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Full text of "F. Petrarca e la Lombardia"

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FROM THE FUND OF 



HARRIET J. G. DENNY 



OF BOSTON 



*^l 14 

Harvard College ^ 
Library ^ 

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F. PETRARCA 



LA LOMBARDIA 



MISCELLANEA 



STUDI STORICI 



RICERCHE CRITICO-BIBLIOGRAFICHE 

RACCOLTA PER CORA 
DELLA 

SOCIETÀ STORICA LOMBARDA 

RICORRENDO 

IL SESTO CENTENARIO DALLA NASCITA 

DEL POETA 



m 



ULRICO HOEPLI 

EDITORE -LIBRAIO DELLA REAL CASA 
MILANO 

MDCCCCIV 



F. PETRARCA 



LA LOMBARDIA 

CON 8 TAVOLE 

COLLABORARONO: 

A. ANNONI 

H. COCHIN - C. FOLIGNO - E. MOTTA 

P. DE NOLHAC - F. NOVATI 

A. RATTI - R. SABBADINI 

A. SEPULCRl 




ULRICO HOEPLl 

EDITORE -LIBRAIO DELLA REAL CASA 

MILANO 

MDCCCCIV 



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■ ^ JUL 6 1903^ ^ 



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EDIZIONE DI aOO ESEMPLARI 



Milano — Tip. edit. L. F. Cogliati, Corso P. Romana, 17. 



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COLLABORARONO : 

A. ANNONI 

H. COCHIN - C. FOLIGNO - E. MOTTA 

P. DE NOLHAC - F. NOVATI 

A. RATTI - R. SABBADINI 

A. SEPULCRI 



PARTE PRIMA 



STUDI STORICI 



F. NOVATI 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 

NUOVE RICERCHE SU DOCUMENTI INEDITI 





ARECCHi anni or sono, mosso da carità di patria 
e da viva riverenza verso il poeta di cui tutto il 
mondo civile attende oggi a celebrare con affet- 
tuosa letizia il sesto centenario della nascita, uno 
studioso valente metteva alla luce un volume non mediocre 
di mole né sfornito di pregi, rivolto ad illustrare le rela- 
zioni che pur in mezzo alle varie vicende della sua irre- 
<]uieta esistenza mantenne coi Carraresi, signori di Padova, 
messer Francesco Petrarca (i). 

Un libro di e guai contenenza potrebbesi facilmente det- 
tare adesso anche intorno ai rapporti che avvinsero il cantore 
di Scipione ai Visconti, quando chi assumesse l'impresa in- 
vece di rinserrarsi nettamente dentro i confini del soggetto 
prescelto, traesse partito, come fece già l'erudito padovano, 
dall'occasione per add entrarsi nell'esposizione di tutto quanto 
il poeta operò e scrisse in quel non breve lasso di tempo 
durante il quale Milano andò superba d'ospitarlo. A Milano 
difatti, come tutti sanno, ei si trattenne non meno a lungo di 
quel che a Padova facesse (2); ma, se nel placido romitaggio 



(i) Antonio Zardo, // Petrarca e i Carraresi, studio, Milano, Hoepli, 
1887; cfr. Giom, star, delia ietter, itaL, XI, 1888, p. a6i sgg. 

(a) Petrarca a Milano (iJSJ-^jàS) è il titolo d'un lavoretto giovanile 
in cui Carlo Romussi raccolse Tanno 1874 quante notizie gli vennero alle 
«nani sulla dimora del poeta tra noi, non senza garbo e critico acume. 



12 FRANCESCO NOVATI 

che s'era eletto tra le euganee colline» ei si rivolse a medi- 
tare ed a ricordare, nell'attesa rassegnata e stanca del giorno 
supremo ; qui invece, con la vigoria non doma della sua ma- 
tura virilità, ei prese parte ancora a gravissimi politici ma- 
neggi, mise in opera le sue più insigni doti di diplomatico 
esperto e sagace, adoperò la voce e la penna in servizio di 
cause varie e disparate; qui infine di certe crisi interiori an- 
gosciosissime, che i boschetti sparsi su per le facili pendici 
d'Arquà non dovevano conoscere mai, furono spesse volte 
testimoni discreti i freschi prati della Certosa di Garegnano 
e le arcate severe del longobardo chiostro di S. Simpliciano. 

Io non intendo davvero metter mano ad un'impresa di 
siffatto rilievo; né, sotto il pretesto di chiarir sempre meglio 
le origini e lo sviluppo dell'amicizia sorta tra i Visconti ed 
il Petrarca, voglio ritessere ora la vita di quest'ultimo daU 
l'estate del 1353, quando, varcate le Alpi, ritornò in Italia 
per fissarvi definitivamente la sua dimora, fino al 1361 , anna 
in cui abbandonò la città di Sant'Ambrogio, cacciato dalla 
peste, dalla paura della Gran Compagnia, e, com'io credo, 
da più intimi motivi. Più semplice e più modesto l'ufficio che 
mi propongo di compiere: quello cioè di mettere in rilievo, 
con sobrio corredo d'osservazioni e di riscontri, alcuni do- 
cumenti rimasti sin qui sconosciuti, i quali ci permettono di 
arricchire di qualche nuovo fatto la biografia del poeta per 
quanto concerne il suo soggiorno milanese, e ci parlano di 
persone con cui egli annodò allora vincoli d'amicizia e di 
letteraria corrispondenza che la morte sola valse a spezzare. 

Non però dentro confini così rigidamente precisi io ri- 
terrò, sotto il rispetto cronologico, la mia indagine, che non 
voglia da un Iato precorrere il 1353 e dall'altro oltrepassare 
il 1361. Anzi, come desidero dare principio al mio discorso 
toccando di Luchino Visconti, così porrò fine ad esso ricor^ 
dando fatti accaduti nel 1368, quando cioè per l'ultima volta 
il Petrarca visitò Galeazzo Visconti, non soltanto a Milano, 
ma nella suntuosa reggia altresì ch'ei s'era edificata sulle 
rive del domato Ticino. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI I3 



I. 



Il Petrarca a Parma (1347) — Sue relazioni col podestà Paganino da 
Besozzo — Luchino Visconti entra in rapporti col poeta — Le epi- 
stole di costui al Visconti — Le " pere glaciali , e l'elogio d'Italia 
[La polemica con Bruzio Visconti] (i). 



Coi Visconti, o per parlar più genericamente, con per- 
sonaggi distinti d'origine milanese che avean con essi rap- 
porti di servitù e d'amicizia, non sembra che il Petrarca 
abbia stretto relazioni innanzi al 1347. In quest*anno, ra- 
pito e commosso dalle voci piene per lui d'irresistibile at- 
trattiva, che giungevangli da Roma, dove Cola di Rienzi 
sembrava dover finalmente tradurre in realtà gli ideali che 
aveva insieme a lui rievocati tra l'ombre solenni di un tempio 
vetusto, mentre tutt' intorno ferveva spensierata e rumorosa 
la vita avignonese (2); il poeta avtpra preso la risoluzione di 
ritornare in Italia, bramoso d'assistere di persona al mirabile 
risveglio della città eterna, di aiutare col suo consiglio la 
magnanima intrapresa del tribuno. Ma la dura realtà troppo 
presto sopravvenne a disperdere i sogni lusinghieri. Arrivato 
a Genova, il poeta ebbe sulle operazioni di Cola ragguagli 
siffatti che la sua letizia tornò in doloroso sgomento (3). 
Vinto dal cruccio e dall'ira; egli indirizzò allora all'amico 
traviato un'epistola tutta riboccante di rimproveri (4), ed in- 
vece di proseguire il viaggio alla volta di Roma, si ritrasse 
a Parma, dove la sua casa tranquilla, il suo florido giardino, 



(i) Chiudiamo tra parentesi gli accenni ad argomenti trattati nelle 
note. 

(a) Cfr. F. Petrarcae, Epistolae de rebus familiar,, ed. Fra cassetti, 
voi. Ili, p. 504, Append. litter., ep. II. £ cfr. Lettere di F, P. delle cose 
Aimi/iVin... volgarizzate da G. Fracassetti, lib. VII, ep. VII, v. II, p. 195 sgg. 

(3) Cfr. Lettere cit., voi. cit., p. 196 sg. 

{4) Cfr. Epist. de reo, fam.^ ed. Fracassetti, lib. VII, ep. VII, voi. I, 

P- 371 sgg. 



14 tRAVCESCO NOVATI 

abbandonati d'improvviso nell'angosciosa serata del 23 feb- 
braio i345f stavan sempre in attesa del loro lontano signore (i). 
Eccolo dunque di nuovo sulle rive del " pontifrago « Parma. 
Ma con quale tristezza ei dovette riveder quei luoghi ben 
noti ! Non più sulle porte della città gli si facevano incontro 
i Da Correggio colla eletta comitiva dei familiari e degli 
amici ; Azzone era volto in fuga e sull'alta torre, insigne per' 
la ritmica iscrizione dal Petrarca stesso dettata (2), in luògo 
della bandiera vermiglia dalla bianca fascia, disnodava al 
vento le spire l'azzurra biscia milanese. 

A Parma però, non appena stretto il patto, ond'era ve- 
nuta macchia non lieve alla fama del profugo Azzone, Lu- 
chino Visconti s'era affrettato ad inviar potestà un suo fe- 
dele, capace di rafforzarvi col senno ond'era fornito, la non 
ancor consolidata signoria. Era costui un Paganino, che 
altri disse già di Bizzozero, ma che par bene discendesse 
invece dalla vecchia casata dei Besozzi (3), uomo di gran 

(i) Ved. A. RoNCHiNi, La dimora del P, in Parma in Aiti e Mem, 
delie RR, Deputa», di Storia Patria per le prov. Moden. e Parm., Modena, 
X874, voi. VII, p. 343 sgg. 

(a) F. Petrarchas, Poemata minora, edizione Rossetti, Mediolanìt 
MDCCCXXXIV, voi. Ili, App., p. 4. 

(3) De' Bizzozeri è dt^tto Paganino da uno scrittore parmigiano» 
TAllodi, seguito altresì dal Ro!<chini, op. cit., p. 357: e che il nome 
Paganino fosse pur usato nella famiglia Bizzozero, ce ne dà prova un 
documento del % giugno 1407, conservato nel R. Archivio di stato di 
Milano (Fondo Religione, Milano, metropolitana, capitolo magg.), in cui 
tra i canonici ordinari del capitolo milanese figura appunto un Paga- 
nino ** de Bezozero ,. Ma che il podestà di Parma fosse un Besozzi, come, 
senza recare del suo asserto prova alcuna, scrisse il De Sade, Memoires 
pour la vie de F. P. tirés de ses oeuvres, etc, Amsterdam, MDCCLXVII, 
to. Ili, p. 33, è confermato da un fonte, generalmente assai autorevole, 
il Fagnani. Questi difatti nella copia ms. de' suoi Familiarum commenta, 
posseduta dall'Archivio di stato milanese, I, 116 e II, 252, così parla, a 
proposito dei da Besozzo, di Paganino: * Hic Paganus anno salutis 

* humanae 1346 a Luchino Vicecomite, mediolanensis imperii dominio 

* (sic)f cum eo anno Parmam in suam potestatem redigisset, praetor 

* Parmensium summo cum honore creatus fuit, eiusque auspiciis in urbe 
" constructa est {sic) derivatoque amne Viarolum, ut naves transmitti 
" possent, summa civium felicitate effecit „. Il Fracassetti nulla dice di 
lui che già risaputo non fosse; cfr. Lettere, voi. II, p. 342. 



IL PETRARCA £D I VISCONTI I5 

prudenza, d'intelletto acuto, in cui rivivevano le belle qua* 
lità che già mezzo secolo innanzi Bonvesin della Riva erasi 
piaciuto celebrare nella nobiltà milanese, feconda d'uomini 
attissimi al maneggio delle pubbliche faccende, soliti a sup- 
plire con la naturale sapienza ai difetti della loro non 
sempre raffinata educazione letteraria (i). Se Paganino, fa- 
cendo eccezione alla regola consueta, congiungesse una 
coltura non comune alle doti naturali dell' ingegno, mai 
sapremmo affermare. Certo è ch'egli accolse con ogni 
maggior segno di riverenza l'ospite illustre; il quale dal 
canto suo, facile com'era ad affezionarsi quando s'abbat- 
tesse in persone degne della sua stima, prese ad amare il 
nuovo amico ed a svelargli intero l'animo suo. In breve i 
due divennero, se prestiam fede a quanto scrive il Petrarca 
medesimo (2), inseparabili. 

Ora io non credo allontanarmi dal vero congetturando 
che Paganino appunto sia stato colm che servi a metter 
tra di loro in relazione il poeta e Luchino. Il primo non 
poteva certo, dacché s' era spontaneamente condotto a di- 
morare in una città soggetta al Visconti, rifiutarsi ad un 
atto d'ossequio verso il novello signore, né questi, da 
parte sua, sottrarsi all' obbligo di porgere una parola di 
benvenuto a chi per la potenza dell' ingegno s' era solle- 
vato tant'alto da venir dai maggiori principi del tempo 
considerato quasi un lor pari. Così si giunse facilmente ad 
un accordo, ch'io stimo maneggiato da quell'abile diplo- 
matico ch'era messer Paganino: si stabih cioè che il Vi- 
sconti avrebbe scritto al Petrarca un'epistola rallegrandosi 
del suo ritorno a Parma e che questi ringrazierebbe per il 
gentile saluto. Nel messaggio suo, per infondergli più ama- 
bile carattere di familiarità, Luchino chiese poi al poeta 
alcune ^ marze „ di piante fruttifere da trapiantare ne' propri 



(i) Ved. BoN VICINI DE RippA, De magnalib, uro. Midiolam in Bulhtt. 
dflflsiit. star. Hai., n. 20, 1898, cap. V, dist. XVllIl, ove è parola di 
Gugtitlmo Pusterla. 

(2) CtV. F. P., Episf, fam,, ed. Fracasseiti, lib. Vili, ep. VII, 1, 443; 
e Lettere^ voi. II, p. 330 sgg. 



l6 FRANCESCO NOVATI 

giardini. Cosi anche la passione vivissima del Petrarca per 
l'orticoltura (i) era abilmente utilizzata dall'accorto signor 
di Milano, a propiziarsene l'animo. Queste raffinatezze di 
cortesia non potevano lasciar indiiferente il Petrarca. £i si 
affrettò dunque a ripagare Luchino della stessa moneta con 
una garbata lettera conservataci tra le Familiari (^, I soliti 
sistematici denigratori del Nostro hanno da essa tratto argo- 
mento a tacciarlo di servilità e di cortigianeria; ma se essi 
avessero letta l'epistola con qualche attenzione, il loro giu- 
dizio suonerebbe forse diverso. Dopo poche parole di rin- 
graziamento per la benevolenza dimostratagli, il Petrarca 
esce fuori a deplorare che, oramai, quanti son principi in 
Italia e fuori non faccian più verun conto degli studi. Fra 
gli antichi, egli prosegue, v'era almeno contrasto d'opinioni 
in tale argomento, e se Licinio Cesare, nato di villani, di- 
ceva le lettere pubblica peste e veleno, Mario invece ve- 
nerava nei cultori di esse i promulgatori della sua gloria. 
* Quale delle due principesche sentenze tu tenga, io ignoro „; 
soggiunge il poeta non senza un'ombra lievissima di sar- 
casmo; '^ ma di te spero ogni miglior cosa, o uomo dell'età 
^ nostra grandissimo» cui ad esser re nulla manca fuor che 
" il titolo regio. Per non andare quindi troppo alle lunghe, 
'' io mando adesso all'eccellenza tua un breve carme da me 
** all'improvviso composto pur ora all'ombra di quelle piante 
'^ delle quali così familiarmente mi chiedi d'avere la parte 
tua. Che se mi avvedrò d'essere pervenuto a piacerti, 
un'altra volta in questo (poiché sento di poterlo fare) mi 



(z) Ci basterà rinviare al De Nolhac, Pétrarque et fhufnanisme^ 
Paris, 1892, Excurs. II, Pétrarque jardinier, p. 395 sgg. Mi faccio però 
lecito osservare a proposito della nota petrarchesca concernente il tra- 
piantamento di certe erbe eseguito la sera del 35 giugno 1348, che il 
'^ dompnus Luca 1,, dal cui orto furono quelle trasferite " in ortulum 
* cultiorem „, non può essere Luchino Visconti, come il De Nolhac ha 
supposto (op. cit., p. 391, n. a). Si tratterà fuori di dubbio di quel prete 
Luca da Piacenza, amico ben noto del Nostro, su cui ved. Lettere, II, 
p. 308 seg. 

(a) F. P., Ep. fam., ed. cit., lib. VII, ep. XV; I, p. 394 sgg.: cfr. 
Lettere, voi. II, p. 235 sgg. 



u 



IL PETRARCA ED I VISCONTI I7 

" mostrerò più liberale di quanto tu creda e di quanto le 
" mie faccende sogliano consentire „ (i). 

Il breve epigramma piacque a Luchino, ed il Petrarca 
mantenne la parola data. Fra le epistole sue metriche una 
se ne legge difatti rivolta al Visconti con cui il poeta gli 
invia un cestello di pere '^ glaciali „ (2). E da quest' umile 
argomento egli sa poi elevarsi a nobilissimo volo. I deliziosi 
frutti maturati nel suo verziere porgono modo al poeta di 
colorire una descrizione della penisola tutta calda d'amor 
patrio e di virgiliana ispirazione. Anch'egli, come già il can- 
tore delle Georgiche, esalta le molteplici ricchezze di questa 
terra benedetta dal cielo, il sorriso de' suoi mari, la mitezza 
del suo clima, la immensa schiera delle città che vi sono 
sparse, superbe tutte per antichi fasti e per glorie recenti, 
Genova, Pisa, Venezia, Milano, medias quod grande medullas 
robur alti, Padova, Bologna, Firenze, Roma. E * Salve ^ 
alla fine ei prorompe: 

Salve, o patria d'eroi; tu de la guerra, 
Tu de la pace i fati arbitra reggi. 
Te maestra del dir fa de' tuoi sacri 
Ingegni il coro; onde si chiara splendi, 
E sopra quante il mar terre circonda 
Alto ti levi si che tuoi gran pregi 
D'uom non aggiunse mai lingua né penna (3]. 

(i) F. ?., Ep, fam,^ ed. cit, loc. cit., p. 397. Il *^ breve Carmen , 
forma la sesta ep. del lib. terzo tra le Epistole metriche del Nostro; 
ne' Poemata minora esso si legge IV della sez. Ili, voi. Ili, p. 90 sgg. 
(a) Epist. metr,f lib. II, ep. la, ed. Basilea, to. Ili, p. 97. Ne' Poem, 
min. è l'ep. V dell^ sez. XI; voi. II, p. 270 sgg. Quest'epistola, che go- 
dette di un certo favore (essa si trova qualche volta ricopiata a parte 
in codici del sec. XV: ved. per es. il Triv. 774); nel cod. Laurenziano 
PI. XC inf., 13, e. 5' (cfr. Banditi, Cat, coda, mss, latin,, to. Ili, e. 703) è 
preceduta da una didascalia che reca alcune notizie di orìgine certa- 
mente parmigiana e contemporanea sul giardino del poeta. 
(3) Salve, bellipotens regio, pacisque magistra, 

Ingeniis ornata sacrìs, quae condita dulci 
Eloquio, excel) ens cunctas quas maximus ambit 
Oceanus, nullique satis laudata, virorum 
Et legum generosa parens, mihi latius ipsi 
Forte alio cantanda locol 



j8 francssco novati 

Così per sessantun versi si svolge il nobile carme, che, seb- 
bene intitolato a Luchino, non contiene una parola sola la 
quale tomi a sua lode. Curioso esempio invero di cortigia- 
neria; conveniamone! 

Il buon Paganino, cui il Petrarca aveva pur nel con- 
tempo scritte, coll'evidente proposito di onorarlo, due piste- 
lette di contenuto filosofico, riferite sin qui senza indirizzo 
di sorta nelle edizioni delle lettere petrarchesche (i), dovette 
andare ben lieto del successo de' suoi tentativi. Ma tale le- 
gittima compiacenza fu di breve durata. Nel gennaio del 
1349 " U massimo degli italiani « scendeva nel sepolcro, e 
pochi mesi appresso ve lo seguiva anche il suo vicario fe- 
dele. Deposto col cadere del 1348 V ufficio di podestà (2), 
Paganino, o per impulso proprio o perchè tal fosse il de 
siderìo del Visconti, s'era trattenuto ancora con la famiglia 
in Parma, sebbene la pestilenza, che già da un anno menava 
tanta strage in Italia, avesse mietuto numerose vittime anche 
in riva dell'Enza. Giunse la primavera, e il morbo parve 
aumentare di violenza. La sera del 12 maggio il da Besozzo 
si portò, com'era suo costume a visitare il Petrarca, e dopo 
un breve colloquio accomiatossi da lui per tornarsene a cas^ ; 
nulla in lui appariva di inconsueto e di cangiato. Ma neiia 
notte fu dal morbo con sì micidial furore sorpreso, che nel 
corso di poche ore gli fu forza soccombere. L'indomani, 
mentre il poeta s'attendeva di vederselo comparire dinan/i, 
ebbe invece l'infausto avviso della morte sua (3). Grandr 
sbigottimento risentì egli, già scosso da tanti lutti soprag- 



vv. 51-56: Poem, min.f loc. cit., p. 274. Nei due ultimi versi vediamo m,j- 
nifestata l'intenzione di dedicare alle lodi d'Italia un'apposita operj, 
probabilmente un poemetto. Non mi pare tuttavia che d'una prom» >^^. 
identica fatta al Nelli ci parli il passo dell' ep. XVI di costui, cornt? 1. 
Cochin vorrebbe. Cfr. E. Cochin, Uh amico di F, Petrarca, ediz. ita., 
Firenze, 1901, p. 41. 

(i) Sono la 16 e la 17 del terzo libro delle Famil. (cfr. Lettere, I, 
457, 458). Ved. De Nolhac, Pétrarque et l*hum., Excurs., VI, p. 405; 
Cochin, Le texte des Epist, fam. in questo volume, p. 133, n. 2. 

(a) RoNCHiNi, op. cit., p. S58, n, i. 

(3) Ved. F. P., Ep,fam., lib. Vili, ep. VII; I, 444. 



IL PBTRARCA ED I VISCONTI I9 

giuntigli, a quel colpo inatteso. Già erano spariti Giacomo 
Colonna, Fra Dionigi, Franceschino degli Albizzi, Bardo 
de' Bardi, Sennuccio, Mainardo Accursio e Luca Cristiani ; 
ora anche Paganino l'abbandonava! Neir impeto primo del 
dolore ei registrò la morte del valentuomo in quelle guardie 
del suo Virgilio, diventate il lugubre necrologio de' suoi 
amori e delle sue più care affezioni, con parole semplici, 
ma ben commoventi: " Die sabbati post solis occasum 33 
' maii anno domini 1349 vulneravit meas aures infelix nun- 
' cius mords domini Paganini de Mediolano singularis et 
" optimi amici mei „ (i). E più tardi (32 giugno) comunicò 
la triste novella della nuova iattura da lui patita al suo So- 
crate in quell'epistola delle Fami/tari (VII, 7), grazie alla 
quale il nome del da Besozzo è passato ai posteri circonfuso 
di quell'aureola che sole valgono ad intrecciare la rettitu- 
dine e la bontà. 

Ci siamo indugiati un cotal poco intorno a cotesti primi 
rapporti del poeta con un Visconti, perchè essi furono oggetto 
d'apprezzamenti assai svariati; né è mancato chi, come già 
si notava, ne traesse occasione ad accusare il Petrarca di 
viltà d'animo, perchè verso Luchino, nemico e persecutore 
acerrimo di quell'Azzone da Correggio, a cui egli era legato 
da tanto viva amicizia, si fosse mostrato ossequioso e cor* 
tese. La semplice esposizione dei fatti basta a provare l'as- 
surdità di siffatti biasimi. Il Petrarca non aveva che un modo 
per evitare d'entrare in relazione col Visconti ; rinunziar cioè 
a tornare a Parma, il che vuol dire rinunziare al godimento 
d'una prebenda assai ricca, e che doveva divenire anche 
maggiore (2), ad una casa comoda, che aveva comprata 
ed abbellita. Era logico tale contegno? A me non pare. Co- 



(1) Cfr. Dk Nolhac. Péirarque et Phum., Excurs. VI, p. 405. Dove 
noi scriviamo coll'amico nostro " Mediolano f, il Baldelli credette leggere 
* Meregnano 1,. Ma le nuove ricerche del dottor A. Ratti onde va adorno 
questo voi., dimostrano del tutto infondato Tavviso dell'erudito fiorentino. 

(a) Nel 1350, com' è risaputo, il poeta prese il formale possesso 
dell'arcidiaconato di Parma, dignità forse già anteriormente conferitagli 
(cfr. RoNCHiNi, op. cit., p. 356 sg.), e di qui venne considerevole aumento 
alle rendite sue. 



20 FRANCESCO NOVATI 

Stretto dair amabilità che spiegò verso di lui il formidabile 
signore di Milano, a rendergli omaggio, pagò il suo debito 
con dignità e con riserbo : di ciò gli va data lode, non fatto 
rimprovero. Certo chiamò Luchino *^ il maggiore degli ita- 
^ liani „; lo disse tale che ad essere re nulPaltro mancavagli 
che la corona. Ma questa era la pura verità. Ne' dieci anni del 
suo governo (1339-1349) Luchino aveva saputo, come prin- 
cipe, far scordare l'ottimo Azzone (i). I vizi dell'uomo, non 
pochi né lievi, impallidivano dinanzi all'incontestabile gran- 
dezza del principe. Pietro Azarìo, il Salimbene del Trecento, 
lingua maledica se altra mai, tutt'altro che tenero per i Vi- 
sconti, ne fa piena fede : " Tutti i Milanesi — egli scrive — 
'' avrebbero potuto chiamar Luchino un santo, ove si fosse 
^ condotto diversamente coi nipoti e con Maffino da Be- 
" sozzo „. " Ad ogni modo — ei conclude — così si com- 
'' portò sempre, che la sua fama non morrà mai né in Mi- 
'' lano né in Lombardia, dove, divulgata presso i posteri, 
*' sfavillerà anzi di perpetua luce „ (12). 

(i) Ved. GiULiNi, Mem, spett, alla slona,,., della città e camp, di Mv 
lano, nuova ediz., Milano, 1856, voi. V, pp. 278, 348, ecc. 

(2) P. AzARU, Chronic, de gestis principe VicecomiL, in Muratori, 
R. L S., XVI, e. 321: " Et si austerìtatem centra tres nepotes non 
** exercuisset in ipsìs expellendis, posset per omnes Mediolanenses ti- 
" tulari sanctus, exceptis superius dictis et Domino Maffino de Besutio... 
** Et taliter se gessit, quod perpetuo ipsius fama in Mediolano et Lom- 
" bardia non labetur, sed divulgata apud posteros elucescet i,. 

Sui rapporti di Luchino col poeta ved. Renier, Liriche edite ed ine^ 
dite di Fazio degli Uberti, Firenze, 1883, p. clxx sgg. — Anche con 
Bruzio Visconti, il colto e malvagio bastardo di Luchino, il Petrarca 
sarebbe stato in relazioni, non benevole però, quando si prestasse fede 
alla didascalia che nel cod. Laur. Strozz. 141, e. 64, è premessa, come 
rilevò già A. Hortis, Scritti inediti di F. P., Trieste, 1874, p. 48 sg., 
all'epistola metrica, che è la XVIII del lib. II; quest'epistola, che nella 
più parte dei codd. e nelle vecchie stampe è diretta ad un avversario 
innominato (Ad Zoilum)^ nel cod. Laur. è invece mandata ' ad domi- 
** num Bruzium de Vicecomitibus mediolanensem „. Or sebbene l'epi- 
stola, tutt'altro che cortese, sia certo rivolta ad un personaggio ricco 
e potente, pure io non so troppo persuadermi che tratti di Bruzio: 
eccessivo sarebbe in tal caso il dispregio che il poeta ostenta a suo ri- 
guardo, chiamandolo ignorante e dedito solo alla vita del corpo: il che 
di Bruzio non potevasi proprio dire. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 21 



IL 



Il Petrarca a Milano (1353) ^ Si ricercano le cause dell'inattesa sua ve- 
nuta — L'amicizia con Gabrio Zamoreì, vicario di Giovanni arci- 
vescovo — Accoglienza fattagli da costui — Come si spieghi 1* in- 
dignazione degli amici toscani del Petrarca per il suo insediarsi a 
Milano — L'odio di Firenze contro i Visconti — Sue molteplici 
conseguenze politiche e letterarie [Il giullare toscano Malizia Ba- 
rattone ed i Reali di Napoli]. 



Se agevolmente vien fatto d'intendere perchè il poeta, 
provocato con garbo, si mostrasse cortese di versi e di prose 
a Luchino Visconti, più arduo invece riesce il comprendere 
quali motivi l'abbiano indotto a fare atto spontaneo d'osse- 
quio al di lui successore, Giovanni arcivescovo. Giacché non 
può mettersi in dubbio che, quando nel maggio 1353 il Pe- 
trarca scese in Italia coi proposito ben fermo di non allon- 
tanarsene più mai, ei non pensava né punto ne poco a pren- 
dere stanza a Milano. Qui egli si recò pertanto in seguito 
ad una risoluzione improvvisa, ad un caso imprevisto che 
ebbe virtù d' indurlo a deviare dalla strada che stava per- 
correndo: ^ Giunsi cpstà, egli scrìveva più tardi a Filippo 
" di Cabassoles, come piacque a monna fortima, solita a ri- 
* mutar così le umane cose, mentre ero diretto altrove (i) ,,. 
Donde questo subitaneo mutamento? Forse il desiderio di 
vedere la città già fin d'allora orgoglio di Lombardia, ca- 
pitale operosa e ricca d'un florido stato, giova a spiegarlo? 
Può darsi, sebbene ci sembri poco probabile che un uomo, 
il quale aveva già cercato per lungo e per largo V Italia 
tutta quanta, non si fosse prima d'allora determinato a visi- 
tare anche la patria di quell'Ambrogio di cui ei venerava 



(i) F. P., Ep,fam., Var., LXIV, voJ. Ili, p. 484: « Veni ego non 
*^ Mediolanum, unde tibi tamen haec scribo, quo pndem a te corpore 

* digressus, cum alio pergerem, fortuna sic res hominum volvente, 

* perveni, etc. ,. 



22 FRANCESCO NOVATI 

tanto la memoria e gli scritti. Un'altra ragione dunque avrà 
provocata quella sosta, feconda di conseguenze così impen- 
sate e così gravi per l'irrequieto poeta. E forse la ragione 
è semplicemente da additare nella presenza a Milano d'un 
fervido e devoto suo ammiratore, Gabrio de' Zamorei. 

Di costui già raccolse buoni ragguagli il padre Affò 
ne' suoi * Scrittori parmigiani ^. ed a quanto ivi si legge 
poco o nulla disgraziatamente ci è dato adesso soggiungere (i). 
Ch'egli fosse un giurista dotato di molto ingegno, di facile 
ed ornata parola, non men piacevole ad udire nei tribunali 
che alle scuole, assevera, pare, il Petrarca stesso, giudice non 
sospetto (2); che amasse gli studi filosofici ne dà prova un 
suo trattatello sulle virtù ed i vizi, ancor sepolto in mano- 
scritti migrati in terre straniere {3); che coltivasse infine 
con molto zelo, se non sempre con felice successo, le muse, 
si deduce da taluni componimenti scampati alla distruzione 
che involse il rimanente del suo bagaglio poetico (4). Notevole 
tra essi l'epistola metrica, che fino dal 1344 ei diresse al 
Petrarca per significargli tutta la sua ammirazione e solleci- 
tarne l'amicizia (5). Il carme, ad esser sinceri, non vale 
gran cosa dal lato dell'arte; pure l'ingenuità schietta dei sen- 
timenti che esprime gli cresce pregio: e cosi dovette pen- 
sarla anche il lodato, che pochi dì dopo averlo ricevuto, 
onorò il giurista parmense d'una risposta molto espansiva, 



(i) Affò, Memorie degli scrittori e ietter, parmigiani, Parma, 1789, 
to. II, \\ 58 e sgg.; ved. anche Ronchini, op. cit., p. 349 sg. 

(a) Cfr. TiRABOscHi, * S/or/a della letteratura italiana, Milano, 1823, 
to. V, parte seconda, p. 904. 

(3) Il codice contenente l'operetta di Gabrio De virtutibus et earutn 
oppositis, veduto già in Venezia dal Farsetti, che ne diede contezza al- 
l'Affò, op. cit., II, 63, è ora il Canoniciano Mise. 96 (cfr. Coxe, Cat, 
codd, Bibl. Oxon,, Parte III, e. 493 sg.). Un altro codice (Zamorkus Ga- 
BRius, Sermones de virtutibus et vitiis), scritto nel 1447, se ne trova poi 
nella Colombina di Siviglia (segn. Z 138 A). 

(4) Cfr. Affò, op. e loc. cit. 

(5) Fu pabblicata per la prima volta in L. Mehus, Vita Ambr. Tra- 
versarti, p. ce, e ristampata poscia dal Rossetti ne' Poemata minora, 
voi. II, p. 399 (cfr. anche ibid., p. 175). Sulla nota del Petrarca che ne 
indica la data, ved. Zardo, op. cit., p. 76 s^. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 23 

quantunque neppur essa troppo indovinata (i). Se a questo 
primo scambio d'epistole, altri ne succedessero, ci resta 
ignoto ; non trovando indizi che la corrispondenza fosse con- 
tinuata tra i due poeti, il Rossetti inclinò un tempo a giu- 
dicare quelle epistole come * meri atti di reciproca urba- 
" nità „, da cui non era lecito arguire che lo Zamorei ed 
il Petrarca fossero divenuti poscia un paio di veri amici (2). 
Certo è difficile dire l'opposto: tuttavia nessuno, mi pare, 
ha riflettuto prima d'ora che dal 1350 in poi il giurista par- 
mense era diventato vicario dell'arcivescovo Giovanni Vi- 
sconti, e che nella corte milanese egli sosteneva, quando il 
Petrarca ripassò le Alpi, una parte di molto rilievo (3). 

Or non sarà ragionevole il sospetto che Gabrio, avver- 
tito del ritorno del poeta, siasi affrettato a sollecitarlo, per- 
chè si portasse a Milano? Un invito di codesto genere spie- 
gherebbe assai bene l'improvviso cangiamento introdotto dal 
poeta nel suo itinerario, e soprattutto ci darebbe modo di 
apprezzar meglio la sua visita al potentissimo prelato. Na- 
turalmente lo Zamorei avrà parlato al suo signore dell'ospite 
illustre che attendeva e suscitato in lui più vivo desiderio 
di conoscerlo, e, conosciutolo, di contarlo tra i suoi. In- 
somma, a mio avviso, Gabrio rispetto al Petrarca ed a Gio- 
vanni avrebbe in quest'occasione rappresentata la parte stessa 
che, alcuni anni prima, al tempo di Luchino, era stata as- 
sunta da Paganino da Besozzo. 

Comunque sian andate le cose, le conseguenze non mu- 
tano: capitato a Milano per tratteneVvisi pochi giorni^ for- 
s*anche poche ore, messer Francesco si lasciò talmente sog- 
giogare dall'amabilità imperiosa dell'arcivescovo Giovanni, 
che si decise a restarvi per un tempo indeterminato. Di co- 
desta sua pronta condiscendenza ai voleri del Visconti i bio- 
grafi hanno sempre fatte le più alte meraviglie, e i più 
schizzinosi ne cavarono argomento a riflessioni agre anziché 



(i) È l'ep. X del lib. II delle metriche; e ne' Poem. min, forma la 
prima della sezione IX, voi. II, p. 174 sgg. 

(2) Poem. min., voi. II, p. 172. 

(3) Ved. Affò, op. cit., p. .s8 sgg. 



24 FRANCESCO NOVATI 

no sopra V incostanza del poeta, che sacrificava alla va- 
nità lusingata gli ideali fin allora propugnati. Lui, nemico 
dei tiranni, divenir ospite d'un tiranno! Lui, amatore della 
solitudine, gettarsi volontariamente tra i vortici d'una vita 
agitata! Lui, abitator di Valchiusa, cangiare la dimora delle 
selve con quella d'una città sonante tutta di febbrile la- 
voro! Qual contraddizione maggiore? Vi ha senza dubbio 
in codeste osservazioni che trasmigrano fedelmente d'uno 
in altro tra i libri sul Petrarca, dai giorni dell'abbate de Sade 
in poi (i), una parte di vero; ma v'è anche dell'esagera- 
zione e della falsità in dose non scarsa. Senza rendersene 
ragione, i critici del sec. XX, come quelli del XVIII e del 
XIX, continuano così per conto loro quella campagna di de- 
nigrazione sistematica dei Visconti, che sotto l'assillo di ben 
altri ed imperiosi motivi, menarono indefessamente fin che 
durò il Trecento, tutti quanti i Toscani, ma singolarmente 
poi i Fiorentini. 

Quando l'ambiziosissima repubblica, che aveva cacciato 
dal suo seno insieme a Dante Alighieri anche ser Petracco 
di ser Parenzo di ser Garzo dell' Ancisa, libera dalle interne 
pressure, ritornò a vagheggiare il disegno di dilatare il pro- 
prio impero su tutte le terre vicine, di assoggettare la To- 
scana e con essa l'Italia centrale, acquistando cosi un'in- 
fluenza preponderante e decisiva sulle sorti della penisola, 
essa si trovò di fronte un ostacolo che la sagacità sua le 
fé' tosto riconoscere formidabile : la potenza viscontea. E la 
lotta si accese tosto jmplacata tra il vecchio comune che 
s'atteggiava a propugnatore del guelfìsmo e a difensor della 
Chiesa, e la signoria nuova che si asseriva scudo de' ghi- 
bellini e tutrice dei diritti dell'Impero. In realtà cotesti nomi 
" vani e senza soggetto „ non servivano che a mascherare 
(e quanto malamente!) l'antagonismo di due ambizioni sfre- 
nate, che, mirando al medesimo fine ed avvedendosi d'essere 
runa all'altra d'impaccio, non altro intento proseguivano che 
non fosse la reciproca distruzione. Nella lotta il gran prete 
lombardo parve aver preso il sopravvento; buona parte della 

(i) Cfr. Ménwircs cit., to. Ili, p. 309 sgg. 



IL PETRARCA ED I VISLONII 25 

Toscana cadde in suo potere: lui temettero Pisa e Siena: 
Firenze stessa tremò per i propri giorni (i). Contro di lui 
pertanto l'odio fiorentino proruppe violento; riè si manifestò 
solamente nelle consulte popolari e nelle battaglie campali, ma 
turbò altresì il terreno della letteratura e dell'arte. La Musa 
fu l'alleata naturale di Firenze ; per questa non combatterono 
soltanto colle spade i biondi soldati di Giovanni Aguto, ma 
pugnarono non meno colla penna poeti e novellieri, giullari 
e cantori (2). La " maledetta serpe „, la " biscia inimica di 
" ragione umana „, divenne oggetto di poetiche invettive 
che corsero, cantate, per l'intera penisola; e quando all'opera 
de' rimatori si aggiunse quella de' cronisti e degli scrittori di 
storie, la causa de' Visconti fu quasi irremissibilmente perduta 
nel campo letterario. Giacché le invettive in prosa ed in rima 
come non hanno rimesso dopo tanti secoli della loro innata 
violenza, così non in tutto hanno perduto l'efficacia loro. Invo- 
lontariamente chi studia quegli avvenimenti senz'irà e senza 
amore, cede, se non è ben vigile, all'influenza del Villani e 
del Sacchetti, di Marchionne di Matteo Arrighi e di ser Naddo 
da Montecatini, di Goro Dati, di Giovanni Morelli e di* 
Bonaccorso Pitti, schiera loquace cui guidano armati di re- 
toriche saette Giovanni Boccaccio e Coluccio Salutati. 

Dopo di ciò ognuno vede quanto increscioso tornar 
dovesse a' Fiorentini ed in generale ai Toscani tutti legati 
d'amicizia col Petrarca, la risoluzione sua affatto inattesa di 
insediarsi in Milano, alla corte del " mostro crudele „ che 
li faceva sussultar senza tregua di spavento, avvicendando 
gli attacchi palesi a mano armata e le insidie tenebrose, più 
formidabili perchè nascoste. Essi credettero ravvisare nella 
condotta di raesser Francesco una prova manifesta di av- 
versione e di spregio contro Firenze: gliene mossero quindi 
vivaci rimproveri con una virulenza di linguaggio che l'en- 
fasi abituale del loro stile fa oggi apparir anche maggiore 
che in effetto non sia. La irritazione del Boccaccio, il quale 



(i) Ved. GiULiNi, op. cit., voi. V, p. 375. 

(2) Cfr.'A. Meoin, / Visconti nella poesia contemporanea in Archivio 
storico lomb., XVI If, 1891, p. 733 sgg. 



26 FRANCESCO NOVATI 

da Ravenna scriveva una vera invettiva contro l'amico ed il 
maestro tanto venerato, chiedendo tuttavia in prestito nomi 
e simboli al vecchio arsenale bucolico, è così grande che i 
suoi scoppi rasentano qualche volta il burlesco (i). Non 
meno pungenti; almeno nell* intenzione; della " satira „ dettata 
dal buon messer Giovanni, ebbero ad essere le filippiche di 
Zanobi da Strada, di Giovanni d'Arezzo, di Forese Donati, 
di Lapo da Castiglionchio (2). Gano da Colle scrisse invece 
un sonetto per distogliere il Petrarca dall'infausto partito e 
glielo fé' cantare in Milano stessa da un giullare chiamato 
Malizia (3). Il solo priore de' Santi Apostoli non mescolò 

(i) Ved. Le lettere edite ed inedite di G, B., ed. Corazzini, Firenze, 
'^7> P* 49 ^SS' ^^^ versione italiana di quest'epistola, dovuta al Fra« 
cassetti è in Lettere nel commento all'ep, XllI del lib. XVI; III, p. 467 sgg. 

(a) Che costoro abbiano inviato una lettera collettiva di rimpro- 
vero al Petrarca, ci sembra si possa dedurre da quanto a costui scrì- 
veva il Nelli (ved. Cochin, op. cit., ep. X, p. 6a sg.): * [amici] ad te 
" scribunt satirice satis, ut tu iubes, Socratis esemplo, qui aìebat 
" detractores plurimum, nedum reprehensores fore utiles, etc. „. 

(3) Ved. in F. P., Epist, famil., voi. Ili, Append. n. V, p. 515, Let* 
tere, v. Ili, p. 472 sg.; e cfr. anche L. Frati, Gano di Lapo da Colle e 
le sue rime in Propugnatore, N. S., voi. VI, parte II, p. 5 dell'estratto. 

Nella didascalia, che precede la letterina del Petrarca responsiva 
a Gano in quel cod. barb.eriniano, onde la trasse il Fracassettl (e non 
in questo soltanto), Malizia, che aveva recitato al poeta il sonetto del 
rimatore colligiano, è detto * quidam lusor... commode vulgaria re- 
'^ citans „; dunque un vero e proprio giullare. £ siccome poi " Malizia 9 
non può essere che uno dei soliti soprannomi de' quali si camuffavano 
i pari suoi, così io non esiterei ad identificare il giullare venuto a Mi- 
lano a visitare il Petrarca con quel Giovanni di Firenze, soprannomi- 
nato Malizia fìarattone, che nel 1360 si trovava alla corte di Na- 
poli ed il 27 dicembre di quell'anno riceveva dai sovrani " in feudum 
'* nobile „ un' isoletta sul Volturno con giurisdizione di vassallaggio e 
diriito di pesca. Il documento, con cui era conferito questo cospicuo 
dono, edito da M. Camera, Elucubrazioni stor. diplomai, su Giovanna I 
di Napoli e Carlo III di Durazeo, Salerno, 1889, P» 231, è un perfetto 
modello di stile cancelleresco, gonfio cosi da divenir quasi inintelligibile 
e grottesco: *^ Attendentes quod Barattonus idem adiens regiam no- 
* stram presentiam in regni partes quandoque per fabulationes suas 
" precipiti facilitate lapsos interdum per stridentes absoluti eloquii fìbras 
" ad contentum solatii mira sonoritate retortas et mulcentibus quoque 
" verbis ad fastidium fallendum conteztas, frequenter tamen per ezqui- 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 27 

la sua voce al coro degli infuriati concittadini, sebbene anche 
a lui, fervido adoratore della città nativa, la decisione del- 
l'amico debba avere certo recato doloroso stupore. Ma in 
lui la ragione potè più che la carità di patria: " Dal canto 
^ mio „; desso scriveva al Petrarca, dandogli avviso della gra- 
gnuola di querimonie che da Firenze stava per scagliarsegli 
addosso; ^ io non consento in questa parte nel giudizio 
" degli amici, ma neppure da loro dissento. Tu, al quale 
** tutti si rivolgono con affetto devoto, vedi quel che meglio 
^ all'onor tuo si convenga. Se però alla fin fine ti stesse a 
'^ cuore di conoscere il mio sentimento, eccolo quale già te 

* l'esposi: Segui con coraggio il corso di tua fortuna, giac- 

* che eirè impreca assai grave la custodia d'un gran nome. 

* A me; noi vo' negare; par cosa incongrua oltre misura 

* che r uomo cui filosofia rese libero, sbigottito dall' im- 
" periosità dell'iniquo gridìo del volgo, ne divenga schiavo. 
^ Trattandosi di te, tutto ciò ha d'altra parte cosi poca 
^ importanza, a mio avviso ! Fa dunque ciò che ti piace 
^ liberissimamente „ (i). 

Ecco il linguaggio del buon senso! E questo modo dì 
vedere del mite ed arguto pievano dovett'essere condiviso 

** sita peregrina solatia, que fessum relevent ab occupatioDe spirituia 

* et reddant hilarem ex multo labore sensuum et sepius per soncctus 

* {sicj regalato li ga mine in sonorum cantuni monili (sic) suavitate pro- 

* ductus, conatus est prudenter imprudens recreationibus nostris causas 
^ adiicere et per curialis sui officii ministerium nostris occupationibus 
" cum temporis opportunitate consuiere; cum non deceat aliquem a 

* facìe principis tristem discedere, std cum gaudio hilarìtatis abire, e te. ,; 
gli è concesso il feudo s urricordato, a patto però che ogni anno ei pre- 
senti ai Reali di Napoli ed ai loro eredi e successori, nella festa della 
Risurrezione, un sonetto ^ honestas comprehensurum materiaa morali- 

* tatis odore respersas ac virtù tuni ezemplarium decore sonoras ». 

(i) * Ego autem dissentio, non consentio eorum [degli anyci] io 
" hac parte iudiciis et iterum consentio, non dissentio. Tu, cui fìdcliter 
" ab omnibus scribitur, quid honori tuo conveniat visito. Si quid fìna- 

* liter sentioy petis; quod expressi in litteris: Cursum fortune fortiter 

* agas; magnu? enim labor est magne custodia fame; et incongruum 

* valde est ut quem phylosophya liberuro fecit, iniquo popularis lingue 

* imperio territus, servus fìat. In te hec omnia parvi duco. Age quod 

* lubet et libere „. Cochin, op. cit., ep. X, p. 63. 



28 FRANCESCO NO VA TI 

da quanti amici del Petrarca non traviava l'odio di parte. 
Né Socrate, né Lelio, né Filippo di Cabassoles, né Guido 
Sette (checché abbiano ripetuto dopo il De Sade, con 
troppa sicurezza, il Fracassetti ed altri moltissimi) non scris- 
sero mai un rigo al Petrarca per rinfacciargli la condiscen- 
denza mostrata ai desideri del Visconti (i). E la cosa è, 
quando vi si rifletta un poco, ben naturale. In che differivano, 
di grazia, agli occhi di chi fiorentino non fosse, i reggitori 
lombardi dagli altri signori italiani, presso i quali, senza su- 
scitar mai critiche o biasimi di sorta alcuna, il poeta aveva 
più e più volte rinvenuto accoglienze lusinghiere e larghis- 
sima ospitalità? I Visconti erano tiranni, si dice. Davvero? 
E con qual nome chiameremo noi i Della Scala, i Carrara, 
i da Correggio, i Gonzaga, i Da Polenta, gli Estensi? O 
che forse la dominazione di tutti costoro aveva basi più le- 
gittime di quella dei discendenti di Matteo Visconti? O non 
erano tutti quanti saliti al supremo potere calpestando mu- 
nicipali franchigie, infrangendo secolari diritti, spargendo 
senza scrupolo il sangue di nobili e di plebei, d'amici e di 
avversari, bruttandosi d'ogni genere di misfatti e compe- 
rando a contanti un vicariato pontificio o imperiale per co- 
prir l'usurpazione indegna d'una misera lustra di legittimità? 
Ma i Visconti, si ribatte, erano anche più prepotenti e mal- 
vagi degli altri. O come si può dimostrare? Certo drammi 
abbominevoli insozzarono allora le reggie di Mantova e di 
Ravenna: che altrettanto accadesse a Milano, ad onta delle 
calunniose dicerie raccolte dall'implacabile Villani, la storia 
imparziale non osa affermare. O non é sommamente ingiusto 



(i) Rispondendo agli assalti di Giovanni da Arezzo {Fam,, XVII, 
X), il Petrarca non rammenta che un solo amico d'oltremonti il quale 
abbia mostrato stupore per la sua decisione, ^ da me chiedendo come 
" esser possa che famoso vantatore della campestre tranquillità, io mi 
' sia spontaneamente, com'egli pensa, gittato in mezzo a tante cure 
* cittadine „. Dunque costui, clie il Fracassetti, Lettere, IV, 70, vor- 
rebbe senza validi motivi identificar con Guido Sette, non rimproverava 
il Petrarca di aver accettato le offerte del Visconti, bensì d'essersi ri* 
tuffato nel vortice delle faccende mondane da cui tanto spesso diceva 
d'abborrire. 



IL PETRARCA ED l' VISCONTI 29 

e Starei per dire quasi grottesco dinanzi agli spettacoli che 
offrivano a mezzo il Trecento tutte le corti italiane chiamar 
soprattutto esecrabili le case di un Luchino e di un Giovanni 
Visconti ? 

II Petrarca; dobbiamo confessarlo; non sMnquietò gran 
fatto; né allora né più tardi (i); di questi sdegni toscani; 
e le poche lettere nelle quali spiega i motivi della sua con- 
dotta son improntate tutte ad una indifferenza visibilissima 
per i giudizi che si davano di lui. Io non credo, del re- 
sto, che il Boccaccio cogliesse proprio nel segno quando 
asseriva che l'amico s'era indotto ad accettare le proposte 
dell'arcivescovo milanese, mosso unicamente dal desiderio 
di vendicarsi de' Fiorentini, i quali, dopo avergli restituiti i 
beni già confiscati a ser Petracco, s'eran affrettati a ritor- 
glieli quand'avevan veduto ch'ei non pensava affatto a 
prender stanza sulPArno (2). Con questo io non intendo 
escludere a priori la possibilità che il Petrarca abbia nutrita 
la voglia d' infliggere una lezioncina a que' gretti bottegai 
de* suoi concittadini, e non sia stato lieto di appagarla quando 
se ne presentò il destro; ma certo la decisione di trattenersi 
a Milano fu provocata da considerazioni di ben maggior ri- 
lievo che non fosse la cagione accennata da messer Gio- 
vanni. Niun'altra tra le corti italiane poteva allora al pari 
della milanese porgersi opportuna sede per chi, come il Pe- 
trarca, amava conoscer dappresso i segreti della politica 
contemporanea, sceverare le fila de' delicati maneggi diplo- 
matici e, all'occorrenza, prendervi parte attiva e diretta. I 
disegni grandiosi del porporato guerriero che incutevan 
tanto sgomento a Firenze, dovevano esercitare un fascino par- 



(i) Nel 1369, quando il crocchio degli amici toscani ragunati a 
Roma intorno ad Urbano V, ebbe notizia che il Petrarca, il quale ac- 
campava pretesti più o men speciosi per evitare di recarsi in curia, 
aveva Invece accettato l'invito di Galeazzo Visconti e s'era portato a 
Pavia, andò ancor esso su tutte le furie e della comune indignazione 
si fece interprete il Salutati. Ved. Epistolario di C. S., lib. II, ep. XV, 
XVI, voi. I, p. 95, 96 sgg. 

(a) Ved. lettera al Petrarca già citata in Corazzici, op. cit, p. 49 sgg., 
e in Lettere, voi. Ili, p. 471. 



30 FRANCESCO NOVATl 

ticolare suiranimo di chi vagheggiava sempre magnanime 
imprese, e che forse già cominciava a sperare in Giovanni, 
che egh chiamava, come già Luchino, ** massimo tra gh ita- 
^ Hani „f il restauratore delle nazionali fortune. Certo dal- 
l' unione di due così elette intelligenze, come erano quelle 
del Visconti e del Petrarca, qualcosa avrebbe potuto scatu* 
rire di nobile e grande, se la morte, avvezza a definir tanti 
problemi porgendone una soluzione non meno spiccia che 
impreveduta, non fosse entrata di mezzo a scompigliare i 
propositi del poeta e del principe, portando via costui solo 
diciassette mesi dopo l'arrivo a Milano del primo (5 ottobre 
1354) (i). Il quale non ebbe neppure la magra compiacenza 
di dettare per l'arcivescovo un epitafio degno di lui, giacché 
tale bisogna fu assunta dal dabbene Zamorei, tutto felice, io 
penso, di poter in occasione tanto ragguardevole far pompa 
della sua immaginaria abilità di ^ métrificatore „! Gli esa- 
metri stentati e sciatti ch'egli ebbe a dettare, ci stanno pur 
oggi sott'occhi, trascritti in cento codici e solennemente 
scolpiti in fronte a quel sarcofago che accoglie in un coi 
resti di Giovanni quelli pure d'Ottone (2). Dalla tomba il 
gran prete lombardo alza tuttora la voce a minacciare Fi- 
renze, anzi tutta Toscana: 

Tuscia tota meum metuebat languida nomen: 
Per me obsessa fuit populo Florentia plena. 

Chi sa quante volte, fissando lo sguardo in quell' arca, 
avrà tra sé stesso ripetuti siffatti versi, traendone auspicio 
e conforto a proseguire la lotta contro gli implacabil nemici 
-di sua stirpe, Gian Galeazzo Visconti, il conte di Virtù, erede 
de' sogni superbi dell'avo, e degno suo prosecutore! 



(i) Ved. GiULiNi; op. cit., voi. V, p. 387 sgg. 

(2) In altro mio lavoro ho dato una bibliografìa, che mi son sfor- 
zato di rendere meno incompleta che fosse possibile, dei codd. e delle 
stampe dove si trova riprodotto questo componimento divenuto famoso 
e talvolta attribuito anche al Petrarca. Ved. L*anthologte d*un huma- 
niste iialien au Xi/^ siede, estratto dai Mélanges d'ArchéoL et d'Histoin 
pubi, par l'École fran^. de Rome, to. XII, 1891, n. CXLVII, p. 83 sgg. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 3I 



IH. 



Mutamenti profondi provocati in Milano dalla morte di Giovanni Vi- 
sconti — Non v'è più corte — I successori di Giovanni ed il Petrarca 
— Servizi ch'ei rende loro — Una lettera inedita del Petrarca a 
fra Jacopo Bussolari in nome di Bernabò (1358) — S'implora 
pietà se non per gli uomini, per i canil 



Fra le maggiori contraddizioni che s' imputarono un 
tempo e sogliono imputarsi tuttora al Petrarca è quella di 
aver egli, l'innamorato cantore della solitudine, l'insaziabile 
lodatore della felicità campestre, acconsentito a dimorar per 
tant'anni in mezzo al fastidioso tumulto d'una grande città 
ed all'ozio affaccendato d'una corte principesca. Ne giova a 
siifatt'accusa obbiettare che il poeta, molto meno sbigottito 
dalla maestà del Visconti di quant'abbia voluto lasciar cre- 
dere ai corrispondenti suoi, s'era affrettato a dichiarargli fin 
dal primo giorno che sarebbesi trattenuto a Milano solo a 
patto di mantener immutato il proprio tenore di vita e di 
rimanere assoluto padrone della sua libertà e del suo tempo (i); 
i giudici inflessibili si stringono nelle spalle, e senza dar troppo 
peso alle scuse dell'accusato, sentenziano che il Petrarca 
fini, volente o nolente, per sopportar tutte le noie ch'erano 
conseguenza inevitabile della nuova servitù cortigiana in cui 
era incautamente caduto. Or se è credibile, se è accertato 
anche, che, specie nei primi mesi del suo soggiorno a Mi- 
lano, il poeta dovette sacrificare qualche po' del suo tempo 
a cerimonie uflSciali ed a negoziar gravi faccende, tuttavia 
non è men vero che egli vi ritrovò ben tosto quella pace e 
quell'indipendenza, di cui andava sempre ansiosamente in 
traccia. Colla morte dall'arcivescovo un profondo cangia- 



(i) F. P. Ep, fam.y lib. XVI, ep. XI; voi. II, p. 399: " Cessi igitur 
hac lege, ut de vita nihi), de habitaculo aliquid immutatum sit, idque 
non amplius quam quantum fìeri potest illaesa libertate, salvo otio... , 



32 FRANCESCO NOVATI 

mento s'era avverato nella corte milanese. Rompendo bru- 
scamente le tradizioni dei loro predecessori, osservate da 
Luchino e quindi da Giovanni, i tre figli di Stefano Visconti, 
dividendosi lo stato, avevan adottato usanze tutt' altro che 
principesche. Chiusi nei loro palazzi dell'arcivescovado, della 
corte ducale (come si disse più tardi), di S. Giovanni in 
Conca, essi attendevano tranquillamente ai propri affari, ai 
propri piaceri, senza curarsi né punto né poco di circondare 
di una pompa appariscente ma dispendiosa la nuova loro 
dignità. Dopo il 1354 dunque non vi fu più, a parlar pro- 
priamente, per lunga serie d'anni, una corte a Milano. L'ar- 
civescovo soleva tener corte bandita: egli dava da mangiare 
a tutti gli ufficiali suoi ed a quanti lo servissero in un modo 
o nell'altro: di più tratto tratto indiceva feste che attiravano 
intorno a lui il fiore della cittadinanza e la nobiltà di tutta 
la Lombardia (i). I nipoti suoi non dividevano siffatti gusti. 
Bernabò, smanioso di allargare i propri domini, accumulava 
tesori e per soddisfare alla sua ambizione, resecava tutte le 
spese superflue : " Iste autem nullam curiam tenet nec habere 
" vult; notava l'Azario; nec in domo sua comedunt nisi ex 
" toto necessarii prò sibi et dominabus suis serviendo, duo 

* vicarii et tres consiliare et nulli alii „ (2). Galeazzo, 

più facile a sprecare il denaro in costose follie, logorato 
dalla passione di fabbricare, sciupava in muratori le ingenti 
somme che non spendeva in soldati; trovavasi sempre a corto 
di denaro, e non era quindi troppo disposto a sprecar quat- 
trini in vani sfoggi di magnificenza (3). La salute sua cagio- 

(i) Cfr. AzARio, op. cit, e. 397, che insiste molto su questo punto : 
** Contrarium fecit dominus Barnabos aliorum dominorum Vicecomitum 

* praedecessorum suorum et praecipue dominorum Luchini et lohannìs 
" archiepiscopi, qui curias prodigaliter tenebant, dando comedere uni- 
" versis habentibus cum ipsis ofiScia et curialibus et multo magis no< 
^ bilibus Mediolani et Lombardie „. 

(2) Op. cit., e. 397. 

(3) AzARio, op. cit., e. 403: " Propter quas expensas sine fine factas 
** dicìtur idem dominus Galeaz habere parvam pecuniam et fieri tena- 
'' cissimus et avarus in expendendo, cum eam non teneat curiam, quam 
** alii Vicecomites tenere consueverant, nec aliquis consiliarius vel ofiì* 
" cialis in ipsa comedat nisi rarìus „. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 33 

nevolissima poi, come lo tratteneva dal prender parte attiva 
alle spedizioni guerresche di cui era indefesso organizza- 
tore, gli vietava anche d'abbandonarsi a que' piaceri faticosi 
e violenti della caccia nei quali Bernabò consumava gran- 
dissima parte della vita (i). Tutto ben considerato, accanto 
a signori, che avevano usanze e tendenze pari a quelle che 
abbiamo descritte, c'era modo per un uomo quale il Petrarca 
di foggiarsi una vita a proprio modo indipendente e tran- 
quilla. 

Che così realmente avvenisse, non mi par lecito dubi- 
tare. I due principi (Matteo spari, come si sa, dopo pochi 
mesi di regno) colmarono sempre il Petrarca de' più mani- 
festi segni di benevolenza, lo vollero oratore ufficiale nelle 
più solenni occasioni, gli affidarono negoziati se non d'im- 
portanza addirittura capitale, certo d'entità ben maggiore 
che in generale non si stimi. Giacché un'altra curiosa ten* 
denza che si avverte in alcuni studiosi del Petrarca sta nel 
credere e nello sforzarsi di far credere che gli uffici asse- 
gnati al poeta fossero sempre ed unicamente onorifici; che 
a lui si ricorresse non perchè si facesse gran calcolo della 
sua accortezza e della sua perspicacia come diplomatico, 
bensì soltanto perchè si voleva udir da lui in cerimonie d'ap- 
parato bei pensieri espressi in linguaggio tulliano (2). 

Chi ragiona così non solo mostra di aver un concetto 
un po' meschino della mente di un uomo quale fu il Pe- 
trarca, ma rivela insieme, se io non vado errato, cognizione 
alquanto scarsa della grande evoluzione che allora appunto 
si veniva effettuando nella diplomazia italiana. Per ciò che 
spetta al poeta è veramente ingiusto ritenerlo privo di quel 
tatto e di quella chiaroveggenza che costituiscono le qualità 
più preziose dell'uomo di stato, quando le vediamo ricono- 
sciute così generalmente in lui dai giudici migliori e più 
competenti, i sovrani del tempo. Ma, dicono, alcune delle 



(i) Cfr. AzARio, op. cit., e. 393. 

(2) Tale è, per es., il convincimento incrollabile del Finzi, Petrarca, 
Firenze, 1900, p. 62, 64, 67, che pur mostra nel suo libro di conoscere 
tanto bene il letterato e l'uomo. 



34 FRANCESCO NOVATI 

ambascerie che gli furono affidate fallirono. O che sarebbe 
per caso messer Francesco il solo diplomatico a cui siano 
capitate siffatte disgrazie? In realtà egli aveva solide attitu- 
dini a rappresentare queste parti; ed appunto perchè vi sì 
sentiva adatto, non ricusò mai di assumerle finché gli bastò 
la vita. Altrettanto era avvenuto per Dante: fiorentini en- 
trambi, in loro la patria, educatrice d'acutissimi intelletti, nati 
fatti per la politica, non si smentiva davvero. In quanto poi 
alla necessità di ravvolgere i negoziati politici in forme so- 
lenni ed artificiose, questa pure era la tendenza nuova del 
tempo; ed il Petrarca si faceva ammirare e stimare preci- 
samente perchè appariva anche in ciò un precursore. 

A noi non è concesso intrattenerci adesso ad esaminare 
partitamente e con quell'attenzione di cui sarebbe meritevole, 
l'azione esercitata dal Petrarca sulla politica viscontea, so- 
prattutto al momento della discesa di Carlo IV. Vincolati 
dalle leggi che noi stessi ci siamo imposte, staremo contenti 
a toccare un episodio già noto, il quale tuttavia riceve luce 
nuova da un documento sin qui sconosciuto. Alludo a quel 
complesso abbastanza intricato di avvenimenti che portarono 
Galeazzo Visconti a raggiungere una delle aspirazioni sue 
maggiori, per cui non aveva indietreggiato dinanzi a sacrifici 
infiniti di denaro, l'acquisto di Pavia, che, sottrattasi al giogo 
opprimente de' suoi vecchi signori, i da Beccaria, aveva so- 
gnato di tornar a vivere libera, come nella lieta età comu- 
nale, sotto l'austera tutela d'un asceta, frate Jacopo Busso- 
lari. Non occorre raccontar qui per disteso la storia della 
singolare rivoluzione che fece del fraticello agostiniano, per 
un biennio, il padrone assoluto della sua città natale, e tra- 
volse in un medesimo slancio di mistica follia tutto un po- 
polo, senza distinzione di sesso, di età, di classe (i). La 
insurrezione pavese del 1357, al pari di quella milanese, 

(i) Oltreché il De Sade, op. cit., voi. Ili, p. 460 sgg., e il Giulini^ 
op. cit., V, p. 439 sgg., ved. sull'argomento quanti son storici pavesi. 
Tra i cronisti contemporanei ci hanno serbato preziose notizie TAzario, 
op. cit.» e. 374 sg., apertamente ostile al Bussolari, e M. Villani, Jst. 
fior., lib. Vili, cap. 2-5; lib. IX, cap. 55, che in odio ai Visconti gli si 
mostra in quella vece benevolo. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 35 

scoppiata dopo la morte di Filippo Maria Visconti, presenta 
caratteri eminentemente anacronistici; è come l'ultima vitale 
convulsione d'un popolo che sta per morire e si protende 
ansioso verso un ideale già tramontato, che non può, non 
deve tradursi più nella realtà, perchè il tempo suo è irre- 
vocabilmente trascorso. Come quel fra Giovanni da Vicenza 
che fece delirare d'ascetico fervore tutta V Italia del Dugento, 
il Bussolari conosceva ancora le vie per impadronirsi della 
coscienza popolare; ma, più allucinato che colpevole, non 
fé' che affrettare ai suoi ed a sé stesso la schiavitù e la ro- 
vina (i). 

Già nel 1357 Galeazzo Visconti, dopo aver vedute le arti 
sue infrangersi contro la tenace resistenza de' Pavesi, dispe- 
rando d'averne per allora ragione colla forza, aveva voluto 
mettere in opera un espediente nuovo: la persuasione; e 
dietro i suoi suggerimenti, il Petrarca aveva scritto a fra 
Jacopo l'epistola che oggi è la 18 del libro XIX delle Fami- 
liari, lettera curiosa, in cui il poeta si sforza di mostrare 
dannosa ed infausta l'eloquenza male impiegata a chi del- 
l'eloquenza appunto s'era fatto un formidabile strumento e 
meglio d'ogni altro era in grado d' apprezzarne gli effetti 
buoni e cattivi (2). Il Petrarca stesso doveva esser convinto, 
prima di metter mano alla penna, che le sue bibliche que- 
rele avrebbero aperto poca breccia nell'animo di frate Jacopo: 
e la sfiducia nell'esito della sua esortatoria mi pare che tra- 
sparisca da tutto lo scritto. Certo è che questo non ebbe 
virtù di smuovere il Bussolari, il quale non curò i fulmini 
del retore più di quanto avesse fatto le macchine guerresche 
del principe. Pochi mesi più tardi però, le cose mutarono 

(i) Sulla fine del Bussolari, che passò a creder nostro il resto della 
sua vita nella più miserabile prigionia, son stati recati testé alcuni par- 
ticolari nel Bo/Ì. della Società pavese di storia patria, a. Ili, 1903, p. 425. 

(2) Non so che altri abbia, toccando di fra Jacopo, ricordato rel«»gio 
che dell'eloquenza sua fa Benvenuto da Imola, Coment,, Inf., e. IX, ed. 
Lacaita, voi. I, p. 322, laddove tocca della potenza della parola: " Nonne 
^ diebus nostris lacobus Bussolarius, frater heremita, armabat et exar- 
" mabat, ducebat et versabat populum magnum et potentem antiquis- 
" simae civitatis Papiae in Lombardia? Et tamen non habebat divitias, 
* non potentiam, non amicitias, sed solum mirabilem eloquentiam! „. 



36 FRANCESCO NOVATI 

d'aspetto. Galeazzo, liberato da gravissime cure in seguito 
alla pace conclusa 1*8 giugno 1358 con Genova, il Gonzaga, 
l'Estense, e gli altri signori collegati ai suoi danni (i), ri- 
prese con rinnovato vigore le operazioni d'assedio: il blocco 
intorno a Pavia divenne rigoroso, e la fame fece sentire in 
città le sue lugubri conseguenze. Il Bussolari, sempre fidu- 
cioso in sé stesso, non tardò ad adottar estremi partiti: 
cacciò da Pavia tutti i poveri, gli infermi, i vecchi, le donne, 
i fanciulli; un bel giorno poi si buccinò per Milano che an- 
che tutti i cani erano stati condannati a morte per non dover 
più oltre nutrirli ! (2). Questa draconiana sentenza le' salire 
sulle furie Bernabò Visconti, il quale, come a tutti è noto, 
provava per la razza canina quella stessa cieca predilezione 
che il fratello suo per l'equina (3). Il gran possessore della 
Ca* dei Cani risolvette dunque di rivolgersi direttamente al 
frate pavese per implorare la grazia de' condannati animali; 
e l'incarico di conseguire questo importante risultato toccò 
anche stavolta a Francesco Petrarca (4). A lui per lo meno 
attribuisce un codice bergamasco la lettera seguente, indi- 
rizzata in nome di Bernabò al Bussolari: 

A FRATE Jacopo Bussolari, pavese. 

La fama de' consigli e degli atti tuoi, celere per natura nel 
suo volo, giunse or ora sino a noi, tutto riempiendo intorno di ru- 
mori meravigliosi, insoliti e prima d* oggi inauditi. Difatti, per ta- 
cere del resto, che sarebbe lunga storia ridirlo, quale tra gli 
uomini non rimarrà colpito da stupore dinanzi allo inumano prov- 
vedimento da te adottato, per cui i vecchi, i fanciulli, le donne, 



(i) Cfr. GiULiNi, op. cit., voi. V, p. 431 sgg. 

(2) Ved. Azario, op. cit., e. 378: '' Eamdem [Papiam] dominus 
" Galeazius ciim cornile Landò et ipsius societate, duris repagulis, cum 
* navigio superiori et inferiori ita perstringebat, ut Marchioni nequa- 
** quam permitteretur biada venalia aut plaustro aut navi mittere in ci- 
^ vitatem, in qua adversus famen incrudescentem nihil profuit ma e* 
" tasse etiam canes in epulas, mulierculas miseras virosque im- 
** belles ac inutiles eiecisse „. 

(3) Ved. Azario, op. cit., e. 393, 404, 408. 

(4) Ved. Appendice, Docum. I. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 37 

gli infermi, quanti insomma sono sopra tutti gli altri bisognosi 
d'aiuto, debbono lasciare la città? Affinchè nulla manchi davvero 
alla miseria de' cittadini tuoi, tu adesso mandi alla fame compagno 
l'esilio e quanti avevi accolto, quasi certo dell'aiuto celeste, al- 
l'ombra niella tua protezione, spacciandoti insieme per duce e pa- 
trono di libertà, ora impudentemente cacci lungi dalle proprie case. 
Cosi tu sforzi a logorar la vita, mendicandola a frusto a frusto, per 
le città straniere, coloro ai quali sarebbe riuscito più avventurato 
destino morì re nel luogo dov' erano nati ! Questi adunque sono i 
frutti della tua sapienza, della tua religione? Primo fra tutti tu 
hai scelto quella moltitudine in prò' della quale precisamente gli 
uomini forti furon ognora pronti ad impugnare le armi e ad affron- 
tare ogni pericolo, ed a cui si deve la maggiore misericordia; tu 
l' hai scelta, dico, a bersaglio della tua inesorabile e durissima 
inclemenza. O come in breve tempo si è mutata la faccia delle 
cose, e subitamente s' è manifestato quanto fossero vani i titoli e 
i nomi da te assunti I Ti chiamasti vindice della libertà e ne sei 
l'oppressore; ti affermasti padre del popolo, e ne sei il nemico; 
tramutato di pastore in lupo, d'umile fraticello in superbissimo ti- 
ranno, cosi governi il gregge a te affidato, cosi reggi il tuo po- 
polo. Aggiungo che insieme a que* cittadini, di cui già sopra ho 
toccato, sono stati da te espulsi fuor delle mura tutti i poverelli 
di Cristo, ì quali in quella città campavano, com'è usanza, alla 
meglio la vita grazie alle elemosine ed ai quotidiani sussidi d'uo- 
mini pietosi. Né ti sovvenne che in una città donde eran cacciati i 
poverì neppur tu potevi più dimorare, ove non fossi diventato del 
tutto i mmemore di te stesso. Ma poiché, dopo aver professato la 
povertà di Cristo, aspirasti alle ricchezze diaboliche e ad una po- 
tenza che sei indegno di possedere, ecco che ai tuoi occhi tu- 
mefatti più non brilla la luce. Imperocché se dobbiam credere a 
quanto la Verità vivente asserisce; esser dessa ospitata, vestita, 
nudrita, quando si ospitano, si vestono, si nutriscono i poveri suoi; 
necessaria cosa é per fermo che, cacciati i poveri, Cristo pure sia 
stato cacciato. Ed ora ch'egli se n' è partito, quali duci v'accom- 
pagnino alla pugna, voi stessi giudicate. Ma di ciò resti a te la 
cura : a te che già cominci a vedere quale esito, degno di loro, 
siano per avere i tuoi pessimi portamenti, e che meglio sei per 
vederlo tra breve. Veniamo adesso a trattar la faccenda che ci 
condusse a metter mano alla penna. Tra gli altri indizi della fame 
che vi tormenta, non ultimo dalla pubblica voce vien riferito questo: 
che tu imponesti di uccider quanti eran cani in codesta città, che 
di generose razze canine andò sempre gloriosa. Così un animale 






38 FRANCESCO NOVATI 

pien d'ossequio e di fedeltà verso Tuomo, incapace di viver senza 
di lui; o esempio stupendo, vuoi di durezza vuoi d'inopia!; è 
invece per tuo volere condannato adesso a perire. Cosi la città 
ticinese, capace in altri tempi di alimentar senza fatica gì' innume- 
voli eserciti degli augusti Longobardi, mercè il territorio ubertoso 
cui crescon amenità il Po ed il Ticino, si è ridotta a tale da non 
poter più distribuire a pochi cani de* tozzi di pane ammuffito ! Or 
siccome il territorio milanese, che tu, più stimolato da spirito di 
odio che da potenza, hai voluto sceglier a campo di battaglia, è 
abbondevole d' ogni genere di caccie ; né da queste finora le tue 
scorrerie son valse a distoglierci né ci distorranno in avvenire, 
ti chiediamo, non quali nemici, ma come uomini, che tu ci mandi 
alquanti de' cani che hai condannati, prima che tutti periscano. 
Se questi animali potessero formar parole, certo la natura per loro 
bocca attesterebbe che preferiscono di gran lunga servire a noi e 
(quando il destino così disponesse) cader sotto le zanne de' cin- 
ghiali, di quello che morire di ferro o di fame. 
Data, ecc. 

Francesco Petrarca in nome di Bernabò Visconti, ecc., 

signor generale di Milano (i). 

Or che si è letta Tepistola, possiamo con tranquillità 
convenire che il codice bergamasco ha tutte le ragioni d'at- 
tribuirla al Petrarca. Niun altro per fermo a Milano (ed an- 
che fuori di Milano 1) nel 1358 sarebbe stato capace di det- 
tare uno scritto così garbato e vivace, dove la satira fa 
sentir la sua punta senza che ne sia menomata la severità 
dell'ammonizione, con un linguaggio altrettanto elegante e 
purgato ed uno stile parimenti sobrio e corretto. Il docu- 
mento è assai interessante dunque per più rispetti, e giova 
tra altro a rafforzar l'opinione di coloro i quali stimano che 
non vanamente i due Visconti abbiano fatto ricorso alla 
penna del Petrarca quante volte si trattasse d'inviar mes- 
saggi in Italia ed oltremonte, che per l' importanza loro do- 



(i) La versione che noi abbiamo fatto di questa epistola è in ge- 
nerale piuttosto libera; di più qua e là ci è stato forza, attesa la cor- 
ruzione del testo originale, d'interpretare il pensiero dell'autore meglio 
che riprodurlo letteralmente. 



» 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 39 

vesserò assumere veste più decorosa di quella di cui pote- 
vano rivestirli i notai e i cancellieri di corte. Così in nome 
di Galeazzo il poeta scrisse certamente le due lettere dirette 
al Delfino di Francia ed al cardinale Guido da Boulogne per 
esprimere tutta la costernazione provocata in lui dalla rotta 
inflitta dagli inglesi a re Giovanni II sui campi di Poitiers 
(i2 settembre 1356) (i). Che anche la risposta alle intima- 
zioni di Marquardo, vescovo d'Augusta, vicario imperiale in 
Italia (9 ottobre 1356), abbia la medesima origine, sono in- 
vece assai esitante ad ammettere, giacché se è lecito sup- 
porre che il Petrarca, assumendo momentaneamente l'ufficio 
di cancelliere, qualche concessione facesse alle tradizioni 
curiali, tuttavia par difficile supporre che si mascherasse così 
da poter passare quasi per un notaio autentico e bollato. 
Niuno difatti, ove il nome del Petrarca non le si leggesse 
in fronte in più manoscritti, avrebbe mai pensato ad appiop- 
pargli quella goffa scrittura (2). 



(x) Queste due lettere, cavate da un codice della biblioteca del 
Collegio Romano della C. di G., furono date primamente alla luce dal 
n. P. Lazeri, Miscellaneor, ex mss, libris bibL Coli. Rom, S, L, Romae, 
MDCCLIV, to. I, p. 145 s^g. (cfr. p. 89). Le riprodusse il Fracassetti 
nella sua raccolta delle F. P., Ep, /am., tra le Variae, voi. Ili, n. vi, 
p. 317 sgg«; n. Lxiii, p. 477. Dell'autenticità loro discusse poi debol- 
mente in Lettere, voi. V, p. 200, 477 sgg. 

(2) Intorno a quest'epistola, che fu molto divulgata nel sec. XIV 
(la riferisce tradotta in volgare anche M. Villani, op. cit., lib. VII, 
o^p. 24), sorse una polemica assai viva tra il Fracassetti ed Agostino 
Palesa, che se ne fece paladino in un opuscolo impresso a Padova nel 
1^57 (8> PP* 48) sotto il titolo: Lettera inedita di F. P, a Marquardo 
ve se. d'Augusta e vicario imperiale in Lombardia, tradotta, commentata 
e difesa. Alle argomentazioni dell'erudito padovano rispose il Fracas- 
setti in Lettere, voi. V, p. 464 sgg. Per quanto riguarda la sostanza 
dell'epistola nulla rinvengo in essa che costringa a stimarla indegna 
del Petrarca, come vorrebbe il suo benemerito editore. Ma per quel 
che spetta alla forma è un'altra faccenda; messer Francesco non po- 
teva scrivere a quel modo neppure volendolo! 



40 FRANCESCO NOVATI 



IV. 



Gli amici milanesi del Petrarca — I ministri di Galeazzo: Giovanni 
de' Pepoli, Pandolfo Malatesta — Intimità di costui col poeta — 
Giovanni da Mandello e VIiinerartum Syriacum (1358) — Brutta av- 
ventura capitata a Pandolfo Malatesta — Sdegno di Bernabò contro 
di lui [La lettera di re Luigi d'Ungheria in favor di Pandolfo] — 
Dolore del Petrarca per la fuga dell'amico » Sua partenza da Mi- 
lano (1361). 



Quantunque con Bernabò, siccome attestano fatti ben 
conosciuti e conferma adesso la lettera che abbiamo ritro- 
vata, il Petrarca mantenesse sempre relazioni ossequiose ed 
anche cordiali, tuttavia ei non appartenne mai al novero 
de* suoi familiari, né mai V ebbe in conto di suo signore. 
Tale all'opposto fu sempre da lui considerato Galeazzo, nel 
quale, checché abbia favoleggiato la leggenda ostile che 
vigoreggiò cosi tenace e rigogliosa intorno ai Visconti (i), 
egli apprezzava al pari di tutti i contemporanei la bontà del 
cuore, TafìTabilità del tratto, la semplicità e la purità dei co- 
stumi (2). Certo Galeazzo era inferiore per ingegno e per 
cultura al fratello, che aveva dedicato da giovane parecchio 
tempo allo studio delle decretali (pare che aspirasse allora 
a far carriera nella prelatura I) (3); lesinava troppo nello 



(i) Se ne fece eco fin troppo fedele A. Bartou, Storia della Ut- 
ieratura italiana^ voi. VII, F. Petrarca, Firenze, 1884, cap. VI, p. 155 
^ ^^Z't ^ particolarmente p. 157. 

(2) Mi basti rinviare qui alla testimonianza non sospetta di Coluc- 
cio Salutati, Epistola, lib. I, ep. XIV, voi. I, p. 38. Cfr. altresì Azario, 
op. cit., e. 404. 

(3) *^ Ipse dominus Bernabos erat doctissimus et praesertim in 
*^ Decretalibus, nam studuerat ab adolescentia sua per multum tempus 
* in Decretalibus „. AnnaUs Mediolanens. in Muratori, R. L S., XVI, 
e. 801. Forse questa testimonianza d'un contemporaneo varrà a scuo- 
tere la convinzione d'alcuni egregi critici contemporanei che il signore 
di Milano fosse " ignorantissimo! „. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 4I 

spendere, prestava fede a grossolane superstizioni (i); ma 
insomma accanto a lui si era sicuri da quegli scoppi di col- 
lera folle, che avevano reso temuto in tutt' Italia il nome del 
marito di Regina della Scala. Inoltre intorno a sé egli aveva 
saputo raggruppare alquanti uomini, che verso il Petrarca 
nudavano altissima venerazione ed erano ripagati da costui 
d'affetto vivo e di schietta amicizia. Son questi ch'io verrò 
adesso citando, i '^ veri „ amici del Petrarca, non già quegli 
oscuri giuristi, che sulla fede di apocrife, bugiarde scritture, 
taluni critici sogliono tuttavia gabellarci quali inseparabili 
compagni delle studiose vigilie di messer Francesco, vuoi 
in città vuoi in campagna I (2). 

Ministro onnipotente di Galeazzo, per quanto concerne 
gli affari civili, era divenuto verso il 1355 Giovanni de' Pe- 
poli, colui che, dopo avere signoreggiato per anni molti Bo- 
logna e gustato le più lusinghiere soddisfazioni della potenza 
e della ricchezza, erasi veduto ad un tratto, dalla mano ca- 
pricciosa della fortuna, privo d'ogni dignità, d'ogni ricchezza, 
costretto a lasciare la città natale, a mendicare un pane dalla 
generosità altrui. Di fronte a tanta ingiuria della sorte il 
Pepoli s'era mostrato imperterrito, provocando l'ammirazione 
di quanti l'avevano in più felici tempi conosciuto. Il Petrarca 



(i) Nel ms. del Museo Britannico Cotton, Nero B VII, e. 3, esiste 
l'originale d'una missiva diretta da Galeazzo ai re d'Inghilterra, in con- 
dizioni deplorevolissime, perchè a metà bruciacchiata. In essa il prin- 
cipe milanese esprime la persuasione instillatagli da un medico stra- 
niero che la malattia di cui soffriva ai piedi e Io rendeva inabile a 
cavalcare e ad ogni esercizio militare, non provenisse da gotta, bensì 
da sortilegi. Egli chiede dunque al sovrano inglese di mandargli un 
abile stregone, munito del ' libro sacrato „, che valga a rivelargli le 
arti malefiche messe in opera ai danni suoi ed a distruggerne gli effetti. 

(a) Alludo, com'è facile intendere, alla immaginaria Accademia di 
Linterno, di cui discorsero, senza prenderla troppo sul serio, il De Sade, 
op. cit, to. III^ p. 447, ed il GiULiNi, op. cit., voi. V, p. 516. Unica fonte 
di tutte queste fole è l'assurda scrittura inseiìta nel libro di Iac. Fil. To- 
MASiNi, Petrarcha rtdivivus, Patavii, cididci, p. 271 sgg., opera d'un ina- 
bile per quanto sfacciato falsario, che ubbidiva a moventi non ancora 
da noi potuti scoprire. Vedi intanto in questa Miscellanea stessa lo 
scrìtto di A. Anmoni, // P, in villa, p. 108 sgg. 



43 FRANCESCO NOVATI 

•che avealo certo visto in Bologna all'apice della felicità mon- 
dana, nei lieti giorni della balda giovinezza, lo teneva in 
grande considerazione e quand'egli morì nell'estate del 1367, 
ne lamentò con vero dolore la scomparsa (i). Come il Pe- 
poli *" disponeva delle terre di Galeazzo quasi ne fosse eglr 
* signore ;,, così per quanto rifletteva il governo delle truppe 
del prìncipe ogni cura era demandata a Pandolfo, figliuolo di 
messer Malatesta da Rimini, " giovane cavaliere Jranco e ardito 
'^ e di grande aspetto „, per usar le parole con cui Matteo 
Villani lo descrìve (2). Quale tenace affetto legasse il nobile 
discendente dei violenti signori di Romagna al cantor di 
Laura non occorre qui rammentare. 11 nome di Pandolfo ri- 
suona immortale nel Canzoniere, ritorna incessantemente 
nelle lettere del Petrarca; il suo amore è stato come un 
caldo raggio di giovanile entusiasmo che ha rinfocolato nei 
cuore del poeta la virtù antica di tenerezza, un po' assopita 
oramai. Pandolfo fu quasi un figlio per il Petrarca, questi 
quasi un padre per lui (3). A cotest'eletta coppia d'amici, 
un terzo devesi aggiungere adesso, di cui il nome riuscirà 
forse ignoto ai più dei nostri lettori, e che rimarrebbe certo 
nell'ombra ove non valessero a francamelo la stima e l'af- 
fetto che seppe ispirare a messer Francesco. Vo' parlare di 
Giovanni di Guido da Mandello, dell' antica e nobilissima 
casata comasca di tal nome (4), al quale scorreva pur nelle 



(i) F. P. Epist. fam, et var., ed. Fracassetti, Var, XXVU, voi. Ili, 
p. 373. E cfr. Letteria voi. V, p. 311 sgg. Sul Pepoli vcd. anche il mio 
saggio La giovintaza di C, Salutati, Torino, 1888, p. 26 sgg., 56 sgg. 

(2) Ist. Fior,, lib. VII, cap. 48. 

(3) Non è qui il caso di tessere la biografìa di Pandolfo. Mi appa- 
gherò di rinviare pertanto al Litta, Fam, celebri d* Italia, to. XIII, M a* 
la te sta, tav. V, ed alle opere di L. e C. Tonini, Rimini nella signoria 
dei Malatesta^ Rimini, 1880, parte 1, cap. Ili, p. 312 sgg.; La coUura iet' 
ter aria e scienti f. in Rimini dal sec. XI y. Ri mi ni, 1884, cap. V, p. 56 sgg. 
In quest'ultima opera però sulle relazioni di PandoUo col Petrarca son 
dette cose in gran parte false ed inesatte, attesa la scarsa competenza 
in argomento degli autori. 

(4) Intorno alla potente famiglia da Mandello si possono consultare 
parecchie opere di data più o meno antica, che ne discorrono partico- 
larmente, come a dire il Compendio dell'origine, antichità et dignità del" 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 43 

vene sangue visconteo, giacché la madre sua Florìmonda 
era stata generata dal grande Matteo (i). Come quasi tutti 
gli altri personaggi di cui ci è accaduto parlare fin ad ora, 
anche Giovanni da Mandello era uomo d'azione, non di stu* 
dio, sebbene possedesse non mediocre cultura; egli aveva 
trascorso la giovinezza e la virilità or sui campi di battaglia, 
or nei comunali palagi: qui podestà, là condottiero. Dalle 
tavole genealogiche della sua casata si rilevano parecchi tra 
gli uffici che sostenne. Già nel 1340 capitano generale di 
Milano, egli era sei anni appresso chiamato a reggere come 
podestà Piacenza: quindi, correndo il 1357, Pavia (2). L'anno 

fllltisirissima Casa Mandtlla, cavato da diverse Historie... per il signor 
Tiberio Gandolfini» in Milano, per Pando]fo Malatesta [1613]; il Com* 
pendio deW origine e dignità della famiglia Mandelli^ edito da S. Monti 
in Periodico della Soc. Slor, Comense, fase. LVll-LIX, 1904, da un ms. 
inedito di Tizio Mandelli; oppure ne trattano neir illustrare le casate 
patrizie milanesi, quali Diamante Marinoni, De origine urbis Medialani 
el antiquii, nobilium eius fanti liartwi, mS. a Brera; Fra Paolo Morigia, 
Historia deir antichità di Milano divisa in quattro liM, Venezia, 1592, 
lib. IV, cap. XXV, p. 624; Fra Benvenuto da Milano, Arbori genealo^ 
gici, mss. nell'Archivio Civico e in quello di Stato, e. 272 sgg.; il Fa* 
GNAKi^ Famiglie milanesi, nis. dell'Ambrosiana, M, parte prima, e. 144 
e sgg.; R. Parravicini, La famiglia dei conti Mandelli di Como, in 
Ciorn. araldico di Pisa, a. Ili, n. 4, 1875; infine D. Muom, Famiglia 
Mandelli in Famiglie notabili milanesi, 1877* Tutti costoro però, a cui 
deve aggiungersi il Giulini, che pur nell'opera sua fa spesso parola dei 
Mandelli, non danno che scarsissime notizie sopra Giovanni. 

(i) Cfr. Giulini, op. cit., voi. IV, p. 458. Giovanni era figlio di 
Guidetto, che da Florimonda ebbe anche un altro maschio, per nome 
Matteo. Il Fagnani, op. cit., e. 158, riferisce un atto del 24 gennaio 135I1 
4 indiz., con cui " nobiles viri domini Ioannes miles et Matheus fratres 
" de Mandello, fìlii quondam domìni Guidetti cives medioianenses pa- 

* roch. S. Damiani in Carrubio „, avendo ricevuto in dono da Giovanni 
arcivescovo alcuni beni in Montorfano, appartenuti un tempo a Guido 
della Torre, costituiscono i loro procuratori per entrarne in possesso. 
Il documento è " actum in domo habitationis dictoruni fratrum de Man- 

* dello, sita in civitate Mediolani in porta N. in par. S. Damiani in Car- 

* rublo „. Nello stesso luogo (e. 158') è riferito anche un mandato di 
pagamento di lire diecimila imperiali fatto da Bernabò a Giovanni addi 
I giugno 1364. 

(2) Questo è Tufiìcio, tra i molti sostenuti dal Mandelli, che più ne 
rese noto il nome, perchè sotto il governo suo ai 21 di luglio del 1351 



44 FRANCESCO NOVATI 

appresso, lasciato il lucco per la corazza, aveva guerreg< 
giato in Piemonte contro i signori di Savoja e Monferrato 
collegati ai danni dei Visconti; e nel 1354, tornato a più pa* 
cifìche cure, erasi nuovamente recato in signoria a Bergamo. 
In mezzo a tante faccende il Da Mandello vagheggiava un 
disegno, tutt'altro che strano in quegli uomini, a que' tempi. 
Egli desiderava ardentemente di fare il viaggio di Terra- 
santa, e del suo sogno aveva più volte intrattenuto il Pe* 
trarca, cercandolo compagno nella lunga e pericolosa pere* 
gri nazione. Le insistenze sue eransi fatte nel 1358 anche più 
vive, giacché sembra ch'ei fosse allora in grado d'attuare 
il suo proponimento. Nel poeta, invecchiato e stanco, la pro- 
posta non poteva più suscitare quell'entusiastico assenso che 
senza dubbio avrebbe destato in altri tempi; ei rifiutò dun- 
que d'andare, ma non volle che l'amico s'allontanasse da 
Milano senza portare con sé qualche visibile segno dell'in* 
teresse con cui ne avrebbe da lontano seguito le tracce. EgH 
scrisse dunque per il Da Mandello quella dotta, bella ed 
importante epistola intorno ai paesi che percorrer doveva 
chi, partendo da Genova, si dirigesse alla volta della Pale- 
stina, la quale va da un pezzo nelle mani del pubblico sotto 
la designazione impropria di trattato ed il titolo solo in parte 
genuino di Itinerarium Syriacum (i). 

Fin qui non s'era mai con precisione saputo in qual 
tempo fosse stata dal Petrarca dettata la lettera-itinerario, 
che offresi pregevole documento della dottrina geografica 
del poeta. Giacomo Lumbroso, che dell'operetta condusse 
anni sono sopra alquanti codici romani una diligente ristampa, 

si diede in Pavia principio alia costruzione dei primi cinque archi del 
celebre ponte sopra il Ticino. Di ciò serba memoria ancor oggi l'iscri- 
zione murata ne' pilastri del ponte stesso, ove si scorgono altresì pa- 
recchie targhe marmoree che portkno scolpiti i tre leopardi, stemma 
dei da Mandello. Cfr. Giaum, op. cit., voi. V, p. 368 sg. 

(i) Il Petrarca V aveva detta semplicemente Itinerarium, Oltreché 
il titolo del cod. cremonese, citato più sotto, ci assicura di ciò Benve- 
nuto da Imola, che nel suo commento al canto III dt\V Inferno scrive: 
" Ideoque bene novissimus poeta Petrarca in quadam epistola sua» 
"quam Itinerarium vocat, scribit, etc. „ Coment., ed. Lacaita,. 
voi. I, p. 135. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 45 

purgando il testo dagli infiniti errori che lo macchiavano 
nelle precedenti edizioni (i), si rimase contento ad asserire 
che il Petrarca doveva avervi posto mano nel decennio che 
dal 1353 giunge al 1363 (2). Oggi noi possiamo invece af- 
fermare con certezza assoluta che Yltinerarium fu dettato 
nella primavera del 1358. Un codicetto cremonese difatti, 
scritto sulla fine del sec. XIV ed appartenuto ad un membro 
della casa Mandelli, ci si presenta quale fedele riproduzione 
di un esemplare uscito dalle mani stesse dell'autore (3): 
Explicit itinerarium Francisci Peirarce laureati extractum ab^ 
originali nianu sua scripto: così vi si legge alla fine. Ed al 
disotto sta un'altra noterella, evidente trascrizione d'una po- 
stilla autografa del poeta stesso: In cuius fine sic notatum 
eroi, Datum domino lohanni de Mandello seu nuncio eius 
mi Aprilis iJsS (4). Ecco dunque fuor di dubbio fermato 
il tempo della compilazione e della divulgazione dell'inte- 
ressante operetta petrarchesca. 

Se il da Mandello abbia veramente condotto ad effetto 
il suo proposito e visitati quei luoghi di cui il Petrarca erasi 
compiaciuto dipingere l'aspetto e rievocare i ricordi per lui, 
non sappiamo dire (5). Ma se la sua partenza ebbe a cagio- 

(i) L'Itinerarium del Petrarca in Rendiconti detta R. Accad. dei 
Lincei, classe di scienze mor., stor. e filolog., voi. IV, 1888, fase. 8, 
p. 390 sgg. Questo scritto fu poi dall'autore riprodotto nel volume in- 
titolato Memorie italiane del buon tempo antico, Torino, 1889, p. 16 sgg. 

(2) Rendiconti cir., p. 392. 

(3) È il n. 637 della collezione Araldi-Erizzo conservata nel museo 
Ala Ponzone di Cremona. Non dò qui maggiori particolari sul codice, 
perchè mi riserbo di farlo altrove con maggiore larghezza. 

(4) Di queste due noterelle ho creduto opportuno riprodurre il facsimile» 

laureali ^amcaiJBÌb «iginoltmanufìia (cpto^ 

Tn CUIU6 fihe^{\c nomwm emc* p^rfànoloin 
te /Hantctto ihi nunao em» w^Apzihù i$qa^ 

(5) Siamo indotti a parlare cos), vedendo come qualche scrittore^ 
per. es.y il Muoni, affermi che con decreto deirs dicembre 1359 Gio- 



46 FRANCESCO NOVATI 

nare rammarico al Petrarca, ben maggiore cagione di cruccia 
gli arrecò pochi mesi più tardi la precipitosa fuga da Milano 
<li Pandolfo Malatesta. Mosso dalla naturale baldanza dell'età, 
il cavaliere riminese aveva fermato gli sguardi sopra una 
donna che Bernabò teneva come sua druda ed amava con 
cieca passione; quella Giovannina Montebretto, cioè, che sola 
poteva sfidare le furie del feroce Visconti ed indurlo a quanto 
meglio le piacesse (i). Le assiduità del Malatesta non torna- 
rono sgradite alla bella, ma esse non tardarono ad esser 
note al gelosissimo Bernabò che concepì contro il giovane, 
ed audace rivale un irrefrenabile sdegno. Il Malatesta, non 
sospettando forse tutta l'estensione del pericolo che correva, 
volle, ad onta di tutto, continuar nell' amorosa intrapresa. 
Mal gliene incolse però, giacché un giorno in cui si tro- 
vava tra molti altri signori in cospetto di Bernabò, costui, 
vedutogli in dito un anello che riconobbe o credette di rico- 
noscere come della ganza sua, perduto il lume degli occhi, 
gli fu addosso per finirlo. A fatica Regina sua moglie ed 
altri presenti poterono sottrarre all'inferocito tiranno la sua 
preda. Pandolfo, gettato in prigione, per toglierlo di là, fu 
poi costretto a fuggire a precipizio da Milano, gonfio il cuore 
di rabbia e di vergogna, mulinando propositi di vendetta. 
** Ei non sarà mai più amico dei Visconti „; osserva l'Azario, 
dopo aver cautamente accennato il fatto (2), che Matteo 
Villani, felice di poter sciorinare un'altra bruttura viscontea, 



vanni fu nominato da Galeazzo suo luogotenente in Milano. Ora dal 
maggio 1358 al dicembre 1359 poteva, è vero, aver Giovanni trovato il 
tempo di fare abbastanza comodamente il viaggio da Milano a Gerusa- 
lemme e viceversa; tuttavia un po' di sospetto che egli avesse finito per 
rinunziare alla faticosa spedizione permane dinanzi al fatto che sul finire 
del 1359 trovavasi già in patria pronto ad assumere un novello ufficio. 

(i) Ved. quanto scrive sul conto di lei l'Azxnio, op. cit., e. 398. 
Da costei Bernabò aveva generato quella Bernarda che diede in moglie 
nel 1367 ad un Giovanni Suardi, milite bergamasco, e che poi, avendola 
colta in adulterio con un suo familiare, fece morire miserabilmente nella 
rocchetta di Porta Nuova. Ved. su questo triste episodio lo studio cor- 
redato di curiosi documenti, di P. Canetta, Bernarda figlia naturale di 
B, V., in Archivio storico lombardo^ a. X, 1883, p. 5 sgg. 

(2) Op. cit., e. 398. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 47 

narra invece con molti particolari (i). Al Petrarca lo smacco 
del Malatesta dovè riuscire penosissimo; ed io non esito a 
ritenere che dopo d'allora egli abbia cominciato a prender 
in uggia il soggiorno di Milano, che poc'anzi, scrivendo a 
Guido Sette, aveva con non mentito entusiasmo levato fino 
alle stelle (2). 



(i) Isf. fior.j lib. VII, cap. 48. Il cronista fiorentino però^ al pari di 
Coluccio Salutati (cfr. EpistoL, lib. VI, ep. V, voi. Il, p. 1^8), non sembra 
prestar gran fede ai gelosi furori del Visconti: ^ La cagione che messer 
' Bernabò disse palese della sua ingiuria fu che '1 giovane dovea usare 
" con una donna colla quale usava egli, e che conobbe a messer Pan- 

* dolfo in dito un suo anello. La cagione segreta, a che più si diede 

* fede, fu, perchè gli parea che costui facesse troppo montare il suo 

* fratello nella consorte signoria «.Io mi atterrei più volentieri alla 
prima spiegazione che non alla seconda, tanto più che il Malatesta non 
era poi un capitano di meriti addirittura eccezionali. Dopo la sua fuga 
sembra che da varie paiti si tentasse d'ammansare Bernabò; ce ne dà 
prova una lettera che ricorre in più d'un ms. del tempo, attribuita ora 
a Ludovico re d'Ungheria, ora ad uno Stefano Colonna, protonotario 
apostolico, ma che probabilmente appartiene al primo. La pubblichiamo 
in Appendice, Doc. Ili, per offrire ai lettori tutto quanto ci è venuto 
fatto di ripescare intorno al rumorosissimo scandalo provocato dai ge- 
losi sdegni di Bernabò. 

(a) F. P. Ep. fam,, lib. XIX, ep. XVI, voi. II, p. 555 sgg. La let- 
tera è del 1358! 

Quanto dolore avesse recato al Petrarca la separazione dal Mala- 
testa dimostra la XXVII delie Varii, in cui egli, parlando dello stato 
suo a Pietro da Bologna, otto anni dopo che il fatto era accaduto, 
scriveva: " Omnia enim satis prospere ibant, nisi e duobus oculis 

* meis alter abiisset, alter obiisset: dominum Pandulphum, loquor, et 

* dominum lohannem de Pepolis „. F. P. Ep, fam,, ed. Fracassetti, 
voi. III, p. 374. 



4S FRANCESCO NOVATI 



V. 



Ultimo viaggio del Petrarca a Milano (1368) — Sua fermata a Pavia 
— Una lettera inedita a Giovanni da Mandello — Probabile incontro 
del poeta con Carlo IV imperatore — Ritorno del Petrarca a Pa- 
dova per il Ticino ed il Po. 



Otto anni sono passati dal giorno nefasto in cui Pan- 
dolfo lasciava, livido di sdegno, le mura milanesi. La profezia 
deirAzario ha avuto il suo compimento; egli si è schierato 
oramai tra i nemici più irreconciliabili de' Visconti, e, colle- 
gato a' guelfi ed alla Chiesa, cerca con ogni mezzo di recar 
danno all'abborrito Bernabò (i). E adesso il tempo pare pro- 
pizio più che mai non fosse per abbattere il tiranno ; una po- 
tente lega s'è formata tra il pontefice, pur testé tornato da 
Avignone, Lodovico re di Ungheria, Giovanna di Napoli ; ed 
a loro hanno aderito, alleati immancabili contro la biscia ve- 
lenosa, quel da Este, il Gonzaga, il Carrarese. Già s'attende 
di giorno in giorno la calata di Carlo IV, che apporterà alla 
gran lega un valido rinforzo di valorosi soldati (2). Ma se i 
loro nemici si agitano febbrilmente, i Visconti non dormono; 
anch'essi corrono ai ripari, stringono alleanze ed assoldano 
mercenari; in Milano le rassegne si alternano alle feste nu- 
ziali; la dinastia di Baviera s'imparenta con quella di Ber- 
nabò; Galeazzo, per la sua Violante, cerca un marito nella 
casa reale d'Inghilterra! (3). Così le armi si avvicendano 
agli amori. Poveri amori, non sbocciati al soffio di un puro 
sentimento, ma mercanteggiati colla diffidenza astuta di traf- 
ficanti sempre pronti all' inganno I 

Messer Francesco già da un settennio ha lasciato pur 
egli Milano, e s'è acconciato comodamente a Padova; colà 



(i) Cfr. AzARio, op. cit, e. 398. 

