quando altre achadesse. Or 
segondo che acadrà, altro' si noterà. 

CCCCXI. Come la comunità di Firenza scripse al magnifico 

SIGNORE DI LUCCHA CHE A FiRENZA SI MANDASSE 
UNO COMMISSARIO ET COSÌ SI FÉ*. 

La magnifica comunità di Firenza, vedendo et sentendo le bri- 
gate d' arme esser in Romagna a pititione et sotto nome del 
marchese di Ferrara, ristrintosi co' .x. di balìa al loro scampo, fu 
scripto a di .xxin. giugno per li diai al magnifico signor Paulo 
5 e simile alla comunità di Siena, socto brevità, che si mandasse a 
Firenza qualche persona, col quale potesseno pratichare quello 
die fusse bene di tucti i collegati. E simile le lettore che pas- 
sano per quello di Lucha si debiano aprile, per vedere et sapere 
li andamenti di coloro che non sono co loro in legha. Lasse- 
10 remo di narrare di quello di Siena e tornasi a quello che 
tocha a Lucha. 

Vedendo il magnifico signor Paulo tale chiesta, non parendo 
a lui né al suo consiglio potere negare che a Firenza non si 
mandasse, si conchiuse che ser Antonio Morovelli, il quale era 
15 pienamente informato della legha, andasse a Firenza, non disten- 
dendosi ad altro che in nella legha si contiene. E il dicto andò 
a dì .xxn. gugno di .mccccxxiii. Or segondo che achaderà tale 
andata, altro' si noterà, pregando Idio che il magnifico signor 
Paulo e Lucha li sia racomandata et che 1' asmtia di Firenza 
20 non la faccia pericolane. A Dio piaccia. Giunto ser Antonio a 
Firenza e quine restato alquanti die, fii per quelli che regghono 
Firenza notificato al dicto ser Antonio certe frasche, com' è loro 
uzansa, acciò che quelle notificasse al magnifico signore Paulo, 
le quali per lo dicto ser Antonio funno notificate al dicto ma- 
25 gnifico signore Paulo. 

E prima, come papa Martino volea fare legha colla comuni- 
tà di Firenza. 

B 24 



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370 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

Apresso, come le brigate di Firenza aveano fatto gran preda 
sopra di Furti, e simile come la comunità di Firenza pensavano 
avere per loro capitano il signor Pandolfo. 30 

Apresso, come tucti li Malateste si dirissavano a esser uniti 
con Firenza. 

Apresso, come le galee de re di Ragona aveano presi molti 
pregioni di Gaeta. 

Anco, come la comunità di Firenza fare' vigorosamente guer- 35 
ra contra del marchese di Ferara. 

Apresso, come i Fiorentini aveano come il dugha di Milano 
no li dannifìcherebbe. 

Ancho, che la reina lohanna di Napoli e lo re di Ragona 
rimetteano ogni loro diferentia in nel signore Braccio di Perù- 40 
già, e che il dicto Braccio non volea tale commissione in parole, 
ma che ne volea spesial mandato per belle carte. 

E molte altre ciancie si notifichò; et simili cose notificònno 
alla comunità di Siena, pascendoli di frasche come Lucha. 

Della quistione che è tra il territorio di Pontito soctoposto 45 
a Lucha con quelli da Popiglio, i dicti di Firenza stanno sodi 
a volere tenere senza ragione il territorio spetante a Lucha. E 
questo non pare buona vicinanza. Nondimeno con buone ra- 
gioni per lo dicto signore di Luccha si manterrà le suoi iuri- 
sditione quanto a lui sera possibile. E ristato il dicto ser An- 50 
tonio molto tempo a Firenza, ritornò a Lucha a di .xx. luglio 
in .Mccccxxm. 

CCCCXn. Come morIo l' antipapa nomato 
PAPA Benedetto. 

Mentre che le soprascripte cose si fateano, morio V antipa- 
pa nomato papa Benedetto, il quale prima che morisse fé' 
alquanti cardinali, li quali cardinali, doppo la morte del predicto, 
elessero et fenno nuovo papa, il quale si titolò 



L 



CCCCXnL Come s' ordinò tractato a FurlI. 

a comunità di Firenza, del mese di luglio in .Mccccxxni., 
avendo Ip lor brigate a Furlimpopulo a contasto di Furi! 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 371 

grande, contra le genti del duga di Milano, ordinòro con certi 
di ciptadini di Furli certo tractato per dare la terra alle genti 
5 di Firenza. E questo sentendosi per quelli che governavano 
Furli, fenno .xn. di quelli che a tal tractato erano consentienti 
apichar per la gola. Et cosi tal tractato non ebbe luogho. 

Avendo la comunità di Firenza perduto la speranza di tal 
tractato, ordinò a contasto di quelli che sono a Furli, creare uno 

IO capitano gennerale com' è stato contato. E questo fu il signor 
Pandolfo Malatesta da Pesori con conduta più di .iius cavalli, 
ristringendo la comunità di Firenza tucte suoi genti d' arme per 
mandare a Furlinpopulo, co' quali andò Lodovico delli Opisi, il 
quale era alla guardia di Pisa con altri caporali in gran numero. 

15 Et partinsi di Toscana e caminòro a Forlinpopulo, e quine pre- 
seno loro pensieri a danno de' loro contrarli. Or segondo che 
di loro andata seguirà, altro' si noterà. 

CCCCXrV. Come lo duca di Milano mandò inbasoarIa a 

FAENZA PER SALVOCONDUCTO PER CAVALLI .MM. 

Vedendo il dugha di Milano inviluppate le cose, si della rei- 
na lohanna si di papa Martino si de re Luizi e simile de 
re di Chatelogna, richiese la comunità di Firenza che li piacesse 
concedere salvoconducto et transito per lo suo terreno per po- 
5 tere andare in nelle parti di Romagna per .mm. chavalli, Dop- 
po molto pratichare, tale licentia fu risposto alla inbasciaria del 
dugha che non bizognava al dugha chiedere salvoconducto, per- 
chè la comunità di Firenza non pensava che il duga dovesse 
esser loro contrario. Per la qual cosa fu di necessità che il du- 
10 ga mandasse nuova inbasciaria a Firenza, e quine steo molti 
giorni, conchiudendo che voleano i Fiorentini rispondere al du- 
gha a vocie viva. 

Et cosi mandònno messer Nello et Bartholomeo Valori in- 

basciatori che andassero al duga, informati di loro intentione ; 

1 5 li quali inbasciatori si mosseno del mese di ogosto in .mccccxxiii. 

E perchè si partiano di Toscana, dove si tenea che per tucto 

Toscana dovesse esser moria, il predicto dugha non volse che 



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372 PARTE SECONDA DELLE CRONICHE 

i diai inbasciatori passasseno il. Po, ma che quinc dare' loro 
risposta. E cosi stando, fimno più & più volte uditi dalli imbascia- 
tori del duga et replicato molte cose, stando ognuno in su suoi. 20 
E doppo molto restare, il dicto duga di Milano, avendo mandato 
per altra via che per quella di Firenza gran moltitudine di genti 
d' arme & da pie, e quine essendo il signor Pandolfo colle bri- 
gate di Firenza, uscirono le genti di Firenza fuori di Furlinpo- 
pulo con ordine di prendere Furli, overo la magior parte delli 25 
homini d' arme del dugha, e tal pentieri era il loro. Quelli di 
Furli, ciò sentendo, dienno ordine al loro riparo, & mandònno 
certi Sachardi, avendo preso pensieri di tramezzare li homini 
d' arme di Firenza, acciò che non potesseno ritornare in Fur- 
linpopulo. 30 

Et cosi divenne, che venendo alle mani, ultimamente quelli 
di Furlinpopolo funno rocti e più di .v.« cavalli funno presi. 
E così fu rocto il dicto signor Pandolfo, che di nuovo si con- 
venne rifornire di cavalli & di homini. E restando i dicti in- 
basciatori di Firenza in Lombardia, volendo sempre stare fermi 35 
per sapere V animo del dugha, fu ultimamente risposto per lo 
dugha: se Firenza vorrà pace, pace ara, se vorrà guerra, guerra 
ara. E questo fu V ultima conclusione, per la qual cosa i pre- 
dicti inbasciatori si ritomònno a Firenza. Doppo la rocta data 
per le genti del dugha a quelli di Firenza a Furlinpopulo, le bri- 40 
gate del dugha di Milano ebbeno la fortezza d' Ugo, et simile 
ebeno per racomandata la ciptà di Faensa, per la qual cosa qudlì 
Malatesta dubitano forte. 

CCCCXV. Come i Fiorentini mandònno al signor Paulo 

CHIEDENDO FANTI .C. 

Ritornati T imbasciatori a Firenza, non con quella ambasciata 
che arebeno voluto, dienno pentieri a' loro ripari ; e primo di 
fornire ben Pisa & Livoma di fanti da pie', con trahere di Pisa 
tuct' i Pisani acti ad arme. Apresso richieseno i Senesi d' alcuna 
gente d' arme che le voleano mandare in Romagna e funno ser\àti. 5 

Apresso, richieseno il signor Paulo Guinigi di Lucha di Can- 
ti .e. provati, per mandarli a guardia di Pisa. Alla quale doman- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 373 

da per lo magnifico signor Paulo fu risposto che i Fiorentini 
doveano sapere che in Lucha non erano tanti soldati che alla 
IO guardia, della terra fusseno sofHcienti, e pertanto di fanti non li 
potea servire; ma se il bizogno fusse tale, che lui contribuere' di 
gratia, trovandoli loro, pagarli per quello tempo che insto 
paresse a quella comunità. E tal chiesta fu del mese di settem- 
bre in .Mccccxxni. 

CCCCXVI. Come in Luccha et per lo contado. 

FU PESTILENTIA. 

La moria avendo molto dannificato la ciptà e gran parte 
del contado, essendosi principiata del mese di luglio di 
.Mccccxxm. & seguitò molti mesi apresso. Essendosi il magni- 
fico signor Paulo con tutti suoi figluoli andato a Chamaiore e 
5 quine restato quanto a lui piaque, diliberò andare a Pietra Santa 
e quine dimorò 



V I N E 



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TAVOLA DEI CAPITOLI 



DELLA PARTE SECONDA 



I. Croniche del secondo libro di Lucha et del signore Paulo 
Guinigi di Luccha et d* altri pae:(i, come chiaramente ap- 
parirà per ordine . . *. Pag. 3 

n. Della morte di Bartolomeo di Francesco Guinigi e di La- 

^ari di Nicolao Guinigi et di lohanni suo figluolo. . » 4 

ni. Come a Luccha vennero alla guardia molti amici della 

casa de' Guinigi » 6 

rV. Come si die' piena balia per consiglio generale a .xii. ci- 
ptadini di Lucha e alli ansiani di potere sorogare in nel 
consiglio per li asenti et morti » 7 

V. Come in Lucha sifenno i .xu. della balia, e rimisensi mol- 
ti sbanditi » 7 

VI. Come si trasse la tascha delti antiani di Lucha . . » 9 
Vn. Come la comunità di Firen:(a fé somuovere il duca di 

Baviera a prendere la corona dello imperio .... » io 
Vin. Come morlo Michele Guinigi homo savio et excellente, 

et come molti della sua morte si ralegrónno non amici » 11 

IX. Come Paulo Guinigi prese il bastone d' esser defensore 

del popolo e della ciptà di Lucha » 12 

X. Come fu facto chiaro tucto il consiglio di quello che Paulo 
volta, et come tucti officiali giurónno in sua mano . . » lé 

XI. Nota facta a Paulo Guinigi ora capitano . ...» 18 
Xn. Come Paulo Guinigi capitano mandò imbasceria al 

dugha di Milano, e conte s* ordinò certo tractato contra 



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376 TAVOLA 



// dicto Paulo e come ne fu taglato la testa a magìstro 

Bartholomeo da Aramo Pag. 20 

Xin. Come Paulo Guinigi fu facto signore di Luccha da' .xn. 
della balia » 21 

XIV. Nota facta al signor Paulo Guinigi » 22 

XV. Come Lamio Moriconi mal contento del dominio del 
dicto Paulo tristamente morto » 2j 

XVI. Nota facta alla memoria di Landa Moriconi ...» 25 

XVn. Nota facta a messer Charlo Ronghi » 27 

XVm. Come messer Charlo Ronghi si die' a rubare . . » 28 

XIX. Come funno inposti alcuni sonecti per memoria di 
Paulo Guinigi signore della ciptà di Luccha et per sua 
exaltatione » 28 

XX. Come la comunità di Firen:(a fenno officio di balla^ e 
come fenno confinati li Alberti . * » ji 

XXI. Come Nanni Bentivogla si fé' signore di Bologna . a 31 
XXn. Nota facta a Nanni Bentivoglia di Bologtui. . . » 32 
XXin. Come il signor Paulo Guinigi fé' uno consiglio di 

certi ciptadini » 34 

XXIV. Come il signore Paulo Guinigi ebe da papa Bonifa- 

tio nono certa riconciliasione di interdicto di papa Benedetto » 34 

XXV. Come messer Charlo Ronghi di Luccha fu ucciso in 

su la montagna di Bologna » 35 

XXVI. Come il signor Paulo Guinigi di Luccìmfe' una cipta- 
della in Luccha per sua salvessa » 36 

XXVn. Come la comunità di Firen:(a mandò inbasciatori al 
nuovo inperadore » 37 

XXVni. Come il signor di Bologna sipatificó con Astore da 
Faen:(a in dispregio del conte Alberigo da Barbiano . » 39 

XXIX. Nota facta a Nanni Bentivogla signor di Bologna » 39 

XXX. Come messer Ricciardo de' Cancilieri di Pistoia s' op- 
puose contra de' Fiorentini armata mano » 42 

XXXI. Come lo duga di Milano, sentendo quello che i Fio- 
rentini cercavano d' abasarlo, soldo molte brigate di genti 

d' arme et da pii » 43 

XXXn. Come il duga di Milano soldo il marchese di Ferrara » 44 



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DEI CAPITOLI 377 



XXXin. Come lo dugha di Milano misse a rimpetto al nuo- 
vo imperadore gran quantità di gente £ arme . . Pag. 44 

XXXrV. Come le brigate del duga si trovónno coti quelle del 

nuovo inperadore & co* guelfi ^> 45 

XXXV. Come le brigate del dugha ebheno vittoria contra le 

genti del dicto imperadore » 46 

XXXVI. Come lo inperadore nuovo^ avendo facto poco overo 
nulla, si parilo » 47 

XXXVn. Come lo comune di Firen:(a mandò lo hoste alla 

Sambucha di Pistoia contra messer Ricciardo de Cancillieri » 48 

XXXVm. Come si cerchà prendere Bargha a pititione di certi 

Ghibellini » 49 

XXXIX. Come li Fiorentini volsero levare di mano del duga 
la ciptà di Pisa, per la qual cosa molti Pisani funno 
mandati a' confini ^> 49 

XL. Come i Fiorentini, non avendo potuto metere ad effetto 
loro pensieri, ordinerò certo tractatcl con Bernardone loro 
capitano » >o 

XLI. Come fu volsuto mettere in ballo il signore Paulo Qui- 

nigi di Lucha et non ebbe luogo » 50 

XLn. Come li Fiorentini ferono pagare molte prestante, et 

mandónno inbasciarla al nuovo imperadore . ...» 51 

XLin. Come il comune di Firen^^a fé clmvalcare in sul ter- 
reno della ciptà di Siena » 51 

XLIV. Come la comunità di Siena fé' chavalcare in sul ter- 
reno di Firen:(a 52 

XLV. Come Bucicalto venne in Genova luogotenente per lo 

re di Francia » 52 

XLVI. Come lo imperadore nuovo, malcontento, se n andò a 

Vinegia » 53 

XLVn. Come il conte Alberigo dannificò Bologna per amor 

che 'l signor di Bologna avea messo V oste a Barbiano. » 54 

XLVni. Come il signor Paulo Guinigi prese per donna ma- 
donna Viaria figluola di messer Charlo dal Qmretto . » 56 

XLIX. Come il duga di Milano misse hoste alla ciptà di 

Bologna » 56 



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37» TAVOLA 

L. Come il signor di Bologna fu ucciso dal popolo et sconfidi 

quelli eh' erano venuti in suo aiuto da Firen:(a . . Pag. 37 

LI. Come la ciptà di Bologna si die' al dugha di Milano . » 58 

LII. Come i Fiorentini sottomisero messer Riciardo de' Candì- 

lieri di Pistoia » 58 

Lin. Come il duga di Milano ristrinse tucte viei, acciò che 

i Fiorentini non potessero avere alcuna mercantia . . » S9 

LTV. Come lo duga di Milano morto, et come il signor Pau- 
lo Guinigi di Lucha vi mandò imbasciaria a condolersi » 60 

LV. Come la comunità di FirenT^a volse prendere alcune ca- 
stella di Pisa apartenenii atti heredi del duga. ...» 60 

LVI. Come naque discordia tra 'l consiglio del duga di Mi- 
lano, et molti ne funno morti » 61 

LVn. Come per la divisione di Lumbardia la Chie:(a riebbe 
Bologna » 62 

LVni. Come la Chie:(a,tbbe la ciptà di Perugia ...» 62 

LIX. Come la dugessa di Milano je! taglare la testa a mes- 
ser Antoniuolo Porro & ed altri » 63 

LX. Nota fatta alla dugessa di Milano » 63 

LXI. Come tucto Lombardia fu somossa al suo disfacimento » 66 

LXn. Come la dughessa di Milano inpegnò a' Venesiani Ve- 
rona, Vicen:(a & altre terre per ducati .ce.™ . ...» 67 

LXin. Come messer Gabriello Maria figluolo del duga di 

Milano et madonna Nie:(a sua madre vennero a Pisa. » 68 

LXIV. Nota facta a messer Gabriello & alla madre . . » 69 

LXV. Come s' ordinò certo tractato d' uccidere messer Ga- 
briello Maria et madonna Nie^a sua madre . ...» 73 

LXVI. Come li Senesi fenno pacie col comune di Firen:(a, 
e come fu tagliato la testa al fratello e al figluolo di 
messer Nanni GoT^edini da Bologfui » 74 

LXVn. Qui non bi:(ogna altra nota perchè l dicto di sopra » 75 

LXVin. Come la comunità di Vinegia diliberò far guera 

col signore di Padova » 75 

LXDC. Come li Fiorentini mandònno imbasciaria a Genova, 

dicendo che non dava briga a Pisa » 76 



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DEI CAPITOLI 379 



LXX. Come il signore Paulo Guinigi di Lucha ebe da lohan- 
ni Colonna per fiorini .xv.™ Carrara^ Lavensa, Moneta 

e altre terre Pag. 76 

LXXl. Come al signor Paulo Guinigi naque della sua don- 
na madonna Viaria Lancilao >^ 77 

LXXII. Notasi poga leeltà di lohanni Colonna . ...» 78 
LXXni. Come morlo papa Bonifaiio nono, e fu eluto papa 

Innocentio .vu.^ . . ' » 79 

LXXrV. Come li Venesiani ebeno Verona & assediónno Padova » 79 
LXXV. Come l' antipapa venne in nella ciptà di Genova . » 80 
LXXVI. Come li Veronesi andóro a Vinegia con grande 

trionpho » 81 

LXXVn. Come si cominciò :(i:(;(ania in Pisa tra la madre 

e 7 figluolo » 82 

LXXVm. Come i nato discordia tra la Chie:(a e re Lancilao » 83 
LXXIX. Cpme la ciptà di Sìt^ì fu messa a saccomanno . » 84 
LXXX. Come si traete contra messer Gabriello Maria il 

suo disfacimento » 84 

LXXXI. Nota facta a messer Gabriello Maria e a madonna 

Nie:(a sua madre » 84 

LXXXn. Come messer Gabriello Maria fé alcune condanagioni » 86 
LXXXm. Come messer Gabriello Maria e madonna Nie^^a 

sua madre funno costretti abandonare la ciptà di Pisa. » 87 
LXXXIV. Nota facta a messer Ghabriello Maria e a ma- 
donna Nie:(a sua madre .• » 88 

LXXXV. Qui si narra certi pacti che il comune di Firen- 

:(a volea, non bene honesti, dal signor Paulo . . . . » 9 1 
LXXXVI. Come lo governatore di Genova ebbe Livorna . » 92 
LXXXVn. Come i Pisani mandónno inbasciaria a Firen:(a » 93 
LXXXVni. Come li Pisani giurónno et promisseno esser leali 

insieme con sacramento » 94 

LXXXIX. Nota facta a' Pisani » 94 

XC. Come lo governatore di Genova venne a Livorna . . » 95 
XCI. Come madonna Nie:(a consegnò a Bucicalto la cipta- 

della di Pisa, et ella cadendo morio » 96 



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380 TAVOLA 



XCn. Come per lo nipote di papa Innocentio funno morti 

molti Romani Pag. 97 

xeni. Come la comunità di Firen^^a ordinarono li .x. di 

balia per avere Pisa » 97 

XCrV. Come Bucicalto fé' poeti con Firen:^a » 98 

XCV. Come i Fiorentini ebeno la ciptadella di Pisa . . » 99 

XCVI. Com^ li Pisani richieseno molti d' aiuto . ...» 100 

XCVn. Come i Fiorentini ebbeno. Librafacta » 100 

XCVin. Come li Pisani ebbeno per battagla la ciptadella 

di Pisa » loi 

XCIX. Come fu tolta la scorta a' Fiorentini » 102 

C. Come il signore Paulo Guinigi fu richiesto da* Pisani 

£ interpuonersi a pace con Firen:(a » 103 

CI. Come si rimissero in Pisa li usciti » 104 

Cn. Come Piero Gaitani fu traditore in Pisa . . . . » 105 

CHI. Come li Fiorentini preseno il campanile di Ripoli . » 105 

CIV. Come i Pisani fenno preda in su quello di Saminiato » 106 

CV. Come li Fiorentini preseno il Bagno a Monte Pisano » 106 

evi. Come fu ucciso il Mostrar da a Roma » 106 

CVn. Come i Fiorentini ordinóro cerio trattato con lohanni 

Gambacorta » 106 

CVni. Come messer lohanni Gambacorta f^ pagare molti 

denari a* Pisani » 108 

CIX. Come i Fiorentini di messer lohanni dubitando, pen- 

sónno prendere le 'chastella » 109 

ex. Della crudeltà che u:(à messer lohanni Gambacorta di 

Pisa contra de' ciptadini Pisani » 109 

CXI. Dell' asedio posto per li Fiorentini al castello di Vi- 
co Pisano » no 

CXn. Del tradimento fatto per messer lohanni Gambacorta 

di Pisa » no 

CXin. Come messer lohanni Gambacorta die' Pisa a' Fiorentini » ni 

CXIV. Come li Fiorentini si fenno signori di Pisa. . . n in 

CXV. Come si fa di tal presura certa nota a' Fiorentini . » nj 
CXVI. Come il duga di Borgogna é stato chagione £ agvere 

guasto Francia » n8 



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DEI CAPITOLI 381 



CX\TI. Conte le genti del signore di Luccha funno mandate 

d' Ortonuovo Pag. 118 

CXVni. Come morto Paulo Savelli capitano delle genti del- 
l' arme di Venegia ».ii9 

CXIX. Come il cardinale eh' era in Bologna fé taglare la 

testa a Astore da Faenza e al figluolo » 119 

CXX. Come morio madonna Viaria mogie del signor Paulo 

Giiinigi di Lucha » 120 

CXXI. Come si pacificò lo re Lanàlao con papa Inocentio » 120 
CXXn. Come morto papa Inocentio e fu electo papa Gre- 
gorio .XII » 121 

CXXin. Poeti et capitoli facti per l' unione di santa Chìe:(a » 122 
CXXrV. Come il signore Paulo di Lucha prese per mogie 
madonna Piagentina figlola del signor Rodolfo da Ca- 
merino » 126 

CXXV. Come il duga d' Orliens fu morto a tradimento dal 

dugha lohanni di Borgogna » 127 

CXXVI. Come papa Gregorio .xii. venne alla ciptà di Lucha » 127 
CXXVn. Come papa Gregorio diede la ro:(a al signor Paur 

lo Guinigi di Luccha » 129 

CXXVin. Come li Fiorentini ordinònno urto tractato a pi- 

titione dell' antipapa contra di papa Gregorio .xn. . . » 129 
CXXIX. Come papa Gregorio, sentendo quello che contra di 

lui s* ordinava, steo fermo » 130 

CXXX. Come lo re Lancilao fu signore di Roma . . . » 131 
CXXXI. Come li Fiorentini finno lega co' Senesi • . . » 132 
CXXXn. Come naque discordia tra papa Gregorio e' char- 

dinali, e di questo ne fu chagione la comunità di Firen^a » 134 
CXXXni. Come papa Gregorio die' ordine dipartirsi di Luccha » 136 

CXXXrV. Nota facta a re Lancilao » i37 

CXXXV. Come li cardinali riducti a Pisa,fenno apellagione 

al papa che dovea venire ^> ^39 

CXXXVI. Come s' ordinò certo tractato contra del signore 

Paulo Guinigi di Lucha ^^ I39 

CXXXVU. Come papa Gregorio .xii. misse molti protesti a 

cardinali partiti di Lucha » 140 



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bB2 tavola 



CXXXVin. Come lo re Lancilao mandò a Lucha V ulivo 

della presura di Roma Pag. 140 

CXXXIX. Come moria alcuno cardinale in Pisa di quelli 

che 5' erano partiti di Luccha » 140 

CXL. Come lo m. signore Paulo Guinigii di Luccha mandò 

a vi:(itare lo re Lancilao » 141 

CXLI. Come si fé' lega tra re Lancilao e Lucha . . . » 142 
CXLn. Come il consiglio di Francia dilevò V ubidien:(a del- 
l' uno papa et dell' altro » 142 

CXLin. Come papa Gregorio .xn. si parilo di Lucha . . » 143 
CXLIV. Come i chardinali eh' erano a Pisa ferino inbascia- 

ria al signor di Luccha » ^43 

CXLV. Come papa Gregorio si ridusse a Rimini e quine 

fé' alcuni chardinali » ^44 

CXL VI. Come fu taglato la testa a messer Gabriello Maria 

in Genova » ^45 

CXLVn. Come fu scomficto & morto il populo di Leggie 

in Francia » 146 

CXLVni. Come lo duga di Borgogna cominciò a guastare 

lo reame di Francia . . , » 146 

CXLIX. Come Paulo Orsini si soldo co re Lancilao di Napoli » 147 
CL. Come lo re Lancilao ebbe la ciptà di Perugia . . . » 147 
CLI. Come lo re Lancilao dispuose far guerra a' Fiorentini » 147 
CLn. Conu li Fiorentini fenno officio di balia . . . . » 148 
CLin. Come a pititione del comune di Firen:(a fu soducto 
alcuno di Lucha a tractare contra lo signor Paulo di Lu- 
cha il suo disfacimento » 149 

CLIV. Come le genti de re Lancilao dienno il guasto ad Are:{^o » 1 50 
CLV. Come il signore di Cortona col commissario de' Fio- 
rentini ordinòro tractato doppio contra i re Lancilao . » 151 

CLVI. Come fu dato il guasto a Cortona » 151 

CLVn. Come Carlo Malatesta e altri inbasciatori di papa 

Gregorio & di papa Benedetto non funno uditi . . . » 152 
CLVin. Come papa Gregorio camino a Udine . . . . » 152 
CLIX. Come il signore di Lucha fu richiesto da' cardinali 

di Pisa & non volse consentire » I53 



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DEI CAPITOLI 383 



CLX. Come s' ordinava certo tractato contra del signor Pau- 
lo Guinigi di Luccha Pag. 154 

CLXI. Come fu morto messer Ottobuon Terso da Parma . » 1 54 

CLKJl. Qui fu ucciso » i55 

CLXin. Come il dicto messer Octobuon fu spoglato nudo . » 156 
CLXrV. Come il corpo del dicto messer Ottobuon fu sqtiartato » 156 
CLXV. Come la testa del dicto messer Octobuono fu presen- 
tata a Piero Rosso da Parma » 156 

CLXVI. Comt una delle mani del dicto messer Ottobuon fu 

data a uno caporale » 156 

CLXVn. Come i quarti f unno apichati & ogni stratio fattone » 157 
CLXVni. Nota facta alla memoria di messer Octo . . » 157 
CLXK. Come lo re Lancilao ebbe la ciptà di Cortona & 

molti morti ^> 1 57 

CLXX.- Protesti facti contra di papa Grigorio et di quello 

di Vignone per li cardinali ^^159 

CLXXI. Come si fé* giustitia di molti a Genova . . . >) 162 
CLXXn. Come il cardinale di Bologna cioè messer Baldas- 

sari Coscia fé' imposta grande per avere denari . . . » 162 

CLXXin. Come papa Gregorio fé' concilio » 162 

CLXXrV. Come per li cardinali di Pisa fu eletto papa Ale- 

xandro quinto » 163 

CLXXV. Come papa Allexandro si parilo di Pisa e chami- 

nò a Pistoia et di quine a Bologna » 164 

CLXXVI. Come il cardinale di Bologna fu sconficto a Fur- 

linpopolo » 164 

CLXXVn. Come funno presi alquanti del cardinale . . » 164 
CLXXVm. Come morlo papa Allexandro e fu eletto papa 

lohanni .xxm » 165 

CLXXIX. Come papa lohanni mandò per lo cardinale dal 

Fiesco per eh' era guelfo » 165 

CLXXX. Come lo re Lancilao die' bactaglia al castello di 

Sartiano » 166 

CLXXXI. Come lo re Lancilao dubitò che Paulo Orsini, co- 

me poco leale, lo ingannasse » 166 



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384 TAVOLA 



CLXXXn. Conte il comune di Firen:(a sommosse i re Lui:^ 

(f Angió a venire in YtaUa Pag. 167 

CLXXXni. Come s' ordinò certo tractato contra il signor 

Paulo Guinigi di Lucha » 167 

CLXXXrV. Come lo re Lui:;^i d' Angió condusse in nelle 

parti di Toscana alquanti navigli » 167 

CLXXXV. Come papa Allexandro coronò di Napoli lo re 

Lui^i X Angiò » 168 

CLXXXVI. Come messer Baldassar Coscia, cardinale di Bo- 

logna volse fare chavalchare in sul terreno di Lucha . » i^ 

CLXXXVn. Come lo governatore di Genova volendo acqui- 
stare Milano perdeo Genova » 169 

CLXXXVin. Come Paulo Orsini si ribellò da re Lancilao » 170 

CLXXXDC. Come lo comune di Genova preseno tutte le 

forte:;;^e di Livorna ; » 170 

CXC. Come naque al signor Paulo uno fanciullo della sua 

donna e poco visse » 170 

CXCI. Come la comunità di Genova ebbe il castelletto di 

Genova » 171 

CXCn. Come per parte de re Lui:(i £ Angiò venne per 
inbasciatore al papa & a Firen:;a messer lohanni Geno- 
vardi di Lucha , . » 172 

CXCin. Come lo re Lui:^i, prima che avesse risposta dal suo 

imbasciatore, si partio di Provensa con molti navigli . » 173 

CXCrV. Come a re Lancilao fu fatto asentire che lui dovea 

esser morto ^ per la qual cosa molti ne fé morire • . » 174 

CXCV. Come lo refe* morire .xxxn. napoletani d' uno casato » 174 

CXCVI. Come funno sconcete le navi de re Lui:(i da quel- 
le de re Lancilao » i75 

CXC VII. Come lo re Lui^i camino verso Piombino . . » 176 

CXCVin. Come lo re Lui:(i andò a Bologna . . . . » 176 

CXCIX. Come li Genovesi ebeno la ciptà di Ventimiglia . » 176 

ce. Come i Genovesi fenno ordine che neuno beneficio si 

prendesse da papa Lohanni » I77 

CCI. Come i Fiorentini ordinòro tractato contra di Perugia » 177 

CCn. Nota facta a re Lancilao » 178 



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DEI CAPITOLI 38$ 



ceni. Come il signor Paulo Guinigi cassò certi conestabili 

suditi a FiretiT^a Pag. 179 

CCrV. Come il figliuol d' Astore da Faen:^a prese Faen:(a 

con r aiuto de' Malatesta » 180 

CCV. Come funno grandi inundationi d' aque . . . . » 180 
CCVI. Come il signor Paulo Guinigi di Luccha mandò a 

visitare papa lohanni » 181 

CCVn. Come molti delle galee de re Luìtj. funno morti & 

in volta ritornerò in Serchio ; . . » 183 

CCVin. Come le galee de re Lancilao preseno il porto e for- 

. tessa di Talamona » 184 

CCIX. Com^ al signor Paulo Guinigi di Lucha naque uno 

figluolo nomato Agustin Filippo di madonna Piagentina. » 184 
CCX. Come li Genovesi eheno la forte:(^a di Lericù . . » 184 
CCXI. Come il maestro de' Crocichieri fu scomficto dalli 

infedeli » 184' 

CCXn. Come fu per tucta Ytalia moria di morbo pestilentiale. » 185 
CCXni. Come papa lohanni ordinò far guerra con re Lancilao. » 185 
CCXIV. Come i Fiorentini fecero pacie con re Lancilao . » 186 
CCXV. Come^ la comunità di Firen:(a preseno il castello di 

Lerici di Genova » 187 

CCXVI. Come papa lohanni chaminò a Roma con animo 

di gueregiare con re Lancilao i » 187 

CCXVn. Come li Fiorentini cercònno volere pacie co' Geno^ 

vesi e richieseno Pietrasanta al signor Paulo per loro 

stanT^a » 189 

CCXVni. Come li Fiorentini ordinerò certo tractato contra 

Genova per me:(;{0 di messer Orlando da Campofrevoso 

et per tal cagione il dicto messer Orlando fu morto e tal 

ordine non venne fatto » 190 

CCXIX. Come i Fiorentini ripreseno pratica della pace con 

la comunità di Genova » 191 

CCXX. Come i Bolognesi si dilevònno dal chardinale di 

Bologna , » 191 

CCXXI. Come i re Lancilao mandò il guanto della batagla 

a suoi contrarli et come fu ingannato » 19Z 

B 25 



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)S6 TAVOLA 

CCXXn. Còme i Bolognesi richiesino il iigndre Paulo Gm- 

nigi di Luccha di certo aiuto, al quale con h/t^ut Schumi 

funno contenti. ; Piftg. IJJ 

CCXXm. Come fu cavalcato Ut comunità di Bolognia . » 193 
CCXXIV. Come la comunità di Genova tbbtno Casttimtmn 

di Lunigiana » ^94 

CCXXV. Come li Fiorentini ardinóro con Nicdó mofcheu 

che chavalchasu a S<^e:(ana a 194 

CCXXVI. Conte lo re Luìt^ì si ritornò in ProoemséL . . » 195 
CCXXVn. Come le dugba di Baviera venne in YtaUa per 

prendere la corona dello inperio » ^95 

CCXXVm. Come il papa scripse al nucfuo inperadore che 

venisse in Ytalia >» i95 

CCXXDC. Delle crudeltà che fé" lo 'mperadere » 19^ 

CCXXX. Come lo *mperadore fé' guerra al Vemsiano . • » 197 
CCXXXI. Come lo re Lancilao rifermò, tucte suoi brigate 

d' arme. » I97 

CCXXXQ. Dd male ricolta i ogni biado e delia cbarestia. » 199 
CCXXXm. Come la comunità di Genova ristrinseno U mare 

acciò che la comunità di FirenT^a non potesse esser fornita. » 200 
CCXXXrV. Come la comunità di Firen:^a mandano loro ra^ 

comandali a danmegiare Genova. ...,...» 201 
CCXXXV. Come morio Fasino Ghane, il quah i* era facto 

magiore di Lombardia. . 202 

CCXXXVI. Come alcuni figluoli di messer Bernabò entrano in 

Milano e fu morto ilfigluolo magiore del duga di Milano, a 202 
CCXXXVn. Come i Fiorentini, socto nome di podi co* G^ 

novesi, volsero tollere Livoma. , . » 203 

CCXXXVni. Come si fe^ pace tra pc^ lohanm e re Lan^ 

cilao. » 204 

^CCXXXIX. Come U Fiorentini si ridussero a Pietrasanta 

co' Genovesi per tractare acordio della pacie .... » 204 
CCXL. Come lo minor figluolo rimasa del dngba di Milana 

si tittolò dugha, e prese per donna la mogie di Fasino Ghane. » 207 
CCXLI. Come fu rinchiuso Paulo Orsini dalle genti di re 

