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Full text of "Rassegna bibliografica dell'arte italiana .."

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From the 

Rne Arts Library 

Fogg Art Museum 
Harvard University 







DELL'ARTE ITALIANA 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 

'^r^fj^ 

ANNO Vili, r- 1905 




■r. / - 



ASCOLI PICENO 
Pkemiata Tip. Economica 

DI Kimico Tassi 



F/| Itlùff-n) f9oj-/^ 



y 1 



/^HARVARD "^ 
FINE ARTS 
MBRARY ■ 
OCi 27 1969. 



w **■ 



INDICE DEGLI SCIUTTI 



Memtftrie 

Uno STmioso veneziano, I recenti acquisti delle UK. Gallerie di Venezia, 1-3. 
E. Calzini, Per un quadro del Francia, 4-7. 

C. AsTOLFi, Di Durante Nobili e di suo padre pittore lucchese, 7- 10. 
M. MoRici, Opere d'arte italiane in Francia nel Cinquecento, 41-4H. 
E. Calzini, A proposito delle due statue, il Cupido di MicheIan*»:elo e la Ve- 
nere antica, passate dalla corte di Urbino a quella di Mantova, Al-iiO, 
E. Calzini, Tiziano e i duchi d'Urbino, 77-90. 
C. Jocelyn Ffovlkes, Una tavola di M. Palmezzano, i>0-(il. 
R. Perizzi he' Medici. Un Ietto' in ferro battuto del "500, 91 - H4. 

A. Anselmi, Un tresco rarissimo di Andrea da Iesi il Vecchio, 95-99. 

B. Costantini, Nicola (ìal lucci di Guardiagrele, 12t) ì'Ji). 

E. Calzini, L'antica arte marchigiana all'Esposizione di Macerata, 129-137. 
E. Scatassa, Giovan Francesco da Riinini, 137-140. 

A. Anselml Un secondo quadro del Barocci a Seni^j^allia (Notizie e docu- 

menti), 140- 145. 

C. GRH4I0NI, I dipinti di S. Maria del Carmine a Kipatransone, 145-149. 

E. Calzini, L'arte marchigiana (a proposito di un articolo del prof. Natali, 

cesi intitolato), 176-180. . 
C. Crigjoni, Due opere di Giovan Francesco Gagliardelli pittore e scultore 

abruzzese del secolo XVI, 181 -iso. 

B. Felicianoeli, Quesito storico di Arte umbra, 18(1- 188. 

C. BroiNicii, Architettura italiana del Rinascimento, 189-1()1. 

E. Calzini, Vn (juadro ancora inedito di Giovanni Quirico, 191-192. 

Rei'e unioni 

PERREn^i Prof. L., La chiesa e il convento di S. Domenico di Fiesole ♦ Fi- 
renze, tip. S. Giuseppe già Ciardi, 1901 (Medardo Morlciì, p. 17-19. 

DoTT. Giulio Cakoiti, Le oi»ere di Leonardo, Bramante e Kaffaello. - Con 
188 illustrazioni, — Ulrico HoepH, Mibno 1905 (E. Calzini \ 19-20. 

RoMiALDo Fantini, San Gimignano e Cert/ildo -- ( n. 11 della collezione, 
« Italia Autistica » pubblicata dell'Istituto d'Arti grafiche di Ber- 
gamo (Or. Guido Traversaria 20- 2X 

Cornelio BroiNUH, 11 palazzo ducale d' Urbino — .Studio storico -artistico 
illustrato da nuovi documenti — Trieste, Stab. Emilio Sambo, 1904 (E. 
Calzi ni \ r><> -58. 






to': 



INDICE DEQLl SCRITTI 



Allessandro Chi appelli, Pagine d' antica arte finrciitina — In Firenze^ 
Francesco Lurnachi, F^ditore, 1905 (E. Calzini), ó9-(i0. 

Mazzoni Piero, I. Il numero 1308 della R. Gallerìa degli Uffizi, — Per Noz 
ze — Firenze, Barbera 1904; — li. Di Alcuni quadri posseduti dalla 
R. Accademia della Crusca — Firenze, tip. S. Landi, 1904 (M. Morici), 
60-61. 

P. Piccirilli, La Marsica. Appunti di storia e d'arte — Voi. 1. con 57. ine. 
e 7. tav. fuori testo — Trani, V. Vecchi, 1904 (E. Calzini;, 102. 

Antonio munoz. Iconografia della Madonna.- Studio delle rappresentazioni 
della Vergine nei monumenti artistici d'oriente e d'occidente, Firenze, 
Alfani e Venturi, 1905 i^ Piero Mjizzoni), 102-104. 

Cesare mariotti. Il palazzo del Comune dì Ascoli Piceno. — Ascoli Piceno, 
G. Cesari, 1905 (E. Calzini;, 104-106. 

Ing. cesare 8BLVELL1, La loggia Carrarese di Padova - Milano, 1905. So- 
cietà editr. tecnico scientifica) C. Budinich), 106. 

Adolfo Venturi, Storia dell' art« italiana. Voi. IV. La scultura del Trecen- 
to e le sue origini. Con HOi\ ine. in fototipografia. Milano, Hoepli 1906 
(E. Calzini), 204 20(i. 

Documenti 

relativi a Mastro Giovanni del Sega di Forlì, pidore — 1470 V — 1527 (E. 

Calzini), 1 1 - 16; - a Ludovico Trasi, pittore (C. Marioiti), 51-53 ; — ad 
artisti che lavorarono in Urbino nei secoli XVI, XVII e XVIII (E.ScatassÀ), 
53-56, 99-iOl; - - a 3/*^. Agostino e iW**. leardo di Oddolo da Eoma, ore- 
fici dimoranti in Camerino; a M^, Paolo da VUiso, pittore; a 3/'\ Giaco- 
mo e M^, ìiatt'ista da Tolentino, orafi; a M^, Giacomo di Cola da Came- 
rino, pittore; alia Società dei lombardi in Camerino; a Carlo Crivelli a 
Cameriìw (Vittorio Aleandri), 149-157; — a scultorie sctdpellini che 
lavorarono hi Urbino nei secoli XV — XVIII (E. Scatassa), 193-203. 

ConiuiiicaEioni 



C Astolfi: A proposito dei de Magistris da Caldarola, pag. 193. 
Bibliografia: pp. 23 39; 61-74; 107-122/ 158-174; 207-221. 
Annunzi e Notizie: pp. 39-40; 75-76; 123-128; 175-176; 222-224. 




Conto corronlo ooa lo yoolo. 



AXXO Vm. v^^ (ìExxAio- Febbraio 1005 Xnin. l-'i> 



Rassegna 




^f^ia 



bibliografici 



dell'arte ItaliaDa ^ @ s» 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

1905 



L 



AVVERTENZE 

La Rassegna si pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8^ grande 
k-oiT copertina, e contiene documenti inediti per la storia dell* arte, monogra- 
fie t; articoli originali ; recensioni di opero o di articoli d'arte recenti, noti- 
zie^, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' anno, sarà corredato di un In- 
«lic« per materie, nomi d' artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per V Italia L. 5 — per I' Estero L. 7. 
Un numero separato cent. 50. 

Le lettere, i libri, gli opuscoli, i giornali in cambio, i manoscritti e 
(^uanf altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
a] jkfof. E. Calzini, Ascoli Piceno. 

Per le recensioni delle opere basta anche l' invio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati si respingono. 
3i'7' Per tutto ciò che interessa V Afumini^t razione : abbonamenti, inserzio- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo stesso prof. Egidio Calzini» Aseoli Piceno. 



^??L V^ V^ I » O 



Foco meno di 3000 studi d'aiate furono passati in 
ra,^segna nei primi sette volumi della nostra rivista; 
ciò che vale la conoscenza di 8000 tra libri^ opuscoli e 
articoli che il lettore potò avere in virtù di essa^ ol- 
tre gli scritti originali^ i documenti e le recensioni che 
vi furono pìibblicati. 

La Rassegna continuerà le sue pubblicazioni rego- 
larmente con fascicoli bimestrali o trimestrali; e per ciò 
ripete a quanti si occupano de' nostri comuni studi la 
preghiera d'inviare alla Direzione (Prof. E. Calzini, 
Ascoli Piceno) le opere loro, anche se siano fruito di 
giovani che tentino le prime prove : tanto meglio se di 
scrittori che nelle principali riviste illustrano la storia 
deW arte nostra. 

Spera inoltre che gli abbonati e gli amici studiosi 
vogliano favorire la diffusione del periodico, di ormai 
incontestata utilità, con qifci mezzi che riterranno mi- 
gliori. 

^^ Preghiamo i signori Associati di mettersi in regola 
con r Amministrazione, dovendo molti di essi inviare ancora 
r abbonamento del 1904, 



ANNO Vili. Ascoli Piceno, 1905. X. 1-2. 



RASS!<]r.NA BIBLIOGRAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 



Abbonamanto annuo ! ^l[ |! ilf'l* " ' ^!^ J ì Un num. separato Cent. 50 

f por I osiero • t • if J ' 



SOMTAARIO : Uso STiDioso VENF.ziANO, / ftittn-ì incrrmeuti drlle RR. (ìallerir di l^tnezia, — F. 
Cat.zini, Per un qua irò <//•/ i'\\iu(ua, — C AsroLFr, Di Durantr Xoòili e di suo fiadrr, pittori' 
lacihetf, — Docutnunti : Miiratrn Citn'tinni del Sitga di l'orli, pittore. — Kccciiiiinni .* M. Mo- 
Rici, K. Calcini, Giudo Travkrsari — Bibtioj^r.-ifìa: Opere di carattere seneraie : .Aórutso, 
/imitia, f.azio, Liguria, Lombardia, Marche, Xappletauo, Piemonte, Puglia Sicilia, Toscana, 
Uiubria, Veneto» — Annunzi e Notizie, 



I lìECENTI ACQUISTI DELLE RR. GALLERIE 

DI VENEZIA 



Altra volta in questa ottima rivista, che merita di essere 
sempre più apprezzata daj^U studiosi per la bontà e serietà de' 
suoi intenti, ebbi il piacere di scrivere intorno ai continui, no- 
tevoli incrementi che queste gallerie ricevono per opera del- 
l' illustro uomo che presieda alla loro direzione. Sono poi lieto 
di poter dichiarare che la maggior parte delle notizie che qui 
offro ai lettori della Rassegna, costituiscono una vera primìzia 
per gli amici dell* arte nostra. 

Alle varie e numerose pitture di scuola veneta che, mercè 
la sapiente e oculata attività del cav. Cantalamessa si sono an- 
date aumentando di anno in anno, si devono aggiungere due 
bellissimi quadretti di Iacopo Marieschi che lo stesso prof. Can- 
talamessa acquisto fino dall* estate del 1903. Senz'ombra di esa- 
gerazione esse si presentano fra le più belle cose che di quel- 
r artista si conoscano — so non forse le più belle addirittura 
di tutta quanta la sua produzione ar?t^ica vivace e geniale. 

Sono prospettive e paesaggi fantastici, i cui elementi deri- 
vano da S. Marco, dal Palazzo Ducale, da edifici sansovincschi, 
da ruderi romani. Ma che armonia, che gusto di stile, che lim- 
pidezza d' intonazione ! Tali sono i pregi e le qualità pittoriche 



2 lidHHexjnu bibliografica dell arie iialiana, 

d'?ì due quadri, che erano creduti del Canaletto; ma il Diretto- 
re delle gallerie, con quella sicurezza che tutti gli riconoscono, 
polche egli è giustamente considerato fra i più dotti ed esper- 
ti conoscitori di cose d' arte, vi ha trovato tutti i caratteri del 
Marieschi, al quale li ha naturalmente restituiti. 

Furono acquistati dalla contessa Klena Prina, * vedova dì 
Brc^^anze. I due quadretti, dipìnti su tela e d' una ammirabi- 
le conservazione, misurano ciascuno metri 0,83 in larghezza 
e metri 0,55 in altezza. Ripeto che V acquisto è di partico- 
lare importanza, poiché queste due opere-^del Marieschi so- 
no bellissime e il credito del pittore settecentista veneziano, 
sì jioco noto finora, s'è per esse ravvivalo a Venezia fra gli 
aftisti, fra gli amatori e, purtroppo !.... fra i negozianti. So che 
il ^Ministero di recente richiese de* due quadri le fotografie, 
avvertendo ch'erano desiderate dalla (ìalleria di Dresda. 

Più recentemente ancora la superba galleria veneta si ar- 
ricchì di tre altre pitture, tutte su tavola. 

• La prima ò di Giovanni BonconsigH, detto /'/ Marescalco, 
Rappresenta una Madonna, in mezza figura, col putto nelle gi- 
nocchia; a destra S. Giovanni Battista, a sinistra S. Caterina. 
]\[isura m. 1,10 in larghezza ed ò alta m. 0,80. 

Il MarescalcD, com'è noto, è pittore disuguale da un'opera 
all'altra, è non mai grandemente ispirato, salvo forse che nella 
Deposizione del museo di Vicenza; e questo nuovo quadro en- 
trato da poco tempo a far parte della galleria non è fra i mi- 
gliori suoi; ma il Cantalamessa desiderò di averlo, perchè il 
dipinto reca la firma genuina del pittore, ed è cosa assai ca- 
ratteristica come espressione di stile. E che sia stato acqui- 
stato fu bene, a dir vero, anche per altre ragioni : anzitutto 
perchè del Marescalco non possedevamo nelle regie gallerie che 
un frammento, avanzato per caso da una grande tavola che 
bruciò, decorrendo la seconda metà del secolo XVIII, nella 
chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca ; poi perchè 
il gruppo della Madonna col putto, cosi asserivami con la con- 
sueta sua cortesia il prof. Cantalamessa, è riproduzione di un 
affresco dello stesso Marescalco, che nel jgoi egli scoprì a 
^lontagnana, in una chiesa, tolta da tempo al culto e divenuta 
magazzino, di proprietà della famiglia Zeni. 



^ 



Ifdsspfjna bibliografica dell* arte italiana, \) 

La tavola del Marescalco fu comperata presso il pittore 
Cesare l.aurenii, che poco prima T aveva acquistata a Padova 
dalla famiglia Linari. 

Ma ben più importanti perchè più pregevoli sono le altre 
du'j tivole che un tempo decorarono, assai probabilmente, cas- 
soni nuziali. Esse appartengono ad Andrea Schiavone, e sono 
sì belle che chiunque potò osservarle da vicino dovè affermare 
che di questo pittore non s* eran vedute cose più perfette, spe- 
cie per il magistero della colorazione, che è degnissima di Ti- 
ziano. Le tanto celebrate cantorie che sono a Venezia nella 
chiesa del Carmine non reggono, a parer mio, al paragone di 
queste due gustosissime tavolette. Le quali rappresentano sog- 
getti mitologici : V una la sfida di Apollo e del pastore giudicato 
dai re Mida; l'altra Deucalione e Pirra che, gettandosi sassi die- 
tro la schiena, rimoltiplicano il genere umano distrutto dal 
diluvio. 

Le due magnifiche pitture hanno questa misura comune : 
m. 1,1 8 in larghezza e m. 0,41 in altezza; il benemerito Diretto- 
re delle gallerie le acquistò presso il negoziante veneziano Dino 
Barozzi. Prima che questi ne divenisse proprietario, esse face- 
vano parte della collezione Malcolm di Venezia. 

Infine, piacemi avvertire che appunto di qyesti giorni 
una certa Madame De Costanzo ha donato alla galleria un ri- 
tratto virile, opera di Jacopo Tintoretto. Benché un pò* graffia- 
to e spellato, il ritratto serba quanto basta a riconoscervi il no- 
bilissimo pennello. 

Vtiiezki^ gennaio 1905, 

Uno sTruioso veneziano. 



ItusHegna bibliografica dell' arte italiana. 



PER UN QUADRO DEL FRANCIA 

Nella pinacoteca alla Malatestiana di Cesena appare, quale si- 
gnora del luogo, in mezzo ad altre opere assai pregevoli, la bel- 
lissima Presentazionc^ di Francesco Francia, ornamento principale 
fino ai primi anni del secolo XIX della sontuosa chiesa, a un 
miglio dalla città, che va sotto il nome dì Madonna al Monte: 
il bel tempio, la cui architettura solenne fu creduta per tanto 
tempo, benché erroneamente, di Bramante d' Urbino. 

Ecco la descrizione del nobilissimo dipinto. Neirinterno d'un 
elegante tempietto dalle sobrie linee del primo rinascimento e 
dalla cui sommità dell' arco absidale pende una graziosa lam- 
pada, vedesi la Vergine Maria, tutta umile in volto e legger- 
mente curva nella persona gentile, in atto di presentare al 
vecchio Simeone il piccolo Gesù, protendente le braccia verso 
il santo e con lo sguardo volto alla madre. Dietro la Verg'ine 
stanno s. Giuseppe e sant'Anna, mentre dall'altra parte, all'e- 
strema destra di chi guarda, è un servitore del tempio, anch'esso 
in piedi come le altre figure, con un libro ajìerto fra le mani 
e il capo volto verso il bimbino. Nel fronte dell' ara, lasciato 
scoperto in parte dai personaggi principali che stanno nel mez- 
zo della scena, la Madonna e il santo, ch'è in paludamenti pon- 
tificali, volle il maestro rappresentare il sacrifizio d'Isacco, allu- 
sivo a quello futuro di Cristo. 

Il bambino ignudo, sostenuto con tanta grazia dalla Ma- 
donna, è di una bellezza sorprendente. Chi, fra i pittori fioriti 
nella prima decade del Cinquecento, ha saputo trasfondere tan- 
to sentimento e tanta grazia ne' suoi putti, come il nostro Fran- 
cia? Per bellezza e verità dì contorni, nella rappresentazione 
dei fanciulli, non e' ò che Raffaello che possa paragonarsi al- 
l' insigne pittore dì Bologna. E quale delicatezza e quale 
incanto nella espressione soave delle altre figure ! Taluno notò 
principalmente, nelle opere del pio maestro, la diligenza e la 
verità delle teste, quasi a voler indicare che nelle sue pitture 
non si riscontrano grandi pregi, per ciò che si riferisce all'in- 
sieme. Senza rilevare qui se tale giudizio corrisponda o meno 
al vero, mi basti osservare che nella tavola di Cesena la com- 
posizione armonizza perfettamente con le singole parti, e vi spic^ 



Rtis»(*gna bibliografica dell' arie italiana, 5 

cano sotto ogni rispetto le doti eminenti del Francia, nello stu- 
dio scrupoloso del vero, nello smalto della sua tavolozza carat- 
teristica, neir espressione dolcissima delle figure partecipanti 
tutte insieme ad una stessa azione, o comunque intente alla 
contemplazione del piccolo Gesù. 

Il quadro, secondo le notizie di Niccolò II Masini (1577-166-'), 
che disponeva di testimonianze orali e di scritti assolutamentt» 
contemporanei, fu fatto eseguire da Giambattista Bertuzzoli 
priore del Monte — promosso nel 1505 a vescovo di Fano — 
per ristoro di danni ricevuti nelle persone di molti suoi parenti 
dalla famiglia Tiberti, *) 

Nel 1809, insieme col s. Francesco del Guercino, Gesù al 
Limbo dello Zuccaro e la Madonìia in y^loria adorata da santi di 
Girolamo Genga, fu trasferito a Milano; nel. 1816 venne resti- 
tuito col s. Francesco, mentre gli altri due. si ammirano tuttora 
nella Galleria di Brera. 

Se non che, la preziosa tavola della Gallerìa cesenate, vi- 
sta entro la modesta cornice che i nostri le han data, si mostra 
incompleta. Il proverbio, il quale dice che un bel quadro non 
ha bisogno di cornice, non ha senso comune ; poiché è certo 
che il connubio tra l'antico dipinto e la vecchia cornice ri- 
comporrebbe un tutto insieme armonico e magnifico, quale do- 
vette essere nella mente deir insigne maestro, che, molto ve- 
rosimilmente, concepì r uno e V altra. 

Dominato da tale idea, assai modesta invero, e, recatomi un 
giorno a Cesena -sono ormai diversi anni- volli salire il diletto- 
so monte per riconoscere, se fosse stato possibile, V altare donde 
era stato tolto il dipìnto del Francia. Entrato nell'augusto tempio 
dedicato alla Vergine, notai subito nella nave di destra tre bello 
cornici di legno più o meno ornate sul primo, secondo e terzo 
altare; ^) ma, la prima delle tre mi colpi maggiormente. La 
bella ancona è in istile rinascimento ed è costituita da un arco 
con trabeazione sostenuta da due pilastrini. In alto, gira attor- 



1) Ricchissima e nobilissima casa di Covsena, che essa in.sano:iunò con le. 
lotte civili tra 1' ultimo quarto del secolo XV e il primo del XVI. Eviden- 
temente dunque la famiglia Tiberti fu quella che fece le speso del quadro: di 
qui la tradizione che esso fosse fatto dipingere da lei. 

*) Corrispondenti alla 2% 8* e 4*' arcata, perchè la prima ù occupata dalia 
porta laterale. 



6 liassegna bibliografica (lelV arte itatianà 

no alla lunetta una cornice anch' essa intagliata, allo stesso 
modo del fregio, dei capitelli, dei pilastrini. Così tutte le moda- 
nature principali della cornice sono intagliate con gusto squisi- 
to. Al disopra dell' arco si svolge un altro ornato terminante 
ai lati da un delfino per parte e nel mezzo da un vaso di fo- 
gliami. Tale ornamento, in oro vecchio, spicca come tutto il 
resto dell'ancona sul fondo bleu. La cornice elegantissima, tan- 
to per la composizione quanto per i dettagli, rivela una ricchezza 
di fantasia ed una abilità non comune neir artista che la esegui. 
Non descrivo le pitture che la bella cornice attualmente 
racchiude, ') ma devo fare una eccezione: a piedi dell'ancona, nel 
centro della scansia, è un tondo con Gesù seduto, con le brac- 
cia incrociate sulle cosce coperte dal manto rosa. La testa del 
Redentore ha tutta la dolcezza delle figure del Francia: linea- 
menti di una delicatezza quasi femminea, barba piena chiara 
color lino - oro, capelli castagni scendenti dietro e sulle spalle, 
di un colore caldo, lucentissimi e quali li dipinge lo stesso Fran- 
cia. Dietro la testa, una raggiera divisa in tre fasci di luce. Il 
petto largamente disegnato, le braccia sottili ma ben formate, 
la destra in luce, assai ben fatta, l'altra in ombra, la carnagio- 
ne di un color fra il cenere ed il verdolino chiaro, le ombre sa- 
pientemente sfumate, le membra ben rilevate e tondeggianti; il 
fondo quasi nero. La figura, in sostanza, benché non osi dirla 
sua, parmi degna del buon Francia. Il piccolo tondo ha il dia- 
metro di 19 centimetri.*; 

')*In un tondo, nel centro della predella del secondo altare, è dipinta la 
Plafà: Gesù morto è sorretto da un vecchio, mentre la Maddalena sostiene e 
bacia la sinistra del Cristo. Dietro le piccole figure, un paese luminoso, che 
ricorda la scuola del Francia; forse anche le figure possono attribuirsi alla 
stessa scuola. A piedi invece dell'ancona del terzo altare, anch'essa del seco- 
lo XVI, vedesi un tondo più grande del primo, ov' è dipìnta su tavola la 
testa del Battista, entro un bacile. 

^) Il eh. avv. Trovanelli, chequi ringrazio per notizie e schiarimenti gen- 
tilmente favoritimi, mi scrive; « Non le pare che il Francia deve aver dipin- 
to anche la Lun^etta superiore della cornice? Dove sarà andato il dipinto, per- 
chè l'attuale certamente non gli appartiene? Lo stile poi della cornice dei 
due altari successivi, la bellezza dei quadretti che raffigurano la Pietà e la 
festa clH lìaffista mostrano che gli altri dipinti dovevano essere contempora- 
nei a quelli del Francia, che gli attuali, in tela, non possono essere gli ori- 
ginali. Che cosa e di che erano quelli? e dove sono andati? Le nostre ero- 



IhtHsegiia bibliografica delV arte Uallana. 7 

Se questa è, come io penso, la cornice del nobilissimo qua- 
dro del nfuseo cesenate — e le misure della luce tornano per- 
fettamente con quelle della tavola, — dell* opera splendida che 
attende di essere ricongiunta alla sua compagna d'origine, per- 
chè gli studiosi del luogo non pensano di riunire le due parti 
in una, come do\^te essere nel pensiero dell* artista, che ne 
avrà dato forse anche il disegno ? Grande vantaggio ne verreb- 
be air opera insigne, arricchita inoltre di un piccolo quadretto 
che ha tufti i caratteri dell' illustre maestro, del quale, Raffael- 
lo, senza eccedere in cortesia, dichiaravasi amico devoto e am- 
miratore sincero. 

E. Calzini. 



DI DURANTE NOBILI E DI SUO PADRE 

IMTTOKE LUCCHESE 



Due volte ne L' arte diretta dal Venturi [ìiel novembre-di- 
cembre Igor e niziririo-j^iu^no rgm) ebbi a scrivere di Durante No 
bili da Caldarola. Mi sia consentito dire ancora qui brevemente 
di lui e del padre suo, pittore apch' esso. 

_ Di Durante resi nota una tela con l'Immacolata e quattro san- 
ti esistenti in S. Gregorio di Mogli ano, mai riconosciuta o re- 
gistrata per sua, ma nella quale scoprii la firma e il nome del 
committente. Oggi, dopo un nuovo esame del dipinto, mi e pos- 
sibile riportarne tutta la dicitura che è come appresso: « hoc 
Blasì'i Berto joaiviisq, francisci siffUici societatis dive Sfarle simutacrum 
p, actiim est 1546 die nono augusti — Durans facicbat n, e. ». 

Una tela giovanile pendente nella sagrestia della Collegiata 
di S. Martino a Caldarola e riverniciata da un prete circa due 
anni addietro, porta la firma « Durans fecit 1535. » Soggetto 
di essa sono: due santi, Cosma e Damiano, inginocchiati avanti 



nache tacciono ». Anch' io erodo che la Limetta (lolla nobilissima pala d'alta- 
re appartenosse al Francia o, forse, alla sua scuola, e che le vecchie pitturo 
dei due altari attigui a qiiello ornato dall' insigne maestro nppartcnessoro 
ad artisti contemporanei dol Francia; ma pur- troppo non m'è consentito ri- 
spondere alle altro domande elio il T. mi rivolge. 



^< lidsseffìia biblibgrufica delV nrie ifaliand. 

una balaustra e con vari strumenti presso di loro, paesiig-gio e 
marina nello sfondo. In alto sopra d' una nuvola fra due angeli 
che le sorreggono il- manto svolazzante scorgesi espressa una 
Madonna col figlio e il suo precursore S. (xìovanni fanciullo. 
. Il particolare della balaustrata fu dal pittore ripetuto in al- 
tro dipinto del 1558 nella chiesa dedicata all'Arcangelo S. Mi- 
chele in Ripatransone. 