(a) Cfr. GiULiNi, op, cit, voi. V, p. 507 sgg. 

(3) GiuuN], op. cit., voi, V, p. 510 sgg. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 49 

invano gli arrivano dalla corte pontificia ripetute istanze per- 
chè ei si porti a Roma a contemplar coi propri occhi il suo 
bel sogno divenuto realtà. La sfiducia in sé, negli altri, la 
fisica debolezza lo rendono sordo ad ogni esortazione (i). 
Ma a mezzo il maggio un appello imperioso gli giunge dal 
Ticino; ancora una volta Galeazzo ha bisogno di lui; biso- 
gno de' suoi consigli per tentare colla Chiesa ostile un riav- 
vicinamentOy per riacquistare la benevolenza dell'imperatore, 
che minaccia di fare almeno una volta sul serio; bisogno 
della sua presenza per rendere più orrevoli gli sponsali di 
Violante. Il poeta sospira... e parte per Pavia (2). 

Egli aveva lasciato Padova il 25 maggio ; cinque giorni 
dopo, sull'ora dì terza, si trovava in Pavia (3). Era stanco, 
la vecchia ferita alla gamba, non mai sanata del tutto, inas- 
prita dal lungo cavalcare, gli doleva orribilmente. Ma non 
poteva riposarsi : le nozze di Violante si celebravano il 5 giu- 
gno! Non v'era dunque che il tempo necessario per correre 
a Milano. Ed eccolo qui tra il fragore delle feste nuziali, ob- 
bligato ad assistere a cerimonie interminabili, a presenziare 
non meno interminabili conviti! Il gran pranzo, che ebbe 
luogo dopo lo sposalizio, contò diciotto portate, ciascuna di 
cinquanta piatti, e per soprassello duplicata : sedici di carne, 
sedici di pesci, più due di cacio e di frutta: in tutto trenta- 
quattro portate, accompagnate da diciotto diversi doni pei 
convitati. Chi sa a che cosa avrà pensato messer Francesco, 
mentre tutta questa pantagruelica imbandigione gli sfilava 
sotto gli occhi? È vero che a mensa ei sedette, oggetto 
d'alta riverenza, tra lo sposo, Leonello, duca di Clarenza, ed 
il Conte di Savoia... (4). Non appena il potè, abbandonò 
a furia Milano, e si ricondusse affranto a Pavia, smanioso 
.soltanto di rivedere al più presto le placide mura antenoree. 

(i) Cfr. Epistolario di C, Salutati, lib. II, ep. IV, voJ. I, p. 61 sg. 
(a) Vcd. Zardo, op. cit, p. 77. 

(3) Tanto ci dice egli stesso nell'ep. a Francesco Bruni, che è la 
seconda del lib. XI delle Senili. Cfr. Lettere senili di F, P., voi. II, p. 141. 

(4) Ved. per la descrizione del convito nuziale, Giulini, op. cit., 
voi. V, p. 512 sg., che riassume la lunghissima relazione contemporanea, 
riferita nelle sue Storie dal Corio e ripubblicata poi dal Foucard. 



5© FRANCESCO NOVATI 

Ma egli aveva fatto i conti senza la sua tibia e senza la 
guerra. La prima lo costringe a rimanere per giorni parecchi 
nel letto; la seconda pare volergli giocare un tiro anche 
peggiore: forzarlo cioè, colla mancanza di mezzi di trasporto, 
a prolungare indefinitamente il suo soggiorno a Pavia. Mentre 
il povero poeta studia inquieto una via di scampo, impiega 
gli ozi forzati nella corrispondenza cogli amici. E a Giovanni 
da Mandello, che da tempo gli aveva scritto chiedendogli 
sue nuove, invia il 6 di luglio V epistola, che per la prima 
volta ora vede la luce, dopo circa sei secoli d'oblio (i): 

Assai tardi per vero, ottimo amico, giunge la mia risposta alla 
lettera che mi dirigeste ; ma la carità vostra non ascriva ciò a di- 
menticanza ovvero a pigrizia, sibbene all'infermità mia. La tibia 
sinistra, mia vecchia nemica (2), in questi giorni mi ha dato molto 
da fare; mi forzò anzi a restare nel letto, dal quale appena adesso 
riesco, ancor tutto tremebondo, ad uscire. E quantunque di siffatte 
cose talvolta, com'è proprio degli uomini, io provi dolore ed indi- 
gnazione, nondimeno ripensando il tutto, ritengo che e questo 
guaio e quant'altri mi affliggono, siano un dono del cielo, inteso 
a farmi accorto della mia condizione e a raffrenare l'animo va- 
gante, il quale; mirabile adirsi!; mentre niuna cosa stima migliore 



(i) Si rinviene anch'essa nel ms. bergamasco, che ci conservò 
l'epistola al Bussolari. Ne rechiamo il testo, che è pur troppo assai 
scorretto, in Appendice, Doc. IL La lettera nel codice porta quest' in- 
dirizzo: * Epistola eiusdem (cioè del Petrarca) ad dominum lohano- 
" lum mondellum „. Chi, veggendo così modificati e guasti il nome 
ed il cognome del da Mandello, dubitasse dell'autenticità della lettera 
stessa cadrebbe però in inganno. Certo ^ mondellum „ è un errore di 
menante; ma nulla era più agevole che il confondere i " Mandelli « ed 
i * Mondelli f, ; e difatti d'una simile confusione il Giulini, op. cit., voi. V, 
p. 750, muove rimprovero al Latuada. Questo per il cognome. In quanto 
al nome si avverta che l'amico del Petrarca era dagli intimi e dai con- 
giunti detto per vezzo Giovannolo; ed il diminutivo ricorre persino 
nella lettera di Bernabò del 1364, che già ci accadde di rammentare : 
* Volentes gratiam facere Ioanolo de Mandello, etc. ^. 

(2) Si ricordi la caduta da cavallo da lui fatta, fuggendo da Parma 
la notte del 23 febbraio 1344; e la ferita alla tibia che ne fu la conse* 
guenza. Non era noto, credo, prima d'ora che la gamba rimasta offesa 
fosse la sinistra. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 51 

della quiete, e dì questa fin dagli anni giovanili è andato in traccia, 
adesso pure più e più si ravvolge ne' travagli, e quanto in prin- 
cipio condanna, in pratica riconosce ed accetta; tanta è l'incostanza 
delle cose nostre, tanta la fluttuazione e la mutabilità dei consigli, 
forse perchè si adempia il motto dell'afflitto vegliardo: essere 
l'uomo nato al travaglio. E che veramente a ciò egli nato sia, niun 
dubbio, quantunque, sforzandosi a camminare in opposta direzione, 
ed aspirando vanamente alla pace, quaggiù, dove non e' è modo 
di raggiungerla, esso con ardor sempre vivo ne vada in cerca. 
Anche adesso non come soglio, né come bramerei, vi scrivo, bensì 
come posso. Non ancora difatti ho ricuperata la salute; perocché, 
sebbene abborrendo dallo strepito, dal tumulto e dalla molteplice 
confusione, io abbia, abbandonando or sono tre giorni la capitalci 
riparato qui, quasi in un porto, al sicuro dalle procelle; pure quella 
mia piaga col cavalcare s' è inciprignita, sicché quanto allora fu 
fonte di diletto, esperimento in oggi cagione di danno. Così del 
resto awien sempre: le cose che ci affliggono giovano, quelle che 
ricreano tornano nocive. Quel canale invero, che a trasportare uo- 
mini e merci da Milano a Pavia è stato con ingente fatica di ma- 
nuale opera scavato, mi avrebbe forse da siffatto incomodo libe- 
rato, se non fosse da tener presente la filosofica sentenza che tutto 
quanto è violento non dura. Grazie ad ogni modo sieno rese ai 
nostri fiumi, il Po ed il Ticino; o, per dir meglio, a Colui che con 
una parola trasse dal nulla i fiumi e i man e il cielo e la terra e 
tutto quanto in essa si racchiude, me compreso, umilissima ed ab- 
bietta particella della sua opera creatrice, ansioso e laborioso ani- 
male; perché coll'aiuto e la guida sua, tra breve quei due fiumi 
ossequiosi mi trasporteranno, senza dover ricorrere all'aiuto ed 
alla molestia insieme d'una cavalcatura, a Venezia, onde sono testé 
venuto, e dove, seguendo la corrente, sono per fare ritorno, non 
senza aver nel frattempo salutato l' imperatore, ove egli non abbia 
trasferiti gli accampamenti suoi lungi 'dalla riva del Po. Per sua 
concessione io venni costà e per suo comando io riedo, non senza, 
all'andata ed al ritorno, aver avuti consenziènti questi lombardi 
signori, il che voglio che voi sappiate, perchè in nessuna sua 
parte vi rimanga ignoto lo stato dell'amico, il quale non sta, ma 
è portato via più veloce del vento. Questo solo né la fretta né la 
malattia m'impediranno di fare: d'esprimervi cioè la mia compia- 
cenza per le vostre condizioni e per la libertà dell' animo vostro, 
end' io mi rallegro assai più che se vi scorgessi in capo rutilare 
un diadema e rifulgere nella destra uno scettro. Queste sono cose 
labili e caduche, quello è un bene stabile e duraturo. Davvero che 



52 FRANCESCO NOVATI 

io giudico il vostro esilio, accompagnato da siffatta fermezza 
d'animo, non già misero, ma felice, giocondo, degno d' invidia. Mai 
la patria avrebbe fatto di voi quell'uomo che siete divenuto, ov- 
vero quella vostra antica prosperità che nulla vi arrecò di buono 
giammai, che non fosser fatiche, occupazioni e gelosie; cose tutte 
che il cieco volgo suol annoverare tra i benil 

Quel che voi dite dell'amicizia è pur giusto. Sono le amicizie 
degli umani varie e di breve durata, quando non siano cementate 
da vincoli che si stringono in cielo: si ottengono a prezzo di grandi 
travagli, con facilità somma si perdono ; e, cosa gravissima, spesso 
si convertono in odio. Mentre durano poi (né so in qual maniera 
ciò accada) t'apportano più cruccio che diletto, più amarezza che 
dolcezza. L'amicizia di Dio invece è sempre dolce e grata e van- 
taggiosa, facile ad acquistare ed imperitura ; della qual cosa ; poiché 
é argomento di gran rilievo e disadatto alle mie spalle, anche se 
il tempo e la sanità mi abbondassero; avendo io già con altro 
amico largamente dissertato né oggi offrendomisi opportunità di 
aggiungere quello che allora omisi, stimo meglio tacere. Finirò 
dunque, rivolgendovi alcuni voti. Volesse Iddio, o amico^ che noi 
conoscessimo pienamente il mondo, di cui abbiamo incominciato 
ad indovinare la natura, e lo abbandonassimo innanzi che esso 
abbandoni noii Volesse Iddio che non facessimo maggiore asse- 
gnamento di quanto convenga sulle amicizie destinate a perire, e 
dopo averle coltivate con buona e pura fede, sebbene eccessiva e 
biasimevole (nella qual cosa forse abbiamo entrambi qualche volta 
peccato), ci fosse per divino aiuto concesso di consolarci finalmente 
nell'amore di Dio e fruirne in eterno! Piacesse per ultimo al cielo, 
ciò che m'avete augurato nelle lettere vostre, che dopo questo 
esilio, non vostro soltanto, ma da noi tutti condiviso, che in questa 
morte che si dice vita ci troviamo trattenuti dai lacci e dalla pri- 
gione del corpo, ci vedessimo alla fine liberi nella patria e nella 
terra dei viventi! 

Siate felice, o esule immerito ed egregio. 

Pavia, li 6 luglio. 

Il fratel vostro, se è qualcosa, 

F. P. 

Come mai, chiederà forse adesso qualcuno, questa lunga 
ed importante epistola, così spiccatamente improntata al 
conio petrarchesco, non ha trovato il luogo che le spettava 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 



fra le Senili accanto a quella del 21 luglio (XI, 11), indiriz- 
zata a Francesco Bruni, che ne è il naturai complemento, 
giacché il poeta vi espone, colla festività garbata che gli è 
consueta, il viaggio sul Po, a cui nella precedente lettera 
afferma d'accingersi? (i). Varie cause possono aver provo- 
cata codesta esclusione. Intanto è tutt'altro che improbabile 
che il poeta non avesse serbato copia della lettera, scritta, 
come egli stesso dichiara, in gran fretta da Pavia. E può 
darsi anche che appunto a cagione della rapidità con cui 
era stata dettata, l'epistola sembrasse troppo incolta e ne- 
gletta al delicato scrittore, per esser stimata degna d'entrare 
nella schiera dell'altre sue. È ad ogni modo una ventura per 
noi che il codice bergamasco l'abbia conservata, giacché non 
solo essa viene a compiere bellamente la narrazione dell'ul- 
timo viaggio che il poeta facesse a Pavia, ma ci dà notizia 
d'un probabile abboccamento suo con Carlo IV, del quale 
ni un altro fonte ci parla (2). Infine essa getta uno sprazzo di 
luce, alquanto malinconico, a ver dire, sulla vecchiaia del 
da Mandeilo, di cui dopo il 1364 i documenti milanesi tac- 
ciono del tutto. Ora possiamo renderci ragione di questo 
silenzio: il valentuomo aveva dovuto abbandonare Milano, 
essendo caduto in disgrazia dei . suoi signori e congiunti. 
Un cortigiano si sarebbe disperato; egli filosofava sulla sua 
sorte, e si guadagnava gli elogi del Petrarca. 



(i) Cfr. Leti, Sin., voi. II, p. 141. 

(a) Sui precedenti colloqui avuti dal poeta col sovrano ved. Za- 
NUTTO, Carlo IV di Lussemburgo e F, P. a Udine nel ij6S, Udine, 1904. 



54 FRANCESCO MOVATI 



VI. 



Le relazioni del Petrarca con Gian Galeazzo — Lo conobbe certo fan- 
ciuUo — L'episodio di Pavia — Lettera che gli avrebbe scrìtta più 
tardi: Clara Vietcomitum prog€HÌ$s — Se ne dimostra Tapocrìfità 
— La divisa del conte di Virtù immaginata dal Petrarca ^ Testi- 
monianze del Decembrì — - L'ombra del Petrarca e Francesco Van- 
nozzo — [Canzone di costui; versi dell'Allegretti sullo stesso ar- 
gomento] — Conclusione. 



Fu questa l'ultima volta» dicevamo, che il Petrarca vide 
Pavia ed i Visconti. Com'è noto, due anni appresso egli 
tentò lo sforzo supremo, a cui tutt' Italia invitavalo, di re- 
carsi a Roma a visitare Urbano V. Ma la sincope che lo 
colse a Ferrara e lo lasciò per trent'ore inanimato, soprag- 
giunse opportuna a convincerlo che era oramai tempo di 
deporre il pensiero d'ogni altro viaggio che non fosse 
l'estremo (i). 

Qui dunque dovrebbero adesso aver fine queste nostre 
brevi spigolature, le quali solo hanno virtù di mostrare come 
tutta quanta la biografia dell'autore del Canzoniere debba 
oggimai esser sui fonti con nuovo e più largo indirizzo ri- 
fatta e vagliata, ove ci si voglia francar del tutto da certi 
vecchi errori e pregiudizi che, tradizionalmente ripetuti, hanno 
finito per acquistar faccia di verità. Ma non ci parrebbe 
.giusto di smettere, senza esserci prima domandati se col 
maggiore di tutti que' principi che scesero dal vecchio ceppo 
vicecomitale d'Angera, con Gian Galeazzo Visconti, il poeta 
nostro non abbia proprio avuto verun intimo rapporto. Vero 
è bene che il futuro duca di Milano, il conte di Virtù, era pur 
sempre un fanciullo quando il Petrarca usava alla córte pa- 
vese; sicché poco più che un sorriso e un'infantile carezza 

(x) Ved. Zardo, op. dt., p. 98 sgg. 



IL PETRARCA KD I VISCONTI 55 

potrebbe egli avere offerto al venerato consigliere paterno (i). 
Tuttavia quando il Petrarca si trattenne per Tultima volta 
in Pavia, Gian Galeazzo aveva diciassette anni; età che è 
suscettibile di forti impressioni e di risoluzioni generose. Se 
noi dovessimo prestar fede ad una famigliuola di manoscritti 
che, sebbene sparsi oggi, chi qua e chi là, per il mondo, 
sono stati copiati a Milano nel primo trentennio del sec. XV 
dal medesimo esemplare, il zibaldoncino d'un ignoto uma- 
nista ambrosiano, ci verrebbe fatto d'asserire che a Gian Ga- 
leazzo non mancò il prudente ed efficace consiglio del vec- 
chio poeta. Infatti essi contengono tutti un'epistola latina 
che porta in fronte le lusinghiere parole : Epistola missa do- 
mino Corniti Virtutum per dominum Franciscum Petrarcam, 
Ma, ahimè! non appena ci avvenga di scorrere le prime 
linee di quello scritto, ogni illusione deve scomparire dinanzi 
alla desolante realtà. L'autore, uomo pieno di buone inten- 
zioni e di nobili propositi, non ha davvero al suo servizio 
la penna di mésser Francesco. Egli adopera un linguaggio 
enfatico, oscuro, spesso scorretto, per esortare il principe a 
compiere grandi cose, ad abbandonare la vita solitaria e ri- 
tirata che ama soverchiamente, ad emulare i suoi avi nel 
procacciar la felicità dei popoli che ubbidiscono alle sue 
leggi. Bei sentimenti, non c'è che dire; non nuovi, ma sem- 
pre lodevoli. Pur troppo sono espressi in una forma che 
toglie loro ogni pregio I (2). 

Ma se il Petrarca non ha certo mandato de' savi pre- 
cetti al duca futuro, gli fu tuttavia forse cortese d'un dono 
ben più gradito. È notissima a tutti i cultori della storia 
lombarda la predilezione che il conte di Virtù addimostrò 
sempre per quella divisa sua che recava nel radiante una 

(i) È notissimo l'episodio narrato da Gerolamo Squarciafico sulla 
fede dì G. Brivio. A Pavia, in mezzo ad eletta e numerosissima adu- 
nanza, Gian Galeazzo, fanciullo, stimolato dal padre ad additargli il più 
sapiente tra i presenti, si sarebbe tosto rivolto al Petrarca: Vita Fr. 
Peir,, in Opera, ed. di Basilea, alla fine del to. I. 

(a) In grazia del gran nome assegnatole riproduciamo questa let- 
tera in Appendice, Dee. IV; l'influsso del Petrarca vi si avverte del 
resto evidente in più d'un luogo, come diciamo nella nota illustrativa. 



Y 



56 FRANCESCO MOVATI 

tortora biancai col motto A bon droU. Ora di quest'inse- 
gna, che si è voluto gli derivasse dalla prima consorte 
Isabella, reale propaggine della casa di Francia, P. C. Decem- 
bri in un passo fin qui non allegato d'una sua lettera a 
Filippo Maria Visconti (dicembre 1430), dice espressamente 
inventore il Petrarca. * Francesco Petrarca; egli scrive 
'' inviando al signor suo la descrizione d'una nuova insegna 
^ ch'egli aveva elucubrata per lui; essendo già avanzato 
'' negli anni, con diligente studio e solerzia, per il tuo pre- 
^ clarissimo genitore, allor giovinetto, quelle sideree insegne, 
^ delle quali ed egli e tu stesso foste soliti felicemente ser- 
^ virvi in campo, escogitò e produsse: ei vi collocò la 
^ tortora col breve mòtto: à bon droit in mezzo al rag- 
^ giante ^ (i). 

L'affermazione del Decembrì, ch'egli ripeterà più tardi 
(1447), sebbene più riservatamente, nella Vita di Filippo 
Maria Visconti (2), è dessa degna di fede? In realtà ei 
può averla attinta da ottimi fonti; forse da suo padre, Uberto, 



(i) " Franciscus Petrarcha vir scientia et eloquentia et, quod hia 
" longe precipuum est, moribus ac virtute prefulgens, nonne in aula 
**^ tue celsitudinis inductus magnanimi principis avi tui Galeaz preconiis 
'' et Consilio notior factus est omnibus?... Franciscus.- cum senior ef- 

* fectus esset, preciarissimo iam tum adolescenti genitori tuo insignia 
^ illa siderea, quibus et ipse ac tu iampridem felicissime in preliis usi 
'' estis, diligenti studio et solertia commentus est... turturem cum brevi 

* notula à bon droit radiantis solis in medio composuit j,. P. C. DecembrIi 
M eundem principem [Philippum MariamJ super requisita vexilli imagtne 
in cod. dell'Università di Bologna 2387, e. 103'. 

(a) ' Vexillo primum gentili ac bipartito aquilarum viperarumque 
" discrimine, deinde paterno usus est [Phiiippus Maria], quod a Francisco 
'^ Petrarca editum plerique prodidere; hoc in proeliis uti consuevit, 
" turturis figuram praeferente in solis j ubare «. Decembrì, Vita Phil. M. 
Vtcecom. in Muratori, R, I, S., to. XX, e. 996. 

Di quest'origine assegnata alla celebre divisa, che è stata anche 
recentemente oggetto, per quanto riguarda tempi posteriori, di accurate 
ricerche (ved. L. Beltrami, Divizia Vicecomitorum (sic), Nozze Visconti- 
Erba, Milano, Allegretti, 1900; Ioh. Graus, 5. Maria im Aehrenkleid und 
die Madonna cum cohaaono vom Mailaender Dom in Kirchenschmuck, 
Graz, 1904, e varie note dell'operoso dott. D. Sant'Ambrogio), niun stu* 
dioso di storia artistica lombarda ha mostrato sin qui di tener conto. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 57 

letterato non ignobile e fìdissimo servitore di casa Visconti, 
che certo aveva veduto il Petrarca a Milano, a Pavia, e 
mantenuto rapporti con lui. 

A rinforzare la nostra persuasione che petrarchesca sia 
d'origine la divisa cara a Gian Galeazzo, e forse più ancora 
al suo malinconico ed ultimo erede, varrà un'altra conside- 
razione. Tra le poesie di Francesco Vannozzo che ci son 
pervenute in un ben conosciuto manoscritto padovano, havvi 
una canzone la quale è intitolata " Canzone morale fatta per 
' la divisa del Conte di Virtù ,; (i). Il poeta assume in essa 
l'ufficio gravissimo di far noti al mondo i riposti e profondi 
significati allegorici che l'insegna viscontea racchiude; ma, 
siccome egli sarebbe incapace d* assurgere tant'alto, così, 
mentre sta 

pascolando la mente al dolce prato 
dove la biscia vertudiosa regna, 
che tuttora se ingegna 
de non donar veneno a chi noi brama; 

vede drìzzarglisi dinanzi un'ombra, 

un'anima gentil, de gloria degna, 

qual avia per insegna 

corona in capo suo de laurea rama. 



(i) La canzone è stata per verità data alle stampe fin dal i8^ 
per opera del Tommaseo; ma questi fece tale strazio del vecchio testo 
da renderlo quasi incomprensibile, tagliando, sopprimendo e mutando 
a caprìccio ciò che non gli piaceva o non intendeva. Ved. A. Medin, 
iMtirat, poti, viscontea in Arch, stor. iomò,, XII, 1885, p. 571. Per que- 
sta considerazione ed anche perchè quasi nessuno prima d'ora l'ha 
studiata dawicino (solo rapidamente ne toccò il Medin nell'altro suo 
lavoro già citato, edito in Arch., XVIII, 1891. p. 761 sgg.), così sti- 
ngiamo far cosa grata ai cultori della nostra letteratura, ripubblicandola 
integralmente e fedelmente di sul cod. Padovano: Appendice, Doc. V. 
Alla canzone del Vannozzo facciamo poi seguire, come opportuno com- 
plemento, un carme latino sullo stesso soggetto indirizzato a Gian Ga- 
leazzo dal noto poeta forlivese e panegirista visconteo del sec. XIV, 
maestro Iacopo Allegretti (Doc. VI). 



58 FRANCESCO NOVATI 

Che credereste ? Egli è proprio il Petrarca, tornato per 
brev'ora in terra, quant' occorre per insegnar al Vannozzo 
appunto tutto ciò ch'egli ignora intorno al sublime mistero 
nascosto 

nel sole e Tazur fino ' 

che tengono in sua branca 

quella occelletta bianca 

qual à bon droit nel dolce becco tiene*... 

Povero messer Francesco 1 Cosi egli al quale Domeneddio 
aveva dato, come l'udiam confessare (i), un'indole tutta 
pace, e perchè tutti la conoscessero gliel'aveva stampata vi- 
sibilmente sul viso, s'è trovato ad apprestar la divisa belli- 
cosa a quel principe il cui buon diritto non consistè che nella 
violenza con cui la sconfinata sua ambizione sconvolse per 
più lustri tutta quanta l'Italia. 



Francesco No vati. 



(i) Sin,, lib. XI, ep. II. 



n. PETRARCA ED I VISCONTI 59 



APPENDICE 



DOCUMENTO PRIMO. 

Lettera di Francesco Petrarca a Frate Jacopo Bussolari da 
Pavia in nome di Bernabò Visconti signor di Milano (i). 

Fratrì Jacobo busularìo papiensi. 

Tuorum fama consiliorum atque actuum naturali celeritate 
uolatilis ad nos uenit, miris quibusdam et ìnsolitis atque hac- 
tenus inauditìs implens cuncta rumoribus. Ut enim cetera silea- 
5 mus, quorum historia longa est, quis hominum est qui illud 
inhumanum consilium non miret ac stupeat, quod senes, pueros 
ac mulieres ac debiles, postremo quemque alieni auxilii ma- 
xime indigentem urbe pepuleris? Ne quid uero miserie ci- 
uibus tuis desity exilio iungis inopiam quosque in tuam protec- 

10 tionem quasi de celesti ope certus assumpseras, quorumque et 
libertatis ducem professus fueris ac patronum, eos nunc a pro- 
prìis laribus impudenter exturbans, cogis in alienis urbibus men- 
dicantes turpi uictu tristem uitam et infelicem spiritum trahere, 
quibus in patria saltem mori, certe, nisi fallimur, aliqualiter fe- 

15 licius contigisset. Ergo hec sapientia, hec religio tua est, ut eius 
sexus et etatis homines prò quibus precipue uiri fortes arma 
capere et periculis se offerre consueuerunt, et quibus maxime 
misericordia debeatur, tu primus omnium eligeris, in quos in* 
exorabilem tuam ac preduram inclementiam exerceres? O breui 

ao mutata, imo detecta rerum facies et subito patefactum quam 

8. Cod. : nequid, 

a 

IX. Cod.: potronum — sopra exturbans in interlinea: f. depiliins, 

x8. misific ordia] Cod.: discordia. — Cod. in margine, di fronte ad 
dfuxcrab,, reca la postilla: snexorabiiss est ilU qui preciims'flecti nequit. 
aa Cod. : decreta — quam uanis] Cod.: quamuis. 

(i) Cod. della Comunale di Bergamo Gab, A Fila I, 20, sec. XV, 
«• 44'-45. 



6o FRANCESCO NOVATI 

uanis te titulis ac nominibus adornasti. Dixisti te uindicem H- 
bertatis, oppressor es; dixisti te ducem populi, proscriptor es; 
dixisti te patrem publicum, publicus hostis es; deuentusque de 
pastore lupus, de fraterculo humili superbissimus tiram norum, sic 

25 tibi commissum gregem, sic populum tuum regis. Addo quod 
cum ipsis, de quibus est dictum ciuibus, omnes paup eres Jesu 
Christiy qui in illa urbe piorum hominum, ut mos est, elemosinis 
et cotid^anis subsidiis uictitabant, menibus eiecisti; nec in me- 
moriam rediit te in ea urbe unde pauperes pellerentur esse non 

30 posse, nisi tui ipsius prorsus oblitus sis; quippe; Christi profes- 
sus paupertatem, diabolicas opes ac indignam te potentiam con- 
cupisti. Vitia(?) dissimula et quamuis tumentibus oculis ubi uidere 
non potes**** quoniam si uerum est quod se uiua ueritas in 
pauperìbus suis et suscipi et nutriri asseruit et uestiri, necesse 

35 est ut illis abeuntibus Christus aberit, quo cessante quibus 
bellum ducibus geretis cogitate. Sed de hoc ipse uideris qui 
consiliorum exitum pessimorum qualem decuit te, uidere ìam 
incipis et de proximis es uisurus. Illud ergo propter quod ad 
calamum uenimus exequamur. Inter cetera equidem uestre famis 

40 indicia illud uulgo non ultimo memoratur, quod omnes canes 
quos illa ciuitas habuit, que generosis canum stirpibus abun- 
dare solita est, quia pelli ut homines non poterant, interfici 
precepisti. Obsequiosum fidumque animai et sine homine uiuere 
nescium; o uel durities mira uel esuriesl; ubi pasci solet occi- 

45 ditur te iubente. Ita ciuitas ticinensis longobardorum quondam 
sedes augustissima et alendis etiam immensis apta exercitibus; 
copiosa agro, urbe et amena, Ticino Padoque proxima ; ad hunc 
statum consiliis tuis peruenit ut paucis canibus mucidi panis 
frusta non prestet. Quamobrem cum mediolanensis prouincia^ 

ai. Cod.: Indicem* 

23. deuentusque] Cod.: deueius (sic). 

ui 
28. Cod.: uiiabant, 

i 

32. Cod.: vui, che non sappiamo come sciogliere altrimenti. 

33. Cosi il cod., dove certo è stata dal menante omessa la seconda 
p arce del periodo. 

35. Cod. omette ut, 

36. Cod.: sede^ Ve finale espunto. 

45. Cod.: longumbardorum, 

46. Cod. omette sedes -^ etiam\ Cod. : et — Cod. omette apta. 

47. Cod. : argo; ameno; proximo. 

49. Cod. : frustra; ma IV fu espunto, poi spectet. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 6l 

50 quam tu tibi obpugnandam odio magis quam potentia delegisti, 
aucupii generibus uniuersis ac uenationis exuberet, a quibus 
nullius hactenus aut tuorum incursibus prohibemur nec prohiberi 
quidem possumus; uolumus non ut hostem, sed ut hominem te 
rogare quatenus aliquos ex dictis canibus prìus quam omnes 

55 intereanty nobis mittas, melius nobis numquam seruituros; quod 
si humano ore loqui possint, natura ipsa fatebitur; uel si ita 
sors tulerit, aprorum dentibus quam fame uel gladio perituros. 
Dat etc. 

Franciscus petrarcha prò domino Bernaboue 
Vicecomite Mediolani etc. domino generali. 

50. Cod. : ob pugnandum. — Cod. : diUexistù 

51. uniuersis è nostra aggiunta, il cod. recando qui la frase inin-- 
telligibile : aucupii gtner, aucupari ac uenationis exub, quibus, etc. In luogo 
di uenationis il copista aveva prima scritto uenationibuSj che cancellò. 

52. Dopo tuorum cod. dà tuis. 



DOCUMENTO SECONDO. 
ij6S 6 Luglio, Pavia, 

LsTTERA DI Francesco Petrarca a Giovannolo da Mandello (i).. 

Epistola eiusdem [domini Francisci] ad dominum Johanolum 
Mondellum. 

Sera equidem, amice optime, ad epistulam uestram res- 
ponsio mea est, quod non obliuioni nec pigritiei ascribat oro 
5 carìtas uestra, sed corporis egritudini. Tibia sinistra, uetus 
hostis mea, per hos me dies exercuit et in lectulo detinuit, unde 
uix adhuc tremebundus assurgo : de quo etsi interdum more ho- 
minum doleam atque indigner, tamen cuncta recogitans, credo 
et hoc et alia que me angunt ad exercitium mihi celitus data 
IO esse, ut mee me conditionis admoneant et animum uagum fre- 
nent; qui, mìrum dictul, cum quiete nil melius putet et in om- 

8. Cod. dopo credo dà quod che abbiamo tolto. 

f ^__ 

9. Cod.: excititiu; la sillaba ti espunta. 

II. Cod.: quid. 

(i) Cod. della Comunale di Bergamo, Gab, A, Fila I, ao, e. 34-24'» 



6a FRANCESCO NOVATI 

nibus illam querere a iuuentute decreuerit, nunc etiam tamen 
ultro se laborìbus implicat et quod in initìo damnat factis am- 
plectitur; tanta rerum nostrarum inconstantia est, tantaque fluc- 

15 tuatio uarietasque consilii; forte ut impleatur illud afflicti senis: 
ad laborem nasci hominem. Vere enim ad hoc nascitur, quam- 
uis in adversum nitens et quietem somnians.inanem hic, ubi mi- 
nime reperitur, quietem exardenter inquirat. Nunc quoque non 
ut soleo ncque ut cuperem scribo, sed ut possum; nondum 

ao nempe conualui; nam strepitum licet ac tumultum confusionem- 
que multiplicem perosus, maìore nudiustertius urbe dimissa, 
in hunc cupide quasi portum ex procellis commigrauerim, ulcus 
tamen meum illud equitando recruduit et quod delectabile tunc 
fuìt, nunc damnosum sentio. Sic enim et que retorquent pro- 

25 sunt et que mulcent ledunt. Riuus quidem ille conuectandis ho- 
minibus ac mercibus a Mediolano Papiam'manu ductus ingenti 
cum opificum labore, hoc me forsan incommodo liberasset, nisi 
philosophicum illud obstaret quod in eo (?) cernitur: nuUum uio- 
lentum esse perpetuum. Habeo autem gratiam amnibus nostris 

30 Pado ac Ticino, imo uero gratias illi qui et flumina nerbo creauit 
et maria et celum et terram et omnia que in eis sunt meque 
inter alia, humillimam atque abiectam sue particulam creationis, 
laborìosum anxiumque animai, quod eius ope ac ductu, dicto- 
rum amnium obsequiis, equi tedio deinceps ac succursu liber, 

35 mox Venetias unde nuper abii, secundo alueo reuersurus sum, 
salutato interim imperatore, nisi castra permouerit procul a Padi 
ripa. Ilio enim permittente ueni, ilio iubente redeo; hiis Ligurum 
dominisque utrumque probantibus; quod idcirco dixerim ne 
qua ex parte uobis lateat amici status, qui non stat, sed uento 

40 ocior ducitur. Unum hoc nec festinatio nec morbus impediat; 
statu enim uestro et libertate animi gratulor magis multo quam 

xa. Cod. : decreuit. 

20. Cod. dà que aggiunto a confus,, forse dì mano diversa. 

22. Cod.: cum migrau. 

23. Cod.: reiruduit 

28. Cod.: phisicum; e la sillaba si espunta dal copista. 
28-29. ^osì il cod., ma il passo è certo guasto. 
32. creationis] Cod.: creature, 

34. amnium] Cod.: animum, 

35. Cod. : reuersus. 

36. Cod.: promouerit, 

41. Cod. presenta una macchia dopo libertate, sicché animi è ag- 
giunta nostra. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 63 

si caput uestnim diademate rutilans, dexteram sceptro fulgidam 
uiderem. Illa enim lubrica et caduca, hoc firmum et stabile est 
bonum. Exilium sane uestrum cum hoc animo non modo mi- 

45 serum, sed felix et inuidiosum ac iocundum censeo. Nunquam 
talem uirum patria fecisset, aut prior uestra illa prosperìtas, 
que nichil uobis unquam boni attulit nisi laborem et occupatio- 
nem et inuidiam, que uulgus cecum inter bona numerat. Illud 
amicitie prorsus ita est ut dicitis. Amicitie hominum uarìe sunt 

50 breuesque, nisi nexus globi celestis accesserìt; diflìcillime que* 
runtur perdunturque facillime; quodque grauissimum est, sepe 
odio permutanttu* et dum durant nescio quomodo plus crudant 
quam delectent plusque aroarìtudinis fenint quam dulcedinis. 
Amicitia autem dei et dulcis et leta semper atque utilis et que- 

55 situ facilis et etema semper est; de quo, quoniam et maxima 
res est nec meis equa humerìsi etsi et tempus et sanitas ades- 
sent; et de hoc multa ad amicum alterum scripserim, omissis 
que implere nequeo in uota desinam. Utinam ergo,- amice, et 
mundum quem internoscere cepimus ad plenum nosse eumque 

60 deserere prìus quam ipse nos deseratl Utinam amici tiis perituris 
non plus fidere quam oportet atque illis bona et pura sed non 
nimia nec damnabili fide cultis; in quo aliquando fortasse er- 
rauimus; diuina iam tandem amicitia consolari atque in eter- 
num frui nobis ex alto datum siti Utinam denique quod uos 

65 uestrìs in literìs optastis, post exilium hoc, non uestrum modo 
sed comime omnium qui in hac morte que ulta dicitur corporei^ 
uinculis et carcere detinemur, relaxati demum nos m patria et 
in terra uiuentium uideamus! Valete feliciter, et immerite exul 
et egregie. Ticini, vi lulii. 

Frater uester si quid est. 

45. sed fu aggiunto poi in spazio lasciato bianco. 

56. Cod.: esto. 

57. Cod. omette de. — Cod. : omissisque. 

58. Cod. reca utinam aggiunto in rasura e, pare, da mano diversa. 
59b mundum] Cod.: nudum ^ Cod.: nosce. 

60. Cod.: utrum (?) corretto in utinam. 

61. Cod.: opportet aggiunto in rasura; poi bonas^ ma Vs fu espunto. 

63. Cod.: diuinam,,.. amicitiam. 

64. Cod. dà utinam in rasura. 

66. Cod.: hominum corretto in omnium, 

67. Cod.: detinemus. 

68. Cod.: imense cancellato e sostituito da immerite. 



64 



FRANCESCO NOVATI 



DOCUMENTO TERZO. 
US 9^ 

I 

Lettera di Ludovico re d'Ungheria di Gerusalemme e di Sicilia 
A Bernabò Visconti in favore di Pandolfo Malatesta (i). 

Epistola missa per regem Lodouicum regem Yenisalem et Sycilie 
domino Bemaboui in fauorem domini Pandulfi de Malatestis. 

In dubio satis diu maiestatis nostre animus stetit, uir ma- 
gnifice, si primum illì, de quo res agitur; Pandulfum de Mala- 
5 testis militem loquimur; quocunque ille terrarum tractu diuerterit, 
scriberemuSy an satis haberemus ad domesdcas amicabilesque 
litteras uestras iuxta copiosi illarum stili seriem respondisse. 
Sed ecce tandem deliberatione consulta utrunque facimus, debi- 
tumque nostrum amico parìter et deuoto persoluimus, scriben- 

IO tes illi quantum, si ita fuerit, ad tam obsceni furoris tentamenta 
conueniat; uobisque quantum iuuenilibus illecebris amicicie ius 
prestet. Non ignorabamus, egregie uir et amice carissime, quanta 
per uos et magnificum germanum uestrum Pandulfus ipse Go- 
mitate et beneficentia tractaretur, commissis illi rebus fortu- 

15 nisque uestris, ut scribitis, et precipue bellicis in quibus longe 

x-2. Così G O V; P reca invece: £^15/0^1 missa domino Barnaòoui 
Vicecomiti per Stefanum de Columpnft protonotarium domini pape occa- 
sione domini Pandulfi de Malatestis, 

4. G illum e dà quo in interlinea. 

7. O V nostraSn 

8. G ecce consulta tamen deliberai, 

10. O V illa G ripete due volte ad, 

11. O V quanto. 

13. G omette per e dà ac per */ — G ac. 
15. O V nostris. 

(i) Cod. Laurenziano Gadd. ReHq, xoi (ctr. Banoini, Bibliot, Leopold. 
Laurent. ^ Fiorentiae, MDCCXCII, to. II, e. 96-108), e. la'-ia' «b G.; cod. 
deU'Arch. Visconti di Modrone, e. 74-75' » V.; cod. della biblioteca 
D'Orsara in Torino, e. 19-20^ = O. Il testo, corrottissimo, è ristabilito 
coU'aiuto di G V O. Della lezione data dal cod. della Naz. di Parigi 
NoHV, Acq,, Fonds Lat 1152, e. 56-57', non ho potuto valermi. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 65 

plus quam in ceteris rebus negocii ac dominici status pendet. 
Et quia in hoc tam magnifìce impenso honore profuisse quo- 
dammodo patuit nomen uestrum, nos etiam aliquando, dum casus 
optaret, uicem rependere sperabamus; sed ncque nos latebat 

20 strenuitatem et mores eius, quorum testis erat fama et argu- 
mentum fecerat experientia; bene de maioribus meruisse. Ex 
quo non modicum admirari cogimur, ncque sine quodam animi 
stupore cadit in mentem quomodo uirum hunc sic facile breuis 
obscenaque libido peruerterit; utpote et qui nouisse potuit quan- 

25 tum preualere debeat amicitia uoluntati. Sed credula profecto 
suspitiosaque res est uoluptuosus amor et qui ipse sibi sepius 
uarias inanesque rerum fingat imagines; ideoque minus illi fides 
adhibenda est quo magis sibi persuadet aliquando fieri uoluisse 
quod nollet quoque minor fit, ut ad iuuenem iuuenis Scipio di- 

30 cebat, inter nos huius sermonis uerecundia, et nos ipsi testes 
sumus falsa nonnunquam prò ueris in talibus habuisse et sepe 
nos ipsos fefellisse, dum; quod negare non possumus; rectum 
animi iuditium iuuentus, rationem passio superabat. Nam quod 
ad remissum mulìeri anulum prò priore eius transmisso attinet, 

35 quis non uideat fieri hoc sine ulla illiciti conatus suspitione 
potuisse, ut quadam potius animi liberalitate repensare munus 
quam inhonestum exinde aliquid texere uir nobilis uideretur? 
Cuius certe innocentie signum satis esse potuit quod anulum 
ipsum, ficti per uos amoris insigne, quem secreto susceperat, 

40 palam in digito ferebat, quasi ipsa se innocentia ab omni su- 
spitione defenderet. At non erat in domo, sed erat sub domino 

16. O V omettono nòus e scrìvono negociis, 

17. G quod. 

18. G potuit, 

19. O V rispondere. 

20. G or. 

24. O V danno ptrutrtit ed omettono utpote-rerum. 

28. G omette aliquando. 

29. O uellet --fit] G sit. 

31. O V nunquam. 

32. O V possimus, 

34. G dà quod per prò — G V O priori. 

35. O V uidtnt. 

36. munus] O V nimis. 

38. G etiam per arte. 

39. G insignem. 

40. O V omettono 5^. 

41. G defenderit. — O V £m/ ed omettono sed. 



66 FRANCESCO NOVATI 

et iuuene et cupido, potentiam cuius nouerat; sciebat quam 
ueheroenter in illam amantis haberet affectus; quam impatienter 
per eum tolleranda esset breuissima quelibet tam illiciti conatus 

45 opera; si daretur, quam facile, quam seuere, quam crudeliter 
uìndicari posset hic error, ut beneficia taceamus, tam magnifice, 
tam copiose accepta, que apud probatos uiros maior abstinencie 
causa solent esse quam timor. Quod si bis omnibus attentis, ita 
ille penitus desipisset preter solitos mores, preter ante actam 

50 uitam, nostra certe uobiscum foret opinio nusquam in illum per 
uos satis grauiter seuirì potuisse. Et quia in hoc illa nobilis 
et milìtaris nostra religio non mediocriter offensa uideretur, 
cuius ipse gestat insignia, nos etiam condigna adiecta in illum 
uerecundia irasci debuisse fatebimur. lam uero sub domino et 

55 quem unum offensio tangebat et coram tam numerosis testibus 
aduocatis, quis non stupeat huius sic ex improuiso sceleris su- 
spicione perculsus? que hic innocentia non palleat? quis omni 
ex parte mundus non tremiscat? quis non quasi cui pam fate- 
retur penitus obmutescat? Solet quippe (ut sepe probatum est) 

60 deprehensa nonnunquam innocentia signa nocentis ostendere. 
Ideo ncque illis facile crèdendum est ncque leuiter suspicandum. 
Prouocatur in medium iuuenis, aspera satis primum fictione ten- 
tatus et que ferreas etiam mentes emolliat, et coram tantis ad 
iudicium, quasi in ipso scelere deprehensus, adducitur; quasi; ut 

65 cum uestra pace dixerimus; potius odii quereretur occasio quam 

42. G omette et dopo domino — O V eius, 

43. O V quoniam, 

44. O tolUnda. 

48. O V omettono ita, 

50. O V nostram, G omette ctrte e dà noòiscum, 

51. G seuire, 

52. G quod — O V danno di nuovo itla dopo miUtaris G uestra, 

53. G abiecta O illa, 

55. O V offensa — numerosisl G uniuersis, 

56. G in exprouiso 

57. O V protu/istis (sic) — O V placeat, omettono omni — quis. 

58. G fateatur, 

59. OV uf] et — G dopo quippe dava nonnunquam che fu cancellato» 

60. O V uotentis. 

61. G O V dopo illis danno neque^ cancellato in G. 
6a. O V omettono in. 

63. O V tantum, 

64. O V abducitur. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 6^ 

correctio delieti. At quanto urbanius magnum ille romane uirtutis 
specimen, Scipio I Licet enim uobiscum prìorum illustrìum exem- 
pla repetere. Nam cum in Sophonisbam, uxorero capti Syphacis 
et Asdrubalis filiam, Masinissam Numidie regem ardere cupi- 

70 dius quam regie moderationi conueniret, forma insignis et etas 
florentissima, nobilitas et eloquentia captiue supplicis faceret; 
ncque hanc uelut in partem prede recipere propter inchoatam 
nuperrìrae cum populo Romano amiciciam et comparatam cum 
Lelio et romana uirtute uictoriam male sibi meritus uideretur; 

75 adductum tunc in secretum Masinissam benigno sermone horta- 
tus est, ut ab amore captiue desisteret ipsamque cum regno et 
quidquid usquam regni esset cum deuicto Syphace predam esse 
populi Romani permitteret. Sed et aliquanto humanius Pisistra- 
tus Atheniensium tiramnus; cuius cum filiam uirginem adolescens 

80 quidam, amore nimio incensus, in publico obuiam sibi factam 
osculatus esset atque de ilio sumendum esse capitale supplidum 
uzor hortaretur, scimus quam humano sermone ille responderit. 
Nam, ita inquit, si eos qui nos amant interficiemus, quid hiis 
fademus quibus odio sumus? Comparemus nunc osculum in 

85 publico datum, in e£frenatissimi amoris signum, anulo, qui fere- 
batur in digito; comparemus filiam amasie, uirginem concubine: 
uìdebimus certe quam pene incomparabiliter utrinque inter se 
distet offensio. Non ira accensus est; non insultauit in reum ; 
sed ofifensus aduocati partem cepit et capitali morte dignissi- 

90 mum iuuenem tam memorabili quam benigno responso defendit; 
famosissimum certe posteris humanitatis exemplar. Hec ita do- 

66. G corrtptio — O V httmane, 

67. G O V noòtscum. 

68. O exclam, V exeUtm, O V repeieret e omettono cum, 

69. O V Masutismam — numido — ardore cupidinis, 

70. G ngts — G omette ei davanti a eias. 
73. G comparationem, 

75. O V tamen e omettono Masinissam. 

77. O V usque, 

78. O V oniettono et dopo sed — G Phiiistratus, O V Pkistraius 

79. G omette cum, O V oniettono uirginem, 
8a G omette siòi. 

82. G ii/e serm. — O V responderet. 
84. O V obstaculum — G omette in, 
Qrj, G omette cerU — O V utrumque. 
88. G ita. 

90. O memoriali^ V memorali. 

91. O V certe poster e — O V itaque. 



68 FRANCESCO NOVATI 

mestice atque amìcabiliter scribimus, uir magnifice, satis multa 
omittentes que, ueris se plus falsa remiscens, ad aures no 
stras uulgata satis hactenus fama produxit, ut si fieri possit; 

95 fieri enim debet; procul pellantur e medio pectoris uestrì con- 
cepta forsitan odia; sopiantur ire abolitisque furoribus prìor 
reintegretur amicitia, quod certe suadere bis litterìs minime per- 
suadere conaremur nisi pertinere id maxime ad decorem uestri 
nominis crederemus: ne forte in illam Micipse uideamur inci- 

loo disse sententiam: quoniam in omni certamine qui opulentior 
est, etiam si accipit iniuriam, tamen quia plus potest, facere 
uidetur. Date etc. 

92. O V aggiunguno benigne dupo dom. 

93. O V remittens — produxit, 

94. ut] O V ac. 

96. G sopiatur ira — G O V prioriòus, 

97. G quod etiam persuadet ac pers, 

99. O nuncipisse, V nuncipse, O V uideamus, Cfr. Sallust., lugurth,, X. 
IDI. O V qui G quod, 
102, O V ometton date. 



DOCUMENTO QUARTO. 

ijj... ? 

Lettera apocrifa di Francesco Petrarca a Giangaleazzo conte 
DI Virtù (i). 

Epistola missa domino Gomiti Virtutum per dominum Franciscum 
Petrarcam. 

. Clara Vicecomitum progenies ex uirili hactenus semine 
orta, diuino siquidem ordine fatata, felicius quondam in Longo- 

i-a. Così A P ; O V : Epistola missa ad dominum,,. Comitem Virtù» 
tum etc, — 3. A uiri, ^ ^, A de mino (sic) — longum bardor. 

(i) Cod. della Naz. di Parigi, Nouv, Acq.^ Fonds Lat. 1152, e. 34''35 
ea P ; cod. dell'Ambrosiana di Milano H 2x1 inf., e. i8-i8' >= A ; cod. del- 
TArch. Visconti di Modrone, e. ^'-4/^ -= V; cod. delia bibl. del conte 
lyOrsara in Torino, e. 63'-64 = O. 

L'accenno che i^autore di quest'epistola fa all'esistenza d'un gran 
poeta, che solo in Italia potrebbe degnamente cantare le gesta di Gian 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 69 

5 bardonim populos sceptrum erexit et inaudito ipìrpque modo 
dominium exaltauit per quod affluebant undique bona; quod, 
o utinam modo miseri populi, ad tam f elida regna uel tempora 
uergentes, iterum experirentur! sed, o dei bonitas inefifabilis et 
gratia, nisi homìnum specie uulgi fluat opinio; ex hac nouissime 

IO superno applausu prodiit proles unica, singulis que prìscorum 
uìrtutes et commoda exemplis probitatis sit denuo suis gentibus 
allatura; hanc denique afflictorum caterue prestolantur et sibi 
presagiunt illam sìngulare esse solamen. O benigna salus, quan- 
tum laudis bis in oris meruit tue iuuentutis gloria et primoi dia 

15 adolescentie tue multorum curricula seculorum, pape!, iam me- 
rito peragrarunt. Tu enim a tramite quem ceperas si non ober- 
res, italicos fastus ampliabis et exultabit in te iusta Lombar- 
dorum conditio. Exurge itaque, uirtutum comes, accìngeque tibi 
robur noui athlete, et comitare uirtutes^a maiorum tuorum ue- 

20 nusta strenuitate audaciam protrahendo. Ecce quot urbes in 
circuitu tremunt afflictu uehementi et incole ingementes lace- 

5. O sceptros ma in margine corretto sceptrum, P euecxit^ AP dominum, 

6. A O effluebant. 

8. P experienUtr, 

9. A specie] O V spem. 

10. P prodiis. 

11. A comodi 

13. O P V presagunt. 

14. O P V horis, 

17. O P V exultabitur. 

18. O P V aitingequi, 

19. O P V none adlctht; O dà in interlinea la postilla : 1. militie : 
A eàm\\i^tere e omette uirl. 

20. A uenustate — O P V quod, 

ai. A a f /ietti — in coìte O tngemementes, 

Galeazzo, mentre da un lato concorre ad escludere che Io scrittore sia 
il Petrarca stesso, rende però dall'altro credibile che la lettera sia stata 
composta in tempo in cui il Petrarca ancora viveva. Viceversa poi è 
quasi impossibile ammettere che Galeazzo Visconti fosse ancor vivo 
quando l'anonimo rivolgeva al dì lui erede qnesta fervida esortazione 
ad abbandonare la' vita inerte e ritirata, di cui troppo pareva compia- 
cersi: ora Galeazzo sopravvisse di quattr'annì al poeta fiorentino. Di 
qui l'impossibilità in cui restiamo di nulla affermare intorno alla data 
precisa del presente documento, che malgrado la oscurità ed ammanie- 
ratezza dello stile, non può dirsi privo di valore per chi studi i primi 
anni del governo di Gian Galeazzo, sfìnge impenetrabile che riuscì ad 
ingannare tutti quanti, Bernabò compreso I 

5 



70 FRANCESCO NOVATI 

ratìs finibus disperguntur et manus hostiles suis conantur im- 
petibus inuadere tuas gentes inani spe et frustratis calcarìbus 
incitati, si tantum innate bonitatis animum excitaueris, in quem 

25 nedum uipere zelatores, uerum etiam alienigene sperant ar- 
denter. Eia, illustrìs et mitissime prìnceps, speme solitudinem, 
quam dicerìs amare et cogitationis inepte linque solatium; ap- 
prehende scutum defensìjonis in munimine tue plebis, que a te 
tanquam a Deo expectat escam quietis (i), et indue arma animad- 

30 uersionis contra hostes. Proh pudor, iam hiems transit, imber 
abìit, et flores tue iuuentutis apparuerunt, a quibus suauitate 
sua partes Italie refragrant; et tu adhuc in penetralibus manes 
et in delitiis latitas nec audis acclamantium uoces circum circa, 
qui patrìs tui sub fulmine tabefacti, in ortu tuo exultationis si- 

35 gna leuauerunt et sub te sternentur populi. Igitur appare ma- 
gnanimus et manifesta te zelantibus te, nec tardauerìs, ne nomen 
felicis fame tue quod euoiat usque quaque undique clarum, 
declinante iam die, si in luce soporaueris, enigrescat: quod erit 
utique in uituperio tui nominis labe perpetua memorandum. 

40 Habes namque magnam, si dissimulare non uoles, tibi necessi- 
tatem indictam probitatis, cum preteritorum exemplis clara tuo- 
rum predecessorum acta elucidentur modernorum, quibus gestas 
et opera et idem argumento (sic) ad futurorum prudentiam erudiris. 
Habes siquidem uirtutum ingens obligationis debitum persoluen- 

.45 dum, si tu te ipsum cernas, quoniam te pre ceteris fìliis hominum 
specie et forma uenustauit Altissimus et te in tenerrimis annis 
quotis adhuc matrum filios sinus tenent, uigore et scientia pre- 



33. P in anni A precibus. 
orj. A cogitationes. 

28. O P V innmunem (sic) A lasciò lacuna riempita da una seconda 
mano con munim, 

31. O P V aperueruni, 

32. O P reflagranU 

33» A O P V latitaris: ma in A ri fu espunto — O P V a clamane 
tium A éxclam. 

34. O P flumine, 

35. O P V leuauÉrit A serutìitur. 

36. O V omettono te dopo zelante 

42. O P V precessorum — O P V elucidenL 

46. A spini : Vm cancellato di seconda mano — P teneriuis. 



(i) Cfr. Petrarca, Cana., canz. XXIX, st. 6. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 



71 



dotauit. Fac ergo ne marcescat ignauia tue probitatis gloria te 
exue te a sordibus delitiarum. Fac obsecro quod uerbosonim 

50 ora ignominiose claudantur et arescant rubore labia eorum 
qui iam uiuacis glone tue preconia sepelire ceperunt; quod, 
heu I, si paululum demoraberis, perhorresco quin sempiterno si- 
lentìo turpiter recludetur acquisitionis tue recentis fame the- 
saurus; sicque tu tibi ipse damnande precipitationis irreparabìlis 

55 stirps eris. Ceterum dum stat currus ostro corruscans, dum bra- 
uium modo uincenti triumphalis glorie pollicetur, dum Italicorum 
mare tumultibus perundatur, qupd aura tue spirationis creditur 
tranquillari; ìngredere campum et audacem mentem tibi sume- de- 
pone iam pusillanimitatis ignaviam, et omnia in brachio tuo pacis 

60 pone sub modulamine, superura fauente suffragio et precaue ne 
hanc breuem et fluxibilem uitam, que longa ualet strenuitatis 
stabilitate decorari, per nimie uoluptatis desideria uituperose 
pertranseas. Verum quia habes hac tua etate uatem magnum 
qui gestorum tuorum, si quos dignos laudabilis memorie pera- 

65 geris, in posteros uocis sue modulo ualeat altisono deportare: 
hic si quondam illustria facta uirorura designat dulci cannine 
quanto sublimius tua preclara facinora, quorum adesse potest 
speculator et testis, decantabit? que ac si stilo ferreo in plumbeis 
laminibus scriberentur, sic unquam minime nullis perempta se- 

70 culìs memoria delebuntur. Age itaque, uir et comes gratiose, et 
uirtutum suscipias incrementum, per quod post mortem uiuas 
in eternum; quoniam si uirorum specimina contempleris qui 
mundo sustulerunt acquisitionis glorie labores et opera, uidebis 

48. O inania P innunia V inauia. 
51. Dodo tue A V aeeitineono laudis, 

53. O prò horresco P V prò horesto, 

54. A O P V quod — P omette ip^e. 

55. stirps] O P V trip^s — currus] O P V turrus P turus A turris. 
57. O pfrundantur A spir. tue. 

&)' ignauiam] O P V audnciam ^ tue. 

60. P precare. 

61. OflexiMem P V flexibilem k fluxib. alias ptribilem. 

62. nimie\ P niuie. 

64. A O P V pergeris. 

68. A si et — di plumbeis le quattro ultime lettere di seconda mano 
in rasura : O P V plunbus. 

69. P luminibus O V scriberetur — P siculis, 
^o. O delab. A namque com. uirtuose et grat. 
72. A O V contempneris. 



72 FRANCESCO NOVATI 

clarum ingensque tue progressionis exemplar. Sic clari3simus 

75 inclytusque ille Scipio affricanus post urbis incommoda inter 
populi romani obsidionem armatus, ad hostium predam Afiri- 
cam debellauit, et adeptus est patrie et nomini libertatem. Sic 
iustissimus et constans Fabricius rem publicam anheians seniare 
illibatam, regis Epirotarum pretiosa dona respuendo legatis 

80 illius inquit quod malebat habentibus aurum dominari quam 
aurum habere; propter quod incorruptibilis laudis uocabulum 
meruit sempiternum; quo adhuc fere prius sol ab occasu suo 
diuertetur quam Fabricius a sua constantia moueretur. Sic de» 
nique Evandrides cubilibus patris mollitiam qui colebat ad pa- 

85 tris ultionem grandi ter uires exanimauit; uiuax sicque dux post 
pusillanimitatis latebras eflfectus •♦•• bellorum labores et pe- 
remptorìe laudabiliter mundo vitam agere cepit. Sic, ne an- 
tiqua recolam que longa recitatione senescunt, tuo refer 
animo nona et te moueant que paulo ante a maiorìbus tuis 

90 sunt digesta. En dulcis amor tue mediolanensis patrie et 
tantonim conciuium diligenda fìdelitas; en zelus tue domus et 
stirpis te moueant, que tantos protulere uiros, quorum magni- 
ficas laudes si recitare non libet; quia uiue uocis articulo testi- 
moniis habes que fuerunt oracula adhuc occulta, teste fide mo- 

95 dernorum; fatear taraep non minorem Romani nominis gloriam 
consecutos. Sic postremo ergo tu te animabere et tua hec que 
iam obliuionis labe delentur, uitiorum rubis et sentibus suiSb- 
cantibus, reuiuiscere facito in exaltationis tue iubar et celeber- 
rime note famam dehinc enim a tuo seculo patrie et sanguini 

100 ad sidera felicissime reportabis. 

78. A auellens O aunellans: cosi esso come V omettono poi servare 

79. O V epiratorum, 
tìo. O V quia. 

82. O dopo sol dà ad occasum che fu espunto. 

84. Non ci è possibile indovinare di quale personaggio dell'antichità 
si celi il nome sotto questo mostruoso accozzo di sillabe. 

85. A P O V lunax. 

86. A P O V altipassos. 

87. O V omettono agere e dopo cepit danno sicut che abbiamo mu- 
tato in sic ne. 

88. Dopo senescunt A O V danno sed, 

89. O V moribus. 

92. O V omettono et stirpis. — 96. A O V consecutus. 
97- A O V debentur — tabuiis. — 98. A O V reminiscere. . 
99. A cum, — 100. A reca aggiunta di a.* m. la data: 1384. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 73 



DOCUMENTO QUINTO. 

Canzone di Francesco Vannozzó fatta per la divisa del Conxe 
DI Virtù (i). 

e. I. Cominza la canzon morale fatta per la diuisa del conte di uìrtù. 

Pascolando mia mente al dolce prato 
doue la bissa uertudiosa regna, 
che tuttora se ingegna 
4 de non donar ueneno a chi noi brama, 
Io mi rìuolsi e uiddimi da lato 
un'anima gentil, de gloria degna, 
qual aula per insegna 
8 corona in capo suo di laurea rama. 
Com' io conobbi V ombra di gran fama, 
ch'oggi nel bel poetar tra noy s'adora, 
tema non ebbi allora, 
12 ma con subito ardire 

Verso quel sire andar m' asicurai, 
Credendo! uiuo chom' i '1 uiddi mai. 

E non fuor più cha le zinochia basse 
i6 dinanzi a lui chinando '1 uiso a terra, 
come costui m' aferra 
dicendo: u surge, figliuol mio diletto. 
Che da quel di eh' ussisti de le fasse, 
ao amore in un le nostre uoglie serra, 
e da r occiosa guerra 
già mi leuasti con tanto profecto; 
Onde te prego non auer sospecto 
24 di me eh' a te uenir ora m' inchino, 
andiam per lo ziardino 
insieme rasonando 
E discancciando quinci ogni cordoglio: 
28 Ben udirai zio che parlar ti uoglio. 

(i^ Cod. della Biblioteca del Seminario vescovile di Padova n. 59, 
e. l'S'; cf. [N. Tommaseo] Rime di F, Vannozzó tratte da un cod. ined, 
dei stc. XV, nella Tipogr. del Seminario editrice, MDCCCXXV, p. 27*35. 



74 FRANCESCO NO VATI 

« Caro dilecto mio, l'inmenso amore 

eh' io portai sempre a quel che qui possiede, 
uenìr or mi conciede 
32 per indotarlo d' un celeste muno ; 
Nato di Galeazo mio signore, 
a chui le stelle e la natura diede 
settro, corona e siede 
36 di magnanimità sopra zaschuno; 

E perchè del suo seme è sol quest'uno, 
benigno e mite tra i corpi mortali, 
uoglio longarge Tali 
40 e chiarir gli ochi suoi, 

Per tal che poi, chiamato a l'altra uita, 
L'anima sua tra noy sia stabilita. 

« E tu, che tante uolte recreasti 
44 la uita mia nel studio solitaro, 
non m'esser ora auaro 
de poca lingua e de piciol uiagio. 
Gli pregi miei non son pegio che casti, 
48 ma degni e iusti e da uitii riparo; 
però diete esser caro 
de farte a tanto ben nouo messagio. 
Vedi eh' enfin del cielo in sto siluagio 
52 loco, noioso e lordo, io son uenuto; 
sì che, presto et astuto, 
quand'è il mio dir finito, 
Mouite ardito e corri infin da lui 
56 Tutto li conta e non far motf altrui. 

e. 2. « Tu dei saper eh' a zaschun homo nato 

el di che nasce è dato sua uentura, 
come la mia scrìptura 
60 nel mondo canta, et ay più uolte inteso (i). 
Né per alchun li puote esser uetato, 
se non che V un s' afretta e l'altro dura, 
o per la suo sciagura 
64 ha la noticia sua poco compreso. 



(1) Cfr. Canzoniere, Parte II, son. XXXV (262): 

Cosi nel mondo 
Sna ventura à ciascun dal dì che nasce. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI . 75 

E questo è quel che l' uom si chiama offeso 
dal ciel, quando è caduto enfra le reti; 
certo non son pianeti, 
68 non è fortuna acerba, 

Ma sua superba o lor cieca sochezza: 
Veder non soppe il fin de su' alegrezza. 

u E perchè teco non può dimorare 
73 mio spirto incorutibìl, puro e mondo, 
d uero io non t' ascondo, 
con breuità strengnendo 1 detto mio. 
Già ti conmisi e or ti uoi pregare 
76 che tu ramenti a quel signor iocondo 
come Dio gli è secondo 
e son deritti i cieli al suo disio; 
Pur che per negligenza o per oblio 
80 non chiuda gli ochi a suo bella ventura 
prima che uenga oscura; 
ond*io ti faccio acorto 
Ch*en suo conforto et anche in sua difesa 
84 A lui mostrarla ò fatto mia disesa. 

e a'. u Tu gli farai perfetta rimenbranza 

quando nel tempo de la prima uiUi 
staua tinta e smarrita 
88 la debil alma mia d' error ombrata, 
Che lui mi chiese la uera balanza 
e' oggi nel mondo fi poco agradita, 
dicendo: « ora m'aita 
92 e de prudenza indettame la strata n. 
A cui risposi per far consolata 
la tenerella e grave sua dimanda, 
che de rason ghirlanda 
96 tenesse sempre seco, 

Perchè nel ceco mondo qual è unito 
Con la ragion, quello è saggio e perito. 

« Donali alor quant'io potetti aiuto 
100 con dolce gielo et amoroso afetto, 
benché per indiretto 
fusse'l mio detto e con lingua deciso. 



^6 FRANCESCO NOVATI 

Ora te dico e il so desir compiuto 
104 certanamente senz'alchun difetto, 
pur che con l'intellecto 
si fermi e spechi in l' alta sua diuisa , 
La qual non d'altri che da Dio premisa 
108 fo sola in lui per suo magnificare; 
siche uogli ascoltare 
fin ch'io sto teco al prato; 
Poy consolato rimanrayte quiui 
112 E lui raconterai tra morti e uiui. 

e. 3. Per sua diuisa al tuo signor è dato 

un sol che rapresenta sua persona, 
in segno di corona 
116 tra gli altri e de uictoria trihonfante. 
Si come il sole fo da Dio creato, 
per cui si scerne il uespero da nona, 
e per cui uita sona 
lao negli uomeni, nei bruti e nele piante ; 
Cosi uoglio che sia forte e costante 
quel mio ben nato a zaschun dar aiuto, 
ponte, colonna e scuto 
124 en mare, en monti, en ualli. 

De soy uassalli, e [ancor] de strangierì, 
Donando uita a tutti uolontieri. 

« Mira gli raggi suoy che dan splendore 
128 tra meggi grandi, maggi e piccoli ni; 
questo uuol ch'endouini 
che del suo lume ogn' anima è uestita. 
De grado in grado el suo d' auro colore 
132 dimostra il frutto e non fiori né spini; 
e però lui s'inchini 
lassandol crudo a la matura uita. 
Cosi facendo uerrà calamita 
136 ueracemente, se in parlar non erro, 
non dico a trager ferro, 
ma de spicare il colore 



112. Cod«: conterai. 
1x8. Cod.: da la nona. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 77 

Per grande amore, a tutte humane gienti, 
140 Viuendo lieti e morendo contenti. 

e. 3^. Onde, figliuol, se questa particella 

ay ben compreso con sincera mente, 
manifesto e presente 

144 ben puoy ueder nel sol terza uirtute. 
Justitia prima per la luce bella 

dei raggi sol che tochan tutta gente, 
pili ponderatamente 

145 che mai con sesto, uergole stendute; 
Ancor Forteza e Temperanza mute 

non sono in lui, che per anticha usanza 

uedi sua temperanza; 
152 uedi suo gran potenza. 

Di che Prudenza, eh' è sua radicata, 
Al tuo signor non fu may denegata n. 

Possa tacendo un poco a lento passo 
156 zia per lo prato assay liuido e smorto; 
ond'io mi tenni morto, 
uedendol tale e con la lingua stancha. 
Tosto che lui mi uide andar si lasso, 
160 guardomi fiso e de mia tema accorto, 
credo per mio conforto 

encominzò: « la tortorella biancha ». 

Alor m'assicurai con mente francha, 
164 quando parlar udetti el gran Petrarcha, 
d' eloquentia.monarcha, 
che ruppe ogni timore. 
Quando de core a me dritto si uolse 
168 E religomme al luoco onde mi sciolse. 

« 

e. 4. « Per mio tacer tu non ti dei turbare, 

figliuol, diss'egli a me, né star smarrito, 
per fin ch'ai santo lito 
172 non t'ò guidato con mia nauicella. 

X53. Il copista aveva scritto potenza mutato in prudenza dalla mano 
d\m correttore. 

160. Cod. : guardandomi. 
164. Cod. .* pétracha. 
169^ Cod.: tacere. 



78 FRANCESCO NOVATI 

Lice di parte in parte a Tuoni posare; 

r una t' ò detto e [a] 1' altra ora t' inuito, 

dimostrandoti a dito 
176 zio che comprende Talba tortorella 
La qual con humeltà tanto s'ìnbella, 

a purità conzonta e castitate, 

che se con lui legate 
180 seran queste tre donne, 

Ferme colonne fieno a mantenere 
Al tuo signor magnanimo uolere. 

E perchè a questa parte anchor chiarezza 
184 ferma non ai, com' io te diedi altroue, 
la mia lingua si mone 
per consolarti a più lungo dittato. 
De Tucel dico, che per la bianchezza 
188 sopra di lui tuttora humilta pione, 
per la qual si promoue 
l'anime tutte al ciel nostro sacrato. 
Possa al suo nome castità è donato 
192 ' c'ogn'auro passa, ingemma e margarita: 
segue la terza, cita 
come pietra di fromba. 
Perchè a colomba quel ucel somiglia, 
196 Tien purità la tortorina figlia. 

<• 4^. Apri la luce ancora e poni mente 

al chiaro sol che non alberga in ualle, 
ma con soe dolce spalle 
aoo riposa e giace ne Tazurro cielo, 
Del cui color risorge a tutta gente 
tre zentilesche e lizadrette palle, 
che saglion come galle 
204 remprendo il mondo d' amoroso gielo. 
E perchè a te nulla diueto o cielo. 
Legalità è la prima, e poi Constanza, 
doue senza difanza 
208 uien T Onestà seguendo 

178. Cod. : pur itati, 

i8a. Cod. : signore* 

198. Cod. : sole, 

207. Cod. dà difanza per correzione. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 79 

Dì che includendo, se intender mi sai, 
La Liberalità qui trouerai ». 

A le parole sue credetti fine, 
2ia quando compiuta fo cotal proposta, 

se nno che sua risposta 

mi fé scredente d'un alzar di ciglia. 
Poi disse; » figlio, io son su le confine 
ai6 del detto mio; però meco t' acosta 

con la mente disposta 

e con memoria tuo ingegno sotiglia, 
Se uoy sentire un'altra marauiglia, 

qual si contene in la diuisa magna 

che nel rore si bagna 

di nostra fede santa, 
Doue si pianta come rosa o giglio 
L'ettemo padre, el spirto santo e'I figlio. 



e 5. « Si come uedi ymaginando prima 

un solo dio che ne gouerna e reggie, 
quella medesma leggie 
228 a lui dimostra sua diuisa sola. 
E come per ueduta e per istima 
de la suo gratia may fin non si leggie, 
ma per case e per teggie 
333 misericordia in infinito uola, 

Cossi costei ciaschun zelato insola, 
facendol tutto de suoy raggi pregno, 
e com' più r uom fa degno 
336 che suo lume gouerni, 

Più il biato scerni, el ragio e Tucellina, 
Come nel ciel la maestà diuina. 

M Atendi, figliuol mio, che l'ora passa 
240 né troppo lice che qui meco stanzi, 
e perchè tempo auanzi 
concludi al tuo signore una ragione. 



2x9. Cod. : aita, 

aarj. Cod. : mtdtsima, 

433. Cod.: in infin, miserie. 



8o FRANCESCO NOVATI 

Che la diuina gratìa in lui s*arbassa 
244 noi tenga a gabbo e non creda ch'io zanci; 
però ch'egli à dinanci 
una substantia sola in tre persone. 
Prima l' azurro per Io ciel si pone, 
248 etemo loco d' un padre da cui 
el sol figlio per cui 
se tien lo mondo franco; 
Poi Tucel bianco, spirto santo, in quale 
252 S' apoggia per salvarse ogni mortale. 

e. 5'. « Come t'ò detto in cielo è un padre eterno, 

solo da cui procede e pione tutto; 
e non è luoco assiutto 
256. che de sua caritate humor non bagni. 
En cielo ancora sta, s'io ben dissemo, 
quel saporito e desioso frutto 
che stette in croce mutto 
260 per noy saluar dai uenenosi ragni. 
De la cui fede sian m Iti conpaì<ni; 
dimora seco il spirto santo a scranna, 
de dio messaggio e manna, 
264 che tien de speme el guanto; 
A simel uanto la deuisa stanza 
Di carità, di fede e di speranza. 

u Ultimo dico, se '1 mio dir notasti, 
268 en su l'entrar de le prime castella, 
chiara, lucente e bella 
trouasti de la fede una paétura. 
Tre gran cittade e belle gli trouasti 
272 et in ciascuna staua una dongiella, 
en uista monacella, 

serrata e stretta in tre cerchi di mura. 
Onde se intendi la detta figura, 
276 chiara te fi la fede qui trouata, 
unita e separata, 
gli articoli diuini, 

244. Cod. : nei e / fu aggiunto da una mano diversa. 
251. Cod.: spirito, 
257. Cod. : sia ancora. 
262. Cod.: spirito. 



IL PETRARCA EP I VISCONTI 8l 

Sei sopra bini; e uolgi ogni suo seggio 
a8o Cha d'ogni capo tnioui e] fine e'I meggio ». 

e. 6. Quando sentetti le parole graue 

che ussir di bocca di quel santo padre, 
me strensi tutto quanto, 
284 credendo may del uer trouar la uia ; 
Possa dicendo: « io mi ritorno a naue 
eh' io t' ò guidato saluo a lito santo » ; 
mi prese un sì gran pianto, 
388 quando la dritta man porse a la mia, 
Ch'io caddi in terra in una fantasia 
sincopizandoy e dei sensi mi suenni; 
ma poy quando riuenni, 
292 mi trouay solo al prato 
Purificato si dell' ontellecto, 
Che del suo dir conobbi ogni rispecto. 

Canzon maestra, il tuo breue camino 
296 uerso del mio signor prego che prenda 
a ueruno dicendo oue se' stata: 
dì' pur eh' io t' ò mandata 
Secretainente si ch'uom non t'intenda; 
300 ma lui conprenda il sole e 1' azur fino 
che tengon in suo brancha 
quella [ujcelletta biancha 
Qual A BON DROYT en dolce becco tene; 
Che la sentenza mia tutta contene. 

297. Cod. : verun. 



82 FRANCESCO NOVATI 



DOCUMENTO SESTO. 

Carme di Jacopo Allegretti da ForlI al Conte di Virtù sulla 
SUA divisa della tortora (i). 

Carmina divise illustrissimi Virtutum comitis incliti Galeaz, sd- 
licet de Turture. 

O sola Italie spes et certissima mundi 
Gloria, lumen, honos italeque ab origine gentis 
Insignis Galeaz, quamquam uenerabile nomen 
Tamque ingens tantique decus modo signa sereni 
5 Tam miranda canam, que te super astra patenti 
Sublimem uirtute locant, ignosce precanti, 
Si nimis audaci loquar hic tua nomina pompa. 
Cum laudes magnas operum et merita ampia tuorum 
Audio, cogor enim tante sacra nomina fame 

IO Scribere: miratur tantis uirtutibus omnis 
Piena tuis tellus, silue, mare, lìttus et amnes 
Fulgentemque auroram inter Calpisque supreraum 
Oceanum et quicquid Libicos inter uidet ignes 
Arthoasque niues summo sol altus Olimpo. 

15 Virtutum Comes es, sed te fontemque patremque 
Principiumque vocant Itali; te candida campo 
Celesti insistens turtur sine labe micantes 
Phebeos inter radios lucemque serenam, 
Concelebrat tibi cum tam sacrum insigne gerente. 

ao Ad rectum fert ipsa bonum, quos ducta per orbem 
Condignos teget alma uiros et quas petet urbes 
Egregias, paucos tam magni ponderis etas 
Nouit nostra duces tanti super omnia facti 



(i) Cod. della bibl. Ambros. P. 256 sup., e. 74^-76. Nulla qui dirò deU 
l'autore di cotest'en fatico ed oscuro componimento, poiché gli ho dedi- 
cato una monografìa nel volume I corrispondenti del Salutati di pros* 
sima pubblicazione. Cfr. sui suoi meriti come astronomo, medico e poeta» 
G. V1VIANI Marchesi, Vitae viror, il/ustr.Forotiviens.,Foro\ivìi^ MDCCXXVI, 
lib. II, cap. V, p. 237 sg.; e anche Epistot, di Coluccio Salutaci, voi. I^ 
p. 279 sgg., nonché i soliti Tiraboschì, Mazzuchellì, ecc. 



IL PETRARCA ED I VISCONTI 8j 

Promerìtos. prìmum tur tur sine labe colorque 

35 Candidus insinuant animi mentisque pudice 
Mundiciam et firmum summe uirtutis amicum. 
Constans turtur auis nullaque ex peste cadentem 
Signat amiciciam uerumque indicit amorem. 
Ante petet celum cursu et uaga sidera tellus 

30 Tìtaniosque globos, prius et miscebit Hyberis 
Eoas niger (?) Indus aquas, quam dulcis amici, 
Immemor hec uolucris firme sit paruula tede. 
Innocua et patiens inter magnum omne uolantum 
Sola genus, mirum, et nulli sibi conscia culpe. 

35 Talem animam, talem mentemque animumque requirit 
Et similem diuisa uirum regemque ducemque. 
Otia nulla trahens, semper uenerabile celum 
Voluitur in melius, miserìs mortalibus ingens 
Exemplar rectorum operum; et uelut omnia late 

40 Sub se nana uidet domus et tot gentibus una, 
Equalis cuius fixus color; optima mundi 
Sic debent prò posse sequi uerosque labores 
Qui populos urbesque tenent; mirabile signum 
Ciuibus innumeris mundi, uitia arma prementes 

45 Sub pedibus magnisque et paruis omnibus umbra 
Comunis patrie tantas res inter agendas. 
Esse animum firmum celi color, inclita turtur 
Demonstrat, quo sacra sedet regumque ducumque; 
Et radiis quibus hanc Phebus ferit undique plumas 

50 Albentes fulgore tegens, deus altus ab alto 
Inspìrans celo, dominos longa arua regentes 
Terrarum et magnas multis cum milibus urbes; 
Monstratur summo mundi quo celsus Olimpo, 
Sic populos, orbem ut pater hic pietate gubernent 

55 Et sint equales cunctis popularibus, ut sol 

Condignos interque gradus rectumque piumque. 
Ergo tot egregias si et tanta ingentia signat 
Alma uiri, pia dona deum, diuisa sereni 
Virtutes, raros summi sub uertice celi 

30* Cod. : Innanosque. 
31. Cod.: Eoos iger. 
44. Così il cod. 
47. Cod. : firmam. 
54. Cod.: sit. 



S^ FRANCESCO NOVATI 

60 Inueniet recte quorum sacra pectora seruet. 
Tu uero, inmensum mundi decus, alta tuorum 
Spes et certa salus, mirum et memorabile numen, 
Insignis GaleaZy fame sublimis origo. 
Gloria virtutum, quem dii dulcesque camene 

65 Ingentem super astra leuant, uere omnia magne 
Diuise bene solus habes. patet inclita mundo 
Fama uiri extremos orbis uisura labores, 
Mundus labe, insons, mitis, pater alter, honestus, 
Assiduus; stat firma tuis in uiribus ingens 

70 Maiestas et mira tui regit omnia regni, 
Diuinos imitata modos mentisque profunde 
lusticiam; populis Ligurum es deus unus in oris, 
Etemus late cuius sacra numina nimphe, 
Dignum exaudiri, solio tibi semper ab alto 

75 Phebigene per mille aras nomenque uocabunt 

Grande tuum et statuent sanctos tibi thuris honores. 
Si pia fata sinant optatum hunc stare laborem, 
Felices terre et totis cum montibus afces, 
Felicesque urbes tantum quìbus fata deorum 

80 Concessere ducem! non hunc tam summa tenentem 
Imperia et populos ullum uidere grauantem 
Unquam, sed Licias mirandum nomen in urbes 
Spargatur ereptis opibus quibus ille pepercit, 
Instaurasse uiros regnoque domoque receptos 

85 Undique; proh pietas, proh inmensa et maxima uirtusl 
Non hoc ulla dies, non hoc ulla obruet etas; 
Vivet et eterna semper cum laude manebit 
Magnum in conspectu summi louis; adde uirosque 
Virtutumque genus totoque ex orbe petitos. 

90 Consilii tam grande decus, uere inclita, regem 
Ergo tegis diuiisa parem, quem sidera diuum 
Conseruent patrie et cunctis sacra numina terris, 
Ulla nec imponant mundi sibi secula metas. 

Per magistrum lacobum de Alegretis de Forliuio. 

65. Cod. : /euat. 

74. Cod. : dignem — solito. 



/ 



P. DE NOLHAC 



PÉTRARQUE A BOLOGNE 

au temps d'Azzo Visconti 



CONTRIBUTION 
A LA CHRONOLOGIE DE SA JEUNESSE 





OUT le monde sait que Pétrarque a passe un certain 
temps de sa jeuriesse à Bologne, pour y étudier le 
droit dans cette célèbre Université. Il a conserve 
de ce séjour un souvenir particulièrement cher, 
et il s'est più, dans une lettre de sa vieillesse, à décrire la 
prosperile dont jouissait Bologne de son temps et les plaisirs 
de sa vie d'étudiant. La lettre est adressée à son compagnon 
d'études le plus aimé, Guido Sette, devenu archevèque de 
Génes : ' Inde Bononiam perreximus, qua nil puto iucundius, 

* nilque liberius toto esse(t) orbe terrarum... ut iam prae- 

* scripto cognomine per omnes terras pinguis Bononia di- 
" ceretur . . . Ibam cum aequaevis meis, dies festos vagabamur 

* longius... „ (i). Je me borne à remettre en la mémoire 
du lecteur ce document plus d'une fois commenté par les 
biographes. 

La chronologie de la jeunesse de Pétrarque, dans les 
détails de laquelle il n'est pas nécessaire d'entrer ici, fait 
commencer la période de son séjour à Tannée 1323 et lui 
fait quitter Bologne pour re venir à Avignon, le 26 avril 1326, 
soit exactement dix années, jour pour jour, avant son ascen- 



(i) 5^. X, 2 {Opera, ed. de B&le, 1681, p. 868). 



88 PIERRE DE NOLHAC 

sion du Mont Ventoux (i). II est inutile de développer les 
raisons, que Ton trouvera partout, de ces dates universel- 
lement adoptées. Je les ai considérées moi-méme comme inat- 
taquables, méme après avoir découvert le plus ancien au- 
tographe du poète, qui semblait, au premier abord, les ren- 
verser. 

Cet autographe se trouve à la Bibliothèque Universitaire 
de Padoue, dans la marge supérieure de la première page 
d*un manuscrit du De CivHate Dei. Le jeune Pétrarque, alors 
àgé de vingt-un ans et déjà bibliophile, a marqué le lieu et 
la date de son acquisition de Toeuvré de Saint Augustin: 
Anno Domini MI II XXV mense februario, in Auinione, erui 
istum librum de civitate Dei ab exequutoribus domini CifUhii 
cantoris Turonensis, prò pretio florenorum xij, 

Cette acquisition d'un livre à Avignon, au mois de fé- 
vrier 1325, a apporté à l'histoire de Pétrarque la première 
date tout à fait précise que nous possédions jusqu'à ce jour, 
en dehors des renseignements généraux tirés de ses oeu vres (2). 
Elle a àttesté, en outre, sa présence à Avignon à une epoque 
où les biographes le font séjourner à Bologne. Je n'ai pas 
cru que ce document pùt sufiire à modifìer la chronologie 



(i) Fam»f IV, I. Cette date repose elle-méme sur l'epoque supposée 
du départ de Bologne. Le plus récent écrivain qui se soit occupé de ce 
moment de la vie de Pétrarque est M. Henry Cochini dans son livre 
sur Le frère de Pétrarque et le livre du * Repos des religieux „ Paris, 
1903, p. 13-16. M. Cochin rapporte avec raison à ce premier voyage de 
Pétrarque les dangers courus " sur terre et sur mer ,, dont parie 
Fam., XXVII, i, et qu'il partagea avec Gherardo. 

(2) Voir Une date nouvelle de la vie de Pétrarque^ dans les Annales 
du Midi, to. II, 1890, pp. 65-71. — Un interessant document, publié tout 
récemment, par M. Carlo Segre, dans les Studj romanai pubblicati dalla 
Società Filologica Romana a cura di E, Monaci, n. 2, Perugia, 1904, 
nous montre le jeune Pétrarque à Bologne, le 29 décembre 1324 (1325, 
selon le comput bolonais). C'est un prét d'argent fait, par devant le 
notaire Nicolò di maestro Tomaso de Grinzis, par Bonfigliuolo Zam- 
beccari, à un personnage ainsi désigné : D, Franciscus, ftlius D, Petri 
qui fuit de Florentia et nunc moraiur Avignone, Peut étre cet emprunt 
avait-il pour objet de faciliter le voyage de l'étudiant à Avignon; la 
concordance des dates le donnerait à penser. 



PÉTRARQUE A BOLOGNE, AU TEMPS D*AZZO VISCONTI 89 

jusqu'ìci admise : on peut, en effet, l'expliquer par un voyage 
du poète. 

Sans doute, on doit se demandar pourquoi Pétrarque. 
qui raconte volontiers ses voyages dans son Epistola ad pò- 
steros, n'a point mentionné un déplacement aussì considérable. 
Il dit simplement: '^ Inde ad Montempessulanum legum ad 

* studium profectus, quadriennium ibi alterum, inde Bono- 
' niam, et ibi triennium expendi et totum iuris civilis corpus 

* audivi ^ (i). Peut étre un tei voyage, s'il a eu lieu, ne 
valait-il pas la peine d'étre cité dans un récit de sa vie fait 
à grands traits. Il est évident, par exemple, qu'il n'est pas 
reste à Montpellier sans venir dans le Comtat voir ses pa- 
rents, et cependant il ne fait pas mention de ces déplace- 
ments. Il n'a pas non plus parie, dans ce bref résumé de 
sa vie, de son premier voyage à Venise, qu'il fit précisé- 
ment de Bologne, à cette epoque, et nous l'aurions toujours 
ignoré sans le souvenir qui s'en est glissé incidemment dans 
une lettre de sa vieillesse (2). Le voyage d'Avignon était 
plus long sans dóute, mais non plus intéressant que celui 
de Venise, et Pétrarque a fort bien pu le passer sous si- 
lence, de la méme manière, s'il n'a pas amene de réelles 
interruptions dans ses études. 

Un savant pétrarquiste, M. Marco Girardi, bibliothécaire 
de rUniversité de Padoue, a cru pouvoir tirer de notre do- 
cument des conséquences sensiblement diflFérentes. Les lec- 
teurs auront profit à se reporter au Mémoire qu'il a lu à la 
R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova, en 1892» 
et qui a été inséré au volume Vili des Atti e Memorie (3). 
Ses déductions ingénieuses tendent à établir qu'il y a désac- 
cord entre les indications relatives au départ de Bologne, 
qui sont contenues dans VEpistola ad posteros, et celles de 
la lettre Fam., IV, i, et à fixer ce départ au 26 avril 1325, 
au lieu de 1326. Dans ces conditions, il serait inutile de 

(i) Epistolae Fani., ed. Fracassetti, to. I, p. 5. 

(2) Lettere senili, trad. Fracassetti, to. II, p. lOi ; Koerting, Petrarca's 
Leòen und Werke, p. 72. 

(3) La * Nuova data scoperta dal signor Pietro de Nolhac nella vita 
del Petrarca „, studio di Marco Gieiardi, Padova, tip. Randi, 1892. 



90 PIERRE DS NOLHAC 

recourir à rhypothèse d*un voyage, pour expliquer la pré- 
sence de Pétrarque à Avignon, lors de Tacquisition' de 
son Saint Augustin, le poète ayant pu se servir du com- 
put florentin ab incarnatione, selon lequel Fannée com- 
mengait le 25 mars. Le mois de^ février 1325, selon ce 
comput, correspond à février 1326 selon le comput a nati'' 
vitate; et Pétrarque, parti de Bologne en avril 1325, se 
serait naturellement trouvé à Avignon au mois de février 
suivant, qui fut, d'après le comput florentin, Tavant-demier 
mois de la méme- année. 

Observons d'abord qu'il n'est point établi que Pétrarque 
se soit servi du comput florentin; M. Girardi rappelle lui- 
méme que les sept lettres des FanUliares, qui portent un 
millèsime, le font suivre de Tindication ai oriu [Domint\ 
équivalent de la forme a nativitate (i). Mais on n'a pu jusqu'à 
présent savoir avec certitude quel usage suivait Pétrarque 
dans sa jeunesse, et il est possible que son habitude ait 
varie suivant les séjours de sa vie errante. On serait sur un 
terrain beaucoup plus solide pour fìxer la *date du départ de 
Bologne, si Ton trouvait dans les oeuvres de Pétrarque des 
souvenirs pouvant étre rapprochés de faits historiques con*^ 
temporains. 

Il est un passage des oeuvres latines qui avait semblé 
jusqu'ici concorder exactement avec l'opinion traditionnelle. 
C'est le passage du Uber rerum memorandarum (IV, 9, De 
portefUis\ où Pétrarque raconte une aventure advenue à 
Azzo Visconti. C'était pendant la brillante campagne où Vi- 
sconti, de concert avec Castruccio, passa l'Apennin, rem- 
porta la victoire d'Altopascio et courut ensuite vaincre les 
Bolonais (2). Messer Azzo, étant descendu de cheval pour 



(i) A Bologne, Tannée commen^ait a nativitate. 

(2) ** Azzo Vicecomes, qui post dominium Mediolani obtinuit, iu- 
" venis nempe victoriosus, antequam podagrìs vinceretur, iussu patrìs 
" profectus cum ezercitu Apenninum transiit. Et victis omnibus apud 
** Altipassum, duce quidem hostium Castruccio, sed egregia opera eius 
** adiuto, ad vincendum Bononienses pari impetu fortunaque se con* 
" vertit. In ea ezpeditione.... y Opera, p. 494. Je cite le tezte de l'édi- 
tion Cochin-Dorez en ce moment sous presse à Paris. 



PÉTRARQUE A BOLOGNE AC TEMFS d'aZZO VISCONTI 9! 

se reposer» une enorme vipere entra dans le casque qu'ìl 
avait depose aitprès de lui ; lorsqu'il remit son casque sans 
Tapercevoir, la vipere glissa le long de ses joues sans lui 
faire de mal, et lejeune capitaine donna Tordre de respecter 
la vie de Tanimal. La présence de la guivre dans les armes 
de sa famille lui faisait voir, en ce qui lui arrìvait à la veille 
de livrer bataille, le présage de sa doublé victoire. 

Pétrarque donne cette anecdote comme Tayant entendu 
raconter pendant son séjour à Bologne: '^ Cum Bononise 
" adolescens in studiis versarer... audiebam ,,. 

On a conclu, de ce mot, qu'il se trouvait encore à Bologne 
le 23 septembre 1325, jour qui fut celui de la bataille d'Alto- 
pascioy et sa présence s'accorde parfaitement avec la date 
de son départ reportée au printemps suivant. M. Girardi, il 
est vrai, démontre assez bien que cette conclusion est pré- 
maturée: Azzo Visconti guerroyait déjà contre Parme en 
février 1325, et la guerre generale dura du mois de février 
au mois de novembre. Lejeune Pétrarque auraitpu entendre 
raconter à Bologne l'histoire de la vipere avant son départ 
de cette ville, méme s'il fùt parti au printemps de 1325. 

Un nouveau document vient apporter la lumière et 
montrer que Pétrarque se trouvait bien à Bologne pendant 
la dentière partie de la campagne d'Azzo et de Castruccio, 
et au moment méme où Tennemi vint camper sous les murs 
de la ville et ravager son territoire. 

Ce document est beaucoup plus précis que le texte, un 
peu vague en effet, du Liber rerum metnorandarum. C'est 
encore un autographe de Pétrarque, jeté sur la marge d'un 
manuscrit qui lui a appartenu et qui contient, entre autres 
auteurs latins, deux écrivains militaifes, Frontin et Végèce. 
Ce dernier est abondamment annoté par le propriétaire ; on 
Ut en marge d'un chapitre du livre III: 

'^ Observantia ncn commutandi ordines sub tempus pu- 
' gne. Quse neglecta a ducibus Bononìensium magnam illi 

* populi cladem intulit, me ibi tunc puero in literarum studiis 

* agente „ (1). 

(i) fìibliothèque Vaticane, Vai, laL '^19^ f. Z12 v. 



92 PIERRE DE NOLHAC 

Ce grand désastre des Bolonais, qui ,eut lieu pendant 
le séjour de Pétrarque, ne peut étre que la bataille de Zap- 
polino, livrèe le 15 novembre 1325. Les passages de la mon-^ 
tagne furent surpris par l'ennemi, malgré les précautions 
prises, parce que certains ordres n'avaient pas été régu- 
lièrement exécutés. Voici le récit des Istorie Pistoiesi: " Quelli. 
" dell'oste [di Bologna] credeano che quel passo fosse preso^ 
' e tenessisi per quelli della loro gente. E coloro, a cui era 

* stato comandato, non v'erano andati, perchè la gente di 

* M. Azzo cavalcò la notte molto di celato, e fue su quel 
^ passo, che se gente vi fosse stata, la gente di M. Azza 
' non sarebbe potuto loro andare adosso per le grandi ta- 
^ gliate, e per li grandi fossi, ch'ellino haveano fatto. Come 
*^ coloro furono sul passo, e l'oste di M. Passarino, e dK 
' M. Azzo furono incontenente sul passo disopra all'oste 
** de' Bolognesi. Quando quelli dell'oste li vidono, si mera- 
^ vigliarono forte, et hebbono grande paura, et incontenente 
''si raunò tutta la gente de' campi insieme, e fecero le 

* schiere de' feritori, e delli altri. M. Azzo con tutta la gente 

* di M« Passarino schierati al meglio che poteano ascesero 
'^ la montagna, e quando furono presso l'uno a l'altro, inco- 
"* minciaro a combattere fortemente insieme, et a battere da 

* cavallo l'uno Taltro, e percotere l'uno l'altro con le spade. 
'^ e con le lance. La battaglia fue molto dura et aspra ; alla 
** per fine li Bolognesi non soffersono per lo grande podere 
' di M. Passarino e di M. Azzo, e diedero loro le spalle 
** e cominciarono a fuggire. La gente di M. Azzo e di 
^ M. Passarino li vennono cacciando, pigliando et uccidendo, 
'^ e seguitarli fine al borgo a Panicale presso a Bologna a 
'^ due miglia. E dicesi se fossono iti a Bologna, che hareb- 
'^ bono havuta la Città per lo sgomento, che e' Bolognesh 
"" haveano preso della detta sconfitta. Quando M. Azzo e 
'^ M. Passarino fiirono nel borgo di Panicale, mandarono loro 
" gente presso alla Città di Bologna, ardendo, rubando, e 

* stribuendo ciò che si trovavano inanzi fine presso alle mura 

* della Città. E quando hebbono così guasto e stribuito, tor- 
^ narono verso la Città di Modona, ardendo quante cose tro- 
'^ vavano di sul Contado di Bologna da quella parte. La 



PÉTRARQUE A BOLOGNE AU TEMPS d'aZZO RISCONTI 93. 

' danno de' Bolognesi fue grandissimo, e secondo che si 
• disse, tra presi e morti furono da 3000 „ (i). 

Ces tragiques événements ont eu pour témoin le jeune 
Pétrarque, qui en a fixé le souvenir, après de longues années, 
sur une marge de son manuscrit de Végèce, alors que le 
nom de Visconti lui était devenu familier et cher. 

Pour le point special du désastre des Bolonais, son té* 
moignage • appuie celui des chroniques. Il reste établi, en 
tous cas, par ce petit texte sur la jeunesse de Pétrarque, 
qu'il se trouvait encore à Bologne au mois de novembre 
1325; et ce fait confirme, si je ne me trompe, la date tra- 
ditionnelle de son départ de cette ville. 



Pierre de Nolhac. 



(i) Muratori, /?. /. S>, XI, 429. 



A. ANNONI 



IL PETRARCA IN VILLA 

NUOVE RICERCHE 
SULLA DIMORA DEL POETA A GAREGNANO 



I. 




uoRi di Porta Magenta, a quattro chilometri circa 
sulla via che conduce al ben noto paese di Baggio, 
vicino a Quarto Cagnino, trovasi un cascinale per- 
duto in mezzo alle praterie e ai filari di pioppi: 
Interno (fig. i), che da gran tempo s'arroga l'onore di 
aver dato ricetto al Petrarca. Nel rustico, fabbricato nulla 
oramai accenna ad un edifìcio del trecento, sebbene i con- 
tadini non manchino di mostrare ai visitatori con religiosa 
riverenza la camera stessa nella quale abitò il poeta. Anche 
l'oratorio del luogo, cosi come è ora, nulla offre in vista di 
veramente antico, tolta la forma a sesto acuto delle finestre. 
Solo nel cortile si può scorgere un cadente soffitto di legno 
sostenuto da colonne, del secolo XV. 

Vero è che la memoria del poeta si conserva ad Interno 
con ostentato rispetto e non scarsa compiacenza da una la- 
pide, sulla quale sta effigiata la sua testa di profilo, colla 
epigrafe : 



AL CANTORE — DI LAURA E DI RIENZI — FRANCESCO PE- 
TRARCA — QUI — DOVE EBBE LUNGO ELETTO — SOGGIORNO 
— LIETO DEL PREZIOSO POSSESSO — ENRICO VENEGONI — RIN- 
NOVA — LA NON PERITURA MEMORIA — MDCCCLIII. 



AMBROGIO ANNONr 



:E un* altra iscrizione dovrebbe esservi ; ma non v' è ; 
riportRta dal Fracassettt in una nota alle lettere i6.* e 17.* 
del libro XIX delle Familiari, da luì tradotte (i). Anzi pre- 



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cisamente; come ho potuto trovare indicato nel Museo di 
Famiglia, periodico milanese, del 1865 (2); il conte Matteo 
Benvenuti teneva il 7 luglio 1864, alla Società d'Archeologia 
e Belle Arti, un discorso commemorativo sul Petrarca com- 



(i) Le Itttire familiari t vari* di F. P. volgaritaaie, Firenze, Le 
Monnier, 1863-67, voi. IV, p. aafi. 

{3) Musto di Famiglia, Milano, TS65, domenica, 3 aprile, p. 309-316. 
V. inoltre lo stesso a p. 468 dell'annata precedente. 



IL PXTRARCA IN VILLA jgg 

inentando in modo speciale il soggiorno di lui ad Interno ; e 
chiudeva il suo dire proponendo che ivi si ponesse una la- 
pide per memoria. La slessa fonte m'insegna che la lapide 
fu messa a posto il 5 aprile del 1865, per ricordare V inco- 
ronazione del poeta in Campidoglio, la quale però era av- 
venuta rS di aprile. Come mai ora non ci sia dato rinvenir 
ootesta iscrizione non saprei dire, ma eccone; che ad ogni 
modo interessa conoscerlo; il contenuto : 

A RICORDANZA DI MESS. FRANCESCO PETRARCA — CHE DAL 
1356 PER DUE LUSTRI — IN QUESTO ALBERGO CAMPESTRE — 
TRA MESTI PENSIERI PROFONDI STUDI — DA CURE GRAVISSIME 
RIPOSAVA — LA SOCIETÀ d' ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI — 
POSE l'anno 1865. 

Osservo, per incidenza (se pure ve n'ha bisogno), come 
siano erronee le date di cotesta epigrafe , giacché da una 
parte è noto per molte ragioni avere il Petrarca iniziata la 
sua villeggiatura a Linterno (per ora chiamiamolo anche noi 
cosi) l'estate del 1357, e dall'altra conosciamo non averla egli 
menomamente protratta ** per due lustri „ fino cioè al 1367, 
sapendosi bene che fin dal 1361 ei s' era ritirato a Padova. 

Questo lusso di lapidi non deve farci credere che i di- 
ritti di Linterno fossero sin allora sembrati validi a tutti. Anzi 
una lettura fatta da Angelo Bellani all'I. R. Istituto ed ap- 
parsa sulla Rivista Europea fino dal 1845 intorno al ^ vero 
* sito della villa del Petrarca presso Milano ^ (i) era venuta 
a metterli in dubbio. 

La voce del Bellani però rimase inascoltata, a quanto 
pare ; poiché libri e memorie continuarono e continuano a 
mandare i forestieri e gli stranieri, desiderosi di sospirare 
col Petrarca, là dove egli si ritirò a vita solitaria di medita- 
zione, a Linterno, fuori di Porta Magenta. 

Né valse che il Romussi, scrivendo nel 1874 del Petrarca 
a Milano (2) e più tardi, nel 1894, Diego Sant'Ambrogio, di- 

(i) Rivista Europea^ Milano, 1845, II semestre, p. 707. 
(2) Carlo Romussi, Petrarca a Milano (iJSS^tjóS), studi storici, 
Milano, 1874, p. 65, III, §§ 33 e 24. 



lOO AMBROGIO ANNONI 

scorrendo brevemente intorno alla supposta villa di Lintemo 
in questo Archivio (i), ripetessero i vecchi, ma pur buoni 
argomenti del Bellani, al quale spetta il merito di avere per 
il primo, con serietà di propositi e di prove, cercato di ricon- 
durre alla verità dei fatti una notizia fino allora basata su vaghe 
ed erronee induzioni. Ora, prendendo le mosse dalle memorie 
ricordate, col rivedere ed interpretare alcuni passi delle let* 
tere del Petrarca, le quali sono il più bello e chiaro docu- 
mento per la questione, tenterò di restituire al paese di Ga- 
regnano l' onore dovutogli di aver ospitato il poeta. 



II. 



Scorrendo le molte lettere che il Petrarca ci lasciò, tra 
le numerosissime distinte col titolo di Familiari, una ne 
troviamo, assai lunga, che fa al caso nostro. Non ha data, 
ma il Fracassetti, traducendola (2), l'ascrive senz'altro al 1358; 
si noti però che l'inizio della villeggiatura presso Milano è 
da riferire all' anno 1357 , come appare dalla cronologia 
comparata dallo stesso Fracassetti premessa all'opera sua, 
e dalla sua nota alla traduzione della medesima lettera, là 
dove osserva che il Petrarca si era procurato un campestre 
ritiro, '' non molto prima del tempo in cui fu scritta questa 
* lettera „ (3). L'epistola è diretta all'amico Guido, arcivescovo 
di Genova, al quale il poeta, dietro domanda di lui, dà mi- 
nuta contezza del suo stato: '' ....ingruentem cogitans aesta- 
" tem „; ei scrive (4); '' diversorium amoenissimum saluber- 
" rimumque adii. Garignanum vocant, tribus, ut numerant, 
^ passuum millibus ab ipsa urbe semotum. Rus autem in 
" planitie elevatum et cinctum undique fontibus , non illis 
" quidem Sorgìae nostro transalpino paribus, sed modestis 



{i) La supposta villa di Lintemo, soggiorno del P, presso Milano 
nel IJS7 in questMrr/i., XXI, 1894, p. 450. 

