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Full text of "I promessi sposi : storia milanese del secolo XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni"

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THE LIBRARY OF THE 
UNIVERSITY OF 
NORTH CAROLINA 



DIALECTIC AND PHILANTHROPIC 
SOCIETIES 


PQ47I3 
. P6 
1830 

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UNIVERSITY OF N.C. AT CHAPEL HILL 




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STORIA MILANESE 


DEL SECOLO XVII 


SCOPERTA. E RIFATTA. 

DA 



atuoni 



TOMO T. 


FIRENZE 

PRESSO GUGLIELMO PIATTI 


1330 . 


















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Digitized by thè Internet Archive 
in 2019 with funding from 
University of North Carolina at Chapel Hill 




https://archive.org/details/ipromessisposist01 manz_0 



INTRODUZIONE 


i ’ 

cc JLj Historia si può veramente definire 
33 una guerra illustre contro il Tempo , per- 
» che, togliendoli di mano gli anni suoi 
33 prigionieri, anzi già fatti cadaveri, li 
33 richiama in vita, li passa in rassegna , 
33 e li schiera di nuovo in battaglia. J\Ja 
33 gl’ illustri Campioni che in tal arringo 
33 fanno messe di palme e di allori , rapi- 
33 scono solo che le spoglie più sfarzose e 
33 brillanti , imbalsamando co’ loro inchiostri 
33 le imprese de’ Principi e Potentati , o qua¬ 
li li fi cuti Personaggi , e trapontando Gol¬ 
ii l’ ago finissimo dell’ ingegno i fili d’ oro 
a e di seta , che formano un perpetuo ri- 
a canto di ationi gloriose. Però alla mia 
33 debolezza non è lecito sollevarsi a tali 
33 argomenti, e sublimità pericolose , con 
a aggirarsi tra’ labirinti de’politici maneg- 
33 gi , et il rimbombo de' bellici oricalchi : 
33 solo che havendo havuto notatici di fatti 
33 memorabili , se ben capitorno a gente iner¬ 
ii camelie, e eli piccolo affare , mi accingo 
33 di lasciarne memoria a' Posteri, con far 
a di tutto schietta e genuinamente il Rac- 
ii conto, ovvero sia Relatione. Nella quale 


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33 


IV 

si vedrà in angusto Teatro luttuose Trag- 
gedie d’ horrori , e Scene di mah ug¬ 
gii a grandiosa , con intermezzi d’ imprese 
virtuose e bontà angeliche, opposte alle 
oper at ioni diaboliche. E veramente , con¬ 
siderando che cpiesti nostri climi siino sotto 

V impero del Re Cattolico Nostro Signore, 
che è quel Sole che mai tramonta , e che 
sopra di essi, con riflesso Lume, qual 
Luna giamai calante, risplenda V Heroe 
di nobil Prosapia che prò tempore ne tiene 
le sue parti , e gli Amplissimi Senatori 
quali Stelle fisse, e gli altri Spettabili Ma¬ 
gistrati (/itali erranti Pianeti spandino la 
luce per ogni dace , venendo così a for¬ 
mare tm nobilissimo Cielo, altra causale 
trovar non si può del vederlo tramutato 
in inferno d’atti tenebrosi, mah uggita e 
sevitie che dagli uomini temerarii si vanno 
moltiplicando, se non se arte e fattura 
diabolica, attesoché l’umana malitia per 
se sola bastar non dovrebbe a resistere a. 
tanti lleroi , che con occhii cV Argo e 
bracci di Briareo , si vanno trafficando 
per li pubblici emolumenti. Per locche de¬ 
scrivendo questo Racconto avvenuto ne’ tem¬ 
pi di mia verde staggione, abbenche la più 
/mi te delle jtersone che vi rappresentano 
le loro parti, siino sparite dalla Scena 
del Mondo, con rendersi tributarii delle 
Parche , pure, /ter degni rispetti, si ta¬ 
cerà li loro nomi , cioè la parentela , et 
il medemo si farà dei luoclii, solo indi- 


cando li Territorii generaliter. Nè alcuno 
« dirà questa sij imperfetione del racconto f 
53 e deformità di questo mio rozzo parto, 
31 a meno questo tale Critico non sij persona 
33 affatto diggiuna della Filosofia: che quanto 
J3 agli huomini in essa versati, ben vede- 
33 ranno nulla mancare alla sostanza di detta 
33 narratione. Imperciocché, essendo cosa cvi- 
33 dente, e da vermi negata , non essere i 

33 nomi se non puri purissimi accidenti .« 

— Ma quando io aerò durata V eroica 
fatica di trascrivere questa storia da questo 
dilavato e graffiato autografo, e V avrò da¬ 
ta , come suol dirsi, alla luce , si troverà 
egli poi chi duri la fatica di leggerla 1 — 
Questa riflessione dubitativa, nata nel tra¬ 
vaglio del diciferare uno scarabocchio che 
veniva dopo accidenti, mi fece sospender la 
copia , e pensare più seriamente a quello che 
convenisse di fare. — Ben è vero, diceva 
io fra me, scartabellando il manoscritto, 
ben è vero che quella grugnitola di concet- 
tini e di figure non continua così alla di¬ 
stesa per tutta V opera. Il buon secentista ha 
voluto a prima giunta fare un po’ di mostra 
della sua virtù ; ma poi nel corso della nar¬ 
razione , e talvolta per lunghi tratti , lo stile 
cammina ben più naturale e più piano. Sì ; 
ma come è dozzinale ! come è sguaiato ' 
come è scorretto ! Idiotismi lombardi a fu¬ 
ria , frasi della lingua adoperate a spropo¬ 
sito , grammatica arbitraria , periodi sgan¬ 
gherati. E poi, qualche eleganza spaglinola 



VI 

seminata qua e la ; e poi, che e peggio , nei 
luoghi piu terribili o più pietosi della sto¬ 
ria y ad ogni occasione d’eccitar maravi¬ 
glia , o di far pensare a tutti quei passi 
insomma che richieggono bensì un po’ di ret- 
torica , ma rettorica discreta , fina , di buon 
gusto, costui non manca mai di mettervi di 
quella sua così fatta del proemio. E allora, 
accozzando, con una abilità mirabile, le 
qualità più disparate , trova modo di riu¬ 
scire rozzo insieme e affettato, nella stessa 
pagina , nello stesso periodo , nello stesso vo¬ 
cabolo. Ecco qui : declamazioni ampollose 
composte a forza di sollecismi pedestri , e da 
per tutto quella goffaggine ambiziosa y che 
e il proprio carattere degli scritti di quel 
secolo in questo paese. In vero non è cosa 
da presentare a lettori d’ oggigiorno : son 
troppo avvisati, troppo disgustati di questo 
genere di stravaganze. Manco male che il 
buon pensiero in è venuto sul princìpio di 
questo sciagurato lavoro : e me ne lavo le 
mani. — 

Nell’ atto però di chiudere lo scartafaccio , 
per riporlo , mi sapeva male che una storia 
così bella dovesse rimanersi tuttavia scono¬ 
sciuta ; perchè y m quanto storia , può essere 
che al lettore ne paia altrimenti , ma a me 
ella era parata, come elico , molto bella. — 
Perche non si potrebbe , pensai , prendere la 
serie dei fatti da questo manoscritto , e ri¬ 
farne la dicitura } Non essendosi presentato 
alcun perchè ragionevole , il partito fu tosto 


VII 

abbracciato. Ed ecco V origine del presente 
libro , esposta con una ingenuità pari al- 
V importanza del libro medesimo. 

Taluni però di quei fatti , certi costumi de¬ 
scritti dal nostro autore, ci erano sembrati così 
nuovi, così strani , per non dir peggio , che, 
prima di prestargli fede , noi abbiamo voluto 
interrogare altri testimoni • e ei stani data la 
briga di frugare nelle memorie di quel tem¬ 
po , per chiarirci se veramente il mondo 
camminasse allora a quel modo. Una tale 
indagine dissipò tutti i nostri dubbi : ad 
ogni passo ci abbattevamo in cose consimili , 
e in cose più forti : e , quello che ci parve 
più decisivo, abbiamo perfino ritrovati al¬ 
cuni personaggi, dei quali non avendo mai 
avuto notizia fuor che dal nostro manoscrit¬ 
to , eravamo in dubbio se avessero realmente 
esistito. E , all' occorrenza, citeremo alcuna 
di quelle testimonianze , per procacciar fede 
alle cose alle quali , per la loro stranezza, 
il lettore sarebbe più tentato di negarla. 

Ma, rifiutando come intollerabile la di¬ 
citura del nostro autore, che dicitura vi ab- 
biam noi sostituita ? Qui sta il punto. 

Chiunque, senza esser pregato, s'intro¬ 
mette a rifare V altrui lavorìo, si espone a 
rendere uno stretto conto del suo, e ne con¬ 
trae in certo modo V obbligazione : è questa 
una regola di fatto e di diritto , alla quale 
non pretendiamo punto di sottrarci. Anzi 
per conformarci ad essa di buon grado, noi 
ci eravamo proposti di dar qui minutamente 


Vili 

ragione del modo di scrivere da noi tenuto; 
e a cjiiesto fine siamo andati , per tutto il 
tempo del lavoro , cercando d’ indovinare le 
critiche possibili e contingenti , coll ’ inten¬ 
zione di ribatterle tutte anticipatamente. Nè 
in questo sarebbe stata la difficolta ; giacché 
( dobbiamo dirlo ad onore del vero ) non 
ci si presentò alla mente una critica, che 
non le venisse insieme una risposta trionfan¬ 
te , di quelle risposte che, non dico risol¬ 
vono le questioni , ma le mutano. Spesso an¬ 
che , mettendo due critiche a’ capelli fra 
loro , le facevamo battere V una dall’ altra ; 
o, esaminandole ben addentro, riscontran¬ 
dole attentamente, riuscivamo a scoprire e 
a mostrare che, così opposte in apparenza, 
erano però d’uno stesso genere, nascevano 
entrambe dal non avvertire i fatti e i prin- 
cipii su cui il giudizio doveva esser fonda¬ 
to : e postele, con loro gran sorpresa, in¬ 
sieme , le mandavamo insieme a spasso. Non 
vi sarebbe mai stato autore che provasse cosi 
ad evidenza d’aver fatto bene. Ma che ? 
quando siamo stati a quello di raccapezzare 
tutte le dette obiezioni e risposte , per disporle 
con qualche ordine, misericordia ! venivano 
a fare un libro. Il che veduto , ponemmo 
da canto il pensiere, per due ragioni che il 
lettore troverà certamente valide ; la prima , 
che un libro impiegato a giustificarne un 
altro , anzi lo stile d’ un altro , potrebbe pa¬ 
rere cosa ridicola : la seconda, che di libri 
basta uno pei' volta, quando non è di avanzo . 


I PROMESSI SPOSI 



CAPITOLO I. 

C^Xiel ramo dei lago di Como clic volge a 
mezzogiorno tra due catene non interrotte di 
monti, tritura seni e a golfi, a seconda dello 
sporgere e del rientrare di quelli, viene quasi 
a un tratto a ristringersi e a prender corso e. 
figura di fiume, tra un promontorio a destra, 
e un’ ampia riviera di rincontro ; e il ponte , 
che ivi congiunge le due rive, par che renda 
ancor più sensibile all" occhio questa trasfor¬ 
mazione , e segni il punto in cui il lago cessa, 
e V Adda ricomincia , per ripigliar poi nome 
dilago dove le rive, allontanandosi di nuo¬ 
vo , lasciano 1 acqua distendersi e allentarsi in 
nuovi golfi e in nuovi seni, La riviera , for¬ 
mata dal deposito di tre grossi torrenti, scende 
appoggiata a due monti contigui, l’uno detto 
di san Martino, l'altro, con voce lombarda,, 
il Resegone dai moki suoi cocuzzoli in fila, 
che in vero lo fanno somigliare una sega : tal¬ 
ché non è chi , al primo vederlo , purché sia 
di fronte, come per esempio dai bastioni di M:j- 
Manzoni, T. /„ i 

1/ 


V 


2 I PROMESSI srosi. 

lane elle rispondono verso settentrione , non lo 
discerna tosto con quel semplice indizio, in 
quella lunga e vasta giogaia , dagli altri monti 
di nome più oscuro e di forma più comune. 
Per un buon tratto la riviera sale con un pen¬ 
dio lento e continuo; poi si dirompe in poggi 
c in valloncelli, in erte e in ispianate , secondo 
]’ ossatura dei due monti e il lavoro dell’acque, 
li lembo estremo, interciso dalle foci deftor¬ 
renti , è pressoché tutto ghiaia e ciottoloni, il 
resto campi e vigneti, sparsi di terre , di ville, 
di casali; in qualche parte boschi che si pro¬ 
lungano su per la montagna. Lecco , la prin¬ 
cipale di quelle terre, e che dà nome al terri¬ 
torio, giace poco discosto dal ponte alla riva 
del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel 
lago stesso quando egli ingrossa : un gran borgo 
al giorno d’oggi, c clic s’incammina a diven¬ 
tare città. Ai tempi in cui accaddero i fatti 
die imprendiamo di v raccontare , quel borgo 
già considerabile era anche un castello, e aveva 
perciò 1’ onore di alloggiare un comandante , e 
il vantaggio di possedere una stabile guarnigio¬ 
ne di soldati spagnuoli, che insegnavano la mo¬ 
destia alle fanciulle e alle donne del paese, ac¬ 
carezzavano di tempo in tempo le spalle a qual¬ 
che marito , a qualche padre , c sui finire della 
state, non mancavano mai di spandersi nelle 
vigne , per diradare le uve, e alleggerire ai 
contadini le fatiche della vendemmia. Dall’ima 
all' altra di quelle terre , dalle alture alla riva, 
da un poggio all’altro, correvano c corrono 


CAPITOLO i. 3 

tuttavìa strade e stradette, rapide, acclivi, 
piane , tratto tratto affondate, sepolte fra due 
muri, donde , levando il guardo, non iscoprite 
die un pezzo di cielo e qualche vetta di mon¬ 
te ; tratto tratto elevate su aperti terrapieni ; e 
da quivi la vista spazia per prospetti più o 
meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qual¬ 
cosa nuovi, secondo che i diversi punti pigliai! 
più o meno della vasta scena circostante, e 
secondo che questa o quella parte campeggia 
o si scorcia , spunta o sparisce a vicenda. Dove 
un tfàtto , dove un altro , dove una lunga di¬ 
stesa di quel vasto e svariato specchio del- 
1’ acqua ; di qua lago , chiuso all 5 estremità o 
piuttosto smarrito entro un gruppo , un andiri¬ 
vieni di montagne, e di mano in mano più 
espanso tra altri monti che si spiegano ad uno 
ad uno allo sguardo, e che P acqua riflette ca¬ 
povolti , coi paesetti posti in sulle rive ; di là 
braccio di fiume , poi lago , poi fiume ancora, 
che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur 
ira i monti che P accompagnano , digradando 
v ia via , e perdendosi quasi aneli 5 essi nell’oriz¬ 
zonte. Il luogo stesso da cui contemplate quei 
vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni banda : 
il monte di cui passeggiate le falde , vi svolge, * 
al di sopra , d 5 intorno , le sue cime e le balze, 
distinte , rilev ate , mutabili a ogni tratto di 
mano, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò 
che v 5 era sembrato prima un sol giogo, e com¬ 
parendo in vetta ciò che poco iinianzi vi si rap¬ 
presentava in sulla costa : e l 5 ameno , il do- 


4 I PROMESSI SPOSI, 

mestico di quelle falde tempera gradevolmente 
il selvaggio, e orna vie più il magnifico del¬ 
le altre vedute. 

Per una di queste stradicciuole , tornava bel 
bello dal passeggio verso casa , in sulla sera 
del giorno 7 di novembre dell’anno 1628, 
don Abbondio , curato d’ una delie terre accen¬ 
nate di sopra : il nome di questa, nè il casato 
del personaggio , non si trovano nel manoscrit¬ 
to , nè a questo luogo , nè in seguito. Diceva 
tranquillamente il suo uffizio , e alcuna volta , 
tra un salmo e 1‘ altro , richiudeva il breviario , 
tenendovi entro per segno l’indice della mano 
destra; e messa poi questa nell* altra dietro le 
rem , proseguiva il suo cammino , guardando 
a terra , e rigettando verso il muro col piede i 
ciottoli che facevano inciampo nel sentiero : 
poi alzava la faccia , e girati oziosamente gli 
occhi all" intorno , li (issava alla schiena d" un 
monte , dove la luce del sole già scomparso , 
scappando pei fessi del monte opposto, si di¬ 
pingeva qua e Ih sui massi sporgenti , come a 
larghe ed ineguali pezze di porpora* Aperio 
poi eli nuovo il breviario , e recitato un altro 
squarcio, giunse ad una rivolta della stradetla, 
dove era solito di levar sempre gii occhi dal 
libro e di guardarsi dinanzi : e cosi lece anche 
quel giorno. Dopo la rivolta la strada correva 
diritta forse una sessantina di passi, c poi si 
divideva in due viottoli a loggia di un ipsilon : 
a destra saliva verso il monte , ed era la via 
che couduceva alla cura: il ramo a sinistra 


CAPITOLO I. 5 

scendeva nella valle fino ad un torrente ; e da 
questo lato il muro non giungeva che alle an¬ 
che del passeggierò. I muri interni dei due 
viottoli, invece di riunirsi ad angolo, si ter¬ 
minavano in una cappelleria, sulla quale erano 
dipinte certe figure lunghe , serpeggianti, ter¬ 
minate in punta , che nella intenzione delPar¬ 
tista e agli occhi degli abitanti del vicinato 
volevano dir fiamme ; e alternate colle fiamme 
certe altre figure da non potersi descrivere, 
clic volevano dire anime del purgatorio : anime 
e fiamme a color di mattone, sm' un fondo 
grigiastro , con qualche scalcinatura tpia e la. 
il curato , voltato il canto, dirizzando, come 
era solito, il guardo alla cappelle tta, vide una 
cosa che non si aspettava, e che non avrebbe 
voluto vedere. Due uomini stavano P uno cini¬ 
pe Ito alP altro al confluente , per dir cosi, dei 
due \ iottoli : P uno di costoro a cavalcioni sul 
muricciuolo basso , con una gamba spenzolata 
al di fuori, e 1 altro piede posato sul terreno 
della via; il compagno in piedi, appoggiato 
al muro , colle braccia incrocicchiate sul petto. 
P abito , il portamento, e quello che dai luogo 
ov'era giunto il curato si poteva discernere 
dall'aspetto, non lasciavano dubbio intorno 
alla loro condizione. Avev ano entrambi intorno 
al capo una reticella v erde , che cadeva sul- 
P omero sinistro terminata in un gran fiocco, 
e dalia quale usciva sulla fronte un enorme 
ciutfo : due lunghi mustacchi inanellati alle 
estremità : il lembo del farsetto chiuso in una 


fi 1 PROMESSI SPOSI, 

cintura incula di cuoio, e a quella appese con 
uncini due pistole : un picciolo corno ripieno 
di polvere , cascante sul petto , come un vezzo: 
alia parte destra delle larghe e gonfie brache , 
una tasclietta donde usciva un manico di col¬ 
tellaccio : uno spadone pendente dal lato man¬ 
co , con una grande elsa traforata a lamine 
d‘ ottone congegnale in cifra , forbite e lucenti : 
a prima vista si davano a conoscere per indi¬ 
vidui della specie dei bravi. 

Questa specie , ora del tutto perduta, era 
allora floridissima in Lombardia, e già mollo 
antica. Cibi non ne avesse idea, ecco alcuni 
squarci autentici, che potranno darne una ba¬ 
stante dei suoi caratteri principali, degli sforzi 
messi in opera per ispegnerla , e della sua dura 
e rigogliosa vitalità. 

Fino dagli otto d" aprile dell anno i 583 , 
1 Illustrissimo ed Eccellentissimo signor Don 
Carlo d’Aragon , Principe di Castelvelrano, 
Duca di Terranuova, Marchese d’Avola, Conte 
di Burgcio , grande Ammiraglio , e gran Con¬ 
testabile di Sicilia, Governatore di Milano e 
Capitan Generale di Sua Maestà Cattolica in 
Italia, pienamente informato della intollera¬ 
bile miseria in. che è vivida e vive (juesta Città 
di Milano per ragione dei bravi e vagabondi , 
pubblica un bando contro di essi. Dichiara e 
di [finisce latti coloro essere compresi in questo 
bando , e doversi ritenere bravi e vagabondi 

di _ i quali , essendo for estieri , o del paese , 

non hanno esercizio alcuno , od avendolo , non 


CAPITOLO I. « 

10 fanno .... ma senza salario f o par con esso 
si appoggiano a qualche cavaliere o gentiluo¬ 
mo , officiale , o mercante .... per fargli spalle 
e favore , o i era mente , come si può presume¬ 
re , per tendere insidie ad altri ....A tutti co¬ 
storo ordina che, nel termine di giorni sei, 
abbiano a sgombrare il paese, intima la galea 
ai renitenti, concede a tutti gli ufìziali della 
giustizia le piu stranamente ampie, ed indefi¬ 
nite facoltà per 1 ‘esecuzione dell'ordine. Ma 
nell' anno seguente , ai 11 d‘ aprile , scorgendo 

11 detto signore , che questa Citta e tuttavia 
piena di detti bravi ... tornati a •vivere come 
prima vivevano , non punto mutato il costume 
loro , nè scemalo il numero, dà fuori un' altra 
grida ancor pili vigorosa e notabile, nella quale 
fra le altre ordinazioni prescrive : 

( 'he qualsivoglia persona , così di questa 
citta , come forestiera , che per due testimonii , 
consterà esser tenuto , e comunemente riputalo 
ver bravo , et aver tal nome , ancorché non si 
i eri fi chi aver fatto delitto alcuno _ per que¬ 

sta sola riputazione di bravo, senza altri in¬ 
dizi , possa dai detti giudici e da ognuno di 
loro esser posto alla corda et al tormento , per 
processo informativo .... et ancorché non con- 
Jessi delitto alcuno , tuttavia sia mandato alla 
galea , per detto triennio , per la sola opinione 
e nome di bravo , come di sopra. Tutto ciò , e 
il di più che si ommelte , perchè Sua Eccel¬ 
lenza è risoluta di voler essere obbedita da 
ognuno. 


8 i Promessi sposi. 

All’ udir parole d’un tanto signore , cosi ga¬ 
gliarde e sicure , e accompagnate da tali ordi¬ 
ni , viene una gran voglia di credere che al 
rimbombo di quelle, tutti i bravi sieno scom¬ 
parsi per sempre. Ma la testimonianza di un 
signore non meno autorevole , nè meno dotato 
di nomi, ci obbliga a credere tutto il contra¬ 
rio. E questi V Illustrissimo ed Eccellentissimo 
Signor Juan Fernandez de Velasco , Contesta¬ 
bile di Castiglia , Cameriero maggiore di Sua 
Maestà, Duca della Città di Frias , Conte di 
Haro e Castel nuovo , Signore della Casa di 
Velasco , e di quella dell! sette Infanti di Lara, 
Governatore dello Stato di Milano ec. Ai 5 di 
giugno dell’anno i 5()3 , pienamente informato 
aneli’ egli di quanto danno e rovine sieno .... 
i bravi e vagabondi , e del pessimo effetto che 
tal sorta di gente fa contra il ben pubblico, et 
in delusione della giustizia, intima loro di 
nuovo die nel termine di giorni sei abbiano a 
sbrattare il paese, ripetendo a un dipresso le 
stesse minacce e le stesse prescrizioni del suo 
predecessore. Ai 23 poi di maggio dell’ anno 
1 5 98 , informato con non poco dispiacere del- 
V animo suo che ... ogni dì più in questa Città 
e Stato va crescendo il numero di questi tali 
( bravi e vagabondi ), nè di loro, giorno e 
notte , altro si sente che ferite app astatamente 
date, omicidii , e ruberie et ogni altra qualità 
di delitti, ai quali si rendono più facili, con¬ 
fidati essi bravi d’ essere aiutati dai capi e 
fautori loro j .. ♦ prescrive di nuovo gli stessi 


CAPITOLO I. p 

rimcdìi, accrescendo la dose, come si usa nelle 
malattie ostinate. Ognuno dunque , conchiude 
egli , onninamente si guardi di contravvenire 
in parte alcuna alla grida presente , perchè in 
luogo di provare la clemenza di Sua Eccel¬ 
lenza , proverà il rigore e l’ ira sua ... essendo 
risoluta e determinata che questa sia V ultima 
e perentoria monizione. 

Non fu però di questo parere l’Illustrissimo 
ed Eccellentissimo Signore , il Signore Don 
Pietro Enriquez de Acevedo , Conte di Fuen- 
les , Capitano e Governatore dello Stato di 
Milano ; non fu di questo parere , e per buone 
ragioni. Pienamente informato della miseria 
in che vive questa Citta e Stato per cagione 
del gran numero di bravi che in esso abbon¬ 
da ... e risoluto di totalmente estirpare seme 
tanto pernizioso , dà fuori , ai 5 di dicembre 
1600 , una nuova monizione piena di gagliardi 
provvedimenti, con fermo proponimento che 
con ogni rigore e senza speranza di remissione 
siano onninamente eseguiti. 

Convien credere però eh* egli non ci si met¬ 
tesse con tutta quella buona voglia che sapeva 
impiegare nell ordir cabale, e nel suscitare 
nemici al suo gran nemico Enrico IV ; giacché 
per questa parte la storia attesta, come egli 
riuscisse ad armare contra quel re il duca di 
Savoia, a cui fece perdere più d'una città; 
come riuscisse a far congiurare il duca di Bi¬ 
poli , a cui fece perdere la testa ; ma , per ciò 
che riguarda quel seme tanto pernizioso dei 


lo I PROMESSI SPOSI, 

bravi, certa cosa è che esso continuava a ger¬ 
mogliare ai 11 di settembre dell’anno 
In quel giorno l'Illustrissimo ed Eccellentis¬ 
simo Signore , Don Giovanni de Mendozza, 
Marchese de la Hy nojosa , Gentiluomo cc. Go¬ 
vernatore ec., pensò seriamente ad estirparlo. 
A questo effetto spedi a Pandolfo e Marco Tul¬ 
lio Malatesti stampatori regii camerali la solila 
grida , corretta ed accresciuta , perchè la stam¬ 
passero a sterminio dei bravi. Ma questi vissero 
ancora per toccare , ai di dicembre del- 
1’anno 1618 , gli stessi e più forti colpi dal- 
l’Illustrissimo ed Eccellentissimo Signore , il 
Signor Don Gomez Sparez de Figueroa , Duca 
di Feria ec. Governatore, ec. Però, non es¬ 
sendo essi morti pure di quelle percosse , 1*11- 
lustrimo ed Eccellentissimo Signore , il Signor 
Gonzalo Fernandez di Cordova , sotto il cui 
governo accadde il passeggio di Don Abbon¬ 
dio , s’ era trovato costretto a ricorreggere e 
ripubblicare la solita grida conira i bravi , il 
giorno 5 di ottobre del 1627 , cioè un anno , 
un mese e due giorni prima di quel memorabile 
avvenimento. 

Nè questa fu 1 ’ ultima pubblicazione ; ma 
noi delle posteriori non crediamo dover far 
menzione , come di cosa che esce dal periodo 
della nostra storia. Ne accenneremo soltanto 
una dei i 3 di febbraio dell’anno i 632, nella 
quale 1 Illustrissimo ed Eccellentissimo Signo¬ 
re* , el Duque de Feria , per la seconda volta 
Governatore , ci a\ \ isa che le maggiori scel- 


CAPITOLO I. 1 1 

leraggini. procedono da quelli che chiamano 
braci. Questo basta a farne certi che nel tempo 
di cui noi trattiamo c’ era dei bravi tuttavia. 

Che i due descritti di sopra stessero ivi in 
aspetto di qualcheduno, era cosa troppo evi¬ 
dente ; ma quello che più spiacque a don Ab¬ 
bondio fu 1' esser chiarito per certi atti, che 
l’aspettato era egli. Poiché , al suo apparire, 
coloro s’ eran guardati in viso , alzando la te¬ 
sta con un movimento, dal (piale si scorgeva 
che tutti e due ad un tratto avevan detto : egli 
è desso: quegli che stava a cavalcioni s’era 
alzato, tirando la sua gamba sulla strada; 
l’altro s’ era staccato dal muro; ed entrambi 
si avviavano alla volta di lui. Egli tenendo 
sempre il breviario aperto dinanzi, come se 
leggesse , spingeva lo sguardo in su per ispiare 
le mosse di coloro : e veggendoli venire pro¬ 
prio alla sua volta, fu assalito in un tratto da 
mille pensieri. Domandò subito in fretta a se 
stesso , se fra i bravi e lui vi fosse qualche 
uscita di strada a dritta o a sinistra , e gli sov¬ 
venne tosto di no. Fece un rapido esame per 
ricercare se avesse peccato conira qualche po¬ 
lente , contea qualche vendicativo ; ma anche 
in quel turbamento , il testimonio consolante 
della coscienza lo rassicurava alquanto : i bravi 
però si avvicinavano, guardandolo fiso. Si pose 
1 indice e il medio della sinistra mano nel col¬ 
lare come per rassettarlo, e girando le due 
dila intorno al collo, volgeva intanto la faccia 
all' indietro , torcendo insieme la bocca , c 


il I PROMESSI SPOSI, 

guardava colla coda dell’ occhio fin dove po- 
tea, se qualcheduno arrivasse; ma non vide 
nessuno. Lanciò un' occhiata al di sopra del 
muricciuolo, nei campi, nessuno: un’altra 
più modesta sulla via che gli era dinanzi; nes¬ 
suno , fuorché i bravi. Che fare ? tornare in¬ 
dietro , non era a tempo : darla a gambe, era 
lo stesso che dire : inseguitemi, o peggio. Non 
potendo schifare il pericolo , gli corse incon¬ 
tro , perchè i momenti di quella incertezza 
erano allora cosi penosi per lui, che non desi¬ 
derava altro che di abbreviarli. Affrettò il pas¬ 
so , recitò un versetto a voce più alta , compose 
la faccia a tutta quella quiete ed ilarità che 
potè , fece ogni sforzo per preparare un sorri¬ 
so , e quando si trovò a fronte dei due galan¬ 
tuomini , disse mentalmente ci siamo : e si 
fermò sui due piedi. « Signor curato ! :o disse 
uno di quei due, piantandogli gli occhi in 
faccia. 

cc Che mi comanda ? » rispose subito don 
Abbondio , alzando gli occhi d'in sul libro , e 
tenendolo spalancato e sospeso con ambe le 
mani. 

« Ella ha intenzione « prosegui 1 ’ altro col 
piglio minaccioso ed iracondo di chi coglie un 
suo inferiore su l’intraprendere una ribalderia 
cc ella ha intenzione di sposare domani Renzo 
Tramaglino e Lucia Mondella ! « 

cc Cioè . . . . w rispose con voce tremola don 
Abbondio cc cioè ; loro signori son uomini di 
« mondo, e sanno benissimo come vadano que- 


33 


CAPITOLO J. l3 

ste faccende, li povero curato non c* entra : 
>3 fanno i loro piastricci fra loro, e poi . . .. 
33 poi vengono da noi come s ? nuderebbe ad 
33 un banco a riscuotere, e noi .... noi siamo 
33 i servitori del comune. 33 

et Or bene 33, disse il bravo con voce som* 
messa , ma in tuono solenne di comando et que- 
33 sto matrimonio non s T ha da fare , nè doma- 
33 ni, nè mai. 33 

et Ma, signori miei >3 replicò don Abbon¬ 
dio , colla voce mansueta e gentile d un uomo 
che vuol persuadere un impaziente et ma , si- 
33 gnori miei, si degnino di mettersi nei miei 

33 panni. Se la cosa dipendesse da me, .ve- 

33 dono bene che a me non importa nulla .... 33 
et Orsù 33 interruppe il bravo et se la cosa 
33 avesse a decidersi a ciarle , ella ci mctte- 
33 rebbe in sacco. Noi non ne sappiamo , nè 
33 vogliamo saperne di più. Uomo avvertito... 
33 ella c* intende. 33 

« Ma codesti signori son troppo giusti, trop- 
33 po ragionevoli .... 33 

cc Ma 33 interruppe questa volta V altro com¬ 
pagnone , che non aveva parlato lino allora, 
33 ma il matrimonio non si farà , 33 o .... et e 
qui una buona bestemmia ; 33 o chi lo farà non 
33 se ne pentirà, perchè non ne avrà tempo 
33 e ... 33 un" altra bestemmia. 

cc Zitto , zitto , 33 ripigliò il primo oratore, 33 
33 il signor curato sa il vivere del mondo, c 
33 noi siamo galantuomini, che non vogliamo 
33 fargli del male , quando egli abbia giudizio. 
Manzoni T. /. 2 


1 \ 1 PROMESSI SPOSI. 

33 Signor curato , 1 ’ illustrissimo signor don 
33 Rodrigo nostro padrone la riverisce cara- 
33 mente. 33 

Questo nome fu nella mente di don Abbon¬ 
dio come , nel forte d 5 un temporale notturno, 
un lampo cbe illumina momentaneamente ed 
in confuso gli oggetti, c cresce il terrore. Fece 
egli, come per istinto , un grande inchino , e 

disse : cc se mi sapessero suggerire. 33 

cc Oh ! suggerire a lei che sa di latino 1 33 
interruppe ancora il bravo, con un riso fra lo 
sguaiato e il feroce. « A lei tocca. E soprat- 
33 tutto non si lasci uscir parola su questo av- 
33 viso che abbiam dato per suo bene ; altri- 
33 menti .... ehm .... sarebbe lo stesso clic 
33 fare quel tal matrimonio. Via, che vuol ella 
33 che si dica in suo nome all’ illustrissimo si- 
33 gnor don Rodrigo? 33 
« 11 mio rispetto .... 33 
« Si spieghi, signor curato. 33 

cc .... Disposto_ disposto sempre alla ub- 

33 bidienza. 33 E proferendo queste parole, non 
sapeva bene egli stesso se dava una promessa, 
o se gittava un complimento comunale. I bravi 
le presero o mostrarono di prenderle nel si¬ 
gnificato più serio. 

cc Benissimo ; e buona notte , signor cura¬ 
to , 33 disse l’un d’ essi in atto di partire col 
compagno. Don Abbondio , che pochi momenti 
prima avrebbe dato un occhio del corpo per 
iscansarli, allora avrebbe voluto prolungare la 
conversazione e le trattative, cc Signori,... .33 



CAPITOLO I. 1 5 

cominciò egli, chiudendo il libro ad ambe 
mani ; ma quelli, senza più dargli udienza , 
pr esero la strada donde egli era venuto , e si 
dilungarono , cantando una canzonaccia che 
non voglio trascrivere. Il povero don Abbon¬ 
dio rimase un momento colla bocca aperta , 
come incantato , poscia pigliò aneli' egli quella 
delle due stradette che conduceva a casa sua , 
mettendo innanzi a stento una gamba dopo 
l'altra , che gli parevano ingranchite , e in uno 
stato di mente che il lettore comprenderà me¬ 
glio dopo di avere appreso qualche cosa di più, 
dell’ indole di questo personaggio e della con¬ 
dizione dei tempi in cui gli era toccato di vi¬ 
vere. 

Don Abbondio ( il lettore se ne è già avve¬ 
duto ) non era nato con un cuor di lione , ma 
fino dai primi suoi anni, egli aveva dovuto 
accorgersi che la situazione la più impacciata 
a quei tempi era quella d’un animale senza 
artigli e senza zanne , e che pure non si sen¬ 
tisse inclinazione ad essere divorato. La forza 
legale non proteggeva in alcun conto V uomo 
tranquillo inoffensivo, e che non avesse altri 
mezzi di far paura altrui. Non già che mancas¬ 
sero leggi e pene contra le violenze private. 
Le leggi anzi venivano giù a dirotta ; i delitti 
erano annoverati, e particolareggiati con mi¬ 
nuta prolissità ; le pene pazzamente esorbitan¬ 
ti, e se non basta , aumentabili quasi per ogni 
caso ad arbitrio del legislatore stesso e di cento 
esecutori ; le procedure studiate soltanto a li- 


l6 1 PROMESSI SPOSE 

^erare il giudice da ogni cosa clic potesse es¬ 
sergli d’impedimento a proferire una condan¬ 
na : gli squarci che abbiamo riportati delle 
gride conira i bravi ne sono un piccolo , ma 
ledei saggio. Con tutto ciò , anzi in gran parie 
per ciò, quelle gride ripubblicate e rinforzale 
di governo in governo , non servivano ad altro 
che ad attestare ampollosamente l'impotenza 
dei loro autori ; o se producevano qualche ef¬ 
fetto immediato, egli era principalmente di 
aggiungere molte vessazioni a quelle che i pa¬ 
cifici e i deboli sofferivano dai perturbatori, e 
di crescere le violenze e P astuzia di questi. 
L‘ impunità era organizzata, ed aveva radici 
che le gride non toccavano, o non potevano 
smuovere. Tali erano gli asili, tali i privilegi 
di alcune classi, in parte riconosciuti dalla 
forza legale , in parte tollerati con astioso si¬ 
lenzio , e negati con vane proteste , ma soste¬ 
nuti di fatto e guardati da quelle classi e quasi 
da ogni individuo con attività d" interesse, e 
con gelosia di puntiglio. Ora, questa impu¬ 
nità minacciata ed insultata , ma non distrutta 
dalle gride , doveva naturalmente , ad ogni 
minaccia e ad ogni insulto , adoprar nuovi 
sforzi e nuovi ingegni per conservarsi. Cosi 
accadeva in falli ; e all" apparire delle gride 
dirette a comprimere i violenti, questi cerca¬ 
vano nella loro forza reale i nuovi mezzi più 
opportuni per continuare a far ciò che le gride 
venivano a proibire. Potevano ben esse incep¬ 
pare ad ogni passo e molestare l'uomo bonario 


CAPITOLO I. fn 

che fosse senza forza propria e senza protezio¬ 
ne ; perchè col fine d’ aver sotto la mano ogni 
uomo , per prevenire o per punire ogni delitto, 
assoggettavano ogni mossa del privato al volere 
arbitrario di mille magistrati ed esecutori. Ma 
chi, prima di commettere il delitto, aveva 
prese le sue misure per ripararsi a tempo in 
un convento, in un palazzo dove i birri non 
avrebbero mai osato por piede; chi, senz* al¬ 
tre misure , portava una livrea clic impegnasse 
a difenderlo la vanità e l r interesse d r una fa¬ 
miglia potente , di tutto un ceto ; quegli era 
libero nelle sue operazioni, e poteva ridersi di 
tutto quel fracasso delle gride. Di quegli stessi 
clic erano deputati a farle eseguire alcuni ap¬ 
partenevano per nascita alla parte privilegiata, 
alcuni ne dipendevano per clientela; gli uni c 
gli altri, per educazione, per interesse, per 
consuetudine, per imitazione ne avevano ab¬ 
bracciate le massime , e si sarebbero ben guar¬ 
dati dall’offenderle per 1 ’ amore d' un pezzo 
di carta affisso agli angoli delle vie. Gli uo¬ 
mini poi incaricati della esecuzione immediata, 
quando fossero stati intraprendenti come eroi, 
ubbidienti come monaci, e devoti come mar¬ 
tiri, non avrebbero però potuto venirne a ca¬ 
po, inferiori come erano di numero a quelli 
coi quali si sarebbero posti in guerra, e colla 
probabilità frequente d essere abbandonati o 
anche sacrificati da chi in astratto e , per còsi 
dire , in teoria , imponeva loro di operare. Ma 
oltracciò costoro erano generalmente dei più 


l8 1 PROMESSI SPOSI. 

abietti e ribaldi soggetti del loro tempo ; 1 in¬ 
carico loro era tenuto a vile anche da quelli 
che potevano averne terrore , e il loro titolo 
un improperio. Era quindi ben naturale che 
costoro invece di arrischiare , anzi di gettare 
la vita in una impresa impossibile, vendessero 
la loro inazione , o anche la loro connivenza 
ai potenti, e si riserbassero ad esercitare la 
loro esecrata autorità , e la forza che pure ave¬ 
vano , in ([nelle occasioni dove non v‘ era pe¬ 
ricolo , nell' opprimere , cioè , e nel vessare gli 
uomini pacifici e senza difesa. 

L uomo che vuole offendere , o che teme ad 
ofjrni istante d’essere offeso, cerca naturalmente 
alleati e compagni. Quindi era in quei tempi 
portata al massimo punto la tendenza degl in¬ 
dividui a tenersi collegati in classi, a 1 ormarne 
di nuove , e a procurare ognuno la maggior 
potenza di quella a cui apparteneva. Il clero 
vegliava a difendere c ad estendere le sue im¬ 
munità ; la nobiltà i suoi privilegi ; il militare 
le sue esenzioni. 1 mercanti, gli artigiani era¬ 
no arruolali in maestranze c in confraternite , 
i giurisperiti formavano una lega , i medici 
stessi una corporazione. Ognuna di queste pic¬ 
cole oligarchie aveva una sua forza speciale e 
propria ; in ognuna 1 ’ individuo trovava il van¬ 
taggio <f impiegare per se, a proporzione della 
+ sua autorità , e della sua destrezza , le forze 
riunite di molti. 1 più onesti si valevano di 
questo vantaggio alla difesa loro ; gli astuti e 
i facinorosi ne approfittavano per condurre a 


CAPITOLO I. ICf 

termine ribalderie , alle quali i loro mezzi per¬ 
sonali non sarebbero bastati, e per assicurar¬ 
sene l'impunità. Le forze però di queste varie 
leghe erano molto impari ; e nelle campagne 
principalmente , il nobile dovizioso e violento , 
con un drappello di bravi, e circondato da 
contadini avvezzi per tradizione famigliare , ed 
interessali o forzati a riguardarsi come sudditi 
del padrone , esercitava un potere al quale 
difficilmente nessuu'altra frazione di lega avreb¬ 
be ivi potuto resistere. 

Il nostro Abbondio , non nobile , non ricco , 
non animoso , s' era dunque , quasi all' uscire 
dall' infanzia , avveduto d* essere in quella so¬ 
cietà come un vaso di terra cotta costretto a far 
cammino in compagnia di molti v asi di ferro. 
Aveva quindi assai di buon grado obbedito ai 
parenti che lo vollero prete. Per dire la verità, 
egli non aveva gran fatto pensato agli obblighi 
e ai nobili fini del ministero al quale si dedi- 
cav a : assicurarsi di che vivere con qualche 
agio e porsi in una classe riverita c forte, gli 
erano panile due ragioni più che sufficienti per 
una tale scelta. Ma una classe qualunque non 
prov vede all individuo , non lo assicura , che 
(ino ad un certo segno : nessuna lo dispensa 
dal farsi un suo sistema particolare. Don Ab¬ 
bondio , assorbito continuamente nei pensieri 
della propria sicurezza, non si curava di quei 
vantaggi per ottenere i quali fosse mestieri di 
adoperarsi molto, o di arrischiarsi un poco, li 
i/iio sistema consisteva principalmente nello 


20 I PROMESSI SPOSI. 

scansare tutti i contrasti, e nel cedere in quelli 
che non poteva scansare. Neutralità disarmata 
in tutte le guerre che scoppiavano intorno a 
lui, dalle contese allora frequentissime tra il 
clero e le podestà laiche , dai contrasti pure 
frequentissimi di uffiziali e di nobili, di nobili 
e di magistrati, di bravi e di soldati, fino alle 
baruffe tra due contadini, nate da una paro¬ 
la , e decise colle pugna e coi coltelli. S' egli 
era assolutamente forzato a prender parte fra 
due contendenti, stava col più forte, sempre 
però alla retroguardia, e procurando di far ve¬ 
dere all’ altro che egli non gli era volontaria¬ 
mente nimico : pareva che gli dicesse : ma 
perchè non avete saputo esser voi il più forte? 
io mi sarei posto dalla vostra parte. Stando 
alla larga dai prepotenti, dissimulando le loro 
soperchiale passeggere e capricciose, corri¬ 
spondendo con sommessioni a quelle che ve¬ 
nissero da una intenzione più seria e più me¬ 
ditala , costringendo , a forza d’inchini e ri¬ 
spetto gioviale, anche i più burberi e sdegnosi 
a largii un sorriso , quando gli incontrava per 
via , il pover’ uomo era riuscito a varcare i ses- 
sant anni, senza forti burrasche. 

Non è però che non avesse aneli’ egli il suo 
po’ di fiele in corpo ; e quel continuo esercizio 
di sofferenza, quel dar cosi sovente ragione 
alt rui , tanti bocconi amari inghiottiti in silen¬ 
zio , glielo avevano esacerbato a segno che , se 
non avesse qualche tratto potuto dargli un po’ 
di slogo, la sua salute ne avrebbe certamente 


CAPITOLO I. 2 l 

patito. Ma siccome v’ erano poi finalmente al 
mondo e presso a lui persone ch’egli conosceva 
ben bene per incapaci di far male , cosi egli 
poteva con quelle sfogare qualche volta il mal 
umore concetto , c cavarsi aneli’ egli la voglia 
d’essere un po’fantastico, e di gridare a tol¬ 
to. Era poi un rigido censore degli uomini che 
non si regolavano come lui , quando però la 
censura potesse esercitarsi senza alcuno anche 
lontano pericolo. Il battuto era almeno un im¬ 
prudente , 1 ’ ammazzato era sempre stato un 
uomo torbido. A chi, messosi a sostenere le 
sue ragioni conila un potente , rimaneva col 
capo rotto, don Abbondio sapeva trovar sem¬ 
pre qualche torto ; cosa non difficile , perchè 
la ragione e il torto non si dividono mai con 
un taglio cosi netto che ogni parte abbia sol¬ 
tanto dell’ uno. Sopra tutto poi egli esclamava 
conira quei suoi confratelli che, a loro rischio 
pigliavano le parti d’ un debole oppresso con¬ 
ila un soverchiatore potente. Questo chiamava 
egli un comprarsi le brighe a contanti, un vo¬ 
ler dirizzar le gambe ai cani ; diceva anche se¬ 
veramente eli’ egli era un mischiarsi nelle cose 
profane, a danno della dignità del sacro mi¬ 
nistero. E contra questi sermonava, sempre a 
quattr’ ocelli però, o in un piccolissimo croc¬ 
chio , con tanto più di veemenza , quanto più 
essi erano conosciuti per alieni dal risentirsi in 
cosa che li toccasse personalmente. Aveva poi 
una sua sentenza prediletta, con la quale si¬ 
gillava sempre i discorsi su queste materie ; 


22 I PROMESSI SPOSI. 

che ad un galantuomo il quale badi a se e stia 
ne’ suoi panni, non accadono mai brutti in¬ 
contri. 

Pensino ora i miei venticinque lettori clic 
impressione dovesse fare sull' animo del pove¬ 
retto 1 ’ incontro che si è narrato. Lo spavento 
di quei visacci e di quelle parolacce, la mi¬ 
naccia d’un signore noto per non minacciare 
invano, un sistema di quieto vivere che era 
costato tanti anni di studio e di pazienza, scon¬ 
certato in un punto, e un passo stretto sca¬ 
broso da attraversare, un passo del quale non 
si vedeva la uscita : tutti questi pensieri ron¬ 
zavano tumultuariamente nel capo basso di don 
Abbondio. — Se Renzo si potesse mandare in 
pace con un bel no, via ; ma egli vorrà delle 
ragioni ; e che cosa ho io da rispondergli, per 
amor del cielo? E , e , e, anche costui è una 
testa : un agnello se nessuno lo tocca, ma se 
uno vuol contraddirgli.... ili 1 E poi e poi, 
perduto dietro a quella Lucia, innamorato co¬ 
me .... Ragazzacci, che per non saper che 
lare s’innamorano, vogliono maritarsi, e non 
pensano ad altro , non si fanno carico dei tra¬ 
vagli in clic pongono un povero galantuomo. 
Oh povero me ! vedete se quelle due figuracce 
dovevano proprio piantarsi sul mio cammino 5 
e pigliarla con me ! Che c’ entro io ? S011 io 
che voglio maritarmi ! Perchè non sono andati 
piuttosto a parlare ... Oh vedete un po’ : gran 
destino che le cose a proposito mi vengali sem¬ 
pre in mente un momento dopo l'occasione! 


CAPITOLO T. Io 

Se avessi mo pensato di suggerir loro chd an¬ 
dassero a portare la loro imbasciata... — Ma 
a questo punto s' accorse die il pentirsi di non 
essere stato consigliere c cooperatore dell' ini¬ 
quità, era cosa troppo iniqua; e rivolse tutta 
la stizza dei suoi pensieri contra quell* altro 
che veniva cosi a togliergli la sua pace. Non 
conosceva egli don Rodrigo clic di vista e di 
lama , nè aveva mai avuto clic fare con lui al¬ 
tro clic di toccare il petto col mento, e la ter¬ 
ra con la punta del suo cappello, quelle po¬ 
che volte che lo aveva scontrato per via. Gli 
era occorso di difendere in più d* una occasio¬ 
ne la riputazione di quel signore, contra coloro 
che a bassa voce , sospirando c levando gli oc¬ 
chi al cielo , maledicevano qualche sua impre¬ 
sa : aveva detto cento volte elv egli era un ri- 
spettabile cavaliere. Ma, in quel momento, 
gli diede in cuor suo tutti quei titoli che non 
aveva mai udito applicargli da altrui senza in¬ 
terrompere in fretta con un . oibò. Giunto fra 
il tumulto di questi pensieri alla porta della 
sua casa, che era in capo del paesello, pose 
in fretta nella toppa la chiave che già teneva 
in mano, aperse, entrò , richiuse diligente¬ 
mente , ed ansioso di trovarsi in una compa¬ 
gnia fidata , chiamò tosto : cc Perpetua ! Per¬ 
petua 1 >3 avviandosi pure verso il salotto dove 
ella doveva essere certamente ad apparecchiare 
la tavola per la cena. Era Perpetua, come 
ognuno se ne avvede , la serva di don Abbon¬ 
dio : serva affezionata e fedele, che sapeva 


0| 1 PROMESSI SPOSI, 

ubbidire e comandare secondo P occasione, 
tollerare a tempo i brontolamenti e le fanta¬ 
sticaggini del padrone , c fargli a tempo tolle¬ 
rare le sue, clic divenivano di giorno in giorno 
più frequenti, dacché ella aveva passala 1' età 
sinodale dei quaranta, rimanendo celibe , per 
aver rifiutati lutti i partiti che le si erano of¬ 
ferti , coni" ella diceva , o per non aver mai 
trovato un cane che la volesse, come dicevano 
le sue amiche. 

« Vengo , w rispose Perpetua, mettendo sul 
tavolino al luogo solito il picco! fiasco del vi¬ 
no prediletto di don Abbondio, e si mosse 
lentamente; ma non aveva ancor toccata la so¬ 
glia del salotto, ch'egli v'entrò con un passo cosi 
avviluppato , con uno sguardo cosi adombra¬ 
to , con un viso cosi travolto , che non ci sa¬ 
rebbero nemmeno bisognati gli occhi esperti 
di Perpetua per iscoprire a prima giunta che 
gli era accaduto qualche cosa di bene straor¬ 
dinario. 

« Misericordia ! che ha ella , signor pa¬ 
drone 1 33 

« Niente , niente , » rispose don Abbondio , 
lasciandosi cadere tutto ansante sul suo seg- 

, niente ? a me la vuol dare ad in- 
aa tendere ? cosi brutto , coni' è ? Qualche gran 
33 caso è avvenuto. 33 

33 Oli, per amor del cielo ! Quando dico 
33 niente, o è niente,o è cosa che non posso dire. 3 > 

33 Che non può dire nemmeno a me ? Chi si 


gi olone, 
cc Coni 


CAPITOLO r. 0.0 

15 piglierà cura della sua salute ? Citi le darà 
ii un parere ? .... » 

il Ohimè ! tacete , e non apparecchiate al- 
ii tro : datemi un bicchiere del mio vino. >1 
ii Ed ella mi vorrà sostenere che non ha 
ii niente ! n disse Perpetua , riempiendo il 
bicchiere, e tenendolo poi in mano, come se 
noli volesse darlo che in premio della confi¬ 
denza che si faceva tanto aspettare. 

ii Date qui, date cpii n disse don Abbondio, 
prendendole il bicchiere con la mano non ben 
ferma , e votandolo poi in fretta come se fosse 
un’ ampolla medicinale. 

« Vuole ella dunque di' io sia costretta do¬ 
li mandare qua e là che cosa sia accaduto al 
il mio padrone ? n disse Perpetua , ritta di¬ 
nanzi a lui, con le mani arrovesciate sui 
fianchi, e le gomita appuntate davanti, guar¬ 
dandolo fiso, quasi volesse succhiargli dagli 
occhi il segreto. 

si Per amor del cielo I non mi fate pettego¬ 
li lezzi, non mi fate schiamazzi: ne \a . .. ne va 
il la vita ! « 

3i La vita ! si 
33 La vita. « 

il Ella sa bene che ogni volta eh* ella mi 
3i ha detto qualche cosa sinceramente in coll¬ 
ii fidenza , io non ho mai... 33 
11 Brava ! come quando . .. n 
Perpetua s’ avvide d’ aver toccato un tasto 
falso; onde cangiando subitamente il tuono, 
c< signor padrone 33 disse con voce commossa 
Manzoni T. 1 . 3 


26 I PROMESSI SPOSI, 

e da commuovere, « io le sono sempre stata 
33 affezionata ; e se ora voglio sapere, egli è 
33 per premura , perchè vorrei poterla soccor- 
33 rere , darle un buon parere , sollevarle V a- 
nimo... >3 

Fatto sta che don Abbondio aveva forse 
tanta voglia di scaricarsi del suo doloroso se¬ 
greto , quanta Perpetua ne avesse di conoscer¬ 
lo : onde dopo aver rispinti sempre più debol¬ 
mente i nuovi e più incalzanti assalti di lei, 
dopo averle fatto più d’ una volta giurare che 
non fiaterebbe , finalmente, con molte sospen¬ 
sioni, con molti ohimè 1, le narrò il miserabi¬ 
le caso. Quando si venne al nome terribile del 
mandante , fu d’ uopo che Perpetua proferisse 
un nuovo e più solenne giuramento ; e don 
Abbondio pronunziato quel nome , si rovesciò 
sulla spalliera della seggiola , con un gran so¬ 
spiro , levando le mani in atto insieme di co¬ 
mando e di supplica , e dicendo : cc per amor 
del cielo 1 33 

« Misericordia 1 et sciamò Perpetua. 33 Oli che 
33 birbone 1 oli che soperchiarne 1 oh che uomo 
33 senza il timor di Dio 1 33 

cc Volete tacere? o volete rovinarmi del 
33 tutto ? >3 

cc Oh ! siamo qui soli che nessuno ci sente. 
>3 Ma come farà ella, povero signor padrone? » 
cc Oh vedete, cc disse don Abbondio con vo¬ 
ce stizzosa : 33 vedete che bei pareri mi sa dar 
33 costei ! Viene a domandarmi come farò, co- 
33 me farò ; quasi losse ella nell’ impaccio , e 
sa toccasse a me di cavamela. 3 > 


CAPITOLO I. 1 n 

cc Ma ! io P avrei ben io il mio povero pa- 
33 rere da darle, ma poi.... >3 
cc Ma poi, sentiamo. 33 

cc II mio parere sarebbe, che, siccome tutti 
>3 dicono che il nostro arcivescovo è un santo, 
>3 e un uomo di polso, e che non ha paura di 
33 brutti musi, e quando può fare stare uno di 
» questi soperchiami per sostenere un curato , 
33 ei c’ ingrassa : io direi, e dico che ella gli 
33 scrivesse una bella lettera , e per informarlo 
>3 come qualmente .... 33 

cc Volele tacere? volete tacere? son pareri 
33 codesti da darsi ad un pover uomo ? Quando 
33 mi fosse toccata una schioppettata nella 
>3 schiena.... Dio liberi ! , P arcivescovo me 
33 la torrebbe egli via ? 

cc Eh I le schioppettate non si danno via co- 
33 me confetti ; e guai se questi cani dovessero 
33 mordere tutte le volte che abbaiano! E io ho 
>3 sempre veduto che a chi sa mostrare i denti, 
33 e farsi valere , si porta rispetto ; e appunto 
33 perchè ella non vuol mai dir la sua ragione, 
33 siamo ridotti a segno che tutti ci vengono 
33 con licenza,.... 33 
cc Volete tacere ? 33 

cc Io taccio subito ; ma è però certo che 
33 quando il mondo s* accorge che uno , sem- 
33 prc, in ogni incontro è pronto a calar 
33 le ... 33 

cc Volete tacere? E egli tempo da codeste 
33 baggianate ? 33 

cc Basta : ella ci penserà questa notte ; ma 


0,8 1 PROMESSI SPOSI. 

J3 intanto non cominci a farsi male da se , a 
>3 rovinarsi la salute ; mangi un boccone. » < 
cc Ci penserò io , 33 rispose brontolando don 
Abbondio « sicuro, io ci penserò , io ci ho da 
33 pensare. 33 E si alzò continuando : cc non vo* 
33 glio prender niente ; niente : ho altra voglia : 
33 lo so aneli* io clic a me tocca pensarci. Ma ! 
33 la doveva venire in capo proprio a me 1 33 
cc Mandi almen giù quest’altra gocciola , 33 
disse Perpetua, mescendo, cc Ella sa che que- 
33 sto le racconcia sempre lo stomaco. 33 

33 Eli 1 ci vuol altro cerotto , ci vuol altro 
33 cerotto , ci vuol altro cerotto. 33 

Cosi dicendo prese il lume, e brontolando 
sempre : cc una piccola bagattella ! ad un ga- 
33 lantuomo par mio I e domani come andrà ? 33 
ed altre simili lamentazioni , si avviò alla sua 
camera per coricarsi. Giunto in su la soglia , 
ristette un momento, si rivolse indietro verso 
Perpetua , si pose 1 * indice sulle labbra , e disse 
con tuono lento e solenne cc per amor del cie- 
33 lo ! 33 e disparve. 

CAPITOLO II. 


0 Ì narra clic il principe di Condè dormi pro¬ 
fondamente la notte che precesse alla giornata 
di Rocroi : ma, in prima egli era molto affati¬ 
cato ; secondariamente aveva già dati tutti i 
provvedimenti necessari e statuito ciò che do- 


CAPITOLO II. 29 

vesse fare al mattino. Don Abbondio invece 
non sapeva altro ancora se non che il domani 
sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran 
parte della notte fu spesa in consulte ango¬ 
sciose. Non tener conto della intimazione ri¬ 
balda , nè delle minaccie, e fare il matrimo¬ 
nio , era un partito che egli non volle nemmen 
porre in deliberazione. Confidare a Renzo T'oc¬ 
corrente , e cercare con lui qualche mezzo ... 
Dio liberi ! «Non si lasci scappar parola . . . 
>:> Altrimenti . . . ehm! » aveva detto un di 
quei bravi, e al sentirsi rimbombare quelTe/m* ! 
nella mente , don Abbondio , non che pensare 
a trasgredire una tal legge , ma si pentiva an¬ 
che dell’ aver ciarlato con Perpetua. Fuggire ? 
Dove ? E poi ? Quanti impacci, e quanti conti 
da renderei Ad ogni partito che rifiutava, il 
poveretto si volgeva sull’ altro lato. 11 partito 
che gli parve migliore fu di guadagnar tempo, 
dando ciance a Renzo. Gli sovvenne a propo¬ 
sito , che pochi giorni mancavano al tempo 
proibito per le nozze , •— e se posso tenere a 
bada per questi pochi giorni quel ragazzone, 
ho poi due mesi per me • e in due mesi e : può 
nascere di gran cose. — Ruminò pretesti da 
porre in campo ; e benché gli paressero un 
po ; leggieri, pure si andava rassicurando col 
pensiero che 1’ autorità sua gli avrebbe fatti 
parere di giusto peso, e che la sua antica 
esperienza gli darebbe gran vantaggio sur un 
giovinetto ignorante. — Vedremo, diceva tra 
se ; pensa all* Amorosa, ma io penso alla pelle : 

3 * 


3o 1 PROMESSI SPOSI, 

il più interessato son io, lasciando stare eli io 
sono il più accol to. Figlino! caro, se tu ti 
senti il bruciore addosso , non so che dire ; ma 
io non voglio andarne di mezzo. — Fermato 
cosi un po'* P animo ad una deliberazione, potè 
finalmente chiuder occhio : ma che sonno 1 che 
sogni 1 Bravi, don Rodrigo , Renzo , viottoli, 
rupi, fughe , inseguimenti, grida , schioppet¬ 
tate. 

Il primo svegliarsi dopo una sciagura , e m 
un impaccio , è un momento molto amaro. La 
mente appena risentita ricorre alle idee abituali 
della vita tranquilla antecedente ; ma il pen¬ 
siero del nuovo stato di cose le si affaccia tosto 
sgarbatamente; e il dispiacere ne è più vivo m 
quel paragone istantaneo. Assaporato dolorosa¬ 
mente questo momento , don Abbondio ricapi¬ 
tolò tosto i suoi disegni della notte , si con¬ 
fermò in essi, gli ordinò meglio, si alzò, e 
stette aspettando Renzo, contimore e aduli 
tempo con impazienza. 

Lorenzo, o come tutti lo chiamavano, Renzo 
non si fece molto aspettare. Appena gli parve 
ora da potersi presentare al curato senza indi¬ 
screzione , vi andò colla lieta pressa d’un uomo 
di ventanni che debbe in quel giorno sposare 
quella ch'egli ama. Era egli fino dall'adole¬ 
scenza rimasto privo dei parenti, ed esercitava 
la professione di filatore di seta, ereditaria, 
per dir cosi , nella sua famiglia ; professione 
negli anni indietro assai lucrosa , allora già in 
decadimento, ma non però al segno che un 


CAPITOLO II. 3 I 

abile operaio non potesse cavarne di che vivere 
onestamente. Il lavoro andava di giorno in 
giorno scemando , ma V emigrazione continua 
dei lavoranti attirati negli stati vicini da pro¬ 
messe , da privilegi e da grosse paglie, faceva 
si che non ne mancasse ancora a quelli che ri¬ 
manevano in paese. Oltracciò possedeva Renzo 
un poderetto che faceva lavorare e lavorava 
egli stesso nel tempo in cui era disoccupato dai 
filatoio, di modo che nella sua condizione po¬ 
teva dirsi agiato. E quantunque quell anno 
fosse più scarso ancora degli antecedenti, e già 
si cominciasse a provare una vera carestia, 
pure egli, che da quando aveva posto gli oc¬ 
elli addosso a Lucia, era divenuto massaio, 
si trovava fornito bastantemente di scorte , e 
non aveva a patire il pane. Comparve dinanzi 
a don Abbondio , in gran gala , con piume eli 
vario colore al cappello , col suo pugnale del 
bel manico nella taschetta delle brache, con 
una certa aria di festa e nello stesso tempo di 
braveria comune allora anche agli uomini i 
più quieti. L' accoglimento incerto e misterioso 
di don Abbondio fece un contrapposto singo¬ 
lare coi modi gioviali e risoluti del giovinetto. 

— Che abbia qualche pensiero pel capo, 
argomentò Renzo tra se, poi disse* cc son 
« venuto , signor curato , per sapere a che ora 
« le convenga che noi ci troviamo in chiesa. « 
« Di che giorno volete parlare ? « 

« Come , di che giorno ? non si ricorda ejla 
che oggi è il giorno stabilito? « 


3^ I PROMESSI SPOSI. 

« °ggi ? » replicò don Abbondio, come se 
ne sentisse parlare per la prima volta. « Oggi, 
33 oggi .... abbiate pazienza, ma oggi non 
33 posso. 33 

« Oggi non può ! che cosa è accaduto ? 33 
« Prima di tutto non mi sento bene, ve- 
33 de te. 33 

cc Me ne spiace; ma ciucilo elvella ha da 
33 fare è cosa di si poco tempo e di si poca 
33 fatica .... 33 

« E poi, e poi, e poi .... 33 
cc E poi che cosa, signor curato ? 33 
cc E poi c’è degl 1 imbrogli. 33 
« Degl’ imbrogli ? che imbrogli ci ponno 
33 essere ? 33 

cc Bisognerebbe essere nei nostri panni, per 
>3 conoscere quanti impicci c’ è in queste ma- 
33 terie, quanti conti da rendere. Io sono trop- 
>3 po dolce di cuore, non penso che a tor via 
33 gli ostacoli, a facilitare tutto , a far le cose 
33 secondo il piacer altrui : e trascuro il mio 
33 dovere, e poi mi toccano dei rimproveri, e 
33 peggio. 33 

cc Ma, col nome del cielo, non mi tenga 
33 cosi sulla corda, e mi dica una volta che 
33 cosa c’ è. 33 

cc Sapete voi quante e quante formalità sono 
3 i necessarie per lare un matrimonio in re- 

33 gOÌa ? 33 

cc Bisogna ben eh’ io ne sappia qualche co- 
33 sa, 33 disse Renzo cominciando ad alterarsi, 
33 poiché ella me ne ha già rolla bastante- 


CAPITOLO IT. 33 

o mente la testa questi giorni addietro. Ma ora 
33 non s'è egli sbrigato ogni cosa? non s e 
33 fatto tutto ciò che si aveva da fare ? 33 
« Tutto, tutto , pare a voi : perchè , ab* 
>3 biate pazienza , la bestia son io , che trascuro 
33 il mio dovere, per non far penare la gente, 
>3 Ma ora .... Basta , so quel eh 5 io dico. Noi 
33 poveri curati siamo tra 1 ’ ancudine e il mar-» 
33 lello : voi impaziente ; vi compatisco, povero 
33 giovane ; e i superiori.... basta , non si può 
33 dir tutto. E noi siamo quegli che ne an-» 
33 diamo di mezzo. 33 

« Ma mi spieghi una volta che cosa è que» 
>3 st’altra formalità che s’ha da fare, come 
33 ella dice ; e la sarà subito fatta. 33 

« Sapete voi quanti sieno gl’ impedimenti 
33 dirimenti ? 

u Che vuol ella ch’io sappia d*'impedimen- 

33 ti ? 33 

cc Error conditio , votimi, cognatio, crimini, 
« Cultus disparitas, vis , ordo .... 

