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Full text of "Malpighia : rassegna mensuale di botanica."

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RASSEGNA MENSILE DI BOTANICA 



RRDATTA DAL 



DOTT. L. BUSCALIONI 

Prof. Ord. di Botanica nella R. Universita di Catania 



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ANNO XXIV 



VOL. XXIV 













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RASSEGNA MENSILE DI BOTANICA 



REDATTA DAL 



DOTT. L. BUSCALIONI 

Prof. Ord. di Botani v nella R. Universita di Catania 



ANNO XXIV 



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MARCELrLiO JIAIiPIGHl 

1 627-1 694. 



CATANIA 
Tipografia « La SiciKaaa » Fratelii Perrotta 

1912 



COKDIZIONI 



La Malpighia si pubblica una volte al mese, in fascicoli di 3 fogli di stampa al- 
meno, corredati, secondo il bisogno, da tavole. 

L'abbonamento annuale importa L. 25, pagabili alia ricezio le del 1. fascicolo del- 

l'annata. 

L'intiero volume annuale (36 fogli in 8. con circa 20 tavole) sara messo in vendita 

al prezzo di L. 30. 

Non saranno venduti fascicoli separati. 

Agli Autori saranno corrisposte 100 copie estratte dal periodico, 15 giorni dopo la 
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semplari, le copie in piu verranno pagate in ragione di L. 10 al foglio (di 16 pag. 
per 100 copie. Quanto alle tavole supplemental occorrerra soltanto rimborsare le spese 

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I manoscritti e le corrispondenze destinate alia Malpi iia dovranno essere indiriz- 
zate al Prof. L. BuscALroxr in Catania. 

Si accetta lo scambio con altre pubblicazioni periodiche esclusivamente be miche. 

Per annunzj e iozerzioni rivolgersi al Redattore Prof. L. Blscali R. Universita 
Catania. 

Taritfa delle inserzioni sulla copertina per ogni inserzione. 



1 



pagina ... L. 30 



5[4 di pagina. . 



» 25 



1 \2 pagina . . 



L. 20 



1 14 di pagina. . » 15 



In fogli separati, anne^i al fascicolo, a prezzi da convenir 



Dott. ENRICO MUSSA 



La "FLOBA SARDOA,, del Moris 



La Biblioteca Civica di Torino possiede, fra gli autograft di per- 
sone illustri, un mazzo di lettere dirette da Giacinto Moris a Carlo 
Capelli, nelle quali si contiene come la cronaca delle origini della 

« Flora Sardoa ». 

Sono lettere scritte in uno stile semplice e famigliare pieno di 

sincerita e di entusiasrao per la sua idea, di venerazione afFettuosa 

verso il suo Maestro prof. Carlo Capelli — in esse sentiamo palpitare 

il cuore di due insigni botanici del Pieruonte, Moris e Capelli, ai quali 

POrto Botanico di Torino fu tanto debitore, e da esse esala come un 

soave profumo del fiore della riverenza in Moris, del fiore della be- 

nevolenza paterna in Capelli, del fiore del sapere in entrambi : ebbene, 

sia lecito a me, a distanza di quasi un secolo, di far rivivere quelle 

scritture, che hanno il dono di ritemprare lo spirito nostro nel ricordo 

delle forti volonta di chi ci ha preceduto. 



Appena il Moris fu mandate, nel 1822, all' Universita di Cagliari 
quale professore di Clinica, ebbe subito una nobile preoccupazione, 
quclla di compilare la statistica descrittiva della vegetazione di quelle 
nobilissime terre di Sardegna; e questa sua idea egli persegui con sin 
golare tenacia, « con Fardore e lo zelo di chi opera per una sua in- 
clinazione, per appassionatezza di studio, per irrequieta di saper 

vaghezza » (1). 

Nel 1828, infatti, pubblicava un primo « Stirpium sardoarura 

Elenchus », preludio alia magistrale « Flora Sardoa », della quale il 
primo volume comparve poi solo nel 1837 in bellissima edizione in-4, 
coi tipi della Stamperia Reale di Torino, il secondo nel 1843 r il terzo 
nel 1859: purtroppo la morte non gli consent! Tappagamento dell'u- 



(1) Chiappero Franc, Necrologio di G. G. Moris in « Giornale di Farmacia 
e Clinica., Tomo XVIII, 1869 — Torino, Speirani. 



ENRICO MUSSA 



nico desiderio che lo accompagno negli ultimi suoi anni, la pubblica- 
zione cioe del quarto volume a couipimento della colossa'e sua opera. 

Questa sua preoecupazione si rivela gia in una lettera al prof. 
Capelli, in data delli 8 uiarzo 1823, nella quale lo informa che le 
cure della clinica lo assorbono molto, ma esprime la speranza di po- 
tere nella prossima primavera andare in cerca di piante. 

In una successiva lettera del 18 aprile 182o, fra altro, scrive : 
« non si e parlato ancora di Flora Sardoa ; converrebbe che uno 
stesso sito fosse percorso in diverse stagioni dell' anno, cioe neiP in- 
verno e nel cominciar delP estate e in primavera ; nei mesi di luglio, 
agosto e settembre ed anche in parte di giugno e di ottobre non si 
potrebbe comodamente viaggiare nelle pianure a cagione della cosi 
detta intemperie » (1). 

Espone quindi il vivissimo desiderio di avere il prof. Capelli a 
compagno di erborizzazione ; domanda poscia due copie del catalogo 
del giardino botanico di Torino, pubblicato dal Capelli, per darne un 
esemplare all" Intendente generale Greffier, amatore di botanica, e Pal- 
tro al Canonico Murcas, Preside del Collegio dei Nobili, il quale man- 
teneva, nel giardino della Societa di Agricoltura in Cagliari, parec- 
chie piante a proprie spese, ed era pure amatore di botanica ; al quale 
desiderio il Capelli volentieri annuiva ed il Moris tosto scrupolosa- 
mente rispondeva, per ringraziare, con lettera 4 ottobre 1823. 



Nella prefazione alia « Flora Sardoa » il Moris afferma di avere 
cominciato i suoi viaggi — s ? intende a scopo botanico — attraverso 

air isola nel 1824 : « anno MDCCCXXIV itinera per varias provincias 
ingressus sum ». 



(1) Di questa « intemperie » parla il Moris a pag. VIII della sua « Flora 

Sardoa*; Humiliores Sardinia campos a junio a I decembrem peragrantibus, alie- 

nigenis praesertim, incumbit sic dicta Intemperies. Hoc nomiue caussse morbi, 

ipseque morbus appeilari consueverunt, nunc scilicet gastroenteritis, nunc, et 

potissimum autunno, periodica febris, phlogosi gastro-enterica, aiiave identidem 
stipata. 



LA c FLORA SARDOA » DBL MORIS 8 



Pero gia nel 1823 egli aveva, quanto meno, delibato la flora in- 
sulare, ed infatti in una lettera, in data 15 giugno 1823, egli dava un 
sommario brevissimo delle sue impression i floristiche; tale lettera scritta, 
come al solito, in una forma semplice e piena di sentimenti di vene- 
razione verso il Capelli, merita di esser qui riprodotta, come quella 
che si pu6 considerare il punto di partenza della « Flora Sardoa*: 



\irill.mo Sig. Pad.ne Col. mo 



il Sig. D. r Carlo Cappelli 

Professore di materia medica e Botamca 



nella R. Universitd dt 



Torino. 



Cagliari, il di 15 giugno 1823. 



Stimatissimo e Carissimo Sig. Professore, 

Sono felicemente ritornato dal mio piccolo viaggio, le discorrero 
di quanto ho osservato — gli arboscelli che generalmente crescono nei 
contorni di Cagliari sono il Lycium europaeum, la pistacia lentiscus, 
di cui !e potro mandar semenze se ne desidera, V a triplex halimus, 
oltre alcune specie di cactus che >ono adoperate per formare le siepi ; 
tra Cagliari e Monastir ho trovato il cistus glulinosus (1) con una spe- 
cie di lacandula che mi pare la stoechas : tra Monastir e Ussana una 



specie di hibiscus (2): la temperatura all'ombra in Ussana era 18 il 



giorno 20 maj. io: tra Ussana e Mandas carduus marianus : tra Man- 
das e Arizzo nelle foreste dette dell'Arcidano quercus, non posso dire 
se sia il robur od Itra specie : il quercus suber ed il quercus ilex di 
considerevole ampiezza ed elevatezz<i : alcuni di questi alberi cadevano 
di vecchiaja, ve n' ha in grandissima quantita : panni che se ne po- 
trebbe trar gran partito : smilax aspera cresce in gran quantita so- 



(1) Flora Sardoa : I, p. 205, sotto Helianthenum glutinosum Pers. 

(2) Probabilrnente sara V Hibiscus Escuhntus Linn, unica specie del genere 

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regis t rata nella Flora Sardoa. Vol. I, pag. 308 [colitur in insula S. Pietro), e della 
quale esiste neli' Erbario del Moris un unico esemplare colla scritta: culta 
Carloforte, 1826, maggio. 



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ENRICO MUSSA 



stenuta per lo piu dal pistacia lentiscus. Non ho potuto ben osservare 
se vi cresea anehe la smilax mauritanica ehe. crescendo m Corsica ed 

in Barbaria, vi sara molto probabilmente in tWdegna : \\ pancratium 
maritimum con altre specie di cistus e di heli anthe mum cresce pare 
nelle suddette foreste : al nord-est del Genientu(l) ^rande quanJta di 
erica arborea: all" avvicinarsi di Arizzo boschi di noci, di castagni e 
di altre piante officinalis digitate porporea Suupenaa e molto elevata : 
In Arizzo si sernina molta quantita di lino; da qualche tempo sola- 
mente sono state introdotte le patcte e la meliga. 

Arizzo passa per uno dei paesi frecMi ( ! el'a Sa»-degna : ge)a 1' in- 
verno la terra ma a ben poca profondita, la neve non eopre piu d'oUo 
giorni continui la superfu-ie de'la te.\ a : tra Arizzo e Gine gentu se've 

compose & : Arbutus unedo, di ite.r aq,<i folium, e di taxus baccat': Ya- 

sphoddus ramosus or«?a una gran parte delle campagne della Sarde- 
gna; dove piu non v' ha questa piaata nelle montagne, v' ha la san- 
tolina chamae cyparhsus in granc'.issima quantita : ne 1 ■•' a»cerdere i 
luoghi aridi del Ginergen u pocbe pan e : non mancbero d'< rrardarle 
quelle che ho trova o : sul'a vetta del Gine. enta ' me carlo del baro- 
metro e disceso a gradi 23, nel termometro a gra< i 6 sop a lo zero: 
da quella vetta scopresi quasi tutta 1' isola e vedesi il mare o.iasi da 

ogni into no: oltre gli f>!be i suddetti rel discent'ere si e incontvato 
Yacer mompessuLi.ia„i: noa posso m?nda le a'cune piane che lo rae- 
colto per ora, ma ro.i maucbe 6 per la prima occasion e : esse sono ben 
poche: dove si i-overebbe uo n?aggio:e numero di piante si e tra gli 
stagni ed il mare, ma quest' anno non ho po'.uto amlarvi, d'altronde 
quei luoghi diconsi qui intemperiosi cioe miasmatici: spero 1'auno ven- 
turo di poter far un viaggio un po' piu lungo e meno in fretta di que- 
sto ; tutto quello che raccoglier6 di particolare, se qualche cosa racco- 
gliero, sara suo : se vi sara nel giardiao di questo sig. Canon ico 
cas qualche pianta ehe per avventura non vi sia in quello di Torino 
procurer© di mandarle delle semenze : vi andrebbe veramente per viag- 
giare con utilita in Sardegna una persona che avesse maggiori cognl- 



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(1) Genna-entu. 



LA « FLORA SARDOA » DEL MORl> 5 



zioni di quelle che io mi abbia, e clie non dovesse in altre cose oecu- 
parsi che di questa : parmi pertanto di aver osservato che le piante si 
pre sen tan o qui con colori infinitamente piu vivi che da noi, ma clie 
il numero di esse e ben inferiore a quello delle pianure del Piemonte 
e delle Alp': percorrendo luoghi piu uniidi ne trovero forse un mag 
gior numero: non ostante che vi sia in oardegna ospitalita e che il 
viaggiatore sia benissimo accolto in case particolari, alle quali convien 
ricorrere perche le osterie sono rarissime, tuttav ; a conviene dire che 
il viaggiare costa di piu che in terraferma, dovendo colui che viap-gia 
tener con lui un cavallo, e pagar una guida a cavallo e altre piccole 
cose: si trovano viaggiando assai ampie estensioni di terreno incolto: 
non vi sono prati artificiali che in 0m dove sono stati introdo.ti dal 
Sig. Marchese di Villermosa : p rmi che vi sarebbero molti luoghi 
atti rlla formazione dei prati poiche si incontrano molte piccole ele- 
vatezze, e molte piccole valli : la quantita del bestiame principalmente 
di pecore e hnmensa, ma d' inverno vivendo sempre questi animali 
alTaperta campagra, sopratutto quando P aunaia e secca e scarseggia 
il pascolo, ne muiono molte : quest' anno ne sono morte senza esage- 
rare migliaia : si anderebbe all' incontro di tutto questo coi prati arti- 
ticiali : il racco to del grano e qui quest' anno appena mediocre; non 
par che sara cosi del vino. 

Io le debbo render grazie per lo Sprengel che mi ha inviato : le 
saro riconoscente anche per questa cosa : vorrei anoh' io poterla obbli- 
gare in qualche cosa, ma conti almeno sulla buona volonta : sara sem- 
]>re uno dei piu bei piaceri cho io mi abbia in Sard* ma il ricevere 
lettere di lei, percio la prego mi continui la benevolenza, che io saro 
sempre il 

suo umil. servo ed amico 

Moris 



Nella primavera del 1824 il Moris percorreva la maggior parte 
dei luoghi d' aria piu malsana delP isola e di cio informava, con let- 
tera 16 maggio 1824, il prof. Capelli, mentre insisteva sul concetto 
che, per attuare la divisata « Flora Sardoa », occorreva Pappoggio del 
Governo. E quest'appoggio non doveva venir meno: infatti il 24 luglio 



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ENRICO MUSSA 



Mori 



\ scriveva al Capelli che il Ministero aveva « disposto di 
dispensarlo, per il tempo necessario, dalla scuola di Clinica, per in- 
traprendere la flora della Sardegna ». In quella stessa lettera egli espri- 
ineva la speranza che il Capelli si sarebbe recato in Sardegna a di- 
rigerlo nelle sue ricerche, e questo vivo desiderio ed analoghe affet- 
tuose sollecitazioni e°-]i ripete nelle lettere successive. 

Intorno a quel tempo Alberto di Lamarmora doveva intra pren- 
dere — nel novembre 1823 - un viaguio di due anni per studi illu- 
strativi deir isola dal punto di vista mineralogico ed il Moris inten- 
deva profittare appunto dalla fortunata circostanza per avere nel La- 
marmora un compagno preziosissimo nei suoi viaggi. 

Ne bastava la semplice dispensa dalla scuula di Clinica — occor- 
revano anche sovvenzioni — ed ecco che il Ministero avrebbe concesso 
un sussidio per 1' intrapresa della Flora: di che il Moris subilo, il 30 
luglio stesso anno, teneva in corrente il Capelli rinnovando la pre- 
ghiera di recarsi in Sardegna per dirigere le raccolte, o quanto mono 
di mandargli una persona pratica di erborizzazioni. 

Pare che il Capelli si arrendesse aUe pre^hiere reiterate del Mo- 
ris, poiche questi il 18 setterabre 1824 gli scriveva • che non poteva 
pervenirgli notizia piu grata di quella che gli annunziava la risolu- 
zione del Capelli di venire nelF isola ; lo avvertWa soltanto di non 
partir prima del'a seconda meta di novembre perche essi non si sareb- 
bero messi in viag-gio che nel dicembre. 

Grli dava quindi notizia delle scarse opere di botanica che egli 
possedeva e cioe : la Flore franeaise di L;unarck e De Candolle, il 
Systema di Linneo, i Genera Plantarum del Jussieu, le Istituzioni del 
Targioni, gli Elemens de Botanique del De-Candolle, la Filosofia del 
Linneo, ecc, oltre ad un « Willdenow », ad una « Flora gallica » di 
Loiseleur, ad una « Distributio plantarum » del Wittmann, ad una 
« Flora suecica » di Linneo, posseduti dall' amico prof. Cossu : racco- 
mandava di non dimenticare le opere riguardanti la descrizione delle 
Crittogame e di comprargli un Persoon : invero scarsa suppellettile li- 
braria, eppure anche con si limitati sussidi scientifici la « Flora Sar 
doa » riusci un monumento alia nobile Isola — e conchiudeva con que- 
ste parole « La aspetto colla piu grande impazienza ; ed il cav. La- 



LA « FLORA SARDOA » DEL MORIS 7 



marmora, nostro compagno di viaggio, e Y Intendente generate pure 
sono ansiosi di fare la conoscenza della di lei persona »; donde appare 
in quanta considerazione il Capelli fosse tenuto. 

Intanto la praiica del sussidio subiva un ritardo forse anche per 
I'avvenuta morta della Duchessa del Chiablese, ed il Moris sollecitava 
il Ministero dimostrando come la decisione fosse urjjente per metterlo 
in condiziono di npprofittare della compagnia del Lamarmora. 

La compagnia di questo valento uomo era a lui infatti partico- 
larmente preziosa in quanto 1 Lamarmora da quattro anni aveva 
percorsa 1 isola e di nuovo doveva percorrerla nei due successivi, e 
perche, sapendo disegnare benissimo, poteva anche dipinyere delle 
piante come, del resto, aveva promesso. Insisteva ancora sulla necessita 

m 

che il Capelli, recandosi in Sardegna, si procurasse un cavallo perche 
indispensabile : — «conviene in Sardegna camminare per ben molte 
ore ed alle volte mezze giornate per trovare alloggio; e vero che tal- 
yolta dormiremo alia campagna, eppercio abbiam gia pensato a pro- 
curar.'i una tenda, ma il cavallo, non solo per la ragione suddetta ci 
sara necessario, ma perche esso passa in luoghi dove noi non potrem- 
mo passare; vedra che i cavalli sardi ci porteranno sino alia citua 
delle montaune colla piu grande prontezza e sicurezza: le nostre gite 
saranno piacevolissime ; ella trovera una vegetaziona che la soddisfera: 
la compagnia del cavaliere le sara, credo, gratissima; Ella trovera qui 
le maggiori accoglienze, perche qui sono convinti dei meriti di Lei, 
e perche viene in quest' isola per un og^etto da tutti da gran tempo 
desiderato » (30 ottobre 1824). Parole seinplici, ma che rivelano una 
perfetta sincerita d' animo ed un grande entusiasmo per V intrapresa 

della Flora. 

II Moris non pensava allora a certi inconvenienti che pud sempre 
presentare il fare della botaniea a cavallo, come per altro lo esigevano 
la mancanza di strade e di ponti, le distanze, e la necessita di recare 
con se le provviste ; ne poteva prevedere la innocente avventura che 
gli doveva capitare nel 1825, raccontata dal Lamarmora con queste 
parole : Apres qu'il eut fait dans cette region une ample provision de 
belles Malvacees, qu'il avait disposees avec soin entre des feuillets 
d'un gros porte-feuille qu* il portait sur son dos, le docte professeur, 






8 



ENRICO MUSSA 



ayant vu une plante qui T interessait, n' eut rien de plus presse que 
de descendre de cheval et de passer son bras dans la bride pour em- 
pecher Tanimal de s ; eloigner ; puis il se mit a genoux pour mieux 
enlever la plante, qu'il convoitait ; pendant ce temps, par l'effort qu'i! 
fit en se courbant, son porte-feuille s'ouvrit, et se trouva precisement 
a portee du museau du cheval que la faim, Poccasion et Ferbe tendre 
(corame dit le bor La-Fontaine) pusserent a s'en donner a belles dents, 
comme s' il eut ete devant un ratelier a foin».(l) 

Ma e solo alia condizione di affrontare anche queste piccole avven- 
ture che poterono il Lamarmora fare della geologia in Sardegna, ed 
il Moris eseguire nell 7 isola quelle ricerche pazifcnti e laboriose merce 
le quaii la botanica si e arricchita della monumentale Flora Sardoa. 

II Moris intanto non perdeva tempo che, il perder tern o a chi 
piu sa piu spiace, ed egli ben sapeva quanto lavoro gli si apprestava 
e quanta dovizia di flora aveva da studiare. 

Nuovamente e sempre insisteva presso il Ministero e di queste 
insistenze informava il Capelli — 13 novembre 1824 — : ma pare che 
la pratica avesse alternative di progresso e di stasi ; infatti, il 27 no- 
vembre 1824, scriveva di nuovo : « col penultimo corriere mi si annun- 
ziava che la cosa sarebbe stata sistemata ; -oil' ultimo nuovamente mi 
si dice che non si sapeva quando ; l'andamento di cio e veramente 
quello di una febbre periodica ». 

A queste incertezze si aggiungeva poi Taltra reiativa alia venuta 
in Sardegna del Dott. Bertero che il Moris sperava di avere a coin- 
pagno : ma il Ministero lo avvertiva che in tale attesa egli avesse ad 
occuparsi da solo della raccolta delle piante. 

Pare, a questo punto, che il Capelli gli avesse fatto balanare la 
possibility d'una sua visita in settembre od ottobre ; ma il Moris, con 
lettera delP 8 gennaio 1825, ne lo sconsiglio perche « quest i 3ono ap- 
punto i mesi in cui l'aria e piu micidiale in queste pianure, e la cam- 
pagna, massime di questo capo, e arida affatto ; non si puo in Sarde- 
gna, dal luglio al novembre ed anche al di la di quest' epoca, viag- 
giare senza rischio della salute e della vita ». 



(1) A. Lamarmora : Itineraire de Vile de Sardaigne, vol. I, pag. 259, 



LA « FLORA SARDOA ^ DEL MORIS 9 



_ 

FinaJmente il Dott. Bertero approdava alPisola, e subito si met* 
tevano in cerca di piante: « abbiamo nik raccolto qualche pianta e tra 
altre un Narcissus ed una Ononis di cui non abbiimo trovato la de- 
scrizione; pero le peregrinazioni formal i non hanno ancora cominciato: 
comincieranno domani e le continueremo insino a die la stagione lo 
permetta » (6 raarzo 1825) : e dit'atti le e rarsioni botaniche, che il 
Moris aveva dovuto procrastinare, perche quell'anno I v.-getazione era 
in ritardo, cominciarono effettivamente allora e durarono poi lino al luglio. 

II luglio soriveva : « Sono al termine delle raie peregrinazioni 
botaniche per questa estate : parini di godere buona salute, ma sono 
stanco, e stanco assai ; ho percorso nell' ultimo viaggio la provincia 
orientate dell' isola detta Ogtiastra: questa e montagnosa sovra ogni 
aitra; ma quello che maggiormente mi ha fatto soffrire si fu il calore 
eccessivo: esso era a piu di 26 del termometro di R. all'ombra ed a 
700 metri al di sopra del livello del mare. Non ho piu avuto in que- 
st' ultimo viaggio la compagnia di Bertem. partito dopo la meta di 
giugno, per terraferma ; ho aggiunto circa 300 specie a quelle che 

gin avevo Mandero a V. S., pel cav. Lamarmora, il quale parte 

presto di qui per la terraferma, esemplari scelti di piante: la pre. hero 
del suo parere ; avro cur,' di scegliere le specie che la possono mag- 
giormente interessare; riserbandomi sempre d ; inviarle, d lie altre di 
cui le daro la nota, tutte quelle che desidcra ». 

E difatti 1' 8 agosto preveniva il Capelli della spedizione di piante, 

precisamente a mezzo del La-Marmora che lasciava I' isola. 

Ed il Lamarmora aveva ricevuto un'ottima impressione del Moris 
e del suo zelo scientifico, come esplicitamente lo ricorda con queste 
parole : « Ayant eu l'avantage de Taccompagner dans une grande par- 
tie de ses excursions dans 1' ile, y compris la premiere, qu' il fit avec 
1' infaticable et infortum' Bertero, je puis attester que mon savant et 
consciencieux confrere a mis autant de soin et de perseverance dans 

ses recherches locales qu' il en a employ? depuis a en publier les re- 
sultats » (1). 



(1) Albert de La Marmora; Voyage en Sardaigne, vol. II, 



1839 



Pag 



10 



ENRICO MUSSA 



Paitiva dunqup il La Marmora ; ed era gia partito il Bertero, il 
quale aveva fatto nelT isola una permanenza di pochissimi mesi, come 
ricorda il Moris nella prefazione alia sua « Flora », con queste parole 
che sono an elogio ad un tempo ed una espressione di rammarico : 
« Gomes mihi primum fuit doctor J. Baptista Berterus a botanica eru- 
ditione haud minus paratus, quam clarus ob stirpes in scientiae in- 
crementuin inventas atque illustratas ; trimestri autem spatio, postquam 
insulam advenerat, adversa valetudo in patriam reducem fecit; recor- 
dationem araici / quern acerbum in Oceano fatum premebat, irrato animo 
nullo non tempore repetam » (2). 

II Moris, finite le escursioni di quell' anno, si metteva all'arduo 
lavoro del coordinamento del materiale raccolto : 

« Aspetto con impazienza il Systema vegetabilium di Sprengel 
che V. S. mi annunzia : sento vieppiu la necessita di avere opere ; 
sto ora disponendo per ordine alfabetico le specie raccolte ; la setti- 
mana ventura avro terminato, quindi mi occupero di mettere da parte 
tutto quanto posso credere piacera alia 8. V. Non ho ancora raccolto 
fuchi : comincero il mese venturo : non gliene mandero per ora, ma 
ella ne ricevera questo inverno ; ag^iun^eru alle piante, che le man- 
dero, la nota compiuta di tutte quelle che posseggo, perche possa see- . 
gliere ; desidero che possegga tutto quanto brama di quest' isola. Le 
mandero semenze per il giardino, e quelle che non avra quest'anno, 
le avra il venturo ; solo debbo pregarla a volermi indicare, con suo 
comodo, dopo rieevut a la mia nota, quelle semenze che non avra rice- 
vuto, afhnche le possa far raccugliere ; ve ne sono moke mature in 
questo tempo, che converrebbe raccogliere ; ma io nun posso sortire 
di casa, prima che abbia messo un po' d'ordine al chaos che ho nelle 

piante » (20 a^osto 

II Moris preparava intanto le piante da lui promesse ; esse tosto 
erano pronte per la partenza : « Gliele avrei gia dirette, se non avessi 
temuto di consegnarle a bastimenti mercantili, a cagione che questi 
sono perseguitati, od almeno potrebbero essere, dai Tripolini, coi quali 
siamo ora in guerra ; se si presentera occasione, presto le dirigero a 




(1) Bertero mori il 9 aprile 1831 



LA « FLORA SARDOA > DEL MORIS 11 

Genova per un bastimento regio, altrimenti finiro per servirmi d' uno 
dei mercantili. Lavoro assiduamente, ma se non sono aiutato non so 
come fard, ed ella, a preferenza d'ogni altro, mi pud dare aiuto. Ho 
scritto al Ministero che abbi?ognavo d' un jardiniere per Iiberarmi 
dalla fatica materiale ; consideri che sono costretto a disseccarmi io 
solo le pi ante : ho provato a far fare ci6 dal servo, ma ho dovuto ri- 
pigliare io. Thomas m'aiuta assai nelle ricerca... ma non ahbiamo per- 
corso che la sesta parte circa dell' isola ; rimangono luoghi montagnosi 
assai; non mi sono occupato ne delle pianto marine ne dei fuchi ; ap- 
pena ho raccolto qualche Crittogama Thomas non vena meco que- 
st' inverno e questa prima vera : desidera esso di percorrere la parte 
piu meridionale delT isola gia percorsa da noi e mi preme che jier- 
corra in stagione diversa da quella, in cui noi abbiamo visitato, li 

diversi luoghi : non dubito che trovera molte specie che non abbiamo 
potuto ritrovare ». 

Anche di questo suo collaboratore Filippo Thomas fa menzione il 
Moris nella prefazione della « Flora », dove lo presenta come una per- 
sona pazientissima nel raccogliere e determinare le piante. 

Insisteva quindi sul bisogno in cui si trovava d' un giardiniere 
pratico in erborizzazioni e si raccomandava anche per questo al Capelli. 

E con questa lettera del 31 ottobre 1825 ha termine il cartegjio 
riflettente la « Flora Sardoa ». • 

Esistono ancora nel mazzo altre lettere dirette dal Moris, gia da 
Torino (Valentino), al Capelli a Pest, dovo questi si trovava in qua- 
lita di capo della Commissione di S. M. Sarda per lo studio del Cho- 
lera, che allora infestava quei paesi : tali lettere pen. contengono sol- 
tanto informazioni circa Y Universita e l'Orto, insieme con vive, insi- 



tenti preghiere di aversi molte cure per difendersi contro la malattia, 
che tuttavia il Capelli doveva poi contrarre. 



M 



tutte le difficolta 



che egli ha dovuto incontrare e vincere per conseguire il suo scopo, 
ma si rimane confortati nel vedere con quanta sicura fede e costanza 
abbia egli perseguito il suo divisamento ed assicurato cosi alia lette- 
ratura botanica della Sardegna un'opera fondamentale di valore vera- 
mente eccezionale. 



X2 



ENRICO MUSSA 



Col ridestare queste omai vecchie carte per fame una seraplice 
spigolatura, io ho inteso unicamente di presentare un modesto docu- 
mento illustrative) per la storia della Botanica piemontese e di portare 



un tenue tributo d'omaggio a due i 



ustri uomini che resscro valente- 



mente le sorti del glorioso Istituto Botanico Torinese : Carlo Capelli 
e Giacinto Moris. 



Torino, 29 luglio 1910 



COMPORTAMENTO DELLE SOSTANZE ORGANICHE 
ED INORGANICHE NEGLI ORGAKISMI VEGETALI 



Nota V di ETTORE VASSALLO 



Da tempo e nota 1' azione che spiegano alcune sostanze quando 
vengono introdotte nei vegetali e specialmente quelle che valgono alia 
ricostituzicne delle pianie. 

Malgrado di tale studio si siano occupati nume.-osi sperimentatori, 
i inetodi di somrainisliraziore usati iiaori non sono stati sempre ade- 

guati a lo scopo, ne pvlwi c i ; nconvenienii. 

Di soli!o si sono im r #iegate culture in terreni o liquidi nutritizi 
special!, nei qua 1 ! vien maodoUa la sostanza che s\ vuole ciinentare. 

Le culture in tejteni pei j noi hsnro po a o der^e risultati precisi, 
sia pe** !e spe< "all condition i fis"o!ogiche in cui v'ere r trovarsi la 
p ; an.a; s*a pe: la ieatezza coj la qua*e avvene T assorbl neato, che 
fa slir. ,'ie in g an parte, e talvolta am-he del tu o, !a najura dei 
feaoire_i c' e s: svolgo 10 ; sla quantita Ivi ne,i e, po.cbe della sostanza 
propina.a solo una piece'?, parte vien assorbUa ed ass : mila a. Nume- 
rosi soro gli speiimeiua.Oii che si sono va'si di ques o metodo. IVa i 
p'u irpOi\anti lavori rj-:i venleio che nei 1863 Besaiez (a) lece, con 
colture in terreno, delle rlcerc 1 e suVasso* : >«nenoO dei ve'eii metallic] 
nelle piance. Egli opeio con caibonr to di p:o.abo 9 r^me, zirco ed os- 
sido di meicurio e tfovd che le p.'an^e non asso.bono dal suolo tali 
principii che in quantita estrernamente tenuis 

Nei lo'JO Lu z (i) riprese lo studio di sostanze attive sulle p'ante 
di Zea mats, Cucurb'tta maxima, Heliantus annuus, ecc, coltivati in 
sabbia silicea. sterilizzata ed ha impiegato come prodotto di studio nu- 
mero3e aminine ed alcaloidi. Trovo che le ainmine a peso molecolare 



(a) Ann. der. Chem. u. Pharm. t. cxxvn p. 243. 
(I) Those de Paris 1899. 



14 



ETTORE VASSALLO 



basso sono facilmente assimilabili senza subire una previa trasfosma- 
zione in ammoniaca ed acido nitrico. Per contro la fenilammiua, nafti- 
lammina e gli alcaloidi esercitano una azione tossica sulle piante. 

Numerosi studi della stessa Datura, sulla vegetazione, furono pub- 
blieati da quell'anno ad op-gi e per brevita rimando alle memorie ori- 
ginal! (1). Nel 1906 Lefevre (2) ricerco V influenza dei prodotti assi- 
milati sulla sintesi nelle sostanze azotate e degli albuminoidi nelie 
piante ed osservo che le piante tollerano benissimo anche la tirosina, 
la glicoeolla, la ieucina ecc, purche vengano propinate a dosi molto 

piccole. 

Tentativi di somministrazione mediante Pallevamento delle piante 

in soluzioni nutritizie furono fatte su larga scala. A questo scopo, 
quando la pianta ha raggiunto un certo grado di sviluppo in una data 
soluzione nutritizia, si aggiunge la sostanza di cui si vuole sperimen- 
tare il comportamento. La prima idea di questo metodo si trova ripor- 
tata nella Physique de$ arbres di Duhamel, in cui si vuole anche di- 
mostrare che le soluzioni concentrate sono nocive alle piante ed e ci- 
tato il caso di piante boschive allevate in soluzioni acquose. 

Fanno seguito i lavori di De-Saussure (3) che esperimento in so- 
luzioni Fassorbimento delle materie zuccherine a mezzo dell; radici, e 
noto che le piante assorbono una quantita rilevante del liquido in 
prova ed il 30 0\q di zucchero. 

Lavori analoghi fecero in seguito molti altri (4). Piu recentemente 
Laurent (5) riprese gli studi sull'assimilazione degli idrati di carbonio 



(1) Bull. Soc. Ch. Paris, XIX, 628, 1235, 1239 — C. K. Ace. de Fr. CXXXIV, 
1228 — Bali, the coll. Agric. Tokio, V, 161, 491, 50!>, 513, 517-VI, 2 VII, 83,85 

Central Bl. far Agrik. Chem. 1904 (Loew) 10—1905 (Voelcher), 3.1906 (Eanda 
Bull. Imp. contr. Ag. Exp. St. Japan I. !. pag. 35— Central. Bl.d. Chem. 1905 

(Parchet. Ewert. Toyonayo, Bela) — Staz. Agr. Sp. It. XXXVIII 1015 — Journ. 

f. Landw. LIV, 123 (1906). 

(2) Revue gen. de Botanique XVIII — 146 ecc. 

(3) Recherches Chimiques sur la vegetation. Paris, 1804. 

(4) Sachs — Fisiologie vegetale p. 134 — C. Bl. d. ch. XVLL, p. 257 (1862) 
C. R. ace. de Fr. LVIII — 828 (1883). 

(5) These de Paris, 1903. 



COMPORTAMENTO DELLB 80OTANZH ORGAN1CHE ECC. 15 

e Lutz (1) sperimento l'azione dei coraposti a nucleo benzenico ope- 
rando con muffe in liquido Raulin j constato ch<- 1'azione tossica varia, 
per le ammine, di intensity secondo che il grappo NH2 h tissato diret- 
tamennte al nucleo benzenico, oppure alia catena laterale. 

Nel J° caso Paddizione del composto al liquido Raulin impedisce 
lo sviluppo del fungo, nel 2° caso diminuisce soltanto il peso del 
raccolto. 

Da ultimo adottando tale metodo Ciamician e Ravenna ,2) cerca- 
rono di studiare il com portamento e la trasformazione dei glucosidi e 
dei relativi prodotti di scissione nei vegetali. Ma dalle esperienze con 
tali culture ebbero risultati incerti, per cui stimarono meglio ricorrere 
alle culture in terreno ed alia inoculazione nel fusto. 

Gli scarsi risultati ottenuti con questo processo, inalgrado i nuine- 
rosi studi, debbono attribuirsi, a mio credere, spesso alia concentrazione 
della soluzione per gli equilibri osmotici che si vengono a determi- 
nare;piu sovente alia attivita biologica. talvolta grande, della sostanza 
che si cimenta, contro la quale la pianta si trova in condizioni da 
non potersi difendere con fenomeni di compenso. 

Altri metodi sono stati adottati per propinare sostanze attive nei 
vegetali. Si e infatti ricorso alia inoculazione diretta della sostanza 
in istudio nel caule della pianta, A questo scopo, praticato in questo 
un- foro con una trivella, se si tratta di un vero fusto legnoso, oppure 
con un teraperino, se e a consistenza erbacea, si riempie della sostanza 
e poi si chiude Papertura con l'epidermide, che si e avuto cura di non 
staccare completamente, e si ricopre con cera o paraftina, 

Cosi nel 1898 il Perosino (3) fece, con tale sistema. delle inocula- 
zioni di cianuro di potassio in piante di viti ed alberi fruttiferi, a 
scopo farmacoterapeutico, cioe onde curare tali piante dalle malattie 
crittogamiche e parassitarie, che spesso le infestano. Tralasciando di 
entrare a discutere il lato terapeutico della questione, notero come l'au- 
tore asserisca di essere riuscito a fare assimilare alle piante in esame, 



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(2) Gazzetta chiin. It. xxxvm-582. 



1905 



1898. Luelio 1899 



16 



ETTORE VASSALLO 



operando in tal modo, quantita ingenti di detto sale, senza osservare 
il minimo deperimento, per quanto come tossico agisca sugli organ i- 

smi animali. 

Nel lavoro poc'anzi citato Ciamician e Ravenna (1) ricorsero pure 

a questo metodo senza ottenere risultati soddisfacenti, perche le piante 
soffrono con tale trattamento un rapido deperimento. 

Infatti come e facile immaginare, il trauma altera, e spesso pro- 
fondamente, i tessuti della pianta che Fhanno subito; intervengono fe- 
nomeni di infenzione parassitaria, che si sostituiscono a quelli biolo- 
gici vegetali dei quali si va in cerca; avviene necrosi nei tessuti, che 
puo modificare per se stessa la sostanza ; pertanto la pianta spesso 
muore ed i risultati che si possono ottenere riescono tutt'altro che at- 

tendibili. 

Questo sistema venne esteso anche a piante che presentano nel 

caule un vuoto come canne, bambu, ecc, sotco forma di vere iniezioni 
nella speranza che la soluzione della sostanza iniettata assorbita per 
i tessuti radiolari fosse rapidamente posta in circolo. Ma cio non av- 
viene, come io pure ho potuto sperimentare, colla rapidita neccssaria, 
mentre sopraggiungono facilmente i gia accennati fenomeni di necrosi 
dei tessuti con immediato deperimento della pianta. 

Si puo dire dunque che, per imperfezione di metodi, molte so- 
stanze non si sono potute studiare nel loro comportamento in seno ai 
vegetali ; e molte conclusioni, alle quali si e arrivati, sono spesso az- 

zardate. 

Per poter dare sviluppo in modo razionale alle ricerche sulT atti- 
vita e sulla trasformazione di determinate sostanze nel metabolismo 
delle piante, io ho pensato ch'era necessario anzitutto cercare un nuovo 
metodo di somministrazione diretta; un sistema che togliesse cioe fra 
noi e la pianta P intermediario del terreno e dei mezzi di cultura e 
che ci ponesse in comunicazione diretta cogli organi di assiniilazione 
materiale, cioe con le radici, in modo da poter costringere queste ad 
assorbire in toto la soluzione somministrata colla maggiore rapidita 
possibile, in ordine col potere difFusivo dei liquidi nelle piante. 



(1) Gazz. Ch. ital. XXXVIII, 582. 



COMPORTAMENTO DELLE SOSTANZE ORGANICHE ECO. 17 



Da qualche tempo ho incominciato una serie di esperienze con 
degli apparecchi da me costruiti per poter iniettare, a mezzo delle 
vadici, soluzioni di sostanze nelle piante. 

Gia m'erano note le esperienze di Mac Dongal (1) fatte sui rami 
di piante sensitive per lo studio del comportamento delle stessa di 
fronte alle forti pressioni. 

Un tubo di gomma che parti va da un recipiente pieno di liquido 
era in comunicazione con un ramo staccato da una pianta e contem- 
poraneamonte si esercitava sul liquido una pressione con una piccola 
pompa, alia cui leva era attaccato un peso per ottenere una pressione 
di una certa durata. 

Su questo principio sono basati i due apparecchi che descrivo in 
questa memoria, Jimitandomi qui ad esporre soltanto la parte mecea- 
nica dell'operazione e a qualche cenno sulla tolleranza che presentano 
le piante ad assorbire notevole quantita di soluzione. Tutta la parte 
fisiologica e quella chimica che riguarda le trasformazioni che sono 
capaci di subire i corpi di funzione diversa messi in circolo nelle 
piante incomincero ad esporla in prossime note successive. 

Model lo primo — Nella prima serie di esperienze mi sono servito 
di un palo iniettore piuttosto primitivo. Questo constava di un corpo 

di tromba (a) comunicante direttamente con un tubo a T (b) il cui 
ramo laterale munito di una chiavetta va a passare in un recipiente 
contenente il liquido da iniettare ed attaccato alia parte posteriore 
delPapparecchio. La parte inferiore di questo tubo comunica a sua 
volta mediante un rubinetto con un manometro a mercurio dal quale 
a qualche centimetro di di^tanza dal punto di attacco parte un tubo 
laterale con prolungamento in caucciu e chiuso da una pinza a molla, 
il quale e destinato a comuuicare colla pianta. 

Preparozione dell'esperienza — Al principio dell' esperienza lo 
stantufFo si trova in fondo al corpo di tromba (a) ; si apre la chia- 



vetta (< 



(d) 



tuffo per prelevare il liquido dal recipiente che lo contiene. Q 



(1) Bot. Gaz. XII-1906. p. 293. 



2 



18 



ETTORE VASSALLO 



tutto il tubo (a) e carico di liquido si inverte la chiusura delle chia- 

vette, mentre si apre ana pinza a molla (f) che chiude il caeciu late- 

rale al manometro. Si abbassa allora lo stantuffo e si arguira che e 

scacciata tutta l'aria dall'apertura dell'apparecchio 
quando il liquido verra a sgorgare dalP interno 





del caucciu. 




Si mette indi alio scoperto, con cura, la ra- 
dice di una pianta in modo che non venga lesa 



si in- 



in alcuna sua parte, si mozza in punfa , 
nesta al caucciu dell'apparecchio, e vi si fissa con 
una legatura. Compiuta questa operazione. si ab- 
bassa lo stantuffo, e quando il mercurio, nei due 
rami del manometro, avra raggiunto il dislivello 
voluto, si chiude la chiavetta (d) per impedire 
ogni perdita del liquido. La pianta assorbe len- 
tamente, sotto la pressione, il liquido propinatole, 
mentre la colonna di mercurio si abbassa man 

mano. 

Nel caso che si voglia rinnovare Toperazione 
e non si avesse piu liquido a disposizione, nel 
corpo di tromba, e sempre possibile prelevarlo 
dal recipiente di riserva col metodo gia indicato. 

L'ottimo funzionamento di questo apparecchio 

mi ha permesso di eseguire, con soddisfacenti ri- 
suitati, fino dalla priraavera 1909 e nella estate 
dello stesso anno una serie di interessanti espe- 
rienze su diverse piante. 



Le prime esperienze e loro risultati. 



Le 



prime esperienze vennero fatte su piante diverse. 

Anzitutto ho voluto istituire delle prove di con- 
rollo per assicurarmi che tutto il liquido iniettato resti nelForganismo 
vegetale e non trasudi attraverso le pareti radicali, a causa della pres- 
sione che deve sostenere la pianta. A tal uopo ho sradicato una pianta 
di vite nel punto massimo della sua attivit& ed accuratamente ue ho 
ripulite le radici, ad una di queste ho applicato 1' apparecchio carico 
di acqaa, a pressione; nessuna anormalita si e verificata e nemmeno il 
trasudamento attraverso le pareti radicali. Ed e duopo imraaginare che 



COMPORTAMENTO DELLB SQSTANZE ORGAlllCHti ECO. ID 



man mano ehe il liquido veniva assorbito trovasse una necessaria ela- 
sticita dilatatcria nei tessuti vegetali, e che contemporaneamente ne 
venisse eliminato per le foglie per traspirazione. 

Ho quindi iniziato delle esperienze sopra piante in terreno, e ne 
riferisco i risultati numerici nelle tavole seguenti: 



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22 



ETTORE VASSALLO 



O&servazioni 






alle prime esperienze. Dalle prove preliminari che a- 
vevo fatte extra terreno mi era risultato che le robuste radici di una 
pianta resistono anche ad una pressione superiore agli 80 cm, di mercurio 
per cui d'ordinario al principio delFesperienza inalzavo presso i 75 cm. 
la colonna di mercurio del manometro. Man mano che il liquido veniva 
assorbito si abbassava la colonna di mercurio in un ramo, mentre si 

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alzava nell'opposto quella a contatto del liquido, per cui la pressione 
neirapparecchio per ogni cm. di abbassamento della colonna diminuiva 
del doppio, e cio costituiva gia un inconveniente perche l'esperienza 
non veniva condotta in eguali condiz-ioni di pressione ed occorreva sor- 
vegliare troppo l'apparecchio. 

E non solo, un altro inconveniente si verificava: quando al termine 

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deU'esperienza il mercurio si trovava alia stessa altezza, nei due rami 

del manometro non si arrestava a questo punto, ma il tubo di caucciu 

ripieno di liquido agiva come sifone ed esercicava una forza ascenzionale 

suila colonna di mercurio per cui questo traboccava nella conduttura 

in gomma e si portava a contatto della radice. Cos! non era possibile 

rinnovare Pesperienza senza scio^liere Pattacco alia pianta. Inoltre fra 

il punto di attacco alPapparecchio e quello di attacco alia radice correva 

una distanza troppo grande per cui il caucciu risentiva una dilatazione 

che poteva essere causa di errori considerevoli nella lettura dell'assor- 
bimento del liquido. 

Ed infine vedevo inopportuno che le soluzioni da iniettare si do- 
vessero trovare a contatto col mercurio perche eventuali alterazioni dei 
soluti stessi avrebbero potuto portare a risultati differenti ed inaspettatL 
Modello secondo: In seguito a tali osservazioni, mi sono deciso a nio- 
dificare completamente l'apparecchio, cercando principalmente di rendere 
costante la pressione; di eliminare il manometro a mercurio sicche il 
nuovo modello risulta cosi costituito: 

Un tubo di vetro a U le cui branche sono della lunghezza di un 
metro porta in quella destra, che termina superiormente ad imbuto 
presso la curva una diramazione laterale, < 
la radice di una pianta, ad un po' superior 
sura perfetta per togliere ogni comunicazio 



comunicare con 



con l'esterno. la branea 



comunica al suo limite superiore per mezzo di un tubo a T 



COMPORTAMENTO DELLB SOSTANZE ORGANICHE ECC. 



23 



con una scatola penumatica a doppia parete in ottone, munita di un 
manometro matallico (che segna da Oad 1 atmosfera), posta sulla parte 
posteriore dell'apparecehio. Al reuio laterale di questo tubo a T e ap- 

plicata una valvola a pressione. 

Ridotto a tale semplicita V apparec- 
chio ha tutti i requisiti necessari per il 
buon andaraento della esperienza. Infatti 
si introduce il liquido da iniettare pe r 
Pimbuto (a) tenendo aperta la chiavetta 
(b) e la valvola (d). II liquido verra cosi 
a stabilirsi alio stesso livello nei due ra- 
mi e potra arrivare anche a pochi cen- 
timetri dalla valvola (d). Indi si scaccia 
l'aria dalla gomma (c) aprendo la pinza 
a molla (h) e si fa Tapplicazione alia ra- 
dice convenientemente preparata. 

Chiusa la chiavetta (J) con una pompa 
premente (1) si comprime V aria nelT ap- 
parecchio e la pressione interna ci verra 

indicata dal manometro applieato alia 
scatola pneumatica. 

Vantaggi nel nuovo apparecchio. Con 
questo dispositivo e evidente che quando 
la pressione interna sara aumentata per es. di 1 atmosfera, la 
massa dell' aria contenuta nelT apparecchio sara raddoppiata. E per 
quanto il liquido , che viene assorbito dalla pianta sotto 1' influenza 
della pressione, lasci spazio al dilatarsi del volume del gas, questa 
dilatazione non potra mai portare apprezzabili variazioni i ella pres- 
sione interna delPapparecchio, data la grande disparita che corre fra 
il volume della scatola pneumatica ed il relativamente tenue volume 
della diraraazione sinistra del tubo ad U. 

Fra gli altri vantaggi si rioti inoltre la breve distanza che corre 
fra Fapparecchio e la radice della pianta, essendo stato possibile tra- 
sferire alia base deH'apparecchio la diramazione (c) e la chiavetta (b), 
cio che concorre ad una maggiore precisione nelle esperienze. 

Ed infine, quel che piu import*, si e che ci offre un campo di os- 




24 



ETTOKE VASSALLO 



servazioni assai maggiore, giacche mentre coll'altro raodello si poteva 
osservare, durante una sola operazione, un abbassamento della colonni 
di mercurio non superiore ai 45 cm., col modello in parola e possibile 
fare osservazioni per uno spazio di tubo di circa un metro , e si pu6 
abbandonare a se Papparecchio per un certo lasso di tempo senza che 
sia necessario interrompere menomamente Pesperienza. 

Esperienze della primavera 1910. Con tale apparecchio ho iniziato 
nella primavera teste decorsa una serie di esperienze con esito felicis- 
simo, che riferisco senz'altro: 



COMPORTAMEXTO DELLE SO.STANZE ORGAMCHE ECC. 



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26 



ETTORE VASSALL.O 



Dalle tavole antecedent e facile scorgere quale grande quantita 
di liquido sia una pianta capace di assorbire con questo sisteraa di 
somministrazione; come il vero vantaggio di questo nuovo metodo stia 
principalmente nel fatto che ci e permesso di operare sopra piante in 
condizioni fisiologiche normalissime, anche di una molestanza conside- 
revole, per cui sara tanto facile osservare mutamenti quando si voglia 
studiare l'azione di sostanze di una speciale attivita o costituzione chi- 
mica. I varii fenomeni si rileveranno cosi in modo lento e graduale , 
e quindi riusciranno piu facilmente apprezzabili e classificabili all'os- 
servatore. Si avra infine una quantita considerevole di sostanza vege- 
tale per lo studio chimico delle modificazioni che pu6 subire la so- 
stanza attiva in esame nelPinterno della pianta. 

Vedremo , come ho detto , nelle prossime note se questo cambia- 
mento forzato obbedisca a leggi speciali relative alia concentrazione , 
alia qualita dei liquidi iniettati , oppure a qualita biologiche della 
pianta. Per ora mi limito a dire che l'assorbimento cresce coll'aumen- 
tsre del diametro della radice scelta per Y inoculazione e che si pre- 
senta massimo quando tale e pure l'attivita della pianta. 

Infatti esperienze eseguite alia fine dell' inverno 1910 parlano in 
proposito , avendo una pianta assorbito col primo apparecchio , nello 
spazio di 48 ore, cc. 121,3 di soluzione di Na CI al 0,50 % , mentre 
le esperienze che ho riportato della fine dell' estate 1909 -dimostrano 
quanto inferiore fosse l'assorbimento in quei mesi in cui l'attivita della 
pianta stava per diminuire. 

Di tutte le piante iniettate non vi fu alcuna che abbia sofferto 
disturbi fisiologici in seguito alle inoculazioni, anzi in alcune di esse, 
specie in quelle che furono oggetto delle ultime osservazioni, ho notato 
un vero rinvigorimento e benessere generale. 

In seguito dunque agli ottimi risultati che ha dato 1' ultimo rao- 
dello del mio apparecchio, ho iniziato una serie di ricerche per stu- 
diare il comportamento e le trasformazioni che possono subire nel me- 
tabolismo vegetale certe sostanze organiche ed inorganiche. 

Pavia, Dicembre 1910. 

Istituto di Chimica generale della R. Universita. 



bet to Albert! dell' 
accordatami in de 1 
presente memoria. 



Bologna per 1' osp 







Proff. LLIGI BUSCALIOM e GIUSEPPE MUSCATELLO 



C0NTR1BDZI0NE ALLO STDDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 

(con tavole) 



6eneralita sull' argomento 



E' noto che le foglie, in tesi generate, non mostrano tendenza 
alia rigenerazione, e cio pel fatto, almeno cosi affermano i biologi col 
Weisinann, che la pianta potendo disporre di un grande nuraero di 
fillorai ed all' occorrenza sostituire quelli caduti con le foglie che si 
sviluppano dai nuovi germogli, non si preoccupa di rigenerare sifFatti 
organi appendicolari o le parti degli stessi state danneggiate, od a- 
sportate. 

II fenomeno, per quanto generale, ha tuttavia le sue eccezioni le 
quali d'ordinario si rinvengono di preferenza fra quelle piante che non 
dispongono di molte foglie, come talune Gesneriacee (V. lavori di Go- 
bel, Pischinger, Figdor etc.), o che hanno dei filloiiii particolarmente 
utili alia pianta come le Felci (Figdor) che portano gli organi di ri- 
produzione sulla lamina fogliare. 

Del resto 1' insensibilita dolle foglie, o per essere piu esatti, V i- 
nettitudine di queste alia rigenerazione viene anche smentita dai nu- 
merosi esempi di foglie che staccate e coltivate coi mezzi adatti ri- 
producono non solo la parte mutilata, ma l'intera pianta {Begonia, 
Bryoplyllum, Gnetum etc.) quando non arrivano a dar nuovi germogli 
pur restando attaccuti alia pianta (alcune Felci etc). 

La foglia adunque reagisce in vario modo ai differenti stimoli e 
specialmente a quelli traumatici (in largo senso) e la reazione in ta- 
luni casi puo andar tant'oltre che se non ha luogo, come negli esem- 
pi acccnnati, produzione di nuovi organi e pers ino di nuove pian- 



i- LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLD 



te ? si ha tuttavia foKiiazione di tcssuti speciali, o piu o mono diffe- 
renziati. 

Quesie reazioni, piu ] imitate, bono tuttavia ic i poh'motfe die rae- 
ritanc di ricbiaiti re l'a ^nzione dello at dio >1 e pe 'cio appunto che 
noi ; arro ut e q 1 d\ ^assame-Me pe * _ju i c pi, rci loro tratti 

piii ca a.te -Isoiei, dI'o z-> po di poier eoptroniare qtianfo sho ad ora 
venie posto in evideiza in proposi--* dn/A au ori c'ie ci p-ecede'tero 
con qtie'lo c :e e risrL.; o da'!e no^ e r : ce*che. 

Sotto il punio ci vista she ci intex ;a roi dobb : amo distinguere 



difiVenti modalita ne!la reaziore, ' • conftvmita e co, elazioae dello 
stimolo che l'na provoca . 

Innanzi tu:to e d'uopo ricordare che vi soro delle neo'omazio i 

fogliari le quali sotio dovute a stimoli che ta'o^a trano nella cat 

goria dei processi siolo ; <;i delle pian , talora irvece sono rn' « .ci- 

•VitalUa per c i le rea:-. )ni corrispondenti solo n a ma (gioranza dei 

entrano ndl'ambito delle n rformasioni d'indole realmento fisio- 
logica. 

Altre produzioni sono invece di spetianza della biologii e rap- 
presentano degli adattamenti alia vita simbtotica, talora con degra- 
dazione verso uno stato patologico (Galle). 

Inline si incontrano de'le produ ;ioni le qaali sono prettamente pa- 
tologiche e rispecchiano la reazione delle foglie a determinati stimoli 
provocati da animali, da organismi vegetali, o da speciali agenti ina- 
nimati o d a condizioni esterne e del mezzo affatto peculiari. Non man- 
cano poi neppure le variate condizioni del mezzo interno della pianta 
stessa quali fatlori di reazioni, ie quali poi spesso, per delicienza dei 
nostri mezzi di indagine, non appalesano la causa cui sono col legate. 

Noi ci soffermeremo a trattare questi vari tipi di reazioni per 
quanto essi hanno altinenza ai nostri studi, facendo tutljivia rilevare, 
innanzi tutto, che per amore di brevita, riuniremo le alterazioni pro- 
dotte da organismi vivenli e patogeni con quelle produzioni che sono 
caratteristiche della vita simbiotica. 

Fra le reazioni cni va incontro Porganismo sotto gli stimoli appar- 
tenenti alia prima categoria cioe i processi piu o meno fisiologici noi 
dobbiamo ricordare le lesioni ed i processi che compaiono in seguito 



CONTRIHUZIONB ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 29 



alia caduta delle foglie. Non vi ha dubbio che qui si tratta di lesioni 
eminentemente fisiologiche, che trovano Fanalogia nel dislacco del cor- 
done ombelicale negli animali superiors Le osservazioni di piu di un 
autore (Van Tieghem, Guignard Staby, Bretteld, Briquet etc.) (1) ad- 
dimostrano che la caduta della foglia provoca, innanzi tutto, l'essicca- 
mento delle cellule della regione (Camellia, Bambusa) e poi, a pre- 
cindcre da poche eceezioni, la comparsa di un tessuto di natura peri- 
derraica. Questo si inizia tuttavia assai prima che abbia luogo il di- 

stacco e contiene nel suo interno degli eleuienti speciali separator], i 
quali hanno molta analog!* con altri d' origine indubbiamente patolo- 
gica. In qualcheraro caso al processo prende parte anche Pepidermide 
(Clivia), oppure si formano delle cellule reticolate che ricordano pro- 
babilmente taluni eleraenti stati studiati dal Freundlich nelle foglie in 
cui siano stati lesi i fasci vascolari. 

Non e infrequente anche la forma zione di felloderma (Azalea, Ci- 
donia) come pure as-ai spesso si organ izzino delle masse gommose- tan- 
niche o dei tilli che occludono i vasi. Colla suberificazione degli de- 
menti ncoformati ha pure luogo la lignificazione (Fagus, Quercus etc.) 
delle cellule neoformate (Leclerc du Sablon). 

Degno di nota e il fatto che il tessuto di separazione, quando ven- 
ga tenuto sott'acqua, sviluppa del'e cellule otricoliformi analo^he a 
quelle di altre produzioni pa f olo..icle o normali prodottesi pure i 

condizioni di umii a eccessiva. 

Di dubbia na ra fisiolog; , almeno in .on j >chi casi, si presen- 
t uo le produzion. mgherose o lent icelloidi che il Bakmann, il Borzi, 
il pauU n, il Tittmann, il Matteucci ed il Lindlinger ci hanno segna- 

* 

lato. 

Molte son le piante che offrono siffatte particolarita sulla pagina 
superiore, su quella inferior*', sul picciuolo od an^o persino sugli em- 
briofilli, come il caso per la *rodu ioni che s 10 state dal Gatin osser- 
vate sulle Palme. Quas tutte poi t e piante fornite ch lie stesse appar- 



tengono alia categforia delle 



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(1) V. per la relat.va letteratura A. Beguinot. 






30 LUIGI BU8CALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Dicotildoni) o per lo meno presentano dei fillomi carnosi (cotiledoni 

delle Palme) o coriacei. 

Dagli studi del Borzi risulterebbe che molte di siffatte produzio- 

ni trarrebbero origine al di sotto di uno stoma e sarebbero percii 
delle vere lenticelle, ma a questo proposito il Matteucci fa riievare 
che la questione meriterebbe di esser piu a fondo esaminata. 

Le produzioni in discorso sono costituite da parecehi strati di cel- 
lule sugherose che si afFondano net tessuto della foglia o del picciuolo, 
oppure emergono dalla superficie. Esse poi derivano dalla proliferazio- 
ne e suberificazione delle cellule sottostanti all* epidermide (palizzata) 
od anco dagli elementi epidermoidali. Siffatte produzioni, oppostamen- 
te a quanto si verifica nelle lenticelle del fusto, avrebbero lo scopo di 
impedire Peccesso di traspirazione, poiche le cellule non lascierebbero 
talora che esili spazi intercellulari od anco non ne formerebbero, come 
non darebbero luogo, che in scarsa misura, al tessuto di riempimento 
(Fiillgewebe). Quest' ultima condizione di cose e pure reperibile in ta- 
luni organi delle Marattiacee i quali hanno moltissima analogia colle 
produzioni in discorso. 

I/analogia colle vere lenticelle appare menifesta pel fatto che le 
neoformazioni fogliari possono parimenti formarsi a varia profondita 
nel tessuto della lamina in ordine centripeto. II Lindiln^er osserva in- 
tanto a riguardo di siffatte produzioni reperibili nelle Monocotiledoni, 
(come ad es. Dracaena etc.) che Pepidermide resta immutata al di sopra 
dei periderma il quale deriva dal tessuto sottostante alia stessa, e sen- 
za che si abbia lesione alcuna. 

Fra le produzioni che stanno al limite dei processi fisiologici ed 
anzi il piu delle volte escono da questi per entrare nel dominio di 
quelli patologici, occorre annoverare, come molto anaioghe alle lenti- 
celle, quelle singolari neoformazioni che Hildebrand, Bartelletti, Bar- 



ber 



Muth 



Soraues 



autori 



hanno 



Esse sono reperibili nelYHibiscus vitifolius, nella Vite, nel Cyssus 
neir Ipomoea batatas, nel Solanum floribundum 7 nel Ribes aureum nei 
Quercui e via dicendo e derivano dallo sviluppo e proliferazione (non 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESIONI FOOLlAKl 31 



sempre pero) delle cellule situate sotto Pepidermide fogliare e piu spe- 
cialmente del palizzata; non mancano tuttavia i casi in cui la stessa 
epidermide prende parte al processo. 

Si formano dei cuscinetti cellulari costituiti da elementi allungati, 
otricoliformi, i quali, quando nascono al di sotto delPepidermide, fini- 
scono anzi spesso per rompere questa. Col progredire delPevoluriione le 
cellule di neoforraazione suberificano, quasi tendano ad assuraere i ca- 
ratteri degli elementi delle lenticelle, coi quali hanno la proprieta co- 
mune di nascere molte volte al di sotto degli stomi. Hanno per altro 
anche una costituzione particolare che si rileva, per lo piu, dai nuclei 
ipertrofici, dalla presenza di cloroplasti e di altri costituenti. 

Non sono ben note ancora le cause che determinano siffatte pro- 
duzioni: va notato tuttavia che si osservano di preferenza nelle pian- 
te tenute al caldo, in terra, o alFumido. Perci6 molti autori ritengo- 
no che esse servano a moderare la traspirazione, siano dovute ad 
un eccesso di liquido nella pianta, come e appunto il caso per le 
neoformazioni che costituiscono Pedema del Ribes. 

Gonfortati dai risultati delle nostre osservasioni noi crediamo di 
poter affermare che se le sopra indicate produzioni sono Pespressione 
di parecchi fattori, derivano pero anche quasi sempre da un eccesso 
di nutrimento e di liquido nei tessuti fogliari. 

Ed invero, a prescindere dai fatto che le lenticelle tenute nelPacqua 
proliferano alio stesso modo, forma ndo delPaerenchima (GObel, Tubeuf) 
noi vediamo comparire delle produzioni quasi analoghe negli esperi- 
menti delPHaberlandt, in cui, dopo Pavvelenamento col sublimato, degli 

tocephalus ovatus, come conseguenza della soppressa e- 



Co 



missione d'acqua, si hanno delle neoformazioni nello spessore della la- 
mina fogliare e alia superficie di questa. Si verifica infatti dapprima 
un'infiltrazione di tessuti che scompare allorch6 si inizia la produzio- 
ne di speciali otricoli, simili a tricomi, parzialmente fra loro saldati 
alia base i quali crescono al punto da sfondare Pepidermide fogliare* 
Dopo un periodo di vita piuttosto breve le cellule neoformate seccano, 
suberificano le membrane ed allora sono costituite da elementi pure 
otricoliformi, acquiferi, situati sulla pagina inferiore della foglia. 

L'Haberland ritiene che gli otricoli rappresentino degli organi 



o2 LUIGI BITSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



nuovi, ma giustamente il Kuster e il Capeland fanno osservare che si 
tratta invece di neoformnzioni dovute unicamente ad ipertroiia eel uhtre. 

II nesso fra Y eccessivo immagazzinamento d'acqua e le produ- 
zioni in questione e adunque evidente e qui giova ancora rilevare che 
nel Buxus tenuto al caldo ed alTumido si formano pure dei fascetti 
di peli a spese del lacunoso quando si abbia cura di asportare Y epi- 
dermide fogliare, oppure si sottoponja la pinnta a basse temperature 
capaci di riprodurre la congelazione del liquido endocellulare nella 
camera d'aria interposta normalmente fra Tepidermide e gli strati 
superficial! del lacunoso da un lato e gli stiati piu interni di questo, 

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dalPaltro. II fenomeno, del resto, si verifica anche in altre piante come 

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ebbero a dimostrare il Soraucr ed il Soleder, i cui esperimenti trova- 
rono conferma nelle piu recenti osservazioni del Montemartini. 

Da ultimo possiamo ancora segnalare, a favore della nostra tesi, 
che il Kuster nelle foglie staccate dal rarao di Eucalyptus globulus 
e di Populus tremula vide formarsi pure delle produzioni tricomatose 
tutte le volte che i lembi venivano tenuti galleggianti sopra un liqui- 
do contenente dclle sostanze nutritive. Stando a questi fatti sarebbe 
logico inglobare nelle produzioni provocate da eccesso di liquido anche 
le cosi dette Perldrusen delle Ampelidee, le quaii vennero studiate 
dal Mliller Turgau e dnl Penzig e ritenute dal prirao di questi auto- 
ri per org? ni di difesa contro gli animali, dal secondo quali apparati 
di adescamento e di nutrizione per <rli insetti ed altri organismi affini. 

E' duopo tuttavia notare che per alcune neoformazioni siamo as- 
sai poco informati a riguardo delle cause determinatrici e questo e il 
caso per i tumori cellulari deWAtragene alpina che nascono da proli- 
ferazione delle cellule epidermiche che poi collabiscono, per quelli del 
Pterotpermum platonae folium, del V Acacia melanoxylon, dell' Arittol o • 
chia Sipho e per altri ancora. 

Immensa e la categoria delle produzioni neoformative fogliari che 
compaiono in seguito alia simbiosi (1) tra piante e piante e tra que- 



(1) Noi diamo qui alia parola simbiosi il valore letterale, ben lungi dal vo- 
lere inglobare nella categoria dei processi biologhi e fisiologici tutte quante le 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGUARI 33 



ste e gli organismi animali. Siffatte associazioni possono esser niutua- 
listiche, o a benefizio di un solo degli organismi, senza tuttavia che 
Faltro ne risenta danno apparente (simbiosi verej oppure, entrano nel- 
la categoria delle produzioni eminenteinente patologiche. 

Accenneremo brevemente alle principali e a quelle che hanno 
maggior affinita con le produzioni da noi osservate. 

Fra le neoformazioni delle quali ora stiamo trattando alcune sono 
cataplastiche, altre prosoplastiche, ipoplastiche e iperplastiche o meta 
plastiche (raramente), ma su queste distinzioni non ci soffermeremo, non 
essendo sempre dato ; in ogni singolo caso, di addivenire ad una netta- 
separazione. 

Produzioni molto semplici sono le neoformazioni a tipo tricoma- 
toso che si osservano nei canali scavati dalle larveattra verso il paren- 
chima fogliare, o nella cavita dove si ricettano i Nostoc (Azolla, Bla- 
sia). Pure produzioni ridotte alia pill semplice espressione sono i tri- 
comi che si formano su molte foglie, (Vitis) ad esempio, sotto lo sti- 
molo dei Phytoptus. E probabilmente a queste molto analoghi sono i 
cosi detti cuscinetti fogliari della Cecropia e i fruttini di altre pian- 
le formicarie. Uno di noi (Buscalioni) ebbe a rilevare la grande ana- 
logia che corre tra siffatti cuscinetti, gli organi erinoidei e certe 
produzioni tricomatose che si riscontrano alia superticie di talune galle, 
aventi Tufficio di immagazinare delle sostanze nutritive. 

W molto probabile che in origine i cuscinetti della Cecropia a- 
vessero i caratteri di organi patologici ? provocati dal parassitismo delle 
formiche, i quali solo in epoche piu o meno recenti si sarebbero ele- 
vati alia dignita di organi normali, fisiologici. Per effetto di questa 
innovazione e venuta di poi concretandosi la simbiosi fra le piante e 
gli animali e i rapporti fra questi due organismi si resero piu arrao- 
nici, a mutuo benefizio. 



produzioni delle quali stiamo trattando, moltissime essendo, come e noto, pnti- 

biotiche e antagonistiche. 

II carattere prevalentemente patologico delle neoformazioni in questione 
appare inoltre dalla faciliti con cui vengono invase da funghi che rispettano, 
aH'opposto, la parte sana delPorgano su cui nascono certe produzioni simbioti- 

che, quali sono le galle (Trotter). 

3 



34 LUIGl BUSCALIONI E GIUSEPPE MttSCATEJLLO 



Assai piu complessa e la costituzione delle galle genuine per 
quanto tuttavia quelle dovute all'azione di funghi conservino sempre 
Pimpronta di neoformazioni cataplastiche, (eccezione fatta per le Gal- 
le dell' Ustilago Treubi e di qualche altra (V.Trotter) ), come del resto 
son pure tali quelle che si formano su organ ismi inferiori. 

Le galle prosopiastiche, dovute quasi sempre ad insetti, a differen- 
za di quanto si verifica in quelle cataplastiche, traggono per lo piu 
origine dai tessuti giovani, non ancora nettamente differenziati, del 
filloma. Sono tuttora ignoti i relativi stimoli, che secondo il Magnus, 
il Beyerink, il Kiister ed altri autori andrebbero ricercati nella pre- 
senza di speciali enzimi secret] nelPinterno della foglia o dalla ma- 
dre dell' inquilino al momento di deporre le uova e dallo inquilino 
stesso durante la sua evoluzione, Tutti quanti gli esperimenti fatti fi- 
no ad ora per mettere in evidenza il fattore e le cause produttrici di 
galle hanno per6 fallito, per cui probabilmente ancora a lungo dure- 
rk la nostra ignoranza sulla vera essenza delle galle. 

Le produzioni galliformi, se il piu delle volte hanno le stimmate 
delle neoformazioni patologiche, presentano pur tuttavia spesso anche i 
caratteri delle formazioni simbiotiche, nello stretto senso della parola, e 
piu o meno fisiologiche. Probabilmente la pianta non ne ricava alcun 
utile, e cid non ostante essa reagisce in modo da agevolare, anziche 
ostacolare (come e d'ordinario il caso nelle produzioni a tipo patologi- 
co), Pinsediamento e la dimora alPinquilino. 

Per quanto riguarda la struttura delle galle noi troviamo rara- 
mente la formazione, nelle stesse, di lenticelle; anche poco frequente fe la 
produzione di sughero, come e il caso ad esempio per le cosi dette galle 
libere (Preie Gallen). In generale si tratta di neoformazioni a tipo pa- 
renchimatoso, ricche di acqua, come ebbe a dimostrare sperimental- 
mente il Trotter, e di sostanze di riserva destinate a sopperire alia 
nutrizione della larva. Rara e la formazione di vasi (ad es. Cynips 
Fortii studiata dal Trotter, V. Riv. Cecid. delPA.). 

Le cellule sono d'ordinario piu grandi del normale; non di raro 
invece sono piu piccole, ma in tal caso quasi sempre la piccolezza e 
la conseguenza delle ripetute divisioni cui andarono incontro gli de- 
menti. Peli ed otricoli sono reperibili frequente mente alia superficie 






CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESION I FOGLIAKI 35 



delle galle, mentre poi taluni strati della massa neoformata si sclero- 
tizzano per offrire un valido asilo all'ospite. 

Dalle produzioni galliformi a quelle patologiche, ma non dovute 
ad agenti vivi, il passo e breve, e quindi non ci reehera moraviglia 
se rivedremo in queste delle strutture che ricordano quelle delle galle. 

Una produzione anomala, molto frequente a rinvenirsi nelle fo^lie, 

e la eicatrizzazione delle ferite che trova il suo riscontro nel processo 
eminentemente fisiologico della caduta delle foglie. 

II processo si inizia, d'ordinario, collo essiccamento delle cellule 
contigue alia lesione, e teriniua colla suberificazione delle cellule di 
nuova formazione, o degli elementi fiancheggianti le ferite e non ri- 
masti da questa danneggiati. Taluni fra gli elementi neoformati o mo- 
dificati assumono un carattere scleroso (nelle Cactee secondo Sachs e 
in alcuni peridermi del fusto), o si circondano di membrane provviste 

di reticolature (Orchidee). 

L'Olfusen e il Maasart ritengouo che qualunque sorta di stimolo 
(ferite, pressioni etc.) porta alia formazione di periderma, ma noi ve- 
diamo che non si puo troppo generalizzare il concetto. Sta intanto 
il fatto che molte volte, come ebbe ad osservare il Mathuse, si forma 
un vero callo con cellule punto suberificate, le quali nascono dal meso- 
fillo e a varia profondita, a seconda della natura dello stimolo e del 
numere di cellule cadute in necrosi. Siffatti calli, poco o punto sube- 
rificati, si osservano di preferenza nelle lesioni che cicatrizzano in am- 

biente molto umido (King). 

II tessuto di eicatrizzazione puo trarre origine dalPepidermide (ra- 

ro pero !) o dai tessuti sottostanti, o infine da entrambi ad un tempo. 



Q 



necrosato ed essiccato contribuisce, da 



solo, a proteggere gli elementi vivi sottoposti. 

Per quanto concerne i processi fisiologici e le condizioni che pre- 
siedono od accompagnano la rigenerazione e la riparazione rimandiamo 
i lettori ai lavori di Duliot, Knv, Olufsen etc. (1). Qui faremo sol- 



(1) La letteratura relativa ai processi di eicatrizzazione trovasi consegnata 



.Weiss 



Liese 



etc. 



36 LUlGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



tanto rilevare che gli studi del Blackmann e Matthaei riferentisi al- 
le reazioni traumatiche delle foglie (Prunus Laurocerasus) staccate dalla 
pianta e tenute all'oscuro in liquid! nutritivi, hanno dimostrato che la 
cicatrizzazione procede un po diversaniente di quanto avvenga nelle 
stesse foglie lasciate aderenti alia pianta. Le foglie staccate mfatti, 
quando vengono lese in un punto (gli autori impiegano anche la cau- 
sticazione), si perforano in corrispondeuza del punto leso e poi svilup- 
pano del periderma tutt'attorno al foro, con produzione, pero, di cel- 
lule otricoliformi: nelle foglie lasciate aderenti alia pianta la ferita ci- 
catrizza per essiccamento delle cellule lese che formano cosi uno stra- 
to di protezione. II diverso comportamento va ricercato nella maggior 
provvista di acqua che si incontra nelle foglie staccate e coltivate in 
mezzi liquidi nutritivi. 

A risultati non molto dissimili sono giunti il Riemen ed il Mer 
che hanno inoltre studiato Paccrescimento, la proliferazione e la gem- 
mazione in foglie isolate mantenute pariraenti in soluzioni nutritive, 
alia luce ed alPoscuro, o state artificialmente iniettate con liquidi di 
coltura. 

Analogamente alle ferite propriamente dette cicatrizzano le lesio- 
ni pel gelo, tempera tura elevata, venti forti e via dicendo. 

Spesso per effetto del gelo ha luogo una vera perforazione della 
parte necrotizzata, con successiva formazione di periderma attorno al 
punto caduto in sfacelo. (Peglion). Talora si sviluppa invece del Saf- 
tperiderma (Auer). 

Noi non vogliamo tuttavia insistere ulteriormente su queste lesio- 
ni, anche perche nelle pagine precedenti abbiamo gia accennato alle 
osservazioni di Sorauer, di Solereder (V. in proposito anche i lavori 
di Noak): solo rileveremo che con una certa frequenza la rimarginazio- 
ne delle ferite prodotte dalPazione dei venti b accompagnata dalla pro- 
duzione di masse mucilagginose le quali otturano i vasi, donde P o- 
rigine della necrosi dei tessuti da questi innervati (Magnus, Auer, 
Hansen, Bruck). 

Un processo che e in stretta relazione collo stimolo tmumatico, 
m-i che talora appare indipendente da questo, quasi come entita fisio- 
logica delle piante, e la formazione dei tilii, Noi riscontriamo questo 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 37 



processo frequentemente anche J a dove ha luogo la comparsa di ferite 
fisiologiehe, eioe nella cicatrizzazione delle foglie. I tilli corapaiono 
d'ordinario nei vasi, ma da piu di un autore e stata segnalata la pre- 
senza degli stessi nei canali aeriferi, come e il caso, ad esempio pei 
tilli delle lacune di Nymphaea stati segnalati dal Mellinck, o per 
quelli che riempiono le camere sotlostomatiche, e persino i canali 
secretori. 

In generale le cellule dei tilli sono povere di contenuto, ma non 
mancano dei tilli che si differenziano per una grande abbondanza di 
mucilaggine e di tannino le quali sostanze, come si sa, servono otti- 
mamente a difesa delle ferite. Singolari sono poi certi tilli che si pre- 
sentano ricchi di amido. 

Poco sappiamo suite cause che provocano la comparsa di siffatte 
produzioni: fa accampata la diminuita tensione, ma contro quest'ipo- 
tesi non mancano i dati sperimentali, la quale poi se pad spiegarsi la 
presenza dei tilli nei vasi non ci chiarisce la comparsa di questi nei- 
le camere d'aria*sottostomatiche o nei canali aeriferi. 

In questi casi occorrerebbe ammettere che la variazione nella tra- 
spirazione possa influire sullo sviluppo delle produzioni in parola. 

Ora che abbiamo passato in rassegna i principali tipi di produ 
zioni patologiche fogliari occorre che ci soffermiamo brevennente sulla 
costituzione istologica delle stesse. 

Fra i tessuti che prendono parte alle neoformozioni (nei largo 
senso della parola) primeggia il parenchima verde fondamentale: piu 
rarainente vj si associano ] collenchimi, gli scierenchini, le cellule e- 
pidermiche, gli elementi essenziali dei fasci vascolari (vasi, tracheidi 

tubi cribrosi, cellule annesse). 

In generate vale la regola che i tessuti piu differenziati sono me- 
no adatti a subire delte modificazioni, o a ritornare alio stato giova- 
ne ? donde la rarita di produzioni a tipo prettamente epidermico f o 
di natura vascolare. E del resto fra te produzioni epidermiche (organi 
erinoidei ad es.) primeggiano quelle a tipo tricomatoso in cui manca- 
no gli elementi specifici epidermici (storai : cosi pure nelle neoforma- 
zioni va ili duidinario compaiono le tracheidi (rigenerazioni vascolari 
studiate dairFreundlieh) che sono elementi molto piu antiquati e piu 






38 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



semplici dei vasi aperti. E' vero che molto spesso il fascio vascolare 
prende parte attiva alia rigenerazione, raa quasi sempre trattasi di 
processi rigeneratori che hanno sede nel cambio, vale a dire in un tes- 
suto giovanile indifFerenziato: d'onde la poca tendenza alle rigenera- 
zioni vascolari nelle Monocotiledoni (V. lavoro del Freundlich), dove le 
formazioni cambiali, sono poco o punto sviluppate sia nel pleroma che 
nel periblema, il quale poi non e sempre ben distinto. 

Per quanto riguarda Pepidermide & d'uopo tuttavia segnalare al- 
cune eccezioni; essa fu vista reagire qualche volta quando si tratto di 
neoformazioni in cui la sua attivita si presento piuttosto esaltata, an- 
ziche depressa (Ktister); di qui la sua compartecipazione nei processi ri- 
generatori che sono stati studiati nelle prime pagine, nella formazione di 
tilli occupanti le camere d'aria (Tradescantia), intalunerare formazioni 
galliformi, in alcune intumescenze (Ipomoea) o in lesioni fogliari (Tra- 
descantia, Lisimachia etc J E ? degno di nota il fatto che mentre nel 
Philodendron pertusum durante lo sviluppo dei filloma ha luogo la 
cicatrizzazione, con formazione di epidermide genuina, dei fori che si 
formano normalmente sulla lamina, sifFatto tipo di riparazione e di 
reintegrazione non ha piu luogo nelle ferite della lamina adu.ta, for- 
mandosi in questa costantemente del periderma sprovvisto di epidermi- 
de. Lo stesso fenomeno succede nelle Palme il cui filloma durante lo 
sviluppo da pure luogo a lacerazioni che si cicatrizzano con reinte 
grazione completa dei tessuti. (Eichler, Deinega, NaumannJ. Infine 
probabilmente anche neW'Ouvirandra si incontrano analoghe disposi- 



zioni. 



Se Pepidermide di rado adunque produce delle cellule similari, 
non infrequentemente invece da luogo, per divisioni pericline, a tessuti 
ipodermici che talora per esuberanza di cellule, formano parecchi stra- 
ti (talune galle di Salici). 

Era le cellule del parenchima verde fondamentale hanno maggior 
attitudine a proliferare quelle del lacunoso; un po' meno frequentemen- 
te, forse, reagiscono gli elementi del palizzata, quasi ad attestarci che 
sono piu differenziati delle prime. 

Per cio che concerne la formazione delle cellule vasal i o a que- 
ste similari rimandiamo il lettore alle osservazioni del Freundlich < 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 39 



di Bretfeld; per gli altri tessuti faremo solo rilevare che in molte pro- 
duzioni patologiehe fogliari furono rinvenute cellule sclerose, collen- 
chirni, canali secretori e peli ghiandolari (Trotter) etc., ma la parteci- 
pazione di questi elementi e assai scarsa. Ad ogni modo raalgrado che 
la relazione fra il perfezionamento degli elementi e laloro piu o mo- 
no attiva partecipazione alle neoformazioni sia valida, sta il fatto che 
in tesi generale, qualunque tessuto puo, come giustamente rileva il 

Kuster, alles iverden. 

Poche parole ci rimangono ora a dire sulla intima struttura delle 

cellule di neoformazione. 

Le pareti cellulari, in generale, si conservano cellulosiche, ma 
molto spesso anche lignificano (galle prodotte dal Lachnus nelle fo- 
glie di luglans), suberiticano o si mostrano adorne di punteggiature, 
fra cui interessante son quelle che ricordano i rilievi propri degli 
elementi vascolari (Orchidee etc). Frequente e anche la sclerificazione. 
Non vi ha, spesso, per6 alcuna relazione tra la differenziazione delle 
pareti cellulari e lo sviluppo delle neoformazioni. 

Una particolare menzione meritano le Galle di Iacquinia Schie- 
deana (Mez) descritte e figurate dal Kuster (V. p. 236 Path. Pflanze- 
nanat.j, poiche certe produzioni che in queste si verificano trovano 
riscontro con talune disposizioni da noi osservate. Sotto Tinfluenza del- 
l'ospite si forma qui alia superficie della galla un vero Cuticular epi- 
ihel (Epitelio cuticulare o strato cuticulare) simile a quello stato osser- 



vato dal Damm nei vecchi fusti di 



Mi 



mum Canadense ed altre piante in cui a spese delle cellule epidermi- 
che stesse o dei tessuti corticali superficiali si formano degli strati 
cellulosici e cuticulari. Questo nuovo tessuto funziona come una vera 
epidermide in quanto vale efficacemente a pro f ,eggere gli strati cellu- 
lari sottostanti ed anzi, airuopo, il Damm afferma so that eine Rege- 
neration der Epidermis erfolgt. (1). 

Le osservazioni del Kuster e del Damm sono le sole che noi, per- 



(1) Merita di esser segnalato che secondo Tittmann neWAgave americana, 
Aloe ligulata e Ahe sulcata ha luogo rigenerazione della cuticola quando questa 
venga parzialmente esportata. 



40 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



quanto almeno ci consta, possediamo su queste singolari produzioni, le 
quali hanno di comune e di caratteristieo che compaiono in parti nel- 
le qu&li o non si forma sughero o qnesto e scarso e tardive 

I contenuti cellulari pure subiscono notevoli variazioni nelle neo- 
formazioni cataplastiche; per lo piu vanno incontro ad una notevole 
riduzione, pereid vediamo diminuire od anco scomparire la clorofilla, 
emigrar l'amido, vacuolizzars; il protoplasraa che poi accumula acqua 
(Trotter). In molte formazioni prosoplastiche ed in quelle in cui Tat- 
tivita eellulare si mostra esaltata osserviamo invece il fenomeno oppo- 
sto: aumento del protoplasma (strato nutritivo delle Galle) e degli in- 
clusi di questo: amido, tannino, antocianina, cristalli, cloroplasti etc. 
Partieolarmente degno di nota e la persistenza e talora anche T au- 
mento della clorofilla, in quantoche essa puo aver un alto significato 
biologico, come e stato messo in evidenza dai Cavara nelle sue os- 
servazioni sulla Cocciniglia del Quercus castanae folia e come avremo 
occasione di rilevare dai nostri studi. II Frank poi dimostro che i clo- 
roplasti, per effetto delle lesioni, si spostano lungo le pareti delle cellule. 

I nuclei prendono parte attivissima ai processi patologici, ma non 

e ancora stato ben assodato se si dividano costantemente per amitosi 
o per cariocinesi, od anche per entrambi i processi successivamente, 
essendo su questo discordi le opinioni deyli autori (V. Tisehler, Mas- 
sart, Nathanson etc.) 



* 
* * 



Ora che abbiamo segnalato i principali tipi di neoformazioni e 
produzioni patologiche o fisiologiche che presentano i fillomi esporre- 
mo i risultati delle nostre ricerche. 

. Scopo di queste si e di indagare in quale modo le foglie reagi- 
scono ai vari stimoli e sotto differenti condizioni del mezzo, come pu- 
re di stabilire dei confronti fra le varie lesioni. Nelle presenti pagine 
che costituiscono la prima nota sulPargomento, ci siamo pretissi di in- 
dagare le reazioni che a^vengono nelle foglie quando vengano soffre- 
gate e ripetutamente, ad intervalli di tempo piu o meno lungo, e con 
mezzi (fazzoletti, batuffoli di cotone ecc.) incapaci di produrre delle 
grossolane lesioni, o delle soluzioni di continuity nelPepidermide. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 41 



Le foglie, cosi trattate, o rimanevano aderenti alia pianta, sia 
alia luce che all'oscuro (1), oppure venivano sticcate, durante il pe- 
riodo che noi chiameremo operatorio, e nel quale si compievano le fri- 
zioni. In questo caso esse erano mantenute nell'acqua o in soluzioni 
nutritive, parimenti airoscuro che alia luce, 

Gli esperimenti furono eseguiti in parte su foglie adulte, in parte 
su quelle giovani, ed airuopo vennero di preferenza scelte quelle pian- 
te che presentano dei fillomi eoriacei, piu adatti a subire i trattanien- 
ti meccanici. 

In alcune specie fu pure studiata, sempre collo stesso processo, la 
influenza della ripetuta esportazione della cera, alio scopo di control- 
lare ed estendere le osservazioni di Tsehisch, Haberland, Tittmann etc. 

U esame microscopico fu eseguito sempre parecchio tempo dopo 
che si era praticata Pultima frizione. E noi insistiamo particolarmen- 
te su questo punto poiche i fatti che noi verremo segnalando si ri- 
levano solo dopo parecchi giorni, settimane ed anco mesi dopo che 
la foglia e stata sottoposta al trattamento lesivo (soflFre^azioniJ. 

A titolo di confronto abbiamo poi lesi i fillomi con agenti ehimi- 
ci, (causticazione col nitrato di argento), o praticati sugli stessi dei 
li. Quasi sempre siffatte lesioni venivano eseguite su quelle stesse 
foglie che erano state soffregate da un lato, oppure su foglie della 
stessa pianta dove si era praticata Poperazione, Le foglie lese veni- 
vano poi lasciate al pari delle altre sulla pianta, oppure coltivate, pre- 
vio distacco, in soluzioni nutritive, alia luce od all'oscuro. 

A questa prima aota fara seguito, quanto prima, un'altra in cui 
tratteremo di altre peculiari reazioni che avvengono nelle foglie lese. 






(1) AU'uopo venivano ricoperte da una, lamina di stagnola. 






STUDI ED OSSERVAZIONI 



I. 



Esporiazione della cera 



Lo Tschirch ebbe a dimostrare che se si esporta la cera ad una 
foglia che ne sia abbondantemente fornita e poi si lascia questa tra- 
spirare liberamente, dopo che venne staccata dalla pianta, si osserva 
che essa perde una quantita di acqua di gran lun^a superiore (a pa- 
rita di tempo) a quella che viene emessa da un'altra foglia della stes- 
sa pianta posta nelle identiche condizioni, ma lasciata ricoperta dallo 
strato ceroso. 

Poche altre osservazioni che si hanno sull'argomento (V. Tittmann) 
hanno poi dimostrato che alcune piante (Rubus Ricinus etc.) rigene- 
rano la cera quando questa sia asportata dalle foglie, ed in specie 
quando Teliminazione venga effettuata su parti giovani, mentre alTop- 
posto YEcheveria ed altre forme non la rigenerano. 

L'umidita ostacolerebbe alquanto la rigenerazione dello strato ce- 
roso, la luce invece non spiegherebbe alcuna influenza. E' stato pero 
assodato che alcune piante (Myriophyllum) rifanno lo strato di cera 
anche sott'acqua. 

Nelle nostre ricerche su questo argomento ci siamo prefissi di a- 
nalizzare Pazione che spiega Pesportazione della cera sulle sottostanti 
cellule. A tale uopo abbiamo proceduto all' esportazione soffregando . 
leggermente Pepidermide superiore di foglie abbondantemente rivesti- 
te di siffatta sostanza. L'operazione veniva eseguita o con batuffolo 
di eotone, talora imbevuto di etere, o con un fazzoletto; di rado si 
stropicciavano leggermente le foglie colle dita. Siccome poi la cera si 
riprodueeva, sia pure in scarsa quantita, fu serapre nostra cura proce- 
dere di nuovo alia esportazione non si tosto comparivano le prime 
effiorescenze cerose. 



CONTRIBUZION'E ALLO STUDIO DELLE T,ESIONI FOGLIARI 43 



Ad ovviare che il massagio determinasse, di per se stesso, una qual- 
che lesione nell'epidermide abbiamo quasi Bern pre proceduto colla piu 
grande cautela nell'operazione, soffregando la foglia con estrema de- 
licatezza. . 

Acacia cultriformis Hook. L' epidermide delle due faccie del fil- 
lodio e costituita da cellule rettangolari a pareti radiali e profonde 
piuttosto sottili che contrastano singolarmente col notevole spessore 

della parete frontale cuticularizzata. La cera e abbondante e si pre- 

senta in forma di fini granuli. 

Al di sotto dell'epidermide si incontrano due piani di palizzata 
a cellule abbastanza intimamente fra loro unite. Succedono a queste 
gli elementi del tessuto midollare che occupa la porzione assile del 
fillodio, i quali sono grandi, rotondi, o irregolannente poliedrici. Al 
limite tra il palizzata e il midolio decorrono i fasci vascolari. L'ami- 
do e abbondante nel primo di questi tessuti, che contiene pure delle 
made cristalline di Rosanoff. 

Sebbene eseguite con le maggiori cautele l'esportazione della ce- 
ra provoca delle alterazioni nelle sottostanti cellule epidermiche, mal- 
grado la robusta cuticola di cui sono rivestite. A gruppi, o su tratti 
piu o meno estesi, le cellule si accasciano e si riempiono di masse 
tanniche, brunastre, e prime a soffrire sono le cellule stomatiche (for- 
se perche gli stomi restano otturati da tappi di cera) che reagiscono 
suberificando le pareti, 

Ben tosto pero prolifera lo strato esterno del palizzata, donde la 
formazione di tre o piii piani di questo tessuto. Le cellule neoformate, 
costituite dapprima sullo stampo delle compaune, si allungano, schiac- 
ciano del tutto le sovrastanti cellule epidermiche, arrivando cosi a 
raffffiunffere colle loro fronti il livello della cuticola. 



t3&*""© 



La regione lesa appare piu ispeasita delle circostanti sane, in se- 
guito appunto alio sviluppo del palizzata, le cui cellule esterne al tine 
fondono le loro pareti frontali con quelle delle schiacciate cellule epi- 
dermiche per dar origine ad un singolarissimo epitelio cuticolare, ana- 
logo in tutto e per tutto a quelle stato osservato dal Daram neWiscum 
ed in altre piante ad epidermide persistente. 

L pitelio cuticolare assume ben tosto una eoloraziona giallastra, 



44 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



ed intanto lascia riconoscere, qua e la, nel suo interno dei piccoli va- 
ni i quali non sono altro che le poche cavita cellulari rimaste incolumi. 

Molte volte lo strato esterno del palizzata si suddivide, dando o- 
rigine ad elementi corti che stratificandosi sotto T epitelio cuticolare 
assumono aspetto di cellule epidermiche. 

Non occorre aggiungere che nella zona lesa gli stomi sono scom- 
parsi o resi irriconoscibili dalle masse di riempimento. (Fig, 1 e 2). 

Quando lo sfregamento e stato an po' ruvido anche il midollo 
entra in attivita per distaccare merce setti periclini piu o raeno con- 
cavi, delle cellule le quali poggiano contro lo strato profondo del pa- 
lizzata. Siffatti elementi molte volte suberificano e la stessa sorte toe- 
ca pure frequentemente a quelli del palizzata neoformati. 

Abbiamo talora notato che la reazione non avviene, nel qual ca- 
so si e osservato invece un forte inspessimento della cuticola Intanto 
qualunque sia la reazione per parte del fillodio quesco rimane piu pic- 
colo e tozzo di quelli normali. 

Eucalyptus globulus Labill. Come e noto questa pianta ha le fo- 
glie primordiali ricoperte da uno strato di cera che scompare, o si 
riduce, in quelle successive foggiate a scimitarra. Probabilmente la 
sostanza cerosa ha la stessa natura di quella stata riscontrata dallo 
Schmith nelle foglie dei poiloni di Eucalyptus corymbosa, dove si 
formerebbe dapprima una specie di cautchouch che verrebbe di poi a 
poco a poco mutandosi in cera, 

Nelle foglie orizzontali dett'E. globulus si riscontra sulla pagina 
superiore del lembo un'epidermide a cellule rettangolari, piuttosto am- 
pie, ricoperte da una cuticola non eecessivamente robusta a cui ade- 
risce il deposito di cera. 

11 palizzata e formato da nn unico piano di cellule allungate cha 
in corrispondenza delPestremo interno si inseriscono, in gruppi di 3 o 
4, alle sottostanti cellule raccoglitrici. 11 lacunoso e formato da gran- 
di cellule ramose che circoscrivono dei grossi meati. Solo le cellule 
sottostanti airepidermide inferiore si fanno piccole e intimamente fra 
loro unite. L'epidermide inferiore risulta costituita da element; me no 
grandi di quelli della faccia superiore e porta inoltre gli stomi. Nello 
spessore del parenchima verde s'incontrano, da ultimo, delle grosse 



("ONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESION! FOGLIAUI 45 



borse phiandolari e degli element! cristalliferi, piu grandi degli altri 
e localizzati di preferenza sotto l'epidermide della faccia superiore. 

I vasi decorrono al limite tra palizzata e iacunoso. 

Per effetto dello strofinio che venne, a seconda delle foglie, ese- 
gaito colla mano, col fazzoletto o col batufFolo di cotone, ha luogo, 
dopo un po' di tempo, la segmentazione delle cellule del palizzata pri 
ma ancora che ci accennino le lesioni sull'epidermide. Si formano co- 
si parecchi strati di palizzata a cellule corte, rettangolari, o cubiche. 

Piu tardi Pepidermide si schi.iccia, dopo essersi divisa in qualche 
punto e in specie al limite della zona di operazione. 

Quaiido lo sfre^ainento ven^a eseguito sulla pagina inferiore si 
osserva ben tosto la proliferazione del sottostante strato di parenchima 
verde. Si formano cosi delle nuove cellule pure irregolarmente con- 
formate, per lo piu poligonali rettangolari, piccole, che si uniscono sal- 
damente fra loro. In pari tempo Tepidermide si riempie di masse #ial- 
lastre, che colorano anche la parete e si affloscia. 

Dopo un po' di tempo compare alia superficie delPorgano leso un 
tipico epitelio cuticolare fatto a spese delle sole cellule epidermiehe 
obliterate o, come avviene piu di frequents, anche dal sottostante tes- 



suto. 



In tal caso la cuticola appare naturalmente ispessita, un po' pie- 



ghettata 



Q 



volta abbiamo invece osservato che uno strato di cellule sottostanti 
agli elementi morti o suberificati ispessisce notevolmente la membrana 
rivolta verso la lesione per dar origine a un singolo strato che chia- 
iniamo strato epidennoide, reperibile in altri tipi fogliari lesi. (Acacia 
pycnanta ed Opuntia. (Tig. 3) 

Quando si soffrega la pagina superiore quasi sempre colla forma- 
zione delPepitelio cuticolare i tessuti sottostanti si allungano ed allora 
le estremita delle cellule vengono a trovarsi alio stesso livello degli 
elementi epidermoidali normali, il che qualche volta non permette piu 
di stabilire se alia formazione delPepitelio cuticolare ha preso parte la 
sola epidermide od anco il sottostante palizzata di neoformazione. 

Nei punti in cui si forma Pepitelio cuticolare le cellule del pa- 
lizzata, quando queste prendono parte al proeesso, appaiono piu stret- 



46 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



te e meno ricche di contenuto, cio che indica uno stato di sofferenza. 
Lo stesso fenomeno si verifiea in corrispondenza della patina infe- 
riore quando questa venga soffregata. 

In generate le lesioni si appale^ano piu preeocemente in punti in 
cui decorrono i fasci vascolari, poiche ivi i tessuti essendo piu resi- 
stenti, contribuiscono a ledere le cellule epidermiche nell'atto che si 
soffregano. 

Col Sudan III si puo riconoscere che Pepitelio cuticolare suberi- 
fica mentre le cellule sottostanti conservano le pareti cellulosiche. II 
fatto non e pero costante essendosi piu volte osservata anche la su- 
berificazione de<jli elementi dal palizzata di nuova formazione. 

Come neir Acacia cultriformis le lesioni in questione provocano 
anche delle alterazioni nella forma delle foglie. Infatti se si pratica 
il massaggio su foglie giovani allora si osserva che la parte soffrege- 
gata indurisce, si arresta nello sviluppo, od a seconda dei punti lesi ? 
si ottengono delle foglie stranamente con Form ate, sia curvate a falce 
sul piano della. lamina, sia colla punta ridotta a triangolo che si im- 
pianta con la base ristretta sul resto del lembo piuttosto espanso o in- 
fine degli altri tipi fogliari.. 

Da ultimo rileveremo che nelle fogle lasciate a lungo sulla pian- 
ta dopo esser state soffregate si presentano degli strati suberificati sot- 
toepidermici e piu profondamente un robusto piano di elementi diven- 
tati meccanici per il notevole ispessimento delle pareti. (Piu - . 3 bis) 



Senecio cleinoides Oliv. Le foglie sono carnose, fusiform i e rico- 



perte da un forte strato di cera che le rende di color glauco verdastro. 

Per quanto riguarda il reperto anatomico troviamo che ad un' e- 
pidermide costituita da grossi elementi rettangolari, fra cui si notano 
numerosi stomi, succede uno strato ipodermico che differisce da quelh 
sottostanti pel colore e per minor ricchezza di contenuto. Poi viene il 
parenchima verde, i cui elementi diventano tanto piu grandi quanto 
piu sono situati profondamente. Nel mezzo della sezione si ha poi un 
abbondante tessuto acquifero formato da grossi elementi che circoscri- 
vono dei meati piuttosto ampi. 

I fasci vascolari stanno alia periferia, sepirati dah' epidermide 
per mezzo di bS piani di. cellule. Al davanti degli stessi, ma limita- 



COXtfRIBUZIOXE ALLO STUDIO DKLLE LESIOtfl FOGLIARI 47 



tamente ai fasci maggiori, si incontrano i canali secretori circondati 

da una guaina di cellule poco o punto colorate in verde dalla cloro- 
filla. 

Qui non abbiamo piu la formazione di un epitelio cuticolare, co- 
me conseguenza dello sfregamento, ma bensi un processo neoformativo 
analogo a quello descritto da tutti gli autori nei casi di ferite fogliari. 



L'epidermide si altera assieme agli strati superficiali del paren- 
chiraa verde, ma solo in seguito a friz ion i ripetute e non troppo de- 
licate. 

Avvonuto questo si inizia nei sottostanti tessuti un'attiva prolife- 
razione cellulare, grazie alia quale si forma un robusto strato di ele- 
raenti i cui setti di nuova formazione sono prevalentemente tangen- 
ziali (periclini). Si forma cosi uno strato di difesa abbastanza robusto 
costituito da elementi suberificati, poveri od anco privi di contenuto. 
Anche la guaina dei fasci vascolari prende parte al processo per da- 
re origine a _ ruppi o aerie di cellule disposte a file radiali e piu pic 
cole dello circostanti. 1 canali secretori cl e accidentalmente vengono 
a trovarsi inglobati nella neoformazione riescono schiacciati. 

* 

II periderma e rafforzato verso l'interno dell'organo da uno stra- 
to di felloderma sprowisto di clorofilla, ad elementi variamente gran- 
di poiche gli uni derivano dal tessu^o fondamentale e gli altri dalla 
guaina dei fasci, nei quali si riscontrano delle goccie oleose che han- 
no tratto probabilmente origine da cloroplasti degenerati. 

In una nota preventiva che abbiamo pubblicato negli Atti della 
Accademia Gioenia di Catania (1909,) si era giei fatto cenno alle le- 
sioni che tengono dielro sia neW Acacia cultriformis Hook sia nei 
V Eucalyptus globulus Labill alia csportazione della cera. Dalle nostre 
osservazioni, a quel tempo alquanto incomplete, avevamo tratto la con 
clusione che Pasportazione della cera per se stessa, possa provocare 
quasi tutte le alterazioni che abbiamo teste descritte. E' duopo ora in 
parte rettificare e in parte completare i risultati. 

L'eliminazione del deposito ceroso non provoca per se stessa il 
quadro patologico che abbiamo descritto: perd dagli studi fatti spe- 
cialmente snW Eucalyptus e snW Acacia risulterebbe che le piante for- 
nite di cera hanno un epidermide piuttosto delicata la quale quando 



48 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



venga tenuta scoperta facilmente va a male e Don puo percio tollera-1 
re le frizioni, anche quando queste siano state eseguite col la piu scru- 
polosa delicatezza. 

Sotto questo punto di vista le epidermidi che non preseutano i 
rivestiraento ceroso sono raolto piu resistenti. 

Avvenuta la lesione epidermica non tardano a comparire le altre 
manifestazioni patologiche, fra cui importantissima quella che da luo- 
go alia coinparsa di un epitelio cuticolare, stato fino ad ora soltanto 

segnalato in pochissime piante alio stato normale e in unica galla 
(KiisterJ. 

Nel Senecio cleinoides Tepidermide e, a quanto pare, anche poco 
resistente: basta infatti soffregarla parecchie volte, anche delicatamen- 
te, perche si ottenga bentosto la reazione. Una volta lesa pero la fo- 
glia non da luogo a processi patologi speeiali, ma bensi unicamente 
alia comparsa di un volgare periderma e di pochi strati di felloder- 
ma (a contenuto antocianico). Fra i due tessuti si ' interpone qualche 
cellula di fellogeno. Non si hannu intanto traccie di formazioni ricor- 
danti Fepitelio cuticolare. 

In tutte e tre le piante esperimentate per effetto delle lesioni si 
ha Fispessimento del fillorna, il quale poi diventa duro e talora anche 
si deforma (Eucalyptus). Nel Senecio cleinoides Pispessiniento ha luogo 
di preferenza quando la cera venga asportata d'inverno: d'estate si ha 
invece l'assottigliarnento cio che sarebbe in relazione colla traspirazione. 

Noi abbiamo anche rivolto la nostra attenzione alia Lonicera im- 
plexa che porta della cera sulla pagina inferiore delle foglie ? ma sen- 
za ottenere alcun risultato, pel fatto che la foglia sottoposta alio sfre- 
gamento non tarda a seccare. 



Lesioni ottenute collo sfregamento di foglie sprovviste o poco 

fomite di cera (Dicotiledoni) 



Viburnum lucidum Mill. La foglia spessa e coriacea presenta un 

epidermide superiore, le cui cellule sono molto sviluppate, ricche di 

contenuto e con grosso nucleo. Le cellule dell'epidermide inferiore in- 
vece sono assai piu piccole e meno elevate in senso radiale. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOG MAIM 49 



II tessuto verde consta di 10-14 piani di dementi: quelli esisten- 
ti sotto la pagina superiore hanno contorni regolari, a forma quasi ret- 
iangolare col maggior dia metro dirotto perpend ieolarmente alia epi- 
dermide. Verso il mezzo del testate gli element! appaiono alquanto 
meno intimamente fra loro congiunti, in gut** da circoscnvere del 
meati che in prossimita dell'epidei mide ini'eriore tornano a farsi gran- 
demente ristretti a causa di una piu salda unione delle cellule fra lo- 
ro, le quali acquistano l'aspetto di quelle proprie del palizzata. 

I vasi decorrono al limite era lacuiioso e palizzata, dove pure si 
incontrano delle borse ghiandolan a contenuto granulare torbido. 

II soffregamento ha pe# risultato to seliiacciamento piu o meno gra- 
ve delle cellule epidermiehe, le quali percio presentano delle pareti 
radiali ondulate e mostrano spesso delle sostanze abnormi nel loro in- 
terno. 

II sottostante palizzata prolifera ed i setti sono per lo piu periclini, 
ma non mancano quelli obliqui o curvi. (Fig. 4). Non infrequente- 
mente si segmenta pure il secondo strato del palizzata od anco en- 
trano in attivita gli eltmenti piu profondamente situati. La segmen- 
tazione avviene per cariocinesi. Le cellule che ne risultano sono piut- 
tosto irregolari e piccole ed in generate povere di contenuto. 

Verso il termine della reazione suberificano le cellule del paliz- 
zata neoformato e quelle dell'epidermide, le quali poi talora si seg- 
mentano pure a loro volta, dando dei setti trasversali. 

Citrus aurantium Lim. Spesso si ha solo atrofia e necrosi del tessuto. 
Sui lati della lesione pero le cellule del parenchima ingrossano, ispes- 
siscono la membrana rivolta verso il punto leso, addossando alia st< t 
un grosso strato di sostanza giallastra probabilm elite di n itura muci- 
lagginosa. A maggior distanza il tessuto si segmenta attivamente e 

qualche cellula sottoepidermica suberifica 

Non e pero questo l'unieo tipo di reazione, avendo noi qualehe 
volta riscontrato dei bozzacchioni ricoperti da un' epidermide qua e 
la ridotta a brandelli. II tessuto ma la to risulta costituito superficial- 
men te da uno strato di elementi sugherosi a cui succedono delle cel- 
lule allungate con pareti ispessite, talune delle quali poi presentano 
una lamella interna pure suberiiicata. AI limite del tessuto leso si nota 



4 



7912 



/ 



50 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



uno strato di parenchima ordinario le cui cellule pero sono strettamente 
accollate le une alle altre. 

Se la lesione e stata grave tra il tessuto suberificato e V epider- 
mide si stratifica ii parenchima necrosato. 

Gleditschia FontanesH Spach. Epiderrnide superiore a cellule ret- 
tangolari con pareti delicate e con cuticola poco sviluppata. Palizzata 
raccolto in due piani e costituito da elementi piuttosto grandi, ricchi di 
contenuto. Tessuto lacunoso a elementi subramosi che al di dietro del- 
l'epidermide inferiore si fanno piu intimamente fra loro saldati. Epi- 
dermide della pagina inferiore meno sviluppata di quella del lato op- 
posto, ma con elementi conformati pressoche sullo stesso stampo. 

Sotto l'azione dello sfregamento l'epidermide si schiaccia alquan- 
to, mentre si forma un tipico epitelio cuticolare a spese delle cellule 
superficiali del palizzata. Questo poi, dividendosi attivamente con for- 
mazione di setti periclini, origina parecchi piani di cellule schiacciate 
verso V esterno, allungate invece perpendicolarmente alia superficie 
nelle parti profonde. 

II tessuto neoformato si riempie di tannino ed intanto le cellule 
del lacunoso a contatto del palizzata, od anco quelle piu discoste, ispes- 
siscono la parete, in guisa da formare tutto attorno al tessuto in atti- 
va proliferazione una specie di guaina (piu o meno continua o talora 
invece ridotta a poche cellule) di sclereidi. (fig. 5). 

Questi elementi, di forma piuttosto irregolare, hanno, sia per la 
forma, sia per le grosse punteggiature che presentano nelle pareti, 
molta rassomiglianza con gii idioblasti sclerosi della polpa di taluni 
frutti, colla differenza perd che si mantengono piu gracili. Crediamo 
utile di rilevare che in una lesione accidentale (galle ?) della foglia 
abbiamo pure riscontrato la stessa struttura, sebbene le cellule scle- 
rose fossero piu grandi e pii robuste. 

Quando il soffregamento e stato un po' ruvido V epiderrnide e il 
primo strato del palizzata si impoveriscono del contenuto, mentre il 
tessuto suberoso compare in seno agli elementi sottostanti. Anche qui 
perd si ha comparsa di sclereidi al di sotto del periderma. 

Ficus. Di questo genere noi abbiamo sottoposto alio sfregamento 
le foglie delle seguenti specie: F. Magnolioides Borzi, F. elastica Roxb 















C0NT1UBL XIONE ALLO - I TDK) DKLLE LESIONI FOGLIARI 5 I 



F.sicomorus L., F.Beniamina L., F. redgiosa Lin.,i^re^en$.(Willd).Roxb, 

Ficus magnolioides Borzi. Non si e ottenuta alcuna sensibile rea- 
zione a causa, forse, del la robustezza della foglia. Vi ha infatti una 
epidermide a cellule schiacciate, rafforzata da un ipoderma (1) i cui 
elementi sono grand] e con pareti piuttosto ispessite. Segue di poi il 
palizzata, raccolto in due o tre strati, e a questo il lacunoso fatto di 
cellule ramose. Inline compare Fipoderma della pagina inferiore con 
elementi che assumono qua e la la forma di un palizzata ridotto. L'e- 
pidermide inferiore e meno sviluppata di quella che ricopre V altra 
faccia del lembo. 

Ficus elastica Roxb. Per la struttura ricorda da vicino il F. ma- 
gnolioides. Lo strato esterno delPepidermide consta di elementi alquan- 
to compressi; Fipoderma e suddiviso in due strati le cui cellule hanno 
pareti robuste e cavita piuttosto grande (in specie quelle del se- 
condo strato). Di tratto in tratto, come del resto avviene anche nel 
F. magnolioides, alcune cellule del piano profondo diventano cistoliti- 
che, in^randendo notevolmente. II palizzata molto ispessito, constando 
di tre piani di cellule, si continua col lacunoso caratterizzato da gros- 
se cellule ramose che circoscrivono degli ampi spazi intercellulari. In- 
fine chiudono la serie degli strati un ipoderma a cellule robuste e un 
epidermide a contorno ondulato, formata da piccoli elementi. 

Anche qui, come prima reazione, si. ha lo schiacciamento delle cel- 
lule epidermiche superiori, senza che tuttavia si arrivi alia formazione 
di un epitelio cuticolare. Gli elementi del secondo strato epidermico 
subiscono la stessa sorte o riramente reagiscono segmentandosi, qu&e 
cola, in vario senso. Quasi costante invece e la proliferazione del se- 
condo strato ipodermico le cui cellule si dividono tumultuosamente 
per riempirsi di piccoli elementi. i cui setti hanno varia direzione, 
per quanto siano prevalentemente tangenziali. Le divisioni si presen- 
tano tanto piu numerose quanto piu forte e continua to e stato lo sfre- 

gamento. 

Molto frequentemente le cellule neoformate piu superticiali suberi- 



(1) Nella denominazione abbiamo fatto astrazione, tanto qui che altrove, 
all'origine degli elementi. 



5% LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 

ficano, mentre quelle piu profonde conservano le pa ret i cellule siche. 
Quando poi la suberificazione ha invaso tutte quante le cellule suben- 
tra in attivita (e talora anche prima) j1 palizzata esterno che si scin- 
de in piu piani per mezzo di setti trasversali. Questi elementi rara- 

mence suberificano o la metamorfosi colpisce soltanto le membrane piu 
superficiali. 

Per effetto delle o- rav i modificazioni strutturali che avvengono nel 
parenchima della foglia questa si ispessisce nei punti lesi, i quali per- 
cio assumono l'aspetto delle produzioni suberose state studiate in altre 
piante da Bachmann, Borzi ed altri autori. 

Ficus Sicomorus L. La struttura e analoga a quella delle specie 
teste descritte, per quanto piu delicata; non esiste tuttavia un ipoder- 
ma dal lato inferiore. 

Avvenuto Taccasciamento dell'epidermide reagisce lo strato ester- 
no del palizzata che suberifica senza tuttavia proliferare. Sulle norva- 
ture maggiori suberificano pure le cellule del tessuto fondamentale sot- 
tostanti al collenchima ipodermico. 

Solo nei casi in cui il massaggio sia stato troppo ruvido si nota- 
no delle proliferazioni, ma in generale le nuove cellule non si rive- 
stono di suberina. 



Ficus 



grandi cel- 



lule contro le quali si appoggia il palizzata disposto in un unico stra- 
to. Piu profondamente incontrasi un tessuto che segna il trapasso del 



Quest 



e i suoi e- 



lementi circoscrivono dei meati intercellulari non eccessivamente grandi. 

L'epidermide inferiore ha cellule piu piccole di quella superiore. 

Sotto lazione dello sfregamento Pepidermide superiore si accascia; 
in compenso il palizzata si allunga notevolmente, tanto che le cellule 
si elevano sino a livello della cuticola. Si forma pertanto un epitelio 
cuticolare molto elegante, (fig. 6). 

Un po' piu tardi comincia la segmentazione nelle cellule ingran- 
dire, ed i nuovi elementi, o almeno quelli che sottostanno airepitelio 
cuticolare, suberificano. La proliferazione e talora attivissima, tanto 
che grande diventa il nuinero delle cellule secondare, e noi troviamo 
questo fenomeno accompagnato per lo piu anche da intensa suberifi- 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 53 



cazione lungo i fasci vascolori, dove cioe la resistenza maggiore fa- 
vorisce le alterazioni. 

Non infrequentemente invece la neoformazione cellulare si localiz- 

za ncl tessuto sottostante al palizzata il quale si accascia pure assie- 
me all'epidennide. 

Ai margini della regione lesa si rileva talora la intrusione delle 
cellule del palizzata, quasi che queste formino dei tilli, nolle cellule 
epidermiche. 

In un caso si e osservato che la aberificazione, dopo aver colpi- 
to gli strati piu esterni del palizzata neoformato e avere invece ri- 
spettato quelli piu profondi, si manifestava di nuovo attorno alle cel- 
lule fiancheggianti i cistoliti, situati, come h noto ; sail a faccia inferio- 
re della foglia. 

Ficus Beniamina Lin. Epidermide superiore formata di piccole eel 
lule, cui seguono* due strati di ipoderma costituiti da element! irrego- 
lari, spesso sdoppiati da setti piu o meno obliqui. Lo strato inferiore 
presenta poi delle cellule particolarmente grandi. 

L'epidennide inferiore e costituita da cellule piuttosto piccole. 

Lo sfreg-i uiento provoca la segmentazione in vario senso delle cel- 
lule piu profonde delPepidermide colla conseguente suberiticazione delle 
stesse. La porzione periferica del palizzata prolifera per form a re pa- 
recchi piani di cellule che non mostrano grande tendenza a suberifi- 
care. Queste sono pic<*ole e rettangolari. 

La parte lesn sporge notevolmente sulla superficie della foglia. 

Ficus repens (Wild) Roxb. Differisce dalle altre forme studiate 
per avere la superficie inferiore del lembo ondulata, di guisa che si 
formano ivi dei solchi e delle cripte. 

L'epidermide superiore e disposta in due piani e le cellule che la 
formano sono piccole, esili e con pared sottili Tutto quanto il meso- 
fillo consta di cellule a palizzata, o simili per forma a quelle che 
rappresentano questo strato. I fasci stanno incuneati nolle costole che 
sporgono sulla faccia inferiore, la cui epidermide e papillosa. Rari i 

cistoliti. 

Per effetto dello sfregamento suberilicano le cellule del palizzata 



e quelle dell' ipoderma, le quali pero iniziano il processo di reazione 



54 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



con un'attiva segmentazione. Talora la suberificazione invade anche i 
tessuti piu profondi del mesofillo. 

Comportamento delle cellule a cistoliti. Anche queste cellule rea- 
giscono alio sfregamento, roa in vario modo e neppnre costantemente. 
Molto volte abbiamo osservato che il palizzata in attiva proliferazione 



Q 



la 



forma di un irabuto colla parte piu dilatata verso Pesterno, raentre la 
massa cistolitica si altera a poco a poco, dando luogo alia scomparsa 
della sostanza minerale dapprima e piu tardi del la ttesto impalcatura 
cellulosica. Solo il peduncolo siliceo resiste alio sfacelo. Nei casi di 
gravi lesioni noi incontriarao i residui delle cellule cistolitiche inglo- 
bati nelle masse di sughero, od anche quasi espulsi dalla neoformazione. 

Non infrequentemente si e notata anche un'altra alterazione nel- 
Pinterno della cellula cistolitica pel fatto che la superticie del cistolito 
e la parete della membrana cellulare rivolta verso la cavita dello ele- 
mento si mostrano impregnati di suberina. (Ficus religiosa). 

E' pure stata osservata la presenza di due o piu peduncoli attor- 
no alia massa cistolitica; uno di essi impiantato nel sito normale 
della parete cellulare, P altro, o gli altri, infissi alle pareti lateral i 
od anco a quelle profonde delPelemento, Non sappiamo per altro se 
queste anomolie costituiscano una pura accidentalita, normalmente re- 
peribile, ma che forse si e resa piu frequente pel fatto stesso delle 

frizioni (Ficus religiosa). 

Vedremo piu tardi, trattando delPazione del AgN0 3 , che altri cam- 
biamenti piu importanti ancora si osservano nei cistoliti. 

Raphiolepis rubra Lindl. La struttura della foglia (fig.7) si presenta 
alquanto singolare e cio pel fatto che alio stato giovane le cellule e- 
pidermiche della pagina superiore si insinuano profondamente fra quel- 
le del palizzata, mentre nelle foglie adulte pare che si accorcino, la- 
lasciando al disotto una camera d'aria. E probabile tuttavia che sia- 
no capaci di subire modificazioni di forma note vol i a causa delle loro 
pareti mucilagginose. 

Data la forma conica di siffatti elementi ne viene che il pa- 
lizzata risulta costituito da cellule variamente lunghe. Quelle piu bre- 
vi si trovano in corrispondenza degli apici delle cellule epidermiche, 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 55 



quelle piu sviluppate invece si insinuano negli spazi liberi che si in- 
terpongono fra le stesse, arrivando sino a poca distanza dalla cuticola. 

II palizzata e molto robusto, come sviluppato e il laeunoso che 
ha cellule piuttosto irregolari, circoscriventi dei grandi meati. L' epi- 
dermide inferiore ha cellule piu piccoie di quella superiore. 



Q 



proliferazione 



costituito 



dell'epidermide le cui cellule si segmentano parecchie volte di seguito 
dando dei setti trasversali o di rado obliqui, per cui esse appaiono al- 
fine riempite da elementi socondari di vario aspetto, in generale assai 
piccoli e formanti da due a quattro piani sovrapposti e giustaposti (1). 

Anche il sottostante palizzata prolifera a sua volta, con forma- 
zione pure di piccoli elementi, gli esterni dei quali, sporgenti sulla 
superhcie fogliare, finiscono per schiacciarsi e riempirsi di masse tan- 
niche, (fig. 8). 

Photinia serrulata Lindl. L/epidermide superiore e formata da eel- 
lule rettangolari piultosto grandi, conlro le quali si appoggia lo stra- 
to esterno del palizzata. Q.uesto e molto robusto, risultando 
da circa tre piani di elementi. II laeunoso e pure assai sviluppato ed 
e attraversato da grand! spazi aerei. Nulla di notevole neU'epidermide 
inferiore. 

A differenza di quanto avviene in molte altre specie la parte le- 
sa tende ad affondarsi nel tessuto sano, pur essendovi proliferazione. 

Prima a reagire sono le cellule epidermiche che si dividono di- 
sordinatamente dando dei setti obbliqui e trasversali che si fanno di 
poi abbastanza robusti. II palizzata entra pure ben tosto in attivita 
per formare parecchi strati di cellule piccoie, a pareti robuste e ri- 
frangenti che ricordano quelle dei collenchimi (fig. 9). Nei preparati 
da noi esaminati la suberificazione delle cellule neoformate era iimi- 

tata alFepidermide. ' • 

Rumex nervosus Vahl. Nessuna reazione alTinfuori dello schiac- 
ciamento delle cellule superficiali. II risultato negativo forse dipende 
dalla poca consistenza del tessuto, formato da grandi cellule assai esili. 



umbraculift 



della faccia su- 



(1) In altra parte del lavoro tratteremo di alterazioni ancor pii complesse. 



56 



LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE Ml sCATELLO 



periore della foglia consta di grandi cellule tabular!, formanti un pri- 
mo pi no, e di elementi ovali fipoderma) a pareti piuttosto ispessite. 
II palizzata e ridotto a nn solo strato e le cellule che lo costituiscono 
sono grandi, rettangolari, con pareti sottili. Molto sviluppato in eom- 
penso e il lacunoso, i cui elementi diventano tanto piu robusti quanto 
piu si approssimano all'epiderraide inferiore, la quale risulta di ele- 
menti schiacciati. Grandi meati attraversano tutto il lacunoso. 

Lo sfregamento determina lo schiacciamento delle cellule epider- 
miche superiori, l'allungamento e l'allargamento di quelle del palizza- 
ta che si dividono di poi ripetutamente con setti trasversali avvicina- 
ti al margine esterno delle cellule. Frattanto la parete delle cellule 
neoformate rivolla verso l'epidermide si ispessisce per formare una 

specie di epitelio cuticolare assieme ai resti dell'epidermide schiacciati 
e pieni di tannino. 

I risultati sopra indicati furono ottenuti solo soffregando molto a 
lungo le foglie che altrimenti non reagiscono. 

Olmediella Cesatiana Baill. L'epidermide superiore e fatta di cel- 



mem- 
mem- 



o con 



lule rettangolari o cubiche particolarmente robuste essendo le 
brane ispessite su tutti i lati. Sottili canalicoli attraversano le 
brane per mettere in comunicazione i vari elementi fra loro 
quelli del tessuto scttostante. 

II palizzata, ridotto ad un solo strato, o tutt'al piu a due, per 
divisione di alcune cellule, presenta degli elementi piuttosto ampi. 
Molto ispessito e invece il lacunoso le cui cellule, tondeggianti o 
irregolari, hanno pareti assai ispessite. Ampi spazi intercellular) attra- 
versano il tessuto e cio pel fatto che gli elementi sono disposti in 
serie radiali, separate le une dalle altre o irregolarmente fra loro u- 
nite da altre serie trasversali. 

L'epidermide inferiore, a prescindere dalla minor grandezza degli 
elementi, ha gli stessi caratteri di quella superiore. 

Come primo accenno di reazione alio sfregamento si ha lo sdop- 
piamento del palizzata, o per lo meno dello strato piu esterno dique- 
sto, quando sono due. Persistendo la causa patogena, il numero dei 
piani cellulari aumenta. Talora si e pure osservato qua e cola qualche 
divisione tangenziale nelle cellule epidermiche con formazione di uno 



COXTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESION1 FOGLIARI 57 



strato interno (ipoderma) discontinue, avente gli stessi caratteri di quel- 

lo esterno. Non sappiamo per altro se il fenoineno debba ascriversi 
alia frizione o uon rappre nti, come appare piu probabile, una mera 
accidentalita. 

Perdurando lo sfregamento vengono a formarsi molti piani di cel- 
lule rettangolari piecole, a pareti sottili, tutte quante derivate dal pa- 

lizzata. Le piu esterne si schiacciano contro la ri ida <pidermide sot- 
to la spinta delle sottostanti, e allora presentano delle pareti ondulate, 

oppure subcriricano men t re le sottosianti con tno le membrane cel- 
lulosiche. A motivo della tumultuosa proliferazione le cellule del paliz- 
zata riescono alfine poco lunghe. 

Muoporum punctulatum Schlecht. La foglia molto ispessita pre- 
sentasi avvolta dalle due epidermidi a cellule grandi, la cui membra- 
na non e eccessivamente ispessita dal lato esterno. II palizzata e pure 
formato di elementi vistosi e molto lunghi, disposti in due piani. A 
quest; tengono dietro parecchi strati di cellule corte e alquanto irre- 
golari che formano il lacunoso, i cui meat] non sono molto ampi. 

Nello spessore dal tessuto verde troviamo i fasci vascolari e a la- 
to di questi delle grosse borse secretrici, fiancheggiate da cellule vi- 
stose e colle pareti alquanto ispessite nel punto in cui vengono a con- 
tatto parecchi elementi, quasi che accennino a formare un rudimenta- 
le collenehlma. Tale struttura ha evidenteinente uno scopo meccanico, 
potendo le pareti ispe- ite resistere alia pressione del secreto che i 
accumula nolle borse. La tendenza alia formazione di un tessuto col- 
lenchimatoide e adunque innata nelle cellule del parenchima e per- 
cio dovremo vedcre comparire questo tessuto nelle foglie soffre ite. 

La reazione si inizia collo schiaceiainento delP epidermide supe- 
riore, ma non costantemente, avendo noi qualche volta osservato che 
le cellule non alterano la forma, oppure si dividono per setti trasver- 
sali o piu o raeno obliqui. 

Ben tosto ha luogo la proliferazione delle grandi cellule esterne del 
palizzata, si formano cosi parecchi piani di cellule tabulari talora 
pero piu o raeno irregolari per la pr» enza di setti obliqui, reperibili 
di preferenza verso gli orli della zona lesa. 

II tessnto neoformato spesso sporge sulla circostante epidermide 



58 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



della parte sana, in modo da riprodurre le neoformazioni a tipo len- 
ticellare alle quali abbiamo altrove accennato. Le cellule neoformate 
si impoveriscono di conteuuto e frattanto ispessiscono la parete che 
diventa collenchimatosa. (fig. 10). SifFatto colle ichima si forma quasi 
del tutto a spese del palizzata, i cui elementi sono notevolmente in- 

granditi. 

La trasformazione del parenchima ordinario in collenchima gua- 
dagna sempre piu in profondita, per cui al fine vediamo rendersi piu 
tipico lo strato cellenchimatoide attorno alle borse ghiandolari e spe- 
cialmente dal lato rivolto verso la pagina superiore della foglia. Sif- 
fatto comportamento, per parte del parenchima verde, vale ad indi- 



carci che le pressioni meccaniche influiscono grandemente sulla specia- 
lizzazione degli elementi e ci da la ragione della presenza di un pseu- 
do-collenchima attorno alle borse, cui abbiamo sopra accennato. 

