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Full text of "Gabinetto armonico pieno d'istromenti sonori"

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GABINETTO 















































































































GABINETTO 

ARMONICO 

Pieno Iftromenti fonorì 

INDICATI, E SPIEGATI- 

D A L P A D R E 

FII^IPPO BONANNI 

Della Gompagnià di Giesù 

OFFERTO 

AL SANTO RE 

DAVID* 



IN ROMA M. DCC XXII. 


Nella-Stamperia di Giorgio Placho, Intagliatore, e Gettatore 
de’ Caratteri a S. Marco. Con licenza de' Superiori . 




Imprimatur • 

t<lliaaih-Tiicini«»,„i, . I ,. I, I IH --"■11-^ un ^101 m'uPiiaaiiai II I<I|| ||<I mmrn^ , r — - f 

Si videbitur Rjno Patri Sacri Palatii Ap. 
Magiftro. 


NuMìus Saaari Bojanm^ Vìcejgmnu 







SCùìO-M 



























































OFFERTA 

AL SANTO RE 


DAVID. 



SANTISSIMO PROFETA. 



E antico è irOoftume , che 
r Autore delli libri da lui 
compoftijgroffèrifca a qual¬ 


che Perfonaggio , 0 perche la materia del¬ 
la Gompofizione convenga alla di lui con¬ 
dizione 5 overo perche la qualità di chi 
offèrifee, obblighi a dimoftrare con T of¬ 
fèrta r ofequio che deve alla Perfona, a 
cui fi offèrifee ; non farà perciò Rimata 
temerità, fè dopo avere io fatto un Ca¬ 
talogo di diverfi Stromenti fbnori, e Mu- 


0 2. 


iicali, 



ficali ia quefto V olume , ardifco di de* 
pofitarlo a’ piedi del voftro Trono Reale, 
ò Santo Profeta : mentre della maggior par¬ 
te di effi ne folte Voi il primo Autore 
acciocliè il Coro delli Cantori da Voi de¬ 
putati a celebrare nel Santuario le lodi dei 
Creatore , fbllè accompagnata la Mullca, 
con la quale il Popolo Ebreo arguilTe quel¬ 
la , con cui in Cielo li Spiriti Beati con¬ 
tinuamente lodano le Perfone Divine. 

Che le Voi, ò S. Profeta, invitalle più 
volte nelli vollri Salmi tutte le Creature 
a fervirlène in canto non dillimile , ave¬ 
te llimolato ancor me ad offerire beni mio* 
penliere , ed ogni mio fòlpiro per mezzo 
vollro al Datore d’ogni bene, onde glilia 
più gradita l’offèrta : c mentre la Divina 
Providenza mi conlfitui in flato, in cui 
fono tenuto in diverlè ore del giorno a 
ripetere li Cantici, e Salmi da Voi com¬ 
polli , non potendo accompagnare la vo¬ 
ce con il fuono delli Stromenti,che Voi 
già ufalle , almeno per la voftra intercef- 
lione ottenga accompagnarli con gl’affèt¬ 
ti/ tutti accordati conia Regola dellaRa- 

gioncj 


gione ; onde fìipplifcano quelli al fuono, 
e ne rifulti una doppia Armonia grata 
air Altiffimo. 

Eie nel voftro Salterio armato di die¬ 
ci corde riconobbe S. Agoftino li dieci 
Commandamenti della Legge data a Moi- 
sè , ottimamente in efla fi addita > doverli 
a lui tutti gl’ affetti del cuore , e tutte le 
operazioni dell’Homo . 

Qaefia dunque > qualunque fia pic¬ 
cola fatica , depongo a’ piè del voftro Re¬ 
gio Trono » acciochè offerta per mezzo 
voftro , ò S.Profeta,al Datore d’ogni be¬ 
ne , ne ottenga ciò , che nel Mare fi ve¬ 
de, mentre quefto accoglie nel fuo feno , 
non fblamente ogni gran fiume , ma an¬ 
che ogni piccol rivo , quantunque torbi¬ 
do , quali tutti da lui traffero l’origine,e 
in e fio felicemente perduti trovano quel¬ 
la quiete , che girando per la terra, al¬ 
trove non ebbero / onde polla io dire co¬ 
me Voi dicefie nel voftro Salmo . In pa¬ 
ce in id ipfum dormiam , requiefeam . 



JLXV^JLXZ. X X X ^ VJ X -iX-J 

T A M B U R I N U S 


Vrwpojitus Generalis Societatis^ESu. 

C Um Librum , cui titulus , GaMnetto Armonico à P. 
PhilippoBonanni Socictatis noflras Sacrdote con- 
fcriptum, aliquot ejufdera Societatis Theologì 
recognoverint, & ia lucem edi pofle probaverint :fa- 
cultatcra facirnus, uttypis maudcturj fi iis, ad quos 
pertinet ita vidcbiturj cujus rei grada has Littcras 
manu noftra fubfcriptas , & figiHo nofiro munitas 
dedimus . Romae 6. Augufii i72r* 

Michael Angelus Tamburinus. 

i-;--------- 

A vendo io infraferiteo per coftiniilsione datami dal Ririo Pa 
dre Maeftro Gregorio Selleri Mro del Sac. Pai. Apoftolico 
riveduta la prelènte Opera del Molto R. Padre Filippo 
Bonanni, c non (blamente ritrovatala clentc da ogni eccezzione 
in materia di Dcgma Catt. e dì Gaftumi , mà ripiena di Icelfa 
erudizione per illullrare ancora la Sacra Storia , la giudico de- 
gnilsima d’imprefsione al pari di tante altre Opere , ricevute 
dal pubblico con applaulb, date in luce dal medefimo Autore * 
In fede di che ho Icritta , e Ibttolcfitta la prelènte di mano pro¬ 
pria quello dì 35. Giugno 172,1. in Roma. 

Francesco Bianchini . 

imprimatur . 

, --- —---- .,.1 .. ,11^ -rirn- i. H 

Fr. Gpegorius Selleri Ord. Prjed. S. P. A. Magifter. 








INDICE 

DE LEI CAPI 


Roecnio. pag. i. 

C A P O L 

Della Varietà degl’Iftromenti 
Muficali ufàti nel Tempio , 
é difficoltà nel poterli dclcri- 
vere. pag. 9 

CAPO II. 

Si accenna la Varietà d’alf ri Stro- 
menti,e la difficoltà nel poterli 
delcrivere. 14 


CAPO III. 
Divifione degl’Iftromenti 


15 


CAPO IV. 

Deir ufo degl’ Iftromenti Mufi- 
cali nelli Sagrifitii, e Fefte de¬ 
gl’Antichi- 17 

CAPO V. 

Trionfi celebrati col Tuono. 20 
CAPO VI. 

Della Mufica nelli pubbliciGio- 
chi,e Fefte. 2 2 


CAPO VII. 

Delli Suoni ulàti nella Naviga¬ 
zione. 24 

CAPO Vili. 
DelGanto ulàto nelli Conviti. 25 

CAPO IX. 

Del Suono, c Mufica ulàta ùclU 
Funerali. 2S 


CAPO 

Del Suono ulàto 


X. 

nella Gucr- 


33 

CAPO XI. 

Si pondera il Canto Ecclefiafti- 
co nello ftato della Legge Cri- 
ftiana- 2 fi 

CAPO XII. 

Si accenna la diverfità della Mu¬ 
fica , c fi clàmina di qual Ibr- 
tc convenga nelle Chiefe. 3 8 

CAPO XIII. 

Se convenga nella Mufica Ec- 
clefiaftica ulàre Iftromenti 
Muficali. Ao 


IN- 


I N 

D 

Degl'IJlromenti j 

1 Romba antica Ebrea 

- 45 

I I. 

Soldato con Tromba antica. 47 

III. 

Sonatore di Tromba prefo da! 
Campidoglio 48 

I V. 

Tromba doppia 

49 

V. 

Tromba fpezzata. 

49 

Tromba dritta Ipezzat^. 

51 

V IL 

Tromba curva. 

; 

Vili. 

Altra piegata antica, 

53 

1 X. 

Tromba Perfiana. 

53 

X. ■ ■ 

Tromba del Madurè. 

53 

X 1 , 

Lituo antico. 

54 


I C E 


X I I. 

Corno per la Caccia. 

, X I I I- 
Corno delli Turchi. 


,.X V, 

Troniba Cinclè. 

XV L. 

Corno da Caccia ; ' 


. X V III. 

Buccina Marina . 


XX I, 

Flauto Traverfier • 

X X I 1 . 
Ciufolo Paftoralc. 


56 

■i, 

56 


X I V. 

Corno Turchefco diverfo 57 


57 

58 


X y I I. 

Corno raddoppiato. 5 8 


59 * 

60 


X rx. 

Flauto. , 

X X.'\ 

Flauto raddoppiato. 63 


64 

65 


XXIII. 


XX ni. 

Oboè . 

67 

: XXXIV. 

Organo portatile . 

81 

XXIV,, e XXV.* 
Fagotto 5 c mezzo Fagòtto; 

69 

. • "1 ' XXXV. 
Tubo cochleato . 

81 

j " ' 

XXVI. 

Serpentone. 

70 

XXXVL 
Tromba Marina. 

^82 

XXVII. 

Zampogna. ' 

71 

XXXV IL 
Corno di Aleffandro . 

, 84 

XXVIII. 

Fifchi 5 e Zampegne diverfè. 72 

r 

XXXVIII. 
Trombetta di Canna. 

85 

XXIX. 

Fifchi diverfi. 

72 

XXXIX. 
Ciufolo dei Villano. 

CO 

X X X. 

Piva . 

73 

X L. 

Tromba di Zucca . 

86 

XX X1. 

Mufetta. 

. XXXII. 

Organo. 

75 

76 

X L I. 
Suono della Brocca . 

86 

i ■ 

XXXIII. 

Organo delli Signori Verofpi.So 

X L I I. 
Suono del Pettine . 

86 


1 ■ 

- l 

4 * ■ 

. - . I-J ^ . 


CLAS- 



CLASSE SECONDA 


Degl’Jflrommti Sonori. 


IPEr In Teiifione . 

88 

L I V. 




Chitarrino. 

ICO 

X L11 r. 


L V. 


Cembalo, 

89 




Golalcione. 

100 

XLIV. 


LVI. 


Cembalo Verticale, 

90 

Viola. 

rol 


LVIL 


X L V. 




Spinetta. 

91 

Violone. 

lOt 

X L V L 

LVI IL 


(Tiorba. 

91 



XLVIL 

Accordo. 

102 

’Arcileuto. 

92 

LIX. 


XLVIIL 


Lintcrcolojò Sordino 

. 102 

Cctcra. 

95 



XLIX; 

L X. 


Pandura, 

97 



L. 


Chitaronc. 

a 05 



LX L 

Cetcra Tcdelca, 

97 

Monocordo. 

103 

L J. 


LXIL 


Chitarra Spagnuola.! 

97 

Tromba Marina. 

lOj 

L i r. 



Lira di Apòllo. 

98 

LXIII. 


LIIL 


Salterio Turchefeo > 

104 

filandola. 

99 

- 



LXiV. 


Salterio di vcrfo . io6 

LXV. 


Lira Todelca. 

107 

LXVI. 


Arpa. 

108 

LXV II. 


Violino. 

109 


LXVIU 


Viola d’Amore. no 

LXIX, 

Violino Turchelco. i io 

LXX. ' 

Salterio Perfiano. ni 

LXXL 

Violino Perfiano. ili 


CLASSE TERZA 

ìjlr omenti fonorì per 
la PercuJJione. 


LXXIL 
Tl^pa no. 


LXXVIL 

ni Tarn burro dcgF Africani, 117 


L X X 11 L LXXVIII., e LXXVIII. 2. 


Timpano moderno. 

11 j Altri Tamburri afiFricani ♦ 

118 

LXX IV. 

LXXIX. 


fTamburro Militare.' 

115 Tamburro Perfiano. 

Ii8 

LXXV. 

"■f LXXX. 


frimballo 

116 Tubo Timpanite. 

/ 

119 

LXXVI; 

Lxxxr. 


! 3 'jmbaUo Turchcfcho. 

1 1 7 Tamburro Cinelc ^ 

119 

_ 

LXXXII 



fxxxii. 

Tamburro Lapponico. 120 

LXXXIII. 

Iftromenfo nelle Vendemie. 121 


LXXXIV. 

Siftro . 

LXXXV. 

121 

Crotalo. 

LXXXVI. 

123 

Cembalo antico. 

124 

LXXXVIL 


Altri Cembali • 

125 

Lxxxvin. 


Cembalo degl’Armeni -, 

126 

LXXXIX. 


Crotalo degl’Armeni. 

127 

.xc. . 


lilromento 6gro degl’ 
ni. 

ri; XCL 

Arme- 

12 $ 

lilromento Affricano i 

128 

XCIL 

Altro diverfb. 

129 


X C I I I. 

Baccante con Gnacchare. 129 

XGIV. 

Iflromento dell! Cofti. 130 

XCV. 

Gnacchare delli Turchi. 131 

, XCVL 

IftromentiFanciulefchi. 152 

XCVII. 

SpaiTa penfiere. 133 

xcvm, ' 

Zilorgano. 133 

XCIX. 

Iftromento per le Api. 134 

C. 

IftromcntodiBatàm. 136 

CI. 

C? A 

Altro viverlo. 137] 

-, , 

GII. 

Altro diveriò, 137 


CHI, 


c II r. 

Campanello del Reo. 13 7 

CIY. 

Campanello del Clefo. 140 

, C V. 

Carroccio. .. 141 

evi. 

Organo di Campane. 143 


CVII. 

Campanaccio del Villano. 144 


CVIII. 

Verga di metallo. 145 

CIX. 

Campana dclli Greci. 1 45 

ex. 

Altra fimile. - 147 

CXI. 

Legno delli Cofti. 147 

CXII. 

Crepitacolo diségno per leChie- 
Ic. 148 


GXIir. 


Altro diverfo. ■ 14^ 

’ CXIV. 

Matracca. 150 

CXV. ' 

Ruota Piarnenga . 150 

GXVI 

Bacioccolo. 151 


CXVII. 

/ 

Fanciullo con Trich Trach. 151 
CXVIII. 

Altro diverlb. 152 

CXIX- 

Altro diverfo ufato dalle Nutri¬ 
ci. 152 

CXX. 

Iftromento d-Affricani. 153 

CXXI. 

Iftromento detto Marimba. 154 
CXXII. 

Iftroraento Indiano. 154 


CXXIIT. 


CXXIIL 


cxxx. 


Trich Variach. 

*55 

CXXIV. 


Indiano in ballo. 

156 

CXXV. 


Donna Brafiliana in ballo. 

*56 

CXXVI. 


Iftroraento del Madurè. 

*57 

CXXVII. 


Scabillo degrAntichi. 

*57 

CXXVIII. 


Crotalo del Mendico. 

-158 

CXXIX. 


Réligiolb fuegliatorc. 

*59 


Tavola pcrcoffa dal, CapuccI- 


no. 

* 5 ? 

CXXXL 


Frulla del Cocchiere. 

161 

CXXXIL 


Sonagli adoperati nella Chie- 
là. 163 

CXXXIII. 

Cuchiari di legno. 

163. 

CXXXIV. 


Timballi Perfiam. 

164 

cxxxv. 


Spada percofla - 

164 

CXXXVL 
I/lromento Cinelè. 

164 


PROEMIO- 



Er Gabinetto armonico , altro non intendo fignifì- 
care che una Camera contigua all’erudito Mulèo 
del Collegio Romano, in cui Ibno collocati diverii 
Iftrumenti (onori, dall’armonìa delli quali, non 
Iblamente l’orecchio ne trahe il Ilio diletto, ma può 
la mente reftare erudita, riflettendo alle propor¬ 
zioni delle note, colle quali fi compone la Muil- 
ca , che nelle fcieiize matematiche, fè non tiene il primo luogo, 
a niun’altra è inferiore. 

In elfo dunque fi vede collocata nella facciata anteriore una 
Grotta, in cui fi efprime quella di Vulcano con li tré principali Ci¬ 
clopi miniftri di,elfo Bronte , Sterope, e Piragmone rammentati 
da Virgilio nell’ Ottavo dell’ Eneide. 

Ferrum exercebant -vajlo Cyclopes in Antro. 

Brontefque-t Steropefque ^ nudm membra Pyragmon. 
dilsi principali Miniftri, poiché in efta erano molti, come riferì Io 
fteffo Virgilio , ove fcrilTe. 

— Alti ventojìs follìbus auras 

Accìpiunt , redduntque ^ alììJlridentìa tìngunt 

j^ra lacu , gemìt impojìtìs Incudìbm Antrum, 

lUi inter fefe multa vi brachia tollunt 

In numerum , verfantque tenaci forcipe ferrum . 

Percoflb il ferro fopra l’Incudine con i loro Martelli, ne rilu'lta 
dalli colpi una ben’ intefà Armonìa, che offervata già, tanto dilettò 
Pittagora, allorché, come Icrifse il P. Daniele Barfoli nel libro pri¬ 
mo capo 2. della Ricreazione del Savio, cercata in damo fin colà fb- 

A pra 









2 ?«► 

pfa i Cieli la mifiifa de’ numeri producifori delle pfòporzioni armo¬ 
niche , un d'i finalmente fè la trovò contata, e divisi in sù l’Incu¬ 
dine di un Fabro ; perciocché oflèrvato il rilponderfi , che face¬ 
vano a note di perfettifsima conlbnanza tré , che battevano un 
ferro: ne polè in bilancia li Martelli, e trovò concordlam vocis lege 
ponderumprovenire come Icriffe Macrobio nel libro 2- cap. i. del 
Ibgno di Scipione. 

Alli colpi di tali Martelli rilponde la voce delfUcello nottur¬ 
no detto Cuculus dalli Latini, e da elfo rilvegliati molti altri, ri- 
Ipondono colle loro voci. 

Ceflano tutte quelle alla fiìifbnia d’un’Organo fituato lotto 
la detta Grotta , che lènza eflere toccato dalla mano del fuo- 
natore, rende tre diverlè fuonate , compolle da due infigni Mae- 
flri di Mufica-, cioè Bernardo Palquini, e Bernardo Caffi . 

Ondeper effe gode l’orechio, e l’occhio ne ammira l’Artifi¬ 
cio , mentre dall’ interna dilpofizione di ruote fi muovono li talli 
a’ colpi di ben regolata battuta, e danno l’adito al fiato delli Man¬ 
tici , per cui rendono il fuono 1® canne. 

Voltandofi l’occhio a mano delira di tale machina, fi vede un 
Cimbalo verticale, in cui fi rendono due Sinfonìe dalle corde di 
metallo, che percoffe con regola cagionano molto diletto, men¬ 
tre non v’è mano di fuonatore, che le percuota. 

Nella parte oppolla è fituata una machina, in cui aparilce,una 
Camera nobilmente ornata, ed in effa fono variePerfone un pal¬ 
mo alte, una delle quali mollra di fuonare un’ Organo, un’ altra 
un Cimbalo, due altre la Tromba, alle quali da regola con le bat¬ 
tute un’altra, mentre diverlè fi riguardano alàieme in légno d’ap¬ 
provazione , e di tanto in tanto una prende il tabaccò , ed un’ 
altra prende diletto nell’odorare un’fiore. 

Tutti quelli diverfi moti fono cagionati da una ruota, che rag¬ 
girata da mano perita , con la mutazione d’un regillro, rende dodi¬ 
ci di verfe finfonìe, con non minore diletto, che ammirazione di 
chi le ode. 

In poca dillanza da quella machina fi vede elpreffa una grotta , 
ove fi rapprelènta Marfia Pallore, che audace provocò Apollo a 
luonare, come fingono li Poeti 5 onde per la lira temerità fu Icor- 
ticato , e mutato in Fiume . Sta egli in atto di luonare avanci 
Apollo il Flauto , e girandofi una chiave fi rendono tre diverlè 

fuo- 


3 

Tuonate, e nel fine di ciafcuna toglie dalla bocca riftromento, fic- 
come di nuovo l’addatta, quando deve variare il fìiono. 

Succede al (Uono Ibave di tal Flauto una ftrepitolà finfonia 
cagionata da varie Campane collocate nel Piedeftallo della machi¬ 
na fopradetta , la quale non meno diletta dell’ altra. 

Poco diftante da quella machina è collocato un Piedillallo 
con due Statue rapprelèntanti due Scimie, che toccate da mano 
perita in un fianco percuote cialcuna un Tamburrojfacendo udire il 
legno della marciata, che fuole darli alli Soldati, girando in tanto 
latella, e gl’occhi, e di quando in quando aprendola bocca in 
atto di ridere. 

A quella amena apparenza ne fuccede un’ altra più feria , 
vedendoli il S. David collocato in un Trono, che mentre li odo¬ 
no quattro diverlè finfonie cagionate da verghe di Metallo per- 
colTe da piccoli martelli, mollra di fuonare l’Arpa, ed è accom¬ 
pagnato da due Paggi , uno delli quali mollra di luonare una 
Tromba , e l’altro il Salterio con moti corriIpondenti alle battute 
di mufica concertata. 

Non meno vaga di quella apparenza, è un’Illrumentonon 
dilsimile, mentre diverlè figurine girano, e danzano attorno un 
Vitèllo di oro, e fi allude a ciò, che accadde nel Defèrto, quan¬ 
do Moisè fèparato dalle Turbe Ebree fi tratteneva con Dio nel 
Monte. 

Quella varietà di filoni mi fiiggeri la varietà degrUlromenti, 
che ò percolai dalla mano , ò animati dal fiato , rendono tutti 
fiiono diverlo ; Onde luggerifèono alla mente quali infinite pro¬ 
porzioni , in cialcuna delle quali, molto fludio, e fatica fi può 
impiegare per bene comprenderle . 

E perche a me non era polsibile farne un’elètta ricerca , mi 
contentairaccorne lòlamente li nomi, e rapprefèntarne in pittura 
la forma, elprimendone ciafcuno in mano del Suonatore proporzio¬ 
nato , acciochè fi vedeflè il Pallore in atto di fuonare la Zampo¬ 
gna, ed il Soldato la Tromba. 

In tal modo elprelsi fèrvirono per ornamento del Gabinetto, 
c per trattenimento erudito a chi li rimira , ed acciochè quella 
elprelsione non refialTe fèpolta in elfo, furono fatti tutti delinea¬ 
te, e intagliare da manoperita ; Onde ciafèuno potelTe làpere il 
nome j e l’ufo delle Nazioni, dalle quali fi adoperano, aggiun- 

A 2 - gien- 


4 

giendone quelle poche notizie, che ho potuto raccorre. 

Potrà forfè parere inutile Faffunto^ che intraprendo di fpie- 
gare in quelli fogli grilìromenti da Tuona, mentre quello non è 
altro, che una leggiera agitazione dell’Aria cagionata , ò dal fiato, 
o dalle percolTe, che preTto fivanifce, e per cosi dire muore ap¬ 
pena nato. Onde S. Paolo volendo Ijiiega re la vanità di chi ope¬ 
ra lènza l’abito della carità, opera vanamente, diffe nella prima 
alli Corinti renderli fimile al luono di qualche Illrumenco. Si 
. llnguls homlnum loqmr^ (5* j 4 ngelorum'i charìùatem autem non habitsro 
faBusfum velut ySr fonans , ^ Cymbalam tinniens .Nulladimeno non 
farà meno utile, che dilettevole tale ricerca, ficcome non fù imi-, 
tile la ricerca del Bineo, e del Balduino fopra le Icarpe degli Ebrei, 
c degli Antichi, nò quella del Solerio fopra il Cappello, e per non 
difcollarci dal Tuono quella di GaTparo Bartolini fopra il Iblo Flauto 
ulato dagl’Antichi, con pubblicarne un intiero, e dotto Volume. 

E vero efière il luono una leggiera agitazione dell’Aria, in cui 
Ti partorilce , ma però prodigioTa , poiché in ella fi cagiona il 
Commercio trà gl’Uomini colle parole, che altro non fono, che 
un luono,( come Icrifiè Teruditù,ed eloquente P. Giovanni Rhò nel 
Tuo Elàmenone nella Orazione 16* 11.59.6 in altri è giocondo nell’ar- 
monici Illrumenti,eiro canta Tcroce nelle trombe guerriere, vezzeg¬ 
gia lèmplice nelle paflorali zampogne , mugge proTondo nelle ma¬ 
rine conchiglie, llrepita rifoluto nelliTamburri, fibila vario ne’ 
Flauti, languilce Toave ne’PiTari, fi vibra gagliardo ne’Cornetti, 
fi rompe nelle Nacchere, fi preme ruilicale nelle Pive , 11 tocca 
llrepitolb sù barbari Tamburini del bronzo, fi Frange Tonoro nel¬ 
le Campane, guizza trillando nelle tele corde, fi accorda ameno 
negl’Organi; Che perciò in tal materia non Hi morono perdutoti 
tempo tanti Interpreti della Sagra Scrittura, e tanti inllgni Autori, 
che di elfo trattarono , indotti Torlè molti di eTsi dal la pere , che 
nel Cielo gl’Angeli accompagnano la Mufica con gl’Illromenti, 
come racconta S. Giovanni nel Capo 14. dell’ Apocalilsi, ovvero, 
perche vollero aflècondare l’invito delS. Rè David , il quale prin¬ 
cipalmente nel Salmo 150. invitò a lodare Dio non Iblamente con 
la voce, ma con il lliono degTIllromenti ; Laudato eum in 

fono Tab/s , laudau eum in PfaUerìo ^ & Cythara^ laudate eum in 
Timpano i Cboro laudate eum in Cbordìs , Organo , laudate 

. ^um . , 


5 

eum in Cymhtilis hem fonantìbus \ che fè con tale accompagnainen- 
- to di voci fi deve lodare Dio , ragion vvole che riconofciamo , e 
fàppiamola qualità di tali Idromenti per adoprarli, e tanto più è 
necelTario, quanto maggiore è la multiplicitàj e varità di elsimuL 
tiplicati nel decorlb degl’anni, e lamultitudine delle-voci conio 
quali fono dagli Scrittori indicati. 

Prima però di tale ricerca, non farà inutile la notizia delI’O- 
rigine, e laflima fattane dagl’Antichi , li quali, ò ne furono gl’ 
Autori, ò li ufàvono in varie funzioni ; Era per cosi dire ancora 
Bambino il Mondo creato da Dio, quando nacque infieme la Mu- 
fica , e con elsa il fuono, ed è curiofo fu quello propofito l’Apo¬ 
logo di Filone Ebreo riferito dal Cardinale Bona nel capo 17. del 
libro fopra il canto Ecclefialtico ; Avendo ( dice egli } Iddio crea¬ 
to il Mondo, ecoftituito l’Uomo padrone di elfo , vedendo , che 
tutto era buono, richiede uno delli Profeti, acciochè dicelTc fè 
vi mancava cola alcuna, e rifpondendo quello, mancarvi qualchuno, 
chelàpelfe lodare la di lui Bontà, e lodalTe quanto aveva creato, 
approvò Iddio una tale rilpofla, e i\xbh\.x.o J^uJIcorumgenus crea- 
vit , qui Deum mirctbilem iu Opsribus fuls dukiter decantarel , Dal 
quale Apologo II deduce [ ripiglia il non men dotto , che prudente 
Cardinale 3 aut folumefe^ autprecipuum Mujica itfum divinas lau- 
des refanare. Ciò, che ftimò illàpientifsimo Trilmagiltrq inAfde- 
pio, quando dilTe Mujkam fuavhatem ad concìnendat Dei y Cwle- 
Biumque laudes hominibus induUamy ne terrenus Mundas vìderetur 
ìnutilior Jl modulorum dulcedine caruifct . 

Oflervando li lèguaci di Platone l’innato piacere; che trahe l’A- 
ilima dalla Mufica, fallamente fi perllialèro aver quella avuta l’ori¬ 
gine da elTa, ma un tale errore fù dortamente confutato da Ifidoro. 
Peleufieta, e da Marfilio Ficino, ed altri, nè merita Scipione, che 
fi dia credito al fuo fogno, in cui andò rintracciando le proporzio¬ 
ni de’Pianeti, e con quelli delle cofe fublunari , avendo molti 
foritto dell’Armonia, che palla fràle Creature , e il lor Creatore, 
e di elsi ne apporta un copiofo Catalogo il fopracitato Cardinale 
cap. 17. della fua Salmodia. 

Lafoiando da parte tutte quelle ingegnofo eonllderaziom , lè 
cerchiamo l’Origine della Mufica, la quale altro non è, come la 
definì il Bulcngero cap. 4. lib. 7. de Theatro bene modulandi folertìay 
ò pure come fcrillè Ifido-ro lib. 2. orig. eftperìtia madehtionum fono , 

• - , ■ can~ 


•oé 6 

tantuqus , dìBù Mujìta per derhationem à Mujìs j qms à Ionie , £? 
minerva mtas efie fmxerunt Poete:. 

Di quefte Mule icriffero molti, e molto finfèro gl'Antichi, 
delli quali balli qui addurre Aulbnio, il quale ne riferì li nomi 
di cialcuna nelli verlì lèguenti ySdìl. 20. 

CLIO gejla canem tranfaBìs tempora reddit ^ 
mELPOMENB tragico proclamat moejìa boatu , 

Comica lafcivo gaudet fermane THALIA^ 

Dulcifonos calamos EVTEKPE flati bus urget-i 
TERPSICORE afeElus cytbarìs movety imperata urgst>, 
PleBra gerens ERATO , faltat pede carmìne vultu , 
Carmina CALLIOPE libris beroica mandat . 

VRANIA Cceli motus fcrutatur , 0* Altra , 

Signat cunBa manus loquitur POLIMNIA gefla 
mentis Apollinea vis bas movet undìque Mufas y 
In medio refdens compleBitur omnia Pbeebus . 

Diodoro Siculo Illorico , e Poeta di gran nome tra li Greci 
Icriflès che Ofiride Dio degl’Egizj dilettandofi molto della Mu- 
fica riferì nel libro delle Mufe , che confermò lo lleflb numero. 
Varrone però riferito da S. Agoftino dilTe, che-un’antica Città 
ordinò a tré infigni Scultori, che ciafcuno elprimelTe tré Mule « 
mentre credevano , elTcre tali di numero , a fine di collocare 
nel Tempio quelle, che folfero fiate filmate di migliore lavoro, 
e perchè tutte furono giudicate ottime, furono elette tutte, ed 
in vece di tré, ne numerorono nove, e collocate nel Tempio di 
Apollo, fù a cialcuna da Efiodo impofto il nome , che lènza rag- 
gione filmavano elTere tré fole , imperochè C dicevano } rifulta 
la Mufica da tré cagioni, cioè dalla voce di quello, che canta, 
lècondariamente dal fiato, onde rifoonano le Trombe, ed altri 
Iftromenti, in terzo luogo dalle percolTe, e dall’impulfo, onde 
rilùonono le cerere, e fimili. Riferilce il Giraldi, che la fopra- 
detta Città fi diceva Sicione adduceudone il teftimonio di Au¬ 
lbnio . 

Tres folas quondam tenuh qua denterà Pbxbì 
Sed Sìeion totidem ternas ex are facravìt. 

£ Paufania riferì , che li fopradetti Artefici, fi chiamavano Cc- 
fodoto j Strongilionc, e Olimpioftene. Afin Gl’- 


7 

Gl’Antichi Greci l’attribuirono a Pittagora, allorché la tro-. 
vò contata, e divilà insù l’ancudine di un Fabro, oflervato il 
ri^onderfi, che facevano a note di perfettiffima confònanza tré, 
che battevano un ferro, e trovò : Concordìam wcìs kge ponde- 
rum prevenire » come fcrilfe Macrobio lib. 7. cap, i, in Somn, 
Scipìonìs. 

Lo fteflb affermò Caflìodoro Uh. de Mujìca . Alcuni differo, 
che Lino Tebano, e Zeto ne foffero gl’Autori, Solino nelcap.i'j. 
l’attribuì alli Popoli di Candia. Plutarco ne fece Autore Apollo, 
Euclide diflè elfere flato il primo Anfione. 

Mà rende erronee, e falle tutte quelle opinioni la vera nar- 
rattiva di Mosè , il quale nel cap. 4. della Qenejt afferma, che 
Jubal nato dalla flirpe di Caino avanti il Diluvio , fù il primo 
Inventore della Mufica ; Et nomen fratrìs ejus ^uhal , ìpjè fuit 
Pater CanentìumCytharat & Organo. Nafce però dubbio da tali 
parole circa griflrumenti Mufìcali, con li quali tale Inventore 
diede principio alla Mufica , poiché , come bene avvertì Ifi- 
doro nel cap, 19. delle Orìgini per la parola Organum fi può in¬ 
tendere qnalfivoglia Iflrumento fònoro : Organum ejl vocabulum 
generale vaforum omnium mupcorum , e con il nome di Cetera, 
come offervò lo flelfo lib. i. cap. 21. fono lignificate tutte le fpe- 
cie d’Iflrumenti , li quali rendono fuono con le corde . Vedafi 
il Pignorio de Servis pag. mihi 158. ove afferma lo flelfo . 

Introdotta nel Mondo con grande Providenza Divina l’aiv 
monìa degflllrumenti mufìcali, colli quali accompagnate le voci 
delli Cantori, fi poteffero da quelli celebrare le Opere Divine, 
cominciarono li Cantici , allora quando , come fi racconta nel 
cap. 15. delVEfodo ; ed avvertì Rabano Mauro nel cap. 41, del lib. 2. 
de Injlìt. Clerìc. Moisè, dopo elfere flato Ibmmerlb nel Mare Fa¬ 
raone con il fuo Elèrcito , e il Popolo Ebreo fìi il pri¬ 
mo a cantare le lodi di DIO liberatore , pronunciando quel¬ 
le parole : Cantemus Domino gloriosi enìm bonarificatus ejl^ & nel 
cap. 15. delli Giudici fi racconta aver fatto il fimile Debora don¬ 
na infigne con altri molti , animati dallo Spirito Divino nella 
Sagra Scrittura riferiti. 

Trà turti dopo Mosè principale fù David, ficcome lèguì a 
dire Rabano nel cap. 48. Pfattere ufum ejTe pojì Moyfen David 
Prophetam in magno Myjìerio prodit Ecclejìa ; bìc enim in puerhia 
' in hoc 


*iè 8 

in hoc munus a Domino fpeclaUter eleBus , Cantarum Frinceps, 
Pfalmorumque Thefaurus efe promeruìt ; Che perciò il S. Profeta , 
come riferì Giulèppe tibreo nellib. 7. cap. io. dell’ antichità giudai¬ 
che , perfeHUS jam bellis ac perìcuUs ^ 0 in altìjjlima pace degens vario 
genere carminum>^ Odas 0 Hymnos in honorem Dei compofuit ^par- 
tìm trimetro verfu , partimpentasnetro , inflrumentifque mujìcis com- 
paratis , dociiìt Levitas ad pulfum eorum laudes Dei decantare , tam. 
fabbatis diebus , quam in coterie fejlivitati bus , e dopo quella rela.-^ 
zione defcrive alcuni Iftromenti da lui adoperati i^Sp'ecies autem 
Injlrumentorum ("foggiunlè 3 htec fuerunt. Cinnìra decem chordarum 
intenditur , 0 peBro pulfatur , Nabla duodecim finos continet , fed 
di gitis carpi tur , cumque bis aderant , 0 Cymbala area bene rnagna^ 
atque lata , quod quo fané de pradiBorum Injlrumentorum natura^ 
ne prorfus ignoretur dixife fujpciat . 

Se vogliamo indagare di qual forte folTero li Ibpraddetti Illro- 
raenti da Giulèppe accennati, trovaremo che NABLIUMlì dice 
da altri PSALTERIUM, come 11 legge nel Telbro della lingua 
latina ; CINNIRA nell’Ónomaltico Ebreo fi dice CYTHARA , 
parola derivata dal Greco, e originata dall’Ebreo NABEL , che 
dagl’Ebrei Tedelchi fi dice PANDURA , e cos'ili latini dicono 
NABLUM gl’Ebrei Nabel,il greco Nabla, ma da tutte quelle 
voci non fi può dedurre il vero lignificato. Che perciò fi deve 
concludere, che appreflb gl’ Ebrei molti furono gl’ Illromenti mu- 
ficali, delli quali, o le- n’ è perduta affatto la forma, ò è fiata va¬ 
riata in modo, che fi rende impofsibile la ricognizione, cdefcriz^ 
zione di elsi, come meglio nel progrelTo fi vedrà 



CA- 



'4è b ^ 



CAPO PRIMO, 


Della Varietà degl' ìjìromentì Mujìcalì 
nfati nel Tempio , e difficoltà nel 
poterli dejcrhere . 

HE fbflero adoperati molti liìromentì nelTem» 
pio degl’Ebrcijnon fi può dubitare ; poiché come 
notò r erudito Pompeo Sariielli a carte 54. della 
lettera nona , riferifcono S.Gio.Grifoftomo fopra 
il Salmo 150. e Ifidoro Peleufiota nel lib. 2. cap. 
176. eh’ era permeffo il fuono col canto nella 
Chiefa a gl’ Ebrei, come apparilce nel libro i. 
delli Paralipomeni nel capo 15.5 e ló.perchè conciòfirimediaP- 
lè alla loro debolezza , e non foffero allettati dalle Mufiche, che 
fi celebravano in onore degl’ Idoli dalli Gentili, che perciò fbg- 
giunlè Teodoreto fopra il làlmo 50. ufàvano Iftromenti loro pro¬ 
pri! . Quali poi j e quanti folTero dalle notizie ftguenti fi potrà 
arguire, 

Fù curiofo di faperli il P. Atanafio Kircher, che perciò IcriC- 
lè nel fuo libro della Muforgia tom. i.cap, 4. del lib. s.d’aver 
letto tutti li libri Ebrei fopra quella materia per averne la certa 
notiziae riferì, che di effa ne trattòelàttamente il RabbiShil- 
te Hagiborim , il quale affermò , che nel Santuario furono 56, 
diverfi Iftromenti , dell! quali fù autore il S. Rè David. Afe- 
moratur David ( dice egli con parole tradotte dal Tello Ebreo ) 
triginta Jex Injìmmenterum pulfandorum noti ti am habuife . Altri 
né riferifcono 22. nel, genere d’Illromenti battuti, e Sandias fo^ 

B pra 









i6 ^ 

fra Danielei ne numerò 36'. IItrattato AruchinTaTmudlco neri- 
ferifee e Ipecifìcandone alcuno, la prima ClafiTc di cflì detta 
Negbmotk , comprende- gl’IffromcntI di corde delcrittì colle fè- 
guenti parole.. Schìlte- haggtborìtn fuevmt InflrumentaUgpealongcti 
^ rotunda ^ ^ fubtus ta multa foramina <>. trìbus Jìdìbus conjlabant 
ex ìntejlìnìs: Ànìmaltum ^ 0’ cumvellent fonareea.yradebantJìdescum 
arca. compaBo expìliscauda; equìnee fort'UerafrìBh: in greco dìeìtur 
Triebordon: in latina Trìfidìum 

Inflrumenta uerò Neghinoti) fuerunt Ffalterìum Nabli am Cy- 
thara , quod ìdem ef ^fury Nauel y Kinnor y Mtgh’ilyMìnnìrn. 
Quali poi follerò quelli, non è colà facile a determinarfi, mentre 
non fi. Ipiegano più chiaramente.. Se fi parla del folo Salterio ala¬ 
to da David ,, non fi trova bene (piegato da alcuno anzi molti 
credettero,, che nonfolfe vero Iftromento. daluono, malòlamen- 
te una certa armonia cagionata dal fiiono, e dalla voce . Gìulèp- 
pe Ebreo però alferì, che fignificalTe Inltromento dt dodici corde, 
e che fi fuonalTc con le ditai S. Ilarlo, Dìdimo,, e S. Bafilio con 
Eutimio lo dilfero Iftromento perfettilsimo, e Ibpra tutti gl’altri 
eccellente S. Agoftino. affermò che era Iftromento portato dalle 
mani del iuonatore, e che avevaia teftudine , cioè la parte con- 
velsa, in cui fi rifletteva il fuono nella parte fiiperiore, come la 
Cctera l’ha nella parte inferiore ; S.. Girolamo dilTe , che aveva 
figura quadrata con dieci corde La più comma ne opinione è che 
fi fuonava coirle dita, e limile all’Arpa oggidì ulàta, che per¬ 
ciò fi fuole dipingere il S. David con tale Iftromento , il quale; 
fiiraano alcuni elìere lo fteffo che il fignificato. della parola 
èlium apprelTo Ovidio \ > de Arte 

Dlfce etiam: duplici geniali Nablia palma.. 

Venere , conMniunt dulcibus. illa. modis ^ 

Li Scrittori però Ebrei non s’accordano, poiché K. Schiift af^ 
ferma , che Nabelfoffe Iftromento di 22. corde R. AlTur di io.. R.. 
Kinnor di 32. R. Machul di 6. R. Minnin di tré , ò quattro , c 
tutti quelli Iftromenti erano nel genere Neghinotlr, cioè Ibnori,, 
e armati di corde . 

Dopo tale ricerca il P. Kirchcf ne oflervò alcuni in un co» 
dice della libraria Vaticana [come egli affermae li riportò nel 

fuo 


••I 11 

Ilio primo forno della Mufurgia, benché irozizaxtìetifè efpfefsi , e 
fono contrafegnaCi con li Icguenti •Garatteri A. il Salterio B. uno 
detto Cìnnor , C. MacM E. Ninnin. I. Navel N. Tkopb O. 2 e~ 
Ufeloth P. Qmtfe Berajtm R. Mhagnghinim , e tutti quelli ( di¬ 
ce) che erano Iftromcnti, li quali rendevano Tuono percoui , e 
li fpiegìi, come qui fiagginge-. 

A. B. C. E. I. Ibno Jftromenti di corde i 1 Ì quali differiva¬ 
no Iblamcntc nella forma , c nel numero di effe , come il vede 
nella Cctcra moderna, nella Viola , nel Violone ècc. c tutti que¬ 
lli fi Tuonavano con le dita . Altri fi percotevano numerati dal 
R. Schilte Haggiborim riferiti dal medefimo Autore con le pa¬ 
role ebree, e fono Halàhulànim , Hummcchilath, Halchchulan- 
gnaduth , Mashrakitha , Hakithros , Halchaben, Halphande- 
rim, Hamingnanghin, Harimphunia, Hamagrapha , Thelmudi- 
ca, Haardaulos, Hatabla , Gutgana , Haiugal, Nataph , Ha- 
mingnangin, Hazalzaloth &c. tutti quelli, ed altri molti fi ad¬ 
ducono dal luddetto Autore con la ipiegazione d’alcuni pochi, 
e fono li ièguenti^. 

Timpano ebreo detto Toph , fu diverlb quello nella forma dal 
ihoderno , poiché R. Abramo Hannafe, dice, che era fimile ad una 
barchetta, coperto in una fola parte di pelle, e fi percuoteva eoa 
una verga di ferro, 'o di legno, e che avelie origine dall’Egitto 
l’afferma R. Schilte gilborim^ 

Il lèguente detto GnefteSerufim èconfulbda alcuni Rabbini 
conTIllromento detto Crotalo, altri llimaronoeffere la Gnacchera, 
altri ilSillro.il IbloR.Kannalè lodelcrilTe fedelmente, dicendo 
effere Illromento da fuono, ma lènza armonia, cioè fatto di due 
legni , uno delli quali era fimile ad unmortaro, l’altro come un 
pillello tondo in ambedue le partì, e che nel mezzo fitenevacon 
la mano, e fi percuotevaTorificio ora in una parte ora in un’altra -. 

Machul Ihftrumento da alcuni llimato limile al Sidro, da altri 
Idromento armato di corde, o pure un cerchio pieno dì campanelli 
di metallo.. 

II detto Minghìnim da molti fi confonde con il Salterio da 
altri con il Gimbalo. R. Hannafe ottimamente lo Ipiegò con dire : 
Tabula quedam lìgnea quadrata , in cujus capite manubrium ejl tippre- 
henjìont aptum , fupratsbulam 'verò Mnc inde funi globuli lignei, aut 
cerei catenee ferree , aut ttiam fupra labulam exteffk chordee ex canabe 

B 2 infer- 


'•>è 12 

ìnferti-, & cumpmutìtur tabula i ghbuli ìlli tummterfe j tum tàm 
tabula Jonum ^duntdanJJìmum. • ' 

MàgrapheTemid era un’altro Iftromenfo ,coa cui erano chia¬ 
mati li Popoli al Tempio, ficcome li Sacerdoti, e li Levitima niu- 
no (piegò di qual materia folle compofto, nè quale forma avelie, 
malolamentc fi dice, che percoffo, rendeva luono tale, onde fi 
puoteva udiré nella Città di Jerico, che perciò il P. Kircherlo ftimò 
eqivalente alle nofire Campane. 

Seguono poi grifiromenti da fiato, de’ quali alcuni pochi cosi 
s’accennano. 

Uno conteneva moke canne ineguali nella lungkezza, e grofi 
lèzza inlèrite in un legno, nel quale era un canale, per cui fi tramaiii- 
dava il fiato, quando fi vuole va fuonare, e con le dita fi apriva, e 
chiudeva l’adito a piacere , acciocché le canne rendellcro il fuono 
nel modo, che ora vediamo pratticarfi nelli Flauti, e fimili ♦ Er^ 
detto Mafiakitha, ed alcuni ftimarono eflere accennato in Daniele , 
ove fi dice: Si audìerìs fonum JiJlulaCo^t'a.ch.Q fi deve avvertire; 
che le fiflole degl'Ebrei erano di tré fòrti, come afferma il fòpradet- 
to P. Kircher a carte 54. del primo Tomo della fila mufiirgia , ove 
dice : Fìflulx H<ebrteìs ufitata trìpllcìs generis erant , primo cornibus 
Antmalmm in fiflulìs adaptatìs^ ut habeturprimo Paralip. cap. 25. fé- 
cundò utebantur quodam genere Tibiarum , qms itidem ex Animaltbus 
Jibi ajTumebant , ut Gruum^ Ciconiarum ì^c. Tertio Injìrumentis in mo- 
dum corna Tauri i velCapreolì recarvis., queeprope orificium gratile-, 
fcentia , continuopaulatim incremento ad alterum ufque extremum dila. 
tabuntar,prorfusJìmilia no/iris , quos Cornetti vulgo vocant . 

Ma da qual fonte traeffe quello Autore tale narrativa, da luì 
non fi dice ; onde lafciando ora di determinare qual numero, e qua¬ 
le diverfità d’Iltromentidafiatofiulaffero dagl’Ebrei, accennare- 
mofolamente ciò, che ledile Giulèppe Ebreo riferito dal medefimo 
Autore a car. 55. cioè che Salomone,avendo iiifula da Dio lafòien- 
za di perfettiffima mufica, oltre li molti vali fatti fabbricare per ler- 
vizio del Tempio, fece comporre quarantamila Illromenti mufic^. 
li, li quali riparticamente fi adoperavano nelle fede in elio celebrate, 
(ècondo la diverfità delli cantici ; onde fi rendeva perfettilfima ar¬ 
monìa. Li Rabini Calonimo, e Hannolè afferirono edere (lati lf 
Cantici di dieci forti diverlc, a ciafeuna delle quali era dellinato ua 
certo, numero di pe^fedlfirai Iftrumenti, il fuono delli quali era % 
quelli adattato. Ave- 


''*ìè 15 

Aveva apprefa tale Idea Salomone dalf^o Padre Rè David, 
il quale mentre affiiteVa aìl’Arca,.figura miilenoilà delTempio fabbri¬ 
cato , poi dal figlio, aflègnò gran quantità di Cantori, che v’afiilte- 
vano come fi ■legge nel primo delli Paralipomeni cap.> 5. Ijìl Junt , 
quos conjlìtuhDavidfuper captores Domus Domini, ex'quocollocata 
eH Arca , ^ mìnìfiralntnl cor am Tabernacùlo Tsfli monii x&nent es , do¬ 
me adijicaret Salomon Domum Domini inHierufalem, E poinelme- 
defimo capo, e nellèguente fi numerano le claflì di tali mufici, e la 
varietà degriilromenti, con il fuono dcìli quali fi accompagnava¬ 
no le voci nel dare lodi a Dio . \ 

Furono quelli làgri, e arraoniofi riti ofTervati dal pio Velcprò 
Trevirenle Amalario Fortunato nel libro 5. cap. 5. , ove fcriffe: 
Cantarum ordinem fufeepìmm ex Davidica in/litut ione , quando repof- 
tanda erat Arca Domini de Domo Obededom in Chi tate David ; pol- 
ch.hpr£cepit David,ut ver ba dierum narrant , con flit aere Levitas de 
Fratribm fuis cantotes in Organh Mnjicorum, conjlltuerunt Levita 
Eman, Afapb, Ethan, uteoncreparent in Cymbalis ceneis, &pojì 
feliqua Afapb autewi , ut in Cymàuiis per/ònaret . Sonanlm verè^ 
^ Azìel Sacerdotes canerent tabh juglter eoram Arcane Foederìs Do¬ 
mini . la ilio die JecU DavidPrincipem ad confitendum Domino Afaph, 
^ Fratres ejui , ^ iterurn Eman quoque , ^ '^udithum canentes tuba^ 
quatlentes Cimbala , 0* omnia Muficonm Organa ad canendum 
Deo, ^iterurn Cantoresfilli Afaph flabant mordine faojuflaprtecé- 
ftum David , ^ Afaph , 0 * Eman & ^uditbum Prophetarum Regk-, 
Cantorum primus Eman extitit . Hi verh funt qui afjìflebant cum fìlih 
fuis de film Cmtb , Eman , Cantar filius fabel filli Samuel , filli 
Eleana afilli Maath afilli Mafai,filìi fohel, filìì Azaria, filii Sopbs- 
nìa, fida Thabat, filli Afir, filii Abìbafiaph, filiì Thare , filli Soar, 
filìì Coatb, filli Levi, filii Ifrael& fratres ejus, quiflabant à dextrh 
ejas. 

In quella narrativa fi vedono dillribuiti in Cori li Mnfici elet¬ 
ti dal Rè David , del quale S. Agollino lib. de Civit. Dei cap. 14. 
Icrifle : Erat autem David in canticis erudìtus, qui barmnkm muffi- 
mmmnvulgarlvoluptate ìfedfidelìvoluptate dilsxerìt 


Ck- 


14 

C A P O 11. 

Si accenna la Varietà di altri 
IJiromenti , e la difficolta di 
poterli dejcrhere . 

O Ltfe li già accennati Iftroracnri ufàti dagl’Antichi Ebrei,li 
quali non fi poflbno con certezza deicrivere ; altri molti le ne 
polTono riferire ulàti da diverfe Nazioni, alle quali tutte fù 
ièmpre grata lamufica.. Quelli, ò per la llicccflìone deliempo , 
ò per la varietà delli medcfiini, ò per la memoria perduta, Ibno 
fi difficili a ricondlcerfi, che in modo alcuno non fi polTono con 
certezza nè meno nominare, c molto meno aflerire, fe granticHi 
corrifpondono a quelli nella nollra età adoperati; efcmpio ne fia 
un breve Catalogo d’àlcuni riffcrici dall’erudito Bulengero a car. ^65» 
del fuo Teatro, alla Ipiegazione delli quali certamente fi ricerca 
un Edipo, che poCfa prima indovinare la forma, e la qualità di 
cialcuno. 

Sunt autem , dice egli, -qu^e àìgìtìs aut peFllne ferì untar , Lyra 
Cythara, Barbitum, Chelys, Plàlterium,Organa , Sambuca, Pi, 
€tides , Forminges , Phenix , Spadix , Lirophenicium , Clapfi- 
ambus , Periambus , Jambuca , Siridapfus, Epigoneura , quod 
habet cÉordas 40. Simicum 35. Monachordum eli Arabum inven- 
tum, Tricordumfullharium, loris,&crudoCorioBubulo aptum 
erat, Caprarum Chels, leu ungula prò pleclro crant. Pfithyra fuit 
quadrangularis , quidam ufum faciunt cùm Afcaro, qui later- 
culus cratcubitalis canens per attraflaspinnas, quje circumuerfie, 
fbnum efflciebant crotalo fimilem. EH Magadis Tracum , Pelix eli 
Illromentum , quod plallitur , Citula Iltrumenti fpecies , gallis 
dirotta, Ipecics tibisAnglicte. 

Sin qu'i il Burlegero con pari eloquenza, e dubbioìa fignifi- 
cazione di voci da poterfi riconofcere li diverli Iftromenti indicati. 
Senza dunque formare queftioni inutili, e proporre dubbidfè ricer¬ 
che efporremo quelli Iflromenti, delli quali non fi può dubitare, 
nè làfà dilpiacevole cola ilricoaofcerclafoima diciafcuno elpreff» 

nel- 


15 

nelfe Immaginf aggiunte con quelle notiiie y che di cialcuno làranno, 
fuggente, e dalli marmi antichie dagl’Autori principalili quali 
- fecero, di cflTi menzione .. 

CAPO irI 

Dhifione degl^ Iftromentì 
Jonorì.. 

N Onè qu'r da elTaminare la qualità del luono , cCEendo quefi:® 
inelplicabile, mentre con un folo , ed ilteflb Iftrumento fi 
può rendere il fuono in tono diverlò ora grave, ora crudo , ora ftre- 
pitolb ,oralbave,8 fecondo il fiato, orimpuHb, e percofle, che fi 
danno al medefimo. Bafterà perciò ricordare la divifione di Caflìo- 
dofo nel' libro fecondo de mvifìca, ove fcrifle renderli il fuono in 
tré modi: Organorumdliudpercutìtitry ulmdintenditur, aliudinfla- 
tur . Percutìuntur Acetahulaancaynelargentea ; alli quali fi pofTono 
aggiungere anche altre materie : Tendaneur fìdes y qutc pleÙro per- 
eupa mulcent. aurìum fenjam y InjlanturTubrt^Calamiy Organa ^c.. 
quafpmtuanimatay infonum vocis ammantar.■ 

Quelte tré Claffi d’Iftromenti daranno la materia da dcfcrivcrfi„ 
è procederemo coll’ordine retrogado , efponcndo prima gl’Iftro- 
incnti, che fi animano col fiato, nel fecondo luogoquellt, nelli quali 
le corde , o di metallo, o d’altra materia ftirare ,, c percofTe rendono) 
l’armonia j La terza Claffe conterrà tutti quegf Iftroraenti,, dalli 
quali per le percofTe fi cagiona qualche fuono, che quantumque non 
ftmpre fra armonico fi rende però, utile in varie occafìoni a chi li 
percuote. 