« Si sis afjinis .... 33 

cc Si piglia ella giuoco di ine? Che vuol 
33 ella eli' io faccia del suo latinorum ! 

et Dunque , se non sapete le cose , abbiate 
33 pazienza, e rimettetevene a chi le sa. 33 
cc Orsù I . . . . 33 

cc Via , caro Renzo , non andate in collera, 
33 eh’ io son pronto a fare .... tutto quello 
33 che dipende da me. Io, io vorrei vedervi 
33 contento; vi voglio bene io. Eh! ... quando 
33 penso che stavate cosi bene ; che cosa vi 


34 I PROMESSI SPOSI. 

>3 mancava? Vi è venuto il grillo di mari» 
33 tarvi ... 33 

et Che discorsi son questi, signor mio? 33 
proruppe R.enzo con un volto tra l’attonito ed 
il collerico. 

cc Dico per dire , abbiate pazienza , dico per 
33 dire. Vorrei vedervi contento. 33 
« In somma .... 33 

cc In somma, figliuol caro, io non ci ho 
33 colpa; la legge non F ho fatta io; e prima 
33 di conchiudere un matrimonio, noi siamo 
33 proprio obbligati a fare molte e molte ricer- 
33 che, per assicurarci che non vi sieno impe- 
33 dimenti. 33 

cc Ma via, mi dica una volta che impedi- 
33 mento è sopravvenuto ? 33 

cc Abbiate pazienza , non son cose da potersi 
>3 diciferare cosi su due piedi. Non ci sarà 
33 niente , cosi spero , ma nè più nè meno que- 
33 ste ricerche noi le dobbiamo fare. Il testo è 
33 chiaro e lampante : antequam matrimonium 
33 denunciet .... 33 

cc Le ho detto che non voglio latino. 33 
cc Ma bisogna pure che io vi spieghi... 33 
cc Ma non le ha già fatte queste ricerche ? 33 
cc Non le I10 fatte tutte, come avrei dovuto, 
33 vi dico. 33 

cc Perchè non le ha fatte in tempo ? perchè 
33 dirmi che lutto era finito? perchè aspet- 
33 tare .... 33 

cc Ecco ! mi rimproverate la mia troppa 
33 bontà. Ilo facilitato ogni cosa per servirvi 


CAPITOLO ir. 35 

« più presto : ma ... ma ora mi son venute ... 
33 basta , so io. 33 

cc E che vorrebbe ella eli* io facessi ? 33 
cc Che aveste pazienza per qualche giorno. 
33 Figliuol caro, qualche giorno non è poi 
33 1 ‘ eternità : abbiate pazienza. >3 
cc Per quanto ? 33 

— Siamo a buon porto , pensò tra se don 
Abbondio ; e con un tratto più manieroso che 
mai : cc via , 33 disse cc in quindici giorni cer¬ 
cherò di fare .... >3 

cc Quindici giorni 1 oh questa si eh 5 è nuova! 
33 Si è fatto tutto ciò eh’ ella ha voluto , si è 
33 fissato il giorno , il giorno arriva ; e ora ella 
33 mi viene a dire che aspetti quindici giorni. 
33 Quindici .... 33 ripigliò poi, con voce più 
alta e collerica, stendendo il braccio, e bat¬ 
tendo il pugno nell' aria 1 e chi sa quale dia¬ 
voleria egli avrebbe appiccata a quel numero, 
se don Abbondio non l r avesse interrotto , pren¬ 
dendogli 1 'altra mano con una amorevolezza 
timida e premurosa 1 cc via, via non vi altera¬ 
te, per amor del cielo, cc Vedrò, cercherò se 
in una settimana .... 33 

cc E a Lucia che debbo dire ? i> 
cc Che è stato un mio sbaglio. 3> 
cc E i discorsi del mondo ? 33 
cc Dite pine che son io che Ito fatto urr mar- 
>3 i one per la troppa pressa , per troppo cuo- 
33 re: gettate tutta la colpa addosso a me. 
33 Posso parlar meglio? via, per una setti- 
33 mana. » 


<in t Promessi sposi. 

« E poi , non ci sarà più altri impedi¬ 
menti? « 

cc Quando vi dico . . . . w 

et Ebbene : starò cheto una settimana ; ma 
« ritenga bene che , passata questa, non mi 
o appagherò più di chiacchiere. Intanto la ri- 
« \ d isco. E cosi detto , se ne andò , facendo 
a don Abbondio un inchino meno profondo de] 
solito, e lanciandogli un'occhiata più espres¬ 
siva che riverente. 

Uscito poi nella strada , e camminando a 
malincuore verso la casa della sua promessa , 
in mezzo alla stizza , tornava con la mente su 
quel colloquio, e sempre più lo trovava stra¬ 
no. L’accoglienza fredda e impacciata di don 
Abbondio , quel suo parlare stentato insieme 
ed impaziente , quei due ocelli grigi che , men¬ 
tre egli parlava , erano sempre andati scap¬ 
pando qua e là ; come se avessero paura d’in¬ 
contrarsi con le parole che gli uscivano di 
bocca , quel farsi (piasi nuovo del matrimonio 
cosi espressamente concertato, e soprattutto 
quell’ accennare sempre qualche gran cosa , 
non dicendo mai nulla di chiaro, tutte queste 
circostanze messe insieme facevano pensare a 
Renzo die ci fosse sotto un mistero diverso da 
quello che don Abbondio aveva voluto indica¬ 
re. Stette il giovane in forse un momento di 
tornare indietro, per metterlo alle strette e 
farlo parlar più chiaro; ma levando gli occhi 
ride Perpetua che gli camminava dinanzi ed 
entrava in un orticello pochi passi distante 


3' 


CAPITOLO II. 
dalla casa. Le diede una voce, ch'ella apriva 
lo sporidio, studiò il passo, la raggiunse, la 
ritenne sull'uscio, e col disegno di scovare 
qualche cosa di più positivo, si fermò ad ap¬ 
piccare discorso con essa. 

cc Buondì, Perpetua ; io sperava che oggi 
33 saremmo stati allegri insieme. 33 

cc Ma ! quel che Dio vuole, il mio povero 
33 Renzo. 33 

« Fatemi un piacere: il signor curato mi 
33 ha impastocchiate certe ragioni che non I10 
33 potuto ben capire : spiegatemi voi meglio il 
33 perchè egli non può o non vuole maritarci 


” ogS 1 * 13 

cc Oli ! vi par egli eh’ io sappia i segreti del 
33 mio padrone ? 

— L'ho detto io, che c’era misterio sotto, 
pensò Renzo , c per tirarlo in luce, continuò : 
cc Via, Perpetua, siamo amici; ditemi quel 
33 che sapete , aiutate un povero figliuolo. 33 
cc Mala cosa nascer povero, il mio caro 
33 Renzo. 33 


cc Gli è vero 33 ripigliò questi, sempre più 
confermandosi nei suoi sospetti, e cercando di 
accostarsi più alla questione , cc gli è vero , ma 
33 tocca egli ai preti di trattar male coi po- 
33 veri ? 33 

cc Sentite , Renzo; io non posso dir niente, 
33 perchè .... non so niente; ma quello di 
33 che vi posso assicurare si è che il mio pa- 
33 drone non vuol far torto nè a voi nè a nes- 
33 suno; e non ci ha colpa. 33 
Manzoni T. 1. 


4 


38 I PROMESSI SPOSI, 

cc Chi è dunque che ci ha colpa V 33 domando 
Renzo , con un colai alto trascurato , ma col 
cuor sospeso, e coll 7 orecchio all'erta. 

cc Quando vi dico che non so niente . ... In 
33 difesa del mio padrone posso parlare ; per- 
33 clic* mi fa male sentire che gli si dia cagione 
33 di voler far dispiacere a qualcheduno. Pover’ 
33 uomo 1 se pecca , è di troppa bontà. C ? è 
33 bene a questo mondo dei birboni , dei prc- 
33 potenti, degli uomini senza timor di Dio— 33 
— Prepotenti 1 birboni! pensò Renzo : que¬ 
sti non sono i superiori, cc Via , diss 5 egli poi 
nascondendo a stento P agitazione crescente 33 
via, ditemi chi è. 33 

cc Ali ! voi vorreste farmi parlare ; ed io 
33 non posso parlare , perchè .... non so nien- 
33 te: quando non so niente, gli è come se 
33 avessi giurato di tacere. Potreste darmi la 
33 corda , che non mi cavereste nulla di bocca. 
33 Addio; egli è tempo perduto per tutti e 
33 due. 33 Cosi dicendo , entrò in fretta nelPor- 
to , e chiuse lo sportello. Renzo , rispostole un 
saluto , tornò indietro pian piano, perchè al 
romor dei passi ella non s'avvedesse del cam¬ 
mino ch'egli prendeva; ma quando fu fuor 
dal tiro delie orecchie della buona donna, stu¬ 
diò il p asso ; in un momento fu alla porta di 
don Abbondio , entrò , corse difilato al salotto 
dove lo aveva lasciato, ve lo trovò, e andò 
inverso lui con un tratto baldanzoso e con gli 
occhi arrovellati. 

cc Eh ! eh I che novità è questa ? 33 disse don 
Abbondio. 


! 


CAPITOLO II. JC) 

« Chi c quei prepotente, w disse Renzo, 
colla voce d un uomo che è risoluto di otte¬ 
nere una risposta precisa et chi è quel prepo- 
>3 lente che non vuole eli' io sposi Lucia? « 
cc Clic ? clic ? che ? 33 barbugliò il povero 
sorpreso, con un volto fatto in un istante 
bianco e floscio come un cencio clic esca allora 
allora del bucato. E pur barbugliando, spiccò 
un salto dai suo seggiolone, per lanciarsi alla 
porta. Ma Renzo che doveva aspettarsi quella 
mossa , e stava all* erta , vi balzò prima di lui, 
la chiuse , e si pose la chiave in tasca. 

et Ah ! ah 1 parlerà ella ora , signor curato ? 
J3 Tutti sanno i fatti miei , fuori di me. Voglio 
53 saperli, perbacco, anch'io. Come si chiama 

>3 COllli? 35 

et Renzo! Renzo! per carità , badate a quel 
33 che fate; pensate all'anima vostra. 33 

« Penso che lo voglio sapere subito, sul 
33 momento. 33 E cosi dicendo pose, forse 
senza avvedersene, la mano sui manico del 
coltello che gli usciva dalia Lasca. 

et Misericordia ! 33 sciamò con voce fioca 
don Abbondio. 

cc Lo voglio sapere. 33 

cc Chi v’ ha detto ?... 33 

cc No , 110 , non più rage. Parli chiaro e su- 

33 bilo. 33 

cc Volete voi la mia morte ? 33 
cc Voglio sapere ciò che ho ragione di sa- 
33 pere. 33 

cc Ma se parlo, son morto. Non mi ha da 
33 premere la mia vita ? 33 


4 o I PROMESSI SPOSI, 

cc Dunque parli. x> 

Quel dunque fu proferito con una tale 
energia , il volto di Renzo divenne cosi minac¬ 
cioso , che don Abbondio non potè più nem¬ 
meno supporre la possibilità di disobbedire. 

cc Mi promettete , mi giurate, 33 diss 1 egli, 
« di non parlarne con nessuno , di non dir 
33 mai ... ? 33 

« Le prometto clic faccio uno sproposito, 
33 se ella non mi dice subito subito il nome di 

33 Colui. 33 

A quel nuovo scongiuro don Abbondio, col 
volto , e con lo sguardo di chi ha in bocca le 
tanaglie del cavadenti, articolò : don . . , 33 
« Don ? 33 ripetè Renzo come per aiutare il 
paziente a proferire il resto ; e stava curvo con 
l’orecchio chino su la bocca di lui, con le 
braccia tese e i pugni stretti indietro. 

cc Don Rodrigo 1 33 proferì in fretta il for¬ 
zato , aifoltando quelle poche sillabe , e ra¬ 
dendo le consonanti, parte pel turbamento, 
parte perchè , rivolgendo pure quella poca at¬ 
tenzione che gli rimaneva libera a lare una 
transazione tra le due paure, pareva che vo¬ 
lesse sottrarre e fare scomparire la parola , 
nel punto stesso ch’era costretto a metterla 
fuori. 

cc Ah cane ! 33 urlò Renzo, cc E come ha 
33 fatto ? Che cosa le ha detto per ... ? 33 
cc Come eh ? Come ? 33 rispose con voce 
quasi sdegnosa don Abbondio , il quale dopo 
un cosi gran sacrificio, si sentiva in certo 


CAPITOLO li. 4 1 

modo divenuto creditore, et Come eh? Vorrei 
33 che la fosse toccala a voi, come è toccala a 
33 me che non c'entro per nulla; che certa- 
>3 mente non vi sarebbero rimasti tanti grilli 
>3 in capo. 33 E qui si lece a dipingere con co¬ 
lori terribili il brutto incontro ; e nel discorre¬ 
re , accorgendosi sempre più d’ una gran col¬ 
lera die aveva in corpo, e clic fino allora era 
stata nascosta ed involta nella paura, e veg- 
gendo nello stesso tempo clic Renzo, tra la 
stizza e la confusione , stava immobile col capo 
basso, continuò allegramente : « Avete fatta 
33 una bella azione ! Mi avete renduto un bel 
33 servigio ! Un tiro di questa sorte ad un ga- 
33 lant’ uomo 1 al vostro curato , in casa sua ! 
33 in luogo sacro. Avete fatta una bella faccen- 
33 dal Per cavarmi di bocca il mio malanno, 
33 il vostro malanno ! ciò che io vi nascondeva 
33 per prudenza, per vostro bene 1 E adesso 
33 ino che lo sapete ? Vorrei vedere che mifa- 
33 ceste .... 1 Per amor del cielo 1 Non si 
33 scherza. Non si tratta di torto o di ragione ; 
33 si tratta di forza. E quando questa mattina 
33 io vi dava un buon parere .... eh I subito 
33 nelle furie, lo aveva giudizio per me e per 
33 voi, ma come si fa? Aprite almeno , datemi 
33 la mia chiave. 33 

cc Posso aver fallalo 3} rispose Renzo con 
voce raumiliala verso don Abbondio , ma nella 
quale si sentiva il furore conila il nemico sco¬ 
perto; «posso aver fallato; ma si pongala 
31 mano al petto , e pensi se nel mio caso ... 33 

4 * 


• » » 


f\1 I PROMESSI SPOSI. 

Cosi dicendo , egli s’era tratta la chiave di 
tasca e andava ad aprire. Don Abbondio gli 
tenne dietro , e mentre quegli girava la chiave 
nella toppa, se gli lece accanto, c con un volto 
serio ed ansioso , levandogli dinanzi agli occhi 
le tre prime dita della destra, come per aiu¬ 
tarlo aneli 5 egli alla sua volta , « giurate al- 
« meno .... « gli disse. 

et Posso aver fallato , e mi scusi, « rispose 
Renzo , volgendo l 5 imposta , e disponendosi ad 
uscire. 

cc Giurate ... « replicò don Abbondio, af¬ 
ferrandogli il braccio , con la mano tremante. 

et Posso aver fallato , » ripetè Renzo , spri¬ 
gionandosi da lui ; e parti in furia , troncando 
cosi la quistione , che al pari d 5 una quistione 
di letteratura o di filosofìa o d 5 altro , avrebbe 
potuto durare dei secoli, giacche ognuna delle 
parti non faceva che replicare il suo proprio 
argomento. 

et Perpetua I Perpetua ! 33 gridò don Abbon¬ 
dio , dopo avere invano richiamato il fuggitivo. 
Perpetua non risponde : don Abbondio non sa¬ 
peva più dove si fosse. 

E accaduto più d* una volta a personaggi di 
ben più alto affare che don Abbondio , trovarsi 
in frangenti cosi fastidiosi, in tanta incertezza 
di partiti , che parve loro un ottimo ripiego 
porsi a letto con la febbre. Questo ripiego, don 
Abbondio non lo dovette andare a cercare, per¬ 
chè gli si offerse da se. La paura del giorno ad¬ 
dietro , la veglia angosciosa della notte, la 


CAPITOLO II. 43 

paura di giurila avuta pur allora, l’ansietà 
dell* avvenire , fecero P effetto. Affannato e ba¬ 
lordo si ripose egli sul suo seggiolone , comin¬ 
ciò a sentirsi qualche brivido nelle ossa , si 
guardava le ugno sospirando, e chiamava di 
tempo in tempo con voce tremola c stizzosa : 
ce Perpetua ! « Ella giunse finalmente con un 
gran cavolo sotto il braccio , e con la faccia 
tosta, come se nulla non fosse stato. Risparmio 
al lettore i lamenti, le condoglianze , le accu¬ 
se , le difese , i : « voi sola potete aver parla¬ 
la io , » e i : « non ho parlato >a tutti i garbugli 
in somma di ([irei colloquio. Basti dire che don 
Abbondio ordinò a Perpetua di sbarrar ben 
bene la porta , di non riporv i più il piede , e se 
alcuno bussasse , di rispondere dalla finestra 
che il curato s* era posto giù con la febbre. Sali 
poi lentamente le scale , dicendo ad ogni terzo 
scalino , cc son servito , 33 e si pose da vero a 
letto , dove noi lo Pasceremo. 

Renzo intanto camminava a passo concitato 
verso casa, senza aver determinato quel che 
dovesse fare, ma con una smania addosso di 
far qualche cosa di strano c di terribile. 1 pro¬ 
vocatori , i soperchiatiti , tutti coloro clic in 
qualunque modo fanno torto altrui, sono rei 
non solo del male che commettono, ma del 
pervertimento ancora a cui portano gli animi 
degli offesi. Renzo era un giovane pacifico c 
alieno dal sangue, un giovane schietto e ab¬ 
bonitole d* ogni insidia; ma in quei momenti 
il suo cuore non batteva che per 1‘ omicidio , la 


L\L\ I PROMESSI SPOSI, 

sua mente non era occupala che a fantasticare 
un tradimento. Avrebbe voluto correre alia casa 
ili don Rodrigo , afferrarlo pel collo , e .... ma 
gli sovveniva ch : ella era come una fortezza, 
guernita di bravi al di dentro, e guardata al 
di fuori, clic i soli amici e servitori ben cono¬ 
sciuti vi entravano liberamente , senza essere 
squadrati dai capo ai piedi ; che un artigia¬ 
nello sconosciuto non vi porrebbe il piede senza 

un esame , e eli’ egli soprattutto.egli 

vi sarebbe forse troppo conosciuto. S' immagi¬ 
nava allora di prendere il suo archibugio , di 
appiattarsi dietro una siepe, aspettando se mai, 
se inai colui venisse a passare soletto ; e inter¬ 
nandosi con feroce compiacenza in quella im¬ 
maginazione , si figurava di sentire una pedata, 
quella pedata, di alzar chetamente la testa; 
riconosceva lo scellerato , spianava 1 ‘ archibu¬ 
gio , prendeva la mira , sparava , io vedeva ca¬ 
dere e dare i tratti, gli lanciava una maledi¬ 
zione , e correva per la via del confine a met¬ 
tersi in salvo. — E Lucia? — Appena questa 
parola si fu gittata a traverso di quelle bieche 
fantasie, i migliori pensieri ai quali era avvezza 
la mente di Renzo, v entrarono in folla. Gii 
sovvenne degli ultimi ricordi dei suoi parenti, 
gli sovvenne di Dio , della Madonna e dei San¬ 
ti , pensò alla consolazione che aveva tante 
volte provata del trovarsi senza delitti, del- 
1 orrore che aveva tante volte provato alla no¬ 
vella d un omicidio ; e si risvegliò da quel so¬ 
gno di sangue , con ispavento, con rimorso, 



CAPITOLO II. 4^ 

cd insieme con una specie di gioia di non aver 
{alto altro che immaginare. Ma il pensiero di 
Lucia , (pianti pensieri traeva seco ! Tante spe¬ 
ranze , tante promesse , un avvenire cosi va¬ 
gheggiato , c cosi tenuto sicuro , e epici giorno 
cosi sospirato ! E come, con clic parole an¬ 
nunziarle unii tale novella ? E poi, che partito 
prendere? Come farla sua, a dispetto della 
forza di quelPiniquo potente? E insieme a tutto 
questo, non un sospetto formato , ma un' om¬ 
bra tormentosa gli passava ad ogni istante per 
la mente. Quella soperchicela di don Rodrigo 
non poteva esser mossa clic da una sua brutale 
passione per Lucia. E Lucia? Che ella avesse 
dato a colui un menomo appicco, una più leg¬ 
giera lusinga, non era un pensiero clic potesse 
soggiornare un istante nella testa di Renzo. 
Ma ne era ella informata ? Poteva colui avere 
conceputa quella infame passione senza che 
ella se ne avvedesse? Avrebbe egli spinte le 
cose tant* oltre, prima d' averla tentata in qual¬ 
che modo ? E Lucia non ne aveva mai detta 
una parola a lui, al suo promesso ! 

Predominato da questi pensieri passò dinanzi 
alla sua casa che era posta nel mezzo del vil¬ 
laggio , e attraversatolo, si avviò a quella di 
Lucia che stava alla estremità opposta. Aveva 
quella casetta un picciol cortile dinanzi, che 
la separava dalla via , ed era cinto con un mu¬ 
retto. Renzo entrò nel cortile , e intese un mi¬ 
sto c continuo gridio clic veniva da una stanza 
superiore. S immaginò che sarebbero amiche t 


46 I PROMESSI SPOSI. 

comari venute a far corteo a Lucia ; c non si 
voile mostrare a quel mercato, con quella no¬ 
vella in corpo e sui volto. Una fanciuiletta che 
si trovava nel cortile , gli corse nell’ incontro 
gridando : « lo sposo ! « lo sposo ! >3 

« Zitto , Bettina , zitto i « disse Renzo. 
« Vien qua ; va’ su da Lucia , pigliala in di- 

33 sparte, e dille all' orecchio.ma che 

33 nessun senta, nè sospetti di nulla , ve’ .... 
33 dille che ho da parlarle , che 1’ aspetto nella 
33 stanza terrena, e che venga subito. 33 La 
fanciuiletta sali in fretta le scale , lieta e su¬ 
perba d’ avere un’ incumbenza segreta da ese¬ 
guire. 

Lucia usciva in quel momento tutta attillata 
dalle mani della madre. Le amiche si ruba¬ 
vano la sposa , e le facevano forza perchè si la¬ 
sciasse vedere : ed ella si andava schermendo 
con quella modestia un po' guerriera delle fo¬ 
resi , facendosi scudo alla faccia col gomito, 
chinandola sul busto , e aggrottando i lunghi 
e neri sopraccigli, mentre però la bocca si 
apriva ai sorriso. I neri e giovanili capelli, 
spartiti al di sopra della fronte con una bianca 
e sottile dirizzatura , si ravvolgevano dietro il 
capo in cerchi moltiplici di trecce, trapunte di 
lunghi spilli d’argento die si scompartivano 
all intorno quasi a guisa dei raggi d" un" au¬ 
reola , come ancora usano le contadine del mi¬ 
lanese. Intorno alia gola aveva un vezzo di 
granate alternate con bottoni d’oro a filigrana: 
portava un bel busto di broccato a fiori con le 


CAPITOLO II. 4? 

maniche separate e allacciate da bei nastri; 
una corta gonnella di filaticela di seta a spesse 
e minutissime pieghe, due calze vermiglie, due 
pianelle pur di seta a ricami. Oltre questo, 
clic era l’ornamento particolare del di delle 
nozze, Lucia aveva quello quotidiano d‘ una 
modesta bellezza , rilevata allora e accresciuta 
dalle varie affezioni che le si dipingevano sul 
Volto; una gioia temperata da un turbamento 
leggiero, quel placido accoramento che si mo¬ 
stra ad ora ad ora sul volto delle spose, e 
senza scomporre la bellezza, loro da un carat¬ 
tere particolare. La picciola Bellina si cacciò 
nel crocchio , si accostò a Lucia , le fece inten¬ 
dere accortamente che aveva qualche cosa da 
comunicarle , c le disse la sua parolina ai- 
fi orecchio. a Vado un momento, e torno « 
disse Lucia alle donne , e scese in fretta. Al 
vedere la faccia mutata ed il portamento in¬ 
quieto di Renzo cc che cosa c* è « diss ella, non 
senza un presentimento di terrore. 

cc Lucia 1 >> rispose Renzo, cc per oggi, tutto 
m è a monte ; e Dio sa quando potremo esser 
« marito e moglie. » 

cc Che? « disse Lucia tutta smarrita. Renzo 
le narrò brevemente la storia di quel mattino; 
ella ascoltava con angoscia; e quando udi il 
nome di don Rodrigo , cc ali ! « sciamò, arros¬ 
sendo e tremando, cc fino a questo segno ! 

cc Dunque voi sapevate.« disse Renzo. 

cc Pur troppo ! n rispose Lucia cc ma a que- 
w sto segno ì 


48 I PROMESSI SPOSI, 

cc Che cosa sapevate ? ■> 

« Non mi late ora parlare , non mi fate 
« piangere. Corro a chiamare mia madre c a 
w congedare le donne : bisogna die siamo soli. 33 
Mentre ella partiva , Renzo susurrò : w non 
33 mi avete mai detto niente. >3 

« Ah , Renzo ! » rispose Lucia, rivolgendosi 
un momento , senza fermarsi. Renzo intese be¬ 
nissimo che il suo nome pronunziato in quel 
momento , con quel tuono , da Lucia , voleva 
dire : potete voi dubitare ch’io abbia taciuto se 
non per motivi giusti e puri ? 

Intanto la buona Agnese ( cosi si chiamava 
la madre di Lucia ) messa in sospetto e in cu¬ 
riosità dalla parolina all* orecchio, e dallo spa¬ 
rire della figlia , era discesa a vedere che vi 
fosse di nuovo. La figlia la lasciò con Renzo , 
tornò alle donne ragunate , c componendo 
V aspetto e la voce come meglio potè , disse : 
cc il signor curato è ammalato ; e oggi non si 
33 fa nulla. 33 Ciò detto , le salutò tutte in fretta 
e ridiscese. 

Le donne sfilarono , e si sparsero a raccon¬ 
tare L accaduto e a verificare se don Abbondio 
era veramente ammalato. La verità del fatto 
troncò tutte le congetture che già cominciavano 
a brulicare nei loro cervelli e ad annunziarsi 
tronche e misteriose nelle loro parole. 


CAPITOLO III. 


Ijucia entrò nella stanza terrena , clic Renzo 
stava angosciosamente informando Agnese, la 
quale angosciosamente lo ascoltava. Tutti e 
due si volsero a chi ne sapeva più di loro , c 
da cui aspettavano imo schiarimento il quale 
non poteva essere che doloroso : tutti e due 
lasciando travedere in mezzo al dolore, e con 
l'amore diverso che ognun d essi portava a 
Lucia, un cruccio pur diverso perchè ella avesse 
taciuto loro qualche cosa, e una tal cosa. Agnese 
benché ansiosa di sentir parlare la figlia, non 
potè tenersi di farle un rimprovero : cc A tua 
33 madre non dir niente d" una cosa simile ! 33 

et Ora vi dirò tutto, » rispose Lucia, asciu¬ 
gandosi gli occhi col grembiale. 

« Parla , parla ! — parlate , parlate ! gri¬ 
darono in una volta la madre e lo sposo. 

« Santissima Vergine ! » sciamò Lucia. Chi 
» avrebbe creduto che le cose potessero arri- 
33 vare a questo segno ! » E con voce rotta dal 
pianto raccontò come pochi giorni prima, men¬ 
tre ella tornava dalla filanda , ed era rimasta 
addietro dalle sue compagne , le era passato 
innanzi don Rodrigo , in compagnia d‘ un al¬ 
tro signore ; clic il primo aveva cercato di trat¬ 
tenerla con chiacchiere , confi ella diceva , non 
mica licite ; ma essa senza dargli retta , aveva 
Manzoni T. I. 5 


5 o I PROMESSI SPOSI, 

affrettato il passo e raggiante le compagne; e 
intanto aveva sentito quell’al irò signore rider 
lol le , e don Rodrigo dire : scommettiamo. 11 
giorno appresso coloro s’erano pur trovali sulla 
strada , ma Lucia era nel mezzo delle compa¬ 
gne con gli ocelli bassi : e 1 ' altro signore sghi¬ 
gnazzava , e don Rodrigo diceva : vedremo, 
vedremo. cc Per grazia del cielo , « continuò 
33 Lucia, et quel giorno era l’ultimo della filan- 
J3 da. Io raccontai subito ... 33 

cc A chi bai raccontato ? » domandò Agnese, 
andando incontro , non senza un po’di sdegno, 
al nome del confidente preferito. 

cc Al padre Cristoforo , in confessione , 
3) mamma, 33 rispose Lucia , con un accento 
soave di scusa, cc Gli raccontai tutto P ultima 
33 volta clic siamo andate insieme alla chiesa 
33 del convento : e se avete posto mente, quella 
>3 mattina io andava mettendo mano ora ad 
>3 una cosa , ora ad mr altra , e per indugiare 
33 tanto che passasse altra gente del paese av- 
33 viata a quella volta , e per fare la strada di 
33 compagnia con loro; perchè dopo quell’in- 
33 contro le strade mi facevano tanta paura... >3 
Al nome riverito del padre Cristoforo, lo 
sdegno di Agnese si raddolcì, cc Hai fatto be- 
33 ne , 33 diss’ ella , cc ma perchè non raccontar 
33 tutto anche a tua madre? 

Lucia avea avute due buone ragioni : Luna 
dì non contristare nè spaventare la buona don¬ 
na , per cosa alla quale essa non avrebbe po¬ 
tuto trovar prov\ edimento : 1 ’ altra di non met- 


CAPITOLO III. 5l 

tcre a rischio di viaggiare per molte bocche 
una storia che voleva essere gelosamente se¬ 
polta : tanto più clic* Lucia sperava che le sue 
nozze avrebbero troncata , sul principiare , 
quella abbonii nata persecuzione. Di queste due 
ragioni ella non allegò che la prima. 

cc E a voi, « diss ella poi, rivolgendosi a 
Renzo con quella voce che vuol far riconoscere 
ad un amico eli* egli ha avuto il torto , •< e a 
33 voi doveva io parlare di questo ? Pur troppo 
» lo sapete ora ! 33 

cc E che ti ha detto il padre ? 33 domandò 
Agnese. 

cc M ha detto eh' io cercassi di affrettare le 
33 nozze il più che potrei, e intanto mi stessi 
33 rinchiusa ; che pregassi bene il Signore ; e 
sa eli egli sperava che colui, non mi veggen- 
53 do, non si curerebbe più di me. E fu allora 
33 eh’ io mi forzai, 33 prosegui ella , rivolgen¬ 
dosi di nuovo a Renzo , senza alzargli però gli 
occhi in volto, e arrossendo tutta, cc fu allora 
33 ch : io feci la sfacciata , e che vi pregai io 
33 che procuraste di far presto, e di concili u- 
33 dcrc prima del tempo che si era stabilito. 
33 Ciri sa che cosa avrete pensato di me 1 Ma 
33 io faceva per bene ed era stata consigliata, 
33 e teneva per certo .... e questa mattina io 
33 era tanto lontana da pensare ... 33 Qui le 
parole di Lucia furono tronche da un violento 
scoppio di pianto. 

» Ah birbone 1 ah dannato 1 ah assassino ! 33 
sciamava Renzo scorrendo innanzi e indietro 


5*2 I PROMESSI SPOSI, 

per la stanza , c stringendo di tratto in tratto 
il manico del suo coltello. 

« Oli die imbroglio per amor di Dio ! » 
sciamava Agnese. Il giovine si arrestò subita¬ 
mente dinanzi a Lucia clic piangeva ; la guardò 
con un atto di tenerezza accorata e rabbiosa , e 
disse : « questa è 1’ ultima che fa quell’ assas- 
33 sino. >5 

et Ah , no , Renzo , per amor del cielo ! 53 
gridò Lucia Iddio c’è anche pei poveri; e come 
33 volete che ci aiuti, se facciamo del male? 33 

cc No , no , per amor del cielo ! 33 ripeteva 
Agnese, et Renzo »> disse Lucia con un’ aria di 
speranza e risoluzione più tranquilla : et voi 
33 avete un mestiero, ed io so lavorare : an- 
33 diamo tanto lontano che colui non senta più 
33 parlare di noi. 33 

<r Ali Lucia ! e poi ? Non siamo ancora ma- 
33 rito e moglie ! Il curato vorrà egli farci la 
3) fede di stato libero? Quell" uomo? Se fos- 
» simo maritati, oh allora ... ! 33 Lucia ricad¬ 
de nel pianto : e tutti e tre rimasero in silen¬ 
zio, atteggiali d’un abbattimento che faceva un 
tristo contrapposto alla pompa festiva dei loro 
abiti. 

« Sentite, figliuoli; date retta a me, » 
disse dopo qualche momento Agnese, cc Io sono 
33 venuta al mondo prima di voi ; e il mondo 
33 lo conosco un poco. Non bisogna poi spa- 
» ventarsi di troppo : il diavolo non è brutto 
>3 come e si dipinge. A noi poverelli le ma- 
33 tasse paiono più imbrogliate, perchè non 


capitolo iii. 53 

m sappiamo trovare il bandolo ; ma alle volte 
33 un parere, una parolina d’un uomo che 
abbia studiato ... so ben io quel che voglio 
33 dire. V ale a mio modo , Renzo ; andate a 
33 Lecco, cercate del dottor Azzecca-garbugli, 
33 raccontategli .. . Ma non lo chiamate cosi, 
33 per amor del cielo : è un soprannome. Biso- 
33 gna dire il signor dottor .... Come si chia- 
33 ma ino egli ? Oli to’ ! non lo so il nome ve- 
33 ro : lo chiamano tutti a quel modo. Basta, 
33 cercate di quel dottore alto , asciutto, pe- 
33 lato , col naso rosso, e una voglia di lam- 
33 pone sulla guancia. 

« Lo conosco di vista, 33 disse Renzo, 
cc Bene , » continuò Agnese : 33 quegli è un 
33 uomo t Ho visto io più d uno impacciato 
33 come un pulcino nella stoppa, e che non 
33 sapeva dove darsi del capo , e dopo essere 
33 stato un’ ora a quatti’’ occhi col dottor Az- 
>3 zecca-garbugli ; ( badate bene di non chia- 
33 inailo così 1 ) l’ho visto, dico, ridersene. 
33 Pigli ate quei quattro capponi, poveretti ! a 
3 > cui doveva io tirare il collo pel banchetto 
33 di questa sera, e portateglieli ; perchè non 
33 bisogna mai andare colle mani vuote da quei 
33 signori. Raccontategli tutto .l’accaduto, e 
33 vedrete che egli vi dirà su due piedi di quelle 
33 cose che a noi non verrebbero in testa a pen- 
33 sarei un anno. » 

Renzo abbracciò molto volentieri questo pa¬ 
rere , Lucia lo approvò, c Agnese , superba di 
averlo dato , tolse ad una ad una le povere be- 

5 * 


54 I PROMESSI SPOSI, 

stìe dalla capponaia , riunì le loro otto gambe, 
come se facesse un mazzetto di fiori, le av¬ 
volse e le strinse con uno spago e le consegnò 
in mano a Renzo clic , date c ricevute parole 
di speranza, usci per una porticella dell’ orto, 
onde non esser veduto dai ragazzi, che gli cor¬ 
rerebbero dietro gridando : lo sposo 1 lo sposo 1 
Cosi attraversando i campi, e come dicono co¬ 
là , i luoghi, se ne andò pe 5 viottoli, fremen¬ 
do , ripensando alla sua disgrazia, e ruminando 
il discorso da fare al dottor Azzecca-garbugli. 
Lascio poi pensare al lettore come dovessero 
stare in viaggio quelle povere bestie cosi legale 
c tenute per le zampe a capo in giù , nella 
mano d’ un uomo clic agitato da tante passioni, 
accompagnava col gesto i pensieri che a tu¬ 
multo gli passavano per la mente , e in certi 
momenti d 5 ira o di risoluzione , o di dispera¬ 
zione , stendendo con forza il braccio dava loro 
di terribili squassi e faceva balzare quelle 
quattro teste spenzolate ; le quali intanto s in¬ 
gegnavano a beccarsi V una 1 ’ altra , come ac¬ 
cade troppo sovente tra compagni di sventura. 

Giunto al borgo , chiese dell 5 abitazione del 
dottore ; gli fu indicata, e vi andò. All 5 entra¬ 
re si senti sorpreso da quella timidità clic i 
poverelli illetterati provano in vicinanza di un 
signore e d un dotto ; dimenticò tutti i discorsi 
che aveva preparati, ma diede un 5 occhiata ai 
capponi, c si rincorò. Entrato in cucina chiese 
alla lantesca se si poteva parlare al signor dot¬ 
tore. La lantesca vide le bestie, e come avvezza 


CAPITOLO ITI. !V) 

a simigliami doni, mise loro le mani addosso , 
quantunque Renzo le andasse ritirando , per¬ 
chè voleva [che il dottore vedesse e sapesse 
di' egli portava qualche cosa. 11 dottore giunse 
in latti mentre la fantesca diceva : « date qui, 
e passate nello studio. Renzo fece un grande 
inchino al dottore , che 1' accolse umanamente 
con un « venite, figliuolo, » e lo fece entrare 
con se nello studio. Era questo uno stanzone , 
su tre pareti del quale erano distribuiti i ri¬ 
tratti dei dodici Cesari ; la quarta , coperta da 
un grande scaItale di libri vecchi e polverosi : 
nel mezzo una tavola gremita di allegazioni, 
di suppliche , di libelli , di gride , con tre o 
quattro seggiole all’intorno, e da un lato un 
seggiolone a bracciuoli, con un appoggio alto 
c quadralo , terminato agli angoli da due or¬ 
namenti di legno che si alzavano a foggia di 
corna, coperto di vacchetta con grosse borchie, 
alcune delle quali cadute da gran tempo , la¬ 
sciavano in libertà gli angoli della copertura 
che si incartocciava qua e là. Il dottore era in 
veste da camera , cioè coperto d’ una lurida 
toga , che gli aveva servito molti anni addietro 
per perorare nei giorni di apparato, quando 
andava a Milano, per qualche gran causa. 
Chiuse la porta c fece animo al giovane con 
queste parole : et figliuolo , ditemi il vostro 
caso. 33 

et Vorrei dirle una parola in confidenza. 3> 

re Son qui, 33 rispose il dottore : ««parlate. 33 
E si assettò sul seggiolone. Renzo , ritto di- 


56 I PROMESSI SPOSI, 

nanzi alla tavola, facendo rotare colla destra 
il cappello intorno all’altra mano, ricominciò: 

cc vorrei sapere da lei che lia studiato. 

cc Ditemi il fatto come sta, 33 interruppe il 
dottore. 

c< Ella ha da scusarmi , signor dottore : noi 
33 altri poveri non sappiamo parlar bene. Vor- 
33 rei dunque sapere .... 33 

« Benedetta gente 1 siete tutti cosi : invece 
33 di raccontare il fatto , volete interrogare, 
33 perchè avete già i vostri disegni in testa. 33 
' Mi scusi , signor dottore. Vorrei sapere se 
33 a minacciare un curato , perchè non faccia un 
33 matrimonio , c’ è pena. 33 

— Ho capito, ( disse fra se e se il dottore , 
che in verità non aveva capito ) Ho capito. — 
E tosto si lece serio , ma d una serietà mista 
di compassione e di premura ; strinse forte¬ 
mente le labbra facendone uscire un suono inar¬ 
ticolato che accennava un sentimento , espresso 
poi più chiaramente nelle sue prime parole : » 
33 Caso serio I figliuolo , caso contemplato ! 
33 Avete latto bene a venire da me. E un caso 
>1 chiaro , contemplato in cento gride , e . . . . 
33 tenete , in una grida dell’ anno scorso del- 
33 1 ‘ attuale signor governatore. Adesso adesso, 
33 vi laccio vedere c toccar con mano. 33 

Cosi dicendo , s r alzò dal suo seggiolone , e 
cacciò le mani in quel caos di carte , rimesco¬ 
landole dal sotto 111 su , come se gittasse biade 
in uno staio. 

« Dov è costei ? Vieni oltre , vieni oltre. Bi- 


CAPITOLO III. 07 

« sogna aver tante cose alle mani ! Ma la dcb- 
« b’ esser qui sicuramente , perchè è una grida 
» d'importanza. Ah ! ecco, ecco: 33 La prese, la 
spiegò, guardò alla data, e l’atto un viso ancor 
più serio , sciamò : « ai i 5 di Ottobre 16*27 ! 

Sicuro ; è dell: anno passato : grida fresca ; 
33 son quelle che fanno più paura. Sapete leg- 
33 gere figliuolo ? 33 

33 Qualche cosa , signor dottore. 33 

« Or bene , venitemi dietro coll' occhio e ve- 
33 drctc. J 3 

E tenendo la grida sciorinata in aria , co¬ 
minciò a leggere, barbugliando a precipizio in 
alcuni passi e fermandosi distintamente , con 
grande espressione , sopra alcuni altri, secon¬ 
do il bisogno : 

cc Se /ferie per la grida pubblicata d’ ordine 
>3 del signor Duca di Feria ai 1 4 di Dicem- 
33 bre 1620 , et confermata dall ’ lllustriss. et 
33 Eccellentiss. Signore il Signore Gonzalo 
33 Fernandez de Cordova, eccetera, con ri- 
33 medii straordinarii e rigorosi provvisto alle 
33 oppressioni , concussioni , ed atti tirannici 
» clic alcuni ardiscono di commettere conira 
33 onesti vassalli tanto divoti di S. M . ad ogni 
33 modo la frequenza degli eccessi , et la ma- 
33 litia , eccetera , è cresciuta a segno , che ha 
33 posto in necessità l’ Eccell. Sua , eccetera. 
33 Onde , col parere del Senato et di una 
33 Giunta , eccetera , ha risoluto che si pub- 
33 blichi la pr esente. 

« E cominciando dagli atti tirannici, 


58 I PROMESSI SPOSI. 

J3 mostrando V esperienza eh e molti, così nelle 
w citta , come nelle ville , sentile ? di questo 
33 stalo con tirannide esercitano concussioni et 
33 opprimono i più deboli in varii modi , co - 
33 me in operare che sl facciano contratti vio- 
33 lenti di compre , d’ affitti .... eccetera : 
33 dove sei ? ah I ecco ; sentite : che seguano o 
*3 non seguano matrimonii. Eli ? 
cc E il mio caso, 33 disse Renzo. 33 
et Sentite , sentite c'è ben altro ; e poi, ve- 
33 drcmo la pena. Si testifichi , o non si testifichi 
33 che uno si parta dal luogo dove abita , ecce- 
33 tera; che quello paghi un debito: quell*altro 
33 non lo molesti , quello vada al suo molino : 
33 tutto questo non ha che lare con noi. Ah ci 
33 siamo: quel prete non faccia quello che e oh- 
33 bligato per V ufcio suo , o faccia cose che 
>3 non gli toccano. Eh ? 

et Pare che abbiano fatta la grida apposta 
3» per me. ■ 

« Eh ? non è vero? sentite, sentite : et altre 
33 simili violenze, (piali seguono da feudatari, 
33 nobili, mediocri vili, e plebei. Non si scappa: 
33 ci sono tutti : è come la valle di Giosaiat. 
33 Sentite mo la pena. Tutte queste et altre si- 
>9 mili male ationi , benché siano proibite , 
33 nondimeno, convenendo metter mano a 
33 maggior rigore , VE. S., per la presente , 
33 non derogando , eccetera , ordina e comari • 
» da che con tra li contravventori in qualsivo- 
33 glia dei suddetti capi o altro simile , si 
» proceda da tutti li giudici ordinarli di 


CAPÌTOLO III. 59 

53 questo stato a pena pecuniaria e corporale , 
55 ancora di relegat.ione o di galera et fino 
» alla morte . . . una piccola bagattella ! al- 
53 V arbitrio dell’ Eccellenza Sua , o del Se- 
33 nato , secondo la qualità dei casi , persone 
33 e circostanze. Et questo ir-re-mis-si-bil- 
53 men-te et con ogni rigore , eccetera. Ce n’ è 
33 della roba , eli ? E vedete qui le soscrizioni : 
33 Gonzalo Fernandez de Cordova ; e più bas- 
53 so : Platonus ; e qui ancora. E idi t Ferrer: 
33 non ci manca niente. 55 

Mentre il dottore leggeva , Renzo gli andava 
dietro lentamente coll occhio , cercando di ca¬ 
vare il costruito chiaro , e di mirar proprio 
quelle sacrosante parole che gli parevano dover 
essere il suo aiuto. 11 dottore, veggendo il no¬ 
vello cliente più attento che atterrito , si ma- 
ra vi Mi a va. — Che sia matricolato costui ! — 

O 

diceva tra se. « Ah ! ah 1 gli disse poi : vi sie- 
33 te però fatto radere il ciuffo. Avete avuto 
33 prudenza : però volendo mettervi nelle mie 
» mani , non faceva bisogno. 11 caso è serio ; 
>3 ma voi non sapete quello che mi basti l r ani- 
53 ino di fare al bisogno. >3 

Per intendere questa scappata del dottore, 
bisogna sapere, o ricordarsi , die a quel tem¬ 
po i bra\i di mestiere e i facinorosi d' ogni ge¬ 
nere usavano portare un lungo ciuffo , che si 
tiravano poi sul volto come una visiera alPatto 
di affrontar qualcheduno , nei casi in cui sti¬ 
massero necessario di travisarsi , e 1 * impresa 
fosse di quelle che richiedevano nello stesso 


60 I PROMESSI SPOSI, 

tempo forza e prudenza. Le gride non erano 
state in silenzio su questa moda. Comanda sua 
Eccellenza. ( il marchese de la Hynoj osa ) che. 
chi porterà i capelli di tal lunghezza che 
coprano il fronte fino alli cigli esclusivamente 
ovvero porterà la trezza , o avanti o dopo le 
orecchie , incorra la pena di trecento scudi ; 
et in caso cV inliabilita , di tre anni di galera 
per la prima volta , e per la seconda oltre la 
suddetta y maggiore ancora , pecuniaria et 
corporale all’ arbitrio di Sua Eccellenza. 

Permette però che per occasione di trovarsi 
alcuno calvo o per altra ragionevole causa di 
segnale o ferita y possano cjuelli tali , per 
maggior decoro e sanità loro , portare i ca¬ 
pelli tanto lunghi , quanto sia bisogno per 
coprire simili mancamenti e niente di più ; 
avvertendo bene a non eccedere il dovere c 
pura necessità ? per ( non ) incorrere nella 
pena agli altri contraffacenti- imposta . 

E parimente comanda a’ barbieri , sotto 
pena di cento scudi o di tre tratti di corda da 
esser dati loro in pubblico , et maggiore anco 
corporale, all’ arbitrio come sopra , che non 
lascino a quelli che toseranno , sorte alcuna 
di dette trozze , zaffi , rizzi , ne capelli più 
lunghi dell’ ordinario, così nella fronte come 
dalle bande , e dopo le orecchie , ma che. sia¬ 
no tutti uguali , come sopra , salvo nel caso 
dei calvi , o altri difettosi , come si è detto. 
11 ciuifo era dunque quasi una parte della ar¬ 
madura c un distintivo dei bravacci e degli 


CAPITOLO III. 6 1 

scapestrati : i quali poi da ciò vennero comu¬ 
nemente chiamali ciufìì. Questo termine è ri¬ 
masto e vive tuttavia , con significazione più 
mitigata , nel dialetto : e non ci avrà Torse al¬ 
cuno dei nostri lettori milanesi che non si ri¬ 
cordi d* avere inteso nella sua fanciullezza, o i 
parenti, o il maestro , o qualche amico di ca¬ 
sa , o qualche servo , dire di lui : gli è un 
ciuffo , gli è un ciuffctto. 

cc In verità , da povero figliuolo , « rispose 
Renzo , « eh’ io non ho mai portalo ciull'o in 
vita mia. w 

cc Non facciamo niente, » rispose il dotto¬ 
re , scotendo il capo , con un sorriso tra mali¬ 
zioso c impaziente. » Se non avete fede in me 
33 non facciamo niente. Chi dice bugia al dot- 
33 loie , vedete figliuolo , è uno sciocco die 
33 dirà la verità al giudice. All’ avvocalo bi- 
33 sogna contar le cose chiare : a noi tocca poi 
33 d* imbrogliarle. Se volete eli" io vi aiuti , bi- 
33 sogna dirmi tutto dall* a alla zeta col cuore 
33 in mano , come al confessore. Dovete noini- 
33 narmi la persona da cui avete avuto il inan- 
33 dato : sarà naturalmente persona di riguar- 
33 do ; e in questo caso io andrò da lui a fare 
33 un atto di dovere. Non gli dirò mica , ve- 
33 detc , eli’ io sappia da voi che vi ha mandato 
33 egli : fidatevi. Gli dirò che vengo ad iinplo- 
3 > rare la sua protezione per un povero giova¬ 
si ne calunnialo. E con lui prenderò i concerti 
33 opportuni per finir 1 ’ affare lodevolmente. 
33 Capite bene che salvando se , salverà anche 
Manzoni. T. I. 6 


62. I PROMESSI SPOST. 

» voi. Se poi la scappata l'osse tutta vostra , 
« via , non mi ritiro : ho cavato altri da peg- 
33 gio imbrogli .... Purché non abbiate obesa 
33 persona di riguardo, intendiamoci, m ; im- 
33 pegno a togliervi d impiccio : con un po' di 
33 spesa, intendiamoci. Dovete dirmi chi sia 
33 P olfeso , come si dice : e secondo la condi- 
33 zione , la qualità , e l’umore dell’amico, 
33 si vedrà se convenga più di tenerlo a segno 
33 con le protezioni , o di appiccargli qualche 
33 criminale , e mettergli una pulce nell* orec- 
33 cbio ; perchè , vedete , a saper bene ma- 
» neggiare le gride, nessuno è reo , e ncs- 
33 suno c innocente. Quanto al curato : se 
33 è persona di giudizio, se ne starà in di- 
33 sparte; se fosse un cervellino, c‘ è prov- 
33 vedimento anche per quelli. D* ogni intri- 
33 go uno si può cavare : ma ci vuole un uo- 
33 mo: e il vostro caso è serio, serio, vi dico, 
33 serio : la grida canta chiaro ; e se la cosa si 
33 debbe decidere fra la giustizia e voi, cosi a 
33 quat.tr* occhi, state fresco. Io vi parlo da 
33 amico : le scappate bisogna pagarle : se vo- 
33 lete passarvela liscia, danari e sincerità, fi- 
33 darvi di chi vi vuol bene, obbedire, fare 
33 tutto quello che vi sarà suggerito. » 

Mentre il dottore mandava fuori questa 
chiacchierata, Renzo lo stava guardando con 
un' attenzione estatica , come un materialone 
sta sulla piazza guardando al bagattelliere 
che dopo d aversi cacciala in bocca stoppa e 
stoppa e stoppa, ne ca\a nastro e nastro e na- 


capitolo in. fi3 

stro , che non finisce mai. Quando ebbe però 
bene inteso che cosa il dottore voleva dire , e 
quale equivoco avesse preso , gli troncò il na¬ 
stro in bocca con queste parole : « Oli ! signor 
« dottore, come l'ha ella intesa? la cosa è 
« proprio tutta al rovescio. Io non ho minac- 
« ciato nessuno ; io non fo di questi lavori, 
« io : e domandi pure a tutto il mio comune, 
» che sentirà che io non ho mai avuto che lare 
33 con la giustizia. La bricconeria 1 hanno fat- 
w ta a me ; c vengo da lei per sapere come ho 
33 da lare per ottener giustizia -, e som ben con- 
33 tento di aver veduta quella grida. <> 

cc Diavolo 1 33 sciamò il dottore, sbarrando 
gli occhi, cc Che piastricci mi fate 1 Tant' è , 
33 siete tutti fatti cosi ; possibile che non sap- 
33 piale dirle chiare le cose ? 33 

cc Ma , signor dottore , mi scusi ; ella non 
» mi ha dato tempo : ora le conterò la cosa 
33 come sta. La sappia dunque eh 5 io doveva 
» sposare oggi , 33 e qui la voce di Renzo si 
commosse , cc doveva sposare oggi una giovane, 
33 alla quale io parlava fino da quest'estate ; e 
33 oggi, come le dico, era il giorno stabilito 
33 col signor curato, e si era messo ogni cosa 
33 alla via. Ecco che il signor curato comincia 
33 a cavar fuori certe scuse .... basta, per non 
33 tediarla, io V ho fatto parlare, come era 
33 giusto; ed egli mi ha confessato che gli era 
33 stato proibito, pena la vita , di fare questo 
>3 matrimonio. Quel prepotente di DonRodri- 

gO .... 33 


33 


64 I PROMESSI SPOSI. 

cc Eh via ! *> interruppe tosto il dottore ag- 
>3 grottando le ciglia, aggrinzando il naso rosso 
« e storcendo la bocca, » eli via ! Che mi ve- 
33 ni te a rompere il capo con queste fandonie? 
*> Fate di questi discorsi tra voi altri che non 
« sapete misurare le parole ; e non venite a 
« farli con un galantuomo che sa che cosa le 
» valgono. Andate , andate ; non sapete quel 
m che vi diciate: io non mi impaccio con ragaz- 
>3 zi ; non voglio sentire discorsi di questa sor- 
33 te , discorsi in aria .... » 

« Lo giuro .... 33 

cc Andate, vi dico : che volete eh’ io faccia 
33 dei vostri giuramenti? Io non c’entro: me 
33 ne lavo le mani. 33 E le andava fregando 
33 ravvolgendo l una su l'altra,come se le lavasse 
33 realmente. Imparate a parlare: non si viene a 
>3 sorprendere cosi un galantuomo. 33 Ma senta , 
» ma senta, 33 ripeteva indarno Renzo: il dotto¬ 
re, sempre baiando, lo sospingeva con le mani 
verso la porta ; e cacciato che ve 1’ ebbe , la 
spalancò, chiamò la serva, e le disse : cc re- 
>3 stituite subito a quest’uomo quello che ha 
33 portato : io non voglio niente, non voglio 
33 niente. 33 Quella donna non aveva mai, in 
tutto il tempo eli’ era stata in quella casa, ese¬ 
guito un ordine simile ; ma era stato proferito 
con una tale risoluzione, eh’ ella non esitò ad 
obbedire. Prese le quattro povere bestie , e le 
diede a Renzo, con un piglio di compassione 
sprezzante che pareva volesse dire : bisogna 
elle tu 1 ’ abbia latto ben grosso il marrone. 



CAPITOLO 111. 65 

Renzo voleva far cerimonie, ma il dottore fu 
inespugnabile; e quegli attonito e trasognato e 
più sozzato che mai, dovette ripigliarsi le vit¬ 
time rifiutate e partirsi e tornarsene al paese a 
riferire alle donne il bel costrutto della sua 
spedizione. 

Le donne, nella sua assenza, dopo aver 
tristamente cangiate le vesti nuziali colPumile 
abito quotidiano, si misero a consultare ili 
nuovo, Lucia singhiozzando e Agnese sospi¬ 
rando. Quando questa ebbe ben parlato dei 
grandi effetti clic si dovevano sperare dai con¬ 
sigli del dottore, Lucia disse, clic* bisognava 
vedere d‘ aiutarsi in tutti i modi; che il padre 
Cristoforo era uomo non solo da consigliare , 
ma da dar mano , quando si trattasse di solle¬ 
vare poverelli , c che sarebbe una gran bella 
cosa potergli far sapere ciò che era accaduto. 
« Si bene , disse Agnese : e si diedero entram¬ 
be a cercare il modo, giacché andar esse al 
convento , distante di là forse due miglia , non 
era impresa che elleno avessero voluta arri¬ 
schiare quel giorno : e certo nessun uomo di 
giudizio ne avrebbe lor dato il parere. Ma nel 
mentre clic bilanciavano i partiti, si udì un 
bussare alla porta, e nello stesso momento un 
sommesso ma distinto /dco gratias. Lucia, im¬ 
maginandosi chi poteva essere , corse ad apri¬ 
re ; c tosto, fatto un inchino enfiò infatti un 
laico cercatore cappuccino, colla sua bisaccia 
pendente alla spalla sinistra , e tenendone 1 im¬ 
boccatura attortigliata e stretta nelle due mani 


66 I PROMESSI SPOSI, 

sul petto et Oh fra Caldino I >• dissero le due 
donne, Il Signore sia con voi » disse il fra¬ 
te. cc Vengo per la cerca delle noci. » 

cc Vanne a prender le noci pei padri, <' dis¬ 
se Agnese; Lucia si alzò, e s : avviò all'altra 
stanza, ma prima di entrarvi, ristette dietro 
le spalle di fra Caldino, che rimaneva dritto 
nella medesima positura, c ponendosi l'indice 
sulla bocca, diede alia madre un' occhiata che 
domandava il segreto , con tenerezza, con sup¬ 
plicazione , ed anche con una certa autorità. 

Il cercatore , sbirciando Agnese cosi da lon¬ 
tano , disse : 13 E questo matrimonio ? Si do¬ 
li veva pur fare oggi : ho veduto nel paese co¬ 
la me una confusione , come qualche cosa che 
ia indichi una novità. Che cosa è stato ? 

<«■ Il signor curato è ammalato, e bisogna 
la differire, 33 rispose in fretta la donna. Se 
Lucia non faceva quel segnale , la risposta sa¬ 
rebbe 'probabilmente stata diversa cc E come 
va la cerca ? 33 diss 5 ella poi per cangiare di¬ 
scorso. 

« Poco bene , buona donna , poco bene. Le 
33 son tutte qui. 33 E cosi dicendo, si levò la 
bisaccia dalle spalle, eia fece saltare fra le 
due mani. 33 Son tutte qui; e per mettere in- 
33 sieme questa bella abbondanza, ho dovuto 
13 bussare a dieci porte. 33 

cc Ma ! l'anno è scarso, fra Galdino ; e 
>3 quando s’ ha a litigare col pane, lutto si 
« misura più pel sottile. 33 

« E per far tornare il buon tempo, che ri- 


CAPITOLO IH. fin 

w medio c’è, buona donna? L'elemosina. 
>3 Sapete di quel miracolo delle noci, che av- 
j> venne molti anni sono , in quel nostro con¬ 
ia vento di Romagna ? « 

« No, in verità ; contate mo, 33 
« Oli 1 dovete dunque sapere che in quel 
» convento v’ era un nostro padre , che era un 
w santo, e si chiamava il padre Macario. Un 
« giorno d’inverno, passando per un viottolo 
ai in un campo d' un nostro benefattore, uomo 
33 dabbene aneli' egli, il padre Macario vide 
33 questo benefattore presso ad un suo gran 
33 noce ; e quattro contadini colle scuri alzate 
33 che davano dentro a scalzare la pianta per 
33 mettere le radici al sole. — Che fate voi a 
33 quella povera pianta ? domandò il padre 
» Macario. — Eli, padre , sono anni clic non 
33 la mi vuol far noci, ed io ne laccio legna. 
>3 •— Non fate , non fate ; disse il padre : sap- 
33 piate clic quest’ anno la porterà più noci che 
» foglie. Il benefattore, che sapeva chi era 
33 colui che avea detta quella parola , ordinò 
33 subito ai lavoratori che gettassero di nuovo 
33 la terra sulle radici ; e chiamato il padre 
33 che continuava la sua strada , padre Maca- 
33 rio, gli disse, la metà del ricolto sarà pel 
33 convento. Andò attorno la voce della predi- 
33 zione ; e tutti correvano a guardare il noce. 
33 Infatti a primavera fiori a furia , e poi noci, 
33 noci a furia. Il buon benefattore non ebbe 
33 la consolazione di abbacchiarle ; perchè andò 
prima del ricolto a ricevere il merto della 


33 


68 I PROMESSI SPOSI. 

» sua carità. Ma il miracolo fu tanto più gran 
» de , come sentirete. Quel brav uomo aveva 
» lasciato indietro un figliuolo di stampa ben 
m diversa. Or dunque , al ricolto, il cercatore 
33 andò per riscuotere la metà die era dovuta 
33 al convento; ma colui se ne fece nuovo af- 
33 fatto , ed ebbe la temerità di rispondere clic 
33 non aveva mai inteso dire che i cappuccini 
33 sapessero far noci. Sapete ora clic cosa av- 
33 venne? Un giorno, ( sentite questa) lo sca- 
33 pcstrato aveva invitato alcuni suoi amici 
>3 (iello stesso pelo, e cosi gozzovigliando, 
3> egli raccontava la storia del noce , e rideva 
3> dei frati. Quei giovinastri ebbero voglia di 
33 andar a vedere quello sterminato mucchio 
33 di noci ; ed egli li condusse al granaio. Ma 
33 sentite mo : apre La porta , va verso il can- 
33 tuccio dove era stalo riposto il gran inuc- 
33 duo , e mentre dice : guardate , guarda egli 
33 stesso e vede . . . che cosa? un bel mucchio 
33 rii foglie secche di noce. Fu egli un esempio 
33 questo? E il convento, invece di scapitare 
33 per quella elemosina negala , ci guadagnò ; 
33 perchè , dopo un cosi gran fatto, la cerca 
33 delle noci rendeva tanto, e tanto , che un 
33 benefattore mosso a compassione del povero 
33 cercatore, fece al convento la carità d’un 
33 asino , che aiutasse a portar noci a casa. E 
33 si faceva lant olio, die ogni povero veniva 
33 a prenderne secondo il suo bisogno ; perchè 
33 noi siamo come il mare, che riceve acqua 
J 3 da tutte le parli, e la torna a distribuire a 


CAPITOLO III. 6g 

Qui ricomparve Lucia col grembiale così 
carico eli noci die a fatica lo reggeva, tenen¬ 
done i due capi sospesi colle braccia tese e al¬ 
lungate. Mentre fra Galdino, levatasi la bi¬ 
saccia di collo la poneva giù e ne scioglieva la 
bocca, per introdurvi l'abbondante elemosina, 
la madre fece un volto attonito e severo a Lu¬ 
cia , per la sua prodigalità ; ma Lucia le diede 
un’ occhiata che voleva dire : mi giustificherò. 
Fra Galdino proruppe in elogi , in augurii, in 
promesse , in ringraziamenti, e rimessa la bi¬ 
saccia si avviava. Ma Lucia richiamatolo : 
« vorrei un servigio da voi, » disse cc vorrei 
che diceste al padre Cristoforo, che ho gran 
premura di parlargli, e che mi faccia la carità 
di venire da noi poverette , subito , subito ; 
perchè non posso venire io alla chiesa. » 

« Non volete altro ? Non passerà un’ ora che 
cc il padre Cristoforo saprà il vostro deside- 
cc rio. 33 

cc Mi fido, cc 

cc Non dubitate. 33 E così detto se n’ andò 
un po’ più curvo e più contento di quel che 
fosse venuto. 

Al vedere che una povera tosa mandava a 
chiamare con tanta confidenza il padre Cristo- 
foro , e die il cercatore accettava la commis¬ 
sione senza maraviglia e senza difficoltà , nes¬ 
suno si pensi die quel Cristoforo fosse un frale 
di dozzina, una cosa da strapazzo. Egli era 
anzi uomo di molta autorità presso ai suoi , e 
in tutto il contorno ; ina tale era la condizione 


7 O I PROMESSI SPOSI. 

dei cappuccini, che nulla paresse per loro 
troppo basso nò troppo elevato. Servire gl’ in¬ 
fimi ed esser servito dai potenti, entrare nei 
palazzi e nei tugurii collo stesso contegno di 
umiltà e di sicurezza, essere talvolta nella 
stessa casa un soggetto di passatempo e un per¬ 
sonaggio senza il quale non si decideva nulla , 
cercare la limosina da per tutto e farla a lutti 
quelli che la chiedevano al convento, a tutto 
era avvezzo un cappuccino. Andando per via, 
poteva egualmente abbattersi in un principe 
che gli baciasse riverentemente la punta del 
cordone , o in una brigata di ragazzacci, che 
fingendo di essere alle mani fra loro gl' inzac¬ 
cherassero la barba di fango. La parola frate, 
in quei tempi era proferita col più grande ri¬ 
spetto , e col più amaro disprezzo : e i cappuc¬ 
cini , forse più d’ ogni altro ordine , erano og¬ 
getto dei due opposti sentimenti, e provavano 
le due opposte fortune ; perchè non possedendo 
india, portando un abito più stranamente di¬ 
verso dal connine , facendo più aperta profes¬ 
sione di umiliazioni , si esponevano più da vi¬ 
cino alla venerazione ed al vilipendio che que¬ 
ste cose possono attirare dai diversi umori e 
dal diverso pensare degli uomini. 

