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Full text of "Il canzoniere laurenziano rediano 9, publicato per cura"

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HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



HIOMTHB RJNDOf 

CHARLES MINOT 

OJUSOF 183B 



COLLEZIONE DI OPERE INEDITE RARE 


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IL 


Canzoniere Laupenziano Kediano ,9 


PUBBLICATO PEK CUBA 


DI 


TOPvIPvIASO CASINI 



BOLOGNA 

PRESSO LA DITTA ROMAGNOLI DALL' ACQUA 

Uitriee della R. ComiDissioDe pe' Testi di Lingua 

Yia dal Luzzo, 4, A-B 
1900 


T\a.V t3y.j .!(. \ 


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o 


COLLEZIONE 


DI 


OPERE INEDITE BARE 


DI SCRITTORI ITALIANI DAL IIII AL IT SECOLO 


PUBBLICATA PBB CU2U 


DELLA R. COMMISSIONE PE' TESTI DI LINGUA 


NBLLEI PROVINCIE DELL' EMILIA 


B DIRETTA DA 


GIOSUÈ CARDUCCI 


o 

IL 


Canzoniere Laurenziano Rediano 9 


PUBBLICATO PEB CUBA 


DI 


TOMMASO CASINI 


'f 



BOLOGNA 

PRESSO LA DITTA ROMAGKOLI DALL' ACQUA 

Editriee idt L Cmiìssnm fi Testi ii Lnpi 

Via dal Lusso 4 A-B 

1900 







DEC 6 1900 


13 R A 



5 


PREFAZIONE 


n 20 settembre 1883, proemiando alla prima 
parte del Canzoniere laurenziano- rediano edito 
allora nella dispensa cxcvii della Scelta di curiosità 
letterarie, io scrivevo le parole seguenti : 

« Allo studio della poesia italiana del secolo xm 
fu sino a pochi anni fa principal fondamento la 
raccolta delle rime antiche che Ludovico Valeriani 
mise insieme ed ordinò nel 1816; la quale, for- 
mata in parte sulle precedenti dei Giunti, del Cor- 
binelli, deir Allacci, del Fiacchi e del Cicciaporci, 
in parte sopra copie non del tutto fedeli di codici 
autorevoli ed antichi, non poteva servire agli inten- 
dimenti ed ai metodi della nuova filologia, se bene 
fosse stata sufficiente a dare della poesia delle no- 
stre origini letterarie quell'idea generale che forse 
1 nuovi studi potranno compiere, ma non larga- 
mente e sostanzialmente modificare. Rinnovati, per 
efficacia degli esempi venuti a noi dalla Germania 


VI 

e dalla Francia, i metodi e modificati gli intendi- 
menti nella critica filologica dei testi medioevali, 
8Ì sentì anche in Italia il bisogno di ritornare alle 
fonti; e un nuovo periodo nella storia di questi 
studi instaurarono fra noi Alessandro D'Ancona 
e Domenico Comparetti, iniziando la pubblicazione 
del Canzoniere vaticano 3793. E fu idea degna 
e feconda, alla quale la nuova scuola filologica, 
che si va formando in Italia, corrispose in breve 
tempo con una serie di lavori che, mentre ono- 
rano anche fuori gli studi italiani, hanno rivelato 
air attività scientifica un terreno quasi vergine e 
sconosciuto. A questo movimento non rimasero 
estranei quelli eruditi che più tosto appartengono 
ad una età anteriore ; fra i quali mi è grato ri- 
cordare Pietro Bilancioni, sfortunatamente man- 
cato innanzi tempo alla scienza, e Francesco Zam- 
brini , che con V opera propria e la larghezza dei 
consigli è stato ed è aiutatore efficacissimo a quanti 
si rivolgono allo studio della letteratura italiana 
antica. Intanto, per restringermi a ciò che qui 
importa, il Monaci ha pubblicato il Canzoniere 
chigiano L. viii 305, il Manzoni ha descritto e 
in parte dato in luce il vaticano 3214, hanno 
tentato edizioni critiche di antichi poeti il Navone, 
l'Arnone, il Renier ed altri, il Carducci ha comu- 
nicato le rime trovate nei memoriali bolognesi, 
il Caix (ahi, troppo presto rapito agli studi) ci 
ha dato la grammatica scientifica della nostra an- 


VII 

tica lingua poetica, e il Bartoli ha rifatto la storia 
letteraria del secolo xiii. Ma altri documenti note- 
volissimi rimangono ancora inediti o non bene 
conosciuti, per i quali di cotesta materia si potrà 
avere una notizia piil compiuta e dare un giu- 
dizio sicuro ed adeguato. E però, mentre il D'An- 
cona e il Comparetti, dopo sei anni di interru- 
zione, riprendono la pubblicazione del vaticano 
3793, mentre il Monaci attende alla stampa del 
vaticano 3214, ed un suo allievo, lo Zenatti, a 
quella del barberiniano xlv, 47, e mentre si va 
pubblicando, per cura del Bartoli e mia, il Can- 
zoniere palatino 418, ho stimato di far opera 
utile a questi studi iniziando la pubblicazione di 
una serie di Testi inediti di antiche rime volgari; 
alla quale non avrei saputo dar più degno prin- 
cipio dell' aprirla con il Canzoniere laurenziano- 
rediano 9, che presento in questo volume ». 

Distratto da altri studi, lasciai senza seguito 
il primo volume dei Testi inediti; mentre poi si 
compiva la stampa dei Canzonieri vaticano 3793 
e palatino 418, e altri studiosi della poesia antica 
davano alla luce altre raccolte di rime : tra le quali 
pubblicazioni è singolarmente notabile la stampa, 
procurata da Mario Pelaez, del Canzoniere vati- 
cano 3214 e del Casanatense d. v. 5. Poi le inda- 
gini sulla poesia del secolo xiii parvero arrestarsi, 
almeno per ciò che consisteva nella riproduzione 
integrale di vecchi canzonieri ; sì eh' io ormai non 


vili 

pensava più a sciogliere il contratto impegno di 
compiere la pubblicazione del laurenziano-rediano, 
se a ciò non mi avesse con amorevole insistenza 
incalzato Giosuè Carducci, succeduto al compianto 
Zambrini nella presidenza della regia Commissione 
per i testi di lingua. Ecco adunque compiuto il la- 
voro, ripreso dopo tanti anni; ed ecco ancora, dal 
proemio del 1883, le notizie più necessarie intorno 
al testo dato in luce nel presente volume. 

Il codice laurenziano rediano 9 si compone 
di diciotto quaderni di otto fogli ciascuno, ossia 
di 144 carte membranacee, alte cm. 24 e larghe 
cm. 17. A queste vanno innanzi due guardie in 
membrana, sulla seconda delle quali Giovanni di 
Simone Berti, accademico delle Crusca e posses- 
sore del codice nel secolo xvi, segnò il proprio 
nome e scrisse una Nota de' poeti antichi de^ quali 
in questo libro ci sono compositioni. Nel 1670 il 
manoscritto fu acquistato da Francesco Redi, il 
quale segnò il proprio nome sulla prima guardia, 
completò la nota già compilata dal Berti, e vi 
aggiunse alcune indicazioni, che or ora riferirò (^). 
Dopo la morte del Redi il codice andò al nipote 
di lui, monsignor Gregorio Redi, e seguì le vi- 
cende degli altri manoscritti raccolti dal grande 


(1) Il Redi ricorda questo suo testo in più luoghi delle 
annotazioni al Bacco in Toscana , e del Vocabolario di alcune 
voci aretine, manoscritto nel codice magliabechiano, Conventi 
soppressi, C. 14. 929. 


IX 


naturalista e poeta aretino, finché passò con i 
superstiti di quel fondo a far parte della biblio- 
teca laurenziana, nella quale ebbe primamente il 
n. 63, e poi, in un' altra classificazione dei re- 
diani, il n. 9. 

Il codice, quanto alla sua contenenza, può 
esser considerato come distinto in tre parti, una 
di lettere (quad. i-v), una di canzoni (quad. vi-xiii) 
e una di sonetti (quad. xiv-xviii). La prima parte, 
pubblicata già dal Bottari nel 1745 (^)j è scritta 
da tre diverse mani. Alla prima mano sono do- 
vute trenta lettere di Guittone (eia - 30 rf), 
tre lettere di Meo Abbracciavacca , alle quali si 
accompagnano tre sonetti di lui ed uno di Guit- 
tone (31 a - 32 a), una lettera e un sonetto di 
Dotto Reali (32 a è), poi un'altra lettera e un 
sonetto di Meo (32 b-d)^ e infine un'altra lettera 
di Guittone (33a-34ft); la seconda mano vi 
scrisse tre lettere di Guittone (34 ft - 36 e) e la 
terza una lettera del medesimo (36 e - 38 a): 
gli altri fogli rimasero in bianco (38 a - 40). 
In tutto adunque si hanno in questa parfe tren- 
tacinque lettere (2) e un sonetto di Guittone, 


(1) Lettere di fra Guittone d'Arezzo, con le note. Roma, 
Antonio de'Roeei, 1745, pagg. 1-93. Al testo precedono alcune 
notizie di Quittone (pag. i-xxiv non numerate), e seguita un 
largo commentario filologico (pag. 95-330). 

(2) Xella seconda guardia del codice è notato: Queste let- 
tere di fra Guitton d'Arezzo che sono in questo codice sono H5 ; 


X 

quattro lettere e quattro sonetti di Meo, e una 
lettera e un sonetto di Dotto; lettere e sonetti 
che, per esser stati messi in luce assai diligen- 
temente dal Bottari, ho stimato inutile riprodurre. 
Diligentemente ho detto, ma non già diplomati- 
camente, come risulterà dal confronto di alcuni 
brani scelti a caso nel codice coi corrispondenti 
della stampa: 


Codice Tediano, fol. 1 a: 


Edizione Bottari, pag. l: 


Qui cominciano le lettere. . . . 

(1). 


Qui cominciano le lettere e can- 
zone che fé Frate Guittone 
d* Arezzo, 


Deletto echaro mio da taciere 
ora quanto. Gianni hentiuegna. 
Guitto , . . frate allacauallaria 
della donna nostra archa uoita 
eanimo pieno sempre. 

Delettissimo mio uiddi lettera 
uostra non pogho allegro ecc. 


eletto, e caro mio, da ta- 
ciere ora quanto, Gianni Beti- 
tivegna, Guitton Frate en la 
Cavalleria della Donna nostra, 
arca vota, e animo pieno sempre. 

Delettissimo mio, viddi lettera 
vostra non pogo allegro ecc. 


in un altro codice cìie pure è appresso di me Francesco Redi, 
sono molte pia e arrivano al numero di 64. Il Redi stesso, nel 
citato Vocabolario di alcune voci aretine (indico degli autori ci- 
tati 8. Guittone)^ afferma di possedere tre manoscritti di lettere 
gpiittoniane , dei quali dice ORsere il più antico questo, che ora 
è nella laurenziana; gli altri due erano già perduti al tempo 
del Bottari, il quale ci attesta di aver invano fatto minutissime 
e diligenti ricerche per ritrovarli. Uno forse , di quei due , è il 
codice riccardiano 2988. 

(1) Forse al tempo del Bottari si legfcevano ancora le pa- 
role mancanti in questo luogo. 


XI 


Codice rediano, fol. 4 a: 

Ricche molto eauaro onesto 
abate don geno. guitton non de- 
gnio frate, core guanto podere 
€)podere quanto core, 

Cierto messere abate non 
guaire conuen bene pouero 
epicciul core a podere riccho 
egrande ecc. 


Edizione Bottari, pag. 8: 

Ricco molto, e acaro, onesto 
Abate Don Zeno, Guitton non 
degno frate, cuore quanto pò- 
dere, o podere quanto cuore. 

Certo, Messer Abate, non 
guaire coiwien bene povero, e 
picciol cuore a podere ricco, e 
grande ecc. 


Codice rediano, fol. 9 d: 


Edizione Bottari, pag. 21 : 


Soprapiacente donna, ditutto 
conpiuto sauere, dipregio coro- 
nata, degnia mia donna con- 
piuta, Guitton uero deuotissimo 
fedel uostro, dequanto duale epo, 
umiUmente semedesmo raco- 
manda, 

Gientil mia donna Lonipo- 
tenie dio mise inuoi simeraui- 
gliosamente conpimento ditutto 
bene ecc. 


Soprappiacente Donna , di 
tutto compiuto savere, di pregio 
coronata, degna mia Donna com- 
piuta, Guitton vero devotissimo 
fedel vostro di quanto il vale, 
e può, umilemente se medesmo 
raccomanda a voi. 

Gentil mia Donna, Vonnipo- 
tente Dio mise in voi sì meravi- 
gliosamente compimento di tutto 
bene eco. 


La seconda parte del codice contiene le can- 
zoni; e fu dal suo ordinatore divisa in due se- 
zioni, l'una per le canzoni di fra Guittone (41 a - 
72 a), l'altra per quelle di altri poeti (73 a - 104 d). 
La prima di queste sezioni può alla sua volta con- 
siderarsi come suddivisa in due minori parti, Tuna 
per le canzoni di vario argomento (i-xxiv) e l'al- 
tra per quelle d'amore (xxv-xlviii) ; e in ambedue 
le particelle il copista non riempì interamente lo 
spazio assegnato, lasciandone in bianco alcuni 


XII 

fogli (^). La seconda sezione ha primieramente 
cinquantanove canzoni (xlix-cvii) di poeti bolo- 
gnesi, meridionali e toscani (73 a - 98 ò), e, dopo 
un breve spazio in bianco (98 e d), diciotto can- 
zoni (cvni-cxxv), quasi tutte di rimatori meri- 
dionali (99 a - 104 d)j trascritte da un altro co- 
pista (2)^ che sembra quello stesso che aggiunse 
tre lettere di Guittone alla prima parte del co- 
dice (34 b - 36 e). 

La terza parte del codice contiene i sonetti, 
ed è pur essa divisa in due sezioni, la prima per 
quelli di Guittone (105 a - 128 rf), e la seconda 
per quelli di altri poeti (129 a - 144). La se-^ 
zione destinata a Guittone è alla sua volta suddi- 
visa in una parte per i sonetti d'amore (cxxvi-ccxi) 
e in un' altra per quelli di vario argomento 
(ccxii-cccvii) ; le quali sono intramezzate da uno 
spazio bianco (115crf-116), ma sono scritte 
tutte della stessa mano. La sezione destinata agli 
altri poeti è invece scritta da due copisti diversi : 


(1) Sono: 56 ed, 57, 58, 59, 60 in fine deUa prima sotto- 
sezione; e 72 6 e d in fine della seconda. — È inutile avver- 
tire che con a, b, e, d, indico la prima e seconda colonna del 
diritto e del rovescio di ciascun foglio. 

(2) Secondo il Caix , Origini della lingua poetica italiana ecc, 
con una introduzione sulla formazione degli antichi canzonieri 
italiani j Firenze, Le Mounier, 1880, pag. 7, due sarebbero le 
mani di questa parte: Tana per la canzone cviii, T altra per 
le canzoni cix-cxxv ; il che a me non parve , quando esaminai 
il codice. 


XIII 


il primo, che fu l'ordinatore e scrittore del co- 
dice, vi trascrisse cinquantacinque sonetti (cccviii- 
cccLxn); il secondo, che fu lo stesso dell'ultima 
parte delle canzoni, ve ne aggiunse settantuno 
(cccLxin-ccccxxxin). 

Abbiamo adunque in questo codice, per ciò 
che riguarda le parti contenenti le rime, due mani 
diverse: la prima scrisse le canzoni i-ovm e i 
sonetti cxxv|-cccLxn; la seconda le canzoni 
cvin-cxxv e i sonetti cooLxin-ccocxxxiii. Le 
differenze, osservò già il Caix (^>, fra codesti due 
strati principali del codice sono molteplici e di 
gran peso. Diverso è l' inchiostro e la forma delle 
lettere, su cui è da notare che nella parte più 
recente, così delle canzoni che dei sonetti, manca 
la grande iniziale d'ogni componimento, per la 
quale fu lasciato lo spazio, che non fu mai riem- 
pito. Ma sopra tutto importanti sono le differenze 
intrinseche. Il primo compilatore era pisano ^^\ 
e la sua ortografia è quella delle scritture pisane 
del tempo. Probabilmente era egli stesso un cul- 
tore della poesia. Egli copia con cura scrupolosa, 
e dove gli accade di mettere una lettera di più 
egli la segna poi con un puntino sotto, dove si 


(1) Origini della lingiM poetica italiana ecc., pag. 8. 

(2) Lo arvertì già il Redi, che Borisse suUa seconda guardia: 
Tutto questo libro è stato scritto da un Pisano; e vi si osserva 
^he sempre invece della Z mette la S, e talvolta invece della S 
mette la Z. Cfr. Caix, Op. cit., pag. 157 e 166. 


XIV 

accorge d'aver lasciato qualche parola, l'aggiunge 
in margine con segno di richiamo. In più luoghi 
egli lasciò degli spazi bianchi, probabilmente per- 
chè il testo non gli pareva chiaro ; in altri lasciò 
in bianco il nome dell' autore. Nella parte dovuta 
invece al secondo, che deve essere di parecchi 
anni più recente del primo, l'ortografia non è più 
la pisana, ma quella stessa del vaticano 3793, 
e gli autori preferiti sono quasi sempre i meri- 
dionali; la fonte è evidentemente diflferente, e il 
confronto delle poesie ripetute nelle due parti lo 
dimostra (^). 

Sul codice rediano molti studiarono, sebbene 
con intendimenti diversi: dal Redi, che ne trasse 
citazioni ed esempi per le eruditissime note delle 
quali illustrò il suo ditirambo (2)^ sino agli odierni 
accademici della Crusca, che se ne giovarono per 
la nuova compilazione del loro vocabolario. Ma il 
primo a determinare con precisione la importanza 
di questo canzoniere , come dell' altro pur esso 
appartenuto al Redi, il palatino 418, fu il Caix, 
che lo studiò lungamente, e ne ricavò documenti 


(1) Sono i sonetti clxxxviii, ccxiy, cccxxiy, cccxxy, ripe- 
tuti ai numeri ccccxxviii, ccccxxxiii, ccccxiv, ccccxv. 

(2) Bacco in Toscana, ditirambo di Francesco Redi accade- 
mico della Crusca, con le annotazioni. In Firenze, mdclxxxv, 
per Piero Matini. .11 Redi cita piii Tolte il suo canzoniere, e nella 
lunga nota al t. 428 ne riferisce le poesie cclvi (fra Guittone), 
cccxxii ( Pannuccio dal Bagno), ccclix (anonima), e cccl (Puc- 
ciandone Martelli). 


XV 


e testimonianze per il suo saggio sulle Origini 
della lingua poetica italiana. Il libro del Caix, 
apprezzato in Italia assai meno di quanto meri- 
terebbe, giustifica ampiamente V idea di una edi- 
zione diplomatica del Canzoniere rediano, anche 
neir interesse degli studi linguistici ; ed è stato 
anche per un omaggio alla memoria di quel- 
r amico carissimo che ho voluto compirla. La 
stampa è stata condotta sopra una copia del co- 
dice rediano fatta in gran parte da me, e com- 
piuta e riveduta prima dal mio amico dott. Vit- 
torio Fiorini , poi dall' egregio dott. Enrico Ro- 
stagno. Nella trascrizione siamo stati fedelissimi 
al testo, solo permettendoci di sciogliere le abbre- 
viature, e di includere fra parentesi quadrate le ' 
parole di scrittura più recente, e fra parentesi 
curve quelle che furono espunte p cancellate dai 
copisti antichi. La stampa è stata condotta sulla 
nostra copia colla piii scrupolosa esattezza, e le 
prove sono state rivedute sempre sul manoscritto. 
Così i filologi della nuova generazione, che 
ancor si vorranno volgere allo studio, tanto pieno 
di allettamenti, della poesia e della lingua antica, 
troveranno in questo volume documenti e mate- 
riali non trascurabili, sui quali esercitarsi e 
indagare. 


Modena 31 dicembre 1899. 


T. Casini 


IL CANZONIERE UORENZIÀNO BEDIANO II 


I. 


(41 a) FRATE GUITTON DARESSO. 

Ora parrà seo sauero cantare, eseo uarro 
quanto ualer già soglio, poi chedel tutto amor 
fughe disuoglio. epiu che cosa mai forte mispare. 
Cha omo tenuto saggio audo contare, che trouare 
non sa neualer punto, homo.damor non punto. 
mache digiunto dauerita mipare. Selopensare aio- 
parlare senbra. chentutte parte oue distringe amo- 
re, reggie follore inloco disauere. Donque comò 
ualere. nepiacere pò diguiza alcuna fiore, poi dal- 
fattore dogni ualor[e] disenbra. ealcontraro dogni 
mainerà senbra. 

Machi cantare uole eualer bene, insuo legno 
nochier diritto pone, eorrato sauer mette altimone. 
dio fa sua stella [et] inuer lauzor sua spene. Che 
grande onor negran bene noe stato, acquistato 
carnai uogha seguendo, mapro mente ualendo. este- 
nendo auisi eappeccato. Vndel senfiato apparec- 
chiato ognora, decoro tutto edipoder dea stare. 
eauansare losuo stato aonore. noschifando labore. 
Che già riccor[e] non dona altrui posare, malfa 
lungiare eben pugnare onora, matutta uia lon- 
tenda altri amizora. 


Uoglia innaltrui ciascuno ciò chense chere. 
non creda prò daltrui dannaggio trare. che prò 
non può ciò chonor tolle dare, neda onor cosa 
(41 b) ugrasia eamor pere. Egraue ciò chepreso 
adisinore. chalauzore dispeso esser poria. manon 
uiuer credria. sensa falsia fello homo ma uia mag- 
giore, fora pluzore giusto 'dicor prouato. che più 
honta che morte dadottare. eportare disragion 
più che dannaggio. che bella morte hom saggio, 
[dedicojragio più cheuita amare, che non perstare 
maperpassare honrato. dea creder ciascun desser 
creato. 

Inulta more essenpre inmorte uiue. homo 
fellon che diragion nemico, credendo uenir ricco 
uen mendico, che nongia cupidom potesser dine. 
Chadessa forte più crescie uaghessa. egrauessa 
upiu crescie tezoro. non manti acquistan loro, ma- 
loro loro eipiu digientilessa. edirichessa edibellessa 
an danno. Machirichessa dispregie manente, echi 
gente dannaggio epro sostene. edubitansa espene, 
esi contene depocho orreuel mente, esaggiamente 
inse consente affanno, segondo uol ragione etenpi 
danno. 

Onne cosa fu solo allom creata, ellom no 
adormir neamangiare. masolamente adrittura ope- 
rare, efu descression lui pero data. Natura dio 
ragione scritta ecomune. reprension[e] fuggir pre- 
gio portare, necomanda isc[h]ifare. uisii euzare 
uia deuertu nèn pone. Onne chagione econdissione 
(41 e) remossa, maseleggie nedio no lenponesse. 
nerendesse qui merto in nulla guiza. nepoi lalme 
diuiza. me purauiza. che ciascun douesse. quanto 
potesse far chestesse inpossa, onni chosa che per 
ragione emossa. 


Aicome ualemi poco mostransa. chengno- 
ransa non daben far ne toUe. quanto talento folle, 
e mai neuoUe acio maluagia uzansa. Che più fai- 
laDsa che leansa ascara. noel mal più chelbene a 
far leggero, macho fero elben tanto nepare. solo 
per dizuzare. eper portare nel contrar disidero. 
uben mainerò euolontero agrata, uzar laducie 
innallegressa honrata. 


n. 


F. GUITTONE. 

Uergogna olasso edo mestesso adira, edo- 
ueria uia più reconosciendo. conmale uzai laflor 
deltenpo mio. Perche no locor meo senpre so- 
spira, eli occhi perche mai finan piangendo, ela- 
boccha didir mercede dio. Poi franchessa dicore 
euertu dalma. tutta sonmizi oime lasso alseruag- 
gio. deiuisii mei non dio nebuono uzaggio. nedi- 
ritto guardando inlor seguire, non mutando dezire. 
seo resurgesse comò fenice face, già fora enlafor- 
nace. lo putrefatto meo uil corpo ardendo, mapoi 
(41 d) non posso attendo, chelopietoso padre mi- 
souegna. [dital guiza cheo uegna.] purificato emon- 
do dicharne adalma. 

Ailasso già ueggio genu umano, chesingnoril 
naturalmente tanto, chelminore hom talenta en- 
periale. Eccio più caltro ipiacie epiu glie strano, 
dauer signor che dio uolontier manto, non uole 
già ciascun sicome appare. Chome poi donque 
elminore elmaggio. sonmetre aui8i[.] corpo alma 
echore. ore seruaggio alcun lasso piggiore. oe 


mai segnoria perfetta alcona. chesua propia per- 
sona, tenere lomo ben sotto ragione, aiche son- 
mel canpione. che oue ogni signor perde euin- 
cente. nepoi daltre perdente, cheloco ulauertu 
delalma enpera. noe nocente spera, netema ne- 
dolor ne aUegraggio. 

morti fatti noi de nostra uita. oistolti 
deuil nostro sauere. opoueri dericcor bassi dal- 
tessa. Come tanto denoi uerta fallita, cogni cosa 
di uisio enoi piacere, eogni chosa de uertu gra- 
uessa. Già filozofi dio non conosciendo. nepoi 
morte sperando guiliardone. isc[h]ifar uisii auer 
tutta stagione, seguendo siuertu con honesta uita. 
fu lor ghauge lor uita. noi con donque può co- 
saltrabellire. chenuertu lui seguire, lo qual chil 
segue ben perde temore. e non teme segnore. 
morte ne pouerta danno nepene. ogni cosa (42 a) 
glie bene, sicome noi emale non lui seguendo. 

Pugnam donque aualer forsozamente. no- 
8c[h]ifiam ben per che noi senbri grane, conrato 
acquisto non fu sensa affanno. Ese lom pene per 
uertude sente, neuisii uzar senpre dolcie soaue. 
chespesso torna doglia onta edanno. Macio chen 
noi conta talento euzo. negraue enellegger ciò che 
conesso, chuzo eluder chauemo innel mal messo, 
nel fa piacere edespiacer lobene. adonque necon- 
uene. aconciare aben uoglie uzansa. seuolem be- 
nenansa. che noe ben sedaben noe nato, eogni gioi 
dipeccato, emesta condolore efina male, eogni cosa 
uale. dal fine suo ehenne donquamoroso. 

Come allauorator lasappa edata, edato elmon- 
do annoi non per ghaudere. maperesso etternal 
uitaquistare. Eno lalma alcorpo egia creata, mal 
corpo allalma elalma adeo piacere, perche lui più 


chennoi douemo amare. Che pria chennoi stessi 
amo noi esso, esenne dezamanmo edenmo altrui, 
dise medesmo racchattone poi. aiperche lasso 
auem lalma siauile. già lebbei siagentile. che 
prese pertrar lei detternal morte, umanitate e- 
morte. abbialla donque chara edesso amiamo, oue 
tutto trouiamo ciò che può nostro cor desiderare, 
nemai altro paghare. nepuogia chelo ben cha noi 
promesso. 

(42 J) sonmo b[o]n dacui ben tutto enato, 
olucie per qual uede ongni uizaggio. osapiensia 
unde sa ciascun saggio, pecchando isfeci me tume 
recria, desuiai tume renuia. orbai etumai lume 
renduto. ciò nonma conceduto, mi merto malatua 
gran bonitade. osonma maestade. quanto laudare 
amare pregiar deo te. de(mo)mostra ongnora me. 
efa chaccio tutto meo cor siadato. 

A messer chaualchante eamesser lapo. uà 
mia chansone edilor chauditaggio. chelsonmo ho- 
norato singnoraggio. pugnan diconquistar tornan- 
do auita. esetusai liaita. edi che comensare bene 
chere. mezzo efine migliore, prendonta alma e- 
corpo tornare, amai ben cominsare. digli chafer- 
min lor cori auolere. seguire ogni piacere, dicului 
chepertutto enostro capo. 


III. 


F. G. 

Alquanto che uergogna e che dogliaggio. 
equanto che conforto eche gioire, sebene isguardo 
colueder degni saggio, ufui usono uspero anche 


8 

uenire. Vergognar troppo edoler lasso deggio. poi 
fui dalmio principio amezza eitate. inloco laido 
dezorrato ebrutto, oue minuolsi tutto, euenni in- 
loco infermo pouer nuto. ciecho sordo emuto. 
(42 e) desuiato uanito emorto epeggio, chetutto 
eldetto mal(e) mauea sauore. equanto alprendi- 
tore. più malli piace piggiore. che pur nelmal 
loqual for grato offende, alcun remedio hom 
prende, mamal gradino ben tutto mina, enoa me- 
dicina, chesolo ladiuina pietate. 

Quanto deo sua merce dato mania, disenno 
edicoraggio edipodere. solo asua lauda easalute 
mia. ealprossimo mio prode tenere. Adoltraggio 
dilui eamia morte, e aperiglio altrui loperai lasso, 
fra glialtri miei follor fu cheo trouai. dedizamor 
camai. pregiai onta e chantai dolcie dipianto, ein- 
gegniaimi manto, infare altrui eme saccente forte, 
perdendo elnostro dio edamico. guai lasso amo 
dico, eguai achi nemico, ehomo matto crede ese- 
gue legge, domo chesensa legge, pero fugha lomeo 
folle dir chomo. suo gran nemico ognomo. cheol 
uieto atutti epermaluagio il chasso. 

Mauergognar dimia honta minnora. emalle- 
gra doler delmeo dolore, equanto brutto più loco 
fui lora. p[o]i chi neson partito ami sauore. Poi 
noi tradolce beata maria, non guardando mia 
grande euil bassessa. inuostra altera altessa oltra 
penseri. auostro caualeri. miconuitaste emidegna- 
ste amare, ede (42 d) secul retrare. cheloco ede- 
bruttessa edefalsia. oquanto che conforti eche far 
gioia, poi piacerò dinoia, bella uita decroia, da- 
uoltro amore tanto conpiuta amansa. editutta 
honta onransa. santa releggion demondan loco, 
edelenfernal foco, spero conpiuta eternai dolcessa. 


Ouoi didio figlia madre esposa, dangeli tutti 
edomini reina. mertaio nongianmai tanto gran 
chosa. masolo fu nostra pietansa fina. Esi partiste 
me delaido ostale, neuoi donar neme prender ba- 
stanco. che dimal tutto unde grane lauenni. come 
pria contenni, netutto infermo son neliber bene, 
edauoi non conuene. tornarmi adietro netenermi 
tale, chesalcun bon segnore unomo acoglie, ma- 
lato nuto efolle, asuo poder louoUe. asanitate 
arobba e asauere. esel poi saualere. dequanto 
naie lalauda edelsegnore. sicome ildizinore. sepoi 
lacoglie losc[h]ifa oltem simanco. 

Euoi amor puracolto mauete. edeuostra ma- 
snada ormai segnato, pero merce leman uostre 
mettete, enlacianbra deluostro filio onrato. e me 
fornite noi ben sofficiente, che non mancando for- 
nir può ognomo. odonna mia nonmifaite charisia. 
disi tragrandeuisia. neperchio sia for merto isde- . 
gniate. mastringhaui piotate, che pria uistrinse 
for mertar eo nente. ese chio merti amor meo 
(43 a) pur uolete. diche darmi douete. che nul- 
lagio sauete. macho mizeria emale unde ben fa(i)te. 
siche uoi dia med(i)ate. non perme maperuoi che 
seo non merto. uoi pur mertate certo, ciò cheo 
mertar uorria maposso chomo. 

quando quando demasnada acorte, epoi 
decorte acianbra amor meo uegno. chepur melfa 
uostra pietà sperare. Vnde ueder mipare. pria 
perche pietà sonora tanto, nel bizognoso manto, 
quanto iustisia nelgiudicio forte, edar dimale ben 
dono emaggiore, che diben dar migliore, ealper- 
secutore. maggio cosa [e] chalfamiglial ben fare. 
e maggio ecominciare, noe seguire a quel che 
poderoso, unde sperar purozo. ma come bizognoso 
enon già degno. 


10 


IV. 


F. G. 

[tu] denome amor guerra defa[tt]o. se- 
gondo itoi cortesi eo uillaneggio. masegondo ra- 
gion cortezia ueggio. seo blasmo te occhitecha 
contratto. Perche seguo ragion non lecciaria. undo 
già mante uia. portato inloco digran nero men- 
sogna. einloco donor propia uergogn(i)a. inloco 
disauer(e) rabbie follia, or torno derezia. indritta 
edinuerace oppinione. esemostransa diuina ragione, 
ualer potesse aiguerrer ditti amanti, credo uar- 
raggio lor chen mondi manti, demosterro lalor 
rea condissione. 

Peggio che guerra amor homo te lauda, tal 
perche fortailon giegnato (43 b) tanto, chello 
tecrede dio potente e santo, etal pero chaltrui 
ingegna e frauda. Louil prò parladore lonisciente. 
elo scarso mettente, eleial lotruiante elfolle sag- 
gio, dicon chefai epalezel seluaggio. machi ben 
sente elcontrar uede aperto, esefussesso cierto. 
onta glie perche folle la cagione, perche non mi- 
zura ei neragione. esei fusse chalben far nonsog- 
giorna. maparte amor partendo onta litorna. che- 
fallendo ben far pregio edizerto. 

Diconanche dite guerra nescienti, cheben 
glie troppo esemai nesine bono. ciò che non per 
ragion defender pono. mafai lor siparer tantai li 
uenti. che principio uè reo chattende ebrama, ciò 
che maggiormente ama. mangiar dormir posar 
non può pensando, pur diueder lei chelostringe 


11 

amando, elmezzo ereo chadessa el fa gieloso. afa* 
mate bramoso, sta manti giorni epoi pasciesi 
unora. epogo etroppo innangostia einpaura. ese- 
ben fusse el primo elmezzo etutto, lafine epur 
rea perche destrutto, principio emezzo reo te solo 
cuzo. 

Peggio cheguerra uia reo se più comò, che- 
lomo p(ren)erde inte discressione. elarassionale 
operassione. perche non poi traglianimali [e] ho- 
mo. Chel mesconoscie dio ecrede echiama, sol dio 
ladonna chama. conmagna gioia elsuo struggie 
elipare. ricco conquisto eonorato fare, consunmar 
se che (43 e) men potè emen uiue. egire oue 
receue. morte talor senbrai tornar più uerde. 
adonque dio honor proese perde, epoi perduto 
Hcio perdogni amico, prochaccia che condenaio 
falso dico, chilauesse farialo forte più diue. 

nero destruggi tor guerra mortale, nato 
diquello unde mal tutto uene. comò sapprende il 
tuo laccio esitene, che grane forso esauer contra 
iuale. Chesanson deciedesti esalamone. malalor 
non defensione aiche grandonor porge achi de- 
fende, donque miri om che reo mal dite sciende. 
epensi bene loualor delacosa. cheglie tanto amo- 
rosa. chesc[h]ifoe connosciente homo douria. uo- 
lere desmenbrato essere pria, che pero tanto mal 
perte bailito. chepeggio ual che morto hom uiuo 
aunito, emorto onrato mei chenuita posa. 

Peggio che guerra amor nonto blasmato. 
perche mai affannato, piuchaltro omeno messo 
intuo uan bene, oltra merto eragion quazi for 
pene, medesti più chahomo altro uiuente. mara- 
gion non consente, com laudi elreo perche ben 
lui nauegna. equandeo penso ben sauer masegna. 


12 

checio chelom dite pregia ben maggio, esegondo 
ragione onte dannaggio. perche te blasmo epre- 
gio ormai neiente. 

Chansone mia tutto chepoco (43 d) uaglia. 
demostrar te trauaglia. Io periglioso mal deldetto 
amore, ediche senza alcuna defollore. homo de fol- 
leggiare appoderato, maquellie sensa senza assai 
colpato. chennoUi toccha guerra echer battaglia. 


V. 


F. G. 

nera uertu nero amore, tu solo se donni 
uertu uertu. e bon solo noi tu. dacui solenni 
bone efor cui nente. Nongia teche labore, neda- 
maro grande amaro e piccini dolse, teco senbra 
tradolse, nedegran dolse dolse hom forte sente. 
Tu deleggie diuina enatorale. edumana finale, in- 
tension misenbri epropio mio frutto, etu sonmo 
condutto. che corpo ealma sani epascin gioia, etu 
fastidio enoia, donni maluagio ebon solo cheiboni. 
parer fai traifelloni. che gianmai non dimori en- 
traimaluagi. nedamaluagi abono. che trafelloni ra- 
giono, onni amor odio conni piacer guerra, unde 
non già pocherra. chi homo pregialcuno oue non 
see. cheuisio sensa tee. siconta onni uertute. ne- 
alcuna salute, neben forte pur quantel noi sadagi. 

nero amor tu uno fai. dedio dangeli ed- 
domo einlocono. lilochi adonni bone, essolo elloco 
ben sonmo conpito. Perche tu conpiuto listai, 
che tanto ebono inchatun loco quanto, lia dite 
poco umanto. unde seculo ben quazi perito. Ese- 


13 

forte amor (44 a) ben uiperiscie. emal senpre 
uicrescie. non merauiglie già chenel ciel fue. oue 
non fusti tue. periglio grande troppo emorte uen- 
ne, chatun cheforte tenne, non dio uol niragione 
inalcun loco, forte ben nemal poco, unde legge 
inte tutta eprofesia. e cheuol dio eprode, adomo 
facie enpi prode, checielo eterra mertomo inte 
ghaudere. aiche dolcie piacere, seria nelmondo 
amor dolcie dapoi. tu ben fussi trannoi. non già 
ualle dipianto, madi gioi edichanto. paradizo el- 
secul senbreria. 

Amor nero bon te douemo. dicore edalma 
dimente ediualore. portare anostro singnore. in- 
tenpi incose tutte intutto retto. Perche ragione 
grande nauemo. perche necessaro e utel noi. giu- 
sto amore dicolui. come padre fattor(e) sonmo 
eperfetto. Dinoi edonni noi frate eamico, egiusti- 
sia anche dico, come signor naturale bon piaciente. 
undauen solamente, corpo alma epodere conni 
bene, egiustisia eche tene, amor tanto anoi noi dii 
facciendo. sefecie homo eporgiendo. amore noi 
dolsore riccor euita. nostra onta enoia forte, epo- 
uerta emorte, inse sostenne eiustisia echen femo. 
neuolle torre edeterno. regno achatun dar sonmo 
eragione, chesciensa euertu pone, innoi quanto 
noi piace, per chel solo neface. da mal partire 
aben far naita. 

E anche amore ben ragione. por(44 i)tar te 
tutto lui come abon tutto, cheno animai brutto, 
senbrare dea già homo rassionale. Non bestia a do- 
scressione. ben cernendo dameglio maduna guiza. 
Auro epionbo piza. dea far sihomo nomastimar 
cheuale. Ciascuna cosa iniscensa einamore. che- 
rassioual core, amar non dea più nemen cosa al- 


14 

cona. chediquantella obona. chesol degno damor 
bonita fae. edio donquen cuistae. perfession donni . 
bene ebon percui. sol uen bono inaltrui, non dei- 
tutto entutto amar douemo. degno credo noi pare, 
seper ciascuna amare, deste dette ragion douello 
tanto, pertutte ensenbre quanto, esol per ragion 
essa undel discese, interra e morte prese, noi 
troppo amando uia. nente elmertraria. bon cha- 
uesse onni amor chetutti auemo. 

bono amor necessaro. te portar lui acio 
chelten noi porti, echennamor conporti, eserui che 
innamore nadato. Che non poco ennoi charo. par- 
tir damale eben mantener punto, danoi stando 
eldegiunto. sol dalui bono esol perlui seruato. 
Eutile amar lui chebono amando, male fuggimo 
odiando, esol boni innamore bon uenimo. eamatol 
seguimo. seguendo elconquistamo epossedemo. pos- 
sedendo elghaudemo. eghaudendo onni bono noi 
chemeno. inghaudio uer longho e pieno, chiprende 
debeu nano ecorto (44 e) emancho. comel ben 
mondan senpre. solo ebon dio chenpie. esourenpie 
onni senno conni core, noe già fatto hoin fore. 
caladiuina forma unde solessa. cheben lenpie eda- 
bessa. essi larghe prefondo, setutto entrai lomon- 
do. senbrai neiente enente ei conuenancho. 

Edeo te amor portare, segondo natoral legge 
diuina. chatuno achiuicina. concilo iuchristo sico- 
me asse estesso. Chefrati semo comò appare, in- 
carne inispirito dadamo edeua edona, eclezia ma- 
dre menbrinnun corpo ui senbri eapresso. 
Dun sangue eduna carne efatti adono, ghaudere 
eternai bono. come può stare sensa se homo. 

inonni bono solo già gaudere. 
essol mal sostenere, ingàuder certo solo hom sua 


15 

ricchessa. nonghaudio magrauessa. esol periglio 
sostenere emorte. conquanti eluol sia dico, hom 
solo sensa amico, econ amico grande elben leg- 
gero, emal paruo eltr afero, egraue (8)usono amici 
esser pomale. bene agiusto eben uale. amar ben 
donque ebene, egentil cor conuene. quanto se al- 
trui amare e seruir forte. 

Alquanto amor detto perchee. in franoi etee. 
douemo dire sicome dea. dico camor non crea, 
chesol piacere enon piacier che bono. parta don- 
que ciascono. dese alpiacer damicho onni spia- 
cente, eaducha piacente, eseconuene camor pur 
sia inciascu(44 d)no. esiano dapoi uno. core edun 
podere, siche giamai uolere. nedesuolere lun for 
lautro deggia. mai non faccia nicheggia. alcuno 
allautro dezonesta cosa, che non già eamorosa. 
uia amor quante contronestate, enon utilitate. ne 
deletto sia mi damar chagione. mapropio esol 
ualore. che quanto crea amore, dutele edeletto 
euen fallito, deletto eutel gito, euen saluatichessa 
etal fiata ira. echi meglior semira. menore enna- 
mor uegna. elluno alautro tegno. ogni piacer for 
nulla ofenssione. 

bono amore obona onni uertu. male deuoi 
mefu. forse cointessa data lasso poi. no amo ese- 
guo uoi. aicomo mizer uozo altrui laudare, poi 
uozo inme scifare. giustisia predicare ahom fallace. 
ai conmal gli conface, tacerò donque ormai oche- 
faraggio. seo parlo sensa fallo, acrescie onta meo 
fallo, eseprode alcun parlando faccio, danneggio 
altrui seo taccio, percheo parlerò egia salamene. 
non per offensione. lasso uisio biasmare. noe già 
bon pecchare. mabon uisio spegnare, efolle e- 
saggio. 


16 

bono amor mercie selti piace apisa. prende 
ligha licori, didui mei bon singnori. messer guido 
boccio eguido frate, chedona uolontate anburo 
siano onni lor giorno come, anbur son du(l)n sol 
nome, eme certo loro terso uorria. mache mal 
mertaria. rendo me loro seruo alor deuiza. 

Bandin conte egualteri. non pocho uolonteri. 
uerria con uoi congiunto in (45 a) tanto amore, 
madegrande amenore. conuene benuogliensa io 
non lasaccio. vnde amor comun taccio, echero 
sepiace uoi. chesia senpre infrannoi. ciò chedea 
dabon seruo abon segnore. 


VI. 


F. G. 

Degno e che chedice homo eldefenda. echi 
non sente ben cessi parlare, esel parla mendare. 
deggialo penitendo eperdon chera. Eme conuene 
adefensione stenda, chemal leggero nonsia più 
cheben fare, dapoi gial dissi epare, locredano più- 
zor cosa non nera. Dico chemale amaro einna- 
tura. elcontrar suo bon dolce piacente, ecor ben- 
natoralmente ordinato, incui sano epalato, bono 
dolcie creo .amar sauora. machi dizordinato alo 
enfermo. alocontratto efermo, sicome incorporai 
palato auene. dinfermo asano bene, engiudicio 
dinon saggio esaggio, dibon porta uer saggio, 
quel chegiudicha bono sano sacciente. 

Chi più ebono bon conosce ameglio, econ 
megUo megUaue innamore. per chama insuo ua- 
lore. retto giusto ben catuna cosa. Vndalma più 


17 

checorpo ama esa[i]meglio. cielo cheterra quanto 
el sa migliore, odamore fa sauore. nel quale dolce 
par cosa noiosa, quanto tra dolcie dolcie innessa 
donque. eseffannoso ebono alcuna fiata, scifal già 
non ben mapiul dezia. prodomo cher pugnar pria, 
conprode che con uile chenon uole onque. oue 
ualor fa ualore eporge merto. grauessa incorpo 
certo, face o (45 b) che poco oue dolciessa incore. 
equando eui amarore, non guaire corpo innagìar 
ben monta, ouomo falla eprendonta. onni sua 
gioia denoia deastar meschiata. 

Nona giamai sauor non bono abono. nifore 
suo sauore propi[o] ebon loi. sicomo ecerto noi. 
charnal piacere odiare emondan santi. Elodespia- 
cer quazi amo catone, esedicem dio [ciò] fece nei 
soi. trouiallanche innaltroi. infilozofi errati emagni 
manti. Che ben rassional seguin ragione, enon 
sensi ghauder maintelletto. enon uisio mauertu 
ogaudio assai, gaudio inuisio enonmai. sennatura 
nonuen corrussione. segondo chel saggio aristotel 
dicie. emostra homo feUce. uertu ourando incui 
ghaudio epieno, eno male terreno, nibene pregia 
alcuno malacui mente, ghaudio dentro non sente, 
fugge auan corporal paruo diletto. 

Cristo elgiouo suo dicie soaue. la soma 
leue esanta anche scrittura, dice lauia deire(g)i 
graue pretosa, earestotel posa. insen(ten)tensa està 
esaggio onni assi lane. Eche equando noi senbral- 
tramente. for chenfermo nesciente, edisnaturate 
nostro cor fatto, dauisiato uzo stratto. loqual già 
fece efa cibo ueneno. etriacha non meno, senbrar 
fa uenenosa oue ben dura. 

Non donquel mal più [a] far chelben leg- 
gero, mapiu graue innatura e (45 e) innuzo anco. 

Ced. Laur. B«d. 2 


18 

ghaudendo tribula hon male operando, bon ben 
ghaude penando, ghaude conbattendo hom bon 
caualero. edonna mascio bel figlio faceendo. mar- 
tiri morte sofrendo. eleggeri stimo arare più chen- 
bolare. astenere inmangiare, più chesouente eluen- 
tre molto euplere, echastita tenere, più eauoltrare 
e ourare chestar nelbanco. 

lacomo giouanni amici emeo. mepiace onni 
dir meo. interpetrare edifendere inpisa. deggiate 
auostra guiza. ecome piace noi mei chalognate. 


VII. 


F. G. 

Poi male tutto enulla inuer peccato, epec- 
cato onni paruo inuer derrore. cónni error leg- 
gero aluizo meo. uer non creder sia deo. neuita 
appresso desta opena omerto. Come dipeccati altri 
aggio parlato, dispregiando elungiando essi damo- 
re. misoducie dizio epungie ormanto. in male tale 
etanto, metter consiglio alcun leale ecierto. adi- 
mostrare aperto, logrande errore achi uiza chc- 
ueggia. perragion cara enoua. e perdiceuel prona, 
deisoi stormenti etestimon neri molti, manon del- 
mio sauer dico già farlo, madelsuo per cui parlo, 
chelasua gran merce sper miproueggia. edamae- 
stri orreggia. lalingua mia innasennando stolti. 

(45 d) Dio dimostrando mostrare primamen- 
te, chelibri tutti quazi intutte sciense. prouando 
lui sono soie charte quando, parlan dilui laudando, 
etestimon son soi pupuli totti. Onni lingua onni 
sciatta conni gente, conferman lui destrutte altre 


19 

credense. enon sol nescienti omin saluaggi. mali 
pia molto emaggi, deifilozofi tutti e altri dotti. 
Ecio caferman totti. come tulio dice enecessaro. 
per che sicomel dice, non saggio alcun dio isdice. 
esanti apresso incui non quazi conto, ofilozofì 
manti esaggi fuoro. che conparole loro, non solo 
già maper uita eltestaro. come donque omo caro, 
esaggio alcun contra parlar pò ponto. 

Dico anco accio che non uizibil cosa, dinulla 
uenne enon fece sestessa. ese luna dalautra esser 
dicemo. laprima unde diremo, ese principio dir 
uolem non fusse. Tale oppinion dico odiosa, afi- 
lozofi manti esaggi adessa. einpossibel chefiglio 
sia. sennon padre fu pria, ese nullo pria chise- 
gondo adusse. Ese dahomo hon mosse, fera dafera 
terra eciel dacui. incui ordem bellore, tale etanto 
ualore. edahom no nedomo uedem già maggio, 
chisente bene epensa e nostima. chepadre unfusse 
prima, chefu dannilo ecosa onni daloi. e qual nei- 
fatti soi, possente bono sonmo siproua esaggio. 

Cosa una pria mostrata unde co(46 a)se 
onne. chedenecessita dio dir douemo. mostramo 
apresso ciò comon poi morte, mal porta uben 
forte, aristotel boesio ealtri manti. Senaca tulio 
aun testimon sonno, eper ragion meuizo anchel 
uedemo. da poi non pagaria. lominor cor chessia. 
tuttesto mondo come tali etanti, pagar potene 
quanti, ane intrase ma tutti altri animali, inbi- 
zogno entalento. ano qui paghamento. donque 
fera dom maggio edio più piace, u loco ealtro 
oue pagar hom dea. enon dio bon serea. senno 
loco altro qui ricchi son mali, mizeri boni epe- 
nali, giustisia laparlando inparte ortace. 

Chesia loco altro appare me pare spresso. 


20 

esto mondo esser riccho esi bello, che ricche 
chare dolce eamorose, tante contene cose, apa- 
gando cor dom son quazi nente. Qual tanti etali 
' paghando esser dea esso, dico checcio chennesto 
amancha echello. adalcun male onne suo ben lai- 
dito, eben checie fenito. digrandessa ditenpo eper 
souente. Esemai paruo hom sente, tragrandi e- 
molti beni conpuo pagare, eno alma eternale, paga 
ben tenporale. neben finito non finita uoglia. de- 
necessita donque conuene. che for mal tutto bene, 
nelloco sia loqual possa bastare, acor domo paga 
fare, e tale eesso usperian dio nacoglia. 

Loco approuato oue pagar dea bono. diremo 
degian rei loco abitare. (46 b) noesser può gia- 
mai gliauda malisia. uben regge giustisia. nebo- 
nita umalisia podere. Non con maluagi mai ghau- 
der bon pono. sol dei bon donque esso bon loco 
appare, ese perforo boni loco bono ano. sensa 
loco serano, maluagi no chepur den loco auere. 
Maqual douem sauere. giustisia elorden nostro 
anche seruando. come boni lan bon tale, longe 
daonni male, for dogni bon lan rei reo deltutto. 
lochi approuati e quali uson diremo, elbono inciel 
crederne, aconuito homo con dio eangeli stando, 
emaluagi abitando, con demon tutti lafgiu] sot- 
terra ebrutto. 

Vescouo daresso econte magno, inuostro a- 
menda metto, esto emio tutto detto, emiuidono 
apresso inquanto uaglio. difedel fede eamoroso 
amore, fedel bon seruidore. esio lasegnoria uostra 
guadagno, enche manche remagno, non mal torna 
mobono egioi trauaglio. 


21 


Vili. 


F. G. 


Ocari frati mei conmala mente, bendato ane 
lamente. nostro peccato etolto ane ragione. Ecerto 
apresso ciò per gran neiente. non dapella hom 
giomente. che domo nonauem più chefassione. 
Chese descressione arbitro core senno podere uer- 
tute. ne fu dato insalute, anostra dannassion lo- 
conuertemò. che tutto adesso a(46 c)uemo. fatt[a] 
descression maluagio ingegno, arbitro seruo dipec- 
cato tutto, defensore sostegno, ecanpion di disra- 
gion podere, cor che contra piacere, atutte cose 
oneste egrasiose. edaper dilettose, quelle tutte che 
leggie edio disdegna, sauer chedizensegna. dritto 
dio amalu[a]gita naprende. uertu cogne uertu pena 
dar sotto, uisii cria einpoder listende. 

Demonio ad io ecorpo adalma auemo. else- 
culo tenemo. patria propia sonma etternale. Eccio 
elasso nude bendati semo. perche ciascuno remo. 
tenen uogando quanto potem uer male. Orchie 
ora leale, chi benigno chifedel chicortese. nonme 
cierto palese, raachi maluagio chi galiadore. echi 
perdizamore. eper maluagita eperfalsa ingiegna. 
amico efrate ueggione acomuno. equel per mag- 
gior regna, emaggiormente onrato epro efatto, 
chi meisa dibaratto, tricchando eghaleando ado- 
gni mano, esesoaue epiano, umile dio temendo 
alcun setroua. chenon baratto mona, mizero uile 
codardo etenuto, perche d[of]fender lui uaghe cha- 
tuno. eisoi uicin tutti peton trebuto. 


22 

Ma non galea alcun tanto nemira. neda- 
uante setira. noi segua la penser noie dafanno. 
Superbia cupidessa inuidia eira, tanto neuolle e 
gira, chenostre mente posa alcunno anno. Ver- 
gogna porta edanno, e (46 d) trauaglio uia più 
che più citene. emal uia più chebene. chi più eia 
dipiacere emen dinoia, onni mondana gioia, tarda 
corta leggera edenoi mesta, alafine uprende tutta 
sola doglia, manoia esenpre presta, lungha grane 
sola fine amorte, oue solaccio incorte, oposo in- 
cianbra oloco ocondissione. quando stagione, doue 
puro piacer porti unsol punto, legno quazi di- 
giunto, enostro corpo inmar degni tenpesta. oue 
pur fugge porto echere scoglia, edi correr uer 
morte ora non resta. 

struggitori dinoi sequi egrauessa. oue don- 
que allegressa. forseninferno oue corremo aproua. 
Esiem più stolti chapelliamo stoltessa. se di tanta 
mattessa. alcun siparte poi uerita ritroua. Emi- 
rabile nona, cosa tenemo non chimalfa mabene. 
eintraglialtri mene, blasmato ecruciato auete poi. 
dio miparti dauci, eoue più donor degno mafatto. 
esso meo car segnor lasua mersede. più mi bia- 
smate matto, dicendo com pertenea meghaudere. 
poi tenpo agio podere, ebella donna eplagientera 
auia. eche gran uillania. e fera crudeltà disnatu- 
rata, laqual non fu trouata. infera alcuna unde 
parlasse hom mai. chabandonasse filii che picciuli 
uede. come tre picciuli mei abandonai. 

Orcome poteuio matti ghaudere. oue gran 
dispiacere, oltra chio dissi chimeglio adimora. 
Non tenpo non loco non podere, nemia donna 
piacere. (47 a) mifui giorno giamai tanto quantora. 
Ogni soperchia cora. unde non posa noi corpo 


23 

necore. mitolle elraio singnore. undio mighaudo 
quazi eseper questo, etternal ulta aquisto. sigran 
mercato mai nonfu ueduto. benagia chinoi pria 
chiamo ghaudenti. cognomo adio renduto. lopiu 
diritto nome ellui ghaudente. che qual più aspra- 
mente, aue releggione apiu dolsore. dogni mondan 
singnore. selue dispirito bono checontra uoglia. 
ogni dolcessa edoglia, no io mauoi donquai fi- 
gliuli spietosi, procacciandoi languire infrai lan- 
guenti, edeo limei ghaudere infraigaudosi. 

Orsio fusse amia guiza singnore. dogni terren 
riccore. giouane senpre ederetano inuita. Edal- 
bergasse solo indelmeo core, onni mondan dol- 
ciore, eonni noia dame fusse partita. Come cosa 
fallita, efusser mefatti alpiacer mio(i) fine, filie 
mulier tutte reine. etutti rei figliuoi simiseria. 
oltra pensier mattia. non tutto abandonar ciò dio 
seguendo, chesolo ingran dizerto ongnunque pena, 
perlomio dio sofrendo. ual meglio non tal ben 
uale. quanto ben uer[o] uer male, pria cheben ten- 
poral ual men chenente. uer ben chenon dismente 
segondo ben terren chefastidioso. uer cheldiuin 
gioioso, terso ben chamal fine edimal peggio, 
emal che toUe peggio, eben cha meglio mena, 
sonmo etternal ben chiamar lodeggio. 

(47 b) charo singnor meo [et] dibonaire. 
corno moza blasmare. alcun seo mison dato iute 
seguire. Tanto mai fatto efai emidei fare, noi 
porea meritare, senmi seguisse ognomo iute ser- 
uire. Orchil merto belsire. chepria elmondo for- 
massi mamasti. capresso creasti, non fera già ma 
bora rassionale. enon dipopul tale, chio nonco- 
nosca te ma ditua giente. creato malleuasti. eal- 
leuato fuite contra prezente. tu corpo ealma in 


24 

terra enmare spesso, midefendesti desso, chio te 
contra seguia edaltro tutto, emai diloco brutto, 
etenpestoso dato agiato esanto, efaimi gioioso 
manto, parti agrado tuo de tutto rio. dime dicoro- 
nare efar beato, einnettemo enpiermi onni dezio. 

uengiator dimia onta ouintore. dogni mio 
percussore, ouer soccorso atutti miei bizogni. pur 
non de tei mislongni. ferro foco infermità affanno, 
homo fera demonio o cosa quale, tener poreami 
danno, nulla cierto maprode iute durando, maio 
solo peccando, miposso alma ecorpo aucider lene, 
chedoue male megreue. ebene rende me picciul 
sauorc. none chepoco amore, languendo ghau- 
derea comò ghaudea. infede interra einnamor 
corale, lorenso alfoco ealacroce andrea. 

Capitano daresso terlato. nonti (47 e) mirar(l) 
montato, tesmenti già che ualle an tutti monti, 
siccome inpluzor ponti, tu medesmo nai saggio 
alcun fatto, ne obriar che dogni monte il sonmo. 
esenpre istremo eratto, echefinghiosi e pien doncin 
8on ualli. elepluzor for challi. aiche laide digran 
monte auallare. enei ualle afondare, nel ualle 
dogni ualle edeternale. sentina atutto male, eche 
belle desti uan monti saglire. inquel monte eternai 
dogni ben sonmo. e desta uita uil grande partire. 


IX. 


F. G. 

Odolce terra aretina, pianto maducie edo- 
lore, eben chi non piange adur core, ouer che 
mattessa eldimina. Menbrando cheri diciascuna 


25 

diuisia. archa donni delisia. soura piena arna di- 
mei terreno tutto, corte donni disdutto, sanbra 
diriposo edagio. refittoro epalagio, apriuadi ea- 
strangi donni sauore. dardire gran miradore. 
forma dicortezia edipiagiensa. edigiente accogliensa. 
norma dicaualeri edidonne assenpro. oquando mai 
mitenpro. dipianto disospiri edilamento. poi donni 
ben tiueggio. inmal ebaduce peggio, siche mifai 
temer consunmamento. 


Ora[i 
edifele. [la 


(e) dicharo piena larcha. lama ditosco 
corte dipianto crudele, lasanbra dan- 
goscia tracar (47 rf) ca. Aiboni a[i] sauor praui. 
eaifellon soaui. specchio emirador donni uUessa. 
diciascuna laidessa. uillana e brutta edispiacieuel 
forma, nondichaualier norma, madiladroni enon di 
donne assenpro. madaltro oue mi tenpro. sia rea 
giente elbon fatto maluagio. undal corpai me- 
zagio. alalma pena emerto eternai morte, dio ta 
innira forte, ate medesmo e aciascun sennoia. 
eafermatai crede, chai figliuoi tuoi prociede. siche 
uer lor trìstia elatua gioia. 

Aicomo mal malagente. detutto bene sper- 
ditricie. testette sidolce notricie. eantico tanto 
Udiente. Che diben tutto latrouasti piena, secca 
ai quazi lauena. lantico tuo acquisto lonor tutto. 
tu lai oramai destrutto, tu lupo ispergitore. siccome 
esso pastore, masepro torna adanno ehonor bontà, 
laperta acui siconta. pur nostra artin felloni e- 
forssennati. aiche non fusto nati, diquelli iniqui 
schiaui euostra terra, fusse innalcuna serra, de- 
legrande alpi chesitrouan loco, ella porla pugnare, 
nostro ferocie affare, orsi leoni dragon pien di 
foco. 

giente iniqua [et] crudele, superbia sauer 


26 

site tolle. etanto uenir fa te folle, uenen ta sauor 
più che mele. Ortesbenda ormai emira usiedi. e 
poi te uoglie euedi. d[i]etro datee illoco oue se- 
desti, eoue sederesti, fussiti retta bene aipensare. 
aiche guai (48 a) tu dei trare. seben pensi in- 
comono. cheonor eche prò eche bono. per amici 
epertei nai preso, assai ai altrui offeso, ealtri 
ate chemal neben for merto. non fu nesera certo, 
perche saggio hom che gran uol gran sementa, 
che nonpuo [già] sperare, demal ben alcun trare. 
nediben male nedio credei consenta. Crudeli ag- 
giate mercede, dei figliuoi nostri ediuoi. che mal 
lauerebbe daltrui. chise medesmo decede.* 

Seuicina nediuina amansa. 

nomette inuoi pietansa. olfatto nostro solo almen 
laimetta. esalcun ben deletta, eluostro core orlo 
metta auante. chenon consci senbiante. necon- 
parlare inmal faruo metteste, maconquanto poteste, 
degne donque che ben poder forsiate. ne del ben 
non dottiate, poi chenelmale aueste ogniardi- 
mento. chesensa alcun tormento, non torna ague- 
rigion gran malatia. echi acchatta caro, lomal 
non cierto auaro. adaquistar lobene essere dia. 

Non corra lorao acni conuen gir tardi, nequelli 
pur mi(i)ri eguardi, acni tutta uacciansa auer 
bizogna. chenun punto seslongna. efugge tenpo 
siche mai non riede. ferma tu donque elpiede. 
cheselte trascorre eora chadi. no atender mai 
uadi. nemai dottare alcun tenpo chadere. seor te 
sai tenere, adonquonni tuo fatto altro abandona. 
esol pense ragiona, efacome ciò meni a con(48 b) 
pimento, chesebene ciò fai. onne tuo fatto fai. 
sennon ciascun tuo ben uà perdimento. 

Aicome folle quei prouatamente. che dotta 


27 

maggiormente, perderaltrui chesenelsuo non face, 
ma che quanta desface. appro detalunde non solo 
agrato. edefoUe el malato, che lodolor delanferta 
sua forte.- etemensa dimorte, sostene auante che- 
sostener uoglia. demedicina doglia, efolle quei 
che sabandona egrida, asignor dio aida. e folle 
anche chimal mette earaesso. nel suo uicin pros- 
simano. per hom nostante estrano, efolle chimal 
proua etorna aesso. 


X. 


F. G. 

Tanto souente dittaggio altra fiata, dedi- 
splagiensa edefalso piacere, che bel meforte ea- 
gradiuo ordire, ciò che deuero grado incor ma- 
grata. Primamente nelmondo agrado pace, unde 
magrada uedere. homo erobba giaciere. nei bosci 
alcierto sicomen castelli, emagrada liagnielli. lungo 
lupi ueder pascieradagio. emagrada anmizagio. 
rappadori sauer tutti effraudolenti. Eagradam 
fuggir ueder charisia. soruenendo deuisia. eabbun- 
dansa che pascie eche refacie. tuttafFamate gienti. 
onde uan pouer ghaudenti giocudando. ellaudando 
esso chel facie. 

(48 e) Bel me sauer dire cheuisi senza, e- 
chasto emansueto epur setegna. nel cui regno 
ragion non forsa regna, echelautrui non cher nel 
suo mal uza. Ebelme manto altomo umil sauere. 
ebel deforte segnore. che rende salute eamore, 
aisoi debel uicini ebel mesae. homo riccho che 


28 

strae. lamano sua dogni larghessa uana. elastende 
apiana, allemozina far dallegro core. Ebello me 
giouan omo eretto, dongni laidessa netto, ebello 
uergognar ueglio edolere, di chefu peccatore, 
contra dio nostro singnore. ebel sepugnar menda 
assuo podere. 

Piacemi caualier che dio temendo, porta 
lonobel suo ordine bello, e piace eldibonaire epro 
donzello, lo cui dezio esol pugnar seruendo. E 
giudice chense sema ben leggie. echanpion che- 
non torto defende, e merchante cheuende. aun 
uer motto enon sua robba lauda, epouer hom 
chenon frauda, nesabandona già nesi contrista, 
ma per affanno acquista, chelui eneciessario esi 
contene. Enel suo poco tutto allegramente, eforte 
mepiaciente. homo che ben nauersita sireggie. 
esor piace chibene. onne giuria sostene. echianse 
chiben predica elleggie. 

Diletto diueder donna cheporta. asuo se- 
gnor(e) fede amoroza epura, echaisoi piacer cura, 
(esaggiamente). esaggiamente sei falla co(r)npor- 
(48 rf)ta. Edonna bella che bellessa obria. conni 
donne donzella, che basso erado fauella. echa- 
temente euergognoso aspetto, ueder forte deletto, 
donna chesonmette achastitate. bellore egiouen- 
tate. euia più sasignore auoltro ebrutto. Edonna 
cheuedoua sola edae. brighe famiglia assae. ueder 
chaquisti tegna toUa edia. conargomento tutto, 
pregio prendendo efrutto, lungiando ase pecchato 
euillania. 

Sami bon papa lacui uita eluce, alcui sprendor 
ciascun mal far uergogna. alocui specchio sorna 
eaben pugna, unde guerra diparte e[pace] (rra) 
aduce. Eperlato lacui operassione. abito abbo e- 


29 

officio, merta ben quel beneficio, equella degnita 
che data loi. ereleggioso chepoi. parte del mondo 
eno nelmondo sede. Egientil giouano homo ede- 
lichato. (che) ben portar ch[e]r[i]cato. poi dogni 
parte incontra agran canpione. emastro inuostra 
fede, lacui uita fa fede, chesolo inostra leggie 
esaluassione. 

Àgradam forte esa più bello ebono. pensar(l) 
labeniuel gran bonitate. elentera euera pietate. 
diquel giudici[.] eterno incui potensa. resta lamia 
sentensa. emadolsa locor souente audire, lafer- 
messe lardire. deliantichi crÌ8tian(i) buon caualeri. 
Aiche dolse pensar lapasiens(i)a. elagrande ste- 
nensa. elardore delor gran charitate. ecome al- 
martir gin costanti eferi, non certo men uolon- 
teri. che basso cherco asua gran degnitate. 


XI. 


FRATE GUITTONE. 

Obon giezu oue core, crudel tanto espietato, 
cheueggia te cruciato, enon pianto porti edolore [?]. 

Obon giezu none ragion ghe doglia, ne- 
allegri gianmai ehinon dole ora. pò intende latua 
doglioza doglia, emanifesta uedela infigora. Ai- 
come non dole omo onon cordoglia. oue dole onni 
fera creatora. Piansero lasso lemura. ecielo e- 
terra a dolore, del bonsignor lor mostrando, noi 
negim quasi ghabando. tanto efellon nostro core. 

Obon giezu miri chatono. quanto eragion 
dite dolere corale, tu primo homo facesti adonni 
bone, ricco franco sano enon mortale, esso nonte 


30 

pregiando etu gran dono, alagran peccha sua 
fu messo amale. Mizero fatto emortale, uiuendo 
emorendo atristore. poi morte leghato ininferno. 
oue seria stato ineterno, demoni lui possessore. 

Obon giezu tu troppo amando, la carne 
nostra uil tanto prendesti, sciendesti aterra noi 
aciel montando, e faciendo noi dii hom te facesti. 
Riccor honore gioia anoi donando, pouerta nostra 
eointa enoi prendesti. E prender te permetesti. 
depregion mettendone fore. sputo fragelli e morte, 
laida prendesti traforte, ulta noi dando tuttore. 

Obon giezu tu creatore, dei nostri pa(49i)- 
dri enostro etu messere, diuertu di sauere edi- 
ualore. di soauita di pregio edipiacere. Edonni 
nostro bon solo dacore. conseruator for cui chi 
più ual pere. Incui conpiuto sauere. larghessa 
sonma ericcore. uertu egiustitia epotensa. elealta 
tutte piagensa. etutto bon male non fiore. 

Obon giezu noi uedemo te. come mendico 
apiede afritto andare, afamato asetato enudo se. 
nemagionai necosa alcuna pare. Or non seta di- 
cielo editerra re. ricco cuie quanto esensalcun 
pare. Operche tanto abassare. efar te demaggio 
menore. uenuto setanto trabasso, solo montandone 
lasso, adonni conpiuto riccore. 

Obon giezu te tal barone, uedemo lasso 
preso edenudato, legbato efondo siccome ladrone, 
eltuo bel uizo battuto esputacchiato, apresso in- 
croce afitto apogione. beuer fele delancia esser 
piaghato. Egia non fu tuo peccato, chenon fai 
chebono omigliore. mallatrocinio nostro fue. unda 
peso emorto setue. tale nostro etanto signore. 

Obon giezu tu contristato, edicielo editerra 
onni allegressa. Preso e soluitor dogni leghato. 


31 

laidita eliuidata ogni bellessa. Onore tutto epiacer 
dizorrato. edannata giustisia afalsessa. Edisolate 
grandessa. euita emorte adolore. editutto ciò (49 e) 
chedittaggio. elfellon nostro coraggio, nonda pietà 
neamore. 

Obon giezu cheuillania. eche fellonesca e- 
crudel crudeltate. Vederte atale esauer pernoi 
sia. non pianger nedoler dipietate. Glasso lasso 
chinon piangieria. setal dolor uedesse aun suo 
frate. Ornoi dolerne spesse fiate, difera ahomo 
traditore, ede pena uia più leggera, de te sonmo 
ben persi fera, come non ciascun piangitore. 

Obon giezu come ragione, chi non uol de- 
latua doglia dolere. Allegrar delatua resurressione. 
esensa pena teco sostenere. Che oltraggiosa e- 
matta epensagione. pensar nelghaudio tuo teco 
ghaudere. Mertar bontà edanno tenere, homo 
chepro chere honore. oue affannare uol nente. 
noi obera mai cor ualente. sensa operarli ualore. 

Obon giezu apre eicore, nostro crudel duro 
tanto, ritenendo a far dite pianto, comaigua ni- 
spungia dolore. 

XII. 
FRATE GUITTONE. 

Grasiosa epia. uirgo dolce maria, permerco 
nenuia asaluamento. 

Enuiane abon porto, nero nostro conforto, 
perle cui man neporto tutto bene. Inlacui pie- 
tansa. tutte nostra speransa. chenedoni allegransa 
etoUa pene. Chefor tuo do(49 rf)lce aiuto, chatun 
fora perduto, si come credo tante fallimento. 


32 

Adonque dolce amore, gioia dalme dieore. 
diperfetto sauore edetternale. Come noi pò più 
cosa, dieore stare amorosa, cheseruir te pietosa 
poi siuale. Cheben pò star sicuro, chiben tama 
corpuro. dessero pago intutto elsuo talento. 

Hai perche sinon piace, acquistar te uerace. 
come lauer fallace desto mondo. Già qual fusse 
signore, degni terren riccore. noglinpierrebe core 
tante perfondo. Masolo e dio possente, inpagar 
tutta gente, ditutto sonmo eternai pagamento. 

cor dure fellone, mira cornai ragione, 
donni parte cagione in christo amare. Chelle 
tuo creatore, edelben chai datore, eche mortai 
dolore uoUe portare, peradurce denoia, alacele- 
stial gioia, e ragion nai cheduu ben teda cento. 

Masita gran sauore. lassom terren dolciore, 
chedeltuo criatore nonti souene. Ma certo poi 
lamorte. troppol conperrai forte, chedogni dolor 
sorte conni pene. Verran soura te lasso, oserai 
nano ecasso, del gran dolcior chalbono adio con- 
uento. 

Ai perdio bona giente. nopiu si malamente, 
seguiamo adiscente nostro danno. Mettiamo indio 
seruire. tutto coral dezire. che ueggio adom so- 
frir[e] gran tenpo afanno. 8(50 a)ol per ghaudere 
unora. aiperche non labora. peristar mai senpre 
a sigran ghaudimento. 

Viua esurgente uena. laqual ben tutto mena, 
presiosa reina celestiale, pertua santa mercede, 
soura denoi prouede. cheforte ciascun sede forte 
male. Matu chepoderosa. [corteze et pietoza.] 
setanto mette innoi consulamento. 


33 


xm. 

FRATE GUITTONE. • 

Merauiglioso beato, ecoronato donore. 

Honor se honora ecrescie. aguiza depescie 
ingran mare. Euisio sasconde eperiscie. euertu 
notriscie aben fare. [Sicome certo appare, perte 
domenico santo, vnde aggio chanto innamore.] 

nome ben seguitato, eonorato dalfatto. 
Domenico degno nomato, adomine dato for patto. 
Chi tanto fu per dio tratto, già fa millanni inuer- 
tute. donni salute coltore. 

Agricola anostro signore, non terra macori 
coltando. Fede speranse amore, conuivo ualore 
sementando. Oquanti beni pugnando, fai dizerti 
giardini, conpomi difino sauore. 

Tumaestro reggiendo ensegnando. medico 
sanando oninfermo. Rustica caduti leuando. pi- 
lastro fermando elnon fermo. Nelsecul einchiostro 
einermo. per costumi uita (e)dottrina. laquale pur 
safina inualore. 

(50 b) Alachieza tu defensione. eforte can- 
pione. eretto. Tudefedel guarigione, erestorassione 
erefetto. Eciascun mendo edefetto. ta persocorso 
noi dato, lonostro errato signore. 

Erore estoltessa abondaua. ecatuno stauane 
muto. Fede euertu amortaua. nuderai secul per- 
duto. Nondauesse dio proueduto. dite percui ben 
reformato. eamendate follore. 

Onero domenico poi. uoUesti da noi allun- 
giare. lassastìne padre e achoi. aifigliuoi tuoi 

Cod. Uar. Red 3 


34 

minestrare. Dicui onni ben formappare. euero 
specchio usagiensa. ciascun chapiagensa inamore. 

Lux mundi esalterra son cierto. segondo 
inape||p fa proua. Elsourabondoso lor merto. unde 
ciascun merto par moua. Chimia sentensa riproua. 
ouole dicio faccia fede, caperto siuede tuttore. 

Forse chio perdo tacere, poi nonso conpiere 
aonore. Cheuertu ditanto sauere. sonmo chere 
laudatore. Vndeo sero tacitore. matutta uia ciò 
cheditto. ascondo nigietto nonfiore. 

XIV. 
FRATE GUITTONE. 

Beato francesco inte laudare, ragione aggie 
uolere. maprendo unde sauere. degnita tanta 
insuo degno retrare. 

Sauer mimanca enullo equazi tanto, ede- 
gnita assai uia maggiormente. Che dignissimo 
saggio emagno man(50c)to. gabbo enon laudo 
laudarlomo nesciente. Agrasiozo intutto esanto 
santo, demizer hontozo hom laude non gente. 
Nonconuen pentulaio auro ourare. enondebaronia. 
nidefilozofia. alpestro pecoraio homo trattare. 

Non degno esegnor meo magno ree. toc- 
charè hom brutto bel tanto bellore. Masimistringe 
amor laudando tee. poi benigno tesoe sostenitore, 
pur laudarla maquandeo miro chee. laudar deggio 
ualente ecar ualore. Equanto equal departe onni 
appare, magno mirabel degno, quazi ismarruto 
uegno. elo uil mio sauer teme edispare. 

E se dotta lomeo paruo sauere. alafaccia 


35 

deltuo nobel iialore. Reprendel chiben dea fanciul 
temere, intrare incanpo concapion forsore. Ede- 
cui sciensa umana aue podere, cheeonualensa tua 
prendesse onore. Che inlargho ocupa terra emare, 
ecielo onne inalto, chinlei ten donque asalto, epiu 
anche chesenpre inabondare. 