Tale divifione d’rftromcntr appartiene alfa parte della mufica 
chiamata armonica organica, di cui parlando Amalario nel capo. 3., 
del libro 4.. deDivin. offic.fcriffe: Trifórmìiejl natura mujìca artis 
mt enim perpuìfum dìgiterum fit^Ml m Pfaherioy^ Cytharay^ cateris 
mjìsy qua pulfa digitaru m tanguntur y aut pervecemy uteBcantusy 
autperflatam , Jicut ejì in Tubis ., Hac enim mentoruntar in Pfalterio . 
Dicit Pfalmus 12.Confiti mìni Domino in Cytbara y in Pfalterio decem 
ibordqrum pfaUHiUUy cantate, 0Q»nticum nowm benipfallite el 

in 


\ •>! i6 < 

in wctferMÌone^t aggiunge Amatario: ^mndo enìm Pfaìmos cmimuì 
geniis exenemm mujka^quodfiù per pulfum dì gì totum ^nam^ PfalterU 
‘iìolamen nomen à Pjalterìo mujìca artis.^quando legimus^genus ìlludexet^ 
cemus,quodper wcemJìtyleBionemvoces wcavìtPaulusApoJlolusIgnoran- 
tes yìnqult y ’^efarn y & voces Prophetarum y qua peromne fabhatum 
leguntur. ^mndo rejpon/hria cantamm y qmji per tu barn exalt amus 
nocem.&c. 

Da quefta triplicata radice è incredibile , quanta diverfità 
d’Iftromenti muficali, e quanto vario fia flato fèmpre l’ufo di ellì 
appreflb le Nazioni tutte del Mondo, ftimolatc molte dalla religio¬ 
ne , con cui vollero acerefcere nel culto delle Deità fognate la fòa- 
vità, c varietà del canto i Altre dalla vanità , e piacere del fènfb, a 
cuiftudiarono di fodisfare, o altri motivi,, de’quali lène potrebbe 
aregiftrare un copiofb Catalogo. E acciocché non fcmbri detto lèn¬ 
za ragione, non farà fuor di propofito premettere alcuni ufi prati¬ 
cati del uono, e della Mufica fiata fèmpre grata a tutte le Nazioni, 
benché barbare, a fine di eccitare varj afTetti, ò di alJegirezza nellf 
felle Teatrali , o nelli Trionfi, o di furore nelle Battaglfc, o di me- 
flìzia nelli Funerali, e fimilij come apparirà in alcuni pochi, che 
jriferirerao. 



.CA- 


CAPO IV. 

VelPiifb degì^ IBr omenti Mujlcalt 
nelli ^agrijicj, e Vefte 
degPAntichi ^ 


Q uanto fi ufàlTc dagrAntìchi la Mufica, ed il fiiono nelle Felle, 
e Sagrifitii, non può negarlo le non chi non ha notizia dell’ 
"'Irtorie. Fù antico precetto Divino fatto alli Sacerdoti Ebrei 
il celebrarle con tale folennità, come fi legge nel decimo delli Nu¬ 
meri V.|0. Si guands (^difle ) hahebìtis Epulam^ ^ dtes fefìos 0* 
talendas-i canetis iubìs Juper bolocauflam ^ ^ pacificis viSlimis^ ut fini 
mbìsinrecardatì^nem Dei vefiri'. Mà ciò che per motivo dipietàfù 
inllituito, e voluto làntamehte da Dio, col decorlb deltempo dege¬ 
nerò, c dopo gl’Ebrei li Gentili, ed Idolatri pratticarono con il 
vizio, e profanità gl’atti della Religione, ritenendo moke pie ulàn- 
ze, ma melcolate col vizio, come avvertì Ovidio. 

_ Fejla dkt Veneremqas vecat cantajqae ntorumque ; Ulbrono 
perciò non folamente il fiiono delle Trombe da Dio prclcritte, ma 
diverfi altri Iltromenti accennali da Prudenzio him. 2. Apoth. 

tììcc aìt t varìos juhet ohmutcjcfre eSHtus 
Organai Sambucast Cytharas CaUmofique tubafiqai 
Stultajkperjlitìotaeuit i^c. 

E Ovidio parlando delle Felle Fatte in onojre di Giunone 4. 
Fallor. 


Praiìnm injleno Sem'mthìa tìbia tofnts 
Flabìt , 0* Idctc fefia parentis eru»t , 

Ibunt femìmans i ó* ìnanta Tympana tundtnf 
^raqut tinnìtm cere repulfa dabunt ^ 

Lo ftelTo accadeva nelle Felle di Bacco » 

C Tìm- 


*>é i8 §0“ 

Tìmpani cumfuhito non apparentla rducls 
ObBupuere Jonu & adumo tibìa cornU 
Tinnulapuearajcnant^c-. 

Cosi anche Apulejo lib. r. metani. defcrivehdQ il fàgrifitio 
fatto in onore deHaDea Ifidejracconta IaMufica,e U fuoni,còn li qua¬ 
li fù celebrato : Symphonia dehinc fudves ^ FìBulaeTìbìiCque modulis 
duldJJim(S perfonabant. Ibant , ^ dicati magno Serapi tibicines , qui 
peroblìquumcalamam ad aurem porndlam dexterafamiliarem Templi 
Deique ^ nodulmn frequentahant. Deicrivendo poi li Cantori fog~ 
giuiilè .Hicapillam detonfifunditusvertìcempranitentes., 0 " argedteìs^ 
imo vero aureis etìarn fiijìris argutum tinnìturn conflrepentes. 

Conferma tale anticocoftume iridorolib.4.orig.c. 20. dicendo: 
Tibias excogitatas in Phrigla ferunt^t has quidem dià ìnfuneribus adhì~ 
bitas^i moxìppfiacris Gentilium^tìAd.ctdbìo lib. 2. in Ibran. Icip. cap.j. 
Sonos Afufiicos infàcrìficìis adbibuerunt, qui apud alias lyra , vsel Cytba-f 
ra^ apud nonnullos Tibìls alììfiqae mufids Jnfirumentis fierifibìebant . 
Confermò queft’ ufo AlelTandro ab Alelfandro lib. 4. cap. 17; ove 
fcriffe : In Prificorum Sacrificas femper inter ijeftendum Diiscanere fo~ 
ìebant., quibus Satrum fiebat.^ & Strabane lib. io. Cybelis Sacerdotes 
càm tinnitu Cymbaloram , ^fionitu Tympanorumfiacra facete folebanti 
Oifervando tal rito M. Antonio Imperadore, lì raconta, che rhentre 
fagrificava adoperalTe : Mulierespbtsnifias , que in orbem curfitarenfi^ 
Cymbalaque Organa Mufka cmum Ararpulfiarenti 

Tra li molti Marmi antichi , nelli quali fi rapprelèntano li 
Sagrificj celebrati coir a'flìftenza delli fonatori, lìngolare è quello 
rammentato dal Bartolìni de Tibiis Veterum pag. i io. efpolìo dal 
Cafali par. 3. cap. 7. de Splendore Urbis Romae, ma .più d’ogh’altro 
apparifee nella Colonna Trajana elpofta dalCiacconioTab. 9. ove 
fi vede efpreflfo un Sagrificio, a cui alfifte un fuonatdre di doppia 
tibbia, ficcome un’altro, che fuona la Tromba, ed altri, che fuona- 
no le Trombe ritorte, dicendo il Ci'acconio al num. 75. della fua 
l]DÌegazione Tibicinas interim , dumperagitur Sacrificium tibiis de mo-^ 
reoccinunt. 

Era fi colante rallìftenza delli Suonatori nel tempo delIiSa- 
grifitii, che vi era deputato un Collegio di elfi per tali funzioni , 
come apparifee in una famolà Infcrizione riferita dal Grutero pag. 
269., ove fi legge. ' 


Tibì- 


*yè 1 9 

' Tibkìnes Romani ^ 

^uì Sacrìs . 

Pubi, prajìò funt .. 

E un^alttra pag. 175. 

' Collegio Tibictnam y &' 

FicUcinim Romanorum 
: ' ^ul S, P. P. -SV 

Tit. JuUut Syranus 
-JlPunis perpetuus t 
• ■ %}bius Tìrui^pusF,: 

IFC.DDif 

iNelIe quali lufcrizioni fono fpecialmente da confiderarfi le letCere 
iS. P. P. S., che vengono fpiegate da una di efle, cioè Sacrìs 
Publìcis PrsBo funt ; mentre quando fi dovevano celebrare liSa- 
grifitii eVano come principali Miniftri di èfii intimati ad alsiftere, e 
fiibito vi andavano con Hloro Ifiromenti» per accompagnarli con 
grarilsinie Sinfonie » che perciò erano chiamati Templorum Ttbicì- 
nes 5 come fi legge appreffo Firmico cap. v.del lib. 4. overo Tibìcines 
Sacrorum come fi legge apprellb Gellio lib. i.cap. 12. 

Erano perciò molto ftiraati tali Minifiri ; Onde finito il Sa- 
grificio erano fatti partecipi dopo li Sacerdoti delle Carni fàgrifica- 
te . E’degno di effer qui rammentato un lepido fatto raccontato da 
Livio nel libro 9. cioè , che elTendo flati privati una volta dalli 
Romani di tali cibi li .Suonatori, efii Idegnati ufcirono da Roma, 
e fi ritirarono nella Città di Tivoli , e perche lènza di effi non fi 
potevano celebrare li Sagrifiti , determinò il Senato dì mandare 
legati alliTiburtini, acciochè li rendeflero, ne potendoli indurre 
al ritorno , mentre fi dichiaravano gravemente oflèfi, ulàrono uno 
flrattagemma con celebrare un Iblenne Sagrificio , dopo il quale 
fomminiflrarono loro abbondanza di cibi, e bevanda ; Onde ag¬ 
gravati dal troppo mangiare, ebevere tutti furono Ibprafatti dal 
Ibnno talmente profondo, che poterono elfere collocati in alcuni 
Carri, e condotti ad una pubblica Piazza di Roma, ove Ivegliati, 
furono pregati a rimanere , ed a ciò indotti fù loro conceduto, 
che ogn’anno poteflero per tré giorni comparire coronati in legno 
d’allegrezza. 

Se fi ricerca qual folTe il motivo d’accompagnare con la Mu- 
Cca , e con il fuoao li Sagrifitii , aiferma Cenforino elfere fiata 

C 2 una 


20 

una delle cagioni, acciochè li Dei udiffero la melodìa jC ne trae|^ 
fèro diletto, ma Plutarco de fuiperftizione , riferito dal Caufino 
lib. 2. Synib: ^gipt. Hierogl. 74. aflerì, che il principio di tale ufàn- 
za fù quando in Cartagine ulàronole Madri di ftgrificare li fi¬ 
gliuoli a Saturno, al quale barbaro coftume tutte erano tenute, 
che perciò chi non aveva Figliuoli era obbligata a comprare qual¬ 
che Bambino per làcrificarlo , e acciochè non fi udiffero li lo» 
Ipiri, e li lamenti fi delle Madri, come delli figliuoli fagrificati, 
vollero, che prevaleffe lo ftrepito delli Mufici , e degriftromenti 
muficali . Coftume barbaro, dopo il quale perlèverò il fuono, 
ò per diletto delli lènfi , ò per motivo di Religione , benché 
falla e fuperftiziolà, poiché fi offerivano Sagrifizj alli Dei edili 
filoni , mentre fi perfiiadevano , che effendo irati fi farebbero 
con quella melodìa placati, onde derifi da Arnobiolib. 7. dicen¬ 
do ; È^/am ne Dii arìs Tìnnhibm , & qmfatìombus Cymbalorum 
afficiuntur ? Etìamne Symphoniis quid officiunt crepitus fcsbillorum-, 
ut cùm eos audierint lumina , honorì-ficè fecuw afiìment aEluni , 0* 
■ferventes animos iterum oblivione deponaut j An nuwiquid utparuuli 
pufiones ab ìneeptis vagiti bus crepitaculis exterrentur ? Audiiìs eudem 
ratìone Omnipetentia Nutnina Tibìatum Jlridore mukentur , 

C A P O V. 

Trionfi celebrati col fuono. 

C On pompa non minore fblevano celebrarfi le feftc inftituirè 
in onore degl’ Uomini, quando quefìi dovevano ricevere 
le corone reali , e comparire in pubblico trionfane» ; Coftume 
pratticato fino dall’ anno 3020. dopo la Creazione del Mondo , 
in cui Salomone fù creato Rè d’Iftaele, fecondo il computo di 
Saliano,* fe fi legge il Capo primo del libro Terzo delli Rè, fi 
troverà, che nella Coronazione di effo li Popoli prefènti cecine- 
runt buccina , Q dixit omnis Popuìus vivai Rex , e poco dopo fi 
dice , f) cecinit univerfa muUitudopoB eum Populus canentiumTi-^ 
biis , liCtantium gaudio magno , ^ intonuit Terra a clamore eo- 
Tum . Nel Gap. undecimo del libro 4. fi racconta F Elezzio- 
ue del nuovo Rè fatta da Jojada Sacerdote, fi dice, cheAttalia 

vidit 


•sìdit Regmflatium fuptr Tribunal juxta tncrcm » è? Cantores , ^ 
Tabas propè eum , oannemqùe Fopuìum Terra ìatantem , càWn^.. 
lem tubìs. • ? . 

B iè bene in tutte le relazioni di tali fefte fi fa menzione di 
ctreifòli lftromenti , cìohTubarum Tibiarum.) & Buccina ■) notò 
l’erudito Padre Fortunato Scacchi nelcap. 55. del Mirotecio ter¬ 
zo, doverli ancheiiftiniare non eflère flati elclufi moli’altri Iftro- 
menti, come poi pratticarono li Gentili, ritenendo coflumi apprefi 
dagl’Ebrei, e dalla Legge antica; Ciò fi ha da Apulejo, il quale 
raccontando le fefle fatte in onore d’Ifidc lib. i. metam. ; lalciò 
fcritto Timphoniee dehinc ruaiìei Tibiaquepmodulis dulci/simis per- 
fonabant. Ibant Indicati magno SerapiTibicines , qui per obliquum 
calamum ad.aurem porreBum modulum frequentabant . Più chiara¬ 
mente nel lib. j.Florid. diffe. Vox hominisTuba variaiior,l^ 
Tibia radiare tenuìor-i Lya concentu jucundiorì 0 buccina Jigni- 
ficata longinquìor. 

Ne fi contentavano , che foflero varii gl’ Iftromenti , colli 
iquali fi applaudiva al Trionfante , ma replicavano Ti Cori di elfi ; 
<onde fiiccedendo la pompa del Trionfo , luccedelfero anche di- 
"Verfi Sonatori. II Bulengero nel cap. 2%. del lib.Ibpra li Trionfi 
afferma, che nel quinto luogo lèguivano li Trombetti ; Il Pan- 
vino fcriffe, che in tré luoghi erano tali Suonatori, cioè in fronte, 
poiché precedevano a tutti gl’altri , perciò dttn Praeentores, fe- 
vcondariamente poB aurea vafa^ ch’era il quinto luogo, e poi vi¬ 
cino al Trionfante, ma il Bulengero rifiutò tale racconto, dicen^ 
do, che vicino al Trionfante erano non le Trombe, ma li Cita- 
rifli, ò Citaredi. Quella opinione di replicati , e diverfi Cantori, 
ficcome la diflribuizione di efsi nella pompa del Trionfo, fù ele¬ 
gantemente efprelsa da Lipfio , ed in bella fcoltura fi può ve¬ 
dere aggiunta al fuo trattato nella nuova edizione del Tomo no¬ 
no delle Antichità Romane, pubblicate dal Crevio. 

Ballerà qui l’avere accennato il diletto , che dagl’Antichi fi 
traeva celebrando li trionfi coH’accompagnamento della Mufica, e 
del luono principalmente di varii Iflromenti, dalli quali fi formava¬ 
no finfon'ie all’orecchio gratiflìme, ed acciochè fi rendeffe la pompa 
più vaga, e grataalliSpettatori, fblevano gli Sonatori effere fiiccinti, 
c coronati, come fi vedono appreffo il Pannino, ed altri. 

Tale diletto abaflanaa reftejà Ipicgato in dò, che racconta 

i Lucio 


22 'If* 

Ludo Floro, lib. 2.cap. 2. dellafualftoria dìDuUlió , ilqualéri- 
portata la vittoria appreffo Lipari : Merfa -^ ^fugata hoBìum elafe 
prìmum ìllum marìt 'mum egit trlumphum ; e perchè ne concepì un 
piacere indicibile, dice ilmedefimo Iftorico : 'Non contentm unìus 
diti Trìumphì ^per vitamomnem , ubiù cóena re£retpr.xlucere funalìu t 
p racmerefibi tibìam iuffit , quafi quoti die trjumpbar.et ^ 

La fteffa vanità di Duillio, xaccopta Si Aurelio vittore de viris 
illuftribus, e Silvio Italico, nel libro fèllo , ove lbfiire:C 0 /.«^ 57 //j!’“ 
nu 5 bone 5 fuperbìa daraifacerque pof epuks Tìbicsn adejt « 

C A P O VI. 

Della Mirtea nellipuhhlici 
Giuochi 9 e FeMe. 

C He fi ulaffe la Mufica particolarmente con il fuono di varj 
Iflromenti nelle pubbliche Felle, lo riferì Cicerone nel libro 
primo de Legibus, ove afferma elfere preferitta tale ulànza da legge 
particolare a tutti commune : yam ludipublicì , càm fnt dice egli ) 
Cavea circufquedìviji corporum concertatìenes , curfu , pugtllatìone 
ìuBatione , cunìtulìfque equorum.) ufqae ad certam vibloriam circ.o 
conBitutis canea , canta , voce , acf dibus > 0* Tlbìis dummodo moderata 
fint-i uti legepfcefcribitur. 1 

Nelle quali parole fi accenna elfere prelcritti li Suoni, e il canto 
in modo, che fblfero non confulì, ma regolati colle lèggi della 
Mufica, onde riufcilfe il concerto di effi grato al Popolo Ipettatore, 
« utile a chiunque lì elèrcitaya nell! giuochi. che perciò, prima di 
darli principio alli medelìmi, fi udiva un’ ottima finfbnìa intuonata 
dal fuono di una, overo molte Trombe, al lùono delle quali fucce- 
devano le voci dcgraltri Iftromenti Muficali diftribuiti in Clalfi, e 
accrelcevano la melodìa, con cui lì palceva l’udito, mentre l’occhio 
godeva del corfo, e delli varii combattimenti di quelli, che nel Tea¬ 
tro llimolati dal fuono fi efercitavano. 

Tale ulànza di darli illègno pér li giuochi con il luono fù ri¬ 
ferito dal Bulengero nel capo 17. deTheatro con recitare li verfi 
di Virgilio prefi dal quinto delle Eneidi, 

Inde 


' liìMuht tlw deditfonhum tuba fthlbus omnn. 

-iJaudmovdìpr^hffefuhfmt^tbtfadm 

" , :n: - -'l ; ■: si ^ . 

Così parimfejfte Ovidiodifle » - 

SignaTubadederantmmeamrep'ronusuterjui 
Emicat &c. 

Coftume ritenuto fino alk nofirà età, come fi vede nelli giorni 
Fefl:ivi,nclli quali fi elèrcitano con ficorlb li Cavalli,e altri Animali. 

Nè lòìamenfe per tal legno fi ufàvono; le Trombe, ma in tutto 
il tempo delli giuochi, durava il fuono fi di effe, come di altri Illro- 
menti, e il canto delli Mufici. Succedè tal coftume di darli il legno 
per li giùocM con la voce delle Trombe , al collume prima prattica- 
to di darlo con gettarfi una falvietta^^ ò fimile tela da un luogo emi¬ 
nente del Teatro, còme fi riferilceda Paulania, lib. 2. Eliac^ citato 
dal Bulengero cap, aé-' de Circo, ulànza dice Cafliodoro nel libr. 3. 
varior. proceduta da Nerone, il quale mentre defìnava nella parte 
fuperiore del Teatro, volendo dare il legno per li giuochi , 
gettò da una Fenellra una làlvietta: Mappa (dice^ Sìgnum dat 
Cinumflantìbus Neroprandenstflagìtante Popuh mappam cbiìciìujjìt , 
perfenàjìram . , . . 

Datoli il principio dopo il ftgno del fiionó agli giuochi fi 
prolèguiva il'liiono , dal quale fi eccitavoho li Ipiriti, ò delli Ca¬ 
valli , che correvano , ò degrUomini, che in diverlè maniere com- 
bàttevano,‘come riferì Seneca nella lettera 88. vìdesqu'am mal- 
toraw- lsacìbus- chórài xonHat ? Acceduìit wì ifeemìns ìnterponuntary 
Tibiafinguhri/thìlUc ìatenf y vox omnium upparent .j Onde come notò 
l’eruditoGalparoBartolini capo lov^del libro 2. de Tibiis Veterum , 
era deputato nel Teatro un luogo detto : Orcbe^ra , nel quale era 
il Coro delli Sonatori, e Cantori, dal luogo furono nominati 
lìcì , e parlando di effi Salviano 6. de gubernazione Dei Icrilfe : 
ìòcasmajores Cbri/lianorum copìas habety tanca ne ludi publici, an 
AtriumDeli EtTemplam omnemagis feBentur unTheatrum. DiBa 
Evangelicorum magie diììgant , an Thymelìcorum . 

Lo ftefib coftume fi pratticava nel Teatro delle Commedie, 
come difulàmente dimoftrò il medefimo erudito Icrittore nel capo 
citato, ove diraoftra la differenza delli Suoni ulàti fecondo la diver- 

' ■ fità 


: 24 " ?**' 

firà delle azzionì, e déllì giuochi, che dalle'Sififotìk'ri accompa- 
gnavoao che perciò* QiXìc^s^vy & fabula ìnge» 

nium temperabantur , ufque adeo ut auditìs Tibìis Papqlm fciret , qua 
fabula danda ejTa. La ItelTa ulànza fi pratticò nelli balli, la llefla 
nelli gefti degl’Iftrioni, onde li Ipettatori fi ricreavano noti meno 
nel vedere j che nel udire. 

C A P O VII. 

Dellljuoni ufati nella Navigazione. 

N On è Nave, nè legno in Mare, in cui non fi ufi qualche Ifiro- 
mento da fuono, a fine diallegerire conefib il tedio della 
navigazione, e delle dimore penolè » che fi fanno per le calme j c 
per la mancanza delti venti : Pediano apprelTo Cicerone citato dallo 
SchefFero de re nautica pag. 180. Sciendum e/l (” diffe} càm remìgìbus 
per Sympbonìam, cythara , Q. per afam vocern ìde/l non prolatam per 
eytharam ; tale finphonìa fù detta da Cicerone : Cantilena nautica , 
e tale colturae fìi avvertito dalfidoro orig. lib. 7. cap. 16. , , ove 
PcxxS^t'.Sìquìdem remiga cantus hortatur ad tollefandos quoque labo¬ 
re! ■> Mufica ammum mulcet , 0 * Jìngulorum operumfatigatlonem 
modulatiovocis/hhtur-- ' i -, I, * • 

Lo ftelfo aie'rmò Cenlbrino cap.U q. ,^^ facilius'fupersnt la- 
borem'iVelinMavismotuèveSlpre&impb.oniaadbibetur.- 

Per tale motivo fino dalli tempi autichifùi introdotto ileanto 
nelle Navi: Onde àppreffo Ateneo nellib. 12. fi dice,,, che tornan¬ 
do Alcibiade dall’efilio era nella Nave iogèttoi ^ui carmen nau- 
•iìcunt canebat \ e nel medefimo tempo li Naviganti prò legni vano la 
•battuta, percuotendo le acque con li remi, d’onde procedeva una 
certa Armonìa di cui molto fi dilettavano li Naviganti. , 

Ne fece tefiimonianza Maffimo Tirio nella difèrtazione 23.,' 
ove diffe : ^uid in mufica bona e fi barmonia unum alìquìd’eB , har- 
tnonia multiplex vecumdifcordiain Triremi unum aliquod ejl vox tibia 
tnultiplex inobedientia ; e nella difèrtazione 31./» Navi illa regia 
tibia-i fr emit ufque hominum ^ ^ Jlridebat arando’^ e parlando Cice¬ 
rone dlAntonio nella orazione contro Verre . Ab hacprofeBus An-, 
Unius quidam Sìmpbomawfermi adducebatper injuriam » quibusfe in 


i s ^ 

CUfe iti 'Stile dlcehùt ; SI legga lo Schcfero de Re Navali, ove olTcr- 
yò vari! modi, ed ufi del canto appreffb grAntichi nella Navigazio- 
ae. Qui bafterà averli accennati per trasferirci daU’agitazione del 
iMarc alle Salcjove con ijuiete fòle vano eelebrarfi li con viti. ' 

c A ? o yiii. 

De/ Cantò ujato nellt Conviti: 

N EllulTo i con cui grAntichi Romani'imbandivano le cene, 
fcrifléMacrobialib. 3. Satuf. cap. 16. una principale vani¬ 
tà ufavano nel portare li cibi, cioè di fargli accompagnare da Suo¬ 
natori di varii ftromentij Adhìhehmt^ ( dice } i(5’ alìam uanìtatem^^ qua 
pratiojtores Dapes menjìs ìnferehantur-filemnì-quadampompa tìbicini~ 
bus utebantur- ItaenìmtonanteSe'sero'ìmperattyreobferoatumfuit^ 

'' Non fòlamcntc nel portarli le vivande , aggiunle Ammiano 
lib. 30. Cum appmerentur exquìjìta mpedice ades ampia uervorum arti- 
culata Jìabilique fonltu refaltarent fed ^ obfinii fàndendì magìfler 
(^quem Petronius Sciforem-s ^Carpum •votati Juvenalis Carptorem ì 
Apuìejus Diribitorem , manum dextram per edulia circumferebat , at- 
que adSimphoniam difcerpebat. Ma mentre a lliono regolato di bat¬ 
tute muficali divideva il Trinciante le vivande, guftavano dielTe li 
Convitati, e fi prolèguivail canto, e le Sinfonìe ora più , ora meno 
numcrolè di voci, e di ftromenti, 

Afferma Plutarco Symph. 7. cap. 8. che tal volta fi ulàva la 
folaCetera, e ciò fin dal tempo di Omero : Cytbara jam oUm atate 
Hemeri adbibita inGemiviud & Ammtìamyeonfuetudinernqae adea 
mtiquam mn lìeet diflbhereyfidCytbaredis fìlis utendam efi^ ut la¬ 
bium , &funebrem complarationem è cantìlenis fummoveant , canentes 
btne nominata.^ quaque hominìbas spalanti bus actomsdatafunt . 

A tale coftume pratticato nella Grecia fuccedè una firaile ulan- 
’za appreflb li Romani', come affermò Livio lib. 9. Tum Ffaltriae 
Sambuc:ìJ}rÌ£que.i^ convhalia Ludìonam obl'eBamenta additajfint.Etz- 
no perciò tal volta neccflltati anche li Convitati a cantare, onde vi 
andavano preparati, nè sì facilmente potevano efimerfi daU’accetta- 
te gfinviti: tale coftume fi riferilce dà Cicerone nella Queftione Tu- 
lculana4. Mos epularum bicfuit t ut deinceps qui accumberet caneret 
ad Tibiamclarorumvlramn laude:. D Ufan- 


26 

Ufònza però più frequentata era,che cantaflèroje luonaffcro per- 
fòne a ciò deputate, e perite in tale arte, e per Tordinario il canto Q. 
formava da fanciulli, e fanciulle ,effendo le voci di eflì più grate all’ 
orecchio. Si hàciò da Orazio lib.4.0d. i g./Z/rfr vìrentis^^ doBapfa^ 
ìtreChìai eGelliolib. I9.cap. 9. più chiaramente : 
que fexus canenter^ 6* pjallentcs . Si conferma ciò nell’ Ilcrizionc 
ièpolcrale antica riferita dalPanciroIi. 

D. M. 

Cyt&areddt 
Coniugi optimi 
C*Cormlius Pderifusfcch 
Etfibì. 

In Petronio fi legge: Pmri adpedes ^ ^ Pueìllatot tttntant I9 
ipfì , quo fungebantuT munera paronycbia tolUndì , C vìnum mini- 
prandi . Il motivo per cui eleggevano fanciulli per il canto, non lò- 
lamente era per le voci ordinariamente più grate all’orecchie, ma 
perchè, come dice Valerio Maffimo llb. s. addotto dalBartoIini 
lib. 2. de Tibiis pag. 149. neU’udire le lodi degl’Antenati : ^d eà 
imitanda Juventutom alacriorm reddermt ; ed acciocché meglio l’ap- 
prcndeffero fi cantava tal volta colla fola voce lènza Paccompa- 
gnamento d’Iftromenti. 

Tanto affermò Varrone lib. 12. de vita P.R.appreflb Nonio. In 
Convìvaj Pueri modeBi ut camìllarent carmina antiqua in quìbus 
laudes erant majorum , aut afa voce , aut càm tibkìne ^ nella quale pa¬ 
rola afa voce , fi addita la fola voce, c fi clcludono griflromenti da 
liiono. 

Bene è vero, che per lo più , malfime nelli Conviti folenni li 
■ulàvano, ed erano di varie fòrtii Onde;fi formavano finfon'ie; 
tanto affermò il Demfiero nelle note fopra Koftno Iib. 5. cap, 29. 
ove Icriflè, che mentre fi mangiava : Organa^ Tibig^ variaque aliain- 
fonabant InBrumentaprteeipua tanten mémorantur hydraulha i e poco 
dopo nel capo medefimo dice, nel tempo delle cene: Organarii Cbo- 
raules^Tibicines.iLyrifl(e^ Tympanifria'dydraulctCbordac'pra in pulpi¬ 
ti s canore folebant, e perchè riufoilTe non meno grata laMulìca all* 
uditOjche piacevole apparenza dclli Suonatori,folevano quelli cflerc 
coronati, ò di alloro, ò di altre Ghirlande, come riferilce il Palcha- 
li deCoronis lib. 2. cap. 2. ed il Bulengero de Conviviis pag. 318. 
afferma, che erano di mortella ; Cmumfertiant inConviviisCytba- 
ram ^ mirteam coronam > Di 


• 0(5 27 9 ^ 

Di tutto dò tcftimonio fedele fouo li marmi antichi, nelli quali 
fi vedono li Suonatori d’Iftromcnti divcrfi,c coronati. Tale è quello 
elpoflo dal Ferrari de Re veftiaria part. i.pag. 92. da Gio: Battilta 
Calali de antiquo Urbisfplendorc cap.i 8. pag. 320. » c dallo Scacchi 
Myroth.primo cap. 3 3., e l’altro del Ferrari part. 1. pag. 188. ficco» 
jne anche coronati apparivano li Suonatori nclli Trionfi, come Iti 
detto, e fi oflerva in quello delcritto da Lipfio nel tomo nono delle 
Antichità Romane. 

Tale ulànza fi pratticava anche nelle cene Gaflrenfi,Góme affer¬ 
ma il Bulengcro ^1 cap. 3 7. del libro 3. de Theatro : Morìs fuit ut 
tempore coena ad Tabernaculum Imperatorìs omnes Tibtcìties^ Corniti- 
ftts tuba tanerent-i ^ buccina ; coftume ritenuto anche fino alla noftra 
età, mentre e in Mare, e in Terra fi Ibgliono fuoaarc le Trombe, 
ed altri Iftromcnti nel tempo in cui,ò pranzano,ò cenano li Supremi, 
€ Signori di qualità. 

Era crefeiuto a tal legno quello collumc, che trionfava nelli 
Conviti l’inverecondia , mentre, come rifèrilte il Demftcro nelle 
note Ibpra Rofino pag. 524. colfautòntà di Macrobio nel fecondo 
de’Saturnali : Non modo putrìprocaciores ìrìfee adbibitì effìciis ; cioè 
nelcanto,e nel fèrvirc li Convitati : Sed^^puella-i nec defuit^quìpfal- 
triamintromitti peteret ^ utpuella exindu/lria fupranaturam molUer 
canora dulcedìne , falutatìonis lubrico exerceret ìlkcebrìi pMlofor 
pbantes ; Non fi contentavano di palccre il gufto confi cibi, e l’udi¬ 
to con la Mufica, ma Ibdisfaccvano agl’occhi con oggetti invere¬ 
condi, ed incitativi all’incontinenza ; FCi delcritto quello detellabi- 
le abulò dilFulàmente da Filone Ebreo nel libro de vita contempla¬ 
tiva, tradotto in latino da Pietro Ciacconio come lègue, fi beveva in 
Calici d’oro: /Hìnijìrantibus formofismamipiìs^ nontam adpr<ejens 
fninijlerìumqaajìtis-i quàm ad exbììarandos afpeElu Convivdrum oculos . 
Bx iìs minores putrìpìncernas agunt , grandi ores aquam afferunt , loti , 
è* nitidi ^fmatique , ac concinnati , alunt. enìm CapìUitium vel omninò 
intonji^ vel ò fronte tantàm prtefeBis in Qrbem crinibm tenuiffimas can- 
àidafque pratinHi tunicas anteriori parte ad genita demi frac , pojìerìore 
adpopUtes , utrìnque molUbus teniis adJìriHì commiJTuras tunic/c pro- 
pendentìbas ad luterà frnibus ^ Jìc ornati adfrant nutus obfervando quid 
quìfque pofialet ^ adfunt , aliiadolefeentes prima lanugine molles ve- 
fiiti,quipaaloanteAmatorumfùoramdelici(efuerunt^e. 

A ciò fi aggiungevano : Varia bellariorum obfoniorum ^ condì- 

D 2 ’ mtn- 


## 2& K*’ 

m entorùmqm fpetìei cìabonta à PiBorìhus , ^ ^ Cupedkms^ > quorum j 
càm non tantàm p^us fattsfacere , wràm etìam oculos exhUarars rriun- 
ditils&e. 

Crefciuto a tal fegno il luflb, e la crapula,il Rè Teodorico fàg- 
giameote sbandi la Mufica dalle Cene,lodato perciò da Sidonio nella 
lettera feconda del primo libro : Eò quòd ( dice } Tympumjìrìas , Ly- 
rlBas^praeipueque Pfaltriaspremi ìi Convivio fuo ahdkayit 0 ’f.cciò fi 
richiedeva dalla ragione , mentre con abulb deteftabile erano ado¬ 
perati per pafcolo dell’incontinenza quegriftromenti dalla Divina 
Sapienza, òfìiggeriti , òcommandati all’Uomo, acciochè aveffe 
in terra qualche melodìa per argomento, e fàggio di quella Mufica, 
con cui li Cori Angelici in Cielo benedicono, e lodano il Creatore 
dell’Uniyerfò. 

C A P O I X. 

. Del Suono \ e Mufica ufata 
nellì Funerali * 

M On è feenà in Terra in cui trionfi P allegrezza \ c la cra¬ 
pula, che finalmente non fi trafinuti in Teatro dimeftizia, 
c di pianto. Tale apparato cagiona la morte a tutti eommune,, 
mà le per quella Ibgliono fpargerfi lagrime dal dolore per la per¬ 
dita delle perfone più care , furono Ibliti molti d’accompagnar© 
i loro Ibfpiri con le voci delfuono, e del canto.. 

Fù tale collume non Iblamente degl’Ebrei, mà dclli Greci,’ 
C delli Romani, al li quali , fecondo la più comune opinione, fi 
tramandò dagl’Ebrei, e fi arguifee dalla parola che lignifica 

canto del Funerale , la quale però alcuni filmano derivata dal Greco, 
così Polluce, così Pietro Fabro nel capo 2. del libro 3.. Tal pa¬ 
rola fi dice dalli Santi Girolamo, e Cirillo: Carmen lugubre fon-, 
dati nelle parole di Ezechiele cap. 17. in lamentatìone encifa Tyri , 
è* afunknt fuper te carmen lugubre ; c nel capo ja. Fili hominh cane 
sarnien lugubre fuper multitudinem jSgypti . Se fi cerca di qual fòr¬ 
te follerò tali verfi, sfilponde ilSopranis nella Digreffione feconda 
pag. 448.. phc erano verfi fciolti fccendo ParbitrÌQ di chi li prò*» 
ounciava Si 


•»>è 2^ ^ 

Si recitavano quefti prefèntc il Ca(laverò, c con il cantocome 
fi accenna nel cap. 3 s.di Ezechiele con le parole FUi homìnts cane ffc, 
appreflb Michea cap. 7. In Uh dìe fumatur fuper eosparabola , 0 - can- 
tabitur cantkum cumfuavhate dkentium 0 c. 

Era quello canto non allegro ma flebile, emello, c fi accom¬ 
pagnava dal fuono ; di qual fortefòlTe, c quali llromenti fi adope- 
ralTero in tale funzione, non è fi facile a determinarfi, poiché varie 
fono le relazioni delli Scrittori. Ponderò il Sopranis le parole del 
capo primo del libro 2. delli R.è, ove fi dice; Planxk autem David 
phnBum hujufmodì fuper Saul ^ 0 pratepk-, utdocerent film’Jwia 
Arcum\ cllimò, che in tali parole fi debba intendere un’Illromen- 
tomufico, con cui doveva!! accordare il canto, mà poi Ibggiunlè , 
che per lo più s’adoperava il flauto,detto Tibia dalli Latini. Fondò 
la fua opinione nella relazione di S. Matteo cap. 9. dove IcrilTe ; 
Cum veniflet yefus in Domum Principis , ^5” vìdifet Tibicines dixit , 
recedke non enim ejl mortua Puella ; E Fello IcrilTe, Ilenia e/l Carmen 
quod^ in funere laudandì^vazìa cantatur adTibiam ; anche Cicerone 
affermò lo ItelTo nel a.de legibus, dicendo: Honoratorum virorum 
ìaudes in conciane numeremur , eafqueetiam cantus ad tibiclnem profe- 
quatur-i cui Nomen Nenia ^ nelle quali parole dice Cicerone : Can- 
lus lugubri! nomìnatur. 

Il Guthero però ponderandone! Capo 23. lib. i. de Jure Ma- 
nium un detto di Varrone nel libro 4. de Vita Pop. Rora., in cui 
dice che la Prefica, cioè la Donna, che Ibleva cantarelle Nenie , 
mentre cantava, Neniam cantare folìtam ad Tibias , 0 fides ,. af¬ 
ferma effere folo tale Autore, che aflcrilca la Cetera nelli Fune¬ 
rali, ^mentre da niun’altro, e dallòlo Varrone fi racconta; On¬ 
de liima , ò che erralTc, ò che la parola Fides appartenga ad al¬ 
tro lènlò di parole mancanti: folu! hicVarro^divcQQutbero')cantra 
'AuBarum omnium Fidem , qui Tibia! hi! Cantibu! folùm admove~ 
reni ^ quare vox illa Fida ad alter am orationÌ! partem trahenda 
quts periit. 

Si può confermàre Topinione del Guthero con l’Autorità di 
Giovanni Nicolai ^ il quale IcrilTe un erudito trattato Ibpra il 
pianto Iblito farli dalli Greci nelli loro funerali, e nel capo9.pag, 
mihi 118. dice Notandum autem quòd tempore luBm ad lyramca¬ 
dere non Ikuerit , quia In/lrumentum erat Apollinì confecratum^ 0 
dkitum* Pean tnìm aliaque mminaexbiUrantì^ $d lyram eanebanturl 

uti 


••># 30 ^ 

uti Francifcus Rous Archaeolog. Attic. lib. 5. cap. 25. 

Mà ciò noH elTer vero univerfàlmente, Icriffe il Kirchmanno 
cap. i.de funeribus Rom. con apportare varie autorità in con¬ 
trario, poiché Seneca parlando delFunerale di Claudio dice,che 
fraf omnium formejìfsmam Claudìì funus , ut fdres Deum efferrì . 
Tibìcinum , Cwnìdnum , omnìfqm generis Sonatorut» tanta turba 
tantus ioncentus , ut Claudius audire pofet . 

Lo fteflb Autore afièrxna, che celebrandofi con pompa mol¬ 
to dilpendioia li Funerali, fecero legge li Decemuiri, in cui, co¬ 
me riferilce Cicerone nel fecondo de Legibus, fi preferiveva il 
numero di foli dicci Suonatori. 

A tuttociò allufe Ovidio nel libro 6. delli Falli. 

Temporibus Veterum Tibidnis ufus Anorum . 

Magnus , <3* magno femper honore fuit . 

Cani abai Janisy cantabat Tibia ludis 
Cantabat meejlìs Tibia punerihus. 

E poi. Adde quodyEdilis pompa , qui funeris irent^ 

Artijìees folos jujTerit epe decem . 

E con raggione fò fatta quella riforma, mentre li Funerali, 
non erano meno difpendiofi delle Nozze, e delle Felle Teatrali. 
Ne IcrilTe Ibpra di ciò un’intiero trattato il Kirmanni. A noi ba¬ 
llerà riflettere a ciò, che fi riferilce nel libro 2. delli Rè nel ca¬ 
po 3. cioè , che il Funerale di Abner fù con tal pompa celebrato, 
che lo fteflb Rè David Taccompagnò. Così Marco Imperadore, 
( come racconta Capitolino ) accompagnò Lucio Vero dgfonto 
fino a Capua, con cui certamente fìi il fèguito della Corte Im¬ 
periale , e la pompa a quella condecente . Nè Iblamenre fù co- 
fiume delli Gentili, mà anche delli Crifliani, onde riferilce San 
Girolamo delcrivendo il Funerale della B. Paola, che molti Ve- 
Icovi accompagnarono il di lei Cadavero , e v’ intervennero le 
Prefiche lamentatrici con li Sonatori. 

Mà fe appreflb grEbrei,Greci,eRomani Gentili fù il canto mello, 
e flebile appreflb li Crilliani fù lieto come Icriflè S.Girolamo orar. 2, 
in Julian.de S.Vsealz.Enimnon ululatus^no plan^us.^t inter peculi ho- 
tainesfierifoletfedPopulorum linguìs dherfis examina concrepabant , e 
poco dopo dice,che iitcp^x&VìiVAlleluia.hx Epitaphio Fabiola:^- 


♦>l 31 

pahant autata Templofam te^urePoantìA in fuhlìmore quct*^ 

tìebat ^Ikliija.Ctdb poi il fuono delle Tibie, ò Flauti nelli Fu¬ 
nerali deili Criftiani, c fuccedè il fuono delle Campane, mà di 
ciò non è quello luogo da trattarne. 

Rimane però Telame non meno curiolb , che intrigato fo- 
pra la qualità degl’ Illroraenti ulàti nelli Funerali degl’ Antichi ; 
poiché è gran cnntroverfia trà li Scrittori circa elsi : Alcuni af¬ 
fermano che li adoperavano li Flauti, altri le Trombe ; fonda¬ 
no li primi la lor’ opinione Ibpra le parole di S. Matteo al nono, 
ove fi dice, die il Salvatore cam vìdìjìet Tìbkines , avertendo il 
Sopranis a carte 495. ellère differenza trà Tìbìcines , Tubkìneiy 
poiché li primi fono Suonatori di Flauti lì lècondi di Trombe » 
alla quale rillelsione foggiunge, che nelli Funerali delti Giovani 
fi adoperavano li Flauti, come foriffe Lattanzio Interprete di 
Statio lib. 6 t ^ubet rtUgio^ ut majwìbus mortuis tuba , minori* 
bus tibia caneretur ; Onde Stazio. 

Tibia cut teueres Jhetum deducete munes . 

Che perciò lì parla delli Tibicini nella morte della Figliuol# 
deli’Arcilinagogo morta in età tenera. 

Talediferenzafòancheauvertita da Aulo Gellio nel libro 20.’ 
ove fi legge nos autem in capìtonis Atteii confeBaneit tn-senimus fi- 
tkines appellatot , qui apud SHos canere filiti erant , hoc ejl vita 
FunBos , Sepuhos , eofque habuìfie proprìum genm Tuba^ qua cane- 
rent , ec cacterorum Tìbkinum proprktate dijfirens , quos Sicinìjìas 
vulgas dkit-^His funt monumentane quaficornkines. PolluceVib,^» 
ait Tbrenis accomodatas Tìbìas habentes Hi fitkines duplkes erant » 
velTùbicines^nam Tubatami Tibiarunt frequens futi in fu-^ 
nerìbus ufus » Tubicines adhibebantur in Sepuùura Nobili am i AHI 
dkunt myteaenunt fanerìbus tantàm ufurpatas efieTubas alìì ajunt 
in Plebe/orum fanerìbus Tìbia: ufurpatas . Inien quos LaBantias 
Grammatkus ande Ovìd. lib. 5. Fafl. Eleg.^ prima , 

Tibia Fanerìbus eonvenit ijla meis. 

La tromba poi adoperata nelli Funerali dcUi Nobili fi argui- 
fcc da Propertio lib. 4. eleg. ult. 

Et mefite eominaere Tuba tum [abita noflrum 
Detraheret leBo fax inimica caput. 

che perciò Silvio in comtnenCt leg. in Tabul. dicejche nelli Funerali 

delli 


^elli Nobili » uba lì cantavano le Nenie, perché non fi pótc^ 
vano udire per Io ftrepito delle Trombe • 

Toglie tutti li dubbii il Nicolai a carte 109. ove dice, che 
le Tibie, c le Trombe erano communi nelliFunerali dclli giova¬ 
ni, c Vecchi, delli Poveri, e dclli Ricchi; come anche credè il 
Kirchmanno de’Fliner. Romanor. lib.s.cap. 5*tna con differen¬ 
za , poiché con la Tromba accompagnavafi la pompa del Fune¬ 
rale , e li Flauti fi adoperavano, quando fi cantavano le Nenie 
onde Ovidio 6. Fall. 

Cantabdt majlls Tìbia Punerlbus ì 
Dì qual forma foffero li fudetcì Iflromentl, non fi può con 
certezza affermare, poiché come notò il Cutherq erano di diver- 
fè Ipecie , ò per cagione degl’ artefici , che le inventorono , ò 
per lipaefiove erano ulàte, ò per il fìiono vario relò dalla figu¬ 
ra, ò dalla materia di cut erano fabricati. 

II Kirchaianni afferma nel libro 2. cap. 5. che le Tibie ufa- 
te nelli Funerali erano : C<eteTÌs latìores , & longiores , quales in 
éntìquis fepulcris fculptie •aidentw , e lo deduce da Ovidio , il 
quale nell’ Elegia 6. lib. i. Amor, diffe : 

Fionda, fira màsflls lamatus piuma CapìlUs . 

Prò Unga refonent carmina wjìra tuba. 

In conformazione di ciò fi può offe rvare nella Pittura polla 
dentro l’antico Sepolcro di Geftio, ricopiata, c impreffa nel di- 
fcorlb fbpra del medefimo di Ottavio Falconierio aggiunta al¬ 
la Roma del Nardini, ove nella Tavola prima la figura terza tie¬ 
ne in mano due Tibie di tal forte . 

Molto raccontò degl’ inventori delle Tibie Salmafio, e mol¬ 
to ne diffe Stazio, alcune delle quali faranno da noi a fuo tempo 
cipolle. 

Reità per fine il cercare le cagioni, per le quali erano cele¬ 
brati li Funerali con raccompagnamento del canto, e del fuono^ 
Il Nicolai afferma, che fi tuonava, acciocché quelli, li quali erano 
affitti per la morte delli loro Congiunti dillratti da quel diletto, 
meno lèntiffero il dolore, e fi fonda nell’ autorità di Polidoro 
Virgilio , che dice lo ftclfo nel libro 4.cap. ii. de Rerum In- 
irentoribus. Sedulio con altri nel libro 3. afferma , che tal Co- 

ftum« 


'lèè' H»" 

fiume fi praticava peif-eMtakéigraftanti alU lamenti ^ ove dice * 

■Funereofque modos cmta tpcrimante ferehant 
Tibkines •) plangorqus ftequem confaderat^ adcs • 

Che perciò Euripide /limò, che la Mufica doveva ikrfi ■ più Corto 
nelli Funerali, che nelli Gonviri, poiché quelli Ibno di loro na¬ 
tura allegri, dove che nélliFiiuerati è bilbgno di cercare Ibllie- 
vo al dolore, còtnè affermò'il Miireto . Che perciò' forfè Tirre¬ 
no figlio di Ercole , lècondo il racconCo di Higino cap. 174. fe¬ 
ce una legge , in cui fi comniaindava , che quando era morto 
qualcuno, fi'fuOtl'alfe'una eoncha bucata, e con quella fi chia- 
.jnaffe il Popolo al Funerale- Macrobio però nel lib. 2* in fbma. 
Scip. cap. 3. riferito ‘daKtfchmanno lib. 2. cap. 4. .de. Funer- Ro¬ 
man, affermò, che fi;ufavauo le Sinfonie nelliFunerali, perchèr 
Cor por e extm&d A'nlW^ì adiC<elum redine • credebantar dukedìne 
.Mufica ; che perciò ffimandolo errore fi aftennero li Cfiftiaiù- 
da tal rito, come nota-il Baronioalfannoj I. , 

G A P O X. 

T>el fuono ufato nella 
Guerra. 

S ino dall’anno dopo la Greatlone del Mondo 1535. prima che 
Troja fbfle edificata dal Rè Dardanò, furono in ufo le Trom. 
be per la Guerra , e ciò per commandamento fatto da Dio a 
Moisè , poiché fi lègge nel capo io. delli Numeri, che parlando 
h^ Moisè dille t Sì exìeritìs adBellum de Terra, vejìra còntra hejlesi 
^qui dìmkant adverfus ws clangctis ulalantibus tabù ^c. e circa 50. 
anni dopo Moisè , regnando Giofuè, come fnprerao Giudice del 
Popolo Ebreo , e volendo Iddio dargli il pofleffo della Gittà 
di Gierico, gli coramandò , che faceffe fuonare tutte le Trombe 
nel girare le Squadre armate attorno le mura dieffa, e fenxa al¬ 
cun fatto di armi, dice il Sagro Terto, che le mura a quelflio- 
no illicò corruerunt. ■ 

Ammaeftrati da ciò li Popoli pofferiori furono fèmpre Ib- 

E liti 


N 


* 5 ^. 

ti iiiàre il fìiòno tieJIiè Guerre ì 'piide eantòVifgU 

^re cìere wos , martmque lumiere canta . 
e apprcflb DiomfìQ fi legge lib. >06. che ; Congregane.'»erò mìlì- 
tes ) Barbarck refonabat Uxemtum excitani tìbia Bellona ; poiché 
il fiioiio rìlVegfiava li Ipirici 4 elli ^Soldati j‘ e anche rendeva anl- 
mofì li Gavalli ; pitide la zuffa ,c èia battaglia fuccedeva con vi¬ 
gore j e più FacilHiemte, fi vincéva , JQelU-Iblì Macchabei notò 
S. Giovanni Chrifoffomo lopra il'Salrno 43. che movendo Guer¬ 
ra contrà Antioco per mantenere le leggi della Patria , avendo 
Dio per guida; Càm. Aclem dirìgeret. mn.adfcmerunt Tibìcìnesut 
Jìt in aJih Cajìris y fed Dei fapeme auxUluwt ìnwtabant ut adep> 
^ ei^pem ferrei^ à mmum prxbent ' . u ' ■ . , ' 

Mài quanto è certo , che fi ulàflc il fiiono nella Guerra f 
tauro è incerta la qualità degriftromenti adoperati oltre le Trom-’ 
be. L^rudito Galparo Bartolini irei Tuo trattato de’Tibìis nel ca¬ 
po quinto del libro 2. copiolamente dimollra efferfi ulàti li Flau¬ 
ti ; Tìbììs in re mìVitarì ( diffe ') progreJTaì Mqae recefluì Jignui» 
datam non prorfm ex alì quo ritu Religionum , ncque rei divina 
grafia , ncque etiam , ut excìtarentur , atque vìbrarentur animi , 
quod cornua , èJ* litici molìuntur , fed centra ut moderatìores fie- 
reni , quod Tìbkinis numerh temperatar . tdìUl enìm adeò in ag- 
grediendìs hoJlìbUs -, atque in principiis Pralìorum ad falutem , vir~ 
tutemque aptius eJTe , quàm fi permulEll fonie mitioribue non im~ 
modici ferocirent. Che perciò Plutarco ìib. 8. de cohibenda ira-- 
cundia aitefta ; ÌMcedemonììe pugnaturìe concentu Tibiarum ìram 
adempiami ed Ateneo lib. 14. racconta, che li Popoli Lidi ave¬ 
vano neirElèrcito. fifialatoree, © Tìbicìnee^ atque Fgminae 7 */- 
bìcìnae '. Marziano Cappella nel libro 9. riferilce che li Popoli 
di Candia Iblevano combattere con il Tuono delle Cerere , e 
Gelilo Autore deiriftoria Greca nel libro i.cap. ii.lcriffe, che 
Tucidide, e li Lacedemoni infignl Guerrieri, non Cornaumy Tu^ 
barumque fignie ■, fedTtbiarum modulìeafoe eJTe’, g poco dopo fiig- 
giunlè : cum pracinBoe igitur Clafiee erant , fS iffiruBa Acìee ^ 
cgptumque in hofiem progredì, Tibìcinee inter exercitumpofiti canere ìn- 
eeptabant, ex ibipracentìone tranquilla, & venerabili adquandam 
quafi mìlitantie mufica dìfeìpUnam vìe, impetuemilitum,nejfpar~ 
f, dìfpalatique proruerent exhìbebant-. 

Afferma raaflimo Tirio nella dilèrtazione 21. che di tale ih-» 

ven- 


35 ^ 

venzione fu Autofe Licurgo, volendo ,, che li Spartani andafle- 
xo con tripudio j e allegrezza contro gl’^ Inimici : Parimenti fi hà 
da Bellonio lib. g. cap., 13. che li Turchi ufavano nelle Guerre 
un concerto di-Tlauti e di^Timpani,. 

Noli fù però tale tìStiza coinune; a tutti , pòi'ch^ • j.ttefta 
Lipfio nel ,GapQ ,I,Q. denibro 4. de re militari > che tra tutti gl’ 
Iftromenti da fliono, tenne il primo luògb in Guèrra la Bucci¬ 
na , e defcrivendola dice , che era un quali circolo di bronzo 
da cui fi tendevà uU gran fiionò; Creila a filo luogo ®à più 
• chiarainente' dèfèritta^ per Ora badi il faperej, che tal’' l&:o|nento 
era dedicato aMarte,poiché comrtiuneménte fi adoperaiva in Guerra. 