Partito fra Galdino , cc tutte quelle noci ! >3 
sciamò Agnese , « in quest’ anno ! 33 

« Mamma , perdonatemi rispose Lucia ; 
53 ma se avessimo fatta una elemosina come 
« gli altri , fra Galdino avrebbe dovuto girare 
J 3 ancora Dio sa quanto , prima di avere la 


CAPITOLO III. 71 

cc bisaccia piena ; Dio sa quando sarebbe tor¬ 
ce nato al convento : e colle ciarle clic avrebbe 
ce latte e sentite , Dio sa se gli sarebbe rima- 
cc sto in mente .... « 

« Mo, hai pensato bene; c po'poi è tutta 
» carità 33 clic porta sempre buon frutto , disse 
Agnese, la quale coi suoi difettucci era una 
buona donna , e si sarebbe, come si dice , spa¬ 
rala per quella unica figlia, in cui aveva ri¬ 
posta tutta la sua compiacenza. In questa giunse 
Renzo , ed entrando con la faccia adirata e 
vergognosa nello stesso tempo, gitlò i capponi 
sur una tavola; c fu questa 1' ultima trista vi¬ 
cenda delle povere bestie per quel giorno. 

cc Bel parere che mi avete dato! 33 diss’egli 
ad Agnese, cc Mi avete mandato da un buon 
33 galantuomo, danno che aiuta veramente i 
33 poverelli ! « E tosto raccontò il suo abbocca¬ 
mento col dottore. La donna stupefatta di cosi 
trista riuscita, voleva mettersi a dimostrare che 
il parere però era buono , e che Renzo doveva 
non aver saputo far le cose a dovere ; ma Lu¬ 
cia interruppe quella quistione, annunziando 
eli ella sperava di avere trovato un migliore 
aiuto. Renzo accolse anche questa speranza , 
come accade a quelli che sono nella sventura 
e nell impaccio. •< Ma se il padre, » dissagli, 
33 non ci trova un ripiego, lo troverò io in un 
33 modo o nell" altro. >3 Le donne consigliarono 
la pace e la pazienza e la prudenza, cc Domani, 
33 disse Lucia , 33 il padre Cristoforo verrà si- 
J 3 diramente, e vedrete che troverà qualche 


’J'l I PROMESSI SPOSI. 

» rimedio di quelli che noi poveretti non sap- 
33 piamo nemmeno immaginare. » 

« Lo spero, « disse Renzo ; ec ma in ogni 
w caso saprò Tarmi ragione , o farmela fare. A 
33 questo mondo c' è giustizia finalmente. >3 
Coi dolorosi colloquii, e colle andate e ve¬ 
nute che si sono raccontate , quel giorno era 
trascorso, e cominciava ad imbrunire. 

« Buona sera, 33 disse tristamente Lucia a 
Renzo che non sapeva risolversi d' andarsene, 
cc Buona sera , 33 rispose egli ancor più trista¬ 
mente. 

cc Qualche santo ci aiuterà, 33 replicò ella. 
« Usate prudenza , e rassegnatevi. » La madre 
aggiunse altri consigli dello stesso genere ; e 
lo sposo se ne andò col cuore in tempesta, 
ripetendo sempre quelle strane parole : r < a 
questo mondo c’ è giustizia finalmente ! 33 Tan¬ 
to è vero che un uomo sopraffatto da grandi 
dolori non sa più quello che si dica. 


CAPITOLO IY. 


Tl sole non era ancora tutto apparso sull’ oriz¬ 
zonte , quando il padre Cristoforo usci del suo 
convento di Pescarenico , per salire alla casetta 
dove era aspettato. E Pescarenico una terric- 
ciuola sulla riva sinistra dell' Adda, o vogliam 
dire del lago, pochi passi al di sotto del pon¬ 
te : un gruppetto di case, abitate la più parte 


CAIMTOLO IV. Jo 

da pescatori e addobbate (pia e la di tramagli 
c di reti tese ad asciugare. 11 convento era 
posto , ( e la fabbrica ue sussiste tuttavia ) ai 
di fuori, e in faccia all'entrata della terra, 
con di mezzo la via che da Lecco conduce a 
Bergamo. Il cielo era tutto sereno. A misura 
clic il sole si alzava dietro il monte , si vedeva 
la sua luce dalle sommità dei monti opposti 
scendere , come spiegandosi rapidamente , giù 
per le chine e nella valle : un venticello cf au¬ 
tunno , spiccando dai rami le foglie appassite 
del gelso, le portava a cadere a qualche passo 
dall albero. A dritta e a sinistra, nei vigneti 
sui tralci ancor lesi brillavano le foglie rosseg¬ 
giami a varie tinte; e le aiuole lavorate di 
fresco spiccavano brune e distinte fra i campi 
di stoppie biancastre e luccicanti per la guaz¬ 
za. La scena era lieta ; ma ogni figura d uomo 
che vi si movesse, contristava lo sguardo ed il 
pensiero. Ad ogni tratto s* incontravano men¬ 
dichi laceri e macilenti, o invecchiati nel me¬ 
stiere , o indotti allora dalla necessiti a tender 
la mano. Passavano cheti a canto al padre Cri¬ 
stoforo , lo guardavano pietosamente, e ben¬ 
ché non avessero nulla a sperare da lui, giac¬ 
che un cappuccino non toccava mai moneta, 
gli facevano un inchino di ringraziamento per 
la elemosina che avevano ricevuta, e che an¬ 
davano a cercare al convento. Lo spettacolo 
dei lavoratori sparsi nei campi aveva non so 
che di ancor più doloroso. Alcuni andavano 
gettando le loro sementi , rade, con risparmio 
Manzoni T. 1 . n 


l I PROMESSI SPOSI. 

j r 

c a malincuore , quale chi arrischia cosa che 
troppo gli preme ; altri spingevano la vanga 
come a stento , e rovesciavano svogliatamente 
la zolla. La fanciulla scarna, lenendo per la 
corda al pascolo la vaccherella smunta c stec¬ 
chila , guardava attentamente , e si chinava in 
fretta , a rubarle per cibo della famiglia qual¬ 
che erba, di cui la fame aveva insegnato che 
gli uomini potevano pur vivere. Queste viste 
crescevano ad ogni passo la mestizia del frate, 
il quale camminava già col tristo presenti¬ 
mento in cuore, di andare a sentire una qual¬ 
che sciagura. 

— Ma perchè pigliava egli tanto pensiero 
di Lucia ? E perchè al primo avviso s’ era egli 
mosso cosi sollecitamente, come ad una chia¬ 
mata del padre provinciale ? E chi era questo 
padre Cristoforo ? — Bisogna soddisfare a 
tutte queste domande. 

11 padre Cristoforo da *** era un uomo più 
presso ai sessanta che ai cinquant anni. Il suo 
capo raso, salvo la pieciola strìscia di capelli 
che lo cingeva al mezzo come una corona, se¬ 
condo il costume cappuccinesco, si alzava di 
tempo in tempo con un movimento che lasciava 
trasparire un non so che dì altero e d'inquieto, 
e tosto si abbassava per riflessione di umiltà. 
La barba grigia c lunga, che gli copriva le 
guance e il mento faceva ancor più risaltare 
le forme rilevate della parte superiore del vol¬ 
to , alle quali tur astinenza , già da gran pezzo 
abituale , aveva assai più dato di gravità che 


CAPÌTOLO IV. 7 5 

tolto di espressione. Due occhi incavati erano 
per lo più chinati a terra , ma talvolta sfolgo¬ 
ravano con vivacità repentina , come due ca¬ 
valli bizzarri, condotti a mano da un cocchie¬ 
re , col quale sanno per costume che non si 
può vincerla, pure danno di tratto in tratto 
qualche scambietto, che scontano tosto con 
una buona strappata di morso. 

11 padre Cristoforo non era sempre stato 
cosi, nè sempre era stato Cristoforo : il suo 
nome di battesimo era Ludovico. Era egli 
figliuolo d’un mercante di ***, (questi asteri¬ 
schi vengono tutti dalla circospezione del mio 
anonimo ) che su gli ultimi anni suoi , trovan¬ 
dosi assai fornito di beni, e con quell' unico 
figliuolo , aveva rinunziato al traffico , e s' era 
dato a vivere da signore. 

Nel suo nuovo ozio, cominciò ad entrargli 
in corpo una gran vergogna di tutto quel 
tempo clic aveva speso in far qualche cosa a 
questo mondo. Predominato da questa fanta¬ 
sia , studiava egli ogni modo di far dimenticare 
che era stato mercante : avrebbe voluto poterlo 
dimenticare egli stesso. Ma il fondaco, le halle, 
il giornale, il braccio, gli comparivano sempre 
nella memoria , come P ombra di Banco a 
Macbeth , anche fra la pompa delle mense e 
il sorriso dei parasiti. E non si potrebbe dire 
la cura che dovevano porre quei poveretti a 
schifare ogni parola che potesse parere allusiva 
alla antica condizione del convitante. Un gior¬ 
no , per raccontarne una sola , un giorno, in 
sul finire della tavola , nei momenti della più 


7 6 I PROMESSI SPOSI. 

a iva e schietta allegria, clic non si sarebbe 
potuto dire chi più godesse , o la brigata di 
sparecchiare, o il padrone d 5 avere apparec¬ 
chiato, andava egli stuzzicando con superio¬ 
rità amichevole uno di quei commensali, il più 
onesto mangiatore del mondo. Questi per cor¬ 
rispondere alla celia , senza la menoma ombra 
di malizia, proprio col candore d un bambino, 
rispose; ce eli, io faccio orecchie da mercante. >j 
E gli stesso fu tosto colpito dal suono della pa¬ 
rola che gli era uscita di bocca : guardò con 
faccia incerta alla faccia del padrone, che si 
era annuvolata : 1’ uno c l'altro avrebbero vo¬ 
luto riprendere quella di prima; ma non era 
possibile. Gli altri convitati pensavano ognuno 
da per se al modo di sopire il picciolo scandalo 
e di fare una diversione, ma pensando , tace¬ 
vano , ed in quel silenzio lo scandalo era più 
manifesto. Ognuno scansava d’incontrare gli 
occhi degli altri ; ognuno sentiva clic tutti 
erano occupati del pensiero che tutti volevano 
dissimulare. La gioia per quel giorno se ne an¬ 
dò ; e il povero imprudente , o per parlare con 
più giustizia , disfortunato , non ricevette più 
invito. Cosi il padre di Ludovico passò gli ul¬ 
timi suoi anni in angustie continue , temendo 
sempre d'essere schernito, e non riflettendo 
mai che il vendere non è cosa più ridicola che 
il comperare , e che quella professione di cui 
allora si vergognava , 1' aveva pure esercitata 
per tanti anni, in presenza del pubblico, c 
senza rimorso. Fece educare il tiglio nobil- 


J J 


CAPITOLO IV. 
mente , secondo la ragione dei tempi, e per 
quanto gli era concesso dalle leggi c dalle 
consuetudini ; gli diede maestri di lettere e di 
esercizii cavallereschi ; e mori lasciandolo ricco 
e giovanetto. Ludovico aveva contratte abitu¬ 
dini signorili, e gli adulatori, fra i quali eia 
cresciuto , lo avevano avvezzo ad esser trattato 
con molto rispetto. Ma quando volle mischiarsi 
coi principali della sua città, trovò un fare 
ben diverso da quello a cui era accostumato, 
e vide che per vivere in loro compagnia , come 
avrebbe desiderato , gli conveniva fare una 
nuova scuola di pazienza e di sommissione , 
star sempre al di sotto, e ingozzarne una ad 
ogni memento. Un tal modo di vivere non si 
accordava nè colla educazione , nè colla natura 
di Ludovico. Si allontanò da essi indispettito. 
Ma poi ne stava lontano a malincuore ; perchè 
gli pareva che questi veramente avrebbero do¬ 
vuto essere i suoi compagni; soltanto gli avreb¬ 
be voluti più trattabili. Con questo misto d'in¬ 
clinazione e di odio, non potendo frequentarli 
famigli armente, e volendo pure aver clic fare 
con loro in qualche modo , si era dato a com¬ 
petere con loro di sfoggio e di magnificenza , 
comprandosi cosi a contanti inimicizie , invidie 
e ridicolo. La sua indole onesta ad un tempo 
e violenta , 1‘ aveva poi imbarcato per tempo 
in altre gare più serie. Sentiva egli un orrore 
spontaneo e sincero per le angherie e pei so¬ 
prusi : orrore rombilo ancor più vivo in lui 
dalla qualità delle persone clic più ne com- 


•jH ì PROMESSI SPOSI. 

mettevano alla giornata ; die erano appunto 
coloro di' egli odiava. Per acchetare , o per 
esercitare tulle queste passioni in un punto, 
prendeva egli volentieri le parti d’ un debole 
sopraffallo , s'impegnava a lare stare un so¬ 
verchiatore , s* intrometteva in una briga , se 
ne recava addosso uif altra : tanto che a poco 
a poco venne a costituirsi come un protettore 
degli oppressi e un vendicatore dei torti. L im¬ 
piego era gravoso ; e non è da domandare se 
il povero Ludovico avesse nemici, incontri e 
pensieri. Oltre la guerra esterna, era egli poi 
tribolato continuamente da contrasti interiori ; 
perche a spuntare un impegno (senza parlare 
di quelli in cui restava al di sotto ) doveva 
egli stesso mettere in opera molti mezzi di rag¬ 
giri e di violenze , che la sua coscienza non 
poteva poi approvare. Doveva tenersi intorno 
un buon numero di bravacci ; e tanto per la 
sua sicurezza , quanto per averne un aiuto più 
\ igoroso doveva scegliere i più arrischiati, cioè 
i più ribaldi ; e vivere coi birboni , per amore 
della giustizia. Tanto che più d" una volta o 
scoraggiato dopo una trista riuscita, o inquieto 
per un pericolo imminente, annoiato del guar¬ 
darsi continuo, stomacato della sua compa¬ 
gnia , in pensiero dell’ avvenire per le sue so¬ 
stanze die disgocciolavano di giorno in giorno 
in opere buone e in braverie , più d’ una volta 
gli era venuta la fantasia di farsi frate; che a 
quei tempi era la via più comune per uscire d’ 
impacci. Ma questa, che sarebbe forse stata una 


CAPITOLO IV. 79 

fantasia per tutta la sua vita, divenne una ri¬ 
soluzione per un accidente il più serio e il più 
terribile clic gli fosse ancora incontrato. 

Andava egli un giorno per una via della sua 
città, accompagnato da un antico fattore di 
bottega , che* suo padre aveva trasmutato in 
maggiordomo , e con due bravi alla coda, il 
maggiordomo , di nome Cristoforo , era un 
uomo di circa cinquant’ anni , devoto dalla 
gioventù al padrone che aveva veduto nascere, 
e colle paghe e colla liberalità del quale vi¬ 
veva egli, e faceva vivere la moglie ed otto 
figliuoli. Vide Ludovico spuntar da lontano un 
signor tale , arrogante e soperchiatoli di pro¬ 
fessione , col quale egli non aveva mai parlato 
in vita sua , ma che gli era cordiale nemico, e 
al quale egli rendeva pur di cuore il contrac¬ 
cambio : giacché è uno dei vantaggi di questo 
mondo quello di potere odiare ed essere odiati 
senza conoscersi. Costui, seguito da quattro 
bravi, si avanzava ritto ritto, con passo su¬ 
perbo , colla testa alta , colla bocca composta 
all' alterigia e allo sprezzo. Tutti e due cam¬ 
minavano rasente il muro ; ma Ludovico ( no¬ 
tate bene ) lo radeva col lato destro : c ciò , 
secondo una consuetudine , gli dava il diritto 
( dove mai si va a cacciare il diritto 1 ) di non 
istaccarsi dal detto muro per dar passo a chi 
clic fosse ; del che allora si faceva gran caso. 
11 sopravvegnente teneva all'incontro che quel 
diritto competesse a lui come a nobile , e a 
Ludo\ ico toccasse di scendere ; e ciò in lorza 


Ho I PROMESSI srosi. 

d’un" altra consuetudine. Perocché in questo , 
come accade in molti altri affari, vigevano 
due consuetudini opposte , senza clic fosse de¬ 
ciso qual delle due fosse la buona : il che dava 
opportunità di fare una guerra, ogni volta che 
una testa dura s’ abbattesse in un' altra della 
stessa tempra. Quei due si venivano incontro ; 
entrambi stretti alla muraglia, come due figure 
di basso rilievo ambulanti. Quando si trova¬ 
rono muso a muso , il sopravvegnente , squa¬ 
drando Ludovico a capo alto , col cipiglio im¬ 
perioso , gli disse in un tuono corrispondente 
di voce : ce ritiratevi a basso. » 

« A basso voi, » rispose Ludovico. « La 
« strada è mia. » 

« Coi pari vostri la strada è sempre mia. m 
« Si, se P arroganza dei pari vostri fosse 
« legge per i pari miei. » 

I due accompagnamenti erano rimasti fer¬ 
mi , ciascuno dietro il suo capo , guardandosi 
in cagnesco colle mani alle daghe , preparati 
alla battaglia. La gente che giungeva nella 
via, si ritraeva , ponendosi in distanza ad os¬ 
servare il fatto ; e la presenza di quegli spetta¬ 
tori animava sempre più il puntiglio dei con¬ 
tenderli i. 

« A basso, vile meccanico; o ch'io t’insc- 
« gno una volta le creanze che son dovute ai 
« gentiluomini. » 

« Voi mentite clrio sia vile. 

« Tu menti clrio abbia mentito. m Questa 
risposta era di prammatica. « E se tu fossi ca- 


CAPITOLO IV. 8l 

w valicre , come son io w aggiunse quel signo¬ 
re , « ti vorrei far vedere con la spada e con 
33 la cappa che tu sei il mentitore. 33 

<c È un buon pretesto per dispensarvi dal 
33 sostenere coi fatti V insolenza delle vostre 
33 parole. 33 

cc Gittate nel fango questo ribaldo, 33 disse 
il gentiluomo rivolto ai suoi. 

« Vediamo ! 33 disse Ludovico , dando ad¬ 
dietro un passo subitamente, emettendo mano 
alla spada. 

cc Temerario ! 33 gridò quell* altro , sfode¬ 
rando la sua : cc io spezzerò questa , quando 
33 sarò macchiata del tuo vii sangue. 33 

Cosi si avventarono V uno sull* altro; i servi 
delle due parti si lanciarono alla difesa dei 
loro padroni. 11 combattimento era disuguale, 
c pel numero , e anche perchè Ludovico mi¬ 
rava piuttosto a scansare i colpi e a disarmare 
il nemico che ad ucciderlo ; ma questi voleva 
la morte di lui ad ogni modo. Ludovico aveva 
già rilevata al braccio sinistro una pugnalata 
d’un bravo, e una scalfittura leggiera in una 
guancia, e il nemico principale gli piombava 
addosso per finirlo, quando Cristoforo , ve¬ 
dendo il suo padrone nell" estremo pericolo , 
andò col pugnale addosso al signore. Questi, 
rivolta tutta la sua ira contro di lui , lo passò 
colla spada. A quella vista , Ludovico , come 
uscito di se , cacciò la sua nel ventre del pro¬ 
vocatore, il quale cadde moribondo , quasi ad 
un punto col povero Cristoforo. Gli scherani 


82 i promessi sposi. 

del gentiluomo, vedutolo sul terreno , si die¬ 
dero alla fuga malconci : quelli di Ludovico , 
pur tartassati e sfregiati, non v’essendo più 
cui dare, e non volendo trovarsi impacciati 
nella gente che già accorreva , se la batterono 
dall' altra parte : e Ludovico si trovò solo con 
quei due funesti compagni ai piedi, in mezzo 
ad una folla. 

cc Coni’ è andata ? — Gli è uno. — Son 
33 due. — Gli ha fatto un occhiello nel ven- 
33 tre. — Chi è stato ammazzato ? — Quel 
>5 prepotente. — Oh santa Maria , che scon- 
>5 quasso 1 — Chi cerca trova. — Un mo- 
35 mento le paga tutte. — Aneli’ egli ha finito. 
35 — Che colpo ! — Vuol essere una faccenda 
33 seria. — E quell altro disgraziato 1 — Mi- 
33 sericordia ! che spettacolo ! — Salvatelo , 
33 salvatelo. —Sta fresco anch’egli. —Ve- 
33 dete come è concio ! va tutto a sangue. — 

Scappate povcr’ uomo , scappate 1 Non vi 
33 lasciate pigliare. >> Queste parole, che più 
di tutte si facevano sentire nel frastuono con¬ 
tuso di quella pressa, esprimevano il voto co¬ 
mune ; e col consiglio venne anche 1 ’ aiuto. 11 
fatto era accaduto vicino ad una chiesa di cap¬ 
puccini , asilo , come ognuno sa, impenetra¬ 
bile allora ai birri, e a tutto quel complesso 
di cose e di persone die si chiamava la giusti¬ 
zia. L uccisore ferito fu quivi condotto o por¬ 
tato dalla lolla , quasi fuor di senso ; e i frati 
lo ricevettero dalle mani del popolo , clic lo 
raccomandava a loro , dicendo : cc è un uomo 


CAPITOLO IV. 83 

» dabbene clic ha freddato un birbone super- 
33 bo : 1' ha fatto per sua difesa : c c stato ti- 
53 rato pe‘capelli. 33 

Ludovico non avea mai prima d' allora ver¬ 
sato sangue ; e benché P omicidio fosse a (pici 
tempi cosa tanto comune che gli orecchi d'ognu- 
110 erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli 
occhi a vederlo, pur P impressione che egli ri¬ 
cevette dal veder P uomo morto per lui , e 
P uomo morto da lui , fu nuova ed indicibile ; 
fu una rivelazione di sentimenti ancora scono¬ 
sciuti. Il cadere del suo nemico , l’alterazione 
di quei tratti che passavano in un momento 
dalla minaccia e dal furore alP abbattimento 
ed alla quiete solenne della morte, fu una vi¬ 
sta che cangiò in un punto P animo dell ucci¬ 
sore. Strascinato al convento , egli non sapeva 
quasi dove fosse , nè che si facesse ; e quando 
fu tornato nella memoria , si trovo in un letto 
della infermeria , nella mani del frate chirur¬ 
go ,( i cappuccini ne avevano ordinariamente 
uno in ogni convento ) che aggiustava faldelle 
e bende sulle due ferite che egli aveva ricevute 
nello scontro. U11 padre , il cui impiego parti¬ 
colare era di assistere ai moribondi, e che 
aveva spesso renduto di questi ufìzii sulla via, 
fu.chiamato tosto al luogo del combattimento. 
Tornato pochi minuti dopo, entrò nella infer¬ 
meria , e lattosi al letto dove Ludovico giace¬ 
va , cc consolatevi » gli disse : cc almeno è 
33 morto bene , e mi ha incaricato di chiedere 
^ il vostro perdono, e di portarvi il suo. 33 


84 I PROMESSI SPOSI. 

Questa parola fece rinvenire affatto il povero 
Ludovico , e gli risvegliò più vivamente e più 
distintamente i sentimenti clic erano confusi 
ed affollati nel suo animo : dolore dell’ amico, 
sgomento e rimorso del colpo che gli era uscito 
di mano , e nello stesso tempo una angosciosa 
compassione dell' uomo di' egli aveva ucciso. 

« E l'altro? 33 domandò egli ansiosamente aP“%- 
frate. 

cc L' altro era spirato, quand’ io arrivai. 33 

Frattanto gli accessi e i contorni del con¬ 
vento formicolavano di popolo curioso : ma 
giunta la sbirraglia , fece smaltire la folla , e 
si pose in agguato a una certa distanza dalle 
porte ; in modo però che nessuno potesse uscir¬ 
ne inosservato. Un fratello del morto, due 
suoi cugini e un vecchio zio , vennero pure 
armati da capo a piede , con grande accompa¬ 
gnamento di bravi ; e si posero a far la ronda 
intorno , guardando con piglio c con atti di 
dispetto minaccioso quei musardi, che non osa¬ 
vano dire ; ben gli sta; ma lo avevano scritto 
sui volti. 

Appena Ludovico ebbe potuto raccogliere i 
suoi pensieri, chiamato un frate confessore lo 
pregò che cercasse della vedova di Cristoforo, 
le chiedesse in suo nome perdono dell’ esser 
egli stato la cagione , quantunque ben certo 
involontaria di quella desolazione, e nello 
stesso tempo le desse assicurazione eh’ egli si 
pigliava la famiglia sopra di se. Riflettendo 
quindi ai casi suoi senti rinascere più che mai 


CAPITOLO IV. 85 

vivo e serio quel pensiero di farsi frate, che al¬ 
tre volte gli s’cra girato per la mente : gli parve 
che Dio stesso lo avesse messo sulla strada , e 
datogli un segno del suo volere facendolo giun¬ 
gere in un convento in quella congiuntura : e 
il partito fu preso. Fece chiamare il guardia¬ 
no , e gli espose il suo disegno. Ne ebbe in ri¬ 
sposta , che bisognava guardarsi dalle risolu¬ 
zioni precipitate ; ma che s* egli persisteva , 
non sarebbe rifiutato. Allora egli, fatto venire 
un notaio , dettò una donazione di tutto ciò 
che gli rimaneva ( che era tuttavia un bel pa¬ 
trimonio ) «alla famiglia di Cristoforo : una 
somma alla vedova, come se le costituisse una 
contraddote , e il resto ai figliuoli. 

La risoluzione di Ludovico veniva molto a 
taglio pei suoi ospiti, che a cagione di lui 
erano in un bell* intrigo. Rimandarlo dal con¬ 
vento , esporlo quindi «alla giustizia , cioè «alla 
vendetta de' suoi nemici, non era partito da 
metter pure in consulta. Starebbe stato lo stesso 
che rinunziare ai proprii privilegi , screditare 
il convento presso tutto il popolo , attirarsi 
Lanimavversione di tutti i cappuccini dell uni¬ 
verso per «aver Lasciato ledere il diritto di tut¬ 
ti , concitarsi contra tutte le autorità ecclesia¬ 
stiche , le quali allora si consideravano come 
tulrici di questo diritto. Dall* altra parte , la 
famiglia dell’ucciso, potente assai, forte di 
aderenze , s* era messa al punto di voler ven¬ 
detta ; e dichiarava suo nemico chiunque vo¬ 
lesse porvi ostacolo. La storia non dice che a 
JlJanzonù T. /. 

► 


8fì T PROMESSI SPOST. 

loro dolesse molto dell ucciso , nè tampoco 
die una lagrima fosse stata sparsa per lui in 
tutto il parentado : dice soltanto eh" erano tutti 
infiammati d' aver nell’ unghie 1* uccisore vivo 
o morto. Ora questi vestendo Fabito di cappuc¬ 
cino accomodava ogni cosa. Faceva in certo 
modo una emenda , s imponeva una peniten¬ 
za, si chiamava implicitamente in colpa, si ri¬ 
traeva da ogni gara ; era in somma un nemico 
che depone le armi. I parenti del morto pote¬ 
vano poi anche, se loro piacesse , credere e 
spampanare ch'egli si era fatto frate per dispe¬ 
razione e per terrore del loro sdegno. E ad 
ogni modo, ridurre un uomo a spropri arsi del 
suo , a tosarsi la testa, e camminare a pie'nu- 
di, a dormire sulla paglia, a vivere di elemo¬ 
sina , poteva parere una punizione competente 
anche all offeso il più borioso. 11 padre guar¬ 
diano si presentò con una umiltà disinvolta al 
fratello del morto , e dopo mille proteste di 
rispetto per V illustrissima casa, e di desiderio 
di compiacere ad essa in tutto ciò che fosse 
fattibile, parlò del pentimento di Ludovico, e 
della sua risoluzione , facendo garbatamente 
sentire che la casa poteva esserne contenta ; 
insinuando poi soavemente e con ancor più de¬ 
stro modo che , piacesse o non piacesse , la 
cosa doveva essere. Il fratello diede in isola¬ 
ni e , che il cappuccino lasciò svaporare , di¬ 
cendo di tempo in tempo : et è un troppo giu¬ 
sto dolore, m Fece intendere che in ogni caso 
la sua famiglia avrebbe saputo pigliarsi uast 


CArITOLO IV. 87 

soddisfazione; e il cappuccino, che che ne pen¬ 
sasse , non disse di no. Finalmente richiese, 
impose come una condizione, che 1 uccisore di 
suo fratello partirebbe tosto di quella città, il 
cappuccino che aveva già deliberato di far cosi, 
disse che lo farebbe, lasciando che 1 altro cre¬ 
desse , se gli aggradiva , esser questo un atto 
di ubbidienza : e tutto fu conchiuso. Contenta 
la famiglia, che si toglieva d un impegno ; 
contenti i frati, che salvavano un uomo e i 
loro privilegi, senza farsi alcun nemico ; con¬ 
tenti i dilettanti di cavalleria, che vedevano 
un affare terminarsi lodevolmente ; contento il 
popolo che vedeva uscir d impaccio un uomo 
ben voluto, e che nello stesso tempo ammirava 
una conversione ; contento finalmente e più di 
tutti , in mezzo al dolore, il nostro Ludovico, 
il quale cominciava una vita di espiazione e 
di servigio che potesse , se non riparare , pa¬ 
gare almeno il mal fatto , e rintuzzare il pun¬ 
golo intollerabile del rimorso. Il sospetto che 
la sua risoluzione fosse attribuita alla paura , 
lo afflisse un momento; ma tosto si consolò 
col pensiero che anche quell ingiusto giudizio 
sarebbe un castigo per lui, e un mezzo di 
espiazione. Cosi a treni anni si ravvolse nel 
sacco; e dovendo, secondo l’uso , lasciare il 
suo nome e prenderne un altro , ne scelse uno 
che gli richiamasse ad ogni momento ciò elicgli 
aveva da espiare ; e si chiamò tra Cristoforo. 

Appena compiuta la cerimonia della vesti¬ 
zione , il guardiano gl’intimò che andrebbe a 


88 1 PROMESSI SPOSI. 

fare il suo noviziato a ***, sessanta miglia lon¬ 
tano , e che partirebbe all’ indomani. 11 novi¬ 
zio si chinò profondamente, e chiese una gra¬ 
zia. « Permettetemi, padre, 33 diss'egli, « che 
33 prima di partire da questa cittò , dove ho 
33 sparso il sangue d’un uomo, dove lascio 
33 una famiglia crudelmente offesa , io la ri- 
» stori almeno dell’ affronto , eh’ io mostri al¬ 
ai meno il mio rammarico di non poter risar- 
33 ciré il danno, chiedendo scusa al fratello 
x> dell’ ucciso, e gli tolga, se Dio il consente, 
ai il rancore dall’animo. 33 Al guardiano parve 
che un tal atto , oltre ad esser buono in se, 
servirebbe a riconciliare sempre più la fami¬ 
glia col convento ; e andò difilato da quel si¬ 
gnor fratello , ad esporgli la domanda di fra 
Cristoforo. A proposta cosi inaspettata , colui 
senti insieme con la maraviglia, un risorgi¬ 
mento di sdegno , misto però di compiacenza. 
Dopo aver pensato un istante , cc venga do- 
33 mani, 33 diss’ egli ; e indicò 1 ’ ora. 11 guar¬ 
diano tornò a portare al novizio la licenza de¬ 
siderata. 

Il gentiluomo s’ avvisò tosto che quanto più 
quella sommissione fosse solenne e clamorosa, 
tanto più crescerebbe il suo credito presso 
tutta la parentela e presso il pubblico ; e sa¬ 
rebbe ( per dirla con una forinola di eleganza 
moderna ) una bella pagina nella storia della 
famiglia. Fece avvertire in fretta tutù i pa¬ 
renti che all* indomani, al mezzogiorno , re¬ 
stassero serviti ( cosi si diceva allora ) di ve- 


CAPITOLO IV. 89 

nire da lui, a ricevere una soddisfazione co¬ 
mune. Al mezzogiorno , il palazzo brulicava 
di signori d' ogni età e d‘ ogni sesso : era un 
girare , un rimescolarsi di grandi cappe , di 
alte piume , di durlindaile pendenti, un muo¬ 
versi librato di gorgiere inamidate e crespe , 
uno strascico intralciato di rabescate zimarre. 
Le anticamere, il cortile e la strada formico¬ 
lavano di servi, di paggi , di bravi e di cu¬ 
riosi. Fra Cristoforo vide quell' apparecchio , 
ne indovinò il motivo, e provò un leggier tur¬ 
bamento ; ma dopo un istante disse tra se : 
— sta bene : l’lio ucciso in pubblico , alla 
presenza di tanti suoi nemici : quello fu scan¬ 
dalo , questa è riparazione. — Cosi , con gli 
occhi a terra , col padre compagno al fianco , 
passò la porta di quella casa , attraversò il 
cortile tra una folla che lo squadrava con una 
curiosità poco cerimoniosa ; sali le scale , e di 
mezzo all' altra folla signorile , che fece ala al 
suo passaggio, seguito da cento sguardi, giunse 
alla presenza del padrone di casa , il quale 
circondato da parenti più prossimi stava ritto 
nel mezzo della sala , con lo sguardo abbas¬ 
sato , e il mento in aria , impugnando con 
la sinistra mano il pomo della spada e strin¬ 
gendo con la destra il bavero della cappa sul 


petto. 

V’ha talvolta nel volto e nel contegno di 
un uomo una espressione cosi immediata , si 
direbbe quasi una effusione dell'interno ani¬ 
mo , che in una folla di spettatori, il giudizio 

8 ' 


90 I PROMESSI SPOST. 

eli quell’ animo sarà un solo. II volto e il con¬ 
tegno di fra Cristoforo disser chiaro a lutti gli 
astanti , eh’ egli non s 5 era latto frate , nè ve¬ 
niva a quella umiliazione per timore umano : 
e questo cominciò a conciliarli lutti gli animi. 
Quando egli vide P offe so , affrettò il passo , 
gli si pose ginocchione appiedi, incrocicchiò 
le mani sul petto , e chinando la sua testa ra¬ 
sa , disse queste parole : « io sono 1 omicida 
33 di suo fratello. Sa Iddio se io vorrei resti- 
33 tuirgliclo a costo del mio sangue ; ina non 
5> potendo che farle inefficaci e tarde scuse, 
33 la supplico di accettarle per Dio. » Tutti 
gli occhi erano immobili sul novizio c sul per¬ 
sonaggio a cui egli parlava; tutte le orecchie 
erano tese. Quando fra Cristoforo tacque , si 
levò per tutta la sala un mormorio di pietà e 
di rispetto. Il gentiluomo, clic stava in atto 
di degnazione forzata , e d’ ira compressa, lu 
turbato da quelle parole , e chinandosi verso 
1‘ inginocchiato , cc alzatevi » disse con voce 

alterata. « L' offesa ... il fatto veramente_ 

33 ma P abito che portate . . . non solo questo, 
33 ma anco per voi... Si alzi, padre . . . Mio 
33 fratello . . . non lo posso negare . . . era un 
33 cavaliere . . . era un uomo . . . un po’prcci- 
33 pitoso . . . un po’ vivo. Ma tutto accade per 
33 disposizione di Dio. Non se ne parli più . . . 
33 Ma, padre , ella non debbe stare in coffc- 
33 sta positura. » E presolo per le braccia , Io 
sollevò. Fra Cristoforo, in piedi ma col capo 
chino, rispose : c< io posso dunque sperare 


CAPITOLO IV. gì 

33 oh* ella mi abbia accordato il suo perdono I 
33 E se T ottengo da lei, da dii non deggio 
33 sperarlo ? Oli I s’io potessi sentire dalla sua 
33 bocca questa parola, perdono ! 33 

cc Perdono ? ^ disse il gentiluomo. « Ella 
33 non ne ha più bisogno. Ma pure, poiché 
33 ella lo desidera , certo, certo, io le perdono 
33 di cuore , e tutti ... 33 

cc Tutti! tutti ! 33 gridarono ad una voce gli 
astanti. 11 volto del Irate si aperse ad una 
gioia riconoscente , sotto alla quale traspariva 
però ancora una umile e profonda compunzione 
del male a cui la remissione degli uomini non 
poteva riparare. 11 gentiluomo vinto da quel- 
V aspetto e trasportato dalla commozione ge¬ 
nerale , gittò le braccia al collo di Cristoforo , 
e gli diede e ne ricevette il bacio di pace. 

Un cc bravo ! bene ! 3) scoppiò da tutte le 
parli della sala, tutti si mossero, c si strinsero 
intorno al frate. Intanto vennero servi con gran 
copia di rinfreschi. 11 gentiluomo si raccostò al 
nostro Cristoforo, il quale faceva segno di vo¬ 
lersi accomiatare , c gli disse : cc padre , gra- 
33 disca qualche cosuccia; mi dia questa prova 
33 di amicizia. 33 E si mise in atto di servirlo 
prima d‘ ogni altro ; ma egli ritraendosi con 
un certo modo di resistenza cordiale <- queste 
cose , cc disse , cc non fanno più per me ; ma 
33 tolga il cielo ch'io rifiuti > suoi doni, lo sto 
33 per pormi in viaggio: si degni di farmi por- 
33 lare un pane , perchè io possa dire di aver 


q?. I PROMESSI SPOSI. 

« suo pane, e ottenuto un segno del suo per- 
i3 dono. 33 II gentiluomo commosso , ordinò 
die cosi si facesse ; e venne tosto un maggior¬ 
domo in gran gala , portando un pane sur un 
bacile d’ argento , e lo presentò al padre , il 
quale presolo c ringrazialo , lo pose nella sua 
sporta. Chiese quindi licenza , e abbracciato di 
nuovo il padrone di casa , e tutti quelli che 
trovandosi più presso a lui poterono impadro¬ 
nirsene un momento , si sviluppò da essi a fa¬ 
tica ; ebbe a combattere nelle anticamere per 
isbrigarsi dai servi , ed anche dai bravi, che 
gli baciavano il lembo dell’ abito , il cordone, 
il cappuccio; e si trovò nella via portato come 
'i’ir-lri’cnfo , ed accompagnalo da una folla di 
^spopolo fino ad una porta della città , d' onde 
usci , cominciando il suo pedestre viaggio verso 
il luogo del suo noviziato. 

Il fratello dell’ucciso e il parentado, che 
si erano preparati ad assaporare in quel giorno 
la trista gioia dell’ orgoglio , si trovarono in¬ 
vece ripieni della gioia serena del perdono e 
della benevolenza. La brigala si trattenne an¬ 
cora qualche tempo con una bonarietà e con 
una cordialità insolita, in ragionamenti ai quali 
nessuno era preparato, venendo quivi. Invece 
di soddisfazioni prese , di soprammani vendi¬ 
cali, d’ impegni spuntati , le lodi del novizio, 
la riconciliazione , la mansuetudine furono i 
temi della conversazione. E taluno che per la 
cinquantesima volta avrebbe raccontato come 
il conte Muzio suo padre ave\a saputo in quella 


CAPITOLO IV. <^3 

famosa congiuntura, fare stare quel marchese 
Stanislao, clic era quel Rodomonte che ognu¬ 
no sa , parlò invece delle penitenze e della 
pazienza mirabile di un fra Siinone, morto 
molti anni prima. Sciolta la brigata , il pa¬ 
drone, ancora tutto commosso, riandava tra 
se cou maraviglia ciò che aveva inteso , ciò 
di' egli medesimo aveva detto ; e borbottava 
Ira i denti : —■ diavolo d un frate 1 ( bisogna 
bene che noi trascriviamo le sue precise pa¬ 
role ) — diavolo d’ un frate 1 se rimaneva 
ancor li per qualche momento in ginocchio , 
quasi quasi gli domandava io scusa che egli 
mi abbia ammazzato il fratello. — La nostra 
storia nota espressamente che da quel giorno 
in poi egli fu un po’ meno rovinoso c un po’ 
più alla mano. 

11 padre Cristoforo camminava con una con¬ 
solazione (male non aveva provala mai dopo 
quel giorno terribile, ad espiare il quale tutta 
la sua vita doveva essere consacrata. Ai novi- 
zii era imposto silenzio; ed egli serbava senza 
stento questa legge , tutto assorto nel pensiero 
delle fatiche, delle privazioni, e delle umi¬ 
liazioni che avrebbe durate per isconlarc il suo 
fallo. Fermandosi, all ora della refezione , 
presso un benefattore, egli mangiò con una 
specie di voluttà del pane del perdono: ma ne 
risparmiò un tozzo , e lo ripose nella sporta 
onde serbarlo come un ricordo perpetuo. 

Non è nostro disegno di far la storia della 
sua vita claustrale : diremo soltanto che, adoni 


94 I PROMESSI SPOSI. 

piendo sempre di gran voglia e con gran cura 
gli ufllcii che gli venivano ordinariamente as¬ 
segnati , di predicare e di assistere ai moribon¬ 
di , non lasciava mai sfuggire una occasione di 
esercitare due altri uffici! eli* egli si era impo¬ 
sti da se : comporre dissidii e proteggere op¬ 
pressi. In questo genio entrava, senza che egli 
se ne avvedesse , per qualche parte quella sua 
vecchia abitudine , e un resticciuolo di spiriti 
guerreschi, che le umiliazioni e le macerazio¬ 
ni non avevano potuto spegnere del tutto. Il 
suo linguaggio era abitualmente piano ed umi¬ 
le; ma quando si trattasse di giustizia o di Ne¬ 
rba combattuta, si animava in un tratto del¬ 
l’impeto antico, che misto e modificato da una 
enfasi solenne venutagli dall’ uso del predicare 
dava a quel linguaggio un carattere singolare. 
Tutto il suo contegno, come l’aspetto, annun¬ 
ziava una lunga guerra tra un* indole subita , 
risentita, c una volontà opposta, abitualmente 
vittoriosa , sempre all’ erta e diretta da motivi 
e da ispirazioni superiori. Un suo confratello 
ed amico, che lo conosceva bene , lo aveva 
una volta paragonato a quelle parole troppo 
espressive nella loro forma naturale, che alcu¬ 
ni quantunque costumati nel resto , quando la 
passione trabocca, pronunziano smozzicate, 
con qualche lettera mutata, parole che in quel 
travisamento fanno però ricordare della loro 
energia primitiva. 

Se una poverella sconosciuta , nel tristo ca¬ 
so di Lucia, avesse domandato l'aiuto del pa- 


CAPITOLO V. f)*> 

die Cristoforo, egli sarebbe accorso immedia- 
lainciitc. Trattandosi poi di Cucia, egli accor¬ 
se con tanto più «li sollecitudine in (pianto co¬ 
nosceva cd ammirava 1 innocenza di lei, avc- 
va già tremato pei suoi pericoli, e provata una 
vi\ a indegna/ione per la laida persecuzione 
della «piale era <li\cauta 1 oggetto. A tutto ciò 
si aggiungeva che, avendola egli consigliata 
per lo migliore di non palesar nulla, e di star¬ 
sene <piiota, temeva ora « he il consiglio potesse 
aver prodotto qualche tristo etletlo; e alla sol¬ 
lecitudine di carità , che era in lui come inge¬ 
nita , si aggiungeva in questo caso quell an¬ 
gustia scrupolosa che spesso tormenta i buoni. 

Ma frattanto che noi siamo stati a raccontare 
i fatti del padre Cristoforo, egli è giunto, si è 
allacciato alia porta ; e le donne lasciatalo il 
manico dell* aspo che facevano girare e stri¬ 
dere, si sono alzate , dicendo ad una voce: 
CC oh padre Cristoforo 1 sia benedetto! » 


CAPITOLO 



11 (piai padre Cristoforo si lermo ritto sulla 
soglia , e appena ebbe traguardate li* donne , 
dovette accorgersi clic i suoi presentimenti non 
erano fallaci. Onde, con quel tuono d*intcrro- 
ea/ione che va incontro ad una trista risposta, 
levando la barba con un moto leggiero della 


<)6 I PROMESSI SPOSI. 

testa all* indietro, disse : •> e bene?» Lucia ri¬ 
spose con uno scoppio di pianto. La madre co¬ 
minciava a fare scusa dell' avere osato .... ma 
egli si avanzò , e postosi a sedere sur un de¬ 
schetto a tre piedi, troncò tutte le scuse, di¬ 
cendo a Lucia : 33 quietatevi, povera figliuola. 
E voi, » disse^poi ad Agnese , » contatemi clic 
cosa c* è ! « Mentre la buona donna faceva 
alla meglio la sua trista relazione , il frale di¬ 
ventava di mille colori, c quando alzava gli 
occhi al cielo, quando batteva i piedi. Termi¬ 
nata la storia , si coperse il volto con ambe le 
mani e sciamò: 33 oh Dio benedetto ! finì a 
quando.... I » Ma senza compiere la frase , 
rivolto di nuovo alle donne : poverette ! » dis¬ 
se :ì» Dio vi ha visitate. Povera Lucia 1 » 

& 

« Non ci abbandonerà , padre ? 33 disse sin¬ 
ghiozzando Lucia. 

« Abbandonarvi 1 cc rispose egli. > GranDiol 
33 e con che faccia potrei io chiedergli qualche 
33 cosa per me , quando io vi avessi abbando- 
33 nata? Voi in questo stato! Voi, che Egli mi 
33 confida ! Non vi perdete d’ animo : Egli vi 
33 assisterà. Egli vede tutto: Egli può servirsi 
33 anche d* un uomo da nulla come son io per 
3> isconfondere un . .. Vediamo , pensiamo clic 
33 si possa fare. 33 

Cosi dicendo, appoggiò il gomito sinistro in 
sul ginocchio, chinò la fronte nella palma, e 
con la destra strinse la barba c il mento, co¬ 
me per tener ferme ed unite tutte le potenze 
dell animo. Ma la più attenta considerazione 


CAPITOLO V. 97 

non serviva che a fargli scorgere più distinta¬ 
mente quanto il caso fosse pressante ed intri¬ 
cato ; e quanto scarsi, quanto incerti, e peri¬ 
colosi i ripieghi. — Incutere vergogna a don 
Abbondio , e fargli sentire quanto egli manchi 
del suo dovere ? Vergogna e dovere sono un 
nulla per lui, quando egli ha paura. E far¬ 
gli paura ? Che mezzi ho io mai di fargliene 
una che superi quella eh’ egli ha d’una schiop¬ 
pettata? Informare di tutto il cardinale arcive¬ 
scovo , e invocare la sua autorità ? Ci vuol 
tempo : e intanto ? e poi ? Quand'anche questa 
infelice innocente fosse moglie, sarebb'egli un 
freno per quell’ uomo ... ? Chi sa a qual segno 
possa egli arrivare? E resistergli? come? Ahi 
se potessi, pensava il povero frate , se potessi 
tirar dalla mia i miei frati di qui, quei di Mi¬ 
lano I Ma ! non è un affare comune; sarei ab’ 
bandonato. Costui fa 1 ’ amico del convento, si 
spaccia per partigiano dei cappuccini : e i suoi 
scherani non sono essi venuti più di una volta 
a ricoverarsi da noi? Mi troverei solo in ballo; 
mi buscherei anche del torbido , dell imbro¬ 
glione , deli’ accattabrighe ; e quel che è più , 
potrei fors’ anche , con un tentativo fuor di 
tempo , peggiorar la condizione di questa po¬ 
veretta. — Coutrappesato il pio e il contro di 
questo e di quel partito , il migliore gli parve 
d’affrontare don Rodrigo stesso, tentare di 
smuoverlo dal suo infame proposito ; colle sup¬ 
plicazioni, coi terrori dell altra vita, di que¬ 
sta anche se fosse possibile. Alla peggio, si po~ 

Mcalzoni T, i, 9 


qH I PROMESSI SPOSI. 

Irebbe almeno conoscere per questa via piu 
distintamente quanto colui fosse ostinato nel 
suo sporco impegno, scoprire qualche cosa di 
più delle sue intenzioni, e prender consiglio 
da ciò. 

Mentre il frale stava cosi meditando, Ren¬ 
zo il quale , per tutte le ragioni che ognuno 
può indovinale , non sapeva star lontano da 
quella casa , era comparso in su la porla ; ma 
visto il padre assorto, e le donne che facevano 
cenno di non disturbarlo, si teneva sulla soglia 

7 O 

in silenzio. Levando la faccia per comunicare 
alle donne il suo disegno , il frate s accorse di 
lui, e lo salutò in un modo che esprimeva un’ 
affezione consueta , resa più intensa dalla 
pie ih. 

cc Le hanno detto .... padre ? « gli doman¬ 
dò Renzo con una voce commossa. 

cc Pur troppo : c per questo son qui. 33 
cc Che dice ella di quel birbone ... ? « 

« Che vuoi che io dica di lui? E lontano ; 
>3 a che gioverebbero le mie parole ? Dico a 
33 te , il mio Renzo, che tu confidi in Dio, e 
33 che Dio non ti abbandonerà. « 

cc Benedette le sue parole I 33 sciamò il gio¬ 
vane. 33 Ella non è di coloro die danno sem- 
33 pre torto ai poverelli. Ma il signor curato e 
33 quel signor dottore.... 33 

cc Non rivangare quello che non può servire 
33 ad altro clic a crucciarti inutilmente. Io so- 
33 no un povero frate; ina ti ripeto quello die 
33 ho detto a queste donne : per quel poco che 
33 io sono, non vi ahixtndonerò. 33 


CAPITOLO V. qq 

« Oli, ella non è come gli amici del mon- 

do 1 Disutilacci ! Chi avesse creduto alle 
yj proteste che mi facevano costoro nel buon 
» tempo, eh eh 1 Erano pronti a dare il san- 
>3 gue per me : mi avrebbero sostenuto con- 
>3 tra il diavolo. S'io avessi avuto un nemi- 
33 co ?.. . bastava eh’ io mi lasciassi intende- 
33 re ; e* non avrebbe mangiato molto pane. E 
33 ora s' ella vedesse come si ritirano .... 33 A 
questo punto il parlante, levando gli occhi al 
volto del suo ascoltatore , vide che s’ era tutto 
rannuvolato, e si accorse di aver detto una 
minchioneria. Ma volendo rattopparla, sban¬ 
dava intricando e avviluppando : « voleva di- 
33 re ... . non intendo mica.... cioè , voleva 
33 dire .... 33 

« Che cosa volevi dire ? E che ? tu avevi 
33 dunque cominciato a guastar V opera mia 
33 prima ch’ella fosse intrapresa! Buon per 
33 te che sei stato disingannato in tempo. Che? 
33 tu andavi in cerca di amici ! . .. . quali 
33 amici !... che non ti avrebbero pur potuto 
33 aiutare volendo ! E cercavi di perder Quel 
» solo clic lo può e lo vuole ! Non sai tu che 
3> Dio è l’amico dei tribolati che confidano in 
33 Lui ? Non sai tu che spiegar le unghie non 
33 fa prò al debole ? E quando pure .... 33 A 
questo punto, egli afferrò fortemente il brac¬ 
cio di Renzo : il suo aspetto , senza perdere di 
autorità, si atteggiò di una compunzione so¬ 
lenne, gli occhi si abbassarono, la voce di¬ 
venne lenta e come sotterranea : «quando pu- 


100 1 PROMESSI SPÒSI. 

re il faccia, egli è un terribile prò ! Renzo! 
33 vuoi tu confidare in me ?.. .. che dico in 
33 me , uomiciattolo , fraticello ? Vuoi tu confi- 
33 dare in Dio? 33 

« Oli si ! rispose Renzo. » Quegli è il Si- 
33 gnore da vero. » 

cc E bene ; prometti che non affronterai, che 
3 > non provocherai nessuno, che ti lascerai 
>3 guidare da me. 33 

c< Lo prometto. 33 

Lucia mise un gran respiro, come se un pe¬ 
so le venisse tolto da dosso : e Agnese disse : 
ec bravo figliuolo. 33 

cc Sentite , figliuoli , 33 ripigliò fra Cristofo¬ 
ro : cc io andrò oggi a parlare a quell’ uomo. 
33 Se Dio gli tocca il cuore , e da forza alle mie 
33 parole , bene : quando che no, Egli ci farà 
33 trovare qualche altro rimedio. Voi intanto , 
33 statevi quieti , ritirati, scansate le ciarle , 
33 non vi mostrate. Questa sera, o domattina 
33 al più tardi, mi rivedrete. « Detto questo , 
troncò tutti i ringraziamenti e le benedizio¬ 
ni, e parti. S avviò al convento , giunse a tem¬ 
po d’ andare in coro a salmeggiare, pranzò c si 
mise tosto in cammino verso il covile della fie¬ 
ra che aveva tolto ad ammansare. 

Il palazzotto di don Rodrigo sorgeva isola¬ 
to , a somiglianza d’ una bicocca, sulla cima 
d’ uno dei promontorii ond’ è sparsa e rilevata 
quella costiera: A questa indicazione l’anonimo 
aggiunge che il sito ( avrebbe fatto meglio a 
scriverne alla buona il nome ) era più in su del 


CAPITOLO V. 10 1 

paesello degli sposi, discosto da questo forse 
tre miglia, e quattro dal convento. Appiè del 
promontorio , dalla parte che guarda all’ in¬ 
fuori verso il lago, giaceva un mucchietto di 
casupole abitate da contadini di don Rodrigo ; 
e quivi era come la picciola capitale del suo 
picciolo regno. Bastava passarvi per esser chia¬ 
rito della condizione e dei costumi del paese. 
Gittando un* occhiata nelle stanze terrene , do¬ 
ve qualche uscio fosse aperto , si vedevano 
appesi alle muraglie archibugi, zappe, ra¬ 
strelli , cappelli di paglia, reticelle e taschettc 
da polvere , alla rinfusa. La gente che vi s'in¬ 
contrava erano fanti tarchiati ed arcigni , con 
un gran ciuffo arrovesciato sul capo echiuso in 
una reticella ; vecchi che perdute le zanne pa¬ 
revano sempre pronti , chi appena gl inzigas- 
se , a digrignar le gengive ; donne con certe 
facce maschie e con certe braccia nerborute , 
buone da venire in aiuto della lingua, alla 
prima occorrenza : nei sembianti e negli atti 
dei fanciulli stessi che giucavano per la via , 
appariva un non so che di arrischiato e di pro¬ 
vocativo . 

Fra Cristoforo attraversò il casale; sali per 
un senticruolo a chiocciola, e pervenne sur una 
picciola spianata , dinanzi al palazzotto. La 
porta era chiusa , segno che il padrone stava 
desinando, e non voleva essere frastornato. Le 
rade e piccole finestre che guardavano nella 
via , chiuse da imposte sconnesse e cadenti per 
vetustà, erano però difese da grosse ferriate. 


1 0*2 I PROMESSI SPOSI, 

e quelle del piano terreno tanto elevate clip 
un uomo avrebbe appena potuto affacciarvisi 
salendo sulle spalle d' un altro. Regnava quivi 
un gran silenzio , e un passeggierò avrebbe 
potuto credere eh’ ella fosse una casa abban¬ 
donata , se quattro creature , due vive c due 
morte , poste in simmetria al di fuori, non 
avessero dato un indizio di abitanti. Due gran¬ 
di avvoltoi colle ali spalancate , e coi teschi 
spenzolati, 1 * uno spennacchiato e mezzo con¬ 
sunto dal tempo, Y altro àncor saldo e pennu¬ 
to , erano inchiodati ciascuno sur una imposta 
del portone : e due bravi, sdraiati ciascuno 
sur una delle panche poste a diritta e a sini¬ 
stra , facevano la guardia, aspettando d’essere 
chiamati a godere i rilievi della tavola del 
signore. Il padre si fermò ritto , in atto di chi 
si dispone ad aspettare ; ma uno dei bravi si 
alzò , e gli disse : « padre, padre, venga pure 
33 avanti : qui non si fanno aspettare i cappuc- 
w cini : noi siamo amici del convento : ed io 
vi sono stato in certi momenti che al di fuo- 
33 ri non era troppo buon’ aria per me ; c se 
oo mi avessero tenuta la perla chiusa, la sa- 
oo rebbe andata male ». Cosi dicendo battè due 
colpi del martello. A quel suono risposero to¬ 
sto di dentro le urla e i guai di mastini e di 
cagnolini , c pochi momenti dopo giunse bor¬ 
bottando un vecchio servitore ; ma veduto il 
padre , gli fece un grande inchino , acquetò le 
bestie colle mani e con la voce , introdusse l’o¬ 
spite in un angusto cortile c richiuse la porla. 


CAPITOLO V. lo 3 

ScoiTolo poi in un salotto, c guardandolo con 
lina certa cera maravigliata e rispettosa, dis¬ 
se : ce non è ella .... il padre Cristoforo di 
Pescarenico ? « 

cc Per P appunto. » 

c< Ella qui ? 

« Come vedete , buon uomo. 

« Sara per far del bene. Del bene, » conti¬ 
nuò egli mormorando fra'denti, e rimettendosi 
in via , cc se ne può fare da per lutto. « Scorsi 
due o tre salotti oscuri giunsero alla porta 
della sala del convito. Quivi un gran frastuono 
confuso di forchette , di coltelli , di bicchieri , 
di piatti di stagno , e sopra tutto di voci di¬ 
scordi che cercavano a vicenda di soverchiarsi. 
11 frate voleva ritrarsi, e stava litigando sulla 
porla col servo, per ottenere di esser lasciato in 
qualche canto della casa fin che il pranzo fosse 
terminato; quando la porta si aperse. Un certo 
conte Attilio che slava seduto di contro (era un 
cugino del padrone di casa ; ed abbiamo già 
fatta menzione di lui senza nominarlo ) ve¬ 
duta una testa rasa c una tonaca, e accortosi 
della intenzione modesta del buon frate, « chi! 
chi ! « gridò : cc non ci scappi, « padre riveri¬ 
to : avanti, avanti. « Don Rodrigo, senza in¬ 
dovinar precisamente il soggetto di quella vi¬ 
sita , pure , per non so quale presentimento 
confuso , ne avrebbe fatto senza. Ma poiché lo 
spensierato d* Attilio aveva fatta quella gran 
chiamala , non conveniva a lui di tirarsene in¬ 
dietro ; c disse: cc venga, padre, venga. » 


lo4 1 PROMESSI sposi. 

Questi si avanzò, inchinandosi al padrone , e 
rispondendo ad ambe mani alle salutazioni dei 
commensali. 

L’ uomo onesto in l'accia al malvagio, piace 
generalmente ( non dico a tutti ) immaginarselo 
colla fronte alta, con lo sguardo sicuro, col 
petto rilevato, con lo scilinguagnolo bene 
sciolto. Nel fatto però, per largii prendere 
quella attitudine, si richieggono molte circo¬ 
stanze , le quali è .ben rado che si riscontrino 
insieme. Perciò non vi maravigliate se fra Cri¬ 
stoforo, col buon testimonio della sua coscien¬ 
za , col sentimento ferinissimo della giustizia 
della causa ch J egli veniva a sostenere , e un 
sentimento misto d’orrore e di compassione per 
don Rodrigo , stesse con una cert 5 aria di peri¬ 
tanza e di sommissione al cospetto di quello 
stesso don Rodrigo , die era li seduto a scran¬ 
na , in casa sua , nel suo regno , circondato di 
amici, d'omaggi, e degli indizi! della sua po¬ 
tenza , con una cera da far morire in bocca a 
chi che sia una domanda , non che un consi¬ 
glio , non die una correzione , non che un rim¬ 
provero. A destra di lui sedeva quel conte At¬ 
tilio suo cugino , c se fa bisogno di dirlo , suo 
collega di libertinaggio e di soverchieria , il 
quale era venuto da Milano a villeggiare per 
alcuni giorni con lui. A sinistra , e ad un altro 
lato della tavola , stava con un gran rispetto, 
temperato però d’ una certa quale sicurezza e 
d* una certa quale saccenteria, il signor pode¬ 
stà , quegli medesimo al quale, secondo le 


CAPITOLO V. ]Ov 

gride , sarebbe toccato di far giustizia a Renzo 
Tramaglino, e di applicare a don Rodrigo ima 
di quelle tali pene. Di rincontro al podestà, in 
atto d* un rispetto il più puro , il più svisce¬ 
rato , sedeva il nostro dottor Azzecca-garbugli 
in cappa nera, e col naso più rubicondo del so-* 
lito : rimpetto ai due cugini , due convitati 
oscuri , dei quali la nostra storia dice soltanto 
che non facevano altro che mangiare, inchina¬ 
re il capo, sorridere ed approvare ogni cosa 
che dicesse un commensale a cui un altro non 
contraddicesse. 

« Da sedere al padre , 33 disse don Rodri¬ 
go. Un servo presentò una scranna, sulla, 
quale si pose il padre Cristoforo facendo qual¬ 
che scusa al signore dell' essere venuto in ora 
inopportuna. 33 Bramerei di parlare da solo a 
33 solo per un affare d r importanza, « sog¬ 
giunse egli poi, con voce più sommessa all’ o- 
recchio di don Rodrigo. 

« Bene , bene , parleremo; 33 rispose questi 
ma intanto si porti da bere al padre, w 

Il padre voleva schermirsi , ma don Rodri¬ 
go levando la voce in mezzo al trambusto che 
era ricominciato , gridava : « no per bacco, la 
so non mi farà questo torto ; non sarà mai die 
» un cappuccino si parta da questa casa senza 
J3 aver gustato del mio vino, nò un creditore 
33 insolente senza avere assaggiato della legna 
>3 dei miei boschi. 33 Queste parole furono sus¬ 
seguite da un riso universale, e interruppero 
un momento la quistione che si agitava calda- 


lo6 ì PROMESSI SPOSI. 

mente fra i commensali Un servo portando sur 
un bacile un’ampolla di vino, e un lungo 
bicchiero a foggia di calice, lo presentò al pa¬ 
dre , il quale , non volendo resistere ad un in¬ 
vito tanto pressante dell’ uomo che egli aveva 
tanto bisogno di farsi propizio , non esitò a 
mescere, c si pose a sorbire lentamente il 
vino. 

33 L’ autorità del Tasso non serve al suo as¬ 
sunto , « signor podestà, riverito : anzi sta con¬ 
tro di lei ; « riprese ad urlare il conte A ttilio : 
33 perchè quell'uomo erudito , quell* uomo 
33 grande che sapeva a menadito tutte le rc- 
33 gole della cavalleria, ha fatto clic il messo 
33 di Argante prima di esporre la sfida ai 
33 cavalieri cristiani, domandi licenza al pio 
3> Buglione .... 33 

33 Ma questo 33 replicava non meno urlando 
il podestà, 33 questo è un sopra più , un mero 
33 sopra più , un ornamento poetico , giacche 
33 il messaggiero è di sua natura inviolabile , 
33 per diritto delle genti, jure gentium : e 
33 senza andar tanto a cercare, lo dice an- 
33 che il proverbio : ambasciator non porla 
33 pena. E i proverbii , signor conte, sono la 
33 sapienza del genere umano. E non avendo 
33 il messaggiero detto nulla in suo proprio 
33 nome, ma solamente presentata la sfida in 
33 iscritto .... 33 

33 Ma quando vorrà ella capire che quel 
33 messaggiero era un asino temerario, che non 
33 conosceva le prime ... ? 33 


CAPITOLO V. 107 

cc Con buona licenza delle signorie loro , « 
interruppe don Rodrigo, il quale non avrebbe 
voluto die la quistione andasse troppo oltre : 
« rimettiamola nel padre Cristoforo , e si stia 
33 nella sua sua sentenza, 33 

cc Bene , benissimo , 33 disse il conte Attilio, 
al quale parve cosa molto garbata il lar deci¬ 
dere una quistione di cavalleria da un cappuc¬ 
cino; mentre il podestà più inlervorato di cuo¬ 
re nella quistione s acchetava a stento, e con 
una smorfia leggiera che pareva volesse dire : 
ragazzate. 

cc Ma da quel che mi pare d’avere inte¬ 
so : 33 disse il padre cc non sono cose di cui io 
33 debba aver cognizione. 3) 

cc Solite scuse di modestia di loro padri 33 dis¬ 
se don Rodrigo : ma non mi scapperà. Eli via I 
33 via ! sappiamo bene eli’ella non è venuto al 
33 mondo col cappuccio in capo , e che il 
33 mondo lo ha conosciuto. Via , via. Ecco 
33 la quistione. 

cc 11 1 atto è questo , 33 cominciava a gridare 
il conte Attilio. 

cc Lasciate dir me , che sono neutrale, cu¬ 
gino , 33 riprese don Rodrigo, cc Ecco la storia. 
Un cavaliere spaglinolo manda una sfida ad un 
33 cavalier milanese: il portatore, non trovan- 
33 do il provocato in casa , consegna il cartelle 
33 ad un fratello del cavaliere, il qual fra- 
33 ielle legge la sfida , e in risposta dà alcune 
33 bastonate al portatore. Si tratta .... 33 
cc Ben date , ben applicate , 33 gridò il conte 
Attilio, cc Fu una vera inspirazione. 33 


JoB T PROMESSI SPOSI, 

cc Del demonio , m soggiunse il podestà. 
33 Battere un ambasciatore 1 persona sacra ! 
33 Aneli’ella, padre, mi dirà se epiesta è azione 
33 da cavaliere. » 

« Signor s'i , da cavaliere , gridò il conte : 
33 e lo lasci dire a medie debbo intendermi di 
33 ciò che compete a un cavaliere. Oh , se fos- 
33 sero stati pugni, sarebbe un’altra faccenda: 
33 ma il bastone non isporca le mani a nessu- 
33 no. Quello che non posso capire è il perchè 
33 le premano tanto le spalle d’un mascalzone. 