Lancilao » 207 



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DÈI GAtlTOLl 3S7 

CCXLn. Come il magnifico signore Paulo ddnigi prlnd- 

pia il palagio tk' borghi Pag, 108 

CCXLin. Come lo re Lancilao combateo lo castello Sunto 

Angiolo di^ Roma. •....» 209 

CCXLIV. Come lo re Lancilao mandò Mastìaria alle Ì9h 

peradùre . . » 209 

CCXLV. Come lo signor Paulo di Lucha mandò a vi^ita^ 

re lo 'mpera:dore é . . . . . . . v . * . . » 210 

CCXLVI. Come la comunità di FirenT^a fenno offm di balia 

per loro scampo ...*..» lio 

CCXLVU. Cotm lo te Lancilao, vedendosi ingannato da Pi- 

ren:(a, ristrinse tucti suoi caporali £ c^me & di nuovo 

soldo ........* i .. » in 

CCXL Villi Come il daifino di Francia con suoi amici trof^ 

sero éi pregioni-K reali presi. » 212 

CCXLK. Come per papa lohanni et per papa Gregorio 

funno mandati urti cardinali per inbasdatori allo Inpt- 

rodare ; . * 212 

CCL. Come lo imperadart voIh pàrhmentart tei dugha di 

Milano. .....•...,*.•«..» 2^3 

CCLI. Come papa lohanni andò alla pteseHtià dello Mpe^ 

radere. . * . *.*..» 213 

CCLn. Come lo 'mperadore ordiwwa tetto tractato, con con- 

sentimento di papa lohanni, contra il dugha di Milano. » 214 
CCLin* Nota facti di non fidarsi, chi à signoria in mano, 

di tali parsone » 214 

CXLIV. Come merlo lo re Lancilao et come fu iremìtoto in 

quél mese che il dicfo rt merlo. » 215 

CCLV. Nota facta a te, reina lohanna imommente rimasa 

reina ^ 216 

CCLVIk Come morie lo idogio di Vinegia nomato messet 

Mkhele,Sttene * » 226 

CCLVn. Come in Genova fu somossione, cem' è loro u:(an:(a. a 226 
CCLVni. Come fu disposto messer Giorgio Adorni et come 

fu eletto messer Toma;(0 da Campo Frevoso .... » 226 



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588 TAVOLA 

CCLIX. Nota fatta a tmsser Tomaso soprascripto . . Pag. 227 
CCLX. Exemplo facto a tmsser Toma:(p da Campo Frevoso 

di Genova » 227 

CCLXI. Come, nwrio madonna Filippa madre del signor 

Paulo Guinigi di Luccha / . . » 231 

CCLXn. Come lo imperadore Sigismondo fé congregare i 

papi a Gostanza » 232 

CCLXni. Come il dicto imperadore volse riconciliare Fran- 
cia e non potio -....» 232 

CCLXrV. Come a Gostan:(a fu arso uno heretico. ...» 232 
CCLXV. Come per concilio fu privato papa lohanni et fu 

eletto papa Martino «233 

CCLXVI. Come morlo madonna Piagentina donna del si- 
gnor Paulo morio » 233 

CCLXVn. Come si pacificónno i reali di Francia per uno 

tempo » 234 

CCLXVin. Come lo re d* Inghilterra nomato Arigo die' scon- 

ficta a*^ Franceschi » ^4 

CCLXIX. Chome morlo papa Gregorio .xii.o . . . . » 235 
CCLXX. Come fu morto il consiglio di Francia e taglato 

la testa al conte d' Armjgnacha. * » 235 

CCLXXI. Come Braccio da Perugia cavalcò come nimicho 

in sul terreno di Luccha facendo gran danno. . . . » 236 
CCLXXn. Come fu moria in Lucha e come ncque guerra 

tra 'l duga di Milano et Genova » ^39 

CCLXXin. Come si fé' trai dugha di Milano et Genova 

certi pacti » 239 

CCLXXrV. CofTte lo dugha di Milano fé' taglare la testa 

alla dughessa sua moglie » 240 

CCLXXV. Come li Bolognesi non volsero ricevere papa Mar- 

tino in Bologna » 240 

CCLXXVI. Come i Fiorentini ricevéno papa Martifw in 

Firen:(a » 240 

CCLXXVn. Come lo imperadore mandò papa lohanni a 

papa Martino » 241 



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DEI CAPITOLI 389 



CCLXXVin. La comunità di FirenT^a, volendo venire a pra- 
ticha col signor Paulo di Lucha, chieseno che Lancilao 
andasse a vedere la festa di santo lohanni, e cosi andò 
con bella conpagnia Pag. 242 

CCLXXIX. Come papa Martino fé* incoronare di Napoli 

la reina lohanna » 243 

CCLXXX. Nota facta a papa Martino » 244 

CCLXXXI. Come papa Martino scomuniche Braccio dal 

Montone » 247 

CCLXXXn. Come li Fiorentini tractónno V acordio tra papa 

Martino e Braccio; & non durò » 247 

CCLXXXin. Come Braccio sconfisse le genti del papa. . » 248 

CCLXXXrV. Come papa lohanni morlo in Firen:(a. . . » 248 

CCLXXXV. Come fu hattagla ira V infedeli et cristiani e 

come i cristiani ebeno vitoria » 249 

CCLXXXVI. Come in Ytalia funno grandi inundationi 

£ aque, per le quali fé* grande danno » 250 

CCLXXXVn. Come fu morto il duga di Borgogna dal dal- 

fino Charlo figluolo de re di Francia . . ... . . » 251 

CCLXXXVin. Come per le diferentie di Francia sono di- 

sfacti molti ciptadini di Lucha »*25i 

CCLXXXIX. Come il Turchio, volendosi vendicare delle suoi 

genti morte, fu malamente sconfitto da' cristiani . . . » 252 

CCXC. Come papa Martino fé* cavalcare in sul contado di 

Bologna . » 253 

CCXCI. Come in nel contado di Lucha venne gran moltitu- 
dine di granglola, per la quale molte vigne e fructi si 
guastónno » 254 

CCXCn. Come il signor Paulo Guinigi prese per donna 

madonna lacopa da Fuligno » 254 

CCXCni. Come il signor Paulo maritò madonna Viaria 
sua figluola a messer Bactista da Campo Frevoso da 
Genova » 255 

CCXCrV. Come la dieta madonna Viaria n* andò a marito. » 255 

CCXCV. Come il signor Paulo prese pensieri di menare ma- 
donna lacopa sua donna » 256 



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390 TAVOLA 

CCXCVI. Come si die* a Landlao donna madonna Maria 
figluola dì Gentil Rodolfo da Camerino Pag, 256 

CCXCVn. Come la donna del signore Paulo H di LoncUao 

ne vennero a marito . * 256 

CCXCVni. Come il signore Paulo di Luctha ebbe da papa 
Martino che Braccio né altri genti della Chie:^a nàn ebch 
valchere' a Lucha » ^57 

CCXCDC. Come naque discordia tra ìa teina lohanna iì 

Napoli et il conte Iacopo delle Marcie suo marito . . » 258 

ecc. Nota facta alla rema lohanna di Napoli. . . . » 25S 

CCCI. Exemplo morale » 258 

CCCn. Come si soldónno navigli a stan:(a de re Lui per 
opressare la rdna lohanna di Napoli » a^i 

CCCni. Come la teina lohanna fe^ suo figluolo adoctho lo 

re di Chatelogna » 262 

CCCIV. Come papa Mattino si partio di Firen^a e ca^ìénò 

verso Roma » 262 

CCCV. Come papa Martino con certi chapi diliberónno dare 
aiuto al signor Pandolfo, eh* era in Brescia, in dispregiò dd 
dugha di Milano, e funno sconficti dalk genti del dugha^ » 265 

CCCVI. Come a set Guido da Pietrasanta funno date k 
confini a Fuligno r » 2^5 

CCCVn. Come si perdio la villa di Melon di Frofida . » 266 

CCCVin. Come li signori di Fuligno furto mòrti a tradi- 
mento, e della vendetta che si fé* di quelli traditori. . » 266 

CCCIX. Nota delle iustitie che si faranno de' mali factòri. » 27} 

CCCX. Come il signor Paulo di Lucha fé' fare in Lucha 

r ossequio de' signori da Fulingno » 273 

CCCXI. Come si f(f certe note a nr.ionna Gostani(a et a 

Curado da Fuligno » 274 

CCCXn. Come fu morto a battaglia lo ftaullo de re uf In- 
ghilterra » 278 

CCCXin. Come a ser Guido da Pietrasanta funno conce-* 

dute le confini a Siena ...» 279 

CCCXIV. Chome naque al signor Paulo di Lucha della sua 

donna madonna lacopa una fanciulla nomata Filippa. » 279 



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DEI CAPITOLI 391 



CCCXV. Come k àuga di Milano ebbe la ciptà di Brescia 

e altre terre in Lombardia. • , , Pag. 280 

CCCXVJ. Com^ il duga di MUmo missc campo alla ciptà 

di Gtmm. » aSo 

CCCXVn. Comi me$$$r Tomaio da Campo Frevoso vendei 

a Firmia Livorna. . ^ 280 

CCCXyni. Come la reina lohanna di Napoli s' acomandà 

a re di Catalogna ..•,,....,,.» 281 
CCCXK. Cowe funno morti per battaglia molti infedeli ' 

dallo imperadorc Sigismondo » 28a 

CCCXX* Come lo imperadore conbatteo colli eretici di Plaga. » 282 
CCCXXL JìAla cactiva moneta facta a Parigi, per la qwde 

molti mercatanti di Lucba ne funno disfacti. • , • :» 283 
CCCXXn. Come fu bataglia in mare tra li usciti, di Ge- 
nova e quelli da Campofrevoso » 283 

CCCXXDI* Come messer Bactisia da Campo Frevoso rimase 

pregùme^ » 284 

CCCXXrV^ Come m^ser Tomaso da Campo Frevoso cerchà 

acordh col dugha di Milano. ..,...,.» 285 
CCCXXV. Del savio provedim^to fatto per messer Tomaso 

da Campo Frevoso » 286 

CCCXXVI. Come il duga di Milano ebbe la ciptà di Genova^ » 286 
CCCXXVn» Come messer Batista da Campo Frevoso si i> 

comprò e fu rilassato, e lui se ne venne a Lucha . . » 287 
CCCXXVIIL Come lo dugha di Milano ebbe la ciptà di 

Saona ,..,..,» 287 

CCCXXDC. Come li Fiorentini fenno molti confinati di 

Pisa, I simik mandónno molte inbasciarle » 288 

CCCXXX. Come lo dugha di Milano fé' correre Genova a 

sua petitione 9 289 

CCCXXXI, Come fu tt^Uato la testa al Tartaglia e a uno 

suo nipote » 290 

CCCXXXn. Come il dugha di Milano fé' lega col comune 

di Bologna con consentimento di papa Martino • • . a 290 
CCCXXXni Come lo duga di Milano ebbe la ciptà di FurlL » 251 



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392 TAVOLA 



CCCXXXrV. Come morio madonna lacopa donna del si- 
gnore Paulo Guinigi di Lucha Pag. 291 

CCCXXXV. Nota dell' asequio facto della dieta donna, . » 292 

CCCXXXVI. Come ser Guido da Pietrasanta ruppe le confini, » 294 

CCCXXXVn. Come Braccio si pacificò collo Sfor:(a . . » 295 

CCCXXXVin. Come si dubitò di tale concordia fatta tra 
Braccio e lo Sfor:(ai » 296 

CCCXXXIX. Pacti facti tra quelli di Miens di Francia co 
re di Francia e re di Inghilterra » 296 

CCCXL. Come Braccio mandò imbasciarla alla comunità 
di Firen:(a » 298 

CCCXLI. Come per alcuno Genovese funno rubate molte navi. » 299 

CCCXLn. Come si conchiuse buona triegua tra il duga di 
Milano e *l signore di Mantova » 300 

CCCXLin. Come arse la casa di Betto Schiatta di Borgo. » 300 

CCCXLIV. Come messer Toma:(o da Campo Frevoso si- 
gnore di Sare:(ana si fé' racomandato alla comunità di 
Firen:(a » 300 

CCCXLV. Come Braccio da Perugia prese la Ciptà di Chor 
stello » 301 

CCCXL VI. Come morio lohanni figluolo che fu di Michele 
Guinigi di Lucha » 301 

CCCXL Vn. Come lo dugha di Melano conbacteo con li Vsci 
e come di loro ebbe Victoria » 302 

CCCXL Vm. Come la comunità di FiretiT^a fenno galee per 
mercatantegiare in Romania » 303 

CCCXLIX. Come per alcuno fiorentino s' ordinò certo fra- 
ctato contra il signor di Lucha, insieme con ser Guido 
da Pietra Santa » 304 

CCCL. Come il signor Paulo Guinigi di Luccha f^ lega 
colla comunità di FireitT^a per anni cimque . . . . . » 306 

CCCLL Notafacta al signor Paulo Guinigi per la legafacta » 309 

CCCLn. Come lo podestà di Luccha die' bando a ser Guido 
da Pietrasanta & a ser lohanni Turchi » 310 

CCCLin. Parole contra il poco senno di ser Guido da Pie- 
trasanta e del dicto ser lohanni » 310 



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DEI CAPITOLI 395 



CCCLIV. Come a Luccha concorsene molti homini et donne 

et fanciulli ^ Egicto Pag. 312 

CCCLV. Come morlo lo re Arrigo d' Inghilterra et lo re 

Cbarlo di Francia » 312 

CCCLVI. Come naque a Lancilao della sua donna madon- 
na Maria una figluola nomata Su:(anna » 313 

CCXLVn. Come la comunità di Firen^a mandò imbasciaria 

al dugha di Milano ^313 

CCCLVni. Come il castellano di Porto Venneri non volse 
restituire a messer Batista da Campo Frevoso la forte:(' 
7^a, ma quella mantenne a divotione della signoria di 

Genova » 315 

CCCLIX. Cena facta per lo magnifico signore Paulo di 

Luccha » 316 

CCCLX. Come il vitio della avaritia regna per tucto Yta- 

lia e maximamente in nella ciptà di Luccha. . . . » 317 

CCCLXI. Primo e:(emplo » 318 

CCCLXn. Secondo e:(emplo j*3i8 

CCCLXni. Terso e:(emplo » 319 

CCCLXIV. Quarto exemplo . . , » 320 

CGCLXV. Quinto exemplo » 321 

CCCLXVI. Sexto esemplo » 322 

CCCLXYH. De avaritia 1)324 

CCCLXVni. Exemplo morale il perchè Lucha diviene im 
miseria et povertà per li malvagi piati et giudici et 

avocati » 324 

CCCLXDC. Exemplo della tnateria dieta » 3^5 

CCCLXX. Come a Luccha e in nel contado venne gran 

quantità di nieve e molti fructi guasti. » 330 

CCCXXXI. Conte il luogotenente in Genova per lo duga 

fe^ alcuno ordine » 33i 

CGCLXXn. Come fu a Luccha grande divitia £ ogni vi- 

tuaglia » 332 

CCCLXXm. Come il duga di Milano die' ordine di fare 

grande armata di navigli. '. » 332 



B 26 



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394 



TAVOLA 



CCCLXXTV. Del danno che lohanni Sercambi di Lucha à 

ricevuto per esser stato amico della casa de* Guinigi e 

del signore Paulo Guinigi Pag. 335 

CCCLXXV. Primo danno » 33» 

CCCLXXVI. Danno 2.0 » 339 

CCCLXXVn. Terso danno seguito » 339 

CCCLXXVm. Quarto danno » 34^ 

CCCLXXK. Léttora mandata del magnifico signore a' so- 

pra dicti executori » 34^ 

CCCLXXX, Uttora mandata d soprascripti. . ...» 341 

CCCLXXXI. Lèctora mandata d soprascripti. . ...» 343 

CCCLXXXn. Quinto danno » 344 

CCCLXXXm. Sexto danno . » 34S 

CCCLXXXIV. Septimo danno ricevuto » 345 

CCCLXXXV. Octavo danno ricevuto » 34^ 

CCCLXXXVI. Quanto io lohanni sono a Dio molto pia 

ohligato •347 

CCCLXXXVn. Qui si dichiara buona cagione per che io 

lohanni Sercambii ó notato le soprascripte cose ...» 347 
CCCLXXXVm. Nota facta al magnifico signor Paulo di 

Luccha » 348 

CCCLXXXIX. Nota facta al signor Paulo Guinigi di Lue- 

cha del suo regimento » 34^ 

CCCLXXXX. Qui si noteranno tucte le spese che bisognano 

alla guardia di Lucha e del contado, cosi delle castella, 

officiali et soldati & altre spese straordinarie. . . . » 3S<^ 
CCCLXXXXI. Ordine alla salvessa de' figluoli del signor 

Paulo et di Lucha » 35^ 

CCCLyXXySl. La spesa di Lancilao » 357 

CCCLXXXXm. La spesa d' Agustin Filippo » 35» 

CCCLXXXXIV. La spesa di Ranaldo » 35^ 

CCCLXXXXV. La spesa di Rodolfo » 35» 

CCCLXXXXVI. La spesa di Stefano » 359 

CCCLXXXXVn. Ordine del tucto » 359 

CCCLXXXXVm. Come a Lucha concorseno molti frati 

minori per fare capitolo » 359 



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DEI CAPITOLI 395 



CCCLXXXXK. Come morio messer Tomaso Mossinegro 

dogio di Vmcgia. Pag. 359 

ecce. Conu Braccio dal Montone misse campo ali* Aguila. » 360 
CCCCI. Come la comunità di Firen:(a fece .x. di balia. . » 361 
CCCCn. Come madonna Sveva moglie di Gentile Pandolfo da 

Camerino venne a Lucha per andare a Santo Antonio. » 361 
CCCCin. Come messer Bartolomeo da Campo Frevoso fu 

tracto della rocha di Castello Bolognese » 362 

CCCCrV. Come lo Sforj^a si par tic da re di Catelogna . » 363 
CCCCV, Come lo re di Catelogna ordinò £ avere navigli. » 363 
CCCCVI. Come lo re di Chatelogna fé' battagla con quelli 

di Napoli e colla rana » 363 

CCCCVn. Come fu sconficta la gente de re di Catelogna . » 365 
CCCCVin. Come P armata de re di Chatelogna entrónno 
in Napoli rubando et ardendo, et moltj funno i morti 

e la terra rimase al dicto re » 365 

CCCCIX. Nota facta al signor Paulo Guinigi per salvessa 

de* suoi terreni. » 366 

CCCCX. Come lo duga di Milano fece pacie con quelli Vsci. » 368 
CCCCXI4 Come la comunità di Firen:(a scripse al magnifico 
signore di Luccha che a Firen:^a si mandasse uno com- 
missario et cosi si fé* » 369 

CCCCXIL Come morio l* antipapa nomato papa Benedetta. » 370 

CCCCXin. Come s* ordinò iractato a Furli » 370 

CCCCXIV. Come lo duga di Milano mandò inbasciaria a 

Firen:(a per salvoconducto per cavalli .mm » 37i 

CCCCXV. Come i Fiorentini mandònno al signor Paulo 

chiedendo fanti .e » 372 

CCCCXVI. Come in Luccha et per lo contado fu pestilentia. » 373 



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NOTA AI GUINIGI 



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La Nota presente attiene al tempo che precedette P esaltazione dì Paolo, 
quando la sua persona era tuttavia nell'ombra, e nulla faceva prevedere che 
potesse raggiungere V assoluta signoria. Infatti mentre fu evidentemente di- 
retta a quelli che avevano la rappresentanza e la direzione principale della 
casata, porta nell* indirizzo solamente i nomi di quattro, cioè del vecchio Dino 
di Nicolao e del suo fratello Lazzaro o Lazzarino, di Michele fratello di Fran- 
cesco e dell* altro Lazzaro suo nipote, eh* era il maggiore e più potente dd 
figliuoli dello stesso Francesco. A qual anno però appartenga precisamente 
non è dato di conoscere; ma discorrendovisi dei Guinigi come già arbitri del 
governo, è chiaro che fii scritta dopo i tumulti del 1392, quando colla distru- 
zione dei Forteguerra e degli altri difensori del vecchio e regolare regime, essi 
erano rimasti padroni del campo; e prima della morte del detto Lazzaro di 
Francesco (1$ Febbraio 1400), uno dei quattro cui la Nota venne dedicata. 

Alle pagg. XVII -XV III della prefimone anteposta al primo volume si parlò 
di questo scritto, a noi pervenuto mediante una copia unica di mano delP au- 
tore, sulla quale venne poi ripetutamente stampato; la prima volta nel secoto 
passato dal padre G. D. Mansi, ma scorrettissimamente ; la seconda dal prof. Pi^ 
tro Vigo, in un libretto nuziale livornese del 1889, assai difficile a ritrovarsi, 
nel quale fu curata bensì la correzione, ma non del tutto rispettata la grafia 
originale. Questa nostra nuova edizione è in ogni parte la riproduzióne ri- 
gorosa del manoscritto. 



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NOBILIBUS ET POTENTIBUS VIRIS 
DINO, MICHAELE, LAZZARINO ET LAZARIO 

DE GUINIGIIS 



NOTA A VOI GUINIGI 



Veduto et continuamente si vede quante incoveniense & fa- 
tiche, pericoli & dispiacere in nella nostra ciptà & contado 
ocorreno; et etiandio veduto che con gran pericolo & grande 
spesa continuo ocorre in nella ciptà & in nel reggimento, pare 
che sia bene che de' pericoli che passati sono homo se ne ri- 
cordi, & a* pericoli presenti l'uomo dia buono ordine, si che 
danno ricevere non si possa, & a' pericoli che puonno avenire 
si provegha in tal modo che con buono ordine si conduca; e 
principalmente si faccia quello sia piacere di Dio & salvamento 
del vostro buono stato, & consolatione della comunità di Lucca. 
E bene che per li tempi che puonno & denno avenire si possa 
la nostra buona libertà & il vostro buono & pacifico stato sal- 
vare & reggere, & pertanto secondo quello che con buona co- 
scienza generalmente ognuno contentare si de', & il vostro buo- 
no stato & la ciptà in libertà senza sospetto governar si possa, 
sere* che li ordini infrascritti si metessero ad ezecutione ; li quali 
penso che seranno prima piacer di Dio, secundario di voi & di 
vostri amici, ultimo di tucta la comunità. Incominciando pri- 
ma al nome di Dio & della sua santissima madre &c. & primo: 
Acciò che '1 dubbio et sospecto che esser potesse si tagli, 
è bene che il comune si dispogna che alla guardia della ciptà 
& contado & delle vostre persone siano & esser debbiano soldati 



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400 NOTA AI GUINIGI 



da pie & da cavallo & provigionati, in questa forma cioè; ban- 
diere 36 da pie, in nelle quali abbia per ciascuna du pavesali, 
provigionati 36, lancie 36, ungari 25, & i conestabili siano ho- 
mini amici & intendenti al vostro volere, li quali si stribuiscano: 

Prima a Pietrasanta bandiere 5, lancie 8. 
It. a Montecarlo bandiere 5, lancie 6. 
It. a Camaiore bandiere 1, lancie 2. 
It. a Castilioni bandiere 2. 

le quali siano diputati alla guardia in questo modo, che conti- 
nuamente in Pietrasanta una bandiera guardi di fuora per scol- 
cha della terra, l'altre ogni di una alla porta & una in piassa, 
et la sera quella della porta si riduca in piassa & cosi si scam- 
bino secondo che viene, si che sempre 2 ne guardino £ 
di et di notte. Quelle di Montecarlo, .1. alla porta, J. al pa- 
lagio al modo uzato, sicché sempre di notte .n. ne stiano alla 
loggia & di di una. In Castilioni ne guardi .1. alla port^ 
et al palagio del vicario ; la sera, chiusa la porta, la metà 
guardi al monte, & l'altra metà guardi in piassa, & poi quella 
che non à guardato vada la mattina in guardia, sicché viene a 
guardare V uno di si & l'altro no. In Camaiore, la metà lo di 
alla porta, & la sera in piassa & l'altro dì si scambi per l'altra 
metà ; & acciò che ugni guardia abbia caporale di di & di notte, 
si elegga la bandiera che vi va con .11. conestabili; & questo 
vasti quanto della guardia delle diete castella per li dicti fanti 
Delle lancie delle diete castella la guardia e '1 modo stia ai vi- 
cario, secondo che vede esser di bizogno. 

Alla guardia di Lucca, prima de' fanti da pie .1. bandiera 
a porta Sandonati, .1. a Sampiero, .1. a Sancervagio, .1. al borgo, 
.m. alla loggia, .1. a palagio, .1. alle vostre case, .1. a porta della 
fratta, la metà o l'altra a porta di borgo, cioè alla porta della 
ciptà, e la sera questa guardia a Sanfranceso; sicché sempre di 
nocte ne guardi una in ne' borghi, & ugni di si mutino; che 
verrenno queste a esser, colle mute, bandiere .xx. Di ftiori per 
scolcha ne stia continuo .1., la quale guardi al modo uzato. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI ' 40X 

Sempre alla loggia de* Guinigi di di et di nocte stiano pro- 
vigionati coU'arme .xv., li quali siano presti per accompagnare 
ciascuno di voi, & questi ogni di si mutino, si che sempre .1. 
giorno possano esercitarsi in altro; & perchè penso che alcuno 
vostro amico alcuno ne tegna, se ne mette più .vi., & ancho 
perchè sempre ne possino .xv. continuamente stare. 

Continuo alla loggia guardino lancie .vi. & quine sempre 
stiano coll'armi & cavalli & entrino al modo uzato & cosi eschar- 
no; & cosi de* tre di Tuno verrà a guardare, che verrenno a 
essere lancie .xvni. 

Li ungari stiano sempre presti a quelle cose che occorres- 
seno, così d'acompagnare imbasciarie chome ad altro bizogno 
duv'è, siche di loro si pigli quel fructo che necessario fusse. 
Et questo vasta quanto alla buona guardia della ciptà & delle 
castella. Quanto di soldati è di bizogno venire a l'altre cose 
& prima: 

Che le castella & maximamente Pietrasanta, Motrone, Massa, 
Camaiore, Montecarlo, Coregla, Castillioni, & l'altre di pericolo, 
si diano a homini amici & comfidanti, con dovere tenere buo- 
ni & leali sergenti, se tali castellani et sergenti si dovessero 
mandare comandati, acciò che beffe di quelle ricevere non si 
possa, & cosi in sulle porti della ciptà- 

L'officio dell'ansianatico sempre a' vostri amici si dia, & cosi 
conductieri, gomfalonieri,. vicario di Pietrasanta, Montecarlo, Ca* 
malore, Castillioni, segretari, officio di balya overo comissari, 
& facciasi che si possino fare per quello modo più honesto, ac- 
ciò che voi abbiate vostra intentione; & che li offici non si 
diano ad altri che voi voglate; intendendo vostri amici quelli 
che alla morte & alla vita colla voluntà vostra sono uniti. 

Et acciò che altri non possa il vostro buono stato & libertà 
di Lucca sturbare, è bene che si mandi uno bando che ogni 
persona dia per scripto tucta l'arme che à, & quella examinata, 
secondo che a voi con .n. o tre vostri intimi & cordiali dilibe- 
riate, cholui che tale arme à, chui è, & quanta nelli bizogna; 
& quella non è mestieri & di sospecto, levarla, acciò che neuno 



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402 NOTA AI GUINIGI 



possa contra vostra voluntà romore levare, né atentare, né vostro 
stato corrumpere. 

E veduto che quelli comfinati li quali di fuori sono, sempre 
atentano male per la libertà nostra, é bene che si provegha, 
quelli che sono perfidi nimici & homini di sospetto, che di nuo- 
vo si faccia a* predicti dare pagarla d'osservare le comfini a 
piacimento de' signori, & rimutare da Vignone in Napoli, di 
Vinegia in Ispagna, & cosi di luogo in luogo, si che non po- 
tessero nuocere; avendo sempre l'occhio di non metterli in luo- 
go, che per amicitia alcuno signore contra di noi potesse liti- 
gare; & se li avenisse che tali comfini & pagarle ubidire non 
volessero, infine avale tucti i beni mobili & immobili mettere 
in comune, & fare di facto & publicarli ribelli del nostro comune. 
Da poi, veduto tucti quelli che ubidisseno, in tucti loro beni 
rimetterli & a neuno insta vostra possa lassare &re iniuria, ma 
ugnuno colle suoi arti & mestieri si regha ; però che tenendo i 
modi honesti, cosi di quelli che sono ora contrari come di 
quelli che sono amici & bene che ugnuno stia contento al do- 
vere & alla ragione, & faccendo così Dio ne farà di meglio. 

Et perché la paura della morte raffrena i ma' pensieri, é bene 
che chi volesse esser ribello del nostro comune & dispregiasse 
i comandamenti del bene vivere & del vostro volere, che si pro- 
vegha che qualunqua persona si fa ribello del nostro comune, 
sia & esser possa ucciso, preso & derubato in avere & in per- 
sona, & chi tal ribello rappresenterà al comune, abbia fiorin &c. & 
chi lo darà morto overo che quello uccida, abbia &c. Penso che 
questo timore farà ognuno star contento di vivere pacifico & 
ubidire a' vostri comandamenti, avendo sempre l'occhio a chi 
merita essere in bando, ribello, comfinato, overo facto tornare; & 
questo si notifici per bando publico per tucta la ciptà & contado 
di Lucca. 

E fatto questo, sera bene, acciò che la nostra ciptà non ve- 
gna meno di mercadanti né d'artefici ciptadini né contadini, che 
si vedesseno tucti quelli che senza colpa si sono partiti della 
ciptà & del contado, et quelli overo le loro cose istringere che 
infra certo tempo dovessero tornare a Luccha & quine adope- 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 403 

rare loro arti; & etiandio se alcuno fosse che partire si volesse 
per cagione di sospecto, lui ritenere, confortandolo che a neuno 
sera né è facto iniuria; & se alcuno volesse esser pertinacie in 
non tornare o in volersi partire, volerlo innanti povero di fuori 
che riccho, acciò che con la sua richessa non possa lo stato et 
libertà di Lucca turbare. Et penso, che facendo cosi, la ciptà 
ritornerà in sul guadagno, & la libertà per li provvedimenti 
buoni si manterrà sensa sospecto, faccenda le predicte parti con 
consiglio opportuno. 

Et perchè il consiglio generale è capacie di molti homini 
& à molta autorità, è bene a schifare i pericoli, et però mi pare 
sera bene che si faccia imo consiglio di commissari, li quali 
siano .xn. in fine m .xvra./segondo che parrà il meglio, li quali 
siano tucti di voi & di vostri voleri, in nel quale, più che uno 
fratello possa essere, & siano vostri in avere & in persona, s^ 
condo che voi dicemere vorrete; & questi abbiano quella auto^ 
rità che à il consiglio generale, acciò che quello che per consiglio 
generale vincere non si potesse, overo che a voi paresse non 
doversi a quel consiglio mettere, si possa per questo ottenere; 
sicché sempre la vostra voluntà si faccia & non più; & facendo 
questo, arete vostro desiderio & il consiglio generale potrà es- 
ser riformato di molti. 

E simile il consiglio de* 36 à a dispuonere & creare Tansia- 
natico & li oflSci; & però è bene che s' abbia V occhio di farlo 
con quel consiglio di commissari di balia insieme col collegio, 
acciò che quelli che meritano abbiano quello sia vostro volere; & 
di ciò non si potre* esser ingannato & voi & i vostri amici & 
il comune are* suo debito sensa sospecto, & cosi si vivere' seguro. 

Dato quest'ordine per bene & utilità di comune, & sera con- 
tentamento di tucta la ciptadinanza & fi uno ahumiliare li animi 
senza sospetto, che in nel consiglio generale & in nel consiglio 
dell' ambundantia & fondaco, camarlinghi & richiesti a consigli, 
salvo che in cose segrete & sospette, si richiegano & mettansi 
generalmente tucti i ciptadini, acciò che non paia in tucto dalli 
honori di Lucca exclusi; sempre avendo 1' occhio all' oficio del- 
l' ansianatico, conductieri, gonfalonieri, vicari di Pietrasanta, Mon- 



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404 NOTA AI GUINIGI 



recarlo, Castilioni, Gimaiore & a queil' offici! che fiissero potere 
fiare né ordinare male ; et penso che faccendo questo, Lucca vì- 
verà in pacie tra noi & nostri suditi, 

Ancho mi pare che per li piati & questioni che tra i ciptadini 
sono occorsi & continuamente ocoreno, anno generato o generano 
odio & nimistà, & però è bene che quelli piaiti, li quali non 
bene chiari per l'una parte & per l'altra mostrare si puonno, 
che sopra tali piati & quistioni si eleggano alcuni, i quali quelli 
metta in concordia; non dico però che tali electi abbiano piena 
balia di terminarli, ma siano homini quasi di mezzo a temperare 
le furie e le voluntà; & questo facendo, non nascerà più odio 
né scandali che nati siano. 

Et perché si dicie che ad aguistare uno amico si puone molti 
anni, et però é bene che li amici della vostra voluntà si man- 
tegnino, con volerli in quelle cose che per loro fare si può ope- 
rarli, però che Dio ci die exemplo che a quelli che funno del 
suo volere fecie grande utile, ben dico che si riguardi a quello 
a che riamico é buono, conservandolo per quel modo che i 
buoni amici conservare si denno. Et questo vasti perchè sete 
intendenti; & perdio si guardi che coloro i quali sono vostri con- 
trarii non abbiano quella gloria che vegano dal vostro corpo 
partire alcuno dei vostri membri, ma sempre uniti col vostro 
corpo si preservino & cosi piaccia a Dio. 