Eperche parua erumana sciensia. enon degno 
hom homo angiel laudando, prese dio latua laude 
insua potensa. tuo caro merto degno orrato or- 
rando. Eno indire unon ben par ualensa. ma 
in[mi]rabil fatti essaprouando. Chepiu fiate au- 
gelli te fece onrare. ubidendo eseguendo, eamorti 
surgiendo. (50 d) lachara tua uertu fec[i]e parlare. 

quanto quanto edimaniere quante, neitoi 
gran morti degni onrar pugnoe. Inmiraculi magni 
egrasie mante, etutto senbra lui poco senbroe. 
Paruo par magno fare amagno amante, unde 
orreuel delciel te uizitoe. Non dangel(i) già ne- 
darchangel nipare. madicherubin maggio, magno 
esser messaggio, damagno amagno dea sor magno 
affare. 

Magno edio sonmo etu perlui tragrande, 
emister magno eben bon laudar tale. Eben pa- 
sciendo amor portar uiuande. chefo dadio ate 
uero ecorale. Checome certo iniscrittura pande. 
simile se dezia onni animale. Esimei dio chilui 
pugna senbrare. Vnde te chel pugnasti, si onni 
altro hobriasti. eproua eldeggia damor tutto amare. 

Magno detua uertu magne damore. dadio 
ate son prone este eson nente. Inuer checce sor 
grande esor maggiore, esola tua chenmaggio e 
maggiormente. Checcio chefu ense maggio eme- 
gliore. lesuoi paghe mise inte apertamente. Eccio 
permagne due cose asegnare, unapprouando comò. 


/ 


36 

lauia siel tuo dentro homo, altra teco una cosa 
esser mostrare. 

merabel merauiglia ocosa noua. quale e- 
tua pare parli esenon celi. Maggio me uizo tetal 
proua approua. chesenchinati te fusser liceli. O- 
tolta (51 a) odata comò aelia pioua. esuscitati 
inte tutti fedeli. fusse cristo inpropia forma 
inairc. ointerra ate scieso. osuo spirto inte aceso, 
osetu fatto insua fassion supare. 

Nascer decristo etutta umanitate. fue mirabel 
magno oltronni conto, mafiore frutto dessa ebo- 
nitate. suoi piaghe fuoro inqual se te congiunto. 
Oquanta equale etua gran degnitate. beato anche 
inuia grande alt(r)o ponto. Debber segni essi as- 
segno inte segnare, checomo messo christo. saluo 
seculo esto. salute ossa douei tu reformare. 

Isformata ecjuazi mortera salute, errore e- 
uisio contra essa pugnando. Quando tu con magna 
onni uertute. leuasti forte epro lor contastando. 
Lingue parlanti inique aifatte mute, emute epar- 
latrice abon trattando. Ciecheralmondo tufailo 
uizare. lebroso ailo mondato, morto lai suscitato, 
scieso ainferno failo aciel montare. 

Segnano anche altro segni esti inteie. dice 
cristo chiuol poi me uenire. Tolla Licroce sua 
esegua meie. cioè piaghe suoie deggia incor scul- 
pire. Enel suo dire efar(e) portale inseie. echi- 
noncio non po[l]uer Cristian dire. Vnde tu che- 
douei ricouerare. inuita nera cuoce, dipenetensa 
crooe. mertasti gonfalon esso portare. 

Tal se etanto euia maggio che tale, ennei 
toi figli oquantalsi grand(51 />)essa. incui ualore 
onni ualente uale. dattor disciensa ediuertu for- 
tessa. Vite bellor delmondo ellume alquale. parua 


37 

ualensa sole aue chiaressa. Chedentro al[i]uman('^ 
cori eifan fruttare, accendon caritate. sciaran 
ueritate. diseccali uisi efan vertu granare. 

quanto amore quanta deuossione. quanta 
subgessione(.) ereuererensa. Deono te etuoi donni 
ragione, tutti Cristian contutti ogni piagensa. 
Acuì asenpro a cui amonissione. ano quazi quanto 
anno [di] ualensa. Ben tenuti semo donque lau- 
dare, reuerire gradire, ete eitoi seguire, con de- 
uossione tutta pugnare. 

Merce donque messere me perdonare, ate 
piaccia eaitoi. sennon laudato noi. dea no chenon 
finire so cominciare. 

XV. « 
FRATE G. 

Uegna uegna chi uol(e) giocundare. eala- 
dansa setegna. 

Vegna uegna giocundi egioi faccia, chia- 
mate dacui solenni gioia. Echi nontama amor 
nonaggia faccia, digiocundare inmatera denoia. 
Degna degna non pò chereo portare, chite gio- 
iozo disdegna. 

Noe mai gioia nesolaccio nero, chente amar 
jjiezu sponso meo charo. Tantamabel setutto e- 
piacentero. dolce teconni dolce conni amaro, 
tegna tegna locore iute amare, si che tuttaltro 
disdegna. 


(1) La lettere / di questa parola è corretta sopra una / 
urii^inarìa, .mediante rasura di una parte dell'asta. 


38 

(51 e) Profeta esanti inuitan noi amore, 
chenallegransa te douemo amare. Ecantar canti 
einni intuo lauzore. undonni lauda conni gloria 
ppare. Stregna stregna amor noi senpre fare, 
ciò che dritto nasegna. 

Ouita uital per cui eo uiuo. for cui uiuendo 
moro euiuo amorte. Egaudio percui ghaudo eson 
gioiuo. for cui ghaudendo onni dolor misorte. 
Degna degna lamia alma sponsare. efarla te tutta 
degna. 

Ouero ghaudio delmio spirto gauda. contutto 
piacer dite lalma mia. Siche tuo uizo ueggia 
etua noce auda. locoue gaudio tutto eternai sia. 
Regna regna inme sicheregnare. mifaccia come 
giusto regna. 

Or uenite uenite egiocundate. spense delmio 
signore edonne mie. Edetuttallegressa uallegrate. 
amando lui depur cor ciascun die. Isdegna is- 
degna bon cor ciò che non pare, chalsuo segnor 
ben sauegna. 

Tegna tegna chicher pene penare, eatua 
dansa non uegna. 

XVI. 
F. GUITTONE. 

Padre deipadri miei emio messere, fra lo- 
derigho doglia egioi maduce. grane tanta soruoi 
tribulassione. Doglia inconpassione. difrate epad- 
(51 rf)re esignor meo sauere. chenocimento atanto 
cnullo noce. Chegraue emolto mal mal meritando, 
ma forte molto più mertando bene, quando retto 


39 

hom sostene. mal chemerta onransa eina non 
magna, emerta onta chilagna. prender chea mer- 
lato, maonor grande honrato. emal ben sostenere 
benoparando. euia molto bene render demale, 
amor dodio corale, bene render deben chepregio 
agrata, in ciò quazi hom mercata. uertu ecorc- 
nata. epregio charo aben mal repugnando. 

Ecio car messer padre ingioi miscende. che- 
tale uoi deltutto essere penso, poi propio edi- 
saggio homo ualente. Che produceli inmete, onni 
danno chefore inpoder prende, egioi porgieli in- 
cora edoglia in senso. Chedelisie carnale eten- 
porale. sesa nemiche unde nemico elloro. perche 
dol diben loro, delmale allegra elodezia etroua. 
etale propia eproua. decrestian caualeri. grande 
forte misteri, aproua manifesta homo cheuale. 
cheforte egrande hom ben(e) ben uifina. euigaude 
uafina. maquale ecomo eo debile epoco, quazi ne 
cera afoco. non prende hom prò suo loco, uil 
credendol tenere mina male. 

messer padre delcor meo laceruice. deuota- 
meute aipiei nostri senchina. oue grasia edeuina. 
chi non (52 a) rendere dea grasie amore, merce 
car meo segnore. datemi inuostro core, alcuno 
loco oualbergheo selice. 

Messer merce padre inpietate.' nostra pater- 
ni tate, bene inme senpre laoperate. seladiuina 
mellio operi inuoi. 

XVIL 

F. G. 

Guido conte nouello se hom dapare. in- 
giurie porta magne inpace emanto, mania più 


40 

troppo se dasuo menore. emolto auante ben demal 
rendendo. Edea tal mai chi prende ingiuriare, o 
non bono alcun fare abono tanto, uillan troppo 
emaggio achi maggiore, nostudiar molto abon 
bon respondendo. Equanto più debon rendere 
male, esedahom homo anta, etale dadio più quanta, 
quanto emeglio emaggio, laide laidir loltraggio. 
dio donque re deirei bon dibon quale. 

Voi tenuto maggio intraimaggiori. enon più 
grande chediscreto eretto, meritando egrasendo 
oue non merto. serete solo indio donque inde- 
screto. tutte descression tutti ualori. peruili uani 
eper ontozi metto, dechi non bono lui bono 
tanto esperto, echilui bono eabon quanto dea 
queto. laido laidisse tutte epiu bello guardate, 
merce donque anon laidire. egradite grasire. le- 
grasie eipiacer soi. (52 b) almen quanto glialtroi. 
epoi uol noi merce nonlui scifate. 

Bono aui fatto emolto efa megliora. chelo- 
migliore inbono debono amore, uà sementato 
incore. merce ben locoltate. masenon lolocate. 
tanti auera contrari temo mora. 

XVIII. 

F. 6. 

Messer petro damassa leghato. seditai fusse 
etanta autoritate. chelauda uiporgesse elmeo lau- 
dare. Efusse sideparte altra sennato. chelacara 
diuoi gran bonitate. bene potesse inragion sua 
pregiare. Auerta dicio fare, eragione merce nostra 
etalento, ma come maluagio homo picciulo e uile. 


' 41 

bono magno egentile, pregiar pò chesuo pregiare 
despregio, elo despregiar pregio, esebon fusse e- 
grande eonrato homo, consauer paruo chomo. 
inuoi pregieria sciensa euertu magn[o]. esi bon 
fusse esaggio aconpimento. anche messer spauento. 
cheuoi come saggia umil persona, nonlaude amiate 
alcona. perchio contra piacer dicio rimagn[o]. 

Come non dea noi già noioso dire, louostro 
onrato char nobele honore. simel fedele amor 
cheporto noi. Che non già stima degno elmeo 
plagire. adamico homo diroa segnore. quale e- 
quanto onor bonaue loi. Madetti efatti soi. quando 
conuen prouar deggian quanto (52 e) ama. maio 
messer che parua aggio potensa. euile onne ùa- 
lensa. quantaggio equale inuoi uer bono amore, 
non partuir pò core, tenelo in neutre euol non 
poi guaimenta. masiuoi già talenta, sauer sio 
uamo uoi nome guardate, ualore equello che core 
adamar chiama, prende laccia einnama. edi- 
quanto ualore ual più piace, eamor più face, 
piacere quanto più apodestate. 

XIX. 
F. G. DARESSO QUIUOCA. 

Souente ueo saggio, per loqual meni pare, 
chepare. nulla cosa adonor sia. Pero lo perben 
saggio, chisouronni altra cosa, lacosa. si inse 
chello lisia. Editutto mio senno, sidimostro ca- 
senno. achiuolelau dire, perragion delmeo dire, 
por ohe sormonta honor tuttaltro bene. Equah* 
eijuella uia. chaonore omo enuia. oconsi uol te- 


42 

nere, esauer mantenere, lonor poinacquisto altrui 
dibene. 

Lauia chaccio mena, eprodesse ardire, e 
dire, efar caiboni amico sia. Far disi bella mena, 
conuita honesta g[i]ente. en giente. tutta uzar ben 
corte sia. Viuere senpre adatti, che bona giente 
adatti, benamico adamici, uole stareaneraici. bene 
nemico doperà edeuizo. Esialeale elargo, delsuo 
podera largo, esealquanto inforsa. conde ualer 
sua forsa. intutte cose eben sicoma uizo. 

(52 r?) Onore quello frutto, chedeuertuaduene. 
aduene. e[a]dorna locorela uita. E già noaue frutto, 
cosa unoa parte, disparte, atutto reo sta efa uita. 
Oue ben su soggiorno, edinotte digiorno, tanta 
gioi uapare. nonporia uenir pare, di parte al- 
cuna enulla cosa regna. Siben conpie afini, (alti) 
(tucti piaceri fini], altromo nonce porta, quando 
mortel tras porta, donque ual meglio chenpero 
che regna. 

Tener uolese comò, laditta dolce uia. chen 
uia. lomo aloco sipiagiente. Dital guiza corno, 
chesia ualente prode, siprode. corno dea siala 
giente. donque uol chenn[a] fatto, ecio etutto 
fatto, mensura guidi etegna. eafreni se tegna. e- 
uaglia tanto comò ualer dia. Chedapoi sipare. 
alagiente sipare. cheloualore aduegna. unde uenir 
sauegna. perche ciascunnon tinor suo se dia. 

Ormi conuene fare, delmantenere saggio, se 
saggio, so per ben fenir mio conto. Madisi gran- 
dafare. auer bon porto adire, adire, meconuer- 
rebbeser ben conto. Mache certo non soe. [parlo 
sicomo soe.] .pero nonmiriprenda. alcun omo ma 
prenda, euogna auante più chenonluia senno, chiuol 
mantener pregio, guardi ben chedispregio. dal- 


t 


43 

cuna rea parte, enlui nontegna parte, ecio pò far 
con uertu econ senno. 

Alnouel conte guido, chansone mia te guido, 
perche tua uia ben regna. (53 a) bene detutte 
regna, serebbe degno diportar corona, [et] pero 
non disperi, losu ualor masperi. Ohetantalto se 
deo. midoni honor che deo. lopensanche segnor 
diqui acorona. 

Epoi daini te parte, e incatuna parte. l)righa 
per tutti regni, oue tu credi regni, homo donor 
mostrali te giente. Eme promette prode, tutto 
60 non sia prode, amo souronni cosa, quel che- 
prodomo coza. cuoi per cortezia siali piacente. 

Creda ciascun chedio. parlo donor con dio. 
for cui honor niprode. nonfu già nihom prode, 
(lalui esol quantom dir pò bon sia. pero seruendo 
amando, facemo allui dimando, diquanto anoi 
pertene. che core prodei tene, in dare acatun 
più chelnon desia. 

XX. 
F. G. 

Ohipote departire, desto secul maluagio elsuo 
talento, aicome grande lui bonauentura. Chetutto 
edifallire. equello checcia più ditenimento. più 
tene inse dafanno edirancura. Eciascun perse po- 
telo uedere. che noia edespiacere. sosteneci più 
cagio oche piagensa. enon giamai potensa. auor 
poria lalingua adiuizare. lancia elopenare. nia- 
diiiizar lagioi lcgg[i]era eoosa. poi uedem che tutta 
anoi reposa. 


44 

Maquei chendio seruire. ano loca(53è)to 
loro intendimento, son daperigli partuti edapaura. 
Ben molti uzan dire, che noiosa emolto incresci- 
mento. portano senpre inlor uita chedura. Ma 
bene chi ciò crede auan parere, che tanto de- 
piagere. grasià diuina inloro agensa. chelor dicio 
guirensa. e face lor parer gioia penare, elodolce 
sperare, chenlor mente dilor bon seruir posa, fa 
senpre star la lor uita gioiosa. 

Già no anno afornirè. desecular misteri unde 
tormento, crudele duro segue euen tuttore. Che- 
catuno auenire. sepena accio che paghi el suo 
talento, econ più eia dauer più eia rancura. 
Chenonli pagheria elsuo uolere. chilidessenpodere. 
lo mondo tutto atutta sua piagensa. senpraueria 
uogliensa. chelofaria languire etormentare, perche 
non mai posare, pò mente domo tante tenpestosa. 
dapoi chedesto secul diziosa. 

Senpre anno apo[se]d[i]re.(^) quelli che seruon 
dio più piacimento, editrauaglio meno edibruttura. 
Ma si quanto ued[i]re. pò lomo adesto secul di 
tormento, sostenesser seruendo a fede pura. Sifora 
mei più cheo non porca dire, che non serebbe 
auire. quanta adesto secul dipiagensa. for ladio 
benuogliensa. perche cosa che poco aue adurare, 
epoi lotormen(53 c)tare. dura mai senpre chefallir 
nonosa. nedeiserui dedio gioi dilettosa. 

Donque pon ben uedire. quelli chemondano 
ano intendimento, chetroppo alinpodere mala- 
natura. Qui ano asostenire poco molto dibene 
agran tormento, apresso pon uedir sonauentura. 


(1) In origine ajHxlere ; ma la stessa mano che ha sopru- 
soritto iiffc ha corretto anche la e ponultimu in /. 


45 

Diperder quel riccor locui ualire. nonse poria 
mai dire, edura tutto tenpo for fallensa. edoue 
non guirensa. porano auer disenpre tormentare, 
liconuerra regnare, aidio comò misenbra fera cosa, 
fuggire bene efare almal reposa. 

Serorlando dachiusi insuo podere, siui tene 
auere. chenon partite fior disua piagensa. percha 
giente paruensa. uiface elmondo edio senpre por- 
tare, eaciascun dare, sua parte esua bastansa 
innonni cosa, perchal piacer ben diciascun uiposa. 

XXI. 
F- G. 


Homo sapiente euero. lacui parola approua 
onniunque saggio, sentina donni uisio losio conta, 
pper oontraro monta, donne uertute operassione 
loco, undeo laudo mistero, per che solo aualer 
punge coraggio, for cui lopiu ualente osio aunta, 
eper cui forte giunta, inuer ualor homo desua- 
lente epoco. Como sauere appare unon misteri, 
uer (53 d) ciernendo dafalso eben damale, epro- 
('ssa cheuale. onon contrario alcono. epasiensa 
ubono. nulla emedicina unullo emale, csinullo 
pualore. oue nulla uproui. donque dezii ctroui. 
chivaler uol labore, for cui pregie ualore. più 
ohe uillan nona già caualeri. 

Il uoi amico acuì intendo faccia, bizogno 
asalto donni parte chere. nostro ualor uedere. 
ooheual sapiensia. (ujnon(u)o pasicnsia. euol do- 
nor diprode edipiacero. segondo elualimento. 
decatun ben pagare, piacciaui diforsare. eualore 


46 

talento, non bon cominciamento. tornando afin 
oha piacentie dio piaccia. 

XXII. 
F. G. 

Choraune perta fa comun dolore, econiuno 
dolore eoinun pianto, perche chere onni ben 
pianger ragione. Perduto auero suo padre ualore. 
Epregio amico bono egrande manto, eualente 
ciascun suo conpagnone. Giacomo daleona inte 
bel frate. Oche crudele edam[a]roso amaro, uela- 
perdita tua gustar dea core, che gusto lodolsore. 
dei dolci eueri tuoi magni condutti. che pasciendo 
bon ghi[u]tti. loualente ualor tuo chucinaua. epa- 
sciea e sanaua. chatun mondan uer gusto euizo 
chiaro, sentendo dessi ben la bonitate. 

Tu frate mio uer bon trouatore. inpiana 
ensottile rima enchara. e (54 a) insoaui esaggi 
echari motti. Francesca lingua eproensal labore, 
più delartina ebene inte che chiara, la parlasti 
ctrouasti inmodi totti. Tu sonatore ecantator 
gradino, sentitor bono eparlador piacente, dittator 
chiaro eauenente eretto, adorno ebello spetto, 
corteze lingua ecostumi auenenti. piacenteri epia- 
centi, date fu te tutto ciò solamente. 

Non dichalcun donque troppo io tonori. ac- 
cio che nontu hom digran nassione. che quanto 
più deuil più decar prizo. Omo quello licui an- 
ticessori. fuor diualente enobel condissione. se- 
ualor segue honor poco lie auizo. Sefiglio dedi- 
strier uale. noe gran cosa ese(n)non lauzor magno. 


47 

raamagna eunta seronsin somiglia, ma che eme- 
rauiglia. ecosa magna se dironsin uene. che 
destreri ual bene, e tale da errar scura destrero. 
bassomo che altero, acore esenno eor sefa desta- 
gno, unde uer degno dauer pregio tale. 

Non uer hgnaggio fa sangue macere, niuero 
pregio poder mauertute. esigrasia edamore ap- 
posciente. dicui sol pregio egiente. nullo oparuo 
epregio inben defore. manele interiore, che don 
moue lui chepregio oonta. lepiu fiate desmonta, 
aualere apregio easalute. bealta domo lignaggio 
ericcore. 

XXIII. 
(546) F. G. 

Magni baroni certo eregi quazi. conte ugu- 
lino giudici di gallore. grandessa degni parte 
inuoi e magna. Ciò che grasisce il mio diuoi 
amore, euol non tanto sol già che permagna. 
mache acresca intucti errati cazi. Eseuol digran- 
dessa està difore. più delenteriore. chennulla di- 
poder e podestate. nulla dedignitate. uer che 
dibonitate. e scura grande edonor tutto errata, 
chi pò grande dir regie nan bone, chi paruó hon 
magno bone, tutti rei parai son tutti boni magni, 
chi grandessa donor uol coronata, digrandessa 
dibon essa conpagni. 

Grandessa dipoder nepo nedia. se non dibo- 
Tìita seco agrandessa. grande dibonita ual perse 
bene. Veramente innoperar fortessa. grandessa 
dipoder(e) homo conuene. chedegno e enne reo 


48 

debele sia. Boni tutti potenti esser uorrieno. mali 
strigendo infreno, edando aboni ualor ualore cu- 
rare, unde sol quazi amare, dea bon(.) potensa 
fare, bonita operar potendo innessa. perche date 
podere eperche uale? che per ualer che uale? 
unde non cheualente ami podere, che animico e 
lui ontalo adessa. poi niuole nisa desso ualere. 

E uoi signori mii potensa auete. grande 
molto etenpo essa ouerando. operi magno in 
mister magno tanto. Vostro ualor donor uer co- 
ronando, ualore ( 54 e ) inparue cose approua 
quanto? unde quando se no or prouerete. Arbore 
quel che non frutta inestate, fruttar quando spe- 
rate, signori i] uostrauro apropio e paragone, non 
so quando stagione, nieagion niragione. ualensa 
ebonta nostra aggia inmostrare, seno ora bene 
promente mostra, lacita madre nostra, inperiglio 
mortai posta aiutando, cui spero aiutar deggia u 
amare, chisua cita non ama aitar pugnando. 

Dedio iudicio edecatun sciente, e ualor tutto 
ebonita richere. amare amico hom quanto se 
deggia. quantamore incorpo undea donque auere. 
nel quale anno seco congiunto ueggia. uecino 
amico filio onne eparente. Quale infermar nonpoe 
no esso esoi. uegnanon fermi inloi. com esser pò 
non • infermi homo adesso, che infermar sentesso. 
cama quanto sestess^. uno upluzori chessiano 
uuer migliaia, esto corpo esignori il comim nostro, 
oue uoi onne euostro. enon donque amerete amico 
tanto, une bontà non inamore apaia, quanto amico 
homo tanto [b]on poco umanto. 

Infermate signor mii lasorbella. madre uostra 
edoi nostri elamiglore. donna dela prouincia ere- 
ginanco. Specchio nelmondo ornamento ebellore. 


49 

ocome ìnpiager mai suo figlo estanco, uederla 
quazi adouentata ancella. Dibellor tutto edonor 
{òid) dinudata. diualor dimenbrata. soi cari figli 
inmorte einpregione. donne consolatione. quazin- 
disperassione. edonni amico nuda edonni aiuto, 
tornata epouerta sua gran diuisia. lasua gioia 
trifititia. onne bon mal egiomo onne appigiora. 
unde mal tanto strani an conpatuto. onon con- 
paton figli edessan cura. 

signor mii chi che uoi apotensa. e chiauer 
dea piagiensa. maggiormente cheuoi essa sanare, 
nullo apoder uoi pare, nullo pò contastare. inuoi 
esol sanando eucidendo. esicome sanando enuoi 
podere, esser uidea plagerò, per cazi due un che 
quantom maggio, maggio esser dea bono(.) ben 
seguendo, altro uoi prò più prode emal dan- 
naggio. 

Tutto mondo signori uiguarda esae. chelmale 
elben restae. diuostra terra in uoi sicomo detto, 
pensate adonque retto, quanto intanto aspetto, 
man donor ehonor esser uoi poe. detiranni edi- 
regi assai trouate. morse nonuassenprate. atiranni 
dilor terra struttori. ma aroman boni incui uer 
ualor foe. edessi ueri diboni son miradori. 

Honor prode epiacer saccio carnate, manon 
honor stimate, donar possa che bono. nipro che 
onesto, diritto eonor lesto, dispregio aesso mesto, 
dannaggio sipo mei che prode diro, piacer egioi 
non mai onque conquista, hon bon doperà trista, 
honor prode epiacer sol si procaccia, apiager dessi 
acui sol (55 a) bon plazire. infare edir che con- 
uertu sipiaccia. 
j Due furo senpre eson infallir scale, unde 

salsi hon esale, son oste due malisia ebonitate. 

! Cod. U«r. Bod. 4 


50 

saglir per maluestate. so contoso pensate, penoso 
mantener minar lene, equale infine son non rui- 
nati. nulla upar tornati, grandessa dibonta piena 
edonore. tenesi ingaudio epace enon inbreue. ma 
perpetuale reggiela amore. 

Bene pisani sano signori sentire, sol pon 
peruoi guarire, ese dimorte uson lor uita date, 
tutto certo crediate, chedetate inetate. edessi 
efigli loro cuoi euostri. terran refactor dessi esal- 
uatori. con modo esto signori, cuoi euostri fa 
perpetuale, amati errati emagni adonque mostri, 
nostra gran sciensa inben cerner damale. 

XXIV. 

F. G. 

Onne uogloza domo infermitate. inpossibel 
dico esser sanando, espesiajmente quando, ein- 
carne difolle odiozo amore. Edicie alcuno auer 
nonpodestate. damor matto lungiare. nidastener 
peccare, eseccio nero iniquo edio signore. Co- 
mandando chenonpotom seruare. credom matto 
scuzare. nesciente oreo dio incuzando. masi sen- 
cuza danna emal peggiora, cheparuo efornicare, 
piccini mal onne fare, uer dir peccator dio e- 
paruo ancora, dirello nonsia chedirlo reo. nongia 
permette deo. dicie apostul tentare, più chepos- 
som portare, mada (55 b) portando aiuto, medicie 
fuggendo, contrarii molti prendendo, potè comom 
sanare, non noie aroma andare, uer dalamagna 
rictom caminando. hom contrase pugnando, noe 
più cheuoleresser uinciuto. 


51 

Nongia dico spegnando esser leggero, aceso 
forte inom damore foco, accio chenulla opoco. 
uole chimeglo uole essa mortare. Esiben uole 
egraue eche più fero, checonbatterom see. duro 
eme piagar mee. conculcare per forso epregio- 
nare. Vincere carne incesa anche demone, prode 
uol ben canpione. mapur uincciom seuol dio aiu- 
tando, masenonuol dipiano uincier comò, uorra 
se afFriggier domo, undio pero nano, sepria uoler 
non sano, egrauissimo egraue esso sanando, schi- 
far cheama omo odiar chepiace. nondelegger si- 
face, unde nongia guerire. ardirebb[i] alcun dire, 
madio donando intendo, sanando esso podere, 
assegnare deuere. ma bon suo fugg[i]e matto, 
anemico sefatto. saggio euero amico sestesso. sei 
fuggie eipunge appresso, eloprende ereten forte 
ualendo. 

Laide edannosa incorpo emalatia. scifar cibi 
degni utile boni, edilettar carboni, epiu molto 
uolersi innauerare. Equale ciò pondisuoler uorria. 
nullo già sennonfusse altutto stolto, quanto più 
quanto molto, di folle amore amar dea dizamare. 
(55 e) Poi quanto offende più più odioza. dea star 
catuna coza. quanto meglio dicorpo anima uale. 
tanto pio grane innessa onne nocensa. anima a- 
corpo emaggio, noe a bestia om non saggio, da- 
b<^8tial pania abestia adeferensa. enongia te homo 
solo alma toUe. esto amor tuo folle, mabono 
onne tuo dico, poder corpo eamico, uertute sa- 
piensia dio ragione etee. eccio dai tutto in chee. 
inuil noioza gioì brutta carnale, senprodia om se 
oorale. che segue incarne uil brutta uoglensa. 

Desconuerrea nonpoco abancher bòno. uetro 
alcun conprar libra dargento. enonpiu per un 


52 

cento, suo se edio dare inula piggiore. Vetro 
elpiu uile pur uale incazo alcono. uoler quel brutto 
ilqual folle amor chere. conmal molto tenere, 
disualora eontiscie onne ualore. oche pur brutti 
uisi esto bruttasse, mabruttare nonpo brutti brut- 
tessa. donne caualeri cherci baroni, egente orrata 
oquanta. bruttiscie conta manta, credendo se 
auansar piaceuolessa. cheuisio esto mattisele afa 
parere, desualendom ualere. mattom più sapiente, 
con più matto esse sente, eche damante amatto. 
follori quanti equanti, fanno per senno amanti, 
ornai per bono ourando. hunta hom honrar pen- 
sando, e bono esenno male upermal fare, chi 
(55d) pò che dizorrare. bono bene eperbene 
esser uol fatto. 

Male damore male otanto mostrato, ebono 
uia pìggior deipiu dei mali, homini nonbestiali, 
derebber desidero prender guerendo. Vnde fatto 
ora mai curare grato, donimi dio curando on- 
nen telletto. edaii^^ermi retto, uoler sanando ecor 
forte seguendo. Prima emaggio potensa essa di- 
uina. assegno inmedicina, indigiunar uegliar re- 
mozinare. seruir retto eonrar cheder lagente. 
nullo for dio sta fermo, nullo rileua infermo, 
maoui dio afferma elieua ecui no nente. uole dio 
bono mano achinonuole. enonforse achiuole. sensa 
chepo pugnare, troppe laidom pozare. dio uolendo 
lauori. fornendo isoi misteri, sidomo e dio scu- 
dieri, quanti equanto confonde, sperar troppo 
apoco onde, sol retto ouerare. eretto indio spe- 
rare, facci om bon chepofare. eche dio aiuti e- 
conpia a]secu[r] ori. 

Logloriozo dio nome inuocato. leui hom se 
centra se se [se] rendendo. spir(i)to corpo abbat- 


53 

tendo, ragion uoglia uertu uisio altotto. Eccio 
far corno mostro almio malato, dico cheparta 
dessa unde sorprizo. deltutto oreglie euizo. penser 
memoria esia dilei nonmotto. Eccio potè af- 
fannando corpo ecore. diforte altro labore, epu- 
gnando dedio trar gaudio epena, esenon basta 
ciò lui pur conuene. nino [et] carne lassare, caldo 
etroppo mangiare. (56 a) eastener quanto poder 
sostene. di materia oche calda effebra està, unde 
calor tenpesta. uol donque intrar freddore. escir 
sangue calore, forte uestir cellìcce. cociere fra- 
gellare. edipondi carcare. matta carne essi af- 
, fritta, pur conuen sia sconfitta, espirto aggia dilei 

r uettoria piena, nonten damar gran mena, corpo 
acui uiuer apena lice. 

Esegraue cura està om uol dir sia. confesso 
sansa fallo esserla grane, ma stimar dea soaue. 
male chetolle peggio omo ualente. Trar dicore 
piaga aganba om uoler dia. e non daspirto acorpo 
assai più manto, oche tormento equanto, sanando 
corpo homo sosten promente. Torcischi purgas- 
sion pogioni amare, soura piagha piaghare. brac- 
cio eganba rotta anche ronpendo. etutta essa 
insanar corpo colpire, semai sosten sifero. sanando 
om suo somero, sanando se uorral non sostenere, 
innomo corpo esomeri espirito roggie, nonben 
regno sireggie. somori re caualcando. seruire esso 
eorrare. ma for conparissione. uoglia soura ra- 
gione, corpo sor spirto euia piggior sor manco, 
seruo inse reggier franco, erege [et] regge uil 
serao appellando. 

Asegnato condio guerir chiuole. madimal 
chenon dole. guerendo sostener uol chidolore. 
cdole omo diche noama come, noami alma se- 


54 

langue. noacqua (56 b) come sangue, spargeresti 
sanando ilsuo langore. corpo ami languendoli sanar 
lopugni. ehonor che nonlogni. defendi fine amorte, 
e nongia poco forte, pugni anco auro acquistando, 
come tutta ualensa. uerta liberta sciensa. alma 
e dio defendendo, pregio eamor reggendo, ede- 
gnita dumanitate enome, nonpugni acerbe pome, 
mizero fugge enon uenen gustando. 

XXV. 

(61 a) GUITTONE CHANSONE 

DAMORE. 

Se(d)deuoi donna gente, maprezo amor noe 
già merauiglia. mamiracol semiglia, come acia- 
scuno noa lanima preza. Chedecosa plagente. sa- 
uen deuirita chenato amore, ordauoi chedelfiore. 
delplager desto mondo sete appreza. Compo lomo 
far defeza. chenatura enteza. fo diformare uoi 
col bon pintore, polocrito fo delasua pentura. che 
non pò cor pensare, ne lingua deuizare. checoza 
in uoi potesse esser più bella, aideo consi nouella. 
potè aesto mondo dimorar figura, chede soura 
natura, checio chellom diuoi conosce euede. se- 
miglia permia fede, mirabel cosa abon conosci- 
dore. 

Quale donque esser deo. poi tale donna in- 
tonde ilmeo pregherò, emerta uolontero. incento 
dobbli senpre ilmeo seruire. Certo emiracol cheo. 
non morto son degioia ededolsore. checomo per 
dolore, potè lomo [per] gi[oi] morte soflferire. 
Ma [che] lo meo guerire. estato coschermire. uer 


00 

ciò mettendo tutta mia possansa. che quando 
troppo lasento abondare. mantenente macorgho. 
ecoa dolor soccorgho. quale mecredo che maggiore 
sia. chede troppo grassia. guerisce om per se 
stesso consunmare. ecose molto amare, guerisconci 
edolce alcidereno. de troppo bene elfreno. male 
edemal[e] (la) troppo benenansa. 

Tantosto donna mia. comeo uouidi foi damor 
sor prizo. negiamai lomio (61 6) auizo. altra 
cosa cheuoi non deuizoe. Esime bon cheo sia. 
fedele uoi chen me non trono choza. uercio con- 
trarioza. chelalma elosauer deletta cioè. Per che- 
tutto medoe. uoi cui più che meo soe. meo 
nonson già cafar nostro piacere, cheuolontero 
isfarei me in persona, perfar cosa dimene, chepio 
stesse uo bene, che già non moza unqualtro esser 
auaglia. cubedir nostra uoglia. osseo deuoi dizio 
coza alcona. sento chesaui bona, eche ualor 
uacrescie inallegransa. deuostra innamoransa. non 
piaccia deo chemai possa mouere. 

Per tutto ciò nonseruo. neporea mai seruir 
\onor nelbene. cheperuoi fatto emene, che troppo 
eaegno damorozo amore. Far losignor delseruo. 
s^ par ede ben cosa che non mai. pò lom mer- 
lare assai, donque comò de raerto auro honore. 
Chessi comò lautore. pon camista dicore. euoler 
di concordia edesuolere. faite uoi me cheso uo- 
lete cheo. mabon conforto mene, che conpiu alto 
tene, signor suo seruo più lipo ualere. enonpo 
lom capere, persol seruire enlamagion dedeo. 
sicomo sento eneo, mabona fé egran uoglia inpiu 
fare, lagiuta elfa poggiare, cheuoglia efe tal dia 
fatto ualere. 

Eo nonposso apagare, adir donna deuoi 


56 

lanimo meo. chesemaiuti deo. quanto più dico 
più talento dire. E non pò dimostrare, lalingua 
mea co(61c)me nostro locore. per poco nonuen 
fore. adireue lo so coral dezire. E accio chen- 
seruire. potesse deuenire. enquale loco più fosse 
maggiore, uorrea chelamista nostra defatto, ormai 
donna suzasse. che se perme sozasse. dir troppo 
tarda uer deso restate, che de fare amistate. 
certo lotardar pare me matto, econperato accatto, 
nonsa sibon comò quel chedon prizo. esicomo 
meuizo. endugio agrande ben toUe sauore. 

Vna statouo donna auoi senbrante. cheli- 
mesto dauante. sicomo lomo face alapentura. 
dedio insua figura, erendo lei per noi grasie ho- 
nore. 

Currado dasterleto. lacanson mea uomando[.] 
euo prezento. cheuostro pregio uento. ma noi 
fedele e om decio cheo uaglio. ese non mi tra- 
uaglio. deuostro pregio dir queste cagione, che- 
bene ensua ragione, non crederea giamai poter 
finare. non dea lom comensare. lacosa unde noe 
bon fenidore. 


XXVI. 


G. DARESSO. 


Amor nono podere, dipiu tacere ormai, la- 
gran noi chemifai. tanto mifa dolere. Cheme pur 
isforsa uoglia. amor cheo dete doglia, pero per 
cortezia. sostien lamia follia, poi de doler cagione, 
medai sensa ragione. 


57 

Amor ormira sone. ragion che (61 e?) doler 
dia. chalatua signoria, caper quazi om non pone. 
Emanti contra uo^lia. nefai amar condoglia, enon 
possol capere, che con merce chedere. meli pro- 
metti assai, tanto agra scifo mai. 

Amor certo tortai, epar poco sauere. uoler 
tu retenere, tal chete pregia assai. Eche uerte 
sorgoglia. eme chedegran uoglia. tu seruidor mi- 
fone. pur (i)8degni (^) unde morrone. desta noi 
siguerria. locore elalma mia. 

Amor più chaltrom dia. te piacer per ra- 
gione. che(n)8enpiacere sone. delamadonna mia. 
Che preghar chemacoglia. nechelseruir meo teglia, 
non me mestier ciò sai. ma nonme parria mai. 
forte dilei gaudere. nedalcun suo piacere. 

Amor poi sostenere, delo mal me non fai. 
noe ragion ben sai. cheo del ben deggia auere. 
(Jhesel mal me nosfoglia. nonmirender ben fo- 
glia, ciò seo nonseruol pria, non sauer mauer- 
ria. efo fallo secione. prendu degno nonsone. 

Amor uerso acansone. aciascuna ragione, 
chedesolasso sia. lasseo per tutta uia. mentre 
chesta rea doglia, non toma inbona uoglia. 

XXVII. 
G. DARESSO. 

Chero condirittura, adamore pietansa. che- 
parta mia natura, disi uillana amansa. Comeo 
dauoi donnaggio. camor ne bono uzaggio[.] inuoi 

(t) La « inisialo ò espunta o alquanto erasa. 


5S 

nontrouo. (62 a) Meo penare elanguire, merse ne 
ben seruire non ual cheo prono. 

Prououo conuer saggio, magiormente isde- 
gnoza. uer lamorozo uzaggio. chenonfo lorgo- 
glioza. Chesolo ehiuemira. giamai delauostrira 
nonsi parte. Esenaueste albire. farestelo uenire 
inmalaparte. 

Parte inuoi nontene. cortezia ni sauere. si- 
sete altera bene, non date lor podere. Sinon 
uedete comò, si potenere lomo denonsguardare. 
Lane natura agensa. tutta dolce piacensa for 
mancare. 

Mancare non poria. selopensaste bene, de- 
uoi gran cortezia. secessaria dipene. Eo chesson 
nostro amante, edalcunom dottante non saria. 
Deuoi isguardar che uagho. che solo perciò pago 
uiueria. 

Viueria inmaggio gioia. chenuUom donnal- 
tera. solo chesensa noia, lauostra dolce cera. 
Senpre cheo la(s)guardasse. enuerme sallegrasse 
epago fora. Masian uostro piacere, cheo torni 
inmeo podere sensa dimora. 

XXVIII. 
G. DARESSO 


Aibona donna che edeuenuto. loconpiuto 
sauere. denterà potensa. deuostra canoscensa cor 
non pare. Orgoglio euillania lane conquiza. emiza 
anon [cjalere. ohe lasso gran pietansa. chemefa 
indoloransa adimora(G2 6)re. Chelomeo bono a- 


59 

more, elcelato seruire. fa uoi fallo parire. emeue 
lasso falso- entenditore. 

Amore meo sedeo malongi noia, egioia en- 
uoi media, alastagion cheo foi. talentozo deuoi 
lotenpo mio. Sipicciul era nonme uizo fiore, amore 
che deuoi pria, nulla coza uedesse. nipoi chemeue 
stesse intal dezio. Deseruire damare, che donna 
cha bellesse. più deuoi ealtesse. midarea dise 
gioi sensa penare. 

Ma non pò lomo auer gioia ne giocho. de- 
locho altro che quello, calcor piace eabella. che 
non cura sol quella oua bellessa. Sensa gran 
piacimento eamorozo. che gioiozo enouello. gaie 
adorno bene, louizo esser conuene unde uaghessa. 
Defino amore cria, tutto ciò inuoi sogioma. epro- 
essa adoma, uè for paraggio ecio mansignoria. 

Per mante guize elamistansa fina, fina donna 
franoi. chetranbi sen dun tenpo. faite chabiam 
pertenpo uno coraggio. Che la primera mia spe- 
ransa sete, e serete lapoi. che uoi mamiate 
onoe. mai altro me non poe dar allegraggio. 
[Amar chiuama tanto, amor già non fallate, ma 
se uoi nollo amate, che deo chillama merta in- 
cento tanto. ] 

Ora considerate amor per deo. sedelomeo 
seruire. deggiesser meritato, cheseo nonsonuzato 
((>2 e) laue sete, per poco amor noe ma per te- 
raore. calonore ealpiacere. de uoi nonfosse reo. 
male deben per deo nonmirendete. Nestia per- 
nii temensa. chenon midiate aiuto, cardimento 
conpiuto. ista bene adonna deuostra ualensa. 

Ubertin dolce amico, oragio [eo] ben pro- 
uato. camar troppo celato, ten lom degioi damor 
senpre mendicho. 


60 


XXIX. 
G. DARESSO. 

t 

Gioia eallegransa. tanta nel m^o cor data 
fina amore, che pezansa non credo mai sentire. 
Pero tanta abondansa. che dei fin beni auansala 
tuttore. che de ciascun pQr[i]a scura gioire. Enolo 
porca dire, disi gran guiza come in cor lasento. 
pero mitegnio aessere tacente, chenologuida fin 
conoscimento, chicontra, ilsuo forsor mostra ra- 
pente. 

Rapente diziansa. inme adimorata eper man- 
tore. caron amore dete repreno gire. Amor per- 
caltra uzansa. menon porca far degno prenditore, 
delgran riccore che aggio almeo dizire. Auegna 
chenalbire. melodonasse grande fallimento, or- 
loprezo eposseggio almeo paruente. standone de- 
gno cheforcio nonsento. chelcore meo sofrisselo 
ne ente. 

Neente senauansa. homo chaquista lantrui 
confoUore. maperta (62 rf) fa segondo elmeo pa- 
rire. Esofferir pezansa. per acquistare pregio 
euaJore. ecosa ca lom dea senpre piacere. Edeo 
posso ben dire, cheperagion dimolto ualimento. 
opreso ben che nie tanto piacente, chetuttaltra 
gioi cho noe già il quento. diquella che per esso 
ilmeo cor sente. 


61 


XXX. 
G. DARES80. 

Tutto mistrugge inpensero enpianto. amore 
meo la fera dubitansa. che aggio chela noia e- 
lospauento. Chefatta uoi non uisconforti tanto, 
ehelamoroza nostra diletansa. uofaccia abandonare 
agran tormento. Mapoi iniriconforta efa isbau- 
dire. nostro franco coraggio, eia fìna ualensa. 
chegia perlatemensa. di lor uìllano uzaggio. nonni 
lasci far cosa difallire. 

Souente amor son eo riprezo forte, chedamar 
uoi diparta mia intendansa. eo dico intutto cheo 
non son nifoi. Vostramador chepar doler demorte, 
looor miparta eabbiate percertansa. per quella 
fede amor cheporto uoi. Non mende poria cosa 
enteruenire. per cheo giamai negasse, louostro 
fino amore, matemo chelaunore. nostro nonde 
abassasse. così mistr[u]ggho istando agran mar- 
tire. 

Sequei chel nostro amore uoglion storbare. 
uedesser ben comelli egran pietansa. nonserea 
incio giamai amor lor cura. Poi nolo sano sicon- 
uene trare. anoi tanta angoscioza (63 a) dolo- 
ransa. non sei porrebbe mai poner mizura. Macio 
nonuisconforti amor per deo. chegia noe ualensa. 
sauere star pur agioia. mauerso degran noia, far 
bona sofferensa. etorna tosto aragion bon loreo. 


02 


XXXI. 
a DARESSO. 

Aideo ehedoloroza. ragiono aggio dedire, 
cheper poco partire, non fa raeo cor solo men- 
brando della. Tante forte [et] angoscioza. che 
certo agran pena, aggio tanto de lena, chedibocea 
for tragha lafauella. Etutta uia tantangoscioza- 
mente. che nonmi posso già tanto penare, cun 
solo motto trare. nepossa inter parlando inesta 
uia. madie pur dir uorria. sunque potesse elnome 
elefetto. delmal chessi distretto. mauass[e] che 
posar [non] posso ne[e]nte. 

Nome aue amore, aideo che[fa]Iso nomo, 
per ingegnare lomo. chelefetto di lui credamorozo. 
Yenenoso dol[o]re. pien ditutto spiacere, forsen- 
nato uolere. morte alcorpo ealalma locozo. Chel- 
suo diritto nome inueritate. malonome damor [si] 
po(tesi) saluare. secondo chemi pare, amore quanto 
morte uale adire, eben face amortire. onore prode 
egioia oue sitene, aicome morto bene, quala si- 
come me inpodestate. 

Principio delefetto. suo chesauer mitolle. 
emefa tutto folle, [et] ismarruto tracoitato mala- 
mente, percha paleze edetto, chaeo son forsennato, 
sison di(63 ft)zonorato. e tenuto noiozo edispiacente. 
Emme elmeo indizamore olasso. eamo solo lei che- 
modia amorte, dolor più caltro forte, etormento 
crudele eangosciozo. espiacer sinoiozo. chepar mi- 
strugga lalma il corpo eicore, senso sichel tinore. 
propio non porca dir perciò menlasso. 


Amore perche tanto, seuermene crudele, già 
son te sifedele. chenon faccio altro mai cheltuo 
piacere. Checon pietoso pianto, econumil mercede. 
tÌ808tato alopiede. benfa quintanno amerce che- 
dere. Adimostrando senpre ildolor meo. chessi 
crudele elamerce sihumana. fera noe sistrana. 
chenon fosse diuenuta pietoza. etu pur dorgo- 
glioza. mainerà seuerme senpre restato, undio son 
disperato, edico mal poi ben ualer non ueo. 

Orgoglio euillania. uarrea pio forse intene. 
chepietansa omercene. perche uoglio oramai dicio 
far saggio. Cheueggio spesse uia. per orgoglio 
atutare. ciò chemerce chiamare, non auerea difar 
mai signoraggiq. Pero crudel uillano enemico, 
seraggio amor senpre uerte seuale. esenon pig- 
gior male, cheo sostegnio non posso sostenere, 
faraime adispiacere, mentre cheo uiuo quanto più 
>orai. cheo nonsero giamai. inalcun modo tuo 
cale amicho. 

Ono amor ma morte, quali e quanti dei prò. 
donore edi prò. a[i]gia parti(63 c)ti eparti amalo 
engegnio. Che gioi prometti forte, donando adesso 
noia, esetalor dai gioia, oquanto uia piggior che 
noi lategnio. Como cheuenta peggio che perta 
agiocho. esegondo ciò pare, perchio biasmare te 
degio elaudare, biasmar di ciò che messo algiocho 
mai. ouo perduto assai, elaudar chenon mai uin- 
cer mai dato, perchaueria locato, locore inte gio- 
cando cor loslocho. 

Amor nonme blasraar sioto blasmato. mala- 
tua fellonesca operassione. chenon agia ladrone, 
deche biasmi signor caini dannato, madasentirli 
grato, semerta morte eper un menbro euarcho. 
comio te delmarcho. deloinal tuo nono grano un 
pesato. 


64 


XXXII 


G. dare;sso. 


A renformare amore efede espera, ebon con- 
forto iiitranoi bella gioia, eper intralasciar corrotto 
enoia. raostreron dir chelmeo sauer non pera. 
Emesforsraggio atrouar nouel sono, ma noe guaire 
ancora, cheo fui inauentura. diperder trouare 
euita. per mia folle partita, checiascun giorno 
attendeua esser morto, allor che mifu porto. 
uostro dolce saluto, che ma dolcior renduto. ere- 
tornato in tutto stato bono. 

Nostramor chebbe bon cominciamento. mezze 
fine miglior donna ncchere. chebona cominciansa 
in (63 rf) despiacere. torna semaluagio elfenimen- 
to. Elontan stando doe amiche persone, eauendo 
isconforto. de ciò cheloro apporto, eagio ecagione 
defallire, edaltra parte gioire, seper coraggio di- 
perfetto amore, cheuile efellon core, tosto baratto 
face, malo puro euerace. allor monta eaffina en- 
suo ualore. 

Fede esperansa aggiate amore meo. chena- 
mar uoi senpreo cresce melliuro. così uol core[l] 
senno eluder puro, cheinobriansa omestesso edeo. 
Voi mia deo sete emia uite mia morte, cheseo 
so enterra onmare. onperigliozo afare, uoi chiamo 
sicomaltri face deo. tantosto liber miueo. mia 
uita sete ben dolcie amor poi. sol mipasco deuoi. 
emia morte anche sete, chessamar mesdicete. un 
giorno inuita star non porca forte. 


G5 

Adonque dolcie amor uizo me bene, che 
bon conforto dia porger fra noi. ciò cheo posso 
enne ben sperar deuoi. euoi segondo elparer meo 
dimene. Banco ciò cheualorozo core, nonsimostra 
asauere. sofrir gioia epiacere, maiioiassai quando 
aporta, ouil cor perde esconforta, eper chenaqui- 
stare afanno eo ueglio. solo per poter meglio, 
uostro seruigio fare, eualer si che stare, potesse 
soficiente in uostro amore. 

Noie corrotto intralasciar douemo. pensando 
quanto dolcie ea(64 a)moroza. sera nostra amista 
poi chen gioioza. parte dolcie amor rasenbreremo. 
Cuzando lomo pur deportar piacere, non cono- 
scie cheuale. ma sostenendo male, aben tornando 
dolciore, pio chenon sa liasauore. edaltra parte 
amor uoi non sanate, poca demia mistate. «edeo 
chencio pensaua. deuoi gioir dottaua. che non 
sera sispero anche ualere. 

Entoscana adaresso onel distretto, cheuoi 
mia donna siate, mando cheuoi deggiate. perciò 
chodetto allegrare, eperche sete for pare, fra le 
forsoze delmondo donne artine. chesicome più 
fine, lor donni altro metallo, sono elle senza 
fallo, più fine caltre aciascun bene alletto. 

xxxm. 

G. DARES80. 

* 

Lasso pensando quanto, mene tuttor tenia, 
engran piager lamia gioioza gioia. Eche solasso 
echanto. elben tutto chauia. me or per mia fol- 
lia coretto ennoia. Eche tra gente croia, eden 

Cod. Lanr. B«d. 6 


66 

seluaggia terra, mitrouo ciò me guerra, onde 
moria demie man saltri ozasse. aragion darsi 
morte, ailasso or fusseon corte ouom giugiasse. 
chiuer damor falsasse inpena forte. 

Morte loco cherrea. chedepena menore. non 
poria meo follore giugiarse bene. Poi lei chen- 
tere dea. de beltate edonore. edetutto ualor[e] 
che pregio tene. Falli che sua mercene. (64 b) 
non guardando meo stato, mauea s(i)[e] pare- 
giato. engioi damor per sua gran cortezia. non 
già perche mertato. lauesse alche peccato eperfe 
mia. uenir om cheuil sia inalto stato. 

None poco il dolore, che qua ma prezo 
etene. lontan ditutto bene eoue amico. Nono ne- 
lei chefore. misolia trar dipene, maquanto ueggio 
mene epar nemico. Più male ochi non dico, ede 
nente aragione. maseo uiuo cagione, [e] delaspene 
chelaue ognaltra cosa, mesi fallita intutto, de tol- 
lermi corrutto essa non posa, nemetter mia do- 
gliosa alma indesdotto. 

Cosi m[e] sola amica, lamia dolcie speransa. 
chefammi doloransa unque obbriare. che non noi 
già che dica, nideggia auer dottansa. che possa 
spietansa alcuna stare. EUei chanon peccare, 
laten si conoscensa. comangel non potensa. accio 
cu/ansa enaturan lei mizo. quanto più pò dibene, 
edonne contrar tene essa diuizo. perche perdon 
promizo amende spene. 

Beno del perdon fede, tanta ragion masse- 
gna. mano locor meo degna auer ardire. De che- 
der lei mercede, fin chepena sostegna. tanto che- 
mendo uegna meo fallire. Enonmifa sofrire. ta- 
lento daquistare. alla tosto tornare, auea ben 
uegna ma perchen (64 e) parte soe. uno ehemen 


G7 

deserto, prende defallo om merto equa steroe. 
enmale mentre seroe delmendo certo. 

Vale parte daresso. cansone allei di quale, 
sperar maiuta euale. remenbransa misconforta 
emenaccia. madi chesua mercede, ditornar puro 
fede euoglio faccia, dime ciò chelipiaccia eragion 
crede. 


XXXIV. 
G. DARESSO. 

Manta stagione ueggio. chellomo esansa col- 
pa, mizo a dispregio grande. Etal chen colpa 
pande. neua sicom non colpa, enciascun cazo eo 
seggio. Como gran pregio damme, dicendome che 
tengo, ciò cheo non o ninuengo. eparte anco non 
pensa, chenpia cheuel despensa. lui [ijubono samme. 

Ma certo eo melo tollo. adauentura troppo, 
per che gran ben mei credo, chello non uerra 
fredo. sensa tener fior stroppo, deueritate sollo. 
Elom tenuto falso, poi approuato agiusto, lobono 
pregio tosto, che qual delei poi dice, cosa chelli 
mesdice. dicci lom non se salso. 

E poi comò elsa opensa. traua de uan 
giudicio. sinon crede sestesso. Se ben uedera 
spesso, ciò can creder officio, fime soben de- 
spensa. Eciascun camar uole. tegnaltrui in tal 
gabbo, comeo faccio efattabbo. che lane amo 
non uista. cheo mai {64 d) facciali uista. nicoza 
com far sole. 

M[a]nnaltra parte fo. damor senbransa e- 
modo. oue nonsento prò. Ese ciascuno tro. caltra 


68 

Btagion mi modo, nonso cheo faccia ofo. Or mi 
piace com creda, cheo puradarte parli, cheo non- 
dico perfarli. lasciar netener sermo, ciò che pensa 
che sermo, non mende tollen preda. 

Bono certo misape. checiascun noccia me. 
quanto potè uercio. Che peonia fé proccio, unde 
se grasia cape. Far uer detal servigio, uolonter 
loro folla, or pur non prendan molla, defar lor 
ulta croia, ede parlar denoia. ea(c)quistar desprigio. 

Prenda lamia parola, ciascun sicomo uòle. 
chedicio chesser sole, eo per lor nonmistanco. 
che non miposson manco, far duna cosa sola. 

XXXV. 
G. DARESSO. 

Tuctor seo ueglio odormo. di lei pensar non 
canpo. camor encor ma taccha. Etal uoler odor- 
mo. con dissappar incanpo. odicredera taccha. 
Ebon sapemi comò, eo na(c)quÌ8tasse comò, mache 
diritto no. percheo non dico no. dilei seruir maidi. 
dicha chiuol maidi. 

Bono diritto soma, senamar lei maducho. 
delcor tutte dellalma. Per che diualor soma, eche 
piacerà ducho. data amor dellalma. Che pio ma- 
ma chesse. ciò dia sauer chesse. torna suo pre- 
gio magnio. perme on(65 a)tano magnio. (chesi 
ben mama dobbio. me alcerto che debbio). 

Hom cama pregio epo. più chelleggere scola, 
amor ualeli prò. Che più leggero epo. apassar 
sensa scòla, che lomondo ahom prò. Sensa amor 
che da. core bizogno da. sp[rJouar ualore forso. 


69 

che briga etrauagli[o] agia. sei ual non uar- 
re[a] già. 

Amor già perlagioia. chende uegna non 
laudo, quanto pedo trauaglio. Cheperauer lagioia. 
chetai sua par non laudo, uer che uarria tra- 
uaglio. Seo latenessa dagio. ben sempre ameo 
agio, poi tutte gioie loma. uarrea non uà loma. « 
fallo gran dagio uile. perche tal gioi mal uile. 

Poso etrauaglio mesto, dato etolto amodo. 
senpre piacere eme. Edeciascun mesto, sibona- 
mente amodo. gran paghamento eme. Eual sen- 
brami meglio, quanto riso uer meglio, sperar 
chauer damicha. che poi lama nemicha. uer che 
speraua auerne. ede grastato aueme. 

Schuro saccio cheparlo. mio detto mache 
parlo, achi sentendo ame. che longegnio mìo da 
ame. ohimè pur proni donne, mainerà, etalento 
enne 

Mone cansone adessa. uannen aresso adessa. 
dacui tegno edo. (senalcun benmi do. edi che 
pr)e8to so. di (65 b) torna[r] seuol so. 

XXXVI. 
G. DARESSO QUIUOCA. 

Uoglia dedir giusta ragion ma porta, elamia 
donna macoglie maporta. atutto ciò che mi piace 
maporta. ornon me i morte elsuo senno maporta. 
Diuita dolcie oue mipasche deporto, che tanto 
acconciamente mideporto. entenpestoso mar cheuol 
cheo porti, per lei lauita eluide faccia porti, edeo 
8Ìfo pur lipiaccia eliporti. 


70 

Tanto edolcie eamoroza e conta, altro non 
uolom contar ni conta, chel pregio suo (per)- 
chamar cbisa conta, pio caltro assai launde con- 
tasser conta. Ondeo non posso già metteren conto, 
lagran gio[i] cho chedese tenmi conto, mauoglio 
ben che per suo talmi conti, che più mipiace 
edepiacer più conti, istarli seruo che signor de 
conti. 

Tantaggio ennamar lauoglia penta, etanto 
sua piacensa incor mi penta, chemai deseruir lei 
non credo penta, nesia demei lasua figura en 
penta. CheUa ma for dinoioza noi pento, eaccio 
ma che più piace me pento, pero sen forte for- 
sosi erepenti, limici piacer uer delei senpre penti, 
nide ciò non credo mai far re penti. 

Deritto so merse so chedia uiza. caltro per- 
me ben sipensa eda uiza. masolamente lei saccio 
de uiza. che (65 e) so figura parme entutte uiza. 
Cosi ma departuto edeuizato. da tutto ciò cha- 
nea ancha uizato. chemme non piace altra cosa 
cha uizi. ecerto inuerita cheglialtri uizi. son uer 
del suo dogni beltadi uizi. 

Prego fo[r] lei che tuttor sia ben saggia, si- 
non mazida alcuna stagion saggia, temensa cheo 
l(i)off'enda se non saggia, che nero nan per afer- 
mata saggia. Cheo son sidamar lei couerto e 
saggio, alcon non pò demio amor leuar saggio, 
pero sicon lipiace uolmi saggi, emerti tutti limici 
fattin saggi, comò lipiace eliualenti saggi. 

Va canson selte piace damia parte, albon 
mèsser miglior che donne parte, tutto ciò che- 
loma in(n)esta parte. 


71 


XXXVII. 
G. DARESSO QUIUOCA. 

Lagìoia mia che detuttaltre soura. ensua 
lauda uol cheo troui non souro. desuo piacer 
mifoUo adesse souro. lacanson mia sichaciascun 
non soura. Già diragion pero, non credo souri. 
per chelongegnio men piacere souri. ensottil motti 
ealti dolci soure. de ciò che cherenme suo torte 
soure. 

Engran ualor ualer tantalto soura. saggiom 
non pon di laudar lestar souro. su gran bellor 
piacente enente souro. ora(65 d)te ma più fin che 
non par soura. Altra noe siben cominci esouri. 
entutto ciò doue doli alto souri. perche for con- 
tenson donne ben soure. tuttaltre pio che de 
croi corte soure. 

Aben damor deo messer con bel soura. poi 
locor suo damar [far] non uol souro. perme fé 
troppo ogran deritto souro. lo suo gran ualor fin 
dognaltro soura. Che dicio che perlei men piacer 
souri. defar indeluoler non credo souri. delcontrar 
tutte suoi uoglie son soure. percheo son su de- 
quel chendir son soure. 

Senpre damor lalma mia state soura. orma 
per suo tuttor seo poso o souro. enon juiueria 
mai standoli souro. sima lo cor aduzato alaso- 
ura. Riccha sua gioia encui piacer noi souri. lo- 
core elcorpo meo si mai non souri. che debassom 
mane fattalto soure. tuttaltri eben damor encorte 
soure. 


72 

Ciò che perme sedice ognora 8oura. deben 
lonor esuo pero che souro. la bocca eimotti miei 
deporto ensouro. desauer suo chefior dime non 
soura. Incio nicosa copo echeme souri. [solo temo 
dilei non mi souri.] morte per troppo dolsor 
chemi soure. le menbra tutte enon dalei stan 
soure. 


xxxvni. 

G. DARESSO. 

Tuttol dolor cheo mai portai fu gioia, eia 
gioia neente apol dolore, del meo cor lasso acui 
morte 80c[c]orgha. caltro non uei (66 a) or(a)mai 
sia ualidore. Che pria delpiacer poco pò noia, epoi 
pò forte troppo om dar tristore. ma[g]gio con- 
uen che pouerta siporgha. aloritomator cha lon- 
tratore. Adonqueo lasso inpouerta tornato, delpio 
ricche aquistato. chemai facesse alcun delmeo 
paraggio. sofferra deo cheo più uiua adoltra^gio. 
ditutta gente edelmeo forsennato, non credo già 
8e(n)non uol mio dannaggio. 

Ailasso chemai nidi amaro amore, la soura 
natoral nostra bellessa. elonorato piacenter pia- 
cere, etutto ben chen noi sonma grandessa. Euidi 
peggio il dibonaire core, cumilio lauostra altera 
altessa. en far noi dui dun core edun uolere. 
percheo [più] comò mai portai ricchessa. Chalo 
riccor damor nuUaltro apare, niraina pò fare, 
riccor comò niquanto omo basso, ni nostra par 
raina amore passo, donquc chil meo dolor pò 


73 

pareggiare, che qual più perde acquista inuer 
me lasso. 

Ai con potè om chenona uita fiore, durar 
centra dimal tutto for grato, si corneo lasso ostai 
dogni tormento, chese lopiu fortom fusse anmas- 
sato. siforte esi coralmente indolciore, come do- 
loren me già trapassato, fora deuita controgni 
argomento, comeui lasso uiuo deuita fiore. Ai- 
morte uillania fai epeccato, chessi mai desdegnato, 
perche uedi morir opo mi (66 b) fora, eperchio più 
souente e forte mora, mamal tuo grado ep pur 
morrò forsato. delemie man seo mei non posso 
ancora. 

Malo più caltro emen lasso conforto, cheseo 
perdesse onor tutto e auere. amici tutti edele- 
menbra parte, simi conforteria per uita auere. 
Maqui non posso poi odi me torto, eritornato 
inuoi forsa ensauere. chenon fu amor meo già 
daltra parte, donque diconfortar comò podere. Poi 
sauer non maiuta edolore, me pur istringie il 
core, pur conu[i]en cheo matteggi e sifacceo. per- 
chom mimostra adito edel mal meo. segabba 
edeo pur uiuo adizinore. creda mal grado del 
mondo edideo. 

Aibella gioia noia edolor meo. chepunto for- 
tunal lasso fu quello, deuostro dipartir crudel mia 
morte, chedobbro mal torno tutto meo bello. 
Edeneente ildolor meo par deo. uer chemme il 
nostro amor crudele efello, cheseo tormento duna 
parte forte, cuoi dallaltra più stringel chiauello. 
Como lapiu distretta innamorata, chemai fosso 
aprouata. che bealta oualore oauere. pò far bas- 
somo indonnalta capere, manulla deste cose enmc 
trouata. donque damor coral fui ben uolere. 


74 

Amor merse perdeo uiconfor-(66 c)tate. e- 
danme non guardate, che picciul e permia morte 
dannaggio. maper lauostra mor sensa paraggio. 
eforse anche pero miritorniate. semai tornare 
deggio in allegraggio. 

Amor amor più cheueneno amaro, non già 
ben uede chiaro, chiese mette in poder tuo uo- 
lontero. che primo emezo negrauoso efero, elafi- 
ne diben tuttol contraro. uprende laude eblasmo 
onne mistero. 


XXXIX. 
G. DARESSO. 

Giente noioza euillana. e maluagia euil si- 
gnoria, egiudici pien difalsia. e guerra periglioza 
estrana. Fanno me lasso lamia terra odiare, e 
laltrui forte amare, pero medepartuto. dessa equa 
uenuto. ealafe chelmaggio spiacimento, che lo 
meo cor sostene. equel quando souene. mene 
desso odecosa. cheuifaccia reposa, tanto forte 
me contra talento. 

Certo che ben ragione, io nesia noioze spia- 
cente, menbrar cagiato emanente. He ciascun 
uile efellone. Emezagiato epouero lo bono. essi 
comò ciascono. deletta a despregiare, lor inpio 
caltro fare, ecomo enuilia eodio emal talento, 
ciascun uer lautro ei porta, ecamista He morta, 
emoneta ensuo lo(66 rf)co. consolasso egioco. He 
deuetato epreso pesamento. 

Menbrar noia anche me fae. corno bonuzo 
eragione, ne partuto crea condissione. etorto efal- 


75 

lessa listae. Eche scherani eladroni etruianti. me- 
glio che merchatanti. liuede om uolonteri. econ 
noUia misteri, om che naltrui onse uoglia ra- 
gione, machie lauzengieri. esfacciato parlieri. lia- 
loco assai equello, che mostrar sesa bello, ede- 
maestro maluagio euolpone. 

Donque può lom uedere. chesse medol[e] tanto 
menbrare. chel uederel toccare, deuia più troppo 
dolere. Percom non pò biasmar lome partire, 
esaltri uol me dire, hom dia pen[a] portare, per- 
sua parte aiutare, eo dico che uerta ma essa 
ragione, amen parte perdita, cheo lo senpre ser- 
uita. efomi aun sol ponto, mestier non maito 
ponto, mafomi quazi onni hom dessa fellone. 

Parte seruir niamare. dia nispesiale amico, 
che segnor incapo dico, per cui douesse restau- 
rare, mia spesialitate afarli aueua. ni la guerra 
uoleua. lacasa elpoder cheo. liauea era non meo. 
mai loteneua dalcomune in fio. si che(l) dal prence 
enbare. loporia amen trouare. per chamo chel 
sia strutto, come struggeua altutto. si che nemico 
non auea più rio. 

Estroui donque perdendo. (67 a) onore prode 
eplagire. ora terromi di gire, adaquistar ghau- 
dendo. No stianui quelli acni laguerra piace, 
eprode ebene face, tutto cesse catono. comeo 
potesse abono. partir piccolo fosse elremanente. 
malun perche non poe. e laltro perche accioe. 
istar tornali frutto, biasma elpartire entutto. 
meso chelauda encor loconoscente. 

Non creda om che paura, aggiame fatto 
partire, che siguro istar egire, apiu uil cheo 
tralemura. Me ciò cho detto con giusta cagione, 
esepace eragione, li tornasse adurare, senpre 


76 

uolrìa lastare. mache ciò sia non ueggio enante 
creo, languendo melliorando. enguerigion sperando, 
dessa consonmamento. perchec hil partimento, più 
auaccio fa mendannal parer meo. 

Solo pero lapartensa. fumi crudele enoioza. 
chelamia gioia gioioza. uidila in grande spiagensa. 
Che disseme piangendo amore meo. mal nidi el- 
giomo cheo. foi dete pria uoglioza. poi chensi do- 
lor oza. parte deggio decio lasso finire, cheo uerro 
forsennata, tanto son ben mertata. seo non fior 
guardataggio. desnore ni[l](l) dan[n]aggio. [caret]. 

Macomo lei dissi bene, elmeo può [ben] pen- 
sar gran corrotto, poi lamorozo desdotto. delei 
longiar miconuene. Malaragion che detto aggio 
disoura. elotalento elloura. (67 b) cheo metto 
inagrandire. me per lei più seruire. mefa ciò 
fare edia portar perdono, che già soleua stare, 
per gran benaquistare. lontan hom lungiamente. 
dasua donna piacente, sauendo allei [et di] lui 
forte bono. 

(2) La mia cansone adaresso intoscana. al- 
lei chaucide esana, lomeo core souente. edicora 
paruente. sera cominal ben nostra amistate. Che 
Castel ben fornito, enon guaire assallito. noe te- 
ner pregiato, ma quel che asseggiato. eadecio 
cheuol gran necestate. 


(1) La l ò molto svanita ma appare tuttavia. 

(2) L* alluminatore, tracciando la lettera iniziale, ha se- 
guito V indicazione porta dall' amanuense mediante una / sotti- 
lissima, che si vede tuttavia. Per altro prima dell* iniziale rubri- 
cata vedesi anche una v grossa, in inchiostro nero, forse aggiunta 
posteriormente neir intenzione di correggere il testo. L^ edizione 
del Yaleriani, voi. I, p:ig. 163, legge Va mia canzone ecc. e così 
il cod. vaticano 8793, ediz. Comparetti e D'Ancona, voi. II, 
pag. 223. 


77 

Eanco me dilei eaciascuno. meo charo amico 
ebono. chenon dia soffrire, pena del meopartire. 
ma desuari menbransa agio dolere, chadannag- 
gio eda noia, eremesso e acroia, gente efello 
paieze. meo son certon corteze. pregia quietato 
esolasso edauere. 


XL. 


G. DARESSO. 

• 

Gentil mia donna gioi senpre gioioza. no- 
stro sourapiacente orrato affare, conpiuto dibeu 
tutto oltra pensare, di mortai cor magne mira- 
bel cosa. Sorpreze lalma mia detutto amore, enon 
già meo ualore. meconquisto deuoi lasignoria. ma 
lagran cortezia. de nostro dolcie edebonaire 
core, non già guardando ciò chedin bassessa. 
tornasse uostra altessa. ma (67 e) solo dequetar 
lomeo foUore. 

Gentil mia [donna] amor seper un cento, 
auesse magno cor forso sauere. operandol sol 
senpre inuoi ualere. prendendoui final consonma- 
mento. Vostro conpiuto don non mertaria. che- 
lapassion mia. fo de natura fellonescha tanto, 
non me trarria depianto, sensa tornar nostro 
onor grande aonta. noi lo tornaste amor enon 
uadusse. cosa camaluista fusse. ma solo lalma 
dogni pietà penta. 

Gentil mia donna dono e chal factore. ema- 
f?no eachil prende e quazi nente. mal uostro dono 
amor nonfo paruente. cheo presi uita cuoi do- 
naste onore. Ma certo amore meo (amore meo) 


78 

desta fallansa. uaducie aperdonansa. lo bizognio 
ofui grande oltra cheo dico, che nono già nemico, 
sifero cha pietà non fusse dato, che none uisio 
mauertu pietate. mauisio ecrudeltate. contrai pie- 
toso esser ispietato. 

Gentil mia donna assai porca mostrare, ra- 
gion che porterea nostra defeza. matutta uia uor- 
rea morte auer preza. eccio chestato fosse anche 
adistare. Chepoi che corse trauiUana gente, alcun 
parlar nesciente, nulla senza ostar mai lom ne- 
pora. donqua men danno fora, de lamorte du- 
nom (67 d) sicomio basso, cun sol punto donor 
fuste falHta. chonor ual più che uita. perche pria 
morto esser uorria lasso. 

Gentil mia donna amor nonmi ual uoglia. 
maseualesse già parrebbe tanto, chenelmondo noa 
loco necanto. noloportasse pietansa edoglia. Che 
già fu me gentil mia donna noia, uostramoroza 
gioia, uer chora mi serea distruggimento, donni 
crudel tormento, potendouo tornare in nostro 
istato. che dirittura noi chenoscifare. deggion 
pena portare, unde possa mendar ciò ca peccato. 

Gentil mia donna non possa uolere. mende- 
raggio apodere. checonmeo uiserui defolle amore, 
mai senpre a nostro onore, uoseruero diquan- 
teo so ualere. remosso onni uillano intendimento, 
eperesto conuento. piacciaui amor mia fedeltà 
tenere. 


79 


XLI. 
G. DARESSO. 

Altra gioì nonme gente, nealtramo decore. 
chelpregio elo ualore. delamoroza gente, cosi co- 
ralemente. madilei prezo amore, chenon porea 
far fiore, uerme cosa spiacente. Percheme più 
piacente, lomal semai meface. che loben non 
mi(8)piace. degente chenodrita. endezorrata uita. 
euiue aldispiacer donni ualente. 

Sor tutto amor meg[i]ente. degioiozo sauore. 
quello delmeo signore. (68 a) edecio giustamente. 
Pero che neramente, dalta beltà efiore, percheo 
no tal dolciore, chemen obbrio souente. Quando 
li tegnio mente. chell[i]a tutto ueracie. quanto 
abaron confacie. tutto edobra fornita, lopera sua 
conpita. detutto ciò cheuol pregio ualente. 

Percheo son silui gente, chemi pò ben tut- 
tora, far parer lamarore. dassai dolcie parvente. 
Malo dolcie neente. pò far dital sentore, chebon 
conoscidore. non sia delcertamente. Tante dolcie 
ualente. che encore eden facie. stansi chenonsi- 
sfacie. giamai ni fa(r) partita, lagioi chaggio sen- 
tita, de lui 8Ì(f)falla medolcie eualente. 

Conte dasanta fiore, deuoi parlo signore, 
cheuoi son maggiormente, cheo non dico seruente. 
eseruir pur mi piacie. segia merto non facie. 
macredo lamia uita. sera anche grasita. per noi 
aldobrandin conte ualente. 


80 

XLII. 

G. DARESSO. 

Ora chelafreddore. desperde onni uil gente, 
eche fall[a] edesmente. gioia canto eamore. Odi 
cantar uogliensa. per mantener piagensa. tutto 
trauaglio edanno, doglia noia eafanno. uegname 
donni parte, ma per forsa senparte. 

Quandomo asuo piacere, tenpo stagione al- 
loco, mestier faceli poco, isforsarse aualere. Mami- 
ster falli lora. chenel contrar dimora, per (68 b) 
mantenersi abene, che maggiormente tene, pregio 
nocher chatorto. uento a[c]quÌ8ta bon porto. 

Seper forsa decore. contra detutta noia, 
prendo eritegno gioia, e canto ora infauore. Donni 
sconfortato homo, che* conforti emir corno, ual 
meglio esser gaudente, non auendo neente. chauer 
losecol totto. dimorando acorrotto. 

Piangendo esospirando, non racquista lora 
terra, ma perforsa diguerra, saggiamente pu- 
gnando. E quello edapregiare. chesesa confortare, 
ladoualtri sconforti, ma ben proessa porti, sichen 
stato ben torni, non che dorma essogiorni. 

Conforti ognomo euaglia. che per ualor con- 
uene. che dima! torni abene, ese basso chesaglia. 
Chen dannaggio hom ualente. non fu mai lun- 
giamente. perche non uol dun danno, far dui 
magrande affanno, porta come quel ono. torni 
per forsa abono. 

Perfetto hom ualorozo. defuggir agio epozo, 
egiorno enotte afanno, seguir cessando danno, 
eprender pregio eprode, esi detto elom prode. 


81 


XLIII. 