« Chi le ha mai parlato delle spalle, signor 
33 conte mio? Ella mi fa dire spropositi che 
33 non mi sono mai passati per la mente. Ho 
33 parlato del carattere , e non di spalle, io 
33 parlo soprattutto delle leggi della cavalleria. 
33 Mi dica un po’ in grazia, se i feciali che gli 
33 antichi romani mandavano ad intimar le 
33 sfide agli altri popoli, domandavano licenza 
33 di esporre 1 ’ ambasciate, mi trovi un po’uno 
33 scrittore die faccia menzione che un feciale 
33 sia mai stato bastonato. « 

cc Che hanno a far con noi gli ofìciali degli 
33 antichi romani ? gente che andava alla buo- 
» na, e che in queste cose era indietro indie- 
tro. Ma, secondo le leggi della cavalleria 
3) moderna, che è la vera, dico e sostengo 
33 che un messo il quale ardisce di porre in 
33 mano ad un cavaliere una sfida , senza aver- 
33 gliene chiesta licenza, è un temerario, vio- 
ì 3 labile , violabilissimo, bastonabile bastona- 
*> bilissnno ,., 


33 


CAPITOLO V. loq 

« Risponda un po’ a questo sillogismo. » 

« Niente , niente , niente, 33 
« Ma ascolti , ma ascolti , ma ascolti. Per¬ 
si enotere un disarmato è atto proditorio. At- 
>3 qui il messo de quo era senz* arme. Er- 

>3 go. . . . « 

« Piano , piano , signor podestà. 30 
et Come , piano ? 33 

cc Piano, le dico : che mi vien ella a conta- 
33 re ? Atto proditorio è ferire uno colla spada 
33 per di dietro, o dargli una schioppettata 
33 nella schiena : e anche per questo ponilo 
33 darsi certi casi. .. ma stiamo nella quistio- 
33 ne. Concedo che questo generalmente possa 
» chiamarsi atto proditorio ; ma appoggiar 
33 quattro bastonate ad un paltoniere ! Sarebbe 
»3 bella che si dovesse dirgli : guarda che ti 
3) bastono : come si direbbe ad un galantuomo: 
33 mano alla spada. •— Ed ella , signor dottor 
» riverito , invece di farmi dei sogghigni, per 
33 darmi ad intendere che è del mio parere , 
33 perchè non sostiene le mie ragioni colla sua 
33 buona tabella , per aiutarmi a far entrare la 
3.3 ragione in capo a questo signore ? >3 

« Io ... 33 rispose confusetto il dottore : 33 io 
33 godo di questa dotta disputa; e ringrazio il 
33 bell'accidente clic ha dato occasione ad una 
33 guerra d’ingegni cosi graziosa. E poi, a 
>3 me non compete di dar sentenza: sua signo- 
33 ria illustrissima ha già delegato un giwdi- 
» ce ... . qui il padre.... 33 

« E 1 ero ; 33 disse don Rodrigo : et ma come 
Manzoni T. 1. 


10 


110 1 PROMESSI SPOSI. 

33 volete che il giudice parli, quando i liti- 
33 ganti non vogliono tacere ? 33 

« Ammutolisco , 33 disse il conte Attilio. 11 
podestà fece pur cenno che tacerebbe. 

« Ab finalmente ! A lei, padre, 33 disse 
don Rodrigo con una serietà mezzo beffarda. 33 
et Ho già fatte le mie scuse col dire che non 
33 me ne intendo, 33 rispose fra Cristoforo ren¬ 
dendo il bicchiere ad un servo. 

cc Scuse magre : 33 gridarono i due cugini : 
33 vogliamo la sentenza. » 

« Quand’ è cosi, riprese il frate, cc il mio 
33 debole parere sarebbe che non vi fossero nè 
33 sfide , nè portatori, nè bastonate. 33 

I commensali si guardarono 1 ‘ uno 1 ’ altro 
maravigliati. 

cc Oli questa è grossa ! 33 disse il conte At¬ 
tilio. cc Mi perdoni, padre, ma la è grossa. Si 
33 vede che ella non conosce il mondo. 33 
cc Egli ? 33 disse don Rodrigo, cc Ab ! ab 1 
33 lo conosce , cugino, quanto voi : non è ve- 
33 ro , padre? Dica, dica se non ha fatta la sua 
33 carovana ? 33 

Invece di rispondere a questa benevola in- 
terpellazione, il padre disse una parolina in 
segreto a se medesimo : — queste vengono a 
te ; ma ricordati, frate, che non sei qui per 
le , c tutto ciò che tocca le solo, non entra nel 
conto. — 

cc Sarà , >3 disse il cugino : ma il padre . . * 
33 come si chiama il padre ? >3 

cc Padre Cristoforo » rispose più d : uno* 


CA.PITh.LO V. Ili 

cr Ma , padre Cristoforo, padron mio colen- 
33 dissimo, con queste sue massime, ella vor- 
« rebhe mandare il mondo sossopra. Senza 
33 sfide ! Senza bastonate ! Addio il punto d'o- 
>3 nore : impunità per tutti i mascalzoni. Per 
33 buona sorte , che il supposto è impossibile. 33 
et Alto , dottore , scappò su don Rodrigo , 
che voleva sempre più divertire la disputa dai 
due primi contendenti , 33 alto , a voi, che per 
33 dar ragione a tutti siete un uomo. Vediamo 
33 un po’ come farete per dar ragione in questo 
33 al padre Cristoforo. 33 

« In verità , 33 rispose il dottore , tenendo 
brandita in aria la forchetta , e rivolgendosi al 
padre , 33 in verità io non so intendere come il 
33 padre Cristoforo , il quale è insieme il per- 
33 l’etto religioso e Y uomo di mondo , non ab- 
33 bia posto mente che la sua sentenza, buona, 
33 ottima e di giusto peso sul pulpito, non va¬ 
si le niente , sia detto col dovuto rispetto , in 
33 una disputa cavalleresca. Ma il padre sa 
33 meglio di me che ogni cosa è buona asuo 
33 luogo; ed io credo che questa volta abbia 
>3 voluto cavarsi con una celia dall* impaccio 
» di proferire una sentenza. 33 

Che si poteva mai rispondere a ragionamenti 
dedotti da una sapienza cosi antica , e sempre 
nuova? Niente : e cosi fece il nostro Irate. 

IVI a don Rodrigo , per voler troncare quella 
questione , ne venne a suscitare un’altra. 33 A 
33 proposito diss egli 33 ho inteso che a Mila- 
si no correvano voci di accomodamento. 33 


112 1 PROMESSI SPOSI. 

^.lettore sa che in quell'anno si combatteva 
per la successione al ducato di Mantova , del 
quale , alla morte di Vincenzo Gonzaga , che 
non aveva lasciata prole maschile, era entrato 
in possesso il duca di Nevers suo parente più 
prossimo. Luigi XIII, ossia il cardinale di Ri- 
chelieu, voleva sostenetelo, perchè suo ben al¬ 
letto e naturalizzato francese . Filippo IV, os¬ 
sia il conte d’Olivares , comunemente chiama¬ 
to il conte duca, non ve lo voleva, per le stes¬ 
se ragioni, e gli aveva masso guerra. Siccome 
poi (pici ducato era feudo dell’ impero , cosi le 
due parti s’adoperavano con pratiche, con 
istanze, con minacce presso l’impera tor Fer¬ 
dinando II , la p;àma perchè accordasse V in¬ 
vestitura al nuòvo duca , la seconda perchè 
gliela negasse, anzi aiutasse a cacciarlo da 
quello stato. 

« Non son lontano dal credere , x> disse il 
conte Attilio , « che le cose si possano aggiu- 
» stare. Ho certi argomenti.... » 

« Non creda , signor conte , non creda , « 
interruppe il podestà. « Io , in questo canton- 
35 cello, posso saperle le cose ; perchè il signor 
» castellano spagnuolo, clic per sua degnazio- 
33 ne mi vuole un po’ di bene , e per esser li- 
33 gliuolo d’ un creato del conte duca è infoi¬ 
si maio d' ogni cosa .... 33 

cc Le dico che a me occorre ogni giorno 
>3 di parlare in Milano con alti personaggi ; 
33 e so di buon luogo che il papa , interessa- 


CAPITOLO V. 1 I 3 

>3 tissimo , com ò per la pace, ha fatto proposi» 
33 zioni .... w 

« Cosi dcblv essere , la cosa è in regola , 
» sua santità fa il suo dovere ; un papa dee 
53 sempre metter bene tra i principi cristia- 
» ni ; ma il conte duca ha la sua politica, 

33 e .... 33 

et E , e , e ; sa ella , signor mio, come la 
33 pensi l’imperatore in questo momento? 
53 Crede ella che non ci sia altro che Man- 
53 tova a questo mondo ? Le cose da prov- 
33 vedersi son molte , signor mio. Sa ella , 
3> per esempio, fino a che segno l’impera¬ 
si tore possa fidarsi in questo momento di quei 
33 suo principe di Valdistano o di Vallistai , 
33 come che lo chiamino , e se .... 

« Il nome legittimo in lingua alemanna , 33 
interruppe ancora il podestà, « è Vaglienstei- 
33 no, come l‘lio inteso proferire più volte dal 
33 nostro signor castellano spagnuolo. Ma stia 
33 pur di buon animo , che ... 33 

et Vuol ella insegnarmi ... ? 33 insorgeva il 
conte , ma don Rodrigo gli disse col ginocchio 
che per amor suo cessasse dal contradire. Que¬ 
gli tacque, e il podestà, come un naviglio di¬ 
simpacciato da una secca, continuò a vele gon¬ 
fie il corso della sua eloquenza. « Vagliensfeino 
>3 mi dà poco fastidio : perchè il conte duca 
33 ha 1’ occhio a tutto, e da per tutto ; e se 
33 Vagliensteino vorrà fare il bell’ umore , sa- 
3) prà ben egli farlo andar diritto, colle buone 
>» o colle cattive. Ha 1 ’ occhio da per tutto , 


1 14 T PROMESSI SPOSI. 

33 dico , e le mani lunghe ; e se ha (isso 11 cliio- 
33 do , come lo ha fisso , e giustamente , da 
33 quel gran politico eh'egli è , che il signor 
>3 duca di Nivers non metta le radici in Man- 
33 tova , il signor duca di Nivers non ve le 
33 metterà; e il signor cardinale di Riciliù , 
far à un buco nell' acqua. Mi fa pur ridere 
33 quel caro signor cardinale a voler cozzare 
33 con un conte duca, con un Olivarcs. Dico 
>3 il vero che vorrei rinascere di qui a du- 
i 3 geni' anni , per sentire che cosa diranno i 
33 posteri di questa bella pretensione. Ci vuol 
33 altro che invidia ; testa vuol essere : e teste 
33 come la lesta d'un conte duca ce ir è una 
3> sola al mondo. 11 conte duca, signori miei, 33 
proseguiva il podestà , sempre col vento in 
poppa, e un po’maravigliato anch'egli di non 
incontrar mai uno scoglio , cc il conte duca è 
>3 una volpe vecchia parlando col dovuto ri- 
33 spetto, che farebbe perder la traccia a chi 
33 che sia : c quando accenna a destra , si può 
33 esser sicuro che batterà a sinistra: ond ò 
33 che nessuno può mai vantarsi di conoscere 
33 i suoi disegni ; e quegli stessi che debbono 
33 metterli in esecuzione , quegli sLessi che 
33 scrivono i dispacci, non ne capiscono nien- 
33 te. lo posso parlare con qualche cognizione 
33 di causa ; perchè quel brav uomo del signor 
33 castellano si degna di trattenersi meco con 
33 qualche confidenza. Il conte duca , vicevcr- 
33 sa , sa appuntino che cosa bolle 111 pentola 
33 di tulle le sdire corti : e tutti (pie 7 politico- 


CAPITOLO V. I 1 5 

33 ni , clic ve n’ha di dritti assai, non si può 
>3 negare, hanno appena immaginato un disc- 
w gno, che il conte duca te lo ha già indovi¬ 
ni nato , con quella sua testa , con quelle sue 
33 strade coperte, con quei suoi fili tesi da per 
33 tutto. Quel pover’ uomo del cardinale di Ri- 
33 ciliù tenta di qua , fiuta di là , suda , s'iu- 
33 gcgna : che è ? quando è riuscito a scavare 
33 una mina , trova la contrammina già bell e 
33 fatta dal conte duca . . . » 

Sa il cielo quando il podestà avrebbe preso 
terra : ma don Rodrigo, stimolato anche dalle 
smorfie del cugino , accennò ad un servo che 
recasse un certo fiasco. 

« Signor podestà , » disse don Rodrigo cc e 
33 signori miei, un brindisi al conte duca , e 
33 mi sapranno poi dire se il vino sia degno 
33 del personaggio. 33 II podestà rispose con un 
inchino , nel quale traspariva un sentimento di 
riconoscenza particolare, perchè tutto ciò che 
si faceva o si diceva in onore del conte duca , 
egli lo riteneva in parte come fatto per se. 

« Viva mill’ anni don Gaspero Guzman , 
33 conte d’ Olivares , duca di san Lucar, gran 
33 privato del re don Filippo il grande, 110- 
33 stro signore ! 33 sciamò egli, innalzando il 
bicchiere. 

Privato , chi noi sapesse , era il termine in 
uso a quel tempo per significare il favorito di 
un principe. 

cc Viva milPanni! 33 risposero tutti. 

cc Servite il padre , 33 disse don Rodrigo. 


116 i rROMESST srosf. 

cc Mi perdoni, « rispose quegli : cc ma ho 
33 già fatto un disordine , e non potrei ...» 

« Come ! 33 disse don Rodrigo cc si tratta 
>3 d’ un brindisi al conte duca. Vuol dunque 
J3 far credere ch’ella tenga dai navarrini? 33 

Cosi dicevano ai partigiani de'francesi: eia 
parola era nata probabilmente nel tempo che 
al re di Navarca Enrico IV si contendeva la 
successione al trono di Francia , e veniva an¬ 
eli’ egli da’ suoi avversari chiamato il navar- 
resc. 

A tale scongiuro , convenne bere. Tutti i 
commensali proruppero in lodi del vino , fuor 
che il dottore, il quale col sollevar del capo , 
coll'intendere degli occhi, col serrar delle lab¬ 
bra , diceva , tacendo , più d' ogni altro. 

cc Che ve ne pare eh , dottore ? 33 domandò 
don Rodrigo. 

Tirato fuori dal bicchiere un naso più ver¬ 
miglio e più lucente di quello , il dottore ri¬ 
spose , battendo con enfasi ogni sillaba : cc di- 
33 co, proferisco , e sentenzio che questo è 
>3 1 ’ Olivares dei vini : censui , et in eam ivi 
33 sententi am che un liquor simile non si trova 
33 in tutti i ventidue regni del re nostro signo- 
33 re , che Dio guardi : dichiaro e dillìnisco 
>3 che i pranzi dell’ illustrissimo signor don 
33 Rodrigo vincono le cene di Eliogabalo; e 
33 che la carestia è bandita e confinata in per- 
33 petuo da questo palazzo, dove regna e siede 
33 la splendidezza. 33 

cc Ben detto ! ben diffinito ! 33 gridarono in 


CAPITOLO V. 117 

coro ì commensali : ma quella parola, carestia, 
eh’ egli aveva gittata a caso , rivolse in un 
punto tutte le menti a quel tristo soggetto ; e 
tutti parlarono della carestia. Qui andavano 
d* accordo , almeno nel principale ; ma il fra¬ 
casso era forse più grande che se vi fosse stato 
disparere. Tutti parlavano in una volta. « Non 
33 c’è carestia , >3 diceva uno cc sono gli am- 
33 missatori die ... >3 

cc E i fornai, 33 diceva un altro , « che na- 
33 scondono il grano. Impiccarli. 33 

« Si bene , impiccarli, senza misericordia. 33 
cc Dei buoni processi, 33 gridava il podestà. 33 
cc Glie processi ? 33 gridava più forte il conte 
Attilio : cc giustizia sommaria. Pigliarne tre 
33 o quattro o cinque o sei, di quelli che per 
>3 la voce pubblica son conosciuti come i più 
» ricchi e i più cani, e impiccarli. 33 

cc Esempi ! esempi 1 senza esempi non si la 
33 nulla. >3 

cc Impiccarli ! impiccarli ! e scaturirà grano 
>» da tutte le parti. 33 

Chi, passando per una fiera, s’ è trovato a 
godere P armonia che fa una brigata di can¬ 
tambanchi, quando , tra una sonata e 1 ’ altra, 
ognuno accorda il suo strumento, facendolo 
stridere quanto più può, alfine di sentirlo di¬ 
stintamente in mezzo al romore degli altri, 
s’immagini che tale fosse la consonanza di 
quei, se si può dire , discorsi. Si andava in¬ 
tanto mescendo e rimescendo di quel tal vi¬ 
no ; e le lodi di esso venivano , com’ era giu- 


f 


1 l8 I PROMESSI SPOSI, 

sto , frammischiate alle sentenze di giurispru¬ 
denza economica , cosicché le parole che si 
udivano più sonore e più frequenti erano : am¬ 
brosia , o impiccarli. 

Don Rodrigo intanto adocchiava di tempo 
in tempo il frate : e lo vedeva sempre li fer¬ 
mo, senza dar segno d’impazienza nò di pres¬ 
sa , senza fare alto che tendesse a ricordare 
ch’egli «lava quivi aspettando; ma in aria di 
non volersi partire prima d’ essere stato ascol¬ 
tato. Lo avrebbe egli mandato a spasso volen¬ 
tieri , e fatto senza quel colloquio ; ma conge¬ 
dare un cappuccino , senza avergli dato udien¬ 
za , non era secondo le regole della sua poli¬ 
tica. Poiché la seccaggine non si poteva scan¬ 
sare , si risolse d’ affrontarla tosto , e di libe¬ 
rarsene; si levò di tavola, e seco tutta la ru¬ 
biconda brigata , senza interrompere il gridio. 
Egli * chiesta licenza agli ospiti, si avvicinò 
in atto contegnoso al frate che si era tosto al¬ 
zato con gli altri ; gli disse : cc ai suoi ordini , 
» padre , >;> e lo condusse seco in un’ altra sala. 


CAPITOLO VI. 


,, In che posso obbedirla ? disse don Ro¬ 
drigo , piantandosi in piedi nel mezzo della 
sala. 11 suono delle parole era tale; ma il 
modo con cui erano proferite, voleva dire chi a- 


CAPITOLO VT. 1 ig 

rnnicnte : bacia a cui tu stai dinanzi, pesa le 
lue parole , e sbrigati. 

Per dare animo al nostro fra Cristoforo non 
v* era mezzo più sicuro e più spedito che apo¬ 
strofarlo con piglio arrogante. Egli che stava 
sospeso , cercando le parole , e facendo scor¬ 
rere fra le. dita le pallottoline del rosario che 
teneva a cintola, come se in qualcuna di quelle 
sperasse di trovare il suo esordio, a quel con¬ 
tegno di don Rodrigo , si senti tosto venire su 
le labbra più cose da dire che non facesse me¬ 
stieri. Ma pensando tosto quanto importasse 
di non guastare i fatti suoi o, ciò che era assai 
più , i fatti altrui, corresse e temperò le frasi 
che gli si erano presentate alla mente, e disse 
con guardinga umiltà : ,, vengo a proporle un 
,, atto di giustizia , a supplicarla d‘ una cari- 
,, tà. Certi uomini di mal affare hanno messo 
,, innanzi il nome di vosignoria illustrissima , 
„ per far paura ad un povero curalo e stor- 
,, mulo dal compire il suo dovere , e per so- 
,, praffare due innocenti. Ella può con una 
,, parola confondere coloro , rimetter tutto 
„ nell’ ordine , e sollevare quelli a cui è fatto 
,, cosi gran torto. Lo può ; e potendolo ... la 
,, coscienza , 1’ onore . . . ,, 

,, Ella mi parlerà della mia coscienza, quan- 
,, do io crederò di chiederlene consiglio. Quanto 
,, al mio onore ella ha da sapere che il custode 
,, ne sono io , ed io solo ; e che chiunque ar- 
,, disce ingerirsi a divider con me questa cura. 


150 I PROMESSI SPOSI. 

,, io lo riguardo come il temerario che 1’ of- 
,, fende. „ 

Fra Cristoforo avvertito da queste parole , 
che quel signore cercava di tirare al peggio le 
sue , per volgere il discorso in contesa, e non 
gli dar luogo di venire alle strette , s' impegnò 
tanto più alla sofferenza , risolvette di mandar 
giù qualunque cosa piacesse all’ altro di dire , 
e rispose tosto con un tuon sommesso : ,, se 
,, ho detto cosa che le dispiaccia , certo , ciò 
,, è accaduto contro ogni mia intenzione. Mi 
,, corregga pure , mi riprenda se non so par- 
,, lare come si conviene; ma si degni ascoi - 
,, tarmi. Per amor del cielo , per quel Dio al 
„ cui cospetto tutti dobbiamo comparire ... 
e cosi dicendo, aveva preso fra mano e po¬ 
neva dinanzi agli occhi del suo accigliat o ascol¬ 
tatore il tcschictto di legno appeso al suo ro¬ 
sario , ,, non si ostini a negare una giustizia 
,, cosi facile, e cosi dovuta a dei poverelli. 
,, Pensi che Dio ha gli occhi sempre sopra di 
„ loro, e che le loro imprecazioni sono ascol- 
,, tate lassù. L’innocenza è potente al suo ...,, 

,, Eli padre 1 ,, interruppe bruscamente don 
Rodrigo : ,, il rispetto che io porto al suo abito 
,, è grande : ma se qualche cosa potesse far- 
,, melo dimenticare, sarebbe il vederlo indosso 
,, ad uno che ardisse di venire a farmi la spia 
,, in casa. ,, 

Questa parola fece salire una fiamma sulle 
guance del irate : ma col sembiante di chi in- 



CAPITOLO VI. 121 

ghiotte un’ amarissima medicina, egli riprese : 
,, ella non crede clic un tal titolo mi si con- 
,, venga. Ella sente in cuor suo che 1 ’ atto 
,, eli* io faccio ora qui , non è nè vile nè spre- 
,, gevole. Mi ascolti, signor don Rodrigo ; e 
„ faccia ii -cielo , che non venga un giorno in 
,, cui si penta di non avermi ascoltato. Non 
,, voglia ripor la sua gloria . . . qual gloria , 
„ signor don Rodrigo ! (piai gloria dinanzi 
,, agli uomini I E dinanzi a Dio I Ella può 
„ molto quaggiù ; ma . . . „ 

,, Sa ella, ,, disse, interrompendo con istiz- 
za , ma non senza qualche raccapriccio , don 
Rodrigo, ,, sa ella che quando mi viene il glii- 
,, ribizzo di sentire una predica, so benissimo 
,, andare in chiesa , come fanno gli altri ? Ma 
,, in casa mia! Oli! ,, e continuò con un sorriso 
forzato di scherno : ,, ella mi tratta per da più 
„ eh* io non sono. 11 predicatore in casa ! Non 
,, l’hanno che i principi. ,, 

,, E quel Dio che domanda conto ai principi 
,, della parola che fa loro intendere nelle loro 
,, reggie , quel Dio che le fa ora un tratto di 
,, misericordia mandando un suo ministro , in- 
,, degno e miserabile , ma un suo ministro , 
,, a pregare per una innocente . . . ,, 

,, In somma, padre „ disse don Rodrigo, 
facendo atto di partire, ,, io non so quello 
,, eli’ ella si voglia dire : non capisco altro se 
,, non che vi debb* essere qualche fanciulla 
,, clic le preme assai. Vada a fare le sue con- 
,, fìdenze a chi le piace ; e non si prenda la 
Manzoni T. 1. n 


122 1 PROMESSI SPOSI. 

,, sicurlà d' infastidire più a lungo un genti- 
,, luomo. „ 

Al muoversi di don Rodrigo , il frate s’era 
mosso , gli si era posto riverentemente dinan¬ 
zi , e levale le mani come per supplicare e per 
trattenerlo ad un punto , rispose ancora : ,, la 
,, mi preme , è vero , ma non più di lei; sono 
,, due anime che entrambe mi premono più 
,, del mio sangue. Don Rodrigo! io non posso 
,, fare altro per lei che pregar Dio ; ma lo 
,, farò ben di cuore. Non mi dica di no : non 
,, voglia tenere nell'angoscia e nel terrore una 
,, poverella innocente. Una parola di lei può 
,, far tutto. ,, 

„ E bene , ,, disse don Rodrigo, ,, giacche 
,, ella crede che io possa far mollo per questa 
,, persona; giacche questa personale sta tanto 
,, a cuore . . . ,, 

„ E bene ? ,, riprese ansiosamente il padre 
Cristoforo, al quale T alto e il contegno di 
don Rodrigo non permettevano di abbandonarsi 
alla speranza che parevano annunziare quelle 
parole. 

,, E bene, la consigli di venirsi a mettere 
,, sotto la mia protezione. Non le mancherà 
,, più nulla, e nessuno ardirà inquietarla, o 
», eh’ io non son cavaliere. ,, 

A proposta siffatta, l'indegnazione del frate 
compressa a stento fino allora , traboccò. Tutti 
quei bei proponimenti di prudenza e di pa¬ 
zienza svanirono : V uomo vecchio si trovò 
d* accordo col nuovo; e in quei casi fra Cristo- 


CAPITOLO VI. 1^3 

foro valeva veramente per due. c< La vostra 
53 protezione ! 55 sciamò egli , dando indietro 
due passi, appoggiandosi fieramente sul piede 
destro, mettendo la destra sull'anca, levando 
la sinistra coll’ indice teso verso don Rodrigo , 
e piantandogli in faccia due occhi infiammati : 
,, la vostra protezione ! Bene sta che abbiate 
,, parlato cosi , che abbiate fatta a me una 
,, tale proposta. Avete colma la misura; e non 
,, vi temo più. ,, 

,, Come parli , frate ? „ 

,, Parlo come si parla a chi è abbandonato 
„ da Dio, e non può più far paura. ,, 

„ La vostra protezione ! Io sapeva bene che 
,, quella innocente è sotto la protezione di 
,, Dio; ma voi, voi me lo fate sentire ora con 
,, tanta certezza che non I10 più bisogno di ri- 
,, guardi a parlarvcne. Lucia , dico ; vedete 
,, come io pronunzio questo nome colla fronte 
,, alta , e cogli occhi immobili. ,, 
t , Come ! in questa casa ....?,, 

„ Ho compassione di questa casa : la male- 
,, dizione le è sopra sospesa. State a vedere 
,, che la giustizia di Dio avrà rispetto a quattro 
,, pietre , e a quattro scherani. Voi avete cre- 
,, duto che Dio abbia fatta una creatura a sua 
,, immagine per darvi il diletto di tormentar- 
la ! Voi avete creduto che Dio non saprebbe 
,, difenderla ! Voi avete sprezzato il suo avvi- 
,, so ! Vi siete giudicato. Il cuore di Faraone 
,, era indurato quanto il vostro , e Dio ha sa- 
,, puto spezzarlo. Lucia è sicura da voi : ve 



124 I PROMESSI SPOSI. 

„ lo dico io povero frate : e quanto a voi, scn- 
,, tile bene quello che io vi prometto. Verrà 
,, un giorno . . . ,, 

Don Rodrigo era fin allora rimasto tra la 
rabbia e la maraviglia attonito, non trovando 
parole ; ma quando senti intonare una predi¬ 
zione , un lontano e misterioso spavento s* ag¬ 
giunse alla stizza. Afferrò rapidamente per 
aria quella mano minacciosa, e levando la 
voce per troncar quella dell'infausto profeta , 
gridò : ,, levamiti dinanzi, villano temerario, 
„ poltrone incappucciato. ,, 

Queste parole cosi precise , acquietarono in 
un momento il padre Cristoforo. All’ idea di 
strapazzo e di villania era nella sua mente cosi 
bene e da tanto tempo associata l’idea di soffe¬ 
renza e di silenzio, che a quel complimento 
gli cadde ogni spirito d’ira e di entusiasmo, 
e non gli restò altra risoluzione che di udire 
tranquillamente ciò che a don Rodrigo pia¬ 
cesse di aggiungere. Onde , ritirata placida¬ 
mente la mano dagli artigli del gentiluomo , 
abbassò il capo e rimase immobile, come al 
cader del vento , nel forte della burrasca , un’ 
antica pianta ricompone naturalmente i suoi 
rami, e riceve la gragnuola come la manda il 
ciclo. 

„ Villan rifatto! ,, prosegui don Rodrigo,, 
,, tu tratti da par tuo. Ma ringrazia il saio che 
,, li copre codeste spalle di paltoniere , e ti 
,, salva dalle carezze che si fanno ai pari tuoi, 
„ per insegnar loro a parlare. Esci colle tue 
„ gambe , per questa volta ; e la vedremo. „ 


CAPITOLO YI. 13} 

Cosi dicendo , additò con impero sprezzante 
una porta opposta a quella per cui erano en¬ 
trati ; il padre Cristoforo chinò il capo , ed 
usci , lasciando don Rodrigo a misurare a passi 
concitati il campo di battaglia. 

Quando il frate ebbe serrato 1 " uscio dietro 
a se , vide nell' altra stanza dove entrai a , un 
uomo tirar pian piano lunghesso la parete , 
come per non esser veduto dalla stanza del 
colloquio; e riconobbe il lecchio servitore che 
era venuto a riceverlo alla porla della strada. 
Stava costui in quella casa da quarant’ anni, 
cioè fin da prima che don Rodrigo nascesse ; 
entratovi ai servigi del padre , il quale era 
stato un tutt’ altr’ uomo. Lui mol to , il nuovo 
padrone dando lo sfratto a tutta la famiglia e 
tacendo nuova brigata, aveva però ritenuto 
quel servo , e perchè già vecchio , e perchè 
sebbene d" ingegno e di costume diverso inte¬ 
ramente dal suo , ricomperava però questo di¬ 
letto con due qualità : un alto concetto della 
dignità della casa , e una grande pratica del 
cerimoniale , di cui conosceva meglio di ogni 
altro le più antiche tradizioni e i più minuti 
particolari. In faccia al signore , il povero vec¬ 
chio non si sarebbe mai arrischiato di accenna¬ 
re , non che di esprimere la sua disapprova¬ 
zione di ciò che vedeva tutto il giorno; appena 
ne faceva qualche esclamazione, qualche rim¬ 
provero fra i denti ai suoi colleglli di servizio ; 
i quali se ne divertivano, e lo mettevano anzi 
talvolta sul discorso, provocandolo a fare una 

11 * 


ìlG I PROMESSI SPOSI, 

predica o a ricantare le lodi dell’ antico modo 
di vivere in quella casa. Le sue censure no» 
venivano agli orecchi del padrone che accom¬ 
pagnate dal racconto delle baie che se n’erano 
Fatte ; dimodoché riuscivano anche per lui un 
soggetto di scherno senza risentimento. Nei gior¬ 
ni poi d’invito e di ricevimento, il vecchio di¬ 
ventava un personaggio serio e d’ importanza. 

11 padre Cristoforo lo guardò passando, lo 
salutò , e seguitava la sua strada ; ma il vec¬ 
chio se gli lece accosto misteriosamente, si 
pose l'indice sulla bocca, e poi coll’indice 
stesso gli fece un cenno d’invito ad entrare 
seco lui in un anelito oscuro. Trattolo quivi, 
gli disse sotto voce : ,, padre , ho inteso tutto, 
,, e ho bisogno di parlarle. ,, 

,, Dite su tosto , buon uomo. ,, 

,, Qui no : guai se il padrone s’ avvede .... 
,, Ma io potrò saper molte cose ; e vedrò di 
,, venir domani al convento. ,, 

,, C’è qualche disegno ? ,, 

,, Qualche cosa nell’ aria c’ è di sicuro : già 
,, me ne son potuto accorgere. M a ora starò 
,, sull’ avviso , e saprò tutto. Lasci fare a me. 
,, Mi tocca di vedere e di sentir cose ... cose 
,, di fuoco 1 Sono in una casa ... 1 Ma io vor- 
,, rei salvare l'anima mia. ,, 

,, Dio vi benedica 1 ,, e proferendo sommes¬ 
samente queste parole , il irate pose la mano 
sul capo del servo , che quantunque più vec¬ 
chio di lui, gli stava curvo dinanzi nell" atti¬ 
tudine d’un figliuolo. „ Dio vi ricompenserà. 


CAPITOLO VI. 

t i prosegui il frate : ,, non mancate di venir 
,, domani. ,, 

,, Verrò , ,, rispose il servo: ma ella vada 
,, tosto e ... per amor del cielo ... non mi 
,» tradisca. ,, Cosi dicendo , e guatando intor¬ 
no , egli usci per P altro capo dell' andito in 
un salotto che metteva al cortile ; e veduto il 
campo libero , chiamò fuori il buon frate , il 
volto del quale rispose a quell' ultima parola 
più chiaro che non avrebbe potuto fare qua¬ 
lunque protesta. Il servo gli additò P uscita , 
ed egli senza fare altro motto, parti. 

Quel servo era stato ad origliare all'uscio 
del suo padrone: aveva egli latto bene ? E fra 
Cristoforo faceva bene a lodamelo ? Secondo 
le regole più comuni e più acconsentite, la è 
cosa molto disonesta ; ma quel caso non poteva 
riguardarsi come una eccezione? E v’ha egli 
delle eccezioni alle regole più acconsentite ? 

Sono quistioni che il lettore risolverà da se, 
se ne ba voglia. Noi non intendiamo di dar 
giudizii : ci basta di aver dei fatti da raccontare. 

Uscito nella via, e volle le spalle a quella 
caverna , fra Cristoforo respirò più liberamen¬ 
te, e si affrettò giù per la discesa tutto inlocato 
in volto , commosso e rimescolato, come ognu¬ 
no può immaginarsi, per quel che aveva inte¬ 
so , c per quel clic aveva detto. Ma quella pro¬ 
ferta cosi inaspettata del servo era stata un 
gran cordiale per lui : gli pareva clic il cielo 
gli avesse dato un segno visibile della sua pro¬ 
tezione. — Ecco un filo, pensava egli, un filo 


12 .S I PROMESSI SPOSI, 

clic la provvidenza mi melle nelle mani. E in 
quella casa medesima ! E senza che io sognassi 
pure di cercarlo! — Cosi ruminando , levò gli 
occhi verso V occidente , vide il sole inclinato 
che già già toccava la cima del monte, e pensò 
che ben poco rimaneva del giorno. Allora, ben¬ 
ché sentisse le ossa gi^ i e fiaccale dai vali 
strapazzi di quella giornata , pure studiò di 
più il passo , per poter riportare un avviso, 
qual clr ei fosse , ai suoi protetti, e arrivar 
poi al convento prima di notte : che era una 
delle leggi più assolute , e più severamente 
mantenute dal codice cappuccinesco. 

Intanto nella casetta di Lucia erano stati 
messi in campo e ventilati disegni dei quali ci 
conviene informare il lettore. Dopo la partenza 
dei frate, i tre rimasti erano stati qualche 
tempo in silenzio ; Lucia ammanendo trista¬ 
mente il desinare ; Renzo in fra due , moven¬ 
dosi ad ogni istante per togliersi dallo spetta¬ 
colo di lei cosi accorata , e non sapendo stac¬ 
carsi ; Agnese tutta intenta in apparenza al- 
1 J aspo che laceva girare. Ma nel vero ella 
stava maturando una pensata ; e quando le 
parve matura , ruppe il silenzio in questi ter¬ 
mini. 

„ Sentile, figliuoli ! Se volete aver cuore e 
,, destrezza quanto fa mestieri, se vi fidate di 
,, vostra madre , ,, quel rostro, fece trasalire 
Lucia , ,, io m’ impegno a cavarvi di questo 
,, impiccio , meglio forse e più presto del pa- 
,, die Cristoioro , quantunque egli sia quel- 


CAPITOLO VI. 1 ig 

,, l'uomo ch’egli è. „ Lucia ristette, e la 
guardò con un volto che esprimeva più mara¬ 
viglia che fiducia in una promessa tanto ma¬ 
gnifica : e Renzo disse subitamente : ,, cuore ? 
,, destrezza ? dite , dite quel che si può fare. ,, 
„ Non è egli vero, ,, prosegui Agnese ,, clic 
,, se voi foste maritati, sarebbe già un bel- 
„ l’innanzi ? E che a tutto il resto si trove- 
„ rebbe più facilmente ripiego ? ,, 

„ C’è dubbio? ,, disse Renzo: ,, maritati 
9t die fossimo . . . Tutto il mondo è paese ; e 
„ a due passi di qui su quel di Bergamo , chi 
„ lavora seta , è ricevuto a braccia aperte. 
„ Sapete quante volte Bortolo mio cugino mi 
M ha fatto sollecitare d’ andarvi a star con 
„ lui, che farci fortuna , come ha fatto egli : 
„ e se non gli ho mai dato retta , gli è ... che 
,, serve ? perchè il mio cuore era qui. Mari- 
,, tati, si va tutti insieme, si fa casa colà , si 
„ vive in santa pace , fuor dell’ unghie di que- 
„ sto ribaldo, lontano dalla tentazione di far 
,, uno sproposito. N’ è vero, Lucia? ,, 

,, Si, ,, disse Lucia ,, ma come ... ! 

„ Come ho detto io, „ ripigliò Agnese : 
,, cuore e lestezza ; e la cosa è facile. ,, 

,, Facile? „ dissero ad una quei due, per 
cui la cosa era divenuta tanto stranamente e 
dolorosamente diffìcile. 

„ Facile, a saperla fare, ,, replicò Agnese.,, 
,, Ascoltatemi bene , che vedrò di farvela in- 
,, tendere, lo ho udito dire da gente che sa , 
„ c anzi ne ho veduto io un caso, che per lare 


i3o i promessi srosi. 

„ un matrimonio, ci vuole bensì il curato, ma 
„ non è necessario che voglia; basta che ci 
,, sia. ,, 

,, Come sta questa faccenda ? ,, domandò 
Renzo. 

,, Ascoltate e sentirete. Bisogna aver due 
„ testimoni ben lesti e ben d’ accordo. Si va 
„ dal parroco ; il punto sta di chiapparlo al- 
„ l 5 improvvista, che non abbia tempo di scap- 
,, pare. L’ uomo dice : signor curato , questa 
„ è mia moglie ; la donna dice : signor cura- 
„ to , questo è mio marito. Bisogna che il cu- 
,, rato senta , che i testimoni sentano ; e il 
,, matrimonio è bell’ e fatto, sacrosanto come 
,, se 1’ avesse fatto il papa. Quando le parole 
,, son dette , il curato può strillare, strepita- 
,, re, fare il diavolo ; tutto è niente, siete 
„ marito e moglie. ,, 

,, Possibile ! ,, sciamò Lucia. 

,, Come ! ,, disse Agnese : ,, stale a vedere 
„ che in trent anni che sono stata al mondo 
,, prima di voi altri, io non avrò imparato 
„ niente. La cosa è tal quale io ve la dico : 
,, per segno tale che una mia amica che voleva 
,, torre uno con tra la volontà dei parenti, fa- 
,, cendo a quel modo, ottenne Y intento. Il 
,, curato, che ne aveva sospetto , stava alPer- 
,, ta ; ma i due diavoli seppero far cosi pulito, 
,, che lo arrivarono in un punto giusto; dis- 
,, sero le parole , furono marito e moglie ; 
,, benché la poveretta se ne penti poi in capo 
,, di tre giorni. 


CAPITOLO VI. 1 3 I 

La cosa stava di fatto come Agnese P aveva 
rappresentata : le nozze contratte a quel modo 
erano in allora , e furono fino ai nostri giorni 
tenute per valide. Siccome però non ricorreva 
ad un tale espediente se non chi avesse trovato 
ostacolo o rifiuto nella via ordinaria, cosi i 
parrochi ponevano gran cura a scansare quella 
coopcrazione forzata; e quando un d essi ve¬ 
nisse pure sorpreso da una di quelle coppie 
accompagnala da testimoni , tentava ogni via 
di scapolarsene , come Proteo dalle mani di 
coloro che volevano farlo vaticinare per lorza. 

,, Se fosse vero , Lucia ! „ disse Renzo , 
adocchiandola con una cera di aspettazione 
supplichevole. 

„ Come ! se fosse vero ! „ ripigliò Agnese.,, 
,, Anche voi credete ch'io dica fandonie. Io mi 
„ affanno per voi, e non sono creduta : bene 
,, bene ; cavatevi d'impaccio come potete : io 
,, me ne lavo le mani. ,, 

,, Ah no ! non ci abbandonate, ,, disse Ren¬ 
zo. ,, Parlo cosi , perchè la cosa mi par troppo 
,, bella. Sono nelle vostre mani ; vi considero 
,, come se mi foste la madre da vero. ,, 

Queste parole fecero svanire il cruccio istan¬ 
taneo d' Agnese, e dimenticare un proponi¬ 
mento, che per verità non era stato che di pa¬ 
role. 

,, Ma perchè dunque , mamma , ,, disse con 
,, quel suo contegno sommesso Lucia , ,, per- 
,, chè questa cosa non è venuta in mente al 
,, padre Cristoforo ? ,, 


13^ 1 PROMESSI SPOSI. 

,, In mente? „ rispose Agnese: „ pensa se 
„ non gli sarà venuta in mente ! Ma non ne 
,, avrà voluto parlare. ,, 

,, Perchè ? ,, dimandarono ad un tratto i 
due giovani. 

,, Perchè .... perchè , quando lo volete sa- 
,, pere , i religiosi dicono che veramente è 
,, cosa clic non istà bene. ,, 

,, Come può essere che non isti a bene , c 
,, che sia ben fatta, quando è fatta? ,, disse 
Renzo. ,, 

,, Che volete che vi dica io? ,, rispose Agne¬ 
se. ,, La legge l’hanno fatta gli altri, come è 
,, piaciuto loro ; e noi poverelli non possiamo 
„ capir tutto. Pi poi quante cose .... Ecco ; 
,, gli è come lasciare andare un pugno a un 
,, cristiano. Non istà bene ; ma dato che glicl 
,, abbiate , non glielo può tor via nè anche 
,, il papa. 

,, Se è cosa clic non istà bene ,, disse Lucia,, 
,, non bisogna farla. ,, 

,, Clic! ,, disse Agnese ,, ti vorrei io forse dare 
,, un parere con tra il timor dì Dio? Se fosse 
,, contra la volontà dei tuoi parenti per torre 
,, uno scavezzacollo.... ma contenta me , e 
,, per torre questo figliuolo: e chi fa tutto il di- 
,, sturbo è un birbone, c il signor curato . .. ,„ 
,, L" è chiara come il sole,, disse Renzo.,, 
,, Non bisogna parlarne al padre Cristoforo 
„ prima di far la cosa ,,"prosegui Agnese », 
,, ma fatta che sia, e ben riuscita , die pensi 
» tu che sia per dirti il padre ? — Ah figlino- 


CAPITOLO VI. l33 

,, la ! è una scappata grossa; me 1* avete fat- 
,, ta. — I religiosi debbono parlar cosi. IVla 
,, credi pure clic in cuor suo ne sarà anch'egli 
,, contento. ,, 

Lucia , senza trovar che rispondere a epici 
ragionamento, nonne sembrava però molto ca¬ 
pace; ma Renzo tutto rincorato disse: ,, quan- 
,, do è cosi , la cosa è fatta. ,, 

,, Piano, ,, disse Agnese. „ E i testimoni ? 
ìy E trovare il verso di cogliere il signor cura- 
,, to , che da due giorni se ne sta rintanato in 
„ casa ? E farlo star li ? die benché sia gra- 
,, vaccio di sua natura, vi so dir io die al ve- 
,, dcrvi comparire in quella conformità diven- 
,, torà lesto come un gatto, e scapperà come 
,, il diavolo dall' acqua santa. 

,, Ho trovato io il verso, Pho trovato, ,, 
disse Renzo , battendo il pugno sulla tavola , 
tal che fece trasaltare le sto\ iglie apparecchiate 
pel desinare. E seguitò esponendo il suo pen¬ 
siero , che Agnese approvò in tutto c per tutto. 

,, Sono garbugli, disse Lucia ,, non le 
„ son cose nette. Finora abbiamo operato sin- 
,, ceramente : tiriamo innanzi con lede ; e Dio 
,, ci aiuterà : il padre Cristoforo lo ha detto. 
,, Sentiamo il suo parere. ,, 

Lasciati guidare da chi ne sa , ,, disse Agnese 
con volto grave. ,, Che bisogno c’ è di doman- 
,, dar pareri ? Dio dice : aiutati , che ti aiu- 
,, terò. Al padre racconteremo tutto dopo il 
,, fatto. ,, 

,, Lucia, ,, disse Renzo, ,, volete voi man- 

Marcioni T. 1 . 11 


134 I PROMESSI SPOST. 

,, carmi ora? Non avevamo noi latto tutto da 
,, buoni cristiani ? Non dovremmo esser già 
,, marito e moglie ? 11 curato non ci aveva egli 
,, stesso dato il giorno e 1 * ora ? E di chi è la 
,, colpa se dobbiamo ora aiutarci con un po’ 
,, d"ingegno ? No , non mi mancherete. Vado 
,, e torno colla risposta. ,, E salutando Lucia 
con un atto di supplicazione, e Agnese con una 
cera d ; intelligenza , parti in fretta. 

La vessazione , suol dirsi, dà intelletto ; e 
Renzo il (piale, nel sentiero retto e piano di 
vita percorso da lui fino allora , non s era mai 
trovalo nella occasione di assottigliar molto il 
suo , ne aveva in questo caso immaginata una 
da fare onore ad un giureconsulto. Andò a di¬ 
rittura, secondo clic aveva divisato, alla casetta 
che era li presso d’ un certo Tonio, e lo trovò 
in cucina , che con un ginocchio appoggiato 
sulla predella del focolare , e tenendo con la 
destra 1" orlo d’ una pentola posta sulle ceneri 
calde , vi tramestava col matterello ricurvo 
una picciola polenta grigia di grano saraceno. 
La madre, un fratello , la moglie di Tonio, 
stavano seduti alla mensa ; c tre o quattro 
figliuoletti ritti all’intorno, aspettando, con 
gli occhi fissi alla pentola , che venisse il mo¬ 
mento di rovesciarla. Ala non v" era quell" al¬ 
legria che la vista del pranzo suol pur dare a 
chi 1 ’ ha meritato colla fatica. La mole della 
polenta era in ragione dei tempi, e non del 
numero e della buona voglia dei commensali : 
e ognuno d'essi, affisando con un guardo bieco 



CAPITOLO VI. 135 

<Vamore collerico la vivanda comune , pareva 
pensare alla porzione (li appetito che le do¬ 
veva sopravvivere. Mentre Renzo scambiava i 
saluti colla famiglia, Tonio riversò la polenta 
sul tagliere di faggio che stava apparecchiato 
a riceverla : e parve una picciola luna in un 
gran cerchio di vapori. Nondimeno le donne 
dissero cortesemente a Renzo : ,, volete restar 
servito ? ,, complimento che il contadino di 
Lombardia non lascia mai di fare a chi lo trovi 
a mangiare , quand’anche questi fosse un ricco 
epulone levatosi allora da tavola, ed egli fosse 
su 1’ ultimo boccone. 

,, Vi ringrazio, „ rispose Renzo: ,, io ve- 
,, niva solamente per dire una parolina a To- 
,, ilio; e se vuoi, Tonio , per non disturbar 
,, le tue donne , noi possiamo andare a desi- 
,, ilare all'osteria, e parleremo. ,, La propo¬ 
sta fu per Tonio tanto gradita quanto meno 
aspettata ; e le donne non videro mal volen¬ 
tieri che si sottraesse alla polenta un concor¬ 
rente, e il più formidabile L invitato nonistette 
a domandare altro , e parti con Renzo. 

Giunti all’osteria del villaggio, seduti a 
tutto loro agio in una perfetta solitudine, giac¬ 
che la miseria aveva svezzati tutti i frequenta¬ 
tori di quel luogo di delizie , fatto recare quel 
poco che si trovava , votato un boccale di vi¬ 
no , R.enzo con aria di mistero disse a Tonio : 
,, se tu vuoi farmi un piccolo servigio, io ne 
,, voglio fare un grande a te. ,, 

,, Parla, parla; comandami pure, ,, rispose 


)36 I PROMESSI SPOSI. 

Tonio, mescendo. ,, Oggi io andrei nel fuoco 
„ per te. „ 

,, Tu sei in debito di venticinque lire col 
,, signor curato per fìtto del suo campo clic la- 
„ voravi V anno passato. ,, 

,, Ab , Renzo , Renzo ! tu mi guasti il bene- 
,, fìzio. Clic mi vieni tu ora a menzionare? 
,, M‘ hai latto passare la buona voglia. ,, 

,, Se ti parlo del debito, ,, disse Renzo,, 
,, egli è perchè, se tu vuoi, io intendo di darti 
,, il modo di pagarlo. „ 

,, Di' tu davvero ? ,, 

,, Davvero. Eh ? saresti contento ? ,, 

„ Contento ? Per diana , se sarei contento ? 
„ Se non foss’ altro, per non veder più quelle 
,, smorfie e quei segni del capo che mi la il 
signor curato , ogni volta che Rincontriamo. 
,, E poi sempre : Tonio , ricordatevi : Tonio , 
,, quando ci vediamo per quel negozio ? A se- 
,, gno tale che quando, nel predicare, mi fissa 
,, quegli occhi addosso, io sto quasi in timore 
,, eh’ egli abbia a dirmi li in pubblico , quelle 
?> venticinque lire ! Che maladette sieno le 
„ venticinque lire ! E poi, mi avrebbe a re- 
,, stituire la collana d’oro di mia moglie, che 
,, la cangcrei in tanta polenta. Ma . . . ,, 

,, Ma , ma, se tu mi vuoi fare un serviget- 
„ to , le venticinque lire sono apparecchiate.,, 
„ Di’ su. „ 

,, Ma ... ! ,, disse Renzo , ponendosi 1 in¬ 
dice a croce su le labbra. 

„ Fa egli bisogno di queste cose? tu mico- 
„ nosci. ,, 



CAPITOLO VI. l'ò'J 

,, Il signor curato va cavando fuori certe 
ragioni senza sugo, per tirare in lungo il 
,, mio matrimonio, ed io vorrei spicciarmi. Mi 
,, dicono modi sicuro che, andandogli dinanzi 
,, i due spos'i con due testimoni, c dicendo io : 
,, questa è mia moglie; e Lucia, questo è mio 
,, marito, il matrimonio è bell’ e latto. M’hai 
„ tu inteso ? 

„ Tu vuoi ch’io venga per testimonio? ,, 
„ Sì bene. ,, 

,, E pagherai per me le venticinque lire? ,, 
,, Così la intendo. ,, 

„ Birba chi manca. ,, 

,, Ma bisogna trovare un altro testimonio. ,, 
,, L’ho trovato. Quel martorello di miofra- 
,, tei Gervaso farà quello die gli dirò io. Tu 
,, gli pagherai da bere ? ,, 

,, E da mangiare , ,, rispose Renzo. Lo 
,, condurremo qui a stare allegro con noi. Ma 
,, saprà egli fare ? ,, 

f , Gl" insegnerò io : tu sai bene che io ho 
», avuta anche la sua parte di cervello. ,, 

,, Domani .. . ,, 

,, Bene. ,, 

,, Sulla bass’ ora . . . ,, 

,, Benone. ,, 

Ma !... ,, disse Renzo , mettendo ancora 
1 indice sulle labbra. 

„ Poh ! . . . ,, rispose Tonio, piegando il 
capo sulla spalla destra , e levando la sinistra 
mano , con un alto del volto che diceva: mi 
fai torto. 


12 


i 38 i PROMESSI SPOSI. 

,, Ma se tua moglie ti dimanda, come senza 
i>, dubbio ti dimanderà . . . 

,, Di bugie, sono in debito io con mia mo- 
,, glie , e tanto tanto , che non so se arriverò 
,, mai a saldare il conto. Qualche pastocchia 
,» troverò da metterle il cuore in pace. ,, 

,, Domattina , ,, disse Renzo , ,, ci accor- 
,, deremo meglio per fare andare la cosa pu- 
9 ? hto. ,, 

Con epiesto uscirono dall’osteria, Tonio av¬ 
viandosi a casa e studiando la fandonia che 
racconterebbe alle donne ; e Renzo a render 
conto dei concerti presi. 

In questo mezzo Agnese s’ era affaticata in¬ 
vano a persuadere la figlia. Questa andava ad 
ogni ragione opponendo or 1‘ una , or 1’ altra 
parte del suo dilemma : o la cosa è cattiva, e 
non si vuol farla , o non è , e perchè non co¬ 
municarla al padre Cristoforo ? 

Renzo arrivò tutto trionfante , fece il suo 
rapporto , e termino con un han ? interiezione 
milanese che significa: sono o non sono un uo¬ 
mo io ? si poteva trovar di meglio ? vi sarebbe 
ella venuta in mente? e cento cose simili. 

Lucia scrollava mollemente il capo ; ma i 
due infervorati le badavano poco, come si suol 
fare con un fanciullo al quale si dispera di fare 
intendere tutta la ragione di una cosa, e die 
si indurrà poi colle preghiere e colla autorità 
a ciò che si vuole da lui. 

Va bene , ,, disse Agnese : ,, va bene : 
,, ma . . . non avete pensato a tutto. ,, 


Capitolo vi. i3g 

,, Clic ci manca ? ,, rispose Renzo. 

,, E Perpetua ? non avete pensato a Pcrpc- 
iy tua. Ella Pascerà ben entrar Tonio e suo fra- 
,, lello , ma voi ! voi due I Pensate ! avrà or- 
dine di tenervi lontani più die un ragazzo 
,, da un pero clic ha i frutti maturi. ,, 

,, Come faremo ? ,, disse Renzo , entrato in 
pensiero. 

„ Vedete mo? ci penso io. Verrò io con voi, 
,, ed ho io un segreto per attirarla , e per in- 
,, cantarla di maniera eli’ ella non si accorga 
,, di voi , c voi possiate entrare. La chiamerò 
,, io , c le toccherò una corda. . . vedrete. ,, 

,, Benedetta voi 1 ,, sciamò Renzo : ,, 1 ho 
,, sempre detto che voi siete il nostro aiuto in 
„ tutto. ,, 

,, Ma tutto questo non serve a nulla, ,, disse 
Agnese , v se non si persuade costei, clic si 
,, ostina a dire che è peccato. ,, 

Renzo pose anch’egli in campo la sua elo¬ 
quenza ; ma Lucia non si lasciava smovere. 

y. Io non so che dire a queste vostre ragio- 
,, ni ; ,, diceva ella : ,, ma vedo, che per lare 
,, questa cosa come dite voi , bisogna andare 
,, innanzi a furia di soppiattone , di bugie , di 
finzioni. Ah Renzo 1 non abbiamo cominciato 
,, cosi. I voglio essere vostra moglie , ,, e non 
c’ era verso eli 5 ella potesse proteine quella pa¬ 
rola c spiegare quella intenzione , senza farsi 
tutta di fuoco in volto : ,, io voglio esser vo- 
,, stra moglie , ma per la via dritta, col li- 
,, mor di Dio , all’ altare. Lasciamo lare a 


l4° I PROAIESSI SPOSI. 

,, Quel (li lassù. Non volete ch'Egli sappia tro- 
,, vare il bandolo d’ aiutarci, meglio die non 
,, possiamo far noi con tutte codeste furberie? 
,, E perchè far misteri al padre Cristoforo? 

La disputa durava tuttavia , e non pareva 
presso a risolversi, quando un calpestio affret¬ 
tato di sandali e un romore di tonaca sbattuta, 
somigliante a quello che fanno in una vela al¬ 
lentata i buffi ripetuti del vento, annunziarono 
il padre Cristoforo. Si fece silenzio : e Agnese 
ebbe appena il tempo di susurrare all* orec¬ 
chio di Lucia : ,, guardati bene di dirgli nulla.,, 

CAPITOLO VII. 


padre Cristoforo arrivava nell’attitudine 
d un buon capitano clic perduta senza sua 
colpa una battaglia importante , afflitto ma 
non iscorato, sopra pensiero ma non istordito, 
a corsa e non in fuga , si porta ove il bisogno 
lo chiede a premunire i luoghi minacciali, a 
rassettare le truppe, a dar nuovi ordini. 

,, La pace sia con voi, „ diss’ egli entran¬ 
do. ,, Non v' è nulla da sperare dall’ uomo : 
,, tanto più bisogna confidare in Dio : e giallo 
„ qualche pegno della sua protezione. ,, 
Sebbene nessuno dei tre sperasse molto nel 
tentativo del padre Cristoforo , giacche il ve¬ 
dere un potente recedere da una soperchierei, 
senza esser soprallatto da un’ altra forza e per 


CAPITOLO VII. 141 

mera condiscendenza a preghiere disamiate, 
era cosa piuttosto inaudita che rara; nullame- 
no la trista certezza fu un colpo per tutti. Le 
donne abbassarono il capo ; ma nell* animo di 
Renzo l'ira prevalse all’ abbattimento. Quel- 
T annunzio lo trovava già amareggiato ed ac¬ 
canito da una scguenza di sorprese dolorose , 
di tentativi falliti, di speranze deluse, e per 
sopra più inacerbito in quel momento dalle ri¬ 
pulse di Lucia. 

,, Vorrei sapere , ,, gridò egli digrignando i 
denti ed alzando la voce quanto non aveva mai 
fatto dinanzi al padre Cristoforo , ,, vorrei sa- 
,, pere che ragioni ha dette quel cane , per 
,, sostenere .... per sostenere che la mia sposa 
,, non debb’ essere la mia sposa. „ 

,. Povero Renzo 1 ,, rispose il frate, con un 
accento di pietà e con uno sguardo che co¬ 
mandava amorevolmente la pacatezza : ,, se il 
,, potente che vuol commettere 1 ingiustizia 
,, fosse sempre obbligato a dire le sue ragioni, 
,, le cose non and crebbero come vanno. ,, 

,, Ha detto dunque, il cane , che non vuo- 
,, le , perchè non vuole ? 

,, Non ha detto nemmen questo, povero 
,, Renzo 1 Sarebbe ancora un vantaggio se , 
,, per commettere l’iniquità, dovessero con- 
,, lessarla apertamente. ,, 

,, Ma qualche cosa ha dovuto dire * che cosa 
,, ha detto quel tizzon d’inferno ? ,, 

,, Le sue parole , io le ho intese , e non te 
9Ì le saprei ripetere, le parole dell’ iniquo che 


l/|2 I PROMESSI SPOSI. 

è forte penetrano e sfuggono. Egli può adi¬ 
rarsi che tu mostri sospetto di lui , e nello 
stesso tempo farti sentire che quello di che 
tu sospetti è certo : può insultare e chia¬ 
marsi offeso , schernire e domandar ragione, 
atterrire e lagnarsi, essere sfacciato e irre¬ 
prensibile. Non chiedere più oltre. Colui 
non ha proferito il nome di questa innocente 
nò il tuo, non ha mostrato pure di conoscer¬ 
vi, non ha detto di pretendere nulla, ma ... 
ma pur troppo ho dovuto capire eli’ egli è 
irremovibile. Nondimeno, confidenza in Dio! 
Voi poverette, non vi perdete d' animo : e 
tu , Renzo .... oh ! credi pure, clr io so 
vestirmi i tuoi panni , eh’ io sento quello 
che passa nel tuo cuore. Ma pazienza ! E 
una magra parola , una parola amara per 
chi non crede : ma tu .... ? non vorrai tu 
concedere a Dio un giorno , due giorni , il 
tempo eh’ egli vuol prendere per far venire 
al di sopra la buona ragione ? Il tempo è 
suo ; ed egli ce ne ha promesso tanto ! La¬ 
scia fare a Lui , Renzo ; e sappi .... sappiate 
tutti eli" io tengo già un filo per aiutarvi. 
Per ora non posso dirvi di più. Domani io 
non verrò quassù ; debbo stare al convento 
tutto il giorno , per voi. Tu , Renzo, fa' di 
venirvi : o se per caso impensato, tu non po¬ 
tessi , mandate un uomo fidato , un garzon¬ 
cello di giudizio , pel quale io possa farvi 
sapere quello che occorrerà. Si là notte ; 
convien clr io corra al convento. Fede, co¬ 
raggio ; e buona sera. ,, 


CAPITOLO VII. l43 

Detto questo , esci frettolosamente e se ne 
andò saltelloni giù per quel viottolo torto c 
sassoso per non giungere tardi al convento , a 
rischio di buscarsi una buona gridata , o quel 
che gb sarebbe pesato ancora più , una peni¬ 
tenza clic lo impedisse il domani di trovarsi 
pronto e spedito a ciò che potesse richiedere il 
servigio dei suoi protetti. 

,, Avete inteso che cosa ha detto d'un non 

,, so che.d : un filo clr egli tiene per a;u- 

,, laici ? ,, disse Lucia. M Convien fidarsi di 
,, lui ; è un uomo che quando promette die- 
>> ci • • • ,, 

,, Se non c’ è aitivi .... ! ,, interruppe Agne¬ 
se. ,, Avrebbe dovuto parlar più chiaro, o al- 
,, meno tirar me in disparte e dirmi che cosa 
,, sia questo ... ,, 

,, Chiacchiere 1 la finirò io : io la finirò 1 ,, 
interruppe alla sua volta Renzo , andando fu¬ 
riosamente innanzi c indietro per la stanza , e 
con una voce , con un volto da non lasciar 
dubbio sul senso di quelle parole. 

,, Oli Renzo ! ,, sciamò Lucia. 

,, Che volete dire? ,, sciamò Agnese. 

,, Che bisogno c ; è di dire ? La finirò io. 
,, Abbia pure cento, mille diavoli nell'anima, 
,, finalmente è di carne e d’ ossa aneli" egli. ,, 

,, No, no per amore del ciclo ... ! ,, co¬ 
minciò Lucia : ma il pianto le troncò la voce. 

,, Non son discorsi da fare nè anche per 
,, baia , ,, ripigliò Agnese. 

,, Per baia ? ,, gridò Renzo, fermandosi 



1 44 1 PROMESSI sposi. 

ritto in faccia ad Agnese seduta, e piantandole 
in faccia due ocelli stralunati. „ Per baia ! ve¬ 
drete se sarà baia. ,, 

,, Oh Renzo ! „ disse Lucia a stenta fra i 
singhiozzi, ,, non vi ho mai veduto cosi. „ 

,, Non dite di queste cose, per amor del 
,, cielo , ,, ripigliò ancora in fretta Agnese , 
bassando la voce. ,, Non vi ricordate quante 
,, braccia egli tiene ai suoi comandi ? E ancor 

>y che .... Dio liberi 1.contro i poveri 

,, c’ è sempre giustizia. ,, 

,, La farò io la giustizia , io ! E ormai tem- 
,, po. La cosa non è facile : lo so anch’ io. E’si 
,, guarda bene il cane assassino: sa come sta : 
,, ma non importa. Pazienza, e risoluzione . . . 
,, e il momento arriva. Si la farò io la giusti- 
,, zia : lo libererò io il paese : Quanta gente 
,, mi benedirà .... f E poi in quattro salti... ! ,, 
L’ orrore che Lucia senti di queste più chiare 
parole , le sospese il pianto , e le diede animo 
a parlare. Levando dalle palimela faccia lagli¬ 
mosa, disse a Renzo con voce accorata, ma ri¬ 
soluta : ,, non v* importa più dunque di avermi 
,, per moglie. Io m’ era promessa ad un gio- 
,, vine die aveva il timor di Dio : ma un uomo 
,, che avesse .. . Fosse egli al sicuro di ogni 
,, giustizia e di ogni vendetta, fosse il figlio 
,, del re . . . ,, 

,, E bene ! ,, gridò Renzo, con una faccia 
più che mai stravolta : ,, io non v’ avrò : ma 
,, non vi avrà nè anche egli, lo qui senza di 
,, voi, ed egli a casa del... „ 



CAPITOLO VII. I 45 

,, Ali no ! per misericordia, non dite cosi, 
„ non late quegli ocelli : no, non posso vedervi 
,, cosi, ,, sciamò piangendo, implorando, 
giungendo le mani , Lucia ; mentre Agnese 
chiamava ripetutamente il giovane per nome , 
e gli palpava le spalle , le braccia , le mani, 
per rabbonirlo. Stette egli immobile , pensoso 
quasi smosso un momento a contemplare quella 
faccia supplichevole di Lucia ; poi tutto ad un 
tratto Laffissò torvamente, diede indietro, tese 
il braccio e L indice verso di essa , e prorup¬ 
pe : ,, questa 1 sì questa egli vuole. Ha damo- 
,, rire ! ,, 

,, Ed io che v’ho fatto di male , perchè mi 
,, facciate morire ? „ disse Lucia , gettandosi 
alle sue ginocchia. 