Ne folàmerite quefto Iftromento fù^ adoperato 'in Guèfra,, 
per rilVegliare coii elfo li Spiriti delli Combattenti i liià cortie 
averti r erudito Abate Fabretù de Columna Trajànt pag. 202. 
lifetifce Vegetio nel libro 3.. cap. 5..- eflerft ufàti tré principali 
Iftrdmentì , cioè la Tromba, il Corno , e la Buccina .. Tìbki- 
nes e[Te , qui Tuba,, Corni cine s ^ qui afe curvò -, ^Buccmatoresqui 
Buccina committere praMum folent . La Tromba era quella , che 
dìrcBa, Buccina ■i qua in fmetìpfam arsa circuh fleBìtur ^ il 

(orno y quodsx Vris. agreflibur argenia nexum, il quali Mromenù y 
come notò lo Steucchio, (opra il detto» di Vegetio fpefle volte fi 
Confondono dalli Scrittori, e il fbpradetto Fabrettì avverti,, che 
li Corni, li quali ora fono formati di Bronzo,, anticamente,era¬ 
no Corni di Bufalo, e che nelle Squadre dell! Soldati a piedi fi 
ufavano li Corni, e in quelle delli Soldati a Cavallo le Trom¬ 
be, e anche il Lituo, di cuiefpofè la figura a carte. 204. prefà. 
dalla bafè della Collonna Trajana.. 

Tal’ Iflromento fù deferitto dal Bartolini cap., ultim. lib. 3. 
j4liud' Buccina genus dice egli incurvum làtvus veteribus diUlum 
ex FeBo' graciiem edem vocem quo in bello utebanturq qui eo cane- 
bai Utksn diSius: efiy e ne pone la feguente Ifcrizione fèpolcralc^ 

M. lulius VìBor. 

Ex Collegio 

Liticìnum y ^ Cornicinum. 

poiché fecondo Prilciano lib. i. Liticen Liticinis> dicifufè^v Lituo 
quod epgenusTuba minorìsy undsy i^ fom funideutieresy, QomtCt 
ha da Statio. 

, . Et ììtuìs dam (ircumpulfantur atuth i. - 

E 2 CA- 


♦>5 36 

A P O XI. 


■J 



pondera il Canto EccleJtàBko nello 
' ,^tato delPa Legge Crifiiana.' ' j 

E fblamente forano celebrate molte azzioni dalli Gentili 
con li;canti > e li fuoni, mà anche dalli Griftiani, e ehi 
:h>v«lefre porre Jii diibbio il. canto nelle Chicfè , impugna- 
TebbeJifiéanto A;ngelÌQó , del quale diffe S. Luca cap. 2.13., ([^ 
fuhìta faBa ejl mm Aggelo muUìtudo 'Mìlitìa Ccele/ìis laudantìum 
Ideum s &’ dkeMlum Qlbfìà in excelfs Deo^c, Di tal canto diffe 
Sant■ Agoftino ■ in E'pill'. i 8,9. cap. 18. De Hymnis , & Pralmis 
£ànendis. ipjtusi iElomìni x Apóflolorum habemus documenta y 0 
£xempla y.0 prpepta , De-hac re tam' utili ad movendam pie ani~ 
Mum y & accendendum divina;. dileSlionis affeBum varia confuetuda 
pft, Ciò. anche fi aiTerma dal Concilio Toletano 4. cap. ii. Da 
ìiymnu etiam< canendisy ^ Salvatori; y Apojlolorum habemus 
jexemplum, ciò . è manifefto per quello , che raconta S. Mattea 
cap., 26- 30. óve dice, che dopo la cena; Gli Apodoli hymno di- 
Bo exiverunt in Montem Oliveti. Sopra che S. Agoftino in 
72. riflette , che Hymni laude; funt Dei cum cantico yHywni cana¬ 
ta; funt ''continente; laude; Dei y Jì fit laus , IQ non canteiur , non 
tjì Hymnu; .> oportet ergo ut Jìt bymnus haheat hxc tria , ÌS latti 
desty & Dei y iS canticum> 

Da qUefto efémpio ajnmaeftrati li primi Crifliani, comincia¬ 
fona a cantare li- Salmi, e gl’ Inni in lode del Creatore, e per 
decreto di Sant’ Ignazio Velcovo di Antiochia Coetaneo degli 
Apofl-oli fìi ftabilito il canto nella Chielà dopo che, come rac¬ 
conta Socrate nel libro 9* cap. 8. dell’ Idoria Ecclefiaftica rife¬ 
rito dal Baronio nell’Anno 6o. vidde gl’Angeli divifi in due Co¬ 
ri, che cantavano leJodi a Dio : Ignatìu; Antiechi^y qua efl in 
Syriay tertiit; ò Retro Apoflolo Epifeopu; y qui Apqfìoli; ipp; multàm 
verfatu; .cB y viponem tidit Angslorum S^ Trinìtateni hymnis alterna 
vece decantati; , collaudantium , & formam canendi in ea vìjtone 
exprejTam Bcckpx Antiochena ìradidit ; Vnde illa tradiùo ah omni- 

bus 



*>è 17 

ius Eccìefìis recepta ejl, Coftume poi pratticato Sfiegl* aniìi ftiflè- 
gueiiti , e lèmpre incnlcato dalli Santi Legislatori. Cum camene-- 
ritis ^diflè S.Paolo cap. 14.alliCorinti) quifque 'ceJÌTum Pfàlmum 
,habeaty^ nel 5. a gl’Efèfi . Implemìni Spìrìtu SmBo $ Uquentes 
vobìs mettpjts in Pfalmìs.i hymnìs ^ ^ canticis - capo della 

Gerarchia Ecclefiaftica fcrilTe S. Dionifio. Pfalmwum SanBa ma- 
àaUtio 5 qu<e omnibus fere Sacerdotibus talìbus minìjlenis infungitur^ 
^ fubjlantia ratione adbteret ■) ea fummo omnium principalique Mi- 
nijlerio deefe non debuit . Tertulliano nel libro 2. ad uxorem ag- 
giunlè ftimoli al canto delle lodi divine con dire Sonent inter 
dues Pfilmi y ^ ’hymni.t 0* mutuo pvovocent-i quìs melius Deo fuo 
cantei ■itali à Chrifus videns-^ 0 * audiens gaudet . Filone de vita 
contemplativa raccontando li principii delli Decreti Ecclefiaftici, 
noti folum ( difle parlando delli Criftiani ) fubtilius intelligunt 
hymos , verum fd ipfì faciunt novos in Deum , ex omnibus eos , 0* 
metris , 0" finis honeflatis , - 0“ fuavi compage modulantes , unus 
enirn ex omnibus confurgens in medio Pfilmorum honefis modulis 
intenet. 

E,E certa quella verità, che luperflua colà li rende l’ad¬ 
durre molte autorità, per provarla quantunque non frano man¬ 
cati impugnatori, e detrattori di quello canto Ecclefiallico. 

Li Valdenfi con l’empio Viclefo vituperarono il canto Ec¬ 
clefiallico (^come notò il P. Suarez cap. 7. del libro 4. nel To* 
mo 2. de Religione) aderendo ciò far fi inutilmente , quafi che 
Iddio fode lordo. Onde (dicevano) con alzare le voci, e re¬ 
plicare le parole fi perde il tempo. Rifiutò dottamente tale er¬ 
rore il Suarez, e molti oppofero il lodevole coduine pratticafo 
n^lla Chielà per molti ragionevoli motivi , 1 ’ elame delli quali 
non è da fard in quello luogo . Baderà il riflettere a ciò, che 
riferì il pio , ed erudito Padre Edmondo Martenne nel libro 
primo art. 8. della parte lèconda de Ritibus antiquis , cioè che 
nelli tempi antichi la prima ordinazione , che fi prattìcava nel¬ 
la Chielà era delli Cantori , e Salmilli , li quali però , come 
auvertì il Baroni© nell’ anno 60. non collituivano un’ Ordine fà- 
gro dìvcrlb , mà urta Clade di Minidri deputati per il canto 
quorum ardo dice il Martenne , annis circìter trecentis videtur 
extinBus. In,prova di ciò adduce il Concilio quarto Cartaginelè 
,diceEà>li nel can, 10. Pfalmifct ìdefl Cantar potef uhfque licentia 


3 8 ^ 

Bpìfcopì .i fola ìuffione. Prasbyterì ofpcìum fifcìperecantandì ■^dhtnte 
Jibi Fnsbytera vide; » ut quod ore cantat corde creda :-, 0’ quod ere-^ 
dì: operibus comprobe: » L’offizia di tale cantore fi deferive da 
S. Ifidoro de dìvfn. offic^ cap» 12. » ove è da offefvarfi che 
gl’antichi avanti di cantare , dice il Santo, cibi: abUlnebant y 
pjòllente: tamen Tegamna. in caufa voci: ttjjìdul utebantur , unde 
Cantore: apud Gentile: Fabarii diUli funt ^ 

Perfitalo da queftoi antico* , e lodevole coftume Lattantio 
nel libro. 6^ cap. 2i.. de divin^ feft. fù dì parere , che fi dovefle 
mantenere nelle Chicle Criftiane la Mufica poiché difle ^ vo^ 
lupta: e/l audire canta: , carmina Dei laude: canore , audire 
jucundam ft , h<ec ejì volupta: veray que come: O* focìa vìrtutì: ejly 
mà per maggiormente llabilire quello pareree da rifletterli qual 
forte di Mufica convenga nelle Chieft ► 

C A P O X I L 


accenna la dherjlta della Miijìca% 
e Jì efiimìna qual forte con¬ 
venga nelle Chiefe. 


Q lJal fia la differenza del canfOjTa varÌazione,e pfogfelfii moltt 
dirfnlàmenre ne IcrilTero, e ne compilarono, un’erudito di- 
««•' Icorlb il Macri nel Ilio Hicrolexico alla parola Cantus , e 
dopo lui l’infigne Cantore Canonico Andrea Adamo da Bollèna 
nella prefazione Illorica alle lue olTèrvazioni, per regolare bene 
la Cappella Pontifìcia ; Onde a noi ballerà accennare ridurli la 
Mufica a due Clalfij cioè il canto piano ^ e organico detto an¬ 
che figurato ► 

Si cerca dunque dal P. Suarez: nel Tomo 2. de Relig. lib. 4., 
le il canto figurato fia lecito nella Chiela , Lo negò l’Angelico 
Dottore S. Tomaio nella 2.2. quell. 83. artic, 12. fondato nella 
eftravsgante di Papa GiovanniXXII.cap.unico de vita,, edone- 
llate Clericorum; in cui Io proibì. Dell’iftelTa opinione Uh. ilNa- 
V arto in Enchirid. cap. 16. mira. 3 3. e nel num. 32. allcrraò, che 
p cechino 1 ^ Can^od» fi quali nella mciTa» c Olfizii Sagri canta- 

“ no 


*òè 39 

no C»n canto orgànico^ e ne adduce varie opinioni,' pafticolai- 
mentc la detta proibizione , e Cajetano afferma, eflère cofà mala, 
perchè tali Cantori cantano più per piacere al lènlb , che pe r 
eccitare l’animo a devozione , con che lì accorda ,S. Agoftino 
capo 33.delIeGonfelfioni, ove li accula con le Icguenti parole; 
Cum mìhì accìdìt , ut me ampliai cantai ^ qu'am rei qua .canitur , 
moveat^penaìiter me peccare confiteor y ^ tunc maìlem non audire 
eanentem^ Ciò accade (dice il Suarez, quando nel canto non li 
ode ciò, che lì canta , mà lafolavocedichicantaj onde di quel¬ 
la frgode, e non delle colè cantare. 

Con tutto ciò, rilponde il Suarez, non effer colà per sè fteffa 
illecita, ne proibita, e talecoftume liprattica nelle Ghielè Cat¬ 
toliche, anzi nella Cappella Pontificia . Et è colà certa, chefa- 
cendofi colla dovuta decenza, li eccita Tanimo a divozione , la 
quale inaggiormence fi accende dalla Miifica, che dalle fole pa¬ 
role •• E le bene molte volte accade il contrario , ciò non pro¬ 
cede dalla qualità del canto, mà dalla mala natura, ò di chi can¬ 
ta, ò di chi ode, effendo il canto per sè fteflb ordinato a buon 
fine , Quindi li Profeti erano eccitati da varii Iftromenti Muli- 
cali , e làutamente il Profeta David invita in più luoghi dellì 
lùoi Salmi a cantare le lodi divine , e accompagnare il canto col 
iìiono-, 

A ciò fi aggiunge ( dice II Ibpradetto Suarez , che li dilet¬ 
to della Mufica puòeffere naturale, e non pendente dalla liber¬ 
tà , onde può l’Uomo lèrvirlène bene con eccitare gl’affetti all* 
amore delle colè divine ; E lè nell’ Ellravagante di Giovan¬ 
ni XXII. fù proibito , fi deve intendere efferc fiato lòlamentc 
proibito il modo indecente, e refta approvato dall’ulb continuo 
pratticato ogni volta, che lì eflèrcita con li modi dovuti ; onde 
Innocenzo III. lìb.i .cap.2. de mift,miir£e,lcrlffe:D^^r« Cantoreìcon- 
fonis mcihui^ iS fiuavi modalatime concinere qadtenui anmmau- 
dientium ad dewtionem Dei rnìeant incitare . Imperocché , come 
notò Rabano Mauro Arciveicovo di Mogonza lib. 2. de Inft. 
Clerlc.cap.48. LaMufica è ìnftituita nella f^on prapter 

fpiritualei^ fiedpropter Carnalai acciochè quelli, li quali à ver- 
bìi non conpungantur fuavitate modulaminii nmemtur ; che per¬ 
ciò S. Agoftino nelle fue confelfionì , approvò la confuetudine 
del canto nella Chiefa ; Vt per ableUamenta Aurìutn ìnfirmior 

ani- 


- - -, . 40 . 

mìmàs adoffèBum plttatìs afargat ^ non ìpjìs fanUh ilBh nligìo^ 
Jìas, 0 ardentius moveantur animi mjlri , prò finorum divelta¬ 
te etcHtantur magis cum fuavi , 0 artificiofa voce cantantur’-, c fo¬ 
no degai di riprenfione quelli, li quali fi difooftaao da quelle 
iànte intenzioni. 

A ciò deve aggiungerli,’ quanto avvertì il dotto Pompeo 
Sarnelli nelle lue lettere Ecclefialliche, cioè , che quelli, li qua¬ 
li condannano la Mufica, biafimano la Teatrale, non. la, mode¬ 
lla, vituperano l’invereconda, non la divota* 

C A F O XII I. 

Se Cùmenga nella Mujica Ec- 
clejiajlica ufare IJiromentì 
Mu/lcali. 

P Ropolè quello dubbio nella fua Salmodia il dotto e pio 
Ciirdinale Bona cap. 17. §. 2. e dilTe elTere anibiguala rifpo- 
Ita per li diverfi pareri delli Scrittori S. Giullino Martire nella 
queitione 107. loda il canto, màdelude illuono. Li Santi Gio: 
Grifoilomo in Pfal. 150. liìdoro Peleufiota lib. a.Epillola 176., 
e con elio S. Tomalfo 2.2. quell. 91. arde. 2. affermano elTere‘flati 
peimeflì agl’ Ebrei a cagione della loro debolezza , mentre fi 
movevano dalle colè lènfibili, e quello parere fìi lèguito da Pa- 
ludano in 4. dilt. 15. da Giullino ad quell. 107.citati dal Belar* 
mino. Argomentò l’Angelico Dottore con alTumere il detto d’Ari- 
llotole lib. 8. Polit. capo 6. ove dice: Mon efe Jufclpiendas tibias 
in dìjcìpllna , ncque aliud artificiofum Injlrumentum , ut Cytbara , 0 
quid aliud tale , Jedqucecumque faciunt Authores bsnos ; e argo¬ 
mentò, le nella morale dilciplina non fi deve aflumere ilfiiono» 
molto più neU’Ecclefiallica. 

Condannò tali Illromend, ed il canto con elegante difoof- 
fo S.Aelredo Abate,coetaneo , e dilcepolo di San Bernardo, 
forivendo, come fiegue : Unde cefiantibus jam typii^^ 0 figuris i, 
unde in Ecclefia tot Organa , tot Cymbala^ ad quid rogo , terribiUt 
ìlk Pollium . flatus , tonitrui potius firagorem qiém vocis exprìmens 


’ 41 

fuàmtatem àd quid ììh vocis contraèìio , 0* InfraBìo ! Hic/uccinìt^ 
ille difcìnit , alter fupenìnìt , alter medìas quafdam notas divìdit , 0“ 
incidit ~ Nunc veH Jlnngitur ^ nane frangìtur , nunc impingitur, 
mnc dìffìifiori fonìtu dìlatatur . AUquando , qmd pudet dicere , in 
equìnos hinnitmcaptart aliquandOiViriU vigoredepofito^ in f£minea 
wcis gracilitates accìtar i nonanquam artificiofa qu&dam circumvo- 
ìutiaìie. tarquetur y t) retorqaetan Videe àliquando hominem aperta 
ore-, qaaji interelùfs halitu rèjpirareyuan cantare,acridicolo/àqua- 
dam vocis interceptìone quaji minitari Silentium, nunc agones mo~ 
fientium, vel extajim pati entium imi tari . Interim Hifirionis quibuf- 
dam geflibus tot am corpus agitatur yterquentur labia, ro tentar oculi-, 
ladani humerì, & adJingalas qaifqae notas dìgìtorum flexus re/pon" 
dei j Et bac ridiculofa difolatio vocatur religio ? 

Da quefta belliflìma narrativa però fi ha più torto la dertri- 
zione d’un Mufico da Scena , che di Cantore Ecclefiartico , né 
fi ertlude dalla Mufica il fuono, di cui parliamo, a favore del 
quale non mancano Autori , li quali rtimano doverli ulàre nel 
canto Ecclefiartico. Riferilce il Baronio all’ Anno éo. num. g6, 
il parere di Prudentio , il quale contro gl’Ebrei così canta nell’ 
Apoteofi. 

^aidquid in cere cavo reboans tuba verna remugity 
^jndquid in Arcano vomit ingens Spiritas hauHa » 

• ^afdquid calda chelìs , qaidquìd tejìudo rejfliltat . 

Organa difparibus calamis , quod confina mifeent 
j^mula Pajloram , quid reddunt vocibus antra 
Chriflam concelebrai y Cbriflum fonai , omnia Cbrifium y 
' Aiuta etiam fidibus SanBis animata loquuntur . 

Onde S. Agortino in Pf 32. dilTe . Et fi ad Lyram , vel Cytha- 
ram canore , ^ pfillere noveris , nulla in te cadet reprehenfio, He- 
braum jufium Regem ìmìtaberis y qui Deogratus, p" acceptas , Exuh 
fate lufii in Domino y reBis decet collaudatis , dicìt Propheta , 0* 
confitemini Domit{o in Cytbara, 0 pfialterio decacordo — Ei pfiallitey, 
e di yfiumite Pfialmam-y Q' duteTympanum , Pfialteriam 

jacandum cum Cytbara Or le a tale Mufica con replicati inviti 
Ibno ftimolati li Fedeli , convien dire elTere convenienti nella 
Mufica Ecclefiafliica li fuddetti Stromenti. 

’ ~ E Con- 




'•>5 42 

Confi derando il Cardinale Belarmi no là qualità del Ilibnò , 
fù di parere non effere per le lleflb illecito , purché fra niode- 
fto , e moderato , e benché per giufti motivi non fi ufi nella 
Cappella Pontificia, lodevolmente fi prattica altrove , e fi tol¬ 
lera, affinché ficcome nella Legge li^ecchia era Ibllevato dal Tuo¬ 
no l’animo a Dio, così accada nella nuova , e a quello fine fà 
introdotto l’Organo a Tempo di Giuliano Imperadore , come 
IcrilTe Stelàno Durante lib. primo de Rit. Ecclefi cap. ig. 

Può qui nafcer dubbio , le per Ifiromento Mtificale detto 
Organo, s’intenda un’Iftromento particolare , ò pure molti altri, 
poiché come auvertì S. Girolamo Epift. 26. ad Dardanum , e Ifi- 
doro lib. 3. orig. cap. 19. Quella voce lignifica di verfità d’Iflro- 
menti, dalli quali fi renda il Tuono, ò perii fiato, ò per l’im- 
pullb dato dal Sonatore » Mà comunque fìa , è certo , che gl* 
Illrumenti Muficali,, non lòno contro la decenza Ecclefialtica , 
nè affblutamente proibiti nella Chielà Crilliana. Ciò fi può de¬ 
durre dal Concilio Tridentiiio lèfl". 22. cap. de oblèrvandis in 
celebrar. Miflie , ove fi dice . Ecckjtìs verò Mupeets uhi 

.fve Organo ì fìve tanta lafchum^ ìmpurum alt quid mifcetur ^c. 
prohìbet S. Synodus , nel modo flelTo parla il Concilio Seno- 
nenie, € di Colonia,e le nella parola Organo s’intende un’Iftro- 
jnento Muficale , certamente milita la Ttefla ragione in tutti gl* 
altri nclli quali fi oflervi la gravità , e decenza conveniente . 
E S. TomaTo, quando rifiutò l’Organo, rifiutò quegrUlrumenti, 
che non Ibno neceflarii nella Chielà , nè mai affermò eflèr male, 
nè il detto di Arillotile olla , perche gl’ Illromenti Muficali fo¬ 
no impropriinella dilciplina , in cui s’ apprendono le Scienze, 
non così nelle Chielè , ove con il Tuono fi può eccitare F af¬ 
fetto alle colè divine, come fi è detto. 

Quindi nella Chielà primitiva £ dice Filone Ebreo lib. de 
-Vita contemplativa nel riTerire li coltumi degl’Antichi Crifliani) 
^ non folàm fabtUìus ìntelUgunt hymnos Vtterum , fed ip/i facìunt no- 
WS in Deum^ omnibus sos do metrìs , 0 fonis benefits jfuavi Com¬ 
page modalantes» 

, Il Martenne però nel libro primo cap. primo de ritib. anti- 
quis Monachor. alTerilce , che nelli tré primi lècoli fi recitaro¬ 
no li Salmi Tenza canto , e che dopo fò introdotto da S. ETrem, 
fecondo la narrativa di Nicefero lib. 9. hifocap, 16. dicendo al 

num. 



*ì§: 45 

num. 50. Cum jam per trìa àCbr^a nata /amia fimplex cantus y 
Jìve poti US recìtatìa nulla modulationh fuca permìfta Chrìjli Populos 
mutvmfet , ecce libi Harmonìas q^uìdam Bar de funi Hesreftarchte- 
haretìcus filìus mali corvi ^ rnalum ovum cum fua prava dogmata , 
mujlcìs numerìs includerei » multi ex Syris propter verborum ve- 
nujìatemy 0 fonarum fuavitatemdemulfypaulatìmBarefs ìmbibe- 
rent . B, EpAem ea recagnita carmina catholicam fidena refonantla 
veneficis Harmonii verfibus oppofuity davo fcilicet davum trudens. 
Ea ìtaque fuavi vacemfonoramque nexu accommodato Jyrìs audienda 
preebuit 0 canenda ak eoque Pofìeriores: Ecclefiea Cantores mo- 
dulorum formular mutuati j. magh atque rnagìs eas auxerunt , 0 
propctrgarunt <■ 

Che foffc anche pratticato poi il canto dalli Monaci antichi 
lo racconta Caffiano lib. 2»cap-. z.^mdam (^dice egli ) vicenor 
feu tricenos: Pfalmos ,, 0 hos ipfos untìphonarum' melodiis , 0 ad~ 
inventione quarundam madulatìonum debere dici fingulir noBi~ 
bus confueverunC . 

E perchè nel progreflb del tempo li Cattolici vedendo eP 
lère celebrate le loro‘felle dagrEretici con accompagnamento, e 
finfonie d’Iftromenti muficali,, {come riferilèe NocefForo; lib. 9^ 
cap. 16-} vollero anch’efll con pompa uguale celebrare le proprie 
opponendo Cerere, a Cerere, Trombe à Trombe :: Velati pila mì- 
nanùa pilis ; dice Niceforo , induBique expugnandìs navatoruw 
artìbas Chori Cajlrorumi come fece Flaviano- in Antiochia , e 
Crifollomo in Cohantinopoli, le quali poi degenerarono in Mu~ 
fiche Teatrali, e furono abominate; Onde S»Atanafio le sbandi 
dalla fua Chiefà Aleffandrina, e S. Leone Papa fèrm. 4. dejeju- 
nio le bialìmò àìteviào % Invìdiof fino , 0 mollìbus IBibus pai- 
fatar auditus , ut animi fiUditas illecebrofa moiulatione filvatury 
0 lethalìum confuetudìne fuavitatum incauta , 0 parum fibria cor¬ 
da capiantur ; e apprellb Sait Giuftino Martire epift.io^lì legge 
bandita tal Mufica colle leguenti parole . In Ecclefiis fublatus ejì 
ufastallum Iflrumentorumy 0' relìBume/ìcanerefimpliciter 
fo it^edefimo Giuftino l’Autore della quell. I07.afièrraa :: Con- 
fuetudinem canendi in Ecclefia per IJlrumenta inanima fua aiate fu- 
biuta fuifie , 0 retentum fimplices cantiener , eò quéi cantilena ad 
trepitaculay 0 Organa y non viderentur fetere Ecclefiam y, e ne aP- 
fcgnauna principale ragione; poiché (dice } tali Strumenti: à 

F 2 Gen- 


44 

Gentìlìhus adhìherl confueverint ìnturpìbus ■^ etc fotàldìs ujìhm ■^nìmU 
rum ìnTheatrìs convhììs^^ facrificììs\t\ deve però fupporre,che nella 
parola Organa fiano fignificati griftroinenti ftrepitofi, e comune¬ 
mente ufàti nelle felle Teatrali , non quello j che con il vento 
rende il Tuono frà tutti gli altri armonico , grave , e devoto, il 
quale, come a Tuo luogo 11 vedrà fù introdotto nelle Chiefe da 
San Damalo, òcorae altri IcrilTero, tra quali ilBulengero lib. 2. 
deTheatro, da Vitaliano Sommo Pontefice circa li 660. E le be¬ 
ne il S. David fece replicati inviti a lodare Dio col lliono diva¬ 
rii Stromenti , cflendofi colf abulb di elfi profanata la religione, 
fono fiati ragionevolmente sbanditi dalle funzioni Fcclefiaftichq , 
c ritenuto Iblamente quel tanto, da cui può conciliarli la devo¬ 
zione , che perciò il S. Arcivelbovo Carlo Borromeo nel Con¬ 
cilio di Milano pag. 3 i. determinò , che Organo tantàm in Ec- 
clejia locus Jìt ; Tibia , Cornua , ^ 3 * reliqm Mujka infìrumentu exclw- 
dantur. Imperochè, come bene auverti Giufiiniauo iarelponfior 
ne ad^quEelt. Orthod. 107. Canore Jìmpliclter non eB puerìs con- 
■teniens , /èd curn inanimis Injlruwentis eanere , 0" cum faltatione , 
^ crepitaculis . 

Si hà dunque dà concludere, doverfi nella Mufica Eccle- 
fiaftica ulàre tutti quelli modi, dalli quali fi può eccitare la de¬ 
vozione , c accrelcere il culto a Dio, trahendo quel Iblo dilet¬ 
to, con cui fi concilia la pietà , e venerazione all’ Autore del 
tutto. 

Che in tal maniera Ha approvato da Dio il Tuono fi può 
dedurre dal celebre fatto , che accadde a S. Francelco d’AlTifi , 
come fi racconta nel lib. 2. della parte prima delle Croniche, 
ove COSI fi legge. Stando male S. Francelco, defiderò di lèntir 
cantare qualche lode a Dio con qualch’ Ifiromento^, Onde difle 
a Frà Pacifico, che era fiato gran Poeta al Secolo , che le bene 
gl’Uomini di quello mondo abulàvano di quegl’Ifiromenti, che 
erano fiati trovati per lodare Dio, e con i quali fanti Santi l’ave¬ 
vano lodato, nondimeno gli cercalTe di avere lècretamente una 
Viola, e gli cantalfe per lua conlblatione qualche laude Ipiri- 
tuale , che non per quello s’offendeva Dio , e che però crede¬ 
va che in tal modo fi poteva ridurre quella lira grande afflizio¬ 
ne, e gravezza d’infermità a conlblazione, ed allegrezza dello, 
Spirito, mà rifpondendo Frà Pacifico , eh’ egli averebbe Ican- 

daliz- 





wmw/, 











































































































-yd 45 ^ ^ 

dalizzato il móndo ciò facendo , dilTe , eh’egli aveva ragione, 
e che lafciaflTe dare . Mà il Signore , che aveva di lui curafpe- 
ciale, fiibbito gli mandò un’Angelo , che toccò una Viola con 
tanta , e tale dolcezza, quanto da un’Angelo del Paradilb fi può 
(fìimare , che folfe, conlblando ad un tratto 1’anima, e ilcorpo 
.afflitto del gran Servo di Dio j onde rivolto aFrà Pacifico,che 
non aveva fentito il fuono , e gl’ altri fuoi Compagni, gli fece 
rendere grazie al Signore per quella gran conlblazione, che Sua 
Divina Maeftà fi era degnata dargli. 

E ciò balli avere auvertito in Generale prima di efporre, e 
Ipiegare quegl’ Illromenti, delli quali fattane una raccolta faran¬ 
no in appreffo indicati coll’ ordine di fbpra accennato delle tré 
Claffi , nelle quali tutti fi contengono. Premettendo dunque la 
Clalfe di quelli, li quali rendono il fuono con il fiato del So¬ 
natore , e con il vento artificiofàmente prodotto, terrà il primo 
luogo la Tromba. 

I.. ■ 

.Trornha Antica Kbred, 

T Rà tutti gl’Illromenti fbnori peril fiato, con cui fono ani¬ 
mati a rendere il fuono , deve tenere il primo luogo la 
Tromba, poiché quella fi legge ordinata da Dio nelle fà- 
gre carte , quando comandò a Moiaè nel decimo delli Numeri, 
■Fac tihi duasTuhas argenteas duCliles ^ quihus convocare pojjìsmul- 
tìtudìnem , quando movenda funi caBra ; dal quale precetto fi ren¬ 
de falli la narrativa, che fi legge nel quarto tomo del Teatro 
della vita humana pag. 1291. cioè, che PifèoTrojano fù il pri¬ 
mo Inventore della Tromba di metallo, mentre che anche prima, 
del comandamento di Dio a Moisè erano le Trombe di metallo. 
tifate , poiché come fi legge nel libro del Levitico al cap. 23. 
num. 24. che Dio dilfe ^Moisè, menfe feptìmo prima dìe menjìs\. 
erit vohìs Sabhatum memoriale clangenubm tupìs ^ vocahìtufì 
SanBum . 

Soleva quell’ Iflromento nelle Funzioni làgre fuonarfi dalli 
Sacerdoti, come fi può arguire dal comandamento fatto da Dio 

a Gio- 


46 

a Giofuè, quando volle dargli il poireflb di Gicrico cap. 6 » 
num. 4. Septkì cmuihith Chìtatem , ^ Sacerdote! tlangent. huc-> 
cinìsy che perciò lòtto il numero primo qui fi rapprelònta un 
Sacerdote della legge antica in atto di fuonare la Tromba , la 
quale nelle Sagre carte nel capo fòpraddetto li nomina otzTuhay 
ora Buccina onde lì deve intendere elTere Io ftellò Iftromento. 

Non è peròi certo , le la Tuba ^ ò Buccina fblTe della forma 
qui elprefla,. poiché eruditamente aver A il G'uthero de jurema- 
nium lib.. i,. 21 ^TuBarutn generis piar oc ab Invenforìbu! y Re¬ 

gi onibusy il fono y materia-y figura y uftt y con tutto- ciò- pare che 
non lì polii dubitare , che folle di tal lòrte,, mentre Giufeppe 
Ebreo antichillTmo: Scrittore, e perito nell’’antichità Giudaiche 
nel lib di elTe al cap- rr.. la delcrilfe come legue» parlando 
della Tromba ordinata a Moisè .. Efi- autem taUs y hngitudìnem 
quidern habet paulò- minur. cubìtalem crafiitudìne-autem efl Tibicepau- 
lò crafiior y cupa os tantàm patebat quantàm ad infiiandum fujfice- 
ret y definebat in extremitate camparmìue fmilis quemadmedum tubUy 
qua Afofra lìocatur apud Habreo! ^ Che anticamente folTe tifata 
dritta lì cava da. Giovenale ove dilTe» 

^uadraginta dedìt Graccum fententia dotem * 

Cornìcìni fve hic reblo cantaverat ire - 

Ma prova piò convincente abbiamo nelR marmi, e Medaglie an¬ 
tiche delli Romaniin molti delli quali fi vede la fama ulàre la 
Tromba per pubblicare Vittorie. Nella Colonna Trajana fi ve¬ 
dono ancheefprefleTrombe dritte, delle quali Vegetio- nel lib.g. 
della Milizia Romana cap.5.. T'alia!, dilfe , quadireEla efi appella- 
tury e nelle note (òpra la detta Colonna il Ciacconio nella Ta¬ 
vola nona num, 83, TubaSàc^ Infirumenfunc tàm efi ex ara cum 
'argenta ', cavuntyi^ reBuniy cujus fonìtm in cafiris y. ^ praUisy 13 ”' 
Sacris etiam in ufit erat y 6* Tubuy qua- dìreUa eB appellatur. 

Viene da noi efprelTa nellTmagine elpofta , come fi può ar¬ 
guire dalla delcrizzione di Giuleppe ,, alla quale fi oppone l’al¬ 
tra figura, che fegue, 


I. 





































































" 47 

I I* 

Soldato €on Tromba antica ^ 

C ioè d’un Soldato, il quale iflà m attodiruonare una Trom¬ 
ba dritta, e corta raà diflìmile «dalla prima , poiché •termi¬ 
na in una bocca più ampia , e alquanto ripiegata , prelà 
•dalla Colonna Trajana , -e polla dalli Schacchi nel capo 57, 
del Mirotecio 3. ■ove auverte, che per poter luonare^tale Iftro- 
mento conveniva adattare alla bocca del anedefimo una ìingueC® 
ta, con cui era regolato il fuono . 

La ftelTa figura di Tromba elpole il Bartolino nel libro de 
’Tibiis nella Tavola 3. num. 5. 

Circa tale lllrumento è da ricordarli la finzione poetica » 
in cui fi dice , che Minerva riculàfiè 1’ ulb della Tromba , per¬ 
che quando li liionava, reltava deformato il volto del Sonato¬ 
re , mentre era aiecelfitato a gonfiare le Guancie , onde la gettò 
per terramà che accorlèro molti per raccorla , onde ne reltò 
Y ulb di efla in varie ifiinzioni, e a tale deformità fò trovato ri¬ 
medio , mentre come racconta lo ftelfo Bartolini nelcap. 3. del 
libro 3. li Suonatori delle Trombe cingevano le guancie con ua 
legame di pelle , in cui lalciavano unapicciola apertura per da¬ 
re fiato alla Tromba , c di tale ulanza ne apporta nella Tavola 
3. molte elprelfioni in marmi antichi , trà le quali > lè l’Iraagi- 
me , che noi dòl numero HI. iqui elponiamo, 



I I I. 

Sonatore di Tromba prefa dal 
Campidoglio^ 

C ioè d’un Suonatore nelle Fede di Bacco prefà da un marmo 
porto nel Campidoglio, cinto nelle guancie del fopradetto 
legame, fopra la quale ufiinza riflettendo Plutarco de ira, oflèr- 
,vò una doppia utilità, cioè di nartondere la deformità del volto, 
e di regolare l’impeto del fiato neceflàrio per fuonare : Capijìro 
quodam wiegumento^ dice egli ramentando Marfia Partore) cir¬ 
ca eo fpìrìtum , qui rapidi , C woknterperumpobat coercuit , 0* 
tus ìnaqualitatem abfcondit . 

Hor di tale antico Irtrumento non fCi mèra invenzione il 
dirli dalli Poeti, che dopo eflere fiato gettato da Minerva fii 
raccolto da molti , poiché vero è T edere adoperato in molte 
funzioni; E ficcome le Trombe romandate da Dio aMoisèfor- 
virono a molte colè , come notò Monlìgnor Rocca capo 9. de 
Campania,cioè per dare il legno alle Turbe, quando; doveva, 
no trasferirli da nn luogo ad un’altro, quando fi dovevano in - 
timare le battaglie , quando li dovevano celebrare le Ferte , e 
offerire li lagrificii, e fcannare le vittime , cosi parimente nellt 
lècoli pofteriori ebbero le Trombe diverfi ufi , e oltre li già 
detti, lappiamo, che il Popolo Romairo fi radunava al conlè^ 
glio con il fuono delia Tromba, c che con il fuono della me- 
defima fi pubblicavano gl’Editti delli Principi,le vendite delli be¬ 
ni, eli Giubilei nniverMi, e quando altro non vi forte, balle¬ 
rebbe faperne Tufo milteriolb degl’ Angioli in Cielo mortrato a 
.San Giovanni , come fi racconta nel capo 8. dell’ApocalilTe : 
"Et feptem Angeli , qui habebant feptem Tubas , praparaverunt fc , 
ut tuba canerent ; overo quella, che da tutto il Mondo fi do- 
verà udire avanti l’ertremo Giudizio, quando , come dice San 
Paolo ad Chorint. i5-52.C««r^ enim Tuba^ ^ Mortai refurgent» 
Sopra di che caderà oceafione più opportuna di farne mag¬ 
giore ricerca. 

' IV; 


Trami? 





















































































































































































































-«i? 49 ^ 

I Y. 

Tromba doppia. 

A li» Tj'ómba retta, cfèmpliceufata dagl’Anticbi, fuccedè 
l’altra formata dal canale doppio, onde come notò lo Scac¬ 
chi mirot. 5. cap. 57. fi rende il fiiono più grato , e armonico 
mentre coll’akra più torto fi eccitava rtrepito,chc canto.L’Ima- 
gine qu'i porta rapprelènta la di lei forma, come tutto dì fi vede 
ufita da chi elèrcita l’offizio di Trombetiere j onde non hà bifò- 
gnod’effcr più diffiifàmente delcritta. 

Chi ne forte l’inventore è adatto incerto , benché Ifidoro 
Icriflè, che Tuha k Tyrrenls primàm inventa ; onde Virgilio Tyr- 
rhenufque Tab^g muzireper. athera clangor ; mà le s’intende della 
femplice detta difopra, chiaramente li convince u faintà,mea-. 
tre , come fi é veduto, fù fino dal tempo di Moisè l’ulb della' 
iTromba, le poi s’intende di quella di cui qui fi parla, dicehdo- 
fi, che forte inventata dalli Popoli di Tofiana, non lè ne hà in¬ 
dizio certo, mà è probabile, poiché quella di Moisè, come fù 
delcritta .di lòpra, era dritta, e non piegata . Di quella fcriven- 
do il Padre Merlénne pag. 104. del libro 2. Harmonicorum della 
verfione latina, diCfè che la lunghezza di erta ftefa uguaglia lèt¬ 
te piedi. 

Y 

Tromba fpezzata. 

A * Quefta comporta di Canale doppiamente piegato un’ altra 
ne fù aggiunta comtnunemente detta Tromba (pezzata : è 
quella comporta di doppio Canale, inlèrito l’uno nell’altro , e 
iorténuto dalla mano finirtra in modo , che la bocca porta ani¬ 
marlo col fiato , la raano delira ora allunga, ora (corta la parte 

G mobi- 


■•># 50 ^ 

mobile e con ciò fi ottiene il fiiono , che fi defidera dalla 
Mufica, e non fi può ottenere con la Tromba di (opra accen¬ 
nata . Parlò di quella il P. Mcrlènne nel libro degl’ Iftromenii 
armonici, e dille, che li Francefi la chiamano, eag- 
giunlè, che le foffero le volute di effo polle in linea retta , là- 
rebbe la lunghezza di quindici piedi . DelìrrilTe quell’ Illrumen- 
to anche lo Scacchi mirot. 5. cap. 54., e affermò, che tal fòrte di 
Tromba fù ulàta dagl’ antichi Egiziani, fondato sù le parole di 
Apulejo, il quale nel libro fecondo delle Metamorfofi, dice par¬ 
lando delli Sagrifizii celebrati in onore dalla Dea Ilìde ; Ibant , 
6 * Tibìcìnss dicati magno Serapi Yibìcìnes qui per obliquum cala-' 
mum ad aurem porreUum , denterà familìarem Templi ^Deiquemo- 
dulum frequeniahant I e àeXìcL , per obliquum calamum ; ar- 

guilce tal Ibrte di Tromba ripiegata, e daH’altre : Denterà fami- 
liarem Templi Deique modulum frequentabant , flima fignificarli 
il moto della mano, che ora allungava, ora accordava la Trom¬ 
ba. Denterà entendente dice cs\i ')iielretrabente Tub<e canaleimii^ 
fcalet fom mì ea edebantar-> in eaque entenfìone , iS* retraElione Ti- 
bitines modulabantar e ne pone la figura cart. 674., nella quale 
però non apparilce alcuna lpezzatura,edè in tutto limile a quel¬ 
la oggi di ufata communemente, e da noi cipolla al numero IV. 
flimò perciò il Bartolini elTerfi ingannato lo Scacchi , poiché 
( dice 3 di tal lòtte di Tromba Ipezzata non le ne vede alcuna 
elprelfione antica , onde la flimò moderna : ^uod IJlrumentum 
C fono parole dì lui } pag. 229. nec dum mìM en veteribus kaari- 
re lìcuit , Ucet noflris temporibus ìllud Tubee genus entare , at- 
que in ufii efe non ignorem> 

Al che noi potiamo aggiungere la Sinfonia, che fi fk nella 
mole Adriana in Roma , ora detta Callello S. Angelo in alcune 
felle principali dell’anno in una loggia eminente elpolla verlò il 
Ponte detto Elio da Elio Adriano, che lo fabbricò, da quattro Suo¬ 
natori di quelle Trombe fpezzate , accompagnati col fhono di 
due altri detti communemente corni., delli quali a fùo luogo fi 
parlerà. Ulano una limile finfonia grillelfi luonatori, qualunque 
volta il Senatore, e Gonlèrvatoridi Roma offerilcono Calici d’ar¬ 
gento nelle Chielè, ove fi celebra la fella di qualche Santo, per an- 
ticha confuetudine a quello fine dal medefimo Senato llipen- 
diati. 


VI. 





































































































































































SI 

V I. 

Tromba dritta /pezzata. 

S UoIe anche ufàrfi la Tromba dritta d’ un fblo Canale fpez- 
zato in modo che inlèrita una parte dentro l’altra, ora Icor- 
tandofi , ora allungandoli fi cagiona il Tuono più , ò meno 
acuto , ò grave , ftcondo che ricercano le regole della Mufi- 
ca, e fi uTa particolarmente daperlbne abitanti nelli Villaggi. 

VII. 

Tromba curva- 

P UÒ nalcére un’^altro dubbio circa la Tromba ulàta dalli Sa¬ 
cerdoti Molàici, ellimarfi, che non folTe dritta come la de- 
IcrilTe Giulèppe Ebreo, mà curva,mentre che in più luoghi del¬ 
la Sagra Scrittura, parlandoli di eflàcon il Tello Ebreo, in luo¬ 
go delle parole; Sacerdstes tolknt feptem buccinar i^c. fi dice Sa- 
terdotìs afumentfepUm tubar Arìetìnas ; e raccontandoli la cadu¬ 
ta delle mura di Gierico dopo il Tuono delle Trombe fi agiunge, 
45* futi ìnprotrahendo in cornu arìetina , Io ftelTo lènlb notò lo 
Scacchi effere nel Tello nvpm - P.t fi-jìtem Sacerdoter accipient fe- 
ptm tornìcìnar. Dalle quali parole può nalcere doppio dubbio ; 
il primo è circa la materia , il lècondo circa la lòrraa , cioè Te 
foflero veramente Corna bovine , ò di altro animale , ò pure 
di Metallo , mà fabbricato in Torma curva , e fimile al Corno. 
Che TolTero di materia Cornea , non vi è Autore, che TalTeri- 
ica , mà bensì di Metallo , come chiaramente fi dice nel com- 
mando Tatto da Dio a Moisè, perchè formata Torli in forma cur¬ 
va , c fimile al Corno dell’ Ariete , perciò prelèro la denomina¬ 
zione da tal forma , e furono chiamate anche con il nome di 
corno, ficcome di Tromba , e di Buccina , ciò Tù ollèrvato da 
Giulio LipfiòiieT libro 4. de milizia RomanaDial. 10. dicendo, 
che la buccina folTe cosi detta dalla Torma, e materia del Cor- 

G 3 no 


^ jf2 |f* 

no bovino ; "Nani atate Varronìs buccina fiehat ex materh metaì- 
ìica , ^ tamsn cornu dìcehatur ; e fi diceva, a hucdmndi forma ^ 
cioè dalla bocca del Suonatore , ma lo Scacchi, ftimò , che tal 
voce fìa originata dal corno bovino per la vacuità , che tiene 
Vegetio nel lib. 3. de re militari cap. 3. afleri, che foffe di me¬ 
tallo Buccina eft , qua ìnfemet areo emulo fkBìtur , che perciò 
li Suonatori di effa fi dicevano ^ Onde Statio lib. 5. 

de Tebaeis. 

Talia apud Grajos quos are recurua 
Stri dentei acuere tuba. 

E Vifgil. lib. 7. Eneid. 

j^reaque afenfu confpìrant mnua rAucai 

Sicché apparilèe, che la rnateria era di metallo la forma era del 
Corno, cioè curva, e di modo, che piegando fi andava lèm- 
pre slargando, come il Corno delcritto da Ovidio» 

Cava buccina Jumitur ìUt . 

Tortìlii in latum.i qua turbine erefeit ah imo 2 

E’ come il Corno dell’Ariete non perfettamente tondo, màcuruò 
in modo , che partendo dalla bocca del Suonatore , e rivolto 
lotto il braccio, fi ripiega dietro alla (palla, d’ onde torna ver- 
lo il Suonatore . Tutto ciò apparilcc nella Colonna Trajana.’ 
Tab. b. c. lo.num. 57- altri marmi antichi , uno 

delli quali è nella Tavola 5. del Bartolini al numero j., efidi- 
moftra dalla noftra Imagine lotto il numero VII. , ficcorae nel¬ 
la pompa trionfale delcritta da Giulio Lipfio > e ia molti altri 
luoghi apparilce. 



viil; 



p 


A 


\ 




■pur yl Itì^a Trcmihti TpieqatcL antìccL^ 











































































































































































































































































55 ^*5 

Vili 

Altra piegata antica . 

I Stfomento di tal forma ufato dagl’ antichi Ròmani I perche 
era incommodo nel portarlo , e fòftenerlo, fi reggeva Ibpra 
una Ipalla, principalmente quando era grande, con una tra- 
verla a quella unita, come apparilce nelli Sepolcri antichi pub¬ 
blicati da Pietro Santi Battoli , e dalli marmi del Bartolini , di 
Giulio Lipfio 5 ed altri , dalli quali fi è prefa la figura Ibtlo 
quefto numero eQjofta. 

.'U 

,I X. h; 

Trómba Verjlana . 

N ei Libro delli Viaggi per la Perfia defcrltti daEngelberfo 
Kemfero ^ oitiC li varii Illromenti , che di fiarp , e di per- 
coffe fi afferilcoao ulàrfi in quel Regno, molti delliqualij 
ò niente , ò poco diferilcono dagli vlàti in Europa, uno fe ne ac¬ 
cenna , ed è qnello elpreffb nell’ Imagine qui polla , cioè una 
Tromba lunga più della llatura del Sonatore, per cui fi rielwede 
molto fiato j e fi adopera ordinariamente in guerra. 

X. 

Tromba del Madurì . 

A LItrà poco diflìmìle fi adopera nel Regno del Madurè ^ tì 
quando fi ula fùole il Sonatore tenerla alzata verlb il Cie¬ 
lo, e non nel modo qui elprelfo nella carta , perche era 
incapace di tale elpreflìone \ E perche fi è nominato talPaelènon 
iàrà fuori di propofito darne qui una breve notizia. 

Nella parte dell’ Indie Orientali bagnata dal Gange è un’ 

am- 


"*>è 54 ^ 

ampia Provincia nominata dalla Città Capitale Màdurè fituata ftà 
il Malabar verlb Occidente, e la Perfia verlò Oriente, confor¬ 
me IcrilTe il Baudrand nel fuo Onoraaflico geografico. Ivi lòno 
gli abitanti Idolatri, e perche in clima molto caldo, fono di co¬ 
lore bruno fimile a quello della Cannella , ulano lòlemente per 
velie una tela , che decentemente li cuopre , Icendendo dalla 
cintura fino lòtto alle ginocchia, e la parte Superiore reità ignu¬ 
da , ficcomc le gambe , e li piedi, con li quali lòlamente le per- 
fòne nobili ulano un zoccolo di legno, che prendono per un pi¬ 
roio con le due prime dita , chiamato Padacururu » E nelle lingua 
Portughelè Tammaos , fogliono dipingere la nudità con un co¬ 
lore bianco , cominciando dalla fronte, in mezzo di cui formano un 
quadrato, poi nel petto, e nelle braccie, e in diverlè maniere, 
come fi è efprelTo nell’ Imaginc . Non cleono mai in pubblico 
con il capo feoperto, mà lèmprelo cuoprono con una tela mol¬ 
to lottile , chiamata Rumaley , e con un’ altra rriaggiore molte 
volte raggirata detta Tdeypagu . Alcuni però ulano tal volta 
un Gibbone , e alcuni Nobili una Velie longa lottile di bam- 
bace . Celebrano le loro felle con danze, e luoni , fimili molti 
agl’ Europei, e altri da loro inventati. Balli qui aver cipolla la 
lunga tromba da loro ufàta. 

X I. 

aitilo antico. 

U N limileIltfomenfo ritorto verlb la bocca di eflb \ mà di 
mole più piccola fi chiamò dagl’Antichi Lituo , le bene 
da alcuni fi confonde con la Buccina, nulladimeno da elTa è dif¬ 
ferente . Si veda la figura qui cipolla , che tiene il Lituo della 
forma prefa dal Fabretti dalla Baie della Colonna Trajana , c 
nel fuo volume la pofè a carte 204 Una fimile fi vede nella Ta¬ 
vola terza , lòtto il numero 4. di Galparo Bartolini , il quale a 
carte 228. afferma averla prelà da un marmo antico efillentc nel 
Giardino dell’ Avvocato Ronconi in Roma con la lèguente In- 
fcrizione. 

M. 















































































^ 55 ^ 


M. Julius VJ^or 
ex Collegio 

Zìtìcimm Cormcìmm . 

v' 

e aggiunge, che Lituus appeTlcttaeJl virgo hrevìs in porte qua ro~ 
iuhior erat , jucurva^qua facrìfoìorum mimjlrì ujìfunt. Tale figu¬ 
ra fù pubblicata in flampa da Francefco Battoli figliuolo del 
molb Battoli tra le Pitture delle Grotte di Roma nella Tavola 8. 
ove le note di Michel’Angelo Caulèi dicono, che di tal Colle¬ 
gio parlando Vegetio nel 2. al capo 7. diffe Tìbìcìnes Corni cines , ^ 
Buccinatores , qui Tuba^ vel aree Cornu , vel buccina committere 
pralium folent . II Lituo diverlò dalla Tromba era proprio IltruT 
mento della Cavalleria, il quale rendeva un fuono acuto, di cui 
Icrifle Lucano nel primo : Stridor l.ituum , fatto a foggia del Li¬ 
tuo augurale , dal quale , è verifimile , che pialiaffe il nome.' 
Un tal’ Iftromento da luono fii delcritto da Seneca in Oedipo. 

Sonuit rejlexo chj/ìcum cornu , 

1" Lìtuufque adunco Jlridulus cantus 

Edidit are . 

Tal’ Iftromento ulàto principalmente nelli Sagrìficii dice il 
Bartolini elTere flato inventato dal Battone di tal forma, con cui 
Romolo dilègnò il contorno della Città di Roma, Petto lo defi¬ 
nì , dicendo efl genus buccina incurva^ unde vox gracilior exiret ; 
onde Statio fèxto Theb. , ^ lìtuis mres circumpul/hntur acutis ; 
benché fia cofa dubbiofà, le tal fòrte d’Ittromento fònoro abbia 
avuta rorigine dal battone, o verga degl’Arufpici, ripiegato ìa 
una cflremità , ò pure quetto procedette dal Lituo fònoro. Pii 
oioflò tal dubbio da Aulo Gellio nel capo 8. del libro primo , 
dicendo; Veruntamen pari forma , ^ parìter ìncurvam efl. 


xn. 


5Ó ^ 

X I L 

Corno per la Caccia - 

A l contfario rendefi il fuono rauco dal cofuo> à fiaquello 
di Bue, quale fù adoperato dagl’Antichi , e adelfo an¬ 
che li ulà dalli Pallori per convocare gl’Armenti , ò fia formato 
di bronzo di figura fimile, come fi elprirae nella fegueute figti" 
ra , e ulàto ora nella caccia. Nel tempo di Romolo fervi va il 
corno bovino per convocare li Cittadini Romani al coafisuo , 
come fi cava da Propertio nella cleg. i.del lib. 4. 

Buccina cogebat prifios ad nerba quìrites . _ -ir 

Varronc de lingua latina , citato nel tefbro di effa Icriuet 
Cernm dkebantuv , qu<c mnc tabee nocantur , ^ quìa qua nane 
Junt ex arCtCunc fiebant à bubuh cornu ; al quale collume allule 
Virgilio 8, Eadà. rauco Jlrepuerunt cornua canta per fine qui fi 
può riflettere all’ etimologia adotta dalfidoro, il quale llimò , 
che la parola Buccina fignifichi lo fteffo, che U corno derivato 
dalla voce, quali dicelTc weinam, 

X I I L 

Corno delli Turchi» 

I L cornetto all’ antica , non è più in ufo. Èra qucfto lungo 
* palmi tré , e un quarto, forato a piramide in modo , che 
la bocca ultima era in diametro oncia una , e mezza , c nella 
cimala bocca era d’un minuto, e mezzo. Nella verga erano lèi 
buchi Ibpra, c uno lotto. Era quello confiicto a grÉbrci, e fù 
deferitto da S. Paolino parlando di alcuni fonatori nella venuta 
di Niceta Velcovo. 