G. DARESSO. 

Ailasso ore stagion dedoler tanto, aciascuno 
che ben ama ragione, cheo merauiglio utrouan 
guerigione. cha (68 e) morte nolagia corrotto 
pianto. Vedendo lalta fior senpre granata, elo- 
norato anticho uzo romano, chacerto pere crudel 
forte uiilano. sauaccio ella noe ricouerata. che 
lonorata sua riccha grandessa. el pregio quazi 
egia tutto perito, elo ualor elpoder sidesuia. 
olasso or quale dia. fu mai tanto crudel dan- 
naggio audito, deo comailo sofrito. deritto pera 
etorto entrin naltessa. 

Altessa tant[o] ella sfiorata fiore, fo mentre 
uerse stessa era leale, che ritenea modo inpe- 
riale. acquistando per suo alto ualore. Prouincie 
terre presso elunge mante, esenbraua chefar uo- 
lesse inpero, sicomo roma già fece eleggero, liera 
chalcun noi potea star auante. Ecio listaua ben 
certo aragione. che non sene penaua per prò 
tanto, comò per ritener giustisie pozo. epoi folli 
amorozo. defare ciò sitrasse auante tanto, chal- 
mondo noa canto, unon sonasse il pregio delleone. 

Leone lasso ornoe cheo lineo, tratto longhio 
elide*nti eloualore. elgran lignaggio suo motta 
dolore, edencrudel pregio miza gran reo. Eccio 
lì afatto chi quelli chesono. delaschiatta gentil 
sua stratt[i] enati, chefun per lui cresciuti eauan- 
sati. soura tutti altri ecollocati abono. Eper la 
grande altessa oue limise. ennantir (68 d) si chel 

Cod. Laar. B«d. 6 


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/ 


82 

piaghar quazi amorte, madeo diguerigion feceli 
dono, edel fé lor perdono, eanche elrefedier poi 
mafu forte, eperdono lor morte, oranno lui esoie 
menbre conquise. 

Conquise lalto comun fiorentino, ecol senese 
intal modo acangiato, che tutta lenta eldanno 
chedato. lia senpre comò saciascun latino. Lirende 
eitoUe ilpro elonor tutto, che monte alcino aua- 
battuto aforsa. monte pulciano mizo ensua forsa. 
edemarenma alacerina elfrutto. Sangimignan po- 
gibonise colle, euolterra el paieze a suo tene, 
elacanpana lensegne eliarnesi. elionor tutti presi, 
aue concio cheseco auea dibene, etutto ciò lia- 
uene. per quella sciatta che più caltra efolle. 

Folle chi fugge il suo prode echer danno, 
elonor suo fa che uergognia[i] torna, edibona li- 
berta oue soggiorna, agran piacer saducie asuo 
gran danno. Sotto signoria fella emaluagia. esuo 
signor fa suo grande nemicho. auoi chesiete in- 
fiorensa dicho. che ciò che diuenuto par uadagia. 
Epoi ehelialamanni in casa auete. seruitei bene 
efa(i)teuo mostrare, lespade lor con che uan fesso 
iuizi. padri e figliuoli aucizi. epiacemi che lor 
dobiate dare, per chobber encio fare, faticha assai 
deuostre gran monete. 

Monete mante egran gioi prezentate. aiconti 
ealiuberti (G9 a) eallialtri tutti, chatanto grande 
onor ua[n]uo coudutti. chemizo uano sena inpo- 
destate. Pistoia ecolle euolterra fannora. guardar 
nostre castella auostre spese, el conte rosso ama- 
rtMimel paiese. montaloin sta sigur sensa lemura. 
Ooripafratta tomoral pisano, elperogino chellago 
noi tolliate. eroma uol conuoi far conpagnia. 
onoro esegnoria. adunque pare che ben tutto ab- 


• ^ 


83 

biate. ciò che diziauate. potete far cioè re dei- 
toscano. 

Baron lonbardi eromani epugliesi, etosci ero- 
magnuoli emarchigiani, fiorensa fior chesenpre 
rinouella. a sua corte uapella. chefare uol dese 
rei dei toscani, dapoi chelialama(n)ni. aue con- 
quiz[i] (1) perforsa eisenesi. 

XLVI. 
G. DARASSO. 

Ailasso cheliboni elimal[uagi]. homini tutti 
ano prezo accordansa. dimettere ledonne in de- 
spregiansa. ecio più caltro far par cheloragi. 
Perche malaggia elben tutto elonore. che fatto 
an lor poi nan merto si bello, meo sarò lor ri- 
bello, e prenderò lalor sol defensione. eprouerag- 
gio falso lor sermone, eie donne bone inopera 
[e] in fede, mauoglio che dicio grasie mercede, 
rendano uoi gioi[a g]ioioza amore. 

Non per ragion ma per maluagia uzansa. 
scura ledonne aprezo hom singnoria. ponendolen 
dispregio enuillania. ciò chasse cortezia pone or- 
ransa. (69 b) Aiche uillan giudicio eche fallace, 
chaddeo earagione ellom tenuto, operonne statuto, 
sicome donna a guardar defallire, etanto auante 
quanto epio sire, emaggiormente assaggia oppc- 


(1) In origine è stato scritto conquizo, che leggesi ancora 
chiaramento. Se non che la o finale è stata cambiata in i per 
mezzo di un* asticella che la taglia perpendicolarmente, con un 
pantino sopra. 


84 

nione. adonque auemo aueder ])er ragione, qual 
più seguarda quel blasmar men face. 

Enbola robba aucide arde [o] desface. per- 
giura enganna trade o falsa tanto, donna quan- 
tom non già maquazi santo, elfatto so uerche 
quel dom fallacie. Charnal talento elloro dun 
podere, alqual donna sauen meglio contende, esel 
già lo sorprende, perche lei nesia porto prego 
opregio. machil porgie infallir debrai dispregio, 
equal remito e quel chesetenesse. suna plagente 
donna elrichedesse. comom fa lei de quanto el 
8au[a]lere. 

Giulio cezar non peno tenpo tanto, netanto 
mize tuttol suo ualore. aconquistar delmondo 
esser signore, talor non faccia indonna [hom] 
altretanto. Etale chenon mai uenta d[o]uene. 
poi più sauere eforsa enlom sitroua. per che 
nonsiben prona, non uol mafalla efa donna 
fallare, adonque che diritto an lei biasmare. già 
none merauiglia qual sarende. ma qual saiuta 
odefende. poi dentro (ed)efor tanto assalto tene. 

Quante più domo anformar da(69 c)mor fera, 
più fermamente ilteu poi lafermato. comò ferro 
che più duro tagliato, eten lataglia poi meglio 
checera. Elsuo onor torna aonta elprode adanno. 
se ne amico ne dio guarda fiore, a seguir bene 
amore, eom no(n) men taccio tanto co(r)ransa. tutto 
ragion non sia scitene amansa. enon de unda- 
mor tanto corale, chenuer sua donna stia ferme 
leale, madonna pur trouom for tutto inganno. 

Male san dir manongia deuizare. che deo 
che mosse se senpre aragione. delimo terra lom 
fecie eformone. eladonna dellom siccome appare. 
Adonque troppo più natoralmente. gentil cosa 


85 

chellomo emeglio enata, e più senbra chamata. 
ella fosse da dio nostro signore. e(e)maggiormente 
più fecali onore, che non per hom maper donna 
saluare. ne uolle e asse trare. eccio non fu sensa 
ragion già nente. 

Vale perse netto detto assenbrante. apresso 
ual chefa lomo ualere. chengegnio forso ardimento 
podere, ecorde tutto ben mettere auante. Lidona 
donna ensu amoroza spera, for chel non saue- 
ria quazi altro fare, chedormire emangiare, adon- 
que il senno eloualor challomo. daladonna tener 
lodea sicomo. ten loscolar d(69 d)aho maèstro 
larte. edella quanto face amala parte, dallom 
tener lo pò simel mainerà. 

Proualtra nondefo dicio cho detto, ma miri 
ben ciascuno seuer dicho. chegia nomendesdicho. 
destarne aconfession domo leale, epartanse duzar 
siuillan male, solo cui uillania pare mensognia. 
chel remanente trar desua uergognia. non sira 
tal chio già naggia deletto. 

Gentil mia donna fosse inuoi tezoro. quanto 
uè senno encor lapin ualente. fora uer noi ne- 
ente. esedeo pur per reina uitegnio. eui corona 
honor comaltra regnio. chetanto enuoi diben tut- 
tabondansa. cheuizo me amor chelamancansa. 
dognialtra prenda in uoi assai restoro. 

Adaresso lamia nera cansone. mando uoi 
amor per cui canpione. e seruo detuttaltre esser 
prometto. 


86 


XLV. 

G. DARESSO. 

Altra fiata aggio donne parlato, adefensione 
nostra e apiacere, eancho indizamore aggio ta- 
cere, oue dir possa cosa inuostro grato. Che 
troppo diuoi lasso indebitato, non nostro merto 
già mamia mattessa. cheo conto onte grauessa. 
honor tutto epiacer che diuoi presi, non chel 
dico non pesi, madebitor son noi chefabricate. 
orete mante elacci auoi laccian(70 a)do. diche 
merce domando, eprego uiguardiate aonne laccio, 
edali miei più auaccio. e io uaitero comò uofezi. 
selibere star più chalacciar uamate. 

Donne per donna edonna ehomo foe. isban- 
deggiato dezerto emesso amorte, edonna poi fedel 
benigna eforte, partorì noi canpion chene saluoe. 
Adonque donna per este ragion doe. uisio in 
ira ebonita in piacere, dea [uia] più comò auere. 
uisio odiar per eua uergognare. de lei eper lei 
mendare. ebonita amar tutta inmaria, enonmai 
colsuo parto auer discordio, nedalcon p'onto a- 
cordio. col serpente infernal chesodusse eua. enon 
sio so megreua. mostrare noi comel possiate fare, 
pur chefarelo noi greue non sia. 

Onni cosa edaodiar quanto tien danno, uisio 
dacui solo onnidanaggio. odiar dea deltutto onni 
coraggio, eamar senpre aconsomar lafanno. Dan- 
geli demon fece unde anno, dicielo inferno ediben 
mal peroe. umanità dannoe. emize aonta for di- 
paradizo. perlui fu cristo ucizo. auersitate fame 
e guerra tutta, nesol per esso adutta. se non 


87 

uisio alcun fusse non male, ma bene donni parte 
abonderea. quale danno terrea, sefere tutte onni 
demonio onni homo, soura fusser (70 b) dunomo. 
mauisio ancise tutti aun sol botto, detenporale 
morte edeternale. 

Chome non dir sipo mal che peccato, non 
bene sipo dir già che uertute. dacui solo agiu- 
stisia onni salute, come tutto dauisio e cruciato. 
Solo auertu dedio lo grande stato, inuertu fecie 
ereggie angeli ehomo, regno cita edomo, manten 
uertu esola essa e conore. inhom merta eamore, 
uertu dedio edomo un quazi face, unde profera 
dio conta homo tale, disonmo edeternale. regnio 
fai rede epartel dogni noia, sourenpiel donni 
gioia, uertu epossession donni riccore. lo qual 
non perde alcun sennon lui piace. 

Onni uizo comonni mal fuggire, uertu tutta 
seguir contutto bene, noi donque donne mie sen- 
pre conuene. macio chenonuiuol nente fallire. 
Echastita for cui donna gradire, non contuttaltro 
uertu mai poria. chechastitate obbria. escuza in 
donna quazi ognaltro mondo, aiquanto amo eco- 
mendo. donna chetene chasto corpo ecore. uiueren 
carne for uoler carnale, euita angelicale, angeli 
castità ano for charne. machi lane con carne, 
intante uia magior dangel dicendo, reina tale 
sponsata al re maggiore. 

(70 e). Chi non potè onon noi chastita tale, 
chea marito ouer auere dezia(^). dognialtro chasta 
incorpo eincor sia. setutto lei marito edesleale. 
Chemal uisio inhom forte sta male, mapure iu- 

(1) Nel codice; ouer* dezia. auere*. E chiaro che lo 
stesso copista fu il primo ad accorgersi deir inversione da lui 
ffttta erroneamente. 


88 

donna uia [più] perun cento, che donna incio 
spermento. face dauer cor traito enemico, dipa- 
rente edamico. demarito dese stessa ededio. che- 
uergognia engiuria aciascun face, unde senpre 
onta inface. edoglia incor chi più lama più iltene. 
aiquanto equal nauene. odio brobbio dannaggio 
onni reo dico, per diletto cheuano brutto emen- 
dio (1). 

Molte gente son matte(.) enullo e tanto, che 
marchi mille desse inpescie alcono. come donna 
daquazi onne suo bono. indeletto damor mesto 
conpianto. Più emaggio He noia che gioi manto, 
mira mira o madonna chefai. per siuil cosa dai. 
dio eamico elloro eltuo gran pregio, torni inuillan 
dispregio, ai quanto fora te donna men male. 
se lamadore tuo morte tedesse. che ben tal te 
uolesse. che pregio eamor ual più che uita. donna 
chesoppellita. inbrobbio tanto emizeria auizo. che 
peggio donni morte euita tale. 

Merce deuoi merce donne mercede, non 
senbiante damor non promessione. nicordoglioza 
altrui la (70 rf) mentagione. uiconmoua poi tanto 
uodecede. Che bene uiporia giurare infede, che 
qual più dicie cama einfingitore. edol sensa do- 
lore, molto promette a(n)cor di poco dare, uoi 
udendo gabbare, maodio uia più daltro eperi- 
gliozo. ma setutto con dice amasse forte, eselan- 
guisse amorte, crudele essere lui pietade tegnio. 
sedar uollesse un regn[i]o. più diueneno alcuno 
edaschifare. non che pregio eamor tolle amorozo. 

Conuen concastita adonna auere. umilita 
mansuetudo epace, figura mansueta auoi conface. 

(1) È letteralmente nel codice: etnendio. 


89 

orgoglio aspressa odio alcun tenere. Punger co- 
lonba aiche laide uedere. benigno cor lingua 
corteze eretta, che pace eamor metta, incasa 
efore auer ladonna dia. cheueder uillania. gar- 
rendo (e)mentendo ebiastimando. escir dedonna 
etal come se fele. rendesse arna demele, uazo 
dimanna par donna ede gioia, come render pò 
noia, quazi candida ro(b)ba edonna sia. saggia 
seben deuota onni guardando. 

S(i)[e]pregai noi dalor donne guardare, prego 
nonmen che lor dauci guard[i]ate. non per dio 
uafaitate. chelaccio elor catun nostro ornamento, 
ben dona intendimento, che uender uol chisua 
robba for pone, canal chenonsi uende alcun noi 
segna, negia mostra che tegna. lo tezoro suo 
caro hom chaladroni. lo mostri '(71 a) eaffassoni. 
donne secastita uè inpiacimento, coura onesta 
uostra bella fassone. 

Dittaggio manto enon troppo se bono. non 
gran matera cape inpicciul loco, digran cosa 
dirpoco. non si dire al mistero odicie oscuro, 
edice alcun cheduro. easpro mio trouato asapo- 
rare. epote essere nero unde cagione, chema- 
bonda ragione, percheo gran canson faccio eserro 
motti, enulla fiata tetti, locar loco liposso undeo 
rancure, cun piccini motto potè un gran ben fare. 

XLVI. 

G. DARESSO. 

Amor tantaltamente. lomeo entendimento. 
aue mizo chenente. aggiardimento dicontarle dire. 


90 

Como dilei maprizo. meuista tal prezento. che- 
lei a certo mizo. come suo signoraggio. (e) men 
dezire. Achedio maneggio, certo celar non deggio. 
nonchecelar lobene. chedelsignore auene fosse 
fallire, falla chepiu plagente. nolfa cheluer con- 
sente, ma alomale dia. hom ben donare obbria. 
poi uol seruire. 

Eo cheseruir talento, laditta uita tegno. 
almale obbria consento, alben chenmente enuizo 
ognor mesia. Elopera laudata, dicio metter son 
degno, tanto chessia cercata, achie dalta donna 
insignoria. Seserue for fallensa. chenoi aggia 
temensa. perchetantalta sia. chegia degentilia non 
uen orgoglio. Maeccio nonfallire. lipo gioia sen- 
tire, comomo chedezia. desu par signoria laudar 
non uoglio. 

(71 b) Tantalto signoraggio. odiziato auere. 
non credo auer n[e a]ggio. almondo par segondo 
mia ualensa. Eccio considerando, quante dolse 
elpiagere. suo midistringe amando, uecino foi 
chemorto ditemensa. Me adesso mipreze. unpen- 
sero corteze. che senpre gentilessa. loc[a]r face 
altessa. inpietansa. Allor temer demizi. fedeltà 
lipromizi. comò lauea encoraggio. lei feci prender 
saggio per senblansa. 

Poi cafermo lo saggio, confina canoscensa. 
cliera difinomaggio. mefu suo signoraggio con- 
ceduto. Nelsuo chiarito uizo. damoroza pla- 
gensa. fudalto core mizo. chel sensa ciò nonmai 
fora partuto. Quando decio macorse. tal gioia 
encor me(f)[p]orse. ohenmi face affollire. eueggio 
pur gradire men sua plagensa. Adonque non 
dan(n) aggio, mifa lotemor caggio. madeggiol 


91 

bene amare, chestorbato mafare uer lei fal- 
lensa (*). 

(71 e) Sicomera demando, far lei sensa ra- 
gione, poi ueggio chessi stando, soura monichi 
tanto elmeo seruire. Peron tacer masseruo. eche- 
gia guiderdone, nondea cheder bon seruo. bizo- 
gnai no chei chide elsuo seruire. 

XLVII. 
G. DARESSO. 

Gioia gioioza plagente. mizura eragione, 
tutta stagione deggiasi trouare. Como epiu pos- 
sente, losignore più dia. ala sua signoria ragion 
uzare. Perche senpre lauansa. apregio eapossansa. 
alo piacer dedio edelagente. Chisua guida non 
prende, aloncontraro scende, alafine delgioco uen 
perdente. 

Per[o] perdeo uipiaccia. corgoglio euillania. 
lasignoria diuoi nondeggia auere. Chetanto poi 
uè piaccia, mizura ecanoscensa. nona potensa 
inuoi nepo auere. Ora torni aragione. lauostra 
oppinione. per dio plagente donna eamoroza. 
Sicchaggiate pietansa. dime cadabondanza. amo 
più uoi cheme odaltra coza. 

Desto amore meo. mauene cime lasso, come 
quei lasso sua sementa face. Ecome quei che reo. 
nemico onora eserue. che pur lui diserue estrugge 
esface. Chenonmi parto matto, nonposso sisson 


(1) Qui è nel codice uno spazio bianco^ nel quale poteva 
•criTeni un* altra stanza. 


92 

inatto (^). (TI d) Chemeglo amo dauoi. ciò chio 
nechero altroi. tutto quello che deo uorrebbi 
auere. 

Amor non mi dispero, chenon fora ualensa, 
bona soffrensa fa bon conpimento. Chelo grecesco 
enpero. lora che troia assize. nonse deuize per 
soffrir tormento. Neperchessi fortera. chedinulla 
mainerà, uedea chessi potesse conquerere. Epur 
mise lamorte. echilosuo più forte, conquide dobla 
lauda uol auere. 

Poi mai nonmi rafreno. amor de noi ser- 
uire. dichiedire mersede abon ragione. Edaueraue 
meno, ogne gioia dimene, solo chebene uisia qual 
chestagione. Chepiu a che serete. più dolse ed- 
auerete. più in uoi damore chenuUa criatura. 
Chelogrande amarore, puote tornar dolsore. epiu 
dolse chedolse per natura. 

Amor pur uincer creo, conbattendo perdeo. 
edo lemie battagle si ordinate. Centra dizamor 
fede, econtrorgoglo [mersede] econtra feressa 
humilitate. 

XLVIIL 

G. DARESSO. 

Tutto cheo poco uaglia. forseroma ualere. 
percheo uorrea plagere. alamoroza cui servo mi- 
dono. Ede lamia trauaglia. terraggio esto sauere. 
chenon faro parere, camor maggia granato comeo 
song. Cheualidor ualente. pregio e cortezia. non 

(1) Qui è nel ma. lasoiato bianco lo spazio per un Teno. 


93 

falla nedismente. nondicheo checio sia. mauorria 
similemente. (72 a) ualer sunque poria. 

Damar lei nonmi doglio, machemi fa dolere, 
lomeo folle uolere. chemaue adutto aamar sial- 
tamansa. Souente necordoglio. nosperando potere, 
lomio dizio conpiere. neperuenire insigrandalle- 
gransa. Machemida conforto, cauer nochier ta- 
lora, contra fortuna porto, cosi dimiannamora. 
nonprendo disconforto, nemidisperancora. 

Homo chendisperansa. sigetta per doglensa. 
disperde canoscensa. eprende loco estato difollia. 
Allor face mostransa. segondo mia paruensa. che- 
poca diualensa. ritegn[i]a edaggia sua uil signoria. 
Maquellie dapregiare. chedun greue dannaggio. 
sisa ben confortare, edeo simil uzaggio. terrò 
delmeo penare, già nondispereraggio. 

XLIX. 

(73 a) MESSER GUIDO GUINISSELLI 

DA BOLOGNA. 

Madonna il fine amor chedeo uoporto. midona 
sigran gioia edallegransa. chauer mipar damore. 
Che dogni parte maducie conforto, quando mi- 
menbra diuoi lantendansa. affar mi diualore. Ac- 
cio chelanatura mia me mina, aesser diuoi fina, 
cusi distrettamente innamorato, chenmai innaltro 
lato, amor nonmi pò dar fin piagimento. ansi 
dauer mallegra ogni tormento. 

Darallegransa amoroza natura, senseser lomo 
addouer gioi conpire, inganno misimigla. Camor 
quande dipropia uentura. di sua natura adopera 


94 

anmorire. consi gran foco pigia. Edeo chesson 
ditale amor sorprizo. tegnomaggraue mizo. en- 
nonso che natura deconpire. se(n)non chaudito 
dire, chenquello amare epperiglozo inghanno. 
cheomo afFar diletta eporta danno. 

Sottil uogla uipoterea mostrare, come diuoi 
maprizo amore amaro, ma ciò dire non uoglio. 
Chentutte guize uideggio laudare, perche pio 
dispietozo uonde echiaro, sebiasmo uinde toglio. 
Fimi forse men danno assofferire. camor pur fa 
bandire, chetutta scanoscensa sia inbando, echir- 
ritrael comando, ellacusanza dicului chalmale: 
mauoi non biasmeria istia seuale. 

Madonna dauoi tegnio edol ualore. questo 
mauene stando noi prezente. cheperdogni uertute. 
Che lecose propinque allor fattore, siparten no- 
lente (73 &)ro etostamente, per gire uson nasciute. 
Dame fanno partute euenen noi. dove son tutte 
epioi. eccio uedemo fare aciascheuno. chelsi- 
metten comuno. più uolonteri trali assai ebboni. 
che(n)non stan sol sen(r)ria parte noi poni. 

Inquella parte sotto tramontana, sono li- 
monti delacalamita. chedan uertu dallaire. ditrar 
loferro ma perche lontana, noie disimil petra 
aueraita. perfarlo adoperare. Chessi dirissi lagho 
uer lastella. mauoi pur sete quella, chepossedete 
imonti delualore. unde sispande amore, egia per- 
lontanansa none nano, che sensaita adopera 
lontano. 

A ideo nonso chefaccia ninqual guiza. che- 
ciascun giorno conto alauenente. intender me non 
pare. Chen(l)lei nontrouo alcuna bona entiza. 
undardisco amandare umilemente. allei merce 
chiamare. Esaccio cogni saggio porto fino, damor 


95 

cheman dimino, cogni parola cheaccio for porto, 
pare un corpo morto, feruto alasconfitta delmeo 
core, chefuggie labataglia uuince amore. 

Madonna le parole cheo uodico. mostrano 
chenme sia dismizura. dogni for falsitade. No 
inuoi troua mercie ciò chefatìco. nepar camor 
possa perme drittura. sor nostra podestade. Ne- 
posso uhque sentire unde mauene. 8e(n)non che- 
penso bene, camor non poreauere inuoi amansa. 
ecredolon cer(73c)tan8a. machi uol dicha delo 
innamorato, chalafine poimore edizamato. 

Orannauante parte lochantare. da me manon 
lamare. estia ormai in nostra conoscensa. lodon 
dibenuoglensa. chicredo benauer tanto narrato, 
seben sipagha molto elacquistato. 


L. 


MESSER GUIDO GUINISSELLI. 


Donna lamor misforsa. cheo uodeggia con- 
tare, comeo sonnamorato. Eciascun giorno in- 
forsa. lamia uogla damare, pur fusseo meritato. 
Sacciate inueritate. chessi prezel meo core, diuo- 
incarnato amore, chanmore dipietate. econsomar 
lofa(i)te. ingranfochenardore. 

Naue chescie diporto, con uento dolse ep- 
piano. franmar giunge innaltura. Poi uen lotenpo 
torto, tenpesta egrande affanno, gliaducie lauen- 
tura. Allor sìsforsan molto, comò possan canpare. 
che non periscan inmare, cosi lamor ma colto, 
edibon loco tolto, emizo atenpestare. 


96 

Madonna andini dire, chennaire nascie un 
foco, per rincontrar dei nenti. Se(n)non moren 
uenire. in nuuiloso loco, arde inmantenenti, ciò 
chedimora loco, cosi lenostre uoglie. contrarie 
saccoglie, unde minasce unfoco. loqual sastingie 
un poco, illacrime e in doglie. 

(73 rf) Grane cose seruire. signor contra 
talento, esperar guigliardone. Emostraren parere, 
chessia gioial tormento, contra suoppinione. Don- 
qua side gradire, eo cheuoglo ben fare, eghirlanda 
portare, dimolto orgoglio ardire, chesseo uoglo 
uer dire, [eo] credo pingier(e) laire. 

Appingiere laire son dato, poi cattai son 
condutto. lauoro enonacquisto. Lasso cheo lifui 
dato, amore atal madutto. fragliatri son pio 
tristo. Osignor giezo cristo, fui pero solo nato, 
distare innamorato, poi madonna la uisto. meglc 
cheo mora inquisto. forse nara peccato. 


LI. 


MESSER G. GUINISSELLI. 

Alcor gientil repara senpre amore, coma 
laselua augiello alauerdura. Nefu amore auante 
gientil core, negientil core auanti amor natura. 
Caddesso cheffulsole. sitosto losprendore fu lu- 
ciente. nefu auantel sole. Eprende amore ingen- 
tilessa loco. eu8Ì propiamente, come chalore in- 
clarita difoco. 

Foco damore ingentil cor sapprende, come 
uertute inpetra presioza. che dalastella ualor noi- 
discende. auanti il sol lafaccia gientil cosa. Poi 


97 

ehena tratto fore. persua forsa losol ciò cheglie 
uile. istella ida ualore. Cusi locor chestratto da- 
natura. esletto pur gientile. donna guiza distella 
lonnamora. 

(74 a) Amor per tal ragion stan cor gien- 
tile. per qual lofoco incima deldopprero. Isprende 
alsu diletto chiar sottile. noUi sterealtra guiza 
tante fero. Pero praua natura, rincontra amor 
comò fa laigua ilfoco. lo caldo per freddura. 
Amore ingientil cor prende riuera. comol dia- 
mante loco. cha(d)de loferro tene lamainera. 

Fere losole ilfango tuttol giorno, uile riman 
nelsol perde colore. Dise om gientil perischiatta 
ritomo, lui senbra fango elsol gientil ualore. 
Che nonde dare om fede, che gientilessa sia for 
dicoraggio, indegnità direde. Senuertute none 
gientile core, comaigua porta raggio, el ciel ri- 
tien lestelle elosprendore. 

Risprende lantelligensa delocelo. delcriator 
pio chainostri occhil sole. Quella lintendi suoi 
fattor locelo. locel uoglendo allui ubedir siuole. 
[siconsegnio dalprimero gusto ideo beato chon- 
pimento chosi dare, doueria auere labella donna 
pochegliochi prende delo gientile talento chedilei. 
vbidire mai nosi dispende.] 

Donna dio midira cheprosumisti. essendo 
lalma mia allui dauante. Locel passasti enfiname 
uenisti. euano amor desti me persenbianti. Ame 
conuene laude, ealareina dereiame degnio (i). per- 
cui cessognie fraudo. Dirlli poro tenea dangiel 


(1) La prima lettera è stata evidentemente corretta: par 
che prima si leggesse regnio. 


Cod. Laur. B«d. 


98 

senbiansa. chefusse delsu regnio. nonfea fallo 
seo lipuosi amansa. 

Ln. 

(74 ò) MESSERE GUIDO GUINISSELLI. 

Lofin pregiauansato. chalo meo cor sarrea. 
accio come sarrea. chella ogne ualore. inuerme 
conprouato. Per fine amor sarrea. che adir non 
sarrea. tutto quanto ualore. Perche non uorrea 
dire, che non possol meo core, dimostrare finero. 
accio chenonfinero lamia uita. 

Amare miconuene. chemison mizo attale. che- 
non dicie mai tale, maimifa orgogl(i)ansa. Comon 
chepingie bene, colora uizo tale, chelli conuen 
mattale, essofrire orgogliansa. Perche ame con- 
uene. soffrir ciò che auene. maeo uoglo soffrire, 
tutto lomeo penare, perche nonpo penare lungia 
stagione. 

Lasua beltà piagiente. elfine amor cheppuro. 
inuerme chesson puro, illei tutta piagensa. Regna 
pregio ualente. eualer chenno puro, dire sialto 
puro, tantauera piagensa. Già percui lomeo core, 
altiscie intal lucore, chessi ralluma come, sala- 
mandran foco uiue. chenogni parte uiue lomeo 
core. 

Dunamoroza parte, miuen uoler chessole. 
cheinuerme p[iu] sole, che nonfa lapantera. Che- 
duza innuna parte, chelle uantescie sole, chedi 
pio color sole, su uizo chepantera. Anche inuoi 
spero, merse che non dispero, perchenuoi pietate. 
fin pregio [et] bon uolere. perche auoi uolere 
lomeo cor pare. 


99 

(74 e) Ladobbra canosciensa. chenuoi tut- 
tora mira, chechiunqua uomira. nona conside- 
ransa. Mauete ben saccensa. chechiuoi serve e- 
smira. non pò fallir senmira. nostra consideransa. 
Percheo nonaro fallo, percheo dimorin fallo, che 
già lunga speransa inuoi. damor chio uaggio. che 
non credo se uaggio altro uenire. 

LUI. 
GALLETTO PISANO. 

Credeamessere lasso, come quei chessi parte, 
dacio chepio glie danno. Orson caduto oilasso. 
loco non ebbi parte, trapassate pio danno, comò 
adesser seruo. deuoi donna cui seruo. debon cor 
ciome uizo. Si siete addorna e gente, faite stor- 
dir lagente. quando uomiran uizo. 

Edeo ponendo mente, lauostra fresca cera, 
chebianca più che rizo. Feristemi lamente. un- 
dardo comò cera, leuastemi lo rizo. Leman no- 
stre eia ghola. cogliocchi midan ghola. tanto 
aueder si miro, mostran chelautre menbra. ua- 
glian pio ciò mi menbra. pur detanto mis miro. 

Volea ueder non pare, iiessuna donna ruma, 
quanto noi bella sia. Non trouai nostra pare, 
cercato infina ruma, grasie mercie no sia. Leuo- 
8tre beltà sole, chelucen pio che sole, mano da- 
more punto. Cheo nera sordo e muto, ormene 
uesto emuto, echantone ogni punto. 

Lomeo cor nonfa fallo, seddame sidiparte. 
esaglisce inuoi alpe. Maimi (74 d) conforta fallo, 
nonuo loco ne parte, eppio carcione in alpe. 


100 

Malpie leghato e serra, eppoi mistringie eserra, 
enon uol cheo sormonti, louostro amor che colpa, 
ameue sensa colpa, famesser pian di monti. 

Louostro amor micura. diuano amor ma 
mondo, eson pio fermo e saggio. Poi chenuoi 
misi cura, sourana desto mondo, cheddamor siete 
saggio. Saluostro amor maresto. adassai pio sottil 
resto, silegha saggio e matto, di bella donna 
ghallo. chamo ben dicho ghallo. eheciascun nedo 
matto. 

LIV. 

LUNARDO DELGUALLAGHA- 
RINTRONICO. 

Sicomel pescio allasso. cheprezo afalsa par- 
te^ son quei camar sadanno. Peggior gittan chel 
lasso, salamon chesse parte, disse lomal che 
danno. Alsuo senno ma seruo. conamor non con 
seruo. cheffe fallir da uizo. loprofeta pia gente, 
pogho nonfo piangente, fora dipara uizo. 

Seloscritto non mente, per femmina trec- 
cerà. sifiFo merlin de rizo. Esenson mala mente, 
tradii una leccera. troia strusse parizo. Per elena 
par ghola. si che gva non par ghola. sila strusse 
la miro, quando deua mi menbra. nullaltral cor 
mi menbra. dilor opre mis miro. 

Chiuol dalor can pare, tagli lalor paroma, 
ehepiena difal sia. Mentre cheppon trappare. allor 
dicen ca roma, creden uoghar uan sia. Eio pero 
lassole. ciascunne tal qual sole, desto senno (75 a) 
nospunto. nenonmene rimuto, neuersi nerimuto. 
senpre pio cipro punto. 


101 

Chissinnamora isfallo. odito insaggia parte, 
manta dimale palpe. Chibon senna rifallo, echi 
ben siconparte. uiue come[n] mar salpe. Folle 
chi quiui serra, chisaglien alta serra, uuope ca- 
basos monte, cui amor fier mal colpa, tanto ual 
cames colpa, amor guai chia monte. 

Lachiaraire fu scura, agilio [et] fioresmondo. 
lolor detto fai saggio. Echiui si asigura. guardina 
quei chamondo. uedra[n] dalor losaggio. Seruen- 
tesa diresto, uacheper serui resto, pio puro coro 
matto, aquei chanon digallo, sedio di mal tra 
gallo, noncreda neauista nea matto. 

Qualome damor preso, arriuate anmal porto, 
allor noe insua baglia. Daltersoletto appreso, asua 
gaiza miporto. salcuna misin baglia. Prendo del 
su mistero, quello cheme mistero, eper altro non 
lamo. per uista cheme faccia, neper beltà di 
faccia, pio no[v] attoccho lamo. 


LV. 


NOTAR JACOMO DALLENTINO 

Madonna dir uouoglo. comò lamor maprizo. 
inuer logrande orgoglo. cheuoi bella mostrate eno 
maita. Glasso lomeo core, chentante pene emizo. 
cheuiue quando more, per bene amare eteneselo 
auita. Dunque moruuiueo (^). no malocore meo. 
assai più spesso eforte, che non faria dimorte 
naturale. Peruoi madonna cama. (75 b) pio che- 


(1) Il ms. ha letteralmente così. Il Taticano 3793 ha questa 
lesione: dunquamorireeo , e il palatino 418: donqua moro eo. 


102 

sestesso brama, euoi pur losdegnate. amor uostra 
mistate uidi male. 

Lomeo namoramento. nonpo pareren detto, 
masicome losento. corno lopenseria nediria lin- 
gua. Eccio chio dico enente. inuer cheo son 
distretto, tanto coralemente. fochaio alcor non- 
credo mai sistingua. Anse sepur alluma, emai 
nonme consunma. lasalamandra aldine, chenfra- 
lofoco uiue stando sana. Eo sifFo per longozo. 
uiuon focamorozo. enonso chemidica. lomio lauoro 
spica enoningrana. 

Madonna simauene. cheo nonposso auenìre. 
comic diciesse bene, lapropia cosa cheo sento 
damore. Chassi comom prudito. locor mifa sen- 
tire, chegiamai none quito. mentre nonpo toc- 
chare ilsuo sentore. Lo nonpoder mi(s)torba. 
comon chepingie estorba, epure lidispiacie. lopin- 
giere chefacie esse riprende. Chenon fa pema- 
tura. lapropia pintura, enone dablasmare. omo 
che cade in mare achesaprende. 

Louostramor chemaue. inmare tenpestozo. 
essi comò lanaue. chalafortuna getta ogni pe- 
zante. Ecanpan per logetto. diloco periglozo. 
similemente eo getto, auoi madonna limici so- 
spiri epianti. Chesseo noligittasse. parrea che- 
forfondasse. ebbene forfondara. locor tanto gra- 
uara insuo dizio. Chetante frange (7 5 e) atterra, 
tenpesta chessatterra. edeo cosi rinfrango. quando 
sospiro epiango posar creo. 

Assai mison mostrato, auoi bella spietata, 
comeo so innamorato, macredo chedispiaceria uoì 
pinto. Poi came solo lasso, cotal uentura edata, 
perche nonminde lasso, nonposso dital guiza amor 
mauinto. Vorria corauenisse. che lomeo core 


103 

scisse, comen carnato tutto, enonfacesse motto 
uoisdegnoza. Chamore atal ladusse. casse uipera 
ifusse. natura perderea. atal louederea fora pie- 
toza. 

LVI. 
N. JACOMO. 

Benme uenuto prima alcor dogiensa. poi 
ben uoglensa orgoglo merendente. Di noi ma- 
donna contra mia soffrensa. none ualensa far 
male asofrente. Tante potente uostra signoria, 
cauendo male piuuamo ogni dia. pero tuttor 
latroppo siguransa. obbria canoscensa eonoransa. 

Adunque amor ben fora conuenensa. dauer 
temensa comò laltra gente. Chetornano lalor di- 
sconoscensa. alacredensa deloben uoglente. Chic 
temente fuggie uillania. epercouerta tal fa cor- 
tezia. cheo non uorrea dauoi donna senbiansa. 
sedalocor nonuiuenisse amansa. 

Chiatorto batte o fa incresciensa. (75 d) difar 
plagensa pensa poi sipente. Pero mipasco dibona 
credensa. camor comensa prima adar tormente. 
Dunque più gente serea lagioi mia. sepersoffrir 
lorgoglo sumelia. ela(so)feressa torna inpietansa. 
bello pò fare amore cheglie su uzanza. 

Eo nonni faccio donna contendensa. maubi- 
densa eamo coralmente. Pero nondeggio pianger 
penitensa. chenuUo sensa colpa epenitente. Na- 
turalmente auene tutta uia. comò sorgogla [a]chi- 
locontraria. mal nostro orgoglo passa sorcoitansa. 
chedismizura contra umiliansa. 

Euoi chesiete sensa percepensa. corno fio- 


104 

rensa chedorgoglo sente. Guardate api8a digran 
canoscensa. cheterae tensa dorgoglioza gente. Si- 
lungiamente orgoglo ma inbailia. melano delchar- 
roccio par chessia. esessi tarda luraile speransa. 
chisofra (^) conpie e uincie ogni tardansa. 

LVII. 
N. JACOMO. 

Madonna mia auoi mando, in gioi limiei 
sospiri, calungiamente amando, nonni porea mai 
dire. Comera nostro amante, elealmente amaua. 
epero chio dottaua. nonno facea senbrante. 

Tanto setalta egrande, chio uamo pur dot- 
tando, enonso cui uomande. permessaggio par- 
lando. Vndio prego lamore. accui pregha ogni 
amanti, limiei sospiri epianti, uopungano locore. 

(76 a) Ben uorria sio potesse, quanti sospiri 
getto, cogni sospiro auesse. spirito eintelletto. 
Chauoi donna damare, dimandasser pietansa. da 
poi cheper dottansa. nonuo posso parlare. 

Voi donna malcidete. eallegiate apenare, 
dapoi cheuoi uedete. chio uodotto parlare. Per- 
che nonmi mandate, tutta uia confortando, cheo 
non desperi amando, delauostra amistate. 

Uostra cera plagente. merce quando uochia- 
mo. mincalcia fortemente, chio uami più chio 
uamo. Chio nonni potoria, più coralmente amare, 
ancor chepiu penare, poriasi donna mia. 

(1) Nel ms. è: chisofra ^conpie e uincie ogni tardansa. 
Cioè da mano seconda è stato il testo ordinato così: chisofra e 
uincie conpie ogni tardansa. 


105 

Ingran dilettansera. madonna in quello gior- 
no, quando tiformai in cera. Le bellesse dintorno. 
Più bella miparete. chaizolda labronda. amoroza 
gioconda, chesouro ognaltra siete. 

Ben sai chesson nostromo, sauoi non dispia- 
cesse, ancora chelmio nomo, madonna non di- 
cesse. Per uostro amor fui nato, nato fui dal- 
lentino. dunqua debbesser fino, dapoi cauoi son 
dato. 

LVIII. 
N. JACOMO. 

Merauiglozamente. unamor midistringe. es- 
souena dognora. Comomo cheten mente, inaltra 
parte epinge. lasimile pintora. Cosi bella facceo. 
dentra loco(76ft)re meo. porto la tua figora. 

Alocor par cheo porte, pinta comò parete, 
enonpare difore. Emolto mipar forte, nonso seni 
sauete. comio uama bon core. Chasson siuergo- 
gnoso. cheo pur uiguardo ascoso, enonui mostro 
amore. 

Auendo gran dizio. dipinsi una figura, bella 
uoi simiglante. E quando noi nonuio. guardon 
quellan pintura, eppar cheo uaggia auante. Si- 
comom chessicrede. saluare per sua fede, ancor 
nonuadauante. 

Alcor marduna dogla. comom che tene il- 
foco. alo suseno ascozo. Equanto più lonuogla. 
tanto prende pio loco, enonpo star rinchiozo. 
Similemente ardo, quando passe nonguardo, auqi 
uizamorozo. 


106 

Si colpo quando passo, inuer uoi nonmi giro, 
bella peruoi guardare. Andando adogne passo, 
sigitto uno sospiro, chemifaciangosciare. Ecerto 
bene angoscio, chapena miconoscio. tanto forte 
mipare. 

Assai uaggio laudata, madonna inmolte par- 
te, dibellesse chauete. Nonso sene contato, chio 
lo faccia per arte, cheuoi uene dolete. Aggiatelo 
per singua(^). ciò cheuoi dire alingua. quando 
uoi miuedite. 

Mia chansonetta fina, uachanta nona cosa, 
moneti lamaitina. Dauante alapiu fina, fiore 
dognamoroza. bionda pio chauro(76c) fina. Lo- 
nostro amor checharo. donatelo alnotaro. che- 
nato dallentina. 

LIX. 
GALLETTO. 

Innalta donna omizo miantendansa. inquella 
chanbailia. gioie solasse etutto insegnamento. Lo- 
meo core innaltessa sauansa. pio chio nonsolia. 
conforteraggio lomion tendimento. Che ben cono- 
sco eaggiolo prouato. cheogne bon seruire eme- 
ritato, chiserue abon signore apiagimento. 

Apiagimento confina leansa. lomio cor su- 
melia. esserne lane tutto addornamento. Liama- 
dori losaccianon certansa. chio ciò chegholia. 
chio seruo lalta donna asuo talento. Addir lomeo 
mandao per suo celato, cogni meo bon seruire 


(1) forse singna; il palatino 418 ha insegna, Kel codice 
ò però chiaro singua. 


107 

He tanto ingrato, chaprodessa uerrande aperdi- 
nniento. 

Aperdimento perdei miallegransa. perciò chio 
mìdolia. mìfa sbandir p[oi] sonacomandamento. 
Dìquella chemitienen sua possansa. sensella non- 
ualia. oruiuon bona spene gioia sento. Tal forsa 
lalta donna dalsu lato, chelouilomo fa esser pre- 
giato, elomutulo torna inparlamento. 

Inparlamento engioco ennallegransa. più cheo 
non solia, uiuiamo insenbre sensa partimento. Li 
mai parlieri chemetteno scordansa. in mar disec- 
celia. possanegare (u)uiue(76rf)ratormento. Cha- 
perlifini amanti egiudichato. launque mal parlier 
sia frustato, alalta donna piacie esto conuento. 

Conuento midonao disuamansa. un giorno 
chio salila, alogiardino insuo difendimento. Vna 
roza mandaomi per simiglansa. più caltro fiore 
aulìua. undio lo tegno bon cominciamento. Dal- 
lalta donna chenma sigurato. colsuaulente fior 
chema donato, bon cominciare aspetta conpi- 
mento. 


LX. 


MESSER RUGERI DAMICI. 

Già lungiamente amore, sono stato inmia 
bailia. enon curaua daltro signoraggio. Orsonon 
tal tinore. siche giamai non porla, partir sinma 
distretto il mio coraggio. Elo suo bel uizaggio. 
chedodogne beltà saggio minflanmao. etutti glialtri 
penser mileuao. 


108 

Lesuoi bellesse tante, cheportan uizo eman- 
tene. tuttor saddobla tanta diplagensa. Mifa (pi)- 
[si] fino amante, che gioi miparno lepene. eppur 
damar micrescie benuogliensa. Diquella cotemensa. 
didir lamia dogliensa euorria dire, perche giamai 
nonei tanto dardire. 

Deo corauesseo tanto, dardimento cheo con- 
tasse, lemie pene alamia donna ualente. Forse 
carebbe alquanto, merse ancor nomamasse. cha- 
per senbianti porca star ghaudente. enoli sterea 
gente, poi chedime temente chio perisse, [per cheo] 
(si) uorrea chellalmeo mal sauisse. 

(77 a) Oime chedi[ch]o folle, chasse mac- 
cogle dinnora. ancor nolfaccia daraorozan teza. 
Pertanto nonmi toUe. lo sguardar chemassigora. 
elasperansa già nonme difeza. Diquella benapreza. 
chedamare siacceza lamia mente, cheo nolo porea 
dir nestar tacente. 

Scio lotaccio pero, essio dico dottansa. non- 
saccio selipiaccia osiaspiagire. Vnde merse lichero. 
chenoi torni apezansa. per chio uorrei dimorte 
guarentire. Che più per suo seruire. che già dal- 
tro uolire nono talento, chasseo mimoro ella lo 
perdimento. 

LXI. 
N. lACOMO. 

Uostrorgoglosa cera, elafera senbiansa. mi 
trae di finamansa. emettemi nerrore. Fanmi te- 
nere mainerà, domo chendisperansa. chenon mo- 
stra senbiansa. dauere alcun ualore. Incio biasmo 
lamore. chenonuida mizora. uedendoui sidora. uer 


109 

naturale uzansa. Ben passa costumansa ede quazi 
for dozo. laffar nostro noiozo. per leuessa dicore. 

Del nostro cor certansa. beno ueduto in- 
parte, chassai pogho siparte. uista dapensamento. 
Senon fusse afallansa. proponimento darte. che- 
dimostrasse sparte, altro cauen talento. Ma lofin 
piacimento, dacui lamor discende, solo tista lo- 
prende. encore lonotrisce. Si che dentro sacrisce. 
formando sua mainerà, poi mette for sua spera, 
efande mostramento. 

(77 b) Pero madonna mia. non pò modo 
passare, nestagionobbriare. ogna cosa asu loco. 
Conuien chello pur sia. chemanifesto pare, etutto 
lapostare. uerso lamore epoco. Vedete pur lofoco. 
chefin chesente legna, inflanma enonsi spegna, 
nepo stare nascozo. Cosi lamore cozo. perfermo 
signoraggio. che conuen per coraggio, conuen che 
mostri gioco. 

Nome (^) mostrate gioco, negaio senblamento. 
dalcuno bon talento, undauessallegransa. Marni 
mettete inloco, ondio gran noia sento, chefaite 
infingimento, diuerace amistansa. Ecioe gran fal- 
lansa. checosi mitradite. poi chetanto sauite. tro- 
uate alcuna guiza. che non siate ripriza. disigran 
fallimento, diuista inpensamento, aggiate in cor 
fermansa. 

Dime fermessa auete. chiso inuostra tenuta. 
pero meo cor nonmuta, difar leale omaggio. Dun- 
que seuoi misete. disi fera paruta. bene straina 
partuta. perbene auer dannaggio. Poi sauete 
cheoltraggio. cangiate laferessa. chenon pregio 

(1) La lettera rubricata è però C stata con dei freghe ttini 
canceHata; Cotne. Sotto è a penna indicata la lettera », come ò 
per tatte le iniziali rubricate. 


no 

nealtessa. contra umile uzare. Como di grande 
affare, perde losuo sauere. che longa[n]na uolere. 
persoperchio coraggio. 

LXII. 
MATHEO DERRICCO DAMESSINA. 

Amore auendo interamente uoglia. disodi- 
sfare alamiannamoransa. per noi madonna fé- 
cimi gioiozo. Benmi terrea be(77 c)ne auenturoso. 
seo nonauesse aconceputa doglia, delanostra mo- 
roza benenansa. Mentre cheo diziaua. nere cheo 
tormentaua diziando. manon crudelemente. E male 
auendo epur benaspettando. Iemale mera assai 
meno pungente. 

Dapoi cheper lamia disideransa. amor diuoi 
midiede plagimento. lamia fauilla ingran foche 
tornata. Eia picciula neue ingran gelata, chaggio 
trouata in uoi tanta fall[i]ansa. unde maradobrato 
lo tormento. Dunque meglio mi fora donna cheo 
fossancora dizioso. candar dimale inpeio. Como 
faceo diuenendo geloso, chese uoi perdo euoi 
perdete pre(g)io. 

Poi chenuoi trono tanto fallimento, che du 
part[ute] faite duno core, dauoi mi parto ancor 
misia pezansa. Sicome quei chepiangie dallegransa. 
chelassa ancor lisia displagimento. male per bene 
ebene permiglore. Mauoglo chesacciate. chedela- 
uostra colpa son pezante. come finamadore. Da 
uoi partendo lassoui a unamante. chenon con- 
uene un regno adui signori. 

Bene maluagio chibon fatto obbria. equelli 
eppio maluagio eschanoscente. chegran respetto 


Ili 

inette innobriansa. Edio auendo in ciò conside- 
ransa. nonson più uostro (77 d) euoi non donna 
mia. cosi mauete punto duramente. Madi questa 
partensa. pur so cheo naggio adolorato ilcore. 
ma uaomi rallegrando. Sicome facel cesne quando 
more, [chela sua ulta termina cantando. 

Dicio mipesa cheo nonson colpato. eson dan- 
nato come auesse colpa, che lapena chelloma in- 
degnamente. Assai più dole dolorozamente. dapoi 
pure leal uisono stato, nulla ragion ne torto uo 
scolpa. Donque bene ragione, chelnosso amore, 
sipartan trazatto. chiaggiaudito dire, chesolamente 
per ungran mesfatto. siperde un lontan ben ser- 
uìre.] 


LXIII. 
[NOTAR lACOMO.] 

Menbrando ciò camore. mi fa soffrire esento. 
delmarrimento undio sonai morire. Camando sto 
indolore, inlutto epensamento, delmio tormento 
non posso partire. Catuttor ardo encendo. sospi- 
rande piangendo, camor mi fa languire, diquella 
chemarrendo. di me morse cherendo. enon mi- 
degna audire. 

Son morto chamincende. la fior chenparadizo. 
fuciome uizo nata ondio nonposo. A torto non 
discende, uerme chema conquizo. lo suo bel rizo 
dolse eamorozo. Chesuoi dolsi senbianti. gioiozi 
edauenanti. mi fanno tormentozo. istar scura li 
amanti, insospiri edinpianti. lomio cor dolorozo. 


112 

(78 a) Condutto lamor maue. in sospiri ed- 
inpianto. digioia ma afranto emizon pene. Son 
rotto corno nane, chepere per locanto. chefanno 
tanto dolse leserene. Lomarinaio sobbria. che- 
tene per tal uia. cheperir loconuene. cosi lamorte 
mia. quellacheman bailia. chesidura mitene. 

Sifera non pensai, chefusse nessi dura, chela 
sualtura inuerme no scendesse. Labella chio amai, 
uechella sua figura, intantarsura languir mifa- 
cesse. Quella cheman bailia. incui son tutta uia. 
tutte bellesse messe, più chestar intrauagla. par 
chelsofrir miuagla. odeo chenmi uallesse. 

Nouella canson prega, quella che sensa in- 
tenza. tuttor saggiensa di gienti costumi. For 
chella dam[ar] nega, chen lei regna ualenza. 
echannoscenza più charena in fiumi. Che dogla 
delmio lutto, ansi chi arda tutto, chelsuamor 
miconsumi. delamorozo frutto, prima chi sia di- 
strutto, miconforti emallumi. 

LXIV. 
REX ENSO. 

Amor mi fa souente. lomeo core penare, 
danmi pene e sospiri. Eson forte temente, per 
lungadimorare. ciò cheporia aueniri. Non chaggia 
dubitansa. deladolse speransa. chenuerdime fai- 
lanza nefacesse. Matenemin dottanza. lalungha 
adimoranza. (78 b) dicioe cheuenire nepotesse. 

Pero naggio paora. epenso tuttauia. delosu 
gran ualore. Setroppe mia dimora, uenire non- 
poria. cosi mistringe amore. Eami cosi prizo. lo 


113 

su bel chiaro uizo. chennaltra parte nono pensa- 
mento. Etuttor me auizo. cheo neson conquizo. 
chelmiterrea ingran confortamento. 

Conforto enono bene, tante lomio pensare, 
chegioi nonpossauire. Isperausa mimantene. efanmi 
confortare, chespero tosto gire. Lane lapin atte- 
nente, lamoroze piagente. quella chemaue etene 
insua bailia. Non falseria neiente. per altra almeo 
uiuente. matuttor laterro perdonna mia. 

Ancora chio dimore, lungho tenpo enonueia. 
la sua chiarita spera. Elosu gran ualore. ispesso 
mi nenia, chipenso ogne manera. Chellei deggia 
piacere, esono al suo uolere. istato esero sensa 
fallanza. Benuoi fare asauere. camare et non ue- 
dere. simette finamore innobbrianza. 

Vacansonetta mia. esaluta messere, dilli lo- 
mal chiaggio. Quelli chemanbailia. sidistretto mi 
tene, cheo uiuer non poraggio. Salutami toscana, 
quella chede sourana. incui regna tutta cortezia. 
Euanne inpugla piana, lamagna capitana, ladoue 
lomio core notte dia. 

LXV. 
(78 e) RE ENSO. 

Seo trouasse pietansa. incarnata figura, mer- 
sede lichierrea. calomeo male desse alleggiamento. 
Eben fareaccordansa. infra lamento pura, sei pre- 
gar miuarrea. uedendo lomeo umil gecchimento. 
Edico oime lasso, speron trouar mercede, certol 
meo cor nolcrede. sisono isuenturato. più domo 
innamorato, so che perme piata uerrea crudele. 

Cod. Laar. lUà. 8 


114 

Crudele dispietata, serea perme piotate, econ- 
tra sua natura, segondo ciò ehemossa meo distino. 
Emercede ariata. piena dinpietate. io cotal uen- 
tura. che pur diseruo achui seruir non fino. Per- 
meo seruir non ueio. chegioi nessuna cresca, ansi 
sipur rinfresca, pene dogloza morte, ciascun giorno 
più forte, undeo morir sento lomeo sanare. 

Eccho pena doglioza. chenfra locor mab- 
bonda. espande per li menbri. si chacciascun ne- 
uen souerchia parte. Nullo giorno di poza. se- 
(n)non come[n](l) mar(e) [IJonda. cor meo chen- 
non tismenbri. escie di pene [et] dal corpo ti- 
parte. Chassai ual meglio unora. morir chepur 
penare, dachenon puoi scanpare. omo che uiuen 
pene, negaugio nullo iuene. nepensamentan che 
di ben saprenda. 


LXVI. 


(78 d) GIUDICE GUIDO DELECOLONNE. 


Ancor chellaigua per lo foco lasse, lasua 
grande freddura, non cangerea natura, salcun ua- 
zello inmezzo nonni stasse. Ansi auerrea sensa 
lungha dimora, che lofoco astutasse. oche laigua 
seccasse, maperlomezzo luno elautro dura. Cusi 
gentil criatura. inme amostrato amore, lardente 
suo ualore. chesensa amore eraigua fredda èghiac- 
cia. ma amor ma allumato, difianma chemma- 
braccia. Cheo fora consonmato. seuoi donna so- 
urana. nonfustici mezzana, infra [IJ amore emeue. 
chefa lofoco nascere dineue. 


115 

Inmaggine diueue sipo dire, om che noa sen- 
tore, damorozo chalore. ancor sia uiuo nonsisa 
sbandire. Amore uno spirito dardore. che nonsi 
pò uedire. masol perii sospire. si fa sentire, 
inquel che amadore. Cusi donna daunore. lomeo 
gran sospirare, uiporea certa fare, delamoroza 
flanma undeo so inuolto. manonso corneo duro, 
simaue prezo e(t)tolto. Maparmesser siguro. che(n) 
molti altri amanti, per amor tutti quanti, furon 
perduti amorte, chenno amaro quanteo nessi forte. 

Eo uamo tanto chemille fiate, innunor sin- 
marranca. lospirito chemanca. pensando donna 
leuostre beltate. Elodizio co locor mabranca. ere- 
scemi uolontate. mettemin tepestate. (79 a) ogna 
penseri chemai nonsi stanca. Ocolorita eblanca. 
gioia delomeo bene, speransa mimantene. esseo 
languisco nonposso morire, chamentre uiua sete. 
Eo non porca fallire, anco che fame esete. Io- 
corpo meo tormenti, masol chio tegna menti, no- 
stra ghaia persona, obbrio lamorte tal forsa mi- 
dona. 

Eo non credo sia quel chauia. lo spirito 
cheporto. chedeo fora già morto, tanto passato 
male tutta uia. Lospirito chiaggio undeo misporto. 
credo louostro sia. chennelmeo petto stia, eabiti 
conmeco ingran gioie diporto. Ormi son bene ac- 
corto, quando dauci miuenni. che quando mente 
tenni, uostro amorozo uizo netto echiaro, liuostri 
occhi piagenti. Allora maddobraro. chenmi ten- 
nero menti, ediedermi nascozo. uno spirito amo- 
rozo. chassai mifa pio amare, chenno amo nul- 
laltro ciomi pare. 

La calamita contano isaccienti. che trare 
non poria. loferro permaestria. senno chellaire 


116 

inmezzo lelconsenti. Ancor che calamita petra 
sia. laltre petre neenti. nonson cusi potenti, at- 
traier per che nonnano bailia. Cosi madonna mia. 
lamor se apperceputo. chenon mauria potuto, 
traerasse se(n)non fusse per uoi. essi son donne 
assai, mano nulla pcrcui. Eo mimouesse mai. 
se(n)non peruoi piagente. incuie fermamente, la- 
forsa elauertuti. (79 ft) addonque pregho lamor 
chemaiuti. 

# 

LXVII. 
{STEFANO DIMESSINA. 

Assai miplagerea. seccìo fosse chamore. auesse 
inse sentore, dintendere didire. Cheo lirimenbrerea. 
comò fa seruidore. per fiate assuo signore, meo lon- 
tano seruire. Efariali asauire. Iemale undio non- 
mozo lamentare, acquella chelmeo cor nonpo ob- 
briare. Mamor nonueo. edeo neson temente, per 
chelmeo male addesso eppiu pungente. 

Amor senpre miuede. eamin suo podere, cheo 
non posso uedere. sua propia figura. Cheo son ben 
dital fede. po[i] camor pò ferire, credo poss[a] 
guarire, segondo sua natura. Ciò e chemassigura. 
cheo son tutto alasua signoria, comò ceruio in- 
calciato mante via. Che quando lomo losgrida più 
forte, torna uer lui nondubitando morte. 

Non douerea dottare, amor ueracemente. poi 
leale ubidente, lifui daquello giorno. Chenmi seppe 
mostrare, lagioi chesenpreonmente. chema distret- 
tamente, tutto legato intorno. Si(c)come lunicomo. 
da una pulcella uergine innaurata. cheda licac- 


117 

datori eamaestrata. Dela qual dolcemente sinna- 
mora, si chelo legha enonsene dacura. 

Poi chemappe ligato. also gliocchi essorrise, 
sicha morte mimise. comò lobadalisco. Chalcide 
cheglie dato. (79 e) cogliocchi soi malcise. lamia 
morte cortise. cheo moro epoi riuisco. Odeo che- 
forte uisco. mepare chessia prezo alemie ale. chel- 
uiuere elmorire nonmi uale. comomo inmare [che] 
siuede perire, e canpare [a] potessen terra gire. 

Terra mifora porto, diuita siguransa. poi 
mercededottansa. mi distringie eson muto. Cheo 
mene sono accorto, damor chennonmauansa. poi 
per lunga aspettansa. lo giudeo eperduto. Esseo 
nonaggio aiuto, damor chemaue etene in sua 
pregione. nonso ache corte dimandi ragione, 
farraggio comò lo penetensiale. chespera bene 
sofferendo male. 

LXVIII. 
BONAGIUNTA ORBICCIANI. 

Auegna chepartensa. meo cor faccia sentire, 
egrauozi tormenti sopportare. Non lasseragio 
sensa. dolse cantare edire, una cusi gran gioia 
trapassare. Nerallegrare altrui cosi feraggio. dei- 
meo greue damaggio. lopianto innallegressa con- 
uertire. Siccome la balena, dicio cherende emena, 
laparte laudimora fa gioire. 

Lagioi cheo perdo [et] lasso, mistrugge mi- 
consunma. comò candela calfoco saccende. Esono 
stanche lasso, meo foco non alluma, maquanto 
più ciafanno mensapprende. Enon risprende al- 
(79 df)cuna mia uertude, auanti si conchiude, sic- 


118 

come laire quando uà tardando. E(c)come laigua 
uiua. calore morta epriua. quando siua del corso 
disuiando. 

Disuio siche bene, sentor dime no aggio, 
nonsaccio corneo uiuo si grauozo. Odeo chenon- 
mauene. comal leon seluaggio. chetutto tenpo uiue 
p[ode]rozo. Eodiozo sensa piotate, accio chenue- 
ritate. lomeo greue dolor mostrar potesse. Elamia 
pena [ajgresta. per op(e)ra manifesta, per chela- 
g[i]ente mei melocredesse. 

Credo chenon ferae. lontana dimoransa. lo- 
oore meo chetanta pena dura. Mentre cheuiuerae, 
sera for disperanza, dauer giamai solasso neuen- 
tura. Masenatura chenda lo podere, nauesse lo 
uolere. appena miporia donar conforto. Como 
laugel chepia. lomecor piange ecria, per lamal- 
uagia g[i]ente chema morto. 

Morto fusseo pertanto, onato nonfusseo. onon 
sentisse ciò cheo uegge sento. Perchelmeo dolse 
canto, amar mitorna e(r)reo. einnerransa lo inna- 
moramento. Mal bon talento caggiel cor gioioso, 
perla gente eamoroso. Como lauliua non cangia 
uerdura. non cangeo per ragione, difinan tensione, 
ancor misia cangiata lafigura. 

LXIX. 
BONAGIUNTA. 

Fina consideransa. ma fatto risentir cauea 
dormu(80 a)to. delogioiozo meo innamoramento. 
Comomo mentre auansa. checela loprocaccio 
estanne muto, non satutasse per dimostramento. 
Eo non [lo] celeraggio intal mainerà, chio nag- 


119 

già riprendensa per ragione, masi chennallegransa 
lomeo dire, sipossa conuertire. celando per lau- 
tnii riprensione, canteragio delamia gioia intera. 

Accio se innallegransa. engran conforto e 
ingioi mirimuto. none centra diritto insegnamento, 
che lomo for deransa. sentendosi digran guiza ar- 
riccuto. bende portar gioiozo lotalento. Eio porto 
gioiozo core ecera, corpo emente etutta pensa- 
gione. per quella camorozo mi fa gire, incui sipo[u] 
gradire, bellesse disigran diuizione. comò loscuro 
inuer lalumera. 

Cosi ladisianza. uerra conpita enonsera smar- 
ruto. lomio acquistar per folle pensamento. Chella 
dismizuransa. edalocore tanto conbatuto. nonmi 
darà grauozo nouimento. (^) Eselagioia nontorna 
guerrera, faraggio ricca lamia intensione, etutto 
tenpo gianmai nonpartire. cosi sensa fallire, se- 
raggio fore delacondissione. chaliamadori eforte 
crudera. 

Edelasua plagensa forte efera, digran guiza 
chefra lapensagione. nenasce erransa efalla di- 
smar(r)ire. uedendola partire, eme medesmo (80 h) 
da per istagione. una senblansa che mi pare spera. 

LXX. 
BONAGIUNTA ORBICCIANI DELUCCHA. 

Similemente onore, comol piacere, almeo pa- 
rere, sacquista esi mantene. Eanbur ano un core, 
eun uolere. comò sauere. alibon siconuene. Don- 
qua dira lon come, anburo an più dun nome. 

(1) Nel oodioe è soritto chiaramente nomtnetUo. 


120 

dapoì chensieme. 8on duna speme, edun uolere 
eduno intendimento. Pero chesson du cose, innun 
uoler conchiuse.(^) dalpiacere uene. in primal bene, 
un donor crescie che suo con pimento. 

Inprima chelpiacire. [elobedire.] undel ser- 
uire. simoue ogna stagione. Enone alcun sauire. 
da più saglire. sensal sufrire. per nessuna cagione. 
ChelsofiFerire etale, etanto monta euale. chefa con- 
pire, ogni uolire. edogni bene esonma sentensa. 
Chinone sofferente, non può esser piacente, ne- 
puo montare, ingrande affare, cotanto uiene da 
fina canoscensa. 

Cannoscensa simoue. da senno intero, comò 
dalcero. (quan)carde losprendore. Etutte cose 
noue. distato altero, dalui nascerò, enasceno at- 
tuttore. Alasua signoria, sireggie cortezia. senne 
larghessa, tutta prodessa. pregio eleansa etutto 
mUimento. Quel corpo lausi cria, gianmai non 
falleria. neper ricchessa. neper grandessa. (80 e) 
tanto lo s^uida fino inses^namento. 

Tante lom da pregiare, di canoscensa. edi- 
ualensiì. quantopra per ragione. Etante da bla- 
smare. quanta potensiì. eintendensa. enonfa men- 
sìone. Per uenire ìnorransii. in lontana contansa. 
opcr potere, tra ibon capere, econquistar lonor 
ohcssiibandona. Per ladìsmizuninsa. delamaluagia 
u/ans;i. cheta ualert\ poco dauere. più che bontà 
uproirio dìpersoua ^^*. 


yU Nel iHHÌiv'^ ^^ tv**--^''«*<n'.' ma Tn è ^uasi fatto pieno e 
vhìu»v)« \V*u<* *« Iv» *oriiu>re dubi(a$$e d* «Ter a »«.*rÌTere conchiose, 
rarrx^^'S» via «tatup^irsi i)ua$i i-»*»-** 'sr-. 

li» Noi m«. ò Ki*oiau» b-anvH» lo *jv)l5*o per nn* altra strofe; 
e (e ul;:;ue ^u:*:;rv> rìccio J: vjue^sv.» slvajÌv» b*an«.'<> sono state da 
»':n* maino runiiptu'.e ova ì ^ewi oae seguono: S» / OHor ri 


121 

[Se lonor ui parlasse, singnor candate. e ca- 
ualcate. a guiza di maggiori. Non seria chi lass- 
pectasse. se ben guardate, quel coperate. uer lui 
nei uostri cori.] 

LXXI. 
SETTO METTE FUOCO. 

Amore perehemai. distretto in tal mizura. 
cheo nonposso contare, ben lemie penachi mi fo- 
ran grado. Ardir non possormai. didir tanto paura, 
cusimifa dottare, diperder quellundeo allegro uado. 
Molto grandallegressa. deladolse cointessa. caggio 
eolauenente. chepar cheisia piagente. mia contansa. 
Ferondo temo forte, epauro dimorte. cha(80 rf)]lei 
non dispiacesse, seo più sulidicesse eaggio uzansa. 

Ordunqua confaraggio. poi lamia malatia. 
uonozo adimostrare, a chimipuo guerir efar gio- 
iozo. Ben so chenne morraggio. dicorto qualche 
dia. nonde poro canpare. senno maiutal vizo gra- 
ziozo. Percui pianghe sospiro, tuttor quando las- 
miro. edicon uerme lasso, perche colei eo amai 
tanto. Possa riprendol dire, eo fatto edico sire, 
odeo cotal fenita. facesse lamia uita fora santo. 

Seno ueggio nonuegho. isprendiente uizo. 
chesguardi conpietansa. eparli bolsamente con- 
placire. Tuttor con noi mireggho. enonne son 
dìuizo. uiuendo inisperansa. son gaie fresche raf- 
finon seruire. Nelo meo pensamento, nonpuo scir 
ditormento, pensando afaruonore. donna digran 
ualore. pienamente. Chaper louostro bene, mi pare 
iscir dipene, cusi forte mi piacie. pio chelomeo 
non facie fermamente. 


122 


Lxxn. 

[DOMINO RAINALDO D AQUINO]. 

Blasmomi delamore. chemidonao ardimento, 
damar sialta mansa. Didirotalt[e]more. chessolo 
dipensamento, mi trono in disuiansa. Assai faccia 
cordansa. di dire epoi miscordo. tanto franme 
mi stordo. Perla gran dubitansa. Pero faccio sen- 
biansa. alocor chessia sordo, chemidicie maccordo. 
chiadomandi pietansa. 

(81 a) Ma tutto meneente. chintenda intal 
parlare, chellaltro cor mintensa. e dicie oime do- 
lente, nonpuoi tanto durare, che uinche per sof- 
frensa. SefiFai di me partensa. dalosubel plagere. 
già mai nonporiauere. gioia mapur doglensa. che- 
tanta diualensa. chemeglo me soffrire. lepene li- 
martiri, chenuer lei dir fallensa. 

Cosi lamor mamizo. indù contensione, cia- 
scuna me guerrera. chelluna madiuizo. didire mia 
ragione, ellaltra mista fera. Assai faccio pregherà, 
temao euao pensando, unquallei nondìmando. per- 
chelle tanto fera, pero dital mainerà, damor miuau 
biasmando. chenmi distringe amando, dottando 
chio non pera. 

Benamo follemente, sio pero perdottansa. 
didir lomio penare. Ben morrò certamente, sio 
faccio più tardansa. tanto pena [portare]. Camor 
nonuol mostrare, lepene chio tantaggio. equellun- 
diarraggio. tuttor perlei amare, undeo miuoi pro- 
uare. didir lomal chiaggio. alosusignoraggio. enol- 
uoi più celare. 


123 

Pero mi torna uoi. piacente criatura. ches- 
sia peruoi inteso, Cheggia non posso pioi. sofrir 
lapena dura, damor chema conquizo. Sio pero 
sonmi spizo. lamorene blasmate. eleuostre beltate. 
chemandamor siprizo. merce plagente uizo. pren- 
dauene pietate. di meni nonmostrate, chio sia 
dauoi diuizo. 

(81 b) Certo madonna mia. benseria conue- 
nensa, camor uoi distringesse, che tanto par ches- 
sia. inuoi piena plagensa. callaltre dai manchesse. 
pero sauoi tenesse, amor distrettamente, benso 
chedoblamente. uarrian nostre bellesse. ancora 
uostraltesse. blasmo seria paruente. poi sete si 
plagente. samoren uoi falisse. 

LXXIII. 
PAGANINO DASERZANA. 

Contra lomeo uolere. amor miface amare, 
donna digrandafare troppaltera. Pero chel meo 
seruere. nonmipotaiutare. per losu disdegnare 
tante fera. Che lasua fresca cera, già damar non 
sadotta, negiómo non anotta la ouappare. donque 
saggio prouato. lafanno elomartire. camor face 
sentire achigle dato, damor prendo cumiato cuoi 
partire. 

Lopartir non minale, chadesso mi riprende, 
amor chinonmofende poi lipiace. Catutto lomi 
male, digran gioi siriprende. sellan uerme sar- 
rende edamar face. Purun poco inpace, lamia 
piacente donna, camor di bona donna nondiscende. 
dunqua sallei piacesse, damar io lameria. con meco 


124 

parteria lomal cauesse. epoi lomal sentisse loben 
uorria. 

Sicomomo destritto. chenonpote fuggire, con- 
uenelo seguire laltrui uoglia. Mitiene amore af- 
(f)ritto. chemiface seruire. edamando gradire eppiu 
morgo[g]lia. madonna che (81 e) mi spoglia, di- 
coraggie difede. mase(lla)uol [a] merzede consen- 
tire, tutto lomeo corrotto, sera gioie dolsore. ma- 
più lifora onore sai postutto, mitornasse indis- 
dotto di bon chore. 

Ai plagente persona, cerallegre benigna, di 
tutte altesse degna edonore. Ciascunomo ragiona, 
quella donna disligna. chemercede disdegna ea- 
more. Dunqua nostro ualore. emercede miuaglia. 
chafoco mitrauaglia che nospegna. euostra cano- 
scensa. uermi damor sinflame. eaccio merechiame 
abenuoglensa. auen dalcor soffrensa chio lame. 

Quando fradue amanti.^ amore igualmente. 
simostran ben uoglente nasce bene. Diquella more 
manti, piacerundomo sente, gioia locor paruente 
etutto bene. Masello pur sitene, aduno ellaltro 
lasso, quello penando attassa esofferente, del mal 
damor granoso, pieno didiziansa. uiue indisperansa 
uergognoso. dunqua sisson dottoso none infansa. 

Merce donna gentile, accui piacer aspetto, 
nostro senno perfetto mi eonforte. Epermei non 
sanile, tenendomin dispetto, chio non aggio so- 
spetto dela morte. Eccio mipiace forte, solo cauoi 
nonsia. ritratto auillania per sospetto, caseuoi 
malcidete. bendiria paghanino. troppo forai (81 d) 
dichino ben sapete, lalto pregio che tenete indi- 
mino. 


125 


LXXIV. 

[CANSONE]. 

Grauoza dimoransa. cheo faccio lungiamente. 
mi fa souente lo core dolere. Edaggione pezansa. 
che louizo piagente. delauenente nonposso uedere. 
Gioia parmi sasconda. temo nonmi confonda lo- 
pensare. Vnda gliocchi mabonda. le lagrime co- 
monda alomare. 

Piangendo gli occhi miei, mi bagnano louizo. 
perche diuizo son de lamoroza. Lasso tornar uor- 
rei. ouelmecor assizo. enpena mizo chegiamai non 
poza. Seo non ritorno alloco, ouen solaccio en- 
gioco dimoraua. Ondeo sonon tal foco, chetutto 
incendo echoco si mi grana. 

Samor mincende estringe, efacemi languire, 
lomeo dizire conforta mia spera. Chentra locor 
mipinge. lagioi chedelmartire. almeo reddire la- 
gioiosa cera. Mi darà diportando, quella cui man- 
comando notte dia. Cosi dogliallergrando. traspor- 
tomaspettando lagioi mia. 

Gioia delasourana. delisprendor uernice. chen- 
peradrice senbra tante bella. Aspetto prossimana. 
essi com omo dicie. dela fenicie chessirinouella. 
Infoco eo cosi faccio, chenfianma enpena enghiac- 
cio mirinouo. Digioi chanteppoi taccio, leuie da- 
mor cheo saccio tutte prono. 

Leuie damor son tante, chelau hom (82 a) 
uada ouegna. tuttora degna dallonsegnamento. 
Nonso macomo amante, pregho chelme cor tegna. 
quellan cui regna tutto piacimento. Dunqua so- 
netto fino, cantando in tuo latino uà in fiorensa. 


126 

Achi mauen dimino. dicheo tuttoranchino sua 
ualensa. 

LXXV. 
MESSER DOTTO REALI DELUCCHA. 

Dlcio chelmeo cor sente, inuer neente taccio, 
saccio pero fo laccio, per prender amore. Uero 
enondisdico. seo dico uento spento, centra talento 
sento, si alto ualore. Prono nono trouare. parlare 
damare mi face, amore uerace. Aggio saggio 
ueduto. conpiuto chemuto nontace. nepernatura 
pace. 

Pero didir non lasso, nepasso ditto diritto, 
inchio son fitto gitto, mio greue penserò. Ca quei 
chepiu pargioia. me ennoia poco foco, inloco par 
gioco, crescendo par fero. Quale male suzansa. 
lauansa bassansa può auere. sennon per astenere. 
Tenpo ben pò fuggire, soffrire daudire (^) dicia- 
scun chasauere. 

