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Full text of "Inghilterra e Germania nel conflitto Europeo"

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INGHILTERRA 

E GERMANIA 

NEL 

CONFLITTO EUROPEO 



PADOVA 

Società Cooperativa Tipografica 


1914 



























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Tutte le ironie, tutti gli scherni del destino, 
sogghignano beffardi all’ occhio di coloro che 
attoniti osservano V odierna immane tragedia. 
Ci suonano ancora alle orecchie le frasi sonore 
dei predicatori di pace, la nostra mente é an¬ 
cora compresa di tutte le conquiste fatte nel 
campo del diritto internazionale e del benes¬ 
sere sociale insieme, negli ultimi quarant’anni ; 
siamo ancora oppressi dalla convinzione inne¬ 
stataci nel sangue per virtù di non so qual 
magico filtro, ma falso di certo, che la guerra 
non é ormai che un ricordo, che i popoli gui¬ 
dano i propri destini con le proprie volontà, 
che le conquiste della scienza e dell’intelletto 
hanno soppresso la violenza e la barbarie, 
quando scoppia nel nostro seno, nella nostra 
dolce poesia la terribile convulsione che ci 


3 

A 

r 

1 




— 4 — 


toglie ogni speranza, lasciandoci nel cuore un 
senso disperato di sconforto, nella piena cono¬ 
scenza della nostra inanità. 

E meirre il conflitto si aggrava e si estende, 
continuano e si intensificano in certi partiti 
le polemiche e le accuse, da una parte addi¬ 
tando in questo principe od in quello l’autore 
volontario della crisi e dilettandosi a ricoprirlo 
di contumelie e di improperi; dall’altra, sca¬ 
gliandosi reciprocamente 1’ accusa di fellonia, 
fra coloro che reputandosi gli artefici ed i so¬ 
stenitori di tutte le nuove forme sociali, rico¬ 
noscono tacitamente la fragilità delle loro co¬ 
struzioni novelle e vogliono allontanarne da sé 
medesimi tutte le responsabilità. Noi che da 
lunghi anni osserviamo con occhio attento e 
severo la vita dei popoli ; noi che riconosciamo 
il valore di ogni idealità, qualunque essa sia ; 
noi che non abbiamo un partito perché il nostro 
giudizio ne verrebbe inquinato, ma che commi¬ 
suriamo il valore dei vari partiti rispetto al 
momento storico nel quale essi svolgono la loro 
azione, noi sentiamo il dovere di gridare a tutti 
i popoli a voce alta e chiara senza reticenze e 




— 5 


senza pudori, che la vita delle nazioni si im¬ 
pernia sulla disciplina degli individui, e che 
non mai vivrà, come non mai visse, lo stato 
che accarezzò e nutrì nel proprio seno la lotta 
civile. Noi sentiamo il dovere di gridare questo 
altamente, perché come la nazione é composta 
di individui, cosi il dovere nazionale si impone 
a! diritto individuale ed ogni rancore, ogni 
speranza, ogni segno particolare, devono oscu¬ 
rarsi e morire dinanzi alla magnifica e suprema 
imagine della patria. 

La lotta titanica che ora sconvolge 1’ uma¬ 
nità ha le sue radici lontane e profonde : non 
é un bel gesto imperiale, quello che ha gettato 
nel vortice milioni di individui, ma é quella 
stessa forza di ascensione che spinge ciascun 
popolo a vette ognora più alte, è quella forza 
che trova la sua essenza nella più intima vita 
della nazione e della razza, é quella esuberanza 
di vita e di azione che vuole esplicarsi perché 
ha la coscienza di poterlo fare. Ma poiché ele¬ 
varsi, vuol dire star di sopra, é naturale, quando 
si parli di popoli, che altri debbano sottostare; 
e quando- questi ultimi, pur^ - riconoscendo il 



— 6 — 


maggior valore nel nuovo elemento, non vo¬ 
gliono cedere nè in tutto né in parte i diritti 
un giorno acquisiti per quella medesima forza 
che ora più non hanno, allora il conflitto diventa 
inevitabile, non per il valore o per la volontà 
deir uomo o degli uomini che in quel mo¬ 
mento dirigono ciascuna nazione, ma per la 
fatalità delle circostanze ; ed i governanti de¬ 
vono assumerne la responsabilità. Ed è pue¬ 
rile, per non dire indecoroso, l’inveire contro 
coloro sui quali in queste ore tragiche pesa un 
cosi grave compito. 

L’errore è un fatto naturale ; l’uomo è im¬ 
perfetto per sua natura, e se domani la storia, 
pur riconoscendo gli errori, potrà controllare e 
sanzionare la grandezza del sogno non è la 
pietra del lapidatore che essa lancierà sul tra¬ 
viato che segui la via falsa e fascinatrice che 
gli tracciava la sua stella, ma il compianto 
che ogni anima non partigiana prova per i ca¬ 
duti ed i vinti. In ogni tempo, nei conflitti 
come vi ebbero i trionfatori cosi vi furono i 
prostrati e gli schiavi ; l’errore sta da una delle 
due parti ; non si possono tracciare vie definite 



7 — 


al contegno dei popoli, perché, fra le tante irri¬ 
sioni della natura, a volte V errore può stare 
con la vittoria. Ogni popolo come ogni indi¬ 
viduo gioca la sua carta nella vita e cerca di 
farlo con le maggiori probabilità di successo, 
ma esiste sempre qualche cosa di impondera¬ 
bile, di incalcolato, che gettato sulla bilancia 
determina lo squilibrio. Il caso vuole la sua 
parte nella vita dei popoli ed essa é quella che, 
per non essere conosciuta, é senza pari la più 
terribile. Noi assistiamo ed una lotta gigan¬ 
tesca, quale mai la storia ricorda e poiché coloro 
che ci guidano vollero che la nazione non ve¬ 
nisse in essa travolta é però doveroso ricor¬ 
dare al popolo tutto, che ogni sentimentalità 
partigiana in questi momenti potrebbe divenire 
pericolosa. Le simpatie qnalunque esse si sieno 
devono venire soppresse nel cuore di ogni in¬ 
dividuo dal momento che la nazione ha di¬ 
chiarato la sua neutralità. Neutro significa « per 
nessuno» sin a fatti che a parole. E tanto più 