A complemento delle osservazioni fatte sul Myoporum rileveremo 
ancora che fu osservata la cariocinesi sulle cellule epidenniche in via 
di divisione. 

Melodiurn scandens Forst. La struttura della foglia e abbastanza 
sempiice: le due epidermidi non si presentano eccessivamente ispessite: 
il palizzata, suddiviso in due piani, consta di cellule sottili, mentre il 
lacunoso ha elementi tondeggianti od irregolari con pareti alquanto 

ispessite. 

Kara e la reazione per parte deirepidermide che tutt'al piu si li- 
mita ad ingrandire i suoi elementi per poi accasciarsi. Divisioni nelle 
cellule furono osservate qua e la, ma e dubbio che dipendano dal 

trauma. 

II palizzata invece prolifera formando parecchi piani di cellule su- 
berificate. Contemporaneamente molti degli elementi neoformati e quel- 
li rimasti immutati ispessiscono le pareti, tanto che nelle sezioni tra- 
sversali la foglia assume taluni dei caratteri che abbiamo rilevato nel 

Myoporum. 

Nelle lesioni un po' gravi tutto quanto il parenchima verde del- 
la foglia ingrandisce gii elementi, mentre le cellule a pareti ispessite 
asquistano quasi i caratteri di un collenchima. L i foglia frattanto nel- 
la parte lesa diventa piu consistente ed ispessita, tanto che quando il 



CONTRIBUZIOXE ALLO STUDIO DELLB LESIONI FOGLIARl 59 



processo di neoformazione si e svolto un po' intensamente la parte ma- 
lata appare sollevata, quasi a guisa di lenticella, sulla sana. (tig 11) 

In qivilche raro caso abbiamo visto la suberificazione estendersi 
profondamen f e, oppure lo strato osterno del palizzata fondere la sua 

mem bran a frontale con quel la della sovrapposta epidermide schiaccia- 
ta per dare origine a un epitelio cuti''olare. 

La urns canariensis Webb, et Berth. Epidermide superiore a pare- 
te esterna molto ispessita, formata di cellule rettangolari od anco 

cubiche, in sezione trasvorsale: palizzata di due strati con elementi 
piuttosto grandi : laeunoso a cellule ramose dolimitanti del grandi mea- 
ti : epidermide inferiore foggiata sullo starapo di quella superiore. II 
parenchima e tramezzato perche i fasci vascolari coi relativi cordoni 
meccanici occupano tutto lo spazio compreso tra le due epidermidi. 

Le foglie soffregate parecchie volte mostrano differenti lesioni a 
seconda dell'intensita dello stimolo traumatico. 

Talora si nota che Pepidermide superiore rimane, almeno in ap- 
parenza, immutata o si mostra soltanto lievemente compressa. In tal 
caso il sottostante palizzata si affloscia e le pareti delle sue cellule 
diventano ondulate, raentre lo strato profondo di questo tessuto si se- 
para per mezzo di uno rivestimento di suberina limitrto alia parte 
frontale delle cellule, vale a dire a quel tratto di mem bran i che vie- 
ne a contatto colle sovrapposte cellule ammalate. 

Capita pero non infrequentemente che tutte quante le pareti del- 
le dette cellule suberificano mentre queste i n grand iscOno. Quando cio 
avviene il laeunoso prolifera e sono in ispecie gli elementi situati al 
di sotto del palizzata che entrano in attivita, 

Assai spesso gli elementi cireostanti ai cordoni meccanici che in- 
cappucciano il libro ispessiscono le pareti sulle quali poi compaiono 
numerose punteggiature. Si ha cosi nn espansione del fascio niecca- 
nico al di sotto delFepiderinide della faccia superiore del lembo. Noi 
abbiamo pure osservata questa speciale modificazione delle pareti cel- 
lulari in tutti quanti gli elementi del palizzata superriciale che appa- 
re cosi trasformato in uno strato meccanico piu o meno robusto. Ta- 
luni elementi assumono poi il carattere di veri sclereidi, cio che non 
impedisce tuttavia la di^isione degli elementi. 






60 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Perdurando la causa patogena si ispessiscono anche alquanto gli 
elementi del lacunoso e persino le cellule secretrici sparse nel paren- 
chima, mentre lo strato esterno del palizzata colle sue cellule del tut- 
to sclerosate si e sostituito ali'epidermide schiacciata formando all'uo- 
po un bellissiuio epitelio cuticolare, quanto mai robusto (fig*. 12). 

A quanto pare i tessuti meccanici neoformati non sono lignifieati, 
ma occorre notare che neppure i cordoni dei fasci hanno cellule mol- 

t.o incrostate di lignina. 

Senecio Kaempferi Dec. La foglia piuttosto ispessita presenta i 
seguenti strati a part ire dalla pagina superiore. Epidermide a cellule 
assai grandi e con membrane non molto ispessite. Tiene dietro un ipo- 
derma e poi il palizzata formato da element! grandi e larghi. II tes- 
suto lacunoso consta di molte serie di cellule disposte disordinatamen- 
te in file radiali e trasversali che lasciano fra loro dei grandi meati. 
Infine viene Tepidermide inferiore caratterizzata da piccoli elementi, 

L'epidermide superiore sotto l'azione delio sfre^amento si schiac- 
cia e allora gli elementi dell'ipoderma suberilicano in corrispendenza 
delle faccie laterali, mentre si ingrandiscono notevolmente e si seg- 

mentano in senso trasversale. 

II paliz/.ata ispessisce leggermente le pareti sulle quali poi com- 

paiono distinti i pori, in spe3ie quando si tengano per un po' di tern- 
po le sezioni in acqua di Javelle. Talora, anziche i'ipodernia, prolifera 
ii palizzata, il quale allunga di molto i suoi elementi che sehiac- 
ciano le sovrastanti cellule ipodermiche. Al line si ha luogo la seg- 
mentazione m senso trasversale delle cellule e si forma cosi un nuovo 
strato che suberiiica. 

Atriplex nummularia Lindl. Ha una foglia gracile, un po 7 car- 
nosa la quale consta di un epidermide a cellule irregolari, di un pa- 
lizzata che forma attorno ai fasci vascolari una vera guaina, di un 
lacunoso disposto in un unico strato e rappresentato da grandi elemen- 
ti e inline deirepidermide inferiore. 

Le sfregamento altera molto il tessuto e percio vediamo che pro- 
liferano e suberilicano non solo le cellule del palizzata sottostanti al- 
Tepideimide superiore, ma anche quelle che stanno al di sotto dei 
fasci vascolari. SifFatti elementi, prima di segmentary si allungano 



C0NTRIBUZI0NE ALLO STUDIO DELLE LESION! F< GLIARI 61 



notevolmente spostando i sovrastanti fasci i quali vengono percio a 
trovarsi in ur piano piii elevato di quello in cni decorrono normal- 
mente. (tig, 13). 

L'ultima fase del procosso e rappresentata dalla formagione di un 

grosso ammasso di cellule Buberifieate cli injloba.no 1 fasci vaseolari, 

Eugenia uni flora. Lin. (tiu. 14) Epidermide quasi conformata su 
uno stesso stampo, e con cellule piccole a cutieola ispessita. Duo piani 
di palizzata di cui l'esterno form a to da eleinenti piu piccoli, fatta ec- 
cezione per (|uelli contenenti delle made o dei crista Hi isolati di ossa- 
lato calcico. Parecchi piani di lacunoso, forma to da cellule rotonde che 
circoscrivono dei piccoli meati. 

Le cellule del palizzata e quelle delTepidermido si appiattiscono, 
mentre gli element] sottostanti si allungano notevolmente e si ailarga- 
no per poi segm en tarsi ripetutamente e in vario senso. Alia stessa sor- 

te vanno incontro i piani cellulari piu profondamente sitnafi tanto che 
restano apparentemente immutati soltanto i quattro o cinque strati di 
cellule sottostanti alia epidermide inferiore. 

La foglia si ispessisce notevolmente nel punto leso e frattanto le 
cellule neoformate si impoveriscono di contenuto. 

Nulla di notevole si nota nelle borse ghiandolari incluse nel pa- 
lizzata e neppure appaiooo alterati i cristalli di ossalato di calce; ab- 
biamo tuttavia notato clie taluni di questi mostransi corrosi, ma non 
possiamo affermare che la dissoluzione sia un portato del processo di 

reazione. 

Col Sudan III si nota che la suberiticazione ha invaso le cellule 
sottostanti al palizzata ed anco taluni degli elementi piu profondi: gli 
altri strati non hanno mutato la costituzione della membrana. 

Econymus Japonicus L. til. Nulla di notevole nella costituzione a- 
natomica. L'epiderinide ha cellule ispessite e grandi: il palizzata e di- 
sposto in tre piani e consta di cellule sottili, mentre nella zona del 
lacunoso si hanno elementi a membrane ispessite. 

La foglia stenta alquanto a reagire , e si limita a formal e una 
specie di periderma che si eleva sulla superticie del lembo fogliare. 
Al di sotto del tenuto suberificato si incontra uno strato di felloderma 
a piccole cellule. L'epidermide, come al solito, si schiaecia, oppure si 



62 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



riempie di masse d'ispessimento, come e frequente ad osservarsi nei 
bordi della regione lesa. 

Acacia uncinella. Benth. (fig. 15). II fillodio presentasi costituito da 
un epidermide i cui elementi sono schiacciati e colla membrana esterna 

forteinente ispessita. II palizzata risulta formato da uno o due piani di 

cellule poiche si avvicendano regioni in cui sonvi due piani cellulari con 
altre dove ve ne ha uno solo. Alcune cellule sono cristalligere (cristalli 
di RosanofF). 

II midollo risulta formato da grandi elementi lignificati. 

Sotto Pazione dello stimolo traumatico si ha la lignificazione delle 
cellule esterne del palizzata che percio spiccano sulle circostanti quando 
vengano colorate colla saftranina. Nei midollo si osserva lo ispessimento 
delle pareti cellulari le quali poi si incrostano sempre piu di lignina. 

Nei casi gravi ha luogo anche proliferazione del midollo con for- 
mazione di setti curvi, prevalentemente periclinali , i quali poi ben 

tosto ispessiscono e suberificano come la rimanente porzione della mem- 
brana. Le cellule neoformate si riempiono poi anco di tannino. 

L' ispessimento del tessuto midollare provoca il sollevamento del 
sovrastante palizzata che viene ad occupare un piano piu superficial, 
ed anco a sporgere ; IPesterno. 

Molte volte si e incontrato la segmentazione delle cellule del pa- 
lizzata con formazione di piccole cellule sottoepidermiche che al fine 
si schiacciano ed allora formano coll' epidermide pure schiacciata un 
vero epitelio cuticolare. Le sottoposte cellule del palizzata ispessiscono 
notevolmenta le pareti sulle quali poi compaiono delle punteggiature 
molto ampie. Nei casi in cui non avviene lo schiacciamento dell'epider- 
mide gli elementi di questa suberific ino assieme a quelli del sottoposto 
palizzata, o alle cellule che ne derivano in seguito alia proliferazione. 

Nelle lesioni gravissime inline suberifica tutto il tessuto del pa- 
lizzata e del midollo. 

Cercis siliquastrum Lin. Le foglie in generale non sopportano lo 
sfregamento, che prontamente le uccide. Percio solo in qualche caso 
abbiamo potuto constatare lo schiacciamento dell' epidermide con la 
conseguente suberifieazionc di talune cellule sottostanti. 

Hedera Helix Lin. Euidermide delicata, tuttavia alquanto ispessita 



COXTRIBUZlONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 63 



dal lato esterno. Palizzata di due o tre piani con cellule larghe, ovali. 
Lacunoso molto lasso. L'epidermide si schiaccia e le cellule del palizzata 
si scindono trasversalmente, nientre sviluppano del tannino.Talora in se- 
guito alio schiacciamento dell'epidermide si forma un epitelio cuticolare. 

E' singolare che nelle nostre esperienze sia mancata la produzione 
di tessuti suberificati, mentre e noto che la foglia quasi normalmente 
da origine a neoformazioni siniili alle lenticelle. E' probabile che sif- 
fatta produzione abbia luogo quando si lascino piii a lungo le foglie 
sul ramo o si soffreghino piu intensamente e ripetutainente. 

Brassica oleracea Lin. (fig. 16). La foglia e piuttosto carnosa e pre- 
senta un parenchiraa verde, costituito da cellule pressoche similari fra 
loro, di forma ovale; solo verso Tepidermide superiore si nota un leg- 
gero allungamento delle cellule in senso radicale. Gli spazii incercelu- 
lari sono piccoli. 

L'epidermide sotto Pazione dello sfre^amento si schiaccia ed al- 
lora proliferano i piani cellulari superficiali del parenchima per for- 
mare un robusto strato di cellule piccole e suberiiicate. 

I sottostanti elementi, pure a loro volta tramezzati, ingrossano ed 
ispezziscono le pareti, di guisa che spiccano su quelli normali piuttosto 
esili. Non poche cellule sono particolarmente distinte e per la robu- 
stezza delle pareti e per le punteggiature di queste e rassomigliano 
percio a veri sclereidi. Altre invece si mostrano schiacciate per man- 
canza di mezzi meccanici di protczione. 

Le lesioni possono mantenersi superficiali, o alPopposto affondersi 
notevolmente nei tessuti. 

Buxus balearica Lam. Le due epidermidi hanno cellule non molto 
grandi, ma con pareti robuste in corrispondenza della faccia esterna. 
II lacunoso e sviluppato ? con cellule ramose che circoscrivono dei grandi 

meati. Pure robusto e il palizzata (tre piani). 

La reazione ha qui una speciale violenza. Le cellule epidermiche 
restano intatte, cio non ostante tutto quanto il parenchina verde ispes- 
sisce notevolmente le cellule, donde la comparsa di un tessuto sclero- 
sato che contribuisce a ispessire la foglia. Occorre notare tuttavia che 
lo strato sottoposto air epidermide > forse perchfe troppo eompresso 7 si 
schiaccia. 



64 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Le cellule frattanto si segmentano in vario senso per quanto 
piu frequenti siano i setti periclini. II proeesso di segmentazione e 
particolarmente evidente attorno ai fasci, dove compare una vera guaina 
di cellule neoformate. 

Talora la reazione avviene piuttosto profondamente ed allora gli 
strati compresi fra le cellule che reagiscono alio stimolo e repidermide 
collabiscono e si riempiono di tannine 

Non e raro il caso di incontrare degli elementi che presentano 
ispessita solamente la parete rivolta verso lo strato piu superficiale , 
cioe corrispondente all'epidermide superiore soffregata. 

Anche le cellule neoformate ispessiscono le pareti che assumono 

Paspetto di quelle collenchimatose. 



# • 



Oltre che nelle piante teste rieordate, noi abbiamo ancora esperi- 
mento sopra molte altre specie, senza ottenere una reazione caratteri- 
stica e cio pel fatto che le foglie o erano troppo tenere o troppo gio- 
vani. In generale le foglie sottili e delicate reagiscono tutte ad un 
modo; imbruniscono e necrotizzano nel punto leso per cui la reazione, 
se avviene, si localizza sui margini del punto malato. Lo stesso dicasi 
per le foglie giovani, le quali in seguito alia necrosi crescono rattrap- 
pite, dopo aver sviluppato V ordinario tessuto di cicatrizzazione sui 
bordi della regione malata. 

E' lecito quindi affermare che la reazione avviene con grande 
energia unicamente nelle piante a foglie o persistenti , o carnose , o 
coriacee. Per ottenerla basta sofFregare, anche non troppo ruvidamente 
e per un minuto circa, le foglie avendo cura di ripetere Y operazione 
ogni due o tre giorni sino a che compaiano le prime traccie della rea- 



Queste 



dovute alia 



comparsa di tannino, o come leggero sbiadimento nella colorazione 
verde (indizio di clorosi) che puo arrivare sino alia colorazione gial- 
lognola. Talora si ha una speciale colorazione argentea dovuta a cause 
non ben note o a presenza d ? aria negli spazii intercellulari , mentre 
scostantemente si osserva che la parte soffregata diventa lucida quasi 
peculare, o viceversa ruvida. 



CONTRIBUZIONB ALLO STUDIO DELLB LESI0N1 FOGLIARI 65 



Le foglie vanno lasciate in sito per un tempo suffieientemente lungo; 
le piu belle reazioni furono da noi riscontrate in foglie che erano ri- 
maste attaccate alia pianta per circa 6 mesi dall' inizio dello sfrega- 
mento. Pare adunque che una volta iniziato il processo la reazione 
continui a Jungo. Perci6 le descrizioni che noi abbiamo dato , per 
quanto si riferiscano alle lesioni che piu ordinariamente si rivelano, 
non rappresentano tutte qnante le modalita della reazione, potendo 
questa variare per un' infinita di cause. Ad ogni modo dalle osserva- 
zioni fatte emergono le seguenti conclusioni: 

1. Fra le Dicotiledoni reagiscono bene quelle a foglie coriacee, car- 
nose e persistenti, poiche fillomi teneri vanno piu facilmeute incontro 
alia necrosi. 

2. Le foglie giovani si comportano come quelle tenere ; non rea- 
giscono cioe attivamente. 

3. I/epidermide per lo piu si schiaccia o collabisce; non mancano 
tuttavia i casi in cui entra in attivita, segnientandosi. 

4. Quando Tepidermide forma piu strati, gli interni, che noi per 

ragioni di brevita abbiamo inglobati nella categoria degli ipodermi, o 
si schiacciano o reagiscono segmentandosi , e questo secondo modo di 
comportarsi e piu frequente. In generate e lo strato piu profondo del- 
l'epidermide che entra in attivita. 



Q 



ipoderma questo reagisce, o viceversa 



si schiaccia colla sovrastante epidermide. 

6) Non di rado le membrane delTepidermide schiacciate formano 
con quelle delle cellule sottostanti in attiva reazione una raembrana 
particolare, assai complessa, che sostituisce la cuticola, cui rassomiglia 
moltissirao. Siffatta membrana venne fino ad ora riscontrata in pochis 
sime piante alio stato normale e in un caso in produzioni patelogiche. 
Ad e9sa abbiamo dato il nome di epitelio cuticolare col quale appun- 
to vennero dal Damm descritte le produzioni 8imilari del Viscum e 
di altre piante a cuticola persistente. 

1) Molto frequentemente reagisce il palizzata, a condizione, bene 
inteso, ehe lo sfregamento venga effettuato, come negli esempi da noi 
studiati, sulla pagina superiore della foglia. 

8) La reazione si manifesta colla formazione di nuovi elementi 

6 



66 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 

previo allungamento e allargamento delle cellule madri. II numero del- 
le cellule neoformate talora e scarso, talora h grande, e i setti che dan- 
no luogo alia comparsa delle stesse sono di preferenza periclinah. Non 
mancano pero i casi in cui si hanno dei setti con varia inclinazione, 

sia che le cellule si trovino nel mezzo della parte lesa, sia ai bordi 
di questa. 

9) Pure molto coraune e Fispessimento delle pareti. Le cellule as- 
sumono percio i caratteri degli element! meccanici. Inoltre nei tratti 
ispessiti della membrana compaiono delle punteggiature vistose. L' i- 
spessimento e talora totale; piu raro £ l'ispessimento dal lato in cui 
le cellule in attiva reaziane confinano con le cellule sovrastanti schiac- 



ciate. 



10) Uingrandimento delle cellule porta alia restrizione degli sp 



soa- 



zi intercellulari e alia formazione di un tessuto piuttosto compatto. 
. . 11) Le reazioni neoformative o semplicemente attive possono ef- 
fettuarsi a varia profondita; molte volte poi sono parecchi piani di 
cellule che reagiscono contemporaneamente. 

12) La reazione porta spesso alia suberificazione che d' ordinario 
si localizza alle cellule neoformate piu superficiali. Nei casi di lesioni 
gravi tutto quanto il tessuto neoformato suberifica. Colla suberifica- 
zione, o indipendentemente da questa, ha pure luogo la lignificazione 
che si localizza poi spesso sulle cellule che acquistano caratteri mec- 
canici. Le cellule piu discoste dalla superficie d'ordinario conservano 
pareti cellulosiche. 

13) Quanto maggiore e ii numero dei piani di cellule schiacciate 
tanto piu profondamente avviene la suberificazione che quasi mai in- 
teressa le cellule schiacciate. 



Q 



sopra cellule poco 



differenziate come ad esempio sono quelle degli epitemi, noi vediamo 
che le stesse pure suberificano. In generale (Crassulaeee) di strati piu 
superficiali delTepitema non subiscono alterazione apparente, mentre 
la suberificazione compare nel 2° o 3° strato al di sotto delP epider- 
mide e a quanto pare le cellule modificano le pareti, senza subire di- 
visioni o ingrandimento notevole. 



FOGLIART 67 



15) Gli element] specifici dei fasci vascolari non reagiscono atti- 
vamente: le loro guaine pero proliferano. 

16) Trattandosi di cellule cristallifere o secretrici o non si osser- 
va reazione di sorta o avvengono delle curiose reazioni come e il ca- 
so della formazione di tilli in seno alle cellule cistolitiche, eolla scom- 
parsa della massa di carbonato calcico. Talvolta suberifica l'jmpalca- 
tura del cistolito e la membrana cellulare dal lato rivolto verso la ca- 
vita. Per quanto riguarda le cellule con ossalato di calcio h dubbio se 
questa sostanza scompaia. 

17) Le reazioni proliferative si accompagnano d'ordinario collo e- 
saurimento dei contenuti cellulari: diminuisce percio il protoplasma, 
Tamido si fa scarso, e la stessa sorte tocca ai granuli di ciorofilla e 
ad altri costituenti importanti della cellula. In compenso aumentano 
certe sostanze o se ne creano delle nuove (tannino, gomme, sostanze 



etc) 



is; 



abbiamo espressamente tissata la nostra attenzione, dalla cariocinesi. 
Mentre e noto che molti autori ritengono che questa non si verifichi 
o cornpaia assieme alle amitosi. II processo cariocinetico sviluppa poi 
la placca in senso periclino, ma anche frequentemente in vario senso 
ed il setto che ne risulta in qualche caso non si forma contempora- 
neamente per tutta la larghezza della cavita cellulare. 

Specialmente interessante 6 lo studio delle neoformazioni cellula- 
ri in seno alle grandi cellule madri di origine epidermica dei Ficus 

(Cellule epidermiche profonde). 

19) I punti lesi ispessiscono spesso notevolmente e il tessuto neo- 
formato forma come una bozza sulla superficie del lembo assumendo 
tutti quanti i caratteri delle produzioni, di indole suberosa che furono 
studiate dal Backmann, dal Borzi e da altri autori (1) le quali devo- 



(1) In una foglia di Magnolia grandiflora Lin. (fig. 17) in cui per un acci- 
dente di ignota natura erasi formata una lesione, o perlo meno una proiuzio- 
ne analoga a quelle descritte dal Bakmann, abbiamo riscontrato che la zona i- 
spessita aveva i seguenti caratteri che ricordano quelli da noi ad arte ottenutk 
L' epidermide erasi fusa coli 1 ipoderma ed intanto il palizzata aveva proliferate 



# 



68 LUIGI BUSCALIONti E GIUSEPPE MUSCATELLO 



no la loro origine a cause tuttora in gran parte ignote. Raraniente il 
tessuto leso e piu infossato d^l circostante sano. I noduli proniinenti 
sono per lo piu circoscritti da un tessuto sugheroso, oppure dall'epite- 
lio cuticolare, quando non lo sono dallo stesso palizzata che ha man- 
tenuto immutati i suoi caratteri o ha solo alquanto allungato i suoi 
elementi. 

20) L'ispessimento del tessuto, le neoproduzioni cellulari, la com- 
parsa di cellule suberificate, li^nificate e persino di sclereidi, Fallunga- 
mento infine che subiscono certi elementi sono caratteri che hanno lon- 
tana rassomiglianza con quanto accade in ta^une ualle. Pare adunque 
che la continuity dello stimolo e la mitezza di questo siano due con- 
dizioni favorevoli alia comparsa di tessuti piu o meno specializzati. 
Sta tuttavia il fatto che il maggior perfezionamente che si osserva 
nelle produzioni gallicole puo essere anche il prodotto di altri fattori 
(stimoli chimici etc.). Inoltre stimoli traumatici forti e che agiscono u- 
na volta sola producono pure delle cellule speeializzate, come vedremo 
in seguito. 



Lesioni ottenute collo sfregarnento di foglie sprovviste o poco 

fornite di cera (Monocotiledoni) 



Yucca filamentosa Lin. Epidermide ispessita; parenchima verde 
molto robusto, formato alia periferia da cellule rettangolari piuttosto 
intimamente fra loro unite e piu decisamente foggiate sul tipo di quel- 
le proprie del palizzata in corrispondenza della pagina superiore della 
foglia. La parte centrale di questa e occupata da un parenchima di 
cellule rotonde che lasciano fra loro dei piccoli meati. 

Sotto Tazione dello sfregarnento Tepidermide si stacca dal sotto- 
stante tessuto pur tuttavia rimanendo aderente alia foglia. Al di sotto 
si formano parecchi piani di cellule suberose. 



per dar liiogo alia formazione di piu strati di cellule tubulari sovrapposte, a pa- 
rete fortemente ispessita. L'ispessimento si fac^va meno sensibile verso I'interno, 
per cui il lacunoso apptriva del tutto normalmente costituito. Le cellule ispes- 
site erano munite di punteggmture e quelle piu esterne si presentavano suberi- 
ficate (talora anche lignificate). 



i 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESJONI FOGLIARI 69 



Scilla peruviana Lin. Si schiaccia Tepidermide e alcuni strati sot- 
tostanti: le cellule con questi confinanti si ingrossano e suberificano. 
In un pun to si e trovatt* un aceonno di epitelio cuticulare ma ridottis- 
simo, come pure si e osservata qualche divisione, piu o meno inclinata 
negli elementi in via di suberificazione e in quelli sottostanti. 

Strelitzia Augusta Thunb. Epidermide inferiore fatta di cellule 
piccole fortemente cutinizzate: ipoderma costituito da elementi stirati 
in senso tangenziale e piuttosto robust i: laeunoso di cellule stellate che 
in vicinanza dei fasci diventano simili a quelle di un tipico palizzata: 
al di sopra compare poi quest'ultimo a cellule strette allungate, cui 
tengono dietro degli elementi grand i ovali od irregolari a pareti ro- 
buste ondulate, intimamente fra loro saldati e formanti un grosso ipo- 
derma; inline i'epidermide superiore a cellule piccole rivestite da ro- 
busta cuticola. II tessuto verde e interposto tra i fasci vascolari i qua- 
li, occupando quasi tutto lo spazio compreso fra le due epidermidi, cir- 
coscrivono delle concamerazioni riempite, come si e detto, dal tessuto 

fondamentale verde. 

Non si e osservata alcuna reazione, tutt'al piu abbiamo notato la 

comparsa di masse tanniehe nel palizzata in seguito alio schiacciamen- 

dei tessuti piu superficial^ 

Bromelia antiacantha Bertol. Le cellule dell' ipoderma dapprima 
ingrandiscono e poi si tramezzano suberiticando. 

Alpinia nutans Roxb. Incontrasi pressoche la struttura che abbia- 
mo segnalato nelle foglie di Strelitzia, poiche procedendo dal lato su- 
periore verso Tinferiore troviamo un epidermide a cellule rettangolari, 
poi delle grosse cellule d'ipoderma per lo piu formanti due piani, al 
di sotto delle quali si stratifica il palizzata le cui cellule sono allun- 
gate assai : infine vi e il lacunoso con element] piuttosto irregolar- 

e l'epidermide inferiore. 

Le cellule si schiacciano senza che per questo fatto si abbia un 

accenno di reazione alPinfuori de la comparsa del tannino negli elei 

menti ipodermici e del palizzata. 

Lo schiacciamento e pero poco accentuato a causa dei cordoni 
meccanici che incapucciano i fasci e formano delle travature di resi- 
stenza estese da un'epidermide all'altra. 



70 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Oltre a queste piante noi abbiamo ancora rivolta la nostra atten- 
zione a molti altri tipi, ma senza alcun risultato, avendo quasi co- 
stantemente osservato che le foglie nel punto leso ingialliscono, e van- 
no incontro alia necrosi che talora si estende assai al di la del punto 
soffregato. 

In generale la mancata reazione dipende dall'essere le foglie di 
molte Monocotiledonee troppo tenere e sottili. 

Non possiamo tuttavia dimentare che nelle Monocotiledoni la 
tendenza alia formazione di tessuti subero&i e meno generalizzata che 



nelle Dicotiledoni, cio che forse potrebbe spiegarsi Pinsuccesso ottenu- 
to in molte piante. Perd contro siffatta ipotesi sta ii fatto che delle 
vere formazioni lenticeiioidi nelle Monocotiledoni furono riscontrate 
da piu di un' autore, sebbene quasi sempre in piante dotate di fusto 
perenne, provvisto per lo piu di produzioni peridermiche. Daremo piu 
tardi, nelle conclusioni, la probabile spiegazione di questo singolare 

comportamonto. 

Sotto il punto di vista che ci interessa le Monocotiledoni si av- 
vicinerebbero adunque alia Crittogame superiori, nelle quali le reazio- 
ni a) traumi avvengono senza formazione di periderma. Faremo in- 
tanto rilevare che anche per quanto concerne la formazione dei fasci 
vascolari le Monocotiledoni si allontanano dalle Dicotiledoni avendo 
Freundlich osservato che i vasi di raccordo reperibili attorno alle fe- 
rite, non si formano nelle foglie delle prime. 



Lesioni ottenute collo sfregamento di fusti alati e fogliformi 



Per completare questo argomento abbiamo creduto opportuno di 
studiare quali fenomeni avvengono negli organi fogliformi di alcune 
Monocotiledoni (Ruscus e Semele) paragonando di poi i risultati con 
quanto si osserva nei fusti pure espansi di talune Dicotiledoni (Mueh- 
lembeckia). 

Semele androgyna Lin. II cladodio si mostra rivestito da due epi- 
dermidi a cellule rettangolari, piuttosto grandi, contro le quali viene a 
poggiare un palizzata atipico nel senso che le cellule non sono ovun- 
que allungate perpendicolarmente alia superficie, bensi piu o meno 



CONTRIBUZIONE ALTX) STUDIO DBLLE LESIONI Fi GLIARI 7] 



cubiche, rotonde od irregolari, e delimitanti perci6 quasi sempre degli 
spazi intercellulari come quelle del lacuneso. La regione assile delTor- 
gano e occupata da elementi privi di clorofilla, molto arapi ed irrego- 
larmente ovalari. I fasci vascolari oecupano gran parte della regione 
trasversale del cladodio. 

Le ripetute soffregazioni col fazzoletto provecano molte volte sol- 

tanto Faccasciamento delle cellule epidermiche: in altri ca i si ha la 

comparsa di qualche raro setto trasversale nel sottostante palizzata. 

Se poi lo strofinio e stato un po' intenso le cellule epidermiche anda- 

te a male formano, colle loro membrane e coi residui del contenuto 

profondamente metamorfizzati, una specie di epitelio cuticolare (lig. 18). 

In taluni cladodi stati ruvidamente trattati e di poi abbandonati 
(fig. 19) a se per parecchi mesi abbiamo veduto comparire un vero 
cuscinetto suberoso per tutto analogo alle produzioni state descritte 
dal Borzi e Backmann. II tessuto neoformato, sporgente sulla circostan- 
te epidermide sana, risultava costituito da parecchi piani di cellule 
rettangolari a pareti robuste e vuote. Siffatto periderma deriva dal 
tessuto a palizzata, od anco da quello piu profondo. 

Le divisioni cellulari che hanno preceduto la formazione del cu- 
scinetto suberoso, per quanto si puo giudicare delFesame di produzioni 
aventi oramai raggiunto lo stato adulto, dovettero procedere in ordine 

centripeto. 

Ruscus Hypophyllum Lin. II cladodio secca, previo irabrunimento, 
per cui non si ottiene alcuna reaziene. 

Muehlembeckia platiclados Meissn. L'epidermide e costituita da 
cellule rettangolari la cui m^mbrana e poco ispessita sulla faccia e- 
sterna e molto esile sulle altre Succedono all'epidermide tre o quattro 
piani di cellule rettangolari o cubiche abbastanza intiraamente fra lo- 
ro unite e rappresentanti percio un palizzata piu o meno ridotto. II 
tessuto verde pero manca al davanti dei fasci i quali sono dal la*o 
del libro rinforzati da una guaina meccanica che arriva fino quasi 

alPepiilerniide. 

Al di sotto del palizzata incontrasi l'endodermide formata da u- 
na iila di cellule poligonali a pareti ispessite e lignificate. II centro 
deH'organo e occupato da un tessuto Qiidollare a grandi elementi vuoti" 



72 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Sotto lo stimolo dello sfregamento si ha innanzi tntto Pallunga- 
mento in senso radiale delle cellule piu esterne del palizzata e lo 
schiaeciamento di quelle epidermiche. Un po' piu tardi il tessuto ver- 
de prolifera per formare parecchi piani di piccole cellule suberificate 
Quando la reazione tende a diffondersi si osserva una singolare mo- 
dificaziane di struttura nello sclerenchima liberiano e nelFendoderma, 
inquantoque nei due tessuti scompaiono a poco a poco gli ispessimen- 
ti delle pareti cellulari che, ridotte di poi a esili lamelle, suberifica- 
no (1). Si k pure osservata la suberificazione degli elementi del libro 
ed allora questo processo si estende anche ai grandi raggi midollari, 
se cosi si possono chiamare gli ampi spazi pieni di tessuto fondamen- 
tale interposti fra i fasci. Non infrequentemente infine suberifica sol- 
tanto il midollo o i cordoni sclerenchimatosi dei fasci. 

Risulta soltanto dai fatti esposti che in generale gli organi for- 
gliformi d'origine assile, siano essi appartenenti a specie monocotile- 
donee. o alle dicotiledonee reagiscono abbastanza bene alio sfregamento 
producendo dei tessuti di varia costituzione, in cui pero prevale il pe- 
riderma. In talune Monocotolidoni fornite di cladodi la reazione e tut- 
tavia — almeno nei nostri esperimenti — mancata. 






Lesionj dovute alia causticazione col nitrato d'argento 



I risultati ottenuti colle azioni meccaniche ci hanno indotto a ri- 
volgere la nostra attenzione alle reazioni che avvengono quando si 
caustichi col nitrato d'argento Pepidermide fogliare la quale sotto la 
azione del reattivo si altera senza tuttavia staccarsi, il che deve aver 
per effetto di dare ai processi neoformativi un'impronta differente da 
quella che regola i processi di cicatrizzazione dovuti a ferite, in cui 
la soluzione di continuity contribuisce ad alterare profondamente e ra- 
pidamente i tessuti. 

Le causticazioni vennero eseguite alia faccia superiore del lerabo, 
previo umettamento di questa, ed avendo cura di non prolungare troppo 



(1) Un analogo comportamento fu dal Massart osservato nelle lesioni di ta- 

luni fusti normalmente conformati. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESIONI FOGLIARI 7B 



il contatto della matita caustica colla foglia. Questa veniva di poi stae- 
cata dalla pianta pareccki mesi dopo e ben tosto sottoposta all'esame 
microscopico. 

Riporbiamo qui i risultati ottenuti: 



a) Dicotiledoni. 



Ficus repens Willd. Roxb. II sale d'argento si espande in tutti i 
tessuti, accumulandosi nelle cellule sotto forma di granuli neri. Ci6 

non di meno non si e osservato alcuna reazione, aU'infuori dell'ingial- 
limento dei contenuti plasmici nella zona lesa, 

Ficus elastica Roxb (fig.20). Nei punti in cui l'AgN0 3 ha agito con 
maggiore intensitasi forma una bozza, per proliferazione del parenchima 
f ogliare, rivestita dall'epidermide. Le cellule di questo tessuto sono al- 
quanto schiacciate , ma piu per effetto della compressione esercitata 
dai sottostanti elementi che dal sale d'argento. Infatti i setti sono 
obliqui, rispetto alia superficie, nelle grandi cellule epidermiche pro- 
fonde non collabite. 

Sui margini della lesione queste ultime e quelle del piano epider- 
mico mediano si dividono attivamente e disordinatamente per formare 
nel loro interno parecchi elementi giustaposti di forma irregolare e 
prevalentemente allungati tangenzialmente alia neoformazione. A mag- 
gior distanza del tessuto malato si ha sol piu qualche setto radiale 

nelle cellule epidermiche profonde. 

II tessuto a palizzata e , nei cuore della lesione , assai sollevato, 

mentre le sue cellule mostransi pure schiacciate. All'opposto sui bordi 
esso prolifera formando un forte accumulo di elementi giovani 

Ai di sotto del palizzata, ma sempre limitatamente alia porzione 
centrale della bozza, incontrasi un tessuto pieno di sostanza bruno 
giallastra (che in copia piu o meno grande colora tutta quanta la neo- 
produzione) la quale non permette piu di distinguere i contorni degli 
elementi, ad eccezione dei vasi dei f.nsci poiche nell'ambito di questi 

e meno densa, 

Gli elementi situati al di dietro dei tessuto ingiallito si allungano 
a guisa di otricoli grossi irregolari , dalle pareti sottili. Rivoiti colla 



74 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



base verso il tessuto lacunoso siffatti elementi si mostrano tramezzati 
prevalentemente in senso tangenziale e limitatamente alia porzione 
basale. Le cellule figlie piu esterne sono schiacciate al punto da formare 
una specie di lamina continua che circonda tutto ii tessuto patologico 
separandolo dal lacunoso, Questo non e neppure a sua volta del tutto 
normale, poiche le cellule di cui consta appaiono alquanto ingiallite , 
al pari delPepidermide inferiore ed inoltre sono anch'esse piu o meno 
segmentate irregolarmente, per cui gli spazi intercellulari riescono o- 
bliterati, o per lo meno ristretti. 

Lo schema teste descritto corrisponde ai casi in cui la reazione e 
stata molto violenta. Quando questa e leggera si ha solo proliferazione 
delle cellule epidermiche colla comparsa della colorazione giallastra 
nei tessuti in divisione e in quelli sottostanti. Anche molto variabili 
sono le dimensioni degli otricoli che talora mancano quasi del tutto 
per essersi divisi ripetutamente. 

Noi non abbiamo potuto seguire la sorte cui vanno incontro i ci- 
stoliti e le cellule che li albergano, poiche ci siamo limitati a esami- 
nare delle foglie nelle quali il ciclo di reazione aveva raggiunto il 
termine. Si e pero constatato che in mezzo al tessuto neoformato esi- 
stevano dei grandi otricoli vuoti che forse derivavano da cellule cisto- 
litiche, come ce Pattestava il fatto che molti avevano ancora nel loro 
interno il peduncolo siliceo del cistolito. In una cellula si e notato la 
presenza di tilli. 

Asportando colPacqua di Javelle il contenuto e colorando col Su- 
dan III si riesce a stabilire che le neoformazioni patologichc si formano 
di preferenza in vicinanza dei fasci vascolari, donde la frequenza di 

questi nell'interno delle stesse. Si nota inoltre cho il palizzata diventa 
atrofico e le cellule percio notevoimente impicciolite. Al di sotto poi 
di questo tessuto compaiono defjli elementi suberificati nella loro to- 
talita, o per lo meno parzialmence. La stessa sorte tocca pure alia 
lamina di cellule schiacciate che separa gli otricoli dal lacunoso. In 
quest'altime appaiono degli sclereidi punteggiati che pero non sono 
costanti. 

Ficus Sycomorus Lin, Nessuna reazione ci ha offerto all 7 infuori 
di qualche divisione nelle cellule epidermiche situate sui bordi della 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESIONI FOGLIARI 76 



regione causticata. II tessuto a palizzata appare pieno di granuli neri. 

Fiats Beniamina Lin . (fig.21). II nitrato <T argento provoca la seg- 
mentazione delle cellule epidermiche, limitataniente pero alio strato pro* 
fondo il quale, quando la causticazione sia stata un po' energiea, si tra- 
sforma in un ammasso di piccoli elementi inclusi nelle cellule madri. 
II tutto poi suberifica. Frattanto ha luogo la occlusione delle cellule a 
cistoliti per mezzo di tilli, costituiti da piccole cellule suberificate che 
derivanodai circostanti elementi epidermoidali o da quelli piti profondi 
(yalizzata, parenchima dei fasci ecc.)- La cellula del cistolito va di- 
strutta, come tale, e le sue pareti suberificano in tutto o solo parzial- 

mente. 

Se la causticazione e stata troppo grave le cellule epiderraiche e 
quelle del palizzata non reagiscono, ma in compenso si ha un'intensa 
proliferazione del lacunoso con formazione di bozze analoghe a quelle 
che compaiono nelle foglie di Ficus elastica causticate. La reazione 
pud talora estendersi fino all'epidermide inferiore. 

Nella maggioranza dei casi invece spetta alle cellule del palizzata 
di proliferare e ^11 elementi neoformati conservano le pareti cellulosiche. 

Ficus religiosa Forst. (fig. 22) Le cellule epidermiche schiacciate 
si riempiono di masse bruno-nerastre. Contemporaneamente si inizia la 
produzione di grandi otricoli a spese del palizzata e del lacunoso, ta- 
luni dei quali si segmentano trasversalmente una o due volte. Alcuni 
di essi assumono dimensioni veramente grandi, mentre si impoveriscono 

del contenuto e imbruniscono, 

Co le causticazioni energiche anche il palizzata si atrofizza e al- 
lora ingrossano gli elementi del lacunoso. I grandi otricoli che oc- 
cupano spesso V 3 della sezione trasversale suberificano di poi le pareti. 

I cistoliti, nei nostri esemplari, non hanno preso parte attiva al 
processo: essi appaiono semplicemente inglobati nel tessuto neoformato. 

Si e pure osservato la necrosi totale del tessuto causticato: in tal 

caso nessuna reazione aveva luogo. 

Ficus rubiginosa Desf. Prolifera il palizzata i cui elementi inoltre 
si allungano tanto da schiacciare le sovrapposte cellu e epidermiche e 
perfino quelle a cistoliti che perd spesso si riempiono invece di tilli. 
II palizzata si arricchisce di masse tanniche, ma le pareti conservano 



76 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



inalterata la loro costituzione. Le lesioni anche qui appaiono di pre 
ferenza localizzate sui fasci vascolari. 

Eucalyptus globulus Labill. (fig. 23) Per lo piu le lesioni assumono 
forraa nodulare con cellule neoformate disposte regolarmente in strati 
eoneentriei, piene di masse gialle tanniche e simili a quelle del paliz- 
zata , ma con membrane suberificate. La produzione patologica pur 
sporgendo talora dalla superficie della foglia si affonda nel tessuto ed 
e circondata, ma non in modo continuo, da elementi di felloderma. 

Assai spesso a causa di tensioni che si sviluppano nelP interno 
della massa neoformata questa si rompe nel mezzo, diventando crate- 
riforme. 

Nelle lesioni gravi le cellule superficial i della massa neoformata 
hanno pareti cellulosiehe, quelle profonde suberificate. 

Viburnum lucidum Mill. (fig. 24) Ha luo^o una forte tumefazione 
della parte lesa con notevole imbibizione tannica dei tessuti. L'epider- 
mide pero non presenta alterazioni di forma , come non paiono gran 
che alterate le cellule del palizzata. AlPopposto gli elementi sottostanti 
si allungano, si allargano e si vacuolizzano. II processo appare anche 
qui localizzato di preferenza lunoo le nervature ed anzi queste pren- 
dono parte alia neoformazione poiche gli elementi parenchimatosi del 
fascio si allungano a loro volta dirigendosi verso il tessuto neoformato 
quasi che ii fascio dovesse innervarlo. 

Coiringrossamento degli elementi ha pure luogo la segmentazione 
cellulare, con formazione di elementi abbastanza irregolari. 

Merita intanto di essere rilevato che le cellule sottostanti al pa- 
lizzata ispessiscono talora notevolmente le pareti del lato rivolto verso 
il palizzata stesso, ed inoltre le incrostano di suberina. II fenomeno 
non e tuttavia costante essendosi osservato che la suberificazione invade 
molte volte le membrane delle cellule del lacunoso sottostanti a quelle 
che ispessiscono parzialmente la parete. 

Eugenia uniflora Lin. (fig. 25) Qui abbiamo un forte rigonfiamento 
dei punti lesi, specialmente lungo le nervature, dovuto prevalentemente 
ad allungamento del palizzata cristalligero ed alPepidermide. 

Le cellule del lacunoso si allungano pure formando degli otricoli 
grandi giallastri , a pareti sottili, spesso pero suberificati e poveri di 



C0NTRIBUZI0NE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARl Tt 



contenuto. Raggiunto che hanno una certa dimensione queBti eJementi 
si tramezzano in senso periclino rispetto alia neoformazione con pro- 

duzione di piccole cellule. 

Talora invece, sifFatti grandi elementi si tramezzano tutti quanti 

alio ste-so livel'o, con un unico setto di guisa che ne risultano due 

strati concentrici di cellule piuttosto vistose , le esterne delle quali 

mantengono le pareti cellulosiche, le interne invece suberificano. 

Alia formazione del tessuto di otricoli prendono spesso anche parte 
le cellule del palizzata profondo. 

Pharfugium grande. Benche il tessuto patologico sporga alquanto 
sul livello dell'epidermide abbiamo notato soltanto che le cellulo del 
palizzata diventano grandi e talora anche si dividono (2° strato), mentre 
le cellule dell'epidermide si schiacciano. La causticazione non era stata 

tuttavia molto grave. 

Rumex nervosus Vahl. La causticazione fa collabire le cellule epi- 
derraiche provocando in pari tempo la vacualizzazione del sottost&nte 
tessuto, i cui elementi poi assumono dimensioni notevoli. 

Acacia pycnantha Benth. (fig. 26) Le cellule esterne del palizzata 
si ipertrofizzano e talora anche si dividono. La parte lesa, che viene 
a sporgere notevolmente sul circostante tessuto sano, si riempie di tan- 
nino; contemporaneamente si accentua una curiosa metamorfosi delle 
pareti cellulari. Queste dapprima si rivestono di un intonaco giallastro, 
irregolarmente stratificato il quale al Sudan III non svela la presenza 
di suberina, mentre coi sali di ferro da le reazioni del tannino e colla 
floroglucina e HC1 quelle della lignina. E' una sostanza complessa che 
a poco a poco si trasforma in sostanza della parete per cui all'ultimo 
le membrane appajono notevolmente ispessite e attraversate da name- 
rose punteggiature rotonde. Questo processo interessa tutti gli strati 

del palizzata mentre rispetta il midolio. 

Acacia cultriformis Hook, (fig.27) e A. uncinella Bth. Nella prima 
si e ottenuta una reazione alquanto differente, rispetto all' A pycnantha 
pel fatto che le cellule epidermiche e quelle sottostanti del palizzata 
si allungano al di sopra dei fasci per formare un tubercolo costituito 
da cellule irregolarissime. Piu tardi al posto dell'epidermide appare un 
epitelio cuticolare. In casi gravi le cellule del palizzata si allungano, 



76 LUIGI BUSCAL10NI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



dividonsi e poi suberificano le pareti , sia totalmente, sia in corri- 
spondenza soltanto delle cellule neoformate. 

Qualche volta abbiamo pure incontrato un ispessimento della cu- 
ticola sopra le cellule epidermiche trainezzate. Molto elegante 6 la 
reazione nell' Acacia uncinella in cui tut to il palizzata si allunga stra- 
ordinariamente formando una bozza assai rilevata. Le pareti delle cel- 
lule ipertrofiche sono assai ispessite. (27 bis). 

Mesembryanthemum acinaciforme Lin. Ingrandiscono le cellule 
sottostanti airepidermide. 

Osmauthus Aquifoliurn Sieb. Nessuna reazione distinta. 

Paratropia umbraculifera H. Pan. Nulla di notevole. 

Photinia serrulata Lindl. (fig. 28) Avvengono delle reazioni varia- 
bili, poiche talora si ispessisconodelle cellule delle pareti lacunoso, 
che poi si presentano ricoperte, dal lato che guarda gli 8 p az i inter- 
cellulari, di piccoli bitorzoletti analoghi a quelli strati osservati da 
phi di un autore nelle Marattiacee, dal Mattirolo e Buscationi nel te- 
gumento seminale delle Leguminose. Altre volte tutto il tessuto muore, 
oppure si forma dell'ordinario peridernia che perd, per lo piu, nasce 
profondamente e incapsula il sovrastante palizzata degenerate 

Olmediella Cesatiana Baill. (fig. 29) II grande spessore che presen- 
tano le pareti cellulari dell'epidermide non permette la distensione della 
parte lesa. Come conseguenza di cio le cellule del palizzata si pie- 
ghettano a guisa di un mantice sotto la pressione dei sottostanti ele- 
menti che dopo essersi iogranditi in tutti i sensi si segmentano. Le 
cellule neoformate sottostanti al palizzata ispeasiscono le pareti dal 
lato rivolto verso questi elementi. Gli strati piu profondi del paren- 
chima fogliare ampliano , ma in modo irregolare, le cellule. Tutto il 
tessuto neoformato, ad eccezione del palizzata e delle cellule piu lon- 
tane dal punto piu gravemente ammalato, suberificano. 

Gleditschia Fontanesii Spach. Ingrandiscono e suberificano le cellule 
del lacunoso sottostanti al palizzata. II tessuto poi si riempie di tannino. 

Laurus canariensis Webb, et Berth, (fig. 30) La parte ammalata 
forma una specie di bitorzolo, bruno-nerastro per tannino, alia super- 
ficie della foglia. La proliferazione e attiva, tanto che si forma un 
tessuto a piccole cellule, disposte in giri concentrici. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 79 



Coir esportazione del tannine si riesce a riconoscere che gli ele- 
ments piu superiiciali hanno membrane sottili, que'li sottostanti sono 
suberificati; a questi succedono delle piecole cellule fellodermiche e 
fellogeniche, con membrane cellulosiche ed intine un grosso strato di 
elementi dalle pareti ispessite e probabilmente lignificate sulle quali 
abbondano le punte^giature. Questo strato forma un vero tessuto scle- 
roso protettore che isola tutto quanto il tessuto malato da qu^llo sano. 
La sclerosi perci6 colpisce indifferentemente , a seconda dei punti , il 
palizzata o il lacunoso. 

Melodium scandens Forst. Si 6 trovato soltanto un po' di tannino 
nel tessuto assimilatore. 

Cotiledon quitensis. Bak. Si forma Pordinario periderma un po' al 
di sotto dell'epidermide. Intanto si ha un'intensa proliferazione accom- 
pagnata da un notevole allungamento delle cellule del parenchima 

profondo e per cui si formano delle bozze e verruche rilevate e rico- 
perte da tessuti piu superficiali necrosati. (fig. 37) 

Senecio Kleinoides Oliv. Si forma, un po' al di sotto delle cellule 
morte ; un grosso strato di sughero, i cui elementi sono piuttosto ampi. 
Dietro a questo le cellule si allungano e si allargano notevolmente, e 

solo tornano a presentare un aspetto normale al di la della cerchia 
dei fasci. Qua e cola si ha qualche divisione nelle cellule. 

Talora anche la guaina dei fasci prende parte al processo nel sen- 
so che i suoi elementi proliferano ed allora al di sotto dello strato 
suberoso si incontrano dei cordoni a cellule piecole, i quali fanno ca- 
po ai fasci. I canali ghiandolari in essi inglobati riescono obliterati. 

Myoporum punctulatum Schlecht. Nelle nostre esperienze abbiamo 
incontrato vari gradi di reazione a cominciare dalle lesioni in cui si 
avevano solo due o tre divisioni del palizzata. 

Da questo tipo si passava di poi alle produzioni caratterizzate da 
un'aecumulo di piecole cellule suberificate, nate sempre dalla prolife- 
razione del palizzata. Infine si arrivava sino alle verruche sporgenti 
sull'epidermide e costituite da un'ammasso di cellule morte del palizza- 
ta sotto alle quali si aveva un robusto strato di sughero rafforzato a 
sua volta, dal lato esterno, da un mantello di felloderma. 



80 LtflGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATJBJLLO 



Magnolia grandiflora L. II tessuto secca, si riempie di tannino, 
mentre qua e cola si hanno delle cellule suberificate. 



b) Monocotiledoni . 



Yucca filamentosa Lin. Tutto il tessuto parenehimatoso superficiale 
muore assieme ai sottostanti fasci vascolari. Al di sotto di questi si 
forma un ammasso di elementi assai grandi, intiniainente fra loro sal- 
dati, poveri di contenuto, che sollevano cosi il tessuto morto al di sopra 
dell'epidermide circostante sana. Mentre avvengono questi mutamenti 
le cellule neoformate ispessiscono le pareti e quelle necrosate mostransi 
piene di masse brune tanniche od anco di granuli di argento. 

Abbiamo pure osservato una lesione accidentale, da causa ignota, 
in cui si erano notevolmente allungate radialmente le cellule sotto e- 
pidermiche e di poi tramezzate piu volte in corrispondenza dell'estre- 
mit& rivolta verso Pesterno. 

Olivia nobilis Lindl. Si ammala per lo piu il tessuto centrale della 
foglia costituito da cellule grandi circoscriventi delle lacune aeree. Gli 
elementi diventano notevolmente piu grossi ed in pari tempo ispessi- 
scono le pareti con deposito di masse mucilagginose gommose. 

Qualche volta si ammalano anche gli strati superficiali ed allora 
si forma del sughero sottoepidermico, o piuo mono profondo. In que- 

st'ultimo caso tra la neoformazione sugherosa e Pepidermide si inter- 
pone uno strato di tessuto necrosato. II tessuto sugheroso, dal lato ri- 
volto verso Pesterno, ispessisce le membrane che assumono cosi l'aspetto 
di una cuticula. 

Crinum Cooperi Herb. (fig. 31). La foglia risulta costituita da un 
epidermide a cellule piuttosto grandi e rivestita da una cuticola non 
eccessivamente ispessita. II palizzata forma un solo strato e ad esso 
fanno seguite due o piu piani di cellule rotonde ed ampie. Questo tes- 
suto non e per6 continuo, di guisa che risultano nelPintervallo tra i 
fasci, delle grbsse cavita o lacune aeree. Al di sotto delle cellule in 
questione compare 1' epidermide inferiore conformata pressoche sullo 
stampo di quella superiore, ma fornita di cellule piu piccole, 

I fasci vascolari occupano pressoche tutto io spessore della foglia 



CONTRIBUZIOXE ALLO STUDIO DELLE LBSIONl FOGL1AKI 81 



che e assai robusta: essi sono circcndati da una guaina di piccoli ele- 
menti a pareti sottili, clie pero in corrispondenza dei due poli del fa- 
scio si trasformano in cellule meccaniche. 

Sotto l'azione deirAgN0 3 gli strati piu supertieiali non mutano a- 
spetto; solo si mostrano ripieni di granulazioni nerastre. Succede <li 
poi uno strato di grandi cellule suberificate le quali derivano dal pa- 
lizzata (eleraenti situati sui bordi della lesione) o dai tessuti piu profon- 
di. Lo strato decorre quasi parallelo alia superficie fogliare pur affon- 
dandosi piu o meno qua e cola. 

Al di sotto della zona suberosa compaiono dei lun hi e larghi o- 
tricoli, quasi sempre parecchie volte traraezzati trasversalmente, ognuno 
dei qaali mette capo ad una delle cellule del tessuto suberoso, quasi 
che ne siano la continuazione e dalle stesse derivino. Piu profonda- 
raente le cellule tornano alia forma normale, o si mostrano piu grosse 
delPordinario. Degno di nota e il fatto che i grandi otricoli si dirig- 
gono spesso verso le lacune aeree tillandole piu o meno completamen- 
te. Gli elementi endocavitari sono in special modo vistosi e terminano 
con una cellula a capocchla: molti poi non sono tramezzati. La parte 
malata e piu ispessita di quella circostante sana. 

Aemanthus coccineus L. Muore il tessuto superficial per cui la 

foglia nel punto malato appare assottigliata, ma intanto proliferano le 

cellule dello strato assile che si allungano anche a guisa di tubi pol- 

linici riempiendo, in lorma di tilli, le grandi lacune aeree che 

versano il parenchima fogliare. 

E' evidente che la formazione di t ill i avviene solo quando souo 

disturbati i rapporti di nutrizione: altrimenti non si comprenderebbe 
come le cellule confinanti colle lacune non abbiano a proliferare in 
seno a queste anche quando la foglia e sana. 

L'aria contenuta nelle lacune aeree comunicando con quella ester- 
na per mezzo degli stomi, viene a trovarsi sotto una pressione che 
non differisce notevolniente da quella dell'aria atmosferica, di guisa 
ehe difficilmente riesce a s|)iegare una notevole pressione o spinta sui 
circostanti tessuti, i quali potrebbero quindi facilmente tillare la cavita. 
Ora se questo non avviene dobbianio trovare la spiegazione del feno- 
meno nella natura stessa delle cellule circostanti ai meati le quali 

6 



attra- 



82 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATBLLO 



quando hanno ragg Junto un certo sviluppo non si mostrano piu capaci 
di un ulteriore accrescimento, purche ben inteso, non vengano eecitate, 
come nel easo delle spennellazioni di AgN0 3 , a crescere ulteriormente, 

Quanto abbiamo osservato in questa specie e nel Crinum pud por- 
tare molta luce sulla questione dei tilli vasali, la cui formazione e sog- 
getta a momenti speciali, non ancor ben chiariti, ma che, certo, non 
vanno ricercati nella deficienza, pura e semplice, di acqua nei vasi. 

Lo sviluppo di otricoli colossali nelle foglie delle Monocotiledoni 
attraversate da grandi cavita aeree {Crinum, Aemanthus etc.) ci ha in- 
dotto a studiare come si comportano i nuclei di siffatti element!, sia 
durante l'aecrescimento della cellula che nel processo di divisione del- 
la stessa. Lo studio si imponeva anche pel fatto che non tutti gli au- 
tori sono concordi sulla sorte cui va incontro il nucleo nelle cellule 
n divisione dei tessuti patologici, riputando taluni che esso si fram- 
menti, altri che si divida per mitosi, avendo osservato alcuni dei pro- 
cessi picnotici, altri delle forme irregolari di nuclei atte ad indicarci 
o un processo di frammentazione o una deformaziene del nucleo, per 
effetto dei movimenti di cui esso sarebbe suscettibile. Lo nostre ricer- 
che si sono limitate al Crinum ed nXYAemanthus, le cui foglie vennero 
fissate in alcool dopo nno, due o piu giorni daU'avvenuta causticazione 
col nitrato d'argento. Praticati di poi i tagli questi vennero lasciati a 



'/ 



lavaggio) 



coirematossilina e quindi parzialmente decolorati collo stesso alluine. 
La osservazione veniva eseguita in balsamo. 

Ottimi risultati ci ha dato il Crinum, le cui cellule suberificate ci 
hanno dimostrato la presenza di nuclei piceoli, atrofici, in stato di e- 
vidente picnosi. I tessuti sottostanti, formati di cellule parenchimatose, 
presentavano invece quasi sempre un nncleo norraale: solo in rari ca- 
si abbiamo incontra^o dei nuclei deformati, senza che tut ta via la de- 
formazione fosse tale da indurei a credere che essa fosse inerente a un 
processo di frammentazione. Non poche cellule contenevano un nucleo 
grosso, normalmente conformato, e queste forse erano in via di seg- 

mentarsi. 

Da ultimo qualche cellula presentava due nuclei, indizio che que- 
sti si erano divisi senza che fosse seguita la divisione cellulare. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIOKI FOGLIARI 83 



Nel centro dei tessuto e nelPinterno delle lacune i grandi otricoli, 
in vario stadio di sviluppo e di segmentazione, presentavano alfine dei 
groisi nuclei in riposo muniti di uno o piu nucleoli, oppure dei nuclei 
in vario stadio di mitosi. (rig. 32). Queste si compievano secondo uno 
schema pressoche nor mule* non mancavano tuttavia delle piccole ano- 
malie nella costituzione dei fusi acromatici i quali spesso si prolunga- 
vano in una lunga coda ai singoli poli. Data la grand* zza della eel- 
lula la figura cariocinetica occupava poco spazio del lume e quindi la 
membrana doveva formarsi successive mente. 

Dai fatti esposti riesce pertanto assodato die nci tumori e nelle 
alterazioni prodotte dalla eausticazione al nitrato di argento le cellule 
si moltiplicano per cariocinesi. 

Aspidistra lurida Ker. II tessuto malato si rattrappisce e riempiesi 
di tannino, Lo stesso fenomeno si osserva nella Billbergia. 

Dasylirion glaucophyllum Hook e Nolina sp. Nessuna reazione 
iraportante, se si eccettua la presenza di tannino. 

Arum itaJicum Mill. (fig. 32 bis). II tessuto malato si schiaccia 
mentre si riempie di tannino. Le pareti delle cellule del palizzata ap- 
paiono irregolarmente ispessite in seguito a depositi di una sostanza 
ialina poco resistente all 7 acqua di Javelle e probabilmente di Datura 

gommoea. 

Carina indica Lin. II tessuto malato si riempie di granuli di AgN0 3 
e si schiaccia. 

Scilla peruviana L. Nessuna reazione importante. Le cellule sot- 
toposte al punto causticato imbruniscono, colhtbiscono e si rierapiono 

di granuli neri. 

Iris germanica Lin. Non si e avuto una reazione note vole: le cel- 
lule si schiacciano, il contenuto loro imbrunisce e trattate coll' acqua 
di Javelle lasciano un residuo insolubile aderente alle pareti o si rao- 

strano piene di granuli neri. 

Smilax aspera Lin. (tig. 33). Qua n to mai elegante ed anche un 
po' fuori dell'ordinario e la reazione offerta da questa specie. L'epi- 
dermide ed il primo strato del palizzata reagiscono poco o tutt'al piu 
le cellule ingialliscono ed ispessiscono le pareti in guisa da assumere 
l'aspetto di element! collenchimatici. Le cellule sottostanti invece si 



84 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



allungano a guisa di otricoli, senza tramezzarsi, e spingono avanti le 

sovrastanti cellule, dando cosi origin e ad una vescica. 

II tessuto neoformato e pure giallo e tutte le pareti si mostrano in 
modo strano ed irregolare ispessite per Papparizione di masse di na- 
tura non ben definita, ma appartenenti forse alia categoria delle gom- 
me. Qua e la pero si notano ancora dei nuclei e del plasma nelle cel- 
lule ed anzi i primi appaiono piu grossi delPordinario. Le masse di 
ispessimento resistono (aimeno in parte) all'acqua di Javelle. 

Al di sotto il tessuto torna a farsi normale, pur presentando an- 
cora un leggero ispessimento delle pareti. Nelle cellule del parenchima 
in cui normalmente la membrana protende da piu lati opposti nella 
cavita cellulare gli apicl dei punti introflessi sono spesso rigonfiati. II 
Sudan III non da una netta reazione della suberina. 

Strelitzia Augusta Thunb. Nessuna reazione particolare : le cellule 
si riempiono del sale di argento; anneriscono e muoiono senza alterare 
la forma, o solo suberificando le pareti. 

Agave messicana Lam. Nessuna reazione. 

Dracaena Draco Lin. (fig 34) La foglia coriacea presenta , al di 
sotto delP epidermide, dei cordoni sclerenchimatosi fra i quali si stra- 
tifica il palizzata. II nitrato d' argento altera le cellule verdi che si 
riempiono di tannino e ingrandiscono alquanto. La reazione di difesa 
si fa pero al di sotto dei cordoni a spese del parenchima. Le cellule 
piu superficiali aumentano di volume ; ispessiscono le pareti rivolte 



verso il palizzata e formano cosi un periderma ad un tempo suberin- 
cato e lignificato. 

c) Fusti alati 



Ruscus Hypophyllum Lin. I rami fogliformi non ci hanno offerta 
alcuna reazione. Talune cellule mostrano dei depositi verdognoli e ap- 
paiono piu o meno alterate nel contenuto. 

Muehlembeckios platyclada Lin. (fig. 35) L'asse appiattito suberifica 
le cellule del palizzata, ma solo nel caso che la causticazione sia stata 
leggera, altrimenti queste vengono distrutte e la reazione si svolge nel 
midollo, le cui cellule proliferano per dare del periderma o si trasfor- 
mano, senz' altro, in grosse cellule suberificate che formano una specie 



• 






CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI . 85 

di guaina attorno alia parte lesa. II tannino invade i tessuti ed i vasi 

assieme al sale d'argento. 

Mancano le caratteristichc alterazioni dell' endodermide che ven- 

gono provocate dallo sfregamento. 

Anche colle esperienze di causticazione si e potuto constatare che 
fog lie delle Dicotiledoni e in special modo quelle coriacee o succuhnti 
reagiscono ottimamente, mentre le foglie delle Monocotiledoni o necro- 
tizzano in corrispondenza della lesione , o danno delle reazioni poco 
complesse: solo in qualche caso abbiamo invece osservato dei processi 
neoformativi clie possono gareggiare in bellezza con quelli delle Di- 
cotiledoni. Sulle Gimnosperme non abbiamo alcuna osservazione (1), 
mentre dalle poche ricerche fatte sulle Crittogame superiori e risultato 
che il tessuto necrotizza quasi costantemente. 

In generale nelle Dicotiledoni , ed anco nelle Monocotiledoni , le 
reazioni corrispondono a quelle che si ottengono collo sfregamento; ma 
sono anche numerosissimi i casi in cui invece si hanno delle reazioni 
differenti. La causa di questo diverso comportamento va ricercata in- 
nanzitutto nell'azione piu energica del AgN0 3 e in secondo luogo nel- 
varia intensita della eausticazione o nel differente potere di reazione, 

a secondo della specie, delle foglie. 

Con grande frequenza il tessuto fogliare reagisce al nitrato d'ar- 
gento sviluppando dei grossi otricoli {Smilax ed altre specie) e sotto 
questo punto di vista il comportamento si allontana alquanto da quel- 
lo osservato nei massaggi i quah per lo piu determinano la comparsa 
di cellule non eccessivamente lunghe, poiche raggiunto un determinato 
sviluppo esse proliferano. 



espe- 



rimentato Bulla Cycas ctrcinnalis, nel Cephalotaxus Fortunet e nel Ginkgo biloba. 
Nella Cycas (fig. 36) la parte malata ispessisce alquanto le pareti delle cellule 
del palizzata che si allungano e si vuotano di contenuto; si formano cosi delle 
bozze assai rilevate. Nel Cephalotaxus si e osservato la presenza di grossi ele- 
ment* formanti una specie di cuscinetto sopra la nervatura ; infine nel Ginkgo 
biloba abbiamo notato la presenza di piccoli bitorzoli , nei punti lesi , costituiti 
alia periferia da grandi cellule a pareti ispessite, nel centro da ammassi irrego- 
larissimi di tracheidi. L'epidermide si mostrava sana nelle neoformazioni. 



86 m LUIGI Bl>CALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



D'altra parte le analogie fra le due sorta di lesioni sono grandi 
e noi ricorderemo la coraparsa dei tilli nelle cellule cistolitiche, degli 
sclereidi nel Laurus canariensis, delle cellule a pareti ispessite e ligni- 
ficate nelle Acacie fillodiniche e infine di un epitel o cuticolare (raro 
pero nelle lesioni da AgN0 3 ) che ha luogo tan to in seguito alio sfre- 
gamento che alia causticazione. 

Nelle lesioni da nitrato d' argento il tessuto neoformato occupa 
una minore estensione essendo per lo phi local izzato in vicinanza dei 
fasci vascolari, i quaii poi prendono pure parte alia reazione pel fatto 
che le loro guaine proliferano. 

In conclusione adunque tanto col massaggio quanto col nitrato 
d'argento abbiamo il mezzo di provocare la comparsa di lesioni quanto 
mai interessanti e facili a seguirsi in tutto il loro ciclo evolutive 



Tagli fogliari 



A) TAGLI TRASVERSALI 



a) Dicotiledoni 



Per comprendere tutta V importanza dei fatti analizzati si e ere- 
duto opportuno controllare i risultati che si ottengono in grazia del 
massaggio o del nitrato d'argento con le reazioni cicatraziali che si ap- 
palesano o sezionando con le forbici trasversalmente il lembo o espor- 
tando, merce tagli tangenziali eseguiti con un rasoio affilato, sia Tepi- 
dermide che parte del tessuto a palizzata. 

Riporteremo qui i risultati ottenuti dalle sezioni trasversali. 



Itrifi 



trovare due flSlodi che rea- 



giscono alio stesso modo: cio non ostante da molti lembi esaminati si 
ricavano i seguenti dati. In generale le cellule del palizzata e del mi- 
dollo prossime alia lesione si svuotano e muoiono. Al di dietro si for- 
ma un periderma, mentre il tessuto mulato si riempie di tannino. La 
suberificazione colpisce uno strato di 5 o 6 cellule e forma , nelle se- 
zioni trasversali, come una lamina o barriera che non decorre rettilinea 
poiche nell'attraversare il midollo si affonda maggiormente nella dire- 



CONTRIBUZIONE ALLO .STUDIO DELLE LESION! FOGLIARI 87 



zione del tessuto sano. Si potrebbe quasi supporre che la ferita provo- 
chi la raorte di un determinate numero di cellule e perci6, essendo le 
midollari piu grand! rispetto a quelle del palizzata, il confine tra il 
tessuto suberiticato e quello necrotizzato deve trovarsi pii infossato nel 
lo spessore del lenibo, cioe nella porzione niidollaiv. Le eccezioni non 
mancano tuttavia e quindi la spie izione va presa un po' con beneli- 

zio d' inventario. 

Al di dietro della barriera suberificata si incontrano, Del midollo, 

degli elementi in via di segmentazione i cui setti sono per lo piu 

periclini rispetto alia superficie lesa. Alcune c little del p ilizzata proa- 

sime a questa ispessiscono le pareti che diventano punte iate tig, .*i8). 

L'amido scompare dalla zona in via di proliferazione. 

Acacia pyenantha Benth. La reazione si svolue come ne\V Acacia 
cultriformis; ma se si lascia a lungo il tillodio leso sul ramo (6 mesi 
circa) lo strato sugherrso a poco a poco si stacca, mentre dalle cellule 
piu superficial! dello strato fellodermico si va formando un curiosissimo 
ispessimento delle membrane che stanno a contatto delle ultime cellule 
suberificate, grazie al quale — quando il distacco del periderma sia 
completato — la lesione riesce rimarginata da una vera e propria cu- 
ticola (fig. 39) robust* quanto quella dell'epidennide che riveste il fil- 
lodio e colla quale si raccorda ai due estremi della ferita. 

Al di sotto dello strato l he presenta questa membrana (che e il 
cosl detto strato epidermoide, ^ia stato notato nell' Eucalyptus) (1), le 
cellule appaiono piccole ed irregolari. 

Acacia uncinella Bth. II callo si forma molto all' indietro dell. 
ferita e si affonda notevolmente nel tessuto sano al passaggio dal pa- 
lizzata al midollo. II periderma e robusto e ricco di tannino ; le cel- 
lule dol pahzzata ispessiscono e lignificano le pareti sui bordi della 
ferita : inline il midollo prolifera dietro il periderma per formare un 
felloderma di elementi piuttosto irregolari. 

Hedera Helix L. II setto di cellule sugherose si forma quasi ad 
immediato contatto della ferita. Esso decorre rettilineo e dalla parte 



fictis indica 



88 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE- MUSCATELLO 



del tessuto sano e spesso rafForzato da uno strato di piccole cellule a 
pareti ispessite. Qualche cellula epidermica ad immediate) eontatto collo 
strato sugheroso assotiglia le pareti e si allarga. Rare le divisioni nel 
palizzata. 

Laurus canariensis Webb, et Berth. II setto suberoso e diritto e 
discretamente robusto, ma al di dietro di questo non abbiamo notato 
alcuna reazione, se si eccettuano due o tre cellule del pplizzata divise, 
an p<y di disordine nelle cellule del lacunoso e la solita restrizione 
dei meati intereellulari. 

Senecio Kempferi DC. Strato sugheroso formato in grande vici- 

nanza della ferita e un po* rientrante nell'attraversare il tessuto la- 
cunoso. Felloderma con aetti periclini rispetto al taglio, localizzato di 
preferenza nel lacunoso e situato dietro il sughero. 

Senecio Kleinoides Oliv. Al di sotto del tessuto necrosato si pre- 
senta un robusto strato di cellule peridermiche fjrandi e rotonde al- 
1'esterno, tabulari dal lato interno. Esso & secruito da un'altro di fel- 
loderma. Entrambi sono dovuti a proliferazione del tessuto fondamen- 
tale. Al davanti dei fasci le cellule di felloderma sono piii piccole. 
I canali secretori si mostrano obliterati. 

Eucalyptus globulus Labill. La reazione e molto semplice. Le cel- 
lule prossime alia ferita muoiono per un certo tratto. rimanendo talora 
piene di amido. Al di dietro si forma lo strato suberoso che decorre 
attraverso il parenchima in linea retta Scarso pero e il numero di 
queste cellule le quali devono in parte la loro formazione a segmen- 
tazione degli elementi del palizzata parallelamente al piano della fe- 
rita. Anche qui si nota Passottigliamento delle pareti delle cellule epi- 
dermiche prossime alia lesione. 

Viburnum lucidum Mill. Oltre all'immagazzinarnento del tannino 
nelle cellule e alia formazione di un sottile strato di elementi suberi- 
fieati situato alquanto lontano dalla ferita, non abbiamo notato a'tra 
reazione. Tutto al piu al di dietro si incontra talora qualche rara di- 
visione cellulare. II setto di suberina ha un decorso rettiiineo, oppure 
si affonda, ma di poco, nel passatrgio attraverso il lacunoso. Le cellule 
suberificate sono piu grandi di quelle normali da cui derivarono. 

(continua) 



RECENSI0N1 



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green plants (Proceed, of the royal Society. Series B. Vol. 82, n. 
B. 554) 1910. 

Entrambe queste memorte confermano 1' ipotesi del Bayer sulla 
presenza dell'aldeide formica nelle piante, dimostrata poi sperimental- 
mente dal Pollacci, che la mise in relazione con il fenomeno dell'as- 

similazione clorofilliana. 

II Gentil ricava dall'accurata distillazione di 1 chilogrammo di 
foglie di barbabietola, gr. 0,005 di aldeide formica, e da un chilo- 
grammo di radici della stessa pianta gr. 0,003 a 0,005. 

Dalle foglie e dalle radici vecchie non ottieue neanche traccie di 
aldeide formica. L'A., dopo aver supposto che alia presenza di que- 
st'aldeide fosse dovuta la lenta fermentazione del succo di barbabietola 
durante la fabbricazione dell'alcool, trova invece, in seguito ad ulte- 
riori ricerche, che tale fermentazione e dovuta a una inversione in- 

completa dello zucchero. 

Anche lo Schryver, applicando un nuovo processo di ricerca e di 
dosaggio della formaldeide nelle piante, ne conferma in esse la pre- 
senza, strettamente legata aH'azione della luce solare. Egli suppone 
inoltre che l'aldeide formi con la clorofilla un composto stabile, de- 
ducendo cio dal fatto che l'aldeide formica si puo svelare nella cloro- 
filla anche dopo ripetuta evaporazione della soluzione eterea clorofil- 
liana, e dalla necessita di usare il reattivo a caldo, o di lasciarlo in 
contatto con la clorofilla per un certo di tempo. 

II reattivo adoperato dall'A. risulia da una modificazione del 
reattivo di Rimini (cloridrato di fenilidrazina, piu cloruro ferrico e 
acido solforico concentrato), che. oltre a non dare sempre una reazione 
costante, non e applicable per la ricerca quantitative dell'aldeide 
formica. Egli sostituisce cioe il ferrrocianuro potassico al cloruro fer- 
rico, e l'acido cloridrico all'acido solforico. La ricerca avviene nel 
modo seguente : Si prendono 10 c. c. del liqnido contenente l'aldeide 
formica, e vi si aggiungono prima 2 c. c. di una soluzione 1° di 
cloridrato di fenilidrazina (preparata di fresco e filtrata), poi 1 c. c. 
di una soluzione fresca di ferroeianuro potassico al 5 ° , e infine 5 c.c. 
di acido cloridrico concentrato: appare allora una colorazione bnllante 
simile a quella della fucsina. Para _onando l'intensita del colore otte- 
nuto, con l'intensita del colore di una soluzione tipo (la cui concen- 



90 



RECHN8IONI 



trazione sia compresa tra Puno per un milione e Puno per cento raila) 
si pu6 determinare la quantita di aldeide formica presente. 

Questo metodo di ricerca svela la presenza delP aldeide formica 
anche se essa non oltrepassi la concentrazione delPuno per un milione, 
e il reattivo adoperato e caratteristico per quest'aldeide. 

La presenza delP aldeide formica nelle piante viene dimostrata 
dalPA. facendo agire il reattivo su un estratto etereo di clorofilla, che, 
o veniva evaporato a secchezza su una lastra di vetro, o veniva scal- 
dato, o anche veniva lasciato per qualche tempo in contatto con la 
soluzione di cloridrato di fenilidrazina. 

A questa si aggiungevano poi il ferrocianuro e Pacido cloridrico. 

I/A. ottiene anche la formazione fotochimica delPaldeide formica 
per opera della clorofilla, al di fuori della pianta, sintesi gik tentata 
da Usher ^e Priestley, ma condotta da essi con metodo poco rigoroso 
(v. Mameli e Pollacci — Notts critiche intorno a recenti ricerche sulla 
fotosintesi clorofilliana — Atti 1st. Bot. di Pavia. Serie II - Vol. XIII, 

pag. 257). 

Lo Schryver conferma cosi con una bella esperienza i risultati 
gia ottenuti dal Pollacci, e cioe che ne alP oscuro, ne in assenza di 
C0 2 si ha formazione di aldeide formica nei vegetali. 

Dopo aver contestata P obiezione mossa da alcuni autori, che la 
presenza delPaldeide formica nelle piante sia insostenibile con il po- 
tere fortemente tossico di questa sostanza, P A. cerca di spiegare il 
meccanismo della reazione sintetica. Egli paragona Pazione delP al- 
deide formica sulla clorofilla, aJle reazioni reversibili, che possono 
avvenire tra un amino-gruppo e Paldeide formica, e che vennero stu- 
diate dailo Schiff. 



La reazione si rappresenterebbe schematicamente cosi: 



Clorof. 







<^ H +HCHO ^> Clorof. <^\C H 2 0+ H 2 



II prodotto di condensazione " clorofilla aldeide,, verrebbe decom- 
posto, almeno in parte, quando P aldeide formica viene spostata per 
dar luogo alia sintesi degli zuccheri e delle altre sostanze analoghe, 
ma si ricostituirebbe in presenza di anidride carbonica e della luce 
solare. Verrebbe cosi regolata quasi automaticamente la quantity di 
aldeide necessaria alia sintesi dello zucchero nelle piante. 

Dr. Eva Mameli 



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(1911) p. 1-23 -f Taf. I). 

Sifkeg, M. G: Anatomy and morphology of the leaves and inflorescen- 
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CCI (1910) p. 179-226). 

Syhes, M. G: Anatomy of Welwitsehia mirabilis, Hook f. in the see- 
dlings and adult states. (Trans. Linn. Soc. London 2 Bot. VII 
(1910) pt. 15;. 

Tahara, Masata: Ueber die Kernteilung bei Morus (Tok. Bot. Mag. 

XXIV (1910J p. 281-289 -f PI. IX and 1 Textfig.). 

Thompson W. P: The origin of ray tracheids in the Coniferae. (Bot. 

Gaz. L (1910) p. 101-116 f. 1-16). 

Tropea, Calcedonio: Note anatomo-biologiche. Con una tavola. (Boll. 



IX 



p. 5-40). 



Turquet, I: Recherches anatomiques sur les Combretum africains. Pa 

ris 1910, 8', 183 pp, avec planches et figures). 
Uslepp, Karl: Vorkoinraen und Bedeutung der Stiirkescheide in den 

oberirdischen Pflanzenteilen. (Beih. Bot. Ctrlbl. XXVI 1 Abt p. 

341-376, 9 Abbild. i. Text). 
Vrieg, H. de: A new principle in the mechanism of nuclear division, 

(Science II XXXII (1910) p. 182-183). 



SOMMARIO 



Lavori originali. 






Enrico Mi >a: La "Ftora Sardoa" del Moris .... Pag. 1 



Ettorb Vassalt.o : Comportameato delle sostanze organiehe negli 
organismi vegetali. ......... 



» 



13 



LuiOl Buscalioni e 6n <eppe Muscatello: Contribuzione alio studio 
delle lesioni fogliari ......... 



» 



7 



Recensioni . 



8!> 



Bibliografia 



91 



/ 
















RASSEGNA MENSUALE DI BOTANICA 



RFDATTA DA 



L. BUSCALION1 

Prof, all 1 Universita di Catania 



u 



ANNO XXIV, 



FASC. II. 




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JUttf^ ' 



*-v\. 



MflRCEiiUO pfAiiPlGHi 

1 627-1 694. 



CATANIA 

Tip. La Siciliana F.Ili Perrotta 



1911 



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I 



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CONTRIBUZIONB ALU) STUDIO DELLE LESlONI Fi GLIARI 9? 



Gleditschia Fontanesii Spach. A poca distanza dal taglio si veri- 

fica la suberificazione cellulare che pero colpisce poche cellule. II setto 
e diritto e le cellule spiccano per le loro pareti ondulate, ci6 che in- 
dica che la suberificazione ha provocato Taumento in estensione delle 
stesse. Al di dietro abbiamo poche cellule con le pareti ispessite, op- 
pure a cavita allar^ata , di forma ovale (cellule del palizzata). Non 
mancano neppure lei palizzata le cellule tramezzate. Gli elenienti ne- 
crosati e quelli che reagiscono alio stimolo traumatico sono poco o 
punto irapregnati di tannino. 

Ficus repe)ts "Willd. Reazione insignificante caratterizzata dalla 
formazione del tessuto sugheroso, pieno di masse tanniche. II setto h 
piuttosto robusto e attraversa in linea retta il tessuto della foglia, de- 
correndo in grande vicinanza della ferita. 

Ficu* elastica Roxb. Qui si ha iiivece una complessa reazione, in- 
quantoch6 le cellule dello strato ipodermieo, dai due lati d^lla foglia, 
proliferano gia ad una certa distanza dalla ferita formando nel loro 
seno delle cellule socondarie , tanto piu nuraerose e t into piu piccole 
quanto piu si avvicinano alia lesione. In prossimita di questa poi i 
setti sono diretti in vario senso. Le cellule neoformate piu prossinie 
alia superficie fogliare suberificano. Lo strato suberoso di difesa che 
si forma in grande prossimita della ferita e ispessito e convesso verso 
l'esterno, quasi cupuliforme. Nel punto in cui si innesta alle due epi- 
dermidi esso si estende sulle sottostanti cellule del parenchima verde. 
II palizzata frattanto prolifera e le nuove cellule si incurvano verso 
la parte lesa e la stessa disposiziene si osserva in corrispondenza del 
lacunoso, di guisa che il tessuto sugheroso riesce ratforzato da uno 
strato di felloderma a cellule piccole, con pareti pericline rifrangenti. 
Solo le cellule piu profonde di questo tessuto sono invece piuttosto 
ampie e presentano dei setti variamente diretti. 

A quanto pare i cistoliti non subiscono notevoli alterazioni, aven- 
doli piu velte riscontrati quasi intatti nello spessore del tessuto leso. 

In una ferita dovuta a causa ignota abbiamo osservato che il su- 
bero si era formato a contatto della ferita, senza che le cellule cor- 
rispondenti avessero mutato forma. 



i 



&8 LUiGI BUSCALIONl E GIUSEFPEJ muscatello 



Ficus Beniamina Lin. II processo di cicatrizzazione e poco attivo, 
e si forma a breve distanza da!la ferita. Al te&suto sugheroso succede 
il felloderma costituito da piccole cellule nate dalla proliferazione de- 
gli elementi sia del palizzata che del laeunoso. Qualche cellula ipo- 
dermica e pure segmentata. 

Ficus rubiginosa Desf. Quasi nessuna reazione all'infuori della for- 
mazione di un sottile strato di cellule suberiiicate, il quale forma co- 
me una cupola attorno al tessuto sano. Pochissimo sviluppato e il fel- 
loderma. Le cellule epidermiche proliferano pure, ma solo ad imme- 
diate contatto della lesione. 

. Raphiolepis rubra Lindl. II tessuto prossimo alia ferita ingialli- 
sce e muore. II callu che ad esso tien dietro e poco sviluppato, con- 
stando di pochi piani di cellule snberificate disposte in serie rettilinee. 
Al di dietro le cellule del laeunoso ispessiscono alquanto le pareti do- 
po essersi tuttavia divise, al pari di quelle del palizzata, per forraare 
un felloderma a piccole cellule. In questa specie attorno alia lesione 
si sviluppa delPantocianina. 

Photinia serrulata Lindl. II setto di sughero, che compare ad una 
certa distanza dal punto leso, si affonda alquanto nel tessuto del la- 
eunoso. II processo di cicatrizzazione del resto si comporca come nel Ba- 
phiolepis, colla differenza tuttavia che I'&ntocanina la quale colora le 
foglie staccate scompare in vicininza del taglio. 

Olmediella Cesatiana Bail I. Questa specie present* poca attitudi 
ne e reagire. II tappo suberoso si forma a poca distanza della ferita 
e rientra solo leggermente in corrispondenza del laeunoso. Al di die 
tro di esso poche cellule di felloderma, non sempre pero presenti. 

II palizzata non prolifera che ad immediato contatto della lesio- 
ne: l'epidermide invece rimane immutata, fatta eccezioue per la colo 
razione gialla che assume: inline ii laeunoso ispessisce le pareti cellulari 

Alyoporutu punctu/atu/u Sehlecht. Quasi nessuna reazione. Si for- 
ma il solito tessuto suberoso nel quale decorrono i fasci vascolari col- 
la guaina pure suberificata. II setto e diriito e forniaai in grande vi 
cinanza della ferita. Le borse ghiandolari comprese nella zona in via 
di reazione suberiticano pure a lor volta. Rara e la divisione cellulare 
nel palizzata e scarsa la produzione di tannino. In una lesione acci- 



CONTrIbUZIONE ALLO STUDIO fcELLE LfiSIOKl tfOGLIARI 99 



dentale il tessuto situato dietro il setto di cellule sugherose aveva pareti 
ispessite, quasi collenchimatose. 

Melianthus major Lin. Quasi nessuna reazione. AIT infuori dello 
schiacciamento del le cellule prossime al taglio con suberificazione delle 
cellule retrostanti, neppur sempre distinta. 

Evonymus japonicus L. fil. Al di dietro del tessuto sugberoso, il 
tessuto sano ispessisce le pareti in modo da rassomigliare alquanto a 
un collenchima. II palizzata non prende che raratnente parte al pro- 



cesso. 



Notiamo tuttavia che lo studio venne efFettuato su una fofflia sta- 
ta accidentalmente lesa. 

Osmanthus Aqui folium Sieb. II callo suberificato, assai vicino al- 
ia ferita, 6 sviluppato maggiormente attorno ai fasci vascolari. Esso 
forma un setto a decorso ondulato che rientra alquanto al passagjjio 
attra verso il lacunoso. Al di dietro poche divisioni cellulari danno ori- 
gine agli elementi del felloderma. 

Le cellule del tessuto sugheroso sono grandi, quelle derivate dal 
palizzata ovali. 

Farfugium grande. II tessuto di cicatrizzazione compare al liraitc 

della ferita e decorre ondulatamente affondandasi in corrispondenza 
del lecunoso. Esso e poco ispessito ed al di dietro le cellule del pa- 
lizzata ipertrofizzano, od anco si segme itano. 

Cotiledon quitensis Bak. Si forma un grosso strato di sughero die- 
tro la ferita: succede di poi un felloderma a elementi tabulari che 
presentano dei setti periclini o radiali. Questi ultimi un poco rari nel- 
le cellule suberificate. 

{J) Monocotiledoni 



Phormium tp.nax Forst. Le cellule suberificate, piene di sostanza 
bruna, occupano tutta quanta la regione interposta fra due cordoni va 
scolari e talora si estendono anche al di la. La reazione per6 e insi- 

gnificante. 

Dracaena Draco Lin. Un po' al di dietro del taglio e per lo piu 

a ridosso di uno dei fasci meccanici ipodermici si sviluppa il tessuto 

suberoso che pefo e ridotto a pochi piani di cellule. Nell'arabito del 



100 LUiGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



palizzata le cellule sono piccole, per quanto piri grand i di quelle sane, 
mentre quelle che si sviluppano nella parte centrale delle foglie sono 
piuttosto grosse. Due o tre cellule retrostanti al tessuto suberoso si 
segmentano per dare parecchi piani di elementi tabulari. II tessuto su- 
berificato si affonda alquanto al passaggio attraverso il parenchima 
centrale della foglia. (fig. 41). 

Aloe plicatilis Mill. II tessuto di cicatrizzazione si sviluppa raol- 
to irregolarmente nello spessore delle foglie carnose, senza che tutta- 
via siavi una attiva reazione per parte degli elementi sani. 

Srilla peruviana L. Si forma unpo' di sughero presso 1» ferita, 
ma senza che si abbia accenno (almeno nei tagli da lungo tempo e- 
seguiti) di un'attiva proliferazione cellulare. Le cellule suberificate con- 
tengono un po' di tannino. II setto suberoso si affonda alquanto nella 

parte mediana dalle foglie. Qualche cellula ipertrofica dietro lo strato 
suberoso. 

Alpinia nutans Roxb. Nulla all'infuori di un tessuto suberificato 
piuttosto esteso e decorrente ad una certa distanza dalla ferita. 

Crinurn Cooperi Herb. Si comporta come la Scilla. Le cellule su- 
berificate sono alquanto ispessite. 



y) Gimnosperme 



Ginkgo biloba Lin. Ad immediato contatto della ferita si formano 
delle cellule suberose tanniche e al di dietro un gross j strato di ele- 
menti a pareti ispessite che sulle faccie delimitanti gli spazi intercel- 
lular! sviluppano dei piccoli bitorzoli simili a quelli delle Marattiacee. 




Felci 



Dicksonia fibrosa. II callo non si forma. Attorno alia parte lesa 
si hanno degli elementi pieni di masse brune tanniche. 



kj) Fusti alati o piatti 



Semele androgyna Kunth. Nei cladodi di questa pianta il setto su- 
gheroso, che compare d'ordinario molto vicino alia ferita, e per lo piu 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 101 

convesso verso questa. Esso consta di grossi elementi ovali che per6 a 
misura che si avvicinano al tessuto sano sottostante diventano sempre 
piii tabulari. Quasi nessuna traccia di felloderma, o questo e ridotto 
a poche cellule ispessite. Talvolta ispessiscono anche le pareti delle 
cellule epidermiche. 

Quasi le ttesse reazioni abbiamo osservato in ferite accidentali 
dei cladodi. 

Opuntia ficus indica Mill. Nelle sezioni trasversali delle cosiddet- 
te pale noi troviamo parecchi piani di cellule schiacciate susseguite 
da grossi elementi suberificati a pareti sottili. Poi compare uno strato 
di cellule molto singolari per aspetto: si tratta di elementi larghi, schiac- 
ciati, formanti un unico piano o tutt'al piu qua e la sovrapposti a 
due a due nel qual caso i piu esterni hanno la superficie frontale mol- 
to convessa. La membrana cellulare e molto inspessita dal lato che 
guarda il taglio, un po' piu sottile invece dal lato profondo. Ad un 
esarae con forte ingrandimento si trova che la parete e attraversata da 
numerosissimi canalicoli radiali mentre presentasi regolarmente striata. 

strato, che costituisce un caso di formazione epidermoide (V. 



Questo strato, che costituisce un caso di formazione 
Acacia pycnantha td Eucalyptus) si presenta ad un tempo lignificato 
e suberificato. Esso poi si raccorda agli estremi della ferita colPepi- 
dermide cui rassomiglia moltissimo. 

Sotto questo strato vi ha un tessuto di cellule piccole, regolarmen- 
te disposte in senso radiale e tangenziale: solo qualcuna di esse e al- 
quanto piu grande. Piu profondamente ancora troviamo dei fasci va- 
scolari di nuova formazione che stabiliscono il raccordo fra i due si- 
stemi vascolari decorrenti parallelamente alle facce del cladodio e a 
poca distanza dalla superficie. Piu in dentro il tessuto riprende i ca- 
ratteri normali. 

Le reazioni che avvengono in seguito a tagli trasversali delle fo- 
glie (o di organi similari) permettono di formulare le seguenti conclu- 
sion!, gia in gran parte note, grazie agli studi dei nostri predecessori. 

1) Le cellule prossime alia ferita muoiono. La necrosi, a seconda 
della specie e delle foglie, si estende piu o meno profondamente nel 

tessuto. 

2) Al di dietro del tratto necrosato si forma un tessuto suberifi- 



102 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



cato che occlude la ferita. Prima pero che questo compaia, od anco 
contemporaneamente, le cellule si riempiono di sostanze tanniche, in 
varia quantita a secondo delle specie. 

3) Le cellule suberificate traggono origine degli elementi del pa- 
lizzata e del lacunoso: molto piu di rado da quelle epidenniche le qua- 
li d'ordinario non partecipano al processo, o vi prendono parte solo 
in debole misura suberificando le pareti. Talora pero accennano a di- 
vidersi. Pero le reazioni che avvengono nelle cellule epidermiche ces- 
sano a brevissima distanza dalla lesione. Solo in taluni Ficus e altre 
piante a epidermide composta la reazione si estende alquanto, ma es- 
sa interessa le cellule profonde dell'epidermide. 

4t) Talvolta la suberificazione degli elementi avviene senza che le 
cellule siansi previamente divise, ma questa disposizione, per quanto 
ci consta non e troppo frequente. 

D'ordinario precede invece la segmentazione, ma anche su questo 
punto le nostre osservazioni sono alquanto monche, avendo noi quasi 
sempre esaminato delle lesioni antiche nelle quali le cellule dei tessu- 
ti cicatriziali si erano ingrandite e non lasciavano quindi piu ricono- 
scere i fatti distintamente. 

5) II tappo suberificato talora e ispessito, ma molte volte anche 
risulta formato da pochi elementi. Esso poi puo decorrere in linea retta 
al limite del tessuto sano, oppure affondarsi alquanto nel suo percorso 
attraverso il lacunoso. Ci6 lascierebbe suppurre che ogni lesione provo- 
chi la morte di un numero quasi determinato di cellule, per cni essen- 
do quelle del lacunoso piu grandi obbligano il tessuto suberoso ad ad- 
dentrarsi maggiormente nello spessore di detto parenchima. In taluni 
casi avviene l'opposto (organi assili, fogliformi) poiche il tessuto su- 
gheroso incappuccia come una cuffia Testremita sana delPorgano. Pro- 
babilmente questo stato di cose viene chiarito se si tiene conto della 
maggior tensione del tessuto centrale o midollare deH'organo, o dello 
accrescimento piu esuberante delle cellule di questo. 

6. Al di dietro del tessuto suberoso, dal lato del parenchima sa- 
no, le cellule proliferano, ma Pintensita del processo varia da specie a 
specie e fin'anco da foglia a foglia. E' pero quasi sempre assai scar- 
so il numero delle cellule neoformate. Talora, anzi, non abbiamo piu 



C0NTR1BUZ10NE ALLO STUDIO DELLE LESIOM F0GL1ARI 10 



riscontrato le tnccie di una pregressa segmentazione. Le cellule neo- 
formate sono piccole, per lo piii a setti periclini rispetto alia ferita 
e in vicinanza di questa, variamente incliuate altrove. 

7) Le cellule del felloderma ispessiscono talora le pareti, ed anzi 
in qualche caso formano su queste dei piccoli bitorzoli sporgeuti negli 
spazi intercellulari. Per lo piu sono piccole e d' ordinario restringono 
gli spazi intercellulari, quando non li colmano del tutto con degli ispes- 
simenti parietali a tipo colienchimatoide. 

8) L'ispessimento delle pareti ha luogo prevalenteraente negli e- 
lementi derivati dal tessuto lacunoso e le pareti sono cellulosiehe. Nel- 
le Acacie abbiamo tuttavia notato l'ispessimento delle membrane del 
palizzata con formazione di punteggiature. La metamorfosi per6 col- 
pisce solo poche cellule ed e ben lungi quindi dall'offrire Timponenza 
che noi abbiamo osservato nelle lesioni da sfregamento o da causti- 



cazione. 



II tessuto neoformato ha i caratteri di un felloderma (talora di 
un saftperiderm nel senso di Wiesner) e con tale nome V abbiamo 
appunto caratterizzato, per quanto si notino delle difFerenze rispetto 
al modo di formazione di fronte ai genuini fellodermi. 

9) In taluni casi [Acacia pycnantha e Opuntia in cui il fillodio 
o rispettivamente il cladodio leso era rimasto a lungo sul ramo) si os- 
serva che il tessuto suberoso cade, mentre le cellule superficiali del 
felloderma ispessiscono la parete rivolta verso la ferita in guisa da rige- 
nerare una specie di epidermide (strato epidermoide) coi caratteristici 
depositi di cutina, la quale sui bordi della ferita si raccorda con quella 
della vera epidermide. Siffatta disposizione di cose ricorda molto da 
vicino le formazioni contrassegnate da noi nome di epitelio cuticulare. 

10) Le disposizioni che si osservano nelle lesioni, per quanto si- 
mill sotto molti aspetti, a quelle che si riscontrano nelle foglie soffre- 
gate o trattate eoH'AgN0 3 , sono tuttavia meno complesse e difFerisco- 
no per la quasi nessuna tendenza delTepidermide a prender parte ai 
processi di cicatrizzazione, fatta eccezione per la suberificazione into- 
to delle sue cellule al limite della lesione. Fanno tuttavia eccezione i 
Ficus e qualche altra pianta in cui gli ipodermi, qualunque sia Tori- 
gine loro, si segmentano. 



104 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Spedalmente scarsa e la produzione di felloderma, mentre no i 
sappiamo che nelle lesioni da soffregamento e da causticazione questo 
tessuto si sviluppa molto. Oltre a cio manca la formazione per lo piu 
di un epitelio cuticolare e d'ordinario mancano gli sclereidi che ab- 
biamo visto formarsi in abbondanza nelle frizioni praticate alle foglie 
di Laurus e Gleditschia. E' inline pure poco frequente la formazione 
di grandi otricoli. 

11) Le Felci non formano un tessuto suberoso di cicatrizzazione; 
le Monocotiledoni ne formano poco, o talora anche n n lo producono, 
all'opposto nei Ginkgo avviene una discreta reazione. 



B) LESIONI TANGENZIALI DELLE FOGLIE 



a) Dicotiledoni 



A priori si potrebbe supporre che le lesioni ottenute collo sfrega- 
mento, o colla causticazione ricordino quelle che si hanno colla sem- 
plice abrasione deirepidermide poiehe, in ultima analisi, anche nei 
sopraricordati trattamenti questo tessuto viene piu o meno gravemen- 
te leso, come Y attesta Y accasciamento delle cellule, Non dobbiamo 
tuttavia dimenticare che la necrosi delle cellule epidermiche non av- 
viene costantemente, e in secondo luogo che i rapporti delle cellule 
del parenchima fogliare col mezzo esterno sono ben diversi nei caso 
in cui il tessuto sia protetto da un epidermide sana o lesa, anzichc 
messo a nudo. Forti di questa convinzione noi abbiamo pertanto stu- 
diato le lesioni che si formano in seguito alia abrasione delF epider- 
mide e alia lesione delle cellule piu superficiali del palizzata, non es- 
sendo sempre possibile esportare il primo tessuto senza ledere anche 
il secondo. 

Acacia pycnantha Benth. Venne asportata T epidermide e si di- 
mezzarono le cellule piu esterne del palizzata. Ben tosto si e formato 
al di sotto degli elementi direttamente od indirettamente lesi (palizza- 
ta) una zona suberosa tannica che separava del tutto la parte lesa dal- 
la sana. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOULIARI 105 



Per lo piu la stessa decorreva alia periferia del midollo, ma ta- 
lora anche qualche cellula profonda ddl'opposto palizzata mostrava di 

aver preso parte al processo. Nessun accenno di proliferations, anzi 

un impoverimento nel contenuto delle cellule lese e di quelle del 
palizzata del lato opposto rimasto illeso. Sui bordi della lesione qual- 
clie elemento del palizzata aveva ispessito o suberificato le pareti. 

Fiats elastica Roxb. L'esportazione di un lembo d'epidermide, li- 
mitataraente per6 agli strati superficiali di quest*, porta all' essieca- 
mento del sottostante palizzata ed al rierapimento delle cellule con 
masse tanniehe, brunastre. Non si ha pero nessun accenno di un vero 
processo di cieatrizzazione nelTambito del tessuto leso, o Delle sue vi- 
cinanze, Neppur si notano alterazioni nelle cellule dei cistoliti, fatta 
eccezione per la dissoluzione delle masse di carbonato di calce che 
pero venne da noi osservato in preparati stati a lungo in giicerina e 
acqua di Javelle. 

Ficus Beniamina Lin. La foglia per effetto della lesione erasi la- 
cerata ed il tessuto di cieatrizzazione appariva limitato ai bordi del- 
la ferita come nei casi di tagli foglia ri. 

Ficus capensis Thunb. Si nota un grande assottigliamento della 
foglia nel punto leso, in seguito ad alterazione delle cellule del pa- 
renchima. 

Ficus repens Roxb. II palizz ta superficial ed anco i t( suti piu 
pro fon di sono colorati in giallo bruno da masse tan niche: talvolta su- 

berificano gli strati superficiali sotto la lesione, mentre elementi piu 
profondi, a pareti eellulosishe, ispessiscono queste. 

Ficus rubiginosa. Si comporta come il F. repens. 

Eucaliptus globulus Labill. (fig. 42) L'esame microscopic© di una 
foglia stata lesa e poi lasciata in sito per pochi giorni non mostrava 
altro che Timbrunimento dei contenuti cellulari e la tendenza, nelle 
cellule sottostanti alia ferita, a suberificar le pareti. Molto elegante 
era invece la reazione in un'altra foglia rimasta piu a lungo sulla 
pianta, dopo la lesione. Qui le cellule superficiali del parenchima ver- 
de erano raorte: al di sotto coniparira un forte strato di cellule sube- 
rificate il quale aitraversava con decorso alquanto ondulato il paren- 
chima, pur rimanendo all'ingrosso parallelo alia superficie fogliare. In 



106 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



un'altra foglia era invece morto tutto quanto il parenchima sottostan- 
te al taglio e il tessuto suberoso, formatosi sui bordi dolla ferita, e a 
contatto della epidermide, dopo un breve percorso, quasi parallelo alia 
superficie fogliare piegava bruscamcnte per porlarsi air epidermide 
opposta sulla quale si inseriva. Si aveva cosi una specie di cicatrizza- 
zione, quale si osserva nei tagli fogliari traversali. 

Tornando al secondo caso ricorderemo ancora cbe il tessuto su- 
beroso, formato di cellule ovali, attraversava i fasci vascolari i cui 
elementi liberiani suberificavano a loro volta, in continuazione della 
lamina suberificata parenchimatosa. A contatto delle borse ghiandola- 
ri lo strato suberoso imrn^tteva nel cavo ghiandolai e qualche elemento 
pure suberificato. Al di sotto della zona sugherusa stendevasi un grosso 
strato di felloderma i cui eleme iti apparivane piccoli e tabulari. 

Raphiolepis rubra Lindl. Lesione interessante V epidermide e il 
palizzata. Si nota solo un forte accumulo di sostanze gialbistre tan- 
niche in tutto il parenchima leso. Non sappiamo se per altro lasciando 
piu a lungo la foglia sulla pianta non possa, per avventura, accadere 
una reazione piu intensa. 

Senecio Kleinoides Oliv. (fig. 43) Si h«i spesso una reazione intensa 

con formazione di un grosso strato di cellule suberificate, al di sotto 
del quale molte volte si nota un forte accumulo di elementi a tipo di 

collenchima, con distinta punteggiatura sulle pareti, il quale invece 
nella parte sana forma soltanto uno o due piani al di sotto delP epi- 
dermide. Tra le due forraazioni patologiche , quando lo esame venga 
fatto a tempo debito, si trovano ancora delle cellule del cambio. 

Piu profondamente compaiono i fasci vascolari, e questi in cor- 
rispondenza della lesione sono d ? ordinario mo to numerosi , d' aspetto 
giovanile, con elementi vasali molto piccoli e talora solo oscuramente 
punteggiati. Siffatta disposizione, ma specialmente il numero grande 
«lei fascetti e la presenza, qua e cola , di ^ruppi cellulari in attiva 
segmentazione e piccoli, ci fa sospettare che si tratti di vere neofor- 
mazioni vascolari in rapporto col trauma. Fino ad ora pero non ne 
abbiamo ottenuta la prova decisiva e percio intendiamo proseguire le 
ricerche. 

Senecio Kempferi. DC. (fig. 44) La reazione comincia un po' al 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 107 



di la dei bordi della ferita. Ivi le ceMule del palizzata si segmentano 
obliquaniente mentre le nuove cellule suberiiicano. Lo strato suberoso 
poi si continua al di sotto della lesione isolando ll tessuto neerosato 
da quello piu profondamente situato e sano. Nella parte profunda dello 
strato sugheroso le segmentazioni , eon formazione di cellule tabular!- 
sono numerose. Tutto il tessuto malato 6 pieno di tannino. 

Nei casi di gravi lesioni la parte sottostante inuoro e secca e al 
lora si hanno le reazioni proprie dei tagli trasversali. 

Cotiledon quitensis. Bak. Si forma, in grande vieinanza della ferita, 
ma al di sotto di questa , un sottile strato di sughero a grossi ele- 
menti. Piu profondamente si nota, talora, qualeh ' cellula in segmenta- 



zione. 



Crassula canescens. Roem. et Schutt. Lo strato di sughero che si 
forma al di sotto, ma a poca distanza, della ferita e forte di due 
o tre piani. Esso consta di elementi grandi rettangolari. Piu nelT in- 
terno il parenchima prolifera per formare due o tre strati di cellule 
tabulari con pareti cellulosiche. 

Mesembryanthemum acinaci forme. Lin. Le cellule tagli ate e quelle 
sottostanti muoiono, mentre subito al di otto si forma . a spese del 
parenchiraa, uno strato sugheroso i cui elementi suno piuttosto grandi. 
Succede poi, come nelle altre piante grasse, uno strato di cellule gio- 
vani a pareti di nuova formazione pericline rispetto alia ferita. 

Olmediella Cesatiana Baill. AlTinfuori del solito accumulo di tan- 
nino non abbiamo riscontrata altra reazione sotto la ferita che nei 
casi studiati interessava repidermide e il primo strato del palizzata. 

Lawus canariensis Webb, et Berth. Le ferite da noi prodotte 
hanno sempre determinato lo essiccamento del tessuto senza che avesse 

luogo altra reazione. 

Farfugium grande. La lesione ha prodotto la necrosi di tutto il 

tessuto sottostante. Si e osservato percio la cicatrizzaaione propria dei 
tagli, cioe limitatamente ai bordi della ferita. 

Evonymus japonicus L.fl.(fig.45) Qualche volta non si ottiene alcuna 
reazione, poiche il tessuto secca e imbrunisce; in aitri casi si ha uti leg- 
gero accenno alia formazione di una cicatrice sui bordi come nei caso 
dei tagli; infine pu6 ottenersi una distinta reazione caratterizzata dalia 



108 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



comparsa, un po' al di sotto del tessuto leso e per tutta la sua esten- 
sione, di una lamina di sughero a cellule discrete, spesso piene di 
masse tanniche o di ossalato calcico. Al di sotto vi ha uno strato di 
cellule m via di attiva segmentazione, derivate dagli elementi del la- 
cunoso, i quali sono ivi alquanto ingranditi. Del resto delle cellule 

otricoliformi trovansi anche, sebbene raramente, nel tessuto sovrastante 
suberificato. 

Buxus balearica Lam. Presso che la stessa reazione che neWEvo- 
nymus, ma al di sotto delle cellule lese vi ha proliferazione e questa 
pud presentarsi tanto nel palizzata profondo che nel lacuncso, a secondo 
della gravita della ferita. Le segmentazioni , che avvengono in senso 
trasversale, danno origine a un tessuto di piccole cellule che piu tardi 
suberificano. Alcune di queste col tempo ingrandiscono un po\ Al di 
sotto si forma, come nell'E cony m us, del felloderma, le cui pareti pero 
ispessiscono alquanto, ma in raodo irregolare. II tannino 3 Bcarso nella 
parte lesa (fig. 46). 

In una foglia lasciata dopo il taglio attaccata alia pianta, ma te- 
nuta immersa nelTaequa, le cellule lese avevano la estreinita libera 
otturata da masse cristalline. 

Hedera Helix L. Talora nessuna reazione, oppuie la prescnza di 
un callo sai bordi del a ferita, come nei tagli trasversali, il quale pero 
s'avanza obliquamente attraverso la parte lesa per raggiungere V epi 
dermide opposta. I fasci prendono pure parte alia formazione dello 
strato suberificato e sono gli elementi del libro quelli che s'impregnano 
di suberina. Al di sotto della zona di difesa qualche cellula di fel- 
loderma. 

Melodinum Scandens Forst. II tessuto leso e quello sottostante im- 
bruniscono e seccano, senza che si sia ottenuta alcuna reazione. 



Aquift 



necro- 



tizza riempiendosi di tannino , mentre il sottostante lacunoso ingran- 
disce le cellule che cosi vengono a trovarsi a mutuo contatto con no- 
tevole restringimento degli spazi intereelluiari. Poi avviene la segmen- 
tazione tanto nelle cellule ipertrOiiche del lacunoso , quanto in quelle 
del palizzata profondo rimaste illese e il tessuto neoformato suberifica, 
almeno negii strati superficial^ 



C0NTR1BUZI0NE ALLO STUDIO DELLE LESION1 FOGLIAK 10^ 



Al di sotto del tessuto suberificato rimane un sottile felloderma a 
cel.'ule tabulari, segmentate tangenzialmente , nel quale appaiono dei 
piccoli gruppi di cellule molto piu graeill delle vicine e a contenuto 
abbondante. Di queste non abbiamo potuto seguir l'ulteriore evoluzione. 
E ? probabile che si formino dei fasci a spese delle stesse, ma il fatto 
merita di esser meglio assodato. 



B) MONOCOTILEDONI 



Dracaena Draco Lin. II tessuto di reazione si forma sotto V epi- 
dermide, sui margini della ferita, e quindi si affonda nel parenchima 
verde tra i cordoni raeccanici e raggiunti gli strati profondi decorre 
in senso parallelo alia superticie per portarsi di nuovo verso Pepider 
mide al limite opposto della ferita. Si tratta di un periderma a cel- 
lule irregolarissime suberificate spesso colle pareti colorate da flobafeni 
che impregnano pure i cordoni meccanici. Al di sotto di questo tes- 
suto si nota qualche cellula di felloderma. 

Strelitzia Augusta Thunb. II tessuto si riempie di tannino e si 
dissecca. 



C) FUSTI ALATI E CLADODI 



Semele androgyna Kunth. II tessuto del cladodio si affloscia sotto 
la ferita: non abbiamo tuttavia veduto formarsi delle nuove cellule. 

Muehlembekin platiclados Meissn. Nel midollo del ramo appiattito 
si fa uno strato di sughero decorrente paralle'amente alia ferita. Poche 
son le cellule in proliferazione. 



* 



Nelle lesioni tangenziali interessanti Pepidermide e quasi sempre 
anche il palizzata si ha come prima reazione (almeno nei casi dai noi 
studiati, che si riferiscono a foglie state lese durante la cattiva sta- 
gione e quindi in condizioni tutt'altro che favorevoli di vegetazione) (1) 



(1) Gli esperimenti venivano tuttavia effetfcuati in serra, a una temparatara 



discreta. 



110 LUIGl BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 





la comparsa di tannino nelle cellule lese e in quelle sottostanti. Le 
cellule piu superficiali intanto vanno piu o meno presto in necrosi. 

Qualche volta, grazie alia presenza di siffatto tessuto ricco di 
tannino, gli elementi sani rimangono sufficientemente protetti ed in 
tal caso puo mancare del tutto la formazione di un periderma, o que- 
sto sviluppasi solo parzialmente. 

Nelle piante grasse si ha invece quasi costantemente la formazione 
di un pei'iderma al di sotto o nell'ambito stesso del tessuto ricco di 
tannino. Inoltre al di dietro dello strato suberoso si forma molte volte 
un felloderma. La comparsa dei due tessuti e preceduta , come al so- 
lito, del passaggio delle cellule adulte del tessuto fondamentale alio 
stato giovane. 

Pariraenti la formazione del sughero e del felloderma avviene 
frequentemente nelle foglie coriacee, mentre in quelle sottili e special- 
mente nelle Monocotiledoni si forma solo tannino che poi talora , non 
offrendo sufficiente protezione al tessuto sottostante, non riesce ad im- 
pedire la diffusione della necrosi. Anche Y accidentalc insediamento , 
nella ferita, di elementi patogeni puo esser causa della espansione del- 
la necrosi, senza che si formi sughero, e malgrado la presenza di cel- 
lule tanniche. 

A quanto pare le ferite tangenziali delle foglie si comportano un 
po' diversamente da quelle trasversali poiche in queste la reazione 
cicatriziale con formazione di periderma e piu pronta. 

Nelle ferite tangenziali la formazione del periderma e molte volte 
subordinata al numero dei piani cellulari esportati ed alPepoca in cui 
si fa la lesione. D' estate il tessuto sottostante alia ferita per lo piu 
muore in tutto lo spessore della foglia; d'inverno, sotto favorevoli con- 
dizioni d'umidita, puo ancora vivere e reagire sia colla formazione del 
tannino sia colla produzione di un periderma. 

Quando manca la formazione di questo lungo U ferita e il tessuto 
tannico protettore non oppone sufficiente difesa, la ferita rimargina 
spesse volte per la produzione di un callo che si local izza ai bordi. 
II callo attraversa la foglia a tutto spessore come nel caso dei tagti 
trasversali. II tessuto di riparazione cV ordinario ero non decorre di 
ritto, inquantoche tende a girare attorno la ferita , e solo dopo un 



CONTRlBUZlONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOULIARI 111 

certo tratto si piega bruscaraente (d'ordinariu girando a ridosso di un 
fascio) per raggiungere la epidermide della faccia opposta a quella da 
cui si erano sviluppnto. 

Ben ponderati i fatti, le lesioni tangenziali , mentre da un lato 
non tendono a produrre il periderma (t.ilune Monocotiledoni), dall'altro 
non sviluppano che un ordinario tessuto cicatriziale (Dicotiledoni , e 
neppure in tutte) il quale poi non presenta , che in via eccezionale , 
quella complessita di strutture e di adattamenti che noi rinveni.imo 
nelle lesioni da soffregamento e piu ancora in quelle da causticazione 
al nitrato di argento. 



Cicatrizzazione delle ferite nelle foglie tenute in acqua, 

in soluzioni nutritive ed all' oscuro. 



Le osservazioni di Blackman e Mattaei sul diverso coraportamento 
delle foglie lese di Prunus Lauro cerasus a secondo che sono lasciate 
sulla pianta o all'opposto tenute all'urnido ed all'oscuro, come pure le 
molte osservazioni sparse nella letteratura e dalle quali risulta che 
l'umidita e di ostacolo — non insuperabile pero — alia formazione del 
t.essuto suberoso, ci hanno indotto a investigare l* azione dell' umidita 
e dell'oscurita sulla formazione dei peridermi su foglie lese e di poi 
obbligate a vivere quasi unicamente a spese dell'attivita assimilatoria 
propria, poiche venivano tenute in acqua, oppure in soluzioni nutritive. 

1. FOGLIE TENUTE IN ACQUA 



a) Dicotiledoni 



Per queste ricerche ci siamo limitati a studiar Teffetto dello sfre- 
gamento e dei tagli sia trasversali che tangenziali: a tal uopo le fo- 
glie dopo esser state staccate dal ramo venivano conpervate in un re- 
cip iente pieno d'acqua, nella quale pescava il solo pinicolo fogliare. 
I tagli sia trasversali che tangenziali furono eseguiti al moniento di 
iniziai e le esperienze; il massaggio fu invece continuato, ad intervalli 
di 2 o 3 giorni, sino a tanto che si vide comparire sulla lamina i 
segni della reazione (imbruniniento, aumento di consistenza ece.). 



112 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Ficus beniamina Lin. Si e osservato unicamente il collasso delle 
cellule epidermiche e l' iuipoveriiuento , in contenuto , delle cellule a 
palizzata e ci6 per effetto del massaggio col fazzoletto. Nei tagli tra- 
sversali la parte lesa si e riempita di tannino, senza che in seguito 
abbia dato origine al tessuto suberoso. 

Ficus elastica Roxb. Le ferite da tegli trasversali hanno provo 
cato dapprima lo sviluppo del tannino nelle cellule confinanti e suc- 
cessivamente del tessuto sugheroso. Questo pero e oltreraodo ridotto e 
non presentasi rafforzato da cellule di felloderma. I fasci vascolari 
compresi nella lesione hanno suberificato le cellule del tessuto fonda- 
mentale. La stessa sorte e toccata a due o tre cellule dello strato pro- 
fondo delP epidermide , previa segmentazione. Qualche rara divisione 
nel palizzata profondo in seguito ai tagli tangenziali. 

Hedera Helix Lin. Nessuna reazione di rigenerazione o di cica- 
trizzazione nei tagli trasversali, o in seguito al massaggio. Tutto al 
piu si incontra qualche cellula tannica al limite dei tagli. 

Acacia pycnantha Bth. I tagli trasversali provocano la comparsa 
del tannino nelle cellule prossime alia lesione. Qualche rara cellula 
del palizzata inoltre accenna ad ispessire le pareti. Col massaggio non 
si e ottenuto altro che la comparsa del tannino. 

Viburnum lucidum Mill. II tannino si sviluppa con una certa ab- 
bondanza ed anco su tratti estesi, tanto in seguito ai tagli che al mas- 
saggio; non abbiamo tuttavia notato altra reazione. 

Myoporum punctulatum Schlecht. In seguito al massaggio le cel- 
lule sottoepidermiche si schiacciano, compare il tannino nel palizzata 
e infine nel decorso dei fasci vascolari notasi qualche rara cellula su- 
berificata. Nelle ferite dovute a tagli trasversali abbiamo osservato u- 
nicamente la comparsa del tannino accompagnata da un leggero ispes- 
simento della parete delle cellule circostanti. 

Crassula canexeus Roem. et Schutt. II massaggio non determina 
altro che la comparsa del tannino nelle cellule epidermiche e in quelle 
sottostanti. In un caso abbiamo tuttavia osservato la suberificazione 
dello strato di cellule dell' epitema sottostante all' epidermide e di 
quelle del parenchima fondamentale, limitatamente a uno o due piani 
cellulari situati pure a poco distanza dalle supernciali. I tagli trasver- 



C0NTKIBUZ10NB ALU) STUDIO DELLE LeSIOKI Fi GL1ARI 11 



sali invece provocano anche la suberificazione, scarsa pero, delle cel- 
lule situate ad una certa distanza dalla lesione. Inoltre si osserva qual- 
cbe rara segnientazione. 

Photinia serrulata Lindl. Coi tag li trasversali , a prescindere da 
una lieve impregnazione di tannino e di antocianina (quest'ultiina do- 
vuta probabilmente al distacco delle foglie) , noil si e osscrvata altra 
reazione. Lo stesso risultato in seguito al massaggio. 

Eucalyptus globulus Labill. Nei tagli trasversali ha luogo ahbon- 
dante ed estesa formazione di tannino seguita da una leggera suberi- 
Heazione degli elementi situati a una certa distanz t dalla ferita. II 
massaggio ha provocate), nei nostri eseinplari, delle reazioni molto dab- 
ble, poiche le poche cellule suberiiicate ehe si incontrano qua e la 
possono aver tratto origine da lesioni accidentali tanto frequenti nelle 
foglie di questa specie. 

Laurus canariemis Webb, et Berth. Pressoche gli stessi fenomeni 
offerti d&iV Euca'yptus. La formazione di tannino al margine delle 
ferite e pero molto meno estesa. 

Evonymus juponicus L. til. Formazione di una sottile striscia di 
cellule suberiiicate a breve distanza dalla ferita e previa formazione 

di tannino (tagli trasversali). 

Raphiolepis rubra Lindl. Presenza di tannino nelle cellule pros- 
sime ai tagli trasversali, Antocianina in tutta la sezione. 

Buxus balearica. In questa specie abbiamo unicaniente eseguito 
dei tagli tangenziuli in corrispondenza della pagina superiore della 
foglia die poi (senza esser staccata dal rauio) venne tenuta immersa 

nell'acqua. 

Le cellule del palizzata superficiale si sono segmentate , dando 

cosi tre o quattro strati di piccole cellule tabulari, le piu esterne delle 
quali hanno suberificato le pareti. II processo di cicatrizzazione era 
der6 poco attivo, la suberificazione non occupando piu di un piano di 

cellule. 

Senecio Kleinoides. Le cellule superticiali del tessuto fondamentale 
si accasciano assieme a quelle dell'epidermide e si riempiono di masse 
brune; le sottostanti ipertrofizzano fino ad una certa distanza dalla le- 
sione che qui fu effettuata col massaggio. 

2 



ll<4 LU1GI BU8CALI0NI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Osmanthus Aquifolium. I tagli trasversali provocarono un' accenno 
di formazione suberosa in grande vicinanza delia lesione. 



b) Monocotiledoni 

Phormium tenax. Nessuna reazionc interessante in seguito ai tagli 
trasversali, all'infuori dello sviluppo di cellule tannifere nelle vieinanzo 
di questi. 



c) Fasti alati e cladodi 



Semele androgyna, Nelle lesioni da tagli trasversali il cladodio im- 
brunisee sino ad una certa distanza dalla ferita e si forma un leggero 
strato di suberina nel punto in cui il tessuto torna normale. La sube- 
rificazione delle cellule e pero appena riconoscibile col Sudan III. 

Muehlembeckia platiclados.il ramo appiatito sviluppa qualche cel- 
lula suberiticata nel parenchima verde sotto 1' influenza dello sfrega- 
mento. In seguito ai tagli trasversali si forma un po' di tannino e 
del sughero (ma in modo molto dubbio;. 



2. FOGLIE TENUTE IN SOLUZIONE NUTRITIVA 



a) Dicotiledoni 



In questa serie di ricerche sulle reazioni traumatiche abbiamo 
fatto una delle soluzioni di Knopf come mezzo di c< ltura delle foglie ? 
le quali rimasero per tutto il tempo che duro T esperimento col pic- 
ciuolo, o colla parte basale del lembo immerse nella soluzione. Questa 
poi si rinnovava una volta alia settimana. 

Eucalyptus globulus. Tannino in abbondanza nelle cellule prossime 
ai tagli fogliari trasversali. Reazione stentata nel caso di frizioni. 

Evonynous japonicus. II raassaggio ha prodotto sul decorso dei 
fasci niaggiori delle grosse verruche screpolate e costituite da un'am- 
masso di cellule rotonde, giallastre, suberiticate ? al di sotto delle quali 
si ha un robusto strato di elementi feliodermici rettangolari. Non sap- 
piamo per altro se siffatta lesione debba realnaente ascriversi al mas- 



CONTftlBUZIONE ALLO STUDIO DELLB LESIONI FOGLIAR 11& 



saggio. Coi tagli trasversali non si e ottenuto altro che la forinazione 
di tannino nelle cellule prossime alia ferita. 

Ficus beniamina. Lesione tangenziale. Le cellule dello strato pro- 
fondo del palizzata raostransi povere di plasma e inoltre sono un po' 
ingiallite per sostanze tanniche. La stessa reazione si ottiene coi tagli 

trasversali. 

Ficus elastica. In seguito ai tagli trasversali si ottiene una rea- 
zione abbastanza intensa nel senso che, a poca distanza dalla lesione, 
si forma una robusta placca di cellule suberose la quale attraversa 
tutto quanto il parenchima verde. Alia forinazione delle stesse pren- 
dono anche parte le cellule epidermiche, sia proliferando , sia impre- 
gnando di suberina le pareti neoformate e quelle antiche. Poche cel- 
cule retrostanti al tessuto sugheroso, dal lato del tessuto sa no, sono in 
attiva divisione per formare un po' di felloderma. Prima pero che que- 
ste reazioni compaiano si ha il solito accumulo di tannino. 

Viburnum lucidum. Per quanto riguarda i tagli trasversali abbiamo 
notato la stessa reazione gin descritta sul Ficus elastica. Le lesion i 
tangenziali provocano invece soltanto (alraeno nei casi da noi studiati) 
produzione di tannino e accasciamento delle cellule. 

Crassula canescens. Sotto 1' azione del massaggio imbruniscono le 
cellule superficiali del parenchima e quelle dell'epidermide , e poi 
qua e la ha luogo qualche dubbia forinazione di cellule sugherose. 

Osmanthis Aqui folium. II tessuto sottostante al punto soffre- ito 
si accascia perche gli elementi del palizzata si impregnano di tannino 
c si coartano. Nessun'altra reazione. Coraportamento analogo coi tagli 

trasversali. 

Photinia serrulata. La stessa reazione osservata nell'Osmantui. 

Myoporum 



1 



trasversali. Reazione insignificante nel caso di soffregamsnto della foglia. 

Hedera Helix. Lesioni tangenziali. Si e ottenuta una reazione 
molto elegante. I due strati di palizzata restano per lo piu iramutati (1), 



(1) In un caso le cellule dello strato profondo del palizzata sottostanti a 
quelle esterne lese avevano ispessito alquauto la pareti frontale che le separava 
da queste ultime (fig- 48). 






* ■ . * ■»» * * 



• * 



116 LUIGI BU8CALI0NI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



in en t re proliferano le cellule immediatamente sottostanti per formare 
un robusto strato di element! grandi o discreti, saberificati, al di sotto 
dei quali si osserva un piano di piccole cellule fellodermiche. La su- 
berificazione pero in qualche punto colpisce anche le cellule del paliz- 
zata profondo. Questo e quanto si puo osservare allorche il preparato 
microscopico viene ottenuto dai bordi della lesione. Nel mezzo di que- 
sta cambia la scena in quanto cbe tutto il tessuto sottostante alia le- 
sione muore e allora si ha la cicatrizzazione di una ferita trasversale. 
Si nota tuttavia una piccola differenza nel senso che il periderma non 
decorre come un setto diritto da un epidermide all'altra, ma alTopposto 
passa al di sotto delle cellule morte per decorrere per breve tratto 
parallelo alia superficie lesa e poi piega bruscainente per raggiungere 
Tepidermide inferiore. Per lo piu \h ginocchio si forma a ridosso dei 
fasci vascolari. II processo e ovunque preceduto dalla comparsa del 
tannino. 

Tagli trasversali: tannino nelle cellule prossime alia ferita e di 
poi una placca di cellule suberose a breve distanza da questa. Le cel- 
lule suberificate son grandi, vuote o presentano le pareti ondulate, cio 
che dimostra che esse hanno dovuto contrarsi. La regione del callo e 
piu ispessita della circostante normale. 