Checiascuna uertude. conclude fede crede, 
homo cheuede chiede, checio cheuol tene. Non 
chefe per credensa. sentensa spera uera. che luce 
intera clera. per cui uita uene. Morte forte di- 
sdegna, spegna non segna fallire, madafallo fug- 
gire. Arte parte per pianto, dicanto (82 b) oquanto 
ben dire, sipuo sensa finire. 

Oquante pene passa, chilassa uoglia doglia, 
dase dispoglia scoglia, comò fa serpente. Seguirla 
noe uita. nodrita chira tira, locore gira mira. 


(I) Uno spazio bianco nel ma. Indica la mancanza di una 
o due parole. 


127 

male chinon sente. Molte uolte sisferra. chiserra 
[noneun] (^) chi caccia, uisii uertu allaccia. Fama 
chiama chi pensa, nontensa offensa nonfaccia, 
homo tal chese isfaccia. 

Pero didir nontardi, maguardi danno channo. 
quei chenon sanno stanno, inuita penosa. Incio 
sauer siloda. chimoda cura pura, conmizura dura 
in cui senno posa. Esca pesca chi prende, se- 
uende chirende penseri. assai più leggeri. 

LXXYI. 

MEO ABRACIAUACCHA. 
[DAPISTOIA.] 

Souente aggio pensato di tacere, mettendo 
innobriansa. desto mondo parlare intendimento. 
Mapoi mi torna punge efa dolere, lasoura ismi- 
zuransa. diquei canditto dauer sentimento. Dela- 
morozo dolce ecar ualore. nomandolo signore, 
carde consunma digioi lauerdura. delsuo ledei 
seruendolo soggetto, senpre lida paura, uantaggio 
itoUe cauemo dafera. eo nefaccio disdetto, se 
simil dissi mai (82 e) cangio carrera. 

Chenonpar uegna da molto sauere. chisente 
sua fallansa. se(n)non uolue conuero pentimento. 
Nellaltrui troppo side sostenere, che pare una- 
cordansa. come chidicie stande lom contento. Vnde 
mone adistato lomio core, dessere ualidore. seposso 
difendendo ladrittura. damor chessolo in gioia aue 

(1) Il faotiniUe è none \\\\ chi; dopo la e sono quattro aste, 
di cui le due prime più lunghe inferiormente, ma unite a due a 
due come due ft. Non è certamente un. 


128 

lassetto. edigioi si pastura. Nonauendo già dogla 
sua riuera. ese uopar defetto. none damor ma- 
dodio epena intera. 

Poi conoscensa ferma lopiacere. uenendo di- 
ziansa. lomo falegge adesso pertalento. Enone 
sepoi dole inneluolere. matardando liauansa. sof- 
frendo diziozo lotormento. Donque natorto cia- 
scuno amadore. chessi biasma damore. chesolo 
uolontate chiara epura, chenasce inmaginato Io- 
diletto, cheporge lanatura. Delauita montadoi tal 
mainerà, come fa lontelletto. chedigioi chere sen- 
pre lasua spera. 

Amor nelalma credo uno podere, che si- 
prende damansa. poi losauer nefa dimostramento. 
Nelecose partite da ualere. ouer lasimiglansa. non- 
dicernendo tutto il conpimento. Esenelacquistar 
uene dolore, nonsama talsentore. come calore in- 
contra lafreddura. cosi lapena lamorozo effetto. 
Matanto monta edura, delplagere auizar laluce 
clera. poi cheuaggia sospetto, lomo affannando 
segue sua lumera. 

Detto parte [con so] del meo parere. (82 rf) 
credo for lantendansa. deipiu canditto camor bene 
aspento. Nequestionar decio mepiu calere, chepe- 
somi dobblansa. poi nonsostene amor loualimento. 
Diquei chelcontra nesa suo uigore. perciò ista in 
errore, biasmando attorto nonponendo cura, nechi 
ricontra lui nolladispetto. Nonde uoi più rancura, 
uaglia nelsaggio enellaltro sipera. cheio nelmio 
cospetto, tegno chesolo ben sia damor cera. 

Amor tuo difensore, sostato sonone poco 
ardimento, uer loforte lamento, chequazi fermo 
perlamolta uzansa. most[r]ormai tua possansa. 
faccendo tuo guerrer conoscidore. 


129 


LXXVII. 
MEO ABRAGCIAUACCHA. 

Madonna uostraltera canoscensa. elonorato 
bene, chenuoi conuene tutto inpiacimento. Mize 
inuoi seruir silamiantensa. checura mai nontene. 
nepur souene daltro pensamento. Elotalento dicio 
melumera. cusì piacer mitrasse inuoi conpita. 
dogni ualor gradita, dibeltate digioi[a] miradore. 
Doue tuttore prendendo mainerà, laltre ualente 
donne dilor uita. [per ciò nono partita.] uogla 
daintensa distar seruidore. 

Per seruire auoi nonseria de[n]gno. mauoi 
soura piagente. inuostramente solo nelmeo guar- 
do. Conoscete chencor fedele regno, eccheo per (^) 
si semente, diuoi tacente lamorozo dardo. Per- 
meui tardo paleze coraggio, fatto seria sacciatelo 
percerto. perso mostrare aperto, uorria nostro 
sentire dico dauizo. Vedreste prizome dital ser- 
uaggio. (83 a) perla qual donna mai fora scoperto, 
tanto scuro proferto. codio servente incore amo- 
ren uizo. 

Vizo souente mo(r)stra cor paleze. dallegres- 
sazmirata. percalafiata monta insouerchiansa. Ma 
quello dipiacere uer dofeze. coura uogla pensata, 
perche doblata grane lacertansa. Donque dob- 
blansa teneten sentire, perciò uodico amanti non- 


(1) Veramente è scritto nel cod. eccheo p[ si semente ^ 
cioè ìnTOce di per sarebbevi pre (pr§). (per nel cod. finora fu 
sempre p). Ed alla fine del f. 83* leggesi infatti loco nepsa 
(loco ne presa). 

Cod. Lanr. lUd. 


130 

beltate. 80I0 desiderate, ma donna saggia di bel- 
iate (') pura. Nedinatura signoria soffrire, alcun 
dipari pregio nostimate. madigrandamistate. che- 
poggia donor quanto china daltura. 

Daltura deggio dir come posseo. lo guiglar- 
don sourano. bene dir sano dinostrantensione. 
Donna cauete sola locor meo. riceue8temi[n]mano. 
anonistrano daltro guigliardone. Chedi ragione 
midonaste posa, daifanno di dizio dattessa forte, 
sedeo prendesse morte, auostro grado menepla- 
geria. Si(n)meretria uoi dalcuna cosa, poi che- 
mauete solto e prison sorte, nondubitate torte, 
dimio coraggio chesser nonporia. 

Essere non porca chelcore uole. istar doue 
ualora. la sua dimora digioiozo stallo. Essel cor 
pago già nente sidole. dunquel partire fora, solo 
mezora soura ognaltro fallo. Cosin treuallo non- 
sento potesse, nelmio seruir fedel porgeraffanno. 
nenuoi alcuno inghanno. chelgran ualore prima 
siprouede. Chediamersede chepoi nonauesse. loco 
nepresa che trouasse danno, chemolti falsi stanno, 
couerti pronti parlando gran fede. 

Lxxvm. 

(83 6) MEO ABRACCIAUACCHA. 

Considerando laltera ualensa. oue piager 
mitene, maginando beltate elopensero. Souenmi 
disperansa edisoffrensa. nelegrauoze pene, didi- 


(1) Nel cod. mano posteriore ha corretto beltate da 
bertaie che è ancora vieibilisBima. 


131 

ziansa porta[r] più l[eggero.] Chalo dispero, non- 
aue podere, nelautro miouolere. accio calosi- 
gnor di ualimento. nonfalla uedimento. diproue- 
dere lileai serventi, unde mallegro stando nei 
tormenti. 

Dunquallegrando seluaggia mainerà, natura 
per potensa. difigura piagente muta loco. Chen- 
tendimento innanche cosa clera. turba sentire in- 
tensa, nela uita dardente coral foco. Edeo negioco. 
nondeggiobbriare. quella chesormontare. miface 
lanatura modo edu[zo.] quasi dato nascozo. sono 
aubi[dir mia] donna fina, comalleon soggetta f[era] 
inchina. 

Endirassai fedel mia donna paro, incore in- 
namo(men)[ra]to. macio pensando fallesser poria. 
Chespesso uizo dolse core amaro, tene poi che- 
prouato. nente si cela amostrar chedizia. Pero 
uorria uifu8saplag[e]re. (i) meseruendo tenere, 
chessimitrouereste incor siguro. leal comoro puro, 
chenonguardando mia pogha possansa. midone- 
reste gioi difine amansa. 

Prendendo loco parlando talento, inuoi gen- 
til sourana. ragione porterea tal conuenensa. Ma- 
diuizando temei ualimento. cauete uenir piana, 
mia diziansa simi ueon bassensa. Poi (83 e) che 
temensa. naggio siconforto. che no userà diporto, 
tantadunato parte per natura, for pietate nondura, 
orgoglo ingentil cosa sifinita. mal umelta fiata 
onne conpita. 

Como risprende iniscura partuta. cera difoco 
appriza. simallumato nostra chiara spera. Che- 
primeo maginasse laueduta. delamoroza intiza. 

(4) ErtL-gire, ed è ancor viaibiliBsimo V i corretto in e. 


132 

nonera quazi punto più che fera. Ora chenpera. 
meui amoren core, sento edo ualore. eccio che- 
uaglio tegno dallaltura. conplita inuoi figura, 
dangelica senbiansa edimersede. percui lapena 
gioi lomeo cor crede. 

[CANSONE QUIUOCHA.] 

Amor tegnomi matto, assai peggio che fera, 
canoscer to ualor tanto penato. Euia piue che 
matto, forte inuita fera, chinon tisegue dinferta 
penato. Poi tua uertu fa dire, salcunto eppien 
dire, dandoli benun punto, delmal nonsente punto. 
Benside procacciare, tal ben non procacciare, 
chedisi poco sana, amor nonpezi sana. 

Amor ben uegho saggio, uia pur desserti 
seruo. sichenfortuna tal mai dato porto. Laumi- 
salue saggio, daperir senon seruo. chima dinten- 
dimento tal bon porto. Condidar occhie uizo. 
almeo piacer j^i uizo. eppassanbelta donne, ensa- 
uer tutte donne. Chinoncrede si serra, ciascun 
maluagio serra, elbon conuerta (68 d) fino, per- 
camor tal non fino. 

Amor talento magno, lodi uedere sole, corno 
diuizo starai socalore. Sencio uegno per magno, 
homeo risco non sole, più ual chefrancie quanto 
socalore. Auendo chilcor porta, edelamente porta, 
chinmidire mai paruo. chilsan dimando paruo. 
Chedir sipossa centra, cui tante tal bon centra, 
poi gioi conpita tene, amor chieggiola tene. 

Amor sera e mane, gente perte mi paro, 
orbato senonfossel to ben fora, chenmamizon tai 


133 

mane, percui gran sire paro, essaggio chera 
donni senso fora. Eparlo chera muto, perchencio 
mai non muto, cor diseruirla conta, parlare ui- 
stal conta. Per opra nonmi celo, credo montaral 
celo, seperpromesso regno, chesro seppiu su regno. 
Amor merce perdeo. poi son deto conuento. 
perfetta lomeocor digran gioi largha. Diquella 
percui deo, ualer cioglio conuento. poialmecor 
undognialtre da largha. Egitennaltra parte, undel- 
meocor non parte, nemai dalei per falla, tornar 
piacciti falla. Delamarina poggio, seuienennalto 
poggio, essenonpar la gente, morrò dogliozo gente. 

LXXX. 
(84 a) MONTE ANDREA DAFIORENSA. 

Aideo merse cheffi dime amore, cheio non- 
posso uiuer nemorire. e tornamin naffanno ilben 
seruire. esson luntan ditutto mio diletto. Ede- 
mascozo lamorozo ualore. eppar chio peni tanto 
sto inlanguire, annulla gioia nonpossauenire. 
assoferendo pene son distretto. Dite medesmo 
amore mirichiamo. cheseio benamo. e forso in ciò 
tutta lamia possansa. uagliami pietansa. chinon- 
prendo difeza. Ma ben uorrea contrafar fenicie, 
esseguir sua natura, chamore mismizura. cha(n)non 
faccende oifeza. ditutte pene messo maradicie. 

Amor chenmai etenemin pregione. edaimi 
dital chatena legato, chedeo perme nonposses- 
seraitato. tantaggio in loco mia ulta dogloza. 
Elomicor tenpestogni stagione, insifera fortuna 
eapportato, eperforsa damore sormontato, indizio 





135 

sen mai auante. si^siano feri uerdellinsenbianti. 
uorra ciascuno lamor obbriare. Ma ortimoue mia 
canson nouella. eua (84 e) essittapella. infrali 
boni amanti elor conta, le pene chenme monta, 
perlamor ciascunora. Madinonmettan lamorenno- 
bria. pero casignoraggio. me elomio coraggio, 
cosi nefussio fora, cotante periglioza signoria. 

LXXXI. 
MONTE ANDREA. 

Aimizero taupino ora scoperchio, euoi cer- 
nire lafine elmezzo elcapo. deliuisiosi mali oue 
lisapo. cheno stia più nerrore lagente mancha. 
Per tutta ragion diro non disoperchio, perdifen- 
sion qual uol prenda loscudo. troueral colpo mio 
ognora ignudo, siccome gente inbattagla istancha. 
Ciocomanda ragione edio nolnegha. chiprendel 
torto dura alquanto tenpo. ma alafine otardi 
opertenpo. essi paleze che gianona loco, uenesi 
consonmando appoco appoco, cosi ogni cosa pur 
nelfine piegha. 

Gente derrore comò alcuno lauda, louisioso 
amor cosinolchiamo. morte lapello cheldritto 
ramo, eancor peggio sepeggio setruoua. Orodi Io- 
principio come frauda, brami edizh conuita si- 
agra, quando auere credi allor più magra, troni 
tuopra queste prima pr(u)oua. Poi nelmezzo tuttol 
mal radoppia. quando laditta morte qui titrappa. 
prendi undizio poi siti trappa. dirassional uertu 
fatti mendico, chedio tispiace eognaltro amico, 
tutti rei uisii porti tecon coppia. 


136 

Ancor adduce ilmezzo elprincipio. dubidir 
esseruir senza infinta, cogni (84 rf) oooransa eper- 
loro spinta, lodisnore quanto ciascun può scuopre. 
Epur conuen chessia fedele se pio. depiu mortai 
nemici chellomabbia. unde crudel pregion più 
che dicabbia. accui conuen incio seguir suopre. 
Maggiore inganno incio uenemostro. chessi preso 
ciascun noli par orbo, mencura lodisnor chen- 
nonfal corbo. oime lasso come lauita morte, acchi 
condutte assi graue sorte, chedogni ben ne uoita 
il corpo nostro. 

Orpogna ciò chio ditto sidorma. caton ca- 
pitol fusse soura bene, lafine ouerti conducie 
sostene. in loco otifa parer lo ciel tegghia. Ed- 
dital tonica ticuopre laforma. nominansa disnor 
ognor ti crescie. equal cosa signor piunasagliscie. 
uiuer orrato lom chedorme eueghia. Orransa auer 
non può china pur lonbra. esse gioia uol diro 
alcuno eiporge. quelle un punto oue tiguida e- 
scorge. tanto ladona dise nonda odama. chel cor 
enquellor pio nondizii ebbrama. conpio prendi 
pio quel uoler tingonbra. 

Ducose diuertu dellom so specchio, labona no- 
minansa elaprima. libberta (^) ecapo emezzo ecima, 
ditutto ciò cheuol preggie comanda. Chiqui non 
si manten giouane uecchio. riputar sipo percorpo 
morto, amor cui dico morte aquesto porto, ac- 
cula preso intutto for nelmanda. Chusi perragion 
tenporal uedete. dogni sonmato bene amor di- 
strugge, perladiuina tanto lom non fugge, che 
alafine larma nonpercuota. inninferno quinne gra- 
' nella euota. senpre maisoffe(85 a)rendo fame sete. 

(1) In libberta ì\ t h corretto di prima mano da un a. 


137 

Qual uole dir camore liten prò. pò star nel- 
mondo duna parte solo, esensa lale prender puote 
uolo. sestato fusse figuran carnata, unor nelmondo 
non serebbe stata, masi distrutta nonde seria 
assenpro. 

Chefaite folli uoi chedate lodo. a(c)cosa cogne 
lume allalma spegna, elcorpo ucide delecose de- 
gna, sauer nefforso gianmai nonraquista. ciò 
chessi perde perlamorte trista, equeste ito di- 
quanto tenpo iodo. 

LXXXII. 
MONTE ANDREA. 

Ailasso dolorozo più nonposso. celar neco- 
urirel mortai dolore, liaffanni lipenser canno 
colore, dilor uertu medata inciascun menbro. 
Lalma elcor ne conprizo emosso, solun punto 
nonposso me retrarne, tantel souercchio conuene 
mostrarne, inmia canson poi nonson ciò cheo 
senbro. Isuariato son dognialtro corpo, for di- 
natura son dognanimale. essolo amore macon- 
dutto attale. chen sua propria natura tuttor resta, 
ilmio affetto edami dato uesta. dise uedere ormai 
chentesser pò. 

Poi si conprez[o] ma chemenenasce. ouonor 
tutto ua[le] midisuaro. seben dizio alcuno olo- 
contraro. louoleruue laggio fior non cape. Chidir 
uolesse amor di. chetepasce. rispondo didolor O 


(1) Nel niB. il didolor è fatto dalla BteBsa prima mano 
da € didoler ». 


138 

dimartiri, daffanno dipenseri edisospiri. teneiimin 
foco coDa(l)rdente uape. Malanconia ira contutti 
guai, etenpesta unora non mi lascia, dicotai gioi 
amor tutto mi fascia, sichemifa parer lauita mor- 
te. (85 b) [ejanco p[eg]gio sitormento forte, cre- 
dermi fa nonauer fine mai. 

Chiuole dir chen[onti] parti folle, nono po- 
der camor [mijten riposto, enferà signoria maue 
posto, sichassai peggio son certo cheguasto. Ardi- 
tansa bailia tutta mi t olle, lasegnoria cheperforsa 
seguisco. masaichefo dipianto minodrisco. caltrar- 
gomento nonmauerea basto. Più chio nondico son 
certo amai passo, ubidir eseguir tal miconuene. 
nonauer peggio steinforte pene, chetutta gente 
par mimostri adito, sisson dizonorato eaunito. 
perte amor sinmai condutto lasso. 

Conosco bene ilrio passoue[sono]. ma sicomio 
dittaggio disopra. no[no] podere inme forsa neo- 
pra. chio possa mantener mia uita larga. Pero 
fa mal dicio chiporta sono, inmio dispregio poi 
nonsanol mal caggio. m[a8ai] che pagamento eo 
ne[n]torraggio. seguero lo prouerbio chedabargha. 
Cheggia nonposso contradiar nuUomo. machi sa- 
uesse comio son condotto, centra dime nonparle- 
rebbe [mojtto. nonmi serebbe sicrudel nemico, 
delecento parte una non dico, deidolorozi mali 
oue consomo. 

Chinocere uol meue nagran canpo. poi tutte 
degnita perme son note, facciami male ciascun 
quanto puote. camor uol sia degni tormento 
tonba. Intal sentensia son mai nonde canpo. di- 
simortale guiza amor macolmo. chegia trabucco 
cheneuen loscolmo. (85 e) in tutte parte gialo- 
suon rinbonba. Poi desta morte faccio comel 


139 

nibbia. pero chimiriprende fa mal troppo, che 
che contramor nonuale rintoppo. checui istringe 
conpiu sicontende. sotto dise pio leghe loprende. 
eldoglozo manto addosso gliaffibbia. 

Meo lamento mone essai cui parla, alinoiosi 
riprenditori a torto, diche nane talore giunta ap- 
porto, digran tenpesta pere eua affondo, cusi 
damor poriano auer lopondo. nonpecchin più di 
tal sentensia darla. 

Pero tema ciascun camor non leghi, delisuoi 
pigli alquanto foni cerna, nel passo oue conduce 
cui gouerna. masio dicesse ciò chamei neserbo. 
già nonserea nullom uerme siacerbo. noi mouesse 
pietaffar dime preghi. 

LXXXIII. 

ME88ER TOMAZO DA FAENSA 

RINTRONICO. 

Amorozo uoler mane conmosso, anon poter 
celar lalingua ilcore. poisigliabbonda proferirlo 
fore. ciò chellui maginato mirimenbro. Chemanti 
son canloro intenta eposso, messo inmesdir da- 
more emal retrame, souerchiamente isforsan di 
parlarne, dalor sentensia parto enmi disenbro. 
Damore inuenato fanno iscorpo. propieta diuersa 
ilnatorale. nome chebene potè eppiu uale. chen- 
sua natura già nona molesta, camore amante trai 
dogne tenpesta. ueder mai nullo tanto ualor pò. 

Per natoral ragione amore nasce. (85 d) 
naueggia aguiza dibon marinaro, se troua loco 
dizioso echiaro, soggiorno assua stagione pren- 


140 

dere sape. Cosi amore incor polito adasce. gen- 
tile pien damorozo deziri, ponesi fermo enon 
uole partire, poi lodizira come riua lape. Donque 
disconoscensa fanno assai, chanfinita di brasmar 
amor sengrascia. eccore elingua infoUetate lascia, 
tantauantire chepar chessiano amorte, tutte uertu 
cheper amor son porte, matu meo core atta isca- 
gla nonfai. ' 

Parte deuiza datai gente folle, che non pon 
soiferir damore il costo, disuo dolsore auer non 
den bon gosto. diuista fanno non disentir tasto. 
Chalprimo proua damor sidistolle. quandol suo 
foco sente apprizo illisco. inmantenente dicie ora 
languisco, par conuenanti uoi star senpre chasto. 
Manon porea nullomo aduno passo, inloco saglire 
ove sia souran bene, nondeblasmar signore chinlui 
aspene. neper conpianto mostrarsi smarrito, che- 
uanamente acquista folle ardito, cheparasgina 
torna spene incasso. 

Perloro scredensa amai porto lipono. poi 
miconuen chenlor mesdir discoura. sisente lor va- 
lore efórsa poura. lor ferma intensa inben damor 
nonuargha. Come chediconpianti fan tal tono, 
chesamor non dispare segno faraggio. eali mai 
parlieri mitorneraggio. tanto sostien chesia sua 
uoce largha. Camor podir ciascuno amante al- 
lomo. (86 a) esensa lui dicheo nonserea frutto, 
ese mal sente uincelungioi tutto, sedamorozo bene 
aggiun(l) sol mico. come soruince lanbra mirra 
espico. difine odor cosa uentata afomo. 

Folle ciascun chenonauiza scanpo. lane mo- 
lesta informa sipercuote. non tocchi corda chi- 
nonsa lenote. chenon lauora dritto chimal pionba. 
Chinoe tal damore catenda scanpo. cor noUel 


141 

pensi nelleldica ilpolmo. uoler salir poien uiscato 
lolmo. camor deuisco ciascun ramo allonba. Che- 
noliual poi che preso lo scibbia. netorta fare un- 
dabbia ingrido scoppo, coma tagliuola distensi 
lotoppo. epoi cheuede chelor male incende, ela- 
potensa damor non sarrende, bene sia folle tale 
amante senbia. 

Masedir uoglon contra nuca efarla, uer 
linoiozi chellor arma porto, chespesso tollor di- 
finamor conforto, gente noioza peruoi nomascondo. 
ma coli fini amanti allor segondo. acor disua 
valensa noncontradiarla. 

Amante donque morbio sicastighi. nondican 
damor fallo enolaspema. auante chesapigli allui 
dicema. sua costumansa enolistia superbio. con- 
tra lui uile orgoglio come ceruio. core none ca- 
mor uoluincha epieghi. 

LXXXIV. 
MONTE ANDREA. 

Tanto mabbonda materia di souerchio. tanto 
costringe cor lalingua ebocca, didire ancora ciò 
chesente etocca, celar non posso chio (86 b) Io- 
cor nonsegua. Lamerauigle pur chelocoperchio. 
elouazello oue ilcor dimora, none spessato tanto 
isbatte ognora, perlicolpi mortai chenoi dan trie- 
gua. Senelmeo dire adismizura uerso. accio cheo 
sento non de parer diuerso. fo comaigua che uen 
potente elargha. conuen perforsa chesimostri e- 
spargha. contradiar nolapote nulla cosa. Eseo 
permolti riprezo nesono. nonuoi necheo nodo- 


142 

mando perdono, maprego cui lipiace faccia menda, 
seo ragione seuol midifenda. cheo pur diro poil 
cor non mida posa. 

Ora uodico dicernir louero. comò tezoro 
edellom corona, econ per lui ciascun siparagona. 
inuisio ein uertu comò proseda. Qualome di ric- 
core benaltero. trouasi amici parenti seruisiali. 
asuo piacere sono tali equali, quanto nesian uo- 
ler pur chedei cheda. Sedei nona auarisia emi- 
zerta. onor loguida edise liberta, nominansa bona 
di lui fa frutto, seuol delpregio esignore intutto, 
reggendo se consenno econmizura. Questa sen- 
tensa e del tutto nostra, chetezoro edellomo 
dritta mostra, edancor più chassai uisi ricuopre. 
quante innomo senno uertudiosopre. ano riccor fin 
chericcor lidura. 

Nongia poghi madico cheson molti, ebano 
boce diposseder richessa. esono auari pien di- 
cupi(86 c)des8a. mizeri pigri eneltutto scarsi. 
Quelli cotali daliben son tolti, lor cose parno lor 
neltutto streme, nonpote frutto bono auer lor 
seme, nelanimo dital solo pagarsi. Esonei ricchi 
no che noe loro, masotto posti sonamassaroro. 
esonde serbatori eguardiani, epoi chesono sidel- 
tutto strani, chesolo deltezoro nonan legge. Si- 
trouan molti son dilor seguagi. eliuicin chesono 
neiloro agi. loramista son uaghi e parentado, 
chenonauen chibonta analtro grado, sennol segue 
riccor cognomol fugge. 

Lauera luce elatramontana. edritta guida 
delimarinari. chetroppo foran lor uiaggi amari, 
sedessa lauertute noliaita. Cusi delagenerassione 
umana, elume porto uia eritegno, efa ciascuno 
diritto puro edegno, edanco più chetolle epresta 


143 

ulta. Che riccore questo e perlofermo. edicui 
none deltutto schermo, cheliberta chebelta che- 
gentile, chelargo che corteze cheumile. cheseglia 
ditutte bontà couerta. Liuale eppoi riccore inlui 
noncape, nefu* nede nefi hom chelosape. diuizi 
quanto uolome proueggia. chidibonta racoglie 
maggior greggia, esia diriccor for tutte dizerta. 

Questo perfermo pertutti sisappia. chenel 
mondo aunsoì mortai colpo, ealtro chelcontrar 
guerir nolpo. elepiu uolte bontà lappaleza. Quale 
cuipouerta bene calappia. chequal [fa]ra dico(86 d) 
tal colpo lieuo. dico chefi perlui tardi rilieuo. 
queste sentensa danonpoter conteza. Chetai colpo 

sii cuor dellomo scuarta O 

chelsuo lauoro esenpre purindamo. come mulin 
cheneua giù perarno. uoglionoi più chepur dia 
nelapila. Sa pouerta riccore fa soccorso, diece- 
milia penino enquesto corso, cui pouerta aben 
deltutto inuolta. nonpomai diriccore fare accolta, 
eusi lipiu sotterra eauila. 

Può esser pouertade deisuoi dardi, come Io- 
foco quando bene auanpa. cusi lospegne chefior 
nolicanpa. diuertudiosi beni oue sapaghi. Qual 
più uol corra chenongiunga tardi, nelsoccorso 
sepouerta langhebro. edico più dicui asolo il- 
lenbo. fore disc edei diletti uaghi. Bensa ciascuno 
ladoue sintriga, indelomondo guerra lite e briga, 
sole perfare ditezoro acquisto, chinne perdente 
più nonpuo esser tristo, chil prosede donor di- 
pregio almanto. Hqual sauio larghe dibonta con- 
piuto. sea podere dico chetemuto. chibestia chi- 


(1) Qui manca un yereo. 


144 

sgrasiato chi cattine, chisciocco chinodiato senpre 
uiue. chiabbassa dauer segondo ilquanto. 

Più chedeo nondiuizo so calluma. tutte e- 
quante equai uertute inomo. sono grandire dele- 
quale ennomo. cui pouertade dire bene ingonbra. 
Cosi neltutto spegne consuma, chente e quanto 
equale ualor pò. essere degno afar uiuo corpo. 
Auendo solo dipouerta lonbra. Oruedete come 
lomo go(86 a)uerna. diuisio ediuertute face cerna, 
conornamento dicio conor uole. atutte cose daco- 
lore etole. segondo cherichiede euol lomondo. 
chella ouertu di riccchessa eposta, epoi uedete 
come centrar gosta. einche stato uentura lon- 
forma. che inciascun cazo segondo lorma. dico 
tezoro ilponalte affondo. 

Ghie dipouerta neltutto magro, so caspro 
liparal meo dire eagro, faccia chiuol ditezoro 
granraspo. ecome chi gran peso colla daspo. 
chesue lafaticha dichil colle. Eppoi chelpeso eben 
collato adalto. diconunpunto fa disottol salto, sel- 
tenitor persua difalta illascia, miri ciascun chendei 
souerchi islascia. oue conduce cui pouerta tolle. 

Son molti dizauentura sitenpesta. quantan 
uita collor pouerta resta, cotal uita crudel 
morte lategno. ma quelle uita oue noa ritegno, 
chinpouerta uien diriccor can prima. Ora salcun 
lamia canson correggie. dalluna parte ladiuina 
leggie. pongha pero che inessa nonparlo. che 
seccio fusse porcai meo ditto isfarlo. segondo il 
corso delmondo omesso inrima. 

Quale metallo aparagon sifrega. sua proprie- 
tate locernisce puro, cosi son dite mia canson 
sicuro, chenesia fatto dritto epuro saggio, poi 
capalamidesse fai uiaggio. sola suo paragon ti- 
saggil priegha. 


145 


LXXXV 


CHIARO DAUANSATI DAFIORENSA. 


A saDgiouanni amonte mia cansone. tenua 
inman tenente enonfar resto, dichio liapianto (87 b) 
ennesto. alsuo stato conforto mio sermone. Se- 
nudiensa dintendere desto, lo sauio ildice edeuer 
parogone. omo insua operassione. menbrar lo- 
canpo come sia presto. Chemal permal no allega 
chemaggiore. alluma foche ardore, epersoura bon- 
dansa trasnatura, senne mizura reo face piggiore. 
Machinelmal conforta sua statura, aldo chemen 
lidura. chesofferire al mondo omo riccore. cono- 
scidore none sensa rancura. 

Ditre ricchesse intende lom conpiute. chi- 
lepossede interamente edaue. nolideuesser graue. 
nonpiu auer che ledue son salute. Giouenta sa- 
nitate eporto enaue. libberta diciascuno elualuto. 
non fu omo ueduto. potesse conprar luna perciò 
caue. Donque li conta cheledui prosiede, perche- 
pouerta crede, seliberta persua uilta limanca. 
caccio lofranca sedauante uede. Che lialidor ua- 
lesse noistanca. nelmal poggiar la branca, enelo- 
bene aue isperansa efede, chiben prouede di- 
bruna fa bianca. 

Isuegli logentil bon costumato, uogliasi non- 
gittare intralisassi. spalmi sua uita epassi, lo ben 
cauuto pensi auer sognato. Metta speransa conpiu 
nonabassi. chegnudo fu primeramente nato, percui 
sonalleuato. perlopotente dio cui già non lassi. 

Coa. Laar. R«d. 10 


146 

Inco8tui merce senpre cherere. fermi speransa 
auere. chapresso limale sialoben uenente. alle- 
gramente isforsi diualere. ChenuUa (87 e) cosa 
eie conpiutamente. asto mondo uiuente. chellalto 
abbassa eueggiolo cadere, elopoco ualere efar 
potente. 

Pensa lidi nonalletti doglensa. che tanto 
liingiamente lachiamata. che lasa uicinata. donque 
liporta dio beneuoglensa. Orchiami uita egioia 
meglorata. ebenenansa metta insua intensa, forse 
persua cherensa. lifie come dogla prezentata. 
Nonpiu uillano asse chessuto altrui, didio locor 
sia lui. pigli dadarao exenpro edeua emiri, di- 
gran martiri ingioi fun tranbindui. Mettendo in- 
namendar solo dezlre. obbriando sospiri, chedio 
laue promesso adonni ecui. neson nefui già mai 
sensa consiri. 

Mentrome uiuo nonside sperare, cun bono 
giorno mille mai ristora, uno reo punto edora, 
luntana tolle gioia eallegrare. Chelocredo eui- 
sto lo pruzora. una candela morta riuiuare. per 
poco dimenare, elmalato sanar sichenon plora. 
Chelmondo duna rota simiglansa. cheuogle per 
uzansa. chelbasso monta elalto cade giuso. eper- 
lunguso nonaue manchansa. Etal sifata ecredesser 
confuso, chedigioi uene suso, dunque nullo sì- 
gettin disperansa. chesenpre auansa chidessa 
fa scuso. 

Orpeni chigiamai fu uigoroso. enonsia ni- 
ghettoso. chefranco cor potacquistar tezoro. che- 
non potoro far lui uigoroso. Pero non (81 d) de 
far lomo troppo dimoro, inmalo stai laboro. che- 
quellie delopregio dizioso. chel sifa sposo enon 
dice io doloro. 


147 


LXXXVI. 
MINO DELPAUEZAIO DARESSO. 

Stato 8on lungiamente. dalo gran forso da- 
more aflFannato. edeo raison mostrato, senpre con- 
tra diluì fere siluaggio. Tutto suo signoraggio. 
par caggia mizo emette ognor me contra. deo 
perchecio mi contra. chedanessuna parte aggio 
socorso. Assai miuolgo egiro, equanto più madiro. 
allor contra dilui men posso euaglio. Dunque 
perchetrauaglio infar difeza. già nonmi par con- 
teza. saggia dom basso contralto signore. 

Ma pur natura isdegna. efugge forte più 
dinullo male, ogni cosa laquale. lui faccia signo- 
ria tante isdegnosa. Edeo nonaggio posa, chen- 
oiascun menbro locor piange dole. chella douom 
non uole. troppo ligreua esser uinte forsato. 
Amor poi chio nonuoglio. percheltuo grande or- 
goglio, par chepur peni diuolermi aseruo. Certo 
bene superno il tuo uolere. enon tegno sauere. 
uolerom seruidor contra talento. 

Contrauogla metanto. amor tuorgoglioza si- 
gnoria, checerteo non poria. innalcun modo auer 
conteco acordo. Enon perciò menordo. son perche 
mimostri auanti. liamorozi senbianti. diquclla dicui 
speri auermen freno. Masepur uincer credi, assai 
conosci euedi. chio nondizio necredesser (88 a) 
perdente. Perchio sia menpossente nondispero. 
cauenir pò leggero, che piccol forso conchier 
grandorgoglio. 

Eo già nonmi dispero, nenon uiuo temente 
coragione. ma tu forte fellone, atorto grande 


148 

faimi souerchiansa. Chenonsia tua speransa. che- 
lamar tuo amore più gradi, chei piacer toi son radi, 
edan dintorno senpre dolor mille. Dolorozi epun- 
genti, enoncuri nepenti. pur comò peni adiritto 
atorto. Unde pero conporto enon marrendo. che- 
credo conbattendcK fuggir tua signoria fine a- 
morte. 

Yamia nona cansone. aciascun chedezia 
distare amante, e dimiri dauante. lomo cheseruo 
none insuo podere. Eppoi fermil uolere. seppur 
talenta diseruire amore, chenon trouai signore, 
giamai senza ragion tanto crudele. Che perlui 
star seruente. torrali core emente, cortezia sauere 
etutto bene. Paralo senpre inpene consonmare. 
donque chiuole amare, ami cheo partormai distare 
amante. 

Amor nondisdegnare. senonmi puoi forsare. 
chetu tenesti gian doglal meo core, mai noncuro 
dolsore. che tanto quantol tuo senta damaro. 


Lxxxvn. 

LEMMO DI IOANNI DORLANDI. 

Granoso affanno cpena. mifa tuttor sentire, 
amor perben seruire. equella dicui maprizo eseruo 
dato. Tutta mia forsa elena, omiza inte seguire, 
dilei fermo ubi(88 i)dire. non son partito maleale 
stato. Ettu pur orgogl(i)ozo. uerme spietato efero, 
semostrato ecrudero. poi chenbailia auesti lomio 
core, econuensi asignore, dessere umile inmeritar 
seruente. tupur di pene mifai star sofrente. 


149 

Sono stato sofrente. eson digran tormento, 
amor poil cheltalento. diquella camo cangiasti 
peniista. Vermei cheprimamente. facesti mostra- 
mento. difar meo cor contento, dilei diquella gìoi 
cor dizaquista. Sichepertal aenbiansa. mizil core 
lamente. asseruir fermamente, tua signoria amor 
pure leale, manone stato tale, uermel suo core 
come mostrar senbiansa. tu mifacesti amor undo 
pezansa. 

Amor merse tichero. poi cheson dimorato, 
insigrauozo stato, conmi tenesti silunga stagione. 
Nonsi uerme sifero. cassai mai affannato, eforte 
tormentato, seguendotatuttor for falligione. Moue- 
tormai amersede. lei uoler chedisuole. undelmeo 
cor sidole. fai meo seruir chesol ciò tidimando. 
essemerce chiamando, tunon maiuti amor altro 
non saccio, chaitar miposna chelamorte auaccio. 

Donna merce dimando, auoi che dibeltade. 
fiore dinobeltade. siete souronni donna edipia- 
gensa. chagiate prouedensa. souralmio stato grane 
dolorozo. incio merce «ialuostro cor pietozo. 


LXXXVIII. 

(88 e) LEMMO SOPRASCRITTO. 

Fera cagione edura, mimoue lasso adire 
quazi forsato. lodolorozo stato, nelqual mamizo 
falsa ismizuransa. Nongia permia fallansa. ma- 
perquella dicui seruo mimizi. epercui midiuizi. 
dituttaltro uolere epensamento. Dandomin ten- 
sione, che for difalligione. douesse lei amar leal 


150 

seruendo. lacui uista cherendo meo seruire. mife 
seruo uenire. de lasua signoria disiderozo. 

Poi cheseruo diuenni. delasua signoria edi- 
ziozo. deldilettamorozo. chen nelmeo cor dilei in- 
maginai. Addesso mifermai. intutto dubidir losuo 
comando, peruista dimostrando, me chera siifedel 
seruubidente. Undella per senbiansa. mifece di- 
mostransa. challegressa mostrauan suocoraggìo. 
poi chensuo signoraggio mera mizo. unde chen- 
gioiassizo. ifuimanta stagion sol ciò pensando. 

Dimorandon tal guiza. perseuerando illei 
soruir tuttora, non fu lunga dimora, cheo uiddi 
chessua uistera cangiata. Uerme quazi turbata, 
nonsostenendo mesolo guardare, credetti che pro- 
uare. uoUesse me confussen suamor fermo. Allor 
presi conforto, isperanda bon porto, lomeo fermo 
seruir miconducesse. ceche tornar douesse pietoza. 
edella dorgogloza. mainerà uer di me mai senpre 
stata. 

Pero forte midole. poi ueggio che seruendo 
odiseruito. illocoue gradi(88 d)to. credetti esser 
percorto for fallensa. Mania maggior doglensa. 
quazi mortai miporgel suo fallire, chepersuo folle 
dire, fé manifesto inparte meo penserò. Lamen- 
tandosi forte, dime chequazi amorte, laconducea 
infarlin crescimento. essi fero lamento fece attale. 
chegrauozo poi male, nadato lei congran dogla 
souente. 

A ciascun camar uole. dico chedeggia seposi 
guardare, diuana donna amare, giouen troppo 
ditenpo edisauere. Chegrauen lui dolere, prende 
chillama dolorozo tanto, nonsi porea dir quanto, 
per qual sauesse pion pena damore. Maeleggan 
se certo, chiamar uole emerto. disuo seruir donna 


151 

piagente esaggia, chebenigno coraggia fermo e- 
puro. epoi sera sigaro, di non perder dilei gioia 
seruendo. 

Digiouen signoraggio. qnale soura dittaggio. 
leal seruendo meritaggio auuto. uorriamesser par- 
talo manon posso, chepoii piagere mosso, ellegato 
lon serao elpartir greae. 


LXXXIX. 
RANUCCIO DALBAGNO. 

Madonna uostraltero plagimento. elagran ca- 
noscensa. elaualensa chenuoi tattor regna. Esta- 
tan prezo altero aconpimento. consi aera potensa. 
cognor crescensa inaltara degna. Anconceduto in- 
me senio diaoi perfessione inchoi. anmesso di- 
uoler propio fizo. dogni penser diaizo. diaoi 
Bolon serair lasignoria. fermato eccio meo cor 
solo dizia. 

Del uostro signoraggio donna sono. (89a) con- 
conpiuto uolere. ecolpodere(n)[i]nteron (^) inlui ser- 
uire. Emai chesolo ciò nente ragiono, negia daltro 
piacere, poriauere potessunde gioire. Vnde so- 
urana aaer danque gioi deggio. qaazi poi certo 
ueggio. chenon uè solo meo piacer seruire. ma- 
stimo almio sentire, camor tanto diuoi inme 
procede, chedegno intanto sia meo cor noncrede. 


(1) Nel ma. è ecolpoderenrUéron ; la mano del correttore 
ha dal primo n ricavato una i; ciò che sì è fatto risaltare nel 
testo. 


152 

Degnesser quanto fo nonforamato. dauoi 
donna piagente. siueramente corneo credo fizo. 
Mauoi pur degna siete chesia dato, amor chifer- 
mamente. peruoi seruente diuoi eassizo. Ecome 
ueramente donna edegno, diuen chelor chesegno. 
uedeste per senbiansa chio uamaua. esseruir di- 
ziaua. elmeo cor conosceste sicomera. di uoi per 
uostra canoscesa altera. 

Poi certa donna uife canoscensa. dal meo 
euostro core, chera damore diuoi siccome prizo. 
Fui uostraltero desinobile essensa. chemidono 
sentore, quazi colore diben diuoi conmizo. Dan- 
domi quazi ferma intensione, cheuostra oppenio- 
ne. persenbiansa uidouesse amare, seruire eono- 
rare, edeo sifo undo magna legressa. poi made- 
gnato asseruo uostraltcssa. 

Sensalcun quazi par sonon gran gioia, poi 
formaggio uoglensa. seruir fior di plagensa uo- 
straltura. Negiamai non credo alcuna noia, pe- 
zansa nedoglensa. poi lamian tensa inuoi solo 
dimora. Considerando chedogne uertude. siete 
usiconchiude. fontana edisauer pregie (89 b) or- 
ransa. sensalcuna fallansa. regnando inuoi perse 
ciascuno bene, aperfession conuoi tuttor conuene. 

Donna poinmaginai. lapiagente diuoi nelcor 
figora. estata mia dimora, inchiaressa lucente 
inparte nera, cheprima ciò fusse era. intenebre 
derrore inparte scora, oue già alcunora. diben 
nonmi souenne quazi mai. mapoi cauoi fermai, 
seruendo pien digioi sostato intera, om tornato 
di fera, dauoi sison allumato poi uamai. 


153 


XC. 


RANUCCIO DALBAGNO. 

Disialta ualensa signoria, uuison maginando. 
madato amor tuttor seruo piacere. Chesua con- 
siderando alta bailia. echepregio montando. lia- 
iiansa ognor seruire undo uolere. Ecostringolmeo 
cor disofferensa. nelagrauoza pena, laqual di 
sualtessa auendo fede, intera miprocede. Chegia 
Donmanca adisigran ualensa. signoria proucdensa. 
diproueder ciascun leal seruente. unde mallegro 
in pene sofferente. 

Rallegrando isperansa ilmio coraggio, simi- 
già sostenendo, grane ognor pene credo udendo 
dire. Malapotensa dicui sono seruaggio. elafigu- 
rauendo. raagginata nelcore adubidire. Parte na- 
tura e muta disuo loco, disnaturando prende, di- 
seluaggia mainerà tanta possa. Vnde chenon si- 
mossa, giamai sperando quazi di conforto, laspe- 
ransa diporto, poi senpra uoglia diseruir sinchina. 
8ormontan(89 c)dol meo core emai nonfina. 

Seruire inme nonfina uogla pare, damorozo 
siapprezo. lomeo cor didizio uolere fizo. Eddiui- 
zando chetemo damare, chisia dilei riprezo. co- 
mon daltessa chentutto diuizo. Tutto temensa 
naggio siconforto. isperando tuttore. considerando 
lasua chanoscensa. Vndei fosse piagensa. mante- 
nendo uorria meuiseruente. chessi lealemente. 
fermo mitrouerrebbe incor siguro. simile quazi 
comoUoro puro. 

Seruente puro metrouando euero. dilei fermo 
tenesse, uorria neppiu dizio mantener pregio. 


154 

Eme trottando come sono espero, quazi teme 
dimesse, tanto diuertu lei ualere i pregio. La- 
quale come sale uze natura, che nongia punto 
uizo. innopera dilei manchinnalcuna. Ma illei 
tuttor saduna, chenon guardando disuo ben uo- 
lere. ilmio pogo podere, miderea gioia ernia po- 
gha possansa. contutto ognor ualore inlei amansa. 

Quasi corno chiaressa inparte scura, difoco 
chiaror rende, simanchiaritol suo piagente uizo. 
Cheprìma uista auesse mia dimora, lei che chia- 
resse stende, erantenebre quazi inlor conprizo. 
Mapoi chio lei amando magginai. lasua forman 
figura, onni ualore sio dalei miuenne. Nemai 
cura nontenne. chessol dilei seruir meo cor dicosa, 
sperando incio posa, fermo solo dilei ogni (89 e/) 
mercede, essepenor sostene gioiauer crede. 

Sofferensa uertu unde[o] rallegro, inpene sen- 
bra poin tal modo prizo. chenon già guaire prizo. 
quale sofFrensa in ben chenongia grande, uirtu 
dilui sispande. comon sofFrensa inpene engran 
doglensa. undo soffrir uoglensa. isforsandomognor 
incio nonpigro. 

XCI. 


RANUCCIO. 

Sidilcttoza gioia, noncredom nato sia gian- 
mai portasse, diche sicontentasse. caltro maggior 
dizio li da rancura. Vportalcuna noia, nonpo- 
tendo conplir sua diziansa. checiascun giorno 
innansa. emonta inpiu uoler domo natura. Vndel 
nonmai sipagha necontenta. chesuo uoler nonlenta. 


155 

macrescie diziando maggior cosa. Vnde nonprende 
posa, neperfetta digioi portallegransa. chequanta 
più uoler dauer piun nansa. 

Siperfettallegransa. econpimento portai dogni 
bene, seconsidero bene, souranon gioia fui enbe- 
nenansa. canea daquella dicui son semente, che- 
lifosse plagente. parca lomeo seruir per sua rao- 
stransa. Necozaltra dilei più diziando. cheleal 
solo stando, ilici fermo seruire eccio chemera. 
Chemidonaua intera, digioia benenansa econpi- 
mento. nepiu dauer mimontaua talento. 

Epoi comalcun tenpo. portai sintera edilet- 
toza gioia, uia maggiormente innoia, son dolorozo 
engraue pena. (90 a) Che partire nomenpo. ispe- 
ransa dital gioia passata. ch[e]chi agioi portata, 
partendo della pena amorte mena. Pero chel- 
male auante benenansa. nongreuassimiglansa. qua- 
zi nente uer bene auer sentito. Chepoilbene fal- 
lito, appresso pena daconfuzione. emaggiormente 
grane per ragione. 

Ladoloroza pena, ouo sono distretto intera- 
mente, la qual mida souente. morte passionai 
tuttor uiuendo. Ecunor non mallena. daquella 
chiamo inme prò scende, che ciascunora accende, 
grauozi inme languire lasso dolendo. Checrudelta 
raimostra insua senbiansa. econferorgogliansa. 
servendo lei disdegna ilmeo seruire. Vnden fero 
languire, più chalcunaltro sone dolorozo. soste- 
nendo tormento ogni grauozo. 

Fera ragion mapporta. disigraue tormento 
tal chagione. poi sensa offensione. talo comizal- 
cunan lei doglensa. Masenpre stata corta, eppreza 
diuoler lanima mia. seruir poinsignoria. dilei fui 
seruo intero asua potensa. Vnde chelamia ulta 


156 

quazie morte. ìntanta pena forte, mida tormento 
elmeo seruire isdegna. Elamorte massegna. mifora 
uita ilcor perche finita, seria mia dogl(i)a elan- 
goscioza uita. 

Mia chanson ortiparte. emostralgran tor- 
mento ilqualeo sento, auegna il conpimento, nono 
potuto dir quanto mabonda. Chessi come inmar 
londa. no(90 è)naggio pozo. nedalcuu ben parte, 
aquella percui son insi rea parte. 


XCII. 

I 


RANUCCIO. 


Poi contra uogla dir pena conuene. ame 
quazi dolendo, per souerchia montansa incui sor- 
monta. Nelaqual falso diletto mitene, umimize 
uoglendo lanima un dizio col cor congiunta. Di 
quella in cui piacer era couerto. quando parca 
più nero, camor cognosco difalso colore, delqual 
maprizo poi fumi proferto. inmaginandol clero, 
dalei di conoscensa fuinnerrore. perchio lelessi 
amio propio signore. 

Nonconoscendo falsessa stimando, delpiager 
mapur fizo. dellalma imaginai ilsuo diletto. Econ- 
cedetti amore ilici fermando, dognin tension diui- 
zo. fui assua signoria seruo soggetto. Damoren 
natto distretton potensa. dilei sua forma preze. 
alsuo uoler perlui ifoi congiuto. esonmizili arbitro 
emia uoglensa. dilei seruire accese, uconoscendo 
mai nonfallai punto, ordallegressa matutto di- 
giunto. 


157 

Fermato aperfessione asuo uolere. dime non- 
forsauendo. innardente mimize coral foco. Macio 
miporge lasso più dolere, perdifetto sentendo, di- 
co[ha]noscen8a Ò) auer pene nonpoco. Chepoi mi- 
mostro lasso lasenbiansa. delasua oppinione. la quale 
auizo ilici tuttor regnaua. dipiacer contra undo 
gran malenansa. uita (90 e) confuzione. chelmeo 
seruir gradisse lei pensaua. ormortal mente co- 
nosco fallaua. 

Fallando incanoscensa insignoria, di morte 
sono ognora, nemorir posso enmorte ognora uiuo. 
Eporge tal cagione in me siria. pena chefor mi- 
zora. grane senbra auer uita si pensiuo. Perchio 
nonparto già dintensione. chesemmi fusse danno, 
lamorte inuita solo unor regnasse, matormen- 
tando diuita ocagione. piuenmi mo[n]ta affanno, 
chesamorte lospirito mimancasse. equal più prò (2) 
giudicio miportasse. 

Laprincipal delmeo doler cagione, aggio co- 
stretto adire, nelafine perpiu dolor mostrare. 
Edico più mida confuzione. dogni greue languire, 
lareprension chepote inlei montare. Considerando 
laltera ualensa. dinatura disciesa. elosuo gentil 
core inganno tegna. unde nalcuna guiza di fal- 
lensa. diuertu sia ripreza. perche maggior dicio 
pene inme regna, considerando inlei cosa non- 
degna. 

Senalcuna mainerà già potesse, da lafollia 
prezente partire, isforsereimi aualer quanto, pero 


(1) Nel ma. di prima mano hcanoscenaa; la solita mano 
ha però sulla o scritto ha così.* < 

(2) Noi ms. è p cho equivale prò. 


recente ha però sulla o scritto ha così.* conoscensa. 


158 

cassài più manto, falle cernendo inmal perseue- 
rare. chenon già fora stare, nelmal nonconoscendo 
manon posso, che uoler nonsemosso. unde dira- 
gionom fatto son fera, seguitando charrera. dal- 
piager falso cha inme pene messe. 

xeni. 

RANUCCIO. 

Ladolorosa ernia graue doglensa. conuen cheo 
dican canto, comaltri lopiacere elallegressa. Di- 
stringendomi accio lamia uoglensa. auegna me 
sia pianto, comò maprezo lasso incor fermessa. 
Elachiaressa dicio esenbiansa. cheo misomizi in- 
tero insignoraggio. fermo auendo coraggio, dal- 
tera donna diseruir dinatura. Vsolo unora nemai 
feci fallansa. poi per piacer mistrinsi insuo ser- 
uaggio. undo greue dannaggio. chemi disdegna 
edapena su altura. 

Perfetto insignoria mimizi seruo. senne uo- 
ler congiunto, aun dizio ilsuo pregio seruendo. 
Econseruendo ciò comor conseruo. dogni penser 
digiunto, sonon ciò seruo entera uogla auendo. 
Edattendendo ne inparte diletto, ilqual per lor 
piacere imaginai. eperchemifermai. sotto sua si- 
gnoria interamente. Sol che semente fusse lei 
soggetto, piacer dizio etal uogla portai, epiu non 
diziai. nel primo ordezio simelmente. 

Nondiziando chesolo seruire. dicio contento 
fui. inalcunora quazi per senbiansa. Dimostrando 
uerme fussei gradire, gioi lei seruisse incui. dicio 
tìormize con gran benenansa. Mapoinfallansa me 


159 

uista tornando, euiddi intutto locontraro aperto, 
quazi dicio inperto. per sua uista fermata me 
indisdegno. Edio tal segno peruero approuando. 
digioi mamizo tale inpena certo, diciascun ben 
dizerto. efermo inulta amara emorte regno. 

(91 a) Regnando inmorte sono insuo podere, 
nascozo eforse pare, tanto nelalma mio monta 
dolore. Eche sostenendon pena sipiacere. non 
sigraue penare, ma grane epiu uia troppo emonta 
ardore. Perchio tuttore contrar me uoler porto, 
poi mizo inparte usima doloroza. ode pena gra- 
uoza. mabbonda ciascunor comaigua in fonte. 
Chel delmonte digioi ma indisporto. unde lapena 
meuia più doglioza. poi digioi dilettoza. mamizo 
inpene più chio nono conte. 

Contato parte dimia penalcona. manon quan- 
te lume regna, pernon potensa adire auendo 
intera. Chelcore el dir mimanca eabandona. e- 
come foco inlegna, sapprende pianto in lui simel 
mainerà. Vnde chefera talon pena ulta, poi di- 
ziando seruir fermo intero, son diciascun ben 
nero, eddi speransa dauer gioi luntano. Ma non- 
istrano didoglan finita, ouio consonmo conmal foco 
cero, necosa mai spero, mipossa desdignandella 
far sano. 

Daltera signoria, magginando beltate epiu 
ualore. mi mizi seruidore. ouio son seruo quando 
allei gradisse, nemai so chio fallisse, maperbas- 
sessa meforse disdegna, mapercio chio mai ue- 
gna. quanto diuoler manto non me uizo. matut- 
tora stro fizo. nepertormento alcun(o) mutan- 
do uia. 

Sumelta confermessa. nel suo scendesse di- 
sdegnozo core, ogni pianto edolo(91 h)ve. dime 
mi parrea gioia edallegressa. 


160 

XCIV. 

PANUCCIO. 

Considerando lauera partensa. cofatta intera 
dogni uano amore, elgrauozo dolore, caggio sen- 
titon sua star signoria. Potè digioia auer meo 
cor essensa. poi chedisfatto lui omeo guerrero. e 
. prezo indizamore. ogni damansa sua cosa epoi 
uia. La qual quanto seguia. porgea tristisia inme 
dongnunque pene, norresentendo bene, dalcun pia- 
cer magreue ogni doglensa. unde mizo aperdensa. 
auea mia mente corpo alma ecore. su poderato 
essendo inme furore. 

E quanto daltro più fui dolorozo. ciascun 
dolor dilui lasso sentendo, tanto dico gioiendo. 
deggio portar uia più daltrallegressa. Poi chen 
uerto son nero amoro zo. epartito damore amor 
prendendo, ediritta seguendo, danima uogla chefu 
inniscuressa. Laqual giunse grauessa. ereformando 
inlei irozo male, in perciò chepenale. possa se- 
guir deritta etorta intensa, maor chedipartensa. 
[di]lui fatto seguo ogni memora, equantontai 
conesso sensa monora. 

Nonsentimento mai ebbi digioia, seguendo 
inlui uoler fere ontozo. nemai ebbi ripozo. per 
isperansa dalcun ben chessia. Echesenbraua me 
bene era noia, eogni nero bene ol(91 c)tra gra- 
uozo. perche senpre angosciozo. dimoraua dimo- 
rando intal follia. Vnde perduto auia. ogne 
uertu chemize inme natura, siche solo figura, 
mantenea domo enon punto sciensa. elalta can- 
noscensa. delaragion laqualor uontuttaggio. unde 
uiuea ferale oltra seluaggio. 


161 

Del dolor cheporgea inme mainerà, chero 
ferma ecagione adimostrare, euolendo contare, 
con riformaua inme suo gran tormento. Non 
tormentaua me didogla fera, come sensibil corpo 
indar penare, masolo indiziare, tardando ciò 
chemera piacimento. Chenon pò far contento, 
alcuna cosa uhon non porti amanea. tuttor sian 
sua possansa. edoui porti già non possa auere. 
alche greuel dolere, usolo perda alquanto adella 
uizo. dico tormenta sedizia fizo. 

Enon sentina persu operare, ma cagionerà 
incio chera operato, unde segondo stato, dinàtura 
midaua isuariamento. Farmi uoler chenonpote- 
acquistare. eperder chegradiuo auea quistato. 
enciascun desti grato, porgiamisuariato sentimento. 
£tal suo creamento. adoperaua inme diuersa of- 
fensa. edico hom perpotensa. ciò caquistato aman- 
do uprende gioia, sedei perde poi noia, glia bon 
damaggio chenonfe il deletto, per che nostra (91 d) 
natura e indefetto. 

Comoperaua inmeui ilsuo sentire, tutto lan- 
guir diuizo ogni piacere, aldesentir dolere, dame 
diuizo dongnunque suo male. Edammi gioia inche 
fermo gradire, efanmi cheuolea tutto isuolere. 
edeldezio podere, chera costretto adizio infìnale. 
Ediuerso già quale, nonpotea auer dauer mai 
conpimento, eilsuo potimento. dilibberato intutto 
auer dizio. siche mizo innobrio. ogni sentir dilui 
fermo ericordo, stando amenbransa di lui mai 
senpre ordo. 

Sedisilegnansa amore alcuna apreza. uolendo 
apporre offeza. chenfuin sua signoria orne son 
fora, dicolui che resterà, iltormento chauuto ogni 
mio fallo, echeperuero sallo. niuorrea sensa stato 

Cod. L»«r. Rad. 11 


162 

esser sua dogla. perlaqual credo inme più gioi 
sacogla. 

Adco maggio difensa. laqual mizura sostìen 
di ragione, amaggio ffensione. chom non seguir 
dea mal tutto deletto, nesenta oua defetto. mag- 
giormente nondonque ouafrissione. ecorporale et- 
terna confuzione. 

XCV. 

PANUCCIO. 

Ladoloroza noia, chaggio dentro almeo core, 
chenonmostri di fore. non posso tanto sostenere 
mauansa. montando malenansa. esouerchiando 
me datutte parte. Poi chetragente croia, come 
nonsaggi alpestri, cauer degni capestri, lor se- 
rian (92 a) distringendo come fere, quale più 
son crudere. dimorar miconuene. estaren parte. 
Enonsol dimor conloro uzando. mamiconuene 
stando, sotto lor suggession quazi chemuto. diche 
son dipartuto. dogni piacer poi lor signoria 
uenne. ecome ciò sestenne uennisse usosten 
regno eo merauiglio. dio poi comunità mizan di- 
suiglio. 

Mizano indisguiglansa. ragione econculcata, 
eperloro scalcata, lilor seguendo pur propi misteri, 
ei malvagi penseri. seguitando non punto inlor 
ragione. Lachera comunansa. ano sodutta inparte, 
edanmizo indisparte. liualorozi edegni e bon ret- 
tori, perliquali emaggiori conparui diuidian onor 
comone. Orlan condutto in propietate. perchela- 
uolontate. lor tanto fera ilsenno asuggiugata. 
egia none mostrato, chesol uoler perlor fere mor- 


163 

tale, il quale amizo amale, eadanno uolendo lor 
terra eperdute castella, eperiano inguerra. 

E quei cherano degni, echeuer sonanco. 
mizan dallato manco, crescendo onor rettori e- 
dauansando. enon quazi mancando, perlor ragion 
masolera ben retta. Diche siuen gran segni, giu- 
stisia conseruata. era perlor montata, sichemalfare 
alcun nonquazi ardia. perchelmal sipunia. laterra 
degni scuzo era ben retta. Or giustisia dezerta. 
onde tutta caduta, conragione perduta, chepiu 
ladron son chemercanti. equazi certo isanti. (92 b) 
son dirubbati e nosolo i palagi, eda ciascuno adagi. 
par dedetti signor macie nonsono. chenlun perisce 
e laltran mal perdono. 

Portano perdonansa. ilor propin mal fare, 
epiu chemeritare. eintralloro alcun chellor uorria. 
pero chelalor via. lafine elprimo elmezzo epropio 
a male. Edaltri senfallansa. greue sostegnon pena, 
echilor guerra mena, quanta lor terra son siguro 
intutto, eriprendon condutto. dicio cheuolno inlor 
cita elquale. Eleterre cheson tante perdute, non- 
giallano uolute. maperdute difender sian lor piace, 
e diuietato an pace, solo aconfuzion dominin 
parte, eccio fattane adarte. unde procedra inlero 
gran danno, chenon sofferra dio sigrande inganno. 

Semi distrìnge dogla. nencerto emerauigla. 
macrudelta somigla. acni nonprende dogla epena 
menta, ueggende chesiponta. alcuna parte inmal 
far quanto potè. Equei chepiena uogla. auianen 
bene ourare. etutto iUer pensare, solamentera incio 
seno anente. per sismo(n)data gente, undonni gioi 
penne son nane euoite. Chesento intutto morta 
ora giustisia. edauansar malisia. elmal ben con- 
culcare esomettende. emontando ecrescendo, islea- 


164 

tate inganno disragione, diche mian tensione, noe 
chelungo tenpo dio ilsostegna. che non soffrir 
uorra cosa sindegna. 

(92 e) Seminato nelcanpo feran seme, ese- 
me simel se ciascuna rende, unde folle chiat- 
tende. diseminato gran piggior chegioglio. per- 
chenontanto doglio, chefrutto eseme cosa una 
fin seme. 

Persouerchia bondansa. chauea eddigra- 
uoza doglensa. mane lamia uoglensa. sonmosso 
aconto far disigran torto, il qual greue maporto. 
chagion doglioza efera didolere, poichelbene ap- 
podero sento perire. el(l?) mal tuttora auansa. 

XCVI. 
PANUCCIO. 

Doloroza doglensa indir madduce. nonpo- 
tendo celar tacendol core, tanto mauansa ognor 
pene dolore, chepregio menchenente uita uregno. 
Considerando lasso son ritegno, dog^i languire 
auendo mia uita agra, eddiciascun plager lontana 
emagra, auendo diuertu perduta luce. Poi delmio 
cor dizio metter soffersi inseguita[r](ndo) per- 
dendo ragion nera, essommettendo arbitro uè 
nonera. cioè seruaggio dinatura umana. Ynon 
guardai auendo mente sana, maor somizo auer 
non uorea dico, chedallegresse digioi son mendico, 
ritegno edidolor fonte diuersi. 

Disnaturando natura seguendo, disottometter 
uoglialtruin seruaggio. chechiar conosco chelu- 
main lignaggio, dauer fugge signor natoralmente. 
Madiuize dacio diuersa (92 6^ mente, regnando 


165 

inme auendo gran diletto, dessere seruo dioui 
SDII soggetto, inseguitare affanno sostenendo. Eppoi. 
congiunsi meni attal dezire. non mai dintension 
tal fei partensa. ma mizin gegno accio tutte 
potensa. e daltro inme poder già nonrìtenni. Che 
sol seruendo umanco lei nonaenni. echei fosse 
piager fece mostransa. sic(c)om6 quazi me paru- 
accordansa. undalquanto mife gioia sentire. 

Dimorando piager tal quazi unora. seppiu 
nonmanto:fu sebene emenbro. prezente accio sua 
uista meni senbro. più chedir nonporia crudele 
effera. Euizai lasua uogla era intera, didarmi 
pene uson sidoloroze. chesostenerle alcun tanto 
grauoze. pania inuita serea sua dimora. Eda- 
uansando inme piun dolor monta, equazi dico 
nente uer chio celo, checorpo alcun noncredo e 
sottol celo, cherengnin uita unor uidimorasse. 
Eche sensa dimora noi fallasse, mappenare più 
uito languendo, essoccorso discanpo nonattendo. 
poi non dauer perme mai ben siconta. 

Secomeo dico upiu mistringe pena, dital ca* 
gione più deggio dolere, poi ueggio esento che- 
nelme podere, nonsiriten dicio chedipartomo. 
Cioè ragion dafera olasso corno, neson deuizo 
etralassato intero, eseguitando uoler tanto fera, 
quale tutto seguir mialma pena. Perche mia uita 
dico epiu ferale, chedanimale alcuno perchena- 
tura. segue mapure inme tanto ismizura. (93 a) 
che fuggo ellasso. lei seguendol centra. Edauer 
signoria nongia fui centra, somettendoli arbitro 
ernia franchessa. unde più chaggio ditto inme 
grauessa. digreue pene agiuntanche c^ne male. 
Poi chenmi seiibra echel conosco fallo, 
perche nonlasso incio rimedio prendo, e nomo- 


166 

fender pia oue mofendo. partir mia uogla dital 
signoria. Dico chenfarlo inme nono bailia. poi 
caccio ualco plager micongiunse. chedanima eda- 
cor uertu digiunse, eciascuna potensa sensa fallo. 
Perchen possibil me fame partensa. chelmie uo- 
lere accio essottoposto, edimaniera tale son di- 
sposto, chedalcun qualsia bene inono segno. Eco- 
nosco arragion dicio son degno, manonmi dol 
pero menol tormento, cheo dolorozo pur langui- 
sco esento, eche porti conuen cor didoglensa. 

Prouato folle medico simigla. chiseguel 
suo dannaggio ealpro contra. enme quel checon- 
tato scura contra. per calcun sia più cheo folle 
noncredo, poi cheo nonprezi lor potea rimedio, 
ediquel cora seguo maggiormente, poi son di- 
sposto tanto malamente, chesalcun comie gran 
merauigla. 

Meo cordoglo elamentora temone, ette 
prezenta auante accui timando. e cernei meo 
dolor tutto nomando, non uogla contar lui enmia 
tormento, eddi chesguardi ben saragion sento, 
ecorregha tuo fallo ecomendi houe. 

XCVII. 

(93 6) LOTTO DISER D/ RANUCCIO 

Delafera inferta eangoscioza. radicatan di- 
uerse eforte pene, laqual dentro edintornal meo 
cor sento. Cura tal noi pigliar perdilettoza. qual- 
fa lonfermo quandol gran mal tene, chessi con- 
piange del suo sentimento. Eppar calleggiamento. 
alcun lisia edeo simil uoifare. ledogle dimostrare, 
cheo sofferò congrande conpagnia. Inconpianto 


167 

uorria. siche per gran pietà chia potensa. di- 
darne guerigion uegnai uoglensa. 

Sauen decerto chealcuna coza. tanto gentil 
nostro signor nonfene. quanto lomo nessi sian 
piacimento. Chepoi lei fatto fuli si amoroza. 
chelide liberta di male ebene, operar quanto uole 
asuo talento. Essi noude contento, noi sotto posti 
ciconuene stare, ueder neoperare. cosa poten 
chediletto nesia. Neauen signoria, diparlar anes- 
sun checonoscensa. aggia connoi eccio ne gran 
doglensa. 

E anco maggior dogla eppiu grauoza. ag- 
gian chenon disoura sicontene. conforto arenmo 
accio trapassamento. Masperando dauer noua 
gioioza. lacontrara digioia adesso uene. tal calcor 
par uogla dar lungiamento. Tanta confondimento, 
che contenti serenmo altrapassare. ansi chedi- 
morare. inesta uita sicrudele e ria. Nonfusse 
chettal uia. sauen nostralme terren chaperdensa. 
girono sensa uer giamai redensa. 

Più greue pena assai edoloroza (93 e), 
auen ciò sono este fere catene, che altra undio 
fatto aggia mostramento. Chelle tanto crudele 
esinoioza. chesse consolassion nulla ciuene. tosto 
danoi lifa far partimento. Elogrande tormento, 
cauen tuttor cifa rinouellare. lanci multipricare. 
calcorpo dacci nullo non poria. Ealalma bailia. 
atolto che delmal far penitensa. nonpono auer 
bence gran cor doglensa. 

Esian sotto signoria sispietoza. chegia nulla 
pietà dilor nonuene. for condigente daltro inten- 
dimento. Salcun lauesse incor mostrar nonloza. 
maquelle leal detto chemantene. suo dire eopra 
anostro increscimento. Molto più spiacimento. 


/ 


168 

auen chelingua nonporea contare, euedenci fallare, 
parenti amici emetteren innobria. Este lamalatia. 
diche fatto conpianto gran fallensa. fan quei 
chencio potreno dar guirensa. 

Apisa meo lamento, nostri tormenti deggi 
deuizare. per volere acquistare, emantenere onore 
esignoria. Auen tal cortezia. consiglo ben chidi- 
seruirla antensa. guardisi noncadere attal per- 
densa. 

xcvin. 

RANUCCIO RINTRONICO. 

Magna medela agraue eperiglioza. deltutto 
infermità so checonuene. cheparua paruo so da- 
curamento. Echi infima greue eponderoza. apos- 
sibile far che (93 (2) rensa dene. enoncui falla 
punto potimento. Chenona uaUmento. picciula 
cura gran piagha sanare, nepoi potom trouare. 
guerensa inqueUo dal quale diuia. colti egraue 
uia. poter sanare ututta euiolensa. e non quota 
lom mai sua essensa. 

Perche mia uoglia sre desideroza. chedaltra 
parte auer conforto espene, desiderato auessi 
estettamento. Perchedilui meuia onne stremoza. 
referendol deltutto easpra ene. unde parlando 
dir quazi pauento. Chedare spiramento. edificile 
me emitigare, pero chesepenare. mettessen ciò 
sre nano altutto pria, appresso poi seria, lafine 
adonta diuizo aderensa. unde aliena sre me pro- 
uedensa. 

Pero encui e poderoza. auersitade dea po- 
tense lene, metter creando uigoressiantento. Ned- 


169 

de sua uoglia esser nighettoza. neddiuilessa le- 
suoiopre piene, neira fare inlui occupamento. 
Maleuar sanamento. se isperando dacolui chepare. 
siccome uero pare, noa niebbe nimai auer dia. 
il qual senpre dezia. prosperità aom dare eua- 
lensa. euole eppo per sua magna eccillensa. 

Prona uera uertu uerturioza. cului cauersita 
fermo destene. per sua ualensa farne occultamento. 
Ental mainerà delui grasioza. esser dico seuero 
eiceme bene, checome purgha metallo elemento. 
Cosi ocredimento. chessia dauersital propio pur- 
gare. (94 a) uincere econculcare, diciascun uisu 
cheparato stia, uoler chenoi seria, for daltro frutto 
eccio e paciensa. che dauertu incui fa sua derensa. 

Tante magna didio eualoroza. la potensa 
checose onne sostene. camonti pò legger dar mu- 
tamento. Echiara cosa far chetenebroza. ediletto 
tornar tormento sene, equal più uiuo par dar fini- 
mento. Dunque dischiaramento. eliberta pon seruo 
seguitare, eccio ae sperare, che disse sancto diphi- 
zolofìa. incui nonfu falsia. sauesse om fede uuera 
intelligensa. fare mouer limonti assua indigensa. 

Donque prouedimento. perfede espera uoler 
seguitare, eretto inlui sperare, aucriden quello 
che cotidio cria, remedi equai pensria. animo 
mai sipoga percepensa. maei bensi incui sonme 
prudensa. 

XCIX. 
PANUCCIO QUIUICA. 

Didir già più noncelo. poi tante pene opossa. 
dogla men cor ripreza. Calcun nonsottol celo. 


170 

Qondital uertu possa, donquel dir non ripreza. 
Cheditai pene regno, fusse conquale io regno, 
ouer pur chedi parte, inrea nonfusse parte, 
caltro sostenere homo, noie porea quale homo. 

Dunque sendir disouro. biasmo inme nongia 
monta, acotal pena fera. Chadognom credo souro. 
son di doglia tal monta, onol sofferea fera. Eppoi 
nelmeo coraggio, allui uo (94 b) ler coraggio, 
conpura contar fede, unde miscende fede, sennon 
poder mi manca, uer mia ragion sia manca. 

Rapprezento oue seruo. sonmizi ilmeo potere, 
nongia permian gnoransa. Yuincor sono e seruo. 
come certo potere, seguir sua magnoransa. Soper- 
piager che porto, fodella inme unde porto, ima- 
ginandol pena, addarmi affannon pena, acosi 
mortai passo, son la douonquei passo. 

Chepoi chiaro neluizo. lamia connoue essensa. 
fu uerme addesso centra. Einnunor diuizo. fui 
mai digioia essensa. poi fu pena micontra. Tanto 
crudel fu punto, didardo ilqual ma punto, chegia 
alcun nodi pare, fu sicomo mipare. cognora in- 
morte ';]uiuo. separ noi più uiuo. 

Sedir uole soccorso, alcuno ouer diporto, 
ugioi potesse a nere. Rispondo sisson corso, chenon 
uenire a porto, permio spero sauere. Ma sigia a 
uenire. seccio farmi uenire. porla uollesse tale, 
chema condutto a tale, per creder parto nome, 
cui scura scritto nome. 

Lomeo paleze dire, oper nonuoler dire, 
inparte scuro messo, echenon dir sia messo, 
aciascun lomeo corso, chenolo intenda corso. 


171 

I 

C. 

RANUCCIO QUIUICA. 

Poi chemia uogla uarcha. sofferensa conuene. 
tutto che Bento capra. Perche nelmeo (94 e) cor 
uarcha. sua forsa esiconuene. man paruo dir no 
chapra. Perche nonconuoglia enpia. mapur chiara 
e chemenpia. quella sperando uservo. ilmeo dir 
cui reseruo. sedifallo auesse ombra, perchel meo 
cor no ombra. 

Cuiamoroz[o] isguardo. delalma porto forma, 
come sol ualca uetro. Come figura isguardo. en- 
tronme en[o]s forma, cui segui mai non uetro. 
Siforte amizo destra, mechenguiza ogni destra, 
lei seruir chero elargha. nellafifaimarmi largha. 
uita digioia magra, caltro sauor nomagra. 

Considerando soura. ditutte lautre edonne, 
come puror uenpetra. Che nongiamai sisoura. 
doura dipregio donne, quale maggie homon petra. 
Che come infonte surgie. aigua sinici si surge, 
uirtu chellei poi regna, donque sella mi regna, 
esser soura ingioi parmi. perche nullo e parmi. 

Louer plager che porto, della diua lor ma- 
gna, pine pensando solo. Che dogni uertu porto, 
edeo nelsuo cor magna, siccome fo che solo. 
Persua senbiansa porta, meni chenuerta porta, 
perconsidransa inmente, quandoncio tegno mente, 
caciascunor mimenbra. digioi piene ogni menbra. 