Moltissime volte Tuomo crede avere denari in borsa, & quelli 
non si trova. Et pertanto è bene che di nuovo si faccia il IìIh-o 
delle bandiere di tutto il corpo della ciptà, dichiarando: Martino 
di Piero di tal luogo, testore; cioè, mettere il nome, e *1 sopra- 
nome & Tarte & dunde tale è, acciò che voi possiate quelli 
praticare & vedere con quanti al bizogno V uomo si trova, & chi 
sono & di che luogo ; & questo mi pare sia molto di necessità 
di farlo al presente prima che altro si facesse; & più che tutti 
i consoli ovcro pennonieri, di facto, come alcuno della contrada, 
overo pennone, si partisse overo venisse in tal contrada o pen- 
none ad abitare, notificarlo, si che sempre si vedesse il vero; & 
questo gitterà buona ragione. 



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pi GIOVANNI SERCAMBI 40$ 



Et perchè la moltitudine de' soldati dicti & dell'altre spese 
che continuamente occorreno, sera grandissima, è bene che voi 
con alcuni vostri amici stretti, se a voi pare averli, overo sensa 
loro, ma voi pur soli, pratichiate, dispognate ogni soctile intel- 
lecto in menimare dell'altre spese, non manchando soldati, 
overo trovare modo dell' entrate & altre cose, acciò che non bi- 
zogni, insto vostro potere, mettere mano alle borse; & se pur 
le spese (ussero tali che l'entrate non giungessero, sera meglio 
che tucta la comunità ne senta, che vivere con questi sospecti; 
però che non tenendo gente per nostra difesa, si vive in peri- 
colo & dassi materia alli homini dovere tractare contro di voi* 

Sicché concludendo a me parre' che le predicte parti, prima 
che soldati, si faccino amici confidanti et savi, & alli ufficii si 
abbia l' occhio & cimile a' mercadanti che in Lucha sono^ overo 
che partiti si fussero, che vegnino a fare buona terra; & tutte 
le diete parti si mettano ad effetto senza alcuno indugio o dikt- 
tione; però che facendolo, lo vostro stato & libertà di Lucca non 
viverà in sospeto né gelozia,& la ciptà & le vostre persone & 
de' vostri amici seranno sicuri, & leveràsi la materia a' nostri 
sudditi di non atentare alcuna cosa contraria; & se pure alcuno 
fusse tanto macto che atentare volesse, non li de' né può venir 
facto oservando le parti di sopra diete; & di tale atentatione 
non se n'abbia misericordia, ben che io penso che Dio ci pre- 
sterà gratia che non bisognerà. 

Diete le diete parti verrò a uno pensieri, il quale, segcmdo 
che a me pare, la spesa é molto grande et a volere trovare mo- 
do di non venire in povertà in tucto, é bene che si provegha 
che quelli poghi di denari che ci sono, considerato il pogo fare 
della seta, la quale arte era quella che riempieva Lucca di 
denari, almeno quello che per noi far si può, per altri non si 
faccia. & questo dico che sare' bene che alcuna quantità di vini 
forestieri non si mettessero in Lucca né in nel contado, se noa 
con grossa e smizurata gabella, però che chi vorrà vedere sot- 
tile nKnte, i vini forestieri cavano delle borse di Lucca più che 
fiorini .xLi.^ V anno, & i nostri si gictano e non se ne spaccia 
a pr^o neuno, & guastansi i poderi et diventano li h(»nÌBÌ pò- 



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4o6 NOTA AI GUINIGI 

veri et tristi; & però sera utile a provedervi di che vino & quan- 
to mettere si può, & che si de' pagare di gabella de' dicti vini. 

Ancho perchè V arti sono triste & ongni di diventano più, 
& ben $ì congnosce che se il contado di Lucca uzasse per quel- 
lo che bizogna loro alla ciptà, ognuno si camp^gierebbe & di 
questo il comune arebbe molto più utile, & arèci di quelli mer- 
cadanti che farebbeno fondachi, sperando dovere spacciare al con- 
tado chome in nell' altre terre si ùl. Et però è bene che si (ac- 
cia che qualunqiu mercantia si conduce in nel contado & non 
sia tracta di Lucca, tale mercantia si intenda esser perduu; & 
questo non si $tenda a mercantia di legname, vena, bestiame, 
cacio, ovvero pescio o carne salata, overo vini, li quali si possino 
condurre pagando entrata & uscita. Tucte quelle mercantie che 
di Lucca si cavassero si possino portare per tucto il contado 
senza pagare in nelle vicarie alcuna cosa, & di questo ara il co^ 
mune du gabelle, V una in nello 'ntrare, V altra in neU' uscire & 
H guadagno rimarrà in Lucca, 

Ancho sera bene che tucti' terreni vacui, che sono in nella 
ciptà & in ne' borghi di Luccha, piasse & chiassi, chasaUni & 
case spectanti al comune di Lucca, si scrivano ordinatamente 
con quelle comfini che dintorno sono, & cosi tutte possessioni 
del contado apartinenti al comune di Lucca, & quelli veduti, 
pratichare quelli sono dizutili & vituperosi & con pogo frutto 
& pogo seguri, fame denari per quello modo che parrà in chi 
la commetterete; & questo sera utile di • comune, & denari ver- 
ranno in comune di cose che sono più tosto danno & . vitupe- 
rio a tenerie cosi che a venderle. Chome chiaro si vede moM 
umfructano il bene & utile del nostro comune & alle spese che 
ocorreno non metteno la mano, & ancho a volere trovare modo 
che denari vegnino in comune et che per li tempi si viva con 
ordine, è bene che s' aguagli la Massa con iunta di fiorini .xx.™ 
o più; con questo che il sopra più non si paghi, ma si pongna 
dovere ricevere di spesiale grada, acciò che, se avenisse doversi 
sopra tal aguaglio alcuna cosa impuonere, non s'impogna sopra 
r avanso che lui avesse sopra più; et faccendo questo penso che 
monterà circa fiormi .xxx.™ quello che il comune ara di contanti. 



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DI GIOVANNI SERCAMBI 407 



de* quali il comune può spendere overo comprare per lo terzo 
fiorini .XV.™ che ne allegerà la Massa fiorini .xlv.™, & a questo 
modo il comune avansere' prima contanti fiorini .xv.™ et leverèsi, 
della somma che ora il comime à debito, fiorini .xv.™; siche 
verre* il comune ad avanzare fiorini ,xxx.™, & sopra quello per 
li tempi avenire si potre' altri fondare. 

Delli altri modi soctili ci sono, li quali colla penna in mano 
trovare si puonno, et pertanto è bene a praticare le diete parti 
e quelle che si trovano essere utili, mettere in effecto, e quelle 
che fussero da levarle, tacerle ; pregando voi, che se in alcuna 
delle diete parti avesse dicto cosa che fusse contra vostra volun- 
ta, che a me perdoniate, considerato che tucto ò facto come vo- 
stro fidelissimo servitore. 



Io, Ser C. servitore vostro 



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ANNOTAZIONI 



V, Un. ia-17. Suir asserzione dell' autore d'aver parlato nel Consiglio o Senato 
il (2) Luglio 1400 per V istituzione della balia, mentre nel libro autentico non 
comparisce fra gli adunati, si vegga la nota a pag. XXiV della nostra prefazione. 

IX, Un. 4^. Fra i partigiani deUa casa Guinigi neUe vicarie il Sercambi qui e 
altrove (pag. 18) annovera la famigUa dd Sappetta o Zappetta di Gallicano e 
specialmente Giovanni Questi aveva fabbrica di armi da fuoco, e lavorava 
bombarde per U G>mune di Lucca fino dal 1382. Cons. Gen. 25 Agosto 1382. 

X, Un. 22. AU* autoie non sovvenne il nome del potestà di Lucca che aiutò 
Paolo Guinigi nel momento decisivo di pigliare la signoria, e quindi lo lasciò 
in bianco. Era esso Roberto di Mario dei Camporini d* AscoU o da Camerino, 
che fii in ufficio dal principio del 1400 al 13 LugUo 1401. 

« 3S-36. a Di nuovo fé* fornire et iurare tucti chasteUani, con nuovi segni. » 
Sui segni delle fortezze si vegga la nota del primo volume pagg. 457-458. 
Paolo Guinigi è naturale che, fattosi signore, per prc^ria sicurezza ritirasse gU 
antichi segni, e U sostituisse con nuovi. 

XI, Un. 33 e segg. La novella qui riferita di Ambrogio e Fasino venne in- 
clusa, secondo U testo di questa cronica, nella raccolta del MinutoU, uscita in 
Lucca nel 1855 e da noi citata neUa prefazione. Con nomi variati e notevoU 
mutamenti di forma, si trova anche nel novelUere del nostro autore, ed è la 
sesta fra le stampate dal Gamba. 

XrV, Un. II. « Signoreggiò Chastruccio InterminelU ». I versi qui riportati so- 
no della poesia di Antonio Pucci stampata a pagg. 192 e segg. del primo volume. 

» 28 e segg. La novella di Giabino e Qonello, oltre che neUe stampe del 
Muratori e del MinutoU, si trova al numero XV neU* edizione del Gamb|« che 
la trasse dal codice deUe noveUe. 

B. 27 



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410 ANNOTAZIONI 



XrV, lin. 95. Non sappiamo la provenienza di questa specie di ottava che 
comincia: « lustitia sempre mai amar si de' ». 

XV. In più luoghi della cronica comparisce Landò di Dino Monconi, di cui 
qui è narrata la trista fine. Per più chiarezza gioverà però dì raccogliere e com- 
pendiare le notizie intomo a questo personaggb. Il Moriconi, cittadino de* prin- 
cipali e molto ricco, avvenuto V innalzamento della fazione dei Guinigi, doè 
nel 1392» usci da Lucca e si condusse a Roma, dove era nelle buone grazie di 
Bonifazio IX, da hii sovvenuto nel 1390 in un momento di bisogno con 6000 
fiorini d* oro. Da detto pontefice avendo ottenuto la nomina di Gugliekoo 
suo figliuolo , giovinetto di pochi anni, a Maestro dell* Altopasdo, trovò oppo- 
sizione nella signoria di Lucca^ che gli ordinò di desistere da tal pretesa; di- 
cesi per istigazione di Paolo Guinigi, allora appartenente al collegio degli An- 
ziani che di quel ricco benefizio voleva favorire una sua creatura. H Moriomi 
però, non avendo voluto cedere, venne dal governo hicchese sottoposto a 
processo e condannato e bandito colla confisca dei beni. Co^ è raccontato il 
fatto nella raccolta baroniana delle Famiglie Lucchesi, ms. della pubblica bi- 
blioteca di Lucca, voi. XXI, 808-809. Il Sercambi però lo colorisce in modo da 
mettere il torto dalla parte del Moriconi, vedi I, 317. Questi in ogni modo, sde- 
gnatosi, si accordò col tiranno di Pisa e prese parte alia guerra da lui mossa 
ai danni di Lucca, come è largamente raccontato dal SercambL Riusciti vani 
i suoi sforzi contro la patria, ritornò in Roma presso papa Bonifazb che si 
valse di lui nel governo della Marca. Nel 1407 trovandosi nella terra <fi 
Montalto, si ammalò, e fu allora che Carlo Ronghi suo genero, per escludere 
Nicolao figliuolo di lui dal succedergli in quel possesso, j* impadronì del ca- 
stello, onde esso Landò per disgusto se ne morì. Che tristo uso facesse poi 
il Ronghi del male acquistato castello, e come fosse poi assassinato sulla mon- 
tagna di Bologna per opera de* Fiorentini, è raccontato nel presente volume 
pagg. 28, 35, 36. Di questa qualsiasi dominazione del Moriconi e del Ronghi 
sulla terra di Montalto, (che supponiamo esser quello tra Fermo ed Ascoli, non 
1* altro vicino a Qvitavecchia) non ci è riuscito di trovare altrove notizia, e non 
ne fa cenno 1* ab. Andrea Lazzari nell* Elogio di Montalto inserto nelle Antichità 
Picene del Colucci, XXIV, 94 e s^g. 

XIX. Il Sercambi tace il nome dell' autore dei « sonetti overo chansoni in- 
« poste per memoria » del nuovo signore di Lucca, e non è noto che fosse 
allora fi^a noi altro poeta di professione che Davino Castellani, il quale dai re- 
gistri dell* Archivio di Stato apparisce vivente almeno fino al 14 io. Imprestiti^ 
voi. 18, e. 88. 

» lin. 62 « Messer Paulo Franceschi » ; cosi è chiamato dal poeta il nuo- 
vo principe perchè figliuolo di Francesco. Questa incUnazione a far genitivo 
latino il nome del padre e quindi usarlo per cognome, era tuttora incoscien- 
temente nei contadini lucchesi del secolo passato. Un attestato del Pievano 
di Segromigno del 27 Ottobre 171 3 dichiara che in detta comunità era « que- 



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ANNOTAZIONI 4^ 



« st' uso, o per dir m^lio, abuso, eh* un nome d* un antenato anche di più ge^ 
« nerazìoni lo fanno servire per casato o cognome, come si vede nella fede 
« di matrimonio, dove .... si fa scrìvere Nicolao di Santi Paoli, eh* è quanto 
« dire di Paolo, Officio sulF Abbondanx^ay Scritture a. 171 }, n. 307, in Archivio 
di Stato di Lucca. 

XXII. La novelletta di Sìnibaldo Gccioni e di Giorgio Knaruoli, inserta in 
questo capitolo e non riprodotta dal Minutoli, fii stampata secondo il testo 
muratoriano dal Neri nel Propugnatore di Bolc^na del 187 1, e nella tiratura a 
parte intitolata Due Novelle di G. S. tratte dalla sua cronica, nonché nell' al- 
tro volumetto pubblicato dal prof. Alessandro D* Ancona di Novelle Inedite di 
G. S, Firenze^ libreria Dante, 1886. 

XXVI. La cittadella fii eretta da Paolo Guinigi nella parte meridionale 
della città che già era stata compresa nel più largo spazk) occupato dall'Au- 
gusta di Castruccio, e precisamente dentro i confini dove Carlo IV aveva comin- 
dato a fabbricare il Castello Cesareo, come fu raccontato dall* autore nostro, 
I. 17 1-2, 189. Giuseppe Qvitali qella storia di Lucca (ms. dell'Archivio, e. 385) 
dà una minuta indicazione della grandezza e dei confini della Gttadella, che 
fii disfatta tosto che ebbe termine la signoria di Paolo, alla cui salvezza 
niente giovò. 

XXIX. La novella (fi Ettore Pallavicino e di Papino da Palù fu ristam- 
pata sul testo della cronica dal Minutoli (18$ $X e dal prof. D'Ancona nelle 
Novelle di G, S. Bologna, Romagnoli, 1871, che formano la dispensa 119 della 
Scelta di Curiosità letterarie. 

XXXV, lin. I. « Lassati di contare di tal mactìa »; siccome potrebbe du- 
bitarsi che la parola mactia fosse qui per errore di stampa invece di materia, si 
avverte che cosi l^ge chiaramente il codice, e forse correttamente, in quanto che 
aveva 1' autore nel capitolo antecedente giudicato azione insensata quella del- 
l' imperatore Roberto di credere alle promesse dei montagnoli bresciani. 

XLVIII. È qui detto che Paolo Guinigi, trovandosi a sensa donna », spo- 
sava nel Febbraio 1403 Ilaria del Carretto; e si tace che aveva avuta per 
prima moglie Maria Caterina di Giovanni detto Vallerano Antelminelli, morta 
senza figliuoli poco avanti che egli acquistasse la signoria di Lucca, lasciandogli 
una grande dote, nella quale pare che entrassero due terze parti dei possessi del 
duca Castruccio e di Pina sua moglie. Il Sercambi è bensì molto copioso di 
notine sui fatti domestici di Paolo, ma più compiuta informatone sopra i 
quattro matrimoni e sulla fìgliuolanza di questo si ha in una scrittura del 1457, 
da noi riferita ed illustrata nel discorso intitolato Di Paolo Guinigi e delle sue 
riccheij^e, pubblicato in Lucca, presso Luigi Guidotti nell' anno 1870. 

LX. La novella di Gottifredi e Zuccarina fu ristampata sul testo della 
cronica dal Minutoli nella citata edirione del 1855, e dal prof. D'Ancona nella 
raccolta bolognese del 187 1. 



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412 ANNOTAZIONI 



LX^ lin. loi. La 5tro£si qin riportata è il congedo ddia canzona di Niccolò 
Sddameri, che à legge nd cod. laorenziano rediano di Hreme, n. 1&4, e S3 
tergo, e che comincia: a O Dea Venus madre del desio, b È inotìle ripetere 
che si è da per tutto mantenuU hi lezione dd Sercambì, anche ia questi brasi 
d* altri autori, benché manifestamente errata, come qui al veno quarto, dove 
il codice fiorentino l^ge correttamente : « Ed esse sono a natura colonna, s 

LXili, liii. 25. Agnese de* Mant^zri, cotLcuUna di Gio. Calcano Viscood 
e madre di Gabriel Maria pcn l^ttimato, è sempre dùamata dai Sd canibi 
« madonna Nieza. » 

LXrV. Anche la novella di maestro Vitali, colle altre susseguenti di Barto- 
lomeo e del topo, e del Fallerà e di Tomasa, contenute in questo capìtolo, 
furono ristampate dal Minutoli nei 1855, e riprodotte nella raccolta bolognese 
del prof. D' Ancona. ^ 

» lin. 155. I versi, che l'autore'pone come moralità in fine al capìtolo, 
sono la seconda stroia della canzona dd Soldanieri, che comincia: « Però die 
« non è donna benché donna » dd solito codice laurenziano rediano, e 87. 

LXXI, lin. 6. La breve novella di Gualfì-educdo e di Sessanta fu riprodotta 
sulla stampa dd Muratori da Achille Neri nel Propugnatore bolognese dd 1871 
e dal D'Ancona nelle citate Novelle Inedite, 

LXXXI, lin, 38. « Fama di te ec. » é la quinta stanza della canzona dd 
Soldanieri, che comincia: « P fui ieri uno e un altro son oggi », del solito 
codice fiorentino a e. 83 ^, il qual legge correttamente i due s^uenti versi 
storpiati dal Sercambi: 

« Dd voler giovinile, e fl cor ne sgrava 

a D* esser per tempo detto scellerato ». 

LXXXIV, lin. 9. La novella dd conte Astolfo da Dierta e dd conte Y.anr.nne 
fu riprodotta dal Minutoli (1855), e nell'edizione bolognese dd D'Ancona (i 871). 

» lin. ixx> « Errar non può colui, che si rimette ». Penultima stanza 
della canzona d'ignoto autore, che comincia: « Tal si crede s^nar, che col 
a suo dito », quale si legge intera in altro luogo della Cronica, II. 255 e segg. 

LXXXVII, lin. 2. Il valore di maestro Francesco da Buri, chiamato dal Ser- 
cambi « homo di scientia pieno », doveva esser noto anche a Paob Guinig^ che 
il lé Ottobre 1405 comprava l'autografo in tre volumi in pergamena della saa 
esposizione dantesca, al prezzo di 65 fiorini d'ora BoKGi» di Paolo Gtànìgi 
e delle sue ricche:(je, 26, 76. 

LXXXIX. Anche la novella di Ranieri da San Casdano e di Conado da 
Sansavino fii riptodotu dal Minutoli (1855) e dal ftoL D'Ancona nella raccoha 
bolognese (1871). 

» lin. 39. La stanza: « Cansone,a dd non sa viver indiai » èil congedo 
della canzone del Soldanieri che comincia: « Dato die fu a questo moab il 



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ANNOTAZIONI 41S 



« kme » che si trcnra nel tante vohe ricordato ms. fiorentino a e. 82 h. Le tre 
ultime righe della stanza debbono correggersi colla scorta di quel testo nel 
modo seguente: 

e Io «on colei che mostra la follia» 

« Ma a colui eh* il mondo tien qui a bada 

« Di paradiso ancor mostro la strada ». 

CU, lin 5. U S. scrìve che Piero Gaittni ribellò al comune di IHsa e poi 
vendette a Firenze « du* castella, 1* uno nomato IHetracasso, 1* altro Lavaiano ». 
n cronista fiorentino Gbvanni Morelli, raccontando lo stesso tradimento del Gae- 
tani, dice invece: « si rubellò e vendecci Pietra Cassa e Laiatico. » (in Male- 
sjMni, Stor. Fior. ediz. lyjo, p. 335) 

CXV, Un. 14 e segg. La noYdk dd re Anibrotto fii al solko nstunpata nella 
raccolta del MiniKoli e nella bolf^neae del D'Ancona, che vi ag^^unse una 
nota illustrante V orìgme e le trasformazioni nelle diverse letterature di questa 
Éivola notissima del Rb Superbo. 

» Un. 171. La moraUtà rimata posta in fine all'anzidetta novella : « Superbo, 
« or non saUr, ecc. » è T ultima strofa deUa canzona del Soldanieri che comin- 
cia : « Così del mondo a stato alcim ti fida », che si trova nel soUto codice, e 82 h, 

CXX. Nel codice originale da noi seguito, in margine a questo capitolo 
della morte della seconda mogUe di Paolo, si trova la seguente postilla di scrit- 
tura del cinquecento inoltrato: « Nota come la statua di marmo eh' è nella 
« sagrestia di S. Martino la fece £u% il sig. Paulo per la detta madonna Ila- 
« ria, et è di mano di Iacopo della Qperda senese scultore illustre. » Su que- 
sta opera d' arte, e su P altre eseguite in Lucca da Iacopo ai tempi (U Paolo 
Guinigi, si consulti il Ubro insigne di Enrico Ridolfi, L'Arte in Lucca studiata 
neJìa sua catedraìe. Lucca, Canovetti, 1882, pagg. no e segg. 

CXXVII. La rosa d' oro data da papa Gr^orio XII la domenica di paneor- 
deaci del 1408 a Paolo Guinigi si ritrova segnata in questi termini nel cata- 
logo delle dorerìe ed altri mobiU preziosi confiscati dopo la sua deposizione: 
« Una rosa papale d' arìento dorato, spezzata ». Bongi, Paolo Guinigi eU sue 
riccheixe, pag. 69. 

CXXXIX, lin. 2. n Sercambi tace il nome del cardinale di Firenze morto in 
Hsa nel Maggio 1408, « che era lui e sua casa rìbeUi di Firenza », cioè An- 
gelo AcdaioU, di cui era incerta la data della morte, che alcuni riferivano 
al 1407, altri al 1409. 

CLIII, lin. 33. La nave predata dal re Ladisko nd Magg^ 1409, sulla quale 
era il ricchissimo carico di lana inglese dei mercanti <fi Firenze, aveva nome 
Nottona. Cosi G. MorclB, op. dt. ^^. 

CLXXVII, lin. 2. « FurU grande » per opposito a Forlì piccolo, cioè For- 
linpopoU. 



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414 , ANNOTAZIONI 



CCII. Un. 36. « De* quanto V uomo debbia » ec provertùo o motto cavato dal 
Dittamondo, III. 5. 

ce VI, Un. 38. « Qi*U dover £si, mal dire non curi altrui ». Ballata del Sol- 
danierì edita a pag. 229 deUe CanHìene, BàUaU ec. de secoli XIII e XIV a cura 
di 6, Carducci. Pisa, Nistrì, 1871. in 8. 

CCXLII. Le vicende del Palazzo de' Borghi, fatto fabbricare da Paob nel 141 3, 
sono pienamente raccontate nel nostro Ubro Di Paolo Guinigi e delle sue rie- 
choiie, pagg. 11 3-1 18. 

CCLV, Un. IO. La novella del conte di Gellere e di Gostantina, riduzione deUa 
Griselda boccaccesca, non compresa nel frammento del Muratori ed esclusa dalla 
raccolta del MinutoU, era fìn qui rimasta inedita secondo la lezione deUa cronica. 
Fu bensì pubbUcata, secondo la compUazione assai diversa del codice trivulziano 
deUe noveUe, da R. Renier, Novelle inedite di G, Sercambi. Torino, Loescher, 1889, 
pagg. 401-408. 

» Un. 320. La poesia messa per moraUtà in fine alla detta novella: « Con- 
« fortbi dascim ch'à basso stato », è forse anch'essa fattura del Soldanierì, 
ma non si è potuto accertare. 

CCLn, Un. 12. La terzina relativa a Genova è del Dittamondo, III, 6. 

CCLX. La novella di Bindacdo di Benetto e di Giovanni deU' Agnello fu 
stampata per la prima volta sul ms. della cronica dal MinutoU (1855) e ri- 
prodotta dal D'Ancona nella raccolta bolognese del 1871. La stampò poi, se- 
condo il codice trivulziano deUe noveUe, U Renier, pagg. 341-34$. 

» 135. La moraUtà: « Dà, dà a chi avansa pur per sé » è un madrigale 
del Soldanierì stampato nella raccolta del Trucchi II, 196, e dal Carducci nelle 
Cantilene e Ballate, 270. Il Sercambi aveva già formato con questa breve com- 
posizione U capitolo DLXXXII deUa prima cronica, II, 217. 

CCLXXX. Un. 17 e segg. La novella del conte Guaroieri e del Perfetto da 
Vico, fii pubbUcata dal MinutoU (1855) e nella raccolta bolognese del D'An- 
cona (1871). 

» Un. 90. La moraUtà in versi: « Tu homo Ubero » ec è la penultima 
strofa della canzone del Soldanieri: « O tu ch'ai forma d'uom, dimmi che 
« pensi », che si legge nel soUto codice, e 84-86. 

CCLXXXV, Un. 2. a Re di BeUa Marina. » Fazio degU Uberti, tratundo con- 
fusamente deUe parti d'Africa dicontro alla Spagna, scriveva: 

« Lettor com' io t' ho detto altra fiata, 
« Q}iasi cambiato ha il nome ogni contrada, 
« E qual più e qual men cresce e dilata. 

« Così fira questa gente par che vada: 
a Ch'^U ha mutato nomi e si confina 



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ANNOTAZIONI 41J 



a Gm altri fiumi, e va per altra strada, 
a Dico Marocco e poi Bellamarina ». 

Il regno di Bella Marina fu insomma quella parte dell'Africa settentrionale 
e occidentale, presso a poco corrispondente al Marocco, che occupò la dinastia 
dei Beni-Marin, insediati a Fez nel 1248 e nella dttà di Marocco nel 1269, 
i quali, stati al colmo di loro potenza fino alla metà del trecento, continua- 
mente decaddero poi e vennero finalmente sostituiti dalla dinastia d^li Sceriffi 
tuttora regnante. Il nome di a Bella Marina » è dunque una traduzione fan- 
tastica fatta dagli antichi italiatii delle due vod arabe Beni-Marìn o Merin, cioè 
figli di Marin. È tradizione, dicono, priva d*ogni fondamento che questi di- 
scendessero dalla famiglia Marini di Genova. 

CCCI. La novella di Virgilio mago e d' Issifile fii stampata la prima vdta 
col titolo di Novella inedita di Giovarmi Sercambi, tratta da un ms. della pub- 
blica Libreria di Lucca. Lucca, Gmovetti, 1865. 8. in soli 30 esemplari, a cura 
di Michele Pierantoni, che la trasse dal codice della cronica esistente in detta 
libreria. U prof. D'Ancona riprodusse questa stampa nella raccolta bolognese 
del 187 1. n Renier ne dette poi il testo secondo il codice trivulziano delle 
novelle, nelle Novelle inedite del 1889, pagg. 11 6- 117. 

» Un. 76. Come conclusione morale della novella virgiliana V autore pose 
il madrigale del Soldanieri: « Non far contra '1 dover ecc. », già stampato dal 
Carducci nelle Cantilene e ballate, pag. 278. 

CCCXI, Un. 14. La canzone o baUata deUa fortuna, nota come opera di firate 
Stoppa dei Bostichi, fu più volte pubblicata sotto il suo nome, cominciando 
dal Lami nel catalogo dei mss. riccardiani. Il Cresdmbeni credette che que- 
sto frate fiorisse verso il 1 347. Altri lo fanno anche meno antico, e da taluno 
è stato supposto che morisse il 29 Gennaio 1425 in un convento di Spagna. 
A. Medin nel Propugnatore di Bologna, a. 1889, 107. La testimonianza del 
Sercambi che la canzona della fortuna fosse recitata nella piazza di Lucca, 
durante la signoria di Castruccio, (1315-28) daU* autore converso eremitano, 
abbatte queste congetture. 

» Un. 128-139. Questi distici sono probabilmente cavati da qualche alfabeto 
o catena di proverbi, di cui correvano assai varietà nel secolo XIV. In que- 
st" ultima nota riferentesi aUe poesie che U Sercambi ha incluse nella cronica, 
è nostro debito di ringrariare il dott. Salomone Morpurgo, che ci ha fornito in 
proposito molte ed udU indicazioni. 

CCCXXXVIII, Un. IO. In generale i documenti attestano che in antico le rac- 
colte campestri si facessero più precocemente che nei tempi moderni, e ragione 
del fatto era lo spostamento del calendario giuliano avanti la riforma grego- 
riana, e probabilmente anche una qualsiasi diversità della temperatura. In 
questo capitolo U S. avverti che nel 1422 si cominciò la sega deUe biade a 
dì 8 Giugno, che sarebbe presso a poco il 18 del mese secondo il computo 



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4i6 ANNOTAZIONI 

moderno; tempo in cui ogg^ qoalàasi cereale è immaturo. Sì vegga una no- 
stra nota a proposito di un bando lucchese del 23 Giugno, col quale si ordinava 
che si scasse immediatamente il grano e si pagassero ^ affitti del medesimo 
dentro il i. Luglio. Bandi Lucchesi del su, XIV. Bologna, 1865, pagg. 3316417. 

CCX:LXI-CCCXXVIL Comc j?à si disse ndk prciaóooc, le iUustraàooi che Éa 
Fautore dei versi di Dante a proposito dell'avarila, sono generalmente de- 
sunte dal commento di Iacopo ddla Lana. 

CCCLXVm. È osserrabik dò die il Sercamhi scrive sui « rìbikfi, iocha- 
« tori, corrieri », che anticamente sedevano dimorare sulla (dazia (fi S. ^fi- 
chele in mercato, vestiti di sola camida, a capo scoperto, rare volte colle scar- 
pe in piedi, aventi in mano i dadi e pochi denari per giuocare, e per cintura 
un cingolo ed una bussola per portar lettert; molti de' quali « aveaao tanta 
« fede et lealtà, che s' ellino aveano a portare lettore o denari, mai neuno 
« ne fallìo che leale non fiisse trovato; t per questo modo le comunitadi erano 
« bene serviti, e simile li mercadanti di loro aveano buono et leale servilo. » 
Erano questi insomma i rìbaU^ o barattieri che formavano una specie di cor- 
porazione plebea, più o meno riconosduta dalle autorità, che vivendo in graa 
parte di giuoco e di viri, prestava nel tempo stesso servìgi pubblid di qualche 
utilità sotto il governo di un capo intitolato Re, al quale era conceduta, fra le 
altre, una specie di g^urisdiidone suUe meretrid. 1 barattieri, quasi sempre con- 
fusi « coi ribaldi », par che ne fossero la classe più vile. In una nostra 
nota a pag. 375 e segg. dd Bandi lucchesi del secolo XIV ^ si olirono alcuni docu- 
menti su questa strana monarchia, della quale però per errore fii detto che 
non si avesse traccia dopo Tanno 1348. Invece in un documento del 23 Di- 
cembre 1378, posteriormente da noi trovato, si vede comparire seriamente 
avanti al senato lucchese Barsotto Nucchini chiamato Lillo, che annunzia (fi 
essere stato eletto re dal consiglio dd barattieri e dai baroni della sua corte 
ed aver principiato a regnare il primo dell'anno; offerendo « 11 suo reame 
a con tutta la sua baronia, sempre di di e (fi notte.... al comandamenti deUa 
« Signoria, in o^ luogo che bisogna, coUa usata bandiera e col dardo, an- 
« dare in tutte quelle parti et lu(^hi là u' bisogno ios^t^ a honore, stato, ac- 
c cresdmento et grandezza del populo et comune di Lucca, che Dio mante- 
oc gna, a strussione de' nostri nimid ». F. Propugnatore di Bologna, 186S. 
Il SercamU, scrìvendo nel 1422, discorre però di questa corporazione^come di 
cosa passata. Gmcorda mirabilmente coUa descririone di lui V imagine posta 
nel libro del Giuoco degli Scacchi Òx Jacopo da Cessole, al capitolo « De ru- 
te baldi, scialacquatori, e barattieri e corrieri », dove è dipinto uno di essi, cor- 
rente, in camicia, scalzo e senza cappello, co' dadi in mano e colla scarsella 
delle lettere alla cintola. 

CCCCXII. L'autore nostro, come altri assai, assegna all*anno 1423 la morte 
dell'antipapa Benedetto XIII, e questa data fu pure ammessa dal Rainaldo, 
che si fondava specialmente sopra alcune lettere (fi quell'anno scrìtte da papa 



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ANNOTAZIONI 4^7 



Martino e dal Concilio di Siena, dove Benedetto è chiamato damnatae memo' 
riae. Ma il p. G. D. Mansi, nella nota apposta a questo luogo dell'annalista 
ecclesiastico, prova con altri irrefragabili documenti che tal morte avvenne il 
29 Novembre 1424; concludendo: « obiit ergo Benedictus anno 1424, et Mar- 
ce tinus ceterìque, qui anno 1423 elatum ferunt, vulgì romore decepti sunt ». 
Rainaldo in Baronio Ann. Eccl edit. lue. XXVII, 564. Il Sercambi è pertan- 
to da scusare se accolse una falsa voce, che fu pure ritenuta per vera da un 
papa e da un concilio, e che probabilmente non fu prontamente smentita per 
essersi il decrepito antipapa ritirato in un oscuro castello di Spagna senza nis- 
suna corrispondenza in Italia. 



B. 28 



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INDICE 



NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI (i> 



Abati casa a $2; Bocca (degli) 
a 36. 

abbondanza in Lucca dannosa a cau- 
sa delle imposte r 332. 

Accettanti Francesco e 34*^. 

Acciaioli V, Firenze, cardinale (di). 

Acqua calda, paese t 52. 

Acquapendènte a 215. 

acque v. inondazioni. 

Acri a IO. 

Adomo, Adomi, doge di Genova, An- 
toniotto,tf 374; Giorgio, doge di 
Genova e 226. 

Adovardo v. Riccardo IL 

Afferri Currado a 7. 

Aghinolfi V, Castello Aghinolfi, v, Mon- 
tignoso. 

Agli Bemaba (degli) e 148. 

Agliano fortezza t 134. 

Aglio (selva dell') a 46, 51. 

Agnano di Pisa a 5, 6; di Napoli 
a 38. 

Agnello famiglia (dell*) e 104 ; Fran- 
cesco Aguto a 13 1-2; Gerardo a 
128-9, 133-40, 143-$ x; Giovanni, 
doge (£ Pisa a 126-8, 130-9, 140-7, 



157, 166, 198, 29i,<: 38, 21 s; Gio- 
vanni (giovine) r 105, 107; Gual- 
tiero di Giovanni a 13 1-2; Lem- 
mo o Guglielmo « 1 50 ; Tra<fita 
mogUe di Giovanni doge a 136^. 