Labra tsrìt calamh Mrloque magìjlra 
Temperai arte Jonos arguta foramìnafiata 
MobUìbufque regìt dlgitis , Clauditque , aperìtqua 
Vt rapìdapiice dulcefcat néatque caverms 

Qucx 


Corno 











































































































































i 



Tromha Cinesc^^ 


Xir 















































































57 

QikìI’ Idromcnfo anticamente li fabbricava non Iblamen te 
di legno, come lì legge apprclfp Filoftrato lib. 5. de Vita Apollo- 
nii Tkianei. An igUm prtctenà h<ec tibia , quòd ex auro aurical- 
coque-i aat corvorum^ aut AJmorum eruribui compari a Jìt. ì^c. 

Tali buchi dagl’Autóri ibao detti caverne , e per elfi Si-' 
donio chiama tal’ Iftromento , e firaili multi foratile 5 e multìfo- 
r/, come lo-dille Seneca in Agamennone- 

X I Y, 

Corno Tur chef co • 

W No di tal fòrte lì ufa dalli Turchi , e ricerca molto fiato 
per effere animato al fuono , la figura qui efpolta prela 
Oairimagine ftampata in Parigi per ordine di Monsù di Ferra- 
jol Ambafeiadore del Rè alla Porta , e pubblicata nel i 712. j con 
la quale fi rappr^fenta 1’ arrnmpagnamento di nna Spola 3 cala 
dello Spofbjlo diraoflra; Siccome una Tromba Indiana ^ ulata 
nella Provincia di Goaed altri luoghi dell’ Indie Orientali , 
fuol’eirere lunga fette, e otto palmi Romani, e rende Tuono rau¬ 
co, e. ricerca molto fiato j onde da pochi fi ufà^ 

X Y. 

Tromba Cinefe. 

N ei Corteggio fatto al Rè della Gina affai numerofo dice 
Gio: Francefco Gemelli nel Tomo 3.dellifuoi viaggi, pre¬ 
cedono alcuni Trombetti , li quali fuonano una Tromba fatta 
di legno molto ftimato dalli Cinefi, è cerchiato di [cerchi d’oro, 
la grolfezza non eccede un palmo , che a poco a poco dilatan¬ 
doli , forma una Campana , la lunghezza è di palmi tré. 


H 


XVI. 


->5 5 % 


X V I; 

Altro Corno da Caccia. 


“1 ? Abbricato col progrcffo .dèi tempo iil corno di metallo » e 
,■ mutata la materia idielTo, fb anche svariata la forma, ulan- 
dofi dalli Gacciatori ,, e dalli Corrieriili per darfi avvilo da 
quelli alli Minillri (delle Polle, e per animaisc >da quelli li Cani, 
e fvegliarfi le jSélvaggine . Si fabbrica .di metallo , acciochè fia 
il ftionq più chiaro, .e anche li fabbrica ripiegato , come fi ve¬ 
de nell’imagine ,, qui polla, acciochè diventi maggiormente gra¬ 
to , che perciò appreffo il du Gange fi legge : Corma ìnflare dì- 
cuntUT vemtms AlTeri il Panvino de Judis Circcnfibus lib. 2. 
cap. 85. che .anche gli antichi Romani inelliTrionfi aifalTero 
"ses tlbkmuìas.^quarum dìà ufus apudRomams fuìt '-, fuole tale Ipe- 
cie di Tromba non efferc maseiore in 'hìnQheiT^i di tuo palmo, 
benché,come dimollra l’Imagine ìèguente . 


XVII. 



A Lfri Sonatori fiano del corno molto più grande -ì « Ibno- 
ro. Si raccoglie quello con doppio giro dopo Ja bocca del 
Suonatore , luccelfivamente slargandofi nel fuo progrelTo, -e ter¬ 
mina con una bocca fimile a quella delle Trombe fopra delcritte; 
onde rende una vocellrepitolà, che luperaquclla degrakri Stro- 
menti, e di quella Ipecie di corno forfi parlò Orazioquando 
dilTe Sat. 6. Comua magna Sonare m mneere Tubas . 



xviir. 






























































/ 



Corno Raddoj?piato 




















































































I 




























































*y§- 59 H*” 

X V I I i. 

Buccina:. Marina. 

A LH fbìpradettii Stromenti ^ prima che foffero inventati, fb- 
levai fupplire il fuono rauco, delle conchiglie marine , det¬ 
te perciò/ dalli Latini Buccine,-facendo nella parte inferiore acu-* 
minata un buco<,. per poter’in elfo, tramandare il fiato , fi rac¬ 
conta apprelTo Igino , che Tireno figliuolo di Ercole , il qua¬ 
le fecondo il computo di Saliano' morì nell’anno del Mondo 
2854. cominciò a fonare tal’IftromentO' fatto, dalla natura, eper- 
fezzionatO' daH’arte.. 

Inerendo a quello coflume', finfero li Poeti , che nelli 
Trionfi di Nettuno in Mare , fefìofr li Tritoni fi fè'rviffero delle 
Buccine per applaudire al Prencipe loro , e incitare’ alla Guerra 
li Giganti,, li quali Ipaventati, credendo, che foflé voce di qual¬ 
che grande Animale, fi pofero in. fuga 4 onde reflarono> li Trito¬ 
ni vincitori,, come riferilce Natale Cornice rnythol. lib. S-cap.g. 

Che perciò Apulejo nel libro 4. delle Metam. cantò : yam 
pajjim Maria: perfukantes Trìtonum catervce Bine conca- fonaci lem- 
ter Buccinanti, e più. diffufamente Ovidio lib.. i ^metam. verf 333.. 

Cwrukum' Tritona weatur concaque' fonaci 
Infpirare juhet y fluVtufque y ^ flumina fgnoy 
Jam revocare cìatOi cava buccina fumitur illi 
Tortilit in latum, quee turbina crefeit ab imo: 

La figurai qui efpofla in atto di fuonare la Bùccina,. fapprelen- 
ta un pallore, poiché le favola è che fia fiata ufata dalli Tri¬ 
toni , con verità fi può dire, effere ulata dalli Pàfiori, mentre 
verfo tafèra con il fiiono di effa nelli Campi delLatio, e altro¬ 
ve fi richiamano alle Italie gl’Animali per elfi difperfi , imitan- 
dofi con; il Suono rauco il grugnire d’alcuni ed il raugire d’al¬ 
tri , li quali allettati vi accorrono.. Ciò fu offervato da Columel- 
la nel cap. 5..del lofio ;■ Id femper crepufculo fieri debet , ut ad fo- 
num Btmina pecus y fi quod in Silva fub/ìitmt y fepta repetere con- : 

Ha XIX.. 

✓ 


»>é 6o 


XIX. 

VI auto. 

I L Paftore, che lègue, moftra difiionare un’akro Stromento 
frà rutti antichiflìmo, detto dalli Latini Tibia, e in Italiano Flau¬ 
to, detto Tibia poiché la prima volta fù formato dalle gam¬ 
be delle Grui ; lecondo che fcrifle Seneca in Agamennone, rife¬ 
rito dal Rofino lib. 5. cap. 11. poi fìi fatta di buffo, e lècondo 
la relazione di Plinio lib. 16. cap. 36. di canna , e dopo dalli 
Itinchi deirAfmo , finalmente di argento, e ficcome fù mutata 
la materia, cosi fi mutò la forma, e fù di diverlà fpecie, ciò fi 
cava da Orazio, ove dice » 

Tibia non ut nane oricaìcho ‘vinFla tubusque 
y^mula, fed tennis ftmplexquc foramine parvo 
yldfpirare, ^ ade/Te Choris, erat atilis atque 
Fdon dam fpifda nimis compiere fedilìa flatu 
^ Fopulus numerabilis , utpot'è parvas 

Et frugi cajlufqut veretundufque coibat . 

Nelle quali parole , come notò Rofino indicò , che in quat¬ 
tro colè era differente dall’ antica , cioè , che non era circondata 
di metallo, lècondo che foffe tenue , e lottile , terzo , che folle 
femplice , quarto, che aveffe buchi ineguali. Notò lo fteffo Au¬ 
tore effere molti, e diverfi li pareri circa la diverfità delh Flauti, 
poiché alcuni offervarono la lunghezza differente , altri li buchi , 
li quali lervoHo per variare il fiiono, altri la forma . Ballerà accen¬ 
narne alcuni principali, cominciando dal primo, e più lemplice di 
tutti, rapprelèntatolÉal Pallore, che lo fuona , notaremo ridurli 
quello a quattro forti dillinte per la lunghezza, e hano lo lleffo nu¬ 
mero di lette buchi in fila , e uno di lòtto, che fi regola dal pollice 
della mano . Uno rende la voce di contralto , e lungo palmi 2., e 
tré quarti. Il lècondo lungo palmi uno, e mezzo rende la voce di 
Ibprano, il terzo lungo palmi 3. hà la voce di tenore . Il quarto 
lungo palmi 4., e mezzo, rende la voce di baffo j A quelli le ne 


Flauto 
























































6 


61 

può aggiungere un’ altro chiamato Ottavino , perche Tuona F otta¬ 
va voce del Flauto contralto , ed è lungo palmo uno, e due onde. 
Un’altro della fpecie medefima fi iilà, detto communemente Fla- 
giolet 5 overo Flautino lungo circa un palmo, ed hà quattro buchi 
fopra, e due lòtto. Per tale diverfità di buchi Ibrtirono varii no¬ 
mi li Flauti ; onde il Flauto fi dice multiforatilis da Apulejo 
da Seneca in Agamennone mulHfom, e da. Sidoniolib. 2. Epitt. 
Septìforìs . 

Se vogliamo indagare F origine di tal’ Iftromento , altra non 
trovaremo, che F inventata dalle Favole , poiché Ovidio finfe , 
che la Ninfa Siringe, trovatafi alla riva d’un fiume, fù mutata in 
canna paluftre ve vim à Pane pateretar. Onde Ovidio nel primo 
delle metamorfofi cantò. 

Panaque cum prenfam fihì jam Syrìnga putaret , 

Carpare prò ÌSJìnpha calamos tenuìfe palujìres 
Vumque thì fujplrat motufque in arundlne •ventus . 

Effecìjfe fonum tenuern , Jimtlemqae querenti . 

Arte nona , votìfque Deum dulcedìne captum . 

Onde ne fece una Fiftola per luonare, a cui rimale il nome di 
Siringa. 

Ad altra cagione F attribuifce Lucretìo nel lib. 5. > ove dice che 
liZeffiri. 

Cava per CaUmorum Sibila prìmàm 
j^grejles docuere cavas inflare Cìcutas. 

Inde minutatìm dulces aidìcife querclas 
Tibia , quas fundit digitis pulfata canentium 

^ Arifiide però orat. in Minervam ftimò , che da quella folle 
inventato il Flauto , e che ne commettelTe F ufo di elfo alle mule j 
fjccome della lira a Mercurio, e della Cererà ad Apollo . 

Tutte belle invenzioni, dalle quali non le ne cava la vera ca¬ 
gione iftorica , come vano è ciò, che racconta il Buleugero nel 
lib. 2. cap. 21. de Theatro , cioè elTere fiati alcuni Antichi di pare¬ 
re , non doverli ufare il Flauto, perche nel lonarlo fi deformava la 
faccia del Suonatore 5 mà che altri furono di contrario parere per 

il filo» 


*>é 62 

il fuoiio foave , che rendeva ; Onde Plaufo SympoL 7. cap. S.. 
fcriffe lenìt anlmos., ^ in aures fa ìnfìnuat ìtifundens vocem yu- 
cundam ufqtie aà animum, quem tranquìllum ejpciunt , Jt modum te- 
niierìt , non in efeSu difoluta , concutiens anìmos fanis JiBula-- 
rum ftriduUs ; che perciò il Bulengero , notò eflere ftatO’ il Flauto 
adoperato ,/« T’m/'/Zx, inTheatris % Fmmbus:y^Qrgiis omnium 
pene Gsntium afenfa . 

L’ erudito Senatore di Firenze Filippo Buonarota efprimendo 
il preziolb Carneo, del Cardinale Carpegna , in cut fl rapprefenta il 
Trionfo di Bacco , notò alla carta 45 7.. che in elTo una Ceiitaurefla 
fi vede in atto di fuonare le Tibie , ficcoine. anche fi vede una fi¬ 
lmile efpreffione nel Medaglione di Giulia, e parimente nel Sarco¬ 
fago, che è nel Palazzo Farnefe, dove il Centauro, fuona la Lira , e 
riferifce , che Fornuto rende per ragione , perche le Tibie fodero 
adoperate da Bacanti, e che 1 ’ ulanza in molti luoghi era di flio-» 
narle, mentre fi vendemiava , al che allude quel d’ Euripide .. 

Rallegrarfi colla Tibia 
Polar le cure ^ 

Qj^ando verrà F Vva 

E nella Feda di Tolomeo vi era un Carro carico di Vve , che era¬ 
no pigiate da feflànta Satiri,li quali afuon di Tibie, cantavano veri! 
della vendemmia. Tutto ciò. II Senatore.Nel libro delle pitture an¬ 
tiche delle grotte di Roma , intagliate da Pietro Santi Bat¬ 
toli , e illuftrate da Pietro Bellori nella parte prima al numero 
4. fi accenna una Baccante , che tiene due Tibie nelle mani, 
e le ifpira col fiato ; fcriffe Fornuto che le Tibie fi flionava- 
no nelle fede di Bacco, per alludere al coftume di quei Popoli, 
li quali al fuono di effe fole vano-vendemmiare .E però degno il 
norarfi , che tali Tibie hanno -la forma quafi fimile al Lituo , eF 
fèndo alquanto ripiegate verfo la bocca, con cui termina taFlffró- 
mento , e non totalmente dritto , come fbgliono effere li Flauti, e 
fimili. Una fimile efpreffione fi vede nèlla Tavola 15., ove fi rap- 
prefènta un Trionfo di Bacco ef]areffain un Carneo del Cardinale 
Carpegna , efièndovi la figura di un Fauno, che fuona le Tibie fò- 
lite adoperarfi ne’ Baccanali j come dice Ovidio nel terzo delle 
Metamorfofi. 

l/ber 






'.^■iSftiii 



i 























































































iJher Ade/l ^fejlìfque frtemmt uhUùbus agri 
Turba rvunt mijìaque Vìrh ad Sacra feruntur 
.^md furor Anguìgera proìes Mavortìa l^ejìras 
Attonuit mentes ? Pantheus ait arane tantàm 
< ^re repulfa valent ? ,0* adunco tibia corna ^ 

XX. 

Flauto doppio. 

N On furono contenti gl’Antichi di ufàreiuiiifblo Flauto ^ mà 
bene fpeflb ne adoperarono due in un;tempo fleffo : fi efpri- 
me ciò nell’ Iinagine , che (ègué 5 e fi può riflettere alla lu- 
periore polla (òtto il numero IILdel Baccante-in atto di luonarc due 
Flauti. Di fimili éfpretlìoni Ibno piene le Medaglie , eli marmi an¬ 
tichi, fi veda il Sagrificio in onore di Silvano elpollo dal Calali 
part. g.cap. t . de Iplendor.Urbis Roma:, e nel Sepolcro di marmo, 
confervato ;nella libreria Vaticana, trovato nell’Anno 1702, un mi¬ 
glio in circa fuori di Roma, vicino alla Itrada di .Péleftrina nella 
iVilla del Signor Domenico Cabàllini , eon’oir» dentro 'mezze bru- 
giate involte in un panno tefiuto di Amianto, e fù elpollo in llam- 
pa dal Signor Francelco de’Ficoroni erudito Antiquario . In elTo il 
Coperchio è ornato di figure a baffo rilievo , fra le quali ètin Suo¬ 
natore di doppia Tibia ò in tutti quelli però non apparilce la forma 
vera di effa , come elegantemente Uà elpreffa nel marmo addotto 
(dafBartólini Tab. i.num. 4. poiché quelle erano totalmente con¬ 
giunte, che per una llbla bocca erano tutte due animate dal fiato del 
Suonatore . Una fimile efpreffione lì vede nel capo 26. de donariis 
di Giacomo Filippo'Tomafini prelà da un marmo antico pofl'eduto 
in Roma da'Orazio della Valici. C., ove fi rapprelènta un Sagri¬ 
ficio fatto a Silvano.. 

Il primo, che elprimentaffe quello doppio Stromento al rife¬ 
rire d’Apùlejo lib. i. Florid. fò Hiagni Padre di Martia celebre 
Pallore.. Primus Hiagnis [dice egli} in canendo manus dìfiapedi- 
mvit , prìmm duas Tibias :uno fplrìtu anlmavU , primus levis , 0 " ds-- 
xtris firamìnibus acuto tinnitugravi Bombo Concentum mufcum mi- 
/cuit * Pii- 


64 ^ 

Plinio però .tlfer'i nel lib. 7. cap. 50. > che Martla inventò 
r ufo di tale Iftromento, dopo avere trovato in un Fiume il Flauto 
gettatovi da Minerva. 

XXI. 

Flauto Tranerjìer. 

A l Flauto fòpradetto un’altro fè ne può aggiungere , detto 
Traverfier dagl’Alemanni, lungo palmi tre in circa, ed hà 
Canale quafi ugualmente ftefb, ha buchi fette vcrfo il fine, ed 
uno vicino al principio , a cui fi applica la bocca per animarlo 
col fiato, e fi tiene come fi vede nella figura lòtto quello nu¬ 
mero elpolta indicante un Soldato in atto di fuonarlo , perchè 
Ibgliono principalmente ufarlo li Soldati Tedelèhi , e accompa¬ 
gnare con elfo il fuono del Tamburro, fece menzione di tal’Iftro- 
mento Giacomo deVitriaco Cardinale lib. 3. hill. orient. ^ 
en'im Jìbifacevo nomen cutn tuhis calamellis^ fiflaladkìtav à noflrìst 
quìa in bello etìamnum utuntuv Heheliì 5 onde fi dice tal Ciufo- 
lo ffulatorius calamus. 

Suole quello dirfi, ò deliro , ò finillro , fecondo il mo¬ 
do , che fi tiene nel fuonarlo, poiché da alcuni fi fuonate- 
nendofi llelò verlb la parte delira , ò vero verlb la parte fini-, 
lira. Parlò di elfo lo Scaligero, riferito dà Rofino lib. 5.cap. i r. 
e Aldo Manutio lib. i.Epill, 4. così lo dclcrilTe : Dexlevao Tibia 
crani 1 qua dextrahìflrionos fpeBabant ^ fini(lva fcil cet fpeBat0res% 
finìfira contra-i qua fni fra hifriones dexlra JpeBatores 4 opinar au~ 
lem fniftrasgravem fonum redd'dife^ dexteras autem acuium}, fini- 
fra enimex ca arundinis parte fiebanì-y qua proxima Terra nafcì~ 
tur -) qua enìm crajfor fit ■) O* foramenlatius habebat-> quam qua lon~ 
ginquìor a radice eftt graviorem fonum reddat f necefe efl dexlera 
autem à fuperiore arundinis parte febant -, Ciò anche fi aiferma da 
Plinio lib. 16.-cap. §6. Differivano anche nel fuono per cagione 
delli buchi , avendone alcuni due , altri tré ; onde il fuono fi, 
rendeva più grave , ora più acuto, e fecondo li Ibggetti rapprc- 
lentati nel Teatro fi adoperavano le Tibie traverlè circa la 
quale diverfità 5 fi può leggere Rofino nel capo Ibpradetto, Ce¬ 
lio Rodigino, e Scaligero nel cap. iq. della Poetica, XXII. 
























































































I 























































































65 

XXII. 

Ciufoli Pafìoralì. 

U t^akfa Forte d’Iflromento ufato per ordinario dalli Pa/lorij 
è quello, che è compofto di moke canne , chiamato vol¬ 
garmente Giufolo, e dalli Latini Fi/iah^ Teofralto , e Piinio la 
diflero Siringa . La delcrizione di eflb li hà da Polluce : Fijìuh 
ejl CaUmorum compofhio , Uno , ^ csra conjunBa , auù tumitUmrioy 
(5* rudi opere Tibìae multa ^lìngula pmlatìm fub JtnguUs definente! è 
maxima ad minimam arundinem ex altera parte fibì invìcem propter 
inaqualitatem fdppofitì , ut res non fit abfimìlìs ala A 7 ns ; quemad-^ 
tnodum enim in ala penna fiuperlores fiunt longiores , qua fiequuntur^ 
earum ardo fiemper decreficìt j ufique ad minimam pennam , Ita fi 
in Fifiula plures fiunt calami impares cerajunUi per ordinem, fien-^ 
firn decrefcunt » ut inferiore! fiemper breviore! fint . 

Nota il Bartolini, che al principio fi usò dalli Pallori una 
lòia Fiftula , poi crebbe a due, poi a lette, mà ineguali 3 e 
con proporzione; onde cantò Ovidio. 

Fifiula dìfiparihu! paulatim fiurgit avenÌ! . 
e che folTe di fette canne 3 lo dille Virgilio eglog. 2. 

EJl mihì difiparibu! fiiptem compaUa cicutii 
Fifiula . 

Delcrizrone più lunga prelà da Achille Tazio lib. 8.11 legge nel 
Bartolini a cart. 214., il quale riferilce , che nel Palazzo Far- 
nelè fi vede una Pillola di dodeci canne, lei delle quali lòno 
inuguali 3 e lèi uguali, Cdice e^\') Pluribu! è TibiÌ! com~ 

pafìa ejl 3 qua fingali! ex arundinibu! conflant . Acque arundi- 
nes ipfia omna perinde ex tibia una fionum edant , inter fieque 
ita collocata funi 5 ut altera alteri ordinatim adhareat 3 facia 
exterior pojleriori fimili! habetur . ^uoniam autem arundinum 
ttliam alia excedit , illud fiche oportet altero ex capite quanto 
prima fiecunda fuperetur , tantò fiecundam à tertia fiuperarì > 
cateraque deìncep! proportionem tandem fiequi . En altero autem 

I ca- 


66 ^ 

capite tgqmles lllas inter fe omnes efe , qua omnium media m 
longiore dirnìdlo minor efl . Eo autem ordine difpojìta arundìnes 
fuerunt , ut aquaJis efìci concentus poffit . Nam cum acutiffimus fo- 
ms in Jublime admodum feratur gramjpmus autem cantra depri- 
matur-i amboque sxtrsmasper arundines^ alter alterum fcilketforti ti fnt 
interjacentes , alias ^ qua vocum intersallamoderarentur,conjìitui ne~ 
cefe fuit . Illa enim fonos impares , fed tamen prò rata portione 
diJlinBosnaBai acutaque cum gravibus temperantes in caufa jant-) ut 
inter fe congruant, fc ut aqualis demum concentus eficiatur • Ineren¬ 
do alla forma inuguale Glaudiano defcrilTe tal’ Iftromento in 
Epit. ver. 34. 

Platano nanque ille fub alta 
Fufus, inaquales cera tenebat avenas 
Af^naliofque modos , ^ paFloralia labris 
Marmar a tentabat relegens orifque recar fu 
Difìmile tenui mriabat arundine ventami 

È Patio nel lib. 3. deLeucip. amor, ne accennò il modo tenuto 
nel Tuonarlo come fegue voltato in latino , Porri) fiflula hac fi 
ori cum quis admoverit , eodem prorfus^ quo Palladis tìbia referturt 
zeràm bine digiti modos temperai , illic os manum imitatur ; hic 
tibicen foramina omnia , uno dumtaxat excepto , per quod fpiritus 
exeat ■) obturat ■) illic fflulator arundìnes alias omnes liberas dimittens^ 
uni tantàm ^ quem quidem/bnum edere nelit^os admovit qua deinde 
ommlfa ad aliam atque aliam, prout ad fuaviorem cantum edendum 
feri per eft , tranflit , eoque paBo tir cum arundines labra ìllius 
identi dem feruntar» 

Se di tal’ Jftroraento fi cerca l’origine , e l’Autore , vi è 
argomento di credere non effere fiata molto antica , poiché nell’ 
Iftorie del vecchio Tefiamento non nè abbiamo alcuna relazione 
quantunque lo Scacchi Mirot. 3. cap. 55. fiimi, che nelle fefie 
pubbliche, come nelligiorni , quando s’incoronavano li nuovi 
Rè, fi ulàflequalfivoglia forted’Ifiromcnto ratificale, tra li qua¬ 
li fi può credere fofle quello, che ora delcriviamo accennatone! 
nome di Fiftola ; imperocché dicendoli nella Coronazione di Sa¬ 
lomone 4. Reg. cap. \i. Et afeendit univerfa multitudopof eum , 
Populus canentium tibiis^ nel Tefto Ebreo fi dLÌcz,ffakntes fifulis . 


1 ' 


















































































*>§ 67 

Li Scrittori, che nc trattarono , furono di pareri diverfi, 
poiché Apollonio lib. 3. de Deor» orig. dice edere flato Autore 
Mercurio ; altri Fauno , overo Pane , altri Idi Paflore della Si¬ 
cilia con l’Autorità di Virgilio, dicendo. 

ptimus calamos cerct- conjungere plunr 
Injìhuit: 

Con più lepida narrativa alTeri Lucrezio Itb. 5. eiTerflato inven¬ 
tato a calo, quando le canne agitate dal vento , cominciarono 
a render fibilo , onde li Pallori cominciarono a fuonarle «ol 
fiato. 

"dt Zeph'm cava per caìamorum Jìbìlaprimàm 
Agrejìes docuere cavar ìnflare cicutas , 

Inde mìnutatìm dUlces didicife quereUs , 

Tìbìa^ quas fundit dìgith pulfata canentum 
Avia per nemora ac Silvas jaUufqae reperta 
Per loca Pajìonm. deferta ì^c.. 

Inerendo perciò a quelle favoTolè relazioni, fi è efjiofla l’Imagi- 
ne d’un’Fauno in atto di fuonare la Fiflola flipradcjcritta, men¬ 
tre tal lotte d’ Uomini flirono làlvatici ,, e abitatori delle Selve. 

X X I I I- 

Oboi. 

E ’ Detto Oboè riflromento , che lègue, il di cui fiiono mol¬ 
to grato all’udito, è molto più flrepitolb del Flauto ; Tuoi 
elfer lungo circa due palmi, e otto oncie, la vacuità interiore è 
piramidale , e termina in bocca di Tromba , nella parte , ove 
s’applica la bocca per Tuonarlo, è una lingua compofla di due 
parti di canna, che infiemefi riguardano, il Tubo è bucato in 
lètte luoghi, c trà il lèflo, e lèttimo buco ve n’è un’altro latera¬ 
le , che fi apre , e lèrra con il dito auricolare.. 

Un’Iflromento fimile all’Oboè nominato Clarqnc è lungo 
palmi due e mezzo , termina con bocca di Tromba larga onde 
3. E bucato in lètte luoghi nella parte fuperiore, e in uno nella 
• I 2 par- 


••iè 68 

parte Oppofta inferiore. Oltre a quefti buchi nc hà due altri la¬ 
terali opporti, mà non in diametro, li quali fi chiudono, e apro¬ 
no con due molle calcate con le dita , quando bilbgna variare 
li tuoni , li quali fono più baffi della voce formata dall’Oboè . 

Chi fia flato il primo inventore di tal’ Irtromeuto non l’hò 
trovatoriferito da alcuno rtrittore, ficcome da ninno fù dertritto, 
fègno maniferto non effere antico , raà moderno dedotto dalli 
Flauti, per avere voce più alta, evigorofa, ne è fi facile a {pie¬ 
garli colla penna, come la comprende l’udito, da cui fi diftin- 
gue, econorte, benché confulà nelle Sinfonie conia voce di al¬ 
tri Iftromenti Muficali. 

Prima di terminare quefta narrativa, non è da lafciarfi l’accen¬ 
nare , che tra grirtromenti, li quali fi rtionano col fiato uno ve n’è, 
{le bene non molto adoperato) il quale volgarmente fi chiama Scia- 
lumò , fuole effer querto fatto di canna a modo di Zampogna , e 
lungo come il Flauto , e hà buchi lette , eioè lèi di Ibpra , ed uno 
di lotto. 

Un’ altra Ipecie di Scialumò dicefi dalli Suonatori Calandro- 
rie , il quale hà li buchi, come li Flauti , e nel principio dell’ im¬ 
boccatura hà due molle , le quali preinute , danno il fiato per due 
buchi opporti in diametro , dove fi pone la bocca è inferita una 
Zampogna , rende querto un fuono rauco , e poco grato , e. fi Tuo¬ 
na colle medefime regole delli Flauti .Eufebio Cefarienlè de pre¬ 
par. Evang. lib. io. cap. 2. ne fece Autore Olimpio , e Marlìa 
Fratelli nati nella Frigia Inventori della Firtolasficcome della Trom¬ 
ba dice foflero inventori li Popoli Tirreni fratelli vifsuti in tempo 
di Cadmo. Polibio nel lib. 4. l’attribuì a gl’antichi Popoli di Ar¬ 
cadia, li quali li portarono nel Latio, ove {blamente fi uiàvana le 
Zampogne, come affermò Dionifio Alicaruafseo^ 



XXIV. 







f 

























































































































































69 

X X I y. ^ c XXV. 

Fagotto , 0 mezzo Fagotto . 

D Agl’ Iftromenti, che fi vedono efpreffi in mano di due Suo¬ 
natori 5 uno è chiamato volgarmente Fagotto, e l’altro mez¬ 
zo Fagotto, de’ quali il Fagotto, altro non è, che ilbafso 
deir Oboè j e il mezzo Fagotto il tenore. Il P. Kircher a carte 500. 
del libro Artis magate conlbni, & difsoni li nomina con la parola 
Dulcinum, la quale non hò potuto rinvenire apprefso alcun Autore 
di lingua latina. Nel Glolsario però del Iblo Du Cange, è regiftra- 
ta la parola di barbara latinità Dulciena, che (piega , dicendo , efi- 
lere una fpecie muftcì cantus dulderìs . Di elsa ne apporta 1 ’ Auto¬ 
rità di Americo Abate Maifiacenlc , il quale nel foglio 81. della Vi¬ 
ta di Carlo Magno manulcritta, conlèrvata nella Libreria Regia, 
regiftrò li verfi feguenti. 

Quidam peìaìm modlcam tlnnìabant 
Baculo fonos properantes^ 

Quidam jìautss duleorahant 
Melos fuavss eoncìnentes , 

Quidam dìuphonìam difonabant 
A' dulci fono diferepantes &c. 

Gli Autori della Crulca regiftrarono tale parola j ne altro ag- 
gfunlero per fpiegarla , fé non che efiere il Fagotto Iftromento da 
fiato. Ha quefto la forma conforme da noi fù efprefsa,e fimile fi 
vede apprefso il P. Kircher nel luogo citato , il quale a carte 501. 
fcrilse- come fegue. 

Equìdem mìrornofros Romanos mufteosnuìlam earum curamha~ 
bere , cum nihll Ectlefiafìcie muficse iis aptiàs efe pojjìt , pT/efertlnt fi 
tres , qmtuor , aut quìnque tibia foelentur dulcìno valgò Fagotto. Ego 
(.erte in majorìbus Solemnìtatìbus Feflìvìtatibufque hujufmodi Sytn^ 
phsnìas fubìnde fdìcino concentui Ungepraferendas cenfuerim , prafer- 
tim fi fiylo iis appropriato yper compojitiones exquifìtas exhibeantttr ^ 
Al parere di quell;’Autore altro non fi può opporre , che il 
' colta- 


70 pfr 

coftume mantenuto nella Chiefa Romana dt celebrate le Felle nel¬ 
le Chielè , fenza la multiplicitàdegriftromenti da Tuono più con¬ 
venienti nelle Felle teatrali,nè perche alcuni fiano ottimi , Ibno 
ulàti per tutto , ritenendo ogni Nazione alcune ulànze loro pro¬ 
prie , che perciò frequente è T ulb di quell’ Illromenti nella Ger¬ 
mania, e raro nelT Italia. 

Volendoli ofservare la Fabbrica, è quello IUcomento lungo 
cirra tré palmi, compollo di un cannello , il di cui diametro è di 
tré dita, e più largo nel fine , che nel principio*Qiaello hà un 
Canale ritorto, per cui s’intromette il fiato* dal Suonatore, eli 
propaga per tutto il Tubo , e fi riflette verlb la bocca del; Suo¬ 
natore, il quale con le mani, or chiude,, or apre li fette buchi 
polli nella parte fiiperiore, e altri tré fituati nella, parte inferiore,, 
e ne nalce un Tuono di tuono balso, ma foave a maraviglia . 


X X VI. 

Serpentone. 

E * ulàto anche in Francia , e nella Germania ^ particolar¬ 
mente nelle Sinfonìe della Guerra uno Stromento di voce af¬ 
fai balfa, màche mirabilmente accompagna li Flauti, egli 
Oboè, volgarmente detto il Serpentone , perche hà quali la figura 
di un mezzo Serpente , pende quello dal collo del Suonatore in 
lunghezza di circa tré palmi, che le foffe Ipiegato e dritto, larebbe 
di lunghezza di Tei piedi, come riferilce il P. Merlènne. Mentre 
quello fi anima col fiato, con ambedue le mani, orli chiudono, 
or fi aprono li buchi Tei,, che fono in elfo, a fine di poterne varia¬ 
re il Tuono . 

Tale Stromento non fi trova delcritto da nìun’Autore antico ^ 
forfè perche inventato da’moderni. IlP.Kircher a cart. 505. della 
inufurgia, così ne parlò. Inier Injìrumentct mujtca maxime emìnet 
illudi queiferpenìdicitufiinGailiamaxime ujkatum i bafso fonan- 
dum maximi opportunum y quei et sì fagottum fuperet intenfione w- 
sis , dulcedine tamen ab ee fuperatur. ^ui plura dejiderat legai Mer- 
fennium 'yf'vx qui il P. Kircher , il quale di nuovo a carte 135- della 


































































































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'•>5 71 ^*' 

Fonurgia aggiunfejchc fè tal’ Iftromcnto fi fabbricafle lungo di ro., 
ò 15, palmi renderebbe tuono maggiore , uguale a quello delli 
Tubi fabbricati in modo di Chiocciola, 


X X VII. 

Zampogna . 

N ElIi due Fanciulli qui elprcfll fi rapprelènta il coltume proprio 
di elfi difuonarc IllromcntiIbnofi, chiamati communemen- 
te Zampegne, è di varie materie, cioè di calami delle Avene, 
di rami di fico , ò diLauro , ò di Sambuco con torre l’anima 
interiore molto pallolà principalmente nel Sambuco, 

Si chiama Zampogna dice il Ferrari nella lingua Italiana, c 
dalli liLÙrnSambàcìna ^ nome diminuito da Sambuca , e tal’Iftro- 
mento ferve per cantare verfi umili, come dice Perfio lat. s.S'am-' 
hucamcìtìuì coloni «//(?, e notò, che l’Ariofto nel canto 17. 

del Furiolò usò il nome di Sambuca, in vece diZampogna. 

Ode la fera il fiion della Sambuca. 

Il Calàubono lòpra Ateneo lib, i4. cap. 8. difle mujlcum ln~ 
Hfumentum , quod Samhucam dkebant , Partbls , 0* Trologoditit 
pmlò pojl ajjìgnat Euphorìon . Il certo è che li Popoli Orientali 
ufàrono tal’Iftromento, d’onde poi r.ulò di efso pafiò alli Greci, 
ficcome il nome . 

Un’ accurata delcrizzione di tal’ Iflromento fi legge nelle 
Mechaniche di Ateneo fatta da un certo Damio. Da quello Ifiro- 
mento Sambuca ne fù originata, diceilFerrarì, la voce Sambucus 
nome di Albero, che avendo la midolla tenera, facilmente fi vvo- 
ta , e facilmente fi poffono fabbricare le Zampogne dette anche 
Sambuànd!^ 

Non molto dilfimile dalle Zampegne è riftromcnlo principal¬ 
mente ulato dalli Fanciulli, detto dall’ Italiano Filchio parola origi¬ 
nata dalla Pillola, onde lècondo Papia , è lo flclTo , che 

Jibillare cum Fijlula. Suono comune, eufitato dalli Pallori dice 
San Tornalo, alli quali nel canto felpe fbilus loco fi&ales ef^ e Plu- 
tatco in Otthone, cim in Theatro vifm efset Qtho , illudem populuì ex 


fihìhhat 5 ’Equìtes Injìgm plaufu recìpìebAnt , fid rurfum Popuìus fi 
bilos augehat . Fù fèmpre il Filchio Iftromento plebeo, Paftora- 
le, e fànciullclco, e ciò anche afferì il MenaggioV. fifchio, 

X X V I I I. 

Fìfcbi, e Zampogna diverfa- 

S Ono però le Zampogne , e griftronienti da filchiare diveffi , 
poiché alcuni comporti di metallo li adoperano per imitare 
le voci dcgi’UcelIi dal^i Cacciatori, altri fatti di canne per paffa- 
tempo , altri per farne vedere la diverfità della forma . Tale è 
quella qui clprertà tenuta da un Villano , formata d’ una Can¬ 
na lunga due palmi, e fi fuona per traverlò, terminata in am¬ 
bedue le parti con due bocche di Tromba, inventata a capriccio 
da moderni per paffare il tempo. 

XXIX. 

VìfcM diverjb. 

N ElIa narrativa antecedente della Zampogna rurticale e fan- 
ciullerta fi è accennata la varietà delli firthi , che nella 
Campagna principalmente fi adoperano dalli Cacciatori di fo¬ 
li Ucelli, le voci delli quali fono contrafatte totalmente con det¬ 
ti Iftromenti, che allettati da elfi, e perfuafi eflcr voci di Ucelli 
fimili, corrono ò per unirfi ad elfi , e rimangono preda , ò nelle 
■.reti preparate , ò nel virthio porto fopra li cefpugli, ove fi na- 
Iconde il Cacciatore, come a tutti è noto, e fono tal’Irtromenti 
fabbricati, òdi Ottone, ò di orto, òdi legno, e fervono prin¬ 
cipalmente per contrafare le voci delli Franguelli, delle Lodole , 
delli Merli, c delli Tordi, e fi ftionano colla bocca . 

Un’altro però detto quagliere, con cui s’imita la voce delle 
Coturnici fi rtiona con le mani, premendo una piccola faccoccia 
di pelle pien,a di crini di Cavallo , Iftromento quanto facile a, 

• fuo- 


riffffi 




































































































Fischi dnrcrsiy-^ 







































































































) '■ 

' V 

















































































































































































73 

fuoflarfi, altrettanto ammirabile per l’arte con cui fìi inventato. 

II cacciatore, qui elpofto al numero XXVIII. moltra di fuo- 
narne uno con la bocca , e altro indicato dal numero XXIX, 
IIMn atto di Tuonarne uno colla mano. 

XXX. 

Piva . 

S Egue un’ altro Strumento confìiefo a fiionarfì dalli Pallori , 
detto communemente Piva, da altri Cornamulà, ò vero Cia¬ 
ramella : che folTe delcritta da S. Girolamo nella lettera a Dar- 
dano raffermò il Bartolini de Tibiis pag. 230. il quale rifèrilce,’ 
che nelli tempi antichi fù formata di pellcicum daaius dcutis areìs^^ ^ 
perpritnam ìnfpìraturtfecanda wcem emìttìd lòpra che Salmafio Itimò 
doverli leggere : antìquis temporthas Dorus quoque Jìmplexpelllsy ndnt 
Dorus Grescis ejl pelHs . Dopo furono aggiunti più cannelli , e fù 
detta Maulia , ò vero Nablìa dalli Latini dalla voce Nabla 
che lignifica una forte di Organo, da Suida defcritto ; altri la diP- 
lèro Tibia utricularia , così il Ferrari , perchè è limile nella for¬ 
ma al ventricolo umano. 

Quando fi. vuole luonare,deve empirli divento, e poi pre¬ 
merlo con il braccio, e governare le canne del Tuono colle ma¬ 
ni, (opra ciò 11 legge apprelTo il Poeta. 

Ccpa Syrifea caput Graja redimita mitella 
Crifpum Jifb crotalo dotta movere latus 
Ebria formofì faltat , lafciva taberna 
Adeubitum ramos excutiens calamos^ 

Fù defòrttfo elegantemente un Suonatore di Piva di nome To¬ 
nio dal Poeta mantovano.nella Buccolica, dicendo. 

Et tum multifori Tonlus cui Tibia buxo 
Tandem pofl epulas ^ ì 3 pacala multi'colorem 
Ventriculum jumpjit ^buccafque infkrerubmtet 

K ■ 


••>5 74 

Incìpìens oculos aperìt , cìlìifque lunathl 
muUotìefque alto flatus e pulmonìbus haujìo 
‘Vtrem ìmplet-, cubito vocem dat Tibia prefo 
Nunc bue nuno illue digito /aliente. 

Eflere quefto Iftromento antlchiflìmo, fi deduce da Suetonlo, 
il quale nel capo 54. della vita di Nerone, ne fece menzione, di¬ 
cendo : Sub exitu quidem vita palam voverat , / ftbi incolumh fla¬ 
tus permanfl/et , proditurum fle partii vigoria ludis etiam hydrau- 
lum , choraulum , ^ utrìeularìum . 

Non lalciò di farne menzione il Padre Kircher a carte 505.' 
de Arte Mufica , dicendo: Cornamufamulti prò utriculofumunt. 
^uìd utrlculus flt , pajjim notum eff, Paflorum feilicet Mufìcorum-. 
que falamen unieum, In hoe Inflrumento uter inflatus , braehloque 
comprepus, e fiflulis eidem annexis anlmatur , qua animata prò va¬ 
ria cliiufura , vel apertura oriflciorum , variam reddunt harmoniami 

Rifetifce il Ducange , che in Ibernia fi ufà nella Guerra 
quello Iflromento , come afferma Riccardo t Jblu/a Iflrumentum 
inufleum à mufa di&um , noflris Cornamufa'. ejufmodì Jflramento , 
muflco prò tuba in bellis , (5" praliìs utuntur Hiberni , ut teflatar 
Rieardus Stanihurflius Uh. i. de Rcb. Hiber. , à quò itit deferibì- 
tur ; Utuntur etiam Hihernici lìgnea quadam fiBula callid'^jjimo ar- 
tìfleio fabricata , cui faccus ex corio compofltus , O" Ungulls arBif- 
flmò complìcatus adharefcìt . Ex pellìs latere dìmanat fiflula , per 
quam quafi per tubum fiflulator inflato collo , 0* buccìs fluentìbus 
inflat. Cum pellìcula aere fraBaturgefcìt-iInflrumentum rurfuspre- 
mit brachio , Hac impre/pone duo alia exeavata Ugna brevius feì- 
licet , longius fonum emittunt grandem , ^ acuturn . Adefl item 
quarta fiflula diflinBis locis perforata , quam Buccìnator ità artìcu- 
lorum volubìlitate , quii eludendo , quii aperiendo foramina r/iodera- 
■turìUtex fuperioribusfiflulìs fonitum feu grandem , fea remifium 
quemadmodum ei vifum erit facile eliciat.,totius tamen rei prora.) & 
puppis , ut aer per ullam aliam follicuU particulam prater fiflu- 
larum introitus pervadat ^ Ndm fiquis vel acu punBumin culeo ri- 
maretur , pBum efiet de ìBo Inflrumento ; ^mndoquidem folUs 
fublto flavefceret . Hoc genus utrì apud Hibernos bellica vìrtutìs 
cotex epe conflat . ISlam ut alii , milìtes Tubarum fono , ita ifli hujus:^ 
clangore ad pugnandum qrdenter ineenduntur > 





■■ lA 




3XXI Mi^-etta 





















































































75 

Acciò aggiunge il Ducange : Ejufmodl Inflvumcntum ìmcne- 
re Lydì y ut ejl apudfcholìajlcn Pindarì QUmp. od. 5. 

XX XI. 

Mufetta . 

M Aggiore afinonìa però fi rende da un’altro fimile Iftro- 
mento da poco tempo inventato, e ulàto in Francia , 
chiamato Mulètta . Lo delcrifle il fbpradetto P. Kircher a carte 
550. con le fèguenti parole . In hoc Injlrumento follìa ìnfertus , 
prejìui y diktatufque fifiuhs perpetuo animai y ìnnumerh: penè ple^ 
Piris , Jingulh orificns fiPiularum correPpondentìbus conjìaf , quìbus 
j 4 uledits , non allter utltur ac palmulis in gcavkymbalo ad orlftcìa 
fiflutarìay vel aperìenda y vel claudenda y deficiente vero vento y follls 
infra brachtum annexus , dlflenfufiqae premltur , 0” Ita novus atri 
ventai fiuppedìtatur adànìmandum calamos ^ Organum vlju , non mì~ 
nm mirabile y quam audìtu jucundum. A car. 16 9.. della Fonurgia, 
dice, che è armato di tré canne, ò fiano Flauti 

Meglio fi potrà arguire la fàbbrica di elTo nella figura qui 
delineata. 

Tal’ Iftroraento , che fi fliona colle dita ferrando , ò ap¬ 
prendo li buchi delle tré canne, fu dal celebre Todino Tuonato 
come gTOrganì colla tafìatura, dando il fiato , fecondo il bilb- 
gno , e fupplendo con effi alT operazione delle dita in modo, 
che il ftiono è fimile a quello della Mufetta, mà l’operazione, 
è diverfà. 

Oltre la varietà del fùono ,' che fi cagiona da queft’Iflro- 
rnento , fi può aggiungere la commodità in flionarlo , mentre 
dandofi fiato, alTÒtre con il mantice, non hà il Suonatore la fe- 
tica di gonfiarlo col proprio , come fa il Villano la Piva « 


K 2 


XXXL 


^ 76 Ho- 

X X X I 1. 

Organo . 

F Rà tutti gl’Iftromenti Pneumatici, che è quanto dite,ani¬ 
mati dal fiato, il più artificiolb di tutti, e l’Organo oggidì 
xilàto principalmente nelle Chiefè Criftiane , e nelle funzióni 
Ecclefiafiiche con tal nome fignificato , e da tutti intefb, ben¬ 
ché come in altro luogo fù notato > il nome di, Organo puole 
lignificare molti Iftrumenti Muficali , come fi può dedurre dal 
Salmo 136. ove rararaentandofi le lagrime del Popolo Ebreo; 
efule in Babilonia, 11 dice : Super flumim BMhms in Salhìhus 
in medio ejus fufpendimus Organa noflra , cioè a dire diverfi 
Ifiromenti Muficali,non elTendo verifimile, che tutti appendeC- 
lèro alli Salci llitroraento, che ora s’intende con la parola Or¬ 
gano . 

Circa elTo nalce il dubbio, le nel Vecchio Teftamento fof* 
le ufàto dagl’Ebrei, nè manca chi l’alTerifca, deducendo ciò dal 
commandamento fatto da Dio per bocca del S, Rè David , il 
quale nel Salmo 150. invitando il Popolo a lodare il Creatore, 
c accompagnare il canto con il fuono, nomina molt’ Iftromenti, 
e l’Organo principalmente , dicendo : Laudate eum in fono Tu^ 
5 laudate eum in Pfalterìo , ^ Cythara , laudate eum in Tym- 
pano , ^ Choro , laudate eum in Chordh , ^ Organo , Lauda¬ 
te eum in Cyrnhalìs bene fonantìbus omnis Spìrìtus laudet Bo- 
4 ninum. 

• ' Altri però fiimano, che fra Iflromento non conolciuto dagl’ 
Ebrei, mà inventato dopo la Redenzione del Mondo ; Ne l’elTe- 
Te nominato nel Salmo Ibpraddetto ripugna , poiché S. Agofti- 
no (piegando le parole del Salmo , laudate eum in Chordis , ^ 3 * 
Organo (àìce)Cbordas habet Pfalterium 0* Cythara organum 
autem generale nomen ef omnium Vaforum mufcorum , quam- 
vls jam obtinuerit confuetudo , ut Organa propriè dicantur , 
qU(e ìnflantur folUbus , quod genus fgnificatum hic efe nan 
arbitrar . ^jiod ergo eh in Chordis , 0 * Organo , vìdetur mibì 
aliquod Organum , quod Chordas habeat fgnifcare voluife , c 

. ia 



s^»MUÌ 


































































































































































































































































































































f 






••>5 77 ^ 

in altro luogo , foìutff ìllud Or%anuui dìptwf , i^uod gritvo eB 
^7 inflatur Follìhm j fed quìdqmd aptatur ad cavtiknam , ^ cor» 
poreum ejl ^ quo Inflrumnto utìtur qui cantal , Qrganum dici- 
tur ’ 

La fteflà opinione fù d’Ifidoro nel libro 2. olng. cap. aa, 
ove Icriffe Organum vocahulum eB generale vaforum omnium mu^ 
fcorum'y Hoc autem cum follis adbibetttr alio Grfci nomine - appel¬ 
lane’, \}t autem Qrganum dkatur, magie, ^ mlgaris e/l confue- 
tiido Gracorum , 

Mà quanto è eofà certa , che tal’ Iftromento fia flato in¬ 
ventato nell’età pofleriore , altrettanto è incerto il tempo preci- 
fb della fua origine , e come avvertì fàggiamente Monfignor An¬ 
gelo Rocca a caro 13. de Campanie, e Polidoro Virglio nel ca¬ 
po 8. del lib. 3., di molte colè non fè ne poflbno fàpere li pri¬ 
mi Inventori, e di tal genere fono le Bombarde, grOrgani, gl’ 
Orologi, e le Campane. 

Il Bartolini nel ultimo capo del lib. 3. de Tibils afferì , che 
Habuerunt •veteves Or^a«>a , •aentn. animata exprìmebant concen- 
tum, quotìee digitis contingerentur regula cum Tibiis continentes 
Ibpra ciò vi è un’Epigramma di Giuliano defèrtore lib. i.cap. 86. 
Li deferiffe anche Manlio lib. 5. in emendat- Scaligeri , come 
fiegue. 

Him venient voci e dotee Boreaeque fsnantis 

Garrula qua moduUs dherfa tìbia format . 

Et quodtumque manu loquitur flatuque movetur, 

Mà perchè non fi ^iega H tempo , rimane anche incerto quak 
fi debba credere. 

Negli Annali di Francia di STgilmondo art. 828. fi raccon¬ 
ta , che fCi condotto a Ludovico Pio un Prete Veneziano no^ 
minato Giorgio , il quale fi vantava di poter fabbricare un’Or¬ 
gano , e che rimperadore lo mandò in Aquiigrano infieme con 
TenulfoSacelIario omnia ad id Inflrumentunecefariapraheren- 
tur. Lo llelTo Scrittore nel capo 16. de Tranelatìone SanBorum 
Martyrum Marcellinì , & /’r/ri, parlando di quell’Artefice : Hir 
ef , dice Georgi ut Veneiicue ’, qui de Patria fua ad Irnperatorem 
^enit a ^ in ^quenjìpahtio-Qrganum , quod grate kydrauli(Uf» 


•*>1 78 

nùcatUT mirifica arte eompofuit. Mà ad origine piii antica fi deve 
attribuire tal fòrte d’Organo detto Idraulico, perchè il vento ne- 
ceflario per fiionare , fi cagiona daU’acqua . Imperciocché ap- 
prefTo Euflatio fcrittore più antico fi legge nel libro 17^ della 
fila Iliade, che di effo ne fìi FAutore un certo Crefibio Alelan- 
drino - E ciò fi conferma da Plinio nel libro 6.^ cap. 17. viffe Pli¬ 
nio nell’Anno^ 68.,dopo lanafcita del Salvatore.. 

Ma tutte quefte relazioni Pino convinte dal Teflimonio di 
Vitruviomentre quello effendo vifluto in tempo diCefàre Au¬ 
gnilo,. cioè anni 46.. avanti la venuta del Salvatore, fecondo il 
calcolo del P. Petavio in Rat.temp^ne trattò nel lib. 10.cap.13. 
e afferì effere flato inventato dalli Greci, ficchè non sò vedere 
con qual fondamento il Bulengero addotto dal Bartolini nelcap.7. 
del lib. 3. poffa avere aflèrito , che la prima invenzione nacque 
nel tempo di Giuliano Apoflata , come anche afférmò Caflìodo- 
ro nel lib. i. mentre di effo, oltre Vitruvio , ne fecero menzione 
Suetonio, e Sidonio Appollinare citati dal medetlmo Bartolini. 

Conviene dunque dire , ehe eflenrlo due fpecie d’Organi 
uno animato dal vento, prodotto dall’acqua, Faltro; dal vento 
cagionato- dalli mantici, l’origine del primo debba anteporfi a 
quella del fecondo , e che dopo effere flati inventati lìano flati 
perfezzionati da diverfi Artefici, li quali hanno aggiunto can¬ 
ne, e regiflri diverfi, dalliquali ora fi.cagionanofuoni alle orec¬ 
chie gratiffimi, che perciò fono Iflromentì affegnati alla Mufica 
delle Chiefè, circa la quale, fi racconta , che foffe il primo Au¬ 
tore , S.Vitaliano- Papa viffuto nell’Anno 660., onde il Platina 
nella vita di lui Scriffe : Vltallhius cultw divino intentut , ^ re- 
guìam Ecckjlajlicam eompofuit , ^ cantum ordinavit , adhibitis ad 
eonfonantìam [ ut quidam volani ) Organh ; Il Ferrari però- riferi¬ 
ta dal Oldovino nella vita di Vitaliano, ne dubitò mentre l’ufa- 
^deirOrgano, non è nella Cappella Pontificia. 

Comunque fia , certo è che nelle Chiefc,ora fi tiene con 
inoTta lode,mentre dal fbono di tal’ Iflromento fi muovono gP 
affetti verfb le colè celefli , e dalla melodia terrena fi arguifee 
quella, che in più luoghi dalla Sagra Scrittura fi riferifee for»; 
fnata dagl’ Angioli. 

Rimarebbe a dirli della mirabile fàbbrica di taP Iflromcn- 
iliO} mà perche Paffunto noflro è di offervarne la fola Ifloi;j,a, 



79 

ci rimettiamo a quanto eruditamente ne fcriflTero il Padre Mer- 
lènne, il P. Kircher, ed altri, e concludiamo conia delcrizzio- 
ne di eflb prelà da un Suonatore riferita dal Du Gange V. Or^<sr- 
, il quale fbpra il Salmo 15. così ne Icrifle . 