,, Voi I ,, diss’ egli con una voce che espri¬ 
meva un'ira ben diversa , ma un’ira tuttavia: 
,, voi ! Che bene mi volete voi ? Che prova mi 
,, avete dato ? Non v ho io pregata , e prega- 
,, ta , e pregata ? Ho io potuto ottenere ... ,, 

,, Sì sì , ,, rispose precipitosamente Lucia : 
,, verrò dal curato domani, adesso, se volete, 
,, verrò. Tornate quello di prima ; verrò. ,, 

,, Me lo promettete ? ,, disse Renzo , con 
una voce c con una cera divenuta ad un tratto 
più umana. 

,, Ve lo prometto. ,, 

,, Me lo avete promesso. ,, 

,, Ali 1 Signore v vi ringrazio ! ,, sciamò 
Agnese , doppiamente contenta. 

In mezzo a quella sua escandescenza , Rcn- 
Afanioni T. 1. i3 


l/\6 I PROMESSI SPOSI. 

zo aveva egli avvertito di che profitto poteva 
essere per lui lo spavento di Lucia? E non 
aveva egli adoperato un po’di artificio a cre¬ 
scerlo per farlo fruttare? Il nostro autore pro¬ 
testa di non ne saper nulla ; ed io credo che 
neramen Renzo non lo sapesse bene. Fatto sta 
eli’ egli era realmente fuor de’ gangheri contra 
Don Rodrigo ; e che bramava ardentemente il 
consenso di Lucia ; e quando due forti passioni 
schiamazzano insieme nel cuor di un uomo , 
nessuno , nè anche il paziente, può sempre di¬ 
scernere chiaramente 1’ una voce dall’ altra , e 
dire con sicurezza quale sia quella che predo¬ 
mini. 

,, Ve 1’ ho promesso ; ,, rispose Lucia con 
un accento di rimprovero timido ed affettuoso : 
,, ma voi pure avevate promesso di non fare 
,, scandali , di rimettervene al padre . . . „ 

„ Oh via ! per amor di chi vado io in furia ? 
„ Volete voi ora tirarcene indietro? E farmi 
,, fare uno sproposito? ,, 

,, No no, ,, disse Lucia pronta a ricadere 
nello spavento. „ Ho promesso, e non mi riti- 
,, ro. Ma vedete voi come mi avete fatto pro- 
,, mettere. Dio non voglia . . . ,, 

„ Perchè volete fare dei cattivi augurii, 
„ Lucia ? Dio sa che non facciamo torto a 
,, nessuno. ,, 

„ Promettetemi almeno che questa sarà l’ul- 
„ tima. 

„ Ve lo prometto, da povero figliuolo. ,, 

,, Ma questa volta mantenete poi I „ disse 
Agnese. 


CAPITOLO VII. J47 

Qui l 5 autore confessa di non sapere un' al¬ 
tra cosa : se Lucia fosse assolutamente e per 
ogni parte malcontenta d’ essersi trovata co¬ 
stretta ad acconsentire. Noi lasciamo , come 
lui, la cosa in dubbio. 

Renzo avrebbe voluto prolungare il collo¬ 
quio , e divisare partitamente il da farsi nel dì 
seguente ; ma era notte scura, e le donne 
glieP augurarono buona, non parendo loro cosa 
conveniente eli 5 egli dimorasse più a lungo in 
quell’ ora. 

La notte però fu a tutti e tre così buona co¬ 
me può essere quella che succede ad un giorno 
pieno di agitazione e di guai, e che ne precede 
uno destinato ad una impresa importante e di 
esito incerto. Renzo si fece vedere di buon mat¬ 
tino , e concertò colle donne , o piuttosto con 
Agnese , la grande operazione della sera, pro¬ 
ponendo e sciogliendo a vicenda difficoltà, an- 
tiveggendo contrattempi, e ricominciando , or 
l’uno or l’altra, a descrivere la faccenda, come 
si racconterebbe una cosa fatta. Lucia ascolta¬ 
va ; e senza approvar con parole ciò che non 
poteva approvare in cuor suo, prometteva di 
fare il meglio che saprebbe. 

,, Andrete voi giù al convento, per par¬ 
ia lare al padre Cristoforo , come egli vi ha 
>a detto iersera ? aa domandò Agnese a Renzo. 

cc Zucche ! aa rispose questi : « sapete che 
>a diavoli d’ occhi ha il padre : mi leggerebbe 
>a in volto , come sur un libro , che c’ è qual- 
aa cosa nell' aria ; e se cominciasse a farmi de- 


l48 I PROMESSI SPOSI. 

33 gl’ interrogatorii , non potrei uscirne a bene. 
33 E poi io ho a star qui, per accudire alle co- 
33 se. Sara meglio che mandiate voi un qual- 
33 cheduno. 33 

cc Manderò Menico. >3 

cc Si bene , 33 rispose Renzo ; e parti per ac¬ 
cudire alle cose , come aveva detto. 

Agnese andò alla casa vicina a dimandare di 
Menico : un garzoncello di dodici anni circa , 
svegliato assai, e che pervia di cugini e dico 
gnati, venia ad essere un poco nipote della 
donna. Lo chiese ai parenti, come in prestito, 
per tutto quel giorno, cc per un certo servigio, 33 
eliceva ella. Avutolo, lo condusse nella sua cu¬ 
cina , gli diede da colazione , e gl' impose che 
se ne andasse a Pescarenico , e si mostrasse al 
padre Cristoforo, il quale lo rimanderebbe poi 
con una risposta, quando sarebbe tempo, cc 11 
33 padre Cristoforo , quel bel vecchio , tu sai , 
33 colla barba bianca , quel che chiamano il 
33 santo ... 33 

cc Ho capito, 33 disse Menico : ^ quegli che 
33 accarezza sempre i ragazzi, e che dà loro di 
33 tempo in tempo qualche immagine. >3 

cc Appunto , Menico. S’egli ti dirà che tu 
33 aspetti qualche tempo li presso al convento, 
33 non ti sviare : bada di non andare cogli altri 
33 ragazzi al lago a far saltellare le piastrelle 
33 nell acqua , uè a veder pescare , nè a giuo- 
33 care colle reti appese al muro ad asciugare, 

33 nè ... 33 

cc Poh ! zia : non sono poi un ragazzo. 33 


CAPITOLO VII. l49 

cc Bene abbi giudizio, e quando tornerai 
« colla risposta . . . guarda ; queste due belle 
33 parpagliole nuove sono per te. 33 
cc Datemele ora , che ... 33 
cc No no,, tu le giucheresti. Va’e portati 
33 bene che ne avrai anche di più. 33 

Nel rimanente di quella lunga mattina si vi¬ 
dero certe novità che misero non poco in so¬ 
spetto 1‘ animo già conturbato delle donne. Un 
mendico , nè sfinito nè cencioso come i suoi 
pari , e con un non so che di oscuro e di sini¬ 
stro nel sembiante, entrò a domandare per Dio, 
gettando qua e là certi occhi da spione. Gli fu 
sporto un pezzo di pane eli' egli ricevette , e 
ripose con una indifferenza mal dissimulata. 
Si trattenne poi con una certa impudenza e 
nello stesso tempo con esitazione, facendo molte 
inchieste, alle quali Agnese si affrettò di rispon¬ 
dere sempre il contrario di quello che era. Mo¬ 
vendosi , come per partire , finse di errare la 
porta, entrò per quella che metteva alla scala, 
e quivi diè d’occhio in fretta, quanto potè. 
Gridatogli dietro : cc ehi ehi 1 dove andate ga- 
33 lantuomo ? per di qua , 33 tornò , e usci per 
la porta che gli veniva indicata, scusandosi con 
una sommessione, con una umiltà affettata, 
che stentava a collocarsi nei lineamenti rubesti 
e duri di quella faccia. Dopo costui, continua¬ 
rono a farsi vedere di tempo in tempo altre 
strane figure. Che razza d’ uomini fossero, non 
si sarebbe potuto trovar facilmente , ma non si 
poteva creder neppure che fossero quegli one- 


l5o I PROMESSI SPOSI, 

sii viandanti che volevano parere. Quale entra¬ 
va col pretesto di chiedere della via, altri 
giunti dinanzi alla porta allentavano il passo , 
e sogguardavano a traverso il cortile nella stan¬ 
za , come chi vuol vedere senza dar sospetto. 
Finalmente verso il mezzogiorno, quella iasti- 
diosa processione fini. Agnese si alzava di tem- 

• r ° -i • r 

po m tempo , attraversava il cortile, si taceva 
alP uscio di strada, guatava a dritta e a sini¬ 
stra , e tornava dicendo : « nessuno : « parola 
eh ella proferiva con piacere, e che Lucia con 
piacere intendeva , senza che nè 1 una nè 1 al¬ 
tra sapessero ben chiaramente il perchè. Ma ne 
rimase ad entrambe una perturbazione indeter¬ 
minala che portò lor via , e alla figlia princi¬ 
palmente , una gran parte del coraggio che 
aveva messo in serbo per la sera. 

Gonvien però che il lettore sappia qualche 
cosa di più preciso intorno a quei ronzatoli 
misteriosi : e per informamelo ordinatamente, 
noi dobbiamo tornare un passo addietro, e ri¬ 
trovare don Rodrigo, che abbiamo lasciato ieri 
dopo il pranzo , soletto in una sala del suo pa¬ 
lazzotto , al partire del padre Cristoforo. 

Don Rodrigo, come abbiam detto, misurava 
innanzi e indietro a gran passi quella sala , 
dalle pareti della quale pendevano ritratti di 
famiglia, di varie generazioni. Quando si tro¬ 
vava col muso ad una parete, e dava di volta, 
si vedeva in faccia un suo antenato guerriero, 
terrore dei nemici e dei suoi soldati, torvo 
nella guardatura, i corti capegli irti sulla fron- 


CAPITOLO VII. 1 5 I 

te , le basette tirate e appuntate che sporge¬ 
vano dalle guance , il mento obliquo: ritto in 
piedi l'eroe, colle gambiere, coi cosciali, colla 
corazza, coi bracciali, coi guanti, tutto di 
ferro , colla destra compressa sul fianco , e la 
manca mano sul pomo della spada. Don R.o- 
drigo lo guardava , e quando gli era arrivato 
sotto e voltava , ecco in l’accia un altro ante¬ 
nato magistrato , terrore dei litiganti, seduto 
sur un’ alta scranna di velluto rosso , involto 
in uir ampia toga nera , tutto nero fuorché un 
collare bianco con due larghe facciuole, e una 
fodera di zibellino arrovesciata ( era il distin¬ 
tivo dei senatori, e non lo portavano clic il 
verno ; ragione per cui non si troverà mai un 
ritratto di senatore vestito da estate) ; squal¬ 
lido colle ciglia aggrottate ; teneva in mano una 
supplica e pareva dicesse : vedremo. Di qua 
una matrona terrore delle sue damigelle, di là 
un abate terrore dei monaci ; tutta gente in 
somma die aveva fatto terrore, e lo spirava 
ancora dalle immagini. Alla presenza di tali 
memorie , don Rodrigo tanto più si arrovella¬ 
va , si vergognava, non poteva darsi pace che 
un frate avesse osato venirgli addosso colla 
prosopopea di Natlian. Formava un disegno di 
vendetta , lo abbandonava, pensava come sod¬ 
disfare ad un tempo alla passione e a ciò ch’egli 
chiamava onore , c talvolta ( vedete un po’! ) 
sentendosi rifischiare agli orecchi quel cornin- 
ciamento di profezia , rabbrividiva istantanea¬ 
mente , e stava quasi per deporre il pensiero 


l52 I PROMESSI SPOSI, 

delle due soddisfazioni. Finalmente , per far 
qualche cosa , chiamò un servo, e gli ordinò 
che lo scusasse alla brigala , dicendo eh’ egli 
era trattenuto da un affare urgente. Quando il 
servo tornò a riferire che que’ signori erano 
partiti lasciando i loro ossequii: « e il conte 
« Attilio ? « domandò sempre passeggiando 
don Rodrigo. 

« È uscito con quei signori, illustrissimo si- 
55 gnore. J5 

« Bene : sei persone di seguito pel passeggio, 
55 subito. La spada, la cappa, il cappello ; su- 

55 bitO 55. 

Il servo parti, rispondendo con un inchino ; 
e poco stante tornò colla ricca spada che il pa¬ 
drone si cinse ; colla cappa , clr egli si gittò 
sulle spalle, col cappello a grandi piume , 
clr egli si pose e inchiodò con una palmata fie¬ 
ramente sul capo : segno di marina gonfiata. Si 
mosse, e sulla soglia trovò i sei cagnotti tutti 
armati, i quali, fatto ala ed inchino , gli ten¬ 
nero dietro. Più burbero , più superbioso , più 
accigliato del solito usci, e andò passeggiando 
verso Lecco. I contadini, gli artigiani, al ve¬ 
derlo venire , si ritraevano rasente il muro , e 
di quivi facevano scappellate e inchini prolon- 
di, ai quali egli non rispondeva. Come inferio ri 
lo inchinavano pur quelli che da questi eran 
detti signori, che in tutto il contorno non ve 
n* era uno che potesse a gran pezza competere 
con lui di nome , di ricchezze , di aderenze e 
della voglia di servirsi di tutto ciò per istar so - 


CAPITOLO VII. 1 53 

pra gli altri. E a questi egli corrispondeva con 
una degnazione contegnosa. Quel giorno non 
avvenne , ma quando avveniva eli* egli s’in¬ 
contrasse nel signor castellano spagnuolo, Fin- 
chino allora era egualmente profondo dalle due 
parti : la cosa era come fra due potentati , i 
quali non abbiano nulla da partire tra loro ; ma 
per convenienza fanno onore al grado 1' uno 
dell’altro. Per passare un pò* la mattana, e per 
contrapporre all* immagine del frate che gli as¬ 
sediava la fantasia, volti ed atti in tutto diver¬ 
si , don Rodrigo entrò quel giorno in una casa 
dov 5 era raccolta una brigata , e dove fu rice¬ 
vuto con quella cordialità affaccendata e rive¬ 
rente che è riserbata agli uomini che si fanno 
molto amare o molto temere ; e finalmente , a 
notte latta , tornò al suo palazzotto. Il conte 
Attilio era rientrato in quel punto, e fu servita 
la cena, alla quale don Rodrigo sedette sopra 
pensiero , e parlò poco. 

« Cugino , quando pagate questa scommes¬ 
sa sa ? sa disse con una cera maliziosa e beffarda 
il conte Attilio, levale appena le tavole, e par¬ 
titi i servi. 

cc San Martino non è ancor passato, aa 
« Tanto fa che la paghiate tosto; perchè 
« passeranno tutti i santi del taccuino, prima 
aa che . . . aa 

cc Questo è quello che si ha da vedere, aa 
cc Cugino ; voi volete fare il politico ; ma io 
aa ho capito tutto, e tanto son certo di aver 


154 1 PROMESSI SPOSI. 

>3 vinta la scommessa , che son pronto a farne 
» un’ altra. >3 
<c Che ? 33 

cc Che il padre ... il padre . . . che so io ? 
33 quel frate in somma vi ha convertito. >3 
cc La è veramente una pensata delle vostre. 33 
c< Convertito , cugino , convertito , vi dico. 
>3 Io per me ne godo. Sapete che sarà un hello 
33 spettacolo vedervi tutto compunto e cogli 
33 occhi bassi ! E che gloria per epici padre I 
33 Come sarà tornato a casa pettoruto I Non son 
33 mica pesci che si piglino ogni giorno, nè con 
33 ogni rete. Siate certo che vi porterà per esem- 
33 pio ; e quando andrà a far qualche missione 
33 un po' lontano , parlerà dei fatti vostri. Mi 
33 par di sentirlo. 33 E qui parlando nel naso, 
e accompagnando le parole con gesti caricati 
continuò in tuono di predica : « in una parte 
>3 di questo mondo , che per degni rispetti non 
33 nomino , viveva , uditori carissimi , e vive 
33 tuttavia un cavaliere scapestrato , amico più 
33 delle femmine che degli uomini dabbene , il 
33 quale avvezzo a far di ogni erba fascio, aveva 

33 pOStO gii OCchi ... 33 

cc Basta , basta, « interruppe don Rodrigo 
mezzo sogghignando , e mezzo annoiato, et Se 
33 volete raddoppiar la scommessa, io son 
33 pronto aneli’ io. 33 

cc Diavolo 1 che aveste voi convertito il pa- 
33 di e ! 33 

cc Non mi parlate di colui : e quanto alla 


CAPITOLO VII. l55 

w scommessa , san Martino deciderà >:>. La cu¬ 
riosità del conte era stuzzicala ; egli non fece 
risparmio d'inchieste, ma don Rodrigo le seppe 
eluder tutte ,• rimettendosi sempre al giorno 
della diffinizione, e non volendo comunicare 
alla sua parte disegni che non erano nè incam¬ 
minati, nè assolutamente fermati. 

Al mattino vegnente don Rodrigo si destò. 
Quel po’ di compugnimento che il verrà un 
giorno gli aveva messo in corpo, era svanito 
coi sogni della notte ; e la stizza sola rimane¬ 
va , esacerbata anche dal rimorso di quella 
debolezza passeggierà. Le immagini più recenti 
della camminata trionfale, degli inchini, delle 
accoglienze , il canzonare del cugino avevano 
contribuito non poco a reintegrargli P animo 
antico. Appena alzato , fece chiamare il Griso. 

•— Cose grosse — disse tra se il servo a cui fu 
dato 1 ? ordine ; perchè P uomo che aveva quel 
soprannome non era niente meno che il capo 
dei bravi, quegli a cui s’imponevano le fac¬ 
cende più arrischiate e insolenti ; il fidatissimo 
del padrone , P uomo devoto a lui a tutte pro¬ 
ve, per gratitudine c per interesse. Reo di pub¬ 
blico omicidio , per sottrarsi alla caccia della 
giustizia , era egli venuto ad implorare la pro¬ 
tezione di don Rodrigo ; e questi prendendolo 
al suo servigio , lo aveva messo al coperto da 
ogni persecuzione. Cosi colPimpegnarsi ad ogni 
delitto che gli venisse comandato , colui s‘era 
assicurata P impunità del primo. Per don Ro¬ 
drigo P acquisto non era stato di poca impor- 


156 T PROMESSI SPOST. 

tanza ; perchè il Griso , oltre all essere il più 
valente , senza paragone , della famiglia , era 
anche una mostra di ciò che il suo padrone 
aveva potuto attentare felicemente contea le 
leggi; di modo che la sua potenza ne veniva 
ingrandita nel fatto e nella opinione. 

« Griso , « disse don Rodrigo , cc in questa 
33 congiuntura si vedrà quel che tu vali. Prima 
33 di domani , quella Lucia debbe trovarsi in 
33 questo palazzo. 33 

cc Non si dirà mai che il Griso si sia ritirato 
33 da un comando dell illustrissimo signor pa- 
33 drone. >3 

cc Piglia quanti uomini possono bisognare , 

33 ordina e disponi come meglio ti pare ; pur- 
33 che la cosa riesca a buon line. Ma bada so- 
33 pra tutto , che non le sia latto male. 33 

cc Signore , un po" di spavento , perche la 
33 non faccia troppo strepito .... non si potrà 
33 far di meno. 33 

cc Spavento ... capisco ... e inevitabile. Ma 
33 non le si torca un capello , e sopra tutto le 
33 si porti rispetto in ogni maniera. Hai in- 

>3 teSO ? 33 

cc Signore , non si può levare un fiore dalla 
33 pianta , e portarlo a vo’ signoria, senza tras- 
33 sinarlo nulla nulla. Ma non si fara che il 
33 puro necessario. 33 

33 Sotto la tua sicurtà. E .. . come farai ? 33 
33 Ci stava pensando , signore. Siam lortu- 
33 nati che la casa è in capo del paese. Abbiam 
33 bisogno d’ un luogo per andarci a posare : e 


CAPITOLO VII. , 157 

33 appunto v’è poco discosto di Ili quel casolare 
>3 disabitato in mezzo ai campi ; quella casa... 
>3 vo 1 signoria non saprà niente di queste co- 
33 se ... . una casa clic è bruciata pochi anni 
33 sono , e non hanno avuto danari da rasset- 
33 tarla, e l’hanno abbandonata, e ora vi 
33 varinole streghe: ma non è sabato, e mene 
33 rido. Questi villani clic son pieni di ubbie , 
33 non vi bazzicherebbero in nessuna notte 
33 della settimana , per un tesoro : sicché pos- 
33 siamo andarci a porre colà sicuramente, die 
33 nessuno verrà certo a guastare i fatti nostri. 33 

cc Va hcne ; e poi ? 33 

Qui il Griso a proporre, don Rodrigo a di¬ 
scutere , finche d : accordo ebbero concertato il 
modo di condurre a fine l’impresa , senza che 
rimanesse traccia degli autori, il modo anche 
di rivolgere i sospetti a un’ altra parte con in- 
dizii fallaci , d’impor silenzio alla povera 
Agnese , d’incutere a Renzo tale spavento da 
fargli passare il dolore, e il pensiero di ricor¬ 
rere alla giustizia e anche la voglia di lagnar¬ 
si ; e tutte 1 ' altre bricconerie necessarie alla 
riuscita della bricconeria principale. Noitrala- 
sciamo di riferire quei concerti, perchè , come 
il lettore vedrà , non sono necessairi all’ intel¬ 
ligenza della storia, e c’incresce di trattenerci 
e di trattenerlo lungamente a sentir parlamen¬ 
tare quei due fastidiosi ribaldi. Basta che, men¬ 
are il Griso se ne andava per metter mano ai- 
fi esecuzione , don Rodrigo lo richiamò e gli 
disse : « ascolta : se per caso quel tanghero te- 
Manzoni T. 1. i4 


1 58 I PROMESSI SPOSI. 

33 merario vi desse nell unghie questa sera, non 
33 sarà male che gli sia dato anticipatamente 
33 un buon ricordo sulle spalle. Cosi 1’ ordine 
33 che gli verrà intimato di star zitto, farà 
33 più sicuramente V effetto. Ma non lo andate 
>3 a cercare , per non guastare quello che più 
» importa : mi hai inteso. >3 

cc Lasci fare a me, 33 rispose il Griso, inchi¬ 
nandosi con un atto d’ ossequio e di millante¬ 
ria ; e andò. La mattina si spendette a ricono¬ 
scere il paese. Quel falso pezzente che s* era 
inoltrato a quel modo nella povera casetta, non 
era altri che il Griso, il quale veniva per levarne 
a occhio la pianta : i falsi viandanti erano suoi 
ribaldi ai quali, per operare sotto i suoi ordi¬ 
ni, bastava una cognizione più leggera del luo¬ 
go. E fatta la scoperta , non s’eran più lasciati 
vedere , per non dar troppo sospetto. 

Tornati che furono tutti al palazzotto , il 
Griso rendette conto , e fermò definitivamente 
il disegno dell’impresa, assegnò le parti, diede 
istruzioni. Tutto ciò non si potè fare senza che 
quel vecchio servo, il quale stava ad occhi 
aperti e ad orecchi levali , si accorgesse che 
qualche gran cosa si macchinava. A forza d'at¬ 
tendere e di dimandare accattando una mezza 
notizia di qua , una mezza di là , chiosando 
tra se un motto oscuro , interpretando un an¬ 
dare misterioso, tanto fece che venne a chia¬ 
rirsi di ciò die si doveva eseguire in quella 
notte. Ma quando ne fu chiarito, essa era già 
poco lontana , e già una piccola vanguardia di 


CAPITOLO VII. l5p 

scherani era sortila in campagna e avviata ad 
imboscarsi in quel casolare diroccato. 11 povero 
vecchio , quantunque sentisse bene a che ri¬ 
schioso giuoco giuocava , e con ciò temesse di 
non portare il soccorso di Pisa, pure non volle 
mancare ; usci, sotto scusa di pigliare un po’ 
d’ aria , e si avviò in licita in fretta al conven¬ 
to , per dare al padre Cristoforo 1 ’ avviso pro¬ 
messo. Poco dopo si mossero gli altri scherani, 
e discesero a uno , a due , alla spicciolata, per 
non parere una compagnia : il Griso venne da 
poi , e non rimase indietro che una lettiga , la 
quale doveva essere e fu portata al casolare , a 
sera avanzata. Ragunati che furono quivi, il 
Griso spedi tre di coloro all’ osteria del villag¬ 
gio : uno che si mettesse sulla porta ad osser¬ 
vare i movimenti della via , e a vigilare il mo¬ 
mento in cui ogni abitante sarebbe ritirato : gli 
altri due che stessero dentro a giuocare e a 
bere, come dilettanti; e attendessero intanto a 
spiare, se qualche cosa da spiare vi fosse. Egli, 
col grosso della truppa, rimase nell" agguato 
ad aspettare. 

Il povero vecchio trottava ancora ; i tre 
esploratori arrivarono al posto loro : il sole ca¬ 
deva , quando Renzo entrò dalle donne e disse 
loro : « Tonio e Gervaso son qua fuori ; vado 
w con loro a cenare all' osteria ; e al tocco del- 
33 P ave maria , verremo a prendervi. Su , co- 
33 raggio, Lucia l tutto dipende da un momen- 
33 to. 33 Lucia sospirò e rispose : et oh si, corag- 
33 gio, 33 con una voce che smentiva la parola. 


1 6o I PROMESSI SPOSI. 

Quando Pvenzo e i due compagnoni giunsero 
all' osteria , vi trovarono quel tale già piantato 
in sentinella, che ingombrava mezzo il vano 
della porta , appoggiato colla schiena ad uno 
stipite , colle braccia incrocicchiate sul petto , 
e sguaraguatava a dritta e a sinistra , facendo 
lampeggiare ora il bianco , ora il nero di due 
occhi grifagni. Una berretta piatta di velluto 
chermisino , posta per traverso , gli copriva 
le metà del ciuffo , che dividendosi sur una 
fronte fosca , terminava in trecce fermate con 
un pettine sulla nuca. Teneva sospeso in una 
mano un grosso randello : arme propriamen¬ 
te , non ne portava in mostra ; ma solo a 
guardargli in viso , anche un fanciullo avreb¬ 
be immaginato che doveva averne soppanno 
quante ve ne poteva capire. Quando Renzo 
primo dei tre gli fu presso , e mostrò di vo¬ 
ler entrare , colui , senza scomodarsi , lo 
guardò fiso fiso ; ma il giovane , intento a 
schifare ogni quistione , come suole ognuno 
che abbia una impresa scabrosa da condurre 
a termine , non disse pure : fatevi in là ; e 
rasentando V altro stipite , passò in isbieco , 
col fianco innanzi, per 1’ apertura lasciata da 
quella cariatide. I due compagni dovettero 
lare la stessa evoluzione , se vollero entrare. 
Entrati videro gli altri dei quali già avevano 
intesa la voce , quei due bravacci, che seduti 
a un deschetto , giuocavano alla mora , gri¬ 
dando tutti e due ad un fiato e versandosi 
or 1 uno or 1 altro a bere d' un gran fiasco 


CAPITOLO Vii. ibi 

posto fra loro. Questi purè adocchiarono i 
sopravvegnenti ; e uno dei due specialmen¬ 
te , tenendo sospesa in aria la destra con tre 
grosse dita sparpagliate , e la bocca squar¬ 
ciata per un* gran « sei. » che ne era scop¬ 
piato fuori in (pici momento , squadrò Renzo 
ben bene , indi fece d occhio al collega, poi 
a quel della porta , che rispose con un cenno 
del capo. Renzo insospettito e incerto guar¬ 
dava ai suoi due convitati, come se volesse 
cercare nei loro aspetti una interpretazione 
di tutte quelle smorfie : ma i loro aspetti 
non indicavano altro clic un buon appetito. 
L’ ostiere guardava in faccia a lui , come per 
attender gli ordini : egli lo fece venire con 
se in una stanza vicina e comandò da cena. 

c< Chi sono quei forestieri? gli chiese poi 
a voce bassa , (piando quegli tornò con una 
tovaglia grossolana sotto il braccio, e un fiasco 
in mano. 

« Non li conosco, 33 rispose 1 ostiere : spie¬ 
gando la tovaglia. 

« Come ? nè anche uno ? 33 
« Sapete bene 33 rispose ancora colui, stiran¬ 
do ad ambe mani la tovaglia sul desco , 33 clic 
» la prima regola del nostro mestiere è di non 
3> cercare dei fatti altrui : tanto clic infino alle 
3 i nostre donne, le non sono curiose. Si stareb- 
3> be freschi , con tanta gente che va e viene : 
j> sempre un porto di mare : quando gli anni 
» son discreti , voglio dire ; ma stiamo pure 
33 allegri che tornerà un po' di buon tempo. 

0 , r * 


l6'2 I PROMESSI SPOSI. 

jd A noi basta che gli avventori siano galan- 
x> tuomini : chi siano poi o chi non siano , non 
33 fa niente. E ora vi porterò un piatto eli pol- 
33 pette , che le simili non le avete mai man- 
33 giate. 33 

cc Come volete sapere ... ? 33 ripigliava Ren¬ 
zo ; ma 1’ oste già avviato alla cucina , seguitò 
la sua strada. Quivi, mentre dava di mano al 
tegame delle polpette summentovate , gli si 
accostò chetamente quel bravaccio che aveva 
squadrato il nostro giovane , e gli disse sotto 
voce cc Chi sono quei galantuomini? 33 

cc Buona gente qui del paese , 33 rispose 1 ’ o- 
ste , rovesciando le polpette nel piatto. 

cc Va bene; ma come si chiamano? chi so- 
33 no? 33 insistette colui con voce aspretta. 

cc Uno si chiama Renzo 33 rispose F oste pur 
sottovoce : 33 un buon giovane , assestato ; fìla- 
33 tore di seta, che sa bene il suo mestiere. 
33 L' altro è un contadino che ha nome Tonio : 
33 buon camerata , allegro ; peccato che ne ab- 
33 bia pochi, che gli spenderebbe tutti qui. 

L 5 altro è un baciocco die mangia volentieri 
33 quando gliene danno. Con licenza. >3 

E con uno scambietto , usci tra il fornello e 
F interrogante, e andò a portare il piatto cui 
si doveva, cc Come volete sapere 33 rappiccò 
Renzo , quando lo vide ricomparire , cc che 
33 sieno galantuomini, se non li conoscete ? 33 
cc Le azioni , caro mio : 1 ‘ uomo si conosce 
33 alle azioni. Quelli ebe bevono il vino senza 
33 criticarlo, che mostrano sul banco la faccia 


CAPITOLO VII. l63 

>3 del re senza taccolare, che non attaccano 
« quistioni con gli altri avventori, e se hanno 
33 una coltellata da consegnare a uno , lo van- 
33 no ad aspettare di fuori e lontano dall’ o- 
3 j steri a , tanto che il povero oste non ne vada 
33 eli mezzo , quelli sono i galantuomini. Però , 
33 se si può conoscer la gente pulito , come ci 
33 conosciamo fra noi quattro , è meglio. E che 
>3 diavolo vi vicn voglia di saper tante cose , 
33 quando siete sposo, e dovete aver tutt’ altro 
>3 in testa : e con dinanzi cpielle polpette che 
>3 farebbero risuscitare un morto ? 33 Cosi di¬ 
cendo , se ne tornò in cucina. 

Il nostro autore , osservando al diverso mo¬ 
do che teneva costui nel soddisfare alle in¬ 
chieste , dice cìf egli era un uomo cosi lat¬ 
to , che in tutti i suoi discorsi faceva professio¬ 
ne d ? esser molto amico dei galantuomini in 
generale; ma in atto pratico usava molto mag¬ 
gior compiacenza con quelli che avessero ripu¬ 
tazione o sembianza di birboni. Era, come 
ognun vede, un uomo d ? un carattere ben sin¬ 
golare. 

La cena non fu molto allegra. I due convi¬ 
tati avrebbero voluto assaporarne lentamente 
il diletto ; ma il convitante , preoccupato di 
ciò che il lettore sa, e infastidito, inquieto an¬ 
che un po’ del contegno strano di quegli sco¬ 
nosciuti, non vedea l oia d andarsene. Si par¬ 
lava sottovoce , per rispetto di quelli, ed era¬ 
no parole tronche e svogliate. 

et Che bella cosa, 33 scappò su un tratto 


l64 1 PROMESSI sposi. 

Gei-vaso , cc che Renzo voglia tor moglie e ab¬ 
bia bisogno .... « Renzo gli fece un viso bru¬ 
sco. « Vuoi tu tacere, bestia ! » gli disse To¬ 
nio , accompagnando il titolo con una gomita¬ 
ta. La conversazione andò languendo fino alla 
fine. Renzo osservando una stretta sobrietà, at¬ 
tese a mescere ai due testimoni con discrezio¬ 
ne , in modo da dar loro un po’ di baldanza , 
senza farli andar fuori di cervello. Sparec¬ 
chiato , pagato lo scotto da colui clic aveva 
fatto mcn guasto, dovettero tutte tre passar 
nuovamente dinanzi a quelle facce, le quali 
tutte si rivolsero a Renzo , come la prima vol¬ 
ta. Quand'egli ebbe fatti pochi passi fuori del¬ 
l’osteria, si guardò indietro e vide che i due 
che aveva lasciati seduti in cucina, lo segui¬ 
vano : si fermò allora coi suoi compagni, come 
se dicesse : vediamo die cosa vogliono da me 
costoro. Ma i due, quando s’accorsero d'es¬ 
sere osservati, si fermarono aneli' essi , si par¬ 
larono sotto voce , e tornarono indietro. Se . 
Renzo fosse stato tanto presso da rilevarne le 
parole , gli sarebbero queste parate strane as¬ 
sai. « Sarebbe però un bell' onore , senza coll¬ 
ii tare la mancia, » diceva uno dei malandri¬ 
ni « se tornando al palazzo , potessimo rac- 
w contare di avergli spianate le costure in fret- 
w ta in fretta, e cosi da per noi, senza che il 
» signor Griso fosse qui a regolare. « 

cc E guastare il negozio principale ! w rispon¬ 
deva L altro. « Ecco, si è addato di qualche 
w cosa ; si ferma a guardarci. Ili, se fosse più 


CAPITOLO VII. l6\5 

33 tardi ! Torniamcene per non dar sospetto. 
33 Vedi che vien gente da ogni parte: lasciamoli 
33 andar tutti a pollaio. 33 

Y era in latti quel brulichio, quel ronzio 
clic si sente in un villaggio sul far della sera, 
e che dopo pochi momenti dà luogo alla quie¬ 
te solenne della notte. Le donne venivano dal 
campo, portandosi in collo i bambini, e traen¬ 
do per mano i figliuoletti più adulti ai quali fa¬ 
cevano ripetere le orazioni della sera; veniva¬ 
no gii uomini colle vanghe e colle zappe in su 
le spalle. All’ aprirsi degli usci si vedevano 
luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere 
cene : si udivano nella via saluti dati c rendu- 
ti , e colloqui brevi e tristi sulla scarsezza del 
ricolto, e sulla miseria dell’ anno , e più delie 
parole si udivano i tocchi misurati e sonori 
della squilla che annunziava il finire del gior¬ 
no. Quando vide che i due indiscreti s'erano 
ritirati continuò la sua strada nelle tenebre 
crescenti, dando a bassa voce ora un ricordo 
ora un altro , ora ali’ uno ora all’ altro fratel¬ 
lo. Giunsero alla casetta di Lucia eh’ egli era 
notte latta. 

Tra il primo concetto d’una impresa terri¬ 
bile , e 1 : esecuzione di essa , ( ha detto un 
barbaro che non era privo d’ingegno ) l’in- 
ter\allo è un sogno pieno di fantasmi e di 
paura. Lucia era da molte ore nelle angosce 
d’ un tal sogno : e Agnese , la stessa Agnese , 
l’autrice del consiglio, stava sopra pensiero, e 
trovava a stento parole per rincorare la figlia. 


l66 I PROMESSI SPOSI. 

Ma al momento del destarsi, al momento in 
cui si vuol por mano all’ azione , 1 ’ animo si 
trova tutto trasformato. Al terrore ed al corag¬ 
gio che vi contendevano, succede un altro ter¬ 
rore e un altro coraggio : l’impresa si affaccia 
alla mente come una nuova apparizione : ciò 
che più si apprendeva da prima , sembra tal¬ 
volta divenuto in un punto agevole : talvolta 
s’ ingrandisce 1 ' ostacolo che appena si era av¬ 
vertito : 1 immaginazione si arretra spaventata 
le membra negano il loro uficio , e il cuore 
manca alle promesse che aveva fatte con più 
sicurezza. Al picchiare sommesso di Renzo, Lu¬ 
cia fu presa da tanto terrore che risolvette in 
quel momento di soffrire ogni cosa, di esser 
sempre divisa da lui, piuttosto che eseguire 
la risoluzione presa; ma quando egli si fu mo¬ 
strato, ed ebbe detto: « son <pii, andiamo; 
quando tutti si mostrarono pronti ad avviarsi 
senza esitazione , come a cosa stabilita, irre¬ 
vocabile ; Lucia non ebbe spazio nò cuore d’in¬ 
tromettere difficoltà, e come strascinata, pre¬ 
se tremando un braccio della madre, un brac¬ 
cio del promesso sposo, e si mosse colla briga¬ 
ta avventuriera. 

Zitti zitti, nelle tenebre , a passo misurato, 
uscirono della porta e presero la strada fuori 
del paese. La più corta sarebbe stata di attra¬ 
versarlo , per divenire all altro capo dove era 
la casa di don Abbondio: ma scelsero quell al- 
tra per non esser veduti. Per viottoli tra gli 
orti e i campi, giunsero presso a quella casa. 


CAPITOLO VII. 167 

e quivi si divisero. 1 due promessi rimasero na¬ 
scosti dietro 1 angolo di essa ; Agnese con lo¬ 
ro , ma un po’ più innanzi , per accorrere in 
tempo ad incontrare Perpetua e ad impadronir¬ 
sene ; Tonio col disutilaccio di Gervaso che 
non sapeva far nulla da se , e senza il quale 
non si poteva far nulla, si affacciarono brava¬ 
mente alla porta e toccarono il martello. 

cc Chi è , a quest’ ora ? aa gridò una voce alla 
finestra che si aperse in quel momento : era la 
voce di Perpetua. « Malati non ce n’è , eli' io 
« sappia. E forse accaduta qualche disgrazia?» 

« Son io, » rispose Tonio , cc con mio fra- 
» tello , che abbiamo bisogno di parlare al si- 
» gnor curato. 

cc E ora da cristiani questa? » rispose bru¬ 
scamente Perpetua.ee Clic discrezione ? Tornate 
» domani. » 

cc Sentite : tornerò o non tornerò : I10 riscos¬ 
sa si non so che danari, e veniva a saldare quel 
sa debituccio che sapete : aveva qui venticinque 
aa belle berlinghe nuove ; ma se non si può pa- 
aa zienza : questi so come spenderli , e tornerò 
aa quando ne abbia messi insieme degli altri, aa 
cc Aspettate , aspettate : vado e torno. Ma 
aa perchè venire a quest’ ora ? aa 

c< Se 1 ’ora potete mutarla, io non mi oppon- 
aa go : per me son qui; e se non mi volete , 
aa me ne vado, aa 

aa No , no , aspettate un momento: torno con 
aa la risposta, aa 

Cosi dicendo, rinchiuse la finestra. A questo 


l68 I PROMESSI SPOSI» 

punto Agnese si spiccò dai promessi , e detto 
sotto voce a Lucia: cc coraggio; è un momento; 
33 gii è come far cavare un dente ; 33 venne ad 
unirsi ai due fratelli dinanzi alla porta , e si 
mise a ciarlare con Tonio in maniera die Per¬ 
petua tornando e veggendola quivi dovesse 
credere che ella passava per di là , e Tonio 
T aveva rattenuta un momento. 

CAPITOLO Vili. 

— C^arneade ! Chi era costui? — ruminava 
tra se don Abbondio seduto sul suo seggiolone, 
in una stanza al piano di sopra , con un libric- 
ciuolo aperto dinanzi, quando Perpetua entrò 
a portargli P imbasciata. — Cameade ! questo 
nome mi par bene di averlo inteso o letto , do¬ 
veva essere un uomo di studio , un letteratone 
del tempo antico: è un nome di quelli : ma chi 
diavolo era costui? — Tanto il poveruomo era 
lontano da prevedere che burrasca gli si adden¬ 
sasse in sul capo ! 

Bisogna sapere che don Abbondio si diletta¬ 
va di leggere qualche riga ogni giorno-, ed un 
curato suo vicino, che aveva un po' di libreria, 
gli prestava un libro dopo 1 altro il primo che 
gli veniva alle mani. Quello su cui meditava 
in (pie! momento don Abbondio , convalescen¬ 
te della febbre dello spavento , anzi pili gua¬ 
rito ( quanto alla febbre) che non volesse la- 


CAPITOLO vili. 1 69 

sciar credere, era un panegirico in onore di 
San Cario, detto con molta enfasi , c udito 
con molta ammirazione nel duomo di Milano 
due anni prima. Il santo vi era paragonalo, 
per 1 amore dello studio, ad Archimede; c fin 
qui don Abbondio non trovava inciampo ; per¬ 
dio Archimede ne ha fatte di cosi belle, ha latto 
dir tanto di se , clic per saperne qualche cosa, 
non è mestieri di una erudizione molto vasta. 
Ma dopo Archimede , l'oratore chiamava a pa¬ 
ragone anche Cameade : e quivi il lettore era 
rimasto arrenato. In questa, Perpetua annunziò 
la visita di Tonio. 

cc A quest* ora? « disse aneli' egli don Ab¬ 
bondio com' era naturale. 

cc Clie vuol ella ? Non hanno discrezione: 
33 ma se non lo piglia al volo. . . » 

c» Se non lo piglio ora , chi sa quando lo 
u potrò pigliare. Fatelo venire . . . Ehi ! Ehi ! 
33 siete poi ben sicura che sia egli Tonio? « 

« Diavolo 1 « rispose Perpetua; c scese, 
aperse la porta , e disse : « dove siete ? 33 To¬ 
nio si mostrò; e in quella si mostrò pure Agne¬ 
se , e salutò Perpetua per nome. 

cc Buona sera , Agnese , 33 disse Perpetua : 
33 donde si viene a quest’ora? 33 

cc Vengo da .... » e nominò un paesetto 
33 vicino, cc E se sapeste ... 33 continuò : cc mi 
33 sono ind ugiala appunto in grazia vostra. 3; 

cc Oh perchè ! domandò Perpetua ; e ri¬ 
volta ai due fratelli, cc entrate , 33 disse , cc che 
cc vengo aneli' io. » 

Manzoni T. 1. 


l'JO I PROMESSI SPOSI. 

« Perchè, 33 ripigliò Agnese , una donna di 
J > quelle clic non sanno le cose , e vogliono 
33 parlare .... credereste? si ostinava a dire 
>3 che voi non vi siete sposala con Beppo Suo- 
33 lavecchia, nè con Anseimo Lunghigna, per- 
33 chè non vi hanno voluta, lo sosteneva che 

33 voi gli avete rifiutati, l’uno c l’altro . 33 

cc Sicuro. Oli la bugiarda ! la bugiardona 1 
33 Chi è costei ? 33 

cc Non me lo domandate, che non mi piace 
33 metter male. 33 

« Me lo direte , me lo avete a dire : oh la 
33 bugiarda 1 » 

cc Basta .... ; ma non potete credere quan- 
33 to mi sia saputo male di non conoscer bene 
33 tutta la storia , per confonder colei. 33 

cc E una bugiacciaccia, 33 disse Perpetua , la 
33 più infame ! Quanto a Beppo , tutti sanno e 
33 hanno potuto vedere .... Ehi, Tonio 1 soc- 
33 chiudete la porta e salite pure , eh’ io ven- 
33 go. 33 Tonio rispose di dentro che si , e Per¬ 
petua prosegui la sua narrazione appassio¬ 
nala. In faccia alla porta di Don Abbondio si 
apriva tra due casipole una stradetta , la quale 
non correva diritta più che la lunghezza di 
quelle, e volgeva nei campi. Agnese vi s’avviò 
come se volesse trarsi alquanto in disparte per 
parlare più liberamente , e Perpetua dietro. 
Quando ebbero voltato il canto , e furono in 
luogo donde non si poteva più vedere ciò che 
accadesse dinanzi alla casa di don Abbondio. 
Agnese tossi forte. Era il segno : Renzo lo in- 



CAPITOLO Vili. 171 

tese, lece animo a Lucia con una stretta di 
braccio, ed entrambi in punta di piedi voltarono 
anche essi il loro canto, strisciarmi quatti quat¬ 
ti rasente il muro , vennero alla porta, 1* apri¬ 
rono dilicatamente •, uno c due , cheli e china¬ 
ti, furono nell’ andito : quivi erano i due fra¬ 
telli ad aspettare. Renzo abbassò pian piano il 
saliscendo nel monachetto : e tutti quattro su 
per le scale non facendo pur romore per due. 
Giunti sul pianerottolo , i due fratelli si fecero 
alla porta della stanza che era di fianco alla 
scala ; gli sposi si strinsero alla parete. 

cc Dco gv alias , » disse Tonio, a voce spie¬ 
gata. 

cc Tonio , eh ? Entrale , >> rispose la voce di 
dentro. 

Il chiamato schiuse le imposte appena quanto 
era necessario per passare egli è il fratello 
ad un per volta. La riga di luce che usci dom- 
provviso per quella apertura e scorse a traver¬ 
so il pavimento oscuro del pianerottolo , fece 
trepidare Lucia , come s’ ella fosse scoverta. 
Entrati i fratelli, Tonio si chiuse l’uscio die¬ 
tro : gli sposi rimasero immobili nelle tenebre, 
con le orecchie tese , tenendo il fiato : il romo¬ 
re più forte era il martellar che faceva il po¬ 
vero cuore di Lucia. 

Don Abbondio stava, come abbiam detto , 
sur una vecchia seggiola, ravvolto in una vec¬ 
chia zimarra, imbacuccato in un vecchio ber¬ 
retto a foggia di camauro che gli faceva corni¬ 
ce intorno alla faccia, al lume scarso d una 


{']'! I PROMESSI SPOSI, 

picciola lucerna. Due folte ciocche che gli scap¬ 
pavano fuor del berretto, due folti sopraccigli, 
due folti mustacchi, un folto pizzo pel lungo 
del mento , tutti canuti e sparsi su quella fac¬ 
cia brunazza e rugosa, potevano assomigliarsi 
a cespugli nevicosi sporgenti da un dirupo, al 
chiarore della luna. 

cc Ali I ali 1 « fu il suo saluto, mentre si ca¬ 
vava gli occhiali e gli riponeva nel libric- 
ciuolo. 

cc Dirà il signor curato che son venuto tardi, » 
disse Tonio, inchinandosi, come pure fece, 
ma più goffamente , Gervaso. 

cc Sicuro che è tardi: tardi in tutte le manie- 
33 re. Lo sapete che sono ammalato ? 33 
cc Oh me ne spiace 1 33 

cc L' avrete inteso dire , sono ammalato , e 
33 non so quando potrò lasciarmi vedere . ... 
33 Ma perchè vi siete tirato dietro quel ... quel 

33 figliuolo ? 33 

3ù Cosi per compagnia, signor curato. 3 > 

33 Basta , vediamo. 33 

Sono venticinque berlinghe nuove , di 
>3 quelle col sant Ambrogio a cavallo , 33 disse 
Tonio , cavandosi un gruppetto di tasca. 

cc Vediamo 33 replicò don Abbondio; c preso 
il gruppetto , si rimesse gli occhiali, lo spiegò, 
cavò le berlinghe, le volse , le rivolse , le no¬ 
verò , le trovò irreprensibili. 

cc Ora , signor curato, mi darà la collana 
della mia Tecla. >3 

cc L giusto, rispose don^Abbondio : e andò 


33 


CAPITOLO Vili. 1^3 

ad un armadio, e cacciata una chiave , guar¬ 
dandosi intorno come per tener lontani gli 
spettatori , aperse una parte d‘ imposta , riem¬ 
pi 1’ apertura colla persona, introdusse la testa 
per guardare ', e un braccio per ritirare il pe¬ 
gno ; lo ritirò , chiuse l’armadio, svolse il car- 
toccino , disse : cc va bene * 33 lo ripiegò , e 
lo consegnò a Tonio. 

« Ora , disse questi, cc si contenti di met- 
33 tere un po’ di nero sul bianco. 33 

cc Anche questa! » disse don Abbondio: cele 
w sanno tutte. Ili ! com’ è divenuto sospettoso 
33 il mondo ! Non vi fidate di me ? 33 

cc Come , signor curato ! s’io mi fido? Ella 
33 mi la torto. Ma , siccome il mio nome è sul 
33 suo libraccio, dalla parte del debito . . . dun- 
33 que giacche ella ha già avuto l’incomodo di 
33 scrivere una volta , cosi . . . dalla vita alla 
33 morte .... 33 

cc Bene bene , >3 interruppe don Abbondio , 
e brontolando , tirò a se un cassetto del ta¬ 
volino , ne tolse carta , penna e calamaio, c 
si pose a scrivere , ripetendo a viva voce le 
parole , a misura che gli uscivano dalla pen¬ 
na. Frattanto Tonio e ad un suo cenno Ger- 
vaso , si posero in piedi dinanzi al tavolino 
in modo di togliere allo scrittore la vista 
della porta ; e come per ozio andavano sof- 
fregando coi piedi il pavimento, per dar segno 
a quei di fuori che entrassero , e per confon¬ 
dere nello stesso tempo il romore delle loro 
pedate. Don Abbondio attuffato nella sua scrit- 

i5 ' 


iy4 1 promessi sposi. 

tura non badava ad altro. Al fruscio dei 
quattro piedi , Renzo prese un braccio di Lu¬ 
cia , lo strinse per darle coraggio , e si mosse 
traendosela dietro tutta tremante , che da per 
se non vi si sarebbe potuta condurre. Entra¬ 
rono pian piano in punta di piedi , compri¬ 
mendo il respiro, e si collocarono dietro i 
due fratelli. Intanto don Abbondio, finito di 
scrivere , rilesse attentamente , senza sollevar 
gli occhi dalla carta ; la piegò , dicendo : 
cc sarete contento ora ? » e levatisi con una 
mano gli occhiali dal naso , sporse con 1‘ al¬ 
tra il loglio a Tonio , alzando la faccia. To¬ 
nio , stendendo la destra a prenderlo , si ri¬ 
tirò da una parte, Gervaso , ad un suo cen¬ 
no , dall altra : ed ecco , come al dividersi 
d'una scena, apparire nel mezzo Renzo e 
Lucia. Don Abbondio intravvìde , vide , si 
spaventò, si stupì, s’infuriò, pensò, prese 
una risoluzione : tutto questo nel tempo che 
Renzo mise a proferire le parole : cc signor 
53 curato, in presenza di questi testimoni, 
55 quest’ è mia moglie, sd Le sue labbra non 
eran ancora tornate in riposo , che don Ab¬ 
bondio aveva già lasciata cadérla quitanza, 
afferrata colla manca , e sollevata la lucer¬ 
na , ghermito con la destra il tappeto che 
copriva la tavola e tiratolo a se con furia , 
gittando a terra , libro , carta, calamaio e 
polverino , e balzando tra la seggiola e la 
tavola s era avvicinato a Lucia. La poveretta 
con quella sua voce soave, e allora tutta 


CAPITOLO Vili. 1 -j 5 

tremante , aveva appena potuto proferire : 
cc e questo ... die don Abbondio le aveva 
gittato^sgarbatamente il tappeto sulla lesta e 
sul volto , per impedirle di pronunziare in¬ 
tera la forinola. E tosto lasciata cadere la 
lucerna die teneva nell’ altra mano , si aiutò 
anche con quella a ravvolgerle quel drappo 
intorno alla faccia, che quasi ì affogava; e 
intanto gridava a testa , come un toro ferito : 
« Perpetua , Perpetua , tradimento , aiuto I 33 
Il lucignolo morente sul pavimento , mandava 
una luce languida e saltellante sopra Lucia , 
la quale affatto smarrita, non tentava pure 
di svilupparsi, e poteva parere una statua 
sbozzata in creta , sulla tjuale P artefice ha 
gittato un umido panno. Cessata ogni luce , 
don Abbondio lasciò la poveretta, e andò 
cercando a tentone la porta che metteva ad 
una stanza più interna ; la trovò , vi entrò , 
si chiuse dentro , gridando tuttavia . cc Perpe- 
33 tua, tradimento, aiuto, fuori di questa casa, 
3> fuori di questa casa. 33 NelPaltra stanza tutto 
era confusione : Renzo , cercando di cogliere il 
curato , e remigando colle mani , come se fa¬ 
cesse a gatta cieca , era giunto alla porta , e 
bussava , gridando : cc apra, apra , non faccia 
33 schiamazzo 33. Lucia chiamava Renzo con 
voce fioca , e diceva supplicando : cc andiamo , 
33 andiamo, per amor di Dio 33. Tonio, carpone 
andava scopando colle mani il pavimento, per 
adunghiare la sua quilanza. Gervaso spiritato, 


1^6 1 PROMESSI SPOSI, 

gridava e trasaltava, cercando la porta della 
scala per uscire a salvamento. 

In mezzo a questo serra serra, non possiamo 
lasciare di arrestarci un momento a lare una 
riflessione. Renzo il quale strepitava di notte 
in casa altrui , che vi si era tramesso di sop¬ 
piatto , e teneva, il padrone stesso assediato in 
una stanza , ha tutta V apparenza d'un oppres¬ 
sore ; eppure alla fine del fatto , egli era I op¬ 
presso. Don Abbondio , sorpreso , messo in tu¬ 
ga , spaventato , mentre attendeva tranquilla¬ 
mente ai fatti suoi, parrebbe la vittima ; ep¬ 
pure in realtà era egli che faceva torto. Così 
va sovente il mondo . . . voglio dire , così an¬ 
dava nel secolo decimo settimo. 

L’ assediato , veggendo che il nemico non 
dava segno di sgomberare, aperse una fine¬ 
stra che guardava in sul sagrato , e si diede 
a gridare : « aiuto ! aiuto ! « Batteva la più 
bella luna del mondo : 1’ ombra della chiesa , 
e più in fuori l’ombra lunga ed acuta del 
campanile si stendeva bruna, immobile e netta 
sul piano erboso e lucente del sagrato ; ogni 
oggetto si poteva discernere quasi come di 
giorno. Ma fin dove giungeva lo sguardo, 
non appariva indizio di persona vivente. Con¬ 
tiguo però al muro laterale della chiesa , e 
appunto dal lato che guardava verso la casa 
parrocchiale , era un piccolo abituro , un bu¬ 
gigattolo dove dormiva il sagrestano. Fu 
questi riscosso da quello sformato grido, fé’ 


CAPITOLO Vili. 177 

un balzo in sul letto, ne scese in fretta, 
aperse l'impannata d una sua finestrella, mise 
la testa fuori, colle palpebre incollate tutta¬ 
via , e disse : t,c che cosa c 5 è ? 33 

cc Correte , Ambrogio 1 " aiuto ! gente in 
33 casa, » gridò verso lui don Abbondio. 
« Vengo subito, 33 rispose quégli tirò indie¬ 
tro la testa, richiuse la sua^ffipannata, e 
quantunque mezzo trasognato e pù che mezzo 
sbigottito , trovò su due piedi uno spediente 
per dar più aiuto che non gliene venisse di¬ 
mandato , senza cacciarsi egli nel tafferuglio, 
qual eh' ei fosse. Da di piglio alle brache che 
teneva sul letto , cacciasele!;,'sotto il braccio 
come un cappello di gala , e giù balzelloni 
per una scaletta di legno , corre al campa¬ 
nile , afferra la corda della più grossa di due 
campanette che v’ erano , e suona a martello. 

T011 , ton , ton , ton : i contadini balzano 
a seder sul letto; i garzoni sdraiati sul fe¬ 
nile , tendono V orecchio e saltando in pie¬ 
di. « Che è ? Che è ? Campana a martello 1 
33 Fuoco? Ladri? Banditi? 33 Molte donne 
consigliano , pregano i mariti di non si muo¬ 
vere , di lasciar correre gli altri : alcuni si 
alzano, e vanno alla finestra : i poltroni, 
come se si arrendessero alle preghiere , si 
rappiattano sotto le coltri ; i più curiosi e 
più bravi scendono a torre le forche e gli 
archibugi, per correre al romorc : altri stanno 
a vedere. 

y Ma prima clic quelli f ossero all ordine , 


I 7 8 I PROMESSI SPOSI, 

pi ima anzi che fossero ben desti, il romore 
era giunto agli orecchi d’ altre persone clic 
vegliavano , non lontano , in piedi e vestite ; 
i bravi in un luogo , Agnese e Perpetua in 
un altro. Diremo prima brevemente ciò che 
facessero coloro dal momento in cui gli ab¬ 
biamo lascM® parte nel casolare e parte al- 
F osteria. Guesti tre , quando videro tutte le 
porte cliiuse^pia via deserta, uscirono , mo¬ 
strando d’andarsene lontano , diedero pian 
piano una giravolta pel villaggio , onde chia¬ 
rirsi se ognuno era ritirato ; e infatti non 
Scontrarono anima viva , nè intesero il più 
piccolo strepito.^Passarono anche , e più pia¬ 
namente , dinanzi alla nostra povera casetta : 
la più quieta di tutte , giacché non v’ era 
più nessuno. Andarono allora diritto al ca¬ 
solare , e fecero la loro relazione al signor 
Griso. Tosto egli si pose in testa un cappellac¬ 
cio , in su le spalle un sanrocchino di tela in¬ 
cerata , sparso di arselle , prese in mano un 
bordone da pellegrino, disse : cc andiamo da 
» bravi : zitti, e attenti agli ordini ; w si mosse 
il primo , gli altri dietro , e in breve divennero 
alla casetta , per una strada opposta a quella 
per cui se n 1 era allontanata la nostra brigata¬ 
la , andando aneli’ essa alla sua spedizione.ili 
Griso rattenne la truppa alcuni passi lontano, 
andò innanzi solo ad esplorare , e visto tutto 
deserto e tranquillo al di fuori, fece venire 
avanti due di que' tristi , diede loro ordine di 
scalar chetamente il muro che chiudea il corti- 


CAPITOLO Vili. 179 

letto , e calati dentro, di appiattarsi in un an¬ 
golo , dopo una folta ficaia di' egli aveva ap¬ 
postata il mattino. Ciò fatto , picchiò sommes¬ 
samente , con intenzione di dirsi un pellegrino 
smarrito die domandava ricovero fino a gior¬ 
no. Nessuno risponde : ripicchia un po più for¬ 
te ; nè un zitto. Allora egli va a chiamare un 
terzo malandrino, lo fa calare nel cortiletto al 
modo degli altri due, coll’ ordine di sconficcar 
bel bello il chiavistello per di dentro , onde 
aver libero l’ingresso c la ritirata. Tutto si ese¬ 
guisce con gran cautela e con prospero succes¬ 
so. Vassene a chiamar gli altri, li fa entrare 
con se , li manda a rimpiattarsi a canto ai pri¬ 
mi , rabbatte 1’ uscio dolce dolce , vi posa due 
sentinelle al di dentro , e va dritto alla porta 
del terreno. Bussa anche quivi ; aspetta : e po¬ 
teva ben aspettare. Sconficca pian pianissimo 
anche quella porta : nessuno di dentro dice : 
chi va là ? nessuno si fa sentire: meglio non 
può andare : Avanti dunque : « st, chiama 
quei della ficaia , entra con loro nella stanza 
terrena dove il mattino aveva scelleratamente 
accattato quel tozzo di pane. Cava fuori esca , 
pietra focaia , acciarino e zolfanelli, accende 
un suo lanternino, mette piede nell altra stanza 
più interna , per accertarsi che nessuno vi sia . 
non c'è nessuno. Ritorna; va all uscio della 
scala, guarda, porge orecchi : solitudine e si¬ 
lenzio. Lascia due altre sentinelle al terreno, 
si là venir dietro il Grignapoco , un bravo del 
contado di Bergamo, clic solo doveva minac- 


l 8 o I PROMESSI SPOSI, 

ci are, acchetare, comandare, essere in somma 
il dicitore , affinchè la sua loquela potesse far 
credere ad Agnese che Ja spedizione veniva da 
quella parte. Con costui al fianco, e gli altri 
dietro, il Griso sale adagio adagio bestem¬ 
miando in cuore suo ogni scalino che scricchio¬ 
lasse , ogni pedata di que’ mascalzoni die fa¬ 
cesse romore. Finalmente è in cima. Qui giace 
la lepre. Spinge mollemente la porta che mette 
alla prima stanza , V imposta cede , si fa spi¬ 
raglio : vi mette 1 occhio ; è scuro : vi mette 
F orecchio , per sentire se qualcheduno russa, 
fiata, brulica la entro; niente. Dunque avanti : 
ponsi la lanterna dinanzi al muso , per vedere 
senza esser veduto , spalanca la porta , scorge 
un letto ; addosso : il letto è fatto e spianato , 
colla rimboccatura distesa e composta sul ca¬ 
pezzale. Si stringe nelle spalle , si volge alla 
compagnia , accenna loro eh’ egli va a vedere 
all altra stanza , e che gli tengali dietro pian 
piano , vi va , fa le stesse cerimonie , trova la 
stessa cosa, cc Che diavolo è questo? « dice egli 
allora spiegatamente : « che qualche cane tra- 
33 ditore abbia fatto la spia ? 33 Si danno tutti, 
con men cautela a guardare, a tastare per ogni 
cantone , metton sossopra la casa. Mentre co¬ 
storo sono in tale faccenda, i due che vegliano 
alla porta della via , sentono venire per quel¬ 
la , dal di fuori del villaggio, avvicinarsi e 
spesseggiare una picciola pedata: s J immagi¬ 
nano clic quel chiunque sia passerà dritto ; 
stanno elicti, e a buon conto si tengono all ei- 


CAPITOLO VITT. l8l 

la. Ed ecco clic la pedala si ferma appunto alla 
porta. Era Menico che veniva in fretta, man¬ 
dato dal padre Cristoforo ad avvisare le due 
donne che per amor del cielo scappassero tosto 
di casa e si rifuggissero al convento , perchè ... 
il perchè lo sapete. Prende la maniglia del ca¬ 
tenaccio per bussare , e se lo sente traballar 
nella mano schiodato e scassinato. Che è que¬ 
sto ? pensa egli, e spinge V imposta atterrito ; 
quella s’ apre, egli mette un piè dentro in gran 
sospetto , e si sente ad un punto brancate per 
le due braccia , e due voci sommesse a destra 
c a sinistra clic dicono in tuono minaccioso : 
« zitto ! taci , o sei morto m. Egli all’ opposto 
alza uno strido : uno degli afferratoli gli dà 
d una gran zampa in sulla bocca, E altro mette 
mano ad un coltellaccio per fargli paura. 11 
garzoncello trema come una foglia e non tenta 
pur di gridare ; ma tuli’ad un tratto, in sua 
vece , c con ben altro tuono , scoppia quel pri¬ 
mo tocco di squilla cosi fatto, e dietro una 
tempesta di rintocchi alla fila. Chi è in diletto 
è in sospetto , dice il proverbio milanese ; a/- 
I uno c all* altro furfante parve di sentire i n 
quei tocchi il suo nome , cognome c soprano o- 
me ; lasciano andare le braccia di Menico , ri¬ 
tirano le loro in furia , spalancano la mano e 
la bocca , si guardano in cera , c corrono alla 
casa , dov 5 era il grosso della compagnia. Me 
nico Inora , e a gambe per la contrada alla 
volta del campanile, dove a buon conto qual¬ 
cheduno \i do\ «iva essere. Agli altri inviami 
Manzoni T. 1. iti 


lBli t promessi spost. 

che rovistavano la casa all: alto e al basso , il 
terribile tocco lece la stessa impressione : si 
sconfondono , si scompigliano , si urtano a vi¬ 
cenda : ognuno cerca la via più breve per pit¬ 
tarsi alla porta. Eppure ellera tutta gente pro¬ 
vata e avvezza a mostrare il viso; ma non 
poterono star saldi contra un pericolo indeter¬ 
minato, e che non s’ era fatto vedere un po’da 
lontano prima di venir loro addosso. Vi volle 
tutta la superiorità del Griso a tenergli insie¬ 
me , tanto che la fosse ritirata e non fuga. Co¬ 
me il cane che scorta un gregge di porci corre 
or qua or là a quei che si sbandano , ne ad¬ 
denta uno per un* orecchia c lo tira in ischiera, 
ne spinge un altro col muso, abbaia ad un al¬ 
tro che esce di fila in quel momento ; cosi il 
pellegrino acciuffa uno di coloro die già toc¬ 
cava la soglia e lo strappa indietro , caccia in 
dietro col bordone uno e un altro che v* eran 
già presso, grida agli altri che scorrazzano sen¬ 
za saper dove , tanto che li raccozzò tutti nel 
mezzo del cortiletto, cc Alto ! alto 1 pistole in 
33 mano, coltelli in pronto, tutti insieme, e poi 
33 andremo : cosi si va. Chi volete che ci tocchi, 
33 se stiamo ben insieme, gaglioffoni? Ma se ci 
33 lasciamo acchiappare a uno a uno, anche i 
33 villani ce ne daranno. Vergogna ! Dietro a 
33 me, e uniti >3. Dopo questa breve arringa , 
si pose alla fronte , e usci il primo. La casa , 
come abbiamo detto, era in capo del villaggio : 
il Griso prese la strada che metteva fuori, e 
tutti gli tennero dietro in buon ordine. 