'4 

grave diventa la partigianeria, quando si sappia 
che nel conflitto odierno si giocano gli interessi 
e le vite di milioni di individui, i quali, tutti, 




— 8 — 


hanno avuto con noi vincoli di sana e forte 
amicizia, e quando ancor più il popolo' si per¬ 
suada, i che le ragioni della lotta sono molto 
più.vaste e lontane di quello ehe esso creda. 
Noi osserviamo nell’ Europa una nazione che 
dalla seconda metà del secolo XVI tiene l’ege- 


m'onia sui mari dopo la disfatta' inflitta da 
Elisabetta a Filippo II. Questa egemonia è ve¬ 
nuta ormai'una tradizione di razza, né il po¬ 
polo inglese la cederà facilmente. 

Per essa ha preso parte a tutte le guerre 
europee in terraferma sempre con il fine ultimo 
di impedire la formazione di una grande po- 
tenzà che gli potesse un giorno essere di osta¬ 
colo sul mare. Cosi quando la Francia, sotto 
Eùigi XIV, minacciò di divenrare una formi¬ 
dabile potenza marittima,'oltre che terrestre,‘gli 
inglesi entrarono risolutamente in lizza con¬ 
tro di essa e non abbandonarono mai la lotta : 
non per umanità di principio come volgar¬ 
mente si crede, per aiutare cioè, ora i Paesi 
Bassi, ora l’Impero, ma per ispirito puro di 
conservazione, perché nella Francia essi vede¬ 
vano il nemico marittimo' la nuova potenza 


9 — 


navale che avrebbe potuto spezzare il dominio 
cui essi consacravano da lunghi anni tutte le 
loro energie vitali, e le loro forze più pure. 
Difatti la Francia fu dall’ Inghilterra sempre 
colpita nelle colonie : mai gli inglesi si preoc¬ 
cuparono di conquiste territoriali che non aves¬ 
sero valore strategico sul mare. Con la guerra 
di successione di Spagna vollero Gibilterra, la 
chiave del Mediterraneo ; con la guerra dei sette 
anni colpirono a morte le colonie francesi nel¬ 
l’America del Nord e nell’ India. Quando le 
colonie inglesi dell’America del Nord si ribel¬ 
larono e presero le armi contro la Madre Pa¬ 
tria tutte le nazioni latine vincolate dal cc patto 
di famiglia » si levarono in armi contro 1’ In¬ 
ghilterra ed il mondo fu allora spettatore di 
un fatto - straordinario : gli inglesi battuti per 
terra dagli americani vinsero come vollero per 
mare gli alleati,, e per quanto la vittoria non 
sembrasse favorevole, per le cessioni che essi 
dovettero fare alla Francia ed alla Spagna, tut¬ 
tavia ottenevano dall’ Olanda, lasciata sola, Ne- 
gapatam e la libera navigazione nei mari del- 
l’Mndia, ' 





Cosicché, per quanto 1’ Inghilterra uscisse 
dalla lotta apparentemente decimata di colonie, 
in realtà essa si affermava sempre più, come 
la più formidabile potenza marittima, arbitra 
dei commerci internazionali ed ormai pronta a 
più ampi domini. 

Lo smembramento della Polonia e la guerra 
Russo-Turca che ad esso si intrecciò, non pre¬ 
occuparono menomamente 1’ attenzione inglese 
fissa al suo unico miraggio : il mare. Tutti gli 
sconvolgimenti Europei non commossero que¬ 
sta nazione, fino a quando essa non vide da 
quelli minacciata la propria supremazia marit¬ 
tima, e questa sua astensione venne a poco a 
poco a riaffermare il concetto che il' popolo 
inglese fosse per sua natura colonizzatore ed 
industrioso, odiatore delle guerre, come quelle 
che arrestavano la marcia della sua prosperità. 

Nulla di più falso. L’ Inghilterra si aste¬ 
neva, come abbiamo visto, da tutte quelle lotte 
perchè esse non entravano nel suo programma, 
non costituendo una minaccia alla superiorità 
navale che formava il suo solo interesse. Né 
troppo la commossero le nobilissime audacie 



della rivoluzione Francese. Paese costituzio¬ 
nale, per quanto di una speciale costituzione 
sino dal 1215 , essa non vedeva nulla di grave 
per sé in una mutazionè econoinico-sociale più 
o meno sanguinaria, per quanto questa preoc¬ 
cupasse e chiamasse alle armi quasi tutta l’Eu¬ 
ropa. L’Inghilterra offerse prima largo ed ospi¬ 
tale asilo agli emigrati e non si mosse se non 
dopo la morte del re, perché tutti i principi 
si sentirono colpiti da quel supplizio. 

Come era naturale, prese le armi, si gettò, 
non sulla Francia, ma sulle colonie Francesi 
(Tabago e Pondichery). Tolone rappresenta un 
episodio di poca importanza per gli Inglesi, 
perché, non solo la piazza fu loro abbandonata 
dai realisti con tutta la flotta del Mediterraneo, 
ma poi fu rapidamente riguadagnata. L’ Inghil¬ 
terra non prende parte alla pace di Basilea, ma 
rimane in lotta contro la Repubblica, alleata 
con r Impero ed il Piemonte, affidando, come 
il genio e 1 ’ interesse inglese lo richiedevano, 
la guerra sul continente agli alleati e riservando 
a sé il mare. Cosicché il compito le riusciva 
eminentemente, più facile, perché da una parte. 