. Notai già come Durante dopo di essere stato aiuto del 
Lotto nel dorare e dipingere e aver cambiato residènza dimo- 
. rando fra gli altri luoghi a Montolmo (Pausula) dal 12 aprile al 
20 agosto 1550 e dall'i i luglio al^io dicembre 1553, (*) si trattenne 
anco a Macerata per colorire un'Annunciazione da porsi nella fac- 
ciata del palazzo priorile; opera perduta come T altra coi\lo stesso 
soggetto che la^ sostituì nel 1602, eseguita da Andrea Boscolì, 
il quale ne fu rimunerato, secondo ò rinvenuto in Archivio, con 
100 fiorini ai 5 maggio di detto anno. 

Nel 1568 Durante, poco dopo la pittura del quadro accennato, 
dorava la «^s/era dell* Horiolo della Torre » macchina magnifica 
dei famosi maestri reggiani Giulio, Ippolito e Lorenzo Maria de* 
Ranieri. 

Ai 17 dicembre 1571 (giusta rilevo dai volumi dell' introito 
ed esito del citato^ Archivio Priorile maceratese) si pagavano: 
« A ALro Duranti pittore 'da Caidarola abitante in viont^ dell' Olmo 
per la riforma e rinfrescata de dui scudi in tela con /' armi dell'I II. mo 
Si^. Romolo (^) lo nuovo Gov.re della marca carlini 12. » 

Xel 1573 il Nobili omai in tarda, età, (come ricavd da altre 
note di spese ' straordinarie fatte ^nel nov-embre) si ritrovava 
ancora in Macerata a dipingere stemmi e a decorare un jirco 
tcionfale, eretto per la venuta di un nuovo vescovo, e pel quale 
occorre anche V opera di vari altri pittori, come il concittadino 
Gaspare Gasparrini e un tal ^laestro Giovanni veneziano con 
un suo .fratello. 



Padre di Durante devesi ritenere fosse un pittore lucchese 
qua immigrato. Ciò risulta dalle scrìtte apposte a due opere 



(') Vedi il Bartolazzi nelle ^siie Memorio i^iorichv di Moniolmo, 
{') Cioè : Romolo de' Valenti da Trioni. 



RdHHegna bibliografica dell' arte il altana. 9 

che di lui ò potuto vedere. Nella prima, una tavola di forma 
quadra trovata nella chiesa del piccolo convento di Colfano pres- 
so Caldarola, leg^esi : 



NOBIUS LUCHE 

xsis pixsrr 



AXO DM MCCrCXC 
DIE XXr MARTII 

Il quadro scadente, sia pel disegno duro parecchio, sìa pel 
colore assai slavato, ebbe a soffrire infelici ritocchi. Esso pre- 
senta una delle solite .Madonne irt trono con V Infante, S. 
Francesco, wS. Pietro, S. Giovanni Battista, un santo vescovo, 
ptù un frate e un divoto in ginocchio. Ma se non il dipìnto per 
se medesimo, l' iscrizione e lo stile con quella tonalità grigia, 
tutta propria di Durante, sembrano argfòmenti abbastanza de- 
cisivi per convincere che questo Nobili lucchese {luchensis certo 
in cambio di lucensis) fosse il suo genitore ed il maestro ad 
un tempo. 

Nella parrocchiale di Alfi, frazione del comune di Fiordi- 
monte, (Camerino) ò trovato la seconda delle opere accennate, 
cioè un trittico (*) abbastaoza conservato, alla cui base si legge: 

HOC OPUS FECIT NORHJS FRAXCISCT 
DELVCHA HA[b]ITATOR CALDAROLE.M.D.XIII 

Trattasi dunque dello stesso pittore che torna a specificare 
con ortografia scorretta Lucca come sua patria, designando an- 
cora il nome del proprio genitore Francesco. L'intonazione del 
trittico, largo m. 1,75 X ^fi^ ^^ massima altezza, è di nuovo fredda 
e cinerea, specialmente nelle carni, l/autore vi effigiò la Vergine 
assisa su trono con alto dossale coperto in parte da una tenda. 
Gesù bambino tutto ignudo strìnge una palma verde- e bene- 
dice, rimanendo in piedi su d'un ginocchio della Madre, che lo 
sorregge passandogli la mano sinistra sotto un braccio, mentre 
essa con la destra regge un libro chiuso che appoggia contro 
il petto. 

Nel partimento a dritta vedesi S. Mattia che dispiega una 
pergamena con le parole : « Fiat habiiatio ci deserta et episcopatmn 



(^) Al trìttico accennò il prof. Aristide Conti nel noto libro Camerino e 
i sitoi dinforni, edito nel 1872, ma non ne riprodusse V iscrizione interes- 
i$ante. Egli scrìsse semplicemente: « Nella chiesa della villa di Alfi ò note- 
vole un bel trittico ov' è raffigurata Nostra Donna con parecchi santi. » 



10 • ilassegna bibliografica delV arie italiana. 



cT accipiat alter. » Insieme con detto santo sta S. Marco con Ji- 
bro aperto su cui apparisce la scritta: « Parate viam Domini, 
rectas facile seiniias eius ». 

Nel comparto a sinistra sono S. Sebastiano e vS. Stefano; 
il primo in abito militare con una freccia in mano, si appoggia 
col braccio manco su la spalla del diacono S. vStefano, che giun- 
ge le palme in posa di umile preghiera. Tutte le figure staccano 
su fondo d* oro graffito a volute; il nome di ciascun santo sta 
segnato entro le rispettive aureole. Ognuno dei tre comparti 
fiancheggiati da colonnine a tortiglione, è sormontato da triadi- 
goletti, curvilinei con la figura del Redentore in quello del cen- 
tro, deir arcangelo Gabriele e della Vergine nei due laterali. 

Sebbene il Nobili lucchese sia di quegli artisti che per 
la loro mediocrità non possono sperare di trovare ammiratori, 
pure credo utile T avervi accennato, se non altro perchè non è 
senza interesse saperlo padre di Durante, verità che d'altronde 
risulterebbe confermata da documenti conservati a Caldarola. 
nei quali questi è chiamato « Durantes pictor », ovvero « Du- 
rantes Magistri Nobilis » dizione questa ultima che può indicare 
esserne allievo e figlio ad un tempo. Osservo da ultimo che un 
« Afagister A'oòilis », senza accenno di patria, ma più probabil- 
mente il lucchese, figura anche fra i membri del Consiglio di 
Credenza di Caldarola. 

Macevaiit, 10 gennaio 190;"}. 

Carlo Ast(m.fi, 



Xi'ancliG il prof. Giovanni Libranì che pubblico nel 188^ lo. Memorie sfe- 
riche ([("gli inaigni piitori caldaroh'HÌ^ te' cenno del lucchese Nobili, perchè 
non so[)pc dei suddetti suoi dipinti e molto meno che fosse padre a Durante. 



Uassegna hiìAvografica dell'arte italiana. 11 

DOCUMENTI 

Maestro Giovanni del Sega di Forlì, pittore. 

(1470? — ir)27) 

Ncir ultimo fascicolo della Rassegna dissi gifi che il Ministero 
dell' Istruzione foce esoja^uire lo fotografie dei pregevoli avanzi di 
decorazione nel « Salone dei ^^ori » del Castello dei Pio a Carpii 
e<l inviò una commissione speciale in quella città con V incarico di 
visitare detto Castello e riferire intorno ai restauri necessari alla con- 
servazione deir edifìcio magnifico. La commissione dicliiarò urgenti 
alcuni restauri alia cappella dei Pio, dipinta da Bernardino Loschi e 
presentò al Ministero un progetto per lo scoprimento totale della 
grandiosa decorazione del « Salone dei Mori », attriìmita a Giovanni 
del Sega di Forlì. 

A proposito di tale decorazione, a cui, molto verosimilmente, pre- 
so parte il maestro romagnolo, pubblico copiosi documenti relativi 
allo stesso del Sega, che in Carpi passò gran parte della sua vita. 
Tali documenti, trascrissi or sono molti anni dalle Carte lasciate a 
Forlì da (Movanni Casali (tipografo, e amatore appassionato delle me- 
morie cittadino), passato, dopo la sua morte, all'archivio privato del 
conte Filippo (luarini. ' 

K perfettamente inutile mostrare V importanza dei documenti 
chi» qui riproduco, .anche se fossero .in parte noti, per opera del de- 
funto don Antonio (Juaitoli, al qualie ad ogni modo spetta il merito 
di averli scoperti. 

Da essi rilevasi che il pittore forlivese tino dal 1500 si trovava 
al servizio di Alberto Pio e che in queir anno aveva giA cominciati 
gli affreschi de la salta e «ledila faciada del Palazzo novo. 

Morto nel 1494 il grande Molozzo; cessata nel gennaio del ìhQO, 
per opera del Borgia, la signoria di Caterina Sforza; estinta, quattro 
anni dopo, con la morte dei principi Antonio e Ludovico, la fami- 
fj^lia Ordelaffi, le arti a Forlì non trovarono più un campo, adatto al 
loro sviluppo. Il Palmezzano, Carrari il giovine, Oiov. Battista Ho- 
sotti e tutti gli altri artisti forlivesi di (luel tempo attesero all' arte 
della pittura, senza gloria e senza speranza di lauti guadagni, quasi 
oscuramente», contentandosi <ii svolgere V operosità, loro in soggetti 
religiosi per le chiese della cittA o di altri luoghi di Homagna. 

In quegli anni probabilmente Giovanni del Sega dovè esulare 
dalla terra natale, in corca di lavoro. Dai documenti che seguono si 
rileva : che Giovanni aveva condotto a Carpi tutta la famiglia; che 
molto dipinse per il })rinfipe Alberto Pio, nel suo palazzo grandioso 



12 Jtasscf/na bibliografica (lell' arte iialUnm. . 

e che decorò cU affreschi alcuno chiese di quella cittó — S. Croce e 
S. Niccolò, — procacciandosi per tal modo onori e fortuna; si rileva 
quale fosse la casa abitata in Carpi dal pittore* e si apprende che.il 
padre, Girolamo, la madre, Francesca (morta nel 151<i) e la moglie, 
Agnese de' Bezì, erano forlivesi. Si ha notizia inoltre di un bel nu- 
mero di atti di vendite e di compore fatte da Giovanni per proprio 
conto o per conto di altri, come risulta, ^d esempio, dagli atti del 
1516 e '17 in cui è detto che il maestro, in qualità di massaro del- 
l' ospedale di Carpi, acquistò, per desiderio del principe Alberto, 
certa casa di Pietro Grisendi, .^er decoro j comodità ed titllUà di d:' 
spedale e della chiesa di S. Agostino. 

Il giorno 5 luglio 1516 muore la madre del pittore, che viene 
sepolta nella cattedrale di Carpi; del 1525 ò un documento nel quale 
il del Sega è qualificato Pittore e Maestro deputato sopra la fabbrica 
deir lU.mo Sig. Alberto dei Pii, e che in detto anno vende, in due. 
volte capersene diverse, « il fondamento della muraglia del Palazzo, 
chiamato il Torrione, che è nella fossa del Castello. > Ancora nel 
1525 (26 giugno) sborza lire 28 di Carpi per la dote di una sua nipo- 
te, Angelica, che va sposa a Giorgio Coccaparii. 

Finalmente neiranno 1527, in un atto del 19 febbraio, Giovanni 
figura di nuovo come testimonio ; ma il 29 agosto di quello stesso 
anno le figlie Antonia e Bernardina, la prima, moglie df M. France- 
sco della Zizia e V altra di M. Squarzotto Alghisi, dividono i beni 
doir eredità paterna; da ciò si deduce che il pittore morì fra il feb- 
braio e r agosto del 1527. 

E. Calcini. 

Noie auientich^. intorno a M,'' Giordnni del Sega Pittore Farlivespy 
abitante in Carpi. 

Da alcune liste di spese fatte nell'anno 1506 a nome dell' 111. re Sig. 
Alherto Pio sì ricavano le seguenti partite : 

In Aprile - E in contanti adi ultimo d'aprile dati a M.° Zoane dìpintor 
per parte del pagamento de la salla Ducati septe d' oro, cioè L. 24,10. 

In Maggio - E in contanti adi 14 de Mazo a M.^ Zuane depintor per 
suo conto Ducati tre d' oro, cioò L. 10,10. 

In Giugno - E in contanti a M.'^ Zuane da Forlì per suo conto Ducati 
diexe, L. 35. 

In Agosto - E in contanti adi 11. d'agosto have M.o Zoane depintor per 
suo conto Ducati diexe d' oro in oro, cioò L. 35. 

In Settembre - E in contanti have M.° Zuano da Forlì per suo conto 
per doe ccntonara d' oro battuto, L. 7. 

E in contante al dicto M." Zoaiic depintor per suo conto do Set<?mbre 
per suo conto L. 1. 



lìttssegna bibllogìvifica dell' arte italiana. * 13 



E in contante bave M.** Zoane depintor per suo conto Ducati dexc 
d' oro, cioè L. 35. 

In Novembre - È in contanti adì 15 Novembre a M." Zoane da Forlì 
per suo conto,. L. 5,18. 

E in contanti adi 12 bave M.'' Zouane da Forlì per parte del pagamen- 
to de la faciada del Palazzo novo Ducati octo, cioè L. 28. • 

E in contante bave M." Zovano depintor per suo conto L. 1. 

E in contante adi 24 de Novembre 150(> - have M." Zuane Depintor per 
conto de la fazada Ducati tre, cioè L. 10,10 {Arckicio Fio), 
1507. 26 Luglio. Actum Carpi, etc, pres. Magistro Ioane pletore de Forlì 
vio.... (Rogito di Troilo AUlrovandi nelT Arcb.<* Notarile). 

1509. 21 Ottobre, piccolo figliuolo di Gio. Dinarelli di Carpi vende a M.° 
Giovanni di Forlì, Pittore abitante di Carpi, 8 pecore per 8 Lire di 
Carpi.... 

Actum Carpi in apotecha habitationis predicti Magistri Ioanis sita 
sub domo Heredum Magnifici Equitis Taliani de Piis, pres. Heronimo 
figlio Pantaleoni de Mengossis f/rfcw Ibidem). 

1510. 13 Marzo. Actum Carpi in Burgo Zoyoso in quadam apotecha heredum 
quondam Magnifici Francisci de Piis, in qua habitat Magister Ioanes 
de Furlivio Pictor..., fJdem-Ibidem). 

1512. 10 Febbraio. Giovanni figlio del fu Girolamo del Sega di Forlì, pittore 
abitante di Carpi, a nomo della Catterina figlia del fu Fra Paolo Al- 
ghisi... fa fine a Giov. Batta e Giov. Francesco, alias Squarzotto, figli 
del fu Galasso Alghisi di Carpi del prezzo di una casa {Rog,"^ di Ij*o- 
nello Coccapani-lb'idem). 

1513. 23. Gennaio. Lorenzo figlio del fu Simone Fioruzzi di Pozzolo fa testa- 
mento, e lascia alla Chiesa di S. Croce situata nel quartiere di Pozzolo, 
etd. Item reliquit, et dipingi mandavit unam Cappellam in dieta Ec 
desia Sancte Crucis, pront ipso Testator incepit fieri facere, et dari Li- 
bras triginta Magistro Ioaui de Furlivio pictori in Terra Carpi prò 
dieta pictura, et laborerio {Rog.^ di Rolando /'ozzoZMbidem). 

1514. M Febbraio. Actum Carpi etc. presenti bus Magistro Ioane de Furli- 
vio pletore.... {Rog,*^ di Troilo Aldrorandi-\h\^(tm). 

1515. 24 Gennaio. Actum Carpi in Domo Heredum quondam 1). Taliani de 
Piis, pres. Magistro Ioane quondam Heronimi del Segha de Forlivio 
Pletore habitatore Carpi {Idem Ibidem). 

1516. 5 Luglio. Sor Francesca Madre de Maistro Zoane Depintor da Forli- 
vio morse. {Necrol:' i° della Chiesa Cattedrale di Carpi), 

151G. 2(). Novembre. Dovendosi per ordine dell' illustre sig. Alberto Pio Si- 
gnor nostro demolire la casa di Pietro Grisendi, situata nel Borgo di 
S. Francesco presso lo Spedale di S. Maria della Misericordia, per de- 
coro, comodo ed utilità di d.** Spedale e della Chiesa di S. Agostino, 
e dovendosi comprare per «lue parti dai Massari di detto Spedale, e 
per l'altra terza parte dai Frati di S. Agostino, perciò il sud. Pietro 



14 BasHefjna bibliografica ddV arte ifaliana. 

Grisoudì, per' ubbidire alla volontà dell'illustre sig. Alberto Pio, ven- 
de a mastro Giovanni da Forlì Pittore, abitante di Carpi, e Massaro 
di d.*' Spedale, e ai Sindaci del medésimo la d. casa pec due partì, ìu 
prezzo di L. 306 e soldi 12 di Carpi... {lioff.^ di Isolando PozzoliArch, 
Notarile). . 

1517. 28 Marzo. Bernardino tìgl'o del fu Cristoforo Tessoni di Carpi, alias 
detto Bernardino Turlurin, dona alla Chiesa di S. Maria della Mise- 
ricordia dello Spedale di Carpi, ossia a M.^ Giovanni da Forlì Pittore, 
^^ e a Girolamo figlio di M.*' Giovanni Sereni Sartore, Massari di d. 

Chiesa, tutti i suoi beni, fra quali una Casa nel Quartiere di S. Fran 
Cesco, e nella Contrada di S. Sebastiano. {Bog.^ di Troilo Aldrovan- 
di-lbid,) 

1517. 28 Marzo. M.^ Giovanni da Forlì e Girolamo de' Sereni Massari dello 
Spedale di S. M., Gio. .Ant. Alessandrini, Ser (rio. Batta Carnovali e 
Gio. Batta Austoni Sindaci e Procuratori di d.^ Spedale eleg-gono Ber- 
nardino fu Cristoforo Tessoni alias detto Bernardino Turlurin per 
Rettore, Governatore, e Amministratore di d.^ Spepale, a cui ha do- 
nato tutti i suoi beni, colla facoltà di governare l'intiera famiglia del 
medesimo, tanto maschi che femmine povere inferme ivi affluenti.... 
Actum Carpi in Burgo Novo in Studio Rev.di D.ni Hectoris de Aba- 
tibus. {Idem^ pri',sso D. Paolo Guaitoli). 

1517. 12 Ottobre. M.^ Giovanni figlio del fu Lodovico Ciarlini di Carpi, Ca- 
ligario, vende a M.<> Giovanni figlio del fu M.« Girolamo della Segha 
di Forlì, Pittore abitante di Carpi, una pezza di terra casamentiva si- 
tuata nel Quartiere di Acibeno. {Idem, nelP Arch.^ Notarile). 

1518. 26 Aprile. Actum Carpi... pres. M." Ioane Quondam lleronìmi del Se 
gha de Furlivio Pictore habitatore Carpi. (/rf€?/i-Ibid.) 

1518. 23 Giugno. Actum Carpi in Domo habitationis heredum Domini Ta- 
liani de Piis, pres. M." Ioane de Furlivio pictore... [h'og.'' di Micheh 
Sacatii-lbìd.) 

1518 ?irca. Da un libro di 'spese sostenute fra il 1507, e 1521) da Bernardi- 
no Alessandrini per adornare la sua Cappella situata nella Chiesa di 
S. Nicolò di Carpi, e nella quale era una Tavola del Correggio, rica- 
vò r avv. Cabassi la seguente partita, che leggesi nel suo Cafalogo 
dffjli Ariiati Carpigiaai, e che sembra potersi riferire all'anno 1518, 
sebbene manchi di data precisa. 

1518. In prima a Magistro Ioane dìpintoro (cioè quello, aggiunge il Cabassi, 
che dipìnse gli ornati e lo stemma della Casa Inviziati alle due parti 
laterali di detto altare, come tuttora si vede) « gè dete mi Bernardin 
pese 42. de farina a conto di bolognini 7. denari G al peso, L. 15. 
B. 15,0. » 

Il detto libro era intestato : — Conio delle speae se furano 7>er iu 
('apela lolla a aS'. Nicolò, che fu de lano lòOl — ed esisteva nelT Ar- 
chivio dello spedale Infermi, che rimase erede delle istanze Inviziati 



Rassegnn bibliografica dcff arte H(tliftna, ir> 



1.M9. 7 Ocnnajo. Fra Cabriolè Alessandrini, guardiano del Monastrro di S. 
Nicolò, e Gio. Marco Rossi e Fra Antonio I*nrmoHani Siiidnci del me. 
dcsimo fanno fine al si^. Gio. Batta Pace della somma di Ducati 100, 
lasciati da Fra Gio. Francesco Pace perchè fossero impiegati nel lab- 
bricare una Cappella in detta Chiesa di S. Nicolò, dopo che venne, 
essa eseguita e fabbricata da Fra Antonio Harabani Muratore, il <|uale 
dichiarò di aver ricevuto a tale o«?ffetto dal d." sig". Gio. lUtla Piu-e. 
L. 32S, e di aver dato Ducati 9. a Maestro (Giovanni da Forh Pittore 
per sua mercede... Actum in d.'* Ecclesia... \Wtg" di Troilo Aìdrortindi 
presso D. Paolo Guaitoli). 

1519. 30 Marzo. Actum Carpi.... presente Mng" Inane (|Uondam I[eronimi 
del Sega de Furlìvio Pictoro habitatore Carpi... [Idem Arch. Notarile ■. 

1520. 12 Settembre. I frati di S. Francesco cedono ai Frati del Ter// ordine 
di S. Francesco, chiamati i Frati del Sepolcro, un luogo nella loro 
Chiesa di S. Francesco per fabbricarvi una Cappella in onore di S. Rocco. 
...Actum Carpi in Sacrestia Conventus prefati, pre^j. M.° lonne de Fur- 
livio Pictore.... {Jiog»^ di Gio. JSie/ano Tognini. Ibid.) 

1521. >^ Febbraio. Marco figlio del fu Giovanni Moreni di Carpi vende a 
M.*' Giovanni figlio del fu M. Girolamo del Sega da Fiorii Pittore abi 
tante di Carpi due pezze di terra situate nel quartiere di Cibcno, in 
confine alla Venetica (?).... (Uf^g:' di Troilo Aldrovundi. Ibid.) 

1Ó21. >> Febbraio. M.° Giovanni del Sega sudd. cede a Francesco tìglio di 
Geminiano della Zizia alcune terre situate nel quartiere di Cibeno [>er 
la Dote deir Antonia figlia di d. Maestro Giovanni, e moglie di d." 
Francesco... (Idem. Ibid.) 

J't2ì. 13 d." Agnese liglia del fu Sivolo de* Bezi di Forlì e moglie di M." 
Giovanni figlio del fu Girolamo del Sega da Forlì, Pittore abitante di 
Carpi nomina suo procuratore d." M. Giovanni di lei marito... Actum 
in Burgo S. Francisci in domo predicti Mag. Ioanis. {Idem. Ibid.^ 

1522. 21 Gennaio. -M." Giovanni figlio del fu (iirolamo del Sega di Forlì, 
Pittore abitante di Carpi sborsa a Marco fu (ìiov. Moreni L. SO di 
Carpi (Idem, Ibid.) 

1522. 18 Luglio. Aetum Carpi etc. pres. M." Ioane de Furlivio Pictore habi- 
tatore Carpi... {Idem, Ibid.; 

1523. 20 Luglio. Actum Carpi in Burgo S. Agustini pres. M." Ioane de Fur- 
livio pictore. {Idem. Ibid.^ 

1523. 21 Agosto. Compare M." lohano da Forlì (Lib. /." dei b(d(('Z.Z(iti nella 
Chiesa Cattedrale di Carpi). 

1525. 22 Genn. M." Giov. del Sega di Forlì, Pittore e Maestro della Fablnica 
dell 'ili. mo sig. Alberto de' Pii, Signore di Carpi, a nome della Camera 
di d." sig. Alberto, vende a M." Tommaso Kederzoni di Carpi Muratore 
(letto il Rizzo, il fondamento della muraglia del Palazzo chiamato il 
Torrione, che è nella fossa del Castello di Carpi o Cittadella davanti 
la piazza, ovvero che ò dalla parte di sera di d." Palazzo verso la Piaz 



Ki Jfussef/fui hihliograficd MV aria UalUina. 

za, vale a dire tanta quantità in larghezza, quanta ne occupano due 
botteghe da farsi per esso compratore sopra detta fossa, comprenden- 
dovi tre speroni fondati nella fossa medesima presso la strada della 
piazza e il detto Torrione, e tutto ciò pel prezzo di L. 11 correnti di 
Carpi... Actum Carpi in Dispensa que est in Pallacìo Civitatelle ad 
Terrenum... {Rog,^ di Gio, Stefano Tognini presso D. Paolo Guai ioli.) 
1525. 2(j. d.<>M.o Giovanni Pittore del Sega da Forlì, Maestro deputato sopra 
la Fabbrica dell* ill.'mo sig. Alberto Pio, Si^ore di Carpi, a nome deUa 
Camera di d.* Signore, vende a M.<» Bernardino Mammanoil residuo del" 
fondamento del Palazzo fondat^ì nella fossa con due speroni, presso M.** 
Tomaso Federzoni dal lato di sotto, lo stesso Palazzo a mattina. la 
strada della Piazza a sera., e ciò pel prezzo di L. 5 di Carpi... Àctum 
Carpi ad Banchum damnorum datorum. {Idem, Ibidem.) 
1525. 26 Giugno. M." Giovanni del Sega da Forlì, Pittore abitante di Carpi, 
sborsa a Giorgio figlio del fu Francesco Coccapani L. 28, di Carpi per 
la dote deir Angelica, moglie di Bartolomeo figlio del fu Spadacino 
di Carpi, e nipote di d." M. Giovanni da Forlì.. Actum. Carpi... ilìog^'" 
di (rio. Stefano Tognini nell' Arch. Notarile). 
152(). 29 Giugno. Don Antonio figlio del fu M." Giovanni Franchetti alias 
Zanaroni fa testamento, e nomina suoi esecutori testamentari M." Gio- 
vanni da Forlì, e M." Antonio Baschieri... Actum Carpi in Burtjo S. 
Francisci in Domo dicti Testatoris, prcs. M." ìoano de Furlivio Pletore. 
(/^o^r.o di Gio, Batta Carnevali. Ibid.) 
1527. 19 Febbraio. Actum Carpi in Domo heredum quondam Magistri Pan- 
taleonis de Mengossis.... Gratiadei sita in Burgo S. Francisci, pre- 
sentibus Magistro Ioane ((uondam lleronimi del Sega da Furlivio... 
(liog.^ di Giacomo Maggi nella Filza I. dell' Arch. Pio.) 
1527. 29 Agosto. Le Signore Antonia e Bernardina figlie del fu M." Giovan- 
ni del Sega da Forlì, la prima, moglie di M." Francesco dalla Zìzia, e 
l'altra di M." Squarzotto Alghisi, dividono i beni dell'eredità paterna. 
Actum Carpi... (7»*o^." di Gtov, Stefano Tognini nell' Arch. Notarile}. 
Da questi due ultimi rogiti si raccoglie che M. Giov. da Forlì cessò di 
vivere fra il 19 Febbraio ed il 29 Agosto dell'anno 1527. Ma non è dato 
fissare con maggiore precisione la data della sua morto, perché in quell'an- 
no, per Carpi fecondo di tante sventure, non tu (|ui tenuto registro de' mor- 
ti, o se vi fu tenuto, andò da molto tempo smarrito. 

( Copia fatta di Don Paolo Guaitoli ). 