(2) Op. cit., voi. IV, p. 219. 

(3) Op. cit, voi. IV, p. 226. 

(4) Fam,f XIX, 16, ed. Fracassetti, Firenze, 1859-63, voi. Il, p. 552. 



IL PETRARCA IN VILLA lOI 

* ac lucidis, tamque suaviter invicem perplexis ac vagis, ut 
" unde veniant seu quo pergant vix ^ossit intelligi ; sic 

* coeunt divertuntque et rursus in se redeunt, multosque 
" per tramites unum in alveum relabuntur Menandreis flexi- 

* bus, ut nympharum choros virgineamque agì dixeris cho- 

* ream. Hic modo sum.... Est hic Carthusiae domus nova, 
^ sed nobilis. Hinc mihi quidquid sancti gaudii sumi potest 

* horis omnibus praesto est. Decreveram intra ipsius coenobii 

* septa concludi, quod illis sanctissimis viris an mihi gratius 

* incertum. Ita re factum esset, nec verebar ne qua in re 
" praesentia mea illos offenderet : sed reputans me sine equis 

* ac famulis, ut adhuc est vitae modus, esse non posse, ti- 

* mui ne servilis temulentia ac strepitus religioso silentio 

* obstarent. Sic vicinam illorum domum malui unde officio 

* praesens, taedio autem absens, piae familiae devotis actibus, 

* quasi eorum unus, quandolibet intersum. „ Più innanzi il 

poeta compiacesi aggiungere: " deque bis sanctis ac 

'^ simplicibus Christi amicis quod dabitur non litteratae licet 

* ac facundae sed humilis et devotae conversationis eliciam, 
" cum quibus rara iuvat inire convivia , crebra colloquia, 

* perpetuam carità tem. „ 

Non ho voluto intercalar osservazioni mie alla nitida 
descrizione del poeta, perchè il lettore penetrasse nell'animo 
di lui e, dal modo suo di narrare e di esprimersi, di per sé 
apprendesse come fosse cosa naturale il ritenere e senz'altro 
ammettere che l'inquieto poeta abbia trovato ristoro a Ga- 
regnano, là dove di recente era stata eretta una solitaria e 
degna Certosa ; che se qualcuno, colla poco lodevole abitu- 
dine di trascurare troppo spesso le fonti, non avesse intor- 
bidato le acque, niuno più avrebbe rimestato il fondo, e fresca 
e limpida la notizia dataci dal Petrarca stesso sarebbe ba- 
stata anche per questo tratto della sua vita. 

Come mai dunque si collocò la villa del Petrarca alla 
cascina Interno, o a Linterno, come i più degli scrittori di- 
cono, lontano circa cinque miglia dalla Certosa di Garegnano, 
in un cascinale che non viene punto accennato dal poeta 
nella sua lettera? 

Ma innanzi tutto : se in quella epistola egli , che tanti 



IOa AMBROGIO ANNONI 

particolari reca intorno a tale estivo soggiorno, non ha una 
frase che ricordi come la villa si chiamasse o fosse da lui 
chiamata Linterno, perchè mai tutti quanti ebbero a parlarne 
la nominaron così ? 

Vediamo, Sin dal 1536 lo Squarciafico, un biografo del 
Petrarca non indegnamente ritenuto per molto tempo tra i 
più autorevoli» così scriveva intorno alla villeggiatura del 
poeta (i) : * Candidus December mihi narravit, cum de eo 

* Ferrariae semel loqueremur; magna consuetudo cum viro 
" ilio mihi fuit; dicebat audisse a patre suo, qui Petrarchae 
" contubernio usus fuerat, tempore quo Mediolani morabatur, 

* elegerat prò solitudine sibi locum haud procui a civitate, 

* quod Linternum ad instar Scipionis villam nominarì voluit, 

* nunc ab incolis corrupto vocabulo Infernum nuncupatur ,,. 

Questa notizia, avvalorata, anzi tratta dalla testimonianza 
orale e viva del figlio di chi aveva avuto dimestichezza col 
poeta, venne senz' altro accettata e ripetuta dagli scrittori 
posteriorii quali l'ignoto autore di una curiosa nota biogra- 
fica del poeta pubblicata dal lionese Roviilio nel 1576 (2) 
(di questa avremo occasione di parlare), il De Sade (3), il 
Giulini (4); più tardi il Marsand (5), e via via altri ancora, 
come il Fracassetti (6) sino ai recentissimi , il Gaspary (7), 
lo Zardo (8), per un esempio, il Pinzi (9), il Muntz (io); e 

(i) SQUARcrAFico G., Vita F» P, in Virorum qui superiori nostroque 
Siculo eruditione et doctrina illustres atque memorabiles fuerunt vitae. 
Francoforte, 1536, p. 8. Li vita è ristampata nelle Opera F, P., Basi- 
leae, 1581, ed anche altrove.' 

(2) Guilielmus Rouillius in Libro Annotationum Impresso Lugduni 
Anno IS76. Per questa apocrifa scrittura ved. quanto si dirà più innanzi. 

(3) Mémoires pour la vie de F, P, tiris de ses ceuvres et des auteurs 
contemporains, Amsterdam, 1764-67, voi. IH, lib. V. 

(4) Memorie della Città e Campagna di Milano , Milano, 1760. 

(5) Rime di F. P.y Padova, 1819, voi. I. 

(6) Trad. delle lettere di F. P., citata. Nella nota alle lett. 16.* e 17.* 
del libro XIX. 

(7) Storia (iella letteratura italiana, trad. Zingarelli, Torino, 1887, 
voi. I, p. 363. 

(8) // Petrarca e i Carraresi, Milano, 1887, p. 96. 

(9) // Petrarca, Firenze, 1900. 

(io) Prince d'Essung et E. MQntz, Pétrarque, Paris, 1902. 



IL PETRARCA IN VILLA I03 

non ricordo che i principali, tralasciando affatto gli autori di 
memorie locali grandi e piccine. 

Ebbene, in base a quale documento possono cotesti 
scrittori affermare così sicuramente come fanno, che il Pe- 
trarca chiamò Linterno la sua villa in memoria di Scipione 
l'Africano, se mai, osserva il Bellani, non ci è dato di tro- 
vare menzione di ciò nelle lettere o nelle opere del poeta? 
E la cosa è di tanto maggiore interesse in quanto che in 
cotale asserzione tutti gli studiosi, già lo dissi, sono d' ac- 
cordo ; senza che però alcuno alleghi la fonte da cui apprese 
la notizia. Basta a giustificarli il fatto che, senza cercare più 
in là, era facile supporre la cosa, dato il nome Unternum 
(se esso risulta veramente da una lettera del Petrarca, il che 
or ora vedremo) e data la riverenza del poeta per Scipione? 

" Ben trovai; scrive dunque il Bellani (i); fra le sue 

* lettere (2) una diretta a Jacopo Colonna e intitolata Quos 

* adtntratione digna Baias [Baiis] et Puteolis viderit, nella 

* quale si legge : * extra prospectum igitur secessit [Scipio] 
" et Linterni quam Baiis habitare maluit; quam villulam 
" procul hinc non abesse scio „. E in altri luoghi parla 

* il Petrarca di Scipione Africano, specialmente al capo V 
** del libro II De vita solitaria, edizione di Basilea del 1554, 
" ove dice : * De Scipionibus singularibus solitudinis ama- 

* toribus post triumphos vel Linternum {sic) vel Formias vel 

* Cajetam solitis com migrare. „ Ma nessuna allusione, nep- 

* pure lontanissima alla sua villa ^,. E il valentuomo avrebbe 
perfettamente ragione se nella lettera 46.* delle Varie (3), 
indirizzata da Pavia all' amico Moggio di Parma, parlando 
della sua Casina di campagna presso Milano , il poeta non 
soggiungesse: ** Ego quidem Linternum dicere soleo. „ Passo 
che il Bellani, dietro la citazione dell'abate De Sade, vana- 
mente cercò in questa ed in altre lettere senza poterlo tro- 
vare. Però anche qui : non avrebbe il Petrarca aggiunto una 



(i) Op. cit., p. 712. 

(2) EpistolarufH de rebus /amitiaribus, Lugduni, 1601, p. 161, lib. V, 
epist. IV. 

(3) Ed. cit., voi. Ili, p. 421. 



I04 AMBROGIO ANNONI 

riga, pur scrivendo di fretta (" Papiaè, 20 lunii ad vesperam, 
'^ raptim „X per dire che ciò era solito di fare in memoria 
del grande capitano? Tanto più che mai non si lascia sfug- 
gire l'occasione di far pompa della sua erudizione classica 
e di mostrare l'affetto di cui è pieno per i personaggi del- 
l' antichità. 

Ma non basta. Perchè aggiunge egli, che di tale nome 
lascia la cura all'amico di trovare Tetimologia: ^ statim ali- 
*' quot dies, si dabitur tranquillos rure acturus, cuius etymo- 
* logiam tibi committo „ ? 

• Queste osservazioni che sarebbero ragionevoli, ove real- 
mente il Petrarca si fosse lasciato uscir dalla penna il nome 
Linternum^ divengon oziose quando si sappia che nella let- 
tera al Moggio, di cui, come è noto, esiste ancora l'autografo, 
invece di Linternum è scritta un'altra parola della quale i 
primi elementi non si posson determinare con certezza es- 
sendo logorata ivi la carta a cagione d'una piegatura. Ma 
se delle due prime lettere si può dubitare, il rimanente della 
parola è chiarissimo: ....femum; Infernum dunque, ma in 
nessun modo Liniernum (i). 

Ora s'avverta che questa lettera al Moggio non si trova 
pubblicata né nella edizione veneta dell'anno 1503, né in 
quella di Basilea del 1554 e neppure nella ristampa di Lione 
del 1601. Né anche trovasi nei codici principali A^ B; C, D, 
E, F (2). Appare solo, almeno a quanto risulta dallo spec- 
chio comparativo premesso dal Fracassetti alla sua edizione, 
nel codice autografo della Laurenziana G. Non ci sarà diffi- 
cile intendere quindi come il Bellani, per quanto cercasse, 



(i) Ciò venne, dietro mia preghiera, riscontrato nel codice autografo 
Plut LUI, 35 {G. del Fracassetti) della Laurenziana dal comm. dottor 
Guido Biagi, cui vivamente ringrazio, 

(2) Cfr. Fracassetti, op. cit., p. xra: 

A, cod. lat. 8568 delia Nazionale di Parigi. 

B, cod. lat. 8569 idem. 

C cod. 1462 della Angelica di Roma. 

Z>. cod. lat. 8570 della Nazionale di Parigi. 

E, cod. Laur. PI. LUI, 4. 

F, cod, Laur. PI. XXVI, io, sin. 



IL PETRARCA IN VILLA IO5 

non potesse ripescare il passo citato dal De Sade. Il quale 
può benissimo aver preso visione diretta dell'epistola sul- 
r autografo, inedito bensì ai suoi tempi come ancora ai dì 
del Bellani, ma noto agli studiosi. Tanto è vero che il Giù- 
lini chiarissimamente osserva (i) : * Alcuni nostri scrittori 

* hanno creduto che poi il volgo l'abbia chiamato l'Inferno ; 

* ma il Petrarca ci assicura {Fam. lib. X, ep. 15 (2)) che 

* egli stesso solea talora chiamar quel luogo così : Quem 

* Infernum dicere soleo. ,, E dire che il De Sade pure aveva 
letto giusto; ma in lui la preoccupazione di confermare la 
notizia che il Petrarca aveva intitolato la sua villa col nome 
di Linterno ebbe il sopravvento sì da indurlo ad alterare il 
vero, allegando solo in parte la vera lezione del testo e chia- 
mando in aiuto il Muratori (3) per asserire che ** Inferno „ 
doveva essere contadinesca deformazione del classico " Lin- 
terno „ ! (4) 



(i) Op. cit, Continuazione, parte II, p. 181 (anno 1368). 

(2) Cotesta citazione è errata; la si deve probabilmente all'avere 
i! Giulini attinto al De Sade, il quale cita la frase famosa da una let- 
tera al Moggio senza indicazione d'ordine e di libro; ora il Giulini ha, 
per svista, segnata la frase come appartenente alla lettera che il Pe- 
trarca scrive a Guido di Genova per dargli sue notizie e che il De Sade 
cita appunto colla indicazione della Lionese (x6oi), Fam, lib. X, ep. 15, 
poche righe innanzi senza dire a chi sia indirizzata. 

(3) Egli trovava la stessa osservazione anche nella scrittura attri- 
buita al Rovinio e riprodotta dal Tommasini. 

(4) Può riuscire di un certo interesse il conoscere, per quanto sarà 
possibile, le vicende del nome di questa cascina. Su una mappa mano- 
scritta di parte dello Stato di Milano eseguita verso il 1530 (*) trovasi 
segnata la località, di cui si parla, col nome d' '^ Inferno C. „. Ed '^ Inferno „ 
è detta altresì nella carta disegnata nell'anno 1600 dall'ingegnere Gio- 
vanni Battista Ciancio, ** per ordine dei S. S. Vicario e Dodici di Provi- 
• sione „ (*•). Invece in una * Carta topografica dei contorni di Milano 
" p>el circuito di dodici e più miglia „, che sì conserva all'Ambro- 
siana (•••), e in una * Carta della Provincia di Milano „, del 1757, che 

(*) Donata da Luca Beltratni alVArch. Storico Civico, dove ora è esposta nella Mostra 
cartografica col N» 25. 

(**) L'ho potuta esaminare per bene all'Arcb. Storico Civico, dove ora è esposta al pub- 
blico nella Mostra cartografica <N. 37I. V. Saggio bibl. di Cartogr, mil. (suppl. alIMrcAi- 
Pto Stor. Lomb., igoi, p. 31). 

(•••) V. il Saggio di Cari, citato, p. 37. 



Io6 AMBROGIO ANNONI 

Ora che, pur con qualche rincrescimento per chi avrebbe 
voluto riscontrare anche nel nome dato dal Petrarca alla 
sua villa un ricordo della antichità classica, ci siamo resi 
certi della denominazione più modesta, ma vera e non meno 
suggestiva (poiché a noi sfugge la particolare ragione che 
indusse il poeta a chiamarla così, cioè Inferno), ci punge il 
desiderio di ritornare sulle notizie dateci dagli scrittori (di 
questi i principali ricordammo or ora) intorno alla villa del 
Petrarca presso Milano, e ciò per trovare una risposta alla 
nostra prima domanda. 



HI. 



Già nella Vita del Petrarca premessa alla edizione del 
Canzoniere fatta in Venezia nel 1473 troviamo il cenno se- 
guente : ^ a Millano per la maggior parte hebbe la sua abi- 
" tatione in villa lunge de la città miglia .iiii. a uno luoco 
" ditto inferno: dove la casa da Uui moderatamente edifì- 
" cata ancora si vede. „ 

« 

Sta benissimo. Qui però è da riflettere che l'antico bio- 
grafo; e non egli solo; non può in questo passo aver vo- 
luto ricordar Garegnano per le seguenti osservazioni che il 
Bellani (i) assai a proposito premette al suo studio. 

" In tutte le edizioni state fatte delle epistole latine del 
* Petrarca, compresa la prima di Venezia, che è del quat- 
" trocento , e comprese pure quelle posteriori di Basilea, 
'* mancò sempre queli' epistola nella quale il poeta parla di 
" questa sua villa, epistola che venne poi con alcune altre 
*' per la prima volta stampata nell' edizione fattane in Lione 



si può vedere presso l'Archivio di Stato, si legge * C Interna „. Mentre 
oggidì nelle carte (per esempio: quelle accuratissime dell'Istituto Geo- 
grafico Militare) e nella ultima mappa (del 1903) il fabbricato è desi- 
gnato col nome di '^ Cascina Interno „\ ed infatti al presente, sul car- 
tello comunale che contraddistingue il casamento secondo le vigenti 
prescrizioni, si legge " Interno „. 
(i) Op. cit., p. 708. 



IL PETRARCA IN VILLA IO7 

* nel 160 1 : Francisci PetrarchoSf philosophi, oratorts et poetai 

* clarisstma, Epistolarum, Lugduni, 1601. Quest'edizione, o 

* perchè le opere latine, cedendo il luogo alle italiane, an- 
** dassero trascurate, o perchè un troppo scarso numero di 
' esemplari ne passasse le Alpi, fii poco nota in Italia e so- 
" laraente sul finire del secolo scorso a noi pervenne, allor- 

* che il Cardinal Durini che nel suo soggiorno ad Avignone 

* qual legato pontificio aveva potuto agevolmente procac- 
" ciarsela, fece dono della ricca sua collezione di libri alla 

* Biblioteca di Brera. A quest^ora anche la Biblioteca Am- 
" brosiana ne possiede due esemplari ^. E della asserzione 
fa pur fede lo specchio comparativo del Fracassetti. 

O dunque : che il Petrarca abbia villeggiato a Gare- 
gnano, colà dove da poco era sorta una bella Certosa, fatto 
da lui stesso asserito nella sua lettera a Guido Sette può 
essere stato ignorato da quanti scrissero della cosa ante- 
riormente al 1601. Ed ecco, verso la fine del cinquecento, 
quando già incomincia la chiassosa fioritura di notìzie esa- 
gerate e fantasticamente laudative intorno al cantore di Laura, 
apparire, pubblicato in Lione da Guglielmo Rovillio nel 1576, 
un cenno non breve dedicato al soggiorno del Petrarca a 
Linterno. Il brano viene riportato per intero dal Tommasini 
nel Petrarcha redivtvus (i) e non in tutte le edizioni; io lo 
rinvengo in quella * correcta et aucta „ del 160 1, insieme 
con una curiosa lista di libri che avrebbero fatto parte 
della biblioteca di Linterno (a pag. 281): di fronte a que- 
sto indice sta una veduta non meno curiosa della villa 
medesima. 

Non a caso ho, citandoli, congiunti insieme questi tre 
documenti , perchè mi pare proprio sieno da ritenere deri 
vati da una fonte comune , come comune hanno V intento, 
quello cioè di procurare rinomanza alla cascina Interno, ri- 
caman dovi sopra una storia veramente meravigliosa. Si legga 
difatti quanto il Tommasini premette all'elenco dei libri at- 
tribuiti al poeta : " Curiosis non Ingratum Arbitror Syllabum 

* Librorum, In Membranis, Calamo scriptorum, quos Marchio, 

(i) Pavia, 1601. 



a 



Io8 AMBROGIO ANNONI 

* Dominus Linterni, aura et auro, prece et praecio; propri- 
" raaevo Mediolanensi Museo, ab ipsorutn possessore Patavij 

* iure merito plurimi faciente, demum obtinuit „. Parole que- 
ste che ci fanno supporre V esistenza di un feudatario della 
cascina Interno, al quale potesse stare a cuore il lustro de- 
rivante alla sua possessione dalla dimora fattavi dal Petrarca. 
Ma, ad onta delle più diligenti ricerche, io non ho trovato 
modo di scovar le tracce dell'antico possessore della cascina 
Interno, la quale per giunta non è mai ricordata negli scritti 
e documenti di quel territorio. 

Così stampa il Rovillio : " Linterno era una sua diletta 
" solitudine, assai delitiosa, poco discosta da Milano, contigua 

* a Quarto e vicina a Baggio ; così detta da lui per vene- 

* razione di Linterno , già solitudine di Scipione Africano. 
" Ed ivi anche hoggidì vedesi con ammiratione , massime 
" d'Oltramontani, l' antica sua Casa» da lui stesso fabricata 

moderatamente e con qualche vestiggio dei delitiosi pas- 
seggi, di cui era arricchita nobilmente. Il qual luogo vien 
chiamato goffamente da Villani, in vece di Linterno, Lin- 
ferno „. Poi: " .... è chiaro che egli si fabricò et si ag- 
giustò questo luogo di solitudine V Anno 1351, ricevendo 
il Possesso del medesimo Podere, da Nicolò Feo, suo Com- 
patriota; Podestà di Milano;.... Onde essendo universal- 
mente conosciuto per Pudico, Sobrio, Dotto, Irreprensibile, 
et Ornato di tutte le altre Episcopali qualità venne elletto 
per Vescovo da Clemente Sesto : ma egli stimando questa 
sua tranquilla Ritiratezza, più che gli Honori di Salomone, 

* e che i Regni di Creso, rispose con humil Ringratiamento 

* al Pontefice, terminando riverentemente la medesima ri- 

* sposta di rinuntia, con queste parole : Altt's fn/ula, et mìhi 
" Linterni Filamenta; E raccontasi similmente, che essendo 

* da Visconti, Signori di Milano, mandato Ambasciatore à 

* Carlo Quarto, con occasione della Guerra tra Venetiani, 

* e Genovesi ; gli esebì V Imperatore per la Persona sua 

* ogni Favore ; ma facendogli ottima istanza , perchè egli 

* stesso dicesse a qual Grado, per Ornamento de suoi ta- 

* lenti, gradirebbe esser promosso, ò Ecclesiastico, ò Mili- 

* tare Cattolico, e Meritorio; rifiutò THonore con queste 



u 



u 



IL PETRARCA IN VILLA I09 

* espressive parole: Neutro, sed ad Interna Untemi or- 

* namenta. „ Narra poi vàri fatti che a questo perioda 
della vita del Petrarca si riferiscono, in ispecie visite che 
personaggi e principi eminenti gli avrebbero fatto a Lin- 
temo. Ma soggiunge di più : * E nel Teatro Boscareccio 

* de suoi Passeggi , diede singolarmente un curiosissimo 

* Trattenimento al Duca Lionello, Figlio del Re d'Inghil- 

* terra, essendo colà novello Sposo di Violante Visconte; 

* facendo formare un Dialogo da tutti i suoi Accademici, 

* che erano trenta, Soggetti di prima nobiltà, di grande in- 

* tegrità, amati dal Principe e statisti di timorata Conscienza, 

* e di pronto ingegno, quali per ordinario nell'Accademia 

* loro solevano trattare della Ragione di Stato, regolata col 

* timor Santo di Dio : Et erano questi cioè : Ambrogio Vi- 

* sconti, Gioanni Pepoli, Giacomino Bosso, Protasio Caimo^ 
' Renato Borromeo, Trancio Brivio, Pasino Arconati, Astolfo 
' Larapugnani, Landolfo Pirovano, Rumino Porro, Giulio 

* Cesare Arese, Ambrogio Settata, Mutio Fiorenza, Ottorino 
•• Botro, Guglielmo Pallavicini, Ruperto Cittadini, Baldizzì 
" Stampa, Rogerio dalla Chiesa, Celso Melzi, Antoniolo Re- 

* sta, Piro Casati, Lucio Cusani, Pietro Panigarola, Gilberto 

* Cavanago, Dionisio Pietrasanta, Ottaviano Archinti, Giova- 
"* nuolo Gallarati, Erasmo Alliprandi, Hercole Cantone, Car- 

* nevario Mandello. 

* In fine sugillò i detti altrui il Cavalier Lelio, mirabil- 

* mente riepilogando e commentando, col suo acuto ingegno. 

* Ed il Petrarca licentiò li Accademici, sino alla Rinfrescata, 

* con una Compositione in Versi, fatta sopra la separatione 

* dell'Anima dal Corpo, e sopra un suo Nipote, morto in 

* Pavia, di cui hebbe la nuova in questo medesimo giorno ; 

* conchiudendo spiritosamente per eccellenza, con apportare 

* la felicità delle Beate Nozze, che fa l'Anima d'un Pargo- 

* letto spirante, con Dio suo Amante Sposo. E tutti ne ri- 

* portarono segnalatissime Lodi, non solo dal Duca Lionello, 

* ma anche dalle Corti, che l'avevano accompagnato à Lin- 
^ terno, e particolarmente dal Conte di Savoia, da altri Prin- 

* cipi. Baroni, e Titolati Inglesi di gran litteratura. „ 

Mi son deciso a riportare quasi per intero cotesto squarcia 



110 AMBROGIO ANNONI 

di poco peregrina eloquenza, perchè, qual più qual meno, 
gli scrittori che si succedettero in ordine di tempo ripeteron 
concordi le notizie che vi troviamo riunite. Esaminiamone ora 
l'attendibilità. 

La designazione del luogo nel quale doveva trovarsi la 
villa del poeta non lascia dubbio alcuno : si parla proprio 
del posto dove sorge la cascina Interno; ma la situazione 
di essa corrisponde alle indicazioni , pure chiarissime , del 
poeta ? Parrebbe di no, se ben si considerano le parole che 
«gli dedica alle proprie relazioni coi monaci di Garegnano: 
^ Sic vicinam illorum domum malui; unde officio praesens, 
^ taedio autem absens, piae familiae devotis actibus, quasi 
'^ eorum unus, quandolibet intersum. ,, Poteva il Petrarca 
scriver questo; dirò cpl Romussi (i); se la * villa fosse stata 
" alla cascina Interno, che è lontana dalla Certosa quanto 

* la Certosa stessa è da Milano? Poteva egli, già maturo, 
^ fare ad ogni ora del giorno una passeggiata di tre miglia 

* per strade disagevoli? Poteva infine dire di essere vicino 
^ trovandosi a tal distanza ? „ 

Si capisce che, perdutasi la memoria della esatta situa- 
zione del ritiro petrarchesco, gli eruditi abbiano creduto di 
trovarlo alla cascina Interno. La tradizione locale non pro- 
verebbe nulla.; poiché gli abitanti della cascina possono aver 
saputo del Petrarca dai dotti che cercavano il famoso, per 
quanto fantastico, Linterno; più tardi, allettati dal concorso 
insperato e dal desiderio di conservare la sua riputazione 
al loro cascinale, avrebbero tramandato la notizia ai figli e 
ai familiari. Cosi, osserva il Bellani, per un circolo vizioso, 
l'erudito che primo sparse quella notizia veniva poi a chie- 
dere alla tradizione la prova da lui inscientemente preparata. 

Però i depositari del prezioso ricordo storico avrebbero 
dovuto essere i Certosini tanto benamati dal Petrarca, il 
quale, da parte sua, era da loro ricambiato di santa amicizia. 
Ed invece nessuna notizia appare nelle poche carte del con- 
vento che dopo lunghe ricerche ho potuto avere tra mano ; 
^ tanto meno un accenno del Petrarca, che in tal caso non 

(i) Op. cit., p. 71. 



IL PETRARCA IN VILLA III 

sarebbe mancato; ci induce a prendere in considerazione 
quanto si disse, o meglio si inventò intorno alla ** biblioteca 
* del Petrarca a Linterno ,, (i); neppure mette conto di par- 
lare della pretesa *' accademia di Linterno „ , la quale forse 
e senza forse è esistita solo nella mente di chi ne scrisse 
con tanto lusso di particolari (2). 



(i) Altrì| con speciale competenza, potrà occuparsi della cosa. A 
me basterà ricordare che le notizie correnti intorno a cotesta fantastica 
biblioteca sono riunite, non vagliate, anzi ampliate di significato e di 
importanzai da Luigi Arrigoni in una memoria storico-bibliografìca su 
ventiquattro manoscritti che avrebbero fatto parte della raccolta di 
Linterno {Souvenir de P. etc, Milan, 1883). Sicché a buon diritto P. De 
Nolhac, P. et l^Humanisme^ Paris, 1893, cap* U, Les livres de P, après 
sa mori^ in una nota al capo: Attriimtions apoctyphes, p. 95, fa giustizia 
sommaria di quel libretto, scrivendo: * La préface répète les erreurs 

* courantes sur le sujet. Tous les mss. de Garegnano sont des ouvrages 
^ en usage dans les couvents: il n'y a pas un seul ouvrage classique. 

* Celui qui est d'une autre provenance et où les notes autographes de 
' P. sont certaines, suivant les attestations multipliées qui le revétent, 

* se trouve étre un Silius Italicus écrit (suivant la photographie que 
" j'ai sous les yeux) au milieu du XV siede „. Così dicasi dei libri enu* 
merati nel catalogo dato dal Tommasini fra i quali sono precisamente 
1 ventiquattro pervenuti in possesso del signor Arrigoni, che naturai* 
mente si fa forte dell'autorità dello scrittore secentista per favorir il 
proprio assunto. 

(2) Di questa accademia trovansì non brevi cenni, oltre che nella 
nota stampata dal Rovinio, in Sassi, Historia Literaria TyPographica 
MediolanensiSf Milano, 1745, voi. I, e. 374, e nelle Memorie (citate) del 
Giulini; né vale proprio la pena di riportarli. Già il De Sade affermò 
di non aver trovato indizio alcuno della cosa in mezzo a tutto quanto 
gli era passato tra le mani. Dirò di più; assolutamente errata è l'as- 
serzione di coloro, i quali affermano che il Petrarca a Linterno invi- 
tasse gli amici ad una specie di trattenimento, vuoi di accademia in 
onore di Lionello e di Violante Visconti, in occasione delle loro nozze, 
le quali avvennero precisamente nel 1368, vale a dire sette anni dopo 
che il Petrarca aveva lasciato il soggiorno di Milano, donde si era 
allontanato per non più dimorarvi, nel 1361 ; venendo anzi apposita* 
mente nella nostra città per la fausta circostanza, invitato illustre. Di 
qui si capisce come altri, forse accortisi dell'errore, scrivano con pru- 
denza maggiore, se non con maggiore verità, che l'accademia continuò 
a fiorire anche dopo la partenza del Petrarca da Milano. Giova inoltre 
avvertire come i nomi di molti se non di tutti gli accademici ricordati 
nella notizia del Rovillio ricorrano negli Statuti di Gian Galeazzo (ci- 



112 AMBROGIO ANNONI 

Ancora, rtelle note deireditore lionese si asserisce essersi 
il Petrarca fabbricata la sua casetta su di un terreno cedu- 
togli dal podestà di Milano Niccolò Feo d'Arezzo, nel 1351. 
In questo anno, come rilevasi dagli Statuti di G. Galeazzo 
Visconti del 1396 (i) , è appunto podestà di Milano il Feo ; 
ma non è a Milano il Petrarca, il quale del resto sappiamo 
aver scritto esplicitamente all' amico Guido di Genova : 
* . . . . ingruentem cogitans aestatem diversorium amoenissi- 
** mum saluberrimumque adii . Garignanum vocant.... f,; 
e ciò nel 1357. 

Per tanto cade ogni asserzione contenuta nella nota del- 
Tantico editore lionese, la quale ristampata con veste secen- 
tista sui presunti volumi petrarcheschi di Linterno venne se- 
guita, almeno nella sostanza, sino ad ora. 

Dicevo di una tavola che il Tommasini (2) riproduce 
senza indicazione alcuna di provenienza (Tav. II). Se vera- 
mente quella, come indica il titolo: Vetusiissima ipsiusmet 
Peirarchce lignea Linterni tabella; è la veduta del petrar- 
chesco Linterno , ecco un documento grafico prezioso. Ma 
ogni confronto del disegno con la supposta villa riesce vano, 
poiché tali e tanti sono i rabberciamenti posteriori in quel 
fabbricato, che non permettono nessuna induzione, per quanto 
ipotetica e per quanto l'indagine sia accurata. Bene appare 
air occhio investigatore una finestra archiacuta colle sago- 
mature di cotto in un piccolo casamento vicino, e bene in 
quello stesso, del quale si discorre, vedonsi tuttora due co- 
lonne reggenti un debole soffitto ligneo ; però esse appar- 
tengono ad età posteriore, portando nei capitelli targhe 
araldiche a testa di cavallo, aventi i caratteri cioè del XV 
secolo. Né quindi cotesti avanzi gioverebbero troppo ; molto 
invece importerebbe di poter riscontrare nel casamento di 
Interno una ossatura schematica che corrispondesse alle linee 
rozzamente segnate nella tavoletta : cosa che, pur tenendo 

tati sopra): gli uni in qualità di compilatori, gli altri di esaminatori o 
correttori degli statuti medesimi. 

(i) Statuto Jurisdictionum Mediotani, a cura d' A. Ceruti, in ìéon- 
Hist. Patriae, XVI, Leges municip., Torino, 1876, to. II, p. I, p. 981. 

(2) Op. cit., p. 280. 



éé AliisTnFuli, & mihi LlNTERNI Fitimcnts. a 




9 yenfiiUìmaipJÌMfmetTetrarcbjt s 

Z tigne» liatena r-ibetta , ' L 



IL PETRARCA IN VILLA 



resente la osservazione premessa, non mi pare di trovare 
nella nostra cascma (fig 263). E poi: quand'anche le linee 
generali della casa d Interno richiamassero la forma segnata 
nel] antico quadretto non per questo si potrebbe concludere 




Calcina Intimo. 



1, V, C, "D, E, F; ftbbrlcito nel qaile motlnii l'abili 
E, F: le iat colonne col eipìlelli recami le ti| 
G: ribbricato con tricce del XV lecolo. 




ch*essa abbia ospitato il poeta. Perche la disposizione di pianta 
e di alzato del cascinale ivi riprodotto è caratteristica dei 
fabbricati signorili e con torre del periodo visconteo: un 
corpo di fabbrica principale da un lato, dall'altro un recinto 
interrotto dalla torre d' accesso, priva affatto di finestre in 
rispondenza dei piani superiori. Per citare un esempio ti- 
pico, il rozzo disegno riportato dal Tommasìni potrebbe be- 



114 



AMBROGIO ANNONI 



nissimo prestarsi anche a rappresentare la cascina Bolla nei 
dintorni di Milano (i) (fig. 4 e Tav. III). 

Del resto non è infrequente il caso di trovare nei din- 
torni di Milano, se non sempre interi corpi di fabbrica, molto 
spesso o finestre o colonne o capitelli che risalgono ad una 
età che si aggira intorno al trecento o al quattrocento. Anzi, 
non mancando nelle vicinanze della Certosa, e in Garegnano 
stesso, casamenti che presentano vestigia di antichità, per 
quale altra ragione i primi ricercatori della villa del Petrarca 




i 



J13B^C/f 



1 
1 







Fig 4 — Pianta della Cascina Bolla. 

la collocaron dessi così discosto dal vero luogo suo, se non 
per r evidente affinità del nome Inferno, Interno o altro che 
si assomigli, coli' Infernum (o anche, sebbene erroneamente^ 
Linternum) del Petrarca? Cosi forse e colla scarsa cono- 
scenza delle lettere del Petrarca che a Garegnano si rife- 
riscono, si potrebbe spiegare l'abbaglio preso dai più nel 
designare la posizione della cascina Interno come quella della 
villa del poeta presso Milano. 

Giustificazione questa che più non vale per quanti eb- 
bero a scrivere della villa del Petrarca dopo che nella edi- 



(i) V. le RemiHÌscen»e di storia e ttartt nella città e nei suburbio dir 
Milano, parte I, 1891, p. 98; tav. XIX e XX. 



IL PETRARCA «IN VILLA U5 

zìone di Lione del 1601 venne pubblicata la lettera del poeta 
intorno al suo soggiorno di Garegnano, località ivi partico- 
larmente nominata. Certo a ingenerare confusione nei più 
contribuì la poca precisione di parecchi scrittori, anche rela- 
tivamente recenti ; e sotto questo rispetto hanno ragione e 
il Bellani ed il Romussi di risentirsi seco loro. Il vezzo di 
poco o punto curarsi delle fonti e di accettare ad occhi chiusi 
le asserzioni dei precedenti ha tratto quegli autori ad inter- 
pretare con troppa disinvoltura il preciso: £5/ hic Carthusivt 
domus del Petrarca. 

Dapprima infatti il De Sade, certo senza ombra di colpa 
(poiché da tutta la narrazione sua risulta evidente come egli 
ritenga essere la Certosa di Garegnano appunto il luogo di 
soggiorno del poeta), tradusse ^parafrasando: " Il y a dans 

■ mon voisinage une belle Chartreuse „ (r). Però questo, come 
i passi che il Bellani, nella memoria citata, riporta, e del Verri 
nella Storia di Milano, al cap. XII, e del Rosmini nella sua 
opera omonima, alla pag. 142 del voi. II, se si toglie una 
certa vaghezza di indicazioni e l'accenno, generico del resto^ 
a Unierno, nulla esprimono che sia contrario a quanto dice il 
Petrarca stesso nella lett. i6.* del libro XIX delle Familiari: 
dì essersi scelto un soggiorno estivo , cui chiamano Gare- 
gnano, vicino ad una nuova ma insigne Certosa. 

Inconcepibile invece è quanto scriveva al principio del 
secolo scorso il Marsand sulla villa del nostro poeta. Il brano, 
che riporto, trovasi nel primo volume della sua elegante 
edizione delle Rime del Petrarca (2) ad illustrazione di una 
bella veduta della solitudine di Linterno (disegnata dal Mi- 
gliara ed incisa dal Bigatti) (3): *^ Distante poco più che una 

• lega dalla città di Milano, fuori della porta Vercellina, vicino 

• di Garignano, e distante circa un quarto di miglio dalla 

■ Certosa di Garignano, la quale or non è più, trovasi in 

• una bassa pianura uno villaggio ora chiamato Linterno e 

• che ne' secoli addietro denominavasi T Inferno. „ 



(i) Op. cit., voi. Ili, p. 453. 

(2) Padova, 1819, p. 368. 

(3) Ibid., voi. II, p. 235. 



• 



Il6 AMBROGIO ANNONI 

A lui, che si recò appositamente sul luogo, sono sfug- 
giti troppi errori in cotesta determinazione topografica ; di- 
fatti, come torna lecito asserire che Linterno è lontano dalla 
Certosa di Garegnano circa un quarto di miglio, se invece 
chi dalla Certosa vi si reca per I^ strada diretta deve im- 
piegare un' ora e un quarto o giù di lì , giacché non meno 
di cinque buone miglia separano l'una dall'altro? E come si 
può affermare, così senz'altro, che* la Certosa ora sia scom- 
parsa, mentre esiste ed è nota tuttora? 

A questo punto una scrupolosità forse eccessiva m' in- 
pone di rendere noto che vicino alla cascina Interno esiste 
tuttora un piccolo cascinale composto di due fabbricati de- 
nominati Garegnanino l'uno, Garegnano marzo Y altro. Con 
ciò tornerebbero chiare le parole del Marsand , qualora si 
aggiungesse V ipotesi : essere esistita in questo Garegnano 
una Certosa, anzi quella Certosa cui allude il Petrarca. L'i- 
potesi, come si vede, darebbe nuovo aspetto alla questione. 
Ma esistette realmente una Certosa in Garegnano Marzo? Io 
risponderei sicuramente di no, perchè tutti i documenti scritti 
e stampati dal secolo XIV in poi che si conoscano intorno 
alla Certosa di Garegnano, senza dubbio si riferiscono a quella 
tuttora esistente nel Garegnano contraddistinto col nome di 
Marcido fra la Gagnola e Musocco (nella pieve di Trenno). 
Un' osservazione di Luca Beltrami nella sua storia della 
Certosa di Pavia (i) lascia supporre, in via molto ipotetica, 
l'esistenza, in tempi anteriori al 1350 circa, nell'altro Gare- 
gnano (Marzo) nella pieve di Cesano Boscone, di una anti- 
chissima sede dei Certosini, i quali poi secondo l'induzione 
del Beltrami avrebbero chiamato col nome di Garegnano, ed 
in ricordo della badia vecchia, la nuova loro casa che andava 
sorgendo nel suburbio settentrionale di Milano, su terreno 
appositamente donato da Giovanni Visconti, e questa sarebbe 
la Certosa che ancora oggi, benché rifatta quasi per intero 
verso la fine del cinquecento, si vede nel Garegnano (Marcido), 
del quale solitamente si parla, presso Musocco (fig. i). 

Ora, mentre da una parte nessun documento abbiamo 

(i) Storia docum, della Certosa di Pavia, Milano, 1896, voi. I, p. 30. 



IL PETRARCA IN VILLA II7 

e nessuna notizia ci è pervenuta che ci dia almeno una in- 
dicazione della Certosa primitiva che vorrebbesi fosse esistita 
nel Garegnano (Marzo) della pieve di Cesano Boscone, dal- 
l'altra la nessuna importanza dei due unici fabbricati che lo 
<:ostituisconO| la mancanza assoluta vuoi di ricordi e di tra- 
dizioni, vuoi di tracce di oratori od altro» confermano la ri- 
sposta data. E quand'anche l'ipotesi del Beltrami potesse 
per un momento stare, è pero assolutamente impossibile che 
i Certosini abbiano chiamato col nome di Garegnano la nuova 
loro Certosa in ricordo della prima, perchè la località di 
Garegnano presso Musocco trovasi già così designata nelle 
carte del io settembre 1349 (i), in cui sono enumerate e 
descritte le compere di beni per conto di Giovanni Visconti, 
come persona privata; beni da donarsi poi ai Certosini me- 
desimi (2). Non solo; ma il paese di Garegnano (della pieve 
di Trenno) è nominato anche in una carta del 1314, conser- 
vata, come le prime, presso l'Archivio di stato di Milano (3). 
Però, per quel che riguarda il Marsand, ci sia lecito di 
dubitare se veramente le sue parole fossero frutto di un ra- 
gionamento analogo a quello testé fatto, o non piuttosto meno 
pensate di quel che da noi si supponga. Ed in verità egli, 
pur conoscendo la lettera nella quale il nostro poeta parla 
di Garegnano (tant'è vero che ne riporta dei brani) (4) proprio 
omette n ella sua traduzione e parafrasi la frase : Garegnanum 



(i) Archivio di stato di Milano, Fondo di Religione, Cartella " Ga- 
* regnano Certosa-Garegnano e Uniti, 1314-1644 „. 

(2) Il Beltrami dice ancora che nella scelta della località destinata 
al " nuovo « monastero può avere esercitato qualche influenza il fatto 
che il P. soleva villeggiare in una casa a breve distanza dalla località 
assegnata alla ' nuova „ Certosa. Queste parole se, in certa guisa, con- 
fermano quanto io cerco dimostrare nello studio presente, nella realtà 
dei fatti non reggono, perchè il P. iniziò la sua villeggiatura nell'au- 
tunno del 1357, come dicemmo, dopo cioè la fondazione della Certosa 
medesi ma. Se mai si potrebbe fare l'ipotesi reciproca : aver contribuito 
alla scelta del soggiorno presso Milano da parte del Petrarca, l'esi- 
stenza in luogo di una Certosa, recentemente eretta colle donazioni ed 
i privilegi di Giovanni Visconti I 

(3) Nella cartella citata. 

(4) Ibid., p. 369. 

8 



1X8 AMBROGIO ANNONI 

vocant Tant' è : la magia di un • nome « era più forte delle 
parole stesse del Petrarca ! 

Ancora : il Marsand, primo (credo) fra coloro che si val- 
sero di questo argomento in difesa della cascina Interno, ci 
fo presenti le due colonne antiche, sul capitello delle quali 
stanno incise le lettere: C. F. P. F. F* che egli interpreta 
così: " Canonicus Franciscus Petrarca Fieri Fecit ^. Ma, pur 
tacendo che il Petrarca non si designò mai col titolo di 
canomcus, come poteva dire, anzi incidere di aver fatto fab- 
bricare una villa, egli che scrive essersi procacciato una casa 
di riposo amena e salubre sovra un ripiano e d'esservi an- 
dato a villeggiare soddisfatto della posizione e dei dintorni ? 
Che più? Il Bellani dalla impronta delle sigle scolpite sui 
capitelli delle colonne non rileva affatto né V F né il P del 
Franciscus Petrarca (i). Giustamente dopo tutto il Bellani os- 
serva (2) : ^ Che poi quella casa non fosse di proprietà del 

* Petrarca, oltre al brano di lettera citato ce ne fornisce una 
'^ prova il suo testamento, scritto pochi anni dopo, nel quale 
' minutamente dispone di tutte le cose sue, e nomina la sua 

* villa d'Arquà ed una casa che aveva in Parma, oltre quanto 

* ancor possedeva in Francia , ma punto non parla né di 
' quell'altra sua villa, né d'alcun possedimento in Milano. E 

* veramente sappiamo che, già innanzi di partirsi da questa 

* città, aveva abbandonata quella prima abitazione, ed aveva 
^ preso stanza nel convento di S. Simpliciano „. 

Il dottor Sant'Ambrogio (3) avrebbe assai diversamente, 
però con maggiore criterio, interpretato coteste sigle, per le 
quali diamo la riproduzione di un disegno tratto fedelmente 
dal vero (fìg. 5), come un monogramma religioso da leggersi 
presumibilmente: Cartusiani fratres fecerunt, del che è in- 
dizio la croce collocata fra le due F F, E per vero : tro- 
vandosi quella località a distanza non grandissima dalla Cer- 
ci) I calchi fatti eseguire dal Bellani vennero dall'Istituto Lombardo 
di Scienze e Lettere depositati presso la Consulta archeologica ed ora 
trovansi appunto nel Museo archeologico municipale, dove sono visibili 
in una vetrina della sala V (cappella ducale). 

(2) Op. cit., p. 717. 

(3) Luogo cit., p. 453. 



IL PETRARCA IN VILLA II9 

tosa di Garegnano, i cui possedimenti si estendevano per 
lungo tratto all'intorno, è lecito e facile supporre col San- 
t'Ambrogio che " i frati del Cenobio vi abbiano istituita una 

■ casa sussidiaria, vuoi pei novizi, vuoi pei frati degenti per 

■ malattia o vecchiaia, noto essendo che la donazione tra 
" vivi per l'erigenda Certosa, fatta dall'arcivescovo Giovanni 
" Visconti nel settembre 1349, comprendeva oltre ai fondi 
* di Garegnano, anche beni e ragioni d'acqua in pieve di 
" Trenno. , 

Ad avvalorare la esposta interpretazione il Sant'Am- 




FiR. 5. — ditello dilli Caifina Interno. 



brogio richiama anche l'analogia che il monogramma di Lin- 
temo presenta con quello inscritto in una targhetta a testa 
di cavallo sull'angolo a sinistra della porta dell' Amadeo 
(del 1466) fra il pìccolo chiostro e la navata trasversale della 
Certosa di Pavia; ivi appunto sta incisa una croce che si 
intreccia con un grande C, mentre nel mezzo, ai lati di essa 
sono le lettere A ed R. Qui però la lettura è chiara e si- 
cura: C/lR{thusia) che fa riscontro col GRA(Harum) inciso 
nella targa simmetrica di destra ; ed ò il motto che si ripete, 
con suggestiva poesia, nella bella Certosa. 

Devesi per altro riflettere, nel nostro caso, da una parte. 



I20 AMBROGIO ANNONI 

che i Certosini avevano un monogramma ben noto, il quale 
si applicò sempre ai loro edifici in tutti i tempi; la croce 
che sta sopra una sfera fasciata raffigurante il globo/ colle 
sette stelle ed il motto : stai crux dum volvUur orbis, e dal- 
l'altra che il tipo della sigla della cascina è quello proprio 
ai monogrammi notarili e mercantili dell'epoca, dove nulla 
è più comune della croce che li corona. Di ciò è ottimo 
esempio la sigla di un mercante cremonese, dell'anno 1429, 
gentilmente indicatami dal Professor Novati, così composta: 

y A ^^ 

Il monogramma sarebbe dunque più probabilmente quello 
di un privato possessore della casa (2). 

Però sia stata questa dei Certosini ovvero abbia appar- 
tenuto ad altri, questo è certo che i due capitelli colle targhe 
a testa di cavallo la indicano una costruzione non anteriore 
al XV secolo. Ciò vale ad escludere l'argomento che si po- 
trebbe dedurre dalla prima supposizione: essere anche il ca- 
scinale di Interno una Cartkusiae domus e tanto meno quella 
citata dal poeta. 

Altri hanno trovato maniera di aggiustare ogni cosa 
con una spiegazione che, volendo salvar tutto, non accomoda 
nulla (3). Dicono infatti che il Petrarca si recasse alla Certosa 



(i) Cod. 15 della Gov. di Cremona, cartaceo di ce. 64, m. del se- 
colo XV. È il monogramma di Raimondo de' Facchini. 

(2) È cosa curiosa che anche sulla presunta casa del P. a Parma 
si sian trovate dipinte delie lettere collegate assieme dalla croce, in 
modo al tutto simile a quello del monogramma di Interno. Il Rossetti, 
Poesie Min, di F. P., Milano, 1831, II, p. 405, che le descrive e ne dà 
il disegno, le interpreterebbe per le iniziali del poeta, precedute dalla 
lettera A, abbreviazione del titolo di arcidiacono. Il RoNCHua però {La 
dimora del Petrarca in Parma\ ha sciolto il problema, provando che 
la sigla reca le iniziali di un possessore della casa vissuto nel cinque- 
cento. 

(3) In una breve monografia, stampata per uso dei visitatori delia 
Certosa di Garegnano, si leggono a p. 11 queste affermazioni, che 
ormai dovrebbero essere radicalmente modificate: ' L'Abbate (1) Fran- 



IL PETRARCA IN VILLA 121 

Ogni settimana dalla villa sua: asserzione, cotesta, smentita 
dalla lettera del Petrarca stesso. Per la medesima ragione 
poco più ci accontenta quello che vanno ripetendo i villici 
di Garegnano, che cioè presso il confine del parco dei ceno- 
biti fosse una Casina dove il Petrarca sostava, quando, dalla 
villa di Lintemo, si recava alla Certosa per le sue devozioni. 
Ingenuo accomodamento che poco regge, giacché il Petrarca, 
come risulta dalla sua vita, abitò una sola villa dei dintorni 
di Milano; a meno che il ricordo di una Casina attigua al 
parco dei Certosini si voglia ritenere come una riprova della 
memoria che ancora si ha della vera villa del Nostro. 



IV. 



Giunti a questo punto, prima di dare l'ultima e, ritengo, 
sicura prova di quanto ho affermato sin dal principio, devo 
toccare una questione, sempre relativa all'argomento nostro, 
sfuggita sinora alle indagini dei più. 

Il Petrarca, in una lettera a Nerio Morando, la quale, 
per ragioni di analogie e di raffronti, si riferisce all'autunno 
del 1358, stagione da lui passata, come è noto, nella sua 
villa presso Milano, scrive così: *' Ruri habito haud procul 

* Abduae amnis ripa „ (Fam., XXI, io) (i). Il De Sade, co- 
noscendo questo passo, dove parla, come si è visto, della villa 
del Petrarca, incomincia col dire ingenuamente: * Cette 

* année [1357] P. voulant se mettre à Tabri des grandes 
■ chaleurs, alla s'établir près la rivière d'Adda à Garignano, 

* village situé à trois milles de Milan en sortant par la porte 



Cesco Petrarca che fiorì nel sec. XIV, principe della poesia lirica, 
dalla sua villa detta Interno (non Inferno, come asserisce il Verri 
nella sua Storia Milanese) recavasi ogni settimana a far visita ai 
Monaci di questa Certosa. L'Interno distava circa quattro chilometri 
dalla Certosa. E ora della villa del Petrarca non restano che pochi 
avanzi diroccati „. 
(i) Ed. Fracassetti cìt., voi. Ili, p. 85. 



122 AMBROGIO ANNONI 

'' Comasine « (i). Se davvero Garegnano» come egli in- 
dica e come è in realtà, dista da Milano tre miglia, noa 
può evidentemente esser posto presso la riva dell'Adda. Ora 
il De Sade potrebbe anche non avere errato, moralmente 
parlando (giacché la contraddizione materiale esisterebbe 
sempre), se il passo della lettera del Petrarca al Morando, 
che nelle stampe suona: " Ruri habito haud procul Abduae 
^ amnis ripa^, fosse uscito tal quale dialla penna del 
poeta. 

Ma il Petrarca così non scrisse; innanzi tutto nella 
edizione di Lione del 1601, che il De Sade, come desumo 
dalle sue citazioni marginali, doveva aver presente, la let- 
tera a Nerio Morando, che ivi è la 10/ del libro XII, a 
quel punto (p. 438) reca : " Ruri habito haud procul a b a r- 
** dua amnis ripa,,. Veniamo adesso al Fracassetti, che 
s'accorda col De Sade, ma è in contrasto con tutti i suoi 
fonti; poiché i codici che egli segue, da lui segnati con A, 
B, Q A -£> F {2), come la stessa edizione di Lione, che 
già vedemmo; codici ed edizione che soli tra quelli conside- 
rati nel suo specchio comparativo portano la lettera di cui 
ora si tratta; tutti concordemente leggono: ' Rure habito 
' haud procul ab ardue amnis ripa j, (3). Per tanto é 

(i) Il Fracassetti (nella nota alle lettere x6.* e 17.* del lib. XIX, 
voi. IV, p. 396 della sua traduzione delle lettere del P.) dopo avere egli 
pure detto che il P. ** si era procurato un campestre ritiro a 3 miglia 
" da Milano fuori di porta G>masca sulla riva dell'Adda, vicino ad un 
" villaggio detto Garignano o Carignano^ ove l'arcivescovo Visconti aveva 
" fabbricata una Certosa „; soggiunge : " Vedesi ancora oggidì una vil- 
^ letta ad una lega incirca da Milano sulla sinistra dell'Olona presso 
" l'antica Certosa, che detta è Lintemo ,,• Due contraddizioni in una. 

(a) Ricordati a p. 104 della presente memoria. 

(3) I codici A t B furono, dietro mia domanda, esaminati dal signor 
Lucien Àuvray, bibliotecario della sezione dei manoscritti nella Biblio- 
teca Nazionale di Parigi. Tutti e due leggono {A, e. 841 r.; Bp e. 161 v.): 
'^ Rure habito haud procul ab ardue amnis ripa y. 

Superfluo risulta il confronto sul codice segnato B come quello che 
è copia di A» 

C legge parimenti: ^ Rure huc haud pcul ab ardue ams ripa ,,. 
E ^d F ugualmente: ** Rure habito haud procul ab ardue amnis 
* ripa „. (Veramente in E trovasi " ripam ,). 



IL PETRARCA IN VILLA 133 

lecito supporre che la lezione Abduae sia stata escogitata dal* 
De Sade e dal Fracassetti, magari indipendentemente YwoOf 
<]all'altro, perchè parea loro sibillino quel vago ed isolato ac- 
cenno del testo ad una '^ arduae amnìs ripa j^ Del resto 
anche noi ora non sappiamo troppo bene spiegarci la frase, 
ove si voglia interpretare esattamente amnis; vocabolo atto 
a significare un vero e proprio fiume, che in quel territorio 
potrebbe competere, fra i tanti corsi d'acqua, meglio che a 
ogni altro, all'Olona. Che se, più larghi e facili nella tradu- 
zione, vogliamo interpretar antnis per corso d'acqua senza 
speciale significato od importanza (per la qual designazione 
semplice la parola veramente in uso per tutti i corsi d'acqua 
del milanese sarebbe stata flumen\ possiamo ritenere quella 
frase un accenno ad uno di quei canali che nella campagna 
di Garegnano (come in buona parte dei dintorni di Milano) 
scoiTono oggi ancora, dal poeta stesso piacevolmente de- 
scrìtti là dove parla del suo amoenisstntum diversorium. Né' 
si deve tacere che il passo così come è riportato dalla mag- 
gior parte dei codici, è per sé oscuro; perchè in effetto che 
cosa significa queir aggettivo femminile ardua aggiunto ad 
nmnis maschile? Migliore sarebbe la lezione che sola dà 
l'edizione di Lione del 1601, là dove l'aggettivo appartiene 
Aripa:" Ruri habito haud procul ab ardua amnis ripaj^; 
potendosi a conforto di siffatta lezione allegar Ysìtro luogo* 
(Fam.f XIX, 16): " Rus autem in planitie elevatum „. 



V. 



Pertanto, esaurita, credo io, ogni questione, proprio in 
ultimo, quasi per persuadere i meno convinti, mi gioverò 
di una prova semplice assai, ma, a mio avviso, lampante. 
La lettera colla quale il Petrarca invia al Benintendi Pepi- 
tafio in versi per Andrea Dandolo termina così: * Scrìpta 
^ rurali calamo in domo Carthusiae Mediolanensis, ubi aes- 
'^ tatem ago „• Segue la data: " Kalendis Septembris ad 






214 AMBROGIO ANNONI 

• vesperam MCCCLVII „ (i). Come pure una lettera delle 
Senili a Giovanni Birel, limosino, priore dei Certosini, è da- 
tata: ** Ex ipsa Mediolanensi Carthusia ubi nunc habito VII 

• Cai. Maias „ [1357] (2). 

Che poi la Carthusia Mediolanensis sia proprio quella di 
Garegnano è per sé chiaro; così del resto viene senz'altro 
chiamata la Certosa di Garegnano in una carta manoscritta 
contenente i: ^ Ricordi storici della Certosa di Garegnano 

• dal 1367 al 161 1 „ che si conserva presso la Bibl. Naz. 
di Milano (3). Così è designata la Certosa medesima anche 
in un passo della vita del beato Stefano Macone scritta da 
Bartolomeo Sanese, nel quale si accenna alle pratiche fatte 
da Gian Galeazzo per ottenere che il Macone fosse eletto 
priore: * ... Joannes Galeatius Mediolanensium Princeps per 

• litteras Generalem Ordinis Praefectum docet expetere se 
** summopere ad Cartusiam Mediolanensem a Majoribus suis 
' secundo ab Urbe lapide constructam regendam Stephanum 
" Senensem desti nari... „ (4). 

Ed ora riassumo brevemente quanto sono andato via 
via esponendo. 

Prima di tutto vien fatto di chiederci: se la villa del 
Petrarca fu in Garegnano presso la Certosa, perchè mai 
l'opinione concorde dei più tra gli scrittori vuol riconoscerla 
nella cascina Interno vicino a Baggio ? A questo effetto 
contribuì un complesso di cause, delle quali gioverà ricor- 
dare la mancanza o dispersione di memorie anche e più da 
parte dei certosini di Garegnano e, a quanto pare, Tigno- 

(i) Lett. 10*^ delle Variae, ed. Fracassetd, citata, a p. 325 del voi. IIL 

(2) Opera omnia, Basileae, 1554, to. II, p. 1062; lett. 8* del lib. XV 
(e nr>n lib. XVI, come per errore è sulla testata) delle Sem/t, In Leii. 
sentii di F, P, volgarizBate e dichiarate con note da G. Fraga ssetti, Fi- 
renze, 1870, voi. II, p. 5x3; lib. XVI, lett. 8^: " dalla Certosa di Milano, 
« ove ora dimoro, a' 35 di aprile ,. Il Fracassetti poi dice senz'altro che 
il De Sade la assegna al 1357. 

(3) A . D . X V . 12 . N .— , che appare nell'elenco déWArch. stor, tornò,, 

anno V^ 1879, p. 395. 

(4) De vita et moribus Steph. Maconis^ Senis, 1628, lib. II. Cfr. per 
ciò: L. BsLTRAMt, Storia doc. della Certosa di Pavia, I, cap. III. 



IL PETRARCA IN VILLA I25 

ranza, sino al 1601 (anno in cui venne per la prima volta 
pubblicata), della lettera a Guido arcivescovo di Genova, 
nella quale il Petrarca parla del suo soggiorno ** a tre 
^ miglia da Milano, cui chiamano Garegnano, dove sorge 
" una nuova bella Certosa „. Si aggiunga la leggerezza o 
poca precisione degli scrittori che dopo il 1601 avrebbero 
potuto ricondurre l'opinione comune alla più probabile ve- 
rità storica. Né si dimentichi la facilità che si offriva di per 
sé di riscontrare il supposto e fantastico Untemo colà dove 
una cascina, non troppo lungi da Milano, si presentava di 
parvenze antiche e, quel che è più (perchè quelle tràcce di 
vetustà avrebbe avute in comune con molte altre) con un 
nome: Inferno, Interno^ o altro somigliante, che ricordava 
il ricercato Lintemo, del quale nome quelli si ritenevano 
corruzioni. 

Ed è privo di valore questo stesso richiamo del nome 
Unternum dato dal poeta alla sua villa, poiché ciò affatto 
non risulta dalle opere di lui; bensì solo, a proposito del 
suo soggiorno nei dintorni di Milano abbiamo la oscura frase: 
■ Ego quidem... fernum [= Infernum?] dicere soleo „. Come 
pure a nulla valgono i due capitelli colle targhe incise, se 
non a dimostrare che il fabbricato é posteriore ai dì del 
Petrarca; mentre sta il fatto che il Petrarca chiarissima- 
mente si riferisce alla Certosa di Garegnano nella sua let- 
tera a Guido Sette {Fam., lib. XIX, ep. 16.*) già più volte 
allegata. 

Soprattutto, poi, abbiamo le due lettere del Petrarca or 
ora ricordate, che davvero non dovrebbero più lasciare alcun 
dubbio; poiché oltre all'essere datate dalla Certosa di Ga- 
regnano, cosa assai significativa, portano la conferma del 
soggiorno colà da parte del poeta in quelle parole da lui 
soggiunte con precisione ammirabile e premura per noi pre- 
ziosissima: " ubi aestatem ago „; " ubi nunc habito „. 

Non più dunque alla cascina Interno, che troppo lunga- 
mente godè di una fama quanto indiscussa altrettanto poco 
meritata, ma alla Certosa di Garegnano si vada a rievocare 
nel silenzio delle vuote cappelle il ricordo di chi andava so- 
spirando: Pace, pace, pace. 



Ia6 AMBROGIO ANMOIH 



Se ora poi si volere ricercare io quel gruppo di case 
che ai dì nostri costituisce il paese di Garegnano^Certosa, 
quale potesse essere stata l'abitazione del Petrarca» sarebbe 
pretendere forse assai, se non l'impossibile. Esiste, è vero, 
qualche casa» cura colonica con evidenti reliquie di architet- 
tura antica che ancor più si mostrano e coloriscono alla 
mente di chi ansioso le va interrogando in ogni loro carat- 
teristica storico-architettonica ; ma chi oserebbe affermare es- 
sere questa o quella la villa del Petrarca, se nessun indizio» 
anche minimo, si può trovare atto a rivelarla? Forse le stesse 
tracce di antichità? Ma se queste furono bastevoli per ac- 
contentare qualche fautore del fantastico " Linterno » certo 
non inducono in inganno chi ha potuto vedere come quasi 
tutti i cascinali delle nostre campagne, anche quelli non an- 
cora noti per speciali pregi, conservino avanzi di un'arte 
antica e gentile. 

Unico segno sensibile, per dir così, che ci ricordi il 
soggiorno del Petrarca a Garegnano è dunque la Certosa 
da Im verso il 1358 ricordata come * nova sed nobilis j^. 
Pur troppo molto essa . ebbe a soffrire dal tempa e più dagli 
uomini. 

Colla soppressione dei Certosini, per ordii^ di Giu- 
seppe II (1779)1 ps^rte del monastero fii venduta e parte 
adibita per le abitazioni dei sacerdoti e per i servizi della 
Parrocchia, trasferita, con dispaccio imperiale del 1763, dalla 
vecchia chiesetta alla sontuosa Certosa. Mentre un'ala venne 
usata, strano contrasto!, come deposito di polvere; dopo 
molti anni (nel 1804) fu demolita insieme colla Prioria. Pec- 
cato ! che sulla porta di questa- il Crespi aveva dato il suo 
primo saggio d'arte dipingendo una Deposizione. 

Se il fabbricato su^l pertanto delle trasforinazioni^ l'os- 
satura generale è tuttavia intatta, sicché si può avere un 
concetto abbastanza chiaro della Certosa» quale fu, se non 
in antico, nel cinquecento e nel seicento; poiché la costru- 
zione che tuttora si vede risale appunto a quei dì. 

Passato il vestibolo, ci si trova nell' atrio, di forma cir- 
colare; a destra apresi una corte circondata da portico: 
siamo neir antiforesteria, e dalla stessa parte , ma in corri- 



IL PETRARCA IN VILLA 137 

spondenza al fianco e all'abside della chiesa, erano le celle 
dei monaci, ora atterrate. Il disegno della Chiesa e dell'atrìo 
è ritenuto di Galeazzo Alessi (1512 f 157^)1 il quale, pur 
adattandosi all'uso monastico, seppe dare al tutto l'impronta 
consueta di grandiosità e di ricchezza. La chiesa è ad una 
sola nave : ai lati però, stanno le cappelle ed i locali di servizio 
e di riunione dei monaci ; sopra al presbiterip si sviluppa da 
base quadrata una cupola ottagona con motivo armonico e 
leggero. U intemo della chiesa è campo di lavoro e di gloria 
del pittore Daniele Crespi (di Busto Arsizio, 1590 f 1630); 
quivi egli profìise tutta la ricchezza della sua tavolozza, e 
in ben sette medaglie calde di colore e di fantasia rappre- 
sentò r origine e il progresso dell' ordine certosino. 

Ma in mezzo a tanta festa di colorì e di decorazioni lo 
spinto ricerca almeno un frammento architettonico dell'ori- 
ginario cenobio, dove al Petrarca " tutte l'ore era dato di 

* cogliere frutto di celeste soavità ,, ; ed ecco : all' animo 
ansioso ancor più che all'occhio indagatore è dato scorgerei 
dietro la chiesa, in locali ormai adibiti ad altro uso, un arco 
in terracotta, della maniera lombarda del trecento, qualche 
finestra circolare, ai mattoni della quale dà risalto il bianco 
dell'intonaco, cosi decorata come suggeriva il gusto sem- 
plice e buono del tempo. 

E pure, quando tra gli ornati della chiesa leggo sui na- 
stri i motti semplici e solenni : '^ Sedebit solitarius et levabit 

* se supra se ipsum. Plus in sylvis quam in libris. Venite 

* ad me omnes qui laboratis »; alla mente mi toma il ricordo 
dell'irrequieto poeta. 

Ambrogio Annoni. 



PARTE SECONDA 



RICERCHE CRITICO-BIBLIOGRAFICHE 



H. COCHIN 



LE TEXTE DES 

EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS 

DE F. PETRARQUE 
d'après uk mamuscrit de la bibliothèque nationale 

DE PARIS 




E manuscrit latin 8568 de la Bibliothèque Natio- 
naie de Paris a attiré déjà l'attention de plu- 
sieurs des érudits qui se sont, depuis cent ans, 
occupés de Pétrarque. Il avait attiré celle de 
Marsand qui semble Tavoir bien étudié, et n'a pas été ignoré 
d e Fracassetti, qui Ta place en téte de sa liste des manuscrits 
contenant au complet les Epistolae de rebus /amìiiaribus {1): 
(A). I. Codex membranacetis anni 1388, Colbertini nomine 
nofus in Biblioiheca Imperiali Parisiensi, num. viiiMDLXvni. 
Mais s'il le connait et lui assigne la première place panni 
les recueils complets des Lettres, il est certain pourtant qu'il 
n'en a guères fait usage, et cela fut regrettable, car il se 
serait évité, en y recourant, bien des doutes et bien des 
difficultés, et il y eut découvert bien des variantes précieuses. 
Ce n'est point ici un reproche; il est vraiment très aisé au- 
jourd'hui de relever les défaillances de Fracassetti et de cri- 
tiquer son oeuvre; mais n'oublions pas combien il fut mèri- 
toire, à l'epoque où il le fit, d'entreprendre et d'achever cette 
oeuvre. Les études utiles sur Pétrarque ne datent, après tout, 
que de son édition des Lettres, si défectueuse soit-elle. L'on 
est surprìs, lorsqu'on y pense, non pas qu'il n'ait point con- 

(i) Francisci Petrarcak, Ep. de reo. fam, ei variae, Florentiae, 
MDCCCLIX, to. I. p. XIII. Cf. p. xziii et xxviii et sq. 



134 HENRY COCHIN 

suite toutes les sources, mais qu'il ait pu raéme en consulter 
autant; il faut admirer cet effort, si estimable dans son iso- 
lement, et garder quelque reconnaissance au premier véri- 
table explorateur de ce monde reste, pendant cinq cents ans, 
en grande partie inconnu: la correspondance de Pétrarque. 
Mais il n'en est pas moins vrai que le travail de Fracassetti 
est entièrement à refaire, ce qui, après bientot cinquante 
ans passés, n'a rien de fort extraordinaire. 

Le jour où Ton voudra renouveler son entreprise, et 
constituer une édition critique de TEpistolaire, il faudra tenir 
pour très importante Tétude du Par, lat. 8568, que Fracas- 
setti appelle le Colberiin. Je voudrais dire en quoi ce ma- 
nuscrit me paraìt devoir retenir Tattention. 

J'observe tout d'abord que le nom de Colberiin lui a 
été attribué par erreur. Il n'a certainement jamais eu place 
dans la bibliothèque de Colbert, et reposait déjà sur les 
rayons de notre Bibliothèque Royale (i), longtemps avant 
que Colbert pùt seulement songer à avoir une bibliothèque. 
Mais cela n'enlève rien à Timportance du manuscrit. On ne 
sait rien de positif sur son origine. II présente, d'après les 
juges les plus compétents, tous les caractères d'un manuscrit 
écrit en France. L'écriture est très nette, Torthographe bonne, 
li dùt étre copie bien peu de temps après la mort de Pé- 
trarque, puisque d'une part il a tous les caractères graphiques 
de la fin du XIV^ sìècle, et que, d'autre part, dès 1388 il 
était déjà assurément entré en Italie, puisqu'il se trouvait 
entre les mains d'un possesseur qui le lisait et Tannotait, à 
cette date, à Pavie. On trouvera ci-contre la reproduction 

(t) Voir plus loia uae ezacte descrìption du ms. On verrà les di- 
verse$ cotes du ms. et Ton constaterà par conséquent son antériorìté 
à Tacquisition des ms. de Colbert. J'ajoute qu'il est impossìble de sa- 
voir comment et quand il entra à la Bibliothèque Royale. L'orìgine de 
l'erreur où Fracassetti est tombe (avec plnsieurs autres) me parali 
fttre ceile-ci : à la suite du 8568, Fracassetti cite un autre ms. de notre 
Bibliothèque Nationale, qui porte le n.^ suivant 8569, et qu'il suppose, 
bien gratuitement, étre une copie du 8568, faite au XV* siècie. Or le 
8569, comme Tatteste, à première vue, sa belle reliure, aux armes de 
Colbert, est véritablement un Colbertin. Là sans doute est l'orìgine de 
l'erreur. 



ituiM untin ùuHte cIHueK otàa 

jnibbnn» munue w inonnn tas^ 
;aii4 agmr qm olietin otraita (U 
.tnoamte^ (\In filfuiemif big G» 
la (U^nmntr. se unmnaip.fetió» ' 
cromaoont arnicatta-l^attiKt . 
«wiu&taie ttti)am<imt^ «tietiM 
ebiottf iluttn. A^ot^^Oinn ie aC 
Gtitllnte vne qucn ttcntfc qwbtM 
tauu»i«ilI|fc.A«c«'uf nt«rani l 
itnm> 6r «man»! nionS'UC Cnjw T 

ttttStuidn (aal<».iTuitte tnnic • 
]»oni cOiB. »)tmiB<ni»m6.»«m# 
ygthe.H inua mnnnlt) Mie :^tmnr- 
fy^jim miati lettm lauòiiìtKk 
qmClufe ee obtrOm ntq« oblinv 
^ cénmtns OuMÌ muoutn^fti)^ 
tibt 6uue)no|me ami. cibane 4>ir 
tmietati: tcmw tuu' ^temin lm 
ttaltmte tnoueanè monoi qua 
letnri^Vnnui opisttume t|B 
gin Aptcfiitus fim-tailM atem- 





Onda. »«>^^m0 .:lam*f3 fì'(«*'**j5^ 
^^pforaurtiifTìmuf' aum^. «idem» .'wtHi^ 

' ^32>ee-nu« inmittnvfwjbtoniioca tni^tttuiDtr: 
£^mBi Tobt}^ |SJb • Tu Q u4ianm 'fiAbn tannai) 

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LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I35 

photographique des deux notules dùes à la main de ce pos- 
sesseur (Tav. IV e V); son nom, qu'il écrivait en abrégé lo. 
M. sera sans doute identifié (car tei est Tavis du Professeur 
Nevati) (i) avec celuì d'un érudit de la fin du XIV* siècle, 
dont le Pére Lazzeri a publié des Lettres (2), et auquel nous 
devons, comme chacun sait, le récit le plus vraisemblable 
de la mort de Pétrarque, Giovanni Manzini della Motta (3). 
Un pareil possesseur et une pareille date indiquent par elles- 
mémes la valeur du manuscrit. Nul mieux qu'un érudit ita- 
lien, habitant Milan ou Pavie, et appartenant à la familiarité 
des Visconti, n'était à méme d'étre correctement renseigné 
sur les oeuvres de Pétrarque, dont les originaux étaient restés 
pour la plupart entre les mains d'un milanais, gendre du 
grand homme, Francescolo di Brossano. 

Mais c'est l'étude méme du manuscrit qui convaincra 
surtout le lecteur de son importance. En effet le nombre des 
variantes, par rapport au texte de Fracassetti et de tous les 
autres imprimés, est extrémement considérable. Ce nombre, 
pour l'ensemble des Familiares, dépasse trois mille sept 
cents, en laissant méme de coté les variantes de pure or- 
thographe. Ce n'est pas à dire que toutes les variantes du 
manuscrit soient bonnes ou méme seulement intéressantes, 
car ce serait un cas bien exceptionnel que celui-là dans 
l'histoire des manuscrits. Mais il suffit sans doute que la plu- 
part de ces variantes soient intéressantes, un grand nombre 
d'un très haut intérét, et quelques unes d'un intérét capital. 

Plusieurs, disais-je, des -érudits modem es ont reconnu 
l'importance du manuscrit, et en ont fait usage. Je citerai 
entre autres Pierre de Nolhac qui a utilisé, dans son beau : 
Pétrarque et Phumanisme, quelque unes des meilleurs va- 
riantes. Elles ne sont donc pas toutes inédites, mais presque 

(i) [Vcd. Tarticolo del Novati, Chi i il postUlatare dtl cod. Parigino? 
a p. 177 sgg. di questo volume]. 

(2) Miscellaneorum ex MSS, libris ColUgii Romani Soc. Jesu, to. II, 
Romse, 1754, 

(3) On remarquera que la lettre sur la mort de Pétrarque fut écrite 
par Manzini della Motta en cette méme année 1388 où il avait notre 
ma. entre les mains. 



136 HENRY COCHIN 

toutes pourtant. Ce qui me parait faire leur caractère spé- 
cialement notable, c'est qu'elles raènent à nous poser des 
questions très graves sur le texte originai des Lettres de 
Pétrarque. Car ce ne sont pas seulement de bonnes ou de 
mauvaises legons, des lectures plus ou moins heureuses d'un 
originai commun. Il y a cela, oui, mais autre chose encore. 
Il y a des différences profondes et essentielles entre notre 
manuscrit et les manuscrits qu'a suivis Fracassetti : des lignes^ 
des paragraphes, et méme des pages manquent dans les 
uns, et se trouvent dans Tautre, ou réciproquement. Il y a 
plus: certaines lettres portent la trace de retouches volon- 
taires et évidemment systématiques de Tauteur, sans que 
Ton puisse dire bien clairement lequel des deux textes est 
le plus ancien, celui du manuscrit ou celui de Fracassetti: 
je signale par exemple les lettres qui ont trait à Tattentat 
dont furent victimes les deux amis de Pétrarque, Luca Cri- 
stiano et Mainardo Accursio (i). Presque tous les noms 
propres de personnes ou de lieu qui sont écrits en toutes 
lettres dans Fracassetti, ont disparu dans le manuscrit (2), 
à moins qu'on ne préfère dire que dans le texte suivi par 
Fracassetti, ils ont été ajoutés, car Fune comme Tautre hy- 
pothèse sont soutenables, et je ne décide de rien. Un cas 
analogue, isole, celui-là, mais remarquable, se présente dans 
une autre lettre (3), où Pétrarque parie de la correspondance 
qu'il avait eue jadis avec le pape Clément VI au sujet des 
médecins: dans notre manuscrit ne se trouve pas le nom 
du pape, et au lieu de * Clementi „, on lit: " Amico „. Il 
est impossible de ne pas voir une intention dans le fait 
d'écrire en toutes lettres le nom des personnes, ou de les 
designer vaguement. 

Si, d'une part, nous constatons des modifìcations de 
fond aussi graves que celles dont j'ai cité quelques exemples, 
nous trouverons d'autre part la preuve de modifìcations de 



(T) Fam., Vili, 7, 8. 

(2) Ils sont remplacés par des synonymes impersonnels, ou des 
périphrases. 

(3) Fam., IX, 13. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I37 

forme tout à fait radicales. Nous savons combien Pétrarque 
était capable de conriger complètement son propre style, le 
reprenant, modifiant, limant, émondant, enrichissant de sy- 
nonymes et d'épithètes, mot par mot et presque lettre par 
lettre. En ce temps-ci, où il est de mode de rechercher les 
preuves du travail littéraire des auteurs célèbres, il serait 
à propos de citer Pétrarque parmi les plus sévères correc- 
teurs d'eux-mémes, car il semble que si. suivant le précepte, 
ving^t fois sur le métier il remettait son ouvrage, à chaque 
fois il n'en laissait rien debout et le démolissait tout entier. 
Les exemples de ce travail minutieux seront précieux aux 
érudits de Tavenir qui entreprenderont Tétude, toujours si 
désirée, de la latinité de Pétrarque. Mon savant ami Cari 
Appel a déjà fait connaitre un exemple du travail littéraire 
de Pétrarque, qu*il a découvert dans les fameux fragments 
du Vat 3196 (i). On en trouvera ici un nouvel exemple, 
que je ne crois pas moins important. Il s'agit de la lettre 
Fam., VITI, 9, pour laquelle, seule, le Par. lat 8568 donne 
plus de cent variantes. C'est encore la preuve que le copiste 
de notre manuscrit se servait d'un originai bien différent de 
celui qu'ont suivi les autres. 

J'indique ces points, et je pose ces questions, pour les 
signaler aux éditeurs de Tavenir. Ils remarqueront aussi des 
variantes notables sur la division des lettres et Tordre de 
leur classification (mais sur ce dernier point notre manuscrit 
se trouve d'accord avec le manuscrit Passionei de la Biblio- 
thèque Angélique de Rome, dont Fracassetti a souvent fait 
usage). Tout me porte à croire donc qu'il y aura lieu d'éta- 
blir, au moins dans un grand nombre de cas, plusieurs textes 
des Familiares, qui représenteront diverses phases du tra- 
vail de Pétrarque. Mais je me garde d'insister, et laisse à 
établir des conclusions solides à ceux qui le pourront faire, 
après une collation exacte de tous les manuscrits de TEpi- 
stolaire. Car un pareil travail sera indispensable. 

Pour rinstant, afin d'apporter quelque chose à Tédifìce 

(i) Cf. Zur Eniwickelung Italienischer Dichiungen Pe/rarcas, Halle, 
1891. n s'agit de la Fam.. XVI, 6. 



li 

1 



l'i M '/ 



138 HENRY COCHIN 

qui s'élève à la gioire de Pétrarque, en roccasion de son six- 
centième anniversaire, je me contente de détacher à titre 
d'exemples, environ trois cents bonnes variantes du Par. 
lai, 8568. Je ne les pretenda pas toutes de haute importance 
etj'en insère méme volontairement quelques unes de secon- 
daires, corame specimen des variantes usuelles du raanuscrit. 
Mais, ou je me trompe fort, ou la plupart de ces variantes 
offriront un vrai régal aux bons Pétrarquisants mes frères ; 
et, si ma qualité d'étranger m'inspire une légitime modestie, 
au moment où j'accepte Thonneur de prendre place parmi 
tant d'éminents savants italiens, je retrouve pourtant mon as- 
surance, en considérant quelques unes des pierres que j'ai 
le bonheur de pouvoir apporter au monument. 

En vérité il y a ici du nouveau, et, comme on dit vul- 
gairement chez nous, " il y a du bon ». Je me figure que 
quelques lecteurs voudront bien prendre en main le texte 
de Fracassetti, suivre avec attention nos variantes et en 
apprécier la valeur. Ils y trouveront par exemple huit va- 
riantes dans les dates des lettres (i). Ils y trouveront aussl 
deux noms de destinataires pour des lettres adressées jusqu'à 
présent ad ignotum, et, quoique ces désignations aient besoin 
d'étre contrólées (2), elles ont certainement leur importance, 
puisque Tun des destinataires nouveaux est cet ami milanais 
bien connu par la fameuse note au Virgile de l'Ambrosienne, 
ce Paganmus Mediolanensis auquel jusqu'à présent aucune 
lettre n'était attribuée (3). 

À coté de ces faits très importants pour les dates et les 
destinataires, il en est d'autres qui mériteront de retenir Tat- 



(1) Fam., I, 4,6; V, 19; X, i; X(, 3; XV, 2; XXI, 13. 

(2) L'une au inoins est manifcstement fausse; les autres paraissent 
devoir 6ire retenues. 

(3) Le 8568 donne la désignation Ad Paganinuin Mediolanensem 
pour ics ietires 111, ló, 17, que Fracassetti doimait comme adressées 
Ignoto, Pour une autre lettre: III, 7, que le 8568 adresse à Paganino, 
Fracassetti donne la désignation Dionisio a Burgo Sancii Stpulcri; et 
je crois bien qu'ici cette désignation est la boiiiie. Pour la lettre III, 9, 
le 8568 donne un noni de destinataire qui nous est inconnu: Ad ìAat- 
ieum Pataiiinum. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILTARIBUS, ECC. I39 

tention; on sait par exemple que Pétrarque avait coutume 
de donner à ses lettres un titre court qui en résumait le 
3ens general; or dans notre roanuscrit, ces titres existent, 
mais sont sensiblement différents de ceux que nous trouvons 
dans divers autres manuscrits et imprimés. Cest un point 
encore queje signale. En voici un autre: les formules finales 
des lettres ont des variantes très fréquentes et parfois si- 
gnificatives. Il n'est pas indifférent de savoir, par exemple, 
que Pétrarque pensait avoir écrit telle lettre " pastorali ca- 
" lamo „ (i); mais il est plus important de remarquer que 
certaines des politesses finales ont été intentionnellement 
suppriraées; par exemple, en prenant congé du cardinal Co- 
lonna, Pétrarque Tappelle à plusieurs reprises * lux patrie, 
* nostrum decus „ (2) ; il est assez aisé de comprendre pour- 
quoi et dans quellés circonstances ces vocatifs de louange 
ont.pu étre supprimés. Cest là un renseignement historique, 
et ce peut étre une précieuse indication pour la chronologie 
des faits ou des manuscrits. Telle est aussi Tutilité de quelques 
autres suppressions, additions ou corrections. Le titre de 
" Portuensis Episcopus ^ (3) donne au cardinal de Boulogne, 
alors que Ton sait exactement la date où le susdit prélat 
refut ce titre, servirà évidemment de renseignement chro- 
nologique. Et quoique moins nettement il en est de méme 
de Temploi deux fois répété dans une méme lettre (4) de 
Texpression * Babilon „ ou * Babilonicus „ appliquée à Avi- 
gnon, alors que ces expressions ne se retrouvent pas dans 
le texte de Fracassetti. On n'a pas oublié la discussion sou- 
levée sur Temploi de ces mots vitupératifs par Pétrarque, 
et sur le moment précis où il commenda à en faire usage (5); 
par conséquent c'est encore là une variante à ne pas né- 



(1) VI, 9. 

(2) I, 4; IV; 3. Ces politesses se lisent daiis le 8568 et manquent dans 
Fracassetti. 

(3) IX, 13. La lettre est de 1350 et Guy de Boulogne ne fut nomnié 
évéque de Porto qu'en 1351. 

(4) XII, 8. 

(5) Cf. ma Chronologie du Cantoniere de Pétrarque^ Paris, BoulUon, 
1898, p. 94 et suiv. 



140 HENRY COCHIN 

gliger. En un autre endroit une phrase importante, concernant 
Homère, fait défaut dans notre manuscrit (i); or l'histoire des 
études homériques de Pétrarque et ses dates sont assez 
bien connues. 

Si cette dernière variante touche la chronologie, en 
m6me temps que l'histoire des études antiques de Pétrarque, 
il en est d'autres et de très nombreuses qui ont rapport à 
ces études et que je n'entreprendrai pas d'énumérer. À tous 
moments, une citation d'auteur, un détail d'érudition se 
rencontre en plus ou en moins dans le manuscrit (2). On 
trouvera une citation de Plaute exacte dans le manuscrit, 
inexacte ailleurs; un livre de plus dans Ténumération des 
oeuvres de Varron; une petite mais remarquable différence 
dans le texte, à propos du problématique de gloria de Ci- 
céron (3); et ainsi de suite. 

On prendra plus de plaisir sinon plus d'intérét à cer- 
tains détails sur des personnages contemporains, que Pé - 
trarque avait vus, ou dont il avait entendu parler : un sul- 
tan Saladin (4), le trop fameux doge de Venise Marino 
Fallerò (5); on trouvera peut étre un détail inédit sur Ten- 
trevue de notre grand poéte avec Tempereur d'Allemagne 
Charles IV, en 1354 (6). Puis on trouvera quelques preci - 
sions sur des amis de Pétrarque ou des personnes qui lui 
tenaient de près: un mot, et c'est déjà beaucoup sur ce 
malheureux enfant, le fils de Pétrarque, sur lequel les lettres 
de Francesco Nelli nous ont appris une grande partie de 
ce que nous savons (7). Nous apprendrons que Barbato di 

(1) V, 4. 

(2) Il y a des lignea, des phrases, des pages entières, ain si qu'on 
le verrà. 

(3) Ii 8: IV, 26; XXIV, 4. Je note encore une citation de St. Au- 
gustin (XVII, i): *^ Nunc, inquit, satis sit commemorare Platone m... etc. ,, 
EUe appartient au Livre VIH (Cap. Vili) de la Citi de DUu, et non au 
Lib. XI, comme le veut le texte de Fracassetti. 

(4) IX, II. 

(5) XIX, 9. lei la variante change complètement le sens d'une phrase. 

(6) XXI. 7. 

(7) XIII, 2. Cf. Un ami de P,, Lettres de Francesco Nelli à Pétrarquey 
pubflées par Henry Cochin, Paris, Champion, 1892. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECX. I41 

Sulmona était marie, et retenu sans cesse dans sa petite 
ville par le lieti conjugal, qui lui paralssait doux, et que 
son ami proclamait intolérable, et nous trouverons une nou- 
velie expression de la tendresse de Pétrarque pour cet ami 
de sa jeunesse (i). Nous enrichirons d'une unite la liste 
des surnoms antiques dont Pétrarque avait décoré ses 
amis (2). Il ne nous sera pas indifìérent, comme Franfais, 
de savoir plus complètement Testime qu'il faisait de notre 
Philippe de Vitry, évéque de Meaux; car s'il lui est arrivé 
de dire du mal de la France en gros, nous aimons à con- 
stater qu'il Taimait fort en détail ; il trouvait un grand 
mérite à Philippe de Vitry: il le qualifiait de musicus (3) et il 
lui attribuait un véritable talent poétique, chose d'autant plus 
remarquable qu'il la croyait plus rare dans notre pays; il 
appelle le méme Philippe : Poeta nunc unicus Galliarum (j\). 
Sur les choses et les lieux on ne trouvera pas moins 
de nouveaux détails que sur les hommes; ce sont des 
nuances, quelques épithètes, un doute exprimé ou une af- 
firmation plus nette; cela peut étre pour Thistorien une vraie 
révélation. Les principales nouveautés porteront sur le voyage 
à Naples ; sur le séjour à iS. Simpliciano, alors hors de 

(1) IX, a. 

(2) Mainardo Accursio re^oit le surnom de Simplicianus^ Vili, 8. 

(3) Philippe di Vitry fu en effet un des plus remarquables musico* 
graphes du XIV* siècle, véritable réformateur , qu'un contemporain ^ 
Theodoricus de Campo, proclamait : *^ Flos et gemma cantorum „. Ses 
ceuvres musicales sont imprimées dans E. de Coussemaker, Scriptorum 
di Musica Meda avi Nova Series, Tomus III, Parisiis, 1864. — Cousse- 
maker n'avait pas ignorée notre ms. et l'ava it ci té. II en avait d'ailleurs 
trouvè l'indication dans Pauun Paris, Les mss, /ranfois de la Bibliothé- 
que du Eoi, T. Ili, p. 180, Paris, 1840. Mais Paulin Paris, ne connaissant 
pas les oeuvres musicales de Philippe de Vitry, avait peine à ezpliquer 
le mot musicus, — Il sera à propos de remarquer que le méme mot mu- 
sicus a été recontré par les mémes savants dans deux éditions imprimés. 
Coussemaker cite : " Editio Lugduni apud Crespinum, 1601 „ ; et Paulin 
Paris ciié: " l'édition de 1601, apud Petrum Roveri „. On remarquera 
qu*il s'agit là de deus des ** quatre „ éditions de 1601, si importantes 
pour l'établissement du texte de Pétrarque, et formiés peut-étre, toutea 
les quatre, sur le méme originai. 

(4) IX, 13. 



142 HENRY COCHIN 

Milan; mais il y a aussi, ce qui est plus importante quelques 
traits pour la description de Rome, des traits excellents pour 
la description de villes italiennes, telles que Viterbe et Or- 
vieto, et une très belle phrase sur Tadmirable ville de Sienne(i). 
Ajouterai-je que Thomme du Nord que je suis, ayant toujours 
vu avec un réel regret que Pétrarque avait traverse toutes les 
Flandres sans leur consacrer presque un seul mot descriptif, 
a découvert ici avec satisfaction, deux épithètes du moins 
appliquées à la ville de Gand (2)? 

On trouvera bien quelques lumières aussi sur Tàme 
méme de Pétrarque et sur sa personne. On saura par 
exemple que ses ennemis lui reprochaient, ce qui l'indignait 
fort, de louer la pauvreté pour la forme et d'aimer au fond 
la richesse. Ceci a son prix; mais ce qui en a plus encore 
sans doute, c'est cette épithète " undosus „ qu'il applique à 
son pauvre coeur agite. C'est surtout le mot '' libido „, qui 
sert. dans notre manuscrit, à designer, non pas seulement 
les aventures sensuelles où Pétrarque se lassa trop entrainer, 
mais l'amour méme des dames idéales', de Madonna Laura 
et de la bella donna qu'adorait Gherardo Petrarca (3). 

Voilà qui nous amène à parler des variantes concernant 
Madonna Laura elle méme; il en est de fameuses, que plu- 
sieurs ont citées et moi méme encore récemment, telles que 
celle de la lettre sur Tascension au Mont Ventoux (4); je 
n'y reviens donc pas. Mais il en est deux ou trois autres 
que je recommande tout autant aux esprits délicats. Laura, 
malgré sa vertu, fut elle toujours, méme au fond du coeur, 
insensible à l'amour de son poéte, froide et hautaine? J'ai eu 
l'occasion de dire que je ne le pensais pas. Si nous en 



(1) V, 5; XXI, 14; IX, 13. 

(2) I, 5- 

(3) Ceci est fort important, et meriterà quelques rapprochements 
avec les passages du Secrettim où Pétrarque confesse que son amour 
pour Madonna Laura n'était rien moins qu^innocent par Tintention. Il 
y aura lieu de se demander si Pétrarque, dans le passage auquel je 
fais allusion (X, 3), avait écrit d'abord le mot libido, et l'avait ensuite 
attenne, ou bien si c'est le contraire qu'il faut croire. 

(4) IV, I. Cf. Lt Frere de Pétrarque ^ Paris, Bouillon, 1903, p. 40. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I43 

croyons le 8568, Pétrarque ne le pensait pas non plus. Voyez 
plutót: nunquam amor nisi amore cogitur ; ainsi s'exprime 
Pétrarque dans le texte de Fracassetti; mais* dans le ma- 
nuscrit, il ajoute: nunquam amore non cogitur (i). N'est- 
ce pas intéressant? Mais, voici qui est peut étre mieux en- 
core. Il s'agit de Vaucluse. Fracassetti nous donne : clausa 
vallis curas exiraneas non admittat (2). Et cela ne signifìe 
pas grand chose. Mais si à curas vous substituez: aurc^ 
il me semble que vous lisez une phrase adorable, à rap- 
procher des divins et puérils jeux de mots du Canzoniere: 
Laura, l'aura. 

Ces exemples suffiront sans doute pour allécher le lec- 
teur érudit/ et l'engager à examiner en détail notre petite 
moisson de variantes. 

Mais, comme il s'agit, en cet an jubilaire, de féter le 
souvenir surtout de la naissance méme du grand homme, 
de sa triste naissance, des tristes jours de sa première en- 
fance, j'ai gardé pour la fin une précieuse variante qui a 
trait à la naissance méme: à la ligne 23 de la page 18 du 
tome I**" de Fracassetti, il faut lire haberer , à la première 
personne et non haberetur à la troisième; et voici la con- 
séquence de cette simple correction: ce n'est pas la mère 
qui fut tenue pour morte par les médecins et les sages- 
femmes, en cette tragique nuit du 20 juillet 1304 dont nous 
allons fèter Tanniversaire : c'est l'enfant lui-méme, l'enfant 
d'exily l'enfant de douleur. Encore un peu plus, et la sombre 
porte de la vie se fermait devant lui, avant presque d'a- 
voir été ouverte; un peu plus seulement, et cette àme s'en- 
volait avant presque de s'étre posée, et Thumanité igno- 
rait à jamais quel maitre d'idéal elle avait perdul Voilà, je 
pense, une variante qui vaut la peine d'étre vantée, et dont 
le souvenir peut étre nous sera présent, l'été prochain 
à Arezzo, lorsque quittant les rues de la ville et Thumble 



(i) XII, 2. Cest là d'ailleurs une pensée conforme auz dogmes de 
la poesie amoureuse, et que l'on rapprocherait volontiers de: 

Amor, eh 'a nullo amato amar perdona. 
(2) XIII, 7. 



144 HENRY COCHIN 

ruelle, jadis si solitaire et que rempliront des tumultes joyeux, 
nous nous détacherons un moment des pompes officielles, 
et monteronSf le soir, sur Tadmirable esplanade respirer la 
finesse du " doux air Toscan „ et reposer nos yeux sur 
les incomparables lignes de l'Apennin et du Val d'Arno. 

A quoi penser alors, sinon, par un contraste nécessaire, 
aux misères de jadis, dont ce sera alors l'anniversaire, aux 
misères d'où tant de gioire devait naitre, — aux pauvres pa- 
rents déséspérés, à ser Petracco, à son épouse, " la meilleure 
* mère qu'on alt jamais connue ...» — puis a l'enfant mi- 
raculeux et infortuné? Né pour pleurer, né pour souffrir, il 
vivrà pour croire, pour espérer, pour consoler les hommes, 
pour leur enseigner l'idéal, et pour leur apprendre, — lui 
victime des haines civiles — à airaer leur patrie malgré tout. 

Et, apprenant le danger qu'il courut dès sa naissance, 
nous louerons Dieu, qui Ten a protégé! 

Henry Cochin. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I45 



DESCRIPTION DU MANUSCRIT 



Bibliothèque Nationale. Fonds latin n. 8568. XIV* siècle. Parchemin. 
990 feiùllets (plus A, B, C, D, E, F préliminairesX 240X340 mìllimètres. 
Demi-reliure veau claìr au chiffre du roi Louis-Philippe. — Ancìennes 
cotes : quatre cents un (second n.* de Rigault); 232 biffe, puis 351 (P. Du« 
puy); 4990 (inventaire de 1682). 

£n téte, une table de concordance entre Tédition des lettres fami- 
lièi^ de Pétrarque donnée à Genève en 1601 et le manuscrit 8568. 
Cette liste, probablement due à Marsand, a été reintégrée dans le vo- 
lume sur l'ordre de B. Hase. 

Les feuillets préliminaires A-F contiennent la table du volume : Ta- 
bula huius voluminis epistolarum rerum familiarium laureati Petrarche 
dceroniani eloquii mellifluo torrente manantis, 

L'écriture et surtout la décoration du volume sont sùrement fran- 
^aises. L'omementation des lettres initiales et de la première page con- 
siste prìncipalement en ces feuillages très fins et mème un peu grèles 
qui se rencontrent dans un très grand nombre de manuscrits exécutés 
en France vers la fin du XIV* et dans les premières années du XV* siècle. 
Tout au plus pourrait-on penser à un copiste d'Avignon. Dans la pre- 
mière initiale Q, se voit le poète, couronné de laurier, cheveux blonds, 
robe bleue, poignets rouges, dans l'attitude de quelqu'un qui parie. 

Les marges du volume renferment un certaine nombre des signes 
de lecture et des notes dus à un lecteur du XIV* siècle et presque sù- 
rement à celui dont le nom figure à la fin du ms. Aucune de ces notes 
n'a de caractère bien personnel. Quelques unes ont été grattées 
(fol. 192 v.% 235). 

A la fin (fol. 290) : Francisci Petrache (sic) laureati Rerum familia- 
rum (sic) liber XXlllt**, Explicit feliciter. Amen, Deo Gracias. 

Entre la fin de la dernière lettre et cet explicit, on Ut, d'une main 
fine et soignée : . Jo . legit complete . ijSS . 2j februarii . hora ^; puis un mot 
soigneusement gratté et qui semble avoir commencé par un i^ (il y a 
trop d'espace entre cette lettre et le signe de ponctuation suivant pour 
qu'on puisse songer à Papié), 

Au verso du fol. 290, de la méme main: Francischus Petrarcha, 
rediens in Italiam, ipsam salutami verbis infrascriptis \ Salue cara Deo 
tellus, et dix huit vers latins fìnissant par les mots: Terrarum gloria 
salue (i). — Et au dessous : Io,M. scripsit . ij88 . 4 Jan. Papié. 

(i) Ce 8ont le» vers écrìtt en haut du mont Genévre ; Epistola metrica, IH, 34. 



146 HENRY COCHIN 



VARIANTES PRINCIPALES 



PRAEFATIO. 

Pilit É Frieittttti 

Tome I. 
16, 1. 27. prò : Eximiam illam vim... 

iege: eximium ille udum... 
29. prò: quo genere prò amicis saepe ad versus rempublicam suos- 

que hostes usus esU. 

iege: quo genere infinicies prò amicis, sepe adversus reipu- 

blice suosque hostes nsus est . 
18, 1. 23. prò: haberetur 

Iege: haberer 
ig, 1. a. prò: equi 

iege: equa 
ai à 23. Le long passage qui commence par ces mots: * Nam Sidonii „ 

(p. ai, ligne 15) et fìnit par ceux-ci: " Ad rem redeo „ (p. 23» 

ligne 24) manque dans le ms. 

23, 1. 23. post: moralibus (le ms. donne laboribus qui est mauvais) 

adde: condiatur 

24, 1. IO. post: valentis 

(uidei index 
17. prò: animi 

Iege: annis 
21. prò : Lassavi me longo et gravi praeiio 

Iege: lassauit m. 1. e. g. p. fortuna. 

LlBKR PrIMUS. 



41» 


l. 20. post: vidi 

adde: ampium oppidum et opuientum. Vidi... 


[Fam. L 3 


45» 


1. 15. prò: nnnquam 


CI.4 


47i 


• Iege: usquam 
1. 28. prò: II Kalendas 
Iege: III Kalendas 




43, 


1. 2^ post: Vale, nostri memor 

adde: lux patrie nostrum decus 




49» 


1., 12. prò: fidefragus 
Iege: fedifragus 


PS 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I47 

50^ ]. a, 3. Pro: superba forsitan fortuna illorum cogit, et dolor mei 

Uge: superbe forsitan fortune illorum cogit inuidia, cogit et 
dolor mee 

57» I- 15' P^^'" V Idus [I. 6 

Uge: quarto Idus 

50y 1. 7 à 9. Les mots: " non quidem (1. 7)... jusqu'à: " sed cxpressio- 
rem ,, (1. 9) manquent dans le ms. [I. 7 

63, I. 19. post: itaque 

adde: ab illustri morum preceptore traditum 

65, 1. 15. post: nulla te [I. 8 

adde: neque grecorum 
26. Pro: magnifìcentissima et certa sicut consona 

lege: magnifìcentissimas voces atque grauissimas, et certe 
sibi consonas. 

69. La longue citation de Plaute est donnée par le ms. avec neuf va- 
riantes. La plus importante est l'addition après le vers si- 
xième C ne quid aniinae forte amittat dormiens „) de ces mots : 
^ etiam obturat inferiorem gutturem y après les quels le vers 
* ne quid „ est répété : ce qui est conforme au texte de VAu' 
iularia. [I, 9 

71, 1. a. Pro: omnia [L io 



iege: comam 



LlBER IL 



75, 1. a. prò: mansuetudine [IL i 

iege: anxietudine 
Z04, !• 27. prò : retribuerunt [II. 4 

iege: erubuerunt 
115, 1. a. prò: stringit aut laxat angustus [IL 7 

iege: stringit angustus ant laxat augustus. 
•14. prò: saspe reiecta 

iege: spes reiectas 
15. fro: provecta 

iege: prouectas 
ii6f l a. prò: laetus 

iege: solus 
119, L 5. prò: Vale [li. 8 

iege: ut feliciter valeas opto 
lao, I. 39. prò: imponerent [IL 9 

iege: ostentarent 
ia4, 1. I. posi: spe 

adde: trepida, sepe 
laSy I. 9. post: suorum 

adde: sequacium 
ia7i 1. 14* posi: tranquillior 

adde: michi profecto adolescencia transisset, tranquillior 



148 HENRY COCHIN 



LlBER III. 

142, 1. 7. post: doctior [III, a 

adde: sed ut dicior 

143, 1. 31. prò: crucis [III. 3 

lege: turchis 
145, 1. 2. prò: actio 

lege: ethneo 
28. post: vale 

adde: et vigila 
150. La lettre III. 7, est adressée non « Dionysio a Burgo Sancti Se- 

" pulcri ^y mais : *^ Ad Paganinum mediolanensem ., ce qui 

d'ailleurs est évidemment erroné. 
153» 1* 3* P^^ ' geminis velut aculeis [IIL 8 

iege: gemitus nelut aculei 
15. Pro : philosopho 

lege: propheta 
160, I. 19. prò : desperationemque [IIL io 

tege: desperacione 
165, 1. 22. prò: trita [III. 12 

tege: tua 
175 et 176. Les lettres IIL 16 et 17 dont Fracassetti ne connait pas les 

destinataires sont adressées toutes les deux : ' Ad Paganinum 

" mediolanensem „. 
i80y 1. 18. Après le mot: inopi — le ms. ajoute les lignes suivantes: 

^ Necdum attigi (z) quod hac in parte supremum erat et 

<* quod vix credibile videretur nisi longum doctissimi viri stu- 

** dium et amicicia principum ad veri similitudinem reuocaret. 

" Amonicus serenus bibliotecam habuisse memoratur sexa- 

** ginta duo librorum millia continentem. Quos omnes gordiano 

" minori qui tunc erat imperator amantissimo discipulo suo 

'* moriens reliquit. Que res non minus illum quodam modo 

** quam imperium honestauit „. [IIL 18 

181, 1. 23. ante: crebri [UL 19 

adde: columbe 

182, 1. 15. prò : alteram 

tege: altam 
21. ante: nec formicis 

adde: nec apibus quidem prerepti mellis iniuria mellificandi 
dulcedinem 
190, 1. 20. Pro : quondam [III. 

tege: quemdam 

(I) Il y a attifiifi. Mais Vn a été effacée. 