Raphiolepis rubra. Nessuna reazione sia coi tagli trasversali sia 
con quelli tangenziali, alPinfuori della comparsa di tannino. 

Laurus canariensis. Si comporta come il Raphiolepis. 



b) Monocotiledoni 



Dracaena draco. Tagli tangenziali : II periderma, a grosse cellule 
tanniche e suberose, colle pareti impregnate di flobafeni che colorano 
anche i cordoni meccanici, si forma a spese del parenchiraa verde in- 
terposto fra questi ultimi, e poi si sviluppa parallelamente alia super- 
ficie nel tessuto di ampie cellule situato immediatamente dietro i cor- 
doni meccanici. Nei tagli trasversali il periderma pure tannico sube- 
roso si forma in abbondanza presso la ferita ed e rinforzato da <[iial- 
che celiula di felloderma. Entrambi i tessuti hanno pareti un po ? 
ispessite. 



C0NTR1BUZI0NE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGL1ARI 117 



3. POGLIE TENUTE ALL'OSCURO 



Per questo genere di esperienze ci siamo limitati a sofFregare le 
foglie ad intervalli di 2 o 3 giorni. I/operazione venne di poi sospesa 
allorche cominciarono ad apparire i primi segni di reazione, (cambia- 
men to di colore, raggrinzamento etc.) Le foglie vennero raccolte due 

mesi piu tardi e durante tutto il tempo che trascorse dal primo mas- 
saggio lino n\ giorno della raccolta furono tenutc avvoltc nella sta- 
gnola. Noi abbiamo cosi potuto studiare V influenza dell' oscurita nel- 
la reazione, ma pcro non possiamo tacere che un lembo fogliare av- 
vclto dal 1m stagnola si trova anche in condizioni di umidita alquanto 
diffeienti da quelle cui sono sottoposte le foglie liberamente traspiranti. 
Infatti si e quasi sen) pre Observato che le foglie erano piuttosto umide, 
cio che non accade a quelle esposte al sole. 



Myoporiint punctulatum. Q, 






sopra di 



alcuni cordoni fibrovascolari si incontra qualchc cellula suberosa. 

In un' esemplare di foglia stata trattata alio stesso niodo, ma la- 
sciato di poi alia luce si sono notate le seguenti particolarita : V epi 
dermide era schiacciata e la stessa sorte avcvano subito in alcuni 
punti le cellule del palizzata sottostante. Poi veniva un grosso strato 
di elenieuti grand*, subenficati, contro ai quali si appoggiavano delle 
file di cellule allungate otricoliformi, semplici o variamente divise, ta- 
lune delle quali a pareti fortemente ispessite. J trainezzi erano parti- 
colarmcnte numerosi in vicinanza del tessuto suberificato. Al tessuto 
neoformato teneva dietro un palizzata conformato pressoche sullo stain - 
po normale e di poi il lacunoso rivestito dall'epidennide inferior*. La 
legione lesa e molto ispessita in confronto della sana. 

Euphiolepis rubra. Quasi n ssuna reazione, se si eccettua la com- 
parsa del tannino. All' opposto una foglia stata soffregata, ma poi, 
per il confronto, lasciata scoperta ci ha offerto non poche particolarita 
struttuali interessanti. L' epidermide superiore si e mantenuta intatta 
od ha suberificato le pareti , mentre le cellule si sono divise. Al di 
sotto di essa e comparso un tessuto singolarissimo, fatto di cellule ir- 
regolari ramose, ricche di a mi do, le quali perd in alcuni punti, e piu 
precisamente la dove l'epidermide era auberificata, si trasformavano in 



118 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



un tessuto a piccole cellule, collenchiuaatose che rafforzavano Pepidermi- 
de stessa. Al di dietro di questo strato cellulare di neoformazione cora- 
pariva il palizzata; questo pero puo maucare e al suo posto trovasi 
allora il lacunoso. Tanto Puno che Paltro presentavano caratteri nor- 
mali e perci6 spiccavano sul tessuto patologico per la coloraz one verde 
piu intensa e per gli spazi intercellulari piu piccoli. 

Trattando le sezioni con acqua di Javelle e poi col Sudan III si 
pote constatare che tutto il tessuto neoformato a cellule ramose aveva 
le pareti ispessite ma non suberificate: alPopposfo erano impregnate, e 
fortemente, di suberina le piccole cellule sottostanti alP epidermide la 
dove questa si mostrava pure suberificata, o piu o meno profondamente 
schiacciata e alterata. 

Ficus elastica Non abbiamo osservato alcuna reazione, ma nep- 

pure si sono istituite esperienze di confronto. 

Hedera Helix. Qualche divisione nel palizzata e nelPepidermide; 
un po' di periderma sui fasci maggiori; mancanza di amido nei tes- 
suti. AlPopposto intensa formazione di periderma ; segmentazione nu- 
merosa nel tessuto epidermico e nel palizzata nelle foglie lasciate alia 
luce, le quali poi sono ricche di amido. 

Eucalyptus globulus. Si sono incontrati dei tratti di tessuto verde 
in cui le cellule piu superficiali erano suberificate; inoltre qualche cel- 
lula epidermiea si mostrava divisa. Nella foglia di confronto che era 
stata soffregata e poi lasciata alia luce la reaziooe era evidente. L/epi- 
dermide erasi schiacciata e divisa su estesi tratti del lembo; in alcuni 
punti, e specialmente lungo la nervatura, essa appariva sollevata col 
tessuto sottostante ipertrofico. Al di sotto dell'epidermide incontravansi 
parecchi piani di cellule chiacciate; contro questa poi poggiava uno 
strato di cellule le cui pareti, dal lato rivolto verso Testerno, erano 
notevolmente ispessite, per cui si aveva la produzione del solito strato 
epidermoids Piu profondamente si incontrava una specie di felloderma 
a piccoli elementi con membrana sottile, e infine il tessuto piu o meno 
normale (palizzata, lacunoso e via dicendo). 

Col Sudan III si rilevava che tutto quanto il tessuto sovrastante 
alio strato epidermoide e questo stesso erano suberificati. Va notato 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 119 

inoltre che la membrana ispessita dello strato epidermoide si innestava 
alia cuticola dell 'epidermide, cui rassoniigliava in tutto e per tutto. 

Photinia serrulata. Nessuna reazione an po' earatteristica. Nelh 
foglie di confronto si hanno delle vere verruche dovute alia prolifera- 
zione del tessuto malato. L' epidermide e schiacciata e al di sotto vi 
ha un tessuto ricco di taunino e caratterizzato da lunghi otricoli, op- 
pure questi si tramezzano ripetutamente e allora compare un tessuto 
a piccole cellule intiinainente fra loro unite, a tipo collencliimatoso 
al di sotto di questo si incontra il palizzata le cui cellule sono qua e 
la tramezzate. Se la lesione e stata meno intensa, sotto V epidermide 
compare subito il palizzata, il quale per6 ha le sue eellule piu super- 
liciali povere in contenuto, giallastre per tannino e spesso tramezzate. 

Tutto il tessuto neoformato appare, col Sudan III, suberiticato ed 

in molti punti rivestito all' esterno da una membrana cuticolaroide in 

sostituzione di quella dell' epidermide alterata. Al di sotto pero dello 

strato suberiticato si incontra assai spesso un tessuto di piecole cellule 

di felloderma collenchimatoso ; poi fa seguito il palizzata piu o meno 

profondamente alterato e costituito quasi sempre di cellule meno grandi 
delle normali. 

Colla tintura di Judio si e trovato amido in abbondanza nella fo- 
glia rimasta alia luce, pochissimo invece in quelle tenute all'oscuro. La 
stessa disposizione venne pure riscontrata nelle altre piante da nui 
studiate , fatta tuttavia eccezione per il Raphiolepis a causa delle so- 
luzioni di continuity avvenute nella ^tagnuola negli ukimi giorni delle 
nostre csperienze, e per le quali un po' di luce era penetrala fino alia 
foglia provocando l'assimilazione. 



* 
* * 



Le osservazioni fatte tenendo le foglie all' oscuro, all' umido , in 
soluzioni nutritizie concordano tutte quante nel senso di mettere in 
evidenza che le formazioni suberose si forma no in abbondanza unica- 
mente quando il Glioma e sottoposto alle eondizioni di luce normali e 
non assoggettato ad un'umidita eccessiva. 

E' vero pero che le foglie reagiscono le une differentemente dalle 
altre anche quando appartengono alia stessa specie e percio i risultati 



!20 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



possono venire infirmati da una tale eondizione di cose. Cio non ostan- 
te, dato il numero abbastanza grande di esperienze condotte a termine, 
e tutte piu o meno fra loro concordanti , ei erediamo autorizzati a 
mantenere le nostre conclusioni. 

I fatti esposti ci dicono inoltre che la foglia pud reagire anche 
se staccata dalla pianta avendo essa la capacita di vivere a lungo 
quando venga tenuta all'umido. Nelle soluzioni nutritive essa poi trova 
condizioni di esistenza ancora migliori. Ma se essa basta a se stessa 
non e piu eapace di reagire con quella intensita che e caratteristica 
delle foglie lasciate aderenti alia pianta. Percio noi vedianio che il 
callo e ridotto, talora mancante e sostituito da un accumulo di cellule 
piene di tannino. Tnoltre, anche quando si Bviluppa abbastanza bene , 
(Ficus), il callo non e quasi mai accompagnato da formazioni felloder- 
miche abbondanti, tanto che non merita a rigor di termini il nome di 
callo. Pochissimo accentuate poi sono le reazioni allorche si sono sof- 
fregate le foglie, e inoltre le stesse quasi mai danno luogo alia produ- 
zione di elementi sclerosati, di epiteli cuticolari e di altre particolarita 
istologiche ed anatomiche che noi abbiamo visto frequentemente com- 
parire nelle esperienze fatte su foglie tenute in sito. 

Interessante e poi il fatto che mentre le lesioni meccaniche (fri- 
zioni) provocano al pari di quelle chiiniche (causticazione eoll'AgN0 3 ) 
la proliferazione del tessuto sottostante nelle foglie lasciate in sito, 
questi processi non avvengono che raramente in quelle tenute all'urai- 
do. In tali foglie invece si forma quasi sempre lungo i margini della 
ferita o della lesione un cercine cicatriziale per cui la parte median a 
lesa resta sequestrata. Si comprende quindi come nelle esperienze di 

lei si sia appunto ottenuto il distacco del tessuto 
inorto allorche le foglie di Prunus Laurocerasus venivano ustionate 

e poi mantenute col picciuolo in acqua fino a cicatrizzazione com- 
pleta. 

Anche molto interessanti sono le osservazioni fatte con foglie il 



Matt 



cui picciuolo pescava nelle soluzioni nutritive , poiche dalle stesse e 
risultato che le migliori condizioni di esistenza in cui viene in tal gui- 
sa a trovarsi la foglia staccata favoriscono i processi di cicatrizzazio- 
ne, i quali percio appaiono piu marcati che nella foglia semplicemente 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 121 



conservata in acqua. L/oseurita infine ha pure un'influenza non indif- 

■ 

ferente valendo essa a rallentare e ad indebolire le reazioni, che provo- 
cano la cicatrizzazione. 



FACCIA INFERIORE DELLA FOGLIA 



Le 'esioni furono ottenute anche qui tanto coi metodo dell a cau- 
sticazione coITAgNOg che eon quello delle frizioni meccaniche. Nostro 
scopo era que lo di constatare se i tessuti epidermici e il lacunoso della 
pa gin a inferiore, altrimenti conformati da quelli della pagina supe- 
riore (palizzata ed epidermidc), reagissero anche diversamente alio sti- 
molo. Nella pagina inferiore abbiaino, quasi seinpre, una maggior ab- 
bondanza di stonii i quali, quando vengono messi in condizioni di non 
pm funzionare, devono provocare notevoli disturbi nei sottostanti tes- 
suti. Oltre a cio il lacunoso, ricco di meati intercellular!, permette 
alle cellule di distendersi in tutte le direzioni quando vengano stimo- 
late ad accrescersi, per cui anche sotto questo punto di vista le con- 
dizioni sono ben diverse da quelle che regolano la reazione patologica 
alia pagina superiore. 



Lesioni ottenute collo sfregamento 



Podocurpus latifolia Wall. II tessuto suberoso compare al limite 
del punto leso ed alia superficie della foglia per affondarsi di poi in 
guisa da circoscrivere la parte malata formando alTingiro di questa 
quasi uno strato concavo, una specie di scodella che ingloba le cellule 
necrosate. I fasci vascolari quando vengono corapresi nella lesione rie- 
scono profondamente alterati. 

Abbiamo peraltro osservato dei casi in cui nel punto malato vi 
era semplicemente una e^uberante produzione di tannino. 

Ficus religiosa. II lacunoso si segmenta ma non attivamente e 
poscia le cellule suberificano. Qualche cellula del tessuto sottoepider- 
mico ispessisce le pareti (fig. 49). 

Ficus Sycomorus. Oltre (alia lesione constatata nella precedente spe- 
cie si rileva qui Tocclusione delle cellule a cistoliti seguita da sube- 
rificaz one della sostanza fondamentale del cistolite. 



122 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Ficus Afzelii. Semplice suberificazione di qualche strato del lacu- 
noso piu superliciale. 

Ficus magnolioides. Forma zione di sughero sulle nervature. 

Ficus beni amino, (fig. 50) La pagina inferiore e rivestita da un 
epidermide disposta in doppio strato e costituita da cellule assai piu 
piceole di quelle delia corrispondente epidermide della pagina supe- 
riore. Vi ha poi un palizzata ridotto , di guisa ehe il lacunoso viene 
ad occupare quasi l'asse della foglia. 

II palizzata reagisce allungandosi donde la forma zione di una 
bozza per altro poeo prominente. Ragyjunto poi che hanno un certo 
sviluppo , le cellule si segmentano attivamente , ma limitatamentt 1 al- 

Testremo rivolto verso la superficie fogliare, dando cosi origine m uno 
strato di piceole cellule che non tardano a suberificare. 

Le cellule a cistoliti per lo piu restano immutate, o subcrificano 
le pareti o riescono colmate da tilli. 

II lacunoso puo anche prender parte al processo neoformativo con 
produzione di piceole cellule stirate tangenzialmente, quasi schiacciatc. 

Ficus macrophylla. Prolifera il lacunoso ed il pal zzata della pa- 
gina inferiore con formazione di uno strateiello suberificato sottoepi- 

dermico specialmente sviluppato lungo le nervature maggiori (fig. 51). 

Ficus populi folia. La lesione si e presentata sui fasci vascolari 
maggiori con formazione di uno strato sugheroso al di sotto del col- 

lenchima sottoepidermico. Piu profondamente si nota un tessuto fel_ 
lodermico a cellule schiacciate. II tannino abbonda nella lesione. 

Ficus rubiginosa. Segmentazione tumultuosa seguita da suberifi- 
cazione delle cellule del palizzata (fig. 52). 

Tournefortia hirsutissima. II tessuto del lacunoso muore o sube- 
rifica e i cistoliti restano inclusi nella parte ammalata. A titolo di 
curiosita uoteremo che la sostanza fondauientaie dei cistoliti, nelle 
sezioni trattate colFacqua di Javelle presenta una struttura granulare 
finissima (dermatosomi). 

Vasconcellosia hastata. (fig. 53) Si forma una piccola bozza sui 
fasci vascolari e le cellule piu superficiali della stessa suberificano. 

Acocanthera venenata (fig. 54) Bozza appiatcita dovuta a produzione 
di sughero sotto Tepidermide. Piu profondamente compare un parenchima 



CONTRIBUZIONB ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 128 



a cellule sehiacciate contenenti qua e la, ma specialmente in vicinanza 
dei fnsci vascolari, degli elementi le cui pareti sono ispessite. I meati 
mostransi otturati. 

Hedera Helix, (fig. 55) Si forma uno strato di sughero sorretto 
da un tessuto a cellule appiattite, spesso prowiste di pareti piu. ispes- 
site delPordinario. II tutto forma una leggera prominenza alia super- 
iicie della foglia. 

Olmediella Cesatiana. (fig. 56) Si forma del tessuto sugheroso ed 
al di sotto di questo uno straterello di parenchima a cellule piatte. 
Presso i fasci vascolari le cellule ispessiscono notevolniente le pareti. 

OsmanthuH Aqui folium. II robusto strato centra le di tessuto lncu- 
noso , costituito da grandi cellule, prolifera e in pari tempo le cellule 
ingrossano ancor di piu provocando cosi T otturazione dei meati in- 
tercellulari. Quilche cellula suberifica le pareti che spesso diventano 
assai robuste. 

Photinia serrulata. (fig. 57) Sughero sottoepidermico con leggero 
ispessimento delle pareti delle cellule sottostanti. Evidente otturazione 
dei meati. 

Garuga pinnata. (fig. 58) Per lo piu si ha solo una volgare pro- 
duzione di sughero sopra uno strato di cellule parenchimatose sehiac- 
ciate. Molte volte pero le grandi cavita ghiandolari restano obliterate 
da till i dovuti a proliferazione delle cellule parietal! della ghiandola. 
La cavita della ghiandola appare allora trasformata in un ammasso 
di piccole cellule. Non e pero raro il riscontrare ancora qualche re-- 
siduo della originaria cavita ghiandolare , piu. o meno spostata dal- 

l'asse dell'apparato secretose. 

Vithania s win* f era. (fig. 59) Le fogiie sottiii e delicate constano 
di una epidermide form.ata da grosse cellule sormontanti un unico 
strato di palizzata i cui element! sono del pari piuttosto grandi. II 
lacunoso e ridotto a poca cosa. 

La reazione e abbastanza caratteristiea, verificandosi un notevole 
ingrandimento delle cellule del lacunoso che otturano cosi i meati. Le 
cellule piu superficiali del tessuto si suddividono tangenzialraente per 
dar origine a due o piu strati di piccole cellule che non tardano a 
suberificare. La suberificazione poi non di rado si estende alle cellule 



124 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



epidermiche della faccia inferiore o all'opposto s'ava iza fine al paliz- 
zata i cui elementi pero, prima di suberificare le pareti, si allungano, 
si allargano ed anco si tramezzano trasversalrnente. II tessuto malato ap- 

* 

pare pieno di tannino, mentre sui fati della lesione le cellule del pa- 
lizzata spiccano per maggior copia di amido e per i eloropasM anche 



r 



piu tozzi dell'ordinario. 



Azione dell 1 AgNO 



Podocorpus latifolia. Si ottengono le lesioni gia descritte a riguar- 
do del soffregamento (fig. 60). 

Ficux Afzelii. Attorno alle nervaturo la rcazionc e assai viva: si 
formano ivi lunghi otricoli e cellule sclerose con puntogj^iature larglic. 
II tessuto si eleva a guisa di bozza sulla superiicic della parte ?;ina 

(fig. 61). 

Firus religiosa. II lacunoso si riempie di tannino 

Ficm magnolioide*. Piccde verruche sulle nerv;!ture nmggiori. 

L/epidermide e ii sottoposto collenchima non hanno subito moditfea- 

zioni. Al di sotto di questi tcssuti invece si incontrano delle cellule 

grandi poligonali, pi^ne di masse gialle. Piu profondamentc aneora 

compaiono dei veri otricoli allungati prevalentemente in senso radiale. 
Inline a ridosso dei fasci vascolari, i cui cordon i meccanici sono spesso 

usurati, appare un accumulo di piccole cellule nate da ripetute seg- 
mentazioni tangenziali delle originarie cellule parenchimatose. 

ColFacqua di Javelle si riesce a meltere in evidenza dele grosse 
cellule a pareti sclerosate le qua i sono di preferenza localizzate al li 
mite del tessuto malato. Esse derivano da una metamorfosi delle or 
dinarie cellule del parenchima fundamentals Nessuna traccia di su- 
berificazione; non e per6 da escludersi che poss i fonnarsi (fig. 62). 

Ficu* sicomora. Pro'iferano le piccole cellule del lacunoso oltu- 
rando i meati. 

Hedera Helix. Si forma un irrosso nodulo di tessuto sugheroso, al 
di sottu del quale poi spesso compare un robusto strato di cellule piatte 
stirate tangenzialmente, a pareti ispessite, e spesso riempite da una 
grossa drusa di ossalato di calcio che difetta invece la dove il tessuto 

toma a farsi normale (fig. 63). 



< * \ I I 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 12 



Cotiledon qui tens is (flu. 64). II sughero si forma un po' al di 
sotto della superficic fogliare sequestrando cosi, oltre all'epidermide, 
non pcchi strati di parenchima necrosato ed infarcito d'amido che non 
pote piu essere esportato. 

Va sconce! los a astata. Non abbiamo ottenuta alcuna reazione. 

Acocanthera venenata (fig. 65). Epidermide e strato superficiale del 
lacunoso necrosato. Al di sotto un gruppo di cellule allungate, allar- 
gate o trauiezzate dal lato rivolto verso la superficie. 

Questo tessuto si forma di preferenza presso i fasci vascolari quasi 
a scopo di protezione. 

Tra il tessuto necrosato e quello a cellule allungate qualche volta 
si forma d^l sughero, le cui cellule ispessiscono le membrane frontati 
rivolte verso il tessuto necrotico. 

Viburnum lucidum (fig. 66). Piccola bozza costituita alternativa- 
mente da cellule sugherose allungate radialmente poco o punto tramez- 
zate, e da altre pure lunghe, ma trauiezzate a varia altezza e punto 
suberificate, II tessuto neoformato cornprime lo strato profondo del 
palizzata che percio accorcia le cellule. In questa specie le grandi 
lacune che attraversano il parenchima permettcmo un esuburante svilup- 
po delle irregolari cellule clorofilliane che riescono cosi ad otturare i 
ineati, mentre rinforzano le pareti. 

Garuga pinnata. Si forma un volgare tessuto sugheroso sorretto 
da un \ arenchina a piccole cellule. II palizzata composto di due strati 
di cellule non accenna ancora a reagire quando gia tutto ii lacunoso 
e profondamente alterato. Le glandole, circondate o no da tessuto scle- 
roso ? si riempiono spesso di tilli, provenienti dalle stesse cellule se- 

cretrici. 

Delle Monocotiledoni abbiamo studiato solo la Ciivia che ha rea- 

gitc all'azione del nitrato d'argento allungando le cellule e rierapiendo 
le lacune colle stesse (fig. 61). 



* * 



Le nostre esperienze furono anche estese a moltissime altre piante 
sulle cui foglie si era applicata sia la causticazione al AgNO s sia lo 
strofinio alia pagina superiore. In tutte quante pero la reazione ottenuta 



126 



* 



LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



e stata insignificante a motivo della pronta necrosi che ha invaso il 
tessuto leso. Sotto questo pun to di vista e dunque lecito concludere che 
le lesioni della pagina inferiore provocano piu facilmente la necrosi 
anziche una reazione vitale, o iperplastiea. Un tal comportamento e 
forse inerente al grave perturbamento che apporta nelle funzioni di 
traspirazione, respirazione ed assimilazione una lesione che interessa 
un tessuto ricco di meati intercellulari e di stomi, vale a dire erai- 
nentemente adatto agli scambi gasossi. Sulla pagina superiore, dove gli 
stomi mancano o sono meno numerosi e dove gli spazi intecellulari 
hanno minor sviluppo e minor importanza le lesioni provocano invece 
una reazione eminentemente vitale. 

Nei pochi casi illustrati e che sono i soli in cui nelle nostre 
esperienze si sia ottenuta una reazione, questa e quasi sempre di gran 
lunga meno manifesta in confronto di quella che abbiamo ottenuto 
ledendo la pagina superiore. 

Quasi sempre si ha innanzitutto la comparsa di un tessuto che noi 
abbiamo chiamato necrosato pel fatto che esso e costituito da cellule 
morte le quali non presentano traccia di reazione, o tutt'al piu questa 
e indicata da masse tanniche. La morte deve essere avvenuta troppo 
prontamente perche il tessuto avesse tempo a reagire. 

Siffatto tessuto d'ordinario riesce isolato merce uno strato di su- 
ghero. La suberificazione e pure un processo che abbiamo incontrato 
con grande frequenza nelle nostre ricerche, e queste poi ci hanno ri- 

velato che spesso il tessuto suberoso h sorretto da parecchi piani di 
cellule tabulari intimamente fra loro congiunte. 

Comunissimo & Fingrandimento moderato delle cellule del paren- 
chima e per effetto dello stesso si ha la otturazione dei meati inter- 
cellulari, la qual condizione di cose ostacolando lo scainbio gasoso non 
e senza influenza sulFulteriore comportamento dei tessuti di fronte alia 
lesione. Forse ad essa va ascritta la minore reazione della pagina in- 
feriore fogliare rispetto alia superiore. 

Piu di rado si e presentata la lignificazione delle pareti cellulari 
come di rado si 6 rilevato Pispessimento delle membrane e Tingrandi- 
mento smodato delle cellule. Di qui la mancanza di bozzacchioni o il 
poco sviluppo addimostrato da questi. 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOQLIARI i27 

E' singolare il fatto che nelle lesioni osservate dalT Atkinson. 
(Oedem of the Tomato. Bull. 53 Cornell. Univ. Agricoh. Exp. Stat. 
1893) nei . pomidoro, o tomatiche , mantenuti eccessivamente al- 
rumido e in condizioni di poter stentatamente traspirare, i bozzac- 
chioni si forma vano prevalentemente sulla pagina inferioro nelle fo- 
glie ed erano costituiti da otricoli giganteschi alia cui produzione pren- 
deva parte il lacunoso, il palizzata e Tepidermide inferiore che nelle 
nostre esperienze ha pochissimo reagito. Analoghi risultati, e per le 
stesse cause, ottennero il Masters (Garden Chron 1878 I p. 802) nelle 
foglie di patate ed il Wards (Gardn.Chr.I 1889) ed il Muth nella vite. 

La ragione del diverso comportamento va ricercata nelle condi- 
zioni anatomiclie della foglia stessa le quali ci dicono che la pagina 
inferiore e formata da cellule piu delicate, a pareti meno resistenti, le 
quali percio quando per eccesso d'acqua sono forzate a crescere e ad 
allungarsi riescono piu facilmente a sollevare e a rompere la cuticola 
delFepidermide inferiore anziche quella dell' epidermide superiore piu 
robusta. Di qui la prevalente localizzazi- ne dei tubercoli e degli otri- 
coli alia pagina inferiore fogliare. Noi possiamo ancora aggiungere 
che il Bain nel suo lavoro «of the action of copper on leaves (Bullet, 
of the agricultur experim Station of Tenessee 1902) dimostra come sot- 
to Y influenza dell'acqua, che rende solubili i sali di rame applicati 
alle foglie, le lesioni di queste (pure spesso accompagnate dalla for- 
mazione di bozze e di otricoli) siano piu pronte e piu dannose quando 
il sale di rame viene applicato alia pagina inferiore. Qui entra in giuoco 
evidentemente la maggior sottigliezza della cuticola la quale favorisce 
il passaggio dell'acqua, contenente sali, nelTinterno del parenchima fo- 
gliare, come ebbero a dimostrare il Bossingault, il Wille ed altri autori. 

Le esperienze di Bain collimano in parte colle nostre per quanto 
concerne la frequente localizzazione delle bozze sulle nervature, la cui 
spiegazione va ricercata nel fatto che ivi — stando alle osservazioni 
dell'autore americano — - la cuticola e piu permeabile che nel resto 

della foglia (1. c. p. 61). 

Dacche stiamo riportando le osservazioni di Bain ricorderemo an- 
cora che colle frizioni e col nitrato d'argento abbiamo spesso ottenuto 
Pessiceamento della parte lesa, mentre solo di rado avveniva il distac- 



128 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSLATELLO 



* - * 



co della stessa, cio che invece, stando ai dati del Bain, avrebbe otte- 
nuto con una certa frequenza il Duggar (Ann. of Bot. XIII 1888) i 
aui risultati collimano del resto con quelli del Bachmann e Mattaei. (1) 

A questo panto si presenta la questione : penetrano i sali offerti 
alia foglia nel tessuto di questa insieme all'acqua ? Su questo punto 
gli autori non sono troppo concordi. Pero stando alle osservazioni fat- 
te dal Bain coi sali di rame risulterebbe che realmente questa sostan- 
za penetra spesso anche attra verso la cuticola fogliare. E' noto infatti 
che i ceppi di vite assoggettati alle miscele di Bordeaux presentano delle 
foglie di un verde piu intenso, per reazione del tessuto verde ai sali di 
rame, e d'altra parte il Mac Dougal (Copper in Plants) ha riscontrato 
dei depositi di rame nelle piante viventi in siti ricchi di questo elemento. 
Stando alle nostre ricerche noi siaino indotti a ritenere che i sali di 
argento penetrano pure attraverso la cuticola poiche spesso abbiamo 
notato che ie cellule dei lacunoso (come del resto anche quelle del 
palizzata, negli esperimenti fatti sulla pagina superior©) mostravansi 

piene di «ranuli nerastri dovuti evidentemente a deposito di argento 
metallico ottenuto per riduzione dei sali d'argento, probabilmente or- 
ganiei, che si erano formati in seno al protoplasma. Si potrebbe ob- 
biettare che il sale sia penetrato nelle cellule dopo che queste erano 
state uceise, ma la presenza dei depositi in cellule suberificate addi- 
mostra che il passag^io era avvenuto prima che si producesse la rea- 
zione, non veriiicandosi la suberificazione che molto tempo dopo della 
causticazione coir AgN0 3 . 

Ricorderemo da ultimo che nelle cellule lese, appartengano queste 
al palizzata o al lacunoso, la quantita di clorofilla e notevolmente ri- 
dotta, analogamente a quanto si osserva nei bozzacchioni delle patate 
dovuti ad eccesso di liquido e a scarsa illuminazione. L'accreseimento 
per6 esagerato delle cellule indica che in esse devono esser presenti 
in abbondanza le sostanze dotate di alto potere osmotico. Va no- 
tato ancora che le lesioni tendono a mettere in evidenza una certa 



(1) Questi autori pero, a quanto pare, non hanno avuto nozione delle osser- 



vazioni 



CONTRIBUZIONE AI.LO STUDIO DELLE LE8IONI FOQLIARI 12 

autonomia tra il tessuto a palizzata e quello lacunoso poiche quando 
sia ammalato Puno di questi tessati nella sua total ita 1' altro si pre- 
senta ancora in ottime condizioni. 



Considerazioni generali 

II reperto anatoraico ci ha rivelato non poche moditicazioni di 
struttura die avvengono nelle foglie quando queste siano sottoposte a 
massaggi ripetuti o a 11m causticazione col nitrato d'argento. A scanso 

di equivoci e luttavia necessario rilevare die le alterazioni descritte 

costituiscono so I tan to delta medie , oltremodo variabile essendo il po- 

tere di reazione nelle differenti foglie di una stessa pianta od anco 

in una unica foglia a seconda delle condizioni d'anibiente ed intrinsiche 
del lilloraa stesso. 

Tra i tessuti eapaci di reagire alio stimolo traumatico merita di 
essere segnalata I'epidermide, poiche in non pochi casi furono vedute 
le sue cellule seginen tarsi e talora il processo ha assunto un'imporranza 
grandissima, come e il caso appunto per i Ficus. E* vero pero che quasi 
sempre reagiva lo strato profondo del tessuto tegumentale , ma anche 
a prescindere da questo, e da altri casi, e lecito afFermare che V epi- 
dermide reagisce agli stimoli traumatic! piu frequentemente di quanto 
si ammetta ordinariamente. 

. Attinenti alle produzioni di carattere epidermoidale sono le mem- 
brane cuticularoidi, gli epitelii cuticolari e gli strati epidermoid]*. Tutte 
quante queste formazioni stanno a provare che il tessuto di cicatriz- 
zazione, qualunque sia la sua provenienza , pud for mare delle mem- 
brane aventi le caratteristiche delle cuticole epidermoidali. Si tratta 
di un processo di cicatrizzazione che per quanto ci consta — ed 
in specie per cio che concerne le membrane cuticolaroidi — non ha 
ancora a sufficienza attirato la attenzione degli studiosi. (V. in propo- 
sito i lavori di Tittmann, Kuster etc.) 

In generale si afferma che "e lesioni prodotte da cause diversis- 

sime determinano quasi sempre la compars t di un periderma. II fatto 

e vero, ma per altra parte e pure stato da noi assodato che a stimoli 

lifferenti (frizioni ripetute, causticazione etc.) corrispondono reazioni 

differenti nelle quali d' ordinario predominano le formazioni perider- 



130 



LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



ui si forraano delle vere bozze eostituite da lunghi otricoli trarnez- 



miche che pero sono talora rese piuttosto complesse dalla comparsa di 
speciali tessuti, mentre non mancano i casi in cui il penderma non 
si forma. 

Particolare interesse offrono le reazioni dovute alia causticazione. 

Q 

zati o semplici, e tutto quanto il tessuto neoformato ricorda talora le 
formazioni gallicole. Noi abbiamo infatti potuto constatare la comparsa 
di alcuni elementi speciali di queste produzioni, quali le cellule scle- 
rose (1), quelle lignificate o aventi degli ispessimenti parziali sulle 
membrane, gli otricoli e via dicendo. Non voiiliamo con questo affer- 
mare che l'analogia sia completa, poiche non vi ha dubbio che le pro- 
duzioni gallicole sono assai piu complesse ed inoltre mentre da un lato 
hanno poca tendenza a formar peridermi, dalPaltro sono ricoperte da 
un epidermide che per lo piu e incapace di segmentarsi. Cio nondimeno 
non possiamo passar sopra a certi caratteri comuni quali sono quelli 
sopra accennati. 

Egli e certo che lo stimolo chimico e quelio che ci ha offerto 
delle produzioni patologiche piu atipiehe, ma e parimenti stato asso- 
dato che stimoli molto piu semplici (quali sono quelli meccanici , il 
massaggio etc.) incapaci di produrre di primo colpo la morte delle cel- 
lule, quando vengano posti in azione ad intervalli piu o meno lontani 
di tempo, si presentano anche raolto adatti a svegliare un'attivita nelle 
cellule, che difficilmente sarebbe da aspettarsi negli elementi stati bru- 
talmente maltrattati, come avviene colle ferite o con stimoli chimici 
troppo energici. Continuity d' azione dello stimolo e poca energia di 
questo, a prescindere dalla sua natura , sono due condizioni che pre- 
dispongono i tessuti alle reazioni. (2) 



E' stato rilevato da molti che le 



galle sono rare nelle Crittogaine 



superiori, frequenti invece nelle Panerogame e specialmcnte nelle Di- 
cotiledoni. Qualche cosa di analogo succede nelle reazioni traumati- 
che nelle fogiie, poiche i tessuti patologici piu complessi vennero da 



(1) Furono anche riscontrati nei peridermi dei fusti, in seguito a ferite. 

(2) Nel caso del massaggio entra in giuoeo, come stimolo , anche la tempe- 



rature 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESIONI FOGLIARI 131 



noi riscontrati appanto nelle Dicotiledoni. Le Monocotiledoni reagiscono 
in piu debole misura e piu stentitxmente e lo stesso fanno le Critto- 
game superiori. Inoltre fra le Dicotiledoni hanno dato risultati vera- 
mente dimostrativi quelle specie che hanno foglie coriacee, succulenti, 
o vivaci; reagito malamente, con necrosi od essiccamento, o colla for- 
mazione di un periderm i banale ie f jlie tenere e sottili. Mentre nelle 
prime si hanno talvolta dei veri calli, in queste si nota inveee spesso, 
come unica reazione, la comparsa di masse tanniche nelTinterno delle 
cellule prossime alia lesione, com 3 del r to venue gia segnalato per 
qualche specie dal Brett'eld. S irebbe interessante indagare se anche 
le produzioni gallicole fogliari piu tipiche siano prevalentemente re 
peribili nelle Dicotiledoni a foglie ispessite. 

QuaF e la causa che induce una piu vivace reazione nelle Dico- 
tiledoni rispetto alle altre classi ? La risposta e difficile ; tutt' al piu 
possiamo tenere presente che nelle Dicotiledoni i tessuti a carattere 
sitogenico embrionale sono piu diffusi che nelle Monocotiledoni e nelle 
Crittogame superiori. 

Bastera, ad eseinpio, accennare in proposito alia presenza dei 
cambi nei fasci vascolari, nel periciclo, nella corteccia e via dicendo. 
E' probabile quindi che le sostanze formative di carattere pangenico 
siano piu largamente sparse nei tessuti delle Dicotiledoni, rispetto alle 
Monocotiledoni ed alle Crittogame superiori. per cui le stesse inter- 
vengono in maggior abbondanza la dove avvengono delle lesioni. Noi 
non vogliamo dare alle nostre vedute altro valore che quello di una 
probabile ipotesi, ma intanto facciamo osservare che nelle Dracene ed 
altre Monocotili dotate di accrescimento secondario, e quindi fornite 
in abbondanza di tessuti istogenici, si osservano pure delle reazioni 

vivaci (1). 

Se pud a taluni parere alquanto problematica Taffinita tra i tes- 



(1) Per quanto riguarda le Gimnosperme abbiamo pochissimi dati, e percio, 
consiierando che questo tipo di piante ha poca tendenza a forma r delle gaile, 
dobbiamo, col Trotter, ammettere che 1'antichiti relativamente grande del grup- 
po — il quale come si sa nacque assai prima degli insetti gallicoli — abbia pre- 
servato le specie che gli appartengono dagli attacchi di sitiatti organismi. 



132 LtJIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



suti patologici da noi ottenuti e quelli proprii delle galle, non si po- 
tra per converso negare che le lesioni segnalate nelle nostre ricerche 
non abbiano una grandissima analogia colle formazioni di natura pe- 
ridermica o lenticelloide che fissarono l'attenzione ai parecchi studiosi 
(Backmann, Borzi, Poulsen, Tittraann etc.) i quail hanno fra Y altro 
fatto rilevare che le produzioni in questione nascono di preferenza 
sulle foglie vivaci, carnose o coriacee. A siffatte produzioni si con- 
nettono specialmente le neoformazioni patologiche ottenute collo sfre- 
gamento, mentre quelle dovute alia causticazione si avvicinano di piu 
ai tumori stati segnalati dal Sorauer e da altri nelle p ante tenute alFu- 
mido e al caldo, o viceversa sottoposte ai rigori del gelo (v. Solereder). 
I nostri esperimenti al riguardo possono portar molta luce sulle cause 
1 che provocano le produzioni a tipo lenticelloide, molte delle produzio- 
ni ottenute cui rassomigliano moltissimo quando non raggiungono per- 
sino una piu complessa struttura. N& crediamo di andare errati affer- 
mando che le neoformazioni state osservate dall'Haberland sulle foglie 
di Codonocarpus non differiscono sensibilmente da quelle da noi otte- 
nute, E tutto questo gruppo di neoformazioni a tipo patologico ci da dei 
ragguagli sulla natura e sulia origine di altre produzioni, quali sono le 
Perldrusen della Ampelidee, che state da piu di un autore messe in rap- 
porto a speciali momenti biologici, sono ihvece Tespressione di condizio- 
ni fisiologiche peculiari (od anche patologiche) in cui vive la p'anta. 

Nelle lesioni da noi ottenute potrebbe taluno riconoscervi niente 
altro che una banale reazione traumatica , tanto piu giustificabile in 
quanto che nelle nostre esperienze si e anche ottenuto , come altera- 
zione neeessaria, lo accasciamento e la morte delTepidermide. Ma noi 
faremo rilevare che se la morte dell'epidermide realmente avviene (per 
quanto non in modo costante) essa e talora il risultato di una necro- 
biosis nel senso di Wirchow, vale a dire di un graduate esaurimento 
quale appunto si incontra sotto V azione di ripetuti frizionamenti. In 
questi casi il tessuto epidermico continua a proteggere le sottostanti 
cellule, impedendo in pari tempo Peceessiva perdita d' acqua dai tes- 
suti, come all'opposto avverrebbe se la lesione avesse apportato solu- 

zione di continuity. 

I tessuti maltrattati, ma cosi protetti, hanno adunque tempo per rea- 



CONTRIBUZIONB ALLO STUDIO DELLE LESION I FOGLIAHI 1B3 



gire comodamente, ed e appunto a questa doppia eondizione di cose 
(lento esauriinento , protezione assicii p ata) che deve ascriversi il rigo- 
glioso sviluppo delle cellule eccitate a reagire e la forma zi one di pro- 
duzioni patologiche piuttosto complesse. Nelle lesioni brutali con so- 
luzione di continuity la sola reazione possibile, si puo dire, e la for- 
mazione di un periderma a cellule per lo piu poco difFerenziate da 
quelle normaii, poiche la parte lesa deve prontamente riparare la per- 

dita dei tessuti e dell'aequa (1). 

II metodo da noi sepuito presenta quindi un certo vantaggio su 
molti aitri che provocano delle soluzioni di continuity nelle foglie, ed 
infatti non poche delle reazioni ottenute ricordano quelle clie vennero 
descritte nelle parti lese tenute aU'umido od anco nell'acqua (v. Ku- 
ster) ed i cosi detti edemi. Pero pel caso di Lesioni da causticazione 
dobbiamo forse addebitare l'intensa reazione, per parte della pianta, ad 
un'azioue specitiea del caustico adoperato. 

Un particolare interesse offrono { oi le reazioni che vennero da 
noi riscontrate asportando la cera , per quanto le stesse non sieno la 
conseguenza diretta della sottrazione della sostanza protettrice in que- 
Btione, ma bensi delle lesioni che avvengono nelle cellule epidermiche 
messe a nudo, per lo piu (nel caso di piante ricche di cera) molto 

sensibili. 

E' ammeso generalmente che nelle reazioni cicatriziali i setti delle 

cellule neoformare siano prevalentemente periclini rispetto alia ferita. 

Una tale disposizioae, e vero , inconcrasi quasi semp e, ma nou rare 

volte si osserva anche un notevoie disordine nella direzione dei nuovi 

setti. E' specialmente nelle cellule epidermiche dei Ficu* che siffatta 
anoinalia appare evidente, senzi coatare poi die ivi ad accrescere il di- 
sordine si affiriuuffono aneora i tilli nolle cellule dei cistoliti (2). Cide 



OB O 



adunque la distinzione stabiiita dal Ducrot, che, cioe, i tessuti priraari 
ai dividouo in tutte le direzioni, quelli secondari soltanto in determi- 
nato sensu. 



.1) Per le eccezioui vedasi il lavoro di Helmuth Freundlich. 
(2) Tulora furono da noi ris ontrati anche tilli nelle ordinarie cellule epi< 
dermiche, in seguito ad accrescimento degli elementi del sottostante palizzata. 






134 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Per quanto concerne poi la formazione delle nuove membrane 
nei pochi casi in cui abbiamo rivolta P attenzione al fenomeno si e 
osservato che la cariocinesi precede la divisione , inentre poi il setto 
si forma non simultaneamente. 

Un particolare interesse offrono le produzioni traumatiche ta dive, 
ma su questo argoinento siamo ancor poco informati. II Perez ne ri- 
porta un caso; dalle uostre ricerche e risultato che le membrane cuti- 
colaroidi e gli strati epidermoidi possono comparire molto tardi, dopo 
che la lesione e T ordinario processo di cicatrizzazione sono avvenuti. 
(Acacia, Eucalyptus etc.) Siamo percio persuasi che uno studio conti- 
nuato su questo argoinento potrebbe apportare nuovi fatti , poiche e 
certo che una volta avvenuto lo stimolo , la reazione pu6 continuare, 
a seconda delle piante e delle condizioni esterne, piu o meno a lungo, 
forse perche nuovi fattori, indipendenti dalla lesione, intervengono co- 
me nuovi stimoli di debole intensita , ma di azione continuitiva. Ri- 
corderemo fra questi la luce, l'umidita e via dicendo. 

E dacche siamo sulTargomento riflettente i fattori esterni e duopo 
qui rilevare che la luce ha spiegato nelle nostre esperienze una azio- 
ne grandissima suiia produzione delle neoformazioni traumatiche, poi- 
che deboli accenni di reazione si sono avuti nelle fosrlie tenute al- 
1' ombra. 

Anche V umidita, al pari dell' oscurita , e di ostacolo alia forma- 
zione del periderma e di analoghe produzioni, per cui queste saranno 
pochissimo sviluppate quando i due fattori si assoeiano, come e acca- 
duto in molte delle nostre osservazioni. 

Tra i fattori interni primeggia, come causa di abbondante forma- 
zione di tessuti cicatriziali, la nutrizione. Percio noi vediamo che nelle 
foglie staccate, vengano queste di poi mantenute in a. qua o in solu- 
zioni nutritive, non si forma che un insignificante tessuto di reazione, 
malgrado che la foglia continui ad assimilare e si mantenga in vita 
a lungo. Cid dimostra che la foglia staccata, se basta a se stessa per 
un certo tempo, non pu6 piu sopperire alle esigenze della nutrizione 
quando sia lesa, richiedendo la lesione una nutrizione locale piu esal- 
tata. Nelle esperienze che abbiamo eseguito per6 non si h potuto se- 
parare del tutto Fazione dell' umidita da quella del distacco della fo- 



CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO DELLE LESION! FOGLIARI 



136 



glia. Da ultimo segnaleremo che le cause meccaniche costituiscono ta- 
lora uno stimolo atto ad esaltare certi processi. Cosi in un caso (Pho- 
iinia) si e osservato che le foglie soffregate e poi ricoperte di stagnola 
apparivano, nel tratto soffregato, alquanto piu verdi, che nei dintorn, 
dove i tessuti erano normali, ma sottratti , al pari della regione lesai 
alia luce. Qui si avrebbe in piu tenue misura la ripetizione dei fatti 
stati osservati dal Cavara nelle foglie di Quercus castanae folia attaccate 
da cocciniglia. Non sappiamo tuttavia se il fenomeno si riveli costan- 



temente. 



Catania, Aprile 1909. 






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148 



LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Winkler H. 



Ueb 



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v. 



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Winkler H. 



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Joseph Staat Obergynnasium zu Saat Bohmpn. Saaz. 1906. I 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



i 



PAGINA SUPERIORE 



A) Lesioni ottenute collo sfregamento di fogPe sprovviste 

o poco fornite di cera. 



Fig. 1-2 



» 



> 



> 



» 



4 



5 



6 



7 
8 



9 



10 
11 



* 

Acacia cultriformis Hook. 



Sviluppo del palizzata in 



seguito alia asportazione della cera e contemporanea 
formazione delTepitelio cutieolare. 
3-3 bis — Eucalyptus globulus Labill. — Formazione dello strato 

epidermoide in seguito alia asportazione della cera. 
Viburnum lucidum Mill. — Epidermide schiacciata; pro- 
liferazione del palizzata in seguito alio sfregameuto. 
Gleditschia Fontanesii Spach. — Produzione di sclereidi 
al di sotto del palizzata in via di proliferazione per 

effetto dello sfregamento. 



Ficus religiosa Lin. 



Allungamento del palizzata e 



formazione delTepitelio cuticulare per effetto dello 
sfregameuto. 
Raphiolepis rubra Lindl. — ■ Sezione di foglia normale. 

S* zione di foglia soffregata 



alia pagina superiore. 

Photinia serrulata Lindl. 



FiTinaziono di un collen- 



chima nel palizzata per effetto dello sfregamento. 



Myoporum punctulatum Schlecht. 



Come sopra. 



Melodium scandens Forst. — Proliferazione del palizzata 



SPIEGAZIONB DELLB PIG1 RH 149 



e sua trasformazione in collenchima; maggiore in- 
spessiniento nella parte lesa. 
Fig. 12 — Lourus canaritnsis Webb, et Berth. — Formazione del- 

l'epitelio cuticolare e di cellule meccanicbe nella 
regione lesa. 

13 — Atriplex nummularia Lindl. Spostarnento dei fasci per 

proliferazione dei tessuti sottostanti. 

14 — Eugenia uni flora Lin. — Proliferazione degli strati 

profondi del parenchima verde con ispessimento del 
lembo. 

15 — Acacia uncinella Benth. lnspessiniento deile pareti ed 

allungamento delle cellule con forim zione di una 
bozza. 

16 — Brassica oleracea Lin. — Proliferazione ed ispessimento 

degli eleuieuti in eorrispondenza della lesione. 

17 —Magnolia gr audi flora Lin. — Lesione naturale: ispessi- 
mento delle pareti de^li elementi. 



» 



18 — Semele androgyna Lin. — Epitelio cuticolare. 



> 19 ~ » 



Formazione di un cuscinetto 



suberoso. 



B) Lesioni dovute alia causticazione col nitrato di arg^nto 



Fig. 20 — Ficus elastua Roxb. — Seginentazione degli strati epi- 

dermici e proliferazione di tutii i tessuti del paren- 
chima verde. 
21 — Ficus Btniamina Lin. — Formazione di tilli nelle eel- 

lule a cisti liti. Proliferazione degli strati epidermici 

e del palizzala. 
2% — Ficus religiosa Forst -Proliferazione degli strati inter- 

posti tra il palizzata ed il lacunoso. Ingrandimento 
delle cellule e inspessimento delle pareti. 

23 — Eucalyptus globulus Labil. — Formazione di noduli 

patologici. 

24 -- Viburnum lucidvm Milt - Proliferazione degli elemeuti 



150 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



vascolari, allungamento e segmentazione delle eel- 
luie sottostanti al palizzata. 

Fig. 25 — Eugenia itniflora Lin. — Allungamento e segmentazione 

delle cellule del lacunoso e del palizzata. 

26 — Acacia pyenantha Benth. — Allungamento delle cellule 

del palizzata ed inspessimento delle pareti. 

27 — Acacia cultriformis Hook. — Porrnazione di un epitelio 

cuticolare e pivliferazione del palizzata. 

» 27 bis. — Acac a u/tcmtlla Bth. — Allungamento enorme degli 

elementi del palizzata. 

28 — Pkoittita serrulata Lindl. — Formazione di noduli con 

cellule inspessite nel lacunoso. 

» 29 — Olmediella Cesatianu Baill. — Schiacciamento degli ele- 

menti del palizzata, proliferazione e ingrandiinento 
delle cellule del tessuto sottoscante 

30 — Laurus canar/ensii Webb, et Berth -- Formazione di un 

tessuto a pareti inspessite. 

31 — Crinum Cooper i Herb. — Riein pimento delle lacuna per 

mezzo di otricoli. 

32 — Crinum Cooper i Herb. — Elementi in eanocinesi. 
» 32 bis. — Arum italicum Mill. — AtHoseiamento della parte ma- 

lata ed inspessimento del palizzata. 

33 — bmilax as per a Lin. — Formazione di un cuscinetto con 

notevole allungamento delle cellule. 

» 34 — Dracaena Draco Lin. — Reazione di difesa attorno ai 

cordoni. 

35 — Muehlembeckia platiclaJos Meissn. — Sube. ificazione del 

tessnlo midollare. 

36 Cycas circinnalis L. 

37 — Cotiledon quitensis Bak. — Formazione di bozze in se- 

guito alio allungamento e proliferaz one degli ele- 
menti dei tessuti profond'. 



C) — Tagli trasversali 

Fig. 38 — Acacia cultriformis Hook. — Inspessimento e formazione 



» 



» 



» 



>PIEGAZIONE DELLE FIGURE 151 



di punteggiature nella parete degli elernenti del pa- 

lizzata. 
Fig. 39 — Acacia picnantha — In corrispondenza del taglio si fe 

formata una nuova epidermide. 

40 — Ficus elastica. 

41 — Dracaena Draco — Suberificazione degli eleraenti vi- 

cino alia ferita. 



D) Lesioni tangenziali 



Fig. 42 — Eucalyptus globulus. 

» 43 — Senecio kleinoides Labill. 

» 44 — Senecio kempferi DC. 

45 — Evonimus japonicus Lin. fil. 

46 — Buxus balearica Lam. 
» 47 — Osmanthus aquifolium Siebold 



48 — Hedera Helix Lin. 



II _ PAGINA INFERIORE 



E) 



Fig. 49 — Ficus religiosa — Segmentazione nel lacunoso 

» 50 — Ficus beniamina — Allungamento e segmentazione del 

paliz/ata inferiore. 

51 — Ficus macrophylla — Proliferazione del lacunoso e del 

palizzata inferiore. 

52 — Ficus rubiginosa — Segmentazione tumultuosa con suc- 

cessiva suberificazione. 
» 53 _ Vasconcella hastata Cav. — Bozza con suberificazione. 



54 — Acocanthera venenata Don.— » » * 

55 — Hedera Helix — » 



* 56 — Olmediella Cesatiana 

» 57 — Photinia serrulata 



58 — Caruga pinnata Roxb. 

,9 _ Withania somnifera Dun.-- » 






152 



LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCAfELLO 



Fig. 60 

» 61 
62 



63 



64 
65 



66 



67 



F) Lesioni ottenute col nitrato di argento 



la ti folia Wall 



Afzelii 



Ficus 



Reazione della nervatura 



raediana. 



Hedera Helix — Suberificazione e comparsa di druse nel 

tessuto malato. 
Cotiledon quitensis 

Acocanthera venenata — Bozze con allungaraento delle 



cellule e suberificazione parziale. 



Viburnum lucidum 
zione di bozze. 
Clivia nobilis Lindl. 



Reazione complessa con forma- 



PROF. PAOLO PEOLA 






LA COLTIVAZIONE DELL' OLIYO IN VALLE D'AOSTA 



La coltivazione dell'olivo in Valle d'Aosta potrebbe sembrare, co- 
me dicono i filosofi, una contraddizione in termini. La coltivazione 
dell'olivo richiama al nostro pensiero un clima, se non caldo, certa- 
mente molto mite; si immagina Polivo in compagnia dell'araneio e dei 

limoni, in terre lambite dalle tepide acque del mare. Pensando invece 
alia Valle d'Aosta si rabbravidisce dal freddo, si immaginano le ne- 
vicate interminabili, le valanghe disastrose, gli immensi ghiaceiai; si 
vedono le foreste di castagni e quercie al basso, di pini ed abeti piu in 
su, poi i rododendri, gli edelweis, e poi le vette sempre bianche per le 
nevi persistenti. 

Eppure anche nella Valle d'Aosta vi sono angoli in cui le condi- 
zioni climatiche hanno perinesso, e permettono tuttora, lo sviluppo del- 
Tolivo. 

Poco distante da Ao^ta, alia borgata di S. Martin, alia quota di 
poco piu di 600 m. sul livello del mare, nella campagna del Prof. Kdoar 
do Defey. vegeta da un secolo un olivo, dal eui eeppo ripullano sem- 
pre nuove pantine. Attualmene vi e un albero di circa 25 cm. di dia- 
metro, alto poco piu di tre metri, die fruttitica piu o meno tutti gli 
anni ; frequentemente ogni due anni ? dando circa una decina di chili 
di olive che il proprietario suole usufruire conservandole in salaraoia. 

Da informazioni assunte sono venuto a sapereche al giorno d'oggi 
vi sono diverse piante d'olivo sparse qua e la per la valle. 

Al Castello di S. Giuseppe presso Ivrea si coltivano ulivi che eon- 
tan® secondo il Treves, {1) almeno 150 anni. Ve ne sono a Carema, a 
Donnaz (proprieta del defunto geometra Mangola Rovarey, ad Arnaz 



(1) Treves P. Petite flore medicate piemontaise. Turin 1904, pag. 285. 






154 



PAOLO PEOLA 



Giacobini) 



Chatillon (nei giardini), 



ad Aosta, (nella regione Champallier. vigna Tibaldi, alia vigna Bozon), 



Martin (citata 



(villa Gerbore, ad In- 



trod (Ville dessus). A S. Denis ne fu tentata la coltivaz:one dal signor 
Tibaldi, ma con poco suceesso. 

Abbiamo dunque olivi dal principio della Valle fino ad Introd a 



800 



livello del mare. 



Non so se tutte queste piante diano o non frutti niaturi, ma cer- 
to e che se a Donnaz il fu geometra Mangola faceva, come mi si as- 
sicura, olio con le olive locali, vuol dire che quegli olivi davano un 
prodotto abbastanza maturo e sufficientemente copioso; e I'olivo del 
Prof. Defey ad Aosta da pure frutti che si possono ritenere quasi 
maturi. Ad Introd Polivo non fruttifica, e si tiene come pianta di 
ornamento. 

La presenza deirolivo in Valle d'Aosta pare risalga ad antichi 
tempi, come possiamo dedurre da alcuni documenti storici. 

La piu antica menzione della presenza deirolivo, se non proprio 
nella Valle d'Aosta, nel gruppo delle Alpi circostanti la Vall<^ d'Aosta 
si avrebbe, secondo alcuni autori, nel fatto che, quando Annibale at- 
travers6 le Alpi, si vide venire incontro gli alpigiani portando, in se- 
gno di amicizia, fronde e ghirlande d; olivo. Altri autori invece ne- 
gano che quelle fronde e ghirlande fossero di olivo. 

E bene stabilire, senza entrare in discussione per quale dei con- 
troversi passi alpini sia passato Annibale, che la presentazione dei 
rami verdi al generale Cartaginese avvenne nel cuore delle Alpi, e 
nel versante francese, nelle vicinanze di una di quelle gole che im- 
mettono nelle alte vallate, e che servono da passo per andar^ da un 
versante all'altro. Difatti Annibale aveva gia salito i primi pcggi, a- 
veva vinto una volta i montanari, poi aveva mareiato ancora quattro 
giorni indisturbato, e quando ebbe ridotto alPobbedienza anche i falsi 
apportatori di pace, giunse in due giorni sulla vetta delle Alpi, e, 
come dice il Livio, per vie spesso non tentate, spesso anche sbagliate 
o per frode delle guide, o perche, non fidandosi di quelle, entrava alia 
ventura nelle vallate cercando di indovinare il cammino. 

NelPalta montagna, dove si trovano gli ultimi villaggi, non pare 



LA COLTIVAZ10NE DELL'OLIVO IN VALLE D'AOSTA 15B 



che vegeti l'olivo. L/Heen, (1) parlando del la diffusione delTolivo du- 
rante Pepoea romana, dice: « Da Marsiglia l'olivo, come, 1 1 rite, fa- 
vorito dal suolo e dal cielo della Provenza, si era gradataraente a- 
vanzato nel paese gallico, ma naturalmente senza seguire la vigna nelle 
vallate della Marna e della Mosella, 

Eran d'origine marsiliese senza dubbio anche le piantagioni d'o- 
livo sulla costa ligure, la quale anche oggi noo e che un immense* ri- 
gogHoso oliveto. A poca distanza dal mare dove sorge la montagna 
non doveva p:u trovarsi Tohvo; e peivio le fronde e le ghirlande con 
le quali in segno di amicizia gli alpigiani andarono incontro ad An- 
nibale non potevano essere i rami di olivo, come riferisce Polibio, 
quantunque la voce ^raXXot da lui usata in quest'occasione abbia di so- 

lito questo signiiicato ». 

Ma i messi di quei montanari, secondo Polibio, si presentarono ad 
Annibalc 9aXXo\j* I/ovtz^ xxt grt^coufi, (2) QaXAo^ significa rami fron- 
zutij rami con foglie verdi, e cosi difatti si esprimono i piu scrupo- 
losi tradattori. E poi Annibale passo le Alpi verso la line di Settembre; 
ed e appunto in questa stagione che anche nell'alta montagna la ve- 
getazione arborea delle Alpi ha raggiunto il suo completo sviluppo. 
Giustamente quindi osserva il Tibaldi (3) « Polibio parlo di frondi 

verdi e non specifico Polivo. 

Non e il solo albero sacro a Minerva che conserva le sue foglie 

■ 

all'apparire della stagione iemale, Palloro, il bosso, 1'ilex, Federa, la 
sabina, le con if ere non se ne spogliano, e le loro frondi sono sempre 
verdi in ogni tempo. Non abbondano forse queste piante nelle valli 
che convergouo al colle del Piccolo S. Bernardo »? 

Credo che i traduttori: in generale poco versati nella botanica, 
uniformandosi a 1'uso dei popoli cristiani di portare in segno di pace 
i rami di olivo, come si fa nel giorno delle Palme, e ritenendo Folivo 
come l'albero a foglie sempre verdi per eccellenza, abbiano dato ai 



animali 



100 



Tito Livio. Torino 1892 



della Valle D'Aosta Vol. i., pag. 1S6, nota. 



156 



v PAOLO PEOLA 



rami verdi il preciso significato di rami d'olivo. Invece, a differenza 
di tanti altri paesi, dove, pur non vegetando Polivo, si solennizza la 
festa delle Palme con rami d'olivo importati per Poccasione, nella Valle 
d'Aosta, e per vacchia tradizione, si usa portare in tab) solennita ra- 
mi di alloro, dei quali si fa abbondante mercato il martedi antecedente 
la detta festa, e si coltiva in molti luoghi aprici della Valle. 

Non abbiamo quindi prove per poter dire che Polivo venisse col- 
tivato o erescesse spontaneo nella Valle d'Aosta prima delPera cristiana. 

Durante il V, seeolo dopo Cristo pare invece che Polivo fosse col- 
tivato, se non in Valle d'Aosta, almeno nelle Alpi circostanti. 

Gio si deduce dalPatto di fondazione della famosa abbazia di S. 
Maurizio sul Vallese, fatto da Sigismondo il Santo, quinto re di Bor- 
gogna, atto che porta la data del principio del seeolo VI e cioe del 
30 aprile 515. In tale atto si legge: 

« Ideo ergo pertractans verba Redemptoris nostri, eidem Mona- 
sterio pro animae meae salute de rebus meis dono, donatumque in 
perpetuum esse volo, hoc est in Pagis, vel territoriis Lugduncnsi, Vien- 
neusi, Gratiopolitano, et Augusta Cameraria, et in Pag«> GenensiWaldensi 
et in fine Aveticensi, er Lausanensi, et Bisantiensi; Curtes sic nuncupa- 
tas Briogia, Olona; Catusa, Olgana, et in Pago Gennensi, alias Curtes 
ita nuncupatas Communiacum, Martin iacum, et in Pago Brisunticensi 
saliumno, cum Castro de Pracon, Vallemo de Mieges, et in Pago Wal- 
densi, in fine Aveticense, seu Iuranense. 

Alias Curtes sic nuncupatas Murattum, Auromun, Wadiugium, Be- 
delofei, Luliacum, Lustriacum, et in Pago Vallensi, alias curtes ita 
nominatus Contextrix, sidrium, Leucam, Bramosium, duodecimum Pa- 
tronum, Bernonam, Aulonum, Williacum, Wurragium, Actannia, (3c- 
tunellum, Silvanum, et omnes Alpes a capite Lacus usque Martignk- 

cum. Et in Valle Augustana quae est a finibus Italiae, Turrem unam 
quae respicit ad occidentem, et alias Curtes ita nominatas Cleuva, La- 
gona, Levvia, Gizocolia, et a Morga cum omni integritate, et appen- 
dientiis, vel adiacentiis earum, id est in terris, domibus, aedificiis, man- 
cipiis, Libertis, Plebeis aedis, vineis, silvis, olicetis, campis, pratis, pa- 
scuis, aequis aquarumque decursibus, et incursibus mobilibus, et immo- 
biiibus, seu decimis, exquisitum totum ad integrum quidquid ad ipsas 






LA COLTIVAZIONE DELL'OUVO IX VALLE D'AOSTA 157 



Villas aspicere videture, ad locum Praefati Monasterii de Sancto Mau- 
ritio donamus, tradimus, ecc. ». (1) 

S. Sigisniondo adunque donava al Monaster-) di 8. Maurizio i mi- 
merosi possessi che aveva nel territorio che dal Delfinato, ciroondando 
le Alpi francesi e svizzzere, si spingeva fino a tutto il Vallose e nel- 
la Valle di Aosta, e con tali possessi donava pure le lord dipendenze 
ed adiacenze, che consistevano in fcerre, case, edifici, abitanti, schiavi* 
liberti e plebei, vigne, solve, oliceti, campi, prati, ecc. Non si dice a 
quali dei numerosi possessi donati appartenessero gli oliveti, ma essen- 
do tali possessi tutti in territori internal i nel continente ed in n ioni 
montane, e sempre lecito argomentare che la coltivazione delT olivo 
fosse in quei tempi spinta ad altitudini maggiori di quella che non 
si trovi ora. 

Abbiamo notizie piu sicure iiitorno alia coltivazione delT ofivo in 
Valle d'Aosta nel secolo XIV. Secondo il Tibaldi, (2) riferendo alio 
citazioni del Denina f4$j e del Durando (4). « i magistral! di Torino 
ripetutamente ordinarono la piantagione dell'olivo e del mandorlo, che 
pero ma I ressero al rigore del cliraa. La Oredenza d'lvrea aveva pure 
ordinato, nello stesso secoio > che tutti coloro che posse deva no gerbidi 
e vigni in Costeria ( alamacci, fosaero tenuti a coltivare almeno una 
pianticella di olivo o di mandorlo per sepetura (o sappature secondo 
altra dizione, misura agraria), promettendo per ogni pianta in stato 
fruttifero di corrispondere un premio di due soldi; ed a difesa di tali 
piante proibiva, nel luogo ove esse esistevano, il pascolo. Ignoriamo 
se Teducazione dell'albero sacro a Minerva sia stato sperimentato in que- 
sta Valle, e se Tinsuccesso svoglio gli agricolton dalTinsistere nell'e- 
sperimento, ma ottima prova da il mandorlo che prospera e fruttifica 



(1) II documento fu copiato secondo la dizione che si trova in; Jlistoire du 
gloritvx sainct Sigtsmond martyr, roi de Bourgougne ecc. del frate capuccino 
Sigismond de Saninct Maurice. S.oa 1666: e quella che si trova in La Yallee da 
Lys detl'Avv. Louis Christilliru Acsta 1897. 

(2) T. Tiba'di: Storia della Valle d' Aosta. Vol. II p. 451. 
(3j Denina: Rivoluzioni d 1 Italia. Vol, VI pag. 15 1. 

(4) Durando: Studi eporediesi 






158 



PAOLO PEOLA 



nei terreni piii ingrati, fino all'estremo limite della coltivazione delle 
viti di uva nera. >. 

In una lettera poi nella quale mi dava altre notizie su'la colti- 
vazione dell'olivo in Valle d'Aosta il Sig. Tibaldi cosi mi scriveva a 
tale riguardo « Alcuni corauni della bassa valle seguirono l'eseinpio 
di Ivrea, piantarono in luoghi aprici ceppi di olivo, i signori di Pont 
S. Martin e Vallesa vietarono il paseolo nei luoghi ove Pulivo si edu 



cava ». 



Verso la fine del XVIII secolo l'olivo era coltivato in Valle d'Ao- 

sta e dava frutti dai quali si ricavava olio, come attestano le anno- 
tazioni fate dal parroco del convento di S. Giiles a Verres, secondo 
le affermazioni del Treves, (1). 

« D'apres les annotations du registre journalier du dit Convent 
(cioe di S. Giiles di Verres) et qui m'ont ete gentilment comrauniquees 
par l'actuel Prevot, Monsieur le Reverend Chanoine Joseph Bono, il 
resulte que, vers la fin du XVIII siecle, on y iocoltait une certaine 
quantite d'olives dont on fasait de Phuile. En effett, sous la date da 
mois de novembre de Pan 1775, on lit dans le dit registre journalier, 
signe par le Reverend Prevot Bens, les indications suivantes: 

Nous avons recueilli cette ann<?e des olives, dont fai fait faire de 



fait usage en mors 



suivanl a une douzaine de collations. 

Et, sous la date de Pan 1779, on releve oncore du raeme registre 
journalier la note suivante: 

Nos olives ramassees le 24 au 25 novembre pesaient 7 livres et 
etaient tres mures— elles ont donnd 3 d 4 6 d'huile net *. 

II Treves aggiunge encora: « Au village de Rovarey, pres de la 
bourgade de Donnaz, on observe aussi actuellement de beaux Oliviers, 
assez vigureux, qui produisent des olives dont on fait de P exellente 
huile ». A tale proposito abbiamo gia detto che il fu Geometra Men- 
gola a Rovarey di Donnaz fece dell'olio di oliva con frutti raccolti 
da olivi del luogo. 



flore mHicale pkmontaise. Turini 19J4, naz. 285 



La colt ivazione dell\ livo in valle d'aosta 159 



Abbiamo quindi notizie storiche di ripetuti tentativi della colti- 
vazione delTolivo in Valle d'Aosta. 

Ma ora possiamo noi domandarci : le condizioni cliraatiche della 
valle corrispondono alle esigenze climatiche dell'olivo? 

E assodato che l'olivo prospera in regioni dove, durante l'inver- 
no, la teraperatura non scende a 7°; che per fiorire ha bisogno per un 
certo numero di giorni di una temperatura media di 19°, e per raa- 
turare i frutti di 23°. 

« Tableau synoplique de la temperature a la cite d'Aoste de 1841 
a 1902» par Pabbe I. P. Carrel, Recteur de l'ospice de charite (1) che 
ci da le inedie raccolte durante piu di 60 anni di osservazioni, ci in- 
dichera se vi sono o no tali condizioni di temperatura. 

La minima temperatura che si e notata in tale periodo di osser- 
vazioni e di -18,4 il 10 dicembre 1879, ma in tal mese si ebbe pure 
un massimo di 9,4 il 31. Secondo il Padre Denza (2) la minima tem- 
peratura di Ivrea nel quinquennio 1871-75 fu di — 12,5 il 28 Dicem- 
bre 1871, e nel trentennio 1837-66 fu di — 17,5 il 16 gennaio 1838. 

Secondo il Bonino (3) la media degli estremi minimi per Ivrea 
e di — 8,20. In generale la media invernale di Aosta e di ~j- 2,18^ 
(0,2 scconde ii Denza) con una media minima invernale annuale di 
— 1,38, ed una media massima invernale annuale di -f- 5,28. La me- 
dia invernale di Ivrea, secondo il Bonino sarebbe di 2,94. Supponendo 
che T inverno concida con i mesi di Dicembre, Gennaio e Febbraio 
abbiamo, facendo la media di tutte le minime annuali e di tutte le 
massime osservate nelle rispettive decadi di tutti i 62 anni di osser- 
vazioni, i seguenti dati: 



(1) I. P. Carrel: Tableau synoptique de la temperature a la cite d'Aoste in 
Bulletin de la Societe de la « Flore valdotaine » N. 2, Aoste 1903. 

(2) P. Franc. Denza. Studi sulla climatologia ddla Valle & Aosta. Torino lsT7 

(3) A. D. Bonino : Cenni meteorologici d'un piccolo tratto alpino, Canavese 
Valle & Aosta. Ivrea 1876. 



160 



PAOLO PBOLA 



Mese 
Decade 
Minima 
Massima 


DICEMBRE 


GENNAIO 


FEBBRAIO 


l a 


2 a 


3 a 
-4,76 
4,77 


r 

-5,01 
4,97 


2 a 

-4,90 

6,52 


3 a 


V 


r 


3 a 
-4,22 
10,57 


-6,64 
6,34 


-6,37 
8,14 


-4,65 
6,59 


-3,82 
8,69 


-4,28 
10,56 



Le minime temperature si osservano nelle due prime decadi di 
dicembre, ma anche qui non si arrivaa -7. Si noti poi che tali medie 
sono sempre prese in punti non cosi bene esposti come debbono essere 
quelli in cui si coltiva l'olivo, e quindi tali medie devono essere ri- 
dotte di qualche punto se vogliono esaminare la temperatura del luogo 
dove si coltiva l'olivo. Non ho fatto i calcoli della temperatura media 
delle dette decadi in Ivrea, ma devono essere certamente di alcuni 
gradi superiori a quelle di Aosta. Secondo il P. Denza fop. cit. pag. 
46) la differenza tra le temperature medie di Aosta ed Ivrea sarebbe 
di2°. 

L'olivo per fiorire ha bisogno per un certo numero di giorni una 
temperatura media di 19°, e fiorisce da aprile a giugno secondo le lo- 
cality . La media generale del mese di giugno e per Aosta 18,82 
(Denza da 19,1) e per Ivrea 20,3 (!]. 

Os3erviamo Tandamento della temperatura dalla 2 a decade di 
maggio a tutto giugno, epoca in cui fiorisce l'olivo in valle d'Aosta, 
ed abbiamo : 



Mese 



Decade 



Minima 



Massima 



MAGGIO 



2 



a 



10,6 



»>a 



3 



18,83 



13,13 



GIUGNO 



1 



'2 



12,06 



i'3,02 



2 1 ,90 



13,8 



3 a 



i'2,47 23,41 



15,9 



(1) Denza op. cit. pag. 36 



LA COLTIVAZIONBDBLL'OLIVO IN VALLE D'AOSTA 161 



all 



Vediamo che la media delle massime e quasi sempre superiore 
a temperatura necessaria, e ia media delle minime e da 7 a 3 gradi 
inferiore. Anche qui, eonsiderando che l'olivo e piantato in luoghi piu 
soleggiatr, si r ggianger& facilmente la cifra voluta. 

Per maturare i frutti occorre una media di 23". 

Se Polivo fiorisce in Valle d'Aosta in giu^no, non potra maturare 
che in Setterabre od Ottobre. La temperatura media di settembre k 
di 16,23 per Aosta, (17.7 seeondo il Denza) e di 19,8 per Ivrea ; la 
temperatura media di ottobre h di 10,!> per Aosta (KM secondo il Den 
za) e di 1^,6 per Ivrea; quindi di molto inferiore al n^cssarto. Anche 

nei luoghi piu soleggiati e difficile che l'olivo ragginnga la completa 



• . * 



maturita. 



Riassumendo possiamo quindi dedurre: 

1° che attualmente nella Valle d'Aosta, e specialmente nella parte 
inferiore, verso Ivrea, si puo piantare Polivo ed allevarlo, ma solo in 
alcuni punti piu soleggiati e riparati dai freddi, che puo fiorire e dare 
frutti, i quali difficilmente pero riusciranno a maturare. 

I tentativi fatti altre volte confermano tale risultato. 

L'olivo in valle d'Aosta si puo coltivare solo come albero di or- 

namento. 

II P. Denza cosi scrive del clima di Aosta e d'lvrea: Mite e 
1 clima di Aosta. Mentre i minimi di freddo, che si hanno durante 
l'inverno in questa stagione, per ordinario non superano quelli della 
pianura del Po.... ed anzi spesso, specialmente nelle annate piu rigide, 
ne sono notevolmente meno intensi; 1 'estate rimane piu fresca e pia- 
cevole... Alio sbocco della valle delle Dora (cioe ad Ivrea) il clima 
acquista subito la fisionomia di quello della pianura del Po, e diviene 
affatto temperato ; ed anzi alquanto piu mite che nelle stazioni piu 
lontane dai monti e piu basse, le quali in apparenza dovrebbero avere 
clima piu moderato,.... La temperatura d' Ivrea, mentre risulta preaso 
poco la stessa che nel resto della valle del Po in primavera ed in 
estate, ne rimane invece superiore in inverno ed in Autunno, e sopra 
tutto in inverno, quando cioe i mesi sono piu freddi ». In compleaso 
adunque non e il rigore dell' inverno che impedisce la coltivazione 
dell'olivo in valle d'Aosta, ma e la mitezza dell'estate che ne impe- 

5 



162 



PAOLO PEOLA 



disce la maturazione dei frutti. Se non paresse un bisticcio si potreb- 
be dire che non e il freddo, ma bensi la mancanza del calore che 
ostacola la coltivazione dell'olivo in valle d'Aosta. 

Secondo uno studio di Vaccari e Wilczek (1) il Canavesano e 
la bassa valle d' Aosta climatologicamente si potrebbero considerare 
come facenti parte del dominio delia flora insubrica, (che secondo il 
Gaudin comprenderebbe il versante meridionale delle Alpi Svizzere 
dal lago di Como al lago Maggiorej, e perci6 il litnite occidentale di 
detta flora dovrebbe spingersi fino alio sbocco della Valle delPOrco. 
Nelle regioni dei nostri maggiori laghi prospera I'olivo, ma anche la 
viene coltivato piu per ornamento che per produzione di frutti. 

2. Che nella Valle d'Aosta si trova il limite superiore della col- 
tivazione deM'olivo, limite che potra piu o meno oscillare a seconda 
delle vallette piu o meno soleggiate e riparate, ed a seconda delle an 

nate piu calde o piu fredde. 

3. Dai documenti storici accennati rileviamo che Polivo diverse 
volte prospero piu di ora nella valle d'Aosta, e quindi dobbiamo am- 
mettere che per diverse volte il clima di tale regione fu piu caldo 

deirattuale. 

Di leggere modificazioni del clima abb : amo altre prove nelle 

oscillazioni dei ghiacciai. 



(1) L. Vaccari e Wilczek: La vegetcmione del versante meridionale dell 
Grate orientals in Nuovo G-iornale botanico italiano Vol. XVI N. 2, 1909 



Alpi 



Dott. MICHELE CRAVERI 



A.LGUNE SPECIE VEGETALI DELL' OSSOLA 



R1TEMTE RARE PER LA FLORA DEL PIEMONTE 



Nel Museo di Storia natur.le del Collegio Mellerio-Rosmini in 
Domodossola esiste un ricco Erbario della Flora ossolana, opera dello 
pfaticabile raccoglitore il defunto Prof. Stefano Rossi dei PP. Rosmi- 
niani (1) il quale inse:nd per molti anni nel Liceo pareggiato annesso 

al Collegio. 

Sono piu di 10000 piante diligentemente conservate e catalogate 

rappresentanti circa 2000 specie e varieta botaniche, e tra questo non 
poche ve ne sono di rare nelle valli ossolane stesse e rarissirae o sco- 
nosciute finora altrove, e talune caratteristiche ed esclusive di dette 
localita. II sullodato Prof. Rossi pubblico nel 1883 un catalogo gene- 
rale illustrative dell'Erbario da lui raccolto (2) con preziose notizie 
sulle localita dove tali piante si rinvengono ; e dall' attento esame di 
detta raccolta si rileva come molte specie che dai piu valenti odierni 
cultori della Botanica sisteraatica sono ritenute rare o critiche per la 
Flora pieraontese crescono invece in discreta abbondanza in queste 
valli, ed altre ancora che si possono dire avventizie per il Piemonte 
hanno attecchito anche nel bacino del Toce e de' suoi afflaenti. 

Recentemente il D.r Giuseppe Gola Assistente nel R. Istituto Bo- 
tanico di Torino pubblicava un interessantissirao studio su tali piante 
aare (3) illustrando 144 specie e varieta, di cui 36 non indicate finora 



(1) Prof. D.r Stefano Rossi n a Torino 1851. m. a D>modossola 1898. 

(2) D.r Stefano Rossi — « Studi suUa Fiora ossolana* - Domodossola, Ti 

pografia Porta, 1883. 

(3) Dott. Giuseppe Gola — * Piante rare o critiche per la Flora del Pie- 
monte » - con una tavola - (Mem. della R. Accad. delle Scienze di Torino 
Vol. T.X. Anno 1908 09V Torino, Vincenzo Bona 1909. 



164 ALCUNE SPECIE VEGETALI DELL* OSSOLA ECC. 



in Piemonte, 6 nuove per la Flora italiana e 6 non ancora descritte 
da nessun Botanico, aggiungendo come appendice al suo lavoro l'elen- 
co di 54 specie recentemente avventizie per la nostra Flora, nel prin- 
cipal intento di fissare la data dell'inizio della lotta cogli elemeuti 



floristici indigeni. Nel suo complesso questa Meraoria e uno studio pro- 

fondo e magistrate che rivela tutto il valore scientifico dell'Autore, 

ed essendo anche di data assai recente servira per molti anni di guida 

ai raccoglitori e classificatori della Flora piemontese. Ma poiche l'Au- 

tore si e occupato assai poco della Flora ossolana risultano nell'opera 

sua certe lacune piu che inesattezze in cui egli incorre piu volte, im- 

putabili solo al deliberato proposito di trascurare o quasi le piante 
dell'Ossola. 

Eppure questa regione che comprende aride ed elevatissime loca- 
calita alpine, ubertosi altipiani e fianchi montuosi coltivati, fresche e 
verdeggianti vallate che declinano in parte verso i Laghi lombardi e 
svizzeri con essa confinanti, deve necessariamente partecipare come 
regione botanica dei c tratteri misti di tutti questi ambienti, essendo 
ricca di forme svariatissime fra le specie e di interessanti varieta di 
quelle specie che vegetano nelle regioni finitime. 

Spigolando nel ricco Erbario del Museo Mellerio-Rosmini che com- 
prende se non tutte almeno gran parte delle piante ossolane, citero 
quelle specie e varieta che il D.r Gola ha chiamato rare o critiche 
per la Flora del Piemonte e che si rinvengono nelPOssola, nel solo 
intento di recare un modesto contributo alia conoscenza compieta della 
nostra Flora. 



PTERIDOPHYTAE 



Filicineae 



1) Atplenium germanicum Weiss. 

Secondo il D.r Gola sarebbe una pianta di natura ibrida derivata 
da A. septentrional e X ^- trichomanes originante spesso altri ibridi : 
A. germanicum X A. septentrionale ; raccolto sullo stradale fra Pine- 



Maggio 1900 (Ferrari 



all'J.. per 



MICHELE CRAVERI 



166 



ger manic um X ^- Iriehomanes, Hab.: M. Musine (Torino), Aprile 1900 
(Ferrari); Garessio, Val dell' Inferno (Alpi Marittinie), Luglio 1899 
(Ferrari). II D.r Gola dice abbastanza frequenti le forme die si avvi- 
cinano al vero A. germanicum. 

L'Erbario della Flora ossolami contiene : Asplenium germanicum 
Weiss (= A. al ernifolium Vitm), raccolto sui muri nella Val Vigezzo 
presso Villette — Estate-Autunno — (Dr. Rossi); A. tricomanes L vol- 
gare sui muri, sulle rupi ecc. in tutta V Osssola — Estate — (Rossi) ; 
A. sepentriunafe S\\\, Hab. : sulle rupi, tra le fessure delle rocce e 
Dei luoghi pietrosi lungo i torrenti, Monte Oalvario (Domodossola), 
Val Vigezzo, ecc. — Estate — (Rossi) ; inokre le specie : A ftlix-foe- 
mina Schrad., A. Halleri DC. (= A. fontanum Sm.), A. Viride Sw. 
A. ruta muraria L., A. adianthum nigrum L. insieme colla Var. nigrum 

Heuffl. 

PHANEROGAMAE 



Angiospermae — Monocotyledones. 

2) Calamayrostis Halleriana P. B. 

Ritenuta assai rara in Piemont^ e particolarmente diffusa solo 
nelle Alpi orientals Hab.: boschi sopra Champoluc verso Mascognaz 
in valle d'Ayas (Aosta), Agosto 1906 (prof. Mattirolo, Ferrari) ; sotto 
la Roeeia di Co3ta Bruna a Coazze (Giaveno Luglio 1907 (D. Fontana). 

Aggiungas : pascoli freschi al Sempione fra la (Jroce e Tavernet- 
taz — Luglio- Agosto — (Favre). Sono pure ossolane le specie : C. epi- 

getos Roth. (— Arundo L.). C. tenella Host., C. lanceolata Roth., C\ 
littorea D.C. 



3) Arrhenaterum elatius var buibosum Presl. 

Comunissima la forma tipica mentre la varieta saiebbe limitata 
alle parti occidentali del Piemonte : Cuneo e Boves, Luglio 1905 (Fer- 
rari ) Sanfront (Saluzzo), Giugno 1903 (Dr. Gola); Campoligure, G 

1908 (Ferrari, Vallino, Gola). 

Nell'Ossola si trova insieme colla specie questa varieta nei prati 
e pascoli sterili presso il Lago Maggiore ; Bier* ozzojo (Rossi). 



mgno 



166 ALCUNE SPECIE VEGETALI DELL* 0SS0LA ECC 



4) Poa serotina Ehrh. 

Rarissima e raccolta finora solo presso Confienza in Lomellina 

(Bertoloni), a Stupinigi presso Torino (Ferrari). 

Nell'Erbario ossolano e detta frequente uei luoghi incolti e sulle 
vie insieme colla P. annua L. — Febbraio-Novembre — (Gagliardi) 
Vi sono pure esemplari di altre specie e varietur P. afpina L. e Var. 
vivipara L., P. bulbosa e Var. vivipara, P. laxa Hnke, P. compressa 
L., P. nemoralis L. e Var. firmula Gaud., P. sudetica Hnke, P. pra- 
tensis L., P. violacea Bell. (= FesLuca pilosa Hall.), P. trivialis L. 

5) Bromus maximus Derf. 

Non era indicata nella Flora piemontese prima deilo studio del 
D.r Gola. Hab. : Rocco di Pianezza (Torino) 1907 (Ferrari) ; Rocca di 
Cavour (Pinerolo) ; Maggio 1908 (Ferrari, Fontana) ; Colli di Torino 
(Ungern, Sternberg, Belli); Crea (Casale), Giugno 1905 (Ferrari, D.r 
Negri); Fossano (CuneoJ, Giugno 1907 (Ferrari, Valleno); Acqui, Giu- 
gno 1905 (Ferrari, Vallino, Gola). 

Fu trovato anehe al Monte Calvario (Domodossola) sul sentiero 
che dalla Torre Deantonis conduce alia Villa Gentinella — Aprile-Giu- 
gno (Rossi). Altre specie ossolane sono : B. sterilis L., B. Madritensis 
L., B. asper L., B. erectus Huds. 

6) Rhynchospora fusca L. 

II D.r Gola la dice appunto limitata alia regione nord-orientale 
del Piemonte, specialmente agli acquitrini che abbondano nelle va- 
ste brughiere alle falde delle rnorene o nelle inorene stesse : Vauda di 
Mathi (De Filippi) ; Viverone (Roasenda, Malinverni); tra Arona e 
Rorgoticino, Maggio 1907 (Gola Negri). 

Ed infatti fu trovata anche nei luoghi uinidi e palustri della 

jzzo fra S. Maria e Re insieme colla R. alba Vahl. (= Schoe- 
nus L), e sul Mergozzolo al Nord del Lago Maggiore — Giugno-Lu- 

glio (De NotarisJ. 

7) Chamaerorchis alpina Rich. 

Gia indicata per le Alpi Graie e Pennine (Valle d'Aosta a Cour- 



ts 



MICHBLE CRAVERI 



167 



mayeur, Cogne ecc) ; fu trovata poi qua e la nelle Alpi Cozie ; Valle 
di Susa, alia Roccanera sopra il Balmarot, Agosto 1908 (Ferrari) Val 
Predda sopra Bardonecchia, Luglio 1899 (Ferrari) e nelle Alpi Ma- 
ritime : M. Antarotta sopra Garessio, Luulio 1899 (Ferrari). 

Non pare infrequente anche nelle Alpi Lepontine: pascoli umidi e 
museosi, Sempione verso le gallerie, ecc. — Luglio- Agosto (Rossi). 

8) Listera cordata B. Br. 

Hab. : Alpi Marittime al Giaz Roccasonn sopra Garessio, Giugno 
1906 (Ferrari, Vallino) ; sopra Entracque tra i rododendri, Giugno 
1906 (Ferrari, Vallino, Gola); Alpi Lepontine in Val d'Ossola all'AIpe 
Veglia, Luglio 1900 (Gola). 

Anche il D.r Rossi chiama rara questa orchidea, e Pesemplare esi- 
stente nell'Erbario ossolano fu trovato nei boschi umidi di pini ed 
abeti in Valle d'Antrona — Maggio-Luglio (Biroli). Molto frequente 
per la Flora ossolana e invece la L. ocata B Br. 



Dicotyledones 

9) Betula verrucosa Ehrh. 

II D.r Gola la dice per lo meno altrettanto frequente in Piemente 

che la B. Alba L. 

Nell'Ossola si troverebbe la B. Alba nei boschi di tuttn la vail* 1 , 
ma specialmente presso il Lago Maggiore — Aprile-tnaggio e la B. 
verrucosa localizzata presso il villaggio del Sempione (Rossi). 

Altra specie pure ossolana e la B. pubescent Ehrh. 

10) flristolochia rotunda L. 

Parrebbe limita f a per la Flora del Piemonte alia regione Cispa- 
dana: Millesimo, Montenottc, Dego, Sassello, Novi, V. Stafford presso 
Voghera, Mombaruzzo (Monferrato) e Colli di Casale, 1893 (Rosellini). 

Invece qui fu trovata nei luoghi coltivati o fra le raacerie e 
presso 1> siepi nei dintorni di Dornodossola — Maggio-Giugno (Rossi). 
Altra specie: A. cl*> *» a I I i 8 L. pure abbastanza frequente ne le stesse 
localita. 



168 ALCUNE SPECIE VEGETAL! DELL'OSSOLA ECC. 



11) Viola pinnata L. 

Hab. : Valle d'Aosta, Cenisio .; Alpi Cozie : Val Macra sopra Al- 
ma, Luglio 1911 (Ferrari, Vallino, Gola), Cesana (D.r Vigxolo-Lutati). 

Rara anche per l'Ossola; si aggiunga per altro alle stazioni gia 
note: luoghi aridi, eievati presso i ghiacciai delle Alpi Lepontine 
Giugno-Luglio (Rossi). Appartengono alia Flora ossolana anche le al- 
tre specie : V. odorata L., V. hirta L., V. scmphila K., V. palustris 
L, V. sylvatica Fr. e Var. Eivmiana Koch. (= V. Rivbaana Rebb). 
V. arenaria D.C., V. canina L., e Var. Ruppii Alle., V. biflora L., V. 
nummulariaefolia D.C.. V. tricolor L., V. calcarata L. e Var. rosea 

R05S1 la quale ultima si trova colla specie nei prati e pascoli del 
Sempione, ma piu rara — Giugno-Luglio (Favre). 

12) Lunaria rediviva L. 

Gia indicata nell'Appennino, nelle Alpi Marittime (Valle di Pesio 
ecc), e del D.r Gola in Val D'Ossola sopra Piedimulera, Luglio 1907 

(Gola). 

Si deve aggiungere : luoghi boschivi presso Domodossola, lungo 
il Rio d'Anzuno — Aprile-Maggio (Rossi). Piu rara spontanea la L. 

annua L. 



13) Fumaria capreolaia L. 

J? * 

& ntenuta ranssima in Pieraonte, e fu raccolta solo nei dintorni 
di Mondovi, Giugno 1894 (Ferrari); presso Bossea iMondovi), Agosto 
1903 (Vignolo-Lutati), e nei campi tra Piaccone e la Bocchetta di 
Voltaggio (quivi forse avventizia). Uiugno 1908 (Ferrari, Vallino, 
Gola) . 



Q 



# 



14) Papaver hybridum L. 



Gonosciuta finora nelle seguenti localita delle Alpi e dell'Appen- 
nino: Cafasse (Lanzo torinese), Maggio 1907 (Ferrari, Gola) ; Venaria 
Reale (Torino), Maggio 1907 (D.r SantiU tra Sansano e Reano. Susa 



MICHELE CRAVERI 



169 



alia Brunetta (All.) Maggio 1899 (Ferrari); Frossasca, Maggio 1908 
(Ferrari. Vallino, Gola) ; Rocca di Cavour. Maggio 1908 (Fontana, 
Crosetti); Dego (Acqui), Giugno 1901 (Ferrari, Vallino, Gola). 

NellOssola appare frequente nei campi della Valle Anzasca 
Estate (Rossi). Sono piu o raeno comuni in queste valli il P. alpinum 
L.; P. sommiferum L., P. rhaeas L.. P. dubium L., P. argemone L. 

15) Umbilicus pendulinus D. C. 

Erano gia note per questa pianta le localita dei Laghi, oltre a 
Pinerolo, Mondovi, M. Bracco presso Envie (Saluzzo). Giugno 1907 
Crosetti, Fontana), Ormea in Vall'Arme la, Luglio 1899 (Ferrari); 

S. Stefano Monferrato, 1H24 (Bfllardi) ; sopra Carcaro alia regione Bor- 
mida, Luglio 1907; Rossiglione, Giugno 1906; Campoligure. Giugno 
1908 (Ferrari, Vallino, Gola). 

L'esemplare dell'Erbario ossolano e stato raccolto nei dintorni del 
Mergozzolo — Giugno (Dh-Notaris). 

16) Sedum hirsutum All. 

E una specie rarissima in Italia fuori delle Alpi occidental^ e 
piuttosro rara anche in queste. Hab.: sopra Giaveno (1 
Rocca di Cavour presso Pinerolo (Ferrari). 



ontana 



Q 



fi 



f 



pes(re Vill. (= S. mxatile All.), S. album L., S. dasyphillum L., S. 
villosufH Bertol., S. atratum L., S. annuum L. 

17) Rubus glandulesus Bellardi. 

II vero R. Bellardi sarebbe spesso confuso, secondo il D.r Gola, 
col R. hirtus assai piu diffuso ; la sola localita sicura per tale specie 
in Piemonte sarebbe nei dintorni di Biella (Ascherson e Graebner). 

Notero tuttavia che con questo nome e deteruiinato un esemplare 
raccolto nei boschi della Val Vigezzo tra Craveggia e Villette — Mag- 
gio-Giugno (Rossi). Qui non si accenna al /?. hirtus, ma esistono i] 

R. idaeus L., i?. fruticosus L., R. caesius L., R. mxatilis L. 



170 ALCUNE SPECIE VBGKTALI DELl/OSSOLA ECC. 



18) Echium italicum L. 

II D.r Gola 'o dice localizzato al Pieraonte meridionale, special- 
mcnte sui colli dell'Appennino e del Suabppennino dove e abbastanza 
frequente: Denice, Gtfuyno 1900 (Ferrari, Vallino); Acqui lungo la 
Bormida, Giugno 1905 (Ferrari, Gola); Novi, Giugno 1908; Rivanaz- 
zano, Godiasco, Giugno 1903 (Ferrari, Vallino, Gola) ; Pollenzo, 1824 
(Colla). 

Fra questi monti si rinviene nei luoghi incolti, lungo le strade 
nei dintorni di Domodossola — Estate (Rossi). Piu difFuso in tutta 
POssola IE. vulgar e L. 



19) Dipsacus laciniatus L. 

I/esistenza di questa pianca in Piemonte gia accennata da Allioui 
e confermata recentemente in modo speciale per le Langlie ed il Mon- 
ferrato ; sembra piu rara alle falde della catena alpina: ti\t Leyni e 

Lombardore, Agosto 1902 (Ferrari, Vallino) ; Cuneo, lungo la Stura, ecc. 

Nell'Ossola e abbastanza diffusa lungo i mart, nei luoghi incolti 

Estate (Rossi). Vi crescono pure il D. syloestris Mill, e D. p losus L. 



20) Campanula glomerata L. 

Furono distinte per questa specie molte varieta, alcune delle quali 
sono accennate da poco tempo in Piemonte. 

Citero senz'altro le specie esistenti in questo Erbario insieme 
colla C. glomerata che cresce sul Monte Cimone (Valle Anzasca) ed a 
Craveggia — Estate-Autunno (Rossi), ed alia Var. aggreyata W. rac- 
colta nei pascoli di Calasca (Ing. Belli). Tali specie ossolane sono : 
C cenisia L., ('. persici folia L., C. pafufa L., C. rapunjulus L., C. 
excisa Schlch., C. coe*p<to$a Scop., C. rotundi folia L., C. linifolia 
Huke, C. rhomb ddalia L., C. trachelium L., colla var. das//<arpa D.C., 



C lat'folia L., C. spicata L., C. alpestria All., C. 
birica L., colla var. paniculata D.C., C. medium L. 

21) Leucanlhemum alrattim D.C. 



L., C si- 



Gia rinvenuto in Vai d'Ossola a Bognaneo, 1842 (Lisa); Ameno 



MICHELR CRAVERI » 171 



stil Lago d'Orta, Lugio 1895 (Gola( ; M. Mucrone, Luglio 1904 (Fer- 
rari) ; S. Jacques d'Ajas in Valle d'Aosta, Agoito 1900 (Mattirolo, 
Ferrari); Courmayeur verso il Lago Combal (m. 1900), Giugno 1904 
(Ferrari); Val di Cogne sopra Pont d'El., Giugno 1903 (Ferrari, Val- 
lino, Gola); Prati del Cenisio 1843 (Delponte), Luglio 1905 (Mattirolo), 

Aggiungasi : sulle rupi, nei luoghi umidi, ombrosi in Val V'gezzo, 
Estate-Autunno (Rossi). Comuni nell'Ossola : L. vulgare D.C. e />. mon- 

tanum D.C. 



Sono adunque 21 le specie e varieta che il D.r Gola chiama rare 
o critiche per la nostra Flora e che furono rinvenute anohe nelP >s- 
sola. Anzi TAutore della pregevolissima Meraoria sopra citata accenna 
per alcune specie alia loro presenza nelle Valli ossolane, mentre altre 
che egli dice rarisshue in tutto il Piemonte, o proprie delle localita 
piu meridionali subappenninichc ed estranee o quasi alia catena al- 
pina, crescono pure in queste regioni e sono conserve te nelTErbario 
del Museo Mellerio Rosmini. 

In quanto alle specie che si possono chiamare avventizie per la 
Flora piemontese e che hanno attecchito anche nell'Ossola, bista ac- 
cenna re alle seguenti : 

1) Gommelina communis L. 

Indicata nei boschi lungo il Po a Chivasso, 27 luglio 1897 (Bel- 
loni) e lungo il Po a Torino a valle del Ponte R. Margherita, Settem- 
bre 1903 (Ferrari); presso Trobaso sui Lago Maggiore, Settembre 1908 
(Gola); presso Garlasco, Agosto 190S (Gola). 

Fu pure raccolta nelle Valli ossolane che scendono al Lago Mag- 

giore — Estate-Autunno (Rossi). 

2) Narcissus pseudonarcissus L. (= N. incomparabilis Mill.) 

Fu raccolto sui Colli di Torino presso la Villa Corra sopra la 
Barriera di Casale, 10 Marzo 1899 (Vignolo-Lutati), forse sfuggito 

alia coltivazione. 

Qui e copioso nei prati e boschi di Calice, S. Defendente, ecc. do- 
ve e quasi sempre doppio — Aprile-Maggio (Rossi). Vi si trova pure 



172 



ALCUNE SPECIE VEGETAL! DELL'OSSOLA ECC, 



YAjqx ificomparabil s Car., e piu raro il N. bi flows Curt.; abbonda 
invece nella pianura il N. poetica* L. 

3) Jasminium offinale t. 

Trovato sui vecchi muri a Vicoforte (Mondovi), 13 Giugno 1894 
(Ferrari); presso Borgofranco (Ivrea), Agosto 1851 (Delponte). 

Cresee spontaneo sulle rupi sotto U Chiesa del Monte Calvario 



(Domodos-ola) 



Estate (Rossi). 



4) Galinsega parvillora Cap: 

II D.r Gola la dice oraraai diffusa ovunque in Pieinonte sia lella 
pianura che abbastanza addentro nella catena alpina, sopra Varallo 
Sesia, in Valle Anzasca, ecc. 

Ed infatti anche qui e volgarissima nei luoghi coltivati 'Rossi). 



Con queste poche note non ho inteso certamente menora re il va- 
lore dells vaste e profonde osservazioni del valentiaaimo Docente nel 
R. Istituto Botanico di Torino. Modestaraente ho creduto di poter ar- 
recare un piccolo contributo alia conoscenza piu complcta del la nostra 
Flora piemontese. 



Domodossola, 27 Dicembre 19 10. 



D.R MlCHELE CRAVERI 



D.r OTTAVIO MUNERATI 



Osservazioni sulla prefloritura delle barbabietole da zncchero 



La barbabietola primitiva o selva^gia (Beta maritima L.) fe, nor- 
malmente, annuale. La biennalita nella bietola coltivata b un portato 
della selezione e Pemissione dello scipo fiorifero il prirao anno di ve- 
getazione non costituisce che una apparizione di una qualita ancestrale 
o un ritorno atavico. 

A parte questo concetto d'ordine pregiudiziale, la prefioritura pu6 
essere favorita da diverse circostanz^, tra le quali vanno prevalente- 

mente notate: 

a) il tempo di seraina e Panda mento successivo della stagione; 

b) lo stato di fertilita del terreno; 

c) la proven ienza del seme e lo stato della sua maturanza fisiolo- 
gica al momento della raccolta. 

Le osservazioni alle quali oggi intendo riferirmi riguardano la 
prefioritura: 

I) in rapporto al tempo della semina. 

II) in rapporto alia composizione delle radici prefiorite considerate 
secondo la forma, il peso ed altre caratterische esteriori. 



* 



I. II tempo di semina e It prefioritura 

Se Parresto di vegetazione, in conseguenza di gelate tardive o di 
cause similari, quale fattore determinante la salita in seme delle bie- 
tole, era stato ammesso dalla raaggioranza degli studiosi, nessuno ave- 
va portato sino ad oggi delle cifre derivanti da larghe e precise ricer- 
che metodiche. Ecco perche Pargomento parvemi presentare un certo 
interesse, anche perche al tempo di seminn della bietola viene at- 
tribuito, e giustamente, dai pratici, notevole importanza in riguardo 
alia produzione conseguibile dalla cultura. 

Procuratorai pertanto il seme di sei razze di barbabietola, di cui 
una proveniente da piante gia prefiorite P anno innanzi — tutte, in 
ogni modo, derivate dalla Kleinwanzleben — profittando della cortese 



174 0SSBRVAZ10NI SULLA PREFIORITURA DELLE BARBABlETOLE DA ZUCCHERO 



condiscendenza dell' Amministrazione Co: Papadopoli di Loreo e del- 
l'efficaee cooperazione dell'agente Sig. Giuseppe Padovani, procedevo 
alia semina delle sei varieta, a gruppi, a cominciare dal novembre a 
giungere ai prirai di giugno: tutte le varieta vennero, volta a volta, 
seminate con ogni dilinenza, a mano, in parcelle di 50 metri, separate 
da sentieri larghi ottanta centiraetri, per cui, a semine finite, i vari 
gruppi, complessivamente in numero di undici, occupavano circa tre 
quarti di ettaro. 

Ecco le temperature massime, minime e raedie (in centigradi) del 
periodo novembre-maggio (Osservatorio meteorologico di Rovigo) : 

Media • Masaima Minima 

10 novembre 8,0 14,0 3,3 

20 * 6,5 8,8 3,8 

30 * 4,1 7,0 1,2 

10 dicembre 2,5 5,8 — 1,0 

20 » 7,4 11,5 4,0 

30 > 1,0 2,5 — 0,8 

10 gennaio 5,6 7,4 5,0 

20 » 3,5 7,0 — 0,6 

30 » 3,9 8,2 1,2 

10 febbraio 9,0 15,0 5,2 

20 > 5,4 9,8 1,5 

28 * 1,9 3,5 0,2 

10 marzo 9,3 10,2 8,8 

20 » 11,6 16,7 7,5 

30 » 11,2 12,8 9,5 

10 apriie 11,7 17,2 7,5 

20 > 10,9 11,8 9,3 

30 > 15,0 18,7 9,5 

10 maggio 16,1 18,0 12,0 

20 » 22,6 27,0 17,2 

30 » 22,9 24,3 18,1 

Riassumo, nei seguenti prospetti, i dati riferentisi ai singoli gruppi, 
nei qnali, per la fattispecie, hanno maggior valore le cifre ehe riguar- 






OTTAVIO MUNEKATI 



175 



dano la quantita di bietole prefiorite secondo il tempo della semina: 



I. Gruppo 



Semina: 14 novembre 



. •* 









Nl'MERO DEI IK PIANIi: 






I 
II 

III 

IV 
VI (i) 



Nate 

e 

coltivate 






Media 



124 

84 

125 

66 
116 



in 



fiore 



193 



118 



84 

6> 

45 

84 

67 

66 



senza 



tiorc 



40 

34 
60 



21 



32 
126 



)2 



IL Gruppo 



■n. 



I 

II 

III 

IV 
V 

VI 



Media 



Nl'MERO DELLE PIAXTE 



Nate 



coltivate 



236 
190 
223 

99 
169 

252 



195 



In 
fiore 



>»enza 
fiore 



191 

144 

127 

70 



102 



128 



45 
46 

96 
29 

67 



124 



127 



68 



Principio 

della 



fioritu 



25 Maggio 



Produzione ottkntta 



Rtdici 

enza colletto 

Chilogram* 



6s 



Colletti 



e 

io^lie 
Chilogram, 



91 

73 

63 

104 
93 



82.5 



5" 
62 



35 
40 

65 
24 

46 



Semina: 23 dicembre 



Principio 

della 
fioritura 



Produzione ottencta 



Radici 

senza colletto 

Chilogram. 



Colletti 

e 

foglie 

Chilogram 



20 Maggio 



Si 



ioi 



99 

75 
15 
85 

75,6 



60 

64 
32 

50 

59 
27 

48,6 



* 

(L) Il *rm N. VI 6 di piante fiorite precocemente (ii primo anno) 



176 OSSERVAZlONI SULLA PREFIORITURA DELLE BARBAB1ETOLE DA ZUCCHERO 



UK Gruppo 



Semina: 21 gennaio 



Varieta 


NUMERO DELLE PIANTE 


Principio 

dclla 
fioritura 


Produzioxi 


: OTTENUTA 


Nate 
e 
coltivate * 


In 

fiore 


Senza 
fiore 


Radici 

senza colletto 

Chilogram. 


Colletti 

e 

f ogl i e 
Chilogram. 


i 


125 


64 


61 


2$ Maggio 


94 


45 


ii 


no 


47 


63 




131 


53 


in 


129 


65 


64 




129 


70 


IV 


83 


27 


56 




65 


33 


V 


103 


50 


53 




149 


70 


VI 


185 


77 


108 




120 


41 


Media 


122 


55 


67 




114,6 


52 







IV. Gruppo — I 

- M 


Semina: 12 febbraio 




<4 

> 


NUMERO DELLE PIANTE 


Principio 
1 della 
fioritura 


Produzione 


: OTTENUTA 


Nate 
e 

coltivate 


In • 
fiore 


Senza 
fiore 


Radici 

senza colletto 

Chilogram. 


Colletti 

e 

foglie 

Chilogram. 


I 


288 


■ 

134 


154 


23 Maggto 


175 


90 


II 


264 


84 


180 




190 


85 


IV 


263 
125 


66 
44 


197 
81 




185 
150 


80 
55 


v 


214 


5i 


163 




217 


71 


1 Media 


303 

243 


161 
90 


142 




; 133 
178 


68 


75 



OTTAVIO Ml NEKATI 



177 



V. Gruppo 



Semina: 20 febbraio 



■■n 



Nlwii.ro delle piaxii; 




I 

II 

III 

IV 

V 

VI 



Media 



298 

130 

227 

125 
157 



222 



193 



104 

45 

44 
42 

41 
41 



53 



194 
185 

183 

83 
n 



181 



157 



l'rincipii 

delta 

fioritura 



23 Maggio 



Prodi zioxi-: 011 1 m ta 






Radici 

cn/.a CollfettO 

Chilograui. 



- 



[6 



201 



192 



122 



204 
148 



172,6 



Colletti 

e 

foglie 

Chilo^ram. 






70 
70 

6 



o 



77 



67,8 










VI. 1 


Gruppo — 


- Semina: 14 marzo 






NUMERO DELLE PIANTE 


Principio 
della 


PRODL'ZIOXE ottknlta 


Nate 


In 


Senza 


Radici 


Colletti 


r* 


e 
coltivate 


rtore 


fiore 


fioritura 


senza colletto 
Chilogram. 


c 

foglie 

Chilogram. 


I 


356 


- 10 


246 


26 Ma; jo 


228 


82 


II 


300 


5 


295 




256 


80 


HI 


1 370 


3 


367 




236 


108 


IV 


194 


4 


190 




170 


70 


V 


218 


3 


215 


■ 


258 


iQ3 


VI 


297 


3 


294 




204 


92 


Media 


289 


5 


284 


i 1 


222 


89 









78 



DELLE 



VII. Gruppo 



Semina: 18 marzo 



NUMERO DELLE PIANTE 




Senza 
fiore 



321 
307 

353 

H3 
165 

327 



269 



Principio 

dclla 
fioritura 



26 Maggio 



Produzioxe ottenuta 



Radici 

senza colletto 
Chilogxam. 



239 

285 
216 

166 



213 
2l6 



222,5 



Colletti 

e 
foglie 
Chilogram 



65 
75 
54 
36 

55 
61 

57,6 






VHI. Gruppo 



Semina: 9 aprile 



> 


NUMERO DELLE PIANTE 


Principio 


Nate 

e 
coltivate 


In 
fiore 


Senza 
fiore 


della 
fioritura 


I 


422 


Nessuna 


Tutte 




II 


355 








III 


298 






* 


IV 


242 








V 


302 








VI 


265 








Media 


3H 




* 















Produzione ottenuta 



Radici 

senza colletto 

Chilogram. 



215 
237 

195 
182 



223 
188 



206,6 



Colletti 

e 

foglie 

Chilogram 






62 
56 

53 

53 
84 
66 

62,3 



OTTAVIO MUNERATI 



179 



IX. Qruppo 



semina: 26 aprile 



-C3 



I 

II 

III 

IV 
V 

VI 



Media 



NUMERO DELLE PIANTE 



N'ate 



coltivate 



24S 

301 

309 

175 

272 

417 



288 



In 

1 

tiore 



Nessuna 



Seti/a 
fiorc 



Tuttc 



Priiicipio 

della 
fioritura 



Produzione ottenuta 



Kadici 

senza colletto 

Chilogram. 



*43 
182 






149 

143 
191 

164 



162 






Colletti 

e 

foglie 
Chilograni 



39 

77 
58 

54 
50 



53>3 



- 



X. Gruppo 



Semina: 10 maggio 



> 



I 
II 

in 

IV 

v 

VI 



Ximero dei.ee piante 



Nate 



coltivate 



Media 



208 



314 

275 
148 

247 

256 



241 



In 

tiore 



Nessuna 



Senza 
tiore 



Tutte 



Principio 

della 
tioritura 



PRODUZION'E ottenuta 



Radici 

senza colletto 

Chilogram. 



64 
166 



120 



48 

104 

99 



100 



Colletti 



1 



foglie 
Chilogram 



20 



59 

45 
16 



32 
3) 



34,5 



180 OSSERVAZIONI SULLA PREFIOR1TURA DELLE BARBABIETOLE DA ZUCCHERO 







XI. Gruppo — 


Semhia: 15 


giugno 




> 

* 


NUMERO DELLE PIANTE 


Principio 

della 
fioritura 


Produzione ottenita 


Nate 

e 

coltivate 


in 
fiore 


senza 
fiore 


Radici 

senza colletto 

Chilogram. 


Colletti 

e 
foglie 

Chilogram, 


i 


87 


Nessuna 


Tutte 






30 


30 


ii 


93 










50 


30 


in 


195 










60 


50 


IV 


61 










60 


30 


V 


112 1 








40 


40 


VI 


251 








90 


40 


Media 


*33 










55 


36,6 















OTTAVIO MUNBRATI 



181 



Facendo la media delle sei varieta e riportando a cento il nu- 
mero delle bietole rispettivamente fiorite, ne risultano le seguenti linee 
rappresentative : 



prefiorit 



tt 



o 




s 



22 



65 OjQ 



55 0,o 



45 Oio 



37 l0 



26 [0 



efficente 



a 
o 

5 



ft 



to 



CD 

g 



tc 



ere 

CD 
P 
P 

o 



bO 






2 

5 







8 



CD 






Meno 
dell' 1 0|o 



Zero 0$ 



1 o IO 




3 

SO 

tsi 

c 



00 

B 



pa 

ft 






a 

o 



CD 



O 

a 

ere 
ere 



or? 

p 
o 



Per quanto il prodotto in peso dei vari gruppi non abbia un valore 



xappreseiL 



tanti la produzione a norma del tempo di semina sono molto istruttive. 



182 OSSERVAZIONI SULLA PREFIORITURA DELLE BARBABIETOLE DA ZUCCHERO 



Prodotto di radici in quintali in relazione con il tempo di semina 



e 



s 



8 



«> 




© 






444 



444 



412 



352 



370 



844 



200 



154 



150 



■ 



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II — La composizione delle bietole prefiorite in rapporto 

alle loro caratteristiche esteriori 

Sino dal 1903 mettevo in evidenza (1) come le bietole in fiore 
dovessero classificarai, qnanto al loro comportamento, in dne categorie 
nettaniente distinte : 

a) bietole a radiee sottile, molto legnosa, sprovviste di coroDa di 
foglie alia base dello scapo fiorifero, a scapo erto e normalmente uni- 
co, di periferia spesso maggiore della stessa radiee. 



b) bietole a radiee pressoche normale e meno legnose delle pri- 



(1) Almanacco dell' « Italia Agricola 



>. 



OTTAVIO MLTNERATI 183 

me. provvedute, alia loro base, di una corona piu o meno densa di fo- 

glie (1). 



gruppo a) 



bru- 



8 co ritorno alia forma primitiva: il modo col quale si com portano du- 
rante il loro periodo vegetativo permette appunto di riscontrare in 
esse tutte le caratteristiche del la barbabietola selvaggia. 

Anche nello stesso tipo selvaggio poi, come mi occorse in piu oc" 
casioni di conscatare, le piante che posseggono una certa quantita di 
foglie alia base dello scapo hanno radici piu grosse e meno spiccata- 
mente legnose di quelle dalla cui testa, sguarnita di fogliame, si di- 
parte un unico e vigoroso scapo fiorifero. 

Poiche era interessante di determinare la composizione delle bie- 
tole prefiorite -eparatamente a norma delle suaccennate categorie , 
1'egregio Direttore dello Zuccheriticio di Lendinara, sig.Arnoldo Kn<">p- 
fel, aderendo cortesemente alia mia preghiera, si compiaceva di far 
eseguire, nel Laboratorio dello stesso Zuccherificio, varie analisi ba- 

stantemente complete: 

a) di bietole in fiore ad abbondante fogliame basilare, in con- 

fronto a bietole normal i pressappoco dello stesso peso; 

b) di bietole prefiorite con corona basilare discretamente guar- 
nita di foglie (tipo, diremo cosi, intermedio), sempre in confronto a 

radici normali dello stesso peso ; 

c) di bietole prefiorite ad unico scapo, senza fogliame basilare, 
rappresentanti cioe il tipo primitivo, e ancor esse in confronto a bie- 
tole normali di peso analogo. 

Insieme il direttore del Laboratorio, 1'egregio dott. M.Galloni, cor- 
tesemente analizzava anche un certo numero di bietole selvagge da me 

speditegli. 

I risultati delle analisi sono riprodotti nei seguenti prospetti (il 

tenore in zucchero e, in tutte le radici, piuttosto basso, cid dipendendo 

dalla stagione avanzata in cui le determinazioni furono compiute) : 



(1) Nelle condizioni della pratica, guardando la parte aerea delle bietole in 
fiore, si pu6 subito, aprioristicamente, precisare , con sicurezza quasi matematica, 
la grossezza della radice sottostante : quanto maggiore e il numero delle foglie 
basilari, piu voluminosa e la radice e viceversa. 



184 



PREFIORITURA DELI^E 






Grado Brix 

Zucehero % S r - sn S° 
Non zucehero appa rente 
Quo. purezza apparente 
Sostanza secca reale 
Non zucehero reale 
Quo. purezza reale 

Sugo \ 

Zucehero °/o £ r - bietole 
Sostanza secca nella bietola 



Grado Brix 

Zucehero % S v - s^go 
Non zucehero apparente 
Quo. purezza apparente 
Sostanza secca reale 
Non zucehero reale 
Quo. purezza reale 

Sugo 7 

Zucehero % gr. bietole 

Sostanza secca nella bietola 




Nor m ali In se me 



Peso 
Kg. 1.100 



Peso 
Kg. 1.150 




BIETOLE MEDIE 






Normali 

Peso 
Kg. 0.650 



13.8 
10.20 

3.60 

73.91 
13.44 

3,24 
75.89 
92.15 

9.40 
15.07 



In seine 

Peso 
Kg. 0.631 



14.9 
11.18 
3.72 
75.03 

14.52 
3.34 
76.99 
93.91 
10.50 

17.56 



oTTAVIO MFNERATI 



185 




Grapo Brix 
Zucchero % gr. sugo 

Non zucchero apparente 

Quo. purezza apparente 

Sostanza secca reale 

Non zucchero reale 
Quo. pureEza reale 

Sugo V, 

Zucchero ° gr. biet 
Sostanza secca nella bietola 



Grado Brix 
Zucchero "/o g\\ sugo 
Non zuccIhto apparente 

Quo. purezza appa rente 
Sostanza secca reale 

Non zucchero reale 
Quo. purezza reale 



Suero ° /0 



Zucchero % & r - bietole 

Raffinosio 



BIETOLE PICCOLE 



Norma li 
Peso 

Kg. < 271 



seme 



i;>.o 

10. a 

4. 17 



72,^0 



In 

Peso 
Kg. 0.:; 151 



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* 

95.10 
10. 3t» 

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12.9 

<v:54 

4, 56 

64. 5 

12. 15 

.'5.81 

68 . 1 14 
'1. 12 

7.6 

l :. . 53 



BIETOLE SELVAGGIE 


Peso 


ined 


io gr. 


180 


15. 


< 






8. 


-'7 






7. 


43 






52. 


67 






14. 95 






6. 


68 






55. 


31 






73. 


76 






6. 


10 






3. 


77 





186 OSSERVAZIONI SULLA PREFIORITURA DELLE BARBABIETOLE DA ZUCCHERO 



Conglobando i dati analitici piu importanti dai punto di vista 
industriale e trascurando le cifre riferentisi alle bietole di tipo inter- 



medio, abbiamo : 



Grado Per cento 

zucchero 
Brix nella bietola 



B'etole normali 



Grandi 

Piccole 



14. 8 10. 1 

15. 10 3 



Bietole in s°mB 



Grandi (accostantisi al tipo normale) 13. 8. 5 

Piccole (accostantisi al tipo selvaggio) 12. 9 1.6 

Selvagge 15.7 6- 1 






CONCLUSION! 



I — II tempo di semina della bietola ha una decha influenza 
sulla tendenza delle piante alia prefioritura. Quanto piu. precoce e la 
semina, tanto piu elevata e la pereertuale delle piante prefiorite e 
viceversa. Le semine preinvernali e le semine compiute al primissimo 
risvegliarsi della stagione (fine gennaio primi febbraio) portano ad una 
prefioritura del 50-60 per cento ed oltre, mentre le stesse sementi, af- 
fidate alia terra a stagione cosiddetta primaverile avanzata (dopo la se- 
conda meta di aprile per es.) non danno che un numero assolutamente 
esiguo di piante in fiore. 

II — I glomeruli provenienti da bietole andate in seme il pri- 
mo anno di cultura non hanno eccezionalmente spinto, piu degli altri 
normali, l'attributo della proclivita a dare origine a piante prefiorenti 
(cio cha era stato del resto messo piu volte in evidenza). 



Ill 



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e produzione comeguibile dalla cul'ura. Si possono avere delle produ- 
zioni abbondanti anche con una rilevante percentuale di bietole pre- 



OTTAVIO MUNERATI 197 



fiorite (sin oltre il 25 °/ ) e dei raccolti scarsi anche senza alcuna pianta 
in fiore. In altri termini, nelle condizioni della pratica, la pretioritura 
non e fenomeno che, per sb stesso, dal lato eulturale (prescindendo cioe 
dalla questione industriale) possa costituire sintoino di cattiva annata 

bieticola o viceversa. 

IV — Le bietole pretiorite comprendono due ordini nettamente 
distinti di individui : gli uni rappresentanti una brusca regressione del 
tipo, riproducenti cioe tutte le caratteristiche della bietola selvaggia 
(radice sottile, legnosa, a scapo vigoroso, sguarnito a la base di fo- 
gliarae) ; gli altri accostantisi alia forma biennale, sia per sviluppo 
e caratteri della radice, sia per l'abbondante corona di foglie alia base 
dello scapo fiorifero quasi sempre multiplo. Ora la composizione, sepa- 
ratamente considerata, delle due forme tipiche, chiarameute dimostra 
ehe se le barbabietole del secondo gruppo non differiscono soslanzial- 
niente, per ricchezza ed altri caratteri, dalle radici normal] non pre- 
fiorite, le barbabietole piccole prefiorite si accostano, per tenore in 
zucchero e qualita industriali, al tipo della bietola priraitiva. Quest'ul- 
tima e poi apparsa, anche nelle analisi odierne, estremamente carica 
di non zuccheri (6. 68 di non zuccheri — 3.77 di raffinosio — contro 

6.10 di zucchero p. d.). 

Delineata cosi una nuova faccia del poliedro, si scorge quale al- 
tro campo si apra ad indagini destinate ad accrescere la notevole mole 
di osservazioni e ricerche, che sul fenomeno delia pretioritura furono 
compiute nei piu noti centri bieticoli della Media Europa. 






RECENSI0N1 



nei 



A. Manaresi e M. Tonegutti — Sulla determinazione deil' amido 

rami degli alberi (Staz. sperim. agr. ital. XLIII, 705) 1910. 

Tra i nietodi indiretti di determinazione dell' amido e che consi- 
stono nel dosare ii glucosio ottenuto dalla saccarificazione dell' amido 
stesso, gli AA. scelgono il metodo delFAllilon, i cui vantaggi contrap- 
pongono agli svantaggi del metodo Reinke. 

II procedimento consiste nel far agire a caldo una certa quantita 
di sostanza vegetale seccata e polverizzata, con acido cloridrieo di 
densita=l,17, nel trattare con acetato basico di piombo il liquido fil- 
trate, a fine di far precipitare alcune sostanze riduttrici che potreb- 
bero avere influenza nella reazione successiva ; e inline nel dosare per 
via volumetrica o ponderale il glucosio, usando il reattivo cupro-al- 
calino. 

Gli AA. dimostrano con i risultati di varie analisi la superiority 
del metodo con la boccetta Reischaner-Lintner a quello con l'autoclave 
a parita di tempo necessario per l'esecuzione di un'analisi. 

E bene notare pero die l'applicazione del metodo Allihn alle de- 
terminazioni quantitative del'amido nei vegetaJi, era stata ^ia resa 
nota dal Prof. G. Pollacci in una sua inemoria del mirzo 1906 (So- 
pra i metodi di ricerca quantitativa dell' amido contenuto nei tessuti 
vegetali. Attti 1st. Bot. Pavia, vol XI) die gli AA. pare non cono- 
scano. In essa il metodo b anzi reso piu completo per tal genera di 
ricerche, poiche l'A. esclude con l'uso della pepsina l'errore dovuto alle 
sostanze proteiche incrostanti i granuli d' amido, che ostac'olerebbero 
la totale solubilita di esso ; e con i ripetuti lavaggi in acqua della 
polvere secca e nlteriore trattamento del liquido con reattivo cupro- 
alcalino, l'errore dovuto alia presenza di zuccheri nella sostanza ve- 
getale. 



Dott. Eva Mameli 



RECENSION I 



189 



A. Monaresi e Af. Tonegutti — Alcune ricerche sulla coinposizione 

rispettiva del legno e del la eorteccia di un ratno di Pero 
(Staz. sperim. agr. ital. XLIII, 714) 1910. 
» Sulla composizione chimica dei rami specializzati di al- 

cuni alberi fruttiferi (c. s. pag. 758). 
» Breve studio morfologieo e chiraic sulle foglie dei rami 

specializzati di alcuui alberi da frutto (e. s. pag. 787). 



La prima memoria rende noti i risultiti ottenuti dalle analisi di 
un ranio di Pero di un anno proven iente da un innesto su Biancospi- 
no, alio seopo di conoscere la diversa distribuzione delle sostanze di 
riserva nel legno e nella eorteccia. 

Dai risultati analitici si rileva : 

1. Che nel legno si trova in prevalenza sugli altri components, 
la fibra greggia, a cui e dovuta appunto la funzione meccanica di so- 



stegno. 



2. Che nella corecuia invece la fibra greggia raggiunge un va- 
lore uguale alia nieta di quello a cui giunge nel legno, mentre hanno 
valore massimo Painido, le sostanze estrattive. Gli AA. trag^ono da 
da cio la conseguenza « che la eorteccia disimpegni specialmente l'uf- 
ficio di magazzino di riserva delle sostanze nutritive ». 

3. Che i pentosani contenuti nel legno debbono essere di com- 
posizione alquanto diversa da quelli coutenuti nella eorteccia, perche 
quelli sono meno facilmente idrolizzabili di questi. In tal caso anche 
i pentosani avrebbero la funzione dei materiali nutritivi di riserva; 

4. Che nella eorteccia la quantita di ceneri e molto maggiore 
che nel legno: circa 3 volte e mezzo, e che in essa preval^ono il sili- 
cio e il calcio. mentre il fosforo, il ferro e Tallurainio prevalgono nel 
legno. 



* 



Nella seconda memoria gli AA. determinano quali siano le diffe- 
renze dl composizione chimica tra i rami « a legno » e i rami « a 
frutto » di alcune specie: pero, melo, pesco, susino. Essi trovano: 

1. Che la fibra greggia, alia quale e affidato in particolar modo 
l'ufficio di sostegno, si trova in quantita maggiore nei rami « a legno »; 



190 



KECENSIONI 



2. Che l'amido, le sostanze azotate, le sostanze estr.attive, pre- 
valgono invece nei rami «a frntto » (con qualche eccezione per l'ami- 
do), mentre i pentosani prevalgono in quelli « a legno ». E interessante 
a questo proposito P osservazione che nei rami * a frutto > trovasi 
maggior quantita di corteccia che non in quelli « a leg-no*. 

3. Che il fosforo, ii ferro, l'alluminio, il potassio e specialmente 
il calcio, abbondano nei rami a frutto, facendo pensare che, in pratica, 
la produzione di tali rami possa essere favorita da agsfiunte di sali 
di calcio e di fosforo al terreno. 



♦ 



# 
* * 



Alle differenze anatomiehe, fisiologiche e chiraiche gia rese note 
dal Seyot tra le foglie di rami « a legno » e di rami « a frutto », di 
un cilie^io, gli AA. aggiungone con la terza memoria le osservazioni 
e i dati analitici riferentisi a rami analoshi di pero, melo, pesco, su- 
sino. Dopo aver notato le differenze nelle diinensioni, nella forma e 
nella struttura delle foglie appartenenti alle due diverse categorie di 
rami, gli AA. ricercano se esistano anclie differenze notevoli nella com- 
posizione chimica. Ma ci6 pare non sia, e inoltre alcuni caratteri dif- 
ferenziali sono discordi da quelli ottenuti dal Seyot. Gli AA. attri- 
buiscouo questa discordanza alia diversa stagione in cui venne fatto 
il prelevamento dei carapioni. Tuttavia essi notano che l'azoto, il fo- 
sforo, il potassio, sono in quantita notevolmente maggiore nelle foglie 
dei rami «a frutto »; che ii silicio e il calcio sono in essi in quan- 
tita minore; e che per il ferro e Y alluminio i risultati sono dubbi 
(Pero). Analoghi risultati diedero le analisi di foglie di melo e di su- 
sino — fatta eccezione per cid che riguarda l'azoto. 



Dott. Eva Mameli 



BIBLIOGRAFIA MODERNA 

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den. Terhnologisehe Studien tiber die Sehwammgefahr, ihre Be- 
kampfung. u. s. w. Berlin 1910 gr. 8° 175 pp. 297 this, koiorirte 
Abbild. 25 Autolypietaf. 
Wortmann, I., Bericht der Konigl. Lehranstalt fur Wein-Obst und 

Gartenbau zu Geisenheim. a Rh. ftir das Etatssahr 1909 erstattet 
von dem Direktor. IV, 264, pp. 49 Textbild. Berlin 1910. 