12 


le forze della Francia si dividevano ed essa 
aveva una maggiore probabilità di vittoria, dal- 
r altra qualunque sconfitta, toccata dagli alleati, 
non veniva inai a menomare i suoi interessi, 
poiché eminentemente diverso era il teatro delle 
operazioni e, sotto un certo punto di vista, essa 
si poteva considerare come nn fattore di lotta 
indipendente. Perciò non v’ era proporzione fra 
la probabilità del guadagno e della perdita. E 
cosi continuò la guerra- finché un grande. Na¬ 
poleone, comprese il maneggio, e portò lo sforzo 
direttamente sull’ Inghilterra. E si ingaggiò il 
grande cimento. Il genio di Bonaparte, per 
quanto eclettico, non seppe rompere le reti che 
r Inghilterra gli tramò intorno. Imbattibile per 
mare essa gli organizzò contro una serie di coa¬ 
lizioni terrestri; per la pace di Amiens essa do¬ 
veva restituire Malta, che tenne invece per sé; 
ridiede l’ Egitto alla Turchia per mostrare al 
mondo la sua generosità, mentre lo scopo ot¬ 
tenuto era quello di impedire ai Francesi la via 
delle Indie. Il blocco continentale si risolse in 
un disastro: troppa era la sproporzione sui mari 
perché l’Inghilterra potesse risentirne danni ap- 




— 13 — 


•prezzabili, e ‘la 'sofiferenza si ripercosse sul con¬ 
tinente,’rifletiendo gli qdii su Napoleone. La 
diplomazia inglese aveva a suo vantaggio ' T i- 
deale nobilissimo, per quanto apparente, di la¬ 
vorare per rumanitcà contro un tiranno. Tutta 
la forza psichica e il genio militare di Napo¬ 
leone si infransero contro l’attento ed'inflessi- 
bile scoglio inglese. La grande nazione mari¬ 
nara mandò i suoi emissari per tùtta TEuropà : 
i suoi generali guidarono gli eserciti spaglinoli, 
i suoi diplomatici alzarono contro il gran ca¬ 
pitano le ultime e più formidabili barriere sul 
continente. Vinto ed umiliato alla sovranità di 
uno stato lillipuziano. Napoleone ritornò vee¬ 
mente ed improvviso sulla breccia: tutto il 
mondo era sopito, ma non l’Inghilterra, ché 
troppo lo conosceva. Waterloo segna l’apogeo 
della potenza inglese per mare e per terra. 
Avuto il terribile nemico nelle sue mani, essa 
non lo lasciò più. E, svanito ogni timore per 
il suo grande sogno, il popolo inglese tornò 
alla/sua tranquilla operosità. Tutti gli stati euro¬ 
pei sanavano le piaghe profonde lasciate dalla 
terribile tempesta che era passata sopra di essi; 



e r Inghilterra aumentava ogni giorno le sue 
forze. Niuno poteva ormai opporsele; il mondo 
era conscio della enorme superiorità sul mare 
di questo popolo sopra ogni altro, ed esso potè 
cosi aumentare le sue conquiste in ogni dove 
e seminare in ogni regione la sua lingua e le 
sue tendenze. 

La Gran Brettagna divenne cosi il centro 
di uno sterminato impero con infinite ramifi¬ 
cazioni e collegò i suoi possedimenti con punti 
vitali che dividono ed impediscono ancora il 
libero passaggio degli altri. Nel Mediterraneo 
tenne Gibilterra e Malta, nell’Asia Aden e Sin- 
gapur: ogni commercio, già nella prima metà 
del secolo scorso, ebbe bisogno della benevo¬ 
lenza inglese: compiuto il taglio dell’ istmo di 
Suez, essa si condusse a poco a poco sino al- 
r occupazione dell’Egitto, cosicché il canale or¬ 
mai si può considerare inglese. Sua condizione 
di vita era il lottare contro i forti per non la¬ 
sciarsi sopraffare, cosi essa ottenne 1’ altissimo 
risultato di apparire la protettri'ce dei deboli. E 
questo fu, sempre, il suo programma : impedire 



la formazione di ogni grande stato che domani 
avesse potuto avere influenza sul mare. 

Perciò essa partecipò alle guerre dell’indi¬ 
pendenza greca e di Crimea. Non fu filantropia, 
fu egoismo, calcolo, necessità imposte dalle sue 
condizioni di esistenza. Essa si oppose alla 
Russia perché lo sbocco sul mare Mediterraneo 
del grande stato Slavo avrebbe avuto una riper¬ 
cussione profonda e deleteria sulla supremazia 
assoluta che in esso ancora mantiene: ma ri¬ 
corse sempre al sistema delle alleanze: col far 
balenare agli occhi degli altri la paurosa visione 
di uno spettro imaginario, essa seppe sempre 
suddividere gli sforzi e le spese ritenendo poi, 
quasi tutti, per sé i vantaggi. 

E tali furono i suoi diplomatici, che mai 
nazione al mondo mostrò di accorgersi delTiu- 
ganno: tutto veniva ricoperto da uno strato 
soffice e simpatico di democrazia caritatevole, 
di premura e di protezione verso i piccoli ed i 
deboli. Cosi essa ebbe parte in tutti i trattati, 
fu arbitra in ogni soluzione, avesse o no preso 
parte al conflitto, tanto il mondo era convinto 
della equanimità inglese. 



i6 — 


La'formazione del retano d’Italia fu da essa 
favorita perché il nuovo stato veniva, con la 
concorrenza, ad indebolire la forza francese eJ 
in caso di lotta essa prevedeva (e 1’ avrebbe 
avuto) un aiuto non disprezzabile per terra ed 
una serie di basi navali di primissima impor¬ 
tanza contro la Francia;' mentre l’essere noi ap¬ 
pena nati alla vita ed al commercio internazio¬ 
nale non costituiva per la sua economia peri¬ 
colo di sorta, fors’anche di vantaggi tutt’altro 
che trascurabili. E cosi 1 ’ Europa continuò la 
sua vita nella storia lasciando alla sola Inghil¬ 
terra la preminenza navale nel mondo. Ma nella 
seconda metà dell’ ultimo secolo una nuova na¬ 
zione cominciò ad assumere forme e propor¬ 
zioni minacciose, la Prussia. Il fatto, di per sé, 
interessò assai poco, là Gran Brettagna perché, 
come abbiamo già detto; non entrava nei suoi 
fini r^occuparsi di guerre esclusivamente 'ter¬ 
restri, e le prime lotte del nuovo stato non 
toccarono ih alcun modo la intangibilità del 
mare. Vinte la Danimarca e V Austria, il genio 
di Bismarck sognò uh impero possènte con 




— 17 — 


'^predominio eminentemente tedesco ed estendi¬ 
bile anche al di là dei mari. 