Hdsfiegna bihUogvafka <MV <trtc iiatiann, IT 

R E C E N 810 N I 

Ferretti prof. li. — La chù'Sfi e il conn*nto di S, Donuuiìru di Fi'. sole. 
Fironzo, tip. S. Giuseppe gih Ciardi, 1901, pp. 1 SS. Prezzo J^. 5. 

E* una splendida inonografÌA, illustrata da 50 incisioni, <li uno fra i più 
importanti Man tui ri dell' arte italiana; fu eretto sulla pittoresca pendice del 
colle di Fiesole, in faccia alla città di Firenze, nei primordi del sec. XV. 

Al Beato Giovanni Dominici si deve la fondazione di questo edifìcio, do- 
ve sì rifui^ìarono fra i primi il celebre Sant'Antonino, coi frati Bartolonnneo 
da Moiiterappoli, Giovanni *VIasi da Firenze, An<;elo da Fabriano e i due 
fratelli Giovanni e Benedetto, figli di Pietro da Vicchio del Muj^ello, che 
neir arte della pittura emularono felicemente Giotto loro conterraneo : le di- 
scordie politiche del tempo non permisero ai domi*nicanì una lun^a dimora 
n«^Ila nuova casa che si erano costruita, ma fortuna volle che esulassero a 
Folig-no, presso il vescovo Federico Frezzi, celebre imitatore di Dante, dove 
^li artisti uiribri entrarono facilmente in relazione col Beato Ana:elico, che 
recò grande giovamento a quella celebre scuola, la quale con Gentile da Fa- 
briano, col Perugino e con Raffaello, doveva toccare i fastigi della gloria. 

La chiesa di S. Domenico era di stile ogivale con travatura a cavalietti 
dipiati, con una semplicissima abside, sul fondo della quale ergevasi T aitar 
maggiore, sopra «lei quale spiccava il notissimo trittico dell'Angelico, rap 
presentante la Vergine col Bambino, circondata da otto angeli e sotto le 
«{uattro cuspidi minori i santi Barnaba, Tommaso, Domenico, Pietro martire; 
a destra e a sinistra dell'altare erano gif stalli del coro maestrevolmente in- 
tarsiati. Anche altri due altari laterali erano ornati dalle famose tavole del- 
l' Angelico; VAnnunziita che, dopo molte vicende, passò al Museo del Pru- 
di in Madrid; V Incoronata^ che, durante l'invasione napoleonica, fu traspor- 
tata al Louvre di Parigi. 

• La struttura esterna della chiesa era semplicissima; essa era decorata 
s#olo da alcuni archetti di pietra che ricorrevano in giro per tutta la tettoia; 
tre finestre lunghe ogivali per ciascun lato, forse a vetri colorati, le davano 
luce; la facciata aveva una finestra rotonda ed una porta con soglie ed ar- 
chitrave di pietra con una bella croce ornata in bassorilievo e sulla porta 
una piccola tettoia sporgente. Sulla vetta della facciata spiccava una colon- 
netta di pietra.... dell'antica chiesetta altro ora non rimane che una parte 
«ielle muraglie esterne, ove si vedono diversi avanzi degli archetti ricor- 
dati, i cavalietti.... l'architrave della porta maggiore e la grande tavola 
deir Angelico, a cui Lorenzo di Credi tolse la forma di trittico, ed aggiun- 
se oltre l'attuale superba incorniciatura, tutto il fondo in color di cielo, so 
stitiiit') ai fondi dorati, ove campeggiavano le figure » ecc. 

Il chiostro assai spazioso, a colonnette ettagone, lurse coperte da semplice 
tettoia sorgeva a lato della chiesa, dalla parte che guarda Firenze. 

Dal chiostro si accedeva al capitolo, ornato di un bellissimo affresco del 
V Angelica, scoperto di recente, rappresentante il Crocifìsso; al refettorio de- 
corato di un altro grande affresco dello stesso pittore raffigurante, del pari, 
il Crocifisso, la Vergine e i santi (Giovanni e Domenico; al piano superiore 



18- liaHHcyna bibliografica dell'arte italiana 



era ii dormitorio con venti piccole celle. In una parete del corridoio «in- 
iniravasi un altro affresco dell' Angelico, rappresentante la Vergine col 
Bambino e i due santi Domenico e Tommaso: il primo di quo»ti due affre- 
schi pati gravissimi danni pei restauri fattivi, nel 158()f dal pittore Fran- 
cesco Mariani, il secoj^do invece, è in buonissimo stato di conservazione; 
esso fu venduto al Granduca Sergio dì Russia, nel 1879, per la Galleria del- 
l' lltrmilage di Pietroburgo; anche l'altro affresco del •refettorio passò con- 
temporaneamente al JjOttvre. 

Nel 14'*ì5, veniva consacrata la chiesa da Mons. Tommaso Baruti dome- 
nicano, vescovo di Recanati : ma, nel 1488, nella chiesa erano cominciati i 
bivori di ingrandimento e di trasformazione, che dovevano farlo perdere o- 
gui vestigio dell'antico disegno. 

Noli' anno surricordato, Taddeo dì Angelo Gaddi, nipote del più celebre 
discepolo di Giotto, fece Nidificarci due cappelle, nelle quali si collocarono 
V .iniiunzintd e V Incoronata dell'Angelico; l'opera architettonica fu affidata 
a Giuliano da San Gallo; contemporaneamente. Paolo Dazzi fecC costruire 
(ti fronte alle due capyjelle una sepoltura con un presepio, chiuso da una su- 
perba- grata in ferro battuto. * 

Una terza cappella fu aggiunta alle precedenti, per volontà di una 
g.'.:itìldonna veneziana, che a Pietro Perugino affidò 1' incarico di rappresen- 
ti re, la Vergine col Bambino in grembo, e i santi Gio. Battista e Sebastia- 
no, tavola che nel 178(5 passò alla jGralleria degli Uffizi. Melchiorre Dazzi fece 
oUruire una c.ippelia, in cui si ammirò per diverso tempo una tavola raf- 
figurante il Crocifisso colla Vergine e S. Girolamo inginocchiato, sullo stilo 
(li Lorenzo di Credi. 

Nel 1501, disparve l'abside antica e, nella tribuna dell'aitar maggioro 
venne collocata la tavola dell'Angelico; le cappelle dell'Annunziata e dì S. 
Antonino cominciarono a costruirsi nel 1507; la prima fu condotta a termine 
nel 1559 da Niccolò GadJì, che vi fece trasportare la tavola Ae\V Anìì:unzia(a 
dipinta dall'Angelico e ((uesta venne sostituita da quella dei Re Magi, che il 
Ferretti colla Cronaca del Convento ritiene giustamente per lavoro dì Giov. 
Antonio Sogliani, contrariamente al Vasari, che la giudica solo abbozzata 
dal Sogliani e terminata da Santi di Tito. Nella cappella di Sant'Antonino, 
finita nel 1588, fu posta una. tela colorita dal genovese Gio. Battista Paggi, 
(juadro, che fu rubato nel 1850. 

Nel 15j0, da Francesco Mariani, già ricordato, furono affrescati i ritrai- " 
ti del B. Giovanni Dominici e di Sant'Antonino nel chiostro antico. 

Il eh. a. si diffonde, quindi, a descrivere il Convento, facendone una 
storia assai particolareggiata e riproducendo il bellissimo colonnato, che si 
deve a Fr. Domenico Portigiani ( 1588 ), la cappella delle Beatitudini, nel- 
r orto dei Frati, affrescata da Lodovico Buti, i banchi della sagrestia, intagli 
e tarsie del sec. XVI, un Crocifisso in legno di Andrea Ferrucci da Fiesole 
(m. 1526), il campanile condotto a termine nel 1613 su disegno di Matteo 
N'getti, V Annunziata di Iacopo da Empoli, il battesimo di Gesù 'di Lorenzo 
di Credi, il Crocifisso della Compagnia di San Donato di Scozia, scultura in 
legno del sec. XIII e un busto in rame di questo stesso Santo; sono pari- 



Hcufspgna hihliogi afiea deW arte italiana. 19 

nwutì riprodotti <>:li stemmi deg^li Agli, dei Dazzi, dei Gaddi, dei Martini di 
Veaesia, di Mons. 'Angelo da Diacceto, dei Brignole di Genova, di Mohh. 
Bernardo del Nero, dei Guadagni. 

Molte altre notizie, che pure giungerebbero gradite agli ettidiowi dell'arte, 
ha omesso, per amore di brevità, ed anche perche^ questo rapido cenno ponsa 
iuvo;^liare parecchi ad acquistare il libro, colla certezza che PaHpettativa non 
potrà restare delusa; poiché, questa monografìa, benché condotta con severo 
metodo critico, si fa leggere tutta di un fiato, con un vero godimento in- 
tellettuale. 

Firenze. 2 ffMraio 1905. 

Mbdardo Mokk'I. 

Doit. Giulio Carotti, Le opere di Leonardo, Bramante e H'iffaello. — 
Con 18S illustrazioni. — Ulrico Hoepli, Milano, 1905. 

Il volume, nitidamente e riccamente illustrato, non è che la prima par- 
te di un lavoro che il C» si ò proposto di pubblicare intorno ai più grandi 
artisti italiani del Rinascimento, nelT intento assai lodevole di indicare alle 
persone colte che desiderino di saperlo, quali siano le opere che, secondo il 
parere de' dotti, si possono ritenere veramente certe di Leonardo, Bra- 
mante, Raffaello, Michelangiolo, Giorgione, Tiziano e Correggio. 

La pubblicazione del C. che a prima vista sembrerebbe di semplice e 
pura divulgazione, ha invece carattere anche critico, poiché TA, come 
è detto nella prefazione, studia direttamente le opere degli artisti ch'egli 
intende illustrare, cercando^ « di penetrare nello spirito di quelle creazioni e 
nella laro esecuzione »; intendendo per tal modo di esporre una parte do' 
suoi « risaltati di tanti anni di studi > sulla vita e le opere dei primi tre 
grandi malestri su menzionati. 

Kelativamente a Leonardo da Vinci, dice le ragioni per cui é indotto 
a riconoscere che, pur essendo la Madonna della Grotta del Museo del Lou- 
vre indubbiamente dipinta da Leonardo, anche quella della Galleria di Lon- 
dra è creazione dello stesso artista; così é lieto di additare agli ammiratori 
del nobilissimo maestro il ritratto, secondo il suo modo di vedere, di Cecilia 
Gallerani, dipinto da Leonardo, ora nella Galleria Czartoriski di Cracovia e 
che crodevasi smarrito-, mentre d' altra parte dimostra che non sono sue né 
la brille ferronnière del- Louvre, né la testa del Redentore della Pinacoteca 
di Brera (tolta già anche da altri dal numero delle opere certe di Leonardo); 
né infine il bellissimo busto in cera del Museo di Lille (creduta anche di 
Raffaelloi, opera, aff^irma il C, del secolo XVII o XVIII. 

Nel secondo capitolo TA. riassume e riordina le notizie che si cono- 
scevano intorno a Bramante (sempre scarsissime quelle intorno alla sua gio- 
vinezza), discorrendo di quella eh' egli chiama « formazione del suo stile » 
e indicando la serie di quegli edifici, che, dopo lungo e meditato esame, ei 
crede di poter ritenere delF insigne architetto urbinate. Quanto ai dipinti 
del Bramante, il C. aggiunge alle note figure d' uomini d' arme, ora nella 
Pinacoteca di Brera, V Argo del Castello Sforzesco di Milano, le quattro 
gì-andiose figure di angioli, eh' egli potè vedere e studiare con grande dili- 



1 



20 



Rufi^egna bibliografica delVTirie italicma. 



^ciiza da vicino, dipinti nella crociera della Certosa di Pavia (a p; 164 ne 
determina il carattere, paragonando detto figuro con qfielle 'degli namini 
d'anno a Brera), e il d'iaegno di una testa virile, già nella rnecolta HaWeh 
di Cassel, attribuito ^ Bartolomeo Montagna, mentre pel nostro A. potreb- 
b'essere un primo pensiero ed un primo disegno per il Cristo di Chiaravallc. 
A proposito di questa parte, eh.' è forse la più bella del libro, vedasi ciò 
che scrive il Malaguzzi nell'ultimo fascicolo della AV/.s-sv/y/wV Jr/e, 'special- 
mente per quanto riguarda Giov. Antonio Ainadeo, considerato come archi- 
tetto, nel periodo di tempo che precede T andata di Bramante in Lombardia. 

La questione massima sollevata, o meglio, rinverdita dal C. nella tcrssa 
parte del suo lavoro, intorno al famoso' ^/6ro dei disegni dell'Accademia di 
Venezia, che il nostro restituisce a Raffaello giovanetto, 6 di quelle che non 
si risolvono d' un tratto, poiché non si hanno ancora, secondo il parere della 
maggior parte de' critici italiani e stranieri, dati suflicienti per venire ad 
una conclusione, che possa contentare quanti da gran tempo s' interessano 
dell'intricalo problema. Non che le ragioui addotte dal C. non • meritino 
l'attenzione degli studiosi, ma perchè fra queste e tjuelle esposte in contra- 
rio da' numerosi scrittori che lo hanno prceduto nella questione, c'è tale un 
dissidio, tale un abisso, come altri ebbe già a notare, che è vano sperare 
oggi un componimento ragionevole. 

Inutile aggiungere che ciò nonostante il libro del C, edito dall' Ilocpli 
Cfni r usata eleganza, come libro di divulgazione particolarmente; ha sin 
golarissimo pregio, ed è da augurarsi che quanti amano conoscere i princi- 
j)ali artisti italiani del Rinascimento, adornino la propria libreria con que- 
sto volume di ben S70 pagine, elio- a tutte le persone colte si raccomaiida 
anche pel suo prezzo eccezionalmente modesto. 

E. Calzini. 



Romualdo Fantini, Sttn G intignano e Cnrialdo — (N. 11 della colle- 
zione, «Italia Artistica* Monografie ìllustrat**, pubblicate dall'Istituto 
d'Arti grafiche di Bergamo. 

L' idea di Corrado Ricci di mettere insieme a poco a poco, per mezzo dj 
una serie di monografie illustrate, accessibili a tutti, una Italia' ari isticuy è 
un' idea degna dell' uomo geniale che egli è, e merita il plauso e il consenso 
di quanti amano l'arte nostra e la diffusione della cultura in generale. In 
(questo modo, non solo si ha il vantaggio di accrescere la conoscenza di tanti 
monumenti artistici anche di piccoli centri ignorati o quasi, ma di eccitare 
altresì l'amore e l'ammirazione di molti fra gli Italiani, che, per averle 
troppo famigliari, sembrano trascurare è trascurano infatti troppo spesso 
le più pure testimonianze della nostra gloria. . 

Ma, si capisce bene, il lusso della carta e dei caratteri, la riproduzione 
più o meno felice delle opere d'arte e dei paesaggi, non bastano a rendere 
pregevoli i libri; e vien fatto dì pensare "all' immenso vantaggio che avreb- 
bero su certe pubblicazioni nìoderne di gran moda, tante, per esempio, di 
(jiielle vecchie nostre storie municipali scrìtte con' molta e soda dottrina, se 
avessero avuto la possibilità di valersi di tutti quei mezzi che accrescono 



UaHSQgna hiblib* fra fica dell'arte italUuut. 21 

o^gi il valore intrinseco di nn libro, e stuzzicano più spesso il g-usto v In 
smania di novità, il scuso più o mono S(|UÌsito dell' e]o«i^anza dei lettori in- 
ooBtentabiii. 

Qui»te considerazioni andavo facendo, mentre scorrevo la niouo^ratia 
di Romualdo Fantini, su « S. Gimi^nano e Gertaldo », che, francamente 
non mi sembra corrispondere a quello che si poteva aspettare da \\\\ giov.'un\ 
già esperto e intelligeate di cose d' arte che si mette attorno a un sofr^rt^tlo, 
diciamo pure, invidiato. S. Gìmignano infatti, per le sue vicende storiche, 
per la copia del suoi monumenti, per le caratteristiche del suo paesaggio, e 
la particolare conservazione dei suol caratteri medievali, doveva presentarsi 
in condizioni privilegiate, tanto per una riproduzione alU>ondante di quadri, 
di chiese, di palazzi, di torri, di piazze, di panorami, quauto per un garbato 
accenno ai fatti più rilevanti della sua storia che dovesse penetrare e com- 
piere l'esposizione artistica e rendere, secondo il concetto del direttore della 
raccolta, la monografia qualche cosa di più e di diverso da una scmpliee 
Guida. 

il lavoro invece del P. apparisce a prima vista confuso e disordinato ; fa 
r impressione di essere stinto jn esso insieme eoa fretta, se non proprio, come 
alcuno potrebbe sospettare non pensando alle condizioni diffìcili del nostro 
commercio librario, con intenti di lucro, data la considerazione sempre più 
crescente in cui S. Gimi^ano è tenuto sopratutto da» fore^stieri. Comunque 
sia, dal libro del P., difficilmente uno potrebbe rendersi conto dell' impor- 
tanza artistilia presente di S. Gimiguano e delle ragioni storiche che d *.- 
terminarono le opere d'arte e i caratteri che rfha ammirianm; che i brevi 
accenni tolti dal Peeori e distribuiti qua e là franunentariainonte son tr.)p- 
po sproporzionati al lu^so stelle riproduzioni fototipiche, che vanno dai 
dipinti di Benoifzo, del Ghirlandaio, del Sodoma ecc. alle tavole del Lippi 
e dei Pinturicchio, alla Chiesa di Quercecchio di nessun valore archi tetloni 
co, ai Bovi del Giovedì Santo e alle portatrici di pane. 

. Kè l'informazione può dirsi sempre sicura sia che derivi direttamente dal 
Pecori, sia dovuta a notizie attinte personalmente dall'autore. Cosi per 
citare qualche esempio, il dij^e cbe l'antico palazzo del Potestà servì « di 
albergo e di ospedale, poi per l'arte della lana, per le scuole e finalmente 
per teatro », (pag. 13) è un po' diverso da (quello che dice il Pecori forse con 
maggior grazia di stile a pag. r)63 della sua storia. (') Perchè anche senza es- 
sere pedanti, lo stile forse non corrispoude sempre alle asf)irazioni dello serit 
tore. Lasciando stare la fantastica contemplazione di S. (Jìinignaiio al lume di 
luna, con cui comincia il libro e i corvi che si aggirano intorno alla liogìios i 
e che veramente da pochi anni soltanto han preso domicilio nelle nostre 
torri, non mi sembra davvero di buon gusto il dire, parlando della Collegiata 
ehe « alla animazione delle pareti dipinte e delle volte trapunto di stelle, 
contribuisce anche il ricordo squillante della voce del Savonarola » (pag- -■>.'• 
Come neppur possiamo dire sempre felici le descrizioni degli affreschi, delle 
tavole, dei monumenti in genere, essehziali forse in libri sifl'atti, e che ci 



(i) Pecori, S/on'a della terra di S, (^'niiguano. 



22 Rassegna bibliografica deW arte Ualian(t 



lamio pensare con desiderio a quelle qualche volta enfatiche, ma sempre belle, 
nel loro colore, dateci dal Pecori. • 

Cosi per quanto si riferisce alla cappella di S. Fina avrebbe potuto at- 
tingere qualche particolare più preciso a un breve scritto del benemerito 
Proposto Ugo Nomi Pesciolini, pubblicato fin dal 1893 ('). E' pure inesatta 
chiamare « magnifica /orre intatta » (pag. 20) quella del Comune, colpita 
tante volte dal fulmine (*; e in conseguenza rif^arata visibilmente per un bel 
tratto in un tempo non lontano; ©d è strano leggere che la chiesa monu- 
mentale di S. Agostino, sìa tolta al culto, e, riferendosi alla Torre grossa 
che « il ripiano supremo essendo chiuso da una grata di ferro; riesca impos- 
sibile cogliere d' un solo sguardo V aspetto e la pianta del paese che appare 
air incirca di una figura allungata ecc. » (pag. ì>8). Bastava rivolgersi al 
custode, per avere il gusto di salire sull'ampia terrazza, donde si può rile- 
vare benissimo, volendo, la pianta topografica del paese, godere lo spetta- 
colo di un ampio orizzonte, e apprezzare le bellezze caratteristiche del pae- 
saggio Sangimignanese, che non hanno potuto, sembra, guadagnare le sim- 
patie del P., il quale dovè percorrerlo, non so se in stagione poco propizia, 
per recarsi a visitare la Chiesa di S. Lucia e la Pieve di Cellole. Dipende 
pure dalTinformazione manchevole, dì cui parlavo, il trovare scritto (pag^. 73 : 
« Su la parete a sinistra [ della Chiesa di S. Agostino ] non scorgo la tavola 
attribuita a Benozzo e che rappresentava la Vergine dal pomo granato fra 
santi. Come pure non vedo nella parete dell'organo la grandiosa Risurrezio- 
ne, cui accenna il Pecori ». La Madonni^ attribuita a Benozzo- si trova ora 
fra gli altri quadri della Piuacotega comunale; e la Risurrezione, non certo 
grandiosa come la chiama il Pecori, sta a guisa di copertura, sul prospetto 
dell' orgAno, trasportato, dopo la stampa dell'opera del Pecori, sulla canto- 
ria, che sovrasta 1© cappelle di Santo Bartolo e del Rosario. 

Un'altra osservazione potrei fare infine relativamente alla toponomasti 
ca, e ai tUoU (come direVJ apposti alle riproduzioni fototipiche. Perchè non 
dire Arco della cancelleria y invece dì Arco di S. Matteo; Piazza del Pozzo 
invece che della cisterna; Torre grossa invece di torre del Comune; Piazza 
del Duomo invece di Piazza della colleggiata? 

Peggio ancora scriveTe sotto una veduta disparte del Paese: « La torre 
della propositura in via dei Becci », mentre si tratta di quella torre che ri- 
mane in realtà in Piazza Pecori e che si vede pure da via de' Becci, o 
chiamare « avanzi dell'ex convento di S. Francesco in via S. Giovanni », 
quelli che sono avans^i o meglio la facciata dell' antica chiesa di S. Giovane 
ni de' Gerosolimitani, che prese poi il nome di S. Francesco. 

Delle pagine su Certaldo non ho niente da dire, e va data molta lode 
air Autore per aver raccolto quello che si poteva e il meglio che è vi»nuto 
fuori dai recenti restauri del Palazzo Pretorio; se un appunto anzi si do- 
vesse fare, sarebbe quello della troppa abbondanza, specie delle incisioni, 



(i) Una preghimi a S. Fina di Vincenzo de' Cetti ecc. pnbblicata e illustrata per la prima 
volta d.il prop. Ugo Nomi Pesciolini ecc. coli' aggiunt.a d' una breve notizia della vita e della 
CappcH.i di S. Fina; Sien.a tip. S, Bernardino 181)3. 

(2) Pecori pag. 538. 



liiisiif*gnn bibliografica del r arte italiana, li.'i 

« 
che arrivano 6no a riprodurre un seggiolone, una cassapanca e altre moliilie 
del sec. XV'II esistenti attualmente nella casa del boccaccio ! 

Xè, d'altra parte, sono campanilista fino al punto di discutere sulT op 
partttnità di comprendere S. Gimig'nano e Ccrtaldo in un' unica monognitia 
artistica. 

Ili ogni modo il lavoro comunque fatto (e il P. poteva certo farlo me- 
glio) è il migliore fra i pochi che abbiamo avuto finora, e porterà anch* esso 
qualche utile ai due Paesi, iluchè non sorgerà forse un giorno T idea di 
illustrare, in una sola opera, tutti quanti i monumenti artistici delT intera 
Valdelsa. 

Dr. GiiDO Traversa RI. 



Bl6IitOG(?AFIA 

Opere di carattere n^nerale» 



^*^ Pietro d' Achiardi, noW Art€ del settembre e ottobre ll»04, 
piibblìcfi mi ampio e utilissimo articolo intorno ad alcuna apara di 
aaultitra In lagna dal sacall XIV. a XV; su quelle opere cioò, che a|)- 
punto perchè generalmente poco conosciute e poco studiate fra noi, 
meritano tutta la nostra attenzione,' tanto più che V Italia anche in 
questo genere di scultura, la quale vaiita artisti come Iacopo della 
(guercia, Donatello e Brunellesco, occupa un posto di capitale impor- 
tanza. Numerose e grandi illustrazioni adornano lo scritto. 

*** Nello stesso fascicolo de L'Arte E. Calzini discorre del- 
r ingente furto di oggetti preziosi alla cattedrale di Osimo, inseren- 
do in upta una particolareggiata descrizione, lasciataci dal Fanciulli 
(XVIII secolo), del prezioso trittico del Quattrocento, asportato fra 
altro dalla detta .cattedrale;- della conservazioni^ dei monumenti di 
Ancona, barbaramente tenuti, e dell' oratorio di S. Chiara in Urbino. 

^* ^ L'origine e le particolari vicende de La librarla di San 
■area e degli artisti che in qualche modo presero parte ai lavori 
della decorazione di detto edifìcio, sono narrate in una pubblicazione 
di L. PiTTONT, Pistoia, 1903. 

#** Della Collezione Seemann (Leipzig) fanno parte altri due 
bellissimi volumi, splendidamente e compiutamente illustrati, dedicati 
alle città di Pisa e di Bologna, gloriose di tanti monumenti d* arte 
medievale e della rinascenza. Paul Schubrixg è autore della mono- 
grafia consacrata a Pisa, LuDwig Weber ha scritta V altra su Bolo- 
gna. Il camposanto pisano, le opere di Niccolò e (iiovanni Pisano 
per la prima, il periodo dei Bentivoglio a Bologna hanno ofìerto ar- 



*i4 lìcistsegìin bibliografica MV arie italiana. 

^onionto a CHY>itoli interessantissimi. Magnifiche, al solito e assni nu- 
merose, le riproduzioni. ' ■ • 

^*.3^ Sul Cenacolo VI Leonardo e sul modo di conservarlo, scri- 
vo, nel giornale : // (Uimpo (Torino, 2i) gennaio 1905), un gustosis- 
simo articolo Ai.FREix) Melani; il i|uale ha fede che per la nota vti- 
lentìa del prof. Luigi Cavenaghi, che assunse il grave compito di 
restaurare V insigne lavoro vinciano, il Cenacolo possa essere conser- 
vato ([uale h ('poich(^ resUiuro in (jucsto caso specialmente significa 
< fermare » il colore e non altro) per molti anni ancora. 

^^*^ In Natura e Arta del li gennaio 11)05 lo stesso Melavi di- 
scorre de' seguenti argomenti : Educaxiono estetica; L' arte • la 
Scuola; Esagerazione nel r Arte; Sepolcri deirArte. 

^* ^ Una (luestione di molto interesse per gli scrittori e studiosi 
deirarte ^ svolta ampiamente nell' opuscolo : A proposito dei divieto 
fatto al fotografi di trarre riproduzioni nei Musei e f^lierie dolio 
Stato — Considerazioni di Caklo Hkooi, con una premessa dell' on. 
(riovAXNi HosADi. - Firenze, E. Ariani, lii04. 