Organumìtaque ef} gnaji Turris tubis fabrlcata~:'i qmbus Fid¬ 
iti folli urti wx copiofijfmà dejlìnatur t 0* ut modulat'io decor et com- 
fonat^ lìngaìs qulbufdam lìgneìs ab interiore parte conflmìtur^quai 
dìfctplinabilker Mtgiftroruro digiti reprìmentes grandìfinàm officiunt-^ 
0 * faavìjjìmam Cantìlenam^ che perciò Gio: Battilla Doni nel ca¬ 
po IO. del trattato delia Mulìca , afleri elTer 1 ’ Organo fenza 
iàllo riftromento più capace di ogn’altro di quelle varietà, che 
fi poGfono far fèutire nella Mufica , rilpetto al gran numero dì 
canne , e di fillemi, e regifi:ri,che fenza molte difficoltà vifipof-. 
fono accommodare, a carte 20. dice, veramente non vi ha Stro- 
mento più a propofito per la multiplicità de’ generi , c de’tuoni 
dell’Organo, nel quale in vece di tanti regiftri, che non fanno 
alcuna varietà d’ armonìa , fi potrebbe introdurre detta varietà,' 
còme da un bel palTo di Tertulliano fi conolce, che gli aveva¬ 
no gl’Antichi, ò da vento , ò d’acqua che rolTcro , de’quali gl* 
ultimi fi chiamavano Organa hydraulica^ e li primi da me fi di¬ 
cono Organa Phyfaulica Il luogo di Tertulliano è quello nel li¬ 
bro de Anima . SpcBa portentofam Archlmedis munìficentiam . Or- 
ganuht ■bydraulicum dico . Machina tot partes , tot compagines , tot 
itìnera meurn , tot compendia fonorum , tot eommercia modorttm , tot 
acies tibiarum ^ una moles erunt omnia, 

Si fabbricano gl’ Organi di mole fupen'ore ad ogn’altro Ifiro- 
mento Ibnoro, che perciò Ibgliono per l’ordinario Itabilirfi par¬ 
ticolarmente nelle Chielè in modo, che non fi polTono transfe¬ 
rire da UH luogo air altro ; onde in Roma nella Bafilica Con- 
ftantiniana fi ammira quello fabbricato per ordine di Papa Cle¬ 
mente Vili, dal perito Artefice Luca Elafi Perugino ,'è compo- 
fìo di lèdici regiftri, òfianoClalìl di Canne, delle quali la mag¬ 
giore è di palmi 39. e riceve il fiato da fei Mantici dieci palmi 
lunghi. Ve n’ è anche uno fimile nella Catedrale d’Orvieto, e 
un’ altro in Trento, che dicono efler compofto di 36. regiftri. 
Di uno prodigiolò , e Vallo fece menzione ilVollàno, nel pro¬ 
emio della Vita di S. Suithuno riferito dal Du Cange , con li 
verfi lèguenti. 

■ Talid 


«fe 8 o 


d* (UMiJììs Uc organà qmlh mnqMié 
Ccrnuntur gemina conBabilìm fono. 

Sìfiem fupra fociantur in ordine FolUs 
•• , inferiujque juent quataor^ atqae decem . 

Fhtièus ulterim Spiracuh maxima reddunt 
^ups agitant nalidi feptmgìMa Viri 
Sracchiaverfantct muUOì /udore madentes 
Certatimque fitos quifqm mo'aet focios 
Viribps 5 ut totii impellant /lamina furfm 
Et rugiatpiena Kap/a re/erta/nu.^ 

Sola quadringentas , qua /ujlinet ordine^ mu/as 
j^aa t manus organici temperai ingenti - 

Mirabile al certo fìk un tale Organo 1 mentre era compo- 
fto di 400. Canne, e per dare loro il fiato erano impiegati ^6* 
Mantici, e 70. Uomiai nel governo di elfi - 


X X X 11 r. 

Organo delU Signori Verofpì, 

P IÙ ammirabile al certo è TOrgano , che fi vede collocat® 
in Roma nel Palazzo dclli Signori Verofpi fabbricato da. 
Michele Todini Savoiardo infigne perito nella mufica^, pot-i 
che fuonandofi quello dalle mani dell’ Organi/la , corril|)ondo 
iufieme il luono di un Cimbalo , e di tré altre Spinette da eflb 
lèparatc, e con tale artificio, che fi ode la melodia, ora di una, 
ora di due, ora di tré , e anche di tutte infiemé a piacere del 
'Suonatore , che le governa con le mani, e con li piedi . Arti¬ 
ficio prodigio!©, nè ancora penefrato dalli Spettatori.. Acciochè 
!è ne conccpilca la pofituca di elfi , e 1’ cfteriore apparenza ne 
riportiamo qui il dileguo tale quale fù pubblicato dal P. Kircher 
nella Tua Fonurg'ia a carte 167., ove riferifee avere l’Autoreira- 
piegadi Anni nel fabbricare tal Machina. 


XXXIV, 



































































































































































































































































































































































XXXIII CTros^^stto della Camera deita Galleria ^rnarùca n.elPalcui2.o della 


Signori Vero^pi iaPoma 


ùz CUI iSmxo tixoLtv Sù^urrienH scrno7''t, fciprimà^crn fn'^odiqioso ari^ 2 Ìo dà. Alichelc 




















































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Orbano TcrptCLtile 















































































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II 


Tiiho Cochlcato 


























































































*->è 8i 

XXXIV. 

Organo Portatile, 

A Ltri però fè ne fabbricano di mole affai minoi'e » che fi 
poffono trasferire da un luogo ad un’altro, benché gran¬ 
di, e di molti regiftri. Tale è quello, che fi adopera nel¬ 
la Bafilica Vaticana fabbricato in quell’anno dal perito Artefice 
Filippo Teda Romano, che con il benefizio di Ruote fi trasfe» 
rilce dove fi vuole. 

Ne mancano altri affai più picciòli , quali fi poffono por¬ 
tare anche viaggiandoli pendenti dal collo, eluonarfi con la de¬ 
lira girando un cilindro, che armato di denti fiipplilce al moto 
delle dita, come indica la figura qui polla, in cui fi elprime un 
Tedelco povero pellegrino, come lògliono alcuni di tal nazione 
girare per l’Italia fonando, e ricevere elemofine dagl’ uditoti. 

XXXV. 

Tubo Cochleato. 

A 'quella prirtia claffe d’Illrumenti Ibnori animati dal fi?fo, 
fi può aggiungere un Tubo non ulàto da alcuno, mà idea¬ 
to dal P. Kircher, il quale nel libro della Fonurgia acart. ito. 
cfpolè la figura di un Tubo , come noi qui la riportiamo lotto 
il num. 35. allèrmando, che ulàndofi di figura elipfica fi accre- 
Ice notabilmente la voce di chi l’adopera ; Imperciochè acart. 
711. prova , che la voce per tale Tubo fi accrelce molto più, 
che per un Tubo retto, ehe perciò la natura hà fabbricato ne¬ 
gl’ Animali più timidi il fenlb dell’udito in tal forma, comepar- 
tieolarmente fi vede nelli Lepri, Cani-, efimili, ne apporta di 
ciò la dimollrazione , che qui non hà luogo per efi 
fere dichiarata . Aggiunge però i&ggiamente , che tal fabbrica, 
ferìtum artifimn requìnnt , non effendo facile fabbricare un tal 
Tubo, che abbia la figura perfettamente eliptica . Soggiunlèil 

L mede- 


82 

medefimo Au?ore , che fé tal Tubo fi fabbricane di grandezza 
ftraordinaria, fi potrebbe adoperare fbfteauto da trò Alte in mo¬ 
do , che facilmente fi potrebbe raggirare , come dimoftra il di- 
lègno qui pollo. , ' 

Curiolo è poi il quefito, che pone nel cap. 3. del libro pri¬ 
mo della medefima Fonurgia . Cerca egli le la voce , ò fia il 
fiato tenuto chiufo nelli canali , e fimili Illrumenti per qualche 
tempo, datofi poi l’adito, fi polla udire dagralcokaiui. 

Fù tal dubbio dice egli} propollo già da Gio: Battilla del¬ 
la Porta, e Cornelio Agrippa , li quali riffiolero, che cosi acca- 
derebbe, onde tale rilpolla fà ricevuta con plaulb , e tale opi¬ 
nione fu dilèfà dal Veccherio, da Alefio, ed altri, delli qualime¬ 
ri tamente fi rifè il Kirchct", mentre relperienza dimoftra il con¬ 
trariò, e la raggione ripugna, poiché elTendo il fuono un’agi¬ 
tazione di Aria cagionata dall’impullb del Suonatore , ceflando 
quello cella l’agitazione, e per confèguenza il,fuono , t crede¬ 
re il contrario, farebbe lo ftelTo , che credere poterfi con un 
Crivello portare l’acqua da un luogo in un’altro . 

X XX Y I 
Tromba Marina^ 

N ei tempo in cui ferivo fi udite per le ftrade di Roma 
un fuono nonufàto per l’addietro da alcuno, è cagionato 
quello dal fiato con cui viene animato , come le Trombe, queP 
Iftrumento detto volgarmente Tromba Marina , da altri Trom¬ 
ba parlante, perchè ulàta per lo più in mare , ove da un Va- 
fcello fi parla airaltro, benché diftante , mentre la voce di.chi 
.parla con clTa notabilmente fi accrefee. 

Hà quello Iftrumento la forma di Cono, nè vi è determi¬ 
nata lunghezza , potendofi fabbricare ad arbitrio più , ò meno 
lunga , più ò meno larga. Non fono molti anni, che fù inven¬ 
tato tariftrumento, e come fi riferifee in una lettera Ingicfè del 
Cavalier Morland pubblicata, e tradotta nelli giornali delli Let¬ 
terati di Roma del 1672. fù-quefto l’inventore, e ne riferii la re¬ 
gola di fabbricarla con dovute proporzioni, ficcome grufi vari» 
di effa . I| 


























































































*>é 83 

Il Padre Atanafio Kircher però nella fiia Fotiurgia nel ca¬ 
po I. della Setione 6. afferma cflere invenzione più antica, di¬ 
cendo , che tal Tromba : efi hujus temporis inventum , cum 

id ante plurimos annos Roma: ah AuHore Jldufargìa , ^ hujus U- 
hri defcrìptum<, & impre(ìum fuerìti e neriferilce il modo con cui 
fù inventato. Mà lalciando la verità nel liio luogo, il certo è 
che in quello tempo in vece di articolare la voce fi anima col 
fiato ; onde fi cagiona un fuono flrepitolò, e benché rauco pia¬ 
ce all’udito. 

Trattò di tal’ Illromento il Padre Francclco Lana nel libro 
intitolato Magillerium natura, & artis Tom. a.lib. io. L’Altorlio 
nella Prefazione alMullero. Nepublicò un trattato il Montanari 
col titolo Dilcorfb lopra la Tromba parlante llampato in Venezia 
nel 1715. e nell’Anno 1719. , ed in Lipfia un’altro Gio: Mat¬ 
tia Hafiio , in cui accuratamente elàmina di qual forma , e di 
qual materia debba fabbricarfi tariftromento, della cui origine 
molto dubita, mentre che nelle lettere annue della Compagnia 
di Gesù fcritte nel 1594. dal P.Sebaftiano Berrettario, ed im- 
prefle in Roma nel 1602. fi riferilce eflcre fiato in ufo un fimi- 
le Illromento apprello 1 fopou aoitauii le Montagne del Perù, 
ficcome eflère fiato ulàto dalli Perfiani nella Città d’Ilpahan lo 
riferì Giorgio Anderfon, c Volquard juerfea : mà quanto è in¬ 
certo quando corainciafle l’ufo di tariftrumento nel proferire le 
voci articolate, tanto è vero, che in Roma cominciafle il fuo- 
no Muficale formato da unFranccfè, ed ora rinovato da un [x>- 
vero Mendicante, che dopo il canto forma con efib il fuono, 
che per la novità della voce molto piace all’adito. 

Con qual regola , e di qual materia debba perfettamente 
cfferc fabbricato tal’Illromento ne fece un’accurato elàme il fo- 
pradetto Montanari, e dopo lui il fopracitato Gio: Mattia HaR 
fio, ed a quali ufi utilmente fi adoperi, fi èe^^fto®6lli Giorna¬ 
li delli Letterati di Roma del 1672. 


L 3 


XXXVIL 


84 


X X X V I L 
Corno di Alejfandrò ^ 

K ’ Ella Tavola lèguente fi è elpreflb un Soldato in atto di 
fiionare un grande Iftromento , ed è quello , che il Pa¬ 
dre Kircher efpolè nella fua Fonurgia a cart. *J2. e lo nominò 
Corno di Aleffandro , ove così ne fcriflè : Alexandrum quoque 
magnutn ceirtum Cornu hahuìfe tam ìntenjì foni ^ ut Uh totum 
Exercitumy quumtumz'it dìfperfkm-iConvocatum inpT<eJèntemfiflerìt 
ac fi fngulis prtefìm loqueretwr, Eriferì» che trovandofi nella Li¬ 
braria Vaticana, lelTe a cafo un libromanofcritto ,il di cui tito¬ 
lo era : Secreta Arifiotells ad Alexandrum Magnum j e che fra le 
altre colè in cTo regiftrate, dice aver lette le lèguenti parole : 
Faciebat hoc Cornu adeà vehementem /hnum , ut ee exercìtum fuum 
ad centum fladìa ( quorum oEio unum miliare Italicum conjìciunt ) 
dlfperfam convocareperhìbeatur . Aveva quello come apparifce 
nel fudetto Volume , il diametro ai cinque cubiti , e la detta figu¬ 
ra fi vede nello fleflb Volume col titolo : Cornu Akxandri Ma¬ 
gni , e facendofi {òpra le dovute rifleffioni, dice il medefimo, 
che poteva udirfi in grande lontananza dalle fquadre de’Solda¬ 
ti, prendendo l’elèmpio dal fuono del corno bovino, con cui li 
Pallori, particolarmente nella Germania, richiamano dal campo le 
beltie , che palcolano lontano tal volta più d’un miglio ^ 

Non clìèndo elpreflb nel libro ludetto il modo ulàto nell’ 
adoperarlo , llimò TAutore , che folTe Ibllenuto da tré Alle in 
anodo , che potelTe raggirarli dal fuonatore verlb quella parte , 
•che più piaceva , come apparilce in quello dilegno ► 

Di tal’Illromento fece anche menzione Otao Vormio nella 
lettera aFortunioLiceto lòpra il Corno Danico pag.mihizi. 


XXXVIII. 




Tibho diAl^anAroMa^ 























































































Trorribettcbdi Canna 




























































































































































*ié 85 §<* 


XXXVIII. 

Trombetta di Canna. 


I L Giovane qui elpreflb raoftra di Tuonare uiTIftromento fat¬ 
to con un palmo di Canna fpaccata, che rende la voce fimi- 
le ad una piccola Trombetta :fi. ulà per Tordinario dalli fanciulli 
villani, ellèndo I/lromento facile a fir(i nelle Ville. Uno fimilc 
fi fa con la Canna paluftre, togliendo una porzione di elTa per 
il lungo con il cortelloin modo , che redi la vacuità della Can¬ 
na coperta da una lottile membrana,, che tali Canne Ibgliono ave¬ 
re , fi Tuona con il fiato, come le fi volelle Tuonare una Trom¬ 
betta y onde rende voce acuta , c tremolante , in modo , che 
lembra ellèr fuonato queUTftromento, che communemente fi di¬ 
ce Sordino. 


XXXI X. 


Ctufolo del Villano. 


P Roprio è parimente delli Villani principalmente di Abruzzo 
il Ciufolo , con il cui Tuono accompagnano il Tuono della 
piva nelle danze, con le quali procurano dilettare li Spettatori, 
alli quali, dopo avere per qualche tempo Taltato , e Tuonato , 
chiedono qualche ricompenfa con cui mantengono la vita . Il 
Tuono è acuto, efiridolo, onde più tofio, è nojoTo a chi To^e. 





xxxx. 


••X? 86 

X X X X. 

Tromba di Zucca. 

I L Villano qu'i rapprefèntato fùona col fiatò una Zucca di 
quelle, che efaiamano lunghe. Tal fòrte di gente infèrifee una 
Zampogna di Canòa nella parte piùangufta, e toglie nell’oppofta 
piò larga una parte di efta : onde forma quafi la figura di un 
Corno bovino , e rende fuoiio rauco , e ftrepitofo . Li Villani 
di Gaeta fogliono ularla frequentemente nella caccia , e nelle 
felle. 

X X X X I. 


Suono della Brocca. 

Q uanto piaccia il Tuono fi può dedurre, ed arguire dalF 
invenzione della gente rozza , che non avendo Iftro- 
--^menti dimufica, im perizia per Tuonarli, hàfàputoperò 
inventarne alcuni, con li quali eccita qualche Tuono atto ad ac¬ 
compagnare li Balli contadinefehi 5 e il canto delli Villani, Ufa- 
no perciò alcuni una Brocca, e per il canale donde fi fà ufeire 
l’acqua tramandano la voce nel corpo vacuo di eflfa , ora com¬ 
prendo, ora aprendo l’apertura Tuperiore con la mano, in mo¬ 
do, che la voce fi varia talmente, che può cagionare una cer¬ 
ta finfoma grata, ed atta ad eccitare il canto, e le danze* 


\ 


X X X X I I. 


Suono con il Pettine. 

A Ltri formano H fuono fimile a quello d’una piccola Trom¬ 
ba , foffiàndo con la bocca fbpra una carta , dietro alla 
quale è collocato un pettine , overo una tavoletta trafo¬ 
rata con molti piccoli buchi. Sogliono ufàre tal’Iflromentipria- 
■cipa/menfe li Fanciulli, che fi ricreano. 














































































. s 













































































































































V 



87 S <- 

Prima di palTare aH’akra Claffe d’ Iflromcnti {onori , non 
farà difutile il riflettere a ciò , che S. Paolo IcriflTe alli Corinti 
nella prima letcra capo v. 53. cioè alla Tromba , che nel 
fine del Mondo fonata da un’Angelo farà rilbrgere tutti li Mor-. 
ti j h momento ìnìBu ocalì ìnnovì/Jima tuba . Canet enìm tuba^ 
mortai refurgent incorruptl . Mà perchè può parere incredi¬ 
bile , che la voce d’una Tromba pofla elTere udita in tutte le 
parti del Mondo, fi fcioglie facilmente il dubbio dal P. Corne¬ 
lio a Lapide {òpra il capo 21. di S. Matteo al num. 31. ove di¬ 
ce : Afittet Angelos fuos cum tuba , imo tubis multis tato orbe 
perfinantes , ut omnes mortuos ad vitam evocent , (f? ad judicium 
citent fondato sù le parole dell’Evangelio, mittet Angelos 
fuos cum tubis , ^ voce magna , ^ csngyegabit elsBos ejus et quatuor 
ventisi onde celTa la diflicoltà mentre fuppliranno molte Trom¬ 
be , che in tutte le parti del Mondo laranno fonate dagl’ An- 
geli. _ . 

Maggiore diflicoltà è il determinare, fe tale Tromba do- 
verà eifere vera Tromba , ò pure con tal nome debba inten- 
derfi un commandamento Divino , come alcuni flimorono ap- 
preffo S. Gregorio, in vigore di cui tutti li Defonti riforgeran- 
no. A tal dubbio rifponde il medefimo P. Cornelio flapra il ca¬ 
po 4. della letera di S. Paolo alli Tefsalonicenfi dicendo > 
che farà Senftbìlls clangor , ^ non tubalis formata ab Angelo in 
aere , vel ea folius ae'ris colliffone velpotius per vetam tubami 
come ftimò S. x 4 nfelmo in Elùcidario, ed altri - Imperochè Cri- 
fìo, e San Paolo fèmpre ufbrono la voce di Tromba, la qua¬ 
le è un Iftromento Idoneo a formare fuono da poterfi udire in' 
parti remote, benché a noi non fia manifefto di qual forma , e 
di quale materia doverà effere tal’ Iflromento. 

Un’altro dubbio fi può proporre circa tale materia come 
riferifee il citato Autore, cioè in qual modo potrà effere udita 
la voce della Tromba , lè gl’Uomini faranno morti nelli Se- 
polchri. Mà dottamente rifponde il P. Cornelio , che Audìent 
idef fentìent , refurgendo •, ac fi audirent vocem Fìlìi Dei , qui 
vocat ea qua non funi quaf ea qua funt . Imperochè tal Trom¬ 
ba farà come ftimano molti Santi Padri un Iftromento morale 
per la Refùrrezione, per mezzo, di cui Crifto ; Operabitur refu- 
veBìonem^fcut verba confecratìonìs funt InBnmenta tranjufanùaa- 


■*>5 88 

//Wj-. Perciò lo dice Iflromentomorale, imperocché: hlon necejl 
/e ’vtdetwr buie Tuba tr-ìbaere vim phljtcam fufcltandì mortuos . 

A ciò, aggiunge il P. Francelco Suarez 3. part. cjuefi;. 55, 
art. i.che li Morti dopo elTere rifurckati udiranno tale Trom¬ 
ba , poiché il rifòrgimento fi farà in un’iftante , mentre fiiona- 
rà la Tromba , in moda,, che perfèverando il- fuono poffa effe- 
re'udito, ò almeno potranno udire le parole lèguenti , nenìte 
adjudiclum. Imperciochè .tal Tromba intimarà , e ehiamarà tut¬ 
ti ad elfere giudicati, che perciò dice la Chiefa : Tuba mìrum 
fpargens fonum ^ per fepukhra regimum ^ coget amnes ante Tronurn, 
Tutto ciò il P.Suarez. 

CLASSE II. 

DegV yiromenti fonori per 
la Tenfìone . 

R Ieonofeiuti gl'Iftromenti, dalli quali fi rende il fiiono per 
il fiato, fi pafTa alla feconda claffe di quelli, che rendo¬ 
no armonìa per la Tenfione, poiché fono armati di corde, 
le quali ilirare , quando fono pereofTe rendono il Tuono . Ine¬ 
rendo dunque alla divifione di Caflìodoro lih. de raufica, ove 
dice : Orgamrum alìud percutitur^ alìud intendi tur ^ aliud Influtur. 
Per cuti untar acetahula anca ^ vel argentea-itenduntur f.des qua ple¬ 
ttro percujda mulcent aurium fenfum , infiantur tibia , calami , or¬ 
gana , V catera , qua fpiritu agitata in fbnum -vocis anmantur- 
Numeraremo dunque gTlflromenti della feconda claffe , li 
quali intenduntur. A taTefame ci fà buona guida il P. Kircher 
nella iua Mufurgia con ridurli a cinque claffi , ove a carte453. 
diffe, che la prima contiene quelli , li quali fi compongono ex 
abacis manuariis , qua claviaria vocant , ut Clavicymbala , Cla- 
vicordia , Spineta Jdanucordia. La ièconda contiene, qua meenu-^ 
briis in oblongì colli morem protenjìs-) e quelli utriufque miniflerio ma- 
nus fonari folent , ut Tejludines^ Tiorba^ Pandora . Nella terza fi, 
contengono quelli, qua manubtiis quidem conjlant , fed arca , ^ 
pennis ìncitantur , ut Viola feuCheks^ omnis generis ^ ^ Cythara». 
La quarta comprende , qutff omnì abaco , 0* manubrio dejlitutay, 

utrìuf- 

































































































































Sp 

utrìufqtis manus mìnìjlerìo immediate fìnantur -i lUtHarpa-) io Pfai- 
feria. Nella quinta finalmente fi. numerano , qU(C mixtam quan~ 
dam rationem ex omnibus habent , ut Lyra Germanica , qua abaco 
confata lato arcus utitur rota. Con. quella divifioae fi rende¬ 
ità più facile refàme di cialcuno. 

X L I I L 
Cimbalo, 

C ominciando dunque dalla claffe, che contiene gl* Iftfomett'* 
ti fonati eoa la mano , in primo luogo è da confiderarfi 
il Cimbalo, detto da molti Gravicembalo. Di quello fece 
imenzione il S. Rè David nel Salmo 150. , ove invitò a lodare 
Dio con tal’ Illromento : Laudate eum in Cimbalis jubìlationis j 
jnà perche la parola Cymbalum , è molto equivoca , e fi può 
dubitare di quale Illromento parlalTe , delcnvendolo S. Ago- 
ftino: Cyiftbala dilTe^ invi cent fe taHgunt ■) ut benìfonent , ideo dC 
quìbufdam labiis noflris comparata funi. Lo Sponio nella foillone 
prima art. de Gymbali*, efponendo alcune figure di donne » che 
ballano, fonando un tal Illromento , dice : Cymbala efse Injìru- 
menta , qua i/la Saltatricula geftant , utrumque etm altero concur 
tìunt audaPler y afsero quòd ea videam labris af/tmìlari. 

Mà tal Illromento fignìficato col nome di Cembalo dagl’ 
Antichi a fuo luogo doverà rjconolcerfi : per ora balli l’inten¬ 
dere , che tal nome è fiato trasferito dalli Scrittori moderni , a 
quell’ Illromento , il quale armatt' di corde di metallo rende 
il Tuono per mezzo dì alcuni , che dicono làltarelli uniti 
flili talli, quando quelli dalla mano del Suonatore fi percuotono. 

Per effere Illromento alsai noto non occorre defiriverlo 
diffufamente, e balla folamente fare tré principali rifleUìoni , la 
prima è circa la dilpofizione delle corde, la feconda circa le cor¬ 
de medefime,la terza fopra la varietà delli luoni: fono priraieta- 
mente le corde in numero di 49. di metallo , e non d’intefiini 
di Animali. Onde l’Illromento, che di tal forte di corde è ar¬ 
mato , fu detto da Gulio Firmico lib. 6. cap. 31. j^Srenervurn ^ 
idejì Injlrumentam mufeum cui vice] Nervorum infuni area chor-- 
dulai mà ul voce conviene anche alla Lira, che di (ali corde 

M fuol 


90 ^ 

fuol eflere armata, onde lo fleffo Scrittore diffc i Mujtcos facìunt 
qui lyr<c arenervos dulci modulathne pmutiunt. Nefolamentc fo¬ 
no di metallo le corde, mà hanno diverfa cftenfione , e lun¬ 
ghezza, e a proporzione della maggior , e minore eftcnfione 
fono anche di maggiore, ò minore grolTezza, dal che procede 
una grande varietà di voci Ibnore, che perciò tra tutti gl’Iftro- 
menti di qucfto genere tiene il primo luogo, 

Gio: Battidà Doni a carte 58. cosi ne fcrifle. 
li ClaviccmWi, quando fi facciano di tré tuoni , e radature 
fi potranno diverfificare in due maniere con la deffa materia 
delie corde per tutto, e con diverlà , fe cialcun averà le corde 
della ilelTa materia, la diverfità confiderà non folo in edere più 
e meno tirate, e aver la tratta più lunga, ò più corta, màpiù 
bada, ò più alta dal fondo , e in pettinatura più cruda , ò più 
dove pcrcoda più predo, ò lontano dal ponticello, ò fimil al¬ 
tre dinerenze , che fi potranno agiuntare alla natura de’ modi: 
con fare, che il rcgidro Dorio abia il fuono ordinario del Cla¬ 
vicembalo &c. 

Edere dato inventato tal’ Idromento da un. certo Niccolò 
Vicentino , lo riferi il Doni nel libro de Mufica alla carta quar¬ 
ta, ed cdervi dati aggiunti molti radi , e molte divifioni . Vi¬ 
veva tal’ Autore in tempo del Cardinale Ipolito d’ Ede dio Me¬ 
cenate, cioè circa r Anno 1492. lòtto AlelTandro VI. 

X L I V. 

tlìnibaìo Verticale « 

L a deda difpofìzione , e qualità di corde fi oderva nell* 
Idromento IcgucnCe, il quale è differente dal primo perla fi- 
tuazione delle parti , inventato per maggior commodità , 
poiché è collocato verticalmente , onde il dioiìo fi propaga 
meglio, e occupa filo minore, e ferve per ornamento della Ca¬ 
mera in cui fi conferva i Da chi fia data tale difpofìzione in¬ 
ventata non r hò potuto rinvenire, ficcomc nel racconto del Leti 
fi riferì edere dato il Vicentini inventore del Cembalo, mà du¬ 
bito « che più lodo fodè da quello perfezionato. 


XLV: 







































































































































































































: .i.‘, l'.. '' ' 


•* 





















































































































Ixarha 


:xLvi 





































































































X L V. 

Spinetta 

S Ono anche li Cembali del genere lòpradetto di forti divcr- 
fè, ufàndofi la medefima difpoflzione in tutti delli tallì, e delli 
Saltarelli, mà variandofi il numera delle corde , e la difpo- 
fizione di effe . In Italia è comjjne quella detto comu¬ 
nemente Spinetta, la quale alcune volte hà {blamente dicidot- 
to radi, e rende fuonoacutillirao. Sogliono communemente fo¬ 
nare tal fòrte d’Illromento le donne , che perciò il Pittore le ha 
cfprcffe in quelle tavole^ Delle varie taflature di quefli diffufà- 
mente trattò il P. Kircher nel libro 6.^ della mufica iflrumentale 
part. 2. cap» i., e il Merlènnc a onde a noi non apartiene il rife¬ 
rirle . 

Una forte d’Iflromenta fi adopera detta Sordino y e difie- 
rente dalla Spinetta per la qualità del luono,, perchè in quella le 
corde toccate dalle penne delli Saltarelli rendono fuono acuto, 
e armonico ; nel fordino le corde fono Iblamente battute dolce¬ 
mente dal fàltarcllo: onde fi rende un’ armonìa forda, e fbave, 
che appena fi ode dal Suonatore.. 

^ L V L 
Tiorba. 

P Affando alla claffe, che contiene gl’ Iflromenti compofll di cor¬ 
po fbnoro detto communemente la Tefludìne, c di manico ar¬ 
mato di corde, e fi fìionàno con ambedue le mani, una delle qua¬ 
li governa le corde fbpra diverfi fpaziì delmanico nelle taflature,è con 
l’altra fi toccano le corde, accichè rendano il fìiono j fi offèrvi rii 
primo luogo quello chiamato dagl’ Italiani Tiorba , dalli Latini 
Tejìudo , benché quello fia nome generale , con cui fi fignifica 
il corpo dell’Illromento vacuo, così detto dalla forma convefsa 
che hàin qna parte fimile alla Tefludine. 

M 2 


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E 



, 92 

i. dunque queft’Iftroniciito di figura e^pre^^a nella fua ima- 
gine . Perchè fi dica , niun Scrittore rafferma, c probabil¬ 

mente tal nome deriva dalla parola Barhìtos , voce barbara fè'' 
condo il Tefbro della Lingua latina, in cui fi fignificalira di gran¬ 
dezza maggiore dell’altre, e l.’usò Ovidio di genere fcminino,ove 
fcrilTe Epift. 21. 

hion faeit ad Lachrimas harJytos ulta rneas . 

Il P. Kircher riferifee nel capo 2. de Mufica inftrumentali, éhe 
la Tiorba prefè il nome da un Napolitano , che aggiunfe cor¬ 
de alla Lira ; contiene tal’ Iftromento nove corde doppie» e una 
femplice, 

X L V I I 
Arcìleuto, 

D AlIa Ttorha nacque l’Arcilcuto, Inftrumenfo non ufàto da« 
gl’ Antichi, mà inventato dalli moderni , poiché comin¬ 
ciata fi ad ufàre la Tiorba , un nobile Tedelco detto Girolamo 
Capfpcrgcr la perfezionò aggiungendovi un collo più lungo eoa 
otto corde femplici, e fette doppie con una corda più delle al¬ 
tre fottili detta Cantino , fono le Ibpradette corde, non di Me¬ 
tallo , mà d’inteftini d’ Animali , e dfièrifeono nella groffezza 
e fi percuotono con la mano delira , premendo con la finiftra 
variamente le medefime nel collo deiriftromento, il qualefràtut- | 
ti di tal genere è il più armonico per la varietà delli fuoni che | 
rende. . 1 

Aggiunfe il Merfcnne trovarfi alcuni Liuti detti Chitarroni, | 
Si quali hanno corde di metallo in un braccio, c nell’altro d’in- ^ 
teftini , e alcune volte avendone al numero di 40. » molte delle 
quali benché non toccate, conccpifcono tremori, c rendono fuo- 
jio . Il manico di quefto Iftromento può effere di quattro , ò 1 
cinque piedi lungo. 


XLVin. 































































































































ì 













































































•oé 93 

X L V i I I. 
estera. 

T Rà griftromcnti , che fi fuoaaiio , ò con le deta , ò con 
il Plettro forfi il più antico è la Cctera ; imperocché le fi 
olièrvano le narrative delli Poeti, l’invenzione » e l’ulb di elTa 
fù attribuito a Mercurio. Lyra dìcitur à Mercurio primàm inven¬ 
ta i Icrifle Ifidoro de originibu: , poiché quando ritornato il Nilo 
nel luo Ietto dopo avere inondato l’Egitto, fù trovata da Mer¬ 
curio una Ipoglia di Tartaruca , in cui eiTendofi inariditi li ner¬ 
vi dell’ animale putrefatto , relero quelli il fuono per- 
colfi che furono dal vento, onde a fimilitudine di quella Mercu¬ 
rio compolè la Lira , e la donò ad Orfeo, il quale lèppe sì 
bene lèrvirlène con il canto, che le piante, e li laffi lo ftgurva- 
no da elfo allettati per gndpmp 1’ armonia , c per elTa poi fù 
numerato tal’Iftromento frà le conftellezioni del Ciclo. 

Di elTa dottamente parlò il P. Riccioli nel ftio Almagefto parte 
prima pag. 406. Lira (dice egli} Sivè vultur cadens, vel diferens-^ 
P/alterìmn , jìve hac lyra Jìt ./Ipollinìs , Jìve Horpbei juxta Ovìdìì 
met. \o. contiriet Stellar in Ftolemeo 10. quot videlicet funt chor- 
dee in Pfalterio decathordo. At in Bajero funt 13./» Klepero IL quas in-‘ 
terfìilgentìffmad^prima magnitudinis ejl llla.,qua dìcitur Fidicula feu 
lucida lyrà . Et pag. 481 .Lyrarn feptìcordem adimitatìonem feptempia- 
netarum inventata ab Apollìne.pjel ad imitatìonem feptiflellii Plejadum 
à Mercurio exeogitatam tradii ab Hygino lib. a.Vìtruvim lib.y. cap,^. 
Ibique Daniel Berhamsy, ff Gulielmui Phìl/tnderddem Fìcìnus in Pla- 
ionemde furore poeticoGlarcanuslib.a.Dedecacbordicap .'&.0 Gui¬ 
do Aretinus in fuafiala mufeaiPetrus Valla in lib. Plinii cap. 22 .^c. 

Prima però di confiderare meglio queft’Iftrumento conviene 
avvertire, che molti confondono la Cetera con la Lira, eftima- 
no elfere il medefimo Inftrumento , come làggiamente avvertì 
il Bulengero de Theatro lib. 2. cap. 37. Nonnulli autem partìnt 
Cytbaram^ Uram., chelim tejludinem idem efebeo forfè , quòd Xe- 
ttopboft Sympofi. dixerit Chhara cecinit , Lyra cum tibiis confinante^ 
^ cantawtf 0 Ateneo lib. lOf. accìpiens Lyrarn Cìthara cecinit^ E 



94 

più chiaramente T accennò Euftatio citato dal raedeùmo Bulen- 
gero , ove ^zn&'TeJìam tejludinhingentem-Jhbito ^feu manubrio ad¬ 
dito , ÈJ* cordis ìntentis Menurìur Lyram aptavit , quam ydpollint 
dono àedit ut fe redimerei , cum alìquot ex ejus bobus fUratus 
efet. Bione però fù di parere, che la Cetera foffé inventata da 
Apollo , e la Lira da Mercurio. 

Ma tutte fòlio belle invenzioni dipoetiche fàntafie; mentre 
dagli oracoli infallibili fi sa che l’inventore della Cetera fù Ju- 
baljilquale come fi afferma dal fògro Iftorico nel 4.dellaGenefi 
fuii Patef canentium Cythara , ^ Organo . Vero bensì , che da 
tali parole non fi hà evidentemente > che Jubal foffe inventore 
della Cetera > benché foffe Padre di quelli, che l’ufòrono , non. 
però fi può negare elfere fiato in quella età l’ufo della Cetera > 
e fimili Ifiromenti» 

Fondato sù quella autorità confermata da Giufèppe Ebrco^ 
il P. Kircher addufle la raggione ,per cui la Cetera poteffe effere 
il primo Iftrumento, facilmente inventato Innentum chordarum.^ 
dice egli nel capo 4, del libro 2. de. arte Con foni , & dilToni. 
Utì facile fuit ita quoque •eetuftìlJmum efe , ^ prlmevoram tem- 
forumnemo dubitare debet,^ cum enìm ni hit adeo necefarium ft 
quòm filorum ad omnia compingenda ufusy omnis autem quorumcun-^ 
gue filaruui extenfio gratum .quemdam fonum excitet , ex varia au¬ 
tem tenfione chordarumvariì nafcantur foni ^ nihil facilius fuit viris 
mufargis bac experi entiaprius edoBis Inftrumenta tandem omnia ge¬ 
neris ’adinvenire , 0* quidem cytbtaram polichordam ante Diluvium 
fuifie , facra nos docent litteree. • 

Di quale forma folle l’antica Cetera non è fi facile, a fa- 
perfi. Probabile però deve fiimarfi , che con il tempo da varii 
Suonatori fi riduccfse a forma migliore, ed a fiiono più armoni» 
co, aggiundendofi in elfa il numero delle corde. 

S. Girolamo nella lettera fòritta a Bardano ftimò , che la' 
Cetera folle fabbricata, come la letera Delta, Vitruvio fcrilTe effe- 
re formata della grandezza d’una Tartaruca marina, e che a tal 
corpo foffe aggiunto un manico lungo un cubito , c che a 
quello corpo Mercùrio trasferillè le corde ulàtc nella Lira , la 
quale era formata di due corna di Capra aggi untavi una tra ver- 
ià per poterle in effa affigere, come fi vedeefÌ5reira in molte me¬ 
daglie 3 e marioi antichi . Chi de fiderà leggere più diffufàracn- 
















































































































































































































































































































































95 

te defcritte le parti della L.ira j lègga il Bulengero nel;capo 58. 
del libro (opra citato . 

Noa mancò chi IcrifFe elTerfi da Mercurio addattate alla Li¬ 
ra tré fòle corde , e tanto difle Ifidoro C&o/das prìmus Menu- 
rìus excogitavìt ìdmqué prìmm'neruos fqnum ftrìnxjt e aggiunge ' 
che fbffero nominate corde dal Cuore: quia Jìcut pulJUs ejì cordìs 
in peEiore ita pulfus chorda in Cythara . 

Li Greci affermano, che la figura di Cetera fii fatta da Ge- 
pioné Icuolaro di Terpandro . Altri fcriffero , che Apollo foffe 
riaventorc della Cetera*, e che.foflè fimile al pe^tto umano, e 
che poi ne procedeflero diverfe figure, e con divetdtà di cor¬ 
de, come fi vedrà negl’ altri Iftromenti , onde vi fono le Ce- 
feredette Tedefche, altreFrancefi, lnglefi, Spagnole, Turche- 
fche , e Perdane, le quali tutte armate di corde fi fuonano , ò 
con le dita ,‘ò;con il plettro , e tutte poffono eflère coniprefè 
corti il nome di Getera, effendo in tutte quelle là parte , che dàUir 
Latini fi dice Tefiudo, vacua nella parte iuteriore , e diverfà; 
nella forma , donde procede la varietà dell’armonia . La Cete¬ 
ra dunque antica fu da molti adoperata armta di fide tré cor¬ 
de, nelle quali , Come'riferifee Diodoro Siculo lib. i. cap. 3 . 
fi accennavano tré ftagioni delfanno, e altrettanti tuoni, cioè 
l’acuto per l’Eflate, il grave per riaverno, il mezzano per la 
Primavera, e Scaligero'nel capo 48. del libro primo della poeti¬ 
ca afferifee, che a Corebbo figlio di Ati Rè de Lidi aggiunfe la 
quinta corda , Ide furono poi aggiunte, fette da Terpandro, 
alle quali Simonideaggiunfè l’ottava. Timoteo la nona, fè cre¬ 
dere dobbiamo a Plinio , che cos'i fcriffe nel capo 4. del libro fi. 
e lo fieffo riferì nd capo 40. il. Bulengero aggiungendo , che 
S. Girolamo riferì effer armata ai * 34. trorfle. i * 

Nel Teatro però della vita umana firaGConta, che unta¬ 
le TimoteoMilefio celebre Mufico, che vifie; in tempo di Alef- 
fandro il grande, aggiunfè alla Cetera la corda .decima , e un¬ 
decima . Nella Cetera commnne , che oggidì fi ufà fi numerano 
dicifette corde, le quali Tuonate col plettro rendono unafoavif- 
fima armonìa. 

Non farà cofà ingrata roflérvare la varietà delle Cerere 
antiche come fi trovono efpreffe in varii marmi , e fono quelle 
qui polle nella Tavola, come le pole ilMerfenne a care. 7. dair 

Iflro- 


^6 

Iftromentr afraonici, e il Kircher : anehé parla cJ’elTa iiPìgmi» 
nio de Servis a cart. 158., ove dice poterli couofcere le parti, che 
compongono le lira cioè : Latefna , acumìnUyhracohht bumen’tfca^ 
pulir ■) peSiines ■} modulum ■:> ^ tìmpamm. 

Quindi non è meraviglia le dagl’Antichi dediti al piacere» 
e alle delizie , era lolita ufarfi la Getera nelli Conviti come 
jriferilce Plutarco Symp. 7. cap. 8. Cytara jam olim aiate homerì 
adhìbha ejl in cowohììs^ amìcìtìam confuetudìnemque ad'eo unti- 
quam non debet dipohere ^fed Cytharedis foUs utendam e fi » ut ìu- 
Slum , 13 ’ funebrèm comploratìonem cantilmìs fummo’aeant ^ canen^^^ 
tes bene Qminata qmd homìnibus bene epulantibus commendataJìnt^ 
Ne farà dilcaro concludere quella narrativa con ciò , che 
ciferilce Strabone » nel libro 6. Cioè , che in Ceraci Città della 
Calabria fi vedeva già una Statua rapprelentante un Cittadino 
infigne Citaredo detto Eunomio in atto di luonare la Getera Ib-i 
pra cui era una Cicala , e ciò in memoria di un accidente cu-; 
riolb, cioè che mentre fiionava a gara con Ariftone Muli co fi rup¬ 
pe una corda della Getera , raà Ibpravenendo quell’ Animale » 
lùpplì con la Tua vocealfuono, che mancava. 

Una fimile Statua fà collocata in Deifi con un’Epigramma 
ffcgiftrato nel quarto libro degl’Epigrammi greci , e un’; Itro ne 
pubblicò nel libro primo lòtto il numero 22. la dotta mula del 
Pt Carlo d’Aquino qu\ riferito con li verfi fegùcnti. 

‘■J 

Stridula wce nemorum pojlquam modulamene duki 
Supplevit doSle fila veci fa Lyra 
Hk demum vitam pofuit cantumque canova 

Ne mortìs tìtuhs fblus baberet Olor , ' 

Hoc major Cygnum per longa filentia vita 
Credibile efi^ ferum nam dìdìcipe melos 
Hac centra firidens cum vixerit ante cicada 
funeribus faUa efl nunc philomela fuis. 



XLIX» 




. ,è' 


















































































































'1 













































































































































































































••15 97 


■/ 


X h l X. 

s . , i 

Pandura, 


P Andura fi dice dalli Napolitani l’Ififomeato lèguente ^ la 
forma di cui è poco differente dalla Mandola, mà è di mole 
molto più grande j è armato di otto corde di metallo j e fi fuo- 
na con la penna j e rende grata armonìa. 


L 



Cetera 


S Eguc iin’altfo Iflromento poco diffimile detto Cetera Tede* 
Ica dal P. Kircher, forti perrhè nfàra fréquentemente nelle 
parti della Germania. Hà quella forma diveri^, ed è fornita di 
fòle dieci corde , e rende fiiono lòave, chi ne fia l’Autore non 
è riferito da Scrittore alcuno. 


L L 


Chitarra ^pagnuolà. 


C Hitarra,ò Cetera Spagnuola è detto TIAromento qui elprefflb I 
forfi perchè frequentemente ulàto in Spagna, fù efpreffa una 
donna in atto di luonarlo, effendo ulàto anche dalle Donne . 
Tiene cinque corde doppie , le quali fi Ibgliorio percuotere con 
la mano a tempo dibattuta, ò pure toccate con la punta delle di¬ 
ta : onde rendono fuono più lòave. 

Cariofo è il dubbio , che qui fi potrebbe proporre circa la 
Cererà riferita nel quinto capo deirApocaliffe, ove S. Giovanni 
dice aver veduto 24. Vecchioni, li quali Ila vano avanti il 
Trono dell’Agnello, finguU Cytharas yaiJXjficcome delle altre 
riferite dal medefimo nel capo 14. àìcmdo'. vocm ^uam audivi/kut 


N 


Cytha- 


■*>é, ^8 

Cytharedorum Cytharhantìum in Cytharis fuìs Che nel Cielo dal¬ 
li Beati fi ufino Iftromenti di Mufica non è da crederli ; fi. 
può bensì dedurre elTereivi una èquival'ente melodia, coneuifi 
cantino le lodi a Dio, a noi indicata con termini di fenfibili In- 
ftromenti, tra li quali furono nònlinàte le Cetere eflendo il Tuo¬ 
no di effe foavilTìmo, edarmoniolb in Ibmrao grado. 

L l i. 

htra di Apollo. 

% 

E ’Rapprelèntato in quella figura Apollo creduto Dio dagl 
Antichi Idolatri, come Iblevano elpriraerlo, cioè Giovane, 
con la finiltra tenente una Lira corpnato di alloro , e vellito di 
tela d’oro , ò di colore celelte . Nella Lira , che linièro effere 
fiata da lui inventata, lignificarono Farmonia delli Corpi Gele- 
fii'. Finlèro anche li Poeti, , che al fiiono di effa foffe fabbrica¬ 
ta la Città di Troja, come cantò Ovidio nella lettera di Elena- 
^ Paride,. 

Ilion adfpìctes p)vmatctqae turrìhus aJtis 
Moenia phehek jìru^a canore Lyra . 

Scriffe Paulània, che fi moftrava come prodigiolb un làffo , ove 
Apollo depofitò la fua Lira , dal contatto della quale diventò Ib- 
noro, onde qualunque volta era percoffo rendeva il Tuono fimi- 
Je à quello della Lira,mà a noi balli aver qui elpreffa la forma della 
Lira di effp, communemente delineata nelli Marmi , e pitture 
antiche , nelli quali fi vedono elpreffe anche l’altre qui polle, ri- 
' ferite dal Kircher, dal Merlènne, e dal Pignorio . Differo al¬ 
cuni effere la detta Lira armata dì quattro corde con le quali fi' 
additavano gl’Elementi , altri eh’ erano lètte, per fignificare l’ar¬ 
monia delli lètte Pianeti. 













































































































































































! 

■!»v 


0 





















































































*>è 99 


L I I I 

Mandola, 

I L piccolo Iflromento qui efpreflb, detto volgarmente Man¬ 
dola, e dalli Latini Mandora,hà folamente quattro corde, 
e rende fuono molto acuto . Un fimil’ Iftromento trovo eflère 
flato ufato dagl’Airiri, mà di tré corde , e chiamato Pandora . 
Giufeppe Laurenti nell' Amaltea Onomaftica afferma , che nel 
nome di Pandura fia fignificato riflromenfo,detto dall’Itaiiano Re* 
bechino . Se quello fofTe rirtromento ricordato da Ifidoro ap- 
prelTo Varrone, ed altri, è cofa molto dubbiofa . Sono tanti li 
dìverfì. termini, coix lì qual* gli iiT%i*ìrìij Scrittori nominarono 
griflromenti fonori, che fi rende impolfibile pot-prli diftìngue- 
re, e riconofcere , maflìme che fono diverfe le forme d’un mede- 
fimo Iflromento ufàto da diverfè Nazioni. 

Sia di ciò efèmpio la narrativa di Lampridio nella vità di 
Eliogabalo, ove dice : Ipfe cantami , faltavìt ad tibias , tuba cecinìt 
pandarhavìt ^ Organo modulatus c/i. Molto più ofcura è la nar¬ 
rativa di Americo de Pejerato Abate Moifiacenfè nella vita di 
Carlo Magno regiflrata in un codice manofcritto fbtto il numero 
1543. regia Libreria riferito da Du Gange alla parola Baudofa . 


Quidam ( dice egli ) Baudofam contordahant 
Plurìmas chordas cumulantes 
Quidam triplice cornu fonabant , 

^u<edam foramìna ìncìaudenta 
^mdam choros confonantes 
Duplicem chordam perflridentes 
Quidam taborellis mflicabant 
Qre/dum fonum permittentes 
Quidam cabreta •vafconìzabant 
Ltnìs pedibus perfaltantes 
^jPdam Lyram , ^ tìbiant properabant 
Prolixas virgulas He gerente! 

N 2 


• 

-ìè 1 oo H*" 

^jùdam Rehecam anuabantt 
Mulìebrem vocm confingentes ^c. 

Dalle quali voci, ò barbare, ò irripropric è impofiibile il potejc 
intendere quali foflèxo griltromenti fignificati. 

L I V, 

CMtarrino . 

R idicola è la figura fèguente fatta capricciofamente dal Pit¬ 
tore, alludendo però al vero, mentre rapprelènta unMa- 
finaro in atto di fuonare un piccolo Chitarrino, armato alle vol¬ 
te di quattro, alle volte di lèi corde, ecommunemente fi ado¬ 
pera dalli Marinari Napolitani,, allora fUe ftanchi dalle opera¬ 
zioni marinarelche prendono ripolb in qualche Lido, ed hanno 
rillorate le forze con il cibo. Non rende armonia molto grata , 
ma un fuono acuto y di cui il fènlb delle perlbne rufticali fi 
diletta. 

L V. 

Colascione. 

L a figura lèguence rapprefenta una donna Turca in atto di 
fuonare un’Iftromento di tré corde, molto ulàto nella Tur¬ 
chia , e principalmente dalle Donne . In lingua Araba fi chia¬ 
ma Dambura , in Italia Cokfcìone , come fi dice dagl’Autori 
della Crufca. Frequentemente anche fi fiiona nel Regno di Na¬ 
poli 5 battendofi le corde col plettro , ò con una penna . Rende 
un fuono rauco, eflendo le corde molto lunghe , e la teftudine 
di piccola mole, come fi vede nell’ imagine prefèute , prefà dal 
libro pubblicato in Parigi , e dileguato in Coftantinopoli per 
ordine di MonsùFerrajoì fiato ivi Ambalciadore del Rè di Fran¬ 
cia . Suole edere lungo tal volta lei piedi nel manico difiinto 
in lèdici tafti, alle voìte è ornato di loie due corde. 

LVL 


















































































1 


V 



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LV Calas donò Turch^o 























































































































































I 










































































♦>é lOI ^ 


L V I. 

Viola. 

L ’Imagìne fèguente è in atto di fuonare un’Iftromento fimi- 
le nella figura al Violino , mà per la grandezza, che hà è 
nominata Viola. Il manico di eflb è lungo la terza parte di tut¬ 
to riftromento , ed hà quattro corde come il Violino, mà più grofi- 
iè affai ; ficcome l’arco è molto più lungo . Quando fi fiiona fi 
Ibftiene dal Pavimento nel modo qu'i elpreffo » 

L V I L 
Violone. 

C Qn la (leffa attitudine fi luona quello, che fcgue, e qui fi 
elprime inatto dieffere accordato dal Suonatore: fi chiama 
Violone, perch’è più grande della Viola, cd hà fèi corde, con le 
quali fi fà maggiore armonia, che nella Viola. 

Un’altro della fteffa Ipecie fi ufà da alcuni armato di otto 
corde , che fù inventato dal Signor Conte Sommerlèt Inglefè 
peritiffimo nella Mufica , come riferifce il P. Kircher pag. 486. 
uértis magfìiS confini , (S* dì foni . Qual’Iftromento dalli Latini 
fi efprime col nome Vitula , ò Vidula, ò Violla j onde li Sona¬ 
tori di effo fono detti Vitularii, 



LVIIL 


<!ié 102 


L V I I I. 

V Accordo. 

P IÙ di tutti è Artuonico ilfèguente dettoTAccordo 1 non fo- 
lamentc perchè è di mole più vafta , mà perchè è armato 
di dodici corde, ed anche di quindici, delle quali dall’arco le ne 
fuonano due , e tré alfieme. Il P. Merfènne lo chiamò Lira mo¬ 
derna. 

Tutte quelle fòrti di Viole lono fiate inventate dalli mo¬ 
derni , nè nelli Monumenti antichi ne hò trovato efprefiò alcu¬ 
no , ficcome nella Sagra Scrittura non fi nominano, e folamen- 
te fi parla di Cerere, di Lire &c. Se poi con tali nomi fiano fiate 
elprefle le Viole è colà incerta. 

L I X. 

Lintercoìo j ò Sordino. 

L ’Imagine fèguente è in atto di fùonare coll’arco un picco¬ 
lo Iflromento, detto dalli Latini Linterculus per la figura, 
che hà, dice il P. Kircher, fimile ad una barchetta . Sordino lo 
dicono gl’italiani, c fi fuole adoperare mcutre fi balla. 






























































































































S ordino 










































































































''c ■ 




Chitarrcme 



































































N 




XXI Moncrcoi^i 




















































































Tromba Marina 






























































































-«5 103 

L X. 

Chitarrone . 

T Ale è riftromento tenuto dal Villano , che qu\ fi è elprefi- 
lo a cavallo d’un Giumento in atto di cantare, ^ppo che 
per qualche tempo fi è ricreato con il fiiono » 

L X I 
Monocordo. 

M onocordo fi chiama riflromento , che lèguc I perchè è 
armato ài f?jia corda , benché anche ne abbia un’al¬ 
tra più corta , le quali però fi fuonano coll’arco fèparatamente . 
Parlando di eilb il Kircher a carte 487. dice ; uti notìU^mum 

ejì ^ ita /upervacamum ef? ratus fum eìdem (xplkmdo tempus te- 
rere . 

L X I L 

Tromba Marina. 

ì 

F U’ elpofto con quello nome un’Illromento diverlb fiionato 
con il fiato, mà con rifteflb nome fi elprime il lèguente 
fuonato con l’arco , ed armato con una fola corda grolTa , la quale 
con il pollice della finiltra del Suonatore fi và premendo a tempo 
in varii luoghi del manico, per eccitare tuoni diverfi , li quali 
fono in tutto fimili alla voce della. Tromba , perciò chiamata 
Tromba Marina, eflendo l’ulb di efia frequente nel Mare, len¬ 
za la fatica di animarla col fiato. La forma di elfa fi vede nel 
dileguo qui pollo . Il Glareano nel capo 17. del libro primo dille 

molto 


104 ^ 

molto di queflo Iftromento, affermò effere la lunghezza di effo 
di cinque piedi, e per Fordisario di forma triangolare, aggiuti- 
fè che anche tal volta hà due corde eoa le quah meglio fi può 
imitare la voce della Tromba, 

L X I IL 

tSalter io Tur chef co . 