Ma bisognava evitare che tale progetto, an¬ 
cora embrionale, potesse urtare le suscettibilità 
inglesi ed il grande statista si uniformò alle 
loro teorie. Si diede quindi anima e corpo alla 
creazione di uno stato imbattibile per terra. Be¬ 
nissimo compreso e coadiuvato seppe, con la 
guerra del 1870, formare la grande unione degli 
stati tedeschi, già sottratti all’egemonia Austria¬ 
ca, sotto r egida della casa di Hohenzollern, e 
con r incoronazione di Guglielmo I in Versail¬ 
les, dopo il disastro Francese, egli formava la 
più grande potenza militare terrestre dei nostri 
tempi : la Germania. E l’Inghilterra fu giocata, 
perchè aveva permesso in Europa la formazione 
di uno stato cosi potente per terra quanto essa 
lo era per mare, e che non avrebbe mancato, 
un giorno o 1’ altro di opporsi ai suoi disegni. 

Vinto l’occidente la Germania s’infiltrò nel- 
r Oriente. Sul trono di Romania già stava dal 
1866 un Hohenzollern: la guerra d’Oriente, 
mossa dai Russi ai Turchi, portava con il trat¬ 
tato di S. Stefano un grave colpo aH’cspansionc 




i8 — 


-germanica, perciò Bismarck ottenne la revisione 
del trattato a Berlino e con esso il vantaggio 
ottenuto dalla Russia venne di molto ridotto. 
L’Inghilterra otteneva Cipro, ma 1 ’Austria, che 
ormai noi possiamo considerare come l’appen¬ 
dice meridionale del grande Impero tedesco, 
acquistava il diritto di amministrare la Bosnia 
e l’Erzegovina insorte e poco dopo anche Novi 
Bazar. Cominciò da questo tempo la rivalità 
fra Russia ed Austria per il predominio sulla 
Penisola Balcanica mentre Plnghilterra, contenta 
del territorio acquisito, aflFermava una volta di 
più il proprio principio di attizzare le ire fra 
gli altri ed avocare a sé stessa ogni guadagno. 
Ma essa commetteva un secondo errore poiché 
preoccupata dell’ Austria e della Russia trascu¬ 
rava la Germania che realmente aveva diretto 
il gioco dell’ Austria per il suo vantaggio par¬ 
ticolare e che l’avrebbe sostenuta in qualsiasi 
lotta contro la Russia. La Germania intanto, 
sempre provvedendo al suo enorme sviluppo 
militare, non trascurava affatto l’economia 
nazionale e, assicurata in Europa, cominciava le 
sue aspirazioni espansioniste. 





— 19 — 


Le scoperte di Livingstone e di Stanley 
richiamarono sull’Africa centrale l’attenzione 
delle nazioni europee, Germania compresa. Le 
rivalità fra potenze resero necessario un con¬ 
gresso, che fu tenuto a Berlino nel 1885 e che 
fissò le norme diplomatiche necessarie per pren¬ 
dere legittimi gli acquisti che ogni singola po¬ 
tenza avrebbe fatto nell’ Africa e nell’ Oceania. 
Tutti si gettarono sulla preda offerta a cosi 
buon prezzo e la Germania, mentre 1 ’ Inghil¬ 
terra e la Francia occupavano altre regioni, che 
credo inutile ricordare, occupava fra il 1885 
ed il 1890 i territori di Togo e Porto Seguro 
oltre al Camerum, Yoruba e Angra Pequena 
nell’ Africa occidentale, e sulla costa orientale 
tutto il territorio compreso fra i laghi Rovuma 
e Umbè. Certamente la parte del leone venne 
fatta dall’ Inghilterra, ma non era possibile al¬ 
lora a nessun paese, pena la vita, la guerra sul 
mare contro 1’ invincibile flotta inglese e la 
Germania si accontentò dei territori ottenuti, 
senza provocare conflagrazioni inutili o peggio 
dannose per la sua vita coloniale, 
e. Cosi av'xnne nell’ Oceania, dove i tedeschi 



20 


presero gran parte della Melanesia e Micronesia 
ed alcune isolette delle Samoa nella Polinesia. 
Allora tutta la nazione tedesca, pur perseverando 
nello sforzo militare interno, si diede perduta- 
mente ad allacciare vincoli sempre più estesi 
con ogni parte del mondo. 

L’ industria ed il commercio ricevettero una 
spinta formidabile: i cantieri di Brema, An]- 
burgo e Stettino cominciarono a lanciare sul 
mare centinaia di piroscafi di ogni dimensione. 
Lo svolgersi continuo e progressivo della flotta 
commerciale tedesca, imponeva alla Germania 
la creazione di una potentissima flotta militare, 
la quale venne aumentata e perfezionata sino 
a diventare un poderosissimo elemento di po¬ 
tenza marittima. Allora V Inghilterra cominciò 
ad aprire gli occhi ed a considerare seriamente 
la nuova minaccia che si addensava sull’ oriz¬ 
zonte, già cosi sereno. Ma nulla ormai poteva 
arrestare il progresso industriale e commerciale 
-della Germania che aveva aperti alla sua ma¬ 
rina quasi tutti i mercati del mondo; cosicché, 
nei primi anni del ventesimo secolo, la sua 
prosperità economica cominciò a rivaleggiare 




21 


seriamente con quella inglese. L’ Inghilterra 
comprese tutta la grandezza del pericolo e si 
diede nelhombra alla preparazione contro il te¬ 
mibile avversario. Bisognava riconquistare tutto 
il terreno perduto per tutto quello che riguar¬ 
dava l’industria ed il commercio e nel tempo 
medesimo era necessario impedire assolutamente 
un ulteriore sviluppo alla magnifica flotta da 
guerra tedesca che costituiva una gravissima mi¬ 
naccia alla preponderanza marittima cosi da 
lungo tempo goduta e che essa non aveva alcuna 
intenzione di cedere, perché nerbo della sua vita 
e fine ultimo di ogni sua aspirazione. Ed il la¬ 
vorio intenso del governo inglese si estrinsecò 
in tutti i campi, in tutte le forme, con tutti i 
mezzi. 