MALPIGHIA 



Vol. XXIV 



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MALPIGHIA 



Vol. XXIV 



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Vol. XXIV 



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SOMMARIO 



Lavori originali. 



Proff. Luigi Buscalioni e Giuseppe Muscatello: Contr;buzione alio studio 
delle lesioni fogliari (continuazione e fine) .... Pag. 97 

Prof. Paolo Peola: La coltivazione dell'olivo in Valle D'Aosta » 153 



Dott. Michele Craveri: Alcune specie vegetali deli'Ossola rite- 
nute rare per la flora del Piemonte 

Dott. Ottavio Muxerati: Osservazioni sulla preficritura del!e 



b\rb<*bietoIe da zucchero 



Recensioni 



Bibliografia 



» 



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163 



173 



188 



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RASSEGNA MENSUALE DI BOTANICA 





REDATTA DAL 



DOTT. L. BUSCALIONI 

Prof, Qrd. di Bo un a sella K. LJniversitA di Ca vnia 



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1627-1694. 



CATANIA 

Tip. La Sicilians F.lii Perrolla 



191 X 






C0NDIZI0N1 



La Malpighia si pubblica una volta al mese, in fascicoli di 3 fogli di stamp a a 
meno, corredati, secondo il bisogno, da tavole. 

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pubblicazione del fascicolo. Qualora fosse da loro richiestu un maggior nunero di e~ 

semplari, le copie in piu verranno pagate in ragi ie ai L. 10 al t _lio (di 1(1 pag.) 
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principal! Librerie Italiane e delTHstero. 

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zate al Prof. L. Bltscalioxi in Catania. 



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1 [2 pagina . 



+ • 



L. 20 



i}4 di pagina. . » 15 



In fogli separati, annc >i al fascicolo, a prezzi da convenirsi, 






COERENZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 

PROVOCATI DAL TfACTHYLOPIUS CITR1 SIGNOR. 



NELLA TARKINSONIA ACULIiATA LINN. 





DEI PROFF. LUIGI BUSCALIONI E Gil 5EPPE MUSCATELL< 



La Parkinsonia aciileata Linn, e, come e noto, una bellissima Ce- 
salpiniacea delle regioni calde dell'America oceidentale e delle ntille, da 
lungo tempo coltivata nell'Antico Continente, ed altrove, come pianta 
ornamentale. 

Questa specie riesee interessante al botanico pei suoi fiori che 
cambiano parzialmente di colore dopo l'antesi, per la forma abbastanza 
singolare delle foglie, le quali, se nelle linee generali ricordano quelle 
delle altre Leguminose, tuttavia presentano delle earatteristiche marcate, 
e inline per l'anatomia degli organi di vegetazione, per la particolare 
disposizione delle gemme e per altri caratteri di minor importanza. 

Le piantine otteuute da semi sviluppano, al di sopra di due coti- 
ledoni ovali acuminati, delle foglie alquanto differeutemente conformate 
da quelle che compariranno piu tardi nella pianta adulta. 

Trattasi infatti di foglie alterne, munite di due stipule sottili spi- 
niformi, nelle quali al picciuolo fa seguito un unica rachide portante 
ai Lai 4 paja di foglioline, ovali, un po asimmetriche, ottuse all'apice, 
acuminate alia base, lunghe circa 1 centimetro. L ? apice della rachide 

termina in una punta sottile. 

A questo tipo fogliare primordiale ne succede ben tosto un altro 

piu eornplosso costituito da foglie doppiamente compete (bipinnate), ma 
ridotte.ad un breve picciuolo e a una non raeno breve rachide prin- 
cipal appuntita, ai cui lati si inseriscono due rachidi di secondo ordi- 
ne portanti un numero maggiore di foglioline. Le due rachidi secon- 
darie di ogni lato sono grandemente avvicinate fra loro; capita tutta- 
via qualche volta che esse si allontanino l'una dall'altra per allunga- 
mento intercalare di quella principale. 



194 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Questo stato di cose puo durare piu o meno a lungo, ma costan- 
temente e sostituito dal tipo fogliare che riscontriamo nella pianta 

adult a. 

Le rachidi secondarie aumentano: diventano tre e talora fino quat- 
tro o sei, ma non s in pre il numero delle stesse e uguale da un lato 
e dall'altro della foglia. Tutti questi tipi fogliari possono riscontrars 
lungo un unico ramo. 

Prattanto le rachidi secondarie si allungano notevolmente, si ap- 
piattiscono dall'alto al basso e si arricchiscono di foglioline, tanto che 
queste nelle foglie di maggiori dimensioni raggiungono la cifra di 100 
e piu per lato ! 

Le foglioline si presents no ovalari, lanceolate, un po coriacee e 
diventano tanto piu piccole quanto piu si trovano avvicinate all'apice 
della foglia. Esse sono impiantate in ordine alterno sulla rachide che 
essendo verde prende pure parte al processo dell'assimilazione. 

Alia base di ogni rachide secondaria trovasi un cuscinetto raoto- 
re, di color bianco verdiccio, abbastanza sviluppato, mentre an organo 
omologo, ma molto ridotto si riscontra al posto del picciuolo delle 
foglioline, le quali alia sera si chiudono piegandosi in modo da appog- 
giare una delle faccie sulla pagina superiore della rachide che la so- 



stiene. 



a 



le lunghe rachidi secondarie, talune delle 



quali raggiungono 50 e piu centimetri, essendo curvate quasi a spira 
all'estremita, provocano una differente orientazione delle foglioline alio 
stato di riposo notturno poiche le terminali sono quasi sempre addos- 
sate alia faccia inferiore della rachide mentre le basali ricoprono quel- 
la superiore. Si ha pertando un singolare caso di dualismo nel corn- 
portamento nittitropico nell'ambito della stessa rachide, il quale ci ri- 
corda quanto si osserva in altre Leguminose a foglie molto sensibili. 

La rachide principale delle foglie piu evolute e, colPannesso pic- 
ciuolo, poco sviluppata non raggiungendo che pochi centimetri e, come 
al solito, termina in una spina. La porzione peziolare e conica e por- 
ta alia parte superiore, in grande vicinanza del punto di impianto al 
ramo, parecchie gemme atrofiche che quando hanno raggiunto un cer- 
to sviluppo rasaomigliano a verruche. 



COERENZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRP. ANOMALIK FOGLIARI 19 



Le stipole, quasi sempre present! alia base della fog"lia, sono spi- 
niformi: ma talora abbiamo osservato che si tr.isformano in rachidi, 
esili, lunghe appena pochi centimetri e fornite di poche foglioline ap- 
paiate. Non mancano i casi in cui la spina stipolare persiste ma sui 
suoi iianchi appaiono due o piu foglioline. Abbiamo pure osservato il 
caso in cui la stipola non si sviluppa o resta per lo raeno alio stato 
rudimentale. Noi non sappiamo quail siano i fattori che provocano 
siffatte variazioni, ma non crediamo di andar errati aftennando che 
queste probabilmente sono talora dovute al parassitisrno che, come ve- 
dremo fra poco, provoca notevoli variazioni strutturali e morfolo.-iche 

nelle foglie. 

Alia forma abbastanza singolare delle foglie corrisponde pure una 

struttura che si allontana alquanto dai tipi piu corauni a riscontrarsi 

nelle altre Legurainose. 

Noi anaiizzereino pertanto dapprima la costituzione del picciuolo 
principale alia sua base e di poi risaliremo gradatamente verso l'api- 
ce sia della rachide principale che di quelle secondarie, per terminare 

collo studio delle foglioline 

Alia base del picciuolo principale al di sotto di un epidermide 
formata di cellule allungate radialmente e rivestita da robusta cuti- 
cola, si riscontrano tre o quactro piani di tessuto collenchimatoide. Gli 
elementi sono retfangolari ed allungati nel senso tangenziale. A que- 
sto tengono dietro tre o quattro strati di elementi contenenti della 
clorofilla che continano colla guaina dapprima parenchimatosa poi col- 
lenchimatosa dei fasci vascolari. La strutturi di questi ultimi varia 
continuamente a misura ch* noi ci allontaniamo dalla base fogliare. 
Noi cercheremo qui di riassuuiere per sommi capi le principali modi 

ficazioni cui vanno soggetti. 

Nel punto in cui la foglia si attacca al fust- abbiamo tre fasci 
vascolari indipendenti, foggiati a ferro di cavallo: uno mediano e due 
laterali. II fascio mediano, il cui legno e notevolmente sviluppato, mo- 
strasi rivestito sui lati ed in basso da una guaina sclerosa dal lato 
superiore, parenchimatosa dal lato inferiore: superiormente il fascio si 
continua in un ammasso di piccole cellule parenchimatose. All'opposto 
i due lateral! sono immersi completamente in detta guaina. Da tutto 



196 



LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



quanto il sistema si dipartono di tratto in tratto dei fascetti, i quali 
dopo essersi portati in alto si schierano al di sotto del tessuto cloro- 
filliano in una serie tangenziale. Altri fasci son destinati alle gerame 
presenti appunto sulla fascia superiore. 

Ben tosto il fasci o mediano, dopo essersi avvolto da ogni lato di 
tessuto sclerosato, cambia struttura nel senso che da seraicircolare di- 
venta quasi foggiato a triangolo per la comparsa dei cosi detti fasci 
antenori o midollari. II coraplesso vascolare cosi forraatosi circoscrive 
ora una specie di midollo che vien§ a contatto da un lato e dall'altro 
del triangolo (la cui base e formata dal gruppo vascolare posteriore 
assai sviluppato) colla guaina sclerosata. Per la presenza di questi 
« gaps » il midollo non appare sempre ben indi vidua lizzato rispetto 
al tessuto meccanico. 

A misura che ci allontaniamo dalla base fogliare il triangolo rap- 
presentato dal fascio mediano si amplia; il midollo pieno di granuli 
d'amido, ovali, spesso accoppiati, si individualizza sempre piu, poiche 
si impiccioliscono le comunicazioni col tessuto meccanico perivascolare. 
In pari tempo i due fasci laterali si spiegano, si raddrizzano in modo 

* 

da venire a contrarre un anastomosi col fascio mediano, in corrispon- 
denza delle due estremita della porzione basale di questo. 

I fascetti verticali, che noi abbiamo visto formarsi, almeno preva- 
lentemente, a spese dei laterali ingrandiscono sempre piu, circoscrivendo 
cosi dal lato superiore del picciuolo Pammasso di tessuto sclerosato che 
sovrasta a tutto il sistema vascolare principale. 

Noi siamo ora arrivati al punto ove si stacca il primo o 1' unico 
pajo di rachidi secondarie. AU'innervazione di queste concorrono innan- 
zi tntto i fasci laterali, ciascuno dei quali entra quasi del tutto nella 
corrispondente rachide; secondariamente i fasci corticali superiori che 
pero prima di passare sulla rachide secondaria si anatomizzano fra 
loro, formando un plesso sotto l'epidermide e il tessuto clorofilliano 
superiore. Qualche fascetto si stacca pure dal mediano, in corrispon- 
denza dei vertici laterali del trianffolo che esso forma. 



Se la foglia non porta altre rachidi secondarie e quindi quella 
primaria si riduce immediatamente alio stato di spina noi vediamo che 
al di la del punto di attacco dell' unico paio di rachidi secondarie il 



C0ERENZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGL1ARI 197 



fascio vascolare si ricostituisce, ma ora sotto forma di anello irrego- 
lare, comprendente un midollo e compreso a sua volta da un tessuto 
sclerosato a cui succede il parenchima corticale e 1'epidermide. Al li- 
mite interno del parenchima si incontra talora, dal lato superiore, qual- 
che faseetto atrofieo quale residue* dei fasci eorticali primordial!. Questa 
struttura si mantiene pressoche immutata fino ali'apice della spina, 
poiche I J unica variazione che possiamo constatare si riferisce a un 
impiceiolimento delle cellule periferiche del tessuto scleroso perivasco- 
lare e a un maggior ispessimento delle loro pareti. 

Quando si hanno piu paia di foglioline si osservano delle piccole 
variazioni strutturali inerenti a questa condizione di cose. Innanzi tutto 
la formazione di un tessuto sclerosato tutto attorno ai tre fasci del 
picciuolo e specialmente al davanti del fascio mediano triangolare 
stenta alquanto ad aver luogo: secondariamente avvenuto il passaggio 
dei rami vascolari alle raehidi secondarie si ricostituisce il sistema 
vascolare reperibile alia base del picciuolo, cioe ricompare un fascio 
mediano triangolare coi due laterali e intanto si mostrano di nuovo 
i fasci eorticali col sottostante tessuto scleroso. II midollo e pure pre- 
sente in seno al fascio mediano. Va notato pero che tutto il sistema 
vascolare subisce frattanto una profonda riduzione nel numero degli 
elementi conduttori. In corrispondenza poi del secondo pajo di raehidi 
secondarie si ripete il fenonieno dello sinembramento dei fasci. 

Quanto raai interessante e la struttura del prolungauiento spinoso 
con cui termina il picciuolo nelle fogie a piu ordini di raehidi secon- 
darie. Esso, eoine al solito, e costituito da uu epiderniide, da un paren- 
chima ridotto a pocl>i piani, daU'anello sclerosato e dai residui va- 
scolari. A riguardo di questi noi possiamo ancora sempre distinguere: 
1° il fascio mediano ridotto pero quasi alia sola meta posteriore poi- 
che i fasci anteriori o midollari che completano il triangolo sono ridot- 
tissimi: 2° i due ascetti laterali costituiti da pochi elementi legnosi 
e libcriani non sempre nettamente separati dal fascio mediano : 3° in- 
line i fascetti eorticali straordinariamente ridotti e situati al limite 
tra il tessuto scleroso ed il parenchima corticale, mentre gli altri stan- 
no all'interno dell'anello scleroso. Tutto questo atrofieo sistema vasco- 
lare tende ad assumere la forma di un anello schiacciato ed anzi rien- 



198 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



trante in corrispondenza del lato superiore. II midollo , presente al- 
rindentro della cerchia principale vascolare, si collega coi tessuti estra- 
vascolari mediante arapi raggi midollari. 

Data la presenza di fasci corticali e di fasci midollari anteriori 
sia pure alio stato residuale, nella porzione spinosa del picciuolo (la 
quale e priva di foglie) risulta evidente che la teoria della Scuola 
Prancese la quale vede nei fasci peziolari anteriori o superiori, tanto 
corticali che midollari, il prolungamento di fasci fogliari ordinati nor- 
malmente, cioe in semicerehio, non e applicabile al caso nostro , (1) 
trovandoci noi al di la della re^ione d'innervazione delle rachidi se- 



condarie. E si noti che il fenomeno acquista nel caso nostro una cer- 
ta importanza, inquantoche i fasci corticali e midollari in questione 

constano di libro e di legno ! 

Passiamo ora alio studio delle rachidi secondarie. In corrispon- 
denza del punto d'innesto delle stesse alia rachide principale osservusi 
un lunge cuscinetto bianco-verdiccio, che all'esame microscopico mo- 
stiasi cosi costituito : Al di sotto dell' epidermide che non presenta 
particolarita degne di nota ; si osserva un robusto strato di parenchi- 
ma a grandi element] con pareti sottili. Verso il centro della sezione, 
ma un po piu avvicinato alia faccia superiore che alTinferiore, incon- 
trasi il sistema vascolare avvolto da una robusta guaina collenchima- 
tosa, piu ispessita dal lato inferiore. Grli elementi del parenchima cor- 
ticaie situati a contatto della guaina sono piuttosto piccoli. 

II sistema vascolare e foggiato a ferro di cavalio aperto in alto, 
con legno e libro orientati normalmente ed entrambi assai sviluppati. 
Neirinterno deirarco libero-legnoso incontrasi un tessuto che rappre- 
senterebbe il midollo. 

A misura che ci allontaniamo dall ; inserzione della rachide il fa- 



(1) Se si vuole ammettere la veduta della Scuola Francese occorre supporre 
che originariamente il prolungamento spinoso portasse delle foglioline, o delle 
rachidi secondarie le quali scomparvero di poi senza tuttavia che la struttura 
anomala da esss provocata nella rachide siasi a sua volta perduta. Ora una tale 
spiegazione filogenetica ci pare alquaato problematica, e non pu6 esser tuttavia 
suSragata dalla osservazione diretta dei fatti. 



COERENZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 199 



scio vascolare si allarga, in certo qual modo tende a raddrizzarsi di- 
varicando le branche del C che esso forma, mentre la guaina collen- 
ehimatosa perivascolare si apre dal lato superiore e in corrispondenza 
della linea mediana, inettendo cosi in coinunicazione il midollo colla 
corteccia. 

Quasi nel punto in cui V arco circolare cambia disposizione si 
staccano una o due fascetti per lato, i quali, atcraversata la guaina 
collenchimatosa, penetrano nella corteccia. A mano a mano che pro- 
cediamo avanti altri fasci subiscono ia stessa sorte, di guisa che le 
branche del U da cui si staccano gli stessi restano alfine smembrate 
in cordoni depauperati, di dimension i variabili. L/emigrazione dei fa- 
scetti vascolari avviene ordinata in modo tale che ne debba risultare 
una serie di fasci aliineati sotto la faccia superiore della rachide nello 
spessore della corteccia. Si ripete, quindi, con altro processo, quanto 
abbiatno visto effettuarsi nel picciuolo e nella rachide priinaria. Va 
notato frattanto che la rachide della fogliolina si e appiattita dalPalto 
al basso ed ainpliata in senso trasversale. 

I fasci emigrati che, in arinonia a quanto avviene nel picciuolo 
primario, devono esser chianiati corticali, restano separati da quelli 
delTarco normale per mezzo delPanello meccanico perivascolare che si 
e dinuovo racchiuso al di la del punto in cui venne attraversato dai 
fascetti deambulanti. 

■ 

Colla comparsa dei fasci vascolari corticali si va disorganizzando 
la struttura dei cuscinetto per esser sostituita da quella propria della 
rachide. E come primo aceenno di questa variazione vediamo compa- 
rire al di sopra dei fascetti corticali uno strato di cellule a palizzata 
clorotilliane, grazie le quali la rachide assume i caratteri fisiologici di 
una foglia assimilante. 

II palizzata comincia ad apparire alia faccia superiore della ra- 
chide poi a poco a poco si estende sui lati e alia faccia inferiore. 

A questo punto il sistema vascolare risulta costituito da un gran- 
de e largo fascio posteriore fiancheggiato da uno o due piu piceolj 
lateralis Essi formano un gruppo al davanti del quale si schierano non 
pochi fascetti rappresentanti i residui delle originarie branche incur- 
vate a G del sistema vascolare del cuscinetto. Questi ultimi hanno il 



200 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



legnp in posizione inversa e eio per ovvie ragioni. II tutto e avvolto 
da una guaina che pero ha assunto i caratteri degli sclerenchimi, la 
quale poi al limite tra il sistema anteriore di fasci e quello posteriore 
mostrasi interrotta. A causa della disposizione quasi ad anello del fa- 
scio vascolare il inidollo e presente, ma esso si prolunga all" indietro 
del fascio vascolare mediano posteriore per fottnare tra questo e la 
guaina meccanica quasi una specie di periciclo. 

Le ulteriori modificazioni che subisce la rachide in vicinanza del- 
l'apice sono di poco momento : V organo si appiattisce senipre piu e 
diventa in sezione trasversale quasi fusiforme : Tepidermide colla sua 
cuticola alquanto ispessita, presenta qua e la qualche stoma sormon- 
tante una camera d'aria abbastanza ampia, incuneata nel parenchima 
verde : Sotto Y epidermide si differenzia un ipoderma a cellule qua- 
drangolari o cubiche ed a questo tiene dietro il palizzata fatto di piu 
piani di cellule. Esso non e pero, come nelle foglie orizzontali, limi- 
tato alia faccia superiore della rachide poiehe si estende ai inargini la- 
terali, e ai bordi della faccia inferiore. Solo sulla regione mediana di 
questa e sostituito da cellule cubiche od irregolari rappresentanti una 
specie di lacunoso: al tessuto verde succede il tessuto vascolare smem- 
brato in parecchi fasci di varia dimensione ed incastrato in un paren- 
chima a cellule assai grandi ed incolori. 

II sistema vascolare consta innanzi tutto di un grosso cordone 
mediano posteriore foggiato a semiluna, cui si contrappongono, in po- 
sizione invertita, due fascetti anteriori. I due sistemi (ognuno dei quali 
e rafforzato da un po di tessuto perimidollare) sono separati dal mi- 
doilo e avvolti da una guaina sclerosa comune talora aperta sui lati. 
Al davanti di questa, ma limitatamente alia pagina superiore della ra- 
chide si incontra una serie tangenziale di tre u quattro fascetti i quali 
restano quasi schiacciati tra la guaina in questione e il palizzata. 

A destra ed a sinistra di questo ammasso vascolare principale si 
incontrano dei piccoli fascetti situati gli uni al di sotto del palizzata 
della faccia superiore gli altri al di sopra del palizzata della pagina 
inferiore. Essi hanno i legni e il libro in posizione inversa. Questi 
piccoli fascetti giacciono in seno al parenchima ed hanno, al pari di 



C0ERENZE, SDOPPIAMENTO ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 201 



quelli situati tra il cordone principale e il palizzata, un arco scleroso 

che incappuccia il libro. 

Verso il mezzo della foglia le formazioni nieccaniehe sclerosate 
appaiono notev lraente sviluppate il che e in accordo col la notevole 
lunghezza della rachide rispetto alio spessore ed alia larghezza. Ora 
merita di essere segnalato il fatto che a ridosso delle produzioni scle- 
rose vi ha sempre una semi guaina di cellule crista II if ere, quasi ad at- 
testant, come vuole il Kohl ed altri, che I'ossAlato di calce prrnde 
parte attiva nel trasporto delle sostanze destinate alio ispesaimento 

delle pareti cellulari. 

A quanto pare i piccoli fascetti situati sui laci del g rosso com- 

plesso vascolare centrale derivano da quest'ultimo, poiche facendo se- 
zioni in serie si puo vedere che a un dato mom en to dal cordone me- 
diano posteriore si staccano dei fascetti i quali si portano nel paren- 
chima laterale passanJo attraverse il « gaps » della guaina meccanica 
che avvolge, come si e detto, il cordone pr ncipale. 

Molto piu semplice e la struttura della fogliolina: un epidermide 
sottile con cellule un po piu grandi sulla faccia inferiore: uno o due 
strati di palizzata e inline pochi piani di lacunoso. Fra i due tessuti 
verdi decorrono i fasci vascolari disposti ora in un unico piano. II 
fascio mediano e alquanto piu grosso degli altri. 

Tale e, per sommi capi, la struttura di una foglia normale, la 
quale si modifica profondamente, assieme alia forma, sotto l'intluenza 
del parassitismo, per opera cioe del Dactylopius. 

La feminina di questo parassita e lunga 3-5 mill. : le antenne 
constano di 8 articoli di cui T ultimo piu lungo, mentre il 2° e piu 
breve del 3° ed il 4° 5" e 6° assai corti. Le zampe sono gracili, i 
tarsi di un terzo pill brevi della tibia : i digitali lunghi oltre Fapice 
ungeuale. I lobi addominali posteriori portano lunghi pell circondati 
da tiliere numerose, due spine coniche e due o tre peli. II corpo e 
nudo carnoso, elettico bislungo, roseo, molle annulato, coperto di una 
polvere cerosa bianchiccia. I dodici segmeuti di cui consta portano 
ai lati un fascetto di peli corti rivestiti di cera per cui rassomigliano 
piuttosto a colonnette Lunghi assai sono i fascetti degli ultimi segmen- 



202 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



ti e lunghissimi poi quelli dei due lobi precaudali. I peli in questione 
sono messi in movimento da appositi muscoli. 

Sulla faccia ventrale dei lobi precaudali, pressc al margine, sonvi 
due setole semplici lunghe, men t re altre due piu corte si trovano sui 
lobi caudali. Questi due sistemi piliferi restano sempre privi di cera. 
L'animale, liberato da questa per mezzo dell'etere, presenta sulla faccia 
ventrale delle piccole segnature circolari e dei corti peluzzi lungo il 
margine dei singoli segmenti. Presso Y estremita posteriore del corpo, 
pure sulla faccia ventrale, si nota Papertura comune degli intestini 
degli organi sessuali, contornati quest'ultimi da un orlo striato e spor- 
gente. Sul segmento cefalico stanno due occhi semplici. U apparato 
boccale e simile a queilo dei Lecanium, ma il labbro superiore o cli- 
peo e trilobo, il posteriore (vagina della seta) diviso in due articoli. 

Le quattro setole (2 mascellari e 2 mandibular^ sono lunghe e fles- 
sibili. 

II maschio e assai differente dalla femmina ed avendo la sola mis- 
sione della copula e percio sprovvisto di bocca. Esso e lungo, bruno 
sulla testa e sul torace, giallastro sull 7 addome con zampe ed antenne 
piu colorate. Le antenne constano di 10 articoli, il secondo, T ottavo 
ed il sesto dei quali piu lunghi, mentre gli aitri sono quasi eguali fra 
loro. Gli occhi sono semplici, inseriti a due creste o lamine chitinose 
ed in nuinero di quattro, due dei quali piu esterni e piu alio innanzi. 
Le ali si presentano in numero di due ? piu lunghe della meta del 
corpo, bianco grige, ovali, rubescanti lungo la costa e sono munite di 
un nervo che si biforca. I bilancieri si mostrano uncinati ali'estreniita. 
L'addome e lungo e porta alcuni peli tergali e filiere marginali in 
corrispondenza di ogni segmento. L'ultimo di questi e terminate da 2 
setole piu lunghe, annesse all* apparato copulatore stilettiforme incluso 
nella vagina. Le zampe sono lunghe, pubescenti; le tibie di un terzo 
piu lunghe della coscia, i tarsi invece meta della tibia e constano di 
2 articoli. 

Le uova vengono dalla femmina depositate in gran numero e av- 
volte da una specie di lana cerosa formata da numerosi tili intrecciati. 
Le larve che sortono dalle uova hanno antenne di 6 articoli poco di- 
8tinti ; l'ultimo dei quali e piu lungo. Esse inoltre presentano zampe piu 



COERENZB SDOPPIAMBNTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 203 



piccole, piu tozze di quelle della feramina. Anche il corpo e piu tozzo. 
Le 6 zainpe sono uniformi e lo spazio compreso tra il primo pajo ed 
il secondo e piu grande ehe tra questo e Fultimo. Vi si distingue Tun- 
ca, il trocantere, la coseia, la tibia e il tarso. Le larve rassomigliano 
molto alia femmina, sono mobili, ma si diseostano poco dalla raadre 
e restano associate in colonia, fino a tanto alraeno che non sono di- 
sturbate, o trovano nutrimento. Infatti se si tagliano i rami malati e 
si collocano in un cristallizzatore dopo un po di tempo si vedono le 
pareti di questi ricoperte dai piccoli animali in via di emigrazione. 

I caratteri descritti ci dicono che la specie parassita della Par- 
Jcinsonia non e altro che il D. Citri Signoret (V. E&sai sur les Coche- 
nilles Ann. de la Soc. Entoni. de France V), conosciuto pure sotto la 
denominazione di Coccus Citri Boisduval, di Dorsthesia Citri Risso, di 
Coccus hesperidis Alfonso e via dicendo, Questo coccite da un p6 di 
tempo danneggia grandemente gli agrumi delle nostre contrade, de- 
terminando la malattia del Cotonel/o, della Rogna, della Morfea, del 
Pidocchio bianco, della Muffa bianca, del!' Amme'ata dei limoni, del 
Cutuneddu. La malattia si presenta come un indebolimento ed esau- 
rimento della parte malati la quale segregando un umore zuccherino 
diventa ben losto nera per Tinsediamento di speciali funghi (Meliola, 
Cladosporium) Per quanto ci consta Tinsetto in Italia trovasi localiz- 
zato soltanto nc?gli agrumi, ma secondo il Comstock nella Florida in- 
festerebbe altre essenze, per cui sarebbe polifago. E vero pero che la 
specie Americana fu descritta dal Comstok sotto il norao di D de- 
structor. (1) 

II parassita forma sui rami giovani o non troppo vecchi della 
Parkinsonia aculeata degli ammassi cotonosi bianchicci sporchi talora 



(1) La diagnosi del Parassita ci venae gentilmente fornita dal Prof. De Sil 
vestri Direttore della Stazione di Entomologia agraria presso la R. Scuola Su 
periore di Agricoltura di Portici, a) quale ci e grato di esternar qui i nostri 
ringraziameati. La descrizione dell'insetto 6 stara ricavata dall'opera magistra- 
le del Prof. O. Penzig (Studi botanici sugli agrumi e sulle piante affini. Ann. 



1887^ 



degli insetti. 



204 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 

minuti talora grossi quanto una nocciuola o una piccola noce, i quali 
circondano completamente i rami e le foglie. Ammassi di dimension i 
non molto rilevanti, talora quasi pulverulenti, si incontrano parimenti 
8 ulle foglioline, sulle rachidi, oppure sul picciuolo. In quest'ultimo caso 
le gemme sono parzialmente inglobate nella massa cotonnosa. L'esame 
microscopico delle produzioni rivela nel loro interno la presenza di 
larve, di femmine, di scheletri tegumentali e di funghi, (Fumago ed 
altri gen.), come pure di corpi stati accidentalmente inglobati. 

La presenza del DactyLopim produce delle lesioni di varia inten- 
sity. Per lo piu le foglioline e le rachidi si mostrano cosparse di mac- 
chie nere, per la comparsa e lo sviluppo della Fumago, che come si 
disse si assoccia frequentemente al parassita. 

II piu delle volte le foglioline seccano e cadono, lasciando in sito 
una rachide nuda, la quale a sua volta non tarda a seceare o a cadere. 
Nei punti maggiormente invasi dal parassita anche i mini riescono 
gravemente danneggiati, tanio che spesso van no a male. 

Se queste alterazioni non si allontanano notevohnente da quelle 
che vediamo comparire ordinariamente in altri generi di piante col- 
pite dal DactyLopim, nella Parkimonia incontriamo altre forme di le- 
sioni che, per quanto almeno ci consta, not sono state ancora segna- 
late a proposito deil'azione patogena spiegata sulle piante da questo 
parassita. Noi vogliamo qui accennare alio sdoppiamento, alia corisi 
alia sinlisi fogliare e ad altre produzioni teratologiche analoghe le qua- 
il, ricordano molto da vicino quanto ha luogo nei casi di fasciazione 
tanto che forse potrebbero esser denominate fasciaztom fogliari. 

Nelle piante normali e sane di Parkimonia lo sdoppiamento o le 
corisi fogliari si veriiieano con estrema rarita tanto che della stessa 

non troviamo fatta menzione nel classico trattato di Terorologia del 
Penzig. 

E si noti che data la poca distanza che separa le rachidi secon- 
dare nascenti sullo stesso lato della rachide piimaria, a priori si po- 
trebbe sospettare come assai frequenti i fenoraeni di concrescenza. 
La saldatura di due rachidi secondarie fu da noi osservata una sol 
volta ed interessava il sistema terminale. Le due foglioline o me- 
glio le due rachidi erano saldate per un certo tratto lungo circa 2 



una 



accennava 



COERENZE, SDOPPIAMENTI ED AI/TRE ANOMALIE FOGLIARI 205 

cent, e piu al di la si rendevano indipendenti. A raotivo della salda- 
tura esse avevano mutato la loro posizione normale, di guisa che pa- 
revano che continuassero la rachide prineipale Quest a per6 terminava 
come al solito, nella spina, la quale eeniva a trovarsi per efFetto del- 
la saldatura, al di sotto delle rachidi fuse, quasi incastrata in 
specie di gronda risultante appunto dalla fusione. Lungo la parte sal- 
data della doppia rachide on solco mediano longitudinale 
ancora alia originaria struttura normale. Nel tratto fuso mancavano le 
fogholine le quali erano invece presenti sui due lati delle singole ra- 
chidi a partire dal punto in cui queste si erano di nuovo emancipate. 
Mancavano tuttavia per un certo tratto lungo il margine interno (pro- 
lungante il solco della saldatura). 

Noi riteniamo che la foglia presentante siffatta anoraalia fosse 
del tutto sana poiche non mostrava traccia delle lesioni piu comune- 
mente prodotte dal Dactylopius e tanto nieno si avevano accenni della 
presenza di questo parassita: non sappiamo per'altro se l'infezione fos- 
se avvenuta tempo prima e di poi seomparsa, cid che talora accade. 

Lo studio anatomico delle rachidi secondarie cosi saldate ci ha 
dato interessanti risultatL 

Nella. parte apicale della rachide prineipale, un po al di dietro 
della coerenza e al di sotto di un epidermide e di un parenchima cor- 
ticale fogliare che non presentano particolarita degne di nota incon- 
triamo un fascio vascolare costituito da una porzione normale e da 
una sopranuraeraria o anteriore, quale si incontra ordinariamente nei 
picciuoli anomali, secondo lo schema che di questi hanno fornito il 
Bouvgues ed altri autori. 



o 



La porzione normale del fascio vascolare rappresenta la tigura di 
una C a branche rivoltate un po' all'indentro e aperta dal lato supe- 
riore. Le due branche sono collegate fra loro da una benda vascolare 
midollare (fascio anomalo di Bouygues) foggiata quasi a tettoia. Ne 
risulta quindi un sistema vascolare chiuso comprendente nel suo in- 
terno un midollo. Al davanti del gruppo vascolare anteriore trovasi 
un ammasso di tessuto scleroso, contro al quale viene ad appoggiare 
un gruppo di 3 o 4 fasci corticali situati sotto la corteccia del lato 
superiore della rachide. 



206 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUsCATBLLO 



Nel punto in cui avviene la coerenza le due branche della C as- 
sieme ai fascetti corticali e al gruppo midollare si staccano dalla re- 
sidua porzione normale del fascio per portarsi nelle rachidi secondarie 
fuse. Attorno ai fasci in via di emigrazione si va formando, limitata- 
mente pero alia faccia esterna o liberiana, un seini anello di collen- 
chima. 

La residua posizione normale del fascio vascolare, non si tosto si 
e staccato dagli altri fasci si chiude ad anello, si circonda di una 
guaina sclerosa e diventa cosi il fascio vascolare che percorre assil- 
mente la spina sottoposta alle due rachidi coerenti. Un tessuto paren- 
chiraatoso ingloba per un buon tratto ancora i due sistemi vascolari 
ma poi la spina si separa dal tessuto delle sovrapposte rachidi saldate. 
Alia base di queste si hanno due fasci principali foggiati a C che si 
guardano per la concavit^: essi sono i fasci che hanno tratto origine 
dalle branche dell'originario fascio vascolare della rachide principale. 

Neila concavita aperta del C si vanno incastrando i fasci ano- 
mali raidollari e corticali che abbiamo visto emanciparsi dal fascio 
innervante la rachide principale. E ben tosto tali fasci vengono incor 
porati nei due gruppi principali per cui nelle sezioni successive tro- 
viamo soitanto piu due complessi vascolari, foggiati sempre a guisa di 
C colle branche molto rientranti, rivestiti sulla convessita da una guai- 
na collenchimatosa e inglobati nel robusto parenehima che forma la 
massa principale del tessuto delle due rachidi confluenti. A poco a 
poco la guaina collenchimatosa di ogni singolo fascio guadagna anche 
la porzione che prima ne era sfornita, per formare un cintolo coniple- 
to attorno al proprio sistema vascolare. 

Questa struttura che ricorda quella dei cuscinetti motori di molte 
Leguminose persiste a lungo e nel punto in cui cessa vediamo che co- 
me primo indizio delle modificazioni che verranno in rseguito ha luogo 
la eparazione e lo smembraraento delle branche dei due sistemi va- 
scolari foggiati a C. 

I fascetti smembrati s ; portano in parte in avanti del rispettivo 
fascio vascolare da cui emanano e in parte sui lati. Frattanto ii pa- 
renehima comune ai due sistemi vascolari si strozza sulla linea me- 
diana accennando cosi ad una prossima divisione delle rachidi fuse. 



mi- 



COERBNZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 207 

II collenchima ehe avvolge i due sistemi vascolari principali a questo 
momento si trasforma in sclerenchima. 

II distacco delle due rachidi non tarda ad avvenire ed ognuna 
mostrasi gia un po prima della separazione costtuita definitivamente: 
1° da un cordone principale norma le foggiato a ferro di cavallo da- 
van ti al quale, ma un po di tianco residuano due piccoli cordoni 
dollari anteriori; 2° da due fasci di discrete dime.isioni situati lateral- 
mente al principale/ questi due fasci sono asimmetrici poiche quello 
situato sul fianeo che guarda la semi rachide opposta e piu sviluppato: 
3° da 3o 4 fasci corticali anteriori.Una guaina comune avvolge il fascio 
principale normale e i due fascetti midollari anteriori mentre i fasci 
corticali sia laterali che anteiiori hanno ciascuno un arco scleroso al 
davanti del libro. 

II tessuto corticale si e frattanto trasforraato in gran parte in 
tessuto a palizzata per cui le rachidi assumono la struttura di una 
fogliolina. Solo da] lato posteriore od inferiore delle stesse permane 
il tessuto corcicale parenehimatoso ordinario. 

Noi abbandoneremo ora lo studio di quest'anomalia per riprender 
quello delle alterazioni prodotte in modo indubbio dal parassitismo. 

Le rachidi secondare colpite dalla malattia vanno frequentemen- 
te incontro ad una specie di ipertrofia per cui riescono piu larghe, 
piu rigide e piu ispessite (sebbene piu corte). Vedremo in seguito quali 
niutarnenti si accompagnino a questa attivita formativa esaltata; qui 
faremo notare che alPipertrofia tiene dietro assai spesso la fusione di 
due rachidi contigue o lo sdoppiaraento della rachide inalata, non po- 
tendosi in ogni caso stabilire se si ha a fare piuttosto coll'una o col- 
1'altra manifestazione teratologica. Chi conosce un po a fondo i pro- 
cessi anomali noti col nome di sdoppiamenti, coerenze, sinfisi, corisi 
fogliari e via dicendo comprendera non solo la nostra incertezza, ma 
trovera giusto che noi d^ora in avanti trattando di questa anomalia 
accenneremo soltanto a fusioni e sdoppiamenti di rachidi Iasciando pel 
momento impregiudicata la questione riflettente la loro intima essenza. 
Nelle conclusioni cercheremo di pronunciare un giudizio e discutere le 
osservazioni dei nostri predecessori che di tali questioni si sono occu- 
pati. Le rachidi saldate si rendono indipendenti; ad una certa distanza 



208 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



dal cuscinetto: occorre tuttavia notare che anche nella zona lun^ro If 



*~ .a 



quale vi ha fusione e sempre reperibile un solco mediano longitudinale, 
indizio della saldatura. 

Nella parte saldata le foglioline compaiono solo dal lato esterno 
libero della doppia rachide: poi, a misura che ci avviciniamo al punto 
della separazione anche lungo il solco mediano si presenta qualche fo- 
gliolina rudimentale e finalmente al di la della zona saldata le due 
rachidi indipendenti portano le foglioline, sia nel lato destro che sini- 
stra, le quali sono inoltre normalmente couformate. 

Molte volte le rachidi saldate sono diritte, ma non raeno frequen- 
temente vanno incontro a deformazioni. Comunissima e la curvatura 
della rachide parallelamente al piano che passa per le due serie di 
foglioline (piano trasversale) ed allora noi vediamo che nel lato con- 
cavo il numero delle foglioline e alquan^o minore che dal lato oppo- 
sto. Inoltre Pincurvamento a C della rachide, non venendo accorapagnato 
da un minore sviluppo del bordo situato del lato concavo rispetto al 
convesso, obbliga il primo ad accartocciarsi aU'indentro e all'insu per 
cui le foglioline che nascono su detto bordo appaiono impiantate ver- 
ticalmente, anziche orizzontali, 

Molto singolare e il caso della formazione di nuove rachidi all'a- 
scella di una delle foglioline della rachide sdoppiata o saldata, di 
guisa che la nuova rachide che va formandosi a primo aspetto puo 
essere scambiata con un ramo nato alTascella di una foglia. 

La formazione pero di rachidi di terz'ordine abbastanza sviluppa- 
te costituisce un fenomeno non molto frequente a iiscontrarsi : per lo 
piu i nuovi getti. se cosi si possono chiamare le anormali produzioni 
in questione, si riducono alio stato di rachitici organismi portanti un 
paio di foglioline situate ai iati di una rachide lunga 1 o 2 millime- 
tre Qualche volta lo sviluppo e un po piu accentuato ed allora si in- 
contrano due paia di foglioline. 

Degno di menzione e il fatto che nei casi in cui sotto V azione 
del parassitismo le rachidi si mostrano incurvate nel piano trasversale 
i nuovi getti compaiono frequentemente dal lato della eoncaviUu Cer- 
cheremo piu tardi di mettere in ri'ievo Timportanza di tale fenomeno; 
qui chiuderemo questa breve rassegna sulle anomalie morfologiche fa- 



COERENZE SDOPPIAMENTI ED ALTRE AN0MAL1B FOGLIARI 209 

cendo rilevare che l'insediamento dei parassiti in corrispondenza delle 
gemme situate sulla faccia superiore del corto picciuolo principale ec- 
eita molto spesso lo sviluppo di una o di parecchie delle stesse e ta- 
lora di tutte quante le gemme ascellari. In tal caso all'ascella delle 
foglie si va formando un ciuffo piu o meno vigoroso di rami, varia- 
mente lunghi, i quali contribuiscono a dare alia porzione del fusto che 
li porta l'aspetta delle cosi dette scope di Strega, tanto comuni a repe- 
rirsi nelle piante, specialmente arboree, sotto 1' azione di speciali pa- 
rassiti. Per lo piu sitf'atti rami non raggiungono un notevole svi- 
luppo, (fig. 1). 

Per effetto della produzione di nuove rachidi sulle secondarie la 
morfologia diventa grandemente complessa, allontanandosi notevolraen- 
te dal tipo fogliare proprio della Parkinsonia. 

Le modilicazioni di forma nella foglia di Parkinsonia sono aceom- 
pagnate da notevoli alterazioni nella struttura dell'organo le quali ci 
attestano che vi ha una vera duplicazione negli elementi e nei tessuti. 

Se noi pratichiamo delle sezioni attraverso il cuseinetto motore 
delle rachidi ma late e neoplastiche troviamo la seguente struttura. 

In grande vicinanza del punto di attacco delle foglioline alia 

rachide primaria si incontra, procedendo dalTesterno verso Pinterno, 

dappriraa un epiderinide a cellule rettangoltri fornite di urn cuticola 

piuttosto ispessite. Segue un grosso strato di cellule parenchimatose 

poligonali, piu o meno intimaniente fra loro congiunte. Gli elementi 

piu esterni del tessuto in questione presentano spesso nel punto verso 

cui convergono le membrane di due o tre cellule, i caratteristiei ispes- 

simenti dei collenchimi, per cui il tessuto sarebbe misto. I piani piu 

profondi hanno cellule allungate prevalentemente nei senso tangenziale . 

Piu profondameute ancora incontriamo un robusto strato di cellule a 

pareti ispessite e a lume piuttosto ristretto le quali formano la guaina 

del fascio vascolare. Esaminata nel suo assieme, la guaina in questione 

ha la forma di un 8 in eitVa e nell'interno di ognuno dei due occhielli 

notasi il fascio vascolare di forma arrotondata nella sezione trasver- 

sale col legno centrale e il libro periferico, per cui si avrebbe un dop. 

pio fascio vascolare cocentrico perifloematico, (fig. 5). II libro e poco 

a viluppato, molto invece il legno che a sua volta circoscrive un ammasso 



210 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



di midollo. II fascio vascolare e piu sviluppato dal lato inferiore del 
picciuolo, per cui, malgrado la forma di anello, rivela la struttura dorso 
ventrale propria del sistema libero-legnoso peziolare. Riesce adunque 
assodato che la rachide secondaria sin dal suo inizio e sdoppiata. Noi 
noo sappiamo se tale struttura porti anche un notevole rimaneggia- 
mento in quella del picciuolo primario : il fatto e a priori possibile 
ma non ci fu dato di constatarlo. 

I due fasci non tardano ad aprirsi dal lato superiore, ma la scis- 
sione non avviene contemporaneamonte nelTuno e neil'altro. Dapprima 
si rompe la cerchia vascolare sulla linea mediana e poi la guaina scle- 
rosa-collenchimatosa che l'avvolge. A questo primo smembramento tiene 
dietro ben tosto la partizione delle due branche del sistema vascolare 
foggiato a guisa di C. Attraverso alia scissura mediana il paren- 
chima eorticale viene a porsi a contatto col midollare il quale del re- 
sto, giova notarlo, non difFerisce gran che da quello eorticale, essendo 
anch'esso costituito da cellule di aspetto collenchimatoide, per quanto 

tuttavia piu piccole e piu ricche di amido. 

Avvenuta la frammentazione nei desmi (1) che formano le bran- 
che del sistema vascolare foggiato a C, taluni di essi, e precisamente 
quelli situati piu lontani dalla linea mediana, si staccano dai vicini 
per portarsi nella corteccia attraversando cosi tutta quanta la guaina 
del fascio. A quanto pare il distacco dei fascetti e la loro successiva 
emigrazione sono fenomeni che si ripetono parecchie volte di seguito 
nello stesso punto. Le nostre osservazioni in proposito sono per altro 
un p6 monche, non avendo noi fatto sezioni in serie e difettando il 
materiale adatto per tale studio. Sta pero il fatto che ad ogni dipar- 
tita dei fascetti in questione il fascio vascolare in posto si restringe e 
chiude cosi l'occhiello formatosi per il distacco del desma, e lo stesso 



(1 In conformity di quanto uno di noi (Buscalioni) ebbe a rilevare nella 
struttura delle radici della Phoenix dactylifera i desmi non sarebbero che cor- 
doni vascolari ridotti quasi alio stato di fasci elementari (V. Buscalioni L. e 
Lopriore G.). «I1 Pleroma tuboloso, I'endodermidemidollare, la Schizodesmia e la 
schizzorisia nelle radici della Phoenix dactylif 'era* . (Atti dell'Accad. Gioenia 1910). 









COERENZE, SDOPPIAMENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIAR1 21 1 

fa a guaina del sistema vascolare. La chiusura pero non e mai com- 
pleta, (fig. 4), 

Le particolarita strutturali reperibili nell'ambito del fascio vasco- 
lare al di la del cuscinetto confermano il nostro asserto. La guaina 



del fascio non ha piu la forma di un otto a cifra, ma bensi di un 
ovale racchiudente i due gruppi vascolari separati da un tessuto ana- 
logo a quello corticale. I due gruppi risultano costituiti da un cor- 
done principale posteriore e da parecchi fasci, inversamente orientati, 
situati al davanti di esso e formanti percio un sistema anteriore. La 
guaina vascolare non e piu continua: essa presenta alPopposto, delle 
lacune attraverso le quali penetrano quelle stesse cellule parenchiina- 
tose che noi vediamo disseminate in mezzo ai fasci. 

Al davanti della guaina collenchimatosa sclerosa, ma limitatamen- 
te alia meta anteriore o superiore, del sistema vascolaro, si riscontra- 
no i fascetti emigrati corticali ai quali si e sopra accennato, in nu- 
mero di 4, 5 o 6. Ciascuno di essi e rivestito, dal lato del libro, di un 
arco di elementi meccanici analoghi a quelli proprii del fascio princi- 
pale, (fig. 9). Al limite tra la guaina del fascio principale o la semi- 
guaina dei fascetti emigrati da una parte e il parenchima del picciuolo 
secondario dalFaltra, sempre pero limitatamente alia meta superiore di 
questo si incontrano delle cellule quasi del tutto riempite da un cri- 
stallo di ossalato calcico. 

Merita di esser segnalato che i fasci emigrati sono prevalente- 
mente costituiti da libro. 

Fino a questo punto non si incontra alcunche di notevo e nella 
costituzione del tessuto corticale e dell'epidermide. Bentosto pero, vale 
a dire ad una certa distanza dal cuscinetto, la rachide assume la strut- 
tura di un lembo fogliare perche al di sotto deli'epidermide--rafforzata 
qui da un ipodermide — cominciano ad apparire parecchi piaoi di cellule 
verdi, clorofilliane, che dapprima localizzate sulla linea mediana della 
faccia superiore non tarda no a presentarsi sui lati e alfine anche alia 
faccia inferiore del picciuolo secondario. 

Dal lato superiore di questo i fasci corticali emigrati si sono fatti 
piu numerosi il che e indizio, come si disse sopra, di successive emi- 
grazioni, Essi in numero di 10 a 11 formano una serie lineare, gli 



ema- 



212 MJIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 

estremi dei quali sono alquanto piu grossi degli altri. Le cellule cri- 

stallifere fcrrmano uno strato quasi continuo tutt'attorno alia guai D a dei 

due fasci principalis accollati, e inoltre appaiono pure attorno ai fa- 
scetti corticali. 

I due fasci principali del sistema vascolare sdoppiato, si suddivi- 
dono ora nettamente in due meta 1' una posteriore l'altra anteriore, 
immerse entrambe in un tessuto a grosse cellule. La meta anteriore 
del cordone vascolare continua sempre piu a frammentarsi, di guisa 
che i desmi diventano piccolissimi, mentre si allontanano gli uni dagli 
altri per allargamento di tutto il sistema vascolare. Continua pur sem- 
pre la emigraziene dei fascetti dalle due cerchie principali e taluni di 
essi si vanno ad insediare sui fiianchi della cerchia da cui sono 
nati od anco dal lato posteriore, presso la linea mediana. 

Un nuovo mutamento avviene ora nella struttura della rachide, 
in quanto che la guaina del fascio doppio, coll' annesso strato cristal- 
ligero, si strozza sulla linea mediana, spostando di lato il parenchima 
che occupa tale regione. II sistema vascolare torna ad acquistare ab- 
bastanza nettamente la forma di un 8 in cifra, la quale struttura per 
altro dura poco, poiehe le due meta si separano per formare due si- 
stemi vaacolari, ognuno avviluppato dalla propria -uaina. I quali poi 
a poco a poco si allontanano 1'nno dall'altro. Nel punto in cui e avve- 
nuto lo strozzamento della guaina vascolare troviamo ora del paren- 
chima corticale. In questa regione il tessuto a palizzata acquista un 
certo sviluppo dal lato posteriori od inferiore della rachide, ed intanto 
compare, sotto il palizzata, un tessuto verde formato di piccoli ele- 
ment!. Gli stomi infine si mostrano in tutta l'estensione della rachide. 

A misura che i fasci principali dissociati si vanno allontanando 
l'uno dall'altro il tessuto corticale formatosi lungo la linea di separa- 
zione cede il posto al tessuto clorofilliano che abbiamo sopra indicato 
e al sovrastante ipoderma incoloro. I fascetti corticali, rafforzati dal 
1' arco scleroso, formano ora un doppio sistema al limite interno del 
tessuto a palizzata, e quelli sottostanti al palizzata superiore si presen- 
tano orientati inversamente rispetto a quelli addossati all' inferiore. 

Da ultimo al restringimento e alio strozzamento della guaina pe- 
rivascolare sussegue lo strozzamento della stessa rachide per mezzo di 



COERBNZE, SDOPPIAMENTI ED ALT RE ANOMALIE TOGLIARI 213 

un solco mediano che si va affondando sempre piii nei tessuto, di gui- 
sa che ha cosi luogo la formazione di due rachidi indipendenti di 3° 
ordine (fig. 6). I fasci vascolari corticali che si trovano dispersi nella 
regione in cui ha luogo lo strozzamento si allontanano dalla linea di 
frattura e si fondono in due aggruppameuti per diventare, a scissione 
completata, i cordoni laterali delle due raehindi indipendenti, omolo- 
ghi a quelli che si osservano dal lato opposto. 

Non si tosto le due rachidi si sono individualizzate esse assumo- 
no una struttura normale ed il loro sisteina vascolare consta percio 
di un grosso fascio posteriore al davanti del quale vi hanno soltanto 
piu pochi residui dei fasci anterion. II tutto e avvolto dalla guaina 
vascolare, Un midollo e presente, ma esso non differisce notevolmente 
dal parenchima corticale. Ugni rachide di 3° ordine porta con se un 
certo numero di fascetti corticali, disposti, al solito, in due ordini sot- 
to gli eleinenti del palizzata. Essi sono per lo piu piccoli, fatta ec- 
cezione per i due fasci che occupano i lati della rachide. 

La struttura che abbiamo passato in rassegna e reperibile solo nei 
casi di lesioni non troppo gravi; quando queste hanno luogo le rachi 
di appaiono cosparse di nuicchie nerastre, o parzialmente morte ed al- 
lora noi troviamo anche delle profonde alterazioni strutturali. Le cel- 
lule corticali sono notevolmente alterate, spesso sostituite da elementi 
cicatriziali suberiiicati; il fascio vascolare prineipale, sia unico che 
sdoppiato ; non si mostra piu. circondato da una guaina sclerosa, ma 
soltanto da cellule alquanto piu piccole delle circostanti : la. guaina 
cristelligera inanca o e ridotta, e inline i fascetti corticali, privi del- 
Tarco lueccanico o provvisti di pochi residui di questo, mostransi va- 
riamente dispersi nei parenchima della rachide. 

Noi abbiamo descritto uno dei casi piu semplici in cui i fasci 
principali sono due e due diventano, in ultima analisi, le rachidi di 
terz'ordine, previa scissione del sistema vascolare e della rispettiva 
guaina. Una compiicazione maggiore si ha quando la rachide malata 
si amplia notevolmente, poiche allora si costituiscono piu centri di ad- 
densamento vascolare, vale a dire si formano parecchi cordoni vasco- 
lari principali, ognuno circondato dal proprio sistema di fascetti corti- 
cali, (fig, 10). In tale condizione di cose la scissione della rachide puo 



214 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



effettuarsi in parecchi punti contemporaneamente, ma sempre ai lati dei 
fasci vascolari di prirno ordine o principalis per dar luogo ; al fine, al 
la forinazione di 3 o piu rachidi di terz'ordine, ognuna individualiz- 






zata, (fig. 14). 

Non occorre spendere molte parole per chiarire come avvenga il 
fenomeno dello sdoppiamento e percio terrain eremo questa rassegna 
anatomico-patologica facendo rilevare che, nello studio istologico che 
abbiamo, fatto dei fasci vascolari pochi dati di importanza sono ve- 
nuti in luce, se si eccettua il fatto della minore lignificazione della 
guaina vascolare nella regione arninalata, rispetto alio stesso organo 
esistente nelle rachidi normali. Questa alterazione, che noi abbiamo 
pure molte volte riscontrata nelle nostre ricerche, sulle lesioni fogliari 
(V. L. Buscalioni e G, Muscatello: « Lesioni fogliari », Malpighia 191 1), 
contrasta singolarmente colla maggior rigidezza delle rachidi malate, 
la quale, a priori, lascierebbe supporre una piu intensa lignificazione. 
La diminuita impregnazione di lignina nelle pareti e pero compensata 
dal maggior sviluppo che assume il sistema vascolare e parenchima- 
toso nella parte lesa, il che spiega come la rachide malata sia piu ri- 
gida. 

In conclusione il processo di coerenza e di sdoppiamento fogliare 
nella Parkinsonia si accompagna alia formazione di un doppio o mul- 
tiplo sistema vascolare, gia reperibile alia base della rachide, alia scis- 
sione di questo in cordoni indipendenti, uguali o disuguali per gran- 
dezza, alia continua ed esuberante emissione di fascetti corticali che 
va di pari passo coll'ampliamento della rachide in senso trasversale, 
e infine alia formazione di rachidi sopranumerarie, oitre ch# alio sdop- 
piamento della primordiale rachide sinfitica. 

Emerge intanto dai fatti esposti che le cause delle coerenze fo- 
gliari non si possono inglobare in un. unica categoria di fenomeni 
biologici come ammise il Delpino nella sua opera salla fillotassi (1), ma 
sono di diversa natura e vanno incontro a diversa sorte (V. lavori di 
Gabelli, di Bergamo, etc.). Nel caso attuale, se lo sdoppiamento della 



(I) Pii tardi lo stesso Delpino ammise come possibile I' intervento di pift 
cause nel processo degli sdoppiamenti fogliari. 






C0ERENZE, SDOPPIAMBNTI ED ALTRE ANOMALIE FOGLIAR1 215 



rachide malata pud esser interpretato o come una dissociazione di ra- 
chidi che si erano dapprima fuse, o come sdoppiamento di una matrice 
originariamente duplice, la formazione di rachidi sopranumerarie lun- 

go le rachidi sdoppiate (e quindi tornate in certo qua! modo normali) 
va ascritta a veri processi di neoformazione che hanno luogo in or- 
gan i elementari non raddoppiati (rachidi normali). Si ha quindi un 
complesso di cause differenti che male si accordano colle vedute del 
Delpino, mentre confermano quanto ebbe a constatare recentemente il 
Gabelli. 

Queste nostra osservazioni, in specie per quanto si riferiscono al re- 
parto istologico, portano non poca luce sugli studi cbe in quest' argo- 
mento hanno fatto il Marty, il Delpino, il Gabelli, il Moquin Tandon, 
il Breuil, il Guebhard ed altri a u tori. 

Le cause degli sdoppiamenti e delle coerenze fogliari sono molte- 
plici : nutrizione abbondante (Delpino), necrosi delle cellule apicali 
formatrici delPorgano (Guebhard), atavismo (Marty), lesioni di vari i 
natura, fasciazione, sinfisi (Gabelli), sdoppiamento della matrice (Del- 
pino), e via dicendo. II nostro caso costituisce un esempio molto istrut- 
tivo di probabile sinfisi e di sdoppiamento fogliare in seguito a pa- 
rassitismo. Intanto dallo stesso emerge una straordinaria affinita tra 
gli sdoppiamenti fogliari in largo senso e la fasciazione caulinare, tan- 
to che, come si e detto, non si andrebbe errati ammettendo nelT ano- 
malia della Parkinsonia una vera e propria fasciazione fogliare. E si 
noti che le fasciazioni genuine sono spesso collegate alle lesioni (Blah- 
ringen, De Vries) ed al parassitismo (Cuboni). 

II Dactylopius, che nelle Aurantiacee non produce che lesioni vol- 
gari, quando riesce ad insediarsi nella Parkinsonia eccita straordina- 
riamente l'attivita neoformativa dei tessuti e degli organi fogliari, a 
condizione pero che la sua azione venga esercitata su elementi ancora 

giovanissimi. 

Nello studio da noi fatto, a causa dello scarso materiale avuto a 
disposizione, non si e potuto arrivare alia soluzione definitiva del com- 
plicate processo riguardante gli sdoppiamenti fogliari, neppure nel ca- 
so speciaie della Parkinsonia. La soluzione sarebbe stata raggiunta 
qualora si fosse potuto studiare la malattia nei suoi primordi e segui- 



216 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



re attentamente tutte le alterazioni anatomiche, anche nell'ambito del 
picciuolo primario, che non ci fu dato di piendere in esame. 

Non si puo quindi stabilire, a priori, se le rachidi che noi chia- 
meremo coalescenti e poi sdoppiate siano il prodotto di sinfisi o non 
piuttosto di sdoppiamento di una unica matrice in certo qual modo 
ipertrofiea: quest'ultima interpretazione e pero applicabile agli ulteriori 
sdoppiamenti delle rachidi tornate in certo qual modo normalL Se 
pero noi considerinuio che per lo piu nella Parkinsonia le foglie con- 
scano di 4 rachidi secondarie (due per lato della principale) la pre- 
senza, su uno dei lati della rachide primaria, di una rachide coale- 
scente accanto ad una normale ci porterebbe a credere che il feno- 
meno della coalescenza debba qui ricercarsi piuttosto nello sdoppia- 
mento di una unica matrice ipertrofiea, anziche nella fusione precoce 
di due niatrici o rachidi secondarie. Pero la prova sicura, completa 
non Tabbiamo; non sono infatti rari 1 casi di fogiie normali aventi tre 
rachidi secondarie per lato, o due da un lato e tre dall'altro, per cui 
non si puo escludere la sinfisi, o coalescenza di due foglioline contigue. 

A priori per altro la presenza di un doppio fascio ben costituito 
alia base della pinna anormale depone piu a favure di una coale- 
scenza di due pinne in origine separate, anziche di uno sdoppiamento 
di un'unica matrice. Ma siccome lo stesso fenomeno puo riscontrarsi 
nuovamonte nelle rachidi di 3° ordine che nulla piu hanno a vedere 
colla struttura normale della foglia, cosi il reperto non puo esser preso 
in troppo seria considerazione (1). 

Noi insistiamo in particolar modo su questo punto del problema 
poiche la ramificazione delle rachidi fasciate, ma tornate normali non 
solo ci da preziosi ragguagli sulia essenza intima dell'anomalia, ma 
sibbene ancora sulla filogenesi della foglia della Parkinsonian 



(1) Le nostre ricerche ci hanno dimostrato che tolora la rachide secondaria 
fasciata contiene nel suo interno tre o piu cordoni principali per cui in seguito 
ai processi di p&rtizione possono nascere tre o piu rachidi di vario ordine. Or- 
bene, dato il graode numero di rachidi libere che ne derivano (non consentito 
dalla struttura fogliare della Parkinsonia) e duopo ammettere che l'anomalia 
e dovuta piuttosto a ipertropia e polipartizione di un'unicj matrice fogliolinare. 

anziche a SemDlice sinfisi Hi dnn n»ln<n a; .„„k;j; „_,~: : t. j: • ._.■.- 



COERENZE, SDOPPIAMENTO ED ALTRE ANOMALIE FOGLIARI 217 



E noto infatti che nelle Leguminose e frequente la presenza di 
foglie doppiamente composte, vale a dire di un tipo fogliare che si 
riscontra mai nel ciclo vegetativo della Parkinsonia aculeata, non aven- 
dolo noi neppur segnalato, sia in modo fugace, nella plantula. All'op- 
posto in questa vi ha piuttosto tendenza alia semplificazione e ridu- 
zione fogliare, come abbiamo accennato appunto in pricipio del lavoro. 

Si dovrebbe dunque ammettere che lo insediamento del Dactylo- 
pius eccita nella pianta la ricomparsa di una particolare struttura 
atavica, da lungo tompo divenuta latente nella Parkimowa. Noi po- 
sianio sempliceraente la questione senza voler dare troppo peso alia 
ipotesi, troppo essendo intricati ed oscuri i problemi filogenetici. 

Recentemente abbiamo constatato ancora un'altra lesione in se- 
guito al parassitistno del Dactylopiux, la quale aveva la sua sede sui 
rami. Nelle piante sane e noto, gli internodi sono abbastanza lunghi : 
orbene in quelle malate essi erano invece diventati corti, genicolati, 
evidentemente per alterata nutrizione. 

Prima di porre termine a questa rassegna dobbiamo ancora sof- 
fermarci sul fenomeno della comparsa di foglie e di rachidi dal lato 
concavo delle rachidi secondarie malate e curvate sul piano tra- 
sversale, (fig. 14). E stato da molti osservato che, in generale, negli 
organi curvi, la produzione di nuovi getti ha luogo per lo piu dal lato 
convesso, come il caso pei rami che si sviluppano nelle radici tenute 
artificialmente curvate. 

Secondo il Noll che ha denominato « morfoestesia » siffatta ten- 
denza, il protoplasma, da cui in ultima analisi emanano i nuovi or- 
gani, verrebbe predisposto a produrre questi, in seguito a particolari 
stimoli, dal lato convesso e a non formarli invece dal lato concavo. II 
Nordhausen accetto in parte le vedute del Noll, ma ritenne che non 
si tratta di morfoestesia (il quale termine del resto e un po' oscuro), 
ma bensi di tensioni antagoniste. Anche questo concetto, per altro, fu 
combattuto dal Klatt il quale avendo tagliato pel lungo talune radici 
in via di attivo accrescimento osservo che i nuovi rami si formavano 
tanto dal lato concavo che da quelio convesso, indifferentemente. 

Noi non vogliamo qui discutere le osservazioni del Klatt le quali, 
per quanto rigorosamente condotte, non tolgono tuttavia importanza 



218 LUIGI BUSCALI0N1 E GIUSEPPE MUSCATELLO 



a quelle di Nordhausen Trattandosi invece di organi dimezzati per 
lungo non possiamo piii stabilire confronti attendibili fra le due meta 
e tanto meno fra il lato esterno integro e l'internu leso: solo osservia- 
mo che, stando alle osservazioni da uno di noi fatte col Lopriore ed 
a quelle cui stiamo attendendo, la formazione di nuovi organi av- 
viene di preferenza dal lato convesso negli organi integri. 

Secondo il nostro modo di vedere pertanto le parti concave e 
quelle convesse non sarebbero soggette ad uguali tensioni ; queste in- 

fatti sarebbero n gative (per compressione in corrispondenza del lato 
concavo, positive (per distensione) dal lato convesso. Ora, ammessa 

questa ipotesi, e chiaro che dal lato convesso le cellule soggette a sti - 
ramento devono essere eccitate a fabbricar nuovi elementi e quindi 
nuovi organi, mentre dal lato concavo tale stimolo e nullo. E nostra 
opinione pertanto che l'uscita, quasi costante, dei nuovi rami sui bordi 
delle cosi dette Pale di fico d y India, sia collegata appunto con le 
forti tensioni che devono aver luogo su tale porzione eminenteraente 
convessa e con breve raggio di curvatura (1). 

Ma data questa spiegazione, sulla quale ritorneremo con un pros ■ 
simo lavoro, l'uscita delle rachidi e delle foglioline dal lato concavo 
delle rachidi malate non puo piii esser ascritto e fenomeni di tensione 
negativa. La causa sarebbe di altra natura e probabilmente connessa 
colla accidentale posizione dei fasci principali nelle rachidi malate. 
Le nostre osservazioni in proposito sono pero troppo incomplete perche 
ci sia dato di pronunciare un giudizio sicuro. 



CONCLUSIONI 



Nelle foglie di Parkinsonia aculeata la presenza del Dactylopius 
citri provoca la comparsa di non poche anomalie che noi cercheremo 
qui di riassumere brevemente. 



(1) Alcuni esperimenti ai quali stiamo attendendo darebbero grande valore 
al nostro asserto. 



COERENZE, SDOPPMAIENTI ED ALTRE ANOMALIE FOGL1ARI 219 



Hanno luogo delle sinfisi fra le rachidi, oppure queste vanno sog- 
gette a sdoppiamenti. 

Non e conforme al vero V ipotesi del Delpino che ritiene gli 
sdoppiamenti prodotti da un'unica causa. 

La foglia malata per la presenza del Dactylopius si ramifica ab- 
normemente diventando tripinnata, mentre normamente e solo bipin- 

nata. 

La tripinnatura e probabilmeute l'espressione di una condizione 

atavica, reperibile in altre Leguuiinose,ma le nostre osservazioni in 

proposito non sono decisive. 

L'azione del Dactylopius si esplica anche sui rami che accorciano 
gli internodi ; sulle scipole che proliferano e si fanno ramose assu- 
mendo Taspetto di foglie (ritorno atavico ?) ; sulle gerame infine che 

entrano in attivita. 

Gli sdoppiamenti fogli&ri, qualunque sia la causa che li provoca, 
sono accompaunati da sdoppiamenti nel sistema vascolare. 

La formazione di nuovi organi sul lato concavo delle rachidi am- 
malate e provocata da cause che non possono spiegarsi colle teorie 
delle tensioni le quail regolano la comparsa di nuovi rami su molti 
organi normalmente o ad arce incurvati. 



Catania j Gennaio 1911. 



220 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



LETTERATURA DELL' ARGOMENTO 



Bergamo G. — Teoria delle spostazioni fillotassiche, Rend. Ace. Sc. 

Fis. e Nat., Napoli 1900. 
Bergevin — Partition anormales d. rachis chez les Fougeres. Bull, de 

la Soc. de Sc. Nat. Rouen 1889. 






Blaringhem L. — Mutation et traumatisms, Paris 1908. 

Breuil H. — Diverses observat. sur le dedoublement d. feuilles et 

quelques autres anomalies, Feuille d. Jeunes Natural istes 1899. 
Id. — A propos d. feuilles d. Ormeaux bilobees, ibid. 1897. 
Bticher — Jabrb. f, Wissensch. Bot. 1906. 
Delpino F. — Teoria generate della Fillotassi, Genova 1883. 

Id. — Studi fillotassici, Malpighia, 1895, IX. 

Id. — Circa la teoria delle spostazioni fillotassiche, Ren die. d. Ace. 
d. Sc. Fis. e Mat., Napoli, 1900. 

De Vries H. — Over verdubbeling "on Phyllopodien, Bot. .larboeck 

Dodonea, 1893. 
Id. — Die Mutationstheorie, 1903. 
Gabelli L. — Sulla causa dejli sdoppiamenti fogliari, Malpighin, 1897. 
Id. — Sopra un caso a-sai interessante di Sinfisi fogliare. Malpi- 
ghia, 1897. 

Id. — Teratologia sperimentale e selvicoltura, Bologna, 1909. 

Id. — Lo sdoppiamento fogliare interpretato coi criteri della terato- 
logia sperimentale. Mem. d. Accad. Pontif. Romana d. Nuovi Lin- 
cei, 1910. 

Id. — Fasciazione e sdoppiamento fogliare in piante erbacee. Atti 
d. Accad. Pontif. Rom. Nuovi Lincei, Roma. 1910. 

Id — SulPesistenza di rapporti tra la simmetria foiillare e la di- 
stribuzione della linfa, Mem. Accad. Pontif. Rom. d. Nuovi Lin- 
cei, 1910 Roma. 

Id. — Feuilles dedubloes. Feuille d Jeunes Natur. 
G5bel — Einleit. in d. Experimented Morphol. Leipzig, 1908. 



LETTERATURA 



221 



Guebhard A. — C. R. A. Sc. 1895. 

Id. — Sur les partitions anormales d. Fougeres. Feuille d. Jeunes 

natural. 1895. 
Id. — Nature 1889. 
Jost — Vorlesungen iib d. Pflanzenphysiol. Jena, 1908. 
Klatt A. — Ueb. d. Entstehung v. Seitenwurzeln an gekrtimmten 

Wurzeln Ber. d. deutsche bot. Gesellseh, 1909. 
Lopriore G. — Homound Antitropie in d. Bildung v. Seitenwurzeln 

Ber. d. deutsche Bot. Gesellseh., 1908. 
Marty P. — Teratologic vegetale. Feuille d. Jeunes Natur., 1889. 
Id. — Feuilles d'ormeaux bilobees. Feuille d. Jeunes natural., 1889. 
Moquin-Tandon — Elements de teratol. veget. 1841, Paris. 
Noll F. — Ueb. d. Mekanik d. Krummungsbevegungen d. Pflanzen* 

Flora od. Allg. Bot.-Zeit., 1895. 
Id. — Biol. Centralb. Bd. 23, 1903, 
Id. — Ueb. d. bestimmenden Einfluss d, Wurzelkrutnmungen auf 

Entstehung u. Anordnung d. Seitenwurzeln. Theil's Landwirtsch. 



Jahrb., 1900, 



Nordhausen 



Wachstum 



Einfluss ausserer ft. innerer Facktoren. Jahrb. f. Wissensch. Bot. 1907 
Oliver — C. R. CXX, 1895. 
Penzig O. — Studi botanici sugli agromi e sulle piante affini. Ann. 

agric, 1887. 
Id. — Teratologia vegetale. 

Pollock — Bot. Gazette, 1900. 

Rabaud E. — Teratologie vogetale. Feuille d. Jeunes natural, 1899. 

Sorauer P. — Handbuch. d. Pflanzeukrank. Berlin, 1886. 



222 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE 



Fig, 1 — Rarao invaso da Dactylopius Citri. Le gemme dormenti 

hanno proliferate forraando cosi una specie di scopa 

delle stregke. 

2 — Struttura del picciuolo primario. Si nota il semicerchio 

normale di fasei vascolari, poi il semicerchio midollare 
anteriore e inline i fasci corticali. 

3 — Stipole spinose della Parkinsonia trasformate in rachidi 

con foglioline. 

4 — Rachidi sdoppiate ancor avvolte pero da una guaina mee- 

nica comune, al Havanti della quale, dal lato superiore, 
si incontrano alcuni fascetti fibrovascolari corticali. 

5 — Sdoppiamento della rachide in fogliolina ammalata. Una 



delle due rachidi ha il fascio vascolare foggiato ad anello, 



r^r- 



l'altra a semicerchio. Entranbe sono avvolte da un anello 
di collenchima foggiato a cifra 8. 
6 — Due rachidi in via di separazione. Esse sono unite solo 

piu da un ponte di parenchima corticale. 

» 7 — Rachide presentante un accenno di ramificazione sotto for- 
ma di getti laterali costituiti da 2 foglioline. 

» 8 — Un ramo di Parkinsonia gravemente invaso dal Dactylo- 
pius Citri. In corrispondenza delle ascelle fogliari si ri- 
scontiano i battuffoli cerosi prodotti dal parassita. 

9 — Rachide presentante due cilindri centrali inglobati in una 

guaina meccanica comune. Nella corteccia, dal lato su- 
periore, si incontrano parecchi fascetti corticali. 

* 

10 — Rachide secondaria appiattita, dilatata e contorta nel cui 

interno si riscontrano parecchi fasci vascolari, taluni dei 

quali (i piu grossi) sono destinati a iormar la nervatura 
delle rachidi di terz'ordine che deriveranno dalla scis- 
sione della secondaria. 



SPIEGAZIONE DELLE FIGURE • 223 



» 11 — Apice di una foglia. Le due rachidi terminali si sono fuse 

assieme nella linea mediana. Al di sotto delle stesse si 
trova la spina colla quale termina la rachide principale. 

y> 12 — Sezione trasversale della base della foglia, coi tre fasci 

vascolari ancora indipendenti. 

» 13 — Plantula di Park insonia aculeata. Oltre ai due cotiledoni 

si hanno parecchie foglie semplicemente pennate: Le sti- 
pole spiniformi sono distinte. 

» 14 — Rachide secondaria ramiticata (2 rami), ma limitatamente 

dal lato concavo. 
» 15 — Struttura della spina con cui termina la rachide princi- 

pale. Sono distinti: a) il fascio norraale serailunare: b) il 

fascio raidollare anteriore. 
» 16 — Ramo normale di Parkinsonia aculeata. 
» 17 — Rachide secondaria sdoppiata. 



RICERCHE CULTDRALI SOLLE VARIAZIONI DELLE PIANTE (1> 



DEL 



Dorr. AUGUSTO BfiGUINOT 

Docente di Botanica presso la R. Universita di Padova 



TREFAZIONh 



II metodo generalmente piu in uso per lo studio sistematico di una 

pianta e quello quasi esclusivamente adottato dai morfologi (ed inten- 

to riferirrai specialmente alle piante vascolari^) eonsiste nel raccoglierla 

disseecarla, confrontarla con le diagnosi e figure e, nelle ricerehe so- 

pratutto ad intento critico e monograiico, con il raateriale conservato 
negli Erbari. 

Innegabili sono i vantaggi di una ricca ed istruttiva collezione di 



(1) Il titolo che prepongo al mio lavoro non 6 scelto a caso, ma ricorda 
1' analogo che Ermanno Hoffmann (1819-1891) ha imposto alle numerose ed in- 
terossan^i memorio — parche di parole, ma dense di contenuto— che venne pubbli- 
cando dal 1875 al 1892 nella « Botanische Zeitung », dapprima sotto il titolo di 
« Culturversuche » ed in seguito sotto quello di « Culturversuche uber Varia- 
tion ». Rtassunti a carafctere sintetico delle sue esperienze e di quanto si era 
pubblicato in argomento di variazione fino al 1869 sono il fondamentale, quanto 
poco noto lavoro, dal titolo: Untersuchungen zur Bestimmung des Werthes von 
Species und Variettit, pubblicato a Giessen (nella cui University egli insegn6 dal 
1848 alia sua morte, cht avvenne nel 1891) nel 1869 ed esclusivamente delle 
proprie eseguite dal 1855 al 1871 nella € Botanische Zeitung ^ del 1872, dai 1855 
al 1876 nel ♦ XVI Bericht. d. Oberhess. Gesellsch. f. Natur u. Heilkund im 

Giessen » edito nel 1877 e dal 1855 al 1880 di nuovo nella < Bot. Zeit. » del 
1881. 

Nell' ultimo ventennio la sistematica e la biologia sperimentale hanno rapi- 



226 DOIT. AUGUSTO Bi&GUINOT 



confronto. Se gli individui di ciascuna proven ienza non sono nurae- 
rosi, sono invece numeroae le proven ienze in eui una stessa forma fu 
raccolta, le forme o varieta di ogni singola specie, le specie affini di 
un dato ciclo o stirpe, i generi costituenti una data famiglia e via 
dicendo. Le varie collezioni naturalmente si completano ed il botanico 
e specialmente il monografo, utilizzando parecchie di esse, colma. le 
lacune che avrebbe inevitabilmente trovate in una od in poche. Rie 
see cosi, m tempo relativamente breve ed avvalendosi dei dati bi- 
bliografici che si sono venuti accumulando sull' argomento, a formarsi 
idee sufficientemente esatte sulla struUura del gruppo preso a studiare, 
sulle affinita e posizione nel sisiema delle entita che lo compongono, 
sulla distribuzione geografica e topograiica e simiglianti. 

Va aggiunto che qualunque collezione di piante non e costituita 
solo di esemplari disseccati e di etichette designanti il paese dove 
furono raccolte, ma conserva, a guisa di un archivio, le determinazioni 
e quindi le interpretazioni di chi Pha successivamente studiata, spesso 
consacrate, come nelle Essiccate numerate, in schede a stampa. Diro, 
anzi, che l'interesse di parecchie Erbari e accresciuto dallo studio di 
cui furono oggetto da parte di floristi e di monograti, appunto perche 
contengono gli autotipi su cui furono descritte specie nuove o redatte 

flore e monografie. 

Inconvenienti e lacune inficiano un tal metodo di studio. 



damente progredito ed in possesso di mezzi di ricerca piti. perfetti di quelli di 



Hoffm 



sperimentale di parecchi contemporanei del Darwin. Tra i pii sacrificati ap- 
pansce V Hoffmann, dimenticato dai sistematici, cui le sue ricerche erano pii 
specialmente rivolte e dai biologi per mal vezzo di esagerata noviti. Ho vo- 
luto qui ravvivarne la memoria, non per semplice ricordo storico, ma poiche 
egii si era proposto un forte numero di questioni che hanno stretta attinenza 
con alcune di quelle che saranno da me trattate. Anche quando non abbiano 
condotto a conclusioni definitive, sono pur sempre i risultati di oltre un tren. 
tennio di pazienti e laboriose esperienze, cbe stranamente contrastano con la 
fretta di cui alcuni sperimentatori moderni si mostrano animati. Cfr. inoltre per 
altri dati biografici e bibiiografici V accurata biografia redatta da E. Jhne e da 
J. Schroeter nei c Ber. d. deutsch. bot. Gesall. X (1892), p. 11-27 > 



MOERCHE CULTURALI SULLE VARIAZIONl DELLE PIANTB 227 



II numero degli individui che in una collezione, anche ricca, rap- 
presenta un' entita di una data stazione o distretto e in generale 
troppo piccolo, perche si abbia il quadro completo del suo polimorfi- 
smo. Nel caso di specie a vasta area distributive, la collezione possiede 
un grande numero di forme ovvie. in scarsa quantita le piu rare (donde 
le non poche incertezze), scarsissime o mancanti quelle accidentali e 
che pure hanno non piccola importanza per l'esatta comprensione e 
delimitazione del ciclo. Classiche localita, egregiamente esplorate, hanno 
fornito di una entita materiale ad un grande numero di Erbari, tutto 
proveniente da una stessa stazione, raccolto in una stessa stagione e da 
cosi numerosi raccogliton da dare I'impressione trattarsi, ad esempio, di 
un solenne endemismo di primo ordine, laddove accurate ricerche nelle 

regioni circonvicine svelerebbero intermediari in gran numero con 
affini entita. 

Si aggiunga a ci6 che parecchi caratterl e sopratutto gli organo- 
lettici sono, come h ben risaputo. difficilraente afferrabili su materiale 
di Erbario, anche se accuratamente preparafo. II rilievo delle variazioni 

l 

numeriche e quelle di forma o superficie di alcuni organi condurrebbe 
bene spcsso a danneggiare il materiale essiccato e sono espresse, anche 
in diagnosi minute e dettagliate, con numeri e misure soltanto appros- 
simative o con semplici «pm o meno». La maniera imperfetta ed in- 
completa con cui sono formulate molte etichette impedisce di afferrare 
le condizioni topografiche ed ecologiche in cui una data specie fu rac- 
colta e quindi i fattori sotto la cui influenza si e generata. Molti fatti 
biogenetici del piu alto interesse (cito, ad esempio quelli relativi al 
giovanilismo e cioe alia perpetuazione di caratteristiche giovanili in 
piante sessualmente mature) (1) non sono di solito documentati dai saggi 
di erbario, poiche essi sono privi appunto di organi giovanili fembrio- 
tilli, foglie primordiali ecc.) E grandemente sacriticati sono pure dalla 
maggior parte dei raccoglitori, non preoccupati da intenti biologici t 
gli organi sotterranei, sedi di important! funzioni nella vita vegetativa 



(1) Cfr. il lavoro riassuntivo sull'argomento di L. Diels: Jugendformen und 
BlUtenreife in Pflanzenreich. Berlin, 1906. 



228 DOTT. AUGUSTO B^GUINOT 



delle piante (1) e notoriamente mil definiti nelle diagnosi anche piu 
accurate. 

A questi ed altri inconvenienti molti botanici hanno cercato rirae- 
dio, completando i dati ricavati dagli erbari con quelli desunti dalla 
libera natura. L' esame di una specie nelle sue condizioni normali 
mette P osservatore in contatto di un immenso numero di individui ed 
in grado di poterne afferrare le piu inconspicue fluttuazioni nel mezzo 
nel quale si generano. Naturalmente anche le diagnosi risultarono, in 
questi casi, piu complete e differenziali, ma e da tenere presente che 
l'arma massima del sistematico, il confronto fra specie affini, e non di 
rado frustrate in natura dai vicarismo cui sono in preda molti gruppi 
e quindi dalPisolamento dei singoli costituenti. II ciclo completo dalla 
germinazione alia fioritura e fruttificazione richiederebbe molti accessi 
nella stessa localita, cio che non e sempre possibile. Nel caso di spe- 
cie e varieta sociali o cenobitiche le condizioni del mezzo sono lungi 
da illuminarci sulla loro genesi e, nel caso di vicarie, si e, a mio modo 
di vedere, troppo esagerato considerando quale specie a se qualunque 
entita che si trovi a vivere isolata in un dato territorio, di cui e spesso 
esplorato un minuscolo settore (2). 



■» 



(1) Vedansi, tra i molti, i fondamentali lavori di E. Warming: Dansk Plan- 
tewaekst I. Strandvegetatwn (1906); // KUtterne (1907 e 1909), di Chr. Raunkiaer: 
De Danske Blomsterplanters Naturhintorie. Forste Bind: Enkimbladede, Kjoben 
havn 1895—1899; Types biologiques pour la giographie botav.que in « Bull. d. 
Acad. R. d. Scienc. et d. lettres de Danemark, 1905, n. 5 » e Planterigets Lius- 
formen og deres betydning for geografien. Kjobenhavn og Kristiania, 1907 e di 
J. Massart, Essai de g^ographie botaniques des districts littoraux ei dlluviaux de 
la Belgique in « Rec. d. V Inst. Bot. Le6 Errera, torn. VII (1908) ». 

(2) Ammesso anche il completo isolamento, non sempre se ne pud dedurre che 
un'entiti siflatta sia specie a se, qui avvertendo che la bonti di una specie (ed a 
questo pochi pensano) potrebbe essere desunta e sufiragata dal caso opposto e 
cioe dalla sua persistenza nella stessa area e stazioni con specie affini (es. Poa 
pratensis e P. trivialis). Cfr. sulla questioner Naegeli, Ueber die Bedingungen des 

Vorkommes von Arten und Varietdten innerhalb threr Verbreitungbezirkes in 
« Sitz.-ber. d. Akad d. wiss. z. Mtinchen, 1865 »; Das Gesellschaftliche Entstehen 
neuer Spezies « ibid., 1872 ». 

Per quanto possa sembrare apprezzamento prematuro e compromettente 



RICBRCHE CULTURALI SULLE VAR1AZI0NI DBLLE PIANTE 229 

Un metodo di gran lunga piu perfetto per ovviare ai lamentati in 
convenienti o svantag-gi risiede nella coltura del materiale oggetto d 
studio e cioe nell'aasunzione in natura di frutti, semi ed organi della 
moltiplicazione « delia loro coltivazione in appoaiti reparti sperimen- 
tali. Tale coltnra, a seconda dell'indirizzo e degli obbiettivi della ri- 
cerca, puo essere fatta, o nelle condizioni corrispondentia quelle che si 
verificano nel mezzo ordinario od in condizioni artificialmente ed 
tenzionalmente provocate e nelle quali la pianta possa vivere e resi- 
stere per un cerlo tempo (1). 



m- 



tengo qui a dichiarare che la costanza di una entita quale pu6 essere constatata 
in natura o verificata in coltura, non e criterio valido e sufficiente perconside- 
rarla, in tutti i casi, quale specie a se, Ie ricerche con indirizzo sperimental* 
avendo limpidainente dimostrato che possono essere ereditarie anche molte va- 
rieti progressive o regressive fnel senso del De Vries), molte razze ed anche 
deviazioni teratologic^, la quali differissono dalle vere specie perch* in quelle 
e ereditario un solo carattere, laddove in queste e trasmessa nei discendenti 
una combiaazione di 1-fn caratteri. In caso contrario le ricerche sperimentali- 

culturali condurrebbero ad un nuovo e fatale Jordanismo contro il quale si sono 
levate ! 

(1) A quest' ultima condizione rispondono, naturalmente, i lavori ad indi- 
rizzo spiccatamente fisiologico: ma, dacch6 anche nelle ricerche biologiche e bio- 
genetiche fu utilmente applicata la tecnica sperimentale, molti biologi se ne avval- 
sero e numerosi sono i lavori con tale indirizzo. Dei quali copiose bibliografie 
specialmente per quanto concerne la biologia fiorale, redassero in Italia (e ad 
esse rimandoj Buscalioni e Pollacci {Le Antocianine ed il loro signiflcato bwlogico 
nelle piante in «Atti 1st. bot. dell' Univ. di Pavia, n. ser. vol. VIII [1903], p. 9- 
38, estr* ); Buscalioni e Traverso. (Z/ eooluzione morfologica delfiore in rapporto 
colla evoiuzione cromatica del periamio. « ibid., vol. IX [1904], p. 8i-92, estr. ») 
e piti recentemente il Montemartini (Sulla nutrizione e riproduzione nelle piante 
« ibid., vol. XIV [1910], p. 28 42 e vol. XV [1910], p. 34-35, estr. ) 

Dei lavori a me noti della seconda categoria eccellono per impurtanza quelli 
ch« il Klebs venne pubblicando nell' ultimo ventennio, prendendo il materiale 
primo dai gruppi sistematici piu disparati. Le geniaii ed accurate ricerche del 
valoroso botanico di Heidelberg ese^uite, ad esempio, sui Sedum e Sempervitrum 
hanno condotto, non solo a risultati teorici di un incstimabile valore, ma sono 
la piu efficace dimostrazione dell 7 importanza che riveste il metodo culturale 
nell' allargare il quadro del polimorfismo, quale si presenta in natura e di sin- 
daearne, merce l'analisi biometrica, le manifestazioni in condizioni ben definite del 



230 DOTT. AUGUSTO B&GUINOT 



II metodo culturale e tutt'altro che una novita nel campo della 
botanica. Esso fu escogitato dai botanici delle piii diverse seuole, dai 
sistematici che coltivarono piante a solo scopo di controllare la costan- 
za e validita delle specie da essi descntte (1), ai biologi che, nierce 



mezzo. Cfr. specialmente : Willkiirliche Entwickelungsanderungen bei Pflanzen. 
Jena, I9u3; Utber BiUtenvariationen in « Jabrb. f. wiss. Bot., Bd. 42 (1905); Ueber 
kunsUiche MeCamorphostn in * Abhandi. d. naturf. Gesehseh. z. Halle. Bd. XXV 
(1906) »; Ueber die Nachkommen kunstlich vetdnderter Bdiien von Sempervwum 
in «Sitz.-b«r. d. Heideibergtr Akad. d. Wiss., 1909 » e i'accurata analisi dell' o- 
pera complessiva dell' A. fatta dai Sehber nella « Hev. gen. de Botanique » nei 
vol. XVlil (1906;, XXI ^1909, e XXII (1910). 

(1) Sono frequenti nei nostri sistematici (qui ricordo Tenore, Gussone, 
Benoiuni, Panatore ecc. ) gli accenni a coliure eseguite negh orti botanici per 
mcglio couvalidare la bontk delle specie da easi scabilite. Oio che non impedi ioro 
di creare parecchi tipi tutt' altro che costanti e che invece avrebbero fornito, ar- 
gomento di ben maggiore importanza, ottimo matenale per studiare le cause ed 
i fattori dclla loro variability. Che gli Orti Botanici, coltivando di prtferenza 
piante del paese in cui giacciono, siano in grado di rendere s^gnaiati servigi 
alia acienza piuttosto che con la colcura di s ggetti esotici e con 1' indefinite in- 
crement aegli Erban fu test6 asserito dai Marchesetu (Di un* importance mis- 
stone scientrfica d*qh Orti Botanii in € Atti Uon^r. Nat. Itai. Milano 1903*. Mi- 
lano, 1907 ) e niesso m pratica nel rioco Or to Botanico che egii dinge a 
Trieste. Tale ecceilente proposta, tendente sec. 1' A. a fare meglio conuscere ed 
apprezzare la flora locale «d ii valore sistematico delle specie piu interessanti e 
critiche andrebbe, secondo il mio modo di vedere, allargata, nel senso che le 
specie nostrane, comprese le pii ubiquitarie, hanno non minore interesse ad es- 
sere studiate sperimentalmente di quelle esotiche. Gli Orti Botanici, dando la 
preferenza a quelle su queste, non dovrebbero per6 limitarsi alia cultura diretta 
a semphce scopo di curiosita SLStematica, quanto determinare le condizioni piu 
opportune perche le ricerche tutte e specialmente quelle ad indinzzo biologico 
e biogenetico possano farsi con veduta rnoderne e con le esigenze della tecnica 
sperimentale. 

Avevo acritto quanto sopra, allorch6 venni a conoscenza di un articolo del 
dott. Bagionieri ( in Buii. K. Soe. Tosc. di Orticoltura, 1910, n. 9 » ), nei quale 
T A., a proposito dell' ibridazione dei Mughetti e della necessity di emanciparci 
dail' estero per quanto concerne prodotti agrari ed orticoli, trova modo di pro- 
^mgnare l'istituzioae in Icalia di uno stabiiimento serio di esperimenti e di pro- 
duzioni agricole ed orticole che serva di perfezionamento alle nuove genera- 



RICERCHE CULTt'RALI SULLE VARIAZIONI DELLE PIANTB 231 



di esso affrontarono ed affrontano i problemi piu delicati sulla loro 
origine e variazione, ai pratici a scopo di trovare le condizioni piu 

opportune per l'accliraata/ione di un dato soggetto, per creare nuove 
razze, incroci e via di endo. 

L'indirizzo strettamente seientiiico e per6 di data relativamente re- 
cente o, per essere piu esatto 7 solo negli ultirai tempi, merci 1'impiego 
di una tecnica piu razionale e rigorosa, se no e apprezzata la sua iin- 
portanza e la superiority sugli altri metodi. Valgano le seguenti con- 
siderazioni. 

La natura nel suo inesauribile campo di azione, l'ambiente, e an- 
che inesauribile artefice di invenzioni e di esperienze e chiunque si 
sia cimentato a studiare un solo gruppo polimorfo con intenti e vedu- 
te moderne sa quale ingente numero di combinazioni possono dare 
pochi caratteri in fluttuazione. Sta, pero, il fatto che un dato ciclo 
di forme incontra nel mezzo ordinario un numero definite di condi- 
zioni, di cui ciascuna forma e una diretta emanazione od una reazione 
anche molto indiretta La coltura, oltre che riprodurle, puo anche 



zioni di agricoltori e di amanti di giardinaggio. Questo articolo ne ispir6 uno 
al prof. Baccarini (1. s. c.) nel quale, dopo avere esaurientemente dimostrato che 
gli Orti Botanici da una parte, le scuole pratiche di Agricultura e le Societi 

orticole dell' altra non sono aiatti alia speciale bisogna, conclude per la fonda- 
zione di un Istituto ex novo. 

Per quanto io creda che la scienza non sia monopolio di un individuo o di 
una istituzione, ma che al suo incremento possano concorrere elementi delle piu 
diverse scaturigini (e fuori d' Italia ai progressi della botanica agraria ed or- 
ticola concorrono cultori di scienza pura ed ottimo materiale trovano anche 
nei soggetti coltivati), sono anch ? io d* opinione che, dati gli scopi sopratutto pra- 
tici, il compito principale dovrebbe essere affidato ad un Istituto a s6, con per- 
sonale e mezzi adatti. Quanto poi alia costatazione fatta dal prof. Baccarini che 
gli Orti botanici, data la loro origine e i mezzi di cui hanno sin qui disposto, 
abbiano ben poco fatto nella direttiva sperimentale-cuiturale, non vuol dire che 
tale stato di cose debbi, proseguire fino alia consumazione dei secoli. E come dissi 
sopra, a me pare che le piante spontanee ed i numerosi ed interessanti problemi 
che esse nascondono (si vedano in questo stesso giornale le belle ricerche del 
Buscalioni e Muscatello sui Senecio dell' Etna) dovrebbero essere preferite nella 
•celta, anche quando non ne dovesse seguirt alcun pratico risultato. 



282 DOTT. AUGUSTO BfeGUIKOT 



determinarne altre che normalmente non si veriiicano riuscendo, quin 
di, come dice il Klebs, a fare realizzare tutte le possibility deilo svi- 
luppo e di conseguenza anche le forme potenziali o latenti. Questo 

* 

metodo mette, dunque, lo studioso in possesso di un numero moltu su- 
periore di combinazioni e di ricco materiale dalle piu rare ed ecce- 
zionali, che in natura si ineontrano solo oceasionalinente. 

Qualunque schema di classificazione e basato ed anzi non puo 
essere concepito che suila subordinazione dei caratteri, i piu costanti 
cobtituendo, come e ben noto, le pietre angolan su cm poggia l'edificio 
sistematico. Naegeli (1) chiam6 i caratteri fiorali, cui di solito e fatto 
assegnainento, appunto per la loro costanza «caratteri di organizzazione* 
e ad essi contrappose i «caratten di adattamento», dipendenti dal mez- 
zo e percio soggetti a variare. Da un puuto di vista piu generale Ve- 
que (2) designo col noine di « tiletici » l caratteri avvinti dalla tor- 
za ereditaria ed « efaimonici » quelli la cai struttura ed organizzazione 
dipendono unicamente dali'ainbieiHe e variano con le inutevole contin- 
genze di questo. iSubordinare questi a quelli fu TobbietLo supremo delia 
sistematica pratica e di quella iilogenetiea. 

Non vi ha dubbio che, in un'entita qualsiasi, per quanto ampi 
siano i limiti deila sua oscillazione, alcuni caratteri appanranno meno 
variabih di altri ed alcuni daranno a noi Timpressione che siano del 
tutto costanti o con deviazioni minime. Che un carattere, per costante 
che esso sia nell'attualita, abbia attraversato uno stadio di fluttuazione, 
e una possibility teorica ed una deduzione che scaturisce logicamente 
dalla minuta analisi cui furono sottoposti alcuni gruppi di piante. 

Cosi, per citare un solo esempio, il Vuillemin (3), in seguito ai 
suoi studi sul phylum delle Anthyllis, e giunto alia conclusione che 



(1) Naegeli, Meehanish-physiologische Abstammungslehre. 1884. p. 138. 

(2) Vesque, V esp&ce v£g6tale consider^ an point de vue de V anatomie com- 
dar&e in € Ann. d. Sc. Natur., Botanique, ser. 6.a, vol. XIII » Paris, 1882. 

4 (3) Vuillemin, Li subordination des caracUres de la feuille dans te phylum 
des Anthyltis. Nancy, 1892, p. 466. 

Cfr. inoltre quanto scrissi sull' argomsnto nella mia Revisione monograflca 
del gen. Romulea in « Malpighia, vol. XXIII (1909), p. 196-203 » 



RICERCHE CULTURAL! SULLE VARIAZIONI DELLE PIANTE 23 



nessun carattere ha nel gruppo dignita assoluta e cioe nessun carattere 
e egualmente dominante in esso, passando per i tre stadi principali 
di progressione (cenogenesi del caratttre), tissita relativa (palingenesi) 
e declino (iperpalingeneei). 

Ma che tale possibility teorica e siffatte deduzioni a posteriori di- 
venLino realta tangibile aj nostri sensi. solo le ricerche sperimentali e 
quindi il metodo culturale possono attuare, prtmdendo di mira anche 
i cosi detti caratteri eostanti ed ereditari e diuiostrando all* evidenza, 
da una parte che nessun carattere e veramente irnducibile e dall'altra 
che, se tale ci appare, e perche le combinazioni che si riscontrano in 
natura, per quanto numerose, sono solo una parte di quelle che 1'espe- 
rimento puo indurre e realizzare. 

Natural mente la sistematica pratica, come scrive il Klebs, non 
ha diretto interesse a prendere in considerazione forme, per cosi dire, 
potenziali: ma ognun vede quanta importanza rivestano per la siste- 
matica teorica e quanta luce una siffatta investigazione pud proiettare 
nel tenebroso campo della sistematica lilogenetica (1) 



(1; 



La 



di deserivere le specie cosi come si presentano in nauira e qaelle gia note a 
fame viemmeglio risaltare 1 caratten ditferenziali »u cui e possibiJe iare mag- 
giore assegnamento ed attraverso i quali, con procedimenti analitici sempre piix 
perfetti, vengono riconosoiute e classificate. La sistematica teorica, traendo par- 
tito Ua tutto cio che esiste in natura, provoca spenrnentalmente i vari fattori 
che trovansi di sohto consociati, onde studiarne T azione singola ed i appunto 
in tale operazione che, intenzionalnit-nte o ca^ualmente, vengono a deterniinarsi 
condizioni nuove, che conducono a sviluppare quanto vi 6 di potenziale nella 
pianta. Lt sistematica filogenetica, avvalendosi di tutti gh elementi e dati emersi 
dalle piu diverse scaturigini, giunge alia scoperta delle vera affioita natural!, 
che sintetizza nei cosi detti schemi od alberi genealogici. L 1 ostracismo accor- 
dato da parecchi biologi alia prima ed il sospetto e la aiifidenza in cui sono te- 
nute da alcuni sistematici le altre due sono, a mio modo di vedere, completa- 
mente ingiustificati. Queste tre branche r ppresentano cronologicamente rami 
sempre pii elevati e perfetti del vecchio tronco della fitografia, tuttavia sono 
ben lungi dall' avere esaurito il loro compito e lo dimostrano, quanto alia prima, 
la continua scoperta di nuovi ed interessanti tipi e la compiiazione di eccellenti 
monograiie con intento prevaientemente morfoiogico. E da augurarsi anzi che esse 
senza ingiustificate predilezioni, seguitino ad avere un egual numero di stu 
diosi. 



234 DOTT. AUGUSTO BEGUINOT 



Questa triplice distinzione della sist^matica mi suggerisce altre 
eonsiderazioni, che faranno piu chiaramente risaltare gli obbiettivi ed 
i metodi di ricerca della seconda branca. 

Non v'e diagnosi sistematica un po' dettagliata, nella quale a mezzo 

ft 

di cifre, di rapporti di superficie o confronti di organi, non vengano 
ritratti i limiti di variazione di un dato carattere. II sistematico, di- 
stinguendo nell'ambito di una specie, varieta, sottospecie o forme, ha 
approfondito 1' analisi differenzia e di tali rapporti. Quanto in tutto 
cio domini Tapprossimazione e facile a chiunque constatare, anche 
per lo scarso materiale di cui di solito lo studioso dispone. 

Le indagini della sistematic > teorica hanno trovato grande ausilio 
nell'adozione del calcolo matematico alia variability di un dato or 
ganismo od organo e si e anzi costituita una branca speciale, la bio- 
metria o somatometria, che ha assunto negli ultimi tempi un grande 
sviluppo, fino al punto da essere applicata alia variazione degli ele- 
menti anatomici di un dato tessuto. 

Per molte di tali ricerche il materiale fu fornito da piante cre- 
scent i nel mezzo ordinario od anche sottoposte a coltura, ma nelle con- 
dizioni corrispondenti aile naturali. La frequenza delle varianti, il va- 
lore medio e Tindice della variability hanno indubbio valore, non 
escluso quello sisteniatico, in quanto entita aftini e morfologicamente 
di ardua delimitazione hanno dispiegato spiccate differenze e compor- 
tamenti propri. 

Approfondendo, pero, lanalisi su materiale sottoposto in speciali 



e ben definite condizioni e quindi sotto V influenza di determinati fat- 
tori o stimoli esterni (sali nutritivi, luce, temperatura ecc.) e emerso 
che la stessa specie, anche se proveniente da semi di uno stesso indi- 
viduo o da parti di un individuo stesso, puo dare curve di variazione 
molto diverse. Da cio la conclusione che una curva non ha valore se 
non in quanto risponde ad una detinita condizione esterna, in cui la 
pianta viene posta. Cio non deve essere inteso nel senso di screditare 
le ricerche biometriche nella libera natura, ma nel senso che il rae- 
todo culturale realizza le contingenzo piu opportune perche i risultati 
di tali ricerche acquistino vero valore scientifico. 

Che una specie varia e fatto incontrovertibile ed ammesso anche 



RICERCHE CULTURALI SULLE VARIAZIONI DELLE P1ANTB ' 235 



da chi tuttora aggiusta fede al dogma della fissita delle specie. D ? al- 
tra parte le ricerche sperirnentali su disparati gruppi, avendo messo 
in sodo che non v'e carattere che alia perfine non possa essere ridotto, 
dovrebbe seguirne che la variazione, ed intendo riferirmi specialinente 
a queila che investe gli organi fiorali, non avrebbe limite e misura. 
11 fatto dimostra che una qualunque variazione e contenuta entro de- 
terminati confini, al di la dei quali passa nelTambito della teratolo- 
gia senza significato tilogenetico. Cofei, per citare qualche esempio, la 
simmetria fiorale delJa Stellaria media (che e poi queila della Famiglia 
cui appartiene) e a base di 5 e cioe e simuietria pentamera. L'andro- 
ceo e cioe gli stami, in stato di fluttuazione, presentano 10 varianti 
(1-10), perche gli stami sono ordinati, come e noto, in due cicli, cia- 
scuno di 5 membri e cioe uno interno oppositisepalo e Taltro esterno 
oppositipetalo (obdiplostemonia). Varianti al di sopra del 10 si pu6 
dire che manchino e quando esistono, aberraado dalla simmetria sopra 

enunciata, non hauno alcun significato filogenetico. Non ebbi sin qui 
occasione di osservare variazioni nel numero dei carpelli e degli stili, 
che sono tre per evidente eliminazioae di due membri e quindi nelfa 
direzione 5 ~> 3. Sta il fatto che in altre specie <es. Stellaria aquatica) 
a 5 carpelli e 5 stili ha luogo, come ho potuto io stesso constatare, 
una variazione preeisamente in tale direzione. La quale si spinge fino 
alia variante due (es. nella mia Stellaria Madagascar iensis), mentre 
mancano o sono rarissimi valori al disopra del cinque. Analoghe osser- 
vazioni, quando la biometria era ancora ben lungi dalTaffermarsi, furo- 
no fatte dai Gay (1) nelTaffine gen, Holosteum e nelTultimo decennio 
dal Klebs su Sed'im spectabile, una Crassulacca a simmetria pentamera, 
come le Stellaria da me studiate. Le cose, invece, procedono diversa- 
mente in par^cchi Sempervicmn, pure investigati dal Klebs, nei quali 
la simmetria quinaria, piu o meno alterata, e la tendenza alia polian- 
dria ed alia poliginia, conducono ad una oscillazione immensamente 
piu ampia e che comprende, per quanto concerne gli stami, varianti 



(I) Gray, H-rfostei, Caryophyllearum Alnnearum monographia in « Ann. Sc. 



1845 



236 * DOTT. AU GUSTO B^GUINOT 



da 1 a 38. La variazione, in altre parole, si arresta, data la resisten- 
za opposta dal piano filogenetico, cioe dall'architettonica fiorale rag- 
giunta in alcuni Sedum ed in tutte le Stellaria ed Holosteum, alia 
variante 5 per quanto concerne sepali, petali e carpidi, alia variante 
5 -f- & P er 8^ stami. Fluttua, invece, attorno ad estrerai piu distan- 
ziati in Semper vivum, in cui la simmetria pentaraera forse non fu mai 
raggiunta ed il genere si troverebbe, secondo la nora teoria del Ce- 
lakovsky, in uno stadio d' inferiority genetica rispetto ai nominati. 

La esatta conoscenza dell'andamento di queste e simili leggi or- 
ganogenetiche rivelate, col sussidio dell' analisi raatematica, dalla si- 
8teraatica teorica, ognun vede quanta importanza abbian^ per dare 
alia filogenesi solida base ne la reale natura dei fatti. 

Ma v'ha di piu. E ben noto che individui morfologicamente si- 
mili di una stessa specie si adattano o reagiscono, in identiche con- 
dizioni di ambiente, in maniera anche uiolto di versa. Ma che cio di- 
penda da momenti evolutivi diversi, dalT influenza di polline estraneo 
o da ripetute autofecondazioni, dal prevalere della riproduzione aga- 
mica sulla sessuale, bolo il metodo eulturale e in grado di determinare. 
Le osservazioni dirette in natura, sempre di innegabile interesse, non 
tolgono tutti i dubbi sulla purita del materiale e quindi sulla legit- 
timita della discendenza. Nel caso di specie o forme cenobitiche (per 
usare un'espressione del Naegeli) V influenza che sul soggetto preso in 
esarae pu6 avere esereitato od esercitate il vicinismo (nel senso di 
De Vries) pu6 essere neutralizzata solo con Y isolainento e qurndi 
merce proiungate colture. E che tale operazione appaia indispensabile 
o quanto meno opportuna lo provano, per citare un solo ed oramai 
classico esempio, le varie interpretazioni date alle mutante scoperte dal 
De Vries nella Oenothera Lamarckiana. Non v'ha dubbio che tali rau- 
tanti esistano e che alcune siano dotate di una certa fissita, in modo 
da potersi considerare quali specie elementari: dubbi fondati insorgono 
sulP interpretazione data dal c lebre botanico olandese, potendosi pen- 
Bare, come fu asserito dal Mattei (1), e piu recisamente dal Leclerc 



(1) Mattei, Pensieri in argomento di mutazioni in « Riv. di Fis. Mat. e Sc. 
Natur. ann. IX (1908), n. 98 ». 



11ICBRCHB CULTURALI SULLE VARIAZIONI DELLK PlANTifi 237 



u Sablon (1) ed altri, che esse siano dovute ad una reraota origine 
ibrida del soggetto. 

Ai fattori esterni, biologi e fisiologi hanno concesso piu impor- 
tanza di quanto sembrano avere e ci6 a detrimento di quegli interni 
che, piu difficili a sindacarsi, si sottraggono ad una osservazione su- 
perficial ed affrettata. Elenchi floristici, diseussioni sistematiche, la- 
vori monografici su questo o quel gruppo sono ingombri di una quan- 
tity di termini (spec e o varieta xerofile, igrofile, nemorali, tropofile, 
elicomorfe ecc.) di evidente origine fisiologica, i quali vengono bene 
spesso applicati per seraplice estensione di fatti scoperti in determi- 
nate specie o per male int~awedute analogic. Pouhi pensano, inveee, 
per limifarmi ad una sola serie di manifestazioni, che la complicazione 
maggiore o minore delPapparato fogliare (eteroblastia) o I'omogenea 
sua successione (omoblastia) — sclitamente riferiti a xerofilia ed i- 
grofilia e quindi a fattori esterni — possano in parte dipendere dal 
fatto che una data forma caratterizza la pianta proveniente diret- 
tamente dal seme, un' altra la stessa pianta che, perennando, di- 
venta adulta (stadi di sviluppo che in alcuni casi spiegano la coe- 
sistenza nella stessa stazione e quindi nelle stesse condizioni del mez- 
zo di specie affini o di varieta diverse di una stessa specie), oppure 
origini diverse dello stesso organo fogliare (da un fusto aereo, da un 
rizoma, da una rad*ce ecc, cio che spiega curiosi fatti di polimorfi- 
srao presentati da uno stesso i idividuo), e via dicendo. Con cio non in- 
cendo certo escludere che la concentrazione delle soluzioni saline eir- 
colanti nel suolo ed il loro valore nutritizio non entrino in giuoeo 
nella determinazione del fenomeno : affermo che solo lo studio morfo- 
bioiogico, quale pu6 essere eseguito su opportuno materiale di coltura 
chiamando in causa molti altri fattori, riesee a darci un' idea com- 
pleta dello stesso (2). 



VOenotMre de 



« Rev. gen. de Bot., toun. XXII (1910), p. 266 ». 



(2) Cfr. a tale riguardo la bella serie delle c Biologische und Morpologisch* 
ersuchungen tiber Wasser — und Sumpfgewacbse > del G-liick e specialmen- 
terzo volume * Die TJferflora > Jena, 1911. 



238 fcOTT. AUGUSTO B&GUINOT 



Adattamento, selezione ed incrocio sono tre grandi coefficienti 
della variability delle specie. La sistematica pratiea non ha general- 
mente fatto distinzione fra i prodotti dei prirai due, che sono pure 
diversissimi, quanto pu6 esserlo una specie vicaria che ripercuote, in 
seguito a lento adattamento multip!o, il complesso delle condizioni 
generali e sopratutto climatiche di una data regione ed il conseguente 
isolaraento fisiologico ed un gruppo di specie ad area di sovrapposi 
zione e presso le quali la variazione deve essere stata brusca od al- 
meno assai rapida la selezione degli intermedian. E quanto alia terza 
categoria di prodotti. gli ibridi ed i meticci, la fitografia non ci ha dato 
che diagnosi piu o raeno accuratamente redatte, che pero non tolgono 
tutti i dubbi sull'origine del materiale, quando non li sollevano le 
contraddizioni dipendenti dalle forme diverse che uno stesso ibrido, 
lanciato nella libera natura, pu6 assumere in seguito ad autofeconda- 
zione, a nuovi incroci con i parenti, con altri soggetti ibridi e via di- 
cendo. Le leggi che regolano Tibridismo e che hanno raesso alquanto 
ordine in una materia sulla quale sembravano dominare il caso od il 
capriccio costituiscono forse la piu lirnpida prova che le osservazioni 
dirette in natura devono essere completate ed integrate con la ripro- 
duzione ed induzione volontaria del fatto e del fenomeno studiato, an- 

che per poterne sindacare le vicende nel seguito di parecchie gene- 
razioni (1). 

Con questi intendiraenti e proponendomi di portare un eontributo, 
per quanto modesto, al grande edificio della variazione della specie, 
ho stabilito con i mezzi a mia disposizione ed il valido aiuto del 
Direttore del R. Orto botanico di Padova, il prof. P. A. Saccardo, un 
reparto sperimentale presso il predetto Orto. Le mie ricerche presero 



(1) Che anche la fitogeografia — basata di solito su osservazioni dirette in 
natura e su r r costruzioni senetiche (spesso eccessivamente fantastiche) — deb- 
ba attingere nella sperimentazione soliditk ed originalita di contenuto fu gii 
da me asserito nei miei Pensieri intorno alVorigine, alia storia deUo svihippo ed 
alio Htato attuale della geografia botanica pubblicati nel « Boll. Soc. Geogr. Ital., 



1906, fasc. XI-XTI ». 



i 



U1CERCHE CULTURALI SULLE VARIAZ10NI DELLE PIANTE 239 



inizio dalla coltura di numerose specie e forme dei generi Romulea e 
Pcantago, oggetto il primo di un lavoro monografico teste ultimato (1), 
il secondo di una trattazione, pure monografica, delle specie europee 
e circummediterranee e di cui videro sin qui la luce i capitoli sulla 
biologia della germinazione e dello sviluppo (2) , quello sul nanismo (3) 
e sui fattori che lo iuducono (nanisino che, corae e noto, ha una larga 
esplicazione nel genere) e la revisione monogr.itica delle specie litto- 
ranee crescenti fra l'Isonzo ed il Po (4). Pin dal 1905 iniziai colture 
su larga scala e nelle piu svariate condizioni del mezzo di oltre venti 
entita del ciclo di Slellaria media di molteplici provenienze di Italia 
e fuori, culture che tuttora proseguono, mentre si e inizia,ta la stampa 
del lavoro monografico sul polimorfismo delle stesse (5), biometricamente 
studiato nei riguardi della variazione androceale. 

Le mie ricerche biologiche e litogeografiche sulla vegetazione della 
Laguna e dei Lidi di Venezia mi obbligarono a molteplici e ripetuce 
visite nei vari settori di cui risultano e nei contermini territori, du- 
rante le quali ebbi occasione di raccogliere semi ed altri orgaoi di 
propagazione, plantule e piante adulte che iotrodussi nel nominato re- 
parto sperimentale, dove ho potuto coltivare, quasi sempre con com- 



in « 



I) Beguinot, Revisione monografica del gen. Romulea Mar. Studio biologico 
Malpighia, vol. XXI (1907), XXII (1908) e XXIII (1909) >. 
(2) Reguinot e Cobau, Osservazioni intorno alia biologia della qerminazione t 



svilupp 



Trent. — Istr. n. 



ser. a IV, ci. 1 (1907), p. 21 ». 

(3) Beguinot, Il nanismo nel gen. Plantago e le sue cause. Osservazioni e ri 

rfirrhe *ner imentnli in « NllOV. Giom. Bot. It., n. S6r., VOl. XV (1908), D. 205 .» 



[fica delle specie 



Isonzo 



tav. 12-17 ». 



(5) Beguinot, Ricerche intorno al polimorfismo della Stellaria media (X.) Cyr 



fi 



Bot. Ital. n. ser. vol. XVII (1910), n. 2 e 3 ». Cfr. pure le mie due note prelimi- 
nari sull' argomento pubblicate negli Atti dell 7 Accad. scient. Ven.— Trent. 
Istriana(n. ser. a. IV, oL I, p. 176) e nel Nuovo Giorn. Bot. Italiano (n. ser. vol. 




i 




240 fcOTT. AUGUSTO B&GU1N0T 



pleto suecesso e cioe fino alia fioritura e fruttificazione, oltre cento 
entita diverse. 

Problem i vari scaturitimi dai raiei studi sistematici fitogeografici 
sulla Flora Italiana mi condussero ad aliargare ia cerchia delle ri- 
cerche, sottoponendo alia riprova speriinentale, su opportuno mate- 
riale, parecchie delle conclusioni cui era pervenuto con Fosservazione 
diretta in natura o negli Erbari a riguardo di molteplici gruppi di 
piante. Oltre le lagunari ho potuto, cosi, introdurre nel predetto re- 
parto un centinaio circa di entita, molte delle quali tuttora in vita, 

Oltre che nei lavori sopra citati, risultati delle culture sin qui 
eseguite sono eonsegnati in un lavoro sul dimorfismo stagionale dei 
ciclo di Galium palustre L. pubblicato dalla dott. C. Chiti (l)edin uno, 
che teste vide la luce suirelicomoriismo del Ranunculus acer L. (2), 
mentre parecchie delle schede della « Flora italica exsiccata » com- 
pendiosamente riassumono le osservazioni fatte su numerose specie da 
me o da altri studiate in coltura e cola distribute, anche come op 
portuno materiale di confronto con quelle crescenti nelle stazioni ori- 



OD- 



gmane. 



1 



Nel presente lavoro esporro i risultati inediti e quelii su cui diedi 
al trove, come nelle schede sopra citate, un cenno sommario. Saranno 
raggruppati in altrettanti capitoli progressivamente numerati, ma sen- 
za alcun ordine sistematico, la precedenza riserbando ai risultati piu 
sicuri ed attendibili. Data V indole frammentaria del lavoro, ho sti- 
mato opportuno di attenermi strettamente ai fatti ed alle immediate de- 
duzioni, lasciando le diseussioni generali e le conclusioni ultima quan- 
do avr6 esaminato un certo numero di fatti e fenomeni simili od al- 
meno paragonabili ed in quanto questi lo permetteranno. 

(continua) 



(1)C 



entitd 



id dimorfizmo stagionale in alcune entitd del ciclo 
v. Giorn. Bot. Ital., n. ser. vol. XVI (1909), p. 146». 
elicomorfismo di Ranunculus acer L. e delle afftnt 

Trent.— Istr., 3* ser., Ill (1910> 



Prof. G. E. MATTEI 



Un Trifoglio nuovo per l'Europa 



Dal genere Tri folium il Presl (Simbo'aebot nicae, 1,1832, p.50) sepa- 
ro un nuovo genere, che chiamo Calyromorphum, distinto per il carattere 
di presentare, nei capolini, fiori di due sorta, gli esterni corolliferi e ferti- 
li, gli interni sterili, ridotti al solo calice piu o meno deformato: questo 
dimorfismo florale tende a trasformare l'intero capolino in un appareci 
chio biologico di interramento o di traslazione anemofila. Gli autor- 
moderni non hanno accettato il genere Calycomorphum, come distinto 
da Tri folium, ma lo conservano come sezione assai bene caratterizza- 
ta. Giustamente poi, basandosi sui dirersi tipi biologici che presen- 
tano le specie ascritte a tale sezione, Gibelli e Belli (Rivista critica 
delle specie di Tri folium italiane delle sezioni Calycomorphum e Cry- 
tposciadium. In Memorie delta R. Accademia delle Scienze di Torino, 
Sez II, Fasc. XLIII, 1892) lo suddividono in due sottosezioni, cioe 
Subterranea o Carpohypogea, e Medusea o Carpoepigea : quest' ultima 
alia sua volta £ suddivisa in due nuove sottosezioni, cioe Geotropa ed 
Ancmopeta . 

Trascurando ora di esaminare le particolarita morfologiche e gli 
adattamenti biologici dei due primi gruppi ora menzionati, prendere- 
mo solo in considerazione le specie appartenenti ai tipo Anemopeta, 
le quali formano un gruppo naturalissimo sia per i loro caratteri mor- 
fologici, sia per la loro localizzazione geografica. 

I caratteri assegnati a questo gruppo sono i seguenti : 

€ Flores corolliferi (extimi) panel (1-14) uni-biseriales : post an- 

thesin retroflexi, ad pedunculum innixi. Flores steriles (intimi) nurae- 

rosiores, ad solum calycem reducti, deformati, quisque constans e sti- 

pitulo (tubo calycis) appendicibus varie effictis (laciniis calycinis) co- 



242 PROF. G E MATTEl 

ronato, stellatim divaricatis, rigidiusoiilis, plusminusve dense ciliatis, 
vel flexuose contortis et tunc pleruraque mollibus, pilis denticulatis, 
patentibus vel adpressiusculis, lanosis vel gossypinis, griseis, albulis 
vel candidis obductis. Capitulurn fructiferum globosum, comosum, me- 
duseum, crassitie varium, a leguminibus calyce inelusis vel subexsertis 
%t a cdycibus sterilibus deformatis reflexis obtectis eonfectura. Capi- 
tula fructifera a pednnculo divulsa, per ventorum vim longe a mater - 
to caespitulo evecta, ab humo obducta, germinantia ». 

Da questi earatteri si rileva facilmente come i capolini maturi 



dei Trift 



perfetti appa 



recchi aereonautiei, leggerissimi, facilmente asportati dal vento. In 
essi i tion piu mterni hanno rinunziato alia loro autonomia a van- 
taggio deir intero apparecchio, per formare, con i loro lunghi sepali 
plumosi, un globo assai leggero, che ricorda gli analoghi apparecchi 
anemofili di alcune Poligonacee (Calligonum). 

La prima menzione di una specie ascrivibiie a questo gruppo si 



Trift 



Hortus Cliffi 



lasciano dubbio. 



Ad esso infatti attribuisce: « Flosculi tantum interiores corollati et 
ferciles, reliqui mutilati in lanam extabescentes, replent capitulum et 
fertiles calyces reflectunt ad latera atque oceultant ». Pero erronea- 

crede di riconoscere questo Trifolium in una specie 



Linneo 

menzionata dal Cupani ne\V Hortus Catholieus, per cui aggiunge : 
« Crescit ut fertur in Sicilia ». Cio ripete ancora nelle Species Plan- 
tarum (I, 1753, p. 768). Tuttavia, in seguito, si avvede di tale errore, 
e da Abrah. D. Iuslenius (in Centuria prima plantarum. Upsaliae, 
1755 et in Amoen. Acad. Vol. IV, Lugd. 1760, p. 286) lo fa correggere, 
trasferendo il nome del Cupani al Trifolium Ckerleri, ed attribuendo 
invece al suo Trifolium globosum il Trifolium orientals capite lanu- 



(Co 



« habitat in Arabia 



et 



se specie Siciliana, fu rip 
e ripetuta da altri autori. 



Trifoli 



Trif 



Quale fosse la forma di Trifolium, spettante a questo gruppo 



da Linneo 



tJN TRIFOGLIO NUOVO PER L'EUROPA 243 

Se vogliamo restare Delia cerchia delle specie cosidette linneane, una 
tale ricerca e superflua, imperocche tutte le forme ascritte a questo 
gruppo differiscono fra loro per caratteri cosi minuziosi, che forse 
Lixxeo non avrebbe preso in considerazione: quindi, anche se Linneo 
le avesse avute tutte sottocchio, difficilmente le avrebbe distinte speei- 
ficamente. Ma, volendosi ora tenere separate, conviene rieercare, se 
e possibile, a quale corrisponda la forma descritta da Linneo e cio 
per la rota regola di priorita. Cio non e facile, insistendo Lixxeo piut- 
tosto sui caratteri comuni a tutto il gruppo, nnzicche su quelli che po- 
trebbero distinguere una forma qualsiasi ad esso ascrivibile. Tuttavia 
una frase ci puo guidare, ed e quella di « flores circiter 20, cal. dent, 
subulatis, longitudine fere tubi ». Adunque Ltweo vide una forma con 
capolini forniti di circa 20 fiori, e questi avevano i denti del calice 
subulati, lunghi quanto il tubo. 

Veramente tutti gli autori assegnano ai Trifolium di questo gruppo 
raassimo 14 fiori per capolino : osservasi pero che Lixxeo vide e 
descrisse saggi coltivati nel Griardino di Cliffort, per cui potevano es- 
sere modificati dalla coltura e presentare un aumento nel numero dei 
loro fiori : anche in un saggio di Tri folium nidificum, proveniente da 
antiche colture del R. Orio Botanico di Palermo, si hanno per ogni 
capolino circa da 18 a 20 fiori. Ad ogni modo, circa 20 fiori non pos- 
sono trovar posto in una sola serie, quindi necessariaraente debbono 
ritenersi biseriati, e questo e appunto il carattere della specie descritta 



al 



dappoi dal 



Tri folium nidifi 



il carattere di sepali subulati che si attaglia perfettamente con quello 
presentato dai sepali di questa stessa specie, per concludere che Lixxeo 
esarnind appunto saggi appartenenti ad essa. Resta poi assolutamente 
escluso che LltfNEO si riferisse a saggi della specie piu comune in 
Oriente, ed ora presa a tipo del Trifolium globosum, quella cioe che 
cresce abbondante presso Costantinopoli , e che fu distribuita da 
Clemexti, da Richter e da altri raccoglitori: questa, fra gli altri ca- 
ratteri, ha capolini con 5 ad 8 fiori soltanto, in una sola serie, e calici 
con denti filiformi e non subulati. 

Dopo Linneo troviamo un Trifolium pauciflorum descritto dal 
D'Urville (Plantar, quas in ins. Archip. aut litt. Ponti Euxini etc. 



244 PROP. G. B. MATTEI 



In Memoir es d. I. Soc 



350,) che gli au- 



tori voglionc ascrivere a questo gruppo. La localita che ne da V auto- 
re, cioe Costantinopoli, corrisponderebbe, ma nella descrizione sono ca- 

ratteri (petiolis longissimis spicis solitariia seu geniinis. . . . 

folio superno vaginatis etc.) per i quali riesce assai arduo avvicinarlo 
al Trifolium globosum. Inoltre il D' Urville dice la sua specie con- 
fronUbile con il Trifolium rotundi folium, Bibth. il quale, secondo Bois- 
sier, resta ancora non bene identificato, raa ad ogni raodo puo ritener- 
si certo non corrisponda a Trifolium globosum : infatti Boissier propen- 
de a ritenerlo intermedio fra Trifolium hirtum e Trifolium Ckerleri. 

A conferraa di questu supposizione devesi ricordare che il Serin- 



ge nel 



Prodromus pone il Trifolium paucifl 



la Trifolium Cherleri e dopo il T ri folium hirtum, e notasi che egli 
dice : c vidi siccurn in herbario Desfontaines » per cui pare ne vedes- 
se realmente saggi autentici : se cio e, non avrebbe mancato di ri- 
conoscerne 1' affinita o T identita con il Trifolium globosum, o me- 
glio con il suo Trifolium Oliverianum. 

Comunque sia questa questione, non facil- a decifrarsi senza il 
confronto di saggi veramente originali, esistono altri motivi per cui il 
nome di Trifolium pauriflorum del D' Urville non sarebbe ripristina- 
bile.Lo Steudel cita un Trifolium pauciflorum del WiLLDENO\v,ritenu- 
to sinonimo di Trifolium amabile, il quale dovrebbe essere anteriore 
a quello del D'Urville, ma per quante ricerche mi abbia fatto, non ho 
potuto trovare ove fu descritto. Pero esiste un Trifolium pauriflorum 
del Nuttal, d' America, da tutti gli autori ammesso come buona specie 
Perci6il nome del D'Urville non si potrebbe ripristinare. 

Veniamo alia pubblicazione del secondo volume del Prodromus 
di De Candolle, avvenuta nel 1825. Ivi le Leguminose furono elabo- 
rate, come si e detto, da Seringe e di conseguenza a tale autore si 
deve ancora la trattazione del genere Trifolium. A pagine 196-197 ta- 
le autore ammette un Trifolium globosum attribuito a LrNNHo 



foliu 



tm globosum attribuito a Linneo ed un 
tto come specie nuova. Per6 ? se bene 
coMideriamc i caratteri che il Seringe da per il suo Trifolium globosum, 
emerge nou corrispondere affatto a quello precedeatemente stabilito da 

Linneo. 