Per non potere aggio orma, come celar non 
saggio, cernita delmeo bene. Tanto uoler uinto 
orma, mapur uer diro saggio, chel conto uero 
bene. Chesauesse sol pena, edinuan lamia pena. 


172 

Beruendoi fussei (94 (Q contr|t. sìmi gran gioia 
contra. pur che lei ami eserua. epiu sua uoglia 
serua. 

Lomeo dir parlo chiuso, perche quello inlui 
chiuso, uisisi quazi fiore, seddi pregio onne 
fiore, inlui contensi e conta, soura ciascuna conta. 
So che porca dire homo, me perche par- 
lato homo, uoi non sentendo folle, dicon ciò 
come foUe. uenta quando si mena, cusi uogla 
mi mena. 


CI. 


BACCIARONE DI MESSER BACCONE. 

DAPISA. 

Nona meuolonta nelcor creata, laqual con- 
preza lalma elcorpo mane, udendo proferisca 
edichal grane, crudele stato chenamor fallace. 
Pero calquanto già fui su seguace, uol chetesti- 
monia rendane dritta, ala gente ueder faccia 
sconfitta, cheseguen lui comelle denudata. Donor 
diprode edallegressa tocta. ecome dalpie uesten 
final capo, tuttol centrar seo ben dir lo sapo. 
dironnunpoco poi noi cor mi lascia, ecome grane 
apportar son soi fascia, econsre me[i cu]i ten ten- 
nessel gotta. 

Ora dico chilsegue comei concia, chediscon- 
ciando loro eiloro elloro. gridanne punto no nefan 
mormoro, ma sirallegran comoracquistasse. Farmi 
ditai son lor leuertu casse, nonpiu cheuistan dom 
rassionale. poi prenden gioia eddellor cantan male, 
eddanno kuide achi tanto lisconcia. Cioè amor 


173 

chenon stanchi siueno. dicoronarlo inpero dogni 
bene, eseusa lui nonmai nullo peruene. diconac- 
cosa possauere onore, unde (95 a) co tal discende 
loro errore, dilassarsi infrenar disi reo freno. 

Nonuenosi [ge(c)ch]iti dilaudare, il folle eua- 
no amor dogni ben nudo, limatti chessi couren 
delsu scudo, ilqual manche chedirangniulo tela. 
Eche liporta isportando anela, mettonsinraar cre- 
den giungerà porto, poise chenelpereggio gliaue 
accorto, alma facorpo [et] auer tutto affondare, 
donne donque reo male effondamento. poi tutto 
tolle bono el centrar porgie. come lagente non- 
dilui saccorgie. apprender guardia deisuoi inganni 
felli, cadio lifa ealmondo ribelli, merauiglie grande 
cornei none spento. 

Tai laudator lor pon far plager reo. dido- 
nar pregio acotale amore, chetutto trappa bene 
edda dolore, nongiame coglierano aquella setta. 
Alcuna fiata fuinsua distretta, nonsidisposto che- 
mauesse acchiuso, cheononpotesse giù gire esuso, 
nesuo seruera nesignor ben meo. Unde mac- 
corsi deldogliozo passo, oue mauea condutto e 
conducea. che parenti [et] amici auean nobbria. 
equazi dio nenia dimenticando, percheneltutto 
gliaggio dato bando, nonpiu dimoroui neprendo 
stasso. 

Farmi diritta dar possa sentensa. chiseruito 
signor(i)a insua magione, segiusto come comanda 
ragione, usel contraro dicio ildisforma. Echi non 
dimorato loco forma, disua condissionaue neiente. 
matanto coma uoce de lagente. chemante fiate 
deluero fan (95 b) tensa. Perche damor deo sauer 
far saggio, comomo chedelsuo senti tormento, 
degne dico tristore munimento. colpi ditoni quazi 


•• 


174 

son soaui. apparaggio deisoi tanto son graui. 
edenpi nonpensar poreal coraggio. 

Nighettozo fallomo Usuo defetto. atutte one- 
ste eprofitabil cose, edaseguir lenique odioze. 
prunto ardito uisiatol corregge. Cotal damore sua 
maluagia legg[i]e. masai chee dadosso melospento. 
cintai guiza inuerit[a] chepento. losuo miturberea 
ueder tragetto. Nonpiu triaca mifara parere, ue- 
neno effine louenen triaca, chedesto far dineun 
tenpo uaca. aidenudati cano illui gran fede, cotal 
decreto insua corte possedè, seisuoi nongran fatte 
falli cadere. 

Alpasso ditto chemaddusse forte, disua sen- 
tendo suggissione spersa, edico come femi parer 
persa, qualaspra più epungentera ortica. Ecome 
mifacea parer nemica, cui dinomar mipiace ta- 
cerora. sensa la qual deuita serea fora, brob- 
bioza soiferendo [et] crudel morte. Chelaututta 
gentami fallita, eppiu chidime più mostraua festa, 
chiditto nonlassatasi lauesta. perpotermala per- 
sona dar canpo. per pioggia neperuento ne per 
lanpo. dipensar ciò nefar uesi gechita. 

Poi me condusse insi crudele errore, che- 
mifacea del corpo [il cor] odiare, ununcia nona- 
uendo delchantare. (95 e) disuo grauozo e[s]pre- 
fondato pondo. Orde ben diruparen nelprofondo. 
chi dital carco addossane lasoma. ecc^i afferrata 
ben perlachioma. sicerto conni itolle caualore. 
Miri miri catuno ebensi guardi, dinonintal som- 
metersi seruaggio. cadducie noie spiacere dan- 
naggio. etutto quanto dir puosi dimale, chequesta 
uita toUe elettemale. oquanto assaporar mei fora 
cardi. 

mizeri dulenti sciagurati, onetti dallegressa 


175 

edipiacere. fonte donni trìstisìa possedere, spenti 
di uertu tutte diluce. Ponendo cura bene oui 
conduce, iluostramor calmai uagio conio, odiaruia 
più lareste chedemonio. manon tanto potetaua 
orbati. Sedelamente gliocchi apriste bene, elen- 
telletto non fusseui tolto, uedreste chiaro illocoue 
uanuolto. chetanto laido edizorrato erreo. non- 
saurestaltro dir chemerse deo. cosi dolor ozo etutto 
chei tene. ^ 

Amor «chiamo perlonome quanto, perlo- 
perare parmi benso chenti. di cheditto segra- 
uato tisenti. euuoi apporre dite uegna gioia, pia- 
ce mi farlo sentensiare atroia. accui adosso iltuo 
affibiasti manto. 


CU. 


BACCIARIONE. SOPRASCRITTO. 

Siforte macostretto. doglia diche penando 
doler deggio. Siccomo sento echiar connosco eueg- 
gio. chedognel corpo meo (95 d) parte tormenta. 
Chisonsaccion dispetto, delsignor nostro dibonaire 
deo. perlospiacente chefei fallo ereo. unde ragion 
chemortai pene senta. Chenon già delfallir posso 
far menda, undel uizo mibenda. inguiza tal 
quando ben penso cioè, che parmi noe. aesto 
mondo onor mai possa nere. Diche finar nonmai 
deo piangere, poi dio maindisplagere. etutta 
perme orranse fallita, inesta uita. elocontraro 
tenmi edanpodere. 

Poi catanta perdensa. solo mane condutto 
ilmeo foUore. chalmondo sono eadion dizamore. 


176 

corno sperare alcun mai posso bene. Madeo auer 
uegliensa. chelauita mifalli diprezente. edelamorte 
deggesser temente, per calalma mertato etternai 
pene. Louiuer donque elmorir micontrara. orecco 
posta mara. chelafollia dclmeo fallo madato. per- 
chefuinato. poi douea dime esser micidiale. 
Chetanto piagat[a](^)ggiomi corale, che lepiaghe 
mortale, danosperarne gianmai guerigione. aiche 
fellone, demonio afar tal miconftusse male. 

Assai pine omtoso. epien dicnidelta cheo 
nondiuizo. lofallo chessifortami conquizo. come 
soura nelmeo contato dire. Chechieramoroso. più 
dinullaltra dime criatura. tanta bestiai sommos- 
semismizura. cancontradir suo plagerei ardire. 
Elamainera fu certo difolle. qualle[g]ger (96 a) 
più siuoUe. unde confesso chelointel dispregio, 
desi dir pregio, perme ecosa chepiu fieta spico. 
Ediragion benanche stanmi dico, chedidio sia 
nimico, for cui inpero nente erege tene, chessia 
dibene, maquanto pina senza piue[i]nico. 

Tuttora inuita moro, deldolorozo caddos- 
saggio assedio, poi nonni possalcun prender re- 
medio, chedifeza miual nerender lasso. Sedeo 
forte doloro, certo neun side merauigliare. poi 
degni parte sinmi (^) ueggiodiare. mae miracol 


(1) Era pi<igatoggiamiy ma daUa stessa 1.^ mano fu mntato 
r in a e fatto piagataggiomi, 

(2) È simif che paò anche esser simmi (^ mm%)^ sebbene la 
lineetta soprascritta abbia quasi sempre il valore di n: così nel 
codice è sepre abbreviato e senpre per disteso, ecc. e se pur qual- 
che volta v' è r assimilazione, quasi sempre manca; p. es. nella 
canzone CV, stanza 3.*, (f. 97 a fine) sta scritto per disteso 
imtonma: e così d* altri numerodissimi casi por tutto il testo del 
Cod. Red. 9. 


177 

corneo noninpasso. Che dital nontormentalcun 
mainerà, che sensa uiua spera, esse purisperato 
intutto ene« poi morte bene, delmale aspetta 
chafatton lui porto. Vnde lamorte glie quazi un 
conforto, maeo desso motorto. cheuita modia 
emorte miminaccia. eccio micaccia. donni locu- 
sperar possa diporto. 

Aisignor deo confaccio, padre del tutto for 
nullo par bono. chenonardisco achiederui per- 
dono, delfallo meo chessiforte uoffeso. Diche 
orami taccio, anon parlar uolerne più auante. 
cheparlataggio edittone senbiante. calcun mipote 
benauer inteso. Unde noi fine accio farora mai. 
tutto chenonassai. attalofeza direo porea scura, 
nettai faroura. chenepotesse giamai esser mondo. 
Sedie miperdonasse ilfallo elmondo. accio cosi 
rispondo, chelacolpa laun (96 b) que son miuede. 
senpre mifede. ìnquella parte oue più mina- 
scendo. 

For diman petra edibocca parola, darco 
saetta scola, noe disauer tal chelpenter poi ua- 
gliadaltroi. inguizalcuna mostrar possal nero. 
Nonintal srei seccio fusse dispero, mamolto fora 
crero. chenmi uarrea pero chen cielo stelle, nen- 
mar candelle. daigua quanteo noa(^) pente pentero. 

Teua dogloza mia canson mostrando, emet- 
tendomin bando, ditutte parte upregio eonor 
regna, etti souegna. desto far mai gir senpre 
seguitando. 


(1) Era noHy ohe di prima mano fa emendato in noa, 
Cod. lAwen. lUd. 12 


178 


Gin. 

BACCIARONE. SOPRASCRITTO. 

Sedolorozo auoler mouo dire, lodesplagire 
chemeca contansa, nonalcun delmi tornar afFal- 
lansa. chesouerchiansa ciò mi fa scourire. Epur 
uolendo nonporia courire. langoscia chelmeo cor 
dogliozo serra, chedogne parte gioi mi ueggio 
torto, essenpre accorto adarmil contrarerra. 

Dico sperato dimai son gioire, eddellànguire 
grando siguransa. poi tienno gente ditantarro- 
gansa. indoloransa cheo neuoi morire. Chediguar- 
darno non soliano ardire, aueren parte dimar 
nediterra. orassai men cunom pregianne morto, 
sigran conforto innesta prezan guerra. 

Echinda fatto ciò ilben fuggire, elmal se- 
guire diquei chepossansa. (96 e) piun pisa auiano 
dimenar ladansa. nolarditansa nelsauer ferire. 
Dichi ditto sensa cioè fallire, perche montati 
innalta fìsson serra, chenon mai uize lor falli 
diporto, nedisconforto nondicon listerra. 

Vnde noi canno etienno inlor podire. nofan 
sentire tanta malenansa. chelmondo douereane 
auer pezansa. epietansa chideltutto esire. Cha 
pace nongia uuolno consentire, credendone faral- 
bergar sotterra, epensatan difarne farelporto. 
dentra lo sporto mentre ciò auerra. 

Merse signore deo dinonsoffrire. siauon pla- 
gire più tal souercchiansa. netantodioza efera 
diziansa. come sperans[a] lore diconplire. Madifarli 
uopiaccia ripentire. elpoder uostro chetutto diserra, 
qual più ferme mostratenlor dicorto, nonmai scorto 
uesi altro nosferra. 


179 


CIV. 
CANSONE. 

Chiara inse ualore. dinatoral sauere. che- 
ualogni tezoro. Cheste pene dolore, sappia si 
sostenere, chennabbial gran ristoro. Chedalsignor 
potente, acchie piacente, eallui saccomanda. Ben- 
diritto lomanda. sensalcun fallo asurgeren dei- 
porto, laouegla perpetuai diporto. 

Socom nontroua uerso. cornei possa portare, 
pondo cosi pezante. Come dessere sperso, per- 
cotai penamare. etuttora dauante. Vedersi chilli 
el face, maquei chede uerace. essonma {9Q d) 
sopratutto. Piace pur alpostutto. equeste certo 
checatun perdonare, deggia ealsuo merito aspettare. 

Poi catal signor piace, cheperdonar dob- 
biamo, assai chiaro misenbra. Chegia neun fal- 
lace, tal paragon nabbiamo. nesra seben [sjimenbra. 
Chedei ben ciò nonfaccia, pensando chelafaccia. 
elapersona tutta. Attai pene condutta. consauete 
fu percatun portare, delre delre (sic) queichede 
sensa pare. 

So checatun louede. qualunqua più sinfinge, 
edichiarol conosce. Donque merse lafede. abbian (i) 
acchici spinge, dadosso tuttangosce. Acchinluia 
speransa. assaida gran baldanssa. siche pocapaura. 
Andiquesta bruttura, chepogo uasta està fallace 
aita, percaspettan lasenpitemal conpita. 


(1) Nel codice è al solito abbia dorè può esser abbian od 
abbiam. 


180 

Merse perdeo signori, chedesti mai partiti, 
pernoi ilme[n] reo siprenda. Pensate uà dognori. 
molti creden periti, esser canpoi uicenda. Dimolti 
ben portare, ecquei canfatto male, lor sissan 
poi pensato. Siccan lor perdonato, unde uedete 
checcia assai ragione, dadouer far ciò che pre- 
posto none. 

Assai chiarel partito, segondo cheudito. 
aueteaoperare. Perchelo contastare, nonual neente 
essere giuntaldanno. catun sipensi dinondurarui 
affanno. 

Molti angia auuto pene, chepoi in molto 
bene, ano perseuerati. Elsignor liaaitati. undel 
nighe chebensa nauichare. lagran tenpesta non 
uol trauersare. 

CV. 
(97 a) CANSONE. 

Lasso taupino enche punto crudele, enche 
uillanmaluagio enemico, dimio core deme fui(..) <^) 
gennerato. Edenuia lasso piggior molto nato, 
nudo dibene ediplager mendico, edonni amaro 
pien mal più chefele. Poi son condutto assigra- 
uozo passo, cheperme trouo casso, ognunque ben 
chenom mize natura, esecconni uer dura. Deleuertu 
chenlemie mize menbra. dicio quando mimenbra. 
sonsi doglozo chequazin conforto, adeo dimando 
uoleresser morto. 

Morte dicio dimando rimenbrando. percheo 
poter noncrederia trouare. inlocalcun tai pene 

(1) Dopo la I di fui è una rasura d'una lettera. 


181 

coDsostegno. Ghetutto addesso consumando uegno. 
per sol dimia condission menbrare. concera face 
alfoco prossimando. Sentendo uertu tutte isuer- 
tudiate. chenaturordinate. iucìascedun delimiei 
sensi auea. checogliocchi solea. Gran clarita 
ueder eor sonorbo. echeo nonual li forbo. sisono 
infermi eben conmiei orecchi, soleuaudire eor dicio 
son secchi. 

Esecche dodorare lomeo naso, cosa plagente 
edigustar mia boccha. elamia donni bono toccar 
mano. El corpo meo chesoleuesser sano, insonma 
dico cognemaleltoccha. sidipiager son tutto mondo 
eraso. Che di miei occhi sicondissi (de) scura, 
onni dilettozoura. plagente nette clara riguardaua. 
edalcontrar cessaua. si chenon contrauoglauiane 
uista. q(97 b) uazi edor sitrista. elamia uita che 
nente cessare, posso dicontra uogla riguardare. 
Guardare miconuen cozangoscioze. oscure 
displagente elorde manto, incangio desse chosoura 
contate. En cangio dassai roze codorate. ogia e 
daltri fiori innun uìl canto, putente dimagion 
conuen cheo poze. Per dilettozo chanto cheo an- 
dina [daugei che magradiuaj. oltrar pensar 
eloparlar plagente. dimanta bona gente. Chesso 
dician chemeran plagimento. aggionen cangia- 
mento, ligran conpianti delincarcerati. conpagni 
miei quando son tormentati. 

Etormentato perlautrui son dire, prezente 
me ciascun centra dicendo, chemi dispiace eda (^) 
confuzione. Eperlo dolse mei chenmia magione, 
auea conaltri mecibi pascendo, amaro naggio fel 
congran martire. Ognor pascendo me innesto loco, 
ettoccar nongia poco, solea dicbze me molto 
gradine, eor lepiu gioiue. cheo toccar possa son 


182 

ferri ecatene, adonque appare bene, pertal ragion 
che miei sensi an perdute, onui chellor natura 
die uertute. 

Dapoi perduta simiei sensi an possa, non- 
credo gianmai possa. confortalcu(n)no inme diben 
capere, cheo sento possedere, dangoscia tant[a]l 
meo cor edidoglia. chedogni ben mispoglia. edi- 
speransa matutto digiunto, dunqua condissi inmal 
fui nato punto. 

(97 e) Albenauenturozo meo cugino, il- 
qualeo credo fino, aggia portato eportintendimento. 
tu meo neua lamento. Edi chesguardi bene ache 
condutto. ilmondo madistrutto. emenbrali chemolti 
augia pensato, difar chepertardanse lor fallato. 

evi. 

CANSONE. 

La gran sourabbondanza. chedìgrauoze amor 
madato pene, dapoi mife uoi gentil donna amare. 
Mitene ingran pezansa. donni lontan solasso 
edonni bene, engran martiri mefa consonmare. 
Perche mostrare uoi noebbi ardire, mentre uefui 
prezente ilmeo celato, pure leal chedeo uiporto 
amore. Vnde langore ilmeo danmi fallire, chesseo 
conporti auesselui mostrato, onni misenbrerea 
pena dolsore. 

Epoi dimostramento. alcun non liber feine 
dimorando, pergrande alcor canea diuoi temensa. 
Orcheo sonon tormento, di mia for possa amor 


(1) Innanzi e dopo eda y'ha nel cod. rasura di una lettera 
almeno. 


183 

mestringe amando, sicoralmente cheo aggio ere- 
densa. Sisua potensa nonmai mize in homo, 
euol cardir ilmeo prenda coraggio, ogni mettendo 
mia tema innobria. Cauer solia eor uedica chomo. 
eo dibon uamo cor edamataggio. nonuoi sac- 
cendol quazinuita mia. 

Enon dalsuo uolendo. innalcun modo dipartir 
uolere. contutta mia ubi (91 d) diraggiol possa. 
Intensione auendo. chelmeo sacciuto noi fero do- 
lere, magna uara tosto pietansa mossa. Essi 
cheo possa non tai pene aroe. unde forsando mia 
dico natora. chental mainerà foi addesso prizo. 
Del nostro uizo quando segiroe. uer parte quella 
umiera dimora, chemai dauoi non partii meo 
deuizo. 

Edinquel solo punto, diuoi sicoralmente in- 
namorai, chegianmai possenn alcun lato foi. Oue 
nonsenpre punto, daluostro fusse uizo chesguardai. 
si cheo pensar nonmai pottinaltroi. Epoi decorpo 
statoui lontano, sonen alcuna già rinchiuzo parte, 
cheluostro inmaginando uizo charo. Vederlo chiaro, 
parueme poi nano, trouandol meo parer foin 
disparte, dognunque ben possedendol contraro. 

Edancor fusse nente. echeo tormento nepor- 
tasse fero, innora molto foi quella gioiozo. Eora 
di prezente. chiarisco tutto quandon noi penserò, 
siche nobbriol mio stato grauozo. EglorijDzo si- 
tutto deuegno. challor nonmai sentir credo dinoia, 
inuoi einterol cor messagio meo. Epossa cheo 
inpene mecontegno. persol menbrar deuoi eprendo 
gioia, merse madonna piacciano perdeo. 

Louostro pregho gentil cor nosdegni. desto 
meo dir chesoficente seruo. auostraltessa non 
conosco sono. Nidaltro alcono meo parlare in- 


184 

degni, chenuostro amor (98 a) sipuro meconseruo. 
chesenpre parlo antendimento bono. 

Onne chenme monto pene cordoglio, demie 
fallir omai fie conuertito. engioie innallegressen 
gran diporto. Dapoi accorto amor più cheo non- 
soglio, mafatto deuentare essi ardito, chedamor 
uo contato cheo uè porto. 

cvn. 

LOTTO DI BER DATO. PISANO. 

Fior dibelta edogni coza bona, siforte lomio 
cor inmaginata. lalte uertu chefan dimora estata; 
indelaUostronorata persona. Cheardente midona. 
desiderio afame mostramento. senne conoscimento, 
quanto obbrio eseguo uolontate. E certo inueritate. 
so nente dir poria ne assimiglansa. uerche granda 
bondansa. inuoi soggiorno fanno eper ragione. 

Tanta bellessa manten losuo uizo. consi 
lucente chiarita innaurato. che lasua chaira par 
dangel prouato. noe donna nehom sifermo assizo. 
Aourar chedeuizo. nondaggia suan tension per- 
riguardare, usente chellappare. tantoi simigla 
nobel creatura. Tuttaltra sua fattura, diche par- 
larsi potè honestamente. essi addorna egente, non-» 
uisi porca apponer mancagione. 

Loparlar elandar elfar dimora, elliatti elico- 
stumi eireggimenti. umili son cortezi esipiacenti. 
editanta honesta fan couertora. Non guar (98 b) 
dera unora. nepunto inparte osenta gente sia. 
(Quando passa pernia. larugha permiraglo aluizo 
porta. Sesaluta lie porta, soauemente larende 


185 

eispande. per upassa sigrande. odor nonsiporea 
dir persermone. 

Dissenno tanto assìzo alsuo coraggio, conca- 
noscensa econualore intero, concortezia econ fin 
pregio altero, alcun hom nonde poteria far sag- 
gio. Percheduman lignaggio, nonsenbra sia ma- 
dangelicale. etante bontà etale, essissottil losuo 
intendimentaue. Nulla coze sigraue. adaprender 
nolapprendalsuo core, dogni cosai signore, ho- 
nora eserue sensa falligione. 

Auoi madonna cui fior conto echiamo, merce 
dimando chel nostro perdono, concediate selmeo 
dir noe bono. a me cheuia più molto cheme 
amo. Lo senno chebbe adamo, conosco ben non 
poteria fornire, udendo tutte dire, leuertu can 
nostro cor fornito. Pero molto fallito, acominciar 
poi non so far finita, mapar chemidia aita, chel 
saggio centra uogla opassione. 

Fior dogni ben come conto disoura. poi 
uaddorna ditante uertu deo. che tuttaltre passate 
alparer meo. pietà aggiate chepermeil sapproua. 
Emettetela innoura. uerme chetuttor so stato 
gecchito. diuoi eeruir nequito. dicio credesser 
mai uiuo nemorto. Vndel uostro conforto, di- 
mando che spandiate scura mene, chealcuno altro 
bene, nonma sauor pernessuna cagione. 

CVIII. 

(99 a) NOCCHO DI CENNI DIFREDIANO. 

DA PISA. 

g Reue digioia, pò lom malenansa. far perforsa 
mostransa. inuista ben selcor desse ripieno. Simil 


186 

dinoia, far potallegransa. standon fera dottansa. 
chepur lepene casenpre listieno. Siccome Talbor 
pofar chesiluaggio. fructo persua natura, maibon 
perse tanto disu lignaggio, sennon chensetatura. 
chede lui factalfa edelnotrica. donque nonperse 
mica, lofa ma sucalor nascel fior pria, unde poil 
fructo uene. Cusi gianmai eo nonporia mostrare, 
cauesse gioi nebene. mentre uoi donna mifaceste 
stare, comorantante pene, madatemi pur tanto 
unsolo ramo, diquel fructo cheo bramo, uedrete 
ingioi montarmi enfructo bono. comon caggioi 
sattene. 

1 ofructo bono. dabonalbor uene. siccome gioi 
dabene. nasce edagioi uentucta allegransa. Aue- 
gnia sono, semen dolce spene, camar fructo 
nauene. maciosnatura par mala senbiansa. Simil 
lamaro amore, allonprimera. mostra dolcel ueleno. 
cusi longegnia etienen tal maniera, camale edicie 
beno. mapoi casaporato troua amaro, uuollassar 
parli caro, eppoi sipente perlarra cadato. unde 
spesso dicie oime. Mamor udendo uidde nonpotea. 
losimil for uoi farmi, fecemi uista far cheuipiacea. 
me esseruirenuoi darmi, e io cedendo ciò dissi 
bon fructo. datalalbor fiaducto. credecti in uoi 
lassarmi edeimiprese. cusi peruoi ingegnome. 
a ggio peruista. assai dalbor uenire. chenflor 
mostra gioire, efanne assai (99 b) epoghi aben 
nestende. Mapoi conquista laltrannonfiorire. fructo 
perben seguire, ciò chedimostra infior chenfructo 
rende. Cusi seimostra didarallegressa. eppoi la- 
torna annoia, conuien sepregio (u)uuol cbettal 
grauessa. ristori pergran gioia, esseccio nonfaesse 
nonsre degno, arbor mostrando segno, infior dir 
fructo fare eppoi fallire, maisre laida mostransa. 


187 

Cubi dir posso diuoi donna gente, che dauci 
mifudata. inprima uista dauer gioì piagente. 
edoglia orme tornata, seuoi ristoramento anme 
nondate, certo fallo operate, perche peruiste 
digioi me uènire. factauetenpezansa. 
11 nde uipregho donna chemercede. uistringa 
perpietade. affar considerar quanton noi fede, 
caddesso inueritade. mitornerete ingioi onni dolore, 
ouer dimandamore. cui mimetteste caurete tor- 
nando, inmia primera essensa. 

CIX. 

CANSONE DI NOTAR GIACOMO. 

a mor non vuole chio clami, merge conomo 
clama, nechio ma[n]uanti cami. congnomo sauanta 
cama. cheloseruire conomo. sape fare nonan nomo 
enone in pregio dilaudare equello chesape cia- 
scuno, auoi bella taldono. non uorria apre- 
sentare. 

p erzo lamore minsengna. chio non guardi 
alaltra gente, non uuol chio resenbli ascingna. 
congniuiso tenemente perzo donna mia. auoi 
non dimanderia. merze nepietanza. che tanti 
sono liamatori. cheste santa (99 e) disauori. 
merze per troppa usanza. 
o ugni gioia che più rara, tenute più preziosa, 
ancora chenon sia cara, delaltre più graziosa, 
caseste orientale, lozafiro asai più uale. edameno 
diuertute. eperzo nele merzede. lomio core non- 
uaciede. perche luso lanuilute. 
i nuiluto sono liscolosmini. di quello tenpo 
ricordato, cherano sigai efini, nulla gioia nonne 


188 

trouata. elle merze siano strecte. che nulla parte 
nonsiano decte. perche paiano gioie none. InuUa 
parte siano trouate. nedagliamadori chiamate. 
Infine che conpie anni none, 
g enza merze potete sauere. bella lomeo disio, 
cassai meglio miuedete. chio medesmo nonmi 
ueo. Epero sauoi paresse, altro chessere non 
douesse. perlouostro amore auere. unque gioia 
nonciperdiate. cusì uolete amistate. Inanzi noria 
morire. 


ex. 


DISCORDIO DI NOTAR GIACOMO. 

d Alcore miuene. chegliocchi mitene, rosata, 
spesso madiuene. chelacera obene bangnata. quando 
misouene. dimia bona spene, codata. Inuoi amorsa, 
benauenturosa. pero semamate. già nonuingan- 
nate, neiente. capuraspetando. Inuoi maginando. 
lamor cagio inuoi locor midistringie auenente. 
Cassio nontemesse. cauoi (99 r2) dispiacesse, ben 
maucideria. enonuiueria. esti tormenti. 
e apur penare, edisiare, giamai nonfare, mia 
diletanza. larimenbransa. diuoi aulente cosa, glio- 
chi marosa. dunaigua damore. ora potesseo. 
oamore meo. come romeo, venire ascoso, edi- 
sioso. conuoi miuedesse. nonmi partisse, daluo- 
stro dolzore, dal uostro lato, allungato, beno 
prouato. male chenon salda tristano edisolda. 
nonamai siforte. benmi pare morte nonuederui 
fiore. 

T ostro Talore. Cadorna edinuia. donne edon- 
zelle lauisatura diuoi donna mia sono gliochi 


189 

belli, pensatutora. quando uiuedea. congioi no- 
uelli. 

h oi tumeo core, perche nontimore, rispondi 
chefai. perche doli cosi, nonti rispondo, maben 
ticonfondo. setosto nonuai. laoue uollio conmi. 
calafrescha cera, tenpesta edispera. Inpensiero 
mai. miso encor doUio porte, 
e osi bella, si fauella. lomicore. conmeco di- 
nullaltra persona, nonmiragiona. neparla nedicon. 
sichurale. enaturale, amore diuoi mipiace. congni 
uista mipar trista, caltra donna face. Cassio uel- 
lio. osonno piglio, lomio core noninsonna. senon 
scietto. simastretto. pur diuoi madonna. 
n ime dura, scura, figura, diquantonqueo ueo 
congliocchi auere. euedere euolere. mai altro non- 
disio, treccie sciolte, mauolte. madolte. nebruna. 
(100 a) ne bianca, gioia conplita. norita. nun- 
uita. voi siete più fina, chesio faccio, solaccio. 
chio piaccio, lonostro amore mimena. Dotrina. e 
benuolenza. lauostra benuelenza. midona canno* 
scenza. diseruire. apiagienza. quella chepiu ma- 
genza. eagio ritenenza, perlatroppa souenenza. 
e non miporta. amore cheporta. etira adon- 
gne freno, enon corre siche scorre peramor fino. 
Benuorria. enonlasserea. per nulla leanza. sio 
sapesse, chio morisse, simistringe amanza, etucto 
credo, enondiscredo. chela mia uenuta. dea piacere 
edalegrare dellaueduta. 

■t asenpre mai nonsento. uostro comanda- 
mento, enono confortamento. del uostro aueni- 
mento. chimisto enon canto, sicauoi piaccia 
tanto, emandoui infratanto. saluti edolze pianto, 
piango perusagio. giamai nonrideragio. mentre 
nonuederagio. lonostro bello visagio. ragione agio. 


190 

edaltro nonfaragio. neporagio. tale lomicoragio. 
Caltre parole, nouole. madole. deli parlamenti, 
delagente. non consente, ne che parli neche do- 
lenti, edagio ueduta. perlasciare lamia tenuta, 
delomeo dolcie penzare. 

8 icomo noi chesomo. duno core dui. edorplui. 
chedanchora non fui. diuoi beluiso. sono preso 
econquiso, che fradormentare. mifa (100 li) le- 
uare. eintrare. Insigran foco, chaperpoco. non- 
maucido. delostrido. chio negitto. chio nonuegna 
laoue siete, rimenbrando. bella, quando, conuoi 
miuedea. solazando. edistando. Ingioia sicome 
fare solca. Per quantagio. di gioia, tantagio. 
dimalanoia. lamia uita ecroia, sanza noi uedendo. 
cantando aiuo. Ingioia ornino, pur pensino, etucta 
gente iscrida sichiuo fugiendo. pur che rendo, 
ondio masconda. onde locore mabonda. egliocchi 
fuori gronda, sidolciemente fonda, come lofino 
oro cheflFonda. Ora marisponda emandatemi, adire, 
noi chemartiri. perme sofferite. Benuidoureste 
inuerlocore dolire. demie martire, seuisouenite. 
come sete lontana, sourana. delocore prossimana. 

CXI. 

NOTARO GIACOMO. 

Anamoranza. disiosa, chedentro almicore 
nata, diuoi madonna et pur chiamata, merze se 
fusse auenturos. Epoi chio nontrouo pietanza, 
per paura oper dottare, sio perdo amare, amore 
comanda chio faccia arditanza. 

rande arditanza. ecoragiosa. In guiderdone, 
amor madata. euuole chedonna sia quistata per- 


191 

forsa digioia amorosa. Matroppo euillana credenza, 
chedonna degia incominzare. mauergODgnare. per 
chio cominzi none mia spregianza. 

(100 e) imia speranza, amor mischusa. segioia 
perme ecominzata. diuoi che tanto disiata, esonne 
inuita cordoUios. cabella sanza dubitanza, tucte 
fiate inuoi mirare, uedere mipare. vna marauiglioza 
simiglianza. 

anto siete merauilliosa. quandiuo bene affi- 
garata. caltro parete che carnata, senon chio 
spero inuoi gioiosa. Matanto tarda lasperanza. 
solamente perdonare, oi malparlare. amore non 
uuole chio perda mia jntendanza. 
m olte grancosa edi noiosa, chiuede ciò che più 
liagrata. euia dunpasso epiu dotata, chedoltremare 
insaragosa. Edin batallia ouomo silanza. aspada 
elanze interra omare. enon pensare, dibandire vna 
donna per doctanza. 

n vlla bandita medoctosa. senon diuoi donna 
pregiata, canci uorria morire dispata. chiuoi ue- 
desse curruciosa. Matanto auere cannoscienza. 
benmi doureste perdonare, e conportare, sio perdo 
gioia chesso maucide amanza. 

CXII. 
NOTAR GIACOMO. 

t Roppo sono dimorato, illontano paese, nonso 
inche guisa, possa soferire. chesono cotanto stato, 
senza incui simise. tutte belleze damore eseruirei(^^ 


(1) Nel oodioe trovasi questo punto e ri r^o^a rovesciato, ohe 
qui ed in seguito si riproduco fedelmente, e che ora vale punto 
interrogativo, ora doppio punto, ora punto e virgola. 


192 

Molto tardi mipento edioo che follia, mena facto 
alungare. lasso bene veggio esento, morte fusse 
douria. amadonna tor (100 d) nare. 
e asio sono alungato. anullomo nonafesi. quanta 
me solo edine sono alperirc. edio nesono ildan-* 
negiato. poi madonna msfesi. mio eldannagio 
e dongne languire. Chalosuo auenimento. damare 
mitrauallia. ecomandami adire aquella acui con- 
sento, core e corpo jn sua ballia. enulla nonmi 
pare. 

d vnqua sonio sturiduto. ciò saccio certamente, 
conquelli cacercato ciò chetene. cosi me adiue- 
nuto. chellasso lauenente. eouo cercando edo noie 
epene. Chotanto nodolore. euengiamento edolglia. 
uedere non potere, cotanto didolzore, amore 
ebona uollia. chio locreduto auere. 
d eo comagio falluto checusi lungiamente. non 
sono tornato alamia donna spene, lasso chima 
tenuto, follia diliueramente. chema leuato da 
gioia edibene. Ochi etalento ecore. ciascuno perse 
sargollia. disiando uedere. madonna mia atuctore. 
quella chenon sargollia inuerlei lomio volere. 
n onuo più soferenza. nedimorare oimai. senza 
madonna dicui moro stando, camere mimouen- 
tenza. edicemi cheffai. latua donna simuore dite 
asspettandoi questo decto milanza. efanmi tran- 
gosciare. silo core moragio. sepiu faccio tar- 
danza, tosto faro reo stare, dilei edime dan- 
nagio. 

(101 a) Io doUio none merauillia. esedio so- 
spiro elamento, amor lontano mipillia. doUiosa 
pena cheo sento. Menbrando cheo sia diuizo. 
diueder lobel vizo. percui peno estontormento. 
a Uegranza louedere. midonaua proximano. lo- 


193 

contrario degio.auere. chéo nesono facto lontano f 
Seo uegendo auea allegranza. ornolauegio ope- 
zanza. midìstringie etene mano. 
1 omeo core eo lagio lassato, aladolze donna 
mia. dolliomi cheo sono allungiato. dasi dolze 
conpagniai Clio madonna sta locore. chedelo meo 
peeto efore. edimora insua bailia. 
d olliomi etdadiro souente. delocore chedimora. 
conmadonna mia auenente. Insi granbona uen- 
tura i Odio etdinuidio tale affare, che conlei non 
posso stare, neuedere lasua figura. 
n ouente midoUio etadiro. fugire mifanno al- 
legreze. tucta via raguardo emiro, lesuoe ador- 
nate factezei Lo beluizo etlornamento. elodolze 
parlamento, occhi ai uaghi ebronde treze. 

cxni. 

NOTAR GIACOMO. 

p Oi non miual merze neben seruire. jnuer 
madonna incui tengno speranza, eamo lealmente 
nonso checosa miporia valere, senon leprende 
dime pietanza, ben morrò certamente f perneente 
micangio losuo talento, vndio tormento, euiuo 
ingran doctanza. eson dimolte pene soferente. 
(101 &) p oi soferente sono alsuo piacere, 

dibon core lamo ecoleanza. eseruo umilemente. 
perche melUo me perella bene auere. che perun- 
altra pena con baldanza, tanto lesono ubidente f 
ardente sono difare suo piacimento, nomai nono 
abento. dauere sua menbranza. jnquella incui 
disio spessamente. 

C«d. Laar. R«d. 13 


1^4 

j Spessamente disio esoDo alperire. men- 

brando chema messo jnubrianza. lamorosa pia- 
gente, sanza misfacto nonmi douea punire, nefare 
partenza delanostra amanza, pertanto ecanno- 
scentef temente sono non oconfortamento. poi 
valimento nonmida mapesanza. efallami dituctol 
suo conuente. 

e onuento benmi fede diualere. edonomi 

vna gioia perrimenbranza. chistesse allegramente, 
orlama tolta pertroppo sauere. dicie chenaltra 
parte omia intendanza. edio so ueracementef 
nonsente. nel mio core fallimento, nonontalento 
difare misleanza. jnuer diuoi peraltra almio vi- 
uente. 

V iuente donna non credo che partire, po- 

tesse lomio core disua possanza non fosse sìa- 
uenente percbio lasciare uolesse dubidire. quella 
che pregio ebelleze jnauanza. fanmi star souentei 
Elamente. damoroso pensamento, nonagio abento. 
tanto Io mio core milanza. coli riguardi dellioc- 
chi ridente. 

CXIV. 

(101 e) TOMASO DISASSO DIMESSINA. 

1 Amoroso uedere. mamiso arimenbranza. 

comio già lungiamente. alauenente. otanto bene 
voluto, cheo nonporea taciere. lagrangioia ela- 
legranza. chemidona souente. allegramente, sono 
dalei uedutof accio miriconforto. emergede le- 
chero case macolga sanza dimoranza. perchio 
non fusse morto, losuo vizagio altero misimo- 
stra piagente. per pietanza. 


195 

i; rande lame pietanza, matoccato alocore 

esegondo cheo crio. congrandìsio. lafacta rimen- 
brare. ladolze inamoranza. alosuo seruidore. Io- 
male chesoferio. enon partio. giamai perspauen- 
tare i Masella rimenbrando. lamoroso uedere. nul- 
laltra cosa feci alapietosa. maquando alsuo co- 
mando mile dona aseruire. euita assai sofersi 
edangosioza. 

a ncora sia semata, lanatura vanesse, bene 

tidei rimenbrare. cadimalfare etroppo gran pec- 
cato, molto fora spietata, donna corno aucidesse. 
bene poria ragionare, caccio mendare. noneste 
anullo dato. Mauoi pur maucidete. seuoi più mi- 
sperate, epoi nulla! tro mipotete fare, adesso 
miuenite piangiete elagrimate. pregate dio che- 
magia aperdonare. 

ella pergrande orgoUio. delauostra fiereza. 
miso difinamanza. (101 d) Indisperanza. fune molte 
fiate, azo chiauere soUio. delauostra belleza. amore 
midie certeza. conallegranza. piena dipietatei 
Nonmi siate più fera, mectendomi alepene. ondema 
sormontato conualenza. che lomo poi dispera, 
delasua buona spera, edamore veneli temenza. 

CXV. 

TOMASO DISSASSO DIMESSINA. 

d Amoroso paese sospiri etdolzi pianti ma- 
mandato, amore chema donato, aduna donna 
amare, giamai senza sospirare: amore me nolascia 
»8olo ynora. deo che folle natura, elio ma preso, 
chio non saccio altro fare senom ponzare, equanto 
più misforzo. allora meno posso, auere abento. 


196 

euscito me dimente, gialungiamente. ongnaltro 
penzamento. esio uelglio odormento. sentamore. 
a more sento tanto donna chio altro non 
faccio, esono diuenuto paccio. troppo dimando, 
emoro considerando, chesia lamore chetanto mal- 
laccia. nontrouo chi losaccia. ondio mischianto 
cheuicino dimorte, crudele forte, malo chenona 
nomo, chemai nolo potè ommo. bene guerire. 
dunque pur uorria dire, come sentire amore raifa 
tormento, forse permio lamento, lomilascia. 
a more miface vmile edumano curucioso 

sollazante. epermia uoUia amante, amore negando, 
emedica pregando, amore chenelmare tonpestoso. 
nauica uigoroso. enelo chia (102 a) no teme ten- 
pestato. folli sacciate finche lamadore. disia vi- 
uendolore. epoi chetene. credendo sauere bene, 
dagli lamore pene sperando, dauere gioia, lagie- 
losia elanoia. chelasale. 

a more miface fellone efacciato e uergon- 
gnoso. equanto più sono dollioso. allegro paro, 
enom posso esserauaro. dapoi che cristallo auene 
laneue jsqualgliare mai non deue.' perragione. 
cosi eo chenorifino. sono poco mino, diuenuto 
amore, aigua pergran dimoro torna sale, cotale 
doUia mortale egrauoso male, danieue stesso enato, 
chenonagio nullo lato chenonami. 
d apoi che silungiamente agio amato già mai 
nonrifinai. tardi mirisuegliai adisamare, chenon 
sipuo astutare. così sanza fatica vno gran foco, 
masi consunraa lofoco. per neiente. dunqua corno 
faragio. bene ameragio. maben sauere noria, che- 
fera singnoria. miface amare, che grande follia 
mipare. omo jnorare. asi folle singnore. calosuo 
seruidore. non simostra. 


197 


CXVI. 
GIUDICI GUIDO DELECOLONNE. 

g loiosa mente canto, euiuo jnallegranza ca- 
perlauostramanza. madonna gran gioia sento, seo 
traualliai cotanto, oragio riposansa. benagia di- 
sianza, cheuene aconpimentol catucto male ta- 
lento, torna ingioi, quandunque lasperanza vie- 
(102 b) ne dipoi ondio mallegro digrande ardi- 
mento, vngiorno vene cheuale più dicento. 
b en passa rose efiore, lauostra fressca cera, 
lucente più chespera. elabocca aulitosa. più rende 
aulente aulore. chenonfa vna fera, canome la- 
pantera, chenindia nasce et dusaf sourongnaltra 
amorosa, mi parete, fontana che matolto ognun- 
que sete, perchio sono vostro più leale et fino, 
chenone alsuo singnore lassessino. 

ome fontana piena, che spande tucta quanta, 
cosi lomeo core canta, sifortemente abonda. 
della gran gioia chemena. peruoi madonna 
tanta, che certamente etanta, nonon doire sa- 
sconda f Et più caugello infronda, sono gioioso, 
ebene posso cantare più amoroso, che noncanta 
gianmai nuUaltro amante, vso dibene amare 
trapassare. 

b ene midegio allegrare, damare chenprima- 
mente. ristrinse lamia mente, damare voi donna 
fina, mapiu degio laudare, voi donna cannoscente. 
donde lomio core sente, lagioia chenuoi nonfino i 
chase tucta messina. fusse mia. senza voi donna 
neiente misaria. quando conuoi asolo mistaua 
auenente. ongnaltra gioia mi pare chesia neiente. 


198 

1 auostra gran beltate. mafacto donna amare, 
elouostro bene fare, ma (102 e) facto cantadore. 
caseo canto lastate. quando lafiore apare, non 
poria ubriare di cantare alafredore i Cosi tene 
amore locore gaudente, cheuoi siete lamia donna 
valente, solazo etgioco mai nonuene meno, cosi 
uadoro corno senio enchino. 

cxvn. 

REX FEDERIGO. 

o Ilasso non pensai, siforte miparesse lodi- 
partire damadonna mia. apoichio malontai. ben 
paria chio morisse, menbrando disua dolze con- 
pangniaf egiamai tanta pena nondurai. Senon 
quanto ala naue adimorai. Edormi credo morire 
certamente, se dallei noritorno prestamente. 
t utto quanto eo uia. siforte mi dispiace, 
chenon milassa in posa jnesun loco, simi distringe 
edisia. Cheno posso auere pace, efami reo [pare]- 
re riso egioco i Menbrandomi [luo] dolze sengna- 
mente, tucti diporti mescono dimente, enonmi- 
uanto ch[io] disdocto sia. senon laoue ladolze 
donna mia. 

o deo comò fui matto, quando midipartiui. 
laouera stato jntanta dengnitate. esio caro lac- 
catto, escolglo come neue. pensando caltri laia 
inpodestate i Edemi pare mille anni ladia. chedie 
ritorni auoi madonna mia. loreo penserò si forte 
matassa, cheridere negiocare nonmilassa. 


199 


CXVIII. 

(102 d) MESSER RAINALDO DEQUINO. 

p 01 lipiacie cauanzi suo ualore. dinouello 
cantare, ondalegranza nagio conpaura, perchio 
nonsono sisagio laudatore, chio sapesse auanzare. 
losuo gran pregio infino oltre misura i Eia grande 
abondanza. elogranbene cheo netrou adire, menefa 
Bofretoso. Cosi sono dubitozo. quando vengno 
aciauzire. chene perdo ilsauere. erimenbranza. 
i; randabondanza. mileua asauere. acio che 
più mitene, perchegia lungiamente estato ditto 
chedelobene dellomo bene auere. edelomale non 
bene, perchio mipeno alaudare suo dirictof Etanto 
lanauanza. jnongne guisa suo presgio edonore. 
sicome de laudare atuctora. bem permelgliorare 
segondo dirictura. dilei voria ritrare. mellioranza. 
wk ellio ual dire ciò corno antalento. cheui- 
uere inpenare stando muto, solo chedagia tale 
cominzamento. che dipoldire nonuengna pentuto. 
potomo fare tale mouimento. puragionagia. noneste 
intenduto. perciò didire agio auedimento. chenon 
si blasmi dello suo creduto f Esaccio ben camolti 
eadiuenuto. ciò cadecto nonan loco neiente. senpre 
diloro deomo auere spera, che follegiando anon 
auuto. ciò canuoluto. non persapere maperessere 
temente, chicusi fa certo benfinera. 
b elleze edadorneze illei emizo. pia (103 a) 
gienza esauere. adesso fanno colle dimoranza. 
esono dilei sinamorato epriso. chegia dello partire 
nonon podere, enonfaccio sembianza^ altressi fine- 
mente, come Narcisi per sua spera vedere, cosisi 


200 

namorao. quando lasisguardao. cosi posso io ben- 
dire. camor mapreso edelapiu auenente. 

CXIX. 

MESSER RAINALDO DAQUINO. 

a Morosa donna fina, jstella che leni ladia. 
senbrano leuostre belleze. sourana fiore dimes- 
sina. non pare chedonna sia. Vostra par[a] dador- 
neze i Ordunqua none marauillia. sefiamma damor 
mapiglia. Guardando louostro uiso. chelamor min- 
fianma infoco, solo chiuiriguardo vnpoco. leuatemi 
gioco et riso. 

g ioco eriso mileuate. menbrando tucta sta- 
gione, chedamor uifui seruente. ne della vostra 
amistate. nonebio anche guiderdone, senonuno 
bascio solamente ! Equello bascio minfianm[ao]. 
chedalcorpo mi leauo. Locore ediello auoi. degiate 
prouedere. cheuita polomo auere. sello core none 
conlui. 

1 o[m]eo core none conmeco. chedeo tucto 
louodato. edio nesono rimase inpene, disospiri 
minotrìco. menbrando dauci sono errato, edio 
non so perche mauene i perlisguardi amorosi, che- 
sauere sono ascosi, quando mitenetemente. che- 
lisguardi miei (103 b) diali, voi facete tanti etali, 
cheaucidete lagente. 

a Itrui aucidete chemeue. che mauete infoco 
miso. chedongne parte maluma. tucto esto mondo 
edimeue. ditai[le] foco soraceso. chemene consun- 
mai Econfoco che nonpare. chelaneue falumare. 
edintendo traloghiaccio. quelle lofoco damore. 
carde lofino amadore. quando enonan solaccio. 


201 

8 elo sollazo nonauesse. senon dauoi losen- 
biante. conparlamento isguardare lagran gioia 
qoando uollesse. perche pato pene tante, chio 
nonio poria contare i NedanuUomo che sia. lamia 
uoglia nondiria. douesse morire penando, seno- 
neste ymontellese. cioeluostro seruentese. auoi 
Iodica jncantando. 

cxx. 

MESSER PIERO DELEUINGNE. 

a More incui disio edosperanza. diuoi bella 
madato guiderdone, eguardomi infine cheuengna 
lasperanza. puraspectaudo bono tenpo estagionei 
Comomo chein mare edaspene digire, equando 
uede lotempo edeUo spanna, egiamai lasperanza 
Dolongana. così faccio madonna inuoi uenire. 
• rpotesseo uenire auoi amorosa, come lo- 
larone ascoso enomparesse. bello miteria ingioia 
auenturosa. selamore tanto bene mifacesse ì Si 
bello parlante donna conuoi fora, edirei corno 
uamai lungiamente. (103 e) più catriamo tisbia 
dolzemente. edameragio infine cheo uiuo ancora. 
V ostro amore chemitene indisio, edonami 
speranza, congrangioia. cheo noncuro sio dolilo 
odo martire, menbrando lora che dio uengno auoi i 
Cassio troppo dimoro aulente lena parchio pera, 
euoi miperderete. adunque bella sebene miuolete. 
guardate chio nonmora inuostra spera. 
J nuostra spera vino donna mia. elomio 
core adesso auoi dimando, elora tardi mi pare 
chesia. chetino amore auostro core mimando^ 
Eguardo tenpo chemisia apiacere, espanda lemie 


202 

uele in ueruoi rosa, eprendo porto laoue siriposa. 
lomeo core aluostro insengnamento. 
m ia canzonecta porta esti conpìanti. aqueUa 
canbailia lomeo core, eie mie pene contale da- 
uanti. edille comeo moro persuo amerei Eman- 
dami persuo messagio adire, comio conforti la- 
more chilei porto, esio uerlei feci alcuno torto, 
donimi penitenza alsuo uolere. 

CXXI. 

MESSER PIERO DELEUIGNE. 

a Ssai credetti celare, ciò che mi conuen 
dire, calotroppo tacére, noce mantastagione. edi 
troppo parlare, può danno adiuenire. perche 
mauene temere lu (103 d) na elaltra cagionei 
Quandomo atemenza. didire ciò che conuene. 
leuemente adiuene. chen suo dire efallenza. omo 
temente none bene suo sengnore. perche sio fallo 
ilmi perdoni amore. 

e erto bene sono temente, dimia uoUia mo- 
strare, equando io creo posare, meo core prende 
arditanza. efa similemete come china afurare, che 
pur uedere lipare. lonbra dichui adottanza f Epoi 
prende ardimento, quanta magiopc paura, cosi 
amore masighura. quando più mispauento. chia- 
mare merze aquella acni sono dato, mapoi laueo 
oblio ciò copensato. 

d olcie me loblianza. ancora misia nocente. 
cheo uiuo dolzemente. mentre m[i]adonna miro, 
edonne gran pesanza. poi chio sono canoscente. 
chella noncura nente. dicio dondio sospiro' Epiaii- 
go perusagio. come fa lomalato. chesi sente 


203 

agrauato. edotta ìnsuo coragio. che perlamento 
lipare spesse fiate, lisi passi parte diria uo- 
lontate. 

e osi pianto elamento, mida gran benenanza. 
chio sento mia grauanza. persospiri amontare, 
edanmi insengnamento. nane catenpestanza. che 
toma inallegranza. persuo peso allegiare ì Equando 
agio alegiato. delograuore chio porto, jo credo 
essere inporto, diriposo ariuato. cosi mauene coma 
]acomi[n]zallia. (104 a) chio creo auere vinto 
ancora sono alabatalglia. 

p ero coma lafenice. vorria madiuennisse. 
samore loconsentisse. poi tale uita medura. che 
sarde epoi riuene. che forse sio mardesse edi- 
nuouo surgesse chio muterria uentura. ochio mi- 
rinouasse. come ceruio inuechieze. chetorna insue 
belleze. sesso miritrouasse forse che rinouato pia- 
ceria. ladonde ongne bene solo merzede sana. 

CXXII. 

NOTARO STEFANO DIPRONTO DI 

MESSINA. 

a More dacui mone tuctora euenpregio elar- 
gheza etuta benenanza. vene nelomo ualente edin- 
sengnato. chenon poria diuisare lobene. chene 
nasce edauene chia leanza. ondio nesono inparte 
tralasciato f Masi diro comelloma locato, edono- 
rato più daltro amadore. per poco diseruire. 
casio uoglio nero dire, ditale guisa maue facto 
onore, case aslocato. emise man suo stato. 
J stato siricco edalto nonfue dato, disi poco 
seruire almio paruente. ondio mitengno benauen- 


204 

turoso. eueio bene camore ma più norato. intral- 
lialtri amadori certamente, ondio mallegro euiuo 
più gioioso i chema donato aquella caperuzo. 
belleze edadorneze epiacimento, et daunore eca- 
noscenza. illei senza partenza, fanno sogiorno 
edalle al suo talento, senno laguida el fino (104 b) 
pregio amoroso. 

p regio edaunore adesa lei edauanza. ede 
dismisurata digran guisa, dauere tucto bene jm- 
prouedenza. dilei camore mamizo insua possansa. 
lacannoscente senza lunga tesa, mimeritao dela 
sua benuoglienza f Cassai uale melilo poco dibene 
senza, briga edinoia cdafanno aquistato. coricco 
perragione. poi che passa stagione, edellomo ricco 
deue essere laudato, jnono facto penitenza. 
p enitenza nonagio facta neiente. almio 

paruente pogo agio seruito. matucta uia seragio 
seruidore. ditucto ciò camor mafacto gaudente, del- 
lauenente percui uado ardito i più daltro amante 
deo avere fino core i Enon uorrei essere losen- 
gnore. ditucto ilmondo perauere perdita, lasua 
benuollienza. chio agio sanza temenza, che mi 
mantene inamorosa ulta, siche nesta contento 
lomio core. 

1 omio core tenesi contento, del grande 

abento oue amore ma miso. mille grazc nagia 
ciascunore. cagio tucto ciò cheme atalento, da- 
laraorosa donna colchiaro uiso. chemidono con- 
forto con ualore f Enonsi poria pensare per core, 
coma tucte belleze aconpimento. dunque eonon- 
fallo. senonde parlo, che lingua nonpote auere 
in (104 e) parlamento, didire più chelcore sia 
pensatore. 


205 


cxxin. 

GIACOMO DACQUINO. (0 

LIegraraente canto, certo e dagran ragione, 
comamadore cagioia assuo uolere. manon cliio 
già pertanto, dimostri lacagione. della mia gioia 
checio saria fallire. Maio faro parere, chio sia 
meno gioioso, camia gioia non sauene. corno 
sensa temere nonpare che sia tem(o)roso. camare 
senza temere nonsi conuene. 
e sela mia temenza, nascie dibene amare, 
dunqua degio cantare più namorato. esifaro mai 
senza, vano dismisurare, perchela donna mia 
neserua agrado, comomo dissmizurato. nonpo 
gran gioia aquistare che duri lungiamente. ma- 
quale edalaudare. quello che sa guardare, losuo 
aquistato misuratamente. 

p ero bella temendo, vilaudo jmio cantare, 
che certo credo chepoco saria, ciò chio dibenc 
dicendo, potesse noi auanzare. nostro granpregio 
uauanza edinuiaf Eio che fare poria. gire per 
lunga parte, laudare nostro ualore. cosi tengno 
saria, nostro pregio perartc. come lamore perlo- 
scoridore. 

CXXIV. 

GIACOMO PULLIESÉ. 

Vtora ladolze speranza, diuoi donna micon- 
forta. menbrando latua sembianza, tante lagioia 

(1) Rubrica quasi dol tutto iUegibilc. 


206 

chemi porta. Che nulla pena mipare sofrire. 
(104 d) cotante lodolzore. catutora locore. mifa 
sbaldire. nonpensai dolze amore, canullore. do- 
uessi dame partire. 

d onna dolcie epiagente. Lauostra grande 
cannoscenza. non falli sigreuemente. cabassi 
nostra ualenzai Sabandonassi ciò cai conquiso, 
perderea Io gran pregio, eldispregio nostro e 
miso. posto donna intuto disio, sialtamore di- 
scieso. 

o ibella dolcetta mia. nonfare sigrande fal- 
limento, dicredere alegente rie. delloro falzo par- 
lamento i leloro parole sono viua lanza. chelli 
cori uanno pungendo, edicendo permala jndiui- 
nanza. donna merzci chion ciendo. uegiendo. par- 
tire sidolze amanza. 

d onna seme non uuoli jntendere. verme non- 
fare [sijgran fallia. lomio core midegi rendere, 
che distretto inuostra balglia. Chegrande per- 
danza dime saria, perdere locore euoi. anbendui. 
bella peruoi nonsia. lodolcie amore che fui. in- 
frano dui. non falli donna mia. 
o jdonna sen uerme falzassi. bello saccio 
tanto fino, chelo uostro amore simabassi. diuoi 
dirla giacominof Ohe uostra usanza sia spessa- 
mente, che sinfinga damare, poi para noi treze- 
ria paruente. donna merze non fare, infallare 
nonagie core nemente. 


207 


a 05 redo) CXXV. 

SONETTI DAMOR DIGUITTONE 

DARESSO. 

AMor maprizo eincarnato tutto, ealocore 
dise fa pozansa. Ediciascuno menbro tragge frutto, 
dapoi che prizo atanto dipossansa. Doglia onta 
danno ame condutto. edelmal meo mifauer diziansa. 
Edelben dilei spietata mentutto. simeue eciascun 
cama andisdegna[n]sa. 

i^ Spessamente il chiame dico amore, chita 
dato dime tal signoraggio. chai conquizo meo senno 
emeo ualore. 

1$ Eo prego chetti facci meo messaggio, eche- 
uadi dauantel tuo signore, edesto conuenente lofa 
saggio. 

CXXVI. 
GUITTONE. 

Amor mercede intende seo ragione, chero 
dauante latua signoria. Chefor mai mizo dimia 
possessione, emesso inquella deladonna mia. Esen- 
pre miconbatti onne stagione, perche lofai poi- 
cheo son tua bailia. Che nonfier quella che cen- 
tra te pone, suo senno esuo talento ete guerria. 

^ Mostri chenonse comune signore, sellei ri- 
guardi eme uuoi far morire, onero chenonai tanto 
ualore. 

1$ Ben credo lauorresti altuo seruire. mase- 
non poi dime tuo seruidore. ornonte piaccia chio 
deggia perire. 


208 


CXXVII. 
GUITTONE. 

Spietata donna efera orateprenda. dime cor 
doglio poi morir miuidi. Che tanta pietà dite di- 
scenda, chenalcuna mizura mene fidi. Chelotuo fero 
orgoglio nomofenda. seo tiriguardo checonel mau- 
cidi. Elatua cera allegra me sirenda. soluna fiata 
emolto miprouidi. 

1$ Enguiderdon ditutto[l] meo seruire. che- 
lotu isguardo inguerigion mipone. elo pur disde- 
gnar mifa perire. 

i^ Ormira qual te par più reprensione, ode- 
sdegnar perfareme morire, oguardar percheo torni 
inguerigione. 

cxxvm. 

GUITTONE. 

Deo che non posso or dizamar siforte. comò 
fortamo uoi donna orgoglioza. Che poi cheper- 
amare mediate amorte, per dizamar misereste 
amoroza. Che altressi per bono ditto osorte. chel- 
luno comò lautro esser oza. Poi delonganno che- 
men uoetra corte, fatto meuengerea dalcuna coza. 

ì^ Torto bene tal nonuidi ancor pare, non- 
ozar me piacier ciò chepiaciente. edessere odiato 
per amare. 

i^ Mal grado nostro emio son benuogliente. 
esero chenon posso unque altro fare, efa mister 
chepur uegnia uincente. 


20d 


(105 verso) CXXIX. 

GUITTONE. 

Aicon midol uedere homo ualente. star mi- 
zagiato epouero dauere. Elomaluagio euile esser 
manente, regnare abenenansa eapiacere. Edonna 
prò corteze echanoscente. chelaida siche uiue indi- 
spiacere. Equella chabelta dolce epiacente, uil- 
lana eorgoglioza for sauere. 

Ri Malodolor diuoi donna mamorta. chebella 

é 

efella assai più caltra sete, epiu diuoi miten prode 
edannaggio. 

i^ Oche malaggia ildie cheuoi fu porta, si- 
gran beltà cautrui necon fondete, tanto e duro 
efellon uostro coraggio. 

cxxx. 

GUITTONE. 

Deo comò potè adimorar piacere, oamistate 
alcuna abon talento. Enme uerso diquella che pa- 
rere, mortalmente nemica melasento. Cheo loser- 
uita atuttol me podere, enchererli merce già no 
alento. Chesolamente deggia sostenere, senno or- 
goglio ef acclami contento. 

1$ Enonmiual undeo tormento edoglio, dital 
guiza sei uedesse pento, chimodia amorte sin- 
dauria cordoglio. 

]^ Etutto ciò non cangia inlei talento, ma- 
senpre sinauansa il fero orgogUo. e deo dilei amar 
pero non pento. 

Cod. Lsoren. Red. 14 


210 


CXXXI. 
GUITTONE. 

Ajbona donna orsetucto cheo sia. nemico uoi 
come nostra credensa. Già [vjenprometto està ne- 
mistà mia. cortezemente econumil paruensa. Euoi 
melasso pur con uillania. econorgoglio mostrato 
maluojaflcnsa. Macerto ennimista ual cortezia. elista 
bene alsi conbenuoglensa. 

ìi Cuzando cortezia polom dar morte, erender 
uita assai uillanamente. orsiate donque me nemica 
forte. 

li Emalcidete amor cortezemente. epiacemi 
nonmen chesemisortc. uita damista desconoscente. 

CXXXII. 
GUITTONE. 

Pjeta perdeo donne uiprenda amore, poi si- 
iiiauete forte innauerato. Dame parte lauita agran 
dolore, sepertenpo dauoi nonso agiutato. Chaltri 
deme guerir nona ualore. comò quello cheltiro 
an uenenato. Che inesso eloueneno elodolciore. cn- 
uoi chamore orsia ue(r)me mostrato. 

1^ Chctanto dedolsor meue donate, chamorti 
leuenen sinon mausida. percheo mirenda inuostra 
podestate. 

i^ Elamerce cognor [uerm]e sigrida. dedolse 
cdipietansa humilitate. 


211 


(106 redo) GXXXIII. 

GUITTONE. 

SEdeo maiuti amor peccato fate, seuallegrate 
delomale meo. Chomeo più cher merce più misde- 
gnate. enon trouate amor perche perdeo. Forcheo 
demia amoroza fedeltate. lamaiestate uostra amor 
recheo. Noncreo chepero ragione abbiate, chemal- 
cidiate amor cor degiudeo. 

Hi Nonueo amor che coza uimancasse. senuoi 
degnasse fior ualer mercede, ma ciò decede orgo- 
glio cheuista bene. 

Hi Tene me tanto cheo merce trouasse. che- 
mai non fasse più uerme defede, che dir mercede 
amor merce mercene. 

CXXXIV. 
GUITTONE. 

AMor perdeo merce mercede, delgran torto 
chepiu uamo chemene. Lasso morte perdona hom 
per mercede, ahom chedimorir seruito abene. Enoe 
cor crudele si che mercede, nonfaccia umil tal che 
pietà retene. Euence deo persua pietà mercede, 
ecosaltra cheuoi non lei setene. 

Hi Macerto nonpur perete orgogliando* montar 
tanto che[piu]senpre eo nonsia. conmercede che- 
rere umiliando. 

Hi Epur conuen chelalta umiltà mia. uada- 
forsa il uostrorgoglio abassando. e facciaui du- 
mana signoria. 


212 


cxxxv. 

GUITTONE. 

Deo come bel poder quel dimercede, ecomo 
più dogni altro egrasiozo. Chemerce uince orgo- 
glio elodecede. emerce fa crudel core pietozo. Ra- 
gione eforso ueggio che decrede.' com non pò lei 
contradir nestar ozo. Per uertu fa più talor ciò 
siuede. chetuttol mondo perforso orgogliozo. 

1$ Edeo loprouo perla donna mia. chefatta 
ben più dognialtra pietoza. depiu crudele chemai 
fusse nisia. 

m Deo fece està merce sigrasioza. endefen- 
sion depicciula bailia. eingu[e]rensa decrudele coza. 

CXXXVI. 
GUITTONE. 

Fero dolore ecrudel pena [et] dura, chedeo 
soffersi encoralmente amare. Menomi assai souente 
indismizura. emifece deuoi donna sparlare. Orche 
meo senno regnan sua natura, siche daluer sola 
mensogna strare. Cono8Co(n) chenonmentom niper- 
giura. più cheo feci onni fiatan uoi biasmare. 

Hi Chenon uiue alcun chetanto uaglia. dicesse 
chenuoi mancfhijalcuna coza. cheo uincer nondel 
credesse inbattaglia. 

1$ Non fo natura inuoi poderoza. madeo pen- 
satamente unone faglia, ui fé com fece adamo esua 
spoza. 


213 


(106 verso) CXXX^II. 

GUITTONE. 

Edala donna mia comandamento, cheo recon- 
forti onni hom bon seruidore. Chede disconfortato 
eda tormento, perche sua dona uerlui a fer core. 
Euol che dica [lui] calcun spauento. non aggia 
chesser dia pur uincitore. Come hmostra pria chelle 
spermento. cauia più caltro amaro ora dolciore. 

Ki Econtra amor eseruir emercede, eumilta 
epreghero esofrensa. chi può piaccia tener nullo 
esuo fede. 

li Tanto sottile egrande elor potensa. che uen- 
cen deo donque perqe decrede, alcun hom desua 
donna ona temensa. 

CXXXVIII. 

GUITTONE. 

Deo cheben aggia il cor meo chesibello. asa- 
puto losuo intendimento. Checore eben tanto na- 
sciente efello, chendonna laida ouil mette talento. 
Osconoscente manoelmeo quello, chetai che saggia 
belle cara sento. Più caltra delmondo eluoler dello, 
per che amo seguir suo piacimento. 

R Sichelo forso meo senprel sauere. inlei 
seruire oper sensa enfenta. for guiderdone omerto 
alcun chedere. 

1$ Sia pur deme chellei più atalenta, chen- 
loco oua conoscense podere, noncredo mai com 
deseruir sipenta. 


214 


CXXXIX. 
GUITTONE. 

Poi pur diseruo star fermol uolere. uorrea per- 
le! messe comanda[men]to. Maseruigio nonchesto 
epiunpiacere. achilriceue elseruo epiu laudato. Està 
useruente mal farsi cherere. elosignor dechesta e 
affannato. Ealsignore toccha indispiacere, simile- 
mente merto adimandato. 

ì^ Chadimandare affanna efalla il seruo. elo- 
signore anoia epar forsato. si che non guaire ade- 
mertar onore. 

r) Anon cheder nifar cheder maseruo. se- 
raggio tal noncredo esser blasmato. elamia donna 
ense spero migliore. 

CXL. 
GUITTONE. 

Miri che dico onni hom cheseruidore. talenta 
star perauansar suostato. Due cose son che uole 
auer signore, accio chel seruo suo sia meritato. 
Conoscense poder sonone fore. desse noi dia mer- 
tesser sperato. Con merta senon pò conoscidore. 
iiesconoscente ricco oltra su grato. 

1$ Perchasignore meo tal donna opriza. che 
conoscensa tiella in suo podere, eche de ricca atutta 
mia deuiza. 

H Cheo non dizio daricchir dauere. made- 
gioia chenlei desi gran guiza. nela uorria pensar 
più niuolere. 


215 


(107 redo) CXLI. 

GUITTONE. 

Qualunqe bona donna auamadore. chemetta 
opera efede inlei seruire. Lealemente atutto elsuo 
ualore.* enondemanda ciò cheuole auere ('). Eiface 
comò bono seruidore. cheseruo noa già bailian 
cherere. Madeseruir edestar speradore. chelipro- 
ueggia chedia prouedere. 

i<l Sifa reo fallo selo fa sperare, inatender 
ciò chellie indesire. etale seruo dea ladonna amare. 

^ Ma quello chepouero diseruire. epoderozo 
dimerce chiamare, anulla bona donna dia gradire. 

CXLIL 
GUITTONE. 

Benla enpodere elaten canoscensa. corneo già 
dissi lamadonna mia. Chesensa chederli eo ciò che 
magensa. maue donato emizo me enbailia. Che [de] 
mercede certo amia paruensa. trouar bon seruo 
in bona signoria. Chenmei ninlei noe stata fal- 
iensa. decosa alcuna caueneuel sia. 

1$ Che prezo inproua chabono signore, nea- 
bona donna non pò lom seruire. quanto limerta 
efaceli donore. 

lii Donque chiuol damor senpre gioire, conuen 
ebentenda indonna deualore. chen pouer loco hom 
nonpo aricchire. 


(I) Nelle parole auere, cherere, prouedere, la solita mano 
recente scriye una i sopra la e penultima, eyidentemente per 
far la rima con seruire. 


216 


CXLIII. 
GUITTONE. 

Sicomo ciascun quazi enfingitore. eora mag- 
giormente assai camante. Sostato uer dilei ^ibelta 
fiore, etanto giuto eiso dietro edauante. Con prego 
econ merce econ clamore, faccendo diperfetto amor 
senbrante. Cheme promize loco ensu dolsore. ades- 
sochelei fusse benestante. 

^ Eo pensando lamia gran maluagia. eia- 
gran fé dilei dolce pietoza. sipiansi dipieta per- 
fedemia. 

1$ Efermai me dilei non prender coza. alcuna 
mai sensa mertarla pria, auendo forte ben lalma 
moroza. 

CXLIV. 

GUITTONE. 

Epoi lomeo penser fusi fermato, certo lifeci 
tutto clconuenente. Sicome disleale erali stato, 
ocomo mipromise esserme gente. Reconnoscente 
foi delmeo peccato, efermai me dilei nonprender 
nente. senol mertaua pria si conorato, fussel pren- 
der eldar conpiutamente. 

i^ Epregai cheper deo nonsindegnasse. ma- 
desse me dise piena bailia. dintender me fin cheo 
dicor lamasse. 

i^ Edella disse chenmia possansa. sera simiza 
chesormai uetasse. lomeo piacer litornerìan pe- 
sansa. 


217 


(107 verso) CXLV. 

GUITTONE. 


Entale guiza son rimaso amante, ediziozo 
diuolere amare. Sichelocore meo tutto el sen- 
blante. aggio locato incio dir senpre efare. Elo- 
sauere meo mìmette auante. chedeggia lamia alma 
inamorare. Dilei cheamo più chetutte quante, lal- 
tre delmondo epiu mipiace epare. 

li Matutta uia lamor quazi eneente. uer quel 
cheo 80 chadamar conuene. che prendere donar 
uol giustamente. 

1$ Macomo inferro più chencera tene, eualen 
taglia uarra similmente, amore chepiu chenaltro 
seruene. 

CXLVI. 
GUITTONE. 

Amor secoza (s)e chen signoria, aggi comò 
sidice alcuno amante. Riceuemi atuo seruo incor- 
tezia. cheragion nai segondol meo^ senblante. Poi 
che non prendo dala donna mia. sefedelta non- 
tende faccio auante. Enamarla si ben cheo degno 
sia. deprendere enlei gioia sigrande. 

i^ Ordirà lom cheo son fol senon prendo, poi 
cauer posso eche perde diritto, prima che falla 
eprender me defendo. 

1$ Echenme non potrebbe auer deletto, ben 
delei sauanteo dilei non prendo, enon sesia don- 
que fo ben saspetto. 


218 


CXLVII. 
GUITTONE. 

Eononson quel che cereha esser amato, cusi 
comamo ben comaltri face. Mapur chero damor 
suo dibon grato, essi coralemente essi uerace. 
Como madonna mama efora ondrato. epago en- 
tutto ciò copo meface. Enoe più delosuo uoler 
grato, alcun cheo so delmeo semidesplace. 

i^ Cheme dolor mortai uedere amare, pla- 
gentomo talor donna non bella, enon amera lui 
malodia pare. 

^ Etrouomi chenon guairamo quella, che- 
marna forte echepiacente pare, intutte cose oue 
beltà sapella. 

CXLVin. 

GUITTONE. 

Aidco chiuidde mai tal malatia. diquella che 
sorprezo ame locore. Chelacoza caltrui paruenen 
sia. esola medicina almeo dolore. Cioè lamor co- 
gni om chel signoria, guaimenta edice cheperlui 
simore. Epur sepena di trouare uia. comò dese 
islocar possa locore. 

lì; Edeo pur peno dicondurlo amene, ediuenir 
desua corte seruente. perche disio ciò più caltro 
bene. 

Fù Mapur languisco lasso emor souente. da- 
poi chello dime cura non tene, adonque guarrea 
me laltrui nocente. 


219 


(108 recto) CXLIX. 

GUITTONE. 

Bensaccio deuerta chelmeo trouare. ual poco 
earagion demen uaJere. Poi cheo nonposso in- 
quelloco intrare. chadorna loiii degioia edesauere. 
Enon departo dala porta stare, pregando cheper- 
deo mideggia aprere. Allora alcuna noce audir me- 
pare. dicendo me(o) cheo sia dibon sofrere. 

Ri Edeo so[f]ferto tanto lungiamente. che de- 
uìza derae tutto piacere, etutto ciò chedera inme 
ualente. 

i§ Percheo rechiamo echero lo sauere. dicia- 
scunom cheprode ecanoscente. alaiuto delmeo 
grande spiacere. 

CL. 
GUITTONE. 

Amor merce corme mister chestia. chesensa 
rio non ozo ormai sperare. Pur miconuen che- 
dentro udifor sia. cioè deperder tutto odaccattare. 
Euoi enme elamadonna mia. edauoi lei enmei 
emerce fare. Donque uiprego amor per cortezia. 
chemeui piaccia inuoi pur dacquistare. 

HI Maseperder nebelJo perche perdeo. eJa- 
madonna mia tal noe uzaggio. dalcun giusto si- 
gnor amor pardeo. 

i^ Ma eo pero uer noi nondico oltraggio. 
maso[f]ferromi inpace ildolor meo. euiuero for noi 
quanto paraggio. 


220 


GLI. 

GUITTONE. 

Amore certo assai merauigliare mefa deuoi 
ciò chenadiuen mee. Chelungiamente conmerce 
clamare, uorichesto asignor certa gran fee. Ma 
quanteo più recheo lor men pare, cheo presso sia 
diuoi trouar mercee. Eueggiouo afedele desiderare, 
tal che non uol eche uodia edescree. 