CAPITOLO Vili. l83 

Lasciamoli andare, e torniamo un passo 
addietro a pigliare Agnese e Perpetua, che 
abbiamo piantate al di là d* un certo canto. 
Agnese aveva procurato di slontanar P altra 
dalla casa di don Abbondio, il più che fosse 
possibile ; e fino ad un certo punto la cosa 
era andata bene. Ma Lutt" ad un tratto la ser¬ 
va s‘ era ricordata della porta rimasta aper¬ 
ta , e aveva voluto tornare indietro. Non 
c era die dire : Agnese per non farle nascere 
qualche sospetto, aveva dovuto voltar con 
lei e andarle dietro , cercando però di soprat¬ 
tenerla ogni volta che la vedesse infervorala 
ben bene nel racconto di quei tali matrimo¬ 
ni i andati a monte. Mostrava di darle una 
grande udienza , e di tempo in tempo , per 
far vedere die stava attenta , o per ravviare 
il cicalio, diceva, «sicuro* adesso capisco: 
m va benissimo : la è chiara : e poi ? e egli ? 
» e voi ? » Ma intanto faceva un altro di¬ 
scorso con se stessa. — Saranno mo usciti a 
quest* ora ? O saranno ancor dentro ? Che al¬ 
locchi siamo stati tutti e tre a non concer¬ 
tar qualche segnale per dare avviso a me 
quando la fosse riuscita ! E stata proprio 
grossa 1 Ma la è fatta : ora il meglio è di 
tener costei a bada il più che si possa : alla 
peggio sarà un po' di tempo perduto. — Cosi 
a pose e a scorserelle, s* erano ricondotte 
poco lontano dalla casa di don Abbondio ; 
la (piale però non vedevano per ragione di 


l84 I PROMESSI SPOSI, 

quel tal canto : e Perpetua , trovandosi ad un 
punto importante della narrazione , s ? era la¬ 
sciala fermare senza far resistenza , anzi senza 

' C 

avvedersene , quando repente s' udì venir rim¬ 
bombando dall* alto nel vano immoto del- 
1 * aria , per 1 ’ ampio silenzio della notte , quel 
primo sgangherato grido di don Abbondio ; 
« aiuto 1 aiuto 1 » 

« Misericordia I che cosa è stato ? >:> gridò 
Perpetua , e volle correre. 

cc Che è ? che è ? » disse Agnese , rite¬ 
nendola per la gonna. 

cc Misericordia ! non avete inteso ? w re¬ 
plicò quella svincolandosi. 

cc Che è V che è ? ripetè Agnese , affer¬ 
randola per un braccio. 

cc Diavolo d una donna 1 « sciamò Perpe¬ 
tua , ributtandola per mettersi in libertà , e 
a correre. In quella, più lontano, più sot¬ 
tile , più istantaneo , s" ode lo strillo di Me¬ 
nico. 

cc Misericordia ! « grida anche Agnese, e 
a galoppo dietro l'altra. Avevan quasi ap • 
pena levate le calcagna , quando la squilla 
intonò un tocco, e due e tre , e una segue.n- 
za : sarebbero stati sproni se quelle ne aves 
scio avuto bisogno. Perpetua giunge di due 
passi la prima : mentre vuol lanciare la mano 
alle imposte e spalancarle , ecco le si spa¬ 
lancano per didentro, e sulla soglia Tonio, 
Gervaso , Renzo , Lucia, che , trovata la 


CAPITOLO Vili. 1 85 

scala , n* erano venuti giù saltelloni , e sen¬ 
tendo poi quel terribile martellamento cor¬ 
revano in furia a mettersi in salvo. 

« Che c'è? che c’è? » domandò Perpe¬ 
tua ansante ai fratelli, che le risposero con 
un urtone e scantonarono. « E voi ! Come ! 
33 clie fate qui voi ? 33 domandò poscia al- 
1 ‘ altra coppia, quando 1 ebbe raffigurata. Ma 
quelli pure uscirono senza rispondere. Per¬ 
petua per accorrere dov’ era maggior bisogno, 
non chiese altro , si gettò a furia nell andi¬ 
to , e galoppò a tentone verso la scala. 

I due sposi rimasti promessi si trovarono 
in faccia Agnese , che arrivava trambasciata 
e all'annosa. « Ali siete qui ! 33 diss ella 
traendo la parola a stento, cc Com* è andata ? 
33 che cos" è la campana ? Mi par d aver in- 
33 teso ... 33 

« A casa, a casa , 33 diceva Renzo , « pri- 
33 ma che vengala gente. 33 E s’avviavano; 
ma arriva Menico a tutta corsa , li ricono¬ 
sce , si pone dinanzi a loro , e ancor tutto 
tremante, colla voce mezzo spenta, dice : 
« dove andate ? indietro, indietro ! per di 
33 qua al convento. 33 

cc Sei tu che ... ? 33 cominciava Agnese, 
cc Che è ? 33 domandava Renzo. Lucia tutta 
smarrita taceva e tremava. 

cc C’ è il diavolo in casa , riprese Menico 
>3 anelante. 33 Gli ho veduti io : in" hanno vo- 
33 luto ammazzare : 1 ’ ha detto il padre C11- 
33 stoforo , e anche voi Renzo : ha detto che 

1 6 * 


I PROMESSI SPOSI. 

53 veniate subito : e poi gli ho veduti io : 
33 provvidenza che vi trovo qui tutti : vi dirò 
33 poi quando saremo fuori. « 

Renzo che era il più in cervello di tutti, 
pensò che di qua o di là conveniva andar 
subito , prima che la gente accorresse , e che 
la più sicura era di fare ciò che Menico con¬ 
sigliava ; anzi comandava colla forza di uno 
spaventato. Per istrada poi, e fuori del gar¬ 
buglio e del pericolo, si potrebbe chiedere 
al garzoncello una spiegazione più chiara. 
« Cammina innanzi, » gli disse. « Andiamo 
33 con lui , « disse alle donne. Si volsero, 
tirarono in fretta verso la chiesa , attraver¬ 
sarono il sagrato , dove per grazia del cielo 
non v’ era ancora anima viva , entrarono in 
una stradotta che passava tra la chiesa e la 
casa di don Abbondio : alla prima callaietta 
che trovarono , dentro ; e via pei campi. 

Non erano forse ancora dilungati un cin¬ 
quanta passi, quando la gente cominciò a 
trarre sul sagrato ; e ad ogni momento in¬ 
grossava. Si guardavano in viso gli uni gli 
altri : ognuno aveva una domanda da fare, 
nessuno una risposta da dare. I primi arrivati 
corsero alla porta della chiesa : era serrata. 
Col sero al campanile di fuori ; e uno di quel¬ 
li , messa la bocca ad un fmestrucolo , a una 
specie di balestriera, cacciò dentro un: « che 
diavolo c’è? 33 Quando Ambi ogio intese 
una voce conosciuta , lasciò andare la corda ; 
e latto certo dal ronzio, che era accorso 


CAPITOLO Vili. 187 

molto popolo, rispose: « vengo ad aprire. 33 
Si adattò in fretta 1 * arnese che aveva por¬ 
talo sotto il braccio, venne per di dentro 
alla porta della chiesa , c 1 aperse. 

« Che cosa è lutto (questo fracasso ? — Che 
« cosa è? -— Dov è? — Chi è? 33 

et Come , chi è ? 33 disse Ambrogio tenendo 
con una mano un' imposta, e con 1’ altra 
quel tale abbigliamento che s’era messo cosi 
in fretta: « Conici Non lo sapete? Gente 
33 in casa del signor curato. Alto, figliuoli: 
33 aiuto. 33 Si voltano Lutti a quella casa , 
guardano , vi si appressano in frotta , guar¬ 
dano ancora in su , porgon le orecchie : tutto 
quieto. Altri corrono alla porta della via : è 
chiusa e sprangata : guardano in su : non v è 
una finestra aperta : non si sente 1111 zitto. 

et Chi è là dentro? — Ohe, ohe 1 —Si- 
33 gnor curalo I — Signor curato I » 

Don Abbondio , il quale , appena accortosi 
della fuga degl invasori, s era ritirato dalia 
finestra , e 1 aveva richiusa , e che in questo 
momento stava a battagliar sotto voce con 
Perpetua che 1 * aveva lasciato solo in quel 
viluppo, dovette, quando si senti chiamare 
a voce di popolo, venir di nuovo alla fine¬ 
stra ; e visto quel gran soccorso , si penti 
di averlo invocalo. 

« Che cosa è stato ? — Clic le hanno lat- 
33 to? — CI li sono costoro? — Dove sono? 33 
gli veniva gridato da cinquanta voci a un 
tratto. 


l88 I PROMESSI SPOSI. 

« Non c’ è più nessuno : vi ringrazio : tor- 
33 nate pure a casa. 33 

« Ma dii è stato? — Dove sono andati? — 
>3 Che è accaduto ? 33 

« Cattiva gente; gente che gira di notte ; 
33 ina sono fuggiti : tornate a casa : non c" è 
33 più niente: un’altra volta, figliuoli: vi 
33 ringrazio del vostro buon cuore 33. E detto 
questo , si ritrasse , e chiuse la finestra. Qui 
alcuni cominciarono a brontolare , altri a bef¬ 
fare , altri a bestemmiare ; altri si stringevano 
nelle spalle e s’ avviavano : quando arriva uno 
tutto trafelato che stentava a formar le pa¬ 
role. Stava costui di casa quasi rimpetto alle 
nostre donne , ed essendosi, al romore , fatto 
alla finestra , aveva veduto nel cortiletto quel 
rimescolamento dei bravi, quando il Griso si 
affannava a rannodarli. Quand’ ebbe riavuto 
il fiato gridò: cc die fate qui, figliuoli? non 
33 è qui il diavolo ; e giù in fondo alla con- 
33 trada , alla casa di Agnese Mondella : gente 
33 armata , son dentro ; par che vogliano ani- 
33 mazzar un pellegrino : chi sa che diavolo 

33 c’ è 1 33 

« Che ? — Che ? — Che ? — E comincia 
33 una consulta tumultuosa. » Bisogna anda- 
33 re. — Bisogna vedere. — Quanti sono? 
33 — Quanti siamo ? — Chi sono ? — Il con- 
33 sole 1 il console I 33 

cc Son qui, 33 risponde il console di mezzo 
alla folla , cc son qui : ma bisogna aiutarmi, 
33 bisogna obbedire. Presto : dov è il sagre- 


CAPITOLO Vili. l8() 

33 stano ? alla campana, alla campana. Pre- 
33 sto : uno clic corra a Lecco a cercar soc- 
>3 corso : venite qui lutti . . . 33 

Chi accorre , chi sguizza tra uomo e uomo 
e se la batte ; il tumulto era grande quando 
arriva un altro che gli aveva veduti partire 
in fretta, e grida alla sua volta : « correte , 
33 figliuoli : ladri, o banditi che scappano 
33 con un pellegrino : son già fuori del pae 
33 se : addosso ! addosso I >3 A questo avA iso, 
senza aspettar gli ordini del capitano, si muo¬ 
vono in massa , giù alla rinfusa per la con¬ 
trada : a misura che 1 esercito procede , molti 
della vanguardia allentano il passo, si la¬ 
sciano sopravanzarc , e si ficcano nel corpo 
della battaglia : gli ultimi spingono innanzi : 
lo sciame confuso giunge finalmente al luogo 
indicato. Le tracce dell invasione erano re¬ 
centi , c manifeste : la porta aperta , i chia¬ 
vistelli sconficcati , ma gl invasori erano spa¬ 
riti. Si entra nel cortile , si va alla porta del 
terreno : aperta , e sconficcata aneli essa : si 
domanda : « Agnese 1 Lucia ! 11 pellegrino ! 
33 Dov è il pellegrino ? L a\ rà sognato Stefano, 
33 il pellegrino. — No , no : 1 ha visto anche 
33 Carlandrea. Ohe, pellegrino! — Agnese 1 
>3 Lucia ! 3 j Nessuno risponde, n Le hanno por- 
33 tate via! Le hanno portate via! V’ebbe al¬ 
lora di quelli che , levando la voce , proposero 
d inseguire i rapitori: clic 1 era una nefandi tà ; 
e la sarebbe una vergogna pel paese, se ogni 
birbone potesse a man salva venire a portarne 


IpO I PROMESSI SPOSI. 

\ via le donne come il nibbio i pulcini da un* aia 
disabitata. Nuova consulta e più tumultuosa : 
ma uno ( e non si seppe mai bene chi losse 
stato ) gittò nella brigala una voce che Agnese 
e Lucia s* erano poste in salvo in una casa. 
La voce corse rapidamente , ottenne creden¬ 
za , non si parlò più di dar la caccia ai fug¬ 
gitivi , e la brigata si sparpagliò , andando 
ognuno a casa sua. Era un bisbiglio, uno 
strepito , un bussare e un aprir di porte , un 
apparire e uno sparir di lucerne , un inter¬ 
rogare di donne dalle finestre, un rispondere 
dalla via. Tornata questa deserta e tacila , i 
discorsi continuarono nelle case, e morirono 
negli sbadigli, per ricominciar poi il doma¬ 
ni. Fatti però , non ve il* ebbe altri ; se non 
che al mattino di quel domani , il console 
stando nel suo campo , col mento appoggiato 
sulle mani, e le mani sul manico della vanga 
mezzo confitta nel terreno, e con un piede 
sul vangile : stando , dico , a speculare tra se 
e se sui misteri della notte passata, e sulla 
ragione composta di ciò che a lui s* aspettas¬ 
se , e di ciò che gli convenisse di lare , vide 
venire alla sua volta due uomini di assai ga¬ 
gliarda presenza , chiomati come due re dei 
Franchi della prima razza , e somigliantissimi 
nel resto a que" due che cinque giorni prima 
avevano affrontato don Abbondio , se pur non 
erano quei medesimi. Costoro con un tratto 
ancor meno cerimonioso, intimarono al con¬ 
sole che si guardasse bene di far deposizione 


CAPITOLO Vili. 191 

al podestà dell* avvenuto , di rispondere il 
vero, caso clic ne venisse interrogato, di ciar¬ 
lare, di fomentar le ciarle dei villani, per 
quanto aveva cara la speranza di morire di 
malattia. 

1 nostri fuggiaschi camminarono un pezzo 
di buon trotto , in silenzio, volgendosi or 
l ; uno or l’altro a guardare se nessuno gl' in¬ 
seguiva , tutti in affanno per la fatica della 
luga, pel battimento e per la sospensione pa¬ 
tita, pel cruccio della mala riuscita, per l’ap- 
P r cnsione confusa del nuovo oscuro pericolo. 
E Aie piu in affanno li teneva rincalzare con¬ 
tinuo di quei rintocchi i quali, quanto per 
l’allontanarsi veimano più fiochi e ottusi, 
tanto pareva che prendessero non so che di 
più lugubre e di malauroso. Il martellare cessò 
finalmente. Queglino allora tignandosi in un 
campo disabitato, e non sentendo un zitto al¬ 
l'intorno, allentarono il passo: c fu la prima 
Agnese che, raccolto il fiato, ruppe il silenzio 
chiedendo a Renzo coni’era andata, chiedendo 
a Menico che fosse quel diavolo in casa. Renzo 
contò brevemente la sua trista storia; e lutti 
e tre si volsero al fanciullo, il quale riferì più 
espressamente 1’ av\iso del padre, e narrò 
quello ch’egli stesso aveva veduto e rischiato, 
c che pur troppo conferma\ r a l’aA viso. Gli ascol¬ 
tatori compresero più che Menico non a\esse 
saputo dire: a quella rivelazione furori presi 
da un nuovo bri\ ido, ristettero tutti e tre un 
momento nel mezzo del cammino, ricambia 


lfp 1 PROMESSI SPOSI. 

rono ira loro uno sguardo di spavento; e tosto 
con un movimento unanime, tutti e tre posero 
una mano quale sul capo, quale sulle spalle 
del ragazzo, come per accarezzarlo, per rin¬ 
graziarlo tacitamente ch’egli fosse stato pei’ 
loro un angelo tutelare, per significargli la 
compassione che sentivano , e quasi per chie¬ 
dergli scusa dell 5 angoscia da lui sofferta e del 
pericolo corso per la loro salvezza. «Ora torna 
« a casa, perchè i tuoi non abbiano a star più in 
33 angustia per te , 33 gli disse Agnese ; e ri¬ 
cordandosi delle due parpaglinoie promesse, 
ne cavò quattro, e gliele diede, aggiungendo, 
et basta , prega il Signore clic ci rivediamo 
33 presto : e allora... 33 Renzo gli diede una 
berlinga nuova , c lo pregò ben bene di non 
dir nulla della commissione avuta dal padre; 
Lucia lo accarezzò di nuovo , lo salutò con a oce 
accorata, e il ragazzo li salutò lutto inteneri¬ 
to, e tornò indietro. Quelli si riavviarono tutti 
pensosi ; le donne innanzi e Renzo alle spalle, 
come per custodia. Lucia si teneva stretta al 
braccio della madre, e scansava dolcemente e 
con destrezza 1’ aiuto che il giovane le offriva 
nei passi malagevoli di quel viaggio fuor di 
strada ; vergognosa in se , anche in un tale tur 
bamento , dell’essere già stata tanto sola con 
lui e tanto famigliarmeli te, quando s’aspettava 
d essere fra pochi momenti sua moglie. Ora , 
svanito cosi dolorosamente quel sogno, ella si 
pentiva di essere trascorsa cosi oltre , e fra 
tante cagioni di trepidare , trepidava pur an- 


CAPITOLO Vili. lo 3 

clic per quel pudore die non nasce dalla (risia 
scienza del male , per quel pudore die ignora 
se stesso, somigliante alla paura del fanciullo 
che trema nelle tenebre senza saper di die. 

« E la casa? >■> disse un tratto Agnese. Ma 
per quanto la cura clic le strappava quella 
esclamazione fosse importante , nessuno rispo¬ 
se , perche nessuno poteva darle una risposta 
soddisfacente. Continuarono in silenzio il lor 
cammino , e poco dopo sbucarono finalmente 
ad una piazzetta dinanzi alla chiesa del con¬ 
vento. 

Renzo si fece alla porta della chiesa , e la 
sospinse bel hello. La porta di fatto si aperse, 
e la luna , entrando per lo spiraglio , illuminò 
la faccia pallida , e la barba d" argento del pa¬ 
dre Cristoforo, che stava quivi ritto in aspet¬ 
tazione. Visto che nessuno vi mancava, cc Dio 
« sia benedetto 1 » diss egli , e fece lor cenno 
clic entrassero. A canto a lui stava un alno 
cappuccino, ed era il laico sagrestano, clfegli 
con preghiere e con ragioni , aveva persuaso a 
vegliar con lui , a lasciar socchiusa la porta , e 
a starvi in sentinella per accogliere quei poveri 
minacciati : e non si richiedeva meno dell au¬ 
torità del padre c della sua fama di santo per 
condurre il laico ad una condiscendenza inco¬ 
moda , pericolosa , e irregolare. Entrati clic 
lurono, il padre Cristoforo richiuse pian piano 
la porla; allora il sagrestano non potò più reg¬ 
gere, e tratto il padre in disparte, gli andava 
susurrando all'orecchio: « ma padre, padre! 
AJunzoni T. J. 17 


194 1 PROMESSI SPOSI, 

w di notte ... in chiesa . . . con donne ... chiu- 
w dere ... la regola . . . ma padre ! « E crol¬ 
lava la testa. Mentre egli articolava stentata¬ 
mente quelle parole , — vedete un po* ! , pen¬ 
sava il padre Cristoforo, se fosse un masna¬ 
diere inseguito, fra Fazio non gli farebbe una 
difficoltà al mondo , e una povera innocente 
che scappa dagli artigli del lupo ... -— Omnia 
« munda mundis , » disse poi, volgendosi re¬ 
pentinamente a fra Fazio , e dimenticando che 
questi non intendeva di latino. Ma una tale 
dimenticaggine fu appunto quella che lece l’ef¬ 
fetto. Se il padre si fosse messo a questionare 
con ragioni, a fra Fazio non sarebbero man¬ 
cate altre ragioni da contrapporre , e sa il cielo 
quando e come la cosa sarebbe finita. Ma ai- 
fi udire quelle parole gravide d’ un senso mi¬ 
sterioso , e proferite cosi risolutamente , gii 
parve clic in quelle dovesse contenersi la solu¬ 
zione di tutti i suoi dubbi. S*acquietò, e disse : 
« va bene ; ella ne sa più di me. « 

« Fidatevi pure, « rispose il padre Cristo- 
foro ; e al dubbio chiarore della lampada che 
ardeva dinanzi all’altare, si accostò ai ricove¬ 
rati , i quali stavano sospesi attendendo, e 
disse loro : « figliuoli ! ringraziate il Signore 
a) clic vi ha scampati da un gran pericolo. Forse 
« in questo momento. .. ! » E qui si fece a 
spiegare ciò che aveva mandato accennando 
pel picciol messo : giacché non sospettava che 
eglino ne sapessero più di lui , e supponeva 
che Menico gli avesse trovati tranquilli alle 


CAPITOLO Vili. 195 

case loro , prima che vi arrivassero gli schera¬ 
ni. Nessuno lo disingannò , nemmeno Lucia , 
alla (piale però rimordeva segretamente di una 
tale dissimulazione con un tal uomo : ma era 
la notte dei viluppi e delle infinte. 

« Dopo ciò , >3 continuò egli , cc vedete bene, 
33 figliuoli, che questo paese non è ora sicuro 
» per voi. E il vostro , ci siete nati, non avete 
33 fatto torto a nessuno ; ma Dio vuol cosi ! E 
« una prova , figliuoli : sopportatela con pa- 
» zienza , con fiducia , senza rancore , e siate 
33 certi che verrò tempo in cui vi chiamerete 
33 contenti di ciò che ora accade, lo ho pensato 
3i a trovarvi un rifugio per questi primi mo- 
33 menti. Presto , io spero , potrete ritornar si- 
33 curi a casa vostra ; ad ogni modo Dio prov- 
33 vederà a voi pel vostro meglio, ed io^erto 
33 ini studierò di non mancare alla grazia che 
3 j egli mi fa , scegliendomi a suo ministro nel 
33 servigio di voi suoi poveri cari tribolati. Voi, j:> 
continuò volgendosi alle due donne, « potrete 
33 fermarvi a***. Quivi sarete abbastanza luori 
33 di ogni pericolo, e nello stesso tempo non 
33 troppo lontane dalla vostra casa. Cercate 
3> colà nel nostro convento, fate domandare il 
33 padre guardiano, dategli questa lettera : egli 
3 sarà per voi un altro Ira Cristoforo. E tu, 
33 mio Renzo , tu pure devi metterti per ora in 
33 salvo dalla rabbia altrui , e dalla tua. Porta 
33 questa lettera al padre Bonaventura da Lodi 
33 nel nostro convento di porta orientale in 
3. Milano. Egli ti farà da padre, ti darà indi- 


ig6 I PROMESSI SPOSI. 

33 rizzo, ti troverà lavoro, fin tanto che tu 
33 possa tornar a viver qui tranquillamente. 
33 Andate alla riva del lago , presso allo sbocco 
» del Bione , 33 un torrente a poca distanza dal 
convento. « Ivi vedrete un battello fermo ; di- 
3> rete : barca ; vi sarà domandato per chi ? 
33 rispondete ; san Francesco. La barca vi ac- 
33 coglierà , a i trasporterà all' altra riva , dove 
3 J troverete un baroccio clic vi condurrà a di- 
33 rimira fino a***. 33 

Chi domandasse come fra Cristoforo avesse 
cosi tosto a sua disposizione quei mezzi di tra¬ 
sporto per acqua e per terra, mostrerebbe di 
non conoscere qual fosse il potere di un cap¬ 
puccino tenuto in concetto di santo. 

Restava di pensare alla custodia delle case. 
Il padre ne ricevette le chiavi, incaricandosi 
di consegnarle a coloro , che Renzo ed Agnese 
gl’ indicarono. Quest 5 ultima , consegnando la 
sua , mise un gran sospiro , pensando che in 
quel momento la casa era aperta, che il dia¬ 
volo vi era stato, e chi sa che cosa vi rima¬ 
neva da custodire 1 

« Prima che partiate, 33 disse il padre , pre- 
33 ghiaino tutti insieme il Signore perchè sia 
33 con voi in codesto cammino e sempre ; e so- 
33 pia tutto vi dia forza , vi dia amore di vo- 
33 lere ciò eh’ egli ha voluto 33. Cosi dicendo 
s inginocchiò nel mezzo della chiesa; e tutti 
lecer lo stesso. Poi di' ebbero orato pochi mo¬ 
menti in silenzio , egli con voce sommessa , ma 
distinta, articolò queste parole ; et noi vi pie- 


CAPITOLO Vili. 19 ; 

>3 ghiaino ancora per quel poveretto che ci ha 
33 condotti a questo passo. Noi saremmo inde- 
33 gni della vostra misericordia , se non ve la 
33 domandassimo di cuore per lui : ne ha tanto 
33 bisogno ! Noi, nella nostra tribolazione, ab- 
» biamo questo conforto, che siamo nella slra- 
33 da dove voi ci avete posti : possiamo otl'e- 
33 rirvi i nostri guai ; e diventano un guadagno. 
33 Ma egli ! Egli è vostro nimico. Oh sventu- 
rato ! egli compete con voi ! Abbiate pietà 
33 di lui, o Signore , toccategli il cuore , ren- 
33 detelo vostro amico, concedetegli tutti i beni 
JJ che noi possiamo desiderare a noi stessi. >3 
Levatosi poi come in fretta , disse : c< via , 
33 figliuoli, non c è tempo da perdere : Dio vi 
33 guardi, il suo Angelo vi accompagni : an- 
33 date 33. E mentre eglino si avviavano con 
quella commozione che non trova parole e che 
si manifesta senza di esse , il padre soggiunse 
con voce commossa : « il cuore mi dice che ci 
cc rivedremo presto. 33 

Certo il cuore , chi gli dà retta, ha sempre 
qualche cosa da dire su quello che sarà. Ma 
che sa egli il cuore ? Appena un poco di quello 
che è già accaduto. 

Senza aspettar risposta, fra Cristoforo, si 
ritirò a gran passo; i viaggiatori uscirono; e 
Ira Fazio chiuse la porta, dando loro un ad¬ 
dio , colla voce aneli' egli alterata. Queglino 
s avviarono pian piano alla riva eh’ era stata 
loro indicata; videro quivi il battello , e data 
e ricambiata la parola, v' entrarono. 11 bar- 


I 9 & 1 PROMESSI SPOSI, 

cainolo , pontando un remo alla proda, se ne 
slaccò ; raccolto poi l’altro remo, e vogando 
a due braccia, prese il largo verso la piaggia 
opposta. Non tirava un alito di vento; il lago 
giaceva liscio e piano , e sarebbe paruto immo¬ 
llile , se non fosse stato il tremolare , e 1’ on¬ 
deggiar leggiero della luna, che vi si specchiava 
da mezzo il cielo. S’ udiva soltanto il fiotto 
morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, 
il gorgoglio più lontano dell* acqua rotta tra 
le pile del ponte, e il tonfo misurato di quei 
due remi che tagliavano la superficie azzurra 
del lago , uscivano ad un colpo grondanti, e 
si ritidfavano. L’ onda segala dalla barca, riu¬ 
nendosi dietro la poppa , segnava una striscia 
increspata che si andava allontanando dal li¬ 
do. I passeggieri silenziosi, colla faccia rivolta 
indietro, guardavano le montagne e il paese 
rischiarato dalla luna e svarialo qua e là di 
grandi ombre. Si discernevano i villaggi, le 
case, le capanne : il palazzotto di don Rodrigo, 
colla sua torre piatta, elevato sopra le casucce 
ammucchiate alia falda del promontorio , pa¬ 
reva un feroce che ritto nelle tenebre sopra una 
compagnia di giacenti addormentati, vegliasse 
meditando un delitto. Lucia lo vide, e rabbri¬ 
vidì ; discese coll* occhio a traverso la china , 
fino al suo paesello, guardò fiso alla estremità, 
scelse la sua casetta, scerse la chioma folta del 
fico che sopravanzava sulla cinta del cortile , 
scerse la finestra della sua stanza ; e seduta co¬ 
ni era sul tondo della barca , appoggiò il go- 


CAPITOLO Vili. 199 

mito sulla sponda, chinò su quello la fronte , 
come per dormire , e pianse segretamente. 

Addio , montagne sorgenti dalle acque , ed 
erette al cielo ; cime ineguali, note a chi è cre¬ 
sciuto tra voi, e impresse nella sua mente non 
meno che lo sia V aspetto dei suoi più fami¬ 
gliali ; torrenti dei quali egli distingue lo scro¬ 
scio , come il suono delle voci domestiche ; 

ille sparse e biancheggianti sul pendio , come 
branchi di pecore pascenti ; addio 1 Quanto è 
tristo il passo di chi cresciuto tra voi, se ne 
allontana 1 Alla fantasia di quello stesso che se 
ne parte volontariamente, tratto dalla speranza 
di lare altrove fortuna , si disabbelliscono in 
quel momento i sogni della ricchezza ; egli si 
maraviglia d’essersi potuto risolvere , e torne¬ 
rebbe allora indietro, se non pensasse che un 
giorno tornerà dovizioso. Quanto più s avanza 
nel piano , il suo occhio si ritrae fastidito e 
stanco da quella ampiezza uniforme ; 1' aere 
gli simiglia gravoso e senza vita ; s inoltra me¬ 
sto e disattento nelle città tumultuose ; le case 
aggiunte a case, le vie che sboccano nelle vie 
pare che gli tolgano il respiro: e dinanzi agli 
edifìzi ammirati dallo straniero, egli pensa con 
desiderio inquieto al camperello del suo pae¬ 
se, alla casuccia a cui egli ha già posti gli oc¬ 
chi addosso da gran tempo , e che comprerà , 
tornando ricco a* suoi monti. 

Ma chi non aveva mai spinto al di la di quelli 
nè pure un desiderio sfuggevole , chi aveva 
composti in essi tutti i disegni dell avvenire ; 


10 O I PROMESSI SPOSI. 

e ne è sbalzato lontano da una forza perversa! 
CI li strappato ad un tempo alle più care abi¬ 
tudini , e sturbato nelle più care speranze , la¬ 
scia <juei monti per avviarsi in traccia di stra¬ 
nieri che non ha mai desiderato di conoscere , 
e non può colla immaginazione trascorrere ad 
un momento stabilito pel ritorno ! Addio, casa 
natale, dove sedendo con un pensiero occulto, 
s’imparò a distinguere dal rumore delle orme 
comuni il romore di un* orma aspettata con un 
misterioso timore. Addio casa ancora straniera, 
casa sogguardata tante volle alla sfuggita, pas¬ 
sando , e non senza rossore ; nella quale la 
mente si compiaceva di figurarsi un soggiorno 
tranquillo e perpetuo di sposa. Addio , chiesa, 
dove 1* animo tornò tante volte sereno , can¬ 
tando le lodi del Signore • dove era promesso, 
preparato un rito; dove il sospiro segreto del 
cuore doveva essere solennemente benedetto , 
e 1’ amore venir comandato , e chiamarsi san¬ 
to ; addio ! Quegli clic dava a voi tanta gio¬ 
condità è da per tutto; ed egli non turba mai 
la gioia dei suoi figli, se non per prepararne 
loro una più certa e maggiore. 

Di tal genere, se non tali appunto , erano i 
pensieri di Lucia, e poco dissimili i pensieri 
degli altri due pellegrini, mentre la barca gli 
andava avvicinando alla destra riva dell'Adda. 


?.(T 1 


CAPITOLO IX. 


i j urtare clic lece la barca contro alla proda, 
scosse Lucia , la quale dopo aver raseiutle In 
segreto le lagrime , si alzò come da dormire. 
Renzo usci il primo , porse la mano ad Agne¬ 
se , la quale uscita pure , la porse alla figlia , 
e tutti e tre rendettero tristamente grazie al 
barcaiuolo, cc Niente , niente ; siamo quaggiù 
« per aiutarci l'un l’altro , n rispose egli; e 
ritirò la mano, quasi con ribrezzo, come se 
gli fosse proposto di rubare , quando Renzo 
cercò di tramettcrvi una parte dei quattrinelli 
che si trovava indosso, e clic aveva portati con 
se quella sera, ad intenzione di riconoscere ge¬ 
nerosamente don Abbondio , quando questi lo 
avesse , suo malgrado , servito. 11 baroccio era 
quivi preparalo; il conduttore salutò i tre 
aspettati, li lece salire, diede una voce alla 
bestia , una sferzata , e via. 

11 nostro autore non descrive quel viaggio 
notturno, tace il nome del paese dove fra Cri¬ 
stoforo aveva indirizzate le due donne; anzi 
protesta espressamente di non lo voler dire. 
Dal progresso della storia si rile\a poi la ca¬ 
gione di queste reticenze. Le avventure di Lu¬ 
cia in quel soggiorno si trovano avviluppate 
con un intrigo tenebroso di persona attenente 
a famiglia, come pare, assai potente, al tempo 


202 I PROMESSI SPOSI. 

che P autore scriveva. Per render ragione della 
strana condotta di quella persona, nel caso 
particolare , egli ha poi anche dovuto raccon¬ 
tare in succinto la sua vita antecedente : e la 
famiglia vi fa quella figura che vedrà chi vorrà 
leggere. Ma ciò che la circospezione del pover’ 
uomo ci ha voluto sottrarre, le nostre diligenze 
ce P hanno fatto trovare in altra parte. Uno 
storico milanese (i) che ha avuto a far men¬ 
zione di quella persona medesima, non la no¬ 
mina , è \ ero, nè il paese ; ma dì questo dice 
eh* era un borgo antico e nobile , a cui di città 
non mancava altro che il nome ; dice altrove 
che vi scorre il Lambro ; altrove, che v’è un 
arciprete. Dal riscontro dei quali estremi noi 
deduciamo che fosse Monza senz' altro. Nel va¬ 
sto tesoro delle induzioni erudite ve ne potrà 
ben essere delle più fine , ma delle più sicure, 
non crederei. Potremmo anche proporre con¬ 
getture molto fondate sul nome della famiglia; 
ma, quantunque la congetturata da noi sia 
estinta da gran tempo , stimiamo meglio sop¬ 
primerle, per non metterci a rischio di far torlo 
nè anche ai morti, e per lasciare ai dotti qual¬ 
che soggetto di ricerca. 

1 nostri viaggiatori giunsero dunque a Monza 
poco dopo il levar del sole : il conduttore voltò 
in un" osteria, c quivi, come esperto del luogo 
e conoscente dell’ ostiere , fé* loro assegnare 

(i) Josephi Ripamonti , Historiae Patriae , 
Decadi* V. I.iL». VI. Gap. HI , pag. 358. et *ctj 


CAPITOLO IX. 20 3 

ima stanza, e ve li accompagnò. Fra i rin¬ 
graziamenti , Renzo tentò pure di fargli rice¬ 
vere qualche mercede : ma quegli, al pari del 
barcaiuolo, ne aveva in mira un’altra più lon¬ 
tana c più abbondante : tirò aneli’ egli indietro 
le mani, e, come fuggendo, corse a governare 
la sua bestia. 

Dopo una sera quale l’abbiamo descritta, e 
una notte quale ognuno può immaginarsela, 
passata in compagnia di quei pensieri, col so¬ 
spetto incessante di qualche incontro spiacevo¬ 
le , al frizzo d’un’aria più che autunnale, e 
fra gli spessi trabalzi della disagiata vettura , 
che riscotevano sgarbatamente il poveretto che 
pur pure cominciasse a velar 1’ occhio , parve 
loro assai buono il sedersi sur una panchetta 
che stava ferma , in una stanza riparata, come 
che fosse. Fecero quivi un po’di carità insie¬ 
me , come comportavano la penuria dei tem¬ 
pi , i mezzi scarsi in proporzione dei contin¬ 
genti bisogni d’un avvenire incerto , e lo scar¬ 
so appetito. L uno dopo 1’ altro si ricordarono 
tutti e tre del banchetto che due giorni prima 
s’aspettavano di fare ; e ciascuno alla sua volta 
mise un gran sospiro. Renzo avrebbe voluto 
fermarsi quivi almeno tutto quel giorno, ve¬ 
der le donne allogate, render loro i primi 
servigi; ma il padre aveva raccomandato a 
queste di mandarlo tosto per la sua strada. 
Allegarono quindi esse e quegli ordini e cento 
altre ragioni: che la gente ciarlerebbe, che 
la separazione più ritardata sarebbe più do- 


904 1 PROMESSI SPOSI. 

]orosa, elisogli potrebbe venir presto a dare 
e ad intender novelle ; tanto clic il giovane 
si risolvè di partire. Furono presi più para¬ 
tamente i concerti ; Lucia non nascose le la¬ 
grime : Renzo rattenne a stento le sue, e 
strìngendo fortissimamente la mano ad Agne¬ 
se, disse con voce soffocata: « a rivederci; » 
e parti. 

Le donne si sarebbero trovate ben impaccia¬ 
te , se non fosse stalo cpiel buon comi attore , 
il quale aveva ordine di guidarle al convento, 
e di dar loro quell’indirizzo e quell’aiuto clic 
potesse abbisognare. Colla sua scorta s’ avvia¬ 
rono dunque al convento il quale, come ognun 
sa, era al di fuori di Monza un breve passeg¬ 
gio. Giunti alla porla, il conduttore tirò il 
campanello , fece chiamare il padre guardiano; 
questi comparve e ricevette la lettera. 

et Oli ! fra Cristoforo ! » diss’ egli , ricono¬ 
scendo il carattere. Il tuono della voce ei mo¬ 
vimenti del volto indicavano manifestamente 
ch’egli proferiva il nome d’un grande amico. 
Convien poi dire che il nostro buon Cristoforo 
avesse in quella lettera raccomandate le donne 
con mollo calore e riferito il lor caso con mol¬ 
to sentimento, perchè il guardiano di tratto 
in tratto faceva atti di sorpresa e d’indegna¬ 
zione, e levando gli ocelli dal foglio li 
fissava sopra le donne con una certa significa¬ 
zione di pietà e d’interessamento. Finito che 
ebbe di leggere , stette alquanto pensoso, e poi 
disse tra se : — non c’è ,clic la signora : se la 
signora vuol pigliarsi questo impegno ... — 


CAPITOLO IX. ?.o"> 

Ti asso quindi Agnese qualche passo lontano 
sulla piazzetta dinanzi al convento ; le lece al¬ 
cune interrogazioni, alle quali ella soddisfece ; 
e tornato verso Lucia, disse ad entrambe: 
33 donne mie, io tenterò; e spero di potervi tro- 
> vare un ricovero più che sicuro, più clic 0110- 
33 rato, per finche Dio abbia provveduto a voi 
33 in miglior modo. Volete venir con me ? o 
Le donne accennarono riverentemente che 
si : e il Irate continuò: « venite meco al molla¬ 
li stero della signora. State però discoste da 
ii me alcuni passi, perchè la gente si diletta 
33 di dir male; e Dio sa quante belle storie si 
i> farebbero, se si vedesse il padre guardiano 
» per via con una bella giovane.... con fem- 
33 mine voglio dire. 33 

Cosi dicendo, andò innanzi. Lucia arrossò: 
il conduttore sorrise guardando Agnese, la 
(piale pure lasciò scappare un sogghigno mo¬ 
mentaneo , e tulli e tre si mossero, (piando il 
frate ebbe preso alquanto della via, e gli ten¬ 
nero dietro dieci passi discosto. Le donne allo¬ 
ra chiesero al conduttore, ciò che non .ave¬ 
vano osato al padre guardiano , chi losse la si¬ 
gnora. 

« La signora, 33 rispose quegli, « è una 
» monaca : ma non è una monaca come le al- 
33 tre. Non mica che ella sia la badessa nè 
33 la priora ; che anzi , a quel che dicono , è 
33 una delle più giovani: ma è della costola 
33 d Adamo , e i suoi del tempo antico erano 
33 gente grande , venula di Spagna , dove son 
Manzoni T. J. iH 


2 o6 t promessi sposi. 

« quelli che comandano ; e perciò la chiama¬ 
li no la signora , per dire clic ella è una gran 
m signora ; e tutto il paese la chiama per quel 
33 nome, perchè dicono che in quel monastero 
« non hanno avuto mai una persona simile; e 
« i suoi d’ adesso laggiù a Milano contano as- 
33 sai, e soli di quelli che hanno sempre ragio- 
33 ne : e in Monza ancor più , perchè suo padre 
33 quantunque non ci stia, è il primo del pac- 
33 se, onde aneli* essa può fare allo e basso nel 
33 monastero; e anche la gente di fuori le por- 
33 tano un gran rispetto ; e s* ella piglia un im- 
>3 pegno , riesce poi anche a spuntarlo : però 
33 se quel buon religioso eli* è li ottiene di mct- 
33 tervi nelle sue mani, e che ella vi accetti, 
33 vi so dire che sarete sicure come sull’alta- 
33 re. » 

Giunto alla porta del borgo, fiancheggiata 
in allora da un antico torracchionc e da un 
pezzo di castellacelo diroccato, che forse dicci 
dei mici lettori possono ancor ricordarsi d'aver 
veduto in piedi , il guardiano si fermò , e si 
volse a guardare se era seguitato ; entrò quindi 
e s* avviò al monastero ; dove arrivato si fer¬ 
mò di nuovo sulla soglia aspettando la pic- 
ciola brigala. Pregò il conduttore che volesse 
venire al convento a prendere la risposta : 
questi lo promise, e si accomiatò dalle donne, 
che lo caricarono di ringraziamenti e di com¬ 
missioni pel padre Cristoforo. Il guardiano fe¬ 
ce entrare la madre e la figlia nel primo cor¬ 
tile del monastero , le introdusse nelle camere 


CAPITOLO IX. 20^ 

della l'attora, alla quale le accomandò; e an¬ 
dò solo a fare la richiesta. Dopo pochi momen¬ 
ti, ricomparve giulivo a dir loro che venissero 
innanzi con lui , c giunse a tempo , perchè la 
figlia, c la madre non sapevano piu come stri¬ 
garsi dalle interrogazioni pressanti della fattu¬ 
ra. Attraversando un secondo cortile, diede 
un po'di lezione alle donne sul modo di por¬ 
tarsi colla signora. « Ella è ben disposta per 
» voi, » diss'egli cc e può farvi del bene assai. 
Ti Siate umili e rispettose , rispondete con sin- 
« ceri La alle domande che le piacerà di farvi, 
e quando non siete interrogate , lasciate fare 
» a me. « Entrarono in una stanza terrena, 
dalla quale si passava nel parlatorio , prima 
di porvi il piede , il guardiano , accennando 
la porta disse sotto voce alle donne , <• ella è 
qui, come per far loro risovvenire di tutti 
gli avvertimenti che aveva lor dati. Lucia 
che non aveva inai veduto un monastero , en¬ 
trata nel parlatorio , guardò intorno dove fosse 
la signora a cui fare il suo inchino , e , non 
iscorgendo persona, stava come smemorata; 
quando, veduto il padre andar verso un ango¬ 
lo , e Agnese tenergli dietro, guardò colà , e 
avvisò un pertugio quasi quadrato somigliante 
a una mezza finestra, sbarrato da due grosse e 
fitte grate di ferro , distanti Y una dall’ altra 
un palmo , e dietro quelle una monaca in pie¬ 
di. Il suo aspetto, che mostrava un* età di ven¬ 
ticinque anni, dava a prima giunta un* impres¬ 
sione di bellezza , ma d una bellezza sbattuta, 


208 I PROMESSI SPOSI, 

sfiorita e , direi quasi , sconcertata. Un Velo 
nero sospeso e stirato orizzontalmente sopra la 
testa , cascava a dritta e a manca, discosto al¬ 
quanto dal volto; sotto il velo , una bianciiis- 
sima benda di lino cingeva fino al mezzo una 
fronte di diversa, ma non d inferiore bianchez¬ 
za ; un’ altra benda a pieghe circondava la fac¬ 
cia , c terminava sotto al mento in un soggolo, 
che si stendeA a alquanto sul petto a coprire 
l imboccatura di un nero saio. Ma quella fronte 
si aggrinzava tratto tratto, come per una contra¬ 
zione dolorosa ; e allora due sopraccigli neris¬ 
simi si ravvicinavano, con un rapido movimen¬ 
to. Due occhi pur nerissimi s’affissavano talora 
in volto altrui con una investigazione superba, 
talora si chinavano in fretta come per cercare 
un nascondiglio ; in certi momenti, un attento 
osservatore avrebbe argomentato che doman¬ 
dassero affezione, corrispondenza, pietà, altra 
volta avrebbe creduto cogliervi la rivelazione 
istantanea d’ un odio invecchiato e compresso , 
di un non so quale talento feroce : quando re¬ 
stammo immobili e fìssi senza attenzione, altri 
vi avrebbe immaginata una svogliatezza orgo¬ 
gliosa , altri avrebbe potuto sospettarvi il tra¬ 
vaglio d" un pensiero nascosto, la sopraffazione 
di una cura famigliare all’ animo è più forte su 
quello che gli oggetti circostanti. Le guance 
pallidissime scendevano con un contorno cleli- 
ccito , ma soverchiamente scemo e alterato da 
una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque 
appena suftuse d un roseo dilavato, spiccava- 


CAPITOLO IX. 209 

no pure in quel pallore: i loro moti erano, 
come quelli degli ocelli , subitanei, vivi, pieni 
di espressione e di mistero. L‘ altezza ben ior- 
mala della persona scompariva nella cascaggi¬ 
ne abituale del portamento, o compariva sfi¬ 
gurata in certe mosse repentine , irregolari e 
troppo risolute a donna non che a monaca. Nel 
vestire stesso v ? era qua e là qualche cosa di 
studiato o di negletto che annunziava una mo¬ 
naca singolare : la vita era succinta con una 
certa industria secolaresca, e dalla benda usci¬ 
va sur una tempia l’estremità d'ima ciocchetla 
di néri capelli ; il che mostrava o dimentican¬ 
za o disprezzo della regola che prescriveva di 
tener sempre mozze le chiome recise nella ce¬ 
rimonia solenne della professione. 

Queste cose non facevano caso nella mente 
delle due donne non esercitate a discernere 
monaca da monaca : e il padre guardiano che 
non vedeva la signora per la prima volta , era 
già avvezzo , come tanti altri, a quel non so 
che di strano che appariva nei modi, e nell a- 
bito di lei. 

Ella stava in quel momento, come abbiam 
detto, in piedi presso la grata appoggiata lan¬ 
guidamente a quella con una mano intreccian¬ 
do le bianchissime dita nei lori, e con la (ac¬ 
cia alquanto curvata osservando quelli che si 
avanzavano. n Reverenda madre , e signora il¬ 
lustrissima , disse il guardiano con la fronte 
china, e con la destra stesa sul petto ; « que¬ 
sta è la povera giovane , per la quale ella mi 


210 I PROMESSI SPOSI. 

x> ha fatto sperare la sua valida protezione ; e 
33 questa è la madre. 

Le due presentate facevano grandi inchini : 
la signora fece lor cenno della mano che ba¬ 
stava, e disse rivolta al padre: « è una buona 
cc ventura per me il poter far cosa di aggradi¬ 
te mento ai nostri buoni amici i padri cappucci- 
33 ni. Ma, 33 continuò cc mi dica un po'più parti- 
33 colarmente il caso di questa giovane , ond’io 
33 vegga meglio che si possa fare per essa. 33 
Lucia arrossò , e chinò la faccia sul seno, 
cc Deve sapere , reverenda madre . .. >• in¬ 
cominciava Agnese ; ma il guardiano le ruppe 
con una occhiata la parola in bocca , e rispo¬ 
se : cc questa giovane, signora illustrissima, 
33 mi vien raccomandata , come le I10 detto, 
33 da un mio confratello. Essa ha dovuto par- 
33 tirsi nascostamente dal suo paese , per sot- 
33 trarsi a gravi pericoli ; e ha bisogno per 
33 qualche tempo d’un asilo nel quale possa 
33 vivere sconosciuta, e dove nessuno ardisca 
33 venire a disturbarla , quand* anche... 33 
cc Quali pericoli ? 33 interruppe la signora. 33 
33 Di grazia , padre guardiano, non mi dica la 
33 cosa cosi in enigma. Ella sa die noi altre 
J 3 monache siamo vaghe d 5 intendere le storie 
33 per minuto. 33 

cc Sono pericoli, 33 rispose il guardiano cc che 
33 alle orecchie purissime della reverenda ma- 
33 die vogliono essere appena leggermente ac- 
33 cennati... 33 

cc Oli certamente, 33 disse in fretta la si- 


CAPITOLO IX. 211 

gnora, arrossando alquanto. Era verecondia ? 
(dii avesse osservata una rapida espressione di 
dispetto che accompagnava quel rossore avreb¬ 
be potuto dubitarne , e tanto più se lo avesse 
paragonato con quello che tratto tratto si dii- 
londeva sulle guance di Lucia. 

cc Basti dire , » riprese il guardiano, « che 

« un cavaliere prepotente. non tutti i 

>j grandi del mondo si servono dei doni di 
» Dio, a gloria sua, e a vantaggio del pros- 
» siino , come fa la signora illustrissima : un 
w cavaliere prepotente, dopo d aver persc- 
» guilata lungamente questa creatura con in- 
» degne lusinghe, veggendo eli elle erano 
33 inutili, ebbe cuore di perseguitarla aper- 
>3 tainenie con la forza , (li modo che la pove- 
33 retta è stala ridotta a luggir da casa sua. » 
« Accostatevi, quella giovane, « disse la 
signora a Lucia, facendole cenno col dito, 33 
33 So che il padre guardiano è la bocca della 
33 verità; ma nessuno può esser meglio intor- 
33 maio di voi su questa faccenda. A voi toc- 
>3 ca di dirci se questo cavaliere era un per- 
33 seculore odioso >3. Quanto all accostarsi , 
Lucia obbedì tosto ; ma il rispondere era un’ 
altra faccenda : una inchiesta su quella mate¬ 
ria , quand" anche le fosse venuta da una per¬ 
sona sua pari P avrebbe messa in confusione ; 
proferita da quella signora, e con un <<ilo 
vezzo di dubbio maligno, le tolse ogni baldan¬ 
za a rispondere. « Signora. . . . madre. .. 1(> - 
33 verenda_33 balbettò ella, c non accenna- 


Ili I PROMESSI SPOSI. 

va di avere altro a dire. Qui Agnese , come 
quella che dopo lei era certamente meglio in¬ 
formata , si credè autorizzata a venirle in soc¬ 
corso. cc Illustrissima signora , 33 diss' ella , « io 
x> posso far buon testimonio che questa mia fi- 
33 glia aveva in odio quel cavaliere , come il 
33 diavolo T acqua santa : voglio dire , il dia- 
33 volo era egli: ma ella mi perdonerà se parlo 
33 male, perchè noi siamo gente come Dio 
33 vuole. Fatto sta die questa povera ragaz- 
33 za era promessa ad un giovine nostro pa- 
33 ri , timorato di Dio, e bene avviato-, e se 
J3 il signor curato fosse stato un po’ più un 
33 uomo come voglio dir io . . so che parlo 
33 di un religioso, ma il padre Cristoforo, 
33 amico qui dei padre guardiano , è rcligio- 
33 so al pari di lui, e quello è un uomo pieno 
33 di carità, e se fosse qui, potrebbe atte- 
33 stare... 33 

cc Siete ben pronta a parlare senza essere 
J 3 interrogala, 33 interruppe la signora, con un 
atto altero ed iracondo del volto, che lo fe¬ 
ce parer quasi deforme, cc Tacete : già lo so 
33 clie i parenti hanno sempre una risposta 
33 preparata in nome dei loro figliuoli ! 33 

Agnese mortificata diede a Lucia una oc¬ 
chiala che voleva dire : vedi quel che mi tocca 
pel tuo non saper parlare. Il guardiano accen¬ 
nava pure con 1’ occhio e col muover del capo 
alla giovine , clic quello era il momento di sni- 
ghitlirsi c di npn lasciare in secco la povera 
donna. 


CAPITOLO IX. 2l3 

ce Reverenda signora , disse Lucia » quanto 
sì le ha detto mia madre è la pura verità. 11 
33 giovane che mi parlava , » e qui si lece di 
porpora , « lo toglieva io di mia volontà. 

33 Mi perdoni se parlo da- slacciata : ma gli 
33 è per non lasciar pensar male di mia ma- 
33 die. E quanto a quel signore ( Dio gli per- 
33 doni ! ) vorrei piuttosto morire che cadere 
3; nelle sue mani. E se ella fa questa carità 
33 di metterci al sicuro, giacche siamo ridotte 
33 a far questa faccia di domandare ricovero, 
33 e ad incomodare le persone dabbene ; ma 
33 sia fatta la volontà di Dio ; sia certa, si- 
33 gnora, che nessuno potrà pregare per lei 
33 più di cuore che noi povere donne. ,, 
cc A voi credo, ,, disse la signora con vo¬ 
ce raddolcita , cc ina avrò piacere di sentirvi 
33 da soia a sola. Non che m’ abbisognino ai- 
» tri schiarimenti , nè altri motivi per servire 
33 alle premure del padre guardiano, 33 ag¬ 
giunse ella tosto rivolgendosi a lui con una 
compitezza studiata, cc Anzi, 33 continuo « ci 
33 ho già pensato ; ed ecco il meglio che per 
33 ora mi sovviene di poter lare. La lattora 
33 del monastero ha collocata , pochi giorni 
33 sono , 1 ultima sua figliuola. Queste donne 
33 potranno occupare la stanza lasciata libera 
33 da quella , e supplirla nei pochi servigi 
33 clr ella faceva pel monastero. Veramente ... 33 
e (pii accennò al guardiano che si avvicinasse 
alla grata, e continuò sotto voce : vcramen- 
33 te, attesa la scarsezza dei tempi, non si 


2 1 \ I PROMESSI SPOSI. 

m pensava di sostituire nessuno cpiella a gio¬ 
ii vane ; ma parlerò io alla madre badessa, e 
« ad una mia parola . .. per una premura del 

« padre guardiano.In somma dò la cosa 

ii per fatta. » 

11 guardiano cominciava a render grazie, ma 
la signora l’interruppe : « non occorrono ceri¬ 
li moni e : aneli' io , in un caso , in un bisogno, 
>i saprei far capitale dell* assistenza dei padri 
ii cappuccini. Alla fine, n continuò ella con un 
sorriso, nel quale traspariva un non so che di 
bef fardo e d' amaro, « alla fine, non si am 
ii noi fratelli e sorelle ? n 

Cosi detto, chiamò una suora conversa, 
( due di queste erano per una distinzione sin¬ 
golare assegnate al suo servigio privato ) e le 
impose die avvertisse di ciò la badessa , e fatta 
poi venir la fattola alla porta del chiostro, 
prendesse con lei e con Agnese i concerti op¬ 
portuni. Congedò questa, accomiatò il guar¬ 
diano e ritenne Lucia. Il guardiano accompa¬ 
gnò Agnese alfa porta , dandole nuove istru¬ 
zioni per via, e se ne andò a preparare la let¬ 
tera di relazione all’amico Cristoforo. — Gran 
cervellina che è questa signora ! pensava tra se 
in cammino : curiosa davvero 1 Ma chi la sa 
pigliare pel suo verso, le fa fare ciò che vuo¬ 
le. Il mio Cristoforo non si aspetterà certa¬ 
mente ch'io Labbia servito cosi presto e bene. 
Quel brav’uomo! non c‘ò rimedio, bisogna 
eli’ egli si pigli sempre qualche impegno ma 
lo fa per bene. Buon per lui questa voi la che 



CAPITOLO TX. 

ha trovato un amico, il quale senza tanto stre¬ 
pito , senza tanto apparato, senza tante fac¬ 
cende ha condotto 1 aliare a buon porto in un 
batter d'occhio. Vorrà esser contento quel buon 
Cristoforo, e s’accorgerà che anche noi qui 
siamo buoni da qualche cosa. — 

La signora che alla presenza d’un provetto 
cappuccino aveva studiati gli atti c le parole, 
rim asa poi testa testa con una giovane forese 
inesperta, non pensava più tanto a contenersi; 
e i suoi discorsi divennero a poco a poco cosi 
strani, clic invece di riferirli, noi crediamo più 
opportuno di narrare brevemente la storia an¬ 
tecedente di questa infelice, quel tanto cioè 
che basti a render ragione dell’insolito e del 
misterioso che abbiamo veduto in lei, e a far 
comprendere i motivi della sua condotta nei 
fatti che dovremo raccontare. 

Ei a essa l’ultima figliuola del principe *** 
un gran gentiluomo milanese , il quale poteva 
contarsi fra i più doviziosi della città. Ma il 
concetto indefinito ch’egli aveva del suo titolo, 
gli faceva parere le sue sostanze appena suffi¬ 
cienti, scarse anzi a sostenerne il decoro ; e 
tutte le sue cure erano rivolte a conservarle , 
almeno quali erano, unite in perpetuo, per 
quanto dipendeva da lui. Quanti figliuoli egli 
s’avesse, non appare chiaramente dalla storia; 
si rileva soltanto eh’ egli aveva destinati al 
chiostro tutti i cadetti dell’uno e dell altro 
sesso, per lasciare intatta la sostanza al pri¬ 
mogenito, destinato a perpetuare la famiglia, 


t promessi sposi. 

a procreare cioè dei figliuoli, per tormentarsi 
e tormentarli nello stesso modo. La nostra in¬ 
felice stava ancora nascosta nel ventre della 
madre , clic la sua condizione era irrevoca¬ 
bilmente stabilita. Rimaneva soltanto da de¬ 
cidersi s* ella sarebbe un monaco o una mo¬ 
naca ; decisione per la quale faceva mestieri, 
non il suo assenso, ma la sua presenza. Quan¬ 
do ella comparve , il principe suo padre , vo¬ 
lendo darle un nome die risvegliasse imme¬ 
diatamente l’idea del chiostro, e che fosse 
stato portato da una santa di alti natali, la 
chiamò Gertrude. Bambole vestite da monaca 
furono i primi balocchi che le si posero fra 
le mani ; poi immagini vestite da monaca , 
accompagnando il dono coll" ammonizione di 
tenerne ben conto, come di cosa preziosa, e 
con quell' interrogare affermativo : « bello 
53 eh? 53 Q« andò il principe o la principessa 
o il principino, che solo dei maschi veniva 
allevato in casa , volevano lodare P aspetto 
prosperoso della fanciullina : pareva che non 
trovassero modo d" esprimer bene la loro idea, 
se non colle parole : « che madre badessa 1 » 
Nessuno però le disse mai direttamente : tu 
devi farli monaca. Ella era nifi idea sottin¬ 
tesa e toccata incidentemente in ogni discor¬ 
so , che riguardasse i suoi destini futuri. Se 
qualche volta la Gertrudina si lasciava an¬ 
dare a qualche atto un po’ tracotante e ini" 
perioso, al che la sua indole la portava as¬ 
sai facilmente , « tu sei una ragazzina , « le 


CAPITOLO TX. 1\n 

si eliceva: ce questi modi non ti si centanno: 
>3 quando sarai la madie badessa , allora co- 
33 manderai a bacchetta , farai alto e basso. >3 
Qualche altra volta il principe, riprenden¬ 
dola di certe maniere troppo libere e fami¬ 
gliali, alle quali pure ella trascorreva assai 
volentieri, et ehi 1 ehi 1 w le diceva: « non 
33 son vezzi da una tua pari : se vuoi che un 
» giorno ti si porti il rispetto che li si con- 
« ^iene, impara fin d’ora a star più in eon- 
33 legno : ricordati che tu devi essere in ogni 
33 cosa fa prima del monastero : perche il 
33 sangue si porta per tutto dove si va. >3 

Tutte le parole di questo genere induce¬ 
vano nel cervello della fanchdlina l’idea im¬ 
plicita eli’ ella aveva ad esser monaca : ma 
quelle che venivano dalla bocca del padre , 
facevano più effetto di tutte le altre insieme. 
Le maniere del principe erano abitualmente 
quelle d‘un padrone austero, ma quando si 
trattava dello stato futuro dei suoi figli, dal 
suo volto e da ogni sua parola traspirava una 
immobilità di risoluzione , una ombrosa gelo¬ 
sia di comando , che imprimeva il sentimento 
di una necessita fatale. 