LE TEXTE DES FPISTOLAE DE REBUS FAMILTARIBUS, ECC. I49 



LlBER IV. 

197, 1. ai, 22. prò : impetus accenderint [IV. x 

Ì€g€\ in pectus ascenderint 

198, 1. 22. post: amo 

addt : sed parcius. Iterum ecce mentitus sum. Amo. 
23. prò : sic est enim : amo 

kge: sic enim amo (cette variante et surtout la précédente 

sont très importantes au sujet de l'amour de Laura). 
202, 1. 3. prò: nudos 

lege: undosi 
207, 1. 21. prò: mox [IV. 3 

Uge: mortis 
211, 1. 30. posi: Vale [IV. 4 

Itge: decus nostrum 
215, 1. 16. prò: Laureae nomen [IV. 7 

hg€ : Lauree morem 

217, 1. 27. post: loquor 

adde: quod sequitur quoque 

218, 1. 3. prò : hortatus 

lege: omatus 
16. post : est 

adde: rex regum et dominus dominancium 

219, I. 8. prò : Hernicorum [IV. 8 

lege: inimicorum 
221, 1. 9. post: idem animus [IV. io 

addex summa studiorum parìtas, incredibilis identitas volun- 

tatum. Unum eramus 
Qo^ 1. 16. post-, ad [IV. 12 

adde: animi 
232, 1. 4. prò : gentium 

lege: mencium 
243^ 1. 5. post : Vale 

adde : et ignosce oro si lesus es. XVI* Kalendas septembris 
M^9 1* 25» 36. prò: Varrò satyrarum librum edidit [TV. 16 

lege : V. s. ac de poetis libros edidit ; de lasone insuper atque 

aureo veliere poema non ignobile texuit. 

249, ]. 13. prò : quem accusare non potes [TV. 19 

lege: q. a. non vis, ezcusare n. p. 

LlBBR V. 

250, ]. 14. post: dicam [V. i 

adde: multorum auaricie, mestus addam, 

IO 



150 HENRY COCHIN 

254, 1. 22. prò : fascibus [V. 3 

leg€: fastibus 

255, I. 2. prò : concubuì 

lege: concubia 

^57» J- S A^o : regias 

iege: reginarum 
262, 1. 2 à 6. posi : a Virgilio [V. 4 

Les mots : [" et quod maxime mireris ... „ jusqu'a : *• Vidi J 

manqiient dans le ms (i) [V. 4 

267, !• 29. prò : car minibus [V. 5 

iege: cantaminibus 
270, 1. 29. Pro : diurnis 

iege : diuturnis 
272, 1. I. prò : adolescentibus [V. 6 

iege: adolescentulis 
274, I. 9. post : habes [V. i 

adde: et calcidii in thimeum, et 

278, I. 7. posi : addito 

adde: ncque quia cesar augustus summus vir et imperio et 
doctrina fuisse iegitur in opinione contraria 

279, 1. 12, 13. Pro : integracio [V. ft 

/ege: indicium 

286, 1. 20. posi: minimeque [V. 11 

addi: generosas 
21. posi : nisi 

adde: quod sepe soleo 

287, 1. 9. prò : sibi "^V. 12 

Iege: si michi 

288, 1. 3. prò: vitiis 

Iege: conuiciis 
291, 1. ài. posi: Vale 

adde: et vigila 
294, K 15. posi: multa ibi contra 

adde: fortunam, multa contra 
301, 1. 22. prò: III Idus Martii 

Iege: HIV id. 

LlBER VI. 

303, K ^. posi: quaeris [VI. i 

adde: " que racio. eo spectat quod ea que haberi nequeunt 
' nec optantur temere nec sperantur quidem. Et est difficultas 
" rerum ingens impossibilitati proxima. Nemo alas ad vola« 



(1) Il t'agit d'Homère. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I5I 

" tum nisi amens optat. nemo nisi insanus sperat. At ad iter 
^ equum aut vheiculum (sic) aut nauim multi ac pedum cni- 
« rumque incolumi tatem omnes cupiunt. que tamen ipsa si 
" forte irreparabititer ammissa sint et sperali desunt et optarì. 
" Ad hanc senece racionem ego alteram addere soleo. £a 
" vero est huiusmodi. Pauper agros aut pecuniam non nisi in 
^ naturales necessitates appetii que pance quidem et exigue 

* sunt inque eos usus in quos inuenta est de quibus ait flaccus. 
** Nescio quo valeat nummus, quem prebeat usum. panis ema- 
' tur. olus. vini sextarius. adde. Quis humana sibi doleat na- 

* tura negatis. His igitur tam angustis in fìnibus humana 
' cupiditas inclusa restringitur. diues autem necessarìis usque 
** ad fastidi um abundans voluptuosa et superuacua que infinita 
** sunt insaciabili peruagatur animo etrura latissima non ut 
" agros indigencie subuenturos sed ut regna suffectura su- 
" perbie et nummorum cumulos ingentes solitus mirari non 
" iam pecuniam ut pecuniam sed ut auri montes cogitat, in 

* quibus haud dubie latissimum auaricie regnum patet. Neque 
^ enim ullus est optandi cum nullus sit crescendi modus. Non 
' si fuisses (sic) usque ad terminum regionis mercando et 
** rapiendo porrexerit. non si montibus aurum exequauerit 

* ut satyricus alter an (peut-étre pour * ait „) conquiescet. 
" Optare enim restat donec agrorum fìnibus maria montesque 
■ transiuit. donec auri mole alpes excesserit et vertice sidera 
** tangat. Cesare eo usque potencior ut non tantum imperium 
** occeano terminet. sed trans occeanum extendat. Mida de- 
** mum eo usque sit dicior ut non modo quicquid tetigerit sed 
" quicquid aspexerit aurum fìet. Multos vidimus cum querendo 
" peruenissent quo nunquam cogitassent spesque suas et cu- 
" piditates primas omnes a tergo relictas magno spacio supe- 
" rassent cupiditates nouas atque alias spes ordiri et velut ex 

* integro insanire. Quibus si ad memoriam antiqua reduxeris 
" irascantur. et quasi vel plebeium quiddam sit modestia, vel 
" ipsi quo auariores eo et meliores effecti sint. creueritque 
' cum pecunia et cupiditate licencia humilium pudeat votorum. 
" Quem his igitur vel sperandi vel optandi finem spcres nisi 
** ut nichii usquam supersit optabile. Nam dum aliquid supe- 

* rerit quod optetur sìmul et sperabitur et queretur. et cum 
" proximas spes attingerint; alie apparebunt. atque inde alie. 
" Ita nullus erit finis nisi mors sola. Quod non ita contingeret 
" si non semper res querendas sed aliquociens et se ipsos 
" et quesita respicerent. sed Illa optantibus preciosa adeptis 
'^ villa euanuerunt. unde fìt ut concupiscencia infinita sit. quia 
" fundum non habet quo parta seruentur. Impleturque non 
'^ cupiditas quidem unquam. sed propheticum illud aggei. qui 
' mercedes congregauit misit eas in sacculum pertusum. 



152 HENRY COCHIN 

306, 1. II. prò: praesentior 

lege: propicìor 
1. 20. prò: olim 
lege: enim 

307, 1. 22. post: excusacio peccati 

adde: nam si excusacio iusta est: peccatum utique non est 
309, I. id. prò: quam 

lege: equam 
311, 1. 30. prò: ictus Victor ,[VI. 2 

lege: victus Victor 
317, 1. 29. prò: ore 

lege: rore [VI, 3 

320, 1. 22. post: vivebat 

adde: Quamuis huius etatem Seneca ad annos nouem et no- 
naginta restringat sed ouidius ultra ducentos eztendit. Quod 
magis et ciceroni consentaneum et homero. vixit et.. 

321, I. 12. post: nonagesimum 

adde: Xenophanes colophonius ultra centesimum. Demecrì- 
tus {sic) et... 
1. 22. post: litterarum 

adde: a se ipso statutum humane perfecteque vite legitimum 
terminum consecutus. ad quem multi quidem phylosophonim 
illustrium peruenere. inter quos dionisius eracleontes (sic). 
diogenes cinicus. eratostenes. xenocrates platonicus. atque 
omnium prìnceps ut diximus piato ipse. 

322, 1. 16. post: Hieronymus vero 

adde: ad [ ] ac nonagesimum vite annum pepieniendo. 

(Pétrarque se réservait sans doute de complèter le chiftre) 
L 17. post: Origenes 

adde: sìmxWi^vqvL^ ennius poeta 
326, 1. 22. post: paupertatem laudare 

adde: ne iure optimo rideamur a populo. dicunt enim atque 
utinam menciantur nos paupertatem laudare sed.» 

335, 1. 6. prò: praelabentera 

lege: prelambentem 

336, I. IO. prò: lympharum 

lege: nimpharum 
347, 1. 24. prò: nimio semper [VI. 6 

lege: vino semper et 
349, 1. 21. prò: de muneribus, quibus illa [VI. 8 

lege: d. m. dei quibus ille (lire dignatus pour dignata, dans 

la suite de la phrase) 
353» I. 9- post: excipiat [VI. 9 

adde: feliciter 
1. IO. post: Januarii 

adde: pastorali calamo 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I53 



354» 
357» 

381, 

383. 

392. 
4oa, 

404» 



410, 

414» 
421, 



433i 
438, 
439i 
442» 
443» 



LlBER VII. 

. 6. prò : semper [VII. i 

kge: sepe 
. 6. prò: Vale 

Uge : Àuid (i) properanter atque anxie 
. 2. posi : Vale [VII. 3 

adde: ut sis felix vacuas pelle cupidines 
. a6. post: Franciscus meus [VII. 12 

addi: frater meus 
. 29, 30. prò: euenire necesse erat 

Ug€ : non solum euenire poterai sed non euenire non poterat. 
. 31. posi: maiestatem 

adde: hec iugiter illacrimans 
7. prò : conculcata [VII. 17 

lege: complantata 
. 27. post : sperandum [VII. i8 

adde: sed heu nimis verum est quod ait oracius 

LlBER Vili. 

. 16. prò : aliter esse poteras tam infelix [Vili, i 

lege: poteras tam infelix esse nisi fuisse ante tam felix 

• 3- P^^ • omnem 

lege: oris 
. 7. post: videram [Vili. 3 

adde: nisi forsan in transitu, et si quid videram 
. 15. prò : Duentiam 

tege: Ruenciam 
. 17. prò: Venusini 

lege: Venesini 
. 27. post : Videbimus [Vili. 5 

adde: eupilum unde lamber. sebinnum... 
. 26. prò: ac morbo in quem [Vili. 7 

lege: parumne est quod in morbum 
. 29. post : Tempus 

adde: sine diluuio 
, 17. Pro : sumus 

lege: sumus, frater, sumus. 
24, 25. Conformément à la disposition que Fracassetti avait note 

dans les éditions de Venise 1492 et 1503, notre ms. termine 



(i) C'est ane des rares varìantes que Fracassetti a citées. — Je note qae Pétrarqne 
écrit tantot Q4uenio et tatot (ytuinio. 



154 HENRY COCmN 

la lettre Vili, 7 aux mots * ambiguam sed neglectam, „ aux 
quels il ajoute : " Vale. „ Puis il donne les pages qui forment 
la fin de la lettre dans Fracassetti, sous la forme, non pas 
d'une nouvelle lettre, comme dans les deux éditions citées, mais 
de deux nouvelles lettres, numérotées, dans le ms. Vili, 8 
et Vili, 9. De plus le texte que nous donne le ms. est, indé- 
pendamment de cette division, très difFérent de celui de Fra- 
cassetti. Il témoigne de remaniements profonds que Pétrarque 
a fait subir à sa rédaction primitive, sans que ì'on puisse bien 
savoir d'ailleurs lequel des deux textes se rapproche le plus 
de cette rédaction. Les remaniements en question portent 
sur le style d'une part et d'autre part sur le fond des choses. 
Pour ce qui est du style, on pourra comparer le travail de 
retouches minutieuses dont nous avons ici la preuve, au tra- 
vail analogue applique à une autre lettre que Cari Appel a 
publiée d'après le Vat. lai. 3196 (1). 

Nfais il y a des retouches plus importantes encore et dont 
l'examen sera du plus haut intérét lorsque Ton cherchcra à 
établir un texte définitif et critique de Tépistolaire. En effet 
ici le texte de Fracassetti est plus complet que celui de notre 
manuscrit. Il semble avoir été établi sur une copie plus an- 
cienne des lettres, ou bien sur une version où l'auteur avait 
volontairement rétabli le texte primitif des lettres. Il est cu- 
rieux en effet de constater de quelle nature sont les sup- 
pressions que nous constatons dans notre manuscrit par 
rapport au texte de Fracassetti. Ces suppressions portent 
surtout sur des passages donnant des renseignements plus 
précis et plus personnels à Pétrarque; or nous savons que 
son intcntion était bien de démarquer ses lettres de tout ce 
que lui était trop spécialement personnel pour leur donner 
en quelque sorte un caractère d'humanité generale; nous 
avons donc ici Texemple de la fa9on dont il pratiquait ce 
travail de généralisation. Peut étre d'ailleurs dans la circon- 
stance présente avait-il des raisons spéciales d'éviter des 
précisions trop certaines; en effet il avait écrit la lettre ou 
les lettres en question à propos d'une affaire qui n' était pas 
sans conséquences politiques, et au sujet de laquelle il était 
intervenu personnellement et activement auprès de la répu- 
blique Fiorentine. Pour conclure exactement il faudrait donc 
savoir au juste quelles étaient ses relations ou ses intentions 
vis à vis de sa puissante et ombrageuse patrie au moment 
où il remaniait ces lettres. Cest ce qu'il sera toujours diffì. 
Cile de connaitre. Mais il suffit de remarquer qu'il existe 

ti) Cest la lct:ie Fam XVI. 6 — Cf. ce qui a été dit plus haut, page 137. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I55 

deux teztes de ces lettres importantes et que l'un des deuz, 
celui de notre manuscrit, évite de nommer les lieux où se 
passent les évenements et les personnages qui en sont les 
héros. £n efiet Luca Cristiano et Mainardo Accursio sont 
constamment désignés sous des pseudonymes aniiques tels 
que Pétrarque avait coutume d'en gratifìer ses amis (i) ; on 
peut remarquer à ce sujet que ces pseudonymes classiques 
lui pouvaient étre d'une grande utilité, lorsqu'il voulait dis- 
si muler aux yeux du grand public les personnages dont il 
parlait. 

Ce qui paraU bien vraisemblable c'^st qu'il y eut prìmiti- 
vement trois lettres: la première (Vili, 7), qui finit par cts 
mots : * ambiguam sed neglectam „ (Frac, p. 443). — La seconde 
(Vili, 8) qui finit par ces mots: " O si prius expergisci datum 

* sit » (Frac., p. 445), auxquels le manuscrit ajoute: • Tu vive 
" et vale „. — La troisième (Vili, 9), qui comprend, sauf des 
lacunes importantes, le reste du texte de Fracassetti. 

Mais j'ajoute que Pétrarque avait dù concevoir lui méme 
la fusion en une seule lettre des deux dernières Vili, 8 et 
Vili, 9, puisque le texte suivi par Fracassetti donne cette 
phrase destinée à relier les deux lettres: * Sed de hoc alias. 
" Nunc inexhaustam seriem gemituum meorum prosequor „. 

Le texte de la lettre Vili, 8 (de " supererat hìc mihi, „ p. 443, 
1. 26, à ^ espergisci datum est „, p. 445, 1. 1), est tout semblable 
dans Fracassetti et dans notre manuscrit saut une variante 
insignifìante. Mais avec la lettre Vili, 9 {** Nondum sastifece- 
" ram, p. 445, 1. 2), commence le remaniement profond dont 
nous avons parie. Nous avons véritablement un nouveau texte 
et nous croyons devoir le donner en entier (2): 

* Nondum satisfeceram fortune nisi acuciori cuspide rursus 

* impeterer. essetque ad iram dei malignorum quoque homi- 

* num furor additus. Hei mlchi iam deficere incipio. atque 
*• illorum more quos vicine febris primus horror inuaserit 

* tristi iam frigore contremesco. Iam factum est quod quasi 

* iam fìendum cogitare et narrare metuo. Quid dicturus sum 

* scio, nec incipere audeo. et libens admodum ab is curis 
** ab hoc sermone diuellerer. sed impeli it trahitque animum 
** dolor ardorque propositi, liuorque eciam quidam tui qui me 
" flente nunc forsan rides. rerum inscius nostrarum. Ad hunc 



(1) Le pseadonyfn« de Olimpiut soas Icquel est détigné Luca Cristiano était d^è connu. 
Celai de Simplicianus sous 1 equel il désigne Mainardo se trouvedans notre mannscrìt pour 
la première fois. 

(3) Cecì n*étant pas un texte critique, mais une citation donnée à titre de simple ren- 
«eignement, on a cru devoir, come précédemment dUilleurs, reproduire exactement la graphie 
et la ponctuation méme da ms. 



156 HENRY COCHIN 

" igitur modum se res habet. Si quidem duos nobis amicos 

* fortuna reliquerat. etsi enim alios reliquisset ; iì tamen soli 
" erant quibuscum vite quod restat illa non prohibente tran- 

* sigi posse videbatur. Quid enim precor obstabat? Non diuicie. 
** Non paupertas. Non impari tas volontatum. non amicicie 
** malum ingens occupacio. Animus in quatuor pectoribus unus 
" erat Itaque gloriabar antiquitatem raris quidem e't in di- 

* versis seculis vix uno vel altero, etatem vero nostram esse 
" et domum uaam breui fore et duobus simul et amicorum pa- 
" ribus adornatam. minus proprie paria dixeram. Unum erat. 
" ymo ne unum par. sed una omnium mena ut dixi. quorum 

* in iudicio nos errare diuturnior experiencia non sinebat. Pri- 
** mus sic animo compositus ut per iocundissimum conuictum 
" eciam studiorum particeps comesque nostrorum esset Alter 
** huiuscemodi licet rerum expers abunde tamen hiis ornatus 
" que talibus studiis parantur humanitate videlicet. fide. libe- 

* ralitate. constancia. denique liberalium disciplinarum inops 
" diues animi liberalis virque optimus atque amicus esse didi- 

* cerat. et in cetu nostro talis unus erat apcior quam si omnes 
" studio deditos litterarum reliquorum ut fìt omnium quibus 
" vita indiget incuriositas habuisset. Itaque ad oportunitates 
" varias commode nimis ac pene diuinitus ille nobis quartus 
** accesserat. 

^ Nimium felices visi sumus. Inuidit atrocissima fortuna quod* 

* que nos nondum totos mundo iacente deiecisset indignata 
** est. Mouerant simul. teque ad rodanum di miss o me ad padum 

* quasi alteram sui partem auidissime petebant. Mestam pror- 
** sus ac mìseram aggressus hystoriam in singulis verbis me 
" ipse redarguo. nec subsisto tamen. sed nescio quomodo ra- 
" pior interim quo nolim si quidem nolens volo, et experior 
" nescio quid miserum ac funestum animo gratum tamen. 
" Nempe est quedam et lugendi di4cedo qua sepe per Kos dies 

* infelix pasco r et crucio r et detector. Nisi enim delectarer. 
" quìs ad hec tam mesta me cogeret? sed est delectacio omni 
" grauior supplicio dum torquet animum memoria, leuat que- 
" stus. Veniebant pariter mente optima fato pessimo misera- 
" bili euentu. hic romam petiturus ille florenciam. Ut quid 

* ergo diuertitis. aut quo pergitis amici ? Ite rectius. Ite se- 
" curius. Non hoc vestrum iter est. quid vobis cum alpibus 
« niuibusque? omnia vincit amor et vos cessistis amori. Ve- 

* niebatis me visuri. hic erat uncus. hec cathena quibus im- 

* plcitos atque arreptos amor omnipotens vos trahebat. cui 
« celum ipsum obsequitur. cui discordancia inuicem obediunt 
^ elementa. Non a vobis igitur longioris vie rado requirenda 
" est. trahebamini equidem. non ibatis. Urgebat vos preterì 
" (sic) fatum vestrum meumque simul non nunc primum michi 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I57 

• 

** cognitum. ad perniciem vestram meumque perpetuum dolo- 
** rem nullum erat iter rectius. Quid et illud mi socrates for- 
** tuna impie molita est. ut qui iam recurso annui {sic) spacio 

* pedem domo non moueram tunc abessem quo et nos aspectu 
" mutuo priuaret. et illos animo consternatos cicius in la- 

* queum preparate mortis impelleret : hactenus nempe festi- 
" nauerant obliti laborum omnium curisque aliìs spe ac desi- 
** derio oppressis. Naturale est enim ut minorem passionem 
" maior absorbeat. Ardebant animi me coram cernere, et 
** mecum de vite tocius ordinacione disserere, inde su[s]ceptura 
" iter agere et rebus in patria dispositis huc reuerti. Ut te 

* illicet euocato simul usque ad exitum viueremus. Quod si 
" me reperissent poterat mora fortune duricies forsan inflecti. 
^ Mutassent fors consilium. et per nuncios actis in patria que 

* acturi erant amore tenti mecum resedissent. Et nunc quid 

* enim prohibeat? simul omnes curemus (sic) in quiete illa 
" diucius exoptata, sed adamantinis et fati vinculis tenebamur. 
" utque abessem ferox fortuna prouiderat. Itaque cum huc 

* venissent urbis in limine per obuios re comperta tristes ad 
" domum nostram deiectis humi vultibus descenderunt. Quid 
" in singulis morer? omnem domus angulum. omnem orbis 
" {sic, pour ** horti „) cespitem. ceperat enim arietis aduentu 
" bruma mittescere. dulci accubitu pressere implentes cuncta 
" suspiriis. cumque alibi possent ambo per noctem meo in 
" lectulo iacuere. credo ut quem ad quietem neccessariam 
' humana fragiiitas meditata est ad laborem michi et gemitum 

* consecrarent. Postero die abierunt litteris domi relictis que 
^ illorum michi tristiciam ac propositum apperirent, quas ego 
" dum vixero inter delicias habebo dolorum Stimulos lacri- 
« marumque materiam immortalem. 

'' Mensis ab hinc integer lapsus erat dum ego horum omnium 
" ignarus domum redeo. litterisque perlectis custodem domus 
'' cum illarum tenore concordem audio, tristis et admirans. 
" sed quid agerem? Tanto illi ante discesserant ut iam 
^ expectarem reditum. ah. demens. et negligenciam accusa- 
" rem; que postquam debito longior visa est. unum e famulis 
** florenciam misi, viciniorem excitans amicum atque illud 
^ adiciens ut eundem nuncium alteri ubicumque locorum esset 
'^ mitteret. cui et multa per eos dies scripseram et tunc epi- 
" stolas scripsi hortatorias ad votorum modestiam. huiusque 
" vel alterius loci electionem quicumque rebus nostris opor- 
" tuniorem se osienderet. insuper ad amorem solitarie stu- 
** dioseque vite, que quoniam omnes equaliter tangebant ut 

* per eum ad te eciam mitterentur inserui. 

" Preclare quidem illud ut multa Virgilius. nescia mens ho- 
" minum fati, litterarum portitor abscesserat. ego interim 



158 HENRY COCHIN 

*^ multa mìchi dulcia fìngebam. hii ab ortu adcruut. ab occasu 
" ille. quis me h orni num f elido r? cuius vita tranquillior ? has 
" inter curas que instantis mali amaritudinem geminapent 
^ nuncius nieus octàuo die postquam bine discesserat per in- 
** tensissimum imbrem inexpectatus affult. et pluuia et lacrìmis 
" madens. dirigui. et excussus manu calamus. scribentem enim 

* forte compererat. Quid rei affers? die occius (sic) exclamo. 
'' Ilio gemitu verba fran<?ente. Infelix inquit nuncius sum tibi. 
** Amici tui super apennini verticem scuas in iatronum manus 
** inciderunt. Heu inquarn quid mali est? quid ais? Prosequitur 
** ille singulciens. legateque narracionis hec summa fuit. Sim- 
„ plicianum nostrum optimum innocentissimumque mortalium 
^ qui tunc forte primus ibat in insidias lapsum ac repente 
" compressum inter gladios carnificum corruisse. mox olim- 
^ pum clamore excitum aduolasse solumque inter decem aut 

* plures siccarios stricto mucrone constitisse. multisque vul- 
" neribus datis et acceptis vix tandem stimulis adacto (i7 
" manque sans doute un mot) viuum euasisse. predones su- 
'' blata nec integra occisi preda gressu preraptdo sic fugisse 
** ut labore simul et consciencia fatigati facile capi potuerint 
" collectts agrestibus ad tumultum nisi quidam solo nomine 
" nobiles e montibus occurrentes cohibito impetu sequencium 
^ trepidam catheruam et cruenta spolia suis latebris excepis- 
" sent. Olimpum adhuc ensem in manibus habentem procul 
^ inde inter siluas visum. nilque de ilio post hec aliud audi- 
" tum. Triste enim venti (?) auferant. nescio an utrumque 
" extinctum leuius laturus fuerim. Scirem nempe quid agen- 
*^ dum michi. clausis foribus et consolatoribus exclusis dolori 
** meo solus incumberem. et nobis leuarem fletu animum. vel 
" opprimercm vel lenirem merore desiderium. vel implerem 
" et amicos michi manibus impiis ereptos lacrimosis oculis ac 
" lamentis attingerem. Nunc non una sed tribus animi passio- 
" nibus spe ac metu et dolore discrucior. et quasi totidem bine 
" inde vulneribus confixus quam in partem saucium cor incii- 
** nem nescio. Et mirum ac miserabilem in raodum fluctuan- 

* tibus atque inter se certantibus curis ac nunciis distrahor 
** ac dis[c]erpor. Misi enim non eodem modo iterum sed un- 
" decunque de ilio qui superstes dicitur noni aliquid expecta- 
« bam. Et ad summam undique rumorum plurimum. Certi 
'' nichìl aiTcrtur. sic suspensus hiansque animo et omne iter 
" circumspiciens et ad omnem strepitum exanimis quintum 
'* decimum diem ago. quod tempus si cum multorum annonim 
" calamitatibus trutinctur. facile me quidera extimatore pre- 
" ponderet. Ire impetus fuit nec subsisterem donec presens 
" et superstitis statum quisquis esset agnoscerem et alterius. 
" o. sors rerum, alpinum et rude cernerem sepulcrum. Fuit 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILTARIBUS, ECC. I59 

" enim ut fama est ingenti non modo circumstancium op[p]i- 
" dorum sed ciuitatis etiam concursu summaque omnium mi- 
" sericordia tumulatus indignantibus vociferantibusque ruri- 
** colis et multa presagientibus qua illieo subsecuta sunt. ut 
" itinere scilicet interrupto prò hospitibus atque assiduis lu- 
" cris solitudo illis et vastitas damnosaque bella succederent. 
" Issem credo utique in easdem manus forsitan impellente 
" me fato meo. nisi me anni tempus et valitudo fragilior te- 
" nuisset. Nec idcirco minus an necessitati animus an com- 

* pedibus ruptis desiderio pareat. adhuc nutat incertus (i). 

* Et hec frater scrupulose adeo ut intelligas sigillatim quo- 
" rum haud dubie summam nosti. pessime . michi esse alter- 

* nantibus animi fluctibus et facile spei cimbam bue illuc ru- 
■ morum estuario ac reciprocante iactantibus que michi vita 

* nichil morte suauior quidem finem eius votis expecto (2). 
" morasque odi. Modo iuuenes videbamur. ecce biennium ultra 

* quam oportuit viximus. Accedit ad cumulum erumnarura 

* quia dum numerare dies more amantum incipio; valde si- 

* lencium tuum miror et nescio quid michi nunc none suspi- 
s cionis oboritur. Audio enim pestem illani anni alterius que 
" finita videbatur rursum rodani ripas inuadere. unde utinam 
" abesses. Sed quid molior infelix? parumne presentis veri 

* mali est; nisi ficto venturoque insuper miser sim? Vertat 
" hec deus in melius ut falsa tociens spe deceptus vel semel 
** aliquando decipiar falso metu (3). 

" Hactenus amantissime socrates dolori meo indulgens non 
" decori, exoneraui questibus animum ut potui. sic erat enim 
** neccesse fsicj ne rumperer mali moie. Farce tu mi socrates. 
" parcant alii si quis alter hec legerit. Est ubi honestum silen- 
" cium, necessarie autem voces sunt. Deinceps ut libet agat 

* mors. ego non amicos modo sed me ipsum inter mortuos 
'* deputo, sciensque sine dei nutu nichil horum euenire. quia 
" vel iubet deus ista vel patitur. comprimam merore grauem 
" tumidamque animam linguamque et ardentem calamum fre- 

* nabo et querelas inutiles continebo. ne ex illis sim quibus 

* parum est peccatum suum excusare nisi dei iudicium accu- 
" sent. Et fortasse nondum nobis sol dierum omnium occubuit. 

* unde aliquid in posterum seu scriptis seu colloquio reseruan- 

* dum est. De reliquo littercrum quas florentinis misi super 

(i) lei le manuscrìt supprirae un passage important de Fracassetti, de: *> Transibat hac » 
[p. 450, 1. 29], à: « qualem invenerat dimisit • [p. 452, I. 15]. On observcra d'ailleura qu'un 
passage donne par Fracassetti un peu plus haut va se retrouver plus bas dans le manuscrìt. 
Ce aont li les preuves d*un remaniement profond; le lecteur attentìf en trouvera bien d'autres. 

(3) Phrase très obscure et sans aucune ponctuation. 

(3) De ce point à la fin, le texte de Fracassetti et celui du manuscrìt, sauf pour un pas- 
sage de qnatre à cinq lignes, sont coraplètement dissemblables. 



l6o HENRY COCHIN 

' hac tanta illius urbis iniurìa quia te non inuite lecturum 
" auguror exemplum hiìs innexui. vale et temet ipsum letio- 
** ribus preseruare stude. ut nos in terris adhuc nisi ex alto 
* sit vetitum videam. decimo kalendas lulii. „ 

La lettre suivante dans Fracassetti (p. 454), numerotée 
Vili, 8, commence par les mots " Quid mihi de hac vita „ et 
est adressé à Lombardus de Serico. Fracassetti a remarqué 
lui-méme que cette lettre se trouve ici par erreur, et qu'elle 
est en réalité la onzième du livre XI des Senìles, A sa place, 
dans notre ms. , nous trouvons la lettre aux magistrats et 
au peuple de Florence (* Sepe mihi propositum ,) que Fra- 
cassetti donne sous le n. 53 parmi les Varice. Notre ms. lui 
attribue le n. Vili, io, et il est clair qu'elle se trouve ici bien 
à sa place, puis qu'elle a trait au meurtre de Mainardo Ac- 
cursio et qu'elle est annoncée dans la lettre immédiatement 
précédente (Vili, 9 du ms.). J'indique ci-dessous les principales 
variantes. On remarquera que le ms., comme pour les trois 
lettres précédentes, supprime les précisions, telles que noms 
propres et noms de lieux. 

III. 445, 1. 18. Les mots: ** intimus Mainardus Accursii forte „ et • e 

^ romana curia „ manquent dans le ms. 
IH. 447, 1. 4. post: Florenciam 
(idde: et iusticiam 
9. posi: sibi et amicis 

adde: utilem 
18, prò: dolore 

lege: doloris fonte 
20. post: gloriosae 

adde: quondam 
23. post: provinciae 

adde: Arelatensis 
a6. prò: caesas 

lege: obsessas 
27. prò: sub tempesta etiam nocte 
lege: nocte eciam intempesta 
m, 448, 1. 5, 6. prò: contradiQtionibus 

lege: contractibus 
27. prò: actuum abundaret 

lege: actuum exemplaria visibiliter abundarent. 
III. 449, l. 13. post: fortasse 

adde: generacioni aptissimum 
14. prò: tribuet 

lege: vel nature tribuet vel 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIAR1BUS, ECC. l6l 

III. 450, 1. 9. pro\ siluìcolae 

Uge\ antrìcole 
12. prò: et 

lege: nec contenti preda 
III. 452, 1. 18. prò: suum 

Uge: insitum 
19. prò: nequissimorum hominum 
Uge: cxterius edam ferri 
ni. 453. Cette page manque presque entièrement dans le ms. Après les 
mots: '' quam a patribus accepistis „ (1. i), on lit aussitot: 
* Deus omnipotens vos vieto res tantisque mundi malis inco- 
" lumes seruet in statu felicissimo. Parme . IIII^ nonas lunii . 
'^ festinanter et concusso animo. „ 

Les différences enlre le texte de Fracassetti et celui du ms. 
en la fin de cette lettre, nous indiquent que cette lettre avait 
été remaniée de méme que les précédentes, et que Pétrarque 
avait eu soin de supprimer tous les détails circonstanciés, 
les noms de lieu et de personnes pour une des rédactions. 
Nous reprenons ici le Tome II de Fracassetti^ au livre IX 
de l'Epistolaire. 

LlBER IX. 

II. 4, 1. 22. prò: lanuensis [IX, 2 

Uge: lunensìs 
23. post: secundum 
adde: coniugii 
II. IO, 1. 30. prò: saepe [IX. 4 

Uge: spe 
IL 33, 1. 8. post: ebur [IX. 9 

Uge: picte tabule 
II* 3St 1* aa. post: opipare caena erat [IX, io 

adde: opipare aduerbium, id est opulenter et laute; hoc 
opiparum, bui (sic) opiparì, id est opulenter paratum, ex opi- 
bus et paro, paras, opiparo, opiparas, opulenter paro. 

(Il est bien vraisemblable que ces iignes ne sont pas de 
Pétrarque. Ccst une glose postérieure. Tel était d'ailleurs le 
sentiment du lecteur de 1388 qui a écrit en marge: " credo 
" quod erat glosa „). 
IL 36. Nous rencontrons la lettre IX, 11, dont le texte est profondément 
dilTérent dans Fracassetti et dans notre texte. Nous avons 
donc ici encore un exemple des corrections minutieuses que 
Pétrarque faisait subir à ses lettres. Ces corrections paraissent 
assez importantes pour qu'il soit intéressant d'imprimer inté* 
gralement le texte du ms. En effet dans cette lettre de qua- 



l62 HENRY COCHIN 

tre-vingt lignes, on trouve près de cent varìantes, dont qudl- 
ques unes considérables (i). 

" Tuus hic et honorum omnium amator atque amiciciarum 
" cultor et propagator sollìcitus honestanim. summo studio in* 
" stitit ut tibi scriberem. quod cum aliquandiu negassem ne- 

* scius unde inciperem. seu quibus verbis hominem solius fame 
" testimonio cognitum aiioquerer euicit tandem ut calamum 
^ arrìperem. scripturus quidquid occurreret. Quod cum fecisse 

* me cerneret Ictus votique compos abiit. michi autem cogi- 
** tanti quibus artibus familiaris epystola de nichilo tezeretur 
^ mirantique quid michi tecum rei esset ac scribendi causas 
** et materiam requirenti nichil in animum prius venit quam 
** vulgata iila Ciceronis ac preclara sentencia : virtute nichil 
" amabilius nichilque quod magis alliciat. tantamque eius esse 
** vim ut eos sepe quos nunquam vidimus diligamus. hinc con- 
** festim admiracio cunctacioque omnis euanuit latusque et 
** pronus scribendi campus apparuit. Virtus tua longius nota 
" quam facies. Illam ego teque per illam melioribus oculis 
" intueor eius merito notumque carumque habeo. Nam si nisi 
** quod mortalibus oculis vidimus amare non possumus. prì- 
** mus et maximus amandi gradus toliitur . deum nemo amabiL 
** aut seipsum. nemo enim deum. nemo suum animum. nemo 

* denique faciem suam vidit. Hoc nimirum interest quoniam 
" ut nos ìpsos quos non vidimus amemus natura est. ut alios 
" virtus facit et fama virtutis comes ac nuncia. hec est que 
" clarissimum regem masinissam oblitum patrie pignorumque 
'* quibus maxime humana mens capitur. affricani congressum 
•* coegit expetere presenciaque ducis attonitum e cartaginen- 
" sium castris ad romana signa perduxit, et quod monstri 
" instar niorum animorumque disparitas efficit. hec eadem 
" affricani ipsius et presentis rei causam non sui quidem 
" sed virtutis amici, eamque vel in hoste venerantis honori- 
** ficentissimo decreto et cenam cui intererat duri hostis ac 
" barbari regis admiracione gloriosa, et postremo supplici 
" atque affusa acie predonum absentis exilium honestauit. 
** denique diuine de ilio stirpis opinionem pectoribus homi* 
u num ingenuit. et nedum veris laudibus. sed fabulis eciam 
" locum dedit. hec est que bene meritos et viuentes in terris 
" celebrat. et extinctos ad celum effert cum eternitate victu- 
** ros elicit e sepulcris. Credibiliora recenseo. quantum sane 

* quamque accensum studium, quanta inter legentes audien- 

* tesque de heroum rebus solet esse contencio? Amante quo- 

(i) Voici le titre, tei que le donne le ms. : « Ad Nìcbolaum luchanam quod coDfiliatrìx 
« optìma amiciciarum est virius et fama virtutis ■. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. 163 

" libet ac laudante non queni vidit sed quem fame credidit ita 
" ut illum milies sibi vìdìsse videantur quod non ignorabat is 
" qui alt. Cum bella legentur spes metusque simul perìturaque 
" vota mouebunt. Attonitique omnes veniencia fata non trans- 
" missa legent et adhun tibi magne fauebunt. Magnum hoc. 
" Quod sequitur maius. Quando non modo quos non vidimus, 
" seu quos videre nequiuimus sed quos odimus mediatrix 
" eciam nobis ista conciliata quod et breuiter dictum est. et 
** dicendum lacius. hec est enim que odiis in amorem versis 
^ preualidas munitissimasque urbes expugnauit que grauis- 
" sima sepe bella confecit quamque et arma non poterant 
" victoriam victis quoque gratissimam consecuta est. hec ca- 
** miilo ferreas faliscorum portas aperuit. Pirrum regem duces- 
** que Romuleos fortem curium rigidumque fabricium quanta 
" inter hostes esse potuit familiarità te deuixit, porsenam su- 
" perburo illum Hetrurie regnatorem ab obstinata raptim 
** obsidione distraxit. Gallorum regulos adhuc forsan grande 
** aliquid ausuros ad genua lulii Cesaris inclinauit. hec pom- 
" peium magnum ad posidonii fores alexandrum macedonem 
** ad diogenis dolium direxit. Tito principi tocius humani gè- 
" neris consensu gloriosissimum tribuit nomen dilatumque 
" germanico in personam licet immerentis fìlli restituit prin- 
** cipatum. hec orientis populos unius vidue subiecit arbitrio. 
** Saladinum nuper egypti regem erga quosdam nostrorum 
" non mittem (sic) modo sed miinificum fecit. utque aliquid de 
** hebreorum historiis attinga m hinc quoque miratrìx illa Sa- 

* lomonis regina e lo[n]ginquo Hierosolymam venit visura 
" quod audierat. et legacio machabei maria transiuit amiciciam 

• expetens romanorum. „ 

* Verum ecce de principio anxius qui fueram sum de fine 
** sollicitus. qui que defuturam timui materiam supercrescentem 
** vereor. meditorque precidere, tam multa undique terris ac 
** seculis occursant. Quid vero ut desinam quid hic miri est si 
** virtus tua multorum quidem sed in primis huius communis 
** amici fìdei eredita me in tuam amiciciam dulcedine captum 
" trahit ? presertim cum nichii obstel omnium que in hiis [.] (i) 
^ quorum mencio est habita . non etas . non patria . non bel- 
" lum . non fortunarum magis diuersitas aut impari tas stu- 
" diorum. Confabulari tecum in hiis litteris iocundum animo 
^ meo fuit . eritque viua voce iocundius . si qua nos sors in 
** unum contraxerit hic iam michi manum solite occupaciones 
" iniiciunt Vale igitur nostri memor. ^ 
II. 41. 1. 3. prò: quid libet de me credere [IX. la. 

iege: quod libenter de me credis 

(i) Mot illisible. On croit distinguer: murmur, qui ne présente aucuQ sens. 



164 HENRY COCHIN 

II. Dans le ti tre de la L. IX. 13 Philippe de Vitry est qualifié 
de: Musicus. [IX. 13. 

II. 43. 1. IO. posi: mortemque 

adde: humi reptantem seuientemque. 
18. prò : artium copia tantaque virtutum supellectli 
iege: arcium ac virtutum copia 
II. 43. 1. I. posi: victurum 

adde: ea scilicet quam eternam beatamque dicunt vitam. 

5. 6. Les mots: " et communis amborum dominus « — man- 
quent dans le ms. 

6. 7. prò : Bononiensis Cardinalis 

Iege: Portuensis episcopus. [Frac, attrìbue la lettre à 1350 
et a de bonnes raisons pour cela. Or le cardinal de Boulogne 
ne fut nommé évéque de Porto qu'en 1351. Peut-étre ici 
pourrait-on conclure que le texte de Frac, est plus ancien 
que le nòtre]. 
II. 44. 1. 6. prò : Antipodes 

Iege: antipedes australi clarum regione 
27. post : deplorantem 

adde : audio denique ciceronem eripi sibi conspectum patrie 
tam molliter ferentem. ut ciceroniane facundie defuisse cice- 
ronis ingenium videatur. 
29. posi: consurgere 

adde: ac virtuti quod voluptas est mencium oculorum subi- 
cere voluptatem. 
II. 45. 1. 22. prò : sed brevi labore,.. 

Iege: sed diuersorum honestum, laudabile, glorìosum et la- 
bore breui... 
II. 46. I. 7. posi: exulem tuum 

adde: cui tam trepidus es tamque sollicitus. 
16. post: traherent 

adde: funestique motus opportuno remedio ne opprimerent 
comprimendi essent. 
18. post: consensum 

adde: hanc spem pubiicam et hoc gaudium 
IL 47. 1. 12. 13. prò : Sequanam et Rhodanum amittere ausus est. 

Iege: sequanam iiquit et rodanum . seque vel ignotis regio- 
nibus notum fecit et pedagogum spernere ausus et placen- 
tulam et nutrìcem ac virilia experiri et clarum licet dunim 
virtutis rigide callem sequi. 
18. posi : in hispanias 

adde: etatem vincente animo. 
21. prò: et se inter asperrima 

Iege : aduersante quod stupeas senatu contraque fabii maximi 
sententiam repaguli instar ingentis. Victorque inter asper* 
rima se... 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. 165 

35. posi : Africanus 

adde: hannibal ipse cuius peregrinacio molesta nobis ac pene 
funesta fuit propagande fame studio et imperìi prorogandi 
puer domo e gressus senex rediit. Quid alezander macedo qui 
nec rediit quidem? Quid magnus pompeius cuius ferme pe- 
regrinacio vite par nullum mundi latus intactum siuit. Quid 
lulius Cesar cuius Illa peregrinacio decennis in gallia germa- 
niaque et brit anni a . quam sibi et patrie gloriosa fuerit . 
quamque ter ribilis vobis . nosti ex hystoriis . noueruntque suis 
cladibus patres vestri . sequens non altera quadriennis tem- 
pore breuior re longior ac discursu quantis mundi moribus ad 
supremum rer um culmen ascenderit . nota res est . extinctaque 
pridem imperii unum nomen adhuc iudicat. 
a6. post : ac lacrimis 

adde: quibus si paruisset inultus pater inulta patria re- 
mansisset. 
ibid. post : ivit 

adde: et ad troiam atque inde longius 
ibid, prò: per omnes terras ac maria. 

lége: maria lustrauit ac terras. nec ante substitit quam 
urbem sui nominis occidentis ultimò fundasset in littore. 
IL 48. l 5. post: facit 

adde: si ma ter est arcium 
8. prò : bonumque cognoscere 

lege: boumque mores et naturas aquarum atque airborum 
seminumque successus et opportunitates temporum et vicis- 
situdines tempestatum (i). rastra demum et ligones et aratra 
cognoscere. 
17. post: tu 

adde: poeta nunc unicus galHarum hunc ulyxem seu eneam 
tuum exercicium ingenii tui et materiam stili miserarìs. 
ao. post: proeviderat. 

adde: quod adrianum principem facere solitum accepimus 
utque ex scriptis fameque preconio memorande loca cogno. 
scerec cupide ad modum nec pondus imperii tardabat presens 
vellet inuisere. 
97. prò: punico aceto 

lege: punicis flammis atque aceto 
30. post: egregiam et 

' adde: ut de ili a tot ante seculis scriptum tenes florentissimam 
II. 49. 1. 4. post : atque 

adde: pulcherrìmam 
16. et suiv. — Les mots : * cui traslationi ego interfui, gravitatis 

(f) Cf. ce qne noas savons par de Nolhac sur P. jardinicr {'Pétrarqite et fHumanitme^ 
Bxatrtus II, p. 385). 

II 



l66 HEmY COCHIN 

* eximiae ac coeremonìarum mirator unus ex plurìmìs. , — man- 
quent dans le ms. (Li s'agit dans cette phrase de la cérémonie 
de la trgnslation des reliques de St. Antoine de Padoue). 

9Q. post: fluviorum regem 

add€: ne sibi secana placeat. 
II. 50. 1. la. post: videbit ubi 

adde : in crucem actus est Petrus . ubi 
90. prò: ad Clementem VI 

/ege: olim amico. 
24. prò: domos 

i^e : et reliqua quorum nullus est aut modus aut numerus 
95. posi: circumclusos 

adde : cunctis olim terris ac montibus et pelagis imperantes. 
II. 51. 1. 7. ante: Viterbium 

adde: iacens viridi in valle 
s'òid. prò: Urbemueterem praerupti saxi in vertice sedentem 

iege : Urbemueterem nomine nono autem ac recti (?) decere 
conspicuam planoque prerupti undique saxi ingentis in ver- 
tice sedentem 
3. post: civitatem (il s'agit de Sienne) 

adde: qua nescio an in alto quidem amenior alia usquam 
sity neque nisi fallor in hoc michi gallica obstat amenitas. 
II. 55. I. 23, 24, 25, et p. 56. 1. I. prò: " de euentu viderit... „ jusqu'à: 

• sortes mese. „ 

Iege: et cuntantem fsicj impulit ad honestum opus sed quam 
utile finis ipse testabitur . m qua mentis augurio fides est. 

LlBER X. 

' II. 6a. 1. 20. post: Pontifex clementior [X. i. 

adde : aut expectacio populorum maior 
n. 64. 1. x6. A la fin de la lettre X. i. on lit la date : VI Kai. Marcias 

pataui. 
n. 93. !. 3. prò : consilìi 

tege: libidinis [X. 3« 

II. 74. 1. 7. prò : omnibusque scenìs circumacti omnibus noti erimus 
Iege : omnibusque porticibus noti erimus omnibus cenis (sic) 
et circumacti. 
II. 77. 1. 24. post : propositum 

atide: ut ait Seneca 
29. prò : incassum aucupando 
I tege: in casum anhelando 

I IL 89. i. 16, post: nescio cuius [X. 4. 

adde: scolastici 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. 167 



LlBER XI. 

II. III. 1. 12 et 13. Pro : quae mortalium felìcitas dicitur [XI. 3. 

kg€\ que vita dicitur fugacis umbram nebule vel tumum 
ventis impulsum . denique vel confusum somnium esse vel 
fabulam inexDletam vel si quid inanius dici potest. Video in 
rebus mortalium... 
II. Ila. 1. 29. A la fin de la lettre XI. 3. on lit: eos versitulos ne quid 
nostrum . siue id serio siue raptim et ex tempore compos^tum 
ignores . in epistole huius calce subscripsi. Vale. IIII.® idus 
maias leonici (i). 

Ensuite viennent les vers de l'Epitaphe composés pour 
Jacopo da Carrara et cités par Fr. dans sa traduction des 
Familiares (Tome ITI. p. 33). 
n. 130. 1. 17. post : adscribito [XI. 8. 

€uide\ bis consultoribus neque precipites irruerint sentèucie 
neque sub amictu veri mendacium clam subrepet 
n. 131. 1. 19. post\ praebueris 

adde : contatorque {^ic) dici malueris quam preceps maximi 
ducis exemplo de quo alt ennius. Non ponebat enim rumores 
ante salutem. Neque virtutis studio quesitam infamiam aut 
stultoriim odium horrueris 
li. 133. 1. 37. prò : Indus 

l€ge\ scita 
a8. posi'. Taprobanen 

adde-, egyptum.sic tyrium litus et armenium sic formidatos 
cilicum sjnus et rb ^don quondam pelagi potentem . sic sica- 
nios montes et maris monstra trinacrii . sic infames antiqui s 
et nouis latrociniis baleares.sic denique 
II. 151, 1. 27. pro\ deserto rure, inopi victu Romam [XI. 16 

leg€\ deserto rure inopi, romam metu... 
II. 156, L 9. posi'. laudetur 

addei sed ne silencium reprehendatur 

LlBER XII. 

I|. i^ 1. 16. p^st\ tepor [Xll. 2 

adijie'. baianus 
II. iQ5, L qfi. post: cogitur 

adde: nunquam amore non cogitur 
n. 167, L I et 2. prò: ■ His ille perlectis.... „ jusqu'à: * tradidit legendas „. 

iege: has ille perlectas occuluit . dissimulansque sub- 
ii) Frac, a citò cette date d'après Mraus, Viia airnh-oi. Camald , coU CCXXV. 



i68 



HENRY COCHIN 



U. 179, 
IL 181, 
IL 182, 
IL 189, 



IL 196, 
U. 199, 
IL 



ticuit donec ingresso ad se medico et oblatum poculum ezhau- 
sit . et tum demum coniectis in illum oculis accusacionem sibi 
suam obtulit.sero quidem inutiliterque si vera esset.sed 
quoniam falsa erat efficaciter et tempestiue. 
1. 12. pro\ coelestes [IL 4 

l€gt\ scelestos 
1. 2. prò : Fiatoni [XIL 8 

Ugt-, platonicis 
1. I. pro\ quo aequaeva 

Ug€\ coequeua 
1. 15. ante-, uncus [XIL 8 

adde\ babilonicus 
27. post-. Vale 

€uid€\ o feliz qui babilonem occiduam non vidisti (z). 
L 27. post\ X.Kal. Junii [XU. xa 

<idde\ bora diei nona 
1. II. pro\ Cacum 
Ug€\ cecum 
Après la lettre XII, 14, il y a divergence complète entre l'ordre 
suìvi par Fracassetti et celuì du ms.; Fracassetti d'aiileurs 
avaìt note que l'ordre qu'ìl suivait n'était pas conforme à la 
logique (traduction italienne, to. Ili, p. 172), et avait cité le 
manuscrit Passione! de la Bibl. Angélique de Rome, qui donne 
un ordre tout semblable à celui de notre ms. et parfaitement 
logique : toutes les lettres en eiSet qui ont trait au démélé de 
Niccolò Acciainoli et de Giovanni Barrili se suivent 



Par. 8568 

Dilate responsionis . . . XIL 15 

lungam vos XIL 16 

Vix amicorum XIL 17 

Quanti faciam XIII. 9 

Ne quid imperfectuni . . XlIl. io 

Canis tuus XIII. 11 

Non facile XIII. 12 



t RACASSETTI 


. . . XIII. 9 


* 




. XIII. IO 


, 




. .. XIL 18 


• 




. . XIL 15 


• 




. . xn. 16 


• 




. XIL 17 


• \ 


1 


. . XIIL XI 



Quoique l'ordre du ms. soit manifestement meilleur, nous 
continuerons à indiquer les variantes d'après la pagination 
de Fracassetti, pour la commodité du lecteur. 
IL 204, 1. 8. prox profecto [Fr. XII. 16 

lege\ preco 



(i) Il est à remarquer que Texpreision < Babylone » appliqnée à Avignon est répétée deaz 
foit dans cette m^me lettre (XII. 8) et manqne deoz foia daQs le texte de Fracaaaetti. 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMDLIARIBUS, ECC. 169 

n. 2o6y 1. 9. proi flebili latratu.... [Fr. XII. 17 

Ugei flebilis latratus indicio detexisse et ad fatei^dum eoe* 
gisse (i). 

LlBER XIII. 

IT. 216, 1. a, 3. proi libertatis [XIII. a 

legei pubertatis 
n. aa, 1. 16. proi comptum [XIII. 4 

^g^- gloriam 
IL 237, 1. 25. prox ante [XIII. 6 

ligi', quando (ce qui rend la phrase inteliigible) 
n. 23g> 1. II. proi rerum 

ligi: rejfum 
n. a43, 1. 12. prò: arsit, Africae [XIII. 7 

ligi: arsit Africa 
n. 348, 1. 6. prò: curas 

ligi: auras 

I. 352, 1. 2, 3. prò: • asperiore in hortulo.... „ jusqu'à: * artificio „ [XIII. 8 

ligi: ad fontem asperiorem in ortulo ubi naturam michi 

vincente artifìcio. 
13. post: nichii est 

atldi: quod cupiam nisi te cum amicis qui rari, superant. 
NichiI est... 

II. 254, 1. x6. prò: Barìlio [XIII. 9 

ligi: barìlidos. 
n. 257, K 15. Gomme je l'ai indiqué à propos de la p. ao6, 1. 9, les mots 
suivants se trouvent ici par erreur et doivent ètre reportés 
à la dite page: * Indicio decessisse (pour detexisse) et ad fa- 

* tendum coegisse „,— tandis que les mots • prope ad extrema 

• perventum est „ de la p. 206 doivent étre réintégprés ici. Ainsì 
le sens des deux passages est rétabli. [XIII. io 

IT. a60| 1. 8. prò: par raris 

ligi: patratur (cette correction rétablit le sens de la phrase 
ibid, prò: aliquando 
ligi: alioquin 

LlBKR XIV. 

IL 264, 1. I. prò: promptus [XIV. i 

ligi: in omnibus 



(1) Fait assez bizarre, cette phrase qai manqaait ici au sens se retrouve dans le texte 
de V'racassctti à la page 3S7. I. 15; tX d'autre part, d'après le ms., il faut reporter à la 
mérae page let mots suivants donnés ici par Fracassetti et qui a*avaient rìen à y faire 
• prope ad extremum perventum est ». 



I70 HENRY COCHIN 

II. apa^ I. zc>. prò: memor (sic) [XIV. ^ 

lege: vicìnior 
IL 297, 1- i2i 13- P^' delecta 

legei deleta 

LlBER XV. 

IL 309, L 20, 21. prò: licet consilii ad verdi [XV. i 

tegei nostris licet consiliis aduerèi 
IL 310; 1. 5. Pro: praestas 
lege: perstas 
8. pro\ tòrporem 
lege: teporem 
II- 313» \. ^ prò: Kalendis Dccembris [XV. a 

Uge : Xllir Kalendis D. 
19, 20. prò : viarum illarum [XV. 3 

lege: viam illam 
ai. prò : tunsa 
tège: inutsa 
IL ài8, \. B.pro: làtrfet [XV. 4 

lege: lacerer * 
18. post : dies 
lege: butfl (i) 
II* 339» L 5. prò : adeam [XV, 8 

lege: vela dem 
II* 35'» L 15. post: patrem nostrum [XV. 14 

adde : imo véro prertiisittltiò òediituri paStOrèm 'ndstiiim 

LiBÉR XVI. 

IL 364. . prò: volùptaitw [XVL z 

ege voluntatem 
II. 365» I- 7. prò : Httoribus [XVL a 

lige: liguribus 
II. 366, 1. 24. prò : iuxta 

lege: busta 
II» 377> I-. 21. prò: autumes [XVL 5 

iege : ad mortis 
IL 390, L li. />ro: solemne [XVI. 9 

/ege : solere 



(1) Le mot que Fracassetti a laisaé en bitoc se Ut 1 bata • dans le ma. et cettc le^on est 
certaìoement correcte. Il s'agìt d*un ■ Atilius Buta » nommé par Sénèqae, X^ LmczV. CXXII; 
• inter quos et Atiliuro Butam praetorìom. ■ L'autre pereonnage que Pétrarqae nomme, d'après 
Sénèque, dans la méme phrase, est Servìlias Vatìa {Ad Ludi. LV). 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAM1LIARIBUS| ECC. I7I 

II. 405, 1. 14. pro\ grammaticale est integrum etiam diclionum [XVI. 14 

leg$\ grammaticalis est ixitegrarum cura dictionum 

II. 406, L 34. prò : paucorum 

Ug€\ pactorum 

II. 409^ 1. 16. prò : mutatae rerum sortes : imparatus non sum 

ltg€\ mutate rerum sortis impaciens non sum 
27. Après la date, add€\ Ante lucem propere 

LlBER XVII. 

IL 4 II) I. 16. pro\ quod frudtra quidem» sed [XVII. i 

Ug€\ frustra quidem quod 
II. 4id, 1. 30. prò : undecimo 

Ugt\ octauo 
II. 499^ L 9. post : redeunt ' [XVII. 3 

addtx nichil idem diu permanet. 

U- 435> 1- T^ P^ : sevi 

leg$\ cui 
lì. 448, ]. 14. Pro : futilis [XVU. S 

iige: sutilis 

LlBER XVIII. 

II. 41^ 1. 5, 6. prò : evexisse in silvis dumosis, et in collibus imper- 

viis (XVqi. I 

legg : erexisse in siluis dumosisque in collibus imperium- 
II. 469^ I. XI. prò : Aeduos 

iegii equos 
II. 471, 1. 3. prò: meorum 

iege: numorum 
U. 4Bh 1- prò : credam [XVID. 5 

Uge: crede 
li. 495, L II, la. prò: ingenua frons, verborum muìtus subito depreben- 

sus decor, pudor et... [XVIII. 7 

legi : ingenua frons verborum. Multas subito deprehen- 
sas decuit pudor et.. 
IL 489.. 1. 15. prò : agnoscerem. Fortun^tus [XVIII 8 

iegi: agnoscerem hortatus. 
IL 49ÌÌ 1. I prò: seepissime 

iige: cepisset 
2, prò : loquens : anne 
iegi: tociensne 
II. 5oà. 1. n. post: veneror [XVIIL 14 

addi: non adoro 
lì. 505. L 14. Pro : certe hospitem. [XVIII 15 

iige: sospitem. 



172 HENRY COCHIN 



LlBER XIX. 

II. 515. 1. 26. 27. prò : quatuor epistolas quibus totidem meis, seru licet, 
abunde tamea satisfactum fateor [XIX. 2 

Uge: epistolas 
II. 518. I. 26. 27. prò: captabamus tamen ornai studio [XIX. 3 

Uge: equitabamus tamen cum studio 
n. 529. Le post- scriptum de la lettre XIX. 5 de : '^ haec libi dieta- 

" veram, „ jusqu'à: ' V Kal. lunii „ manque dans le ms. 
^' 535* ^' II à i8- Tout le passage sur la croyance à la Fortune [de: 
*^ quando si... „ jusqu'à : ^ et rursus ^] manque dans le ms. 
et la phrase se présente ainsi : ^ Agat modo fortuna, perfìciat 
^ quod incepit, sine suis viribus^^ etc... „. [XIX. 9 

IL 537. 1. 14. post: amantissimum 

adde: michìque amicissimum [XIX. 16 

II. 540. I. 8. prò : populì 

iegei nobilium 
IL 554. 1. 22. prò : frater 

iege: pater 
n. 555. 1. 9. prò : fortunas 

iege: fortuitas 
IL 558. I. 24. prò : linis 

Iege: rivis 
n. 569. I. 16. prò: vultus separet illos non animus 

iege: vultus separet ili a non animos. 

TOME III. 

LXBER XX. 

IIL IO. L 31. à p. II. 1. 17. Le passage compris entre les mots: " Itaque 

* minus minor... „ et: " certior fieri velim... „ manque dans 

le ms. [XX. 2 

III. 12. 1. 3. prò : lucent 

iege: latent. 

LlBER XXI. 

III. 57. 1. I. prò : pepereram [XXL i 

iege: peperceram 
III. 58. 1. 9. prò : ìniuncta 

iege: inulta 
IIL 68. L 16. prò : trans gressus [XXL 7 

iege: transgressis 
III. 69. 1. 17. prò : cognitus 

iege: incognitus 



LE TEXTE DES EPISTOLAE DE REBUS FAMILIARIBUS, ECC. I73 

III. 72. 1. 25. prò : prima [XXI. 8 

leg€\ primam 
III. 80. 1. 22. 23. prò : solitudinum [XXI. 9 

lege\ sollicitudinum 
III. 88. 1. 13. prò : temperavi expectans fìnem. [XXI. io 

lege\ temperaui. Expectas fìnem. 
III. 93. I. 5. pro\ a sensu [XXI. u 

leg€\ ascensu 
III. 98. 1. 24. post\ easque [XXI. 12 

add€\ non integras 
III. loi. I. 19. post\ nouembris 

adde\ nocte media (ces mots se trouvent ainsi dans l'au- 
tographe de la Marciana CI. XIII. 70) 
III. 100. 1. 9. pro\ An ubi superiorem epistolam hanc... 

l€g€\ Tu nisi superiorem epistolam accepisses hanc... 

[XXI. 13 
III. 104. 1. 23. prò : Novembris 

lege\ Decembrìs 
III. 105. 1. 22. prò : inherbosus [XXI. 14 

lege\ et herbosus 

LlBER XXII. 

III. 120. 1. 22. prò : animo [XXII. 2 

lege\ amico 
III. X24. 1. 4. prò : mutatione 

hg9\ imitacione 
14. prò : videamur 

legix rìdeamur 
in. 128. 1. 24. pro\ aliquotiens [XXII. 4 

lege : ah ! quociens 

III. 133. 1. 22. prò : non tam alteri creditur quam prpditur [XXII. 5 

lege : non tam alteri creditur quod proditur quam perditur. 

IV. 138. 1. 19. pro\ si denfcur [XXII. 7 

lege\ fidenter 
IH. 147. 1. 17. post : hominum laudes [XXII. io 

cidde : surgere solebam . deinceps 
III. 150. I. 16. Tonte la fìn de la lettre XXII. 11 manque dans le ms. 
Fracassetti avait note l'absence du méme passage dans le 
ms. Passionei. 
Ili 152. 1. 7. prò : si indigis manibus [XXII. 12 

lege\ sic indignis manibus exhaustus sum ut dignis iam... 
III. 153. 1. 21. prò : furtorum, prò I Dii 

lege\ futurorum prodìgi 
III. 161. 1. 21. post: Septembris [XXII. 13 

adde: propere 



174 HENRY COCHIN 



LlBER XXlll. 

III. 187. ì. 30. prò : quid in imperio senectus ? [XXIII. » 

Uge\ quid imperio suspieemur? percurre annales. Multi 

senes ad imperium peruenerunt, pauci in imperio senuerunL.. 

III. 202. l. I. Pro : nec mors. Virtus quidem ipsa hic te... [XXIII. 5 

legé', nec mors quidem ipsa. Hic te... 
III. 215. 1. 16. prò : philosophari ; malis sese... [XXIII. la 

Ug€ : philosophari aliis . sese... 
III. 218. 1. 18. prò : hostis utrique, pessimis moribus, iners, invidus 

Uge\ hostis pessimus mòribus meis inuidus 
III. 242. i. 28. prò : noyos inter amicos me [XXIII. ao 

l€g€\ notos inter amicosque meos 

LlBER XXIV. 

ni. ^i. I. 23. prò : raptari [XXIV. 1 

Uggz reptare 
III. 254. I. 28. prò: captari 

iege: cogitari 
III. 256. 1. 3. Pro : aequi dextèr TanaIs 

iegi: est qui dexter Tanay 

6. post: vita est 

adde: ille quidem ut nos plus minusue disttnctis apadid 
suis viuunt 
III. 260. 1. 4. prò : coelestem quintilianus dicendo, verum dizit [XXIV. a 

iegt: celestem q. in dicendo virum dixit. 
111. 467. I. 9. prò : de hoc ultimo [XSIV. 4 

iege: de his ultimis 
III. 270. 1. a8. ^ : ubertatis [XXIV. 5 

Ieg€: Ubertatis 

III. 279. 1. 5. prò : et Octavise tragoediae illi esse nomen. Locus 

aliquis e te. 

iege: et Octauie; id enim tragedie illi est nomen. locus 
aliquis et. 

7. prò : te 

iege : rem {quod eui rem... quod ad stiium,..) 
III. 273. l. 18. prò : ea astate 

iege: eccitate 
III. 274. I. II. 12. prò: inter sinisiram rapaeis Entiae et dextram ponti- 
fra gi Parmas ripam 

iege: ad dextram Padi ripam 
IH. 277. L 18. prò ; clarissime [XXIV. 7 

iege: vigilantissime 



LE TEXTE DES EFISTOLAE DE REBUS FAMIUARIBUS| ECC. I75 

m aBo. L 3. prò : iudicarì a parvis magne verear 

Ug€\ iudicarì a paruìs magis verear, quam iudicare de 
magnis merear 

m. 2«Ba 1. is /^o : Floro [XXIV. io 

UgÈ\ peloro 
ni. 304. 1. 3. /r» : deserto [XXIV. la. 

Ugt\ diserto 
7. prò : aditu 
Ugé: adito 
ai. prò : comiter 
l€gt\ comftes 
ni- 307. L 4. S /»^ 2 tribultis [XXIV. 13 

Ugt\ truditis 
IO. pro\ parte 
Ugi\ pagina. 



F. NOVATI 



Chi è il postillatore del codice Parigino? 





UANDO nell'autunno del 1897, trovandomi a Parigi, 
ebbi la gradita occasione di visitare l'onorevole 
amico Henry Cochin, già tutt' intento a quelle 
pazienti ricerche sopra il codice Parigino delle 
Epistolae ad Familiares, dalle quali doveva uscire lo studio 
tanto importante che la Società nostra va lieta di poter oggi 
pubblicare; la mia curiosità fu vivamente stimolata dal pie 
colo problema che presentava la duplice sottoscrizione la 
sciata da un petrarchista del trecento in due luoghi del pre 
zioso manoscritto : Io . legii complete . 1388 . 23 Februarii 
hora if mil; Io . M. scripsit . ij88 , 4 lan . papié (i). Chi era 
desso mai cotesto Giovanni (che d'un lohannes si trattasse non 
pareva ragionevole dubitare, sebben'egli, ch'era stato pago 
a denotare, con una semplice iniziale il proprio cognome, non 
avesse del nome segnata se non la sillaba prima), il quale in 
Pavia, correndo l'inverno del 1388, aveva con tanta devo- 
zione letto da cima a fondo il grosso volume, e prima ancor 



(i) A e. 990 e 990': ved. le tavole IV e V annesse all'antecedente 
articolo. La parola, diligentemente eraaa dopo l'indicazione dell'^ hora 4' ^ 
nella prima postilla, non comincierebbe, a mio avviso, con P, come è 
detto di sopra (ved. p. 135), ma invece con B, e terminerebbe (se i miei 
occhi non hanno le^ traveggole) con o. Certo si dee trattare d'un nome 
di luogo; che sia questione di Belgioioso non ardirei affermare: cfr. p. 184. 



l8o FRANCESCO NOVATI 

di finirne la lettura, erasi in omaggio al Petrarca e^ all'Italia 
piaciuto trascrivervi in un foglio rimasto bianco, il famoso 
saluto inviato dall'alto del frondoso Gebenna alla patria sua 
terra dal reduce poeta? (i). Alle inchieste dell'amico, cui 
pungeva curiosità pari alla mia, io risposi con un'ipotesi che 
mi si era 11 per 11 affacciata alla mente: quella cioè che 
l'amoroso lettore e postillatore del codice Parigino altri non 
fosse se non Giovanni Manzini, letterato e giurista lunigia- 
nese, ben conosciuto per i suoi amichevoli rapporti con Co- 
luccio Salutati e Pasquino Cappelli (2). Ma T identificazione 
che a me era sembrata sett'anni sono più che probabile e 
tale, a dir vero, continua a parere pur adesso, perchè ot- 
tenga favore agli occhi altrui, dev'essere dimostrata degna 
di fede con valide prove. La qual cosa vorrei qui tentare, 
a complemento della bella ed erudita notizia, onde nelle pa- 
gine precedenti è stato argomento il ms.. Pavese un tempo, 
oggi Parigino. 

Di Giovanni Manzini, figlio cioè d'un Manzino, nativo 
della Motta, picciol borgo della Lunigiana poco distante dalla 
più nota città di Fivizzano, noi possediamo buon numero 
d'informazioni per quanto concerne alla sua prima giovinezza, 
grazie ad un considerevole gruppo d'epistole da lui stesso 
dettate che si contenevano in un codice miscellaneo del 
Collegio Romano, studiato ed in parte anche divulgato per 
la stampa dal padre Pietro Lazzeri (3). Era costui un uomo 
di giudizio e di garbo, il quale, invece di fare le boccacce 
dinanzi al latino tutt' altro che ciceroniano del Lunigianese, 
capi assai bene come le cose che costui diceva valessero 
assai meglio della forma in cui erano significate; tantoché 



(i) Oltre queste due sottoscrizioni molte altre glosse dovute alia 
stessa mano sono sparse nel cod. Ma niuna s'offre degna di speciale 
rilievo. 

(a) Vedi sopra di lui Cloetta, Beitrdgi Mur IJtteraturgesck. des MH- 
tilalt, u. dtr Renaiss., II, Halle, 1892, p* 76 sgg. ; Epistolario di C. Salu- 
tati, lìb. X, ep. XXV, III. 327 sgg. 

(3) Miscillan, ex mss, libr. Biblioth, Coli, Rom. Soc, les., to. I, Claror. 
viror. Th. Prodromi etc. Epistolae, Romae, mdccliv, p. 115 sgg. e 
P. 173 sgg. 



CHI È IL POSTILLATORE DEL CODICE PARIGINO? x8l 

delle trentatre epistole che il codice gli offriva, dodici mise 
per intiero alla luce (i); delle restanti poi stette pago ad 
indicare il destinatario e il contenuto, pubblicandone qual- 
che frammento che gli ebbe a sembrare più degno d'osser- 
vazione (2). Certo il dabben gesuita avrebbe acquistato titoli 
maggiori alla nostra riconoscenza se, mostrandosi di manica 
più larga, avesse dato fuori integralmente il manipolo degli 
scritti manziniani; giacché non li lamenteremmo oggi irre- 
parabilmente smarriti insieme col codice che li racchiu- 
deva (3). Ad ogni modo egli può sempre rivendicare per sé 
stesso il vanto d'aver conservato a noi, più tardi e più cu- 
riosi ricercatori della storia letteraria deir ultimo trecento, i 
documenti che, quasi soli, concedono di ricostruire la figura, 
parecchio originale, del giurista e poeta lunigianese. 

Nelle lettere agli amici il Manzini non rinunciava punto, 
per desiderio di svolgere argomenti morali o filosofici, jsi di- 
scorrere di sé e de' propri casi; da esse quindi noi desu- 
miamo dati preziosi intorno alla sua adolescenza ed alla sua 
giovinezza. Fanciullo ancora — ei deve essere nato circa 
il 1364 -: avea lasciato il villaggio nativo per trasferirsi a 
Sarzana, onde attendervi agli studi primi (4). Al trivio gli 
fu scorta un Ippolito da Parma, brav'uomo, sullo stampo 
di Convenevole da Prato, che, affezionatosi al suo disce 
polo, fé' tante lodi del suo ingegno e dell'attitudine di lui agli 
studi da indurre Manzino ad allargare i cordoni della borsa 
ed a mandare il figliuolo a Bologna, perchè si dedicasse al 
diritto (5). Ma questo non era ne' desideri di Giovanni, che, 

(i) In realtà quelle ch'egli stampa come '^ Johannis M. de Motta 
" epistolae selectae „ sono tredici, ma la XI non appartiene a Giovanni : 
è la risposta data a costui da Jacopo dal Verme (op. cit., p. 222 sgg.). 

(2) Op. cit., p. 130 sgg. 

(3) Per ri nvenirlo noi abbiamo in altri tempi sottoposto ad esame 
accurato tutto il fondo del Collegio Romano, quale è entrato a far parte 
dopo il 1870 (ntiserae dmiìae/) óeWa Vittorio Emanuele in Roma: ma 
ogni sforzo andò a vuoto. 

(4) Cfr. L AZZERI, op. cit., p. 135. 

(5) Cfr. Lazzeri, op. cit., p. 136: " A quietis Dircaei fontis vadis et 

* apricis Heliconiae silvae iugis ad discriminosas et undantes pelagi 

* procellas ingcnii mei naviculae progenitores fsicj carbasa tendere 

12 



l8a FRANCESCO MOVATI 

novello Petrarca, si trovò condannato a lasciar in abbandono 
le muse per sprofondarsi nell'arido studio del Codice e del 
Dig^esto. Sette anni durò questo tirocinio (i), e già il Man- 
zini stava per cingersi il capo del dottorale berretto, quan- 
d'eccolo un bel giorno piantare in asso la scuola e le Pan- 
dette, ed, abbandonata Bologna (2), recarsi nel!' Italia supe- 
riore per seguirvi le truppe viscontee nella spedizione che, 
alleato del Carrarese (3), Gian Galeazzo inviava contro An- 
tonio della Scala. Che cos'era avvenuto? Giovanni ci parla 
bensì più volte, deplorandolo, di questo suo colpo di testa, 
ma non si mostra molto voglioso di spiegarne il motivo (4). 
Qualunque esso si fosse, nella primavera del 1387 il giovine 
lunigianese, detto addio alla scuola, facevasi compagno nel- 
l'esercito visconteo al marchese Spinetta Malaspina, suo 
compaesano e protettore antico della sua casa. E con lui 
prese parte alla sanguinosa giornata di Castelbaldo, che se- 
gnò il crollo delle fortune scaligere (5), con lui entrò po- 

* coegerunt... contra enim naturam meam protractus ad leges» pravo 

* U3U et infecto mihi iagenii natura mutata est ,: lett. ined. al parmi- 
giano Giovanni Bellardi. 

(i) Cfr. Lazzeri, op. cit., p. 135. Un biennio andò consumato in 
studi preparatori! cfr. ibid., p. 136. 

(a) Quando il Manzini lasciasse Bologna non c'è noto con preci- 
sione; nell'autunno del 1385 eì vi si trovava ancora (cfr. Lazzerx, op. 
cit., p. 176): ed è probabile che solo nel 1336 si mettesse all'avventura, 
se crediano a quant'egli scrive: ved. Lazzeri, op. cit., p. 135. 

(3) Le truppe viscontee entrarono verso la fine dell'aprile 1397 nel 
territorio veronese; ma il Manzini vi si recò p\tL tardi e per via di mare, 
com' ei stesso narrava in una sua epistola ad Ippolito da Parma, di cui 
il Lazzbri, op. cit.» p. 136 sg., non ci ha serbato che un frammento. 

(4) Cfr. Lazzeri, op. eie, p. 136; * Deserueram, enim, pater, ut bene 
" nosci, togalem scholasticumque habitum et circum circa, ut de me 

* fama, imo infamia tenuit, pervagabar „. Così il N. ad Ippolito da 
■ Parma. 

(5) Su questo celebre fatto d'arme combattuto al passaggio del- 
l'Adige sotto Legnagi, presso Castegnaro e Castelbaldo, addì 11 marzo 
1387, ved. Temple Leader- Margotti, Giov» Acuto fSir John Hawkwood), 
Storia d'un condottiere, Firenze, 1889, p. 158 sgg.; C. Cipolla, Antichi 
cronache veronesi, Venezia, 1890, to. I, p. 33 sg., e passim. Il chiaro 
stinco veronese si è giovato in questo suo poderoso lavoro dei dati 
che oifrivangli le lettere del Manzini (cfr. p. aaa, 265, 268, 288). 



CHI È IL POSTILLATORE DEL CODICE PARIGINO? 183 

scia trionfante in Verona (i) e lo accompagnò quindi, al- 
quanti mesi dopo, a Pavia (2). 

Fra lo strepito dell'armi il Manzini non aveva tardato 
ad accorgersi della follìa commessa; se per Minerva ei pro- 
vava una viva propensione, Bellona lo sgomentava. Ridot- 
tosi dopo molti perìcoli e maggiori disagi in salvo sulle rive 
del Ticino, ei credette più saggio partito abbandonare la 
nuova carriera per riprendere la vecchia ; il soldato ridivenne 
studente {3). Ma bisognava pur campare, e forse il vecchio 
Manzino, irritato dalla leggerezza figliale, tenevagli il broncio 
e non gli mandava più nulla. Per fortuna sua Spinetta Ma- 
laspina non gli venne meno: lo fece conoscere a Pasquino 
Cappelli e costui se lo prese in casa, affidandogli l'educa- 
zione del suo figliuolo Melchiorre (4). 

Esser ammesso nella familiarità di Pasquino, ministro 
onnipotente del Visconti, voleva dire trovar libero accesso 
a corte, venire in contatto con quanto di più eletto si rac- 
coglieva allora in Pavia a salutare l'astro ognor più fulgente 
del conte di Virtù. E difatti dalle lettere che Giovanni andò 
scrivendo nel corso del 1388 noi rileviamo come il cerchio 
(Ielle sue relazioni s'estendesse di giorno in giorno e le sue 
amicizie divenissero via via più cospicue. Jacopo dal Verme, 
il prode figlio di Luchino, capitano di gVande fama ed amico 
delle muse (5). Bartolomeo di Jacopo e Rizzardo de' Vil- 
lani, giuristi stimati e consiglieri del principe (6), Giovanni 

(i) Cfr. Lazzeri. ov. cit., p. 137. L' entrata dei Viscontei in Verona 
scf^nì il 18 ottobre 1387. 

(a) Cfr. Lazzeri, op. cit., p. 138. 

(3) A torto il Cloetta, op. cit, p. 78^ ha scrìtto dunque che il 
Manzini s'era conventato in dirìtto a Bologna. Ad ottenere la laurea il 
Nostro non rìuscì che assai p\tL tardi, forse nel 1390 o '91, e verisìmil- 
mente a Pavia dove ebbe Baldo a maestro. 

(4) Cfr. Lazzeri, op. cit., p. 133, 138: ved. anche la lettera IX del 
Manzini a Corrado da Dovara, p. 215. 

(5) Su lui ved. LiTTA, Fant, ceLital,, Dal Verme, tav. L Ejjli me- 
riterebbe per i suoi rapporti con tutto il circolo umanistico milanese 
del primo quattrocento d'esser fatto oggetto di studi accurati. 

(6) Sul primo ved. la monografìa da noi data alla luce in Giorn. 
Ligustico, XVir, 18, pp. 23 sgg. ed EpistoL di C. Salutaii, lib. II, ep. X; 



y^ 



184 FRANCESCO NOVATI 

Dondi, il celebre fisico padovano (i), Francesco Casini da Siena, 
medico e professore famoso (2), Pietro da Candia (3), il futuro 
pontefice: tutti costoro e molt'altri ancora n'appaiono ricordati 
dal Nostro, che in mezzo a tanta copia di nobili ingegni 
s'esaltava e sentiva più pungente il desiderio della gloria. 

La dimora di Giovanni Manzini in Pavia si estende dun- 
que dagli ultimi mesi del 1387 alia primavera deU'SS. Verso 
Testate, essendo per V incrudirsi della pestilenza serpeggiante 
da un pezzo nella Lombardia, divenuto pericoloso sog* 
giomare in Pavia, il Manzini segui la corte a Belgioioso. Di 
li poi Pasquino lo mandò col figliuolo a Cremona, e quivi 
rimase per parecchi mesi (4). Verso la fine dell'anno però 
la corrispondenza di Giovanni cessa, e di lui per un gran 
pezzo sappiamo poco o nulla (5). Ma ciò non importa per 
il momento gran fatto: quello che a noi interessa adesso è 
constatare che a Pavia proprio nei mesi di gennaio e di feb- 
braio del 1388, quando il lettore del codice Parigino vi se- 
gnava le sue postille, Giovanni Manzini, pentito di aver la- 
sciate le muse per le armi, si rifaceva del tempo perduto, 
lavorando e studiando con raddoppiata energia. 

Siffatto ravvicinamento di date ha il suo valore ; nessuno 

I, 78 sg. Il secondo, meno noto, era ancora nel 1391 de' consiglieri del 
Visconti: cfr. Anna/i della fabbr. del Duomo di Milano, v. I, p. 47. 

(i) Ved. su di esso Bellemo, Iacopo e Giovanni de' Dondi deUl'Oro* 
logio, note critiche, Chìoggia, 1894; A. Medin, Le rime di Giovanni Dondi 
dalC Orologio, Padova, 1895; ^ardo, // Petrarca e i Carraresi, Milano, 
1887, cap. IV, p. 105. 

(2) Rimando per lui SLÌVEpisiol. di C, Salutati^ lib. XIV, ep. vm, 
IV, 30 5gg., dove ne ho sovra documenti in gran parte nuovi ricostruita 
la biografìa. 

(3) ^^ quest'importante personaggio manca ancora una buona bio- 
gratia ; né vale la pena di citar qui i fonti, a tutti aperti, del Ciaconio, 
del Cotta, ecc. 

(4) Cfr. Lazzeri, op. cit., p. 215, ep. IX. (Il M. a Corrado da Do- 
vara). Nell'autunno la corte erasi ritirata ad Abbiategrasso; ved. Giu- 
UNi, op. cit., V. V, p. 736. 

(5) A questa lacuna nella sua biografìa, che nessuno ha fìn qui pen- 
sato a colmare, provvederà la breve monografia dedicata al Manzini tra 
quelle che formeranno il volume già pronto per la stampa I corrispondenti 
del Salutati: ved. intanto Epist. dì C Salutati^ loc. cit., II f, 327 sgg. 



CHI È IL POSTILLATOLE DKL CODICE PARIGINO? 185 

vorrà contestarlo. Esso però potrebbe esser anche casuale. 
Ricerchiamo dunque prove più significative in un altr'ordine 
di fatti. Dalle epistole fin qui pubblicate il Manzini si rivela 
ammiratore fervidissimo del Petrarca. Egli nutre per questo 
* fulgidissimo sole del mondo „ — come è solito chia- 
marlo (i) — per il rinnovatore dell'eloquenza antica, un 
culto non meno intenso di quello onde lo circondano un 
Giovanni Boccaccio, un Francesco Nelli, un Lombardo della 
Seta, un Tedaldo della Casa. Ogni qualvolta se ne presenti 
il destro, ei non manca mai di celebrarne il nome e d'alle- 
garne gli scritti. Rivolgendosi ad un vecchio ed appassionato 
bibliofilo bresciano, già molto avanzato negli anni, ei si crede 
in dovere d'enumerare gli illustri spiriti dell'antichità, cui la 
vecchiezza lungi dal togliere léna, parve aggiungere stimoli 
nell'acquisto della sapienza (2): ed ecco accanto a Cameade, 
a Platone, ad Archimede, a Catone, a Varrone, rinvenir 
posto anche messer Francesco, di cui si narra anzi con 
particolari assai rilevanti la placida fine (3). Scrive più 

(i) Ved. Lazzeri, op. cit., ep. Vili, p. 205: " fnlgentissimus sol 
*• mundi „. E nell'ep. VI, p. 191, lo dice: ^ nostri saeruìi gloriosum inbar 

• nostraeque aetatis speculum, laureatus Petrarcha Franciscus (sic) „, 

(2) Lazzeri, op. cit, cap. VI, Andrioh de Ochis brixiensi, p. 189 sgg. 

(3) Ved. Lazzeri, op. cit., ep. cit., p. 191 e cfr. p. 119 sgie:. Il rac- 
conto del Manzini è stato largamente esaminato e discusso da A. Zardo, 
// Petrarca € 1 Carraresi^ p. 224 sgg., il quale però sembra esitante ad 
accoglierlo, e vorrebbe salvare in parte almeno la tradizionale narra- 
zione del Villani. Gioverà ad accrescere sempre maggior autorità alle 
informazioni del Manzini il tener presente un particolare, non so se 
già da altri avvertito, certo rimasto ignoto allo Zardo, che il Nostro'cioè 
dovette attingere in Pavia dalle labbra stesse di Jacopo Dondi, di cui 
frequentava la casa (cfr. epistola a lui dell' 11 luglio 1388 in Lazzeri, 
op. cit., p. 195 sg.), le notizie che riporta nella lettera al De Ochis. Né 
le parole con cui il Dondi, scrivendo la mattina dopo la morte del Pe- 
trarca a Giovanni dell'Aquila (Zardo, op. cit., p. 282), indicava il tempo 
in cui seguì la catastrofe, son tali, come lo Zardo sembrò ritenere, da 
toglier fede al Manzini: " Nox... sustulit... Petrarcha m opprcssum 

* infra horas paucas morbi genere, ctc. „; questa frase non signi- 
fica se non che il poeta sopravvisse solo poche ore all'attacco del male: 
e se l'attacco lo colse sull'inizio della notte, nulla permette di credere 
che la mattina seguente i famigliari lo rinvenissero ancor vivo, e Lom- 
bardo giungesse in tempo a raccoglierne l'ultimo fiato. 



l86 FRANCESCO NOVATI 

tardi a Giovanni Dondi, l'illustre fisico padovano, l'inventore 
dell'oriolo, che forma uno de' vanti della reggia pavese (i)? 
E s'affretta a ricordare la " grande epistola „ che dal suo 
romitaggio d'Arquà gli aveva diretta il Plstrarca, designan- 
dolo quale *" principe de' medici „ (2); e nel corso del suo 
ragionamento, il nome del poeta laureato gli ritorna ben tre 
volte ancora sotto la penna (3). Tutto ciò manifesta nel 
Manzini tale propensione verso il cantore di Scipione, che 
si confarebbe a pennello con l'attenzione devota di cui fa* 
ceva evidentemente oggetto le produzioni petrarchesche colui 
che postillò il codice Parigino. 

Ma del culto serbato dal Manzini alla memoria di mes- 
ser Francesco altre tracce rinveniamo anche in tempi poste- 
riori a quello di cui qui si ragiona. Sebbene rarissimi di 
numero, i documenti dell'attività letteraria del Lunigian^se 
posteriori al 1388 che ci sono pervenuti, offrono tutti le 
prove dei suoi immutabili sentimenti a questo riguardo. Cosi 
nel 1391, inviando a Jacopo Dal Verme, che aveva sbara- 
gliate nei campi di Alessandria le truppe oltremontane ca- 
pitanate dal conte d'Armagnac, un'epistola gratulatoria, Gio- 
vanni chiude il suo dire allegando il Petrarca (4). Più tardi 
ancora, in una specie di cronaca ch'ei s'era accinto a det- 
tare, e della quale disgraziatamente non ci sono stati con- 
servati che pochi laceri brandelli da un ms. lucchese (5), 
egli inseriva un succinto cenno bio-bibliografico del Petrarca, 
che sarà prezzo dell'opera riferire (6): 

(i) Cfr. Gloria, / due orologi meravigliosi inventati da Jacopo € 
Giovanni Dondi, Venezia^ 1896. 

(2) Ved. Lazzeri, op. cit., cap. VII, p. 203. 

(3) IWd., p. 204, p. 205, p. 207 sg. 

(4) ** Unde conciudens cum laureato tuique diligentissimo 
'^ vate concludam : I nunc et rebus spem certam pone s«cundis ,. 
[Petrarch. Eclog, XXII, verso ultimo] Cod. Parìg. L,2X,Nouv. Acq. 1152, 
e. 46'. 

(5) R. Archivio di Stato in Lucca, cod O. 40, sec. XV, e. xii sgg. 

(6) Stephani Baluzii Tutelensis Miscellanea novo ordine digesta, etc«, 
ed. Mansi, Luca e, mdcclxiv, to. IV, p. 126, 2 e. Il testo della cronaca 
manziniana è stato collazionato da me sul nis. lucchese, lo stesso che 
ha servito al Mansi per la sua scorrettissima stampa. 



CHI È IL POSTILLATORE INSL CODICE PARIGINO? 187 

Huius tempore floruit predarissimus vates et poeta laureatus Fran- 
cischus Petracha . qui fuit unicum humani nectaris et diuine sapientie 
condimentum . qui hec opera condidit elegantissimis eloquiìs ac scn- 
4 tentiis venustate [plenis]: Affricam in ezamètro Carmine de gestis 
Scipionis .bucolicorum librum,' post Maronem in ilio dicendi gè- 
nere preditissimum, et metrica s epistolas et in vulgari fioren- 
tino sene ctos faccndissimos et cantilenas moralcs: episiola- 
8 rum prosaica rum duo magna volumina: familiarun rerum 
in libros viginti quatuor: senilium in decem et septem : de re- 
raediis utriusque fortune magnum' volumen, sectum de pro- 
spera et aduersa: de vita solitaria: d'e ocio reJigiosorum: tìe 

la secreto conflictu curaj'um suarum:de viris illustribus. 
hoc autem volumen supplendum commisit^ Lombardo a Serico pata- 
uino, eius discipuio, quod idem eleganter suppleuit .preter hos libros 
edidit inuectiuas contra medicum et contra gallum . edidit de 

16 ignorantìa sui et aliorum: de sine nomine et rerum me- 
morandarum, sed non perfecit. 

I. Cod. tempori» corr. io tempore — 2. M 'Petrarca — 3. M gufa et, » 4. Cod. e M. 
omettono pieni* che mi par indispensabile per restituir il i^cnso - M digestis... ~ 5. Cod. 
^malicorum (sic) — q. Cod. sinnilium — i^t. M omette de iine. 

Pochissimi tra i biografi trecentisti del Petrarca recen- 
sendone lo opere, danno prova di conoscerle così piena- 
mente come fa qui il Nostro. Egli difatti non solo le enu- 
mera tutte, le vulgate come le inedite, le complete come 
le incomplete, ma sa dirci altresì di quanti libri constino le 
due sillogi epistolari che l'autore stesso aveva messe insieme: 
particolare questo che neppur Filippo Villani ha saputo re- 
care. Che il Manzini non faccia parola delle Variae è cosa 
facile ad intendere ; la raccolta che corre sotto cotesto nome 
si venne formando quasi a caso, indipendentemente da ogni 
azione del Petrarca (i); quindi torna naturale che Giovanni 
non se ne occupi, come non se n'è occupato verun altro 
degli antichi illustratori delle opere petrarchesche. 

A questo punto potrebbe però taluno osservare: Tutto 
ciò sta bene: ma non v'è una maniera più spiccia ed in pari 
tempo più efficace di provare che il Manzini ed il chiosatore 
del codice Parigino riduconsi ad una sola e medesima per- 

(i) Ved. G. VoiGT, Die Brie/samtftiufigcn Peirarcas u. dir Vinetiav. 
Staaiskanaler Btnifitevdi, MOnchen, 1E82, cap. Ili, Die sogenannten £/.- 
^sioiae Variae, p. 19 sgg. 



l88 FRANCESCO NOVA TI 

sona? Chi mettesse a confronto con le postille del ms. un 
autografo sicuro del letterato di Lunigiana, pre eluderebbe 
la via, quando le .due scritture paragonate risultassero so- 
stanzialmente identiche, ad ogni ulteriore contestazione. O 
non esistono autografi del Manzini? 

Già molt'anni sono, prendendo in esame un ms. Lau- 
renziano, che i vecchi eruditi fiorentini avevano affermato 
contenere postille autografe del Petrarca e del Bo ccaccio, io 
ebbi occasione di sostenere che le molte chiose sottoscritte 
lo [Johannes), ond* erano ricoperti. i margini di quel codice, 
potevansi con molta maggiore probabilità che al Boccaccio 
attribuire a Giovanni Manzini (i). Della bontà dell'ipotesi 
da me allora avanzata e da nessuno, ch'io sappia, oppugnata 
mai, io addussi prove che anche oggi mi sembrano soli- 
damente fondate; tuttavia, com'è naturale, non posso ap- 
poggiarmi ora su quell'ipotetico saggio della scrittura del 
Manzini per dimostrare a lui dovute così le postille come 
la trascrizione del saluto all'Italia nel ms. Parigino. Lasciand o 
quindi in disparte il codice Laurenziano, io comunicherò qui 
un solo documento che dovrebbe anche agli occhi dei critici 
più esigenti apparire fornito di tutti i requisiti necessari per 
costituire un eccellente termine di paragone : una lettera au - 
tografa cioè che Giovanni Manzini, reduce da un lungo 
viaggio nelle regioni settentrionali dell' Europa, diresse in 
anno non precisato, ma certo non prima del 1401 né dopo 
il 1404, a Paolo Guinigi signore di Lucca (2). 

(i) A proposito d' un preteso autografo boccaccesco [cod. Laur, 
PI. Lxxvi, 13J i[i Giorn. stor, della leti, ital., XI, 1888, p. 290 sgg. 

(2) Ved. Tav. VI. Ecco la trascrizione delia lettera quale si legge 
nel ms. 112 della biblioteca governativa di Lucca, Leti, di vari a P. G^ 
del 1418 e altre (P incerta scrittura o senaa data, ecc., v. II, fase. CCXIV, 
lett. 475. 

* Magnifice et poteus domine, domine mi singularissime. Nuperrimia 
" diebas reuersus sum de ultimis mundi regionibus et ualde contentatus 
" sum de uestro felici statu et optima salute. Bertonus frater meus 
" uesterque seruitor magnifìcentiam uestram poterit certiorare de sin- 
'^ gulis quarumque partium rumoribus ubi fui. Si qua possum prò uobis 
" ac statu uestro placeat per uestras michi litteras intimare • nam uide- 
** bitis me non esse retrogradum ad ea que iusseritis sed paratura. Ja«> 





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Tav. vi. 



CHI È IL POSTILLATORE DEL CODICE PARIGINO? 189 

Chi adesso coi due saggi grafici lasciati dal lettore pa- 
vese nel cod. Parigino raffronti accuratamente l'autografo 
manziniano, non tarderà a riconoscere tra di essi una certa 
rassomiglianza, maggiore forse tra la lettera lucchese e la 
postilla del 23 febbraio, che non tra quella e la trascrizione 
eseguita* diciannove giorni innanzi del carme petrarchesco. 
Questo fatto non può recar meraviglia : nel copiare il saluto 
all'Italia Giovanni ha voluto evidentemente dar prova della 
sua abilità di calligrafo: di qui la cura nel formare i carat- 
teri alquanto più grandi del solito, d'aggiungervi filetti e 
svolazzi. La noterella del 23 febbraio invece ha minori pre- 
tese, come la lettera al Guinigi, in cui pare di riconoscere 
eziandio gli indizi di una certa fretta. Tutto sommato, può 
dirsi cosa probabile che i tre documenti ora esaminati siano 
usciti dalla stessa mano, non però del tutto sicura. Né il rag- 
giungere la sicurezza in questo genere di prove tornerebbe 
possibile se non quando si avessero dinanzi autografi certi 
del Manzini scritti nel 1388 o in quel torno. Che invece tra 
una lettera del 1404 e poche postille di sedie ianni prima 
s'avvertano notevoli dissonanze grafiche è ben naturale; ve- 
run uomo che abbia raggiunta la quarantina e siasi conti- 
nuamente esercitato a scrivere, serbò mai immutata la cai- 
ligrafia che gli era propria quand'era ventenne. 

La prova paleografica fallisce dunque al suo intento? 
mi si potrebbe domandare. Io non voglio asserir questo; 
nondimeno in omaggio alla verità mi è forza confessare che 
giudico ben più efficaci in suffragio della tesi da me propu- 
gnata gli argomenti già addotti in precedenza, che non quelli 
desunti dal confronto testé tentato tra le postille parigine e 
l'autografo del Manzini. 

" cobus sbarra quem repperi Brughis querebat de uno optimo equo 
■ prò persona uestra. Idem se recommendat Dominationi Vestre. Va* 
' lete felioiter. Dat. Mutte die xx novembrìs. 

Johannes Manzinus legum doctor cum 

omni recommendatione se promptìs- 

simum seruitorem „• 
a tèrgo i 

Magnifico et potenti domino domino meo singularissimo Paulo de Gui- 

nigiis Luca etc. 



igO FRANCESCO NOVATI 

Ma poiché siamo entrati in cotesto soggetto di discorso, 
mi sia lecito approfittare dell'occasione per esporre alcune 
riflessioni intorno alle cautele che debbonsi adottare da co- 
loro i quali vogliano mediante il raffronto di scritture tre- 
centistiche, pervenire ad identificarne gli autori. Talune sco- 
perte di data recente e recentissima — quella del De Nolhac 
e di O. Hecker, indubbiamente eccezionali per la loro im- 
portanza e la loro genuinità — potrebbero avere ingenerato 
nella mente di parecchi la persuasione che l'impresa d'ac- 
certare la scrittura d'un determinato autore, giovandosi del 
confronto con altri mss. a lui attribuiti, presenti nel suo com* 
plesso scarse di£Bcoltà e riesca sempre feconda di risultati 
positivi. In realtà le cose procedono ben diversamente; il 
terreno su cui si cammina è quasi sempre assai pericoloso: 
la fiamma vi cova sotto le ceneri tradizionalmente insidiose. 
La maggior parte dei letterati italiani del sec. XIV è uscita 
dalla grande famiglia degli uomini di legge: se alcuni sono 
de' maestri o degli ecclesiastici, i più furono senza contrasto 
de' giureconsulti, de' giudici, de' notai. Or nelle scuole d*ars 
noiaria costoro s' avvezzavano a scrivere in quella lettera 
semigotica, cancelleresca, che s'era sviluppata così larga- 
mente in Italia durante il secolo quattordicesimo e continuò 
ad esservi adoperata per buona parte ancora del successivo. 
Sotto questa comune disciplina i più vennero così a posse- 
dere una scrittura, spoglia quasi del tutto d'impronta indi* 
viduale, di cui erano soliti avvalersi ogni qual volta doves- 
sero dare un carattere ufiiciale, solenne a quanto usciva loro 
dalla penna: mentre allorquando si mettevano a scrivere per 
proprio conto, finivano spesso col sostituire alle forme un 
po' angolose ma nitide del carattere cancelleresco, i tratti 
frettolosi e già tendenti al corsivo della scrittura personale. 

Di qui sgorgano varie conseguenze assai poco favore- 
voli all'assunto di chi voglia con criteri paleografici contri- 
buire in tutto o in parte alla soluzione di problemi di storia 
letteraria. Da un lato cioè vien fatto di constatare una ras- 
somiglianza assai stretta tra le scritture di persone vissute 
in tempi e luoghi diversi, che tra loro nulla ebbero mai di 
comune: onde una facilità grande di commettere errori di 



CHI È EL POSTIIXATORS DEL CODICE PARIGINO? J^^ 

attribuzione, assegnando alla^ mano d'un dato scrìttole docu- 
menti grafici che non ne uscirono mai. Dall'altro canta poi 
più d'una volta può accadere ad un critico di possedere 
sufficiente contezza di un dato tipo di scrittura usata dal- 
l'autore che studia, ma d'ignorare del tutto per mancanza 
di documenti che egli sappia indiscutibilmente autentici, un 
altro tipo; ed eccolo quindi sempre esposto al pericolo di 
ripudiare siccome immeritevole di fede un documento gra- 
fico che invece ne sarebbe degnissimo. In conclusionei non 
vi ha mezzo di giungere in que^o campo di ricerche a 
risultati veramente solidi e profittevoli se non quando si 
abbia a propria disposizione un amplissimo materiale di conir 
parazione che si appalesi d'originalità incontestabile, come 
sarebbe il caso per il Petrarca, il Boccaccio, il Salutati. Però 
anche quando ci si trovi ili possesso d'una ricca e svariata 
serie d'autografi, considerando appunto le disformità visto- 
sissime che intercedono tra di essi, secondo l' indole loro ed 
il tempo in cui fìirono vergati, non solo si comprende come 
sia impresa pericolosa recare sentenza in simili controversie» 
quando difettino abbondanti e scelti materiali di studio; ma 
ci si trova pur sempre anche in mezzo alla maggiore copia 
di aiuti, imbarazzati spesso ad addimostrare originali, me- 
diante il solo sussidio della comparazione grafica, de' saggi 
di scrittura, di cui niun altro indizio concorra a dichiarare e 
convalidare la provenienza. 

Ma per chiudere oramai, che n'è gran tempo, questa 
postilla, ripetiamo che se il raffronto tra la lettera diretta 
dal Manzini al Guinigi e le postille parigine non riesce a 
darci la prova certa che queste siano di mano del Lunigia- 
nese, tuttavia la cosa si può ritenere, in forza d'altri indizi 
non solo probabile, ma quasi sicura. Ora questa constata- 
zione non è di cosi lieve momento come forse altri sarebbe 
tratto a pensare, giacché essa ci concede di spargere qualche 
raggio di luce sulle vicende del ms. Parigino, immerse fin 
qui nelle tenebre più fitte. Se il codice petrarchesco è di- 
fatti, come si afferma e come pare accertato, dovuto a mano 
francese (i), in qual maniera si trovava nel 1388 a Pavia? 

(i) Cfr. CocHiN nell'articolo precedente, p. 134 di questo volume. 



igS FRANCESCO NOVATI 

E il Manzini come se Tera procurato? Che il codice appar- 
tenesse alla biblioteca Viscontea, come verrebbe fatto a prima 
giunta di sospettare, non è credibile; giacché esso non porta 
traccia veruna di sì cospicua origine ; e quanti codici fecero 
parte di quella principesca collezione portano tutti, secondo 
che è noto, miniata ne^ margini del primo foglio " la vipera 
* che '1 melanese accampa „. D'altro lato non si può ritener 
molto probabile che il Manzini possedesse di suo un mano- 
scritto di costo tutt'altro che tenue. Innanzi tutto egli non 
versava in tali condizioni di fortuna da permettersi il lusso 
di comperare volumi molto dispendiosi (r); e in secondo 
luogo se il libro fosse stato suo, non si sarebbe acconten- 
tato di scrivervi quel modesto: Johannes legit, Johannes 
scripsii, ma v'avrebbe, trionfalmente, segnato un Iste liber 
est mei Johannis Manzini, La congettura più probabile di- 
viene quindi quella che il ms. spettasse alla libreria di Pa- 
squino Cappelli, sia perchè noi sappiamo per altra via che 
costui raccoglieva con amore le opere degli scrittori più il- 
lustri vuoi antichi vuoi moderni (2); sia perchè egli aveva 
frequenti rapporti, a cagione del suo ufficio, con persone 
appartenenti alla corte francese. Il ms. delle Familiares del 
Petrarca può dunque esser stato spedito al bibliofilo cremo- 
nese da quella * gran villa „ di 'Francia, nella quale doveva 
poi dopo qualche secolo di vagabondaggio fare definitiva- 
mente ritorno. 