^^ ^ In uno de' suoi articoli pubblicati in Arte e Storia (5 dicem- 
bre ll»04j Alfredo Melani discorre brevemente di Un desco da par- 
te del Masaccio (?) nel ^luseo di Herlino, e delle Scuole d* Arto 
applicata, — Sotto il medesimo titolo, nel numero 1-2, 190r>, dello 
stesso periodico fiorentino il ^lelani pubblica una interressantissìnia 
lettera indirizzatagli da Mr. W. II. (Joodyear, a proposito del tempto 
di S. Marco a Venezia e dei restauri che vi si volessero eseguire, 
dopo la nota relazione fatta dagli architetti Manfredi 'e Marangoni, 
intorno alle condizioni statiche (h-ir insigne basilica. 

^* ^ Molte Notizie dalla frermania e rlalV Austria-Ungheria nel 
penultimo fascicolo deir Arte (1904) pubblica A. Venturi. Vi discorre 
di quadri falsi nella galleria di Monaco, di restauri ai dipinti della 
stessa galleria, di ricostruzioni di editici monumentali in Cfcrmania, 
del nuovo museo Federigo a Berlino, de * La Resurrezione » di (la- 
sa Roncalli di Bergamo, nel museo di Berlino, della vendita di ope- 
re d'arte, della (ralleria e dei Musei dell' Austria-Ungheria e delle 
esposizioni retrospettive di Praga, di Dusseldorf, ecc. 

^* ^ Nello stesso fascicolo A. Mrxoz stampa un' amivi a recensio- 
ne del volume di .Julius Kukth : Die Mosaikeu der christlichen Aera. 
I. Die WandmoHaikeu von lìareuna. LcMpzig, Berlin. Deutsche Bibel- 
gesellschaf't, \\K)'2, pa«j:. Vili, 21)2, in 4% con 1)2 lavole. I. C. Favini 
ragiona dell' opera di P. Piccirilli : La Marsica — Appunti di sto- 
^'ia d'arte^ voi. 1, con 57 incisioni intercalate e 7 tavole l\iori testo. 
Trani, V. Vecchi, li)04. 

4fc*# Xe Im Iattura del gennaio 11)05, Luca Beltkami stampa 



Rassegna bibliografica dell arie italiana. 2') 

un articolo illustrato clic ha pi-r arjj:omcnt() : I musei • la cleptOMa- 
■la artistica. 

^* ^ In The Burlingfony^ MagaziiH', VM)\, IV, \V. Hook a p. 21.'» 
discorre di un bassorilievo in bronzo (iella collezione Wallace rap- 
pre^entiHite una danza di ninfe e attribuito al Kiccio, mentre il H. 
io ritiene opera di qualche artista francese del scc(>lo XVII 1. 

^*^ CiNo Acc'ÀsciNA, nel Secolo XX del dicembre 1*.M>4, descrivi» 
ed illastra II Libro d'ore dalla duchessa Bona, riproducendo lun 11 
miniature fra le 20H che l'adornano. Il liì)ro d'ore di Hona Sforza, 
che trovasi a Londra nel British Museiini, è, come è noto, uno dei ca- 
polavori più si)lendidi che T arte della miniatura abì>ia prodotto du- 
rante il Rinascimento italiano. Nel 1871 fu portato a Londra da un 
ìsignor Robinson che V aveva couii)rat{) a Madrid poco prima. A Lon- 
dra passò a Mi\ John Malcolm per im,(XX) lire. Nel \X\K\ questi lo 
liiaciò al British Museuni II libro misura 15 centim. in altezza e lidi 
larghezza; è composto di 884 pagine di bella pergamena, di cui (»-l 
sono interamente miniate e 13!> adorne di bordure che circondano il 
testo manoscritto. Il libro dovò essere composto dopo il 147r», anno in 
cui morì (ìaleazzo Sforza. Terminata la parte descrittiva del libro l'a. 
riassume, in breve, le vicende del libro stesso e discorre delle minia- 
ture, accennando air ipotesi del Warner e al giudizio del dott. Mailer 
Walde che nelle miniature del Libro d' ore riconosce la mano abi- 
lissima deir artista elle miniò la Grammatica di Donato della Biblio- 
teca Trivulziana di Milano; e cioè di Amì)rogio Preda o de Predis, 
che la miiggior parte de' critici riconosce come autore delle minia- 
ture del Donato. 

#*^f Nel Secolo XX del gennaio li)05 si ìeii;^^o un articolo di C. 
Hicci su La fotografia o V arte nella rapprasontazleno del vere, 
stralciata da un volume di prossima pubblicazione degli editore Tre- 
ves, in cui sarà raccolta una serie di conferenze tenute a Firenze 
dai signori G. Mazzoni, A. Chiappelli, (ì. Fano, V, Oietti, C\ Placci, 
F. S. Nitti, ed altri valorosi. 

^* ^ Un notevolissimo articolo su Duccio e Clmabuo dinanzi 
alla odierna critica Inglese ò quello di Ai.kssandko Chiappklli pub- 
hlicato nella Nuova Antologia del 10 setteml)re 1*»01. 

^*« Il plagio del nuovi manuali di storia dell' arte e il titolo 
di un lungo articolo di L. Testi inserito nella Uassctjnd Nuzlonule 
del novembre li»0;'5, in cui V A. dimostra come fu compilato il ma- 
nuale di (t. Natali ed E. Vitelli e quello di G. Lipparini. 

^^^ Hu la chiesuola di San Qulrlco In Lapodona, una povera 
chiesa abbandonata del secolo XII con la cripta die risale forse al 



26 Rassegna bibliografica delV arie Ualiamt, 

iiocolo IX, discorre in Fanfulla della Domenica, del 25 setteui]>rv 

1904, A. COLASAXTI. 

^* ^ Sa L'aHHazIa e l'Isola di Montacrista è uscito un volumet- 
to di A. L. AxGKLELLT, e»lito a Firenze dalla tip. Minorenni Corri- 
gendi, 1903. 

^ * « Por la coltura raglanala o artistica si legge un buon arti- 
colo di Luigi Venturini nella Rivista d' Italia (novembre, 1904). 

^*^ La chiesa d'Altacomba in Savoia, dove sono le tombe J^a- 
baude, ed altre illustrazioni riproducenti antiche medaglie e la tom- 
ba di Umberto Biancamwio, adornano uno scritto dedicato agli Um- 
berti che regnarono di Casa Savoia, in Secolo XX (dicembre 1904). 

^*^ J. P. KiCHTER, Cataloguo off pleturos at Loako Park (I^on- 
dra, 1904). Tratta di una collezione per la massima parte formata ia 
Italia : al Cossa è attribuito un profilo che sembra rappresentare Er- 
cole d' Este e che dal Cavalcasene era giudicato di Giovanni Santi; 
al Bacchiacca è assegnato un quadro con Gesù che porta la croce; 
uno scudo su cui 6 dipinto Davide vincitore va sotto il nome di A. 
Pollaiuolo, ecc. 

^*^ Coi tipi della libreria Salesiana di Firenze (1903) è uscito 
il L volume (Galleria degli Uffizi-Pittura) della pubblicazione intito- 
lata : La Maraviglia dall' Arta nollo Rogle Oallorlo Horontlno. Il vo- 
lume adorno di numerosi clichès vuol essere una illustrazione di ca- 
rattere popolare delle più insigni opere di pittura, specialmente d' ar- 
te sacra, ond' è ricca la Galleria degli Uffizi. 

^*^ Nella Rivista d' Italia del dicembre 1904 Angelo Solerti 
inserisce un articoletto sul -Petrarca dlsagnateray chequi indichiamo 
solo a titolo di curiosità. 

^*# Nel Secolo XX (febbraio 1905) è uno scritto dì Oreste F. 
Tencajoli intorno al Palazzo del Papi In Avlgnena, ornato, come 
è noto, da insigni pittori italiani, tra cui Simone Martini da Siena, 
da suo fratello Donato e da altri seguaci loro. La maggior parte de- 
gli aflreschi della sala Concistoriale del Palazzo sono attribuiti infatti 
a Simone, benché alcuni critici d' arte, li assegnino a suo fratello. 
La prima delle due cappelle Concistoriali, quella papale, misura ni. 19 
d'altezza, 50 di lunghezza e 15 di larghezza : cinque giganteschi pi- 
lastri sostengono la volta dipinta da Simone Martini; morto il quale, 
nel 1344, venne affidata da Clemente XII la decorazione delle pareti 
ad artisti allievi del Martini stesso. Le pitture rappresentano fatti 
della vita del Precursore, di S. Elisabetta, Sant' Anna, S. Zacca- 
ria, ecc. Peccato che questi e gli affreschi delle altre stanze e cap- 
pelle non si trovino in buone condizioni. 

«** ^KLLo Tarchiaxi nella rivista settimanale fiorentina, Il Re- 



ttansegnn bibliografica (lelV arte^ italiana. 27 

gno^ del lo gc^nnaio 11^05, purla de Oli Uffizi quali «ran» o quali sa- 

rannè; per ont tratta soltanto de / corridoi e de La Tribuna. 

^* ^ Intorno a I Tabernacoli di Firauza, molto si (^ scritto in 
questi ultimi m<»si, speciiilmonte sui giornali locali. (ìrii)o Cahocci in 
Arta e Storia del 5 dicembre 1004 inizia un lavoro che ha per iscopo 
r iUiistrazione di detti tabernacoli, rile\'andone brevemente i pregi 
d'arte, raccogliendo le principali notizie die ad essi in ijualche mo- 
do si riferiscono. 

^*# DoMEXic'o CiAMPOLT nella i^/W /o/f/ /a di luglio-settembre 1!»04, 
illustra il Codloe Patrarahosca dalla BlUllataca V. Einanualo, ripro- 
ducendo diverse pagine del codice, importante anche per la singo- 
larità delle figurazioni, * 

«^« Benjamin Ivks («ilman, Manual off ItaUan Renalssanea 
Scttlpture, as illustrated in the Collection of casts at the Museum of 
Fine Arts, Boston, 1004. Dopo un largo cenno, a mo' di introduzio- 
ne, sulla scultura italiana del Kinascimento, il dotto a.. Segretario 
del Museo .di Boston, dà 7iotizia di tutti i principali maestri toscani, 
cominciando da Niccolò di Pietro e (liovanni Pisano, ad Andrea Or- 
cagna a Iacopo della Quercia, a Lorenzo Ghiberti a Donatello, da 
Lucii e Andrea della Robbia ad Antonio Federighi, al Rosselli no, a 
Desiderio, al Pollaiuolo, al Verrocchio, a Mino da Fiesole, a Benedet- 
to da Maiano, a Matteo Civitali. L'ultima parte delT elegante libret- 
to, che è la più ampia, 6 dedicata a Michelangelo, del quale son pre- 
se in particolare esame diverse opere, tra cui il Davide, le statue 
degli schiavi, scolpite per hf tomba di Giulio II, le tombe de' Me- 
dici, in S. Lorenzo, ecc. 

^*\^ Dalla Gallarla Vatlaana offre una breve guida Tommaso 
Bencivenga (Roma, Bernardo Lux cdit. 1905), che si propone di da- 
re solo brevi e semplici illustrazioQÌ dei capolavori che nelle galle- 
rie si conservano. 

AbruEEo» 

^* ^ Ottime notizie su diverse apara d' arta a Vlttaritay un pae- 
sello abruzzese a 377 metri sul livello del mare e a cui si accede 
dalla stazione di Popoli, oppure da Pentima, inserisce nell' Arte (set- 
tembre-ottobre, 1904) P. Piccirilli. L' Abruzzo, ripetiamo col P., 
possiede un patrimonio artistico di grande importanza, che valorosi 
scrittori vanno mettendo in evidenza, prima fra questi il Bertaux, 
epurando, allargando le indagini e meglio analizzando quanto è stato 
detto da eruditi non adatti alla critica dell' arte; peccato però che 
tale patrimonio, per colpa di municipi indolenti e per la negligenza 
di coloro a cui ò affidato, vada sempre più assottigliandosi e depe- 



28 • RcisHegnu bìblioffn^uficadelV arte Uaìiana, 



renilo scmpro più, onde bene avverte il nostro che < uria rigorosa 
sorveglianza oggi s' impone. » 

# * # In lìollcttino delia Società di sforìp, patria negli Abruzzi 
(Puntata VII, a. 11)04) (I. Paxsa pubbliòa una incisjone deir anno 
1251, esistente nel!' antico palazzo De Pizzis d' Ortona a Mara, e ora 
dì proprietà del sig. Michele* Oaofrii, in cui si nomina il celebre ar- 
chitetto Luca di Manopello che nel 1270 costruì in Teramo, fuori 
porta S. Spirito, quella bella fontana di cui si serba ricordo in un'al- 
tra iscrizione in versi leonini, sita nella chkìsa S. Giuseppe. Per la 
lettura degli ultimi versi della ricordata iscrizione del 1251: < ma- 
gister Lucas de Manopello fecit hnnc fortvm >, il P. pQpsò che allo 
stesso Luca si dovesse la costruzione d'un forte o castello; ma nella 
puntata successivo del detto Bollttiino il P. torna sulP argomento e 
scrive : Ora, da un esame più coscienzioso, risulta che V ultima paro- 
la deir iscrizioiie è fontenv q non fortem, «di maniera che P opera at- 
tribuita all' architetto di Manopello sarebbe stata una fontana e non 
un castello. E che cosi sia, soggiunge, si desume anche da un antico 
nis. di Memorie ortonesi, attribuito ad uno dei De Pizzis di Ortona, 
in cui ò detto che quella iscrizione « i signori della famiglia De Piz- 
zis dal fonte detto del Mare trasportarono nel loro palazzo'. > 

^* ^ Nel bellissimo Emporium di Bergamo (gennaio, 1905) Art. 
Jahn Rusconi stampano articolo illustrativo, Attraverse l'Abruzzo: 
Atrly che ò qualche cosa di più di uno scritto di semplice divulga- 
zione, poiché il K. non si limita a far conoscere la bellezza dei mo- 
numenti di ^tria, — la Cattedrale specfalmente, la sua facciata, .i 
suoi portali, i suoi afifreschi di capitale importanza, le sue tavole di- 
pinte, ecc. — ma rileva quanto non fu fatto da altri, o.nòn lo fu 
abbastanza, P importanza cioè delT arte pittorica in Abruzzo ne' se- 
coli XIV e XV. Due grandi artisti, nota il R., sono stati riconosciu- 
ti (un trecentista, degno per molti rispetti d' essere, paragonato ai fa- 
mosi maestri della Toscana, che eseguì gli affreschi della cripta, ed 
un quattrocentista che ornò il coro della cattedrale) : ora è -da rico- 
noscere P attività loro, la loro scuola. < Luca di Penne ricordò o lo- 
dò quel Luca di Atri € pittore insigne del suo tempo » cui fftrono 
attribuiti gli affreschi del coro. 'Ma quest'opera 6- certamente della 
fine del 1400, mentre Luca di Penne visse circa il 1370. La testimo- 
nianza del giureconsulto può essere esatta; e senza inverosimiglianza 
al pittore Atriano possono attribuirsi i frammenti delle pitture del- 
sottotempio. 11 Bertaux, avverte ancora il R., che confutò la testìinD- 
nianza di Luca di Penne, non si avvide che anche le ragioni crono- 
logiche vietavano d' attribuirò al pittore ricordato nel trecento le 
opere riconosciute della fine del secolo seguente, e non pensò alle 



* Rassegna bibliof/rafka del r arte italiana, *2D 



]>itturc ma^nifieho della cripta, ricordando il nome del misterioso 
pittore Atriano. Unu tale spirgazione s* impone : essa risolve eosì un 
grave e importante problema della storia delT arte in Abruzzo, ed 
apre una serie di nuove questioni interessanti. » 

Eiuilia. -^ 

^*^ In un breve articolo, dettato con forando am(»n* prr le no- 
stre meihorix? artistiche», stampato in Artv. e Storia del 20 novembre 
JOOi, OiAMHATTisTA Crema deplora, a proposito de Oli affreschi dal 
Palazzo Schlfanoia In Ferrara» la poea eura ehe il comune di (| nel- 
la citt;\ ha per le cose d' arte e specialmente per ciò che si riferisce 
alla conservazione di detti affreschi. Nel Marzocco del 18 dicembre 
scorso, il prof. Giusei'pe Acjnelij pubblica un articolo in cui si vuol 
dimostrare che le notizie date dal- C. non sono esatte e i f^^indizi so- 
no ingiusti; ma nel n. 1-2, 1905 di Arte e Storia il ('rema replira 
con un altro scritto -nel quale esp0T>e, tra altro, le ragioni per cui 
egli crede che V opera insigne del Tura lasciata a se stessa, vicino 
ai laboratori del r Uni versi tfi, non può non deperire sempre più, an- 
che per razione dei gas, degli .acidi e degli altri reagenti, i (|uali 
finiscono per decomporre lentamente i metalli, di cui sono forniKti i 
colori, anche a grande distanza. 

Inasto. 

4ft*^ In Archivio della li. Società Romana di storia imtria, p. 5 e 
segg.,' 1904, G. GiovANNoxi pubblica alcune Nate sul marmorari 
romani. « 

^* ^ Un dotto articolo su Una chiesa del Palatino : Santa Ma- 
ria < In Pallerà », che oggi ò intitolata a S. Sebastiano i» che ò l'u- 
nico editìcio cristiano antico esistente sul Palatino, stampa nello stes- 
so /4rc/i. della Società Rom, di storia patria (Koma, voi. XXVI, p. i)\:\ 
e segg.) P. Fedele. Il quale espone le ragioni per cui crede di poter 
far risalire la costruzione del monastero e della chiesa alla seconda 
metà del secolo X. 

.»*^ Attilio Kossi nella Rivista d' Italia dello scorso novembre, 
pubblica un buon articolo storico-artistico sul Cenobio baslllano di 
Qrottaferrata. Adornano lo scritto diverse illustrazioni, tra cui la tac- 
ciata e la torre della chiesa di S. Maria, il Castello Koveriano, il calice 
argenteo donato dal Bessarione l'sec. XVi, il chiostro, un affresco (h'I 
Doraenichino, la porta interna del tempio, [)art)colari di pitture sulle 
pareti laterali della chiesa, il fonte battesimale, il pallio bizantino, ecc. 

^*# Degli antichi dflreschi nella chiesa di S. Maria Maggiore 
a Roma dio per primo una notizia sommaria nella Tribuna del VI 



30 Rassegna bibliografica dell' arte italianS 



luglio 1904 Arduino Colasanti. I^gW Empormm del gennaio 1905 lo 
stesso C. torna a scrivere suU' importante argomento, per dimostrare 
ancora una volta che la mano, la quale esegui le pitture di S. Ma- 
ria Maggiore, è quella stessa' che nella chiesa superiore di Assisi di 
pinse le storie di Giacobbe e Giuseppe, che decorò la volta dei Dot* 
tori, che, insieme con altri, ebbe parte nella rappresentazione della 
vita di S. Francesco. Chi egli sia, conclude il C, non ci è dato di 
sap.*rc; è già molto aver determinato i caratteri dell' arte sua. — In 
proposito di tali affreschi, cfr. la nostra Rassegna (1904). a p. 154. 

liigiiria. 

^^ ^ Uno scritto interessante, anche perchè tratta di un monu- 
mento pochissimo noto, ò quello inserito da Luigi Romulo Sanguixeti 
nel Secolo XX del gennaio 1905 e che ha per argomento la illustra- 
zione, sia pure di carattere popolare, de La basilica dal Fiaschi a 
San Salvatore di Lavagna. Da seicento cinquantadue anni, scrive il 
S., magnifica e gloriosa, onore di Sinibaldo e Ottobono Fieschi (Inno- 
cenzo IV e Adriano V), sorge la basilica di San Salvatore. Da una 
iscrizione posta sopra la porta della chiesa si rile^ra infatti il nome 
dei fondatori e V anno 1252. Sopra V iscrizione è un affresco della 
metà del secolo XIII. La basilica « è di sttle italico, tutta jp pietra 
nera di Lavagna a strisce, alternate con- altre di marmo bianco > ; è 
a tre navate, e quella di mezzo, di stile gotico,^6 sostenuta da sei co- 
lonne. Dalle illustrazioni quivi riprodotte la basilica appare veramente 
magnifica. Vi si conserva, tra altro, un reliquiario (detto della Sasta 
Croce) superbo, benché di piccole dimensioni. La parte superiore, co- 
stituita da una croce, è appunto la crOce*papalo ch% Innocenzo IV 
portava nel petto quando nel concilio di Lione lanciò la scomunica 
contro Federico IL Dinanzi la basilica è II palazzc Fiaschi che il 
S. riproduce e brevemente illustra. 

.^ * ^ Di due cimali paca nati nella città di Finalborgo, un para- 
petto tutto in terra cotta, del principio del secolo XVI e un timpano 
marmoreo sopra una porta di recente^ costruzione, rai)prescntante in 
bassorilievo S. Giorgio, di stile ronmnico, discorre brevemente in 
Arte e Storia (31 dicembre 1904) I). Buscaglia. 

Lombardia. 

^^ ^ Di Un manumanta artistica in parlcaia, e cioè deir antica 
chiesa di S. Maria della Pace a Milano, discorre Francksco Mala- 
guzzi-Valeri nel Marzocco del 1 gennaio 1905. Il pericolo consìste nella 
vendita alF incauto dell' edificio, ultimamente adattato a salone pei 
concerti e, per gli oratori del Porosi, che il^I. illustra })revemente, 
valendosi' di copiosi documenti dell' archivio di Stato di Milano, 



* 



* 



Bassegna bibliografica del r arie italiana, 3t 

Marche. 

^ Alle falde dal Manta Strage è il titolo di un geniale urti- 
colo di M. MoRK'i inserito nella rivista Florentia (Firenze, novcm))re, 
r..Ul): una descrizione o meglio un accenno storico, breve, assai ben 
fatto, della piccola Sassoferrato e dintorni, in cui figurano i più glo- 
riosi ricordi del luogo e le opere d' arte che si conservano ancora, 
oltre che a Sassoferrato, a Coldellanoce, patria di Pandolfo Collenue- 
cio. Adornano lo scritto il ritratto del Collenuccio, i panorami di 
S«issoferrato, una tavola del sec. XVI, d'igut^to autore, con I quattro 
uomini illustri di Sassoferrato, la medaglia eoi ritratto di Baldassarre 
Olimpo degli Alessandri, V autoritratto del dolce pittore H. H. Salvi, 
un trittijao di Matteo da Gualdo, e una tavola di Pietropaolo Agabiti, 
Hml)edae con la Madonna e il B. in trono liancheggiata da santi, e 
una bella statua della Compagnia del Gonfalone nel Borgo di Sasso- 
ferrato, rappresentante il Cristo risorto. 

^f*^ Nella Rivista d' Italia del settembre 1004 ò inserita la bel- 
lissima conferenza su UrUlna a la aua gloria che il prof. Giuskim'k 
PiccioLA, nell' estate scorsa lesse, prima a Trieste, poi nella patria di 
Kaflaello. Lo scritto è adorno di bello illustrazioni della città dei Mon- 
tefeltro e di alcune pitture che in essa si conservano. 

^j * ^ In occasione del cinquantenario della proclamazione del 
dogma della Concesrèone, Carlo Ctrigioxi stampò un belT opuscolo 
in-4 di 43 pagine intorno a La Congregazione dell' Oratarlo a la 
cMesa di S. Fllppe In Rlpatransene (Ivi, Tip. Bagalini, VMli). L' o- 
peretta è divisa in diversi capitoli. Nel primo 6 detto delle origini 
dell' oratorio (ltìl,5), nel secondo della Congregazione in S. Angelo <» 
in S. Rocco (IHlfJ-lGi).')), nel terzo si discorre dalla fondazione della 
Chiesa di S. Filippo alla soppressione dell' Istituto (n>«U)-18lO), nel 
quarto sono narrate le vicende di detta chiesa dal IHIO ai nostri 
giorni. Questa è la parte più importante, trovandovisi la descrizione 
minuta del tempio, che è in istile del sec. XV'I, compresevi le opere 
d' arte. La chiesa sorse su disegno di Luzio Bononii, bella figura di 
architetto, di pittore, di numismatico e di cartografo, del cui valore 
come architetto, sono testinij^i oltre il tempio di S. Filippo, F atrio 
della chiesa del S. Pastore, il palazzo Bonomi, e l'altro appena inizia- 
to dei Fedeli ; fuori della sua terra natale, la chiesa di S. Maria del 
pianto €*d il parlatorio di S. Chiara in Fermo, e la chiesa di S. Ago- 
stino a Montelparo. 

# * ^ Il p. L. De Feis, nella Rassegna nazionale di Firenze, ( l 
gennaio, lì)0.'») pubblica una dotta monografia su La casa di Nazaret 
f4 II Santuario di Loreto, dove sono molte notizie importanti per la 



32 Jiasseffwi bibliografica dclV arfc italiana, 

«torirt deir arte, specialmente là dove si parla dei monumeììtl curii ri- 
guardanti il Santuario. 

^*^ Nel numero 22-2:J (1004) di Arte e Storia è pubblicata, la 
bibliogratla delle opere di Monsignor Giovanni Annibaldi, di Iesi, tra 
cui diverse di carattere storico-artistico. 

^* ^ AxsKLMo Anselmi nello stesso periodico di Firenze, del 30 
dicembre 1004, pubblica una lettera aperta al Direttore di quel gior- 
nile sulle opere -di Frat« Ambrogio Dalla Robbia nelle Marche, i cui 
documenti relativi T A. stampò neir ultimo fascicolo della nostra 
Rassegna. 

^ * ^ Ne' numeri 16-22 inclusivi del Bollettino storico Mont^rab- 
bianese ( Monterubbiano , 1004) sono notizie di quadri di Vincanzo 
Pagani, a S. Angelo di Filottrano, a Falerone, a Perugia, a Caras- 
sai, e a Monterubbiano : notizie, non di rado accompagnate da do- 
cumenti, che atti'stano della grande attività del maestro e che meri- 
tano r attenzione di quanti s' interessano di questo artista, sì poco 
noto tuttora anche fra gli studiosi delle Marche. 

^^ ^ Nel n. 1(5 dello stesso Bollettino è riprodotto dalla * A"// ora 
Rivista Misena dell' aprile 1880 un contratto del 15 febbraio 1384: di 
allogazione di un Presepio intagliato e dipinto, eseguito da un tal 
Giovanni di Mainardo di Monterubbiano. Di quest'opera d'arte non 
si hanno altre notizie, essendo riussite infruttuose tutte le ricerche 
istituite in paese. 

^f * ^ Lo stesso BuUettino (luglio 1004) riporta l'articolo di Carlo 
AsTOLFi, con poche note di commento, pubblicato in Arte e Storia 
del 20 luglio sulla tavola di Plotro Alamanni, giA nella chiesa di S. 
Francesco di Monterubbiano. 

j^ * ^ Nel Marzocco del 22 gennaio 1005, Angklo Conti stampa 
un geniale articolo su GII arazzi di Raffaello. 

!Vapolct>ano. 

*** GiusRPPK Ceci nei fascicoli XI e Xll uli Xapoli nobilissima 
pubblica i disegni del Palazzo dagli Studi, secondo il concetto di 
(liiriio Cesare Fontana, riprodotti dal Paneggricus del Barrionuevo 
(Napoli, U\U\), e illustra dal lato storico lo stesso edifìcio quale fu 
eretto nella seconda decade del seeolo XVII, narrandone le vicende 
dalla sua fondazione ai nostri giorni. 