A sei anni Gertrude fu collocata , per edu¬ 
cazione e ancor più per istradamento alla vo¬ 
cazione impostale , nel monastero dove Y ab¬ 
biamo veduta: e la scelta del luogo non fu 
senza disegno. 11 buon conduttore delle due 
donne ha detto che il padre della signora 
era il primo in Monza : e accozzando questa- 


'1 I S \ PROMESSI SPOSI, 

qualsisia testimonianza con alcune altre indi¬ 
cazioni die 1 ' anonimo lascia scappare sbada¬ 
tamente qua e là , noi potremmo di leggieri 
asserire che egli fosse il feudatario di quel 
paese. Comunque sia, egli vi godeva d’una 
grandissima autorità ; e pensò che ivi meglio 
che altrove la sua figlia sarebbe trattata con 
quelle distinzioni e con quelle finezze che po¬ 
tessero più allettarla a scegliere quel mona¬ 
stero per sua perpetua dimora. Nè s 5 ingan¬ 
nava : la badessa d'allora, e alcune altre 
monache faccendiere , che avevano, come 
suol dirsi, la mestola in mano , trovandosi 
avvolte in certe gare con un altro monaste¬ 
ro, e con qualche famiglia del paese , furono 
molto liete d’ acquistare un tanto appoggio ; 
ricevettero con grande riconoscenza 1 ? onore 
che veniva loro compartito, e corrisposero 
pienamente alle intenzioni che il principe ave¬ 
va lasciate trasparire sul collocamento stabile 
della figliuola : intenzioni del resto assai con¬ 
sonanti al loro interesse. Gertrude appena en¬ 
trata nel monastero , fu chiamata per anto¬ 
nomasia la signorina ; posto distinto alla men¬ 
sa , nel dormitorio ; la sua condotta proposta 
alle altre per esemplare; dolci c carezze senza 
fine, e condite con quella famigliarità un 
po' riverente , che tanto adesca i fanciulli, 
quando la trovano in coloro che veggiono 
trattare gli altri fanciulli con un contegno 
abituale di superiorità. Non che tutte le mo¬ 
nache fossero congiurate a trarre la poverina 


CAPITOLO IX. ‘2 19 

nel laccio : molle ve ne aveva di semplici ed 
aliene da ogni intrigo, alle quali il pensiero 
di sagrificare una figlia a mire interessale 
avrebbe fatto ribrezzo ; ma queste tutte at¬ 
tente alle loro occupazioni particolari , parte 
non si accorgevano bene di tutti quei maneg¬ 
gi , parte non discernevano quanto vi fosse di 
reo, parte si astenevano dal farvi sopra esa¬ 
me , parte tacevano per non fare scandali 
inutili. Qualcuna anche , ricordandosi d’ es¬ 
sere stata con simili arti condotta a quello 
di cui s' era pentita poi, sentiva compatimento 
della povera innocentina, e lo sfogava col 
farle carezze tenere e malinconiche , sotto le 
quali ella era ben lunge dal sospettare che 
ci fosse mistero : e la faccenda camminava. 
Sarebbe forse camminata cosi fino alla fine , 
se Gertrude fosse stata la sola ragazza in quel 
monastero. Ma tra le sue compagne di edu¬ 
cazione ve n‘ erano alcune che sapevano d‘ es¬ 
sere destinate al matrimonio. Gerlrudina , no- 
drita nelle idee della sua superiorità , parlava 
magnificamente dei suoi destini futuri di ba¬ 
dessa , di principessa del monastero , voleva 
ad ogni conto esser per le altre un soggetto 
d‘ invidia ; e vedeva con maraviglia e con 
dispetto , che alcune di quelle non ne senti¬ 
vano punto. Alle immagini maestose , ma cir¬ 
coscritte e fredde che può somministrare il 
primato in un monastero , contrapponevano 
elle le immagini varie e luccicanti di sposo, 
di conviti , ài veglie, di ville , di tornei, di 


220 I PROMESSI SPOSI, 

corteggi, eli abili, di carrozze. Queste im¬ 
magini cagionarono nel cervello di Gertrude 
quel movimento , quel bollore die produr¬ 
rebbe un gran paniere di fiori appena colti, 
collocato davanti ad un' arnia. 1 parenti e le 
educatrici avevano coltivata e cresciuta in lei 
la vanità naturale, per farle parer buono il 
chiostro; ma quando questa passione fu stuz¬ 
zicata da idee tanto più affini ad essa , si gettò 
ben tosto in quelle con un ardore fica più 'vivo 
e più spontaneo. Per non restare al di sotto di 
quelle sue compagne, e per condiscendere nello 
stesso tempo al suo nuovo genio , rispondeva 
ella che , al far dei conti, nessuno le poteva 
porre il velo in capo senza il suo assenso, che 
anche ella poteva torre uno sposo , abitare un 
palazzo, godersi il mondo , e meglio di tutte 
loro ; che lo poteva , pur che lo esse volu to ; 
che io vorrebbe , che io voleva : e lo voleva in 
fatti. L’idea della necessità del suo consenso, 
idea che fino allora era stata come inavvertita 
e rannicchiata in un angolo della sua mente , 
vi si svolse allora e si manifestò con tutta ia 
sua importanza. Llla ia chiamava ad ogni 
tratto in soccorso, per godersi più tranquilla¬ 
mente le immagini d un avvenire gradito. Die¬ 
tro questa idea però ne compariva sempre in¬ 
fallibilmente un altra : che quel consenso si 
trattava di negarlo al principe padre , il quale 
lo teneva già , o mostrava di tenerlo per dato ; 
e a questa idea 1 animo della figliuola era ben 
lontano dalla sicurezza che ostentavano le. sue 


CAPÌTOLO IX. 771 

parole. Si paragonava allora con le compagne, 
che erano ben altrimenti sicure , e provava per 
esse dolorosamente 1 invidia che da principio 
aveva creduto di far loro provare. Invidiando¬ 
le , le odiava • talvolta 1" odio si esalava in di¬ 
spetti , in isgarbatezze , in motti pungenti ; 
talvolta la conformità delle inclinazioni e delle 
speranze lo sopiva , e faceva nascere una ap¬ 
parente e transitoria intrinsichezza. Talvolta , 
volendo pure godersi intanto qualche cosa di 
reale , e di presente , si compiaceva delle pre¬ 
ferenze che le venivano accordate , e faceva 
sentire alle altre quella sua superiorità ; tal¬ 
volta non potendo più tollerare la solitudine 
dei suoi timori e dei suoi desiderii, andava 
raumiliata in cerca di quelle, quasi ad implo¬ 
rare benevolenza, consigli, coraggio. Tra que¬ 
ste deplorabili guerricciuole con se e con al¬ 
trui , aveva ella varcata la puerizia , e s'inol¬ 
trava in quella età cosi critica, nella quale par 
che entri nell' animo quasi una potenza miste¬ 
riosa , che solleva , adorna , rinvigorisce tutte 
le inclinazioni, tutte le idee , e qualche volta 
le trasforma o le rivolge ad un corso impreve¬ 
duto. Ciò che Gertrude aveva fino allora più 
distintamente vagheggialo in quei sogni del- 
1' avvenire , era lo splendore esterno e la pom¬ 
pa : un non so clle di molle e di affettuoso die 
da prima v’ era diffuso leggermente e come in 
nebbia , cominciò allora a svolgersi e a pri¬ 
meggiare nelle sue fantasie. Si era ella fatto 
«ella parte più riposta della mente come uno 

‘ 9 ’ 


o/n. j promessi spasi, 

splendido ritiro : quivi rifuggiva dagli oggetti 
presenti , quivi accoglieva certi personaggi 
Stranamente composti di confuse memorie delia 
puerizia, di quel poco che ella poteva vedere 
del mondo esteriore , di ciò che aveva appreso 
nei colloquii colle compagne ; si tratteneva con 
essi , parlava loro , e si rispondeva in loro no¬ 
me ; quivi dava comandi , e riceveva omaggi 
d' ogni genere. Di tempo in tempo i pensieri 
della religione venivano a turbare quelle leste 
brillanti e faticose. Ma la religione , quale era 
stata insegnata alla nostra poveretta , e quale 
ella P aveva ricevuta , non proscriveva P orgo¬ 
glio, anzi lo santificava e lo proponeva come un 
mezzo per ottenere una felicità terrena. Spo¬ 
gliata cosi della sua essenza , non era più hi 
religione , ma una larva come le altre. Negli 
intervalli in cui questa larva prendeva il primo 
posto e grandeggiava nella fantasia di Gertru¬ 
de , P infelice sopraffatta da terrori confusi, e 
compresa da una confusa idea di doveri, s’im¬ 
maginava che la sua ripugnanza al chiostro , e 
la renitenza alle insinuazioni dei suoi maggiori 
nella scelta dello stato , fossero una colpa , e 
prometteva in cuor suo di espiarla , chiuden¬ 
dosi volontariamente nel chiostro. Era legge 
che una gio\ane non potesse venire accettala 
monaca se prima non era stata esaminata da 
un ecclesiastico , chiamato il vicario delle mo¬ 
nache , o da qualche altro a ciò deputato , af¬ 
finchè constasse eli" ella vi si conduceva di sua 
libera elezione ; e questo esame non potevi! 


CAPITOLO IX. 2'i3 

aver luogo se non un anno dopo che ella avesse 
con una supplica in iscritlo esposto a quel vi¬ 
cario il suo desiderio. Quelle monache che ave¬ 
vano pigliato il tristo incarico di far che Ger¬ 
trude si obbligasse per sempre colla minor 
possibile cognizione di ciò che faceva , colsero 
uno dei momenti che abbiam detto , per farle 
trascrivere e soscrivere una tale supplica. E a 
fine d'indurla più facilmente a ciò , non man¬ 
carono di dirle e di ripeterle ciò che era vero, 
che quella finalmente era una mera formalità, 
la quale non poteva avere efficacia se non da 
altri atti posteriori che dipenderebbero dalla 
sua volontà. Con lutto ciò la supplica non era 
forse ancor giunta al suo destino, die Gertrude 
s era già pentita d‘ averla scritta. Si pentiva 
poi di quei pentimenti , passando cosi i giorni 
e i mesi in una incessante vicenda di voleri e 
disvoleri. Tenne lungo tempo nascosto alle 
compagne quel suo fatto , ora per timore di 
esporre alle contraddizioni una buona risolu¬ 
zione , ora per vergogna di manifestare un 
marrone. Vinse finalmente il desiderio di slo¬ 
gar 1* animo e di accattar consiglio e coraggio. 
V’ era un’altra legge, che a quell’esame della 
vocazione una giovane non fosse ricevuta se 
non dopo aver dimorato almeno un mese fuori 
del monastero dove era stata in educazione. 
L anno dall invio della supplica era già quasi 
trascorso , e Gertrude era stala avvertita che 
fra poco ella verrebbe tolta dal monastero e 
condotta nella casa paterna per istarvi quel 


2*4 I PROMESSI SPOSI. 

mese, e fare tutti i passi necessari al. com¬ 
pimento dell’ opera eli ella aveva di latto in¬ 
cominciata. Il principe e il resto della fami¬ 
glia tenevano lutto ciò per cel lo , come se 
losse già avvenuto ; ma tali non erano più 
i conti della giovane : invece di fare gli al¬ 
tri passi, ella pensava al modo di tirare in¬ 
dietro il primo. In tali strette si risolvè di 
aprirsi con una delle sue compagne , la più 
franca e pronta sempre a dar consigli vigo¬ 
rosi. Questa suggerì a Gertrude d’informare 
per lettera il padre, come ella aveva mutato 
pensiero -, giacche non le bastava 1’ animo di 
cantargli a suo tempo sul viso un bravo , non 
l oglio. E perchè i pareri gratuiti , in questo 
mondo son rari assai , la consigliera fece pa¬ 
gar questo a Gertrude con tante beffe sulla 
sua dappocaggine. La lettera fu concertata 
fra tre o quattro confidenti, scritta di sop¬ 
piatto , e l’atta ricapitare per via di artifizi 
molto studiati. Gertrude slava con grande 
ansietà aspettando una risposta che non ven¬ 
ne mai. Se non che alcuni giorni dopo , la 
badessa , tiratala in disparte , con un conte¬ 
gno di reticenza, di disgusto e di compas¬ 
sione, le toccò un mot to oscuro d‘una gran 
collera del principe , e d* una scappata ch’ella 
doveva aver fatta , lasciandole però intendere 
che portandosi bene ella poteva sperare che 
tutto si dimenticherebbe. La giovinetta intese 
e non osò chiedere più in là. 

Venne finalmente il giorno tanto temuto e 


CAPITOLO IX. 

bramato. Quantunque Gertrude sapesse elvella 
andava ad un combattimento, pure l’uscire 
del monastero, l’oltrepassar quelle mura nelle 
quali era stala otto anni rinchiusa, lo scor¬ 
rere in carrozza per l'aperta campagna, il 
rivedere la città, la casa , furono per lei sen¬ 
sazioni piene d una gioia tumultuosa. Quanto 
al combattimento, ella colla direzione di quelle 
confidenti, aveva già pigliate le sue misure, 
e fatto, come ora si direbbe, il suo piano. — 
O mi vorranno far violenza, pensava ella, 
e io terrò duro; sarò umile, rispettosa, ma 
negherò : non si tratta che di non proferire 
un altro si ; e non lo proferirò. Ov vero mi 
prenderanno colle buone , ed io sarò più buo¬ 
na di loro ; piangerò , pregherò , li muov erò 
a compassione : finalmente non domando al¬ 
tro clic di non essere sacrificata. Ma, come 
accade sovente di simili previdenze, non si 
av verò nè V uno nè l r altro supposto. I giorni 
scorrevano senza che il padre nè altri le par¬ 
lasse della supplica, nè della ritrattazione, 
senza che le venisse fatta proposta nessuna, 
nè con vezzi nè con minacce. 1 parenti erano 
serii, tristi, burberi con lei, senza mai ar¬ 
ticolarne il perchè. Si capiva solamente che 
la riguardavano come una rea, come una 
indegna : un anatema misterioso pareva che 
pesasse sopra di lei, e la segregasse dalla 
famiglia , iasciandovela soltanto unita quanto 
era duopo per farle sentire la sua soggezio¬ 
ne. Di rado e solo a certe ore stabilite era 


2.9.6 I PROMESSI SPOSI, 

ella ammessa alla compagnia dei parenti e 
del primogenito. Nei colloqui di questi tre 
sembrava regnare una gran confidenza, la 
quale rendeva più sensibile e più dolorosa 
la proscrizione di Gertrude. Nessuno le ri¬ 
volgeva il discorso ; le parole che ella met¬ 
teva timidamente innanzi, quando non aves¬ 
sero un oggetto di evidente necessiti!, o ca¬ 
devano inavvertite, o venivano corrisposte 
con uno sguardo distratto, o con uno sprez¬ 
zante , o con un severo. Che se ella , non 
potendo più soffrire una cosi amara ed umi¬ 
liante distinzione , insisteva , e tentava di 
addomesticarsi, se implorava un po di amo¬ 
re , si udiva tosto gittar qualche motto in¬ 
diretto ma chiaro sulla elezione dello stato; 
le si faceva copertamente intendere che v r era 
un mezzo di riconquistare 1'affetto della fa¬ 
miglia. Allora , ella che non lo avrebbe vo¬ 
luto a quella condizione, era costretta di ti¬ 
rarsi indietro , di rifiutar quasi i primi segni 
di benevolenza che aveva tanto desiderali, 
di rimettersi da per se al suo posto di sco¬ 
municata ; e vi rimaneva per soprappiù con 
una certa apparenza del torto. 

Tali sensazioni di oggetti presenti urtavano 
dolorosamente con quelle ridenti visioni delle 
quali Gertrude si era già tanto occupata e 
s’ occupava tuttavia nel segreto della sua men¬ 
te. Aveva ella sperato che nella splendida e 
frequentata casa paterna avrebbe potuto go¬ 
dere almeno qualche saggio reale delle cose 


CAPITOLO IX. 

immaginate ; ma si trovò al tutto ingannata. 
La clausura era stretta e intera in casa come 
nel monastero ; di uscire a diporto non si 
parlava nè pure ; e una tribuna che dalla 
casa guardava in una chiesa contigua toglieva 
anche 1‘ unica necessità che vi sarebbe stata 
di metter piede nella via. La compagnia era 
più trista , più scarsa , meno svariata che nel 
monastero. Ad ogni annunzio di una visita, 
Gertrude doveva salire a chiudersi con al¬ 
cune vecchie donne di servigio : quivi anche 
pranzava ogni volta che vi Tosse convito. La 
famiglia dei serventi si conformava nelle ma¬ 
niere e nei discorsi all' esempio e alle inten¬ 
zioni della famiglia padrona : e Gertrude, 
che , per sua inclinazione avrebbe voluto trat¬ 
tarli con una dimestichezza signorile e in¬ 
composta , e che nello stato in cui si trova¬ 
va , avrebbe avuto di grazia che le facessero 
qualche dimostrazione di benevolenza alla pa¬ 
ri , e scendeva a mendicarne , era poi umi¬ 
liata , e sempre più afflitta di vedersi corri¬ 
sposta con una noncuranza manifesta , ben¬ 
ché accompagnata da un leggiero ossequio di 
formalità. Dovette però accorgersi che un 
paggio ben diverso da coloro, le portava un 
rispetto , e sentiva per lei una compassione 
d' un genere particolare. Il contegno di quel 
ragazzotto era ciò che Gertrude aveva ancora 
veduto di più simigliarne o di più prossimo 
a quell’ ordine di cose tanto contemplato nella 
sua immaginativa, e al contegno di quelle 


22.8 T PROMESSI SPOSI, 

sue creature ideali. A poco a poco si scoperse 
non so che di nuovo nelle maniere della gio¬ 
vinetta : una tranquillità e una inquietudine 
diversa dalla solila , un fare di chi ha tro¬ 
vato qualche cosa die gli preme, che vor¬ 
rebbe guardare ad ogni momento , c non la¬ 
sciar veder altrui. I.e furono tenuti gli occhi 
addosso più che mai : che è , e che non è , 
un bel mattino fu sorpresa da una di quelle 
cameriere , mentre stava piegando alla sfug¬ 
gila una carta sulla quale avrebbe fatto me¬ 
glio a non iscriver nulla. Dopo un breve tira 
tira, la carta vcn\ie nelle mani della came¬ 
riera, e da queste nelle mani del principe. 
11 terrore di Gertrude al calpestio dei passi 
di lui non si può descrivere nè immaginare : 
era quel padre, era irritato, ed ella si sen¬ 
tiva colpevole. Ma quando lo vide apparire, 
con quel sopracciglio , con quella carta in 
mano, ella avrebbe voluto essere cento brac¬ 
cia sotterra, non che in un chiostro. Le pa¬ 
role non furono molte, ma terribili: il ca¬ 
si igo intimato al momento non fu che un 
rinchiudimento in quella stanza sotto la guar¬ 
dia della cameriera clic aveva fatta la sco¬ 
perta ; ma questo non era che un saggio, 
che un provvedimento istantaneo ; si promet¬ 
teva , si lasciava vedere nell aria un altro 
castigo oscuro, indeterminato, e quindi più 
spa\ ontoso. 

11 paggio In tosto sfrattato, come era do¬ 
vere; e gli fu minacciato qualche cosa pur 


CAPITOLO IX. 22O 

di terribile se in nessun tempo avesse osato 
fiatar nulla dell’avvenuto. Nel fargli questa 
intimazione, il principe gli appoggiò due so¬ 
lenni schiaffi, per associare a quella avven¬ 
tura un ricordo che togliesse ai ragazzaccio 
ogni tentazione di vantarsene. Un pretesto 
qualunque per onestare la espulsione d 5 un 
paggio non era difficile da trovarsi : quanto 
alla figlia , si disse eli’ ella era incomodata. 

Si rimase ella dunque col battimento , con 
la vergogna , col rimorso , col terrore dei- 
fi avvenire , e con la sola compagnia di quella 
donna elv ella odiava come il testimonio della 
sua colpa e la cagione della sua disgrazia. 
Costei odiava poi a vicenda Gertrude , per la 
quale si trovava ridotta, senza sapere per 
quanto tempo, alla vita noiosa di carceriera, 
e divenuta per sempre custode d un segreto 
pericoloso. 

Il primo confuso tumulto di quei sentimenti 
si acquetò a poco a poco ; ma ognun d* essi, 
tornando alla sua volta nell' animo , vi s'in¬ 
grandiva , e si fermava a tormentarlo* più 
distintamente e a bell* agio. Che poteva mai 
essere quella punizione minacciata in nube ? 
Molte e varie e strane se ne affacciavano alla 
fantasia ardente ed inesperta di Gertrude. 
Quella che pareva più probabile era di venir 
ricondotta al monastero di Monza, di ricom¬ 
parirvi non più come la signorina, ma in 
forma di colpevole , e di starvi rinchiusa , chi 
sa fin quando ! chi sa con quali trattamenti 1 
1. 20 


*23O I PROMESSI SPOSI. 

Ciò che una tale contingenza, tutta piena di 
dolori, aveva per lei di più doloroso era forse 
r apprensione della vergogna. Le frasi, le pa¬ 
role , le virgole, di quel foglio sciaurato, 
passavano e ripassavano nella sua memoria: 
le immaginava osservate , pesale da un lettore 
tanto impreveduto , tanto diverso da quello a 
cui erano destinate in risposta; fantasticava 
che avessero potuto cader sotto gli occhi pur 
della madre o del fratello, o di chi sa altri : e 
al paragone, tutto il rimanente le pareva quasi 
un nulla. L'immagine di colui che era stato la 
prima origine di tutto lo scandalo non lasciava 
di venire aneli' essa sovente ad infestare la po¬ 
vera rinchiusa : e non è da dire che strana 
comparsa facesse quel fantasma tra quegli altri 
cosi dissimili da lui, scrii , freddi, minacciosi. 
Ma perciò appunto che non poteva separarlo 
da essi , ne tornare un momento a quelle fug¬ 
gitive compiacenze , senza che tosto non le si 
affacciassero i dolori presenti che ne erano la 
conseguenza, cominciò a poco a poco a tor¬ 
narvi più di rado , a rispingerne la rimembran¬ 
za , a divezzarsene. Nè più a lungo o più vo¬ 
lentieri si fermava in quelle liete e splendide 
fantasie d* una volta: erano troppo opposte 
alle circostanze reali, ad ogni probabilità del- 
V avvenire. Il solo castello nel quale Gertrude 
potesse immaginare un rifugio tranquillo e ono¬ 
revole , e che non fosse in aria , era il mona¬ 
stero , quando ella si risolvesse di entrarvi per 
sempre. Una tale risoluzione (ella non poteva 


CAPITOLO IX. 23 1 

dubitarne ) avrebbe racconciato ogni cosa, 
saldato ogni debito , e cangiata in un attimo la 
sua situazione. Contro questo proposito insor¬ 
gevano è vero i pensieri di tutta un età : ma i 
tempi erano mutati; e nel tondo in cui Ger¬ 
trude era t caduta, e al paragone di ciò che po¬ 
teva. temere , in certi momenti la condizione 
di monaca festeggiata , ossequiata , obbedita , 
le pareva uno zucchero. Due sentimenti di ben 
diverso genere contribuivano pure per intervalli 
a scemare quella sua antica avversione : tal¬ 
volta il rimorso del fallo , ed una tenerezza 
fantastica di divozione : talvolta 1 orgoglio 
amareggialo ed irritato dai modi della carce- 
riera , la quale ( spesso , a dir vero , provo¬ 
cata da lei ) si vendicava ora col farle paura 
di quel minacciato castigo, ora col larle ver¬ 
gogna del fallo. Quando poi voleva mostrarsi 
benigna , prendeva un tuono di protezione più 
odioso ancora dell’insulto. In tali diverse oc¬ 
casioni , la voglia che Gertrude provava di 
uscire dalie unghie di colei, e di comparirle in 
uno stato al di sopra della sua collera e della 
sua pietà, questa voglia abituale diveniva tanto 
viva e pungente, da far parere amabile ogni 
cosa che potesse condurre ad appagarla. 

In capo di quattro o cinque lunghi giorni di 
prigionia, una mattina Gertrude stomacata e 
invelenita oltre modo per uno di quei tratti 
della sua guardiana, si andò a cacciare in un 
angolo delia stanza , e quivi col volto nascosto 
nelle palme, si stette qualche tempo a divo- 


*23*2 1 PROMESSI SPOSI, 

rare la sua rabbia. Senti allora un bisogno 
prepotente (li vedere altre Iacee , di udire al¬ 
tre parole, di esser trattata diversamente. 
Pensò al padre, alla famiglia: il pensiero se 
ne arretrava spaventato. Ma le sovvenne clic 
da lei dipendeva di trovare in loro degli ami¬ 
ci , e provò una subita gioia. Dietro questa una 
confusione e un pentimento straordinario del 
suo fallo , e un egual desiderio di espiarlo. Non 
già clic la sua volontà fosse fermata a quel tale 
proponimento , ma giammai non vi s' era pie¬ 
gata cosi vicino. Si levò di quivi, andò ad un 
tavolino, riprese quella penna fatale, e scrisse 
al padre una lettera piena di entusiasmo e di 
abbattimento , di afflizione e di speranza, im¬ 
plorando il perdono e mostrandosi indetermi¬ 
natamente pronta a tutto ciò che potesse pia¬ 
cere a chi doveva accordarlo. 

« 

CAPITOLO X. 


Y ha dei momenti in cui 1’ animo , partico¬ 
larmente dei giovani, è disposto di maniera 
che ogni poco d‘ istanza basta ad ottenerne 
tutto ci le abbia un'apparenza di bene e di sa¬ 
crificio : come un fiore appena sbocciato si ab¬ 
bandona mollemente sul suo fragile stelo, 
pronto a concedere le sue fragranze alla prima 
aria che gli aliti punto d" attorno,. Questi mo¬ 
menti che si dovrebbero dagli altri ammirare 


CAPITOLO V. 333 

con timido rispetto, son quelli appunto che 
1' astuzia interessata spia attentamente e coglie 
di volo per legare una volontà che non si 
guarda. 

Al leggere di quella lettera il principe ***, 
vide tosto lo spiraglio aperto alle sue antiche 
e costanti mire. Mandò dicendo a Gertrude 
eh’ ella venisse da lui ; e aspettandola, si di¬ 
spose a battere il ferro mentre era caldo. Ger¬ 
trude comparve , e senza levar gli occhi in 
volto al padre, gli si gettò a piedi , ed ebbe 
appena fiato da dire : « perdono. » Quegli le 
fece cenno che si alzasse ; ma con una voce 
poco alta a rincorare, le rispose che il perdono 
non bastava desiderarlo nè chiederlo , che ella 
era cosa troppo agevole e troppo naturale a 
chiunque sia trovalo in colpa , e tema la puni¬ 
zione ; clic in somma bisognava meritarlo. Ger¬ 
trude domandò sommessamente e tremando, 
che cosa dovesse fare. A questo il principe 
( non ci soffre il cuore di dargli in questo mo¬ 
mento il titolo di padre ) non rispose diretta- 
mente , ma cominciò a parlare a lungo del 
fallo di Gertrude : e quelle parole frizzavano 
sull’ adimo della poveretta , come lo scorrere 
d‘ una mano ruvida sur una ferita. Continuò 

dicendo che , quand’ anche.caso 

che mai.egli avesse avuto da prima 

qualche intenzione di collocarla nel secolo, ella 
stessa aveva ora posto a ciò un ostacolo insu¬ 
perabile ; giacche ad un cavalier d onore quale 
egli era non sarebbe mai bastato il cuore di 


20 




*>.34 1 PROMESSI SPOSI, 

regalare ad un galantuomo una signorina clic 
aveva dato tal saggio di se. La misera ascol- 
tatrice era annichilita : allora il principe rad¬ 
dolcendo a grado a grado la voce ed il discor¬ 
so , prosegui a dire , che però ad ogni fallo 
v' era rimedio e misericordia , che il suo era 
di quelli pei quali il rimedio è più chiaramente 
indicato : eli" ella doveva vedere in questo tri¬ 
sto accidente come un avviso che la vita del 
secolo era troppo piena di pericoli per lei. ... 

cc Ah si 1 sciamò Gertrude scossa dal ti¬ 
more , preparala dalla vergogna, e mossa in 
quel punto da una tenerezza istantanea. 

cc Ali 1 lo capile anche voi, » ripigliò in¬ 
contanente il principe, cc Ebbene , non si parli 
33 più del passato : tutto è cancellato. Avete 
33 presoli solo partito onorevole, conveniente, 
33 che vi rimanesse; ma perchè 1 ’avete preso 
>3 di buona voglia , e di buon garbo, tocca a 
>3 me di farvelo riuscir gradito in tutto e per 
33 tutto : a me tocca di farne tornare tutto il 
33 vantaggio e tutto il merito sopra di voi. Ne 
33 prendo la cura io. 3^ Cosi dicendo scosse un 
campanello che slava sul tavolino , e al servo 
che entrò , disse : cc la principessa e il princi- 
33 pino subito. >3 E prosegui poi con Gertrude: 
cc voglio metterli tosto a parte della mia con- 
33 solazione : voglio che tutti comincino tosto 
33 a trattarvi come si conviene. Avete speri- 
33 montato un po’del padre severo ; ma da 
33 qui innanzi proverete tutto il padre amo- 

33 rOSO 33. 


CAPITOLO X. l35 

A queste parole Gertrude rimaneva come 
smemorata. Ora ripensava come mai quel si 
che le era scappato avesse potuto significar 
tanto , ora cercava se vi fosse un modo di ri¬ 
pigliarlo, di ristringerne il .senso ; ma la per¬ 
suasione del principe pareva cosi intera , la 
sua gioia cosi gelosa , la benignità cosi condi¬ 
zionata , che Gertrude non osò proferire una 
parola che potesse turbarle menomamente. 

Sopravvennero in breve i due chiamati , e 
reggendo ivi Gertrude, 1‘ affisarono con un 
volto incerto e maravigliato. Ma il principe 
con un contegno lieto e amorevole clic ne pre¬ 
scriveva loro un simigliante « ecco , « disse , 
« la pecora smarrita : e intendo clic questa sia 
» 1 ultima parola che richiami triste memorie. 
53 Ecco la consolazione della famiglia. Gerlru- 
» de non ha più bisogno di consigli ; quello 

che noi desideravamo per suo bene , 1 ha 
» voluto ella spontaneamente. E risoluta, mi 
« ha fatto intendere che è risoluta ... » A 
questo passo alzò ella al padre uno sguardo 
tra atterrito e supplichevole , come per chie¬ 
dere clr egli sospendesse , ma egli prosegui 
francamente : che è risoluta di prendere 

x> il velo. » 

« Brava 1 bene ! » sciamarono ad una voce 
la madre e il figlio , e 1 uno dopo 1 altra ab¬ 
bracciarono Gertrude , la quale ricevette que¬ 
ste accoglienze con lacrime che furono inter¬ 
pretate per lacrime di consolazione. Allora il 
principe si allargò a spiegare ciò eli cgli fareb- 


1 36 1 PROMESSI SPOSI, 

he per rendere lieta e splendida la sorte della 
figlia. Parlò delle distinzioni eh’ ella avrebbe 
nel monastero e nel paese ; eh’ ella vi sarebbe 
come una principessa , la rappresentante della 
famiglia ; che appena P età lo avrebbe conces¬ 
so , ella sarebbe assunta alla prima dignità: e 
intanto , non sarebbe soggetta che di nome. 
La principessa e il principino rinnovavano ad 
ogni tratto le congratulazioni e gli applausi : 
Gertrude era come posseduta da un sogno. 

« Converrà poi fissare il giorno'per andare 
« a Monza a fare la domanda alla badessa, 
disse il principe. « Come sarà contenta 1 Vi so 
dire che lutto il monastero saprà valutare 
33 1 ‘ onore che Gertrude gli fa. Anzi ... perchè 
>3 non vi andiamo oggi medesimo ? Gertrude 
53 piglierà volentieri un po' d’ aria. >> 

cc Andiamo pure, 35 disse la principessa, 
cc Vado a dare gli ordini, 33 disse il principino. 
« Ma . ., 33 proferì sommessamente Gertrude. 
« Piano , piano , 33 ripigliò il principe : « la- 
33 sciamo decidere a lei : forse oggi non si sente 
33 abbastanza disposta , e amerebbe meglio 
33 aspettare fino a domani. Dite, volete voi 
33 che andiamo oggi, o domani ? 

« Domani, 33 rispose con debole voce Ger¬ 
trude , alla quale pareva ancora di far qualche 
cosa , pigliando un po' di tempo. 

cc Domani, 33 disse solennemente il princi¬ 
pe : cc ella ha stabilito che si vada domani. 
33 Intanto io vado a chiedere al vicario delle 
33 monache clic mi dia un giorno per Pesame. 33 


CAPITOLO X. l3~ 

Detto fatto, il principe usci, e andò veramente 
( che non fu piccola donazione ) dal detto 
vicario, e ne ebbe pitonessa pel posdomani. 

In tutto il resto di quella giornata, Gertrude 
non ebbe due minuti di quiete. Avrebbe ella 
desiderato riposar 1 animo da tante commozio¬ 
ni, lasciare, per dir cosi , chiarificare i suoi 
pensieri, render conto a se stessa di ciò che 
aveva fatto, di ciò che era da farsi, sape¬ 
re ciò che ella si volesse , rallentare un mo¬ 
mento quella macchina die appena avviata , 
camminava cosi precipitosamente; ma non ci 
fu verso. Le occupazioni si succedevano senza 
interruzione , s'incastravano 1* una nell* altra. 
Dopo quel solenne colloquio ella fu condotta 
nel gabinetto della principessa per essere qui¬ 
vi , sotto la sua direzione, rivestita, assettata, 
per mano della sua propria cameriera. Non era 
ancor terminato di dar P ultima mano, che 
venne l’avviso esser servita la tavola. Gertrude 
passò fra gl* inchini dei servi che accennavano 
di congratularsi per la guarigione, c trovò al¬ 
cuni parenti più prossimi che erano stali in 
fretta convitati per farle onore e per rallegrarsi 
con lei delle due buone notizie , la ricuperata 
salute e la spiegata vocazione. 

La sposina ( cosi si chiamavano le giovani 
monacande, e Gertrude al suo apparire lu da 
tutti salutata con quel nome ) la sposina ebbe 
che fare assai di rispondere ai complimenti clic 
le erano indirizzati. Sentiva ben ella che ognu¬ 
na di quelle risposte era come un" accettazione 


238 I PROMESSI SPOSI. 

e una conferma ; ma come rispondere diversa- 
melile ? Levate le mense, poco si stette che 
venne 1 ’ ora del passeggio. Gertrude entrò in 
una carrozza colla madre e con due zii che 
erano stali del convito. Dopo un solito giro, si 
riuscì alla strada Marina, che allora attraver¬ 
sava lo spazio occupato ora dai giardini pub¬ 
blici , ed era il raddotto dove i signori veni¬ 
vano in cocchio a ricrearsi delle fatiche della 
giornata. Gli zii parlarono molto a Gertrude, 
come era convenevole in quel giorno : e uno 
di essi che più dell’altro pareva conoscere ogni 
persona , ogni carrozza, ogni livrea , ed aveva 
ogni momento qualche cosa da dire del signor 
tale e della signora tale , s‘ interruppe luti’ ad 
un tratto, e volto alla nipote : et ah furbetta! » 
le disse : « voi date un calcio a tutte queste 
» minchionerie ; siete una dritta voi ; piantale 
33 negl' impicci noi poveri mondani , andate a 
» lar vita beata, e vi portate in paradiso in 
« carrozza >:>. 

Sull* imbrunire si tornò a casa ; e i servi, 
scendendo in fretta coi doppieri, annunziarono 
che molte visite stavano aspettando. La voce 
era corsa ; e i parenti e gli amici venivano a 
fare il loro dovere. Si entrò nella sala della 
conversazione. La sposina ne fu l’idolo , il 
trastullo , la vittima. Ognuno la voleva per 
se : chi si faceva prometter dolci, chi promet¬ 
teva visite, chi parlava della madre tale sua 
parente, chi della madre tal altra sua cono¬ 
scente , chi lodava il cielo di Monza , chi di- 


CAPITOLO X. 23 q 

scorreva con gran sapore del primalo che ivi 
ella avrebbe goduto. Altri die non avevano 
potuto ancora avvicinarsi a Gertrude cosi as¬ 
sediata , stavano agguatando 1 ’ occasione di 
l’arsi innanzi, e provavano un certo rimorso fin 
che non avessero fatto il loro dovere. A poco 
a poco la brigata si andò dileguando , tutti 
partirono senza rimorso , e Gertrude rimase 
sola con la famiglia. 

« Finalmente, « disse il principe , « ho 
m avuta la consolazione di vedere la mia figlia 
» trattata da sua pari. Bisogna però confessa¬ 
si re, che a neh ella s è portata benone , e ha 
53 l'atto vedere che non sarà impacciata a far 
33 la prima figura, e a sostenere il decoro della 
>3 famiglia . 

Si cenò in fretta per ritirarsi presto ond* es¬ 
sere in pronto di buon" ora il domani. 

A Gertrude contristata, indispettita, e un 
po’ gonfiata nello stesso tempo da quei tanti 
corteggiamenti della giornata , sovvenne in 
quel momento di ciò che aveva patito dalla 
sua carceriera , c veggendo il padre cosi dispo¬ 
sto a compiacerla in tutto fuor che in una co¬ 
sa , volle approfittare dell" auge in cui si tro- 
vava, per soddisfare almeno una delle passioni 
clic la tormentavano. Mostrò quindi una gran 
ripugnanza a trovarsi con colei , lagnandosi 
fortemente de’ suoi modi. 

« Come \ 33 disse il principe, « vi ha man- 
53 cato di rispetto colei ! Domani, domani le 

laverò io il capo in maniera che le starà he- 


a4o I PROMESSI SPOSI. 

J3 ne. Lasciale fare a me , che ne avrete sod- 
33 disfazione intera. Frattanto una figlia della 
33 quale io sono contento non debbe vedersi at- 
33 torno una persona che le dispiaccia 33. Cosi 
detto fece chiamare un' altra donna alla quale 
ordinò di servire Gertrude , la quale intanto 
masticando e assaporando la soddisfazione che 
aveva ricevuta, si stupiva di trovarvi cosi poco 
gusto in paragone del desiderio che ne aveva 
avuto. Ciò che , anche a suo malgrado, si im¬ 
padroniva di tutta la sua riflessione, era il 
sentimento dei gran progressi che ella aveva 
fatti in quel giorno sulla via del chiostro, il 
pensiero che a ritrarsene ora ci vorrebbe di 
gran lunga più forza e risolutezza di quella 
che sarebbe bastata pochi giorni prima, e che 
pure ella neri si era sentita d" avere. 

La donna che venne ad accompagnarla nella 
sua stanza era una vecchia di casa , stata già 
governante del principino, cui ella aveva ri¬ 
cevuto dalle braccia della nutrice, e tirato su 
fino all’adolescenza, e nel quale aveva ripo¬ 
ste tutte le sue compiacenze , le sue speranze, 
la sua gloria. Era essa lieta della decisione 
fatta in quel giorno come d’una sua propria 
fortuna : c Gertrude a compimento della gior¬ 
nata dovette sentire le congratulazioni, le lo¬ 
di , i consigli della vecchia. Le parlò essa di 
certe sue zie e prozie , le quali s’erano trovate 
ben contente d' esser monache, perchè essendo 
di quella casa avevano sempre goduto de primi 
onori, avevano sempre saputo tenere uua inaila 


CAPITOLO X. 2.f 1 

al di fuori , e dal loro parlatorio erario uscite 
a il toriose da impegni nei quali le più gran darne 
erano rimaste ai di sotto. Le parlò delle visite 
clic avrebbe ricevute : verrebbe poi un giorno 
il signor principino con la sua sposa, la quale 
aveva certamente a essere una gran dama; e 
allora non solo il monastero, ma tutto il paese 
sarebbe in movimento. La vecchia aveva par¬ 
lato mentre spogliava Gertrude , quando Ger¬ 
trude era coricata , parlava ancora che Ger¬ 
trude dormiva. La giovinezza e la fatica erano 
state più forti delle cure. 11 sonno fu affanno¬ 
so , torbido , pieno di sogni penosi ; ma non fu 
rotto che dalla voce stridula della vecchia, clic 
venne di buon mattino a riscuoterla , perchè si 
apparecchiasse alla gita di Monza. 

cc Alto , alto , signora sposina : è giorno fal- 
53 to : e pcrch clla sia vestita e assettata , ci 
33 vorrà anche un’ ora almeno. La signora prin- 
33 cipessa si sta alzando ; e 1 ? hanno svegliata 
3 > quatti' ore prima del solilo. Il signor prin- 
33 cipino è già sceso alle scuderie , poi è tor- 
33 nato su, ed è all ordine di partire quando 
ebe sia. Vispo come un leprotto quel diavo- 
33 letto : ma I egli era tale lino da bambino ; e 
33 posso ben dirlo io , che 1 ho tenuto nelle 
33 mie braccia. Ma quando è alla via , non si 
33 vuol farlo aspettare, perchè sebbene sia della 
33 miglior pasta del mondo , allora s impazien- 
33 lisce e slrepita. Poveretto ! bisogna compa- 
33 ti ri o , è effetto di temperamento ; c poi que- 
J 3 stavolta avrebbe anche un podi ragione, 
1 . 21 


*242 1 PROMESSI SPOSI. 

« perchè s’incomoda per lei. Guarda , in quei 
>3 momenti, chi lo toccasse ! non ha rispetto a 
>3 nessuno, fuorché al signor principe. Ma un 
>3 giorno il signor principe sarà egli ; il più 
33 tardi che sia possibile, però. Lesta , lesta , 
33 signorina! perchè mi guarda cosi incantata? 
33 A quest" ora ella dovrebbe esser fuori del 
33 nido 33. 

All’ immagine del principino impaziente , 
tutti gli altri pensieri che s’ erano affollati alla 
mente risvegliata di Gertrude , si levarono to¬ 
sto , come uno stormo di passere , all'apparire 
di uno spauracchio. Obbedì , si vesti in fretta, 
si lasciò acconciare , e comparve nella sala, 
dove i parenti e il fratello erano radunati. Fu 
fatta adagiare sur una sedia a bracciuoli e le 
fu portata una tazza di cioccolatte : il che a 
quei tempi era , quel che già presso ai romani 
il dare la veste virile. 

Quando si annunziò che la carrozza era pron¬ 
ta , il principe trasse la figlia in disparte, e le 
disse: « orsù, Gertrude, ieri vi siete fatta ono- 
33 re : oggi dovete superar voi medesima. Si 
33 tratta di far comparsa nel monastero e nel 
33 paese dove siete destinala a far la prima 
33 figura. Vi aspettano 33. ( E inutile il dire 
che il principe aveva spedilo un avviso alla ba¬ 
dessa il giorno antecedente. ) « Vi aspettano, 
33 e tutti gli occhi saranno sopra di voi. I)i- 
33 gnità e disinvoltura. La badessa vi doman- 
33 derà che cosa volete: è affare di formalità. 
33 Potete rispondere che domandale d’essere 


CAPITOLO X. 243 

>a ammessa a vestir Tallito in quel monastero 
33 dove siete stata educala cosi amorevolmeu- 
33 te , dove avete ricevute tante finezze : che è 
>3 la pura verità. Porgete quelle poche parole 
33 con un fare disimpacciato, che non s'avesse 
33 a dire che v hanno imboccata, e che non sa- 
33 pete parlare da voi. Quelle buone madri non 
33 sanno nulla dell' occorso : è un segreto che 
33 debbe restar sepolto nella famiglia. Però non 
33 fate una faccia contrita e dubbiosa, die po- 
33 tesse dar qualche sospetto. Mostrate di che 
33 sangue uscite : manierosa , modesta , ma ri- 
33 cordatevi che in quel luogo , fuori della fa- 
33 miglia , non v' è nessuno sopra di voi 33. 

Senza aspettar risposta , il principe si mos¬ 
se , Gertrude , la principessa e il principino 
gli tennero dietro , scesero le scale ; e in car¬ 
rozza. GTimpicci e le noie del mondo, eia 
vita beata del chiostro , principalmente per le 
giovani di sangue nobilissimo , furono il tema 
della conversazione , durante il tragitto. Sul 
finir della via, il principe rinnovò le istruzioni 
alla figliuola , e le ripetè più volte la forinola 
della risposta. All’ entrare in quel paese, Ger¬ 
trude si senti stringere il cuore , ma la sua at¬ 
tenzione fu attirata istantaneamente da non so 
quali signori , che, fatta fermar la carrozza, 
recitarono non so che complimento. Ripreso il 
cammino, si andò più lentamente al monaste¬ 
ro , tra gli sguardi dei curiosi die accorrevano 
da tutte le parti sulla via. Al fermarsi della 
carrozza , dinanzi a quelle mura , dinanzi a 


244 I PROMESSI SPOSI, 

quella porta, il cuore si strinse ben più a Ger¬ 
trude. Si smontò fra due ale di popolo che i 
servi facevano stare indietro. Tutti quegli oc¬ 
chi addosso alla poveretta le imponevano di 
studiare ad ogni momento il suo contegno : ma 
più di tutti quelli insieme , la tenevano in sog¬ 
gezione i due del padre , ai quali ella, quan¬ 
tunque ne sentisse cosi gran paura , non po¬ 
teva lasciare di rivolgere i suoi ad ogni mo¬ 
mento. E quegli ocelli governavano le mosse c 
i sembianti di lei come^per mezzo di redini in¬ 
visibili. Attraversato il primo cortile , si entrò 
nel secondo , e quivi appari la porta del chio¬ 
stro intcriore , spalancata e tutta occupata da 
monache. In prima fila la badessa circondala 
da anziane ; dietro altre monache alla rinfusa , 
alcune in punta di piedi ; in ultimo le converse 
sollevate sopra sgabelli. Si vedevano pure qua 
e là luccicare a mezz aria qualche occhietti, 
spuntar qualche faccette fra le cocolle ; erano 
le più destre , e le più animose delle educan¬ 
de , che ficcandosi e penetrando tra monaca e 
monaca , erano riuscite a farsi un po' di pertu¬ 
gio , per vedere aneli’ esse qualche cosa. Da 
quella calca uscivano acclamazioni ; si vede¬ 
vano molte braccia dimenarsi in segno di ac¬ 
coglienza e di esultazione. Giunsero alla porta; 
Gertrude si trovò a faccia a faccia colla madre 
badessa. Dopo i primi complimenti, questa con 
un modo tra giulivo e solenne , la interrogò : 
che cosa ella desiderasse in quel luogo , dove 
non v’ era chi le potesse negar nulla. 


CAPITOLO X. ^45 

« Son qui. ., yj cominciò Gertrude ; ma al 
punto di proferir le parole che dovevano deci¬ 
der quasi irrevocabilmente il suo destino, esitò 
un momento, e rimase con gli occhi fìssi su la 
folla che le stava dinanzi. Vide in quel mo¬ 
mento una di quelle sue note compagne che la 
guardava con una cera mista di compassione e 
di malizia, e pareva che dicesse : ah ! c* è in¬ 
cappata la brava. Quella vista svegliando più 
vivi nell" animo suo tutti gli antichi sentimen¬ 
ti , le restituì anche un po' di quel poco antico 
coraggio : e già ella stava cercando una rispo¬ 
sta qualunque diversa da quella che le era 
stata dettala. Quando , alzato lo sguardo alla 
faccia del padre , quasi per esperimentare le 
sue forze , scorse su quella una inquietudine 
così cupa , una impazienza così minaccevole , 
che risoluta per tema , con la stessa prontezza 
con che avrebbe preso la fuga dinanzi un og¬ 
getto terribile, proseguì ; c< son qui a doman- 
» dare di essere ammessa a vestir Y abito reli- 
gioso, in questo monastero, dove sono stata 
« allevata così amorevolmente w. La badessa 
rispose subito , dolerle assai in quel caso che i 
regolamenti le vietassero di dare immediata¬ 
mente una risposta , la quale doveva venire 
dai suffragi comuni delle suore , e alla quale 
doveva precedere la licenza dei superiori. Che 
però Gertrude conosceva abbastanza i senti¬ 
menti che si avevano per lei in quel luogo per 
prevedere quale questa risposta sarebbe; e che 
intanto nessun regolamento impediva alla ba- 

21 * 


I PUOMESSI SPOSI. 

flessa c alle suore di manifestare la consola¬ 
zione che sentivano di quella domanda. Le- 
vossi allora un frastuono confuso di congratu¬ 
lazioni e di acclamazioni. Vennero tosto gran¬ 
di bacili colmi di dolci, che furono presentati 
prima alla sposina, e poscia ai parenti. Men¬ 
tre alcune delle monache se la rapivano, altre 
facevano complimenti alla madre , altre al 
principino , la badessa fece pregare il principe 
che volesse venire alla grata del parlatorio , 
dove ella lo attendeva. Era accompagnata da 
due anziane , e quando lo vide comparire « si- 
33 gnor principe , 33 diss' ella : cc per obbedire 
33 alle regole .. . per adempire una formalità 
33 indispensabile , sebbene in questo caso . . . 
33 pure debbo dirle . . . che ogni volta che una 
33 figlia domandi d* essere ammessa alla vesti- 
33 zione ... la superiora , quale io sono inde- 
33 gnamcnte . . . tiene obbligo di avvertire i 
33 parenti . . . che se per caso .. . essi forzas¬ 
si sero la volontà della figlia, incorrerebbero 
33 nella scomunica. Mi scuserà .. . 33 

« Benissimo , benissimo , reverenda madre. 
33 Lodo la sua esattezza; è troppo giusto . . . 
33 Ma ella non può dubitare ... 33 

« Oli ! pensi, signor principe ... fio parlato 
33 per obbligo preciso . . . del resto . . . 33 
cc Certo , certo , madre badessa. 33 
Scambiate queste poche parole, i due inter¬ 
locutori s‘ inchinarono vicendevolmente e si 
separarono, come se ad entrambi pesasse di 
prolungare quel discorso, e andarono a riu- 


l 


CAPITOLO X. ll\n 

tursi ciascuno alla sua brigata, 1 * uno al di 
Inori, r altra al di dentro della soglia clau¬ 
strale. cc Oh via , 33 disse il principe : « Ger- 
33 tmde avrà presto ogni comodità di godersi 
33 a sua voglia la compagnia di cpieste madri, 
33 Per ora le abbiam tenute abbastanza a disa- 
33 gio 33. E fatto un inchino diè segno di voler 
partire ; la famiglia si mosse, si rinnovarono i 
complimenti, e si parti. 

Gertrude nel ritorno non aveva troppa vo¬ 
lontà di parlare. Spaventata dal passo die ave¬ 
va fatto , vergognala della sua dappocaggine , 
indispettita conira gli altri, e conira se stes¬ 
sa , faceva tristamente il conto delle occasioni 
che le rimanevano ancora di dir di no ; e pro¬ 
metteva debolmente e confusamente a se stessa 
che in questa , o in quella o in quell altra ella 
sarebbe più destra e piu forte. Con tutti questi 
pensieri non le era però cessalo del untolo spa¬ 
vento di quel cipiglio del padre ; talché, quan¬ 
do per un’occhiata gittata alla sfuggiasca sul 
volto di lui, potè chiarirsi che non v* erà più 
alcun vestigio di collera, quando anzi vide clic 
egli si mostrava soddisfattissimo di lei, le par¬ 
ve un bel che , e fu per un istante tutta con¬ 
tenta. 

Appena giunti , una lunga assettatura, poi 
il pranzo , poi alcune visite , poi il passeggio, 
poi la conversazione , poi la cena. Sul finire di 
questa , il principe mise sul tappeto un altro 
affare, la scelta della madrina. Cosi si chia¬ 
mava una dama la quale, pregata a ciò dai 


1 1 PROMESSI SPOSI. 

parenti, diventava custode e scorta della gio¬ 
cane monacanda, nel tempo tra la domanda e 
la vestizione; tempo che veniva speso in visi¬ 
tare le chiese, i palazzi pubblici, le conversa¬ 
zioni, le ville, i santuarii: tutte le cose in som¬ 
ma più notabili della città e dei contorni ; al¬ 
lineile le giovani, prima di proferire un volo 
irrevocabile , vedessero bene a che cosa dava¬ 
no un calcio. « Bisognerà pensare a unamadri- 
» na, disse il principe : « perchè domani 
verrà il vicario delle monache per la forma- 
33 lità deir esame , e subito dopo Gertrude ver- 
rà proposta in capitolo per essere accettata 
33 dalle madri 33. Proferendo queste parole egli 
s' era voltato verso la principessa ; e questa 
credendo che fosse un invito a proporre , co¬ 
minciava : « vi sarebbe .... 33 Ma il principe 
interruppe : « no , no, signora principessa; la 
madrina dee prima di tutto gradire alla spo- 
3> sina; e benché V uso universale dia la scelta 
33 ai parenti , pure Gertrude ha tanto giudizio, 
33 tanta aggiustatezza, che merita bene d’esser 
33 cavata cicli' ordinario. 33 E qui rivolto a Ger¬ 
trude , in atto di chi annunzia una grazia sin¬ 
golare , continuò : « ognuna delle dame che 
33 si sono trovate questa sera alla conversazio- 
33 ne , possedè le condizioni , necessarie per 
33 esser madrina d una figlia della nostra ca- 
33 sa ; ognuna mi do a credere , sarà per tenere 
33 ad onore di essere la preferita : scegliete 
33 voi. 33 


CAPITOLO X. 2/fq 

dare un nuovo consenso; ma la proposta Ac¬ 
uiva fatta con tanto apparato , che il rifiuto 
avrebbe avuto sembiante di disprezzo, e lo 
scusarsi, di sconoscenza o di fastidiosaggine. 
Fece ella adunque anche quel passo, e nominò 
la dama che in quella sera le era andata più a 
genio, quella cioè die le aveva fatte più ca¬ 
rezze, che l’aveva più lodata, che 1 aveva 
trattata con quei modi famigliaci, affettuosi, e 
premurosi , che nei primi momenti d’una co¬ 
noscenza contraffanno una antica amicizia. «Ot¬ 
tima scelta , 33 sciamò il principe , che deside¬ 
rava ed aspettava quella appunto. Fosse arte 
o caso , era avvenuto come quando il giuoca- 
tor di mano facendovi scorrere dinanzi agli 
occhi le carte d‘ un mazzo, vi dice clic ne pen¬ 
siate una , ed egli poi ve la indovinerà ; ma le 
ha fatte scorrere in modo che voi ne veggiate 
una sola. Quella dama era stata tanto attorno 
a Gertrude tutta la sera, 1 aveva tanto occu¬ 
pata di se , che a questa sarebbe abbisognato 
uno sforzo di fantasia per pensarne un' altra. 
Tante premure poi non erano senza motivo: la 
dama aveva da molto tempo posto gli occhi ad¬ 
dosso al principino per farlo suo genero : quin¬ 
di ella riguardava le cose di quella casa come 
sue proprie ; ed era ben naturale che s’interes¬ 
sasse per quella cara Gertrude , niente meno 
dei suoi parenti più prossimi. 

Al domani Gertrude si svegliò colla imma¬ 
ginazione dell'esaminatore che doveva venire; 
e mentre stava pensando se e come ella potesse 


^5o 1 PROMESSI SPOSI, 

cogliere quella occasione cosi decisiva per dare 
addietro, il principe la fece chiamare, cc Orsù, 
33 figliuola, «le disse egli,, finora vi siete por- 
33 tata egregiamente : oggi si tratta di coronar 
33 1' opera. Tutto quello che si è fatto finora , 
33 si è fatto di vostro consenso. Se in questo 
33 mezzo vi fosse nato qualche dubbio, qualche 
33 pentimentuccio , grilli di gioventù , avreste 
33 dovuto spiegarvi ; ma al punto a cui sono 
33 ora le cose , non è più tempo da far ragaz- 
33 zate. Quell' uomo dabbene che ha da venire 
>3 questa mattina , vi farà cento interrogazioni 
33 sulla vostra vocazione ; e se vi andate di 
33 buona voglia, e perchè e per come , e che 
33 so io ? Se voi tentennate nei rispondere, egli 
>3 vi terrà sulla corda chi sa quanto. Sarebbe 
33 un fastidio e uno sfinimento per voi ; ma ne 
33 potrebbe anche venire un altro guaio più sc- 
33 rio. Dopo tutte le dimostrazioni pubbliche 
33 che si son fatte , ogni più piccola esitazione 
33 che si vedesse in voi, porrebbe a repen- 
33 taglio il mio onore, potrebbe far credere 
33 che io avessi presa una vostra leggerezza per 
33 una ferma risoluzione , eh’ io fossi corso a 
33 furia , che avessi.... che so io ? In questo 
33 caso mi troverei nella necessità di scegliere 
33 fra due partiti dolorosi : o lasciare che il 
33 inondo formi un tristo concetto 'della mia 
33 condotta ; partito che non può stare assolu- 
3 > tamente con ciò eli 5 io debbo a me stesso ; o 
33 svelare il vero motivo della vostra risoluzio- 
33 ne e.., 33 Ma qui veggendo che Gertrude 


CAPITOLO X. 2.^1 

s’ era fatta tutta di fiamma, che i suoi occhi 
si gonfiavano, ed il volto si contraeva come le 
foglie d' un fiore nell' ala che precede la bur¬ 
rasca , ruppe quel discorso, e con volto sere¬ 
no , ripigliò : <• via via , lutto dipende da voi, 
33 dal vostro giudizio. So che ne avete molto, 
33 e non siete ragazza da guastare il ben fatto 
53 in sulla fine; ma io doveva prevedere tutti 
33 i casi. Non se ne parli più; e restiam d‘ac- 
53 cordo in questo che voi risponderete con 
33 franchezza in modo di non far nascere dubbi 
33 nella testa di quell 5 uomo dabbene. Cosi an- 
53 che voi ne sarete fuori più presto 53. E qui 
dopo d'aver suggerita qualche risposta alle 
contingenti interrogazioni , entrò nel solilo 
discorso delle dolcezze , e dei godimenti che 
erano preparali a Gertrude nel monastero, e 
in ciò la trattenne , tanto che un servo venne 
ad annunziare P esaminatore. 11 principe dopo 
un breve rinnovare dei ricordi più importanti» 
lasciò la figlia sola con lui, come era pre¬ 
scritto. 

L ; uomo dabbene veniva con un po’di opi¬ 
nione già fatta , che Gertrude avesse una gran 
vocazione al chiostro; perchè cosi gli aveva 
detto il principe, quando era stato ad invitar¬ 
lo. Ben è vero che il buon prete il quale sape¬ 
va esser la diffidenza una delle virtù più neces¬ 
sarie nel suo ufìzio , aveva per massima di an¬ 
dare adagio nel credere a simili proteste, e di 
stare in guardia conira le preoccupazioni : ma 
ben di rado avviene che le parole affermative 


'J r Y2 I PROMESSI SPOSI, 

c sicure di una persona autorevole in qualsi¬ 
voglia genere , non tingano del loro colore la 
mente di dii le ascolta. Dopo i convenevoli: 
signorina , et diss’ egli : « io vengo a far la 
33 parte del diavolo , vengo a porre in dubbio 
33 ciò che nella sua supplica ella ha dato per cer- 
33 to , vengo a metterle innanzi agli ocelli le 
33 difficoltà, e ad accertarmi se ella le lia ben 
33 considerate. Si contenti eh’ io le faccia qual- 
33 che interrogazione. 33 

tf Dica pure , 33 rispose Gertrude. 

Il buon prete cominciò allora ad interro¬ 
garla nella forma prescritta dai regolamenti. 33 
33 Sente ella in cuor suo una libera , spontanea 
33 risoluzione di farsi monaca ? Non sono state 
33 adoperate minacce, o lusinghe ? Non s’è 
33 fatto uso di nessuna autorità , per indurla a 
33 questo ? Parli senza riguardi e con sincerità 
33 ad un uomo il cui dovere è di conoscere la 
33 sua vera volontà , per impedire che le venga 
33 fatta violenza in nessun modo 33. 

La vera risposta ad una tale domanda si af¬ 
facciò tosto alla mente di Gertrude con una 
evidenza terribile. Per dare quella risposta , 
bisognava venire ad una spiegazione, dire di 
che ella era stata minacciata, raccontare una 
storia .... La infelice rifuggi spaventata da 
questa idea, e corse tosto a cercare una qua¬ 
lunque altra risposta, quella che meglio e più 
F osto la togliesse da quello stento. « Vado a 
33 monaca 33, diss’ ella , nascondendo il suo 


capitolo x. 2^3 

turbamento , vado a monaca di mio genio 9 
33 liberamente. >3 

cr Da quanto tempo le è venuto questo pen- 
33 siero ? 33 domandò ancora il buon prete. 

re L’ho sempre avuto: >3 rispose Gertrude, 
divenuta dopo quel primo passo più branca a 
mentire contea se stessa. 

Ma quale è il motivo principale che la in- 
33 duce a farsi monaca ? 35 

11 buon prete non sapeva che terribile corda 
toccasse ; e Gertrude si fece una gran forza per 
non lasciar trasparire nel volto 1 riletto che 
quelle parole le producevano nell"animo, cc II 
33 motivo, diss* ella, è di servire a Dio, e di 
33 fu ggire i pericoli del mondo. 33 

cc Non sarebbe mai qualche di *• usto ? qual- 
33 che ... mi scusi... capriccio ? Alle volte 
33 una cagione momentanea può fare una im- 
33 pressione che sembra dovere essere perpetua; 
33 e quando poi la cagione cessa, e Y animo si 
33 muta, allora .... » 

cc No , no , 33 rispose precipitosamente Ger¬ 
trude : 33 la cagione è quella che le ho detto. 33 
Il vicario, più per adempire interamente al 
suo debito, che perchè egli stimasse essercene 
bisogno, insistette nelle inchieste ; ma Gertru¬ 
de era deliberata d’ingannarlo. Oltre il ribrez¬ 
zo che le cagionava il pensiero di render con¬ 
sapevole della sua debolezza quel grave e dab- 
ben prete ohe pareva cosi lontano dal sospetti¬ 
la! cosa di lei , la poveretta pensava poi anche 
eh egli poteva bene impedire che ella losse 

i . 2.2 



1*)/\ 1 PPOMFSSl SPOSI. 

monaca; ma questo era il termine della sua 
autorità sopra di lei , e della sua protezione* 
Partito ch’ei fosse, ella si rimarrebbe sola col 
principe. E che che ella avesse poi a patire in 
quella casa, il buon prete non ne avrebbe sa¬ 
puto nulla, o sapendolo , con tutta la sua 
buona intenzione , non avrebbe potuto far più 
che compiangerla. L’ esaminatore fu prima 
stanco d’interrogare che la sventurata di men¬ 
tire ; ed egli sentendo quelle risposte sempre 
conformi, e non avendo alcun motivo per du¬ 
bitare della loro schiettezza , mutò finalmente 
linguaggio , e disse ciò che credeva più atto a 
confermarla nel buon proposito , e rallegratosi 
con lei, prese commiato. Attraversando le sale 
per uscire si abbattè nel principe il quale pa¬ 
reva passare di là a caso ; e con lui pure si 
congratulò delle buone disposizioni in che ave¬ 
va trovala la sua figliuola. Il principe era stato 
fino allora in una sospensione molto noiosa : a 
quella notizia respirò, e dimenticando la sua 
gravità consueta , andò quasi a corsa da Ger¬ 
trude, la colmò di lodi, di carezze e di promes¬ 
se, con un giubbilo cordiale , con una tenerez¬ 
za in gran parte sincera : cosi fatto è questo 
guazzabuglio del cuore umano. 

Noi non terremo dietro a Gertrude in quel 
giro continuato di spettacoli e di divertimenti. 
Nè descriveremo tampoco in particolare e per 
ordine i sentimenti dell' animo suo in quel 
tratto di tempo , sarebbe una storia di dolori e 
di fluttuazioni troppo monotona e troppo simile 


CAPITOLO I. '255 

alle cose già dette. L’ amenità dei siti, il mu¬ 
tare degli oggetti quel rallegramento dello 
scarrozzare all/ aria aperta, le rendevano più 
odiosa 1 idea del luogo dove al fine si smonte¬ 
rebbe per 1 ‘ ultima volta., per sempre. Più 
pungenti ancora erano le impressioni eli ella 
riceveva nelle adunanze e nelle feste cittadine. 
La visita delle spose alle quali si dava questo 
titolo nel senso più ovvio e più usitato , le ca¬ 
gionava un" invidia , un rodimento intollerabi¬ 
le; e talvolta 1‘ aspetto di qualche altro perso¬ 
naggio le faceva parere che nel sentirsi dare 
quel titolo dovesse trovarsi il colmo d ogni 
felicità. Talvolta la pompa dei palagi, lo splen¬ 
dore degli addobbi, il brulichio e il clamore 
festevole delle conversazioni, le comunicavano 
una ebbrezza, un ardor tale di viver lieto, che 
ella prometteva a se stessa di ridirsi, di tutto 
soffrire più tosto che tornare all ombra fredda 
e morta del chiostro. Ma tutte quelle risolu¬ 
zioni sfumavano alla considerazione più ripo¬ 
sata delle difficoltà , al solo fissar gli occhi sul 
volto del principe. Talvolta anche il pensiero 
eli" ella doveva abbandonar per sempre quei 
godimenti, le ne rendeva amaro e penoso quel 
piccol saggio ; come l’infermo assetato guarda 
con rancore, e quasi rispinge con dispetto j1 
cucchiaio di acqua che il medico gli concede a 
fatica. Intanto il vicario delle monache ebbe 
rilasciata 1' attestazione necessaria , e venne la 
licenza di tenere il capitolo per 1’ accettazione 
di Gertrude. 11 capitelo si tenne; concorsero, 


2^6 I PROMESSI SPOSI, 

corno era da aspettarsi, i due terzi dei voti se¬ 
creti che erano richiesti dai regolamenti, e Ger¬ 
trude fu accettata. Ella medesima, stanca di 
quel lungo strazio, chiese allora di entrare ai 
più presto nei monastero. Non v' era certo chi 
volesse opporsi ad una tal premura. Fu dun¬ 
que latta la sua volontà, ed ella, condotta 
pomposamente ai monastero, vi prese 1 abito. 
Dopo dodici mesi di noviziato pieni di pentimen¬ 
ti e di ripentimenli, si trovò ai momento della 
professione, al momento cioè in cui conveniva 
o dire un no più strano, più inaspettato , più 
scandaloso che mai, o ripetere unsi tante volte 
detto ; lo ripetè e fu monaca per sempre. 

E una delle facoltà singolari ed incomunica¬ 
bili della religione cristiana , questa : di poter 
dare indirizzo e quiete a chiunque , in qualsi¬ 
voglia congiuntura , a qualsivoglia termine, 
ricorra ad essa. Se al passato v è rimedio, es¬ 
sa lo prescrive , lo somministra , presta lume e 
vigore per metterlo in opera a qualunque costo; 
se non v è , essa dà il modo di fare realmente 
e in effetto , ciò che fuom dice in proverbio , 
della necessità virtù. Insegna a continuare con 
sapienza ciò che è stato intrapreso per legge¬ 
rezza , piega l’animo ad abbracciare con pro¬ 
pensione ciò che è stato imposto dalla prepo¬ 
tenza , e dà ad una elezione che fu temeraria, 
ma che è irrevocabile, tutta la santità, tutto 
il consiglio , diciamolo pur francamente , tutte 
le gioie della vocazione. E una via cosi fatta, 
che da qualunque labirinto, da qualunque pie- 


CAPITOLO X. 207 

cipizio l’uomo capiti ad essa e vi si metta , 
può d'allora in poi camminare con sicurezza e 
di buona voglia, e giunger lietamente a un 
lieto line. Con questo mezzo Gertrude avrebbe 
potuto essere una monaca santa e contenta, co¬ 
munque lo Tosse divenuta. Ma l’infelice si di¬ 
batteva invece sotto il giogo , e cosi ne sentiva 
più Torte il peso e lo schiacciamento. U11 re- 
petio incessante della libertà perduta, 1’a- 
borrimeulo delio stato presente, un vagamento 
faticoso dietro a desiderii che non sarebbero 
soddisfatti mai, tali erano le principali occupa¬ 
zioni dell" animo suo. Rimasticava quell* amaro 
passato, ricomponeva nella memoria tutte le cir¬ 
costanze per le quali era giunta là dove era, e 
disfaceva mille volle inutilmente col pensiero 
ciò che aveva Tatto con l’opera; accusava se 
di dappocaggine, altrui di tirannia e di perfì¬ 
dia e si rode\ a. Idolatrava insieme c piangeva la 
sua bellezza , deplorava una gioventù destinata 
a struggersi in un lento martirio , c invidiava 
in certi momenti qualunque donna, in qualun¬ 
que condizione , con qualunque coscienza, po¬ 
tesse liberamente godersi nel mondo quei 
doni. 