Francesco Novati. 



(i) Avendo denari a propria disposizione sarebbesi dovuto preoc- 
cupar innanzi tutto di comperare libri di legge, veri * ferri del mestiere „ 
per lui che, volere o no, dovette servirsi poi del titolo guadagnatosi 
per far carriera. 

(2) Cfr. A. HoRTis, M. T. Cicer. nelle opere del Petr, e del Bocc^^ 
Trieste, 1878, p. 35 e p. 95 sgg. Un altro avanzo della biblioteca dì Pa- 
squino, questo però d' indiscutibile autenticità , è il cod. lat. n. 7877 
della Nazionale di Parigi, che racchiude il De geneahgiis deorum del 
Boccaccio, arricchito d'una diligente e copiosa tavola delle materie per 
ordine alfabetico, compilata da Matteo d'Orgiano dietro preghiera del 
Cappelli medesimo: ved. Hortis, op. cit., p. 98. 



R. SABBADINI 



Le « Periochae Livianae » del Petrarca 

POSSEDUTE DAI BAR2IZZA 



\ 



Cod. Nazionale di Napoli IV, C. 32 membr. sec. XV 
(principio) (i). 

F. I L, Annei fiori Epitoma de Titolivio libri Quaiuor 
incipiunt. 

F. 29 Ludi Annei fiori epitoma de Titolivio explicit. 

Incipit ahreviatio quedam de Titolivio quam inveni in 
Codice vetustissime litere manibus olim petrarce lectam et po^ 
stillatam (2), 

Alla fine: Explicit. Indi d'altra mano: " epithoma in cen- 

* tum XL** libros titi Livij mei gasparini pergamensis „. 

Più sotto: ^ Antonii Seripandi ex Jani Parrhasij testa- 
mento „. 

Sul foglio di guardia: * Guiniforti Bergigij „, 

Più in basso: * A. Jani parrhasij et amicorum emptus 

* Mediolani aureo et semis 9. 

Le più antiche vicende esteriori del codice si riassumono 

• 

(i) Di questo codice dà un cenno P. de Nolhac, Pétrarque et Vhu" 
manismtf p. 245. 

(a) La stessa sottoscrizione e lo stesso titolo nel cod. dell' Univer- 
sità di Cracovia 416, sec. XVI: Luiii Annei fiori epitoma de tito livio 
explicit Incipit abbreviatio quedam quam inveni in codice vetustissime ///- 
tere manibus almi (sic) petrarce lectum (sic) et postillatam: cfr. L. Annei 
Flori, Epitome, ed 0. Rosbach, Lipsiae, 1896, p. xxu. Il testo di Floro 
di questo codice e del napoletano appartiene alla classe C 



196 REMIGIO SABBADINl 

cosi: Copiato nel principio del sec. XV, venne nelle mani 
di Gasparìno Barzizza e da lui passò in quelle di suo figlio 
Guiniforte. A Milano nel primo quinquennio del sec. XVI 
lo comperò non sappiamo da chi il Parrasio (i), da cui poi lo 
ereditò il cardinal Seripando. 

Del copista riconosciamo con sicurezza una nota mar- 
ginale àWEpitom. I, 24, 4 quamquod] in veieri codice habe- 
tur quodquod; dove il vetus codex significa l'esemplare da 
cui trascriveva. 

Al Barzizza vorremmo assegnare, con un po' di esitanza, 
questa nota: * Epit, II, 7, 7 manilii lentuli pisonis hypsei] 

* hipseus de quo primo de oratore (2) „. Alla Perioch. poi 
LXXXVI : * [L. Murena] de hoc murena. Cicero in pom- 
peyana j,, un'altra mano più tardi aggiunse : '* et in oratione 
^ prò L. Murena fìiio eius j,. Tale giunta potrebb'essere del 
Barzizza, poiché lo scoliasta scriveva prima della scoperta 
della prò Murena, avvenuta a Cluni nel 1415 per opera di 
Poggio (3). 

Non possiamo dubitare che le Periochae discendano 
dall'esemplare del Petrarca, com'è espressamente attestato; 
se la discendenza sia da estendere anche Bll'Epiiome, non 
osiamo affermare, anzi siamo proclivi a negarlo. I margini 
hanno copiosi scolii, di mano .contemporanea al copista, 
la quale designeremo con m. 2. Eccone intanto un saggio dal* 
VEpitome. 

Epa, I, 3 De tnutatione rei publice Rubrica] m. 2: et in 
alio libro vidi hic signatum 2°* librum. 

(i) \\ Parrasio soggiornò a Milano dal 1499 al 1506. Cosi egli in 
una lettera del 1505 circa accenna al nostro codice, sin da allora per* 
venuto nelle sue mani: " Quis hunc indicem (delle Periocha) Livio 

* praetexuerìt, in obscuro est; aliqui tamen Florum suspicantur. Ego 

* nihii affirmo, sed quicumque fuit, doctus certe fuit et plenus auctori- 
" tatis in scholis, ut quidam de suo multa addidisset quse, licet a Livio 
^ transcripta sint, adulterant et vitiant alienarum lucubrationum since> 
^ ritatem, ut de prendimus in antiquissimo codice, qui manavit ab exem- 

* plari Francisci Petrarcae, viri sua tempestate doctissimi „ (Fr. Lo Parco, , 
A. G. Parrasio, Vasto, 1899, p. 159). 

(2) Cicerone, De orai., I, 166. 

(3) R. Sabbadini in Studi Hai. di fiioiog, class,, VII, 1899, 99*100. 



LE PERIOCHAE UVIANAE DEL PETRARCA, ECC. I97 

I, 12, m. 2: Que huc usque dieta sunt ducuntur ex 
prima decade T. Livij. 

I, 18 Ludi Annei Fiori epytoma de titolivio liber prhmtis 
explicit. Incipit secundus] m. 2 secundum alium codicem hi e 
incipit 3"* liber. 

Il» 13» 87 m. 2: Aliter Suetonius (i) de bello civili. 

II, 19, 4 potestatem a gladio impetravit] m. 2 aliter * a 
Claudio 9. 

II9 33i ^ circa se omnis aurifera numeque et cruso (ex 
chriso?) colle et aliorum coloruin ferax] m, ^aliter " ceruso 
colore j,. 

II, 34, 64 aut pax aut factio] m. 2 idest simulata pax 
seu latens odium. 

Il nostro codice adoperava un esemplare, in cui l'ordine 
dei fogli era turbato; e ìb, m. 2 con varie note ricostruisce 
la successione del testo. Reco la più lunga: 

I, 27, 6 da '^ caput ad maritum suum retulit f, si passa 
a " Numantia quantum cartaginis caput ,, I, 34, i. In marg. 
m. 2: hic sive scriptoris vicio sive exemplaris facta fuit trans- 
latio historiarum. ideo transeas ad sì^ bellum macedonicum 
infra abhinc X^ carta, Cuius belli initium est D\xm alie alieque 
gentes et prosequaris ab eo loco usque quo perveneris ad 
bellum Catiline in quo habes in hoc volumine signatum prin- 
cipium quarti libri. Cum igitur eo loci perveneris non prò- 
gredtaris ultro sed revertaris ad hoc bellum Numantinum quod 
incipit hic Numantia cetera et prosequere donec videbts no- 
tatam aliam translationem. 

Venendo alle Periochae, diamo la collazione della LVIIII 
e della LX col testo del Weissenbom, Berlin, 1866, chia- 
mando B il nostro codice. Le correzioni sono della m. 2. 
Aggiungeremo anche le lezioni di A^ (= Nazarianus) e di 
P (== Paris, lat. 7701), sui qual cfr. Rhein. Museum, 44, 89. 

Perwch. LVIIII xmi post annos B (P) \ cartag— 5 | p. 
Atilius B (p. autilius N P) \ Atali B \ legata B in ras. \ de- 



(i) S' intende il De bello civili di Cesare, che da alcuni si attribuiva 
erroneamente a Irzio, da altri a Oppio, da altri a Svetonìo; cfr. R. Sab- 
BADIMI, La scuola e gli studi di Guarino, p. 120-121. 

13 



^9^ KXMtfilO SABBADim 

berent corr. in deberet B (deberent ?f P) | cum] et 5 m 
ras. I esset om. B {V P) \ perpenna B \ Q. Metellus tunc - 
Labeo trib. pi. om. B, su^pl. m- a \ tum B | cc«vy . Dcccxzmj 
B I cum B (om. JV Pi\G. Attilius B {N m. /) \ in om. B 
{N Pi I eijci B in ras. \ eundem tr. pi B | quociens B | tib. 
graccum B \ C. om. B (IfP) \ Graccus B \ censuit B {N P\ 
I parthonini B ex corr. | e^pti B \ referuntur B. 

Per. LX. Ex libro Sezagesimo. 

Ptholom— S I ciproD B \ in ai^e cipro om. B{N Pi\ et 
antt manus om. B \ G. Gìracco B | G. Pap— B ] de agro B 
I cis om. B I graccoruniS | simulatas corr. in simultas B | 
iapigas B {P, iapygas A^) | decimi corr. in decij B | luaij B 
(Pi I eius om. B. 

Anche le Periochae haano scolii della iw. 2; ma di ge- 
nere afiatto diverso. Ne comuaico una buona porzione. 

Perioch. I regnatum est annis cclv] m. a Reges aanis 
CCLV duraverunt (poi cancellato duraverunt) regnaverunt rome. 

II Brutus iure turando] m. a Contra Valerium (tv, 4, i) 
et coramunem opinionem de primis consulibus. 

II in visu admoaitus] m. a de hoc Valerìus mazìmus li- 
bro primo capitulo Somniìs (i, 7, 4). 

Ili L. Quintius Cincinatus dictator] m. a X Cincinato 
vincuntur Volse! hernici etc. et sub iugum vìncuatur (poi 
cancellato vincuntur) mittuntur. 

Ili Nono trigesimo anno] m. a melius trigentesimo. 

III. Inter ardeates et aricinos] m. a Nota simile primo 
ofHciorura Inter nolanos et neapolitanos (Cic De off., I, 33). 

V Furius Camillus dictator] m. a bine Valerìus libro 
primo de {sic) (I, 8, 3). 

V inter ipsum colloquium] m. a Nota Grallos inter col- 
loquìuoi pacis a Camillo oppressos contra communem opi- 
nionem . 

VI Consul L. Sextìus] m. a de quo Valerìus mazimus 
libro capitulo {sic; Vili, 6, 3). 

IX a Q. Fabio censore] m. a de hoc scribit Valerìus 
lìhro {sic) (II, a. 9). 

.Kl ab epydauro] m. a Esculapius Valerìus libro prìmo 
it, lì. 3). 



LE PERIOCHAE LIVIANAE DEL PETRARCA, ECC. X99 

XIII C. Fabricius missus] m. 2 primo officiorum (§ 40). 

XVII C. dulius (5#V)] m. 2 de quo Valerius libro (sic) 

(III, 6, 4). 

XVIII serpentelli] m. 2 de quo Valerius libro primo ca- 
pitolo de miraculis ad finem (I, 8 ext. 19). 

XXVII massinissam cum donis dimisit] m. 2 liberaliter. 

XXVIII Africam provinciam petenti] m. 2 Contra dicen- 
tes quod iniussu senatus Africanus postea superior dictus 
traiecit in Africam 

XXIX quererentur qui pecuniam] m. 2 luste. Nell'altro 
margine: m. 2 de quo Valerius libro primo capitulo de ne- 
glecta religione 

XXX in urbem Scipio] m. 2 Scipio amplissimum nobi- 
lissimumque egit triumphum. Quem Q. Terrentius Culleo pi- 
leatus secutus est 

XXXI Abideni a philippo obsessi] m. 2 desperatio 
XXXIX motus est senatus] m. 2 de quo Valerius libro 

{sic) (II, 9, 2) et nota diver$itatem opinionum 

XLV Popilius] tn. 2 de hoc popilio primo officiorum trac- 
tatur (I, 36) 

XLV Persen cum tribus] m. 2 Nota contra dicentes non 
solere romanos ante currum reges; in triumpho agere 

XLV ut Antiochus bellum omitteret] m. 2 audacter 

L dixit Cato] m. 2 scomatice dictum 

LIV filium condemnavit] m. 2 severe 

LVII obsidione] m, 2 Vafre 

LX caputque eius manus] m. 2 crudeliter 

LXII Allobroges] m. 2 de hoc Cicero de oratore 

LXX M. Antonius ~ tunicam a pectore] m. 2 hoc Ci- 
cero libro de oratore (II, 194-195) 

LXX absolutus est] m. 2 contrarium tamen videtur velie 
Cicero In 2* philippica 

LXXI promissa sociis civitas] m. 2 primo de oratore 

LXXVII de saxo deiectus] m. 2 iuste 

LXXX haud facile sit dictum] m. 2 Mordaciter 

LXXXIX victos occidit] m. 2 superbe 

CVII T. Anio milone] m. 2 de hoc preclara Ciceronis 
extat oratio que Miloniana inscribitur 



200 REMIGIO SABBADINI 

CVII in exilium actus] tn. 2 nota quod Millo est actus 
in exilium nec sibi profiiit clarìssima Ciceronis oratio 

CXXXIII altero et vigesimo anno] m. 2 alii dicunt tri- 
gesimo. 

Le note alle Periochae sembrano derivare dal Petrarca. 
Quei raffronti storici con altre fonti, quelle polemiche contro 
le opinioni tradizionali, quei giudizi sulla moralità delle azioni 
espressi con un avverbio corrispondono all'uso da lui osser- 
vato nel chiosare i suoi testi di studio. E tra gli autori ci- 
tati primeggia Valerio Massimo, che fii una delle sue prin- 
cipali fonti storiche. Un altro buon indizio ci si presenta nella 
nota alla Perioch. XXX: " Scipio amplissimuni nobilissimum- 

* que egit triumphum. Quem Q, Terrentius CuUeo pileatus 

* secutus est „, Il segnare il trionfo di Scipione, per il can- 
tore éeW Africa poteva avere grande valore; ma quale ra- 
gione l'avrà indotto a scrivere anche il nome di Q. Terren- 
tius Culleo pileatus? Qui bisogna richiamare alla memoria 
che il Petrarca compose una biografia di Terenzio il comico, 
nella quale fu principal suo merito l'avere scoperto e larga- 
mente e dottamente confutato il vecchio errore, invalso sin 
da Orosio, di confondere in una sola persona Terenzio Cul- 
leone e Terenzio Afro (i): indi la ragione della nota. Non 
crediamo pertanto arrischiato conchiudere che col testo delle 
Periochae posseduto dal Petrarca il copista o uno dei copisti del 
codice Napoletano ne trascrisse anche le postille marginali. 

E così abbiamo guadagnato un nuovo codice petrar- 
chesco, sia pure apografo. Ma ce n*è uno che vorrebbe de- 
rivare da lui direttamente, senz'averne il minimo diritto. Il 
Properzio Bodleiano (Oxford) Add. B 55 reca la sottoscri- 
zione: Laus deo eiusque gloriosissime genitrici Marie semper 
Virgini An, MCCC ® ® Laurentius Dolobella scripsit; a cui 
segue di mano posteriore il distico: * Me Petrarca ten^t» 

* scripsit Laurentius olim. Pumice si caruit lictera, prestat 

* opus „. Sul foglio di guardia poi un terzo scrisse: Nota 
quod Petrarcha passim appinxit manum (2). Tutta questa è una 

(x) R. Sabbadini in Studi ital, di filologa class., II, 28; V, 310-311. 
(2) Cfr. Studi cit., VII; 107. 



LE PERIOCHAE UVIANAE DEL PETRARCA, ECC. 20I 

frode grossolana. Intanto la scrittura del testo è risoluta- 
mente del sec. XV inoltrato e il Petrarca per conseguenza 
non può avervi avuto parte. Dall'altro canto noi conosciamo 
un secondo codice dell'amanuense L. Dolobella, il Landiano 
34 di Piacenza, anch*esso risolutamente del sec. XV, con la 
sottoscrizione: L. {oX^o^t^Xa oxpviiroDT. Probabilmente la data 
originaria del Bodleiano era MCCCCL: il falsificatore ra- 
schiò le due ultime cifre. 

Accertata la provenienza petrarchesca delle postille alle 
Periochae, riesce possibile stabilire in che famiglia di codici 
rientrasse il suo Cicerone De officiis. Infatti l'aneddoto di 
Fabricio che egli illustra alla Perioch. XIII con la nota 
' primo officiorum ^ (§ 40), è riportato solamente dagli 
esemplari della classe X. Questa classe, che è bensì inter- 
polata, ma di grandissimo valore per la costituzione del 
testo, in generale si ritiene che abbia avuto limitatissima 
diffusione: a me fu dato dimostrare (La scuola e gli studi 
di Guarino^ pp. 109-110) che ad essa apparteneva il codice 
ciceroniano adoperato da Guarino; e sono lieto di poterci 
ora aggiungere anche quello del Petrarca. 

Remigio Sabbadini. 



F. NOVATI 



UN ESEMPLARE VISCONTEO 

DEI 

PSALMI POENITENTIALES 

DEL PETRARCA 



I. 




RA gli scritti minori del Petrarca i Salmi peniten- 
ziali son forse quelli che hanno conseguito per il 
passato diffusione maggiore. Il loro contenuto 
ascetico li raccomandava difatti più particolar- 
mente air interesse d'una classe di persone solite a guardare 
con indifferenza o con disdegno le scritture profane ; la fede 
intensa che li infiamma d'un anelito ardente, l'angoscia che 
per entro vi esala i suoi lamenti, dovevano poi renderli cari 
a quant'anime addolorate, a quante coscienze inquiete si di- 
battevano nella penosa incertezza della via da seguire, nella 
sterile ricerca della pace interiore, nell'aspirazione irraggiun- 
gibile a sottoporre i sensi in rivolta alle ferree leggi del- 
l' ideale cristiano. Il Petrarca aveva rivolte quelle sue dispe- 
rate invocazioni alla celeste misericordia in un momento di 
acuta crisi morale, mentre più aspra si combatteva in lui la 
battaglia fra la carne e lo spirito: il grido ch'egli innalza 
a Dio chiedendo aiuto, v'echeggia pari a quello del nau- 
frago che, già travolto dai flutti, protende ancora le braccia 
in alto nella speranza di quella salvezza che solo un mira- 
colo potrebbe apprestargh. Uscito più tardi con faticosi sforzi 
fuor del pelago alla riva, il poeta conservò sempre spiccata 



ao6 FRANCESCO NOVATI 

predilezione per questi documenti d^una slofferenza profon(fa. 
Sicché verun dono più opportuno di essi, parveglì tra il 13^^ 
ed il 1368 poter offrire a Sagramoro di Pommiers, quando 
costui, dispregiando le pompe e gli onori della corte impe- 
riale, corse d'improvviso a seppellirsi vivo tra le mura di 
un chiostro. * Feci io; gli scrìsse allora il poeta, lodandolo 
^ della presa determinazione ; il meno che fare potessi ; t* ho 
^ mandato que' Salmi che, già è gran tempo, in mezzo 
^ alle miserie mie furono da me per me stesso composti; 
^ piacesse al cielo così efficacemente come neglettamente! 
^ Ma quali che si siano, leggili tu adesso: e questa briga 
^ assumi con pazienza maggiore ricordando che altra volta 
^ me li chiedesti e ch'io li scrissi, molti anni or sono, in 
* men d'una giornata „ (i). 

Tutto quanto noi conosciamo intorno alle cause che pro- 
vocarono la composizione dei Salmi ed alla data loro, sta 
dunque qui, in cotesto brano d'epistola a Sagramoro resosi 
eremita. E sebbene dalle parole del Petrarca riesca difficile 
cavar argomento a stabilire esattamente il tempo in cui essi 
furono dettati, torna tuttavia lecito supporre che colle parole 
dudum, multos ante atmos^ egli abbia voluto indicare un 
passato non più remoto d' una decina d' anni dal tempo in 
cui scriveva. Dato che così sia, noi potremmo assegnare la 
composizione delle dolenti giaculatorie petrarchesche o al- 
l'ultimo periodo della dimora del poeta in Provenza o ai primi 
anni del suo soggiorno a Milano. E poiché appunto ci é noto 
per altre confessioni del Petrarca, come tra noi molte e pe- 
nosissime crisi interiori egU abbia dovuto attraversare (2), così 



(i) '^ Feci ego quod minimum: Psalmos septem misi, quos in mi- 
^ seriis dudum meis, ipse mihi composui, tam efficaciter utinam quam 
' inculte: utrumque enim praestare studuL Leges eos qualescunque sint; 
* idque pati^ntias facies, si hos quidem ipsos et te petiisse et me 
^multos ante annos luce una nec integra dictasse, memineris ,. 
Rer. seni!., lib. X, ep. I in F. Petrarchae, Opera omnia^ ed. Bas., 1584, 
p. 866. Per quel che riguarda la data della monacazione di Sagramoro, 
cfr. Fracassktti, Leti. sen. voig,, li, 83; e anche Lett fam,, lib. XXI» 
ep. VII; IV, 340. 

(a) Cfr. il mio scritto // Petrarca ed i Visconti in questo voi., p. la. 



UN ESEMPLARE VISCONTEO DEI PSACMI POENITENTIALES QOJ 

inclineremmo pKi volentieri a credere i Salmi sgorgati dalla 
sua penna sulla riva dell'Olona, piuttosto che in quella 
* chiusa valle ond'esce Sorga „. 

Se incerta è la data della composizione dei Salmi, non 
meno problematica rimane quella della loro divulgazione. 
Scrivendo a Sagramoro, il Petrarca non dice affatto di in* 
viargli cosa da nessuno mai prima d'allora veduta; e questo 
silenzio suo ci autorizza a ritenere come probabile che egli 
ne avesse fatti già da tempo partecipi i propri amici. Ninna 
considerazione difatti poteva, per quel che ci sembra, con- 
sigliarlo a tenere gelosamente chiuse nel suo scrigno queste 
pie meditazioni; mentre invece il pensiero di recare, mercè 
loro, conforto ad altri spiriti torturati dalle ambasce stesse 
che le avevano a lui ispirate, doveva essergli incentivo po- 
tente a farle largamente conoscere. Siccome nessuno però 
si è dato cura fin qui di raccogliere e 'confrontare con cri- 
tici intenti le varie trascrizioni dei Salmi sparse in tanta 
copia ne' manoscritti italiani e stranieri de' secoli XIV e XV 
e nelle stampe dei tempi successivi (i); così torna per adesso 
impossibile chiarire neppure lontanamente quando e per quali 
vie la loro diffusione si effettuasse. Probabile è ad ogni modo 
che l'esemplare dal poeta spedito a Sagramoro, sia stato il 
fonte, onde le copie oltremontane provennero nella maggior 
parte dei casi (2). In quanto poi concerne ali* Italia, la benevola 
cortesia di dotti uomini (3) ci concede oggi di porgere per 

(i) I Salmi petrarcheschi uscirono, a quanto pare, per la prima volta 
a stampa in Venezia Tanno 1473 coi commentari al Salterio dì Ludolfo 
di Sassonia: ved. [W. Fiskk] Hand-List of Pttrarch Editions in the 
Fiorentine PuÒIic LiÒraries, Florence, 1886, p. 4. 

(a) Quanto assicuriamo è quasi certamente avvenuto per la tra- 
scrizione dei Salmi, che sta a e. 67 sgg. del cod. 259 della biblioteca 
civica d'Utrecht; ms. petrarchesco di qualche rilievo, che avrò presto 
occasione di far conoscere più ampiamente agli studiosi. 

(3) Ci è grato esprimere qui la nostra cordiale obbligazione all'amica 
e collega ing. E. Motta, al dott. Francesco Heinemann, bibliotecario della 
Civica di Lucerna^ ed al dott. Teodoro von Liebenau, grazie alT interes- 
samento de' quali ci fu dato ottener in prestito a Milano il pregevole ms. 
che fa l'oggetto di questa notizia, studiarlo a nostr'agio e ricavarne al* 
tresì una riproduzione in fotografia, che servirà di base ad un'edizione 
a facsimile di prossima pubblicazione. 



208 FRANCESCO MOVATI 

la prima volta (i) in queste pagine esatta notizia ai cultori 
degli studi petrarcheschi d'un esemplare de' Salmi» il quale 
non solo deve definirsi un vero cimelio bibliografico per le 
sue esteriori prerogative, ma costituisce altresì fuori di dubbio 
il fonte più autorevole per ricondurre la scrittura del Pe- 
trarca alla lezione originale quale uscì dalla penna stessa del 
suo autore. 



IL 



Il codice, ch'or passiamo a descrivere, si conserva da 
un secolo all' incirca nella civica biblioteca di Lucerna, dove 
pervenne il 22 marzo 1809 insieme alla maggior parte dei 
codici manoscritti e stampati ch'avevan formato la libreria 
del dotto amatore svizzero, il consigliere e Sechelmeister 
Giuseppe Antonio Felice Balthasar (n. 1737, f 1810) (2). Con- 



(i) Giova però rammentare come il ms. sia stato già brevemente 
descritto nel Katalog dtr Bùrgerbibliothek in Luaem, impresso in cotesta 
città fin dal 1840, p. 570, n. 46; e come su di esso in tempo assai più 
recente abbia richiamato l'attenzione anche E. Motta, Documenti per 
ia librerìa sforzesca di Pavia in // Bibliofilo, a. VII, 1886, n. 9-10, 
p. 134. n. 2. 

(2) n Balthasar possedeva però già il codice da una quarantina 
d'anni almeno, giacché la descrizione fattane dal Sinner bibliotecario di 
Berna il 16 dicembre 1771 (della quale tocchiamo più avanti, p. 212, n. 2), 
lo dice già pervenuto nelle di lui mani. Com'egli poi fosse riuscito a 
procurarselo rimane ignoto; l'opinione più accreditata tra gli eruditi 
svizzeri è che il rotolo sia passato dall'Italia nel loro paese come bot- 
tino fatto in tempo di guerra. Dobbiamo questi ragguagli alla cortesia 
dell'attuale direttore della Civica di Lucerna il dott. F. Heinemann, il 
quale ci comunica pure come nella stessa biblioteca si conservi un in- ^ 
cunabolo petrarchesco di molto valore, i Varia opuscula Francisci 
Petrarckae impressi a Basilea nel 1496 * per magistrum lohannem de 
" Àmerbach „. Un'altra briccica pseudo-petrarchesca, VArs pundandi, 
erroneamente ascritta al poeta in molti mss. del sec. XV, si legge poi 
in un cod. della biblioteca medesima non ancora catalogato, scritto dal- 
l'umanista svizzero Pietro Lader. Tanto sappiamo da gentile comuni- 
cazione del dott Teodoro von Liebenau. 



UN ESEMPLARE VISCONTEO DEI PSALMI POENITENTIALES 209 

siste esso in un rotolo membranaceo, che misura 2026 mm. 
di lunghezza sopra 120/123 di larghezza, e si compone d'un 
solo pezzo di finissima pergamena assai ben conservato per 
tutta l'estensione sua: soltanto verso la fine del rotolo nel 
margine laterale di sinistra s'avverte uno strappo che misura 
circa 150 mm. di lunghezza ed ha una profondità massima 
di 30 mm., sicché viene ad intaccare non lievemente la scrit- 
tura. L'intero rotolo è occupato dalla trascrizione dei sette 
salmi petrarcheschi, il testo de' quali ha una misura costante 
di 74 mm. ed è contenuto in 335 linee (i). La scrittura rego- 
lare, elegante e nitida, presenta i caratteri propri alla scuola 
italiana nella seconda metà del sec. XIV : vale a dire è semi- 
gotica e dovuta certamente ad un menante italiano. Non così 
invece avviene della parte artistica, la quale è costituita da 
un fregio marginale che incornicia il testo in tutta la lun- 
ghezza sua. Esso si compone di due fasce parallele, delle 
quali r intema è messa ad oro, mentre l'esterna si presenta 
tricolore, alternando ad intervalli regolari il rosso, il verde 
ed il violaceo. Questa seconda fascia raffigura come un tronco 
esilissimo da cui si dipartono de' ramoscelli che si susse- 
guono essi pure regolarmente alla distanza di 15 a 16 mm. 
l'uno dall'altro, serbando sempre inalterata la medesima forma, 
giacché constano d'uno stelo, che è guernito di quattro foglie, 
due inferiori, due superiori, dalle prime delle quali escono 
due bocciuoli, mentre dalle ultime sboccia un fiore accompa- 
gnato da un terzo boccinolo. La varietà, che manca nel di- 
segno di cotesti ramoscelli, si rinviene invece nell'allumina- 
tura loro, poiché in ciascuno di essi la parte inferiore, laddove 
si stacca dal tronco, serba il colore di questo al pari delle 
prime foglie; mentre la porzione che sta tra queste e le 
foglie superiori è colorita diversamente; infine il gambo del 
fiore é d'oro, come la corolla del fiore stesso ed i tre boc- 
ciuoli; in quanto ai petali, essi sono immutabilmente azzurri. 
Quest'ornamentazione policroma e floreale é di elegantissima 

(i) Le rimanenti venti linee del rotolo, che ne conta in tutto 355, 
sono occupate dalla trascrizione de\VOra/io cotidiana, di cui parliamo 
più innanzi. 



21 FRANCESCO NOVATI 

esecuzione e d'ottimo gusto; ma sia per la forma come per 
la qualità delle tinte si rivela non già di fattura italiana, 
bensì dovuta senza dubbio ad un artista francese. 

I due rami laterali del fregio nella parte superiore del 
rotolo si sviluppavano indipendentemente l'uno dall'altro in 
maniera molto graziosa ed originale in alcuni vilucchi sopra 
cui posavano due elmi muniti d*un alto cimiero» un de' quali, 
quello a destra, termina in un albero, carico di frutti, mentre 
l'altro, a sinistra, si chiude con un busto di profilo d'uomo 
vestito d'un ricco robone, con berretto a ventaglio in capo, 
il braccio proteso quasi in atto di favellare. Disgraziata- 
mente di questa parte del fregio a cagione delle deplo- 
revoli condizioni in cui è ridotta la estremità superiore del 
rotolo, a fatica si discernono ora le tracce. Nel mezzo poi 
l'artista aveva dato saggio della propria eccellenza con una 
miniatura che occupa in larghezza tutta la parte disponibile 
della pergamena (72 mm.) e raggiunge un'altezza di 66 mm« 
Rappresenta questa l'interno d'una stanza tappezzata d'un 
ricco arazzo, in cui croci dorate spiccano sopra uno sfondo 
a scacchi rossi ed azzurri. Nel mezzo, inginocchiata sopra 
un cuscino di drappo d'oro collocato sul pavimento (raffi- 
gurato da una tinta bruna uniforme), sta Y immagine d'un 
personaggio orante colle mani giunte, il corpo volto a de- 
stra. Esso è vestito tutto di rosso con giustacuore e calze 
strette alle cosce; ha i piedi calzati di scarpe pur rosse 
terminanti in punte ricurve e lunghissime; dal fianco gli 
pende la spada. In quanto alla testa del principe (giacché 
senza dubbio si è voluto qui raffigurare la potente persona 
per la quale il rotolo era stato scritto), essa manca del tutto. 
Un foro prodotto dall'intrusione d'un corpo acuminato, d'un 
chiodo forse, ne tiene oggimai il posto ! Nell'angolo superiore 
destro della miniatura vedevasi pure altra volta uno stemma 
ora completamente cancellato. Al disotto della miniatura 
leggesi a caratteri dorati il titolo dell'operetta: Frandsd 
petrarce laureati septempsalmi penitentiales incipiunt feliciterà 

Segue quindi il principio del primo salmo: Heu michi 
misero; e qui ci si porge degna di attenzione l'iniziale H. 
Colorita in azzurro con ritocchi rossi e fondo d'oro, essa 



oU-Aate iiiicll|iiil'cnj. 



, . ciar in piìapu) VRucrtfifftipf 

et «1 fcciiU Icailciruiu Jmcii . iv.m -k- 
■Tigno Lonrijiu f,;ijif.T i^„,.^[^^ 

_ iliism« tj» ldii.fit«jo;miti 

jii.l inifciu.: 
ce jKtcc» ma* Ivjiii 
rt^ii.inonc urei ^.tijjijhrjm^'tr jitf 
(!i«mai(i t>!np; muuà^ljlimf ctrmc. 
■oigiì-vi: ir.K-lij r; ;^(c nitue mei et i 1II.1 
fi*rcnui-or.i?mci;s«3iriifc.iia)!nrmi | 

irm cr Iw: TOpuiailo tpmtù f'Uiatiii'. 
«nfu».nc intrc» m ^upiciànr, tcnio 
tue Tomiiir. nnfai(i>st)um,(nii(< m;('c 
ncatWJslJBcnini jgc , clnSt mcc fcmc.19 

I ujflhno.suv jijtuns IxIth: wini.i! opus 

" ir.jnuw tiijnii..lti fnrcrbù nu i mn Ix) 

ir,.) anfvrnuniVvrantiit.jut puai ftcn 

<pmnbu6 imuBpiS.cr f.imciine cjntij? 




J 



UN ESEMPLARE VISCONTEO DEI PSALBQ POENITENTIALES 211 

ospita nel suo interno la testa d'un uomo maturo, pingue, 
incappucciato di bruno, che nell'intenzione dell'artista dovette 
certo essere il ritratto del Petrarca. Anche qui però l'usura 
della pergamena è tale che la miniatura si può dire intera- 
mente perduta; solo come attraverso ad una nebbia si riesce 
a ritrovare le tracce del volto, di cui ogni linea caratteri- 
stica è quasi scomparsa. 

Ciascun salmo porta in fronte il titolo Psalmus, in oro. 
Ma degno di particolare considerazione, perchè essenzial- 
mente francese, è l'espediente a cui ha fatto ricorso il mi- 
niatore per accrescere ricchezza alla decorazione del rotolo. 
Gli intervalli lasciati dal copista tra i singoli versetti de' Salmi 
sono stati colmati da lui con delicati ornamenti, dove sul 
fondo d'oro sono dipinti in colori smaglianti e svariati (verde, 
rosso, azzurro, violaceo) degli uccelli, de' fiori e, più sovente 
ancora, delle figure geometriche. Anche le iniziali, numero- 
sissime, son state oggetto di molta cura. Quelle che indicano 
il principio di ogni salmo appaiono colorite diversamente ma 
sempre su fondo d'oro; invece semplicemente dorate con 
leggere filettature policrome sono le iniziali di ciascun ver- 
setto^ Nel complesso l'oro è stato adoperato con grande ab- 
bondanza; e siccome esso si è mantenuto freschissimo quasi 
in tutta l'estensione del rotolo, ove si faccia eccezione per 
le estremità pur troppo logore e guaste; cosi la decorazione 
è oggi ancora di bellezza ed attrattiva non comuni. 

All'ultimo salmo segue V Gratto cotidiana francisci pe- 
trarce lau-reati (anche questo titolo è in oro), che troviamo 
accodata sempre ai Salmi (com. : Salus mea Xpe Jesu ; ter- 
mina: misericordia ntea); ed al disotto di essa i due rami 
del fregio, incurvandosi, si riuniscono sotto uno scudo in cui 
è delineata la vipera viscontea. Anche qui gli oltraggi del 
tempo e degli uomini hanno esercitato un'azione oltremodo 
deleteria sul fine lavoro del miniatore; come si può giudi- 
care dal facsimile annesso (ved. Tav. VII), i colori dello 
scudo sono quasi del tutto scomparsi; a fatica si constata 
ancora che la biscia azzurra col fanciullo vermiglio nelle 
fauci spiccava in campo d'argento. Il lembo estremo del 
rotolo manca addirittura; e la pergamena laddove era lace- 



212 FRANCESCO NOVATI 

rata, venne rafforzata alla meglio con un pezzo aggiunto 
assai più ordinano e grossolano. 



III. 



Da quanto siamo andati sin qui dicendo è facile vedere 
come ci si trovi realmente in presenza d'un documento bi- 
bliografico assai interessante sotto vari rispetti ; eseguito con 
sollecitudine molta da artisti valenti, un copista abilissimo 
ed un miniatore eccellente, italiano l'uno, l'altro francese, per 
un alto personaggio il quale apparteneva alla famiglia che 
signoreggiava in Milano. Ma ove si voglia andare più oltre 
e tentare di determinare quale sia stato codesto personaggio 
ed in che tempo la copia dei Salmi gli fosse presentata, gli 
ostacoli s'accumulano sul nostro cammino e soltanto dopo 
alquanti sforzi ci riesce di giungere a sicura conchiusione. 

Gli eruditi svizzeri, che soli hanno avuto occasione di 
toccare quésto argomento, il Sinner, cioè, che fece nel 1771 
una breve descrizione del rotolo rimasta manoscritta (i), e 
l'autore del Catalogo della Biblioteca di Lucerna impresso 
nel 1840, non conoscono esitazioni in proposito ed affermano 
risolutamente che, come dimostra la presenza della biscia 
viscontea, i Salmi furono trascritti per Galeazzo Visconti, 
ch'essi chiamano erroneamente, confondendolo col figlio ed 
erede, ^ duca di Milano „ (2). Or quest' asserzione sembra a 

(i) Essa si trova annessa al rotolo stesso sotto la comune segna- 

tura S — . 
4 
(2) Ecco le parole del Sinner: ^ Endlich ist Frane. Petrarcha circa 

** 1340 (sic/) bei dem Herzog Galeatius Visconti in Gnaden gestanden 

" und zu seinem Staatsrath erwahlt worden; daher leicht zu vermuthen, 

^ wie dieses Monument in das Haus der Mayl&ndischen Herzoge gehOrt „, 

Ed ecco quelle del Catalogo: " Dieses hOchst scitene Originai... gehOrte 

" einst dem Maylandischer Herzog Gai^aao Visconti^ wie das Wappen 

" beweiset „. 



UN ESEMPLARE VISCONTEO DEI PSALMI POENTTENTIAL? S 213 

tutta prima avere qualche probabilità di essere vera, quan- 
tunque la verità sua non possa dimostrarsi cogli argomenti 
troppo semplici , di cui que' valentuomini si sono giovati. 
Difatti lo stemma visconteo, che ancor si disceme in fondo 
al rotolo lucemese, nulla ha di diverso dalle consuete vipere 
adoperate in tutto il Trecento da quanti erano membri della 
casa Visconti (i); essa può dunque aver servito d'arma gen- 
tilizia ad un individuo che nulla aveva a che partire con Ga- 
leazzo; per esempio, un de' figliuoli di Bernabò (2). Certo 
però chi esamini attentamente il nostro cimelio si confer- 
merà neirawiso ch'esso sia stato eseguito in tempo non re- 
moto dalla metà del Trecento, e cioè quand'era ancora vivo 
il Petrarca. Quello che colpisce difatti chiunque imprenda 
a leggerlo, è la veramente eccezionale correzione del testo. 
Caso più unico che raro in un manoscritto del sec. XIV, 
eseguito per soprassello nell' Italia settentrionale, in tutto il 
rotolo non si riscontra che qualche lieve sfarfallone ortogra- 
fico! (3). I Salmi non potrebbero essere più corretti, se non 
quando li avesse esemplati l'autore medesimo. Or questo 
fatto singolare non si spiega se non ammettendo che il co- 
pista abbia lavorato sotto la diretta sorveglianza del Petrarca 
e trascritto un originale messo a sua disposizione. Ma perchè 
il Petrarca si prendesse la cosa tanto a cuore ed il testo 
de' Salmi fosse non solo eseguito impeccabilmente, ma ador- 
nato altresì di tanto squisiti ed artistici fregi, faceva d'uopo 
che la persona a cui il dono era destinato, fosse un pezzo 
grosso dawfro. Ecco perchè, come dicevo, il nome di Ga- 



(i) Anche quelli tra loro che tennero il dominio dello stato, come 
si deduce dalle monete e da altri monumenti, non fregiarono il loro 
stemma d'altra corona che non fosse quella che indicava la semplice 
nobiltà del casato ; e la corona è posta sull'elmo quand'appare ; né ap- 
pare di frequente. 

(a) La mente ricorre cosi a Marco Visconti, levato al sacro fonte 
dal Petrarca, giovine colto ed amante de' libri, per cui ved. LnrA, Fam. 
ciiibri. Visconti, tav. V; e il mio studio sui codici francesi de' Gon- 
zaga in Romania, XIX, 1890, p. 73 sg. 

(^3) Non mi trattengo a toccar qui più a lungo del testo de' Salmi, 
dovendone tener altrove ampio discorso. 

14 



314 W^iAIKX9fiQ HOVATI 

leazzo Visconti sembra «vere per sé a tutta prima non poche 
probabilità. 

Tuttavia io non so troppo persuadermi che il signore 
di Milano -tenesse tanto a possedere i Salmi penitenziali del 
Petrarca 4la vol^ii in un'edizione, a dir così, tascabile; 
giacché essi sono stati evidentemente scritti in forma non 
consueta per persona che desiderava portarli semine seco 
dovunque si recasse, in viaggio, al campo, magari a caccia. 
Una preoccupazione pia, anzi addirittura ascetica di questo 
genere non s'intende troppo in Galeazzo seniore. Ben s'in* 
tenderebbe in quella vece nel figliuol suo, cresciuto con sen- 
timenti di vivissima religiosità, tanto da procacciarsi da parte 
dei suoi nemici la taccia di ipocrita e di spigolistra (i). È 
noto che Giangaleazzo era solito udire ogni mattina più messe, 
vestire a mo' di pinzocbero, portar sempre con sé, ovimque 
andasse, il suo '' uffiziolo „ (a). Ed ecco, una volta postici su 
questa strada, ofirirsi improvvisa ad illuminarci la mente una 
prova rilevantissima. Dei cimieri sorgenti sui due elmi a 
becco poggiati sopra le estremità superiori dei fregi laterali, 
quello a sinistra, la figura d'uomo favellante, nulla ci dice: 



(i) Secondo la testimonianza di Coluccio Salatati {EpisioL, lib. VI» 
ep. V, voi. II, p. t58), la devozione del nipote era motivo di sarcastici 
dileggi a Bernabò Visconti: ' Cum ipsum relig^ioni, cum divino cultui 

* percipiebat intentum, nonne libriciolilegum, oam canonicarum ho- 

* rarum beate Virginis libellum, quem vulgo libriciolum dicunt, as- 

* si^UQ perlegebat, coram cunctis appellans, multia cum cachinnationi- 
' bus deridebat? ^, Anche i cronisti fiorentini vogliono vedere nella re* 
ligiosità di Gian Galeazzo una molto falsa devo zione, se non addirittura 
una ' vile ipocrisia ,: cfr. Giulini, op. cit, V, p. 742. 

(a) « Ipse Comes vadit ad dlctam ecclesiam [Sancti lacobi extra 

* dvitatem Papié] cotidie et ibi duas et tres missas devote audit «; 
Amn, Médioi., inf Muratori, R. L S., XVI, 779. Un caldissimo elogio della 
pietà del duca rinveniam poi nell^epistola che, ad annunziarne la morte, 
rivolsero Giovanni Maria e Filippo Maria a Venceslao re de* Romani, 
da Milano il 3 settembre 1400, vale a dire il giorno stesso in cut egli 
spirò: " Gum...M ecclesias et loca pia plurima donis erìgerei, canonicis 
'^ horis, quotidianis missis adeo intentus vacavit, ut que ut {sic) illi insta- 
*^ bant agenda quanta vis, divinum nunquara interrumpisset (sic) officium: 
" tota illi devotio, tota Christiana religio infusa videbatur 9. Codice 
Ambr. H aii inf., e. 6 a, e cfr. Giulini, op. cit., VI, 58. 



UH ESEMPLARE VISCONTEO DEI PSALMI POENTTENTIALES 215 

è una divìsa del tutto ignota fin qui, che viene ad arricchire 
la esigua schiera delle insegne viscontee del. Trecento, ma 
di cui senza altri sussidi non potremmo rilevare il posses- 
sore. Ma Taltra, in compenso, come è eloquente! L'albero 
carico di frutti non è desso forse l'insegna del contado di 
Virtù, fatta propria da Galeazzo iuniore, dopoché ottenne 
dal re di Francia quel titolo? (i). Non v'è dunque più 
dubbio: il rotolo lucemese ci rappresenta un omaggio fatto 
dal Petrarca al principe adolescente in ima delle sue vìsite 
alla corte patema. Noi ci troviamo così ad aver qui un'altra 
di quelle prove degli amichevoli rapporti interceduti tra il 
cantore di Scipione ed il futuro duca di Milano, che abbiamo 
in questo stesso volume studiosamente tentato di racimolare. 

Francesco Novatl 



(i) Il G1ULINI9 op. cit, V, 597, scrìve, parlando molto alla sfuggita 
dell'insegna del tronco acceso, prediletta da Galeazzo, che l'adoperò 
anche il figlio suo, ** il quale, al dire del Bugati, usava anche quella 
' del contado di Virtù che possedeva in Francia, consistente in un 
' ramo di quercia coi frutti „. Ma qui v'ò errore; l'insegna non consi- 
steva in un ramo, bensì in un albero tutt* intero, assai fronzuto e carico 
di frutti. Tale difatti essa ci appare nel cimiero della tav. XIII (p. 42) 
delle armi viscontee pubblicate dal Beltrami, che reca Tiscrìzione: 
' Arma Regis Frantie data Ilustrìssimo patre (sic) domini Filipi mane 
' de vìcecometibus , {sic); e nell'altra tav. che è la VII (p. 18): in en* 
trambe perfettamente identica a quella del rotolo nostro. Più realistica, 
a dir così e più elegante, l'insegna ci si fa innanzi nella miniatura che 
serve di frontispizio al sontuoso messale da Gian Galeazzo donato alla 
basilica ambrosiana nell'occasione dell'incoronazione sua (ved. Rivista 
Hai. di Numismatica, a. I, x888, tav. IX): ma qui due sveltì alberelli 
si scorgono sostituiti ai goffi tronchi anteriori. 

Sopra le armi, insegne, divise dei primi Visconti ritorneremo del 
resto di proposito tra breve. È un campo non ancora coltivato quasi; 
e dalla paziente esplorazione di esso la storia milanese ritrarrà certo 
qualche profitto. 



A. RATTI 



Èsm ìA cdeire col m. Ielle opere di Tirnilio ola ili l Petrarca 

ED ORA DELLA BIBLIOTECA AMBROSIANA 





UESTO prezioso maDoacritto di Virgilio appartenuto 
al Petrarca, di cui si tanto si è parlato, né sem- 
pre con esattezza, neppure da eruditi emunciae 
naris^ non fu mai a quanto ci consta, descritto 
bibliograficamente. — Con tali parole apriva il capitolo con- 
sacrato appunto al nostro manoscritto l'autore delle Inda- 
gèni storiche, artisiicke e bibliografiche sulla libreria Visconteo' 
Sforzesca del Castello di Pavia (i). Avremo occasione di 
constatare che né anche l'autore parlò sempre del celebre 
manoscritto con esattezza. Pur quelle parole non possono 
oggimai senz'altro ripetersi, sia per la pre:tiosa collabora- 
zione ch'egli seppe procurarsi da parte competentissima (2), 
aia ancora per quel moltissmo che dal 1879 fino ai giurai 
nostri si venne scrivendo e pubUtoando sul roanoscHtto 
^esso (3). 



(i) G. d'Adda, op. cit., Append. tfU* parte I, Milano, MDCCCLXXIX, 
pp. 105-iia: Viandt dtl ctUbrt manoscritto di Virgilio^ tee, 

(a) Msgr. A. Cerìani fin d'Allora, e già da parecchi anni Prefetto 
dell'Ambrosiana e che ormai saluta vìcinìdsiino il sho 50.* di Biblioteca, 
forniva al d^Adda una succinta descrizione del codice virfiliano^petrar- 
ehesco, certo la più completa ed esatta che fino allora fosse comparsa. 

fs) Ne trattarono, specialmente dal punto di vista deli'arte, il Erik- 



^ao ACHILLE RATTI 

Tuttavia qualche cosa si può ancora aggiungere, qualche 
cosa rettificare; ed è sol questo che io mi studierò di fare, 
evitando nei limiti del possibile di ridire quello che fu già 
più volte detto. La modestia stessa del programma varrà, 
spero, a disporre in suo favore, specialmente quelli che a 
buon dritto pensano trattarsi del più caratteristico, in un 
certo senso, e del più importante fra i codici petrarcheschi. 

Per cominciare da un elemento, da tutti omesso fino ad 
^S&f eppur tutt'altro che indifferente, il nostro codice portò 
già la segnatura A. 49 inferiore ed occupò nell'Ambrosiana 
il posto, che dalla segnatura stessa è indicato. Dico portò, 
occupò, perchè dal suo ritomo in biblioteca esso sta sotto 
vetro esposto ai desiosi sguardi degli studiosi e dei touristi^ 
di questi sopra tutto; perchè per gli studiosi ha sempre la 
compiacenza di uscire dalla trasparente custodia per essere 
studiato, copiato, fotografato secondo i gusti ed i bisogni. Il 
suo antico posto nello scaffale A è oggimai occupato da 
un altro bel volume del secolo X-XI, che venne già colla 
usata diligenza descrìtto dal eh. prof. C. Carlo Cipolla (i), 
come proveniente (e non è il solo ms. ambrosiano di tale 
provenienza) da Susa e forse dal monastèro della Novalesa, 
e che negli inizi della Biblioteca stava nello scaffale Q. 

Ho accennato al ritorno del nostro codice nell'Ambro- 
siana, perchè sanno ormai tutti ch'esso, con moltissimi altri 
manoscritti, stampati, oggetti d'arte e di curiosità passò a 
Parigi a' giorni della prima invasione francese sulla fine del 
secolo XVIII (2). 

QPB d'Essung ed Eugenio MQntz nello splendido volume Pétrarque, ses 
étudis (tartf ite, Paris, 1902, pp. 11-13. 

Prima di loro, e sotto l'aspetto letterario, P. de Nolhac, La Biblù^ 
thiqutde FuhHo Orsini, Paris, 1887 (Bibl. de l'École des H. Et fas. 74); 
Pitrarque et tHumanisme, Paris, 1902 (lo e. cit., fase. 91), pagine 35 sgg.; 
406 sgg. Alle citate opere rimando per la rimanente letteratura di 
qualche importanza per l'argomento. 

(i) Nuovi appunti di storia novaliciinse (Accademia reale delle 
Scienze di Torino, a. 1895-96), Torino, C. Clausen, 1896. 

(a) La Nota dei capi allora esportati non dall'Ambrosiana soltanto^ 
ma da moltissimi altri depositi, venne pubbl icata per le stampe nell'anno 
stesso della asportazione (1796), e ristampata nel 1799. Una copia ma* 



COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGIUO GIÀ DI F. PETRARCA 221 

Segni ancora visibili e cospicui della sua forzata gita e 
dimora a Parigi mostra ancora oggi il codice nei bolli della 
Biblioteca nazionale (if. i', 2, 269') e nella legatura in tutta 
pelle azzurra con fregi d'oro, tra i quali l'iniziale Napoleonica 
coronata ; tutta una stonatura di pessimo gusto. Come si mo- 
strasse il codice esternamente prima del trasporto, ce lo dice 
il Van Praet (i). * Il était „ egli scrive, " dans un état deplo- 
" rable; sa relieure étant formée de deux planches de bois 
" vermoulu et ne tenant plus a rien ; depuis il a été mis par 
' les soins erapressés des Conservateurs des mss. de la Bi- 
" bliothèque Imperiale à Tabri de tous les facheux accidents 
" auxquels il était exposé ,. L'autore si guarda bene dal 
dire che a quelle tanto sollecite diligenze dobbiamo che il 
prezioso manoscritto si presenta oggi così barbaramente ri* 
tagliato nei margini e compresso nel dorso (barbarici trat- 
tamenti che purtroppo sembrano essere stati di moda a danno 
dei codici nella seconda metà del secolo XVIII), che più d'una 
nota autografa del Petrarca, non è più leggibile e difficile 
riesce Tesame della sua costituzione materiale. 

Fu sventura che in quel tempo non ci fosse né all'Am- 
brosiana né altrove un p. Ehrle, come ora ha la fortuna di 
possederlo la Vaticana, e non soltanto a beneficio suo esclu- 
sivo. Egli avrebbe certamente pensato e proveduto ad uno 
di quei restauri conservativi, de' quali ha il segreto, e noi 



noscritta (oltre le stampate) sta nell'Ambrosiana (S. A. 4~ '4~* H- 3S)f 
un* altra pur manoscritta ne rinveniva e gentilmente mostravami pel 
confronto il dott. £. Verga, il solerte e dotto archivista nostro mu- 
nicipale. Una terza copia manoscritta di mano del Mazzucchelli, già 
scrittore dell'Ambrosiana, e firmata dal Proprefetto Bugati : " D&li'Am- 
" brosiana li 7 Nevoso anno VI. A. ,, veniva all'Ambrosiana stessa do- 
nata dai signori Gnecchi; e mi è preziosa l'occasione per tributarne 
Loro i più vivi ringraziamenti. Le varianti tra le diverse copie della 
nota non mancano nel resto; che il nostro manoscritto virgiliano vi è 
accennato, più che descritto, in modo altrettanto sommario che uniforme^ 
fatta accezione pel nome di Laura, che è letto Laurra, non Laurea^ 
come è scritto, sebbene non cosi chiaramente scritto da togliere ogni 
spiegazione, non dico ogni giustificazione, a quella lettura. 

(i) Cataiogui dis Hvrts imprimés sur véìin, eie, iM^ partie, Paris^ 
X813, pag. 201, 



aas ificmLte ratti 

vedremmo ancora il nostro codice come forse }o vedeva ed 
accarez2ava con Io sguardo e con la mano il Petrarca {t}. 

Ma veniamo ai!a descrizione dirò cosi, tecnica del fhir- 
fìoscrìtto. 

E xm bello e poderoso in fogfKo nfembranaceo del primo 
secolo XIV od anche della fine del XiH a fitidrcare asvche 
solo dalle scrittm'é che vi compaiono, è n^i&ura mur. 415X^5 
circa. Risulta di 26 quinterni satri, di dieci foga ciascuno, più 
un quinterno (l'ultrmo) imperfetto (a); più ancora un fogliò 
di guardia membranaceo in fme, e due eonsinrrli in primsipiò 
xa ed /, de' quaK solo il secontto entrò fm qua nella ritmférsr- 
zione recentemente segnata nel rètto dei fagK. Sono dunque 
371 fogli, o più esattamente la + ^rjo; il foglio is non 
essendo ntnrterato che di fresco per la maggiore comodità 
delle indicazióni. Il foglio i a si continuava fisicamente in tfn 
altro, del quale non rimane che una stretta unghia, né intenr, 
con (nel solo verào) tracce delhi scrittura del Petrarca bensì, 
ma che nella metà superiore dell'unghia non sono che tracce 
od impressioni delia scrittura del foglio i^r; nella metà infe- 
riore anche di scrittura originaria, della quale però pochfesimi 
elementi sono ancora discernibili, tra i quali: j. rmicAisicrf?), 
if. j^, ut in. medìoiani amico, ae. 

Anche il secondo foglio di risguardo, f. i,^i continriava in 
un altro foglio, del quale pure non rimane che Tunglna, in- 
tera bensì su tutta la lunghezza del foglio, ma senza scrit- 
tura alcuna. 

Che il f. la stesse incollato sull'assicella forse originaria, 
lo diceva il Gìrazi, forse l'acquirente del codice per conto' del 
Card. Federigo Borrormeo, nella sua lettera al Pindli, da* ci- 
tarsi di nuovo più avanti: * Nella prima éarta di esso (V5r- 
^ gilio manoscritto) clie è incollata nella tavola dèi libro, è la 



(i) Il ToMASiNi, Peirarcha redivìvus, ci'c., Pataviì, doiDa, p. 87, ci 
dice da buona fonte che Telegantissimo manoscritto era coperto da un 
involucro rosso : riibró involucro tegiiur, 

(a) Risponde alla formola 5-^3 ed alla figura 






T 



COD. MS, DELLE OPERE DI VIRGILIO GIÀ DI F. PETRARCA 233 

' memòria della morte di madonna Laura, pur dì sua mano 
^ (del Petrarca) la quale comincia: Laurea propriis^ eie. (x) „. 
Quando (1795) e come e con che buòni frutti per la lette- 
ratura petrarchesca venisse staccato dai btUiotecari deU' Am- 
brosiana, accenna il BaMeHt (a). 

Alla sanità dei quinterni corrisponde la sanità del testo, 
che non presenta lacune né mutilazioni se non alla fine, come 
dirò più esattamente parlando del contenuto del nostro mano- 
scritto. La continuità del testo nelF intemo del codice, come 
anche la successione dei quinterni, è garantita dai custodi o 
richiami (3) posti nel margine inferiore dell'ultimo foglio di 
dascmfi quinterno. Pur troppo molti di quei richiami anda^ 
rono perduti sotto il ferro del legatore. 

Mi sembra opportuno dir prima del contenuto del co- 
dice e poi delle scritture nelle quali il contenuto stesso si 
presenta. 

A parte i trascurabili elementi già accennati il f. i a nel 
retto contiene: 

I.® La nota: lAber kic furto mihi subrephts fuerat anno 
domini M.^ III.^ XXVL^ in Kalendis noventòris oc deinde re- 
stiiuius anno M.^ III.' XXXVIIP die XVI I^ Aprilis apud 



2.® Una più ampia nota in 3 paragrafi col significato 
storico-morale dell'Egloga prima di Virgilio e più precisa- 
mente di Melibeo, del faggio, di Amarilli e Galatea. 

3.^ Accanto alla precedente in carattere capitale (eccet- 
tuata la lettera Z) del secolo XV l'epigrafe: 



— ^— 



G5 MA DX ML 
QVIN 

(i) La stèssa cosa ripete 11 Tomasini, Pttrarcka ndMvus^ ecc. p. 87; 
sol che, male intendendo il suo informatore o male informato, dice che 
il foglio incollato alFassicelIa prima del codice con la nota autografa su 
Làm-a era di carta ordinaria, in papyro ordinati», 

(a) G. B. Baxj>elli, Dtl Petrarca € dtlU sue opere, iteri quattro^ p. 180, 
Firenze, 1797. 

(3) Vuol essere notato che alcuni dei custodi si riferiscono al testo 
ahri al commento. 



224 ACHILXE RATTI 

e poco sotto, pur di mano del secolo XV il nome petrarca, 
colla seconda r supplita dall' istessa mano superiormente 
tra e ed a; segue certissima la data MP III^ LXXXX (i), 
né altro è visibile se non un' asta come di un / o di un i a 
venticinque millimetri dall'iniziale del nome. 

4.® In calce al foglio, le ormai famose note obituarìe di 
amici del Petrarca. 

Nel verso dello stesso foglio la sì legge: 

I.® La celeberrima nota su madonna Laura, che co- 
mincia Laurea propriis virtutibtis^ ecc. (2). 

2.^ La nota fin qui comunemente trascurata: In conver- 
sione pauli apostoli ad missam cantaiur quedam sequeniia in 
qua inter cetera est li pauli de Virgilio. Ad maronis mauso- 
leum — ductus fudit super eum — pie rorem lacrime, — 
Quem te inquit reddidissem si te vivum invenissem — poe- 
tarum maxime (3). 

3.» Un passo della lettera (LXXIII alias LXXIV) di Se- 
neca, dalle parole: Magna et vera bona fino a quod deos 
facii; e questo sotto-titolo dell' istessa mano e cosi scritto : 
In bue 7* egl. (4). 

(i) 11 piccolo circolo sopra i tre tratti verticali è certìssimo; non è, 
pare, che un e troppo chiuso. 

(a) Tra gli scrittori che ultimamente la copiarono e publicarono deve 
pur nominarsi il mio rev. collega dott. A. Ceruti in La Biblioteca Am- , 
òrosiana di Mi/ano^ Milano, 1880, p. 24, nota i. 

(3) Il nostro manoscritto non segna la distinzione dei versi. Sul- 
Tintesessante ritmo liturgico ponno vedersi gli scrittori e raccoglitori 
di innologia sacra. Cfr. U. Chevalier, Repertorium Hymnoiogicum, io. I, 
p. 13, n. ao6, Louvain, z8^. 

(4) Del codice nostro e specialmente del foglio za e del suo con- 
tenuto si è ultimamente occupato, molto congetturando e talora anche 
giustamente osservando e correggendo, il prof. Frediuk Wulpf del- 
l' Università di Lund nel primo di due discorsi da lui pronunciati ad 
Upsala, nel 1902, al Congresso dei filologi del nord e subito pubblicato 
in ristretto: Deux discours sur Pétrarque en résumé^ Upsala, Almqvist 
& Wikseli, 1902, col fac-simiU fotografico del foglio stesso retto e verso. 
Non ho potuto vedere l'altro suo lavoro, ch'egli cita (l. e. p. i, nota a) 
La note sur le Virgile de l'Ambrosienne (Upsala, 1901). Nel Post-scriptum 
che tien dietro al primo dei due discorsi accennati (1. e. pag. 16) può 
sembrare strano che a proposito del nostro passo di Seneca io citassi 



COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGIUO GIÀ DI F. PETRARCA 225 

II foglio I nel retto venne lasciato intatto, destinato co- 
m'era a ricevere nel verso la notissima pittura di Simon da 
Siena, che infatti lo occupa interamente con le iscrizioni me- 
triche non meno note della pittura stessa tante volte ormai 
descritta e riprodotta. Il prof. F. Novati ha avuto l'eccel- 
lente idea di farla di nuovo riprodurre in una tricromia che 
promette di essere cosa bellissima; e così ancora una volta 
il Petrarca, in ciò che carissimamente gli appartenne, cam- 
minerà col progresso. 

Vale la pena di arrestarci un momento. 

Tutte le scritture fin qui mentovate, tranne soltanto 
l'epigrafe capitale col nóme e la data che T accompagnano, 
sono tutte d' una bella mano del secolo XIV, e questa mano 
è certamente quella del Petrarca stesso. Il confronto con 
altri scritti certamente suoi, la materia stessa e l'intonazione 
della più parte delle note sopra indicate o riferite, ne devono 
persuadere anche i più difficili; ed infatti oggidì ne sono, si 
può ben dir tutti, persuasi. 

Le conseguenze immediate di questa constatazione non 
sono senza importanza per il giudizio alquanto più preciso 
che voglia recarsi sull'età del nostro codice. 

Le già citate testimonianze del Grazi da una parte e 
del Baldelli dall'altra mettono fuori d'ogni dubbio che il fo- 
glio I a del codice Ambrosiano appartenne sempre in qualche 
modo (i) al codice stesso. Ne viene che nel 1326 il codice 



dedizione Lemaire, P^ris, 1828, lasciando al dott. Wulff la facile com- 
piacenza di indicarne altre. Gli è che, chiamato tardi in causa, dopo 
molti tentativi inutili, tardi giunsi alla lettura che restituiva a Seneca il 
fatto suo creduto di Virgilio e nell'urgenza del momento G^ bozze del 
dott. WulfT già si stampavano) ricorsi all'edizione che avevo a portata 
di mano, e di più diffusissima, senza di che forse il dott. WulfT non 
avrebbe potuto cominciare il suo Post-scriptum: * Il n'est pas heureu- 
■ sement trop tard.... „ 

(i) Ciò è confermato dal fatto che il codice, pur non avendo nume- 
razione antica di fogli o di pagine, mostra ancor oggi le tracce di una 
antica verìfica dei fogli in una crocetta appena visibile nell'angolo su- 
periore destro di ogni decimo foglio, affatto invisibile nei ff. 177, 187, 
217, 227; dubbia nel f. 267. L'inchiostro e la finezza dei tratti richia- 
mante le poche didascalie da indicarsi più avanti e la natura stessa 



9a6 ACHILLE RATTI 

era pk tra i libri del Petrarca. È infatti notissima la precoce 
e generosa, il padre avrebbe detto prodiga» bibliofilia de^ 
nostro, il codice Ambrosiano è dunque stato veramente uno 
dei primi libri di qualche importanza posseduti dal giovane 
poeta. Ed essendo poco ammissibile ch\egli| ancor tant^ 
giovane, potesse permettersi il luss^o di dare una commis- 
sione così costosa come quella della preparazione apposita 
di un tanto codice; essendp pure esclusio dalla diversiti 
delle scritture e dalla mole del lavoro, eh' egli stesso se lo 
scrivesse tutto di sua mano ; rimane, come unica ipotesi am- 
missibile, ch'egli lo trovasse già in essere e che una buona 
occasione lo facesse suo. Infatti la scrittura generale de) co- 
dice rivela la mano di un copista dei meglio esercitati, ed 
ha dei caratteri non dubbi di anteriorità su quella del Pe- 
trarca stesso. Consegue da tutto questo che è non solo pro- 
babile, ma necessario assegnare all'origine del codice i pri- 
missimi anni del secolo XIV, se non fors' anche gli ultimi 
del secolo XIII. 

Un'altra osservazione vuol farsi. La memoria del furto 
e ddla restituziojjie (1338) la nota relativa alla morte di 
donna Laura (1348) e le note abituane (13491361) ci danno 
scritture del Petrarca variamente, ma certamente datate (i). 
Le differenze, dato il carattere generale della sua s^crittura, 
non sono molto rilevanti ; ma pure vi sono e potrebbero 
aiutare un osservatore paziente a stabilire una aliquale cro- 
nologia tra le moltissime note marginali sparse in quasi tutto 
il codice dal Petrarca, e certamente (anche per altri manifesti 



delle cose fanno credere che la verifica e le crocette appartengono ai 
primordi del codice. Ora la prima decina di fogli non è completa se 
non coi due logli di risguardo i a ed z e coi due già a questi fisica- 
mente uniti e dei quali non restano più che le unghie. 

(i) A mio modo di vedere la cronologia paleografica stabilita dal 
dott. Wulff tra le diverse note del foglio za non regge affatto. La 
naturale ed ovvia ragione psicologica le assegna ai .tempi nei quali 
avvennero i fatti registrati, e la ragione paleografica non ha nulla in 
contrario, anzi tutto in favore. Particolarmqi;ite. iateressaate ed utile 
per lo studio paleografico-cronologico delle note è la nota in calce al 
f. 56, evidentemente redatta in tre tempi. 



COD. MS. DELLE OPERE Xkl VIRGOJO GIÀ DI F. PETRARCA 327 

segni, come il colore dell' iachiostro) non tutte d'uD tenipp 
e d^ un' epoca. 

Il nome del Petrarca mal scritto ^ con la data del 1390 
accenna ben probabilmente ad una delle prime tappe nel- 
l'odissea del codice dopo la morte del Petrarca (1374); ma 
importantissima è l'epigrafe in lettere capitali, che senz'alcun 
dubbio possibile vuol leggersi Galeaz Maria Dux Mediolafii 
Quintus, in piena armonia coi documenti che, a partire dal- 
Tanao 1460, attestano la proprietà del codice nostro da parte 
de}la biblioteca Visconteo-sforzesca del castello dì Pavia. È 
strano e quasi incredibile il modo col quale quella povera 
epigrafe, così poco, anzi niente enigmatica, fu trattata fino 
a ieri, dal Qaldeili al d'Adda, da questi al de Nolhac ed al 
Wulff. 

So troppo bene che altro è avere in maAO un codice 
per breve ora, altro poterlo studiare a proprio agio; e per 
questo non mi darò l'ingeneroso lusso di facili richiama e 
raffronti; ma il caso rimane pur sempre abbastanza cu- 
rioso (i). 

A^che sulle note obituarie, poiché ho dovuto accennarle, 
mi sia permessa qualche osservazione. ^Riprodotte con scopre 
^gaggiore esattezza dal Balddli, dal Bartoli, dal de Nolhac, 

(1) Così come nel nostro codice, compare la dicitura di Galeazzo M. 
negli stemmi afbrzeachii e tale e quale, scQza una parola di meno, niella 
volta diella Sa/a d/ti Djéqfifi 4el n,g^tro Castello sforzesco, donde V ha 
riprodotta con lo stempia L. Beltr/^mi, Ltqnardo da Vinci f /a sala 
dille Asse nel Castello di Milano, Milano!^, MCMII, p. 23. La dicitura 
sforzesca esclude che il foglio i a sia stato incollato all'assicella coprente 
il codice prima della fine del secolo XV. Da chi provenga V incollatura, 
come anche la mutilazione dei due fogli di risguardo in capo al codice, 
è quello che ben probabilmente non sapremo mai. Si può congetturare 
un secondo furto del codice^ dopo quello del 1326, come fa il dott Wulff 
(L e, pag. 14); si può pensare come lui a due legature ancora prima della 
parigina (ibid.); ma sarà ben difficile raggiungere gualche certezza tanto 
su questi punti, quanto su quello del modo onde a' giorni del Petrarca 
stesso stavano uniti al codice i due fogli i a ed z. Certo è che le assi- 
celle andate col codice a Parigi e colà levate e disperse, potevan essere 
quelle stesse della primissima legatura: ne abbiamo di ben più antiche. 
Per questo ho detto anche sopra (p. 3) che le assicelle del nostro ms. 
potevano ben essere originarie. 



228 ACHILLE RATTI 

dal Wulfi, presentano pure qualche divergenza o deficienza 
dall'originale, in quanto è ancora leggibile. Accenno appena 
che dove il Bartoli legge * Paganini de Meregnano (sic) ^ ed 
il de Nolhac suggeriva " P, de Mediolano ^^ la seconda lezione 
è sicura, non soltanto per la ragione estrìnseca portata dal 
chiarissimo Autore, ma anche, almeno per me, per diretta 
lettura. Ma dove tutti hanno letto Bemardintis de AngossoUs^ 
è certamente scritto Bemardus; e le due aggiunte: heu miki 
ymo septem, e ad vesperam rimaste fin qui isolate ed eviden- 
temente fuor di luogo, vanno rispettivamente collocate dopo 
quinque e Angusti^ che precedono e dove le riportano dei 
segni di richiamo difficilmente visibili, ma pur visibili tanto 
davanti alle aggiunte quanto ai luoghi indicati (i). Dell'im- 
portanza storica delle note in discorso hanno già trattato 
gli autori citati. 

Tornando all'inventario delle cose contenute nel nostro 
codice, esse si possono ridurre in due classi: le cose orìgi- 
narie e le accessorie. 

Le cose originarie sono quattro testi di diversa dimen- 
sione e di più diversa importanza, con attorno i rispettivi 
commentari: e precisamente: i.** ff. 2-16' il testo delle Bu- 
coliche di Virgilio : fF. i6'-52 il testo delle Georgiche; ff. 52-233 
il testo ^f^' Eneide. Il testo Virgiliano è sempre fiancheggiato 
o circondato dal commentario di Servio il cui proemio ed 
inizio occupa tutto il f. 2, così che il testo virgiliano comincia 
solo al f. 2; 2^ Eneide ed a ciascun libro precedono gli ar- 
gomenti ne' versi attribuiti ad Ovidio (2). 

2.'' Al f. 233' comincia il commentario anonimo sul- 
VAchilleide di Stazio; al f. 234 il testo stesso àéìY AchiUeide 



(z) Cfr. A. Bartoli, Storia letteraria d* Italia, I primi due secoli^ Mi- 
lano, 1880, pag. 495. Il dott. Wulff ha messo apposto la prìma delle due 
aggiunte (loc. cit, p. 8, nota 2), non la seconda. 

P. DE NoLHAC, Pétrarque et fHumanisme, p. 406 sg. — Noterò an- 
che, ne pereaty che sulla fine del primo capoverso delle note obituario 
il P. scrive repperit^ dove tutti lessero reperii, 

(a) Cfr. W. S. Teuffkl^ Geschichte der ROmischen Litteratur, 4* A ufi. 
bearb. von L. Schwabe, Leipzig, i88a; § 231, 8. 



COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGIUO GIÀ DI F. PETRARCA 229 

di Stazio {Stachii), fiancheggiato continuamente dal commen- 
tario (i). 

3.^ I ir. 249-250' contengono senza alcun titolo le odi di 
Orazio II, 3; II, io; II, i6; IV, 7, con commentano a fianco (2). 

4.® I ff. 251 segg. il**testo (mutilo in fine) non già di 
Donato grammatico, come fu detto, passim; ma di un com- 
mentario al testo di Donato {De barbarismo. De solcecismo. 
De cateris vitiis. De metaplasmo. De schemaiibus. De Tropis^ 
fino alla Sinedoche compresa), il quale nel suo andamento e 
nel suo complesso richiama quello vecchio di Pompeo pur 
serbandosi molto differente da esso (3). 

Gli sta e cammina al fianco un altro commentario, se 
così può chiamarsi, sulla stessa materia; ma di cui tradisce 
la composizione assai più recente, non differenza alcuna di 
scrittura, ma l'atteggiamento a disquisizione o questione filo- 
sofica e il pieno fiore della terminologia scolastica. 

Tutto questo, che ho chiamato il contenuto originario 
del codice è, per quanto io vedo, scritto tutto d'una stessa 
mano; dico tutto, testi e commentarli; tranne, s'intende, le 
rubriche e le non molte, ma abbastanza belle grandi iniziali 
(ff. 2, 52', 234, 251). La maggiore angustia dello spazio ed il 
conseguente rimpicciolirsi ed addensarsi della scrittura, può 
a tutta prima far dubitare che i commentarii siano di mano 
non identica, in ogni caso contemporanea, a quella dei testi; 
ma un esame più attento toglie ogni fondato motivo al 
dubbio. 



(i) £ il rubricatore scrìve Stachii qui ed altre tre volte, forse male 
leggendo la didascalia Siathii, 

Di chi sia il commentano da nessuno finora accennato, non ho po- 
tuto trovare. Certamente non è quello pubblicato da R. Jahnkb (P. Pa- 
pinius Statius, voi. Ili, pp. 487-503, Lipsiae, in aedib. B. G. Teubnerì, 
MDCCCCXCVIII); e cosi il nostro ms. virgiliano-petrarchesco potrà 
forse servire ai continuatorì dell'opera del eh. Autore. 

(2) Il commentano alle odi oraziane è quello di Acrone, ossia dello 
Pseudoacrone. Cfr. O. Keller, Psettdoacronis scholia in Horatium vitu* 
siiora, voi. I, Lipsiae, MCMII, pp. 146, 166, 188^ 351. 

(3) Cfr. Pompiti Commtntum artis Donati in Grammatici Latini 
ex recensione Henrici Keili, voi. V^ Artium scriptores minores, Lipsiae, 
MDCCCCXVIII; pel caso nostro pp. 283^308. 

15 



230 ACHILLE RATTI 

Di compendio del contenuto originano, come anche del- 
l' istessa mano, sono non poche note marginali che attestano 
come il nostro manoscritto venne diligentemente riveduto 
ed integrato. 

Rimangono le note marginali propriamente dette e queste 
chiamo il contenuto accessorio del nostro codice: dico ac- 
cessorio nel significato etimologico della parola, che del resto 
quelle note nella loro quasi totalità, sia per sé stesse che, e 
prìncipalmentei per la circostanza presente del centenario 
Petrarchesco, costituiscono del codice stesso la parte più 
caratteristica ed interessante, rappresentandoci e la mano e 
la mente del Grande festeggiato. 

Ho detto nella loro quasi totalità, perchè non tutte cer- 
tamente le note marginali del codice sono di mano del Pe- 
trarca. Non sono tali quelle che compaiono in tre posti (ff. 14', 
17'» 128' e 176O scritte in una minuta ed inelegante corsiva 
del primo secolo XIV o della fine del XIII: le forme acute 
della scrittura me la fa sembrare non italiana. Le prime due 
noterelle hanno ragione di commento, le altre piuttosto di 
didascalie pel rubricatore, del quale lì stesso infatti si recla- 
mava l'opera, cominciandosi il libro àeXVEneide rispettiva- 
mente sesto e nono. Deiristessa mano mi sembra la dida- 
scalia, che presso la lacuna lasciata dal copista al f. 218, 
nell'ultima riga dèi commento scrive : Grecum debét hic poni. 
Il greco lo supplì poi alla beir e meglio il Petrarca stesso. 

Non del Petrarca, ma di un umanista del secolo XV, e 
che aveva una certa famigliarità colla lingua greca, sono 
tre noterelle greche di bella scrittura che compaiono ai ff. 21» 
25', 66 e 173'. 

Né possono attribuirsi al Nostro le non poche note 
sparse net ff. 17-23', che rivelano bensì un lettore consape- 
vole ed attento, ma anche una mano affatto inelegante, e 
della fine, parmi, del secolo XIV. 

Neppure credo del Petrarca, ma piuttosto di mano al- 
quanto posteriore un SITUS in capitale di imitazione che 
compare al f. 139' ; alla stessa mano la somiglianza dell' in- 
chiostro, dei tratti e dei richiami mi fanno attribuire alcune 
noterelle che figurano oltreché nel foglio citato, nei ff. 137, 



COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGILIO GIÀ DI F. PETRARCA 23I 

137', 176, 226 ed in pochi altri. Non escludo però che queste 
noterelle possano significare soltanto qualche più forte va- 
riazione nella scrittura del Petrarca. E che essa sapesse va- 
riare ed anche fortemente, lo mostrano anche i facsimili 
pubblicati. 

Resta ancora una grande quantità di note, scritte cer- 
tamente in diversi tempi, come anche le sole differenze del- 
l' inchiostro dimostrano, ma tutte certamente del Petrarca. 
Sempre la stessa caratteristica finezza ed eleganza di tratti, 
sempre le istesse formole, sempre la stessa maniera di ci- 
tare e richiamare, sempre gli stessi segni di richiamo, che 
già si trovano nelle note del f. i a. 

Le opere di Virgilio hanno delle note petrarchesche 
(più rare a partire dal libro VI àx^ Eneide) la parte di gran 
lunga maggiore, tantoché, fatta una buona media, non è pa- 
gina che non ne abbia parecchie, talune assai lunghe : rare 
assai intorno al poemetto di Stazio; nulle per le odi di Orazio; 
non più di tre o quattro monoverbe per i commentari dona- 
tiani, scompaiono affatto dopo il foglio 264'. 

P. de Nolhac ha già trattato con tanta ampiezza e 
competenza di tutte queste note (x), che ben poco si po- 
trebbe aggiungere anche con uno studio più lungo ed accu- 
rato che il mio non abbia potuto essere. Pur dirò che s'egli 
ha ogni ragione di rilevare la prevalenza grande delle note 
storiche, geografiche, morali, mi pare tuttavia che esageri 
alquanto più del vero la deficienza delle note letterarie. 

Di grandissima importanza è l'elenco degli autori citati 
ed allegati dal Petrarca che il chiarissimo Autore estrae 
dalle di lui note. Non si poteva meglio giustificare e docu- 
mentare quello eh' egli scriveva del nostro codice e de' suoi 
rapporti col Petrarca: " ce livre favori qui l'accompagne en 

* ses voyages resumé en quelque sorte sa bibliothèque, car 

* il y a peu d'auteurs anciens connu de lui, qui n'y apporte 

* leur tribut «. Ai libri ed agli autori già numerosi (in tutto 47) 
citati dal de Nolhac (2), sei sono da aggiungere: Giobbe (f. 70), 

(x) Cfr. Piirarque et l* Humanisme^ pp. 121-133. 

(2) Dove l'A. registra : in libro same trium Hnguarum qm Triglos* 
SOS diciiur, è da notare che il Petrarca scriveva : in Ubro qui dicitur 
triglossos trium sci tic et Hnguarum, 



232 ACHILLE RATTI 

il Salterio (f. 222), il Vangelo di S. Giovanni (f. iioO, Ennio 
(f. 37,91'), Prisciano (f. 60, 67, 68, 93', 164) il Pentaglosso 
*" Penthagloss. sP^ parte sub littera ypsilon » (f, 26). E a pro- 
posito di viaggi, forse il poeta era a Milano col suo caro 
codice quando nel f. 60 scrìveva il nome della nostra città 
accoppiandolo a quello di Padova (i). 

Il mio modesto compito sarebbe finito; ma non posso 
lasciarmi sfuggire una così propizia occasione senza aggiun- 
gere alcune poche cose appartenenti alla storia estema del 
celebre codice. A dire il vero è una stona ancora ingombra 
di molti equivoci, incertezze: più che stona, una vaga leg- 
genda. Da una parte si eressero a capisaldi di tutta una 
tradizione dei documenti che per nulla lo merìtavanoi dal- 
Taltra si trascurò fino ad ora, anzi si avvolse in dubbi in- 
giustificati un punto ben certo e che può mettere sulla 
buona strada per ulteriore utile cammino. 

La storia in discorso, dopo le rettifiche apportatevi dal 
de Nolliac (2), si riassume ne' seguenti sommi capi. Dopo la 
morte del Petrarca il suo codice virgiliano sarebbe passato 
alla famiglia di lui amicissima Dondi dell'Orologio, da questa, 
non si sa come, alla biblioteca visconteo-sforzesca del castello 
di Pavia, per la quale si hanno anche documenti a partire 
dal 1460. Nel 1500, dispersa la biblioteca stessa passa nelle 
mani di un nobile cittadino pavese Antonio Pirro o di Pirro. 
Più tardi, non si sa per qual tramite, si trova successivamente 
in proprietà di Antonio Agostino, il dottissimo arcivescovo 
di Tarragona, e di un oscuro ecclesiastico, alla vendita della 
libreria del quale il cardinale Federigo lo acquistava e faceva 
suo per deporlo poi nella sua Ambrosiana, dove rimase e 
rimane senz' altre vicende fuor quella del noto e già accen- 



(i) Il dott. WulfF (loc. cit p. 3) crede impossibile ammettere (come 
invece ammette il de Nolhac) che il nostro ms. abbia accompagnato il 
Petrarca ne' suoi viaggi. La poca, diciam così^ portatilità del ms. è evi- 
dente; ma è pur evidente che il ms. ha accompagnato il poeta nelle 
sue diverse dimore: lo dicono le note. Certo egli non lo prese seco 
ogni volta che usci di casa. 

(2) Pétrarque et /*Humanisme, p. 120. 



' COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGILIO Glk DI F. PETRARCA 233 

nato violento trasporto e soggiorno in Francia dal 1796 
al 1815. 

Prima che il de Nolhac publicasse il citato suo bel libro 
sulla biblioteca di Fulvio Orsini, che fu nel 1887, il nome di 
questo celebre umanista figurava in seguito a quello di An- 
tonio Agostino, come d*un altro tra i successivi proprietari 
del nostro codice. È merito del de Nolhac di averlo per 
sempre espunto dalla serie già anche troppo intricata. 

Il nome dell'Orsini eragià stato indicato dal'Baldelli (i) 
insieme a quello di Antonio Agostino, ma senza indicare 
fonte o documento alcuno; e senza il secondo nome già 
prima dal Tomasini (2) sulla fede di Francesco Bernardino 
Ferrano tra i primi dottori dell'Ambrosiana (3) ed uomo ri- 
spettabilissimo e competentissimo, ma lontano dal teatro dei 
fatti. È ben vero che il Tomasini afferma aver il Ferrarlo 
avuto quanto comunicavagli dalla bocca dell' istesso cardinale 
Federico ed essergli validi testimoni il Bosca ed il Grazi. 
Ma il Bosca (4) che nomina l'Antonio Agostino, non nomina 

(i) Op. cit pag. x8o, dove egli male indica con la segnatura Tom. 2js 
P. in/, il codice Ambrosiano J. 2jj inferiore, nel quale, al f. 130, si legge 
la nota lettera del 1468 di P. C. Decembrio a L. Casellio (cosi legge il 
ins.) sul codice nostro a Pavia. H d'Adda (op. cit., p. 108) cita la let- 
tera, ma la dice scrìtta a L. Castellio, né si cura di correggere l'errata 
indicazione del Baldelli e di dare il foglio del ms., e cosi nella pagina 
seguente rìferìsce dai Ricordi di Saba Castiglione, senza commento di 
sorta la nota sopra riportata del f. 1 in questi termini : Cum esset 
ductus paulus ad mausoleum Virgilii fertur dixisse: si te mortuum inve- 
niasem vivum restituissem, o poetarum maxime. Del pari nella p. 106 
riporta dal Baldelli l'epigrafe capitale surriferita, ma assai peggio che 
il Baldelli stesso non facesse, per quanto rimproverì 11 stesso ad altri 
di aver confuso il quinto col prìmo dei duchi di Milano. Delle vicende 
del nostro codice toccò pure l' ottimo G. Fracassetti, Lettere di FraH' 
Cesco Petrarca delie cose famigliari, ecc., voi. II, p. 24i-3f Firenze, 1864, 
ripetendo, è vero, le cose comunemente dette, ma almeno non peggio- 
randole. Al nostro ms. accenna appena, ma con buoni rimandi, lo splen- 
dido volume VI Centenario della nascita di F, Petrarca^ pp. 142, 153 
nota (104), Padova, 1904, tip. Seminario. 

(a) Jac Phiuppi Tomasini, Pelrarcha redivivus, ecc., p. 86 sg. 

(3) Vedi A. Ceruti, op. cit, pp. 76 sg. ed il Bosca nell'opera sotto cit. 

(4) P. P. Bosca, De origine et statu Bibliothecae Amòrosianae He- 
midecas, Mediolani, MDCLXXII, p. 55. 



234 ACHILLE RATTI 

punto r Orsini, e che il Grazi abbia parlato in modo ben 
diverso lo vedremo tra poco, così che poca o minima fede 
di esattezza resta nel caso presente alla attestazione del 
Terrario e per esso del Tomasini. 

Tuttavia il d'Adda (op. cit. pag. 112) ripete la stessa 
affermazione alterando di più i sensi che il Ferrano riferiva 
al Tomasini come del cardinale Federico Borromeo, piena- 
mente verosimili , ed attribuendoli all' Orsini nelle precise 
assurde parole a proposito del codice :".... quanto vi si 

* trova è di sua mano ^, cioè del Petrarca. Peggio avviene 
quando il d'Adda intende documentare la sua affermazione; 
giacché tutto si riduce a dire che 1* Orsini moriva a Roma 
nel 1600; ch'egli aveva presso di sé molti libri ed altre cu- 
riosità, particolarmente nella circostanza che Torquato Bembo, 
erede del Cardinale di questo nome, prese il partito di pri- 
varsi dei più rari monumenti avuti in eredità, il che fu a 
Roma nel 1583; e " lo sappiamo „, dice il d'Adda, * da 

* una lettera di Ercole Basso a Niccolò Caddi (Pittoriche, 

* t. Ili, p. 197) (i) ove leggesi; Messer Bembo è qua in Roma 

* dove ha fatto esito d'una gran parte del suo studio „; per- 
sonaggi distintissimi si sarebbero conteso il prezioso volume, 
ma il cardinale Federico Borromeo la vinse su tutti e si ebbe 
il codice. 

Davvero che bastano tali argomenti per rovinare anche 
la migliore delie cause; né si vede che altro, nel miglior dei 
casi, possa da quanto sopra concludersi» se non che la serie 
dei proprietari del nostro codice dovrebbe aumentarsi di uno, 
il celebre cardinale Bembo; ma anche questo non rimane 
punto dimostrato meglio che il resto (2). 

Né anche Antonio Agostino, o meglio, i suoi rapporti 
col nostro codice poggiano sopra solida base. 

(i) Cosi cita il d'Adda: la lettera si trova alla p. 291 del voi. ITT, 
Classe VI, Lettere pittoriche, della Raccolga di Uftere sulla fiitfura, scul» 
tura ed architeitura pubblicata da Gio. Bottari e S. Ticozzi, Milano 
MDCCCXXII. 

(2) Nuovi nomi e nuove vicende introduce nella storia del nostro 
ms. il dott. Wulff, ma senza alcun buon appoggio e purtroppo in rela- 
zione colia falsa interpretazione della epigrafe capitale del f. la. 



COD. KS. DELLE OFERE DI VIRGIUO GIÀ DI F. PETRARCA 235 

■ 

La sua fama di dottissimo è nota e riconosciuta da tutti, 
e basterebbe a documentarla la splendida edizione Lucchese 
delle sue opere. Ch'egli fosse un grande raccoglitore di ot- 
timi libri basterebbe a provarlo il catalogo, che abbiamo, 
della sua biblioteca manoscritta. La sola sezione latina oc- 
cupa ben cinquanta pagine in foglio (i). Ma evidentemente 
non sono queste ragioni sufficienti per attribuire al dotto 
arcivescovo anche il possesso per quanto temporaneo del 
nostro codice. Quando poi Y avesse posseduto non era egli 
uomo da privarsene in grazia di Fulvio Orsini ; ed egli, che 
nelle sue opere parla di tutto, non ha un solo cenno sopra 
il codice nostro, che quasi irresistibilmente avrebbe dovuto 
cavarglielo (2). 

Ma lo stesso primo anello di tutta la tradizione riguar- 
dante il nostro codice dopo la morte del Petrarca non tiene 
alla prova. È sulla fede del Tomasini (3) che si ritiene e si 
ripete che il codice stesso passò nella famiglia dei Dondi. 
Ora egli, pur accennando forse al nostro manoscritto, non 
dice se non che una copia della nota riguardante Laura si 
trovava in calce ad un volume delle poesie del Petrarca 
dell'edizione del 1484 posseduto da Felice Osio e stato già 
di Gaspare de' Dondi dell'Orologio; che questo momento 
scrisse forse il Petrarca stesso «/ mos est in Virgilio sibi 
familiari, come indicano le parole : Hec autem ad acerbam rei 
memoriam, ecc.; che di questo monumento una copia (cuius 
monumenti exeniplar) venne alle mani di Giovanni Dondi del 
Petrarca amicissimo; che da Giovanni, per il tramite del 

(i) Amtonu Augustini, Archiepiscopi Tarraconensis, Optra Omnia^ 
voi. scptimum, Lucae, MDCCLXXII, paq. 6*7-117. Le opere di Virgilio 
vi figurano abbastanza; sotto il n. 493 troviamo le Bucoliche, le Geor- 
giche e l'Eneide insieme con Maffeo Vegio, e con la nota: Liber in 
membranis annorum CL forma quadrati. Che la notizia vaga che si 
avesse di questo ms. abbia dato luogo all'equivoco? 

(2) Nessun cenno in favore della tradizione ha l' aoipio e dotto la- 
voro che alla biblioteca di Ant. Agostino ha dedicato Gregorio Mayansio 
nella storia della vita del grande arcivescovo ch'egli scrisse in spagnuolo 
e che gli editori lucchesi premisero al secondo volume delle citate 
Opera omnia tradotta in latino dal Cenami e dal Montecatini. 

(3) Op. cit, pp. 67-117. 



336 ACHILLE RATTI 

fratello SUO Gabriele, il monumento, istud de Laura monu" 
menhim sarebbe passato a Gaspare di Gabriele erede, il quale 
lo trascrisse poi in calce al suo volume di poesie petrarche- 
sche. Dove da tutto il contesto qaelVisiud de Laura monu- 
fnetUum non sembra davvero essere altro se non quella copia, 
exemplar, venuta primamente alle mani di Giovanni. 

Ma se si oscurano i punti che sembravano chiari, un 
poco dì luce, e della buona, ci viene da un punto detto espres- 
samente oscuro, voglio dire l'oscuro ecclesiastico , ' un ec- 
' clesiastique obscur „, come lo chiama il de Nolhac (i) in- 
certo del suo stesso nome, dal quale il cardinale Federico 
Borromeo ebbe il codice. 

Chi era costui? 

Il mio reverendo collega dott. Antonio Ceruti pubblicava 
già nel 1867 un manipolo di lettere inedite di dotti italiani 
del secolo XVI (2), sulle quali Pietro de Nolhac ha fatto bene 
a richiamare l'attenzione degli studiosi (3). Due di quelle let- 
terescritte da Roma a' 15 aprile del 1600 (op. cit pagg. 11-17) 
sono rispettivamente del Grazio M. Grazi che già incontram- 
mo (4) e di Paolo Gualdo (5) a Gian Vincenzo Pinelli il ce- 
lebre bibliofilo, al quale tanto deve la biblioteca Ambrosiana, 
come a nessun studioso è necessario di richiamare (6). 

(i) Pétrarque et VHumanismt, p. lai. 

<a) A. Ceruti, Lettere inedite di dotti italiani del secolo XVI, Milano 
BfDCCCLXVII. Non è merito del mio rev. Collega, se per le due lettere, 
delle quali mi occupo, posso indicare come fonte il cod. ms. ambrosiano 
S. Z07 sup., ff. 99 e 95. 

(3) La hibliothèque de F, O., p. 300. 

(4) Cfr. sopra, pag. 5; del Grazi e dei suoi rapporti e meriti molti 
col card. Federico Borromeo e coli' Ambrosiana, cfr. A. Ceruti, La Bs- 
blioteca Ambr,^ pp. i6<i5, 35 sg.; P. P. Bosca, op. cit., passim. 

(5) È l'autore della Vita Joannis Vincentii Pinelli^ Augustae Vinde- 
lidorum, anno MDCVII, l'illustre destinatario delle due lettere. 

(6) Per non perdere l'occasione e mostrare una volta di più la co- 
munanza di gu&ti e di studi che era tra il card. Federico ed il Pinelli, 
accenno ad una lettera di questo a quello (z8 sett. 1598, da Padova a 
Ferrara) per ringraziarlo della mandatagli " mostra da tenere scrittura « 
come di un * inventione ^ che gli piace assai e perchè piace al cardi- 
nale e perchè trovata utile (Bibl. Ambr., ms. G. i8a inf., 1. 177). Pur troppo 
la voluminosa corrispondenza del card. Federico Borromeo non m' ha 
dato nulla che riguardi il nostro codice. 



COD. MS. DELLE OPERE DI VIRGIUO GIÀ DI F. PETRARCA 237 

Il Grazi dice al Pinelli d'aver mostrato al Gualdo un 
libro ' del quale, f, continua, " il sig. Cardinale mi ha par- 
' ticolarmente ordinato chMo dia conto a V. S. persuaden- 
' dosi fermamente ch'ella sentirà piacere, che si fatto libro sia 
' capitato più tosto in man sua, che di chiunque altri si sia. f, 
Si vede chiaramente che siamo davanti ad un fresco e ghiotto 
acquisto. Fresco lo tradisce il tono stesso delle parole rife- 
rìte, ghiotto lo vengono descrivendo le parole che seguono 
tutte consacrate appunto ad una descrizione sommaria, ma 
pur chiara e buona, del nostro codice virgiliano-petrarchesco. 
E il Grazi conclude: ' Per ordine del Sig. Cardinale ho fatto 
' parte a V. S. di questo particolare ; se intorno ad esso desi- 
' dererà d'intendere altro me ne dia cenno, che sarà servita. ^ 
Si vede bene che il cardinale aveva voluto molto gentilmente 
dare al grande bibliofilo ed amico una qualche parte e pri- 
mizia del suo nuovo, prezioso acquisto. 

Nell'altra lettera il Gualdo riferisce al Pinelli, come di 
molte altre cose, così della sua visita al Grazi; e dice che 
gli mostrò ' un Virgilio scritto a penna di antichità di 400 
" anni in circa, ma quello che Io fa caro al signor Cardinale 
' Borromeo è che sta tutto postillato di bellissime postille 
' di mano propria del Petrarca et nella coperta del libro 
'^ dentro vi è una certa inscrittione pur di mano dell' istesso 
" Petrarca fatta quando hebbe la nuova della morte di 
' M. Laura... Questo libro l'ha havuto quando s'è venduta 
* la libraria dell'abbate Malfa, et si crede che fusse del 
' Card. Cusano, j, Che il nostro codice provenga della ven- 
dita della libreria dell'abbate Maffa è qui affermato senza 
dubbiezza alcuna ed è chiaro che il Gualdo non fa che ri- 
petere ciò che l'agente del card. Federico, il Grazi, gli aveva 
detto. Si vede pure, che non il Grazi, ma una comune cre- 
denza (' si crede j,) faceva provenire il codice dal cardinale 
Cusano. 

Il de Nolhac, incerto della esatta lettura del Ceruti e 
ritenendo, si vede, che Antonio Agostino avesse ragione di 
stare in causa, dice (i) che resta a identificarsi quel '^ Maffa ^; 

(I) La Mi. di F. O., p. 300. 



^ ACHILLE RATTI 

e per conto suo congettura debba leggersi * Massa ^^ Tamico 
di Antonio Agostino, di cui aveva fatto cenno sopra. In 
quanto poi a quel " cardinale Cusano j, il ch.mo Autore, certo 
senza volerlo, fa dire o dubitare al dott. Ceruti che possa 
intendersi il celeberrimo cardinale Nicolò di Cusa, riportando 
dal Ceruti così: ^ et si crede che fusse del Card. Cusano 

• [Nicolò di Cusa]? , 

Senonchè riflettendo che Nicolò di Cusa moii nel 1464, 
il de Nolhac osservava subito che una interpretazione e tra- 
dizione favorevole al grande cardinale diffìcilmente potreb- 
besi accordare coi documenti che depongono in favore della 
biblioteca Visconteo-Sforzesca di Pavia. Riflessione ed osser- 
vazione giustissime; ma il chiarissimo A. non le ha fatte che 
contro se stesso, giacché nella pubblicazione del dott Ce- 
ruti non c'è traccia alcuna di Nicolò di Cusa; e non e* è 
davvero perìcolo che quest'altro nome s'introduca nell'odissea 
del nostro codice. Rimangono intanto ad identificare tutti due 
e l'abbate Maffa o Massa ed il cardinal Cusano; rimane an- 
cora a scoprire per qual motivo si trovino insieme. 

Or ecco come stanno le cose. U cardinal Cusano non è 
altri che il nostro cardinale Agostino Cusani, il seniore, della 
ai milanesi notissima famiglia patrizia (i). Era uomo di molta 
virtùi di molta autorità e di molti studi ; per questo adoperato 
spesso, come in altri uffici ed affari importanti, così negli 
studi per la compilazione del Libro VII delle Decretali; e 
teneva una libreria in Roma, dove quasi sempre dimorò, 

(i) A. CiACCONio &. A. Oldoino, VHae et res gestae poniificum ro- 
manorum, etc, to. IV, col. 193 sgg., Romae, MDCLXXVII; Pr. Ar- 
GELLATi, Bibliothica scriptorum medioiamnsium, to. I, p. I, col. 535 sg^ 
Mediolani, MDCCXLV; F. Calvi, Famiglie notMli milanesi, voi. Ili, Cif- 
sam\ tav. II, Milano, 1884, dove il cardinalato del Cusani è posto nel 
1587, mentre la creazione avvenne nel 1588, a' 14 di decembre. È pure 
per equivoco che il Calvi dice vedersi nell'Ambrosiana un carteggio di- 
plomatico del nostro cardinale Cusani: si tratta dell'altro cardinale 
dell' istesso nome fiorito nel secolo XVIII. Del nostro l'Ambrosiana non 
ha che una copia di lettera (Roma 14 novembre 1592) al vescovo di 
Padova, in materia di riforma monastica, dove si sottoscrìve appunto 

* Il Card. Cusano „. Molte Carte Cusani sono in epoca non lontana 
venute all'Ambrosiana, ma non hanno a che fare con lui. 



COD. MS, DELUe OPERE DI VIRGIUO GIÀ DI F, PETRARCA 339 

fino poco prima di venire a spegnersi a Milano a' 20 di ot- 
tobre del 1598. Egli lasciava erede universale il nostro Ospe- 
dale Maggiore con testamento 8 ottobre dello stesso anno (i). 
E il testamento ci illumina sul misterioso Maffa. Ad un terzo 
circa di esso dice il testatore: ^ Al signor Abbate Marc' An- 

* tonio Maffa, da cui ho ricevuto tanti servitii, lascio che del 

* mio patrimonio le siano pagati senza dilazione et eccezione 

* alcuna scudi d'oro in oro seimillia ovvero cinquecento scudi 
' piccoli appui sua vita durante, ad arbitrio del Signor Ab- 

* bate. ^ 

Non solo il Dott. Ceruti ha letto bene; ma qui la sua 
lettura è confermata da un atto pubblico. Può trovarsi ga- 
ranzia anche migliore nel fatto che ripetutamente nei luoghi 
citati quel nome è da diversi scritto sempre in quella forma, 
Maffa. Una volta sola si legge Maffio; ma ogni dubbio è 
levato da una lettera autografa del Maffa stesso al cardinale 
Federico da Milano a' 4 di novembre del 1598 e in tal forma 
firmata (2). Sappiamo pure che il Maffa era stato (e molto 
bene) a' servigi del Cardinale Cusani. 

Disgraziatamente nella lettera del Maffa non si parla nò di 
libri in genere né del nostro codice in specie. U Maffa non fa 
che dirsi molto malcontento del modo col quale, assente il 
card. Federico, il defunto cardinale suo padrone e lui stesso 
fiiron trattati a Milano. E lo dice in modo e tono tale da 
lasciare in chi legge l' impressione di uno spirito colto, assai 
franco e sicuro bensì, ma anche un pochino strano. Questo 
non toglie ch'egli potesse trovarsi in possesso di un Virgilio 



(i) Devo alla inesaurìbile ed illuminata cortesia del nobile signor 
D. Costantino Bernardi, Archivista-Capo del nostro Ospedale, d'aver 
potuto esaminare la purtroppo magra posizione Cusani e soprattutto il 
testamento, stampato allora in molte copie ed ancora adesso in molte 
copie superstite in grazia delle lunghe controversie alle quali diede 
luogo, e che non fanno punto al presente proposito. Parecchie notizie 
sulla morte del Cusani, e sulle seguite controversie, sono nella corri- 
spondenza del card. Federico conservata all'Ambrosiana (G. i8x inf. 
Ictt. 38, 45, 52, 54, 56; G. 182 inf. lett. 107, 119, 157; G. 184 inf. lett. io) 
che è più che sufficiente aver accennato. 

(2) BibL Amhr. G. 172 inf. 119. 



240 ACHILLE RATTI 

manoscritto di grande valore. Al vedere il card. Federico 
(come mostrano i luoghi citati della sua corrispondenza) molto 
premuroso di» stavo per dire, placare il Maffa: al riflesso 
che già da tempo il cardinale nostro era appunto in cerca 
di Virgilii manoscritti, come dice il documento che mi per- 
metto di riprodurre per intero, anche per l'interesse gene- 
ralesche può avere (i); a mettere insieme tutte queste cose 
si sarebbe tentati di pensare che il fondatore dell'Ambrosiana 
accarezzasse il Malfa appunto per avere il suo Virgilio. Ma 
sarebbe disconoscere bruttamente la squisitezza e generosità 
dell'animo suo nobilissimo il pensare ch'egli non potesse fare 
la prima cosa senza pensare alla seconda. 

(z) BiòL Amor. G. 185 inf. 1. 204. 