S I efpone qui una Donna Turca prefàdal medefimo libro del 
Ferra]ol in atto di fuonare un’Iftromento quadrilatero porto ia 
piano Orizontale pieno di corde di metallo, le quali fi toccano con 
le dita. E’ querto fimile al Salterio oggidì ufàto » della di cui for¬ 
ma , che fuol effere quafi triangolare , fi isfk anche dalli Turchi. 

Se tale foffe il Salterio riferito nelle fàgre Carte, ove fi dice 
nel Salmo 91./a detacsrdo Pfalteno ctirn cantico in Cytham-, e nel Sal¬ 
mo I Deus canticum novumiCantaho tibldy> Pfnlteno decacar do pfaU 
ìam tibi . Dalle quali parole fi deduce , che appreffo gli Ebrei fi 
ufava un’Irtromento chiamato Salterio, il quale era armato di dieci 
corde, propter numerum decalagi legk , alludendofi con effo arti 
dieci precetti dati da Dio a Moisè , come avvertì S. Agortino fb- 
pra li Salmi. 

Indagandone la forma Ifidoro fcriffe, effere la differenza del 
Salterio dalla Cetera , perchè : ligmm ìllud concavum unde fonus 
redditur ■) & deorfum feriantur chordse ^ & defuper fonant-, Cytbaré 
autem è cantra concavitatern Ugni inferius hahet . Mà dicendo ciò 
pare che convenga al Cimbalo , e non al Salterio. 

Defcrivendolo S. Girolamo riferito dal Bulengero nel cap.’ 
43. del libro 2. de TheatrozSzxmz.^ che.foffe di figura d’ uno feu¬ 
do quadrato, in cui erano tele dieci corde; mà benché il S. Dot¬ 
tore confermi , che nel Salterio erano dieci corde, non fpiega a 
bartanza qual forma aveffcdett’Irtromento. Il P.Kircher nel li¬ 
bro 2. de mujica Hebraorum , ove riferifee molt’Iftromenti mufi- 
cali, ufati dagl’Ebrei, lotto la lettera A. a carte 49. efpofè la figura, 
che afferma aver prelà da un Codice antico della Libraria Vatica¬ 
na, ed è appunto come il deferitto da S. Girolamo ; mà lo rteffo 
Autore alla carta 495. efpofe un’Irtromento di forma triangolare 

con 






















































































































i 





•Oé 105 

^ eoli dire effere il Salterio, del quale ne parlò come fègue. P/àì- 
terìum IJlrumcntum fidìcìnunti fi perìtam manum fortiatur tale efi^ 
Mt nulli alterifive harmonicarurnvarietatem proportienum, five. bar-^ 
monhfi foni infignem amtcnhatem fpeUes , cedere videatur ; Forma 
ut bit •eides eFl triangukrit , cbordas hahet i^c. e fègue a defcrivere 
r ordine delle corde divifè in tré fillomi diverfi, ciafcuno dellt 
quali pofTono, e fbgliono dupplicarfi, e anche triplicarli , onde ne 
nafte un’armonìa fmgoIare.AfFerraa'anchejchc nel tempo in cui fcri- 
veva era in Roma un Mufico intigne, nominato D. Gio: Maria Ca¬ 
nàrio , il quale aveva, c fonava un tal’ Iftromento. 

Gio: Battifta Doni nel fuo Trattato della mufica alla carta 7.’ 
dice, cheli fèrviva d’ un’Iftromento di forma quadrangolare con 
3 2. corde di metallo proporzionatamente equidiftanti, e ugalmen- 
te lunghe accordate al unifono, nel quale con l’ajuto d’un Ponti¬ 
cello triangolare, obliquamente pollo, qualfivoglia intervallo fi 
può dividere in quante parti uguali fi defidera. Al quariflromento 
(dice3 forfi converebbe il nome diMagadide ulàto dagrAntichf, 
che fi avvicina a quello. Sin qui il Doni ; il parere del quale par- 
mi non poterli approvare : poiché cercando io che colà fi fignifì- 
chi nellaparolaMagadide,trovai che dal DuCangp <«rnHifo Scritto¬ 
re delle voci latine fi buone,come barbare olTervafieirere voce origi¬ 
nata dal greco , lignificante quella parte della Lira, ove il Plettro 
percuote le Corde, e cita Pietro Diacono de l/ìris illufiribus Ca- 
fm^ cap. 28. ove fcriflè. Camtut etiam B. Mauri compofuit , in qui~ 
bus qui vult artis gramnfatUte tramitem , ^ Monochordi fonori Ma- 
gade reperiet notas , e nel Teforo della lingua latina fi dice , che la' 
■p^toh. Magas Magadis.)five Magadium ixgmSicz Infirumentum mu~ 
ficum , (S è tabula quadrata conflans levitar convexa intentìs in ea Cy^ 
tharafidibus , e fi aggiunge che al parere di Budeo fi fignilica an¬ 
che quella parte della Lira, in qua pleBrum illidi tur , ubi percujfia 
fit ebordarum manu dextra . 

Poffono quelle opinioni fàcilmente conciliarli, poiché col no¬ 
me di Salterio , fi può intendere quel’Iflromento di figura paralel- 
logramina, come è quello efprefTo lotto quello numero, nel qua¬ 
le però le corde col benefizio di due ponticelli formano la figura 
triangolare, onde ne nalce la varietà del fiiono, per la minore, ò 
maggiore ellenfione delle medefime, eli può fabbricare 1’ Illro- 
mcnto in modo, che abbia la figura triangolare , come da molti fi 
ulà. O Si 


^ io6 

Si fuolequeft’Iftromento fonare con le dita, ricercando con efle. 
le corde nelmodo chc fi ulà nell’Arpa,e nelle Tiorbe,e in Turchia 
r ufano frequentemente, k Donne lèdenti Ibpra cufcini, come qui fi. 
rapprelcnta» 

L X I IT. 

Pfalterio dherfo» 

L 'T N’ altro modo fi ulà nel luonarc il Salterio,il luono .di cui rie- 
/ fce non meno,fuave, percotendofi le corde con due bacchet- 
te lunghe circa un palmo, e lottili, nelmodo indicato nella figura 
polla fiotto quello numero , che raperelènta una povera fanciulla 
Tedefca, la quale nel tempo in cui ferivo fi vede per le contrade 
di Roma; onde molti Ibno allcttati ad apprendere l’arte di Ib- 
narlo, mentre è ugualmente facile , e dilettevole . Frequente è 
l’ufb di tal’lilromentonella Germania, e fù ulàtodagl’Antichi, 
onde appreffo Ateneo nel lib. 4. cap. 24. fi legge, che untai* 
Ale(randr« Girerìo lo perfczionò,aggingendovì molte corde , e che 
divenuto vecchio dedicò quello fuo lilromento nel Tempio di 
Diana Eifefina; acciochène rimanelTe alli Polleri la memoria del¬ 
la di lui Perizia. 

Immortale rimarrà lènza dubbio ) la Perizia con cui llionai 
il Salterio il degno Sacerdote, e Cittadino di Città di Callello 
D. Florido Ubaldi, il quale elTendofi dilettato per qualche 
tempo di fuonare varii Stromenti , polcia applicatoli al fuono 
del Salterio , in cui aggiunft molte corde fino al numero di 
29., e fonandolo in forma d’ Arpa , fece udire tutte le conlò- 
nanze, che fi odono nel Cimbalo, ò fi arpeggi con le dita , ò 
fi percuotino le corde con le bacchette . Tarifiromento non ha 
grandezza determinata, variandoli fecondo il collume del Paelè, 
ò il gullo tli chi lo liiona. L’ordinario ulàto in Italia, è lungo 
circa tré palmi 5 largo poco meno di due. 


LXV- 
















































































l 


\ 






























































































\ 


# 






1 

























































































































107 


L X V. 



S I ufà principalmente nella Germania un’ Iftromento chiamato 
dal P.Kircher a carte 486. Lyritmendìcorimy e dal P.Mer- 
(ènne Lira dell! Ciechi, poiché per r ordinario è fonatodal- 
le povere donne, e gente'i^uftica , iCome fi rapprelènta in quella 
Imagine d’una ; pavera donna Tedelca, che girando per F Euro¬ 
pa fi procaccia il vitto con Felemofinafattale dalle perfone, do¬ 
po averla udit,a Ibnajte., L’ Illromento è come la figura lo rap- 
preiènta, armato di quattro corde di grolTezza inuguali , Itele 
fbpra la tellvtdine , e fiirate per mezzo delli piroli , vogliamo 
dirli con il Tolcano Bilcberi , mà in modo che paflàno fopra 
una ruota di legno duro , e unta di cera , premendola ; la quale 
(^dice) il Merlenne fuppliice all’arcq con cui fi luona il Violino, 
e fimi!’Iltromend.. . . . 

Preparata in tal modo quella fòrte di Lira , fi gira con la 
mano delira la ruota ,• fopra cui fono llelè le corde , e quelle 
rendono il Tuono girando la ruota , e acciochè fia varia la voce 
fi premono con la inano finillra alcuni talli, li quali mentre toc¬ 
cano le corde cagionanofuono più,'ò meno acuto, onde fi for¬ 
ma un’armonia grata aH’orerchin. Chi ne folTe l’Autore, eia 
quel tempo inventata Lira tale , da niuno è riferito ^ 



X 



Ér^a. 

L ’ IllrómentO’ qui elprelTò' di figura quali trlkngolrre, e para- 
, gonato- perciò quali alla lettera ‘greca Delta poco fi lilà nell* 
Italia, molto nella Germania, e con ragione poiché ivi ri- 
conofee la fua origine. E nominato dalli Làtiìni Ciiinira , Harpe- 
' Q .2 dalli 




••3^ I ò8 

dalli Tedefchi, non per altra ragione ( fcrifle Papia]fè non per¬ 
che fù inventata a Gente Harporum , li quali come dice il Bau- 
drandi fono Popoli della Mifia inferiore detta Maìfsen^ nella qua¬ 
le fi numera la Città Capitale detta Arpi , e fecondo Abramo 
Ortelio fi nomina Bìlagrad^ fatto il Dominio del Duca di Saf- 
fonia. Suole effere alta cinque piedi , e fiiole avere tré ordini 
di corde , che in tutto fanno il numero di 75., come fcrifse il 
Merfènnc. - 

Il Menaggio dell’ origine della lingua diffe eflere l’Arpa 
•Iftromento mufico cosi detto dal antico Tedefèo Harpan, 
onde nel Salmo 146. , ove divet Pfallite Deo nostro in Cythwùy 
nella verfione Saflbnica s’ intende tal’ Iftromento . Aggiunge 
anche, che la voce Tedelca haarpan procede dall’Arpi Greco , 
che vale quanto Ipada adunca a guilà di falce, à cui fialTomi- 
glia l’Arpa. 

Li Francefi la chiamano Lira , mà Fortunato nel lib. 7. 
carm. %. la diftinlè ove, diffe. 

Romanufqae Lyra plaudet tìhìy Betrharus HarpSy 
Grtccus acbilliaca Grotta britanna canet. 

La delcfiffe anche il Dante nel Paradilò al verlb 14. 

^ E come Lyra , ^ Harpa in tempra tefa 

Di molte corde fà dolce tintinno . 

E diffe il vero , poiché le cotde di effa fono in numero co- 
piolb, e fi fuonano da ambedue le mani oppofta l’una all’ altra . 

Si perlualè Ottavio Ferrari , che l’Arpa fia l’antico Iftro- 
mento detto Sambuca, fondato forfi nella Lezione 29. del Tur- 
siebio, il quale con l’autorità di Porfirio fbpra l’armonia di To¬ 
lomeo Icriffe : Sambuca triangulum Inflramentum eft, quodexina- 
qualibut longitudine y f cut ^ craj/ituiine nervis efìcitur .Gt còrde 
però , che ora fi ulano (bgliono effere di Metallo . Effere procedu¬ 
ta dalla Lira 1’ affermò "Scaligero Icrivendo a Manilio pag. 425., 
c ftimorono alcuni, che quando fi dice eh’ era fonata dal Santo 
Ré David la Lira, fi debba intendere l’Arpa , che perciò com- 
anunemente fi dipinge in atto di itionare taflnfirumento. 

Un’al- 

















































































































































































■*ìd 109 ?<*• 

Un’ altro Iflromeuto di tal genere fi riferifcc dal P. Mer- 
lènnc , con il nome di Ciftro di forma poco differente dalla Cete- 
ra, e dice elfere poco ufàto in Francia, avere undici corde, e 
17. talli, li quali fono di Metallo, elfere dillribuite le corde in 
4. ordini, delli quali il primo , terzo , e quarto ne contiene tre, 
il lècondo due . Non elfendo ulàto nell’ Italia , fi tralafcia la 
figura di elfo . 

Un’ altro poco, ò niente ulàto parimente ne riferilce col 
nome di Pandura, voce che dagl’Autori viene appliacata a di- 
verlì Illromenti, quello hà la figura quali tonda, e il ponte che 
fbftiene le corde è obliquo in modo , che le corde fono ine¬ 
guali nella lungezza, Ibgliono quelli elfere, ò di Metallo, ò di 
Argento, e le più grolfe ritorte come le funi. 1 

L X V I I 
Violino* 

U N’altra Claflc di Cerere fi può ollèrvare ^ le quali fi 
comprendono dalli Latini con il nome Cheles, ovcro Vio¬ 
la, e nell’Italiano fi dicono con nome più , ò meno diminuti¬ 
vo, fecondo che merita la maggiore, ò minore grandezza di elfi, 
cioè Viola, Violino, ò Violone &c.Le parti di quell’Illromen- 
ti fono il corpo , ò fia telludine, e il manico , a cui fi apen¬ 
dono le corde . Quelle fi llionano radendole con arco fornito 
di crini della coda di Cavallo, e nel manico fi premono conia 
mano finillra in varii luoghi dal Suonatore , in modo che vario 
fx rende il fuono di effe . Ed è varia la forma , e qualità di 
tal’Illrumento, come varii fono li coltumi delle Nazioni. Qui 
faranno efprelfi quelli, che in Europa principalmente fi adoperano 
con alcuni altri ufati da altre Nazioni non meno diverfi , che 
curiofi. Trattò di tal genere d’Illrumenti, dottamente il P. Mer- 
fenne Religiofo minimo di San Francelco di Paola nel libro com¬ 
pollo in lingua Francelè, e poi Latina, Gio: Battifla Doni inli- 
gne mufico del lècolo palfato IcrilTe un’. Volume fopra la Lira 
Barberina, mà non lo pubblicò con la Stampa, 

Cominciàndo dunque dal Violino Iftromento notilfimo, è 
• ■ . --(iinito 


<y3 no 

ufato molto in Italia , hà quello la figura elprélTa fiotto quello 
numero, che mollra effer fonato da uifiUomonel modo da tutti 
ufiato , mentre guarda la carte delle note per regolare bene la 
finfonìa . Tafi ìllromento è armata di quattro corde , e rende 
fiuono molto acuto, 

LXVIIL 
Viola d'Amor 

U N' altro fimile ìllromento fi ufo d’ alcuni # e fi chiama 
Viola d’Amore , nè hò putrito indagare la cagione, per 
cui gli fila flato impollo tal nome . In altro non diffèrifoe dal fo- 
pradetto, che nelle corde perchè fottp le corde d’ intellini ve 
ne fono altrettante di Metallo, le quali benché non toccate dall’ ar¬ 
co , rendono un fiuono affai dolce , che accrefoe rarmonìa delle 
altre . 

L X I X. 

Violino Turchefebo > 

U Sano li Turchi fiuonare con l’arco fimile a quello y. che fi ado^ 
pera nella Viola fopradetta, un’ Iflromento equivalente 
armato di due corde. Sono quelle fiele in un manico affai lun¬ 
go, divifo in tallaturejper le quali ficorre la mano finiftra, e paffanò 
le dette corde fopra un corpo vacuo di figura quali tonda,. mà 
di piccola mole, quale farebbe un gran cocco , ò zucca medio¬ 
cre 5 che legata in una parte,. fia coperta di perg,ameno, come 
fi ufo nelli Timpani, ò Timballi da guerra. Per poterla poi fo¬ 
llenere immobilmente nel tempo che fi fiuona, è appoggiato in 
terra con un’appendice di ferro gentitorente lavorato , e rende 
iin fiuono lordo, mà grato ,, che perciò li è delineato un Tur¬ 
co in atto di fiuonarlo . In lingua Araba li chiama Chemena . 
Uno fimile li ufo dalli Perfiaai detto Kamaantfich . 


LXX. 


































































\ 
































































































































































































t 


Violino Teijiano 



























































































































♦Jé 111 


L X X. 

Salterio Perjtano. 

E ’ imagine di perfbna Perfiana quella , che fcgue in atto di 
nare un’Iftromento triangolare ulàto in quel Regno poco dif¬ 
ferente dal Salterio , e fimilc ad un’ antico Ebreo riferito dal 
P. Kircher. Si lùona con la punta delle dita, come l’Arcileuto 
ò con il plettro , come la Cetera . Rende una Ibave armonia non 
inferiore a quella del Salterio ulàto in Europa j e fi. jrifejrilce nell* 
Iftoria delli lìioi viaggi da Engelberto Kempfero « 

L X X I. 

Violino Verjianò* 

T Rà gl’Iftromenft Ibnori ulkti dalli Perfiani riferiti nell’ Iftoria 
delli luoi Viaggi da Engelberto Kempfero è indicato lòtto il 
numero 19. Un’ Iftromento piccolo , e con la teftudine tonW 
da , alla quale è unita un’ altra molto piìi piccola , e minore dell® 
metà. II collo è corto, armato di quattro corde fi liiona, con l’arr 
co , come il Violino, 

L X X I I. 

Tìmpano: 

G U Iftromenti, che Seguitano rendono il Tuono per mezzo 
delle percolTe date loro , ò con le mani del Suonatore, 
ò per mezzo d’Iftromenti,ò per eflere alfieme batt.utì:Ne tutti 
hanno luogo nelli concerti rauficali, raà bepsl , ò nella guerra, ò 
nelle Felle ; alcuni in Funzioni Sagre altri in profane ; nè 
tutti da tutti fi adoperano , ma Ibno proprii di alcune Nazioni ,' 
e fi ulànò in certe determinate Funzioni, come fi vedrà, elponen- 
dolène alcuni delli più ulàti ^ poiché in quello genere lòno fi varii, 
e fi copiofi, che non vi è parte del mondo , ove non fia qual¬ 
che 



112 

che Iftromcnto fonoro> ivi familiare , e fpeffo poco diflìmilc Tuno 
dall’ altro , ne merita di effere a parte deferitto . 

Merita frà tutti gl’ Iftromenti percofli il primo luogo il Tim¬ 
pano , detto d’alcuni Timballo , d’ altri Tamburro j mà perche 
con quelli nomi fono chiamati diverfi Iftromenti, di quello qui 
fi parlerà, il quale frà tutti è fenza dubbio il più antico, perche 
di ciào fi fà menzione nel capo 3 (. ,6 27. della Genefi , ove fi 
parla d’allegrezza, e di Fella . Cur ignorante me fugete mluijìì^ 
nec indicare mihi^ ut profequerer Tecum gaudio , Ó" canticis , ^ 
iympanitt cytharis > difte Laban a Giacob » i quali lècondo il 
computo del Saliano vivevano nalF Anso 2199. dopo la creazio¬ 
ne del mondo. Così parimente nell’ Elùdo cap. 15. dopo che 
gli Ebrei palTarono il Mare Roflb , e rcllò lèppellito in elsor 1* 
Elsercito di Faraone » Maria Ibrclla di Aron, fumpjìt tympanum 
in manu fuUi egrefteque flint omnes muUeree pojl eam Tympanisy 
C* eboris , quìbus pracinehat dkem Canamus Domino (fc. Dalle quali 
parole fi oeducc j che il Timpano fofse Illromento proprio delle 
Donne. 

Ciò fi conférma in più luoghi della Sagra Scrittura , leg- 
gendofi particolarmente nel capo 18. del primo delli Rè , che le 
donne cantorono con li Timpani le Vittorie del Rè David : Por-^ 
ro cum reverteretur percufso PbìliJì<so David , egrefste funt malìe- 
res de univerfisUrbìbus Ifiael cantantes eboro/q: ducentes in occurfum 
Saul Regit in Tympanis latiti<e &c. 

Commeriranrlr» quello palTo il P. Sopranis cerca qual forte 
d’Illromento fblse il Timpano , e conclude elsere cola chiara,' 
mentre ancora oggidì è ufato dalle Donne, che perciò nel Salmo 
67. fono chiamate 

Con tutto ciò non fi ha fufficicnte indizio della forma , e 
della grandezza del medefimo . Volendolo delcriverc Ifidoro nel 
libro 2. cap. 21. Tympanum ^ dilse ) ef pellis vel corium Ugno ex 
una parte extenfum'i lo llelso dilse S. Agoftino Ibpra il Salmo 67. 
Tympana funt ex cerio JlccatodS extenfo^ cciò s’intende inquanto al¬ 
la raateria,che della forma non vi è la più fedele elprelTione di quel¬ 
la che nelli marmi antichi, c nelle antiche medaglie fi vede 
cfprelTa . Il Pignorio de Servis ne apporta due, nelle quali fi ve¬ 
de Cibele, che tiene il Timpano, la di cui forma prima facie cri- 
brum referm , ut nm mmerito Ugamut in Judieio Coti , & Pi- 
fmt» ■ ’ 


/ 






































































^ 115 

Tympana MittCyhele,funt Cf mihl tympam crebro. 

Noi qui efponiamo un’ antica figura, preià dal trionfo delcritto 
da Giulio Lipfio, la quale tiene il Timpano ornato di fonagli, 
forfii perchè in tal’allegrezza fi accrefoeva il fiiono, e fi davano 
maggiori legni di plaulb. 

L X X 111. 

Altro Tìmpano moderno. 

N e Iblamenfe alli Timpani fi aggiungévano nelle fèlle altri 
Ulromenti fonori. Mà nel giro di elfi, come notò il Pi- 
gnorio pag. 175. de Servis, fi addattavano laminette di metal¬ 
lo , onde con le percolTe date dalla mano fi eccitava fuono 
maggiore. Tale collurae fi è ritenuto per il eorfo di molti le-» 
coli fino alla nollra età , mentre in tutta l’Italia , ed altrove 
fuole eflere adoperato tal’ Illromento , chiamalo volgarmente 
Taraburro , e fi ufa per lo più dalli Contadini, e perfone ru- 
fticali nelle danze, e canti foliti a farli dalle Donne , che per¬ 
ciò ne fu elprelTa una di tal forte in atto di foonarlo ballando . 
Quindi notò il Talloni citato dal Menaggio, non elTere quello 
Illromento militare , mà muficale , .ulàto dagl’ Antichi nelli 
Sacrifitii , nelli Trionfi , e nelle Felle ; onde il Bocaccio nella 
Metamorfofi forilTe , quelli celebrati in Tebe , ornatilTmia terra 
alle lue Deità i fooi Sagrifitii , venne a tempi fuoi, e quivi 
Tuonati i Tamburri, e i rauchi rami, ed i tintinnanti baccigni in 
legno de’ fuoi trionfi fi adornò delle ufate Corna &c. 

Si rapprelènta quello Illroraento in molte medaglie , e mar¬ 
mi antichi, e particolarmente in un trionfo di Bacco elj^relTo 
in un raro Carneo polTeduto dal Cardinal Carpegna, ed illu- 
llrato con molta erudizione dal Senatore Filippo Buonaroti, no¬ 
bile Rampollo della llirpe del famofo Michel’Angelo nel libro 
da lui pubblicato fopra molti antichi Medaglioni oflervati nel 
Mulco del medefimo celebre Porporato. Nè làrà difoaro il ri¬ 
ferire quanto egli regiltrò fopra tal’Illromento nella carta 456. 
con le lèguenti parole : fi vede una Baccante nel fopradetto 
trionfo ) la quale hà uno di qucgriflroracnti detti in Tolcana , 

P dove 



"«J 114 ?<» 

dove vi fono molto in ufo, particoìajrraenfe nel Contado jCem,' 

■bali.- ^ .' ■■ - 

Erano quefti adoperati, come fi vede dalla Centaurcffa del 
noftro Cammeo j e da una Baccante di baffo rilievo citato dì 

/òpra, negl’orgi , e baccanali , cd erano fatti.d’ un cerchio a 

cui era tefa una pelle . Vi attaccavano qualche volta de’lbnagli, 
come fi vede in quello portato dal Sign.Bartoli, che ha il fondo 
dipinto , come ulà anche oggi, d’una Tigre , tal’ ora come fi fà 
altresì adeffo nel cerchio in certi buchi , ò tagli, vi mettevano 

alcune piccole', e fottili lamine di rame infilate con un fil dì 

ferro fermato a traverlb di quei tagli, di modo che fonando, e 
battendo con le mani il Cembalo venivano a rifuonare ; e così 
ne porta uno Leonardo Agoftini nella parte i. al numero i 2 . ci~ 
yato da una corniola. 

In quell’altro Cammeo antico di vetro del noftro Mufeo 
della grandezza del dileguo, in cui Bacco ftà a giacere sù una Ru¬ 
pe infeno ad una delle fue Nutrici, con una Tigre a lui conlà- 
crata accanto, e frà due Fauni vedeli Cotto, e nel mezzo è fra 
tiue Tirfi quello medefimo Cembalo , che pare adornato di fo¬ 
glie di Pino , mà forlè làranno laminette lunghe legate infieme 
per il medefimo effètto , che abbiam detto dilòpra, lervivano i 
fonagli, e queiraltre lamine infilate per taglio. S.*Agoftino vuole, 
che gl’antichi chiamaffero quefti Iftromenti Crepitacoli de’quali 
fìi menzione Ateneo ; mà fembra pifi tofto che follerò detti Tim¬ 
pani, i quali, fecondo fi legge, erano ancora adoperati nelle felle 
di Bacco, e fi fuonavano altresì con la palma , ò punta della 
mano, come fi vede nel Cammeo, e baffo rilievo, onde Catullo; 

Plangehat alte procerìs Tlmpana palmis . 

Ed erano perciò leggieri, elèmplicementecompolli di uncerchio,' 
c di una pelle tiratavi fopra , fecondo quello del Coro delle Bac¬ 
canti appreffo Euripide ; 

J ^uef lo Cerchio , con la pelle hen tirata , 

Me V hanno trovato i Cor ih ami. 

S9SSSSS82S22S!222S£^8SSa2292Gg 


LXXIV. 
















































































































-ìè IJ 5 ^ 

. i X'.X'I , , 

Tamhurro Militare. 

I Stromento di guefra , ed anche ufatd lielle fefte è il fegtìen- 
te filonato da un Soldato , détto dà'gritaliani Taihbufro, dif- 
ferifie dal Timpano , benché fia cOilipofto di pelle' ftiràta Ibpra 
un cerchio, ò fia caffa tonda di legno, perché è di gran lunga 
più grande, ed è coperto' di pelle in ambedue le parti . Si de- 
Icrivc quello nel telbro delia lingua Latina con le lèguenti paro¬ 
le : Tympanum efl Inflrumentum ex unii parte membrana cUufum 
inter 'dacuum.^ quodhacuìo percutìtur mà taT defirizione è man¬ 
cante, poiché è coperto, non in una loia, mà in ambedue le par¬ 
ti di membrana , e fi percuote con due baftoncelli, é non da 
uno Iblo come a tutti è noto. 

E’ qui da notarfi una ftrana proprietà di quello Illromento 
riferita dal Panciroli à carte 285. dubiiando perù molti, cioè, 
che le il Tamburro è coperto in una parte di pelle di Agnel¬ 
lo , e neH’altra di Lupo, fuonandofi quella, Taltra d’Agnello li 
rompe ^ e le frano due Tamburri , uno delli quali fia coperto 
di pelle di Agnello, e l’altro di pelle di Lupo, percuotendoli 
ambedue , fuonarà quello del Lupo , e non renderà luono quel¬ 
lo di Agnello . La cagione di ciò non hà qui luogo di elTere 
invelligata. ..... 

Si deve bensì riconoIcere l’origihe' di tal nome , e perchè 
fi chiami Tamburro . Dice ilFcrrariv. Tamburro , che molti con 
Io Scaligero credono, che Tamburro fia parola Arabica traman¬ 
data alìi Spagnoli . Cosi Tamior , e Timpal , e da quelle voci 
nate le- altre Tiballi, Timpani, e Tamburro, è citato anche lo 
Scaligero dal Menagio. Hijpani ab Arabìbus magnum Tympanum 
'Altembor , fimul cum ipfa Arabha appellatione acceperunt . Il VofiSó 
de vit. ferra. dilTe : Tamburìnum Tympanum.^ ex Gallico Taborinì , nel 
Tambour , prò quo Hi/pani Tamburo . Vìdentur Galli , ÈJ* ìtali acce* 
fife ab Hijpanis itti ab ArabibuSi quibufeum conveniunt inhot^Ferfes 
Tambur. i - ■ 

E’coraraune tarillrojnento,adiv'erlèNazioni,pafticolafmeK^ 

P 3. . te 


*>è 116 $<•" 

te nella guefra ; non tutti però lo adoperano fimile aflàtto i 
poiché maggiore è quello ulàto dalli Tedelchi, minore fi adope¬ 
ra in Italia j diverlò anche è il modo di Tuonarlo, percuoten¬ 
dolo alcuni con maggiore velocità, altri con maggiore gravita, 
e fecondo la diverfità delle Funzioni, che fi accompagnano con 
tal Tuono . DiverTe anche fono le fonate , e tal volta fonando- 
fene molti aflieme è tale lo ftrepito , che non è poflìbile l’udi¬ 
re le voci di chi parla alle perfone vicine. 

Tal forte di ftrepito Tù accennato negl’Atti di Lodovico VII. 
Rè nel capo 8. riferito dal Du Gange : Otlamabant , 0 * ululabant , 
0 * ìatrabant Jìcat canes Tympanìs , ^ Naccbariìs , 0* aliis fmìU- 
bus Injlrumentìs honìbìUter refonabant . UTano ciò principalmente 
li Turchi, allora che dato il fegno della Battaglia, fi fcagliano 
contro Tlnimico, accompagnando con ftrida , ed urli il rauco Tuo¬ 
no delle Trombe, e lo ftrepito delli Tamburri, credendo cosi di 
(paventarlo. 

L X X V. 

Timballi. 

L a figura che fogue moftra di Tuonare due Tamburri, mà 
molto differenti dalli delcritti, poiché non fono fabbricati 
di legno, nià di rame , nè Knnno la figura di cilindro come gl’ 
altri, mà di fèmiglobo, coperto di pelle , che fi percuote con 
due baftoni corti, c nodofi nelTeftremità come martello tondo. 
Tal’Iftromento rende luono ottufo , e mefto, e communemen- 
te fi adopera fìandofi a cavallo, e con le pcrcoffe del Suonato¬ 
re fi accompagna il Tuono delle Trombe, che perciò fi 4 ifà nel¬ 
le (quadre delli Soldati a cavallo , e talvolta uno folo , come 
l’ulàno li Soldati detti Dragoni, ed altre volte lè ne adoperano 
due, come fogliono li Soldati detti Corazze. 

Per diftingucrlo dal Tamburro uTato dalli Soldati a piedi ; 
gl’Autori della Crufca lo nominarono Naccara , ed altri Crotalo . 
Pietro della Valle nella lettera lèfta confermò tal voce, mà com- 
muncmente in Italia fi chiama Timballo . Il Sanuto nel capo 20. 
del libro 2, part. 4. foriffe ; Sunt ^uatuorTubatores TiMcmss ^i-^ 

bìa- 


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TìmhallL-» 





















































































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( 














































































































































































































*>§ ii7 ^ 

hìatores'i 0* qui/ciani pulfare Naccharas ^Tympana-y feu Tamhura, 
Il Du Gange afferma euere flato mveatatotal’lftrojnento dalli Tur¬ 
chi , c poi trasferito in Italia. 

L X X V L 
Timballo Turchèfcd. 

C iò fi può dedurre anche da una curiofà efpreffione flampa- 
ta in Parigi per ordine di Monsù Ferrajol flato Ambafcia- 
dore del Rè in Gonflantinopoli, il quale fece delineare gli abiti 
delle perfbne fbggette alflmperio Ottomano - Si vede perciò in 
un foglio r accompagnamento fatto ad una Spola nel trasferirli 
alla cala dello Spofb » e in effo un Turco, che percuote il Timballo 
fòftenuto da un Servitore fbpra le Ipalle nel modo, che fi rap- 
prefènta lòtto quello numero, ed unitamente vi è chi luona un 
lungo flauto come fù elprelTo lotto il numero XIV. 

L X X V I L 

Tamburro degVAfricani. 

U N’altra Ipecie di Tamburro molto ridicolo fi legge J rife¬ 
rito neirilloria del Congo delcritta dal P. Fortunato Ala- 
maiidini Capuccino . E’ quello formato d’ un tronco di albero 
incavato, e coperto Iblamente nella parte lùperiore di pelle, lì 
ftralcina per terra pendente dal collo frà le gambe , fi percuo¬ 
te con un legno, overo con li pugni, e fi accompagna quelPot- 
-tufb rimbombo con urli, e mugiti mentre fi combatte, nel modo,' 
che mofira la figura di uno di eflì . L’Illromento fi chiama 
'Ngomha , overo Ingomha . 


LXXVIII 


•>i 118 f<®-' 


LXX Vili 

Tamhurro Africano. 


Elle Relazioni delli viaggi fatti nell’Indie Orientali dagl* 
Olandefi, fi. legge, che alcuni Indiani neUllbla di Bantam 



ufano alcuni Timpani da loro inventati, trà li quali uno è fatto 
di legno (cavato ; un’altro è comporto di una gran Zucca, ove- 
ro boria di pelle di Bue gonfia di vento, ; nella quale pongono vari! 
fonagli, e poi la percuotono con un legno, in modo, che fi eccita 
un fuono rauco, e lènza alcuna finfonia grata all’orecchio. 

Le due ijnagini porte con quello numero rapprefentano l’uno,' 
e l’altro. 


L X X I X. 


Tamhirro Perjìano. 


E Spole Eflgelberto Kemfero nelle Relazioni delli fuoi viaggi 
per la Perfìa, molti Irtromenti Ibnori ulàti in quel Regno, trà 
li quali lòtto il numero i = - rìfpriCrp «n Tamburro formato di figu¬ 
ra ovata , limile ad un Barile, coperto di pelle in ambedue le parti 
opporte . Quello fi porta appefo al collo, e fi batte a vicenda 
con li pugni della mano, come fi addita neli’imagine qui porta. 



LXXX. 


































































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A' 



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TaTTiIrurro .Amicano diuer^ 


















































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V' 



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LltXX 


Tuhx) Tùrijimrdte 















































































































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119 

L X X X 
Tuifo Timpanite . 

C On quefto nome e(i?rcffe il P. Kifcher un’Iftfóoietito da 
guerra ideale, eoa cui affermò poterfi udire il fuoào in' 
di/tanza molto grande . Polè egli alla carta 135. della lua Fo- 
iiurgìa la figura di un Tubo , che fuppone fabbricato di dieci 
palmi di lunghezza, c tré di diametro in figura di Trombaj e 
lòggiunlè , che le alla bocca di elfo fi unirà un Tamburro co¬ 
perto in ambedue le parti di pelle , e confornìe al Iblito fa¬ 
rà pcrcoffo, crelcerà il Tuono in modo, che farà udito in gran¬ 
de diftanza ; onde fi potranno dare li legni a molte (quadre di 
Soldati divife in un campo molto Ipaziolò , c nel tempo llefib 
farle operare in una guerra. ■ 

\ 

L X X X I. 

Tamhurro Cinefe, 

■ r J r f 

N ei Tomo quarto delli Viaggi di Gio: Francefiro Gemelli 
nella carta 239. fi elpone un foglio in cui rapprelènitafi la 
pompa con cui comparilce in pubblico il Rè della Cina , e frà 
li molti precedono 24. Tamburri indicati dalla lettera G., nlà 
molto diverfi da quelli , che lì ulano in Europa . Qu'i fi vede 
la figura , che noi efponiamo in atto di portarlo . Si Iblliei- 
ne tal’ Iftromento dalle (palle del Suonatore con un groffo cor¬ 
done tenuto con la mano finiftra pendente (otto il petto. B’ fab¬ 
bricato di due lamine tonde di metallo , e la fuperiore hà un’ 
apertura tonda nel mezzo, per cui rimbomba il luono quando fi 
percuote dalla mano deftra con una verga di metallo, è perchè 
come dice il Gemelli, (bno 24. Suonatori 5 fi cagiona uno (Irepito 
molto grande. 


tXXXIL 


I 2 G 

A 

L X X X I r. 

Timpana Lapponìco . 

N Él MuIèo del Rè di Danimarca defcritto da Oligcro Ja». 

cobco parte 2. fèft. 2. numero loi. fi riferifcc un Timpa¬ 
no fbperftiziofo ufàto nella Lapponia, parte della Norvegia, e 
fi deferire come fègue. E’ quello formato di legno incavato di 
figura ovale, e coperto di membrana ftirata con nervi tinti di 
colore roflb. Nella membrana fono fparfè imagini di falle dei¬ 
tà, e di varil animali, fi foltiene dalla mano finiftra con un ma¬ 
nico, mentre la delira Io percuote con un batocchio formato di 
offo in forma della lettera T. che chiamano martello, lungo incir¬ 
ca lèi dita . Sopra tale membrana aggiungono una laminetta di 
metallo legata negrangoli con catenella, e quando vogliono in¬ 
dovinare alcuna colà, percuotono con gran forza la membrana 
in modo, che quella laminetta làlta ora in una parte, or in un’ 
altra, e ove fi ferma, llimano eflère indicato ciò, che voglio¬ 
no indovinare, efprelTo prima nella membrana. 

Un’altro quafi firn ile neriferilce nel medefimo luogo in cui pin- 
gono col làngue cavato dalle vene del petto, e molto è llimato da 
quella barbara Nazioiie.II Fontano così lo delcrifle nellaCorografia 
di Danimarca a carte 691. Lappone! fi quando quid in exterisy ac remo^ 
tìorìbu! ms agaturfcke cupiantìTympanum ad eum ufum paratum fu- 
munt , hoc extrinfeem omne genus ammalia hahet depila , 15 * aneam 
imponunt^ fanam , atque igni aamotum inconditam edenta boatum 
- tnalko orichalceÌ! annuii! ornato , eoafque cantandopulfant , dome exa- 
nimc! decìdente !, atque ita horh aliquot , vel die ìntegro , mi fubinde 
dìutius prò [patio , quod conficiendum habént , ratìone exanìma 
facent. Vigilante! cunBa ^ qua ipf^ & olii ^quorum nomine erant 
amandati ìntelligere defiderant , exaBe ad unguem referunt . E 
dopo tal narrativa, aggiunge , che le mentre il Suonatore Uà 
tramortito , alcuno ardilce toccarlo, rella adatto morto^ on¬ 
de ogni uno le ne alliene . Di tale lìiperlliziolb Illromento ne 
pone la figura l’Oligero. E dello fleflb ne fece menzione ilVor- 
mionelfuoMulèo. 


EXXXIII. 



Lzxxn - Tav^hiirróLajDi?vixico 





































































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'' ìè" 


























































































istro 

















































































ISl 


L XX XI IL 
Iftromento delle Vendemmie . 


I L Villano qui elpreffo flà ia atto di fliotiare un’Iflfoniciito 
ufato in Italia nel tempo delle Vendemmie. E’ quello forma¬ 
to di un vaiò di terra cotta, pignatta, ò fimile, il quale li euo- 
pre con carta pecora nel modo , che li fà il Tamburro , mà 
prima, che ad elfo fi. adatti, fi inlèrifce un balloncino, eftret- 
tamente legato con la detta carta pecora , la quale mentre ft 
alza , c fi Ipinge con violenza verlo il fondo del vaio , come 
fè fi volelTe pillare in un raortaro , rende un gran fuono , mà 
rauco, che per l’ordinario , viene accompagnato con il fuono del 
Corno bovino , e con elfo formano balli li Villani deputati al 
taglio dell’Uva nelle Vigne. Fù riferito quello Ifiromento anche 
:dal P. Merfennc. 


L X X X I V. 



D .4!ritalia facciamo palTaggio in Egitto per riconolcefe ivi’ uh 
celebre Illromento, e milleriofò apprelTo gl’ Antichi, ora però 
non piò ulàto . E’ quello nominato Siflro , e fii dclcritto da Apu- 
lejo nelle Metamorfofi lib. i. y^reum crepìtaculum , cui per angu- 
Jlam lamìnam in modum bàltheì recurvatam trajeBte media pauta 
virgula crìfpante brachio tergeminos iB;as , reddebant argutum fo- 
mm. Ne trattò il Calali nel capo 24. de Rit. vet. .ffigypt. , e 
piò dilFufamenté ne pubblicò un dotto dilcorfo il P. D. Bernar¬ 
do Bacchino Monaco di S. Benedetto . La figura qui elprelTa, 
prefa da un marmo antico, è di donna , che tiene in mano il 
Sillro, poiché communemente l’ufavano le donne Egiziane nelle 
danze, che facevano in onore della Dea Ifide , che perciò lò¬ 
ievano dipingere tal Dea teaente in mano U Sillro , come rife- 
rilce Apulejo . 


Q- 


L*ulà- 


->§ 122 §<* 

L’ufàrono anche gli Ebrei la di cui materia affer'i lo fteffo 
Apulejo lib. 11. fira diruetallo, e talvolta d’argento, e anche d’oro. 
Tal’ufb fi legge nel primo detti Rè cap. j 8.6. Porro cum reuerte- 
retar pmupo PBlìfleo Davide egrefa funi mullms de unìverfa ur- 
Bbut 1 /rael mntantes , chorófque dmsntes in murfum Saul Regìs 
in Tympanìs ìaùtmt & inSifiris,, 

Era tal’ Iftromento mifteriolb appretto gli Eglzii ; poiché, 
come riferilce Plutarco, il Siftro indicava il crefeere , «d il ca¬ 
lare del Nilo, e credevano anche,che con il lùono di etto ripo¬ 
neva in fuga il Tifone, « ri percuoteva dalli Sacerdoti xarinel 
capo , e veftiti di bianco : onde Marciale nel libro j a. 

LìnJgerì fuglunt calvi , fiBrataque turba 
Inter adorante! £um petit Hermogenes „ 

Rifcriltono alcuni, che ri adoperavano anche in guerra , onde 
yirgilio S.Eneid. parlando di Cleopatra in guerra. 

Regina in pappi patrio -vocat asinina Spro . 

Errarono alcuni aflèremlo elTere Hata la figura del Siftro lèm- 
pre la mederima: poiché, come notò il Ibpradctto P. Bacchino, 
fù varia, benché la parte fuperiore fù lèmpre curva, e ovale; 
il che fù offervato anche dalPignorio nel libro erudito de Ser- 
vis, e in detta parte alcune volte fù la figura di un Gatto , aven¬ 
do la faccia di Uomo , e nella parte laterale la figura d’Ifide , 
cd altre volte in luogo del Gatto era la figura d’una Sfinge .. 

Le Verghe inlèrite in cflTo per lo più erano quattro, tré nel¬ 
la parte fiiperiore , ed una nell’ inferiore , altre volte era¬ 
no fole tré .. Fù delcritto anche tal’ Iftromento dal P. Kircher 
nel tomo primo dett’Edipo a carte 224. ove IcrilTc le fefte d’iri¬ 
de come ifègue: Sacerdote! die eju! facrisperagendÌ! inBituto Cìvi-- 
tati! platea! aherratìte!-vagabantur fammi! gemìtibm , S* ejulatio- 
nibu! ^mortem Oprìdh in memorìam revocante! plangebant , vefiti 
Unga aaque linea toga gefabant fupra taput fatuam Anubi! ^ dex- 
tra ramum de abpnthìo marino t velpino ^ inpnìpra fipram lnPru- 
mentum fonorum^ 0 perPreperum ■) quo Egyptii maxìmì diebu!pe¬ 
pi ! utebmtur^ uel ad Populum in planala tontìnendum^ vel ad ge¬ 
nio! maligno! avertendo!^ 

L’ufavano anche li Romani » alU quali dall’ Egitto fù tra- 

* - w**!- 










































































































-yè 123 

mandato il culto d’Ilìde ; onde appreflb Lampridio fi legge la 
crudeltà di Goinraodo, il quale obbligò il Popolo a percuoterli 
il petto con il fratto del Pino , ad psrnkkm , alla qual 
barbara crudeltà, ftimò il citato P. Bacchino, che fi alluda nel 
Siliro trovato vicino alla via Aurelia, e confervato nel Mulèo 
deirerudito Monfignor Leone Strozzi , effendo nella fbmraità 
di ellb una Pigna , elpreflìoue non mai veduta nelli Siftri Egi¬ 
ziani , 

La cagione poi per cui nella parte fhperiore il Siftro fia di 
forma arcuata, fu accennata da Plutarco nel libro de Ifide, & 
Ofiride , cioè per fignificare il Cielo della Luna , fuh quo om¬ 
nia ob generationem , Ó* interitum concutiuntur , dice egli ► Le quat¬ 
tro verghe fignificano li quattro Elementi, le tré lùperiori il Fuo¬ 
co , r Acqua, c l’Aria , l’inferiore la Terra. Sopra gl’ altri Sim¬ 
boli fi può leggere il medefimo Plutarco, qui ballerà olTervarc 
la figura in piccola mole , e nella lùa vera quella del noftro 
Mufeo, nella Tavola 59 al numero primo. 

L X X X V. 

Crotalo. 

L a figura , che fègue di Donna in atto di ballare , fiio- 
na un’lflromento ulàto dagl’Antichi, percuotendolo con una 
verga di fèrro , mentre la mano finillra Io fbllienc pen¬ 
dente . Qual fia il vero nome di eflb non fi aflèrraa da ninno 
Autore, almeno con certezza . Gl’Autori della Crulca lo de- 
fcrilTero, dicendo effere un Cerchio, overo Triangolo di me¬ 
tallo, in cui fono inleriti alcuni anelli parimenti di metallo def-r 
to dalli Latini Crotalum y e dagl’ italiani Nacchera , mà perche 
con tali termini trovo anche fignificarfi altri Stromenti, fi rende 
dubbiolà la fpiegazione . Cimbalo fù detto dal Pignorio nel libro 
de Servis, ove a carte 162. ne pofo due figure, una di forma 
triangolare, T altra lèmicircolare . Quella che qui fi apporta fi 
vede efpreflà dallo Sponio, e in altri marmi antichi. 

Alcuni l’hanno confufo , dicendo effere 4 ’antico Sidro 

Q^ 2 Ebreo, 


•*ìè 124 

Ebreo ; ma il P.Kircher parlando nel libro della mufica degriftro- 
menti ufàti dagrEbrei ne adduce un’imagine a carte 51. d’Iftro- 
mento poco diffimile , e circolare. Si può dubitare le tal’ ìftro- 
mento fia flato indicato con il nome di Cimbalo nel libro pri. 
mo delli Paralipomeni capo 15. n. 16. ove fi legge : Dìxìtque 
David Frìncìpìhiis Levìtarum , ut confntuercnt de fvatrìhm jais 
cantore! in Organis muficorum.i nablìs videlicet ^ lyris ^ cym - 
balìs ut refonarcnt in excelfìs fonum Utìtice , Mentfe che poco 
apprelTo fi dice, che li Cimbali erano di metallo, òos'i al n.21. 
Porro cantere! Eman , ^ofeph , 0" Ethan , in cyrnhaìÌ! <eneÌ! con- 
crepante! ; e fè bene per Cimbali fi poffono intendere anche H 
Timballi, delli quali parlammo , nulladimeno vi è motivo di 
credere foffero Iflromenti diverfi , li quali battutti rendelTero 
filoni , ed accrefceffero la finfonìa, come puotè efiei'e queflo. 
Si ufà queft’ Iftromento nella Salsoriia , ed in altre parti della 
Gerijiania, ma lenza gl’ Anelli. 

L X X X V I. 

Cìmhalo antico » 

M a fè dubbiofo è il nome , con cui dobbiamo chiamare 
il fbpradetto Iftromento, non fi può dubitare, che il no¬ 
me di Cimbalo convenga ad un’ altro ufato anticamenfe 
melli balli, e nelle fèlle delle Donne Ebree, ed Egiziane. Si veda 
k figura prelènte prelà dallo Sponio in atto di percuotere con 
ambedue le mani due Vali, ò dir vogliamoScudelleconcave di 
metallo dette comunemente dagl’Autori Latini Cimhala. Defcri- 
vendoli il Pignorio a carte lég. deServis. Erant àlee manubria- 
ta , vel anfata in extìm 'a convexìtate , ^ ambabu! manibu! apprehen- 
debantur y & reddebant tinnìtum, qui propriu! Cymhalorum eraty 
pnde Catullo Arg. 65. 

Plangebant aììì proceri! tympana paìmÌ !, 

Aut tereti tenues tinnìtus are ciebant . 

E Virgilio lib. 4. Georg. 

Tinnhufque eie y ^ MatrÌ! quate cymbala circum . 


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CcTìxhcLlo diuer^ 


































































125 ?<*• 

Si fblevano tali Strornenti ufare dagrAatichi nelli Sagrifìzii ia 
onore delli Dei, onde Arnobio Iib. 3. Metam. 

Etiam ne eens tìnnìtus quafutlonìbm cyìfihalofum ? Etiumne tytn~ 
pmìs ? Etìamne Slmphonlìs. ^tnd efjìclunt crepìtus fcahìllofum 5 ut 
eum eos audìevìnt namina, , bonórìfice fecum exiftiment aUutn 5 il 
fervente! animo! irarmn oblivione deponantì 

Avevo fcritto tutto ciò , quando mi venne alle mani un 
Volume pubblicato in Utrech da Federico Adolfo Lampe con 
molta erudizione Greca, e Latina, tutta fpettante alli Cimbali 
degl’ Antichi . Lo dillingue in tré libri , nel primo- delli quali 
avverte, che per la parola Cirabalo, s’intendequalfivogliacor¬ 
po lo noto , con cui fi cagiona qualche flrepito, ò fia di metal¬ 
lo , ò di legno, ò di ferro , e fimili . Nel lecondo efaraìna la 
forma di elìi , e conclude dicendo, chcpropriamenteilCimba- 
lo f aveva circolare, e concava. Afserilce, che rbfse Iftronien- 
to antichifììmo, e fà inquifizione degl’Autori, dalli quali furono 
inventari diverfi Cimbali, li quali anche fono fignificati con la 
parola Crotalo, overo Scabillo . Nel terzo libro tratta delli RL 
ti, con li quali fi ulàvaiio dagrAntichi tali Strornenti, tanto la- 
gri, quanto profani ; finalmente conclude con indagare la cagio¬ 
ne per cui ordinariamente erano fabbricati di metallo , e per cui 
erano formati con forma circolare,* e per non ripetere qui ciò, 
eh’ egli Icrilse, ballerà accennarne qualch’alcro comprefò con il 
nome ftcfso di Cimbalo. 

L X X X V I I. 

Altri Cimhalì. 

S I chiamarono le Donne deputate a fuonare tal’Iftromento Cym- 
balìPiria , e in molti marmi antichi fi vedono efprelfe , nelli 
quali fi rapprelcntano le fede fatte in onore di Bacco. Ne 
fù una loia forma di effi, mà varia, che perciò qui fi aggiunge 
una Baccante Cimbaliftria, con Ifiromento alquanto diverlb dal 
primo. Il Pignorio ne apporta di tré fòrti a carte 166. le quali 
però tutte convengono nell’ effere vafi sferici concavi . Si fuo- 

nano 


-ié 126 

nano pcrcuotendofi l’uno con l’altro, come fcriffe Amalarìo For¬ 
tunato lib. cap. 3. CymhaU invìcem iangutitur ut fonsnt ideai 
a quìhufdam Ubili nojlrìt comparata funt » 

L X X X V I I I 
Cimhali degV Armeni . 

D Air ufo profano dell! Cimbali {lionati in onore di Bacco , e 
di Cibele, procedè il fàgro, principalmente nell’Armenia, 
ove quando fi celebra la Santa MelTa dalli Cattolici Vefco- 
vi, aflìflono alcuni Miniftri, veftiti con Camifce bianco , come 
rapprelènta qui la figura, li quali accompagnano la Mufìca de¬ 
gl’ altri con le percofle di due Cimbali, li quali variano alquan¬ 
to dalla forma antica, poiché fono più tolto fimili a due piatti 
Ibliti adoperarfi nelle Menfè, benché più larghi nel giro citerio¬ 
re , e poco incavati nel mezzo. Si tengono quelli con due cap¬ 
pi! , ò cordicelle inlèritc nel centro, c fi percuotono affleme con 
colpi diltribuiti a tempo , più ò meno gravi, onde fi rende va¬ 
rio , e grato all’orecchio il lliono. (diflè S. Agollino in 

Piai. 150.3./^ iuvicem tangere ut fonent ; che perciò Tempre fo¬ 
no figaificati in numero plurale , e fi nominano con la parola 
jìira , onde Petronio Arbitro : Intrans cymhalijlrìa , ^ concrepans 
ara^ c CìlVclWo : Leve tympanum remugìt-i cava cymbala concrepant. 
Calliodoro afferma, che tal’Illromenti fi folevano fabbricare an¬ 
che di argento, acciochè il tuono foffe più grato. 

Altri quafi fimili fi ulano dalli Perfiani, come riferifce En- 
gelberto Kempféro nella Relazione delli Tuoi viaggi a carte 740., 
ove ne pone la figura, e cosi li deforiffe : perampla Sìnd- 

fii diPla , quìbus in menjis utimur figuram re ferenti a , fed minori 
di/co majori margine, ^ gibba faci e manubrio ìnftruBa , quo tene~ 
ri , ^ ad invicem collìdi valeant . Diffèrilcono dunque quelli dagl’ 
antecedenti ulati dagl’Armeni nella grandezza , c forma . 