UN TRIFOGLIO NUOVO PER i/EUROPA 245 



Fra gli altri caratteri egli dice «calycibus corollam aequantibus » 
mentre la specie multiflora (quella cioe descritta da Linneo) presenta 
i sepali assai piu brevi della corolla, anzi piu brevi di quelli di ogni 
altra forma spettante a questo gruppo. Di tutte le specie in questione, 
una sola ha sepali realmente lunghi quanto la corolla, ed e quella po- 
steriorrnente descritta dal Boissier con il nome di Trifolium pilulare: 
tale carattere quindi farebbe credere avere il Seringe ritenuto il vero Tri- 
folium pilulare per la specie Linneana. Un altro dato conferma questa 
supposizione: il Seringe aggiunge « vidi siccum cominunicatum a cla- 
rissimo Labillardiere ». Ora appunto nell'Erbario delTOrto Botaaico 
di Palermo si ha un saggio, die credo proveniente dallo stesso Labil- 
lardiere, e che e senza dubbio ascrivibile al 7 ri folium pilulare. L/eti- 
chetta porta scritto solo: Tri folium globosum, senza altra indicazione 
di autore, di loealita, di raccoglitore, o di distributore, ma tale nome 
6 senza dubbio di carattere del Labillardiere stesso, come deducesi 
dal confronto con l'etichetta autopta del Labillardiere, spettante alia 
Fontanesia phyllireoide*. Per questo, contrariamente a quanto ammet- 
tono gli autori, ritengo che il Tri folium globosum di Seringe, corris- 
ponda esattamente al 7 ri folium pilulare di Boissier. 

In quanto al Tri folium Oliver ianum di Seringe, riconosco in esso 
la specie piu comune ed ora dagli autori ritenuta come vero Trifolium 
globosum: vi cornsponde il carattere di daciniis calycinis corolla multo 
brevioribus » e specialmente quejlo di «capitulis paucifloris ». Inoltre 
la loealita citata di Costantinopoli non lascia dubbio. Ne consegue che 
se a tale forma non si potra dare il noni* Linneano, dovra spettarle 
per priorita il nome di J ri folium Oliuerianum, Seringe. 

Veniamo al Wahlenbkrg. L'Ascherson ha uiolto lavorato per esu- 
mare il nome di Trifolium radios* m } propo*to dalWAHLENBERG nel 1827: 
tale nome e accettato, un poco timidamente e sull'autorita dell'AscHER- 
son, da Gibelli e Belli, ed e dappoi definitivamente adottato dall'Hv- 
lacsy. Nel 1827 infatti il Wahlenberg (in Berggren, Resor uti Europa 
och Oestenanderne. Vol II. App. p. 43.) propose un Trifolium radio- 
sum distinguendolo dal TrifoHum globosum. Sfortunatamente non ho 
potuto vedere l'opera originale, e conosco tale specie solo per la cita- 
zione del Walpers e per quanto ne dicono Gibelli e Belli. Xella de- 



24S 



PROF. G. E. MATTEI 



scrizione, paragonandoai questa specie al Trifolium globosum, si dice 
«duplo majus » e cio ha fatto credere si trattasse della specie dappoi 
descritta dal Grisebach, con il nome di Trifolium nidificum, ma a 
me pare cio non bastt per tale identifieazione. Ritengo piuttosto che 
il Wahlenberg, in possesso del Prodromus, con le descrizioni del Se- 
ringe, e forse anche di saggi autentici del Labillardiere, attribuiti al 



Trifoliu 



Trif 



bia dichiarato la sua specie duplo majus, in confronto appunto a tali 
saggi. Cio mi viene confermato dal carattere che egli da dei sepali 
« dentibus calycinis setaceia, plumosis* che bene si attaglia alia specie 
di tale gruppo phi comnne in Oriente, ma male si riferirebbe al Tri- 
folium nidificum del Grisebach. Inoltre. come ril«vr. H* r, reP r t r B Rn r r 



W 



del proprio Trifoli 



radiosum un luogo poco lungi da Costantinopoli, benche snlla sponda 
asiatica, cioe Chunkiar Iskelessi: ci6 mi lascia supporre si tratti della 
stessa specie dappoi distribuita dal Clementi e da altri raccogiitori, 
cioe Trifolium Oliverianum, Seringe. Percio, non godendo il nome del 
Wahlenberg di alcuna priorita, dovra passare in sinonimia. 

Dopo parecchi anni, cioe nel 1843, il Grisebach {Spicilegium Flo- 
rae Eumetuae et Bithynicae. I. p. 32;, descrive il Trifolium nidificum 
che precedentemente abbiamo piu volte menzionato. Lo caratterizza 
specialmente per avere capolini con 12 iiori corollati, in due serie. A 
torto lo pone nella stessa sezione del Trifolium subterraneum, per la 
quale viene detto < calyces steriles po'st anthesin nodulo centrali prae- 
formati >», pero devesi osservare che quanto maggiore e il numero dei 
iiori corollati per ciascun capolino, tanto meno sono sviluppati quelli 
interni, i quali dappoi formano la chioma < demun leguminum nidum 
undique dense obvallante ». Nel Trifolium nidificum del Grisebach si 
puo quiudi agevolinente rieonoscere il Trifolium globosum di Lixneo, 
ma non il Trifolium radiosum del Wahi>:n8erg. 

Lo stesso anno 1843 il Boisser {LHagn. Plant. Ser. I. n. 2. p. 29) 
descrive come nuova specie il Trifolium pilulare, egregiamente carat- 
terizzato per i capolini fruttiferi assai piccoli, e per la presenza in 
ogni capolino di 1 a 2 fiori soltanto corollati, con denti calicini p 



* * 

1U 



UN TRTFOGLTO NUOVO PER L'EUROPA 247 



lunghi della corolla. In questa specie, come dissi precedentemente, e 
facile riconoscere il Tri folium globosum del Seringe. 

Qualche anno dopo (1849) lo stesso Boissier (Diagn. Plant. Ser. 
I. n. 9. p. 25) descrive un'altra specie ascrivibile al grupj o in que- 
stione, cioe il Tri fb Hum eriospkaerum, della Palestina, e lo stesso au- 
tore, nel 1872 (Flora Orientalis,H* p.l34) ; ne descrive anche un'altra, 
cioe il Tri folium medusaeum, raccolto dal Blanche nella Siria, 

Finalmente Gibelli e Belli, nella loro rairabile revisione del ge- 
nere Trifolium, adottando il concetto delle specie Linneane, e subor- 
dinando a queste, come sottospecie, tutte le altre forme minori, ascri- 
vono al gruppo delle Anemopete una sola specie, cui giustamente danno 
il nome Linneano di Trifolium globosum, subordinando ad essa i Tri- 
folium eriospkaerum, radiosum,medusaeum e pilulare. Quest! autori sono 
assai minuziosi ed accurati nel distinguere le dette sottospecie, ed f 

relativi disegni di dettaglio ne mettono in evidenza le particolarita 
morfologiche per cui differiscono le une dalle altre- Dove pero forse 
sono raeno felici e riguardo al Trifolium radiosum, cui essi ascrivono 
per sinonimo il Trifolium nidificum del Grisebach. Dalla descrizione 
che ne danno e dalla storia che ne riferiscono, sulFautorita dell' A- 
scherson, emerge come confondessero, almeno parzialmente, questa spe- 
cie con il vero Trifolium Oliverianum, e cio viene pure confermato 

dalle iocalita cicate: tuttavia i dettagli iliustrativi dati per tale specie 
si riferiscono realmente al Trifolium nidificum. 

Questo e lo stato attuale delle conoecenze relative alle specie a- 
scritte dagli autori al gruppo in questione. Dei Trifolium eriospkaerum 
e meJusaeum nulla posso dire, non avendone veduti saggi, ma i loro 
caratteri differenziali mi sembrono ben lievi: mi limito quindi a meglio 
precisare la siuonimia ed i caratteri delle altre tre specie. 

Anzitutto non credo ripristinabile il nome Linneano di Trifolium 
globo&uvi: questo uomt? potrebbe anche esserc restaurato, seguendo Gi- 
belli e Belli, qualora si nunissero in una specie unica, Linneana, tutte 
le forme lin qui distinte in questo gruppo, ma non credo possibile ap- 
plicarlo ad una singola di queste specie, stante la grande confusione 
fattane dagli autori. E fuori dubbio che LlNNEO diede tale nome alia 

Grisejach con il nome di Trifolium nidi- 



forma dappoi descritta dal 



48 



PROF. G. E. MATTEI 



ficum, ma il Seringe lo ha confuso con il Tri folium pilulare ed il Bois- 
sier lo riporta al Trifolium Oliverianum. Percio ripristino il nome di 
Trifolium Oliverianum per la specie phi comune in Oriente, ritenendo 
come Trifolium nidificum la forma multiflora e come Trifolium pilu- 
lare la forma pauciflora. 

La sinonimia da adottarsi per queste forme viene percio modificata 
nel seguente modo: 

I. Trifolium nidificum, Griseb. Spicil. Flor. Rumel. Bithyn. I. 
p. 32. Boiss. Flor. Orient. II. 1872. p. 133. Lojac Tent. Trifol. 
p. 22. et Clavis Trifol. In Nuov. Giorn. Bot. Ital. XV. 1883. 



1843 



Herbor. Levant. 1882. p. 128. Trifolium globosum, Linn. Hort 



Clifforth. 1737. p. 374. et 



Juslen. Cent- 



Plant. In Amoen. Acad. 1760 (1755) p. 286. Tchihatch. Asie Mineur. 
III. Botan. 2, 1886. $.33. Tri folium radiosum (non Wahlenb.) Ascher- 
son ex Gibelli e Belli, Rivist. etc. In Mem. Accad. Scienz. Torin. 
Ser, VI. torn. XLIII. 1892. p. 40. pro parte, et tab. Ill tig. 1. 

IL Trifolium OliYeriaDUm, Sering. in D.C. Prodr. II. 1825. p.197. Boiss. 
Diagn. Plant. Nov. Ser. I. 2. 1843 p. 29. Tchihatch. Asie Mineur 
III. Botan. 2. 1866. p. 33. Trifolium globosum (non Linn.) Clement. 
Sertul. Orient. 1855. p. 54. Boiss. Flor. Orient. II. 1872, p. 134.Loja. 
con. Tent. Trifol. 1878. p. 22, et Clavis 
Ital. XV. 1883, p. 278. Nyman. Consp. l 



Trifol. In Nuo 



J 



Eur op. (Jester I . II. 

WlCHSTR 



gum. Europ. 1885. p. 159. Gibelli e Belli, Rivist. etc. in Mem. Ac- 
cad. Scienz. Torm. Ser. VI. Tom. XLIII. 1892. P . 38 et tab. If. fig. 1. 
Trifolium radiosum, Wahlenb in Bergg. i 
App. 1827. p. 43 et in Oken. his. XXL 18! 

Schwed. Acad. 1828. p 186. Halacs. (onsp. ' Flor. Graec. I, 1901. 
p. 393. Trifolium pauciflorum, D'Urvill. Enum. Plant, etc. In Mem. 
Soc. Liun. Par. I. 1822. p. 350. 

III. Molium pilulare, Boiss. Diaqn. Plant. 



No 



et. Flor. Orient. II. 1873. p. 135. Tchihatch. 



Mineu 



tan. 2. 1866. p. 33. Lojac. Tent. Trifol. 1878. p. 22 et Clavis Trifol 



Nuov. Giorn. Bot 



Herbor 



1882. p. 128. Gibell. e Belli, Rivist. etc. In Mem. Accad. Scienz. 



UN TRIF0GLI0 NUOVO PER L'EUROPA 



249 



Torin. Ser. VI. Tom. XLVII. 1892. p. 43 et Tab. IT. fig. 3. Trifolium 
glcbosum (non Linn.) Sering. in D. C. Pro dr. II. 1825. p. 196. 

I principali caratteri differenziali, esistenti fra queste tre specie, 
si possono poi cosi riassumere: 



Trif. nidliicum 



Fiori numerosi, per solito 
in due serie. 

Sepali rigidi, brevi subu- 
lati. 

Corolla bianca, piu lunga 
del calice. 

Frutti grossi (diam 25 mm.) 
ruvidi, con sete rigide 
e crespe. 



Trif. ©Uverianum 



Fiori pochi, per solito in 
una sola serie. 

Sepali lunghi, tenui, fles- 
sibili, filiformt. 

Corolla rosea, piu lunga del 
calice. 

Frutti mediocri (diam. 15-20 
mm.), molli, lanosi, con 
sete piumose, appena 

curve. 



Trif. pllylare 



Fiori 1 a 2. 

Sepali lunghissimi, flessibili, 
filiformi. 

Corolla ocroleuca, piu breve 
del calice. 

Frutti piccoli (diam. 7-10 
mm.) , mollissimi, la- 
nosi, con sete piumose, 
diritte. 



Adunque le differenze fra queste tre specie, sono di due sorta, alcune 
riferentesi ai caratteri florali, cioe alia staurogamia, ed altre riferentesi 
ai caratteri del frutto, cioe alia disseminazione. Dai primi caratteri 
si deduce che i 2 ri folium nidificum ed Oliverianum, hanno liori pre- 
valentemente casmogami e staurogamiei, mentre il Trifolium pilulare 
ha fiori, forse, tendenti alia clefctogamia, ma ad ogni modo prevalen- 
temente omogamici. A questo tendono, oltre che la loro grandezza e la 
loro appariscenza, anche il loro numero: infatti nel Trifolivm pilulare 
sono ridotti so^ente ad uno sole, mentre nelle altre specie variano circa 
da 5 a 14 e piu. Pe 6 tanto nel Trifolium OUverianum quanto nel 
Tri folium nidificum il loro numero non e costante: si hanno saggi ro- 
busti di Trifolium OUcerianum con capolini niultiflori, mentre ritengo 
che si potranno trovare individui deboli di Trifolium nidificum con 
capolini pauciflori : quando i fiori sono pochi, trovano posto in una 
sola serie, mentre quando sono numerosi, per necessita di spazio, 
debbono occupare due piu serie. Ne consegue che il carattere diffe- 
renziale attribuito a queste due specie, di avere cioe fiori uniseriati 
biseriati, ha un valore molto relative. I capolini normali di Trifo- 
lium OUverianum avranno liori uniseriati, ma quelli multiflori della 



450 



PROF. G. E. MATTEI 



medesima specie avranno fiori biseriati, mentre i capolini normali di 



folium nidifi 



pauciflori 



della stessa specie avranno fiori uniseriati. Appunto dell'aver preso 
troppo alia lettera tale carattere credo sia dipeso il fatto dalP avere 
parecchi autori indicato come esistente in alcune localita il Tri folium 
nidificum, mentre probabilmente non si trattava che di saggi robusti, 
multiflori, del solito Tri folium Oliver ianum: cio mi viene confermato 
dalTesame di alcuni saggi d' erbario, falsamente distribuiti come spet- 
tanti a Tri folium nidificum. Quindi per i caratteri flora li, stauroga- 
mici, il Trifolium pdulare risulta specie bene distinta, mentre le al- 
tre due poco differiscono fra loro. 

Invece si ha il contrario per quando riguarda i caratteri delFappa- 
recchio disseminativo. II capolino fruttifero del Trifol utn Oliverianum 
e un globo piumoso, bombacino, soffice, leggero, che ofFre facile presa 
al vento: quello del Trifolium pilulare e assai simile, ma piu piccolo 
e piu lejgero, contenendo per solito soltanto uno o due semi: invece i 
capolino del Trifolium nidificum, assai piu grosso, e relativamente piu 
pesante, contenendo un maggior numero di semi, ed e ruvido, con le 
setole rigide, inscrespate, aspre al tatto. Ne consegue che tutci questi 
capolini formano aitrettanti apparecchi aneinoiili, ma mentre quello 
del Trifolium pilulare e leggiero per eccellenza e pud compiere jun- 
ghi voli, quello del Trifolium Olicerianum lo e meno, c quello del 
Trifolium mdifitum lo e anche meno. Infatti quest'ultimo, per la sua 
grossezza, per la sua pesantezza e massime per la sua rigidezza, di- 
mostra minore attitudine a restare sollevato per qualche tempo nel- 
l'aria. Lo credo piuttosto un apparecchio con tendenza a venire roto- 
lato, come le piante secche di Anastatica hierochuntica, di Asteriscus 
pygmaeus, di Plantago cretica y di Selagtiella lepidophyUa etc. Una tale 
ipotesi viene confermata dalla eireostanza che questo apparecchio contie- 
ne un eet to numero di semi, i quali possono venire dispersi qua e la du- 
rante il rotolamento, come accade per i iratti eriofili di Alartynia. Forse 
a questo si riferisce il carattere dato dal GWSEBACH, per questa specie, 
di « capitulum terrae adpressum », mentre per le altre specie i capo- 
lini sono elevati verso l'alto. Gia feci notare come il Grisebach ponesse 
la sua specie nella sezione «calices sterile- sub anthesi nodulo centrali 



UN TRIFOGLIO NUOVO PER L'EUROPA 251 



praeformati », e cio e inesatto, in quanto che nel capolino fiorifero si 

hanno gia i fiori sterili abbastanza bene evoluti, pero, essendo questi 
in numero assai maggiore che nelle altre specie affini, in realta quelli 
piu centrali sono assai meno sviluppati. Correlativaraente avviene un 

fatto che forse nelle altre specie e meno pronunciato: cioe lo sviluppo 
di questi fiori e piu rapido e piu completo, acquistando un maggiore 
grado di ampliazione ed una maggiore lignifieazione: perfino i sepali 
dei fiori fertili, corolliferi, si accrescono di molto dopo la fioritura 

mentre nelle altre specie tali sepali si accrescono ben di poco. Ne 
consegue che le setole, ossia sepali di fiori sterili, formanti T ap- 
parecchio disseminativo in questa specie, sono piu lignificate, piu 
rigide, piu dure, contorte, crespe, in modo che Tintero globulo acquista 
una strana rassomiglianza con le galle di rosa, formate dalla Rhodttes 
rosae. In qualche caso forse, anche questi globuli, stante la rigidezza 
delle loro setole, potranno aderire al vello di animali pascolanti acqui- 
stando cosi un principio di eriotilia: anzi non mi meraviglierei venis- 
se prima o poi scoperta, affine a questa specie, altra specie con veri 
adattamenti eriofili. Concludendo, delle tre specie in esame, il Trifo- 
Hum pUulare e la specie con apparecchi piu leggen e piu atti ad es- 
sere trasportati a distanza: il Trifolium Oliverianum ha pure buoni 
apparecchi anemofili, ma meno ieggeri: il Trifolium nxdificum ha poi 
apparecchi anche piu. pesanti, piuttosto atti ad esaere rotolati che ad 
essere sollevati. 

E poi interessante notare come anche Linneo *ntuisse il modo di 
disseminazione di questi Trifolium, senza peio riuscire a darne una 
interpretazione esatta. Egli nella dissertazione De telluris habdabxlis 
tncrementOy trattando in modo mirabile sulla biologia della dissemi- 
nazione, ha un accenno anche a questo proposito: infatti cosi si espri- 



fi 



fl 



in quolibet capitulo flores paucos, qui tamen villis et pilis sunt obvo- 
luti. Post quam transiit ilos, accrescit haec villosa substantia, capitula 
in latus comprimit, et plane obtegit. Inde est quod aves, dum hue 
advolant semina quaesiturae, naso adunco suspendantur. Ita ab avium 
rostris liberata semina postea terrae committuntur, dum a scapo deci- 



262 PROF. G. E. MATTEI 



dens capitulum ventis agitatur », Veramente l'opera degli uccelli non 
e necessaria, ma questa frase dimostra come LlNNEO comprendeva che 
i semi dei presenti Trifolium dovevano venire dispersi qua e la, men- 
tre i capolini, restati vuoti, divenivano preda del vento. E questo 
conferma pure come Linneo ebbe presente il Tri folium nidificum, e 
non altra specie a disseminazione esclusivamente anemofila. 

Tali sono le principali differenze biologiche esistenti presso queste 
tre specie di Trifolium. 

Vediamo quali sono le singole loro aree di diffusione. II Tit fo- 
lium Olicerianum e il piu difFuso: ne ho veduto saggi del Libano, 
raccoJti dal Blanche, di Smirne, raccolti dal Boissier (n. 417), di Co 
stantinopoli, raccolti dal Clementi e dal Richter, ed inline dell'Attica, 
raccolti dal Boissier; quindi la sua area si estende dalla Siria ai li- 
miti piu occidentali dell' Asia Minore, penetrando anche in Europa, 
cioe in Gree a. II Trifolium nidificum forse e il nieno difFuso: ad es- 
ascrivo solo i saggi dei Dardanelli, raccolti dal Sintenis {Iter Tro~ 
janum. 1883. n. 55): tutti gli altri saggi che ho veduto, distribuiti con 
tale nome, sono riferibili al vero Trifolium Oliverianum, quindi non 



so 



credo che il Trifolium nidifi 



Europa, e 



solo venne indicato in seguito a confusione, massiine originata dal pre- ' 
teso sinonimo di Trifolium radiosum. 

Del Trifolium pilulare ho pure veduto diversi saggi d'erbario: 
pero i soli autentici, di localita sicura, da me visti, sono quelli rac- 
colti a Smirne dal Boissier (n. 420), altri pure di Smirne, distribuiti 
dal Magnier ed inline quelli r«ccolti a Suverek, nel Kurdistan, dal 
Sintenis (Iter Oriental™, 1888 n. 687). Basandoci su queste due loca- 
lita estreme, devesi ritenere I 'area del Trifolium pilulare estesa per 
tutta l'Asia Minore, spingendosi (sulla fede di cio che ne dice il Bois- 
sier) fino alia Palestina. Pero nessun autore ha citato tale specie per 
PEuropa, e devesi notare che non puo esservi sospetto di confusione 

con altre specie affini, essendo questa per i suoi caratteri benissimo 
distinta. 

Ora appunto sono lieto di potere aggiungere a lie specie Europee 
anche il Trifolium pilulare. Ne ho ricevuto saggi autentici, proven ienti 
dall' Isola di Tenos, nelle Cicladi, e cola raccolti dal Reverendo Padre 



UN TRIFOGLIO NUOVO PER L'EUROPA 253 



Francesco di Paola Mirenna, il quale gia erasi reso benemerito della 
Botanica, con la raccolta di molte piante della detta Isola, che altrove 
illustrai (Mattei G. E. e Lojacono Pojero M., Contribuzione alia Flora 
delV Isola di Tenos. In Bollettino del R. Orto Botanico e Giardino 
Coloniale di Palermo. Vol. VII. 1908. p. 70). Veramente dal lato bo- 
tanico non fa alcuna meraviglia la penetrazione di questa specie in 
Europa, trattandosi di una medesima regione botanica, ma dal lato, 
diro cosi, politico, va segnalata, dovendosi perci6 aggiungere detta 
specie agli elenchi che costituiscono i censimerti de'le piante Europee. 
Siccome il Tri folium pilulare abita le vicinanze di Srairne, spingen- 
dosi, come nota il Boissier, sulle montagne vicine, e siccome Tenos 
dista, in linea retta, circa duecento chilometri da Smirne, trattandosi 
di specie anemofila, cioe con frutti facilmente trasportabili dal vento, 
e facile comprendere come qualche suo capolino fruttifero possa essere 
stato trasferito da Smirne a Tenos, appunto per opera del vento, e 
quivi possa aver dato laogo ad una nuova colonia di detta specie. Tro- 
viamo infatti che Smirne trovasi a Nord-Est di Tenos, ed in tale re- 
gione abbiamo i venti periodici, detti Etes>, i quali appunto in Estate 
ed in Autunno soffiano da Nord-Est verso SudOvest: ora e facile 
supporre che da tali venti questo Trifoglio sia stato portato da Smirne 
a Tenos. La distanza e breve, cioe circa duecento chilometri, e sapen- 
dosi la velocita di detti venti essere da 35 a 45 chilometri all'ora, ba- 
stano cinque ore, o poco piu, per portare un frutto anemofilo dall'una 
localita all'altra. Ora, durante il giorno, merce il concorso delle cor- 
renti ascensionali, credo possibile, ad un apparecchio leggerissimo, co- 
me il frutto di Ttifolium pilulare, di mantenersi sollevato nell' aria 

per un tale periodo di tempo. 

Confrontando i saggi ricevuti da Tenos, con quelli di Smirne, 
non puo essere dubbio sulPidentita della specie. Pero trovo alcune 
piccole differenze, forse dovate alPinfiuenza dell'isolamento subito a 
Tenos da questo Tri folium, e forse anche dalla consanguineita di tutti 
i saggi cola esistenti, se, come e probabile, provengono da un unico 
capolino. Infatti e noto come l'ambiente insolare tenda a modificare 
alquanto le specie provenienti dai vicini continenti, frazionandole in 
piccole forme vicarianti. 



254 PROF. G. E. MA.TTEI 



I caratteri differenziali che trovo sono i seguenti. Nella descri- 
zione del Boissier le stipole sono dette ottuse, e tali sono pure nei 
saggi d'erbario, per6 piu arrotondate in quelli di Smirne e meno in 
quelli del Kurdistan. In tutti questi saggi si nota pure che le stipole 
offrono la loro maggiore larghezza verso la base, con tendenza ad 
essere quivi rotondate e quasi cordate. Nei saggi di Tenos invece le 
stipole sono decisamente acute all'apice, ed offrono la loro maggiore 
larghezza verso il mezzo, piu ristrette verso la base, ma quivi ne ro- 
tondate ne cordate. Anche i loro nervi secondani, intensamente verdi, 
formano un angolo acutissimo con il picciuolo fogliare, mentre nei 
saggi di Smirne e del Kurdistan formano un angolo molto piu largo, 
avvicinantesi al retto. Le foglioline poi nella descrizione del Boissier 
sono dette di forma obovato-cuneate, subintegre: infatti nei saggi di 
Smirne sono assai larghe ed oscuramente smarginate: in tali saggi 
la loro larghezza eguaglia e quasi supera la lunghezza, ed alia base 
sono attenuate, ma non decisamente cuneate. Nei saggi invece di Te- 
nos le foglioline sono strettissime, non obovate, ma lungamente e deci- 

■ 

samente cuneate, smarginate e minutamente ed acutamente dentate: la 
loro larghezza e appena la meta della lunghezza, risultando percid 
molto strette. Sono per6 alquanto incerto circa al valore da darsi a 
questo carattere, essendo gli esemplari di Tenos, che ho presenti, solo 
frustuli apicali, e notando, nei saggi da me veduti del Kurdistan, che 
le foglie inferiori sono piu larghe, mentre quelle superiori lo sono as- 
sai meno, senza pero che raggiungano la strettezza di quelle dei saggi 
di Tenos. 

Nella descrizione del Boissier i fiori corollati sono detti essere in 
numero di uno a due: ora in tutti i saggi da me esaminati, tanto di 
piante spontanee quanto di piante coltivate, ho sempre constatato la 
presenza di un solo fiore corollato per capolino; invece nei saggi di 
Tenos, i fiori corollati per capolino sono in numero di due. Di con- 
seguenza in questi, per gni capolino fruttifero, si hanno due semi, 
mentre in quelli se ne ha un solo. La corolla poi da Boissier viene 
dichiarata bianca, mentre nei saggi di Tenos apparisce ocroleuca, con 

tendenza al roseo: pero dal secco e difficile giudicare del suo reale 
colore. 



UN TRIFOGUO NUOVO PER L'EUROPA 255 



Infine i capolini fruttiferi possono variare alquanto di grandezza: 
nei saggi di Smirne hanno un diametro di 8 railliraetri circa, in quelli 
del Kurdistan il diametro e appena di 7 millimetri, mentre in quelli 
di Tenos e da 9 a 10 millimetri: questi ultimi sono ancora piu lanosi 
e la loro lanuggine e bianca, tendente al verdastro, mentre negli al- 
tri saggi e rufescente. Pero anche su questo ultimo carattere non e 



possibile dare un giudizio assoluto, trattandosi di saggi assai antichi, 



mentre quelli di Tenos sono raccolti di recente. Resta tuttavia la gran- 
dezza dei capolini fruttiferi, in questi ultimi sensibilmente maggiore 
e di conseguenza i'l loro peso, un poco maggiore, aumentato ancora 
dalla presenza di due semi, anzirche di uno. Cio credo dovuto ad un 
principio di naturale selezione, imperocche i capolini piu leggeri sa- 
ranno stati facilmente dal vento portati fuori dell'Isola e finiti in mare, 
mentre avranno avuto la probability di restare in loco, e di perpetuare 
la specie i capolini sensibilmente piu pesanti. Facilmente alcuni di 
questi portavano due semi, dovuti alia presenza di due fiori corollati, 
ed anche questo carattere si sara andato ereditariamente perpetuando 

nei saggi di Tenos. 

Un altro carattere differenziale potrebbe essere dato dall'epoca 
della fioritura. Gli autori dicono, per il Trifolium pilulare, « floret 
Aprili, Majo » cioe in primavera. Ora i saggi che ho ricevuto da Te- 
nos, fioriti, furono certamenti raccolti fra l'Ottobre ed il Novembre. 
Non credo che si tratti di qualche Horitura ritardata, stante che quest] 
saggi furono raccolti, assieme ad altre piante, senza speciale ricerca. 
Devesi quindi ritenere, o che la specie dalla Primavera continui la 
sua fioritura fino alTAutunno, succedendosi forse piu generazioni nei- 
Panno, o che in Tenos abbia uno sviluppo piu serotino che nell'Asia 



Q 



come 



pud seinbrare a prinio aspetto. Devesi ricordare che i venti periodic*, 
detti Etesi, quelli cioe di Nord-Est, spirano solo in Estate ed in Au- 
tunno. Ora, se ad essi e dovuto il trasporto del TrifoHum pilulare da 
Smirne a Tenos, risulta probabile che fossero portati in detta Isola 
frotti provenienti da qualche fioritura ritardata, e di conseguenza che 
questi abbiano infuso nella prole una tendenza ereditaria a svilup- 



256 [PROF. G. B. MATTBI 



parsi ed a fiorire piu serotinamente. Cio dico a titolo di pura sup- 
posizione. 

Questi caratteri differenziali, riscontrati nei saggi di Tenos, non 

sono a inio parere tali da giustificare la formazione di una nuova 
specie, sia pure da considerarsi come vicariante: per6 parmi si possano 
ritenere coine sufficienti a distinguere una varieta, o forma locale, be 
ne distinguibile, la quale potra meglio venire illustrata dall'esame di 
migliori e piu completi saggi, 

Seguendo quindi questi concetti, piacemi dedicare tale forma al 

litore Padre Mirenna, e cosi credo poterla individualizzare. 
TrifoIillDl pillllare, Boiss. var. Mrennae, Mattel Serotinus (?), foliis angu- 
stis, longe cuneatis, emarginatis, optime atque argute denticulatis, 
stipulis acutis ad medium latioribus: floribus corollatis semper binis, 
corolla in sicco ochroleuca, aliquantulo roseo suffulta: capitulis fruc- 
tiferis sensim majoribus, 9-10 mm. latis, dense plumoso-lanatis , lana 
albo-virescenti, dispermis. In Insula Teno, Cycladum, legit Rev. Patr. 
Fr. Mirenna, Novembri 1910. 

A parte l'importanza da darsi a questi caratteri differenziali, i 
quali rappresentano Tinfluenza delTambiente insulare in cui questa 
specie si e trovata segregata, resta il fatto che Pesistenza di una for- 



ma del Trif 



di Tenos segna un importante 



acquisto per la Flora Europea, e puo in pari tempo prestarsi per ge- 
niali indagini di geografia botanica. 

Cosi la Flora Europea va aggiungendo una nuova entita, non av- 
ventizia e di breve momento, come certe altre, ma di stabile acquisi- 
zione, come lo provano i caratteri local i, da questa acquisiti nella 
sua nuova dimora. 

Resterebbe da ultimo da indagarsi a quale epoca possa rimontare 
Pindigenato del Trifolium pilulare in Tenos. Ma per una tale ricerca 
non ho elementi sufficienti: diligenti raccoglitori botanici, come Bory 
de St. Vincent, Sartori, Fraas, Weiss, Maw, Heldreich, ed altri, in 

diverse epocbe visitarono Tenos, ma non riportarono questa specie. Pero 
le loro raccolte furono effettuate per massima parte in principio di 
Primavera, quindi pud darsi, non avendo trovato tale Trifoglio in fiore 
o meglio in frutto, non se ne avvedessero. Infatti i nuovi caratteri da 



UN TRItfOGLIO NUOVO PfiR i/EUROPA 25? 



esso assunti fanno ritenere il suo indigenato di piu antica data. Ma 
chi potra mai dire quando il vento porto il primo capolino di Trifo- 
Hum pilulare dai monti di Smirne all'Isola di Tenos ? 

Dai saggi poi raccolti a Tenos, tolsi alcuni semi, e potei nel- 
TOrto Botanico di Palermo, allevarne alcune piantine: piacemi quindi 
qui riportare i caratteri riscontrati nelle piante che sorsero da tali 
colture, a completamento di quanto sono venuto fin qui esponendo, 
notando che alcune piceole divergenze potranno dipendere dalTinfluen- 
za delie colture stesse, e dalle diverse modal ita di ambiente, in cui 
le pianticelle si sono tiovate. Eccone quindi la diagnosi : 

Trifolium pilulare, Boiss. var. MireDnae, Mattel Caespitosus, caul i bus 

patenter (nee adpressiuscule) hirtellis : foliis inferioribus cuneato-obo- 
vatis, fere rhombeis, rotundato-mucronatis, minime retusis, integris, 
pilis albidis, longiusculis, patentibus, supra in medio macula alba ir- 
regulariter lacera notatis, longe petiolatis, petiolo valido, supra piano, 
in medio laeviter canaliculato: foliis supremis angustis, longe cunea- 
tis, emarginatis, optime atque argute denticulatis : stipulis acutis, co- 
chleato-recurvis, ad medium latioribus : capitulis 2- floris sub anthesi 
erectis, pedunculo petiolum folii adscelanti aequante (nee folium su- 
blongiore), floribus sterilibus vix evolutis, fere pappum album effor- 
mantibus: corolla in vivo pallide ochroleuca, calicem aliquanto supe- 
rante (nee bVeviori), petalorum unguis in tubum fere omnino connatis, 
vexillo late lineari, apice truncatulo-eniarginato, carina rotundata, sta- 
minibus firamentis apice vix incrassato-clavatis: capitulis post anthe- 
sin, pedunculo accreto, recurvato-reflexis, fructiferis majusculis 9-10 
mm. latis, dense plumoso-lavatis, lana albo-virescenti, dispermi, a pe- 
dunculo statim decidentibus. 

Da questi caratteri mi sembra come la presente varieta si diffe- 
renzii sempre piu dal vero tipo specifico, al punto che se ne po- 
trebbe fare una vera specie, endemica di Tenos, di eguale valore dei 
Trifolium eriosphaerum, meduseum ed altri affini. Ma i suoi intimi 
rapporti con il Trifolium pilulare non giustificano un tale fra: 



lona- 



mento. 






* 



* ,* 






f 









» 



Dott. GIUSEPPE ZODDA 



BRIOFITE SICULE 



CONTRIBUZIONE QUARTA 



Dopo nil intervallo di tempo piu lungo del consueto, causato in 
parte da eventi dolorosi e in parte dal mio trasferiinento, pubblico la 
presente contribuzione sulle briofite sicule, che fa seguito alle altre 
tre, gia pubblicate in questo stesso periodico (1). 

II materiale, illustrato in queste pagine, e stato raccolto per in- 

_ 

tero da me, nei mesi di febbraio, marzo e aprile del 1909, parte nel 
territorio del piccolo comune di Aci Castello presso Catania e parte 
nei vicini scogli dei Ciclopi. Per il primo si aveva un' indicazione 
dubbia di un solo musco e un' altra certa di una epatica (2); mentre 
la florula briologica degli scogli dei Ciclopi era completamente scono- 
sciuta. Per quanto riguarda il territorio di Aci Castello dico che esso 



e quasi per intero costituito da rocce vulcaniche, basalti principal- 
mente e conglomerati basaltici. Qua e la si hanno piccoli tratti pianeg- 
gianti dove si h accuroulato del terreno vegetale, formato in gran par- 
te per la decomposizione delle stesse rocce vulcaniche e che spesso si 



rusce 



stilli^cidii e limitati aneh'essi da novembre a giugno. Ipsoraetricamente 

m 

questo territorio va dal mare fino a poco oltre 200 m. e perci6 rima- 
ne per intero compreso xiella zona dell' ulivo 

t 

Date tali condizioni topografiche ed edafiche, la flora briologica 



- 1 



(1) Briofite sicule.— Contribuz. Prima in Malpiqhia, anno 1906.— Coatribuz. 



Seconda, anno 1907 



1908 



sutna 



BRIOFITB SICULE 



259 



non e molto ricca e, come e da aspettarsi, gli acrocarpi sono molto 
numerosi; fra essi largamente rappresentate sono le specie annue. 

Per la mancanza di stazioni perennemente umide, mancano del 
tutto le specie idro - - e igrofile; pochissime sono le mesofile, mentre 
la gran maggioranza e roppresentata dalle xerofile, 

Presso gli stillicidii vegetano scarsamente : Gymnostomum calca- 
reum colla sua forma muticum, Didiymodon f ophaceus f. acutifolia, Tor- 
tu y a marginata. Mniobryum albican* e Southbya stillicidiorum; mentre 
sui nudi basalti e sui ciottoli dei conglomerate non t^mendo i forti 
raggi del sole crescono Triehostomum crispu!um,T. nrtidum, T. flarovi- 
rens, Barbula vineahs v. cylindrical B. revo J -uta,Tor'ella squarrosa, Tor- 
tula atroviren$j T. mural is colle sue varieta incana e obcordata,T. ae- 
stiva } T. marginata colla forma minor, Grim mi a leucophaea, G.pulvinata 
colla varieta longipila, G. Lisae, Ptychomi trium nigricans v. clbfdens, 
Bryum canariense Eurhynchium circinnatum, Frullania dilatata, Pla- 
giochasma rupestre, Tessellina pyramidata e poche altre. Sulle stesse 
rupi, ma nei siti piu ombreggiati vengono Trichostonum mutabile. Tim- 
miella Barbula, Entosthodon currisetus, Homalothecium sericeum, Scle- 
ropodium Illecebrum colle varieta decipiens e spininervium, Hypnum 



cupressifo rme, Ma do t he 



Grimaldia dichotoma, 



Reboulia hemisphaerica ed alcune delle rupicole precedenti. 

Sui cemento dei conglomerati e sui basalti in via di decomposi- 
zione si sviluppano principalmente Gymnostomum calcareum, Didy- 



modon 



fol 



Tim miella 



Barbula, Aloina ambigua abbondante, Crossidium squamiferum molto 
comune, C. chloronotos, Barbula revoluta, Tortula muralis, T. mar- 
ginata, Funaria convexa, Fossombronia caespitiformis, Riccia nigrel- 
la 



ecc. 



Gli ammassi di lava, ofFrono spesso delle fossette, che si riemp : ono 
di terriccio, in parte prodottovi per lenta decomposizione della roccia 
stessa, in parte provenutovi per azione delle acque piovane o dei venti: 
queste fossecole, durante le pioggie, si riempiono piu o meno di acqua, 
ma in pochi giorni prosciugano totalmente, passando cosi dair estremo 
grado di umidita alF estremo di siccita in tempo brevissimo ed a va- 
rie riprese durante la stagione piovosa. Questa stazione cosi sfavoro-; 



260 f. DOTT. GIUSEPPE ZODDA 

vole per la vita delle nostre museinee, da asilo a poche specie, cosi 
Aloina ambigua, Barbula gracilis Tortella squarrosa, Br yum atropur- 
pureum e B. capiHare v. meridionale. Invece molto piu ricca e varia e 
la fiora briologiea nelle feature ombreggiate, che numerose esistono fra 
gli amraassi di lava e che si riempiono di un terriccio nerastro o, a 
volte, rosso mattone affatto sciolto: quivi difatti potei raccogliere Wei- 
sia viridula, Fitsidem incurvus, F. tamarindifolius, Funaria dentatai 
Bryum torquescens , B. capilldre v. meridionale abbondante, B. Donia- 
num, Homalothecium sericeum, Scleropodium Illecebrum colle varieta 

decipiens e spininervium, Hypnum cupressi forme, Fossombronia angu- 
losa, F. pusilla, Grimaldia dichotoma, Reboulia hemisphaerica, Tar- 
gionfa hypophylla. 

La fiora dei pascoli secchi, ove il suolo e quasi ovunque costitui- 
to da scorie e lapilli con scarsissimo, o anche senza, humus, e rappre- 

sentata da Phascum cusp 'datum, Pott*a StarJceana v. brachyodus, Tri- 
chostomum viridiflavum, Aloina ambigua, Barbula vinealis v. cylindri- 
ca, B. Hornschuchiana. B. gracilis, TorteUa squarrosa, Pyramidula 
tetragona v. Zoddoe, Funaria dentata F. convexa, Bryum a+genteum 
v. lanatum, B. atropurpureum, Fossombronia caespitiformis, Kiccia 
insu f aris ecc; mentre nella stessa stazione lungo la spiaggia prendono 
sviluppo Phascum pViferum, Pottia minutula, colla vai\ rufescens, 
P. StarJceana, Bryum atropurpureum. Sphaerocarpus terrestris. 

Gli spazii suscettibili di coltivazione sono costituiti da terreno 
ar^illoso, di origine metamorfica e sedimentaria insieme; essi so»io 
. adibiti in parte a prati naturali, in parte a rotazione alternata di fru- 
mento e di sulla. In questi ultimi, a causa dell' annuale rimaneggia- 
mento del suolo, le briofite mancano quasi affatto, mentre relativamen- 
te abbondanti crescono nei primi, anche perche protetti durante il lo 
ro breve ciclo di ve^etazione da una folta vegetazione erbacea, che 
mantiene fresca quella stazione. Quivi appuato raccolsi Pleuridium 



Wei si a 



tenuifoli 



chostomum crispulum, T. mutabile, Timmiella Barbula, Aloina ambi- 
gua, Barbuda vinealis, Tortula cuneifolia Fissidens incurvus, F. pusil- 
lus colla varieta fa/lax, Funaria mediterranea, F. pustulosa (nuova 
specie), Bryum capillare v. meridionale, B. Donianum* Bhunchos tedium 



BRIOFITE SICULE 



261 



megapolitanum. Rhynchostegiella litorea, Fossombronia angulosa, F. 

Wondraczekii, Lunularla cruciata, Exormotheca pustulosa, Riccia com- 

mutata colla var. acrotricha. Anthoceros punctatus colla varieta mul- 
tifidus e A. levis. 

Sui muri rivestiti di terra trovansi Pottia Starkeana, Aloina am- 
bigua, Fissidens pusillus, Bryum, atropurpureum; mentre sa quell i nu- 
di non raccolsi che Tortula murais colla varieta incana, T. margi- 
nata e Br yum mural e. 

Passiamo ora a eonsiderare le condizioni d' arabiente per la ve- 
getazione delle briofite negli scogli dei Ciclopi. Sono questi scogli 
quattro d.retti da NNE a SSW. Di essi il primo e il piu grande di 
tutti e detto dai locali «T isola »; avrebbe forma pressocche circolare, 
se non presentasse una eo3ta frastagliata dalla parte di scirocco ed 

un' insenatura stretta, che 1' attraversa per piu di meta della sua lun- 
ghezza e che, nell' isola stessa, si cjntinua con una Valletta, che tut- 
ta T isola divide in due parti: una al nord piu piccola, P altra al sud 
assai piu grande. L' altezza massiina dell' isola, abbastanza piana in 
alto mentre la costu ne e in generate dirupata, non oltrepassa 30 me- 
tri e iielle forti teuipeste gli spruzzi delle onde giungono ad attraver- 
sarla da una parte all' altra. II suolo e costituito da basalti alia base 
e da un mantello di analcime in alto, che si abbassa ad est iino a 
lanibire il mare, presentandoci alcuni bei casi di « caldaie dei g*gan- 
ti ». La presenza delle briofite in questa isola e limitata alia parte 
supenore costttuita dair analcime, roccia, eminentemente argillosa, ed 
qualche muro presso una casina destinata ad essere trasformata in 

stazione di studii biolog.ei. 

II paesaggio botanico nella parte maggiore dell' isola e costituito 
in gran parte da piante ruderali: siepi di fichi d' india nella parte 
piu bassa prospiciente la costa della vicina Sicilia, qualche Ficus Ca- 
rica e poi una folta vegetazione di Thapsia garganica, di qualche Fe- 
rula communis, di Allium Porrum, probabilmente proveniente da cul • 
ture abbandonate, e di Acanthus mollis; quest' ultima specie copre 
da se sola in gran parte 1' isola, dandovi un' impronta orientale, che 
cosi bene armonizza coll' origine mitica di questi scogli. Nella parte 
piu piccola dell' isola havvi invece un' associazione di piante pratensi, 



262 



DOTT. GIUSEPPE ZODDA 



miste a qualche 



fruticosa 



Melilotus infesta, Bromus madri'ensis, alcune Vulpia; qualche Daucu< 
Carota, qualche Rubus discolor ecc. 

Tali condizioni rendono piii difficile la vegetazione delle briofite 
che nella vicina costa della Sicilia; pertanto raolto ridotti sonoquivi 
sia il numero di specie che la densita d' individui di queste piante. 
Noto anzi che nella parte nord non rinvenni che due soli maschi: Pot- 
tia minutula var. rufescens e P. Starkeana; la prima in una piccola 
cavita sopra una rupe argillosa fanalcime) nuda; l'altra in 
cola radura su suolo parimenti argilloso. 

Nella parte maggiore dell' isola lungo i viottoli soleggiati e nei 



una pic 



luoghi scoperti, sitnilinente esposti, rinvenni scarsi eseraplari di Pottia 
minutula, Didymodon tophaceus,Trichostomum nitidum v. subtortuosum, 
T. flavocirens colla var. nitidocostatum, Aloina ambigua, Barbula un- 
guiculata, B. convoluta var. sardoa, Tortula muralis var. incana, T. 
aestiva, T. Vahliana, Bryum atropurpureum; mentre sotto le ampie 
foglie dell' acanto e nei luoghi ombreggiati (esistenti del resto soltan- 
to presso una grotta scavata entro l'analcime; si ha una vegetazione 
un po' piu ricca e piu densa di Pottia commutata, Didymodon topha- 
ceus forma brcvicaulis-acuti folia, Trichostomum nitidum var. obtusum 
e var. subtortuosum T. flavairens, Aloina ambigua, Barbula unguicu- 
lata, Tortula cuneifolia colla var. marginata, T. marginata, Fissidens 
incurvus, F. tamarindifolius, Funaria mediterranea, Bryum torque- 
scens, B. capWare var. meridionale, e tutte le epatiche, delle quali 

non ne osservai alcun ahra sia nella stessa isola che sugli altri 
scogli. 

Nell' interno della grotta, nella semioscurita, sulle pareti umidic- 
ce di essa trovai uua scarsa vegetazione di Fissidens incurvus e di 
Rhynchostellegia tenella, unico pleurocarpo di quegli scogli. 

Sui muri finalmente raccolsi Didymodon tophaceus var. brevifo- 
lius, Tortula muralis colla var. incana, T. marginata e Bryum 
rale. 



mu- 



Lasciamo era 1' isola dei Ciclopi per accennare brevemente alia 
vegetazione del Faraglione grande, che segue immediatamente ad 



una distanza di poco piu di 50 



sco- 



BRIOFITE SICULB 



26S 



glio celebre per i suoi caratteristici colonnati basaltici, per i quaU 
lo si vede figurato in quasi tutti i trattati di geogratia tisica. Alto 
circa 25 inetri, da tre lati cade ripidamente sul mare, dal lato che 
guarda la terra invece, & ripidissimo nella parte superiore, poco meno 
nella media, mentre alia base si allarga e va nel mare con pendio 
dolce : e in quest 7 ultima parte, che e rivestito da una discreta vege- 
tazione, erbacea o suffruticosa, in cui figurano larganiente le piante 



fi 



Lotus cytisoi- 



des, P.antago commu'ata. Ma thiola rupestris; anche qui crescono pa- 
recchi esemplari di Allium Porrum e poi altre specie proprie dei luo- 
ghi marittimi : Plantago Lagopus, diversi Meld ot us qualche Cadina 
incolucrata ecc. Quasi tutto lo scoglio e costituito di colonnati basal- 
tici e fra le fessure di esse, colmate di scarso terriccio sabbioso si 
asila la scarsa vegetazione erbacea a sviluppo principalmente inverna- 
le e le poche briofite (tutti muschi) ; soltanto la cima e occupata da 
un mantello di analeime ed ivi, in sito inaccessibile, crescono due in- 
dividui di Olea eu opea forma Oleaster e di Ficus canca. D suolo e piu 
o meno impregnato di salsedine, per la quale nessuna epatica vi puo 
attecchire ; mentre nelle fessure, poste piu al riparo, cresce qualche 
piccolo musco in esemplari stentati ; nessuno di essi e essenzialmente 
rupicolo. Le specie, che vi raccolsi, sono Eymenostomum microstomum, 
IL tortile, Weisia vindua, Pottta intermedia abbondante, P. Notari- 
sit var. cy do pica nuova varieta, Tnchostomam nitidum var. medium, 
T. flivovirens colia var. nit.docostatum, Funaria hygrometrica, Bryum 
atropurpureum e B. capdlare var. meridionale. 

Segue ai Faraglione grande il Faraglione di mezzo in direzio/ie 
S S W, un poco meno alto (circa 20 metri) e ripidissimo da tutti i la- 
ti. E per intero costituito da basalti e nelle forti tempeste rimane in 
gran parte coperto dalle onde marine. La vegetazione quivi e quasi 
esclusivamente alotila ; io non vi rinvenni che un solo musco in una 
piccola fessura, esposta dalla parte della vicina terra e cioe il Ttir 

chosiomum flavovirens. 

A S W trovasi il quarto scoglio, detto il Faraglione piccolo, il 
piu basso e il minore di tutti, assolutamente inaccessibile, sulla vetta 
del quale vidi Allium Porrum, Lotus cytisoides, Suaeda fruticosa, 



264 



DOTT. GIUSEPPE ZODDA 



Matthiola rupestris e aopra una parete un eseniplare di Hyosciamus 
albus, dalle foglie molto piu carnose e pelose del solito. Credo impro 
babile su di esso la preseuza di qualsiasi museo. 

Quan tunque non sia assai grande la quantita delle specie raccolto 
tanto nel territorio di Aci Castello, quanto negli scogli dei Ciclopi, 
pure V importanza di esse e assai grande; difatti si hanno una specie, 
tre varieta e una forma nuova per la scienza, e precisamente: Funaria 
pustulosa Zodda (Aci Castello). 

Ptychomitnum nigricans (Kunze) Br ear. var albidens Zodda (Aci 

Castello); genere nuovo per la flora italiana. 

Pyramidula tetragona (Brid.) Brid, var. Zoddae Bottini in litteris 

vd me. 

Pottia Notarisii Schimp. var. cyclopica Zodda (scogli dei Ciclopi 

al Faraglione grande). 

Altre forme sono nuove per la Sicilia; tali: Pkascum cuspidatum, 
Gymnostomum calcareum f. muticum, Pottia minutula var. rufescens, 
Trichostomum viridiflavum, Fissidens pusillm var. fall ax, Exormo- 
theca pustulosa, Anthoceros punctatus var. multifidus; mentre ben 37 

riescono nuove per il distretto etneo. 

Invio nuovi e sentiti ringraziamenti al Chiar. mo Prof, Gaetano 
Platan ia, che me profugo ricovero nolla sua casina in Aci Castello, 
porgendomi 1' occasione di potere illustrare la flora briologica di una 
parte del distretto etneo, cosi importante e pure quasi sconosciuta. 

Potenza, R. Liceo, 19 Marzo 1911. 



BRIOFITB SIGULB 265 



• 






I. Briofite di Aci Castello 



Muschi 



CLEISTOCARPI 



** Phascuui cuspidatum Schreb. — Nei pascoli aprici sui colli at 
torno alia stazione, ferroviaria : fertile in febbraio. II tipo non era 
ancora stato scoperto in Sicilia. 

* Ph. pihferum Schreb. — Frequente e gregario sulle arene ma- 
rittime consolidate, spruzzate, nelle tempeste, dalle onde. Mostra quindi 
di non soffrire da un moderato grado di salsedine. Fertile in febbraio. 

# Pleurid urn subulatum Bruch — Comune nei carapi sul suolo vul- 
canico decomposto. Fertile in marzo. 



ACROCARPI 



Gymnostomum calcareum Br. germ. — Comune sui congiomerati 
basaltici tanto asciutti, purche ombreggiati, ehe umidi, a monte della 
strada ferrata. Fertile in marzo. 

** Forma muticum Boul. — Qua e la nelle stesse stazioni, abita- 
te dal tipo. Anch' essa fertile in marzo. 

Weisia viridula (L.) Hedw. — Nei campi su suolo decomposto, ma 
anche sulle rupi traehitiche ombreggiate, delle quali occupa le piccole 
cavita ripieni di terriccio : abbastanza comune da 50 a 150 m. sul 
mare. Con frutti da febbraio ad aprile. 

Dicranella varia (Hedw) Schp. — Qua e la nei campi sul suolo 
un poco argilloso, a monte della stazione ; ferroviaria ; sterile in 



marzo. 



v. tenuifolia Schimp. •- Lungo i margini di un viottolo presso 
la stazione ferroviaria. Sterile iu febbraio. 

*** Pottia Miuutula (Schleich.) Br. eur. — Comune lungo la spiag- 
gia sulle arene marittime consolidate, in societa con Phascum pilife- 
rura. Fertile in febbraio. 



266 DOTT. GIUSEPPB ZODDA 



** 



v. rufescens Schp. — Nella stessa stazione della forma tipica, 

ma preferendo i siti piu asciutti e soleggiat . Anch' esso fertile in feb- 
braio. 

P. Starkeana (Hedw.) C. Mtill. — Lungo la spiaggia arenosa sotto 
il Castello. Pertile nei primi di febbraio. 

v. brachyodus Lindb. — Sui colli, nei pascoli aprici, secchi, a 
monte della stazione ferroviaria. Fertile in febbraio. 

Didymodon tophaceus (H. et T.) Jur. forma acutifolia Bout. — 

Presso gli stillicidii sui conglomerati basaltici in deconiposizione, al- 
1' altezza di circa 100 m. sui mare. Con frutti in marzo. 

Tnchostomum crispulum Bruch — Non retro, tanto nei campi sui 
suolo sciolto, quanto sui basalti indecomposti nei feudo Manganelli e 
altrove. Sterile. 

T. mutabile Br. eur. — Piuttosto raro sui terreno sciolto nei cam- 
pi e sui conglomerati basaltici decomposti; sempre in siti ombreggiati. 
Sterile in febbraio e in marzo. 

T. nitidum (Lindb.) Schimp. — Sulla spiaggia sopra una rupe 
basaltica indecomposta, in sito battuto dal sole. Sterile in febbraio. 

T. fldVOVirena Bruch — Comune sulle rupe basaltiche a monte 
della strada ferroviaria. Con frutti in marzo. 

** T. viridiflavum DNtrs. — In un campo asciutto, insieme a Fos- 
sombronia caespit'formis DNtrs., in un luogo de 
ca 80 m. sui mare. Con archegonii in febbraio. 



Gaval/acao a cir 



Timmiella Barbula fSchrv ftgr.) Limpr. — Comunissima in tutto il 

territorio sulle rupi basaltiche ombreggiate, sui conglomerati basaltici 
e nei campi su suolo sciolto. Con frutti in febbraio e marzo. 

Aloina ambigua (Br. eur.) Limpr. — Comunissima nei campi su 
suolo argilloso, nei pascoli su suolo arenoso, sui conglomerati basaltici 
e sulle rupi vulcaniche nelle cavica di esse, colinate di terriccio. Con 
frutti da gennaio a marzo. 

Crossidmm squam.ferum (Viv) Limpr. — Sui conglomerati vulca- 
nic! al Cavallaccio a circa 80 m. sui mare. Con frutti in febbraio e 
marzo. 

* C. ehloronotoa (Brid.) Limpr. - Specie rarissima; nota per la 



BRIOFITE SICULE 



267 



Sicilia, soltanto di Palermo, (1) La rinvenni sopra una rape basaltica, 
in sito scoperto, ma poco battuto dal sole. Con frutti in marzo. 

Barbula vinealis Brid. — Nei campi su suolo sciolto. Sterile in 
marzo; con archegonii in aprile, 

v. cylindrica (Tayl.) Boul. — Consociata a ToHu^a muraKs, 7. 
marginata ecc. snlle rupi basaltiche. Sterile in marzo. 

B. revoluta (Schrad.) Brid. — Sterile in febbraio, sui conglome- 
rati basaltici; sempre in siti scoperti, aridissimi. 

B. Hornschuchia^a Schultr. — Rara: rinvenuta da me in una lo- 
cality: al Cavallaccio in un p^scolo secco. Sterile in marzo. 

* B. gracilis (Schleich.J Schwftgr. — Nei paseoli secchi, consociata 
a B'yum atropwpureum e anche sulle rupi basaltiche. Sterile tanto 
in febbraio che in marzo. 

Tortella squarros (Brid.) Lirapr. — Nei campi: sterile in febbraio; 

e sulla lava: fertile in marzo. 

Tortilla cuneifoha (Dicks.) Hedw. — Nei campi su suolo vulca- 
nico sciolto. Con frutti in marzo. 

* T. atrovirens (Smitb) Lindb. — Sulle rupi basaltiche; poco co- 
mune. Con frutti in febbraio. 

T. muralis (L.) Hedw. — Comune sui muri; abbonda parimenti 
sui conglomerati vulcanici e sui basalti. Con frutti in febbraio e 
marzo. 

v. incana Schimp. — Col tipo sui muri e sui basalti, nei siti 
piu secchi. Anch' essa con frutti in febbraio e marzo. 

v. obcordata Schimp. — Sulla nuda lava in siti molto espos'i al 
sole: presso Ficarazzi a 230 m. Con frutti in febbraio. 

* T. aestiva (Brid.) PB. — Sulle rupi basaltiche, consociata a 7. 
muralis e 7". marginata. Con frutti in marzo. 

T. marginata (Br. eur.) Spruce — Sulle rupi basaltiche, anche in 
vicinanza degli stillicidii; non rara a monte della strada ferrata. Con 
frutti in marzo e aprile. 



(1) Lojacoao. — Secondo elenco briologico di Sicilia in « II Naturalista Si 
ciano », anno 1886; pag. 246. 




DOTT. GIUSEPPE ZODDA 



*** Forma minor Zodda. 

Seta breviore y usque ad quinque millimetra tantum longa; capsula 



minor e. 



Sono degli esemplari, affetti da nanismo, che crescono sui basal- 
ti indecomposti, nei siti piu battuti dal sole; non di rado pero fram- 
miati alia forma tipica. Con frutti in marzo. 

* Fissidens incurvus Starke — Sul suolo fresco dei campi e nelle 
fessure ombreggiate delle rupi basaltiche. Comune in tutto il territo- 
rio e con frutti in marzo. 

* F. tamarindifolius (Don) Brid. — Nelle fessure ombreggiate delle 
rupi basaltiche con frutti in marzo e aprile. Alcuni esemplari fanno 

* 

per parecchi caratteri passaggio alia specie precedente; si sa del resto 

che il F. tamarindifolius e una specie di secondo ordine, che si fareb- 

be meglio a considerare come semplice varieta del F. incurvus. 

F. pusillus Wils. — Sui muri rivestiti di terra al Castello e nei 

campi in siti ombreggiati. Con frutti in febbraio. 

** v. fallax Simpr. — Nei campi sul suolo fresco ed oinbreggiato: 

nei feudo Manganelli presso la trincea fra le stazioni ferroviarie di 

Aci Castello e Cannizzaro. Con frutti in febbraio. 

Grimrnia leucophaea Grev. — Sulla lava nuda esposta ai sole. Con 
frutti in febbraio. 

G. pulvinata (L.) Smith — Sulla lava nuda, in siti adusti; conso- 
ciata a Tortula muralis v, obcordata a Ficarazzi all? altezza di circa 
230 m. Con frutti in febbraio. 

v. longipila Schimp. — Piu frequente del tipo e comune sulla 
lava in tutto il territorio. Fertile in marzo e aprile. 

G. Lisae DNtrs. — Sulla latra nuda, abbastanza frequente. Fertile 
in marzo. 

Ptychomitrium nigricans (Kunze) Br. eur. var. albidens Zodda, 



*•* 



nova 



Differt a typo perhtomio haud rubente, sed luteolo-albido ; dentin 
bus plerumque T usque ad medium et ultra, bipartitis; sporis 14—10 
{a. met lent ib us . Sulla nuda lava, in siti esposti al sole; lungo i mar- 
gini di una via campestre fra Aci Castello e Ficarazzi a circa 80 m. 
sul mare. Con frutti abbondanti in marzo. 



feRlOFlTE SICULE 



269 



I confini dell' area di distribuzione di questa specie, conosciuta 
del Portogallo meridionale, delle Canarie, di Madera e delle Azzorre, 
e quindi a distribuzione prettamente atlantica, colla scoperta da me 
fatta, viene considerevolmente allargata ed accresce il nuraero di quelle 
specie, che uniscono la Sicilia alia flora portoghese (Exormotheca pu- 
stuloses Tortula Solmsii ecc). Gli esemplari da me scoperti, si allon- 
tanano d' altronde alquanto dal tipo, mostrando cosi di appartenere ad 
una ben distinta varieta geografica. In quanto alle spor : negli esem- 
plari da me raccolti, misurano da 14 a 16 [X.; nel tipo secondo le 
informazioni datemi dal chiar.rao briologo Bottini e attinte dalT esame 
di esemplari autentici, da lui stesso posseduti, sono di 21 ;x.; il Roth 
pero (1) da come dimensioni di questi organi 12-16 [x. 

*** Pyramidula tetragona (Brid.) Brid. var. Zoddae Bott. in litteris. 

Recedit a typo foUis longius acuminatis, costa excurrente fortiter 
aristatis', capsulis deopercu'Citis obovato-truncatis, macrostomis, orificio 
hand vel vix constricto; sports levibus, 60 [x. 

Nei pascoli secchi su suolo vulcanico, consociata a Bryum atro- 
purpureum; al Cavallaccio: 80 ra. sul mare. Con frutti maturi in marzo # 

II chiar.mo briologo Bottini, al quale comunicai per esame gli e- 
semplari di questa specie, cosi mi scrive a proposito di essa: « Che 



sia una Pyramidula non 







stiche indicate) corrisponde in tutto alia P. tetragona. Le spore lisce 
sono proprie di questa specie, come giustaraente osserva il Warnstorf. 
Se fra i suoi esemplari esistessero frutti poco maturi, non dubito che 
avrebbero presen ato P apertura cassulare ristretta. Dopo la sporosi 
P apertura si allarga, fino a presentare a volte analogia colla Pottia 
truncata, come gia ha notalo Boulay, e come ne ho esempi in erba- 
rio». Per la grande apertura dell' orificio cassulare, propendevo a ri- 
tenere questi esemplari, appartenenti al vicino genere Physcomitrium, 
ma il Bottini giustamente li ha riferiti, ad una nuova varieta, che 
voile intitolare col mio nome, di Pyramidula tetragona. 

Entosthodon curvisetus (Sehwagr.) C. Mall. — Nelle fessuredei 



fl) Roth — Die europ. Laubmoose, I, pag. 450. 



270 DOTT. GUTJSHPPE ZODDA 



muri e delle rnpi basaltiche e al piede di qneste: abbastanza comune^ 
Consociata a questa specie rinvenni la bellissiraa Exormotheca pustu- 
losa Steph. Fertile in febbraio e marzo. 

Funaria dentata Crome — Nei pascoli secchi e nelle fessure om- 
breggiate delle rupi basaltiche. Con frutti in marzo. 

F. mediterranea Lindb. — Nei campi sul suolo vulcanico sciolto. 
Con frutti in marzo. 

*** F, pustulosa Zodda nova species. 

Monoica. Laxe gregaria. Caulis brevis, 1 / 2 — 2 mm. metiens. Fo- 
lia rosulata, flaccida, parce chlo'ophyllosa, ascendendo maiora, subspa- 
thulata, exapice sensim fenuato cuspidata, mbcrenulata, nerco ad me- 
dium vel pau\o supra evan'<do instructa; cellulis folionim ut in F. me- 
diterraaea. Flore* masculi dis:oidei, in ramulis propriis terminates , 
antheridia pau:a. Seta 4—12 mm. longa, subtus rubella, supra stra- 
minea et ibidem sinistrorsum contorta. Capsula e collo defluente, tn 
sicco contracto, obliqie pyriformis, cemua vel, rariui, suberecta sub 
ore comtricta; peristoma extertoris lamellae maxime prominen'es, ut 
et plus quam in F. pulchella Phil. Sporae 24—28 (x. verrucis magnis, 
rariusculis, aggregato-compositis, poly mor phis ,valde extantibus instructis. 

Consociata a Tortula cune folia (Dicks.) Hedw. sul suolo sciolto, 
vulcanico, nei campi: fra la trincea e il Cavallaccio nei feudo Man- 
ganelli. Con frutti in marzo. 

E una specie che per gli organi vegetativi somiglia molto a F. 
mediterranea, mentre per i caratteri presentati dal peduncolo, dalla 
capsula e, meglio ancora, dai denti del peristomio si avvicina a "E. pul- 
chella', e fra queste due specie essa e quindi da collocare. Differisce 
per6 dall' una e dall' altra, ed in modo esitnio, per la conformazione 
delle spore affatto particolare e sconosciuta nelle altre specie conge- 



neri. 



F. convexa. Spruce. Sui conglomerati basaltici poco comune. Fer- 



tile in marzo. 

Mniobryum albicans (Wahlenb.) Limpr. — Presso gli atillicidii e 
nei luoghi molto ombreggiati fra le rupi vulcaniche. Sterile tanto in 
marzo che in aprile. 

* Bryum argenteum L. v. lanatum Scimp. — Nei pascoli secchi, 



BRIOFITE SICULE 



271 



sulla vetta del Cavallaccio. Con frutti in febbraio. II tipo e indicato 
per Aci Castello da Rafinesque (1). 

B. torquescens. Br. eur . — Non raro fra le fessure delle rupi 
basaltiche, colraate di terriccio. Con frutti in marzo. 

B. murals Wahlbg. Qua e la sui muri, ma non raolto comune. 

B. atropurpureum Aut — Comunissimo nei luoghi aridi, in tutto 
il territorio e spesso fertile in febbraio e marzo. 

B. capillare L. v. meridionale Schimp. — Nei campi sul suolo 

vulcanieo decomposto, in siti ombreggiati. In febbraio e marzo nerac- 
colsi tanto individui con anteridi che con frutti. 

B. Donianum Grev. — Nelle stesse stazioni della specie preceden- 
te e piu comune di essa ; tanto in esemplari maschili cbe femminili, 
in febbraio e marzo. 

B. canariense Brid. — Sulla nuda lava, consociato con Frullania 
dilatata Tay!. con Grimmia Lisae DeNtrs, ecc. Fertile in febbraio e 
marzo. Gria scoperto dal Sommier nell' isola di Pantelleria. 

Bartramia stricta Brid. — Sempre in siti ombreggiati, nei campi 
e fra le fessure, colmate di terriccio, delle rupi vulcaniche e dei bloc- 
chi di lava, usati come muri a secco. Da febbraio ad aprile e spesso 
fertile. 



PLEUROCARPL 



Homalothecium sericeum Br. eur. — Sterile sulle rupi basaltiche, 
in aprile. 

Scleropodium lllecrbrum (Schwagr.) Br. eur.— Sterile in marzo sulle 

rupi basaltiche. 

* v. deciplens Bott. — Sterile sulle rupi molto ombreggiate, in 

marzo. 

v. spininervium Zodda. —Con frutti in aprile, sulle rupi basalti- 

a circa 200 m. sul mare, 

Eurhynchium circinatum (Brid.) Br. eur. — Sulle rupi vulcaniche 



(1) Strobl. Flora des Etna, pag. 315 



272 D0TT. GIUSEPPE ZODDA 



con frutti in marzo. E la prima volta che mi h dato raccogliere in 
esemplari fruttiferi questa specie, cosi estremamente comune nella zo- 
na marittima della Sicilia. 

Rhynchostegium megapolitadum (Brid.) Br. eur. — Nei campi e sul- 

le rupi rivestito di argilla. Con frutti in febbraio ; sterile in aprile. 

* Rhynchostegieila litorea (DNtrs,) Limpr. — Nei campi su suolo 
argilloso. Sterile in marzo. 

Hypnum cupressiforme L. — Sulle rupi basaltiche, in esemplari 
anteridiferi, in marzo. 



EPATICHE 



# Frullania d'latata (L.) DuM. — Sulla nuda lava, con colesule in 
marzo; consociata a Bryum canarienze. 

# Madotheca levigata DuM. v. obscura Nees Sulla lava ombreg 

giata, sul M. d' Oro a circa 200 m. sul mare; con colesule in marzo. 
II tipo era gia noto per il distretto etneo. 

Southbya stillicidiorum (Raddi) Spruce — Nei luoghi umidi e pres 
so gli stillicidii ; con colesule in marzo. 

Fossombronia angulosa Raddi — Sul suolo ombreggiato dei cam- 
pi e nelle fessure terrose delle rupi basaltiche; con frutti in marzo. 

# F- Woudraczekii (Corda) DuM. — Nei campi; con frutti in marzo. 
F. pusilla DuM. — Fra le fessure delle rupi basaltiche ; con frut 

ti in marzo. Indicata per V Etna da Rafinesque ( l ), 

F. caespitiform s DNtrs. — Nei pascoli secchi e sulle rupi basal- 
tiche ombreggiate. Con frutti in febbraio e marzo. 

Sphaerocarpos terrestris L. — Raro, lungo la spiaggia sotto il 

Castello. Con frutti in febbraio. 

Lunularia cruciata L. — Nei campi e presso gli stillicidii. Con 
scife in marzo e aprile. 

Grimaldia dichotoma Raddi — Nelle fessure dalle rupi vulcaniche, 
comune, con frutti in febbraio e marzo. 



des Etna 



BRIOFITEJ SICULE 



I?3 



Reboulia hemisphaerica Raddi — Come la precedente ma assai 
meno comune ; con frutti in aprile. 

Plagiochasma rupestre (Forst.) Miill. — Sulle rupi baaaltiche, al- 
ia trincea. Con frutti in marzo. 

** Exormotheca pustulosa Steph — Nei campi un solo cespuglietto 
consociato a Entosthodon curvisetus. 



Specie atlantica rarissima di particolare interesse per la flora 



l- 



taliana. II Goebel l'aveva scoperta nel Napoletano, ma non se ne co- 
nosceva la localita, anzi s' ignorava se fosse stata raccolta sulla terra 
ferma (Amalfi) o nelP isola d' Ischia; e per giunta era stata raccolta 
in esemplari maschili soltanto. II mio esemplare invece e splendida- 
mente fruttificato. 

Targionia hypophylla L. — Sulle rupi basaltiche fra le fessure. 
Con frutti in aprile. 

Tessellina pyramidata DuM. — Come la precedente, consociata a 
Grimaldia dichotoma. Con frutti in marzo, 

Riccia commutata Lev. — Nei campi sul suolo vulcanico sciolto 
fertile in aprile. 

var. acrotricha Lev. — Col tipo nelle stazioni piu fresche. 

R. insularis Lev. — Nei pascoli aridi, secchi: al Cavallaccio; fer- 
tile in febbraio. 

R. nigrella D. C. — Sui conglomerati basaltici ombreggiati: a Fi- 
carazzi a circa 150 m; fertile in febbraio. 

* Anthoceros punctatus L. — Nei campi: comune con frutti in 



marzo. 

** v. multtfidus (L.) Nees — In un campo nel feudo Manganelli 
su suolo vulcanico sciolto; consociato al tipo: fertile in marzo. 

Fra questa varieta e la forma tipica esistono numerosi passaggi, 
per i quali talvolta non riesce facile distinguerla dal tipo. 

A levis L, — Nelle stesse stazioni della specie precedente; fertile 
in marzo. 



274 D0TT. GIUSEPPE ZOfcDA 



II. Briofite dei Ciclopi 



Muschi 



ACROCARPI 



* Hymenostomum microstomum (Hedw) R. Br. — Nelle fessure delle 
rupi basaltiche al Faraglione grande. Fertile. 

* H. tortile Br. eur. — Nella stessa st izione della specie preee- 

dente. Sterile. 

Weisia viridula (L.) Hdw. — Nelle fessure dei basalti ai Fara- 
glione grande. Fertile. 

* Potta minutula (Schleich.) Br. eur. — Qua e \k nei luoghi sco- 
perti, neir Isola dei Ciclopi. Fertile. 

** v. rufescens Schimp. — La rinvenni in una piccola cavita su 
suolo argilloso, sopra una rupe propendente sul mare, parte nord del- 
P Isola dei Ciclopi, Fertile. 

* P. Starkeana (Hedw.) G. Hull. — Nelle radure nella parte nord 
dell' Isola dei Ciclopi e fra le fessure delle rupi basaltiche al Faraglione 
grande. In ambo i luoghi fertile. 



• * P. commutata Limpr. — Nei luoghi ombreggiati sotto le larghe 
foglie di acanto; in vicinauza della grotta. Fertile. 

* P. intermedia (Turn.) Fiirn. — Abbonda nelle radure e fra le 
fessure delle rupi basaltiche al Faraglione grande. Fertile. 

** # P. Notansii Schimpr. var. cyclopica Zodda nova var. Eecedit 
a typo folus brevioribus (1, 5 — 1.75 mm. loagis, nee 1, 75 — 2 
mm.), longius cuspidalis, magis chlorohyllosis; spors paulo maioribus 

(28 - 30 (x.). 

Nelle radure al Faraglione grande; con frutti. 

Per i caratteri sopra esposti e costanti, questi esemplari si di- 

stinguono dal tipo; anzi, per le maggiori dimensioni delle spore, po- 

trebbe istituirsene una nuova specie (di second' ordine per6): Pottia 

cyclopica. Qualche volta il peduncolo e lungo soltanto 4 mm. e la cap- 

aula fe un poco piu piccola che nei tipo. Nei resto corrisponde agli e- 



BRIOFITB S1CULB 275 



semplari autentici, che potei esaminare per la gentilezza del Prof. Pi- 
rotta e che perci6 pubblicamente rinprazio. Anzi dir6 che questi si 
allontanano, piu dei miei, dalla descrizione, che danno di questa specie 
il De Notaris (1) sub Pottia crinita, il Limpricht (2) ed il Roth (3); 
difatti il fusto in essi e lungo 3-5 mm. invece di 1-2 mm, come nel 
tipo e come nei miei, le foglie sono quasi sempre attenuate all' apice 
e il peduncolo giunge sino a 9 mm. di lunghezza; invece che essere 

di 5 7 nel tipo; mentre nei miei e di 4-5 mm. Non pu6 paragonarsi 
a P. intermedia, differendone per molti caratteri, fra cui ladifferenza 
di sesso, essendo autoica questa, panr'ci i miei esemplari, la levisra- 
tezza delle foglie, P assenza completa di peristomio , P opercolo piu 
lungamente rostrato ecc. 

Didymodon tophaceus Iur. — Sterile sul suolo argilloso nelP Isola 

dei Ciclopi; abbastanza rara. 

v. brevifolius Br. eur. — Sopra un muro dietro la casina nelP I* 
sola dei Ciclopi; sterile. 

Forma breviMulis-acutifolia Boul. — Nei luo?hi ombreggiati pres- 
so la grotta nelP Isola dei Ciclopi; sterile. 

* Trichostomum nitidum Schirap. v. medium Boul. — Nelle fessure 

delle rupi basaltiche al Faraglione grande Sca~samente fruttificato. 
Gia scoperto da me stesso nelP Isola di L'nosa. 

v. obtusum Boul. — In luoghi ombreggiati nelPIsola dei Ciclopi - 
insieme a Pottia commutata Limpr.; sterile. 

* v. 8Ubtortuosum Boul. — Sulle rupi argillose nelP Isola dei Ci 
clopi; fertile. 

T. fhvov'rens Bruch. — Sugli schisti argillosi nelPIsola dei Ci- 
clopi; fertile; e sulle rupi basaltiche al Faraglione di mezzo in e*era- 
plari maschili e femnrnili e al Faraglione grande in esemplari maschili. 

var. nitidocostatum Bott. — Insieme al tipo nelP Isola dei Ci- 
clopi e al Faraglione grande. 



(1) De Notaris Epilogo della briologia itiVana, pig. 586. 

(2) Limpricht Lnubmoose ecc. Ill, p. 688. 

f3) Roth Dm Ptirnn. Lauhmoose. I. D. 290. 



276 DOTT. GIUSEPPE ZODDA 



Sui rauri dietro la casina nell* isola dei 



Aloina ambigua (Br. eur.) Limpr. — Nei luoghi scoperti nell' isola 
dei Giclopi. Con frutti; abbastanza comune. 

* Barbula unguiculata (Huds.) Hedw — Sterile, insieiue alia spe- 
cie precedente. II tipo non era noto pel distretto etneo. 

B eonvoluta Hedw. v. sardoa Sehimp. — Fertile, insieme alle due 
specie precedent i. 

Tortula cuneifolia (Dicks) Hedw. — In eseraplari tipici nei luoghi 
ombrosi presso la grotta nell' isola dei Ciclopi; con frutti in marzo. 

* v. marginata Fiesch. — Piu comune del tipo in luoghi orabreg 
giati 0611' isola dei Ciclopi; con frutti. 

T. muralis (L.) Hedw. 
Ciclopi; con frutti in marzo. 

v. incana Sehimp. — Insieme al tipo ed anche altrove nella stes- 
sa isola sulle rupi argillose; parimenti fruttificata. 

* T. aestiva Brid. — Sugli schisti argillosi nudi nell' isola dei Ci- 
clopi; con frutti in marzo. 

T. marginata Spruce — Sui muri nell' isola dei Ciclopi e nei luo 
ghi ombreggiati lungo il viottolo, che conduce alia grotta; fertile in 
marzo. 

* T. Vahliana (Schultz) De Ntre. — Fertile nei luoghi scoperti 
neir isola dei Ciclopi; in una loealita. 

* Fisaidens incurvus Starke — Nei luoghi ombreggiati: e dentro 
la grotta, nella semi oscurita, nell' isola dei Ciclopi; fertile nella pri- 
ma stazione, sterile nella seconda. 

* F. tamarindifoliU8 Limpr. — Nei luoghi ombreggiati; commisto 
alia specie precedente; fertile. 

Funaria mediterranea Linpd. — Insieme alia specie precedente; 
fertile. 

F. hygrometrica (L.) Sibth. — Rarissima nelle radure al Fara- 
glione grande; con frutti. 

Bryum torquescens Br. eur. — Nei luoghi ombreggiati nell' isola 
dei Ciclopi; con archegonii in marzo. 

B. atropurpureum Aut. — Sterile nelle radure al Paraglione gran- 
de; fertile in esemplari maschili e femminili all' isola dei Ciclopi lun- 
go i viottoli e nei luoghi calpestati. 



BRIOFITB SICULB 277 



B. murale Wils. — Sui mari dietro la casina air isola dei Ciclopi; 
individui con anteridii e con frutti. 

B. capillars L. v. meridior.ale Schp. — Nelle fessure delle rupi 

basaltiche al Faraglione grande e nei luoghi ombrosi presso la grotta 
neir isola dei Ciclopi: in entrambi i luoghi sterile. 



PLEUROCARPI 



* Rhynchostegiella 6 tenella (Dicks,) Limpr. — Nei luoghi semio- 

scuri dentro la grotta nelF isola dei Ciclopi: esemplari sterili lassamen- 
te ramificati e con foglie poco addensate. 



EPATICHE 



Fossombriona caespitiformis DNtrs — Nei luoghi ombreggiati nei- 
T isola dei Ciclopi: con frutti. 

Sphaeracarpos terrestris L. — Insieme alia precedente; anch'essa 

fruttificata. 

Lunularia crucUta L. — Colle precedenti, tanto con seise che con 

archegonii. 

Riocia lamellosa DuM. — Rarissima, nei luoghi ombreggiati nel- 

, T isola dei Ciclopi. 

R. cominutata Lev. — Colla precedente presso la grotta. 

# v. acrotrica Lev. — Qualche individuo, commisto alia forma 

tipica, riferibile a questa varieta. 

Anthoceros levis L. — Presso la grotta fra gli acanti nei siti piu 

ombreggiati neli' isola dei Ciclopi. 



EEOENSIONI 

/. Stoktasa und W. Edobuuky — Photochemische Sythese den Koh- 

lenhydrate in Abweseheit von Chlorophyll (Chemik. Zeit. Septemb 
1910 n° 107). 

Gli Autori riassumono brevemente in questa nota i risultati (non 
ancora pubblicati) ottenuti da alcune esperienze riguardanti il probleina 
della ^sintesi fotochimica degli idrati di carbonio. Essi speriuientano 
cioe 1' innutnza dei raggi ultravioletti su alcune aostanze e gasose, 
precisamente sull'anidnde carbonica e sull'ossigeno (anche alio stato 
nascente,) che sono appunto i due gas che hanno maggiore importanza 
nel proee38o dell'assimilazione clorolilliana. 

Con i risultati delle loro ricerche gli Autori dimostrano che per 
lazione di tali raggi sull'anidride carbonica e sull'ossigeno (quest'ultimo 
presente alio stato nascente) avviene tra questi gas una fotosintesi, che 
si pud esprimere con Tequazione: 

2 CO, 2 H 2 = 2 CH, 0, 

secondo la quale la riduzione dell'anidnde carbonica (o raeglio dell'a- 

cido carbonico) avverrebbe per la presenza dell'idrogeno, come gia 

venne dimostrato dal Pollacci nella Nota: Azioue della luce solare 

sull emissione di idrogeno dalle piante (Atti 1st. Bot. di Pavia, X, 
1904). 

In presenza di potassa l'aldeide formica cosi forraata si condensa 
per dare degli zuccheri, la cui natura non e stata ancora - determinata. 
Hi probabile per6 che per fotosintesi si ottengano forme instabili di 
zuccheri che diano poi luogo a prodotti di scissione a seconda delle 
eondiziom di ricerca. Gli Autori escludono che tra gli zuccheri formatisi 
in questa sintesi art.ficia e vi fossero dei pentosi, inentre Prisoner, Loew, 

A e u>Z g ?<. er trovano che in generate la sintesi degli Zuccheri 
dall aldeide formica da luogo a formazione di pentosi. 

Quando manchi 1'azione dei raggi ultra-violetti, da ossigeno alio 
stato nascente e da acido carbonico non si forma in nessuna condi- 
zione aldeide formica. 

I due Autori concludono con l'ammettere che nelle cellule vegetali 
cioronlhane si formi analogamente, come primo prodotto della riduzio- 
ne dell acido carbonico, l'aldeide formica, secondo l'equazione teorica- 
mente stabihta dal Baeyer: 

.. H, CO, = H CO fi 0. 

e dimostrata spenmentalmente dal Pollaci (1899) specialmente per cio 
che nquarda la presenza dell'aldeide formica nelle piante e la sua 
stretta relazione con il fenomeno dell'assiimlazione clorotilliana. 



Questo 



i due Autori, in 



oLl mi T e f^^mento dei raggi ultraviolett. da parte della cellula 
contenente cloronlla, ed essi infatti riuscirono con questo mezzo ad 
accelerare in pmnse eziolate la sintesi clorolilliana. 



DOTT. E. MAMELI. 



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MALP1GHIA 



Vol. XXIV 



Tav. IV 





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L. Buscalioni e G Mnsratello fot. 



ROMMARTO 



Lavori originali 



Proff. Luigi Buscalioxi e Giuseppe Mus< tello: Coerenze, sdoppiamenti ed 
altre anomalie fogliari provocate dal Dacthylopius citri Signor. nella Parkin- 

Pag. 19 



sonia aculeata Linn. 



Don. Augusto Beguinot : Ricerche culturali sidle variazioni delle piante » 225 
Prof. G. E. Mattei : Un trifoglio nuovo per I'Europa » 241 

Dorr. G. Zodda: Briofite ' sicule — Contribuzione quarta . . . » :?8 



Recensioni 



» 278 



Bibliografia 



» 2JJ 









J 



RASSE&NA MENSILE DI BOTANICA 




REDATTA DAL 



DOTT. L. BUSCALIONI 

Prof. Ord. di Botan a nella R. Iniyersita di Catania 



1X\ t O XXII 



FASC. 11 




i 627-1 694. 



CATANIA 

Tip. La Siciliana F.III Perrotta 



1912 












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La Malpighia si pubblica una volta al mese, in fascicoli di 5 fogli di stampa al- 
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Si accetta lo scambio con altre pubblicazioni periodiche esclusivamente botaniche 

11 # . m 



Catania. 



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Sopra un moto processo di tecnica istologica 



per la colorazione dalle sezioni in serie e la sua applicazione air anatomia 

e fisiologia vegetale, con particolare rignardo agli organi motorL 



MuscatelLo) 



La colorazione delle sezioni in serie riesee facile quando si ha 
cura di imparaffinare il materiale da studio. Disgraziatamente perd 
non sempre il botanico puo valersi del metodo dell' imparaffinamento, 
ed anzi quando si tratta di parti dure voluminose egli deve per lo 
piu ricorrere semplicemente alle sezioni, a mano o al mierotomo, 
del materiale fresco od indurito e fissato coi soliti metodi. Tutt' al 
piu pno ricorrere al processo, non molto piu in uso, dell'inclusione in 
celloidina. 

L'imparaffinainento poi non e scevro di inconvenienti, richiedendo 
fra l'altro parecchi giorni di manipolazione, prima che i pezzi possano 
prestarsi ad essere sezionati. Percio il botanico ricorre anche spesso 
alle sezioni del materiale fresco o semplicemente indurito, ineluso nel 
midollo di sambuco, essendo questo un metodo spiccio e comodo. 

Pero anche questo metodo presenta notevoli inconvenienti, allorche 
trattasi di praticare centinaia di sezioni in serie, colorarle debitamente 
e montarle sul vetrimo. Infatti quando le sezioni non sono tenute a 
posto Puna accanto all'altra si disperdono nei liquidi coloranti di guisa 
che il vantaggio delle sezioni in serie va del tutto perduto. Coi si 
accinge a studiare il decorso dei fasci vascolari, o come si raodifica a 
poco a poco una determinata struttura in un dato crgano, pu6 convin- 
cersi subito di quanto abbiamo detto. 

Di fronte a questi inconvenienti reputiamo non del tutto privo 
di interesse riportare qui un metodo pratico, di facilissima applica- 
zione, e quanto mai rapido, il quale permette di tener disposte le se- 



2H0 LtJIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



zioni neirordine in cui vengono effettuate, anche se queste amraon- 
tano a piu centinaia. Esso inoltre permette ancora di colcrare i pre- 
parati, utilizzando all 7 uopo due o piu eolori, come si pratica in isto- 
logia quando si vogliono ottenere due o piu tinte corabinate; di cam- 
biare i reattivi quando si debbano far agire due o piu sostanze le une 
dopo le altre sui preparati; infine, e questo e forse il lato migliore, 
di montare a nostro bell'agio le preparazioni senza c* e per lo piu si 
abbia a temere un'eccessiva colorazione delle stesse. 

II metodo ofFre il grande vantaggio di essere applicabile a qual- 
siasi tessuto od organ o della pianta, e come sopra si disse riesce utile 
tanto nel caso che si abbiano preparati fatti a fresco, o che siano 
stati previamente induriti od altrimenti manipolati. 

II metodo consiste nel tapezzare con carta bibula o con carta di 
protocollo il fondo di un cristallizzatore, di una capsula di Petri, o 
di qualunque altro recipiente munito di coperchio. 

Preparato cosi il recipiente si versa sulla carta la soluzione co- 
lorante (e se ne possono impiegare due o piu, di diversa tinta, ad un 
tempo), operando pero in modo cbe la carta (per lo piu bianca) ne 
resti imbevuta, ma non ricoperta. Cio fatto si sezionano i pezzi ana- 
tomici (radici, fusti, parti di foglie e via dicendo) col microtomo e 
quindi si collocano le sezioni Puna dopo Paltra in un determinato or- 
dine sulla carta bibula o di protocollo impregnata, come si e detto, 
di sostanza colorante o di qualsiasi altro reattivo, a seconda delle ri- 
cercbe che si intendono fare. 

La carta bibula, costituita per lo piu di fibre vegetaii, oltre che 
colorarsi coi reattivi, trattiene con una certa energia, ma meccanica- 
mente, le sostanze coloranti di cui e imbevuta, cedendole a rilento 
alle sezioni. Si ha quindi il vantaggio che queste si colorano grada- 
tamente, poiche (ci sia lecito esprimerci con un paragone il quale, 
benche non appropriato calza a meraviglia) avviene quasi una lotta 
fra la carta e il preparato pel possesso del colore. Lo stesso avviene 
ma in grado minore colla carta di protocollo. 

Numerose esperienze ci hanno dimostrato che con questo metodo, 
difficilmente si ottiene un eccesso di colorazione dei preparati, qua- 
lora si operi con un po' di attenzione, mentre 6 noto che un eccesso 



S0PRA UN NUOVO PROCESSO DI TECNICA ISTOLOGICA 29l 

di tinta e spesso inevitabile quando si imroergono le sezioni in liquidi 
coloranti di una certa concentrazione. Non occorre aogmno-ere che cosi 



si 






va incontro a un grave inconveniente dovuto all'inevitabile sposta- 
mento dei preparati il quale rende inutilizzabili, come si e detto, le 
sezioni in serie. 

Si potrebbe obbiettare c^e la carta bibula, piu ancora di quella 
di protocollo, puo lasciare aderenti al preparato non poche fibre, le 
quali poi rovinano il inedesimo. Ebbene possiamo assicurare che se si 
ha cura di cambiare spesso la carta l'inconveniente si verifica in scar- 
sissima misura e puo esser eliminate, poiche le fibre sono abbastanza 
grandi e quindi asportabili con le pinze, col pennello o col lavaggio. 

Grazie alia graduale colorazione cui vanno incontro i preparati e piu 
di tutto alia circostanza che una volta colorati in una certa misura gli 
stessi diffieilmente riescono ad attingere dalla carta un eccesso di co 
lore, non si verifica piu alcun serio inconveniente, se si lasciano piu 
o meno a lungo (anche per parecchi giorni) i preparati nel recipiente 
a contatto della carta, prima di montarli sul vetrino portaoggetti. E 
pero necessario c l e il recipiente rimanga chiuso alio scopo di impedire 
la evaporazione del liquido e l'essiccainento dei preparati. 

Abbiamo tuttavia notato che quando si fa uso di due o piu co- 
lon di anilina (saffranina o fucsina e verde jodio, verde di metile 
etc.) per ottenere una doppia o tripla colorazione e se si lasciano in 
pari tempo troppo a lungo i preparati a contatto della carta si otten- 
gono delle notevoli variazioni nella tinta dei preparati e talora si ha 
per risultato che uno dei colori assume il sopravvento, per cui le sezioni 
diventano colorate uniformemente di una sola tinta. Qui e evidente 
1' azione della carta poiche il colore che non si fissa al preparato o 
viene sostituito per lo piu e quello che ha maggior affinita per la carta. 
Quando si ha cura di esaminare di tempo in tempo i preparati si pud 
sorprendere il momento giusto in cui le doppie od anco triple eolora- 
zioni hanno raggiunto la massima efficacia, col risultato di una notevole 
differenziazione dei vari tessuti per quanto concerne le tinte. 

Nell'Istituto Botanico di Catania da un po' di tempo si impiega 
su larga scala questo metodo e con notevole successo, in specie per 
quanto concerne la colorazione di sezioni in serie di fasti, di radici, 



292 LUIGI BUSCALlOtfl E GIUSEPPE MUSCATELLO 



di picciuoli fogliari, pei quali abbiamo quasi sempre tentato la com- 
binazione di due colori (verde jodio e fucsina) per tingere il legno 
diversamente dalle membrane cellulosiche. I risultati ottenuti non la- 
sciano aleuncbe a desiderare in fatto di bellezza di tinte di contrasto; 
anzi talora si sono ottenute eon soli due colori delle triplici colora- 
zioni in cui il protoplasma e i nuclei assumevano una tinta diversa 
da quella del legno o delle pareti cellulosiche. Si noti inoltre che 
preparati ottimi furono ottenuti sia a fresco, sia con materiale stato 

previamente indurito nelPalcool. 

Capita talora che i preparati, dopo aver subito un primo tratta- 
mento od essere stati assoggettati a determinate colorazioni debbano 
essere lavati o trasportati in un secondo reattivo: in qnesto caso si puo 
riuscire nell' intento esportando dal cristallizzatore o dalla capsula di 
Petri il pezzo di carta bibula su cui stanno i preparati, per collocarlo 
in un altro recipiente contenente il nuovo reattivo. Perd questa prat ca 
non e scevra d'inconvenienti, di guisa che e piu consigliabile esportare 
ad uno ad uno i preparati alio scopo di riportarli in altra vaschetta, 
su nuova carta imbevuta del reattivo che si vuol saggiare. Con en- 
trambi i metodi occorre procedere con una certa precauzione per non 
spostare Y ordine di seriazione dei preparati. Non occorre aggiungere 
che le sezioni vanno alia fine trasportate ad una ad una colle pinze 
o col pennello sul vetrino portaoggetti. 

Le manipolazioni necessarie per includere e coprire col vetrino 
coprioggetti le sezioni provocano spesso degli spostamenti dannosi di 
talune sezioni : si ovvia pero alP inconveniente collocando queste sul 
portaoggetti spalmato con un po' di glicerina e poscia lasciando len- 
tamente cadere il coprioggetti pure spalmato, dal lato rivolto verso 
le sezioni, con lo stesso reattivo. Trattandosi di montare in balsamo 
si puo ricorrere a procedimenti analoghi oppure far i passaggi dal- 
Palcool in olio di garofano o xilolo sulla carta bibula stessa, in adatti, 
recipienti, equindi collocare le une dopo le altre le sezioni sul vetrino 
portaoggetti spalmato di balsamo. 

I principali risultati che abbiamo ottenuto coll'impiego di questo 
metodo saranno oggetto di prossime pubblicazioni: qui pero intendia- 
mo riportare per sommi capi le ricerche che abbiamo potuto eseguire 



SOPRA UN NUOVO PROCESSO DI TECNICA ISTOLOGICA 293 



sui cuscinetti motori e sui picciuoli delle foglie di Mimosa e sugli or- 
gani motori di altre piante sensibili, per le quali ci sianio serviti, co- 
me reattivi, della soluzione di ferroeianuro di potassio e del cloruro 
di ferro alio scopo di ottenere la colorazione dei cessuti vegetali col 
bleu di Prussia, che come e noto si forma quando i due sopra ricor- 
dati reattivi agiscono V uno sull'altro. 

Se si ricorresse per questo studio al solito metodo di immergere 
le sezioni in uno dei reattivi e poi nelPaltro, previa lavatura in ac- 
qua, pur prescindendo dal fatto che se le sezioni sono numerose diffi- 
cilmente potrebbero esser tenute in ordine, si veriticherebbe spesso che 
il bleu da Prussia formatosi sarebbe in troppa esigua quantita per 
dare una bella tinta o preeipiterebbe anche alia superticie delle sezioni, 
di guisa che i contorni degli elementi e la struttura di questi riesci- 
rebbero alquanto mascberati. 

AU'opposto disponendo le sezioni dapprima nella vaschetta conte- 
nente la carta bibula imbevuta di ferroeianuro di potassio e poi in 
quella destinata al cloruro di ferro, ed avendo solo la precauzione di 
capovolgere le sezioni affinche la faccia cbe prima era stata a con- 
tatto della carta imbevuta di ferroeianuro venga ora a trovarsi in alto, 
si ottengono ottimi preparati, quanto mai dimostrativi. Li bonta dei 
J>reparati si deve al fatto che con questo processo le due soluzioni sono 
obbligate in certo qual modo a diffondere da faccie opposte della sezione 
e percorrere cosi un certo tratto dei tessuti prima di arrivare ad in- 
contrarsi nel!o spessore di questi* Col metodo antico si verificava spesso 
l'inconveniente che un po' di bleu di Prussia si formava pure alia su- 
perficie dei preperati cio che e attualmente quasi del tutto iinpedito. 
II colore si fissa tanto sui contenuti che sulla membrana, ma in modo 
disuguale. Alcuni contenuti poi non fissano o poco la tinta (tannino 
ad es.) e lo stesso dicasi per le membrane legnose suberificate, cuti- 
colarizzate. 

Perche la reazione riesca in tutta la sua bellezza occorre aver 
l'avvertenza di diluire notevolmente la soluzione di cloruro di ferro 
rispetto a quella di ferroeianuro potassico c le adoperiamo al 10 °/ . 
Una soluzione acquosa del primo reattivo la quale abbia colore della 
birra Pilsen e ottima pel nostro scopo. Se si concentra di piu la so- 



294 > LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



luzione allora la diffusione non ba piu luogo c^e in scarsa misura 
nelTinterno dei tessuti ed anzi il liquido troppo concentrato richiama 
al di fuori della sezione l'altro colla conseguente formazione di bleu 
di Prussia alia superficie del preparato che res 'a quasi incoloro. 

Le sezioni dei cusciaetti motori principali della Mimosa Spegaz- 
zini quando vengono a contatto col ferrocianuro di potassio e cloruro 
di ferro si colorano intensamente in bleu, ma la colorazione, che si 
fissa energicamente sulle membrane, non e ovunque eguaie. 

Infatti la meta inferiore del parenchima corticale fissa assai piu 
energicamente la tinta di quella superiore. In questa la lamella me- 
diana riesce pure fortemente colorata, ma gli strati di ispessimento 
un po ? meno. Di qui il contrasto colla meta inferiore le cui membrane 
piu sottili, appaiono piu uniformemente e intensamente colorate in bleu. 
II fascio vascolare si colora in bel bleu nella regione del libro ed anche 
qui le membrane spiccano per Tattitudine a fissare il colore: il legno 
invece assume solranto una tinta bleu pallida od anco non si colora. 
Solo facendo intervenire preventivamente l'acqua di Javelle si riesce 
a portar il legno ad una tinta piu carica, per quanto mai uguale a 
quella acquistata dalle membrane del libro. Fanno tuttavia eccezione 
le membrane dei raggi midollari i quali nelPanibito del legno acqui- 
stano del pari una tinta cupa. La guaina collencbimatosa che avvolge 
il fascio in corrispondenza del cuscinetto motore assume anche una 
tinta intensamente bleu e spesso il colore e piu concentrato nella meta 
inferiore di detta guaina. 

Lungo i picciuoli fogliari principali il colore si fissa, come al so- 
lito, con molta energia sulle membrane del libro, rispettando sia la guai- 
na sclerosa che circonda questo, sia il legno; sulle pareti delle cellule 
parenchimatose si fissa un po' meno energicamente di quanto avvenga 
pel libro, fatta tuttavia eccezione per le cellule centrali o prossime al 
libro, che molto spesso res'ano tinte energicamente. 

Per comprendere le considerazioni che dedurremo da queste rea- 
zioni occorre studiare un po' da vicino il comportamento dei reattivi 



guard 



parte delle 



sostanze coloranti usate nella istologia colorano eiettivamente talune 
membrane e taluni contenuti celiulari per una speciale affinita che 



TECNICA ISTOLOGICA 295 



hanno con determinati corpi o costituenti della cellula. Cosi, ad esem- 
pio, la tin tar a di jodio acquosa La una speciale affinita per l'amido, 
mentre non colora le membrane cellulosiche che pur banno una costi- 
tuzione quasi identica a tale sostanza. Lo stesso dicasi pel Sudan III 
cbe tinge i grassi, gli oli, la suberina e la cutina; per la floroglucina, 
che si fissa sulla membrana lignificata e per molti altri reattivi. Un 
certo nuraero di reattivi coloranti determinano la colorazione ovunque 
penetrano, ed a questa categoria dobbiamo annoverare i composti cbe 
danno il bleu di Prussia reagendo Puno sulPaltro. 

Non si puo affermare che quest'ultimo abbia una speciale affinita 
elettiva per determinate membrane : esso compare, col noto colore, in 
copia dove i suoi costituenti si sono ancoe addensati, e del resto tanto 
il cloruro di ferro, (1) quanto il ferrocianuro di potassio non fanno 
altro che diffondersi la dove la membrana non ostacola, colla sua co- 
stituzione compatta, o con qualcue altra proprieta fisica o chimiea, il 
processo di diffusions Ancbe per questi due reattivi quindi non puo 
dirsi che esistano affinita particolari che determinino il loro insedia- 
mento piuttosto in una membrana ciie in altra. Trattandosi adunque 
di una colorazione collegata a fenomeni di semplice diffusione se ne 
deve desumere che le membrane le quaii fissano energicamente il colore 
sono molto permeabili ai liquidi e si lasciano quindi facilmente attra- 
versare tanto dal ferrocianuro di potassio eke dal cloruro di ferro. (2) 



(1) Se vi sono sostanze tan niche alloru, il cloruro di ferro pui fissarsi elet- 

tivamente su queste. 

(2) Molto si 6 discusso sui processi che provoeano la colorazione delle so- 
stanze ed in partico'ar modo delle fibre. Alcuni ammettono che il colore si 
combini chimicamente colle molecole della sostanza, alfcn che si tratti di una 
semplice interposizione di molecole coloranti accauto a quelle del corpo che as- 
sume il colore. Noi non stareino qui ad iusistere sopra queste oscure e contro- 
verse questioni che furono del resto magistrevolmente trattate dal Fischer A. 
nel suo trattato « Fixirung, Farbung u. Baa d. Protopiasmas, Jena 1899 »; solo 
ci permettiamo di avventurare i'ipotesi che il processo della colorazione, se il 
piu delle volte dovrebbe esser ascritto ai fenomeni tisici in qualche caso tutta- 
via avrebbe il suo fondamento in una azione chimica. Non si puo neppur esciu- 
dere che certi cambiamenti di tiuta che avvengono nei tessuti colorati siano 
dovuti a fenomeni di dissociazione, come uno di noi ha potuto constatare nella 



296 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Nel nostro caso si troverebbero in questa condizione i parencbimi, il 
libro, il collenchima periliberiano del cuscinetto motore; sarebbero in- 
vece poco permeabili il legno e gli arcbi sclerosi periliberiani del 
picciuolo. 

E noto che sotto determinati stimoli applicati alia foglia o ad 
altre parti della Mimosa ha luogo un attivo spostamento di masse li- 
quide. Gli autori non suiio completamente concordi sulla via tenuta da 
queste nel loro caniniino, poicbe mentre alcuni afFermano cbe la corren- 
te segue la via del legno, gli altri, e sono i piu, ritengono cbe lo spo- 
stamento abbia luogo neirambito del libro. L'Haberlandt ha cercato di 
precisare maggiormente le vie di conduzione affermando cbe il liqui- 
do si sposta lungo i tubi cribrosi, o entro determinati elementi cbe 

di questi banno e struttura e configurazione; solo sono alquanto pill 
ampi. 

Giunte le masse liquide nel cuscinetto motore abbandonerebbero 
le vie seguite nello spostamento per diffondersi nel parenebima corti- 
cale, il che non esclude che il contenuto liquido di queste cellule a 
sua volta abbandoni la cavita cellulare per diffondersi negli spazi 

intercellulari in specie della meta inferiors del cuscinetto, o nei vasi 
del legno. 

L' uscita del liquido dalle cellule , constatato da piu di un au- 
tore alia colorazione cbe assume il cuscinetto motore, costituisce un 
fenomeno un po' in urto coi principii sanciti dalla fisiologia la 
quale ha rilevato l'importanza dello strato ectoplasmico nel trattenere 
l liquidi contenuti nelle cellule. La traspirazione, l'ingresso dell'acqua 
nei vasi della radice, l'useita dei liquidi dagli idatodi ed altre dispo- 
sizioni analoghe dimostranu tuttavia che l'acqua (o rispettivamente il 
vapor acqueo) puo realmente sortire dalle cellule per diffondersi negli 



diffusione attraverso la gelatina (V. L. Bascalioni e A. Purgotti. La dissociazio- 



905) 



que sia la teoria che si vuole accettare sulla colorazione, quanto abbiamo detto a 
riguardo dell'impregaazione col bleudi Prussia resta applicabile, sebbeoe non si 
voglia dare alia spieerazione il siemficato di nn a nirma 



S0PRA UN NUOVO PROCESSO DI TECN1CA ISTOLOGICA 297 



spazi intercellulari. Interessanti a questo riguardo «ono le esperienze 
di Haberlandt e di altri autori sugli idatodi stati avvelenati. 

Golla scorta di queste considerazioni si puo concludere che nella 
Mimosa ed in generale in non poche altre piante sensibili ba luogo 
uno spostamento dei iiquidi neirambito del libro e lungo tutto il pic- 
ciuolo fogliare. Le masse liquide possono facilmente diffondersi da 
cellula a cellula liberiana a causa della grande permeabilita della 
inembrana dimostrata colla reazione del bleu di Prussia, ma non gia 
al di fuori del libro poicbe da un lato la diffusione e impedita dai 
legno dciil'ahra dalTarco scleroso liberiano le cui cellule tjanno pareti 
poco perineabili, pen he poco colorabilc col reattivo da not adoperato. 
Solo ai lati del libro, dove manca Pareo scleroso, la diffusione puo 
aver luogo e allora le masse liquide entrano nel parencjima, ma quivi 
non possono effettuare curvature o movimenti di sorta come conse- 
guenza di tensioni antagoniste che insorgano per effetto della diffu- 
sione, poic e i Iiquidi ivi si diffondono in tutii i sensi e prevalente- 
mente verso il centro del picciuolo. Del resto siccome la colorazione 
col bleu di Prussia non c ivi eccessiva, neppur deve esser la diffusione 
del liquido liberiano molto energica attraverso, alnieno, alle membrane. 

NelPambito del cuscinetto motore le cose vanno un po' diversa- 
mente. Ivi non solo il libro ma le membrane della guaina collenchi- 
matosa e quelle del parenchima corticate (in ispecie nella porzione in- 
feriors) sono fortemente permeabiii fissando esse energicamente il bleu 
di Prussia. I Iiquidi pertanto attraversano questa membrana con tutta 
facilita e siccome si diffondouo di preferenza nella meta inferiore del 
cuscinetto, invadendo ancle gli spazi intercellulari, cosi provocano 
delle variazioni improvvise nelle tensioni antagoniste che hanno per 
risultato il movimento del picciuolo. 

Nel fusto e nelle radici la diffusione del liquido endoliberiano 
deve seguire le leggi sopra enunciate: dove vi ba sclerenchima peri- 
liberiano non esorbita che in iscarsa inisura dal libro, non potendo 
parimenti diffondersi con facilita attraverso il legnc. In certo qual 
modo tanto nel picciuolo che ne! fusto ed altrove gli arc hi sclerosi 
periliberiani da un lato ed il legno dall'altro servono a guidar le masse 

liquide tino ai cuscinetti impedendo loro Tuscita dal libro. 



298 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Abbiamo ragione quindi di ritenere che Tapplicazione del bleu di 
Prussia ci fornisce non pochi ragguagli sul processo tanto controverso 
dei nioviraenti delle foglie o di altri organi sensibili. 

Colpiti dalPintensa colorazione che assume ii libro nelle Mimose, 
sotto l'azione combinata del cloruro di ferro e del ferrocianuro di 
potassio, abbiamo esteso le ricerc e a tessuti e a parti di piante sva- 
riatissime. Riassumeremo qui, per sommi capi, i principal! risultati 
che son venuti in luce, non parendoci prezzo deli' opera soffermarci 
per ora almeno, sulle questioni secondarie. 

In generale si osserva cLe le pareti cellulari dei libri inclusi in 
un astuccio meccanico si coloranno fortemente: i parenchimi a mem- 
brane cellulosiche assumono puie una colorazione piu o meno intensa, 
mentre il legno rimane poco o punto colorato, fatta eccezione per i 
raggi midollari endolegnosi le cui cellule hanno pareti assai pcrmea- 
bili. Pero anche qui si nota che la permeabilita varia lungo il decorso 
in senso radiale — di uno stesso raggio, 

Particolarmente istruttive abbiamo trovato in proposito le foglie 
di Fhormium il cui libro, incluso in un astuccio meccanico, assume 
una bella tinta b eu, mentre Fastuccio rimane incoloro, o si tinge solo 
un poco dal lato interno, accennando di possedere ivi un le^gero poter 
di imbibizione, forse per permettere gli scambi fra libro e parenchima. 

Se si tratta di libri non inclusi allora si hanno notevoli varia- 
zioni da specie a specie: Uluni libri colorandosi pallidamente altri 
un po' piu fortemente. Quando poi vi hanno due libri separati dal 
legno (fasci bicollaterali) i raggi midollari che li uniscono si colorano 
spesso vivamente agli estremi dove vengono a contatto cogii elementi 
liberiani, meno verso il centro, cioe neirambito del legno, indicandoci 
cosi che gli scambi fra i libri — nel caso che esistano realmente de- 
gli scambi attraverso le pareti e fuori dell'ambito delle punteggiature 
e dei plasmodesmi — non sono molto energici. 

In tutte le piante fornite di cuscinetti motori fogliari si sono riscon- 
trate le reazioni gia indicate per la Mimosa. II libro e il collenchima 
si colorano intensamente col parenchima, poco il legno e i fasci mec- 
canici. Analogamente a quanto avviene nelle foglie delle Mimosee, 
negli stami del Berberis la porzione motrice e sensibile tissa energi- 



SOPRA UN NUOVO PROCESSO 1>I TECNICA ISTOLOGICA 299 



camente il bleu di Prussia, mentre la colorazione si fa un po' meno 
spiecata al di sopra. E' specialmente sui fianchi e sulla parte dello 
stame rivolta verso P ovario c^e la colorazione appare piu spiecata. 
E' pero neeessaria una certa cautela nel giudicare delPintensita di co- 
lorazione della membrana poiche nella zona motrice abbiamo difFerenti 
sorta di cellule, le une piccole e a pareti ispessite, le altre grandi e 
membrane sottili, due condizioni cioe che possono far sembrare piu 
tinta una pirte rispetto all'altra. 

In tutte queste ricerche si e sempre avuto cura di esaminare i 
preparati chiusi in balsamo poiche cosi inclusi conservano piu a lungo 
il colore, mentre in acqua o in glicerina rapidamente si scolorano. 

In conclusione se si ammette che la forte colorabilita di alcune 
pareti cellulari (libro, collenchiraa etc.) col bleu di Prussia sia Pespres- 
sione del forte potere di imbibizione di quelle stesse pareti se ne pud 
dedurre che la permeabilita delle membrane negli organi motori e nel 
libro di Mimosa e di altre piante a fuglie sen-ibili e capaci di movj- 
menti sia una delle condizioni che contribuisce alPesplicazione di sif- 
fatti attributi in dette piante. Non e pero certo sufficiente la permea- 
bilita delle pareti per spiegare la motilita di dette piante; occorre 
ancce Tintervento del protoplasma, e in questo punto sono precisa- 
mente diretti gli studi di tutti gli autori che si occupano delT argo- 
mento. Contro la nostra ipotesi si potrebbe elevare Pobbiezione che 
innanzi tutto col bleu di Prussia si coiorano piu o meno intensamente 
tutte le membrane di natura cellulosica ed anche in quelle specie che 
non offrono traccia di sensibilita o di moviqjento e in secondo luogo 
che se si inietta, seguendo il metodo operativo di Mac Dougal, del- 
Pacqua nei vasi o si occludono questi con gelatina i movimenti banno 
luogo indipendentemente dalle condizioni idrostaticie imperanti nel 
legno. Infatti coll'iniezione delPacqua nei vasi non si ottiene il movi- 
mento dei picciuoli fogliari, e il moto si compie anche se si ostrui- 
scono i vasi colla gelatina. 

A riguardo della prima obbiezione non faremo che ripetere quanto 
sopra e riferito, c:je cioe la permeabilita delle membrane non basta 
da sola a spiegare i fenomeni di moto, occorre anco Pintervento del 
protoplasma su di che siamo oggi quasi completamente alPoscuro. 



300 L.UIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Nessuno, per altro > potra tener in non cale il singolare compor- 
tamento rispetto al bleu di Prussia del picciuolo fogliare di Mimosa 
nei vari tratti di cui consta e nei vari tessuti (collenchima del cusci- 
netto, libro, legno, archi sclerosi etc.). 

Per cio che eoncerne le esperienze di Mac Dougal, ripetute con 
lievi varianti dair Haberlandi e dal Fitting, si puo affermare e'je 
confermano, indirettainente, le nostre vedute, poiche, data Piinper- 
meabilita relativa delle membrane del legno, e ovvio che Piniezione 
dei vasi di questo non provocji movimenti di sorta, i quali, secondo 
noi, sono unicamente in relazione collo stato di permeabilita del libro 
e del parenchima e del collenchima del cuscinetto inotore, del libro 
nelle altre regioni. Le vedute del Pitting in proposito ci paiono su- 
scettibili di spiegazione, che in parte dipendono da quelle esposte dal- 
Pautore a pag. 515 del suo lavoro sui viticci. 

L/Haberlandt fu tra i primi a stabilire che il libro prende parte 
attiva nei fenomeno dei movimenti ed anzi ha cercato di analizzare 
piu da vicino il fatto venendo alia conclusione che al trasporto della 
massa acquea servano, Delia Mimosa, unicamente i grossi tubuli pre- 
senti nei libro e simili ai tubi cribrosi, benche piu grandi Borzi, 
Montemartini ed altri hanno cercato di dimostrare cbe le vedute di 
Haberlandt sono erronee poiche il movimento si trasmette anche attra- 
verso regioni in cui sifFatti dementi inancano e si effettua poi in 
specie cte son prive di tali elementi. 

Quale ipotesi e conforme al vero ? Stando alle osservazioni da 
noi fatte non vi ha dubbio che tutto quanto il libro possa prender 
parte al fenomeno del movimento acqueo e quindi sotto questo punto 
di vista le vedute delPHaberlandt sono troppo tassativamente restrittive, 
ma per altra parte egli e evidente che il trasporto di iiquidi si puo 
effettuare meglio la dove esistono degli elementi a tipo di tubi cribro- 
si e assai larghi. Perci<5 se gli elementi cribrifomi non sono i soli 
organi destinati al trasporto, indubbiamente prendono a questo una 
parte attivissima e torse superiore a quella spiegata dalle altre cel- 
lule. Basti ricordare che, in generale, noi troviamo i movimenti dif- 
fusi in quelle piante che ban no tubi cribosi assai ampi. Percio rite- 
niamo che il Borzi e il Montemartini, pur avendo ragione a locaiiz- 



SOPRA UN NUOVO PROCESSO DI TECNICA 1STOLOGICA 80l 



zare la sede del trasporto in tutto il libro, non tengono in dovuto conto 
gli elementi speciali dell'Haberland^. 

La ragione starebbe anche qui in una via di mezzo. 

Intanto faremo rilevare clie la trasmissione dello stimolo in molte 
Leguminose si collega crn una disposizione anatomica che, se non e 
esclusiva di queste piante, e pero molto rara a ritrovarsi nel regno 
vegetale, come lo proveranno fr& poco le ricerche nostre sull'anatomia 
della foglia. In corrispondenza del punto di attacco delle foglioline 
alle rachidi, quando quelle sono opposte si bsservano (in parecchie 
Leguminose ed altri tipi) speciali fasci vascolari i quali, attraversan- 
do la rachide trasversalmente da destra a sinistra, stabiliscono il rae- 
cordo tra i cordoni innervanti le foglioline di un lato con quelli 
che vanno alle foglioline del lato opposto. 

Nella Mimosa Spegazzini siffatto cordone anastomotico a decorso 
trasversale si osserva soltanto nel cuscinetto sccondario situato nel 
punto di biforcazione del picciuolo primario. Esso quindi ha la fun- 
zione di collegare i fasci vascolari di una delle rachidi secondarie 
con quelli dell'altra. 

II Montemartini nel suo interessante lavoro sulla Mimosa ba fi- 
gurato e descritto tali cordoni, ma non ha insistito nella disposizione 
e tan to meno messo in rilievo che esso e frequente in quei tipi ricchi 
di specie a foglioline sensibili e quindi soggette a movimenti. Pal re- 
perto e per noi di una certa importanza, poiche il fascio di raccordo 
avrebbe evidentemente lo scopo di provocare un rapido scambio di 
liquido fra le due rachidi. Un simile fascio di raccordo non si osserva 
piu nelle rachidi secondarie la dove si staccano le foglioline di destra 
e quelle di sinistra ma quivi esso sarebbe inutile poiche la rachide 
contiene un unico fascio il quale abbandona a destra e sinistra libro 
e legno per le foglioline. Queste dunque nella Mimosa Spegazzini ven- 
gono a trovarsi in rautua comunicazione gvczie al legno e al libro 
comune della rachide. Riesce quindi spiegato come stimolando una 
fogliolina si muova per lo piu contemporaneamente anche quella op- 
posta. 

A conferma del nostro asserto rileveremo che se nella Mimosa 
Spegazzini si incide per lungo la base del cuscinetto secondario, o, per 



302 



LUIGI BUSCALIOKI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



CU- 



esser pm esatti, l'apice del picciuolo primario, e poi si stimolano le 
foglioline apicali di una delle rachidi secondarie, lo stimolo provoca 
il movimento seguendo il seguente ordine : ha luogo innanzi tutto il 
sollevamento delle foglioline della rachide stimolata, il tnoviraeDto 
qui procede in senso basipeto. Poscia si osserva la stimolazione dei cu- 
scmetti motori secondari che si manifesta coll'avvicinamento delle due 
rachidi pure secondarie. Di qui lo stimolo si trasmette pel picciuolo 
principale al cuscinetto motore basale dando luogo all'abbassamento 
del picciuolo principale. Inline si ha la stimolazione in senso centri- 
fugo delle foglioline corrispondenti alia rachide secondaria dal lato 
opposto a quella che subi lo stimolo primitivo. All'opposto se l'apice 
del picciuolo primario rimane integro lo stimolo applicato all' estre- 
mita di una delle rachidi secondarie provoca 1'innalzamento in senso 
basipeto delle foglioline del lato stimolato, poi 1'innalzamento in senso 
basifugo delle foglioline dell' altra rachide, e la stimolazione dei 
scmetti secondari, da ultimo l'abbassamento del picciuolo primario 
in seguito alia stimolazione del cuscinetto motore principale. 

II piu pronto sollevamento delle foglioline della rac'iide illesa 
rispetto all'abbassamento del picciuolo principale nel secondo caso e 
dovuto evidentemente al fatto che lo stimolo, una volta olt epassato il 
cuscinetto motore secondario per i fnsci vascolari di raccordo presenti 
alia base di questo penetra subito nella rachide opposta e ne stimola 
le foglioline. Solo piu tardi lo stimolo arriva al cuscinetto motore ba- 
sale per la lunga via del picciuolo principale e in conseguenza an- 
che solo piu tardi ha luogo l'abbassamento di quest'ultimo. 

Noi insistiamo su quest'esperienza poiche essa dimostra che lo sti- 
molo non si trasmette attraverso il parenchima, poiche se cosi fosse 
malgrado la lesione dei fasci vascolari di raccordo del cuscinetto mo- 
tore secondario si dovrebbe verificare 1' innalzamento delle foglioline 
nella meta non stimolata prima che abbia luogo 1' abbassamento del 
picciuolo primario. 

Le osservazioni anatomiche e fisiologiche eseguite ci autorizzano a 
dissentire dal Pfeffer il quale, avendo const itato che per la stimolazio- 
ne di una delle foglioline di una rachide secondaria si muove anche 
quella opposta ne trae la conclusione che qui lo stimolo passi pel pa- 



SOPRA UN NTJOVO PROCESSO DIITNICSCATOLOGICVE 303 



renchima non avendo le due foglioline fasci vascolari comuni. Ora, data 
Fesistenza di un unico fascio nella rachide da cui si dipartono a de- 
stra e a sinistra i fasci fogliari e data la forte permeabilita del libro, 
da noi posta in evidenza, appare logico ammettere che lo stimolo appli- 
cato ad una de'le foglioline si trasmetta alF altra attraverso al libro 
comune presente nella rachide, provocando la solita reazione. 

Non altrimenti deve avvenire per la trasmissione dello stimolo da 
una foglia a quelle sovrastanti o sottostanti sul fusto o rarao, poiche 
piu di un autore ha dimostrato che colla decorticazione e l'asporta- 
zione del midollo non si ottiene l'arresto delPonda di stimolazione che 
deve percorrere percid nel fusto i fasci vascolari e piu specialmente 
il libro coraune a tutte quante le foglie. 

Se si incide per lung-o, come si e fatto sopra, la base del cusci- 
netto motore secondario e un breve tratto dell'apice del picciuolo prin- 
cipale C si applica di poi nella ferita un conduttore di rame o una goc- 
cia di acqua salata che unisca le due meta e inline si stimolano le 
foglioline terminali di una delle rachidi si osserva che lo stimolo si 
comporta come se non esistesse il conduttore di raccordo. Cio prova 
che la corrente di azione, piu che la causa, e l'effetto dei fenomeni 
che hanno luogo nelPinterno della foglia e grazie ai quali si esplica 
il movimento. Cio e in accordo colle vedute del Fitting, per quanto 
sia necessario dichiarare che Tesperimento e un po' grossolano e solo 
merita di esser ricordato perche non abbiamo avuto i mezzi di stu- 
diar il fenomeio con maggior rigore e con apparecchi adatti. 

Perd stabilito che la conduzione dello stimolo e delle masse ac- 
quee avviene lungo la via dei fasci, non gia nei parenchimi (salvo le 
eccezioni a tutti note pei iavori di Pfeffer ed altri) e d'uopo che ag- 
giungi^mo che in un caso avendo sezionato, nella M. Spegazzini, il 
cuscinetto motore secondario e l'annesso apice del picciuolo principale 
un po' obliquamente siamo rusciti a ledere, come si e potuto accer- 
tarcene al microscopio, il fascio vascolare destinato ad una delle ra- 
chidi secondarie. La lesione interessava pero soltanto la porzione le- 
gnosa mentre il libro era rimasto intatto di guisa che lungo questo 
poteva aver luogo la trasmissione dello stimolo e all'oecorrenza lo spo- 



stamento dei liquidi dal picciuolo primario al secondario. Ebben 



304 



LUIGl BtJSCALIONI E GIUSEPPE &USCA*ELL0 



dopo 24 ore dall'avvenuta lesione (quando la foglia cioe era tornata 
"nelle condizioni pressoche norinali) avendo causticata la fogliolina 
terminale della rachide che aveva il fascio vascolare integro, si e 
potato rilevare che lo stimolo, dopo esser arrivato al cuscinetto mo- 
tore basale ed aver provocato 1' abbassamento del picciuolo primario, 
continuava a deterrninare I'innalzamento delle foglioline inserite nella 
rachide stata cosi graveinente Iesa. Non vi ha quindi dubbio che lo 
stimolo percorre il libro. 

A complemento di queste ricerche noteremo ancora che la lesione 
della base del cuscinetto motore secondario e dell' apice del picciuolo 
principale effettuata come sopra e stato detto merce un taglio inter- 
rachideo e parallelo all'asse del picciuolo primario, provoca un cam- 
biamento nella direzione delle rachidi secondarie il che dimostra come 
alio stato normale esistano ivi delle tenzioni antagoniste. 

Le nostre ricerche sono ora dirette a studiar 1'inflaenza degli sti- 
moli applicati direttarcente ad una delle meta del picciuolo primario 
sezionato per lungo sulla linea assile fino al punto di unione al cusci- 
netto motore principale. II metodo di ricerca che noi crediamo sia nuo- 
vo, torna quanto mai utile poiche permette di stabilire dei confronti 
rigorosamente esatti fra le due meta della foglia qualora in una semi 
rachide principale si applichi un dato reattivo rispettando invece l'altra. 
E qui giova notare che una tale lesione apparentemente assai grave riesce 
benissimo tollerata dalle foglie: non si tosto si e cicatrizzata la lesione 
le due meta delle foglie rese indipendenti, si comportano come le foglie 
normali, conservando integri i movimenti di variazione stati momentanea- 
mente soppressi dalla grave ferita. Abbiamo nei laboratori degli esem- 

Spegazzini operati da oltre un mese e le cui foglie 
dimezzate si comportano in tutto e per tutto come quelle integre; lo 
stimolo applicato all'estremita di una delle racbidi fa sollevare Tuna 
dopo l'altra tutte le foglioline in senso basipeto appartenenti alia ra- 
chide stimolata, poi percorso il semi picciuolo principale 1' eccitazione 
arriva al cuscinetto motore basale che sotto lo stimolo fa abbassare 
i due semi picciuoli: infine lungo l'altro semi picciuolo raggiunge le 
foglioline dell'altra rachide che si innalzano in senso centrifuge le 
une dopo le altre. 



Mi 



SOPRA UN NUOVO PROCF.SSO DI TECNICA ISTOLOGICA 305 



Delle ricerche eseguite non intendiamo qui occuparci, formando 
esse oggetto di un prossimo lavoro. Non possiamo per6 esimerci di ri- 
portare un esperimento che getta non poca luce sui fenomeni di mo- 
vimento e conferma le nostre vedute. Ad un eseraplare di Mimosa 
Spegazzini si e sezionato pel lungo il picciuolo principale di pareechie 
foglie fino al punto di innesto col cuscinetto inotore basale; poscia, 
non si tosto le foglie tornarono alio stato normale. si caustico col 
nitrato di argento la porzione mediana del semipicciuolo leso procu- 
rando di limitare la causticazione ad un tratto non superiore a 2 
millimetri circa. II caustico applicato direttamente alle cellule del 
parenchima centrale del picciuolo messe alio scoperto dal taglio lon- 
gitudinale non produsse per qualche istante reazione di sorta: poco 
dopo pero determino lo abbassamento del picciuolo priuiario e Tinnal- 
zamento delle foglioline. Prime a reagire furono le foglioline del semi 
picciuolo causticato, ma non si tosto lo stimolo arrivo al cuscinetto 
motore principale la reazione di moto apparve anc.e nell' altra meta 
della foglia. Trascorso un po' di tempo, dopo che la foglia aveva ripre- 
so la sua orientazione diurna, si stimol6 una delle foglioline terminali 
col fuoco: lo stimolo si trasmise a tutta quanta la foglia attraversando 
anche la parte causticata. Si ripete V esperimento per parecchi giorni 
di seguito e si pote cosi constatare che la reazione si faceva sempre 
piu tarda ed incompleta; oltre a cio le foglioline, dal lato leso, ten- 
devano ad assumere normalmente anche alia luce diurna la posizione 
notturna. Qualche giorno dopo il lato malato non riapri piu le foglio- 
line durante il giorno; si raantenne per parecchi giorni apparente- 
mente in buone condizioni, ma al fine le sue foglioline seccarono 
mentre sulla rachide opposta le foglie non presentarono alterazioni di 
sorta. Coll'iniziarsi dello stato patologico nella semifoglia causticata* 



1'applicazione dello stimolo (scottatura) alle foglioline terminali di 
questa parte non provocd piu i movimenti nella parte sana. Questi fatti 
dimostrano che per 1' azione del caustico a poco a poco si venivano 
alterando le cellule del libro e quindi si rese sempre piu difficile la 
conduzione degli stimoli attraverso la parte malata. Di qui il graduale 
affievolimento nella reazione per parte delle foglioline e dei picciuoli. 