Agneno fortezza h 135. 

Agnoluccio, fratello di Kordo dt Peru- 
gia h 160. 

AgoblMo V, Gubbio. 

Agostino (s.)di Lucca a 255, h 319-20; 
di Saminiato h 61; frati e 293. 

Agostino (ser) segretario d' Ottobono 
Terzo e i$$. 

Aguila V, Aquila 

Aguilata t^. Aqmlata. 

Aguilea t^. Aquilea. 

Agula t/. AuUa. 

Aguto Giovanni a 123-4, 132, 135, 
212-4, 267-1,1: 1^7. 

Aitanti Masseo a 177. 

Aiutamicristo Conte a 143 
Guido e consorti a 139; 
151; Tommaso di Contea 

Alagna v, Anagni. 

Alan^on, Lanzone (conte d') a 42. 

Albano Giovanni a 219. 



151, X57; 
Guido a 

147. 



(i) Li knere oonhe a, h, e significano primo, socoado e ten» volarne, v. tìgnifica F«ii. 



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410 



INDICE 



Albergati Lodovico h 21. 

Alberigo V. Barbiano (da> 

Alberti Guido a 441 ; ser Piero di 

ser Simone r 326; Simone a 178, 

260, ^ 52, 66, 273 ; di Firenze e 3 1. 
Albertino console a 15. 
Albiano castello in quel di Dallo b 

135; di Lunigiana a 218, h 140. 
Albizi, Albisi, d* Albizo, Kero a 143, 

i$o-i; Maso e 51, 84, 129, 
Alderotti Buonaccorso e 167. 
Aldobrandino (conte) a 7. 
Alessandria della paglia a 5, 7, > 356. 
Alessandro III papa a S; V papa e 

163-9, 171, 173; conte a 41. 
Alemagna v. Tedeschi. 
Alica, Aligha, castello h 31, 121. 
Alighieri Dante, suoi versi riferiti e 

commentati a 403, b 198-201, e 

318-22. 
Alliata, Agliata Cecco a 94; Colo 

« 99- 
Allucinghi Guglielmo a 16. 
alpe degli Ubaldini e 106. 
altari in s. Martino di Lucca a 334. 
Altimberg (d*) Corrado v. Corrado 

(conte). 
Altopasdo terra e castello a 17, SS, 

128, 381-2, b 124; magione e 

spedale di s. Iacopo a 3 16-7, b 277, 

J58. 
Alviano (d*) Giannotto a 9$. 
Ambrogio (s.) di Milano a 102. 
Amelia, Melia, Lamella, di Lunigiana 

a 48, 21$, b 142, e 286. 
amico (come si dimostra V) b 387-9. 
Amiens, Miens e 296-8. 
Amorsellati Piero r 311. 
Anagni, Alagna a 51. 
Anasì, tedesco a 164, 170-1. 
Anchiano a 28. 
Ancisa a 60, 124. 
Ancona a 4. 

Ancona (d*) Filippo a 38. 
Andalò da Bologna a 17. 
Andrea (s.) di Compito a 373, b 52, 1 



122; di Frignano a 300-1, 330-2, 
b 128. 

Andrea da Buggiano a 156. 

Andrea maestro, cantore, di Firenze 
(Gori o Gregori dell* Ancisa) a 
282-4, 452-5. 

Andrucci Iacopo a 166. 

Angelo (s.) in Vadofl 215. 

Angelo (s.) castello di Roma b 405, 
e 97, 120-1, 209; cardinale (di) 
e 121, 135-6. 

Angelo frati dell* e 293. 

Angelo (s.) presso Lucca a 312, 383, 
b sa. 

Angeb da Napoli, barone e 77. 

Angiò (duca d*) Luigi, Luizi, Loiso 
(poi re pretendente di Napoli) a 
230,^ 288-90, e 165, 167-9, '72-^# 
182-3, 187-8, 190, 192, 195, 261-2, 
290, 349, 360, 371 ; V. Carlo, Filip- 
po, Giovanna, Margherita. 

Angioro da Roma a 34. 

Anna (s.) presso Lucca e 236; vec- 
chia presso Pisa a 126. 

Anna imperatrice moglie di Carlo IV 
a 103. 

Annunziata (ss.) Nontiata, Nonàata, 
Anontiata, presso Lucca b 52, 59, 
e 236. 

Anselmo a 14. 

Antelminelli Alderigo a 1 52, 1 59, 167-8, 
176, 181-2, 185, 203-6, 233, 44^, e 
128; Aitino, Ottino, bastardo di 
Castruccio a 1 1 2-3 ; Arrigo dì 
Castruccio a 8$, 89, 90-1, loi, 11 1-4, 
^93} ^ 397 > Bernardino ^451; 
Betto di Freducdo e ^26; Bonuc- 
cio a 49; Castruccio signore di 
Lucca a 61-2, 69, 85, 192-3, b 397, 
451, e 22, 3S, 123,274; figliuoU 
e discendenza di lui a 85, 89, 112, 
114, 196,44$, b 397, 451; Gio- 
vanni a 233 ; casata degli Antel- 
minelli a 50, 177, 179, b 397, 451; 
ruga, canto o via (degli) a 179, 186, 
278 ; M. Caterina di Giovanni o 



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NONO PROPRI E COSE NOTEVOLI. 



421 



Vfllerano, moglie di Paolo Guinig^ 
^411; Orlando di Arrigo a 176 t 
397; Vallerano, Valeriano di Gi- 
struccio signore a 89^ 90, loi, 11 1-3, 
h 397, 45 1 ; Vallerano di Arrigo h 
397> 4SI» palazzo di dstruccio 
a Massa Pisana a 112; t/. Mugia. 

anticardinali h 230-2. 

anticristo, sua nascita presso Babilonia 

* 34$-7- 

antipapi v. Niccolò V, Gemente VII, 
Benedetto XIIL 

Antiochia, Antiocda a 38. 

Antonio (s.) di Padova ^361 ; fuor 
di Pesda b 350. 

Antonb, Antonucdo dell' Aquila e 
360; da Lerìd h 180; da 

Spoleto b 4; da Villabasilica 
404; vescovo di Luni a 47, $4. 

Anversa, Universo Giovanni conte di 
a 325, 

anziani di Lucca, vicari imperiali a 
173, tre per terziere 186, balla di 
surrogare e 7, ultimi avanti la signo- 
ria di Paolo Guinigi e 9. v. Tasca. 

anriani di Hsa, soppressi da Gerar- 
do d' Appiano b 247, rimessi dal 
duca di Milano 264. 

Appiano (d') casata e 104; Gerar- 
do di Iacopo b 70-3, 196, 226-8, 
242-58, 450; Iacopo 269, 286, 
288-94, 306, 308-13, 322, 349, 352-3, 
356, 359-60, 365-7, 375, 383, 393> 
398, 404-5» 412, 4S6, b 4, IO, 19, 28, 
42-3, 49-Si, s6-9> 67-79» 81-2» 138, 
165-71, 174-S, iSi-2» 187, 196, 
224-8, 242, 268 ; ser Vanni ano; 
Vanni di Iacopo a 267, 291, 310-3, 

383» 395» * 14-5» 42-3» SO-i, 56-7» ^7- 

Aquaria castello a 295 b 128. 

Acqui di Pisa castello e corte ^ 31, 121. 

Aquila città <; 360; castello dell* 

(di Fosdinovo) b 136; castello 

dell' (nel reggiano) ^ 133; torre 

dell* (fra Lucca e Pisa;^ Laguila, b 

122, e 350. 



Aquilata castello ^ 120. 

aquile vive portate in guerra a 122; 
dipinte in Pisa a 294, e 112. 

Aquilea patriarca (di) a 14, e 153; 
cardinale e 121, 136; casale di 
Lucca a 362-3. 

Aragona re Alfonso III (di) a 97; 
Alfonso V e 295, 370 ; Ferdinando 
e 280- 1, 283 ; Giacomo II. a 47, 
56; Pietro III. a 42-5. 

Aramo castello ^351; Bartolomeo 
di Duccino (d*) e 20-1 ; Ducono 
(d') e 18, 21. 

Arby conte v. Derby v. Arrigo IV. 
d' Inghilterra. 

Arciera castello del reggiano b 132. 

Arco (canto d*) a 178. 

Arcole di Vergila b 142. 

Arcolesso provincia di Babilonia b 345. 

Ardingo conte a 7. 

Arezzo a 29, 35^, 44-6, 51-2, 54-6, 
223. 224-7, 370» ^ ^h e 149-50, 167, 
178, 317; ser Bartob (d*) con- 
servatore, a 117, 119, 146, 149-50, 
445-6; Cristofeno (d*) a 400, b 
4, 46, 49-5M Matteo (d*) a 158; 
ser Paoto (d*) a 307 ; Vescovo (d*) 
a 38, 44-6. 

Argentiera di Versilia o Valdicastcllo, 

a 112,445. 
Argigliano castello b 136. 
ArgiUaia (;269; Francesco suocero 

di ser Hero e 269-70; ser Nanni 

di ser Pasquale (dell*) e 267-9, ^7^; 

ser Pasquale (dell*) e 267-8, 271-2; 

ser Pietro di ser Pasquale ^257, 

267-72. 
Arigliene a 116. 
Arliano piviere b ito. 
Arlotti Bernabò b 67. 
Armignac, Armignacha, Armignaccha, 

conte (d*) a 347, b 41, e 235. 
Armenia, Erminia e 49. 
Arnaldi (casa degli) a 4. 
Amo e 102, III, 250; foce(d*)& 

29, 449- 



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422 



INDICE 



Araolfi ^ 31T. 

Arnolfìni Martino tf 285 ; Nicolao t 
17, 141,210,238, 309. 317. 

Arrighi Antonio medico e 255-6. 

Arrigo VI imperatore a 9-1 1 ; VII 
imperatore a 57-60; III re d* In- 
ghilterra a 36, 39-40; rV. id. h, 
398-402; suo fratello bastardo 
b 400; V.id. e 334-5, 251, 266, 
278, 296-7, 312-3; suo fratello 
e 278; Arrigo d' Inglùltem re 
dei Romani a 40. 

Artese v, Artois, 

Artìmanno capitano e 192-3. 

Artois, Artese conte (d*) is 34, 41, 44-5. 

Asciano di Pisa a 5, 41, 44, 165, 290, 
378-9, b 46, 51, 121; scr Piero 
(d') a 378-9; di Siena a 7, 29, 
30; Guido (d*) e 148. 

asini ed altri animali impiccati e tra- 
boccati a 122^. ' 

assedi, usanze in essi a 247, 452. 

Assisi, Sisi, ^xi b 239-40, e 84, 248. 

Assopardi Giovanni e 86-7. 

Asti a %c 171, 289. 

Augusta, Agosta, Castello augusto in 
Lucca, a 85-6, 102, 105-8, 129, 137, 
143, 146, 151, 157, 163; disfiici- 
mento a 187-90, aoo. 

AuUa, Agula, la Gula a 47, 443. 

Austria, Sterlich, duca a 142, 147, 347, 

Avanzati (d') Avanzato, a 364-6. 

avarìzia e 317-324. 

Avellano v. Vellano. 

Averardi, Overardi corte a 178. 

Avevola «55. 

Aviano castello b 136. 

Avignone, Vignone a 56 135, 211, b 
65, 81, 177, 230-2, e 317. 

Avogadri, Avvocati, Avogadi Agostino 
a 296, 329, ^ 13; QuccMno a 
319, 350, b 67, e 9, 103, 183,317; 
Dino a 319, 397,^ 103, 203, 366. 

avvocati, giudici, notarì ec. malvagi, 
roma di Lucca e 324-30. loro 
nomi ^326. 



Avvocati V, Avogadri» 
Azzo di messer Giovanid d^ Aczo a 
406. V. Este. 

BaUkmia sohkno (<fi) e 503. 

Bacdano (da) Domenico a 1S3. 

Badia a Qntoia a 60; (fi Sesto v. 
Sesto. 

Baerà ti 14* 

Bagnata a 215. 

Bagni (fi Fisa o di Montepisano a 148-9^ 
3S9> ^ 35» $4. V. Giuliano (s.). 

Bagno a Corsena b 240-1. 

Bagno (del) conte Gxndo e 87, 151. 

Baiazet, Baizetto sultano a 325-6, 456, 
b 41, 57, 176. 

Balbani Simiglia tf 179; Bartolomeo 
a 319, b 349; Giovanni Turchi e 
337; Paolo e 329; Tardi» 
(fi BonaccoRO 0314,^ 65, 349, e 9, 

336. 

Balbano a 26. 

Balestracelo Antonio b 194, 378. 

balle straordinarie (fi Firenze e 97-8, 

148, 210, 361; di Locca a 284, 

e 7, 9, 21-2. 
Banchieri Andrea d' Antonio ^327. 
Bandelli Bandello di NGchele vescovo 

di Gttà di Castello e canfinale e 

144; Agostino (fi Michelet 339, 

341, 343- 
bandiera del popolo A Lucca a 448; 

di Landò Moriconi e altri usdti a 

333 ; del Capitob di S. Martmo. 

a 166, 448. 
Bandini Giovanni a 156; Matteo 

396; Nicolao a 272, 319. 
Bandbo (ser) da Pesda v. Pesda; 
da Sesto di Moriano v. Sesto £ M. 
Baragazzo, Baragasso (fi Frignano « 

331, b 18, 128. 
Barbadoro e 210. 
Barbagie di Sardegna b 143. 
Barbavara Francesco e 61, 63. 
Barbazaano, Barbassano <f 59, ^ 14^ 
Barbialla di Saminiato b 180-2. 



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NOMI PROPRJ E CC»E NOTEVOU. 



4aj 



Barbiano castello h 390, r 55, 181; 
conte Alberigo (da) e sua compa- 
gnia a 223-6, 357, 368, 40$, 413-S, 
451, ^ 4, 9. IO» i7-2fcO, 39, 40. 194, 
391-2, 396, 448, e 38, 41, 54-5» 62, 
83-4; conte Giovanni a 321-2, 
33»» 334. 55x-a, 557-8. 368-70, 405, 

* 195. 273-7. i^i, 384-6» 390-6, <: 
26, 54; sua sorella b 390. 

Barbiere da Controne a 280. 
Barbieri (del) Baiti^iaeo sor lacopi 

* 66. 
Barcellona a 44. 

Bardi Alessandro di ms. Ricciaido a 
213. 

Baxga a 47, 408, h 36, 56, 124. 127, 
156, 356^ e 49; Giovaiini (da) 
a 235; Massco di ms. Sigfajno a 
159; Simone di maestro Ranieri 
a 2x8. 

Bargecdm di Garfagnana h 128. 

Bargìglio a 209. 

Bari conte (di) a 46. 

Barletta h 41; 

Baroncelli Piero d* Alpontuzzo e 148. 

Barondai Piero 16$. 

baroni napolitani a 222, 228. 

Barsellotti Baxsellotto a 208. 

Bartolo (ser) d* Arezzo v. Arezzo. 

Bartolomea di ms. Alamanno a 182. 

Bartolomd Masino e 119. 

Bartolomeo (s.) del Gallo x86; 

Bartolomeo ( Boccanera ) da Prato 
a 312, 314, 3W, 33S-4. 3$2, 356, 
412-é, ^ 3 ; astato da Pi$a b 244-5. 

Bartolucd Nasmi e 399. 

Baasano, Basdaao ^ 67-8. 

Bastia di s. Anna di Piaa e loi ; 
s. Lorenzo b 140, ^ 351. 

battìfolle di Castri b 126. 

Bavicfa daca Roberto v, Roberto im- 
peratore. 

Beccherìa, Beccaria (da) Lancillotto 

^ 59- 

Becchetti firate Giovanni b 222, 449-50. 

BeUamarìna re (di) e m% 4I4* 



Belverdc a 33, 35. 

Bendinello da Cerreto a 407. 

Benedetto (s.) a 215; cappella in 
s. Martino a 73-4. 

Benedetto XI papa a 51-2, e 34, 153 
XII papa a 6 5-84; XIII antipapa 
323, 456, b 32, 177, a$o-2, 234, 289- 
90. 370, e 560, 4x6. 

Benedetto di Giovanni a 139. 

Benetto (di) Bindacdo a 126-8, 149; 
151, 157; Michele di Giona a 
139; Puccio a 94-5. 

Benettoni Giovanni a 310. 

Benevento a 38, e 365. 

Benigni Pietro a 149. 

Bentinck lord b 448. 

Bentivoglio Antonio e 253-4, 263, 362; 
Ercole e 263, 265 ; Nanni e 32-3,, 
38, 41-2, 56-8. 

Bercy duca (di) b 41. 

Beii^la castello b 135. 

Bergo (da) Ranieri a 94. 

bergolini a 94-5, 100, 104, no. 

Ben a 294. 

Berindelli, Birindelli £uQÌglia e 328; 
Francesco a 318, > 66, 272, e 8. 

Berlescia Nuccio a 108. 

Bernabò conte a 94. 

Bernardini Bartolomeo a 252, 318, ^ 
67; Giovanni a 264, <: 8; fi- 
glia di Giovanni e moglie di Gio- 
vanni Gutnigi e 256. t'. Montema- 
gno (da). 

Bernardo (s.) chiesa £aor di Lucca 
M48. 

Bernardo conte (de Donin) a 160^ 
170, 448. 

Bemardone (de Serres) a 357, 414-5, 
457, b 20, 44-5, 48-Si. 172, 195» 
279, 448, e 43, $0, 57-S- 

Bemarducci famiglia 550; Arrigo 5 7. 

bertolottì fazione di (Genova b 177-80. 

Berti Andrea a 67. 

Berto portatore dell'aquila a 122. 

Bertoldo conte b 377, e 148. 

Bertolìni Antonio di Ortoouovo e 



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424 



INDICE 



ii8; ser Iacopo da Castìgliofie 

a 306, e 13. 
Betto di Lazzarìno da Monticano h 

43-4. 
Beverino castello h 142. 
Biancardì Ugolotto h 37, 40 
Biancardo nipote di Fabrizio e 263, 265. 
Bianchi di Gragnano a 48; Fiero 

da Bologna a 358. 
bianchi riverenza e divozione (dei) h 

291-37T, 450-1- 
Biascia (da) uno e 283-5. 
Bibbola castello h 140. 
Bibìena a 45-6. 
Bicocca a 28. 
Bientma terra e fortezza, a 398-9, h 

30, 58, 121 e 57. 
, Bigliolo castello h 137. 
Biliotti Biliotto h 155-6. 
Bindacdo V. Benetto (di) 
Bmdello ms. a 17, 442 ( Buondel- 

monte.) 
Bini Telesforo h 450. 
Biordo (Michclotti) da Perugia a 267, 

402, 412-3, h 3, 157-61. v. Agno- 
luccio. 
Birindelli V. Berindelli. 
Bisagno in Maretina a 52. 
bisognevole (consiglio) a 130, 246, 

377, 446. 
Bistolfi Penacdo di Gxno a 12. 
Bocca del Fornello a 298. 
Boccacduolo castello in Frignano ^132. 
Boccanegra Battista e 52-3. 
Boccanera v. Bartolomeo da Prato. 
Boccansocchi Giovanni a 264, 282, 

319, 350, h 63, 316; Nucdno 

a 105. 
Boccella, Boccelle, loro case e 128 ; 

famiglia a 179; monumenti a 

146. 
Bocci Buonaccorso a 319, h 63, 281, 

349, 409, e 8, 17. 
Bocdetta isola 2» 143. 
Boctiglieri Giannichino, inglese, a 323 

334, 3S4. 

\ 



Boemia a 36, e 122, 195, 241, 252, 
282. V. Lussemburgo. 

Bolano castello h 140. 

Bokioni Giovarmi a 167-8, 174-5, 
184. 

Bologna a 31, 33, 38, 40-1, 47, 34-8, 
114, 209, 212, 315, 322-3, 53S-7. 
360, 363-4. 369, ^ 23-4, 3^40, 60, 
77-8, 174, 191, 194.5, 273-7, 370-1, 
375-6, 380-7, 390-2, 3967, e 5, 9, 
IO, 3>3» 35, 38, 41-2, 54-8, 67, 
74-5, 83-4, 128, 138, 152, i6a, 
164-7, 13^7, 180, 183, i8S^4, 
209-11, 240, 25>4, 262, 290, 317, 
334; cardinale e 173, 180; 

Studio a 54; Bologna di Francia 
V. Boulogne. 

Bolognino piccolino a 312, 314, 456, 
h 385.6. 

Bonaccorsi, Bartellone, Boccarello, Bot- 
ticone, Ranaldo e Tano a 48. 

Boneca (del) Nanni fr 19. 

Bonfigiio di Fermo e 326, 328. 

Bonifazio di Corsica b 123. 

Bonifazb Vili papa a 46, 49, 50-1, 
53,96; Boniéuóo IX papa a 258, 
302, 355, ir 22, 40, 118, 156, 163, 
183, 196-8. 202, 212, 228,^239, 277-8^ 
289, 371, 380, 404-5, 422-3, e 34-5, 

79- 
Boni^izio Rosso a 12, 15 v. Castdlo 

Aghinolfì. 
Bon^ovanni Meo e 329. 
Bonincorsi v. BonaccorsL 
Bon Niccola da Rocca a Pelago h 32. 
Bonsignore Niccola a 42. 
Bordella in Guascogna v. Bordeaux. 
Bordeaux a 42, 53; cardinale (di) 

e, 128, 136, 170. 
Borghi di Lucca a 220 ; borgo 

S. Frediano a 20. v. Palazzo dei 

Borghi. 
Borgo s. Donnino a 55-6, 122. 
Borgo s. Genesio a io, 12, 31, 33, 

440-1. 
Borgo a Mozzano a 298, 362-3, r 35X 



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NOiMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



425 



Borgo s. Pietro presso Perugia e 178. 

Borgo di Pisa J 361. 

Borgo di Poza, oltrarno di Firenze a 
30. 

Borgoforte di Mantova ^ 3, 15, 39. 

Borgogna ducato f 23 5 ; casa e 3 34 ; 
Filippo r ardito a 234 ^41; Gio- 
vanni senza paura a 325,456 2>4i, 
e 118, 127, 146-7, 195, 212,234-5, 
251; Filippo il buono e 278 
296-7, 312-3, 349. 

Borgognoni Guido liberti a \2, 14. 

Bosa, Busa in Sardegna h 143. 

Bosco (del) Bartolomeo e 189, 203. 

Bostichi frate Stoppa, sua canzone del- 
la fortuna e 277-8, 415. 

Bostoli Ranaldo a 4. 

Botticella Vanni e consorti fl 139. 

Boulogne, Bologna conte (di) a 42. 

Boveglio fortezza h 124. 

Bozza Aliprando a 15. 

Bozzano, terra e castello a 7, 11. v. 
Ubaldo figU (di). 

Braccio Fortebracci e 236-9, 247-8, 
253-4, 257-8, 270-2, 281, 295-6, 298, 
301, 306-8, 355, 360, 370. 

Brache (dalle) Giovanni a no. 

Brancaccio cardinale e 128, 136, 144, 
204. 

Brancagliano, Brancagliana in Versilia 
a 6, 8, 12, 15, 439-40. 

Brancaleone Stefano e 326, 345. 

Brancoli, Brancalo a 362. 

Brandeglio, Brandegli h 127. 

Brandola in Frignano h 129. 

Brandolino mss. capitano a 311-13. 

Brassonio (da) Curiello h 140. 

Brensuich v, Bninsvich. 

Bresda a 55-8, 444. h, 37, e 53, 67, 
239, 26^, 265, 280; montagna 
(di) e 44-7. 

Brettagna (re) a 347. 

brigantino di Lucca a Motrone & 4, 7, 
33-4. 

Brilla Piero e 357. 

Broila, Broilo, Broglio (di Trento), ca- 



pitano a 31 1-3, 357, 362, 368, 406, 

h 40, 47-8, 60, 190, 194, 224-26, 

239, 240, 7.78, 284, 288. 
Bruges, Bniggia, a 233, h 261, e 118, 

127, 212, 317. 
Brugnago, castello h 140. 
Brunelli Luiso a 272. 
Brunsvich, Brensuich Otto o Ottone 

conte (di), quarto marito della re- 
gina Giovanna a 320-2. 228. 
Bruscola conte Antonio h 3^92. 
Brutto di Camaiore (Giovanni Nelli 

detto il) a 166-8, 449, e 18. 
Bucicaldo (Boucicaut Giovanni) e 52-3, 

87, 95-8, 123, 125-6, 162, 168-71, 

234. 
Buda a 325. 
Budicciana h 140. 
Buemme (ser) da Coreglia e 18. 
Buffadossi Uberto, Forlin e Ranaldo 

a 48. 
Buggiano a 11-2, 41, 86,* 124, 172, 

3 5 1 ; ser Andrea (da) a 1 54, 1 77. 
Buiamonti Pietro a 67. 
Bulgaria h 57, e 253. 
Buonconti Francesco ^73. 
Buoncon vento a 5 9. 
Buondelmonte v. Bindello. 
Buoni (ser) Bartolomeo da Nocchi 

e 326. 
Buozo da Sillano a 350. 
Burlamacchi Gherardo a 262, 285; 

Nicolao e 346. 
Bursigliano h 138,449. 
Busdraghi loro case e 24. 
Buti, Buiti a 6, 371, 379-80, h 121, 365; 

Francesco (da) e 93, 412. 
Buzolini, Buzzolini Bartolomeo h 77; 

Francesco a 187; Franceschino 

e 8; Stefano a 390. 

Cà d* Ezechiello in Frignano h 129. 
Cacciamonte giudice a 22. 
Cagli, Ghagli a 215. 
Cagliari, Calari h 143. 
Caifasso famiglio a 145. 

B. 29 



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426 



INDICE 



Gilabrìa a io, 60 ; Pietro conte (di) 

a 45- 
Calamech, Gilamecca a $1, e 59. 
Calamello, Chalamello a 21$. 
Calavorno a 6. 
Calci a 165, 290, 322, 352, 392, h 47» 

50-2, 121, 365. 
Calcìnara (da) Pagancllo a 14. 
Caldorìa, via di Lucca a 4. 
Camaior e, castello e vicarìa a 210, 270, 

286, 397-8, h 14, 43, 4S, 142, 316, 

318-9. 354, <^ 18, 3 S^, 358,373; 
fiume (di) b 447; ser Antonio 
ser Tommasi (da) a 185, 360, b 43, 
<: 310; Arrigo (da) a 67; lun- 
tarone (da) a 164. 

Camarlingo di Gregorio XII. e 128, 
134. 

Camatti fortezza b 130. 

Cambi Iacopo di Francesco e 148. 

Camerino da (Varano dei signori di) 
Antonio e 139; Berardo di Ro- 
dolfo e 198, 209, 212, 257, 268, 271; 
Gentile Rodolfo <: 261, 361; Sve- 
va sua moglie e 361; Rodolfo 
e 126, I 28, i$8; Maria v. Guini- 
g^ Ilaria V. Guinigi. 

Camigliani Ramone console a 30. 

Caminata, fortezza i» 132. 

Campagna (conte di) b 41. 

Campi presso Firenze ^ 352. 

Campidoglio b 404. 

Campofiregoso, Campofirevoso (da) fa- 
miglia e 283-8; Abram e 90, 
261-2, 286; Antonio e 315; 
Bartolomeo a 362; Battista e 239, 
255-6, 262, 283-8, 515-6; Or- 

lando e 190-1; Prospero ^315; 
Tommaso e 190, 226-7, 231, 239, 
241, 255, 261-2, 280, 283, 285-8, 
300-1, 315-7; Spinetta e 387; 

Ilaria v. Guinigi. 

Camporeggiana, Camporgiano, terra e 
vicaria a 203-4, 206, 321, 350-1, b 
133, 136, e 18, 352-3. 



Camporini Roberto di Mario d* Ascofi 

o di Camerino e 17, 409. 
Campucci Iacopo a 272. 
Canacch v, ScannabecchL 
Canale (da) Luca a ^iiy 368, 406, i 

19, 182, 194, 250. 
Cancellieri Lazzarino e 209; Ric- 
ciardo e 42, 48, 58. 
Cane Facino, Fasino, Fatino ^ 40, 194, 
250, e 17, 44, 46-7, 62, 145-6, 154, 
169, 196^ 202, 207; Beatrice (di 
Tenda) sua moglie e 207. v. Viscon- 
ti Beatrice. 
Cane Luca e 288. 
cani appiccati a 125-6. 

Canneto (da) di Bologna, Carlo Maico 
e 256; Matteo e 253. 

Canneto di Samìniato a 267. 

Canossa (da) famiglia a 55. 

Cantas madre dell* anticristo b 345. 

Cantelli Lodovico a 332-3. 

cantone Bretti vìa di Lucca a 186, e 24. 

Canturbery, Conturbia, ardvescoYO (di) 
b 400. 

Capannole di Pisa, castello ^31, 121. 

Capannori di Lucca, terra e fortezza 
b 19, 52, 124, 358 e 350; Simo- 
ne (da) ^ 34, ^ 13- 

Capastro in Sicilia b 143. 

Capitano del Popob b 349, 

Capitolo di Lucca o di S. Martino h 
355 e 21, 293; bandiera a 160, 
448. 

Capo d* Orlando a 47. 

Caporosso b 143. 

Capoli a 47. 

Caponsacchi a 30. 

Capovana, Capuana e 365. 

Cappelletto compagnia (del) b 167. 

Cappella S. Lorenzo a 363. 

Cappiano a 16-17. 

Capponi Gino e 101-2, 135-6. 

Capraia di Pisa a 33, 114; isola b 

143. 
Capresa a 44. 
C^rigliola, castello b 140. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



427 



Caprona, castello J 49, 121 ; da Ca- 
prona o Capronesi famiglia di Pisa 
a 44. 

drbonara di Sardegna b 143. 

carceri, sportello a 449. 

cardinale d' Aquilea v. Gregorio XII, 
d' Aquilea e 128; di Ginevra a 
220,222; d' Ostia a 32; di 
Parma a 44; di Prato a 51. 

cardinali staccatisi da Gregorio XII e 
riuniti in Pisa e 134-6, 139-44, 153, 
156, 161-3. 

Gu-doso b 125. 

Carècina, fortezza ^136. 

carestia, fame a 8, 92, 213, b 13, e 
199, 200. 

Qui Natali, loro torre a 11. 

Carignano «319. 

Carincioni Bartolomeo e 328; Co- 
ro a 178; Matteo a 178 e 338, 

Gurlo rV imperatore aSj, 98-1 11, 113, 
138-48, 152-3, 157.9, 162-6, 170-5, 
196, 199, 201, t 31, e 36, 215; im- 
peratrice sua moglie a 153-4, i Se- 
carlo I d* Angiò re di Napoli a 38, 
41; Carlo II id. a 43-4, 47, 56; 
Carlo della Pace, poi Carlo III. id. 
a 222, 227-30. 

Carlo V re di Francia, a 234, e 234-5, 
251, 278, 296, 312-3, 348; sua fi- 
gliuola sposa al re d* Inghilterra e 

23 s, 278. 

Carlo di Francia (di Valois) a 50. 
Carlo delfino, poi Carlo VI re di Fran- 
cia e 212, 234-5, 25 1, 266, 278, 295-6, 

31^3. 349- 

Carmignano a 29. 

Carmagnola, Carmignola (conte di) e 
264-5, 302, 331-2» 369- 

Carmine s. Maria firati e 293 ; bor- 
go di Napoli e 365. 

Camesecchi .... ^ 98. 

Caro (del) Nicolò a 173; Ranieri 
a 168, 206. 

Carpineta, castello ^132. 

Carrara di Lunigiana, castello e vica- 



ria a 47, 91, b 140, e 76-8, 350, 352, 
358. 

Carrara (da) Francesco il vecchio, signo- 
re di Padova, j 173, 230; Fran- 
cesco Novello a 396, b 37, 39, 81, 
224, 273-5, e 44-5, 48, 62, 67-8, 75-6, 
80, 99, 138. V, Padova. 

Carrara conte (d^) b 16, 36, 279-84, 
286, e 97, 192-3, 198, 247. 

Carretto (del) Ilaria v. Guinigi Ilaria; 
Lazzarino e 283. 

carroccio di Firenze a 30; di Mi- 
lano a 31. 

Casa Poggi in Lunigiana, castello b 
140, 178. 

Casabasciana b 127, e 351. 

Casale di Pistoia a 53. 

Casali signori di Cortona v, Cortona. 

Casatico ^ 133. 

Casciano (s.) a 215. 

Casciano, Cassiano (s.) a Vico, presso 
Lucca b 59. 

Casciano (s.) (da) Simcme e famiglia a 
139, 151, 161; Gbrgio e 86-7. 

Cascina di Pisa a 116, 125, b 362. 

case disfatte in Lucca a 201. 

Gasoli di Valdilima b 127, e 351. 

Gasoli oltre giogo a 218-9, ^ ^35» 156» 
e 351, 353.1/. Oltre giogo. 

Gasoli (da) Ardizzone b 40. 

Castagnacci Gualterotto a 14; Gu- 
glielmo a 15. 

Castàgnora ^ 136. 

Castatura, isola b 145. 

Castel del Bosco o Monte Morecdo 
a 23-4, 26-8, b 28-9. 

Castel Bolognese e 362. 

Castel Cesareo in Lucca a 121-2, 189, 
e 411. 

Castel Durante (di Compito) a 215, 
b 120. 

Castel Fiorentino a 123. 

Castel (s.) Giovanni a 51, e 192. 

Castel Passerino a 16, 164, 313, 367, 
376, 404, 2r 120, 122, 185. 

Castel della Pieve a 215, J 16 1-2. 



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428 



INDICE 



Castel Tebaldo a 57. 

Castelfranco di Valdarao a 37, i 124, 
358,364-5. 

Castellani Davino, sue poesie a 154, 
169, 584-7, 447, e 410; Matteo 
e 360. 

Castellare di Frignano b 128. 

Castellare di Pescia b 124. 

Castellerano di Frignano b 18. 

castelli distrutti da Ugucdone b 120; 
castelli e rocche di Lucca da guar- 
dare e 350-2; castelli dentro Luc- 
ca V. Augusta, Castel Cesareo, Qt- 
tadella; castelli e fortezze, loro 
segni V. SegnL 

Castellina a 53. 

Castelline (le) in Frignano b 128. 

Castellino, id. b 1 30. 

Castello (da) ser Guaspari e 346. 

Castello a mare detto Viareggio a 6. 
V. Viareggio. 

Castello Aghinolfi a I2, 59, 381. v. 
Montignoso ; Bonifazio Rosso (da) 
a 14. 

Castello Augusto v. Augusta. 

Castello di Minoccio nel reggiano b 
132. 

Castello di Nardino in Frignano b 129. 

Castello Ranaldino id. b 129. 

Castello Samoni id. b 130. 

Castclnuovo di Garfagnana fl 145, 203, 
298, 350. b 128, 351. 

Castelnuovo di Magra a 59, ^ 148, ^ 
194, 201, 288. 