Dopo il settanta la Germania formava con 
l’Austria e la Russia la Triplice alleanza col pre¬ 
testo di assicurare la pace in Europa ma la 
Russia più tardi si staccava, perché mai avrebbe 
potuto appagare il suo sogno più caro, quello 
cioè, di estendere la sua supremazia politico - 
morale sopra tutti i popoli slavi meridionali e 
di aprirsi insieme uno sbocco marittimo nel 



22 


Mediterraneo orientale. L’Austria, per avere quasi ‘ 

metà della sua popolazione slava, non poteva 

certamente vedere di buon occhio, e neppure 

la Germania, 1 ’ espansione panslavista, perciò, 

rotto il trattato, il posto della Russia venne J 

preso dall’ Italia (i886). Nel 1897 la Russia e ''i 

- » 

la Francia controbilanciavano la Triplice colla 

Duplice e cominciava il periodo pericoloso della A 

pace armata. L’Inghilterra, che non perdeva mai ^ 

d’occhio il nemico, rimaneva in agguato e pre- -'i 

parava alleanze e nuove forze a sé stessa in 

tutte le parti del mondo. La guerra Russo Giap- 

ponese condusse all’ alleanza x^nglo Giapponese 

per l’integrità della Cina e la difesa dello sialo- | 

quo nell’estremo oriente (1905). 3 

Cosi assicurata contro la Russia, per tutto ^ 

quello che riguardava i suoi possedimenti in J 

Asia, essa ritornò a meditare sul modo di ab- 

bassare la potenzialità germanica. Ma la Ger- i 

mania vegliava. Tutti due i popoli compresero J 

che la lotta grandiosa si sarebbe svolta sul mare, i 

•S 

col cannone, come allora si svolgeva col com- ^ 

mercio. Ed il mondo assistè a quella gara tita- 

nica per 1’aumento delle forze navali che tanto .| 

■T 

‘i 






— 23 - — 


rumore sollevò in Inghilterra ed in Germania, 
La ridda dei milioni spesi divenne vertiginosa 
e nella stessa Inghilterra vi furono uomini di 
Stato che più volte si opposero all’ enorme 
aumento delle spese navali. 

Il duello cosi non poteva continuare, per 
il disagio apportato all’economia nazionale del- 
r uno e dell’ altro paese, ma poiché la Ger¬ 
mania non accennava a cedere l’Inghilterra ri¬ 
corse all’ antico e non mai fallito sistema delle 
alleanze, ed accostandosi alla Francia ed alla 
Russia formò la Triplice Intesa. Cosi essa otte¬ 
neva lo scopo precipuo di poter lottare col¬ 
l’avversaria e stremarla di forze per terra, man¬ 
tenendo intatta la sua efficienza navale e col¬ 
pendo a morte, in caso di guerra,* tutto il com¬ 
mercio tedesco. Né mai ebbe riposo 1 ’ attività 
inglese verso la nazione che minacciava di di¬ 
ventare la terribile emula, ma distese i fili della 
sua tela in tutto il mondo approfittando di ogni 
incidente, raccogliendo tutti i suoi sforzi per 
convertire agli occhi di ogni nazione, quello 
che era la forza, in prepotenza tedesca. Quandò 
essa fosse riuscita a togliere .tutti gli amici alla 



— 24 


Germania il cammino sarebbe stato compiuto. 
Ed approfittò di tutti i piccoli attriti tra po¬ 
polo e.popolo, delle invidie, delle debolezze, delle 
vendette da lungo tempo segnate e mai tenute, 
compiendo cosi un’ opera demolitrice per la 
Germania e fruttifera a sé stessa per la lotta 
futura che non doveva tardar a scoppiare. Gli 
incidenti nel Marocco tra Francesi e Tedeschi 
aumentarono in Francia gli odii contro la Ger¬ 
mania mentre Tultima lotta balcanica accresceva 
il dissidio fra Austria e Russia. Ormai tutta 
l’Europa affilava le armi; il conflitto era ine¬ 
vitabile. Bisognava attendere la scintilla che desse 
fuoco al barile di polvere. Poste cosi le cose, 
una sola nazione in Europa era realmente in 
pericolo di vita, la Germania. Incuneato fra la 
Francia e la Russia, col mare bloccato dalla 
flotta inglese, l’impero Tedesco a meno di uno 
sforzo enorme e di una tattica finissima era 
condannato allo schiacciamento. Ed il governo 
conscio del terribile momento storico doveva 
prepararsi alla guerra sempre più poiché ne an¬ 
dava di mezzo la vita stessa della nazione. Or¬ 
mai il destino si compieva inesorabilmente. 






— 25 - 


Bisognava affrontarlo nelle migliori condizioni 
possibili di^ lotta: questo era il dovere precipuo 
della Germania e ad esso si volsero tutti i 
suoi sforzi. Ora, data la preparazione militare 
cui già'da lungo tempo attendeva ne veniva di 
conseguenza che ogni* ritardo era dannoso poi¬ 
ché dava modo agli alleati di preparare le loro 
forze e coordinare i loro intenti. 