^. * * Nello stesso faseicolo di X. n. Fttork Berxich discorre de 
La sala dal Trionfo In CastelnuoYO. Architetto della magnifica ope- 
ra fu un catalano, (iualtiero Segrera, che alla corte di re Alfonso 
aveva il titolo di maestro maggiore. La costruzione fu cominciata nel 
H.')! e nel marzo del seguente^ anno doveva essere terminata, poi- 



Russet/na bibliof/raficti delV arh*. Ihtlhtmt. 



chò Altbns ) dicJc in cs^u famosi conviti in onore di'' suoi ospiti, 
r impcTaton» Federico III e la sua sposa Klconora di I'(»rt«»«rai|o^ ni- 
poti' del Magnanimo. Il B. iìh della bellissima sala ampie notizie de- 
scrivendone le opere ehc T adornano. 

**♦ ^Segiie nello stesso fase, un artieolo del l)j WiLriKhM Koi.fs 
su I' Àrchltattttra Albertlana e I* Arco trionfala di Alfonsa d'Aragona, 
nel quale sono esposte le ragioni per eui il lì, sc/stirne che V Arco 
fu fatto in sostanza eoi disegni di P^ranceseo Sehiavone, e che l' ar- 
ehi tetto eostruttore e sorvegliante della fabbrica fosse iMetro 4e Ma»-- 
tino. In proposito di tale questione cfr. V ultimo fascicolo d<dla AVw- 
styna a p. 212. 

^*^ L. Serra neir^lr^e di settembre-ottobre 1*K)4 s'intrattiene 
a lungo sui lavori ili restauro al detto monumento. Tali lavori sono 
tlurati circa quattordici anni. 11 Serra, a corredo delle interessanti 
notizie, pubblica delle grandi illustrazioni riproducenti alcune parli 
del bellissimo Arco, e promette di tornare suir ar^romento non appe- 
na stampata dall'architetto A. Avena la relazione sulla esecuzione 
di detti lavori. Nello stesso corriere il S. discorre anche de La Pina- 
cotoca dol Muaoo di Napoli. 

^*^ Intorno allo» stesso Arco e ai lavori di restauro eseguitivi 
sotto la direzione dell' architetto Aveva inserisce un articolo in Arte 
e Storia (31 dicembre 1904) anche il prof. Antonio Sac'Co. 

^ * » In Natura ed Arte del 15 gennaio 1905, Raffakllo Bkllini 
dUo.orrc de L'Isola dalla Slrono (Copri). 

« * ^t L. Serra, Xii^Wdk Napoli nobilissima del dicembre scorso, 
pubblica un articolo su lo plotro tombali di Napoli. Non sono molte, 
nota il S., e poco aggiungono air iconografìa e nulla alTartr: ])er- 
ciò (h\ in breve i risultati delle sue ricerche, annettendovi una im- 
portanza ben limitata. 

Piemonte. 

^* ^ Su la pittura ad olio In Piomonto naila prima mate dal sa- 

colo XiV discorre V. Gabotto in Bollettino-storico sfthitljìino m. Vili, 
pag. 179 e segg.) Dai documenti pubblicati dal (i. si apprende ehc 
tìn quasi dal principio del secolo XIV si faceva uso dell' olio in Pie- 
monte per stemperare i colori. 

Pillila. 

^*^ In Zdtsclir, far bildende Kunst. (1904, p. 209 e se<r^M P. 
S ;nL'n:tiN(T p issa in rassegna le ojiere di Xiccoh') dell'Area, Niccolò 
da Bari, attribuendogli anche la cancellata della quarta eaiìi)ella a 
destra in San Petronio di Hologna. 



34 lifisseffna hìbllografica fieli' arte iUilUma, 



^ * ^ Ettore Berxioh hi Napoli nobilissima del dicembre . 1904 
ptibblica uno schizzo prospettico e la pianta della Cripto del d«o« 
mi» dt Andìriav che egli descrive minatamente, trattMndosi di una co- 
struzione che costituisce un prezioso documento per V arclieologiii 
cristiana, del quale non si trova in Puglia altro riscontro. La cripta 
solidamente composta- da filari di pietra rustica, mostra che T arto 
dej marnioraio, quando venne costruita, non era ancora giunta ad 
Andria ; non così V arte pittorica, che i monaci basiliani applicarono 
da tempo antichissimo nelle loro laure e chiese in Puglia: arte bi- 
zantina, emigrata da Costantinopoli, tutta uguale, stecchita e senza 
anima, ma viva di colori.. Perciò anche la cripta andrianese dovè 
avere in origine dei dipinti. V ultimo pilastro avanti l'abside è il 
solo che rimanga dell' antica costruzione: v'è dipinta ad encausto 
r immagino del Salvatore, in piedi e con un libro aperto, su cui, a 
lettere greco-romane ascritto: Ego sum lux mundi et Redemptor , Sto- 
ricamente importante 6 inoltre T antica costruzione, pel fatto che 
proprio nell'anno 1904 vi sarebbero state rinvenute le tombe di Jo- 
landa di Gerusalemme ed Isabella d' Inghilterra, successive mogli di 
Federico II. A questo proposito giovi avvertire che non manca chi 
erede, ad esempio: T Ilermanin (vedi // Oiornah d' Italia de' primi 
giorni del corr. febbraio), che occorrono ben altre prove ancora per 
affermare che ne' loculi test^. scoperti in detta cripta sì racchiudes- 
sero veramente gli avanzi di Jolanda e d' Isabella/»» 

Sicilia. 

^*^ In Ardì, storico messinese (1903), a p. 88, G. La Corte 
(^AiLLER dà nuove notizie su Androa Caiameeli seuitere e arcMtatto 
del ••eeio MVI. A pag. 109 e segg. (J. Dr Marzo pubblica alcuni do- 
cumenti DI Antonello d'Antonio da Messina; A. Mari, a p. 206 scrive 
Intorno ad Antonello da Messina; il mentovato La Corte Cailler 
a p. 219 stampa un documento dal quale risulta che paiole deeora- 
zlonl della porta del duomo di Messina si chiamò il lombardo Pietro 
di Bontatc; e a p. 227 e segg. dimostra che il presunto pittore mes- 
sinese Tommaso d'Arzo non ò mai esistito e che il quadro attribui- 
togli dal Grosso-Cacopardo appartiene ad un ignoto seguace di An- 
tonello. 

Toscana. 

^*^ Uno dei generi d'arte meglio rappresentati alla Mostra di 
Siena fu certamente la miniatura; eppure, fra i numerosi articoli stam- 
pati da noi e fuori intorno a quella Esposizione, ai codici e alle loro 
miniature fu qua e hY accennato appena. A tale dimenticanza rime- 
dia con un bellissimo studio, ricco d^illustrazioni, da fotografìe espres- 



RoHisegiìa bibliografica dell' arte italiana, oÒ 

:}Amente eseguite dal Brof^i, il prof. Paolo d' Ancona, il quale di- 
sadMve itppa&lo de !• «[kMaUira «Ila Mastra aaaaaa é* aria aatlca 

nel fascicolo IX-X dell* Arte (liK)4). 

^*# PiKTRO D' AcHiARDi ncllo stesso numero dell' ^We, sotto il 
titolo Spigolatura 4alla aiastra d* arta aatlca saaaaa, discorre delle 
statue policrome in legno e in terracotta^ che Ael bel numero di tren- 
tadue erano raccolte in due sale della mostra e che in gran parte 
si rivelarono come opere di capitale importanza. 

»*^f In Repertarinm filr kunsticissenschaft (liK)3, p. 3f)l e seg*?.) 
E. PoLACZEK esamina le diverse opinioni sulle origini di Niccolò l*i- 
sano, giungendo alla conclusione che la designazione « de Apulia » 
va riferita al nome del padre suo. L' articolo ì' intitolato : Maf Istar 
PlatrI ém Apulla-aas Piaa. 



^* ^ H. (tiglioli nella Rivista d' Italia dell'ottobre 1904 discor- 
re intorno al poderoso lavoro di l. B. Supino: Arte Pisana (Fratelli 
Alinari editori, 1904). 

^* ^ Intorno alle Mura alruaclia valtarraaa, nel Secolo XX del 
febbraio 1905, si legge un articolo illustrativo, ornato di molte e 
belle riproduzioni, di Luisa Mazzoni. 

^* ^ Dair lutarprataxiana di uà pasaa dal < Gadlea atlautica » 
riguardante la Valsassina, è il titolo di un articolo che Diego San- 
t'Ambrogio pubblica in Arte e Storia del 20 novembre 1904. 

^*^ DI alcuni piltarl flcrantlnl dia sub«rcnc l' Inlluanxa di La- 
ranza Monaco, e cioè: di Lorenzo di Niccolò, di Andrea di (riusto, 
di Bicci Lorenzo, del « maestro dal bambino vispo » e del « Com- 
pagno^ di Bicci » discorre ne V Arte dell' ottobre HM>4 Osvau) Siri':n\ 
Molti artisti fiorentini, nota il S., clic sul principio del Quattrocento 
operavano ancora secondo le tradizioni del Trecento, ì)cnciiè senza 
grande valore personale, sono pur notevoli per le loro doti coloristi- 
che e per il loro senso decorativo di compositori, e meritano soprattut- 
to di essere studiati con criteri storici poicliò in qualche maniera- le 
idee comunemente accettate sulla evoluzione della pittura fiorentina 
durante il primo trentennio del Quattrocento ne venj^ono modificato : 
Masaccio non sorse su da un deserto, come generalmente sì credi», 
e fra Filippo, specialmente nella sua gioventù, fu vero figlio di (iiiel- 
r arte Trecentistica ..Ciò notato, V a. rimanda ad altro lavoro il pro- 
1)lema dei precursori di Masaccio e di Filippo Lippi; (jui intanto di\ 
un cenno di alcuni dei più importanti maestri di queir epoca di 
transizione, (degli artisti cioè su mensionati), insieme con la indica- 
zione delle loro opere. Data la competenza deir n. e la novit\ 
deir argomento, è ovvio notare la singolare» imi><)rtanza di (lucsto 
studio per la storia della pittura fiorentina. 



.% RasH^gna bibliografica €ÌelV arte italiana. 

^* ^ Di un aneddoto dal Montorsoll noi suo soggiorno in il 
Sina <liseorre in Archi ciò stor. Siciliano, a p. 91 o sogg., 1904, (». 
Di Marzo. 

^*^ F. Tommaso (Jallarati Scotti nel Secolo XX dvl noveiii- 
hn» 1904 inserisci* un articolo che tratta particolnrinVnte del Duomo 
(li Siena. E intitolato:; Una raggia dalla anima. L' a. guarda con 
vivo sentimento d' ammirazione alle bellezze del monumento, c^ rie- 
voca nella pace del Santuario silenzioso tutta V anima di (luell' òvo 
lontano, clic in queste pagine rileva con ornata parola, fervore di 
fede e d' arte. Bèlle illustrazioni del duomo, del jmlpito di Niccolò 
Pisano, del ritratto dell' Arringhieri (del Pinturiccliio), e della cele- 
bre Madonna contornata da angeli e santi di Duccio da Huoninsegna, 
ornano lo scritto. 

4fc*^ U(io MoNXKKKT dp: Vili.akd in un ì)reve articolo stampato 
in Arte e Stòria del M dicembre 1904, Por Laanardo da Vinci, dimo- 
stra che sarebì)e bello e utile creare in ^Milano, nelle sale pn»sso la 
Madonna delle Grazie, e cioò in prossjmit^t del Cenacolo, un Museo 
Vinciano, ove dovrebbero essere raccolte fra altro le riproduzioni 
fotografiche migliori di tutti i disegni che noi conosciamo di Leonar- 
do e dei suoi prossimi scolari. 

^ * ^ La vicando di un Invotriato Roblilano narra in (iiornale 
storico e letterario della Liguria (luglio-agosto, 1904) Ubaldo Mazzini. 
Kappresenta V Incoronazione della Vergine e si trovava in origine nel 
coro della chiesa di 8. Francesco (Jrande, adiacente al Convento elei 
.Minori Riformati della Spezia, edificato nel 1408. Durante il periodo 
napoleonico e precisamente nel 1S18 fu trasportato con altri capi 
d' arte in Francia, nel 1829 tornò air antico convento, dove rimase 
fino al 186H. Passò in detto anno all' Accademia di b. a. di Genova, 
presso la quale rimase fino al 18!)2, poiché, per le feste del Cente- 
nario colombiano, il (juadro passò al municipio. Finalmente dopo 
prAtiche e dìfticoltà non lievi la bellissima terracotta, da restituirsi, 
secontio il M., ad Andrea della Robbia, potè tornare alla Spezia, 

^t*# Nella raccolta su T^es Convents de S'^ Domenique au Moyen- 
age (Paris, lt)04) Koiiuallt i>f Fi.kurv i)ubblica, tra altro, tre tavole 
sulla chiesa di S. Domenico in Pistoia. 

j.*.x. Il fascicolo 10-11 della 7i'/r/.s-^« d'Arte fP.)04) è dedicato esclu- 
sivamente a (luel gioiello di c()struzion<» che ò la Cappalla dal Bi- 
gallo a Firenze, (tiovaxni Poccìi ri tesse su documenti la storia della 
Compagnia del Bigallo e ne illustra gli affreschi; I. B. Supino vi di- 
scorre delle sculture che 'vi si conservano; e Corrado Kicoi delle 
pitture. Finalmente ancora il PotuJi vi stampa un' appendice di do- 
cumenti chi' dal 1351 vanno al 14tK). Scopo della rivista era quello 



Ummegna hihliograficfi chi V art ^ Uuiiana, "Xl 

(li iUllitmro de^uHiueiìtc tutto i'iuaiàto la compa^^iiia dol Bigullo ope- 
rò nel (loniiiuo dell' arte; e tale scopo non si può dire in veritA ehe 
non sia stato nigoriunto. 

*** A p. 107 della Ilassiyièa (VJìij rit'erinimo brevemente intor- 
no iìd uno scritto che I'ikto Toksca inseri n<*l fascicolo I-II de L'Avte 
iVMh intitolato: Umili pittori fioventini dvl prinvìnio rlcl quattmanito. 
Prendendo le mosse da questo importante studio del Toesea, Cakld 
Gamba nella Uasse(fna d'Arte del dicembre scoi-so, in un lunjiro e bel- 
r articolo intitolato Giovanni dal Ponta, si pro(X)no di provare che 
deg^li atiVeschi, in parte recentemente ritrovati, delle cappelle Scali 
e DeirAbaco in 8. Trinità, il nuài'ito principale spetta a (iiovanni 
dal Ponte, così anche si propone (U mettere nella debita luce (pie- 
sto artista, riunendo sotto il suo nome, oltre le o[)cre attril)uitegli 
dii Pietro Toesca, alcune altre pittun*, che, jioco conosciute e sotto 
nomi divi'rsi, si trovano sparse per chiese e musei. A corredo del suo 
lavoro, che ò contributo notevole allo studio della pittura toscana nella 
prima metà del secolo XV, il (iamìm pubblica di (Jiovanni dal Ponte 
«iiversi quadri posseduti dalla li. (Jalleria iìa^W UfHzi, dalla (lalleria 
Nazionale di Budapest, dalla chiesa di Sant'Ansano nei dintorni di 
Firenze, ecc. Secondo i documenti prodotti dal (i., (Jiovanni dal Pont(» 
nac^iue nel Vò^o ; nel 1412 fa iscritto tra gli Acvadumicl del J)i,>'r(/no 
e mori a 52 anni nel 1487. Classificando in ordine cronologico, se- 
condo lo stile, le opere di (Jiovanni, il (J. trova in esse lo sviluppo 
progressivo dalla "maniera trecentesca di Spinello Aretino. j>er (juella 
più progredita di Lorenzo Monaco fino a (luella dell' Angelico e di 
Masaccio. 

^ * « DI alcuna cpcrc paca nata di Ambragla Laranxattl ragiona 
nello stesso fascicolo della Rassegna d'Arte F. Masox Perkins; e F. 
M. P. accenna ad un frammento d' afti^esco, scopertosi recentemente 
nella chiesa del Carmine di Siena, della Sonala di Platra Laranzattl 
e ad una pittura nel duomo di Massa di Sagna di Banavantura, se- 
guace di Duccio. 

^^^ in quala anna a In quala luaga mari Banazxa Gassali? E 
dava abbaia sua sapaltura? Ciò si domanda in un bell'articolo pub- 
blicato nella 8.* dispensa (P.>04) dell' Archivio stor. ti l. Ai.hkrto 
Chiappelli. Secondo un ricordo tratto da un sepultuario del Convento 
di S. Domenico in Pistoia, il (Jozzoli sarebbe morto il giorno 4 di 
ottobre 1497 e saTebbc stato sepolto nel cìiiostro « alato ala capella 
di sancto Sebastiano. » 

^ * « Un accurato e opportuno articolo su I tabarnacall di FIransa 
stampa E. Cterspach, nella Rassegna nazionale di decembrc s., con 
notizie Interessanti circa- gli editti politici e religiosi emanati dal 



38 Rassegna bibliografica dell* arie Ualiaiia^ 

secolo XVI al secolo XIX in difesa di quella che non è tra le mino-» 
ri glorie della bella Firenze. 

^"^ Per i Tabernacoli fiorentini, e cioè per la conservazione lo- 
ro, diffondendone fra il popolo la conoscenza, scrive un articolctto 
anche Tarch. (ìiuseppe Castkllucci nel Marzocco del 18 dicembre u. s, 

Umbria. 

^* ^ Sotto il titolo Ìlisc0llaii«a Umlirap Romolo àrtioli, in Arte 
e Storia del 5 dioembre 1905 riassume per comodità degli studiosi 
quanto è stato pubblicato in una serie di opuscoli, riguardanti V Uiiì- 
bria, dal prof. Luigi Lanzi. Tali pubblicazioni hanno per argomento: 
Terni (188t))> Rinaldo da Calvi (1892), Per lin centenario glorioso. 
Perugia (1903), Araldica di Terni, Pel XXII centenario della cascii- 
ta delle Marmore (1902), La Chiesa di S. Francesco in Terni (1902),. 
V antica cripta della Cattedrale di Terni. 

Veneto. 

^ ^ ^ Sali' autara dal aiaauaianta ffaaabra di Enriaa 8erava§lii in 

S. Maria delF Arena a Padova, discorre nell' Ai'te (settembre-ottobre 
(1904) Andrea ^Ioschictti, dimostrando che detto monumento venne 
eseguito verso il 1360, da Andreolo de Santi da Venezia, quello stes- 
so artista che esegui con V aiuto di altri minori lapicidi le tombe di 
Ubertino e Jacopo da Carrara pure in Padova : quella di Jacopo 
nel 1351 e V altra di Ubertino uno o due anni prima. Alcuni detta- 
gli di detti monumenti, posti a confronto tra loro, opportunamente 
riprodotti dal M., rendono più evidente la sua dimostraziolTe intorno 
al vero autore della tomba dello Scrovegni. 

**# Nello stesso fascicolo il Moschetti pubblica ed illustra II 
Paradisa dal Quarianta nai Palaxza dupala di Vanaxla e pure n 
lungo scrive su GII aff raschi dalla cappalla dal Crocitela nalla 
.chlasa dal Santi Apastall di Vanazla, eseguiti da un pittore dozzinale 
sul principio del secolo XIV e forse anche alquanto più innanzi : 
un pittore che non ebbe mai cognizione degli insigni modelli giotte- 
schi nella chiesetta padovana degli Scrovegni, come taluno sospetta- 
va, almeno che non subì da essi la ben che minima influenza. 

^*^ La tip. Treves di Milano (1905) ha pubblicato una nuova 
Guida starlca di Vanesia di Eugenio Mcsatti. Il M,. noto per altre 
lodate consimili pubblicazioni, ha fatto opera egregia, illustrando in 
forma semplice e attraente la gloriosa « Regina dell' Adriatico >. 

« * # A proposito del Ritratta dall' Arlasta, di Tlxlaaap passato 
nel settembre decorso da Lord Darnley alla Galleria Nazionale di 
Londra per 750000 lire, Angelo Solerti stampa nell' Emporlum 
(dicembre, 1001) un notevole articolo, ricco d' illustrazioni, nel qua- 



I 



RaHsegnn bibliofjt*aficn (Udr arte iiaìuuui. \\\\ 

le prende in esame altri ritratti del grandi; poeta, tra cui (jucllo bel- 
lissimo*' da alcuno attribuito al Oiorgione oda altri a P»lnia veeelìio. 

^*« De la Villa Laate Della Rovara a Baflaalap la luagnitiea 
Tillft del cardinale GamhAra^ disegnata dal Vignola e costruita dal 
fiorentino Francesco Chisiucci, discorre nel Stirolo XX (ottobre, UHM; 
^GiSTO Roggero. La bella costruzione fu iniziata nei primi anni del 
cinquecento dal cardinal Riario, proseguita dal cardinal Rodolfi e 
portata quindi a vera dignità d' arte dal Oambàra. Oltre la metù del 
seicento, passata ai duchi Laute, anch' essi vi compirono abbellimenti 
importanti. Il R. ne narra le vicende, ne descrive la bellezza e 1«* 
opere d' arte che vi si conservano. Ottime riproduzioni adornano 
lo scritto. 

^* ^ Una elegante ed utile opuscoletto intitolato: Gaaal «tarlai 
attlla Scuala dal Tira a battlara» ora Gabinetto artistico A. Carrer 
(Venezia, Stab, grafico Callegari e Salvagno, 1905), è quello teste 
pubblicato da G. Dolcetti. Il quale ritessó su documenti la storia 
della corporazione dei Tira e battioro a S. Stae a Venezia, descrive 
diligentemente la loro Scuola, narra le non liete vicende della cor- 
porazione, la cui sede, riscattata finalmente dallo stato d' abbandono 
in cui era stata lasciata per più di (ìO anni, potè, per merito del 
sig. Antonio Carrer, che nell'aprile 187H l'acquistò, essere restaura- 
ta e trasformata a leggiadro gabinetto d' Arte antica, che è eonti- 
aaamente visitato da quanti traggono dalle opere dei maggiori, mae- 
stria, senno e virtù. 
V 

E. Calzini. 



ANNUNZI E NOTIZIE 



— Coi tipi dei signori Methelm dì Londra (30 Iìsììcx Street, StranU, W. C.ì lia veduto la 
luce in j^cnnaio — così il manifesto — una magnifica opera di Gr.oRcJt: A. Simoxson sul pittore 
PranCCaCO Guardi (i7!2*17fJ). L'edizione ricchissima, in 4 grande, con 42 illustrazioni, di cui cinque 
in < photogravurc » è limitata a 400 esemplari. Ciascuno dei quali costa lire 52,50. Di (lucst'opcra, 
che tratta di un artista i cui lavori oy^^K sono vivamente dc&iderati nelle prim'ijxili gallerie italia- 
ae e dell' estero, diremo largamente in altro fascicolo, non appena cior ci sarà dato di poter avere 
sott' occhio il votame del Simonsua. 

— La Mila esposlxfooc latemazIOBale di Veaezla. Le opere annunciate per la nuova moNtra dal- 
l' Italia e dall'estero sono io numero singolarmente copioso. Cìli artisti italiani invitati aderirono 
tutti, meno sette, con un numero di 220 opere. I non invitati, che si sottoponv^ono alla giuria sono 
560 con 1420 opere. Gli artisti stranieri invitati hanno risposto tutti all' appello, in numero di 25^. 
con 575 opere. Fra essi spiccano le ma^t^iori personalità dell' arte contemporanea. 

Anche l'esposizione nazionale di affissi od « ex libris & riuscirà delie più attraenti. Vi concor- 
rono più di 150 artisti con più di 300 opere. 

— Nella prossima primavera si tem\ in Chicti una Esposizione d' arte antica abruzzese. « L' arte 
del nostro Abruzzo, è detto nella circolare del Comitato, dal Medio Evo al Rinascimento e anche 



40 Hwisegna bibliografica dell' arie Italiaìuu 



più oltre, e assfU meglio conosciuta fiiori » clic da noi. « Delle opere d' oro e d* ar((cDto e di me- 
tallo meno nobile prodotto dai nostri orafi e dalle loro scu^)c; dulie opere di coramicii; illustri 
nel tesoro dell'arte nazionale; d0i merletti nostrani si hanno notizie, studi cataloghi che formano 
ormai una letteratura ed e di decoro per la nostra' terra, che questo (^erc dì bellezza sparse |*cr^ 
i nostri comuni e altrove,, siano raccolte ed esposte all' ammirazione dei conterranei e allo studio 
dei dotti in un luogo della terra stessa. » 

— Anche alla Esposiiiooe di Macerata, sarà fatta larga parte alla sezione d'arte aoUca. La Ìi4t^- 
segna ha fedo che le due nobili regioni, le Marchr e V Abruzzo, così ricche di monumenti e di tc^o-' 
ri artistici, faranno onore a so stesse e all' Italia, rivelando agli studiosi che visiteranno prossiiuA- 
mente le città di Chioti e di Macerata ciò che esse valgono, e le bellezze artistiche che vi si conser- 
vano ancora. Quanti posseggono oggetti d' arto, specialmente di scuola locale, municipi, chiese, 
corporazioni, privati, ecc. vorranno concorrere, crediamo, alla buona riuscita delle due esposizioni 1 

— Negli ultimi fascìcoli della Rassegna avevamo accennato ad alesai osgetU d*arte che il mu- 
nicipio di Urbino, per rimediare in parte alle tristissime condizioni del bilancio, intendeva di alie- 
nare. Il conte C Castracane, un ispettore dei monumenti che non vìve con le mani alla cìntola., 
ci scrive di avere impedito la vendita dcUa statuetta in bronzo del secolo XVI, rappresentante S. 
Crcsccntino, che il Comune avrebbe voluto vendere per 50000 lire, e d' avere mandate a monte le 
trattative iniziate dal Municipio stesso intorno alla Vendita della grande tavola di Giu&to di Gand, 
che si conserva nella cospicua Galleria di Urbino. 

— I prof,;ssori (ìhlio Ukkim e Ciro Trabalza annunziano che stanno allestendo una Xnma 
lUblioieca scolastica di prosatori' italiani iUii\triy con riproduzioni fototipìche, di cui il prhuo yo«> 
lume vedrà la luce entro il corrette anno. 

— Agli amici studiosi della Storia dell* arte iCallaoa se^^naliamo — sicuri di far loro cosa, gra- 
dita — il bellissimo discorso che Adulvo Venil'ki tenne alla K. Università di Roma per la solenne 
inaugurazione dell'anno scolastico 1904-1905. 

— Ne /ui liibltojilia di luglio agosto 1904 EMir.E Dacier pubblica la prima parte di un impor- 
tante articolo su L' Expositlon dea Prinitlfa Praa^ais; che è condotto a termine nel fascicolo susse- 
guente. Numerose illustrazioni adornano lo scritto. 

— La storia dell'arte itallaaa, dalle origini al secolo XX, di Basilio Magni, e giunta alla sua se- 
conda edizione. L' a. ha riveduto il testo e vi ha fatto notevoli aggiunte, studiando nuovamente 
ultrc 80 artisti, dilucidando molte questioni artistiche e risolvendone qualcuna. L' òpera, in tre 
grossi voi. dell' Editrice officina poligrafica di Roma, costa \., 45. 

— Uoa flooTa csposlzlooc d* arte si è aperta a Firenxe, nei locali di via della colonna completa- 
mente ed appositamente rammodern.iti. La mostra venne inaugurata il 15 di questo mese (febbraio). 