^ Donque deritto no seo merauiglio. che uo- 
glio edeggio eposso esser semente, ecco meo sia 
mingegnio emasottiglio. 

i<ì Etutto ciò nonuale ame neente. omome 
biasmo già nemerepiglio. maprego chemiriatel 
conuenente. 

CLH. 

GUITTONE. AMASTRO BANDINO. 

Mastro bandino amico elmeo pregherò. uo(i) 
chentendiate sichaonor uosia. Amare uoglio efa- 
c[ijemi mistero, che non son degno engran benna- 
uerria. Chesensa ciò auer honor nospero. epur 
dennamorar uoo bailia. Vnde souente uiuonde in- 
pensero. che meraui[l]glia senbra me che sia (•). 

i^ Vedendo (che) manti stanno innamorati, 
siche tuttaltro poneno innobbria. en tale loco uson 
senpre isdegnati. 


(1) In margine si legge: Vedi a carte 126: B: 


221 

i§ Pero no prego chemassenniate uia. cac- 
cio miguidi aguiza deliamati. che credo bene ag- 
giatene bailia. 

(108 verso) CLIII. 

MASTRO BANDIN RISPOSTA. 

Leal guittone nome non uerteri. degnio de- 
Jaude se magior chetacelo. Leansa senbra elconsil 
chemi cheri. comò tu uogliamarchelcor faghiaccio. 
Amico caro eo teldo uolonteri. auegna che gran- 
dardimento faccio. Chen questo fatto gransenno 
recheri. mapur diro gioio sencio te piaccio. 

TÌ! Ormai sta soJo e inloco celato, esol bei- 
lessa pensa ecanoscensa. delatua donna cdaltro 
non pensare. 

T^ Damor ragiona sese aconpagniato. ale tuo 
sta concila gioi nentensa. tutto cela siporai amare. 

CLIV. 

G. AMASTRO BANDINO.d) 

Mastro bandin nostre damor mercede, orag- 
gio ciò che tanto diziato. Sichelo core meo nonse 
crede, esser degioia mai apareggiato. Pensando 
quanto eului damor fede, equanto eprezo elsuo 
seruire ingrato. Equale quella donna encuiel crede, 
ecoma pregi ol suo benacquistato. 


(1) In marpjie 8i legge : Questo Mastro Banditio è il Padre 
di quel Mastro Domenico d* Arezzo che fiorì ne' tempi del Petrarca 
e compose molti volumi ; redi n carie 126, 


222 

1$ Percal mondo decio meo par non regna, 
considerando ben ciò che paraggio. epare meni 
bene cosa degn(i)a. 

}$ Donque selocor meo tantallegraggio. [pare] 
non crede ueritate assegna, che bene edesser dea 
per bonuzaggio. 

* 

CLV. 


G. 


Tuttor cheo diro gioi gioiua cosa, intende- 
rete che diuoi fanello. Che gioia sete dibelta gio- 
iosa, egioia dipiacer gioiso ebello. Egioia incui 
gioiozo auenir posa, gioi dadornesse egioi dicor 
asnello. Gioia incui uizo egioi tantamorosa. che 
degioioza gioi mirare inello. 

^ Gioi diuolere egioi dipensamento, egioi 
didire egioi difar gioiozo. egioi donni gioiozo 
mouimento. 

^ Percheo gioioza gioi sidiziozo. diuoi mi- 
trouo chemai gioi non sento, sen nostra gioi ilmeo 
cor non ripozo. 

CLVI. 


G. 


Oime lasso corneo moro pensando, gioia diuoi 
uerme fatta noioza. Percheo nonso ueder corno 
nequando. eo uaffendesse fior dalcuna coza. Cai 
comensar gioioza gioi chamando. uedemostrai de- 
me feda moroza. Uoi foste dolce uerdime sen- 
brando, dedarmi gioi inuoi senpro gioioza. 


223 

1$ Or non degnate pur defarui locho. undo 
uoueggia crudel morte mia. che faite me pregiar 
lauita pocho. 

1$ Edize morte per pietate sia. gaerensa me 
disi cocente focho. chemaucide uiuendo mille uia. 

(109 recto) CLVII. 


G. 


Gioia raoroza amor grasie mercede, cosi coma 
mia donna eamio signore. Cora uenite assai lado 
ueuede. louizo meo uerme debel colore. Perchen 
udì lalma mia saluar sicrede. elcorpo uiuer mai 
senpre aonore. Como noe già sifermon sua fede, 
non fallisse anteo uer nostro amore. 

1$ Esonne pago simai più nonbramo. chedi- 
reui comeo coralemente. starui senpre fedel dezio 
eamo. 

i^ Orpiacciaui per deo donna plagente. deda- 
remi poi più noncher nielliamo, lo che stagion do- 
dir tal conuenente. - 

CLVIII. 


C. 


Piagentc donna uoi cheo gioi apello. accio 
cheluostro nome dir non ozo. Perchede tanto pa- 
reuele ebello, mepoterebbe adir tornar noiozo. 
Pero soffrite cheo dicane quello, cheue diritto 
nome ede nascozo. Echemeue nonpar propio ni- 
bello. segondo elfare deuoi amorozo. 


224 

T^ Lochestagion donate me souente. oue posso 
dir ben ciò copo mae. ma pur nondico già sison 
temente. 

i^ Enon dispregio me chamor melfae. orpoi 
sisete intutte cose gente, datem incio argomento 
esegurtae. 

CLIX. 


C. 


Gioioza gioi souronni gioì gioiua. onni altra 
gioi uer uoi noia misenbra. Percheo notante la- 
nima pensiua. chemai decoza nuUaltra mimenbra. 
Cheauedere corno porto oriua. prender potesse in- 
trale uestre menbra. Poi sensa ciò nonmi sa bon 
cheo uiua. tanta locor uostra beltà mimenbra. 

1$ Mano almondo esignor sicrudele. chemen 
dottando noli ofrisse morte, auoi locore meo sen- 
pre fedele. 

1$ Pero dimora intra crudele sorte. chetac[i]er 
mifal core più amar che fole, indir uoglio lapena 
edobbra forte. 

CLX. 


Gf 


Aidolce gioia amara adopo meo. perche tau- 
pino [eo] (o)uoi tanto dottare. Corso nonsete (1)- 
nileon par deo. macosa che nepo nisa mal fare. 
Orsefuste undragon chenon pensee, cheuiserebbe 
un angelo tornare. Locor benigno elagran fede 
cheo. ocollocata emizon uoi amare. 


225 

^ Non cheuisento euiconosco tale, sefusseui 
mortalmente nemicho. noi me non ozereste uoler 
male. 

1$ Tante louostro [cor] corteze amicho. cla- 
mor dolce pietozo enaturale, percheo miricon- 
forto eclìdir dicho. 

(109 verso) CLXI. 

G. 

Detto dedir diro gioia gioioza. ecredo piac- 
cia noi darmi odiensa. Pero comò mentir edir uer 
oza. for prona nonabbiate inme cf edensa. Dico 
che uamo sicognaltra coza. odio uer noi dicoral 
maluoglensa. Enoe pena tanto doloroza. oheo non 
sofrisse infar uostra piagensa. 

^ Eme elmio eccio chiposse uaglio. dono uoi 
cui fedel star più mipiace. chesser detutto esto 
mondo amiraglio. 

1$ Deuoi uogleo sol che sofriaten pace, che- 
cio pensando sia tuio misquaglio. del gran dolsor 
chentralocor miface. 

CLXn. 
(G.) LADONNA. 

Eo taggio inteso ete responderaggio. pero 
cheuolenter nonson uillana. Enon comaltre già fan 
per oltraggio, masolo per ragion corteze epiana. 
Dici che mami ferte abon coraggio, ormira bene 
selaparola esana. Che per amor amor tirende- 
raggio. edelocontraro ciò che ragion certana. 

Ce4. Laur. ]i«d. 15 


226 

1$ Ete eltuo uoli mefedel dare, ormira corno 
crescie signoraggio. tale fedel qual tu uoli me- 
dare. 

1$ Consigliarne corno leale esaggio, cheo deg- 
gia uer deltuo dimando fare, che deleal consiglio 
non partraggio. 

CLXIII. 


G. 


Grasie merce uoi gentil donna errata, dellu- 
diensa edel responso gente. Che non audi chemai 
donna altra £ata. parlasse tanto dibonaremente. 
Che non sidice per parola ornata, chegia non- 
moza quazi esserspiacente. Esi chetale gioia incor 
madata. chemai non credo siame noi nocente. 

1$ Amo sol quel che prò uè edorransa. fedel 
son dubidir uostro comando, tal fede chero etal 
amor mauansa. 

1$ Consigliouo chetosto enon dottando, che- 
mia mar edemia fé fidanza* prendiate corno sia 
uostro comando. 

CLXIV. 

LADONNA. 

Eo nontegno già quel per bon fedele, che- 
falso consci dona aso segnore. Euoleli donar tosco 
per meJe. efar parer lasua uergongna onore. Ma- 
tegnol deseruente assai crudele, che gran sen- 
brante anse detraditore. Reo eperlo pastor che- 
sensa fele. lupo chepo dagnel prender colore. 


227 

III Ma nonte poi uerme sicolorare. che ben 
nonte conosca apertamente, auegnia cheo pero non 
ùoi lassare. 

1$ Chedeo nonte receua abenuoglente* se^ 
condo elmodo de lotuo parlare, adentenderlo pur 
sinplicimente. 

{no recto) CLXV. 

G. 

Lodolor elagioi delmeo coraggio, non uo po- 
rla bona donna contare. Chedolor ocheme* don- 
nialtro maggio, cheuoi pur reo uoletemi pensare. 
Gioi dicio cheraiaraor emiomaggio. uipiace §1- 
modo delomeo parlare. Manonmi toma guaire in- 
nallegraggio. seuoi perfin nonmiposso aprouare. 

i^ Pero uoprego .per merce che agio, eloco 
date me du pienamente, demostriue seo son bon 
umaluagio. 

]$ Eseo son bon piacciauo pienamente, esco 
so sofrir pena emezagio. uoglio tutto siconuoi 
sera gente. 

CLXVI. 

LADONNA. 

Deo condimandi ciò chetto donato, eehen- 
possibel te senpre dauere. Nonai tu loco eagio 
eascoltato, ediligentemente il tuo uolere. Efolle 
osaggio Tjheo taggia trouato. resposto taggio sen- 
pre apian parere. Dimostra seragion ai dalcun* 
lato, edeo son pre8t(o) af)renderlo in piacere. 


228 

i^ Masedimandi alcun loco nascozo. proue 
che laragion tua, uoe bella, perche- ne mo nemai 
dar nontelozo. 

# fO Ora teparte ormai desta nouella. poi cono- 
sciuto ai ben delmio respozo. chetroppo me alcor 
noioze fella. 

CLXvn. 

G. 

Oime che aite amor merce perdeo. cheo no 
ozo uietar nostro comando. Nenol -posso ubidir 
mentre cheueo. uoslro piacer sima distretto aman- 
do Adonque lasso me che far lodeo. nolo posso 
uedrr moro pensando. Per cortezia epermerce re- 
cheo. soura ciò eluostro cónsigl[i]o eldemando. 

1^ Ben(e) ueggio chedipartir potensa. darmi 
potete sauoi piace bene, sol con dizabellir nostra 
piagensa. 

1$ Edir efar ciò oespiacier pertene. masepo- 
tete enol faite paruensa. cheuopiace cheo mora 
inuostra spefie. 

CLxvm. 

LADONNA. 

Consiglioti che parti esel podere, dichenollai 
creder nollozo fiore. Cheo so chamor nonta troppo 
atenere, ansi se falso amante enfingitore. Edicimi 
cheo peni adispiacere, sol per parer dinnamorato 
core. Eo pononte nonson detal piacere, chefar po- 
tesse deme amadore. • 


# 


229 

li Parteti esamar uoli ama corale, che dipiu 
bella troppo edi(a) [tua] pare, nonme che laida 9on 
ne nonte uale. 

'^ Esappeti cheseo douesse amare, eo non 
amarla te non labbi amale, tutto sie tu dassai 
nobile affare. 

{110 verso) CLXIX, 

G. 

Lasso non. sete ladoueo tormento, piangendo 
esospìrando amor peruoì. Chebene uiparrea più 
per uncento. cheo nonuodico innamorato poi. M<i- 
non uoi micrediate for sperimento, eseben fino 
amante eo sono efoi. Aconcesi uerme nostro ta- 
lento, esenon son lor dite amate altroi. 

^ Esebella non sete edeo uitegnio. più bella 
caltra assai perciò prou^te. camor mi stringie più 
cheo non uasegnio. 

^ Eo non cher già come par meamiate. ma- 
com re ama bassom desu reghio. accio non credo 
mesdegniar deggiate. 

CLXX. 

LADONNA. 

Per fermo se bea hom che grauemente. tisi 
defenderià defoUegiare. Neuna donna non guaire 
saccente, [si j sottil(e)mente altrui sai sermonare. 
Or non uoi dire cheo sia saggia nente. maquale 
son tu nonme poingegnare. Chenefu nesera tal 
conuenente. inmio piacer giamai per nuUaffare. 


230 

1$ Epoi chesi conosci il uoler meo. nome 
far curucciar parteti ormai, cheo tifarea parer 
lostallo reo. 

"^ Tutto sie tu dei tre lun camo assai, più 
che cosaltra mai fé chedo adeo. ma non de quello 
amor che penserai. 

CLXXI. 


-G. 


Aicome (in)me crudel forte enoioza. ciascuna 
parte elpartir elostare. Partire conpesseo damar 
uf)i coza. sola seten potermi gioi donare. Esiete 
si piacente eamoroza. cheuifareste anno enpero 
amare. Istai; con posso poi uoi piacer nooza. masi 
noiozo medite uopare. 

1$ Euostra noi nwue noiozamente. che uorrea 
mille fiate anti morire, che dire ofar uer uoi coza 
spiacente. 

^ MasQuispiaccio lasso per seruire. sere per 
deseruir forse piacente, megliamo certo morte 
sofferire. 

CLXXII. 

LADONNA. 

Mepesa assai sesigrauel tuo stato, esco do- 
uesse dar ciò chemicheri. Contu prender lodia- 
uaccia cordato, fora perlamia parte euolonteri. 
Maperchedar noi deggio aggiol uietato. pregando 
cheneparti eltuo penseri. Esi consigli me deo ino- 
gne lato, comeo fattaggio te nesto misteri. 


231 

rO Donque teparte eeedi chenon poi. mutar 
lauolonta deltuo coraggio, come mutar donque 
credi laltrui. 

1$ Or pensa ditener altro uiaggio. certo sii 
chesta uolta elapoi. chedesto fatto ormai tepar- 
leraggio. 

(Ili recto) CLXXni. 

G. 

Donque miparto lasso almen dedire, odefar- 
nen senbrante alcun paruente. E guarderomi almeo 
poder degire, loco oue ueder possaui nente. Epiac- 
ciauo perdeo dinon soffrire, cheo mai uaudani- 
ueggia almeo uiuente. Che morto ma lodilettozo 
audire, elosguardar uostra fasson piacente. 

' 1$ Ma seo non audo niueggio nimenbro. Io- 
gran piacier piacente amor deuoi. changel dideo 
senbrate inciascun menbro. 

1^1 Forse mo parto entendero inaltroi. che- 
mauera persifìn comeo senbro. esemi ual pensa* 
taggio già choi. 

CLXXIV. 


G. 


Gioia gioioza ame noie dolore, deo perche 
siuagrada lomal meo. Cherechesta epregata ouoi 
mantore. che nonno piaccia cheo sia perdeo. La- 
duualda niueggia accio chefore. uegna damare noi 
poi che uicreo. Enonmiual lamia rechesta fiore, 
maditemi che pur bisogna cheo. 


232 

1$ Uiueggia euauda enonuami neserua. altro 
nonce for cheo mora uipiace. eben morria mastar 
forsoma uita. 

"^ Poi seruir mèdesual perche deserua. eforse 
me uarra chesi conface. lochondeconoBC^nsa adi- 
partita. 

CLXXV. 


a 


Yizo menoD cheo mai ponesse gioia, più 
giustamente uoi donna pellare. Cheposso agual 
nostra mercede noia, chenoiozo eluostro dire elfare. 
Poi decòrteze assai uillana ecroia, ani lalauda 
mia fatta tornare. Chelagrande beltà dalena en- 
troia, nonfu pregiata più sicomo pare. 

i^ Chelabeltate elonor elpiacere. deuoi aggio 
defin pregio pregiato, mapoi uisete data endispia- 
cere. 

1$ Condir noiozo econ uillan pensato, eo ui- 
dispregio emetto anon calere, espiaceme ciò che 
piacer mestato. 

CLXXVL 


Legiadra noia eapruficha altera, orgia mi- 
noce ilmeo cortesegiare. Chemenauete auil tanto 
giudera. uà fatta deuenir lomeo laudare. Ornon 
pensate uoi chesi leggera, fussemi uillania dire 
ofare. Sifora ben manonme piagentera. nongia per- 
uoi maperme non biasmare. 


233 

1$ Madedire odefar più cortezia. auoi eacia- 
scun deuostra gente, me guarderaggio ben per fede 
mia. 

^* 1$ Eseui fusse stato unque piagente. tener 
mipotauate inuita mia. sol conbone parola", abon 
seruente. 

(Ili verso) CLXXVn. 

& 

Aimala noia mal uodoni deo. che maldicente 
aforsa raefaite. Unde ciascun per cortezia recheo. 
chemel perdon poi che for uolontate. Maluagia 
donna poi lofatto meo: uispiace perche amor mi- 
dimostrate. Bonel senbrante eloparlar ereo. misteri 
echelun sia tlefalsitate. 

li; Orno orsi mostratemi souente. partir ne- 
star noozo inuostro amore, nimor neuiuo tale el- 
conuenente. 

^ Deo mala donna siatetle signore, adir ono 
osi ben fermamente, cheo parta entutto ouestia 
seruidore. 

CLXXVm. 


o. 


Deo che malaggia mia fede miamore. ela- 
mia giouenta elmio piacere. Emalaggia mia forsa 
emio ualore.^emiarte emiongegn[ijo emio sauere. 
Emalaggia mia cortezia emionore. emidetto emi- 
fatto emio podere. Emia canson malaggia emio 
clamore, emio seruire emio merce cherere. . 


V 


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*i .•<■*. u-.;... ^:;v'. -.H-n- x«- aaaione. Ek- 




CLXXX 


G. 


I iiiNNii «iK'lic mal punto edenche fella, encra- 
ili'l |i((t'lM ttil/,i intofiMimento. Cbeme elmio dizamo 
i"'iiiiii i|iii«llii. clH'iicImiiI mio poder giette talento. 
I''|'l" •'••" '•<"«• "liMum altra Ha bella. Io dolorozó 
liii'ii MMiiio liiniionto. Bone senbrante cime lasso 
I lui ili>lltt. hi rutili Nol por meo distrugimento. 


235 

i^ Adonque chefero pur sofriraggio. non già 
ma partero contra decere, se me nonuinco altrui 
mal uincieraggio. 

fO Emetterò lomeo corale amore, enloco tal 
chesia corteze esaggio, non che malcida seo son 
seruidore. 

(112 redo) CLXXXI. 

G. 

Ailasso comò mai trouar poria. corteze donna 
poi cheme uillana. Lapio corteze chasto mondo sia. 
che perragion tanto corteze epiana. Rechesto che- 
midon sua signoria, corso odragone oqual fere più 
straina. Sindauerea mercede ecortezia. efora uer- 
dimo dolcie edumana. 

ì^ Deo comò può s[v]adolcie bocca dire, pa- 
rola amara sicrudeleraente. chefanmi crudel morte 
sofferire. 

i^ Aicon mal uiddi sua beltà piagente. elsuo 
chiar uizo esuo dolc[i]e auenire. el dire elfare dilei 
più caltro gente. 

CLXXXII. 

« 

G. 

Altro che morte ormai nonueggio sia. delo- 
(lolore meo trapassaroento. Cheo biasmo elaudo 
euoglie non uorria. chedamar lei partisse elme 
talento. Chepur contendo colauoglia mia. onde 
raitrouo lasso ognora uento. Epoi cheueggio che- 
scanpar non dia. giammai nonfaccio alcun difen- 
(Umento. 


236 

i^ Poi morir deggio diro chema morta, quella 
conore eualore piacere, ebeltate soura tuttaltre 
porta. 

f$ Ecrudeltate efieressa euolere. dedarmi 
morte siche nonmi apporta, amor seruire nepieta 
cherere. 

cLxxxm. 

LADONNA. 

Certo guitton delomal tuo mipeza. edolmi 
assai cheme nencolpi tanto, saltri il suo tidifende 
orfatti oifeza. sauer noi dia già tanto niquanto. 
Seperagion sonmi dete defeza. donque perche di- 
mei fai tal conpianto. Uere chelaragion tua no- 
nonteza. comò cheresti me inpriuato chanto. 

1$ Mauene intale parte ental stagione, epensa 
dicherer securamente. ciò che credi chesia ditua 
ragione. 

1$ Cheo tei conuento dar ben dobbramente. 
manon cherer nesia latuantensione. ciò chel chie- 
der eldar fusse spiacente. 

CLXXXIV. 


G. 


Gioia donne gioie mouimcnto. nonmi repento 
seuillan sostato. Necurucciato uoi che pero sento, 
amel talento nostro humiliato. Chencio fuidato 
solo anténdimento. del ualimento quale cnme tor- 
nato. So parlato contra sapimento. chepiacimento 
solo enuoi trouato. 


237 

f$ Ese grauato mauete souente. sìdolciemente 
maue trapagato, louostro errato dir cheson gai- 
dente. 

^ Ladupiagente ne uerro digrato, esiame dato 
ciò chepiu UQ gente, chepiu cherente nonsero 
trouato. 

(112 verso) CLXXXV. 

GUITTONE. 

Gioia gioioza più che non pò dire, lalingiia 
mia nedeuizar locore. Chebellesse adornesse egran 
plagire. dedonne auete edonne altre migliore. Ma- 
cortezia ualor Senne sauire. auete doin deconpiuto 
ualore. Sonmaramente quanto pò ciauzire. detutto 
ben hom bon conoscidore. 

Fi E bella donna enuoi dacui eo tegnio. core 
corpo podere éccio che aggio, esonne ben nostra 
mercede degnio. 

Ki Chetutto • ciò chebrama *elme coraggio, 
donatemi consi gioiozo segnio. che temo dimorir 
sol dallegraggio. 

CLXXXVI. 

. GUITTONE. 

Benaggia ormai lafede clamor meo. etutto 
ciò chemal dissi cauesse. Chederagione certo al- 
parer meo. challor ualor nonmai par credo stesse. 
Che dolcie epietoza inuerme ueo. più chalcuna 
cheo giorno anco uedesse. Che fatta quella incui 
fieressa creo, chepiu donnialtra assai senpro po- 
tesse. 


l 


238 

Hi Siccome alan^elotto omo simiglia, un prode 
caualer simil(e) [se] face, allei di fera donna ame- 
rauiglia. 

1$ Manti baron dalto ualor uerace. lano sag- 
giata assai masilor piglia, chemai tornar uercio 
non ano face. 

CLXxxvn. 

GUITTONE. 

Uoi chepenate disauer lochore. diquei che- 
seruon lamoroza fede. Partiteuo dacio per nostro 
onore, conne peccato enuer dequel mercede. Chu- 
nomennudo edel senno fore. ormiri quel chefa hom 
chelo fede. Chetale quei cui ben distringe amore, 
chedocchi nedicor punto non uede. 

i^ Enudo sta nenon sepuo courire. dedemo- 
strar lasua gran malatia. allei che potè dicio lui 
guerire. 

Hi Donque chil uede inse* celar lodia. econ- 
tastar achil uollesse dire, per star corteze efuggir 
uillania. 

CLxxxvm. 

« 

GUITTONE. 

Amore egioia bella gioia sento, tanta locor 
chede dolsor maucide. Esentirene ben più per un 
cento, sennon chedeme stesso aggio mercide! Che- 
temo dimorir noli consento, mafosi chedeme troppo 
deuide. Chespessamente magioia siuento. caforsa 
canpo sinonmi conquide. 


239 

1$ Perche damor meo par esser non oza. chese 
contane decontessa amansa. ore derema cioè pic- 
cini coza. 

i^ Ede grande quandom basso amistansa. aue 
danalt(r)a donna egraziosa, còmeo dauoi donno 
Bensa manchansa. 

[113 redo) CLXXXIX. 

• GUITTONE. 

. Aicomo ben delmeo stato mi pare, mercede 
mia chenon defolle a paro. Cheo mostro amor 
inparte chemes pare, eladouamo quazi odiozo paro. 
Edemmi grane ciò ma pur can pare, noi dajnoiozi 
edalor noi mi paro. Aonor delei chenbeltate pare, 
noli fo elena cheamao *paro. 

fO Ornonso percheo mai cosa apparasse, seo 
non apparo acourir sinon para, ciò che mauci- 
deria quando paresse. 

Hi Malchaualer che adar mis apparasse, comò 
faccio ecio senpre can para, sensa cosa chenento 
lis paresse. 

CXC. 
GUITTONE. 

• 

Nonsia dottozo alcun hom porcheo guardi, 
adonna unde litegna gelozia. Cheuista fo chedi- 
ciascuna enbardi. manon pero chelauolesse- amia. 
Chelei cheraa feruto coisoi dardi, non guardo mai 
siche parcuel sia. Esolo perche dessa hom nonse 
guardi, entante parte amar fo semelia. 


240 

i^ Ordirà lorn non ben setti guardato, cre- 
dendoti courir mostratai uia. corno mo apprenda 
eltuo segreto stato. 

1$ Percheo diro già ben certo follia, cheo 
misento uercio tanto sennato. chequal più pò più 
me nocente sia. 

CXCI. 

■• 

GUITTONE. • 

• 

. Corneo più dico più talento dire, gioia deuoi 
detutto onor gioióza. Enon tanto pero che deser- 
uire. osenpre lalma mia desideroza. Quanto per 
uostralto ualor chegire. ueggia monte montandogni 
altra coza. Chedonna coronata auoi tenire. nonse 
pò par che per ragion Bon oza. 

li Poi reina detutto alto ualore. edebelta con- 
piuta enpregio degnio. edecio tutto chedimanda 
honore. 

1$ Sete siben comaltra ede suo regnio. echi ual 
molto apoco dericcore. cheuarrebbe adassai mo- 
stra ben segnio. 

CXCII. 
GUITTON^ 

Detutte cose ecagione emomento, cheomo uole 
odice oface [e] gioia. Chonore eprode epiaceren 
talento, lom solamente peruenire agioia. Chituttol 
mondo auesse asuo nonsento. chelintendesse cos- 
altra che gioia. Adonque par p[er]o uer sperimento, 
che quello ericco più cane più gioia. 


241 

i§ Perciò mapprouo alpiu ricco [om] chesia. 
poi digìoi aggio onor conpiutamente. ciò che lo- 
core meo uole chessia. 

^ Eseo mostrar lozasse intralagente. come 
ciò uer ch(e)[i]piu saggio diria. cheo uero dico 
assai ben giustamente. 

(113 verso) CXCIII. 

CUITTONE. 

Ben merauiglio comò hom conoscente, ouer 
omo cheami per amore. Pouer chiama istar croie 
spiacente, efarli asuo poder noie dolore. Perche 
moglieri osorore oparente. lisia ladonna cama la- 
madore. Poisa checcio liauen forsatamente. per- 
cha naltrui bailia lalme locore. 

ì^ Donque faria mercede ecortezia. eben suo 
grande edeladonna maggio, courirli edar [lor] agio 
stagion euia. 

ì^ Chesello pur guardar uol lopassaggio. elom 
degir soffrir nonpo follia, licrescie sichei monta 
onte dannaggio. 

CXCIV. 

GUrTTONE. 

Gioia moroza amor uoetro lignaggio, soben 
chede dassai nobil altessa. Eso chedeualor ne de 
cor raggio, nedepiacer ne domata bellessa. Nede- 
far nededir corteze esaggio, altra noe detantalta 
grandessa. Donqueo chebassom son ragion non- 
aggio, segondo ciò daner nostra contessa. 

Cod. Lftsr. lUd. 16 


242 

1$ Masegondo granfede ebono amore, chen 
uoi ostando più uostro chemeo. son degnio ben- 
dauer tanto donore. 

1$ Cheseuerace sifusseo uer deo. con son uer 
uoi uiuo sensa tinore. negirea locho oue santo 
matheo. 

cxcv. 

GUITTONE. 

Infede mia chenamor grande aiuto, mifora 
cheo fossorbo tale fiada. Etal chefusse sordo etal 
chemuto. edico comò adesso acui agrada. Orbo 
pero chemeglio chelaueduto. persecurlodb emeo 
penser che uada. Esordo perche quando alcuno 
muto, sento lastando lauelmeo core più bada. 

i^ Temendo chaltro sia prendo paura, eper- 
dauer solasso eangosciaggio. che gauderia sefusse 
sordo allura. 

1$ Emuto perche .quando il suo coraggio, 
demostra me madonna perfigura. delantesone 
desso eo fusse saggio. 

CXCVI. 
GUITTONE. 

■ 

Con più mallungo più me prossimana. lafas- 
son dolcie deladonna mia. Chemaucide souente 
emirisana. emaue mizo in tal forsen[n]aria. Chen- 
parte cheo dimor interra strana, me par uizibil 
cheo concila sia. Eor credo tale speransa uana. 
edaltra miritorno enlafoUia. 


243 

i^ Cosi corno guido imagi lastella. guida sua 
fasson gendome auante. che uizibel mipare in- 
carnatdlla. 

1$ Pero uiuo gioiozo ebenistante. checerto 
Bensa ciò crudele efella, morte mauciderea in- 
mantenante. 

(114 recto) CXCVII. 

GUITTONE. 

Gioia moroza amor senpre lontano, son 
dauoi lasso maluaggio ueduta. Emale fui crudel 
tante uillano. contrai nostro uoler feci partuta. 
Àggire oime dulente interra strano, ouallegressa 
egioiaggio perduta. Chentra pianti essospir man- 
posto appiano, emanormai uita quazi tolluta. 

^ Lasso perche uagheo dargiento odoro, 
auendo uoi siprezioso auere. che nonpareggiaui 
altro tezoro. 

1$ Or non procaccio accio chel meo seruere. 
aggio perduto enuoi amando emoro, poi uoi ni- 
daltro ben nonposso auere. 

cxcvm. 

GUITTONE. 

\ Aidolse cosa perfetta speransa. amica di* 

! ciascunomo epiu mia. Chetu paghi più lom sua 

diziansa. nonfa quello chetene insignoria. Già 
qualea più podere ebenenansa. sensa laiuto tuo 
non uiueria. Dunqua chinine annoia eapezansa. 
settu nolaiutassi orche feria. 


244 

^ Male deo peggio chetra8t[r]ana gente. 
eden strano paeze encrudel soe. sconfortato da- 
mia donna edamico. 

fO edonni cosa for dite 

che gente, raiconforto tuttor chemisier noe. 

CXCIX. 
GUITTONE. 

Lontan[o] son degioi egioi demene, edegioi 
son più cheo nonfui gianmai. Diperdita quistato 
aggio gran bene, edeprocaccio male edanno assai. 
Quel cheo nono maiuta emimantene. et quel co 
maffende edouasmai. Gioia egran dolsor sentodi- 
pene. edegioi pene tormenti eguai. 

1$ Ora sono lauio nonfui già nente. chinini 
seme me piace eifa dannaggio. ebene edispiacer 
lodiseruente. 

1$ Messer gherardo dinon sauer saggio, lo- 
chiar escuro bene meo conuenente. dequel isguar- 
date che non guardom saggio. 

ce. 

GUITTONE, ' 

Gioiamoroza amor pensando quanto, fui fallo 
meo crudele uillan forte. Certeo mau(8)[c]iderea uo- 
lenter manto, sellom ragionauesse endarse morte. 
Esseo trouar credesse ennalcun canto, cheddecio 
fusse gragiamento ocorte. Eo melia chuzerian 
tal guiza tanto, chedde morte uerria sourame 
sorte. 


245 

1$ Mapoi mereconforto amor pensando, che- 
piu chenn altran uoi regna pietansa. eccio mifa 
midir merze clamando. 

^ Caltra guiza uìurebbi indesperansa. tanto 
ontozo son considerando, comio potea uer uoi 
pensar fallansa. 

(114 verso) CCI. 

GUITTONE 

Deporto egioia nelmeo core apporta, enmi 
desporta almal caggio portato. Chedeporto saisina 
aggio edaporta. chentrala porta oue forgio a por- 
tato. Fé porto tal delei che non trasporta, marne 
conporta oueo son trasportato. Con porto me non 
fa più senma porta, ella du porta sue star 
diportato. 

1$ Conportato demal tanto cheo porti, de 
porti opo mefanno atrasportare, deportare morto 
ueo son mi por tara. 

1^ Non conportara caltri miconporti. nei 
porti sei sia qual uole aportare, che del portare 
tei lei madesportara. 

ccn. 

GUITTONE. 

Decuralmente amar mai non dimagra. la- 
uoglia mia nediseruir sarretra. Lei ue[r cui] de- 
bellessa o[n]gna]tre magra, perche ciascun uerme 
sementan petra. Camor digioia micorona esagra, 
undo diben più caltron più chemetra. Dunque 


246 

ragion deseruir lei madagra. poi son damore 
amaggiorden chametra. 

Ki Che manto no pur chiuol naggia inuilia. 
enmende sia ciascun noiozo encontra. chalmie uo- 
ler non faccia feste uilia. 

1$ Merse dilei congni(on) su nemico ontra. 
uercui bastarda fu sama subilia. perche tutto 
bene meo dessa macontra. 

ceni. 

GUITTONE. 

Già lungiamente sono stato punto, sipunto 
maue lanoioza gente. Dicendo desauere uuemi- 
punto. sitalpunto mifa quazipia[n]gente. Poi san- 
mi miro noncredone punto, sipunto souen stando 
honor uegente. Poi lomio uoler degioia punto, 
chepunto euerso sifacea piagente. 

tó Fero comò lobono arcero face. Face(n) fa- 
defedire intalc parte, sparte dicio unon par badi 
fede. 

i^ Atutti amanti sedefar se face, isface ciò 
deponser lauersa parte, parte che uiue innerror 
desu fede. 

CCIV. 

GUITTONE. 

Del ualorozo ualor coronata, meglio ma- 
donna mea caltra deregno. Encui locorelcorpo 
elalmodata. perfettamente sensalcun retegno. Ad- 
donque poi dime sete lungiata. perduto elamia 


247 

uita elsuo sostegno. Perche morire oime lasso 
magrata. chesseo più uiuormai matto deuegno. 

1$ Mauoi amor perdeo uiconfortate. chepic- 
ciule permia morte dannaggio. eper lauostra 
cuor tutta bassate. 

1$ Eper uostro conforto elmeo coraggio, 
sereconforta eforsancheltornate. perla uostra al- 
legransa ennallegraggio. 

(115 recto) CCV. 

GUITTONE. 

Villana donna nonmi ridisdire, uolendomi 
spouar finamadore. Chéo fin nonson uerso ta- 
lento dire, nedessere uorrea tantai ardore. Cha- 
perauerti a tutto meo dezire. nontameria ungiorno 
peramore. Mache stato udendoti courire. chepiu 
uolere terriamì disnore. 

^ Chetuse laidan senblanti euillana. ecro- 
iandir enfar tutta stagione, esse leggiadra edal- 
tissosa estrana. 

1$ Chente noìoza noia eueramente. donna 
laida chellegiadra se euana. ecroia che daltera 
oppinione. 

CCVI. 

LADONNA. 

Nonmi disdico uillan parladore. aquello in- 
tendimento chedittai. Orcome crederla chente ua- 
lore. difine amante amor fusse giamai. Cognaltra 
fina coza edite fore. eloi contra perte regna assai. 


248 

Madisdiccimi accio chenme dolore, crudel dimorte 
il dimando chefai. 

i^ Cioè chic tami orcome [amar po]ria. cosa 
cheditutto edispiagente. contusse mo deo ragion 
tidia. 

^ Odiar amor nedisfo coralmente, tapero mi- 
dispregi euillania. midice assai latua bocca cha- 
mente. 

CCVII. 
QUITTONE. 

Certo maiadonna malo accatto, farebbe lo- 
mastar teco atencione. Tantai uillan parlar ac- 
corte adatto, etanto pien ditutta rea rflgione. 
Perehio micredo chesouente ai fatto, danne di- 
snor ame contuo sermone. Emanti homin ai mes- 
so inmal baratto, edaltro nonpar caggi oppinione. 

i^ Seuuoi chidical uer sicomel faccia, per- 
che disdistta se diraggiol bene, chetu pensando 
cai laida lafaccia. 

it Esse croie uillana allor tetene. paura forte 
chegabbo nonfaccia, perciò disdici efar ciò ti- 
conuene. 

OCVIII. 

LADONNA. 

Coei tidoni dio malauentura. contu menso- 
gna di adisciente. Credendo chimarrenda per 
paura, ditua maluagia lii^ua mesdicente. Maio 
sofferea prima ogni bruttura, emorte chedite des- 


249 

siini nente. Cheo fora degna disoffrir arsura. 
come quella cabestia siconsente. 

i^ Esse cioè cheme nontegnamente. bona 
nebella te qual credi tegna. pur lopiggior dei- 
tuoi elpiu spiacente. 

i^ Egran fastidio me son tidisdegna. perdis- 
piagensa etutitien sigente. cheltipenserai eredi 
chediuegna. 

(115 verso) CCIX. 

GUITTONE. 

Aideo chiuidde donna uisiata. direo parlare 
ritratto damalarte. Come chesemeco aragionstata. 
eueggio che delgioco non ai parte. Pero parto 
uinciuto esimagrata. poi sia uinccnte degna mala 
parte. Noncanpi perciò tua maluzata. ehinonuor- 
ria dimaluagia ritrarte. 

1$ Chedio male tidia come se degna, etol- 
lati lauita ciò che danno, non fusse più ditua 
maluagian segna. 

i^ Che tutto uisio rio einganno, edite nato 
ctuo penser non regna, innaltro chencriar uer- 
gogne danno. 

CCX. 

LADONNA. 

Orson maestra diuillan parlare, perchesaccio 
dite dir uillania. Cheuillan dire edispiaceuel fare, 
siritroua iute ciascuna dia. Cun piccol fanciul 
ueporria ritrare. più chefatto non aggionuita mia. 
Chequello cheditto già nente pare, inuerso de- 
latua gran malatia. 


250 

va Maio uorrebbi lassa esser morta, quando 
conomo chilodisdegnato. come tuse tale tencion 
fattaggio. 

i^ Ben puoi tener ormai lalingua corta, edir 
ciò chetipiace star fidato, chennalcun modo non 
responderaggio. 

{La carta 116 è bianca). 

(117 recio). CCXI. 

SONETTI DIFRATE GUITTONE 

DARESSO. 

Aiche uillano eche folle follore. Fu ribellar- 
rae te benigno dio. Ornon lasso sacceo che crea- 
tore, essaluatore redentor se mio. E(n)non chetu 
dongni meo ben fattore, euero sanator donni meo 
rio. Ennon conse dogni signor signore, re donni 
re ebon deltutto epio. Ennon chemi chier far 
posseditore, donni tuo ben sifortai men dizio. 

i^ Eio pur desdegnando epersequendo. come 
tu reo omio grandauersaro. echio non pò tea più 
(senpre) [mal far] dolendo. 

i^ Ettu tra dolse meo bon signor caro, pur 
piacente senpre eme cherendo.(8Ìc)com[e te] ^^^ 
forte ffusseo] necessaro. 

CCXII. 
F. G. 

Aicomo matto eben sensa questione, homo 
chemette sua uoglian namare. Chetutti soi misteri- 


ci) Sulla tn di {tttc)com v* è traooia di rasura d*una lineetta 
ondulata. 


251 

nobria pone, etanto lodistringie incio pensare. 
Chedoglia edanno senpre aliai stagione, chen- 
mante guize lo face mal trare. Etutte gioi che- 
cria amore opone. mister epur chennoi deggian 
finare. 

1$ Addonque chesauere guidai quello, che- 
damare sepena eua forsando. poi tale acquisto 
facene perello. 

fd Edio chello prouato elracomando. accuiel 
piace chio son lui ribello, merce delui conmal 
uanmi lungiando. 

CCXIII. 

F. G. 

, Otu lassom chetti dai peramore. come po- 
tessi tuo danno abbellire. Che ben de altri so- 
stener labore, pregiacquistando oriccor oprasire. 
Mata detutto ciò metteti fore. endel contrar ti- 
peni da uenire. Legger degioia egraue dedolore, 
tenere senpre eltuo folle dezire. 

Hi Esse uallesse acondission damare, incia- 
scuna uertu conpiutamente. come allexandro re 
ualse indonare. 

1$ Site despregierebbe elconoscente. undel- 
mal troppo essalcun bene appare, ueggio che- 
torna agran mal finalmente. 

CCXIV. 

F. G. 

Pare cheuoglia dicere lautore. per lauertude 
chelosole rende. Soura laterra disolue uapore. 


252 

leuandolo innalto lodistende. U[ed]endoli(^) sotrare 
localore. reconuertesen nacqua enterra scende. 
Qusi auene delo peccatore, incio chedeueria ser- 
uire offende. . 

1$ Per caldo disuperbia sileua. salendo en- 
ualto caden terra plana, chenona mouimento 
daregnare. 

E^ Credendo alleggierire pura greua. mase 
seruasse lacoscensa sana, losole lofarea frut- 
tificare. 

(117 verso) CCXV. 

F. G. 

Gioncella fonte parpaglione affocho. peri- 
spesso tornare siconsunma. Fauilla dedeB[de]gnio 
apocho apocho. soaue core diforore alluma. Achi 
Iemale altrui si conta agiocho. acquando [acquan- 
do] sua faccia sagruma. Lultime attesemante uolte 
nocho. che dio parte largente dalasciuma. 

Hi Omo potante salutare altrui, chesalutando 
fasselo nemico, maggiore mente donque selofere. 

^ Souerchio pare equel chedestrui. labona 
uolontate delamico, per loltragiose cose che sofere. 

CCXVL 
F. G. 

Logran de(jio face alleggerare. cosa chemolto 
grana alafiata. Addonqua per lomolto addiziare. 


(1) Lo lettore ed sono sovrapposte ad ol quasi erase; era 
dunque Uolendolù 


253 

lacosa graue pare alleggerata. Prouasi perexen- 
pro ducellare. odaltra cosa molto diziata. Chefa 
locore tanto confortare, che diziando conpie la- 
giornata. 

1$ Epero sela cosa dura egraue. abbellisce 
locore attalenta, noglie nessuna pena aasoferire. 

i^ Aduno pare paglia adaltro traue. epero 
nosespande lasementa. come seox)nuenera addeo 
seruire. 

CCXVII. 

F. G. 

Nonme posso fidare enmia defensa. caggio 
nemici forte uisiati. Liquali notte giorno allor 
potensa. mefanno guerra sison spietati. Sottili son 
perlunga speriensa. deli mali can fatti eordinati. 
Forti ecrudeli perlagran perdensa. quando depa- 
radizo fuor gittati. 

Hi Astudianose affarome (^) per dire. loloco 
cheperdero inlor follia, sison de laltrui bene in- 
uidiozi. 

Fò Altri che dio nonmi può guerire. delilac- 
c(h)i chetendeno per uia. tanto sottil emente son 
nascozi. 

ccxvm. 

F- G. 

Ouoi ditti signori ditemi doue. auete signo- 
r[i]a(ggio) opur franchessa. Che(n)ueder noi so già 
mapruzor prone. alocontra[r] diuoi midan fermessa. 


(1) DaUa prima mano stessa pare che la o poi si volesse 
modificare in una e. 


254 

Chegia nonuo ubidiscie uno tra[i] noue. lacui ubi- 
d[i]en8a eui uaghessa. Dizubidente uno(a) [noia] 
più moue. non fanno ubiditor mille allegressa. 
Auostra guiza non uenta nepioue. nedapiacer 
ciascun già uegrauessa. 

T$ Daltra parte penserò affanno epena, su- 
perbia cupidessa inuidia eira, eciascun uisio as- 
sua guiza uomena. 

tó Lonon poder diuoi uafrenegira. poder di- 
uostro auersar uincatena. ben faciascun se ben 
su (facto) [stato] mira. 

(118 redo) CCXIX. 

F. G. 

grandi secular noi chepugnate. conbon- 
bansa sigrande incortezia. Echiuonora eama in- 
tedo amate, eehiuiserue non peruoi sobbria. 
Eperneente altrui seruite edate, eindispregio euoi 
far uillania. Aicome dio mertar solo obbriate. 
manon defar chellui oltraggio sia. 

T$ Ellebrozo noioso ouer non degno, che 
tanto eua desdegno, nonuama esserne edauoi [uoi] 
equanto, auete incatun canto, peruoi fornire 
eper altrui donare. 

^ Esenpre sepromette indarui regno, tale 
uostronor tegno. dapoi incio uodizorrate tanto, 
qual chi lordasse manto, eluizo ese pugnasse 
eipiedi ornare. 

CCXX. 

F. G. 

Miri miri catuno accui bizogna. ecol suo 
bon sauer reggiase dritto. Nongia prenda netegna 


255 

ranpogna. ciò chepropio asalute sua scritto. Ami 
nel drappo suo carde noscugna. cardare adunto 
oua palmar trafitto. Dico che quanto eldimontar 
più pugna, maggiormente nelbasso [e] dietro af- 
fitto. Selozengieri eauro amici islogna. pregi poi 
poco elpodere elfitto. 

lò Chessepoder fa soldo euoler liura. per che 
mensipagoue pio acquista, magalde elmondedio 
chisignor saggio. 

i^ Che desua guerra edaltrui sidiliura. soi 
uisii ispegna esua uertu auista. adese edelso 
signoragggio. 

CCXXI. 
F. G. 

Franchessa signoria senne riccore. più che 
cosaltra mai ciama ciascono. Ediritto ben certo 
e(t)tale amore, selantension fosse fondata inbono. 
Chenon franche chisol segue sucore. nedesignor 
chireggie un gran comono. Nesaggio chi poeta 
nedoctore. nericcomo per molto auro ragiono. 

rò Ma franco equei lacui uoglie ragione, 
incui noa podere alcun timore, enon già dio nel- 
leggie alluinpone. [et non cosaltra che dio teme 
fiore]. 

i^ Echi meglo sireggie emei signore, esaggio 
più chepio addio sappone, e ricco più chi più 
scifa riccore. 

CCXXII. 

F. G. 

quanto fiedi me forte sanando, tu dolse 
amica mia bona coscensa. Non dal mi cor latua 


256 

uergha cessando, ferendo adessa chio penso fallen* 
sa. Ecomon prò caual fello spronando, partendo 
me dauisio edaspiagensa. Lalma madolci più che- 
mei gustando, salcunora mimouo a tua piagensa. 

T$ Ofren discensa edonesta sperone, ouergha 
di giustisia amica mia. ocibo il qual dio diuertu 
conpone. 

1$ Pio checosaltra mai pregiar tedia, che- 
tuttol mondo enme par ben non pone, guai guai 
acquello encui noai bailia. 

(118 verso) CCXXm. 

F. G. 

Ograue ofellonesco operigliozo. soura don- 
ni.... (^) reo peccato. Omortal pio penai opio gioiozo. 
epiu tramatto forte opio sennato. Odone acchatti 
pio uia pio dannozo. eunito più troppo upio pre- 
giato. Odoue pio sigur pio temorozo. eguerra 
maggio opio depaciai stato. 

i^ Otu inferno sol dangeli edomo, nemico 
tutto struggimento emorte, ditotta a£fatta lana- 
tura umana. 

1$ Onoi orbati eforsennati corno, deziante 
poi ben teche reo forte, offerte noi onni cosa 
essana. 

CCXXIV. 

F. G. 

Otracoitata eforsennata gente, già nonuid- 
dio mirauigliarsi alcono. Chalmio dio ribellai si- 


(1) La lacuna è nel codice, dove è lasciato lo ipasio di 
circa quattro lettere. 


257 

lungiamente. loqual mifece efa quanto di bono. 
Erendendomi lui inmantenente, merauigliaste si- 
tutti acomono. Eddite comò posso esser sofrente. 
chemondano piacer tanta bandono. 

Hp Manon merauigliate aimatti corno, soura 
bond[o](n)sa(i) gioi nonma già morto, menbrando 
unde dauoi son dipartuto. 

K) Chedibestia tornatesser credomo. dilegno 
franco oferme tegnapporto. oue et terreno ben 
spero conpiuto. 

CCXXV. 
F. G. 

Nesciensia eppiu sciensia carnale, esecular 
dima! tutte cagione. Checonoscendol chiaro nul- 
lama male, nimette inche noama operassione. 
Macharnal sciensa aisoi mostra so[l]uale.(^) incarne 
procurar delettassione. Superbi auari euansimile 
tale, loro scensa inmondamar mostra ragione. 

^ Ecarne omondo amar epropia ueua. ude 
malisia tutta euisio appare, cha periglio eamorte 
elsecul mena. 

1$ Equanto sciense tal maggie più chiare, 
maggio nel detto amor uoglia fa piena, equanto 
piena più più fa mal trare. 

CCXXVI. 
F. G. 

Superbia tusse capo dipeccato, perte pecca 
chipecca inmodal cono. Visii tuttaltri inforsi ecre- 

(1) Cioè fu espunta la n e corretta la a in o, facendo so»- 
rabofidosa da saura bandansa. 

(2) La lezione della prima mano sembra però fosse seuaìe, 
Tod. Laar. B«d. 17 


258 

scin stato, uertu onni[e]distruggi inonni bono. Visio 
dediauol(e) se propio prouato. etutti tei spesial 
figli soi sono. Tusolo contradio senprai pugnato, 
echello tisostegna io non ragiono. 

}$ Mafunde efunderae tei eitoi tutti, con 
diauol padre nostro inmal tutto, e in cele interra 
aueli strutti. 

p$ Mortalmondo montandonni corrutto. mon- 
tati affiggie lor temor desdutti, e catun quazi 
infìn ruina strutto. 

(119 redo) CCXXVII. 

F. G. 

Auarisia tu meriti affanno, depluzor parte 
emoltan goscian core. Oue più prende tecon più 
tradanuo. chedentro uoi[ti]upio enpi difore. Ric- 
chesse senpre inte poueron fanno, legno affoco 
son montando ardore. Nonmai soggiorno eitoi 
giorno nottanno. inacquisto inguardia odintimore. 

1$ Religiosi fai propietari. sonmoniachi chier- 
chi ebaratteri. baron rattor chaualer uzurieri. 

^ Ladrone [et] fel ciascun ne[l]su misteri, 
damici edifrate(l)I grandauersari. ettener fai quazi 
addio (^) denieri. 

ccxxvm. 

F. G. 

Lussuria tu disaggiom matto fai. adultro 
cherco euil seruom signore. Etuttol secul quazi 

(1) La a di addìo fa eraaa per farne, lembra, una t. 


259 

amale trai, pio deuisio altro epio daltrai uigore. 
Corponfermi inuegli poder isfai. etoUi pregio ebon 
donni ualore. Spesiate incherchen donna oue re- 
stai, aflfogha inonta onnilor ben [et] more. 

1$ Aiche mercato ontozo ematto [auizjo. dio 
esse dare ecossonni sua bona, per parua ebrutta 
gio[i] mestattormento. 

1$ Aiche ualente ecoronato pr[iz]o. uincer te 
espesial giouen persona, ecche ontoza om saggio 
e8ser(ne) uento. 

CCXXIX. 
F. G. 

Inuidia tu nemich[a] (^) acatun see. eaitoi più 
cheliconsunmi indogla. Dio esse perde etutti hon(^) 
[boni] intee. che donni bon nemicha illui pon 
uogla. Catuno tuo prona maluagio see. poi odia 
bono ellui sepuo sorgogla. Onni uertu altrui lui 
uisio ee. ericcore appouerta lospogla. 

1$ Laltrui lucie lacciecha eonor onta, triaca 
ellui ueneno elbene male, odia bon tutti egrandi 
eessi luì. 

1$ E quanto ben pio crescie inmal piomonta. 
accui sabon uisio retener tale, tegnalo fermo eben 
mostrisi altrui. 


(1) La a è corretta da una o: era nemicho, 

(2) Oppure ham? Nel codice è il solito ho. 


260 


ccxxx. 


F. G. 


Yisio digola tu brutto eontozo. quazi sor 
tutti for quel diluxura. Onta faindir far efar 
noiozo. poder desfai nispendioltra mizura. Corpo 
turbi infermi efai grauozo. anima inte edanni 
che fai rancura. Echinopra dite epoderozo. in- 
danno contra uisii altrui lauura. 

^ Lussura ide euanitate molta, crii nel mondo 
cierto ecupidessa. chefa rattori euzurieri incolta. 

T^ Eppio ontoza egraue etua grauessa. che- 
laida etroppo lacagione estolta, che men duncian 
palato etua dolcessa. 

(119 verso) CCXXXI. 

F. G. 

Tu uisio accidia accui ben fastidioso, operare 
nemico ette ualore. Pigrisia negrigensia emiser 
poso, lentessa etarditate ain amore. Opoltron uisio 
uilmizer noioso, efastidioso abbon [tutti] tuttore. 
Tunel[o] stato dognon se odioso, peccato edanni 
porgi edizinore. 

i§ Corpon fermi occidi poderestrai. onor amor 
scacci uisii accogli, giace mangiomo unde bestiu- 
nal fai. 

1$ Uiui inte son soppelliti folli, perigliozo 
eontozo atutti stai, ma pur accherchi easignor 
più tolli. 


261 
CCXXXTT. 

F. G. 

Ira pessimo uisio acciecha mente, incende 
eturba om dentre difore. Morde eppiagha elsu 
prìmeramente. edennaltro poi stende elsuo furore. 
Onne uisio inessa eppio possente, quale pio ual 
nonualennella fiore. Percheneltenpo suo eppio 
saccente, chipiu tacente emeno operadore. 

1$ Chechilasegue dio esse litolle. uicin tutti 
eamici elfa noiozo. edonni bona parte elde- 
zaccoUe. 

i§ Checarcare nonpuom legno spinozo. elpio 
saccente econella folle, equale maggio maggio elfa 
ontozo. 

CCXXXIII. 
' F. G. 

Gloria nana tu furtiuamente. diuertu tutte 
dom tollionni merto. Tu uenen dolce emalatia 
piagente. laccio mortai dibellesca couerto. Tufai 
uincendo omesser perdente, dequanto elio procac- 
cia ate dezerto. Traiseculari ontisci omo ualente. 
efai noioz[i] dipiacenti certo. 

i§ Setutto opera degna om fa donore. nondea 
chieder honor ne pero farla, ma inonor debon 
solo eddamore. 

1$ Di quello cheda grasia inoperarla, essa 
bon chiederpregio edezinore. onta quanta amalua- 
gio ebon stimarla. 


262 

CCXXXIV. 

F. G. 

Danimo fieuilessa ecodardia^ uisio dannoso 
troppo edizorrato. Segola ecarne tenta auillania. 
odalcunaltro adessa hon conculcato. Essi seccoza 
qualaspra lui sia. elpunge echade [et]ffa cheuol 
peccato. Demoni euisii tutti ansegnoria. deltutto 
desso esseruo ellor prouato. 

i§ Vnde uile euia pio chefango osterco. 
poi conculcano lui uisii edemoni, oquanti alteri 
son desti uil semi. 

1$ Pio chedibassi trouamo se cerco. (^) ma- 
quanto emaggio tal più seragioni. seruo pio uil 
deserai edeconserui. 

ccxxxv. 

(120 recto) F. G. 

Non giustisia cioè falsessa etorto, deuisio 
non sol parte già matutto. Oua podere ogni di- 
ritto e [mor]to. onni leggie onni ordo onni uzo 
estrutto. Perleggie sua propio talento epporto. 
guaiabbassom chellui auante addutto. Eguai sor 
guai acchi pinna conforto, edachil ten sor tutto 
inguai corrotto. 

li Onne bon giustisia cheddea rendendo, 
addio asse edalsuo prossimomo. ecconue onni bono 
cui onne merto. 


(1) Nel codice parrebbe però scritto certOf come lesse anche 
il Biscioni nella copia fattane (Cod. Laur. Acquisti n. 17). 


263 

1$ Essi tortonne male eritenendo, rapendo 
edando oue non dea ecomo. emale tutto onni 
mal merta certo. 


CCXXXYI. 
F. G. 

Odonni bono bon bona uertu(t)e. ecconeui 
bon sol bon pote(s)se dire. Ebono inse nonbon[o]ue 
nontue. nimale male uben può tuo plasire. Per- 
dita teco* tenponni prò fue. eonta onore ennoia 
onnigioire. Pregio forte ebonomo addue. ebbono 
teco eppregio upo fallire. 

1$ Pouer ricchi uillan gentil bas8ialt(r)i. son 
teco efforte onni contraro. gioioze merauiglie in- 
terra fai. 

i§ Come esouente rei rubalti. tussolonore 
eamor morti charo. essolate dio ama epregia 
assai. 

CCXXXVII. 
F. G. 

Deuertu desciensia il cui podere, eualor 
grande pò nullo stimare. Merto auante pero che 
sauere. condur uertu uol tucte eallumare. Edico 
poco onni uertu ualere. conni bono uben no 
sciensia appare. Vidanda sala eppan mensa re- 
cherò, mania più uertu sciensa inonni affare. 

1$ Sciensia elluce cibo enmedicina. scudo 
espada chedifende euince. grandessa onore fa 
soura ben tutto. 


264 

fO Noe gianmai seguendo essa roina. eonni 
boD choUei tenendo uince. esensa lei diparte 
onne(n) corrotto. 

CCXXXVIII. 
F. G. 

Tu costante essigur fondamento, deuertu 
tutta eguardia umilitate. For cui deltutto uanno 
inperdimento, perdon grasie donor esson isde- 
gnate. Eincui prendon pregio epiacimento, edda- 
dio eddaom son meritate. Teco tenendo nullo 
ecchadimento. ni(n)male alcun sorte apodestate. 

i^ Tu onni iniqui errei uinci deleue. nonsol 
corpo macore segon tee. diauol conquidi eddio 
fai cheuoi fare. 

li Alpoder tuo nonpo poder nedeue. bene 
beato quelli oue ben see. eddoue no mizer del 
tutto appare. 

CCXXXIX. 
(120 verso) F. G. 

Larghessa tu uertu dande tenendo, oue 
come quanto equando degnio. Eanche più nemi- 
com de[metten]do. ch[e](i)(8)80ure onni tu don mer- 
teuil tegnìo. Tu traggi cor[i] conforso abben uo- 
glendo. ecouri oue se quazi onni nondegnio. Omo 
pentuto assaia te auendo. chetu perdono liprocacci 
enregnio. 


(1) La e è corretta, pare, da un*o. 


265 

fO Maluagi boni strani edannemici. angeli 
eddio innamor tuo destringi. seddegniamente ben 
retto procedi. 

^ Addegni ebizogniosi eperdio dici. arri[c]chi 
neghi errei fuggi efingi, for quanto aggran nices- 
sita liuedi. 

CCXL. 

F. G. 

Chastitate tu luce ettu (8pr)[bello]re. echaii- 
dore pregharo innonestate. Ismiraldon gienme 
roze innonni fiore, undodore ualor gran degnitate. 
Figlia spesial deddio dangiel sorore. tu angielica 
fai umanitate. Cielestial uiui interra arre mag- 
giore, tuoi chare belle figliai sposate. 

1$ Reine sono enpiesil cel deloro, siccomen 
terra deterrene spose, eccelestial spirto ellor 
dolcessa. 

^ Acuì charnal ual men chefangho aoro. tuoi 
gioi sigure orrate grasiose. eddonni parte magnia 
anallegressa. 

CCXLI. 
F. G. 

Amistade denuidia emedicina, edelegjifero 
pia<^ha onni sua sana. Che presioza essua uertude 
fina, ebbono elmaggio dinatura umana. Luce dei- 
mondo espesial largha uina. chen terra fai dibene 
onni fontana. Pane deuita cdedolsor cocina. deuina 
grasia anici giunge mondana. 


266 

1$ Esso ghaude lautrui cornei su bono. e 
essa eduman ben tutto sauore. incui bono sareo 
edolse amaro. 

ì^ Uiuendo sensa lei morte ciascono. eppo- 
uer tutto lopiu ricco signore, emizer forte uil 
tuttol più charo. '^ 

CCXLIL 
F. G. 

Tenperansa dicorpo essanitade. uita li al- 
lungha eghaudio illui retene. Ettolle lui dolore 
enfermitade. eccure troppo eppace inlui conuene. 
Eppresta sciensa tenpo eccharitade. eccontrogni 
auersar dom pugna bene. Edda dicorpo adalma 
podestade. edinnamor dibon lei lo contene. 

Hi Onnì uertu illei pasce econ gaude. echa- 
tuna dilei riceue aiuto. oquant[o] coronata ebben 
sua laude. 

1$ Tenperatomo inparte onni tenuto, appena 
più pregiato alcuno saude. che bon uè retto 
^1. emal nuUon uenuto. 

(121 recto) CCXLIII. 

FRATE GUITTONE 

Pensandom cheual bon dizìo fa desso, che- 
dezia quale nollo procura. Nonozioso star mai 
lie permesso, dezio lopungie emettelon rancura. 
Vndabondansse ebbon [ojurando spesso, sifa uer- 
tute quale se ben dura. Vertuose beato om fa 
appresso, eddabbon tutto degnio atto ellauura. 


267 

i^ Onni coBa cheual ual Bolamente. dalapro- 
pia sua operassione. corno non bono grandomo 
ualente. 

1$ Operi bon chidibon uol mensione. ennona 
bon restia già ma promente, anmiglìor senpre 
sepungia sperone. 

CCXLIV. 
FRATE GUITTONE. 

Dolse uertu mansuetudo eddegnia. amantis- 
sima tutti egrasiosa. Noira ma[i]nte nescandal 
regnia. manel mezzo diguerran pace aiposa. Edin- 
terre dincielo gaudi turegnia. ennon già te nemi- 
calcuna cosa. Ira laqual contraratte sassegnia. 
[chjeppio cheflfera quazi eflferiosa. 

1$ Tedeletta techere ete senchina. accio che- 
tu liaituti onne suardore. edolcissima lei se 
medicina. 

1$ Oquanto ebbono tuo quanto bellore, sic- 
come naso auizo etu addotrina. tu di costumi 
orn[a]mente colore. 

CCXLV. 

FRATE GUITTONE. 

tu deuino amor bon charitate. raina de- 
raine ebbon dei boni. For cui giustisia parua 
abonitate. niuertu ual nedemerto unol poni. Giu- 
stisia umana utuai podestate. noa mister chetu 
sopressa doni. Chiatte adibon tutta ubertate. 
ecquale noauer nulla ragioni. 


268 

1$ Chatun forte inferma morto giace, e inte 
sana euen saluo catono. angeli ehom condio ghal- 
dendo inpace. 

^ Sensa te dico celo esser non bono. ot- 
terrà paradizo inte siface. eddoue bon perte fatte 
euer dono. 

CCXLVI. 

FRATE GUITTONE. 

Gloria nera eonor tutto errato, erender lui 
onor cui solo bono. Inhom perse noe chemal 
trouato. cui no onor maonta eguiderdono. Edal- 
trui bon la(i)[u]dar laide peccato, ennelsecul 
ontozo esser ragiono. Foggha onor chi uol donor 
granstato. essegua dio cui sol donore dono. 

1$ Cheppicciol suo nero bon seruidore. e morto 
orrato mei diuiuo ree. epassa elciel sua laude 
e[a]dangel monta. 

^ Eddio corona lui pone donore. aiche mat- 
tessa onor tal cangiare, inuil modan chefine et- 
ternal onta. 

(121 verso) CCXLVn. 

FRATE GUITTONE. 

Danimo tu bona uertu fortessa. chidegno 
ben laudar pò tuo ualore. Nonpio soauita pregi 
daspressa. nettemi pouerta pio chericcore. Non- 
mai uisio seguire ette dolcessa. niuertu forte eben 
portar dolore. Inmorte semister prendi uaghessa. 
necosa mai cheuisio aintimore. 


269 

it Tupilastro degiobbo editubia. tu damadori 
scudo unde uittora. che non pio re che grilli inti- 
mor ai. 

1$ Paciensa costansa ebbaronia. senpre perte 
incor dom selauora. ellaido quanto senti inlui 
desfai. 

CCXLVIII. 
FRATE GUITTONE. 

Otu giustisia donesta sprendore. nonparte 
deuertu mauertu tutta. Inte uertu ebon tutto 
tuttore. nel tuo contraro onni malisia addutta. 
Non bon nerei forte uiuer pò f[i]or(t)e.O) poder 
corpe spirito intuo ben frutta. Raina deuertu tu 
non timore, dicosai neddedio bene condutta. 

F^ Chaddio adomo eacatuna cosa, rendi ched- 
dei intenpo e inragione, chedirittura ette so- 
lamorosa. 

i^ Dedebili turetta e tu canpione. incui for- 
tessa onni lor pace posa, tu freno afforti ettu 
sor lor bastone. 

(;cxLix. 

FRATE GUITTONE. 

Charissimi pio fiate eorappare. cheuisio clie- 
uertu inpartal cona. Perche sestesso pò matto 
trouare. chiuertu scifa ebon uisio ragiona. Dio 


(l) Cioè mano molto recente volle correggere forte in fiore. 


270 

merce nondea bon core amare, perse stesso uertu 
inquanto bona. Esimei uisio inlui medesmo odiare, 
quanto uia pio perquel checiascun dona. 

1$ OmiraeoI dogliozo edispiagente. uisio obe- 
dir addanno adonta amorte, uertu fugir auita 
aprode epriso. 

1$ Eddea inferno cheder maggiormente, zat- 
tanas seguir con pena forte, che con gioi dio bon 
padre apparadiso. 

CCL. 
FRATE G. 

Tanto deuertu frati edignitate. essiarrassio- 
nal natura auene. Etanto inuisio demalignitate. 
essi departe tuttei desconuene. Chepio ual onta 
e noia edannitate. conuertu che conuisio onore 
bene. Inferno auertu suauitate. serebbe eparadizo 
auisio pene. 

1^ No aspra mai uertu naturalmente, neuisio 
dolce già sennon chadesse. euragion [in]natura e- 
giusto errasse. 

1$ Chifu[un]que prode hom nero ualente. non 
uita prima cheuertu perdesse, enon pio morte che- 
peccato amasse. 

(122 recto) CCLI. 

FRATE G. 

Deuisi tutti frati euertu dire. longha fora 
la tela eanoiosa. Edicio cheditto ecredo uenire. 
onni deuisio edeuertude cosa. Perche chiuol dauisio 


271 

onni partire, euertute tener lui delettosa. En- 
tendo ben checcio possa fornire, seffede retta 
inisperansa posa. 

tì^ Banco uol sauer certo ciascono. chenon 
uertu può dir senon uogloza. oseper onor mone 
in mertal cono. 

i§ Libera uogla uole echer ascoza. far uo- 
lonter cornante ungran comono. e indio grasia 
essua star grasioza. 

CCLII. 

FRATE G. 

[0] Charissimi miei quale cagione, perche 
siforte dio dizubidimo. Echel sia reo ochel non- 
giuston pone, chesse ciò certo nonmal sei fugimo. 
Veggiamo donque desso o[n]ni ofensione. el[l]obon 
sonmo edibon tutto eprimo. Edinpon noi cliocor 
fatte sermone, abbian lungi donni dilaido limo. 

f(i Disc[r]eto retto agente ordin[o]rra(t)to.^^) 
uol costumogni nostro ea be sia. echellunaggia 
allaltro incatun fa(t)to. 

1$ Amore bonitate ecortezia. errogno inpre- 
gio dar seccio seruato. eccho reo dilui tutto 
euillania. 

CCLIII. 

FRATE G. ISonetti doppi], 

sonmo bono eddei bon solo autore, ede- 
tucto ualore. edonore datore edipiacere. Ouita 

(1) Di prima mano era ordinarratto. 


272 

in cui uiuendo alcun nonmore, for cui morte tut- 
tore. chimaggiore omigliore tenuitauere. Odol- 
cessa dacui onni dolsore. incui dolse dolore, da- 
cui fore langore onne ghaudere. Oquando quando 
char meo bon signore, apprenden nelmio core, 
tuttardore amore inte cherere. 

H^ Merce merce ouital uita mia. onnialtro 
inme obbria. essol sia onni uia nel mio uolere. 
uoler teco esuolere. edolere appiacere tu bon 
me sia. 

1$ Osio mai locor mio deggio sauere. amor 
te possedere, eghaudere dauere tua manentia. 
osiamore sia. cortezia media dete ualere. 

CCLIV. 

FRATE G. 

Solamente uertu chedebitore. fusse ciascun 
damore. essolo uisio accui odio pertene. Vertu 
deannelnemico amar bon core, epportar dezamore. 
asse medesmo quantel uisio tene. Come dunque 
sifa conoscidore. odice auer ualore. chiuertu 
fuggie uisionse mantene. Eddio incui tutta uertu 
tuttore. essol dessa datore, nondezia nefior coUui 
conuene. 

1$ Chi nonsa dio chiddir pò sapiente, ote- 
ner per ualente. chi fuggie quel percui sol pò 
ualer. cricco edatenere. om che del tutto bon 
noa neiente. 

^ Grande come cuia uision podere, ogientil 
possauere. figlio stando delenfernal serpente, eche 
m[an]cha chenente. acchi figlio ederede edemessere. 


273 
(122 verso) CCLV. 

FRATE G. 

Obenigna odolce opresioza. odeltutta moroza. 
madre delmio signore edonna mia. Ore fuggie 
ochiama osperar oza. lalmamia bizognoza. settu 
mia miglior madrailan nobbria. Chissenon tu mi- 
zerìcordioza. chisaggia upoderoza. udegnan farmi 
amore ucortezia. Merce donque non più merce 
nascoza. neppaian parua coza. che grauen na- 
bondansa echarestia. 

là Nessanaria lamia gran piaga fera, medi- 
cina leggera, masi tutta sifera ebbrutta pare, 
isdegneraila sanare, chi gran mastro chenon gran 
piagha chera. 

1$ Senon mizer[i]a fusse oue mostrare, se- 
porea nelaudare. lapieta tua tanta essi nera, 
conuen dunque mizera. madonna [a]te mizerando 
errare. 

CCLVI, 

FRATE G. 

Aicomo ebben dizorrato nescente. qual pio 
tiensi saccente, seddiuin giudicionnin [te]nder crede. 
Ecc[i]o chelo sauer suo non ben sente, reo stimar 
manente, unde dio dicie iniquico eperde fede. 
Mira osuperbiomo desconoscente, sebben tesceme 
mente, onne opera dom che meglo uede. Ben 
male e(n)male ben dicie souente. come dunque 
sigente. deuine schernerai pensoue fede. 

C«d. Lur. Bed. 19 


274 

1$ Minor male pensar nonsia deo. chepensar 
loreo. checomo(^) necessaro elio pur sia. ecchello 
bono sia. essenon bono non dio che dunqueo. 

i§ Sellui bon credo ecche farcreder dia. oche 
fella mattia. d[i]r alcun noe bon che bon non ueo. 
efallir pria creo, diuina bonita chesciensia mia. 

CCLVIL 
FRATE G. 

Ofellonesc[h]i otraiti oforsennati. [o]nemici 
prouati. denoi stessi pio daltri mortali. Signore 
padre auen canoi creati, edese conperati. ecche 
ben terren danne spiritali. Earregne temaU^^) ane 
ordinati, sol perodiar peccati, eper uertudi amar 
rassionali. Sennolseguin saren qui tribulati. eap- 
presso dannati, sensa remedio attormentetemali. 

^ Omizer noi come non donque amore, 
ditanto etal signore, odiletto disi dolse gran 
bene, locor nostro non tene, eccifa sol ragionom 
debitore. 

^ Esse dei doni suoi noi non souene. nediletto 
neuene. dicio chenepromette almen locore. nedea 
stringer temere, ditante periglose ettemai pene. 

CCLVIII. 

FRATE G. 

Sicomo già dìss[i]anche alcuna cosa, nonsi 
pò dir dannosa, dizorrata nellaida unon peccato. 


(1) Questa o da mano poeteriore fa corretta in e^ tOTrappotta. 

(2) La solita mano corretae la t in e. 


275 

Vidanda tutta ouisio euenenosa. egioi onni no- 
iosa, eonni bon chennel male stimato. Tutto 
tanto ereo quazi gioiosa, onni parte uisiòsa. in 
uerdi quello ouodio eradicato. Souente inuisio 
catunaltro posa, cosa che grasiosa. accorpo eap- 
podere ecresce stato. 

^ Inuisio dodio corpo alma podere, agio 
poso piacere, padre filii amici terra erregna. 
legge uzansa degna, ettenporale edetternal ben 
pere. 

1$ Elsuo eisoi esse oddio didesdegna. eodiom 
codio tegna. essalcun uol uantar cresceruauere. 
tegnal selpo tenere, sol crescen forno eddemon 
gaudio assegna. 

(123 redo) CCLIX. 

FRATE G. 

Siccome no acorpo emalatia. dizorrata ner- 
ria. inuerdi lebbra nona spirto e(n)nente. Ont[o]za 
epperiglosa appoerezia. equato spirto euia. mag- 
gio dicorpo malfa malamente. Perche nulla pro- 
domo orrato sia. fuggir mai più ne pria, chellui 
nontocchi error pregio nemente. Aiche gente [a] 
gentom misenbra stia, che puro fede[l] bon sia. 
setutto pecca eccorre amai souente. 

1$ Ualentom dea laltrui uisio celare, elauertu 
laudare, espesialmente pò greue scudieri, despre- 
giar chaualeri. nechaualer baron nebaron ree. 

^ Setutton uisio alcun sentelo stare, come 
donque biasmare. potè degno dio alcun misteri, 
rio nauendo pensieri, usolacciando ulaidir pos- 
somfee. 


276 

CCLX. 

FRATE G. 

Ofrati miei uoi che disiderate. eddi gran 
cor pugnate, innarrichir diuan pouer ricchore. 
Primamente nonpoco addio peccate, setutto pro- 
chacciàte. for dislealtà effor follore. Eccorpo trop- 
po souente affannate, esse talor posate, tenpesta 
dentro giornenotte core. Earricchendo più non- 
piu pagate, madoue più montate, più pagamento 
scende ecrescie ardore. 

^ Epprouise ciascun semen pagora. eppio 
trauaglie cora. con molto suo nongia fece col- 
meno. ondauer sacco pieno, euoito core charco 
e(n)nonaitora. 

i§ Non gaude auer om cauer fa rancora. 
chelmor sauer desmora. edolsisenpre senon metten 
seno, [unde fa lui ueneno]. se [b]en mangia ose 
ben uestancora. 

CCLXI 

FRATE G. 

Auda che(d)dico chiuolarrichire. eccor non- 
sacco inpi(e)re. eornar nongia fassion mamente. 
Riccore solon desidero conplire. eccio nonpo aue- 
nere.(^) cheperdesidar poche piacente. Dezio troppo 
e(n)non legger fornire, unde nongia plasere.W 
madespiacensa porge e(n)mal souente. Eddi non 


(1) La Bolita mano fece auenire di auenere, 

(2) Come sopra, piastre fatto da plasete. 


277 

plagenter come gioire, sensapresso noire. potom 
alcun corralo agiusto sente. 

^ Addonque uol auantomo schifare, ciò 
chennoi possa fare. [a]ualor(^) diualente essaggìo 
core, erreducendo amore, addegno cacchi gioi 
degna podare. 