Mi si potrà obbiettare, che come la Germania 
prevedeva la guerra, anche le altre potenze ter¬ 
restri, Russia e Francia, che la circondavano, 
non trascuravano di certo i loro preparativi, ed 
è vero. Difatti tanto la Francia che lo- spirito 
della revaiiche mai aveva abbandonato, come 
la*Russia che agognava la supremazia terrestre 
tenuta dalla Germania, facevano ogni sforzo 
per aumentare la loro efficienza militare. Ma 
non bisogna dimenticare che in ambedue questi 
paesi esistevano degli elementi interni di oppo¬ 
sizione, aventi ciascuno carattere diverso come 
diversa era V indole del popolo entro il quale 
essi si sviluppavano. Nella Francia, paese emi¬ 
nentemente democratico, vigeva l’antimilitarismo, 
espressione naturale delle idee sociali che do- 



— 2é - - 


minavano e dominano tuttora la Francia. Il 
partito antimilitarista in Francia, assurse a pro¬ 
porzioni imponenti e condusse alla campagna 
feroce contro ogni spesa militare. "Di più la 
lotta fra partito e partito raggiunse in questo 
popolo impulsivo tali eccessi che a noi basta 
ricordare i processi Dreyfus e Caillaux per di¬ 
mostrare di quali turpitudini fosse inquinata ed 
a’ quali bassezze venisse mescolata la politica 
francese. Certamente, con tali elementi, non po¬ 
teva la Francia raggiungere quell’ imponente 
assettò di guerra che avrebbe posto in appren¬ 
sione la Germania, né, quand’ anche lo avesse 
dimostrato in apparenza, avrebbe trovato in sé 
stessa la forza di mantenerlo, per la mala edu¬ 
cazione psichica deir individuo. Noi abbiamo 
letto sui giornali lettere dalla Francia di uomini 
eminenti italiani che inneggiano all’ esplosione 
di amor patrio francese, agli eroismi rinnovel¬ 
lati, allo spirito di sacrificio di cui tutta la na¬ 
zione si é mostrata compresa nell’ ora del pe¬ 
ricolo. Sarà, nia noi ci permettiamo di dubitarne. 

Quando ad un popolo fu mostrata la guerra 
come l’ultima bassezza sociale; quando a questo 





- 27 — 


popolo fu dimostrato che tutto é preferibile ad 
essa; quando ai cittadini di una nazione fu 
detto, fra gli applausi, che nobile atto é quello 
di gettare le armi, io affermo sulla mia co¬ 
scienza di uomo e di cittadino che giammai 
quel popolo potrà vincere per non morire ’e 
passati i primi entusiasmi, dei quali a nessuno 
è lecito dubitare, esso non troverà più in sé 
stesso la forza per perseverare in una lotta che da 
lungo tempo era solito a considerare come stolta 
ed inumana, mentre ripiglieranno nuove forze 
e nuove efficienze le lotte di partiti che T im¬ 
manenza del pericolo aveva forse travolte, ma 
non mai dissipate. Nella Russia invece dove 
domina ancora Foscurantismo, dove, ad ec¬ 
cezione di pochi eletti elementi, ih popolo vede 
ed opera per il Piccolo Padre: in questo paese 
sterminato dove le comunicazioni sono insuf¬ 
ficienti e le distanze enormi: dove la forma 
di governo in oltre un decennio non ha an¬ 
cora saputo prendere un aspetto definitivo: dove 
le finanze sono irrisorie rispetto alle esigenze 
della nazione, e l’apparenza formidabile della 
massa contrasta e si sminuisce dinanzi alla 




28 — 


manchevolezza dei mezzi : nella Russia, dico, 
tutti questi fatti si opponevano e si oppongono 
ad una coerente preparazione militare. Bisogna 
aggiungere che diversi elementi nel gigantesco 
stato slavo lavorano lentamente a la disgrega¬ 
zione di esso, come i Filandesi i Polacchi ed i 
Ruteni. Tutte queste cose poco visibili a prima 
vista, sono molto importanti di fatto poiché 
costituiscono una fonte continua di guai alla 
salda compagine dell’impero e tolgono all’e¬ 
sercito quella compattezza che é indispensabile 
ad ogni grande azione militare. Di più noi 
sappiamo che l’esercito, oltre che in ragione 
diretta del numero degli uomini, lo è anche 
in quella delle finanze, e se la Germania cede 
alla Russia dal punto di vista della massa, la 
supera di molto da quello economico. E dico 
questo perché si leggono spesso notizie che 
fanno aumentare 1’ esercito russo a sette od 
otto milioni di uomini. Come popolazione 
non c’ é niente a che dire, ma chi abbia qual¬ 
che conoscenza delle finanze di uno stalo e 
sappia quanto costa ad un dipresso un eser¬ 
cito cosiffatto, volga un momento il pensiero 



— 29 — 


all’enorme riserva di danaro e munizioni che la 
Russia avrebbe dovuto avere accumulato per 
poter sostenere un tale esercito sia nel campo 
logistico che strategico. 

Tutte queste cose, sommate insieme, permet¬ 
tevano alla Germania di guardare il pericolo 
dalle due parti con una certa serenità, ma non 
senza apprensioni per 1’ avvenire, perché essà 
oltre un certo limite non avrebbe potuto ar¬ 
mare, mentre le due nazioni vicine dato un 
risveglio accorto ed energico avrebbero potuto 
aumentare smisuratamente i loro mezzi di offesa. 
E tale risveglio fu dato dall’entrata in campo 
dell’ Inghilterra. Per questo nuovo fattore, col 
tempo le deficienze della finanza russa sarebbero 
state colmate dal danaro franco-inglese e la 
debolezza numerica francese dalla superiorità 
enorme dei russi. Quindi poiché la lotta do¬ 
veva avvenire tra Germania ed Inghilterra, a 
questa conveniva attendere, alla Germania af¬ 
frettarsi ed approfittare della sua superiorità 
momentanea. Ma una guerra non si dichiara 
senza una causa determinante, ed il fatto man¬ 
cava. poiché r Inghilterra tendeva ad allonta- 



— 30 


narlo con ogni mezzo. Ecco Io scopo delle 
pacifiche mediazioni inglesi, ecco perché questo 
astutissimo governo voleva ancora allontanare 
la guerra ; esso voleva completare la prepara¬ 
zione franco-russa. Ma la fatalità storica non 
volle cosi. L’ incendio covava nei Balcani e 
l’Europa tutta armava. L’eccidio di Sarajevo, 
fu l’accidente determinante, che provocò l’esplo¬ 
sione. La Serbia e l’Austria vennero alle armi 
corte, ma non si giocavano, no, nella carta 
d’Europa i loro destini, era la Germania che 
sentiva suonare 1’ ora della sua entrata in 
azione. Il momento era giunto. 