IlLmo et R «o Sig." et Prone mio colmo 

Può sempre VS. IlLma comandarmi con tutti quelli termini che gli 
piace; sendo io obbligato a servirla per la devota servitù, che, tanti 
anni sono, tengo seco, et per li molti favori ricevuti dalla benignità sua: 
è vero che nelle cose grandi non mi conosco atto; ma nelle mediocri 
et piccole m'ingegnerò di recarli qualche sodisfazione, come nel parti- 
colare del Vergilio manuscritto, che ho usato ogni esatta diligenza, cosi 
con li librari et Dottori, come anco con quelli che si dettano di cose 
antiche; et sin qui n'ho trovato un solo, cioè Teneida di Vergilio scritta 
in carta capretta et pare assai antico ma non eie il millesimo; ed è in 
mano d'un gentilhuomo bolognese (bol.M) che si diletta di belle lettere 
et non lo vendarìa; ma quando V. S. Ill.nM volesse incontrare qualche 
luogo di Vergilio; sendo in qualche luogo differente, se n'havrebbe com* 
modità di farlo, et anco se ne volesse copia, m' ingegnarei, che me lo 
prestasse per cavarne copia. Intanto non mancarò di continuare la prat- 
tica di trouarne un altro; et mi dicono che nella bibliotaca vaticana ce 
n'è uno antichissimo, che facilmente si potrà vedere. Et s'io trouarò 
altro, gli ne darò auiso; con che fine hunàilmente gli bacio la mano, con 
pregarli ogni prosperità. 

Di Bologna a z8 di Settembre 1599. 

Dv. VS. Ill.ni« et R.ma 

humilissimo et obbligatissimo 

ser.r« Galeazzo Palsottl 

È questo Galeazzo il nepote del cardinale Gabriele arcivescovo dì 
Bologna che fu tanto amico di S. Carlo Borromeo, nepote pure del se- 
natore Camillo Paleotti, due nomi che figurano anche tra quelli dei 
dotti e letterati del loro tempo. Cfr. Anecdota Utleraria §x mss. codi-^ 
ciòus eruta, Romce, MDCCLXXIII, voi. I, pp. 337-368. 



eoo. MS. DELLE OPERE DI VIRGILIO GIÀ DI F. PETRARCA 24 1 

Comunque voglia essere, questo sappiamo, che il nostro 
manoscritto Io si è avuto dal Maffa e ne abbiamo positiva 
testimonianza. Non avevamo bisogno di testimonianza alcuna 
per pensare che il Maffa, dopo la morte del suo padrone, 
si restituì al più presto a Roma per liquidare, come suol 
dirsi, la sua posizione e ritirarsi a vita privata ed a riposo (i); 
il Gualdo dice espressamente che " si è venduta la libreria 
• deU' Abbate MaflFa „. 

Ma aveva egli avuto il nostro codice dal cardinale Cu- 
sani ? Non è certo : il Gualdo ci attesta che era V opinione 
comune; e il testamento del Cusani non solo non contiene 
nulla che la contraddica, ma anzi parecchio in suo favore. 
Egli dispone bensì che sia venduta la sua librerìa di Roma 
(Ubreria certamente di qualche importanza, dacché il testa- 
tore le assegna il secondo posto tra i suoi più grandi valori 
da, diciam così, realizzarsi, cioè vendersi per distribuirne il 
ricavo fra tutta la sua famiglia) ; ma subito soggiunge : " Lego 
'^ però la Biblia Regia, tutte le cose manuscritte, massime 
" quelle di Monsignor Papio (il suo professore di Diritto 
" Canonico a Bologna) insieme con un letto honorevole a 
" suo arbitrio, et alcune suppellettili, che ha per uso suo, 
^ al sudetto signor Abbate Maffa „. 

Se dunque il nostro manoscritto fece parte della libreria 
del cardinale Cusani, esso dovette passare nella libreria del 
Maffa, com' è certo che fu venduto quando venduta fii questa. 
Che librì di pregio e cose manoscritte fossero nella sua bi- 
blioteca, ce lo dice il Cusani stesso. Per nulla improbabile è 
del resto che il Cusani, milanese, di nobile e ricca famiglia, 
dotato di distinto ingegno, colto di buoni studi, amante di 
libri e di manoscritti e di èssi memore anche a soli dodici 
dì dalla morte e fra i dolori della malattia che lo uccideva, 
avesse trovato in casa o si fosse procurato il prezioso ed 
attraente manoscritto, che era andato disperso alle porte di 
Milano. 



(i) Che a Napoli si ritirasse e forse là fosse la sua patria me lo fa 
congetturare il vedere in un istnimento (Ospedale Maggiore * Cusani) 
che colà dimorava il suo erede e fratello Scipione Maffa. 



243 ACHILLE RATTI 

Mi riputerò largfamente ricompensato della piccola fatica, 
se dai competenti sarò giudicato non avere lavorato affatto 
invano. Se non altro, anche con la sola interpretazione di quei 
due nomi Maffa e Cusano ho indicato due direzioni a nuove 
ricerche (i) che possono ancora dare qualche fhitto. 

A. Ratti. 



(i) n Calvi, op. e loc. cit, dice affermarsi da F. Cosani, lo storio- 
grafo mUanese (ma non dice dove)^ che presso la famiglia Cosani di 
Chignolo si trovano cose manoscritte del nostro cardinale Agostino. 



F. NOVATI 



UN'EPITOME POETICA 

DEL 

DE VIRIS ILLUSTRIBUS 

SCRITTA NEL QUATTROCENTO 



N 




A copia esistente in Trivulziana della rara edizione 
del Canzoniere uscita nel 1477 a Mantova per i 
torchi del Siliprandi (i), reca in fine aggiunte al* 
cune carte, sulle quali un possessore del libro, 
alcuni anni dopo la comparsa di esso, trascrisse il lungo 
capitolo in ternari che qui vede la luce. Abbiamo detto 
" alcuni anni dopo „ la comparsa del libro, perchè la scrit- 
tura delle quattro carte aggiunte è manifestamente quella 
di un uomo vissuto sulla fine del quattrocento o ne' primi 
anni del secolo seguente. 

Il capitolo, che consta di 69 terzetti, è per il contenuto 
suo nuU'altro che una rapida rassegna degli uomini illustri, 
di cui il Petrarca nel Compendium e Lombardo dalla Seta 
nella continuazione del Compendium stesso avevano narrate 
le virtù e le glorie a Francesco da Carrara (2). Il poeta, che 
all'impresa abbastanza ingrata dedicò un'assai felice vena 
di rimatore, non fa però veruna distinzione tra l'opera del 



(1) Cfr. V Elenco delle edizioni petrarchesche della Trivulziana in 
questo volume, p. 344. 

(2) Cfr. F. Petrarchae, Optra, ed. di Basilea, to. I, p. 495 sgg. £ 
ved. Dk Nolhac, Lì « De vir, illustr. » de Pétr., Paris, 1890, p. 9 sgg. 

16 



346 FRANCESCO NOVATI 

Petrarca e quella del suo continuatore; se gli diamo retta» 

trentaduoi capitani e quatro extemi 
demonstra il bel volume del Petrarcha; 

mentre in realtà il Petrarca non dettò la biografia che di 
quattordici (i): ma egli stesso poi non celebra tutti i tren- 
tasei grandi capitani rammentati (2), nò i lodati si presen- 
tano nell'ordine esatto con cui si tengono dietro ne* due libri 
latini, che in generale egli fedelmente suole seguire (3). Quan- 
tunque nel suo complesso il capitolo dell'Anonimo non possa 
pretendere a grandi elogi, pure esso è curioso documento 
dell'interesse che ancora eccitava il libro del Petrarca in 
pieno Rinascimento ; e per questo riflesso ci è sembrato non 
inopportuno rìcondurlo alla luce. 

F. NOVATI. 

De vmis Illustribus: Plin. Svet. Franc. petra. Val, 

Cupido fu di gloria et laude etema 
Themistocle, potente e apreciato, 
3 come la fama sua par che discema, 

Che essendo da lo Amico domandato 
qual voce nel theatro gli piacessi, 
6 dixe qual di lui m^lio havea cantato. 

Doppo, Pausania credo che volessi 
di questa gloria navigar suoi lidi, 
9 chome che Hemiocle par che li dicessi: 

M n modo in farti eterno è che tu uccidi 
M un prìncipe famoso, excelso e grande, 
la M che in ogni parti se ne senta i cridi ». 

(z) Cfir. Db Nolhac, op. cit., loc cit. 

(a) Egli omette, chi sa perchè, L. Scipione Africano e Pompeo. 

(3) U rimatore interverte Tordine del Petrarca anteponendo Bl Tor- 
quato a Valerio Corvino; pone Giulio Cesare tra Catone Censore e 
Q. Flaminio, dove Lombardo aveva collocato Cornelio Scipione Nasica, 
e dà a costui il posto di L» Scipione Africano che omette. D luogo che 
Lombardo aveva assegnato a Pompeo rimane vuoto; da Mario ii poeta 
balza ad Augusto. 



UN EPITOME POETICA DEL DE VIRIS ILLUSTRIBUS, ECC. ^^ 

Dì che propuose far cose mirande, 
privar Phìiippo di spirti vitali, 
15 come 1^ fama per lo mondo spande. 

Onde per esser noti fra mortali 

qual il studio sequendo e qual bataglie, 
18 o simil degli dei sun facti equali. 

Cosi per questo udire par che saglie 
i triomphanti di Roma in alto grado, 
ai come monstran gli marmi e le medaglie. 

Ognun per fama riman fategado; 
col sangue e col sudor, si ben discemi, 
34 legiendo d'ogni historia il suo tratado. 

Trentaduoi capitaill et quatro externi 
demonstra il bel volume del Petrarcha, 
27 si ben legiendo con l'ochio conterni. 

El primo che al gran nome par che varca 
è Romulo, sembiante a rosa o lilio, 
30 che fu de l'alma Roma il gran monarcha. 

L'altro che siegui poi, Numa Pompilio, 
che in dodeci parte Tanno hebbe distinto, 
33 come descrìve in versi il gran Virgilio. 

E Tulio Hostilio par che sia dipinto 
in quelli foglie che qui ti comparto, 
36 dal fulgure di Jove in tutto extinto. 

Siegui doppo costui Anco Re quarto, 
nipote di quel Numa ch'abiam detto, 
39 primo che i sacrificii ci hebbe sparto. 

E lunio Bruto, che purgò il difetto 
del superbo Tarquinio, e dopo questo 
43 Horonte vinse e fu da lui interfetto. 

Dietro a costui pare che gionga il sexto, 
Horatio Cocles, sul ponte sublitio, 
45 onde lo Etrusco ve remasi mesto. 

E Quinto Cincinnato, huomo patritio, 
qual fatto EMttator hebbe vittoria 
48 et morte dedi agli Equi con suplitio. 

1$. Gm).: essgre. 

17. Di fianco è la postilla: flu($0 viae. 

18. Cod.: simili, 
38, Cod« : ditto. 

41. Cod.: Tarquini. — 43. Cod.: par. 



a48 FRANCESCO NOVATI 

Furio Camillo vien con magior gloria 
tornando dal suo exilio ; in Campodoglio 
51 sconfisse i Galli per verace historìa. 

Manlio Torquato con grieve cordoglio 
contro Pomponio, tribun della plebe, 
54 che accusò il padre con superbo orgoglio: 

Valerio Corvin poi, al qual gli prebe 
con Tongione e col rostro un corvo antiquo 
57 soccorso; fin che il gallo uciso Thebbe. 

Et Publio Decio, come vero amico, 
che mai per la sua patria inganni o falli 
60 commise; poi morir volsi mendico. 

Lutio Papirio, che in campagnie e valli 
non voi per quiete de suoi cavalieri 
63 che poliscan la groppa a suoi cavalli. 

Costui contro ai Sanniti acerbi e fieri 
fé la vendetta di Claudio Romano 
66 con botti castigati qual someri. 

Curio Dentato, continente e sano, 
domator de' Lucani e de' Sanniti; 
69 da suoi thesori se abstenne la mano. 

Fabritio doppo questo a tal conviti 
ricco de povertà vien con guadagnio 
72 con gì' inopi che glien dintorno i Sciti. 

Et dietro a tutti el tuo Àlexandro Magnio, 
cargo di gran fidanza in sue giornate, 
75 che mai nel mondo se vide il compagniol 

Athene e Thebe fur per lui domate; 
sconfise Dario poi ne' campi adrasti, 
78 E d'Asia subiugò tutte contrate. 

Ben par che a quello minacciavan gli astri, 
morando di veleno in gioventude. 
81 Cotal sun di fortuna acerbi impiastri! 

Doppo vien Pirho, pien d'ogni virtude, 
che cargo di bataglie porta il petto, 
84 non temendo saette o spade acute. 

Qual con ingioria combatte e a dispetto; 
qual per gloria e guadagno; e qual per sdegnio; 
87 ma sol costui pugnava al suo diletto. 

66. Cod. di fianco dà la postilla: soma: somieri. 
78. Cod,: contrade. — 86. Cod.: e qual per gloria. 



UK'XPrrOME POETICA DEL DE VIRIS ILLUSTRIBUS, ECC. 249 

Come volsi fortuna o caso indegnio, 
combattendosi ad Argo venne un sasso, 
90 che una femmina trasse e giunse al segnio. 

Con tale peso, furore e fracasso 
gli cadde nella fronte al discoperto, 
93 che fue dil viver suo privato e casso! 

D'Amilcare il figliol perito e sperto, 
gran maestro di guerra, che già a Roma 
96 trentanni intorno fue col campo aperto; 

Da poi fugato con rabbufa coma, 
depresso e inope, come un mercenario, 
99 a Prusia expuose sua pesante soma; 

Et assumpse il veleno voluntario, 
morendo dei pensier lasciò il gran cargo, 
Ica non vi essendo testante o legatario. 

Et Quinto Fabio col suo grembo largo 
disse a Cartagin : « vo' tu pace o guerra ? n ; 
105 cuntando el gran nemico gionse al vargo. 

Augure e dictator che prende e afferra 
il fallace Saguntho iniquo e fello, 
108 e in sesancta anni se ne va sotterra. 

Dall'altra parte il buon Claudio Marcello, 
esule contro a i Galli a Pindamaro, 
xzi e per Annibal fu posto al zambello; 

Che le bracce de questo già portaro 
al bon Giove pheretro in sua masone 
ZZ4 le spoglie sacre nel delubro charo. 

Livio Salinator; Qaudio Nerone, 
il qual sdegnato volse prima stare 
2x7 in humile e depressa conditione; 

Ma Valerio et Marcel il fan tornare, 
e sopra il Metro nel campo piceno 
Asdrubal de sua man hehbe a troncare. 



zoa Cod: #• 

104. Cod.: Cartagine. 

105. Cod.: varco, 
X06. Cod.: dieiaiore. 

106. dod.: soft terra. 
III. Cod: Annibali. 

X19. Metro sta per MeiaurOp sul qual fiume il Salìnatore sconfisse 
la gente d'Asdrubale, a cui tagliò la testa. 



à^ FRANCESCO VTGfVAtl 

Cornelio Scipion col suo gran seno, 
con la spada tagliente mira volto 
123 ^ Chartagine, e a Spagna posse il freno; 

Al gran Siphace fé volgire il volto 
verso la terra, perchè '1 suo domino 
za6 gli tolse, al fraudolente, iniquo e stolto I 

Vien da poi lui Caton Censorino, 
quaranta quatro volte condemnato, 
xa9 e doppo sciolto come huom divino. 

Et dietro a questo vien lo più lodato, 
al trono degli stelle un Semideo: 
132 lulio Cesaro morto nel Senato. 

Domator de la Gallia e de Pompeo, 
perpetuo dictator de* triomphanti, 
135 Largo de fama quanto il mar Egeo. 

' Quinto Flaminio se oppone davanti, 
che sotto le sue piante tien Philippo 
138 con tutti suoi paesi circumstanti; 

Con gli occhi della mente quasi lippo, 
Antiocho discaciato al monte Tauro, 
141 tardo già del suo error quasi Aristippo. 

Scipion Nasica, quale per thesauro 
fu eletto di meglior, come huomo santo, 
144 portar la madre Idea per suo restauro. 

Veto la legia agraria et hebbe il vanto 
la patria liberar senza magagnia; 
147 poi a Pergamo consumpto fu con pianto. 

Et Paulo Aemilio che aquistò la Hispagnia 
e vinse Perseo ligato in cathene, 
150 che Hiliria et Macedonia anchor si lagnia. 

Quinto Cecilio; qual condusse a pene 
Pseudo-philippo, che, s'io ben comprendo, 
153 condotto a Roma poi morir convene. 

Scipio posterior, el qual vincendo 
Cantabri e \aci, per publica voce 
156 fu morto nel suo letto poi dormendo. 

132. Cod. su morto reca scritto ucciso, 

134. Cod.: dictatore, 

135, Cod. su quanto reca scritto qucUé^ — 142. Cod.: quML 
X47. Cod. in margine reca: sospinto. 

153. Cod.: convene. 



un'epitome poetica DVL de VIRIS ILLUSTRIBUS, ECC. ^gt 

Mario vìen contro a Sylla aspro et feroce, 
ne la cìtìI bataglia insanguinato, 
159 che vincendo ai Germani ognhora noce. 

Costui Jugurtha prese, incatenato 
condusse a Roma, e doppo questo vinse 
163 Amoroni, Cimbri, Tugoroni armato. 

E il genero di Tulio che constrinse 
in Ponto Mitridate, et Paphlagonia 
165 il Caucaso et Hiberia et Parthia cinse. 

Costui per suoa virtù non par che sonnia, 
che 1 Bosphoro e lo Egipto, Euphrate et Tigre 
168 fan della spada sua gran querimonia. 

Né dietro agli altri già se vedon pigri 
corrìr i versi qui del divo Augusto, 
171 che Cassio et Bruto par eh' in terra migrL 

Forte, clemente, temperato e giusto, 
tenendo il mondo in pace e fuor de noie 
174 Anni cinquantasei sancto et vetusto; 

Et di sectantacinque le sue spoglie 
lassò, a la muorte facto prozimano, 
177 a Nola nelle braccia de sua moglie. 

Da poi ne vien il buon Vespasiano, 
consule per Neron facto in Zudea, 
180 la qual disfece con armata mano. 

Et doppo questo, quel che non potea 
il padre puotè il figlio almo e giocondo, 
183 quando per fiamma Josaphat ardea: 

Tito, che ditto fue delitie al mondo 
de humana specie dal del destinato, 
186 che doppo questo mai venne il secondo. 

Che un giorno a mensa con fronte turbato 
disse: « io t'ho perso; sul per tal caggione 
189 « ch'alcun di gratia non m'abbia pregato. » 

L'ultimo ch'ai bel stilo si repone, 
cargo d'ogni virtù et de splendore, 
192 come si tien per ferma opinione, 

158* Cod.: civiii. 

x6a. Questi nomi inintelligibili nascondono i Mauri ed i Teutoni 
domati da Mario in Africa e nelle Alpi. 
185. Cod.: culo. 
191. Cod.: vifio. 



FRANCBSCO NOVATI 

Èl giosto e buon Traian degno d'bonore, 
chel Reno e la Danoia vìnse et prese, 
195 adoptivo di Nerva imperadore. 

Li Sauromati et Scithi; ogni paesi 
e r India e Babilonia vettigale 
198 con le catene al collo a Roma rese. 

Costui degli altre al mondo imperiale 
per sua iustitia fue nel ciel locato; 
901 volando inver le stelle aperse V ale. 

E in questo modo fu glorificato 
il nome de Traian; s'io ben rìcoglio 
ao4 sua fama, qual vivendo n'ha lassato. 

Cbe'l mondo luttuoso è cpme im scoglio 
agli huomini qua giù bassi e palustri, 
307 come Angustino testa nd suo foglio : 

Co^ giongono al fin li viri illustri. 

aoa. Cod. sopra qtusio reca ioL 
aorj. Cod. di fianco reca: Gregorio* 
ao8. Cod.: #/ cossi giogono. 



E. MOTTA 



IL PETRARCA E LA TRIVULZIANA 



SPIGOLATURE BIBLIOGRAFICHE 






PORRE in sodò Tamore costante e tradizionale pei 
libri ed i letterati nella famiglia Trìvulzio, i do- 
cumenti non fanno difetto ed i fatti parlano ab- 
bastanza eloquentemente. E se la biblioteca di 
S. £. il principe Trìvulzio va oggi, e da molti anni, anno- 
verata fra le più splendide librerìe private d'Europa, il mè- 
rito deve in larghissima parte esserne attribuito al marchese 
Teodoro Alessandro (1694-1763), al fratello suo abate Carlo 
(1715-1789) ed al marchese Gian Giacomo Trìvulzio (1774-1831), 
patrizi coltissimi fra quanti ne contava la Milano del sette- 
cento e del prìmo trentennio dell'ottocento. Verrà tempo, 
osiamo affermarlo, che delle collezioni sarà data in luce la 
storìa documentata e delle numerose e rarissime plàqueiteày 
di cui è doviziosa la Trivulziana, il catalogo. Basti oggidì 
constatare, per non uscire dal campo petrarchesco che stiamo 
esplorando, che il fondo analogo di ms. e stampati vi è assai 
copioso: naturalissimo che le edizioni rare vi dovessero af- 
fluire già nei secoli scorsi (i). 

Già neir inventario dei libri di Carlo Trìvulzio, dell'anno 
1497, fig^ira un ^ Petrarcha col comento historìato ^j non 



(i) Più avanti si produce il catalogo delle edizioni petrarchesche 
conservate nella Melziana e nella Trivulziana. 



256 EMIUO MOTTA 

sappiamo però se ms. o piuttosto a stampa (i). AI cardinal 
Antonio Trivulzio è dedicato nel 1559 da Stefano Moresino 
il * Commento utilissimo sopra la Canzone di Messer Fran- 

• Cesco Petrarca : Mai non vo* più cantar com'io soleva ^ (2). 

II marchese Teodoro Alessandro Trivulzio, capo delia 
Società palatina, alla cui saggezza T Italia deve la stampa 
degli scrittori della sua storia medievale, ebbe ad aumentare 
i fondi trivulziani coli' acquisto di codici e stampe della Ca- 
pitolare e della Fabbrica del Duomo di Milano a lui ven- 
duti nel 1750 circa. Tra i mss. del Filelfo e di G. de Bonis 
d'Arezzo v'erano anche le Egloghe e le Epistole del Petrarca, 
altrove in questo volume illustrate dalla dottrina del prof. Ne- 
vati (3). 

Nell'elenco dei codici di don Carlo Trivulzio, il crea- 
tore si può dire del museo famigliare (elenco eretto all'atto 
della sua morte avvenuta nel 1789), figurano i * Trionfi di 
'^ Messer Francesco Petrarca, in carta antica, bel carattere, 

* coperto di legno, logoro „; né vi mancano edizioni rare 
petrarchesche a stampa: tali quelle di Venezia del 1473 e 
del 1474 e le susseguenti degli anni 1503, 1516, 1531, 1532, 
154^) ^547» 1550» ^559 ^ 15S6, tutte conservate attualmente 
in Trivulziana (4). 

Ma al marchese Gian Giacomo, il filologo e dantista 
insigne, devesi l'arricchimento straordinario del fondo pe- 
trarchesco trivulziano. Valgano a prova queste spigolature 
fra i conti librarj di casa. 

Nel 1804 egli acquista in Firenze, intermediario il libraio 
milanese Carlo Salvi (5), la libreria del cav. G. B. Baldelli, 



(i) Cfr. Motta, Ubri di casa TrwulMto néiguattrocinto, Como, 1890, p. 
(a) Milano, Gio. Ant da Borgo, 155$^ io-4. 

(à) Speriamo in altra occasione dì ricostituire il catalogo di tutta 
la suppellettile pervenuta dalla Capitolare in Trivulziana. 

(4) Nell'elenco del 1789 figura anche Tedizione del Can»oni€re di 
Verona del 1479. L'esemplare attuale trivulziano, con due splendide 
miniature di scuola mantegnesca è però acquisto posteriore del mar^ 
chese G. G. Trivulzio. 

(5) Acquisto con istrumento a agosto 1804. '^l libraio Salvi toccò 
una gratificazione di L. x6oo (vedi sua quittanza 6 agosto 2805). 



IL PETRARCA E LA TRIVULZIANA 257 

il noto biografo ed illustratore del Petrarca (i) e del Boc- 
caccio : e la vendita era fin qui rimasta ignorata. Ma pochis- 
simi i libri d'argomento petrarchesco appartenenti al Baldelli: 
di edizioni delle opere come si ha dal relativo catalogo, ri- 
sultano appena le Rime nelle edizioni di Venezia, lenson, 1473, 
Lione, Rovilio, 1574, Padova, Cornino, 1722, Firenze, 1748, 
e delle Opera latina le ediz. di Basilea, Amerbach, 1496, e 
Venezia, Simone da Lo vere, 1501. 

Nel 1808 il marchese acquista, sempre in Firenze e dal 
noto hbraio e bibliofilo Giuseppe Molini, il bellissimo Canzo- 
niere del Petrarca, con la miniatura di cui si fregia questa 
Miscellanea: sl sfatare il pregiudizio invalso che in allora 
poco si pagassero i libri, basti dire che questo codice del 
Petrarca costò L. ital. attuali 1334 (2). Nel 1806 ancora e 
nel 1809 succede la compera dei codici e delle edizioni 
tutte cominiane di Padova (3), compreso queir " antichissimo 
^ testo a penna j, (cod. Triv. 1015 attuale), adoperato dai 
Volpi nella 2."^ edizione cominiana delle Rime fatta del 1732 
in Padova, e già appartenuto al P. Caterino Zeno (4). 

Non è specificato quale codice, ma risulta dalla fattura 
che nell'ottobre 1810 un * manoscritto del Petrarca ^ venne 
venduto pel prezzo di L. 70 dal libraio Giovanni Silvestri 
in Milano al march. Trivulzio, il quale della hbreria del pit- 
tore Giuseppe Bossi ebbe nel 1817 ad acquistare tutti i co- 



(1) Cfr. Del Petrarca e delle 'sue opere^ Firenze, 1797, opera ristam- 
pata nel 1837, co^ ai^giunte e correzioni. 

(2) Così nel 1810 il Cicerone, ediz. 1499, di Milano per 60 luigi d'oro 
e nel 1821 l'edizione membranacea del Virgilio di Venezia, 1470, con 
miniatura e stemma Dona, per 300 luigi d'oro. 

(3) In data di Bergamo, 13 giugno 1806, è la ricevuta di Cristoforo 
Negri per L. 1596 =» zecchini 105, ricevute dal libraio di Milano Carlo 
Brizzolara " per il prezzo stabilito per i codici cominiani come al ca« 
* talogo a lui consegnato „. Disgraziatamente il catalogo non è reperi- 
bile in Trivulziana. 

Per L. ital. 8700 la collezione Cominiana, degli stampati, venne 
venduta ai 6 luglio 1809 al marchese Trivulzio, intermediario Tabate 
Alvise Celotti, il medesimo che vendeva in Londra i codici Saibante e 
Canonici nel 182 1. 

(4) V. la descrizione del codice, ora Trivulziano 1015, a pag. 317. 



358 EllIUO MOTTA 

dici danteschi e le edizioni rare del poema, tra i qu^Ii no- 
tevoli i codd. 1058 e (091 contenenti rime del Petrarca (i). 

E può ritenersi quasi accertato che dalla Biblioteca Pe- 
trarchesca del prof. Marsand (2), ebbe a fare una scelta ab- 
bondante il march. Trivulzio. Lo proverebbe un catalogp 
ms. di quella biblioteca, identico a quello a stampa del 1826, 
ma assai più conciso nella descrizione dei libri, scritto di 
tutto pugno del Marsand, che reca aggiunto in margine ad 
ogni titolo il relativo prezzo. A questo catalogo che è in 
Trivulziana, s'intende, va allegato un indice ancora più suc- 
cinto della medesima collezione scritto dal march. Trivulzio 
e sul quale (con qualche variante sul prezzo), sono segnati 
con asterisco i volumi scelti. Fatti i necessari riscontri, ab- 
biamo potuto stabilire che realmente un acquisto, se non di 
tutti, di buona parte di essi, venne fatto. Le edizioni delle 
opere del Petrarca erano valutate in totale L. 7662 ; le opere 
riflettenti, il poeta L. 1910, in bianco il prezzo dei 6 mss. 
petrarcheschi posseduti dal Marsand e nella sua Biblioteca 
superlativamente illustrati. 

Del Marsand è copioso in Trivulziana il carteggio col 
march, Trivulzio, e vi si parla sovente di edizioni del Pe- 
trarca, delle gite del pittore Migliara ad Arquà per rilevarne 
le illustrazioni usate per l'edizione del Petrarca del Marsand 
stesso, e si domanda il parere del Monti per la lezione de* 
primi codici e delle prime strofe da usare per la medesima 
stampa (3). 

(x) V. la descrizione in altra parte della Misciilanea. 

Dal Catalogo delia Libreria del fu cav, Giuseppe Bossi pittore mi- 
lanese, Milano, Bernardoni, 1817, p. 232, 237, risultano i seguenti due 
codici petrarcheschi, che ignoriamo dove siano andati a finire: 
• Rerum memorandarum Francisci Petr arche libri IV. Cod. membr. con 

'^ ornati e oro nella prima facciata e nelle lettere iniziali di cia- 

* scun libro, del sec. XV, in-4 „. 

" Rime del Petrarca con una breve di lui vita, e rime d'un Petrarchista 
" anonimo del sec. XV in lode di una Madonna Laura italiana, codice 

* cartaceo, sec. XV, in-4 „. 

(a) Biblioteca Petrarchesca formata, posseduta, descrìtta ed illustrata 
dal prof. Antonio Marsand, Milano, Giusti, 1826. 
(3) P. e., la lettera da Padova, 8 maggio 181$). 



n. PETRARCA E LA T^UVULZIANA 939 

Ma pur troppo dalja ca$a Trivulzio» per 1^ divisione fat^ 
tra il marchese Gian Giacomo e la nipote Cristina, figlia unica 
del fratello Gerolamo Trivulzio, andata sposa al principe 
umilio di Belgiojoso nel 1824, esularono parecchi codici pe- 
^rpheschi, pervenne più tardi alla di lei figlia ed erede 
marchesa Maria Trotti. Di parte dei 725 codici Trivulzio- 
Trotti è nota la fine, per le vendite Hoepli e Leawitt avve- 
nute nel 1886. Si fii in quell'occasione che il prof. Novatip 
pon quella competenza che gli è universalmente riconosciutai 
illu3trava quel codice dei Trionfi che varcava l'Oceano (i). 
A noi la magra consolazione di cavare dal catalogo di divi- 
sione Trivulzio l'elenco dei sette codici petrarcheschi ch'erano 
allora passati nel pal^zo Belgiojoso: 

n. 255. Cicero Curioni et C. Epistole. Pogius Nicolao, Epi- 
stola ; Item Leonardo Aretino ; ad Franciscum Petrarcam 
lombardi a Serìcp de despositione {sic) vite sue dìalogus ; 
Dialogus Philoni Philosophi ad Doriam Civem Atticum ; 
Tractatus de signis Celi secundum tabulasi et secundum 
Philosophiam; Genealogia falsorum Deorum prima pars 
^sque ad Cesarem, et Neronem, et maxime de parte 
Trojanorum. Cod. membr. del secolo XV, in-8 (2). 

n. 4ytl. Trattato dell'arte del morire, con orazione alla B. V. 
in versi italiani, ed una Parafrasi ritmica àtWAve Maria^ 
e la Canzone del Petrarca: Vergine bella. Cod. membr. 
del sec. XV, in^. 

n. 526. La Passione di N. S. Gesù Cristo in ottava rima 
con figure. Cod. in pergamena mutilo con unita la vita 
della gloriosissima Vergine Maria in terza rima forse del 
Cornazzano di stampa antica del secolo XV, mutilo. 
Segue un foglio in pergamena del Cannoniere del Pe- 
trarca, una laude fatta ad laude della V. Maria, e Pro- 
verbia Fratis lacoponi de Tuderto Moralia piena sen- 
tentiis, in carta del sec, XV, con varie stampe di poco 
conto del secolo XVIIl, in-4. 

(i) / Codici'TrivulMto Trotti, in Gioma/e Storico deUa letteratura ita* 
kana, X, 1887, p. 169. 

(a) Anche questo codice è ricordato dal Novati, op. cit., p. 179 n. 



a6o EMILIO MOTTA 

n. 531. Trìumphi del Soavissimo Poeta Petrarca. Cod. cart 
del sec. XV, inS (i). 

n. 533. Sonetti Petrarca, e Rime di ser Nicolò de Vigna- 
delio. In fine : Nicolaus composuit. Finit per me Petrum 
Jacobum de Vignadello fil. ser Nicolai. Cod. cart del 
sec. XV, in-4. 

n. 536. Sonetti e Capitoli, tra li quali un Sonetto è del Pe- 
trarca. Cod. membr. del sec. XVI, in-4 con annotazione 
che è stato di Don Battista Melfio, et fii donato da lui 
al signor Diego Monte Majore nel Concilio (di Trento) 
a dì IO settembre 1563. 

n. 542. Sonetti e Canzoni in vita e in morte di Madonna 
Laura, e Trionfi. In calce: Finita in Venezia nel mese 
di Gennaio il giorno ultimo nell'anno 1526 (1527 nuovo 
stile). Codice cart. mutilo del sec. XVI, in-8. 

Le benemerenze del marchese Trivulzio verso gli studi 
danteschi acquisite coiredizioni dei Convito, della Vita Nuova 
e del Commento del Magalotti alla Divina Commedia sono noti. 
Non mancò egli anche pel Petrarca di far trascrivere rime 
da antichi codici fiorentini postillando egli stesso l'esemplare 
suo deir edizione di Verona del 1797. S' interessò alla que- 
stione della villa di Linterno, che fu a visitare, in compagnia 
del pittore Migliara, il i.^ luglio 1825 (2). Ed il Valéry gli 
riconosce il merito d' aver, in un al Marsand ^ reconnu et 
" fixé la vraie position de Linterno j, (3). I lettori troveranno 
nelle pagine precedenti uno studio esauriente sulla questione, 
dovuto al consocio Annoni (4). 

(i) Descrizione in Novati, op. cit., p. 179. Alla vendita Leawitt a 
New York è stato aggiudicato per 40 dollari. 

(a) Cfr. l'almanacco pel 1828: Una passeggiata alla villa di Petrarca 
in Linterno^ Milano, Ripamonti Carpano, p. 36. 

(3) Voyages litléraires et h'storiques en Italie, Paris, 1831, t. i, p. 189. 

(4) Per incidenza facciamo qui constatare 1' esistenza di un casato 
Petrarca in Milano almeno fino dal 1638. Altri approfondisca la ricerca 
genealogica; a noi basta dal registro Lombardi deirArchivìo notarile 
milanese rilevare i nomi di : Antonio q.m Giuseppe (1638 e 1643), Fran- 
cesco q.™ Giuseppe (1653), Cattaneo Antonio q.n Giuseppe (1654), Giu- 
seppe di Antonio Petrarca, mar. Antonia Buzzi (1672), Chiara e fratello 
Giuseppe q.n> Antonio (1698), Tomaso q.n Giuseppe, mar. Geltrude 
Zuccoli (1725). 



IL PETRARCA E LA TRIVULZIANA 201 

Nei suoi numerosi viaggi, tutti intesi a visitare le bel- 
lezze artistiche e naturali d'Italia, a conoscere gli uomini 
illustri del suo tempo, ad esaminare le librerie ed a racco- 
gliere codici e stampe per la sua, non mancò il marchese 
di pellegrinare alla tomba del Petrarca in Arquà, ma non 
vi lasciò ricordi epigrafici o poetici, come fecero altri suoi 
concittadini (i), quali ad esempio il conte Giuseppe Mellerìo 
nel iSai e Girolamo Bagatta, che vi si recò nel settembre 
i8a6 in compagnia, tra altri del giovinetto conte Giulio Porro 
Lambertenghi (2), l'allievo del Pellico, allora sepolto nello 
Spielberg, ed al quale la Trivulziana doveva assai più tardi 
andar debitrice del catalogo dei suoi mss. (1884). 

L'edizione delle Rime del Petrarca (Padova 1829) curata 
da Angelo Sicca, direttore appunto della tipografia della 
Minerva, doveva firegiarsi della dedica al marchese Trìvulzio, 
già dettata (3) e sottopostagli con lettera 25 agosto 1828; 

(i) Cfr. Topuscolo : Rime di diversi, che Uggonsi sulU inteme pareti 
detta casa del Petrarca in Arqnà, e sui Codici e serbansi dalla Melante 
cura detto arciprete di quei villaggio, Venezia, tip. Gattei, 1807, p. 64 e 68. 

(a) V'allude riscrìzione (op. cit.): 

UTRAMQUE DOMUM 
QUimS TSMPORARIAK ET DORHmOlflS PSRPBTUAB 

FRANCISCI PETRAKCAE 

VBNSRATUS HIERONYlfUS BAGATTA 

NOlfEN HIC SUUM UTTERIS CONSIGRAVnT 

XIV KAL. SBPT. AN. MDCCCXXVl 

ADERAMT FAUSTINUS BINA MAGISTSR DISIGNATOR 

DBCENTIAMENSIS 
JAOOBUS ST JUUUS PORRO LAMBERTENGHI 
MSDIOLANBNSES 
F. PHAEBASI DBCENTIANERSIS ALUMNI • 

(3) A SUA ECCELLENZA 

IL SIC. MARCHESE GIAN GIACOMO TRÌVULZIO 

DELLE ITAUCHE LETTERE 

CHIARISSIMO CULTORE E MECENATE MUNIFICO 

d'ogni NOBILE VIRTÙ SPECCHIATO ESEMPIO 

QUESTA 

del sommo urico ttaliano 

umile edizione 

di verace stima e devozion sincera 

monumento perenne 

l' editore 

angelo sicca ^ 

D . D . D 

{Tripul^OHa, Antogrtft: Sicca). 

17 



«6S EMIUO MOTTA 

ma non ne fìi nulla, e crediamo per la modestia del Tri- 
vul2to, restio die dediche. Che egli invece ne dettasse una 
a lode del cantore di Laura, cui forse nel suo parco dì 
Omate, od in altro posto aveva ideato porre im duraturo 
ricordo, prova la minuta conservata ancora tra le sue carte. 
Valga a chiusa di queste brìciole. 

FRANCISCO PETRARCHAE 

RCUGIOmS IKTEQRITATE 

HORUM ELEGANTIA 

INGENn VI 

ERUDmONIS STUDIO 

LITBRARUM OMNIUM RESTAURATORI 

POETAE 
PfOLOSOPHO TMEOLOGO ORATORI HISTORIOO 

CLARISSIMO 

JACOBUS TRIVULTIUS 

ADMIRATOR DEVOTUSQUE 

Ma H* 

IN DEI GLORIAM 

P. 
M . DCCC . XXVII (x) 

Emilio Motta. 

(i) D'un ritratto del poeta, su lavagna, con altri acquistato dal 
marchese Trìvulzio, verrà data la rìproduzioae nel volume consacrato 
al Petrarca dal prof. Novati e che uscirà a Bergamo, dalP officina del- 
l' Istituto italiano d* arti grafiche. Troveranno in esso posto anche le 
due miniature mantegnesche del CàHMoniirt, edix. di Verona del I4791P 
più addietro già ricordate. 



I CODICI PETRARCHESCHI 

DELLE 

BIBLIOTECHE MILANESI 

PUBBLICHE E PRIVATE H 



AMBROSIANA, MELZIANA, TRIVULZIANA 

ARCHIVIO VISCONTI DI MODRONE 

ARCHIVIO CAPITOLARE ARCIVESCOVILE 



n Si ometu la Nazionale di Brani, i oodid petrarcheachi della quale furon già deacrìtti 
ii«Il'opera / codici petrarch. delle Mlioi. govem, del lifgno indie, per cnra del Mioiatero 
dcll*I. P., Roma, 1874, p. 115 «gg» 



I. 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 



I. 



Opere latine (0 



aj Prosa — 1. Trattati. 
I. — 1, 118, ini. 

Pnwciscl Petrarcae» de remedlis ntrìtuqne fortnnae. Seneca, 
de remedlis fortnltomiii. 

Cartac, sec. XV (1420, cfr. e 205), mm. 304 x aio; e. 315; nume- 
razione contemporanea alla scrittura, a volte inutilmente ritoccata; 
34-37 linee scrìtte per pagina. A e 9Q5' si legge: ' Scrìptus per me 
' danielem de calchagnis . 16 sept . 2420 ,. Iniziali delle rubrìche 
rosse con abbondanti e svarìatissimi fregi rossi, non ineleganti. 
Le maiuscole del testo spesso con qualche fregio rosso. 

Legatura in mezza pelle. 

e X. 

Operis (corr. di 2.* mano Dialogorum) Francisci Petrarce de r^ 
medio utriusque fortune, Incipit liber primus. « Cum fortimasque 
« hominum cogito incertosque et subitos rerum eventus || Iiise- 
« pultus abitiar . Ra . Age res tuas . Curam hanc linque viven- 
M tibus «. Explicit liber secundus 6* ultimus Francisci Pe» 
t rare e de remediis utriusque fortune. Segue questo commiato del 
copiatore: « S. Filippa .la fin. fa tuto » (cfr. ed. Bas., 1554^ I, i\ 



(i) I oodld delle opere latioe son tuti descrìtti tatti dal dott. C. Foligno, ad eccczioM 
M ood. A, 79, ini, di cai la deecriiione, che s'è già letu, è opera del dott. Achille RattL 



966 SPOGUO DELLE BIBUOTÈCHE 

a. — I, 98, sup. 
Miscellaneo. 

Membr^ sec. XV, mm. 372 x 194; 17 quaderni numerati anti- 
camente fino al X (e. 98); carte 11-166; I e II cartac e descrittive 
del cod.); numerazione moderna; linee scritte 38 per pagina. Iniziali 
dei libri miniate nel I titolo (e. i; 5; 14; 20^; 31'; 41'; 52; 59; 70; 79; 
88; 99^; lai). Nel titolo petrarchesco maiuscole a capo perìodo con 
fregio rosso turchino alternato. Titoli rossi. 

Appartenne ai padri di S. Marìa Coronata di Milano^ e fu da 
essi ceduto al card. F. Borromeo nel z6o6. 

Legatura antica di assà ricoperta di pelle li^pressa» dorso di 
marocchino moderno. 

Contiene 6 titoli, il VI petrarchesco. 

VI. 

Francisci Petrarce dialogus de conflictu miseriarum suarum in^ 
cipit dei gratta (e. 121 — e. 166'). « Atonito micbi quidem et 
« sepissime cogitanti qualiter in hanc vitam intrassem qualiterve 
« fore egressurum contigit nuper || non excitem ipse pulverem 
« in oculos meos subsidiantque fliictu^ animi, sileat mundus et 
« fortuna non obstrepet . Deo gratias . Amen. » {De contemptu 
mundi; cfr. ed. Bas., I, 373). 

3- — R, 49, «up. 
Miscellaneo. 

Meiubr., sec XV (scritto in parte nel 1426; cfr. carta 127). 
mm. 247x173, e. 164. La numerazione è moderna; una numera- 
zione antica trascurava i primi due fogli, dove è il titolo e una mì> 
niatura e cessava col titolo petrarchesco a e 127^ (125' vecchio 
stile). Titoli e iniziali delle rubriche in rosso con fregi azzurri; 
maiuscole nel testo in nero con qualche fregio rosso. A e. af grande 
miniatura su fondo d'oro rappresentante un sovrano coronato so- 
pra un cavallo bianco, armato e collo scettro. Nello sfondo delle mon* 
tagne ed una torre. Forse il personaggio è Romolo (ved. Tav. VUl^ 
a p. 245 di questo volume). Altra iniziale mniata a e ^ 

Legatura in pelle, 

franciscus petrarcha in libro invectivarum parte secumb e. 4.\ 
u Scribo de viris illustribus quale non ausim dicere \\ et pre- 
u claram rerum gestarum glorìam consecuti sunt », 

e- 3- 
Francisci Petrarche poete laureati quorundam clarissimarum 

herown epithomatis ad generosissimum Fatavi daminum inclUum 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 367 

Franciscum de Carraria, « De Romulo primo Romanorum 
« Rege. Romulus Romanorum prìmus Romaneque republice 
« parens | ut evidenter ostenderetur cedem iliam nec deo neque 
« hominibus placuìsse ». 

£xplicit iracMus pukerrimus De viris iUustribm eéifmspef domi' 
num Franciscum Petrarcham . Dea Gratìta.Amto dni 
1426 . Rame. La parola « Rome » è in rasura a e torf. 

11 cod. contiene soltanto le vite scrìtte dal Petrarca, non 
quelle aggiunte da Lombardo della Seta. 

4. — I, 171. iirf. 
Miscellaoeo. 

Cartac, fine del sec. XIV e principio del XV, mm. 293x219^ 
e 11-148^ numerazione moderna; righe scritte 321-35. Iniziali colorate 
per lo più in rosso, alcuna volta rosse e turchine alternate; poco el^ 
ganti e senza fregi. In una nota a e 145' *si legge: * Antonius Gallio 
' canus de Francia oriundus tam pulchri libelli dominus maiusculas 
' rubeas et ceruleas appingebat, ceteras corrosas nigriorì sepia se- 

* dulus instaurabat 1, ; e la nota è d'una mano cinquecentesca, e. I 
e II assai guaste recano interessanti notizie sul volume. Il conserva 
una nota in cui si pone innanzi, con vari argomenti, come verisi- 
mile Tipotesi che il ms. possa esser, almeno in parte, di mano del P.; 
il che, a nostro avviso, non è assolutamente. V ci dice l'antica prove- 
nienza: * Iste liber est mei piesbtteri federìd ** lib. quem emi in 

* anno hcccclviii ** lib. vni » e la nota si integra confrontando 
e. 14B, dove è in parte due volte ripetuta : * Iste liber est mei pre- 
' sbiteri federici de maritano quem emi * * pretìo &. merchato lib. vm^ 

* in «ino McoccLvm ». 

Nel 1490 il volume apparteneva ancora al Marlismo (cfr. e 146^; 
nei 1554 a G. F. Grillo, e più tardi a Fr. Bossi ed a Ottavio Adeo- 
dato Loco (?). 

La legatura antica fu rinnovata conservando il materiale: assi 
ricoperte di cuoio, dorso di marocchino: mancano le fibule e le dn- 
ghiette che chiudevano il volume. 

Contiene 21 titoli, di cui il XXI petrarchesco. 

XXI, e. 136. 

Adsit principia sancta maria meo ,Francisci peirarce laureati 
de sui ipsius & multorum ignorantia • liber primus incipit ad 
donatum apennigenam (sic) gramaiicum. « Nunquam ne igitur 
« quiescemus? semper conflictabitur hic calamus? nulle nobis 
« erunt ferie? || si amici nomen pre virtutis inopia non me- 
li remur, saltem benivolum & amantem ament 1» (e. 144'; cfc 
ed. Bas., II, 1124). 



a68 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

c. 145, anepìgr. 

««Habes en amice iam tandem expectatum promissumque 
« librum || Et hec quìdem ille. Nil tibi nunc aliud sum scrip- 
« turus. vive mei memor & vale. Pathavi idib. lanuariis, mei 
« dolorìs in lectulo bora noctis XI*. F. petrarch. » (e 145; 
Prefazione al trattato De sui tpsius et multorum ignorantia; 
cfr. ed. Bas.y II, 1141). 



2. Epistole. 

5. — B, 123, sup. 
Mliceilaneo. 

Cartac., sec. XV, mm. 988x909; carte 244, 7 bianche in fine; 
numerazione (a nostro avyiso) dei sec XVII, di righe 41-47 per pa- 
gina; mani diverse. Maiuscole con qualche fregio di carmino; titoli 
in rosso. 

Ambrosiano dalla fondazione. Legatura antica in pelle. 

18 tìtoli, di cui il I petrarchesco. 
L Contiene 7 libri delle epistolae seniles (e. i) Liber primus f\rancisci\ 
p[etrarce] P[oetae] /[lorentini] ad Symonidem suum prohemium . 
« Olim Socratì scribens questus eram || & rariora esse sol^it 
« senum dona quam iuvenum ». (Cfr. ed. Bas., II, 812). 

e. I. 
Fortune blanditias contemptu magnifico repellendas. « Iam ante lite- 
« rulanim tuarum adventum & Zenobium nostrum defimctum 
« esse mestus n. 

Segue il testo dell'ediz. di Basilea, con non poche scorre- 
zioni e qualche variante specialmente nelle epigrafi alle epi- 
stole, le quali nel ms. sono a volte mancanti, fino a e. 30 
(ed. Bas., II, 485) alla fine del lib. III. 

e. 30'. 
Incipit liber quartus . Que sint summo duci necessaria, « Non verear 
« ut {corr, ne) me irrìdeas, ut hanibal phormionem, non enim 
« loquor II tibi ac tuis, fide eximia, atque industria promerere. 
u Vale memor mei . patavi, kall . aprilis » (e. 35; cfr. De officio 
et virtutibus imperatoriis; ed. Bas., I, 435). 

e. 35 (cfr. ed. Bas., II, 863). 
Gratulatio velocis incruenteque victorie, « Bene habet, non semper 
« quod verebar, sed interdum quod sperabam accidit | quo 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 269 

• nuUum angustìus theatrum, nulla prorsus are celsior glorio- 
« sissìme txiumphalis. Vale teque quam prìmum tuorum oculis 
« exptondum {corr... tatum) refer . Ven(etiis], UH . yd . lunias » 

(e. SS*). 

e. ^s' (cfr. ed. Bas., II, 864). 
De Victoria Veneiorutn, « Et si presens animo, corpore proximus^ 
« pene aurìbus strepitum plausumque || etiam viros constare 
« militiam & roagni&centiam, & excelsas animos contemptum* 
« que auri & glorie appetitum . Vale . Venetiis . 4 yd . Aug. (e. 37*). 
Collima con Tedizìone citata sino alla fine del libro IV, a 
e. 41 (cfr. ed. Bas., II, 874). 

e. 41 (cfr. ed. Bas., II, 874). 
Incipit liber quintus. Descriptio urbis ticinensis ad lohannem bocO' 
tium. u Fecisti optime, qui quando oculis vel volebas vel non 
« poteras saltem me literis visitasti || quod animo meo sciret, 
« et missi & mittentis consideratione gratissimum. Vale Ticini,. 
« XIX Cal.Ianuarii » (e. 43). 

e 43- 
De appetito anxio primi loci. « Habeo tibi aliquid dicere, ut pec- 

« cator salvatoris utar verbo || Appli Ceci filiam absolvissem. 

« Vale, iam hoc enim non aliud habebam tibi nunc dicere. 

« Ven., V . kall . sept. »» (e. 45'). 

D'indi innanzi è l'ordine identico a quello della ediz. di Ba* 

silea fino a e. 54 (ed. Bas., II, 894). 

e. 53 (cfr. ed. Bas., II, 886). 
Exhortatio ad animi constantiam. « Etate fili, caritate frater olim, 
« dignitate iam pater amantissime, || meliores viros novi, quam 
« suaveià alios, fictos blandiloquos versipelles . Vale . Ven., VI . 
« yd . iunias ». 

e. 54- 
Promissi libri transmissio 6* dilationis excusatio, « Misi tandem 

« tibi pater expetitum sepe promissumque || proque tuo hono- 

« rifico labore ac multorum requie • Vive felix & vale . Ven.^ 

« VOI . yd . lunias » (e. 54'). 

e 55 (ed. Bas., II, 895). 
Gravis increpatio degeneris studii. « Profectus es Babilonem, pro- 
ti fectionem miror, moram stupeo, negotium odi | vel lectio uti- 
u lis honeste lectionis reddat immemorem . Vale diu f^ix »• 
(e. 55'; ed, Bas., Il, 896). 



OrfO SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

c. 55'- 
Contra avaricie magistros. 6* de senutn divitumque 6* regum ava- 
ricia. u Scio tibi magistrum avaritie domi esse, ex diverso 
u autem || Quod hic omnibus suadet tuus . tibi iam prìdem 
u persuasit animus . modo (?) non dissuadet pedagogus . vale » 
(e- 57; cfr. ed. Bas., 1, 607). 

e. 57. 
De avaritia iterum ingeniis adiuta ntultorum. « Et miramur si ava- 

« ritie regimen late patet 1 1 dumque adhuc invenire aliquid in 

« manibus potester (corr. potes iter) vocatus expergiscere . Vale 

« in domino n (e. 61; cfr. ed. Bas., I, 610, riga io). 

e. 61. 
Laudent in re qualibei suspectam, sed acceptam tamen, u Sicut in- 
u gentia munera verbis imminuit ingrata superbia, sic humi- 
u lis II et tam longi temporis aptum fenus aditìam . Vale . Ti- 
fi Cini Vl.yd.Aug. » (e. 62; cfr. ed. Bas., Il, 896). 

e. 62' (cfr. ed. Bas., II, 897). 
Incipit liber septimus . de dilato nimis nec iam amplius differendo 
ecclesie reditum in suam sedem . Ad urbanum quintum. « Ali- 
u quandiu, beatissime pater, an aliquid tibi, seu quid scribe- 
« rem dubius fui || consiliis non blandìs, nec fortasse delecta- 
u bilibus, sed sanis ac fidelibus, utque arbitror deo gratis . 
« Venetiis, III . kal . luUias . 1369 ». /?er. S. /. p, lib. 7 explicit 
e. 72 (ed. Bas., II, 914). 

e. 72'. 
F, p. r, s, lib. incipit ij; anepigr. (ed. Bas., II, 1065, de reb. sen.^ 
XVI, i). li Ad litteras tuas nil respondere decreveram . conti- 
« nebant enim utìles licet amicabiles |[ iuvenis ociosus? ego 
u ipse me fateor & pervicaciam meam miror . vale ». 

e. 72' (ed. Bas., II, 1065; Sen,, XVI, 2) anepigr. 
« Epistola status tui nuncia ad me venit, eaque in parte animum 
u meum magno quidem non insolito merore complevit | Quem 
« cumque me feceris nichil est quod non possit docti disertìque 
M viri stillus, michi tamen enitendum est, si sum^nichìl, ut sim » 
(e. 74'; ed. Bas., II, 1070, riga 5). 

6. -- B, 1€0t Slip. 

Licofrone^ AiMsandra (graece). 

Cartac, XV, mm. 300x206, e. VI-i3X, numerazione moderna; 
legatura di assi ricoperte di pelle impressa. Quali guardie del ms.. 



9XBL10TXCA AMBROSIAMA 27X 

per fissarlo alla legatura, s* usarono due fogli interi d' un codice 
delle epistole petrarchesche. Membr., 999 x 205 ; fine del sec XIV, 
a due colonne di righe 58. e. i e 131' sono fissate all'asse dgUm le- 
gatura., col. a e. z' è troncata per pareggiarla all'asse. 

Contiene Tepist. delle FamìKari, III, io (ed. Fracass., I, z6i), adesp., 
anepigr. 

« .... io & tibi celo missus nuncius ex.... hoc sub caso ducere 
« sumpnos II Large quidem fallerìs; quam multos sopor immo- 
« dicus oppressit quos labor & vigilie preservassent, quam 
« multos vel necavit crapula vel suffocavit ebrietas qui ieiunio 
« salvi forent . volgatum est phires... » 

e. 2. 
Ep. Fam., IH, 22 (ed. Fracass., 1, 188); adesp., anepigr.: «... obluc- 
M tante cognovit matrimonii pactis interpositis . Idque quo ma- 
« gìs in aures tuas intret nescio || nichilo urbanior quam ama- 
« tor is cuius amentie modo veniam postulamus. Ad fontem 
« Sorgie, VI . kal. maias ». 

e. 130. 
Ep. Fam,, II, 2 (ed. Fracass., I, 87); adesp., anepigr. : «... valuit 
« exemplum secutìque sunt factum quibus facti nulla racio erat. 
« Sed postquam cremandi mos invaluit || invenies virum sapien- 
« tem, opinionem ab erroribus avertere & aut miserari deli* 
« rancium greges aut ridere. Vale ». 

e. 130, nel margine : Ad Severum apenninicolam consolatoria su- 
per exiltum, 
Ep. Fani,, II, 3 (ed. Fracass., I, 88): « Exilium etsi ab esiliando 
« tractum rear vel ut Servio placet || Tu vero abi dominoque 
« tuo nunda isdem me rediturum itinerìbus quibus exivi sed 
« non antequam..... » 

e. 131. 
Ep, Fam., II, 4 (ed. Fracass., I, 104-106) querebaris, occurrentem 
ultro complectere || ab a[n]neo Seneca translatam in tuum pectus 
alte demiseris ducunt volentem fata nolentem trahunt . Vale. 

e. 131. 
Ep. Fam., II, 5 (ed. Fracass., I, i07-io8), adesp., anepigr.: « Ex itinere 
« medio redeuntem epist... tuam avidissime suscepi optab.... 
« enim solito etiam ardentius stat... tuum || sed tue est hoc 
« iter... gressus sum dico iter vite huius laben... » 



272 SPOGUO DELLE BIBUOTECHE 

7. — C, 141, Inf. 

Pormalarlam caacelleriae. 

Cartac. (e. i e a meinbr.), sec. XV (14351 cfr. e. II'), inm. 308 x 215, 
& n-194, di numerazione antica; le prime due carte non sono nu- 
merate. Una mano moderna ricominciò la numerazione compren- 
dendole, ma la interruppe a e. 40; la riprese poi da e. 188 in oltre, 
riprendendo quindi con il numero 190. 35 linee scritte per pagina, 
n Formulario fu composto ed esemplato da Nicolò de Camulio, 
segretario del duca Filippo Maria Visconti (cfr. e. IV); a e. 185 co> 
mincia una mano della fine del sec. XVI. Lettere iniziali azzurre 
con fregi rossi, a e. i' uno stemma miniato; a e. 194 si legge Tin- 
dirìzzo d'una lettera a G. Fr. Marliano presidente del senato du- 
cale, forse un antico possessore del volume (cfr. I, 171, inf.). 

Legatura antica di assi ricoperte di pelle rossa; mancano le 
quattro fibule e le cinghiette, che chiudevano il volume; dorso rìn* 
novato. 

Contiene 89 titoli, di cui petrarcheschi il XIX, il XLV e il LUL 

XIX, e. 17. 

Epistola d. Francisci Petrarce ad M. F. aureum de flaiano. 
(cfr. De reb. seti., XIII, 6, ed. Bas., II, 1017). « Epistola tua 
« prior que serius ad me venit || Postremo mei raemorem 
« illum salvere iube, & Vale. Inter colles Euganeos data XVI. 
« kir . nov . ad vesprum ». 

XLV, e. 75'. 

Epistola brevis consolatoria (cfr. De reb. sen., lib. XI, io; ed. 
Bas., n, 981). « Dulci velut acredinem atque dulcedinem || tuis 
u iam manibus clavum rege. Per dominum Franciscum pe- 
« trarcham ». 

LEI, e. idi'. 

Epistola d. Francisci Petrarce ad d. Luchinum de Verme (ed. 
Bas., I, 435). u Non vereor ne me irrìdeas ut hanibal phor* 
« mionem 1 quam ratio insuper ex consiliis ac preceptis v. 

8. — D, 93, sup. 

Miscellaneo. 

Cartac^ sec. XV e XVI (principio), mm. 317 xaao; e. 177; e 4 
in bianco, non numerate, di righe scritte 34-39; numerazione mo- 
derna, che unifica varie numerazioni più antiche, ma non contem* 
poranee alla scrittura. Titoli in rosso. 

Legatura in cartone ricoperto di pergamena, dorso di pelle. 
Sulla pergamena si leggono frammenti di omelie. 

Contiene 66 titoli, di cui petrarcheschi il XIV, XXTV, XLIIL 



BIBUÓTECA AMBROSIANA 273 

xrv, C. 64. 

Franciscus petrarcha de factts propriis ad universam (sic) orbem 
(ed. Bas.y ly p. V; ed. Fracassetti, I, p. i sgg.). « Franciscus 
« posteritati. Fuerit tìbi forsan de me aliquid auditum || more 
u egrorum loci mutatione tediis consulendi n (e. 66'). 

XXIV, e. 94'. 

Epistola domini Francisci petrarce ad imperntorent, exhor- 
tondo ipsum ut romano imperio priscarum virium robur im- 
pendat (ed. Bas., I, p. 590). « Praecipitium horret epistola, se- 
« renissime Cesar, auctoris sibi conscia dum cogitat unde 
u digrediens || pallore miserabili sed infracto animo et excelso 
« non minorem prìstinae maiestatis w (e. 95^). 

XLIII, e. 140'. 

F. P. ad quendam doctorem ne sit zehtypus de uxore sua { Var. 21 : 
ed. Fracassetti, HI, 349). « Inter curarum mearum turbulentissi* 
« mas procellas gratissime mihi tranquillitatis portum obtulisse 
« visa est II furtim lecta prò tempore rusticanis vasculis offe- 
« runtur « (e. 141'). 

9. — D, 223, In!. 
Miscellanea. 

Cartàc, sec. XVI, mm. 303 x 215, e. 190; numerazione moderna, 
una numerazione contemporanea alla scrittura, se non erriamo, non 
tien conto di e. 92-105* 

Appartenne a G. F. Pinelli. 

Legatura in pergamena. 

Contiene 12 titoli, di cui il VII e il XII petrarcheschi. 

VII, e 154'. 

Vita adespota di Francesco Petrarca. « F. P. florentinus origine 

« ex antiqua familia honestisque parentibus || Sdpius aurato 

« subiit capitolia curru » (e. 173')* 

Xn, e. 180'. 

Fascicoletto cartac, sec. XV, mm. 217 x 155. 

Epistola d. Fr. petrarce poete laureati ad dominum Conradutn 
de Bemadigio de Mediolano, magnum Seneschallum sive Mare* 
schallum Serenissimi D. Imperatoris. È tra le Familiari, XII, 2, 
diretta dal P. a Niccola Acciainoli (cfr. F. P., Epistolae, edizione 
Fracassetti, v. Il, p. 162). « lam tandem vir clarìssime, perfi- 
« diam fides, avaritiam largitas, superbiam vicit humilitas || ad 



374 SPOGUO HKLLE &IfiLlOt£CH£ 

« sedes terreas (sic) pervolabit. Vale patrie decus ac nostrum •• 
(e. iSsO. Assai scorretta. 

IO. — P, 256, sap. 

Miscellaneo, 

Cartac, sec. XV ex., mm. 987 x 217, e. 213 di numerazione mo- 
derna che unifica i vari titoli; linee scritte 33 per pagina* Manea 
un quadernetto tra e. 60 e 61. Di varie mani: e 134 iniziale colo- 
rala con disegni; più oltre altre iniziali a colori» 

Dovette esser di proprietà della famiglia Landò; cfk*. e. oogi 
" 25x0 die a augusti bora aa veneris nata est corniti Albertino de 
* Landò filia que appellata est nomine Blancha Leonora quam ego 
' Augustinus Car.iiu Lovani a fonte baptismatis, etc. f, La stessa 
mano aggiunge altre notizie di nascite nella famiglia de* Landò, e a 
e 909 si legge la firma, a quanto ci sembra, " Galiaceus. Landus ». 

Legatura moderna in mezza pelle. 

Contiene 18 titoli: nel primo sono comprese alcune epistole 
d<jl P. 

I, e. 29', anepigr. 

« Franciscus petrarcha. lam satis me vixisse arbitror. Optimi 
« cives et illam sapientis amici vocem audire videor || cum au* 
« dierìtis illius ore me locutum credite. Cupio vos florentìssima 
M semper in re p[ublica] perfeliciter valere. Fatavi, Vili . id . 
« aprilis devotus vir franciscus petrarchus florentinus dvis re- 
« commendationem sui ac suarum rerum it (e. 30'; cfr. F€m$,, 
XI, 5; ed. Fracass., Il, 114). 

e. 30', anepigr. 
Franciscus petrarcha. Egregio viro d. lohanni bocacii de cer* 
ialdo amico fidelissimo florentino, « lam vero proximiora di- 
ti xerim que leguntur in fabulis 1 quisquis non sentietur in 
« peregrìnatìones longissimas mecum duco salvare (5«r) iubeas 
u ore tuo meis vocibus. vale | Franciscus petrarchus » (e 31'; 
Fam,, XI, 6; ed. Fracass., Il, 118). 

e. 31'. 
Inviciissimo cesari nostro domino Karolo dei gratia romanorum 
regi. Franciscus petrarcha, « Precipitium horret epistola, 
« serenissime cesar, auctoris sibi conscia dum cogitat unde di- 
« grediens quo ventura sit || Solus enim es cui deus omnipotens 
« interrupti consilii mei delatum gloriam reservavit. dat etc {sic) 
u Francischus petrarchus » (e. 33'; Fam., X, i; Fracas- 
setti, 11, 57). 



BIBUOTECA AMBROSIANA 275 

c- 33'- 
Responsio Karoli regis romanorum facta d. francischo, Ka- 

roli responsio. « Laureata tui gratenter (sic) emicuit sic virtus 

« insignis 1 Et te quem elicona tenent in coniugem inter lauda- 

« biles devotos imperìi denotamus . dat . etc . {sic) n (e. 34). 

e. 34- 
Epitaphium d. f.petrarche editum per eundem. « Frìgida frandsci 

« lapis II celi requiescat in arce » Eiusdem d. f. dum laborabat 

in extremis « Cuncta vorant anni volucres, domat omnia tem- 

« piis II senio dat terga iuventus ». 

e- 34 
Franciscus petrarchus domino nicolao de azaiolis de FlorenHa 

magno regni Sicilie senescalco. Francischus Petrarca. « lam 

« tandem vir clarìssime perfidiam fides, avarìtiam largitas su- 

« perbiam vicit humilitas || & nos scimus velociter ad sedes ethe- 

« reas pervolabit Vale patrie decus & nostrum . dat . etc . & (sic) 

« Franciscus petrarcus » (e. 37; Fam., XU, a; Fracass., Il, 162). 

e. 37. 
Epistola eiusdem d. /. p. ad dominum clementem papam. Francia 

scus petrarcha. u Febrìs tue nunptìus {sic), beatissime pater, 

« tremorem membrìs meis attulit & orrorem. || si te, si nos onmes, 

« si totam egrotantem ecclesiam salvam cupio . dat.et.&.(5fc) n. 

(e. 37*; Fam.f V, 19; Fracass. I, 299). 

e- 37'- 
Epistola petrarce ad fratrem lohannem de columna podagricum. 

M Anilem tibi fabellam, sed ex re, ut ait flaccus, garìo. Aranea 

« iter agens || si malum omne vis pellere, pelle divitias . Vale. » 

(& 39 ; Fam., Ili, 13; Fracass., I, 168). 

e 38'. 
Salutatio d. francischi petrarce laureati revertentis de ultra 
montibus ubi per XV annos steterat ad italiam quam perpetuo 
totaliter habitare voUbat. Francischus petrarcha. « Salve 
« cara deo tellus sanctissima salve 1 Salve pulcra parens ter- 
« rarum gloria salve » (e 39; cfr. ed. Bas., Il, 1367). 

e. 39. 
Epithaphium d. francisci ad dominum urbanum quintum summum 
pontificem. Francischus Petrarca. « Ad motum sponsi astra 
« moventur, spondent pluvias, ventos irritant, turbantur maria 
« Il qui respondit recedenti & dicenti . quo vadis domine vado 
« romam » (e. 39': Var. 3; cfr. ed. Fracass., IH, 311). 



276 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

C 39'- 
Epistola d, F. ad quendam amicum suutn Lombardum de difficiltore 

huius vite, Francischus petrarcha. « Quid mihi de hac vita, 

« qua degimuTy videtur interrogas, neque immerìto 1 ad bonam 

« 8l eternam vitam, nisi dester (sic) trames deseratur . Via est . 

« vale . inter colles euganeos, lercio kal. decembris . Fra ncischus 

u petrarchus n (e. 40'; Fam., Vili, 8; ed. Fracass., I, 454). 

e. 4c/. 
Episcopo viterbiensi F, petrarchus poeta. Francischus petrar- 
e ha, u Vir fortis ortatore non eget, ut imperterritus notum 
« hostem || Durate, & vosmet rebus servate secundis . ad fon- 
M tem soi^e scripta propere . dat . (sic) Tuus fidelis atque de- 
li votus francischus petrarchus » (e 42; fant,, XVI, 6; ed. 
Fracass., II, 378). 

e. 72. 
Epistola d. francisci petrarce transmissa d, nicolao estensi do- 
mino ferarie de morte ugonis eius fratris qui obiit 1370 de 
mensi augusti, u Heu mihi duro nimium & vivaci . Ergo ego 
« infelix & sinistro natus sydere || utque ita sit afiusus ego 
M & omnes qui & conservet in gratia sua amen. Devotus vir 
u franciscus petrarcha recomendatur (?). Archade, V au« 
« gusti, mane » (e. 75; Sen., XIII, i; cfr. ed. Bas., II, loii). 

II. — H. 211, ini. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 281x203, dì e. 21; numerazione mo- 
derna; una mano più antica numerò fino a e. 3; linee scrìtte 45 
per pagina. D'una sola mano accurata. Iniziali dei capitoli azzurre 
con ampi e diligenti fregi in rosso; alcune maiuscole adorne di 
fregi rossi, a volte assai scoloriti. 

Legatura in mezza pelle. ' 

Contiene 36 titoU, di cui petrarcheschi il XXVIII, XXX, XXXL 

XXVIII, e. 3. 

Epistola missa domino Corniti Virtutum per dominum Frane iscum 
petrarcham. « Clara vicecomitum progenies ex virì hactenus 
« Il cum a tuo seculo patrie et sanguini ad sidera felicis^me 
u reportabis. 1384 ». (La data è d'altro inchiostro e forse d'altra 
mano. L' intero documento è pubblicato a p. 68 di questo voi.). 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 277 

XXXf e. 19. 

Franciscus peirarcha rediens in lialiam ipsam salutai versi- 
bus infrascriptis. « Salve cara deo tellus sanctissima salve 
« Il Salve pulcra parens terrarum gloria salve » (cfn ed. Bas., 
II, 1367). 

XXXI, e. 19. 

Ad lohannem episcopum Imperialis alve (sic: 1. aule) Canzellarium 
Comendatio comunis amici euntis ad cesarem per laurintum (sic) 
Franciscum. « Venit ad Cesarem Sacer Amor, vìr optìmus 
« Il nec me unquam de memoria tua locus aut tempus excludat. 
« Mediolani, Vili . kall . aprilis » (e. 79'; Fam., XXI, 5; ed. 
. Fracass., ni, 64). 

13. — B, 116, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 273x195, e. 158, numerazione moderna, 
di 31-49 linee. Di varie mani. Nel titolo LI, rubrìca in rosso, e 
un'iniziale con fregi). 

Legatura antica in assi ricoperte di pelle, dorso di pelle rossa. 

Contiene 58 titoli, di cui il LI,^ LUI, LIV petrarcheschi. 

LI, e. 138. 

Laureati poete Francisci petrarche Griseldee narrationis a lohanne 
bocatio primordialiter promulgate vulgariter moralissima in la- 
Unum elegansque translatio. u Librum tuum quem nostro ma- 
« terno eloquio ut opinor olim iuvenis edidisti || Fides penes 
M auctorem, meum sdlicet lohannem sit . Hec prefatus inci- 
le pio n (e. 138'). — « Est ad italiae latus occiduum Vesulus 
«i unus ex apenini iugis mons altissimus || quisquis is fuèrìt 
« qui prò deo sine murmure patiatur quod prò suo mortali 
« coniuge rustica hec muliercula passa est. Explicit Grìseldis 
M epistola. Deo gratias. Amen » (e. 142'; cfr. De fide uxoria, 
ed. Bas., I, 601). 

Lin, e. 145. 

Franciscus poster itati. — Idem Magno Senescalco /. d, d, Regis 
lodovici. 

e. 146. 
« Franciscus posterìtati. Fuerìt tibi forsan de me aliquid dictum 
u quamquam et hoc dubium sit an exiguum & obscurum longe 
u nomen seu locorum seu temporum perventurum sit non 

18 



378 SP06UO DELLE BIBLIOTECHE 

« tam desiderio visa milies revidendi quam studio more egro> 
« rum loci mutatione tediis consulendi » (e 149; cfr. ed. Ba^ 
silea, I, prefaz.). 

LIV, e, 149', anepigr. 

« lam tandem vìr clarìssime perfidiam fides, avaritiam largitas. 
« superbiam vicit humilitas || et postquam bine abierìt, ut cicero 
« opinatur et nos scimus, velocior ad sedes ethereas pervo- 
« labit Vale patrie decus ac nostrum . X . kall . Mardi . Avi- 
M nione ». 

d. Francischus petrarcha poeta domino Senescalcko ma- 
gno Illtistris domini domini (sic) lodovici n (cfr. ed. Bas., Il, 
1119-1123). 

13- — N, 173, sup. 
Miscellaneo. 

Membranac, sec. XV, mm. sao x 155, e. 11*99 (I e II cartac) di 
numerazione moderna e righe a8. Iniziali dei primi titoli miniate, 
la prima con ampio fregio (cfr. e. i; 33; 39; 71; 76). Le altre ini- 
ziali alternativamente colorate di rosso o turchino. Appartenne al- 
l'Ambrosiana dalla fondazione. 

Legatura in pergamena. 

Contiene 17 titoli, di cui il XII petrarchesca. 

XII, e. 92'. 

Francisci poete laureati ad d, Nicholaum de A^aiolis di fi<h 
rentia magni Regni Siciliae Senescalcum de regimine princi- 
pum Libellus aureus incipit /eliciter, « lam tandem vir daris- 
« sime perfidiam fides, avaritiam largitas, superbiam vicit 
« humilitas || et postquam hinc abierit ad sed etheras (sic) per- 
« volabit. Vale patrie decus & nostrum. Finis. » (e 96'; cfr. 
ed. Bas., II, 11 19). 

14. — I, 204, inf. 
Miscellaneo. 



' Cartac, sec. XV, XVI e XVni; composto di fascicoli di tempi, 

misure e mani differenti; una numerazione moderna tutti li unifica, 
e 376. 

, Legatura in. mezza pelle. 



Contiene 16 tìtoli, di cui il XV e il XVI 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 279 

XV a, c. 364 (sec. XVII, min. 223 X 17O1 righe 26). 

Esposizione del C. sopra il F[etrarcà\. « Voi ch'ascoltate, ecc. Eran 

« già sparse per diversi luoghi || prima parte del sonetto or- 

« lanza (?) di Francesco Petrarca n. 

XV bf e, 372 (sec. XVn, mm. 213 X 133)- 

Franciscus Petrarca lohanni Aretino. S. « Desiderium regulanim 
«r nostrarum alte tibi insitum cerno || haec hactenus. Epistolam 
« tuam et e.** » (Seti., XIII, 4; cfr. ed, Bas., II, 1016). 



3. Varia. 

15. — A, 33, ini. 
Terentil Afri Comediae. 

Membr., sec. XV (1408; cfr. e. 113: " Terentil Afri explicit he- 
* chira . sexta et ultima comedia eiusdem Terentii . die ultimo aprìlis. 
'^ Millesimo quadringentesimo octavo.In Mediolano.Deo Gratias. 
^ Amen i,); e. 118; numerazione moderna; 34-49 righe per pagina: 
mutilo in principio di io carte (cfr. la numerazione antica che arriva 
fino a e XIV; nell'angolo inferiore destro, a volte troncata dal le- 
gatore). Iniziali alternativamente rosse con fregi azzurri, e azzurre 
con fregi rossi. Alcune iniziali miniate al principio delle varie com- 
medie (e. I, 9, 9^, con fregio, 28', 47, 64', 8a', loi). Stemm a visconteo 
miniato a e. 9. 

Fu acquistato dall'Ambrosiana, nel 1603, dagli eredi di Fran- 
cesco Cicereio; dovette appartenere un tempo a un Visconti che vi 
fé' apporre lo stemma, fiancheggiato dalle lettere F e R. 

Legatura moderna in mezza pelle. 

e. 5- 
Francisci Peirarche laureati exoratio, quis Terentius iste /uit. 

« Terentius [sic] vita in antiquis libris multa reperiuntur || vd 

« ad errorem declinandum breviter de Terentio dieta sint. n 

Francisci petrarche exoratio explicit. 

16. — E, 7, ini. 

Terentii Afri Comediae. 

Membr., XV (a. 1477; cfr. e. 97'), mm. 310 x 255; e. 97-11 (I e II 
in bianco); numerazione moderna; linee scritte 34. Fu esemplato 
nel 1477 da Pietro de Carcano; cfr. e. 97' u Scriptum et finitum 
' per presbiterum Petrum de carchano de anno M.* quadrigentesimo 
' septuagesimo septimo sezto aprilis „. Lettere iniziali rosse con 
fregi azzurri alternate con lettere azzurre dai fregi rossi: nomi dei 



a8o SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

personaggi in rosso. Lettere miniate, le iniziali delle Commedie a 
e. I, 9, IO, a4, 38^ 69', 8a. A e. 9 sono miniati anche i margini e a 
pie' di pagina uno stemma visconteo, tra due iniziali (G e V). 
Appartenne ad un Visconti (Gasparo?). 
. Legatura antica in assi ricoperte di pelle impressa; tra le im« 
pressioni una cornice di piccoli stemmi viscontei con le lettere 
S M; quattro fibule con cinghìette chiudono il codice. Nel metallo 
un agnello e il motto Salve. 

a e. 5'. 
f rancisci Peir arche laureati exoratio qui Terentius iste fuiL 
« Terentii vita in antiquis libris multa reperìuntur plura etiam 
« in modernis || declinandum breviter de Terentio dieta sunt. 
« Francisci Petrarche exoratio explicit n, 

17. — 6, 130, inf. 

Miscellaneo. 

Membr., sec. XIV ex., mm^Jfgn x ao2, e 109, numerazione mo- 
derna, righe scritte 32-37, in parte palinsesto. Alcune iniziali mi- 
niate, titoli e iniziali colorate di rosso. 

Apj>artenne a Paolino De Cadi di Novara; in calce a e x, e 
in rosso^eggesi: *^ Iste liber est ad usum Domni Paulini De Cadis 
" De No varia „. Fu acquistato nel 1603 dall'Ambrosiana dagli eredi 
di Fr. Cicereio. 

Legatura in pelle. 

Contiene 7 titoli, di cui il II petrarchesco. 

II, e. 70. 

Secundum petrarcam: « De Terentii vita in antiquis libris multa 
« reperìuntur plura etiam in modernis || Hec vd ad notitiam 
« hodiernam, vel ad errorem declinandum breviter de Terentio 
ti dieta sunt Explicit ». 

18. — 0, 96, sup. 

Terentii Afri Comedlae. 

Cartac, sec. XV (scrìtto in parte nel Z458; cfr. e. x86); 
mm. 216 x- 151, e. 188, di numerazione moderna e di linee scrìtte 
90-33; ^c Commedie sono d'una mano, e leggesi in fine del Phùrmio 
(e. 186): ^ Terencii afri phormio ultima comedia explicit Marìanos 
'< de gravina sacerdos scrìpsit neapoli in cappella aancti andree ad 
" nidum. £0 die explicit quo rex Alfonsus convaluit ex invasione 
" terciane. In quo quidem die vesperì fumavit parthenope regis 
* valitudine. Anno domini M.cccc.Lvin. Indictione VI. Amen ». 
Maiuscole e rubriche colorate in rosso, nelle commedie trovanad 
molte note interlineari. Ambrosiano dalla fondazione. 

Legato in pergamena. 



BIBUOTECA AMBROSIANA tSt 

Oltre le commedie, di mano alquanto più tarda contiene: 

e. i86. 
Francischus petrarche Laureati. « De vita Terentii in anti- 
« tiquis librìs multa reperiuntur plura eciam in modernis 
« scrìpta per varìos || ut est in eantontumenumeron quod su- 
« pra sit nomen ab homine se cruciante f*. 

e. i88. 
« Simo interpetratur compugnans eoque (sic) pugnavit cum cremete 
« ut sibi fìliam daret || Crìto interpetratur maximus iudex ». 

19. — 0, 57, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV ex. - XVI, mm. 196 x 143, e. 207, di numera- 
zione antica incompleta; linee scrìtte 23-33 P^^ pagina. Mani diverse; 
alcuni fogli a stampa legati assieme ai mss. (e. 102-129, 182-196). 

Donato all'Ambrosiana nel 1697 da Lazzaro Agostino Cotta. 

Legatura in pergamena. 

Contiene 45 titoli, di cui il XIV petrarchesco. 

XrV, e. 70 (cfr. ed. Bas., I, 600-607). 

Insignis obedientia <S* fides uxoria domino lohanni bocchatio civi 
Fiorentino dirrecta {sic) per dominum Francischum petrar- 
cham poetam laureatum, « Librum tuum quem nostro ma- 
« temo eloquio, ut opinor, olim iuvenis edidisti || respondebo 
« illud Crìspi fìnes (sic: L fides) penes autorem meum, silicet 
u lohannem sit. hoc prefatus incipio (e. 71). Est ad Italie latus 
u occiduum vesulus unus ex Appennini iugis mons altissimus 
« Il quod prò suo mortali coniuge hec muliercula passa est. 
M Vale n (e. 81). 

ao. — A, 136, sup. 

x) De Amore llber Andree Cappellani. , 

a) lohannls Boccacci fabula Qryselidis in latino sermone. 

Cartac, sec. XV, mm. 290x203; e. 120, due fogli membr. di 
guardia, numerazione antica; righe 27-27 per pagina. Scritto da una 
sola mano; con maiuscole iniziali colorate in rosso. 

Nel 1514 era in proprietà d'un tale (Arrigo Gambara?), che vi 
appose una noterella storica (e. lao^. 

Legatura in assicelle; dorso in pelle. 

Due titoli, di cui il II petrarchesco. 



a9a spoGUo delle biblioteche 

e 113. 
u Librum tuum quem nostro materno eloquio, ut opinor, olim iu- 
u venis edidisti || quod prò suo mortali coniuge hec muliercula 
u passa est n. 

21. - H, 192, Ini. 

Modus epistolandt Si Regulae Qrammatices* 

Cartac, sec. XV» mm« 285 x 210 ; e. 149 di numerazione nyi^ 
derna; una numerazione antica comprendeva le facciate, 293; linee 
scritte 41 per facciata. Ha iniziali colorate. G>mperato daU'Ambro- 
iana nel 1895. 

Legatura in cartone, dorso di pergamena. 

Contiene 19 titoli, di cui il XII ed il Xin petrarcheschi. 

XII, e. 54. 

Ad lohannem bochacium epistola de hobediencia ó^fide uxoria quam 
ipse lohannes bocacius in vulgari fecerat hancque doménus 
Franciscus petrarcha licei aliis verbis in latinum rehUii. 
u Librum tuum quem nostro materno eloquio, ut opinor, iuvenis 
M edidisti II Et hec prefatus indpio, Explicit prologus ». « Est 
M ad latus ytalie occiduum vexulus ex apenini iugis mons al- 
« tissimus II quod prò suo mortali coniuge rusticana hec mu- 
u liercula passa est. Explicit historia ». 

XIII, e. 59'. 

Franciscus Petrarcha lohanni Bocacio S. P. S. « Ursit amor 
« tui ut scrìberem senex que iuvenis scripsissem || Quod natura 
« ipsa loquacior est senectus. Valete amici, valete epistole. 
« inter coUes euganeos, Vl.id.Iimias » (e 60). 



b) Poesia. 



32. — T, 21, sap. 

Miscellaneo. 



Cartac, sec. XV ; mm. 199 x 142 ; e. 63, di cui parecchie non 
scritte; numerazione moderna; linee 15-17 per pagina. Scritto da 
due mani; titolo ed iniziali deUe rubriche in rosso. 

Appartenne all'Ambrosiana dalla fondazione. 

Legatura antica di assi ricoperte di pelle scamosciata : il dorso 
fu rifatto ; mancano le Gbule e le cinghiette che chiudevano il codice* 

Contiene 22 titoli, di cui il VII e il XFV petrarcheschi. 



BIBUOTBCA AMBROSiAMA oft^ 

VII, c. 23. 

Cmrmina dentini francisti peirarce in quibus atesMut de put- 
cris et bonis ptoportionibus italiaCé « Argolicas si fama volans, 
«f vulgata per urbes | Arborìs ausonie quondam || Ex lachrimis 
• quod vel molia cedadedit (sic). Finis n (e. 36'; cfr. Ep., II, 
12; ed. Bas., Il, 1352). 

XIV, e. 3^. 

Petrarca ad laudem Italioé, « Salve cara deo tellus sanctìssima 
M salve II Salve pulchra parens terranun gloria salve ». Poi: 
« Mane nemus montes, sero mare fluvia fontes. finis » (cfr. 
Ep., ni, 24; ed. Bas., Il, 1367). 

as* — C, 12, su^ 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XVI, mm. 210x150; e. 156 di ai linee scrìtte; al- 
cune poche iniziali rozzamente colorate in rosso; titoli in rosso; 
vane mani. 

Appartenne all'Ambrosiana dalia sua fondazione. 

Legatura in legno^ dorso in pelle. 

Contiene 70 titoli, di cui il IV petrarchesco. 

IV, e. 5'. 

£ Affrica d, f. petr arche de morte magonis fratris hannibalis 
{Africa, ed. Pingaud, VI, 885-918) (e. 5). « Hic postquam medio 
u iuvenis stetit equore poenus || Fratemosque suos simul pa- 
« trìaeque dolores. finis » (e. 6). 

24. - C, 64, Slip. 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 230 x 165, di e. i6a (4 in bianco in fine), 
numerazione moderna. Sono due fascicoli rilegati assieme. H I a 
due colonne di righe 38, e. i-88', poi due carte in bianco e. Bg^; 
il II a una colonna di righe scritte 25 (e. 91-16^). Scrìtto da tre 
mani, di cui l'ultima e. I44''i6a è meno curata. 

Il cod. appartenne alla chiesa di S. Marìà Incoronata di Milano, 
e fu scambiato con altro dell'Ambrosiana nel 1607. 

Legatura antica di assi, dorso in pelle. 

Contiene 31 titoli, di cui il XIX, XX, XXI, XXII, XXIU pe- 
trarcheschi. 



a84 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

XIX, c. 151'. 

Laudes Italie Francisci Petrarce dum de galia reverteretur . 
« Salve cara deo tellus sancttssima salve | Salve pulcra parens 
« terranim gloria salve » (Ep., Ili, 24; cfr. ed. Bas., II, 1367). 

XX, e. 152. 

FranciscHS petrarcha mansit tribus diebus in speluncha sancx 
Marie Magdalene ubi istos versus composuiL « Dulcis amica dei 
« lacrìmis inflectere nostris || Carmine corporeo de carcere di- 
« gna fuisti » (e. 152) cfr. F, P. carmina minora, ed. Rossetti, 
ve!. Ili, app. II, p. 22-24. 

XXI, e. 153 (cfr. ed. Bas., I, 416-18). 

Meditationes sive psalmi Francisci Pe ir are he incipiunL « Heu 
M mihi misero quia iratum adversus me constitui redemptorem 
« meum || Erìge me domine lesu & misericorditer substenta ne 
M in penis corruam perenniter in extremis i» (e. 156). 

XXII, e. 157. 

Infrascripta oratio est in africa Francisci Petrarca & est Ma- 
goni qui fuit hasdrubalis fratris hanibalis filius. « Hic post- 
« quam medio invenis stetit equore penus || Fratemosque 
« suosque simul patriaeque doiores » (e. 157'; cfr. Africa, 
ed. Pingaud, VI, 885-918). 

XXIII, e. 157'. 

Versus domini Francisci petrarce vel quod melius creditur do- 
mini Antonii de Luscis Vincentini incipiunt. (Cfr. Da 
Schio, Carmina A, Lusci quae sup,, Patavii, 1854, p. 68; cfr. 
anche F. Novati, Bartolom, della Capra, ecc., in Archiv. Stor. 
Lombardo, XXX, 1903, p. 376). « Vos quibus alta datur tractare 
u negotia patres || Oda tranquillas & amat sapientìa sedes v. 

25. — N, 86, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec XV (secoada metà), mm. 196 x 150, e. 24, nume- 
rate modernamente, di linee scritte 28-30. Son due quaderni insieme 
rilegati; il a.* (e. 13-24) è più omogeneo ed accurato, d'una manO| 
con iniziali maiuscole, e rubriche in rosso; il z.* (1-12) è invece di 
mani diverse, trascurate e frettolose. 

Appartiene all'Ambrosiana dalla sua fondazione. 

Legatura in pergamena. 

Contiene 9 titoli, di cui il I petrarchesco. 



BIBUOTECA AMBROSIANA 385 

C. I. 

J'ranciscus petrarcha in Italiam remeans eam hiis amicis ver* 
sibus visitavit, n Salve cara deo tellus santissima salve (sic) 
« Il Salve pulcra parens terrarum gloria salve » (Ep., III| 24; 
cfr. ed. Bas., II, 1367). 

26. — X, 13, fup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 153 X 100; e 254, di numerazione mo- 
derna, che unifica varie numerazioni più antiche; il cod* è composto 
di mani e tempi assai diversi; e cioè dalla prima metà sino alla 
fine del sec. XV. Scritto in parte a una colonna di 22 linee, e in 
parte a due di 45 linee. 

Appartiene airAmbrosiana dalla fondazione. 

Legatura in mezza pelle. 

Contiene 13 titoli, di cui TXI petrarchesco. 

XI, e. 108 (fine del XV, linee 35). 

Versus peirarche quos composuit in sepulchrum b, magdalene» 

« Dulcis amica dei, lacrimìs inflectere nostris || Carmina cor- 

M poreo de carcere digna fuisti ». 

27. — 0, 23, Slip. 
Miscellaneo. 

Cartacy sec. XV fine, mm. 196 x 140, e. II-xx^ di numerazione 
moderna; e. z-II e 112 in bianco. Di diverse mani; le iniziali delle 
rubriche^ e i titoli colorati in rosso. 

Appartiene all'Ambrosiana dalla fondazione. 

Legatura antica di pergamena. 

Contiene 16 titoli, di cui il Vir petrarchesco. 

VII, e. 92'. 

Francisci petrarce Epitaphium. ** Frigida francisci lapis hic 

« tenet ossa petrarce || Fessaque iam terris celi requiescit in 

<f arce ». 

28. — 0, 151, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XVI fine, mm. 252 x i8x, e. III-209, di numerazione 
moderna, righe scrìtte 17-20 per pagina. Le e. MII sono bianche. 
Legatura in pergamena. 



a86 SPOGUO DELLE BIBUOT8CUE 

Contiene 8 titoli, di cui il VII petrarchesco. 

Vn, e ao7'. 

Epiiaphmm Francisci Petrarcke. « Frìgida frandsci lapis hic 

« Il requiescit in arce ». 



cj Versioni di opere latine. 

99. — A, 138, inf. 

De* remedll centra la fortuna prospera di latine faste voisare. 

Membrao., sec. XV, min. 33$ x 434, di e 067 {af6a^3f e 067-6/ 
in bianco), numerazione moderna; linee scrìtte 40. Scrìttura diligci^ 
tisslma ed elegante; iniziali dei capitoli in rosso con fregi azaurrì, 
titoli in rosso. Un ritratto miniato del Petrarca nel Q iniziale con 
larga miniatura nel margine. 

Appartiene all'Ambrosiana dalla sua fondazione. 

Legatura moderna in mezza pelle. 

La traduzione è opera di Giovanni da S. Miniato degli 
Angeli di Firenze, dei Frati camaldolesi (cfr. e. a6i). 

e. I. 
« Quando io penso le cose & le fortune degli huomini & gli in- 
« certi & subiti movimenti delle cose del mondo 1 fa tu i faoti 
« tuoi & lascia questa soUicitudine a quegli che saranno allora 
« vivi. Amen, finito ellibro di messer franciescho petrarca 
« de remedii della fortuna prospera & della adversa. amen *. 
(e. 261'). 

3a — H, 163, ini. 

il libro della vita solitaria di Francesco Petrarca tradotto In 
lingua volgare da Tito Vespasiano Strozzi. 

Cartac, sec. XVI, mm. 272 x 188 (la prima carta porta il segno 
evidente d'essere stata mozzata in alto e di fianco dal legatore); 
e* 167, numerazione moderna; la numerazione antica non teneva 
conto della prefazione e cominciava a e. 6; cessava a e. 45 (40 vec> 
chio stile); 36 rìghe per pagina. 

Fu di Cesare Perego, e l'acquistò l'Ambrosiana nel aec« XIX. 

Legato in mezza pelle. 

e. I. 

Prefatione composta per Tito degli Strozzi sopra * * deh vita * * di 
miser Francisco Petrarca traduto di latino in vulgate ad ins- 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 987 

taniia del Ms^ Conte Larenao suo fratello. « Li tuoi continui 
« ricordi me hanno inducto o Lorenzo || e per le antedecte ca* 
u gìoni che noi siamo veduti e cogniosciuti ». 

e. 6. 

Capitolo I. « Che debbi tu sperare al presente da me più tosto 
« che quella cosa che sempre ho hauta in bocca e nel cuore 
« I Tu persuadi bene; Tu consigli dirittamente; Tu dici il 
« vero. Finis » (e. 167). 
La traduzione è libera con diverse varianti. 



31. ^ S, 98, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec XVI, mm. 315 x ai6, e. 417, di numerazione mo- 
derna : quaderni di varie misure insieme rilegati. Scrittura di varie 
mani. 

Appartenne a G. V. Pinelli. 

Legato in mezza pelle. 

Contiene 47 titoli, di cui il XXXVI è petrarchesco. 

e 224. [Lascito de' libri del Petrarca a Venezia]. 
Ligoium Francisci Petrarcae . i)6a . die 4 . sept. in libro novello 
a e. £/. <f Considerato quantum ad laudem Dei & Beati Marci 
« evangeliste || Consolationem & commodum perpetuo conser- 
ti ventur ». 



d) Scritti apocrifi 
o falsamente attribuiti al Petrarca. 



32* — R, 109, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XVI, mm. 3x8x2x7; e. 335 di numerazione mo- 
dema, che unifica varie più antiche, nei vari quaderni di mani e 
di tempi diversi. Righe 93-24 per pagina. 

Appartenne a G. V. Pinelli. 

Legato in cartone. 

Contiene 83 titoli, di cui il XXVII petrarchesco. 



288 SPOGUO DEXXE BIBLIOTECHE 

XXVII, c. 155. (È riscrìzione nella sala dei Giganti in Padova). 

Lombardus a serico patavinus bonarum litierarum oc philosophiae 
studiosissimus, tnodico cibo oc potu contentus ; amicissimo F. P. 
avrebbe compiuta Topera da lui lasciata imperfetta De viris 
illustribus e anche il dialogo De humana vita contemnenda. 

^' 155' (<^^r- c<l* Bas., ly 551-554; ^ ^ Compendium Epitkomatis). 
« Romulus & Remus fratres Marte & Rhea geniti Numitoris avun- 
u coli regis malignitate || quem intuebantur & admirabantur 
u omnes. Paulus Pisamis eques Prdefectus vir Pietati insignis 
u Bonarumque artium /autor Collapsos Heroum titulos restituì 
u eurabat, Cum subito Veneti senatus decreto ad Galliae apud 
u Insubres proficiscitur » (e. 168'). 

33. — P, 117. «up. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV (in parte scrìtto nel 1430, cfìr. 5% mm.9B3 x aio; 
e 223 di numerazione moderna, che unifica diverse antiche; linee 
scrìtte, in una o due colonne, 5975. La prìma mano è del 1430, come 
si legge a e. 5^: ' explicit . die m maii et anno m . ecce . xxx per me 

* lacobum de Gambarana I . d . ft comitem palatinum in Mediolano .. 
Una mano inesperta rìcopii di carmino le iniziali nere da e. x-6. 
Vi sono aggiunte assai tarde che ci portano sino all'a. 1493 (cfr. e. sO- 
Gran parte del volume è scrìtta di mano del Gambarana : e il lilm 
dovette rìmanere nella casa di lui per molto tempo. A e. 204 si 
legge: ' Gambarìni de Gambarana » e a e. 151', in calce a un 
fasdcoletto contenente un trattato di Ugo da S. Vittore, di mano 
cinquecentesca: * Iste quinternectus est mey Raphaellis ex comì- 

* tibus Gambaranae i . d . doctoris... ^ 

Legato in pergamena. 

Contiene 30 titoli, di cui il I petrarchesco. 

1, e I (cfr. ed. Bas., I, 575). 

Liber qui dicitur augustalis continens sub compendio breve descriptio 
omnium augustorum ad ili, d. Bemabovem principefn edictus 
per laureatum poetam dominus Franciscum Petrar^^ 
« cham de lantissa florentinum. u Optas illustrìs princeps he» 
M roicarum cultor virtutum || cui nichil olim defuit nixi mo- 
« dicum orìentis. Nunc proh dolor nichil possideat nixi mo- 
li dicum occidentis ». m Explicit liber augustalis dni frandsd 
« petrarce Deo gratias amen, explicit die etc. ». 

Alla rubrìca dedicata a Venceslao con cui T opera finisce 
sono aggiunte poi due rubrichette di Roberto di Baviera e di 



BIBUOTECA AMBROSIANA 289 

Sigismondo di Lussembui^o; e questa termina: u qui ellectus 
« fuit rex romanorum per elettores Imperii in anno domini 
« M . ecce . decimo (scritto in rasura decimo; illeggibile la prima 
« dicitura) quid sit facturus ignoratur v. 

Più tardi lo scrittore aggiunge in vari momenti notizie di 
Federico e del figlio Massimiliano: (e. 5') egli frequentava, a 
quanto dice, lo studio di Pavia. 

34. — 0, 63, sup. 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 204 x 147, e 290; numerate anticamente 
sino a €• 186 (ao6); ora numerate modernamente, righe scrìtte 34- 
27-38; mutilo in principio con molti fogli in bianco, scrìtto di vane 
mani (una del 1692); con una iniziale colorata con fregi a e. 58. 

Appartiene all'Ambrosiana dalla sua fondazione. 

Legato in pergamena. 

Contiene 72 titoli, di cui TXI petrarchesco. 

XI, e. 45. 

Sententiae aliquot Francisci Petrarce. « Sic leta dolendis | Al- 
ti temat fortuna ferox |t Non stabiles habet eventus ». 

XXIX, e. no'. 

(Epistola ascritta al Petrarca). « Petrarcha. Nemo miser esse 
« vult aut unqiiam voluit non enim id || Gaudeo et illi calamo 
« gratiam habeo, et illum diligo nimis te hodie detineo da 
« veniam tecum sum vale » (e. 115). 

35. — M, 4, 8up. 
Miscellaneo. 

Membr.y sec. XV, mm. 183 x 134; e. 202 di linee scrìtte 31, 1*42 
scritte a due colonne, poi a una; numerazione contemporanea alla 
scrittura. Iniziali colorate di rosso o turchino alternatamente; al- 
cune miniate (e. x^ 43', 70', 92^, loo*, 104'). 

Appartenne alla Metropolitana di Milano e passò all'Ambro- 
siana al tempo della sua fondazione. 

Legatura antica di assi ricoperte di pelle impressa; dorso di 
pelle pili recente; mancano le fìbule e le cinghiette, che chiudevano 
il codice. 

Contiene 30 titoli, di cui il XXVIII è petrarchesco. 

XXVm, e. 195. 

Versus domini Francisci Petrarce. Vel quod melius credo do- 
mini Antonii de Luscis V icentini . Incipiunt. « Vos qui- 



090 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

Il bus alta datur tractare negocia patrìae 1 Oda tranquUlas ft 
e amat sapientia sede» ». Cf. n. 24. 

36. — R, 88, 8up. 
Miscellaneo. 



Cartac, sec. XV, mm. 268 x aoo, e. 186 di numerazione mo- 
derna, righe scritte 97-35. Di varie mani, alcune iniziali colorate in 
rosso; appartenne a P. C. Decembrìo ed è in qualche parte auto- 
grafo di lui. U primo titolo è scritto in greco ed è datato dei Z437 : 
ma per il resto del cod. bisogna riportarsi a dopo il 1455. Cfr. il 
cod. passim. 



Contiene 32 titoli, di cui il VI petrarchesco. 



VI, e. 63. 

Franciscus Petrarca ad (rasura) fidam amantem Laureami 
u Candida si nunciis se nunc tua laurea pennis || Non illic qui 
« angat stimulus ullus crii (sic: /. erit) ». 

37. — M, 44, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, scritto in parte nel 1436 (cfr. e. 266^ *' fìnit . 
H3fi»)t niin* 204 X 150; e. 274; di numerazione moderna; con 40 ri- 
ghe scritte per pagina. È di tre mani almeno: la prima va da e. z 
a e. 26; la seconda da e. 262 a 266', dove è la data; e la terza, e 
forse altre, da 266 a 274. 

Il cod. appartenne, se ben argomentiamo, a un Vilanus de Curte, 
che in rozzi caratteri rossi appose il suo nome con un appellativo 
illeggibile a e. 262, e nel 1484 a Lancino Curzio. Cfir. le epigrafi in 
caratteri rossi ch'egli ha lasciato in vari punti del cod. : e. i ' Liber 
* Lancini Curtii artium scholaris mediolanensis 1484 « ; e e. 282 la 
stessa nota. 

Legatura moderna in pelle e pergamena. 

Contiene 23 titoli, di cui il VII petrarchesco. 

VII, e. 63'. 

Epitaphium editum per dominum franciscum petrarcam in se- 
pulcro francisce filie stie potavi defuncte. « Tusca parente pio, 
« sed facta Ligustica dulci || dos mea simplicitas, & sine labe 
« pudor » (e. 63'). 



BIBUOTECA AMBROSIANA 99I 

39. — D, 480, M. 
Miscellaneo. 

Caitac, sec. XVI, mm. 316 x 218^ e. 89^ numeracene moderna, 
di varie mani, contiene versi greci e latini in massima parte auto- 
grafi di Lazzaro Bonamìci. 

Appartenne al Pinelli. 

Legatura in cartone. 

Contiene 52 titoli, il IV petrarchesco. 

rV, e. 4': Mcc {sic) Lxxxiiii Aug. 

« Thusca parente pio, sed facta Ligustica dulci || erìpior terra 
« restituorque polo. Francisce partenti perempte Francisci 
« Petrarchae Laureati fìlie Franciscolus de Brossano mediola- 
M nensis marìtus ». 



e) Codici appartenuti al Petrarca. 

aj auteattcl. 

39. — A, 79, taf. 
Vergini Opera. 

Per la descrizione di questo preziosissimo codice rimandiamo alla 
dotta illustrazione del Dr. A. Ratti, pubblicata a p. 217 di 
questo volume. 

òj apocrifi. 

40. — H, 36, inf. 

Questloaes & artlcull secnsdl Seatentlamm maglstri Qregorl 
de Arlmlno» 

• 
Membr., sec. XIV, mm. 315 x 227 ; e. 82, numerazione moderna, 

scrìtto a due colonne di 66 righe; iniziali colorate alternatamente 

rosse e turchine con qualche fregio. 