Noi non sappiamo di che natura siano le alterazioni prodotte dal 



306 



LUIGI BUSCALIOM E GIUSEPPE MUSCATELLq 



caustico sul libro, ma e probabile che si tratti di processi di coagu- 
lazione degli albuniinoidi, pei quali processi sono andati otturandosi a 
poco a poco le vie di conduzione, ed infatti l'esame microscopico della 
parte lesa addimostrd la presenza di granuli di cloruro d'argento e di 
altri sali di questo corpo nel libro e piu particolarmente nei tubi cri- 
biformi dell'Haberlandt. All'inizio della lesione lo stimolo pote percor- 
rere forse la sua via attraverso strade collaterali (eccezionalmente 
anche attraverso il legno ?) piu tardi non piu perche troppo estesa si 
era fatta la zona trombizzata. A conferma del nostro asserto rilevia- 
mo che se la causticazione e un po' estesa la conduzione riesce su- 
bito ostacolata e si ha quindi l'immobilita fogliare — a prescindere 
ben inteso dalla reazione primordiale susseguente alia causticazione. 

Non crediamo di andar errati affermando che queste esperienze 
possano portare un po' di luce e di accordo sui risultati quanto mai 
contradditori che hanno ottenuto Haberlandt, Fitting e Mac Dougal, 
necrotizzando una porzione del picciuolo di Mimosa alio scopo di esa- 
minare se lo stimolo passi attraverso la parte morta. A nostro parere 
i risultati controversi dipendono dal fatto che gli uni hanno fatto coa- 
gulare i contenuti del libro, altri hanno prodotto delle lesioni 
natura, provocando inoltre la morte sopra tratti troppo estesi. II fred- 
do (esperimenti di Fitting) non altera infatti la conducibilita che e 



di altra 



soppressa invece col calore applicato su esteso tratto del picciuolo di 
Mimosa. 

Dai nostri esperimenti emerge intanto il fatto che la conduzione 
dello stimolo non pu6 aver luogo (normalmente o in via principalej 
attraverso i vasi del legno poiche in essi il nitrato di argento non 
provoca tali alterazioni atte a spiegare 1' arresto dei movimenti e 
tanto meno poi ne coagula il contenuto. Cosi pure non pud nemmeno 
effettuarsi attraverso il parenchima, poiche la causticazione di questo 
avrebbe immediatamente causato le lesioni e i fenomeni che si sono 
manifestati piu o meno tardivamente nei nostri esperimenti. 

Fra gli autori che studiarono i movimenti delle piante sensibili, 
occupandosi anche della struttura istologica della foglia, va segnalato 
il Borzi il quale nel suo interessante opuscolo sulla Mimosa osserva 
che nelle foglioline della M. Snenazzini vi k* „i a; d ^h-~ a«w „«;,w_ 






SOPRA UN NUOVO PROCESSO DI TECNICA ISTOLOGICA 307 



mide un serbatoio acquifero che si forma a spese degli strati media ni 
della parete profonda delle cellule epidermiche. Tali strati andrebbero 
incontro ad un processo di gelificazione, grazie al quaL finirebbero 
per liquefarsi e disfarsi lasciando cosi un ampio vuoto che si riempi- 
rebbe di una linfa chiara, omogenea, indifFerente all'azione dei reattivi. 
L'autore ritiene che si tratti di acqua la quale resta in tal guisa in- 
corpora' a, anzi incapsulata nello spessore stesso della parete cellulare, 
i cui strati interni la separano dal contenuto cellulare della stessa 
epidennide, i superficial i interni dalle cellule del parenchima verde 
sottostante. Siffatti diaframmi, afFerma il Borzi sono dotati di eccel- 
lenti proprieta osruotmhe, per cui attra verso ad essi rapidamente com- 
piesi la difFusione delle sostanze liquide. Colla plasmolisi efFettuata 
merce soluzioni saline colorate si ottiene infatti lo spostamento del dia- 
framma in armonia colle variazioni di turgore e di volume del corpo 
protoplasniatico. II volume del serbatojo acquifero varierebbe secondo 
lo stato di tensione del protoplasma, riducendosi talora la cavita a 1{3 
o 1|2 del volume del corpo protoplasmico. 

Nei genere Aeschynomene e nella Neptunia oleracea il serbatojo 
ragrgiuno-e notevoli dimensioni insinuandosi fra il mesolillo ed osta- 
colando qua e cola Y accrescimento delle cellule di questo. La cavita 
appare qui occupata da una sostanza di apparenza gelatinosa traspa- 
rente, omogenea, indifFerente ai reattivi jodici, colorabile col verde di 
metile acetico e colla crisoidina, in soluzione acquosa, in specie pre- 
vio trattamento del tessuto con allume di cromo alP 1 %. NelTacqua 
la sostanza si gonfia lentamente e diventa piu trasparente. 

II Borzi ritiene che la rapidita e la prontezza colla quale un'or- 
gano muta di posizione per tornare alia posizione primitiva dipende 
dalla densita del liquido contenuto nel serbatojo. 

Le conclusioni a cui giunge l'autore, il quale stabilisce un diretto 
rapporto tra la presenza del serbatojo acquifero e i movimenti della 
Mimosa, ci paiono tutt'altro che sicure. Tnnanzi tutto grazie alle osser- 
vazioni istituite nella Mimosa Spegazzini, come del resto sulie altre 
specie sensibilissime, si e potuto constatare che non si tratta di un 
serbatojo acquifero ma bensi di una particolare struttura della parete 
cellulare epidermica che dal lato interno e mucilagginosa. II Borzi ha 



308 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



quindi abbastanza bene descritto la struttura in questioue nelVAeschg- 
nomene e nella Neptunia, erroneamente nella Mimosa Spegazzini. Lo 
errore e per6 perdonabile pel fatto che in questa le masse mucilaggi- 
nose sono oltremodo esigue, diremo quasi rudimentali. Se pero egli 
avesse fatto uso del Rosso di Rutenio da noi impiegato per colorare, in 
base alle indicazioni del Mangin, le mucilaggini pectiche, avrebbe po- 
tato constatare che il preteso sacco acquifero assume una bellissima 
rinta xossa e si mostra eostituto da una massa abbastanza eompatta. 
La dimostrazione di tale struttura riesce evidente a condizione, ben 
inteso, che il reattivo venga usato in soluzione alcoolica ; che le sezioni 
di Mimosa siano mantenute in questo reattivo anziche nelT acqua, e 
infine che il preparato venga montato in balsamo. 

La mucillaggine in questione e oltremodo rigonfiabile nell' acqua, 
di guisa che alcune delle osservazioni sull'osmosi fatte dal Borzi hanno 
un valore un po' dubbio. 

La struttura segnalata da questo Autore nelle piante in questione 
non e propria soltanto delle specie a foglie dotate di movimenti; ba- 
stera ricordare cbe noi l'abbiamo trovato anche nei Rhaphiolepis ru- 
bra. Qui la massa mucillagginosa che si forma, come nella Mimo- 
sa, a spese della membrana profonda deirepidermide superiore, e ad- 
dirittura colossale, tanto che essa s'insinua profondamente fra il pa- 
lizzata i cui elementi percio restano brevi, quasi schiacciati. Solo ne- 
gli interstizi fra una cellula epidermica e l'altra, mancando la muci- 
laggine, essi acquistano lunghezza maggiore. Analoghe masse sono 
anche presenti neiPepidermide della faccia inferiore della foglia, ma 



sono 



Siffatte masse, al pari di quelle della Mimosa, sono oltremodo 
rigonfiabili nell'acqua, per cui le sezioni di foglie esaminate in questo 
liquido mostransi circondate da un grosso strato jaiino Iramezzato da 
setti perpendicolari air epidermide i quali non sono altro che gli 
strati piu esterni delle masse, piu resistenti al rigonfiamento. Col rosso 
di Rutenio questi setti sono le sole parti delle masse fluidificate che 
si colorino leggermente in rosso, Se pero si applica ii reattivo sciolto 
in alcool su preparati pure tenuti nello stesso liquido ailora si ha una 
intensa colorazioue delle masse che rimangono poi in sito, senza ri- 



M 



SOPRA UN NUOVO PROCESSO DI TECN1CA ISTOLOGICA 309 

gonfiarsi. Adoperando solo 1' alcool le mucilaggini in questions appa- 
iono piene di granuli. Si tratta pero in realta, di una struttura spu- 
gnosa, che fu messa in evidenza dal Longo nelle mucillaggini delle 
Opunzie. Tutte queste reazioni noi le abbiamo ottenute anche colia 
mosa studiata per confronto. Come pure si ottenne la contrazione 
delle masse sotto Pazione di soluzioni concentrate (saline e alcooliche) 
con il relativo spostamento della porzione di merabrana che li sepa- 
rano dal contenuto delle cellule epidermiche. 

Se si considera pertanto che la struttura delle Mimose e reperi- 
bile, in quanto riguarda la mucillaggine, in piante le cui foglie sono 
incapaci di moviuienti o tutt'al piu si accartocciano leggermente nelle 
ore piu calde dei mesi estivi; se si considera che Tespulsione delPac- 
qua da masse mucillagginose pud esser soltanto Y efFetto, anziche la 
causa, di variazioni osmotiche nelle cellule circostanti le quali deb- 
bono di gik essersi impoverite d'acqua prima di rictiiainarla da dette 
masse; se si considera infine che i movimenti delle Mimose avven 
gono anche quando si stimo!a il picciuolo (lo stimolo in questo caso 
va dal picciuolo alia foglia, anziche da questa a quello) : dobbiamo 
dedurne che le strutture riscontrate dal Borzi hanno piuttosto atti- 
nenza colle condizioni biologic h e sotto il cui impero vivono le Mimose 
le Neptunie, gli Asehinomeni, anziche col fenomeno dei movimento fo- 
gliare. Per lo meno si tratta di disposizioni collegate solo indirettamen- 
te con questo fenomeno. Depone a favore delle nostre vedute il fatto 
che le mucillaggini sono sviluppate nella Neptunia e nell'Aschinomene 
anzid e nelle Mimose, dove per converso, data la squisita sensibilta 
di questa pianta dovrebbero esser oltremodo abbondanti qualora fos- 
sero in intimo rapporto col movimento. Ma vi e di piu : se si aspor- 
tano le foglioline di una rachide, ad eccezione di due o tre, e poscia 
quando cioe la parte lesa si e riavuta dalla grave ferita, si stimola la 
porzione terminale della rachide i movimenti si effettuano, come nel- 
le foglie normali per cui le poche foglioline rimaste in sito si innal- 
zano e i picciuoli si abbassano. I movimenti sono e vero un po' piu 
pigri ma il rallentamento e giustificato dallo stato in cui viene a tro- 
varsi la rachide lesa. Tutto quindi parla e favore di un movimento 
di organi sensibili prodotto da dislocazione di masse liquide entro al 



310 LUIGI BUsCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



sistema liberiano e con fuoriuscita delle stesse negli spazi intercellu- 

* 

lari dei cuscinetti motori. Anche un esperimento da noi fatto con al- 
tri intenti, depone nel senso teste accennato. Se nella Mimosa Spe- 
gazzini si scalfisce uno dei cuscinetti motori secondari parallelamente 
airasse dello stesso, lungo la faccia esterna, le foglioline si chiudono 
sotto l'azione traumatica e poi si riaprono, ma, la posizionc diurna mol- 
te volte ncn viene raggiunta dalle foglioline situate sulla rachide che 
si attacca al cuscinetto leso, oppure le stesse si chiudono intempest.i- 
vamente dimostrando cosi che per causa della lesione si sono verifiea- 
ti dei disturbi nel meccanismo idrostatico. 

Abbiamo creduto opportuno di riportare alcune delle osservazioni 
che si sono fatte sulle Mimose per quanto i fenomeni messi in evi- 
denza non siano strettamente attinenti all'argomento del presente la- 
voro. II lettore ce ne concedera venia considerando che i fatti esposti 
sono fra loro intimamePte collegati integrandosi a vicenda. 



LETTERATUEA UELL'AKGOMEXTO 



Baccarini P., Sul sistema secretore della Papilionacee. Malpighia 1890. 
Bert P.j Recherches sur les mouvements de la Sensitiva, Mem. de la 

Soc. de Sc. Phys. et Mat. Bordeaux 1870. 
Biederman W n Elektrophysiol., 1902. 
Bonnier G., Recherches experimentelles sur les variations de pression 

dans la Sensitive. Rev. Gen. Bot 1892. 

Id. Sur les variations de pression du renflement moteur des 

Sensitives a l'etat normal et sous l'influenee du cloroforme. Bull. 

Soc. Bot., France 1892. 

Borzt A., Contrib. alia conoscenza dei fenom. di sensibilita n. piante. 

Natur. Siciliano 1896. 
Id. L'apparato motore della Sensitiva, Riv. di Sc. Biol. 1889, IV. 

Bose I. Ch , Electric reponse in ord. plants under mechanical stimu- 
lus. .Torn. Linn. Soc. 

Id. Response in the living and not living. London 1902. 



LETTERATURA 



311 



Brucke, Ueb. de Bewegungen d. Mimosa pudica. Miiller's Arch. f. 

viss. Mediz. 1848. 
Chauveaud, Mechanisme d. mouveinents provoques sur Herberts, C. R. 

1894. 

Cunningham D., The causes of fluctuation in turgescence in the mo- 
tor organs of leaves. Ann. Bot. Garden Calcutta, VI, 1895. 

Dop, Contribution a TEtude d. mouvements chez les vegetaux. Bull. 

Soc. Bot., Firenze 1904, 
Id., Physiol, d. mouvera. d. etamines d. Mahonia nepaJensis. Bull. 

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Dutrochet H , Observat. sur les mouvem. de la Sensitive. Paris 1824. 

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Id. Weitere Unters. z. Physiol, d. Ranken nebst einige neueren 

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Wissensch. 1904, XXXIX. 
Haake , Ueb die Ursach. d. Elektrische Strome in Pflanzen. Flora 

1892. 

Haberlandt S., Das Reizleitende Gewebesystem d. Sinnpfl. Leipzig 

1890. 

Id. Sinnesorganes im Pflanzenzeich. Leipzig*, 1890. 

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Hilburg, Ueb. Turgescenziinderuegen in d. Zellen d. Bewegungsgelenke. 

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Juel O, Einige Beobacht. an. reizbaren Staubfaden. Upsala 1906. 
Kunkal A. y Ueb. elektromotorische Wirkungen a. unverletzten Pflan. 

zentheilen. Arb. d. Bot. Inst. Wiirzburg, 1S92. 
Lepechkm. Zur Kenntn. d. Mechanisraus d. photonastichen variation- 

sbewegungen et. Beih. Bot. Centralbl. 1909. 
Linsbauer K., Ueb. Reizieitungsgechwindigkeit u. Latentzeit b. AS- 

mosa pudica. Wien, 1908. 
Longo B, Contributo alio studio degli Idioblasti muciferi delle Cactee. 

Ann. di Roma, VII. 
Mac Dougal, The mechanisme of mouvements and trasmission of im- 



312 



LETTERATURA 



pulses in Mimosa and other sensitive Pflanzen. Bot. Gaz. 1896, 



XXII. 



Montemartini L., Sulla trasmissione degli stimoli nelle foglie 



e in mo- 



do particolare nelle foglie delle Leguminose. Atti d. 1st. Bot., 
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Id. Ancora sulla trasmissione d. stimoli nelle foglie delle 

Leguminose. Atti d. 1st. Bot., Pavia 1910. 

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Pantanelli E., Studi di anat. e di fisiol. sui pulvini motori di Robinia 



Munk H. 



pseudacacia. 



Ffeffi 



Mi 



f. wissensch. Bot. 1877, IX. 

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Id. Z. Kenntnis d. Kontaktreize. Unters. a d. Bot. Institut. 

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Id. Pflanzenphysiol. 

Preuss. Die Beziehung. Zwisch. d. Anat. Bau. u. d. physiol. Function 

d. Blattstiele u. Gelenkpolster. Berlin. Inaugural dissert. 1885. 



Ricca U., Movi 



1900 



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Sperlich A. Unters. an Blattgelenken. Fischer Jena 1910. 
Tompa, Beitr. z. Pflanzenelektrizitat. Beitr. Bot. Centralbl. 1902. 

Catania, giugno 1910. 



0. JUUNERATI e T. V. ZAPPAROLI 

L' influenza dell' alternanza dell'iimidita e della siccita 

sulla gepminazione dei semi delle erbe infestanti 



Nel corso delle nostre osservazioni sulk vital ita dei semi delle 
cattive erbe nel terreno e sulla loro piu o meno spiccata lentezza a 
germinare anche nelle condizioni piu favorevoli all'evolversi dell'em- 
brione secondo le specie e secondo 1'eta del seme di una data specie 
avevamo potuto incidenlalmente verificare come frequentemente varias- 
sero la prontezza di germinazione e la percentuale di semi germinati 
m un determinate) numero di giorni, secondo che i semi si pongano 
in condizioni favorevoli per germinare subito dopo la loro apparente 
maturazione per compiuto ciclo vegetativo della pianta, o trascorso un 
certo periodo dal momento della loro abituale caduta al suo'o. 

Partendo dalla considerazione che, nelle condizioni normali, Pam- 
biente in cui si trovano i semi delle piante spontanee, va soggetto a 
costante mutabilita, non solo in linea di temperatura, ma ancora in 
linea di umidita, fummo indotti ad iniziare, nell'estate del 1909, una 
sene di indagini per determinare Pinfluenza sulla facolta germinativa 
delle sementi di una medesima specie mantenute: 

a) in sabbia costantemente umida; ' 

b) in sabbia alternativamente ora umida, ora secca per breve pe- 
riodo (15 giorni circa); 

c) in sabbia umida per breve periodo (15 giorni circa) e secca per 
lungo periodo (3 mesi circa). 

Le cifre, che sinteticamente riportiamo, riferentisi ai semi di otto 

• m # 

specie— di cui una (Arena fatua) con tre prospetti diversi— tutti del- 

Panno 1909, sono di un certo interesse dal punto di vista biologico. 

Per le sementi che piu palesano spiccato il diverso comportamento di 

fronte al variare dell'umidita deli'ambiente, presentiamo insieme alcuni 
diagrammi. 



314 



O. MUNERATI E T. V. ZAPPAROLI 



Avena fatua L. — Serai grossi del 1909 collocati in germinatoio il 14 



agosto 1909 (V. diagramrna I). 



1909 



1910 



Nascite successive per cento 



Agosto 
settembre 



ottob 



re 



novembre 
dicembre 



gennaio 
febbraio 



marzo 



aprile 

maggio. 

giugno 

luglio 

agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 
dicembre 



Totale 



Rimasti apparentemente vi- 
tali 



I 

c 
o 



c 



D 



28 
10 



1 



1 



40 



4 



Umidita alterna 



breve a Iungo 
periodo periodo 



2 
24 

9 
31 

3 



69 



4 
12 



69 



85 



L'lNFLUBNZA DKLL'ALTERNANZA DELL'l MIDITA ECC. 



315 



Avena fatua L. — Semi p crofi dell'anno 1909 collooati in germinatoio 

il 14 agosto 1909 



1909 



1910 



Nascite successive per cento 



Agosto 

settembre 
ottobre 
novembre 
dicembre 



genrmo 

febbraio 



marzo 



aprile 
maggio 

giugno 
luglio 

ngosto 

settembre 

ottobrc 

novembre 

dicembre 



To tale 



Rimasti apparentemente vi- 
tali 



c 

c 

'J 



ri 



o 






4 
4 



8 



21 



Umidita alter n a 






a breve a lungo 
periodo periodo 



7 

10 
41 

2 

14 



74 



2 



66 



6 



1 



75 



6 






316 



O. MUNERATI E T. V. ZAPpAROLl 



Aver.a fatua L. — Semi piccolissimi del 1909, collocati in gerrainatoio 

il 14 agosto 1909 (V. diagramraa II). 




1909 



1910 



Agosto 

settembre 
ottobre 
novembre 
dicembre 



gennaio 
febbraio 



marzo 



aprile 

maggio 

giugno 

luglio 

agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 



dicembre 






Total 



Rimasti apparentemente vi- 
tal] 



1 
6 



19 

1 
2 
1 



30 



4 



11 
2 



1 



18 






i/lNFLUENZA DELL'ALTERNANZA DELL'UMIDITA ECC. 



317 



SO. 



80. 



7.0 



. cjerrrjiijafi 85# 



60. 



50 



60 



30 



20 



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gem^iijah' 69^ 



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o 



«1 







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a 



en 



a 






Of 



3 
=3 



1909 



1910 



I 



Avena fatua L. — ^Semi grossi 



35. 



10. 



2b 



20 



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73 




a 

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II 



1909 



1910 

Semi piccollssimi 



318 



O. MUNERATI E T. V. ZAPPAROLI 



Vicia 


segetalis Thuill ■— Semi dell' anno 1909, 


eollocati in germinatoio 


il 


14 


agosto 1909 (V, diagrammi 


a III). 

e per 




ft 






Nascite suceessiv 


cento 






o Umidita alterna 


















.2 c a breve 
S *"* periodp 


a lungo 
periodo 

17 






1909 — Agosto 10 


11 








settembre 


2 




— 








ottobre 




~ 


— 








novembre 


— ■ 


i 


— 








dicembre 


9 


i 


9 








1910 — gennaio 


4 


13 











febbraio 


2 





- — 








marzo 





2 


4 








aprile 

maggio 

giugno 

luglio 

agosto 


1 
1 





1 






1 settembre 

















ottobre 


2 


. _ 











novembre 





1 









dicembre 


— - 





— ~- 








Totale 


31 


29 
50 


31 






Rimasti duri e vitali 


31 


55 





L'ISFLUBNZA DELL'ALTEKNANZA DELL'UMIDITA 



819 



30 



25 



ZQ. 



15... 



10 



5 








1009 
III 



1910 

Vicia segetalis Thuill. 



320 



O. MUNERATI E T. V. ZAPPAROLI 



Vicia hirta Balb.- Semi del 1909 collocati in germinatoio il 14 age 
sto 1909 (V. diagramma IV). 






1909 



1910 



Nascite successive per cento 



Agosco 

settembre 
ottobre 

novembre 

dicembre 



gennaio 
febbraio 



marzo 



aprile 

maggio 

giugno 

luglio 

agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 
dicembre 



Totale 



Rimasti duri e vitali 



c 
o 



n 

3 

c 



D 



4 

6 
6 
10 
8 
2 
1 
1 
1 



3 



2 
2 



46 



26 



Umidita alterna 



a Iungo 



a breve 
periodol periodo 



2 

1 



4 
2 



9 

6 



24 



31 



2 



15 
9 



5 
5 



36 



3 ( .« 



? 



LINFLUENZA DELL ALTERNANZA DELL'UMIDITA ECC 



321 



Capsella Bursa p^storis Mcench. Semi del 1909 collocati in germitia- 

toio il 28 agosto 1909 (V. diagrainina V), 



Nascite successive per cento 



1909 



1910 



Agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 

dicembre 



gennaio 
febbraio 



marzo 



aprile 
maggio 
giugno 
luglio 

agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 

dicembre 



i 
p 

o 
.^ a 



3 



Totale 



3 



Rimasti apparentemente vi 
tali 



Umidita altern.i 



a breve 
periodo 



a lungo 
periodo 



13 
4 

30 



27 



5 



79 



14 



:>5 



- 



77 



322 



O. MUNERATI E T. V. ZAPPAROLI 



I 



.5a 



.411.. 



.30 



.2Q 



10.. 



Q._ 




1909 
IV. 



1910 

Vicia hirta Balb. 



80. 



70. 



6.0 



50. 



40 



20 



-2Q 



10 



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a 



3 

6 




1909 



1910 



E 

u 

• mm 

1 




V 



Capsella Bursa-pastoris Moench 



L'lNFLUBNZA DELL'ALTERNANZA DELL'UMIDITA ECC. 



323 



Convolvulus 8pp»um L. — Semi del 1909 collocati in germinatoio il 14 

agosto 1909. 



Nascite successive per cento 




c 

5~ 


Umidita 


alterna 


a breve 
periodo 


a lungo 
periodo 


1909 — Agosto 


3 


11 


7 


settembre 


1 


1 


3 


ottobre 





— 





novembre 




— 




dicembre 







— 


1910 — gennaio 










febbraio 







^^^^^^^^■^™^^» 


marzo 





— 




aprile 








maggio 





— 




giugno 










luglio 





— 




agosto 










settembre 


- 1 




! ottobre 









novembre 


1 






dicembre 

Totale 


— 


12 




5 


10 


Rimasti apparentemente vi- 
tali 


45 


45 


48 J 



324 



O. MUNERATI E T. V. ZAPl'AROLI 



Galium Aparine /,. 

gosto 1909 



Semi del 1909 collocati in germinatoio il 28 a 





Nascite successive per i 


cento 






i 

c 
o 


Umidita alterna 






p 




a breve 
periodo 


a lungo 
periodo 


1909 - 


— Agosto 
settembre 
ottobre 
novembre 
dicembre 







■ — 


1910 


— gennaio 




i 






febbraio 


— ' — 








marzo 


^— 


— 


» 




aprile 

maggio 

giugno 




i 


4 




luglio 

agosto 

settembre 
ottobre 











novembre 





4 


1 




dicembre 

• Totale 












6 


5 


Rimasti 
tali 


apparentemente vi- 


74 


74 


47 



L'inflUbNZA deLl'alternanza dell'umidita 



325 



Daucus Carota L. — Semi del 1909 collocati in germinatoio il 28 ago- 

sto 1909 



1909 



1910 



Nascite successive per cento 



Agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 

dicembre 



gennaio 
febbraio 



murzo 



aprile 

maggio 

giugno 

luglio 

agosto 

settembre 

ottobre 

novembre 

dicembre 



Total 



i 

a 
c 



Umidita alterna 



a breve 
periodo periodo 



a lungo 



e 



Rimasti apparentemente vi- 
tali 



9 
3 



1 



13 



12 

13 
6 



4 



29 



64 



4 



58 



62 



326 



O. MUNERATI B T. V. ZAPPAROLI 






Myagrum perfoliatum L— Semi del 1909 collocati in germinatoio il 28 

Hgosto 1909 



1909 



1910 






Xascite successive per cento 



Agosto 
settembre 



ottob 



re 



novembre 
dicembre 



gennaio 
febbraio 



marzo 



aprile 
maggio 

• giugno 
luglio 
agosto 
settembre 



ottob 



re 



novembre 



dicembre 



Total 



e 



Rimasti apparentemente vi- 
tal! 



c 
o 



-r3 



C 



D 



Umidita alterna 



a breve I a lungo 
periodo periodo 



1 



I 



2 






74 



5 

8 
1 



5 



3 



22 



74 



2 



35 

3 



40 



58 



L'INFLUBNZA dell'alternanza dbll'ukiditA ecc. 327 



CONCLUSION! 



Uno sguardo alle cifre dei prospetti, e, piu ancora, ai diagrarami 
delle specie piu tipiche, dimostra come i semi delle piante spontanea, 
di fronte alia alternanza di umidita e siccita delTambiente, si com- 
portino in modo molto diverso. 

I. Per alcune specie, la percentuale di semi germinati in un de- 
terminato periodo di tempo e pressappoco la medesima qualunque sia 
la variazione dell'umidita (Vicia segetalis, Vicia hirta, Convolvulus 
sepium, Galium Aparine, ecc): i semi di questa categoria o gerrainano 
sollecitamente, o germinano con notevole lentezza, ma sempre con me- 
tro uniforme. 

II. Per altre specie (Avena fatua, Daucus carota, Myagrum per- 
foliatum, Capsella hursapashris, ecc), con Palternanza della siccita e 
della umidita, le sementi acquistano una pfontezza germinativa che 
non si palesa se le sementi del medesimo lotto si mantengono in am- 
biente costantemente umido. 

III. Alcuni semi hanno cosi spinto l'attribnto della sensibilita alle va- 
riazioni del grado di umidita dell'ambiente, da non germinare cbe in 



percentuale bassissima in ambiente ad umidita permanente, (1) e 



in percentuale elevatissima in ambiente alternativamente umido e 
seccor cosi i semi piccoli dell' Avena fatua germinano nel periodo di 
un anno in proporzione delPotto-dieci per cento in sabbia umida, in 
proporzione del 75-80 per cento in sabbia or umida or secca; i semi 
di Capsella bursapastoris, di Rumex crispus (e di qualche altra specie 
che non figura nell'attuale memoria) non germinano affatto, pur man- 
tenendosi generalmente a lungo vitali, in ambiente umido, raentre ger- 
minano rapidissimamente non appena il grado di umidita vada a ri- 
dursi o Pumidita si alterni col secco. Le condizioni normalmente piu 
favorevoli ad una pronta germinazione ostacolano dunque talvolta l'e- 
voluz'one dell'embrione. 



(1) Tale comportamento e particolarmente proprio delle semeir : poste a ger- 
minare non appena maturatesi sulla pianta. 



£28 O. MUNERATI E T. V. ZAPPAROLI 



Servendosi pertanto dei comuni niezzi di laboratorio si possono 
trarre qualche volta illazioni tutt'affatto falsanti i rapporti tra orga- 
nismi e ambiente nelle condizioni normali. 

Codeste osservazioni offrono lume per orientare verso uno studio 

* 

del comportaniento, scostantesi sino al paradosso dalle condizioni nor- 
mali, di aleune specie infeste. Piu volte accade di osservare una re- 
pentina e diffusa inrasione di una determinata specie da lunghissimo 
tempo non apparsa, o perpetuantesi con un numero di individui pra- 
ticamente trascurabile. « Le condizioni deirambiente hanno favorito il 

improvviso sviluppo » c» si aecontenta comunemente di dire. Ma 
qual genere di condizioni? Quante volte, prima d'allora, gli stessi se- 
mi non saranno stati dalParatro cacciati in profondo e quante volte 
riportati in superficie senza germinare ? (1) 

II problema e troppo interessante perche non si debba tentare di 
impostarlo e, possibilmente, di affrontarlo. 



suo 



Dal luglio del 1910 abbiamo iu corso una nuova seriedi indagini su 34 spe- ' 
cie spontanee piu o meuo infeste, su cui potemmo gii raggruppare osservazioni 
delle quali ci occuperemo in una prossima nota. 



(I) Talvolta vedemmo che basta un capovolgimento o ua semplice sposta- 
mento di un seme, trovantesi inerte da lungo tempo in germinatoio, per scuo- 
terlo e provocarne la nascita. 



GUIDO PAOLI 



NDOYI LABOULBENIOMICETI PARASSITI DI ACARI (,) 



Fra le diverse centinaia di funghi delFordine delle Laboulbeniales 
elencate, descritte e figurate dal Thaxter nei due classici volurai (2) 
e altrove da altri autori, figurano solo tre specie che siano parassite 
di Ac; ri ed esse sono state trovate dal chiarissimo Prof. Antonio Ber- 
lese nei suoi continui studi su questi piccoli Artropodi La prima fu 
descritta dal fratello di lui Augusto Napoleone nei 1889 e chiamata 
Laboulbenia armillaris Berl (3)? le altre due, coi nonii Rhacomyces 
berlesiana e Laboulbenia napoleonis, furon descritte dal Baccarini nei 

1904 (4). 

Ora io ho la fortuna di far conoscere altre nuove forme, anch'esse 
ritrovate da Antonio Berlese e da questo benevolmente affidatemi per 

lo studio. 

Le tre specie gia descritte e le sei di cui fra breve parlero, sono 

tutte parassite di Acari della famiglia dei Gamasidi; in quanto alia 
distribuzione geografica, se si eccettua la Laboulbenia napoleonis Bacc. 
di Luxemburg e il raio Dimeromyces falcatus della Toscana, si nota 



(1) Questa nota h stata gih pubblicata nei « Redia » periodico di Entomo- 

logia, Vol. VII, fasc. 2, Firenze 1911. 

(2) Thaxter Roland, Contribution totvard a Monograph of the Labou'beniaceae 

< Memoirs of the American Acad, of Arts and Sciences ». Vol. XII, n. Ill, Cam-, 
brige (Mass.) 1896 — Id. id. — Contribution etc. Part II, Ibidem, Vol. XIII, nu- 
mero III, 1908. 

(3) Berlese A. N., Rivista deUe Laboulbeniaceae e descrizhne di una nuova 
specie di questa famiglia, « Malpighia », Anno III, Genova 1889. 

(4) Baccarini P., Noterelle micofogiche. Appendice al « Nuovo Giornale bota 
nico italiano », n. s. Vol. XI, Firenze, 1904. 






380 



GUIDO PAOLl 



che sono tutte forme delle regioni tropicali o subtropicali, come del 
resto la maggior parte dei funghi appartenenti a questa singolare fa- 
raiglia. 

II Berlese mi ha fatto rilevare il caso occorsogli di frequente di 
insetti affini viventi in svariate regioni della Terra e che ospitano A- 
eari altrettanto affini tra loro, cosicehe mentre si corrispondono le forme 
ospiti, si corrispondono anche i parassiti; nella serie di Dimeromyces, 
che illustro. tale osservazione puo estendersi anche al fungo parassita 
degli Acari, come si vede dal presente specchieUo. 



Regione 



Insetto 



Acaro parassiti 



Fungo parassita 
dell'Acaro 



Giava Dorcus bucephalus 



Canestrinia spectanda Dimeromyces mucro- 



natus 



Giava Dorcus saiga 



Canestrinia microdisca Dimeromyces mucro- 



natus 



Africa Scarabaeus centaurus 
Italia Pentodon punctatus 



Canestrinia neglecta Dimeromyces muticus 
Canestrinia dorcicola Dimeromyces falcatus 
var. pentodontis 

Anche per la serie delle RicTcia si verifica che gli acari ospiti 
sono tntti tra loro molto affini, ma questi non sono veri parassiti di 
insetti come le Canestrinia. 



Gen, Rickia Cav. 

Questo genere fondato dal Cavara (1) per una specie trovata dal 
Wasmann sulla Myrmica laevinodis a Linz sul Reno, comprendeva 
fino ad ora solo la specie tipica; i caratteri generici dati dalT Autore 



sono : 



Gen. Rickia. Receptaculum stipitatum, clavatum, asimetricum, pa- 
renchymatico-contextum y duobus appendicum later alium seriebus consti- 
tutum; antheridia simplicia, monocellularia y supra appendices inserta, 
db hisque annul o scleroso discreta; antherozoidia endogena; perithecia 
singula vel raro bina later aliter inserta, sessilia, trichogyno simplici 



(1) Cavara F., Di una nuova Laboulbeniacea> Rickia Wasmanni nov. gen. e 
nov. spec, € Malpighia », Anno XIII, Vol. XIII, Genova, 1899. 



NUOTI LABOULBENIOMICETI PARASSITI DI ACARI 331 



praedita; cellulae ascogenae tres vel plures f asci maturi non visi; spo- 
rae septa tae. 

A questo genere sono riferibili tre delle specie che illustro, ed an- 
che quella gia descritta dal Baccarini come Rhacomyces berlesiana, per 
quanto questa per alcuni caratteri si differenzi un poco dalle altre 
specie di questo genere, come si notera a suo luogo. 

Rickia javanica n. sp. 

(Tav. V Fig. 1, 2) 

Receptaculum fere aeque longum ac latum, stipite paullo longius; 
series media ex 7 circiter cellulis constituta, totidemque laterales\ harum 
quaeque cellula duas vel plerumque Ires per septa obliqua gignit cel- 
lulas quae ad cellulae matris latus permanent, nee in seriem disponun- 
tur; e cellulis filiis quaeque antheridium unum gent anulo scleroso di- 
scretum vel rarius sterilem appendicem anthendii aborlivi instar; an- 
theridia plura (ad 15), venticosa, collo at ventre aeque longo, peri- 
thecium quam dimidiata receptaculi longitudo vix brevius trichogyno 
sat longo aucto, ad basim anulo scleroso discreto. 

Receptaculi longitudo sine stipite J/ 65 

» latitudo sine antheridiis > 47 



17-18 



Antheridii longitudo . . . » 

Perithecii longitudo sine trichogyno > 34 

Hab. super Acarum Gamasidem Pachylaelaps (Onchodellus) spe- 
ctabilis in insula Java. 

II corpo fruttifero e soscenuto da un peduncolo formato di una 
sola cellula stipitale assai allungata; esso e di forma ellittica, quasi 
circolare, poco piu lungo che largo; la fila mediana e di sette o otto 
cellule e cosi quelle dei lati; ognuna delle cellule delle file laterali da 
origine a due o tre cellule madri degli anteridi; que^te cellule sono 
molto piu piccole delle altre e restano di fianco alle cellule che le 
hanno generate, facendo apparire il ricettacolo quasi formato di cin- 
que file di cellule. In corrispondenza di ognuna di queste piccole cel- 
lule si trova un disco o anello bruno su cui si impiantano gli anteridi; 
questi pero non sono tutti sviluppati, ma alcuni qua e la restano a- 
bortivi e costituiscono delle appendici sterili sottil, allungate, unicel- 






88$ 



fcuibo PAOti 



lulari. Gli anteridi sono assai numerosi (14 o 15) e fatti a forma di 
bottiglia; Pingrossamento ventrale e piii largo in alto che alia base e 
il collo allungato e sottile e lango circa quanto il centre medesimo. 

11 peritecio e tntt ) compreso nel ricettacolo; la sua lunghezza e 
di poco rainore della meta di questo. 

II tricogino e molto sviluppato; nell'esemplare disegnato era lungo 
circa la meta del peritecio per quanto non sembrasse intiero; alPapice 
si mostrava sormontat > da una massa irregolare di asp tto gelatinoso 
dovuta forse alia gelilicazione del tricogino stesso. Alia base il trico- 
gino e leggermente rhtretto e congiunto col peritecio per mezzo di un 
anello nero, indurito, * imile a quello che sta sotto ogni anteridio. 

Ho veduto alcuni esemplari di questa Ricka su Pachylaelaps ?pe- 
ctabilis Berl. provenie ite da Giava; solo uno ho potuto distaccare dal- 
l'Acaro ed esaminare accuratamente : FAcaro stesso poi ne aveva al- 
cuni altri che non ho potuto vedere a forte ingrandimento senza dan- 
neggiare Tospite, il qaale presentava in vnrie parti del corpo dei punti 

neri, residuo della poi zione basale dello stipite di altri esemplari del 
fungo. 

Rickia coleopterophagi n. sp. 

(T*v. V Fig. 3) 

Receptaculum hem asymmetricum, longius quam latius, stipite brevi; 

series media ex 10 vel pluribus ceUulis constiiu'o; ordinum lateralium 

quaeque cellula altera i gignit, quae ad eius latus permanet et sterrlem 

appendiem aut anthtridium gerit, anu?o se/eroso d'screto; appendices 

steriles plures {ad 20) sphaencae vel ovoideae pallide infuscatae; an- 

theridium unum ad Ictus perithecii insitum, solita forma; perithecium 

receptaculi parti dimidiae subaequale, trlchogyno brevi aucto, anulo 
scleroso destitute 

Beceptaculi lonj itudo (sine stipite) jx 88 

> latitudo (sine appendicibus) » 58 



30 



Stipitis longitudo 

Antheridii longitudo. 

Perithecii longitudo (sine trichogyno) » 51 



» 15-16 



Habitat 
India . 



\ 



/ 



/ 






NUOVI LABOULBENIOMICETI PARASS1T1 DI ACARI 833 



Specie piu grande della precedente e da questa ben diversa. II 
corpo fruttifero e grande, ellittico, sorretto da bi eve peduncolo. Le cel- 
lule della fila mediana, sono circa undici; assai piu numerose quelle 
della fila esterna di un lato, molto meno quelle dell'altro. Ognuna di 
queste cellule da origine per divisione a una cellula madre di un an- 
teridio o di un'appendice sterile; tali cellule m idri restano incuneate 
fra le laterali in maniera del tutto caratteristica. Le appendici sterili, 
la cui omologia cogli anteridi e evidente, sono molte, di forma sferica 
o ovoidea, a membrana grossa, leggermente infuscata sostenute da un 
anello bruno. L'anteridio e uno solo, a forma ii bottiglia con collo 
piuttosto breve, e anello bruno alia base, situa f o . presso al peritecio 
inferiormente a questo; il per tecio e assai grande, e raggiunge in lun- 
ghezza la ineta circa del peritecio; il tricogino e molto breve e ha il 
solito anello bruno alia base. Gli ascui e le spDre non erano ancora 
bene maturi e non ho potuto chiaramente distinguerli. 

Un solo esemplare ben conservato potei st? ccare da un individuo 
di Coleopterophayus procerus Berl. il quale presentava le punte nere, 
residuo di altri fuughi; quest'acaro si trovava su Oryctes rhinoceros 
proveniente dall'India. 

? Rickia minuta n. sp. 

(Tav. V Fig. 4) 

Reieplaculum nanus, bene asymmetricum, 'ongius quam latius, sti- 
pite quarti receptaculum breviore; series media i x 6 circiter cellulis con~ 
stituta; ordinum lateralium quoeque cellula alt< ram gignit quae ad e*us 
latus permanei et antheridium vel appendicem t ent; antheridium unum 
prope perithecium insitum; appendices steriles 1 oa multae (10-11) sub- 
sphaericae vel obouatae, anulo scleroso discretae* perithecium receptaculi 
dimidiatae parti subaequale. trichogyno aucto, znulo scleroso ad basim 

ornato. 

Receptaculi longitudo (sine stipite) [* 50 






» latitudo (sine appendicibus) » 30 



Stipitis longitudo 



» 39 



Perithecii longitudo (sine trichogyno) , . * 20 



Hab 



884 



GUIDO PAOU 



(America Sept.) et Pacbilaelaps (Megalaelaps) athleticus Berl. in Ame- 
rica meridion ale; forsan etiam super Megalolaelaps birtus Berl. in Brazi 



... „„£,„. ^. J -^ v. i v.«,^*i«po uuvug JLJK/I «.. ft* XJi.'a.lJl 

et Equador (Amer. mer.) 

Esito a pubblicare questa specie, che ho potuto osservare soltanto 
in esemplare non ancora bene maturo, e non l'avrei resa nota, se non 
fosse cLe l'ho riscontrata su diversi compioni di tre specie di acari 
di varie provenionze, ma tutti amerieani; trattandosi di acari nuovi 
e rari della collezione Berlese, non ho potuto guastarli per ren- 
dere bene evidente il fungo e per poterlo esaminare con un conve- 



Questa 



ve- 



dere e descrivere alcuni particolari. mentre la specie era generalmente 
identificabile anche a piu debole ingrandimento. 

E dunque queata Eickia assai piu piccola delle due preeedenti; 
ha ricettacolo ovale e stipite in proporzione lunghetto; la iila mediana 
e formata di circa 6 cellule; le laterali producono per divisione le cel- 
lule madri delle appendici sterili o degli anteridi; l'anteridio e unico 
e situato presso il peritecio come nella R. coleopterophagi; le appendici 
sterili sono sei o sette sul lato piu lungo, due o tre su quello piu breve, 
tutte con anello bruno alia base; sono tondeggianti o sferiche, ma spesso 
deformate e colla membrana raggrinzita. II peritecio e lungo un po' 

nieno che la meta del ricettacolo ed ha un breve tricogino sorretto da 
anello bruno. 

Per molti caratteri potrebbe ritenerai questa spece come uno stadio 
immaturo della R. coleopterophagi, ma la mole minore dei diversi in- 
dividui che ho esaminati e la costanza dei carattari indicati, mi spin- 
gono a considerla addirittura come specie a parte. 

Rickia berlesiana (Bacc.) Paoli. 

(Tav. V Fig. 5) 

Rhacomyces berlesiana Baccarini 1903. Noterelle micologiche « Nuovo Giornale 

botanico italiano ». n. s. Vol. XI, Firenze. 

Receptaculum longe clavatum, subsymmetricum, stipite brevi (?) 
series media ex 30 drciter cellulis nigris constiiuta, ex quibus 3 vel 
4 apicales subhyalinae sunt; series tota fusiformis est et saepta inter- 
cellular superpositas magis etiam colore obscurata sunt; cellulae ordi- 






NUOVI LABOULBENIOMICETI PARASSITI DI ACARI 335 



num later alium praecipue superiores singula* producunt cellulas, quae 
append ces gerunt anulo scleroso longiore quam latiore discretas; appen- 
dices st er des vix elongatae, unicellular e$ } membrana flaccida-, antheridium 
unum (in exempl. adhuc immaturum ?); penthecium bast infuscatum, 
apice pallidius, circiter tertiam partem longitudinis receptaculi aequans; 
trichogyno nullo (an caducof). 

Receptaculi longitudo plus quam {*• 170 



» latitudo 

Perithecii longitudo 



» 



» 



35 
62 



Habitat super acaros Gamasides Fedrizia grossipes Berl. et Fedrizia 

gloriosa BerL in Australia. 

Questa specie non e nuova; fu descritta nel 1903 dal Baecarini 
che l'ascrisse al gen. Rhacomyces; si trattava di nuova specie di acaro 
raro che non t oie guastare per mettere in evidenza il fungo; cosi lo 
sua descrizione non fu completa come era desiderabile. Io ho veduto 
appunto l'esemplare del Baecarini nella collezione Berlese ad un tltro 
comunicatouii dal Berlese stesso, e che ho pututo preparar convenien- 
temente, per quanto non completo. Per quel che ho potato vedere i 
due esemplari appartengono alia stessa specie, di cui do pertanto la 
diagnosi e la figura piu completa che fosse possibile. 

11 ricettacolo e lungo, clavato, sorretto da peduncolo brevissimo; e 
formato da tre tile di cellule ben distinte; la mediana e selerificata, e 
le cellule Lanno la parete molto bruna, ma ancor piu oscuri sono i setti 
fra le cellule sovrapposte. Lie cellule delle file laterali non producono 
tutte quante delle cellule figke, ma quelle della base restano in mag- 
gioranza indivise, menlre quelle piu prossime all'apice si dividono ori- 
ginando una piccola cellula figlia la quale porta un'appendice sterile; 
queste appendici hanno membrana flaccida, grinzosa, e son sorrette da 
un anello indurito di forma obeonica, piu lungo che largo. L'anteridio 
non T ho visto realinente, ma presso al peritecio si trova un processo 
che io ritengo sia appunto Tapparato maschile o non ancora bene svi • 

luppato, ovvero degenerato. 

II peritecio e grande, la sua membrana e in gran parte imbrunita 
specialmente nella porzione basale; il tricogino manca nell'esempl-ire 
veduto, ma forse e caduto* le spore sono settate. 






836 



GUIDO PAOLI 



Come si rileva, questa specie presenta alcune differenze colle Rickia 
sopradescritte e con quella del Gavara; non solo per la forma assai al- 
lungatadel ricettacolo, ma sopratutto per le cellule sclerificate della fila 
mediana; qualora si trovassero altre specie con tale carattere, mi sembra 
che potrebbero riunirsi in un genere a parte che potrebbe chiamarsi 
Sclerorickia\ ma per ora non credo opporturno fare tal separazione. 

Gen. Dimoromyces Thaxter. 

Si possono riferire a questo genere tre specie, le quali pero per 
la semplicita loro si differenziano un po ; dalle altre descritte nelPopera 
citata del Thaxter; infatti in queste gl'individui sono dioici e formati 
da una serie di cellule sovrapposte che prodacono lateralmente appen- 
dici sterili e anteridi o periteci in serie semplice. Nelle varie specie 
descritte dal citato Autore le appendici e i periteci o gli anteridi so- 
no parecchi e il ricettacolo e formato di un numero variabile, ma co- 
spicuo di cellule. 

Nelle 3 orme che descrivo si ha invece una grande uniformita e 
semplicita di struttura; l'individuo femminile e formato da uno stipite 
unicellulare, da una cellule che porta un'appendice sterile (inferiore), 
e da una che porta il peritecio e un'altra appendice sterile (superiore) 
ogni appendice e sorretta da una cellula basale propria. Al piede di 
quasi tutti gli individui femminili si trova un individuo maschile pic- 
colissimo e semplicissimo, i cui particolari, di struttura non ho potuto 
non esattezza vedere. 

Le specie che descrivo sono del resto ben chiare e precisate da ca- 



ratteri evidenti. 



Dimeromyce8 mucronatus n. sp. 

(Tav. V Fig. 6, 7) 

dimorphae, non erumpentes neque diffiuentes; inft 



nigerri 



supern 



tholiformem subclavata, inft 



duco vel nullo (?) circum trichogyni cicatricem vix obscuratum, mucrone 

» ^» m • 



erecto, conico, ornato. 



NUOVI LABOULBENIOMICETI PARASS1TI DI ACAR1 337 



fteceptaculi longitudo usque ad basim perithecii , . (X 85 
Perithecii longitudo sine mucrone ...... 



latitudo 



80 

35 



Appendicis inferioris longitudo, sine cell, basali. . . > 96-100 
> superioris longitudo, fine cell, basali. . . » 88-96 

Habitat super Acarum Gamasidem Canestrinia spectanda Bert, pa- 
rasiturn super Dorcus bucephalus <n insula Java. 

L'apparato vegetativo di questo fungillo consta di una cellula ba- 
sale allungata, inunita all' estremita inferiore della solita punta nera 
mediante la quale si attacca al corpo delPacaro. Sopra tale cellula se 
ne trovano due sovrapposte piu larghe che alte; dalla piii bassa si ori- 
gina T appendice sterile inferiore impiantata su una cellula molto al- 
lungata e a lume assai ristr tto; l'appendice poi risulta foruiata di un 
certo nuniero di cellule sovrapposte, difficilmente vit-ibili perche la pa- 
rete e fortemente colorata in bruno intenso, e solo 1'apice e piu pallido; 
e presso a poco eilindrica, un po' cunata in fuori, lunga circa 100 [/.. 
nella seconda cellula del ricettacolo si impianta lateralinente il peri- 
tecio, e sopra la medesima l'appendice sterile superiore colla sua gran- 
de cellula basale, II peritecio e grande, leggerrnente infuscato verso 
l'apice, ma piii intorno alia cicatrice del tneo^ino; all'estremita supe- 
riore reca di lato un mucrone intensamente colorito in bruno, coir a- 
pice un po' piu pallido; tale mucrone e diritto, leggerrnente conico, 
lungo 14-15 [L. Le spore sono fusiforini settate, incolore, lungbe circa 

25 p.. 

L'appendice sterile superiore ha una cellula basale molto grande, 
piu lunga che larga, a forma di cupola; essa poi e clavata formata di 
una fila di cellule sovrapposte; la parte inferiore e di color bruno mol- 
to intenso, e va divenendo sempre piu pallida verso 1'apiee, ma e per- 
corsa dy strie longitudinali piu scure; le cellule che la costituiscono 
non sono tutte eguali; quelle inferiori sono assai piu lunghe, che lar- 
ghe, le superiori hanno invece il diametro trasverso maggiore e quella 
apicale pu6 dirsi addirittura lenticolare. 

Gli individui maschili sono molto piccoli, sorgenti ognuno alia ba- 
se di un individuo femminile; hanno una struttura simile a questi, ma 
io non ne ho potuto vedere alcuno maturo. Quello disegnato nella tig # 












338 



GUIDO PAOLI 



6 c a tav. V per quanto non completamente sviluppato, da idea della 
semplicita e piccolezza di questi individui. 

Dimeromyces falcatus n. sp. 



(Tav. V, Fig. 8, 9, 9 bis) 



Appendices similes, clavatae, 



ft 



lula basali parva, brevissma; superior cellula b a sail majore, apice mu- 
crone parvo ornato. Perithecium appendicbus brevius, prope cicatri ulani 
trichogyni infuscatum, superius mucrone grand/, falcato, nigro, apice 
pallidtore aucto. 

Receptaculi longitudo u*que ad basim perithecii . . (X 50-51 



longitudo sine mucrone 



43-46 
17-19 



Perithecii latitudo » 

Appendicis inferioris longitudo sine cellula basali . . > 80-94 

> superioris longitudo sine cellula basali . . > 53-60 

Habitat super Acarum Gamasidem Canestrinia dorcicola Berl. vac, 
pentodontis Bed. parasitum super Pentodon punctatus ad « Sjn Vin- 
cenzo » prope Pisas in Italia. 

Questa specie e di mole minore che la preeedente e ben catteriz- 
zata dall' appendice falcata che si trova all' estremita del peritecio. 

II corpo fruttifero degli individui femminili consta delle solite tre 
cellule; le basali delle appendici sterili sono molto piccole e brevi; 
queste sono simili fra loro nella struttura, ma la inferiore e piu lun- 
ga; ognuna consta di una porzione cilindrica formata di cinque-sette 
cellule a parete di color castagno scuro e di una capitazione, pallida 
o addirittura incolora composta di due o tre cellule appiattite, a pa- 
rete molto grossa; all'estremita, si trova spesso un breve mucro e in- 
coloro. II peritecio e piuttos^o piccolo in confronto delle altre specie 
e incoloro nella meta inferiore, infuscato nella superiore e maogior- 
mente presso Tapice; e sormontato da un grande mucrone, il quale 
nasce di fianco all' estremita superiore, ed e incurvato e intensamente 
colorato in bruno ad eccezione deirapice. 

Gl'individui maschili sono piccolissimi, lunghi 40-45 (/.. colle ap- 
pendici, e stanno ognuno al piede di un individuo femmineo; la loro 

StrUttUra non mi e StatO dflt.n rH «Joro nnn r» V> i a r*w7 u 



I 



NUOVI LABOULBENIOMICETI PARASSITI DI ACARI 389 



II Berlese trovo su Pentodon punctatus a San Vincenzo in Provin- 
cia di Pisa, diversi esemplari di Canestrina dor icola var. pentodontis 
recanti piu o meno numerosi di questi fungilli. 



Dimeromyces muticus n, sp 

(Tav. V, F g. 10} 



Appendices simi'es, clavatae 7 celluUs inferioribus nigris, elongatis, 

caeteris fere isodiametricis, pallidioribus, apice emmpentes (vel di/fluen- 
tes ?); appendix inferior longior, celluta basalt brevi; superior ceHula 
basali parva, Perithecmm magnum appendicibus longius vel subaequale 

parte superiore infuscato, apice cellulis labial ibus reflexis, trichogyno 
nullo vel caduco. 



Receptaculi lorgitudo usque ad ba.-im perithecii 
Perithecii loogitudo , 



latitudo 



Appendicis inferioris longitudo sinn cellula basali 
» BUperfons loDgi.udo sine cellula basali 



p. 58-60 

» 80 
» 28 

» 80 

» 44 



HabUat super Acarum Gamasidem Canestrinia neglecta Berl. pa- 
rasitvm super Scarabaens centauru9 in Afri a. 

Caratteri precipui di questa specie sono: il peritecio privo di mu- 

crone apicale, e la forma e P aspetto singolare delle appendici sterili. 

Del resto i caratteri del corpo fruttifero sono molto simili a quelli 

descritti per le due specie precedent!/ la cellula costituente Jo stipite 
e assai lunga; le altre due sono al contrario assai piccole. Le cellule 
basali delle appendici sterili sono pure piuttosto piccole; le appendici 
poi hanno uguale struttura, cioe ognuna e formata di una porzione ba- 
sale cilindrica, di due cellule allungate a parete intensamente colorita 
in bruno; e di una porzione piu grossa, pure cilindrica di diverse cel- 
lule sovrapposte, a parete grossa, ma appena colorata; alPapice le due 
appendici appaiono erompenti o diffluenti. 

11 peritecio e grande assai, leggermente infuscato nella porzione 
superiore e colle cellule labiali reflesse; manca di qualsiasi mucrone, 
e neppure si distingue la cicatrice del tricogino. 

Gli individui maschili si trovano ognuno al piede degli individui 






340 



GUIDO PAOLI 



\ 



per tecigeri e sono, come nelle altre due specie, raolto piccoli; e nep- 
pure di questi ho potuto vedere con chiarezza la struttura. 

Alcuni esemplari di questa specie vidi su Canestrmia nrglecta acaro 
parassita di uuo Scarubaeus ce taurus proven iente delTAfrica e con- 
servato nella collezione Berlese. 



TABULAE V ESPLICATIO 



Fig. 



» 



» 



» 



» 



» 



1 Rickia javanica 



2 
3 
4 
5 



antheridia magis amplificata 



coleopterophagi 

minuta 

berlesiana 



6 Dimeromyees- mucronatus 

7 

8 — falcatus 



9, 9 bis - 
10 



muticus 



perithecii pars apicalis 



perithecii pars apicalis 









PROF. G. E. MATTKI 



Osserazioni biologiche sopra alcune Cactacee 



II Delpino, nella sua magistrale opera sui nettarii estranuzia- 

li (1), segnala appena tre Cactacee provviste di tali nettarii; che ne 
conoscesse cosi poche di mirmecofile si comprende bene, considerando 
die egli fece le sue osservazioni a Bologna, ove scarso e il numero 
di Cactacee coltivate, ed in esemplari troppo meschini per manifestare 
una apprezzabile secrezione mellea. 

Tuttavia egli vide i principali tipi di nettarii estranuziali attuati 
nelle Cact tcee, cioe in un ( ereus squame con pulvini secernenti, in al- 

i 

tro Cereus tiori con lacinie sepaline secernenti. ed infine in una Rhip- 

salis spine ascellari metamorfizzate in nettarii estranuziali. Dopo il 
Delpino, a quanto mi consta, solo il Ganong (2) ha rilevato Peaistenza 
di nettarii estranuziali nelle Cactacee, e precisamente in alcune spe- 
cie di OfuniOj presentanti nettarii omologhi a quelli descritti in Rhip- 
salis. 

So poi che a Napoli, un laureando, il Signor Barile, segnalo nella 
sua tesi di laurea, Tesistenza di nettarii estranuziali in parecchie al- 
tre specie di Cactacee, ma non mi consta abbia pubblicato alcuna 
nota in proposito. 

Qui a Palermo per6, ove si coltivano numerose Cactacee, in esem- 
plari veramente giganteschi, rilevai che quasi ogni specie presenta 
nettarii estraruziali piu o meno evoluti, piu o meno secernenti, ma 
sempre visitati da formiche : si pud dire senza esagerazione , che 



Memorie 



1886 



(2) Ganong W. Fr., Beitrage zur Kenntniss der Morphologie und Biologie 
Cacteen. In Flora oder allg. Bot. Zeitung. 1894. 









342 



G E MATTEI 



quasi la meta delle Cactacee qui coltivate ne e provvista. Cid 
desta sorpresa, se si considera che le Cactacee sono fornite di 
valide spine, costituenti una efficacie difesa contro gli animali erbi- 
vori, contro i quali principalmente e diretta anche Pazione dei net- 
tarii estranuziali: tuttavia mi pare di aver osservato un certo antago- 
nismo, anche neile stesse Cactacee, fra lo svihippo delle spine e quello 
dei nettarii estranuziali: le specie meglio provviste di spine, come il 



Ma 



nella 



stessa specie, le parti giovani, come i rami giovani, i bottoni florali, 
etc., poco difesi dalle spine, presentano nettarii estranuziali , mentre 
ogni secrezione e cessata nelle parti adulte, g'a bene difese dalle spi- 
ne. Si pud quindi ritenere che, anche nelle Cactacee, queste due fun- 
zioni procedano di pari passo, sostituendosi Puna all'altra, contro i me- 
desimi nemici. Credo inutile dare Telenco di tutte le Cactacee in cui 
ho osservato nettarii estranuziali, trattandosi di un numero abbastanza 
rilevante di specie, e presentandosi essi con grande uniformita. Faccio 
pero eccezione per tre sole specie, che hanno una certa importanza. 

La prima e VOpuntia Ficuslndica, e la menziono, per il fatto, 
che mi sorprende come niuno 1'abbia segnalata per mirmecofila, men- 
tre trovasi tanto abbondantemente coltivata ed inselvatichita in tutta 
la regione mediterranea. 

Io pure l'aveva molte volte osservata senza mai accorgermi che 
presentasse alcuna secrezione mellea: quando quest'anno, in un pome- 
riggio primaverile, alia Villa Favorita presso Palermo, fui sorpreso di 
vedere numerose piccole formiche salire e scendere per le piante di 
OpunHa : dapprima credetti che ci6 dipendesse da qualche colonia di 
afidi, da cui fossero invase le piante stesse, ma bene osservando mi 
accoi-si che si fermavano sulle racchette piu giovani, lambendo in pros- 
simita dei cuscinetti ascellari : allora mi fu facile scorgere, guardando 
contro luce, in molte di dette regioni, una piccola goccia densa e 
sferica. Non feci ricerche in proposito, ma, avendo dappoi conosciuto 

J, ritengo si tratti di nettarii metamorfici, come 
quelli da tale autore descritti per altre specie di Opuntia. 

Dopo ci6 non resta alcun dubbio che anche VOpuntia Ficus-Indica 



Ganon 



specie 



difesa for- 



OSSERVAZIONI BIOLOGICHE SO^RA ALCUNE CACTACEE 343 



micaria sia limitata agli articoli piu giovani, e probabilmente sia di 
brevissima durata. 

Cito un'altra specie, per la grande esaltazione che in essa ha as- 
sunto la funzione mirmecofila. E una specie coltivata nell'Orto Bota- 
nico di Palermo, con il nome di Pihcereus enphorb oides, RuMPL. 
(Font. Hand 1 . II, 658) e come tale citata anche dal Riccobono (1), ma 
mi restano molti dubbi sulla sua precisa identiticazione. 

Nel fusto, presso ogni areola, si trova una abbondante e duratura 

secrezione mellea, che richiama molte formiche; per6 la massima pro- 

duzione di nettarii estranuziali presso tale specie si ha nei bottoni 

floral i, massime poco prima della loro antesi. Alia base del fiore, in 
corrispondenza della regione ovarica, si hanno piccole squame embri- 

ciate, ognuna leggermente trilobato-cuspidata, con due lunghe setole 
terminali: ciascuna di queste squame, nel suo dorso, e verso la cuspide 
apicale, presenta un solco longitudinale, mellifero. Superiormente a 
queste, nella regione esterna del tubo florale, si hanno numerose laci- 
nie, per massima parte coerenti, con il loro apice inspessito e reflesso, 
in modo da costituire una sorta di cavita semi-circolare, piuttosto pro- 
fonda : Pinterno di questa cavita e rivestito per intero da tessuto mel- 
lifero, e la quantita di miele che ne secerne e veramente enorme, ca- 
dendo a densi goccioloni ed imbrattando le parti circostanti della 
pianta; numerose formiche vi accorrono, ma da noi non sono sufficienti 
per consumar'o tutto, tanta essendo la potenza di secrezione. Figuria- 
moci quale sara nella sua patria, che dicesi essere il Messico, e quale 
concorso enorme di formiche dovra ricftiamare nei suoi luoghi naturali, 

Un'altra Cactacea mellifera e YHylocereus triangularis^ Britton 
et Rose {Contr. U. S. Herb. XII, 1909,413), ma questa presenta, ol- 
tre ai nettarii estranuziali, altre particolarita che meritano di essere 

rilevate. 

Infatti tale specie, precedentemente ascritta al poco naturale ge- 



(1) Riccobono V., Studii sulle Cactacee del R. Orto Botanic o di Palermo. In 
Bollettino del R. Orto Botanico e Giardino Coloniate di Palermo. Vol. VIII, 1909 
pag. 254. 



344 



G. B. MATTEI 



Ber 



{Mi 



ton et Rose come genere proprio. Produce grossi frutti commestibili, 
e si differenzia nei caratteri vegetativi per i fusti triangolari, larga- 
inente alati, sinuoso-crenulati, sarmentosi e radicanti : vivendo nel 
■fondo dei boschi, ove si appoggia e si attacca alle corteccie degli al 
beri fu molto appro riatamente distinto con il nome di Hylocereus. 
Anche il Riccobono (1. c. 235) ha adottato una tale nomenclatura. 

Un carattere pero che mi pare assai significante e che non trovo 
citato da alcun autore, e quello dello spiccatissimo dimorfismo dei suoi 
fusti. Fin che viene coltivato in luoghi seoperti, alia luce, sviluppa 
fusti tutti di una forma, cioe corti, largamente alati, dei diametro in 
sezione di 6 a 10 e piu cenlimetri (ali comprese), teneramente erbacei. 

Ma se viene coltivato in luoghi coperti. poco esposti alia luce, 
come sarebbe il fondo di un bosco, o Tinternodi una abitazione, allora 
subito sviluppa fusti di una seconda forma, cioe lunghissimi, stretta- 
mente trigoni, ma non alati, del diametro in sezione di appena un 
centime tro ed anche meno, duramente legnosi da adulti: questi sono 
sensibilissimi alia luce, diri^endosi verso il punto piu illuminato e 
producono da un sol lato, precisamente quello opposto alia maggiore 
illuminazione, lunghe radici avventizie, per solito a coppie. Piccole 
piante di questa specie, coltivate in vaso, e tenute in luogo poco lu- 
minoso, possono sviluppare fusti di tale forma lunghi fino a due me- 
tri e piu. Questi fusti poi hanno una vitalita straordinaria: avendo a- 
derito ad un sostegno, da cui non possono prendere nutrimento ma 
solo appoggio, e recisi alia base, cioe tolta ogni loro comunicazione 
con la pianta madre, hanno la potenzialita di mantenersi in vita per 
piu di un anno, continuando alquanto il loro incremento apicale. Ben 
si comprende come questi sieno spiendidi espedienti, posti in opera 
dalla pianta, per sottrarsi a condizioni di vita poco appropriate, e per 
giungere alPaperto, senza superflua produzione di tessuto assimilatore, 
mentre va acquistando una durata ed una resistenza maggiore. 

Alia produzione di tali fusti singolarissimi nelP Hylocereus trian- 
gularis si accoppia quella dei nettarii estranuziali. Mentre nei fusti 
normali, alati, vidi scarsa secrezione mellea, in quelli non alati, alnieno 



osserVazioni biologiche sopra alcune CACTACEB 34n 



durante il loro primo sviluppo, la secrezione mellea e abbondantissima, 
tanto che in cornspondenza al pulvino di ogni areola trovasi costan- 
temente una grossa goccia di miele. Negli esemplari da me coltivati 
in arabiente semi oscuro, non si aveva concorso di formiche, per cui 
tali goccioline mellee, persistendo a lungo, finivano per disseccarsi, for- 
mando pallottoline di zucchero, che restavano aderenti alia pianta 

Veramente la produzione di rami cilindrici, sotto l'azione dell'o- 
scurita in Cactacee, a fusti appiattiti, fu posta in evidenza dal Vofi- 



chting (1) per quanto concerne i Phy'locact'is, e dal Goebel (2) per 
quanto riguarda la Opunt'a leucofricha, ma nei casi illustrati da 
questi autori, si tratta evidentemente di anoraalie ataviche, dovute al- 
l'ambiente non naturale in cui furono poste per qualche tempo a ve- 
getare le piante, mentre nel caso del detto Hylocereus ritengo che cid 
sia normale, e di valore biologico. 

Ritengo cioe che nella patria di questa pianta, che dicesi essere 
il Messico, la produzione di queste due sorta di fusti avvenga normal- 
mente, presentandosi la prima negli individui cresciuti in luoghi scopertu 
e la seconda in quelli cresciuti nei boschi: in questi ultimi altresi 
pare si richieda una maggiore protezione, essendo in essi piu esaltata 

la funzione mirmecotila. 

Questi pochi esempii confermano vieppiu quanti mirabili adatta- 
menti si sieno incamati nella famiglia delle Cactacee, biolo.tricamente 



tanto interessante. 



Prof. G. E. Mattei 



1) Voechting H., Uebsr die Bedeutung des Inch tes far die Gestaltang blatt 



H. 3. 1894. p. 438494. Taf. XXI. XXII. XXIII. 



fa 



(2) G-oebel K., Orgauographia der Pfianzea. I Teil. Jeia 1898. p. 213. 



Comparazione tra la Flora tossile 
e la Flora vivente della val Vigezzo neirOssola 

in relazione col mutato ambiente. 

Nota del Dott. Michele Craveri. 



Fin dal 1893 il Prof. Perdinando Sordelli pubblico uno studio 
Suite filliti quaternarie di Re in Val Vigezzo » (1) e piu tardi, cioe 
nel 1896, nella sua «' Flora fossilis insubrica (2) egli ripete le mede- 
sime osservazioni confrontando dette filliti quaternarie coi vegetali 
fossili di altri depositi contemporanei, quali il bacino lignitico di Lef- 
fe, il deposito di Pianico, del torrente Morla (Bergamo); di Calprino 
e Cadenabbia. 

Da questi studi risulta in primo luogo che i depositi fillitiferi 
quaternari di Lombardia e delle regioni limitrofe (comprendendo anche 
Re in provincia di Novara) non presentano alcuna specie in comune 
con quelli terziari della stessa regione, per il fatto che dovette tra- 
scorrere un tempo lunghissimo tra Pemersione e conseguente vegeta- 
zione dei terreni terziari piu recenti e la formazione dei pifr antichi 
fra i terreni quaternari. 

Inoitre il giacimento fillitifero di Re che ora ci interessa non sa- 
rebbe geologicaraente dei piu antichi, poiche la maggior parte delle 
specie studiate dal Sordelli alio stato fossile vivono tuttora nella stessa 
valle, come cerchero di dimostrare, od in regioni poco lontane; doven- 
dosi ricercare alcune poche specie estinte, secondo il Sordelli, nella 
penisola balcanica e nelP Asia Minore, cioe tra gli esemplari viventi 
della Flora pontica. 

Ho gia discusso a lungo in una precedente memoria (3) Porigine 



(1) Vedi : Rendic. R. 1st. Lomb. di So. e Lett., Milano, II, XVI, 1893, p. 843- 



851. 






(2) Sordelli P., « Flora fossilis insubrica. — Studi sulla vegetazione di Lom- 
bardia durante i tempi geologist », Milano, tip. edit. L. S. Cogliati, 1896. 

(3) Craveri Dott. Michble « Note preliminari sui fenomeni esodinamici 
dell' Ossola » Estr. d. Boll. d. Soc. geol. ital., Roma, 1. semestre, 1911. 



COMPARAZIONE tf RA LA FLORA TOSSILE, fiCC 34? 



e la formazione del bacino lacustre di Re in valle Vigezzo; basti qui 
ricordare che questo deve essersi formato in una delle fasi intergla .- 
ciali, se pure non preesisteva nel Preglaciale (come ritengono il Prof. 
Taramelli e I' Ing. Traverso), e che il lago il quale doveva occupare 
tutta la val Vigezzo, compresa la conca di S. Maria Maggiore, inco- 
ming a prosciuga'si solamente allora che i due torrenti suoi erais- 
sari, il Melezzo orientale ed il Melezzo occidentale, si furono aperto 
un largo varco erodendo i cordoni morenici che sbarravano la valle, 
mettendo foce, come fanno tutt'ora, Y orientale nel Lago Maggiore 

presso Locarno e 1' occidentale nel fiume Toce sotto Masera al Nord- 
Est di Domodossola. 

Ma un residuo di lago, secondo me, deve essere esistito ancora 
per molto tempo dopo il ritiro detinitivo dei ghiacciai, quando cioe 
era subentrato in tutta la regione alpina un clima assai piu mite, se 
il Sordelli crede di poter riferire alia Flora pontica alcune delle spe- 
cie fossili di Re che ogsri piu non vivono nella stessa valle. 

E poiche ho sott'ocehio la ricca collezione di filliti Vigezzine do- 
nata dal compianto e benemerito Comm. DelPAngelo al Museo di Sto- 
ria naturale della Fondazione Galletti di Domodossola, con quelle del 
Museo Rosraini della stessa citta, ed il ricchissimo erbario della Flora 
ossolana pazientemente raccolto ed ordinato dal defunto Prof. Rossi 
e che si conserva pure nel Museo del Collegio Mellerio-Rosmini, in- 
tendo stabilire un confronto tra la Flora fossile e la Flora vivente 
della val Vigezzo. L' erbario del Prof. Rossi e ricco di circa 10.000 
esemplari rappresentanti non meno di 2000 specie ossolane con nu- 
merose varieta, e dalP esame paziente delle due raccolte (la fossile e 
la vivente) ho potuto dedurre quanto segue (1). 

Dird di ciascuna pianta nelPordine tenuto dal Sordelli nella sua 
€ Flora fossilis insubrica » che per essere un lavoro posteriore e piu 
completo di quello « Sul-e filliti quaiernarie di Re in val Vigezzo » e 
anche piu ricco di particolari e di confronti. 



(l)Vedasi anche: Craveri Dott. Michblb « Alcune specie vegetah del' Oisola 
ritenute rare per la F>ora del Piemonte »• Eitr. d. Riv. « Malpighia », Catania 
1911. 



348 



MICHELE CRAVERI 



BRYOPHYTA-BRYOIDAEA MUSCI PLEUROCARPI 

1) Neckera ossulana n. sp. (Nekera sp. Sordelli) associata nel gia- 
cimento di Re con un ramoscello di abete; non compare nella Flora 
ossolana del Rossi. 

PTERIDOPHYTA-FILICACEAE-POLYPODIACEAE 

2) Nephrcdim filix-mas, (Linn.) Strerapelh (Polypodium filix mas, 

Linn.), somraita di una foglia sterile con una diecina di pinne per 
parte; dal Rossi e detta volgare nei luoghi selvatici montuosi in tutta 
V Ossola (Giugno-Agosto). 

GYMNOSPERMAE-CONIFERAE-ABIETACEAE 

3) Pinus silvestris, Linn., rami, cortecce, foglie, strobili, semi; 
cresce tuttora nel luoghi aridi boschivi da 300 a 2000 m. d'altitudine 
in tntta l'Ossola (Aprile-Giugno). 

4) Abies pectinata, D. C. (Pnus picea, Linn., P. abies, Duroi), 

foglie attaccate al ramo, squame fertili e semi; sotto il nome di Pi- 
nus picea e segnata dal Rossi come pianta copiosa in val Bognanca, 
Vigezzo e Divedro. 

5) Picea excelsa, Lk, (Pinus abies, Linn., P. picea, Duroi, Abies 
excelsa, D. C. Picea vulgaaris, Link.), foglie, semi e strobili; nella 
Flora ossolana forma estese e fittissime foreste in val Vigezzo fino a 
2000 m. circa. 

MONOCOTYLEAE-GLUMACEAE-TYPHACEAE 

6) Typha latifolia, Linn., porzione di foglia; tuttora vivente nelle 
paludi del Toce (Primavera). 

DICOTYLEAE-AMENTACEAECUPULIFERAE 

7) Alnus glutinosa, Gaertn, (Betula alnus, Linn.), frequenti le fo- 
glie; nolPerbario della Flora ossolana ve ne sono esemplari raccolti 
lungo i eorsi d'acqua e boschi paludosi ed al M. Calvario (Marzo). 

Alnus incana, Wild (Befula incana, Linn.J, frequenti le foglie 
fossili ben conserv*ite ceme quelle della specie precedente; frequente 
anche oggidi lungo i torrenti alpini e subaipini. (Febbraio-Marzo). 

9) Betula alba Linn., var. glutinosa {Betula glutinosa, Wall.) poco 
frequenti le foglie fossili, anche piu rare le squamme degli amenti 




COMPARAZIONB FRA LA FLORA TOSS1LE, ECC. 349 



fruttiferi. Secondo il Sordelli nel giacimento fillitifero di Re si avrebbe 
di preterenza il tipo della B alba var. glutinosa, e tra le modifica- 
zioni di questa la sottovarieta rhombifolia, con qualche forma inter- 
media fra la glutinosa-verrucosa e la carpatici* Nell'erbario del Rossi 
figura la B. alba, Li in. comune nei boschi di tutta la valle, ma prin- 
cipalmente presso il Lago Maggiore, (Aprile Maggio); ed inoltre la 
var. verrucosa Ehrh. raecolta presso il villaggio del Sempione. 

CORYLEAE 
10) Corylus avellana, Lin., nocciuole e foglie; comune oggi nei 

boschi della regione del castagno, (Gennaio Marzo). 






QUERCINEAE 



11) Quercus pubascens Wild, var. (Quercus robur $ sessiliflora, 

Sordelli), foglie e ghiande trovate a Re ed a Folsogno in val Vigezzo. 
Nella Flora ossolana figura solo il Q. robur vegetante nei boschi del 
piano o poco elevati, (Apnle-Maggio), e la var, pedunzufalo, W. nei 



boschi del lago Maggiore. 



CASTANINEAE 



12) Castanea latifolia Sdll. (Cutanea sp. nov., Sordelli); dai 



i 



ratteri delle foglie osservate di Re e di Folsogno il Sordelli deduce 
che la C. latifolia derivata da qualche forma terziaria (forse dalla 
C. Kubinyi) siasi sviluppata fra noi e quindi estinta senza dar luogo 
alia specie eoltivata, la C. sativa, che e ora comunissima in tutta 
POssola fra i 300 ed i 1000 m. di alt. (Giugno). 

13) Fagus silvatica, Linn ; Sordelli la dice frequente nei terreni 
quaternary ed infatti la Flora ossolana conta estese foreste di faggi 
da 900 a 1500 in. circa, (Maggio). 

SALICACEAE 

14) Salix viminalis, Linn., una foglia fossile; non figura neli'erba- 
rio ossolano. * 

15) PopuiliS tremula, Linn , rara alio stato di fillite; attualmente 
cresce nei boschi umidi dei colli ed al M. Calvario, (Marzo-Maggio). 

16) Populus nigra, Linn., una sola fillite a Re; comunissimo ora 
lungo il Toce, (Marzo-Aprile) colia var. pyramidalis eoltivata. 






350 MIGHELE CRAVERI 



COLUMNIFERAE-TILIACEAE 

17) Tilia platyphylla, Scop. (T. grandifolia, Ehrh.J, foglie e frutti, 

non compare nella Flora ossolana. 

ACERACEAE 

18) Acer pseudo platanus, Linn., foglie e satnare; frequente tut- 
tora nei boschi e eespugli, (Maggio-Luglio). 

19) Acer platanoides, Linn., frequenti le filliti, ma non figura nel- 
I'erbario del Rossi. 

TRICOCCAE-BUXACEAE 

20) Buxus sempervirens, Linn., pare che fosse comane nel Quater- 
nario antico, anche oggidi si trova, benche raramente, spontaneo nei 
luoghi aridi delTOssola e coltivato ovunque, (Marzo-Aprile). 

SYMPETALAE-BICORNES-ERICACEAE 

21) Rododendron ponticum, Linn., var. sebinense, Sdll., (Rododen- 

dron sebinense Sdll., B. ponticum, Baltzer), molte foglie e qualche 
frutto o capsula fossil i; non esiste nella Flora ossolana. 

Riassumendo notiamo che delle ventuna specie studiate dal Sor- 
delli tra le filliti che si rinvengono a Re ed a Folsogno in val Vi- 
gezzo solamente otto non figarano neli'erbario del Rossi, e cio non 
significa che non esistano affatfo nella Flora ossolana, ma poiche non 
ho altri dati possiamo ritenere per ora come estinte le specie sud- 
dette. La val Vigezzo non e tutta TOssola, come Re e Folsogno non 
sono tutta la valle Vigezzo, ma poiche il Rossi si prefisse lo scopo 
di raccogliere nel suo erbario tutta la Flora ossolana in genere, spesse 
volte non si puo capire se una pianta da lui o da altri raccolta in 
una localita dell' Ossola esista pure nella valle Vigezzo. Tuttavia si 
pu6 dire che la Flora sia press'a poco comune in tutte queste valla- 
t e, come moltissime specie sono comuni con altre lecalita alpine, ben- 
che la vale Vigezzo sia forse la piu soleggiata e quindi la piu favo- 
rita di tutte le valli ossolane, essendo diretta da Ovest ad Est. 

Le specie che abbiamo detto essere estinte sono la Neckera ossu- 
lana, Sdll. che non figura nelP erbario del Collegio Rosmini di Do- 
modossola per il motivo semplicissimo che il Rossi non ha raccoito 



COMPARAZIONE FRA LA FLORA TOSSILE, ECC. 351 



t 



nella sua « Flora ossclana », se non le Crittogame vascolari e le Fane- 
rogame, escludendo le Tallofite e le Briofite, o per lo meno i Muschi, 
poiche le Epatiche formavano gia Poggetto di uno studio speciale del 
Prof. Gagliardi (1) di cui ii Rossi fu discepolo. 

Manca poi la Betula alba Linn., var. glutinosa ((3. glut nosa Wall J 
so&tituita, come vedemmo, dalla specie e dalla var. verrucosa, ed inol- 
tre dalla B. pubescens che vegeta nei boschi di Orevola e del Lago 
Maggiore, (Aprile-Maggio), 

In luogo del Quercus pubescei s, Willd. var. (Quercus robur (J 
sessiliflora, Sdll.) vegeta qui la specie colla var. pedunculata, ed ii Q. 
cerris nei boschi, a mediocre altezza, per6 non coraune, (Aprile-Maggio). 

Estinta, come vedemmo, la Casianea latifolia Sdll., nessun' altra 

specie oltre la 0. sativx figura nella Flora ossolana. 

II Salix viminalis, Linn, che non esiste nell' erbario succitato 
avrebbe dato luogo, o per lo meno ceduto il posto, a numerose altre 
specie e varieta: S. Babylonica, Linn, coltivata (MarzoJ; S. pent, ndra, 
Linn, presso i rivoli alpini, piuttosto rara, (Maggio-Giugno); S. alba, 
Linn, lungo il Toce colla var. vitelllna, Linn., (Marzo-AprileJ; S. triari- 
dra, Linn, volgare nei luoghi umidi presso il Toce, (Marzo Aprile), S. 
incana, Schrk. (S. riparia W.) nelle ghiaie del Toce e dei torrenti, 
(Marzo Aprile); S. purpurea, Linn, lungo il Toce ed i torrenti, (Feb- 
braio-Aprilet; 8. Lapponum, Linn, nei luoghi umidi ghiaiosi e sab- 
biosi tra i 1500 od i 2000 m. d'alt., al Monte Moro ed al Sempione, 
(G-iugno-Luglio); S. glauca, Linn., (S. Lapponum, All.) nei luoghi umidi 
nei dintorni di Macugnaga (Ing. Belli), non comune, (Giugno Luglio); 
5. myrsinites, Linn, nei luoghi ghiaiosi delle Alpi di Grosa, Pedriola, 
Monte Moro, Monte Rosa, Sempione, (Giugno-Agosto); S. Caesia, Will, 
lungo i torrenti nei luoghi assai elevati fino a 2000 m., a Macugnaga 
(Giugno-Luglio); 5. arbuscola, Linn, nei luoghi elevati della val Di- 






2000 



("Giugno 



(1) Gagliardi Prof. Giuseppe t Epatiche raccolte nei dintorni del Calvario 
di Domodossola nelVinverno del 1875-76 » Estr. d. Acti d. Accad. Pont f. d. Nuovi 
Lincei, t. XXXVI, Roma, 1883, tip. delle Science, 



352 



MICHBLB CRAVERI 



glio)', S. cinerea, Linn, nei luoghi umidi, rocciosi, e lungo i torrenti 
nella regione del faggio, frequente nelle valli Vigezzo, Anzasca e Di- 
vedro, (Marzo-Maggio); S. caprea, Linn, lungo i torrenti nella regione 
del faggio, rio Isornino in val Vigezzo, rio Antrogna in valle Anza- 
sca, ecc, (Aprile-MaggioJ; S. hastata, Linn, nei pascoli del Sempione 
sulla galleria deila cascata (Favre), (Maggio-Giugnoj; S. nigrans, Sm. 
fra le siepi, al Sempione sul versante Svizzero tra Briga e Brigeberg. 
fAprile-MaggioJ; S. reticulata, Linn, nei pascoli secchi e tra le rocce, 
nelle alture delle valli Formazza, Divedi o, Anzasca tra i 1900 ed i 
2500 m. d'alt., all'AIpe Veglia, al Sempione, all'Alpe Pedriola sopra 
Calasca, ecc, (Giugno-Settembre,); S. retusa, Linn, nei luoghi pietrosi 
e sulle rupi, da 1700 m. al limite dei ghiaeciai, al Monte Moro, al 
Sempione, alia Frua, (Luglio-AgostoJ; S. herbacea, Linn, nei pascoli 
rocciosi presso il limite dei ghiaeciai, al Sempione, alia Frua, (Giugno- 
AgostoJ. 

Estinta per F Ossola anche la Ttlia plalyphylla, Scop, (T. gran- 



dift 



uniche rappresentanti 



per la flora Ossolana, le specie T, parvifolia Ehrh, che vegeta nei 
boschi, (Estate) e T. vulgaris, Hayne. 

~L' Acer platanoides, Linn, sarebbe pure scomparso, non esistendo 
oggidi che VA. pseudoptatanus, Linn, gia ace< nnato, e F A. campestre, 
Linn, comune lungo le siepi (TrimaveraJ. 

Infine manca il Rhododendron ponticum, Linn. var. sebinense Sdll. 
NelFerbario del Prof. Rossi esistono solo esemplari del R. ferrugineum, 
Linn, volgare in quasi tutte le alpi da 1500 a 2000 m. circa, (Esta- 
te) colla var. albiflorum, Gaud, assai rara e trovata solo al Sempione; 
il R. hirsutum, Linn, in val Divedro presso Varzo (Biroli). 

Come ho gia detto non basta certamente che una pianta non sia 
raccolta in questo ricco erbario per poter dire che essa non esiste at- 
tualmente nelF Ossola; ma poiche tale collezione e il frutto di molti 
anni di pazienti ricerche, io credo piu facilmente che qualche altra 
specie esistente alio stato fossile non sia stata determinata dal Sor- 
delli, per la difficolta di decifrare tali filliti, che non alia mancanza 
di specie vegetali ossolane nelF erbario del Museo Rostuini. Forse 
qualche errore vi sara nella determinazione per la fretta delFAutore, 









COMPARAZIONE FRA LA FLORA TOSSILB, ECC. 353 



come osserva il D.r Chiovenda ([), ma non tali da non poter conclu- 
des che la maggior parte delle piante notate dai Sordelli come esi- 
stenti alio stato di filliti nel giacimento di Re vivono tuttora, se non 
nella valle Vigezzo almeno nelle finitime valli dell'Ossola. 

Per studiare le cause del mutamento di nmbiente bisogna ricor- 
rere senza dubbio alia stor a geologica della localita fossilifera che e 
il bacino lacustre di S. Maria Maggiore. Ho gia, fatto cenno pit so- 
pra della opinione di valenti Geologi e del mio modesto parere sulla 
natura di tale bacino, ed il lettore potra trovare piu ampi particolari 
per esaminare la serie dei terreni che costituiscono il deposito in pa- 
rola nello studio delPIng. S. Traverso' sulla «Geologia dell' 0* tola* (2j 
citata anche dal Sordelli nella « Flora fossili* mmbnca » a pag. 190 
200. Non intendo ripetere cose gia dette da altri e vagiiate da me 
nelle « Note preliminari sui fenoweni esodinamici delV Ossola » che 

piu sopra ho citato. 

Bisogna solo tener presente che la serie dei terreni procedendo 
dall'alto al basso sarebbe la seguente : \°) alluvioni terrazzate e depo- 
siti roorenici con massi erratici; 2°) strati di lignite intercalati con 
argille e sabbie; 3')9abbioni poco induriti ed arenarie brecciformi poco 
coerenti; 4°) conglomerato arenaceo spesso intercalato con straterelli di 
argilla; 5°) argilla lillitifera con avanzi di insetti (3); 6°) banchi di 
arenarie; 7 ) breccia dovuta a frane dai monti circostanti; 6°) deposito 
piu potente di argilla fillitifera; 9°) sabbie ed arenarie.Tutto cio secon- 
do il Traverso, e sotto a questa auccessione di terreni della potenza 



(1) Chiovenda D.r Emilio « Flora del'e Alpi h n pontine oicidentali ossii cn- 
falogo ragionato delle piante crescenti nelle vallate sul'a destra del Lngo Maggiore, 
Saggio di Flora locale. — I. Bibliografii », Roma, 1904-06 (In continuazione . 

(2) Genova, 1895, con 11 tavole ed una carta geologica, Tip. A. Ciminago. 

(3) Veggansi anche per lo studio paleontologico della localita : Benassi P. 
« Piante cd insetti fossili di Re in val Vigezzo » in R!^. ital. di Paleont, a. II 
fasc. 6, Bologna, 1896 [Rec. in Boll. R. Comit. geol. d' It, p. 80, 1. Trim. 1899]. 

Corti Benedetto « Rice- che micropateontohqirhe sul deposito gl iciale di Re 
in val Vigezzo . in Rend-c R. 1st. Lomb., p. 498, § II, VoJ. XXVII, Milano, 
1895. 



354 BIICHBLE CRAVERI 



di 300 metri deve trovarsi la roccia in posto che costituiva il fondo 

della valle. 

Per concludere, poiche il Sordelli afferma che alcune delle specie 
scomparse vivono attualmente in paesi piu caldi appartenenti alia re- 
gione della Flora pontiea, si dovrebbe amraettere un raffreddamento 
del clima successivo alia scomparsa del lago contemporaneo dell'inva- 
sione glaciale in pianura nella prima epoca del Plistocene continen- 
tal subalpino. 

Ognuno sa che l'enorme sviluppo dei ghiacciai non 6 dovuto con 
tutta probability ad un abbassamento della teinperatura in confronto 
coll' era precedente, ma ad una intensa e prolungata precipitazione 
atmosferica nell'inizio dell' §ra neozoica, causata dalla enorme quan- 
tita di vapor d'acqua riversata nell'atmosfera dai vulcani in attivi 1 a 
sul finire dell' era cenozoica (Terziario) e sul principio della neozoica. 
(Quaternario). Tuttavia un tale sviluppo di ghiacci modified sensibil- 
mente il clima delle regioni alpine e subalpine, se ai pon mente alle 
molte specie di animali che dovettero immigrare verso il Sud o che 
si estinsero per sempre. 

Ma nella val Vigezzo, per la presenza del lago che occupava 
il bacino di S. M^ria Maggiore, non credo fuor di luogo ammettere 
che il clima fosse piu mite che non altrove in grazia della potente 
azicne modificatrice che esercitano le grandi masse d' acqua per la 
loro cattiva conducibilita termica. 

Dunque un clima relativamente mite finche rimase il lago, e 
quindi vegetazione abbondante e ricca di specie, mentre le condizioni 
climatiche erano molto piu sfavorevoli sulle pendici e nelle altre valli 
ossolane occupate ancora dal ghiacciaio. Poi ritiro detinitivo dei ghiac- 
ciai collo stabilirsi di un clima quasi uniforme in tutte le valli del- 
POssola compresa la val Vigezzo dove andava scomparendo il lago; 
cioe nelle altre valli si ebbe nel Postglaciale un clima piu mite per 
cui pote allignare la raaggior parte delle specie vegetali studiate alio 
stato fossile nel giacimento di Re e di Polsogno, mentre in val Vi- 
gezzo il mutamento si ridusse ad un inasprimento del clima. 

Cosi resterebbe stabilito che durante l'esistenza del lago non solo 
il clima della val Vigezzo era piu mite di quello delle aitre valli os- 



COMPARAZIONE FRA LA FLORA TOSSILE, ECC. 



355 



solane, ma anche piu favorevole alio sviluppo di certe specie di pian- 
te che attualmente vivono solo in paesi piu caldi, e quindi piu dolce 
del clima attuale di tutta TOsso'a. La scomparsa del lago poi non fu 
istantanea, ma lenta e graduale, anzi iino in tempi storici pare che 
esistessero tracce delFantica morfologia di val Vigezzo. 



Domodossola, 31 maggio 1911. 



DOTT. MlCHELE CrAVERI 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 




cancro delle piante 



Or fa quasi un secolo, Filippo Re pubblicava il primo trattato 
sulle malattie delle piante; nel « discorso preliminare > dando ragio 
ne dei criteri seguiti per stabilire le diverse classi nelle quali egli 
raggruppava le malattie stesse gli veniva fatto di osservare : « che 
molte volte siensi confasi i sintomi dei morbi eoi morbi istessi e colle 
loro cagioni. Ci6 verosimilmente accadeva per la mania universale di 
adoperare i nomi delle malattie che afftiggono gli animali. Da questo 
si spiega per qual ragione tali nomi non danno il piu delle volte la 
idea vera dei morbo, come pure sarebbe necessario ». A malgrado di 
tale premessa il Re, ricorre largamente alia nomenclatura medica del- 
l'epoca per indicare diverse malattie delle piante e Tesempio suo tro- 
va seguaci tuttora : fra i termini che si riseontrano usati con mag- 
giore predilezione e con altrettanta poca proprieta dai pratici e che 
sono riportati quindi nei piu autorevoli trattati anche modernissimi 
di patologia vegetale vi e quello di cancro, applicato con estrema 
frequenza a designare m mifestazioni patologiche d ifferenti nella for- 
ma e nella sostanza, mentre questa stessa parola va assumendo un 
significato sempre piu circoscritto nella nomenclatura clinica. 

Contro P abuso di questo termine insorgeva alcuni anni or sono 
il Thomas in uno studio intorno al cancro negli animali e nei vege- 
tali: « cancro, egli scriveva, non deve essere inteso come sinonimo di 
tumore; il cancro e tumore maligno per deiinizione ed i caratteri di- 
stintivi di ogni cancro sono : 

1. Tanarchia cellulare. 

2. la formazione a distanza dal nucleo canceroso primitivo di nu- 
clei cancerosi secondari o metastatici. 

II Thomas procedeva quindi ad un confronto analitico d^i carat- 
teri concordanti e discordanti che s'incontrano nello studio del cancro 



It CANCRO DBLLB PIANTE 35? 



nel regno animale e vegetale; prescindiamo da questo lavoro d'analisi 
e limitiamoci a ricordare che quell'A. concludeva che, a malgrado di 
alcune analogic con quanto accade negli animali, sarebbe logico anzi 
indispensabile sopprimere il termine di cancro dalla nomenclatura fi- 
topatologica e sostituirvi una designazione raoglio corrispondente caso 

per caso alia realta dei fatti. 

Ma anche a chi abbia limitate conoscenze in patologia vegetale 
non sfugge una deficienza fondamentale nel lavoro critico del Thomas 
che toglie ad esso molto valore ed e relativa agli esempi prescelti 
per trarne argomenti inerenti al cancro dei vegetali; come tali il 
Thomas considera i micocecidi delle Pomacee dovuti a Roestelia ed il 
cancro dei rami di parecchie essenze arboree, cagionato da Nectria 
ditissima. Questa ultima scelta specialmente e soggetta a cauzione 
poichfe le lesioni che si osservano nei rami colpiti rappresentano spesso 
una incompleta reazione dei tessuti tendenti a cicatrizzare. II para- 
gone avrebbe potuto portare a conclusioni diverse e, comunque, meno 
soggette a critica se il Thomas avesse assunto quale esponente dei 
canori vegetali quell i di natura bacteriacea o sospetta, alia conoscen- 
za dei quali, gik a quell'epoca, avevano recato un ricco contributo di 
osservazioni lo Schiff Giorgini ed il Petri ic Italia, Erwin P. Smiih 

e collaboratori negli Stati Uniti. 

Di recente Targomento e stato trattato in questo senso in un vo- 
luminoso e veramente magistrate lavoro intorno ai tumori delle pian- 

te (1). 

Autore ne e il Dott. Erwin F. Smith con cui collaborarono N. A. 
Brown e C. O. Townseud, del laboratorio fitopatologico del Bureau of 
Plant Industry di Washington; lo Smith rappresenta indubbiamente 
la maggior autorita vivente in materia di malattie bacteriacee delle 
piante. Non v'ha laboratorio che non tragga suggerimenti dal suo clas- 
sico trattato — Bacteria in Plant diseases — di cui si attende con 



(1) Erwin P. Smith, N. A. Brown, C. O. Townsend - Crown Gall of Plants 

and remedy - Bureau of Plant Ind. Bulletin N. 2l3, pag. 215 con 36 



its cause 



tavole Washington 1911 






358 



VITTORIO PBGLION 



impazienza il secondo volume. La monografia teste pubblicata intorno 
ai tuinori e destinata a far epoca negli annali della Patologia vege- 
ta f e. 

* # 

- 

Negli Stali Uniti si indicano col nome di crown gall i tumori 
che si osservano molto frequenteraente in corrispondenza del eolletto 
delle piante, ma che possono svilupparsi anche sul sistema radical e e 
sulle parti aeree. Lo Smith pone queoto termine volgare in sinonimia 
con cancro, tumore, rogna ed analoghi correntemente usati in Europa. 

Siffatti tumori hanno da tempo attratta Fattenzione dei patologi 
con notevoli diseordanze circa l'eziologia di essi: specialmente la cosi 
detta Rogna della vite fu interpretata ora come conseguenza di lesio • 
ni meccaniche o climateriche, ora come lesioni di natura parassitaria 
Sono noti gli studi in proposito del Prof. Ca vara, che riesci pel primo 
a riprodurre artificialmente raediante colture pure di bacteri le ca- 
ratteritiche neoformazioni della rogna della vite* 

Oltreehe snlla vite erano stati descritti i tumori che a volte de- 

formano i rami del pioppo, del pesco, delle rose, del melo e di nu- 
merose altre piante. A malgrado dei non pochi contributi recati alia 
conoscenza di questi singoli casi, non si puo dire che il quadro cii- 
nico d'insienie fosse esaurientemente redatto. E merito di Erwin F. 
Smith di aver colmata questa lacuna assoggettando dal 1904 in poi 
ad uno studio sistematico i tumori osservati su piante ospiti svaria- 
tissime, isolandone i parassiti specifici, procedendo ad innumerevoli 
prove di inoculazione, cosi da giungere ad una serie di conclusion!* 
che presentano un notevole interesse dal punto di vista scientifico. 

Le prime osservazioni furono compiute nel 1904 su piante di Chry- 
santhemum frutetcens le quali presentavano caratteristiche tumefazioni 
sugli steli e sulle foglie. Escluso che esse potessero dipendere da pun- 
ture d' insetti, da parassiti funyini, da reazioni conseguenti a ferite 
o lesioni meccaniche in genere fu tentata inutilmente in una prima 
eerie di prove la iicerca e Tisolamento di forme parassitarie , questo 
ordine di ricerche fu ripreso con migliorati criteri nel 1906, nel quale 
anno furono isolate dai tumori 4 forme bacteriacee delle quali tre 



IL CANCRO DELLB PIANTE 3B9 



formavano colonie gialle e una invece formava colonie bianche. Le 
prove di inoculazione efFettuate con quest'ultima 8u piante di Crisan- 
temo perfettamente sane riprodussero i caratteristici tumori e da que- 
sti fu possibile di ricavare colture pure dello stesso microorganismo 
di cui lo Smith ed il Townsend dettero una sommaria descrizione 
sot to il nome di Bacterium tumefaciens (1). 

Nello stesso anno 1907 e negli anni 9uccessivi colle colture pro 
venienti dai tumori del Crisantemo gli A. A. riescirono a provocare 
analoghe neoformazioni su diverse altre specie di piante: poinodoro, 
patata, tabaeco, oleandro, vite, pesco, garofano, bietole, luppolo, noce, 
pioppo, mentre le inoculazioni non ebbero seguito su altre piante (fico, 
cipolla, olivo, etc). 

Gli A. A* procedettero allora all'isolamento di forme bacteriche 

da tumori di altre piante: fra le tante mi limito a ricordare la forma 
isolata dalla vite che riprodusse i tumori sulla vite stessa e sulle bie 
tole^ dal pesco che riprodusse i tumori sul pesco, sul Crisantemo, sul 
pelargonio, sul melo, sulla bietola, dalle rose e dal pioppo etc.; il melo 
presenta secondo Hedgcok due diversi tipi di tumori; legnosi o duri 
(hard gall) e carnosi (soft gall). Entrambi sono di origine bacteriacea 
e dipendenti da un microorganismo molto simile a quello precedente- 
mente isolato dal Crisantemo. Con colture di questa provenienza si 
fecero inoculazioni seguite da tumori in diverse specie di piante. 

Non posso riportare in questo punto la descrizione del Bacterium 
tumefaciens tipico, isolato dal Crisantemo: mi limito a ricordare che 
ne e stata accertata la facolta di produrre tumori in piante appartc- 
nenti alle famiglie seguenti : Composite, Solanacee, Oleacee, Umbelli- 
fere, Vitacee, Leguminose, Rosacee, Crucifere, Cariofillacee, Chenopo- 
diacee, Urticacee, Iuglandacee, Salicacee. 

Stando alle schede descrittive della Societa Bacteriologica Ame- 
ricana esso Bacterium tumefaciens verrebbe designato col seguente 
aggruppamento numerico 212,2322023. 

Le forme bacteriacee isolate dai diversi tumori rinvenuti in na- 



(1) V. Centr. f. Bakt. 






360 



VITTORIO PEGLION 



tura su piante ospiti differenti sono riferibili ad una specie unica (B 



fu m eft 



ovvero si tratta di parecchie specie diverse di micrcor- 



ganismi ? Smith ed i suoi collaboratori dichiarano di non essere in 
grado di dare una risposta categorica : essi propendono a credere pe- 
ro che si tratti di una specie polimorfica analoga sotto questo punto 
di vista al bacterio radicicolo delle Leguminose. 



* * 



In generale i tessuti vecchi o legnosi non si prestano alio svi- 
luppo dei tumori. Le inoculazioni che vi si praticano falliscono spesso. 
I risultati piu sicuri si hanno praticando gli innesti nelle parti gio- 
vani, si ottangono allora tumori in ragione del 100 per 100 inocula- 
zioni. Basta introdurre i bacteri in qualsiasi tessuto in via di attiva 
moltiplicazione. La reazione accade quasi istantaneamente; al 4° o al 
6° giorno in corrispondenza alia puntura vi e una sensibile sporgen - 
za che diventa un vero e proprio tumore in pochi altri giorni. 

La struttura anatomica dei tumori fu sapientemente illustrata da 
precedenti Autori. Lo Smith ed i suoi collaboratori vi dedrcano un 
intero capitolo nel quale espongono anche una serie di osservazioni in 
merito alle possibili analogic tra questi tumori bacteriacei delle pian- 
te ed i tumori o cancri animali, specialmente sarcomi. 

Essi premettono che il tumore vegetale pu6 ritenersi dovuto ad 
uno stimolo diretto sull'accrescitnento ovvero ad uno stimolo indiretto 
che impedisca qualche processo normale d' inibizione, ritenendo piu 
attendibile la prima ipotesi. II tumore puo impiantarsi in qualsiasi 
tessuto meristematico, in qualsiasi cellula suscettibile di divisione. II 
processo di tumefazione e simile alia rigenerazione delle ferite, ma 

mentre il tessuto tumo- 



questa e dominata da un bisogno fisiologico 
rale prolifera indefinitamente, oltrepassa il controllo della pianta e 
diventa una malattia devastatrice. Per quanto riguarda i tessuti me- 
desimi, le differenze piu salienti risiedono nella differente distribu- 
zione dei diversi elementi, la preponderanza del parenchima, la ridu- 
zione dei tessuti conduttori, la persistente sopravvivenza di cellule 
meristematiche (embrionali?) e di forme generalmente immature per 
es. fasci vascolari imperfetti. 



IL CANCRO DELLE PI ANTE 3t>l 



Talvolta i tumori risultano legnosi, duri; formati principalmente 
da fasci vascolari contorti e intrecciati e da fibre legnose frammiste 
piu o meno con parenchima. Altre volte sono forinati da nuclei di 
tessuto parenchimatoso in mezzo ai quali sono inclusi i fasci piu o 
meno lignificati ma deformati, con pareti molto sottili assai ridotti 
come massa in confronto ai tessuti normali. 

Le cellule delTiperplasia sono spesso assai piu piccole di quelle 

del tessuto ove si originano. Non si trovano mai le cellule giganti che 

caratterizzano i tessuti delle galle, dovute alia Plasmodiophora Bras- 

sicae o ai rizobi delle leguminose. Invece 6 tale lo stimolo alia mol- 

tiplicazione che le cellule non possono raggiungere lo diraensioni nor- 
mali. 

In conseguenza della sovraproduzione parenchimatosa e relativa 
riduzione del tessuto conduttore, l'acqua ed i materiali plastici che 
possono giungere nel tumore bastano a conseguire solo un determinato 
sviluppo oltre il quale parte dei tessuti morbidi deperiscono onde la 
necrosi segue la tumefazione nel corso di pochi mesi.E raro che la ne- 
crosi primaria involva Pintero tumore; parte di esso, generalmente quella 
marginale, sopravvive e prolifera piu o meno nella stessa annata o nelie 
successive, formando tumori addizionali che estendono Parea colpita da 
necrosi. Se nel tumore prevalgono le fibre legnose questi fenomeni non 
accadono o si manifestano assai tardi. In altri casi i tumori regredi- 



scono e scompaiono 



* 
* * 



Una notevole parte della monografia e consacrata dallo Smith a 
lumeggiare le analogie tra questi tumori vegetali ed i tumori raaligni 
degli animali. Lo Smith propende a questo ravvieinamento poiche i 
tumori vegetali rappresentano un processo infiammatorio al pari dei 
sarcomi socondo ii parere di alcuni patologi coi quali lo Smith ebbe 
a acambiare idee in proposito. 

Queste formazioni tumorali p. d. sono nettamente distinte da pro- 
cessi patologici di altra natara comuni agli animali ed alle pianto. 
Fra questi gli ascessi : prescindendo dai leucociti che mancano nelle 
piante e dalla tumefazione che non sempre accompagua agli ascessi 



362 



VITTORIO PBGLIOK 



(ascessi delle ossa) si possono osservare nelle piante processi patologici 
molto simili agli ascessi degli animali, fenomeni pero in entrambi i 
regni che nulla hanno che vedere coi tumori Nel fusto o negli altri 
organi vegetali colpiti da ascessi si formano nell'interno della raassa 
di tessuti delle cavita isolate o concatenate che restano infarcite coi 
prodotti di disintegrazione dei tessuti offesi e con colonie piu o raeno 
sviluppate di microorganisrai specifici, misti a bacteri e saprofiti banali. 
Sono processi di marciume ove manca qualsiasi rudimento di organiz- 
zazione anormale. Negli ascessi non vi ha formazione di nuovi organi. 
La pianta puo isoiare le aree malate mediante formazioni suberose, 
cosi come nei tessuti animali i noduli tubercolari e le gomme sifiliti- 
che vengono incluse in ammassi di connettivo. 

Stando alia classificazione correntemente usata, le crown-gall con 
i granulomi infettivi formerebbero, secondo Smith, un gruppo a parte 
dei veri tumori; ma e verosimile che questa classificazione rappreaenti 
nuU'altro che una fase temporanea nel progresso della patologia. Di 
mano in mano che furono scoperte le cause specifiche della tubercolosi, 
lebbra e sifilide, queste malattie furono tolte dal dominio dei tumori 

■ 

e classificate tra le infiammazioni specifiche; onde logicamente se si 
scopriranno i parassiti specifici anche le altre neoformazioni maligne 
dovranno esserne rimosse e dei tumori maligni non restera altro che 
la gabbia vuota ! 

Ne questi tumori possono assimilarBi ai teratomi o a processi di 
degenerazione. Altri processi patologici delle piante potrebbero assi- 
milarsi agli edemi, non parassitari : non pochi processi gommosi di 
natura ignota mostrano talvolta processi degenerativi, formazione di 
cavita interne, caratteri che mai si avvertono nei tumori p. d. 

II cancro colpisce numerose specie di animali; nessuna buona ra- 
gione, scrivono gli AA. e stata addotta per escludere che non possa 
colpire anche i vegetali. I tumori vegetali sono anch'essi neoformazioni 
morbide che tendono a danneggiare e distruggere le piante stesse; ne 
la loro struttura consente di aaaimiUrli alle gaile cagionate da insetti. 
Queste hanno una struttura specifica e uno sviluppo determinato : si 
pu6 supporre che derivino da uno stimolo localizzato nel tempo e nello 
spazio, non diverso forse dailo stimolo generalizzato e perenne che de- 



/ 



IL CAKCRO DELLB PIANTE 363 



termina il processo di moltiplicazione delle cellule nel cancro. Se si 
potesse definire la causa immediata della divisioiie cellulare nelle une, 
ne verrebbe certo non poca luce per l'eziologia di quest'altro. 

Gli AA. passano quindi ad esporre le analogie tra i tumori ve- 
getali ed i tumori maligni degli animali : 

Nei primi non vi ha soltanto una enorine proliferazione dei tes- 
suti parenchimatici : vi si osservano anche tutti gli altri tessuti nor- 
mali dell'organo attaccato. I tessuti conduttori, fortemente deformati 
e ridotti, percorrono il tumore in varie direzioni. I fasei vascolari 
si dipartono dalla base di esso, si intrecciano e si ramificano, ridu- 
cendosi a pochi elementi nelle parti piu discoste. Vi hi probabihnente 
produzione di qualche fascio supplementare nei tunuri molto volutninosi. 

Le metastasi cioe la formazioue a distanza di tumori secondari e 
un fenomeno ben accertato nelle crown gall cosi come nella tuberco- 
losi dell'olivo. I tumori metastatici sono dovuti alia migrazione de 
bacteri attraverso i tessuti o alia migrazione di essi neirinterno di 
speciali cellule? I tilli cosi facili ad originarsi in conse^uenza di in- 
fezioni bacteriacee, come hanno dimostrato Hunger e lo stesso Smith 
a mo ? d'esempio nel marciume del pomodoro e nella nebbia del gelso, 

potrebbero forsc fungere da veicolo. 

Questo lato della questione e piu p.\rticolareggiaramente 
in un opuscolo successivamente pubblicato dallo Smith (1). 



trattato 



Gli AA. nella loro prima memoria non erano al caso di rispon- 
dere ai seguenti quesiti : 1. Presenza od assenza di bacteri specitici 
nei tumori secondari t Qaali relazioni di origine tra tumori secondari 
e primario : da questo migrano i bacteri specifici avvero cellule can- 
cerose ? Havvi analogia di struttura tra le due categorie di tumori ? 

La formazione dei tumori metastatici, come risulta dalle prove 
eseguite, a tutto Febbraio, e facilmente realizzabile sperimentalmente. 
Jnoculando colture pure nelle tracce fogiiari, si osserva la formazione 
di tumori nel punto inoculato e sulle foglie. Le talee di crisantemo 



(1) E. F. Smith — Crow Gall an.l Sarcoma — Circular 83 of the Bureau of 
Plant Induitry — June 1911. 



^ 



364 VITTORIO PBGLIOK 



provenienti da piante inoculate si ricoprono dl tumori sulla superficie 

del taglio, verso il colletto e lungo il fusto. 

Le nuove osservazioni pubblicate dallo Smith indicano che nei 

turaori metastatici i bacteri specifici sono presenti al pari che nei pri- 
mari. In entrambi i casi i bacteri hanno vita intracellulare. La dimo- 
strazione diretta di questo fatto e resa difficile dall'essere i bacteri 
stessi scarsi di numero, non acidofili, forse involuti o misti con corpu- 
scoli piu facili a trattenere i reagenti colorati di uso comune. Vice- 
versa colle dovute cautele si isolano coliure pure del microorganismo 
patogeno. 

Lo Smith ha potuto inoltre accertare che il tumore secondario e 
connesso col primario da una traccia o peduncolo decorrente nello spes- 



Q 



propria via attraverso gli 



elementi del fusto o della foglia finehe ad una certa distanza da luogo 
al tumore secondario che successivamente erompe alia superficie del- 
Torgano. Questa diramazione del tumore primario decorre nella re- 
gione xilematica, nei limite tra legno e midollo e si pu6 taiora di- 
scernere anche ad occhio nudo perche fornita di maggior copia di elo- 
roplastidi che determinano quindi una colorazione piu intensa; altre 
volte essa sfugge perche ridotta a poche file di cellule. Comunque essa 



presenta una struttura propria, caratterizzata talvolta da varici, quasi 
tumori rudimentali intercalati sul percorso. Anche da queste tracce lo 
Smith ha isolato il B. turnefaciens dimostrandone Tattitudine patogenica 



specifica. 




Finalmente egli ha constatato che i tumori secondari hanno la 
medesima struttura del tumore primario. 

A questo succinto resuconto delle nuove ricerche, lo Smith pro- 
mette di far seguire fra breve una pubblicazione piu particolareggiata 
e debitamente illustrata. 

Le altre analogie tra questi tumori delle piante ed i tumori ma- 
ligni vengono cosi succintamente esposti dallo Smith : colle ripetute 
inoculazioni si riesce a conferire alle piante un certo grado di immu- 
nita; i tumori mostrano la tendenza a comparire nei tessuti cicatrizzati, 
a riprodursi se asportati; le colonie del parassita isolate da tumori 
adulti o vecchi presentano una virulenza molto attenuata. 



IL CANCRO DELLK PIANTB 865 



* 
* • 



L'obbiezione principale mossa dai patologi interpellati dallo Smith, 
si e che questi tumori vegetali essendo cagionati da un organismo 
specifico sono da considerar^i come granuloma Si direbbe che se non 
se ne conoscesse la causa, non vi sarebbero difficolta a considerarli 
invece come tumori. Lo Jensen (eelebre per i suoi studi sul cancro 
dei topi) che non conosceva queste ricerche dello Smith, presento, sen- 
za prevenzione alcuna, alia Conferenza Internazionale pel cancro (Pa- 
rigi, ottobre 1910) una nota sui tumori della bietola (Von echten Ge- 
schswiilsten bei Pfianzan) in cui sostiene che ques'a malattia e non 
soltanto un vero neoplasma ma un tumore genuino al quale attribui- 
sce una parte altrettanto importante nelle ricerche sul cancro di quel- 
la avuta dal cancro dei topi « eine anhiche Rolle zu spielen Konuen 
wird. wie jezt die Mausecarcinome ». 

I patologi non sono d'accordo sulla causa del sarcoma, del carci- 
noma e simili tumori, ritenendoli alcuni di origine parassitaria nota o 
sospetta, mentre per gli altri, cioe la maggioranza, la malattia pud 
trasmettersi solo per mezzo di cellule cancerose, proliferanti, a mo' di 
esempio colFinnesto. Cosi si esprime in proposito il Durk : « la dif- 
lerenza essenziale tra neoformazioni infettive e tumori genuini e che 
nei primi, quando si riproducono per metastasi, il parassita e traspor- 
tato dal sangue e provoca nella local ita ove si iissa la neoformazione 
di tessuti simili a quelli del tumore pnmario; mentre nel caso di tu- 
more maligno la metastasi procede dal trapianto di una parte del tu- 
more primario, la quale prolifera per suo conto nel sito ove si sia 
lissa ta ». 

Siamo pero completamente al buio su ci6 che origina la^cellula 
cancerosa o ne induce la proliferazione. 

Anche per i tumori vegetali (crown gall) sino dal 1910 si sapeva 
che erano inoculabili da pianta a pianta per mezzo deir innesto di 
frammenti di tessuto. Si era cioe alio stesso punto in cui sono oggi i 
patologi che riproducono il tumore dei topi ed altre neoplasie mali- 
gne, innestando pezzi di tessuto patologico sotto la pelle di animali 
sani, senza poter rendersene ragione. Non si aveva allora nozione che 



366 



VlTTOHIQ PBOLION 



detti tumori delle piante fossero dovuti ad un parassita specifico e gli 
A. A. espongono le non poche difficolta superate per giungere ai ri- 

sultati odierni. 

Essi ritengono che nei tumori stessi, il B. tumefacien* o si svi- 
luppi lentamente o se ai sviluppa normalmente che esso sia rapida- 
mente ucciso dalla reazione dei tessuti o dai propri prodotti. E quasi 
impossible ottenere preparazioni colorate dei tumori in cui i bacteri 
siano posti in evidenza. Essi si sviluppano lentamente quando si eerca 
di isolarli dai tumori colle piastre di agar mentre una volta isolati 



Q 



colla faci 



lita con cui si ottengono forme d'involuzione esponendo le colture ai- 
razione del freddo o del cloruro sodico. Se ccdeste forme involute fos- 
sero frequenti nei tumori cio spiegherebbe i molti casi d' lnsuecesao 
avuti da chi tento di isolarne la forma specifica. 

Se queste ipotesi corrispondessero alia realta, si potrebbe consi- 
derare il turaore come la resultante dello stimolo esercitato da enzimi, 
tossine od altre secrezioni derivanti dalle cellule bacteriche, la cui 
presenza non sarebbe sempre suscettibile di dimostrazione perche inat- 
tive e parzialmente disorganizzate. 

Non possono fenomeni analoghi verificarsi nei tumori maligni e 
complicarne cosi la determinazione dell'eziologia ? 

Nei tumori vegetali anche quando non si riesce a scorgere i bac- 
teri coll'esame microspico, si sa che vi sono, perche si possono isolare, 
a patto di seguire una tecnica adeguata (sterilizzazione esterna del 
tumore, estirpazione asettica di un frammento di polpa, spappolamento 
in brodo sterile seguito da un periodo di riposo, prima di procedere 
alia semina in agar nutritizio). 

Le difficolta incontrate dagli A. A. prima dt giungere ai risultati 
odierni e ammisaibile che incontrino anche coloro che si dedicano ad 
analoghe ricerche sui tumori maligni. Basta riflettere alle difficolta che 
ebbero a superarsi prima che fosse chiarita la causa della tubercolosi, 
della lebbra e della sifilide. Essi ritengono pertanto di dedicare le se- 
guenti considerazioni a coloro che credono all'origine parassitaria dei 
tumori maligni pur non essendo riesciti a fornire una dimostrazione: 

1. Le attuaii teorie cellulari auiroriffine del cancro aouo incapaci 



IL CANCRO DELLE PIANTE 



867 



di spiegare come tali cellule si origin ino e perche esse proliferano. In 
base alle osservazioni surriportate gli A.A. invocano nuove ricerche 
dirette alia scoperta di un raicroorganismo parassita o di un virus, 
indipendente da cellule specifiche o confinato in esse valendosene co- 

me mezzo di disseminazione. 

2. Se per le ragioni disnzi cennate si ammette la presenza di 
udo scarso numero di cellule bacttriacee attive in seno ai tessuti, gli 
insuccessi avuti possono dipendere dalla scarsita di materiale usato o 

dair avere seminato parassiti depressi o paralizzati dall' attivita dei 
tessati stessi; bisogna anche ricordare che molto di quanto si sa al 
riguardo e frutto dello studio dei tumori del soreio e non e possibile 
considerare tutti i tumori maligni come eziologicamente identici. 

3. Un parassita pud essere presente e non isolabile perche inca- 
pace di svilupparsi sui consueti substrati, come e il caso della sifilide 
e del yaws.ho Smith cita il caso o l'idiosincrasia tipica di uno strep- 
tococco, il cui sviiuppo e inibito da un eccesso di sale contenuto nei 
brodo di coltura e le difficolta incontrate nel separare e coltivare lo 
agente specifico della lebbra (Duval 1910). 

4. GPinsuccessi nei tentativi di dimostrazione della presenza del pa- 
rassita nelle sezioni colorate possono dipendere da scarsita, da indiffe- 
renza verso i reattivi coloranti,dalle forme d'involuzione delle cellule 
bacteriacee. Anche la presenza di bacteri nel fegato sano che sfuggo- 
no alle colorazioni resulta colle colture (Wolbach e Taduru, 1909). 

5. La rassomiglianza tra tumori vegetali ed animali puo essere 
infirmata pel fatto che l'infezione puo essere comunicata a piante di- 
versissime sia per mezzo delP innesto sia colle colture pure, mentre 
I'inoeulabilita dei tumori animali tra specie diverse e assai ristretta. 

la tener conto della maggior semplicita di struttura delle 
piante e d'altra parte la dottrina della inoculabilita o meno di detti 
tumori fe forse resultante di una generalizzazione ingiustificata (di re- 
cente Van Duwyerm ha trasmesso il sarcoma dal coniglio al lepre e 
Sticker dal cane alia volpe). 

6. II punto piu difficile a chiarire in qualsiasi teoria parassitaria 
h il carattere delle metastasi nel cancro. Queste sono cosi caratteri- 
che e cosi siinili al tumore originale che coll'esame delle sezioni dei 



Ma bisog 



368 



TITTORIO PBGLION 



tumori metastatici e spesso possibile determinare ove e situato il tu- 
more primario invisibiie. 

Sorvolererao alle ultime parti di questa interessante monografia 
sebbene non meno importanti delle precedents Vi si riferi ce intorno 
ai fenomeni chimici e fisici inerenti all* attivita del Bacterium tume- 
faciens ed agli effetti della malattia sui tes3uti non direttam nte in- 
teressati. In questo ultimo campo sono riportate notevoli csservazioni 
intorno all'aum°nto di resistenza all' infezione che si pu6 provocare 
con ripetute inoculazioni sino ad ottenere razze del tutio n'frattarie. 
E una Iunga serie di prove durate per anni ed anni valendosi del 
Chrysantemum frutescens come pianta da studio. Pinaimente sono espo- 
sti alcuni dati circa i danni dovuti in America ed in Europa al crown- 
gall, da cui gli A.A. distinguono una speciale infezione (tubercolosi) 
della bietola, dovuta ad un'altra forma bacteriacea descritta sotto il 
nome di Bacterium beticolum n. sp. 



Bologna, settembre 1911. 



Prof. V. Peglion 






RECENSION! 



Les Amanites mortelles : A. phallotde*, A. verna et A. viroto par le 

D.r Rene Ferry. 



L'auteur de ce memoire, habitant la partie montagneuse et boisee 
des Vosges, ou les champignons croissent abondants et sont frequomment 
recoltes pour l'usage de la table, fut souvent temoin d'empoisonnernents 
mortels causes par ces regetaux. L'aneien redacteur en chef de la Re- 
vue Mycologique, adonne depui longteraps a Tetude des champignons 
dans un milieu eminemment propriee, etait qualifie pour apporter une 
precieuse contribution a la preservation contre les accidents qui, insi- 
dieusement, jettent le deuil dans les families. 

M. Ferry, partant de cette donnee de ^observation que les Ama- 
nites ci-dessus, sont a peu pres le seules coupables des empoisonnements 
mortels, limite son etude a ces trois champignons. II en donne une 
monographic deta-llee, qui perraet de les reconnaitre partout et sous 
toutes leurs formes et de les bien distinguer des autres especes. Ainsi, 
an moyen de cet ouvrage, on peut classer les champignons en deux 
categories : les mortels et ceux qui sont inoffensifs ou tout au moins 
dont Pingestion n'entraine pas la mort. 

C'est un resultat tres important et que Ton doit avant tout pour- 
suivre.Car il n'est a la portee que de peu de personnes de s'initier a la 
connaissance botanique des champignons en general, seul guide, cepen- 
dant pour discerner les bons des mauvais. Le but pratique consiste des 
lors a acqueris une notion suffisaiument precise des mortels pour n'en 
pas confondre d'autres avec eax. Tel est le resultat exeellemment ob 
tenu par le memoire de M. Ferry. 

La premiere partie de 1 'ouvrage est consaeree a 1 etude botanique 
des trois champignons incrimines. Les caracteres morphologiqies et a- 
natomiques de VA. phalloi les sont minutieusement examines ainsi que 
les nombreuses formes que presente cette espece. Puis vient la distinc- 



3Y0 



RBCBNSIONI 



i 



tion des champignons qui lui ressemblent le plus. II est fait de merae 
pour YA. virosa que Pauteur considere corame une espeee autonome, 
tandis qu'il fait de YA. varna une variete de A phalloHe* Huit plan 
ches, dont plusieurs en couleur, illustrent ce chapitre. 

La deuxieme partie de Pouvrage traite de la toxicologic des cham- 
pignons ci dessus : elle s'appuie sur les recherches propres de Pauteur 
et sur les plus r&cents travaux publies sur le sujet. Elle commence par 
Petude de la composition chimique de YA. pkall&ldes ou on a reconnu 
comme corps particulierement actifs, un glucoside heinolytique, la phal- 
line, hemolysine ou amanita hemolysine toxique, mais destructible par 
la chaleur, et qui pour cette raison ne serai t pas la cause des acci- 
dents survenus par ingestion de champignons etuis, et un autre corps 
de fonction chimique douteuse, Pamaniti toxine, a qui on impute les 
cas mortels. 

L'auteur passe ensuite en revue le* lesions produites, les sympt6- 
mes de Pempoisonnement chez Phomme, les moyens de determiner Pe- 
spece coupable, le mode d'action de YA. phaHoides. les differences 
qu'il presente avec celui des autres especes veneneuses, les sons a donner 
au patient, les moyens preventifs contre les empoisonnements. 

Ou saura gre au docteur Perry d'avoir entrepris Pouvrage en que- 
stion capable d'empecher de grands raalheurs, et qui devra avoir sa 
place dans la bibliotheque du mycologue, du niedecin, du pharmacien 
et de tons ceux qui s'interessent a la comestibilite des champignons. 

On pent se procurer ce livre ches Pauteur, 7. avenue de Robache, 

k S.t Di6 (Vosges). 

L G. 



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(N. Am. Flora XXV 



380 



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I 









i 



MALPIGHIA — Vol. XXI\ 



Tav.V 




(J. fit off ad rial W. 






• • 



SOMMARIO 



A 



Lavori original!. 

Luigi Buscalioni e Giuseppe Muscatello: Sopra un nuovo processo di Tecnica- 
istologica per la colorazione delle sezioni in serie e la sua applicazione alia 
anatomia e fisiologia vegetale, con particolare riguardo agli organi motori Pag. 289 

O. Muxerati e T. V. Zapparoli: L'influenza deiralternanza delFumidita e della 

siccita sulla germinazione dei semi delle erbe infestanti . . . >} 3*3 

Guido P\OLr: Nuovi Laboulbeniomiceti parassiti di Acari . . . » > 2 9 

G. E. Mattei: Osservazioni biologiche sopra alcune Cactacee . . • » 34 1 

Michele Craveri: Comparazione tra la Flora fossile e la Flora vivente della val 



Vigezzo neH'Ossola in relazione col mutato ambiente 



» U 6 



Vittorio Peglion: II cancro delle piante (Rassegna bibliogratica) . . » 3 5° 



Recensioni 



» 3 



Bibliografia 




» 37* 



" 








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R1SSEGNA HENSILE DI BOTAMC* 



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DOTT. L. BUSCALIONI 

Puor. OrI). 1)1 Botanica NKII.A U. I'niversita 1)1 < IAN1A 



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1 627-1 694. 



CATANIA 

Tip. La Siciliana FJli Perrolia 



1912 



CONDIZIONI 



La Malpighia si pubblica una volta al mese, in fascicoli di 3 fogli di stampa al- 
meno, corredati, secondo il bisogno, da tavole. 

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314 di pagina . » 25 ij4 di pag. » is 



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Proff. LUIGI BUSCALIONI e GIUSEPPE MUSCATELLO (i) 



Studio monografloo sulle Specie americane del Gen "Saurania,, Willd. 