Io non voglio qui fare un’ analisi dei 
singoli fatti succeduti, solo affermo, per quello 
che già dissi, che la Germania fu condotta a 
dichiarare guerra perché cosi voleva la sua 
condizione di vita e la dichiarò alla Russia per 
sostenere l’Austria sapendo che avrebbe attirato 
sopra di sé quasi tutta 1’ Europa, e prima fra 
tutte le nazioni, implacabile, feroce, lottante 
anch’essa per la sua vita, l’Inghilterra. La lotta 
contro la Russia e la Erancia non é che un 
episodio secondario del dramma gigantesco ; 



razione decisiva dovrà essere risolta fra le due 
nazioni realmente rivali Germania ed Inghil¬ 
terra. Q.uest’ultima ha saputo condurre ‘ quasi 
tutta l’Europa contro la suà avversaria, ma tale 
é la ' preparazione ' militare di questa che tut- 
t’altro che facili sonò i pronostici in proposito. 
Quello che é certo si é che gl’ inglesi per il 
momento rimangono quasi spettatori e si ac¬ 
contentano di bloccare con la loro potentissima 
flotta, cui devono aggiungersi tutte le imita 
francesi e russe disponibili, la flotta militarè é 
mercantile tedesca. Nella lotta in terràferma la 
Germania sarà vincente o perdente. Nel primo 

caso essa porterà la sua forza contro 1’ Inghil¬ 
terra privata dagli alleati, ma non mai potrà 

essere lo sforzo cosi largo e violento come sa¬ 
rebbe stato se r azione fosse stata portata di¬ 
rettamente contro' la sola Inghilterra. Questa 
d’altra parte non sciuperà inutilmente le sue 
forze navali, ma le terrà pronte per iN mo¬ 
mento decisivo. Cosicché noi possiamo' osser; 
vare che, anche nella migliore* ipotesi, la Ger- 

j. 

mania combatterà sempre in condizioni di 
svantaggio verso la nemica, per le energie di 



— 32 — 


già spese nella campagna terrestre, per T im¬ 
poverimento delle finanze, senza poi contare 
tutti i nuovi nemici che la diplomazia inglese 
sarà capace di condurle ancora contro. Ad ogni 
modo nessuna previsione è permessa ; rimane 
solo fermo che anche vinti gli alleati, 1’ Inghil¬ 
terra resterà sempre attiva ed é pure certo del 
pari che vinta la Germania per terra, l’Inghil¬ 
terra farà la parte del leone e colpirà la Ger¬ 
mania nelle sue parti più vive e più sane : le 
industrie ed i commerci. 

Gelosie di tal fatta non esistono fra Ger¬ 
mania e Francia, nè fra Germania e Russia, 
quindi tutto si risolverà, per esse in acquisti 
territoriali ed aumento di prestigio, mentre l’In¬ 
ghilterra è troppo positiva di concetto per ba¬ 
dare alle apparenze; il colpo che essa porterà 
sarà atroce e forse irreparabile. Ora la Ger¬ 
mania sa benissimo questo; sa che sulla bilan¬ 
cia della storia dei popoli si giocano la sua 
vita ed il suo onore in condizioni tremende, 
perché fra i suoi avversari c’è vigile ed intatto 
quello che non le darà quartiere, perciò io 
temo che questa guerra ci farà assistere a qual- 



- 33 - 


che cosa di spaventevole. La Francia cercherà 
certamente di giocare di astuzia e di allonta¬ 
nare il momento della resa ricorrendo magari 
a tutti i mezzi, come la guerriglia, il trasporto 
della capitale render tutte le città aperte, ecc., 
ma la Germania, che tal gioco ridurrebbe allo 
stremo, per lo sgusciare continuo dell’ avver¬ 
sario, che influirebbe sul morale delle truppe e 
sulla economia della campagna, sarà costretta 
ad imporre le sue condizioni basandosi sulla 
forza assoluta, divenendo inesorabile contro 
tutte le debolezze umane, e contro ogni pietà, 
perché condannerebbe la propria esistenza. E 
la ferocia diventerà forse la legge di questa 
guerra. 

Prima di fluire queste poche pagine abbiamo 
avuto il tempo di apprendere la distruzione di 
Louvain, fatto che conferma i nostri timori. Il 
massimo sforzo tedesco sarà fatto sulla Fran¬ 
cia, perché più debole, per poi essere conti¬ 
nuato sulla Russia. Tutto é quindi questione di 
tempo ; un giorno di ritardo può essere maggiore 

disastro che non una battaglia perduta. 

» 

Là oltre i mari c’ é il nemico che aspetta e 



- 34 - 


spera. In che cosa? Nell’esaurimento. Bisognerà 
quindi agire colla massima rapidità, e per con¬ 
seguenza non sarà dato nessun quartiere. Ecco 
l’orribile prospettiva. D’altra parte per quanto 
noi ci pieghiamo dinanzi al sommo principio 
della clemenza, non possiamo tuttavia non 
riconoscere che il destino traccia alla Ger¬ 
mania la sua via dalla quale sarebbe delitto 
che essa si togliesse. Noi siamo combattuti fra 
il sentimento della pietà e del dovere, e come 
noi sentiamo questa lotta tenebrosa, cosi lo 
sentirà l’intera nazione tedesca. 