Castelnuovo di Napoli e 364. 

Castelnuovo parmigiano a 55. 

Castelnuovo pistoiese a 29. 

Castelnuovo (da) Leonardo di maestro 
Niccola a 306. 

Castelvecchio di Compito a 369, 371-3, 
380, 387, 398, b 19, 120, 122. 

Castelvecchio di Valleriana (?)* 124. 

Casteuli di Villafranca ^ 138. 

Castiglioncello di Fivizzano b 135. 

Castiglione Aretino a 45, 51, 224, 

Castiglione di Garfagnana, castello e 



vicarìa, a 29, 114, 145, 203, 206, b 
128, 130, e 5,351-2,358. 

Castiglione o Castiglioncello sul Ser- 
chio a 19.23, 25, 37, 313-4, 333,399, 
400, b 120-122, e 350. 

Castiglione (da) Giovanni v. Lineili 
GiovannL 

Castiglioni Castello e 328. 

Castracani famiglia a 85; France- 
sco a 85, 101-2, 111-2, 445, > 241; 
suoi figliuoli a 209, Iacopo a 102, 
II 1-2, Giovanni e Niccolò a 101 

Castrignana di Frignano J 132. 

Castricoro a 215. 

Casuolo Grande nel reggiano ft 132. 

Catalogna e 176, 283-5; n(éS)c 
142, 262, 280-1, 295, 299, 349, ]6q, 

365-5, 371- 

Catania b 143. 

catene di Porto Pisano a 126. 

Caterina (s.) dì Pisa, a no, 123. 

Cattani Giovarmi a 263; Matteo i 
186, b 272. 

Cavalcanti famiglia a 52; Cantino 
e 361. 

cavalieri (nomine di) a 122, 172. 

Cavavano pistoiese b 125. 

Cavoli, fortezza b 132. 

Cavriola di Mantova b 68. 

Ceccardo (ser) di Fasuolo da Massa e 
326, 546, 567-8. 

Cecco di Cione di Sàndoro e 148. 

Ceccolino, Cecchinello (Michelotti fra- 
tello di Biordo) da Perugia a 3J7, 
568, b 156-65, 259, e 147, 198, 212. 

Ceccorini Nicolao v. Poggio (cli)t 

Cecina di Pistoia a 52. 

cena sontuosa e 516. 

Cenami Giuflredi a 279, b 66; Re- 
tro e Niccolò e 546; Pietro di 
GiulTrcdi ^255. 

Cento, Centro, terra e castello e 57-S. 

Ceperano, Ceperana a 58. 

Cerasomma a 28, 164, 167, 512 b i2a 

Cerbaìa a 24. 

Celestino V, papa, a 46. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



429 



Cerretello, castello e corte h 30, 121. 

Cerreto a 28. 

Cerreto Gnidi a 17, b 124. 

Certosa presso Lucca, b 360*1, e 292; 
presso Firenze e 141. 

Cesena a 5$. 

Ceserana castello b 140. 

Ceuli (s. Maria di), terra e fortezza b 

ChelE Piero a i$6. 

Chiatri a 7, 360, b 43, 120; Lotto 
(da) a 441 ; Stefanino (da) a 9. 

Chiasso via di Lucca a 7. 

Chiavari a $$, 

Chiesa e corte di Roma a 42, 47, $0, 
55-6, 73» 213-7, 247, 323, * 80-1, 
118, 156-9, 163, 183, T90, 196-8,202, 
232-4, 238-9, 278, 289, 291, 404-$, 
e 62, 74-5, 83, 92, 119, 122, 129, 137, 
152, 163, 189, 213, 247,253-4,157-8, 
295-6. V. tesoro. 

Chioggia a 231-2. 

Chiusi a 45, 215. 

Ciapparoni Bacdomeo a 49. 

Gdorana, fortezza b 128. 

Cicogna, nave ^175. 

cifre e lettere cifrate a 408-10. 

ciliana città a 7, 440. 

Cimacchi Andrea b 66. 

Cinacchi Giovanni «375. 

Gnelli Iacopo a 168. 

Cingoli a 215. 

Cini Gino di Vanne b 378. 

dnque case v. Poggio (di). 

Cinquini Benenato b 244-5; Cec- 
co a no. 

Gnzica, Chinzica di Pisa a 23, 107. 

Cionelli Giovanni a 318. 

Gpro (re di ) v. Lusignano ; (regi- 
na di) V. Visconti. 

Città di Castello a 215, e 74, 144, 301. 

Gttadella edificata da Paolo Guinìgi 

e 304,411. 
Gvita Castellana a 215. 
Gvitale del Friuli e 67-8, 152-3; 

Condii© (dì) e 162-3. 
Ci vitella d* Arezzo b 60-1, 190. 



Gvitella del Vescovo a 45. 

Gemente (s.) reliquia (di) b 36. 

Gemente IH papa a io; IV id. a 
39; V id.a 53» 5 5-7.59- 

Gemente VII antipapa a 218,226,229- 
30, 323. V. Ginevra (cardinale di). 

clero di Lucca a 50; di Firenze a 
214. 

Còcilia b 127, 

Cocombola a 383. 

Codiponte ^ 136. 

Colano e $2, 

Colle Carelli i» 31, 121. 

Colle di Compito a 372. 

Colle di Fosdinovo, castello b .1 36. 

Colle di Valdelsa a 36, 39, 55, 414-5» 
b 128. 

Colle Salvetti a 90. 

CoUebanili, Collebarili b 31, 121. 

CoUecchio b 140. 

CoUelungo b 176. 

Colletto soldato a 406. 

CoUeuli, castello e corte e 30, 121. 

Colli delle Donne b $$,€ 99. 

Collodi a 382, b 124, e 254, 351. 

Cològnora, castello b 124. 

Colombano (s.) di Lombardia a 337; 
di Lucca a 372 b 52. 

Colonia, Cologna (Vescovo di) e 44. 

Colonna, terra, b 198. 

Colonna e Colonnesi a 46-7,2^ 404-5, 
e 97; Antonio b 59, 73; Ia- 
copo e Piero cardinali a 46, 53; 
Giovanni a 412-3, b 44-5, 53, 250 
e 7^, 83.97> 148, 185; (Otto- 
ne) cardinale, e 121, 128, 136; 
Nicolao b 404-5. 

Colucdni ser Antonio ^18; mae- 
stro Iacopo e 337. 

Comandatore di s. Antonio a 182. 

Comi Masseo a 280. 

Conmiissarì pel contado a 397- 

Como e 63, 67. 

compagnia bianca degli inglesi a 121. 
compagnie o sette a 11,441; 
compagnie, compagne, militari a 220. 



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430 



INDICE 



Compagno (di) Ghirardo e io8. 

Compito, Còmpoto, castello h 120 ; 
Heve (di) a 372-5,^ 122, 365; 
piviere a 375. v. Colle di Compito. 
V. Castelvecchio. 

Comune di Lucca, discorde col popo- 
lo a 204. 

Concilio V. Costanza - Qvitale - Pisa. 

condotto o fòsso di Lucca 2^ 59. 

Consiglio Maggiore e Minore a 19. 

Consiglio di P. Guinigi ^34. 

contadini lucchesi a 108; contro 
le brigate milanesi a 269; ami- 
ci dei Guinigi a 280. v. Commissari 
del contado. 

Conte Rosso a 40. 

Controne in Valdilima, ^127; Pas- 
quino (da) a 320; Luporatto (da) 
e 18. 

Conturbia, v, Canterbury. 

Corbaia (da) Pietro, antipapa (Nicco- 
lò V) a 60, 77, 79, 81. 

Corbi Lazzarino a 160. 

CorbinelU Bartolomeo ^r 361. 

Coreglia, castello e vicaria, a 220, h 
124, 356, e 18, 351-2; Michele 
(da) a 259, 263. 

Cometo, Comieto a 215. 

Cornice (la) h 142, 177. 

Comiglia h 142. 

Cornuolo a 215. 

Corogno, Corongno, castello di Frigna- 
no a 307. 

Corrado imperatore a 34-5. 

Corrado, conte Currado (d' Altimberg) 
conte fl 401, 406, h 40, 77, 194-6, 
246, 251, 286-7, 377, e 77. 

Corradino re a 39. 

Correggio (da) Ghiberto a $5-6, 58. 

Corscna a 33. 

Corsica ^ 33 a 143, e 261-2. 

Corsini Filippo e 76. 

corso vino ^33. 

Cortesini Lippo a 178. 

Cortina a 280. 

Cortona a 370-1, h 230, 240-1, 369-70, 



e 150-1, 157-9, i^>5i7; Gwdo 
(Casali) signore (di) h 81,240^369, 
e 127, 148-9, i$o-2, 157-9; Tao. 
da sua moglie nata Ubaldini h i^o. 

Corvaia, Corvara, borgo e castello a 
5, & 31, 142; Veltro (da)tf 5. 

Corvo monte (del) h 29. 

Coscia Baldassare, cardinale, poi papt 
Giovanni XXIII, e 75, 83, 119.20, 
162, 164, 169. V, Giovanni XXIII; 
Guaspari e 164 ; madre di Baldas- 
sare e 209. 

Coselli, Coselle a 352, J 52. 

Cossile, Cozzile v, (jozzile. v. Massa 
a Cozzile. 

Costa, castello (Valdinicvole) l 124. 

Costantinopoli a 37, h 54; impera- 
tore (di) J 57- 

Costanza, concilio (di) e 232, 2S9. 

Costore (del) Tedice a 17. 

Cotone, castello i i2a 

Coucì, Cusi (sire di) a 226-7, 425, 456. 

Coverto Monfiorito da Trevigi a 48. 

Crasciana, Cardana, CascianaiaVal£> 
luna h 126, 133, 136, e 351. 

Crema 055, 68. 

Cremona a 55-8. 

Crespoli a 53, ^ 125, e 59. 

Cristiana (beata) h 364. 

cristiani contro infedeli a 8-10, 17, J4» 
40, 326-7, h 249, 252-3, 281. 

Cristiano arcivescovo di Magonza <i 4,8. 

Cristo appare ad un lavoratore > 291- 
300. 

Cristofano (di) ser Giovanni e 132. 

Crìstofani Angelo e 346. 

Cristoforo (s.) contrada di Lucca a 96. 

crociate contro infedeli a 8-10, 17, 34? 
39> 325-7; contro i Colonncsì a 
47. V. Cristiani - Saraceni - Sepolcro- 
Gerusalemme. 

Croce (santa), terra di Valdamo a 37, 
h 124, 358, 365. 

Croce (s.), chiesa di Firenze J 353- 

Crocicchieri, Crociferi, e loro maestro 
e 184-5. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



451 



Cucco da Montemagno b 43-4. 
Cuoza, Quosa a 5, 7, 43, 60, 362, 440. 
Curzolo a 47. 
Cutigliaoo b 125. 

Dallo, castello e signori (di) a 48, 349, 
350-1, b 133-5. V. Ruolo (da) 

Damiata a 17, 18, 34. 

E>anocos, stirpe dell* anticristo t 345. 

Danubio, a 325-8. 

Dardagnini case a 186; Piero a 186. 

Dari o Didari Iacopo e 9, 13. 

Dati Bonturo a 57, 444. 

Datucd Iacopo b 66. 

delfino di Francia v. Cario. 

Derby, d' Arbi, conte, v. Riccardo. 

Dinassano, Dinazzano, castello nel reg- 
giano b 132. 

Dim Giovanni a 213. 

Dino da Cello a 407; da Perugia 
e 212. 

Dino (di) Antonio v. Volterra (da) 
Antonio, 

Diodato (ser) da Villabasilica e 327, 
346; da Pietrasanta e 327. 

Dionigi (s.) di Francia ^ 234. 

Discaglia a 295. 

Dittamondo di Fazio degli liberti, bra- 
ni riferiti per descrivere Italia b 83- 

U7, 144-54,448-9. 

Diversi Bernardo a 16; Michele di 
Nicolao b 72, 79, 166, 448, Nicolao 
o Nicoletto di Giovanni fl 118, 164, 
^06, 357, 359-60, 368, «^ 6, IO, 39, 
43, 62, 67-72, 79, 81, 166-70, 195-6; 

Doccia, castello <: 55. 

Dolfo cartolaio e 210. 

Domaschi Andrea a 338; Giovan- 
ni a 263; Iacopo a 276. 

Dombellinghi Nicolao a 259, 263, 265, 
277. 

Domenichi Giovanni cardinale e 1^4, 

IX>mo, capitano tedesco a 323, ^ 11; 

Donato (s.) a 179, ^ 8. 

Donin (de) v. Bernardo (conte). 

donne belle celate a 224; donne 



bolognesi vituperate dalla compagnia 
di Ciò. da Barbiano b 372, 375 

Donne (delle) Bacciomeo fl 37. 

Donnino (s.) di Garfagnana, castello a 
350, ^ 134; badìa presso Hsa 
b 362. 

Donnorarico (della Gherardesca) con- 
te Fazio a 43,89, 91-2; Ranieri 
a 91-94. Gaddo, Gherardo a 84, 191; 
Lotto fl 43 ; Ugolino a 40, 43-44 
290. 

Doria famiglia a 55-6; Corrado a 
49; Branco a 55; Ilario b 57. 
V. Loria. 

ducMni o duchi, v. Antelnunelli figli 
di Castruccio. 

Durazzo. v. Ladislao - Margherita. 

Ecoli, Eccoli, castello e corte ^31, 121. 

Eduardo re d' Inghilterra a 46. v. Ric- 
cardo. 

egiziani v, zingari. 

Elba, isola b 143, 251, <; 150. 

Empoli b 230, 342, 358, e 106. 

Enrico 1/. Arrigo. 

Enzo re a 33. 

Equii, castello di Fivizzano (136. 

Erice, Irici, poi Pieve a Elice, suo por- 
to a 18, 442. 

ermini v. armeni. 

Erro (dell') Cecco a 57, 444. 

Este (d') Aldobrandino a 173; Az- 
zo VIII a 47, 53; Giovanni a 
244-5, 338; Niccolò II a 346; 
Niccolò III a 295-6, 301, 304, 329, 
356, e 44, 75, 79> ^» 154, 156-7, 
209-13, 263, 280, 290, 361, 369-70; 
possessi estensi in confine di Lucca 
b 126-7, 130-1. 

estimo, stimo, per guerregg^e^ i Pisa- 
ni b 65, 82. 

Eustagio, Eustorgio (de Miri), senescal- 
co tedesco a 179. 

Fabriano a 215. 

Faenza a 31, 40» 35^, e 38, 119-20, 



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432 



INDICE 



i8o, 372; Benedetto (da) a 143. 

V. Manfredi 
Faggiola, Faggiuola (della) Uguccione 

fl 5$, 58-62, 84, 191, h 118-20, e 22. 
Fagnano a 312. 
Falabrìna Santo a 96. 
Falcinella, castello b 140. e 206. 
Falconegb a 6. 
Fanano a 295, b 126. 
Fano (da) Ugolino e 26^, 265. 
Farsetti Giovanni del Silico b 18. 
Fatinelli, Faitinelli Bartolomeo ^ 329- 

30; Ghirardo a 16; Iacopo 

e III-2- 

Fazio conte v. Donnoratìco. 

Feci Filippo b 67, e 9. 

Federigo I imperatore a 4, 7-10 ; 

II id. IO, 17, 18, 31, 33-4, 443; 

III re di Sicilia a 47-50, 59-60. 
Federigo (di) Matteo a 213. 
Fegataia, castello * 31, 121. 
Feltre e 48, 67-8. 

Fenso da Saminiato a 99. 
Ferdinando re v. Aragona. 
Fermo a 215, 443; Lodovico (da) 

e 263, 265. 
Ferrara a 55, 57, 209 b 191, 397, e 

154,250; Uguccione (da) f 188. 

V. Este. 
Fiandra contea a 233-4, i 233 e 282; 

conte (di) a 46, 233-4, 325. 
fiaschi con fiorini a 63, 448. 
Fiattone, fortezza b 12$. 
Fibbialla, castello b 120, 126. 
Ficeccbio, v. Fucecchio. 
Fieschi, dal Fìesco famiglia a 52, e 67, 

17 1-2; cardinale b 80, e Si, 165-6, 

177, 210. 
Fiesole a 45. 
Fighino V. Figline; Nanne (da) a 

406, b 45-6, 175, 250. 
Figline, Fighino a 123. 
Filèttoro, Filèttori, a 19, 171, 375, 379, 

399» ^ 53- 
Filicaia torre a 398, ^ 121; Luca 
di Manetto (da) e 148. 



Filipo (s.) presso Lucca b 52. 

Filippino conte a 60. 

Filippo cancelliere imperiale a^; im- 
peratore a 1 1 ; III re di Francia 
a 42,44,46, 55; figliuolo del re 
Carlo II a 47; da Pisa * 12, 15, 
e 99; di Nicola© b 67, e 8. 

Fillungo di Versilia (piano di) a 6. 

Finale genovese e 283. 

Fiorentino in CampagUa a 34, 443. 

fiorini col cavallo « 39, 443. f.fiascE 

Firenze, Firenza, Fiorenza, guata con- 
tro Siena a 7, 28-9, 30; discordie 
intestine 8, 17, 38; edificazioni, 
conquiste e perdite di castelli q, 11- 
2, 17-8, 34-6; Federigo II contro 
Firenze, 9, 3 1 ; fabbrica del pon- 
te nuovo 18; contro Pistoia 29, 
51, 54; guelfi fiorentini due vol- 
te rifuggiti in Lucca, poi tornati 55- 
4, 36-8; Sconfitta di Montaperti; 
Fattone signore re Carlo 38-39; 
rotta de' ghibellini a Colle e guerra 
contro Pisa 38-9; sconritta di Pi- 
sa a Fosso Amonico 41; pace 
del cardinal Latino 41; guene 
contro Arezzo e pace dopo Campal- 
dino 45-6, 54; cacciata dei bian- 
chi 5 1 ; venuta del card, (fi Pra- 
to 5 1-2 ; scomunica per la guena 
di Pistoia 5 3, acquista Prato e con- 
trasta a Lucca il dominio di Pistoia 
56; si oppone ad Arrigo VII im- 
peratore 57-60; compra Luca da 
Mastino 86 e sua dominazione sulla 
medesima 86-88, toltale da' Pisani 
88-89; ostilità dell* arcivescovo 
di Milano 97-8 ; accordo con Si^ 
na per il porto di Talamonc 114; 
guerra con Pisa 114-7, ncup^ ^ 
Saminiato 175, 183-84; tratta con 
Giovanni degli Obizi contro Luca 
207-8 ; acquisto di Pistoia 207-8; 
invasa dalla brigata di Giovanni Agu- 
to 212-3; Otto santi e guerra 
contro la Chiesa 213-7; ostilità 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



453 



contro il conte dì Virtù, poi duca dì 
Milano 266-9, ì^^7^ 4^^y 4^> 4i2- 
6, * 4, 9, n-20, 35, 38, 40, B2, 
286-8, 404, € 43, 49-581; soccorre 
Lucca contro Pisa a 3x2; lega 
con Lucca 3 16 ; sue fanoni guer- 
resche contro Pisa alleata di Mila- 
no ì^^h 555-4, 3S6-7, 392-5» 412, 
b 14^5, 19-ao, 44-^4, 60-1, 76-7, 
171-6, 1 80-3 ; lega col re di Fran- 
cia 3 54-5 ; congresso dì Bologna 
contro il duca di Milano 355-^; 
congiure per togliere Sanùniato 364- 
6, b 61-3 ; fazioni contro Siena 

370-1 ; congresso d' Imola per la 
pace, riuscito vano * 20-32; pra- 
tiche co* marchesi di Luaìgiana 155- 
6; rifiuto di soccorKre fìiordo di 
Perugia i ^y ; ambasceria di papa 
Bonifazio 163; ritira le sue gen- 
ti dal soccorso di Mantova 163 ; 
rinnova la lega con Venezia 173; 
ricupera Qvitella d' Arezzo 190; 
tregua col duca dì Milano 190-5; 
impedisce 1* accordo di Perugia col 
papa 238-9; pratica con Gerar- 
do d'Appiano per il Porto Pisano 
242-7; il duca di Milano contra- 
ria il suo acquisto di Pisa 259-69; 
disgusti con Lucca 269-71, 27V3-81, 
283; soccorre Gurlo Zambeccan 
in Bologna 275-77; invade il ter- 
ritorio di Siena difeso dal duca 
286-3; processioni dei bianchi 
nello stato e dttà di Firenze 3:7-8, 
350-4, 357-8, 365-s, 367-8; fatto 
signore di Siena il duca di Milano, 
Firenze toita accordi col papa e con 
re Ladislao 380; invasa dalla pe- 
ste 397; balìa contro il duca 404; 
col quale poi & pace 420-1 ; som- 
muove il duca di Baviera a farsi 
imperatore e lO-i i ; ostile a Pao- 
lo Guinigi 31; ùl ammazzare 
Callo Ronghi 36; ambasceria al 
duca dì Baviera pretendente aH' im- 



pero ^jS ; rompe V accordo fra il 
duca di Milano ed il signore di Bo- 
logna 41 ; Ricciardo de' Gmceilie- 
ri tenta di toglierle Pistoia 42-3, 48, 
58-9; il duca di Milano si pre- 
para a farle guerra 43; tentativo 
per toglierle Barga 49; vuol tor- 
re Pisa al duca di Milano 49-5 1 ; 
nuova ambascerìa al duca di Baviera 
5 1 ; danneggia il territorio di Sie- 
na, che le rende la pariglia 52 ; inu- 
tili sforzi per soccorrere Bologna e 
il BentivDglio contro il duca di Mi- 
lano 56-8; acquisto di Bientina 
57; impedimenti posti dal duca 
al passo delle sue mercanzie, e pra- 
tiche con Lucca per il porto di Mo- 
troae 60-1 ; morto LI duca Gian 
Galeazzo, assale il territorio pbano 
60- s ; occupa Lunigiana e osteg- 
gia la duchessa vedova 66; at- 
tenta alla vita di Gabriel Maria e 
della madre per aver Pisa 73 ; pa- 
ce con Siena 75-6; ambasciata a 
Genova 76; aiuta Pietro Rossi a 
rientrare in Parma, ma invano 76 ; 
eguale aiuto pa*ge ai Carraresi di 
Padova coatro Venezia 80, 119; 
pratiche, maneggi e guerra per 
r acquisto di Pisa 84, 91-5 97- 
loi, che poi è venduta a Firenze 
da Gio vanni Gambacorta ioj-18; 
Astorre Manfredi pensa cU torre 
Faenza al papa e darla ai Fiorentini, 
ma è ucciso 119-20; d' accordo 
coli' antipapa Benedetto, i Fiorentini 
trattano contro Gregorio XII, poi si 
rivolgono amichevolmente a lui 1 29, 
131; lega con Siena 132-4; som- 
muovono i cardinali dì papa Grego- 
rio ad abbandonarlo ed a trasferirsi 
a Pisa 134-7; nota a ce Ladislao 
sulla malizia e potenza dei Fiorentini 
137-9; Ladislao si dispone alla 
guerra contro Firenze, che elegge 
per ciò una ^>eciak baBa 147-9; 

B. 30 



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434 



INDICE 



Paolo Guinigì osteggiato perchè ami- 
co di Ladislao, 149, i $4, 167; guer- 
ra tra Firenze e Ladislao 146-52, 
154, i$7-9» 166, 170, 173-80, 183-4; 
Firenze favorisce l* esaltazione del 
card. Coscia 165; sommuove 

Luigi d* Angiò a scendere in Italia 
contro Ladislao 167; tenta di to- 
gliere ai ghibellini Genova e Savo- 
na 17 1-3; pace con Ladislao col- 
Tacquisto di Cortona 186-7 > acqui- 
sto di Lerici 187; pratiche con 
Genova per aver Livorno 189-91; 
favorisce la congiura degli usciti 
guelfi contro il comune di Genova 
190, il quale impedisce il commer- 
do di Firenze per mare, onde osti- 
lità fra le due repubbliche 200-1; 
tentativo di prender Livorno per 
fòrza 203-4; pace con Genova, 
e restituzione di alcuni castelli 204- 
5; favorisce Paolo Orsini con- 
tro Ladislao fattosi padrone di Ro- 
ma 207-8; preparativi militari 
scambievoli di esso e di Firenze 211 ; 
che istiga Braccio ai danni di Lucca 
236-9; e aiuta sotto mano Pan- 
dolfo Malatesta contro il duca di 
Afilano 239; venuta in Firenze 
di papa Martino 240; cortesie 
fatte a Ladislao figlio di P. Guinigì 
242-3; trattasi accordo fra papa 
Martino e Braccio 247-8 ; Giovan- 
ni XXIII muore in Firenze 248-9; 
ne parte papa Martino 262-3 > acqui- 
sto di Livorno da Tomaso Campo- 
fregoso doge di Genova per 1 50,000 
fiorini 280; amicizia coi Campo- 
fregoso usciti di Genova 300-1; 
costruzione di galee per mercanteg- 
giare in Romania 303-4; congiu- 
ra contro Paolo Guinigi insieme con 
Guido da Pietrasanta già segretario 
di quel signore 304-5 ; lega col 
Guinigi e condotta a comuni spese 
di Braccio Fortebracci 306-9; dan- 



ni ai suoi mercanti e inutili rìchia- 
mi &tti al duca di Milano signore 
dì Genova, 313-4; invio di Bracdo 
ali* Aquila dove è sconfitto 360; 
per riparare a questo e ad altri dan- 
ni elegge uffizio di balia 361-2; 
differenza con Lucca per dissidi fra 
Popiglio e Pontito, e vane pratiche 
fra i due stati 366-70; tentativo 
d' occupare Forlì a danno del duca, 
e scon&tta 370-1; pratiche con 
detto principe 372; ridiiesta a 
Paolo Guinigi d* un presidio per 
guardar Ksa 372-3. 

Terre e castella confinanti fra 
Lucca e Firenze b 122-6; ma6 
stri fiorentini al disfacimento del- 
l' Augusta a 189. Firenze (di) car- 
dinale (Acciaioli) e 121, 12S, 136, 
140-1, 412. 

Fivizzano, castello h 135; Agosti- 
no (da) e 233, 256, 307; mar- 
chesi (di) V. Malaspina. 

Fiumalbo a 295 ,fr 126; ser Fran- 
cesco (da) a 295. 

Fiume del ferro a io. 

Fiumignatico in Frignano a 301, 331-2, 
b 128. 

Flammi, Frammi Guglielmo a 2$% 
263; corte e 128. 

Foce V. Foix (conte di) a 347. 

Foggia a 43. 

Figliano (da) Cario e ìzcopOy loro 
terre in confine a Lucca b 132-3. 

Foix, Foce, (conte di) a 547. 

Folchinì Francesco a 165. 

Fole, castello b 142. 

Foligno e 257, 265-73, 291-3; Si- 
gnori (di) V. TrincL 

Fondagno dì Siena a 12, 442. 

Fondi (conte di) a 228. 

Fondo (del) £amiglia a 50. 

Fontana vecchia ^ 59- 

Forcole, castello e corte b 32, 121. 

Forlì, Furlì, Furli grande a 41, 215, tf 
164, 291, 361, 371-2. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



435 



Forliinpopoli , Furlinpopolo e 164, 

370-2. 
Fornachini Filippo di Villabasilica h 

54-5. 

Fornaio Pietro e consorti a 139, Ia- 
copo a 143. 

Fomari Iacopo e Gherardo e 299. 

Fomori a 9. 

Fortebracd Braccio, v. Braccio. 

Forteguerra, famiglia e setta a 260, 
265 ; Bartolomeo a 256,258, 264, 
272-3, 276, 278-9, 281, b 412, e 336; 
Forteguerra a 252, 254, 239, 275, e 
336; loro case e 128. 

Forti ser Mariano di Piero e 327. 

Foscari Francesco <; 360. 

Fosciana, Fosciano di Garfagnana a 7. 

Fossa dell' Abate a 29, h 43, 45- 

Fosso di Lucca v. G)ndotto. 

Fosso Amonico o a Rinonico a 41, 
116 ^ 20. 

Frach, Fracch tedesco a 164, 170-1. 

Franceschi Buono <i 396. 

Francesco (s.) fuor di Pesda h 350; 
chiesa de' frati minori di Lucca a 
237, e 128, 273, 293; cappella di 
s. Luda V. Guinigi, loro avelli ; di 
Pisa a 109; di Saminiato h 364. 

Francesco (ser) a 156; coiaio di 
Pisa e 73. 

Franchi Giovanni a 319, 2» 272; Ne- 
se e 329. 

Francia, franced e loro prindpi a 42-6, 
226-7, ^33-4, 324-6» 347> 354-6, 374- 
5» ^ 33» 41, 57, 81, 140, 176-7, 221, 
230-3, e 47, 52-3, 74, 81, 92, "8, 
122, 146, 170-1, 195, 232.5, 251, 266, 
278-9, 296-7, 312-3, 334,348; Con- 
siglio reale h 142, 282-3. 

Frandotti Antonio di Iacopo, da Car- 
rara h 6. 

frati minori, capitolo e 359. 

Freddana, torrente fr 56. 

freddo e neve e 330-1. 

Frediano (s.) chiesa e monastero di 
Lucca a 61, 191, 202, 253, h 118, 



319» 354, 360, 367, e 128; altare 
dell'Annunziata h 118. v. Tesoro 
della Corte di Roma. 

Fregionaia, convento e frati a 172,^ 292. 

Frigido a i^yh 142. 

Frignano a 209, 295, 297, h 126', ca- 
stelli in confine di Lucca h 127-8, 
130-1, V. Montecuccoli, v. Monteca- 
rugli. 

Friuli, Frigoli e 196; 

Fronti Gerardo a 165, 

Fucecchio, Ficecchio a 16-7, 37, 441. 

fulmini e 254. 

fuoco in Firenze a 8, 30, 52; in 
Lucca a 32, 33, 440, e 300; in 
Pisa a 158, ^ 246. 

gabelle restituite a Lucca a 16 1-2. 

Gaddo conte di Maremma di Pisa 
V. Donnoratico Gherardo. 

Gaeta a 49, e 150, 175, 187, 370. 

Gaetani, Gaitani, di Pisa a 86 ; Gad- 
dorì Arrigo a 86; Piero e Ceo 
e 105,413. 

Gaia, Gaya, castello del Frignano a 
307, h 130. 

Galeazzo (Grumello) da Mantova a 

322,334,2' 403, <^ 119- 

Galganetti Giovanni a 288. 

Galiada (Calcata?) a 215. 

Galleno a 17. 

Gallicano, castello e vicarìa a 205, 298, 
407, h 56, 124, 156, 357» ^ 18, 352; 
Nicolao (da) a 221, 

Gallina Morta in Frignano e 128. 

Gallinacdo in Frignano 6 130. 

Gallo Guido (del) a 16. 

Gallo Francesco e Giovanni a 86. 

Gallura Giovanni ^udice (di) a 40, 443. 

Galluzzi di Bologna h 195; Ugoli- 
no a 177-8, 204. 

Gambacorta, fimiiglia a 94-5, 99, 103, 
292, h 49, e 38, 98, 104, io6-7, 131; 
Andrea 94, e 93, 107; Bartolo- 
meo a 109 e 107; Benedetto a 
290-3; Francesco a 109, <: 107; 
Gtórardo e 117; Giuliano figlio 



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456 



INDICE 



naturale di Piero a 392; Loren- 
zo a 291; Lotto a 109; Pie- 
ro 9g, 117, 158, i6a-2, 260, 285*92. 

Gand, Guanto a 233-4. 

ganghio di Pisa a 44. 

Gano a 241. 

Garbertando vicario di re Carlo « 39. 

Garfagnana a 6, 33, 91, 114, 203, 209, 
288-9, 321, 349> 351, 362-3, 396-7, 
407, h 31. 35-6, 124, 165, 320 e 83, 
91, 154, 236, 343, 362; cattani* 
5, 33, 

Gargosso fl 54. 

Garzoni, Guarzoni Bartolomeo a xoS^ 
177; Bonagiunta fl 106-9; Gio- 
vanni a 122, 156, 158-9,167-8, 177, 
3x5,^106-12; Guarzone di Gio- 
vanni e 10 j. 

Gaspari Matteo « 272. 

Gatto Giliberto e Buonacorso a 21. 

Gavi di Genova e 171. 

Cazzano, castello di Fosdinovo b 136. 

Cello di Saminiato h 61-2. 

Cello Nkólao (di) b 66. 

Cemignano (s.) a 36, 58. 

Genfo, Censo, terra e castello i 31, 121. 

Genesi© (s.) v. Borgo s. Cenesio. 

Gennaro, Gennaio (s.) castello a 14. 
b 124, <: 351; pieve e 254. 

Genova e genovesi a 7, 32, 43, 47-8, 
55*9» 95, 126, 230, 232, 247-8, 251, 
273-5, b 13-4, 22, 41, 65, 174.80, 
221-3, 396, e IO, 52-3, 74, 76, 80-2, 
87» 92, 95-^, 98, i25-6> i29-3o> 142, 
144-5, 154, i6i-2, 167-75, 183-4, 
187, 189-94, 199-201, 203, 205-7, 
21 3, 226-7, 239, 241, 252, 255-6, 261- 
2, 280-1, 283-90, 29^ 300, 305-4, 
313-5, 357» 53 W, 340, 362; suoi 
castelli in Versilia confinanti con 
Lucca b 140-2, 144; riviera (di) , 
b 403, e IO, 187, 291, 281, 290 ; 
processione de' bianchi in Genova, 
b 304-5, 312-6; Castelletto e 171, 
191, 286; usciti e 280-1, 284. 
Genovanfi Giovanni a 259, 263, e 172- 



3; Niccolao a 133, 259, 263, 
285. 

Gentili Pietro a 319; Ticri e 528. 

Gerardo (ser) da Massa di Lunigiazìa 
e 327. 

Germano (s.) di Napoli a 58* 

Gervasio (s.) castdlo, « 392-3, b 19, 50. 

Gherardesca (della) v. Doonoratioa v. 
Montescudaio, 

Gherardìni di Firenze « 52. 

GhezZano a 116. 

ghibellini a 38, 40-4, 64, 49, 50, $4, 57, 

89» 373, * 178-9, 221-5. 
[ Ghiotto (del) Tondino a 16. 
j Chiava Giovanni di NicoUo v 255-6^ 
325; Matteo e 359; NkoUo 
a 243, 1^ 337- 

Chirardo conte a 94. 

Chirarducci Mugnaio a 16; Ubaldo 
a 17. 

Chivizzano, castello a 6, b 12% e ^^1 ; 
Antonio (da) a 146-7; Iacopo (<k) 
a 359; Tommaso (da) a 310-1, 
* 228, 248, 268, 277, 549, e 7, 8, 13, 
16, éo, 79, 344. 

Gianfìgiiazzi Rinaldo f 5 1, 76, 98, ro8, 
132-3, 211; Iacopo e 149, 158. 

Giannotto, lannotto, della brigata (fi 
s. Gioito Piccolino ^53, 165.. 

Giano (del) Marco a 285. 

gigante svizzero e 302-3. 