La vista di quelle monache che avevano coo¬ 
perato a condurla qui\i entro, le era odiosa. 
Si ricordava le arti c gl’ingegni clic avevano 
messi in opera , e ne le pagava con tante sgar¬ 
batezze , con tante fantasticaggini, ed anche 
con aperti riiiTacciamenti. A quelle conveniva 
il più sovente mandar giù e lacere , perchè il 


2^)8 1 PROMESSI SPOSI, 

principe aveva ben voluto tiranneggiare la 
figlia quanto era necessario per ispingerla al 
chiostro ; ma ottenuto P intento , non avrebbe 
cosi facilmente patito che altri pretendesse 
d : aver ragione contra il suo sangue : e ogni 
po : di romore eh’ elle avessero fatto, poteva 
esser loro cagione di perdere quella gran pro¬ 
tezione , o cangiare per avventura il protettore 
in nimico. Pare che ella avrebbe dovuto sen¬ 
tire una certa propensione per le altre suore 
che non avevano messo mano in quella sporca 
pasta d‘ intrighi, e che senza averla desiderata 
per compagna, 1 J amavano come tale, e pie, 
occupate e ilari le mostravano col loro esempio 
come anche quivi si potesse non solo vivere ma 
godere. Ma queste pure le erano odiose per 
un altro verso. 1 loro sembianti di pietà e di 
contentezza le riuscivano come un rimprovero 
della sua inquietudine e dei suoi portamenti 
bisbetici ; ed ella non lasciava sfuggire occa¬ 
sione di deriderle dietro le spalle come pinzo¬ 
chere, o di morderle come ipocrite. Forse sa¬ 
rebbe stata meno avversa ad esse se avesse 
saputo o indovinato che quelle poche palle nere 
che s’ eran trovate nel bossolo che decise della 
sua accettazione, v’erano appunto state poste 
da quelle. 

Qualche consolazione le pareva talvolta di 
trovare nel comando , nelP esser corteggiata al 
di dentro , visitata adulatoriamente da alcuno 
di luori, nello spuntar qualche impegno, nello 
spendere la sua proiezione, nel sentirsi cliia- 


CAPITOLO X. 25() 

mar la signora : ma quali consolazioni 1 L’ani¬ 
mo che sentiva la loro insufficienza, avrebbe 
voluto eli quando in quando aggiungervi c go¬ 
dere con esse le consolazioni della religione : 
ma queste non vengono se non a chi trascura 
quelle altre : come il naufrago , a volere alici- 
rare la tavola che può condurlo in salvo su la 
riva, dee pure sciogliere il pugno, e abban¬ 
donare le alghe , e gli sterpi, che aveva ab¬ 
brancati per una rabbia d 5 istinto. 

Poco dopo la professione, Gertrude era stata 
destinata a maestra delle educande ; ora pen¬ 
sale come dovevano stare quelle giovanotte 
sotto una tale disciplina. Le antiche sue com¬ 
pagne erano tutte uscite: ma ella riteneva 
tutte le passioni di quel tempo ; e in un modo, 
o nell’ altro le allieve dovevano sentirne il pe¬ 
so. Quando le veniva in mente che molte di 
esse erano destinate a quel genere di vita , di 
cui ella aveva perduta ogni speranza, sentiva 
contra quelle poverette un rancore , un desi¬ 
derio quasi di vendetta ; e le teneva sotto , le 
aspreggiava , faceva loro scontare anticipata¬ 
mente i piaceri clic avrebbero goduti un giorno. 
Chi a\ esse udito in quei momenti con che ira¬ 
condia magistrale le sgridava per ogni picchila 
scappatella, 1’ avrebbe creduta donna di una 
spiritualità salvatica e indiscreta. In altri mo¬ 
menti lo stesso orrore pel chiostro , per la re¬ 
gola , per l 5 obbedienza , scoppiava in accessi 
d' umore tutto opposto. Allora , non solo ella 
sopportava la svagatezza clamorosa delle sue 


260 I PROMESSI SPOSI, 

allieve , ma la eccitava ; si mesceva ai loro 
giuochi , e li rendeva più sregolati; entrava a 
patte dei loro discorsi , e li portava al di là 
delle intenzioni con le quali esse gli avevano 
incominciati. Se alcuna toccava un motto del 
cicalio della madre badessa, la maestra lo imi¬ 
tava lungamente , e ne faceva una scena di 
commedia ; contraffaceva il volto di una mo¬ 
naca , il portamento d ? un'altra: rideva allora 
sgangheratamente ; ma erano risa che anda¬ 
vano poco in giù. Cosi era ella vissuta alcuni 
anni, non avendo agio nè occasione di far di 
più ; quando la sua sventura volle che una oc¬ 
casione si presentasse. 

fra le altre franchigie e distinzioni chele 
erano state accordate per compensarla di non 
poter essere badessa, v era anche quella di al- 
loggiare in un quartiere a parte. Quel lato del 
monastero era contiguo ad una casa abitata da 
un giovane scellerato di professione , uno dei 
tanti che in quell epoca , e coi loro scherani, 
e con le alleanze di altri scellerati , potevano 
fino ad un certo segno ridersi della forza pub¬ 
blica e delle leggi. 11 nostro manoscritto lo no¬ 
mina Egidio, senza più. Costui da una sua 
finestretta che dominava un corti letto di quel 
quartiere , avendo veduta Gertrude alcuna 
volta passare o ronzare quivi per ozio , allet¬ 
tato anzi che atterrito dai pericoli e dalla em¬ 
pietà dell intraprendimento , un giorno osò 
rivolgerle la parola. La sventurata rispose. 

In quei primi momenti provò ella un con- 


CAPITOLO X. 2Ò’I 

tonto non ischielto al cerio, ina viv o. Nel v nolo 
accidioso deU'aninio silo s era venuta ad infon- 
dere una occupazione forte , continua , come 
una vita potente ; ma quel contento era simile 
alla bevanda ristorante elicla crudeltà inge¬ 
gnosa degli antichi mesceva al condannato per 
invigor rio a sostenere il martorio. Comparve 
allo stesso tempo una gran novità in lutti i 
suoi portamenti: divenne ella ad un tratto più 
regolare, più tranquilla, cessò dagli scherni , 
e dal rammarichio , si mostrò anzi carezzevole 
e manierosa , di modo che le suore si rallegra¬ 
vano a vicenda del cambiamento felice ; lon¬ 
tane coni erano dall immaginarne il vero mo¬ 
lilo, e dal comprendere che quella nuova 
virtù altro non era che ipocrisia aggiunta alle 
antiche magagne. Quella mostra però, quella, 
per dir cosi , imbiancatura esteriore, non durò 
gran tempo , almeno con quella continuità ed 
eguaglianza : ben tosto tornarono a dare in fuori 
i soliti dispetti c le solite fantasticaggini ; tor¬ 
narono a l’arsi intendere le imprecazioni e i di¬ 
leggiamenti conira la prigione claustrale, c 
talvolta espressi in un linguaggio insolito in 
quel luogo e in quella bocca. Però ad ogni 
scappuccio teneva dietro un pentimento , una 
gran cura di farlo dimenticare a forza di pia¬ 
cevolezze. Le suore comportavano alla meglio 
tutte queste v icissitudini , c le attribuivano al- 
L indole bisbetica e leggiera della signora. 

Per qualche tempo non parve che alcuna 
pensasse più in là ; ma un giorno che la signo- 


'ìG’2 1 PROMESSI SPOSI 

ra , venuta a parole con una suora conversa 
per non so die pettegolezzo , si lasciò andare a 
svillaneggiarla fuor di modo e senza posa , la 
conversa dopo aver sofferto un poco e roso il 
Treno , rinnegata finalmente la pazienza , gittò 
un motto , elfi ella sapeva qualche cosa, e che 
a suo tempo avrebbe parlato. Da quel punto 
in poi la signora non ebbe più pace. Non andò 
però molto die la conversa un mattino Tu aspet¬ 
tata invano ai suoi uffici consueti : si andò e 
cercarla nella sua cella , e non vi si rinvenne; 
e chiamata ad alte voci , non risponde : fruga, 
rifruga , rimugina , di qua , di là , di su , di 
giù , dalla cantina al solaio , non v" è in nes¬ 
sun luogo. E chi sa quali congetture si sareb¬ 
bero latte , se appunto nel cercare, non si Tosse 
scoperto un gran Toro nella muraglia dell’orto, 
il che lece argomentare ad ognuna che ella 
Tosse sfrattata per di là. Si spedirono tosto 
corrieri su diverse vie per darle dietro e rag¬ 
giungerla , si fecero grandi ricerche al di fuo¬ 
ri : non se ne ebbe mai la più picciola notizia. 
Forse se ne sarebbe potuto saper di più, se in¬ 
vece di cercar lontano , si Tosse scavato da 
presso. Dopo molte maraviglie, perche nessuno 
avrebbe stimata colei donna da ciò , e dopo 
molti argomenti, si conchiuse eh ella doveva 
essere andata ben lontano, ben lontano. E per¬ 
chè una suora aveva detto un tratto : « ella 
« s' è rifuggita in Olanda di sicuro « , ci disse 
e si tenue poi sempre nel monastero che ella 
si iosse riiuggita in Olanda. Non pare però che 


CAPITOLO X. 263 

la signora fosse in quella credenza. Non giù 
eli* ella mostrasse di discredere , o combattesse 
1 opinione comune con sue ragioni particolari : 
se ne aveva , certo , ragioni non furono mai 
cosi ben dissimulate ; nè v* era cosa da cui ella 
si astenesse più volentieri che da rimestare 
quella storia , cosa di cui si curasse meno clic 
di toccare il fondo di quel mistero. Ma quanto 
manco ne parlava, tanto vi pensava più. Quan¬ 
te volte il giorno 1 immagine di quella donna 
veniva a gittarsi d : improvviso nella sua men¬ 
te, e vi si piantava, e non voleva muoversi 1 
Quante volle ella avrebbe desiderato di veder¬ 
sela dinanzi viva e reale , piuttosto che averla 
sempre ficcata nel pensiero , piuttosto clic do¬ 
ver trovarsi giorno e notte in compagnia di 
quella forma vana , terribile , impassibile ! 
Quante volte avrebbe voluto udire espressa- 
mente la vera voce di colei , quel suo garrito, 
che che avesse potuto minacciare, piuttosto che 
aver sempre nell* intimo dell'orecchio mentale 
il susurro fantastico di quella stessa voce , c 
ud irne parole alle quali non valeva risponde¬ 
re , ripetute con una pertinacia , con una insi¬ 
stenza infaticabile che nessuna persona vivente 
non ebbe giammai 1 

Era circa un annoda quell’avvenimento, 
quando Lucia fu presentata alla signora ed 
ebbe con lei quel colloquio al quale siamo ri¬ 
masti col racconto. La signora moltiplicava le 
inchieste intorno alla persecuzione di don Ro¬ 
drigo , ed entrava in certi particolari con una 


2^4 1 PROMESSI SPOSE 

intrepidezza che riuscì e doveva riuscire peg¬ 
gio che nuova a Lucia, la quale non aveva mai 
pensato che la curiosità delle monache potesse 
esercitarsi intorno a simili argomenti. I giudizi 
poi eh ella frammischiava alle interrogazioni, 
o die ] asciava trasparire, non erano meno stra¬ 
ni. Pareva quasi che ridesse del gran terrore 
die Lucia aveva sempre provato di quel signo¬ 
re , e domandava scegli era deforme, da far 
tanto paura : pareva quasi che avrebbe trovata 
irragionevole c sciocca la colei ritrosia, se non 
avesse avuta per ragione la preferenza data a 
Pienzo. E su questo pure si allargava a domande 
le quali facevano stupire ed arrossare V inter¬ 
rogata. Avvedendosi poi di essersi troppo la¬ 
sciala andare con la lingua agli svagamenti del 
cervello , cercò di correggere c d interpretar 
in meglio quelle sue ciarle ; ma non potè fare 
che a Lucia non ne rimanesse una maraviglia 
disaggradevole e un confuso spavento. E appena 
potè trovarsi sola con la madre , se ne aperse 
con lei ; ma Agnese , come più sperimentata, 
sciolse con poche parole tutti quei dubbi, e 
chiari tutto il mistero, cc Non te ne far mara- 
« viglia , 23 diss* ella cc quando avrai cono- 
33 scinto il mondo quanto io , vedrai che non 
33 son cose da farsene maraviglia. 1 signori , 
33 chi più chi meno , chi per un verso chi per 
33 un altro , hanno tutti un po'del matto. Con- 
33 viene lasciarli dire, principalmente quando 
33 s ha Insogno di loro , far mostra di ascol- 
33 tarli sul serio , come se dicessero delle cose 


CAPITOLO V. 2,6" 

« gius Le. Hai inteso come ella mi ha dato sulla 
» voce, quasi che io avessi detto qualche grosso 
» sproposito? Io non me ne sono stupita nicn- 
33 te. Son tutti cosi. E con liuto ciò , sia riu¬ 
si graziato il cielo , che pare che ella ti abbia 
3 ) preso amore , e voglia proteggerci davvero. 
33 Del resto , se camperai , figliuola mia , e 
33 se t* incontrerà ancora di aver che fare con 
3 > signori, ne sentirai, ne sentirai , ne senti¬ 
si rai 33. 

Il desiderio di obbligarsi il padre guardiano, 
la compiacenza del proteggere, il pensiero del 
buon concetto che poteva fruttare la protezione 
spesa cosi piamente, una certa inclinazione per 
Lucia , ed anche un certo sollievo nel far del 
bene ad una creatura innocente, nel soccorrere 
e consolare oppressi, avevano realmente di¬ 
sposta la signora a prendersi a petto la sorte 
delle due povere fuggiasche. Per rispetto degli 
ordini eli' ella diede , c della premura eh' ella 
mostrò, furono esse alloggiate nel quartiere 
della fattola attiguo al chiostro, e trattate co¬ 
me se fossero addette ai servigi del monastero. 
La madre e la figlia si rallegravano insieme 
d’ aver trovato cosi tosto un asilo sicuro ed 
onorato. Avrebbero anche avuto caro assai di 
rimanervi ignorate da ogni persona; ma la cosa 
non era facile in un monastero : tanto più che 
v era un uomo troppo deliberato di aver noti¬ 
zie d' una di loro , e nell animo del quale , 
alla passione e alla picca di prima s' era ag¬ 
giunta anche la stizza di essere stato prevenuto 

i. 23 


. 2d6 t promessi sposi. 

e deluso. E noi , lasciando le donne nel loro 
ricovero , torneremo al palazzotto di costui , 
nell’ ora in cui egli slava attendendo Y esito 
della sua scellerata spedizione. 

CAPITOLO XL 

Ctonie un branco di segugi , dopo d’ aver 
tracciata indarno una lepre, tornano sbaldan- 
ziti verso il padrone , coi musi bassi e colle 
code spenzolate , cosi in quella scompigliata 
notte tornavano i bravi al palazzotto di don 
Rod rigo. Egli passeggiava innanzi e indietro al 
buio per una stanzaccia disabitata del piano 
superiore, che guardava sulla spianala. Tratto 
trattosi fermava a tender l'orecchio, a tra¬ 
guardare per le fessure delle imposte sdrucite; 
pieno d’impazienza e non scevro d’inquietu¬ 
dine , non solo per 1 ’ incertezza della riuscita , 
ma anche per le conseguenze possibili ; perchè 
eli' era la più grossa e la più arrischiata a cui 
il valentuomo avesse ancor messo mano. Si 
andava però rassicurando col pensiero delle 
precauzioni prese perchè non rimanesse alcun 
indizio del fatto suo. — Quanto ai sospetti , 
me ne rido. Vorrei un po'sapere dii sarà quel- 
1 appetitoso che voglia venir qua su a chiarirsi 
se c è o non c' è una giovane. Venga, venga 
quel tanghero, che sarà ben ricevuto. Venga 


CAPITOLO XI. X(>7 

il frate , venga. La vecchia ? vada a Bergamo 
la vecchia. La giustizia? Poh la giustiziai 11 
podestà non è mica un ragazzo nò un matto. E 
a Milano ? Chi si cura di costoro a Milano 
Chi darebbe lor retta? Chi sa che ci sieno ? 
Sono come gente perduta sulla terra , non 
hanno nò anche un padrone : gente di nessu¬ 
no. Via , via , niente paura. Come rimarrà At¬ 
tilio , domattina ! Vedrà, vedrà s* io son uomo 
da ciarle e da vanti. E poi... se mai nascesse 
qualche imbroglio .... che so io ? qualche ni¬ 
mico die volesse cogliere questa occasione .... 
anche Attilio saprà consigliarmi : c è impe¬ 
gnato 1 * onore di tutto il parentado. Ma il pen¬ 
siero sui quale si fermava di più , perchè in 
esso trovava insieme un acquietamento dei 
dubbi e un pascolo alla passione principale , 
era il pensiero delle lusinghe , delle promesse 
eh’ egli adoprerebbe ad imbonire Lucia. — 
Avrà tanta paura di trovarsi qui sola, in mezzo 

a costoro , a queste facce , che . il viso più 

umano qui son io, per bacco .... che dovrà 
ricorrere a me , piegarsi ella a pregare ; e se 
prega — — 

Mentre fa questi bei conti, ode un calpestio, 
va alla finestra, apre un pochetto, la capolino; 
son dessi. —- E la lettiga ? Diavolo! dove è la 
lettiga ? Tre , cinque , otto ; ci son tutti; c’ ò 
anche il Griso ; la lettiga non c è : diavolo 1 
diavolo ! il Griso me ne renderà conto. — 

Entrati che furono , il Griso depose in un 
angolo d una stanza terrena il suo bordone, 



268 ‘ I PROMESSI SPOSI, 

depose il cappellaccio e il sanroccliino, e come 
portava la sua carica , che in quel momento 
nessuno gl 5 invidiava, sali a render quel conto 
a don Rodrigo. Questi Rispettava in capo della 
scala; e vistolo apparire con quella goffa e 
sguaiata presenza del birbone deluso, et ebbe- 
33 ne , » gli disse o gli gridò : « signor spac- 
« cone , signor capitano , signor lasci-fart-a- 
33 me ? J 3 

cc L' è dura, 33 rispose il Griso , restando 
con un piede sul primo scalino , cc l 5 è dura di 
33 riscuoter dei rimproveri, dopo aver lavorato 
33 fedelmente, e cercato di fare il proprio do- 
33 vere, e arrischiata anche la pelle. 33 

« Coni 5 è andata? Sentiremo, sentiremo, 33 
disse don Rodrigo ; e s avviò verso la sua 
stanza , dove il Griso lo segui , e tosto fece la 
sua relazione di ciò eh' egli aveva disposto, 
fatto, veduto e non veduto , inteso, temuto, 
riparato ; e la fece con quell’ ordine e con 
quella confusione, con quella dubbiezza e con 
quello stordimento che dovevano per forza re¬ 
gnare insieme nelle sue idee. 

cc Tu non hai torto, e ti sei portato bene, 33 
disse don Rodrigo • cc bai l’atto quello che si 
33 poteva : ma ... ma , che sotto queste tegole 
33 ci fosse una spia ! Se c’ è , se lo arrivo a 
x? scoprire , e lo scopriremo se c 5 è, te lo ag- 
33 giusto io : ti so dir 10, Griso , che lo concio 
33 pel di delle feste. 33 

cc Anche a me , signore, 33 disse questi , cc è 
33 corso per la mente un tale sospetto : e se 


cAPrroLO xt. 2ug 

33 fosse vero , se si venisse a scoprire un bir- 
33 bone di cpiesta sorte , il signor padrone 1 ha 
si da mettere nelle mie mani. Uno clic si losse 
33 preso il divertimento di tarmi passare una 
33 notte come questa ! toccherebbe a me di pa- 
33 garlo. Però , dal tutto insieme m è partito 
>3 di poter rilevare che ci debb essere qualche 
33 altro garbuglio, clic per ora non si può ca- 
33 pire. Domani , signore , domani se ne vedrà 
33 P acqua chiara. 33 

cc Nou siete stati riconosciuti almeno ? 33 

Il Griso rispose che egli sperava di no, e la 
conchiusioiie del colloquio tu che don Rodrigo 
gli ordinò pel domani tre cose che colui avrebbe 
sapute ben pensare anche da se. Spedire al 
mattino per tempissimo due uomini a tare al 
console quella tale intimazione , che tu latta 
come abbiamo veduto; due altri al casolare 
per ronzarvi d attorno onde tenerne lontano 
ogni ozioso che quivi capitasse, e sottrarre ad 
ogni sguardo la lettiga lino alla notte prossi¬ 
ma, in cui sarebbe mandata a prendere , giac¬ 
ché per allora non conveniva lare altri movi¬ 
menti da dar sospetto ; andar poi egli alla sco¬ 
perta, e mandare anche altri dei più disinvolti 
e di buona testa , per saper qualche cosa delle 
cagioni e della riuscita del guazzabuglio di 
quella notte. Dati tali ordini, don Rodrigo se 
ne andò a dormire, e vi lasciò andare anche il 
Griso , congedandolo con molte lodi , dalle 
quali traspariva evidentemente 1 intenzion di 

ristorarlo , e in cerio modo di largii scusa ue- 

1 * 


O.'JO I PROMESSI SPOSI. 

gl J improperii precipilati coi quali lo aveva ac¬ 
colto. 

Va’ dormì, povero Griso, die tu dei averne 
bisogno. Povero Griso l In faccende lutto il 
giorno , in faccende mezza la notte, senza con¬ 
tare il pericolo di cader nell unghie dei villani, 
o di acquistarti una taglia per rapto eh donna 
honcsta ; in aggiunta di quelle che già hai ad¬ 
dosso ; e poi esser ricevuto a quel modo ! Ma! 
così pagano gli uomini sovente. Tu hai però 
potuto vedere in questa occasione che qualche 
volta si fa ragione secondo il merito, e i conti 
si aggiustano anche in questo inondo. Va’dormi 
per ora : die un giorno tu avrai forse a som¬ 
ministrarcene uir altra prova , e più notabile 
di questa. 

Al mattino vegnente , il Griso era attorno 
di nuovo in faccende, quando don Rodrigo si 
alzò. Cercò tosto del conte Attilio il quale , 
vedendolo spuntare , fece un viso e un atto 
da beffa, e gli gridò incontro : « San Marti- 

33 no 1 33 

« Non so che dire, 33 rispose don Rodrigo , 
giugnendogli a canto : « pagherò la scommes¬ 
sa sa : ma non è questo che più mi scotta. Non 
33 vi aveva detto nulla , perchè , lo confesso , 
33 io mi pensava di farvi stordire stamattina. 
33 Ma .... basta , ora vi dirò tutto. 33 

cc C è una mano di quel frate in questo ne- 
33 gozio , >3 disse il cugino , dopo aver tutto 
ascoltato con sospensione , con maraviglia , e 
con più di serietà che non si sarebbe aspettato 


CAPITOLO XI. 27 1 

da tm cervello cosi balzano, cc Quel frate , » 
continuò egli , « con quel suo fare di gatta 
« morta , con quel suo parlare a sproposito , 
m io F ho per un brigante e per un dritto. E 
w voi non vi siete fidato di .me , non mi avete 
33 mai detto bene schiettamente che cosa sia 
33 venuto qui a impastocchiarvi 1 altro gior- 
33 no. 33 Don Pvodrigo riferì il colloquio, cc E 
33 voi avete sofferto tanto ? 33 sciamò il conte 
Attilio : cc E lo avete lasciato partire come era 
33 venuto ? 33 

cc Che volevate , eli* io mi tirassi addosso 
33 tutti i cappuccini d'Italia? 33 

cc Non so, 33 disse il conte Attilio, cc se in 
33 quel momento mi sarei ricordato che vi fosse 
33 al mondo altri cappuccini che quel temera- 
33 rio birbante ; ma via, pure nelle regole della 
a prudenza , manca il modo di prendersi sod- 
33 disfazioni anche di un cappuccino ? Bisogna 
33 saper raddoppiare a tempo le gentilezze a 
33 tutto il corpo , e allora si può impunemente 
aa dare una mano di bastonate ad un membro. 
33 Basta ; ha scansata la punizione che gli stava 
33 più bene ; ma lo piglio io sotto la mia pro¬ 
sa tezione , e voglio aver io la consolazione 
33 d'insegnargli come si parla ai pari nostri. 33 
cc Non mi fate peggio. >> 
cc Fidatevi una volta, che vi servirò da pa- 
>3 rente e da amico. 33 

cc Che cosa pensate di fare ? 33 
cc Non lo so ancora ; ma lo servirò io di si- 
33 curo il frate. Ci penserò, e ... il signor conte 


•2^2 I PROMESSI SPOSI. 

33 zio elei consiglio-segreto è quegli che mi ha 
» da lare il servigio. Caro signor conte zio ! 
>3 Quanto mi diverto ogni volta che lo posso 
33 far lavorare per me , un politicone di quel 
33 calibro ! Posdomani sarò a Milano ; e in un 
33 modo o in un altro , il frate sarà servito. 33 
Venne intanto la colezione , la quale uon 
interruppe il discorso d’ un affare di quella 
importanza. Il conte Attilio ne parlava a cuor 
libero, e sebbene vi prendesse quella parte che 
richiedevano la sua amicizia pel cugino e P ono¬ 
re del nome comune, secondo le idee ch'egli 
aveva di amicizia e di onore, pure tratto tratto 
non poteva tenersi di trovare un po' da ridere 
nella mala ventura dell'amico parente. Ma don 
Rodrigo che era in causa propria e che , pen¬ 
sandosi di far chetamente un gran colpo , 
1" aveva fallito con islrepito , era agitato da 
passioni più gravi , e distratto da pensieri più 
noiosi. r c Di bei cliiacchieramenti , 33 diceva 
egli, cc faranno questi mascalzoni in tutto il 
33 contorno. Ma che nr importa? Quanto alla 
33 giustizia , me ne rido : prove non ce iv è ; 
33 quando ce ne fosse , me ne riderei egual- 
33 mente : a buon conto ho fatto stamattina 
33 avvertire il console clic si guardi bene di far 
33 deposizione dell' avvenuto. Non ne segui- 
33 rebhe nulla ; ma le chiacchiere quando vanno 
33 in lungo mi seccano. Basta bene eli 5 io sia 
33 stato burlato cosi barbaramente. 33 

cc Av etle fatto benissimo : 33 rispondev a il 
conte Attilio, cc Codesto v ostro podestà .. . . 


CAPITOLO XI. 273 

>3 gran caparbio , gran testa busa, gran secca- 
33 lore d*un podestà .... è poi un galantuomo, 
33 un uomo che sa il suo dovere . e appunto 
33 quando s’ ha che fare con persone tali , bi- 
33 sogna aver più cura di non le mettere in 
33 impicci. Se un paltoniere di console la una 
33 deposizione , il podestà, per quanto sia ben 
33 intenzionato , bisogna pure che . .. 

« Ma voi , interruppe con un po’ di stizza 
don Rodrigo , ■« voi guastate le mie laccende 
33 con quel vostro contraddirgli in tutto, e 
33 dargli sulla voce , e canzonarlo anche al- 
33 T occorrenza. Che diavolo, che un podestà 
53 non possa esser bestia e ostinato , quando 
33 nel rimanente è un galantuomo 1 33 

u Sapete , cugino , 33 disse guardandolo con 
un occhio di maraviglia beffarda il conte At¬ 
tilio , cc sapete voi, eh’ io comincio a credere 
33 che abbiate un po’di paura? Mi pigliate sul 
33 serio anche il podestà .... 33 

« Via via , non avete detto voi stesso che 
33 bisogna tener conto ? 33 

cc L’ I10 detto : e quando si tratta d un af- 
33 lare serio , vi farò vedere che non sono un 
33 ragazzo. Sapete che cosa mi basta 1 animo 
33 di fare per voi ? S011 uomo da andare in per- 
33 sona a far visita al signor podestà. Ah, sarà 
33 egli contento dell onore ? E son uomo da 
33 lasciarlo parlare per mezz ora del conte du- 
>3 ca , e del nostro signor castellano spagnolo, 
33 c da dargli ragione in lutto, anche quando 
33 ne dirà di quelle cosi sterminate. Getterò 


2^4 l PROMESSI SPOSI. 

» poi io qualche parolina sul conte zio del con- 
>j siglio-segreto : e voi sapete che effetto fanno 
op quelle paroline nell' orecchio del signor po- 
*5 desta. Alla fine delle fini, ha più bisogno 

egli della nostra protezione , che voi delia 
V sua condiscendenza. Farò di buono, e vi an- 
« dio , e ve lo lascerò meglio disposto che 
» mai. 33 

Dopo queste e qualche altre simili parole , 
il conte Attilio usci a cacciare , c don Rodrigo 
stette con ansietà aspettando il ritorno del Gri¬ 
so. Venne costui finalmente sull'ora del pran¬ 
zo , a fare la sua relazione. 

Il garbuglio di quella notte era stato tanto 
clamoroso , la sparizione di tre persone da un 
paesello era un cosi gran fatto , che le ricer¬ 
che , e per interessamento e per curiosità, do¬ 
vevano naturalmente esser molte e calde e in¬ 
sistenti ; e dall’ altra parte gl informati di 
qualche cosa erano troppi per andar tutti d'ac¬ 
cordo a tutto tacere. Perpetua non poteva met¬ 
tere il capo all’ uscio che non fosse tempestata 
da colui e da colei, perchè dicesse chi era stato 
a far quella gran paura al suo padrone : e Per¬ 
petua , riandando e raccozzando tutte le cir¬ 
costanze del fatto , e comprendendo come era 
stata infinocchiata da Agnese , sentiva tanta 
stizza di quella perfidia , che aveva proprio 
bisogno d un po di sfogo. Non già eli’ ella si 
andasse lamentando coi terzo e coi quarto del 
modo tenuto per infinocchiar lei; su di ciò ella 
non fiatava; ma il tiro fatto ai suo povero pa- 


CAPITOLO XI. 2H$ 

flronc non lo polc\ a passare onninamente sotto 
silenzio ; e sopra tutto clic un tiro tale fosse 
stalo concertato c tentato da quella cpiietina, 
da quel giovane dabbene , da quella buona 
vedova. Don Abbondio poteva bene comandarle 
risolutamente, e pregarla cordialmente che 
tacesse ; ella poteva bene ripetergli che non 
faceva mestieri d‘ inculcarle una cosa tanto 
chiara e tanto naturale ; certo è che un tanto 
segreto stava nel cuore della povera donna, 
come in una botte vecchia e mal cerchiata 
un vino cavato molto giovine , che grilla c 
gorgoglia c ribolle, e se non manda il coc¬ 
chiume per aria, vi si travaglia tanto all’ in¬ 
torno , che ne esce in ischiuma, e trapela 
tra doga e doga , e gocciola di qua c di là , 
tanto che uno può berne, e dire a un di presso 
che vino è. Gervaso a cui non pareva vero 
d‘ essere una volta più informato degli altri , 
a cui non pareva piccola gloria V avere avuta 
una grossa paura, a cui , per aver tenuto 
mano ad una cosa che sapeva di criminale , 
pareva d esser diventato un uomo come gli 
alni , crcpava di voglia di vantarsene. E 
quantunque Tonio, che pensava seriamente 
alle inquisizioni e ai processi possibili, e al 
conto da rendere , gii facesse colle pugna sul 
muso , di gran precetti , pure non ci fu verso 
di soffocargli in bocca ogni parola. Del re¬ 
sto Tonio anch'egli , dopo essere stato quella 
notte assente di casa in ora insolita , tornando 
a casa con un passo e con un sembiante in- 


?”() T PROMESSI SPOSI, 

solito, e con una abitazione (l'animo che Io 
disponeva alla sincerità , non potè dissimu¬ 
lare il fatto a sua moglie , la quale non era 
muta. Chi parlò meno , fu Menico ; perchè 
appena ebbe egli raccontato ai parenti la sto¬ 
ria e l'oggetto della sua spedizione, parve 
a questi cosi terribil cosa clic un loro figliuolo 
fosse stato dentro a guastare una faccenda di 
don Rodrigo , che quasi quasi non lasciarono 
finir e al ragazzo la sua narrazione. Gli fecero 
poi tosto i più forti e minacciosi comanda- 
menti , che si guardasse bene di dar pure un 
cenno di nulla: e al mattino vegnente, non 
parendo loro di essersi abbastanza assicurati, 
risolvettero di tenerlo chiuso in casa per quel 
giorno , e per qualche altro ancora. Ma che ? 
eglino stessi poi, novellando con la gente 
del paese , c senza voler mostrare di saperne 
più die altri , quando si veniva a quel punto 
oscuro della fuga dei nostri tre poveretti, e 
del come, e del perchè, e del dove, aggiunge¬ 
vano , quasi una cosa nota , che a Pescare¬ 
nico s 7 erano rifuggiti. Cosi anche questa cir¬ 
costanza entrò nel discorso comune. 

Con tutti questi brani di notizie , messi poi 
insieme e uniti come si suole , e con la flan¬ 
gia che vi si appicca naturalmente nel cuci¬ 
re , v' era da fare una storia d* una certezza 
e di una chiarezza più die comunale , e da 
esserne pago ogni intelletto più critico. Ma 
quella invasione dei bravi, accidente troppo 
grave e troppo romoroso per esserne lasciato 


CAPITOLO XI. '2"~ 

j j 

fuori , e del quale nessuno aveva una cono¬ 
scenza un po’positiva , quell’ accidente era 
ciò che più rendeva la storia scura e ingar¬ 
bugliata. Si mormorava il nome di don lio- 
drigo : in questo tutti andavan d’ accordo ; 
nel resto lutto era oscurità e dissenso. Si par¬ 
lava molto dei due bravacci eli’erano stati 
veduti nella via sul far della sera , c dell’al¬ 
tro clic stava sulla porla dell’ osteria ; ma 
clic lume si poteva egli ricavare da questo 
fatto così asciutto ? Si domandava bene al- 
1’ oste chi era stato da lui la sera anteceden¬ 
te ; ma T oste non si ricordava pure se avesse 
'seduto gente quella sera; e conchiudeva sem¬ 
pre che P osteria è un porto di mare. Sopra 
lutto confondeva le teste , c disordinava le 
congetture , quel pellegrino veduto da Ste¬ 
fano e da Carlandrea , quel pellegrino clic i 
malandrini volevano ammazzare, e che era 
partito con loro, o che eglino avean portato 
via. Che era egli venuto a fare? Era un ani¬ 
ma buona comparsa per aiutare le donne, 
era un’ anima cattiva d’ un pellegrino birbante 
e impostore clic veniva sempre di notte ad 
unirsi con c hi 1 àcesse di quelle che gdi aveva 
fatte vivendo ; era un pellegrino vivo c vero 
che coloro avevano voluto ammazzare perchè 
si disponeva a svegliare il paese ; era ( ve¬ 
dete un po’ che si va a pensare 1 ) uno di 
quegli stessi malandrini travestito da pelle¬ 
grino; era questo, era quello, era tante cose 
che tutta la sagacità e 1 esperienza ilei Griso 

i. *4 


278 I PROMESSI SPOSI, 

non sarebbe bastata a scoprire chi egli fosse, 
se il Griso avesse dovuto rilevare questa parte 
della storia dai discorsi altrui. Ma, come il 
lettor sa , ciò che la rendeva imbrogliata agli 
altri , era appunto il più chiaro per lui : ser¬ 
vendosene di chiave per interpretare le altre 
notiz e raccolte da lui immediatamente, e 
col mezzo degli esploratori subordinati, potè 
di tutto comporne per don Rodrigo una re¬ 
lazione bastantemente distinta. Si chiuse to¬ 
sto con lui e gli disse del colpo tentato dai 
poveri sposi ; il che spiegava naturalmente 
la casa trovata vota e il sonare a martello, 
senza che facesse mestieri di supporre tradi¬ 
tori ( come dicevano quei due galantuomini ) 
in casa. Disse della fuga ; e anche di questa 
era facile trovare più d’ una cagione : il ti 
more degli sposi sorpresi in colpa , o qual¬ 
che avviso della invasione , dato loro quando 
ella era scoperta, e il paese tutto levato. 
Disse filialmente che s ? erano riparati a Pe¬ 
scarenico; più in là non andava la sua scien¬ 
za. Piacque a don Rodrigo P esser certo che 
nessuno ì' aveva tradito , e il vedere che non 
rimanevano tracce del suo fatto ; ma fu quella 
una rapida e leggiera compiacenza, ce Fuggiti 
33 insieme 1 « gridò egli : « insieme 1 E quel 
33 frate birbante 1 Quel frate ! 33 la parola 
usciva arrontolata dalla strozza e smozzicata 
fra i denti che mordevano il dito : il suo 
aspetto era brutto come le sue passioni. « Quel 
33 frate me la pagherà. Griso ! non son chi 


CAPITOLO XI. l’jg 

33 sono .... voglio sapere , voglio trovare .... 
33 questa sera, voglio sapere dove sono. Non 
33 ho pace. A Pescarenico, subito, a sapere, 
33 a vedere, a trovare .. . Quattro scudi su- 
33 bito , e la mia protezione per sempre. Que- 
33 sta sera lo voglio sapere. E quel birbone ... ! 
33 E quel Irate . . . 1 » 

11 Griso di nuovo in campo ; e la sera di 
quel giorno medesimo, egli potè riportare al 
suo degno padrone la notizia desiderata: ed 
ecco per qual modo. 

Una delle più grandi consolazioni di que¬ 
sta vita è 1' amicizia , e una delle consola¬ 
zioni deir amicizia è quell" avere a cui con¬ 
fidare un segreto. Ora gli amici non son di¬ 
visi per coppie come i coniugi; ognuno, ge¬ 
neralmente parlando , ne ha più d" uno : il 
che forma una catena, di cui nessuno po¬ 
trebbe trovare il capo. Quando adunque un 
amico si procura quella consolazione di de¬ 
porre un segreto nel seno d un altro, dà a 
costui la voglia di procurarsi la stessa con¬ 
solazione alla sua volta. Lo prega, è vero, 
di non dir nulla a nessuno ; e una tal con¬ 
dizione chi la prendesse nel senso rigoroso 
delle parole, troncherebbe immediatamente 
il corso delle consolazioni. Ma la pratica ge¬ 
nerale ha voluto che ella obblighi soltanto a 
non confidare il segreto che ad uno amico 
egualmente fidato, e imponendogli la condi¬ 
zione medesima. Cosi d" amico fidato in amico 
fidato, il segreto gira e gira per quella ini- 


^8o I PROMESSI SPOSI, 

mensa catena , tanto che giunge all* orecchio 
di colui o di coloro a cui il primo che ha 
parlato intendeva appunto di non lasciarlo 
giunger mai. Avrebbe però ordinariamente a 
stare un gran pezzo in via , se ognuno non 
avesse che due amici : quello che gli dice e 
quello a cui ridice la cosa da tacersi. Ma 
v ha degli uomini privilegiati che li contano 
a centinaia : e quando il segreto è venuto ad 
uno di questi uomini , i giri divengono si 
rapidi e si moltipiici, che non è più possi¬ 
bile di tener loro dietro. 11 nostro autore non 
ha potuto accertarci per quante bocche fosse 
corso il segreto che il Griso aveva ordine di 
scovare : fatto sta che il buon uomo da cui 
erano state scortate le donne a Monza , tor¬ 
nando col suo baroccio a Pescarenico sull ora 
del vespro, s* abbattè, prima di toccar la 
soglia di casa, in un amico fidato , al quale 
raccontò in gran credenza la buona opera che 
aveva compiuta , e il seguito ; e fatto sta che 
il Griso potè due ore dopo correre al paJaz- 
zotto a riferire a don Rodrigo , che Lucia e 
sua madre s* erano ricoverate in un convento 
di Monza , e che Renzo aveva seguitata la 
sua strada fino a Milano. 

Don Rodrigo provò una scellerata allegrezza 
di quella separazione , e senti rinascere un 
po' di quella scellerata speranza di giungere 
ai suoi fini. Pensò al modo gran parte della 
notte, e si alzò di buon mattino con due 
disegni, 1* uno fermato, 1* altro abbozzalo. 11 



CAPITOLO XI. 281 

primo era di spedir tosto il Griso a Monza, 
per aver più chiara contezza di Lucia, e sa¬ 
pere se e qual cosa si potesse tentare. Fece 
dunque chiamar tosto quel suo fedele , gli 
pose in mano i quattro scudi , lo rilodò della 
abilita con che gli aveva guadagnati, e gii 
diede L ordine che aveva premeditato. 

« Signore ... « disse tentennando il Griso. 
« Clic ? non ho io parlato chiaro ? « 

« S ella potesse mandare qualche altro ... » 
et Come ? 33 

cc Signor Illustrissimo , io sono pronto a dar 
33 la pelle pel mio padrone : egli è il mio do- 
33 vere; ma so anche ch'ella non vuole arri¬ 
sa schiar troppo la vita del suoi sudditi. >> 
cc Ebbene V « 

cc Vossignoria illustrissima sa bene di quelle 
35 poche taglie eli io ho addosso: e . . . Qui so- 
33 no sotto la protezione di vossignoria ; siamo 
» una brigala ; il signor podestà è amico di 
« casa ; i birri mi portano rispetto, e aneli io ... 
33 è cosa clic fa poco onore , ma pel quieto vi- 
33 vere ... li tratto da amici. In Milano la li- 
33 vrea di vossignoria è conosciuta; ma in Mon- 
>3 za ... vi sono conosciuto io invece. E sa vos- 
33 signoria, che non dico per vantarmi, chi 
33 mi potesse consegnare alia giustizia, o pre- 
33 sentar la mia testa , farebbe un bel colpo ? 
33 Cento scudi V uno sull' altro , e la facoltà di 
» liberar due banditi. 33 

cc Che diavolo? disse don Rodrigo : tu mi 
w riesci ora un can da pagliaio , che ha cuore 


•àB'i I PROMESSI sposi. 

>) appena d* avventarsi alle gambe dì chi passa 
53 su Ja porta , guardandosi indietro se quei di 
33 casa lo spalleggiano, e non s* assicura di al- 
33 lontanarsi quattro passi! 33 

« Credo, signor padrone, di aver dato pro- 
33 ve ... 33 

ce Dunque ! 33 

« Dunque , 33 ripigliò francamente il Griso , 
messo cosi al punto, cc dunque vossignoria 
cc faccia conto ch’io non abbia parlato: cuor di 
cc leone , gamba di lepre, e son pronto a par- 
cc tire 33. 

cc E io non ho detto che tu vada solo. Piglia 
3 j con le un paio de’migliori... lo Sfregiato , 
33 e il Tiradritto , e va' di buon animo , e sii il 
33 Griso. Che diavolo ! Tre facce come le vo- 
33 stre, e che passano tranquillamente, chi 
33 vuoi che non sia contento di lasciarle passare? 
33 Bisognerebbe che ai birri di Monza la vita 
3 j fosse ben venuta a noia, per metterla su 
33 contra cento scudi a un giuoco cosi rischioso. 
>3 E poi c poi, non credo di essere cosi scono- 
33 sciuto colà , che la qualità di mio servitore 
33 non vi si conti per nulla 33. 

Fatto al Griso questo po’di vergogna, gli 
diede poi più ampie e particolari istruzioni. Il 
Griso tolse i due compagni e parti con una ce¬ 
ra allegra e baldanzosa, ma bestemmiando nel 
segreto del cuore Monza e le taglie e le donne 
e le fantasie dei padroni ; e camminava come 
il lupo , die spinto dal digiuno , colla ventraia 
raggrinzata , e i solchi del costolame impressi 


CAPITOLO XI. 0.83 

nel bigio vello , caia dai suoi monti dove tuli» 
è nev e, procede sospettosamente nel piano, si 
arresta tratto tratto con una zampa sospesa , 
dimenando la coda spelazzata, 

Leva il muso , odorando il vento infido, 

se mai gli porti sentore d ? uomo o di ferro 
drizza gli orecchi acuti, e gira due occhi san¬ 
guigni da cui traluce insieme 1 ? ardore della 
preda e il terror della caccia. Del rimanente , 
quel bel verso, chi volesse saper donde ven¬ 
ga , è tratto da una diavoleria inedita , di cro¬ 
ciale e di lombardi che presto non sarà più ine¬ 
dita , e farà un bel remore ; e io l’ho pigliato 
perchè mi veniva a taglio , e donde l’ho tolto, 
lo dico per non farmi bello dell' altrui : che 
non pensasse taluno ch’ella sia una mia arte 
per far sapere che l'autore di quella diavoleria 
ed io siamo come fratelli , e eli* io frugo a mia 
voglia ne’ suoi manoscritti. 

L' altro macchinamento di don Rodrigo era 
sul modo di far che Renzo, staccato che si era 
da Lucia , non le tornasse più vicino , nè met¬ 
tesse più piede in paese. Divisava di fare spar¬ 
gere voci di minacce e d* insidie , che giungen¬ 
do a colui per mezzo di qualche amico gli to- 
gliessero la volontà di tornare da quelle ban¬ 
de. Pensava però che la più sicura sarebbe se 
si trovasse modo di farlo sfrattare dallo stato; 
e per riuscire in questo , sentiva che più assai 
che la forza gli avrebbe potuto servir la giu- 


1 


0.84 1 PROMESSI SPOSI. 

stizia. Si poteva, per esempio, dare un po’ di 
colore al tentativo fatto nella casa parrocchia¬ 
le , dipingerlo come una aggressione , un atto 
sedizioso , e per mezzo del dottore fare inten¬ 
dere al podestà eh" egli era il caso di spiccare 
contra Renzo una buona cattura. Ma il delibe¬ 
rante senti tosto che non conveniva a lui di ri¬ 
mescolare quello sporco negozio; e senza stare 
altro a beccarsi il cervello , deliberò di aprirsi 
col dottore Azzecca-garbngli , quanto era ne¬ 
cessario per fargli comprendere il suo deside¬ 
rio. Le gride son tante I pensava don Rodrigo: 
e il dottore non è un’oca; qualche cosa che 
faccia al mio caso saprà trovare , qualche gar¬ 
buglio da azzeccare a quel galuppo birbone : 
altrimenti gli muto il nome. — Ma, (come 
vanno alle volte le faccende di questo mondo!) 
intanto che colui pansava al dottore come al- 
1 ’ uomo più abile a servirlo in questo , un al¬ 
ti’uomo , l’uomo che nessuno s immaginereb¬ 
be , Renzo medesimo, per dirla, lavorava di 
cuore a servirlo in un modo ben più certo e più 
speditivo di tutti quelli che il dottore avrebbe 
mai saputi divisare. 

Ho veduto più volte un caro fanciullo, vispo 
a dir vero più del bisogno , ma che a tutti i 
segnali mostra di voler riuscire un galantuomo , 
l’ho , dico, veduto più volte alfaccendato sulla 
sera a cacciare al coperto un suo gregge di por¬ 
cellini d’india clic aveva lasciati Spaziare il 
giorno in un giardinetto. Avrebb’egli voluto 
fargli andar tutti di brigata al covile; ma l’era 


CAPITOLO XI. 285 

fatica indarno : uno si sbandava a destra, e 
mentre il picciolo pastore correva per cacciar¬ 
lo in ischiera , un altro , due , tre ne uscivano 
a sinistra da ogni parte. Di modo che , dopo 
essersi un po' impazientito s adattava al mo¬ 
do loro , spingeva prima dentro quei che eran 
più presso alì 5 uscio, poi andava a pigliar gli 
altri a uno, a due, a tre, come gli veniva 
fatto. Un giuoco simile ci è lorza di lare coi 
nostri personaggi : ricoverata Lucia, siam corsi 
a don Rodrigo ; ed ora lo dobbiam abbandona¬ 
re , per dar ricapito a Renzo che ci si para di¬ 
nanzi. 

Dopo la separazione dolorosa che abbiamo 
raccontata, egli camminava da Monza verso Mi¬ 
lano, con quell 5 animo che ognuno può figurarsi 
di leggieri. Allontanarsi dalla casa, e quel che 
è più dal paese, quel che è più ancora, da Lucia; 
trovarsi sur una strada senza saper dove si an- 
derebbe a posare il capo, e tutto per causa di 
quel birbone 1 Quando quella immagine si pre¬ 
sentava alla fantasia di Renzo , egli s 5 ingolla¬ 
va tutto nella rabbia , e nel desiderio della 
vendetta ; ma gli tornava poi alla mente quella 
preghiera che egli pure aveva proferita col suo 
buon frate nella chiesa di Pescarenico; e si 
ravvedeva : tornava a venir su la stizza : ma 
veggendo una immagine sul muro, egli si trae¬ 
va il cappello, e si fermava un momento a 
pregar di nuovo: tanto che in quel viaggio 
egli ebbe ammazzato in cuor suo don Rodrigo 


9.86 I PROMESSI SPOSI, 

e risuscitatolo , almeno venti volte. La via era 
tutta sepolta allora tra due alte rive , fangosa, 
sassosa, solcata, da rotaie profonde che dopo 
una pioggia divenivano rigagnoli, e dove quelle 
non erano letto bastante alle acque , inondata 
tutta e ridotta a pozzanghera, e presso che im¬ 
praticabile A quei passi , un semicrudo erto 
a guisa di scaglione su la riva indicava clic al¬ 
tri passeggieri s’ eran fatta una via nei campi. 
Renzo salito per uno di quei valichi sul terreno 
più elevato , guardò dinanzi a se , vide quella 
gran macchina del duomo sola sul piano , co¬ 
me se non di mezzo ad una città , ma sorgesse 
in un deserto , e ristette , dimentico di Lutti i 
suoi guai, a contemplare anche da lontano 
quell ottava maraviglia, di cui aveva tanto 
inteso parlare fino dall’infanzia. Ma dopo 
qualche momento volgendosi indietro, vide 
all orizzonte quella giogaia frastagliata di mon¬ 
tagne , vide distinto ed alto fra quelli il suo 
Besegone , si senti tutto rimescolare il sangue , 
stette alquanto a guardar tristamente da quella 
parte, poi tristamente si rivolse, e seguitò il 
suo cammino. A poco a poco cominciò poi a 
scoprir campanili e torri e cupole e tetti : sce¬ 
se allora nella via , camminò ancora qualche 
tempo, e quando si accorse d esser ben presso 
alla città, s accostò ad un viandante , e inchi¬ 
natolo con Lutto quel garbo che seppe, gli dis¬ 
se : « in cortesia, quel signore, a 
et Che volete , bravo giovane ? 

« Saprebbe ella insegnarmi la strada più 


r> 

?.r n 


CAPITOLO XI. 

» colla per andare al convento dei ca^puc- 
>3 cini, dove sta il padre Bonaventura ? 

L uomo a cui Renzo si addirizzava , eia un 
agiato abitante del contorno, die andato quella 
mattina a Milano per sue faccende , se ne tor¬ 
nava senza aver latto nulla, in gran Retta, 
die non vedeva P ora di trovarsi a casa , e 
avrebbe fatto volentieri di meno di quella ler- 
mata. Con tutto ciò , senza dar segno d impa¬ 
zienza, rispose molto piacevolmente : « fighuol 
33 caro, de’conventi ce n’è più d uno : biso- 
33 gnerebbe che mi sapeste dir più chiaro quale 
33 è quello che voi cercate. >3 Renzo allora si 
trasse di seno la lettera del padre Cristoloro, 
e la mostrò a quel signore , il quale lettovi 
-— porta orientale •— gliela rendette dicendo : 
ce siete fortunato , bravo giovane ; il convcnto 
33 che cercate è poco lontano di qui. Prendete 
>3 questo viottolo a mancina : è una scorciatoia; 
33 dopo non molto vi troverete ad un canto 
33 d’ una fabbrica lunga e bassa : è il Lazze- 
33 retto ; costeggiate il fossato che lo circonda, 
33 e riuscirete alla porta orientale. Entrate , e 
33 dopo tre o quattrocento passi , vedrete 
3) aprirsi una piazzetta con de begli olmi ; ivi 
33 è il convento , che uno non lo può ballare. 
33 Dio vi assista , bravo giovane 33. E accom¬ 
pagnando le ultime parole con un gesto grazio¬ 
so della mano , se ne andò. Renzo rimase stu¬ 
pefatto ed edificato della buona maniera dei 
cittadini verso i lorcsi ; e non sapeva cn eg 1 
era un giorno Inori dell ordinario , un giorno 


^88 T PROMESSI SPOSI, 

in cui le cappe s* umiliavano dinanzi ai farset¬ 
ti. Fece la via che gli era stata segnata, e si 
trovò alla porta orientale. Non bisogna però 
che a questo nome il lettore si lasci correre 
alla fa ntasia le immagini clic ora vi sono asso¬ 
ciate: quell’ampia e dritta strada fiancheggiata 
di pioppi al (li fuori ; quel varco spazioso tra 
due fabbriche cominciate , se non altro , con 
pretensione ; nel primo ingresso , quelle due 
salite laterali allo spal to dei bastioni, inclinate 
regolarmente, spianate, orlate d ? alberi; quel 
giardino da una parte, più in là quei palazzi 
a destra e a sinistra della gran via del borgo. 
Quando Renzo entrò per quella porta , la via 
al di fuori andava diritta per tutta la lunghezza 
del Lazzeretto , che per quel tratto non poteva 
far di meno ; poi scorreva sghemba e stretta 
fra due siepi. La porta consisteva in due pila¬ 
stri con sopra una tettoia per riparare le impo¬ 
ste, e dall un lato una casipola pei gabellieri. 
Le imboccature dei bastioni scendevano in pen 
dio irregolare, e lo spazzo era una superficie 
aspra e ineguale di rottami e di cocci gittati a 
caso. La via del borgo che si apriva dinanzi a 
chi entrava per quella porta , non si assomi¬ 
glierebbe male a quella che ora s'affaccia a 
chi entri per la porta Tosa. Un lossatello le 
scorreva nel mezzo fino a pochi passi dalla 
porta, e la 1 partiva cosi in due stradette tor¬ 
tuose , coperte di polvere o di fanghiglia, se¬ 
condo la stagione. Al punto dov ? era e dov' è 
tuttora quella contraduzza chiamata di Bor- 


CAPITOLO XI. 

ghetto, il fossatello si giltava in una chiavicac- 
cia , c per di là nell altro fossato che lambe le 
mura. Quivi era una colonna con sopra una 
croce, detta di san Dionigi ; a destra e a sini¬ 
stra erano orti cinti di siepe, e ad intervalli 
casucce, abitate per lo più da lavandai. Renzo 
entra , passa , nessuno de’ gabellieri gli la 
motto : il che gli parve un gran latto, giacche 
da quei pochi del suo paese che potevano ^ ali¬ 
tarsi d" essere stati a Milano, aveva inteso rac¬ 


contar mirabilia dei frugamenti e delle interro¬ 
gazioni a cui veniva quivi sottoposto chi giu- 
gnesse da fuori. La via era deserta , tal clic 
s" egli non avesse inteso un ronzio lontano che 
indicava un gran movimento , gli sarebbe pa¬ 
nilo d' entrare in una città abbandonata. An¬ 
dando innanzi, senza saper quello che si do¬ 
vesse pensare, vide sullo spazzo certe strisce 
bianche , come di neve; ma neve non poteva 
essere, eli' ella non viene a strisce , nè pei 
.1 ordinario in quella stagione. Si lece sopì a 
una di quelle, guardò, toccò, eli» chiarito 
eli" ella era farina. — Grande abbondanza, 
diss’ egli tra se , debb essere ni Milano , se ci 
si strazia a questo modo la grazia di Dio. Ci 
davano poi ad intendere che la carestia e da 
per tutto. Ecco come Ialino per tener quieta la 
povera gente di fuori. — Ma dopo pochi alili 
passi , giunto in pari alla colonna , vide ap¬ 
piedi dì quella qualche cosa di più strano; 
vide sugli scaglioni del piedestallo cerle^ cose 

sparse . clic certamente non erano ciottoli , e 
1 2.5 


ì. 


'’.pO 1 PROMESSI SPOSI. 

se fossero stale sul banco d un fornaio, non si 
sarebbe dubitato un momento di chiamarle pa¬ 
ni. Ma Renzo non ardiva creder cosi tosto ai 
suoi occhi ; perchè, diamine ! non era luogo da 
pani quello. —Vediamo un poco che negozio è 
questo, — diss'egli ancora tra se ; andò in verso 
la colonna, si chinò , ne ricolse uno : era vera¬ 
mente un pane tondo , bianchissimo, e quale 
Renzo non era solito mangiarne che nei giorni 
solenni. — E pane da vero ! diss : egli ad alta 
voce ; tanta era la sua maraviglia : — cosi lo 
seminano in questo paese? in quest’anno ? e 
non si scomodano per ricorlo quando cade ? 
Che sia il paese di cuccagna questo ? — Dopo 
dieci miglia di viaggio all’ aria fresca del mat¬ 
tino , quel pane , subito dopo la maraviglia , 
gli risvegliò 1’ appetito. — Lo piglio ? delibe¬ 
rava tra se : poh ! 1’ hanno lasciato qui alla di¬ 
screzione dei cani, tanto fa che ne goda anche 
un cristiano. Alla fine, se vien oltre il padrone, 
glieli pagherò. — Cosi pensando, si pose in 
una tasca quello che già teneva , ne prese un 
secondo e lo pose nell’ altra , un terzo e co¬ 
minciò a mangiare, e si rimise in via più in¬ 
certo che mai e desideroso di chiarirsi che sto¬ 
ria fosse quella, Appena mosso , vide spuntar 
gente che veniva dall’ interno della città , e 
adocchiò attentamente quei che apparivano i 
primi. Erano un uomo, una donna, e qualche 
passo indietro un ragazzotto, tutti e tre con 
un carico addosso che pareva superiore alle 
forze loro, e tutti e tre in una figura strana. 


CAPITOLO XI. 291 

L* abito o la cenceria infarinata ; infarinate le 
facce, e per sopra più stravolte e accese ; lan- 
dare non solo faticoso per lo peso, ma doglioso, 
come di membra peste e ammaccate. 1/ uomo 
reggeva a stento in collo un gran sacco di fa¬ 
rina , il quale , bucato qua e là , ne lasciava 
sfuggire qualche sprazzo ad ogni intoppo , ad 
ogni mossa disequilibrata. Ma più sconcia era 
la figura della donna : un corpaccio smisurato, 
e due braccia allargate che parevano sostenerlo 
a fatica, e avevano figura di due manichi cur¬ 
vati dal collo alla pancia d 5 un 5 anforaccia : e 
di sotto a quel corpaccio uscivano due gambe 
nude fin sopra il ginocchio, che procedevano 
barcollando. Renzo guardò fiso , e vide quel 
gran corpo essere la gonnella che la donna te¬ 
neva rivolta in su , con entro farina quanta ve 
ne poteva capire, e un po’ davvantaggio ; tanto 
che tratto tratto ne svolava pur via un qualche 
spolvero. Il ragazzolto teneva con ambe le 
mani sul capo una corba colina di pani ; ma, 
per aver le gambe più corte de* suoi parenti , 
rimaneva a poco a poco indietro, e uscendo poi 
di passo a ogni tanto per raggiungerli, la corba 
andava fuor di sesto , e qualche pane cadeva. 

« Se ne getti ancor uno, brutto dappoco ... « 
disse la madre, digrignando i denti verso il ra¬ 
gazzo. 

« Io non li getto io ; cadono essi. Come ho 
33 da fare ? « rispose quegli. 

cc Ih 1 buon per te, che ho le mani impedi- 
33 te , 33 ripigliò la donna , dimenando i pu- 


I 


VA)'! t PROMESSI SPOSI, 

gni, come se (lesse una spellicciatura al pove¬ 
rello , e con quel movimenlo mandò via una 
nuvola di farina da farne più che i due pani 
lasciati cadere allora dal ragazzo. « Via, via, » 
disse 1 ’ uomo : et torneremo addietro a rieorli, 
>3 o qualcheduno li ricorra. Da tanto tempo 
33 stentiamo : ora che viene un po’ d abbon- 
>3 danza , godiamola in santa pace. 33 

In tanto sopraggiungeva gente da fuori ; e 
uno di questi accostatosi alla donna, cc dove si 
33 va a pigliare il pane ? 33 le domandò, et In- 
33 nanzi, innanzi , 33 rispose ella ; e quando 
furono dieci passi lontano , soggiunse borbot¬ 
tando : « questi foresi birboni verranno a spaz- 
33 zar tutti i forni e tutti i magazzini, e non 
33 resterà più niente per noi. 33 

cc Un po’ per uno , taccola 33 disse il ma¬ 
rito. cc Abbondanza, abbondanza. 33 

Da questo e dal consimile che vedeva e 
udiva , Renzo cominciò a raccogliere che egli 
era giunto in una città sollevata , e che quello 
era un giorno di conquista, vale a dire che 
ognuno pigliava a proporzione della voglia 
e della forza , dando busse in pagamento. 
Per quanto noi desideriamo di far fare buona 
figura al nostro povero montanaro , la sin¬ 
cerità storica ci obbliga a dire che il suo 
primo sentimento fu di compiacenza. Egli 
aveva cosi poco di che lodarsi dell 5 anda¬ 
mento ordinario delle cose, che si trovava 
inclinato ad approvare ciò che lo mutasse 
comunque. E del rimanente egli , che non 


CAPITOLO XI. 293 

cm un uomo superiore al suo secolo, viveva 
pure in quella opinione o in quella passione 
comune, che la scarsezza del pane losse ca¬ 
gionata dagli ammassatoli c dai fornai , e 
volentieri credeva giusto' ogni modo di tor 
loro dalle mani 1' alimento che essi , secondo 
quell’ opinione , negavano crudelmente alla 
fame di tutto un popolo. Pure, fece propo¬ 
nimento di star fuori del garbuglio; e si ral¬ 
legrò di essere avviato ad un cappuccino, 
che gli darebbe ricovero e buon indirizzo. 
Cosi pensando, e guardando intanto ai nuovi 
conquistatori che apparivano carichi di spo¬ 
glie , fece la breve strada che gli rimaneva 
per giungere al convento. 

Dove ora sorge quel bel palazzo con quel¬ 
li alta loggia, v' era allora, e v'era ancora 
non sono molti anni, una piazzetta ? e in 
fondo a quella la chiesa e il convento dei 
cappuccini con quattro grandi olmi dinanzi. 
Noi ci rallegriamo , non senza invidia , con 
quei nostri lettori che non hanno veduto le 
cose in quello stato * ciò vuol dire che sono 
mollo giovani e non hanno avuto tempo di 
far molte minchionerie. Renzo andò dritto 
alla porta , ripose in seno il mezzo pane che 
gli rimaneva , cavò fuori e tenne preparata 
in mano la lettera, e tirò il campanello. 
S’ aperse uno sportellino clic aveva una gra¬ 
ta , e vi comparve la faccia del frate porti¬ 
naio a domandare chi era. 

« Uno di fuori, che porta al padre Bona- 


2 p 4 1 PROMESSI SPOSI. 

33 ventura una lettera pressante del padre 
33 Cristoforo. » 

cc Date qui, « disse il portinaio, mettendo 
la mano alla grata. 

cc No, no, 33 disse Renzo: « gliel’lio da 
33 consegnare in proprie mani. 33 
cc Non è in convento. 33 
cc Mi lasci entrare, che lo starò aspettali- 
33 do , 33 replicò Renzo. 

cc Fate a mio modo, 33 riprese il frate : « an- 
33 date ad aspettare in chiesa, che intanto 
33 potrete fare un po’ di bene. In convento non 
33 s’ entra per al presente. 33 E detto questo, 
richiuse lo sportello. Rrnizo rimase golfo colla 
sua lettera in mano. Fé’ dieci passi verso la 
porta della chiesa per seguire il consiglio del 
portinaio; ma poi pensò di dar prima un'altra 
occhiata al garbuglio. Attraversò la piazzetta, 
si portò sull’ orlo della via, e colle braccia in¬ 
crocicchiate sul petto , si fermò a guardare a 
sinistra verso 1* interno della città, dove il ri¬ 
mescolamento era più folto e più clamoroso. 
11 vortice attrasse lo spettatore. —Andiamo a 
vedere , — pensò egli, trasse di nuovo il pa¬ 
ne , e sbocconcellando , si mosse verso quella 
parte. Intanto eli 5 e 5 s 5 incammina, noi rac¬ 
conteremo brevemente al possibile le cagioni e 
i principii di quello sconvolgimento. 


FINE DEL VOLUME I. 




ÀL, 









































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