— Tra le più importanti pubblicazioni bibliografiche che si stampano all'estero, segnaliamo 
r loternatlonale BlMIofraphle dcr Kooatwlsseaacliaft di Berlino. — B. Bchr' e Verlag, Berlin W. 35. 

— Anche indichiamo, per desiderio di quella Dirc/iunc, il Maseoin ol Fi«e Arts Bfilletia. che sì 
stampa a Boston, il quale contiene notir-io intcressanLi inti)rno all.T vit.a e :igli incrementi di quel 
musco. 

■■■^Negli ultimi giorni del 1904 è morto a Berlino l'illustre proù Ai.tKEiK) CìoriHOLo Mayer, 
nostro collaboratore e amico. Il M., al quale gli studiosi italiani devono particolare rìconosccn- 
/.a per le importanti e coscienziose pubblicazioni, specialmente sull'arte lombarda, stampe» nella 
Rassegna^ (anno ii.)00), p-ima che vedesse la luce la sua opera sul!' arte lombarda del Rinascimento 
il bellissimo capitolo dedicato a Bramante : (^ìita'r incilamfuto trii'ó Hrnmauie in patria. 11 Ma- 
yer non aveva che 4K anni ed era conosciuto e giustamente ammirato in Germania ed in Italia 
per le doti del suo forte inge^rno e dell' animo suo nobilissimo. ■■■§ 

P^ciiDK) (\VLZINI, Direttore e gorciitc^ res|)()nsal)il(*. 
Ascoli Piceno 1005. — Premiata Tip. Economica. 



FnlllìcazU rìceritte ii Im i in camliìo. 



BeDjamiii Mren Gilmaa» Manual of lialian Jienahtmnce Svidpiure as 
ìl/itsiraied in the Collecfion of Cfistn at the Museum of Fine Arts^ Boston, 1904. 

Arthur L. Jellinekt Internationale Dibliographie der KutistvvissenHchaft^ 
1903 - B. Behr's Verlag. Berlin W. 35. 

M. Morie!, IV.^ Centenario dalla morte di P. ColUmtccio in Coldellano- 
oft di Sasao ferrato — XrMEno Unico — Firenze, Tip. e Libreria Domeni- 
cana, luglio, 1904. 

Adollb laeobaeel, (Mario de' Prati), Arabeschi, — Roma- Milano, So- 
cietà Edit. Dante Alighieri di Albrighi, Segati e C, 1905. 

G. Doleetti, Cenni storici nulla Scuola dei Tira e Jìatlioro, ora Gabinet- 
to Artistico A, Carrer — S. Stae — Venezia, àStab. grafico Callegari e Sal- 
va^no, 1905. 

Arte e Storia, (3. Serie). Numeri 24 e 25, 1904. 1, 2. 1905, — Firenze. 

Bollettino della Società Storica Patria negli Abruzzi — (Serie 2.) Puntata 
VUI. — Aquila, 1904. 

Bollettino del Museo civico di BaJisano — Anno II. Xum. 1 — Bassano, 1905. 

Bollettino del Museo civico di Pa^lova — Anno VII — N. 3. 1904. 

Bollettino storico Monferubbianese — Anno II, N. 22 - Moutcrubbiano, 1904. 

Bollettino storico Pistoiese della Società Pistoiese di Storia Patria — Anno 
VI, Fase. 4 — Pistoia, 1904. 

Emporium. Rivista mensile illustrata d* arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fascicoli I e II. — Bergamo, Istituto d'Arti grafiche, 1905. 

L'Arte, Periodico di Storia dell'Arte medioevale e moderna e d'arte 
decorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno VII. Fascicolo XI-XII. -— Ro- 
ma-Mi Jan o, 1904. 

/^ Bibliofilia, Raccolta di scritti sull'arte antica in libri, stampe, ma- 
noscritti, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. VI, dicembre-gennaio, 1904-1905. 

La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti. — Anno II. Fa- 
scic. I e II — Imola, Tip. Galeati, 1905. 

I^e Marche illustrate nella storia, nelle lettere, nelle arti. — Anno IV, 
Fase. V, Fano, 1904. 

Giornale storico e letterario della Liguria — Anno V. Fascicoli 7-« — 
Spezia, 1904. 

Miscellanea storica della Valdelsa, — Anno XII, Fase. III. — Castelfio- 
rentino, 1904. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana, Fascicoli 
XII, 1904 — I, 1905. Napoli. 

Rassegna d' Arte, Anno V. Milano; gennaio e febbraio, 1905. 

Rivista Abruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli I eli, Teramo, 1905. 

Rivista, d* Arie, Miscellanea mensile di Storia dell'Arto mediocvale e 
moderna, — Anno II, Numero 12, — Firenze 1904. 



A N h O- vili. . I 

Rassepa MMiogialica iell'Arte italiana | 

diretta 

dal Pì'of. Egidio Ccdzim 

» , ' "^ 

" Si pubblica in fiisoicoll bi^nestrali » trimc8traii in-8 grande con coperti* 
na, e contiene documenti inediti per la storia dell'arte, monografie e articoli 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata ad andare 
per le mani di tutti coloro che 8i occupano di arte nazionale antica e mo- 
derna in Italia e fuori. . . . - 
AUbonanieirto iwauo anticipato per ritaHs, lire 41, -^ .Eètm Lir0»7; U 
Direzione e Amministrazione, presso il Prof, R. C'AI^ZiMf — Ascoli Pirono.' 



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In vendita presso V autore ^tot E. Calzini, Ascoli Picelo 



LA ROMAGNA 

NELLA STORIA, NELLE LETTERE 
E NELLE ARTI 



Rivista bimestrale diretta da" 
(1. (tasperoxi e da L. Orscni, 
8avi(;xan() di Romagna. 

Abbonamento anntio L, B 
Un fascicolo L. 1 

Amministratore : Eduardo Sem 
prini - fitaTisnuno di Koiiiaicna. 
l^oop. Tip. Kkiitrice Paolo 
Oaleali - Imola. 



ATTI E nenORIE 

DELLA R. Depi:tazi<)Nb di Storia 

Patria per le Provincie 

DELLE Marche 

Nuova Serie 

(Sono già pubblicati i Fase. I e II del Voi. I). 

Presso annuo di abbonainen- 
to al periodico trimestrale, li. 12« 
Un DiAcicolo separato, li. -i. 

Per gli abbonamenti ri volger» al 
sig. Segnatario-Economo della R. De- 
puiazioìw di Storia Patria - Ancona. 

Sconto del 30 per cento ai mìi ab- 
bonati per l'acquisto delle pubblica- 
zioni anteriori. 



I 



Conto corrento con la posta. 



ANNO Vili. Marzo -Apkilk 1005 Num. 3-4 



Rassegna 




bibliflflraflca 



dell'arte italiana ^ ^ ^i 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

1905 



COLLABORATORI : 

AHpio Alippi — Anselmo Aaseiroi — Carlo Astolfi — Giovanoi Bardova- 
gn\ — Cornelio Bndiaich — Quilio Cantalamessa — Giuseppe Castellani — 
C. Jacopo Cavallucci — Attilio Fraschetti — Gustavo Frizioni — Carlo Gri- 
gioni — Francesco Mala|;nzzi-Valeri — Cesare Mariotti — Enrico Manceri — 
Giuseppe Mazzatinti — Curzio Mazzi — Medardo Morici — Alfredo Metani 
— R. Peruzzi de' Medici — Ufo Nomi Pesciolini — Emilio Orioli — Ercole 
Scatassa — Guido Traversari — Nazzareno Trovanelli — Giulio Urbini — Gia- 
como Vanzolini — Augusto Vernarecci. 

La Rasasgnap che vanta già vari anni di vita, è V unica rivista 
che cura in modo speciale la Bibliografia deW Arte italiana. Essa 
tien conto, oltre che delle maggiori pubblicazioni d' indole artistica 
che vedono la luce in Italia e fuori, anche di quelle più modeste 
che si vanno stampando su giornali quotidiani o periodici; di guisa 
che nulla o ben poco sfugge ai lettori suoi, perchè poco o nulla sfug- 
ge all'attenzione de' suoi collaboratori. 

Per tal modo circa 3000 studi d* arte poterono essere passati in 
rassegna ne' primi sette volumi del periodico; ciò che vale la cono- 
scenza di circa 3000 tra libri, opuscoli e articoli che il lettore potè 
avere in virtù della rivista. 

Oltracciò non v' ha fascicolo della Rassegna che non contenga 
documenti inediti, e illustrazioni di opere d'arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si raccomanda a tutte le persone colte o a 
quanti desiderano d' essere tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistica. 



AVVERTENZE 

La Raissegna si pubblica in faHcicoli bimestrali o trimestrali in-S*^ grande 
con copertina, e contiene documenti mediti per la storia delTarte, monogra- 
fie e articoli originali ; recensioni di opere o di articoli d'arte recenti, noti- 
zie, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' anno, sarà corredato di un In- 
dice per materie, nomi d'artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per I* Italia L. 5 — per I' Estero L 7. 
Un numero separato cent. 50. 

Le lettere, i libri, gli opuscoli, i giornali in cambio, i manoscritti e 
quant' altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
al prof. K. Calzini, Ascoli Piceno. 

Per le recensioni delle opere basta anche Y invio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati. si respingono. 
^'^'^ Per tatto ciò che interessa V AininhilMrazìone : abbonamenti, inserzio- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo st(^s.so prof. Egfidio Calzini» Ascoli Piceno. 



r 



ANNO Vili. Ascoli Pìcoiio, 1905. N. .3-4. 

|{ASSI<](Ì\A BIBLIOGBAFKIA 

DELIi' ARTE ITALIANA 

Abbona-Tianlo annuo ! ^ j! lJjj!V * ' ^Z^ J ) Un num. separato Cent. 50 

f per I esTero ■ • ■ m j ì 

SOffMARIO : M. Murici, O/irrr d'arte iialanr in Ft nuda net tiuquetruto. — L\ Dibf/ione, A 
/no^o\ito Jrìlr due \iaiur, il Cupilo èli A/itheìattn-lo e la l'rnetr atitit*', pasutie 'dalla rotte di 
L'fbiuo a quella di Man/tn'a. — Documenti : C Makiotti, K. Scatassa — Roccnwoni / E. Cai Zi- 
ni, M. MuKiii. - Bil)Iir>irr.-ifia: Opere di carattetr generale; .tàruzzo, hlmilia, /.azti\ Liguria. 
I^»mbardias Marche, Napoletano, Piemonte, Puglia, Sinlia. 'J'oscana, L'mhria, ì'enrtv, — An- 
nunzi o Xoti/.ic, 

• OPERE D'ARTE ITALIANE IN FRANCIA 

NEL CINCiUECENTO. 



Noi italiani siamo, da tempo, così abituati a leggere, sui 
giornali e le diviste nostre, i postumi rimpianti e le. sterili queri- 
monie, per l'esodo quasi continuo dalla penisola di tanti tesori 
d'arte, che ormai, si può ben dire, non ci facciamo più caso: 
ieri era un piviale prezio.so, che spiccava il volo per ignoti lidi 
— fortunatamente con biglietto dì ritorno — ; oggi è una Rob- 
bia, che sparisce da un palazzo signorile; domani sarà una tela 
dipinta da qualcuno dei nostri grandi maestri, che va a tenere 
compagnia alle molte sorelle, che T hanno preceduta, e a delizia- 
re gli occhi e ad educare il gusto degli abitatori di oltralpe. 

Questo fatale commercio d'esportazione dura, pur troppo, 
da s(»coli e i musei e le gallerie straniere sì sono popolate delle 
nostre ^atue e adornate dei nostri quadri, benché sia sempre 
cosi ricco il nostro patrimonio artistico, da poter quasi affermare 
che non ce villaggio, anche perduto traMe forre dei nostri mon- 
ti, che non offra, tuttora agli sguardi del viaggiatore qualche 
oggetto d'arte pregevole; e non passa quasi giorno che la 
vanga o il piccone non facciano rivedere la luce del sole a tanti 
tesori sepolti e ignorati; ciò nonostante, per rendere compiu- 
ta la storia dell'arte nostra, c'ò duopo recarci all' estero e spes- 
so con indicazioni sicure, talvolta con raffronti stilistici, tal altra 



42 Rassegna bibliografica deir arte italiana. 



colla scorta di documenti diretti o indiretti — messi insieme 
per l'opera assidua e costante di tutti gli studiosi — potremo 
ricostruire, almeno in p'arte, l'inventario delle opere artìstiche, 
alle quali le Alpi non furono schermo bastante. 

Di chi la colpa? Per debito di lealtà e di giustizia, biso 
gna confessare che non possiamo attribuirla 'tutta agli stranie- 
ri, che vandalicamente distrussero o prepotentemente rapirono; 
giacché in Italia, il significato dell' epigramma famoso 

Quod non fecerunt Barbari, fecenint Barberini, 
non si limita, con Urbano Vili, alla line del secolo XVI e al 
principio del XVII; poiché, anzi, proprio sullo scorcio del cin- 
quecento e non soltanto col celebre editto del Cardinal Pacca 
— pontefice Pio VII — si inizia quella serie, non interrotta, 
di notificazioni, di motu propri, di regolamenti e di lettere uffi- 
ciali,, tutta quella selva selvaggia dileggi protettrici delle ope- 
re artistiche (*), leggi alle quali corrisponde, poi, da parte dei 
privati una serie non interrotta di sotterfugi per eluderne la 
vigilanza: i veri Barberini disgraziatamente sono molto più an- 
tichi e bisogna andarli a cercare in un tempo, allorché quasi 
impunemente Lorenzino de* Medici, nipote assai caro a Cle- 
mente VII, poteva commettere, in Roma, i vandalismi narrati 
dal Varchi. Lo storico fiorentino, infatti, racconta come Loren- 
zino — in questo caso gli si addice meglio il peggiorativo, assai 
comune del resto, di Lorenzaccio — * incorse nella disgrazia 
del Papa e nell'odio di tutto il popolo -romano» per questa ca- 
gione: trovandosi, una mattina, nell'arco di Gostantino e in 
altri di Roma, molte figure antiche senza le loro teste, Cle- 



(*) Cfr. Paoli Mario, Im vendita di un Botiicelli e le leggi protettive 
delle opere d* arie, in Rassegna Nazionale di Firenze, 1<> novembre 1899, 
p. 235: « Per un nostro studio abbiamo dovuto irttraprendcrc un* accurato 
e faticoso esame di tutta la legislazione, rifereutesi a questa materia, dalla 
fine del secolo XVT, sino all'epoca del nostro Kisorgimento » ; vedi su tale 
argomento nella stessa Rassegna, Crispolti Filippo, 1/ editto Pacca innan- 
zi ai magistrati del 13 febbraio 1898^ pp, G29 57; Luxoro Tammar, Esporta- 
zione dei capi d' arie dello Sfato del 1" settembre 1899, pp. 119-125 ; rispo- 
sta in formi di lettera, al Direttore, di Assirelli G. P., V' ottobre dello 
stesso anno, pp. r>r>8 74 : cfr. anche Mariotti Filippo, Im legislazione delle 
Belle Arti, Roma, Unione Cooperativa editrice, 1892 e Capbrlk avv. Sikjo, 
Opere d' arte di ragione privata. VandalìHiìio individuale e Diritto Sociale — 
Principi^ Leggi, Riforme, Verona, Simboli, 1899, 8.% pp. 1-290, 



Rassegna biblioffraflca dell' urte italiana. 43 



r 

I mente montò in tanta collera, che comando (non pensando che 
I fosse stato egli, // ìiepotc) che chiunche fosse colui che le a- 
■ vessa tagliate, eccettuato solo il Cardinal de' Medici {Ippolito^, 
' dovesse esser subitamente, senz' altro processo, appiccato per 
la gola ; il qual Cardinale andò a scusare al Papa, Lorenzo, co- 
me giovane desideroso, secondo il costume dei loro maggiori, 
di colali anticaglie, e con gran fatica potò raffrenar l' ira sua, 
la quale s' acquietò solamente, dimostrandogli che ammazzando 
lo, /' infamia e ii vituperio saria staio della casa de* Medici, S' ebbe, 
nondimeno, a partir di Roma Lorenzo, ed ebbe due bandi 
pubblici, uno da i caporioni (/ capi dei quartieri) che non po- 
tesse stare a Roma mai più, 1' altro dal Senatore (Simone Tor- 
nabuoni) che chiunche V uccidesse in Roma, non solo non do- 
vesse esser punito, ma premiato ; e messer Francesco Maria 
Molza. uomo di grand' eloquenza e giudicio nelle lettere gre- 
che e latine e toscane, gli fece un' orazione contra, neir Acca- 
demia Romana, trafìggendolo latinamente quanto seppe e po- 
tette il più » {'). 

Di poco tempo posteriore alla morte di papa Clemente 
(1534) e anteriore di un anno appena all'uccisione del Duca 
Alessandro dei Medici vL5vU)» compiuta da l-orenzino, ò la se- 
guente lettera di un altro nepotc e favorito dei due papi me- 
dicei, Leone X e Clemente, voglio dire Niccolò Ridoltì, che fu 
eletto cardinale a 16 anni di età, nel 1517. Questi, il ig aprile 
del 1536, scrive da Roma una lettera, tuttora inedita: « Al ma- 
gnifico messer Andrea Ridolfi consanguineo carissimo », 

che trov^avasi alla corte di Francesco 1, re di Francia; dopo 
di avergli rinfrescato nella memoria il melanconico ritornello 
« come più volte vi abbiamo detto, ci troviamo non poco 
in bisogno » (*), soggiunge : « La statua della Venere et hi teste 



('ì Cfp. Varchi Benede-ito, Storiti fiorpntina, ediz. di G. Milanesi, Fi- 
renze, 1858, voi. ITI, p. 184. 

(*) Che il Ridolfi non navigasse in troppo buone condizioni economiche 
ci risalta anche da altre Lettere inedite, del dtrdimde Xicct}lò /lidolfi pubbli- 
cate ed dlustrnie (hi GirsBPPB Baccisi, estratto dalle Ijetture di famiglia. 
an. XXXIV., Firenze, tip. Rencìni, 1882, pp. l-KJ. Il RidoHi fu anche due 
volte abbate coniinendatorio del celebre monastero di Fonte Avellana, nel 
ir>|S e nel 15U : vedi, in proposito, GiBiirjj Alrkuto, Monografia delf* an- 
tico monastero di S, Croce fjii F. A, — I ifuoi Priori ed Abtìati, Faenza, P. 



41 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



per Mons. Gran Maestro si' manderanno per quella via, al più 
presto et sicuramente si troverà comodità di legni, che veng"hi- 
no o a iMarsiglia o .in Parigi, indirizzandole, secondo 1' ordine 
et scrivere nostro; che prima non si è ^potuto faro, per esser 
stati a Napoli, come possete considerare ». 

« Raccomandateci al revd.mo Tornon, Loreno, et al illmo 
sig. (jrran Maestro, secondo il "consueto, et cosi salutate .^lons. 
di Faenza, ringraziando da nostra parte messer Antonio Bona- 
gratia dell* ufficio per lui fatto, a benefitió nostro, circa la 
pensione ». ' 

Alla lettera surriferita, tien dietro una poscritta, in* cui si 
pària di altre anticaglie e si conclude : « Mons. di Borbone e 
messer Riccardo.,... se non avesse comodità di danari., dumtnodo 
che, a tal tempo, con buona sicurtà di banco, fossimo sicuri po- 
tercene valere ». Ricorda atìcora « La stàtua della Venere » e 
soggiunge che « havendo, questi giorni,' fatta diligentia di tro- 
vare un navile per inviarla, ha « riscontrato che mediante » 
una commissione data al Vescovo d' Orvieto, può spedir tutto 
al Cardinale di Lorena, per mezzo di un tale che « conduceva 
anticaglie e robe al Rev.mo di Bellaj^ alla volta di Marsilia, 

al capitano luogotenente del sig. Gran Maestro, con intito- 

latoria, sopra la cassa di detta statua, che diceva: « Al chmo 
et illmo sig. Card, de Loreno » ; rammenta quindi « le due teste 
promesse.... al sig. Gran Maestro » e il « thesaurario Bonac- 
corsi » (*). 



Conti, 1896, pp. 209, 213 : cfr. anche le mìo pubblicazioni su Dante e il mo- 
nastero di F, A., Pistoia, 1899, p. 3 e segg. e sul Trattato sconosciuto di un 
agostiniano arceviese nel secolo XVI, estr. dalla Nuova Rivista Misena di Ar- 
cevia, an. IX, n.» 7-8 (luglio agosto 1896), pp. 123-24; del Hidolfi, che mori 
in conclave nel 1550, si parlò molto, dopo 1a morte di leeone XIII, da P. L. 
BttUZZONEJ, I conclavi. S^c. XVI^ in II Capitan Fracansa, giorn. di Roma, Il 
e 14 luglio 1903, (n. 189 e 192 dell' an. Ili); per maggiori notizie intorno 
alla famiglia del' nostro Cardinale cfr, Carocci Gcnoo, Iai famiglia Ri4olfi 
di Piazza, Firenze, G. Civelli 1889, pp. 1-36, pubblicazione por nozze Rjdol- 
ti-Borgnini. 

(•) La lettera è tolta dal Cod. Strozziano 139, f.' 15, che si conserva 
nel r. Archivio di Stato, in Firenze. 

• Le pratiche per la spedizione della statua e delle teste seguitavano gu\ 
da un anno e questa lettera inedita va illustrata con quella del 16 ott. 1535, 
pnbbl. dal Bagnini, Lettere cit., p. 14 15; « M. Andrea nostro cariss.° Ri- 



ìhisspgnw bibliografica ilei V arie ilaliana, 45 

I dati preziosi, offertici da questa lettera — sui quali non i» 
opportuno che io mi indugi di più — potranno certamente ser- 
vir di g-uida a qualche studioso che, coU'aiuto di altri documenti, 
riuscirà, lui giorno, in Francia, a identificare, se non le teste, 
almeno la statua di Venere — che doveva esser diretta sicu- 
ramente al Re Francesco — e stabilirne con certezza la prove- 
nienza. 

Quando si pensi che imprimi propugnatori del rinascimento, 
in tutta Italia, anzi in tutta Europa, e i primi raccoglitori e 



spondendo a due vontro, ricevute in un tempo medesimo, V uua delle quali 
è senza giorno, l'altra è de* X del passato, diciamo quanto h\\^ stalua 
della Veripre, come più mesi sono che, essendo noi a Bagnana, la facemmo 
qui assettare et consegnare a M.** Hieronimo, agente del R.mo et Ill.mo Lo- 
reno, sicondo che possete sapere; el quale M.*" Hieronimo prese l'assunto di 
mandarla, ma non V ha fatto, per ossero stato poi malato. Hora, parlando 
qui con MoD3.-K.mo di Bellay, mi ha detto come, havendo a mandar questo 
in Parigi certe altre cose, si contenterÀ fare caricare et condurre con esse 
insieme ancora la detta statua, et cosi si invierà, senza fallo. In questo 
mezzo potrete pigliar occasione, dopo che J' harete ditto ancora al sig. Gran 
Mastro, di farlo intendere a Sua Maestà, • ad ciò sia certo donde è proce- 
duta questa tardanza, con dirli come il desiderio mio saria che detta sta- 
tua fasse ancor più bella di quello che è, ad ciò fnsse tanto più degna della 
grandezza di Sua Maestà, la quale ancora ringratierete del li boni officj et 
opere che fauno qui li ministri sua in defcnsione et óonservatione delle co^e 

mie, ringratiaudone ancora il predetto S '"" Gran Maestro dicondole an 

Cora, circa le anticaglie, ohft mi havetc scritto io attenderò, come ho 

scritto a lei, a dar opera per trovare un paro di belle teste, degne di lei, et co- 
me prima mi verranno a mano, non mancherò mandargliele et indirizzarle a 
vói, ad ciò che le possiate presentare ; nò in ciò perdv^remo tempo, né occa- 
sione alcuna per satisfare al debito, che tenemo con Sua Ex.^'" et al desiderio 
che havemo di servirla, et di già haremo ^andato qualche cosa, se ne 
havessimo trovato delle belle, a nostro modo, et come merita Sua Ex."* In- 
tanto aviserete a chi le possiamo indirizzare a Parigi, che ve le abbia a 
consegnare, et cosi-la Venere. Scrivemo a Sua Ex."-^ sopra il luogo, che mo- 
strate desiderare, per servitio di Sua Maestà, ad ciò che non s' abbia a ri- 
portare -vergogna, circa che ci reporteremo alla prudcntia et discretione vo- 
stra, sicondo la quale vi risolverete di presentare o ritenere- la lettera come 
meglio vi parerà ». 

In un'altra delle L^tt*re dello stesso anno, edite dal Baccini (a p. 13}, 
si legge, a proposito di cose d'arte: < ci reSta a dare dicto Mess. G. [Bo- 
naccorsi] certe càrie di paesi dipinti; quali ci promesse mandare con alcune 
altre vedute, et poi non ha mandatole, vorremmo pure hnverle, poiché ce le 
ha messe a conto ». 



4^» kaasegmi hihìvngraflca dell' arte Ualiand. 

archeologi del secolo XV som fiorentini e che « Roma, per 
merito loro, diviene una colonia fiorentina; e gli architetti, che 
i papi vi chiamano a lavorare, son Leon Battista Alberti, Ber- 
nardo Rossellino, Antonio di Francesco, Meo del Caprina, (tìu- 
liano da San (rallo, (ìiacomo e Lorenzo da Pietrasanta, (rio- 
vannino de' Dolci, Baccio Pontelli ; gli scultori sono Filarete, 
vSimon (xhini, Mino da Fiesole, il Verrocchio, il Pollai nolo ; i 
pittori sono Masolino e Masaccio, Fra Angelico e Benozzo (toz 
zoli, Andrea del Castagno, Piero della P>ancesca, il Ghirlan- 
daio, il Botticelli, Filippino Lippi, il Signorelli, per non ram- 
mentare che i più famosi » (*) ; quando -si pensi al mecenati- 
smo di casa Medici, ai grandi nomi, cioè, di Cosimo, di Lo- 
renzo il Magnifico, di Leone X e si riguardino poi le azioni 
dei discendenti e dei nepoti, cosi degeneri dagli avi gloriosi, 
\\en fatto di ripetere col Poeta, dando al suo concetto una 
portata e una estensione assai maggiore che questo non abbia, 
rade voile risurge per li rami V umana probi la te. 

Per una ben naturale associazione di idee, nel deplorare 
la vergognosa disinvoltura con cui il Ridolfi mercanteggiava 
una statua di Venere, torna spontanea alla mente la fiera e 
sdegnosa risposta de 

Gli uomini Gnidi a Rk Xicomede: 

.... venderemo gli schiavi : noi stessi, ove stringa il bisogno, 

sorteggeremo i corpi nostri e de' nostri figliuoli, volenterosi 

al duro servàggio de' Siracusani : ma non daranno a prezzo la 

diva Afrodite gli Cnidi (^). Altri tempi, altri costumi ! 

Firenze, 20 febbraio 1905. 

M. MORICI 



{}) Cfr. Muntz Eucjenio, Precursori e propujaaiori del RinascnnemtOf 
edlz, interamp.nt^ rifatta dulV A, e tradotta da Guido Mazzonf, Firenze, G. 
C. Shiìmohì, editore, 1J>02, p. 197. 