Gigli Antonio b 203; Giovanni b 
66; Matteo e 337; Fieretto 
e 257, 273. 
Gi^o O$ola dd) ^ 143. 
Giordano conte a 36. 
Giorgio (s.) monastero di Lucca a 
253, e 128; di Genova, campani- 
le 190; compagnia di ventura b 
20, 53, 448; piocolinQ, oompagnia 
id. a 373, * 53, 448. V. Giannotto. 
Giovanna I regina di Napdi a 222; 
Giovanna II id. e 216, 223, 233, 244, 
258-62, 280-1, 295, 301, 349, 365-5, 
370-1. 
Giovanni (s.) capo éà Boigo àk Lucca 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



457 



a 253; maggiofe id. a 36, 186, 
h 357, r 121; Lateranoi} 59, 97; 
di Milano a 246; Battista, suo 
dito h 249. 

Giovanni XXI papa a 41; XXII 
papa a 66, e 155; XXIII papa 
e 165, 175-9, i8a-i, 183, 185-8, X91-2, 
197-8, 203-4, 207-8, aio-4, 232-3, 
241, 248-9. 

Giovanni di Lussemburgo tf 85, 98, 
195, <: 215. 

Giovanni Filippo a 454; Lessb a 
24^, 337; Nucdoa272, J19, $63> 
h 66, 91, e 8, 60; di maestro Ia- 
copo da Firenie e 256; ser Gio- 
vanni d'Antonio e 327. 

Girgenti, Gregento ^143. 

giubileo del 1300 a 48; del 1350 
a 96-7; del 1400 e 221-2. 

Giudici Nello ^313. 

Giugni Andrea ^ 361. 

Giulia (s.) di Lucca a 280. 

Giuliano (s.) di monte pisano, torre e 
forte«ia a 107, 366-7, 389, 393, 396, 
h 121; chiesa a 406; monte 
e via tf 163, 366, 387»394, 406, fr 12, 
42, 45, 51, 59. V. Bagni di Pisa. 

Giunta di Pagano coiaio a 396. 

Giuntini Bartolo speziale e 327-8. 

Giuntori ser Piero da Morìano b 66. 

giuramento di fedeltà a Giovanni del- 
l' Agnello a 132,446. 

Giustina (s.) chiesa e monastero a 

254. 

Giusto (s.) di Lucca chiesa a 16, 178- 
9; presso Pisa h 174. 

Giusto (s.) <E Compito, terra e castel- 
lo a 373, t 52, 122. 

Gombitelli 031. 

gonfaloni delle contrade a 184-7; 
gonfalone del cecino 4 187. 

gonfaloniere (M giustizia in Lucca, isti- 
cuzione a 186; insegne donate- 
gli da Urbano V. a 252,452; gon- 
falonieri dal 1396 al 1399, a 318-9. 

Gonghic (le) ^ 134- 



Gonzaga Federigo a 308-10» 454-6, Ì> 
187-8; Filippino a 91. v. Man- 
tova (signore di). 

Goralassi presso Babilonia b 345. 

Gorfìgliano, Cortigliano ^136. 

Gorgona, isola b 145. 

Gori, di Goro, Gregori Andrea v. An- 
drea (maestro) cantore di Firenze. 

Gottinder, Gottinger Corrado a 208-9, 
b 126. 

Govemolo, Governo b 56. 

Gozzadini, Gossadini Gabione di Nanni 
e 74-5; Gozzadino e 310, 346; 
Nanni b 273-5, 592, 396, e 32, 4a> 
57-8, 62, 75 ; suo fratello e 74. 

Cozzile, Gossile in Valdinievole « 34; 
castello b 124. v. Massa del Cozzile. 

Gragnana di Lunigiana, castello b 136. 

Gragnano (di Lucca) a 14, 48, b 55; 
di Garfagnana a 350. 

Gragnuola, castello b 136. 

Gramolazzo b 136. 

Granata (re di) e 249, 

grandine e 254. 

grano e biade, raccolta anticipata c^i^, 

Grassolini Gerardo b 247; Gk)vax^ 
ni b 166. 

Grecia ^57. 

Gregento v. Girgenti. 

Gregori, Grigori Michele u 272 b 66. 
V. Gori. 

Gregorio IX papa a 30 ; X id. « 40; 
id. (per errore invece di Martino IV) 
a 44; XI id. e 3II-3* 316-7, aao; 
XII id. e 112, 121, 126-31, 134-6, 
139-44, 152, 159^2, 175.77, 187, 
192, 194, 197» 217., 226, 332, 235. 

Grifoni, famiglia a 5. 

Grimaldi di Genova a ^$ e 384-5* 

Groppino di Massa ^358. 

Groppo S.Piero b 135;. di Varese 
b 142. 

Grossignano a 9. 

Grotti Ugo a 21. 

Grumello Galeazzo v. Gakarzo da 
Mantova. 



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43» 



INDICE 



tjuadagni Vieri e 361. 

Gualdo a 215. 

Gualandi, famiglia a 44, 86; Mi- 
cheluzzo a 41; v. Macaioni. 

Gualterotti Ranieri a 86. 

Gualtieri nipote di Marquardo vicario 
imperiale a 113, 142, 149. 

Guamo, terra e castello a 59, & 47, 
52, 122; badia a 64, 365. 

Guanto v. Gand. 

Guapparo (ponte sul) a 60. 

Guarco (da), Guarci, Varci Antonio 
h 221, 

guardia o sicurezza di Lucca, provvi- 
sioni consigliate dall^autore per man- 
tenerla e 350-6. 

Guarfìno ^133. 

Guamieri conte (d* Oemburg) e 60. 

Guamieri Bartolomeo j 153. 

Guarzoni v. Garzoni. 

Guascogna a 46. 

Gubbio, Agobbio a 49^ 54, 215. 

Gucd Andrea -di Francesco a 213; 
Gucdo di Dino a 213; Urbano 
di Paolo e 326, 349. 

Guelfo (messcr) sua torre a 145; 
da Lombrici a 45. 

guelfi a 37, 39-46, 57, 373, l 178-9, 
221. 

Guercia Grossa a 30. 

Guerciola, castello nel reggiano ^132. 

Guemeri Niccolò e 369. 

guerra, usi (di) a 458. 

Guerra Martino a 321. 

Guglielmo vescovo di Lucca a 68, 77, 79. 

Guicciardini Luigi di Piero ^171. 

Guiccioiana, castello di Fosdinovo l 

136. 

Guidi, conti a 14, 45. 

Guidicdoni, loro case a 186. 

Guido conte a 15; Guido o Gui- 
done di Boulogne, card, e vicario im- 
periale a 154-5, 158, 163, 172-80, 
185, 187, 200; di ms. Tommaso 
di Firenze h 267-9, ^7' J ^ ^^ 
trasanta v. Manfredi Guido. 



Guido Guerra conte 035, 58. 

Guido Novello conte a 55,37-9,45. 

Guidotti Giovanni di Bartolomeo e 326. 

Guiducci Simone di Biagb a 158-9. 

Guinigi, Simiglia o setta a 239, 24^, 
260, 264-6, 278-80, 283, 286, 313, 
318, 372, h 59, 76, 267-8, 270.2, 280, 
406,414,^4-11,15-7,25,311; k). 
ro vie e case a 179, 186, J 241, e 
128, 135 ; loro aveUo nella cap- 
pella di s. Lucia in s. Francesco i, 
237, h 411, e 170, 231, 233-4, 292, 
294, 301 ; danni toccati all' auto- 
re per la sua amicizia verso di essi 
^ 333-4^; tK)ta ad essi diretta e 
398-407. 

Guinigi Agostino Filippo di Pado e 
di Piagentina, e 184, 233, 255, 2J7. 
8; Antonio di Francesco, a 412; 
assassino di Lazzaro, h 407-415; 
Baldassare di Nicolao a 282, e 79, 
309,317; Bartolomeo di F^anc^ 
SCO a 350, 394-5, 400, J 409, e 4-7, 
338; Dino di Nicolao 218,264, 
308, h 271-2, 277, 329, e 7,8,1}, 

17, 34, 338, 398-9; Filippa Se^ 
penti moglie di Francesco e 231-2; 
Filippa di Paolo e di lacopa e 279; 
Francesco di Lazzaro, a 1 34, 176, 178, 
180-2,236-7, l \\i,c 18,309,356, 
lamento in versi sulla sua morte \ 
236-42,451; Francesco Angelo (fi 
Paob e di Piagentina e 170, 233; 
Giovanni vescovo di Lucca a 237, 
252, 302 ; Giovanni di Lazzaro <fi 
Nicolao e 45^ 135, 338; Giovan- 
ni di Michele e 238. 255-6, 301, sua 
moglie nata di Giovanni Beniardim 
e 256; lacopa de' Trinci di Fo- 
ligno, quarta moglie di Paolo e 254- 
6> 273> 291-94 ; IiaEÌaid_arrct. 
to seconda moglie di Paolo e 56, 
77pl20Ì"'*25 4^37 suo" sepòIoS'^io; 
Ilaria figlia àx Paolo e d' Ilaria e 
120, 254-5, 286-7, moglie di Batti- 
sta da Campofregoso e 286 ; La- 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



439 



dislao, Lancilao di Paolo e d' Ila- 
ria e 77, 242, 256, 317, 3$6, 357-8; 
Lazzaro di Francesco, a 272, 278-9, 
283, 319» 368, J 76-7, 264, 266-72, 
278-81, 405-20, e 388, 398-99; Laz- 
zaro di Nicolao a 314, 319 J 271-2, 
277^^ 4-5» 338, 398-9; Lorenzo 
h 277; Maria di Gentile Rodol- 
fo da Gunerìno moglie di Ladislao 
Guinigi, e 256, 3 5 5 ; Maria Cate- 
rina di Giovanni detto Vallerano 
Antelminelli, prima moglie di Pao- 
lo e 411; Michele a 261,279 
h 271-2, 277 e 7-8, II, 338, 398-9; 
Nicolao da Berla a 298, 302, ^63, 
^6> ^ S9> 150; Nicolao di Lazza- 
ro di Nicolao, vescovo di Lucca, a 
302, <; 79, 183, 213, 233, 257, 279, 
346, h 349, e 21, 141, 188; Paolo 
di Francesco, commissario in Garfa- 
gnana a 397, amico di mastro An- 
drea cantore 454, suoi atti avvenuta 
la morte del suo fratello Lazzaro 
h 409, fa parte della compagnia dei 
Bianchi ì> 451; muoiono i suoi 
fratelli ed egli stesso ammala di pe- 
ste e 7, guarisce ed è eletto nella 
balla de' XII e anziano 8-9, d' ac- 
cordo col Sercambi e con altri par- 
tigiani piglia titolo di Capitano di- 
fensore del Popolo di Lucca 12-21, 
è fatto signore assoluto 21-2, poesie 
per la sua esaltazione 28-31, costi- 
tuisce un consiglio di cittadini 34, 
ottiene da Bonifazio IX una nuova 
assoluzione di Lucca 34-5, edifica la 
cittadella 36-7, ricusa ai Fiorentini di 
concorrere ad accordi con un nuovo 
imperatore 59-1, piglia la seconda 
moglie Ilaria del Carretto 56, man- 
da ambascerie per amicarsi G.Ga- 
leazzo duca di Milano 58-9, e mor- 
to questi, a condolersi col successore 
60, compra da Giovanni Colonna le 
terre di Carrara, Lavenza, Moneta 
ec. 76-8, gli nasce il figliuolo Ladi- 



slao 77, manda ambasceria al nuovo 
papa Innocenzo VII 79, rifiuta d' en- 
trare in lega co' Fiorentini che si pre- 
parano ad assalire Pisa 91-2, ri- 
cusa qualmente di accordarsi coi 
Pisani 92, s' interpone inutilmente per 
la pace fra Pisa e Faenze 103-4, 
perde, poi riacquista Ortonuovo di 
Lunigiana 118-9, morte d' Ilaria sua 
moglie 120, piglia la terza moglie 
Piagentina di Rodolfo da Camerino 
126-7, ospita in Lucca Gregorio XII 
e la sua corte 127-9, ^ P^P^ g^ *^^ 
na la rosa d' oro 129, congiure cit- 
tadine ed esteme contro di lui, 139, 
149-50, 167, manda a visitare re La- 
dislao che s' era impadronito di Ro- 
ma 141, ed entra in lega con lui 
14 1-2, rifiuta r accordo e V ospita- 
lità ai cardinali staccatisi da Grego- 
rio XII, 143-4, 153, i Fiorentini ten- 
tano di mandare ai suoi danni Ot- 
tobuono Terzo 154, gli nasce da 
Piagentina Francesco Angelo 170, 
congeda per so^tto alcuni conesta- 
bili fiorentini 179-80, manda a visi- 
tare papa Giovanni XXIII 18 1-3, gli 
nasce Agostino Filippo 184, concede 
agli ambasciatori fiorentini la stanza 
di Pietrasanta per trattar pace con 
Genova 189-90, si scusa con Bolo- 
gna che chiede aiuto contro papa 
Giovanni 193, T imperatore Sigi- 
smondo gli notifica la sua elezione 
195, 205-5, edifica il Palazzo de' Bor- 
ghi 208-9, manda a vbitare il nuo- 
vo imperatore 210, morte di Filippa 
sua madre 231-2, morte di Piagen- 
tina sua terza moglie e nota della 
figliolanza 233, Braccio da Montone 
devasta il territorio lucchese, e Pao- 
lo viene a patti con lui 236-38, ten- 
ta di entrare in grazia di Firenze, 
mandandovi suo figlio Ladislao 242- 
43, piglia la quarta moglie lacopa 
Trinci di Foligno 254-256, marita 



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440 



INDICE 



I2 figlia Ilaru a Battista da Campo- 
fregoso 255-256, dà per moglie al 
figlio Ladislao Maria (fi Gentil Ro- 
dolfo da Camerìiio 256, sue pratiche 
con papa Martino per esser gnarcn- 
tito dagli assalti (fi Braccio 258, man- 
da m esilio n suo segretario Guido 
Manfrecfi da Hctrasanta scoperto 
infedele 265, 279, 288, celebra i fu- 
nerali per i signori di Foligno assas- 
sinati 273, gli nasce Filippa 279, 
ricovera in Lucca Battista da. Cam- 
p(}fìregoso colla moglie 287, rifiata 
nuovamente una confederazione coi 
Fiorentini 289, morte di lacopa sua 
quarta moglie 291-94, Guido da Re- 
trasanta, rotti i confini è ribellatosi 
a Paolo, è condannato e ha confi- 
scati i beni 294, 304-06, 310-12, Pao- 
lo ÙL lega temporarìa con Firenze 
306-09, il SercamU enumera i dan- 
ni patiti per essere stato amico di 
Paolo, e raccxmta di* nuovo la esal- 
tazione di lui 333-48, note e consir 
gli ad esso Paolo per il manteni- 
mento dello stato 348-59, 366, invia 
un OTmmissario a Firenze per aiTa- 
rl della lega 369-70, i Fiorentini lo 
richiedono (fi alquanti soldati 372, 
a causa della peste si riojvera a Ca- 
maiore, quindi a Pietrasanta 373, sue 
mogli e discendenza 416; Pia- 
gentina moglie di Paolo, figlia di 
Rodolfo da Camerino e 126,1170, 
184, 233, 254; Ranaldo ài Paolo 
e diPiagentinac 355, 357-3; Ro- 
berto di Francesco fl 256; Rodol- 
fo (fi Paolo e di Ragentina e 233, 
355» 357-^i Stefano, bastardo di 
Paolo e 355, 357, 359; Susanna 
ài Ladislao e di Maria e 3 1 3 ; Sve- 
va di Paolo e Ragentina e 232; . . 
(fi Francesco moglie <fi Nicolao Sbar- 
ra b 406; . . . figlia di Lazzaro di 
Francesco moglie di Federigo (fi Mat- 
teo Trenta ^256. 



I Guitti, (fi Guitto, Ugo a i io. 
Guizzi (de*) Cecco da Saminiato e 107^ 
Gusdana a 25. b 20. 

Huss Giovanni (indicato colT appel- 
lativo £ gran maestro di Pk^a) e 

! 232-3. 

j Honesti v. OnestL 

' Iacopo (s.) alla tomba, presso Luco, 
! a 183; di Gafizia e 272; di 

Pistob b 350. 
! Iacopo delle Marche, re, marito di Glo- 
j vanna II e 216,225, 258-61; po- 
I testa di Montecatini a 14. 
t lambeccari v. Zambeccari. 

lannotto v, Zannotto. 

Imola a 40, 34-5, b 20, 51, 78, 

imperatore nuovo V.Roberto. 

imposte dei Pisani a 133. 

indulgenze J 257. 

Inghilterra, Inglesi, e loro re a 36, 
40, 124, 324-3, 328, 347.^ 33.41. 
57, 232-3, 397-401. e 122, 254-). 
278-9, 282, 296-7, 512.3; Inghil- 
terra utile ai Lucchesi per il com- 
mercio B 33, 397. v. ai nomi dei re. 
V. compagnia bianca. 

inglese romeo predato da Carlo Ron- 
ghi e 28, 35-6. 

Imiocenzo VII papa e 79, 97-8, 100. 
120-1. 

inondazioni e 180,250. 

interdetto a 65-84, e 34-5, 193. 

Interminelli v. AntelminellL 

Ioanni, lohanni v. Giovanni. 

Irici, Yrici, porto, a 18. 

Ischia, isola t 143. 

ItaUa e Italiani a 42, t 20; descri- 
zione con mappe b 82-117; ^ 
scrizione delle isole b 144-54; "** 
vocazioni b 183-89; vizi e virtù 
b 205-212; cattivo stato h 234. 
285; discordie e guerre h 291, 
359, 397,423»^ 38» 45» 47. 54. "^ 
180-81, 184-5, 250, 265, 317- 



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NO^a PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



441 



luccano, casteUo ^136. 

Ladislao, Landlao, re, figUo di Carlo 
della Pace h 41, 288-9, 3^> ^ 77» 
83, 120, 129.31, 135, 137-8, 140-3, 
147-51, 154, 157, 159, 163, i6s-6, 
168, 170, 172-9, 184-8, 192-3, 195, 
197-8, 203-4, 207-12, 215-6, 226, 
244. 

Laiatico a 412. 

Lagusciolo in Frignano (132. 

Lamberti Piero a 355, sua moglie e 
256. 

Lanmurì a 269, 360, b 52, 59. 

Lamporecchio a 39. 

Lancaster, Lancastro duca (di) ^33, 
232, 397-8. 

Lancinola a 50, b 125, e 59. 

Landi Giovanni a 453. 

Landò (di) Michele a 452. 

Lanfranchi di Pisa, casata a 44, 89; 
Albizo a 99; Dino a 122.; Guel- 
fo e 326, 345. 

Lanfiredi Bernardo a 44 ; Bonaccor- 
so a 363; Buonagiunta a 15. 

Lante (del) Michele a 8ó. 

Lanzone. v, Alangon. 

Lanzone (da) Paolo, capitano, a 406, 
e 80. 

Lardano a 50. 

Larìva, Riva, in Frignano a 307, b 130. 

Lastra presso Firenze, b 357-8. 

Laterìno a 51-^. 

Latino cardinale a 41. 

Lavacchio, castello ^ 12& 

Lavalanoy castello b 31, 121, e 105, 
412; Giovanni (da) b 224. 

Lavenza a 47, b 4, 140, e 76, 78-9, 

350, 352» 358- 
Lazzari (de') Lazzaro da Pistoia a 15. 
Lazzaro (s.) spedale presso Lucca a 59; 

id. presso Camaiore ^ 316. 
lega guelfsL contro G.G. Visconti b 190-4. 
Legge V. Liegi. 
Lello (di) Bindo b 247. 
Leo vescovo, vicario imperiale a 8, 440. 



Leonardo brigliaio e 148. 

leone donato a Lucca a 56. 

Leone giudice a 443. 

Leoni Michele a 305. 

Lerici a 55, i» 142, 313, e 184, 286. 

lettere contrafatte a 408 ; segrete e 
in cifra, come si scrivono a 408-10. 

Levagli, castello b 134. 

Levanto ^142. 

Libeo, Lilibeo b 143. 

Licdana di Villafranca ^138. 

Liegi, Legge e 146; cardinale (di) 
e 121, 128, 135, 141 ; vescovo (di) 
e 146. 

Liena Nicolao a ^6$, 

Liginera in Sardegna b 143. 

lilla a 46. 

Limano, fortezza b 127, (: 351. 

Lineili ser Giovanni da Castiglione a 
286,288-91, 298, 310, 349-50» 45$, 
e 18, 62, 94, 100. 

lingua di si ^ 57. 

Lione, Leone sul Rodano a 53. 

Lippi Nicolao e 204. 

Liprafatta v. Ripafratta. 

Lischia V, Ischia. 

Livicavo, castello b 146. 

Livorno, Livorna a 38, 124, 135, 413, 
44^ h 14, 69, 143, e 92, 98, 129, 130, 
139, r43, 170, 187, 1-89, 203-6, 262, 
280-1, 284, 286, 372. 

Lizzano, castello a 50, 125. 

Lodi a 55, b 315, e 213-4; cardi- 
nale (di) e 121, 128, 136. 

Lodovico il Bavaro, imperatore a 68-9, 
77-81. 

Lombardi, cattani, originari longobar- 
di a 6. 

Lombar<tìa e Lombardi a 7, 15, 41, 53, 
57, 114, 169, 170, b II, 29, 183-9, 
225, 244, 269, 275, 315, 355» 368, 
397, € IO, 38, 48, 54, 60, 62, 66, 68, 
76, 138, 280, 294. 

Lombrìci, castello a 28; Guelfo (da) 
a 44. 

Lomellino Battista a 130, 167. 



B. 31 



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442 



INDICE 



Loodri h 397-401. 

Lom Roggero Qi Socambi sabre Do- 
na; a 45. ' 

Lotti Boi^hese da Castigliooe o da 
Casteinaovo a 306, 387. 

Lotto conte v. Mootescudaia 

Lotto (castello £) h 126. 

Luca (s.) chiesa e spedale della Mise- 
ricordia in Locca a j6o-j, 172, ^359, 
e 36, 128. 

Luca roesser (?) a 337; Loca (fi 
Bartolomeo da Pistoia h 45a 

La cc a , guerre con Pisa a 5-8, 17-29, 
39-41,43.45, 120-2S, sue guerre e 
imprese contro i cattani e gli osci- j 
ti 9, II, 12-14, 28, 29, 31, 33, edi- t 
fica Borgo s. Genesio contro Sami- ' 
niato IO, discordia tra k sue por- 
te 1 1, caduta di sue torri 1 1, (fiscor- 
dìe e guerre con Samminiato 1 3, 14, 
guerre coi march, di Massa 1 5, di- 
scordie interne 15-17, 49-50, edifica 
Gtótjglioocclk) e G>tone 19-25, si ri- 
concilia colJa Chiesa 25, assegna e do- 
na al vescovo di Lucca terre e castel- 
li 28, edifica Rotalo 28, edifica Pietra- 
santa 31, ricovera guelfi fiorentini 
33-36, sconfitta co' fiorentini a Mon- 
taperti 36, assaliti dai vincitori di 
Montaperti, e sua resistenza 36-37, 
consegna Motrone a Firenze che lo 
cede s Pisa 37,rìacquista Motrone da 
re Carlo 38, edifica s. Maria del Giu- 
dice 40, disfà Pesda e altre castella 
di VaUinievole 41, ottiene castelli 
dal conte Ugolino 43-44, fa pace do- 
po Campa Idino 46, conquista AulU 
47, le si sottomettono ì signori di 
Dallo e i Bianchi Ji Gragnano 48, 
acquista Amelia di Lunigiana 48, 
guerra contro Pistoia 50-54, scaccia 
i ghibellini 50, manda aiuti a Fi- 
renze 5 1-52, scomunicata per la guer- 
ra di Pistoia 53, spedizione in Luni- 
giana e acquisto di Fosdinovo 54, 
aiuta Firenze contro Arezzo 54, aiuta 



Bologna 55,ìlpopokii 

i grancfi 57, contrasta Azxigo VII 3^ 

59, ù, penfite od te nituùo S&-9. 

conquistata e guasta da Ugycacio- 
oe e dai Pisani 60-61, viene sotto 
Castroccio 61-62^ intodetta da papa 
Giovanni XXn e libeoodetta da Be- 
nedetto XII 66-84* sotto Castnac- 
cio 84-Ò5, sotto Gherardo SpofÀx 
85, soCio M. \lscooti 85, sotto Gio- 
vanni di Boemia 85-86, sotto i Ros- 
si di Pamu 86, sotto Mastiao delb 
Scala 86, sotto Firenze 86-8S, vie- 
ne socto Pisa 88-89, tentativi de' fi- 
gliuoli di Castrocdo per hneoc si- 
gnori 89-90,111-114, spog^ata dai 
Pisani e dalla giurisdizione sa le 
terre di Lunigiana e Gai£iignaoa 
91, invasa dalla peste a 95, 24X, 160^ 
* 397. ^ i8s» ^39» 375* V^mx tcbq- 
U in L. di Carlo lY a 102, del- 
r imperatrice 103, tentativi iti I. per 
sottrarsi alla domina rione pisana 
105-109, iio-iii, 118-121, L. sotto 
Giovanni dell* Agnello 126 scgg., 
sua liberazione per opera di Car- 
lo IV 142-175, Bernabò Viscmti 
manda soldati a L. in tinto dd car- 
dinal vicario imperiale 175-176, va> 
no tentativo di Bernabò per in- 
signorirsene 176-83, L. si ridnce 
a tre terzteri e si £sumo i primi 
gonfaloni 286-87, dvsfaomento del- 
V Augusta e del casteUo Cesareo 
187-190, romanro ai lucchesi so la 
loro liberazione dalla tirannia pa- 
tite 190-202, acquisti e penfite in 
Garfiignana 203-204, 205-06, disoor- 
dia tra popolo e comune 204-85, 
Lucca perde z edifica alquanti ca- 
stelli 207-21 1, h acquisti in Lunìgiar 
na 218-19, danneggiata dalle compa- 
gnie di ventura 219, circonda <fi mo- 
ri : suoi borghi 221, ospita Otto £ 
Brunsvich ed il card, di Ginevra 221, 
patteggia col conte Alberigo 225-26, 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



44Ì 



perde e riacquista Palloroso 234-36 
atti del consiglio contro la suprema- 
zia de' Guinigi 245, venuca e dimora 
in L.di papa Urbano VI 252-58, nuo- 
va tasca di anziani escludendo Bar- 
tolomeo Forteguerra , onde nuove 
discordie 258-60, crescono le di* 
scordie tra le parti de' Forteguerra 
e de' Guinigi 261-66, 270-77, il ter- 
ritorio di L. guasto dalle genti del 
conte di Vircù 269, conflitto tra le 
parti con vittoria dei Guinigi, morte 
del gonfaloniere Forteguerra e altre 
violenze pubbliche e private 269- 
285, 304-306, L. aiuta il march, di 
Ferrara contro i signori di Monte- 
carugli ribelli, e fa conquiste in Fri- 
gnano 296-304, sue guerre in Fri- 
gnano a favore di Gasparo da Mon- 
tccuccoli 306-07, 319-21,3 28-3 2, 1 3 2, 
80, agguato sul territorio di L. a Fe- 
derigo Gonzaga, e condanne che ne 
seguirono a 308-11, il territorio è in- 
vaso dalle compagnie di Broilo e di 
Brandolino a pctirione di Pisa ed è 
soccorsa da Firenze e da Bologna | 
311-13, fortifica Nozzano e Casti-: 
glioncello 313, si rallegra col conte ' 
di Virtù duca di Milano 315, fa lega 
con Firenze 316, si oppone alla no- 
mina del Moriconi a maestro d'Al- 
topascio 316-17, nota de' suoi gon- 
fisilonieri di giustizia dal 1395 al 1399 
318-19, scorrerie e guasti sul suo ter- 
ritorio e su quel di Firenze da par- 
te de* pisani, e sul pisano da parte 
di Lucca, Firenze e coll^ati 332-35, 
349-64, 566-73, 375-400,403-08, 410- 
14, h 3-20, 34-6, 42.56, 58-9, 62-4, 
65-7, pratiche per la pace tra le due 
leghe e quindi tra Lucca e Ksa b 
^0-^2^ 75-77> L. ospita il cardinale 
del Fiesco 80, note di guardia o 
consigli dell' autore, con descrizio* 
ne de* confini e de' confinanti 
117-43, tregua di £sitto tra L. e Pisa 



1 5 5-56, tra il duca di Milano e Fi- 
reiue e i collegati, compresa Lucca, 
190-96, Broilo panneggia il territorio 
di L, 225, L. ospita Gucdo signor di 
Cortotia e Tanda sua moglie 240, 
il duca di Milano le notifica i' acqui- 
sto di Pisa e ufiSd in proposito 258- 
68, Controversie con Firenze per gli 
attentati de' pesciatini contro Medi- 
dna 269, nuova tasca di anriani 272- 
73, dttadini di L. scomunicati 278, 
L. manda soldati a guardia di Hsa 
a richiesta del duca di Milano 282- 
4, disarma» Castel Passerino 285, di- 
vozione de* bianchi e parte presavi 
da' lucchesi 317-71, scompiglio in L. 
per r assassinio di Lazzaro Guinigi 
408-1 1, serie di casi che preparano la 
signoria di Paolo Guinigi e 4-12, il 
quale se ne fa padrone col titolo di 
difensore del popolo e della dttà 
12-21, poi con quello di signore 21- 
25, e vi edifica una dttadella 26-37, 
è aggiunto al suo territorio Carrara, 
Lavenza, Massa ec. 76, e Ortonuovo 
118, venuta e dimora in L. di Gre- 
gorio XII 127-43, L. invasa e dan- 
neggiata da Bracdo da Montone 236- 
39, lucchesi rovinati per tumulti e 
cattiva moneta in Francia e abbas- 
samento dell' arte della seta 251-52, 
282-83, 298, L. danneggiata dalla 
grandine 254, rovinata dall' avarizia 
317, dai cattivi giudici e notari,di 
cui si dicono nomi e azioni 324-30, 
dalla neve 350-1, che poi recò l'ab- 
bondanza 332, nota delle spese che 
bisognano alla guardia sua e del ter- 
ritorio e consigli per la sua salvez- 
za 350-59, 366-68, vi si fa un capi- 
tolo di fi-ati minori 359. v. Guinigi 
Paolo; nobili e popolo a 14-7, 
57; vescovo a 57,630; prio- 
ri a 56; usdti e assenti a 171, 
360, h 43, e 40, 252; Lucchesi 
a Venezia soccorrono la dttà ospi- 



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444 



INDICE 



tale nella guerra di Chioggia a 

231. 
Lucchio, castello b 126 e 351. 
Luccio conte h 40. 
Lucia (s.), chiesa e via di Lucca a 

181-2. 
Lugo, fortezza e 572. 
Lugiardo, Lussardo, Battista e 52-3. 
Luigi DC re di Francia a 34, 39; 

re di Napoli v. AngiÒ. 
Luna (della) Piero, v. Benedetto XIII 

antipapa. 
Lunardi Pellegrino da Castelnuovo e 

255-6. 4 

Lunardo da Massa e 366^. 
Lunata a 360, 2^ 52, 349. 
Lumello Bernabò h 40. 
Lungo Riccardino a 14. 
Luni a 85, 168, h 137-8; vescovo 

e vescovato a 47-8, 439, e 315; 

visconte a 176. 
Lunigiana a 37, 177, J 196, 224, 403, 

e 66, 78, 96, 138, 154, 172, 187, 194, 

205-6. 
Luoli Andrea da Montecarlo a 396. 
Lupardi Daniello di ser Filippo e 327-8; 

Domenico ser Filippi a 367, b 66, 

76, 349' ^ 9> 326-9, 346; Filippo 

di Domenico a 326, 345. 
Lupinaia, fortezza b 125. 
Lupocavo, Rupecava a 164, 448. 

Macaioni de' Gualandi, arciprete (dei) a 
86 ; Benedetto a 86 ; Geo a 86. 

Macca, Maccha Bernardo a 15. 

Macedonia ^ 57. 

Maflei ser Scherlatto da Rasinopoli 
a 96. 

Magalotti Filippo e 98, 102'; Gio- 
vanni a 213. 

Mag^ulini, Magiulini Giovanni e con- 
sorti a 137; Piero e 108. 

Maginardo a 156. 

Magliana, castello ^138. 

Magnabotti Andrea da Barberino a 454 

Magnani Matteo di Bologna e 193. 



Magnano, castello b 125. 

Magra b 7. 

Maiorica a 44. 

Malacarne mss., capitano e 212* 

Malanotte (da) Tommaso a 32. 

Malapresa, loro case e 128. 

Mala^ina marchesi in generale a 4% 
56, 59, 60, b 78, 82, 134, 136, IS5-6, 
178, 403, (; 127; marchesi di Ma- 
lazzo b 179; marchesi di Vaici 
b 164; marche^ di Valdimagra 
2r 179; marchesi di Valdistafla b 179; 
Aduardo a 5 5 ; Aragone dd Ter- 
zlerì di Lunigiana, protonotarìo di 
s. Ghiesa b 163 ; Aragone^ Val- 
distafTa b 155,403; Azzo u 54; 
Bartolomeo di Niccolò da Fivizzano 
e 93; tìgli di Bemabue a 47; 
Corradino di Valdistaffa b 155; 
Corrado a 25 ; Francolino a 47; 
Lunardo fratello di ^inetta da Fos- 
dinovo b 136, 1 5 5 ; Marco d' Oli- 
vola ^155, 180, f 96 e sue tetre 
conflnantì con Lucca ^136-7; Mar- 
gherita di Fosdinovo e 194; Mo- 
rovello a 47, 54, J 4; Niccolò (fi 
Fivizzano b 136, 155-6, e 95, 102, 
154, 187, 194 e sue terre confinanti 
con Lucca b 134-5; Riccardino 
di Valdista^ b 403; Spinetta di 
Fosdinovo b 136» 224; S^dnetta 
di Villafi-anca a 405, b 59, 75-8, 155, 
176, 196, e sue terre in confine di 
Lucca b 137-8; suo figliuolo b 
4; Stefano di Vard b 155. 

Malatesta, famiglia e 211, 301, 370; 
Carlo b 37, 39, 165, e 120, 144, 152, 
180, 188, 192-4, 197, 212, 253, 263; 
Galeotto a 125 ; Malatesta e I28« 
131,149; Maktestino a 41 ; Pan- 
dolfo b 161, e 239, 263, 265, 280, 
295. 370-2. 

Malaventre a 171, J IS4« 

Malere Turchio a 7. 

maletaccole, parte guelfii di Camaiare 
a 211, 451. 



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NOMI PROPRI E COSE NOTEVOU. 



445 



Malfì in Puglia a 32. 

Malizflrdi Brunetto di Giovanni a 289 ; 
Panci a $3. 

Malpigli Giovanni e 330. 

malugelli, parte ghibellina di Camaiore 
a 211, 451, e 18. 

Maluzzi, Malugi Guglielmo a 15, 16. 