Fu di Bernardino Ferrano, passò all'Ambrosiana nel 1836. 
A e. i' e 2, due stampe su peVgamena : e. x' è riproduzione di 

parti architettoniche della così detta villa di Lintemo; e. 2 ex HMs 

petrarchesco di Lintemo; e. 81-82, due fogli membr. mm. 300 x 

a stampa; iniziali con fregL 



aS9 SPOGUO DELLE BIBUOTECHE 

« Gulielmus RoviUius in libro Annotatìonum Impresso Lugduni 
« Anno 1576, mentionem fadens de loco Arquadis, apud Pa- 
« tavium huiusce loquitur Verbis. « Passò poi da questa a più 
« felice Vita il Petrarca | l'oratione funebre che gli fece il 
« Padre Beragna Agostiniano che fu poi Cardinale di Santa 
« Chiesa «. 

41. — H, 44, ini. 
Mtto«llaneo« 

Membr., sec. XIII e XIV, mm. 992 x 231, e. II-14S, numerazione 
più tarda del XVII sec, scritto a due colonne di linee 36-49. Al- 
enile iniziali miniate; le altre colorate di rosso; maiuscole con fregi 
rossi. 

Lascito di Bernardino Ferrano all'Ambrosiana del 1830. 

Legato in mezza pelle. 

e. 1» una incisione su pergamena, rappresentante particolari della 
villa di Lintemo. 

e, li, €X libris petrarchesco di Lintemo. 

e. 146, a stampa. 
4* Csulielmus RoviUius in Libro Annotationum || vien chiamato gof- 
« famente da Villani, invece di Lintemo: Linfemo ». In calce 
« autem eiusdem Vitae a dicto Rovillio conscrìptae haecce 
« leguntur Verba: Per sgravio del medesimo Petrarca | Padre 
« Beragna Agostiniano che fu poi cardinale di Santa Chiesa ». 
« Quae desiderantur individua || facta a Leandro de Albertìs 
« impressa Venetìis ». 



f) Vite del Petrarca. 
»4« li 24. inf. 

tf Ilo de* Lelily La vita di Francesco Petrarca. 

CartaCy sec. XVI, mm. 2195x217; e. 134 di numerazione antica, 
V Ui linee scrìtte 30; guasto nella parte inferiore del dorso sì che 
watuUa spesso lacunoso. 

Appartenne a Pompeo de' Frangipani. 

Legatura moderna in mezza pelle. 



BIBUOTECA AMBROSIANA 303 

Contiene: 

e. I. 
Lelio de* Lelii. La vita di Fr, Petrarca cavata da una lettera da 
lui medesifho scritta sopra la serie della sua vita e dalle altre 
sue opere, dalle quali si pongono in luce vari errori de' Scrit- 
tori della lui (sic) vita. « * * tra chiamar vita del P., cioè per 
M le quali si possa haver il Petrarca || D'un spirito converso 
« et più s'estima che di novantanovi al * * perfetti. Passo oltra 
M ali altri amici del Pet/ • (e. 134). 

43. — 6t 62, inf. 

Slcco Polentone, De scriptoribus lotlnae llnsttae. 

Cartacy sec« XV, mm. 330 x 233, e. 201, numerazione moderna* 
Appartenne all'Ambrosiana dalia sua fondazione. 
Legato in pergamena modernamente. 

e- 33- 
Vita di Francesco Petrarca. « At est namque memorandum hoc in 

u ordine poetarum Frandschus Petrarcha || hec sunt, mi Poli- 

M dorè, que habui nostrum ad institutum ut dicerem de pe- 

« trarca.... * 

44. — S, 72, sup. 

De vita et moribue Phllosophorum. 

Membr., sec. XV, mm. 265 x 195; e. VI-44, numerazione con- 
temporanea alla scrittura, manca in e, I*VI e 43-44. Linee scrìtte 
per pagina 34-35 in due colonne. Iniziali in rosso senza fregi. 
Ambrosiano dai prìmi anni del sec. XVIL 
Legatura antica di legno ricoperto di pelle impressa. 

Nei fogli I-VI si trovano aggiunte alcune vite, tra cui quelle di 
Dante, del Petrarca e del Boccaccio. 

Ur, voi. I. 

« Petrarcha franciscus poeta florentinus natus || Obiit arquadis de 
M territorio paduano grandevus ibìque sepultus ».. 



19 



a94 SPOGUO DELLE BIBUOTECHE 



II. 

Opere volgari (^> 

a) Canzoniere e Trionfi. 

45- — i. 88, Slip. 

Membran., scc. XV, mm. 290 x 217, ce. 90, di cui le carte 47'- 
51', 69-70 bianche. Ha iniziali colorate, talvolta miniate (e. i). H testo 
è scritto a due colonne in inchiostro nero e reca commenti margi- 
nali in rosso. 

Il cod. appartenne a " Maestro Tura da Bagnocavallo ,,. 

Legatura antica in assi e cuoio con borchie. 

Contiene il Canzoniere e i Trionfi: Adesp. e anepigr. 

Il Canzoniere (c. 1-47): « Voi che ascoltati in rime sparse il sono 
« Il Ponesse fine al mio viver dolente (sic). Finis. Amen »». Il 
sonetto II e la ballata i sono scambiati di posto; dopo il so- 
netto 393 i componimenti si susseguono cosi: 296, 294, 304, 
305» 30^» 308, 307, 309; canz. 29, 27; son. 295, 297, 308, 311, 
312; canz. 28; son. 313-317. 

Notiamo i seguenti componimenti attribuiti al P.: e. 31' so- 
netto: M O monti alpestri o cespoiosi mai || Ove sonno i bei occhi 
u eh or non veggio •»; e. 33' sonetto: « Per utile, per dilecto, 
« per honore II Perdon n a facto a noi guardando a cui 9; 

e. 46'-47: « Poi eh al f attor de 1 universo piacque || A 

« le dannose italiche ruine h; c. 47: m Stato fuss io quando la 
« vidi in prima || ponesse fine al mio viver dolento » (2). 

Trionfi (c. 51-64): e. 51-52: « Nel tempo che rinnova i miei so- 
« spiri II Vien catenato Giove inanzi al carro » {Trionfo 
(f Amore, ca. I); e. 52-53: « Era si pieno il cor di maraviglie 
« Il Et quale il mele temprate con 1 asenzio n (ca. Il); e. 53-54: 
« Poscia che mia fortuna in forza altrui || Che 1 pie va inanzi 
M et 1 ochio torna adrìeto (ca. Ili); e. 54-55: « Quando a un 



(1) La descrizione di tutti i codici ambroBìani delle T{jime del Petrarca è stata eseguita 
dal dottor Alessandro Sepolcri. 

(3) Per i necessari raffronti si è generalmente seguita in ciò che spetta al Cam\oniere, U 
edizione del Mestica, Le *J{ime di F. 7*. reitit. nell'ordine e nella lex. del tetto ori^nario^ 
Firenze, i8q6. 



BIBLIOTRCA AMBROSIANA 295 

« gìocbo et ad un tempo quivi || E tra gli altri vidi Ypolito et 
« Giuseppe » {Trionfo della Castità); e. 55-56: « Quella leia- 
« dra et gloriosa dona || Morte bella parea nel suo bel viso » 
(Trionfo della Morte, ca. I); e. 56: « Quanti già nel età ma- 
« tura et agra || Quella per cui ben far prima me piacque » 
(Le sette terzine che stanno in capo al ca. precedente); 
e. 56-57': « La note che seguì 1 orribel caso || Tu starai in terra 
« senza me gran tempo » (ca. II); e. 57'-58': « Nel cor pien 
« d amarissima dolceza | Poscia alfine vidi Arturo et Carlo » 
(Capitolo del Trionfo della Fama, in 4 canti), e. 58'-': « Stancho 
« già di mirar non sacio ancora || E d un pomo beffata alfin Ce- 
« dippe » (Trionfo d'Amore, ca. IV); e. 59'-6o': « Da poi che 
« morte triunphònel volto || Chome adivene a cui vertù nemichi n 
(canto del Trionfo della Fama, in 4 canti) ; e. 6o'-6i': « Pien 
M d infinita et nobel maraveglia || Et magnanimo gentil constante 
« et largo » (canto dello stesso Trionfo); e. 6i'-62': « Io non 
« sapea di tal vista levarme || che tira 1 vero la vaga opinione » 
(canto dello stesso Trionfo); e. 62': « Nel aureo albergho col 
« aurora inanzi t| Chusì il tempo triumpha i nomi il mondo » 
[Trionfo del Tempo); e. 63-64: « Da poi che socto 1 ciel cosa 
« non vidi |j Or che fia adunque a rivederla in cilo n (Trionfo 
della Divinità". 

46. — I, 116, 8up. 

Cartac, sec. XV, mm. 293 x aai, carte 171, righe 32 per pagina. 
Per errore la numerazione giunge fino a e. 181, poiché la carta che 
tien dietro alla 144 fu segnata 155, col salto d'una decina. La e. 181' 
è bianca; la prima è stata strappata. 

Provenienza: Pietro Figini. 

Legatura antica in assi, dorso in cuoio. 

Contiene il Canzoniere ed i Trionfi. 

Canzoniere (c. 3-144): « Voi eh ascoltate in rime sparse el suono 
« [| Che tolga il mio spirito in ultim pace (sic). Explicit Liber 
u Francischo Petrarcha laureato poete (sic) rerum vulgarium 
« fragmenta, ecc. » 

La sestina 2 è tralasciata; il commiato della canzone 4, pure 
tralasciato, è aggiunto in calce da un'altra mano ; dopo i primi 
63 versi della canzone 6, l'amanuense, tralasciando parecchi 
componimenti, passa a trascrivere i vv. io sgg. della ballata io 
e i componimenti seguenti: son. 46-48, ballata 5 (vv. i-io); dopo 



996 SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

i quali trovan posto i componimenti tralasciati: cans. 6, ma* 
drig. 2, ball. 3, son. 43-45, ball. 4 (w. x-9), sestine 3 (w. 33-39), 
son. 51*53; canzone 7, 8 (w. 1-23); (i w. 24 sgg. sono tra- 
scrìtti in margine a fol. 28 da due m.), ball. 5 (w. 12-14); 
son. 49-50; sest 3 (w. 1-23, 2&-33); canz. 8 (w. 24 sgg.); 
canz. 9; son. 56 (w. 1-12); son. 57 (w. 2-14); il son. 134 è 
tralasciato; il 140 è trascrìtto due volte (e. 79' e e. 79 in mar- 
gine); il son. 141 è trasposto dopo il 144; il 171 dopo il 166; 
il son. 203 è tralasciato, del 204 è scrìtto il solo primo verso 
e lasciato in bianco lo spazio necessarìo pel resto; dopo il 
son. 209 son trascrìtti e cancellati i primi due versi del 219; 
poi sono trascrìtti i son. 218, 211, 217 e nuovamente 218; il 
210 è tralasciato. I sonetti 251 e 252 sono scambiati di posto: 
la canz. 24 manca della chiusa (vv. 73-75); la canz. 25 manca 
degli ultimi 6 versi (106-112); a e. ia8' son riscritti il son. 276 
e i prìmi 4 versi del 277, tra i w. 4 e 5 del son. 285; dopo 
il son. 290 si passa al 304, poi al 309, poi al 291-301, poi 
seguono i son. 311-317; quindi i son. 305-308, 307 e la canz. 29. 

Trionfi (c. 144-181). 

e. 144-156 : « Nel tempo che rinnova i mie sospirì || Viene inca- 
« tenato Jove innanzi al carro » {Trionfo dell* Amore, ca. 1); 
e. 156-158': « Era sì pien el cor di maravigle || E quale e el 
« mei temperato con l asenzio » (ca. II); e. i58'-i6i: « Poscia 
a che mia fortuna in forza altrui || Che 1 pie va innanzi e l 
•< ochio toma indietro n (ca. IH); e. 161-162': « Quando vidi in 
« un tenpo e in un luoco || E d ongni sua baldezza ignudo e 
« scarcho » {Trionfo della Castità); e. i62'-i64': « Quella ligia- 
u dra et gloriosa donna || Morte bella parca nel suo bel viso 1» 
(Trionfo della Morte, ca. I); e. 165-167': « La notte che segiil 
u 1 orribil caxo || Starai in terra senza me gran tenpo » (ca. II); 
e. i67'-i7o: M [E]ra el cuor pien d amàrìssima dolcezza 1 Poi 
u alla fine viddi Artus et Carlo »; e. 170-172: « Stancho §^à 
a di mirar non sazio ancora || Et d un popò (sic) beffata alfin 
« Cidipe »; e. 172-175': « Da poi che morte trìonphò nel volto 
u II Et lungi vidi veramente Ai^o »; e. 176-177': « Io non sapea 
u da tal vista levarmi || Che tira al vero la vaga openione >» 
( Trionfo della Fama, in 4 canti); e. 177-179': « Del laureo al- 
M bergo con l'aurora innanzi || Così el tenpo trìonpha i nomi 
u el mondo » ( Trionfo del Tempo) ; e. i79'-i8i : « Da poi che 
« sotto el cielo cosa non vidi || Or che fia dunque a rivederla 
in celo » {Trionfo della Divinità], 



BIBUOTEOA AMBROSIANA 297 

47. — L, 29, sup. 

Cartac, sec. XVI, mm. S05 x 146, di carte 91, delle quali sono 
bianche le ce. 37-39, 4i'-4a, 89'-9o'. La prima e l'ultima carta non 
numerate, membranacee, contengono due strumenti notarili, in ca- 
ratteri dei sec. XIV. Le iniziali son tralasciate. A e. 89», con carat- 
tere però diverso da quello della prima mano, si legge : ** Andrea 
' Concha scripsi in Bologna „. 

Appartenne all'Ambrosiana fin dalla sua fondazione; sulla 
guardia è scritto: '^ comprato dal sig. Domeni[chi?] 9. 

È rilegato in assi, rivestiti in cuoio impresso. 

Contiene parte del Canzoniere e i Trionfi. 

Canzoniere (e. 1-36'), Adesp., anepigraf.: «Voi eh ascoltate in rime 
« sparse el sono || Chi mi respusie et lieveme da terra » 
(son. 1-60). Mancano i sonetti 20 e 24 e la sestin?4 (ed. Me- 
stica); i sonetti 2 e 3, 21 e 22 sono, come in altri codici ed 
edizioni, scambiati di posto. 

Trionfi (e. 4388'). e. 43-46: « Nel tempo che rinova i mìei su- 
u spiri II vien catenato Giove nanze al carro » (Trionfo del- 
l' Amore, cap. I); e. 46'-5o': « Era si pieno el cor de maravigle 
« Il Et qual e el mei temprato con Tasenzio n (ca. II); e. 50- 
§4: « Possia che mia fortuna in forza altrui || Chel pie va nanzi 
« et I occhio torna dietro n (ca. Ili); e. 54-58: « Stanco già de 
M mirar non satìo anchora || E d un pomo beffata alfin Cidippe n 
(ca. IV); e. 58-62: u Quando ad un giogo et in un tempo quivi 
« Il Fra gli altri vidi Ipolito et loseppe n {Trionfo della Ca- 
stiià); e. 62: « Quanti già ne 1 età matura et aera || Quella per 
1 cui ben far prima me piacque » (vv. 1-21 del Trionfo della 
Morte, ca. I); e. 62^-66: « Questa ligiadra et gloriosa donna 
M II Morte bella parea nel suo bel viso » ( Trionfo della Morte, 
ca. I); e. 66'-7o: « La nocte che segui 1 orribil caso jj Tu starai 
« in terra senza me gran tempo n (ca. II); e. 7o'-73': « Nel cor 
tf pien d'amarissima dolceza || Poi a la fine vidi Arturo et 
« Carlo I»; e. 74-76': « Da poi che morte triunpho del volto || 
u come adiviene a cui virtù relinque »; e. 76'-8o: « Pien d in- 
« finita et nobil maraveglia || Magnanimo, gintil, costante et 
« largo »; e. 80-82': « Io non sapea da tal vista levarme || Qui 
« lasso et più di lor non dico avante » (Trionfo della Fama); 
e. 82'-85': M De lauero (sic) albergo con 1 aurora innanze || Cusi 
M el tempo triumpha in (sic) nomi el mondo »» ( Trionfo della Di' 
vinità); e. 85'-8B': u Da poi che sotto el cel cosa non vidi |{ Hor 
« che fie adunque a rivederla in celo » ( Trionfo dell'Eternità). 



29^ SPOGUO DELLE BIBUOTECHK 

4a — H 147, inf. 

Membran., sec. XV, mm. 268 x 176^ dì carte 56, l'ultima delle 
quali in bianco, di righe 33 per pagina. Ha iniziali in rosso; la 
prìma iniziale delie Rimt e la prima dei Trionfi sono miniate (e. i e 25). 

Ni un indizio di provenienza (uno stemma ch'era miniato a pie' 
della I.* carta fu reso indecifrabile da una cancellatura). 

Legatura in cuoio bruno non antica. 

Contiene parte del Gìnzoniere e i Trionfl 

Canzoniere (c. 1-25), Adesp., anepigr.: « Voi che ascholtati in rime 
« sparse il sonno l & 1 angellico canto & le parolle » (son« 103). 
Mancano i s^;uenti componimenti: sestina i sgg. (ed. Mestica); 
canzone i, della canzone 2 mancano i w. a-15; canzone 3, 
della 4 i w. 20 sgg.; canzone 5-11 ; 12 sgg.; madrigale i sgg»; 
ballata 3 sgg.; son. 52, 53, 104 sgg. 

Trionfi (c 25-55). 

' e 25'-27': •• La notte che segui 1 orìbilo caso ji Tu staray in terra 
« senza me gran tempo » (Trionfo delia Morte, ca II); e. 27^- 
30: « Nel cor pien d amarìssima dolceza |j Poy a la fine vidi 
*< Arturìo & Karlo » (un canto del Trionfo della Fama, in 4 
canti); e. 30-33: « Stancho già di mirar, non satio anchora || £ d un 
u pomo beffata alfin Croyppe (sic) » ( Trionfo dell* Amore, ca. IV); 
e. 33-35' : « Nel tempo che rinova i mey sospiri || Vien catenato 
« love innanze al caro » (id., ca. I); e. 35-38: « Era si pien 
« el cor de meraveglie || Et qual il mei temperato com 1 acentio » 
(iV/., ca. II); e. 38-40: « Possa che mia fortuna in forza altrui 
« li Che 1 pie va inanzi et 1 ochio toma adrieto » (ca. Ili); 
e. 4o'-42: Quando vidi in un tempo et in un loco || Cotal veder 
« mi parve s io non erro » (Trionfo della Castità); e 42-44': 
u Quella legiadra e gloriosa donna || Morte bella parea nel suo 
u bel viso » (Trionfo della Morie, ca. I); e. 44'-46': « Da poy 
« che morte triumpho del volto || Come avene a cui virtù re- 
« linqui n (un canto del Trionfo della Fama, in 4 canti); e. 46- 
49: u Pien d infinita et nobil maraveglia || Magnanimo gentil 
u costante et largo » (altro canto dello stesso Trionfo della 
Fama) ; e. 49-51 : « Io non sapea de tal vista levarme || Qui 
u basta e più di luy non scrivo avante » (ultimo canto dello 
stesso Trionfo)', e. 51-53: « De 1 aureo albergo con 1 aiu'ora 
« inanzi [| Così el tempo triumpha el nome el monde » ( Trionfo 
della Divinità)) e. 53'-55': « Da poj che sotto ai cel cosa non 
« vidi II Or che fia dunque ad rivederla in cello » ( Trionfo 
dell'Eternità), 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 299 



bj li Canzoniere senza i Trionfi. 

49- — 0, 119, sup. 

Membr., sec XV, mm. aoy x 149, e. 123, di righe 29 per pagina. 
Le canzoni sono scritte distesamente come prosa; non così i so- 
netti. Iniziali colorate con fregi. 

Nessun indizio di provenienza. 

Legatura in pergamena. • 

Contiene il Canzoniere (e. 1-122'): « Fragmenta vulgarìum domini 
« Francisci Petrarce. Voi eh ascoltate in rime sparse il sono 
M II Ch acolga il mio spirto ultimo in pace. Finis ». 

I sonetti 2 6 3 sono scambiati di posto; la sestina 4 è tra- 
sposta dopo il sonetto 61; il madrigale 4 dopo il sonetto 204. 
Dal son. 293 in poi l'ordine dei componimenti è alquanto scon- 
volto: son. 293, 296, 294, 295, 305. 308, 304, 29ÌB, 297, 311, 
310, 300; canz. 27, 28; son. 301-303, 312 sgg. 

A e. 43' vi è la nota canzone attribuita al Petrarca: « Donna mi 
M vene spesso nella mente || De che forte mi sdengno gliel 
M consente ». 

e I2i'-i23': componimenti di altri poeti. 

50. — L, 101, sup. 

Memb., a. 1429, mm. 271 x 187; carte vi-ios, di cui la e. vi; 
bianca; di righe 41 per pagina. Ha iniziali colorate e fregiate. Fu 
scritto da Giovanni de Parazo (cfr. e. 105: " completa sunt frag- 
** menta Petrarce per me Johann em de Parazo, civem Mediolani 
' ac coadiutorem offici! bulletarum civitatìs predicte anno domini 
" nostri J. C. millesimo quadrigesimo vigesimo nono die sabati vi- 
" gesimo secundo mensis octobris bora decima septima cum di- 
* media (sic) octava indictione |. 

£ dono di Antonio Gigi, il dotto arabista, come si rileva dalla 
nota di mano del Sassi nel foglio' di guardia. 

Legatura antica di pelle impressa. 

Adesp., anepigr. Contiene: 

La notizia latina su Laura (ci): u Laurea propriis virtutibus illu- 
« stris et meis longum celebrata carminìbus || Quod previa dei 
« gratia facile erit praeteriti temporìs curas supervacuas spes 
M inanes et inexpectatos exitus acriter ac viriliter cogitanti ». 

II carme latino « cum prìmum vidit Italiam ex Avìnione re- 



3PO SPOGLIO DELLE BIBLIOTICHE 

« cedens ». [ibid.) u Salve cara dee tellus sanctìssima salve 
u I Salve sancta parens terrarum gloria salve ». 

Scrittura latina intorno alla statua d'Alessandro opera di 
Lisippo (e. i'): u Vincitor Alessandro 1 ira vinse. Apud Più- 
« tarcum scriptum est hunc Appellem fuisse primum qui Ale- 
« xandrum pinidt | Ipse orbem subigo, sidera linquo tibi •» . 

Epitafio del Petrarca {ibidJ): « Epitaphium domini Frandsci 
M Petrarcae. Frìgida Francisci lapis || requiescat in arce ». 

Il Canzoniere (c. a-105): « Voi eh ascoltate in rime spane il suono 
« Il Prego che 1 pianto mio finischa morte (sest IX). Completa 
« sunt fragmenta Petrarce per me, etc. ». 1 sonetti 22 e 3, il 
son. 52 e il madrìg. I, il madrìg. II e la ballata III, il son. 161 
e 162 sono scambiati di posto. Dopo il son. 209 i componi- 
mend sono scrìtti in quest'ordine, che è In parte quello delle 
vecchie edizioni: son. 304, 309, 391 sgg.; can2. 29, 27, si8, 19, 
20; sest 6, 7, 8; CMt. 24; ballata 7; canz. 21, 22, 23, 25, a6; 
sest. 9; (ca. I-VI): Indice del canzoniere; (ca. VI): poesia di 
anonimo: « Moviti ormai, o desiato sposo || Da cha Visconte 
Philipo Maria » (ij. 

51- ~ S, 68, sup. 

Membr., sec. XV, mm. 273 x 180, di carte X70, di cui la e. 170' 
bianca. Il testo è scrìtto in rosso, il commento in aero. La e. i è 
miniata e porta in fronte il ritratto del Petrarca. 

Proviene dagli eredi di Francesco Cicereio nel sec. XVII. 

Legatura in assi rìcoperti in cuoio con impressioni a secco. 

Canzonicbb. Contiene parte delle Rime col commento di Francesco 
Filelfo (e. 1-170): u Comincia il prìmo libro de sonetti et can- 
« zon morali del eximio poeta messer Francesco Petrarca 
u colla expositione del prestantissimo et facondissimo poeta 
« laureato et clarissimo oratore et philosopho et cavaliere 
« messer Francesco Philelfo* huomo nella lingua greca et nella 
u latina sopra ogn altro della sua età doctissimo. Voi eh ascol- 
u tate in rime sparse il suono |! Mille et mill anni al mondo 

« honor e fama (son. 82) dice che etiandio di pò la morte 

« in migliaia d'anni bara di tal operatione grandissimo honor 
• et fama ». 



• (i) Ctt. P. Sùtxtu Le querele di Genova a G. G. ViteonH ìù Giotn, Ligmtt.^ t. xm, 
ISK, IMC. Zittii. 



BIBLIOTECA AMBROSfANA 3OI 

Il son. a e 3, il son. 6i e la sest 4 sono scambiati di posto ; 
al son. 83 la trascrizione finisce. 



cj I Trionfi. 



52.-1, 19, sup. 



Membran., sec. XVI principio, mm. 191 x ia6, di carte 44, di ri- 
ghe scritte a6 per pagina. Ha alcune iniziali rozzamente miniate, 
!• altre colorate. Titoli in rosso. 

Niun indizio di provenienza. 

Legatura in assi ricoperti di cuoio impresso. 

Trionfi (c. 1-42'): « D. Francisci Petrarcae poetae laureati triumphi 
« sex incipit et prime prìmum quod de amore inscrìbitur. Nel 
« tempo che rinova i miei sospiri || Or che.fia aduncba a ri- 
« vederla in cielo. Finis n. e. 1-4: « Nel tempo che rinova i 
u miei sospiri Q Vien catenato love inanti al carro » (Trionfo 
d'Amore, ca. I); e. 4*/: « Era si pieno il cor di meravìglie || 
M Et qual el mei temprato cum Tasentio » (ca. II); e. /-ii: 
« Poscia che mia fortuna in forza altrui || Che I pie va nanzi et 
u ì occhio torna addietro » (ca. Ili); e. iZ''i4': « Stanco già di 
• mirar, non satio ancora || Et d un pomo beffata alfìn Ci- 
« dippe if (ca, IV): i4'-i8': « Quando ad un giogo {sopra- 
ni scritto: loco) et ad un tempo quivi || Fra gli altri vidi 
u Hippolyto et Joseppe n (Trionfo della Castità); e. i8'-2i': 
« Quella legiadra et gloriosa donna H Morte bella parca nel 
« suo bel viso n (Trionfo della Morte, ca. I}; e. 2i'-22: 
« Quanti già nella età matura et agra || Quella per cui ben 
« far prima mi piacque 9 (le sette terzine che stanno in capo 
al canto I del Trionfo della Morte); e. 22-25: « La nocte 
« che segui 1 orrìbil caso || Tu starai in terra senza me gran 
« tempo n (ca. II); e. 25'-29: <• Nel cor pien d amarissima dol- 
« ceza II Poi alla fine vidi Artuso et Karlo »; e. 29-31': 
« Da poi che morte triumpho nel volto || Come advien a cui 
« virtù inimichi {a.^ mano soprascrive: relinque) »; e. 31-34: 
« Plen d infinita et nobil meraviglia | Magnanimo gentile con- 
« stante et largo »; e. 34'*37: « Io non sapea di tal vista le- 
ti varme || Qui basta et più di lor non scrivo avante » (Trionfo 
della Fama, in 4 canti); e. 37-40: « Del taureo albergo cum 



30a SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

u 1 aurora inanzi || Cosi il tempo trìumpha e nomi el mondo v 
(Trionfo del Tempo); e. 40-42': « Da poi che sotto d cielo cosa 
« non vidi || Or che fia aduncha a rivederla in cielo n ( Trionfo 
della Divinità). Inoltre a e. 43 v'è un componimento adespoto 
ed anepigrafo: « Sola facit virtus hominem generosa beatunu 
M Octaviano son che imperava in terra Quando Dio nacque et 
M placai ogni guerra || Magnanimo fui cortese et valente ». 



53. — Z, 126, sup. 

Cartac, sec. XVJ, mm. aog x 141, carte 37, di righe a8 per pa* 
gina. Manca delle iniziali, ii cui posto è lasciato in bianco. Titolo 
in rosso. Legato a quinterni, al 3.^ ed al 4.* quinterno fu strappato 
un foglio. 

Uno stemma rozzamente disegnato a e. i. 

Legatura moderna in cartone. 

Contiene i Trionfi (c. 1-37'): « Nel tempo che rinuova e miei so- 
M spiri II Or che sie adunque a rivederla in cielo. Francisd 
u Petrarcae poetae clarissimi triumphorum Uber explidt feli- 
« citer ». e. 1-3': « Nel tempo che rinuova e miei sospiri || vien 
« cathenato love inanti al carro » {Trionfo d* Amore, ca. I); 
e. 4-7: M Era si pieno il cor di maraviglie || Et qual e il mei 
« temperato coU'assentio » (ca. II); e. 7-10: « Poscia che mie 
M fortuna in forza altrui || Che 1 pie va inanzi et 1 occhio toma 
« adietro » (e. Ili); e. 10-13': « Stanco già di mirare non satio 
« ancora || Et d um pomo beffata alfin Cidyppe » (ca. IV); e 13 • 
17: « Quando ad un giogo et in un tempo quivi || Fra quali 
« io vidi Ypolito et Yoseppe » {Trionfo della Castità); e 17- 
17': Quanti già nell età matura et aera || Quella per cui ben 
u far prima mi piacque » (le sette terzine); e. ly-zo': « Questa 
« leggiadra et gratiosa donna {| Morte bella parca nel suo bel 
u viso « {Trionfo della Morte, ca. I); e. 20-24: « La nocte che 
u seghui 1 orribil caso || Tu starai in terra senza me gran 
u tempo f» (ca. II); e. 24-27: « Nel cor pien d amarissima dol- 
u cezza II Poi nella fine vidi Harthuro et Karlo »; e 27-29: « Da 
* poi che morte triunpho nel volto || Come adviene a echi virtù 
« relinque »; e. 29'-3i: « Pien d infinita et nobil meravigliai 
u Magnianimo gentil costante et largo » ; e. 31-33' : « Io non 
u sapea da tal vista levarme || Qui lascio et più di lor non 
u dico avante « {Trionfo della Fama, in 4 canti); e. 33-36: 
M Del thaureo albergho coli aurora inanzi || Cosi el tempo 



BIBLIOTECA ABIBROSIANA 303 

« triumpha e nomi el mondo » (Trionfo del Tempo)) e. 36-37': 
« Dappoi che sotto il ciel cosa non vidi || Or che sie adunque 
« a rivederla in cielo » (Trionfo della Divinità). 

54. — H, 98, inf. 

Membran., sec. XV, mm. 354 x 190, di carte 39, delie quali le 
e. 36^-39 son bianche, di righe 30 per pagina; ha iniziah miniate 
(e. i; 3'; 4'; 9'; la'; i6\ 19; 22'j 25; 27; 30; 31; 33'); a e. I i fregi 
in miniatura incorniciano tutt' attorno il testo, a pie* di pagina due 
stemmi non bene riconoscibili, forse viscontei. Ha note marginali. 

Proviene " ex legato Bernardini Ferrerìi, mediolanensis mach!* 
natoris „, come da nota del sec. XIX» 

Legatura moderna in cartone. 

Contiene i Trionfi (c. 1-35'): Adesp., anepigr. e. 1-3': « Nel tempo 
« che rinova i mei sospiri || Vien Giove incatenato inanci al 
« carro » [Trionfo d^ Amore, ca. I); e. 3'-6': « Era si pieno il 
« cuor di meraveglie || £ quale il mei temprato cum 1 absentio » 
(ca. II); e. 6*<l\ « Poscia che mia fortuna in forza altrui || Che 1 
« pie va innanci et 1 ochio torna aretro » (ca. Ili); e. 9'-ia': 
« Stancho già di mirar non saccio anchora || Et in un pomo bef- 
fi fato Cedippe (sic) n (ca. IV); e. la'-ió: « Quando in un punto 
M vidi et in un loco || Fra quali conubbi Hypolito et loseppe » 
(Trionfo della Castità)] e. 16-19: « Quella legiadra et gloriosa 
« donna || Morte bella parea nel suo bel viso » ( Trionfo della 
Morte, ca. I); e. 19: « Quanti già nella età maturi et agra || 
M Quella per cui ben far prima mepiaque * (le sette terzine); 
e. 19-22': « La nocte che s^ui 1 horribil caso || Tu starai in 
M terra senza mi gram tempo » (ca. II) ; e. 22'-25 : « Nel cuor 
« pien d amarìssima dolceza || Poi a la fin vidi Artu et Carlo »; 
e. 25-27: M Da poi che morte triompho del volto || Come adviene 
u a chi vertu relinque; e. 27-30: « Pien d infinita et nobil me- 
u raviglia || Magnanimo gentil constante et largo, » ; e. 30-31 : 
« Io non sapea de tal vista levarme || Qui lascio et più di lor 
« non dico avanti » (Trionfo della Fama, in 4 canti); e 31-33': 
« De 1 auro albergo con 1 aurora inenci (sic) || chosi il tempo 
« triunpha el nome el mudo (sic) » (^Trionfo del Tempo)) 33-35': 
« Da poi che sotto 1 cielo cosa non vidi || Hor che sia adonqe 
M (sic) 2l rivederla in cielo v (Trionfo della Divinità). 



304 SPOGUO DELLE BIBUOTECHE 



d) Componimenti staccati 
e commentari ad alcuni di essi. 

55. — A, 118, Ini. 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, mm. 282 x aia, di carte 185; le due ultime 
carte numerate 154-155 e le due prime non numerate sono in per- 
gamena. 

Niun indizio di provenienza. 

Legatura moderna in cartone. 

Contiene 6 titoli, di cui il VI in parte petrarchesco. 

e. 154: « Petrarca. Pace non trovo e non o da far guerra | En 
« questo stato so dompna per voy » (son. 104); « Benedecto 
tt sia e! giorno el mese et lanno || Et sol de ley che altri non 
M V a parte n (son. 47}. 

56. — C, 3B, sup. 

iHUcellanéo. 

Cartac., sec XV, mm. 215x141; carte 400; di mano di Fi- 
lippo Scarlatti, fiorentino. 
Legatura antica in cuoio. 

Contiene 135 tìtoU, di cui petrarcheschi l'VIU, XXXU, LVI, 

ai. 

e. 20': u Sonetto di messer Francesco Petrarca. Chi vuol veder 
« quantunque può natura || E sse più tarda avrà da pianger 
« sempre » (son. no); e. 63: « Sonetto di messer Francesco 
u Petrarcha. Quando donna daprìma ti mira || dolere atonitti 
« martiri viepiù che vita »; e 63': « Francesco Petrarcha. Vo- 
li stra beltà eh al mondo appare un sole || di ritrovare in Ilei qual- 
** che mercede w; e. 63': « Che ffai alma che pemsi avremo mai 
« pacie II Che a gran isperanza huom misero no ccede » (son. 11 7) ; 
e. 64: « Muovesi el vechìerel chanuto e biancho || la disiata 
« vostra forma vera n (son. 14); e, 331-333': « Inchomincia un 
« trionfo di messer Francesco Petrarcha lo quale feóc egli 
u detto. Era si ppieno yl chore di maraviglie || E sso yh quante 
u maniere 11 chore si strugie » {Trionfo d* Amore, ca. II, 
V. 1-171). A questo è accodato senza divisione il ca. I: « Al 
« tempo che rrinnuova i miei sospiri !| Ven chatenato Giove 
« innanzi al charro ». 



BIBLIOTECA ÀlfBROSlANA 305 

57. — D, 246, Jnl. 
Miscellaneo. 

Cartac., scc. XVII, mm. 310 >c 213, di carte 92, parecchie bianche, 
la prima e Tultima non numerate, la e. l'ha l'indice del contenuto 
scritto da mani diverse. 

Niun indizio di provenienza. 

Legatura in cartone. 

Contiene 22 titoli, di cui petrarchesco il XXII. 

e. 89: u Lettera del sig. L. C. al sig. Gio. Falloppi. Noi messer Gio- 
« vanni caro, fummo ricevuti in Pesaro || E non vi lasciate uscire 
« di mente di sollecitare alle volte il Fallano, che non mandi 
u in oblio la promessa fattami della lettera che narra Thistorìa 
u del Fotta da Modena, et state sano. Di Pesaro il di VI di 
u novembre 1530 ». (Contiene qualche osservazione sopra il 
Petrarca. Un'aggiunta del 22 dicembre avverte come la lettera 
sia spedita da Roma; e. 92*). 

58. — E, 86, $up. 

Miscellaneo. 

Membran., sec. XV principio; probabilmente dell'anno 1408; cfr. 
la tavola pasquale a e. i; mm. 208 x 136, di carte nr-72. Scritto da 
mani diverse contemporanee. 

Niun indizio di provenienza. 

Legatura in cartone, ricoperto di pergamena, dorso in cuoio, 
modernamente rifatta con materiale antico. 

Contiene 37 titoli, di cui petrarcheschi il VI, XV, XVL 

e. 32': « Quest'anima gentil che se diparte || Che con Giove fìe 
« gìonta ogn altra stella n (son. 24 del P.); e. 33-34': « Io o 
M già letto el pianto dei trogiani lo giorno che del buono 
« Hector fuor porvi (stc) \\ Et si alcun de mie (sic) nome te do- 
« manda cului che eia {sic) ti manda e Anthonio del Becchaio 
« quel da Ferrara che puocho sa, ma volunteri impara n, (La- 
mento di Antonio Beccari da Ferrara per la morte del Pe- 
trarca); e. 42 : « De dite fonte d'onde nasce amore || Io ne do- 
ti mando vuy comò de' suoi » ; (sonetto dello stesso autore, a 
Francesco Petrarca, segue 42-42': « Domini Francisci ad su- 
« pradictum ». Per utele per dilecto et per honore || Per don 
« già facto a me guardando ad chuy. De guarda ben che sopto 
« spetia d'agno || Non pianga poi si a vita penosa ; e. 65-66' : 
« Vergine bella, che di sol vestita || Ch accholga el mio spi- 
ti rito ultimo in pace ». (Canzone 29 del Petrarca). 



306 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

59. — N, 95, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac., sec. XV. Il cod. è scrìtto da Francesco de' Cignardi mi- 
lanese ; cfr. e. 64' : * està passio (è una leggenda di S. Margherita), 
' est lohannis Francischi de Cìgniardis fìUii condam domini Panili 
" porte Cumane parochie sancti Marcellini Mediolani et scripsi 
" M.CCCC.XX Villi die veneris secondo mensis septembrìs .; a 
e. Vin' leggesi la data 5 ag. 1435; a e. 263' la data 17 giugno 1430; 
sul foglio di guardia la data 1433; mm. 203x1491 di carte VIII-dB8- 
289; la prima e l'ultima carta, non numerate, sono in pergamena 
con scrittura notarile, alcune iniziali con fregi, altre in rosso* 

Nessun indizio di provenienza. 

Legatura in assi, il dorso in cuoio, e pergamena; è la legatura 
originale, il Cignardi vi appose la data del 1433 nella faccia intema 
sull'ultimo asse. 

Contiene 54 titoli, di cui petrarchesco il XLV. 

e. 239: « Cesare poy che 1 traditore d Agito || Via del celare il 
« mio angosoxo pianto » (son. 81); e. 239: « Vinse Anibal e 
« non sepe uxar poy || Milli e milli anni, al mondo honore e 
« fama •* (son. 82). 

60. — 0, 63, sup. 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XV, di varie mani, mm. 204x147, di carte 111-290 
di numerazione moderna; alcune lettere con fregi di carmino. 
Appartenne alla bibl. Ambrosiana dalla sua fondazione. 
Legatura antica in pergamena. 

Contiene 72 titoli, di cui petrarcheschi l' Vili, XI, XXIX. 
e. 26: « Comes Ricardus (corr. di 2,^ m.: Ri^ardus) domino Fran- 
« cisco Petrarche [sic). Ben che ignorante sia io pur penso | 
« El bel dir nostro che nel mondo e solo » (sonetto); e. 26': 
« Responsio domini Frandsci Petrarce. Conte Riciardo quanto 
« più repenso || Debiandome partir da tanto duolo »; e. 27: 
« Magister Antonius domino Francischo Petrarce poete lau- 
« reato. O novella tarpda in chui s asconde || Qual prima 
« f u o speranza o amore i>; e. 27: « Responsio domini Franciscì. 
« Ingegno usato alle question profonde || Vive amor solo e la 
M sorella more »; e. 27': « Responsio facta per magistrum An- 
« tonium de Ferraria domino F. P. qui senserat ipsum esse 
« mortuum. Quelle pietose rime in ch'io m acorsi | E cerchi 
« hon [degno] quando si 1 onora »; e. 31: « Amor fortuna e la 
« mia mente schiva || E tuti e miei pensieri rompe nel mezo ■ 
(son. 99 del P.ì. 



BIBLIOTECA AMBROSIANA 307 

61. — D, 332, Ini. 
Miscellaneo. 

Cartac, scc. XVIXVII, mm. 319 x 218; carte 223; le carte 184- 
187 misurano mm. 347 x 236. Fu di G. V. Pinelll. 
Legatura moderna, in cartone. 

Contiene 50 titoli, di cui il XLIX petrarchesco. 

e. 184-187: u Voi che ascoltate. Erano già sparti per diversi luoghi 
« e persone i sonetti del P[etrarca] || Onde si bella donna al 
« mondo nacque. Onde si può riferire alla natura et a luogo, 
« ma più mi piace che si dica del luogo ». (Commento adespoto 
ai sonetti 1-4 di F. Petrarca). 

6a. — S, 86, sup. 
Miscellaneo. 

Cartac.y sec. XVI, mm. 319 x 221, di carte 364 di numerazione 
moderna che unifica varie antiche, scritto da mani diverse. 
Pervenne all'Ambrosiana da Giovanni Vincenzo Pinelli. 
Legatura antica in cartone. 

Contiene 25 titoli, di cui il XVIII petrarchesco. 

e. 203-203': M Alla 111. Sig.ra et padrona mia ossen La signora 
M Orsina Grassi Dalla Volta. Essendo valorosa et costumata 
•r signora con grandissima instantia richiesto || et a vostra si- 
li gnorìa basciandole le mani per debita reverenza humilmente 
u me le raccomando. Alla signora Orsina de Grassi dalla Volta ». 
(Lettera d'ignoto contenente un giudizio sopra il Petrarca). 

63. — T, 156; sup. 

Miscellaneo. 

Cartac, sec. XVI-XVIII, mm. 200x150, carte 311, di mani e 
tempi assai diversi. Appartenne a Isidoro Bianchi, che lo lasciò in 
legato alla Bibl. Ambrosiana (f ott. 1808). 

Legatura moderna. 

Contiene 14 titoli, di cui il XIV in parte petrarchesco. 
e a86 : «i A Dio sonetto di Francesco Petrarca. Padre del ciel dopo 
« i perduti giorni J Rammenta lor com'oggi fosti in crocei » 
(son. 48). 



^08 SPOGLIO DELLE BIBLIOT0CHE 



II 



BIBLIOTECA MELZIANA ^ 



a) Opere volgari. 

I. — Cod. A. 

P. Petrarca, Il Canxonlere ; Dante Alighieri ed altri. Rima. . 

Ms. membranaceo, sec. XIV fine, carte antlcam. numerate i8o, 
più due ch'erano un t^mpo incollate sull'interno della coperta ed or 
ne sono staccate, ed una terza non numerata. Delle guardie l'an- 
teriore fu recisa e non ne rimane che l'unghia. Le carte sono di* 
stribuite in quaderni di otto carte ciascuno, ad eccezione del penul- 
timo che è di sei; i quaderni son in tutto ventinove. Misura 
mm. 164X^1901 ina fu smarginato dai rilegatore. Rubriche ed ini- 
ziali rosse adorne di leggeri fregi violacei per ogni compopimento. 
La carta io, con cui ha principio il Canzonieri, al pari della Z46 
era stata lasciata priva d'iniziali e di fregi dai primi possessori 
del codice; assai più tardi, nel sec. XVI, a quanto pare, si volle 
supplire a tale lacuna; e oltre alla iniziale del primo componimento 
entrambe le carte ricevettero una decorazione pesante e goffa, doz- 
zinale per disegno e colorì. Il fregio che a e xo copre tutti i mar- 
gini è un intreccio di fogliami grossolanamente alluminati in giallo, 
rosso e violaceo (il giallo vuol simulare l'oro), dove sono avvilup- 
pati de' draghi, un de' quali, violaceo nel corpo, colle ali rosse, dritto 
nel margine laterale esterno, reca una freccia confitta nel petto e 
dalle fauci gli esce una banderuola su cui sta scritto : " Miserìcordia 
* signor mio „. Anche le iniziali dei singoli componimenti si vol- 
lero arricchire con aggiunte di svolazzi a vivi colori ; ma la infelice 
impresa non si protrasse a lungo e colla e. 14' le iniziali antiche 
ricompaiono intatte nelU loro elegante semplicità. 

Nel cod. sono numerosissime le tracce de' successivi possessori 
partendo dal sec. XV a venir al XVII. Manca ogni certa indica* 
zione relativa al possessor primo che fece trascrivere integralmente 
un esemplare anteriore del Canzoniere prestatogli da una * sua 
" comare „, come dice la curiosa iscrizione posta in fronte alla 

(I) I codd. di questa Biblioteca sono stati descritti dal prot. F. Novali. 



bUBLtòfÉicA MÉL2IXKA ^dg 

Tavola dèlie Rithé èòtitèhutè hèt mi., e V! ^ce à^imigeft Vina 
se^a d'altre antiche p^^^ votgark Ci^diMiio iautile, (fotrcMoci 
altrove intrattenere più a lungo del ms., riferir qui le cepioae Abte, 
i versi, di cui riboccano le prime carte. Sol noteremo che le iniziali 
S> AB è LYB, che éi scofgòM àisègMrté tò±teLltt^tè a ^ S, 8èn 
probabilmente qfnelle del pi»9se!fsore che fece Ihinrahe nel tkique- 
cento le e. io e 146. Nel seicento il ms. fu alle mani di un * Gè- 
« rollimo Giniolino fr^ii-ó di QìahìbàVIiM Cif^iolMo . <«. i^). 

La legatura antica conservatissima è in tavolette rivestite di cuoio 
impresso, con borchie centrali, angoli e cerniere in metallo: le cin- 
ghiette e là paiftt moblTe dei fbriir)?)ì[)Ì ìtbtìó SccTmplifsè. 

Annessi al ms. sono diversi fogli volanti, ms. e stampati, tra 
cui vanno segnalate una * Tavola delle rime di vani autori che si 
' contengono nel presente codice oltre quelle di M. Francesco Pe- 
' trarca „, ed una lettera autografa di GlèVànhi AHI. Mlig^i a 
D. Gaetano Melzi in data 9 luglio 1840 da Milano, in cui dà il suo 
avviso sul cod. trasmessogli in esame e ne loda la lezione. 

€. 3-9. u Te Basii ei (sic). Incipit tabula de tutto el libfo <le la 
« mia Comare et cet. A piei dèi colle ove la bella vesta || 
M Seffiro toma e I bel tempo rimena ». — È la tavola delle 
rime contenute AeU' intero ms. con parecchie correziom di 
altre mani. Di fì-onte a molti tra i componimenti dell'Alighieri 
Tu seghàYo il hòttie «n Daritè *. 

Il Canzonkre (t:. 10-140'): « Veti eh aacolWite in rime sparse el 
u sono II Ch accolga ^I mio uftiiiVo ^pìtt^ ih paeie. Explicit el 
*t libro de la Comare mia. Amen >». 

I componimenti che costituiscono le due parti del Canzo- 
niere si seguono nèirórdine stèreo dèi tèSlo òri^fìàfiò "quale 
è dftto nfeNHenl. Me««ldlb. Nc^ ffiMoà ^tò ^tfakhe mcKiifieazi'one: 
'^^, per >à parte pf^llba, 4fl «on. ^ù è aiieepotito kl bd: )a can- 
tone Di t^^géf ò gran Oog^ è ìneét^ealàta ti<a il soh. 88 <è 1*89, 
4 -altra: -Domàflfi viene ispesso HfHei mente tm il adn. 97 ed 
il ^. Il Bòn. Idi se(^ U tit^ Pìt gravi alterazic^i %i Verifi- 
òàlio frelìà patte d^iyftitfà a !pàrtìfe dal «ìfti. ^ ohe è fireposto 
!É1 Èg^.; qirilidi seg^ofto <f«titi coMp^ntefemi in <iiielA'l>pdine : 
305t, Ì06, z^% 3d8, ^04, 3o>, '<^««- KXVI4, ^9s, -97, 3«€s 298, 
s«^i 300, JJòi, 302, SoS, 314, 3^^ W««- XXVIII, 313. Un altro 
%lémmeò di pèitUrbMione «è dlito Iki <ecR«poy^!nenti sparrt in- 
^èi*caia%i 4ua e Mt nd CMmimiétè; e<M uh groppo dì sei so- 
HéKi o Hfiiieàti b tfpdtrìfi (PH^ta 4'a^rm ^mota, Quant'era atnata, 
O bestiuoh. Sì ernie dà In ìflùif'e, Cenìeiiicciardù, iffgegno usato) 
è intniik) tra il son. 96 è il madr. IV, «e. 36'-38^ il ion.: Gli 
antichi e bèi pensiìfr è lltlM^rito 'fì« il son. 213 ed ìfI 014 ; altri 



20 



310 SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

due: O monti alpestri. Anima dove se" tra il son. 307 ed il 308; 
altri tre : Un dima. Non so in qual parte. Quello augiellin, tra 
il son. 316 e il 317, 

e. 141-145'. [Rime attribuite al Petrarca], Son 22 sonetti in buona 
parte inediti, di cui daremo altrove ragguaglio. 

e. 146-180. [Rime di D. Alighieri e di altri], 

e. 180-183' sono in parte bianche, in parte occupate da note rela- 
tive al Petrarca, da ex-libris, prove di penna, ecc. 

a. — Cod. I F - 7, n. 216. 
P. Petrarca, I Trionfi. 

Ms. cartac, sec. XV principio (1425), carte recent eirente nu- 
merate 115, più una bianca; mm. orjo x aSo, con rubriche ed ini- 
ziali rosse. 

Nessun indizio di provenienza ; ma, come risulta aperto dalla 
sottoscrizione dell'amanuense, che si legge a e. 80^ in fine alla 

Leandreide (' Explicit Leandreris scriptus in taruizio con- 

*^ pillatus per excelientem poetam dominum lohannem de boccassis 
" de certaldo 1425 Deo gratias amen „), è questo il codice già ve- 
duto dall'abb. F. S. Quadrio, Storia e rag. (fogni poesia, Milano, 
MOCCXLIX, (V, 439 sgg., * nella biblioteca del celebre Monistero 
* di S. Ambrogio in Milano .... N. 174 „, che si credeva perduto 
(cfr. Giorn, stor. della letler» it., XXIV, 1894, p. 380 sgg.). 

Legatura moderna in cartone coperto in pergamena. 

Contiene tre titoli, di cui il II petrarchesco. 

a. Triumphi de messer francescho petrarcha laureato poeta (e. 83- 
iiS'). I Trionfi si seguono senza titolo veruno in quest'or- 
dine: Trionfo della Morte, cap. II: a La nocte che segui lo- 
ft rìbel caso || Tu saray in terra senza me gran tempo ■» 
(e. 83-85). Trionfo della Faina, cap. rifiutato nelle vecchie edi- 
zioni, I. nell'ed. Mestica : « Nel cor pien d'amarissima dolcezza 
« Il Poy alla fine vidi arturo e cario (e. 85'-88). Trionfo d^ Amore, 
cap. II : « Stanco di mirar non saccio ancora || E d un pomo 
«beffata al fin cidippe » (e. 88-91), Trionfo é^ Amore, 
cap. I: « Nel tempo che rinova i me sospiri jj Vien catenato 
« love inanzi al carro » (e 91-93'). Trionfo d* Amore, cap. Ili : 
« Era si pien el cor di meraviglie || E quale el mei temperato 
« col assentio » (e. 93'-96). Trionfo d^ Amore, cap. IV : « Possa 
« che mie fortuna in forza altruy || Che 1 pe va nane! e 1 ochio 
« torna aretro » (e. 96-98'). Trionfo della Castità: u Quando 



BIBUOTECA MELZIANA 31I 

« vidi in un tempo e in un locho |! E al cridar me lo parve 
« s io non erro » (e. qS'-igo). Trionfo della Morte: « Quella 
« legiadra e gloriosa donna || Morte bella parea nel suo bel 
« viso » (e, 100-102'). Trionfo della Fama, cap. I: Da poy che 
u morte triumphò del volto 1 1 Come adiviene a cui vertù relin- 
« que » (e. 102-104'). Trionfo della Fama, cap. II : « Pien d in- 
« finita e nobil meraviglia || Magnanimo costante e largo (sic) n 
(e. i04'-io7). Trionfo della Fama, cap. Ili: « Io non sapea di 
« tal vista levarme || Qui baste e più di luy non scrivo avante 
(e. 107-109). Trionfo del Tempo, cap. unico: « Nel aureo al- 
« bergho coli aurora inanci || Cosi il tempo triumpha e nomi 
« el mondo » (e. 109-111'). Trionfo della Divinità, cap. unico: 
« Da poy che soto 1 ciel cosa non vidi || Or que fia dunque a 
« rivederla in cielo. Deo gratias Amen — Expliciunt Triumphi 
« domini francisci petrarce laureati poete scrìpta et compieta 

« per me Nicolaum bonz (i) in civitate taruisii ano 

u curente M CCCC® XXV de mense octubris die . xvinj . pre- 
« dicti mensis » (e. tii'-ii3'). 



bj Traduzioni di opere latine. 

3. — Cod. I C-X 7, n. 167, 

Q. Boccaccio» li Corbacclo; L. Bruni» Vite di D. Alighieri e 
P. Petrarca; S. Porcari» Orazioni» ecc. 

Ms. cartac.» sec. XV metà» carte anticamente numerate 150 
(ne' margini inferiori è vestigio d'un'altra vecchia numerazione in 
rosso); 28 a 32 righe per carta; mm. 220 X ^3 1 iniziali rosse, az- 
zurre e rubriche. 

Il cod., scrìtto senza dubbio da un menante fiorentino, appar- 
tenne verso la fine del sec. XV ad un Guglielmo che in un foglio 
membranaceo incollato sul piatto anteriore della coverta oltreché 

il proprio nome ora eraso (" Questo libro è di Guil.«o D v) 

lasciò una tavola sommaria del contenuto del volume. Un indice 
completo fu poi steso su due carte aggiunte al cod. stesso da per- 
sona dotta vissuta a cavaliere de' sec. XVII-XVIII. 

Legatura assai rozza in cartone del sec. XVII o XVIII; sul 
dorso sta scritto a mano: Miscellanea di belle lettere. 



(I) Il nome dell'amanuense è stato anche qui come a e. 80^ eraso; ma ai riesce ancora a 
decifk'arlo: in quanto al cognome l'impresa non si può compiere senza l'aiuto d'un reagente 
che forse rìrelerebbe un *Bon^oanHem. 



312 SPOGLIO DELLE BIBUOTECHE 

Contiene 25 titoli, di cui il II ed il VII petrarcheschi. 

a. [Leon. Bruni, Le Vite di D, Alighifri e di F. Petrarca]. « Co- 
u micia (sic) ilibro (sic) della vita et studii e cho^tumi di 
u dante e di messere francesco petfarcha poeti chiarissimi 
« chomposto novisimamete (sic) da lionardo chancelliere fio- 
« rentino ». Prefazione: u Avendo di quedti giorni || veniamo 
« adunque prima al fatto di Dante ». SegUe la vita di Dante 
(e. 1-8') a cui tien* dietro quella dd Petrarca: « [CJotnincia la 
u vita di messere francescho p^tratcha. Fràhcescho petrarcha 
u huomo di grande ingegno || chome a chi merita dare si puote » 

(e. 9-13)- 

7. [Epìstola di VHes^er F. P. a N. Acciaiuoti], « Epistola di hiéssere 
« Francescho petrai-cha fiorentino mandata :sd famosissimo 
« hUotho tnèsàere Nichòlà àcciàiuòli Otan Sihischalcho etb. so- 
li ^rà 1 inthoronazione del re Lui^. Nell'ultimo ho (sic) hUomo 
u fàmosisèimo là fede à vinto la perfidia || vale onore dèlia pa* 
« tria e di noi » (e. 27^-34). 

A e. 42 l'amanuense, dimentico d'aver già trascritto questa 
epistola, stava per ricopiarla di nuovo e già ne aveva esem- 
plato la rubrica, quando, ravvedutosi', passò ad altro; né can- 
cellò la rubrica, ma stette pago ad aggiungervi la postilla: 
u questo prologho non ci vuole essere n. 



BIBUOTECA TRIVULZIANA 313 



III. 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA <'> 



I. 
Opere latina. 

q) Proj^a. 

Cartaceo, sec. XV, mm. 150 x 201, carte 88, num. mod., linee 

scrìtte 26 per pagina. Scritto dal giurìsperìto (il nome venne 

raschiato nel ms.) vicario del podestà di Como, Antonio della Chiesa, 
1468-69, come da sua soscrìzione in calce al codice (" Hic liber est 

' mei legum doctoris fil. q.^ d. Antonij de colegio dominorum 

" doctonim inclite civitatis Papié, vicarij et locumtenentis Mag-d 
' viri domini Antonij de la Eclezia civitatis et distrìctus Cumarum 
* (}ttca^3 l^^nemeriti potestati^ ${ib anfjp dqrpini Mcccclxviij et 

' HPWJ (e. 89O. * 

Li^gj^tur^ in paltone ricoperta da pergamena, gffast^. 

Per i 45 titoli cfr. Pqk^, Catalogo dei codici manpscfittf ifella 
Trivulziana, p. 271; i n. XXIV e XXV petrarcheschi. 

24. Epistola Lombardi ad dominum Franciscum Petrarcham, 

de vita solitaria incipit « Fervet animus te videndi, pater alme 

^ I S^qianep. Tu perop^e (sic) vale ». (I^'amanuense 4opo il 

jiw^ 9ggiyn$.e l'esclamifione te(4^sca : Cot sig gelopt (e. 65-68). 

25. Incipit Tractaius de aranea et podagra. Editus a domino Fran- 

ci^CQ Pefrqrckq JfoTfntino. « Aranea iter agens fortp pb- 
I vì|im habuit pQ^^gr^n} | Pelle divitias et vale. Amen ». 
(e. 68-70). fief. Font., HI, 13. 



(i) Ad eccezione dt* codd. 686,730, 774, 1014, descritti dal prof. F. Novati, tutti gli altri 
mas. della Triyulziaoa aon stati illustrati dall'egregio bibliotecario di essa, Ting. £. Motta. 



3^4 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

a. — Cod. 704. 
Miscellaneo. 

Cartaceo, sec. XV (con indici e postille nel testo, aggiunte del 
sec. XVIl), nim. 300 x 275 di carte x-ao4, num. antica quasi al com- 
pletOy carte tutte scritte meno le prime e le ultime scarabocchiate 
e semilacere; di 25 a a6 righe per ogni pagina. 

Nella e. Vy dove comincia il primo componimento del codice 
miscellaneo, si legge al basso il nome del senatore ducale Luigi 
Trotti, un antico possessore del seicento. 

Legatura antica in pelle impressa a fregi. 

Il codice contiene l'orazione nuziale recitata in Vercelli dall'abate 
di S. Ambrogio di Milano per le nozze di Filippo Maria Vi- 
sconti con Maria di Savoia nel 1427, il Chronicon imaginis mundi 
di fra Iacopo d'Acqui (non identificato dal Porro, op. cit, p. 270) 
e del Petrarca questo titolo: 

Admirabile Griselidis Opusculum. « Est ad italicum latus l dittata 
« et retexta per vatem clarìssimum dominum franciscbum Pe- 
« trarcham etc. »» (ce. 193-aoi'). V'è aggiunta, di mano del sei* 
« cento, la data « Mccccxxviij ». 

3. — Cod. 761. 
Miscellaneo. 

Cartaceo, sec. XV, mm. 150 x 213, di carte 94, num. moderna, 
tutte scritte meno le ce. 29, 30, 45 , 46, 78*, 79^ 91*94» di righe flB 
per pagina. Qualche titolo dei capi ed alcune iniziali in rosso. 

Legatura in pelle con stemma impresso in oro sui piatti 

e sul dorso in oro: Lion . Aretin . Opusc . etc. 

Contiene io titoli (cfr. Porro, op. cit., p. 274), dei quali il V ed 
il VI petrarcheschi. 

5. (Copia della noia scrìtta dal Petrarca sul Virgilio delP Ambro- 

siana). « Laura (sic) propriis virtutibus illustris H ac viriliter 
u cogitanti. \'ale « (e 35*). 

6. (Novella di Griselda). « Libnim tuum quem nostro materno elo- 

u quio Ij s. lohannem. hec prefatus incipit (sic) ». — « EIst ad 
« Italie latus ' muliercula passa est » (ce. 36-42*). 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 315 



b) Poesia. 

4. — Cod. 686. 

Cresconlo Corìppo, La Qlovannlde: Petrarca, Ecloghe* 

Cartac, sec. XIV fine, mm. aio x 290, di carte ioa numerate 
in lapis rosso per pagine, senza rubriche né iniziali, in parte ad 
una sola colonna, in parte a due. La scrittura è di Giovanni Boni 
d'Arezzo, a cui si debbono parecchi altri tra i codd. della Trìvul- 
ziana. 

Nessun indizio di provenienza; ma è noto che questo ms. ap- 
partenne un tempo alla biblioteca della Capitolare del Duomo da 
cui migrò poi nel sec. XVIII alla Trivulziana. Cfr. P. Mazucchiixi, 
Flavii Crescami Corippi lohannidos seu de bellis Hàycis libri VII edili 
ex cod. Mediolanensi Musei Trivultit, Mediolani, MDCCCXX, pa- 
gina xxxvui sgg.; u ved. anche Arclu Sior* Lorna,, XXV, 1898, 062, 
968, ecc. 

Legatura antica in assi assai grosse, ma molto guaste ; il dosso 
in pelle bianca è tutto lacerato e consunto : si veggon nelle assi le 
vestigia dei fermagli ; ma manca Tanello che nella parte superiore 
era confisso nel legno per attaccarvi la catenella che assicurava il 
cod. al pluteo ; per strappar l'anello fu spezzata l'assicella. Sull'asse 
posteriore sta inchiodato un pezzetto quadrato di pergamena che 
reca in caratteri gotici il titolo Cnsionnis (sic). Questo cartellino, 
che si riscontra del resto in codici di varie regioni, indica qui che 
il ms. appartenne alla libreria di Francesco Piccolpassi, arcivescovo 
di Milano; cfr. Motta, Libri di casa TrivuÌMio, ecc., p. 90 e ^. 

X. F, Petrarcae Eclogae (I) « Monice tranquillo || spem certam pone 
« secundìs » (e. 91, i c.-c. 102, i e). 

Le ecloghe si susseguono nel cod. scrìtte a due colonne 
senza numero progressivo e senza titolo fino alla settima comr 
presa (e. 97, i e); dall'ottava in poi il copista mandò sempre 
innanzi il numero, il titolo dell'edoga ed i nomi degli inter- 
locutorì. 

9. F. Petrarchae Africae lib. I fragmentum, « Et mihi conspicuum 
« Il In indice (sic) latuisse velim ». Sonvi poi i 35 primi versi 
più il primo emistichio del 36 del lib. I dtW Africa (e. 102, 
i C.-102, 2 e). Il resto della e. 102, 2 e. è bianco. 

5. — Cod. 1014. 

P. Petrarca» Epistole metriche. 

Cartac, sec. XIV fine, mm. 225 x 301, di carte 72 non numerate, 
senza rubriche nò iniziali. Dal confronto con altrì mss. trivulziani 
autografi di Giovanni Boni d'Arezzo, pare lecito asserire che pur 



3iQ spQ^yo WLWS Bafi4'iQT«:piE 

questo sia di sua mano. La e. 73-7^, aggiunta posteriormente, è 
bianca. 

Niun indizio di provenienza; però è noto come il ms. sia dalla 
Capitolare del Duomo passato a far parte della Trìvulziana: cfr. 
P. Mazucchelu, op. city p. xxxvu. 

Legatura m;itica ifi astae cqq dorso in pelle verde, con tracce 
di fermagli ora scomparsi. Nella parte superiore dell'asse anteriore 
y^4f%i infitto ancora V^n^Uo del{A catena che fiSficurava il cod. al 
plv^ci^ Sul tergo dell'asse f^ff^^ore ^ inchiods^to un p^z^et(o qua- 
drate 4i perggm^nn m) qq^le a c^rfitterì {^o^ci st% ^crit\o: Èpisiolt 
Pffnirfe; diciture ?Ùe ^ ripete ftltrcsl script» 9 pcqn» in jn^pdj let- 
tere gotiche anche sull'asse anteriore. Nell'interno le assi furono 
rec^nlMni^fìt^ fpdprat^ 4i ^«rt» applicandovi l'fJf-ft'^ ris Trivutóano. 

F. I^rarckae EpisÈalae tHitrieae. I. Ad Barbaium SHlmQtHmsem,'^ 
u Si michi seva pium || studii iuvelis (sic) honorem » — LXVIL 
A4 ^4olesc^ntem bone indolis: « Gratulor ingenio 1 tue non 
« ultima fama est v. Expliciunt epistolae (e. 1*72'). 

Le Epistole, num^r^te prògreasivgmeqtei ^el^bef^e non di« 
sirìbuite in libri, come nell'ed. di Basileai si seguono però re- 
golarmente pel cod., serbando l'ordine della stampa. Sola di- 
V^rsit^ questa; che l'epistola Ad adolescentem bone indolis, 31 
del Ub, III nell'ed. 4i BasUe^, e^eado §ta (a omes§a per distra- 
zione del copista, f^ da lui poi ricopiata ip ultimo posponen- 
dola a quella che è l'ultima del lib. Ili, la 34: Ad C{uillelmum] 
Veronensem de iubileo. Dg e. 69 a e. 72' si legge poi trascritta 
senza nome d'autore sotto il titolo De prolactione Affrice Tepi- 
f toia ineitataf ii| del Boecaceio al Petrarag : « Quid tibi eon^pi- 
cuum ». 

6. — Cod. 774. 

Jlli8(;ell|inea latlp«. 

Cartac, sec. XV prima metà, mm. 150x210, di carte 74 non 
DHmrftt^i con rubriche ^4 jpizigli, Scrittura (ti più ip»pi, di rig^ 
26 per pagina; il luditium che si legge a e. 18' è così ^ottospritto : 
-^Paulus Alfer |||||1|| scripsit anno dni M . IHI*. LX die XViill* Aprilis 
• sabati «. Molte earte bianche (19» ae, 55', 56, 61, io, éa, 64', és, 

67, 68, 69, 7»^ 71» ya. 73» 74)- 

Nessun indizio di provenienza: il eh. ing. Motta è però d'av- 
viso che il cod. sia passato alla Trìvulziana dalla Capìtglfire di Mi- 
lano verso il 1750. 

Legatura antica in cartone coperto di pelle esn impressiom a 
secco; sul dorso è scritto in oro: Plinh viris (sic) illust. 1460. 

De' venti titoli che il cod. contiene due sono petrarcheschi. 



B^BUOTSCA TRIVULZXANA 3^7 

I. Clarissimi laureatique poete Francisci Petrq^rce Vi^itat^o ftafit 
ac commendano: « Salve cara deo j| t^rrarum gloria salve »» 
i8 versi (e. 34-35'). 

a. Carmina edita pet d^minum Franci^cum Petrarcam ad do- 
minum Luchinum dominum Mediolani de laudihus Italie cui 
misit de piris glacialibus cum quibus misit hanc metricam epi-- 
stolam : « i\f golic^ ^i fama volai^s !| sese con^menc^at abunde ^ 
(e. 37-3P)- 



7. — Cq4. 

VlfMlitt QaleasMy ||if«ellaiita« 

Cartaceo, sec. XVI (a. 1523; cfr. p. 189), min, ai6 x 305, di p. 666, 
numerazione moderna, delle quali 344 bianche. Tutto «scritto da Ga* 
leazzo Visconti, figlio del poeta ben noto Gaspare, tranne le pa- 
gine 238-254 c^^ sono d' altra mano, sempre però nel secolo xVl, 
e non XVII, come vuole il Porro, op. cit., p. 459. 

|I ppdicp d^la biblioteca dei fratelli marchesi Visconti Pfissò 
in quella Belgioioso (cod. n. 263), indi ip Trivulziana. 

Legatura antica in pelle e cinghie, simile a quella del codice 
Trìv. 1093 delle Rime di Gaspare Viscpnti ed a jsarecchi registri 
duMli nf U'Arphivip fii StatP di Milano. 

Per l'importanza de^li spritti contenuti in questo codice (tra i quali 
le Gesta di Federico I, pdite nei Fonti dell'Istituto storico) 
cfr, Porro, op. cit, p. 459. Di petrarchesco non v'ha che un 
titolo : 

^¥énfJ§ci Pe\r%rchp Uive MW(hlf^ /''W^Q- « Pulfis ^ca 
tf (lei, )ac))F^|nif in(]e(:|^re no^^ip || Caripina cofppreq fff; car- 
digli» fHÌ|ti 9 (p, SPI). 



II. 



Opere volgari. 



8. — Cod. 1015. 
Petrarca, Rime. 



Me^br^i scc. XIV-XV, mm. 245 x 310» maaicaB||i di qualche 
cg^ in principip, parte 91 i^umeratc in antico e par^^ fpodprna- 
mente, più 7 non numerate in principio del cod., di 28-31 righe a 
due colonne per carta. Tutte scrittCì m^no la 6.* e la 7.^ delle non 
numerate e quelle segnate 70-72 e 91. La prima pagina de| Canjgonfere 



3l8 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

(c. i) è arricchita da un fregio miniato che porta ai basso lo scudo 
di un'arma quasi completamente cancellata. I Trionfi hanno le ini- 
ziali miniate; quelle delle Rimt sono in rosso ed azzurro. In rosso 
pure le carte dell'indice che precede ii Cansoniere, I titpli dei 
Trionfi furon aggiunti posteriormente (sec XVI). 

Codice che già appartenne al P. Caterino Zeno, indi passato 
ai Volpi. È T" antichissimo testo a penna ^ da loro usato nella a.^ 
edizione cominiana delle Rime del Petrarca, Padova, 1732 (cfr. 
Volpi G., La Libreria d^ Volpi e ia stamperia cominiana^ ecc.^ Pa- 
dova, 1756, p. 153; Marsand a., Biblioteca Petrarchesca, Milano, 1826, 
p. 100). Acquistato nel 1806 dal march. G. G. Trivulzio assieme ad 
altri codici cominiani. 

Legatura antica in assicelle ricoperte di pelle a fregi impressi, 
e fogli dorati, con tracce di fermagli ora mancanti: cfìr. Porro, op. 
cit., p. 342. 

Indice delle Rime (ce. .2-5 non num.). 

Rime, <i Voi. ch'ascoltate im rime sparse il suono || Alle dannose 
italiche ruine » (i) (e. 1-69). 

Trionfo di amore. Capitolo primo: « Nel tempo che rinova i miei 
« sospiri fi (e. 73-74). Capitolo secondo: « Era si pieno il cor 
« di meraviglie » (ce. 74-76'). Capitolo tertio: « Poscia che 
« mia fortuna in forze altrui »f (ce. 76'-77). Capitolo quarto: 
u Stanco già de mirar non satio ancora » (ce. 77-78'). Trionfo 
di la castità. Capitolo primo: « Quando ad un giogo et in im 
« tempo qui (sic) » (ce. 78'-8o). Trionfo de la morte: « Quanti 
u già neir età matura e aera » ; « Quella ligiadra e gloriosa 
Donna » (ce. Bo-Bi'). « La noete che segui l'horribel caso ■ 
(ce. Si'- 83). Trionfo di la fama: u Nel cor pien d'amarissima 
doleeza n (ce. 83-84'). « Da pò che morte triumphò nel volto ■ 
« (ce. 84'-85'). Pien d'infinita e nobil maraviglia » (ce. 85'-87). 
« Io non sapea di tal vista levarmi n (ce. 87-88). Trionfo del 
tempo : « Nel thaureo albergo con l'aurora innanzi n (ce. 88-89). 
Trionfo di la divinità: « Da poi che soeto il eel cosa non 
vidi » (ce. 89-90). 

9. — Cod. 1091. 

Dante e Petrarca, Rime. 

Membr.y sec. XIV-XV, mm. 195 X 291, carte 57, numer. moderna, 
più 4 non numerate al principio ed alla fine, tutte scrìtte meno 4, 
di righe 36 sino a 45 per carta. I titoli dei componimenti e 1^ ini* 

(1) E U chiosa del sonetto • Poi ch*al ftttor deiraniyeno piacque », che segue la can* 
Jone « Vergine bella », ecc. 



BIBUOT£CA TRIVULZIANA 319 

ziali in rosso. Il Cangoniere del Petrarca, come quello di Dante, è 
scrìtto a modo di prosa, senza distinzione di versi. 

In calce alla e. 57' il codice reca il nome dell'antico suo pos- 
sessore: ' Iste liber est mei lacobi Martini medici de Spoleto, 
' quem mihi dono dedit Angelus Thome de Corbinellis de Floren- 
' tia (z), in civitate Forlivii, in festo omnium sanctonim anno do- 
« mini M^'cccc'xvij presentibus generosa domina domina Pippa 
' ipsius Angeli uxore et Sandra ejusdem Angela fi li a „. 

Il codice proviene dalla libreria del pittore G. Bossi, acquistato 
nel 1817 dal march. G. G. Trìvulzio. 

Legatura antica in assicelle coverte di pelle con borchie. Cfr. 
Porro, op. cit., p. 123. 

Sonetti e chanzoni morali di messer Francescho Petrarcha poeta 
fiorentino, « Voi ch'ascholtate in rime sparse il suono || ov'el (a)- 
« mio choUa sua donna albergha » (son. 155, I* parte; ce, 9'-57'); 
son. e canz. 1-64, manca il 65 (« Io avrò sempre in odio la 
« finestra »), son. 66 96. Manca il madrig. IV (« Or vedi amor, 
« che giovinetta donna v), e sta in suo luogo la canzone: 
« Donna mi viene spesso nella mente » dell'ediz. fiorentina 
1522. Son. 97-123. Da qui innanzi (e. 31) v'è uno spostamento 
rimarchevole nei sonetti e nelle canzoni, sicché i componi- 
menti si susseguono così: son. 126-132, 136-1^0, 151-152, 145, 
143, 144, 156, canz. 21, son. 226-227; parte II son. i; parte I 
son. 157-172, canz. 19-20, son. 173-178, canz. 6, son. 179-192, 
sestine 7-8, son. 193-204, madrig. 4, son. 205-225; parte II 
son. 2, canz. i, son. 3, canz. 2, son. 4-38, canz. 3, son. 39-44f 
canz. 7, son. 45-54, ball, i, canz. 4, son. 55-59, canz. 5, sest. i, 
son. 60-63, 66-68, 71, 69, 87, 88, 90, 89, 64, 65, canz. 6, son. 
70, 72, 79, 73-78, 8o-86, canz. 8; parte I son. 150. Tra le 
carte 55 e 56 son vi rime del Cavalcanti; da e. 56-57' si leg- 
gono altre del Petrarca nel seguente ordine: parte I, sest. 4, 
son. 60, 124, 125, 133-135, 141-142, 146, I49i 153-155- 

IO. — Cod. 903. 
Petrarca» Rime. 

Membr., sec. XV, mm. 106 x 163, carte 156 numer. mod. a sole 
diecine, tutte scrìtte, di 27 a 29 rìghe per carta. Codice mutilo in 
diverse partì. La prìma carta che contiene il sonetto proemiale è 

(1) £ il noto lenerato e mecenate fiorentino, amico e alnnno di Colnccio Salutati, marito 
di Filippa di Lorenzo di Totto de' Gualtierotti, intomo al quale ai vegga EpittoL di C, 5., 
Roma, 1896, y. Ili, p. 616, n. 

(s) Ci acniamo dell'edizione delle Rime del Petrarca di Verona, aUmp. Gialiari, 1799, 
di coi l'esemplare trìvulziano è tatto postillato dal march. G. G. Trivalzi(^. 



^ 



SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 



cpntornata da un fregio miniato. Negli angoli sono dipinti in color 
bronzo le medaglie di G. Cesare, di Neì'one, di Tiberio e di M. Agrìppa. 
Spyra \\ sonetto la miniatura rappresentante un edificio, davanti al 
quf^le sta in ginocchio il Petrarca che una donna (Laura?) corona 
d'alloro: in lontananza upa città. Al basso della pagina v'è la biscia 
viscontea, cui corre in giro il nome pRANascus Vicecomes; sopra 
a metà dpi fregio, a destra e a sinistra due imprese (?) : il cane che 
abbranca un cerbiatto e il liocorno sdraiselo. Iniziali dei capoversi 
d^i Riversi componimenti saltuariamente in oro ed in azzurro; in 
rosso i titoli dei Trionfi ed i numeri delle Rimi. 

Lecf^tura del tempo, in pelle con contorni impressi a nero sui 
piatti e colle iniziali negli scudi di mezzo B,B.; forse iniziali del 
nome di un possessore antico. Cfr. Porro, op. cit., p. 341. 

CoHMoniere (e. 1-128'). 

Indice delle rime (e. 1-7'). 

/?{|}(f (e. 8-1^'/* « Voj pj^'^cpltat^ i^ rime sparse il spno || Ch'ac- 
(< Fp]g4 el piio spirto ultimo in pace n. Manc^ a e. 18' U quin- 
^^no cl^e CQp)prep4e \p rime dal yefso: a ìi^a, Maratona, e le 
f( {i)pr^li strette >» ^ella can^pne: « O aspettata in ciel beata 
<( ft bella n fino al verso: f Tu non vorr^ ipostrarti in cia- 
« scuq loop n dejla canzone: « Nella stagion phe il ciel rapido 
fi inchina v. ^ manca a e. Q^' l's^tro quinterno compren- 
(]^qte (d^l versp: « Non c|ie 1 gielp n della sestina: « Là ver 
f r^urqra che si (lolce Taur^ ** fino al verso : ^ Che {nortal 
fi cqs^ amar pon ^nta fpde » dplla canzone: « F yi> pensando; 
y ^ ne] pensier m'ansale n* D^l sonptto: « Tornfm:u 4 ^ente 
« fnzi v'è dentro quella n (e. 115') avant} v'è x^^, trasposi- 
zione nei componipipnti, i quali si susseg^oifp in quest'ordine: 
« Q^el che d'odore $ di color vipcea »», h L^ciatq ha| fuorte 
fi $enza spie il n^pndo if, u Coqobl)i q^^tq \\ cip} gli pcdii 
u m'apersp n, fi De) cibo qnfl'el signor », « Dolce q^o pqr & 
fl pretioso pegno », « Questo nostro caduco & fragil bene 9, 
u Dolci danze & placide repulse », « Spirto felice che si dol> 
u cernente », u Vago augellecto che cantando vai », « De' porgi 
« mano », « O tempo, o ciel volubil che fuggendo », « Quando 
tf il spave iqIp fidq conforto », « Deh qu^i; pietà », h Ripen- 
ti sando a quel ch'oggi », « L'aura mia serena », 9 Fu forse 
« un tempo dolce cosa amore », « Spinse amor ft dolor ov'ir 
« non debbe », « Gli angeli electi & l'anime beate », « Donna 
M che lieta col principio nostro », « Da pit| begl'occhi », fi E 
« noi par d'hora in bora », u Ogni giorno pii p^ f, tf j^Rq 
« può iar morte », « Quello antico mio dolce », « Dìcemsi 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 32t 

u spesso el mio », « Volo con Tali », « Morte ha spento », 
ta Tennenii amore », « Io vo {Piangendo >», « Vergine bella A. 

trioftfi (ce. 129-156'). 2)^ amore prima pars [dal verso « & ei (Juesto 
u m'adveh per Taispre some »] (ce. 129-130'). I)e amore se- 
conda pars: « Era sì pieno il cor di maraviglia (ce. i3J-I34). 
De autore terìia pars: « Stanco già dì mirar non satio ancora » 
(ce. I34-137')' I^^ amore quarta et ultima pars: u Poscia che 
« mia fortuna in forza altrui » (ce. 13^-139') sino ài verso: 
u Poi quando il verno & l*aer si rinfresca », indi lacuna nel 
codice fino al verso: « Piena di morti tutta la campagna » 
(e. 140) del cap, I del Trionfo della morte. De Morte secmida 
pars: u La nocte che segui l'orribil caso » (ce. 141') sino alla 
fine: « Tu starai in terra senza me gran tempo ». Poi nuova 
lacuna, sempre per strappo di carte membranacee fino al verso : 
« a tutta Italia giunse al maggior huòpo » (e. 145) del cap. I 
dfel Trionfo della fama. De fama Becunda pare : « Nel cor pien 
u d'amarìssima dolcezza (ce. i46'-i49). De fama tertia pars: 
u Pien d'infinità et nobil maraviglia » (ce. 149-152). De fama 
quarta et ultima pars: « Io non sapea da tal vista levarme » 
(e. 152) fino al verso: « Crebbe Tinvidìa à. col saver insieme » 
(e. Ì53'); poi lacuna fino al verso: à Quattro cavai con quanto 
M studio comò » del Trionfo del feinpo. Ultima lacuna dal 
verso: « de nostri nomi ch'io gli èbbi per nulla » fino a quello: 
à Cosi decto & risposto or se né Stanno » (e. 156) del Trionfo 
delta divinità. Il codice ^'arresta mutilo al Verso: « La \quale 
« varietà fa spesso altrui » (e. 156'). 

il. — Cod. 90*. 
Petrarca, Rime. 

Membr., sec. XV, mm. 108 X ^T^> carte 185, numen moderna a 
sole diecine, tutte scrìtte, meno le segnate 8, 148' e 1Q5', che reca- 
vano, d'altra mano posteriore, cifre e note e il nome di un vecchio 
possessore del codice, ora abrase; sicché non si rileva che una 
data (MDXXXIII) sull'ultima carta. Righe 29 a 30 per pagina. La 
e. % dove cominciano le Rime ha un contomo miniato, un po' guasto; 
il titolo in oro con bella lettera capitale contenente il ritratto del 
Petrarca, ed a pie' di pagina le vestigia di uno stemma cancellato. 
Contomo miniato anche a e. 149 dove cominciano i Trionfi, Iniziali 
miniate e titoli in oro nei capitoli dei Trionfi, azzurri nelle Rime/ 
titoli in rosso. 

Nessun indizio di provenienza. 

Legatura in pelle con ornamenti in oro impressi, del sec. XVI; 
fogli dorati (cfr. Porro, op. cit., p. 341). 



322 SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

Canzaniere, Indice (ce. 1-7'). 

Francisci Petrarce Poeiae clarissimi Sonectorutn et Cantilenarum 
Liber foeliciter incipit, « Voi ch'ascoltate in rime sparse il sono 
fi II Ch'accolga '1 mio spirto ultimo in pace. TeXfi^ (ce. 9-148), 
Componimenti numerati in cifre romane (ccclxvij). Sopra la can- 
zone: « P vo pensando & nel penser m'assale » leggesi Finis 
vite veteris (e. 106'). Tra il sonetto: « Vago augellecto che 
m cantando vai » (e. 145') e la canzone: « Vergine bella che 
« di sol vestita n^ è intercalata la nota canzone: « Donna mi 
u vene spesso nella mente ». 

Francisci Petrarce Triumphorum Liber incipit: Triumphus antóris 
(e. 149): u Nel tempo che rinnova i miei sospiri n. Secunda 
pars Triumphi amoris (e. 151') : « Era si pieno il cor di ma- 
il raviglie ». Tertia pars Triumphi amoris (e. 154'): « Stanco 
« già di mirar, non satio ». Quarta pars Triumphi amoris 
(e. 158): M Poscia che mia fortuna in forza altrui ». Incipit 
Pudicitie Triumphus (e. 160'): n Quando ad un giogo & in un 
« tempo quivi ». Quedam col lauda t io pudicitie {e. 164): « Quanti 
u già nel' età matura & aera ». Incipit Mortis Triwnphus 
(e. 164'): « Questa leggiadra & gloriosa donna ». Secunda pars 
Triumphi mortis (e. 167): « La nocte che seguì Torribil caso ». 
Tertia pars Triumphi mortis (e. 170'): « Nel cor pien d'ama- 
« rissima dolceza ». Incipit Fame Triumphus (e. 173): « Da 
« poi che morte triumphò nel volto ». Secunda pars Triumphi 
Fame (e. 173-175'): « Pien d'infinita e nobil maraviglia ». Tertia 
et ultima pars Triumphi fame (e. 178): « Io non sapea di tal 
« vista levarme ». Incipit Temporis Triumphus (e. 180;: « Del 
« taureo albergo con l'aurora inanzi ». Triumphus eternitatis 
(e. 182'): u Da poi che sotto '1 ciel cosa non vidi ». 

12. — Cod. 905. 

Petrarca, Rime e Trionfi. 

Membr., sec. XV, mm. 86X^48} carte 199, numer. moderna, 
29 a 30 righe per carta ; tutte scritte meno le ce. i, 151, 165, Z70, 181, 
190 e 194, dove sono miniate le sette figurazioni del Petrarca nel 
suo studio (v. la Tav. I di questo voi.) e dei Trionfi^ e le ce. 150^, 
164', 169', iSo'^ 189' bianche. Altra piccola miniatura (trasformazione 
di Dafne) alla e. 11, all'inizio del CanMoniere, La pag. i bis, dove 
comincia la vita del P., ha un inquadramento miniato nella parte 
inferiore del quale fu dipinto più tardi lo stemma Trivulzio e se- 
gnato in oro il nome del marchese G. Giacomo, che ebbe ad acqui- 



BIBUOTECA TRIVULZIANA 323 

Stare il codice dal libraio Molinì in Firenze nel giugno dell'anno 
z8o6 pel prezzo di 2400 paoli (= L. it. 2344). Per le miniature, di 
scuola fiorentina, e non di Giulio Clovio, vissuto almeno mezzo se- 
colo dopo, come vuole il Rosmi (Storia della pitt, iiai.j to. V, p. 143) 
e fu ripetuto da altri, cfr. Essling (prince d') & MOntz, Péirarque, 
Paris, 1902, p. iflB, 129, 158-61, 167, 102. A p. 83 di quest'opera 
è riprodotto ma in guisa del tutto insufficiente il ritratto del Pe- 
trarca, di cui già il Rosini aveva dato l'intaglio di grandezza con- 
forme all'originale oltreché nella cit. Storia^ nell'opuscolo Per a%h 
gusie nozze in Parigi l'aprile dell'anno MDCCCXLy Pisa, Ca- 
purro, 1840. 

Sulla provenienza, più o meno accertata del codice, valgano i 
seguenti brani di lettere del Molini al marchese G. G. Trivulzio: 
" Petrarca in superbo cartapecora con sette miniature grandi ed 
" una piccola, fatta di mano del celebre Giulio Clovio. Fu questo 
" fatto manoscrivere dal cardinal Grimani nel 15 14. Dopo la sua 
' morte passò in mano dell'Apostolo Zeno il quale Io lasciò per 
** testamento al N. Uomo Andrea Corner di Venezia. Fu da que- 
" st'ultimo esitato, e chi da esso lo acquistò ne ricusò 60 luigi dal 
'* Duca della Vallière allora vivente. Lo stesso ultimo compratore 
" oramai vecchio lo ha a noi ora venduto. Lo abbiam fatto rilegare 
" con eleganza perchè era di una legatura assai cattiva. Noi Io va- 
• lutiamo ora 150 zecchini ^ (lett. i.* giugno 1800). Il march, Tri- 
vulzio non era troppo convinto che la storia del còd. narratagli dal 
Molini fosse verace; per cui il libraio si faceva a rispondergli ai 
9 luglio: " Quanto al codicetto del Petrarca, non abbiamo mezzo 
^ di autenticarle la storia della sua derivazione che le partecipammo, 
** ma possiam per altro garantirle che le miniature son del Clovio, 
" avendole confrontate con altre del medesimo autore, il pii^ insigne 
" del suo tempo e per molti anni dopo, e di cui nessuno in conse- 
" guenza potrà contraffare i lavori. Le medesime sono delle più 
" belle che abbia egli fatte, e conservate egregiamente. Le ripetiamo 
** che tal manoscritto fu da noi acquistato dalla persona medesima 
" che ne ricusò 60 luigi dal Duca di La Vallière e quindi lo ab- 
" biam pagato assai caro; e per conseguenza non possiamo farle 
*^ maggior ribasso di dieci zecchini „. (Corrispondenze di libnei e 
del march. G. G. Trivulzio conservate in Trivulziana). 

Legatura moderna in tutta pelle: cfr. Porro^ op. cit., p. 342. 

Incomincia la vita del Clarissimo Poeta messer Francesco Pe- 
trarca composta per Lionardo Aretino. « Fr. Petrarcha fu 
m huomo di grande ingegno || come a chi merita dar si puote n 
(ce. I A15-7). 

Indice delle Rime (oc. 7-10'). 

* Francisci Petrarce Poete Clarissimi, Sonectorum et Cantilena- 
rum Liber incipit foeliter (sic): « Voi eh' ascoltate | C'acolga 
« il mio spirto ultimo in pace. Finis » (ce. 11-150). 



jÌ4 SPdGZio DELLE BlBLIOtràlE 

Domìni Francisci Pefrarce Fiorentini Poete Clarissinri THàm^ 
phorum Liber incipit et primum foeliciter de amore [Cap. Prìfflo): 
u Nd t^npo che rinnova i mìei sospiri » (e. 152); [Cap. 2]: 
» Era si pieno il cor di meraviglie n (e. 154'); [Cap. 3]: « Po- 
« sdachè mia fortuna in forza altrui " (e. 15^)' [Cap. 4)1 • Stanco 
« già di mirar non sà^lo ancora n (e. t6i). 

Frnncisci Petrarce Putficitiae Triumpkus incipit: « Quando ad 
« un giogo & in un tempo quivi » (e. 166-169). 

Francisci Petrarce Mortis Triumphus inapìt [Cap, I): « Questa 
* leggiadra & gloriosa donna » (e. 171); [Cap. II]: « La nocte 
u che segui l'orribil caso » (e 174); (Cap. Ili]: « Nel cor plen 
u d'amarissima dolcezza » (e. 177). 

Incipit Triumpkus de /ama [Cap. Ij: « Da poi che morte trionfò 
« nel volto n (e 182); (Cap. Il]: « Pien d'infinità e nobil ma- 
il ra viglia * (e. 183); (Cap. Ili]: « Io non sapea da tal vista 
« levarme » (e. 186). 

Tetnporis Triumphus incipit: « Del Thareo (sic) albergo con l'au- 
u rora innanzi » (e. 191-193'). 

Francisci Petrarce Divinitatis Triumphus incipit: u Da poi che 
u sotto '1 ciel cosa non vidi » (e. 195-197'). 

13. — Cod. 1058. 
Rime antiche* 

Cartaceo, sec. XV, mm. 210X270, carte 105 num. mod., 33 a 
99 righe per pagina tutte Scritte meno la e. 28» da Nicolò Benzoni, 
in Treviso ed in Brescia nel 1495-06, che vi aggiunse alquanti suoi 
poetici componimenti, abbastanza liberi. 

n codice passò in seguito a ' frate Carlo Alberto Piatti Car- 
' melitano milanese j,, che vi scrìsse, nel seicento, il suo nome sulla 
prima carta. Dall'eredità del pittore G. Bossi ebbe ad acquistarlo 
nel 1817 il march. G. G. Trìvulzio (i). 

Legatura in pergamena. Cfr. Porro, op. cit., pag. I2Z. 

Del Petrarca questa raccolta tra autentici e dubbi rik:chiude 
da e. 57 a e. 99 settantasette componimenti, de' qvtkM ^co i capo- 
versi : 

I. « Cesare poy che 1 traditor d Egipto » (e. 53). 

U ) (1 march. TriTalzio, prima dell' acquisto, are^a eseguito una copia di tutto aao pu- 
gno delle principali rime contenute nel codice Bossi (Trìv. 1103); delle rime del Petrarca 
trascrìvendo soltanto quelle sopra segnate ai nn. 30, 35, 71 (a pag. 55-56). 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 325 

2. « Voi eh ascoltate in rime sparse el suono n (e. 57). 

3. « Era el giorno che 1 sole se scoloraro » (e 57). 

4. « Quella fenestra ove 1 un sol si vede n (e. 57'). 

5. u Per fare una ligìadra sua vendeta » (e. 57'). 

6. « Gerì, quando talor meco s adira » (e. 57'). 

7. u Pien de quella ineffabile dolcezza » (e. 58). 

8. « Si me fa rissentire al aura sparsi n (e. 58). 

9. « In mezzo de due amanti honesta e altera » (e. 58'). 

10. fc Ben sapev io che naturai Consilio 1» (e. 58% 

11. « Lasso che male acorto fu di prima n (e. 59). 
12 « Occhi piangete acompagniate il core n (e. 59). 

13. « Be voy potesti per turbati segni » (e. 59). 

14. « Lasso quante fiate amor m asale n (e. 59'). 

15. « Sono animali al mondo de si altera » (e. 59'). ' 

16. « Aspro core e silvagio, e cruda volia » (e. 60). 

17. « Sennuccio vo che sapia in qual maynera n (e. 6o), 

18. M Erano i capey d'oro a 1 aura sparsi » (e. 60). 

19. u Si travaiato {sic) e 1 folle mio disio » (e. 60'). 

20. « Perseguendomi amore al logo usato » (e. 60% 

21. M I son già stancho di pensar sicome n (e. 61). 

22. « Per chi t abia guardata di menzognia n (e. 61). 

23. M Vergogniando talor eh ancor si taccia n (e. 61). 

24. « Piangete amanti e cum voy pianga amore » (e. 6\*). 

25. M Quando fra l'altre done ad ora ad hora v (e. 61'). 

26. u Vinse Anibal e non sappe usar poy n (e. ti*). 

27. Yacobo da Ytnola mandò a messer Francischo Petracha 
poeta: u O novella Tarpea in chui s asconde » (e. 62). 

28. Risposta de tnesser Francischo a Jacobo da Ytnola: « In- 
<< gegno usato ale question profonde 1» (e. 62). 

29. u Della mia vita del aspro tormento » (e. 62'). 

30. M Antonio cos a fata a la tua terra » (e. 62*). 

31. « S amor o morte non da qualche stroppio » (e. 62*). 

32. « Rimase indietro 1 sesto decimo anno » (e. 63). 

33. « Che fay alma, che pensi, averem may pace » (e. 63). 

34. u Amor che vedi ogni pressente aperto » (e. 63). 

35. « La italica vita omay che brutta e lorda » (e. 63'). 

36. « L aspeto sacro de la tera vostra » (e, 63'). 

37. u Mille fiate il giorno mia guerera » (e. 64). 

38. « Quel che in Thesalia ebbe le man si pronte n (e 64). 

39. « Io mi rìvolgo indietro a eiaschun passo « (e. 64). 

40. « S amor non è, que doncha quel eh io sento » (e. 64*). 

21 



326 SPOGLIO DELLE BIBUOTECHE 

41. M Amor mi ha posto come segnio a strale » (e 64'). 

42. « S al principio risponde il fine e 1 mezo » (e 65). 

43. « Apollo s ancora vive el gran disio n (e 65). 

44. M Benedetto sia el giorno el mese e 1 anno n (e. 65). 

45. M La mia dona che 1 mio cor nel viso porta » (e. 65"). 

46. M L alber gentil che forte amay molt anni » (e. ós'). 

47. M El mio aversarìo in cui vider solete» (e. 66). 

48. M Aventuroso più cha altro tereno » (e. 66). 
49* « Quando dal proprio sito si remove » (e. 66). 

50. u Dieceset ani è già rivolto el sole « (e. 66% 

51. M Fondata e tempestosa unda marina » (e. 66'). 

52. M Questa humil fera, un cor di thigre e d'orsa « (e. 66% 

53. M Quelle piatose rime in eh yo m acorsi » [son. « mandato 
M a mastro antonio da Ferara »] (e. 67). 

54. M Fontana di dolore, albergo d ira » (e. 67). 

55. « Con el candido pe per 1 herba frescha » (e. 67). 

56. u Non fur may Jove e Cesare si mossi » (e. 97% 

57. « I viddi in tera angelici costumi » (e 67% 

58. « O ^5/c^ avara Bambilonia à colmo 1 sacho » (e. 68). 

59. Conte Ricardo mandò a mess. Francischo Petrarcha poeta: 
u Ben eh ignorante sia, e pur mi penso » (e. 68). 

60. Risposta di tnesser Francischo Petrarcha al conte Ricardo: 
M Conte Richardo quanto più mi penso » (e. 68). 

61. u Le stelle e 1 cielo e gli ellementi a prova » (e. 68'). 

62. « Ite caldi sospiri al fredo core n (e. 68'}. 

63. « In qual parte del cielo, in quale idea » (e 69). 

64. M Amor e io si pien di maraviglia » (e. 69). 

65. « S i credessi per morte essere yscharco » (e. 69). 

66. M L avrò sempre in odio la fenestra « (e. 69'). 

67. « Fiamma dal ciel in su le treze piova » (e. 69'). 

68. « Nel honorata fronde che prescrìve » (e. 70). 

69. « Non Thesin, Po, Varo, Arno, Adice, e Tebro ■ (e. 70). 

70. « Pace non trovo e non e da far guerra » (e. 72). 

71. K U guardo de li occhi cristalini e lieti » (e. 72). 

72. u Nella stagione che 1 ciel rapido inchina » (e. 96'). 

73. « Chiare e fresche e dolci aque n (e. 97). 

74. « A qualunque animai alberga in terra » (e. 97'). 

75. Canaont di ntaistro Antonio da ferara fatta credendo che 

Meser Francischo Petrarcha Josse morto: «Io già letto 
il pianto di Trojani » (e. 98). 

76. Sonetto de mess, Francischo Petrarcha poeta mandato a 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 327 

ntaistro Antonio da Ferrara ringraciandolo de la sopra- 
dita cancione e dicendoli copue era in vita: u Quelle pie- 
M tose rime in eh io m acorsi » (e. 99). 
77. « Chi è fermato di menar sua vita n (e. 99). 

14. — Cod. 977. 

Petrarca* I Trionfi. 

Membran.y sec. XIV, mm. 142X^^9 carte 49 modernam. nu- 
merate, dì 21 righe per carta, tutte scrìtte meno le due ultime. La 
prima carta ha un'iniziale in rosso. 

Il cod. appartenne nel sec. XVI ad un ^ Francesco da Milano 
'^ che sta alla città di Milano ^ (e. 49), e che oltre ai proprio nome 
lasciò scritta a e. 99 una data: '^ 9 aprile 1565 „• Più tardi il ms. 
passò probabilmente alla Capitolare, donde emigrò poi in Trivul- 
ziana. 

Legatura antica in pelle: sul dorso scrìttovi in oro: Petrarc. 
Triumph. e a penna il n. 531 (vecchia segnatura della Trivulziana). 

Triumphi di Messer Francescho Petraccha (ce. 1-48'). 

Triumpko del amore [Cap. I]: « Nel tempo che rinnuovava (sic) i 
« miei sospiri n (e. i); [Cap. II] : « Era si pieno il cor di mara- 
mi vigile n (e. 5) ; [Cap. Ili] : « Poscia che mia fortuna in forza 
M altrui n (e. 9'); [Cap. IV]: a Stancho già di mirar, non sazio 
M ancora n (e. 13'). Trionfo della castità: « Quando ad un gio- 
« gho & in un tempo quivi (e. i8). Trionfo della morte [Cap. I]: 
u Questa ligiadra, e graciosa donna n (e. 22^); [Cap. II]: «La 
M nocte che segui Torribil caso n (e. 26); [Cap. IIIJ: « Nel cor 
« pien d amarissima dolcezza » (e. 30*). Trionfo della fama 
[Cap. IJ: « Da poi che morte triumphò nel volto » (e. 34'); 
[Cap, II]: « Pien d infinita e nobil maraviglia » (e. 37'); [Cap. III]: 
« Io non « sapea di tal vista levarmi » (e. 41). Trionfo del 
tempo: m Del taureo albergo choll aurora inanzi 9 (e. 43^). 
Trionfo della divinità: « Da pò che sotto 1 cielo cosa non 
« vidi » (e. 46'). Il Porro, op. cit., p. 342, dice questo codice 
« assai ben scritto e di buona lezione ». Vi si riscontrano va- 
rianti non scarse. 

15. — Cod. 1016. 

PetrarcAf I Trionfi, con commento. 

Cartaceo, sec. XV (non XIV come indica il Porro), mm. 200 x 285 
di carte 162, numeraz. recente, tutte scritte meno le ultime due carte, 
di righe 38 per pagina. La prima carte ha una iniziale miniata a 



3a8 SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

oro e colorì. Al basso la carta originale che doveva ]K>rtare certa- 
mente lo stemma del possessore del codice, è stata raffazzonata con 
una striscia di carta levata dal codice medesimo. Il testo è scrìtto 
in carattere rosso, ed il commento in nero. Mancano i titoli dei 
Trionfif mentre sono indicati ntWéxpUcit dei medesimi. In fronte al 
prìmo capitolo del trionfo d'amore leggesi * Amor vincit mundus ^ 
(sic) e così negli altri. 

Sull'ultima carta del codice è stato raschiato il nome, non sap- 
piamo se dell'autore del commento o dell'antico possessore o for- 
s'anche semplicemente dell'amanuense. 

Legatura moderna in cartone. 

Amor vincit mundtis, [Triotifo d'amore, cap. I]: « Al tempo che 
ff rinovano i miei sospiri » (e. i-isl; [cap. Ili]: « Era si pieno 
Il il cuor di maraviglia * (e. i5'-26); [cap. IV]: a Da puoi che 
ff mia fortuna in forza altrui » (e. 26'-3o'), [ Trionfo della castità] : 
Pudicicia vincit antorem: « Quando ad un giogo et in un 
« tempo quivi » (e. 31-40). Comperatio: « Quanti già nell'età 
« matura & aera » (e. 40"). Mors vincit puditiam [Trionfo della 
morte, cap. I]: « Questa leggiadra et gloriosa donna » (e. 4i'-45); 
[cap. lì): « La nocte che segui l'orrebel caso » (e. 45-630. Fama 
vincit mortem [Trionfo della fama, cap. rifiut.J: « Nel cuor 
« pien d'amarissima dolcezza n (e. 64-107'}. Capitulum amorts 
simplicis [Trionfo d'amore, cap. II]: « Stanco già de mirar, 
« non sazio ancor » (e. 108-121). [Trionfo della fama, cap. IJ 
« Da poi che morte triunphò nel vulto » (e. 121'- 129); [cap. II] 
« Pien d'infinita & nobele meraviglia » (e. i29'-i39); [cap. DI] 
« Io non sapea da tal vista levarme n (e. i39'-i45). Tempus 
vincit famam [Trionfo del tempo]: « Dell'aureo albergo con 
« l'aurora innanzi » (e. i45'-i52'), Trinitas vincit omnia [Trionfo 
delta Divinità] : « Da puoi che socto '1 ciel cosa non ridde n 
(e. 153-160'). 