\^^) Mazzoni Guido, Poesie, Zanichelli, Bologna, 1891, pp. G2-4, Per una 
statua. 



koHnegna bibliografica deU' arte italiana, 47 



A PROPOSITO DELLE DUE STATUE 
IL CUPIDO DI MICHELANGELO E LA VENERE ANTICA 

PASSATE DALLA CORTE DI TUBINO A Ql'ELLA 1»! MANTOVA. 



Nel III fascicolo di Aiii e Memorie della R. Deputazione di 
storia patria per le Marche (Ancona, 19Ò4) si legge una lettera 
di Giovanni Francesco Arsego, segretario del Cardinale Ippo- 
lito d' Este, pubblicatavi dal eh. prof. Bernardino Feliciangeli, 
che la fa precedere da una eccellente nota illustrativa, che ha 
per argomento Cesare Borgia a S. Angelo in Vado, Lettera e 
conìmento interessano in modo particolare la storia esterna, 
dirò così, delle due statue che danno occasione al presente 
scritto. 

Nel riportare e far nostro, in gran parte, il lavoro del prof. 
Feliciangeli, speriamo di far cosa grata agli studiosi dell' arte 
e cosa non sgradita all' amico buono e valente e alla R. Depu- 
tazione marchigiana, meritevoli V uno e V altra di una parola 
di lode da quanti amano vedere anche fra noi ravvivato il cul- 
to de' buoni studi e delle patrie memorie. 

Per una lettera pubblicata solo in parte dal Gaye e inte- 
ramente poi dair Alvisi, ^) è noto come le bellissime statue su 
ricordate, il Cupido e la Venere, richieste con tanta insistenza 
al Valentino da Isabella d' Este pel suo « studio », pervenis- 
sero alla corte di Mantova alli 21 luglio 1502. Note del pari 
sono le discussioni suscitate in proposito, nella seconda metà 
del secolo scorso (specialmente pel Cupido), fra i più insigni 
scrittori di cose delT arte. Pur tuttavia non sìa inutile far co- 
noscere ai lettori della nostra rivista la lettera pubblicata or 
non è molto, come dicemmo, dal prof. Feliciangeli; dalla qua- 
le la figura della bella e intraprendente marchesana di Man- 
tova risalta in tutta la sua interezza e si completa mirabilmen- 
te, per quel senso pratico della vita e per quella genialità 
e festività intelligente che si bene caratterizzano la gran dama 
del Rinascimento. 



*) Cesare Borgia, duca di Romagna, Imola, 1878, p. 536. 



48 . Ranfiegna hìKdlografica del V arte if alia uà. 

Ma vediamo anzitutto in quale circostanza tale lettera ven- 
ne scritta. 

« Xeir essate del 1502, compiuto felicemente T acquisto dì 
Urbino e Camerino (20 giugno e 20 luglio), assalito il dominio 
fiorentino colT occupazione di Arezzo, cominciate le pratiche e 
i maneggi per ottenere la 'signoria di Pisa, il duca Valentino, 
a meglio vigilare le cose di Toscana, si era fermato in Urbino 
donde poteva, accorrere colà dove apparisse il bisogno della 
sua presenza. Mcyitre ivi soggiornava, intento a dirigerà i dì- 
segni di conquiste in Toscana e a procacciarsi la simpatia e la 
benevolenza dei sudditi del profugo ilontefeltro, gli pervenne 
la richiesta della marchesa dì Mantova, che sollecitava da Ce- 
sare Borgia — tepido amatore delle anticaglie — il dono delle 
due opere d'arte su menzionate, allora esistenti nel palazzo 
ducale di Urbino (ed esulate, purtroppo, nel 1632, con altri te- 
sori dell'arte nostra in Inghilterra). La marchesa, non osando 
chiedere ella stessa quelle cose al Valentino, aveva dappVima 
ricorso alla mediazione deJ fratello, if Cardinale Ippolito^ {30 
giugno 1502). Ma poi manifestò quel desiderio al Valentino 
stesso per mezzo del -capocaccia da lui invitato a Mantova 
nella prima metà del luglio. E ne fu tpsto- appag?tì;a : che il 
Borgia pochi giorni dòpo le fece presentare il dono delle due 
scolture da quel medesimo messo che egli aveva rimandato 
alla corte dei Gonzaga per occulti motivi politici *). 

« La mediazione del cardinale poco o nulla pare concorresse 
a far contenta delle cose ambite la marchesana di Afantova : 
sicché a lei non spiacque Congiurare col Valentino per prepa- 
rare un' amabile canzonatura al fratello, forse poco sollecito nel 
favorire i gusti artistici d' «Isabella; la quale dei buoni uffici 
invano richiesti gli invìerebbe ironfci ringraziamenti dopo dif- 
fusa la voce, d' accordo col Valentino, che questi, per negli- 
genza del cardinale ignaro del desiderio di lei, avesse compia- 
ciuto altri delle scolture. Ippolito d' Este, allora tutto intesò a 
trar profitto delle relazioni di parentela ed- amicizia che strìn- 
gevano gli Estensi e ì Borgia, coglieva 1' occasione della morte 

*) A. VENTriu, Il Cupido di Micìidangelo^xi' Arch, storico dell' afte, i, 
fase. 1, Roma, 18H8 ; Li:zio-Hexier, Mantova e Urbino. Torino, Rotix, 189:^, 
138, 139, 170, 171. 



liftMegìia bibliografica dell' arte italiana. 49 

del ricchissimo cardinale Ferrari, modenese, per succedergli 
nell'arcivescovato di Capua *), e a rendere più sicure e spedite 
le pratiche di questa successione, o ad altro fine, mandava ^al 
Valentino un suo segretario, (xiovanni Francesco Arsago. Que- 
sti colla lettera, di cui pubblichiamo la parte che si riferisce 
alle ricordate scolture, mette sulT avviso il cardinale e gli dà 
notizie delle imprese e degli intendimenti del Borgia. Il quale, 
mentre V Arsago moveva da Roma alla volta di Urbino, si ap- 
prestava al viaggio di Milano dove colle accorte parole, colle 
promesse, cui sapienti intrighi avrebbe dissipati i sospetti su- 
scitati dai suoi nemici neir animo di Luigi XII, re di Francia, 
che stava per ripassare le Alpi e visitare nuovamente il suo 
dominio italiano. 

« Tutto intento ad accrescere la propria potenza, a j)rose- 
guire la effettuazione di un sogno di grandezza che fece pal- 
pitare ammirati contemporanei e posteri, Cesare Borgia poco 
diede di attenzione e di cure alle varie e meravigliose forme 
della vita intellettuale del suo tempo-*). Più pieno, più acuto e 
più alto senso della realtà mostrava la squisita tempra d' Isa- 
bella d' Este quando, nel tempo medesimo a cui appartiene la 
lettera del segretario estense qui sotto riferita, ella, per trarre 
in inganno il messo del Valentino, inventava lettere del pro- 
prio marito, a questo scriveva con accento di amorosa trepida- 
zione perchè si guardasse dal veleno dei Borgia e profittava 
della caduta di Urbino per aumentare la collezione di * cose 



') Kbbe l'arcivescovato in amministrazione e Io tenne fino alla morte 
;.•> sett. l.V>0\ l'n biografo, che visse nella corte del cardinal D' Kste, ma 
.scrisse molti anni dopo la morto di lui, attribuisce a Giulio II, con manife- 
sto errore, la nomina di Ippolito nelT ufficio di amministratore della diocesi 
di Capua. Cfr. Vita del card. Ipj/o/ifo D' Kste scriffa da un anonimo con an- 
notazioni y Milano, Hi pa monti Car|uino, 1S4.-5, p. lo. 

*) Che la protezione del Valentino ad alcuni artisti e letterati (vedi 
Alvisi, op. cit., 97-104, iJOl, ;597 sia da considerare cjuale prova di viva in- 
clinazione alla poesia e all' arte non ci pare, poiché ^li artefici che per lui 
lavorarono erano architetti militari intonti a fortificare il suo dominio, i 
letterati e i poetastri rappresentavano un ornamento indispensabile di tutte 
le corti. Molto di più e meglio a favore dell'arte fece suo padre. Cfr. Pa- 
KTOU, Gf*.sc/iichte dUr Pajtafp, Freiburg* in H. IHOf) III, 492 e segg*. 



50 Rassegna bibliografica delV arie italiana. 

antiche » colle quali « onorava il suo studio » •). Spregiudi- 
cata diplomazia, tenerezza di sposa, amore del Bello ». 

* 

Accennato al suo arrivo air Acqualagna in circondario di 
Urbino, e alla necessità di aver dovuto prendere la via di Ca- 
stel Durante (Urbania), ove si trovava il Valentino, Gio. Fran- 
cesco Arsago narra dunque al Cardinale d* Este, brevemente, 
del suo incontro col duca e dell' accoglienza fattagli da « m. 
Piero da Ovieto suo cameriere (del Valentino) col qual sonno 
alloggiato et tanto acarezzato che più non se poteria dire » ; 
poi soggiunge : « Il capocazza del Duca *y è stato due volte a 
Mantua e la prima volta la S. Marchexana gli disse il deside- 
rio chel haveva de bavere la Venere e Cupido che era restato 
ad Urbino di quali V. S. ne hebbe lettere da S. S. in modo 
che arrivato al duca gli espose questo desiderio de la marche- 
sana per el quale immediate lo remandò a Mantua con dieta 
Venere e Cupido con doi epigrammi al proposito a presentare 
a S. S. et cossi è ritornato et hanno dato ordine insieme de 
burlare V. S. un pezo de questa cosa et faranno che la Mar- 
chesana scriverà a V, S. e fuori, che a quest' ora bavera avuto 
le lettere, che • la ringratia de la diligentia ha usata per avere 
queste cose perchè V ha inteso che '1 duca ne ha compiaciuto 
altri e mandando V. S. dal duca per questo efFecto, rispon- 
derà che non si ponno bavere, immo el duca teneva che V. S, 
m* avesse mandato qua per questa cosa e cossi ne ho voluto 
avisare V. S. perchè la sia cauta come la se avcrà a governare 
in questa cosa, attento con suo piacere bora poterà fare ad 
altri quel è stato ordinato di fare a lei, se gli piacerà ;>. L* im- 
portante lettera del fedele segretario, che si firma « perpetuo 
schiavo », termina con altre notizie intorno al duca Valentino 
ed è scritta da S. Angelo in Vado, presso Castel Durante, in 
data 28 luglio 1502 *). 

La Direzione. 



^) Luzio Rbnier, op. cit., 136-140, e Venturi, art. eie, p. 4. 

^) Questo capocaccia pare si abbia ad identificare con quel Francesco 
col quale trattò la marchesana di Mantova per sollecitare dal Borgia l'invio 
delle due scolture. Vedi Luzio-Renieb, op. cit., 138. 

^) Archivio estense di Modena. Cancell. ducale. Urbino. Questa lettera 



kci»»egna bibliografica Ml^ arte italiana, 51 

DOCUMENTI 



IL TESTAMBNTO DI LUDOVICO TRAM 

Di Ludovico Trasi, pittore ascolano dei sec. XVII, così discorre 
il Lanzi: < Degno di special memoria è Ludovico Trasi ascolano, che 
stato per varii anni condiscepolo del Maratta nella scuola del Sacchi, 
volle poi essere suo scolare. Trattenutosi anche alla sua accademia tornò 
in Ascoli, ove in pubblicò e in privato ha fatto opere moltissime e 
di vario genere. In certi piccoli quadri egli comparisce buon marat- 
tesco; negli afflreschi e nelle tavole da altari non è finito; e così 
aderisce al Sacchi, che vi scoprono imitazioni anche del Cortona. 
Bello è il quadro di S. Nicolò a S. Cristoforo, eh' è delle cose ove 
usò maggior diligenza. Vi espresse la liberazione di un paggio dalla 
schiavitù nel momento che il pio giovane serviva alla messa del pa- 
drone. Rlguardevoli pittare di questo artifice sono nella Cattedrale 
alcune storie di])inte a tempra, e prevale quella del martirio di S. 
Emidio >. (Storia pittorica delV Italia ecc, Firenze L. Piazzini 1H;J4. 
Voi. II. pag. 1%). 

Del Trasi e delle sue numerose pitture che sono in parecchie* 
chiese di Ascoli, oltre ad altri ]>ittorì di arte ascolana scrissero Gia- 
cinto Cantalamessa Carboni nella. sua oi)era : Memoria intorno i lette- 
rati e gli artisti ascolani (Ascoli, (':irdi, pag. 204;, e, cinque anni fa, 
r egregio prof. Calzini in questa stessa Rassegna (Anno IIK)") fascicoli 
0-12). 

Ma r opera del Trasi in Ascoli è tale che essa, più che da fug- 
g-evoli cenni meriterebbe che fosse illustrata da tutta una monografia; 
poiché esso non solo fu un buono e fecondo .pittore, ma fondò 
anche in questa città una bella scuola che durò fino alla metà del 
Settecento : scuola veramente importante e degna di essere studiata 
profondamente affinchè possa essere conosciuta ed apprezzata anche 
fuori di qui. 

In attesa quindi che vi sia presto chi degnamente possa accin- 



conferina y inesattezza della cronaca estense dì fra Paolo da Lcgnago (ms. 
in archiv. estense, citata dal GaBOOROvirs, Lucrezia Borgia, trad. it. Fi- 
renze, 1874, 288 2<')9) g\h rilevata in Lizio Renibr, op. cit., 140. La cro- 
naca alla data 28 luglio 1502 registra la visita in Belfiore (Ferrara) a Lu- 
crezia Borgia del fraiello Cesare, che in quel giorno era a S. Angelo in 
Vado. Deir Arsago sono molte altre lettere (34) nell'archivio estense dal G 
agosto al 1. ott. 1502 e dal 25 nov. 1502 al 9 gennaio 1503 tutte da Milano. 



52 ìiassegna bibliografica dell* arte ilalmna. 

^(^rsi li tale lavoro, piibl)Iicliìmno ojr^i un docuineiito che riguarchi 
«luesto «geniale pittore^ e che so non ò di una grande importanza tut- 
tavia ris[)ecchia i suoi sentimenti fortemente religiosi dai quali eg-li 
prorideva ispirazione quando dipingeva le sue madonne e ì suoi santi. 
Questo documento è il testamento che il Trasi, a sessant'anni di etA, 
dettò dal letto ove giaceva infermo, e la cui copia si cons(»rva nel- 
r archivio dei Filippini, oggi depositato nella Biblioteca eomunule 
di Ascoli- 

In (juesto testamento il Trasi, tra altre disposizioni, ordinò che 
il suo corpo fosse seppellito nella chiesa di S. Filippo, e tale sua vo- 
lontà — conui risulta dal suaccennato libro del Cantalamessa — fa 
rispettata. Ma, poiché non pietra, non parola, distinsero in quel tem- 
pio le ossa del pittore dalle altre infinite a cui ivi si dava sepoltura, 
così è da credere che il cadavere di lui fosse stato deposto nella 
fossa comune, nella ciuale rimase fino a dus anni fa, quando, essendo 
stata distrutta la chiesa di S. Filippo, (jnei miseri avanzi, confusi con 
molti altri, furono trasportati di notte, al lugubre bagliore delle tor- 
cie di resina, e sopra un ignobile carro, al civico cimitero. 

C. Mariotti. 

.1 dì 19 Fdjb. 1604 

li Sig. Ludovico Tra«i d'Ascoli sano per gratia di Dio di mente, sensi, 
ed intelletto, sapendo esser cosa certa la morte ed incerta V ora sua, et ac- 
ciò tra i suoi poiterì non habbia da nascer scandalo circa la sua eredità, 
ha procurato di far questo suo ultimo nuncupativo testamento, che di ra- 
gìoae si dice Hlne scripils. 

Ed in prima cominciando dall'anima come più nobile del corpo, quella 
divotamonte rfe^ccomanda all'Onnipotente Iddio alla Gloriosissima sempre 
Vergine Maria, ed a tutta la Corte del Cielo, il corpo poi, quando sarà se- 
parato dall' anima orijna e comanda che sia seppellito nella chiosa di S. Fi- 
lippo Neri dei P.P. dell'Oratorio coll'abito della Compagnia del SS.rao Rosa 
rio ove s' elegge la sua Ecclesiastica sepoltura. 

Item, ordina e comanda^ che nel giorno della sua morte gli infrascritti 
suoi eredi universali siano tenuti a far celebrare 1' anima sua in detta chie- 
sa di San Filippo messe n. sessanta colla solita carità dì un giulìo per 
mes.sa. 

ttem, di tutti gli altri suoi beni, crediti, attieni fa, instituisce, e colla 
sua propria bocca nomina suoi eredi universali la Sig.a Baldassina sua Ma- 
dore le signore Vittoria, Tecla ed Anna sue sorelle ei ad iìiricem le sostitui- 
sce, con facoltà di potersi servire di tutta l'eredità sua et valersene a loro 
modo senza ne anche avere a mostrare il bisogno, e doppo la morte di tutte 
le suddette sue eredi di tutto quello che resterà, ordina e comanda che se 
ne faccia una semplice Cappellauia Laicale^ senza aversine da spedir bolle, 
e questa sia amovìbile e col frutto dì tutti quei suoi beni, che resteranno, 
ordina che si habbiano da celebrare tante messe quant' è il frutto a ragione 



R(t»segna bibliografica doIV arte ifaliunn. '<\ 



r 

■ «li un ^ìuHo per incss», da celebrarHÌ dove parerà e pìnciMÙ al Cappellano 
I pn» f tempore, e qiiosta Cappellania «ia in pcrjpp.fHttm', il lua poi di nominare 
I il Cappellano lo rilascia alli Signori Dottori Filippo o Serafino e Marcello 
I Giovannetti, e i suoi eredi in p'^rpcimniì, e questa dice essere la sua ultima 
volontA, eguale vuole, che vag'lia per ra*>:ione di codicillo, di donatione canuti 
mortici, e d* ogni altra ultima disposizione anche W /><V/.s caufum,, e ((uesta di 
«ipositionc si è latta alla presenza di noi altri sottoscritti testimoni. 

Io Vi^ijVio SgarUflia fui presente a 7"; /// sopra »i." ;>y;." 
lo Felice Ginestra fui presente e te. 
Io Emidio Tassi fui presente fcc. 
Io Giusepjìe. Bianclii fui presente etc. 

ARTISTI CHE LAVORARONO IN URBINO 
nei Secoli XVI, XVII e XVII L 

( X'edi i Humrt i --tf r J0-/2, jt^of ) 

Dellrt famiglia Miiggi(»ri di rrbiiio abbiamo diversi artisti: Cesa- 
ri*. Basilio e FranccHCO pittori, Silvio architetto. 

Cesare Magglerl s' avviò per la carriera ecclesiastica e divenne 
abbate. Di lui ho raccolto le seguenti memorie : 
1590 — m8. Cesare pittore, famigliare del duca. ^) 

1610, febbraio- marzo — Cesare Maggieri Priore del Comune. *) 

1611. 6 ottobre — Cesare Maggiori fece il quadro di S. Lorenzo in S. 
FrAiicesco di Urbino, per il sig. Teodoro Giusti nella ^ua cappella. •') — Il 
qu<%dro esisto ancora e non è citato in nessuna guida. 

162^-K — Cesare Maggieri pittore, è ricordato fra i « (rontiluomini che 
non devono accompagnare S. A. Ser.ma di Ferrara ». *) 

1630, giugno-luglio. — Cesare Maggieri pittore, Priore del Comune. ^) 
Nella galleria Mancini a Città di Castello si trova un quadro del Maggieri, 
firmato. 

Basilio. Msgglerl. Questo pittori^ è semplicemente ricordato dal 
Lnzzari come « buon ritrattista ». Io posso aggiungere altre notizie: 

1634, IT) aprile — a ms. Basilio Magieri per haver dipinto Io stendardo 
per le processioni. '0 

1651, 26 maggio — Il (Governatore comunicava alla Compagnia della 
Grotta che la Congregazione dell'eredità Marsili • à ri.soluto dare il «piadro 
al sig. Maggieri acciò lo accomodi stante sia guasto per 1' umidità della ca{)- 
pella nova e Jo risarcisca ». ') Il quadro era del Contarini. 

1) Pesaro. Bibl. Oliv. Monuiu. Rovercschi, Tomo 3O, e. i 
2ì Urbino, Arch. Coinunale -• Vornaccia, il Prt'otis/a. 

3) » » > Tosi Mi\L'Uauftt, n. loi, e. 211. 

4) Pcs-iro. liibl. Oliv. Mun. clt. Tomo ;,?, e. 157. 
5> l'rbino. Arch. Comunale. — Vernaccia, w.v. cit., e. J*. 
61 > » della Grotta. I.ibr. XI JI. Kittr. e ii5tii*\ e. Hi). 
7) > > > » I. > > e. 121. 



54 Rnssej/na hihliofjrafica dell'arie itatuma. 



165S, 20 novembre — boi. 54 al si^. Basilio Maggieri per haver acco- 
modato il quadro del sig. Contarini. ') 

Il Maggieri non fa soltanto un discreto artista, come si può <le- 
(liirro da' suoi lavori, ma occupò in patria le più alte cariche. Dal 
Prhrista del Vernaccia, rilevo infatti che dal 1035 al KWU og\\ fu 
Priore della Comunità per ben nove volte. -) 

FraneasGO Magglerl. Di questo pittore una sola memoria abbiamo. 

1641, 10 dicembre ~ a ms. Francesco Maggierì per haver dipinto la 
navata scudi due. ^) 

Clarllnl Qabrlala. 

15S3, 28 giugno — scudi doì a m.ro Gabriello. *) 

1587, 12 giugno boi. 18 a Gabrielle Ciarlino pitore per haver dipinto la 
tavola dei fratelli. '') 

1592, 24 aprile — a ni.ro Gabrielle Ciarlino pittore scudi 4 per aver ar- 
gentato i candelieri. <') 

Frlaanl Paaquina, pittore urbinate. Anche questo modestissimo 
artista dovette essere allievo o imitatore del Barocci. 

1600, ult. aprilo — scudi doi e grossi quattro pagati a m.ro Pasquino 
depintore p. haver fatto JiO imagine del n.ro S. Giov. per mettere alli sac- 
chi e certe cruci dipinte et oro p. il detto effetto. *) 

IGOO, 19 noveml)re — scudi uno a m.ro Pasquino Frisoni a bon conto 
d' un quadro che deve fare per la fraternità. '*) 

1601, adi 8 genaro — uno scudo dato a m. Pasquino Frisoni pitore a 
bon conto dell'ornamento all'altare di S. Giovanni. ■^) 

1601, adi 1 aprile — uno scudo e mezo dato a ms- Pasquino per saldo 
dell'altare. '") Nello stesso mese riceve grossi 10 per aver dipinto un ingi- 
nocchiatore. **) Nel maggio seguente gli vengono sborsate altre piccole som- 
me a saldo di nuovi lavori di poco conto. ^') Cosi nel luglio del 1610 grossi 
4 per avere acconciata la tavola dei Fratelli di detto oratorio di S. Giovan- 
ni. ^'•^) Nel marzo dello stesso anno ^^) e nell'anno 1611 appare tra i consi- 
glieri della Compagnia. '*) Il 25 genn. del 1612 è ancora ricordato come au- 
tore « del quadro di S. Carlo ». '") Del 90 luglio 1614 trovo questa nota: — 
scudi sei pagati a M.^ Pasquino pittore per havergli fatto fare il quadro 



1) Urbino. Arch. della Grotta. IJhr. V. Htitr. e uscitr, e. 27. 

2) > > Comunale. — Vernaccia — .1/r. cit. 

3) » » della Grotta. Lib. XIII* Entrate e urite, e. 89. 

4) L'rbino. Ardi, del C. Domini, Libr. I. e. 215. 
5ì » » della Morte. IJb. A, e. 71. 

6) » > del r. Domini, Lib. VII, e. 14. 

7) rrbino. Arch. di S. Giov. Battista, Lib. A, e. 154. 

8) » > » » > e. 155. 
9^, 10), II , » » » » e. 155 t. 

12) » > » » e. 156. 

13) J> » » > e. 192. 

14) » > della Ct)inp. della Morte, IJb. I, e. 13 t. 
15' » » » > » f. 37. 
16) » » j> p > e. ^4. t. 



Hassegna bibliografici delV arte italiana, 55 

nella Chiesa di S. Maria Maddalena, di Fermignano, clic spcltava a) Semi- 
nario di Urbino. *) h' uUima memoria che lo riguarda è quella del 20 opri- 
le 1618 : — a ms. Pasquino Frisoni pittore per haver resalcito le iinflKini del 
sepolcro (alla Grotta) scudi 5,50. *) 

Pandelii Qlowan laaamo di Urbino, pittore. Negli Girellivi delle. 
ci>nfraternite della città, trovo notato in diversi li+)ri di entratt e ajKsc 
un Giovan facomo pittor^, ricordato anche dal Lazzari, ch<' ^li at- 
tribaisce un quadro rappresentante hi Natività della Vergine '*i nella 
chiesa di S. Andrea Apostolo di Urbino. Altro sno <[uadro si osserva 
nella chiesa di S. (.'aterina in Kieti, lirniato l^andolfl h'iovan Juc^^vin 
dì Libino, 1575. ') 

Alli 27 aprile 1590, — scudi uno a (Giovanni Jacomo pittore per sua 
mercede. '') Da una nota- di persone, fra cui tìgurano diversi pittori, è nota- 
to anche il Pandolfi. ^) Nel IGOf), alli 25 giugno (ìiovanni fa da testimonio 
in un matrimonio, "') e sotto la data delT ultimo giorno del mese di marzo 
1614 trovo — scudi uno e grossi otto a Giovan Jacomo della liergna per 
aver fatto quindici (figurine) di S. (ìiovanni sul corame per servitio della 
chiesa. *) 

A proposito di questo artista, ini domando: (Jiovan Jacomo (» da 
credersi tutt' uno con il figliuolo di (ìiovanni Pandolti pesarese? K 
perchè allora si qualifica urbinate? Si potrebbe supporre veramente 
ch'egli nascesse in Urbino, dove il padre può avere lavorato. Sareb- 
be quindi da ritenersi che, divenuto grandicello, il padre lo allogas- 
se col Barocci. 

Vlvlanl Antonio di Urbino, pittore. In data 2:J genn. 1014 — ms. 
Marcello Sparzio vende una casa ad Antonio Viviani pittore. •') 

Mazza Vontura di Urbino. 27 sett. 1015. — a m.ro Ventura Maz- 
zi scudi doi u bon conto del quadro. ''*j ((^>uale?) 

Urbani Giov. Androa, pittore di Urbino. Di qutvsto artista ripor- 
tai diversi documenti, relativi ad una tela con V Aììuimzìata esegui- 
ta nel ll>2() per V altare della capi)ella dell' Annunciazione nelU oi*a- 
torio della « (irotta », nella rivista « Le Marche « (fase. VI, 1IH)1, 
p- 848 e 84!»). Qui aggiungo qualche altra notizia sullo stesso mae- 
stro, da me ricavate, come le altre del lO^O, dal Libro 4, e. 11(M18 
e e. 120-122, dell' Archivio della Compagnia della (irotta. 



I) Urbino. Arch. Stor. Commi. Rip. IIF, n. ni. lt>si, MmnUiitttti. 
?) > > della Comp. dulLi Ciroha. I.ib. XIII, e. 30. 