Mancone Uberto a 19. 

Manfredi re a 36, 38. 

Manfredi di Faenza A^torre e 38, 41, 
119-20; suo figliuolo e 180. 

Manfredi ser Guido da Pietrasanta a 
225, 289, b 264, 266, e 13-4, 21, 59, 
78, 142,210,242-3,255-6,265-6,279, 
288, 294-5, 304-6, 310-11, 344-5; 
Giovanni di ser Guido e sua mo- 
glie <: 310; Nicolao di ser Gui- 
do e 310; vescovo di Luni fi- 
glio di detto ser Guido ^311. 

Manfredi Nicolao (di messer) da Ca- 
maiore e 336, 330, 345, 363, 

Mangiadori Benedetto a 364*6, h 40, 
6o;-i; Giovanni a 366. 

Mannarola (1^) ^ H^- 

Manovello (conte) di Siena h 7, 8. 

Mantegazzi (de*) Agnese, Niesa, Nieza, 
donna illegittima di Gian Galeazzo 
Visconti e 68, 73, 82, 84-^ 92, 95; 
Bruschino suo fratello e 96. v. Vi- 
sconti Gabriel Maria. 

Mantova, mantovani, e signore (di) a 
48, 53» 56,99. 100» 355» 370, 400-2, 
b 3, 11-2, 15-6, 36-40, 60, 65, 68, 
163-5, 167, 174, 176, 191, e 137-8, 
235, 240, 250, 291, 300; serraglio 
e ponte b 15. v. Gonzaga» 

Manuzio Aldo ^451. 

Maona a 12. 

Maracchi Rolandetto a 16» 

Marcello (s.), Samarcello, pistoiese a 
50, b 125. 

Marche, Marce (delle) conte Iacopo e 
216. V. Iacopo re. 

Marche e marchigiani a 370, e 147; 
marchese (delle) a 406. 

Marchese Ianni a 177* 



Mardaglio, castello in quel di Fos^- 

novo 2r 136; 
Marco (s.), borgo e porta di Pisa b 175, 

362. 
Marco (di) Tommaso a 213. 
Marcovaldo v. Marquardo. 
Maremma toscana a 42 ; conte (di) 

^ 93- 

Margarita, bombarda e 105. 

Margherita, Margarita (s.) presso Luc- 
b 52. 

Margherita regina moglie (U Carlo del- 
la Pace a 228. 

Maria Verghe intercede per gli uomi- 
ni b 289-94. 

Maria (s.), (chiese della dttà di Lucca) 
Fiiiporto b 354; in Palazzo a 
143, 146; della Rosa a 257; 
de' Servi b 357, e 128; in Via 
a 186. 

Maria (s.) da capo al ponte vecchb <U 
Pisa e 250. 

Maria (s.) di Castello nel pisano a 375- 
7, 397, b 16-7, 20, 54» 58» 94» 121, 
e, 87. 

Maria (s.) a\ Colle presso Lucca <: 312. 

Maria (s.) del Giudice, presso Lucca, 
a 40, 60, 387-9, 443, b 52; suo 
castello distrutto da Ugucdone b 
120, 122. 

Maria (s.) in Monte a 37, b 20, 124, 
365; Masseo (da) a 157. 

Marlia a 269, 288, 360, b 52, 59.' 

Marliano a 50. 

Marquardo, Marcovaldo, vescovo d' Au- 
gusto e vicario imperiale a 113, 141, 
144,148-51,153. 

Marroncini ser Allotto a 444. 

Marsilia, miracolo occorsovi b 302-3. 

Marsilio Giovanni a 106-7. 

Marti a 28, b 363. 

Martinelli Bartolomeo da^Qdorana a 
3 50-1 ; Coluccio da Medicina b 54. 

Martini Carlo e 9; Predi a 108; 
Marco e 13, 77; Vanni*^ 55. 

Martino (s.) di Lucca, chiesa e cano- 



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446 



INDICE 



tAOL a i6, 14I, 152-4, 256, b 517, 

354, 357» 359» 36$, 367, ^ 128, 3S9; 

posteria (di) a 186, 189; speda- 
le (di) n 252. V. Capitolo. 
Martino (s.), Samartiflo poggio (di), nel 

pisano ^31, 121. 
Martino V papa, e ÌJ2-5, 240, 247-9, 

253-8, 262-3, 281, 289-90, 295-6, 301, 

312, 349, 3(60, 369, 371. 
mascellare a porta s. Donato a 158. 
Masnieri, Masinieri Lamberto tf 30. 
Massa del Cossile, in VaMìnieTole a 

14, b 124. 
Massa, fittezza in Garfegnana ^133. 
Massa di Lunigiana, del Marchese ec, 

terra e vicaria a 15, 60, 91, 270, 

358-9, 380-1, b 46, 142, i54,^ 18, 

6S, 350, 352. 
Massa Macinala, ^ 52. 
Massa Pbana, presso Lucca, a 39, 112, 

219, 288-90, 312, 357-9, 396, 406; 

villa di Castruccio a 112, 445, t 63. 
Massa Trebara a 215. 
Massa (da) ser Leonardo b 1^64 
Massa del Sale (debito del comtme di 

Locca) a 173, e 355-6. 406-7. 
MassaduccoU, sm castello distrutto da 

Uguccìone b 120. 
Massarosa, Massagrosa, Massagrogia a 

128, ^ 43 ; suo castello distrutto 

da Uguccione b 120. 
Massei Retro t> 137. 
Massiùolo lombardo, cancelliere a 

177-8. 
Matone da Castelvecchio fl 371. 
Mattafellotd Matteo a 3 19, J 66. 
Mattei ser Angiolo b 79. 
Matteo d' Arezzo a 158-9; da Mi- 
lano, autore del Lamento in morte 

di Bemabòr a 349, 457. 
Maulini Giovanni a 259, 263, 285, 

e 337; Nicolò a 314-5; Ni- 

colao di mess. Bartolomeo e ^39, 

341, 343- 
Meati, Miata, Miatì a 312. 
Mecogno v. Mocogno. 



Medici Averardo «313; Gbvanm 
Bicci e 203, 361. 

Medicina, castello b 126, 269, ^ 351. 

Medola, fortezza in Frignano b 132. 

Medala (da) Ranieri a 95. 

Melara, castello ^39. 

Meldola, a 42. 

Meleto cardinale (di) e 121, 12S, 136, 
144. 

Meli (da) Bartolomeo b 224. 

Melia V, Amelia. 

Mellone da Viterbo, capitano b 17S-5. 

Melorìa a 32, 43, 48. 

Melun, Melon, e 266. 
I Menabuoi Landucdo da ViDàbasilica a 
497, (T 13, 18. 

mercanti lucchesi, loro console a 15-é; 
dann^giati per le guerre e disconfie 
di Francia e 251-2, 313, 334, e per 
là sua cattiva moneta e 282-3. 

Mercatello a 215. 

Mercad Lodovico a 259, 263 ; Mi- 
chele di Fasino e 339, 341, 343. 

Messina a 42, b 143. 

Meto, Metri a u, 441-2. 

Mezolare, fortezza in Frignano h 18, 
132. 

Miano (da), famiglia a 139. 

Michele (s.) in mercato, chiesa, contra- 
da e piazza in Lucca, a i r, 28, 147, 
158, 172, 180-1,^ 320,255,408,410, 
e 15, 21, 174; campane a 147; 
chiostro b 410; loggia a 160, 
171, 177, 179; palazzo a 105, 146, 
151-2, 170, 187, 282, e 128; por- 
tico a 140. 

Michele (s.) compagnia (di), setta po- 
litica di Pisa a 157. 

Michele tomaio a 294 ; di Cardino, 
1 beccaio é 361. 

Micheli Bartolomeo a 235, 263,^3575 
Iacopo di Bartolomeo fl 334; ^^ 
rino di Bartolomeo <2 349« 

Mìchelottì V. Biordo e CeccoUno. 

Migliano, castello e corte b 31, 131- 

Migliarino a 7, 5 13-4. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



447 



Milaik) e milanesi a 5, 30. 41, 5$-^, 
98, 102, b II, 315, e $0, 169, 290-1, 
368; cardinale (di) poi Alessan- 
dro V e 163; arcivescovo (di) 
V. Visconti Giovanni; signori (di) 
V. Visconti. 

Mincio, Mencio h 36, e 264. 

Mingogi Giovanni a a8i, 318. 

Mino (di) Iacopo e consorti a 139. 

minori (frati) di Lucca, a 112. 

Minucdano, castello a 218,^ 135»^ 35i> 

Mirandola (della) Princivalle a 357, 
406. 

Mirano (da) Becchino 4 167-8. 

Mirasole, castello in Frignano ft 131. 

Miri (de) Eustorgio v. Eustorgio. 

misure di Lucca a 42, 443. 

Moccio (ser) (Turini) da Fuceccbio, 
calzolaio a 155-^, 447. 

Mocenigo, Mossinegio^ Mossinnegro 
Tommaso e 226, 339, 

Mocogno, Mecogno, castello in Frigna- 
no b 18, 129. 

Modena, a 31, 53-4. 5^, b 221, e 154, 
156; suoi castelli in confine di 
Lucca b 126-7. 

Mombiliardo, Monbiliardo alamanno, 
soldato a 299-300. 

Mona (del) Cola 3 consorti 4 139. 

Monachino . . . velli a 53. 

Monaco (de* Grimaldi) e 285. 

Monasterio, fortezza in quel di Fosdi- 
novo b 136. 

Moncigoli, Mongìgoli, castello b 140; 
Nicolò (da) e 210, 233. 

Mondello (da) Otto a 406, b 40-z ; 
Guglielmino b 40. 

Mone (di) Giovanni a 213. 

Moneta, castello di Lunig^ana ^140, 
e 76, 78-9, 350. 

moneta battuta in guerra da Firenze 
a 120, 125-6; da Lucca a 8,39; 
da Pisa a 123. 

moneta di Lucca, fiorini col conio di 
s. Retro a 257, 440; col caval- 
lo a 443. 



moneta cattiva di Frauda, rovina dà 
mercanti di Lucca e 283-3. 

Monferrato (di) marchese a 8, 41,66, 
152, (; 169,290. 

Monforte (di) Guido a 40, 4$. 

Moni Nicolao da Gallicano 4 320. 

Monmagiore abate a 215. 

Monna Margherita (di) Giovanni da 
Diedmo e 329. 

Monsagratì, Mostesigradi a 207, 45 1 ; 
fuviere e 2^4. 

Monsummano, Montesommano a 12, 
268, b 124. 

Montaccinigo, Monteadngfao a 54. 

Montagnana di Pistoia 4 53* 

Montala, Montale diPistoia4 35, $1, 53. 

Montaldno a 30, 35. 

Montalto, castello e 25-8, 409-10. 
i Montalto (da) Antonio b 221-3 ; Bat- 
j tista e 20$, 226, 283»5. 
I Montaperto a 36, 443. 
! Monte, in Frignano b 129. 
I Monte, castello del marchesato di VUr 
\ lafranca b 138. 

Monte Aquilaio, presso Pontito e 367. 

Monte Arom a 6. 

Montebonelli in Frignano b 128, 

Monte Calvoli 4 23-4, 38, 37, 52, 381^2, 
442 b 30, 121. 

Monte Carlo, fortezza a 269, 368 h 
124,269, tf 351-2, 3 s8. 

Montecarugli, castello e casata del Fn* 
gnano, 4 295 ; Opizo (da) a 295*7, 
301,303,319-21, 3^8-9, 332, i> 18,30, 
80, 127-8, 130-a e 102, 108; bac- 
celliere fratello d' Opizo b 127-9; 
Nieri d' Opizo, a 299, 301. 

Montecastagnaro in Frignano a 295, 
332, b 128, 

Montecastello a 28, ^ 31, 121. 

Moncecatinello a 362-3. 

Montecatini, Montecatino di Valdinie- 
vole a 12-3, 15, 34, 268 b 124, 350; 
lombardi (di) 4 13, 442; Lippo 
(da) 4 177; Pino (da) 4 159-60» 
177; Soflreduccio (da) a 13. 



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448 



INDICE 



Montecchio, castello h 29. 

Montecenere, casteUo in Frignano b 
131. 

Montechlaro di Fivizzano b 155. 

Montechiaro» fortexza di Valdinievole 
b i24,c 3SI- 

MontecuccoU, Montecoooli, Montecuco- 
ri ec, castello e famiglia a 301, 303^ 
306-7, b 129-39; Alberguccio di 
Valdisem a 297, 306, b 36, 80, 131- 
2; Conino di Valdiserra^ 128-9; 
Ettore bastardo di Valdiserra b 129- 
30; Frignano ^ 1 28- 30; Gnas- 
parì di Frignano a 297, 306-7, 313-4» 
b 80, 129, 130-1; Landllocto di 
mes. Corono a 297, 306-7, 319-20, 
328-9, b 80, 129-31; Nicolò <U 
Valdberra a 297, 306, b 80, 13 1-2; 
Orsina sorella di Guaspari a 306. 

Montefalcone a 17. 

Montefeltro Guido (da) a 41-2 ; Tad. 
deo (da) a 42; Galeazzo a 49. 

Montefegatesì, fortezza b 124, e 351. 

Montefìascone a 215. 

Monte Fiore a 29. 

Montefiorino, castello in Frignano b 
132. 

Monteforte, Monteforti, id. a 307, b 130. 

Montefoscoli e 6i, 

Monteggiori, poggio e castello a 1 1 1-2 ; 
Nuccio (da) a 60. 

Montegretti in Frignano a 295 ^ 128. 

Monte Grosselli, Monte Grossdi a 9, 
II. 

Montegualchi v. Montevarchi. 

Monte lisca a 29. 

Monte Lupo a 14, & 358. 

Montemagno (di Camaiore) a 31 ( 
121 ; Cucco e Cesare (da) b 43-4; 
Ingherame (de* signori di) a 27-9. 

Montemagno (di Pisa) a 378, 392. 

Monte Moreccio v, Castel del Bosco. 

Monte Murlo a 14. 

Monte Nino a 18. 

Monte Oliveto (frati di) a 166 ; prio- 
re dell' ordine, sua lettera sui mira- 



coli (U Genova b 304-5 ; ccbven- 
to in Lucca e 292. 

Monte d' Opizo^ in Frignano b 128. 

Monte Orbo e 194, 2or. 

Monte Orso, in Frignano b ia8. 

Monte Puldano a 29, 30, ^ 47, r 52, 
158, 166. 

Monte (s.) Quirìco, Monte Sanquirtco, 
Monsanquilid, presso Lucca a 183. 
e. Ponte. 

Montequistiolo in Frignano ^129. 

Monterastellì, Monte Rastei in Frigna- 
no a 307, b 129. 

Monte Rosso b 142. 

Monterugìoni a 35. 

Monte Scudaio (deUa Gherardesca) con- 
te (di) e 108; figliuoli di Barosso 
a 93-4; Lotto a 43; Nicolò 
a 352-3. v. Palletta. 

Montese, castello in Frignano b 129. 

Montesommano v. Monsummana 

Monte Specchio, castello in Frignano 
b wjpb 130. 

Monte Tignoso v. Montignoso. 

Montetopoli v, MontopolL 

Montevarchi, Montegualchi a 60, e 173. 

Monte Vettolini, Monte Vcctorini, b 
124. 

Monte di \^no, nel r^giano ^132. 

Monti, fortezza (di) in Frignano ^ 132, 

449- 
Monti, castello e monastero in quel di 

Fivizzano t 135. 
Monticchiello, presso Montepulciano a 

371. 
Monticelli fuor di Firenze b 3S3> 357« 
Montigiano b 43. v. Betto di Lazzari- 

no (da)w 
Montignoso, Monte Tignoso a 15, 3&1, 

ft 142, 225, 3 54. V, Castello Aghinolfi. 
Montinori Angeto di Betto b 378. 
montoni appiccati a 125-6. 
Montopoli, Monte Topoli a 34, 40, & 

124, 363- 
Montpellier, Monpillieri b 6$, 
Montramito, Montravante, Montravcn. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



44) 



te a 7-9, 18, 440, h 144, e 350; 

suo castello distrutto da Uguccìone 

b 120. 
Montravante, Montravente v, Montra- 

mito. 
Montuolo a }i2, 383» ^ 52, 122 ; suo 

castello distrutto da Uguccione b 120. 
Monza, Moncia e 202. 
Monzone in Frignano a 303, b 128. 
Mordecastelli, famiglia a 50, 144; 

Francesco a 108; Ranuccio a 50. 
Moriano, Modano del Vescovo a 24, 

145,362; castello a 208-9. v. Pon- 
te a Moriano. 
Monconi, famiglia e case a 177-8, e 

138; Landò di Dino a 259, 263, 

270, 272, 276-7, 279, 285, 317, 321, 

332-4, b 277, e IO, 2$-8, 35, 416; 

Guglielmo di Landò eletto maestro 

dell' Altopascìo a 317, > 277, e 410. 
Moriano (da) Tristano b 40. 
Morovelli Antonio e 257, 273, 307, 

369. 
Mortala a 34. 

Moschioso, castello in Frignano 2r 132. 
Mossin^o V. Mocenigo. 
Mostarda, Mostrarda, condottiero a 405, 

e 97, 106. 
Mostesigradi v, MonsagratL 
Mosto Gottifredi a 14. 
Motrone a 37-8, 166-70, 174-5, 211, 

251, 380, 449, b 4,7, 14, 31, 33, 34, 

76, 144, 263, 265, 447-8» ^ 59-^1, 

350. 
Mozeno, castello in Frignano h 128. 
Mozzano, Mozano (Rocca a) a 17. v. 

Borgo a Mozzano. 
Mugia (degli Antelminelli) Castruccio 

di Pucdno a 108, 122; Puccino 

a 108. 
Mugnano b 52. 
Mulazzo (marchesi di) a 78. 
Muliano (da) Ruggerino a 32. 
Munzone, castello in quel di Fosdino- 

vo b 136. 
Murd Ciolo (329. 



Mutigliano (da) conte Giovacchino a 
329. 

Nanni di G)rtona e 158. 

Napoleone conte a 41. 

Napoli, Napoletani e regno (di) a io, 
43-5. 222, 229-30, e 166, 168, 174, 
243, 317, 360, 363-5, 368; cardi- 
nale (di) e 121, 128, 136, 188. 

Narducd Tommaso e 17, 328. 

Nami a 215, 443. 

Na varrà e suo re a 39, 347, 

Nave (s. Masseo a) a 312. 

navi corsare e 299, 313; predate 
e 150. 

Nelli Nardino «165; Giovanni v. 
Brutto da Gunaiore, 

Nepi a 47. 

Nicchio (del) casata a 158. 

Nicdano (da) Giovanni e 18. 

Nicola, castello b 140, e 96. 

Nicolao (ser) di Petro da Camaiore 
e 327. 

Nicoletti ser Francesco e 327. 

Nicoletto da Pescaglia a 396, 

Nicola (s.) del Lido a 232. 

Nicolò IV papa a 45. 

Nicolò di maestro Iacopo e 345. 

Nicopoli (battaglia di) a 325-6, 456*. 

Nicosìa di Pisa e 265. 

Nievole (pieve a) b 124. 

Nistema (ser) da Todi, esattore a 367, 
b 64. 

Nocera a 215, 247-8, e 267-72. 

Nodica a 171, b 54. 

Nola e 36$. 

Normandia contea, f 234, 278. 

notai ignoranti, e malfidi e 326-7. 

note di guardia o ammonizioni a Luc- 
ca b 117-44. 

Novara, Noarra a 5 5 ; vescovo (di) 
* 77» 79» 2SI-2, 258, 271, 281, 377-9. 

Nozzano, castello e poggio a 128, 3 12- 
4,400,404,^20,45, 123, 361,^350, 
3 5 8 ; casteUo distrutto da Uguccio- 
ne t 120; podesteria a 390, ^353. 



B. 32 



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I 



4S0 



INDICE 



Nucchelli Iacopo a 533. 

Nucchini Barsotto detto LillOy re dei 

barattieri a 416, 
Nucd Iacopo di Bartolomeo b 272. 
Nucdantelk) corso e 261-2. 
Nuola ms. Giovanni, capitano e 14. 
Nutini Iacopo a 186 ; Matteo a 23 5, 

243, 260, 285, e 337. 

Olnzi V. OpJzL 

Oemburg (d') Guamierì v. Guamierì 

(conte). 
Oflania (da) Bartolomeo, capitano del 

popolo e ij. 
Ole^o, Ule^o (d*) Giovanni a 89. 
Olivola, castello t 137; marcheà 

(di) V. Malaspina. 
Olmo d' Arezzo a 22$. 
Oltre a Giogo, potesterla a 215. 

Onesti, Honesti Giovanni di Dino a 
205; Giovanni di Franchino a 
105,108; Guido J 228; Nico- 
lao a 319,^ 76, e 79, 103, 329. 

Onorio, Honorio III papa, a 18 ; IV 
papa, a 44. 

Onzo (poggio d*) a 7. 

Opisi, Obizi, famiglia a 61, 91, 179, 
e 139; Anfìone a 223; An- 
tonio di Tommaso a 332-4, 336, J 
195 ; Giovanm a 164, 167, 182, 
204-9, ^44 > Lodovico e 167, 172, 
371; Opiso, Opizo a 49, 50; 

Tommaso a 206, h 224. 

orafi (canto degli) in Pisa a i$o; 
via (degli) a 192. 

Orbicciani Nicolao a 108, 

Orcho, Yorck, conte (di) h 400. 

OrdelaflS, casata (degli) t 291 ; Cec- 
co a 406. 

Ordelassi Uguccione a 14. 

Oristano, Arestano b 135. 

Orlandi (figliuoli) a 7, 

Orlandini Giovanni e 210. 

Orleans, Orliens, Oriens (duca di) a 
4S6, e 47, 118, 127, 147, 212, 234, 
251. 



Orselli Francesco a 319. 

Orsi Quìrico a 166. 

Orsini, romani, famìglia a 58-9, ^ 405, 
e 83, 97, 187; Bertoldo, conte di 
Romagna (antico) a 41 ; Bertoldo 
(g^uniore) e 102, 108. t/. Bertoldo (con- 
te); Francesco <: 188; (Giordaxx>) 
cardinale e 121, 128, 136; Napo- 
leone, cardinale a 49, 54-5 ; Pao- 
lo a 322, 362, 368, 402, 412-4, fr 14-5, 

44-5> 52-3, I77> 195, 197-^, 405, e 
97, 130-1, i47-«, 166, 170, 174, 187- 
8, 192, 207-9; c^^^ ^ Tag^- 
cozzo e 174, 177. 

Orso (ser) casa (di) a 312, 383. 

Orsucd Andrea e 9. 

Orte,Orti a 215. 

Ortonuovo, castello b 140, e 96, iiS, 
350. 

Orvieto a 35, 40, 415, e 208. 

Orzale a 30. 

Ostigiani Ostinano e 210. 

Otindon conte (d') b 400-1. 

Otto della guerra o Otto Santi a 213-4. 

Ottone IV imperatore a 11, 14, 17. 

Overardi (degli) Guidetto e Iacopo 
a 16. 

Ozzori, Ozori, Ozore a 377, ^ $2, 64- 

Pace (di) Antonio «156. 

Pace (ser) di ms. Dino da Montecati- 
no e 326. 

Pachino t 143. 

Padova, a 58, b 65, 191, 224, e 48, S3» 
67, 79» 80, 119, 196-7; àgnore 
(di) V. Carrara (da). 

Pafletta conte (della Gherardesca da 
Montescudaio) a 93-4, no. 

Paganelli Ugolino a 27. 

Pagìolino della Beve a Fosdanac 13. 

Palagogo V, Paleologo. 

Palaia, castello e corte J 30, 121 ; roc- 
ca 24, 28. 

Palaiola a 372. 

Paladini Sardo a 156. 

palazzo de' borghi di P. Guinigi e 208, 



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NOMI PROPRI E COSE NOTEVOLI. 



4SI 



314; di Castrucdo a Massa Pi- 
sana V, Massa Pisana ; del Po- 
destà a 178-9; di san Michele 
V. Michele (s.). 

Paleologo, Palagogo Michele a 37. 

Palermo b 143. 

palii (corsa di) a 116, 122, 125, 445. 

Pallavicini, Palavidno, Palavigini, Pa- 
lavigino Uguccione h 40; Nico- 
lao da Parma b 68-72, 166. 

Palleggio, fortezza ^127. 

Pallerone, castello & 137, 449. 

Palleroso, Pallaroso, castello a 234-6, 
b 125, e 361. 

Palmara, isola ^143. 

Palù (da) Stangalino a 322. 

Panciatìchi case (dei) e 42; Gio- 
vanni e 48, $9. 

Pancrazio (s.) ^ 59. 

Pandimiglio Alberghetto da Trevigi 
a 18. 

Pandolfini ser Dino e 327. 

Pandolfb da Pesaro v. Malatesta Pan- 
dolfo. 

Panichi Kero fl 143 ; Hero di Guc- 
chino e 337. 

Panigale, castello in quel di Villafran- 
ca di Lunigiana b 138. 

Paolino (s.) fl 41. 

Paolo (s.) Pieve b $2. 

Paolo (s.) in Ripa d' Amo e 112. 

Paolo (s.) di Roma a 96. 

Papa Nieri a 108. 

Papino a 182. 

Pardi ser Antonio di Hero e 327. 

Pardo costore b 247. 

Parducd Giovanni b 66. 

Parente da Roma, potestà di Lucca a 
18-9, 22, 25. 

Pariana, terra e fortezza a 277, 382, 
b 124, 

Parigi a 325, 328, b 177, e 100, 108, 
146-7, 195, 212, 234-5, 251, 266, 
282-3, 312-3, 317, 334, 340. 

parlasdo (U Pisa, a 4; porta (del) 
a 149, 388, e 83. 



Parma a 31, $3-8, b 37, 40, 315, e 63, 

67,76. 154,215,280. 
Partiglione, castello e corte b 30, 121. 
Passamonti (torre dei) a 4. 
Passignano, badia, 2^ 355. 
Passo Andrea a 41. 
Passo V. Pazzi. 

Patriarca d* Aquilca v, Marquardo. 
paura, accidenti che la muovono b 

392-5- 
PavU a 39, 55, 400, b 191, 194, 196, 

264,271, 288, 315, e 233,289. 
Pazzi Guglielmo a 45-6. 
Peccioli a 116. 

Pedona a 6, 210-1, b 142, e 350. 
Pellari Forte a 15. 
pellegrini e pellegrinaggi b 423-7- 
Pellegrino (s.) dell' Alpi o di Garfagna- 

na a 144, 298, 320, b 18, 220. 
Peloro, Pelloro t 143. 
perdono v. giubileo. 
Peregnano, fortezza in Frignano J 132. 
Perfettucci Giovanni di Francesco e 9. 
Pergola Arcangelo (della) e 253-4. 291, 

302-3, 369. 
Peri Coluccino a 108. 
Perotti Giovanni a 165, t 66. 
Perpignano, Prepignano in Catalogna 

a 44yC 142. 
Perpoli, Perpori, fortezza t 125. 
Perugia a 36, 53-4,215,226, 370,413- 

4, b 77-8, 81, 156-7, 160, 162-3, 190, 

195-6, 238-9, 278, 283, 402-3, e 43, 

56, 67, 74, 138, 147, 166, 173, 177-8, 

248, 295, 301, 317, 334. 
Peruzzi (uno dei) e 100. 
Pescia a 41, 86, b 36, 124, 172, 269, 

286, 349-50, 358; Pescatino (da) 

b 46; ser Bandino (da) e 106-9. 
Pessini maestro da Pietrasanta e 18. 
peste (del 1348) a 95-6; (del 1357) 

117-8; (del 1371) 206, 208; 

(del 1 383) 242-3 ; (del 1 390) 260, 

396-7; e (del 1399) 4-6, 11; 

(del 1410) 185; (del 1418) 239; 

(del 1424) 371-373- 



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4)2 



INDICE 



Pctrolla (da) Guido a 14. 
Piacenza a }i, 54-5, 60, ^ jij. 
P^n di Mezzo a 39. 
Hanèttoro, Planèttoro, castello a 24, 

28 b 111, 
Piastre a 171. 
Piccardia (re di) a 547, 
Picchio caciaiolo a 57, 444. 
Hemonte b 4. 

Pier Cigoli (s.), Sampiercigoli (poi Car- 
mine) chiesa di Lucca a 32, 186, b 
367. 
Pier (s.) Maggiore di Lucca a 377. 
Pier (s.) a Grado, a 89, 124-5, ^ '73, 

362. 
Pieri Francesco Iacopo ^13. 
Piero (s.), Sampiero, fuor di Lucca b 

319- 
Piero (s.) di Compito, Sampiero da 

Còmpoto ^ $2. 
Piero (s.), Sampiero, di Perugia (aba- 
te di) (Francesco Guidalotti) * 159- 
9; suo padre b 160. 
Piero di maestro Simone ^32. 
fteruzzo dalla Pieve a Fosciana a 

234-6. 
Pietrabuona a iis-6, 128,^ 173,362. 
Pietracassa, castello nel pisano e 105, 

413. 
Pietramala, terra e famiglia, a 198» 
222, b 61, e 58; Bartolomeo (da) 
a 406. 
Pietrasanta, terra e vicaria, a 31, 37, 
59, 91, 113, 167, 174, 184-5, 187, 201, 
210-1, 220, 222, 252, 270, 286-7, 376, 
397-8, 407, 442, b 6, 8, 14, 31, 33, 
36, 45-6, 142, 316-18, 368, e 18, 79, 
98, 189, 191, 203-5, 286, 351.3, 358, 
373; suoi fortilizi r 350; ser 
Massimo (da) e 330; Guido (da) 
V, Manfredi Guido. 
Pietrasanta (da) Guiscardo fl 31, 35. 
Pietro (s.) in Cortina, chiesa di Luc- 
ca a 25. 
Pietro (s.) di Roma a 18, 51, 59, 96. 
Pieve Asciano a 29. 



j Pieve nel bolognese e 57-S. 
Pieve a Pelago a 300, 529, b 12S. 

I Pieve (s.) Lorenzo a 218. 

j Pieve s. Ste£uio di Lucca, e piviere e 

I 254, 

Pieve a \Tnacciano a 29. 
Panello da Pontho a 387. 
Pignone, castello b 142. 
Pinci a 254. 

' Pinelli Nicolao a 243, e 357. 
Piombino b 251, 267, e 118, 176, 184, 
283-4; Benedetto (da) b 21. 

Pisa guerre con Lucca a 5-8, 17-29, 35, 
39-41, 43-45, 120-128; sue in- 
teme discordie a 18-9; ecfifica 
Castel del bosco e Planèttoro 2^-24; 
abbandona Planèttoro 28 ; contro 
Genova 32; assalita dal re Car- 
lo 38; soccorsa da Corradino 39; 
battuta dai guelfi dopo Tagiiacozao 
39; sconfìtta dai genovesi alla 
Meloria 43 ; guelfi e ìsxo parte in 
Pisa 44 ; fa morire il conte Ugo- 
lino e i figliuoli 44; pace dc^ 
Campaldino 46; pace con Gepo- 
va 48 ; tenta metter discordia tra 
i Lucchesi 49-50; suo accordo 
con Arrigo VII contro i guelfi 58-59; 
Hsa con Uguccione s* impadronisce 
di Lucca 60-61; Il conte Fazio 
della Gherardesca rimasto maggiore 
di Pisa 86; Pisa toglie Lucca ai 
Fiorentini 88-89; viene rotto il reg- 
gimento del conte Ranieri da Dooo- 
ratico, che di li a poco muore 92-9; 
sue nuove discordie 93-95; vit- 
toria de' bergolini e Gambacorti 95 ; 
rifiuta di accordarsi coli' ardve- 
scovo di Milano contro Firenze 98; 
patteggia con Carlo IV avanti la 
sua venuta in Toscana 99-102; ve- 
nuta e soggiorno a Pisa dell' im- 
peratore e della imperatrice 1 02-1 13; 
I raspanti coli' aiuto dell'imperato- 
re son fatti maggiori di P. 109-110; 
Giovanni dell' Agnello signore di H- 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



4S3 



sa 127; P. perde il dominio di 
Lucca 142-174; Girlo IV pren- 
de possesso di P. 158-151; cadu- 
u de' raspanti 157-158; ritomo 
di Piero Gambacorta 160-162 ; ri- 
volta contro l'imperatore e farioni 
susseguenti 162-9. ultime resi- 

stenze de' Pisani in Lucca 173-4; 
che tentano di avere il castello di 
Motrone 175 ; Pisa presta soccor- 
so a Lucca contro la compagnia de- 
gli Ungheri 220; atti occulti di 
Iacopo d' Appiano contro Pietro 
Gambacorta 286 ; il quale fa giu- 
stiziare alcuni suoi contrari 287; 
r Appiano col soccorso armato di 
alcuni ghibellini, abbatte i Gamba- 
corta e si fa signore di P. 288-95; 
cattura a tradimento sul terreno di 
Lucca di Federigo Gonzaga a peti- 
rione del signore di Pisa, accordato 
col duca di Milano 308-10; pu- 
nitone in Lucca dei rei di quell' ag- 
guato, onde rappresaglie in Pisa con- 
tro alcuni Lucchesi j lo-i i ; l'Ap- 
piano fatto nemico di Lucca comin- 
cia verso di essa una guerra di in- 
vasioni e danneggiamenti 3x1-12; 
farioni di detu guerra con danni 
scambievoU, in cui Lucca ha soc- 
corsi da Firenze e da altri collegati 
guelfi, e Pisa ha quello del duca di 
Milano e di alcuni usciti lucchesi 
312-5,316,321-3.332, 349-S4, 356- 
64, 366-73, 375-84, 387-400, 403-7» 
410-4, b 3-20, 33-6, 42-56, 58-9» 
62-7; Ostilità fira Pisa e il con- 
te Nicolao da Montescudaio aiu- 
tato dai Fiorentini e dalla briga- 
ta della rosa 353; Ìl marchese 
Spinetta di Villafranca tenta di met- 
ter pace fra Hsa e Lucca 405 b 59, 
75-7, 155, 176; congresso d' Imo- 
la per la pace fira le due leghe riu- 
scito vano 20-32; morte di Van- 
ni figlio di Iacopo d' Appiano 56-7 ; 



Iacopo, invitato a rinunziare alla si- 
gnoria di Pisa e cederla al duca, ri- 
fiuta e punisce gli autori della pro- 
posta 67-79, 165-71; terre e ca- 
stelli in confine a Pisa e Lucca 120- 
2; sospensione d' armi in le 
due città 55-6; seguito della guer- 
ra fira Pisa e Firenze 172-6, 180- 
2; che cessa per la tr^;ua sti- 
pulate a Venezia fira il duca e Fi- 
renze e collegati 90-196; Iacopo 
d' Appiano s' inferma 196 ; e muo- 
re 226; li succede nella signoria 
di Ksa il figliuolo Gherardo 227- 
8; Vane pratiche di Firenze 

per poter trafficare in Pisa e nel por- 
to 242-4; Gherardo rifiuta di n- 
nunriare alla signoria di I^ ven- 
dendola ai cittadini 244-50; poi 
la vende al duca di Milano 250-64; 
il quale invita i Lucchesi a presidia- 
re Pisa per suo conto 282-3 ; pro- 
cessione de' bianchi in Pisa e nel 
territorio 357, 360-66; Tentativi 
di Firenze per torre Hsa al duca 
e 49-50, 57, e, morto lui, ai suoi 
figliuoli 60-1 ; passa nel dominio 
di Gabriel Maria figlio illegittimo 
del duca e di Agnese dei Monte- 
gazri 68-73; congiura contro di 
essi 73-4 ; discordie fira Agnese e il 
figliuolo 82-3 ; nuove pratiche di 
Firenze per aver Pba da Gabriel Ma- 
ria e dalla madre 84 ; rivolta dei 
Pisani contro di loro 86-7; che 
si ritirano a Sarzana e ricorrono a 
Genova per aiuto 87-8; i Pisa- 
ni chiedono soccorso a Firenze ed 
a Lucca e scacciano Andrea Gam- 
bacorta per sospetto 92-3 ; ri ac- 
cordano per mantenersi liberi 92-3 ; 
Buccicaldo governatore di Genova 
entra in possesso della cittadella di 
Pisa, e madonna Agnese muore 96-8; 
cessione di Pba stipulata dal Bucci- 
caldo coi Fiorentini, e imprese di que- 



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4$4 



INDICE 



sti per entrare in possesso 98-112; 
il che vien loro fatto per tradimento 
di Giovanni Gambacorta 111-12; 
cardinali scismatici radunati in Pisa 

13^. 139» ^0-1» U3-4, IS3» 159-^4; 
inondazione in Pba colla rovina del- 
la chiesa (^ s. Maria in capo di pon- 
te vecchio 2$o; suoi quartieri a 
117; prigione de* Pbani in Luc- 
ca a 1 37 ; castelli tolti ai Lucche- 
si e confinanti h 121; piazza 
de' porci h 246; prato h 12; 
lungarno a 292; proverbio con- 
tro i Pisani a i$2, 447. v, porta cal- 
cigiana, (s.) Marco, legazia, del lio- 
ne, ponte vecchio, ponte quartiere, 
Porto Pisano. 