1$ Soperchia cura etropponni labore, parta 
dise tuttore. erretto deggia emansueto andare, 
soura catuno affare, rendendo se dise senpre 
dolsore. 

CCLXII. 

FRATE G. 

Tre cose sono perche mone catone, nonbon 
siccome bono. soneste tre honor prò epiacere. 
Maderrore affallor tal fiata alcono. dispregio onor 
ragiono, dannaggio prode egaudio addispiacere. 
Estagione e(c)chi[o] [in marg. adonor] (or) pro- 
pono. piacere ppro chessono. purassai deuea minor 
ualere. Maquando consauer ben dispone, secontra 
onore essono, onni prodanno ennoi onni gaudere. 

[i$] Comesser pò prò oue tristessa. ouer co- 
mallegressa. inche coscensa morde eunta rende, 
eddoue onor seprende. essere comò pò dannu- 
gramessa. 

[i$] Non gioia eppro prodomo inpregio spende, 
corno ladona ouend[e]. opresta pprode daltro o 
diuaghessa. nulla piaceuilessa. altrui po8So[n]me 
fa? seppregio ffende. 


(1) Era di prima mano qualar \ la lettera q fu emendata 
in a: ed aualor leggeei già nella trascrizione ricordata del Biaoioni. 


278 

(123 verso) CCLXIII. 

FRATE G. 

Auda chiuole adessa ilmio parere, chebre- 
uemente chere. euol dinoi rassional natura. Uole 
dico chenoi amiam sauere. eprocacciarlo auere. 
eappresso dizio abbiamo ecura. Innodiar efuggir 
male appodere. edamare echerere. aualor grande 
benedaffe pura. Eddei doi mal senpralminor te- 
nere, eddeben doi chedere. elmaggio bono attenpo 
eamizura. 

^ Nonmai restar nelbonalcum non dia. oue 
miglior sasia. nedalmigliore oue doptima prona, 
echidisse nonmoua. om chesta ben nongia disse 
follia. 

^ Accio chedubitosa ecosa noua. chesouente 
setroua. dannaggio hon inche [che prò] credria. 
enon già ben seria, nonsian certi pollastri estarsi (*> 
adoua. 

CCLXIV. 

FRATE G. 

Aiche graue dannaggio eche noioso, per un 
paruo pertuso. forte ricca egran nane perire. 
Ennobel terra più perun discuso, maoltranche 
granoso, edispiacente estimai meo sentire. Deomo 
incui sauere ecopioso, eualor ualoroso. infare 
retto epiacentero dire. Vndonor caro orrato egra- 
sioso. eamor amoroso, dipartonne ferea sor ^ 
uenire. 

(1) La solita mano ha fatto storse di starsi. 


279 

^ Ennoioso alcun uisio in lui resede, dizor- 
na edicede. onne suo bono elfa dizagradito. cioè 
chae perito. j)regie onor delmondo echi cheluede. 

^ Vizo catuno laido epio laidito. diquantel 
pio pulito, ualor oue pio ual uisio pio ellede. 
perche chi mei secrede. me[i]seguardi nonsia 
dauisio unito. 

CCLXV. 

FRATE GUITTONE. 

Odonne mie leale ebuono amore, cheo por- 
tauostronore. souente porgie me gioie gramessa. 
Gioi quandaldo orrrar nostro ualore. chedefenda 
bellore, donni macula donta edilaidessa. Che in- 
tanto che donna incrina il core, acarnale foUore. 
[for di lei uapregio euen laida bellessa]. Egra- 
messa sentendo el dizinore. dalcuna chefoUore. 
segua tanto chedomaggia contessa. 

Hi Ocome siete odonne mien gannate. cre- 
dendesser amate, epensando noaltrì elsenta giae. 
oche nonsete lae. oscrouen nostri amanti onne 
uertate. 

^ Checiascun delasua gabbo sefae. unde chi 
perlor sae. uchi [per] prezension quanto perate. 
siche quando pensate, nolsaccia nullo ognom 
loparlerae. 

CCLXVI. 

F. G. 

Ouoi giouane donne omizagiate. ouoi non- 
maritate, chepregio accastita faite amore. Onore 


280 

prode egioi pertutte fiate, uidoni adubertate. eldi- 
bonaire bon nostro signore. Che chastitate ben 
noi sole orrate. che donne maritate, nongiouen 
donne edonne dariccore. Non portan già donor 
gran quantitate. inseruar castitate. uil pregio 
euincer uil conbattitore. 

1$ Ma quale offende quanto eddapregiare. 
amo certo celare, aicomo pono[n] giouan donn[a] 
ardire, carnai uogla seguire, uedendo tante ettai 
giouen guardare. 

^ Addonna maritata, om chepodire. selauede 
fallire, ecaste molte for marito stare, ricca quan- 
to dispare, conpouer pure incasto ebbon plazire. 

(124 recto) CCLXVII. 

F. G. 

Ometto uile ediuil cor messaggio, donni 
uertu saluaggio. eddonni breuileggio epregio hu- 
mano. Diromo addonna io son tuo seruo eaggio, 
sistretto in te coraggio, more sepermerce nonfai 
el sano. Ddoue leggie tutte eddoue uzaggio, usen- 
noue coraggio, oue altessa dischifanimo estrano. 
Perche nonuole domo . om signoraggio. eddaldi- 
uin seruaggio, dice nonpo locore suo far piano. 

1$ Edaffemina uil talorbarone. trascurata ra- 
gione, ualore eonor seruo se dae. essol denotte 
uae. perlochi laidi estrain come ladrone. 

^ Oserragion portasse alpartir chae.. non- 
forse uniria giae. lautessa de lumana condissione. 
unde sensa questione, sedanna breuileggio ebe- 
stiai fae. 


281 
CCLXVIII. 
F. G. 

Messer bottaccio amico ognanimale. dico 
rassionale. inquanto ten ragion disua natura. 
Eom caleggie eragion naturale, ben cernendo 
damale, eindisragionata opera dura. Dico pio 
donne bestia ebestiale, eonta edanno ^tale. ra- 
gion chenon ragion mauoler cura. Nosciensa auer 
mascensoperar uale. ematte uia più quale, semai 
fapio saarte oiscrittura. 

1$ Euoi messer chenon bestiai figura, ma- 
cara umana [e] pura, degran linguaggio egrandi 
amici sete, aiche gran torto auete. nonben se- 
guendo umana dirittura. 

i§ Merce donque se già montar uolete. non- 
deletto seguete. ma sol uertu cogni difìcio mura, 
opregio eamor dura, uisio donni ben strugge 
onni parete. 

CCLXIX. 
F. G. 

Seuole amico amor gioia te dare, non po- 
caila pregiare, che bentefa chenonfecia dom nato. 
Chegioi nondiede mai neuolle dare, nedidarla 
mipare. fosse poderren lui anche trouato. Ma- 
ualor epoder de dannegiare. sensalcun quazi 
pare, nonfo giorno delui dezaprestato. Pungente 
spina nonpo [giajfico dare, neamor gioi damare. 
8e(n)non fosse perte desnatorato. 

fO Despiacciate ormai despiaccia mico desso, 
pio galear testesso. conta[nd]o te chenoi senti pìa- 




282 

cere, essai gioia[n] calere, chierloue tutto forlan- 
guire apresso. 

^ Mira mira chealbe echesauere. checorpo 
ecche podere, per ben seguir ragione ette pro- 
messo, machen obbria lai messo, troppo seguendo 
eltuo giouen uolere. 

CCLXX 

F. a 

Messer giouanni amicon uostro amore, mi- 
anigrigensan more, chenonpotozioso alcun amare. 
Eodio euisio tutto amore anmore. oue ben forte 
amore, uaretto utorto [a] uent[o(0] [et] fero mare. 
Adauro pengie fino noncerto amore, non noi don- 
que amore, ma amadore comonretto amare. Vertu 
dallui elluiso senpre amore, rette dorrato amore, 
cose grane faleui edolse amare. 

1$ Unde tutto che poco amor molto amo. 
epur damor fugho amo. echenoamon me forte 
amaria. ere chiamo amaria. poi peggio ual di- 
morton noamante. 

1$ Ochenol core nostro amico amo. amor 
chente[b]be amo. chelaido alcun non mai giorno 
amaria. ben uita amaria. omo catun chedi[zi] 
anse amante. 

(124 verso) CCLXXI. 

FRATE GUITTONE. 

Alberigol delando appena cosa, disconcia 
edannoiosa. eppiu chemal ben sebri[o]ben male. 

(1) La è fatta da una e: di prima mano era utorto uente. 


283 

Esi non degna già nìgrasiosa. pio cheben diza- 
scosa. esser catuna edapparer cheuale. Essen- 
cosaltre maltaluben posa, innom che presiosa. 
soura xatuna etanto adunque quale. Paia uertu 
doue nonpio nascosa, euil uoglia uisiosa. perdal- 
mantelle 8enbr[in] fatto tale. 

1^ Edico infar ditutti om reggimento, meglo 
daltro spermento. cheualor tutto esauer fa misteri, 
arrettor caualeri. poie nesse dogni bi[5o]gno a- 
uento. 

1$ Euoi spesial dereggimento oneri, cresce- 
tonni penseri. onni amor o(n)nni studio aualimento. 
aprouata bon sento, nostro ualor senpra miglor 
8auer[e](*). 

Ritor. Lauro nostro reggiendo ebbon tro- 
uato. apparagon prouato. orantendo chedelle messa 
focho. euoi piace non pocho. chegran mister eda- 
gran core amato. 

CCLXXII. 

F. G. 

Diletto eccaro mio nona u[alo]re. che(n)- 
nouo ebono amore, anouamente inuoiaudo creata. 
Nouella adduce [et] dolce inme dolc[i]ore. che- 
nouel danmi core, nel qual nono cantar [crear] 
magrata. Amemoria del nostro nono uighore. er- 
renouando ardore, attanta nona diziansa errata. 
Nono porgendo senpre inuoi onore, chebbon nono 
sauore. uirinouilamente onni fiata. 


(1) iJorretto da sauero. 


284 

^ Renouin uoi rinoui uzo ettalento. ecchon 
nouo strumento, nouo canto cantare innouo amore, 
delnouel bon signore, unde ben nouo eueglo 
anascimento. 

^ Ennuouo eueglio lui siate tuttore. nouel 
bon seruidore. per che lanoua sua uita oue sento, 
nouo [pien] piacimento, uadduca innouo desan- 
tomo lauzore. 

CCLXXm. 
F. G. 

Messer berto frescubaldi iddio, riccore amo- 
ren fio. eppregio eghaudio auoi non poco dato. 
Aiche laido echeuillan che rio. se[l]metten nob- 
brio. ornone fallo e(n)mal si dizorrato. Nonren- 
der lui fedel fedél dezio. come senon asi io. 
segnor terren rendom coma mertato. Efatto on- 
tozo euillan nullo mio. tegno già quanto sio. 
diben mal rendo enon diben bon grato. 

^ Euoi merce nonpio uillan caltrui. locor 
nostro sialui. chenon seruigio dom credobbriate. 
non donque isdegnate. cheuisio odiare euertu amar 
cher uoi. 

1$ Accio cheddegna chefatto uosiate. ecche 
far uoi merliate, piacciano uoi piacer sidegni 
8o[i]. e io piacciaui poi. chenme piacete eamo in- 
ueritate. 

CCLXXIV. 

Ragione mosse edamor lofattore. che(n)noi 
creando ouro uariatamente. Lobono inbono elmal 
maloffritore. reuidde euiddel bono inprimamente. 


285 

Eddelmal no madelbon creatore, dalbene elmal 
discende interamente. 

^ Guitton frate perche elpeccatore, fece 
serra diserra lamia mente. Viddabbenisio loura 
disanpetro. simile inmacometto deame[c]che. cui- 
ten lacalamita inna[I]to petro. 

^ Secredi innanti cristo mortai pe[c]che. 
eddilui colpe se(n)nol torna retro, nostro son pio 
non fu denida ere[c]clie. 

(125 redo) CCLXXV. 

F. G. RISPOSTA. 

Che b[o]n (^) dio sonmo W sia creatore, pro- 
uan soi creatore, chebone tutte son natoralmente. 
Eddephilozofi anche onne maggiore, ebbon son- 
mo fattore, fattura far non bona enon possente. 
Bone fecele tutte eom miglore. mafel di se si- 
gnore, chesseruo animai tal conuenia nente. En- 
non male niben merteria fiore, non fussen su 
ualore. ennon mertando auer fora nongente. 

^ Petro bon fece e(n)me manon[in]petro. 
conel simalen petro. che qual [sementje tal ri- 
cogle[b]becche. non dabenom mal pecche, uen bon 
lungiando or suo famen deuetro. 

1$ Sessa dannar dea dio om fallo ecche. 
cheppecca ofai chessecche. già quanti noi de- 
boni aual deretro, essaluar bon no metro, donor 
fa maggio cheddanar baue[c]che. 


(1) Di prima mano era ben, 

(2) Nel codice è aamo con la lineolina dell* m od n sorrap- 
posta al primo o: però siccome due Tersi sotto è scritto per 
esteso sonmo, cosi anche qui si dovrà leggere sonmo. 


286 

CCLXXVI. 

MEO ABBRACCIAUACCHA. 
A FRATE. G. 

Selfilozofo dice enecessaro. mangiare bere 
luxuria percerto. Farmi cheesser possa troppo 
caro, locorpo casto sei nostan dezerto. Che no- 
stri padri santi apportare, lor uita casta corno 
pare aperto. Erba prendendo eaigua refrenaro. 
luxuria checcifier troppa scoperto. 

^ Chepermangiare eber pur dilicato. nel- 
corpo abonda molto nodrìmento. cheper natura 
ser[v]e algennerare. 

^ Vorrea sauer dasaggio regolato, comò 
samorta cosi gran talento, nonastenendo ilbere 
elmangiare. 

CCLXXVII. 

RISPOSTA. F. G. AMEO. 

Necessaro mangiare bere echiaro, ma non 
luxuria credom dica sperto. Chessenecessarie corno 
scanparo. escanpar lei tanti epreudon merto. 
Manecossaro el suo stimulapparo. conqual prode 
euincente euil dezerto. Bere mangiare altutto 
elli contraro. matroppo pio chedilicato io sperto. 

fO Astenensie bon propio accio prouato. e- 
graue sensa lei difendimento. matutta uia mol- 
tìan difeso appare. 

^ Tal se affriggendo etal ourandorrato. tal 
perforsa dicor gran ua(l)imento, essi sensa ste- 
nensa anche può stare. 


287 


CCLXXVIII. 

MESSER GUIDO GUINISSELLI 
AFRATE. G. 

Charo padre meo deuostra laude, nonbizogna 
calcunomo senbarchi. Chen uostra mente intrar 
uisio non aude. chefor dese nostro sauer non 
larchi. Aciascun reo silaporta elaude, chessenbra 
pio uia cheuenesiamarchi. Entra ghaudenti ben 
uostralma ghaude. chalme parer lighaldii ansoura 
larchi. 

^ Prendete lacanson laqual io porgho. al- 
sauer nostro chelaguinchi ecimi, chauoi ciò solo 
coma mastraccorgho. 

i§ Chelle congiunta certo adebel uimi. pero 
mirate dilei ciascun borgho. peruostra corression 
louisio limi. 

(125 verso) CCLXXIX. 

F. G. RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Figlo mio dilettozo infaccia laude, noncon- 
descression senbrame marchi. Lauda sua uolon- 
ter nonsaggio laude, setutto laudator giusto ben 
marchi. Perche laudarte te non cor me laude, 
tutto chelaude merti elaude marchi. Laudando 
sparte bon deualor laude. legge orrando disaggi 
enon dimarchi. 

^ Mase che degno sia figlo macorgho. no- 
amo certo guaire atte dicimi, cheuolonteri alatua 
lauda accorgho. 


288 

^ Lagrasia tua chepadre dicimi. eheffiglo 
tale assai pago corgho. pur cheuera sapiensia 
appoder cimi. 

CCLXXX. 

Alquanto scuza lomo dicer fermo, dicosa 
chello palpi oueggia adocchi. Tale languiscie cru- 
delmenten fermo, innaltrui forsa ligato con ispor- 
cchi. Enbreue pensi dinbracciar loschermo. loqual 
non falsa perferir destocchi. Chetanto esodo che- 
nonteme guermo. bendouerea pensare accui che- 
tocchi. 

^ Chequale quello chesparta somensa. chesse 
raddopiera disimi! seme, ettal fo diziato ante 
comensa. 

fO Cheper sopercchio giustisia loteme. unde 
giustisia conuen chil semensa. poi contrai giusto 
scudo seco inseme. 

CCLXXXI. 
F. G. AL SOPRASCRITTO. 

Giudicare euedere del tutto fermo, amico non- 
perten chaidiuin occhi. Essouente ueden sanomon 
fermo, estimian pa[l]par(*) seta epalpian sprorcchi. 
Vencier creden senza ferita schermo, oue fuggir 
netardo auan rei stocchi. Ciò pensando non- 
guerramo guermo. chelcorpo mio nonferro amol 
tocchi. 


(1) Fu da mano, che sembra antica, T originario parpar 
corretto in palpar. 


289 

1$ Catun recogler de decliel somensa. eliel- 
malfrutta renduto elcrudel eeme. che tanto fo 
sementato incomensa. 

1$ Benfa ciascun ciò cheuenirpo teme, enon 
chefu gran tenpo elesQmensa. aben comun ueder 
uorriane inseme. 

CCLXXXir. 

JUDICI UBERTINO. 

Sei nome deue seguitar lofatto. nera uita 
elatua fra guittone. Esse sauere far uita dom 
matto, ancora ebbona tua condissione. Masell(i)e 
danno perder sensa accatto, tutto mipiace assai 
religione. Enonte canbieria deuita inpatto, semmi 
giungessi assai dorassione. 

li Ancor tei pogna lom pur persauere. che- 
depura cosciensa enigrettosa. sedato appouerta 
emale auere. 

1$ Eio ben tenepregio inqual checosa. per- 
cheffai uita quanto almi parere, leggera addio 
ealmondo noiosa. 

(126 redo) CCLXXXIII. 

F. G. RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Giudice ubertin incatun fatto, oue pertegno 
uoi uer son guittone. Equanto tegno del sauer 
nostro matto, son folle forte eo rea condissione. 
Eperdo loco doue solo acchatto. come deseguo 
uoi religione. Alche nonseruo addio giustisia 
epatto, eonne inpeterebbi orassione. 

Cod. Uar. Bed. 19 


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F. C. 

Dr > C'. r.::: i . . le el-nauecrarozo. logiorno 
t^.f-u::.^ ^:*'.à |ùrT:o. Cha"«»ra departi desser 
h^/jf'AO» f-ì^-sr-ià'-ente aròzioce eaddio. Allor torno 
lornio trau^:?io a[»ozo. eassauer lomìo folle dezio. 
Ailora |>rffzi for desser ^oiozo. ensruiza tal conni 
torrfiMito ohbrio. 


291 

^ Aicomo equanto allegro esser deggio. 
poi datua signoria maluagio amore, lalma elcorpo 
mio francato ueggio. 

H Nonpio lamaro tuo sami dolciore, cheben 
cerno damale emal dapeggio. merc[e] lui doni 
mio bono fattore. 

CCLXXXVI. 

F. G. 

Alcun conto dite conte gualtieri. miconta 
chegradir mete audire. Siche nonpoco enteso 
euolentieri. tanto magrada forte aibon gradire. 
Euoi sietesso omialto mistieri. non pio ta(l)[r] 
dare (^) maseruo altu desire. Franchamente innal- 
legressa chieri. quanto almio signor posso seruire. 

^ Cheseruir me nette for lui nondia. ma- 
uietar deggio [et] iolauieto atutti, ciò che sensa 
lui lasso operai. 

1$ Ettu uietal bel conte incortezia. litraiti 
miei eperiglozi motti, undeo uertude strussi euisii 
ornai. 

(126 verso) CCLXXXVII. 

F. G. 

Guidaloste assai se lungiamente. ascola 
deicortezi adimorato. Come uillano essi desco- 
noscente, tetroua lomo esimal costumato. Non 


(1) Cioè di prima mano era taìdm'e, da mano posteriore 
modificato in tardare. 


292 

apprendesti checatun ualente. tenere dea loualor 
suo celato. Elautrui dire esealcun mal sente, 
defendere ecourire incatun lato. 

^ Ettu uai predicandon nogni canto, affan- 
ci[ulli] [a]uillani eacatono. chegiostre molte aiuente 
eprosemanto. 

}^ Ciascun biasmi ereo tensi te bono. onde 
te pregian matti ecredon tanto, magaleuti sac- 
centi dite nonsono. 

CCLXXXVIII. 
F. G. 

Otu om debologna sguarda esente, ciò cheo 
tedico agrande prode tee. Nel canpo intrato 8e(e) 
perfar semente. ][o]quale (*) presto acatun seme 
anchee. Donque segrano ettei piacente, mira ben 
segran sementi ochee. Ese sementi g[io]gIio comò 
nescente. egran ricogler credi aiche uansee. 

^ Che natura nedio nolsoste[r]ria. cheben 
demal nascesse omal debene, separ tal[or] toma 
final che dia. 

^ Emolto ciò teproua effermo tene, toscana 
eromagna elonbardia. che depocho seme laie aute 
anpiene. 

CCLXXXIX. 

F. G. 

Giudice deghallura enuostro amore, corno 
equanto egiunta lalma mia. Uostro ualente orrato 


(1) Si può però distinguere ancora che la o fa BOTrappoeta 
ad una a: ond* era prima JaquaJe. 


293 

ecar ualore. tacer moffende edir non larderia. 
Masebene poder(e) seguisse core, defatto amore 
iionpoco appareria. Manon naggio poder nedirol 
fiore, uogliappouoi cheuo piace cheddia. 

tó Ragion 8tima(r) (*) namor uogla non fatto, 
epproddom dea ciò cheragion stimare, euoi messer 
sorpro soura ragione. 

^ Nonmia bassessa euostaltero affare, uiqueti 
anme(^) materia onni stagione, di bontà uostra 
edimia fé contratto. 

CCXC. 

F. G. 

Guelfo conte epucciandon lauoce. degran 
uociator deuostro prizo. Mefer souente efforten 
ìncore adduce, inuostro amor ciò clienme bono 
auizo. Chelalma mia souente auoi addoce. oue 
sauor degioi grandaggio prizo. Onni sauor misa 
reo quazi ennoce. uer che sauor eamor dom prò 
deuizo. 

^ Elsauore deuoi chechocho abono. edolce 
ennouo siche mamaria. onnialtra cosa undio certo 
ragiono. 

^ Cheseueder potesse onque ladia. chio uiue- 
desse euisentisse in sono, che gioi uia più chennoi 
mabonderìa. 


(1) Pare voluto canoeUarsi il segno un pò* ondulato (= /*) 
che di prima mano sta eopra V a. Il Biscioni la interpretò una n, 
tratcrÌTendo f Ragion stima *nn amor » ecc. 

(2) È al solito scritto ame con la lineetta sopra V a, la 
quale nel ood. yale quasi generalmente n. 


294 

(127 recto) CCLXCI. 

F. G. 

Depruzor parte prior defiorensa. amar uoi 
elaudar son conuitato. Madeseguirlonuitaggio te- 
mensa, bassom nonsenbra amandalto Bennato. 
Chegraue potè amor far permanensa. for dagui- 
gliansa ìposton nalcun Iato. Eda[u]mel saggiom 
ten despiacensa. poi [laudi] e(n)mertin faccia esser 
laudato. 

1$ Non poco dezauen sicomo auizo. uoler 
riceuer laude ofar prezente. perchio despregio 
tale pregio prizo. 

^ Vnde laudare auoi uoi son tacente, damor 
cherer trannoi fumé deuizo. mauoi segnore (i) peto 
enine (2) semente. 

CCXCII. 

F. G. 

Finfo amico dire io uoi prezente. qual uoi 
equanto anme pregi[o] prezenta. Epprou[a]p- 
presso uostropera gente, locore mio non già guaire 
talenta. Erragione ssauer nonmel consente, lauda 
uoi uoi siben degno uisenta. Euoi nonsia più 
laudar me piacente, senuostro amor nonne piacer 
chippenta. 


(1) Di prima mano è segnori, corretto da mano quasi ugual- 
mente antica in segnore, 

(2) Anche nella oit. trascrizione del Biscioni leggesi etiine: 
però il gruppo in è tale, che si potrebbe prendere anche per 
una tu. 


295 

i§ Nescente conto certo odisleale. laudare 
amico ouer signore infaccia, setanto o pio cornei 
cointa lui uale. 

i§ Laccio couerto descha ellauda olaccia. 
fellon senprice bora elmette amale, per che chi- 
marna anme laudarme taccia. 

CCXCIII. 
F. G. 

Primo emaggio bono almeo parere, ebben 
sciernere malisia abonitate. Segondo uisio odiar 
uertu chalere. eappoder seguir tal uolontate. Ma- 
scernere uertu edes ualere. euisio re tenere enna- 
mistate. Via periglio più porta edespiacere. chel- 
longiare pernon senna uertate. 

1$ Eppoi te amico euer dato sentire, affollo 
nano amor deltutto tace, non già chesenti eddici 
infatto isfarlo. 

K: Mette neldio tuo bono desire, ilcui amor 
onni piacente piace, [che] bono essonmo egioi 
gioiosa uzarlo. 

CCXCIV. 
F. G. 

Messer gentil laricca enoua pianta, deuostra 
chara eorrata persona. E(d)de giennerassion tale- 
tamanta. etanta erradicata interra bona. Chesse 
lacolta sapiensia manta, eddefende nospìna ei(n)- 
noccialcona. Fera altessa ella tende intantOi* ef- 
frutto fin portar porca corona. 


y 


296 

^ Pero mercie nonsiate auisio uago. neiie- 
grigente aben forte pugnando, che uisio struggie 
honor com foco pagla. 

i§ Neuostro core mai uegiase pago, abben 
se(n) meglor troua meglorando. senbri ualere nente 
oue più uagla. 

(127 verso) CCXCV. 

F. G. 

Mastro bandin semai detto damore. chedelsuo 
ben[e] più caltrom madato. Chepoco certo fedele 
esseruidore. seuer dir uoglo son delui istato. Ep- 
picciul son descensa edeualore. uercio chennalto 
loco ami locato. Vizo me cheuoi demaggior core, 
douete enlui biasmar esser trouato. 

r$ Chedetutto ualor ualete manto, edde gran 
fé fedel siete lui stato, pertalche ben più ualse 
elena alquanto. ^ 

1$ Eonque nonne fustanche mertato. nellei 
trouaste cosa undesca canto, anche nabbiaten 
nano assai chantato (^). 

CCXCVI. 

F. G. 

Tuttel maggiore bono amista sia. chelana- 
tura umana interra tegna. Nonpoco già mamoltom 


(1) In margine, di mano molto più recente, ti legge: 
« Maestro fìandino d* Arezzo Padre di Maestro Domenico 
d* Arezzo, il qual Maestro Domenico fiori ne^ tempi del Petrarca, 
e fu Medico e scrisse molti libri. Vedi a carte 107 ». 


297 

1 

guardar dia. conquale far lui amista conuegna. 
Checomo (en)nemÌ8ta equazi ria. ouni amista che 
om non bono uegna. Efatta tegno elmantener 
follia, ebbel partir sauer sauer de segna. 

1$ Non donque uergognom bel dezuzarlla. 
che non uergogna già mapregio apporta, uergogni 
ben chi(n)mal prouide infarlla. 

^ Laudo te chai dime siamista torta, ma 
non nemistà senbri almen miparlla. e inloco damor 
cortezia porta. 

CCXCVII. 
F. G. 

Giudice gherardo anme che stroppo, seltuo de- 
creto fusse appo alcun ladro. Vse tu fussi inindia 
ouer qui soppo. poi deuenuto se tanto leggiadro. 
Vnde megraua(n) ben uicin che troppo, matutta 
uia come posso uadro. Chedebassamista scioltai 
elgroppo. e(n)me non pregi più quazi cun giadro. 

^ Ecerto attuttol men nonmi prestrabbo. 
auettura auillan come tal so. e(nr)receueren pregio 
onni leghume. 

^ Eio medesmo alcuna lecca idrabbo. preste 
se me poi desso mester so. nolmio pio sc[h]ifi 
chelaltrui ruzume. 

CCXCVIII. 

F. G. 

.D. 

Bene ueggio (^) chechi(e) terabuffa. ecarda 
dalcapo infina lecentre. Chepio leggeramente assai 


(1) Cioè sulla è scritta d*altra mano, alquanto posteriore, 
una />. 


298 

teciuflfa. chesete chere epregi esser ualentre. Ma- 
chette moua umilita ebuflFa. chegia umile me non 
fusti mentre. Nondottasti auer meco laciuffa. 
de[t]te che grande acor picciulon uentre. 

^ Machetemosse almeno io abbo. perfolle 
dir procacciatun satollo, alqual me conuerria uen- 
tre dilupo. 

i^ Macio cheo dico nontener aggabbo. sen- 
digiunar mifai torcer locoUo. pensa pur ditrouar 
localto ocupo. 

(128 redo) CCXCIX. 

F. G. 

Senon credesse dispiacere addio, malederea 
elgiorno elme(s)se e(l)lanno. Cheuoi ricco ueniste 
amico mio. chenoi maddusse adesso egiunse danno. 
Chementre pouero fusto comio. nongia parlare 
miuisenbraua affanno.^ Matanto poi riccor uin le- 
giadrio. lettere mie da noi non respostanno. 

1$ Setoller me amico riccor dia. non degni 
dio chemai ricco deuegna. onor damico piacenter 
misia. 

^ Esse pur ricco farne alcun nedegna. degni 
par[tir](ar)me (^) ogni piacensa mia. siche memoria 
mai dilui non tegna. 

ecc. 

F. G. 

Picciule uile om grande ecar tenire. echi 
non ual contar digran ualore. Elozinga ogabba 


(1) Cioè di prima mano pararme; espunto poi ar, mano 
più recente vi soprascrisse tir. 


299 

ornai sentire, omolta ottulita otroppo amore. 
Euoi don Zeno caro mio bon sire, seme mettete 
onni cosa lauzore. Chedeme edelmio deame sor- 
tire, agiustisia uia pio onta conore. 

^ Lauzenger gabbador enesciente, creder 
uoi già non posso ne ozo. contra diritto econtra 
oppinione. 

^ Resta donque oramai chesolamente. umi- 
lita core troppo amorozo. obbrio uoi inme lau- 
dar ragione. 

CCCI. 

F. G. 

Vero mio deuendenmia conpare, messer 
Gherardo podestà dancona. Legge decreto escensia 
assai mipare. chelleggete esauete osi ragiona. 
Edamor edonor padre donare, echauallaria nona 
npar depona. Elppio auar auarisia ellarggheg- 
giare. pena allora eauro inpregio dona. 

^ Nonmoua già deleman nostre il cardo, 
il qual senpre portaste altrui cardando, mapar- 
mel cardo diuenuto orgraffio. 

^ Euoi digiocular fatto piccardo. arnesi egioi 
rapendo ederobbando. chinagia poi chelueder non 
affio. 

CCCII. 

F. G. 

Lodire elfatto tutto certo elsono. piacemassai 
certo delotto figlio. Perche inamor tuo locoro 


300 

pono. inprode te tenere massottiglio. Forche men- 
giuliasti inponto alcono. troppo seruendo (d)in- 
che uengiar nonu[i]glio (0. Intale engiulia assai 
degne perdono, ingiuriando sinonte simiglio. 

^ Crede figlio mio non già io taccia, attutto 
ciò chete uoler sodeo. matutta uia deme non 
confidare. 

^ Maquanto poi condio stretto tabraccia. 
etutto solo lui piacer dezia. confida desso ennon- 
temere errare. 

(128 verso) GCCIU. 

F. G. 

Vogle ragion miconuite rechere. inuoi lau- 
dar ualente ecar ualore. Mapicciul mio egran 
nostro sauere. etroppo umilita mifa temore. Lo- 
picciul meo enonbene acconpiere. olaragione de- 
uostro errato onore. Vostro grande comò sag- 
gialdo dere. chilauda infaccia lo fragella incoro. 

^ Eumilta cuie propio biasmare. euil te- 
nere lo suo posseditore, siccome uilaltom caro 
stimare. 

i^ Temo uimetta laude indizamore. perchio 
mitaccio euilasso laudare, aquel sonmo etternal 
bonlaudatore. 

CCCIV. 
F. G. 

Lonomaluero fatta parentado, leuacche par 
chettabbianabracciato. Ouer chettan lestregha- 


(1) La / dopo u sta in una rasura capace d^ una lettera 
di maggiori dimensioni, come a, o ecc. 


301 

maliato. tanto dalunga separtìto uado. Zara di- 
noto magittatol dado, ciò non serea selauesse 
grappato. Allegro sontu meo chesse tornato, se- 
pelegrin fusti ciome agrado. 

^ Non credo nato fusti dapistoia. madapistoia 
fu latua uenuta. sitardo mouimento far tisento. 

^ Natura ten pur dimulin dauento. nun 
loco mostra senpre tua par(t)uta. chisole (^) asse 
non uiue sensa noia. 

cccv. 

MEO RISPOSTA AFRATE. G. 

Vacche ne(t)tora pio neente bado, cheperli- 
tenpi assai man corneggiato. Fata nestregha 
nonmauallacciato. malafrancesca gente non pri- 
uado. Sedaiboni bizogno mifa rado, doglo pio 
senefosse bandeggiato. Signor non siate uerme 
corucciato. chelo core uer noi umile strado. . 

1$ Sacciate nato fui da[strettoi]a. quando di- 
batto pio stringe non muta, larota difortuna mio 
tormento. 

f^ Non son già mio neuoglo mia sentuta. 
semi uollessarei tristo talento, ediquello cheuol 
mia uista croia. 

CCCVI. 

F. G. 

Dispregio pregio unon pregia pregiansa. ni- 
laudar laudo ulaudan essi laudando. Nomi noma 

(1) La <* è fatta da mano molto antica da un^o. 


302 

unomar dea nomansa. pisana uzansa uetuza uzo 
uzando. Cortes da corte accortai cortezansa. sigur 
sigura siguri non sigurando. Dotta non dotti 
udottate dottansa. manda semandi ache mandasti 
mando. 

^ Aude cheaudi audii chero audiensa. a- 
mundo inmundo mundo acche mundano. agaudo 
ghaudo ughaudei non ghaudente. 

^ Pare non pare chesparui amia paruensa. 
uanii inuana uanitade nano, non posso cposso 
alpoder delpossente. 

(129 recto) CCCVIL 

MESSER GUIDO GULNISSELLI 
DABOLOGNA d). 

Pur apensar mipar gran merauiglia. come lu- 
mana gentessismarrita. Chelargamente questo mon- 
do piglia, come regnasse cosi sensa finita. Eada- 
giarsi ciascun sassottiglia, come nonfusse mai più 
altra uita. Eppoi uien lamorte eloscorpiglia. etutta 
suan tension liuen fallita. 

^ Esenpre uede lun lautro morire, euede 
cogni cosa muta stato, enonsisal meschino ri- 
frenare. 

li Epero credo solo chelpeccato. accieca lomo 
esilofa finire, euiue come pecora nelprato. 


(1) Lo ultime lettere rubricate GSA non Bono nel oodice 
quasi più leggibili. 


303 


CCCVIII. 

MESSER GUIDO. 

Sissono angosciozo epien didogla. edimolti so- 
spiri edirancura. Chenonposso sauer quel ehe- 
miuogla. [njequal possesser mai lamia uentura. 
Disnalurato son come la fogla. quande caduta 
delasua uerdura. Etanto più che(n)me secca la- 
scogla. elaradice delasua natura. 

^ Si(c)cheo noncredo mai poter gioire, ne- 
conuertir[e] lamia disconfortansa. in allegransa 
dinessun conforto. 

^ Soletto come tortula uoi gire, solo partir[e] 
mia uita indisperansa. per arrogansa dicosi }?ran 
torto. 

cccrx. 

MESSER GUIDO 

Fralautre pene maggio credo sia. sopporre 
libberta innaltrui uogla. Losaggio dico pensa prima 
uia. digir cheuada chenontroui scogla. Omo ehe- 
prizo non ensua bailia. conueneli ubedir poi 
naggia dogla. Caugel lacciato dibattuta cria, 
chepur lostringe ediforsa lospogla. 

^ Inpace donqua porti uita esserua. chida- 
signore alcun merito uole. addio uia pio cheuo- 
lontate chere. 

^ Euoi messer diregula conserua. pensate 
alprouerbio chedir sole, abbon semento guider- 
don nonpere. 


304 


CCCX. 

GUIDO CAVALCANTI. 

Beltà didonna dipiagente core, eeaualieri ar- 
mati molto genti. Cantar daugelli eragionar da- 
more. addomi legni inmar fortecorrenti. Aire 
sereno quandappar(e) lalbore. ebianca nieue scen- 
der sensa uenti. Riuera daigua eprato dogni fiore, 
oro argento azzurro innornamenti. 

HI Passa lagran beltate elapiagensa. delamia 
donna elsuo gentil [coraggi]o. siche rassenbra uile 
a(c)chi(c)cio sguarda. 

^ Etanto apio dognaltra canoscensa. quanto 
locelo del[ate]rra emaggio, assimil dinatura ben 
non tarda. 

(129 verso) CCCXI. 

MEO ABRACCIAUACCHA DAPISTOIA. 

Ascuro loco conuen lume clero, essauer nero 
nelsentir dubbioso. Perciò comò siguardi dalostrero. 
chetutto fero dolor periglioso. Donque chinonperse 
uede lumero. ueneli chero fare alpoderoso. Vnde 
dimando auoi chessiete spero, paleze altero donni 
tenebroso. 

^ Io son pensoso dico lalma uene. dalsonmo 
bene donque uen conpita. chimai fallita pò far 
sua natura. 

^ Seper fattura deuazel chetene. perchepoi 
pene paté ede schernita, dachesua uita posa 
naltrui cura. 


305 


CCCXII. 

MESSER DOTTO REALI 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Appio uoler mostrar cheporti uero. nonmagi- 
stero dicìo sta nascoso. Edicio spesso memedesmo 
quero. essimmi fero cheo uiuo doglioso. Qual 
pematura pò sentire intero, ciò chemistero diche 
non dire oso. Ferme comune pio chellume cero, 
nonmi dispero effaccio risposo. 

^ Aintelletto uolonta pertene. perche con- 
uene chellalmaggia aita, essia finita ben discenda 
pura. 

Hi Chessuo uazel tal natura mantene. qual- 
lia diuene daquella cheunita. ancor chaita sia 
daltra fattura. 

CCCXIII. 
MONTE ANDREA AMEO. 

Languiscel meo spirito sere mane, condission 
pensando mia forte. Prezente pena disperato 
mane, effor speransa troppo ulta forte. Onde 
marrendamico enletuie mane, chemai consiglio 
auer noncredo forte. Talento senno ecanoscensa 
mane, com noncappara tracqui amon forte. 

^ Pero nonuosate riccor afallo, checui mi- 
ster aaigua- corrai fonte, siatte per conforto ue- 
gno meo. 

1$ Che se pertua mistade mifa fallo, dele- 
maginattiua quale fonte, tanto messabbo neltuo 
cor lo meo. 

Ced. Lanr. B«d. 20 


306 


CCCXIV. 

MEO RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Vita noioza pena soffrir lane, doue sispera 
fine ueder porte. Digioia porto posandoui lane, 
conbono tenpo fora tale porte. Mapena grane 
perder cole lane, eccredensa piodogla fine porte. 
Dogne ramo dimale parmi lane, menonsopporre 
maben uorria porte. 

lè Chista nelmonte reo uadan nel uallo. 
echinel [uallo] simel poggia monte, tanto ehetroui 
loco meno reo. 

^ Cliebono none cbedir possa uallo. chi- 
sento loco fermo caggio monte, chaualeri baron 
conte ne reo. 

(e. 130 recto) CCCXV. 

RANUCCIO DALBAGNIO. 

Lasso souente sente chenatura. uene daltura 
pura lamia mente. Chepria saccente mente alto 
procura, dom criatura cura finalmente. Eppoi 
seguente gente ida drittura. dogni mizura fura 
luil nocente. Poi sepiagente sente in lui bruttura, 
seguir rancura dura malamente. 

Ti Edeo dolente chente ilmio perare. puren 
fallare [pare] eccioe clero, chessia deluero pero 
bene spento. 

1$ Eccio contento sento meni amare, uertu 
affondare dare auisio altero, sormeuinpero pero 
sonnon pento. 


307 


CCCXVI. 
RANUCCIO. 

Sequei che regna ensegnoria enpera. auesse 
uera [in] suo stato fermessa. Serea già questo 
almio uizo mainerà, dauere spera auer nonmai 
altessa. Omo chebasso madauer mizera. esserea 
fera sua uitan grauessa. Manoi ueggiam cheppiu 
grandessaltera. conuen pur pera eppiu affondar 
sappressa. 

1$ Perche dirotalmondo simigliansa. chenon- 
pozansa [a] mai [ma] uà uoglendo. saggio te- 
mendo uiue alto mutansa. 

i^ Pero chi basse nostia indisperansa. faccia 
mostransa fortuna salendo, se contenendo allegro 
ingran possansa. 

dT Sedalcun folle setroua nelalto. sensa de- 
falto su credesser fermo, poi uesi spermo fa di- 
sottol salto, chiengrande assalto noncredo regni 
guermo. i$. 

CCCXVII. 

RANUCCIO. 

Dolendo amico digrauosa pena, daffanno il- 
quale inte auizo regna. Dolor portando ilqual 
[già] nonmalena. udoglia amico doler cosa edegna. 
Mia uolonta masomosso emimena. addir cosa con- 
forto unde teuegna. Seggia poro encio meo cor 
sepena. essitrauaglia percheccio diuegna. 

li Uirtute amico disaggiom più pare, affanno 


308 

pirigliozo portar retto, cheallegressa uciascun si- 
contene. 

1$ Chenone uero pregio conportare, ciò che- 
conportan tutti ma star retto, ouognon cade tale 
pregio bene. 

CCCXVIII. 
PANUCCIO. 

Raprezentando achanoscensa uostra. meo do- 
lorozo mal grane diuerso. Son mosso faccendo 
noi alcun uerso. responsion uolendo uidia giostra. 
Accio clielauertu chenuoi enchiostra, midia con- 
siglo inchedir uoglor uerso. Chechonnobbi peruero 
bianco ilperso. peringhanneuil fatta mifu mostra. 

i^ Ciò fu scnbiansa ria laqual uimostra. 
ilmeo dir dadiritto fu isperso. nude diletto iiima- 
ginai epostra. 

i^ Delamaginassionebbi irrio uerso. cheo mi- 
legai disua potensa inchiostra, somettendo mial- 
bitro anne ben terso. 

(130 verso) CCCXIX. 

PANUCCIO. 

Preghachidorme coramai sisuegli. enelsu core 
ingenneri uigore. Equanto può pugnando saper- 
egli. girauansando conquistando onore. Tutto 
desser nonsian glomin paregli. maquei chemensi- 
traggan uer ualore. Nonsineghiscan nesensia ouen 
uegli. chessia diuisa dauero labore. 

H Perche coltenpo ourar diche sauere. donque 


309 

chisente setenpo stiaccorto. insolicito stato auere 
altero. 

}§ Equei checcio nonfa degne dauere. su 
stato inualle dicìascun ben corto, ecchi ciò segue 
signoria enpero. 

Ritor. Ciascunom genneral chedico entenda. 
lacuidimorassion nel ualle eposta, intendimento 
dalto montar prenda. (^) 

CCCXX. 
PANUCCIO. 

Piggìore stimo chemorso dicapra, ouamor 
fier dartiglo edda dibecco. Chequazi senbr[o] lui 
albore secco, qualen cui regni ebbene illui non- 
capra. Madico checonuen su cor che sapra, ap- 
perder sa uertu rimane istecco. Che(n)nonfa frutto 
enfalso dir non pecco, chepermel prono eper altrui 
sisapra. 

rè Eppoi fu insignoria disuo soperchio, mizan 
tormento dimia uita ilcorso. digreue affanno edi- 
piager siraagra. 

1$ Tante sua signoria diuersa edagra. chi- 
sottoposto ellei uamorte accorso, perlanguir co 
dilui ciò discopercchio. 

Ritor. Delmal diritto alcontraro fa cerna, 
perche chino[n](l)giaH2) meno sottoposto, dibea 
perfession uenir pò tosto. 


(1) In margine è aggiunto di mano piuttosto antica: no stia 
tudcr la sua ualensa aschosta, 

(2) La mano cho espunse la / vi aggiunse (con la solita 
lineetta soprascritta) la n dopo o. 


310 


CCCXXI. 
PANUCCIO. [SONETTO DOPPIO.] 0) 

Lasso difar più uerso. son poi ueggiognom 
manco, damor far tuttor deldritto inuerso. Chequal 
tenom più franco, dilealtate perso, tosto fa se 
ueder 8e[po] delb[i]anco. Chedonna neconuerso. 
nonsol coraggia stanco, dicio pensare effare unde 
ben perso. Sicché uertu nonbranco, pò dire ansi 
labberso. lealom silapreso per lo fianco. 

li Islealtate inganno cognor monta, elomondo 
gouerna. sicchaquella lanterna, uol gire ognomo 
e incio far siponta. 

i§ Tanto cobbriatano lasuperna. menbransa 
doue lonta. elben dognom siconta. ediciascuno an 
merto insenpiterna. 

CCCXXIL 
FEDERIGHO DALANBRA. 

Amor chetutte cose signoreggia, nonfu chia- 
mato amor sensa cagione. Amor dafijsaui quazi- 
[eojmor sespone, guarda [s]amore amorte sapa- 
reggia. Chel(l)a dimostra cosa chegraueggia. elmor 
laraorte adrettan tensione. Altro noe lamor che- 
passione, chencende dolo arde eamareggia. 

tó Dunqual meo cor perchetanto folleggia. 


(1) I titoli o le parti di titoli rubricati che sono inclusi in 
parentesi quadrate sono d* altra mano, però anch* essa antica 
come la prima: il rosso non ò così chiaro e vivo, coni' ù quello 
usato dalia prima mano. 


311 

cheuole star insua suggesione. edimeo greue stato 
nonmalleggia. 

1$ Selsipensasse ben ciò chellifeggia. eor pre- 
zente fa contra ragione, mai nonsicingerea dital 
correggia. 

(131 recto) CCCXXIII. 

BONAGIUNTA DALUCHA. 
AMESSER GUIDO GUINISSELLI. 

Voi cauete mutata lamainera. deliamorozi 
ditti dellamore. Delaforma dellesser ladouera. per 
auansare ognaltro trouatore. Auete fatto come lalu- 
mera. caloscuro partito dasprendore. Mano quine 
oue luce lasua spera, chepassa eluce sonma di- 
ualore. 

Hi Suoi passatognom disottiglansa. enonsi- 
troualcun chebenispogna. tante iscura nostra par- 
latura. 

1$ Ede tenuta gran dissimiglansa. ancor chel 
8e(g)[n]no (^) uegna dabologna. trarer canson per 
forsa discrittura. 

CCCXXIV. 

MESSER GUIDO 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Homo chesaggio non corre leggero, mapassa 
eguarda come uolmizura. Poi capensato riten suo 


(1) Cioè dAsegno^ espunta la^, fu fatto senno da mano non 
molto recente. 


312 

penserò, infinatanto cheluer lassigura. Nonsideom 
tenere troppo altero, made guardar su stato esua 
natura. Folle ehìcrede sol ueder louero. senon 
pensa caltri uipogna cura. 

1$ Volan peraire a(l)[v]gelli(^) distraine guize. 
eanon (2) lor diuersi operamenti. netutti dun ualor 
ne(d)duno ardire. 

1$ Dio natura lomondo ingrado mize. efe 
dispari senni entendimenti. pero ciò corno pensa 
nonde dire. 

CCCXXV. 
[SONETTO DOPPIO. DI] 

Quautaggio ingiegno eforsa inueritade. de- 
lalma pietade. auendo tutto metto che nonpera. 
Mano[n]possente accio aggio intera, bene lamia 
mainerà, chefieuilessa inmie regn[a] contrade. Che- 
sorme dogla sigrauoza chade. uogliozo son che 
spade, partendomi lauita sormi fera. Undo te- 
mensa nonperda lauera. senpiternal lumera. perche 
diuostra bizogno chartade. 

i^ Delaqual merse me porgiate chero. che- 
molto inuoi spero, chemia torniate fortuna bon 
porto, delalma poi chemorto. micorpo cuzo tante 
affannato. 

1$ Achanpion conuen chede forsato. lui quando 
dimandato, soccorse peralcun chan contra fero, 
lodifenda epero, logientil uostro aiuto sper dicorto. 


(1) Qui si verifica di nuovo il caso precedente; da algeìU 
fu corretto avgelìi^ però da mano posteriore. 

(2) La lineetta, segno della n^ è proprio sovrapposta alla o, 
e non alla a, con che si leggerebbe eanno. 


313 

CCCXXVI. 
[SONETTO DI) 

Quando ualore esenno dom simostra. istando 
inchiostra dognin torno assizo. Digran piaceri 
edelcontrar deuizo. nonme auizo ma quandoi dan 
giostra. Lidisplageri cheual siue postra, dilui la- 
mostra, come infoco accizo. Uesi dellauro chedentro 
uè mizo. sedebon pizo. chenon mai arrostra. 

^ Donque nonchera chic ualorozo. dauer ri- 
pozo poil ualore istorba. equazi lorba siche poco pare. 

1$ Macome suo nemico ilde odiare, ediziare 
mister aflFannozo. chilten gioiozo dico noncui torba. 

(131 verso) CCCXXVII. 

[NATUCCIO CINQUINO 0) PISANO. 
A BACCIARONE DIMESSER BACCONE.] 

Aldendendo dire laltero ualore. chenuostro 
core regna aconpimento. Dìstringemi dauerne 
acontamento. perdicimento operaltro labore. Eco- 
noscensa aggio chenme fiore, noe locore dauer 
ciò talento. Mauolonta midona mouimento. cap- 
parimento faccia allalto fiore. 

r^ Vnde dimandouo per chel peccato, eppio 
amato chelben fare odire. poi chedigire sauemo 
aperdissione. 


(1) Nel cod. è scritto chiaramente qni e più sotto Cùtquìno^ 
e non Anguino^ com* è stato letto sinora. I Cinquini furono Tera- 
mente una famiglia pisana (y. Delle famiglie pisane di R. Roncioni, 
supplite ed annotate da Fb. Bonaiki in Arch. St, li,, Disp. XIII ter, 
Tom. VI, P. Il, 8uppl?2*. Firenze 1848-1889, pp. 947 sgg.), ciò 
rhe non si può dire degli Anquini^ cognome accettato troppo 
facilmente per inesattezza di lettura. 


314 

r! Eccio credo sìa sensa questione, quale 
cagione checciascun cheiiato. par cobbriato aggial 
sonmo sire. 

CCCXXVIII. 

fBACCIARONE 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO-l 

Tua scritta intesi bene lotinore. conoscitore 
bon sarei contento. Esser dicio cheffu tuo piaci- 
mento, dimandamento farmi delfollore. Chendei 
più regna desser faccitore. contralsignore noano 
spauento. Parlon comuno desto marrimeiito. no 
chedeo sento dicio guardatore. 

it Vnde rispondo atte chai dimandato, saggio 
senato seben sai finire, laulfallire ebeufa locagione. 

i^ Uzansa uincie nature ragione, perchefel- 
lone fai maluagio uzato. lomordinato pur abben 
seguire. 

CCCXXIX. 
[GIERI GIANNINI. PISANO.] 

Meo fero stato nato essi forte, noncredo 
morte sia coupiu dolore. Chedogni lato dato sonmi 
sorte, enongia corte piene dimalore. ViuafFannato 
pato male storte, oime cheporte tienmi damarore. 
Non benagiato fiato diche torte, cotal escorte son 
datai meo core. 

li Chogran fallire dire posintero. edelnochero 
chaesta balansa. sepiu tardansa fa tantol desiede. 

K^ Alsonmo uero chero sua mercede, con- 
pura fede neloquale spero. mCpartagero desta 
malenansa. 


315 

Ritor. Conforto porto alcuno non pardeo. cheo 
tegnon feo lamia uita scura, eo paura nonmai 
uiuer meo. 

CCCXXX. 

[RISPOSTA ALSOPRASCRITTO 
PER NATUCCIO.J 

Poi sono stato conuitato accorte, daquei che- 
porte dichiarir errore. Eamostrato persuodittato 
forte, chentraleporte tene lui langore. Ede pec- 
cato chedannato intorte, siche isporte donni gran 
tristore. Pio sepregiato. emaggior grato, esorte, 
epiu onorte. conuero sprendore. 

i^ Dagradire chinnire fassi clero, ealaltcro 
sonmo urailiansa. conpietansa magna uer lui chede. 

(132 recto) ì^ Chelfaccia gire oue piacire. in- 
tero, possa lumero contutta bastansa. eallegransa 
somma tosto uede. 

Ritor. Conporto attorto lodolore cheo. da- 
possa ueo almondo nulla dura, dunque rancura 
nondeggio portar eo. 

CCCXXXI. 

[.SONETTO. DI] 

Acquei chesonmo dicitore altero, echode spero 
dogni tenebroso. Congrandumilita merce lichero. 
chefaccia clero me cheson pensoso. Damor che- 
renda ognomo lumero. chialluintero sida fai gio- 
ioso. Edeo taupino lasso chende pero, delcolpo 
fero chemida nascoso. 


316 

it Siche doglioso nesto senpren pene, edogni 
bone fanmi auer finita, regnandon uita più che- 
morte dura. 

1$ Maspero cura dauoi qual siconuene. perche 
pertene assaggiorao conpita. dare laita percon- 
fortar natura. 

CCCXXXII. 
[.SONETTO. DI] 

Veracel ditto chechia mizura. sua cura, dura 
senpre inbuono stato. Neppuo regnare giammai in 
lui rancura, turtura tura diuiuere odiato. Pero 
conuene atte cheai natura, noscura pura daesser 
amato. Dicontradiare acchi dismizura. malura fura 
dicio pregio orrato. 

v^ Chie lodato pio nonseiconuene. allui ne- 
uone pene poi non degno, siue nepegno [segno] in 
tal sentensa. 

i^ Dicio cadimandasti cura pensa, chessoffe- 
rensa sensa nulla uene. aldolse bene chene in- 
namor degno. 

Ritor. Alfinamore for qual none gioco, non- 
dolse poco loco medicina, diuina fina so chel- 
sofferire. 

CCCXXXIII. 

[.NATUCCIO CINQUINO. DIMANDO 
ABACCIARONE DI MESSER BACCONE.] 

Accui prudensa porge alta lumera. diuer 
sentire indelocculte coze. Darai nescente pò nera 


317 

mainerà. e(c)chiarir fermodelepiu dubbioze. Edeo 
dauoi discreto oferma spera, dichiar sauere ciò 
clienme ascoze. Chia[l]do assaggi dire iiiuoce 
uera. checcio chauen piacente ouer dogloze. 

1$ Cioè coze nelmondo allom cheregna. sia 
permiglor diluì sensalcun fallo. e(c)come sia non- 
uizo epermian tensa. 

1$ Chesalcun hom resede inuita degna, fora 
lui uita mei chemorte stallo, seda ciò poi siparte 
euaperdensa. 

CCCXXXIV. 

[.BACCIARONE 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO.] 

Chinel dolore abona sofferonsa. uera pru- 
densa regna intale core. Einprosperitate cano- 
scensa. chetai sentensa. uegna dalsignore. 

(132 verso) Ditali sipo dir for di temensa. an- 
mia paruensa che perlor miglore. Ciò cheauene 
bono uer doglensa. echiben pensa noi parrà errore. 

i^ Chessepiacere auen lor anne gioia, edela- 
noia dansi pacentera. undan lumera efuggen mag- 
gior pene. 

i$ Maquei corgoglo ebaldansano croia, euolno 
moia umilita uera. lalor mainerà contrare dibene. 

CCCXXXY. 

[.TERRAMAGNINO PISANO. 
SONETTO DOPPIO-l 

Poi dal mastro guitton latte tenete, assai 
mipar douete. diuera canoseensa auer effetto. Edo- 


318 

fettar dauoi onni defetto. chenon bonagia espetto, 
seditai mastro ben sauer auete. Oquanto quanto 
equanto esser douete. sebene ilpossedete. glorioso 
ditutto bono essetto. Econ douria ildir uostresser 
retto, edeleontraro netto, sepensate chedico cer- 
nerete. 

i^ Chelauertu simostra indelparlare. simel 
uisio uappare. unde parlando lomo paragona, lasua 
propia persona, perche guardar neun troppo 
sipo. 

r! Orintendete benilineo dir mo. cascouerta 
nodo. nescher(l)ma(n)lcun (^) poteteci pigiare, dico 
bone pensare, ansi lacosa ditta chiragiona. 

CCCXXXYI. 
[.RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. PER] 

Gìeronimo concredo noi sapete, dicie che- 
scude chete, dumilita faccion contrai dispetto. 
Percheo mumilie piglola diletto, lonon parlar ben- 
netto. elarogansa cheuoi maponete. Delbon guitton 
peruer mitrouerete. sol bon uoler credete, enolsu 
ualor diriua mie petto. Matu cheperterramagnin 
timetto. dicheste tun(des)desdetto . delnomame 
chesso quanto ualete. 

1$ Comcera lom parole pò piegare. e(f)formare 
esformare, enonformai lena pregio corona, che pur 
cera sisona. dum nullaccidente leuar nomeipo. 


(1) Cioò di prima mano ora neschelmaìcu \ mano di poco 
poBtcrioro espunse la prima 1^ e vi poso invece il sej^no della r, 
e poi espunse anche il segno della n %m\V a. 


319 

1$ Esimei amia ragione leuar sipo. cheuia 
più chiare(l) chelpo. cheschermo nonmabizogno- 
perare. aiconlaide maestrare. aquelli chelacolpa 
luinpregiona. 

CCCXXXYir. 
[.SONETTO DI] 

Madonneo dotto dicheai dottansa. nonmi can- 
giate di ciò nontemere. Nonma siguro eppurai 
dubitansa. egran temensa nonai bon sauere. Conma 
ceriate caggi perseueransa. indie madonna neloben 
seruere. Esseo ben seruo arai ripozansa. farlo 
potete inaggio louolere. 

i^ Seo ben credesse dauer lomeo core, si- 
gioerea om par di poco affare, latema co diuoi 
parel uel face. 

1^ Vnde simoue danno sguardo amore, chi- 
altrui feci eaudiuil nomare, nondottare cheuerte 
nonson fallace. 

CCCXXXVIII. 


.SONETTO DI] 


Sicorael mare face pertenpesta. conuen cliel- 
meo dolore indir sispargha. Poi dital signoraj^- 
gio prezo uesta. [cheuol chiretil prouerbioj da- 
bargha. (133 recto) Chequanto mal sidiuizo lon 
chiesta, epersospiri epianto ilcor mallargha. Eonni 
gioi eben fordime resta, editormenti sonia<2:y:io ben 
chargha. 


320 

R^ Siche dalungha soderian lestrida. eotal 
tezoro inmia sagrestia chiudo, [non silanguischalouii 
secio] scoperchio. 

1$ Chefortuna dirota accio miguida. chedi- 
conforto tutto sonon gniudo. eccio chesbatto faccio 
persoperchio. 

rL Pero beldolse amico ilsoflFerire. audo che- 
medicina inloco saggio, perche sauer conuen li- 
mostil fallo. 

ri. Mai son dato attal signor seruire. quanto 
piul seruo più feren coraggio, dite couparto me 
detal istallo. 

CCCXXXIX. 
[.RISPOSTA AL SONETTO DITTO PER] 

Delmar sironpe londa efifa tenpesta. ferendo 
atterra eppoi conuen sispargha. Esalcun matto 
lasua frange uesta. allui dir posilbon motto da- 
bargha. Echi disua malura face chiesta, ra- 
gione chepesata lisia largha. Setutto uoglo dir 
troppo miresta. assai oditto annon pigiar gran 
chargha. 

^ Cheggia oregli bon nonuolno strida, per- 
chenparole breue ticonchiudo. esso chesento enon 
tutto scoperchio. 

i^ Perchastinesa alquanto incio miguida. non- 
cheo damore dica siangnudo. maperdottansa di- 
nondir soperchio. 

ri. Amico ancor consiglo ilsoflferire. essecio 
faci farai comom saggio, enuer lamore alcun non 
farai fallo. 


321 

ri. Cheseben fermo srai inlui seruire. allui 
pietansa nenteran coraggio, epoi gioia sentrai di- 
tale istallo. 

CCCXL. 
[.SONETTO DI] 

Logran ualore elagentil plagensa. elaualeDsa 
chetten uostro core. Amio dolore fece far par- 
tensa. elamian tensa poneren uoi fiore. Per ser- 
uidore conquantp dipoteiisa. esapiensa partendol 
foUore. Ettal dolsero naggia mia parueusa. cogni 
doglensa parto dame fere. 

1$ Attuto loro cheo drisso mia mente, atte- 
nermente leuertu errate, chedeo uadate sicon- 
piutamente. 

i^ Sifermamente sonon podestate. delabel- 
tate chenuoi sipiacente. chemeo son nente non 
più cheuogliate. 

CCCXLI. 
[.SONETTO DI] 

Pozol corponun loco meo pigliando, esua- 
riando lamomoria giua. Uniue nobel figura re- 
stando, eriguardando stana me pensiua. Dubbioza- 
mente grandor dimorando, forte dottando segente 
ueniua. (133 verso) Enonuedendo me unflor do- 
nando, cheodorando poiel molto auliua. 

1$ Edeo sentendo sulodor leuai. eriguardai 
perueder lalbore. clieffe tal flore uidil no già nente. 

i$ Enon uedendol mizimal sentore, eperlo- 

Cod. Lanr. Bed. 21 


322 

dorè lalbore trouai. eripozai allonbraO) lungia- 
mente. 

CCCXLII. 
[.SONETTO DI] 

Chiricieue giammai sifero inganno, corno 
facceo dauoi piagante fella. Checonoscendol opero 
ame danno, perseruir noi dequel chesso uabella. 
Elmeo seruire tuttor ueste affanno, enonguardar 
potete inparte quella. Ostato sia giorno semana 
oanno. sicrudel mente misiete ribella. 

1$ Eben nesono stato conoscente, mansi pes- 
simo punto ferui omaggio, chenon desso partirmi 
posso nente. 

i^ Permerto delseruir chefatto uaggio. merce 
uochero chelealemente. raiconsigliate cheuercio 
faraggio. 

CCCXLIII. 
[.SONETTO DI] 

Nobile donna dicorona degna, perloualor unde 
siete fornita. Chetutte laltre lomecor isdegna. con- 
siderando uostroura conpita. Cunque noncredo 
uennisse neuegna. sinobil criatura innesta uita. 
Seddeo nonuouerasse lasuan gegna. confo in eua 
olasua uora aita. 

1$ Possa camor mina fatta cernire, perlami- 
glior come souro contato, orna fermato uoi senpre 
seruire. 

(1) Allonbra ò fatto di mano antica dal primitivo allunerà. 


323 

^ Penserò fare ciò chepiu uisiagrato. efaro 
loura alopeuser seguire, quanto poraggio edelpiu 
sia quitato. 

CCCXLIV. 
[.SONETTO Dl](i) 

« 

Chisua uoglensa benauesse intera, diprender 
uera contramor difensa. Quando suantensa infar 
mette chelpera. donando! fera sua uitan doglensa. 
Enrio potensa desseli mainerà, oicomaltera aria 
dadio (licensa)[licensa]. Checordoglensa nipena 
grauera. nonmai porterà amia dico paruensa. 

1^ Chelpena danrai ognor oltra grauoza. ni- 
dizio poza. oalcun potimento. per partimento dacio 
far chefanmi. 

1^ Ecerto stanmi aragion ben checoza. coma 
uogloza esagle strugimento. giudicaraento dritte 
chenaflanmi. 

Ritor. Pero consiglo chisentimentaue. ancor 
sia grane chedalui siguardi. che tardi isferra cui 
ben fier dartiglo. 

CCCXLV. 

I.GIERI GIANNINI. PISANO.] 

Magna ferendo me tuban oregli. dorrato 
cognor inte pregio regna. (134 redo) Locor mi- 
stringe pur uolendo negli, comeo pensando tuo 

(1) In margino ò scritta questa notu: < qfuvHto) in vn altro 
tento è sotto nome di M, Giovanni (V Arezzo »: la nota è di mano 
del secolo XVII. 


324 

conto deuegna. Econ onni argomento maparegli. 
pugnando cadamico taggla etegna. Inguiza camista 
mai nonenuegli. mafrannoi senpre fresca sicontegna. 

1$ Vndo pensato delacontar mostra, ildir sia 
pria chencio ueglato eueglo. parendome granda- 
mistansa nesca. 

1$ Epercho ditto delamista nostra, responsion 
chero qual tisenbra meglo. uegla tuttor lamante- 
gnamo ufresca. 

CCCXLVI. 

[.SI. GUI. DAPISTOIA. 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO.] 

Tanto saggio ebon poi [me] somegli. me 
elmio cheme piace tassegna. Nonpermerto ditu 
don chinon quegli, son chel possa sodisfar nesa- 
uegna. Maperlotu ual[o]r chemapresegli. ilfaccio 
camor mefar ciò sidegna. Deo comel tu don ame 
piacegli. chefor dimando meldestininsegna. 

i^ Piena damor esensalcuna giostra, orquale 
dunque quellon cheltuo conseglo. lassasse nonso 
sedellin ben pesca. 

i^ Vnde mipiace lamista poi gostra. tanto 
conledu luna perpareglo. [fresche uegla frannoisia] 
conbonesca. 

CCCXLYII. 

[.SONETTO DI] 

Poi dellal[te opre] tutte conpimento, ilpanna 
riceuuto insua mainerà. Dafin cadosso nasce de- 


325 

lafera. chedeconduttal disecculamento. Sauem per- 
certo far bon uestimento. noogia senpo sensandar 
agualchera. Eppoi uè giuto noltrauarca spera, 
tanto uiprende bon solidamento. 

^ Simileraente ilmeo dir o condutto. oue con- 
ducer mia potensa il potè, orlibizogna corressione 
magna. 

1$ Ealuostro sauer bon ciò rimagna, inguiza 
tal cheo neseguisca frutto, riconoscendoui Ie- 
male note. 

CCCXLVIII. 
PUCCIANDONE MARTELLO. [PISANO.] 

Signor sensa pietansa udito dire, deue tosto 
fallire, euana diuenir sua signoria. Sensa pietà mia 
dona siete esire, penserò dipartire, mecore mente 
datale follia. Chesolo uingegnate me schernire, 
tenpestare languire, ettormentar mifaite nottedia. 
Talor mostransa faitemin seruire. manonpote gra- 
nire, siccome fior cheuento lodisuia. 

1$ Lalborel uento siete neramente, chefaitel 
fror potetelo granare, poi faiteJo fallare, euana di- 
uenir lamia speransa. 

1$ Deo uilassi trouar miglor seruente. eme 
signor chefaccia meritare, chetroppe greue amare, 
lomio seperseruir omalenansa. 

CCCXLIX. 

PUCCIANDONE SOPRASCRITTO. 

Similemente. gente, criatura. laportatura. 
pura, edauenente. (134 verso) Faite plagente. mente. 


326 

pernatura. sichenaltura. cura, uo lagente. Caller 
paruente. nenie, altra figura, nona fattura, dura, 
certamente. Pero neente. sente, diuentura. chissua 
pintura, scura. [n]o prezente. 

vi) Tanto doblata. data, uebellessa. eaddor- 
nessa. messa, conplagensa. cogna chei pensa, 
sensa permirata. 

1$ Pero amata, fata, uonnaltessa. chelafer- 
messa, dessa. conoscensa. insua sentensa. bensa. 
onorata. 

CCCL. 

MINO DELPAUEZAIO DARESSO. 

Quanto tipiace amore maffannetira. chedeo 
nonuoi pero uoler nepasso. Tua benuoglensa non- 
euro neira. nestar porte giammai alto nebasso. 
Millanni ilforso tuocontramegira. diamante mifa- 
rai pur come sasso. Dunqua chegioua chonbatter- 
minira. credimi tu forsar sinonmi lasso. 

1^ Madie noncredo ordunque chetipeni. esse 
penato tanto lungiamente. chiueggio ben come 
tuglaltri meni. 

i^ Qualunque più distretto tuo semente, onto- 
zamente intal guiza lafreni. eonore nodisnore 
nesso non sente. 

CCCLI. 

NOTAR lACOMO. 

Lobadalisco alospecchio lucente, traggia mo- 
rire conisbaldimento. Laugel fenice sarde nera- 
mente, perritornare anouel nascimento. Locesne 


327 

canta più gioiozamente. dacheglie presso alosuo 
finimento. Lopaon turba istando più gaudente, 
quandaisuoi piedi fa riguardamento. 

fO Attai nature misetauenuto. challegro uado 
amorte alebellesse. eforsol canto presso alofinire. 

1$ Estando gaio diuento smarruto. uiuendon 
loco nono innallegresse. peruoi piagente acni spero 
reddire. 

CCCLH. 
MONTE ANDREA. [DAFIRENSE.] 

Siccome ciascunom può safigura. ueder la- 
quale nelospecchio smira. Similemente uorria che 
pernatura. dognom lauue sua opera tira. Onbene 
onmale sicemesse pura, guardandon uizo poi sa- 
rea for dira. Chechiriprende falso adismizura. es- 
sendo ciò tosto sene partirà. Dachel contraro pur 
nelsecul dura, uadan prefondo (i) quantal mondo 
gira. 

i§ Chedio non ci conosco più remedio, poi 
castio enuidia edorgoglio emale, chipiu uafina 
quellien maggior sedio. 

1$ Montar sicrede insignoria reale, cosi fos- 
soggi ciò chedio naredio. elciel tenesse lauia al- 
trettale. 


(1) Nel codice la prima sillaba è scritta con V abbreviazione 
iolita per il pre in questo manoscritto, e non per pt'O, cioè con p 
e una lineetta soYrastante. 


328 

(135 recto) CCCLIIL 

CHIARO DAUANSATI 
RISPOSTA ALSOPRASCRITTO. 

Cornei fantin chenelo 8pe[glo] smira, euede 
apropieta lasua figura. Siglia beilisce diprezente 
gira, parte perquel ueder dase rancura. Vola pi- 
glar[e] pertrarersi dira, nonual neente acontastar 
paura. Prende lospeglio efrangelo perirà, allora 
addoppia più danno earsura. 

il Eccio diuen chelconcedette dio. erende 
tutte cose intenporale. enoi dalui lepossediamo 
infìo. 

^ Dunqua chiuole contra adanimale. cheffu 
ede efìa corno dirio. sarà blasmato rinprocciandol 
male. 

CCCLIV. 

MEO ABBRACCIAUACCHA. 
[DAPISTOIA.] 

Amore amaro amorte mai feruto. tuo seruo 
son nonti fionór sipero. Uere mauedi ben chella 
uoluto. quella dacui son nato epcrcui fero. Orella 
diualor pregio conpiuto. edibelta sourogne uizo 
clero. Epero guarda nongliaggi falluto. diuista 
odiparlare odipensero. 

i^ Mersede amor nondir tulei maidato. essai 
più dime chenon sacceo. falli sentir per certo 
ciò cheo sento. 

1^1 Forse caura pietate delmio stato, alcolpo 
perigliozo delcor meo. darali cura già nonui sie 
lento. 


32» 
CCCLV. 
MESSER GUIDO GUINISSELLI. 

Cheo coi' auesse miporea laudare, auante 
chediuoi fossamorozo. Orae fatto per troppada- 
stare. diuoi eame fero edargogliozo. Tanto man- 
goscial prefondo 0) pensare, chesenbro uiuo emorte 
uonascozo. Chesubbìtore mifa isualiare. dighia[c]cio 
infoco ardendo gelozo. 

f§ Nascoza morte porto inmia possansa. etale 
nimistate aggio col core, chesenpre dibattaglia 
mìminaccia. 

1$ Echineuol ueder uera certansa. ormiri sesa 
leggere damore. chiporto morte scritta nelafaccia. 

CCCLVI. 
[SONETTO DI] 

Doglio languendo digreue pezansa. diuostrer- 
ransa messer fra Guittone. Cheloscuro parlar dite 
uauansa. chepercertansa contre diragione. Eio uel- 
mosterro conuuacciansa. segonduzansa delbon Ba- 
iamone. Epetralfonso ciascun nefe stansa. diede 
fallansa Bcurapj)ozissione. 

i§ Esseneca lodisse insù dittare, com desohia- 
rare silbelparlamento. chentendiraeuto naggia tutta 
gente. 

lò Sennon potrebbe ilsaggelfoUerrare. algiu- 
dicare delproponimento. elmarrimento sre chuie 
paruente. 

(1) Y. la nota al sonetto n. CCCLII. 


330 

(135 verso) CCCLVII. 

[SONETTO DI] 

Cnogliocchiamor dolce saette marchi, cheman 
passatalcor fitte le porto. Siche noUeschiaurebben 
tutti marchi, chenterra son tal gioia mano porto. 
Poi deltusegnon tante parto marchi, nonmide mai 
fallir cotal di porto. Cheuia più ual coruargenta 
marchi. ocha(n)nauen fortuna prender porto. 

li Echidirebbattei donna mai contra. ferendo 
san i lom reo tom i fino. e(n)me percerto ciò 
cho ditto contra. 

1$ Perchenseruir t i donna mai non fino, 
cotantel ben chedogni reo mi contra. chen ciò 
miepar lirei nonson nel fino. 

cccLvin. 

[SONETTO DI] 

Peb lunga dimoransa. co fattan gran tor- 
mento, ocangiata natura. Co piangendallegransa. 
eridendo noi sento, onni gioi me rancura. Dauer 
ben opezansa. etdelmal micontento, parmil di nocte 
scura. Degliamici o doctansa. coi nimicio abbento. 
perlo caldo freddura. 

1$ Diquel caltrie siguro son temente, pergran 
^dogliensa canto, losolaccio mattrista. credauer ben 
permale. 

^ Ciò coditto mauen certanamente. ma anco 
senno tanto, che segondo mia uista. mal aiuola 
sensale. 


331 
CCCLIX. 
[FEDERIGO DALAMBRA.] 

SAmor dacui procede bene male, fusse uizìbil 
eoza pernatura. Sarebbe sensa fallo apunto tale, 
cornei simostra neladipintura. Garzone colturcascio 
alaciutura. saettando cieco nudo ericclio dale. 
Dellale senbrangelica figura, machi lassaggia ellie 
guerrier mortale. 

1$ Chespoglia cor diliberta regnante, efascia 
Hocchi delaprouedensa. saettando diziansa peri- 
gloza. 

H Enelturcascio tien lagioi ascoza. perdarla 
sidipo lunga stagione, cheo tegno ben garzon 
ciascunamante. 

CCCLX. 

[FEDERIGO SOPRASCRITTO] 

Aduc singnor nonpo durar un rongiio. poi 
son diuizin cor e inparuensa. Similemente auen 
amia sentensa. di donna che da spem adue per 
pengno. Mase ualesse forsa contrangengno. auor 
contrardimento latomensa. Eo romperla del tuoto 
nostra lensa. che tormentando mi fa star asengno. 

r^ Ma contrai uostro sonno il mio podere, 
non uale più cheluile contrai forte, gentil mio 
bene sonma di ualore. 

r$ Ansil meo cor di gioi e di dolore, siue- 
stadimezzato eteme morte. (^) poi non si pò partir 
ne rimanere. 

(1) Le lettere teme m sono ormai quasi iUoggibili nel codice. 


33^^ 

(136 redo) CCCLXI. 

SI. GUI. DAPISTOIA. 