Eflèndofi efpreffì quell’Iflromenti nominati Cimbali, come 
li defcriffe Ifidoro lib. 3- 0rig. cap.2r. cioè, che : erant manubrìa- 
ta , ^ anfata in extìrna convexitate, (£? concufsa finìtum edebant , 
qui tinnitas proprie dicitura Non è da lalciarfi un’ offcrvazione , 

- circa 



Hi» 




































































































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i': . 
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■OS 127 

circa quella parola Cyrnhaìum^ la quale come notò il Du Gan¬ 
ge fà adoperata per fignificare la piccola Campana , con cui li 
Monaci anticamente erano chiamati alla Mcnlà, ed era appefa 
vicino al Refettorio, e citò il Durando lib. i. Rat. cap. 4. n.11,, 
e nelle Croniche dell’Abate di S. Trudone lib» 9.pag. 643. Lan¬ 
franco m Decretìs prò ordinai S.BencdìBi oap. i .Ti dice : CaMaia 
Nona exeat Prìor , ad percutìendum Cymbalum . HebdomadarU co- 
guinoTi ìB qui fermimi funi t ad ìnjunBaìbì officia^ ed al¬ 

tro ve , qui Nona cantata pulfato Cymbalo à Priore,pergant omnts 
ad RefeBorìum . 

Tali Stromenti fono anche chiamati ScabìlU e così Sve- 
tonio in Calligula cap. 54., ed alcuni s’interpretano 
cioè due corpi, che battuti affieme rendono qualche forte di Tuo¬ 
no , mà quello è nome troppo generico , come appreflò fi ve¬ 
drà . • 

L X X XIX. 

Crotalo delli Maroniti , 
e Armeni, 

R Iferilce il Sipontino unTllromenfo fònoro ufàto dalli Maro¬ 
niti, Armeni, ed altri Popoli Orientali : .^aod( dice j ma- 
nu puljaiur ìaminis quìbufdam ex are rotùndìs fonum exeoUi- 
Jìone reddentibuf . Si dicono Tipia dalli Siri, li quali anche l’ulano » 
e fono varii nella forma, poiché alcuni fono compofli d’una lami¬ 
na orbieolare, nella di cui circonferenza fono congiunti alcuni pic¬ 
coli Sonagli di metallo, li quali [mentre fi agitano polli fopra un’ 
alla, rendono una grata armonìa. L’ulàno li Cattolici, princi¬ 
palmente, quando 11 mollra nella Melfa la Sacra Eucharillia, e fi. 
tengono dalli Minillri del Sacerdote velliti di Camilce , afllllenti in 
ambedue i Uti del Celebrante nel modo elpreffo in quelt’imaginc. 


XC. 


,'*>1 128 

X c. 

yiromento fagro degl' Arrnèm . 

A ccompagnano gl’ Armeni nelle Funzioni fagrc le Sinfonie 
delli Cimbali lopradetti con il fuono d’una Scudella di me¬ 
tallo, ò fia Campana fimile a quelle , che per l’ordinario 
fono porte negrOrologii privati, percotendola con una verga dì 
ferro con colpi più, ò meno gagliardi, e con intervalli di tem¬ 
po in modo, che fi forma una Sinfonia non meno grata , che 
devota . L’invenzione di tal’Irtromcnto probabilmente fi può ere-, 
dere eflere derivata daU’Egitto, ove tali Stromenti fi ufàvano in 
onore della Dea Ifide. Simili anche l’ulàvano in onore di Cibele, 
a cui s’attribuifeono li CTiubali, c fimili corpi fonori. 

X G I. 


IJìromento Affricano. 

¥ TNa lofte di Cimbali nfàno gl’Africani del Gongo j come ri- 
ferilcc nella fua Irtoria nel libro primo a carte 157. il P. For- 
tuaato Alamandino , che fi dice 'Longa J E’quérta fimile 
(■ dice egli ) a. due quafi Campanelli fimili alli Corni, c fono di 
ferro. Quelli fi fuonano percotendofi con un piccolo legno, e fi 
ufano dagl’Ufficiali di guerra, particolarmente dalli Popoli det¬ 
ti Gìnghìy e l’ulàno con fuperrtizione, e nel fabbricarli vi m'e- 

fcolanp fangue Umano. . ■ ^ ìhì , 



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■•>5 12 ^ 

X C I I. 

Altro Jìmìle. 

S lmile airantecedente è un’altro Iftromento adoperato dalli 
mcdefimi Barbari, riferito, ed efprelTo dal medelimo Autore 
nel luogo fteffo, e come rapprclenta la figura qui polla . Mo- 
llra quella di percuotere con un legno un quali Campanaccio 
fimile a quelli, che in Italia s’appendono al collo delli Bovi, mà 
di figura quadra 5, da cui fi rende fuono llrepitofo, mà rauco, 

X C I I 1. 

Cajlagnole . 

U N’ altra Ipecie d’ Illromenti Ibnori fù ulatà dagl’ Antichi,' 
cd erano quali limili alli Cimbali già detti, mà di mole 
molto più piccola, come apparilce nelli marmi antichi,6 
in una figura di baccante qui elprelTa prela dallo Sponio. 

Tiene quella in ambedue le , mani alcune Scudellette di me¬ 
tallo, le quali fi percotevaao affieme , e con le percolTedi effe li 
univano li falti nelle Danze celebrate in onore delU Dei : Tal 
forte di fuono fi efprime da Eulcbio Autore Greco citato dal Bu- 
lengero cap. 19. del lib. 2. de Theatro con la parola Crembalhùn . 
Che vuol dire tejlas , è? conchìUa , ^ ofTa Jimul impellere in fal- 
tatione , Èf fonitum quondam geflu ac rìthme carentem reàdere . 

Naccare le nominò il Ferrari , ed ilSuggerio, li Spagnuoli 
le dicono Cajlagnetas , e tutte furono comprele col nome Aceta- 
hulum . 

Mà per qual ragione , non è còsi facile a rilàperfi , poiché le 
indaghiamo il fignificato di quello termine Acetabulum abbiamo 
da Ifidoro nel libro 2. cap. 4. riferito dal Du Gange, che fignifi- 
c^Scutellam acetarìam ^ e Acetator 'um ^ quod mtum ferat ^ q 

R che 



*>3 130 ^ 

che fignifica anche una forte di mifura. Nella Sagra Scrittura di. 
ce la Glofa fopra il capo 25. dell’ Efodo fignificarfi j^as rotundum 
uhi vinumjuxta Altare aJTervahatur . Nel telbro della lingua Lati¬ 
na fi cita Plinio , che dice nel libro 11. cap. 34. fignificarfi da tal 
voce una mifura, cioè la quarta parte dell’Emina . In oltre fi di¬ 
ce, che : Acetabula funt •velati quidam caliculi in ììspìfcihus.^quì mol~ 
les appellantur , mà non efprimendofi da quelle fignificazioni li 
fudetti Stromenti , fi deve concludere elferfi con abulb eletto 
tal nome dagl’Antichi per non sò qual fimilitudine da elfi rico- 
nolciuta ; poiché, come notò Quintiliano lib.8. capo 6. Ipelfc vol¬ 
te la fimilitudine accommodat nomen fuum non hahentlbus quod in 
promptu ejl , e poi fbggiunge, milk funt h/sc ^ acetabula , quid- 
quid habet , & pmdes mjufcunque materia fnt . 

X C I V, 

IBromento delti Coftì. 

U sano Iftromenti poco differenti in Egitto li PretiCofti fcif- 
matici, e ribelli alla Chiela Romana, quando celebrali^ i 
loro Sagrifizii , poiché accompagnano il canto delle Qfa- 
zìoni col luono , ò per dir meglio ftrepito di certi ScudeHini di 
metallo, larghf quanto una moneta Romana detta Piaflra, e ad¬ 
datati per mezzo d’una ftaffetta, uno al pollice, l’altro all’in¬ 
dice della mano . Si percuotono quelli aflleme, e lènza melodia 
alcuna fi empie la Chielà di tal fuono, cflendo molti infieme, 
li quali grufano. Tal’Iftromento in lingua Arabica, fidice/»»fl. 





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xcv. 

























































































































































































•Oé 121 

X c V. 

Naccare delti Turchi . 

O Ttavio Ferrari (piegando la parola Naccara IcriflTe : Veterum 
Cyynhalum , Sphcera fiìUcet dlmidìata , qucs allìftt eonjunge- 
batur j 0 " finìtum cìebat, quale Injlrumentum etìam apud Tur- 
cas badie vigere accepìmus , e difle il vero j poiché la Figura qui 
efpofta d’un Turco in atto di ballare j tiene tal fòrte d’Irtroracn»- 
to in ambedue le mani, il quale però é alquanto diiTimilc a quello, 
che communemente fi adopera in Italia, detto CaJlagnoU , forfi 
•dalla figura fimile alla Callagna . Altri le dilTero Gmccare , ò a 
quelle, che ulano li Spagnuoli, riominate Caftagnetas , compo- 
(te di due quali Scudellini di buffo, uno delli quali fi adatta al 
pollice, l’altro al dito medio della mano, e nel ballare fi percuo¬ 
tono affieme. 

Se fi cerca Torigine di tariftromcnto, certo è, che procede 
dagl’Antichi Cimbali di (òpra (piegati . Altri aggiungono , che 
foffero trasferiti in Italia dalle Fanciulle Gaditane . Tanto diffe 
Petronio: Qadìtance mulkrescrotalijiria hune finUum edebdnti e 
Giovenale. 

BxpeBas , ut Gaditana cdtim 
Incipìat pruriti choro. 

E molti (ono di parere, che fi cominciafiè talfiiono con battere 
affieme le Conchiglie raccolte nella Spiaggia del Mare, onde poi 
fi tramandò il coftume alli Fanciulli di fase ftrepito eoa altri fi*; 
mili Stromenti. 


IwìfSs 

XCyi. 


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^ 132 §«* 

X C V I. 


Iftromenti FanciuUefcbi. 

C Ome fi vede nelle figure figuenti di due Fanciulli , uno 
délli quali percuote con la mano delira due pezzi di majoli- 
ca, ed un’altro rifponde alle percolTe con battere a tempo 
dqe fallì aflìeme. Altri fogliono in luogo di rottami di majolica 
ulàre pezzi di Conchiglie, altri offa fpolpate , e fimili. 

■ bromata furono chiamati da alcuni, come dice lo Sponio alla 
Tavola 44», ove elpole una figura di giovane in atto di batte¬ 
re con la mano certe offa, ed aggitinfe, che fi ufava ciò, principal¬ 
mente nelle Spiaggie di Cadice dalle Fanciulle Spagnuok , che 
perciò Marziale» 

Edere lafthos ai Batka erumatà geffus, 

Et Gadìtanis ladere doBa modìs. 

fi con tal nome fi elprime tuttociò , che percuofendofi con am¬ 
bedue le mani , cagiona qualche forte di fiiono , benché non 
fiaao per le fteffi (onori gl’Iftromenti adoperati. 

Ufàli tal coftumc non folamente dalli Faaciullt, dice Ottà-^ 
vlo Ferrari, mà dagrUomini in Milano , principalmente in tem¬ 
po di Carnevale, poiché : Turba perfonatorum incedunt , qui uni 
tarmen praeunti uteri fuccinunt , tejìifque% Jìve Naccarh , ^ Cro- 
talis Cymhalìfque adjlrepunt , qua Cipollata appéllmtur à Cymba- 
Ms guaji Cìwbalata 

II percuotere li Safsi F uno con F altro fò antico coflume 
jifato nella Navigazione, come afferma Xenofonte nel libro 11. 
citato dallo Scheffero de re navali : Jjtpìdum soncuffione kortatS’- 
aeutn prò voce alt , ed indagando !c anche con le fole mani fi cccH 
fava fìmilc ftrepico Dionifio Gottofredo lib. 1. §.4. F affermò ^ 
,« ^ confermò poi AlciaU Uh* 1. ’cap» 44* 


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xcviii XiloT^aixo 




















































































*>è 133 é^»- 

X c V I I. 

Spajfa penflero. 

N Ella clade dclìi Crotali, e fimili Iftromend fi può nume¬ 
rarne una poco ufato, c perciò proprio delli fanciulli, e 
gente villana, avendo fuono poco grato, nè fi cerca molta pe¬ 
rizia nell’adoperarlo . Non lafciò di delcriverlo il P. Merfenne 
nel Tuo libro armonico con le legucnti parole : Hoc Injìrumento 
multi finis feliciter utuntur , cujus bvachia femicirculs jmSia lin- 
gulam includunt , quìm uhi digito in punico C. percuferis , bom- 
bum fis audituruty qui bombas Apum^Vefparum yatque Crabronum 
icmalatm\ Galli hoc Inflrumentum vocant frompey0 Rebube. Dentibus 
illius brachia foknt apprebendi -, ut lingula digito perca fa oris cava 
refonet . II fudetto Scrittore Io diiTe Cymbalum orale . In Italia 
fi dice Spaffa penfiere , ed aggiunlè , che fervendofene molti di 
varie grandezze fi renderebbe una curiolà armonia ; lempre pe¬ 
rò farebbe di fiiono ottulb, e tremulo , da conciliare più tolto 
lonno , che diletto . La forma di effo fi vede elìireffa nel nume¬ 
ra qui aggiunto con la figura d’un Villano in atto di fuonarlO'. 

X C V I I I. 

Xilorgano. 

^ A Olirà la figura fèguente di percuotere con una vcrgaal- 
J?T JL piccoli Cilindri lòllenuti da due fili, c dilpolli eoa 
proporzione, in modo, che dalla maggiore, ò minore lunghez¬ 
za di elfi fi renda fuono anche dircrlb , e pcreoffi a tempo 
fi eccita armonia molto grata più, ò meno , Iccondo la materia 
di cui fono • fatti li fudetti Cilindri , c fecondo il maggiore , e 
minore numero dcIli medefimi •, imperocché, come fcriffe il Pa¬ 
dre Kircher a carte 518. fi polTono fabbricare di legno duro , 
di metallo, di terra cotta, ed anche di vetro , il medefirao ne 
elpofè la figura di uno compolto di dodici degradati con prò- 

por- 


134 

porzione , fecondo che richiede un triangolo acuto , la di cui 
baie preferive la lunghezza del primo • Benché tal’ Iftromento 
fia antico vedendofì efprclTo in alcuni marmi « nulladimcno non 
l’hò trovato efpreffo con nome particolare . Il medefimo Padre 
Kircher lo nominò Zylorganum , voce non ufàta da Scrittore al¬ 
cuno Latino, e mi perluado volefle fcriverc Xylorganum , che 
fignifica Organo di legno, mentre di eflb parlò . In Tofeana 
ove fi ufà, fi nomina Timpano, nome molto generale j come 
di fbpra fù notato. 

X c I X. 

IJlromento per l'Api. 

D All’ armonia cagionata dagl’Ifìromenri fin qui elpofli fac¬ 
ciamo paffaggio ad altri, che pofTono dirli più torto rtre- 
pitofi 5 che Ibnori. Tutti però inventati per conlèguire qualche 
fine liiperiore al mero diletto dell’orecchio. 

Tal’ è lo rtrepito , che fi cagiona^dalli Villani con le per- 
colTe date a qualche vaio di rame, per allettare le Api a fer- 
marfi negl’ Alveari! loro preparati, colà quanto gioconda a ve»- 
derfi tanto difficile per conofeerne la ragione . 

Che la Mufica piaccia, ed alletti gl’Animali irragionevoli 
tion è cola nuova ncUa natura j che i Pelei fiano allettati, e 
chiamati dal fuono, lo IcrilTe Plinio riferito dal Kircher part. 6. 
della Fonurgia, c tutto il dì s’elperimenta col pelce Spada nel 
Mare di Mcllìna . Di molti Uccelli lo riferì Ifidoro Orig. lib. fi. 
capo 16.5 c chi più defidera legga un’intiero capo 17. del lib. 2. 
Ibpra quella materia regiftrato nel Trattato de Tibiis dall’Erudi¬ 
to Gafparo Bartolini. 

A noi balli ravvertire , che con il lUono llrepitolb di un 
vaiò di rame pcrcolTo fi radunano le Api negrAlvearii : onde 
Virgilio nel 4. della Georgica configlia il Contadino a farli udi- 
xe eoa tal fuono, acciocché le Api non partano dalla fua Villa 
Tìnmtufque eie, ^ matris quale Cymhala cìrtum 
Ipfee concident medkatìs fedìbus^ ìpfee 
Intima more fuo fefe in tunflbuU condent, 

Mà 


Infìrurnento 






































































































*>3 135 

Màquaato è vero, che con tal fuono tornano le Api negl’ Alvea- 
rii donde partirono, altrettanto è incerto, fe a ciò (òno indot¬ 
te, ò per il diletto di eflb, ò pure per lo fpavento dal mede- 
fimo cagionato. 

Diyerfl fono li pareri sii quello dubbio delli Scrittori, lli- 
mò Ajrifiotcle lib. 9. hilL cap. 40. che ciò fia effetto di allegrez¬ 
za, e diletto concepito: Gaudere fonìtuApes v/di^n/ur (die’ egli) 
qmpropter tìnnltus aris convocarì eas in Aksum ajunt, Varrone 
però m di contrario parere ; onde nel lib.g. cìrcum tinnìendo (cn 
perterritas, quo volueris perduces > Lo llelfo dilfe Columclla capo 8. 
lib. 9. parlando di uno Iciamo di Api: Cum erupcrit teris Jlrepitu 
coenetUf , namftatim fono territum ^el in frutice , vel in editi ore Syl~ 
"Vte fronig tonfdet^ (3* à vefigatore praparctto vafe reconditun co-- 
me fìi deferitto da Glaudiano de Scnt. Conful. Honor. 

—— ^ualìs Abch]u quafam 
Hyhleis procul are fenex revocare fugaces 
Tinnita conatur Apes^) qua fponte relìBìs 
Defeivere favìs - 

Si oppolc a quello parere il P.Lacerda ne’ Tuoi Commentarii (òpra 
il lib. 4. della Georgica, ed alferì, che tareffetto fi doveva attribui¬ 
re al timore, ed allo Ipavento - Certo h ( die’ egli} che l’Api te¬ 
mono li tuoni , e allo llrepito di efli fi nalcondono nelle loro 
celle, ficchè tornando a quelle, quando odono il rimbombo dei 
Metallo, fi deve credere, che per uguale motivo finalcondino, 
che perciò Virgilio usò la parola Condente in cui viene fignifi- 
cato il timore, e non Tallegrezza . 

Mà come fi potrà da noi penetrare la Verità di quello ef¬ 
fetto prò digiolb, mentre parrai, che fi polfa dire con S. Agolli- 
no nel capo 15. ad fratres in Eremo ; mentre il Filolòfo Ariftoderao 
annis multìs injadavit , naturam Aph ìnvefigarc , nec fnaliter po- 
tuH. Balli riflettere con Plinio lib. ii-cap. 5. che nelle Api prin~ 
cipatus^^ jure pracipua admìratìo debetar-, e con ragione, perchè 
come notò Arillotele lib.g. degenerar, cap.io. Non videe quan~ 
ta Jubtilitas ft Apìbus ad fiagenda domicilia quanta laboris obeun~ 
di . Piccolo animale, mà utililfimo all’Uomo, che per¬ 

ciò S. Qio:Cfifollomo in Piai. 50, Pantepofe al Pavone. 

abie- 


-ìi 13 6 

akjs^ias Ape , diffe, Pavone pakhrius uter autem prpflantìor ? 

Aph ne an Favo , non duHum quin Apìs . Pavonem de medio lol¬ 
le nìhìl detrimenti attuleris , Apem de medio lolle » ìngens 
utilitas adempia crii • 

Altre doti dell’Api fi potranao leggere apprelTo il P. Bar- 
toli nel capo 7. della Povertà contenta.. A noi baiti concludere 
con ciò, che ammirò il Teologo Nazianzeno orac. in Theol. che 
FApi nelli loro Alvearii lavorano lenza mano, onde per mar a- 
viglia elclamò : ^ui s Euelides lineis , quee mfqaam funt-^ contem- 
plandis intentus , 0 * in demonjìratìonìbus folUcite laboram has 
pojdel imilari > Che perciò dcU’IiÌjomento da fuono efpoito j ben¬ 
ché Paftorale, e da Villa, le ne deve fare molta fiima mentre 
è sì utile all’Uomo. 

G 

Suono di Batam. 

N On meno ftrepitofi fono li tré Ifiroraenti, che lèguono ula- 
ti nella Batavia, in tutta Flfda Gia va Ibggettata dagli Olan- 
aeli ueirAnuo 1619. come rifcrilce il Baudrand nel fuo Lexico 
Geografico . Ulano qucili Earbari Paelàni, quando devono pub¬ 
blicare qualche ordine del loro Principe , percuotere un gran Ba¬ 
cile di Metallo fonoro, nel modo , che in Europa fi opera con 
il Tamburro , onde rimbombando per le contrade il fuono , fi 
raduna il Popolo per udire ciò , che s’intima . Se le percolfe fia- 
no fatte con arte, ed a tempo di Mufica ben regolata non fi 
riferifee daU’Iftorico, il quale deferiffe li viaggi degli Qlandefi a 
quell’libi». 



cr. 


Tamburro di3 atcuri 
















































































ci Ir^wncTito inJBatam 






























































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137 

GL 

Altro dherfo, 

N ElIa medefima Relazione fi vede delineata la figura d’un 
Indiano , che lègue , ledente in atto di percuotere con 
ambedue le mani armate di legni nodofi quattro Bacili di Me¬ 
tallo polii in llto Orizontale Ibpra un banco, e fono riferiti con 
le lèguenti parole : Dellneatìo pehium quos pulfant , omnemqus 
Mujìcam JlmìU harmonìa tundunt •, & inhifce regìonibus Jìt in tutr 
ribut , é* Campani! refonantìam optimum dantes , quia os capra 
fujì funt . ' 


GII. 

Altro dìnerfo. 

M Aggiorc certamente deve elTere Io ftrepito cagionato da 
quattro altri Bacili più grandi, li quali pendono da una 
Tiave V’^erticalmente , e liberi dal contatto d’ogn’altra cola, quan¬ 
do a tutta forza delle braccia di quei barbari, fono a vicenda 
percolfi con baftoni nodofi, come moftra la figura lòtto quelto 
numero cipolla . Tale finfonia fi ulà in vece di Tamburri , c 
Trombe nella guerra, ò nelli Tripudii, e felle più Iblenni. 

C I I I. 

Campanello al còllo del Reo. 


F Rà gl’Illromenti lònori , e Hrepitofi tutti fi vincono dalle 
Campane oggidì ulàte nell’Europa, e altre parti del Moli¬ 
no in divelle funzioni tanto lacrè, quanto civili , c profane, e 
perchè la diverfità di effe è sì grande , che non può determi- 
narfi, mentre fatte lècondo l’idea varia degli Uomini, nè fi può 

S facil- 


13 3 

Facilmente fàperne 1 ’ origine , per averne qualche chiara notÌ2Ìa 
Je diftingueremo tutte in due Glaffi, una delle quali comprenda 
le piccole, e l’altra le grandi,; 

Che Tufo delle piccole fode apprelTo gl’antichi Ebrei, non 
fe ne può dubitare , nientre come li racconta neirEFodo nel Ca¬ 
po 28. prefcrifle Iddio à Mosè il fabbricàrle d’oro , per railte- 
riolb ornamento delle vedi Sacerdotali, e fi conferma nel 45. dell’ 
Ecclefiaftico : C'wxìt illum tìntlnnahul'n aurels filurimis in giro da¬ 
re fonum in Defte 'fua. Quindi ne fù tramandato l’uld .a tutte le 
parti dei Mondo, e ve ne fono infinite relazioni.. 

Apoilodoro iib. de Diis , racconta , che fi. ulàvano dalli Sa¬ 
cerdoti di Proferpina, e dalli Sacerdoti dèlia Siria, lo dice Lu¬ 
ciano nelli fuoi Dialogi.. Che Augufto li ponefle nella Ibmmi- 
tà del Tempio di Giove Capitolino, io racconta Svetonio, e Plinio 
nel libro 36. cap. 13, racconta elTere fiati polli nel lepolcro del 
Rè Porfena acciochè rendelTcro fuono agitati dal vento. 

Scorrendo gl’anni pofieriori, e gl’Annali più Sagri trovare- 
mo effere fiato commune l’ulo di elli appreflb li Monaci antichi. 
Riferilce il Merlènne cap. i. num. 17. de rit. antiq. Monach. che 
tra li modi con li quali erano fvegliati li Monaci, acciochèan- 
daffero a cantare le lodi a Dio , fi adoperava il campanello chia¬ 
mato ovtto Campanula ^ qua fratres excltabant ut habetur 

in ’inta S, BenedìBi Abbath Ancmknjis e nelli Rituali di S-Grego- 
rio fi dice neilibro 2. cap. i. Reftì autem ìnfèruìt parvum tinlin- 
nabubim-, ut ad ejus fonum vir Dei cognofceret quando fbi Romanus 
panem preeberet . Nel fècola 4. della Religione Benedettina fi. 
legge : Prhnitus quam fgnum èoris noBurnis pulfatur in Fratrunt 
dormitorio fqmllam tangere juff t ut prius Monachorum tongrega- 
tio oraiionihus propria refideront per ioca . Così parimente dice il 
Merfenne : In Fontanelknf Monafìerio ad Matutinas Vigilias de 
presfato Apoflolo Andrea perfohendas nofler Forretarius Notam pul- 
favit prò Fratribus exchandis-. 

Si potrebbero empire molti Volumi , le fi volelTero riferire 
gl’ufi delle piccole Campane sì apprelTo li Gentili , come ap- 
prelTo li Crifiiani Religìofi, nè d’una fola forma fi fabbricavano 
dagl’ Antichi. Si veda la Tavola qui aggiunta, ove fono delinea¬ 
ti alcuni Campanelli antichi, e conlèrvati nel Mufèo del Colle¬ 
gio Romano, e fi conolcerà ciò che fi dice. La grandezza pa- 

rimen- 

























































































































































































































































































































































































■*ié 139 

rimente fù fèmpre varia nelii tempi moderni. Bafterà qui accen¬ 
narne alcune di mole ftraordinaria , e tal’ è quella riferita da. 
Monfignor Angelo Rocca nel trattato delle Campane a carte 5^ 
ove dice , che in Parigi nella Chielà dedicata alla B. Vergine è 
una Campana dipelo di quarantamila libre, la quale per effere 
fonata richiede 24. Uomini ,, e in tempo tranquillo fi ode fette 
miglia lontano; mà di mole molto maggiore, è quella cheMon- 
fignor Majoli riferilce nella fua Opera intitolata Dìe^caniculares 
alla parola metalla, e citali P. Ferdinando Mendes della Com¬ 
pagnia diGiesù, il quale fcrilTe nell’anno 1554. effere nelPegù. 
una Campana di Bronzo, la di cuicirconfèrenza è di palmi 45- 
e di diametro diciafètte, la quale grandezza ftiraò il Majoli lu, 
perarea tutte 1 ’altre, che in Europa fi trovano, mà s’ingannò 
fe fi riflette alla Campana riferita da Giovanni Struys nel libro 
delli llioi Viaggi, cioè che in Molca Città Capitale della Mo- 
fcovia èfituata in una Torre una'Campana , che pela trecento- 
novanta quattro milla libre, e che è larga 25. piedi, e grolla 
due, e che per fonarla fi richiedono cento Uomini , cinquanta 
per parte , nè fi fliona che in alcune Solennità, e nelle comparle 
d’Ambalciadòri . Tràlimodi con i quali queft’Iftfomento fi ado¬ 
pera , bafterà qui ricordarne uno profano a pochi noto, riferito 
da Girolamo Maggio in un’ Opulcolo da lui Icritto nella prigio¬ 
ne , nella quale dalli Turchi fiichiufo dopo l’elpugnazione di Ro¬ 
di, ove egli viveva. 

Cita egli Zonara Autore Greco, il quale nella fua Iftoria 
racconta, che anticamente era coftume di condurre li Rei al Pa¬ 
tibolo con un Campanello pendente dal collo, a fin, che cami- 
nando quello tra il Popolo non toccalfe alcuno inavedutamcn- 
te, poiché fi farebbe ftimato contaminato, dove che lentendofi 
il fuono del Campanello cialcuno poteva dilcoftarfi, e dare libe¬ 
ro il palfo al milèro, che Io portava nel modo, che moftra l’ima- 
gine. 


140 

c I V. 


Campanelifi del Clero. 


A LI’ Ufo profano fi può fbggiungere un’ altro Sagro di pic¬ 
cola Campana pratticato in Roma dal Clero di alcune Ba- 
fihcbe nelle Solenni Procelfioni . Compatifce quello con 
ordine dopo un Confalone fabbricato a modo di Padiglione da 
guerra, a cui precede un’ Uomo vellito di bianco , che portan¬ 
do inalberata una piccola Campana continuamente la fiiona a 
tocchi. Quando cominciafie tal’ulo nella Chiefa Romana, non è 
COSI facile a dirfi, poiché per. quanto io abbia efaminato gl’An- 
tichi Rituali , altro non hò trovato, che fi pratticava nel 1570., 
come riferilce il Turrigio avere ritrovato in uii’ antico Codice 
della Bafilica Vaticana , ove fi racconta la Proce (fione fatta nel 
giorno delle Rogazioni con le fèguenti parole : Prima entrò la 
Croce, dopo il Sinicchio , overo inlègna di S. Pietro , con la 
Campanella , li Cantori &c. Un’altra Relazione fi legge, nell’or¬ 
dine Romana Icrirto da' Pietro Amelio Sagrilla di Urbano V., il 
quale raccontandola Canonizazionc di S. Brigida , in tempo di 
Bonifazio IX. circa l’anno 1390. dice . Papa defccndìt ad Ecclc- 
fiam S. Retri cum tato Clero cum Cruce pluviali bus , 0* Campana 
proce^ionaliter ifc. Più antiche memorie non ho trovato. Quaic fia 
fiato il motivo di tal’ ufo , fi può dedurre da ciò , che fcriffc 
i’ eruditiffirao Durante nella fpiegazione della parola Afartyria^ 
C Ecclejfìa^ ove diffe, che nel Padiglione fi adombra l’antico Ta¬ 
bernacolo , il quale fi trasferiva da un luogo ad un’altro , men¬ 
tre il Popolo Ebreo pellegrinava per varii Paefi . Nel quale 
Tabernacolo li Sacerdoti erano diftribuiti , e ciafcuno aveva il 
proprio luogo , e notò il Fivizano nel capo 15. del libro 3., 
che la Chiefa militaùte in, terra fi paragona ad un’Efèrcito, che 
continuamente combatte contro gl’ Inimici Infernali, per trovare 
poi il ripofb nella Patria Celefle, che perciò precede una Cam¬ 
pana in luogo delle Tronibe, ufate per commandamento di Dio 

dalli 










































































•f 



c 


Cxtrroccio 































































































































































































«>5 14 ^ 

dalli Sacerdoti della legge Molàica, coit le quali fi davano li le¬ 
gni a tutto il Popolo Ebreo . 

Qfii fi pone la figura di quello , che con tale Campanella 
precede al Clero , la quale è piena di raillero > benché derifo 
dagl’Eretici 3 e Ininiici della Chiela Romana . 

C V. 

Carroccio. 

A LI’ ufo delle Campane piccole ne Ibggiungeremo un’ altro 
di Campana maggiore pratticato già in Italia , e ora non 
più ufato . Era coltume nel Secolo palTato di portare in 
una machina mobile una Campana , con cui fi davano li fegni 
a!!i Soldati, come ora fi fà con la Tromba. Viene riferita tale 
ulànza dal Maggi capo 13. de Tintinnabulis, ove dice: EJÌ igitiir 
fctendurn fuperioribus fcsculìs , nec admodum vetujìis temporibus 
Bxerchuum hnpcratores in ca/ìriS'i quajì in quadam Civitate ambii- 
htoriit^ aut Turrlcala Campanaria ex Ugno tdcnlìdem ambuhtorla.i 
uti confuevifìe,y e qua tìntinnabalum adrnodurn tnagnu'n penderei y 
asm in hojìem progrodiendam acieque confUgendum efct . Quella 
Machina , che- fi nominava Carroccioy fù defcricta da Francelco 
Suerto Antuerpienlè nelle Note fòpra il libro de TintìnnaboUs y 
la quale defcrizione fù rilèrita da Antonio Cavaliere Creraonefè 
nel capo 15. della delcrizlone di Cremona, tradotta in latino da 
Filippo Rubenio, come qui fi pone . j^nno Chrifiì 1081. Cr<f- 
monenfes Carrocium inBituerunt ‘y Ersi Hlud currus amplìor bis at~ 
•que fubUmioY , quos communi in iifu invenere Longobardi , prhnì- 
que omnium fecundum aliquos Mèdìolanenfes , ufurparunt , ornaba- 
tUT id h qulbufdam panno rubro , ab aliis alboy à Crcmonenfibus ‘uerh 
mìxtlm rubro y albo y denìque prò colore quo cufufqus Ci’vìtaiis 
inftgne. Sed &'/èni Boves à qulbus trahehatur y Jìmili panno teUli. 
In mediò autem erat /intenna asm vexillo y fm làbaro prceterCru^- 
cem rubram , calerà alba cujufmodì in fupplicatìorìibus hodieque non- 
nullis in locìs geflatur , ah eadem /Antenna dependuli funes, quos na- 
lidi robuflìque 'fuvenes mani bus tenebml, inque ejus fummo Cam- 
• ■ . ■ pina 



■•>(? 142 pC*- 

pam appellata Nola ; Nefas autem adacere , nifi puhlìco Decreto , 
nec minus mille quingentis ad cujlodìam ejas militìbus flrenuis , Cf 
Panoplia , ac bipennihm egregie munitìs propi edam duces omnes^ 
ac militis Prafedlì , Tibìcines oBo multique ad rem dlvinam Sacer¬ 
dotesse. Qui noi eTponiamo la figura del fòpradetto Carroccio, 
efpreira dal Maggi, e dal Macri v. Carroccium p, 150. Il Villani 
anche Io defcrille neiriftoria di Fiorenza lib. 6. cap. 27., e dice, 
che tale Campana era chiamata 

Rimarebbe a dire Ibpra Torigine» c ritrovamento delle Cam¬ 
pane grandi ; poiché è gran controverfia frà li Scrittori, circa 
il tempo» e gl’Artefici da cui Rirono-inventate di mole grande, 
quale fi vede, principalmente in quelle » che fervono nelle Ghie- 
fè per il culto Divino , e anche fi adoperano dalli Magiftrati per 
lignificare al Popolo le loro Leggi. 

Per non eiTere proliflb in tale materia, bafierà accennare ciò 
che IcrifTe il Baronio all’anno 885., cioè che T ufo delle Cam¬ 
pane grandi cominciò apprelTo li Greci » quando Orto Patritio 
Doge di Venezia mandò in dono a Michele Impcradore dodici 
Campane , le quali furono collocate nella Torre di S» Soffia ; mà 
da ciò non fi deduce chi ne foffe 1 ’ Autore . Polidoro Virgilio 
afieri effere fiato Sabiniano Papa, di cui Panvino fcrifie : Hic Pa¬ 
pa Campanarum ufum invenit., fujjìtqne , ut ad bora: Canonicas 
S APifarum Sacrijìcia pulfarentur in Ecclefia . Mà ciò prova l’ufb 
Ecclefiafiico fblamente » introdotto da Sabiniano » 

Convengono mole’ Ifiorici nell’ alTerire , che S. Paolino fof¬ 
fe il primo nel porle nella Chiefà di Nola è di mole firaordtnaria, 
e di forma prela dagl’ Antichi. Si nega però dal Cardinale Bona, 
e dice non efièrvene fondamento certo per crederlo . Valfrido, e 
Strabene, li quali viflèro in tempo di Carlo Magno, cioè circa 
r Anno 800. quattro fecoli dopo S. Favolino dicono, che le Cam¬ 
pane traffero il nome da Compania, Provincia dell’Italia , ove 
furono inventate, perciò dette anche AWiit da Nola, Città della 
Compagna, ove la prima volta furono fabbricate, e il Cardinale 
Baronio pag. 116. afferma , che tal nome Campana cominciaffe 
ad effere ufàto per fignificare le Campane maggiori, l’Anso 700*» 
legno che in tal tempo fi fabbricarono, c ufàvano . 


evi. 





Qr^ano di. Camene 





























































































































































































































































































































































































































































































*3^ 1 43 

C V I. 


Organo di Campane . 

E ’ fi copiofb , e mifteriolb il fiioiiare le Caoipanc > che per 
Ipiegarlo fi richiederebbe ua’Voliime ben grande . Si legga 
Monfignor Angelo Rocca , che difufàmente ne Icrific un’ 
erudito trattato, c qui balli notare brevemente ciò, che nel ca¬ 
po quinto fi legge, cioè che le Campane per antico, e lodevole 
ufo fi benedicono, e fi conlàcrano conforme alla formola preforit- 
ta nell’ antico ordineRotnano, che perciò come notò lo ftclfia Roc¬ 
ca non fi doverebbero fonare da altri , che dalli Chierici, ve- 
ftiri di Cotta; che le pure fi permette il fonarle alli Laici , ciò 
proviene dal non poterli muovere le grandi Campane per il pe* 
fo, che hanno fiiperiorc alle forze delli Chierici, per l’ordinario 
di età puerile, e non robulla 

Chiudi h da vituperarfi 1’ abufo di quelli , che fi Icrvono 
dalle Campane conlàcrate, e unte col Sacro Crifina in ufi pro¬ 
fani , e in Felle Teatrali. Non cosi fe le Campane non fiano con- 
facrate, e ne abbiano fòlamente la forma; che perciò lodevole 
è la Sinfonia , che in alcune parti della Germania, e della Fian¬ 
dra fi rende dagl’ Orologi qualunque volta fi accenna l’ora com¬ 
pita col benefizio delle Ruote, e delli Pefi, dalli quali ricevo¬ 
no il moto. Si veda il Rocca, da cui fi riferilce l’armonia dell’ 
Orologio di Liegi, ficcome i’Organo compollo di 53. Campane, 
riferito dal medefimo, che fi fuona con talli, come gl’Organi, 
e li Cimbali difpolle come egli la mollra , ed anche^ fi riforifce 
dal Maggi, e dal Merfenne-, e qui noi lo poniamo . 



CVII. 



144 ^ 

C V IL 


Campanacào del Villano. 

A d imitazione delle Campane inftituite per ufi Sacri, e ra¬ 
gionevoli fu inventata una forte di Iftromento compofto 
per lo più non di metallo , raà di ferro, perciò di foonò 
rauco , e ottiifò , detto communcmente Campanaccio . Ditale 
fpecie fi fuole appendere al Collo d’ Animali Bovini , e delle 
Bufale, ficcome nel tempo del Carnevale fi ufà dal volgo per 
applaudire , overo burlare le perfone mafohcrate. Qui è rima- 
gine d’ un Giovane plebeo in atto di fare fìrepito con tal’Ifiro- 
mento , da cui 1’ orecchio non prende diletto alcuno , poiché 
rende lliono ftrepitofo, e ingrato. 

Tale fi ufava rtel Secolo paffato , principalmente in Roma 
dalle perfone , che giravano per la Città in Carrozza , accom¬ 
pagnando quelli, li qual avevano ricevuta la laurea del Dotto¬ 
rato nell’ Archiginnafio , detto la Sapienza . Il quale coltume, 
ficco,me dava notìzia al Popolo di tale promozione , ugalmente 
conciliava le rila di chi lo riccordava . Per qual cagione ciò fi 
pratticafle , e donde avelfe l’origine quella ridicola ulànza, non 
l’ho potuto rinvenire ; mà bensì efferfi abolita per ragionevoli 
motivi, richiedendo la laurea conferita alli Dottori plaufi più 
nobili, e decorofì ; onde nelli Bandi pubblicati per il buon go¬ 
verno di detta Univeffità, fi legge come fogne. 

Item fi proibifoe , che nelTuno ardifoa portare , e fonare 
Campanacci, ò altri fimili Iflromenci dietro quelli, che fono ad¬ 
dottorati fotto pena di 50. Scudi d’oro, e di elfergli trattenuto 
il Privilegio di Dottore, a chi confontirà a quella indecenza con 
altre pene contro quelli, che contraveranno ad arbitrio di det¬ 
to Signor Dottore. 


GVIII. 





















































































































































































































/ 













































































*ìi 145 

ovili. 

dì metallo. 

C On li foono delle Campane fi può unire quelloche lèn¬ 
za Campana fi ode cou artificiolà invenzione riferita dal P, 
Kircher nella fua Fonurgia a carte 155. fi appende ( dice) 
una lamina, ò Verga di metallo ad una corda di Violone, e li 
pongono le eftremità di effa con due dita nelle orechie, in mo¬ 
do , che penda in mezzo di efle- Or le la Verga làrà percoffa 
con un ferro da qualch’uno, rimbombarà nell’orecchie un fiio- 
no, come le fi udilTe una grande Campana, e quanto maggior© 
làrà la Verga di metallo, tanto maggiore làrà il fuono . Di tal’ 
effetto altra ragione non affegna , che il tremore del corpo lò- 
noro, il quale fi trafinette alia corda, e da quella al Timpano 
dell’ udito, ove liMulcoli percoflì con velocità , ed impeto lira- 
ordinario cagionano effetto prodigiolò . L’Imagine rapprelènta 
il modo di tal’ ulb • 

C I X. 

Campana delti Greci. 

Q uanto è frequente l’ulb delle Campane grandi, e piccole 
apprelfo li Cattolici, tanto è aborrito nelli Regni Ibgget- 
-'ti air Imperio del Turco: inperóchè fino dal tempo, che 
Saladino Sultano entrò in Gerufalemme, furono atterrate tutte le 
Campane , non folamente in quella Metropoli, mà in tutti i luo¬ 
ghi , ove era l’ulb di elfe. Il motivo di quell’ empia rilbluzione 
dice il Rocca nel capo primo, fìi perche con le Campane fi può 
più facilmente convocare il Popolo , e procurare ledizione , ò 
pure per non elfere fimili alli Grtlliani. 

Quello ftelfo collume è imitato dagl’Eretici, dice il Duran¬ 
te nel primo de Ritibus. Huguonottì ^ ccsterì hujus /uulìHa^re- 
tioì Campanis bellum indixerunt. Bas enìm frangimi , 0* commi¬ 
se nuunt , 


1/^6 

nuunt , Sdracenos imltantes qui ut Platina in Urbano Ut. fcrìpjìt * 
capta Hyrojolima Campanas in primis à Saeris Turrìbns dejecerunt^ 
mà perche fi avviddero effere necellario dare qualche volta alcuni 
legni al Popolo, e intimare le ore fiicceffivamente deLgionio, 
furono foftituiti alcuni , li quali dalla cima delle Torri gridaffero, 
e intimaflero le pubbliche Funzioni. 

Alle voci degl’Uomini Ibftituironoli Greci (oggetti all’Imperio 
Ottomano un’ Iftromcnto di legno , riferito dal Maggi, che per¬ 
cuotono con due martelli di ferro, e chizm'ìno Simandro, ò pure 
11 lèrvono di una lamina di ferro, percolfa con un martello pa¬ 
rimente di ferro, c lo dicono Hagìojidero , che fignifica SanPlum 
ferrum , e con il luono di quefto chiamano il Popolo alle Chie- 
fè. 

Si conferma quefto coftume da Monfignor Allatio nel libro 
de Templis Gra;corum,ove delcrive, tariftromento , con le feguen- 
ti parole : Sacerdotes Gricci ligneo Inflramento ad Gracos in Eccle- 
fa comiocandos utuntur-i idefl lignam binarum decempedarum longi¬ 
tudine , duorum dìgitortm crabitudine , latitudine quatuor , quìint 
optime deiolatum non ffum^ aut rimofum, quod manu finiflra me¬ 
dium tenens Sacerdas , vel alias dextra malico ex eodem Ugno curfm 
bine inde' trafiurrens modò in' unam partem modo in alter am propè.) 
•selminus abìpfa fnlftra.^ ita lignum dherberat ut ita iBum nane 
plenum , uunc gravem , nane acutum , nunc crebrum , nane extenfum 
edens perfeBa mufees fcìentia aurìbus fuamjfme moduletur . 

Si offervi l’Imaginc del Trattato del Maggi qui efjrofta ; Lo 
fteflb Allatio riferilce effervene un’ altro firaile di grandezza fini- 
furata , cioè qualche volta largo fei palmi > uno groflb , e 30. 
lungo , che con catene fi appende nelle Torri, e fi percuote con 
pefante martello, 




% 






























































































a 
























































































*>é 147 ^ 

ex. 

AltraJìmìle» 

U N’altro Iftromento più piccolo, fi ufà parimenti dalli Gre¬ 
ci riferito dal Maggi, elpreffo come nella lèguente Imagi- 
ne apparifee. Ne tàl’invenzionefù colà nuova appreflb li 
Gieci, poiché come auvertì il Cardinale Bona l’ulàvano in tem¬ 
pi molto antichi, e ciò apparifee nel Concilio Niceno , fecondo 
aft. r., e nel libro delli Miracoli di S. Anaftafio Martire, fi leg¬ 
ge , che avvicinandoli le di lui Reliquie a Cefàrea , tutti li Cit¬ 
tadini , Ugna /aera pulfantes obiìiam fìtMi funt , e F Aurore della 
Vita di S. Nicone, detto Metaneita fcriffe, Ugnipulfatìone om~ 
nes Fratres convocai. 

II tempo però in cui quell’ ulb comincialfe è incerto , poi¬ 
ché furono ulàti altri modi dagl’antichi Criltiani nel convocare 
il Popolo . Il Baronio Itimò, che li Velcovi lì lèrvilTero delli Cur- 
fori, ma che relà la quiete alla Chielà dopo Conllantino, fi ufa- 
vano altri pubblici legni. S. Pacomio nella lua regola, coman- 
.dò che fi convocalfero li Monaci col fuono della Tromba, fic- 
come fù da Dio comandato a Moisè . Cam audierìtis ( dice nel 
capo 3. della regola) vocem tuba ad colkBam vocantìs ftatim egre- 
distar O’r.dallo ftelTo collume fece menzione Climaco nel grado 19. 


C X I. 


Legno delli CoBi. 

D EH’ antico collume Ibpradetto ritengono qualche legno li 
Cofti Scifiriatici, abitanti nel Egitto . e Paefi circonvicini, 
mentre nel tempo della MelTa allìllono con una Verga di 
legno duro, lunga palmi cinque in circa, e largs quatto deta,ò 

T 2 pure 


*yè 148 

pure con una longa un palmo j che tengono con la mano fmiflra 
l'opra un manico inlèrito net mezzo , e forma la figura della le- 
tera Taù, e con colpi interpolati la percuotono con piccolo mar¬ 
tello , onde nelle loro Chicle fi eccita un gran remore , poiché 
tifano tal’Iftromentomolti, li quali intervengono , tanto Laici, 
quanto Sacerdoti, eMihiftri Sacri. Si chiama tal’Iftromento in 
lingua Araba Nacus. Nacus anche chiamano gl’Armeni, le pic¬ 
cole Campane, che battono, mentre cantone nelle Chicle, co¬ 
me per fedele relazione hò laputo dal Padre Gabriele Sacerdote 
Monaco Maronita, molto tempo vifuto nell’ Egitto . Agl’ Iftfo- 
menti di legno , che Ibpplilcono alle Campane di metallo , fi 
poflbno aggiungere le Campane di pietre, le quali come raccon¬ 
ta r Ortelio Ibgliono gl’ Abiflìni fabbricare . 

e x I I. 

Crepitacolo di legno nella 
Chiefa Latina. 

N e Iblamente fi percuotono li legni nella Chiela Orientale, 
ma anche nella Latina j a certi tempi però , e non in tut¬ 
te le Funzioni, cioè Iblamente dalla quinta feria fino al Sa¬ 
bato della lèttimana Santa , /acendofi dalla Chielà Iblpendete, 
€ tacere le Campane , come a tutti è noto. 

Elàminò la cagione di quefto Rito Monfignor Rocca nel ca¬ 
po 25. del filo trattato fopra le Campane , e notò le medefime , 
che addulTe il Vefeovo Guglielmo Durando nel libro 6. del filo 
Ratioriale al capo 72., ove dilfe. Tacciono le Campane per figni- 
ficare, che nel tempo della Palfione tacquero grApoftoli ineiTe 
additati, con le parole . In omnem terram exhit fonus eorum , 0 * 
in fines orhis terree verta eorum ; poiché ritirati nell’ Orto, prs 
" trìjìitia dormìtaverunt> Si danno però Pegni con percolTcdi tavola 
per lignificare l’umiltà di Crifto ; lecondariainente fi percuote la 
Tavola, perche con tal fuono fi eccita timore . Terzo fi per¬ 
cuote il legno Ibfpelb col martello anche di legno per fignificare 
Crifto Iblpefo nella Croce j poiché egli fu il legno ? plantatum 
























































































































t 


















































































































"Oè 149 

fecus decurfui aquàTum^ e pendè nel legno della Croce. Si per¬ 
cuote con il lolo legno, perche Grillo Iblo dando in Croce predi¬ 
cò . Quarto fi percuote con il legno fignilìcandofi per ellb- il le¬ 
gno caulà della prevaricazione di Adamo. Quinto Tacciono le 
Campane, e non i legni per fignificare il fdenzio degl’ Apollo- 
li, e negl’ altri Illromenti di diono minore le Donne , le quali 
nel tempo della Palìione non fi nalcofero , mà leguitorono Grillo 
fmp alla Croce. Tutto ciò il Durando t 

Che perciò varii Ibno gl’Illromenti di legno, con li quali fi 
eccita il remore nelli giorni Ibpradecti ; La figura qui polla ne 
tiene uno con la mano fatto d’ una Tavola, Ibpra cui Ibno accom- 
modati alcuni ferri , dalli quali viene percolTa , mentre con la 
mano li raggira or in una parte, or nell’ altra la medefima . Ulan- 
za però introdotta contro ragione , mentre in tal’Illromento detto 
volgarmente Trich'Trach , e dalli Latini , dovereb- 

be elTere tutto di legno per la ragione fbpradetta. Ditale forti 
r ulano li PP. Capuccini in tutto l’Anno, quando la notte fono 
chiamati al Coro per cantare il Maturino. 

C X I I I. 

Altro dìTierfo. 

M igliore è quello, che lotto quello numero fi vede elprelTo 
tutto di legno, è formato in modo che girandoli un Cilin¬ 
dro armato d’alcuni denti , quelli alzano alcuni martel¬ 
li di legno uniti ad una verga, parimente di legno , la quale alza¬ 
ta volendo ritornare al fito primiero , percuote con violenza una 
Calfa vacua , onde ne rifulta uno llrepito , che fi ode da lontano 
nel modo poco dillìmile , con cui battono li martelli di legno 
armati di ferro nelli Vati delle Cartiere , ove fi macera la materia 
per la carta . 



eXTV. 


150 ?<• 

C X I V. 

Matracca. 

M Agglore ftrepito cagiona il feguente Ordegno, ufàto in Spa¬ 
gna , e nel Regno del Meirico nel detto tempo in luogo 
delle Campane , che perciò pollo nella cima delli Campani¬ 
li fi ode per tutta la Città • Viene chiamato Matracca , e conli- 
fte in una Ruota tal’volta di dieci palmi di diametro, la di cui 
circonferenza è armata di martelli di legno mobili, in modo che 
nell’ elfere girata la detta Ruota luccelTivamente percuotono alcu¬ 
ne Tavole inlèrite llabihnente , come denti"nella-circonferenza 
della Ruota , e meglio fi può intendere con vedere il difegno, 
che confarne più lunga delcrizione. E quella raggirata da un’ 
Uomo molto robullo, benché tutti quell’Iflromenti, come de¬ 
putati a Funzione làgra , doverebbero ellerc fonati dalli Chieri¬ 
ci , e con abito Clericale , elTendo il Ibnare le Campane Offizio 
■degl’Olliarii, come notò il Cardinale Bona pag. 19Ì. dicendo : 

deeet fuperpellìcio ìndutos-ejìe dum ftgna puìfant-, quia mu- 
nus fui ordìnis exercent lìccome nel Tellamento Vecchio appar¬ 
teneva alli Sacerdoti, ut Tuba clangennt ad convocandum Papa- 
ìum. 

C X V- 
B-itota Fiaminga, 

U Sano nella Fiandra per trallullo li Fanciulli uno Sromento 
llrepitolb, che in quella lingua fi diceHet Upellpel, figni- 
fica lo fteffo, che giuoco del Cerchio . Si compone que¬ 
llo con un Cerchio di legno , attorno cui fi appendono molti Cam¬ 
panelli } overo Sonagli, nel centro di elfo è un Cannello lungo 

circa 





























































































































i -, 




























































































■ 1 ^%' 





p 


3aciàccolo 































































































































I5I 

circa mezzo palmo, il quale è Ibftcnuto d’alcune cordicelle uni¬ 
te alla circonferenza del Cerchio « onde rapprelènta una Ruota 
di Carro. Inlèrifcono nel detto Cannello un baftone poco più lun¬ 
go di tré » ò quattro palmi, che tenuto in mano foftiene il Cerchio, 
in modo, che giri Ibpra il Pavimento ; onde mentre corrono a 
gara , quafr voleffero guadagnare il Pallio, e fi raggira il Cerchio 
iòpradetto, rendono li Campanelli un continuo fuono, onde Ipefi- 
fo r ulano per ttallullo nelle pubbliche Strad&s c neUeCafe pri¬ 
vate. 

G X V r. 

Bacìoccolo. 

I N alcune parti della Tolcàna , ulano li Fanciulli, e gente di 
Contado un’Iftromento di legno tornito, che chiamano Ba- 
cioccolo, confifte quello in un’Vaio , ò Scudella , che tenuto 
nella mano finifira fi percuote con colpi, a tempo dìllribuiti dal¬ 
la delira armata con barocco , parimente di legno tornirò infor¬ 
ma di pillello, fimile a quello , che fi ufa nelli Mortaci di bron¬ 
zo j lungo mezzo palmo in circa , e fe bene il fuono non è ar¬ 
moniconulladimeno piace alla gente educata con rozzi collumi,’ 
non efiendo colà deforme nel mondo, che non piaccia a qualch’ 
uno. ^ 

ex VII. 

FancìuUU con il Trìch Trach . 

\ 

D Air Ecclefiallica ulànza li Fanciulli ammaellrati , non. 
per motivo di dett’olfequio , e pia confiderazionc circa le 
Funzioni della Chielà , ma per trallullo Ibgliono nelli gior¬ 
ni di Palfione ulàre martelli di legno di varie fòrti, eccitando ro- 
more fuori, e dentro le Chicle con intollerabile abufo . La figu¬ 
ra qui polla ne rapprelènta uno di ellì. 

CXVIII. 