Il testo è corredato da un amplissimo commento, l'autore 
del quale, forse napoletano, secondo il Porro (op. cit., p. 343) 
è sconosciuto, non corrispondendo l'esposizione sua a veruna 
delle stampate che si conoscono. 

16. - Cod. 902. 

Petrarca, I Trionfi. 

Membr., sec. XV, mm. x 10X163, carte 48 numer. recent., delle 
quali bianche le prime sei e la 4ÌB'; e le 46-48 contengono, e di una 
mano posteriore le Litanie ; 26 righe per pagina. La prima pagina 
dei Trionfi (e. 7) ha un bel contorno miniato, e così pure miniate 
sono le iniziali. Nella parte interna della legatura sono incollati due 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA ^Sg 

disegni alla aanguigna, rappresentanti due teste virili di scuola 
leonardésca (Porro, op. citi, p. 341). 

Non v'è tràccia di antichi possessori. 

Legatura antica in assicelle coperte di cuoio con borchie e 
tracce di fermagli. 

[Trionfo della morie^ cap. II]: « La notte che segui rorribil caso » 
(e. 7); [cap. rifiut.]: « Nel cor pien d'amarìssima dolcezza » 
(e. io'). [Trionfo d'amore^ cap. II]: « Stanco già di mirar, non 
m salio ancora » (e. 13'); [cap. I]: « Nel tempo che rinnova 
u i miei sospiri » (e. ly*); [cap. Ili]: « Era si pieno \\ cor di 
« meraviglia n (e. 20"); [cap. IV]: u Posciachè mia fortuna in 
« forze altrui n (e. 23'). [Trionfo della cMlità]-. « Quando vidi 
m in un tempo & in un loco n fc. ^7). [Trionfo della morte ^ 
cap. I] : M Questa leggiadra e gloriosa donna » (e. 28'). [Trionfo 
della fama^ cap. I] : « Da poi che morte trionfò nel volto » 
(e. 32); [cap. II]: « Pien d'infinita e nobil maraviglia >» (e. 34'); 
[cap. Ili]: « Io non sapea da tal vista levarme n (e. 37'). 
[Trionfo del lemfoh « Dell'aureo albergo con l'aurora inanzi » 
(e. 40). [Trionfo della divinità] : « Da poi che sotto '1 ciel cosa 
u non vidi n (e. 43). 

17. — Cod. 978. 

MUcellanea di poesie Italiane. 

Membr., sec. XV, mm. 123 X i75i ^ ^^* 127 X ^^4ì carte 51 
numer. anticam. fino alla e. 40; poi di una mano recente. Mancano 
le prime 8 carte e per taglio le carte 22-24. Codice composto di 
due quaderni membranacei differenti, legati assieme, di 29-35 ^ 12-14 
righe per pagina. Tre iniziali grandi miniate, le altre in rosso e 
azzurro. 

Provenienza ignota. 

Legatura del sec. XVIII in cartone semplice: cfr. Porro, op. 
cit., p. 281. 

Petrarca, Rime. « Stecti amirarla ond'ella ebbe vergogna » (della 
prima canzone) fino alla sestina, compresa, « Non al suo amante 
« più Diana piacque » (e. 9-21). 

18. — Cod. 1028. 
Miscellanea di poesie. 

Cartac, sec. XVIII-XIX, mm. 200 X ^77* carte 13 numerate mo* 
demamente, tutte scrìtte meno la i^\ Copia di poesie diverse del 
Burchiello, di ser Lupero da Lucca, di Landozzo degli Albizzi, di 



330 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

Ciano del Borgo, di Giovanni Scarlatti e di Dante (cfr. Porro, op. 
cit., p. 282), tratte da un codice del sec, XV, di orìgine ignota, pei 
march. Gian Giacomo Trivulzio forse nel primo quarto dell'otto- 
cento. 

Fascìcoletto non legato. 

Di petrarchesco la raccolta non contiene che un titolo: 

Vili. Soneùùo inedito almeno nella Cominiana edizione del Petrarca. 
È intitolato per messer Francesco (peneso che Petrarca) 
delle bellezze di una: « Le angeliche bellezze e lo splendore 
« Il Leggiadra Diva, intarsiata Fenice » (e. 6'). 

X. Varianti al 5.® capitolo del Trionfo d'amore del Petrarca ri" 
spetto la Cominiana (e. 7-7'). 

19. ~ Cod. 958. 

Vecchi, Raccolta di varie poesie di autori diversi copiate da 
ms. In varie biblioteche. 

Cartac, sec* XVIII, pag. xxiv-944 num. mod., di xxi quinterni di 
formato diverso (mm. 165 x 215 a 175 x 246), con carte scritte a di- 
verso numero di righe. Il Quadrio {Storia e ragione d'ogni poesia^ In- 
dice, p. loi), parlando di questo codice, allora di proprietà dell'abate 
Carlo Trivulzio, dà l'elenco degli autori di cui vi si leggono rime ; 
ciò che, a torto, il Porro, op. cìt., p. 451, trascurò di notare. 

A e. II leggesi di mano dell'abate Carlo Trivulzio, che v'ag- 
giunse un indice degli autori: ** Raccolta di varie Poesie di diversi 
'^ Autori copiate da mss. di varie Biblioteche d'Italia nel giro di 4 
" anni dal Sig.'* Carlo Giuseppe Vecchi Fisico „. Il codice, oltreché 
dal Quadrio, è menzionato dal Mazzuchelu {Scrittori cTltalia, ar- 
ticolo * Boccaccio „, § XX, p. 1364); dal Ciampi {Rime di Gno da 
Pistoia, Supp]., p. 16); dal Novati {Lectura Dantis, Il canto VI dei 
Purgatorio, Firenze, 1903, p. 48). 

Legatura semplice in cartone. 

Il cod. contiene 38 sonetti, attribuiti più o meno rettamente al 
Petrarca sulla fede d*un codice Estense: 

Sonetti attribuiti al Petrarca, (Dal codice della Biblioteca 
Estense scritto del 1447 in carta ove si vede tutto il 
Canzoniere del Petrarca, in 4.*). 

1. « O monti alpestri o cespugliosi mai || Dove sono i begl'oc- 
u chi ch'or non veggio » (e. 908). 

2. u Un clima, un zodiaco, un orizonte || Francesco a se ha 
u tratta la misura (e. 909). 

3.*K Fiera colonna che sostieni ancora ». Sonetto di pre- 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 33I 

saggio al pontefice, al cardinal Colonna mezzo la- 
tino (e, 909) (i). 
4.*ii Sostenne colle spalle Ercole il cielo ». Fatiche d'Er- 
cole, ma lo stile non è del Petrarca (e 909). 

5. <f Allor che sotto il Cancro cambiat'anno || Piena di fede e 
M di poter digiuna n (e. 909). 

6. « S'io avessi al petto mio formati schermi || Non saria ma- 
« raviglia tomi grassezza » (e. 910). 

7. « Non è piaggia deserta o selva o serra || Ond' io richiamo 
M al mio Signor aita *» (e. 911). 

8. M Antonio cos'à fatto la tua terra || Torno a pensar chi puote 
« esser costei » (e. 911). 

9. u Poiché al f attor dell'Universo piacque || Che nel nostro 
Il sermone curo opime » (e. 912). 

IO.* Conte Ricciardo. Stamp. dal Muratori nella Prefaz. 
del Petrarca (e. 913). 

11. « Credeami star in parte dov'io || Se di pietate non ho il 
« tuo ridutto » (e. 913). 

12. M L'aspre montagne e le valli profonde || Perchè piange nel 
« cor l'alma dogliosa » (e. 913). 

13. « La vaga luce che conforta il viso || Ch' ebbe ardir tanto 
« di scriver a nui » (e. 916). 

14. M Lasso com'io fui mal proveduto || Rinova in lei l'esemplo 
« di Narciso » Stampato nel Petrarca d'Ubaldini 1 
(e. 917). 

15. m In ira a Cieli, al mondo et alla gente || E so ben ch'altri 
« non che tu m'intendi ». Stamp. dall'Ubaldini (e, 918). 

16.* « Non creda alcun esser in alto stato ». Sonetto assai 
basso (e. 918). 

17. u II core ch'ha ciascun di vita è fonte || Cosi angoscioso 
u tutto il tempo passo » (e. 918). 

18.* « Non è sublime il Cielo ov'è il suo centro » Sonetto os- 
scuro (e. 562). 

19. m il lampeggiar degl'occhi alteri e gravi || Di pensier che mi 
m Struggono e disfanno » (e. 562). 

90.* « Io molt'anni già piangendo aggiunte ». Mediocre so- 
netto (e. 563). 



(i) Dei componimenti segnati con asterisco il cod. non reca che il primo rerso. I giu- 
dizi ralla loro autenticità e ani loro pregio sono del Vecchi. Per i componimenti dnbb! o 
apocrifi cfr. Lamma, // codice di rime antiche di G. G. Amadei in Giorn, ttor, delia leti, 
ital,f XX, 1893, p. 166 sgg. 



333 SPOGLIO DELLE BIBUOTECHE 

31. Io venni a rìmirar gl'ardenti rai | Vo disperato che mia vita 
M è corsa » (e. 563). 

22. « Io non posso ben dir Italia mia || La faccia tua eh' ognor 
« mi sta presente » (e. 564). 

23.* « Se l'avaro mondo in che già militaro «. Sonetto me- 
diocre (e. 564). 

24«*c Per cogliere Mercurio il gran Pianeto ». Sonetto me- 
diocre (e. 564), 

25. « Benché il camin sia faticoso e stretto || Se gli etemi sta- 
a tuti non son rotti » (e. 565). 

26. « Anima sconsolata a cui ti lasso || Si che pietà non ha del 
« mio morire n (e. 565). 

27.* « Anima dove sei che ad ora ad ora ». Stamp. dall'Ubal- 
dini (e. 566). 

28. m Tra verdi boschi che l'erbetta bagna || Lodar l'alto valor 
« che in lui si stima » (e. 566). 

29. Il Colui che per viltà sul grande estremo jj Perch'io conosco 
« quel che amor mi dona » (e. 567). 

30. « Solo soletto ma non di pensieri || Che fortuna nasconde 
m il destin mio » (e. 567). 

31.* « Saggio ortolano se altro verde giardino ». Sonetto me- 
diocre (e. 568). 

32.* « Tu giugni afflizione al tristo afflitto ». Sonetto basso 
(e. 568). 

33. « S'io potessi cantar dolce e soave |j Ne ad altro piacere 
« mai più m'avegno » (e. 568). 

34* M L'alpestre selve di candide spoglie || Come al Qel piacque 
e e così la conserva • (e. 569). 

35. « O cara luce mia dove sei ita || Che mai non fien di pianti 
« stanchi ora » (e 569). 

36. Il Si mi fa risentire l'aura sparsi || Quasi smart per forza 
« di paura » (e. 570). 

37. « Piangomi lasso ove rider solea Q Ch'amore e vita ognun 
M senz'asso è morto » (e. 571). 

38. « Gl'antichi e bei pensier convien ch'io lassi | • . • . mancano 
versi (p. 571). 

20. — Cod. 981. 
Miscellaneo. 

Cartaceo, sec. XVI, mm. 144X^51 carte 243, num. moderna* 
mente a sole diecine, tutte scritte, meno le ce. 1-2, 165, 173, iQs^ 
22328 e 242-43, di 16 a 20 righe per carta. 



BIBLIOTECA TRlVULZIANA 333 

Appartenne nel cinquecento, come dalla inscrizione a e. 3, ad 
un Antonio del Migliore. 

Legatura del tempo in pergamena, sul dorso il n. 3241 segna- 
tura d'una biblioteca cui il ms. apparteneva, prima di passare alla 
Trìvulziana. 

Dei 16 titoli contenuti nel còdice (cfr. Porro, op. cit., p. 381) il 

n. I contiene la lettera di: 
m. Francesco Petrarca a Leonardo Beccamuzzi (sic) (di Vinezia 

a giorni 4 di gennaio 1362): « Leonardo mio non ti diss'io (|Dio 

« sia nostra guardia » (e. 3-3'). [Cfr. Opera omnia^ ed. Bas., 

to, IV, p. 205]. 

e) Scritti falsamente attribuiti al Petrarca. 

21. — Cod. 697. 

Antonltis de Tempo, Ars et modue componetidi Rhythmos. 

Membr., sec. XV, mm. 173X34^1 carte 54 non numerate, tutte 
scrìtte meno la prìma e l'ultima, di righe 26 per pagina. La prima 
carta ha un fregio miniato con iniziale pure miniata; al basso lo 
stemma della famiglia ducale Mocenigo, cu! il codice appartenne. 
Iniziali in oro» titoli in rosso, scrittura molto accurata in tondo. 

Legatura veneziana del sec. XVI in marocchino con ornati im- 
pressi in oro. Sul dorso si legge in oro: Ant. de Tempo Ars Ryt- 

MANDI Ms. 

Incipit Are et modus simul cum pratieha componendi Rkythmos 
sonettos éb hallatas in omni modo spetie db forma qniòus fieri 
possunt edita ab eximio Jurisperito Domino Francisco Petrarcha 
Canonico paduano. « Ex generosa prosapia de la Scala oriundo: 
« Inclyto ac strenuo D. suo Domino Alberto quem morum vir- 
« tus Trìumphantis ve libertatis Aule probitas presidentia: Do- 
li minioque insigni vit: suus minorum minimus subditus atque 
« servitor Franciscus Petrarcha iurisperìtus talis qualis Pft- 
« duana Civitatis Canonicus se si quid est. 

m Penes me, domine mi, divina gratia mediante aliquid mei 
« remansit adhuc videlicet parvus hic libellus sub vestre do- 
« minatìonis nomine compilatus quem preheminentie vestre 
« transmitto. Supplicans quatenus hoc exiguum munus ab 
« egeno subiecto dominatio vestra recipiens sue benignitate 
« commendo n (e. 2). S^ue il trattato del da Tempo. « Incipit 
« Prohemium. Lege testante onmia nova sunt pulchrìtudine 
« decoratali Ex plicit ars notabilis rithimandi edita ab 
« eximio iurisperito Domino Francisco Petrarcha Ca- 
u nonico paduano » (e. 52). 



334 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 



d) Scritti derivati da quelli del Petrarca. 

22. — Cod. 911. 

Mallplero Gerolamo, Petrarca ipiritaale. 

Cartaceo, sec. XVI (anteriore all'edizione prìncipe di Venezia, 
'53^9 <^^i'* Porro, op. cit., p. 231), mm. 98X '44» carte 147, numer. mo- 
dernamente a sole diecine, tutte scritte meno 5, di righe 30 per ca- 
dauna pagina. Il titolo dell'opera che non si legge sul ms. è stato 
aggiunto sul verso dell'assicella della legatura da una mano molto 
recente. 

Legatura in assicelle con dorso in pelle e fermaglio con l'ini- 
ziale di Ave, 

La redazione dei componimenti è completamente diversa da quella 
dell'edizione di Venezia (Marcolin, 1536}. Nel cod. Trìv. manca 
il dialogo introduttivo del Malipiero e del Petrarca; manca 
r« Ammonizione n del Malipiero al Canzoniere. Diverso è al- 
tresì il numero dei sonetti (320 anziché 317) e delle canzoni 
(46 anziché 48). Gli argomenti però sono i medesimi e i com- 
ponimenti si susseguono quasi nel medesimo ordine. In appen- 
dice alle Canzoni segue un Te deum laudamus in terzine. Basti 
qui dare i capoversi dei primi ed ultimi sonetti e delle canzoni. 

Son. I: u Signor Clemente pregho ascolta il sono || Che sia sve- 
li gliato d'ogni falso sogno «• (e. 3). 

Son, CCCXX: « Stanco mio spirto che vagando vai || Et questo a 
« gran pietat'e amor n'invita n (e. 82'). 

Canz, I: « Quando che venne ad albergar in terra U Prima ch'una 
u alba a quelli faccia il sole n (e. 83]. 

Canz. XL VJ: « Vergine l'alma mia che già vestita || Disponghi 
« ch'el mio spirto trovi pace » (e. 137'). 

Te deum laudamus: « Laudiamoti omnipotente Idio || Così infelice 
« l'hom che in hom si fida (e. 141). 

e) Vite del Petrarca. 

23. — Cod. 1142. 
Miscellaneo. 

Cartaceo, sec. XVII-XVIII, miscellanea formata da vari quaderni 
di grandezza diversa (mm. ^ X ^ '5 * ^97 X 290)» carte no» nu- 
merate. 



BIBLIOTECA TRIVULZIANA 335 

Proviene dalla biblioteca Belgioioso ove portava il n. 475 : cfr. 
PoRRo^ op. cit., p. 299. 

Legatura alla rustica in cartone del sec. XVIII. 

Tra i 19 titoli di cui la miscellanea si compone il IV è di conte- 
nuto petrarchesco: 

Alcune Ricerche sopra la Vita di Francesco Petrarca, « Io sono 
u abbastanza persuaso che nella vita ultima francese del Pe- 
M trarca diversi punti saranno rischiarati in modo che non 
u lasceranno alcun dubbio; e se io anderò ancora a tentone, 
« ciò dovrà attribuirsi al non averla peranco veduta || Dopo 
« tutto questo facilmente io mi sarò ingannato, e la cosa sarà 
u diversamente; ma siccome non ho alcun impegno di soste- 
« nere ora tal opinione, sarò sempre prontissimo a deporta, 
« quando ciò piaccia a chi venero, e stimo ancora come mio 
u Maestro ». 

Copia di mano deirab. Roggeri, bibliotecario del prìncipe 
Alberico Belgìojoso, in 9 pagine, posteriore all'a. 1767, data 
ricordata nelle Ricerche a proposito dell'opera del De Sade 
apparsa alla luce in quell'anno. L'A. di queste Ricerche dev'es- 
sere un certosino, giacché egli afferma che il Petrarca « sog- 
li giornava nella stessa mia Certosa » di Milano: ma non dà 
di sé maggiore contezza. Lo scritto si occupa del soggiorno 
del poeta in Lombardia e della vita di Francesca, figliuola del 
Petrarca, andata moglie a Francescuolo da Brossano (i). 

24. — Cod. 730. 
Miscellaneo. 

Membranaceo, sec. XV (1446), carte non numerate 40; 34 righe 
per carta; mm. 183X231. Ha rubriche, non iniziali. Precedono ai 
cod. due fogli cartacei, su cui l'abb. Carlo Trivulzio vergò una mi- 
nuziosa descrizione del contenuto del cod. stesso. 

Niun indizio di provenienza. 

Legatura in pelle. Cfr. Porro, op. cit, p. 345. 

(i) Il Marsand nella sua Biblioteca Peirarehetea^ Milano, 1836, annota a p. 156 un dono 
fintogli dal march. Trivulzio: « Guliblmus Rovillius, in libro oénnotationum impresso 
« Lugduni anno t$76, mentionem facient de loco e4rquadis, apud Taiavium, hisce loquitur 
« ver bis tee. Sono s fogli in grande foma, impresti in pergamena, senza nota alcuna 
t d*tnno, di luogo, e di stampatore : ma dalla qualità de* caratteri, sembrano stampati nel 

• secolo decimosettima Contengono un compendio della storia e della vita del Poeta, e 

• delle sue abitazioni di campagna. Prezioso dono fattomi dal nobile marchese Gian Giacomo 
« Trivnlsio di Milano ». È l'apocrifa stampa che si ritrova annessa ai codici Ambrosiani 
H 56 inf. e H 44 inf. (cfr. p. 391 sg. di questo volume) e fa ripubblicata dal Tomasini, 
Ptirareha redivipus, p. 371 sgg. Un esemplare ne esiste anche nella Nazionale di Parigi. 



336 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

Contiene tre titoli, di cui il II petrarchesco. 

2. Comincia il libro appellato Rosario odor di vita (e. 9-39): « [1} 
u nostri savi antichi voglono {sic) || le quali virtù cosi ornano 
u l'uomo come le stelle ornano il cielo ». 

Nel cap. LXXXII, Luxuria, che comincia: « Coitus est que- 
u dam porcorum proprietas, etc. », cosi si discorre delle rela- 
zioni amorose tra il Petrarca e Laura: « Messer francesco 
« petrarcha, che è oggi vivo, hebbe una amante spirituale 
« chiamata Laura la qual sempre nomina in tutti i suoi so- 
li netti et cansone che egli fa dicendo che ella è statta ca- 
li gione di tutto Tonoro (sic) ch'ell'à ricevuto nel mondo. Or 
« non sarei, dice egli, troppo ingrato, se io non magnificassi 
u lei, comme eia a me {sic)! Cossi ha facto non solamente 
« ne la vita, ma doppo la morte, però che poi che ella morìe, 
« gli è statto più fedele che mai et agli dato tanta fama che 
« ella sempre sarà nominata et non mora mai. Et questo è 
M quanto al corpo; poi gli ha fatte tante lemosine et facto dire 
« tante messe et orationi con tanta devotione che se e'ia fusse 
tf stata la più captiva femena del mondo, Farebbe tracta de 
u le mani del diavolo, benché si ragiona ch'eia mori per 
M sancta » (i). 



(i) Questa curiost tltusione d*an contemporaneo agli amori dal poeta è tutt^altto che 
ignota. Del RotatU> o 'Hjotaio odor di ptta, povera opericciiiola morate, parecchi mas. sooo 
pervenuti sino a noi (cfr. Zambrini, Opere volgr. a stampa\ e. 306), ed il passo surriferito 
fu già illustrato da F. Palermo, / manoscritti dell'i. 7^. PalatiuOy ecc., to. I, pb 205: cfr. 
L. Gentile, / codici palatini, voi. I, p. 63). Che l'operetta sia stata scritta «a atino prima 
che il Petrarca morisse, cioè nel 1373, risulta provato da un altro paaso di essa fin qui non 
messo in rilievo da alcuno : nel cap. XI, Fidet, dicesi infatti : • Sono più de oeiomiliia 
« [miracoli] da poi che Chrìsto venne in la virgine Maria, che è . M CCC LXX . IH . anni •. 

La Trivnlziana, oltre alPesemplare di cui ci intf atteniamo, possedette, ai tempi di don 
Carlo Trivulxio, un altro cod. del 'Hjoiorió. È questo oggi ancora in ptfséeisò del mardiese 
Tròni, come òl avverte il Dr. A. Ratti, il quale ci commica altrett esser desso cartaceo, 
sec. XIV-XV; di scrittura minuscola in rosso e nero, di carte 48 recentemente numerate, 
mm. 199 X 140; più due aggiunte al momento della legatura, tutta pergamena, del acc. XVriI, 
che contengono alcune note di don Cario stesso intomo al ms. 



ARCHIVIO VISCONTI DI MODRONE 1^7 



IV. 

ARCHIVIO VISCONTI DI MODRONE<^) 



1 



Opere latine. 



Miscellanea latina. 



Menibran.-cartac., sec. XIII, XIV, XV principio, mm. 145 X^>^ 
(in origine il formato dei singoli mss. era più grande, ma il ferro 
del legatore li tosò cosi spietatamente che ne è andata recisa persino 
la prima riga della e. i); costituito da cinque codicetti constanti in 
in complesso di e. 93, compresi sei fogli premessi al volume da un 
possessore del sec. XVIII. Noi non parleremo qui che del primo 
codice, di e. 38 scritte, più una bianca, di una soia mano (1399)) con 
iniziali e rubriche. 

Fin dagli anni primi del quattrocento la miscellanea era già 
ccmposta cosi come ci si presenta ora e stava nelle mani di un 
Giovannino de' Crivelli milanese, che non solo vi ha segnato ripe- 
tutamente il proprio nome in differenti occasioni (cfr. e. 43, 45, 61', 
6a', 63^, 66'), ma vi registrò altresì scritture proprie (e. 43, 85, 87), 
ed altrui, che lo concernevano direttamente (e. 43'}, o in altra guisa 
l'interessavano (e. 72', 78). Tre secoli più tardi il ms. trovavasi in 
possesso di un sacerdote Giovanni Vigani, vice-parroco della chiesa 
di S. Vincenzo in Milano, presso il quale ebbe opportunità di ve- 
derlo il conte G. Giuuni, Mem. spetU alla slon'a, ecc. della città e 
campagna di Milano ne* secoli òassij Milano, 1855, to. IV, p. 392. 
Il nome del Vigani, sebbene siasi cercato di cancellarlo, leggesi an- 
cora in parte sul primo foglio di guardia del ms.: * Sac. lohan- 
'^ nis 0. Più tardi forse il codice passò ad un altro stu- 
dioso, il quale sullo stesso foglio abbozzò un indice non completo 
del contenuto del volume, dove degli scritti petrarcheschi è fatto 
questo ricordo: ' Inter opera Petrarchae hoc non inveni, forsan 
" sit fragmentum aliquod acephalum et in fine mutilum ad quod vi- 
" dendum longo otio est opus ». Un terzo possessore infine si die 
la briga di introdurre nel ms. i titoli dove mancavano ed aggiunse 
anche sei fogli cartacei dove trascrìsse la prefazione del De secreto 

(1) La descrizione dei due codici posseduti da quest'archivio è stata fatta dal professor 
F. Novati. 



338 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

conflictu del Petrarca, premettendovi questo titolo (e. 3) : * Francisci 
** Petrarchae — V. C. in Dialogos — De contemptu Mundi — Prac- 

* fatio — hoc est de secreto conflictu curarum — meanim liber 
" prìmus feliciter — incipit — animadvertendum tamen praefa- 
" tionem — sequentem transcrìptam fuisse ex — pag. 331 — vo- 
" luminis omnium — operum Petrarchae editonim — Basìleae quae 

* digeata sunt — in Bibl. Ambros. in fol. — D . 986 et per hoc — 

* aliqua in isto — Codice div — ersitas — apparebit ,,: Attonito 
** mihi quidem||agressus est „ (e. 3-5). Seguono la interrogazione 
di S. Agostino e la risposta del Petrarca con cui il V Dialogo prin- 
cipia: * Quid ais||illa subit animum „. Per maggiori notizie sul 
codice ved. poi il mio scritto Sopra un'antica storia lombarda di 
sant'Antonio di Vienna in Raccolta di studii critici dedic, ad A, ctAn- 
copta, Firenze, 1901» p. 746 sgg. 

Legatura antica in pergamena: sul dorso un tassello di pelle 
rossa entro scrittovi in oro: Petra. -Op. ineo. 

1. (Francisci Petrarchae) De secreto conflictu curarum mearum, 

Liber primus feliciter incipit — (Prae fatio). « Attonito qui- 
« dem (espunto) mihi quidem || aggressus est » (e. i-i'). 

L'opera è divisa in tre libri: I (ce. l'-y'), 11 (ce. 8-14), III 
(ce. 14-32). — « Quid ais || fortuna non obstrepat. Amen. Deo 
a gratias. liber de conflictu secreto curarum domini Francisci 
u Petrarce laureati musarum hospitis et Ytalie decus explicit. 
u 1399 mensis septembris 17 ». La mano del postillatore ag- 
« giunse in margine: « alio vero titulo de contemptu mundi i». 

Tra la e. 7 e la 8 è caduto un foglio, che racchiudeva la 
fine del I libro ed il principio del secondo; lacuna avvertita 
già dal postillatore. 

2. (Francisci Petrarchae), Incipit invectiva centra quendam pape 

medicum ». « Eras fateor || magnitudinem perhorrescam. Expli- 
u cit Invectiva contra quendam magistratum hominem sed 
« nullius scientie aut virtutìs compilata per dominum Franci- 
u scum Petrarcam laureatum. Deo gratias. Amen » (ce a8- 

. 32*) (0. 

(i) Questo scritto non corrisponde a vemno de* quattro libri in cui si dividono le /hmc- 
tivae in medicum del Petrarca ed in pari tempo non si lascia identificare con nessuna delle 
epistole in cui il Nostro effuse il suo notissimo abborriroento contro la medicina. Noi so- 
spettiamo quindi d^avere dinanzi quella sua prima violenta lettera al medioo di Clemente VI 
(fosse desso Giovanni d'Alais o Gai de Chauliac), della quale egli stesso H parola all'ab- 
bete di S. Remigio, affermando d'averle posto In fronte come titolo queste parole: procaci 
et intano medico {Fam,^ lib. XV, ep. VI). Com'è risaputo, cotesta lettera si è crcduu fin 
qui smarrita: cfr. Fracassitti, Lettere di F, T» volg^., voi. II, p. 100. Pur troppo però noo 
ci è ora possibile rafforzare con un più accurato esame dell'inedito documento la nostra 
congettura. 



ARCHIVIO VISCONTI DI MODRONE 339 

3. [F. Petrarchae salutatio ad Italiam): « Salve cara dee || terrarum 
u glena salve ». i8 versi (e. 38). La solita mano annotò in 
margine: « Epistolarum Petrarcae liber tertius ad Italiam ». 

2. 

Miscellanea latina. 

CartaCi sec. XV principio, mm. 2x0 X 294-' di carte 86 recen- 
temente numerate, senza rubriche ; alcune carte però furono tagliate 
in tempo assai antico. La scrittura è tutta d'una sola mano (ad ec- 
cezione delle e. 84'-86, dovute ad altra mano, però della stessa età) 
accurata, se non corretta» di tipo spiccatamente cancelleresco. 

Sull'interno della coperta anteriore una mano del sec. XV aveva * 
incominciato a scrivere un ex-libris, ma s'arrestò alle prime parole : 

Iste libtr /Una mano del sec. X Vili aggiunse al disotto: * Com. 

*^ Nicolai Mariae Vicecomitis ,. 

Legatura antica in assi assai forti e ben conservate, sulle quali 
è inchiodata una logora pelle giallastra. Restano le tracce de' fer* 
magli, quattro, che chiudevan un tempo il volume, e di borchie che 
lo adomavano. Sulla faccia anteriore da una mano relativamente 
mente recente è stato scritto : * Visconti — Onorifico — 1390 — Libro 
'^ contenente diverse Lettere e monumenti circa l'epoca suddetta 
" e principalmente diverse Poesie di Hengiramo de Brachi intomo 
" l'origine de' Visconti „. Son più gli spropositi che le parole: dei 
Bracchi, per non dir d'altro, il cod. contiene la sola risposta alla 
notissima invettiva del Salutati contro l'insegna viscontea: * In- 
* fantem miserum ||nundum tibi defuit hostis „ (e. 39 b). 

1. BfUtola Petrarce ad fratrem lohannem de columpna podagrieum 

in qua innuii per fabulam podagram esse familiarem diviiibus: 
« Anillem tibi fabellam » (e. 40-41'). È la ep. XIII del III lib. 
delle Pamil. 

2. QìMdam (sic) proposUum factum per dominum Pranciscum Pe- 

trareham coram rege Ungarie: << Serenissime rex ac mitissime 
« prìnceps. Quanta de virtutibus vestris » (e. 41-44'). Cfr. ed. 
di Basilea, 1581, to. II, e. 1129-1131 (apocrifa). 

3. Epistola missa domino Camiti Virtutum per dominum Pranciscum 

Petrarckam: « Clara Vicecomitum » (e. 44-45')« Cfr. p. 68 di 
questo volume. 

4. Epistola dirrecta (sic) per dominum Bernabovem Vieecomitem 

Vicario domini Imperatorie compillata per dominum Pranci- 
schum Petrarckam: u Superbe imo vere insanie » (e. 46-47'). 
È neired. Fracassetti la 59 delle Variae. 



340 SPOGLIO DELLE BIBLIOTEOIE 

5* Epistola Petraree: « Fortunatissimos studìorum iure ìUos dixe- 
u rìm * (e. 47 -48'j. £ la prefazione al testo del De virii illustr. 
nella redazione del cod« Parig. lat 6069 I; ved De Nolhac, 
Le « De viris illuetr. w de Péirarque, Paris, 1890, p. 44* 

6. Privilegium Laureati Franeisei Petraree Mi indultum a senaht 

et populo romano: « Ad eternam rei memoriam. Ursus An- 
u guillarie Comes et lordanus » (e. 49'-5i')- Cfr. ed. di Ba- 
silea, to. Ili, p. 6 sg. 

7. Franeisehus Petrareha rediens in Italiam ipsam salutavit ter- 

sibus in/rascriptis f « Salva (sic) cara Deo H terrarum ^oria 
u salve n. 17 versi (e. 8a'). È Tep. XXIV del lib. Ili delle 
BpisL metricae. 

8. Epistola M. Prancisci Petrarche ad magistrum F. aurewm de 

Flaxano: « Epistola tua prior » (e. 84'}. È l'ep. VI del XIII 
lib. delle Seniles^ diretta nell'ed. di Basilea (e. 920) Rhetori 
Romano. 



ARCHIVIO CAHETOLABJE ARCIVE8COVILE 341 



V. 



ARCHIVIO CAPITOLARE ARCIVESCOVILp W 



Scritti attribuiti al Petrarca. 

Sez. XIV, 165. 

Stndlnm mei Presbìteri I. B. Cornei. 

Miscellanea di tempi^ inisure e carte ^Uversissimi. 
Cartac, compilato nel sec. XVH, carte 370, alcune a stampa^ 
alcune In bianco. 

Legatura in fogli di pergamena su cui si leggono frammenti di 
antifonari. Lasciato aU'Arctvyio ^fpit da^ cpiopUatore G. B. Corneo. 

• 
Contiene 32 quaderni e numerosi tìtoli, di cui il XXXI petrarchesco. 

Q. XXXi; di e. J4, 4 furono tagliate, sec. XIV ex.-XV in., 
mm. 270 X i93> di righe scritte 35 per pagina; e. 1-13 della 
stessa mano ; poi si ha la mutilazione di 4 fogli alla rubrica di 
Lotario IV, sicché il resto del libro da una mano più tarda 
(sec. XV avanzato) assai più piccola e minuta, fu integrato 
sull'ultima carta (ora 14). 

e. I. ¥ Liber qui dicituf Augustalis continens $ub conpendjlo brevem 
M descrìptionem omnium Augustorum, editus per laureatum 
« poetam dominum franciscum petrarca (stc) de lantisa (sic) 
« Florentinum ». 

Optas illustrìs pri^ceps heroicarum cultor virtutum || I4unc proh 
dolor nichil possideat nisi modicum occidenti». 

Eplicit (sic) libellus Augustalis domini Frandsci petrajrce D* G. 
Amen (e. 14': cfr. ed. Bas., I, 575). 

Niun dubbio che l'opera, un tempo con singolare insistenza 
attribuita al Petrarca, spetti invece a Benvenuto Rambaldì, che 
la scrìsse per Niccolò II d'Este; cfr. Rossi-Case, Di m^ Benv, 
da Imola, Pergola, 1889, p. 144 sgg.; e Giom. sior. della 
lefter. ital,, XVJH, 1,891; p. 97. 

(1) Lt descrizione del cod. fu potuto etegnire dal dr. C. Foligno, grazie èì cortoi olfici 
dd dr. Achille Rattì. 



22 



342 SPOGLIO DELLE BmUOTECHE 



CATALOGO 

di tutte le opere petrarcliesclie a stampa 

esistenti nelle MbUotecIie Melziana e Trivulziana 

(1470-1851) (I). 



I. - Opere volgari. (*) 



I. • Sonetti, Canzoni e Trionfi. 

« 

Sonetti cTaioNn (Venetiis) Vindelinus (de Spira), MCCCCLXX. 1470 
gr. in-4i legatura in marocchino rosso, fog. don Esem- 
plare in carta grande. Prima edizione. 

Anche in Trivulziana. Legatura in cuoio di Russia, fog. dor. 

Sonetti, Canzoni et Trionfl In fine: Bar de Valde . pata- 1472 
vinus . F . F . Martinus de Septem Arborìbus Prutenus, 
MCCCCLXXIL Die vi Novembrìs. in fol. picc. legatura 
marocchino rosso, fogl. dor. Magnifico esempi, col primo 
sonetto in lettere capitali. 
— Altro esempi, della stessa edizione col titolo in lettere 1472 
capitali ed il sonetto in lettere minuscole; legatura in ma- 
rocchino rosso, fog. dor. 

Anche in Trivulziana. Superbo esemplare in carta grande; lega- 
tura in cuoio di Russia, fog. dor. Con due splendide minia- 
ture di scuola mante^nesca al basso delle carte ove comin- 
ciano i Sonetti ed i Trionfi. 



(1) ATendoci la libertlità della signora marchcBa Luisa di Soragoa Meld conccdato di 
riprodurre, a oomplemento delle nostre Indagini, l'elenco dei codici a stampa petrarchesclii 
che adomano la sua preziosa libreria, ci è parso prezzo dell'opera aggiungere altreri, previa 
licenza di S. E. il principe L. A. Triyulzio, quello non meno dovizioso della collezione pe- 
trarchesca che si conserva nella sua sceltissima biblioteca. 

(a) Le stampe che si ritrovano soltanto nella Trivulziana sono contrassegnate con nn 
asterisco. 



BIBLIOTECHE MELZIANA £ TRIVUZIANA 343 

Sonetti e Trionw. Venetiis (sine typ. nomine) MCCCCLXXIII, 1473 
in fol. picc; legatura in marocchino verde, fogl. dor. 
Ediz. attribuita comunemente a Nicolò Jenson. Splendido 
esempi, interlineato in rosso. 

Anche in Trivulziana. Bellissimo esemplare in carta grande; le- 
gatura in cuoio di Russia, fog. dor. Inquadratura a fregi con 
stemma appiè della pagina che inizia il Canzoniere; con nota 
ms. dell'abate don Carlo Trivulzio. 

Trionfi. (I)ncomincia el libro chiamato trìomphi d'amore facto 1473 

e composto per ecc. (Parma, Andreas Portilia) pri- 

die nonas martii MCCCCLXXIII, in-4; legatura in per- 
gamena. Esempi, marginoso con le lettere iniziali miniate 
e dorate. Prima ediz. col commento del Filelfo. 

* Sonetti e Trionfi. Milano, Zaroto, in-fol., a grandi margini, le- 1473 
gatura in cuoio di Russia. 

Sonetti e Trionfi. Urbs Basilea mihi nomine est Leonardus 1474 
Achates. Anno Christi humanati MCCCCLXXIV. Venet. 
Duce Nicol. Marcel.; infoi, gr. ; legatura in marocchino 
inglese, fog. dor. Ediz. che credesi venuta alla luce nel 
villaggio di S. Urso presso Vicenza. 

Anche in Trivulziann. Esemplare a cui va innanzi una succinta 
illustrazione dell'ah. don Carlo Trivulzio. — Altro esemplare 
contenente i soli Trionfi, ha una lefj^atura Binda, dell'a. 1857, 
in pelle con fregi ad uso antico impressi a oro e fog. dor. 

Trionfi (I) con la espositione di Bernardo Glìcino. Bononiae 1475 
impressum MCCCCLXXV die xxvn mensis aprilis in fol. ; 
legatura in pergamena. Precedono al testo 4 fogli conte- 
nenti la tavola, il resistro ed un foglio bianco. Nel di- 
ritto del fog. quinto leggesi una lettera di dedica del 
commentatore a Borso d'Este duca di Modena; senza 
segnature né richiami. Esempi, magnifico con tutto il suo 
mai^ne. 

Sonetti e Trionfi, senza indicazione di luogo né di nome di 8. a. 
stampatore né d'anno, in-fol. picc; legatura in cartone 
verde. Ediz. rarissima; il suo carattere é rozzo e sem- 
braci un primo tentativo per introdurre l'arte tipografica 
in qualche città. 

Sonetti e Canzoni col comento di Fr. Filelfo; in fine: Im- 1476 
presso Bononiae ano dni MCCCCLXXVI ad instantiam 
et petitionem Sigismundi de librìs. in-fol. perg. Esem- 
plare mancante della prima carta. 



344 SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

Sonetti, Canzoni e Trionfi col comento di Antonio da Tempo. 1477 
Venezia, per Gaspare de Silìprandis, 1477, in-4, diviso in 
due parti. Legatura in pergamena. Esempi, completissimo 
colie ultime 8 carte che mancano generalmente. 

Anche in Trivulziana. Legatura antica in pelle. Le ultime 4 carte 
allegate al volume contengono un capitolo in 3.* rima sul de 
Vtris iUusthòus, della fine del sec. XV (x). 

Sonetti e Canzoni col commento del Philelpho. Impresso 147B 
nella inclita città da Venexia: per Theodorum de Reyns- 
burch et Reynaldum de Novimagio Todeschi et compagni 
nelli anni del Signore MCCCCLXXVUI . adi xx^ marzo. 
Trionfi, col comento di Bernardo Glicino da Sena; per i 
medesimi stampatori e nell'anno stesso. adì vi del mese 
da Febraro, in foL; legatura in pergamena. 

— Altro esemplare dei soli Trionfi; marginosissimo. Brocké 1478 

Anche in Trìvulziana, in due esemplari imperfetti, dai quali se 
ne potrebbe cavar uno completo. Il primo esemplare, legato in 
cartone semplice, ha un fregio con iniziale miniata nella prima 
carta. Un cartellino a stampa sul dorso colla segnatura lU P. 
310. IV potrebbe indicare a quale biblioteca l'esemplare ap- 
partenesse. Sull'ultima carta, di mano cinquecentista leggonsi 
i nomi di due antichi possessori : fra Angelo da Firenze (1536) 
e fra Benedetto Grazini da Firenze, in Cesena. 

— L'altro esemplare, legato in cuoio rosso e pelle, reca un'ini- 
ziale colorata con ritratto del poeta nella prima carta; ai 
basso uno stemma cancellato colle sigle: P.A ed il motto 
' Ne quid nimis ,. 

Trionfi (I). Trionfo dello amore di Messer Francesco Pe- 1.1. 
trarca ecc. In fine: Fine de' Triumphi del clarìssimo poeta JVm 
Frane. Pet. ecc , s. a. in-4 colle seg. a-e imi, in carattere ^'"^• 
tondo venuta alla luce dal 1480 al 1490. Bellissimo esem- 
plare impresso in pergamena di fogli 42; legatura in ma- 
rocchino rosso colle lettere iniziali miniate in oro ed a 
colori. 

Trionfi (!) col commento di Bernardo Uidno; i Sonetti e le 1480 
Canzoni coir interpretazione del Philelpho ecc. Impressi 
in Venetia per Piero Veronese nel 1490 a di xxu de 
Aprilo regnando lo inclito et glorioso principe Augustino 
Barbarigo, in fol. con figure in legno, legatura in perg. 

(i) Vedine la descrizione in altra parte di qaesta Miscellanea, p. 343 agg. 



BIBUOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 3^5 

Triowti (I) col commento di Bernardo Illicino. I sonetti é can- 1494 
zoni col commento di Frane. Filelfo ecc. Impressi in Mi- 
lano per Magistro Ulderico Scinzenzeler, nell'anno del 
Signore MCCCCLXXXXIV a di xxvi de marzo. Segue 
il registro de sonetti con l'impresa dello stampatore ed 
altro foglio contenente una lettera di Francesco Tanzi 
al lettore, in-foL; dorso di cuoio. 

Anche in Trivulziana. Bella edizione illustrata a grandi margini; 
legatura moderna in marocchino verde, fog. dor. Sul foglio, di 
Sguardo del volume leggesi una nota ms. dell'a. 1521, riflet- 
tente la traslazione del corpo di S. Celso avvenuta di quel- 
l'anno, e nota già menzionata d'in su questo esemplare dal 
Bucati, Memorie storiche di S. Celso, Milano, 1782, p. 152. 
Esemplare già dell'abate d. Carlo Trivulzio. 

Triumphi(i) de Misser Francescho Petrarca con li Sonetti: cor- 1500 
recti novamente. Impressi in Venetia per Bartholomeo de 
Zani da Portese nel MCCCCC a dì xxviii de aprile: Re- 
gnante lo Inclito et glorioso principe Augustino Barbadico ; 
in-fol.; legatura antica a scomparti. Esempi, che ha appar- 
tenuto al celebre storico Jacopo Agostino de Thou, di cui 
porta la firma. 

Cose volgari (le). In Vinegia nelle case d'Aldo romano nel- 1501 
l'anno MDI in-8; legatura in marocchino b. ff. dor. (Bau- 
zonne^. Bellissimo esempi, con tutto il suo margine, con 
la* tavola ed un avviso d^Aldo ai lettori. 

Cose volgari (le) senza indicazione d'anno né di stampatore; 8. a. 
in-8; legatura in cuoio, ff. dor. Prezioso esempi, impresso <'*>) 
in pergamena della seconda contrafazione dell'edizione 
Aldina del 1501, la quale si distingue per aver i numeri 
nel dritto di ogni pagina, romani fino alla pag. 64 ed 
arabici in seguito. Manca a questa edizione il Trionfo 
della divinità che leggesi nella vera del 1501. 

Tre gli esemplari in Trivulziana. Il i.* ha una legatura moderna 1501 
in marocchino rosso; il 2.* una legatura in pergamena, fog. 
dor. Ai basso del primo sonetto uno stemma (i) ed un' iniziale 
miniata; in fine sono aggiunte 4 carte mss. che contengono 
di calligrafia del cinquecento un sonetto di Guido Cavalcanti 
(' Beltà di doiia, et di sacente core „), un sonetto firmato S. s.: 
Di messer Ftancisco Petrarcha^ U^9t ^4 febraio (" Quel chiaro 



(1) E il medeiifflo atemma, dt noi non determtnito, che ricorre sul cod. TrÌT. n. 910, 
LoL Bella Marno di Giotto de* Conti. 



346 SPOGUO DELLE BIBUOTECHC 

' lume eh' hor si il cielo accende «) e quattro altri sonetti non 
segnati (* Alma bennata, intorno a cuj s'aggira ,, * Qui dove 
' 'i vel de miei sospir s'accende , * Lasso per forza de molti 
' sospiri I,, * Venite a intender gli sospiri miei «. Seguono, 
d'altra cailigrafia, pur cinquecentista: Frane, P, In laudem Ar» 
quadis suburbani Patavini Carmen (sic/) (" Valle locus, ciausa, 
" toto mihi nulius in orbe , e la nota del codice virgiliano del* 
• l'Ambrosiana : ** Laura (stc) propriis virtutibus ,,; il 3.* esem- 
plare offre r edizione contrafatta, in una superba legatura 
orientale, fog. dorati, interlineato di rosso. 

Opere volgari di Messer Francesco Petrarca. Impresse 1603 
in Fano Caesaris per Hieronimo Soncino nel MDUI adi 
vu de luglie in-8. Rarissima edizione quando sia l'esem- 
plare completo com'è il presente. 

Anche iu Trivulziana. Vi è anteposta una nota autografa dell'abate 
d. Carlo Trivulzio. Legatura francese del tipo usuale del se- 
colo XVIU, fog. dor. 

(Cose volgari) con doi commenti sopra li Sonetti et Canzoni 1503 
et primo del ingeniosissimo Msser Francesco Philelpho. 
L'altro del sapientissimo Misser Antonio da Tempo : No- 
vamente addito. Ac etiàm con lo Commento del Eximio 
Misser Nicolo Peranzone: overo Riccio Marchesiano so- 
pra li Triumphi co intinite nove Acute et esellete Expo- 
sitione. (il resto della pagina è occupato da un intaglio 
in kgno rappresentante il poeta). Finisse il Petrarca con 
Tre Commenti. Stampado in Venetia, per Albertino da 
Lissona Vercellese. Anno domini MCuCCClll adì vintisei 
de septembrio, in-fol. con ligure in legnò. Legatura in 
pergamena. 

Opera del preclarissimo con li commenti sopra li Trium- 1608 

phi : Sonetti et Canzone historiate et novamente correcte 
per Misser Nicolo Peranzone ecc. Stampadi in Venetia per 
Bartholomeo de Zani da portese nel 1508 adi 15 febraro; 
in-4; dorso in cuoio di Russia. 

Cose volgari (le). Firenze a petizione di FiUppo di Giunta 1510 
nell'anno 1510 adi 27 di Agosto, inS, leg. in cuoio, ff. dor. 

Opere volgari, cioè sonetti et canzoni in laude di Madonna 1611 

Laura. Finisse li Sonetti, Canzone et Triomphi In 

Venetia per Lazaro Scardo MDXI del mese de Novem- 
brio. Registro, in-12. Legatura in marocchino verde, ff. 
dor. (Kóhler). 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 347 

Anche in Trivulziana. Leg. antica sec. XVI, fogl. dor. Da certi 
motti che vi son inscrìtti sembra aver appartenuto nel cinque- 
cento ad uno Spagnuolo. Più tardi passò al " Locus S. Crucis 
'^ Montis Novi Bninaccionim. „ 

* Opera (ossia Rime con li Comenti sopra li Triumphi, Sonetti et 1612 
Canzoni historiate et novamente corrette per M. Nicolo Pe- 
ranzone altramente Riccio Marchesiano, ecc., ecc. Stampato 
in Milano per Joanne Angelo Scinzenzeler, 1512, in fol. Due 
esemplari in leg. pelle antica; prezioso l'uno perchè recante 
VeX'libris del conte d'Agliè al quale appartenne pure il celebre 
Messale del duca di Berry (Cod. Triv. 2166) ed il Quadriregio 
del Frezzi, rarissima edizione di Firenze del 1508^ con silografie. 
Esemplare acquistato dal principe L. A. Trìvulzio alla vendita 
Bertini nel 1899. L'altro, interlineato in rosso e fogli don, porta 
nella prima pagina, miniato in oro, il pellicano col motto su 
nastro volante « Pro lege et grege morere ». 

Li sonetti, canzone et triumphi con li soi commenti non 1513 
senza grandissima evigilantia, et summa diligentia cor- 
reptì etc. Dopo i sonetti e le canzoni : Stampati per opera 
de Messer Bernardino Stagnino in Venetia del mese de 
Maggio MDXIII. Voi. 2 in-4; legatura con dorso in cuoio, 
fig. Anche i Trionphi hanno la sottoscrizione. 

I L Petrarca, in Vinegia nelle case d'Aldo Romano, nell'anno 1614 
MDXIV del mese di agosto, in-8; legatura in pergamena. 
Seconda ediz. Aldina col cap.: « Nel cor pien d'amaris- 
« sima dolcezza i», che manca nell'edizione aldina del 1501. 
Nel nostro esemplare i fogli senza numeri sono 24 in- 
vece di 16 come nella maggior parte degli esemplari. 

* Canzoniere et Trlomphl. Impresso in Florentia per Philippo di 1616 
Giunta, 1515, di aprile, in-8. Legatura in pergamena, fogh dor. 
Reca VeX'libris della ' Bibliotheca Alezandri Barbaro ,. 

Petrarca (il). Impresso in Milano in casa de Alezandro Mi- 1616 
nutiano MDXVI del mese de Febraro. Rara edizione che è 
materiale ristampai dell'Aldina del 1514. Ogni foglio con- 
tenente il testo ha i numeri romani compreso anche l'ul- 
timo bianco segnato clzxxiiii. Segue quindi l'indice con 
altre poesie attribuite al Petrarca; dopo l'indice segue 
l'avviso d'Aldo ai lettori con tutto quello che sta nel- 
l'aldina. Esemplare perfetto. 

Anche in Trivulziana. Leg. in perg. Con nota ms. di d. Cario 
Trivulzio. 



34jB spoglio DELL& BlfiLlOTtCHE 

Trionfi (I). Finiscono i triomphi di . . . insieme eon la vita stia t818 
con somma diligeiitià correcti et imprèssi in Firenze. A 
petitione di Ser Bernardo Pacini adi xxii di Giugno 
MDXVin, in-4 con figure in legno, legatura in perga- 
• mena. Rara edizione, die per errore copiando THaym,» 
cita il Panzer colla data del 1508. 

Sonetti, Canzone et Trionfi, Venetia, per Gregorio de' Gre- 151d 
goni, MDXIX. In fine dei Trionfi: MDXIX del mese di 
giugno, per Messer Bernardino Stagnino, in-4; legatura in 
marocchino giallo, ff. don con fig. Ristampa dell'ediz. del 
1494 con varii commenti. Esempi, colle armi e il mono^ 
gramma di Carlo d'Orléans Valois, duca d'Angouleme, 
figlio naturale di Carlo IX e di Maria Touchet, nato nel 
1573, morto nel 1650. 

* Le còse volsarit ossia bonetti, et Canzoni in vifa et in morte di f52CÌ 
Madonna Laura. Impresso in Ancona per Bernardino Guér- 
ralda Vercellese nel anno MDXX del mese di Settembrto, et 
corretto secondo (sic) la copia di meser Aldo Romano, in-ia 
illustr. Legatura moderna in pelle. 

Petrarca (il) Impresso in Vinegia, nelle case d'Aldo Ròhiano 1521 
e d'Andrea d'Asola suo suocero nell'anno MDXXI del 
mese di Giulio, in-8, coi S. dor. Magnifico esemplare in 
prima legatura. 

Anche in' Trivalziana. Legat. moderna in mai^occh. Vérde, fogli 
dor. Le carte 104 a 184 sono tirate su c<rrta turchina. 

Petrarca (il). In Tusculano per Alessandro Paganino, s. a. (1521) 
(ma 1521), in*33; legatura in marocchino giallo, ff. dor. 
(Trauz-Bauzonhet). La data risulta dalla dedica dello 
stampatore a « Madonna Isabella Gonzaga illustrissima 
M Marchesana di Mantova ». 

Anche in Trivalziana. Legatura in marocchino azzurrò, fogl. dor. 

Petrarca (il), hnfn'esso in Firenze per gli eredi di FHippo 1522 
di Giunta, l'anno MDXXU del mese di luglio, in-8; le^ 
gatara in pelle^ con figure in legno. Ediz. se non- la più 
rara Giuntina, certamente la più stimata. 

Anche in Trivulziana. Legatura in pergamena. Sul verso del foglio 
di risguardo è iscrìtto il nome di ' Dustre^e Chassalspe fUs 
'^ ai né, „ forse quello di un libraio. 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 349 

(Le volgari opere) con la esposizione di Alessandro Vellu- 1525 
tello da Lucca MDXXV. Dopo la parte terza, avanti i 
Trionfi j leggesi: Qui finiscono le tre parti de Son. et Canz; 
del Petrarcha stampati in Vinegia, per Giovanni Antonio 
et fratelli da Sabio del mese d'Agosto l' anno del Si- 
gnore MDXXV, in-4, legatura in pergamena, S, dor. 

Petrarca (il). Nel rovescio del foglio numerato 199 leggesi 1526 
la data: Stampato in Vinegia per Gregorio de' Gregorìi, 
nell'anno del Signore MDXXVl del mese de Gienaio. 
Dopo un foglio bianco segue la tavola; in-8, coi numeri 
alle pagine e le segnature; legatura in cuoio. La presente 
edizione non è copia dell'Aldina del 1521. Lo prova !'« av- 
« viso ai lettori n copiato dal de' Gregori e che leggesi 
soltanto nella suddetta ediz. Aldina del 1521. 

* Il Petrafcha. Con la sua vita nuovamente aggiunta. M. D. XXXI. 1531 
In Vinegia, per Messer Bernardino Stagnino del mese di fe- 
braro 1531, in-24; legatura in pergamena. Con nota ms. del- 
l'abate d. Carlo Trivulzio. 

SoNETH E Canzoni. In Vinegia per Giovan Antonio di Nico- 1532 
lini e Fratelli da Sabio. 1532, in-8; legatura antica, ff. dor. 

Petrarca (il) con l'esposizione d'Alessandro Vellutello e con 1832- 
più utili cose in diversi luoghi di quella nuovissimamente 
da lui aggiunte. Venezia per Bernardino de' Vidali, 1532, 
in-8; legatura in marocchino giallo, ff. dor. Esemplare in 
carta azzurra. 

Anche in Trìvulziana. Bell'esemplare ben conservato, legatura in 
pergamena. Reca nota ms. di d. Carlo Trivulzio. 

Petrarca (il) col commento di M. Sebastiano Fausto da 1532 
Longiano, con rimario et epiteti in ordine d'alfabeto. Nuo- 
vamente stampato MDXXXII. In fine, dopo il registro: 
Stampato in Vinegia a S. Moisè al segno dell'angelo Ra- 
phael, per Francesco di Alessandro Bindoni e Mapheo 
Pasini compagni, negl'anni del nostro Signore MDXXXIII. 
Segue la marca dello stampatore; in-8; 1 matura in per- 
gamena. 

Petrarca (n.) col commento dì M. Sylvano da Venafro. Stam- 1533 
pato nella inclita Città de Napole per Antonio Bonino e 
Matthio Canzer Cittadini Napoletani nel MDXXXIII nel 
mese di Marzo regnante Carlo Augusto Quinto Impera- 
tore, in-4; dorso in cuoio. 



35^ SPOGUO DELLE BIBLIOTECHE 

Anche in Trìvulziana. Bella legatura del sec XVI in pelle con 
fregi impressi e fogli don Sul frontespizio sta il nome di un 
possessore genovese (?) del cinquecento : " Don Francesco de 
" Ansaldo „; più al basso la scrìtta: " Vidit et correxit Vin- 
' centius Navarro de Societate Jesu, et de sancta Inquisitione 
'^ Censor 1672 „. Precedono due carte con due quartine in 
italiano e due in spagnuolo, di scrittura del cinquecento (i). 
In matita è aggiunta da una mano del sec. XVUI 1' avver- 
tenza: " Me lo dio Sg. Luis de Aguirre „. 

Petrarca (il) colla spositione di Misser Giovanni Andrea 1533 
Gesualdo. In fine : Stampato in Vinegia per Giovann'Àn- 
tonio di Nicolini et fratelli da Sabbio, nell'anno di no- 
stro Signore 1533 ^^^ mese di Luglio; in-d, dorso in 
cuoio di Russia. 

Sonetti, Canzoni e Trionfi. In Venetia, nelle case delli eredi 1533 
d'Aldo Romano e d'Andrea Asolano, nell'anno 1533, del 
mese di Giugno, in- 8; legatura in marocchino celeste, 
ff. dorati (Bozerìan jeune). 

Anche in Trivulziana. Bel esemplare con legatura antica in pelle 
con fregi impressi e fog. dor. Sul frontispizio di una mano 
cinquecentista: " egregio don del honorato Thosco. ^ 

Petrarca (il) nuovamente conferito con esemplari antichi 1535 
scritti al tempo ch'egli era in vita e con somma diligenza 
corretto. Impresso in Vinegia, per Vettor q. Piero Ra- 
vano della Serena et compagni. Nel anno del Signore 
MDXXXV. Segue la figura della Sirena, marca dello 
stampatore; in-8; legatura in pergamena d'Augusta. 

(I) M. HIERONIMO FIOR£NSA« 

Tra lor metalli obtene il oro 
ogni primatto di gloria e fama 
Cosi qaesto libreto el qual ac chiama 
Petrarca che vale ogni tesoro 

Nientedimeno da novo decoro 
al baon lectore a cuj lor cor brama 
acquistar tra gente bella cortegiana 
fama dì parlar novo lavoro. 

LENTES. 
De alabar Petrarca yo me scuso 
pues Io que es alo que siento sobra 
y a un lo que siento yo desir es obra 
de phebo pues el fue quien lo compuso. 

Qniero que sepan todos que no uso 
luego que se que sin I legar al cabo 
fenescran mis versos no alabo 
y esto es por no guedar confuso. 



BIBUOTBCHE MELZIANA £ TRIVULZIANiL 35I 

* Sonetti e Canzoni di messer Francesco Petrarca. MDXXX Vili. 1636 
Ma in fine leggesi: In Vinegia per Nicolò d'Aristotele detto 
Zoppino MDXXX VI del mese di luglio. In-ia con ritr. e silog. 
dei Trionfi. Legatura in pergamena. Sul verso della copertina 
loggesi di mano del precedente possessore, U letterato F. Testa : 
** Edizione singolare perchè nei fine vi si legge un Centone 
*^ di versi del Petrarca composto da Belisario da Cingoli che 
^ forse è il primo in lingua italiana (v. Crescimbeni nella storia 
*^ della volgar poesia). 1799. Libro di Francesco Testa di Vi- 
* cenza „. 

I^TRARCA (il) con le osservazioni di Messer Francesco Alunno 1539 
MDXXXIX. Sotto a questa intitolazione il ritratto del 
Petrarca. In fine: Stampato in Venetia, per Francesco 
Marcolini da Forlì appresso la Chiesa de la Trinità, Ne- 
gli anni del Signore MDXXXIX del mese di dicembre; 
nel foglio seguente bianco al dritto, si vede al verso l'im- 
presa dello stampatore. Precedono ai Sonetti e Canzoni, 
con frontispizio a sé « Le osservazioni di Messer Frane. 
« Alunno da Ferrara sopra il Petrarca n. Impresso in 
Venetia per Francesco Marcolini da Forlì il mese di 
Ottobre del MDXXXIX. Il frontispizio delle Osservazioni 
è inciso in legno con ricco fregio e contiene il ritratto 
dell'Alunno; in-8, legatura in pergamena. 

Sonetti, canzoni e triomphi, con la sposizione di Bernardino 1641 
Daniello. Stampato in Vinegia per Giovanni Antonio di 
Nicolini et fratelli da Sabbio, nel anno di nostro Signore 
MDXXXXI, in-4; legatura in pergamena. 

Anche in Trìvulziana. Edizione in carta turchina; legatura in per- 
gamena. 

Petrarca (il) colla sposizione di Misser Giovanni Andrea 
Gesualdo. In fine: Stampato in Vinegia, per Giovanni 
Antonio di Nicolini et fratelli da Sabbio, nel anno di 
nostro Signore MDXXXI, in-4; ^^^ dorso di pelle. Esem- 
plare in carta azzurra. 
— Altro esemplare in carta comune, dorso in pelle. 

Petrarca (il) 'con Tespositione d'Alessandro Vellutello e con 1641 
più utili cose, in diversi luoghi di quella novissimamente 
da lui aggiunte et ristampate. In Vinegia, per Giovanni 
Antonio di Nicolini da Sabio nel anno del Signore 1541 
de Genaro, in-8; legatura in marocchino rosso, ff. dor. 
(Bauzonnet). Esemplare in carta azzurra, proveniente dalla 
vendita Libri. 



3S» SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

Petrarca (il) con l'esposizione d'Alessandro Vellutello e con 154t 
più utili cose, ecc. Vinegia, Comin da Trino, al segno 
d'Erasmo 1541 in-8; legatura in pelle, colla inarca dello 
stampatore sul frontispìzio. 

* Il Pètrarcha. Stampato in Venetia per Bernardino Bindoni l'anno 1542 

MDXLn del mese di marzo, in-8 figur. Legat. in pergamena, 
con nota ms. di d. Carlo Trìvulzio. 

* Il Petrarcha. Impr. in Venegia per Bernardino Bindoni Milanese. 1643 

Nel anno MDXLIII, in-8. Legatura in pelle. 

* il Petrarca. Con l'espositione d'Alessandro Vellutello di novo ri- 1645 

stampato con le figure a i triumphi, et con più cose utili in 
vani luoghi aggiunte. In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de 
Ferrari, MDXXXXV, in-4i edizione in carta turchina, leg. in 
pelle antica con fregi e stemma impressi sui piatti. V'è anche 
una inscrizione posteriore: " Questo libro si è de mi France- 
' SCO Gorno pagio di sua Ecc.^^ ill.ma n sJ Duca di Mantova, 
** marchese di Menseran « (Masserano). 

* Sonetti» Canzoni e Triomplil di meser Francesco Petrarcha. 1645 

Con la sua vita, e di Madonna Laura. In Venetia al segno de 
la Speranza 1545» in- za. Legatura in pelle. 

* il Petrarca. In Venetia MDXLVI; neUe case de' figliuoli di Aldo. 1646 

in-8; bella legatura alla Grolier, fogl. dor. 

Petrarca (n.) con l'esposizione di Ales. Vellutello di novo 1647 
ristampato colle figure ai Trionfi, ecc. Vinegia, Giolito, 
1547, in-4; dorso in cuoio. 

Anche in Trivulziana. Legatura in pergamena. 

Petrarca (il) corretto da Messer Lodovico Dolce et alla sua 1647 
integrità ridotto. Vinegia, appresso Gabriel Giolito de 
Ferrari, 1547, in-i2 fig.; legatura in pergamena. Esem- 
plare in carta azzurra. Quest'esemplare è quello citato 
dal Bongi ne' suoi Annali Giolittiani, sgraziatamente ha 
le prime carte rattoppate nell'angolo superiore. 

Anche l'esemplare Trivulziano, intatto nelle pagine, è impresso in 
carta turchina. Un secondo esemplare in carta bianca reca 
una nota ms. di d. Carlo Trìvulzio. 

Petrarca. Sonetti, canzoni e trionfi con breve dichiarazione 164S 
ed annotazione di Antonio Brucioli. Stampato in Venetia 
con gratìa et privilegio nel MDXLVUI; alla fine nel foglio 
corrispondente alla segnat. w iiii: Impresso in Venetia 
. per Alessandro Brucioli et i frategli nel MDXLVUI, in-8 ; 
legatura in pergamena. 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA ^53 

Rime (le) tanto più corrette quanto più ultime di tutte stam- 1649 
paté, ecc. Vinegia, per Vino, \algrisi, 1549, in-i6; lega- 
tura in pergamena. 

Anche in Trivulziana. Legatura antica in marocchino rosso con 
fregi dorati. 

* Sonetti» Canzoni e Triomphl di M. Francesco Petrarca, con la 1549 
sposìtione di Bernardino Daniello da Lucca. In Vinegia MDXLIX 
per Pietro e Gianmaria fratelli de Nicolini da Sabio, ad istanza 
di m. Gioambattista Pederzano libraro. In-4 con ritr. e ili. Le- 
gatura in pelle. 

Petrarca (il). In Lione, per Giovanni de Tournes, 1550, in-i6; 1550 
legatura in marocchino rosso, S. dor. Esemplare di Àmelot 
de la Houssaye. 

Anche in Trivulziana. Con nota ms. di d. Carlo Trivulzio. 

Petrarca (il) col l'esposizione d'Alessandro Vellutello di 1550 
nuovo ristampato colle figure ai Trionfi. In Vinegia, ap- 
presso Gabriel Giolitto, 1550, in-4 picc, col frontispizio 
inciso in legno e la marca dello stampatore alla fine. Ni- 
tido esemplare; legatura col dorso in cuoio di Russia. 

Petrarca (il) con le osservazioni di Messer Frane. Alunno 1550 
da Ferrara, nuovamente ristampate, ecc. Vinegia, per 
Favolo Gherardo (ma alla fine, per Comin da Trino), 
1550, in-8, perg. Precedono in volume separato le « Os- 
ti servazioni n di Francesco Alunno col ritr. dell'autore 
sul frontispizio collo stesso anno di stampa e nome di 
stampatore. Solo che il testo è impresso in carattere cor- 
sivo e le Osservazioni in carattere tondo. Voi. 2, in-8; 
legatura in pergamena. 

Petrarca (il) coll'esposizione d'Alessandro Vellutello di nuovo 1550 
ristampato, ecc. In Venetia al segno della Speranza^ 1550, 
in-8; legatura in pergamena. 

Petrarca (il) con nuove et brevi dichiarationi (di Antonio 1550 
Brucioli). Lyone, Gulielmo Rovillio, 1550, in-ió; legatura 
. in marocchino rosso, fi", dor. 

Petrarca (il) con nuove e brevi dichiarazioni. Lione, ap- 1551 
presso Guglielmo Rovillio, 1551, in-i6, legatura in per- 
gamena. Quest'esemplare contiene la Tavola de Sonetti 
e Canzoni, e inoltre la Tavola di tutte le rime dei So- 
netti e Canzoni ridotte coi versi interi sotto le cinque 



354 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

lettere vocali. In Lyone, Rovìllio, 155I1 in-i6; legatura 
in pergamena. 

* Il Petrarcha. Con l'esposi tione d'Alessandro Vellutello di novo 1552 

ristampato con le figure a i triomphi, et con più cose utili in 
vani luoghi aggiunte. In Vinegia appresso Gabriel Giolito de 
Ferrari MDLII, in-4, ili. Legatura moderna in marocchino verde; 
recante impresso lo stemma Trìvulzio sui piatti. 

Petrarca (il) con l'esposizione di Messer Giovanni Gesualdo. 1653 
Venezia, Gabriel Giolito de* Ferrari e fratelli MDLIU in-4; 
legatura in cuoio di Russia. Questa è la più stimata fra 
le impressioni contenenti i commenti del Gesualdo. Pre- 
zioso esemplare in carta grande e forte. 

Anche in Trivulziana. Legatura in pergamena semplice; sull'an* 
tii>orto data e nome di un antico possessore: " die 16 Junìj 1626 
• Sarzane „ e poi: * Est Petri Timotei Forlani I. U. D. Sar- 
** zanensis „. 

Petrarca (il). Nuovissimamente re visto e corretto da Messer 1653 
Lodovico Dolce con alcuni dottissimi avvertimenti di M. 
Giulio Camillo. Vinegia, appresso Gabriel Giolito e fra- 
telli, 1563, in- 12; legatura in pergamena d'Augusta. 

Anche in Trivulziana. Legat in pergamena, poi tinta in violetto, 
nascondendo il motto già esistente sui piatti. 

Petrarca (il) con la sposizione di Messer Giovanni Andrea 1653 
Gesualdo. Venezia, per Domenico Giglio, 1553, in-4 > dorso 
di pelle. Ristampa dell'ediz. del Giolito dell' istesso anno. 
(Vedi articolo antecedente). 

Petrarca (il). Novissimamente revisto e corretto da Messer 1554 
Lodovico Dolce. In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de' 
Ferrari et fratelli, 1554, in-8; legatura in marocchino rosso. 
Esemplare in carta azzurra di pisto, legato in a voi. 

Petrarca (il) nuovamente con la perfetta ortografia della 1554 
lingua volgare corretto da Girolamo Ruscelli, ecc. Ve- 
nezia, per Plinio Pietrasanta, 1554 in-8; legatura in per- 
gamena d'Augusta. 

Il Petrarca con dichiarazioni non più stampate, insieme alcune 1558 
belle Annotazioni, tratte dalle dottissime Prose di Monsignor 
Bembo, ecc. In Lyone appresso Gulielmo Rovillio. a Tomi in-ia; 
legatura in pelle. 

• Il Petrarca di nuovo ristampato e diligentemente corretto. In Ve- 1559 

netia appresso Vincenzo Valgrisi MDLIII, in-za; legatura in 
pergamena, con nota ms. di d. Carlo Trivulzio. 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 355 

* Il Petrarca nuovissimamente revisto, e corretto da M. Lodovico 1669 

Dolce con alcuni dottissimi avertìmenti di M. Giulio Camilloi ecc. 
In Vinegia, appresso Gabriel Giolitto de' Ferrari, NIDLIX, in-8, 
legatura in pelle. 

Petrarca (il) con dichiarazione non più stampate e con an- 1662 
notazioni tratte dalle prose di Monsignor Bembo. Venezia, 
Bevilacqua, 1562, in- 12; legatura in pergamena d'Augusta. 

Anche in Trivulziana. Legatura in cartone semplice. Sul fronti- 
spizio di una mano del secolo XVII: ** di Gio. Battista Ap- 
** piani „. 

Petrarca (il) con nuove sposizioni. In Lione, Rovilio, 1564, 1664 
in-i6; legatura in pergamena. Non manca al nostro esem- 
plare la tavola delle rime stampata nello stesso anno, 
che ha frontispizio a sé. 

L'esemplare trivulziapo, pure completo della tavola, ha legatura 
antica in pelle. Sul verso del cartone: ** Ex lib. Joh. Jacobi 
' Zieglerì Heinrici fi). „. 

Petrarca (il) di nuovo ristampato. In Venezia, appresso Ni- 1570 
colo Bevilacqua, 1570, in-a4 intonso; legatura in pelle. 
Edizione rara. 

Canzoniere e Trionfi corretti da Alfonso Cambi Importuni. 1574 
Lione, Rovilio, 1574, in-i6; legatura in pelle viola, ff. dor. 
Ediz. rara ma poco corretta. 

Anche in Trivulziana. Legatura moderna in pelle, fogl. dor. 

Rime (le) brevemente sposte per Lodovico Castelvetro. In 1582 
Basilea ad istanza di Pietro de Sadabonis, 1582: parti 2 
in-4; legatura in marocchino rosso, ff. dor. che sembraci 
di Padeloup. Esemplare prezioso con note mss. di Jacopo 
Corbinelli e la sua firma. 

Anche in Trivulziana. Legatura in pelle. 

* Il Petrarca con l'espositione di M. Gio. Andrea Gesualdo. Nuo- 1682 

vamente ristampato e con somma diligenza corretto et ornato 
di figure. In Venetia, appresso Alessandro Griffio, MDLXXXI, 
(in calce leggesi 1582). In-4. Legatura in pergamena. 

* Il Petrarca con nuove espositioni, ecc. In Venetia appresso Giorgio 1686 

Angelieri, 1586 in-i6 fìgur. Legatura in pergamena; con nota 
ms. di d. Carlo Trivulzio. 

* Il Petrarca di nuovo ristampato et di bellissime figure intagliate 1600 

•in rame adomato e diligentemente corretto. In Venetia, presso 
Girolamo Porro MDC, in-24, legatura in pergamena. 



356 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

* Il Petrarca di nuovo ristampato. Et diligentemente corretto. In 1605 

Venetia appresso Giovanni Alberti MDCV in-24 figur. Lega- 
tura in pelle. 

Petrarca (il) nuovamente ristampato con gli argomenti di 161.p 
Pietro Petracci. Venezia, Misserini, 1610, in-32; legatura 
in pelle. 

* Il Petrarca nuovamente ristampato e diligentemente corretto con 1624 

brievi argomenti di Pietro Petracci. In Venetia appresso Ni- 
colò Misserini, MDXXIV, in 24, figur. Tre esemplari, legati in 
pergamena e pelle. Quello in pelle ** relié par Simier „ porta 
sul verso del frontispizio il timbro della BiòJliothecà] S#m[inani] 
5. 5m/^[ìcìì] più una sigla formata da un Ai intrecciato con 
un* A, L'altro esemplare, legato in pergamena, a cui sono unite 
le rime del Sannazzaro (Venetia, Misserini, 1625) porta sul 
fodero: * Joh. Rodolphus Gygerus D. Emptus Patavij. N. 27 1,. 

Petrarca (il). Rime nuovamente ridotte alBi loro vera le- 1627 
zione. Venezia, 1627, in-12; legatura francese in pelle. 

Petrarca (il) di nuovo ristampato et di bellissime figure 1636 
adornato e diligentemente corretto con argomenti di Pietro 
Petracci. In Venetia, 1638, appresso Giovan Maria Mis- 
serini, in-24; legatura in peljie azzurra. Bellissimo esem- 
plare che può dirsi intonso. 

Rime (le) estratte da un suo originale. Sta unito ad altre ope- 1642 
rette. Roma, stamperia del Grignani, 1642, in-4 int; le- 
gatura in pergamena verde. 

Anche in Trìvulziana. Due esemplari, intonso, legati in pelle e per- 
gamena. 

Petrarca (il) di nuovo ristampato, diligentemente corretto. 1651 
Con gli argomenti di Pietro Petracci. Venetia, appresso 
gli Guerigli, 1651, in-24; legatura in marocchino rosso, 
flf. dorati. 

Rime (le) riscontrate coi testi a penna della libreria Elstense. 1711 
S'aggiungono le « Considerazioni » di Alessandro Tas- 
soni, le u Annotazioni n di Girolamo Muzio e le « Os- 
u servazioni n di Lodovico Muratori. In Modena, 17x1, 
in-4; legatura in pergamena. 

Anche in Trivulziana. Legatura in pergamena. Sul cartone intemo % 
del voi. leggesi la nota: " Di Giuseppe Bagliotti, costa L. zo „. 



BIBUOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 357 

Canzoniere. Padova, Cominoi 1722, in-8; legatura in perga- 1722 
''""^ena, ff. dbr. Bellissimo esemplare in carta distiiita, in' 
ciid' leggasi alla fine un sonetto inedito, forse autografo; 
deU'ab. Domenico 'Lazzanni. 

Anche in Trivulziana. Bellissimo esemplare, legatura moderna in 
marocchinò ròsào. fogl'àoi*. imitai^, antica* Tfi): ^ ' ''"•" ' ' <" 

Rime (le) riscontrate con ottimi esemplari stampati e con un 1732 
antichissimo testo a penna. 2éc. edizione accresciuta. In 
Padova, presso Giuseppe Comino, 1732, in-8; legatura in 
pdfjgàMerìà;'«. dot. col ritratto del ¥>rtrarea. Edìzitoé* 
pregevolissima. Esempi, in cart^ grisuide.' * . -:• ? 

— Altro esempi, in carta azzurra di - pisto, col ritratto del 1732 
Petrarca; legatura in pergamena, flf. dor. Que^l "esem- 
plari provenp;ono ambedue dalla biblioteca Pirelli. (Vedi 
Brunet). 

Anche in Trivulziana, in a copie; legatura in pelle e pergamena, 
fogl. doF., delle quali una tirata »o carta turchina. • 



I . ' é'f 



* Le rime di F. Petrarca riscontrate con ottimi esemplari stam- 1739 

- pati^ecc. In Venezia MDCCXXXIX, presso Gius. Bprtoli^ in-ia 
con ritr. Legatura in pergamena. 

* Le Rime coi migliori esemplari diligentemente riscontrate e cor- 1746 

rette. Bergarto;MDCCXLVr,àpprésàó Pietro Lan<i6llo<ti,ih-i2; '"^^ 
legatura Irf t)élle. In' carta grande 'éièfònSòV - ' • -•' ^t* 

Rime riscontrate e corrette sopra ottimi testi a penna. I^ Fi- 1746 
renze, 1748, in-ia, dorso in marocchino rosso, intonso, 
col ritratto del Petrarca. .... . ». • 



» r- 



Anche in Trivulziana. Esemplare con nota ms. dei marchese Gian 
Giacomo Trivulzio. 

Rime (le) estratte da un suo originale, in-8, intonso. Torino, 1750 
stamperia reale, 1750. 

Petrarca (il) con note date la prima volta in luce ad utilità 175^3^ 
de' giovani che amano la poesia. Feltre, 1753, in-i6.Tomi^ 
intonsi col dorso in cuoio di Russia. 

* Le Rime, con note date la prima volta in luce ad utilità de' Gio- 

vani che amano la Poesia. (Feltre) l'anno 1754, in^4 gr.; -lega- 1754 
tura in pelle. 

(I) Notiamo di passaggio che la raccolta completa delle edizioni Cominiane trovaai io 
TriTalziaDa per acquisto fottone nel 1809. ( 

23 



358 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

Rime brevemente esposte per Lod. Castdvetro. Edizione cor- 1756 
retta, illustrata ed accresciuta. In Venezia, Zatta, 17561 
voi. 2 in-4, fig. con antiporto inciso dal Brustolon, lega- 
tura in pergamena. Esemplare in carta grande. 
— Altro esemplare in carta azzurra ; legatura in pelle. 

Anche in Trivulziana. Esemplare in carta turchina. Legatura in 
pergamena, con stemma impresso in oro sui piatti. Neil' intemo 
del fodero il noto ix-Iiòris di Amedeo Svajer, di Venezia. 

* Le Rine di Francesco Petrarca. Parigi, MDCCLXVIII, appresso 1768 

V Marcello Prault, tomi 2 in-12 con ritr. legatura in pelle. 

* Le Rine del Petrarca. In Dresda, presso Giorgio Corrado Walther, 1774 

MDCCLXXIV, in-12 con ritr., legatura in pelle. 

* Rine di mess. Francesco Petrarca. In Bassano MDCCLXXVI, a 1776 

spese Remondini di Venezia, in-ia; legatura in pergamena. 

Francesco Petrarca* Tomo primo (e secondo). In Napoli, 1788 
MDCCLXXXVni, a spese di Tommaso Chiappari, tomi 2 figur. 
in- za, brochés. 

Rime. Parigi, Delalain, 1789, voi. 2 in-12, dorso di pelle, in- 1789 
tonso. 

Rime colla narrazione del suo coronamento di Sennuccio del 1796 
Bene, vita del poeta ed annotazioni divise in due parti. 
Londra, 1796, a spese di G. Polidori, in-i2; legatura in 
pergamena. 

* Rine di mess. Francesco Petrarca. In Pinerolo, dallo stampatore 1797 

e librajo Giacinto Scotto, MDCCXCVII, in-ia; con ritr., lega- 
tura in pelle. 

Rime (ls) tratte da migliori esemplari con illustrazioni inedite 1799 
di Lod. Beccadelli. Verona, stamp. Giuliari, 1799; tom. 2, 
voi. X, in-8 picc, intonso ; col dorso in marocchino verde. 

Anche in Trivulziana. L'esemplare trivulziano è prezioso per le 
copiose varianti tratte da diversi mss. di pugno del marchese 
Gian Giacomo Trìvulzio. 

Rime. Parma, Bodoni, 1799, parti 2 in-8 piccolo; dorso in 1799 
marocchino rosso. 

Anche in Trivulziana, legatura in cartone. 

Rime illustrate con note del Prof. Frane. Soave. Milano, 1805 
tip. de* classici, 1805. Voi. 2 in-8 con due ritratti, intonso, 
brache. In carta d'associati. 



BIBUOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 359 

* La Rlmev riscontrate e corrette sopra i migliori esemplarì. Con 1806 

vane lezioni, ecc.» ^ ^- l- Femow. Jena, presso Federico 
Fromanii, 2806, 2 voi. in-8. Legatura in pelle. 

* Rime. In Roma MDCCCVI-MDCCGVII, dalle stampe e a spese 1806 

di Vincenzo Poggioli, tomi a in-8, brochés. 

RniE. Venezia, tip Picotti^ 1809, yol. a intonsi legati in per- 1809 
gamena. 

* Le Rime* illustrate di note da vari commentatori scelte ed abbre- 1811 

viate da Romualdo Zotti. Londra, dai torchi di Guglielmo 
Bólmer, t8it, voi. 3 con ritr» in-8 picc; legatura in pelle. 

* La Rime. Edizione formata sopra quella di Comino del 1732. Ve- 1811 

nezia tSix, Vitarelli, a voi. in-S picc, con ritratto. Legatura in 
marocchino verde. 

* Le Rime. Roma, de Romanis» 18x3. ^* 2 in- 18. Ediz. in pergamena. 1813 

Rime (le) disposte secondo l'ordine dei tempi in cui vennero 1814 
scritte. Venezia, VitarelU. 1814, i'i-S» intonsi, voL a; le* 
gatura in cartone con dorso in cuoio. 

Anche in Tri vul ariana. 

Rime. Padova, tip. del Seminario, 1819. vpl. 2 in-4, dorso di 1819 
carta marmorizzata, fig. Esemplare in carta massima in 
forma di folio, nella qual forma solo sei copie furono 
impresse, e col ritratto di Laura inciso da Raffaele Mor- 
ghen. Edizione pubblicata per opera e studio dell'Abate 
Antonior Marsand. < . 

Anche in Trivfdmnà. 

Rime col commento di G. Biagioli. Parigi , presso V editore, 1821 
i8ai. Parti 2, v. 3 in-€; intonso, brache. 

Anche in Trivuìz^ana. 

Rime. Firenze, presso Luigi Molini. 1822, in-12, intonso, con 1822 
una vignetta sopra il frontispizio, legatura alla Bodoniana. 
Esemplare in carta grande bianca d'Inghilterra. 

Anche in Trivulziana. 

* Le Rime del Petrarca. Londra, G. Pickering, MDCCCXXII, in-64 1822 

con ritr. Legatura in marocchino verde con fog. don 

Rime, giusta la lezione del Prof. Marsand e col commento di 1823 
G. Biagioli. Milano, Silvestri, 1823, voL 3 in-8 intonso, 
dorso di marocchino rosso. Unico esemplare in carta 
grande velina, azzurrina con colla. 

Anche in Trivulziana. 



360 SPOGUO DELLE BIBUOTECHE 

* Rime del Petrarca con note. Torino, per Alliana e Paravia, 1825 

MDCCCXXV, in-8 grande legatura in cartone. 

RiifE, colla interpretazione compòsta dal conte Giacomo Leo- 1826 
pardi. Milano, 1826, voi. 2 in-12, intonsi ;' dorso in pelle 
azzurra. Esemplare in carta vdina. 

Rdce, col commento del Tassoni, del Muratori ed altri. Pa-1826- 
dova, tip. della Minerva, 1826-^7, tom. 2 in-8, divisi in 4 ' ^iti 
volumi. Esemplare in carta grande. 

Anche in Trivulziana. 

Rime secondo la lezione del Prof. Antonio Marsand. Padova, 1829 
tip. della Minerva, 1829, in-16, intonso, brochés. Il secondo 
volume racchiude il rimario del Petrarca e d'altri autori. 

Anche in Trivulziana. 

Rime con note letterali e crìtiche di varìL Firenze, Ciardetti, 1832 
1832, voi. 2 in-8, coi ritratti di Madonna Laura e dèi Pe- ** 
trarca, e la veduta di Selvapiana, intonsi, brochés, 

* Biblioteca portatile del Viaggiatore. Volume primo. Dante, Pe- 1832 

trarca, Ariosto, Tasso. Firenze, tip. Borghi e C iQsa, ìnS gr.; 
legatura in peUe. 

* I quattro poeti italiani. Volume unico adomo di 16 incisioni e 1840 

dei ritratti degli autori. Firenze, per David Passigli, 1840-44, 
in-8; legatura in pelle. 



2. - Altre opere del Petrarca in volgare, 
esclusi i Sonetti, Canzoni e Trionfi. 

Incomincia il libro degli huomini famosi compilato per lo in- 1476 
clyto poeta Francesco Petrarca, ecc. In fine: MCCCCLXXVI 
KL. octobris, in-fol., legatura in cuoio, fi*, dorati. Libro assai 
raro stampato in PoUiano, presso Verona, per Felice An- 
tiquario ed Innocente Fileto. 

Vite (le) degli uomini illustri. Vinegia, per Gregorio de' Gre- 1527 
gorii, nell'anno del Signore 15271 in-8, dorso di mar. Edi- 
zione assai corretta. ''" 

Libro degli Imperatori et Pontefici. Finiscono le vite de' Pon- 1478 
tefici e Imperatori Romani in fino ai suoi tempi composti, 
di poi con diligentia et brevità seghuitate in fino all'anno 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 361 

1478. Impressum Florentìae apud Sanctum Jacobum de Ri- 
poli. Anno Domini 1478 con le seg. a-r. Precedono 2 ff. 
contenenti la tavola. In fol., legatura in pergamena d'Au- 
gusta. Prima e rara edizione. Esemplare della più bella 
conservazione. 

Anche in Trìvulziana. Nella pagina del Proemio una iniziale mi- 
niata in oro; al basso è disegnato uno stemma, non riconosci- 
bile; le altre iniziali in azzurro. Legatura in pergamena. 

Cronica delle vite de Pontefici ed Imperatori con la giunta 1507 
di quelle che da tempi del Petrarca insino alla età no- 
stra mancavano. Venezia, per Maestro Jacopo de' Pinci 
da Lecco, 1507, adì ni di dicembre in-4; legatura in per- 
gamena. Bella edizione sconosciuta a molti bibliografi. 

Cronica delle vite de' Pontefici ed Imperatori Romani. Stam- 1526 
pata in Vinegia, per Gregorio de' Gregorii nell' anno 
MDXXVI del mese di settembre, in-8; legatura in per- 
gamena. 

Vite (le) degli Imperadorì e Pontefici Romani secondo la 1627 
copia stampata a Fiorenza apud S. Jacobum de Ripoli 
1678. (Ginevra), 1625, senza nome di stampatore; in-4 Pic- 
colo; legatura in pergamena. Esemp. intonso. 

Anche in Trìvulziana, intonso, legatura in pelle. 

Secreto (il) in prosa volgare. Impresso in Siena per Simeone 1517 
di Niccolò stampatore adì 17 di septembre 1517 in-4 dorso 
mar. verde. 

* Secreto de Francesco Petrarcha in dialogi di latino in vulgar 1520 

et in lingua toscha tradocto, novamente cum exactissima dili- 
gentìa stampato et correcto. In Venetia, per Nicolò Zoppino 
et Vincentio compagno 1530, a di tx de Marzo. In-8 picc. con 
frontispizio silogr.; legatura in pergamena. 

* Il Petrarca spirltoale. In Venetia, per Francesco Marcolinì de 1536 

Forlì^ MDXXXVIy del mese di novembre. In-4 fig. Bella lega- 
tura del cinquecento, in pelle e fregi dorati impressi. " D. Stella 
' Lodrona ^^ forse il nome di una gentildonna dell'illustre 
casato tirolese, sta scritto sull'antiporto. — Prima edizione di 
quest'opera. 

Petrarca spirituale nuovamente ristampato, ecc. Venetia, 1545, 1545 
in-8. 



362 SPOGUO DELLE BIBUOTECUE 

* Prose antiche di Dante, Petrarcha et Boccaccio, et di molti altri 1547 

nobili et virtuosi ingegni, nuovamente raccolte. Fiorenza, per 
il Doni, primo agosto MDXLVII, in-4, legatura in pelle. 

* Epistole di Q. Plinio, di M. Frane. Petrarca, del s. Pico della 1548 

Mirandola ed d'altri eccellentiss. Huomini tradotto per M. Lo- 
dovico Dolce. In Vinegia, appr. Gabriel Giolito de Ferrari, 
MDXLVIII, in-8; legatura in marocchino rosso che sui piatti 
reca in oro uno stemma non identificato e fogl. don 



Opera di rimedii de Tuna e dell'altra fortuna tradotte da Re-> 1549 
migio Fiorentino. Vinegia Giolito, 1549, in-8. Antica le- 
gatura coi ff. dorati. 

* De Rimedi dell'una, et l'altra fortuna, cioè aversa, et favorevole. 1589 
Libri li. Tradotti per Remigio Fiorentino. In Venetia, appresso 
Giacomo Cornetti MDLXXXIX, in-d; legatura in pergamena. 

L'Affrica in ottava rima insieme col testo latino tradotto da 1570 
M. Fabio Maretti. Venezia, Farri,i57o, in-4; dorso in cu<ho. 

Anche in Trivulziana. 

Versi morau et sententiosi di Dante, del Petrarca, di M. Lo- 1554 
dovico Ariosto, et de molti altri autori. In Venetia ne la 
contrada di S. Maria Formosa MDLIUI, in-12. Un altro 
esemplare venne donato al Marsand dal march. G. G. 
Trivulzio (cfr. Biblioteca Petrarchesca, p. 230). 

Opere filosofiche per la prima volta ridotte in volgar favella. 1824 
Milano, Silvestri, 1824, in-i6 intonso col ritratto del Pe- 
trarca. Esempi, in carta velina. 



* I sette salmi penitenziali di F. P. tradotti in rima italiana dal 1825 

prof. D. Gio. Ant. Scazzola Alessandrino con venti ritratti 
sacri opera del traduttore. Alessandria, tip. Luigi Capriolo, 1825, 
in-8 broché. 

* I sette salmi penitenziali di messer Francesco P. recati iii versi 1825 

italiani dall'abate Angelo Dalmistro. In Trevigi, per Francesco 
Andreola, MDCCCXXV, in-8 gr. intonso, carta turchina. 

* Lettera a Carlo IV esortatrice alla pace d'Italia volgarizzata da 1827 

Teresa Corniani Malvezzi. Firenze, Magheri, 1827, in-8. 



BIBUOTECHE. MELZIANA E TRIVULZIANA 363 

Poesie minori sul testo latino, ora corretto, volgarizzate, ecc 1829- 
Milano, tip. dei Classici, 1899-31-34. Voi. 3 in-8 intonso, 34 
dorso pelle violacea. Esempi, in carta grande con coUa. 

Anche in Trìvulziana. 

Sonetto ineditò a Maestro Antonio da Ferrara con la risposta 1841 
del medesimo, per la prima volta pubbl. dal M. G. Mel- 
chiorri. Roma, 1841, in-8, intonso, brache. 

Canzone a laude di Nostra Signora con alcime sposizioni e 1841 
considerazioni del Prof. Ant Marsand. Parigi, Didot, 1841, 
in-fol.; legatura alla Bodoniana in, carta marmorizzata 
bleu, intonso col ritr. del Petrarca. Magnifica edizione di 
100 esempi. Questo è il N. 33, dono dell'editore. 

* Canzone a laude di Nostra Signorat seconda edizione. Bililano, 1841 

Ronchetti e Ferrari, 1841. * 

* La Qriselda di F. P. volgarizzata. Novella inedita tratta da un 1851 

codice Riccardiano del sec. XIV con note e tavola di alcune 
voci mancanti al Vocabolario. Firenze, tip. Niccola Fabbrini^ 
1Q51, in«8. 

* Lettere di M. Francesco Petrarca all'Autore della Prefazione, pre- 1733 

messa alla Rettorìca d'Aristotile fatta in lingua Toscana dal 
commendatore Annibal Caro. In Venezia, presso Angiolo Gè* 
remia, in Campo di S. Salvatore all'insegna della Minerva, 
MDCCXXXIII, in-8 cart (« Da' felicissimi Campi Elisi, il di 
* sesto d'Aprile, gloriosa memoria de' miei felicissimi inco- 
*^ minciamenti, Il Petrarca vostro «). 



II. - Opere latine. 

lNcn>iT EPISTOLA Fr. Petrarche de insigni obedientia et fide 1473 
uxoria Griselidis in Waltherum. (in fine:)Ulme impressum 
per Johanem Zeiner de Reuthingen. Anno domini 1473, 
in-fol.; dorso pelle verde. Magnifico esemplare. 

Anche in Trìvulziana; legatura in pelle. 

Epistola divi Fr. Petrarche ecc. ad dom. Joanem Boccatium t. a. 

Florentinum poetam de historìa Griseldis .... ; senza 

luogo, anno e nome di stampatore, in-4; legatura in ma- 



364 SPOGLIO DELLE BIBLIOTECHE 

rpcchino avana; ff. dor. leg. inglese di Mackenzie. Car. 
gotico. 

Epistola dni Frane. Petrarcae, ecc. ad dnm Johem [Boccatium] t. a. 
Florentinum poetam, de historia Griseldis mulieris maxime 
costantiae et patientìae. Senza luogo, anno e nome di stam- 
patore, senza segnature né richiami alle pag.^ in-4 di ff. 12, 
compreso l'ultimo bianco; legatura in pelle. Ediz. eseguita 
verso il 1470 coi caratteri di Zeli d'Hanam. 

* ì'etrarcliae f^ranclscl Opuscula. Praemissa est fol. I Librorum 1496 

F» P. Basileae impressorum Annotatio etc. Impressis Basileae 
per. Magistnua Joanoepd de Amerbach anno salutiferi virgi* 
nitjiti^tf^aftuj» ^piiagesimo SQXto supra mtUesimum quaterqi^- 
centesimum (1496) in fol. Legatura antica in assicelle e pelle. 

* De Vita solitaria. Mediolani, per mag. Uldericum Qcinzejizeler, 1498 

MCCCCLXXXXVIII die xiu Augusti, fol.; legatura con assi- 
celle coperte di corame. Precede la dedicatoria dell'editore 
Francesco Caimo a Lodovico il Moro. L' esemplare, già della 
biblioteca dei marchesi Visconti, passò in quella Belgiojoso, 
indi in Trivulziana. 

Opera varia. Impressum Venetiis, per Simonem de Luere : 1501 
impensa domini Andreas Torresani de Asula, xvn junii 
1501: infoi., antica legatura in pelje, 2 tomi in i vQlume. 
In fine 4^1.1.* ton^o trovasi un registro, di 15. Si.. pod, ti- 
tolo : « Annotatio, principalium sententiarum w, che suol 
mancare in molti esemplari. 

* Prancieci.Petrarchae poetae insignis, Bucolica carmina in,.duo- 1502 

decim aeglogas distincta et dtligenter ab Jodoco Badie Ascen- 
scio ezplanata. Venundaatur Parrhisijs in regione divi Jacobi 
sub Leone argenteo et Pelicano (lehan Petit). In-4; legatura 
antica in assicelle coperte di pelle con fregi impressi. 1502. 



t * . 



* De remedljs utriusque fortune. Imprimé nouvellement à Rouen 1506 

à i'instance de Jehan Macelibraire demourant à Renes au quel 
llea on en abon marche, Anno domini millesimo qutngente- 
sii^i^ s^zto, di9 verp XV flovembris; 9^ 4;ar« gotici, jn cartone. 
A^c;arta A, dqye cpmincia la Tabuia^ si, vigono i visti per la 
lettura del libro da parte di * frater leronimus Viggiolla de 
■ Placentia ordinis fratrum servorum B. V. , e di ** fr. Mode- 
" stus Vicentinus Inquisitor 9. Trattasi, del famoso^ [(^ Modesto 
da Vicenza inquisitore in Sondrio nel 1533 (cfr. Cantù, SL di 
ComOf 3.* ediz., I, 487 seg.) 

|f>'i ,» 1,1. i.| t , .r( \ i- 

* Pranclscl Petrarchae de Remediis utriusque fortunae Libri II. 1515 

Venetiis, in aedtbus Atezandri Paganinii IIII Jdus..... MDXV, 
in- 18; legatura in pelle. 



BIBLIOTECHE MELZIANA E TRIVULZIANA 365 

Opera quse extant omnia. Basilese, excud. Henrìcus Petrì, 1554, 1554 
tom. 4 in folio, legatura in pergamena* 

* De bone solltttdlnls Dlalogns. Auctore Lombardo Serico Pata- 1581 

vino Francisci Petrarchae.Poetae Laureati morum, et studio- 
rum collega, eiusdem Vatis sententia de ipso Dialogo, et de vitae 
humanae miseria. Accessit historìa Ioannis Boccatij de Valterìo 
et Grìselde, in Germanorum gratiam ab eodem Petrarcha ezac- 
tissime ornata, & latine descripta. Livii Ferri civis Patavini, 
& Romani studio nunc recens in lucem edita. Patavii, Apud 
Paulum Meiettum MDXXCL In-4; legatura in pelle. 

* Pranclscl Petrarchae Fiorentini, philosophi, oratoria et poetae 1581 

clarìssimi etc. Opera quae extant omnia. Basileae, per Seba- 
stianum Henric Petri, Anni CID • ID • XXCI mense Martio; 
in*foL; legatura tedesca in pelle di scrofa con fregi impressi 
sui piatti. 

* Pranc. Petrarchae Philosophi, Oratoris et Poetae clarìssimi. 1601 

Epìstolarum Libri XVIL Lugduni, apud Samuelem Crispinum 
MDCI. ln-8; legatura in pelle. 

Anche in Trìvulziana. Legatura moderna in pelle. 

Epistola quae inter editas est prima XII libri senilium ex au- 1808 
tographo adnotat et variant. lectionibus locupletata, Pa- 
tavii, typis Seminarli, 1808, in-4, legatura in capretto 
verde, ff. dorati. Esemplare di dedica che ha apparte- 
nuto al vescovo di Padova Francesco Scipione Dondi 
dell'Orologio, di cui porta lo stenuna sul piatto della 
legatura. 

Anche in Trivulziana. 

* Index Pranciacl Petrarchae Bpistolamm quae editae sunt et 1818 

quae adhuc inedìtae. Patavii, typis Seminarii, MDCCCXVHI, 
in-ia. 

Historìa Julii Caesaris, cum interpretatione italica contulit 1827 
Chr. Schneider, Lipsise, 1837, in-8, dorso in pelle viola. 

Nondum edita Epistola. (Ant. Meneghelli fac. publici juris). 1832 
Patavii, typ. Minervse, 1832, in-8, broché, intonso. 



V 



/ 



V 



INDICE DELLE TAVOLE 

FUORI TESTO 



I. F. Petrarca, facsimile della miniatura del cod. Tri- 
vulziano 905 Frontisp, 

II. La casa d'Interno, facsimile della silografia del 
Pitrarcha redivivus Pa^g* xia 

III. La cascina Bolla » 114 

IV. La postiUa autografa di Giovanni Manzini dal co> 
dice Parigino Lat 8568 » 135 

V. La epistola Salve, cara dea Ullus, dal codice Pari* 

gìno Lat. 8568 "135 

^ VI. Facsimile della lettera autografa di Giovanni Bfan- 
zini al Guinigi dal cod. iia della biblioteca di 
Lucca » 188 

y VII. Facsimile del rotolo membranaceo de' Psalmi poe^ 

nitentiaUs deUa biblioteca di Lucerna .... 1» 211 

VIIL Facsimile della miniatura del codice Ambrosiano 

R, 49, superiore » 245 



INDICE DEL VOLUME 



PARTE PRIMA. 

Stjudi storici. 



^ • ■ # 



L — F. NovATi: Il Petrarca e i Visconti . • • • Pag. g 
Appendice n 59 

II. — P« De Nolhac: Pétrarque à Bologne au temps 

d'Azzo Visconti » 85 

IIL — A. Annoni: Il Petrarca in villa (nuove ricerche 

sulla dimora del poeta a Garegnano) ...» 95 

PARTE SECONDA. 
Ricerche critico-bibliografiche. 

L — H. Cochin: Le texte des Epistolae de rebus fa- 
miliaribus de Pétrarque d'après un ms« de 
la Bibliothèque Nationale de Paris . • . Pag. 131 

II. — F. No vati: Chi è il postillatore del codice Pa- 
rigino? » 177 

HI. — R. Sabbadini: Le Periochae Livianae del Pe- 
trarca n 193 

IV. — F. NovATi: Un esemplare Visconteo dei Psalnti 

poeniientiales » 203 

V. — A. Ratti: Ancora del celebre cod. ms. delle 

opere di Virgilio già di Francesco Petrarca 

ed ora della Biblioteca Ambrosiana ... » 217 

Vi. — F. No vati: Un'epitome poetica del De viris il- 

lustribus scrìtta nel quattrocento .... i> 243 



• 



yjO INDICE DEL VOLUME 

VII. — E. Motta: Il Petrarca e la Trivulziana (spigo- 
lature bibliografiche) Pag. 253 

Vili. — C. Foligno, E. Motta, F. Novati, A. Sepulcri: 

Spoglio dei codici manoscritti petrarcheschi 
esistenti nelle biblioteche Ambrosiana, Mei- 
BÌaf$a, Trivulziana, ntW Archivio Visconti 
di Modrone, xiAV Archivio Capitolare Arci- 
vescovile » 263 

IX. — Catalogo di tutte le opere petrarchesche a 

stampa esistenti nelle biblioteche Melziana 
e Trivulziana » 342 



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1 



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