Ed in questo campo non ci pronunciamo. 
Quando una nazione lotta per la sua esistenza, 
ha diritto di essere guardata con rispetto ed in 
silenzio. Noi chiudiamo gli occhi dinanzi agli 
orrori che forse (e dico « forse » per un’ultima 
speranza) ci mostrerà questa guerra, e non 
sputiamo l’esacrazione, come non offriamo l’in¬ 
censo. La vittoria sarà del più forte, ogni diritto 
sarà calpestato, quando esso potrà avere l’appa¬ 
renza di nascondere un tranello e di far perdere 
dei giorni: regnerà la forza sola, bruta, implaca¬ 
bile. La grande campagna terrestre é appena 



— 35 - 


cominciata, prepariamoci a tutto con l’animo 
fermo e l’occhio attento. L’Austria seguirà il 
destino germanico. Il suo compito non é del 
tutto il medesimo, per la lotta che essa ingaggia 
contro gli slavi ; d’altra parte noi non possiamo 
ora dire, quello che diverrebbe il mondo slavo 
in caso di sconfitta o di vittoria teutonica : 
certo che in esso si svolgeranno enormi cam¬ 
biamenti e da questa guerra dipenderà il valore 
della sua pressione sulle popolazioni occiden¬ 
tali. Noi ritorniamo piuttosto sul concetto primo 
che ci dettò queste pagine : 1’ attitudine del nostro 
paese. Ogni popolo ha le sue simpatie e le sue 
antipatie come 1’ individuo ; ma noi sappiamo 
che l’educazione insegna a moderare i moti 
dell’animo che potrebbero arrecare dispiaceri e 
danni reali. Cosi ci sono delle contingenze nella 
storia, per le quali ad una nazione non è per¬ 
messo manifestare apertamente 1’ animo suo. 
Notisi che il sentimento della nazione non si 
può con facilità determinare perché composto 
di infiniti elementi particolari, atti a vàriare 
ogni giorno di pensiero secondo altre indeter¬ 
minate circostanze.- 



Ma un fatto c in ispecial modo notevole in 
Italia : quello cioè della stampa, che, meno 
poche .eccezioni parteggia per questo o per 
quel popolo, tentando anche di svisare o na¬ 
scondere i fatti, pur di elevare nel concetto dei 
lettori una nazione e di avvilire l’altra. Ora il 
popolo italiano é tanto impressionabile quanto 
é fiducioso ; esso crede nel suo giornale come 
crede nel suo Dio. Grida ed impreca, loda ed 
inneggia, a seconda dello scrittore che cosi si è 
comportato nel giornale che forma il suo Verbo. 

Noi diciamo invece che la stampa dovrebbe 
essere conscia della sua responsabilità in questi 
momenti ed astenersi da ogni commento che 
potesse divenire insinuazione nell’anima popo¬ 
lare. Le suscettibilità dei popoli aumentano in 
ragione diretta del pericolo che essi attraver¬ 
sano. Qualunque biasimo, anche non violento, 
qualunque espressione di dispregio, di plauso, 
di fratellanza, di odio, di compiacimento, ha 
un valore incalcolabile all’occhio della nazione 
.cui é rivolta, per lo stato patologico e mor¬ 
boso dell’anima nazionale. Una semplice ap¬ 
provazione ci farà credere alleati, come un 




37 


qualsiasi commento ci farà credere nemici. Dal 
nostro contegno in questi giorni di angoscia 
per tuffa l’Europa, dipende il nostro avvenire. 
Non é questo il momento di abbandonarsi al 
pietismo, né innalzarsi a sostenitori dei di¬ 
ritti internazionali ; quando la spada agisce de¬ 
cisa, come adesso, ogni popolo deve racco¬ 
gliere in sé stesso tutte le sue energie e pre¬ 
pararsi a qualsiasi lotta. 

La retorica e la demagogia devono perdere 
tutta la loro reboante diffusione, le parole de¬ 
vono divenire tanto più rare quanto maggior¬ 
mente precipitano gli eventi. Le nazioni in 
lotta non si daranno quartiere : dinanzi alla po¬ 
tenza smisurata terrestre della Germania, l’In¬ 
ghilterra intesserà la sua più terribile rete di 
intrighi : il pericolo di rimaner sola in cam¬ 
pagna contro il formidabile avversario, le farà 
sembrare accettabili senza discussioni tutti i 
mezzi di rovina : d’ altra parte la Germania 
sarà costretta ad abusare della sua forza per 
imporre la sua volontà, là, dove qualunque 
mezzo civile e morale s’infrange. A noi il 
saper rimanere spettatori, ché é già questo un 



- 38 - 


grave compito : la risultante finale della gran 
lòtta non è ancora percettibile; bisogna che, 
qualunque essa si sia, l’Italia non abbia ad 
averne degli svantaggi. Il governo nostro volle 
la neutralità ed ormai neutri dobbiamo restare; 
ma occorre che questa decisione di colorò che 
sono alla testa dello stato non venga infirmata 
o diminuita dalle continue esposizioni di sen¬ 
timentalità partigiana che fanno capo a questo 
od a quel giornale. La decisione presa dal 
Governo deve essere quella voluta dalla na¬ 
zione : tutti i partiti, tutti gli odii, tutte le 
differenze devono scomparire e fondersi in un 
unico pensiero dominante : la salvezza ed il 
buon nome della Patria. 

Occorre che nessun ostacolo, in questi 
frangenti ; sia posto a coloro che reggono i 
destini del paese : occorre che il Governo 
possa disporre di tutte le nostre forze, di tutte 
le nostre intelligenze se venisse il giorno in 
cui la . Patria dovesse averne bisogno. Per cui 
tregua alla critica, .freno agli affetti : quello che 
ora è inutile e insieme dannoso. La storia, ine¬ 
sorabile, dirà un giorno le colpe e le glorie di 




39 — 


ogni popolo in questi giorni tenebrosi : fac¬ 
ciamo in modo che essa abbia a scrivere del¬ 
l’Italia con la penna d’oro e se ci sia concesso, 
immacolata di sangue. 


Cervarese S. 


Croce, jo Jgosto 1^14. 


Prof. Fabio Paccagnella 



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