INTRODUZIONE 



II presente studio fa iniziato, tre anni or sono, nell' Istituto Bo- 
tanico di Berlino diretto dall'illustre Prof. A. Engler, al quale mi e 
grato esternare qui le piu vive azioni di grazie per la cortese ospita- 
lita che da parecchi anni mi concede nel suo grandioso Istituto, per 
la generosa liberalita con cui mi ha messo a disposizione ogni sorta 
di mezzi per l'accompimento delle mie ricerche, per i validi aiuti e 
gli autorevoli consigli dei quali senipre mi fu largo e infine per le 
manifestazioni di gentilezza che perennemente si compiacque accordarmi. 
Non voglio far confronti con altri Istituti e con altri paesi, dove pure 
ho trovato ospitalit& e gentilezze; solo mi e caro ricordare che la be- 
nevola accoglienza avuta in Germania mi ha fortemente legato a questa 
Nazione eminentemente civile e progredita. 

II ricco materiale di studio dell'Erbario di Berlino ha servito di 
base alle mie ricerche, ma queste non avrebbero raggiunto probabil- 
mente lo scopo che mi ero prefisso se non avessi avuto la fortuna, 
grazie quasi serapre all'appoggio del Prof. Engler, di averea disposi- 
zione le collezioni del Gen. Saurauia dei maggiori Istituti d' Euro pa 
e di America. Ed iLvero ho potuto compulsare le splendide collezioni 
di Kew, del British Museum, delle Universita di Parigi, di Vienna, di 
Pietroburgo, di Bruxelles, di Leida, di Christiania, di Gottingen, di 



(i) II presente lavoro che fa parte della Decuria II fu elaborato integralmente da 
Prof. Buscalioni. 



382 



LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Monaco 

i Washi 



Torino, di Firenze e inline del 



Sento pertanto anche impellente il dovere di esprimere i miei piu 
vivi ringraziamenti ai Sig.ri Dott. Proff. L^esener, Prain, Lecomte, Bon- 
net, Zahlbruchner, Sprague, De Willdeman, Lotzy, Yentink, Wille, 
Stapf, Peter, Pfeffer, Rose, Briquet, Radlkofer, Ross, Fischer v. Wal- 
dheim, Mattirolo, Borodin, Baccarini, Wallcott e Rendle, e infine a 
molti altri colleghi, in specie dell' Istituto Berlinese dei quali al mo- 
mento mi sfugge il nome. 

II mio studio e circoscritto alle specie americane del Gen. Sau- 
rauia come quelle che offrono maggiori difficolta pel sistematico: non 
e improbabile perd che, presto o tardi, faceia pure oggetto di ricerche 
le specie dell'Antico Continente, le quali, per essere disperse prevalen- 
temente in territori insulari, presentano caratteri specifici piu marcati 
e una somma minore delle cosi dette forme di passaggio, tanto fre- 
quenti a rinvenirsi invece tra le forme delle regioni americane. 



Catania il 6 Agosto 1911. 



Prof. Luigi Buscalioni 






PARTE I 









/ 



^ 



Generality sull'argomento 



1.) Area di distribuzione del Gen. Saurauia Willd. 






II Gen. Saurauia rappresenta uno dei molti esempi di Specie ad 
disgiunta, poiche un centinaio circa di queste vivono nelFAntico 
Continente, circoscritte pero alle regioni trppicali dell'Asia e dell'Ocea- 



area 



nia, mentre le rimanenti 



oltre settanta secondo i dati delle mie ri- 



cerche — abitano ii Messico, PAmerica centrale e meridionale. 

Per quanto concerne le forme asiatiehe notero soltanto che esse 
prevalgono nelP Isola di Giava (28 specie) e di poi in crdine decre- 
scente trovansi distribuite nei seguenti territori; Celebes (14 specie), 
Nuova Guinea (11 specie), Borneo (9 specie), Filippine (7 specie), Su- 
matra ed Hymalaya (6 specie per ognuna delle region^, Birmania (3 
specie), Australia del N. e del N-E, Ceram, Malacca (2 specie per o- 
gnuno dei territori), Assam, S. China, Asia Orient-trop., Malesia, For- 
mosa, Figi (1 specie per regione). 

In termini generali si pud quindi affermare che nel dominio del- 
PAntico Continente le specie sono localizzate pressoehe nelPambito del 
Tropico e piu specialmente nelPemisfero sud, avendosi il massimo di 
rappresentanti nell'Isola di Giava, Celebes, Nnova Guinea e Borneo. 

Un gruppo un po meno ricco di specie e accantonato nelPAmerica 
del Sud e in quella Centrale, con non pochi rappresentanti tuttavia 
anche nel dominio sud dell'America Settentrionale. Anche qui i limiti 
della diffusione sono segnati alPingrosao dai tropici, ma, come vedremo 
fra poco, non si pud per le forme americane parlare di un maggior 
sviluppo di specie nell'Emiafero Sud. 

Esistono dei rapporti di affinita tra le specie del Vecchio e quelle 
del Nuovo Continente? La risposta e un po prematura, non avendo 
sino ad ora fatto uno studio un po accurato della specie Asiatieo-ma- 
lesi. Pero da un esame superficial di queste ultime mi e parso che 
i rapporti siano piu che mai scarsi. 

Lo attestano le stesse infiorescenze che nelle forme dell* An- 



386 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 






tico Continente sono prevalentemente fascicolate, mentre nelle specie 
amerieane si mostrano per lo piu panicolate, come ebbe del resto a 
rilevare il Prof. Gilg. La presenza poi della Caulifloria fra le specie 
delPAntico Continente, la quasi assoluta mancanza* almeno per quanto 
mi e noto, della stessa fra quelle del Nuovo, sarebbe un argomento 
di piu a favore della mia ipotesi, sulla quale tuttavia non intendo 
maggiormente insistere, mancando, come sopra dissi, di dati piu concreti. 

Indubbiamente ai botanico non pud passar inosservato il fenomeno 
della disgiunzione delle specie che si rivela con caratteri molto spic- 
cati appunto nel genere che sto studiando. E questo un fenomeno ab- 
bastanza diffuso, sia nel regno vegetale che in quello aniniale, il quale 
ha richiamato piu volte Pattenzione degli studiosi che pero non riu- 
scirono fino ad ora ad accordarsi sulle cause che lo determinano. 

Due. ipotesi possono spiegare, meglio forse di molte altre, la di 
sgiunzione; e per quanto riguarda le Saurauia si pu6 ammettere colla 
prima che le specie delPAntico Continente siansi individualizzate in- 
dipendentemente da quelle amerieane; colla seconda ipotesi si dovrebbe 
invece ammettere un'antica connessione fra le terre malesi e quelle 



amerieane. 



poc 



geologiche PAmerica avesse delle propaggini nel dominio delPOceano 



remote spiaggie orientale dell'Asia. Piii tardi i ponti di unione si sa- 
rebbero inabissati, lasciando come residai, o come testimoni della loro 
esistenza, le isole disseminate oggigiorno nel distretto delPOceano pa- 

affinit& floristiche 

)) e le re- 



Questa 



gioni delPAmerica equatoriale-tropicaie; deporrebbero pure in questo 



senso 



America 



region 



Noi siamo per6 ben lontani dalPaver detto Pultima parola al riguar- 
do, mentre poi riesce difficile con la teoria delle antiche connessioni 
continentali spiegare la mancanza delle Saurauia nelle regioni tropi- 
cali africanel, e quali, secondo PEngler, hanno avuto non pochi legrami 



STUDIO MONOGRAFICO SULLB SPECIE AMERICANE ECC. 387 



floristici coi territori americani. Potrebbero taluni forse obbiettare al 
riguardo che nel dorninio del Nuovo Gontinente le specie di Saurauia 
sono aecantonate prevalentemente nelle regioni occidentali montagnose, 
percui fra la loro area di distribuzione e il dorninio africano — ammesso 
un antico legame torritoriale — si dovette sempre frapporre un terri- 
torio pianeggiante (altopiano del Brasile centrale, Y Hylaea, regione 
centrale-orientale delPArgentina e via dicendo) poco adatto, a quanto 
pare, alia diffusione di siffatte specie. L'obbiezione e grave, ma alia 
stessa noi possiamo contrapporre il fatto, oramai assodato, dell'esisten- 
za, nelle passate epoche geologiche, di un sistema montagnardo nelle 
regioni ora ridotte a Peneplain, il quale avrebbe potuto favorire la 
diffusione delle specie (1). 

Forse piu consona col principio delle antiche connessioni geogra- 
flche appare la diffusione delle specie di Saurauia dall'Asia alia Ma- 
lesia, ali'Australia ed alle Isole Figi, essendo noto che in questo di- 
stretto insulare-continentale avvennero indubbiamente dei gravi rima- 
neggiamenti territoriali che a volta a volta avvicinarono e fusero 
assieme terre dapprima lontane le une dalle altre, o viceversa scissero 
un territorio in due o piu distretti insular i. Ma per questi territori 
non si deve neppure dare un eccessiva importanza all' esistenza del- 
TAntico Contenente Cino-Australiano e alle passate condizioni geolo- 
giche delle regioni, in quanto che, data la poca distanza reciproca 
delle terre che attualmente formano il dorninio raalese, e data la na- 
tura polposa dei frutti di molte specie di Saurauia la diffusione di 
questa pote, senza dubbio, effettuarsi indipendentemente dalle convul- 



(i) E oramai assodato che il nucleo centrale del Brasile £ molto antico ed ha subito, 
per effetto delle erosioni, profondissime demolizioni che hanno reso in parte piano il 
paese, portandolo anche ad un livello assai piu basso. Intatti ho potuto consta tare nell'in- 
terno del Bacino Amazzonico e nello Stato di Goyaz dei limitatissimi tratti montagnardi, 
elevati circa 700 m. sul mare, i quali non rappresentano che Tultimo residuo delle an- 
tiche terre e ci indicano cosi che a tale altezza campeggiavano anticamente i territori. 
Analoghe osservazioni furono fatte da altri autori, per cui tutto induce a credere che 
attraverso il sistema territorial cosi elevato la diffusione delle Saurauia arcaiche poteva 
benissimo effettuarsi. ' ' 



388 LTJIGI BTJSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



sioni telluriche, le quali avrebbero inabissate talune terre o fatto sor- 
gerne delle nuove. 

Piii conforme ai vero parmi pertanto la prima delle ipotesi che, cioe, 
le specie in questione abbiano tratto un'origine indipendente nelPA- 
merica da un lato, nelFAsia e nella Malesia ed Oceania delFaltro. De- 
pone a favore di questa concezione la differente costituzione morfolo- 
gica delle forme americane rispetto alPasiatico-malesi. ed in specie 
degli apparati fiorali, e piu di tutto il fatto che il genere Saurauia 
e in fondo accantonato, malgrado che sia dotato di una plasticita e- 
norme, grazie alia quale non solo ha dato origine a numerose specie, 
ma ha permesso a queste di adattarsi a condizioni svariatissime di 
clima, di terreno e di ambiente in genere, previo, ben inteso, un ar- 
monico cambiamento nelle caratteristiche morfologiche ed anatomiche. 

Data la grande antichita del genere, attestata, piu che altro pero 
dalla struttura degradata degli apparati fiorali, dato il polimorfismo 
cui va incontro il genere, data la grande attitudine di questo a vi- 
vere sotto Fimpero di condizioni edafiche e climatiche estramamente 
variabili, quali si riscontrano a varia altezza sul monti, dove preval- 
gono i rapprensentanti del genere, si potrebbe supporre, a priori, che 
alle Saurauia sarebbe stata facile la conquista delle terre tropicali di 
tutto il mondo. Invece, come sopra e stato detto, noi assistiaiiio a un 
fenomeno diametralmente opposto, essendo noto che lino ad ora il ge- 
nere non ci ha forniti rappresentanti nelFAfrica. Se si ammette adun- 
que che questo continente fosse anticamente collegato coiFAsia e col- 
PAmenca, difficilmente per le ragioni sopra esposte, potrebbe spiegarsi 
Fassenza del Genere nel suo dominio, poiche non si pu6 ammettere 
che alPepoca degli ipotetici collegamenti territoriali facessero difetto, 
lungo i ponti di collegamento, le montagne sulle quali vediamo oggi- 
giorno insediate le Saurauia. A questo riguardo poi giova ancora ri- 

cordare che se e ipotetica Pesistenza dei detti ponti ancor piu dubbia 
e la loro esistenza alPepoca in cui si vennero organizzando, sul no- 

stro pianeta i rappresentanti dei nostro Genere, di guisa che riesce 

piu che mai incerta la diffusione di questo attraverso a siffatti ponti. 
Se adunque malgrado la possibility, un po problemntica invero 

della diffusione, Finsediamento in Africa non ha avuto luogo, questo 



MONOGRAFICO SULLB SPECIE AMERICANS 




tenderebbe a provare che due dovettero essere per lo meno i centri di 
formazione delle Saurauia, la Malesia cioe e le regioni finitime da un 
lato, l'America dall'altro. La facile adattabilita delle varie specie del 
genere a condizioni esterne disparatissime corrobora questa mia ve- 
duta, mentre poco si concilia colla ipotesi che il Genere abbia anti- 
camente vissuto in Africa, dove poi sarebbe andato scomparendo per 
peculiari condizioni di ambiente avverse alia sua conservazione. 

Anche la stessa distribuzione delle specie dell'Antico Continente 
depone a favore del sovra esposto modo di vedere. Infatti se le specie 
fossero in parte emigrate dall'Asia e dalla Malesia per diffondersi nel 
Continente americano (ove avrebbero dato origine alle forme attuali) 
o viceversa le forme americane arcaiche si fossero diftuse attra verso il 
Pacifico nel dominio Asiatico-malese esse dovrebbero oggigiorno avere 
i loro discendenti attuali localizzati di preferenza nelle terre orientali 
della Malesia, il che non avviene poiche il massimo delle specie e 
accantonato a Giava e Celebes, cioe nelle parti prevalentemente occi- 
dentali del territorio. Lo stesso dic*;si per le forme americane le quali 
prediligono il versante orientale della catena andina. 

Faro notare da ultimo che i generi affini a quello che stiamo stu- 
diando fanno pure difetto nelP Africa, dove probabilmente sarebbero 
rappresentati qualora le forme ancestrali da cui sarebbero derivate le 
Saurauia attuali avessero avuto agio di diffondersi in questo Conti- 
nente per dar luogo qaivi alia produzione di forme piu o meno aber- 



ranti. 



2). Le regioni abitate dalle Saurauia americane (1). 



Le regioni che albergano, in America, la SaUrauia sono all' in- 
grosso comprese fra le seguenti isoterme: 

Isoterme iavernali 30° — 15° N 

25° — 20° S 



(i) Nelle presenti ricerche riporto mold nomi di territori, poichfc negli stessi fu- 
rono riscontrate la specie di Saurauia. I dati furono in gran parte ricavati dalP opera 
magistrale di Siever « Sud u. Mittel amerika ». 






390 LUIGl BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Isoterme estive 32° - 30° N 

15° — 10° S 



Nelle regioni dell'Antico Continente si osserva all'opposto che l ? a- 
rea di distribuzione del Genere e compresa entro i limiti seguenti: 

Isoterme invemali 20° — 16' N 

30° — 20° S 
Isoterme estive 30° — 28° N 

24° — 20° S 



di guisa che dal lato Nord, ma piu ancora da quello Sud, in America, 

il Genere si estende in regioni piu fredde rispetto alle forme asiatico- 
malesi. 

Tale condizione di cose e senza dubbio inerente alia direzione 
delle catene montuose americane che essendo aliineate da N a S per- 
mettono la diffusione della specie nel senso dei meridiani, mentre al- 
l'opposto i monti asiatici, prevalentemente diretti da E a W, formano 
quasi una barriera insormontabile per le specie nelle loro emigrazioni 
da S a N. 

Inoltre devesi tener in conto anche la costituzione del Continente 
Australiano in cui PEremea, per Paridita delle sue terre, rappresenta 
pure un ostacolo alia diffusione delle forme, accantonandole nelle re- 
gioni nordiche. 

L'area di distribuzione delle Saurauia americane, si puo all' in - 
grosso ritenere circoscritta ai suoi due estremi N e S da due regioni 
piuttosto aride quali sono a N le terre messicane di Anahuac e del 
Chaparral, a S il territorio continuante colPAtacama. 

Entro i limiti teste indicati non tutte le regioni politiche sono e- 
gualmente ricche di specie; ma in qaesto argomento non intendo, pel 
momento insistere, solo faccio osservare che, a differenza di quanto ha 
luogo nel dominio asiatico malese, il numero massimo di specie e va- 
rieta trovansi a N. delPEquatore (106 a N. rispetto a 27 a S). 

Anche nelPambito delPAmerica le specie prediligono le regioni 
montagnarde, ma non molto elevate. E' duopo tuttavia notare che trat- 
tandosi di territori in cui i monti sono spesso altissimi (7000 m. e piu) 



' ; 



STUDIO MONOGRAFICO SULLE SPECIE AMERICANS ECC. 391 



la nozione di bassa e media montagna acquista un Bignificato alquanto 

difFerente che da noi. 

Nelle ricerche relative alle varie specie io ho sempre avuto cnra 

di riportare l'altezza sul mare a cui le stesse vennero riscontrate; di- 
sgraziatamente pero per molte specie gli autori o i raccoglitori non 
danno indicazioni di sorta di guisa che le nozioni relative alia sta- 
zione sono un p6 raonche. 

Preraesse queste considerazioni d'indole generale giova ora dare 

uno sguardo alle condizioni di temperrtura, di umidita e di terreno 
dominanti nelle regioni abitate dalle Saurauia americane. 



A Messico 



1. Costituzione orografica e geologica delle regioni. — A prescin- 
dere dalle Coste la regione si presenta montagnosa, ma con difFerente 
conformazione orogralica a N e a S. Dalle regioni delTAmerica Set- 
tentrionale penetrano nel Messico due sistemi montagnosi, l'uno rivolto 
verso il pacifico (Sierra Occidentale) I'altro verso il Golfo del Messico 
(Sierra Orientale) che verso Orizaba tendono a fondersi in un solo. 

I due sistemi, non niolto elevati a N, dove raggiungono l'altezza 
di 2000 m. (Sierra Est) o 3200 (Sierra West), si fanno sempre piu 

maestosi a Sud (Orizaba 5700 m.). 

Fra i due sistemi campeggiano gli altipiani piu o meno elevati 

(Messico 2265 ra.) foggiati a guisa di conche chiuse, in parte colmate 
da sedimenti di varia epoca. 

Piu a Sud il massiccio montagnardo torna ad abbassarsi, tanto che 



Mart 



1500 



Nel sistema montuoso. a seconda della localita, troviamo rappre- 
sentati terreni di varia epoca, a cominciare da quelli arcaici, paleo- 
zoici per arrivare fino ai recentissimi. 

Nel dominio dei vulcani, spenti od attivi, ed anche in altre lo- 
calita dove non v'ha piu traccia di apparati vulcanici sono diffuse le 
roccie vulcaniche, specialmente negli altipiani. 

II Yucatan e costituito in gran parte da terreni calcari, terziari, 
non molto elevati sul mare (S. Felipe 400 m.). 



39 2 LUIOI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATBLLO 

i 

2. Condizioni climatiche; temperatura e precipita zioni . — Come in 
molte altre parti dell"' America Centrale Meridionale si distinguono nel 
Messico tre zone: quella della Tierra caliente (che arriva fino a 1000 m. 
cireaj con 22°-30° di temperatura media estiva e 17°,5-25° media in- 
vernale: quella della Tierra templada (fino a 2000 in ) con 20° 25° di 
temperatura media estiva e 10°-20° di temper, media invernale, e inline 
quella della Tierra fria sopra i 2000 m. 

La temperatura del Messico e, nelle grandi linee un po piu ele- 
vata di quella dei paesi dell' Asia, posti ad eguale latitudine nord, per 
cui forse riesce spiegato come le Saurauia, eminentemente legate alle 
condizioni di temperatura imperanti nei tropici, si estendano piu a 
Nord nel Messico che in Asia. 

Non poca influenza esercitano, sia sulla distribuzione delle forme 

sia sulla temperatura locale, le masse continentali pianeggianti degli 
Stati Uniti del Nord. 

4 

E' stato infatti assodato che le regioni nordiche del territorio mes- 
sicano sono piu calde di quelle piu meridionali che godono di un 
clima oceanico. 

La temperatura e abbastanza uniforme nelle regioni della costa 
e basse. Cosi a Vera Cruz si ha una media di circa 22°- 27°, con un 
minimo che talora arriva 0°: a Mazatlan una media di circa 25°, con 
un escursione media tra 28° e 18": e con un minimo di 5°, un massime 
di 35°: a Chiapas si ha 24°, 5 in media, con un minimum di 1°, 4 e 
infine nel Yucatan 25° ,9 con un massimo di 40° e un minimo di 8°, 8. 

A misu-a che ci eleviamo la temperatura si abbassa e le oscil- 
lazioni termiehe aumentano. Nella regione delle tierra templada di 
Oaxaca il clima e quello di Gibilterra (media 20°, con oscillazione 
media da 21°,7 a 17 u ,5 e con un minimo di 0°): sull'altipiano del Mes- 
sico (2265 m.) si ba 15°,4 di media, con un massimo di 19°,6 e con un 
minimo di 12°, 5. 






Le 



& 



seconda 



dell'altezza sul mare e a seconda dei versanti. Sono per lo piu piog- 
gie estive, portate dagli alisei (Giugno-Settembre) e cadono di prefe- 
renza sulle regioni orientali sottoposte ai venti del Golfo che in certi 
punti determinano anche delle preeipitazioni invernali. A nord, per 



STUDIO MONOGRAFICO SXJLLE SPECIE AMERICANS ECC. 893 



la presenza delle masse continental i le pioggie si fanno scarse e cosl 
pure sugli altipiani interni o nei versanti « sotto vento » degli alti 
monti. 

La quantita di pioggia presenta le seguenti oscillazioni nei vari 



paesi: 



Oaxaca (versante del Golfo del Messico) 1000 m 



Messico 
Vera Cruz 
Cordova 
Orizaba 



610 m. 

1000-2000 m. 

2799 m. 

2091 m. 



Puebla (Dal lato West dei Monti) 1099 m. 

Toluca (Versante del Golfo del Messico) 627 m. 

Chapparal (Regioni nordiche del Messico) 208-628 m. 
Chihuahua 



Zachetechas 



» 



805 m 



Mazatlan (Versante del Pacifico) 787 m 



Colima 



1060 m 



Yucatan (Merida) 913 m. 

Risultn dal presente specchietto che le regioni rivolte verso il Pa- 
cifico sono molto meno soggette alle precipitazioni di quelle fronteg- 



Mess 



contrassegnati 



per una grande secchezza dell'aria (24 °/ di umidita). 

La neve e rara e solo tre picchi, fra cui Orizaba, possono van- 
tare la presenza di nevai. 

3. Vegetazione. — Lungo la costa, e limitatamente al dominio 
delle Saurauia, ad eccezione delle spiaggie coperte di dune, la vegeta- 



zione e tropicale a tipo colombiano: sui monti poco elevati si ha una 



versan 



soggetti alle precipitazioni compaiono le savanne colle caratteristiche 



rme 



Nella regione forestale bobbiamo distinguere due zone: l'inferiore 

rappresentata dalle foreste ad Angiosperme (sino a 2700 m.), la su- 

periore, compresa fra 3900 e 4100 m., costituita in prevalenza da 
Gimnosperme. 



394 LUlGt BUSCALIOM E GIUSEPPE MUSCATELLO 



B America Centrale 



1. Costituzione orografica e geologica della regione. — Nel Gua- 
temala ed Honduras il sistema montagnoso della Sierra e forma to da 
un asse cristallino schistoso e da antiche roccie eruttive. Non mancano 
per6 i terreni mesozoici (schisti micaeei) e le formazioni caleari dolo- 
mitiche (Chiapas). La Sierra d'Alta Verapaz consta di terreni paleo- 

zoici, mesozoici e terziari. Anche qui troviamo gli altipiani colmati 
parzialmente (Quatzatenango, Guatemala est.), i quali per lo piu sono 

elevati a circa 2500-3000 m. sul mare. 

Presso che la stessa struttura geologica si ha nolle Catene del Ni- 
caragua e Costarica. 

In quest'ultima regione le formazioni eruttive antiche sono di pre- 
fereuza localizzate a Nord, predominando a Sud i caleari terziari. Nella 
parte centrale della Republica la catena si scinde in due sistemi com- 
prendenti fr£ loro gli altipiani di Cartago (4410 m.) e di Alajuele 
(915 m.) 

La Cordillera Sud raggiunge 3900 m. e consta in gran parte di 
terreni eruttivi analoghi a quelli delle regioni nordiche. 

Al di la della regione dei laghi di sprofondamento si incontrano 
ancora le formazioni eruttive antiche, granitiche e sienitiche, nonche 
i terreni terziari (Regione di Panama). I monti tendono ivi ad abbas- 



(1000-300 m.) in specie a West 



I 



»ono ancor definitivamente assettati e percio noi troviamo in seno ai 
monti stessi numerosi vulcani, i quali tendono a spostar Tasse eruttivo 



Molt 



di essi aibergano non poche specie di Sau- 
rauia, come ad esempio il Vulcan de Puego (3815 m.) il Vulcano di 



) 



Quatzatenang 



Condizioni clirnatiche: Temperatura e precipitazioni 



re- 



stato 



lativi alia temperatura sono piuttosto frammentari: cid non di meno 

assodato che il clima e prevalentemente oceanico, tropicale o 
aubtropicaie, a seconda delle regioni. Alia costa la temperatura si man- 
tiene uniforme: nifi alPintprnn ai konnn fai™« «^^«^i; «u«i«; » A — u;^< 



STUDIO MONOGRAFRO SULLE SPECIE AMERICANS ECC. 



395 



tanto che la temperatura pud talora scendere a 0° (Cohan, Antigua, 
Guatemala), ma questo si verifica in territori che sono gia elevati 
1300-1500 m. sul mare. 

II comportnmento tcrmico e diverso sulla Costa E. rispetto a quel- 
la W. ed anche rispetto alle regioni centrali. Infatti noi abbiamo a 
Panama i seguenti valori: 

Media annuale 26-26°, 2: media inveruale 23-25°, 1: media estiva 

28°,l-26°,8: oscillazione media 0,4-0,5°: estremi 15-36°. 

Dal latd del Pacific j la costa si presenta piu fre^ca, non raggiun- 
gendo la media annuale 25° circa. NelTinterno si nota che dal lato 
del Golfo del Messico, a motivo del maggior sviluppo della foresta, il 
clima e piu dolce. Bastera infatti ricordare che Coban, situato nel ver- 
sante del Golfo del Messico a 1306 in., ha una media annuale di 18°,3 
con un massimo che raggiunge 19° ,6 e un minimo di 15°,8, mentre dal 
lato da! Pacifico temperature similari si hanno solo ad un' altezza di 
1500 m. A complemento di questi dati daremo qui la temperatura di 
alcune localita dove crescono le Saurauia. 

S.Salvador (6oo m. sul mare) media 22°,5 massima 24 minima 2i°,2 Estremi 24-1 3°,3 



Guatemala (1480 m. sul mare) » i8°,6 
Quatzaltenango 2350 m.sul mare} » 14V 



» 



» 



20° ,3 

i6°,6 



» 



» 



r 6°, 6 
io°,8 



» 



30°,8-7»,6 
24 ,6-3 



I venti di N-0 portano le pioggie e le nebbie estive sul versante 
del Golfo del Messico, che percio e piu umido di quello rivolto verso 
il Pacifico. 

Le stesse differenze si notano nell'interno: infatti noi abbiamo i 

seguenti valori: 



Territori riYolti verso l'Atlantico 



Territori rivolti verso il Pacifico 



Nome delle localita Altezza sul mare 



S.Iosedi Costa Rica 



Guatemala 



Coban 




I860 m 



2422 



1135 m. 



1480 m. 



mm. di pioggia 



1754 



1410 



396 LOTGI fcUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



Nelle regioni rivolte verso FAtlantico la distribuzione delle piog- 
gie nel corso dell'anno h anche piu uniforme: il clima e per6 secco 
da gennaio ad aprile, mentre sul versante del Pacifico si ha il perio- 
do secco dal novembre all'aprile. 

In tutto il territorio Sud dell'America Centrale sono distinti due 
periodi piovosi separati da altrettanti di scarse precipitazioni, i quali 
compaiono tanto piu tardi quanto piu si procede da S verso N: ilfeno- 
meno per6 e accertato soltanto dal lato deirAtlantico e nelle regioni 
Sud. Infatti nei territori centrali del Guatemala non si pu6 piu netta- 
mente separare la stagione piovosa (invierno) dalla secca. Cosi a Coban 
si ha ancora da aprile a gennaio 87, 105, 1112, 133 mil. di pioggia. 

3. Vegetazione. — E' mista, comprendendo le forme subtropicali 
del Nord-America e quelle tropicali colombiane, a seconda che noi ci 
portiamo da N, a S, o dal basso all'alto. La Tierra caliente arriva sino 
a 1000 m. la templada a 1300 m. neirHonduras. a 1800 m. nel Pa- 



nama, a 2000 



elevate sono rappresentate 



dalle Tierra frias che ricettano forme andine nordiche e tropicali. 

Occorre inoltre fare una distinzione tra le regioni S-0 e quelle 
N-W, cioe fra le regioni che guardano verso l'Atlantico e quelle ri- 
volte verso il Pacifico. 

a) Regione costiera. — Abbondano i tipi triviali alofiti e palustri. 

b) Regione alpina. — Sovrasta quella delle Conifere e delle Sa- 
vanne, ma talora manca di vegetazione per efFetto del vulcanismo. 

c) Regione delle Savanne. — Essa e largamente sviluppata dal lato 
del Pacifico, meno visitato dalle pioggie, ma non manca neppure nel- 



anche 



Messico. A se 



condo della quantity di pioggia riscontriamo qua e la le formazioni di 
CerradOy Catinga, (1000 mm. o meno di pioggie) o anche le foreste di 

foglie caduche, xezofite. Le Savanne e le formazioni a tipo 

sono pii o meno estese a Honduras, Guatemala, Veraguas, 

etc., e spesso ricoprono estesi tratti di terreno vulcanico 



essenze 



Schrub 



formando i cosi detti Iscarales e Ch 

* 

d) Regione S-O. 




i ; 



quanto 



N-W, 
Ivi si 



ha la foresta tipica, tropicale e da pioggie fino a 1000 m., a tipo in- 



4 



STUDIO MONOGRAFICO SULLE SPECIE AMERICANE ECC S97 



vece montagnarda al di sopra di questo limite. Nelle stazioni ancor 
piu elevate la foresta acquista una fisonomia nordica, maivinon man- 
cano le Cactee ed altre forme xerofile, almeno nei tratti scoperti. 

e) Regione N W. — In basso troviamo ancor la foresta vergine 
tropicale; piu in alto, a causa delle searse precipitazioni, compaiono 
le formazioni xerofile aperte e i boschi di essenze a foglie caduche. 

Le foreste a tipo montagnardo (fra 1200-2000 m.) con numerose 
sempreverdi sono larjamente rappresentate sul versante del Pacifico, 
mentre dal lato dell'Atlantico abbondano i boschi nlberganti le felci 
arborescenti. 

Al di sopra dei 1500 dal lato del Pacifico (1600 Quatzatenango) 
compaiono gia le Conifere che pero in alcuni tratti un p6 aridi della 
regione discendono fino alia costa; quivi pure abbondano le regioni a- 
ride colle ben note succulenti. 

II versante del Pacifico e adunque, in tesi generate, contrassegnato 

dal predominio delle Savanne tipiche o accennanti alle formazioni chiu- 

se, alia macchia o ad altri tipi analoghi di associazioni vegetali piu 

o meno xerofile, le quali arrivano fino a 3303 m. circa. Nella parte 

superiore non mancano le foreste di Angiosperme a foglie caduche o di 
Conifere. 



C) Regione montagnosa della Columbia e del Venezuela 



1. Cos'ituzione orografica e, geologica deUa regione. — In questa 
breve rassegna procederemo da Sud verso Nord, trattando separata- 
mente dei diversi sistemi montagnosi. 

a) Alti bacini del Sud. — Al limite tra PEcuador e la Columbia 
si incontrano di nuovo ques'-e formazioni che gia abbiamo rilevato al- 
trove, le quali sono dovute a riempimento di valli. Essi campeggiano 
in mezzo alia Cordillera fra 1700 e 2500 m. II territorio di Popavan 
ad esempio, trovasi nelTambito di queste singolari formazioni. La re- 
gione, del resto, e di natura cristallina al Sud, cretacea a Nord ; sebbene 
non manchino qua e la le formazioni d'origine vulcanica (Tuquerres 
4000 m). 

Piu a Nord la Cordillera si scinde nei seguenti rami: 






398 LUIGI BUSCALIONI £ GIUSEPPE MUSCA^ELLO 



I. Cordillera della costa. — Suddivisa a sua volta in due rami, 
consta in gran parte di formazioni terziarie (sandstein e schisti ma- 
rini) e raggiunge un'altezza variabile da 300 a 1800 m. 

II. Cordillera del West. — Nel territorio di Cauca consta in parte 
di roccie eruttive, in parte di terreni cretacei, raggiungendo un' al- 
tezza media di 2000 m., salvo a Tsord ove degrada notevolmente (300 m.). 
Alcune punte arrivano fino a 3000 m. 

Til. Cordillera centrale. — Interposta tra il territorio di Cauca 
e quello del Magdalena, la Catena raggiunge spesso i 3000-4000 m. ed 
anzi taluni dei suoi picchi vulcanici, come il Tolima e il Nevado di 

Huila superano i 5500 m. II passo di Quindio e a circa 3500 m. La 
catena, piu antica di quella del West, consta di Sandstein, di schisti 
cristallini e di altri terreni o roccie, fra cui meritano di esser segna- 
late le formazioni vulcaniche poggianti per lo piu su un zoccolo cri- 



2000 



ter- 



ritorio palustre del Magdalena. 

IV. Cordillera dell'Est. — La catena e assai elevata presso Bo- 
gota e presenta qua e la delle cuspidi altissime, ma la sua altezza me- 
dia oscilla fra 2000 o 3000 m. 

Un prolungamento a Nord della Catena (Sierra di Perrija) chiu- 
de il Bacino di Maracaibo a West, ed il medesimo consta di anticho 
roccie vulcaniche, di Sandstein, di Kalkstein. La sua altezza media 
oscilla fra 1500-3000 m. 

Infine il versante West della Cordillera dell'Est si prolunga in al- 
tipiani ("2600-2800 m.), costituiti da terreni piuttosto recenti e rappre- 
sentanti forse degli Alti Bacini. 

b) Sierra Nevada di S. Marta. — Costituita da terreni granitici, 
da Schisti cristallini, da Gneis, e da antiche roccie eruttive, il sistema 
fronteggia il Mare dei Caraibi, colle°*andosi da un lato alia Catena 
delle Antille dall'altro alia Serra di Perrjia. E' forse un sistema indi- 
pendente. 

c) Cordillera di Merida. — Situata sul prolungamento della Cor- 
dillera Orientale fronteggia a Est la Laguna di Maracaibo. Cristallina 
nella parte assile, costituita invece nelle parti periferiche per lo piu 
da terreni cretacei e terziari ("Kalkstein e Sandstein) raggiunge circa 






STUDIO MONOGfcAFtCO StJLLE SPECIE AMERICANE BCC. 399 



4000-4500 m. a Merida, 1200 in. a 2000 m. a Tachira. A Nord la 
ISerra si scinde in 3 rami, la cui altezza oscilla fra 4000 e 2000 m. 

d) Monti caraib ; ci. — Constano di due catene parallele (Sierra 
Costiera o nordica e Sierra interiore o raeridionale) che con direzione 
da E a W seguono la costa nordica della regione. II sistema non e 
molto elevato (2800 m.) ed anzi presenta tre notevoli depressioni che 
lo scindono in 4 sistemi, di second'ordine. Predominano le roccie ar- 



caiche, ma a queste si aggiungono nella Serrania inferior le roccie 



eruttive, terziarie e cretacee. A Est poi compaiono i Kalkstein. La ca- 
tena Sud e piu bassa di quella Nord, ma ovunque sono frequenti i 
picchi alti 1500, 1700, 2600 m. I monti di Caracas, ra >giungono 1782 m. 
II territorio basso interposto fra le due catene montagnarde e palustre 

o lacustre su estesi tratti. 

d) Dep>-ess*one della L^guna di Maracaibo. — E' palustre e bas- 
sa assai: a Nord e sbarrata da monti alti 700 800 m. (roccie eruttive 
antiche), a N E dai colli di Paraguana a nucleo cristallino eruttivo. 







fl500 



II terri'orio e cosM'uito da una catena 
ehiuden'e delle alle valli. Poco no'o. 



2. Condizioni climatiche: temperatura e precipitazfoni. — II clinia 
e caldo nelle regioni basse. Alia cos'a la temperatura della Tierrace- 
Hanfe raggiunge la media di 25°, 9—26°, 1 (Buonaventura) con scarse 
oscillazioni (0', 6-1°, I). II fore riscaldnmen'o dclle 'erre basse in- 
fluisce indiretlamen'e sulla temperaiura dei monti circos'anti. All'in- 



terno gli es'remi di lemperatura sono piu no.'evoli e in pari tempo piu 

elevata la tempera ura. 

Le T terras tern pi a das si inconlrano nella Sierra di San*a Maria a 
600 m. verso la zona limi'e per il Cacao e la Noce di Cocco. La 
temperatura e un po piu elevata nel la o Nord della Sierra anziche 
nel lato Sud (24 ,, -21° a 1000 m. dal lalo Nord, 13-22° a 1900 m. dal 

lato Sud). 

La lemperatura subisce inoltre notevoli sbalzi, per cui assume i 

caralteri dei climi estremi. 

A Medelin (Antioquia), situato a 1510 m. sul mare, si ha una media 
annuale di 21°, 1, con oscillazioni medie di 21", 72— 0°, 3(oscillazione 
assoluta 29°,4— 13°, 6). A Merida, per effet o della nevi di alia mon- 






400 LUIGI BUSCALIONI B GIUSEPPE MUSCATELLO 



tagna, la media annua raggiunge solo 18°, con oscillazioni entro 16° e 26°. 

Le Tierras frias cooiinciano a 2200 ra. A Bogo'a (2660 m.) la 
media annuale e di 14°, 4 con scarse oscillazioni medie (i°), mentre 
gli estremi oscillano fra 22° ed 8°. Sulla alta rnontagna la tempera- 
tura scende a 0° di notte (verso i 4000 m.) 

Pochi sono i dati che possediamo sul sistema montagnoso della 
costa settentrionale, La Guaira offre una media annuale di 2d° > 7, con 
un massimo di 27° e un minimo di 24°. 

A Caracas, verso i 930 ni., si ha una media annuale di 21°, 8, con 
un massimo di 23°, 3 e un minimo di 20°, 3. Le oscillazioni medie 
raggiungono ivi 3°, ma gli estremi arrivano a 26°, 5 e 14°, 3. Infine 
rilevero che nella Colonia Tovar si e constatata una media annua di 
14°, 4, con un massimo di 15°, 3 e un minimo di 12% 5. Le oscilla- 
zioni medie raggiungono 2°, 8. 

Per quanto concerne le precipitazioni e sta'o assodafo che nella 
Columbia e nel Vanezuela occidentale le precipitazioni sono relativa- 
mente abbondanti, per quanto, non manchino i territori in cui non 
raggiungono 1000 mm. (Car Sago, Antioquia) o anco neppure 600 mm. 

Assai umida e la costa West della Columbia. Lo stesso dicasi per le 
pendici Nord della Sierra di S. Marta, la Cordillera di Merida, le terre 
basse di Zulia o l'Est di Coro. Le precipitazioni sono piu scarse sui 
monli bassi o lontani della cosfa (vallate interne, Barquisimeto, Val- 
le del Cesar, Rio Hacha, pendici rivolte a Sud dei monti di S. Marta 
e della Costa Nord, Coro N-W, Cucuta nella Cordillera di Merida, 
Valle di Cauca ed altri territorii). 

Sulle pendici Sud della Cordillera di Merida Pumidita e ancora 
intensa, trovandosi la stessa sotto il dominio dei venti di SO. Cosi 
pure abbondanti sono le precipitazioni (1600 ram.) nella Tierra Tern- 
plada di Bogota. 

Sugli alti monti (oltre a 4000 m. d'altezza) le precipitazioni ca- 

dono in forma di nevi, ma scarsi sono i ghiacciai e poco estesi. 

Per quanto concerne la catena costiera rilevero solo che a Cara- 
cas si hanno circa 800 mm. di pioggia. 

Nelie regioni sud del territorio Columbo-Venezuelano si hanno 2 
periodi di pioggie annuali: a Nord invece uno solo. Sulla Cordillera di 



STUDIO MONOGRAFICO SULLE SPECIE AMERICANE ECC. 401 

Merida presso Tachira i due periodi di pioggia sono ancora riconosci- 
bili, ma essi sono pero separati da un brevissimo periodo secco: a Truillo 
i due periodi piovosi si fondono e questa condizione di cose si estende 
fino ai 3° di latitudine Sud lungo le pendici Est della Cordillera. 

Presso Caracas e sui monti costieri non vi ha un periodo secco 
poiche durante Testate si hanno ancora 150 mm. di precipitazioni. 

3. Vegetazione. — Nelle parti basse si incontrano le foreste da 
pioggia lungo le Valli di Atrato, nella Cordillera di Merida, nei Ba- 
cino del Cauca e della Maddalena ed altrove. II tipo di vegetazione 
ricorda alquanto quello dell'Ecuador. 

Sulle pendici dove le precipitazioni si fanno piu earse, compa ono 
le foreste a tipo monsonico, con essenze a foglie caduche e di sviluppo 
moderato (lato Sud del Nevado di S. Marty e delle Catene interne 
sul Coro NW, lungo il Cesar. 

Le Savanne a Cactee ed altre essenze xerofile sono diffuse nel 
Coro ed altrove, mentre alia costa si mostra la vegetazione alofila tri- 



v 



iale. 



Ura speciale formazione e quella di Monte, con tipi cespugliosi 
Cactee ed altre piante piu o ineno xerofile (Pendici SW del Nevado 
di S. Marta, Rio Hacha, Coro NW ed altrove). 

Sulle montagne, verso i 1300 m., la foresta accenna ad assumere 
la fisononiia speciale; il quale cambiamento j ero sulle pendici del West 
si inizia solo a 2000 in. 

Verso i 1450 in. sulle pend'ci Nord, verso i 2800 m. sugli altri ver- 
santi dei Monti di S. Marta e piu alto ancora (3500 m.) nei siti ri- 
parati della Cordillera di Merida e a Bogata cominciano a manifestarsi 

■ 

i Paramos, regioni aride, o palustri, o torbose che si estendono dal 
Confine dell'Equador fino a Sierra di S. Marta. Ivi e il dominio della 
Espeletia. 

A un .ipresso le stesse formazioni riscontriamo lungo la costa 
Nord. Le foreste da pioggia coprono di preferenza le pendici Nord 
della Sierra di S. Marta e degli altri monti, elevandosi fino a 1500- 
1800 m. All' opposto sulle pendici Sud della Serrania interior e dei 
Monti di Cumana, come pure nelle sottoposte valli predominano le fo- 
reste a tipo monsonico, o piu o meno xerofile. Le stesse poi trapassano 



402 LU1G1 BUSCALION1 E GIUSEPPE MUSCATELLO 



nella cosi detta formazione di Monte o cespugliosa a Cumana, a Unare, 

Barcelona ed altrove. • 

La foresta a tipo niontagnoso non presenta pero una notevole dif- 
fusione (pendici Nord dei Monti Caraibici), ma dove si manifesta offre 
molti punti di contatto con quella di Merida. 

Estese Savanne si riscontrano a Nirgua, nel Bacino del Bejuma, 
nelle parti basse del Yaraqui ed altrove. Le fonuazioni in questione trapas- 
sano alia Calinga e alio Schrub dai lato Sud della Serrania interior 
ed in parecchie alfre localita sopra ricordate. 

Se noi ci portiaino piu in alto ancora incontriamo le praterie al- 
pine che pero verso TEst della Catena compaiono gia a 300-400 m. f 
vale a dire ad un'altezza dove in altre localita persiste ancora la fo- 
resta. Esse sono presenti sia nella Serrania interior che nella Cordil- 
lera della Costa. Non raggiungendo la catena 2800 metri essa non n- 
cetta le formazioni dei Paramas; presenta tuttavia in alcuni territori 
(Colonia Tovar) non pochi accenni di Torbiere. 



D) Llanos 



Estesissimi e puco elevati sul mare, pianeggianti o disseminati di 
colli e basse montagne, i Llanos constano in gran parte di argille eal- 
cari e Lehm. II clima e ivi secco, (600-200 mm. di pioggia), la tempe- 
ratura elevata (26°-27°), senza presentare tuttavia notevrli escursioni. 

La vegetazione e in predominanza erbacea, in parte formata da 
piante sacculenti, ma non mancano neppure le associazioni arboree e 
queste sono appunto reperibili nel territorio di Merida. 



E) Ecuador 



1. Costituzione orografica e geologica della regione. II territorio e 
attraversato da due catene dirette da N. a S. delle quali quella occi- 
dental e relativamente piu giovane, constando di terreni mesozoici 
(Sandstein ? Calcari, Roccie eruttive antiche) mentre quella delT Est e 
formata da terreni arcaici (gneiss, schisti). Tra le due Catene si inter- 
pongono dei ponti trasversali e degli Alti Bacini, attorno ai quali il 

Aulcanismo ha lasciato indelebili traccie. 



STUDIO MONOGRAFICO SULLE SPECIE AMERICANS ECC. 403 



L Alti B acini del Sud. — Coniinciano ad apparire la dove la 
Catena si sdoppia per dar origine alia Cordillera centrale e a quella 
orientale, la prima alquanto piu bassa della seconda (3800 m. rispetto 
a 4800 m.). Nella regione degli Alti Bacini incontriamo degli schisti 
cristallini, delle roceie vulcaniche e dei terreni sedimentari. 

I Bacini per lo piu campeggiano ad un' altezza che oscilla fra i 
2200 e i 3200 metri. 

II. Alti Bacini del Nord. — Sono conformati come quelli del 
Sud, mn taluni, ad esempio quello di Riobamba, sono sterili, sabbiosi, 
sparsi di dune. Essi poi si mostrano fiancheggiati da alti picchi vulca- 
nici insediati di preferenza sulla Cordillera Est. e notevoli per la loro 
grande altezza (Tunguragua 5087 m). Del resto anche nelle pendici 
della Cordillera del West non mancano i picchi, in specie, vulcanici 
altissimi, come, ad esempio, il Chimborazo. 

Bacini pure molto important! sono quelli di Latacunga, di Ambato, 

di Quito, i quali vaneggiano ad un'altezza che oscilla fra 2400 e 2900 m. 
Attorno al Bacino di Quito, come del resto anche attorno agli altri due, 
predominano alti vertici alpini di natura vulcanica, tanto dal Into 
della Cordillera del West che su quella delTEst. Bastera ricordare TAn- 
tisana (5756 m), il Cotopaxi (5943 m.), l'lliniza (5305 m.). 

Da ultimo meritano di esser menzionati i Bacini di Ibarra e Tul- 
can costituiti pressoche come i precedenti. 

III. Regioni basse del West. — Formano una zona poco ampia 
costituita da terreni cretacei e quaternari. E' un territorio in parte 
palustre, piano in alcune regioni, alquanto elevato sul mare (700 m.). 

IV. Regione orientate. — Fa parte del Bacino amazzonico e non e 
qu ; ndi piu il caso di soffermarci a descriverla non albergando, per quanto 
almeno mi consta, alcuna specie di Saurauia. 

2. Condizioni climatiche : temperatura e precipitazioni. - - La tern- 
peratura e equatoriale, ma soggetta a notevoli variazioni a seconda 
dell'altitudine. Sulla costa, a causa della Corrente fresca dei Peru, la 
temperatura e piuttosto mite. Guayaquil ha infatti una media annua 
di 27°-28°, 5, con un minimo di 25°,5 e con estremi oscillanti fra 35° 
e 19°. Pressocche le stesse temperature si hanno nelle Isole di Puna 
e a El Recreo (25°^, dove pure gli scarti termici sono poco ampi (3° — 4°). 



404 LUIGI BUSCAL10NI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Ad Esmeralda, cioe sotto FEquatore, la temperatura media annuale ar- 
riva a 18°, per discendere a 26° nelle regioni interne boscose. 

II Clima della Cordillera offre questo di particolare che neile re- 
gioni Sud si ha una temperatura piu elevata che a Nord. A misura 
che si sale sulla Cordillera la temperatura si abbassa, per cui a Mindo 



J 



19°,7. 



I valloni chiusi sono molto caldi di giorno, freddi alia notte, es- 
sendo ivi forti le oscillazioni termiche (24°). 

Negli Alti Bacinl della Serra compresi fra 2000 e 3000 m. si hanno 
dei valori termici oscillanti fra 18° e 11° (Banos a 1800 in. ha IS , 15 
in media), Pero Quito a 2850 m. presenta 13°,5 come media annua, con 
oscillazioni assai forti (23° — 3°,4J. Un po piu in su la temperatura scen- 
de a 0° nella notte (Tulcan 2977 m.). 

Inline nella regione degli alti Paramas campeggianti fra 3000 e 
m. la temperatura media si mantiene sotto 10"' con scarse oscil- 



4000 m 
lazioni. 



quauto 



costa Fumidita e piu grande a Nord, sebbene anche per nlcuni tratti 
del territorio Sud si abbia un certo grado di umidita per le nebbie 
o Garuas che ivi dominano da Giugno a Novembre. 

Abbastanza aride sono le regioni della Penisola di Morro, di Quaya- 
quil, di Puna, di Guayas lino alia Baja di Caraques: solo dove i monti 
si approssimano alia costa si nota un tenore piu elevato d'umidita, 

Molto uniido alFopposto e il territorio di Esmeralda, dove piove 
si puo dire tutto l'anno. 

Se noi ora ci portiamo verso Finterno troviamo che ii clima di- 
venta tanto piu umido quanto piu ci avviciniamo alia Cordillera, per 
cui nella zona forestale, pi puo dire piove tutte le notti. 

Talora si osservano due periodi piovosi, il secondo dei quali cade 
in ottobre. 

Piove pure abbondantemente sulle pendici Nord della Cordillera 
dei West e su quelle Est della Cordillera orientale, ma questo regime 
si osserva solo nelle stazioni comprese fra 600-2000 m. 

Nelle alte Serre e nei Bacini elevati le condizioni di clim i sono 
un po diverse. 









STUDIO MONOGRAFICO SULLE SPECIE AMERICANE ECC. 405 



Quito 



eipitazioni sono pero accompagnate da torraente gelide. Ivi pure sono 
distinti due periodi piovosi, separati da altrettanti di bel tempo. 

Infine sugli alti picchi vulcanici le precipitazioni hanno luogo sotto 
forma di nevi. II limite di queste e elevato a circa 4800-4200 ni., di guisa 
che solo 20 punte sono coperte da ghiacciai, i quali sui monti del West 
si estendono fino a 4512 m. e su quelli delTEst a 4134. Non mancano 
le traccie di antiche glaciazioni. 

3. Vegetazione — Data la posizione geografica del territorio la 
si presenta eminentemente tropicale, ma in pari tempo molto varia. 

I. Regione bassa del West — Lungo la spiaggia abbondano le 
Mangrovie, ma piu all'interno, a seconda del tenore delle precipitazioni 
della condizione palustre, o, all'opposto arida del suolo le formazioni 
mutano di fisonomia. Nel territorio sud, piuttosto arido, sono diffuse 
le savanne a succulenti e a piante syinose, cui si sostituiscono le alo- 
fite nei siti salati. Noi troviamo le savanne nelle regioni comprese tra 
Guayaquil, Puna, Foce del Guayas e di qui sino alia Baja di Caraques. 
Pero anche a Guayaquil, Isola Puna ed altrove non mancano i boschi 
formati da essenze a foglie caduche, xerofile. 

Piuttosto umida e la Costa Nord, in specie a Esmeralda, dove 
incontriamo le foreste da pioggia, sebbene non facciano difetto le Sa- 
vanne, i Cerrados (Pueblo Vijeo, Babahoyo) e le praterie : quest'uitinie 
accantonate presso la regione montuosa 

II. Pendici delle Gordillere — Alia foresta tropicale succede a 
varia altezza (da 300 e 1300 m.) la foresta di montagna, ricca di 
Felci e di Cinchona. Le essenze nelle Cordillere sono spesso differenti, ma 






il tipo e unico. La vegetazione si mantiene rigogliosa dai 600 m. ai 
1500-2000 m. tanto sulle pendici West della Cordillera del West quanto 
su quelle Est della Cordillera dell'Est. A una certa altezza gli alberi 
cedono il posto ai frutici e suffrutici. 

III. Vegetazione degli Alti Bacini — Fatta eccezione per quelli assai 
bassi, gli Alti Bacini sono privi di foreste ed anco talora di alberi. 
Sono presenti quasi ovunque i tipi delle regioni temperate, ai quali 
nelle parti piu calde vanno associaci i Cereus e le Agave. Grande dif- 
fusione hanno ivi le specie erbacee xerofile e le formazioni a tipo di 



406 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



Schrub. Va notato tuttavia che taluni bacini sabbiosi sono del tutto sterili. 

IV. Paramos — Gli alberi si arrestano a circa 3500 m. i cespugli a 
■ 4000 m. circa, per cui i Paraiiios sono spesso solo coperti da forme erba- 
cee, (Formazione di Espelatia) che in molti siti non difFeriscono gran 
che da quelle degli alti Bacini. 

Al disopra dei Paramos domina il deserto (TunguraguaJ, che del 

resto si trova anche in regioni relativaniente basse, soggette al vul- 
canismo. 

A complements di qaeste nozioni sulla costituzione fisica del- 
TEcuador aecennero ancora in breve alia regione orientale, per quanto 
questa si trovi quasi del tutto fuori del dominio delle Saurauia. 

La regione e piana e costituita pressoche degli stessi terreni anti- 
chi, o piii o raeno recenti delle altri parti del Bacino Amazzonico. La 
temperatura e ivi elevata, ma presso alle Ande va soggetta a forti 
sbalzi. Poche e incomplete nozioni si hanno sul regime delle pioggie 
che tendono, a quanto pare, a concentrarsi in due periodi: questi pero 
presso le Cordillere si fondono in un solo, per quanto anche lungi del 
massiccio montagnoso non si abbia alcun mese del tutto privo di pre- 
cipitazioni. Data la grande copia di precipitazioni non mancano le fore- 
ste da pioggia, ma neppur fanno difetto le Savanne, le quali, come ho 
dimostrato in un lavoro col D.r Huber, non sono, per lo piu che anti- 
chi territori fluviolacustri stati abbandonati dalle acque. 



F) Peru 

1. Costituzione orografica e geologica delle regioni — Verso V e- 
stremo Sud del territorio si incontrano due sistemi montagnardi, con- 
giunti fra loro da ponti, i quali formano la Cordiilera del West e quella 
dell ? Est: quest'ultima a Nord si scinde in un terzo sistema conosciuto 
col nome di Cordillera Centrale. 

La Cordillera delPEst e piu antica e consta di graniti, di sieniti e 
di terreni siluriani, mentre quella del West e per lo piu mesozoica: 
mancano i vulcani attivi, ma sono diffuse le roccie ignee antiche. 

Le due Cordillere non sono molto elevate, in specie quello dell'Est; 



7000 



can ad 



STUDIO MONOGRAFICO SCLLE SPECIE AMERICANE EOC. 40" 



II settore Sud delle Cordillere forma il sistema dell'Ucayali, quel- 
lo Nord ii sistema di Mararion, che si fondono fra loro presso Cerro 

de Pasco. 

Nel sistema deirUcayali la Cordillera delP Est 7 consta di graniti, 
schisti, Grauwache e piu perifericamente di Sandstein. Essa ricetta non 
pochi Alti Bacini (3000-4000 m.) e in qualche punto si innalza a note- 
voli altezze. Verso il nord la cordillera si accosta a quella occidentale, 
si abbassa per elevarsi di nuovo a Cerro del Pasco. 

La Cordillera West dello stesso sistema consta, sulle pendiei, di 
Kalkstein, di Roth Sandstein, mentre nella parte elevata e costituita 
in gran parte da roccie vulcaniche. 11 sistema montagnardo si eleva 
spesso a notevoli altezze (fino a 7000 m.), ma nel suo complesso il 
massiccio ha la configurazione di un altipiano, per cui troviamo di 
nuovo i Paramos sabbiosi, palustri. 

Nel sistema di Ucayali la costa degrada a terrazze verso il mare. 
Essa e molto arida, sabbiosa, almeno a Sud del 14° lat. Sud. 

Nel sistema del Maramio, dobbiamo distinguere tre aggruppamenti: 
la Cordillera del West, compresa fra la costa e il Marancn; la Cordil- 
lera Centrale _ra questo e PHuallaga, infine la Cordillera Est inter- 
posta fra quest'ultimo e il Rio Hucayali. 

La costa che fiancheggia a West il sistema e meno arida di quella 
Sud, salvo al Nord dove si estende il deserto di Sechura e su qualche 
altro tratto. Essa e attraversata da una Serra — i cui vertici sono di- 
scretamente elevati (1000-4000 m.) — dove troviamo largamente rap- 
presentate le dioriti, le sieniti, i graniti, il Sandstein, gli schisti e i 
* terreni terziari. 



W 



di terreni sedimentari 



mesozoici e in parte di roccie vulcaniche, si suddivide in due rami: ii 
West e PEst. II primo di questi si ramiiica a sua volta per dare ori- 
gine alia Cordillera nbgra (con passi elevati circa 4500 m. e punte 
che raggiungono 4800 m ) ed alia Cordillera bianca, grande catena nella 
quale abbondano i Puna, piu o meno sterili, e le formazioni moreni- 
che e lacustri. I vertici, che raggiungono talora 6000 e piu metri, con- 
stano di terreno vulcanico. Verso il Nord la Cordillera si abbassa no- 

tevolmeiite. 



408 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



II ramo Est, formato da trachiti, tufi, schisti argillosi, ha qualche 
vertice alto piu di 4000 m., ma in genera Je la catena e assai meno e- 
levata e tende ad abbassarsi ancor di piu a Nord, E' su questo ramo 
cbe suno abbastanza frequentati gli Alti Bacini (antichi laghi prosciu- 
gati). Al confine coll'Equatore la catena raggiunge dapprima 2000 m. 
e poi 3000-4000 m. 

La Cordillera centrale, altissima a Sud, degrada verso il nord e 
alfine scompare dopo essersi divisa in due rami, fra i quali si inter- 
pongono degli Alti Bacini. E' costituita da schisti antichi falcosi e da 
terreni paleozoici o arcaici. La Cordillera dell' Est e poco nota e non 
raggiunge notevoli altezze. A nord si addossa alia Cordillera centrale. 

2. Condizioni climatiche, temperatura e precipitazioni — II clima 
e abbastanza fresco sulla Cordillera del West e sulla costa, per quanto 
alraeno si puo giudicare in base agli scarsi dati meteorologici che pos- 
sediamo. La temperatura media annua raggiunge ad Arica 19°, 7, a 
Lima solo 19° benche questa citta si trovi piu a N. Nei mesi caldi si 
hanno i seguenti valori: Arica 22°, Lima 23°. 2: nei mesi freddi Arica 
ha una temperatura media di 17°, 3 e Lima 15°, con oscillazioni che 
raggiungono 4°,7 per Arica, 8°,2 per Lima. Nelle regioni delle Garuas 
la temperatura e un po piu elevata. Per quanto concerne le Serre tro- 
viamo che ad Arequipa (2363 m.) si hanno, come estremi medi, 24' 
e 4°: a Matucana (2374 m.) si ha una media annua di 14°.5 con una 
escursione media pure annua oscillante tra 10°-11° e 19°-20°.5; a Hua- 
nuco, infine il clima e caldo d'inverno e mite d'estate durante le pioggie. 

Nella regione dei Puna (da 2500 in su) il clima diventa aspro, 
tanto che spesso gela a 3050 m. e si hanno nevicate abbondanti. Nei 
valloni chiusi, in generate, si ha una temperatura piuttosto alta e cosi 
pure in molti Alti Bacini protetti. 

Le precipitazioni sono molto piu abbondanti dal lato dei Bacino 
amazzonico e vanno diminuendo sempre piu a misura che ci portiamo 
a West. Percio le regioni orientali sono umide e quelle occidentali secche. 

Sulla costa presso Lima cadono solo 64 mm. di pioggia alTanno: 
cio non di meno una certa umidita vi apportano le Garuas che pero 
non si elevano piu. di 700 m. Nelle regioni nordiche le precipitazioni 
si fanno ancor piu scarse e percio incontriamo ivi il deserto. 



STUDIO MOXOHfcAFlCO SllLLE SPECIE AMERICANS ECC. 409 



Sulla Sierra West presso Arequipa (2363 m.) si hanno circa 100 
mm. di preeipitazioni, con un periodo piovoso che si estende da Gen- 
naio a Marzo. II clima e tuttavia straordinariamente seceo. 

Nella regione dei Puna, a partire da 2500-3000 m., il clima di- 
venta rigido tanto che troviamo le nevi. II limite delle nevi eterne e 
a 4500 m. sulTHuascan. In generale si osserva che data la minor pio- 
vosita nelle regioni West il limite delle nevi si eleva di molto da 
questo lato delle Cordillere (5500 m. sul Misti nel W., 4700 sulla 
Cord. d' Est). Per la stessa ragione la Cordillera negra non ha nevai, 
sebbene sia molto alta. I ghiacciai sono molto scarsi. 

La serra Est e molto umida; il limite delle regioni climatiche ca- 
ratterizzate dalle idrometeore abbondanti si trova fra Cajamarca e Ce- 
lendin. Le pioggie venendo cogli Alisei non raggiungono talora gli 
Alti Bacini chiusi i quali percio sono spesso aridi. Alio opposto straor- 
dinariamente umida e la Regione di Montana dove piove, si puo dire, 

tutto Panno. 

3. Vegetazione — La costa e arida al Sud, (salvo lungo i corsi 
d'acqua, o neirambito delle Garuas) un p6 meno nella parte mediana 
della regione, aridissima a Nord. (Deserto di Sechuras, dintorni di 
Lima). NelFambito delle Garuas si hanno i soliti tipi succulenti, spinosi 
e la vegetazione acquista spesso il tipo di Schrub. Nelle valli un po 
umide la vegetazione risulta costituita da frutici, ma non si ha mai una 
vera foresta: tutto sommato, la regione e alquanto meno arida della 

costa nordica del Chili. 

Nella regione bassa delle Serre, dove ancora dominano le Garuas, 
la vegetazijne si mvviva, ma ancae ivi non mancano i territori semi- 

sterili (Guayaquil,). 

Sopra i 2000 m. a West, a 3500 m. al passo di Calle-Calle, a 
3200 m. circa presso Huamachuco cessa la vegetazione arborea e suben- 

trano per lo piu le piante basse erbacee e le xerofite. Nella parte infe- 
riore di questa regione cioe tra 1900-2500 m. abbondano le cactee ed in 
quella superiore compaiono altri tipi, fra cui non poche forme spinose, 

Le altre regioni del Puna o sono sterili, o albergano solo pochis- 
sime essenze arborescenti assieme ad erbe. 

La latitudine influisce molto sulla vegetazione. Cosi a Sud gli Alti 



- 

41 LUIGl BUSCALIONI B GIUSEPPE MtfSCATfiLLO 



Bacini sono rivestiti soltanto da poche Stipa, mentre al confine della 
Bolivia le erbe arrivano a 3500-4000 m. e piu a Nord gli stessi Alti Ba- 
cini albergano suffrutici, erbe, torbiere. 

Se noi ora passiamo in rassegna i vari settori del sistema monta- 

gnardo rileviamo i seguenti dati: 

Nella Cordillera di Ucayali alcune regioni elevate offrono il ca- 
rattere di Puna. - 

Al di la dei passi del West si incontrano praterie e formazioni 
a tipo cespuglioso, mentre sulle pendici ri volte verso il Maranon non 

mancano i boschi 

Estesi Puna si trovano a N W. di Cuzsco e sulle pendici della 
Cordillera deli' Est, raentre pinttosto aridi sono i fianchi delle valli 
dell'Apurimach dove troviamo solo cespugli spinosi e Cactee. La step- 
pa alpina compare in non pochi Alti Bacini di SO, mentre i Paramos, 
eon vegetazione erbacea o fatta di tipi spinosi, appaiono solo sulle alte 
regioni. 

Sulla Cordillera Branca trovansi non pochi Puna piu o meno aridi 
o di natura s f eppica, disseminati per lo piu negli Alti Bacini. 

II Ramo Est della Cordillera West offre non pochi bacini lacustri 
prosciugati, coperti per lo piu di Cactee ed erbe, piu di rado da boshi 
(Cajaman). Taluni valloni sono pero molto aridi e assumono percio il 
carattere di Puna, Le formazioni pratensi sono reperibili a 3200 e piu 
metri presso le sorgenti del Maranon, il quale nelle parti piu basse, 



al pari dei suoi affluenti, e ombreggiato da foreste. Queste sono pure 
reperibili lungo i fiumi della Cordillera dell'Est. 

Inline nel distretto di Montana troviamo che le regioni elevate, 
ma non eccessivamente, sono coperte da praterie, mentre tra i 2300- 



100 



foreste con 



vegetazione tropicale lossureggiante. Solo taluni valloni chiusi o le 
locality poco esposte agli Alisei presentano una scarsa vegetazione di 

Cactee ed altre forme xerofite. 



G) Bolivia 



1. Costituzfone orografia e geologica della regions — Neirambito 
della Bolivia la catena andina si dilata notevolmente (700 Km. tra Tao- 



STUDIO MOXOGRAFlCO StfLLE SPECIE AMERICANS ECC . 411 



na'e S. Cruz) formando cosi un altipiano centrale con tipo di Puna 
(ad un'altezza di circa 3600 4000 m.), percorso da catene parallele nelle 
quali sono disseminati dei coni vulcanici che colle eruzioni colmarono 
le valli. 

L'altipiano e fiancheggiato, dal lato Pacifico, dalla Cordillera del 
West, dal lato opposto dalla Cordillera dell'Est che contribuisce in gran 
parte alia sua formazione, essendo poco importante lo sviluppo di 
quella West, disseminata pure a sua volta di alti coni vulcanici. 

La Cordillera dell'Est e assai piu antica di quella del West e 
consta di gneis, schisti cristallini ed altre roccie paleozoiche a cui 
tuttavia si sostituiscono all' Est le formazioni mesozoiche. All'opposto 
la Cordillera del West consta quasi del tutto di quest'ultimi terreni, 
cui si associano le roccie eruttive. 

Noi accenneremo qui brevemente alle particolarita piu essenziali 
dei singoli distretti montagnardi: 

I. Cordillera dell'Est — La sua altezza oscilla fra 2000-3000 m. 
a Est, ma verso Pinterno raggiunge anche 6000 m. di altezza, 

II. Cordillera di (ochabamba — E' una formazione siluriana che 
presso a Cochabamba si eleva fino a 5000 m. per abbassarsi, come le 
altre catene, ad Est. 

Nel dominio boliviano la Cordillera dell' Est e, dal lato occiden- 
tale, incorniciata da monti elevati, granitici ed antichi, o vulcanici, 
i quali la separano in certo qual modo dal Puna West. L'altezza me- 
dia di siffatti monti e di circa 4700 m., ma non pochi arrivano a 5200- 

5300 m. 

III. Cordillera di La Paz — Formata pure di terreni siluriani la 
catena e molto elevata (Cerro de Guadalupa 5386 m.), e comprende 
dei valloni molto profondi. Un' altezza ancor maggiore raggiunge a 
Nord (Illimani 6405 m.), ma poi torna ad abbassarsi alquanto a N. 

E. di Sorata (5000 m.). 

IV. / Puna — Campeggiano a circa 3700-4700 m. d'altezza eco- 
stituiscono un territorio ondulato, geologicamente tanto piu recente 
quanto piu si avvicina al limite occidentale, poiche aoi troviamo sul 
lato West i porfidi e il Rothsandstein, mentre alPEst predominano gli 
schisti siluriani e devoniani impiantati sopra uno zoccoio granitico. 



\ 






412 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE Ml SCATELLO 



Dalla Puna di Atacama si passa gradatamente alia Puna Bolivia- 
na. II territorio del lato Sud e formato di pianure e paludi salate; a 
questa regione susseguono a Nord dei monti assai alti e delle formazi'mi 
lacustri in via di lentissimo prosciugamento (Titicacaj che rendono piii 
meno fertili le regioni. Noi abbiamo quindi a distinguere nelle Puna 
un territorio aridissimo a sud, costituito di sabbia e disseminate di 
alti coni vulcanici, e un altro fertile a Nord. 

V. Cordillera del West — E' mesozoica, ma consta pure in gran 
parte di roccie eruttive antiche. Le sue cime sono spesso coronate da 
coni vulcaniei. La catena si divide in due rami che piu a nord si 
fondono nuovamente elevandosi in pari tempo a grandi altezze (Oya- 
gua 5865 m. Parinacota 6376 m,). 

2. Condizioni climatiche: temperattra e preeipitozioni. 

La temperatura non discende sotto 0° nella Puna di S, Pedro di 
Atacama benche la regione si elevi a quasi 3000 m. DalPinterno della 
Bolivia abbiamo i seguenti dati termometrici. 



i 

Huanchaca (4100 m.) 8°. 7 temp. med. an.: I2 f \4 tem. med. est.: 4°.2 tern. med. inv. 
Potosi (39 6 ° m -) 9°4 » » » i4°.2 » » » 5M » » » 

La Paz (3659 m.) io°. » » » i 2 °.5 » » » f.2 » » » 



Le escursioni termiche ragginngono 7°.7 a Huanehaco, 9°.l a Po- 
tosi, 7°.3 a La Paz, ma occorre aver presente che grandi sono le dif- 
ferenze termiche nei siti esposti al sole rispetto a quelli ombreggiati, 
e cio in specie a La Paz. 

Per le pendici Est della Cordillera e stato rilevato che a Sucre (2800 
m.) la media termica annua arriva a 15% con estremi medi di 17°.2 
e 19° .2, mentre a Cocabamba (2560 m.) si hanno i valori rispettivi 16°, 
19°.2, 12°.8. Gli estremi assoluti sono forti (30°.2, 2°.7) e le oseilla- 
zioni diurne arrivano a 25°. 



(continua) 









Dott. A. BfiGUINOT 

Docente di Botanica presso la R. Universita di Padova 




Flora delle mura e delle vie di Padova 

STUDIO BIOGEOGRAFICO 



PXEFAZIONE 



La stazione ruderale ed urbica attrasse 1'attenzione dei botanici 
assai prima che Linne, circoscrivendola e definendola con le scultorie 
parole: « Ruderata juxta domos, habitacula, vias ac plateas (I). Loca 
dura ab aniraalibus stercorata, calcata. Plantae fructibus saepius adhae- 
rentibus (2) », ne redigesse un elenco delle piante che egli ritenne 
piu caratteristiche. 

Ne e prova, per limitarci all'Italia, il poco noto « Catalogus plan- 
tarum Aoiphitheatralium » pubblicato da Dv^menico Panaroli (1587- 
1657) (3) che illustra le piante crescenti in quel maestoso ed irapo- 
nente rndero romano, che e ii ben noto Anfiteatro Flavio o Colosseo. 
La prima edizione del Catalogo e difatti, come • vedremo, del 1643. 
Ooraunque pero si sposti la data delle prime notizie sulla flora in 
qu stione, e noto che prima e molto dopo di Linne ed anche in tempi 
a noi recentissimi, la vegetazione urbica fu oggetto, piu che altro, di 



(i) C. Linn£, Thilosopbia botanica, Stockholmiae, Amstelodami, 175 1, p. 269. 

2) Id. Stationes plantarum in « Amoen. Acad., IV 1754), p. 64 jj. Questo lavoro, 
da molti attribuito a Linne, e in realta del suo allievo A. Hedenberg, ma indubbia- 
mente ispirato a quanto il maestro aveva gia scritto nell' opera sopra citata, nonche 
nella Flora lapponica (1737), svecica (1755) ecc Circa gli esempi da questi addotti 
ed in generate sulla circoscrizione della stazione vedansi le acute osservazioni di Delpi- 
no (StucLi di geografia botanica secondo un nuovo indiri^o in Mem. R. Accad. Sc. del- 
Tlst. di Bologna, ser. 5., torn. VII [1898] ). 

(3) Cfr. la bibliogratia nelle pagine seguenti. 



414 DOTT. A. B^GUINOT 



elenchi o cataloghi piu o meno accuratamente redatti, ma nei quali 
domina la nota della curiosita e l'indirizzo esclusivamente floristico. 
- Con Taffermarsi e col progredire dell'analisi fitogeografica, le in- 
dagini sulla flora ruderale vennero allargando gli stretti confini nei 
quali erano state contenute, in considerazione sopratutto che dai luo- 
ghi compresi o vicini al raggio d'azione di quel potentissimo ed irre- 
quieto fattore che e l'uomo, numerose specie esotiche, casualmente in- 
trodotte, presero le mosse per invadere e conquistare terreno mesco- 
landosi aU'elemento indigeno. La flora urbica, in senso largo, e inoltre 
l'assieme di parecchie stazioni ed associazioni, che fermarono 1' atten- 
zione per i caratteri di cui sono insignite. Sicche in numerosi lavori 
ad indirizzo fitogeografico sono date piu o meno ampie - notizie sulla 
loro struttura, sulle specie piu frequenti, sulle affinita con altre sta- 
zioni ad impronta piu naturale e dettagli simili. 

Cid che ha segnato, nessuno vevvk negarlo, un progresso nella diret- 
tiva della ricerca. 

D'altro canto, come in qualunque stazione, per artificiale che essa 
sia, o che a noi piaccia chiamarla, le piante incontrarono in quella 
ruderale (per quanto di recente costituzione) condizioni peculiari e ad 
esse hanno reagito adattandosi, assumendo cioe caratteri che sono una 
diretta od indiretta induzione dello speciale ambiente. Da ci6 accenni, 
in realta sin qui scarsi, sui rapporti e sulle dipendenze di queste piante 
col mezzo e l'opportunita manifestata da alcuni botanici di sottomet- 
tere tutto il complesso della flora ruderale al lume dell'indagine bio- 
logical indagine che ha condotto e condurra, col disvelarci le condi- 
zioni e la finalita degli adattamenti in questione (spesso piu complessi 
di quel che a prima vista potrebbe sembrare), a determinare le leggi 
che presiedono Paffermarsi ed il mantenersi di un cosi singolare con- 
sorzio floristico. 

Nei riunire le notizie sulla flora ruderale ed urbica di Padova, i 
criteri floristici, fitogeografici e biologici, che segnano, come si rileva 
da quanto sopra fu detto, i momenti principali delPevoluzione storica 
di questa ricerca, e, potreinmo dire, generalizzando, degli studi tutti 
sulle flore, furono tenuti presenti e convenientemente equilibrati, on- 
de mettere assieme un quadro, nonostante le deboli mie forze, com- 






La flora delle mi;ra e delle vie di padova 415 



pleto ed armonico. II lavoro constera, quindi, dopo gli opportuni cenni 
storici e bibliografici, delTelenco delle specie a seconda che furono 
raccolte sulle mura, lungo le vie e piazze, ed in genere in luoghi cal- 
pestati (eliminandone invece quelle crescenti lungo gli argini del Bac- 
chiglione, negli orti e delle piu rare o circoscritte dando dettagliate 
indicazioni di localita e di raecoglitore); di considerazioni fitoffeogra- 



o~~© 



fiche sulla composizione e struttura della flora, sull'origine e la pro- 
venienza degli elementi (in rapporlo sopratutto con la controveraa ef- 
ficacia della disseminazione a distanza, di cui i ruderi padovani sono 
patente dimostrazionej: e del rilievo biologico dei principal] adatta- 
menti in rapporto ai fattori locali, val quanto dire lo studio del po- 
■limorfismo e delle cause che lo generano e lo esaltano. Queste due 
ultime parti, le meno investigate ed approfondite, saranno oggetto di 
piu ampio e minuto esame. 

Non ho la presunzione, nonostante le migliori mie intenzioni, di 
avere fatto lavoro perfetto e senza mende; ma se fossi riuscito a deli- 
neare qualche nuova prospettiva e ravvivare l'attenzione dei botanici 
ad un argomento negletto, ma interessante, avrei raggiunto lo scopo 
s anibito. E mi sia qui permesso di ringraziare il Chiar. Prof. P. A. 
Saccardo che mi forni utili consigli pel lavoro, permettendomi inol- 
tre di utilizzare materiali e libri deil'Istituto Botanico da lui diretto. 






Padova, Istituto Botanici, Novembre 1911. 






<ilt; 



DOTT. A. B^GUINOT 



Cenni storici e bibhografici 



relativi sopratutto alia flora ruderale d'ltalia 



Come fu detto sopra, la flora ruderale ebbe, special mente nello scorso 
secolo, numerosi contribute Senza pretendere di qui redigere una eomple- 
ta bibliografia non posso a meno di non ricordare per la Francia i lavori 
di Lepage (1), Vallot (2), Richard (3), Gagnepain (4), Chevalier (5), per la 
Svizzera la recente ed accurata monografja di Naegeli e Thellung (6), 
per la Germania le meraorie del Caspary (1), Hellwig (8), Barnewitz (9), 



(i) Cfr. Ch. Chatin, Rapport presente a PAcademie de Medecine sur la memoire 
de M. Lepage « Plantes da vieux chateau et des environs de Gisors. Paris, 186: ». 

(2) J. Vallot, Essal sur la ftore du pave de Paris, limite aux boulevards exterieure, ou 
Catalogue des plantes qui croissent spontancment dans les rues et sur les quais, suivi d y une 
florule des mines du Conseil d'Etat. Paris, 1884. Sur les modifications de la flore des mi- 
nes du Conseil d' Etat de 1883 a 18S4, in « Bull. Soc. Bot. Franc, XXXI (1884), 
p. 521 ». Herborisation dans les rues de 'Paris in « Science et Nature, 1. Ill 1884 ». 
Herborisation dans les rues de Paris in Dallet « Monde des savants du XlXme si£cle, 
Paris, 1889 ». 

(3) R. Richard, Florule des dodders et des toitures des eglises de Poitiers (Vienne). 
Paris, 1888. 

(4) F. Gagnepain, La vegetation sur le lactier des haut-fourneaux in « Bull. Soc. 
d'Hist. Nat. d'Autun IX (1895), p. 17 ». Vegetation calamicole et m urate des environs de 
Cercy4a-Tour NiSvre) « ibid. X (1897) 2. parte, 230 », 

($) A. Chevalier, La Flore adventive des mines du Chateau/ feodal de Domfort 
in « Bull. Soc. Linn, de Normandie, ser. V, I (1897), p. 57 ». 

(6; O. Naegeli u. A. Thellung, Die Flora des K anions Zurich. I Teil: Die Ruder aU 
und Adventivflora des Kantons Zurich « Sond.-Abdr. aus Jahrg. L (1905) d. Vierteljahrsschr. 
d. Naturf. Gesellsch. Zurich. ». 

(7) C. Caspary, Flora des Kolner Doms in t Verandl. d. Naturuiss. Ver. d. preuss. 
Rheinlande u. Westphalens, XVII (i860), p. 331 ». 



dera I ft 



schlands in « Engler's Bot. Jahrb. VI (1886) p. 343 ». 

(9) A. Barnewitz, Die auf der Stadtmauer von 'Brandenburg A. H. wachsen 
i*a in « Verh. bot. Ver. d. Prov. Brandenburg, XL (1898). Abhandl. p. 97 » 



Pfl 



LA FLORA DELLE Ml'RA E DELLE VIE DI PADOVA 417 



Zimmermann (1), per la Svezia del Lindman (2) e del Sylven (3) ecc. 

Conspicuo e il contribute) dei botanici italiani che con il Pana 
roli possiamo considerarli come iniziatori di queste ricerche. E credo 
opportuno di dare qnalche cenno biblio^rafico dettagliato sulle memo- 
rie che a uiia conoscenza vennero sin qui pubblicate. 



I. Domenico Panaroli (Roma 1587-1657). 

1. Jatrologismi sive Mediae Observations quibus additus est in fine 

Planlarum Amphitheatralium Ca/alogus. Roinae, Typis Dominici 
Marciani, 1643 (4). 

Questo catalogo comprende 337 specie disposte alfabetieainente, 
tutte crescenti nell'Antiteatro Flavio, alcune indicate col solo nome ge- 
nerico, altre con una specie di nomenclature binomiale, altre con una 
brevissima frase diagnostic8. Per quanto non sia che un elenco di 
nomi di piante, non tutti riportabili alPattuale nomenclatura, il lavoro 
nierira considerazione poicha e il primo che tratti della flora murale 



(i) F. Zimmermann, Adventiv-und "Rjideral flora von C\(annheim, Ludnigshafen u ud- 
der Pflali uebst den seltneren elnheimischen Bli(tenpflan\en und des Gefassktyptogamen. 

Mannheim, 1907. 

(2) C. Lindman, Karlvaxtfloran pa I'isby miner, in cfvers. at k. Sv.Yat.-Ak. Fdr- 

handl., 1895, n. 4 ». 

(5) N. Sylven, TZjiderat-floran i Tome Lappmark in « Bot. Not. Lund 1904, p. 1 1 y». 

(4) Altre edizioni sono quelle del 1647 m <( Polycarponia seu Variorum fructuum 
labores etc. Romae, apud Jo. Bapt. Roblettum », del 1652 in « Jatrologismorum seu 
Medicinalium Observationum Pentecostae Quinque etc. Romae, apud Franciscum Mone- 
tarn » e del 1654 in « Praeludium de necessitate Botanices. Hanoviae ». Cfr. per altri 
dati sulla biografia e bibl ograria del Panaroli in Pirotta e Chiovenda, Flora Romana in 
cAnn. d. R. 1st. bot. di Roma, a. X, tasc. 1 (1900), p. 108-1 1 ^». Questi (op. c. p. 143) 
crivono che anche G. B. Triumtetti aveva preparato un catalago delle piante del Co- 
losseo, che non vide pero la luce, mentre dati relativi a questa flora ed a quella di 
altre ruderi romani sono consegnati nel « Catalogo delle piante native del Suolo ro- 
mano etc. » di G. G. Roggieri e che vide la luce nel t Teatro Farmaceutico, Dogma- 
tico e Spagirico » di G. Donzelli; ma sul quale, onde non allargare troppo la nosrra 
rivista bibliograrica, non crediamo opportuno di soffermarci. 

E cosi dicasi di altre opere (e sono numerosissime) nelle quali incidentalmente 
possono trovarsi dati su piante ruderali od urbiche. 









^l8 DOTT A. BEGUINOT 



di tin territorio ben delimitate) e che, come vedremo or ora, attiro 
T attenzione di altri botanici e puo considerarsi per uno dei me^lio 
noti per la costituzione e le vicende della sua vegetazione. 

II. Antonio Sebastiani (n. Riofreddo 1782, m. Aversa 1821). 

2. Romanarum plantar urn fasciculus alter. Accedit enumeralio plan 

tarum sponte nascentium in ruderibus Amphi heatri Flavii.Ro- 
mae 1815, Typis Pauli Salviucci et filii. 

* 

E' un elenco alfabetico di 271 vascolari crescenti spontanee sui 
ruderi dell' Anfiteatro Flavio, e va da pag. 23 a pag. 81 dell'opuscolo 
sopra citato. Nel frontespizio, sotto il titolo, un'incisione raffigura lo sto- 
rico monumento. Ciascuna specie e corredata di una breve diagnosi e 
di qualche sinonimo e figura piii iinportante: per le piu rare o critiche 
vi sono anche osservazioni dettagliate nelle quali rifulge il lucido in- 
gegno dell'autore. Egli, pero, ne ha giustificato il suo lavoro, ne ne 
ha tratto alcuna conclusions Ci limitiamo ad una sola, e cioe a con- 
statare il numero notevole delle specie segnalate dal Sebastiani, pa- 
recchie delle quali rare ed interessanti: Asphoielus fislulosus, Mal- 

colmia maritima (raccolta da Sebastiano Rolli), Lavatera trdoba, 
Sedum dasyphyl'um, Thymus vulgaris, Ir.folium pallidum, lappa- 
ceum, maritinum, supinum etc. 



III. Riccardo Deakin (n.... m. Tunbridge Wells 1873). 

3. Flora of the Colosseum of Rome; or, Illustrations and descrip- 
tions of four hundred and twenty Plants growing spontaneously 

upon the Ruins of the Colosseum of Rome. London, Groombridge a. 
Sons, 1855. 

L'A. nella prefazione dell'opera citata fa una breve storia del 
Colosseo, segnala l'ampiezza dell'area atta alia vita delle piante, area 
che gli ha permesso di trovarvi ben 420 specie, comprese in 253 ge- 
neri e 66 ordini. Segue una chiave dicotomica per la determinazione 
delle famiglie sec. De-Candolle, delle classi e dei generi sec. Linne, e 
l'enunierazione delle specie che e sec. il sistema Candolleano. Ciascu- 
na specie e corredata da una breve, ma abbastanza completa diagno- 



LA FLORA DELLE MURA E DELLE VIE EI PADOVA 419 



si, riinandando l'autore per ulteriori notizie alia sua « Florigraphia 
Britannica » ed alia « Flora romana » di Sebastiani e Mauri, mentri 
l'opuscolo del Sebastiani e ricordato solo nella prefazione. Per alcune 
specie sono date notizie sulle proprieta mediche o fatte osservazioni 
sistematiche di una critica molto discutibile. II livoro e fregiato di 
tre vignette rappresentati tratti dal Colosseo, e di tre tavole ove sono 
figurate alcune delle specie piu rare e caratteristiche, e cioe: Anemo- 
ne hortensis, Asphodelm fislulosus, Gerinthe aspera, Capparis spi- 
nosa (che per noi e Capparis rupes'ris), Omilhopus scorpioides e 
Paliurus aculeate s. Alia pag. 219 e descritta una specie nuova la Fe- 
stuca romana Deak. da riportare al ciclo di Vulpia Myurus. 

II numero delle piante e assai piu elevato di quello del Sebastia- 
ni ed anche delTelenco redatto in seguito dalla sig.ra Fiorini-Mazzanti, 
numero che l'autore nel testo ha ancora aumentato portandolo a 510. 
Parecchie indicazioni pero ci sembrano inammissibili o dubbie, come 
Linum cathartium, Iberis pinnata, Biscutella hispida, Cytinus Hy- 
pocistis, Saxifraga granulata, Cislus salvifolius, Vicia onobrychioides, 
Bupleurum rotundi folium, Oenanthe peucedani folia, Epilobium mon- 
tanum, Bellium minutum, Ghrysocoma Linosyris, Artemisia argen- 



minima* Wahlenber 



folia 



N> 



depau- 



Ely 



Del lavoro scritto in inglese e rinchiuso in veste elegante e sug- 
gestiva e facile intuire lo scopo. Quel che e certo e che esso appare 
condotto con scarsa critica ed ha mediocre interesse scientitico. 

IV. Elisabetta fiorixi-Mazzanti (n. Terracina 1899, m. Roma 1879). 

4. Florula del Colosseo. « Atti dell' Accademia Pontificia de' Nuovi 

Lincei ». Coraunicazione MIL torn. XXVIII (1875), IV e V torn. 
XXIX (1876); VI torn. XXX (1877); VII. torn. XXXI fl878). 

Nelle sette comunicazioni sopra riportate PA. ha elencato quanto 
le venne fatto di raccogliere in parecchi anni di seguito e con cura 
minuziosa nei ruderi del celebre monumento, della cui flora rimpiange 

la distruzione cavsa, come Ella scrive, la cupiditd archeologica che 



%) 



DOTT. A BEGUINOT 



tolse... al monvmento le sue poetiche e pittoresche beltesse, ed al 

botonico il pascelo dei suoi stud>... Ricorda le precedenti flore del Se- 
bastiani e del Deakin, della quale ultima pone in dubbio il numero 
troppo elevato delle specie. 

Dalle sue ricerche risulta che il numero totale, comprese le cellu- . 
lari, vegetanti negli anni 1875-1878 era di 350, di cui 281 vascolari. 
Di ciaseuna specie l'A. ha dato una diagnosi abbastanza completa, i 
sinonimi dei principali autori, ed ha fatto una serie di osservazioni 
critiche nell* quah rivela la sua competenza, specialmente per quanto 
eoncerne le crittogame. Anche nell' indicazione dell'habilal da notizie 
minute e dettagliate, ma disgraziataniente, come gli altri autori pre- 
cedenti, non trae altre conclusioni dal suo d ligente lavoro all'infuori 
di quelle sistematiche. Fra le specie piu rare ricordiamo: Asp/iodelus 

/istulosus, Sedum dasyphyllum, Colutea arborescens. Meliloius neavo- 



flavum, Pnxsium maj 



um tenuifl 



V. A. Haro (sec. XIX;. 

5. Catalogue des plantes phaneVogames qui croissent spontanetnent 

dans la vilte de Rome. Nancy, 1878. 

L'A. in un breve preambolo scrive che durante il suo soggiorno 
di tre anni in Roma (1861-1863) ha raceolto «intra muros. piu di 400 
specie. Di tale ricchezza di vegetazione urbana trova ia ragione nel 
largo sviluppo che vi hanno gli orti, vigne, e giardini spesso mal 
governati, i luoghi inabitati od abbaodonati, le rovine in preda a lenta 
distruzione, neirabbondante e fertilissimo humus e detrito di ogni sorta, 
e nell' abbandono in cui erano tenute le vie, le piazze, ed il Tevere 
in quei tempi non ancora infrenato da argini in muratura. Noi ag- 
giungiamo che alia ricchezza del catalogo (che del resto occupa ap- 
pena 11 pag.) contribniscono molte indicazioni desunte dal lavoro del 
Sebastiani, di cui il suo vorrebbe essere un complemento, e dal la Flora 
romana del Sanguinetti, che lo diresse nelle ricerche. Le localita piu 
ricche di specie dall'A. visitate sono: il Colosseo, il Testaccio, i giar- 



di Sallustio, le terme di G 



terme di Tito, 



LA FLORA DELLE MURA E DELLE VIE DI PADOVA 421 



il Gianicolo, il Vaticano (e percio anche extra lnuros!) e 1'Aventino, e 
le specie piu notevoli ci sembranc Lagurus ovatus, Glaucium luteum, 
Scrophularia grandidentata, Che'ranthus fruticulosus, Geranium tube- 
rosum, Lavatera arborea, Vicia silvatica, Colutea arborescens, Trigo- 
nella Pes-avium, Astragalus hamosus, Artemisia arborescens, Parietaria 
lusitanica. 



VI. Agostino Goiran (n Nizza 1835, m. ivi nel 1909). 

6. Appunti botanic}. Estratto dalla « Cronaca alpina (1879-1880) » 

Verona 1880. 

7. Una decuria, e piu di piante ratcolte od osservate entro alia citta 

di Verona. « Bull. Soe. bot. ital., 1^93 pag. 456 ». 

Nel primo lavoro PA. scrive (pag. 4) ehe « in una data regione 
si possono aoimettere o meglio considerare due Flore. La prima, che 
io direi attuale, e costituita dalla somma delle forme vegetali che 
effettivamente crescono in essa: la seconda, che dire si potrebbe vir- 
tuale, abbraccia queste non solo, ma quelle altre financo che nella 
regione stessa potrebbero vivere e moltiplicarsi. » E tra le flore dove 
piu frequente hanno luogo cambiamenti periodici, cita quella dei muri, 
ruderi e strade, ricordando esempi di piante rare e di subitanea eom- 
parsa o scomparsa nel Veronese. 

Nel secondo lavoro FA. scrive che « sarebbe opportuno fare tratto 
tratto un consimento delle varie forme vegetali che compaiono nei 
luoghi abitati, le osservazioni coudurrebbero ad importanti indagini, e 
getterebbero luce non poca sul fenomeno importantis-imo delle va- 
riazioni che avvengono nelle Flore locali, e sopra quell' innegabile 
movirnento delle forme vegetali, al quale in altre scritture ha dato 
la denominazione di viaggio delle piante ». Passa quindi ad illustrare 
una trentina circa di specie indigene od esotiche da lui constatate entro 

la citta di Verona. 

II Goiran che, come e noto, per oltre un trentennio e con eeno- 
bitica perse veranza fece conoscere attraverso una frammentaria pro- 
duzione i tesori della flora Veronese, ha raccolto numerosi dati per una 
flora urbica di Verona riassunti nel suo «Prodroino». Ma allarghe- 



4*22 DOTT. A. BEGUINOT 



remmo troppo i confini del nostro lavoro se volessimo dettagliataraente 



occuparcene 



VII. Carlo de Marchesetti. 

S.Florula del Campo Marzio. «BolI.Soc. Adriat Scienz. Nat. in Trie- 
ste, vol. VII, fasc. 1. 1882*. 

II Campo Marzio e una loealita vicino a Trieste ove vennero de- 
positati per molti anni di seguito rifiuti e zavorre. Cio spiega la sua 
ricea e svariata flora (considerata Pangustia dell' ambiente) ed il nu- 
inero notevole di specie esotiche. Dal catalogo citato risulta difatti 
che negli ultiuii 40 anni, vennero osservate non meno di 650 specie, 
delle quali una centuria e mezzo fluttuante, un centinaio raancanti 
nel resto del territorio di Trieste, circa 500 ttabili. Questo elenco 
richiama alia raente la celebre vegetazione del porto Giovenale presso 
Montpellier, e quindi una flora in piccola parte urbica, in grande parte 
d'origine avventizia. Argomento nel quale, onde non allargare molto 
Pambito delle nostre ricerche, non ci estenderemo. 



VIII. Lucio Gabelli. 

9. Flora ruder ale. Appunti di Geografia Botanica. « Riv. Ital. di scienze 

naturali; anno XIV, n. 1 (1 genn. 1894J». 



Notizie sulla vegetazione rudt 
ghia, VIII (1894), pag. 41». 



citth di Bologna. «M 



11. Delia flora ruderale in generate ed in particolare della vegetazione 
urbica. Estratto dal periodico « II pensiero Aristotelico ecc.» anno 
I, fasc. Luglio-Dicembre 1900 (con tre tavole). 

L'A. nei tre lavori citati prende le mosse dalla vegetazione urbica 
di Bologn , che risulta di 17t> specie e parecchie varieta La confronta 
con quella della provincia e ne ricerca 1' affinita con 1'alpina, con la 
florula deH'alveo dei fiaini, e del littorale marine Vi distingue 4 tipi 
biologici di piante: le raarginali, le stradali o plateali, le murali, e le 
tetticole, dimostrandone gli adattamenti, ed accuratamente indagandone 
al lume della biologia il poliniortismo. Quanto alia frequenza, le ru- 
derali aono distinte in caratteristi<»hfl pd AwantiziA a ™„ a f„ „ j. 



LA FLORA DELLE MURA E DELLE VIE DI PADOVA 423 



che provengono dalla flora indigena, ovvero da quella coltivata. Altre 
considerazioni sono dedicate dalFA. sulla loro introduzione, sui mezzi 
di propagazione (e cioe inconsapevolmente con Puomo, o con i mezzi 
propri di disseminazione) e sui principali tipi di consociazione. Nota 
che non v' e nessuna forma ereditaria, ma cio nulla togl e, sec. l'A., 
alTimportanza dello studio di questa flora. Le tre memorie citate rap- 
presentano, a mio parere, quanto di piu elaborato sia comparso sin qui 
in Italia snH'argoinento. 



IX. Fabrizio Cortesi e Lorenzo Senni. 

12. Contributo alia flora ruderale di Roma. *Bull. Soc. Bot. Ital., 12 

Aprile 1896, pag. 98-102*. 

II lavoro e preceduto da una breve prefazione nella quale gli au- 
tori, fatta risaltare V importanza che avrebbe uno studio della flora 



ruderale di Koma, eccezionalmente ric a, ed accennato ad alcuni dei 
lavori che la illustrarono (Sebastiani, Fiorini-Mazzanti e Deakin) enu- 
merano una prima centuria di specie da essi trovate sui muri e tra 
queste meritano menzione Allium suaveolens, Euphorbia Characias, 
Colutea arborescens, Centranthus ruber, Phagnalon rupestre (detto co- 
mune), Parietaria lusitanica ecc. 



X. G. B. Tra verso. 

13, Flora urbica pavese. Catalogo delle piante vascolari che crescono 

spontaneamente nella citta di Pavia. «Nuov. Griorn. Bot, Ital.,vol. 
V (1898), pag, 57 e vol. VI (1899), pag. 241». 

L'A. enumera due centurie di specie crescenti nella citta di Pavia, 
indicando per ognuna di esse la stazione, ed allegando quadri che ne 
rappresentano Tepoca di fioritura. Osserva che air introduzione e dif- 
fu?ione di molte specie anche rare in determinate localita contribuisce 
l'nomo stesso, e che le piante crescendo in ambiente diverso dal loro 
ordinario subiscono modificazioni non indifFerenti: ma nessun dato di 
fatto conforta questa seconda asserzione. Devono essere rivedute e com- 
pletate le determinazioni di Draba verna, Thlaspi Bursa-pastoris, SteU 
laria media, Arenaria serpylli folia, Crataegus Oxyacantha, Centaurea 






424 



DOTT. A. BEGUINOT 



# 



My 



le sta- 



zioni di Potentilla argentea, Heli hryxum an gust? folium, Iris pallida, 
Bartsia lati folia, Tragus racemosus, ("entaurea paniculata ( tipica ? ) 
e fra le specie avventizie o naturalizzate Fragaria indica, MoHugo 



■fit 



virgimea ecc 



XI. Paolo Damanti. 



14. Proemio ad una flora murale dei dintorni di Palermo. « Rend. Congr. 

bot. naz. Palermo, Maggio 1902» Palermo, 1903, pag. 190. 

L'A., fatto notare che la Sieilia e Palermo mancano di una flora 
urbica, traceia le linee del lavoro col quale si propone d ; . com pi eta re 
la lamentata lacuna. A differenza dei botanici che, a parte qualche 
onorevole eccezione, trattarono Targomento dal punto di vista esclusi- 
vamente floristico e sistematico, PA. si ripromette di imprimergli indi- 
rizzo biologico, ponendo in rilievo gli adattamenti delle piante urbi- 
che in confronto di quelle crescent! nelle stazioni normali dei dintorni 
di Palermo ed i tipi biologici cui vanno ricondotte. Lodevole trama di 
lavoro che PA. non ci consta abbia sin qui svolto, come era da au- 
gurarsi. 



XII. Francesco Dk Rosa. 

lb.Contributo alia flira murale e ruderale di Napoli. €Boll. Soc. Nat. 

in Napoli, vol. XIX (1905), pag. 219 ». 

E un elenco di 144 piante cresceoti in luoghi vari della citta di 
Napoli ed immediati dirtorni, con indicazione dettagliata del luogo 
ove l'A. Y ha vedute o raccolte. Come conclusione del lavoro, l'A. fa 
osservare che il maggior contributo alia flora urbica di Napoli e dato 
da famiglie e da generi notoriamente piu ricchi, come siano ran i casi 
di consociazione, scarse le perenni ed arboree, predominanti le annuali, 
costanti e caratteristiche alcune capitate per mero caso, ed acciden- 
tali altre. II prof. De Rosa riconosce nel vento il principale agente di 
disseminazione, non trascurabile pero 1' azioue degli auimali (uceelli, 



LA FLORA DELLE MURA E DBLLE VIE DI PADOVA 425 



formiche) e dell'uomo, il quale interviene in vario modo e bene spesso 
con la coltivazione di piante ornamentali sopra lastrici e terrazze. 

Notevole e il rinvenimento di pareechie rupicole-alofile, quale Ma- 
th'ola incana e rupestris, Brassica fruticulosa, Alyssum maritimum, 
Crithmum maritimum, Scabiosa crenata, Artemisia arborescens , Helich- 
rysum litoreum etc. 



XIII. Carlo Cozzi. 
16. Con tribuzione alia flora murale. «Boll. del Natural., Siena, a. XXVI 

(1906;, p. 74». 

E un elenco di un centinaio di specie dall'A* osservate sui muri 
di Abbiategrasso con qualche osservazione sul contibuto che danno 
alia florula le varie Famiglie e sulla frequenza di qualche specie. 

17. La Flora urbico-muraria del Gallaratese. «Atti Soc. Ital. Sc. Nat., 

Milano, vol. L (1911), p. 283». 

Enumerazione di un centinaio di piante riscontrate dall'A. in va- 
ri paesi del distretto di Gallarate. L'A. fa osservare che la stazione 
urbica merita di richiamare l'attenzione degli studiosi anche per gli 
adattamenti che vi assuinono le piante, che distingue in ombrofili (no- 
me per me inesatto e che il Wiesner ha usato in tutt'altro significato 
e cioe adattamento alia pioggia) ed in eliofili. Notevole V habitat in- 
solito di Potentilla Tormentilla, nota igrofilo-torbicola. 



XIV. PlETRO CANNARELLA. 

18. Flora urbica palermitana. Centuria I Bull. Soc. Bot. Ital., 1909, 

p. 73; Centuria II ibid., p. 172; Centuria III, ibid., 1912, p. 23. 

Illustra due centurie e mezzo di specie raccolte dall'A. sulle mura, 
vie e piazze di Palermo con dettagliata indicazione di localita e sta- 
zione e qua e la interessanti osservazioni sulle varieta ed in generale 
sul polimorfismo, che in talune specie appare assai esahato (es. Hut- 

chinsia procumbens, Sagina apetala 7 Arenaria serpylli folia, Silene gal- 
lica } Sonchus oleraceus e S. tenerrimus, Convolvulus arvensis). 



Notizie sulla fl< 



Orto 



e Giard. coloniale di Palermo, a. IX. £asc. 1-3 (1910), p. 55 ». 



426 BOTT. A. BfeGUINOT 



Comprende 590 specie e cioe quelle crescenti entro la citta di Pa- 
lermo per la massima parte raccolte dalT A. e quelle desunte dallo 
spoglio di un cospicuo numero di lavori relativi alia flora ruderale e 
delle isole adiacenti, dove sono indicate specie ruderali. Le quali l'A. 
distingue nelle seguenti priDcipali categorie: piante stradali, plateali, 
ruderali p. d., tettorie, maceriali, murali e ruderali in senso largo. Di 
ciascuno di questi gruppi il Cannarella studia la distribuzione nelle 
Famiglie naturali, deducendone il percento cha ciascuna famiglia da 
alia florula. Segue renumerazione sisteraatica con la dettagliata desi- 
gnazione di localita e stazione delle circa 600 specie: numero cospicuo 
e che dimostra di per se il largo sviluppo che ha questo consorzio 
floristico nella grande isola. Manca purtroppo uno studk dettagliato 
sugli adattamenti biologici e sui fattori del po'imorfismo. 



Cenni suite mura e vie di Padova 
e sui botanici che contribuirono a fame conoscere la flora 

Padova fu circondata dal mille in qua da varie cinta di mura (1). 
La costruzione della prima, fatta a quanto sembra su avanzi di mura 
piu antiche, si inizio per opera dei Carraresi nel 1195 e venne ulti- 
mata nel 1339 da Ubertino di Carrara. 

Cosi il Portenari, magnificandole, le descriveva (2): « le muraglie 
vecchie girano tre miglia, le quali sono di tanta altezza che non solo 
•coprono con gratioso spettacolo tutta la citta, ma con scale portatili 
e impossibile ascenderle e sono di tanta larghezza che due homini vi 
possono comodamente camminare al pari li merli nella sommita loro, 
e parimenti sono tanto massicce e forti che ne gli arieti, ne altre 
macchine militari antiche le potrebbero penetrare e se fossero terra- 



(i) Cfr Portenari, Delia JJicitd di Padova. Padova, 1625 - P Martinati, U mura 
nuoved l Padova e il gU asto. Padova, ,86o ( 2 . ed.) - G. Rusconi, Le mura di Padova. 



Padova, 1905 

at Padova in « Atti e Mem. dell'Accad. di Padova (i 9 o6) » 
ributoper lo studio di malte antiche. Milano, 1906. 
(2) Portenari, op. c, p. 85. 



fortifi, 
"N^uov 



LA FLORA DELLE MURA B DELLE VIE DI PADOVA 42? 



pienate, secondo la usanza delle muraglia moderne, farebbero anche 
gran resistenza all'artigliarie >, e cosi enfatieamente concludeva: « in- 
somma per muraglia antiche non hanno pari in bellezza ne in for- 
tezza in tutta Italia ne forse in tutta Europa », Una seconda ed in 
alcuni punti triplice cinta venne costruita dalla repubblica padovana 

nel 1258 e eontinuata dai Carraresi. Abbandonata in seguito alTopera 
demolitrice del tempo ed all' usurpazione dei privati, attualmente si 

ammirano avanzi solo della prima cinta, speeialmente nei pressi dei 
ponti Molino ed Altlnate. Una insigne muricola (caso stranoj la Cam- 
panula pyramidalis e ad esse legata ed il botanico pu6 da essa rico 
noscerle. 

Caduta Padova nel dominio della repubblica di Venezia, vennero 
iniziate opere varie di fortiticazione e bastioni, prima dell' assedio 
del 1509 semplicemente in terra battuta, con le fondazioni nel fosso 
sopra pali e tavoloni (e Marino Sanudo nei suoi D'ari [vol. IX, col. 
XXXVI] sotto la data 8 Agosto 1509 cosi ne scrisse « ... in Padova 
tuttavia si fortifica. Hanno molti homini villani che lavorano cridando 
« Marco, Marco » e vuluntiere, repari e bastioni atorno et maxime a 
la Sarasinescha uno bello. Coalonga et ai Carmini si fortifica molto 
con do bastioni et repari. Item dentro le mure, da la Sarasinescha fino 
a Ognissanti et la porta de Ognissanti e S. Zuane erano averte, ogi 
stropade (otturate) solum do »). Dopo il celebre assedio eroicamente so- 
stenuto, i bastioni furono ingranditi e rivestiti di robuste murature di 
pietrame (trachite e mattoni), dapprima sotto la direzione L. Bartolo- 
meo d'Alviano, quindi del famoso architetto Michele Sanmicheli. Pa- 
dova venne cosi ad essere circondata da una nuova e potente muraglia 
alia quale furono un po alia volta aggiunti lavori architettonici per 
armonizzarla con i crescenti progressi dell'ingegneria militare. 

Le preoccupazioni del senato veneto essendosi in seguito ri volte 
sopratutto a proteggere i possedimenti di Venezia in Levante contro 
le incessanti minacce dei turchi, Padova, come altre fortezze venete, 
fu abbandonata alia sorte e le sue fortificazioni risentirono l'opera del 
tempo e gli attacchi delPuomo. 

Per quanto, pero, prive di alcune delle opere di difesa, in qualche 
punto abbassate, in qualche altro aperte per facilitare il transito, tal 



428 DOTT. A. BEGUINOl 









poderosa cinta, che oggidi ha perduto qualunque valore difensivo, re 
sta in grande parte ed e appunto su fale cinta che vennero raccolte 
da noi e da altri la massima parte delle piante che compongono il 
catalogo. Parecchie, come sara deUo a suo luogo, provengono dai ru- 
deri dell'Arena: poche da altri muri interni della citta. 

Poco e a dire sulle vie e piazze in grande parte lasricate ma 
con ciottoli arrotondato-angolosi nei cui interstizi pullulano numerose 
specie. E' bensi vero che nel bilancio comunale e posta annualmente 
una somma per la estirpazione delle stesse dai luoghi piu frequentati, 
ma la tenacia con la quale questa plebe dei vegetali e avvinta alia 
sua ingrata stazione frustra la buona volonta degli edili municipali e 
rinnova periodicamente al botanico il pascolo delle sue ricerche. 

La flora ruderale ed urbica di Padova non fu oggetto di speciala 
ricerca. Tuttavia parecchi dati sono consegnati in opere a stampa, e 
molteplici erbari, da me consultati, conservano piante raccolte special- 
mente sui bastioni e sui muri, e restate inedite. Prima di passare al- 
Peleneo, credo opportuno di riunirle ordinate cronologicamente in base 
agli autori che le hanno raccolte o segaalate. 

i. Luigi Squalermo detto Anguillara (c. 15 12-1570) (1) 



Euphorbia Peplus 
Sedum acre 



<ffi 



Nepeta 



(1 5 16-1565; (2) 



Michiel (c. 15 10-1576; ft) 



Chenopodium Vulvaria Sedum acre 

4. Gioacchino Kammerer (Camerario) ("1534-1598; (4) 

Linaria Cymbalaria Mentha Puleaium 



(continua) 



(1) Anguillara, Semplci etc. Vinegia, 1561. 

(2) C. Gesner, Horti germanici etc. ap. Valerius Cordo « Armotationes in Pedacii 
Dioscoridis etc. ». Argentorati, 1561. 

(3j Dati desunti dai ^Codice Erbario» conservato nella Biblioteca Marciana di Ve- 



nezia. 



(4) G. Kammerer, Hortus medicus et philosophies etc. Francofurti ad Moenum, 1588 



• 









Dott. CARLO BIANCHI 



LE CELLULE MALPIGHIANE 

nei tegumenti seminali delle RAMNACEE 



NOTA PRELIMINARE 



M 



hanno preso il 



Malpigh 



dei tegumenti seminali di famiglie naturali assai difFerenti. Loro ca- 
ratteri priacipali sono la forma prismatica, il forte e particolare ispes- 
simento delle pareti, la loro reciproca posizione in grazia della quale 
esse costituiseono uno strato continuo di cellule a palizzata, lo Strato 
malpighiano. ' 

Ad imprimere un carattere affatto speciale a questi element!, oltre 
che la loro forma e disposizione, concorre la Linea lucida che eonsi- 
ste in una fascia o linea luminosa che ne solca tutto lo strato, piu o 

meno profondamente, in direzione per lo piu parallela alia superficie 
del seme. 

Sullo Strato a cellule malpighiane e sul curioso fenomeno che 
esso presenta, la linea lucida, si sono rivolte da tempo le ricerche de- 
gli studiosi, anatomici e fisiologi, ma benche varie teorie siano state 
emesse, la loro natura ehiraica, specialmente, e la loro funzione non 
sodo ancora ben definite. 

Secondo le ipotesi piu accreditate si ammette che la linea lucida 
sia dovuta ad una modificazione chimica della membrana. II Mattiro- 
lo (1), da uno studio diligente della linea lucida nei semi di diverse 



(i) O. Mattirolo -- La linea lucida nelle cellule malpighiane degl' integument i 
seminali. Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino. Serie II, Tom. XXXVII. 



430 DOTT. CARLO BIANCH1 



famiglie, trae questa conclusione : « La membrana cellulare nel decor- 
bo della linea lucida e sempre modificata chimicamente ». Tale modi- 
ficazione, secondo PA. pud essere di due sorta : modificazione in ligni- 
na pura nelle Tiliacee, Sterculiacee, Malvacee, Cucurbitacee, Labiate; 
modificazione in cellulosa chimicamente modificata avente caratteri tali 
che si avvicinano a quelli conosciuti proprii alia lignina, nelle Papi- 
lonaeee, Mimosee, Convolvulacee, Cannee, Marsileacee. 

Riguardo la funzione della linea lucida e noto come, in grazia 
della sua intima struttura, ad essa si attribuisca il compito di conser- 
vare una atmosfera di umidita attornb all 7 embrione e di iinpedire nei 
periodi di siccita, e specialmente quando si inizia la germinazione, 
una troppo rapida sottrazione di acqua al seme (1). 

E utile qui ricordare come, oltre a questa proprieta principale, si 
voglia assegnare alia linea lucida l'altra proprieta, opposta alia prima, 
di impedire il passaggio dell' acqua da IV esterno all' interno di certi 
semi per cui il fenomeno della germinazione non puo compiersi. E un 
fatto noto quello della resistenza od incapacita a germinare di alcuni 
semi appartenenti a famiglie diverse, anche se posti nelle condizioni 
piu favorevoli di umidita e di caiore. 

II Prof. Gola in una elaborata memoria (2) mette in evidenza 
questo fatto e ne attribuisce la causa alia « particolare disposizione 
delle cellule malpighiane le quali impediscono mutuamente Timbibi- 
zione ed il conseguente aumento di volume di una di esse ». 

Gontemporaneamente il Dott. G. Dlppolito (3) studiando le cause 
che determinano l'imperineabilita di alcuni semi di Leguminose, le 
ritrovo risiedere nella speciale conformazione degli anelli pericanali- 
colari della linea lucida delle malpighiane. 



(i) Vedasi a questo riguardo: O. Mattirolo e L. Buscalioni. — Ricerche ana- 
tomo-tisiologiche sui tegumenti seminali delle Papilionacee. Memorie della R. Acca 
demia delle Scienze di Torino, Serie II, Tom. XLII, pag. 125. 

(2) Dott. Giuseppe Gola — Ricerche sulla biologia e sulla risiologia dei semi a 

tegumento impermeabile. Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino, Serie 
II, Tom. LV. 

(3) Dott. G. D' Ippolito — Sulle cause probabili che impediscono la germina- 
zione dei semi duri nelle Papilionacee. Stazioni Sperimentali agrarie, 1905, Vol. XXXVIII. 



LE CELLULE MALPIGHIANE 481 



Pertanto la proprieta, dimostrata dal Prof. Todaro (\) 7 che ha 
Tacido solforico concentrate) di accelerare la germinazione dei semi 
duri delle Leguminose col permetteie 1'ingresso dell' acqua attraverso 
al tegumento, deve spiegarsi, secondo gli A.A. citati, per un' azione 
dissolvente sulla sostanza degli anclli pericanalicolari della linea lu- 

cida e per una intensa disidratazione dei tegumento. 

I serai delle Leguminose hanno offerto un campo vastissimo a ri- 
cerche anatoraiche e fisiologiche sullo strato a cellule malpighiane. 
Basti a questo proposito ricordare il classico lavoro dei Professori 0. 
Mattirolo e L. Buscalioni sui tegumenti seminali delle Papilionacee (2). 
Ma oltre che nei semi di quella famiglia le cellule malpighiane sono 
state pure riscontrate in quelli delle Bixacee, Cannacee, Cesalpinee, 
Convolvulacee, Cucurbitacee, Geraniacee, Labiate, Malvacee, Marsilia- 
cee, Mimosee, Ninfee, Tiliacee e Ramnacee. 

Per quest'ultioia famiglia la presenza dello strato a cellule mal- 
pighiane e stata notata nei semi di due specie soltanto da Godfrin, in 
uno studio sul tegumento semint.le delle Angiosperme (3). 



(i) F. Todaro — Azione dell'acido solforico concentrate su alcuni semi ed in par- 
ticolare sui semi duri delle Leguminose. Stazioni Sperimentali agrarie, 1901, Volume 
XXXIV. 

L* A. riferisce i riultati di una lunga serie di prove i quali stanno a dimostrare 
che 1'acido solforico concentrato decisamente accelera la germinazione dei semi duri 
delle Leguminose. Anche a conferma di cio to posso affermare, basandomi su risultati 
di prove di laboratorio da me eseguite, che 1'acido solforico esercita la medesima azio- 
ne stimolante sui semi a tegumento impermeabile delle Malvacee e delle Cistacee, semi 
prowisti di strato nialpighiano e di linea lucida. Resta ora da stabilire se questo rea- 
gente si comport] nello stesso modo con tutti i semi il cui tegumento e provvisto di 
strato malpighiano e di linea lucida. Questo fat to, se dimostrato vero, potrebbe servire 
a chiarire megho la natura chimica delle cellule malpighiane. Riferiro in una prossima 
nota i risultati di prove che sto eseguendo a questo proposito. 

(2) O. Mattirolo e L. Buscalioni — Ricerche anatomo-fisiologiche sui tegumen, 



ti seminali delle Papilionacee. Memorie della R. Accademia delle Scienze di Torino 
Serie II, Tom. XLIL 

(3) J. Godfrin- — Etude histologique sur les teguments seminaux des angiosper- 
mes. Nancy (Imprimerie Berger-Levrault et O*) 1880. 



432 



DOTT. CARLO BIANCHI 



Dalla struttura del tegumento dei semi di poche specie (Rahmnus 
catharticus L., Rhamnus frangula L., Zizyphus vulgaris Lain., Ceano- 
thus americanus L.) PA. ha tratto i caratteri per i tegumenti seminali 
della faruiglia. Cosi, basandosi su di essi, egli raceoglie i seini delle 
Ramnacee in due gruppi ben distinti: 

- 

1° Semi il cui tegumento e costituito da sei zone speciali per la 
loro varieta e per la loro disposizione attorno a parti diverse della 



Q 



genere Rhaiiinus. 



. 2° Semi il cui tegumento e composto di quattro zone di cui la 
piu esterna che costituisce la zona protettriee, e formata da uno stra- 
to unico di prisnii, in sezione tangenziale esngonali, disposti radial- 



tato dal genere Zizyphus. 



Questo secondo tipo e rappresen- 



A questo ultimo gruppo Godfrin ascrive i semi di due delle specie 

di Ramnacee da lui studiate; Zizyphus vulgaris Lam., e Ceanothus 

americanus L , in cui appunto riscontra io sirato a cellule del Alal- 
pighi. 

Merita qui di essere rilevato it fatto che inentie Godfrin nota 
nella specie Zizyphus vulgaris Lam. una linea lucida, nella specie 
Ceanothus americanus L. che egli avvicina al Zizyphus per gli altri 
caratteri del tegumento, trova invece una doppia linea luminosa, di 
cui Pintema e piu bianca dell'altra. 

A questo proposito notero che nelle mie ricerche non mi e stato 
dato di poter osservarc questo fenoraeno di una linea lucida doppia. 
Tanto nel Ceanothus americanus L. studiato dal Godlrin, come nelle 
altre specie, di quello stesso genere, da me studiate, si osserva sempre 
una sola linea lucida parallela alia superficie del seme e piu o meno 
sviluppata o profonda. 

Osservo ancora, a proposito della struttura del tegumento del 
Rhamnus catharticus L, che meutre Godfrin descrive quel tegumento 
come costituito di sei zone, ad esso devono attribuirsene effettivamente 
tre soltanto , poiche le tre prime descritte dal Godfrin quelle piu 
esterne, devono considerarsi come parti costitutive delPovario. 

Avevo gia notato Perrore in cui e caduto il Godfrin quando sono 



LE CELLULE MALPIGHIANE 433 



una 



venuto a conoscere che anche il Brandza (\) seguendo lo sviluppo 
l'ovulo e giunto alia stessa conclusione. Lo stesso A. da inoltre 
chiara spiegazione dell'errore. 

Egli afferma che nelle Ramnacee facilmente accade che : « pen- 
dant le developpement les assises les plus internes de la paroi ova- 
rienne s'appliquent, dans certaines graines de cette famille, sur les 
teguments seminaux, et corame plus tard le mesocarpe se resorbe, on 
croirait que toutes les parties dont la graine est entoun'e, apres son 
extraction de 1'ovaire lui appartiennent en propre ». 

Le ricerche bibliografiche, da un lato, le quali uii portarono a 
conoscere che poco o nulla si e scritto sulle cellule malpighiane delle 
Ramnacee; le osservazioni preliminari su diversi semi di questa fami- 
glia, dall'altro late, che man mano procedendo mi convinsero trattarsi 
di semi di speciale interesse e tali da offrire un buon campo per nuove 
ricerche, furono gli elementi che mi determinarono a continuare quelle 
prime ricerche per fare poi uno studio completo di morfologia delle 
cellule malpighiane nei semi delle Ramnacee. 

Engler (2) divide la famiglia delle Ramnacee in 6 tribu cui ascri- 
ve 46 generi ciascuno dei quali comprende un numero piu o meno 
grande di specie. 

Eccettuati i generi Paliurus, Rhamnus e Zizyphus con poche spe- 
cie della nostra flora, tutti gli altri appartengono prevalentemente alia 
flora tropicale. Da cio la difficolta da me incontrata nel raccogliere 
il materiale che ha dovuto servire alle raie ricerche. 

Tuttavia in grazia della cortesia di parecchi Orti ed Istituti Bo- 
tanici fra i quali mi e caro ricordare, perche mi inviarono materiale 
prezioso di Erbario, il Museo Botanico della R. Universita di Zurigo, 
il Museo Nazionale di Rio de Janeiro, il Giardino di La Mortola, il 
Giardino Botanico di Sydney, quello del Missouri PErbario Nazionale 
di Victoria (Melbourne), ed altri, mi e stato possibile raccogliere un 



(i) Brandza — Developpement des teguments de la graine. Revue generate de 
Bot. t. III. 1 89 1. 

(2) A. Engler — Naturlichen Pflanzenfamilien. III. 5. 



434 



DOTT. CARLO BIANCHI 



numero assai copsiderevole di frutti e di semi. Fra essi si trovano 

rappresentanti di tutte le 6 tribu clell'Engler e di 42 generi; comples- 

sivamento 161 specie e fra esse alcune nuove e non menzionate da 

Engler. 

L'import&nza e la serieta degli Istituti surricordati mi permettono 

di affermare che non vi pud essere dubbio sul valore sistematico dei 
semi da me studiati. . ' 

In apposito specchio ordinerd, secondo la classificazione delT En- 
gler, le specie di Ramnacee esaminate. 



RHAMNACEAE 



TRIBU 



GENERE 



SPECIE 



Maesopsideae 



Vcntilagineae 



Zizypheae 



Maesopsis Engl. 
Ventilairo Giirtn. 



1. Maesopsis berchemioides 
(Pierre) Engl. 

2. Ventilago calyculata Tul. 

3. » leiocarpa Benth. 

4. » maderaspatana 

Gartn. 
Maingayi Laws, 
sp 



5. 
6. 



Smythea Seemann. 7. Smythea macrocarpa Hemsl. 



Paliurus Juss. 



8. Paliurus aculeatus Lam. 



9. 



australis 



Zizyphus Juss. 



» 



10. Zizyphus affiais Hemsl. 

11. » Endlichii n. sp 

12. 

13. 
14. 

15. 

16. 

17. 

18. 
19. 



» 



» 



20. 
21. 

23. 



» 



guatemalensis. 
Hamur Engl, 
helvolus iSond 
Kumskeri King. 
jujuba Lam. 

lotus (L.) Wilid. 
mucronatus Will 
nummularius 

urm.) Wight et Ar 

obtusiiblius Gray 
oenopiia Mill. 

rugosus Lam. 
sativus Gaert, 



LB CELLULE MALPIGHIANE 



435 



Rhamneae 



24. Zizyphus Seleri Loes. u. sp. 

spina Christi (L.) 



25. 



26. 



» 



Willd. 

vulgaris Lam. 



Condalia Cav. 

Microrhamnus Gray 28. Microrhamnus ericoides Gray 



27. Condalia lineata Gray. 



Reynosia Griseb 
Sarcomphalus P. 



29. Reynosia latifolia Griseb. 
Sarcomphalus reticulatus 



a 0. 



Browne 



Urban. 



Rhmnidium Reiss. 31. Rhamnidium claeocarpum 



Reiss. 



32 



» 



revolutum 



Karwinskia Zucc. 33. Karwinskia Humboldtiana 

(H. B Kth.) Zucc. 
Berchemia Neck. 34. Berchemia volubilis (L.) D.C. 

Ramnella Miq. 

Dallachya F.v.Mtill. 35. Dallachya vitiensis (Seem) 

F, v. Mull. 

36. Sageretia Michauxii Brong. 

37. Adolia arenicola (CasarJ 0. 

Ktze (Scutia arenicola Reiss) 

38. Adolia buxifolia (Reiss) 0. 

MartJ 

0. 



Sageretia Brong. 
Adolia Lam. 






39. Adolia myrtina (Burm) 



Rhamnus L 



rs 



indica Brong.) 



40, Ramnus alaternus D. C. 



41. 



» 



42. 
43. 
44. 
45. 
46. 



» 



» 



» 



» 






alpinus L. v. gran- 

difolia. 
californicus Esch. 
carolinianus Walt, 
catharticus L. 
Clusii Wild, 
dahuricus Pall. 
(Frangula polymorpha Reiss. 

v. glabra) 

47. Rhamnus dahurica 

(Frangula polymorpha Reiss. 

v. pubescens). 

48. Rhamnus Deflersii Sfh. 

49. 

50. 

51. 
52. 
53. 
54. 



» 



» 



» 



» 



erythroxylon Tull. 
frangula L. 
ilicifolius Hellogy 
infectorius L. 
nepalensis Wall. 
oleifolius Hook. 



436 



DOTT. CARLO BIANCHI 









Hovenia Thunb 
Ceanothus L. 



Macrorhamnus 



55. Rhamnu9 prinoides L'Her 

56. » purshianus DC. 
57. 

58. 
59. 



60 
61 



64 
65 
66 
67 



68 
69 



70 
71 

72 



73. 



74. 
75. 
76. 

77. 



Baillon 



» 



» 



» 



sativus chinensisfPj 
serratus killd 
spathulaefolius 

Pisch. 
tinctorius W. K. 
utilis 



62. Hovenia dulcis Thunb. 

63. Ceanotus americanus L. 



» 



» 



» 



» 



» 



» 



» 



azurreus De3f. 
cordulatus Kell. 
cuneatus Nutt. 

cuneatus Nutt. 

var. macrocarpus 
crassifolius Torr. 

dentatus Torr et 

Gray. 

divaricatus Nutt. 
Fendleri Gray, 
huichagorare Loes. 
spec, vel var. nov. 
intesrerrimus Hook. 

et Arn. 



© 



» 



ovatus Desf. 
spinosus Nutt. 
thyrsiflorus Esch. 
veiutinus Dougl. 



Emmenospermum F. 78. Emraenospermura alphitonoi- 



v. Muell. 



des F. v. Muell. 
79. Noltia africana Reichb. 



Noltia Reichb. 

Schistocarpaea F. v. 80. Schistocarpaea Johnsonii F. 



Muell 



v. Muell. 



Colubrina Brongn. 81. Colubrina asiatica Brongr. et 



82 



83. 
84. 

85. 



» 



Rieb. 
Ehrenbergii 

Schlecht. 
raegocarpa R. (?) 
montana R. (?) 
texensis A. Gray. 



Cormonema Reiss. 86. Cormonema ovalifolia Donn. 

Sm. 
87. » apinosum Reiss. 



Le cellule malpighiane 



437 



Phylica L 



Nesiota Hook 
Lasiodiscus Hook 
Alphitonia Reiss. 
Pomaderris Labill 



Trymalium Fenzl 



Spyridiura Fenzl 



» 



» 



88. Phylica buxifolia (L.) Brongn 

callosa Thunb. 
cuspidata E. Z. 
excelsa Kendl. 
lasiocarpa Sond ft) 
oleoides DC. 
paniculata AVilld. 
parvjflora L. 
plumosa Thbg. 
stipularis L. 



89 
90 
91 
92 
93 

94 

95 
96, 

97. 



» 



» 



98. Lasiodiscus Mannii Hook. 

99. Alphitonia excelsa Reiss. 

100. Pomaderris apetala Labill. 

aspera Sieb. 

Edgerleyi Hook 
elliptica Labill. 

phylicifolia 

Lodd, 
racemora Hook 
zizyphoides. 



101. 
102. 
103. 
104. 



105. 
106. 



109. 



107. Trymalium albicans Reiss. 
^08. » angustifolium 

Reiss. 

Billardieri 

Fenzl. 
Daltoni F. v. M. 

daphnifolium 

Reiss. 

ledifolium Fenzl 

wichurae Nees. 
sp 



110. 
111. 