15 2 


CXVIIL 



E nel numerò ìèguente un’altro, che tiene un màrtello nella 
fmiftra, mentre con la deftra raggira un’ Iftromento flrepi- 
tofo , e ingrato air-^^cchie , acuo volgarmente Raganella 
compofto d’ una Ruota dentata , che menae lì raggira alza una 
lingua di legno , che volendo tornare al lìio porto percuote il 
dente, e così luccelsiyamente gl’ altri , oade lì cagiona il ro- 
more^i 

c X I X . 

Domi-: con Fanciullo. 

D Ue altri Stromentì lonors , mà meno ftrepitofi , e molto 
grati arti Bambini, feno li due elprelsi lòtto quello nume- 
mero , con li quali le Nutrici Ibglioao ralFrenare 
il pianto di quelli, con agitarli. Quello tenuto dal Bambino ha 
la figura di piccolo Tamburto, e in ambedue le parti è coper¬ 
to di pelle di Agnello, è pieno di piccoli làlTetti , onde mentre 
viene agitato, fi percuote la pelle, e rende un piacevole tinnito 
air orecchie fanciulelche, ficcome l’altro, che raoftra prendere 
dalla Nutrice , il quale è come un globo comporto di vinchi 
lottili, in cui fi racchiude un piccolo Sonaglio di metallo, che 
al moto della mano rilponde con il lìiono , e cagiona al Pargo¬ 
letto un grato diletto, e ammirazione, mentre non vede donde 
il lìiono proceda. 

Nè è colà nuova, che con tal’arte lì faccia ceflare il pian¬ 
to, e fi rallegrino li Bambini, mentre lappiamo che atareflètto 
fi adoperavano dagl’AnricHi il Sirtro , e limili Stromepti Ibno- 
ri. Lo diffe Marziale nel libro 14. 

Si 















































































































































































































































































































Si, quìs plofUtUTt collo tìhì VcTtmla peitdet 
Hìcc quatìat tenera garrula JìJìra tnanu . 

nelle quali parole notò il P. Juvancl, ehe la'voce Vernula » fi- 
gnifica un Bambino nato da una Shiava. 

Simili Iftromenti furono da alcuni chiamati Grumara ^ co¬ 
me dice lo Sponio a carte 44.. ove efpolè una figura di un Gio¬ 
vane inatto di battere alcune offa, 


c X X. 

Iftfomento ^ Affrìcam, 

D AgV Iflromenti ufàti per traffullo dalli Fanciulli paffiaino ad 
uno, che nell’Ilbla di Batam fi adopera da quelli Barbari 
nelle danze da effi celebrare . Si formano quelle da quantità di 
Uomini, e Donne ripartiti in Chori , e mentre alcuni cagiona¬ 
no ftrepito divarii fuoni, gl’altri faltano, e con varii atteggia¬ 
menti della perfona fi raggirano , formando urli più tollo prò» 
prii di gente invafati da’ Spiriti , che di perlbne ragionevoli, 
come richiami il prelente Iftromento . qui efpofto, e fi vede 
efpreffb nelle Relazioni dclli Viaggi , fatti dagl’ Olandefi nelli 
Paefi Orientali non fi dice, mà fblamente vi è di eflb la feguen- 
te Deferizione. 

Delìneatìo Tripudiì eum Virorum , tum mulierumad fìnitum 
aliqaarutn arundinum fupra quas lamella calyiea pojìta eB Organi 
modo,) autdavicymhali quibmin canta utuntnr ^ bracchiU) ^pedes 
extendendo) totumquecorpus contorquPndo ^ more canum, nel che è 
d’avvertirfi , che le Canne dilpofte in modo d’Organo , cioè 
degradate con proporzione nella lunghezza, fono di grofsezza 
ftraordinaria , e fuperiore a quelle d’ Europa , poiché il diametro 
di molte è di mezzo palmo, e fi chiamano Bambù. Servono que¬ 
lle in molti ufi, e per la loro robullezza (bftengono pefi gran¬ 
di nella maniera, che in Italia fervono le flanghe delle Lettiche, 


V 


CXXI. 


154 ^ 

C X X I. 

I/lromento detto Marimba. 

T Rà tutti però griftromenti ufàti nell’Affrica dalli Barbari 
del Congo 5 ed altri, ed indi tramaodati al Regno delBra- 
file in America, il più fbave è quello chiamato Marimba, 
Lo delcriffc nella lua Iftoria di quel Regno il Fortunato Ala- 
raandino Capuccino nel libro primo a carte 332. come fegue . E’ 
compofta la Marimba di quattordici, ò quindeci Zucchette di« 
fpofte in confònanza, e ben collegate irà due regoli con la boc¬ 
ca all’ingiù , turate CiOn lottile corteccia. Nella parte oppofla era. 
vi in ciaìcuna di effe una Tavoletta di legno , larga circa due on¬ 
de, ed un palmo in lunghezza., che percoffa dalle dita del So¬ 
natore , mentre fi alza , c fi abbaffa forma un’ armonia , che 
non difpiace . Alcuni in vece delle dita le percuotono con ba- 
lloncelli. 

Quello modo fi di/nollra nell’ Immagine qui cljiofla d’un 
Brafiliano Moro , inatto di fonare la Marimba, che porta pen¬ 
dente dal collo, è copiofa di Tucchette diipofte come le Canne 
■dell’Organo; polche come quello fi compone in Europa, ò con 
più, ò con meno Canne, cosi la Marimba nel Braille. 

C X X I I. 

IJlromento Indiano, 

U N curiolb Iltromenco è riferito dal P. Merlèone a carte 2 28, 
dell’edizione Francclè , e cento undici della Latina , mà 
fenza nome ; che dice efferc ulato dagl’ Indiani, nè fpie- 
ga quali fiano. Prendono quelli £ dice egli ) una Canna groffa, e 
lunga vvota nella parte interiore , e all’ eftremità di quella uni- 
feono due groffe Zucche appcrte nel fondo , le quali, ficcome la 
Canna, fi dipingono , ed ornano con arabefehi, anche d’oro. 
Sopra la Canna fi dillribuifcono cinque piroli, li quali tengono 

llirate 






































































































/ 


\ 



I 























































































































Trich Varlach.-^ 


















































































•ol • 155 ^ 

ftirate akretfantc corde di nervo . Preparato tal’ Iftromento fi. 
porta {òpra la fpalla dagl’ ludiani , li quali con le dita armate 
con punte di ferro percuotono con debiti fpazii di tempo le cor-^ 
de, onde rimbomba il Tuono nelle Zucche, e rende un’armonia, 
che molto diletta quella gente. 

C X X I I I. 

Trkh Variaci}. 

N Ome è quello, con cui il volgo Napolitano fignifica^^ un* 
Iftromento inventato dalla gente popolare. E quello come 
fi è efprelTo nella Tavola prefente , compollo di tré mar¬ 
telli di legno, alquanto incavati nella parte, che fuole percuo¬ 
tere . Sono quelli inlèriti in due traverlè , in modo che quello 
di mezzo fià lèmpre immobile , e gl’ altri due lateralmente collo¬ 
cati, e mobilmente inlèriti nella Traverlà inferiore, onde pof- 
fono dalle mani del PerculTore agitarli, in modo , che arrivino 
a percuotere il martello , collocato in mezzo immobilmente . Si 
percuote quello con gl’altri due , con li dovuti IJ^azii di tem- 

f )o, e con colpi più, ò meno grevi , lècondo che ricercaùo le 
Oliate , per l’ordinario fatte con altri Stromenti , al Tuono tìelli 
quali fi unilce lo llrepito dclli Ibpradetti martelli, alli quali, aéciò- 
che la Sinfonia riefea più grata , Ibno uniti alcuni Sonagli , dalli 
quali fi forma un Tuono capricciolb , che le di notte fia udito, 
non fi può arguire da qual’Illroraento fi formi. 



V 2 GXXIV 



lOé 156 

C X X I V. 

Iridiano in hallo- 

I L Moro qui efpreflb Cittadino dell’Affrica fi vede in atto di 
ballare, e infieme fonare, ò più torto fare rtrepito con due 
Zucche , raggirandole, e sbattendole in varii modi, e perche fo- 
gliono effere piene di Sonagli, ò pure di breccie, rendono uno 
rtrepito più torto ingrato , che armoniofo , nulladimeno non aven¬ 
do quegrUomini falvatici cognizione d’Iftromento migliore , ufà- 
no ciò, che loro fu fuggerito dalla fantafia. 

c X X V. 

DonnaBrajlliana in hallo. 

S I dilettano le Donne More^ che vivono nel Regno del Bras¬ 
ilie di ballare 5 e accompagnare li gefti della perfòna , con 
un Tuono cagionato da un’ Iflromento fatto dalla Natura • 
Crefee nelT Indie Occidentali un frutto detto Ahovaì 5 il quale è 
quafi fimìle alle Mandole, td ha una feorza duriffima ; Della pol¬ 
pa di quello , Ibgliono li Paefani fèrvirfi per uccidere le perfone 
odiate , elTendo follanza piena di umore velenofo . Della Icor- 
za ne fabbricano maniglie, e collane infilzate, con cordoni di 
bombace ritorta, e le ligano alle braccia , e alle gambe in modo 
che falcando, e facendo gefti nel bailo, quelli frutti 11 percuo¬ 
tono r un’ l’altro , nel modo che in Italia fi pongono li Sonagli 
di metallo allì piedi delli Cavalli, ò delli Ballarini^ e cosi godo¬ 
no di quel romore cagionato dalle percolTe di tal frutto . Fu 
quello efpofto nella Tavola nona da Michele Riipeito Desierò 
nel fuo Gazolilacio delle cole naturali , ove ne fcrifle come le- 

FruBus Arborìs Ahovaì -dlBta mìrahìles , nucleus pr^fentif- 
ftmum cjl Vmmum , quod indorum incoia in odio ccnjugaìì Viri 
Vxorikus Q centra uxores viris indignata propinare non ve- 

renturi 



























































































f 



\ 


( 


























































W: 



‘ 'ìk 

























































































































































































*>é 15 7 

rertur; SxemptAmodulU fruBus filo Xylino ùnneBunt , undi ex mu¬ 
tici colUfione nolarum ■) actìntìnnabulorumìnfiar fonìtum edunt^ bine 
,« faUatìonìbm ad majorem animi hilantatem crurtbns ^ brac- 
chiis tefiuram barn fecundam naturakm magnituàinem delineatam 
alligare confuevere . 

C X X V L 

IJìromento fon'oro del Madure. 

D ai Regno del Brafile , paPsiamo- a quello del Madurè in 
inalerò luogo rammentato , ed ivi offervaremo un qua- 
fi fimile lilromento , ufato da quelli Gentili nelle loro 
danze compofto non di frutti ma di Sonagli di metallo, 
formano con quefti quafi una Corona, ò vogliam dire Collana, 
e tenendola: raccolta in una mano mentre ballano , la gettano 
da una mano all’altra , onde mentre l’un’ l’altro fi percuotono, 
rendono una certa armonia grata all’ orecchie di quelli Barbari, 
alTuefatti a tal fuono * Si olfcrvi la figura in atto di ballare , e 
meglio fi concepirà quanto fi è fcritto . 

G X X V I I. 

ScahìUo degl' Antichi ■ 

L O Rrepito, che fi fuole cagionare con riflromeuto detto di 
fopra, agitato con la mano , fi fbleva anticamente fare con 
il piede, particolarmente dalli Sonatori nelle Scene , poi¬ 
ché lotto le Scarpe aggiungevano una loia di legno, e alcune 
volte di ferro, e con percuotere il Suolo , davano legno a’So¬ 
natori, e ballariniin quel modo, che ora chi prefiede alla Mu- 
fiea fuol darlo con la mano, e volgarmente fi dice dare la bàt¬ 
tuta, ciò l’abbiamo da Plinio lib. 2, epift. 14. Hoc infiniti clamo¬ 
re s commoventnr cum Mefocboras fignum dedit. 

Fù di parere Salraalìo, che tali Scarpe di legno folTero det¬ 
te dalli Latini Scabella , poiché taf Iltromend erano fottopoftial 

piede. 


*>é 15S . 

piede, come li Scabelli alla perfbna lèdente , e furono anche tet¬ 
ti Scabilla. di quelli fece menzione Cicerone/r«. Fugit^^ 
quìs e manìbus deinde Scabella concrepant , aultcum tollìtur "’E’pcX 
rò gran controverfia frà gl’Autori , le debba intenderfi con taf 
nome l’lllromento lòpradettto , ò pure un’ Illromento fonato 
col fiato, elaminò quella controverfia il Bartolini capo 4. del lib. 
3. de Tibiis. Mà non fi può dubitare che fi ulàlTc, mentre nel¬ 
le Statue antiche lè ne vede la forma, e tale fi efpolè dal Ru- 
beniode re velliaria, e dal medefimo Bartolini Tab. 3- fig. 2. 


C X X V111. 

Crotalo del Mendico. 

T Rà gl’Illromenti firepitofi più rollo, che Ibnori, èunaClaf- 
lè di quelli detti dalli Latini Ctotali, con la qual voce fi 
allude alla voce dell’ Ucello Onocrotalo , rauca e poco 
grata . Furono quelli invarii modi compolli; mà propriamente 
lècondo che alFerma lo Sponio nella Tavola 43. Crotalum efl 
arando fcijìa eon/ìruBa Jludio ut fonet qais ipfam quatìat ma- 
nibus . Crotalìs utentes fìemìnis CrotaliBrite vocabantur . Si ulàvano 
tal’ Illromenti nelle Felle , e giuochi pubblici . Riferilcono al¬ 
cuni, che foffero inventati in Sicilia per imitare la voce del Cro¬ 
talo . Arillofane chiamò Crotalo l’Uomo loquace, e importuno. 

L’Imagine qui addotta rapprelènta un Mendico in atto di 
battere un legno Ipaccato, il di cui llrepito llipplilce alla voce, 
con cui elbrta a Ibuvenire alla fua povertà. In Italia ordinaria¬ 
mente fi lervono di taf Illromento quelli Mendicanti , li quali 
chiedono Eleraofina per amore di S. Lazzaro per le Chielè a lui 
dedicate . 




GXXVIII. 


CXXVm Crotalo lei Tìlendico 




























































































f 






c:mx: Keli^iaso 


















































































































































\ 






Ie-t iol<L dal Cappuccino 









































































































































































































159 

ex XIX. 



U N’ alfra forte di Crotalo fi ufa nella Religione delli Padri 
Minori Oflèrvanti di S. Francefeo, per fvcgliare, e chia¬ 
mare al Choro quelli, che ripofano ; E quello un legno 
fegato per il lungo molte volte, in modo , che battendofi con 
elfo le porte delle Celle, eccita fìrepito, e fveglia chi dorme. 
Tal’ ulb non è nuovo nelle Religioni, poiché il P. Martenne 
antlquis Monachoram Rltìbus tom. i.lib. r. cap. i., ove riferilce 
varii modi , con li quali erano fvegliati li Monaci, acciochèan- 
dalTero al Coro a cantare le lodi a Dio , dice al numero 15. 
che molti erano ligneo crepìtaculo, mà non dice di qua¬ 

le forma folle tal’Iftromento. Conferma poi la fua narrativa, di¬ 
cendo : Ulne Leo Imperator in Pmegyrko de S. Joanne Chrìfojlo- 
tno . His adhuc dubìtantibus exchantur ad Matutìna cantica Ugni 
puljìbus , noflri quoque Einjidienfes Monachi ad fonitum Ugni fuf~ 
rexipe kguntur in confuet, German. num. 4. 

Da tale Rito antico , lènza dubbio è proceduto il collume 
del legno fpaccaco , che ferve per fvegliatore alli Religioli fo- 
pradetti, ulato come fi dimollra nell’iraagine qui efpolla , anco 
dalli Padri Capuccini , quando la mattina fono chiamati al Co- 
ro* 

C X X X. 

Capuccino , che prcuote una 
Tevola. 

A Etri modi con legni diverfi furoho ulàti dalli Mo¬ 
naci antichi per dellare dal fonno quelli , che dormiva¬ 
no , accioche fi radunalferO nel Coro. Furono riferiti dal 
Ibpradetto Martenne,nè farà dilcaro il rifaperli. Sole vano (^dice egli} 

nel 


1 6o 

nel luogo Ibpracifafo, alcune volte li Supenorl (Vegliafe facendo 
romore con la perfona, come fi legge nell’Dmilia di S. Gio: Cri- 
foftomo 59. al Popolo-di Antiochia. Così faceva S, Ausbreberta, 
Abadcffa , S. Corbiniano &c. Secondo erano (vegliati da qualche 
voce, come fi legge nella Regola di S> Pacomio, Terzo col rumore 
di qualche legno battente. Coarto con le percpfTc date con un mar¬ 
tello alle Porte, come fi legge nell’iftoria Laiifiaca cap, 104. nella 
Vita dell’ Abate Adolio. ^xcitatorio malico pulfabat Cellas omnium -, 
eos congregans ad oratoria . Lo fteffo dice Caffiano lib.. 4. Inftit. 
cap. 12. evinto con iffuono di un Campanello. Sedo col fuono 
della Campana lylaggiore della Chiefa. Settimo con il battimen¬ 
to dellx piedi fa^to dal Priore , come fi legge nella Regola del 
Monaflero Floriàcenfe , Ottavo con le percoffe d’una bacchet¬ 
ta, e ciò fi riferifee nella regola del Monaftero Corbejenfè. Fi¬ 
nalmente alcuni Deputati a (vegliare , chiamavano prima l’Aba¬ 
te, hnon&xìdo Domine labia mea aperìes^ il quale levatofi da Ict. 
to chiamava gl’altri Monaci , e con efsi andava al Coro. 

Inerendo a quelle antiche ulanze Monacali, li Religiofi Ca- 
puccini, come amantifsimi della povertà volontaria, per convocare 
i fìioi Alunni alla Menlà, fògliono percuotere una Tevola con 
un legno nodolb , come dimoftra l’Imagine qui polla ; ulàta an¬ 
che quando arrivano al Convento li Foradieri,, acciochè alcuni 
Deputati polTano elercitare con e(si atti di Religiofa Carità , in 
follievo delli patimenti (òfFerti per il viaggio . 

C X X X I. 

Frufta del Cocchieri - 

D AIli colpi dati fopra una Tevola di terra cotta , pafTiamo 
a quelli, che fbgliono darfi all’ Aria con un lungo flagel¬ 
lo ulato nel guidare una Carrozza tirata , ò da quattro, 
ò da lèi Cavalli, e tal colà fi adopera dalli Fanciulli per tradul- 
lo , e per udire il rumore che con elfo fi cagiona nell’ Aria . 
Non perciò fi deve dimare Idromento Fanciullefco, mentre non 
è credibile quanti fpiriti ecciti in tali Bedie , onde però^ a tale 
fine fi adopera, non per percuoterle. Ebbe quedo l’origine, le 

non 



'cbdel Cocchiero 







































































^ lèi 9 ^ 

non prima , almeno nel tempo in cui Romolo fiibbricò Roma, 
c il Circo Mailìmo nel luogo aflegnatogli dal Rè Tarquinio, 
come riferifce il Panvino de Circo lib. i. cap. 9. mentre in eflb 
fi correva con Carrette tirate , ò da due Cavalli, come inventò 
Criftene Sidone, fui prìmus bìnos ^quos jugavtt , tofque fìngulos 
tx utraqueparte nìnculo pppUcuìt , difle Plinio lib. 7. cap. 58. ò 
pure da quattro, come raccontò il medefimo Plinio,aggiunti da 
Eriftonio Rè di Atene , rammentato da Virgilio nel terzo della 
Gcorgica. 

I Prìmus ErìBonìus turrus , quntuor aufus 
fungere equot , rapìdìfque rotis ìnJìBere vìBor , 

E poi Romolo Fece vedete quello accompagnamento in Roma 
come difle Tertulliano citato dal Panvino nel capo nono de 
Circo; onde poi fi correva da molti, anclxe Imperatori, riferiti 
dal medefimo Panvino nel capo 12. e perche cialcuno procura¬ 
va di vincere, e riportare le acclamazioni delli Spettatori , li 
ulàva tal’ Iftromento, con percuotere li Cavalli nel Corlò. Ciò 
fìi accennato da Virgilio , ove Icriflelib. 3. Georg. verC 103. 

Kfenne vìdes , tum prsecìpìtì ceriamìne tampum 
Corripuere, ruuntque effufi carcere currus. 

Cum Jpes arreBtc juvenum exuUantìaque haurìt 
Corda pauor pulfans ^ illi injlant ver bere torto y 
Et proni dant lora , volat vi fervìdus axis . 

P pure come difle nel libro quinto dell’ Enei di verf. 144. 

I^on tam pracipites byugo certamìne campum 
Corripuere , ruuntque ^uji carcere currus , 

PJec ftc ìmmìjjìs auriga undantia lora 
Concufere jugìs , pronique in verbera pmdent . 

Ne (blamente fu adoperatala frulla per percuotere li Cavalli, mà 
anco per animarli al corlb con il Iblo romore di efla, eccitato 
nell’ Aria - E quello effetto fù accennato dallo fleflb Virgilio nel 
quinto deir Eneide al verlb 577. ove delcrilfe il commandamento 

X fatto 


iatfo da Enea ad Epitide Ajo di Afcanio Tuo figliuolo, acclochè 
celebrafle con altri Fanciulli un Torneo a Cavallo in onore di fuo. 
Padre Anchilè defonto. 

T/'dde agCy AfccLnlo Jì jam puerile paràtim- 

Agmen hahei fecum, curfufque ìnPtruxìt equorum 
Ducat Avo turmas , ^ Je/è oBendat in armìs 

Onde a tale commandamento ^ 

Pojìquam omnes lati concejìàm oculofque fuorum 
Lujìravere in equis fgnum clamore vocatis. * 

Bpìtides Unge dedit , ìnfonmtquo flagello. 

Per qual ragione poi da tali colpi , e ichioppr cagiónati nell’Aria 
fiano animati li Cavalli al corfb, non è fi facile a dirli, ficco- 
me per qual cagione fiano per il fuono della Tromba eccitati 
li Soldati alia Battaglia ’ 

C X X X I I. 

Sonàgli adoperati nelle Chieje. 

A Lli Ibpradetti Iftromenti Ce ne può aggiungere un’ altro, it 
quale doveva eflere numerato con li Sonagli , ò piccoli 
Campanelli . E quello compollo d’ una Ruota,, nella di 
cui circonferenza Ibno molti Sonagli , ò piccoli Campanelli, la 
quale in alcune Chiele fi. luole ulare, quando fi mollraal Po¬ 
polo nel Sagrifizio della Melfa il SantilTìma Sacramento. Il det¬ 
to Illromento èappcfb al muro dellaChielà ,, eli luona tial Chie¬ 
rico lerventc, girandoli con una cordicella appelà fuori del cen. 
tro della Ruota in quel modo , che fi gira col piede la Ruo¬ 
ta, che lèrve per dare il taglio alli ferri dalli Rotatori, onde 
fi cagiona una grata armonia. 

In Roma fi ula principalmente dalli Religiofi Minimi Fran- 
cefi, e dalli Francefeani Scalzi Ibernefi . 


cxxxiir. 


























































































■ ìr‘ 































































































































































































CXXXIII. 

Cacchiare dì legno, 

I Stromenco {Irepitoib ufato in Campagna dalli Wllanf parti# 
colarmente in tempo delle vendemmie . Prendono quelli tri 
Cucchiari di legno, due delli quali uniti fi ibftengono con 
la mano finiflra, e con ia delira armata del terzo Gucchiaro, li 
percuotono con intervallo di tempoe con percolTe più ò me-» 
no gagliarde, onde fi eccita unoftrepito , benché ;poco fònoró, 
grato però alla gente rozza , che non sà ulàr® altro fuono* per 
accompagnane il -canto ufato in detto tempo. 

CXXXI Y. 

Timballi Verjìam. 

D ai Ibpracitato Kemfero fi riferilce , che nella Perfia olrrè 
li Timpani di Ibpra citati , fi ulano due piccoli Timballi 
di metallo coperti di pelle bovina, e fi percuotono tenen^ 
doli appefi alla Cintura , con regola di colpi , onde rendono 
piacevole armonia. Sono detti Tamburri del balcone , poiché 
con il fuono di elfi fogliono richiamare nella Caccia li Sparvie-^ 
ri, dopo che hanno fatta la preda degl’ Uccelli , al pugno dei 
Cacciatore, in quella guifa , che in Europa fi opera con il^Fi- 
fchio. ' • 



X 2 


cxxxv 


^ 164 

C X X X V. 


spada percojpt, 


I L Soldata qui efpreflb, moftra di percuotere con le difa del¬ 
la mano; deftrai una Spada sfoderata, Ibftenuta dalla finiftra, 
e perche non. riceva, nocumento, dal taglio di elTa le tiene 
armate con punte di ferro, fatte a guila di ditali in effe: inferi¬ 
ti . Il fùono,iè fi eccita, con percoffe date con regola „ e inter¬ 
vallo' di tempo dcbita> piace molto all’ oreccliio .. Benché- fi fia 
clpreffó un Soldato armato 5 è però, da faperfi , che in Nàpoli fi 
ula tal’Iftromcnto per le. ftrade dalla gente del volgo , particolar¬ 
mente ih; tempo di notte,, in cui maggiormente fi ode l’armonia.. 



IBromentop Cìneje, 


N ' Ellà. relazione: delli fiioi Viaggi Gio. Francelco* Gemelli 
s efpone unf’Iftromento lònoro ,, con il Tuono del quale li 
Cinefi; accompag^anO’ lo- ftrepito; delli Tàmburri nel cor¬ 
teggio' di qucI Kè quando- fi fa vedere in pubblico . E quello- 
formato d’alcunne làminette di metallo , che percoffe a tempo 
Tendone^ una grata finfonia.. 

Con tutte: le Ibpradettc elpreflìòni di Sonatoriavendo or¬ 
natele Mura del'Gabinetto armonico ,;CeffaÌ di farne altra mag¬ 
gior ricerca onde finilco la Kelàzionc aggiungendo lòlàraen- 
te la- narrativa degP Hlromenti Mhficali , con cui concitile, nel 
capo ultimo.la Dclcriziòne del Muleo- Settaliano il Dottore Pao¬ 
lo Maria Terzago^ e riferì tutti quelli,, che ivi fi trovavano in¬ 
ventati in gran parte , e compolU dal Sig. Manfredo , . ond’e cosi 
Icriflè. Sono- nel primo GàNnetto quattro Sbrdelline , che con 
le Canne rivolte d’Avorio a forma di Kola , con quaranta talli, 
come verghe, e quelli di argento fbpradorato, e cialcuno con 


ielle 










































































































































■•>1 1 65 

tette di Leoni , altre con le Canne di Ebano, altre di Bubbalo, 
c fim'li Eìtre da detto Signore. Per fonare quette , tiene fono il 
braccio deftro un’ Otre coperto di Velluto nero trinato d’ oro, e 
lotto il braccio ttniftro un piccolo Mantice ricamato d’argento , 
onde alzando uno, e deprimendo 1’ altro braccio, dà il fuono al¬ 
le Canne di effe Sordeliine , -e ritrovando con la fbmmità delle 
riita , e con l’cftremitàdi quelle, < .con varie parti del palmo delle 
mani in un medefimo tempo molti di quelli tatti, ò verghe d’ ar- 
■gento con moto, e proporzione tale che rendono all’orecchio 
armonìa fingolare, e fuor dell’uUtato delicato concerto , frri- 
ttando fin alla quarta aka finfonia,molto grata. La fetta, ed ul¬ 
tima è perfettiffima ha quattroCanne cariche di 56. talli, la quar¬ 
ta delle quali Canne, quale fà la feconda ottava, fùinvenzio¬ 
ne particolare del Signor Manfredo., il quale trovò maniera di 
dare con effa un non sò che d’armonìa inefplicabile allo Stro- 
•snento della Sordellina, .con che pare non poffi ricevere maggior 
j»erfezione. 

Seguita l’occhio a vedere altra varietà d’Ittromenti Mufi- 
tcali curiofi, cioè due Ciarammelle air.ufànza di Napoli, quali fi. 
iuonano parimenti con Mantici. 

Altre due alla «Puglicfè col contrabaff© alla fmittra., il Sopra- 
tio alla delira, ed altraxli mezzo .a terza, quarta, e quintapa- 
iirimente con Mantice. 

Due Biflauti -con ottava, e terza. 

Un Bifiautino, ò Fiafoletto con ottava . 

Tre altri iFlauti in amo fà 1 ’ ottava baffa , e F altfo fà h 
quinta, c terza, Iftromento ftravagante, invenzióne , e fattura 
del Signor Manfredo.. 

Otto Flauti grandi affai a ,concerto, lavoro celebre del Graffi. 

Quattordici altri Flauti grandi a concerto con fua caffa pu- 
■re lavorata da Artefice pregiatilsimo. 

Altri dieci Flauti a concerto , parimente con fua caffa eoa 
la quarta più baffa. 

Un concerto Corifta di Flauti , opera del Signor Manfredo, 
òhe in tutto volle di far prova. 

Alcuni Fiafbletti alla Franceiè doppj di quatta alta. 

Una Zampogna , ò armonìa di Flauti dittinti a cinque Can¬ 
ne dibqflb, tutti di fuono diverfò capricciofiffime, quali han- 

X 5 no 


166 

no la regola, principale, in 4. in 5. in ^. ed S.,, opera de! mcdefi* 
mo Signore .. 

Ùn’altra Zampogna, ò armonia di otto Canne,, che fi riti- 
niicoito in una. fola più grande, a baffo; continuo- proporzionata; 
mirabilmente.. 

Un concerto, di dieci Muficali C'ornamulexon il’ tenore, c 
Soprano, che tutte unite ulano in Francia,, con quali fi forma 
un’ arraoniolb concerto - 

Un gran, Serpentone, alto due braccia , e nell’eftremità- 
largOi quafi un palmo,, quale; forma un baffo» tantorimbomban— 
te, che pare dia: moto alle mura: della Stanza .. 

Tré. Cornetti , frà quali; uno d’Avorio d’ ogni foavità. 

Quattro Concerti; di Traverle,. ò vogliam dire Piferi all’In- 
glelè , uno de’ quali è di Corifta,, un’ altro- di legno Indiano li- 
fcio, e odorolb con i baisi; Ipezzati,, ed armati di lama d’ar¬ 
gento , il terzo- con tutte le parti' {pezzate di voci con tuono più 
baffo 5 1 ’ ultimo è di voce più- alta .. Tutti mano, dei Cralsi , Ar¬ 
tefice inlTgne. 

Vedefi un’ altra- di mano-deF Signor Manfredo a; contrabalsi,, 
e conSrabattitori; in buffo. 

Tré Eàgptti,- ò vogliam* dire Dùleine uno Còriffa„ l’ altro- 
di quarta alta , e i ultimo di quarta baffa molto dolci.. 

Un concerto di Pifari,. cioè due- Soprani,, due Tearori un baffo,. 
gi altri vanno declinando- fino aimezzo, ficchè formano una pi- 
ramide, e ffando elsi baffoni legati frà-sè conpoca diffanza bat¬ 
tuti con un martellétto di legno,, rendono;tal confonanza, qual 
rende molto guffo ali orecchio- 

Un Cembalo- ali Africana'carico- circolarmente di Rdtellè. a) 
due a due- di ottone , e di Sonagli d’ argento , che girato , c 
battuto con la mano rifona un non; sò che di aliegro-. 

Altri' Iffromcnti più ufitati fi tralalciano per non- ffancare; 
il Lettorev 

Sin qui il Terzago concludendo- cen le parole di Orazio 

Segmus irritmt animos demifa'per'aures^quUm quee funi ocuUr 
fuhjeBa fìddibus y mentre che non po(fono piacere ugualmente gi 
Iffromenti Muficali riferiti con la narrativa , come rendono appaga¬ 
to i orecchio, animati con ilfiam , e con lamano. 


L A U S D E O. 


INDICE 

0ELLE MATERIE* 


A 


A ccordo qual Strmento^ 
fia. IO 

Api, perche ubidifcoiiOi al fuo- 
. no. 1^5 

Armon'ia caufàta dalli Martelli 
d’im Fabro.. i 

Arpa delcritta. f 

Automati divcrfi .. 2.. e feg. 

B 

Bàcioccolo’ Iftromento di le-^ 
gnq. 151 

Bralìliana in ballo. 156 

Buccina Marina.. 59 

C 

Campanello alCollo delReo. 13 9 
Ulàto iadiverle Funzioni. 138 
Uiato dal Clero. 140 

Campana di forma di verla. 13 8 
Imitatacon verga di metallo. 143 
Grande da chi in ventata . 142 

Dclli Greci quale. 145 

Cam panaccio del Villano. 144. 
Proibito' nelle Laurée Dottora¬ 
li* 144. 


Canto percbe ulato nelli Fune¬ 
rali. 32 

Ecclefiaftwo qual debba eflere 

36 

Impugnato dagl’ Eretici.. 37 

Da chi introdotto. 42. 

Cantori del Tempio. 15 

Carroccioche lignifichi.. 141.. 
Cererà. 95 

Da chi inventata . 93 

Di qual forma folTe l’ antica. 94. 
Ulàta nelli Conviti. 95 

Collocata nel Tempio . 96 

Ted'elca.. 96 

Se ufata in CielO- 9G 

Caftagnole... 129 

Cembalo anticho. 124 

Altri diverfi. 164.6 125 

Degl’Armeni. 127 

Che fignifichi. 89 

Armato di corde da chi. 90 

Verticale.. 90 

Cicala fupplilce ad una corda 

della Cererà.. 96 


- Chitarra Spagnuola. 

96 

Chitarrino'.. 

100 

Ciclopi vedi Fucina. 
Ciufoli paftorali.. 

65 85 

Clarone. 

68 

Colaicione.. 

100 

Cbmedie col canto 1 

23 


Con.- 


‘>1 i 68 


Convitilèrvki dà’FanciuIIi. 28 


Celebraci col canto . 25 

Corno Bovino ferve di Trom¬ 
ba . 52 

Nella Caccia. 56 58 

Delli Turchi. 57 

Raddoppiato. 58 

Di Aleffandro quale , S4 

Cofti tifano legni in luogo di 
Campane. 147 

Crotalo del Mendico. 158 

Altro. 123 

Degl’Armeni, 127 

Cuchiari di legno. 165 


D 


Fucina di Vulcano fcuopre la 
Mufica. I 

Funerali celebrati col fuono. 28 
Con quali Iflromenti. go 

Frufìa del Cocchiere. 161 

G 

Gabinetto arniSuico dercritto. i 
Giuochi celebrati con Mufi- 
ca. 122 

Guerre col Tuono . 2 7 


I 


David Profeta promotore del 
fìiono. 22 

Duillio celebra trionfo ogni 
dì. . 22 

F 

Fagotto, e mezzo fagotto. 69 
Fanciullo fi diletta del fiiono.i 52 


Fifchi diverfì'. 72 

Flatuo ufato nelli Funerali. 31 

Perche bucato. 60 

Sua origine favolofà . 61 . 

Se debba eflerc ufàto. 6 1 

EfprefTo in marmi antichi. 6 2 

Doppio. 65 

Da chi inventato. 4 $ 

Tra ver fier quale. 64 

D. Florido Ubaldi infigne nel 

fliono del Salterio , 107 


Iflromenti per le Api. 154 
Delle Vendemmie. 121 

Alfricano. 128. 153. 154.156 
Altro diverfb. 124 

Fanciullefco. 1^2 

Sonoro per la tenfione. 88 
Difficile a defcrivcrfi . 9 

Degl’Ebrei difficili a riconofcer- 
fi. IO. 14 

Degl’Ebrei quali fofTero. 11 
Adoperati da Salomone. 12 

Sonori, e loro divifione . 15 

Se convengano nel canto Eccle- 
fìaflicp. 40 

Riprovati da alcuni. 41 

Proibiti da S. Atanalio. 43 

Iflromenti delMadurè. 157 
Nella Galleria del Sig. Setala ira 
Milano. 165 


169 


L 

0 


Legno in luogodiCampana. 145 Oboè,che fia T 

67 

DelliCbfd.. 

147. Organo di Campane » 

*45 

Nella Chiela latina. 

148 Se fia antico. 

67 

Lira di Apollo quale . 

97 Supera tutti gPIftromenti. 

79 

Tcdefca.. 

107 Mirabile in Cala delli Signori 

Lituo ulàto in guerra. 

35 Vcrofpi. 

80 

Delcritto. 

54 Portatile. 

81 

ElprelTo nella Colonna Traja- Da chi introdotto- nella Ghie- 

na. 

55 fa- 

P' 

44. 

M 

r 



Pandora fpiegata.. 

96 

Mandola. 

08 Piva ,,c fua fabbrica.. 

73 

Marimba. 

154, Pompa delh Funeraliuriforma- 

Matracca. 

15O’ ta.. 

30 

Monocordo 

103 


Mufleta. 

85 Ql 


Mule delcritte. 

6 


Scolpite da 3 . Artefici . 

6 Quagliere 

7 * 

Mufica conofeiuta nella Fucina 


di Vulcano. 

i S 


Inventata per lodare Dio., 

5 - 7 - 


Grata a tutte le Nazioni 

16 Sacrifitii con Mufica 

*7 

Nelli Giuochi. 

22' E perche. 

20 

Nelli Conviti. 

25. Salterio Tùrchelco.. 

104 

Nelli Funerali.. 

26 D’iverlb. 

106 

In elfi conviene più" che nelli Perfiano.. 

III 

Conviti.. 

43 Sinfonìa nella mole adriana.. 50 


Scabello .• 

157 

N 

Scialumò. 

58 


Spinetta.. 

9 » 

Naceare delli Turchi. 

135 Spaffà pendere. 

*33 

Navigazione fatta col fiiono 

. 74 Svcgliarore. 

*59 

Nenia 3 che fignifìchi. 

28 Suono diletta li Bambini. 

*52 


Di Batàm. 

*36 


Fat- 


170 ^ 


F-ì tto con la Brocca. 

86 

Col Pettine. 

86 

Che ila. 

) 4 

Nelli Trionfila 

20 

Nella Navigazione. 

24 

In Guerra. 

33 

Con quali Iftromenti. 

34- 

Fatro da un’ Angela diletta S, 

Francefco. 

44 

Suonatori Deputati per li Sacri- 

htii. 

19 

Sonagli nelle Chiefc. 

163 

Spada percofla. 

164 

T 


Tamburro militate. 

115 

Turchefco. 

112 

Afiricano. 

117 

Diverfb. 

■Il 7 

Per fi ano. 

11 8 

Cinefè. 

119 

Lapponico. 

120 

Timballi. 

116 

Timballi Perfiani. 

154 

Tiorba. . 

9* 

Tubo Timpanite.’ 

119 

Tromba ordinata da Dio. ' 

45 

Di qual forma. 

46 

Antica Romana. 

47 

Perche ricufata da Minerva. 47 

Erprefia nel Campidoglio» 

46 

Con effa fi convocava il, Gonfi- 

glio. 

48 

Doppia. 

49 

Spezzata. 

49 

Da chi inventata. 

49 


Ufàta in Egitto 50 

Curva dfcfaitta. ‘51 

Ebrea di qual materia. 51 

Antica {piegata. 5^ 

Perfiana. 5^ 

DeiMadurè. 55 

Cinefc. 57 

Marina fonata con la voce. 8 2 


Altra fonata con l’Arco. i o| 
Se fia antica. 82 

Da chi inventata. 83 

Trombetta di canna . 85 

Di Zucca. 86 

DelGiudicio univerfàle qualc.87 
Trkh Varlach. 155 

Tavola battuta dal R^ligio- 
fb. 159 

V 

Verga di metallo imita le Cani- 
pane. 145 

Violino. 109 

Turchefco. 110 

Perfiano. in 

Viola. [ I0I 

Di Amore. no 

Violone. loi 

X 

Xilorgano. ' 133 

Z 

Zampogne diverfè. 72 
































































































































































\ 



I 























































































































A 


171 ^ 

G G I U N T A 
C X X X V I 1. 

'Tamhurrafonato dal Turco. 

N On è tanta la varietà de colori, che riconofcefi nell’ Iridci 
che fecondo Virgilio lib. 8. ^ne. ver. 701. 

Mille trshens varios advsrfo fole colares 
Quanta fè ne vede nella niultiplicità delli Stromenti fin qui 
addotti 5 particolarmente nel Tamburro ch’ora proponiamo, che 
tra i molti altri {blamente varia nel modo di fonarlo . Si fuo«- 
na dunque dalli Turchi nella maniera elpreffa tenendolo pen¬ 
dente orizontalmente dalla cintura, e percotendolo con la de¬ 
fila armata d’un baftone, e con la fìnifira d’una verga. 

Prima di paflare ad altro non farà difoaro il rifàpere ciò che 
ha riferito il P. Giampriamo noftro Milionario mandato dall’ 
Imperadore della Cina in Italia per negozj occulti . Riferifoe 
dunque effer nella Città di Pechino due ben ampie Torri al¬ 
te circa SCO. palmi , e ripartite in due contignationi . Sono 
quelle deputate al governo politico delle fiazioni notturne, che 
perciò foio la notte s’adoprano, percotendofi in una d’ effe da 
gente deputata una gran Campana, e nell’altra un gran Tara- 
burro di diametro circa 18. palmi j onde fi cagiona un gran 
fracaffo ; e il maggiore artificio è, che elTendo cosi grande la 
pelle del Timpano fi compone di più pezzi in raodo^che fèm- 
bra efier una fola pelle. 

C X X X V I I I. 

Tarn Kìm. 

T F.a i luoni uiàti nell§ Cina , e fignificatici dal fopradetto 
P.Gianipriamo alcuni ne proponiamo più nobili , e nell’ 

Y Ita- 


•*9^ 172 ^ 

Italia curiofi. Talee quefto chiamato Tarn Kun . Applicano al¬ 
la bocca, per animarli col fiato un piccolo, e corto tubo uni¬ 
to ad una fcattola rotonda, che al di fopra ingiro rachiude 12. 
15. o 20. buchi, dentro a quali inferite s’ inalzano altrettante 
eguali canne fiottili quanto una penna da ficrivere e di grolfia 
corteccia, che, lavorate imitino le canne dell’Organo . Regolali 
il fiuono con aprire , e ferrare le felTure delle fiuddette' canne . 

C X X X I X. 

IJlromento Cinefe . 

S I fono efpollt al numero loo. tre Iftrumenci di Batata com¬ 
porti di baccili, che tra di loro 11 diverfiificano Iblo nel 
modo d’efler collocati , ora ne rapprelèntiamo uno di quelli 
molto diverlb adoprato nella Cina . Dentro ad uno Scrigno 
Iblpell rertano a 3. , o 4. ordini 12* piccoli e piani baccili di 
rame , che pcrcotìl a tempo con un baftoacelio rendono un 
grato fiuono all’ orecchio . 

C X L. 

Tie ZU. 

C Osì vengon dette da' Cinell due tazze di rame,che alquanto 
forate in mezzo comniunicano con l’aria percofla il fiuono 
a due palle di fiimil materia, che rtagnate rertano dietro come ma¬ 
nico a quelle . Sonanfii limili tazze da quei Popoli particolar- 
mente dalle Donne Indiane di in ale affiare , che le percuotono tra di 
loro, come le Baccanti percotevàno il loro Cembalo efprelfio al nu¬ 
mero 8 6^ Mentre fi è rapportata una di quelle nel loro abito artai 
curiofò , farà bene darne d’elfio qualche notiti?.. Portano un cor¬ 
petto di corte maniche lungo fino a’ fianchi, attorno a quali cingefi 
un panno fermato con nodo. S’ornano la metà de’ bracci con gio- 
jc ; le ditade’ piedi con anella, e il labro di lotto con una perla , 
come anche ambedue l’orechie CXLL 


Aitilo StromentO CinCiSù 




















































































































































































/ 



















































































CXLI Altro Jflj'omento Cinefc 



















































































/ 

















































































171 ^ 


C X L I. 

Altro yiromento Cinefe. 

P ortano pendente fui petto, e fbftenuto da due regoli un 
Cilindro, che armato in eguali diftanze di varie traver- 
lè , move cpp quelle , mentre girafi, il bactocchio d’ un Cam¬ 
panello , tff^^Sen Iblpelo dalla finillra Ibpra d’effe . Lcggafi 
l’Moria deirArabalcerìa alia Cina degl’Olandefi. 

C X L I I- 
Altro Cembalo antico. 

I L Cembalo rapprelcntato lòtto quello numero fu ufàto da¬ 
gl’ antichi nelle danze, che celebravano alla Campagna in 
onor di Bacco . Vien quello coiiipollo da una lamina di rame 
rotonda , e concava , attorno alla quale pendono lètte Cana- 
panelli da altrettanti anelli . Si lolliene allorché vuol fonarli 
con mettere la mano nell’ apertura circolare , eh’ è nel centro 
della lamina. Un tale confervalì nel Mufeo del Collegio Ro« 
mano « Pietro Battoli ne rapporta la figura cavata da un’anti¬ 
ca lucerna , in cui rapprelcntafi un Giovane nudo, con un’Otre 
di vino in Ipalla, e nella delira il detto Stromento, che allu¬ 
de all’antico collume di radunarli in un prato gl’Agricoltori, e mefli 
in mezzo vari otri pieni di vino , ed unti al di fuori con olio vi 
làltavano fopra a fuono di quello Cembalo , venendo derifi da’ 
circoflanti quei che nel faltarvi fopra cadevano , e riportando 
r Otre in premio ;quei , che con deftrezza danzando vi fi reg- 
geano . Così Virgilio al 2. della Georgica. 

Frosmìaque ìngentes pagos compita cinum 
Thefàdu pofucre , atque inter pocula lati 
Molli bus in pratis unBos fall ere per utres. 

Altra fimile Imagine del detto Cembalo adoperato dalle Bac¬ 
canti è rapportata in una lucerna da Pietro Bellori nelle fue 
note 5 ed altra ne abbiamo dal Mercuriale nel Ilio libro de 

Y 2 Arte 


*>è 1 74 

Arte Gymnaftica cap. 8. lib. 3. Ligorio afferma d’averne rica¬ 
vata una fimile figura da un’antichiffimo Sepolcro d’iia Poeta 
Comico nella via Tiburtina preffo Roma. 

C X L I I 1. 

Tromba della florida, 

S I rapprelcnta un Barbaro della Florida Provincia dell’Ame¬ 
rica Settentrionale con una fòrte di Tromba, che fi ulà da 
quei Popoli nelle Felle loro più fòlenni . Formano quelli un 
tubo di tre palmi in circa di lunghezza con una corteccia d’ 
albero, che ritorcono lègukamente , e inanellano in le fteffa 
a (pira con tal’ arte però che vada a poco a poco slargandofi 
lenza che prenda la forma delle nollre trombe nella loro ellre- 
jnità. Non ha altre aperture, che quelle delli due capi oppo¬ 
ni, trà r un, e altro de quali fòno appelè per tutta la lun¬ 
ghezza con altretanti fili varie lamine d’ oro , d’argento , c- 
bronzo di figura ovale , aeciochè quelle col loro moto , e 
conlcnlò rendino maggiore F armonìa .. Vedafi Giscamo le Moync 
sella Storia della Florida. 


c X L I V. 

Marimba di Cafri. 

T Re iùóiii rapportiamo ufati da quei della Cafreria 5 ch^ è 
parte del Regno di Monomotapa fotta gradi iS- del Po¬ 
lo antartico- 

II primo è una forte di Marimba ^ bencbe non del tutto 
diverfa da quella efpofta nel numero 12 io pag. 154-Cosi vie 11 
delcriita da un Padre della Compagnia di Giesii dato più nieft 
in qiieiia Gofta , e udita più voice fonare in Goa da quei Ca~ 
tecumeai Cafri nella foleuaità di qualche Santo « E’ incredibile 

la 


Trojnhu ddlaFlorida 












































































































































































y 


A ■ 


j 



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é\ 


i 


yìrco de 































































































■•ùé 175 

la deftrezza, con cui quefti Popoli rapprefentati al naturale nel¬ 
la figura propofta nelle loro danze l’adoprino./ Formano una 
piccola caflctta di leggier legno alta 3. dita , longa un palmo 
e mezzo in circa con la Tua rola in mezzo. A capo di quefta 
v’ è il Ponte comporto di due pezzi, che unifconrt in angolo: 
fu querto poi, acciò rertiao Ibllevate fermano 7* ò 9. lamine di 
ferro, che terminate in egual linea verlb la mano del Sonato¬ 
re slarganfi sù la loro ertremità in tante linguette, e premen¬ 
doli quefte col pollice d’ambidue le mani vengono col lor tre¬ 
more a rendere grato fuono. 

C X L V. 

Jrca de' Cafri- 

I L fecondo è un’ Iftromento quanto diverfo' da qualunque, 
altro tanto dilettevole al pari d’ogn’altro. Ornano di fio¬ 
ri i due capi d’un arco, da’ quali vien dirtela una, e più cor¬ 
de diftribuendole una fuperiore all’altra ; indi raccomandate 
con altra corda nel mezzo del detto arco, le percuotono con 
la punta d’ una penna di cigno ripiena nel groffo d’ elTa di 
piombo., ò di legno , e ornata fimilmente di fiori, fonagli, 
e lamine. Preparato così l’Iftromento con la finirtra prendono 
l’arco in tal modo , che il pollice dia le dovute coiilòn- 
anze col tafteggiare la corda di mezzo premendola più , òme- 
no fuori dell’arco, ed armano la delira della penna , che men¬ 
tre batte in diverte parti delle corde lècondo il tuono , che 
devono rendere, oltre all’armonìa delie corde,eccita un’acuta 
roraore ne’ fonagli, e lamine , di cui và ornata. Tanto coPì- 
ferma chi ha veduto , e fentito tal’ Iftromento, 



CXLVl. 


■9é i f 6 ^ 

C X L V I. 

Violino de' Cafri. 

I L tózo chiamiamo Violino per qualche fimilitudine , che 
ha con quello. Segano in mezzo per il largo unaCucuzza 
ben lunga, e grofla, fopra la quale già prima votata tirano una 
pelle , che fermano nella di lei circonferenza . Attaccafi ad elTa, 
acciò ièrva di manico un rozzo regolo lungo circa due palmi, 
a cima del quale con un bilcaro tengono tirata una corda, che 
llclà per tutta la pelle ben forte la legano all’ eftremità della 
Zucca, ed alzano con piccol ponte . L’ arco con cui fonano 
tal’Inliromento non fi difcofta da quello del noftro Violino, 
come vedefi ncU’Imagine. 

c X L V I I. 

Zucca. 

R Iferilce TomafTo Ariot alla pag. 17. dell’Ifloria della 
Virginia parte dell’ America ulàrfi da quei Popoli per 
liiromento di fuono una Cucuzza. Così la defcriife . Magno 
aliquo perìculo liberati Mari , vel Terra , nel bello defanVli , in 
Icctitiee fgntm.iingentem Flruunt ignem, circum quem a£identpro¬ 
mi fc uè viri & [(emina mam gertntesfruBum quemdam injìar peponis 
aut cucurbita rotunda quem palpa granis exemptis , lapilUs 
aut trajjiurculis qulbufdam granis implent , ut majorem flrepitum 
edant ^ bacillo deinde aptatum tenentes^ atque canentes fuo morejìbi 
congratulantur . Se ne fervono ancora nelle felle fblenni , alle 
quali convengono i Popoli circonvicini vefìiti nella piò flrana 
foggia , che mai pollano, come rapprefenta 1 ’ Imagine qui po¬ 
lla . Nella Florida , accompagnano il fuono di quella Cucuzza 
con le percolTe d’una mazza fopra d’una pietra quando cele¬ 
brano le felle di qualche riportata vittoria fecondo il Moyne 

pag- 
































































XlLCCOr^ 













































































cxLvm Palla di 3 rmzo 





I 

































































































) ^ 

"Oé '77 

pag. i6. che ne rapporta la cerimonia, e ne delcrive il fliono 
con quelle parole. Ex aduerfo ad aref extrsmum tres viri geni- 
bus fkxls fedent qusrum unus clavam utraque mmu tenens planuni 
lapidem percutE , ad fingala Magi verha refpondens : ejus luterà 
claudunt alii duo , fmgults manibus fruBum bar bis cujufdam , cu¬ 
curbita aut peponis infar ercfcentis tenentes , quem Jkcatum , fu- 
pernè infernè aperlunt, medullaque 0* feminibm exemptìs, U- 
pìllis aut granir ìmplent baculoque transfixo agìtantes tintinabui 
lorum modo crepitant patrio ritu canentet per Magi murmura . 

c X L V I I I. 

Valla di Bronzo. 

C Onlervafi tra le molte , ed ingegnole machine del Sig. D. An¬ 
drea Chiarella un’antica palla di bronzo dorato. Monfignor 
Leone Strozzi vago di làperne l’artificio ordinò , che 11 legalTe in 
mezzo , effendo faldata con argento, mentre non v’ era chi làpelTe 
darne contezza . E’ quella compolla di tre palle di bronzo,una in¬ 
tiera, ed è la prima efleriore A che fòfliene la feconda, e per mez¬ 
zo di quella la terza con un piccol perno in ambidue i fianchi. So¬ 
no quelle due divilè in due altre parti, e cialcuna d’elTe in più den¬ 
ti B. C. e tutte rachiudono una piccola palla D, che , nel battere 
in quei denti, eccita un gratoTuono . Si fono efpreffe le parti di 
quello ingegnofblllrumento,acciò più facilmente il polla compren¬ 
dere . E con ciò iella chiulb il nollro Gabinetto . 


IL FINE. 


E Pv R, O R I. 


i fuonarc 
ìu operi bus 
in Afdepio 
. modelationim 
fed Siàon 

[ Trìeordum 
tuono 
j nodulum. 
j Sarìfiti 
j earccre 
! cauta 
bymos 

! unico de vita ed honejlate 
matrhìfet 
untifonarum 
fejììfque fr<cnìunt 
Turba ruunt 




i cor dii 
j ncfuus 
I che a Cor ebbe 
\/iridala wes 
j Cygnum 

I doBs 


GORREZÌ'ONi, 

fuo Ilare 
in operibus 
in Afclcpio 
modulationum 
fèd Sicton 
ferrea 


jjuxtà 

i Tricordunì ' 

Tuono 
modulum 
Sacrifitii 
I carcere 
cavea 
hymnos 
&. honeftate 
nutriviflec 
antiphonarum 
fremunt 
T urba ruit 

Quis furor Anguigena: 
Pentheus 
I chordis 
nervis 


che Corebbo 
vox 

1 Cicnum 


dofla;. 















V