Pisani Vittore a 232, 451. 

Pistoia a 7, 9, 14, 26-7, 29, 33-4, 36, 
40, 44, 48> 50-3» S5-6. $8-9' ^S, 122, 
207-8, 267, h 350-1, e 42-3, 48, s8-9» 
149, 164,^17; ragione del suo 
stemma ^ 125 ; suoi castelli con- 
finanti con Lucca ^125. 

Fiteccio «55. 

Piteglio a ^Oyh 125. 

Pitieri V, Poiters. 

Pitti Buonaccorso a 4$ 4, e 76, 210. 

Pinolo, castello ^ 134-5; Nicolò da 
Ruolo o da Dallo, sue terre confi- 
nanti con Lucca b 133-5, e 71. 

Planèttoro v, Pianèttoro. 

Plantora, castello e corte h ^o, 

Po (ponte sul) ^ 36; inondazione 
e 250. 

Poggibonsi fl 35, 38-9, 60, 123. 

Poggio s. Cecilia a 44 ; s. Iacopo 
presso Livorno e 203. 

Poggio (di) famiglia, consorterìa e case 

a 285-7, 445» ^128; cinque case 

e li: Chello di Corrado a 220-1 

» 

445; Corrado di Chello a 108; 
Fanuccio a 16; Filippo a 442; 
Filippo di Giovanni <^ 330; Gio- 
vanni di Chello a 329; Matteo 
t 330; Nicolao fl 319; Nico- 



lao Ceccorini a 286, 302-3, 306, b 
21, 32, 66, 78, 192, 2.18, 281, e 59; 
Nicolao Pezzini a 2 5 8 ; Rusticbel- 
lo a 15; Stelano a 359, b 52, 77, 
e 9, 59, 60; Stemmo di Iacopo a 
279, e 78-9, 91, 103, 183 ; Stefa- 
no di Nicola Ceccorini e 238, 255-6. 

Fogna a 98. 

Poitiers, Pitieri a 5 5-6. 

Polegine di Ferrara e 80. 

Polo (san) governatore di Genova per 
Francia b 177-8, 221. 

Polonia, Apollonia (re di) e 184-S- 

Ponsacco v. Ponte di Sacco. 

Ponsanello, castello b 140. 

Ponte di Sacco in Valdera, Ponsacoo 
b 19, e 61. 

Pontecosi, fortezza & 133. 

Pontedera, Ponte ad Hera a 23, 34, 45. 
b 50. 

Pontelungo a 56. 

Pontetetto a 165, 377, 387-8, b 47, 122, 
365, e 350. 

ponti (sul Serclùo), di s. Donato a 383 ; 
a Moriano a 361 ; (s.) Retro o 
Sampieri, e sua fortezza a 309, 512, 
314, 322, 333-4, h 45, 63-4, 122-5, 
e 250, 350; (s.) Qjiirico, Sanqui- 
rìd a 361 ; Ponte a Serchio a 43, 
J 54; (di Firenze) vecchio a 8; 
nuovo a 18; (di Pisa) vecchio a 
291-2, 2^ 361 ; a Baldo presso Rsa 
b 54; suU' Amo presso Pianètto- 
ro a 27-8; a Strada a 222; a 
Valle nel senese ^ 39; Arbaldo a 
398; del serraglio di Mantova ( 15. 

Pontito, castello b 126, r 351, 366-70; 
Rghinello (da) e 18. 

Pontremoli a 56, b 140, 179-80. 

Ponza, Ponsò, isola a 49, ^ 143. 

Ponziano (s.) a 172; monad (di) 
b 305. 

Popiglio a 50, & 125, e 366-8, 370. 

Popoleschi Bartolomeo e 148, 189, 191. 

popolo di Lucca discorde col Comu- 
ne a 204. 



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NOMI PROPRI E COSE NOTEVOLI. 



45$ 



^ 77» 
Ga- 



Porcari, borgo e castello a 14, & 124, 
e 351. 

Porcari (da) o Porcaresi, famiglia a 15, 
442; Armaono d* Orìandino a 
14; Ingherame a 12-7; Inghe- 
rame d' Orlandino a 14;- Orlan- 
dino Armanni a 14; Orlandino 
d' Orlandino a 14 ^ Paganello a 
14; Paganello vescovo di Luc- 
ca a 49; Parente e 9; Ugo- 
lino Paganelli a 14. 

Porro Antonello o Antoniuolo 
79, 166, 249-50, 258, e 61-2; 
leazzo a 400. 

Porrina madonna a 245-6, 337-S, 340. 

Porta (daX famiglia a $0. 

porta di Firenze, Ognissanti a 122. 

porte di Lucca, loro discordie a 11, 22; 
porte, posterie e antiporti di Lucca; 
dell' Augusta a 180-6; di Borgo h 
320, f 350; del cavallo a mezzo 
il prato a 172; di s. Donato, 
o Sandonad a 107, 145, 158, 176, 
f 350; di S.Frediano a 60, 108; 
della Fratta a 186; di s. Gervasio 
«23, 154,187, 205,^:350; di s. Gior- 
no a 60, 185 ; di s. Giovanni del- 
l' Augusta a 108, 154; di s. Iacopo 
de' Borghi a 183 ; del Micio a 
186; di s. Piero o Sampieri a 8, 
25» 27, 59, 108, 180, e 350; del 
prato a 60. 

porte di Hsa, calcigiana a 292, h 250; 
legazia a 114, 322; del Lione 
a 102, 161, 163; dis.Marco a 93, 
293» 295, J 14; di s. Niesa e loi. 

Porto a Irid v. Erice. 

Porto Pisano a 32, 443, h 143, 242-3, 
449, e 108, 173, 283-4, 299. 

Portico (dal) Andrea a 318; Gu- 
glielmo e 199-200, 329. 

Portogallo, re e regno e 249; fi- 
gliuolo del re f 128. 

Portoveneri, Portovenneri h 142, ^ 
126, 128-9, 171, 177, 184, 187, 201» 
205-6, 284, 286-7, 3 ' $-6' 



Posso e. Pozzo. 

Posteria (da) Piero h io; Balsari- 

no h 377. 
Potenzana, Potensana (da) Galeazzo 

M. 

potestà di Lucca h 349. 

Pozzo, Posso (d' Altopascb) «37. 

Praga, Plaga e 232-3, 282. 

Pratale, castello ^134. 

prato di Lucca a 39, 172, 176, 311, 

383, e 36-7. 
Prato a 29, 34, 36, 38, 52-3, 56, 58, 

59, 207, h 230, 351-2, 367, e 149, 

178, 183, 188, 
Prato (da) Luigi e 188. 
prestanze poste a Firenze e 50. 
prigione orba di Venezia ^ 80; dei 

Pisani in Lucca a 157. 
privilegi imperiali a 172. 
Procolo (s.), Sambrocolo, ponte a 41. 
Prospero, capitano J 195. 
protonotarìo d' Udine e 134. 
Provenza a 173, 195, 199. 
proverbio contro Pisa a 152, 447; su 

chi sta garante a 206, 45 1 ; suUa 

guerra a 269, 452. 
Provindale Iacopo a 117. 
provinciale de' frati del Girmine e 

205-6. 
Provinzali Giovanni a 203. 
Pucci Antonio di Firenze, sua poesia 

a 190-202, 449-51- 
Puccietto coiaio h 247. 
Pucdnelli Agostino a 272. 
Puccini Conte a 280; Giusto a 160. 
Pucdo (di) Nicolò di Benedetto e 107. 
Puglia a IO, 38, 42, 59, 222, e 261; 

baroni e conti (di) h 289. 
Pugliano, terra e fortezza a 218-9, 45 ^ 

h 136, r 351. 
Pugnano e 105. 
Pulica, castello h 140. 
PuUcdano a 51. 

quartieri di Pisa a 117, 155. 

Qparti da Quarto Antonio e 235, 



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456 



INDICE 



354; Stefano detto Trombante 

a 154, 205. 
Quercia (dalla) Iacopo scultore ^41 3. 
Qpirico (s) di Valle Ariana, terra e 

fortezza h 124-5, e 3Si' 
quoierìa, coierìa a 181. 

Radicofanì a 215. 

Raflacane ^ 100. 

Ragusa, Araguza di Sicilia h 143. 

Ramondo di Villabasilica b 54. 

Ramponi Francesco di Bologna b 195, 
273» 392; Piero e 210. 

Ranaldo cancelliere imperiale a 4. 

Ranieri conte a 84. 

Ranno (de), castello b 130. 

Rapolano <i 35. 

Rapondi (case dei) a 186; famiglia 
e setta a 260, 265-6, 277-8, 280, e 
345-7 ; Bartolomeo di Guido mae- 
stro dell' Altopasdo a 316-7; Di- 
no di Guido a 456, b 166, e 127, 

339' 341, 343; Filippo ^ 345; 
Giovanni « 336; Iacopo di Gio- 
vanni a 285, e 346; ser Pero e 
345 ; Piero di Guido a 263, 276, 
279, 285, 289, 305, b 68, 73-5, 79, 
81, 166-7, 169, 195-6, e 336. 

Rasignano (da) Antonio a 139» 143-4, 
150, 157. 

raspanti di Pisa a 94-5, 109-14, 117, 
127, 147, 157, 160; origine del 
nome a 94. 

Rau Piero e consortì a 139. 

Ravagese da Bologna a 297. 

Raveima a $6, e 290; (cardinale di) 
b 148. 

Reggio (di Lombardia) a 53, 55-6, 58, 
b 40, e 62-3, 67, 154-5, 157, 280; 
sue terra confinanti con Lucca b 
132-3. V. Fogliano (da). 

Reggio (di Calabria) a 60. 

Regnano, castello b 135. 

Regolo (^ di Lucca a 119. 

Reims, Rens in Campagna b 176-7. 

Renzo (santo) v, Terenzio (s.). 



! ribaldi della piazza s. Michele e 324, 

416. 
Riccardino Lungo figlio del conte An- 
selmo a 14. 
Riccardo li re d* Inghilterra (detto dal 

Sercambi Adovardo) b 398-9. 
Ricciardi, loro torre e 1 86 ; Tommaso 

a 314. 
Ricco della brigata di s. Giorgio (ncco- 

Hno b 195. 
Riccomo, Richomo (di) Francesco c^ 107. 
Rieti b 161-3. 
Rimini e 144, 152. 
Rio Maggiore, castello b 142. 
Ripafhitta, Lipra£%tta, terra e castello 

a 16, 43, 164, 323» 333. Ì7^y 382, 

391, 445, 458, b 121, e 77-9, 94, 98. 

100-3, 135» 306. 
Ripafrattesi (o da RipafrattaX £um^ 

di Pisa a 44. 
Ripoli e 105. 
Rischi Paolo a 183. 
RitorbolL, castello a 142. 
Riva (castello della) t/. Lariva. 
Riviera di Genova b 178, r 125-6. 
Rivolunata in Frignano a 2^$, b 18^ 

126. 
Robba (del) Simone a 130, 446. 
Roano sul mare e 234. 
Roberto imperatore e io, 37-S, 46-8, 

50, 55, 138, 158, 195. 
Roberto duca di Calabria, poi re dì 

Napoli a 52-3, 56, 58-9. 
Roberto vescovo di Lucca «17, 28. 
Rocca Alberto ^133. 
Rocca (della) famiglia a 94-5, 158; 

Dmo a 89, 94-5, 104; Giovaxmi 

a 122, 157; Lodovico a 104» 

151, • 

157; Ruberto a 94. 
Rocca Contrada a 108, 248. 
Rocca Framinga a 5. 
Rocca Ghirardinga a 6. 
Rocca Malatina b 129. 
Rocca a Pelago a 299-304, 319-21, 329^ 

408 b 18, 32, 127-9. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



457 



Rocchetta nella sigtioria di Dallo o 
Piuolo b 134. 

Rocchetta o Rocchetta del Monte in 
Frignano b 19^ 128. 

Rocchetta nel re^;iano b 133. 

Rocchicciuoio in Frignano a 331, ^ 
128, 352. 

Rodano (ponte sul) b 230-x. 

Rodi a 288; maestri di s. Giovanni 
annunziano la nascita dell' anticri- 
sto b 345-7^ 

Rodi (di) Andrea a 176, 181. 

Rodolfi, Ridolfi Lorenzo e 98, 205. 

Rodolfo, Ridolfo re de' Romani a 40, 47. 

Roggio di Fivizzano ^ 136. 

Roma e Romani a 8, io, 30, 39, 4B-9, 
55, 57-8, 103-4, 135, 222, 249-51, b 
163, 166, 188, 196-8, 228-30, 270, 
279, 370-1, 396, 404-5, e IO, 53-4, 
79» 83, 97» iio-2, 129-31, 140-2, 168- 
70, 180, 185, 187-8, 195, 207-9, ^3, 
262-3, ^9> 289-90, 317; senato- 
re (di) b 371, 

Romagna a 49, 55, * 369, 571 ; con- 
te (di) a 42, 

Romania a 95, e 303. 

Romano (s.), chiesa e convento in Luc- 
ca di frati predicatori e 142*3, 160, 
171, 188, 252, 279, b 320, 348, 356, 
e 56, 128, 206, 293 ; frati (di), pri- 
mi al disfacimento dell' Augusta 
a 188. 

Romano (da) Aczolino o Ezeelìno a 
36. 

romaxiEO ai cittadini di Lucca a 190. 

Ronco di Scaglia a 295 b 128. 

Ronghi Bartolomeo a 173 ; Carlo a 
173.321,332-4, 360,^:25-8,35,410. 

Rontana a 215. 

rosa d' oro donata al gonfaloniere di 
Lucca a 255, 452; a Paolo Gui- 
nigi e 129, 413. 

rosa brigata (della) a 353, i> 4, 160 
171, 276, e 52, S7-8, 83. 

Rossi, di Fhrenze, Rosso di Piero e 148. 

Rossi, di Parma a 55-6, 196, e 76; 



Hero a 86; altro Piero e 67, 76, 

156; fratello di Piero, vescovo 

di Luni à 156. 
Rossi, di Hsa, Giovanni a 286, 289-90. 
Rosso Uberto u 34. 
Rossore (s.) b 5. 
Rotaio a 28, 37, 210, b 214. 
Rovello (da) Leonardo e 263, 265. 
Rozzuola (la) in Frignano b 129. 
Rubd Retro Lei a 20. 
Ruberti Nicolò b 224* 
Rubiera e 154-5. 
Rucellai cardinale ^205. 
Rupecava v. Lupocava 
Ruosma (da), famiglia e ì8. 
Ruota, terra e castello a 351-2, 372, 

374 b 122, e 36a 

I Sabolini Guglielmo e 243* 

I Sacchetti Forese e 288, 392. 

i sacrestia di palazzo a 172, 22^449. 

Saggina (case dei) a 4. 

Sagromigno, Sagrominio, Sangromigno 
a io8« I IO, 220, 364. 

Sala a 31. 

Sala (della) Giovanni a 349, 351,^ 224. 

Salamoncelli Landuccio a 54 Or- 
lando a 54, 164; Nantino a 59; 
via e cantone (dei) a 282. 

Salcino V. Soncino. 

Salerno a io. 

Salimbeni Nieri b 378. 

Salissimo a 383, b 52. 

Salvaterra nel reggiano b 132. 

Salvatore (s.) in muro, chiesa di Lucca 
a 4,b 319-20,554. 

Salviati Forese b 269, 350, 304; Ia- 
copo e 144. 

Sambeccarì v. Zambeccarì. 
I Sambuca, fortezza b 133, <; 48, 58-9. 

Saminiato, terra, castello e corte, a 6, 
10-2, 31, 33, 36, 56, 58-9, 85, 90, 123, 
133, 153-4, 174-7, 183-4, 267, 364-6, 
369-70, 440-1, b 4, IO, 20, 45, 53-4, 
61-2, 124, 175-6, 181-2, 259, 517-8, 
358, 363-5, 368, e 106, 149. 



B. 33 



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458 



INDICE 



ì 

Saminiato (da), Saminiati Nicolò a 264, 
280. 

Sancervagio, s. Gervasio, castello a 28, 
392-3, a 19, 30, 121. 

Sandei Arrigo b 118, e 128. 

Sandori Francesco e 9; Piero b 66. 

Sanpolo, San Polo, conte (di) a 375. 

Sansa vino, s. Savino, castello a 44, 1 16, 
120, 125, b 48, 174 e 101-3; Ra- 
nieri (di) b 247. 

Santelloro a 38. 

Sappetta, Zappetta, famiglia di Gallica- 
no ^ 18; Giovanni a 407, ^13, 
409; Nicolao a 351. 

saracini a 8, 9, 17, 34, 39, a 57. 

Saragone vajaio a 286-7. 

Saraguzza v. Siracusa. 

Sardegna a 96, ^ 145. 

Sardo Guido a 157-8, 160. 

Sarezzana,Sarzana a 47, 59,60, 168,222, 
267', 3 54, J 22, 25-6, 41, 140, 314-6,^ 
78-9, 87, 98, 194, 286, 288, 300-1, 
316-7; castello (di) o Sarzanello 
b 26, 29, 140, <: 171, 187, 205-6, 286. 

Sargiana, fortezza nel reggiano b 132. 

Sartoi Landò e 310. 

Sartiano, Sarteanò e 166. 

Sassalbo ^135. 

Sassalto, castello in Frignano b 129. 

Sassari b 143. 

Sassi a 202, *o6. 

Sasso, fortezza in Frignano b 129. 

Sassoferrato a 215. 

Sassorosso nel reggiano b 133. 

Sassuolo (da) famiglia ^ 18. 

Savelli Paolo a 253-4, 256, 368, 380-1, 
406, b 68-73, 79» 81, 165-6, 169, 175, 
e 1 19. t/. Onorio papa. 

Savignana a 50. 

Savona, Saona e 9, 122-3, 125-6, 17 12, 
191, 284-8; vescovo (di) e 172. 

Sbarra Bartolomeo ^ 330; figliuoli 
di Francesco ì: 330; Giovanni a 
67; Nicolao di Benedetto a 281, j 
319, b 406-17; sua moglie figlia : 
4i Francesco Guinigi b 4p6. J 



Scala (della), castello nel mantovano 
b 164, 174. 

Scala (della), famiglia e 196; Anto- 
nio a 346; Cane a 58; Ma- 
stino a 86-7, 197, b 122, e 215. 

Scalelle b 134. 

Scannabecchi (degli) Guglielmo Caiac- 
ci a 86. 

Scarìccio, Iscaricio, Scucchino, ScncD, 
Sconcio, a 33, 442-3. 

Scarlino è 251. 

Scarperìa, Scarparìa a 97. 

Scarso Bartolomeo e consorti a 139. 
143. 

Scherlatto (ser) v. Maffei Scherlatta 

Scherlino a 8, 440. 

Schiatta Betto a 260, 278-9. 285,^300; 
maestro Piero e suo fratello dd eoo- 
sigilo di Francia ^ 235, 334. m 
34;. 345. 

Schiezza Bonagiunta a 261. 

scisma a 218, 323, b 32, 80, 177,230, 
232-4, 291, e 43, 121-6, 232. 

Scolari, famiglia a 52. 

Scollano, castello e corte ^31, 121, 

scomunica di Lucca a 57, 63-84,444•^ 
v. interdetto. 

Scorno (da) Antonio di Bartolomeo h 
b 247; Bartolomeo e 73, 107. 

Scozia e 282. 

Scuarcialupi a 18. 

Sculti Rainerio a $. 

Secco da Montagnana e 264. 

sega, imposta a 129, 133. 

segni dei castelli a 211, 363, 457-^ '"■ 

segno della vendetta a 447-8. 

Selvone, castello a 30. 

Semifonte, Semefonti a 12, 

Senna e 251. 

Ser Angelo (di), Serangeli, da Camakh 
re, Francesco a 281; Iacopo^ 
263, 281. 

Ser Antoni Diodato, da Villa a joa 

Ser Bandini Giovanni a 156. 

sepolcro (santo) a 3. 

Sercambi Bartolomeo e 328, 339'4J» 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



459 



Giglio a 325, 328, 456; sua ere- 
dità e 359-43 ; Giovanni a 3, 96, 
131, 154, 16$, 178, 225, 282-3, 287, 
298, 306, 314, 319, 334, 363, 387, 
397, ^ 3, 4, 6, 8-9, 12, 16, 68, 79^ 
118, 317, 328; danni da liri pa- 
titi per r amidria ai Gmnigi e 333- 
48; sua Nota ai medesimi e 397- 
407; suoi probabili ritratti in di- 
segno a 63, h 428, 431. 

Scrchio, «35, 171, b 143, e 183, 250; 
foce e 284. 

Semicoiai Giovanni, da Montecatino a 
221, 298, 329, 334, 367, 394-6, b 53, 
66. 

Ser Nicoiao Bononcontro, da Saminia- 
to b 247. 

Serpagani Nicoiao a 186, 260, 273, e $. 

Serraglio (di Versilia) a 34; di Man- 
tova V, Mantova. 

Serravalle, castello e terra di Valdi- 
nievole a 50, 268, b 124, 350. 

Serres (de) Bernardo, v, Bemardone 
brettone. 

Serri a 53. 

Ser Tommasi Antonio v, Camaiore (da) 
Antonio. 

Servi (de*) s. Maria, chiesa e strada di 
Lucca, fl 179, 224,253, t 393. 

Sesto (di Compito) badia e abate a 
369, 372, 380, b 122; abate sir 
gnore di Montecalvoli a 24; la- 
go (di) b 52, e no. 

Sesto di Moriano a 363. 

Sestola b T26. 

seta (arte della) in Lucca, danneg^ata 
per i tumulti di Francia e 251-2. 

Settimo a 116. 

Sforza da Cotignola, (Muzio Attendolo) 
e 133. 155,198,212,243-4,247,261, 
281. 290, 295-6, 298, 363-5. 

siccità a 22. 

Sicilia a IO, 37, 42, 47, 49- 

Siena a 7, 28-30, 36-7, 39, 42, 44, 52, 
54, 56, 58, 60, 114, 268, 313, ^69-70, 
413-4, b IO, 23-5, 40, 47-8, 61, 77-8, 



167, 174, 195, 230, 270, 279-80, 283- 
4, 286-8, 376-80,^ 38, 43, 51-2, 59, 
74-5, 100, 102, 127, 132-4, 138, 143, 
148-9, 166-7, 182-3, 208, 279, 288, 

294, 304-5, 317, 3^- 369-70; an- 
ziani e anzianato b 378-9; cardi- 
nale (di) e 2$ 4; vescovo (di) e 1 54. 

Sigismondo re d' Ungheria, poi impe- 
r,atore e 165-9, 208-10, 213-4, 232, 
241, 252-3, 282, 289, 312, 348. 

Silano, Sillano a 350-1, b 134. 

Silicano (da) Martello a 330. 

Silico, terra e fortezza ^ 18, 128; Ma- 
so (del) a 407, ìt 13. 

Silvestro papa a 49, b 422. 

Simo da Corsanico a 369. 

Simonetti Orlando di Mannello a 305. 

Simoni Bonaccorso da Cerasonmia ^14; 
Iacopo di Simone ^ 56; Simone 
tf 303, 397- 

Siracusa, Saraguza ^143. 

Sbmondi di Pisa a 86. 

Sodo da Camporeggiana ^ 18. 

sodomito arso a 158-9. 

SofTredinghi a 15. 

Sogliano (da) Iacopo b 40. 

Solarìa, corte fr 31, 121. 

Soldanierì Nicolò, sue poesie indicate 
b 450-1, e 412-5. 

Soldano a 38. 

Sologno, castello nel reggiano J 133. 

Somese, Sonunese in Frignano a ^06-7^ 
b 129. 

Sommo (da) Orlando a 402, 405. 

Sommocologna b 124. 127. 

Sonano, Salcino a 60. 

Soraggio b 321, 350-1, b 133. 

Sorano, Sorana ^ 124. 

Sorbano ^52. 

Soriano, castello e 263. 

Somacchi Coluccino a iiS; Nucd- 
no e 204; Ponsardo a 173. 

spada o stocco del* gonfaloniere di L. 
a 253, 452. 

spada, uso di baciar I* elsa a 140, 161, 
446-7. 



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46o 



INDICE 



Spada Mingo a 105. 

Spadinfiaccia, casata di Napoti e 174. 

Spagna e suoi re a 42, 347, & 33. 

spedale della Misericordia, v. Luca (s). 

Spensierì (sire di) (Spencer) h 401. 

Spessalasta, Spezzalasta Bette a 18$. 

Spexetulo, terra J 31. 

Spezia h 142, ^ 316. 

Spiafami, loro torre a 1 1. 

Spini Cristoforo e 98, 149; Scoiaio 

di Nepo e 148. 
Spinola, Spinori, casata a 375 ; Bar- 
tolomeo e 189, 203; Gherardo o 
Gherardino a 85, 194» 2^ 141 ; Upez- 
zino a $5-6; (uno degli) t 383-$. 
Stabat MaUr, testo primitivo h 321-4; 
tradotto liberamente in volgare h 
342. 
Stadano, castello h 140. 
Staggia a 123. 
statuto vecchio a 16. 
Stefani Nanni e 329; Piero t 13. 
Stefano (s.) v. Fieve s. Stefano. 
Stefano (s.) di Lunìgiana a 58, h 

140. 
Stefano (frate) d* Arezzo, agostiniano a 
270; pievano di Campoli a 444; 
abate di Vallombrosa a 36. 
Steno, Streno, Michele e 226. 
Sterlich, Sterlichi (duca di) a 142, 147, 

347, e 144, 147. V, Austria. 
Stiappa, castello h 126. 
Stìgnano, castello h 124. 
Stinga a 52. 
Stornelli Andrea a 278, 280-4,^86,228- 

91, 308-10. 
Stoppa (frate) v. Bostichi. 
Strego (dello). Streghi, Nio^o a 280, 

310. 
Strenna maestro di legname, a 396. 
Strettela <x 31. 

Strozzi Palla e 279, 200, 361. 
Suadi Pietro b ^jj, 
Suflreducci Albertino a 11, 15. 
suggelletto a 178. 
3ugnara v, Susìnana. 



Sully Maria vedova di Guido della 

Tremoglia a 446. 
Suola a 43. 

Susinana (di) Maghinardo a 49, 443- 
Suvoreto b 2$!. 
Suvoro, castello b 138, 449. 
Svizzeri, Scuichi, V$ci e 291, 302-3, 368. 

Tadolini Luise a 364, b 63, 66, 272; 
Rocchigiano, pseudovescovo ài Lucca 
a 69. 
Tagliacozzo a 39, f 178; conte (di) 

V. Orsini 
Tagliaferro figliuolo dd cooìe Alberto 

a 14. 
Talamone a 114,^ I43) ^ 184. 
Taranto e 258; Maria (di) 

di Napoli e 258. 
Tarlati, Utorbatì, famiglia a $$, 
Tartaglia capitano ^ 2 1 2, 247-8 ; oc- 
dso col nipote e il figlk> preso o«tag- 
&o e 290. 
Tartari a 40, 49. 

tasca degli anpani a a$8, 261-3, 318, 
j b 272. 
Tassignano (da), Tasàgnancsi, fafrwgfì^ 

a 50; Bartolomeo a 305. 
Taverna Maggiore a 278; Mino- 
re 53. 
Tebaldo re di Navarra a 39. 
Tedeschi a 59, 8$, 105, 325-8, b 40, 
S7, 370, ^ 45, 53, 122, 282, 291, 302. 
Tegrimi Piero e 337, Tegrìmo di Pie- 
ro e 255; sua moglie figlia di 
Francesco Mariani e 256. 
Telaro, castello della riviera di Geno- 
va b 142, e 183, 
I Tempagnini Pante «37. 
Tenda (di) Beatrice v. Cane e Viscoob. 
Tendola, castello b 136. 
Teppiano, castello b 31, 121. 
Tereglio, castello b 125, ì: 351. 
Terenzio (s.), di Dallo & i 5. 
Terenzio (s.), di Lunigiana b 142 v 

Renzo (s.). 
Temi a 215. 



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NOMI PROPRJ E COSE NOTEVOLI. 



461 



Teirarossa, c^isteUo b 138. 
terremoti a 32, e 21$. 
Terrìgiana, castello h 126. 
terrieri di Lucca, s. Paolino, s. Salva- 
tore, s. Martino, loro descrizione a 
185^7. 
Terzieri, Terziere, di Valdimagra b 78, 
164. V, Malaspina. 

Terzo Ottobonp a 322, 357, 362, 368, 
b 40, 194. ^sp, 403, e 67, 76, J54-7- 

terzonaia di Lucca (armeria) a 157* 

tesoro di papa Clemente V deposto in 
s. Frediano, poi rubato a 61, 84, 191, 
b 118. 

Tessaglia ^ 57. 

Testa Arrigo a 33, 442; Giovan- 
ni a 318, ^ 67^ 273, 41P, e 8, 12; 
Landuccio a 59. 

Tevegna b 142. 

Tiglio pisano 2» 67-8, 72-4, 166, 169, e 76. 

Tignosini Bonagiunta a 67. 

Tignoso (del) Bartolomeo b •244-5. 

Tizzana a 34. 

Toano, castello nel reggiano ^133. 

Todi a 21$, b i$6-7, 160-3, e 248; 
cardinale (di) e 121, 128, 136, 143. 

Tofori b 55. 

Toiano a 17, 2» 31, 121. 

Tommasini Iacopo e 329. 

TonÉsino a 168. 

Tomaquinci, casata di Firenze a 38. 

Torre, paese a 363 ; Bonaiuto (da) 
a 363. 

Torre (della) o Torriani di Milano a 
41 ; Guidetto a 56-7. 

torre delle Brache in Pisa e 10^. 

toni di Lucca cadute ; dei Cari Na- 
tali a 11; ài Pagano Ronsini a 17 ; 
altre torri lucchesi ; del Veglio a 
61 ; di ms. Guelfo a 145 ; ghi- 
bellina a 107 ; della cicogna nel- 
r Augusta a 153. 

Toscana e Toscani a 59, 354, 384, è 
29, 183, 186, 189, 224-6, 275, 368, 
380, 392, 402-4, e IO, 38, 48, 60, 63, 
132, 137, 149, 167, 195, 2)0, 300. 



Toscanella a 215. 

Toscolano a 10. 

Totti Domenico b 66, e 79, 142. 

Trassilica, Trassilico, terra e castello 
a 407, b 124, e 35^ 

Trebbiano b 142, 180. 

Trecciano a 45. 

Tremoglia (della), TremouiUe Guido, 
Guglielmo e Pietro a 345, 456; 
Maria di SuUy moglie di Guido 456. 

Trenta, XXX, Federigo a 205, b 329; 
Galvano a 278-9; Lorenzo e 317, 
345; Piero a 16$; mc^lie di 
Federigo di Matteo Trenta, figlia di 
Lazzaro Guinigi e 2^6, 

Trentino, castello in Frignano b J26. 

Trento b 44-$, 53, 250. 

Treppignana, fortezza b 268-81. 

Trevi, e 268-71. 

Trevigi a 58. 

Trezzo, Trezze, Tressi, castello nel mi- 
lanese a 244, 337-8. 

Tria (di) Rainaldo b 41. 

Tribolo da Pistoia a 404. 

Trinci signori di Foligno, Bartolomeo 
d' Ugolino e 266-9; Corrado d'Ugo- 
lino e 266-70; Costanza moglie 
d* Ugolino e 270-4, 292 ; lacopa 
1/, (juinigi; Niccolo e Catelli e 
255,257; Nicolò d' Ugolino e 266- 
70; Ugolino e 266. 

Tualdi (Taudidi?) Bartolomeo di Ni- 
colò e 98, 205. 

Tugli Lunardo da Castelnuovo p Casti- 
glione e 13, 18. 

Tunisi <i 39. 

Turchi e Turchia a 225-7, ^ S7» 291» 
e 241, 252-3, 282, 312. 

Turchi Giovanni a 243, e 297; ser 
Giovanni di ser Iacopo e 305-6, 
3 lo-i I ; Puccìnello di Bartolomeo 
e 139. 

Turelli, Torelli, Guido t 1 5 5, 264, 286, 

316. 

Turini ser Gerardo t 327; Moccio 
da Fucecchio. v. Moccio. 



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INDICE 



Turrctini, Turettini Nicolao scrjaco- 
pi b 66. 

Ubaldini (alpe degli) e 106. 

Ubaldini Antonio a 410-11; Azzo 
b 4; Ghisello a 121-3; Gio- 
vanni d' Azzo b 4. 

Ubaldo (figliuoli di) cattani di Sozza- 
no a 7, 440. 

liberti di Firenze a 8, 36; Fazio 
V. Dittamondo; Guido a n-2, 
16-7,441; Guido Borgognoni a 
12, 14; Oddo a 17. 

libertini Azzo a 222 

Uberto v, Roberto. 

Udine e 152-3. 

Ugliano di Fosdinovo, castello (136. 

Ugo (d'), fortezza v. Lugo. 

Ugo conte, tedesco a 323,