» 



» 



112. 

113. 
144. 

115. Spyridiura complicatum F. 



11C 



117 

118 






» 



» 



119. 



120 

121 



» 



» 



122 



» 



v. M. 

globulosum 

Benth, 
Laurencii Benth. 
parvifolium F. 

F. v. M. 

phlebophyllura 

F. v. M. 

spathulatum F. 
tridentatum 
(Stendj Benth. 
vexilliferuin 



438 



bOTT. CARLO JUANCIli 



Colleticae 



Gouanieae 



Cryptandra Sm. 



(Hook) Reiss. 
123. Cryptandra amara Sm. 



Talguenea Miers 
Trevoa Miers. 



124. 
125. 



var.floribunda M. e B.(?) 

divaricata Reiss. 
Talguenea costata Miers. 



126. Trevoa trinervia Miers. 



Retanilla Brongn. 127. Retanilla ephedra Brongn. 

» striata Hook et 

Arn. 



128. 



Discaria Hook. 



Adolphia Meisn 



Colletia Juss 



Pleurascthodes 



Weberbauer 



Gouania L. 



Apteron Kurz. 
Reissekia Endl. 



sp. Ruiz (?) 



129. 

130. Discaria artieulata Miers 

131. 

132. 



133. 



australis Hook. 
» discolor Benth. et 

Hook. 

» doniana Benth. et 

Hook. 

J 34. Adolphia californica. Wats 

135. » infesta Meisn. 

136. Colletia cruciata Gill. 



137. 

138. 
139. 
140. 
141. 



» 



» 



» 



» 



» 



» 



insidiosa Reiss. 
pubescens Brgn. 
serratifolia Vent. 
» spinosa Lam. 
Pieuranthodes Hillebrandti 

Weberb. 
adamantina King, 
blanchetiana Miq. 
domingensis L. 
glandulosa Bor. 
javanica Miq. 
latifolia P. 
leptostachya DC. 
longipetala Herasl. 
petiolaris Reiss. 
tiliaefolia Lam. 
tomentosa Jacq. 



142. Gouania 

143. 

144. 

145. 

146. 
147. 
148. 
149. 
150. 
151. 
152. 



» 



» 



» 



» 



153. Reissekia smilacina (Sm.) 

Stend. 

154. » cordifolia Reiss. 



Helinus E. Meyer. 155. Helinus lanceolatus Brand. 

» mystacinus K. Mey. 



156. 
157. 
158. 



ovatus E. Mey. 
scandens RadSk. 



Crumenaria Mart. 159. Crumenaria choretroides 



\M CELLULE MALPlGlllANK 439 






Mart. 
160. » polygaloides 

Reiss. 
Marlothia Engl. 161. Marlothia scoparioides. 



Mi riservo di descrivere particolareggiatamente e di illustrare con 
disegni le mie osservazioni, fra non molto tempo, ed anzi spero di 
poterle meglio completare collo studio dei pochi semi che ancora mi 



mancano. 



Pin d'ora pero mi pare lecito dedurre le seguenti 



CONCLUSION! 



1. La maggior parte dei semi studiati sono provvisti di Cellule 
malpighiane e di Linea lucida. Altri ne sono affatto privi. In alcuni 
pochi, forse per non aver essi raggiunto un grado abbastanza elevato 
di maturita, non mi e stato possibile osservare lo strato malpighiano 
ma soltanto traccie di cellule malpighiane. 

2. Lo Strato a cellule del Malpighi costituisce sempre Pepider- 
mide del tegumento seminale. Esso poggia costantemente sulla zona 
colorata del tegumento stesso e spesso contiene pigmenti analoghi a 
quelli di detta zona. 

3. Le cellule malpighiane delle Ramnacee, a differenza di quelle 
delle Leguminose, non sono mai sormontate da un cono piu o raeno 
aguzzo. 

4. L'inspessimento della raembrana si inizia in corrispondenza 
delPangolo che le pareti laterali fanno colla parete frontale quindi 
procede verso Pinterno del seme in modo che la cavita va man mano 
roccogliendosi alia base col procedere delPimpessimento e colPavviei- 
narsi della mafurita del seme. 

5. 11 grado e il modo in cui si compie Pinspessimento della raem- 
brana pud variare da specie a specie e determina alcuni tipi diversi 

di cellule. Cosi si hanno: 

a) Cellule malpighiane con parete m>lto inspessita e cavita assai 
ridotta, a forma di triangolo alia base, prolungantesi in un sottile ca- 
nale che percorre la cellula longitudinalment ; fino a risolversi nei ca- 









440 



DOTT. CARLO BIANCIII 



gli altri, nei 



nalicoli. Questo tipo e molto comune e si riscontra, fra 
generi Ceanothus, Pomaderris, Phylica, ecc. 

b) Cellule con parete meno inspessita e con cavita ampia a for- 
ma di fiasco. Questo tipo e meno frequente del prime, si riscontra nei 
generi Zizyphus, Trevoa, Crumenaria, ecc. 

c) Cellule con parete piu o meno inspessita, crenata internamente 
(in sezione longitudinale) ed a cavita anfrattuosa. Quest'ultimo tipo e 
poco comune; e assai evidente nei genere Marlothia. 

6. La Linea lucida generalmente e parallela alia superficie del 
seme, in pochi casi e obliqua. Es: Gouania dominigensis L., Hovenia 
dulcis Thunb. 

7. Per le diverse specie di un genere il tipo delle malpighiane 
puo variare. 

8. Lo ste-so tipo di malpighiane e comune a piu generi. 

9. La lunghezza delle cellule malpighiane c direttamente propor- 
zionale alio sviluppo del seme. Si trovano infatti elementi lunghissimi 
nei grossi semi ad es. di Emmenospermum, Retanilla ecc; brevi in- 
vece nei semi minuti ad es. di Spyridium, Trymalium ecc. 

Altrettanto non puo dirsi per lo spessore della linea lucida. 



Istituto Bo tan ; co di Parma, Dicembre 1911. 



A. Trotter h M. Romano 



Primi materiali per nna lichenologia Irpina 



La lichenologia avellinese (1) non si ebbe sin qui alcuna speciale 
illustrazione; tuttavia ale ah i pochi licheni di questa regione fi<nirano 



in varie pubblicnzioni 



J 



ad accresoere le nostre cogoizioni sui licheni dellTtalia Meridionale ed 
Insulate. 



J 



/< 



manipulus primus... tertius.... 



quartus quint us (2) e Monographia Lichenum Italiae merid. (Trani 

1889), la quale riassumc la pin parte delle indicazioni contenute nei 
precedenti contribute I materiali, oggetto di tali segnalazioni, in par- 
te furono tratti dalla revisione degli erbari di Baglietto, Gasparrixl, 
GuSSONE, in maggior eopia pero provennero da raccolte fatte nelP A- 
vellinese dai professori Comes e Savastano. Avvertiamo inoltre che 
nella recente Monografia dei licheni italiani, conipilata dallo stesso 
Jatta per la « Flora italica cryptogama », appaiono nuove indicazioni 
di licheni avellinesi, le quali sono pero tutte riferibili a materiale da 
noi stessi raccolto ed a Lui comunicato per una revisione che 
con la massima cortesia voile concederci. 

A complemento di queste scarse notizie bibliografiche vuol esser 
ricordato: che la piu antic* segnalazione di Licheni irpini e dovuta 
*i Casale c Gussone, i quali, nel noto Rappurto della peregrinazione 



Egli 



(i) Ci riferiamo a qirei con fin i am ninistrativi e topografici quali furono fissati da 
uno di noi, in un lavoro preliminare sulla geografia botanica della regione (cfr.TROT- 
TERj La fito geografia del? Avellinese, Atti Congr. Natur. it., Milano 1906, pp. 450-456). 

(2) Xuovo Giorn. bot. it., v. VI, 1874, pp. 5-58; v. XII, 1880, pp. 199-242; v. 
XIV, 1882, pp. 107-145; v. XVIII, 1886, pp. 78-114. 









442 A. Trotter e M. Bomano 



Distr 



di 



licheni, integralmente ripetuti di poi nella Flora irpina di F. Cas- 
sitto; che infine, in epoca piu reconte, qualche altra specie e di nuovo 
segnalata dal Milani nel suo Elenco di piante del Principato Ultra 
(Avellino 1890). 

Tutto sommato, le specie gia edite non oltrepassano pero la qua- 
• rantina e noi le abbiaino a suo luogo riportate. Di molte di esse ci e 
anzi possibile dare uua precisa conferma con la segnalazione di nuove 
localita avellinesi. 

II presente contribute, al quale altri faranno seguito a cura spe- 
ciale di uno di noi (Romamo), oltre arricchire le nostre conoscenze sulla 

to 

lichenolegia irpina e meridionale, allarga anche la distribuzione di 
talune specie meno comuni di licheni italiani. Cosi vengono portati a 
limiti assai piu australi i confini di talune specie non indicate piu 
al sud delP Appennino Centrale, come Parmelia laevigata, Lecidea 
emergen?, Biatora albilabra, Biatorina minuta, Scoliciosporium Bagliel- 
toanum, od anche del tutto ignote per la regione appenninica, come 
Lecanora obscurata, L. tuberculosa, Caloplaca medians, C. Schistidii, 
Gyalecta geoica, Lecaniella paly cy da, Lecidea vorticosa, L. monticola. 

Infine vengono segnalate alcune specie e varieta nuove per Pita- 
lia, come Lecanora gangalea, Caloplaca py nthroma , ed una del tutto 
nuova per la Scienza, Lecanora puniceo-fuscescens. 

Un altro risultato interessante delle nostre ricerche e altresi degno 
di una particolare segnalazione. 

E noto come i licheni, tanto in natura che alio stato di conser- 
vazione, sieno tra gli organismi piu refrattari a subir danni da parte 
di altre crittogame o di insetti. Questo fatto, noto a quanti si occu- 
pano di studi lichenologici, e altresi reg.'strato in molti trattati di li- 
chenologia generale e sistematica (2). 



(i) Giornale Enciclopedico di Napoli, V. An. d'Assoc., t. II, 1811, pp. 129-186. - 
I licheni alia pagina 168. 

(a) Cfr. Jatta, Lichenes in Fl. it. crypt, p. 27; Boistel, Nouvelle FL d, Lichenes, 
p. XXX; etc. 



PRIMI MATERIALI PER UNA LICHENOLOGIA IRPINA 



443 



Orbene, nei dintorni di Avellino ci fu dato colpire un fatto inte- 
r*ssante di parassitismo, luminosa per quanto eccezionale dimostrazione 
che anche i licheni sono passibili di danni parassitari da parte degli 
nsetti. Le cortecee di Tiglio, Castagno etc. sono freqnentemente rive- 
stite dai talli di Xanthoria parietina e Parmelia tiliacea, il cui colo- 
rito caratteristico permette di distinguere tali specie anche da lungi. 
In piu luoghi pero dei dintorni di Avellino ci fa dato osservare dei 
talli qua e la provvisci di un colorito bianchiccio del tutto anormale. 

Approfondita la nostra indagine, abbiamo potuto constatare che 
tale colorazione era dovuta a! fatto che in tali licheni mancava tutta 
la porzione corticale colorata, men t re vi esistevano contemporaneamente 
tracce non dubbie di una minutissima ma diffusa corrosione. Ci fu dato 
poi di scoprire che Tautore delle corrosioni era un minutissimo in- 
setto che in colonic viveva nella parte inferiore del tallo steseo, senza 
abbandonarle, uscendone solo per recarsi nella parte superiore desti- 
nata alia sua alimentazione. Questo insetto vive poi benissimo e si ri- 
produce anche in cattivita senza migrare, purche lo si provveda di 
corteccie rivestite dal tallo delle due specie di licheni gia ricordate. 



Q 



dei Psodici (Copeo- 



gnati), fu riconosciato dallo specialista Dr. C. Ribaga per un nuovo 
genere ed una nuova specie, e battezzato col nome di Anisopsocus li- 
chenophilus (1). 

La LeptodeHa fuscipes Reut., insetto dello stesso gruppo, pare ab- 
bia anche abitudini analoghe, essendo stato raccolto sui licheni in 
Pinlandia; mancano pero notizie piu dettagliate sulle sue abitudini. 

Le present i raccolte ci avrebbero gia permesso alcune considera- 
zioni fitogeografiche, ma crediamo piu opportuno riserbarle ad un futu- 
re lavoro, allorquando i materiali saranno piu copiosi e le nostre osser- 
vazioni potranno acquistare di conseguenza una maggiore attendibilita. Ci 
limitiamo solo a segnalare che i substrati lichenofori, che nell'Avelli- 
nese offrono un piu abbondante materiale sono, all'infuori del terreno. 



(x) C. Ribaga, « Anisopsocus lichenophilus » nuovo Copeognato trovato in Italia 
Redia v. VI, 1910. pp. 272-281 con 8 fig. 



444 A. Trotter e M. Romano 






tra le roece, i calcarari del cretaeeo, le arenarie ed i conglomerate del 
terziario, quindi i tufi vulcanici grigi o gialli; tra gli alberi, le cortec- 
ce del Castagno, del Faggio e del Tiglio, quindi i rami delle Rosacee che 
erescono selvagge nei boschi della regione montana, come il Cratae- 



Malus 






Avellino, decembre 1911. 



HOOlEOIiICHE^ES Fr. 



i 



Fara. Ephebaceae Zahlbr. 

1. Polvchidijm muscicula ('Fr. ) Krb. — Jatta , Syll. Lich. it. 
p. 10, Lichenes in Fl. it. crypt, p. 57. — « Ad thallum Stictae glo- 
meruliferae Fr. parasiticum, in Principato Ultra; Gussone in Herb. » 

Jam 1880 p. 240. 

2. Placynthium corallinoides (Hoffm.) Jatta, Syll. p. 38, Fl. it. 
crypt, p. 59. — Sulle rupi calcaree a M. Vergine, non comune, aprile 
1909 M. Fagliese, Aquilonia, (M. Romano). 

Fam. COLLEMACEAE. 

3. Collema cristatum (Lgth.) Jatta, Syll. p. 23, Fl. it. crypt. 
p. 94.— Sulle rupi calcaree dei monti di Bagnoli Irpino, aprile 1909 
{A. Trotter), Valatrone, M. Vergine, aprile 1910 (M. Romano). 

4. Collema furvum Ach., Jatta Syll. p. 20, Fl. it. crypt, p. 96 
et p. 910.— « Ad saxa calcaria in M. Celica; Comes e SaVastano ». 
Jatta 1880 p. 239, an. 1889, p. 221. Frequente sulle rupi calcaree 
umide a M. Vergine, marzo 1909 (M. Romano). 

5. Collema pulposum Ach., Jatta Syll. p. 21, Fl. it. crypt, p. 90 
Ad rupes calcarias in M. Celica; Comes e Savastano ». Jatta 1880 

p. 239, an. 1889, p. 218. — Frequente sulla terra umida ai Cappuccini 
presso Avellino e sulle rupi calcaree a M. Vergine, marzo 1909 (M. 
Romano). 

6. Sinechoblastus flaccidus Kab v Jatta Syll. p. 27, Fl. it. crypt. 
p. 98. — « Ad truncos in M. Celica; Comes e Savascano». Jatta 
1880, p. 239, ann. 1889, p. 223. Sulle cortecce di Tiglio ai Cappuc- 



Primi materiali per una lichenologia Irpina 445 

cini presso Avellino, febbraio 1900 (C. Casali !); tra le rupi calcaree 
al M. Fagliese, marzo 1909 (M. Romano) sui tronchi di Faggio al 
Cervialto, luglio 1911 (A, Trotter e M. Romano), sui tronchi nei bo- 
sco di Aquilonia, primavera 1909. 

7. Synechoblastus Vespertilio (Trev.) Kob., Jatta Syll. p. 27, 
Fl. it. crypt, p. 99. « Ad truncos Fagorum in prov. Avellino; Gaspa- 
rini ». Jatta 1886, p. 112, an. 1889, p. 222. Frequente sulle corteccie 
di Tiglio ai Cappuccini presso Avellino, marzo 1909 (M. Romano). 



HETE^OIilCHE^ES Fr. 



Fain. Parmeliaceae. 



8. Usnea articulata Hffm., Jatta, Syll. p. 52, FJ. it. crypt, p. 143 
« Ad terrain inuscosam, Princ. Ultra; Gussone ». Jatta an. 1874, pa- 
gina 15. 

9. Usnea florida Hffm., Jatta Fl. it. crypt, p. 145. Usn. barbata 
v. florida Fr. Jatta Syll. p. 53; « Ad truncos in M. Vergine; Gusso- 
ne ». Jatta 1874, p. 15, an. 1889, p. 77; Usn. barbata Cassitto, Fl. 
irp. Casale e Gussone, 1811, p. 168. 

10. Usnea plicata Hffn. — Jatta Syll. p. 52, Fl. it. crypt, p. 144. 
« Nelle selve, pendente dagli alberi ». Cassitto, Fl. irp. — Frequente 
sui Faggi nei boschi intorno al Piano Laceno, M. Cervialto, luglio 
1909 e 1911 (A. Trotter e M. Romano). 

11. Evernia furfuracea Fr., Jatta Syll. p. 60, Fl. it. crypt, p. 
157. — Frequente sulle cortecce dei Faggi nei boschi del ML Cervialto, 
giugno 1905, aprile 1906, luglio 1911, (A. Trotter e M. Romano). 

12. Evernia prunastri Ach., Jatta Syll. p. 60, Fl. it. crypt, p. 
158. « Sterilis ad truncos in silvis abellinensibus, vulgo Selve della 
Piana (M. Cervone); Gussone ». Jatta 1880, p. 23, an. 1889, p. 80. 
Lichen prunastri, Casale e Gussone 1811, p. 168; Cassitto, Fl. irp. — Fre- 
quente sulle cortecce dei Castagni, Faggi etc. nei dintorni di Avellino, 
Bagnoli, Cervialto etc. (A. Trotter e M. Romano). 

13. Ramalina Calicaris Fr., Jatta Syll. p. 63, Fl. it. crypt, p. 



446 A. Trotter e M. Romano 



165. — Sulle cortecce dei Faggi sul M. Cervialto, giugno 1905, luglio 
1911 (A. Trotter). 

14. Ramalina farinacea Ach., Jatta, Syll. p. 65, Fl. it. crypt. 
p. 170. Ramalina calicaricis var. farinacea (L.J Ach.: « Ad truncos 
in Monte Vergine, Tenore » Jatta 1880 p. 202, an. 1889 p. 82; Ra- 
malina fraxinea var. farinacea Ach.: « Ad truncos et frutices in sil- 
vis abellinensibus, vulgo Selva della Piana, M. Cervone, Gussone », 
Jatta 1874, p. 21. — Frequente sulle cortecce di molti alberi, al Bosco 
di Aquilonia 28 maggio 1909, Boschi di Rajamagra, luglio 1909 (A. 
Trotter), M. Cervialto, luglio 1911, (M. Romano). 

15. Ramalina fastigiata Ach., Jatta Syll. p. 74, Fl. it. crypt, 
p. 166. Ramal. fraxinea var. fastigiata Krb.: « Ad truncos M. Cer- 
valto, Gussone ». Jatta 1874, p. 21. — Frequente sulle cortecce di Ca- 
stagno, Faggio e d'altri alberi, a Lioni giugno 1905 (A. Trotter), alle 
Selve presso Avellino, marzo 1909 (M. Romano), sul Cervialto, luglio 
1911 (M. Romano ed A. Trotter), Aquilonia. 

16. Ramalina fraxinea Ach. b. ampliata (Ach.) Sch., Jatta Syll. 
p. 65, Fl. it. crypt, p. 168.— «Ad fagorum truncos M. Cervalto, Gusso- 
ne » Jatta 1874, p. 21. 

17. CetraHa islandica (L.) Ach., Jatta Syll. p. 107, Fl. it., crypt. 
p. 174. Cetr. islandica (L.) Ach. var. campeslris Rch.: « Sterilis ad 
terrain M. Creato (sicj in Princ. Ultra, Gussone » Jatta 18 74 p. 23, 
an. 1889 p. 95; Lichen islandicus Casale e Gussone 1811 p. 168; Cas- 
sitto, Fl. irp.: « Si trova tra le fessure dei sassi alii piu alta vetta 
del Cervialto ». 

18. Platysma glaucum (L.) Nyl., b. fallax Ach., Jatta Fl. it. crypt, 
p. 178, Celrana. Jatta Syll. p. 110.— Sulle cortecce dei Faggi nel M. 
Cervialto, giugno 1905 (A. Trotler) e luglio 1911 (M. Romano). Que- 
sta varieta era stata indicata sin qui solo delle cortecce delle Conifere 
neiritalia settentrionale. 

19. Nephromium lusitanictim (Sch.) Nyl., Jatta Syll. p. 114, Fl. 
it. crypt p. 185. « Ad truncos Castanearum in M. Celica, Comes et 
Savastano », Jatta 1880 p. 206, an. 1889 p. 98.— Sui tronchi inuscosi 
di Castagno alle Selve presso Avellino, marzo 1911 (M. Romano), ed 



PRIMI MATERIALI PER UNA LICHENOLOGIA iRriNA 447 



al Piano Acernese sotto il M. Cervialto, luglio 1911 (A. Trotter e Ro- 
rnano). 

20. Peltigera canina (L.) Hffrn., Jatta, Syll. p. 117, FL it. crypt. 
p. 188, « In provincia di Avellino, Gasparrmi » Jatta 1886 p. 87, an. 
1889 p. 96. Lichen caninus. Casale e Gussone 1811 p. 168; Cassitto, 
Fl. irp.: « Nelle selve di Avellino, aderente alle pietre ed alia terra ». 
Sulla terra muscosa, sulle cortecce; nei boschi intorno il Laceno, apri- 

le 1909 (A. Trotter), presso le vette del M. Terminio, 25 luglio 1909 
(A. Trotter e M. Romano), presso Campolasperto sul Terminio. 

var. leucohrriza (Flk.) Sch. Jatta Syll. p. 117, PL it. crypt p. 188. 
Dintorni di Avellino [Prof. C. Casali !), sui tronchi muscosi sul M. 
Cervialto, luglio 1911 (M. Romano). 

21. Peltigera horizontal (L.) Hoffm., Jatta Syll. p. 118, Fl. it. 
crypt, p. 189. « Ad truncos M. Taburno; Gussone ». Jatta 18S0 p. 26. 
Sulla terra umida lungo la via delle Selve presso Avellino. marzo 1909 
e 1911 (M. Romano). O^pedaletto, marzo 1911 (M. Romano.) 

22. Peltigera rufescens (Veis.) Hffm., Jatta, Syll. p. 115, FL it. 
crypt, p, 186. Sulle cortecce degli alberi e Bulla terra umida, frequente 
nei dintorni di Avellino (Casali !, Romano, Trotter). 

23. Peltidea venosa (L.) Ach., Jatta Syll. p. 119, FL it. crypt, 
p. 191 — « Ad terrain in M. Vergine; Licopoli in Herb. Baglietto ». 
Jatta 1882 p. 114, an. 1889 p. 97. 

24. Solorina saccata (L.) Ach., Jatta Syll. p. 120, FL it. crypt, 
p. 193. — Frequente sulla terra tra le rupi calcaree intorno al Laceno, 

prile 1908 (A. Trotter)) a Colle di Basso e M. Vernacolo nei gruppo 
del Terminio, giugno 1909, luglio 1911 (M. Romano ed A. Trotter), 
M. Fagliese, M. Vergine (M. Romano). 

25. Lobaria pulmonacea (L.) Hffm., Jatta Syll. p. 123, Fl. it. 
crypt, p. 196. Lichen pulmonarius Casale e Gussone 1811 p. 168, Cas- 
sitto, Fl. irp.: « Si trova nelle selve di Avellino aderente ai tronchi 
degli alberi ». «Ad truncos in M. Celicaj Comes e Savastano*. Jatta 
1880 p. 206, an. 1889 p. 100. « Ad truncos in silvis abellinensibus 
Selva della Piana, M. Cervone; Gussone » Jatta 1880 p. 26, an. 1889 
p. 100. — Sui tronchi di Faggio al M. Cervialto, giugno 1905, luglio 1911 
(M. Romano, A. Trotter). 



448 A. Trotter e M. Romano 



26. Ricasolia glomuclifera (Lgh\t) DNot.. jatta SylL p, 122 
(Stictae sp.) 7 Fl. it. crypt, p. 198. « Ad truncos muscosos in Peine. 
Ultra; Gussone*. Jatta 1880 p. 207, an 1889 p. 100. « Ad truncos in 
silvis abellinensibus, Selva della Piana> M. Cervone; Gussone*. Jatta, 
1874 p. 27, an. 1889 p. 100.— Suite cortecce di Castagno ni Piani di 
Serino, luglio 1904 (A. Trotter) e sulle cortecce dell'Alnus co-data ai 
Cervialto, luglio 1911 (.4. Trotter e M. Romano). 

27. Parmelia Acetabulum (Neck) Dub., Jatta Syll. p. 1M {Imbri- 
cariae sp.), PI. it. crypt, p. 214.— Sulle cortecce dei Castagni, dei Pag- 
gi, dei Crategi etc. nella zona submont^na e montana, ai Piani di Se- 
rino, luglio 1904 (A. Tro'ter), intorno al Laceno, aprile 1909, luglio 
19il (A. Trotter), alle Selve presso Avellino, marzo 1909 (Ai. Roma- 
no), presso Aquilonia. 

28. Parmelia caperata (L.) Ach., Jatta Syll. p. 127 (tmb.icariae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 1.09. — Comune sulle cortecce di Castagno e di al- 
tri aJberi ai Cappuccini presso Avellino, inverno 1906 (A. Trotter) ed 
alle Selve, marzo 1909 (At. Romano), presso Aquilonia. 

29. Parmelia carporhizans Tayl., Jatta Syll. p. 130 (Imbr ariae 
sp.), Fl. it. u-ypt. p. 209 et p. 911.— Frequente sulle cortecce di Ca- 
stagno, presso Bagnoli, aprile 1909 (A. Trotter), alle Selve presso Avel- 
lino, marzo 1909 (M. Romano).- Questa specie era nota sin qui solo 
della Valsesia e Sardegna. 

. 30. Parmelia exasperata De Not., Jatta Syll p. 132 (Imbr.'cariae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 216. — Sulle cortecce dei Castagni e dei Faggi, 
Bagnoli, M. Cervialto prima vera 1905, 1909 (A. Trotter), alle Selve 
presso Avellino, marzo 1909, (Al. Homrino), Aquilonia. 

31. Parmelia laevigata (L.) Ach., Jatta Syll. 129 ( Imbricav iae sp.), 
Fl. it. crypt, p. 20»\ —Sulle cortecce dei Faggi al Laceno ed al M. 

Cervialto, primavera 1905-1909(4. trvtler).— Indicate sin qui solo della 
Valtellina e Toscana. 

32. Parmelia olivacea (L.) Ach., Jatta Syll. p. 132 (fmbricariae 
sp.). Fl. it. crypt, p. 215. « Ad truncos in silvis abellinensibus, Selva 
della Piana, M. Cervone; Qmione*. Jatta 1874 p. 29, an. 1889 p. 104. 
Sulle cortecce dei Faggi e dei Castagni nei boschi intorno al L:>ceno, 



]?RIMI MATERIAL! PER UNA LICHENOLOGIA IrPINA 449 




aprile 1909 (A. Trotter) ed a M. Vergine, ag. sett. 1909 (M. Romano), 
presso Aquilonia. 

33. Parmelia perlata (L.) Ach., Jatta Syll. p. 128 (Imbricariae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 207 — « Principato Ultra ». Milani an. 1890. 

34. Parmelia physodes (L ) Ach. var. tubulusa Sch., Jatta Syll. 

p. 135 [Imbricariae sp.), Fl. it. ciypt. p. 220. — Sulle eortecce dei Faggi 
sul M. Cervinlto, giugno 1905 elugliol911 (A. Trotter e M. Roma>* 

35. Parmelia prolixa (Ach.) Nyl., Jatta Syll. p. 132 (Imbricariae 

sp.), Fl. it. crypt, p. 217. — Sulle rupi di arenaria alia vetta del M. 
Teuta presso Monteverde, raaggio 1909 (A. Trotter), e sulle arenarie 
nel bosco di Pietrapalomba presso Aquilonia, now 1909 (M. Romano). 

36. Parmelia saxatilis (L.) Ach., Jatta Syll. p. 130 (Imbricariae 
sp.), Fl. it. crypt, p, 212. —Sulle eortecce dei Castagni e dei Faggi e 
tra le rupi nella zona submontana e montana: boschi intorno ii La- 
ccno dicembrc 1908 (A. Trotfc), M. Cervialto giugno 1905 (A. Trotter), 
Piani di Serino, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano), alle Selve 
presso Avellino, marzo 1909 (A/. Romano), M. Vergine, sett. 1909 (M. 
Romano), presso Aquilonia. 

37. Parmelia sorediata Ach., Jatta Syll. p. 133, Fl. it. crypt, p. 218 
e p. 911. Sulle arenarie nel bosco di Pietrapalomba presso Aquilonia, 

9 

nov. 1909 (M. Romano). 

var. sulcata (Tayl.) Nyl., Jatta Syll. p. 131, Fl. it. crypt, p. 212. 
Sulle eortecce dei Castagni e dei Faggi: sul M. Cervialto, giugno 
1905 luglio 1911 (A. Trotter), alle Selve presso Avellino, comune, 
marzo 1909 (M. Romano), sui Cerri nel bosco di Pietrapalomba presso 
Aquilonia, nov. 1909 (M. Romano). 

38. Parmelia scortea (Ach.) Nyl., Jatta Syll. p. 130 (Imbric. ti- 
liac. var. scortea), FL it. crypt, pag. 208. — Sulle eortecce dei Faggi, 
al M. Cervialto, giugno 1905 (A. Trotter) e sulle arenarie muscose nel 
bosco di Pietrapalomba presso Aquilonia, nov. 1909 (M. Romano). 

39. Parmelia tiliacea (Hofsm.) Ach., Jatta Syll p. 130 (Imbric. ti- 
liac), Fl. it. crypt, p. 208. «Ad truncos in M. Celica, Comes e Sava- 
stanoy>. Jatta 1880 p. 207, an. 1889 p. 102. Comune sui tronchi degli 
alberi, Castagni, Faggi, Tiglio etc : sul M. Cervialto, giugno 1905 (A. 
Trotter)^ ai Cappuccini presso Avellino (M. Romano), sulle arenarie 



450 A. Trotter e M. Komano 



muscose nel bosco di Pietrapalomba presso Aquilonia, nov. 1909 (M. 

Romano). 

40. Xanthoria parietina (L.) Th., Jatta Syll. p. 148 (Phijscia par.) 
Fl. it* crypt, p. 226. « Principato Ulteriore » Milani 1890. — Comune 
sulle cortecce alle Selve presso Avellino febbraio 1909 (M. Romano), 
Aquilonia. 

var. aureola (Ach. (Fr., Jatta Syll. p. 149 {Physcia var.), Fl. it. 
crypt, p. 226. — Sui rami degli alberi nei boschi intorno il Laceno, 
aprile 1909 (A. Trotter). 

41. Anaptychia aquila (Ach.) Th., Jatta Syll. p. 144 (Parmelia 
sp.), Fl. it. crypt, p. 234.— Sulle arenarie alia vetta del M. Teuta presso 
Monteverde a circa 600 m. s. m., maggio 1909 (A. Trotter). 

42. Anaptychia ciliaris (L.) Krb., Jatta Syll. p. 137 {Parmeliae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 231. — Frequente sulle cortecce degli alberi spe- 
cialmente del Castagno a Valle Fredda sopra Forino, maggio 1905(4. 
Trotter), alle Selve presso Avellino, marzo 1909 (M. Romano), sulle 

cortecce di Faggio intorno al Laceno (A. Trotter). 

43. Physcia pulverulenta (Sch.) Fr., Jatta Syll. p, 142 (Parmeliae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 240.— Sulle cortecce dei Castagni nei dintorni di 
Bagnoli, aprile 1909 (A. Trotter), alle Selve presso Avellino, marzo 

1909 (M. Romano). 

var. ittyrea (Ach.) NyL, Jatta Syll. p. 143 {Parm. pulv. var. grl- 
sea), Fl. it. crypt, p. 240. — < Ad truncos in M. Celica, Comes et 
Savastano •« Jatta 1880 p. 209, an. 1889 p. 109. — Sulle cortecce di 
Castagno alle Selve presso Avellino, marzo 1909 (M. Romano). 

44. Physcia stellaris (L.) Fr., Jatta Syll. p. 140 (Parmeliae sp.), 
Fl. it. crypt, p. 236. 

var. ambigua Schaer., Jatta Fl. it. crypt, p. 237. « Ad truncos 
Fagorum in M. Celica, Comes e Savastano ». Jatta an. 1880 p. 209, 
e 1889 p. 107.— Comune sulle cortecce dei Castagni e dei Faggi al M. 
Cervialto, giugno 1905 (A. Trotter), alle Selve ed ai Cappuccini pres- 
so Avellino, giugno 1904 e febbraio 1909 (A. Trotter e M Romano) 
ai Piani di Serino, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

var. melanophthalma Mass., Jatta Fl. it. crypt, p. 237. — Sulle 
cortecce nei boschi intorno al Laceno, aprile 1909 (A. Trotter). 



Primi materiali per una liciienologia Irpina 451 



45. Physcia tenella (Sie.J Nyl., Jatta Syll. p. 141 (Parmelia stell. 
var. adscend.), Fl. it. crypt, p. 237. — « Avellino, Gasparrini». Jatta 
1886 p. 90, an. 1889 p. 107 {Physcia stell. var. tenella). — Sui tronchi 
di Castagno e di Robinia alle Selve presso Avellino, marzo 1909 [M. 
Romano) y tra le rupi calcaree sui M. Fagliese, dec. 1909, (M. Romxno). 

var. leptalea (Ach.), Jatta Syll. p. 141 (Parmeliae^. et var.), Fl. 
it. crypt, p. 237. — Sui rami degli alberi nei boschi presso il Laceno 
aprile 1909 (A. Jrotter) ed al bosco di Aquilonia giugno 1908 (4. 
Trotter), sui tronchi di Robinia alle Selve presso Avellino dec. 1910 

(M. Romano). 

46. Physcia venusta (Ach.) Nyl, Jatta Syll. p. 144 (Parmeliae 
sp.), Fl. it. crypt, p. 241. — «Ad truncos Castaneorum in silvis abelli- 
nensibus, Selva della Piana M. Cervone, Gassone*. Jatta 1880 p. 31, 
an. 1889 p. 109. — Sulle cortecce dei Castagni a Valle Fredda sopra Fo- 
rino, rnaggio 1905 (A. Trotter), presso S. Agata di Sopra maggio 1908 
(A. Trotter), alle Selve presso Avellino, nov. 1910 (A/. Romano), sui 
faggi del M. Cervialto, luglio 1911 (M. Romano). 



Fam. Pannartaceae. 



■; 



)el., Jatta 
Sui tron- 



chi degli alberi nei monti intorno Bagnoli, aprile 1909 (A. Trotter), 
sulle cortecce di Castagno alle Selve presso Avellino, marzo 1911 (M. 

Romano). 

48. Parmeliella triptophylla Ach., Jatta Fl. it, crypt, p. 257, Syll. 

p. 170.— Sulla terra fra le rupi calcaree di Montevergine (rara) settem- 

bre 1909 (3L Romano). 



i 



Fam. Lfxanoraceae. 



fHds.) Ach., J 



275. 



it. crypt, p. 274. 

a. caespitosa (Vill ) Sch., Jatta Syll. p. 175, Fl. it. crypt, p. 
Comune suila terra, tra le rupi ; e suile rupi ca'careedalla zona col- 
lina alia montaua : Discesa della Laura, rnaggio 1903(4. Trotter), M. 
Pergolo, maggio 1905 {A. Trotter), congtomerati alia stretta di Barba, 



4-V2 A. Trotter e M. Romano 



(A 



\ 



1909, a Colle di 



Basso su! Terminio giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano), M. Faliese 



(M 



Jatta Syll. p 175, PI, it. crypt, p. 275. 
Volturara, maggio 1905 (A. Trotter). 



50. Lecanora (Squamaria) gypsacea (Sm.) Ach., Jatta Syll p. 175, 
Fl. it. crypt, p. 275.— Su'"e rocce ca'cari ai Ferrari sopra Serino, raag- 
gio 1909 (A. Tro'ter e M. Romano), a M. Vergine presso !e vette, ago- 
sto 1911 (M. Romano). 

51 Lecanora (Squamaria) saxicola (Poll.; Jatta Syll. p. 178, Fl. it. 
crypt, p. 278.— «Principato Ulteriore » Milani 1S90. 

c. versicolor (Pers.) Nyl. pulverulent; (Schaerj Jatta Syll. p. 179, 
Fl. it. crypt, p. 279. — Frequence sul.'e rocce calcaree del M. Faliese 
e di M. Vergine, aprile 1909 (M. Romano); su% arenarie nel bosco di 
Pietrapalomba presso Aquilonia, novembre 1909 (M. Romano). 

52. Lecanora (Eu'ecanora) atra (Hds.) Ach., Jatta Syll. p. 204, Fl. 
it. crypt, p. 304— Sulle arenarie a! r a vetta del M. Teuta, presso Mon- 

m _* ^-^ _*» ^m fc. m * 

(M Romano), 
30.>e p. 912, Syll. p. 204.-Rupi 



J 



calcaree a M. Vergine e sul M. Fatrliese, sett. 1909, marzo 1910 (M. 
Romano). • 

53. Lecanora (Eulecanora) intumescens Krb., Jatta Syll. p. 192, 
PI. it. ctypt. p. 292— «Ad truncos in M. Celica, Comes e Savastano». 
Jatta 1880 p. 217, an. 1889 p. 125. 

54. Lecanora gangalea Ach, Jatta Fl. it. crypt, p. 912.— Rupi cal- 

ino, estate 1909 (M. Romano). Questa 



specie riesce nuova per 1'Italia. 

55. Lecanora (Eu'ecanora) subfusca Ach., Jatta 
it. crypt, p. 288. 



a. allophana Ach., Jatta 1. c. 
viaito, giugno 1905 {A. Trotler). 



J 



1889 p. 123. 



it. crypt, p. 289. « Ad 
Jatta 1880 p. 217, anno 
, aprile 1909 (.4. Trotter), 
o (M. Romano). 



PR 



LICHJ3N0L0GIA IRPINA 453 



f. argentata Acb., Jatta Syll. p. 188, PI. it. crypt, p. 290.— Sulle 
cortecce dei Faggi nei boschi intorno il Laceno a circa 1300 m. s. m., 

autunno 1908-1909 (A. Trotter). 

Quest'ultima forma era nota sin qui solo del Monte Baldo, 
me alia for. boeomy cioides Mass., quest'ultima anche sulle cortec 
Castagno alle Selve pressoAvellino, nov. 1910 (M. Romano). 



assie- 
je di 



Jatta 



Thallus 



/ 



albo-marginata ac dein biatorina e plants convexa nuda. Sporae ma- 

jusculae: 14-16=10-11 p. Sulle arenarle muscose di Pietrapalomba, 
presso Aquilonia, autunno 1909 (M. Romano). 

56. Lecanora (Aspicilia) calcarea (L.) Smrf., Jatta Syll. p. 213, 
FJ. it. crypt, p. 319. 

a. concreta Sch. f. farinosa (Plk.) Sch. Jatta I. c. Rupi calcaree ai 
Ferrari sopra Serino ed a Colle di Basso sul Terminio, maggio-giugno 
1909 (A. Trotter e M. Romano)', M. Fagliese, M. Vergine, Va'atrone, 
Cervialto, primavera 1909-1910 (il/. Romano). 



Mass., J 



e 



p. 913, Syll. p. 214. — Rupi calcaree del Valatrone, aprile 1910 (M. Ro- 
mano). Era nota so!o del Veronese, 

c. viridescens (Mass.) Krb., Jatta I. c. p. 214, PI. it crypt, p. 320. 
Frequente sulle rupi calcaree a M. Vergine, a Colle di Basso sul Ter- 
minio, intorno al Laceno, primavera 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

57. Lecanora (Aspicilia) cinerea (L.) Smrf. e. obscurata Fr., Jatta 
Syll. p. 212, FJ. it. crypt, p. 324. Sulle rupi calcaree a Colle di Basso 
sul Terminio, giugno 1909 {A. Trotter e M. Romano); Valatrone apri- 
le 1909 (M. Romano). Questa varieta era nota solo delle Alpi della 
Lombardia. 

58. Lecanora (Aspicilia) cinereo-rufescens Ach., Jatta Syll. p. 219, 
Fi. it. crypt, p. 322. — Sulle rupi calcaree a Colle di Basso sul M. Ter- 
minio, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano). Indicata sin qui delle 
rupi granitiche e vulcaniche. 

59. Lecanora (Hymenelia) coerulea (Mass.J, Jatta Syll. p. 223, FJ. 
it. crypt, p. 333.— Frequente sulle rupi calcaree del M. Faliese e di M. 
Vergine, aprile 1909 (M. Romano), Valatrone mag. 1910 (M. Romano). 




464 A* Trotter b M. Romano 



60. Lecanora (Hymenelia) hiascens (Mass.), Jatta Syll. p. 223, PI. 
it. crypt, p. 332. — Prequente sulle rupi calcaree di CoIIe di Basso sul 
M. Terminio, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

61. Lecanora (Hymenelia) lithofraga (Mass.) Jatta Syii. p. 222. FJ. 
it. crypt, p. 332. — Sulle rupi ca-caree intorno al Laceno, apri!e 1909 
(A. Trotter), a M. Vergine aprile 1909 (M. Romano), M. Fagliese, ot- 
bre 1909 (M. Romano), a Pietrapalomba presso Aquilonia, novembre 
1909 (M. Romano). 

62. Lecanora (Hymenelia) Prevosti Fr., Jatta Syll. p. 222, Fl. it. 
crypt, p. 331. — Piuttosto rara suite rupi calcaree a M. Vergine, aprile 



1909 (M. Romano),. 



Ik., Jatta Syll. p. 222, Fl. it. crypt, p. 331. 
M Celica, Comes e Savastano*. Jatta 1880 p. 



223, an. 1889 p. 149. 



) 




Jatta, Syll. p. 223, 



PI. it. crypt, p. 332 et p. 913. --Rupi ca'caree a M. Vergine, estate 1909 
(M. Romano). Questa specie era sin qui considerata come endemica 

delle Prealpi venete. 



64. Ochrolechia tartarea (L.J Krb., Jatta Syll. p. 208 (Lecano- 
rae sp.), Fl. it. crypt, p. 334. — Frequente sulle cortecce dei FaggieCa- 
stagni nella zona submontana e montana; monti intorno Bagnoli, apri- 
le 1909 [A. Trotter), alle Selve presso Avellino, aprile 1909 (M. Ro- 
mano), Aquilonia. 

b. albo-flavescens (Sch.) Mass., Jatta Syll. p. 208 (Lecanorae var.), 
Fl. it. crypt, p. 334. Sulle cortecce nei monti di Bagnoli, aprile 1909 
(A. Trotter). 

65. Sarcogyne pruinosa (Sm.) Mass., Jatta Syll. p. 226, Fl. it. crypt. 
p. 351. « Ad saxa calcarea in M. Celica, Comes et Savastano ». Jatta 



1880 p. 231, an. 1889 p. 166. 



Jatta 



Prequente sulle rapi calcaree presso Bagnoli, aprile 1909 (A. Trotter), 
S. Agata di Sopra, aprile 1906 (A. Trotter), Colle di Basso sul Termi- 
nio, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

67. Caloplaca granulosa Mull., Jatta Syll. p. 237, Fl. it. crypt. 



PRIMI MATBRIALI PER UNA LICHEN0L0G1A IRPINA 456 



p 361. — Frequente sulle rupi calcaree a M. Vergine, aprile 1909 
(M. Romano). 

68. Caloplaca murorum (Hfsrn.) Th„ Jatta Syll. p. 237, Fl. it. 
crypt, p. 359. — Rupi calcaree intorno al Laceno sopra Bagnoli, aprile 
1909 {A. Trotter). 

b. centrifuga Mass , Jatta Syll. p. 237, FJ. it. crypt, p. 359. « Ad 
rupes calcarias in M. Gelica, Comes et Savaslano ». Jatta 1880 p. 212, 
an. 1889 p. 128. Sulle rupi calcaree presso il Santuario di M. Vergine, 
aprile 1909 (M. Romano). 



J 



p. 360. 



M 



{M. 



69. 



Jatta Fl. it. crypt, p. 365,. 



var. Persooniana Sch., Jatta Syll. p. 252.— Sulle rupi calcaree a M 
Vergine; non frequente, aprile 1909 (M. Romano). 

70. Caloplaca ferruginea (Hds.J Th., Jatta Syll. p. 245, Fl. it. crypt. 

p. 370. — Sulle cortecce di Castagno alle S3lve presso Avellino; non co- 
mune, marzo 1909 (M. Romano), sulle cortecce dei Cerri nel bosco di 
Pietrapa'omba presso Aquilonia, novembre 1909 (M. Romano). 



Rupi ca'caive alia vetta del M 



j 



(A 



M. 



72. 



Caloplaca obliterans Nyl., Jatta Sy*L p. 240, Fi. it. crypt p. 
364.— Sulle rupi calcaree al M. Fagliese, e sopra i "Ferrari,, presso Se- 
rino, aprile e maggio 1909 (A. Trotter e M. Romano); M. Vergine, set- 
tembi\3 1909 (M. Romano). Questa specie era stata segnalata sin qui 
solo dei monti di Bormio, della Toscana e della Sicilia. 

73. Caloplaca medians Nyll., Jatta Syll., p. 237, Fi. it. crypt, p. 
359 e p.913. — Rupi calcaree. Per Tltalia continentale era nota solo del 
ca Lombardia. 

74. Caloplaca Schistidii Anzi, Jatta Syll. p. 255, Fi. it. crypt, p. 
366 e p. 913. — Fra le rupi calcaree alle vette dei monti Cervialto, Par- 
tenio, Valatrone, estate 1911, rara (M. Romano). Questa specie era 
lonsiderata come enderaica delle Alpi al Sempione. 

75. Caloplaca aur a ntiaca (Lythf.) Th., Jatta Syll. p. 247, Fi. it 



466 A. Trotter e M. Romano 



crypt, p. 377. — Frequente sulle rupi calcaree a Colle di Basso sul M. 
Terminio, giugno 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

76. Caloplaca cerina (Ehoh.) Th., Jatta Syll. p. 253, FJ. it, crypt. 
p. 382. — Sui rami secchi intorno al Piano Laceno, aprile 1909 (A. 
Trotter). 

77. Caloplaca pyracea Ach., Jatta, Syll. p. 251 (sub. c. luteo alba) 
Fi. it. crypt, p. 385 e p. 914. 

var. lactea Mass., Jatta Fl. it. crypt, p. 386. — Rupi calcaree del 
M. Fagliese, ottobre 1909 (M.Romano). Non era stata indicata piual 
sud della Toscana. 

var. pyrithroma (Ach.^), Nyl., Jatta Fl. it. crypt, p. 914. — Rupi 
calcaree a M. Vergine, settembre 1909 (M. Romano), sui tufi silicei 
vulcanicl presso Avellino (M. Romano). Figura per la prima volta in- 
dicata in Italia. Riscontrasi per6 anche in Liguria ed a Malta. 

78. Caloplaca Agardhiana Schaf-r, Jatta Sy.l. p. 268, FJ. it. crypt, 
p. 390 e p. 914.— Rupi calcaree sul M. Fagliese, ottobre 1909 (M. Ro- 



mano). 



(Ehsh.) Mull., Jatta 



Caloplacae sp. Jatta Syll. p. 262. — Sui vecchi tronchi di Faggio alle 
"Selve,, presso Avellino, marzo 1909 (M. Romano). 

80. Lecaniella turicensis Mass., Jatta Syll. p. 266, Fl. it. crypt, 
p. 398 e p. 915. — Sulle arenarie nelbosco diPietrapalomba presso Aqui- 
lonia, nov. 1909 (M. Romano). 

81. Lecaniella polycycla (Anzi) Jatta, Syll. p. 268, FI. it. crypt. 
p. 401. — Rupi calcaree del M. Fagliese, rara; aprile 1909 (M. Romano). 
Specie endemica, nota sin qui solo delle Alpi e deir Isola di Lam- 
pedusa. 

82. Rinodina lecanorin a Mass., Jatta Syll. p. 279, Fl. it. crypt. 
p. 423. — Rupi calcaree a Colle di Basso sul M. Terminio, giugno 1909 
(A. Trotter e 06. Romano). 

83. Pertusaria amara Ach., Jatta Syll. p. 292, Fl. it. crypt, p. 431. 
Frequente sulle cortecce dei Faggi, dei Castagni e dei Tigli nella zona 
montana e submontana: M. Cervialto giugno 1905, aprile 1908 (A. 
Trotter); alle Selve ed ai Cappuccini presso Avellino marzo 1909 (M. 



LICHENOLOGIA IRPINA 457 



Romano), sulle cortecce dei Cerri nel bosco di Pietrapalomba presso 
Aquilonia, nov c 1909 (M. Romano). 

84. Pertusaria communis DC, Jatta Syll. p. 293. Fl. it. crypt, p. 
434.— Frequente su'le cortecce dei Castagni, dei Faggi e dei Tigli dalla 
zona submontana alia montana: Piani di Serino luglio 1904 (*A. Trot- 
ter), Bagnoli Irpino, aprile 1909 (^4. Trotter), alle Selve ed ai Cap- 



Jatta Sy 



>; 



p. 437.— Sulle rocce arenarie alia vetta di M. Teuta presso Monteverde 
28 maggio 1909 (A. Trotter). 

86. Pertusaria Wulfenii DC, Jatta Syll. p. 296, FJ. it. crypt, p. 
436. « Ad truncos in M. Celica, Savaslano » Jatta 1880 p. 224, an 1889 
p. 153. 

Fam. Thelotremaceae Jatta. 

87. Urceolaria scruposa Ach., Jatta Syll. p. 287, Fl. it. crypt, 
p. 442. — Comune sui tufi vulcanici grigi presso la Ferriera ad Avsllino 

febbraio 1909 (3C Romano). 

var. b. gypsacea Smrf., Jatta I. c, Fl. it. crypt, p. 443. Frequen- 
te sulle rocce calcaree e sulla terra muscosa ai Cappuccini ed a M. 
Vergine, marzo -aprile 1909 (M. Romano), ai Ferrari presso Avellino, 
maggio 1909 (A. Trotter e M. Romano). 

88. Gyalecta geoica Ach., Jatta Syll. p. 300, Fl. it. crypt, p. 454. 



e p 918. 

le vette luglio 1911 (% 

Valtellina. 



M 



Fam. Cladoniaceae Th. 



89. Stereocaulon condensatum Hoffm., Jatta Syll. p. 99, Fl. it. 
crypt, p. 469. — Sui tufi vulcanici grigi alia Feirieraed alle Selve pres- 
so Avellino, aprile 1909 (Romano). Specie caratteristica delle rocce 
granitiche nelle Alpi e di quelle vulcaniche nel Veronese e nella Cam- 
pania. 

90 Cladonia rangiferina (h.) Hoffm., Jatta Syll. p. 76, FL it, crypt, 
p. 479. — Principato ulteriore: Milani 1890. 






458 A. Trotter e M. Eomano 



Mo 



idonia furcata (Hds.) F.k., Jatta Syll. p. 92, FJ. it. crypt, p. 489. 
acemosa Fik. f. erecta (Fk.J Kr., alia vetta del M. Teuta 
iteverde, 28 maggio 1909 (A. Trotter), f. recurva (L.) Kr., 
sui cong"omerati prfsso Ch ; anche, lug] io 1904 [A. Trotter], tra Ierupi 
calcaree a M. Verg ne, settembre 1909 \JM. %omano]. Tra le rupi 
presso il Santuario di Montevrrgine, agosto 1909 [M. %pmano]. 

var. subulata [L.] Kr., sulla terra muscosa presso la vetta del M. 
Costa S. Ange.'o [A. Trotter]. 

92. Cladonia pungens Flk., Jatta Syll. p. 93, Fl. it. crypt, p. 490. 
Sui conglomerati presso Cbianche alia stretta di Barba, aprile 1904- 
1905 {A. Trotter). 

93. Cladonia muricata Del., Jatta Syll. p, 93, Fl. it. crypt, p. 491. 

Sulla terra umida presso il Castello di Monteforte, febbraio 1900 (C. 

Casali), sulla terra muscosa nei monti di Bagnoli, aprile 1909 (il. 
Trotter). 

94. Cladonia pyxidata (L.) Fr., Jatta Syll. p. 87, Fl. it. crypt, 
p. 502.— « Principato Ulteriore », Milani 1890; Lychen pyxidatus, Ca- 
sale e Gussone 1811, p. 168, Cassitto Fl. irpina. 

a. neglecta (Flk.) Krb., dintorni di Avellino, inverno 1905, aprile 
1909, (A. Trotter, M. Romano). 
, b. pocillum (Ach.) Falk., mura del Castello di Monteforte, feb- 



1900 (C. Casali). 



fimbriat 



Fl. it. crypt. 



p. 503. 

a. scyphosa Schoer. f. tubaeformis, Hoffan., Sulla terra ai 
Cappuceini presso Avellino, marzo 1905 (A. Trotter), e sui tronchi 
muscosi alle " Selve „ marzo 1911 (M. Romano): f. n 



^Sch 



Fr., sui conglomerati alia stretta di Barba, luglio 1904, aprile 1905 
(A. Trotter); sulla terra umida nei dintorni di Avellino (C. Casali, 
M. Romano). 

b. abortiva (Flk.) Ach., sui vecchi tronchi muscosi alia Sciorta 

presso Avellino, ottobre 1905 (A. Trotter). Marzo 1910 (M. Romano). 

96. Cladonia ochrochlora (Flk.) Jatta, Syll. p. 91, Fl. it. crypt. 

p. 505.— Sui legno guasto; monti di Bagnoli Irpino, aprile 1909 (A. 
Trotter). 



Primi materiali per una lichenologia Irpina 459 



97. Cladonia endiviaefolia (Deks.) Fr. L. E., Jatta Syll. p. 84, 
Fl. it. crypt, p. 506. — Sui eonglomerati alia stretta di Barba, aprile 
1904 (A. Trotter); rupi calcaree a Golle di Basso (M. Terminio), giu- 
gno 1909 (A. Trotter e M. Romano), Valatrone, maggio 1910 (A/. 
Romano). 

Fam. Lecideaceae. 



98. Biatora lurida (Sw.) Fr., Jatta Fl.it. crypt, p.518, Lecideae sp. 
Jatta Syll. p 307 — Tra le rocce calcari, frequente a M. Vergine, aprile 
1909 (M. Romano), M. Fagliese, Valatrone, marzo-maggio 1910 (M. 

Romano). 

99. Biatora decipiens (Ach.) Fr., Jatta, Fl. it. crypt, p. 519, Le- 

cideae sp , Jatta Syll. p. 308. 

b. dealbata Mass., Jatta, Fl. it. crypt, p. 520. — Tra le rupi cal- 
caree dalla zona collina alia montana: al "Castelluzzo,, presso S. Aga- 
ta di Sopra, maggio 1908 (A. Trotter), intorno al Piano Laceno, aprile 
1909 (A. Trotter), a Colle di Bas3o sul Terminio, giugno 1909 (A. 
Trotter e M. Romano), M. Fagliese, ottobre 1910 (M. Romano). 

LOO. Biatora albilabra Duf., Jatta Syll. p. 309, fsub Lecidea) Fl. 
it. crypt, p. 521 e p. 918.— Sulla terra fra le rupi a Monte vergine. 



(M, 



stata indicata piu al sud della 



Toscana. 



101. Biatora rupestris (Sc.) Krb., Jatta Fl. it. crypt, p. 525, Le- 
cideae sp. Jatta Syll. p. 314. — Rupi calcaree intorno al Laceno, aprile 
1909 {A. Trotter), a M. Vergine e sul M. Fagliese, aprile 1909 {A. 
Trotter e M. Romano). 

102. Biatorina minuta Mass., Jatta Syll. p. 378, Fl. it. crypt, p. 

558 e p. 918. — Sulle rupi calcaree di Montevergine. Settembre 1909 
(M. Romano). Era nota solo del Comasco ed Emilia. 

103. Bilimbia sabulosa Mass., Jatta Syll., p. 406, Fl. it. crypt. 

p. 569 e p. 918. — Sulla terra muscosa tra le rupi calcaree a M. Ver- 
gine ed al Valatrone (M. Romano). 

104. Bilimbia coprodes Krb., Jatta Syll. p. 411, Fl. it, crypt, p. 574. 
Vctr. seposita Th v Jatta Fl. it. crypt, p. 918. — Sulle arenarie pres- 



460 A. Trotter b M. Romano 



so il bosco di Pietrapalomba presso Aquilonia, novembre 1909. (M. 



Q 



Jatta 



p. 575 e p. 919. Sulla terra muscosa presso la vetta di M. Vergine, 
agosto 1909 (M. Romano). Questa specie era nota dell' Abruzzo e 
Calabria. 

106, Lecidea enteroleuca Ach., Jatta Fl. it. crypt, p. 617, Syll. 
p. 350. « Ad truncos in M. Celica » Comes et Savastano Jatta 1880, 
p. 227, an. 1889 p. 162.— Sui rami secchi intorno al Laceno, zona 
montana, aprile 1909 (A. Trotter). 

var. c. rugulosa Schaer., Jatta 

Sulle cortecce di Castagno alle "Selve,, presso Avetlino, febbraio 1909; 
frequente (M. Romano). 



var. c. areolata Fr., Jatta 1. c— Frequente sulle cortecce del Ca- 
stagno alle "Selve,, presso Avellino, marzo 1909. (M. Romano); sulle 
cortecce dei Faggi presso il Sa.vatore sul M. Terminio, giugno 1909 
(A. Trotter e M. Romano). 

107. Lecidea ochracea Hepp., Jatta Fi. it crypt, p. 621, Syll. p. 
350.— Sulle rupi calcaree a M. Vergine, aprile 1909 (M. Romano). 

108. Lecidea goniophila Schaer, Jatta Fi it. crypt, p. 621, Syll. 
p. 349. « Ad rupes ca'carias in M. Celica, Comes et tiavastano * 
Jatta 1880 p. 226, an. 1880, p. 161. 

109. Lecidea vorticosa (F,k.) Krb., Jatta Fl. it. crypt, p. 633, 
Syll. p. 362.— Rupi calcaree alia vetta del M. Terminio, a circa 1800 
m. s. m.; rara; 25 lug io 1909 (A. Trotter e M. Romano). Specie nuo- 
va per 1'Appennino essendo nota soltanto nelle Alpi. 

"lea jurana Schaer., Jatta FJ. it. crypt, p. 635, Syll. p. 



364. 



M. Terminio, a circa 1800 



rara, 25 lugiio 1909 (A. Trotter e M. Romano), presso la vetta di 



M. Vergine agosto 1909 (M. Romano). 



Lecidea 



365. 



crypt, p. 636, Syll. p 



M 



rara, 25 lugiio 1909 (A. Trotter e M. Romano), alia vetta di M 



m. 



19C9 e del M 



(M. Romano) 



PRIMI MATERIALI PER UNA LICHBNOLOGIA IRPINA 46l 

specie nuova per I'Appennino meridionale non ess^ndo stata indicata 
piu al sud dell'Abruzzo. 

112. Lecidea monticola Schaer., Jatta F,. it. crypt, p. 039; Sylf. 
p. 364.— Rupi ca'caree a M. Vergine, aprile 1909; rara (M. Romano). 
Anche la presente e specie non prima indicata deh'Apptnnino. 

113. Thalloedema vesiculare (Hoffm ) Mass., Jatta F*. it. crypt, 
p. 646, Biatorinae sp. Jatta Syk p. 370.-Tra a rupi calcari muscose 
della r gione montana intorno al Piano Laceno; apri'e 1909(1. Trot- 
ter), inoltre a M. Verging Va'atrone, Fagiies; (M. Romano), 

114. Thalloedema candidum (Web.) Krb., Jatta F. it. crypt, p. 
648, Biatorinae sp., Jatta Syll, p. 372. * Principal Ult rioiv » Mila- 
ni. — Sui conglomerati di Chiach , aprile 1905 (A. Trotter); rupi cal- 
caree di M. Vergine e di M. Fagliese, marzo aprile 1909 (M. Romano). 

115. Thalloedema diffractum Mass., Jatta F.. it. crypt, p. 649, 



J 



M 



1909 (M. Romano), Valatrone, maggio 1910 (M. Romano), a Colli di 
Basso sul Terminio g.ugno 1909 (*A. Trotter e :lf. Romano). 

116. Toninia aromatica (Sm.) Mass., Jatta F. it. crypt, p. 651, 
Bilimbiae sp. Jatta Syil. p. 402.-Sulla terra tra Je rupi calcaree intorno 
al Piano Laceno, zona montana, aprile 1909 (^4. Trotter) e M. Fa- 



(M. 



trachi- 



Jatta 



L910 (M. Romano). 

(Krb.J Th. Fr., Jatta 



Syll. p. 407. — Negli anfratti muscosi delle rupi calcaree a M. 
Vergine, aprile 1909 {M. Romano). E specie nuova per I'Appennino 
meridionale. 

118. Scoliciosporium Bagliettoanum Mass., Jatta, Fl. it. crypt, p. 
659, Syil. p. 421 (Bacidiae sp.) Bacidia muscorum Jatta, Fl. it. 
crypt, p. 919. — Su la terra muscoaa presso le vette di M. Vergine e 
del Valatrone, ag. 1909, maggio 1910. Rara (M. Romano). Questa 
specie era ritenuta come endemica della Liguria. 

119. Buellia leptoclinis (FwJ Krb., Jatta Fl. it. crypt, p. 665 Syll. 
p. 389.— Arenarie alia v-tta di M. Teuta presso Monteverde, 28 mag- 



gio 1909 [A. Trotter]. 



O 






462 A. Trotter h M. Romano 



120. Buellia parasema [Ach.] Krb., Jatta Pi. it. crypt, p. 675, SylJ. 
p. 394.— Sulle corteece di Castagno alle "Selve,, presso Avellino, marzo 

1909 (M. Romano). 

121. Buellia Ricasolii Mass., Jatta Fl. it. crypt, p. 676, Syll, p. 397. 

-Sulle corteece degli alberi nei dintorni di Avellino, giugno 1904 \*A. 
Trotter], marzo 1910 [5VT. Romano]. Specie nuova per l'Appennino 
meridionale. 

122. Eiplotomma albo-atrum [Hoffm.] Krb., var. c. n;urorum Mass. 
Jatta Fl. it. crypt, p. 683, Syll. p. 425.— Sulle rupi calcaree a M. Ver- 
ging apriie 1909, non comune (M. Romano). Questa varieta era nota 
solo del Veronese e del Tirolo meridionale. 

123. Rhizocarpon geographicum [L.] DC, Jatta Fl. it, crypt, p. 



Diplotommatis sp,, Jatta 



M 



Monteverde, 28 maggio 1909 [A. Trotter]. 



Fam. Gyrophoraceae Hffm. 



124. Umbilicaria pustulata [Hffm.] Fr., Jatta FL it. crypt, p. 709, 
Syll. p. 151. — Sulle arenarie alia vetta del M.Teuta presso Monteverde, 
29 maggio 1909 [A. Trotter]. 



Fam. Gr aphid ace ae. 



125. Graphis scripta [L.] Ach., c. pulvurulenta [Pers.] Sch., 
Jatta, Fl. it. crypt, p. 724, Syll. pag. 449. sulle corteece di Faggio alle 
Selve presso Avellino, marzo 1909 [Af. Romano]. 

126. Opegrapha varia Pars., Jatta FJ. it. crypt, p. 727, Syll. p. 
441. a. not ha (Ach.) Jatta, sulle vecchie corteece ai " Cappuccini , 
presso Avellino, febbraio 1900 [C. Casali], giugno 1904 \*A. Trotter] 

127. Opegrapha atra [Pers.] Fr., Jatta Fl. it. crypt, p. 735, Syll. 
p. 444. — Sulle corteece di Faggio al Laceno sopra Bagnoli, apriie 1909 
\Ji. Trotter], ed alle "Selve,, presso Avellino, febbraio 1909 [Af. %P" 
mano]. 

128. Arthonia vulgaris Sch., Jatca Fl. it. crypt, p. 754, Syll. p. 
466. — Assieme alia forma cinerascens [Ach.] Krb. sulle corteece dei 
Castagni alle "Selve,, presso Avellino, marzo 1909 [Af. %omano]. 



Pmmi materiali per una lichenologia Irpina 468 



129. Arthonia Stictarum [TuL] Jatta, Syl'. p. 470, Fl. it. crypt. 
p # 760. — «In apotheciis Stictae pulmonariae, Avollino » Jatta 1889 



p. 172. 



PV^H^OCAt^PEflE 



Fam. Endocarpaceae. 



130. Endopyrenium rufescens [Ach.] Krb., Jatta Fl. it. p. 789, 
Syll.p. 500.— Rupi calcaree sul M. Faghese, apnle 1909 e ottobre 1911 

[M. Romano]. 

131. Endopvrenium hepaticum [Ach.] Krb., Jatta F.. it. crypt, p 

789, Syll. p. 500.— Tra le rupi calcaree sul M. Faglies?, M. Vergine, 
Valatrone, apnle-maggio 1909-1910 [M. Romano], sui congiomerati 
preaso Cbianche, apnle 1905 [*A. Trotter]. 

132. Endopyrenium trachiticum HazL, Jatta Fl. it. crypt, p. 792, 

Verrucariae sp. Jatta Syll. p 503. — Rupi calcaree a M. Vergine, set- 
tembre 1909 [3C. Romano]. 

Fam. Pyrenulaceae. 

133. Verrucaria polygonia Krb., Jatta Fl. it. crypt, p. 806, Syll. 

p. 506. — Sui tufi vulcanici gialii alia Ferriera presso Avellino, nov. 1909 
[SVC. Romano]. 

134. Verrucaria plumbea Ach., Jatta Fl. it. crypt p. 809, Syll. 
p. 513. « Ad rupes calcares in M. Celica, Comes e Savastano ». Jatta 
sub var. fusca, 1880 p. 237, an. 1889 p. 200. 

135. Verrucaria hydrela Ach., Jatta Fl. it. crypt, p. 810, Syll. p. 
512. « Ad rupes calcares in M. Celica, Comes e Savastano » Jatta 1880, 

p. 238, an. 1889 p. 201. 

136. Verrucaria rupestris Sehr., Jatta Fl. it. crypt, p. 813, Syll. p. 519. 

b. calciseda Sch., Jatta Fl. it. crypt, p. 814, Syll. p.519— Rupi cal- 
caree del M. Fagliese e di M. Vergine e Valatrone, apnle 1909 [M. 
Romano], e Colle di Basso sul M. Terminio, giugno 1909, [Trotter e 

%omano], 

c. crassa Mass., Jatta Fl. it. crypt, p. 814, Syil. p. 519.— Rupi cal- 
caree a Colle di Basso sul M. Terminio, giugno 1909 [Trotter e Romano]- 



464 



A. Trotter b M. Romano 



137. Verrucaria purpurascens Hffm., Jatla FJ. it. crypt, p. 815. 






/ 



Syll. p, 516. « Ad rapes ealcareas in M. Celica, Gomes e Savustano » 
Jatta 1880 p. 236, an. 1889 p.199.— Ca'cari di M. Velzzano e M- Per- 

i 

go!o presto Solofra, a S. Lorenzo presso Bagnoli. maggio 1907 [kA. 
Trotter) Coile di Basso sul Terminio, primavera 1909 \A. TroHer e 

M. Romano]. 

138. Verrucaria dolomitica Mass., Iatla Fl. it. crypt, p. 820, Syi. 
p. 517.— Rupi calcaree intorno al Piano Laceno, apnle 1909 [Trotter] 

139. Verrucaria foveola ta [Fik.] Mass., Jalla Fl. it. crypt, p. 820, 
Syll. p.518.— Sui tufi vutcanici gialli pr c sso Avellmo, marzo 1910 (M. 

Romano]. 

140. Verrucaria fuscoatra [Wallr.] Krb., Jatla Fl. it. cryp. p.. 823 
Syll. p. 509.— Rocce calcan del M. Fagliese, apnle 1909, M. Romano] 

b. subcontinua Garov. Jatta Fl. it. cryp. p. 824, Syil. p.509.— Rupi 
alia vetta del M. Terminio, luglio 1909 [Trotter e Romano] e sul M. 
Fagiiese, marzo 1910 [M. T{pmano]. 

141. Verrucaria tristis Krpph., Jatta Fl. it. crypt, p. 827, Syil. p. 511 
«M. Celica » Jatta 1889, p. 202.— Rupi calcaree a M. Vergine, apnle 
1909 [M. %o><iano]> Coile di Basso sul Terminio, luglio 1909 [Trotter 

e Romano]. 

142. Acr cordia conoidea Krb., Jatta Fl. it. crypt, p. 865, Syll. 
p. 524. — Rupi calcaree di M. Vergme e M. Fagliese, aprile 1909 [St. 

Romano]. 

143. Arthopyrenia cinereo pruinosa Schaer., FJ, it. cryp. p. 874, 
Syll. p. 529. felabens «Ad truncos Fagorum in M. Celica, Comes e 
Sa*a$tano * Jatta 1888 p. 236, an. 1889 p. 205. 

144. Arthopyrenia punctiformis Fr., FL it. crypt, p. 879, Syil. p. 

534.— Sulle cortecce dei Faggi al Laceno, aprile 1909 [A. Trotter], 







NDEMISMI ED ESODEMISMI > 

NELLA FLORA ITALIANA 



« quid pejus, quid melius » 

(A. De Candolle -- Geogr. Bot. XV i; 



I/argomento che abbiamo impreso a trattare nelle presenti pagine 
costituisce uno dei problemi piu ardui della Geografia botanica e della 
Fitopaleontologia. La sua soluzione illurainerebbe di nuova luce la 
storia delle differenti flore, per cui ben si comprende come esso siasi 
s em pre affacciato alia mente degli studiosi i quali non hanno mancato 
di trattarlo sotto punti di vista svariatissimi e talora anche originali. 
E d'uopo tuttavia confessare che il problema si presenta oggigiorno 
non meno complesso ed oscuro di quanto siasi affacciato ai primi in- 
vestigatori della Geografia botanica e della Sistematica. 

II botanico che considera le Flore delle varie regioni della terra 
soffermandosi in particolar modo alle isole perdute in mezzo agli oceani, 
o a quelle terre che, pur facendo parte di Continenti, sono tuttavia in 
parte sottratte — in specie per cause orografiche — ai rapporti flori- 
stici con altre regioni, puo arrivare alia conclusione che il problema 
degli endemismi sia suscettibile di essere affrontato, e se non del tutto 
risolto, per lo meno analizzato intimamente e fors'anco in gran parte 
delucidato. 

Ed invero il Continente australiano, isolato dal resto del mondo 
da una immensa distesa di mari, ha rivelato ai botanici non pochi se- 
greti dei suoi endemismi. Nelle regioni occidentali dello stesso, la dove 
la vegetazione ha potuto evolversi indisturbata sin dalle prime epoche 
in cui le terre in questione trassero origine dal flutto marino, noi tro- 
viamo P80 e piu per cento di specie endemiche. Proporzione invero 



(i Abbiamo denominato . esodemiche quelle specie che, in opposizione alle endemiche, 
non sono esclusive di un dato territorio. 



466 - LUIGI BUSCALIONI E GlttSEPPE MUSCATELLO 



meravigliosa e che ha perci6 reso attoniti gli studiosi della vegetazione 
di quelle lontane regioni. 

Ma vi ha di piu: in uno studio in corso di pubblicazione il Prof. 
Buscalioni, dall'analisi floristica delle regioni montagnarde dell' Au- 
stralia, ha trovato che le stesse vantano un endemismo ancora supe- 
riore, che puo raggiungere ii 93 %, ci6 che PAutore ascrive alia mag- 
giore antichita delle cime montagnarde rispestto ai territori sottoposti. 

Le stesse deduzioni si possono trarre dalle isole lontane dai con- 

w 

tinenti e dai monti isolati ed elevati che ivi torreggiano, come e il 
caso per il Kina Balu per le Isole Sandwick e via dicendo. 

Attenendoci adunque a concetti d'indole generale, basati sulla co- 
stituzione dei terHtori insulari, viene ovvia la conclusione che regioni 
antiche e da tempi immemorabili sequestrate sono quanto mai adatte 
od albergare le forme endemiche ed a crearne. Tutti gli autori sono 
concordi su questo pun to, senza che per6 siano riusciti a dare del fe* 
nomeno una soddisfacente spiegazione. 

Come corollario si puo da siffatto reperto trarne la deduzione che 
terreni antichi debbono mostrarsi piu ricchi di endemismi di quelli 
moderni. Ben inteso che per quanto concerne l'antichita di un terreno 
non possiamo andare al di la del Cretaceo, del Giurese e via dicendo, 
se prendiamo in considerazione le Fanerogame angiosperme, per risalire 
ai terreni piu arcaici se rivolgiamo la nostra attenzione alle Gimno- 
sperme, o ad altri tipi vegetali piu degradati. 

- 

Se perd, lasciati da parte i concetti d'indole generale, fissiamo la 
nostra attenzione alle contrade raeglio note al botanico, troviamo che 
la soluzione del problema riflettente gli endemismi si rende sempre 
piu difficile, per cui ci6 che a primo aspetto pareva chiaro diventa ol- 
tremodo confuso, oscuro ed incerto. 

E forse questa e stata la ragione per cui fino ad ora non e ancor 
comparso un lavoro veramente fondamentale sulParduo problema. Nutria- 
mo pertanto fiducia che i botanici, e specialmente coloro che si occupano 
di questioni di Geografia botanica, vorranno far buon viso a questo 
primo tentativo di indagini riflettenti la quistione degli endemismi, nel 
quale si e preso come oggetto di studio la Flora italiana, percbe ab- 
bastanza intimamente conoaciuta. Ltintri <) ft ll'<>vor lo ««of Qa „ Ai <,<,«» 



BNDBMISMI BD ESODEMISMI NELLA FLORA ITALIANA 46? 



/ 

riusciti a risolvere Tintricata questione, siamo tattavia convinti che le 
presenti ricerche abbiano portato sulla stessa un modesto contributo di 
nuovi dati, i quali, osianio sperarlo, potranno forse invogliare altri ad 
estendere le ricerche ad altre Flore. Le basi dello studio sono ora get- 
tate, ma le stesse non potranno avere grande importanz* se non sa- 
ranno piu tardi rafForzate da nuove ricerche in altri territori, ed in 
specie in quelli prossimi alPItalia. 



* 



II raateriale di studio e di confronti ci venne offerto, come e fa- 
cile a comprendersi, dalla raccolta delle specie dichiarate endemiche 
per Tltalia dai botanici sistematici. Dobbiamo pero far sub i to rilevare 
che fin dall'inizio di questo studio si sono incontrate non poche difficol- 

ta nella scelta dei criteri che dovevano servirci di guida nell'elencare 

le specie endemiche italiane. 

Innanzi tutto se compulsiamo le differenti flore italiane (Arcangeli, 
Cesati, Passerini e Gibelli, Bertoloni, Parlatore, Fiori e Paoletti ecc), 
troviamo ovunque il piu completo disaccordo a riguardo dei valore 
specifico delle varie forme vegetali prese in considerazione, vale a dire 
a riguardo del valore sistematico delle stesse, di guisa che cio che 
per un botanico rappresenta una specie buona forma per altri una va- 
rieta, sottospecie, piccola specie e via dicendo. 

Tanto disaccordo costituisce un grave inciampo alio studio degli 
endemismi che deve esser basato esclusivamente (salvo ragioni parti- 
colari di studio) sulle specie, poiche le varieta locali di un dato tipo 
non possono, a nostro parere, esser tenute in conto nel novero degli en- 
demismi di una determinata regione. 

In secondo luogo si affaccia un'altra difflcolta allorche ii botanico 
si accinge a studiare la distribuzione delle forme ritenute endemiche, 
poiche nelle flore non e sempre indicata esattamente la stazione in cui 
siffatti tipi vennero rintracciati. Tale mancanza di indicazioni precise 
si rende particolarmente palese allorche si studia la distribuzione di 
quelle forme che un dato autore ritiene per varieta, mentre da altri 
sono indicate come specie. 



468 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MtlSCATEtLO 



Considerato quindi che per le varieta o specie dubbie non sempre 
e indicata la stazione; che le varieta genuine non possono esser prese 
in considerazione nello studio degli endemismi; e tenuto conto infine 
di molte altre cause di errore che compaiono ad ogni momento in questo 
studio, per arrivare ad un risultato mono vulnerato dalle cause d' er- 
rore, abbiamo deciso di limitare questo studio alle specie genuine che 
sono state descritte nel trattato dei Dott. Piori e Paoletti sulla Flora 
italiana, come quello che e piu moderno. 

Procedendo diversamente. in ispecie prendendo in considerazione 
ora questo ora quell'altro autore di floristica italiana, si sarebbe caduti 
in un caos scientifico veramente deplorevole che ci avrebbe impedito di 
arrivare ad una conclusione qualsiasi, poiche non pochi autori, ad e- 
sempio specialmente quelli meno recenti, indicano come presenti anche 
fuori d'ltalia certe specie che I'opera dei Dottori Fiori e Paoletti ci 
da come endemiche, e molte poi delle specie endemiche di questi pas- 
sano alia categoria di mere varieta. 

Raccolte cosi le specie endemiche si e rivolta l'attenzione ai Ge- 
neri alle Famiglie ed alle Glassi cui esse appartengono; poi abbiamo 
studiato le loro stazioni, la natura dei terreni sui quali esse vivono, 
per quanto sotto questo punto di vista le difficolta incontrate non siano 
state poche e non sempre sormontabili, a causa delle scarse indicazioni 
che si trovano nei trattati. Una certa attenzione venne pure accordata 
ai .aratteri morfologici delle specie in questione, e si e avuto alPuopo 
speciale riguardo ai mezzi di disseminazione presentati. Da ultimo abbia- 
mo pure tenuto conto della durata delFesistenza delle singole specie- 

A scanso di equivoci teniamo a dichiarare che se alcuni dati sono 
quanto mai attendibiii, altri all'opposto sono meno sicuri, non avendo 
fra l'altro avuto a disposizione un ricco materiaie di erbario e tanto 
meno potuto studiare le piante nelle loro stazioni originarie. In parti- 
colar modo fummo costretto ad atteneeci a dati approssimativi allorche si 
tratt6 di question! riflettenti la natura geologica e Tantichita dei ter- 
reni sui quali si trovano insediate determinate specie endemiche. Ma 
nessuno potra incolparci siffatta lacuna, essendo noto che raramente 
nei trattati di botanica sistematica vien fatto cenno ; come sarebbe de- 
siderabile, della costituzione geologica dei terreni in cui vivono le dif- 






ENDEMISMI EIJ ESODEM1SMI NELLA FLORA ITALIANA 4tW 



ferenti specie, ed anco per qua n to riguarda la natura mineral ogiea 
degli stessi i dati sono per lo piii monchi. 

Molte volte le indicazioni delle localita sono inolto vaghe od in- 
certe (quando non sono addirittura errate) perche dalle ste»se si riesca, 
anche in base airesame di ottime carte g« ologiche, a stabilire Panti- 
chita del terreno cui spetta la localita. 

Malgrado questi inconvenient]', ed altri non pochi che per brevit a 
omettiamo, lo studio fu condotto con la massima diligenza e scrupolo- 
sita per cui non crediamo di errare afFermando che i risultati, se non 
matematicamente esatti, sono per lo meno attendibili. 



* 
* * 



Prima d'iniziare la discussione dei risultati ottenuti crediamo utile di 



riportare qui, sotto forma di tavole, i dati che hanno servito di trama 

al lavoro. 

Nella prima colonna sono indicate le famiglie a cui le specie en- 
demiche italiane appartengono; nella seconda i generi che hanno specie 
endemiche (delle varieta endemiche, come si e detto, non ci siamo oc- 
cupati). Nella ste3sa si e avuto cura di riportare, per ogni genere, il 
numero corrispondente delle specie italiane e quello che ci indica le 
specie presenti su tutta la terra. 

La terza colonna e riservata alle specie endemiche italiane, la 
quarta ai caratteri morfologici di queste e piu speciahnente alle di- 
sposizioni fillotassiche risconirabili nelle singole specie. Le lettere A, 
0,V,R, indicano rispettivamente alterne y oppos'e, verticitlate, radical'. 

La quinta casella ci informa sulla morfologia della corolla, pre- 
sentando una particolare importanza la conoscenza del tipo fiorale che 
si riscontra piu di frequente negli endemismi. 

Non meno importanti sono i dati riportati nella sesta culonna che 
ci indicano la natura dei frutti delle specie endemiche. E' noto infatti 
che la costituzione di questi organi ha una influenzal, insieme alia na- 
tura dei semi e ad aitre disposizioni, sulla diffusione e distribuzione 

delle specie. 

La settima colonna ci informa sulle condizioni di vitalita delle 

specie endemiche, mentre Tottava ci fornisce non pochi ragguagli sulle 



470 LUIGI BUSCALIONI E GIUSEPPE MUSCATELLO 



stazioni (1) delle stesse, nonche delle zone (etages) dove appaiono }^li 
endemismi, su di che particolarmente insistiamo, consci della frequente 
comparsa di forme endemiche in seno alle montagne. 

Infine nell'ultima colonna si sono riportate le localita in cui vennero 
segnalate le specie endemiche e la natura del terreno (per quanto era 
possib le) sul quale queste vegetano. AU'uopo ci siamo valsi, oltre che 
dell'opera del Sigg. Fiori e Paoletti, anche degli altri compedi coneer- 
nenti la flora italiana (Bertoloni, Arcangeli ecc.) 

Nel computo delle specie abbiamo preso in considerazione la Corsica 
e Malta, per ovvie ragioni di Geografia botanica, sebbene politicamente 
queste regioni non appartengano all'Italia. Lo stesso dicasi per alcuni 
territori circoscritti delle Alpi ori-ntali, nordiche ed occidentals 

Da ultimo facciamo notare che nei quadri che seguono le lettere 
D, G, M, della IV colonna indicano rispetti*raraente: Dialipetala, Ga- 
mopetala, Monoclamidata. Ed i numeri posti nella colonna « Regioni 
e zone » indicano : 

1. Regione sommersa marina. 

2. » mediterranea o sempreverde delPOlivo (dal mare ai 

100-975 met) 

3. » padana o di transizione (Pianura Padana dal mare ai 
100-300 met.) 

4. » submontana, o del Castagno e del Rovere (dal mare o 
piu spesso dai 100-975 met. ai 90J-1390 met. 

4' » montana, o delle conifere e del Faggio (dai 900-1300 

met. ai 1600-2100 met.) 

5. * subalpina, o degli Arbusti alpini. 

5' » alpina, o scoperta (dai 1600-2100 met. in su). 
Quando i numeri son legati fra loro da una lineetta (— ) significa 
che la pianta trovasi auche nelle regioni intermedie; quando sono uniti 



(i) Per il significato che deve attribuirsi a questo nome ci atteniamo a quanto fe 
xletto a pag. 9 e seg. dell'opuscolo ((Nomenclature phytogeografique*. Rapports et propot- 
sitions rtdiges par Ch. Flahault et C. Schrotter au III. Congres. Internal, d. Bot. de 
Bruxelles 1910. 



ENDEMISMI ED ESODEMISMI NELL A FLORA if A LIANA 



I 



471 



dalla congiunzione e vuoldire che la specie si trova soltanto nelle re- 
gioni indicate. 

Queste indicazioni relative alle < Regioni e zone » furono dcsunte 
dall'opera dei signori Fiori e Paoletti. 



FAMKiLIA 



ISOETACEAE 



GRAMINEAE 



ARACEAE 



GENHRH 






SPECIE 



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HRUTTO 



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LOCALITA 

ove si trova la specie 



Isoetes 

Numero delle specie 
circa 45 delta Reg. 

del Mediterr., Az- 

zorre, Africa e Giap- 

pone, India, Ta- 

sman, Australia, N. 

Xelanda. 

Num. d. sp. in It. 5. 



Trisetum 

Sosp.nella reg. temp, 
e mont. dei due e- 
misferi. 
Num. d. sp. ital. 12 



* 

1 
I 



Dracunculus 

3 sp. dell 5 Eur. me- 

rid. Isole Canarie. 

N. 2 sp. in Italia d 



Malinverniana 

(Ces. et De Nirs.) 






gracile 

1 Moris) Boiss 



villosum 

(Bert) Schutt 



Burnoufii 



muscivorus 

(I. fi.) Pari 



A 



A 



A. 



A. 



j Macrospore 

tubercol. spi- 
nose; microsp. 
liscie. 



Cariosslde: 

(glumetta inf. 

con resta). 

Cariosside: 

(glumetta inf. 

con resta). 



Cariosside: 
(glumetta inf. 

con resta . 



Bacca. 



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3 

acqua 






4 



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4' 



2 



Negli acquedotti della regione 

padana, a Guggio, Oldenico, ed 

altrove nel Yercellese. Forse im- 
portata col riso. 

Presso Torno: Vanda diLeiny 
nel Rio dietro la Fornace. 






Pascoli montani in Sard. (Gen- 
nargentu, M. Limbara) sul gra- 
nito. 



Rupi della reg. alpina nelle 
Marche (M. Volubrio a Bocca di 
Foce); negli Abbru/.zi (iM. Cor- 
no, M. Gostone, Intermesole). 
M.i di Camerino, M. Meta in 
Terra di Lavoro; in Toscan 
(luoghi alpini). 



Rupi umide in Corsica, reg. 
mont. Est.; su un vecchio muro 
di una fontana a Corte e a Niolo. 



Luoghi erbosi maritt. in Sard. 
Cors. e nelle piccole isole vici- 

ne. (Lavez, S. Pietro, Tavolara, 

Carlo Forte.) 
(Isole Baleari, Aleppo in Me- 

sopotania ?) 






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FAMIGLIA 



ARACEAE 



LIUACEAE 






Gl MERE 






Ad- arum 

} spec, della reg. me- 

diterranea. 

N. d. sp. in Italia 2 



Hyacinthus 

Specie circa JO di 

cui 3 dell 3 A f ri ca 

trop. e mer d.; le 
rimanenti del Me- 

diterr. e dell' Asia 

Occid. 

N. d. sp. Ital. 6 

Allium 

irca 250 sp. in I ur. 
Asia, Africa estra 
trop. Abissinia, A- 

merica bor. , Mes- 
sico. 

N, d. sp. in Ital. J2 






SPECIE 



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FRUTTO 





ioni 
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proboscideum 
(J..) Savi 



A 



Fastigiatus 

(Viv.) Her I 



maritimum 

Raf. 



parclfloriini 

(Viv.) 



A 



G. 



A 



A 






D.M. 



D.M. 









Bacca 



Capsula 



1 apsul 



' apsul 



31 



91 



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4 



2-4' 



2 



LOCALITA 

ove si trova la specie 



2 e 4 



Luoghi umidi, ombrosi della 
reg. submont. qua e la della 
Toscana e delle Marche sino in 
Calabria, ( Appenn. Mugellano, 
Casentino, M.i Albani , vicino 
Roma, M. Virulo presso Caserta, 
Castellamare e in diversi luoghi 

della Basilicata). 



Luoghi aridi della reg. med. 
in Sardegna, l.imbara, Jngurtosu, 
Gen nam a ri, Montevecchioi Ca- 
prera, Cors : ca (M. Grosso). 



Luoghi erbosi marini in 5ici- 
lia e Corsica (?) regione media: 
presso Palermo, alia spiaggia di 
Romagnolo, sotto M. Pellegrino, 
e iMondello, alia Guadagna, pres- 
so Bagheria, Carini , Cinisi e 
Trapani, Messina e Catania. 

Pascoli e rupi in Corsica ed in 
Sardegna (presso Bonifacio, Cor- 
te, Bastia, Calvi, M. Grosso, M. 
Tretore, M. Cinto, intorno a Ca- 
gliari, S. Michele e Gennargentu). 





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FAMIGIJA 



GENERE 




1RUTTO 



AMARYLLIDA- 
CEAE 



IRIDACEAE 



URTICACEAE 









I eucojutn 

circa 9 sp. dell'luir. 
med. d. re^. inedit. 
Asia occid. 
N. d. sp. in Ital. 5. 

Crocus 

circa 60 sp. la mag- 
gior parte del do- 

minio medit. Poche 
diffuse sino all'Eur. 

ed Asia centr. 
N. d. sp. ital. 9. 



Urtica 

circa 30 sp. nelle 
reg. temp, e sub- 
trop. dei due emisf. 

N. d. sp. in ital. 6. 



longifolium 

F. Gay ex Sails 



A. 



Imperati 

Ten 



medius 

Bulb. 



A. 



A. 



longiflorus 

Raf. 



A, 



rupestris 

Guss. 



O. 



D.M. 



G.M, 



G.M. 



G.M 






M. 



Cassula 



Cassula 
loculicida con 
molti semi 
subglobosi 

Cassula 



Cassula 



Achenio 

compresso ri 

vestito dal 

perigonio per 

sistente 



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4'-S 



2-4' 



4-4' 



2 e 4 



LOCALITA 

ove si trova la specie 



Rupi dei motiti in Corsica, re- 
gione mont.o subalp. fvalle d'As- 
co presso il M. d'Oro, presso Vi- 
ce a 1590-2000 m. 



Pascoli montani e presso al 
mare nel mezzodl della Penis: a 
C;ipri ed in Corsica; nei M.i di 
Castellammare Dresso Napoli. 



Boschi e 1 



ire pr 

uosrhi 



ombrosi della 



Liguria, in specie occid. (Laigue- 
gli;i) e orient, presso Varese, M.i 
del Brooo e presso Oldenico nel 
Vercellese. 

Pascoli e boschi nel Napolit., 
in Calabria fRosarno, Serra, Mon- 
giama). in Sicilia (nei M.i di Pa- 
lermo e nei Prati di Val Ma za- 
raj; a Murge nel Barese; nelle i- 
sole di Marettimo, Favignana, 
Levanzo; a Malta. 



Rupi 
di Val 



vulcaniche ombreggiate 
di Noto Vallone di Car- 



carone) ed in Avola nella Cava 
dell'Amico. 



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GENERE 



SPECIE 



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1RITTO 



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LOCALITA 
ove si trova la specie 






CHENQPODIA- 
CEAE 



Urtica 



Pnrietaria 

circa 8 specie sparse- 

nel I a reg. temper, 
dei due emisf. Rare 

fra i Trcpici. 

Num. d. sp. ital. 4 



Kochia 

circa 45 spec 
PKur. media 
ed Africa 



del- 
Asia 



temper. 
Australia, America 
bor. Una specie nel- 
rindia trop. 
Num. d. sp. ital. 5 



atrovirens 



O. 



G. M 



Solelrolii 

Spreng 



A. 



G. M. 



saxicola 

Guss 



A. 



G. M. 



Achenio 

compresso ri- 

vestito dal pe- 

rigon. persist 

ed accrescente 



Achenio 
compresso, 

come sopra, 
colle 

all grosse 



Otricello 
depresso chiu- 
so nel perig. 
che si fa coria- 
ceo. Pericar- 
pio membran. 



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Sui muri, nelle siepi, nei luo- 
ghi selvatici, nei luoghi ombrosi 
dei colli e poggL della regione 
delTOlivo, delle isoledi Corsica, 
a Bastia, Yico, vicino al Con- 
vento, Ajaccio a Calenzana ; in 
Sardegna a Sinav, Gonos, Nurri, 
S. Lussurgia, Tonnara Lungo- 
sardo, Paran, e nelle isoleinter- 
medie, a Iglesias, Gorgogna, Ca- 
praia, Elba, Giglio, Arcipelago 
Toscano , Maremma Toscana , 
Campiglia, Talamone. 

Luoghi umidi ed ombrosi sotto 
e tra le fessure delle rupi di Cor- 
sica, di Sardegna e di Capraja. 
In Corsica a Cervione, al Capo 

Corso a Bastia; in Sardegna, nel 
M.e Santo di Pula, nell'Isola di 
Tavolara ed alle sorgenti vicino 
a Teulada; in varie altre isolette 
vicine. 

Rupi mar. aride nelle Isole 
d'Ischia e Capri a Strombolicchio 
presso Strom boli. 



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FAMIGLU 



CARYOPHYL- 
LACEAE 






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FRUTTO 



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Arenaria 



nelle 



70 sp. sparse 
reg. temp, e fredde 
dei 2 emisf, e sugli 

alttrn.i d. reg. trop. 

mancano all' Austra- 
lia. 

n. d. sp. ital. 10. 



Silene 

circa 400 sp. Eur, A- 
sia, Afr. Am.-Bor. 
N. d. sp. ital. 48. 



Hiueri 

Kern 



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Itertolonii 

Nobis 



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D. 



EHsabethae 

Jan 



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D. 



D. 






Cassula 

deiscente per 
3 valve. Semi 

compressi e 
granulosi 



Capsula 
deiscente 



Capsula 
deisc. semi 

ninut. gra- 
nulosi arro- 
tondati. 



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S-5' 



4'-5' 



5 









LOCALITA 
ove si trova la specie 



Nelle rupi elevate delle Alpi 
venete fra 700 e 1900 m. Reg. 
subalpin. ed alpina, (ncl canale 
di Cimolais nel luogo detto Ser- 
ra delle Gotte, nella Valle del- 
Tlnferna, nella Yalle di Bricca e 
nella Yaltenon di Forni Savor? 

gnani Udinesi). 

Sulle rupi e tra t sassi della 
reg. mont. all' alp. nelle Alpi 
mark; nelTApennino sino in Ca- 
labria, in Sardegna, alia Madda- 
lena (?) e in Corsica. 



alpina nelle 
lombarde ed 



rep" 



Rupi della 
Alpi trentine, lombarde ed al 
M. Yiso: Sul calcare nel Tirolo 
merid. Prov. di Como nel moute 
Campione delle grigne, nel m. 

Camisolo e Barbisino in Valsas- 
sina; nelle fessure delle rupi e 
nei luoghi rupestri erbosi delle 
Alpi centrali. Nelle Giudicarie : 
in Yal di Ledro sul monte Tre- 
mols e sul monte Casone fra 
1400 e 2000 m, in Yal di Ve- 
stino nelle rupi dolomitiche del 
M. Tombea tra 1200 e 1500 m. 
Nel Bresciano sulle vette del 
Dosalto a 1900 m. comune sulle 
rupi dolomitiche dal monte Gerle 









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CARYOPHYL- 



LACEAE 



Silene 



Elisabethae 



Echinata 

f Uth 



O. 



D. 



Requienli 



O. 



1) 



C'apsula 
deisc. tuber 
colata. 







Capsula 

deisc. semi 
acutamente 
tuberculati 



2 e 4 



31 



4' 



LOCALITA 

ove si trova la specie 



fra 1600 e :8oo m. Sul Coma- 

hlacca fra 1700 e 2000 ni. In 
Valtellina; sul M, Boleto, comune 
sino alia cima. Presso il Lario sul 
m. Camisolosul Pizzo Barbisino, 
sul m. Codeno, sulle Grigne di 
Mandello e sul Campione. 

Luoghi erbosi ed aprici della re- 
gione med. e submont., nel La- 
zio, Basilicata e Calabria: Luoghi 
erbosi, sulle scarpate delle strade, 
presso Yiterbo e Canino, sul Vul- 
ture lungo la strada che mena 
alia Valle di S. Spirito ed alia 
Maddalena sulla via di Montic- 
chio e presso ai piloni; in Cala- 
bria, a Tiriolo, a Nicastro fra 
Stilo e Monosterace sul M. Tre- 
dito, Ciniina e a S. Lucia verso 
Aspromonte fra 400 e 600 m., a 
Staiti, a Bova e fra Polizzi e 

Sparti veil to. 

Sulle rupi nella Reg. montana 
in Corsica e Sardegna (Sul M. 

I irosso presso Calvi, sul M. S. 
Pietro a 5000' e lungo il fiume 
Tavignano, presso Corte, presso 

il lago Creno, sul M. Campotile, 

sul M. d'Oro, sul M. Patro in 
tutta la montagna del Renoso, 
Petramola etc. 

Sul M. Coscione, sul monte 

Cagna, presso Bonifacio. 



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FAMKiLlA 



CISTACEAE 






CRUCIFERAE 






GENERE 






llelianthemum 

50 sp. la magg, par- 
te della reg, medit. 

special, oc. Can. Ca- 
po Verde. Asia Oc- 
cident, poche sparse 
per tutta PKur. e 
7 nelPAmerica. 

N. d. sp. ital. 18. 



, Malcolmia 

20 sp. nella reg. 

medit, Caspio, Per- 
sia, Afr. bor. Ind. 

bor, occid, 

N. d. sp. ital. 5. 



Sisymbrium 

80 sp. Eur. Asia oc- 
cid. e bor. India. 



Poche 



nella reg. 

fredda di 



temp, e 

America bor.pochis- 

sime nelPPmisf. nic- 

rid. 

N. d. sp. 



ital. 



*3 



SPECIE 



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lunulatum 
(Ml.) T*C 



O. 



Orsiniana 

Ten. 



D. 



A. 



D 



Zanoni 

(Ball) J. Gay 



A. 



1). 



FRUTTO 



Capsula 
loculicida 
semi lisci 



Siliqua 

piu o meno 

compressa 

tardiv. deisc. 



Siliqua 

valve carenat 

non arriccian 
con la matu 
rita 



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LOCALITA 

ove si trova la specie 



9J 



D 



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4'-5' 



S' 



4-5' 



regione 



Luoghi pietrosi della 
alpina e subalp. talora lino a 850 
m. nelle Alpi marit. dal M. Car- 
no al Colle di Tenda. Assisi 

Calcaprile in pochissimi esempl. 



Luoghi rocciosi della reg. alp. 
negli Abbruzzi ed Lmbria. (Ne- 
gli alti M. Abbruzzesi al Corno 



in luoghi 



a 
alia 



8ooo' al 



Grotta 



^ rocciosi 
Corno piccolo ed 
delle Cornacchie; Majella in Yal- 
le Orfenta al piede del M. iMur- 
chio. NelPAppenino Umbro e in- 

dicata dal Sanguinettij. 

Nelle Alpi Apuane, e nelPapen- 
nino tosco-emiliano sulle rupi 
ed in luoghi sassosi. Nella re- 
gione alpestre e nella montaua 
dalla quale s ende alia submont. 
col corso dei torrenti: nolle alpi 
di Mommio lungo il Dolo; di 

Barga, Montefegatesi , Limano, 

al M. di Vico, a Botri lungo il 

Pelago, a Vinchiana lungo il 
Serchto, alle tre Potenze, a Bo- 

SColungO, i'iumalbo, il BalzO, il 



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FAMIGLIA 



Cil-NER] 



SPECIE 



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FRUTTO 



CRUCIFERAE 



Sisvnibrium 



Zanoni 



Brnssicn 
60 specie nell'Europa 

meridionale e medi 



Asia occid. e centr 

Afr. bor. 

N. d. sp. ital, 19. 

Morisia 
( leocre monotipico 



Macrocarpa 

Guss. 



A. 



hypogaea 

Viv. J. day. 



R. 



D. 



I). 






Siliqua 

^rossa cilin 

drica con 

strozzature 



Siliqua 

secca divisa 
in 2 articoli, 
indeiscente. 
La specie b 
geocarpica 



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2 e 4 



LOCAI.ITA 

ove si trova la specie 



Libro aperto, il (.imone, Piana- 
sinatico, ed in giii sul Ponte al 
Sestaione, al Plan de' Termini 
a Frat'O 



al Cor no, al ( imone 
di Caldaia, a Mandramini, Prac- 

chia sul M. Beni e vicinoa Co 

vigUano; alia Palterona, a Val- 

lombrosa, nel M. Amiata. 



Rupi calcaree marittime delle 
isole Egadi, in Levanzo, 1 avi^ua- 
na, al Castello di S. Caterina e 

Marettimo. 



Luoghi sabbiosi o rocciosi dal 
mart alia regione submontana 
in Sardegna e Corsica e forsc 

in altre parti dMtalia: In Corsi- 
ca al Capo Corso, a Bastia in 
luoghi montuosi sopra Mandriale 
da 2 ad oltre 3000', a Bonifacio, 
nci campi osi lungo il marc, 

sulle rupi nitride, nei pascoli. In 

Sardegna in luoghi umidi mon- 
tuosi delta parte centrale a Cam- 
pedda, M acomer, Tonara, Bar- 
ba^ie, a 450 a 800 m. a TaCCO 

di Seni, nei pascoli a 600 m. 



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FAMIGIJA 



CRUCIFERAE 



GENERE 



Morisia 



Clipeola 

12 specie prevalent, 
della reg. mediterr. 
orientale. 

N. d. specie ital. 2 



Alyssum 

no sp. Europa Asia 
occ. fine alia cen- 

trale Africa hor. Is. 

Can. Madera. 

N. di sp. ital. 18. 

Alvssum 



SPI-CII 



hvpogaea 



mfcrocarpa 

'Moris 



corsicum 

Dub. 



Robertianum 

'Bent. 



i upestre 
Tea. 



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A. 



D. 



A. 



D. 



IRUTTO 



Siliqua 

indeisc. alata 



Siliquetta 
deisc. Un se- 
me per logg. 

strettamente 

alato. 



Siliquetta 

1-2 semi 

strett. alati 



Siliquetta 
1-2 semi con 
ala larga 



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5 



LOCALITA 
ove si trova la specie 



tra Ulassai e Tacquisara, nei 
margini sassosi delle strade pres- 
so Isili a Mandas, ad Asfossado, 
nelle sabbie dei paduli. 
Regione submontana dei M. cal- 

cari della Sardegna or., in Sici- 
lia alle Madonie e presso Messi- 
na (ex I. an/a). 



Luoghi aridi in Corsica presso 
Bastia; nella via che conduce 
alia Casa vecchia (comune'. Nel- 
la valle del Fango e in Ajaccio; 
reg. med. 



In Corsica al Capo Corso, tra 
Ville e Non/.a, ai m.i S. Pietro 
e Rotondo. In Sardegna nelle 
rupi calcari cretacee dell'lsola, 
su Cusidore nei M. di Oliena. 



Sugli alti monti Abruzxesi , 
nelle fessure delle rupi, sulla ci- 
ma del monte Amaro, nella Ma- 
jella a Scrimacavallo, alia Ra- 
pina, a Femm na morta a 2400 

m., in val Canella a 2500 m. 

sul Morrone in cima sulla Yalle 
Cupa a 2400 111., sul Sirente in 
cima. 



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I'AMIGLIA 



CRUCIFERAE 



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GENERE 



Draba 

150 specie dei m.i 

di tutto il globo, 

ma s p ecialmente 
nelFKmisfero borea- 
le e nelle reg. art. 
N. d. sp. ital. 9. 

Cochlearia 

20 sp. Eur. Islanda, 
Asia occ. 
N. d. sp. ital. 4. 



Circa 



Lepidium 



100 sp. sparse 
III tutto il mondo, 

eccezione per 
reg. artica. 
N. d. sp. ital. 9. 



fatta 
la 



Bivonaea 

sp. 4 delPItalia, Spa- 

gna merid. Alger, 
N. d. sp. ital 3. 



SPECIE 



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Loiseleurii 

'Boiss. 



brevicaulis 

Jutcch. 



Immifusum 

(Lois.) Keq. 



A. 



A. 



I). 



D. 



A 



Saviana 

Car. 



D. 



A. 



D. 






FRUTTO 



Siliquetta 

compressa 



Siliquetta 
deisc. semi 

minutaniente 
papillosi 



Sil quetta 
deisc. subglob 

strettam. alata 

all'apice 






Siliquetta 
alata; semi 

tubercolosi. 



1- 



91 



(T) 



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5 



4' 



2 



LOCALITA 

ove si trova la specie 






Rupi alpestri in Corsica, sul M. 

Rotondo e sul M. Cardo. 



sa a Camerloi 



Nei ludghi rocciosi delle Alpi 
calcaree del Tirolo nella reg. al- 
pina inferiore e media e del Ve- 
neto, alia \'etta di Peltre, in Pri- 
miero alia Neva seconda, in Fas- 

, in Fin me, in 
Korneid e Tiers, sullo Schern , 
sulla Dolomite a Rosengarten. 

Nei M. di Corsica: Renoso, Co- 
scione, nei pascoli umidi, Fiu- 
morbo, Nino, S. Pietro a 4-5000'. 
Grosso, nella Foresta di Valdo- 
niello, dal Canal d'Ese al Cana- 
le dei Pozzi e da questi alia Vet- 
ta del M. Renoso, a Niolo, Ta- 
vignano, Folo, Restonica, Fon- 
tiaone sopra Bocognano. 

Sulla sommita del M. Calvi, 
nella Maremma tosc. in localita 
indie, col nome di M.S. Leonardo 
e ivi trovata in un area boschiva e 
sopra le Scale Same. Pianta prop, 
di tale ristrettissima localita. 



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FA M KM. I A 



CRUCIFERAE 



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SPEC1K 



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FRUTTO 



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Aethionema 

circa JO specie delta 
reg. orient, medit. 
pochis. delle Alpi e 
dei P.reuei. 
N. d. sp. ital. 2. 



Thomasianum 

/. Gay 



A. 



D. 






Jberis 

Circa JO sp. Eur. 

media e meridiona- 
le Asia min. 

N. d. sp. ital. u. 



semperflorens 

L. 



A. 



D. 









Siliquetta 
largamente 
alata, seme 
rugoso. 



% 



5 



Siliquetta 
sprovvista 
di ali. 



% 



2 






LOCAL IT A 
ove si trova la specie 






In Val d'Aosta nella Valletta 
di Cogne, per la strada che dal 
Villaggio mena per il Col del- 
PArrietta alia Valle di Pome, 
sotto le Capaune di Chavanisse, 
al termine estremo del larice, 
ossia nella regione alpina infe- 
riore, a circa 1800-2000 m. in 

luoghi decliyi fra i sassi sciolti, 
ed in quelli delle Alpi alia Ca- 
panna di Suche. 

In Sicilia ovunque, nelle fes- 
sure delle rupi : a Palermo, a 
M. Pellegrino, in Valle S. Mar- 
tino, alia Montagnola grande di 
Villabate, a S. Mrria di Gesii, 
Busambra f Capaci, Isnello, Cefalu, 
Castelbuono etc., e nelle Mado- 
nie a Monticelli, Bocca di Mele, 
M. Scalone, nel Messinese non 
comune; a Caltagirone, in Pa- 
naria, rara a Cardosi, in Basi- 
lu/zo, in Marettimo e Favignana. 
Secondo Marazzi na ce nella Pe- 
nisola a Capo Paltnuro, (« ad 
Artemisium montem et prope 
tugurium Rremiticum vulgo del- 
la Rosa ». 



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FA MIGLIA 



i Nl-RE 



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RANUNCULA- 
CEAE 



Thalictrum 

circa 76 sp. reg. tem- 

e frfcdde Emisf. 






per. 

bor. Poche 



deirin- 



dia trop. Africa nie- 
rid. America merid. 

(Ande). 

N. d. sp. ital. 5. 



SAXIFRAGACEAE 



• 



Adonis 

circa 20 sp. nella reg. 
temp, e mont. del 
vecchio mondo. 
N. d. sp. ital. 3. 

Saxlfrnga 

circa 200 sp. secondo 
Engler 1 60 secondo 
Benth e Hook) reg. 

fredda e temp. Emi- 
sf. boreale. 
N. d. sp. ital. 



39- 



S1M-CIJ 



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IRUTTO 



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calibricum 
Spr. 



A 



distortus 



I en. 



D. 



A 



D. 






arachnoidea 

Sternb. 



A. 



D. 



tenella 

Wulf. 



A. 



Vandelii 

Sternb. 



D 



A, 



D 



Achenii 
brevemente 
pedicellati, 
con stilo per 

sistente. 



Achenii 
a becco lun 
ghetto 



. 



Cassula 
coronata da- 

gli stili accre- 
scent*! a guisa 

di corna. 






Cassnla 
c. s. 



Cassula 
c. s. 



ai 



% 



% 



% 



% 



2-4' 



s 



4' 



5' 



5' 



LOCALltA 

ove si trova la specie 



Luoghi boschivi della regione 
media alia montana, sino a 1200 
m. in Calabria ed in Sicilia. 



Luoghi rocciosi della 



regione 



alpiua nellWpennino centrale nei 
monti Vettore, Majella, Velino. 
monti Corno e birente. 



Rupi montuosi nel Bergamasco, 
sulle prealpi di Valcamonica e 
Val Serian a, Bresciano alia Cor- 
nablacca, nei monti presso Bove- 
gno, monti Dossal to e Trentino. 



- 

Rupi della regione alp. qua e 
la nel Friuli (M. Matajur) e nel 
Gori/iano, a Folmino presso P J - 



sonzo. 



Rupi calcaree della reg. alpina 
nelle alpi lombarde e trentine, 
m. Pavione verso Primiero ai 

confini col Bellunese. 



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IAM1GLIA 



GENERK 



SPECIE 



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I ; RUTTO 



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CRASSULACEAE 






Sedum 

circa 140 sp. (secon- 

do Benth et Hook 

129) reg, temp, e 
fredde Emist. bor. 
Amer. centr. Una 
nel Peru. 
N. d. sp. ital. 29. 



ahinefolium 
All 



A. 



D. 



Follicolo 



% 



4-5 


















aetnense 

lin. in Guss. 






A 



D 



Follicolo 



D 



LOCALITA 

ove si trova la specie 



Nelle alpi liguri e piemontesi 
sui m.i d'AIbenga, sulle rupi 
nelle gole della valle della Roja 
presso Saorgio, sulle rupi umi- 
de presso Tenda e nelle grotte, 
a S. Martino Lantosca nel val- 
lone di Colmione nelle grotte, 
in Viosenne, tra Tenda e Robi- 
lant, tra Palanfre e Vernante, 
nei m. di Roaschia, alle rupi 
presso En tra que, intorno a Val- 
dieri presso i bagni di Valdieri, 
nel giogo tra le valli della Mai- 
ra nei vani sotto le rupi del 
M. S. Bernardo sopra Dronero 
e dei m.i di S. Damiano, nel 
Valdense sotto le rupi ed ai vec- 
chimuri tra i castagnied i noci da 
500 a 1000 m. frequente in val- 
le Perosa tra Le Perr& e Pralles, 
a S. Germano, in val del Pelli- 
ce, a La Combe. 



■ 

Luoghi sassosi suIl'Etna aNi- 

coiosi sotto le chiuse, a Zafte- 
rana, Serrapizzuta ecc. 










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12! 

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FAMIGLIA 



ROSACEAE 






• 






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GENERE 



Prunus 

circa 75; sp. delle re«i 

temper, dello Emisf. 

boreale; In 1 sp. in 
Asia ed Amer. trop. 
N. d. sp. ital. 1 ;. 



Potentilla 

pin di 200 specie (se- 

condo Benth e I look 

1 -to) regione temp, 
e fredda Emisf. bor. 
o piu raramentc dei 

monti delle re#. in- 
ter trop. Due sole 

diffuse nell'emisfero 

austr. 

N. d. sp. ital. 30. 



SPECIE 



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FRUTTO 



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Cocomilia 

Ten. 



A. 



saxifraga 



A. 



I). 



I). 



apennina 

Tt'u. 






A. 



I). 



Drupa 



Achenii 

in capolino 

inter. imente 
pelosi. 



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harbati al 
Tapice 



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4-4 



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4-4 1 



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LOCALITA 

ove si trova la specie 






In Calabria alia Si la, nei bo- 

hi, reg. mont. e submont. a 

Camigliat e dintorni sulle rocce 
cristailine e granitiche. 



Sulle rocce a picco delta reg. 
mont. dai 600 m. in in giu (ra? 
ramente sine al 1 ire) nel ver- 
satile mend. d. Alpi ma ittime 

sopra Mentone alia cima di Mera, 

ulle rupi a picco del I a Barm* 
l'u Curumbe tra S. Agnese e 

C LStiglione 870 m., a Peglta, tra 

Levanzo e Duranus, al Ciondan, 

dal conlluente della Vc ia a 
quello della Tine net Varo, alle 

jole di Saorgio, a I ontair, nel- 

Upi di Hans e di Briga, sul 

vallon di I rne.stre, presso Lan- 

tosca. 



Rupi e luoghi sassosi della 

reg. alpina nelPAppennino cent 
dalPUmbria e Marche alia Ter- 
ra di Lavoro : nei m.i Sibillini 

^' ul Yettore, sul IViore ccc. 

nei monti Corno, [ntemesole, 

CoctOnCj nel ve'ifio a 20 > m 
nel Sirente a 6000 m. nel Mor- 

rope e la Majella a ML Amaro 






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FAMfGI.lA 



GENERE 



SPEC! I 



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FRUTTO 



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ROSAChAt 






Potentilla 



apennina 



crassinervia A. 

Viv. 



D. 



Achenii 






pelosi 



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5-5' 



grammopetala 

iMoretti 



A. 



D. 



Achenii 
lisci 



'I 






4'-5 



LOCALII A 
ove si trova la specie 






a 2600 m., in valle Canella a 
2500 m., tra Barrea e M. Greco, 
sul m. Meta in Campari, e sul 
M. Frosolone. 

Sulle rupi della reg. alpina e 
subalp. in Corsica e Sardegna : 
Capo Corso m. Stello, m. Co- 
scione, m. d' Oro, m. Renoso 
sulle rupi dai Pozzi alia vetta, 
dalla Bocca Cernente al Cain- 
potile, gole del Tavignano e 
della Restonica, valle di Mello, 
m. di Niolo, m. Grosso, m. Ro- 
tondo alle rupi della valle di Ri- 
visec o, m. Cagno. In Sardegna 
alle less. d. rupi del m. S. Yit- 
toria Esterzili a 1200 metri. 



Nelle Alpi dove le Pennine con- 
finano con le Retiche; e preci- 
samente in val Sesia fra i di- 



1 



rupi tra l'alpe piana di Serve 
ed il monte Cracco, nelle alpi 
del Campello e sopratutto di 
M. Moro, nelle rupi di Lavazze 
sopra Colasca, nei Monti sopra 
Premosello frequente , e cosl 
nell'Alpe Colla e nei Pizzo La- 
vina a 1700 m., in val Iutragna 







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FAMKiLIA 



gi:ni:ri 



SPECIE 



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FRUTTO 



urata 


gioni 
Zone 


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RQSACEAE 



Potentllla 



grammopetala 



Rosa 

circa 75 sp. dell 
mist era bor. 
N. d. ital. 26. 



E- 



LEGUMINOSAE 



Strobliana 

ui n. et Grml 



A. 



Cytisus 
circa so sp. dell'Eur. 

Asia Occident. India 
orient. Atrida bor. 
Canarie. Una nel- 
I'Africa nierid. 
N. d. sp. ital. 14. 



I). 



aeolicus 
Guss, 



A. 



I). 



Achenii 
pelosi rin- 
chinsi n. ri- 
cettacolo car- 
noso. 



Legume 

assai com- 
presso con 

semi pube- 
scenti da ^io 

vani. 



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LOCAL IT A 
ve si trova la specie 



nel M. Zeda a 2100 in., al pi/./o 
Marona, al pizzo d'Anzasco, a 

Mesocco al Corno delle rupi 

diritta della valle Forcola. Anche 
nelle Alpi Graie orient. 



Nebrodi al passo del Badile, 

Sulla via che da Polizzi porta 
ad Isnello, alia base delle rupi 

levatissime a perpendicolo di 

Marrabilici, sulla sinistra valle 
che ascende alLaltipiano dei Ccr- 
vi in luoghi pietrosi; rarissima. 



Terreni e rupi vulcaniche del- 
le reg. medit nelle Eolie a l.i- 
pari, Stromboli e Vulcano (raro\ 
Terreni lapiH >so-sabbiosi di Vul- 
cano al Piano dellWria, vicino 
alia ('.as 1 di Sterla/zi, rarissinio 
al vallone delle Molinelle nei 
detriti rocci- i vulcanici della 
tessa isola. Stromboli nelle rupi 

trachitiche che propendono sulla 
discesa dell' Arena grande ed 

alt'Acqua della Schicciola. Al 

piano dell' Aria in Vulcano e un 

arb cello; altrove sulle rupi, as- 

ai raro, fe un frutice. Tende . 

scomparire. 



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FAMIGLIA 



i MERE 



spi:i in 



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LEGUMINOSAE 



Genista 

circa 80 sp. in Eur 
As. occ. Afr. bor. 
N. d. sp. in It. 20. 



Cupani 

Guss. 



A. 



I) 






Corsica 

i) a 



A. 



Morisii 

Colla 



aetnensis 

(Biv.) DC 



A. 



I). 



D. 



A. 



I 






D. 









FRUTTO 



Legume 

rostrato acu- 

minato con 

un solo seme 
nitido. 



Legume 
lineare, com- 

presso 



Legume 

lineare, com- 
presso 

Legume 

acutam. ro- 
strato, semi 
neri lucidi 
strofiolati 









c ^ 
o S 



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4-4' 



I. 



2 e 4 



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LOCALITA 

ove si trova la specie 



Luoghi aridi della reg.submont. 
da 500 m. a 1400 m. in Sicilia 
.ille Madonie. Dumeti selvatici 

sul suolo arenaceo nei margini 

dei boschi cedui nel versante sett, 
del Nebrodi, a Castelbuono nei 
Limiti infer, del bosco sopra S. 

Guglielmo sino a 1400 m. al- 

ture della Sempria, Castagneto 
di Ruselli, Ferro, Pomieri, Cozzo 
predicatore (comune). Versanti 
orient, sciara di Guderi, Portella 
di Lampo verso Petralia. 



Luoghi aridi della reg. medit. 
e submont. sino a 1800 m, in 

Sard. Corsica ed isolette vicine, 
Limbara e Gemtargentu. 

Pascjli aridi della reg. media 
nella Sardegna merid. (Saleis, 
S. Antioco, Siliqua, Samassi). 

Luoghi aridi della reg. media 
e mom. sulPEtna ed in Sarde- 
gna : Da 11a reg. collina supe- 
riore delPKtna sino alia reg. la- 

vica deserta, copiosa nelle Sciare 
antiche e piu meno decompo- 

ste. M i 1 o , L nguaglossa A c i, 
Giarre, valle Calanna, Cerrita, 

Belpasso , Nicolosi , Zafferana , 



4- 

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FAMIGUA 



GENERE 



LEGUMINOSAE 



Genista 



■ 






Medicago 

I circa .jo spi . la 

maggior parte d . 
reg. medit. poche in 
Eur. Asia merid, ed 
Africa merid. Alcu- 
ne trasportatc nelle 



SPECIE 



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FRLTTO 



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attneitsis 



ephedroides 
DC 



A. 



I). 



Legume 

piccolo, roin- 
boideo , seri- 



1/ 






2 



Pironae 

lis. 



A. 



ceo 



1). 



Legume 
disco idco con 

aculei 



a 



4 



LOCAL1TA 

ove si trova la specie 



Surra del Solfizio ed ancor 

il lato 



copiosa verso 

del Yulcano; rara 



piu 

orientate 

sul versa nte 



occidentals In Sardegna a Bar- 

agia, Oliastro, S. Teodoro. A 

Ca- 



Messina presso il torrente 
maro fi irse inselvatichita 
cultura (Zodda), 



dop 



Luoghi aridi della reg. med. 

in Corsica, Sardegna, Sicilia ed 

Eolie; is. S. Antioco, is. Ponz.i 

(Martelli) : Luoghi aridi calca- 
rei marittimi o submont. o nei 

colli vulcan i su SUolo arenoso. 

In Sicilia assai rara : Palermo, 
Sterracavallo nei bassi fruticei 

o sugli interstizi delle rupi cal- 

caree. l'alde delle M. onie pres- 

so [snello, Pizzo di l'ilo. Nelle 
Isole Eolie a Sal in a, Stromboli; 
Lipari, Varisana, c Vulcano ove 

cresce copiosa, gregaria gigan- 
tesca. 



Luoghi sa si della n >ub- 

mout. nei Trevigliano , Priuli 
e Goriziano : Rupi calcaree e 

luoghi aridi M. demoua; nella 

via da Genova-Maniaglia su pie- 

tre calcaree e sul Monte Quar- 
nan e Bernadia nei dintorni di 



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FAMIGLIA 



LEGUMINOSAE 






. 



GEM RE 






reg. tropic, del due 

Emisf. Amer. temp, 
etc. 

N. d. sp. ital. 29. 

Trifolium 

circa 250 sp. (secon- 

do Ben t h e Hook 
circa 150) delle reg. 
temp. 1 ubtrop. e 

misicro boreale. Po- 
che nolle Ande d'A- 
merica meridionale 
e al capo di B. Sp. 
\. d. sp. ital. 59. 






SPECII 



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FRUTTO 



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obscurum 

Savi 



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D. 



Legume 



Bivonae 

Biss. 



A. 



D 



2-4 






i). 



Legume 
con 1-2 semi 



01 



4-4' 



LOCALITA 

ove si trova la specie 



Torlano e Piccat nella valle del 
fiume Scleso di Prestento. 



Luoghi erbosi presso Genov 
;ii mulini di S. Bartolomeo (av- 

vent) in Tosc. a S. Casciano, 
ai Bagni ed in Basilic, a Castel 
Lagopesole (Fiori), Vercelli (Ce- 

sati). 



Prati e pascoli delta reg. sub- 
motit. e motit. in Sicilia : m.i 

delta Piana, Ficuzza, monte Moar- 

ta, Palermo alle coste di S.An- 
na, Termini, Castelbuono, Ac- 

qua Sempria, Comunello, Alta- 
villa e m.i dei Cani, S. Caloge- 
ro, Scala Mezzagno, S. Martino, 

Sciara, Petralia, Alia, Vallelonga, 

Caltanisse a, Mistretta, Capizzi, 

Noara. Floresta, Pri/./i, Segesta. 
Calataf. 



^ 







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I AMIGLIA 



GENER] 



SPECI1 



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O 

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FRUTTO 



LEGUMINOSAE 



UMBELUFERAE 



Lathvrus 

circ;i loo sp. delPem. 

bor. poclil nei m.i 

di Air. trop. e Del- 

l'Am. merid. 

N. d. sp. ital. 29. 



odoratus 



A. 



I) 



Petagnia 
gen, monotipico 



Bupleurum 
p. Eur. Asi.i tem- 
per, e media Afr. 
bor. Una naturale 

tielT Anu'i i bor. 

occid. 

N. d. sp. ital. 1$. 



Jordani 

(Ten.) Ces. 

Pass. ( b. 



A. 



saniculaefolia 

(hlSS. 



dianthifoliuin 
Guss. 



A. 



A 



I). 



D 



D 



elatum 
Guss. 



A 



D 






Legume 
lineare, ob- 

lungo, i. il- 
ea to 



Legume 
lineare com- 
prCSSO 






Achenio 
ubglol 

con costole 



Achenio 

rut- > a co- 
stole acute 



Achenio 
liscio a cost 

icute 



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2 e 4 



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4 



LOCALITA 

live si trova la specie 



reg. 



Luoghi selvatici umidi della 

med. e submontana nella 

Calabria or. ed in Si cilia; colt - 

vato pure per ornaniento ed in- 
selvatichito come a V'olterra e 
presso Ascoli, pre Toscalano 
nel bresciano e presso Ancona. 



Triti umidi 
lernitauo e 

nel Cilento, 

Lauriano 
(I'ioi i). 



e castagneti nel 

Basilic ua ; Se a 

Vallone dirupato, 
(Ten ) Lagmiegro 



Scaturigini freddi ime dei bo- 

schi di \ Idemon ira c loca- 
li//.ata, Tortorici, Boschi di I 111- 

nata, lungo la strada da Flore* 
sta a Mania ci. 

Esclusiva e localizzata ulleru- 
pi calcaree dell'isola di Ma ret - 

timo presso il Telegrafo. 



Rari ima e locali/ ta su i 

Nebrodi in lu ghi freschi bor. 

ccid. in terreni ombrosi calca- 



as 

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M 

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CO 



FAMKiLIA 



UMBELLIFERAE 



GENERE 



Carum 
Sp. 22 Europa Asia 

occ. bor. e centr. 

Africa bor. 



Am. bor. 



poche 
I na al 



Capo di B. Sper. 

Urfaltra al Kile e 
nell'Argentina. 

N. d. sp. ital. ^. 



\iinm 

circa 7 sp. del la reg, 

mediter. Abiss. (ti- 
nier. Can. Azzor. 

Mad. 

N. d. sp. ital. 3. 



SI I.CII 



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FRUTTO 



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rigidulum 

(Fttr.) Koch 



A. 



D. 



Achenio 

con costole 



crinitum 

Guss. 



% 



4-5' 



A. 






I). 



Achenio 
con costole 
distinte 



(D 



LOCAL1TA 

ove si trova la specie 



rei e rupestri. Vallata Reale alia 
Colma grande, nella vallata che 
scende sopra le Favare d'Isnello, 
vallone del Monaco. 



Nelle rupi marmoree delle Alpi 
Apuane, dov'e frequents tanto 
sulle alte cime quanto sulle pen- 
dici Jin nella reg. submontana : 
al Sagro, ai Fanti scritti, sopra 
la Bocca d'Equi, al Pizzo d'uc- 
cello, al Pisanino, al Zticco del- 
la Preta e nella salita della Tam- 
bura, in quella di Kascetta allc 
sorgenti del Frigido, tra Cageg- 
gi ed il m. Bruciana, alia Cor* 
chia, alio Altissimo, in v. d\\r- 
ni, nel monte Alto, sopra Levi- 
gliani, alle sorgenti della Tor- 
rite, presso* Polodina tec. 

Nei campi argillosi di Calab. 

presso Castrovillari, a Cassano, 
Spe/./ano, al vallo di Cosenza, a 

S. Leonardo, Catanzaro presso il 
liume Tad 1, Francavilla, Reg- 
gio, Campi, In Sicilia: val di 

Mazzara, Sciacca , Montallegro, 
Sicullana, Terranova, A S. Bar- 

tolem. presso Genova (Gennard). 



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FAMKJLIA 



UMBELLIFERAE 



GENKRE 



Falcaria 

sp. 5 delFKur. Asia 
occ. Sib. 

N. d. sp. ital, 3. 

Cryptotaenia 

sp. j, una dell'Am. 

bor., una deUWi'r. 

e la n os t rale. 

N. di spec. ital. 1. 



Ligusticum 

circa 40 spec, del- 

I'Emisf. bor. Kili e 

N. ZeL 

N. d. spec. it. 4. 



Bonannia 
( renerc monotipico 



SPECIE 



latifolia 

Koch. 



Thomasii 
(Ten.) 'DC 



corsicum 



cynapifolium 
{Vto.) VG. 

resinosa 
(Push Si fob!. 




rt 



A. 



A. 



A.R. 



o 
o 



1). 



I). 



I). 



FRUTTO 



A. 


D. 


A. 


D. 







Achenio 
con coste 



Achenio 
con coste 



Achenio 
con coste den- 
ticulate sca- 
bre 
Achenio 
con