DeI dolor tantel souerchio fero, chellalma el 
corpo el core mio sostene. Che lasso qual fusse 
me più crudero. sei uedesse cordoUio auria di- 
mene. Hai deo già perche fusteme piagentero. 
donando uoi me gioi conongni bene. Che pero il 
dolor me troppo altero? chi più gioia poi dollia 
lie più pene. 

1$ Uorria caluostro piacer piacesse, pietade 
per merze si che la dollia. mia crudel or mai 
tranquillauesse. 

i§ E de ragion chel core o in bona uoUia, 
comò di primera nele duresse. padre pietozo di- 
pena lospoUia. 

cccLxn. 

GUITTONE 

[Mejpiace dire corno sentto damore. apo di- 
quelli chemensanno dimeie. Secondo gio chepone 
alcuno aultore. amor eun disidero danimo ene. 
Desiderando desere intenditore, dela cosa kepiu 
lipiace bene. Loqual piacere adesso ecreatore, 
ecosa casua guida il cor retene. 

1^ Pensier lauanga elocrescie erinoua. euallo 
senpre insua rascion fermando. efagUi fare edire 
ciò keuol prona. 

1$ Sauer loua conpiu puome nomando, na- 
turai eltene enon uolgia kemoua. per cosa alquna 
delosu comando. 


333 
OCCLXIII. 
GUITONE. 

[e] sto amore none tutti comunale, perkenosono 
duna conplesione. Ketale kenomai dicio gUichale. 
etal chensua qura altro nonpone. Legier sono 
kedadiuene ketale. fiate kelomo ama etal chenoe. 
Etale ama tale nondetai kequale. somillieranno (^) 
ditua condizione. 

1$ Durerà ebrigha contrario accidente, adi- 
morare lomo fa sengamore. amore fa coruagho 
ecoruertente. 

1$ Oramare ornoe dun tenore, istar Qoe ke- 
luno ama elatro niente, reo acidente inqual 
noe fatore. 

CCCLXIV. 
GUI TONE. 

[ejsoa natura esupoder damore. cierto asai 
merauiglo8[a] cosa. Chelopoder talchaltro ualore. 
nona loco uerlui ouel benposa. Esua natura fael 
chonoscidore. disconosciente edalatua resposa. 
Elmolto liale efalso etraditore, elpresciato deuenir 
uilana cosa. 

1$ Efatuttol contrario bendopiamente. egioia 
edolor mischiatamente rende enoporia giadir 
quanto souente. 


(t) La lineette, segno della n, è sovrapposta fra n ed o; però 
sta più sulla o; onde può anche leggersi « aomiUieranon »: anzi 
cosi si dovrebbe trascrivere il luogo come vera lezione del Rediano. 
Nella copia del Biscioni è < somillieranno ». 


334 

1$ Ora io nosono perdire ciò kenesciende. 
mapur lomodo solo senpliciemente corno poi facie 
akidamor saprende. 

(136 verso) CCCLXV. 

GUITONE. 

omodo delamante eserdia. tale cheno^ù 
iscruopa il so coragio. Faccia checonto dela- 
donna sia. ouero domo alcun disulignagio. Cheiii- 
cascion deritener conpagnia. possa presso delei 
tener usagio. Cheperlui alci liritratto sia. quan- 
delli facie alqun bon uasalagio. 

1$ Edello peni sifarlo souente. che quelli ed- 
altri possa assai ritrare dauantilei prescio ualente. 

i^ Poi caconcio aue cosi ilsuafare. mostrilli 
ben corno suben uolliente emiri seinuista lei piace 
odispiace. 

CCCLXVI. 
-GUITONE. 

orche diuerssi chasi sono conuene. usar uegio 
deuerssa operascione. Chesilli place alegra uol 
starbene. epiu penar conpiu piacia rascione. Esel- 
Icspare pur conchìerer mercede, econmostrar tor- 
mento insua faccene. Faciendo ciò chalei piacer 
portene, dimori alci amar tutta stagione. 

i{^ Soura qualunque desti casi regna, proceda 
si comellio diuisato [.] edintorno dicio quello che- 
sauegua. 


335 

i§ Cheperme nolli puoeser mostrato, insi- 
piciola parte ogniqua insegna enfare endire sia- 
dase asenato. 

CCCLXVn. 
-GUITONE. 

nnome crederà gialquno amante, sepossa 
delasua donna laudare. Contutto lomeo nosia si- 
bene instante, conuista alquna mostra benuolere. 
Ecio chelchere farebbe ilsimilliante. selsepotesse 
far conbel parere. Orsse nodicie ofa desi senbiante. 
deuela lomo pero falssa tenere. 

1$ No cierto già sedonna dibonprescio. che 
dicie nonperchenouol mostrare chagia talento poi 
nonda podere. 

1$ Che senga frutto auere nouuldisprescio. 
senbiante fa per chedega isperare che donar uule 
setenpo sa cherere. 

CCCLXVIII. 
-GUITONE. 

ra dira lomo ga chelopodere. ciascuna donna 
abene poi chelepiace. Epote bene istar tanto inpo- 
dere, cheuero dicie etanto chefalacie. Esan gra- 
nuogUia epicolo sauere. loco epodere assai uede 
ueracie. Chapoca uoglla gransenno uedere. nonpo 
prendere cicche confacic. 

Hi Donqua chiama peni auoler tanto, cheno- 
blianga metto losauere ecrescha uoilla sedilei uule 
uanto. 


\ 


336 

1$ Perlogranforgo dimercie cherire. uincera 
orghoUio egrauoflo ischianto checontracio nonpo 
fidanga tenire. 

(137 recto) CCCLXIX. 

.GUITONE. 

ritorno adire chelamante. aue afare dapoi 
chasenbianti asai prouato. Istendere dia kalei possa 
parlare, inalquloco palese ocielato. Prenda locho 
sepo fardimandare. seno dimandi cascion daltro 
lato. Caperingegno eperforga mostrare, uuole la- 
donna cheuegna talmercato. 

1^ Esse celato loco oella conta, bassi eabracoi 
ese consentimento leude alquno etutto ciò che- 
monta. 

1$ Ora seno potesse far parlamento, parli 
pertale chesia priuate conta esia sua pare sepo 
diualimento. 

» 

CCCLXX. 
-GUITONE. 

rchidira ouer chifara dire, dapoi cauene 
chedaloco estagione. Semagior paro omenor depo- 
dere, ladonna siuule guardi perragione. Equale 
dicore edisauere. equale datto equale dicondicjione. 
Perchediuersa uia siuul tenere, coladonna diuerssa 
operascione. 

1$ Chetai nule minacia etal pregherà, etal 
cortese dire etal uilano etal parola umile etal 
fera. 


337 

* • 

it Etale chedice conforta ama lesano. etale 
chenone bona efasse altera efalso core uerso la- 
mante ìstrano. 

CCCLXXI. 
.GUITONE. 

bene casquna uale sicome sagio, ciasquno 
chaso grado comò equando. Malepiu uolte esser, 
cortese esago, eseuule propiamente comencando. 
Epiu uerdela donna chedamagio. cheuersso dela- 
pare dritto usando. Cheuersso delapare uole tale 
usagio. cheuersso delaminor uoUe comando. 

1$ Quale pare quale magio quale minore, 
mepo lomo dire edeo rispondo bene quello che 
conuenete altro emagiofe. 

i^ Esoura magio quella chene. onaltra pare 
incio magior for[t]ore equella cheminor parsimel 
uene. 

cccLxxn. 

.MESSER LAPPO SALTARELLO. 

onsiderando ingegno epresio fino, chatu 
dimino tene egranualenga. Chesalamon sanson 
elbon merlino, daui diuino auinto per sentenza. 
Chetutti fur perdonne missi alchino. perun camino 
trouar senga falcnija. Etutti linghanni sol peruno 
inclino, aloperfino uerte non inpo tenera. 

* m Ordonqua come dego tencionare. teco che- 
porti delliamauti fiore/ donne edongelle tieni intua 
podestà. 

Cod. Iav. B«d. i2 


X 


338 

1$ Nogi conuiene ame seuoglo regnare, intuo 
seruiscio stare atutte lore/ accio cheno mitoglli 
lamia festa. 

(137 verso) CCCLXXm. 

MESSER GIOUAININI DAREpO. 

[L']usciel fenicie quando uenalmorire. dice 
lagente chefa dolce* chanto. Ede grànmerauillia 
alouerdire. cantar delacosa onde uien pianto. Ame 
medesmo uegio adouenire. che sono inamorato 
emoro ecanto. Edela morte nopensso guarire, 
senga madonna uper forga disanto. 

Fù Ora uenisse ame comadouene. alofeniscie 
chemore cantando emorendo disestesso sirifacie. 

1$ Selofocho damoie chemetene. -aucidendo 
migesse recriando soferia damor lamorte in pace. 

CCCLXXIV. 
NOTAR GIACOMO. 

ouisso mifa andare alegramente. lobello uisso 
mifa rineghare. Louisso meconforta ispesament. 
ladorno uiso chemifa penare. Lochiaro uisso 
delapiu auenente. ladorno uiso riso mefa fare. 
Diquello uiso parlane lagiente. chenullo uiso li- 
postare. 

T^ Chiufde mai cosi beglliochi inuiso. nesi- 
amorosi fare lisenb[i]anti (^) ne bocha concotanto 
dolce risso. 


(1) Pare senbianti fatto da senbranti. 


339 

^ Quandeo liparló moroli dauanti. • eparemi 
chìuada inparadiso etegnomi sourano dogna- 
mante. 

CCCLXXV. 
NOTAR GIACOMO. 

ouisso esoD diuiso dalouiso. eper auisso credo 
benuisare. Perodiuiso uiso dalouiso. chaltre louiso 
chelodiuisare. Epor auiso uiso intale uiso. del- 
qualme nonposso diuisare. Viso aueder^ quelle 
perauiso. chenone altro senon deo deuisare. 

T$ Entro auiso eper auiso noe diuiso. che- 
none altro cheuisare inuiso pero misfor^o tuctora 
uisare. 

1$ Credo perauiso cheda uiso. giamai me 
non posessere diuiso- cheluomo uinde possa di- 
uisare. 

CCCLXXVI. • 

GUITONE. 

onparomi peruenire adamore. damor sonpiu 
chenuista nonparo. Enparo gietto pensso damore'. 
amor maprende più chelena paro. Saparo nori- 
tegno perchamore. chamor tormenta seuQa(0 alcun 
riparo. Raparo alacontrada dune amore, amor 
mischacia sichio nona pafo. 

i^ Nouoria amare nepoter dire eoamo. cha- 
damo funghanato peramare mesono amare tute 
gioi seo uamo. 

(1) È nel codice chiaramente seu^a, e senza leggesi anche 
neUa traBcrizione del BÌBOÌoni. 


340 

Fd Conpescie alamo èdomo rotto imare. da- 
mare alafortuna cui amo seo nouamo ualente 
keuinpare. 

(138 recto) CCCLXXVII. 

GUITONE. 

nparo senpre condicio damore. damare 8on 
più chenuista nonparo. Nopara credo aner senio 
damore' damore amare eopur son forparo. Eparo 
dicolormi fera more, chamor tormenta sengalcun 
riparo. Cheo aparo nonfo contra delamore. samor 
me fere pur loscudo paro. 

1$ Epuramare uoi quella cuiamo. chadamo 
mane sipreso lamare più chaltro amante dibon- 
amor leiamo. 

1$ Edeo cheuamo uoi dibuono amore, damor 
consillio chenbochiate lamo incamo dico auoi quel 
cheliuenpare. 

^CCLXXVin. 
MESSER GIOUANNI DAREQO. 

elao consua lancia atoscichata. ferendo lomo 
nopotea guarire. «Senon londe ferisse altra fiata, 
simi uegio diuoi bella . uenire. Delaferuta chema- 
uete data, farami desto secholo partire. Conuene 
peruoi esere sanata, chelapena faciatemi * sentire. 

^ Faciatemi comefa lopelichano. chefere Io- 
fillio efalmorire epoi sinde ripente chelamorto. 

i^ Fere sestesso nelolocho sano, edelosangue 
sub lidasentire rendendo uita diquello conforto. 


341 


CCCLXXIX. 
BONAGIUNTA DALUCA. 

euomo alafortuna boncoragio. istar più forte 
quando incontra lliene. Equanto più llicrescie efa 
damagio. alora più conforta lasua ispeme. Equesto 
agio ueduto perusagio. chelbene etlmale luno et- 
latro auene. Ferme Iodico cheprouato lagio. chiun- 
qua sesconforta nofa bene. 

1$ Bence douemo delomal dolere, tenpo aspe- 
tare et prendere conforto sichelomale notante 
llincresca. 

i^ Eo disiando pensaimf morire, uentura ma- 
condu[t]to asibon porto che tute lemie pene ingioi 
rifresca. • 

CCCLXXX. 
NOTAR GIACOMO. 

4 

lare craro ouista piega dare, poi cheturbato 
render chiarore. Efreda neue ghiacia douentare. 
elafredura rendere chalore. EcoSa dolce molto 
amaregiare. elamare^a tornare indolgiore. Edu 
fuerreri infina pacie istare. fradue amanti na- 
sciere errore. 

1$ Edouisto damor cosa più forte, lome cor 
carde astutato confocho sime ferie esanome fe- 
rando. 

1$ Lauita cheme die fulamia morte, chesime 
ìstringe amor notrouo loco lofoco chemistrinsse 
oranenc(i)endo. 


342 

(138 verso) CCCLXXXI. 

NOTAR GIACOMO. 

ialta amanza apresa lome core, chimi dis- 
fido deloconpimento. Cheinaguila gruera omesso 
amore, benest orghoUio mano falimento. Chamor 
lencalga espera aulente frore. chalbor altera in- 
crina dolce uento. Elodiamante ronpe atute lore. 
delacreme lomolle sentimento. 

1$ Donqua madonna selacrime epianto, del 
diamante frange ledurege nostre altege poria 
isbasare. 

Hi Lomeo penar amoroso chetanto. umiliare 
leuostre durege. efoco damor inuiui donna alu- 
mare. 

cccLxxxn. 

NOTAR GIACOMO. 

ersoferenga siuince granuetorìa. ondomo uen 
spesora indignitade. Siconsitroua nelantica istoria, 
di iobo chebtfe tanta auersitade. Chifu sofrente 
noperdeo memoria, pergraue pene chalui fosser 
date. Onde lifu data corona [nela groria]. dauanii 
ladiuina maiestate. 

^ Pero conforto grande dico prendo, ancora 
lamia uentura uada torta^ nome dispero certo 
malamente. 

^ Chelauentura senpre uà corendo. etosta- 
mente richa gioia aporta^ achiunque bono so- 
frente. 


343 


CCCLXXXm. 
NOTAR GIACOMO. 

ierto mepare cheTar dea bonsignore. isignoria 
sua fier cominciameto. Sichelodoti chia maluascia 
incore. echilabono melliori ilsutalento. Cosi poria 
uenire grande onore, eabonfine deloso regimento. 
Cheae dalcominf iare mostra ualore. porase -render 
dolce alfinimento. 

1$ Ma inte amore uegio locontraro. sicomo 
quello pien difelisone/ chalcominciar nomostri 
fiordamaro. 

1$ Poi scruopi tua maluagia openione. qual- 
piu tiserue afe quel menaicaro/ ondeo taprouo 
persignor felone. 

CCCLXXXIV. 
GIOUANNI MAROTOLO. 

uando decosa lomo adisianga. conuene rin- 
frenare loso coragio. Nopo celare intuto lape- 
sanga. logrande noio lira elodanagio. Pero se- 
dollio piangho esto innera^a. edeuenuto sono cqmo 
seluagio. Dapoi chenonmauene imia falan^'a. di- 
spiaciaui madona ilmalchiagio. 

tìi Chespese uolte uisolea uedere. edela ue- 
duta auer solaio egiocO/ epur dicio contento 
mitenea. 

1$ Macfiuenuto enchelmeo uolere. cosa che- 
mitole tenpo elocho. diuoi uedere dolce donnamia. 


344 

(139 redo) CCCLXXXV. 

GIOUANNI MAROTOLO. 

apoi chiuamo donna miaualente. alegro sono 
detutol nostro onore. Ancor pesanga naga frala- 
mente. sedino! degio eser perditore, Mapreghoui 
chesiate conosciente. enoma bandoniate dolge 
amore. Chetorto efallo foria certamente, deobliare 
louostrt) seruidore. 

1$ Pero* ueldico congrande omiltade. deluo- 
stro seruo. agiate remebranga/ sicheo nopera in- 
uostra balia. 

1$ Biasmar nodegio lanoua amistade. dapoi 
chefataa (^) conuostra onoranga sedibono isposo 
auete conpagnia. 

• 

CCCLXXXVI. 
MESSER LAPO SALTARELLO. .* 

ontragio digrandira benuollega. eper paura 
ardimento omostrato. Perdutolpiato uinto per- 
sentenga. etutor no seguendo esocaciato. Del 
coplimento sono ala comenga. fugeme loco la- 
ouera locato. Eguadagnar mipar chesia perdenga. 
amar masenbra dolce asaporato. 

1$ Cosi maintraualliato acorta cosa, goe amor 
chaueUiar dormendo^ meface istraniar oueo so- 
conto. 


(1) Nel codioe è chiaramente chefataa ^ ma sembra che la 
prima mano istema abbia voluto mutare il primo a in una U 


345 

1$ Chespese uolte àpello fior larosa. econ- 
tradico laoue nocontendoy damar credo asbasar 
epur sormonto. 

cccLxxxvn. 

SER POLO gopo. 

icomol balenato efoco aciso. senbra fralaire 
isqura epoi risprende. Poi losolume apare edistiso. 
pergranfortural forte trono disciende. Com trema 
dipaura edisioso. cheQO poseser nero achi lon- 
tende. Cosi isguardando cheo sono sipreso. dalisoi 
ochi respiandor merende. 

^ Poi cheloso splendor eaparito. lelingue 
croie uaghe dimaldirc/ trovan parlando eanome 
ferito. 

T^ Reprenden chime fakaldete gire, souente 
dedolor seria peritoma/ finamor giamai nodefalire. 

CCCLXXXVm. 

. SER POLO gopo. 

adro misebra amore poichefesse. sicomo fe- 
ladrone fasouente. Chesenuia troua queldaltro 
paese. Fai credere chelsal camino certamente. 
Enghanna(^) quel chesua guida prese, prometendol 
menar seguramente. Emenalo laonoi nailon difese, 
epoi silprende etratal m&lamente. 


(1) Però la lineetta, eegno della n, sta del tutto sulla a, 
ooBÌcohò la trascrìxione potrebbe anch* essere Enghanan, 


346 

1$ Sebiante mente medeuen damore. chelui 
segui credendo delui bene / elme prese en tal loco 
madusse. 

1$ Esime istringe chinono aalore. chedinulo 
solazo inesouene/ meglio mefora chemorto mifosse. 

(139 verso.) CCCLXXXIX. 

SER POLO gopo. 

icomo quel cheporta lalumera. lanotte quando 
passa perlauia. Aluma asai piugente delaspera. 
chese medesmo chelainbalia. Eduna bestia cha- 
nome pantera, chauliscie più cherosa okelomia. 
Erepiendauli mento onaltra fera, edella par che- 
qura nonedia. 

^ Cosi madonna dele granbele^e. nonpar 
cheuinal^iate lapersona. maralegfate casqun che- 
uimira. 

^ Maseuedeste unaltra chelauesse. angi la- 
prendereste checorona^ neghabefestel cor chende 
sospira. 

CCCXC. 

MES8ER TOMASO DAFAENQA. 

nuidiosa gente malparlera. piena dinghanno 
edereo pensamento Falanga faite- confalsa ma- 
nera., noi reprendetel meo intendimento.- Chegia 
guarSandol bianco fior nospera. lome Ancore inreo 
proponimento Madecasquna cosa piagentera. ue- 
dere men(^) danatural talento. 

(1) Mano posteriore ha però corretto tnen in uien. 


347 

1$ Chel core elliochi uoler fan guaitare. eda- 
uisare onne cosa piagentC/ pertanto liochi j^onson 
dabiasmare. 

B^ Dora inanti staro soferente. pergrauar 
uoi ernia donna iscolpare / perdonerami tante co- 
noscente. 

CCCXCI. 

MESSER TOMASO. 

• 

omo lestelle sopra ladiana. rende splendor 
congrande claritate. . Cosi lamia donna par so- 
urana. detute ledonne chagio trouate. Chelasua 
angelica figura umana, mepar ornata detuta bei- 
tate. Vmele portatura soaue etpiana. ilei sitroua 
congrande onestate. 

1$ Pero delei amar agio temenza, conside- 
rando sualto ualorc/ elsenno etlabelega cheilei 
pare. 

1$ Perdeo lapregho cagia proueden<ja. dime 
chesono soleial seruidorc/ maper temenga noioso 
mostrare. 

CCCXCII. 

MESSER TOMASO.' 

nuoi amore lonoma faluto. sicomo nelo- 
giuooo ^elaswiro (*). Chimeglio sinecredeser uenutp. 
pegio sine ritruoua lodenaro. Cosi dunqua lonome 
ce perduto, chedeue eser dolce edeamaro. Mera- 


(1) Qaestft è deUa .prima mano stesBa stata scritta tuU^ a 
primitiva, ohe ò ancora Tisibile. 


348 

uille chetaDt[e]Bte (^) teouto. poi tutto seretroua 
locont^aro. 

^ Elouòglio chiamar, dolor epianto* che 
quando lomo meglio sene crede allora nesera 
doUioBO et lasso. 

^ Nulomo ce nonesperì seno tanto, quanto 
cogliochi suoi medesmi uedc/ chetostamente fa- 
delalto basso. 

(140 recto.) CCCXCm. 

MASARELLO DATOOI. • 

• 

[ojgnomo deue asai charo tenere, loprimo bene 
chedaue aquistato. Cheseuien irichega neinpotere. 
conquello primo laue guadagnato. Chi seguita loso 
folle uolere. alafiata trouase inghanato. Pero deue 
dotare decadere, quello checo trauaglia ealto 
montato. 

1$ Rade fiate ' trouamo folia. aconpagnata 
colapouertatc/ pero . chelopensieri londestoUe. 

1$ Ma quello chefu pouero dapria. sepoi 
uene irichcQa ne indignitadC/ ispesse fiate troua 
lomo folle. 

« CCCXCIV. 

SER POLO DABOLOGNIA. 

[njonsi changi lafina benuollienga. ^chenata 
franoi donzella ualente. • Seo nonfacio mostranga 
pertemenga. chagio bella dela noiosa gente. Che- 


*(1) La [e] parrebbe fatta, da m^o antica, da nn* o (che" 
tanioste ). 


349 

sturbano lamor quande inparuenga. pia tosto 
chesesta celatamente. Vndeo porto incor lauostra 
intenda, celata chedefuor nonpar neiente. 

1$ Chamor ecosa molto dubicosa. sicomomo 
chamorte pieghato/ chemor tenendo sua piagha 
nascosa. 

1$ Asimel pena penici amor sondato, seno- 
maitate uoi ciera amorosa^ celando aùior moragio 
disperato. 

CCCXCV. 

NOTAR GIACOMO 

[8]icomoI parpaglione chatalnatura. nonsiran- 
cura deferire alfocho. Mauete fatto gentil creatura, 
nondate cura seo incendo ecoco. Venendo auoi 
lomeo cor sasigura. pensando talchiarura siagioco. 
Comelijitello eoblio larsura. mai pontro uai uen- 
tura inalcunloco 

1$ Cioè locor chenoa ciochebrama. semor 
ardendo nela dolce fianma/ rendendolle uita come 
lafinise. 

1^ Epoi lamor naturalmente ilchiama. Ela- 
dornege kensperie lafiama^ renden doglie uita 
come lafinise. 

CCCXCVI. 

NOTAR GIACOMO. 

hinonauesse mai ueduto foco, nocrederia che- 
cocere potesse. Anti lisenbraria solaio et gioco, 
loso isprendor quando louedesse. Masello lotocasse 
inalqun loco, bellisebrara cheforte cocesse. Quello 


350 

damore matochato unpoco. molto mecoce dee 
chesaprendesse. 

i^ Chesaprendesse inuoi donna mia. chemi 
mostrate darsolago amando ^ euoi midate pur' 
penetormento. 

1$ Ecerto lamor fa granuilania. cheno di- 
stringe te cheuai ghabando • ame cheseruo nonda 
isbaldimento. 

(140 verso.) CCCXCVII. 

GRAgiOLO DAFIRENZE. 

[g]lliochi sono mesagi delochore. ano portata 
alomeo cor nouella. Dela belega nostra edelua- 
lore. edel pregio cheregna inuoi dogella. Sico- 
ramai sua for^a esu uighore. inamar tutto mete 
noi chiarita istella. Che parete uerace dea damore. 
tanto siete piagente* adorne 'bella 

1$ Poi tu^o conplimento inuoi sitroua. inuoi 
amare certo locor meO/ mette pensier disio epia- 
cimento. 

1$ Donqua posso bendir senga prona, che- 
glliochi miei anfatto sichedio/ foruoi nonpossauer 
alegramento. 

cccxcvm. 

MESSER MASSEO DAMESINA. 

hiconosciesse silasua falanga. comomo cono- 
scie laltrui falimento. Dimal dire daltrui auria 
dotanga. perlapesanga dolsu manchamento. Ma- 
perlocorsso delainiqua usanza, ognomo sicredeser 
diualimento. Etalomeo etenuto in^ispregianga. 
chespregia altrui manonsago chisento. 


351 

lO Pero uoria chefoese distinato. checiasquno 
connosciesse ilsonore eldisinore elpregio elauer- 
ghogna. 

^ Talotta sicomette talpeccato. chesomo 
conoscièsse ilsoualore/ didicer mal daltrui nonauria 
sogna. 

CCCXCIX. 

MESSER ONESTO. 

auante uoi madonna sonuenuto. percontar 
lamia grane dogUien^a. Ecomo mortalmente ma 
feruto. deuoi lamor persua granpotenga. Cheloor 
dalcorpo sima departuto. sichedimorir agio gran- 
temenga Senomi date nostro dolce aiuto, canpar 
nonposso neaner grandega. 

^ Donqna perdeo nonuipiacia cheo ^ pera, 
nesoferi pena tanto crudellc/ cheme fastar amorte 
prosimana. pero * • 

^ Pero mi rapreeento anoi fresca cera, che- 
non W maucidiate poi uison sifedelc/ chel cor 
elcorpo metto inuostra mano. 

CD. ' 
MESSER POLO DICASTELLO. 

oi che tanto inuerme umiliate, cherendome 

m 

merce conpietanga.. Mostrando peruostro dire che- 
mamate. sicome pare perferma certanga. Ragione 
chelmeo uoler Baciate. poi« chiuiuegho incotanta 
pesanga. Permeo amor uogllo checonfortiate. che- 
nuoi omesso licore elasperanga. 


(1) Al solito la lineetta è sovrapposta in tal modo da po- 
tersi leggere e chenon e ckenno. 


352 

^ Eson diuoi sicoralmente presa, chegiomo 
et notte nonposso posare^ ansi incendo edardo 
più chefoco. 

<$ Masiu^ pregho chedauoi siantesa. cheui- 
piaccia lonostro amor celare^ infine atanto che- 
uegna tenpo eloco. 

(141 recto.) ODI. 

BONAGIUNTA DALUCCHA. 

eruto sono etchidime ferente, guardi chenon 
malcida aldisferare. Chio ueduto perir molta 
gente, nonel ferire manelferro trare. Pero feruto 
uogllò istar tacente, portar loferro per poter 
canpare. Cheper sofrenga diuiene omo uincete. 
cognik cosa siuince perdurare. 
, 1$ Pero chero merce auoi mia spera, dolce 
mia donna etucto miconfortO/ nondisferate mia 
mortai feruta. 

^ Merce perdeo nonni placia chipera. perso- 
ferenga tosto aspetto porto ^ perlungha pena lomi 
cor nonsimuta. 

CDH. 
BONAGIUNTA DALUCCA. 

[q]ualomo esularpta peruentura. nonsi ralegri 
perchesia inalbato. Che quanto pio simostra chiara 
epura, alorsigira edallo disbasato. Enullo prato 
asifresca uerdura. chelli suoi fiori nonchangino 
istato. Equesto caccio chauren pernatura. più 
grane chade chipiue montato. 


353 

^ Nosedeuomo troppo ralegrare. digran gran- 
dega netener ispeme/ chelle grandollia alegressa 
fallire. 

1$ AiiQÌ sideue molto umiliare, nonfar so- 
perchio per chagia granbene. che ogna mon[t]e (^) 
aualle deuenire. 

CDIIL 
BONAGIUNTA 

[o]m che sagio nelocominciare. molto gran- 
bene neglipuo seguire. Accio chesaccia ben per- 
seuerare. chiben comincia douria benfenire. Non- 
uale incominciare sen^a durare, neguadagnare 
sanQa ritenere. Agio ueduto omo moltaquistare. 
inpoco tenpo tucto inpouerire. 

1$ Ferme Iodico acuie douenuto. chagio per- 
duto permari tenere / quel caquistai inpicolo ter- 
mino. 

^ Lasso taupino nonual seson pentuto. chi- 
uol durare demisura auere^ eatenenga dibon 
senno efino. 

CDIV. 

[n]eltempo auerso omo deprender conforto, 
et confranchega inardir losucore Cheuilitate no- 
gllidìa isconforto. perche perisca pertroppo temere. 
Neiente uale chise giudica morto, senon contrasta 
quanto polmartore. Chel tenpo muta ispessamente 
porto, etorna inalegrega lodolore. 

(1) La t sembra fatta da ana e. 

Cod. Unr. lUd. 9S 


354 

1$ Cosispero inalegrega tornare, et perso- 
frenza uincer lotormento^ chaggio patuto et pato 
persofrire. 

1$ Laulente frore chesolea sormontare, ogn- 
altra disfinpregio eualimetO/Susfogllìamento ornai 
derenuerdire. 

(141 verso.) CDV. 

FABRUCIO DELANBERTACI 

mo nonprese ancor sisagiamente. nesimo 
a fare aquell cora douene. Chelusanga checorre in- 
fralagente. nolfaccia folle selli menesuiene. Equell 
calmondo fapiu folemente. coglli bene cheper 
uentura uene. Secondo luso sera conosciente. 
cognomo esagio aqui orprende bene. 

^ Pero uiue lagente ingrande erranza, chc- 
lauentura faparere folle esagio/ ciasquno dechilli 
piace alsu uolere. 

tó Enonguarda ragione nemisuranga. angi 
fabene achi douria danagio^ emal aquel cheben 
douria auere. 

CDVI. 

MESSER LAPO SALTARELLO. 

fc]hise medesmo inghanna pernegrigencja. 
inpar didanno susauer acorta. Poi chede salamon 
dritta sentenca. bensenepuo represa dare aperta. 
Peruoi Iodico donna cotemcn^a. chamor inuoi 
nonsia ragion couerta. Chemaltalento torna aben- 
uollienga. senonse porgel don unde proferita. 


355 

i^ Pero chelodonare deplacere. Almeo pare 
nato et agio audito / ehepiue laudato eldar che- 
ritenere. 

i^ Eper lunghar lodon none agradito, che- 
parcosa isfor^ata apurcherire. achinon uoltenere 
delgocho inuito. 

CDvn. 

MESSER GUIDO GUINIQELLO. 

[gjentil donzella dipregio nomata, degna 
dilaude et ditucto honore. Chepare deuoi nonfu 
ancora nata, nesi conplita detutto ualore. Pare 
ehenuoi dimori onne fiata, ladeita delalto deo 
damore. Detuto coupliraento siete ornata, dador- 
ne^e et ditucto bellore. 

^ Cheluostro uiso dasigran lumera. chenone 
donna chagia inse beltate/ chauoi dauante non- 
sascuri incera. 

^ Peruoi tutte bele^e sonafinate. eciascun 
fiore fioriscie insua manera logiorno quando uoi 
uidimostrate. 

CDvni. 

NOTAR GIACOMO. 

[djiamante nesmiraldo ne^afino. neuer nulal- 
tra gema preziosa. Topato negiaquinto nerubino. 
nelaritropia chesi uertudiosa. Nelamatisto nelcar- 
bonchio fino, loquale molto risprendente cosa. 
Nonano tante belege indomino, quanta inse lamia 
donna amorosa. 


356 

i^ Ediuertute tutte lautre auaiKja. esomil- 
liante disproiidore/ colasua conta eghaia inarao- 
ranga. 

li Epiu bello cherosa echefrore. cristo ledoni 
iiita edalegraiiya / esilacresca ingranpregio ed- 
onore. 

(142 recto.) CDIX. 

NOTAR GIACOMO. 

[gjuardando basalisco uelenoso. chelso isguar- 
dare face lonperire. Elaspido serpente inuidioso. 
cheper igegno mette altrui amorire. Elodragone 
chesi argollioso. cuielli prende nolassa partire. 
Aloro asenblo lamor chedollioso. chetonnentando 
altrui falansruire. 

1$ Incio anatura lamor ueramente. che inu- 
guardar conquide locoragio. eperingegno lofastar 
dolente. 

1$ Eper orgoglio mena grande oltragio. cui- 
ello prende grane pena sente/ bene conquiso chia 
susignoragio. 

CDX. 

NOTAR GIACOMO. 

[ojgnomo chama deamar sonore, edeladonna 
cheprende adamarc. Efolle chinone soferitore. 
chelanatura dcue omo isforgare. Nulomo deue 
dire ciò caincore. chelaparola nonpo ritornare. 
Datucta gente tenute milliore. chia misura neloso 
parlare. 


357 

i^ Pero madonna mi uollio sofrire. difar 
senblanga inuostra contrada, perche lagente si- 
sforga dimaldire. 

1$ Efaciol perchenon siate biasmata. chelomo 
sidilecta più didire/ lomale chelobene alafiata. 

CDXI. 

NOTAR GIACOMO 

[mjadonna anse uertute conualore. più che- 
nulaltra gemma presiosa. Che isguardando mitolse 
locore. cotante dinatura uertudiosa. Più lucie sua 
beltate edasprendore. chenonfalsole nenullautra 
cosa. Detute lautre elle souranefrore. chenulla 
aparegiare alci nonosa. 

^ Dinulla cosa nona mancamento, nefu nede 
nenonsera sua pare^ nencui sitroui tanto conpli- 
mento. 

^ Ecredo bene sedio lauesse afare, nonni 
metrebbe si suntendimentO/ chelapotesse simile 
formare. 

CDXII. 

MESSER FILIPPO DAMESSINA. 

[A] isirideo conforte fulopunto. chegliochi 
tuoi madonna isguardai lasso. Chesison pre(jo 
edauostramor punto, chamor dognaltra donna 
penici lasso. Nonlino dipenare uno punto, per 
omo morto auoi donna milasso. Nonsono meo 
quanto dimago punto, semi disdegne 0) bemoragio 
lasso. 

(I) La e finale è daUa prima mano etessa fatta eovra una #. 


358 

^ Poi nonson meo mauostro amor meo fino, 
preso mauete comò alena pari/ enonamo tristano 
tanto isolda. 

^ Quant[a]mo 0) uoi percui penar nonfino. 
oiro8a fressca chedimagio apari/ mercìe uichiamo 
loraeo male solda. 

(1 42 verso.) CDXIII. 

BONAGIUNTA DALUCCA. 

[v]oi chauete mutata lamanera. eglipiacenti 
ditti delamore. Dela forma dellessere ladouera. 
perauangare ognaltro trouatore. Auete fatto comò 
lalumera. chalescure partite dasprendore. Manon 
que Olle luce laltaspera. laquale auanga epassa 
dichiarore. 

i^ Cosi passate uoi disotiglianga. enon sipuo 
trouare chibene ispogna/ cotante iscura uostra 
parlatura. 

i^ Ede tenuta grane somillian^a. ancor chel 
senno uegna dabologna. traier can^om perforerà 
discritura. 

CDXIV. 

RISPOSTA 
DIMESSER GUIDO GUINIQELLO. 

[o]mo chesagio noncorre legiero. ma apasso 
grada sicon uoi misura. Quanda pensato ritien 


(1) SuUa a dalla prima mano, una piii recente ha tracciato 
una {quantomo). 


359 

sapensiero. fintanto cheluero lasigura. Folle chi- 
erede sol ueder louero. enonpensare chaltri ipogna 
cura. Nosedeue omo tenere troppo altero, ma- 
de guardar sostato esuanatura. 

^ Yolanau scielli peraire distrane guise, e- 
dandiuersi loro operamenti/ netutti duno uolare 
nedunardire. 

1$ Deo natura elmondo ingrado mise, efe 
despari senni eintendimeti/ perdio ciò comò pensa 
nondedire. 

CDXV. 

VBALDO DI MARCO. 

[n]ouello sonetto mando permesagio. alamia 
donna degiale contare. Ledolorose pene chetan- 
tagio. perlomeo troppo etlungo adimorare. Ne- 
alegrega mai nonaueragio. selei nonuegio che- 
mifa penare. Mabreuemente quanto più poragio. 
sepiacie adio micredo ritornare. 

i^ Dapoi chemiparti diquel paesse. mai solu- 
nora nonfui sen^a doglia, nedibon core mai non- 
feci riso. 

^ Eciascun giorno benmi pare umese. tanto 
mabonda ditornar lauogla ediueder losu piacente 
uiso. 

CDXVI. 

GUITONE DAREQO. 

fI]nogne cosa uuolsenno emisura, percheualor 
pregiato insegna fare. Chcnone lomo laudato 
perrichura. maperforga debon costumare. Intutte 


360 

cose siconuieu paura, perchelle forte cosa ileo- 
minciare. Chelmal comeiiQO tardi aegio dura, 
pero conuien dauanti lopensare. 

^ Machisemoue benfolle sepente. sedase 
odaltrui noe benconsilliatO/ eingrafatti nonsia 
corente. 

1$ Chelodiricto (^) senno senbiasmato. pero 
nagiate cura inuoi ualente conor rechere loben 
costumato. 

(143 recto.) CDXVII. 

NOTAR GIACOMO 

omo largento uiuo fugel foco, cosimifa del- 
uiso locholore. Quandeo uison dauanti innalcun- 
loco. per domandarui bella giodamore. Vedendo uoi 
ardimento osipoco. chinonuisacio dicer lomicore. 
Cosi tacendo perdo dauer gioco, seuoi nonfate 
comelbon signore. 

i^ Chenansi comò lichiera sinauede. tanta 
in se dibona canoscien^a. onde loseruidor none 
perdente. 

1$ Lodomandar nonnocia achibencrede. poi 
che colalingua cherir agiotemenga/ ecolocor tutor 
uison cherente. 

CDXVIII. 
MASARELLO DATODI. 

[d]egranguisa mifa merauilliare. ciò cagio 
audito chauoi adouene. Como potete nelocor pen- 

(l) Nella trascrizione del Biscioni leggesi però Che lo dirieto 
senno ecc. 


361 

sare. deprendere lomale perlobene. Sedeo non- 
auesse tutto agiudìcare. porriesi inqualche parto 
auere ispeme. Odelen prometere odefalare. auressi 
lalto biasmo eno lepene. 

^ Noe almondo nulla criatura. chenon con- 
uegna adeo render ragione epero bene folle 
chinon pensa. 

i§ Deuiuere aragione eamisura. sichepoi quando 
uiene lastagione^ noagia insù contraro 8enten<;a. 

CDXIX. 
LOBIANCO DIBUCARELLO 

sjicomognaltra fera loleone. teme eridotta 
quande insua presenza. Cosi temo nostra altrera 
fanone, madonna mia diuoi talo temenc^a. Cheo 
oscho fordemia oppinione. ismarìsco eperdo tucta 
conoscienga. Perche mauene audite lachagione. 
cheo giteragio uertera sentenza. 

^ Solo mauene pergrantemoranga. comagio 
audito dire souente orc/ chide corre teme eado- 
tanga. 

1$ Donqua samor meleua loualore. chedi- 
parlare nonagio ardimento/ ragione chedauoi ue- 
gnalbaldore. 

GDXX. 
BONAGIUNTA 

[a]me adouene comalogitello. quando lofoco 
dauanti lipare. Chetanto lirisenbla chiaro ebello. 


362 

chestendiue lamano perpilliare. Elofocho lonciende 
coee efallo fello, chenoe gioco lofoco tochare. 
Poiché pasata lira alora equello, disia inuer lo- 
foco ritornare. 

^ Maeo chetragho laigua delofoco. enoe 
nullomo chelopotesse fare, perlacrime cheo gietto 
tutto coco. 

^ Chiare esalsse equantaqua dimare, chan- 
dela chesaprende senga foco ^ arde eincende enon- 
sipo amortare. 

(143 verso.) CDXXI. 

GIOVANNI MAROTOLO. 

[cjhinelepietre semina somente. recollie poco 
segondol medire. Ecliisemina inuia laduua gente, 
degiano senpre caminare egire. Recoglie nulla 
edecosa credente, nonmi credo già punto fallire. 
Cosi adouene aciascun bonseruente. chin mala 
parte sidona aseruire. 

i^ Infraqualli lassi sono loprincipalo. chiamo 
eseruo colcor lialmentC/ quella chedure più che- 
diamante. 

^ Seo lechiamo merce poco miuale. comilita 
nonpossa ilei neiente. epero uita meforte pesante. 

CDXXII. 
BONAGIUNTA 

[t]utto lomondo simantien perfiore. sefior 
nonfosse frutto nonseria. Perlofiore simantone 
amore, gioie edalegrege chegransignoria. Edelafior 


363 

sonfatto seruidore. sidibon core che più nonporia. 
Infiore omesso tuctolmeo ualore. sifiore mifalisse 
ben moria. 

^ Eosono fiorito euado più fiorendo, infiore 
oposto tucto ilmidiportO/ per fiore agio lauita cer- 
tamente. 

1$ Conpiu fiorisco più infior mintendo. sefior 
mifalla benseria morto^ uostra merce madonna 
fioraulente. 

CDXXIII. 
LOCONTE DA SANCTA FIORE. 

[IJnogne menbro un ispirito menato, ein- 
teleto inamorato core. Esentome daraor tutto iii- 
fiamato. cheunpunto dicarne noe fiore. Elosospiro 
meo quando lofiato. eoaento ben cheua piangendo 
amore Amore einme tanto deuisato. più franie 
chenoe locolore. 

^ Amore einme tanto conuenuto. chello a- 
fatto unospero laundc uado^ chesistretto nonpuo 
partir solostando. 

^ Apoco apoco fuorua peraiuto. gietandono 
langhoscie chodentraC/ cosi dimorte canpo argu- 
mentando. 

CDXXIV. 

GIOVANNI MAROTOLO. 

[QJuanti più sono lidoni damore. tanto più 
crescie amor inbonuollienc^a. Elagran nobilita 
delchore. senpre j)iu safina insua ualen(;a. Pendio 


364 

non posso tacer lodolore. chema donato una cha- 
noscienQa. Cheo miuegio preso fortenore. assai 
più cheo nonsoglio amia pauenga. 

^ Sigrangioia dolce epiasentera. Esi dalaltre 
gioie diuisata^ data mauete cosi alegra cera. 

K' Chesopracio pensando alafiata. amor ma- 
ucide epiglia intalmaniera/ chagio lacanoscienga 
ingiuriata. 

(144 recto.) CDXXV. 

GIOVANNI MAROTOLO. 

[vjostro fìnpregio efina canoscienga. diuoi 
donna piagente pernatura. Simi chonforta chagia 
inuoi ualenga. echeo uidica inparte miasciagura. 
Come lafera elalta potenga. damor chemette lomo 
inauentura. Enon guarda ragione nesoferenga. 
senon sauere modo nemisura. 

^ Masipreso incontrauoglia mia. edami dato 
auoi donna seruire / considerando cheo degno 
nonera. 

rè Mapoi uipiace questa cosa sia. inuostre 
mani metto adobidire^ anima ecorpo core uita et 
spera. 

CDXXVI. 
MESSER GUIDO GUINIQELLO. 

[IJamentomi dimia disauentura. edun contra- 
rioso distinato. Dime medesmo chamo formisura. 
una donna dacuì nonsono amato. Edicemi ispe- 
ranga staladura. nonti cessare perreo senbiante 


365 

dato. Chemolto amaro fructo simatura. etdiuen 
dolcie perlungho aspetato. 

'v Donqua creder uoglio alasperanga. credo 
ehemi consigli lealmente / cheo serua alamia donna 
conleian^a 

i^ Guilliardonato aero grandemente, benmi 
rasenbra reina difrancia/ poi delaltre mipare lapin 
gente. 

CDXXVII. 
GUITONE DAREQO. 

[v]oi chepenate dibìasmar locore. diquegli 
cheserue lamorosa fede. Partiteui dacio peruostro 
onore, cogni peccato enuerdiquel mercede. Qun- 
omo ignudo edelo senno fore. ormiri quel chefacie 
chilofiere. Cotale que quben distringiamore. che- 
dochi nedicor punto nonuede 

li Ignudo ista nenonsi pò courire. nedi- 
mostrare lasua granmalatia^ alei chepote lui dicio 
guarire 

^ Perciò chiluede inse celar lodia. econtra- 
stare achiluolesse dire, istar cortese efugir uil- 
lania. 

CDXXVIII. 
Dogo NORI. 

[n]oui dispiacia donna mia daldire. seuoi da- 
uanti conto ilmeo tormento. Locor nona sogiorno 
dilanguire, piange sospira nelosu lamento. Dicendo 


366 

morte degiaui agradire, trami dipena chesi forte 
sento. Chesai ualmeglio inuna morire, checonsu- 
mare apoco sen^abento. 

1$ Edeo consento donna chello mora, senuoi 
iapietata notroua pietate^ edolliaui delmale co 
peruoi tanto. 

i^ Chenueritate sedelcorpo fora, iscisse cole- 
pene chae incharnate chilouedesse neleueria pianto. 

(144 verso.) CDXXIX. 

NOTAR GIACOMO. 

[ajngelicha figura econprobata. dobiata diri- 
(jura edigrandege. Disenno edadornege sete ornata, 
enate dafinate gentilege. Nonmi parete femina 
incarnata, raafatta pergli frori dibele<je. Incui 
tutta uertudie ediuisata. edatauoi tute auenantege. 

^ Inuoi epregio senno econoscienga. eso- 
frenga chesomna delebelle/ comò laspeme chefio- 
riscie ingrana. 

1$ Come lonome aute lapotenga. didar sen- 
tenza chicontra noi uiene / sicomauene alacita 
romana. 

CDXXX. 

BONAGIUNTA. 

[djentro dalanieue escie lofoco. edimorando 
nela sua gialura. Euincela lesole apoco apoco, 
diuien cristallo laigua tante dura. Equella fianma 
siparte daloco. econtra delasua prima natura. 
Euoi madonna lotenete agioco, conpiu uipregho 
più mistate dura. 


367 

1$ Maquesto agio ueduto peristando. lacierbo 
pomo indolce ritornare^ magia uostro core non- 
sina mora. 

H' Ladolce cera uede pur clamando, liau- 
gielli uiconuitano damare amar conuene ladolce 
criatura. 

CDXXXl. 
NOTAR GIACOMO. 

[QJuandoma unbonamico leiale. cortesemente 
ilde saper tenere. Enolde trar sicorto deliale. 
chesiconue[n]gna perforga partire. Chedaquistar 
lamico pocouale. dapoi chenolosa benmantenere. 
Chelode conosciere bene emale, donare etorre 
esaperlagradire. 

là Mamolti creden tenere amistade. solper 
pelare altrui alacortege. enon mostrare inuista 
ciochesia. 

^ Belli falla pensieri inueritate. chicrede 
fare daltrui borsa spese/ corno uiuente sofrir 
nolporia. 

CDXXXIL 

GUITONE DAREpO. 

[o] tu lassomo came peramore. come potu 
siltudanno abelire. Cheben dealtre sostener la- 
bore, pregio aquistando ericor lapiagire. Etu dicio 
tutto timetti fore. enelcoiitraro pene diueniro 
Legier digioia egreue didolore, tener tipuote iltu 
folle disire. 


368 

^ Cheseualesse incondisono damare, incia- 
scuiia uertu conpitamente/ comalesandro re uallse 
indonare. 

i§ Siti dispregiarla alcunsaciente. perche 
ilmal troppo esalcunbennapare uegio chetorna 
agranmal fìnalmente. 


Sotto a quest* ultimo sonetto, con oui termina il oodìoe 
Laurenziano-Rediano n.^ 9, il Redi Borisse: < Di FraW^ Badi 
Aretino \ 1670 ». 



INDICE DELLE RIME 


A renforraare amoro efede espera . 
A sangiouanni amonte mia cansone 
Accui pradensa porge alta lumera . 
Acquei chesonmo dicitore altero 
A Due singnor nonpo durar un rengno 
Aibona doona che edeuenuto. 
Aiche bon meuedere ben(e) p[ati]ente 
Aiche graue dannaggio eche noioso 
Aiche uiUano eche folle follore . . 
Aicome (iii)me crudel forte enoioza 
Aicomo ben delmeo stato mi pare 
Aicomo ebben dizorrato nescente 
Aicomo matto eben sensa questione 
Aicon midol uedere homo ualentc 
Aideo chedoloroza .... 
Aideo chiuidde donna uisiata. 
Aideo chiuidde mai tal malatia 
Aidco merse cheffi dime amore 
Aidolce gioia amara adopo meo 
Aidolse cosa perfetta speransa 
Ailasso cheliboni climal[uagi] 
Ailasso comò mai trouar poria 
Ailasso dolorozo più nonposso 
Ailasso ore stagion dedoler tanto 
Aimala noia mal uodoni deo . . 
Aimizero taupino ora scoperchio 


*ag. 

64 

» 

145 

» 

316 

V 

315 

» 

331 

» 

58 

» 

290 

» 

278 

» 

250 

» 

230 

» 

239 

» 

273 

» 

250 

» 

209 

:> 

62 

» 

249 

» 

218 

» 

133 

» 

224 

» 

243 

» 

83 

» 

235 

» 

137 

» 

81 

» 

233 

» 

135 


370 

Alquanto che uergogna e che dogliaggio . . Pag. 7 

[AJisirideo conforte fulopunto » 357 

Ajbona donna orsetucto cheo sia » 210 

(A)lare craro ouista pioga dare » 341 

Alberìgol delando appena cosa > 282 

Alcor gientil repara senpre amore » 96 

Alcun conto dite conte gualtieri » 291 

Aldendendo dire laltero ualore » 313 

[a]Llegramente canto » 205 

Alquanto senza lomo dicer fermo » 288 

Altra fiata aggio donne parlato » 86 

Altra gioi nonme gente » 79 

Altro che morte ormai nonueggio sia. . . . » 235 

[a]me adouene comalogitello » 361 

Amistade denuidia emedicina » 265 

Amor chetutte cose signoreggia » 310 

AMor maprizo eincarnato tutto » 207 

Amor merce corme mister chestia » 219 

Amor mercede intende seo ragione .... » 207 

Amor mi fa souente » 112 

Amor nono podere » 56 

[a]mor non vuole chio clami » 187 

AMor perdeo merce mercede » 211 

Amor secoza (s)e chen signoria » 217 

Amor tantaltamente > 89 

Amor tegnomi matto » 132 

Amore amaro amorte mai feruto » 328 

Amore auendo interamente uoglia » 110 

Amore certo assai merauigliare » 220 

[aJMore dacui mone tuctora > 203 

Amore egioia bella gioia sento » 238 

[a] More incui disio edosperanza » 201 

Amore perchemai » 121 

[a]Morosa donna fina » 200 

Amorozo uoler maue conmosso > 139 

Anamoranza » 190 

Ancor chcllaigua por lo foco lasse » 114 


371 

[ajngelicha figura econprobata Pag. 366 

Appio uoler^mostrar cheporti uero » 305 

Ascaro loco conuen lume clero » 304 

[aJSsai credetti celare » 202 

Assai miplagerea » 116 

Auarisia tu meriti affanno » 258 

Auda che(d)dico chiuolarrichire » 277 

Auda chiuole adessa ilmio parere » 278 

Auegna chepartensa » 117 

Beato francesco inte laudare » 34 

Beltà didonna dipiagente core » 304 

Ben merauiglio comò hom conoscente. ... » 241 

Benaggia ormai lafede elamor meo .... » 237 

bone casquna uale sicome sagio » 337 

Bene ueggio chechi(e) terabuffa » 297 

Benla enpodere elaten canoscenza » 215 

Benme uenuto prima alcor doglensa .... » 103 

Bensaccìo deuerta chelmeo trouare .... » 219 

Blasmomi delamore » 122 

Certo guitton delomal tuo raipeza » 236 

Certo maladonna malo accatto » 248 

Certo noia nonso cheo faccia odicha .... v 234 

diarissimi pio fiate eorappare » 269 

Charo padre meo deuostra laude » 287 

Chastitate tu luce ettu(8pr) [belìo]re .... » 265 

Che b[oJn dio sonmo sia creatore » 285 

Cheo cor auesso miporea laudare » 329 

Chero condirittura » 57 

Chiara inse ualore > 179 

(C)hiconosciesso silasua falanga ;i^ 350 

Chinel dolore abona sofferensa » 317 

[cjhinelepietre semina semente » 362 ^ 

(C)hinonauesse mai ueduto foco » 349 

Chipote departire » 43 

Chiricicue giammai sifero inganno » 322 

[c]hise medesmo inghanna pernegrigen^a . . » 354 

Chisua uoglensa benauesse intera » 323 


372 


Olloglìocchìamor dolce saette marchi 
Chomune perta fa comun dolore . 
(C)ierto mepare chefar dea bonsignore 
Cornei fantìn chenelo 8pe[glo] smira 
Corneo più dico pia talento dire 
(C)omo largento uiuo fugel foco . 
(C)omo lestelle sopra ladiana. . . 
Con più mail ungo più me prossimana 
(C)on8Ìderando ingegno eprcsio fino 
Considerando laltera ualensa. . 
Considerando lauera partensa 
Consiglioti che parti esel podere 

Centra lomeo uolere 

(C)ontragio digrandira bcnuolle^a 
Cosi tidoni dio malauentura . 
Credeamessere lasso .... 

[d]Alcore miuene 

[d]Amoroso paese 

Danimo fìeuilessa ecodardia . 
Danimo tu bona uertu fortessa 
(D)apoi chiuamo donna miaualente 
(D)auante noi madonna sonucnuto . 
Dccoralmente amar mai non dimagra 
Degno e che chedice homo eldefenda 
[djegranguisa mifa merauilliare . . 
DEI dolor tantel souerchio fero . . 
Del ualorozo ualor coronata . . . 
Delafera inferta eangoscioza . . . 
Delmar sironpo londa effa tcnpesta 
[djcntro dalanieue escie lofoco . . 
Deo cheben aggia il cor meo chesibello 
Deo che malaggia mia fede miamore 
Deo che non posso or dizamar siforte 
Deo come bel poder quel dimcrcede 
Deo comò potè adimorar piacere . 
Deo condimandi ciò chetto donato . 
Deo confudolcie ebenaiienturozo. . 


Pag. 

330 

» 

40 

» 

343 

» 

328 

» 

240 

» 

360 

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347 

» 

242 

» 

337 

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130 

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160 

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228 

» 

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344 

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99 

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» 

195 

» 

262 

» 

268 

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344 

» 

351 

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245 

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16 

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360 

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246 

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366 

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213 

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233 

» 

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» 

212 

» 

209 

» 

227 

» 

290 


373 

Deporto egioia nelmeo core apporta .... Pag. 245 

Depruzor parte prior defìorensa » 294 

Detto dedir diro gioia gioìoza » 225 

Detutte cose ecagione emomento » 240 

Deuertu desciensia il cai podere » 263 

Deuisi tutti frati enertn dire > 270 

(D)eaomo alafortuna boncoragio > 341 

[djiamante nesmiraldo negafino » 355 

Dicio chelmeo cor sente » 126 

Didir già più noncelo > 169 

Diletto eccaro mio nona u[a1o]re » 283 

Disialta ualensa signoria » 153 

Dispregio pregio unon pregia pregiansa ... » 301 

Doglio languendo digreue pesanza » 329 

Dolendo amico digranosa pena » 307 

Doloroza doglensa indir madduce » 164 

Dolse uertu mansnetudo eddegnia » 267 

Donna lamor misforsa » 95 

Donque miparto lasso almen dedire .... » 231 

Edala donna mia comandamento » 213 

Entale guiza son rìmaso amante » 217 

£o non tegno già quel per bon fedele ... » 226 

Eo taggio inteso ete responderaggio .... » 225 

Eononson quel che cercha esser amato ... » 218 

Epoi lomeo penser fusi fermato » 216 

[e]soa natura esupoder damore » 333 

[e]sto amore none tutti comunale » 333 

Fera cagione ednra » 149 

Fero dolore ecrudel pena[et] dura » 212 

(F)eruto sono etchidime ferente » 352 

Figlo mio dilettozo infaccia laude » 287 

Finaconsideransa » 118 

Finfo amico dire io uoì prezente » 294 

Fior dibelta edogni coza bona » 184 

Fralautre pene maggio credo sia » 303 

Franchessa signoria senne riccore » 255 

[g]entil donzella dìpregìo nomata » 355 


374 

Gentil mia donna gioi senpre gioioza .... Pag. 77 

Già lungiamentc amore » 107 

Già lungiamente sono stato punto » 246 

Giente noioza euillana » 74 

Gieronimo concredo noi sapete » 318 

Gioia donne gioie mouimento » 236 

Gioia eallegransa » 60 

Gioia gioioza amo noie dolore » 231 

Gioia gioioza pia che non pò dire » 237 

Gioia gioioza plagente » 91 

Gioia moroza amor grasie mercede .... » 223 

Gioia moroza amor senpre lontano » 243 

Gioia moroza amor nostro lignaggio .... » 241 

Gioiamoroza amor pensando quanto .... » 244 

[g]Ioiosa mente canto » 197 

Gioioza gioi souronni gioi gioiua » 224 

Gioncella fonte parpaglione affocho .... » 252 

Giudicare euedcre del tutto fermo » 288 

Giudice deghallura enuostro amore .... » 292 

Giudice gherardo anme che stroppo .... » 297 

Giudice ubertin incatun fatto » 289 

[gjlliochi sono mesagi delochore » 350 

Gloria nana tu furtiuamente » 261 

Gloria uera eonor tutto errato » 268 

Grasie merce noi gentil donna errata. ... » 226 

Grasiosa epia » 31 

Granoso affanno epena » 148 

Grauoza dimoransa » 125 

[g]"Reue digioia » 185 

[gjuardando basalisco uelenoso » 356 

Guelfo conte epucciandon lauoce » 293 

Guidaloste assai se lungiamcnte » 291 

Guido conto nouello se hom dapare .... » 39 

Homo chesaggio non corre leggero .... > 311 

Homo sapiente euero » 45 

Infede mia chenamor grande aiuto » 242 

Innalta donna omizo miantendansa. .... » 106 


375 

[I]nogne cosa unolsenno emisura Pag. 359 

[I]nogne menbro un ispirìto menato .... » 363 

[I]nparo senpre condicio damore » 340 

Inuidìa tu nemich[a] acatun see » 259 

[I]nuìdiosa gente malparlera » 346 

[I]nuoi amore lonoma f aluto y> 347 

Ira pessimo uisio acciecha mente » 261 

Ladolorosa emia grane doglensa. » 158 

Ladoloroza noia y> 162 

(L)adro misebra amore poichefesse » 345 

Lagioìa mìa che detuttaltre soura » 71 

La gran sonrabbondanza >» 183 

[Ijamentomi dimia disauentura » 364 

[IJ Amoroso uedere » 194 

Languiscel meo spirito sere mane » 305 

Larghessa tu uertn dande tenendo » 264 

Lasso difar più ùerso » 310 

Lasso enche mal punto edenche fella. ... » 234 

Lasso noD sete ladoueo tormento » 229 

Lasso pensando quanto » 65 

Lasso souente sente chenatura » 306 

Lasso taupino enche punto crudele .... » 180 

Leal guittone nome non uerteri » 221 

Lcgìadra noia eaprufìcha altera » 232 

Lobadalisco alospecchio lucente » 326 

Lodire elfatto tutto certo elsono » 299 

Lodolor elagioi delmeo coraggio » 227 

Lofin progiauansato » 98 

Logran degio face alleggerare » 252 

Logran ualore elagentil plagensa » 321 

(L)omodo delamante eserdia » 334 

Lonomaluero fatta parentado » 300 

Lontan[o] son degioi egioi demene .... » 244 

[L]ouisso eson diuiso dalouiso » 339 

[Ljouisso mifa andare alegramente .... » 338 

[L'] usciel fenicie quando nenalmorire ... » 338 

Lussuria tu disaggiom matto fai » 258 


376 

[mjadonna anse uertute conualore Pag. 357 

Madonna dir nouoglo » 101 

Madonna il fine amor chedeo uoporto. ...» 93 

Madonna mia auoi mando » 104 

Madonna uoatraltera canoscenBa ..... » 129 

Madonna nostraltero plagimento » 151 

Madonneo dotto dicheai dottansa » 319 

Magna ferendo me'tuban orcgli » 323 

Magna medela agraue eperiglioza » 168 

Magni baroni certo eregi quazi » 47 

Manta stagione ueggìo » 67 

Mastro bandin semai detto damore .... » 296 

Mastro bandin nostre damor mercede. ... » 221 

Mastro bandino amico elmeo pregherò ... » 221 

[ME] piace dire corno sentto damore .... » 332 

Men brando ciò camere » 111 

Meo fero stato nato essi forte » 314 

(Me)o nnome crederà gialquno amante ... » 333 

Mepesa assai sesigrauel tuo stato » 230 

Merauiglioso beato » 33 

Merauiglozamente » 105 

Mcsser berte frescubaldi iddio » 284 

Messer bottaccio amico ognanìmale .... » 281 

Messer gentil laricca enoua pianta » 295 

Messer giouanni amicon nostro amore ... » 282 

Messer petro damassa leghato » 40 

Miri che dico onni hom chesemidore .... » 214 

Miri miri catnno accui bizogna p 254 

Neccssaro mangiare bere echiaro » 286 

[n]eItempo auerso omo deprender conforto . . » 353 

Nesciensia eppiu sciensia carnale » 257 

Nobile donna dicorona degna » 322 

Kon giustisia cioè falsessa etorto » 262 

Nonme posso fidare enmia defensa .... » 253 

Nonmi disdico nillan parladore » 247 

(N)onparomi peruenire adamore » 339 

[njpnsi changi lafina benuoUienga » 348 


377 

Nonsia dottozo alcun hom percheo guardi . . Pag. 239 

Nona meuolonta nelcor creata )» 172 

[n]ouelIo sonetto mando perraesagìo .... » 359 

[n]oui dìspiacia donna mia daldire x 365 

[0] diarissimi miei quale cagione f> 271 

grandi secular noi chepugnate » 254 

O quanto fiedi me forte sanando » 255 

O sonmo bono eddei bon solo autore. ... » 271 

[tu] denome amor guerra defa[tt]o. ... » 10 

tu deuino amor bon charitate » 267 

[o] tu lassomo came peramore » 367 

O nera uertu nero amore » 12 

Obenigna odolce opresiom » 273 

Obon giezu oue core » 29 

Ocari frati mei conmala mente » 21 

Odolce terra aretina » 25 

Odonne mie leale ebuono amore » 279 

Odonni bono bon bona uertu(t)e » 263 

Ofellone8c[h]i otraiti oforsennati » 274 

Ofrati miei noi che disiderate » 276 

[o]gnomo chama deamar sonore » 357 

[ojgnomo deue asai charo tenere f> 348 

Ograue ofellonesco operigliozo » 256 

[ojllasso non pensai » 198 

Oime che dite amor merce perdeo » 228 

Oime lasso comeo moro pensando » 222 

[o]m che sagio nelocominciare » 353 

[o]mo chesagio noncorre legiero » 358 

(0)mo nonprese ancor sisagiamente .... » 354 

Ometto uile ediuil cor messaggio » 280 

Onne uogloza domo infermitate ^ 50 

(Or) ritomo adire chelamante » 336 

Ora chelafreddore » 80 

(0)ra dira lomo ga chelopodere » 335 

Ora parrà seo sanerò cantare » 3 

(O)rchidira ouer chifara dire » 336 

Orson maestra diuillan parlare » 249 


378 


Otracoitata eforsennata gente . 
Otii giustisia donesta sprendore. 
Otu lassom chettì dai peramore . 
Otu om debologna sguarda esente 
Ouoi ditti signori ditemi doue . 
Ouoi gionane donne omizagiate . 
Padre deipadri miei emio messere 
Pare cheuoglia dicere lautore . 
(P)elao consua lancia atoscichata 
Pensandom cheual bon dizio fa desso 

Per lunga dimoransa 

(P)erche diuerssi chasi sono conuene 
Per fermo se ben hom che grauemente 
(Pjersoferen^a sinince grannetoria . 
Piagente donna noi cbeo gioi apello 
Pìcciule uile om grande ecar tenire 
Piggiore stimo chemorso dicapra . 
Pjeta perdeo donne uiprenda amore 
(P)oi che tanto inuerme umiliate . 
Poi chemia uogla uarcha .... 
Poi centra uogla dir pena conuene 
Poi dal mastro guitton latte tenete 
Poi dellal[te opre] tutte compimento 
[p]Oi lipiacie cauanzi suo ualore . 
Poi male tutto enulla inuer peccato 
[p]Oi non minai merze neben seruìre 
Poi pur discruo star fermol uolere. 
Poi sono stato conuitato accorte . 
Pozol corponun loco meo pigliando. 
Preghachidorme coramai sisuegli . 
Primo emaggio bono almeo parere. 
Pur apensar mipar gran merauiglia 
[qjualomo esularota peruentura . . 
Qualunqe bona donna auamadore . 
(Q)uando decosa lomo adisian^a. . 
Quando ualore esenno dom simostra 
[QJuandoma nnbonamico leiale . . 


a«- 

256 

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269 

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251 

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313 

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367 


379 

Quantaggio ingiegno eforsa inueritade . . . Pag. 312 

[Qjaanti più sono lidoni damore » 363 

Quanto tipìace amore maffannetira » 326 

Ragione mosse edamor lofattore » 284 

Raprezentando achanoscensa nostra .... » 308 

SAmor da cui procede bene male » 331 

Se(d)deuoi donna gente » 54 

SEdeo maiuti amor peccato fate ..... » 211 

Sedolorozo auoler mono dire » 178 

Sei nome deue seguitar lofatto » 289 

Selfilozofo dice enecessaro » 286 

Senon credesse dispiacere addio » 298 

Seo trouasse pietansa » 113 

Sequei che regna ensegnoria enpera .... » 307 

Seuole amico amor gioia te dare » 281 

Sialta amanza apresa lome core » 342 

Siccome ciascunom può safìgura » 327 

Siccome no acorpo emalatia » 275 

Sicomel mare face pertenpesta » 319 

Sicomel pescio aliasse » 100 

Sicomo ciascun quazi enfìngitore » 216 

Sìccomo già diss[i]anche alcuna cosa .... » 274 

(S)icomo quel cheporta lalumera » 346 

[s]icomognaltra fera loleone » 361 

(S)icomol balenato efoco aciso » 345 

[s]]'comol parpaglione chatalnatura » 349 

Sidilettoza gioia » 154 

Siforte macostretto '. . . . » 175 

Signor sensa pietansa udito dire » 325 

Similemente. gente, criatura » 325 

Similemente onore 9 119 

Sissono angosciozo epien didogla » 303 

Solamente uertu chedebitore » 272 

Souente aggio pensato di tacere 9 127 

Souente ueo saggio » 41 

Spietata donna efera orateprenda >> 208 

Stato son lungiamente i^ 147 


380 


Superbia tusse capo dipeccato . 
Tanto denertu frati edìgnitate . 
Tanto mabbonda materia di souerchio 
Tanto saggio ebon poi [me] somegli 
Tanto souente dittaggio altra fiata. 
Tenperansa dicorpo essanitade . . 
Tre cose sono perche mone catono 
[tjRoppo sono dimorato .... 
Ta costante essigur fondamento. . 
Ta uisio accidia accni ben fastidioso 
Tua scritta intesi bene lotinore . . 
Tactor seo ueglio odormo .... 
Tuttel maggiore bono amista sia . 
Tutto cheo poco uaglia .... 
[t]utto lomondo simantien perfiore . 
Tutto mistrugge inpensero enpianto 
Tuttol dolor cheo mai portai fu gioia 
Tuttor cheo diro gioi gioiua cosa . 
[t]ytora ladolze speranza .... 
Uegna uegna chi no1(e) gìocundare 
Uergogna olasso edo mestesso adira 
Uoglia dedir giusta ragion ma porta 
Uoi chepenate disauer lochore . 

Uostrorgoglosa cera 

Vacche ne(t)tora pio neente bado 
Yeracel ditto chechia mizura . 
Vero mio deuendenmia conpare . 
Villana donna nonmi ridisdire . 
Vita noioza pena soffrir lane . 
Vizio digola tu brutto eontozo . 
Vizo menon cheo mai potesse gioia 
Vogle ragion miconuite recherò. 
Voi cauete mutata lamainera . 
[v]oi chauete mutata lamanera . 
[y]oi chepenate dibiasmar locore 
[yjostro finpregìo efìna canoscien^a 


ag- 

257 

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270 

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141 


324 


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266 


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92 


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61 


72 


222 


205 


37 


5 


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108 


301 


316 


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260 


232 


300 


311 


858 


365 


364 


»^oqi 


INDICE DEGLI AUTORI 


Anonimi - 125, 132, 179, 180, 182, 284, 288, 312, 313, 
315, 316, 318, 319, 320, 321, 322, 323, 324, 329, 
330, 353. 

Baccìarone di Mcsser Baccone da Fisa - 172, 175, 178, 
314, 317. 

Bandino (Mastro) - 221. 

Betto Mette Fuoco - 121. 

Bianco (Lo) di Bucarello - 361. 

Bonagiunta Urbiciani da Lucca - 117, 118, 119, 311, 341, 
352, 353, 358, 361, 362, 366. 

Chiaro Davanzati da Firenze - 145, 328. 

Conte (Lo) da Santa Fiore - 363. 

Dotto (Messer) Beali da Lucca - 126, 305. 

Dozzo Neri - 365. 

Enzo (Re) - 112, 113. 

Fabruccio de' Lambertacci - 354. 

Federigo (Re) - 199. 

Federigo dall'Ambra - 310, 331. 

Filippo (Messer) da Messina - 357. 

Galletto Pisano - 99, 106. 

Giacomo d'Aquino - 205. 

Giacomo ^Notare) da Lentino - 101, 103, 104, 105, 108, 
111, 187, 188, 190, 191, 193, 326, 338, 339, 341, 
342, 343, 349, 355, 356, 357, 360, 366, 367. 


382 

Giacomo Pugliese - 205. 

Gieri Giannini - 314, 323. 

Giovanni (Messer) d'Arezzo - 339, 340. 

Giovanni Marotolo - 343, 344, 362, 363, 364. 

Graziolo da Firenze - 350. 

Guido Cavalcanti - 304. 

Guido (Giudice) delle Colonne - 114, 197. 

Guido (Messer) Guinizelli da Bologna - 93, 95, 96, 98, 
287, 302, 303, 311, 329, 355, 358, 364. 

Guittone (Frate) d'Arezzo - 3, 5, 7, 10, 12, 16, 18, 21, 
24, 27, 29, 31, 33, 34, 37, 38, 39, 40, 41, 43, 45, 
46, 47, 50, 54, 56, 57, 58, 60, 61, 62, 64, 65, 67, 
68, 69, 71, 72, 74, 77, 79, 80, 81, 83, 86, 89, 91, 
92, 207, 208, 209, 210, 211, 212, 213, 214, 215, 216, 
217, 218, 219, 220, 221, 222, 223, 224, 225, 226, 227, 
228, 229, 230, 231, 232, 233, 234, 235, 236, 237, 238, 
239, 240, 241, 242, 243, 244 245, 246, 247, 248, 249, 
250, 251, 252, 253, 254, 255, 256, 257, 258, 259, 260, 
261, 262, 263, 264, 265, 266, 267, 268, 269, 270, 271, 
272, 273, 274, 275, 276, 277, 278, 279, 280, 281, 282, 
283, 284, 285, 286, 287, 288, 289, 290, 291, 292, 293, 
294, 295, 296; 297, 298, 299, 300, 301, 332, 333, 334, 
335, 336, 337, 339, 340, 359, 365, 367. 

Lapo (Messer) Saltarello - 337, 344, 354. 

Lemme di Giovanni d' Orlandi - 148, 149. 

Lotto di Ser Dato Pisano - 166, 184. 

Lunardo del Guallaca - 100. 

Masarello da Todi - 348, 360. 

Matteo (Messer) d'Errico da Messina - 110, 350. 

Meo Abbracciavacca da Pistoia - 127, 129, 130, 286, 301, 
304, 306, 328. 

Mino del Pavesaio d'Arezzo - 147, 327. 

Monte Andrea da Firenze - 133, 137, 141, 305, 327. 

Natuccio Cinquino Pisano - 313, 315, 316. 

Nocco di Cenni di Frediano da Pisa - 185. 

Onesto (Messer) - 351. 

Paganino da Serzana - 123. 


383 

Panuccio dal Bagno - 151, 153, 154, 156, 158, 160, 162, 

164, 168, 169, 171, 306, 307, 308, 309, 310. 
Piero (Messer) delle Vigne - 201, 202. 
Polo (Messer) di Castello - 351. 
Polo (Ser) Zoppo da Bologna - 345, 346, 348. 
Pncciandone Martello Pisano - 325. 
Rainaldo d'Aquino - 122, 199, 200. 
Rttggeri (Messer) d'Amici - 107. 
Si. Qui. da Pistoia - 324, 332. 
Stefano (Notare) di Pronto di Messina - 113, 203. 
Terramagnino Pisano - 317. 
Tomaso (Messer) da Faenza - 139, 346, 347. 
Tomaso di Sasso di Messina - 194, 195. 
Ubaldo di Marco - 359. 
Ubertino (Giudice)* - 289. 


DELLA COLLEZIONE DI OPERE INEDITE RARE 

in corso di stampa: 

1. I Beali di Francia, Voi. II, parte II (Testo), a cura 

di Giuseppe Vandelli. 

2. Iie Bime di Fra Onlttone d'AreEzo, a cura di 

Flaminio Pellegrini, Voi. I. 

3. Iie Blme di SSerafino Aquilano, a cura di Mabio 

Menghiki, Voi. II. 

4. Iie Piacevoli H'ottl di Oio. Francesco Straparola, 

a cura di Giuseppe Rua, Libro IL 

5. Ile Blme di Torquato Tasso, a cura di Angelo 

Solerti, Voi. IV. 

6. I Cantici di Fra Jacopone da Todi, a cura di 

Severino Ferrari. 

7. Iie flettere di Fra Gnlttone d'AresBO, a cura di 

Francesco Torraca. 

8. liO Opere Toli^arl e latine In prosa e In Tersi 

di F. HI. molata, da manoscritti e stampe, a cura 
di Giosuè Carducci. 

9. !L*Ai:rlcoltnra di Glo.Tettorlo Sederini, dal mano- 

scritto autografo, a cura di Alberto Bacchi della 
Lega. 

10. Cantari caTallereschl del secoli XIT e XT, 

a cura di Giorgio Barini. 

11. IjO liCttere di Alessandro Tassoni, a cura di 

Giorgio Rossi, Voi. I. 


Bologna - 1900 - Regia Tipografìa 


FRyEZZO IDEIj VOLUnSdlE 


L. 9. — porto 0. 34 


Pubblicato il giorno 26 Maggio 1900 



THE BORROWER WIU BC CHARQEO 
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HOT RETURNEO TO THE LIBRARY OH 
OR BEFORE THE LABT DATE STAMPED 
BELOW. NON-RECEIPT OF OVERDUE 
NOTICES DOEB HOT EXEMPT THE 
BORROWER FROM OVEROUE FEEB. 



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