3) Laz/.ari, I.r cht'rse dì i'ròiuo^ ivi. if<ii. 

j\) Guardabassi, Indicr-(tiiida drlL' l'm'trut, lVriis;ia, \ì^"-2, 

5) Crbino. Arch. della Comp. della Morto. J.il». 1, e. i.^o. 
0) » » dei CJonti C;istr.a»anc-St.-x coli. 

7) > .» Parrocchiale della Mctro|Mii;t.i.ia. l.il». A. dei J'.atlo. 

J*] » ■% dell.i Comp. di S. (ìiov. lìatt. I.ili. 2.. e, 200. 

9) Urbino. Arch. Comnn. Vernaccia, Monmn. di libino^ N. ^\, e. 13=^. 

IO) Urbino. Ardi, di S. Croce. I.ib. 1O1.V1O16, e, 3-^1. 



56 Eassegna bibliografica dell'arie italiana. 

Il 18 giugno 1599 V Urbani è ascritto fra i fratelli di detta Compascnia. 
1602, 27 dicembre.... il palio de corame e un paio di cuscini, che furon 
fatti da me. Da ras. Giov, Àndr. Urbani fu fatto il Crocifisso gratis nel palio. 
1604, 1. aprile. — Da nis. Gìov. And. Urbani scudi 3 per il nolo. *) 
1610, — dallo stesso... per una stanzia che tiene anelo sopra la chiesa. *) 
1610, 14 febbraio — dallo stesso., scudi 4 per il nolo della stanza. ^) 

1610, 2:J genaro — A speso grossi 10 in tjyito olio de spj^go e altra ro- 
ba dato a ms. Giov. And. Urb. pittore (Archivio della Grotta). 

1611, H magio — scudi 4 dati a ms. Giov. And. Urb. per aver fatto doi 
figuro poste ne T altare de la Madonna (^Id.) 

1611, 15 agosto — da ms. Giov. And. scudi 3 per il nolo de la stanza. -*) 
1632, 1« agosto — Morse ms. Giov. And. Urbani pittore e nostro fra- 
tello. Adi 19 fu dalla nostra Compagnia cavato da casa e poi condotto alla 
sepoltura in S. Francesco. Fu accompagnato da tutti li fratelli che erano in 
città (Arch. della Grotta). 
continiuù 

E. SCATASSA. 



RECENSIONI 



Cornelio Budinlch* Il palazzo ducale (V Urbino. -- Studio storico arti- 
stico illustrato da nuovi documenti -- Trieste, Stab. tipo litogr. Emilio Sam- 
bo, 1901. 

Il libro, composto di 135 pagine, comprese le numerose illustrazioni, va 
lodato anzitutto per la bontà delle considerazioni, nuove, il più delle volte, 
e per i documenti di cui è ricco. . 

Nella prima parte ò esposta la storia del palazzo ; nella seconda è detto 
degli architetti che presero parte ai lavori di esso e di altri artefici che 
contribuirono con le opere loro, di carattere decorativo, a formare del mede- 
simo palazzo uno dei monumenti più belli d'Italia. Nella terza parte, tenen 
do conto di quanto era stato detto in proposito dagli scrittori specialmente 
locali, e dal Geymuller, 1' a. guarda all' influenza esercitata dagli artisti del 
palazzo —primo fra tutti l'architetto Luciano — sulle altre costruzioni con- 
temporanee, di poco posteriori, di Urbino e di altre città del ducato. 

Per dire quale posto oci'upi 1' opera grandiosa di Luciano nella storia 
dell'architettura, il B. dà uno sguardo all'architettura del Rinascimento in 
Italia prima dì detta costruzione e mostra la innegabile influenza del Hru- 
nelleschi e quella non meno grande dell' Alberti sugli architetti del quat- 
trocento, per conchiudere che il palazzo di Urbino deriva particolarmente 

i) e 2) l'rbin»). Archivio di S. Ant()nit>, liltro 15. r. li e 12. 

3) » » » » !«;. e. IO, t. 

4) » » » » » 



tìaaApgna hlìtlifHjntficn del V (irte ffalittna. 57 

dall" arte briiueMt'schiaiia. bcncliò in esso si mostri ani-hc un altro inilirizzo, 
n^aalmcntc caro a<^ìi architetti scultori di cjuel tcnijio, uno speciale entu 
sJasino, cìo«'% per una ricca decorazione plastica. 

Detto brcvcnicntc dell' interno deiriMlifizio e della dis])osi/ione de«:li aui- 
bieiiti, r a. osserva che le parti più severamente classiehe dell' edilizio son 
quelle che più propriamente sì possono dire architettoniche, poi so^^iiuu- 
g^e che € se anche nelle parti imù severe dell'edificio l' influenza fioren 
tina è evidente, tanto più chiara, anche per 1' delirante «U'iicatezza di tutti 
i particolari, è Ia*8iiperiorità delle loruie urbinati su quelle fiorentine. 
Visto poi che tale pura classicità di l'orme comparisce (jui per la prima 
volta, e che l' influenza esercitala dalle torme di (|uesto palazzo sulle costru- 
zioni posteriori tu rilevantissima, non solo nelle jirovincie vicine, ma pu 
ranco a Roma, converrei, come prepose per primo \\ de, (ietfmnìbr k li affi tei lo 
Stinzio atùdiato conie archUetio — Milano, T. Hoepli, IHS^ p. so-, ra^^grup- 
pare sotto un nome speciale le forme che abbiamo esaminate, e nessuil no- 
me s'adatta meglio di quello di « stile urbinate ». 

Il secondo capìtolo non è meno interessante. Il B. vi pubblica vari do 
cuiiienti (fra cui alcuni inediti), dai (|uali si deduce che nel lir)5 rarchitetto 
Luciano si trovava al servizio della Corte di Mantova e che solo per pochi 
g-iorai iir quell'anno si recò a Pesaro^ chiamatovi da Alessandro Sforza. Buo- 
na la dimostrazione con cui 1' a. sostiene che la facciata del Palazzo 'profet- 
tizio dì Pesaro non può essere attribuita a Luciano, la cui influenza può 
vedersi soltanto ne' fìnestroni del piano superiore. D'altra parte le opere e- 
s^e^uite da Luciano prima di recarsi in Urbino, converrà ricercarle a Manto- 
va, da dove probabflmente i4 nome del grande architetto giunse all'orecchio 
di Federico- da Montefeltro, che con la Corte mantovana trovavasi in relazio- 
ni amichevoli. 

^ Lhi altro documento ci fa conoscere il vero casato dell'artista che, se- 
condo il B., deve scriversi Dellauranna. 

Merita lode l'a. anche per avere riprodotto di sull'originale la nota pa- 
tente da Federico rilasciata a Luciano in data 10 giugno 14(iH. Altri docu- 
menti del 1476, '7S e '79 si riferiscono alla llocca di Pesaro ila cui prima 
pietra fu collocata nel 1474) eretta da Costanzo Sforza, ed alla quale Luciano 
attese in qualità di |Mfimo ingegnere. In tali documenti Luciano, morto a 
Pesaro — come è noto — nel 1479. è detto di Zara. 

Il B. discorre poi di Ambrogio B?irocci da Milano, che nel 1470 lavora 
va a Venezia intorno alla |»orta della chiesa di S, Michele e che poscia in 
Urbino iniziava quella mirabile ornamentazione che non fu in nessun altro 
luogo di Italia superata; e degli architetti che a torto o a ragione si crede 
abbiano preso parte ai lavoH del palazzo: PVancesco di (iiorgio Martini, Bac- 
cio Pontelli, Pippo d'Antonio Fiorentino, Fra Carnevale e Paolo Scirri da 
Urbania. 

Neir ultimo capitolo,* dedicato allo Sfde Vrbin(de o Laurduesco, tratta il 
nostro del Palazzo Passionei o Torriglioni, dandone la pianta e bellissiini di- 
segni in iffero e a colori; discorre della Loggia d'ingresso all'Ospedale, del- 
la Chiesa di S. Bernardino, del Palazzo ducale di Oubl>io, della Corte (dt<i 



1 



TìS litusHpgna hiblioyrafica dell* mie italiana 



di Fossombrone, del Palazzo ducale di Urbania, ecc.; costruzioni, quali più 
quali meno, tutte ispirate all' architettura del palazzo di Urbino. 

Di tutte queste fabbriche si conoscevano in gran parte le notizie, ma 
l'averle raccolte e ordinate, arricchendole di altri dati e di riproduzioni foto- 
meccaniche e di disegni che prima non si avevano, costituisco un altro pre- 
gio dell' opera. 

Qualche incertezza si nota tuttavia qua e là, spjsii ilin iute nella parte 
che il B. consacra al Palazzo ducale di Gubbio. 

IVr ciò che si riferisce, ad esempio, agli artisti chewornarono detto pa- 
lazzo, accetta il H. l'opinione dello scrivènte (^Cfr. // Palazxo d ficaie di Gub- 
bio in Ardi. slor. dell' Arte. — Serie II, 18%), ma non è dello s tosso bug 
parere circa r architetto, ch'egli dice non essere Luciano, benché, nota: 
lauto nella pianta quanto nryli alziti si può asserire esservi il modo di com- 
porre di Luciano. E aggiunge: « Se anche egli stesso ^ Luciano) non avesse 
progettato l'edifizio, certo si è che quanto e' è in questa creazione architetto- 
nica di intrinseco valore artistico è tutto suo ». Il passo mi par breve. 
Perchè dunque negare il diseguo della costruzione a Luciano, quando nel 
concetto generale del palazzo lo stesso B. riconosce l'architetto maestro? — 
Ma il dettaglio, osserva il giovane scrittore, la direzione e la esecuzione del 
lavoro ci indicano un modesto artista « che non riusciva ad imitare degna> 
mente il grande artiere di Dalmazia. ». Tale osservazione che, a dir, vero io 
feci assai prima del B., non è sul'fìciente per escludere il nome di Luciano. 
Nel 189tì, io avevo esposte già le ragioni per cui credevo, e credo ancora, 
che l'autore del palazzo di Gubbio (Luciano) non dovè curare la costruzio- 
ne eugubina, come fece al contrario per il palazzo di Urbino. 

Lodevole ad ogni modo è il prudente riserbo dell' a. dinanzi a problemi 
che, allo stato in cui si trovano le nostre cognizioni, è sempre arduo il ri- 
solvere; come, ad esempio intorno all'epoca in cui dovè sorgere l'elegante 
tempio di S. Bernardino, e all' architetto di detto tempio, il cui disegno e i 
vari difetti d' esecuzione fanno pensare ad un giovane artista che potrebbe 
essere lo stesso Bramante, mentre il B. vi vedrebbe la mano di quel Pippo 
d' Antonio Fiorentino che fu pure al servizio di Federico da Montefeltro. 

Concludendo, la pubblicazione del B. nou è solo pregevole per ciò che 
essa ci narra di nuovo, specialmente sull'architetto dalmata, ma anche, per- 
chè condotta con garbo su tutto quanto si sapeva già per gli storici che ne 
parlarono prima di lui, a cominciare dal Baldi, la cui illustrazione del Pa- 
lazzo ducale di Urbino resta sempre la più importante e completa, anche pel 
giudizio ch'el ci dà sullo stile della fabbrica: giudizio che di poco si scosta, 
come ebbi a notare altra volta, da quello di critici più recenti . 

Come studioso e come urbinate ringrazio l'egregio Architetto triestino, 
e con lui mi compiaccio dello splendido suo lavoro, che è un ottimo contri- 
buto allo studio dell'architettura Lucianesca,-o, come direbbe il Geymuller, 
dello « stile urbinate. » 

E, Calzini 



lìasisegna bibliografica ddV arte Ualìami. TìO 

Al<*«saiMlro Chiappoli!» Pagine </' antica arie fiorentina — In firenzo, 
Francesco Luuiachi, Editore, 190.'). 

E una serie dì <crìtti, coni posta in unità di diso^iìo, solo in parte e in 
altra t'orma e misura pul)l))icati in riviste italiane, ma alcuni di essi ancora 
inediti. Il primo, / pittori fiorentini ftef Ik*inasci7nento, è una sintesi felice, 
chiara, comprensiva di tutto il movimento dell'arte pittorica a Firenze, da 
Giotto a Michelangelo : un articolo che non dovrebbe essere dimenticato da 
chi si appresta ad offrire alle persone colto una buona raccolta di scritti 
d'arte : esempio di bontà e serietà di propositi con cui si dovrebbe attendere 
anche in Italia tanto ai lavori di consultazione, quanto ai così detti Javori 
di sana divulgazione-, che nulla è sfuggito air occhio e alla mente dello 
scrittore di quanto era necessario ch'ei sapesse e conoscesse della nostra 
letteratura artistica, relativa all'argomento da lui preso a trattare. 

Neil' articolo Cimatjae e la criticn ìwKlerna^ il C. riassume quanto venne 
recentemente dimostrato in una serie di acuti e ingegnosi scritti dall'ingle- 
se l^angton-Douglas sulla priorità della pittura senese rispetto alla fioren- 
tina, ricompone criticamente la storia della continuità della tradizione intor- 
no a Cimabue, dimostrando che la grandezza del maestro, del (juale segnala 
le opere che molto verosimilmente gli appartengono, è mia realtà storica e 
che, tenuto conto degli ultimi risultati della nuova critica, non è più possi- 
bile negare la indipendenza e la precedenza dell'arte pittorica fiorentina su 
quella senese : la scuola fiorentina e non la senese, per mezzo di Cimabue, 
e, più ancora, del suo grande allievo, Giotto, fu «luella che disse la parola 
veramente liberatrice nel campo della pittura risorta. 

Segue opportunamente 1' articoletto Arte senese ed Arte fiorentina; seve- 
ra, robusta e talora anche disadorna questa; gaia, dolce, fiorita la prima, 
per un momento penetrata nella tradizione giottesca, come nella Cappella 
degli Spagnoli a S. M. Novella, ma la cui eredità passò più che altrove alla 
scuola umbra, la quale cominciò a fiorire quando oramai volgeva al traraop- 
to la breve, ma fulgida giornata della grand' arte senese. 

Grazioso e interessante lo scritto intitolato : Domenicani, Franeesc/ini e 
pittori (lei secolo A'/T, nel quale 1' a. si ferma a discorrere sotto un aspetto 
da altri non considerato, e cioè, sulla preferenza che gli ordini monastici 
ebbero per alcuni pittori o per alcuni gruppi e scuole di pittori nei secoli 
XIV e XV. Segue poi 'il noto suo lavoro sul ritratto di Dante nel « Para- 
ti ino » dell' Orcagna, che vide la luce in altra forma e misura nella X. A, del 
16 aprile del 1903. Stampa subito dopo 1' articolo, ampliato notevolmente, 
che lo stesso C. scrisse per la i\'. A. del 1») nov. di detto anno, in occasione 
delle onoranze a Masaccio e che qui intitola, per i confronti che istituisce 
con l'opera di Filippino Lippi, Masaccio e Filippino. 

IjfL lettura delle duo recenti pubblicazioni di Edward C. Strutt e di I. B. 
Supino, su Fra Fdijtpo lAppi^ gli dà occasione di scrivere un geniale articolo, 
pieto di acute osservazioni sull'uomo e sull'artista, che fra i pittori fioren- 
tini prima di Leonardo fu forse di tutti il più grande. E come in principio 
del volume, prendendo le mosse dai lavori del Berenson, dice assai nobil- 
mente della pittura fiorentina nel ri nascimento; cosi I' a. in un altro im 



1 



GO Bassof/ìKi hibliografica dell* arie itfdUina. 

portante scritto ragiona dell'arte scultoria eh' cbl>c svolgimento parallelo in 
quei secoli in Firenze e nei quali questa, come e più che la pittura, fu luco 
intellettuale a tutta Italia. 

Chiudono il pregevole volume due altri lavori dell' illustre uomo, l'uno 
dedicato a Fi/ijfjtft llruwlh'svbi^ studiato come scultore, il grande maestro 
non abbastanza celebrato dall' etA nostra, l'altro in cui 1' a. riproduce, an- 
notandola, la Villi dello stesso BruncUeschi attribuita ad Antonio Manetti, 
che « è alta testimonianza d'onore ix»sa al grande maestro fiorentino. » 

In sostanza l'opera del C. è un libro di coltura artistica di grandissimo 
pregio, una di quelle opere che si presentano— per la veste tipografica che 
r a. ha voluto dare al volume — sotto forma assai modesta, ma che si leg- 
gono con vivo piacere e che si tornano a leggere non senza vantaggio e 
diletto dai dotti e dagli amatori della nostra storia dell'arte, che è, in so- 
stanza, come bene osserva lo stesso C, la nostra più pura, più intera, più 
legittima gloria. 

E. Calzini. 

I. Mlazzoiil Piero // numero 1308 della II. Galleria degli rffizi^ Firen- 
ze, tip. Barbèra, 1904, — Per nozze d' Ancona Cardoso. 

II. Di alcuni f/utulri pOHHedftU dolila i?. Accademia della Crusca, Firen- 
ze, tip. S. Laudi, 1904, — Per nozze Schiaparelli-Yitelli. 

F/ un vero piacere quello di poter tributare una lode meritata ad un 
giovane, che, come il Mazzoni, fa cosi bene le sue prime armi negli studi 
storici dell'arte. Kgli ci si presenta con questi due eleganti opuscoli nuziali, 
che sono promessa non dubbia di un bell'avvenire. 

Nel I. di questi opuscoli si tratta di un mobile della Jì.^ sala toscana r.) 
(iallerkt dej/li Uffizi in Firenze^ su cui sou rappresentati i trionfi dell'amore, 
della Morie e della Fama — dove è anche un profilo di Dante, secondo il 
Cod. Uìccardiano — della Divinità. Il Milanesi, fondandosi sopra una lettera 
scritta a Piero de' Medici da Matteo de' Pasti, nella quale si fa parola di un 
trionfo della Fama, l'attribuì, senz'altro, a costui. Ma 1' artista veronese, 
quando era cosa comune il dipingere dei trionfi, parla proprio di quelli de- 
gli Uffizi? 

Poiché l'unico lavoro che a lui si può ragionevolmente attribuire son 
le xilografie al De re miUiari di R(»berto Valturio (t472) il Mazzoni tenta 
invano un confronto dei cavalli massicci ivi rappresentati, con quelli smilzi 
e quelli che tirano il carro del trionfo nel mobile degli Uffizi ; un altro 
raffronto istituisce, poi, colle medaglie di Isotta degli Atti , dove è un ele- 
fante stupendamente modellato, coi due, color cioccolata, con proboscide, 
orecchi e coda ridicole delle tavolette fiorentine. Nella lettera a Piero de' 
Medici, Matteo dice che dipingerà 4 lionfanti nel trionfo della Fama e quelli 
del mobile surricordato son due soltanto. lu quanto all'argomento fondamen- 
tale sull'accenno che 1' artista fa della nuova maniera di usar l'oro, che fu 
impiegato anche in questi trionfi fiorentini non v' è da fondarsi, perchè allo- 
ra tale uso era comune; e che se nei trionfi fiorentini si trova impiegato 
r oro vi mancano afifatto le « verdure tutte toccate d' oro macinato > cui 



Bnssegna bibliografica deìV arte italiana, 61 

rtccenna la lettera del 1141, data che contrasta fortemente con qnella dol ca 
talogo mediceo che fu redatto dal 1 lOi) al '(M, in cui non sì fa nienzìo!ie 
dei trionfi suddetti. Il xVIaz%oni conclude giustamente coli' accettare l'opi- 
nione accennata di volo dal Karolis, che cjuei trionfi rammentino la ma- 
niera di Delio. 

Nel li. opuscolo il Mazzoni prende in esame sci quadri più notevoli che 
deir eredità di L. M. Rezzi sono alla r. Acwulemia della Crusca, ofiTrcndo 
notizie importanti agli studiosi. 

1. lli'i madonna col ìinmhino^ tavola fiorentina a tempera, della seconda 
metà del quattrocento (0,(3SVO,5'J), presenta le caratteristiche della scuola 
iniziata da! Botticelli, insieme coi difetti degli imitatori del maestro; ha ai- 
finità con quella della Galleria Colonna a Roma e il X. 770 de«i:li l'ffizi; do- 
po opportuni riscoiitri stilìstici l'attribuisce ad uno ^scolaro di Sandro, che 
pur conservando la maniera suggestiva di lui, non ne possedeva la tecnica 
mirabile. 

2. LW adultera ( 1,2^X^*^0), tela molto simile a quella attribuita al Ti- 
ziano nella Galleria Corsini a Roma; mostra la maniera di Rocco Marconi. 

3. Discreta copia antica del Cristo della moneta del Tiziano (0,73\'0,()2(; 
differentissìma da quelln degli Uffizi, consimile a quella di Dresda. 

4. Cena in Kmaus (1,05X2,40); 

5. Madonna di Loreto (0,40X0,^^0 mediocre dipinto; copia antica del 
quadro di Michelangelo da Caravaggio, nella chiesa di S. Agostino di Roma. 

t>. Martirio di S. SoJtxistiano^ su rame (0,34X0,25) della scuola di Guido 
lieni. 

Firenze, 22 febbraio 1905. M. Morici. 



BlBlilOGt^ApiA 

Opere «Il ("iarattere generale. 



#*^ Gustavo Fkizzoni, \\v I^ Arfr (f^i sei colo XI-XII) dello scorso 
dicembre, discorn* enn la nota sua citnipetcnza della Pinacoteca Stros- 
smsyer iieirAccadeniia di seieiizc <h\ arti in A»rrani, capitale della Croa- 
zia : una istituzione artistica che dive la sua fondazioni^ al vescovo 
Strossmayi'r. La g^alleria, annessa, all' Aecadeniia di Aj^rani ])ossieclo, 
fra le altre, opere di Frat<* Andrei ieo, di Filippino I.ìp])i. tiri (ihirlandaio 
(Ridolfo), di Cosimo Rosselli, di Mariotto Albertiuelli, di Filippo Maz- 
zola, ecc., che il F. illustra e riproduce in grandi e nitide fototipie. 

.jf*» Antonio Mixoz nello stesso fase. (MV Arte illustra Due 
trattati ^ de natura animalium » del see(do XVI nella Biblioteca 
Vaticana, facendone rilevare il preo;io artìstico oltn^. all' ini|>{)rtanza 
storica. Il codice in minuseola italiana del sec. XV Jia in fronti' lo 



62 Rassegna bibliografica dell' arte Ualiana. 

stt'mma gentilizio di Ludovico (ionzaga e nell' ultimo foglio 231 v. 
la data 14<;0. Ma a que.st' anno non possono attribuirsi le niiniatuiv 
ch(^ ornano i margini inferiori, le ciuaii sicuramente vi furono ag- 
giunte un mezzo secolo più tardi. Tak* codice Urb. Lat. 276 (menibr. 
mm. '2(\i) X 191, fogli III, 232) è situato in una vetrina del salone 
maggiore della biblioteca; esso è illustrato da figure air acquarello 
condotte con grande perizia, che però appaiono grossolane e rozze se 
confrontate con quelle del codice^ latino del Decembrio. il M. cred<' 
die le figure si debbano attribuire alla figlia del Vergctio che si sa 
aver collaborato spesso in tal guisa col padre. 

.^^^ Nuovi doeumonfl su Giuliano da Malano od altri arllatl, 
importantissimi, tolti da un frammento di registro aragonese conser- 
vato neirArcJi. di Stato di Napoli, ha pubblicati (iiuseppe Ceci in 
Arch. Stov. napoletano, XXIX il*>04), pp. 7H4-71>2. 

^. *^. In Arte e Storia del marzo r.JO') M. Cigni inizia un impor- 
tante studio sulla iconografia Sanffraneoscana In Castoiffiorontino. 

^*^ Gk()R(ì GnoNAr, riproduce nella Rassegna d'Arte del feìj- 
braio scorso la tavoletta eoi ritratto di Luca Pacioli e del Prìncipe 
ftuidobaldo (?) attribuita a Iacopo de Barbari e giJV [)ubblicata dal 
Venturi noW Arte del l'.MKJ (p. 9;')}, aecjuistato or sono pochi anni 
per la (Galleria di Napoli. Il (J. riassume in breve quanto s' andò 
scrivendo in proposito nelle nostre riviste, in (iu(\sti ultimi anni, quin- 
di riporta diverse descrizi(mi del (juadro che rimontano al cin(|uecento, 
e alcuno notizie inedite da lui trovate fra le earte d' Triùno nell'Ar- 
chivio di Stato di Fin-nze, ]>er dimostrare che la pittura, recente- 
mente passata alla galleria di Napoli, doveva trovarsi anticamente a 
Urbino. Ciò. ammesso, bisognerA dire che 1' iscrizicme Jaoo. rar. vi- 
r;KX xis. 1*. Ì49'ì (Iacopo de/ Jiarhari d'anni venti dipinse nel N9ìì} 
segnata nel quadro, e male interpretata o del tutto falsa, i)oiehè 
Iacopo in detta epoca non poteva avere solo venti anni, se «• vero 
die nel IT)!! — come dimostrò il Hodc ~ lo stesso pittore pef la 
sua vecchia etù, veniva pensionato da Margherita d' Austria. Non pare 
inutile al 0. rammentare tra altro che 1* illustre scrittore cin(|uecen- 
tista urbinate, B. Baldi, menziona appunto fra le opere che si conser- 
vavano nella (iuardarobn de' Principi di Urbino il ritratto del Pacio- 
li dipinto da Piero della Francesca. 1/ articolo del (ì. è intitolato : 
Por la Storia d' un quadro attribuito a Iacopo do' Bariiarl. 

*** Nello stesso fascicolo, a p. .•>2, si rilevano alcuni errori e 
varie inesattezze in cui sarebbe caduto il dott. Paul ScnrHmxii in 
un articolo stampato nel noto ])erio(lìco tedesco Uepertoriitnt (XXVII, 
5), intorno alla Mostra di Siona. 

.?t*.>j (i. C, a ]). 4s della nieilesin]a rivista loipbarda rii'erisce fa- 



Rassegna bibliografica delV arte italiana. 63 

vorevolmente su un recente lavoro di Andkka Hai.lktti, La coll«- 
ckma Giorgia Mylius di kattantl In farro ad In kranso. 

^^ ^ Di alcuni ritratti. di Parnasi a di Barliani naila gaiiaria di 

Parma, di scorre in Erudizione e balle arti (Carpi, l'.>04, p. ll!h Stk- 
FANo Lottici. 

^* ^ In occasiono delle Xozze 1)' Ancona-iUirdoso I. H. Sitino 
ha pubblicato alcune Nottxla d'aria da un diaria dai salcanto (Fi- 
renze, ^Franceschi ni, IIKU, p. 8), relative a un (juadro di Andrea del 
Sarto, alia fontana di palazzo Pitti, a una vìsita alle case di (Jiam- 
bologna, alla Venere di Tiziano e alla pdleria di ])alazzo l'itti. 

^* ^ L'are mlxtlllgna ffiorantin è il titolo di uno studio adorno 
di beUissiui'e incisioni, che Marcel Kkvmoxd stampa in J*ivista d'Arte. 
(dicerabro, 1904) per dimostrare che V arco niistilìneo è una forma 
decorativa dello stile gotico che, .!ìf>parso a Firenze nel M08, vi si 
mantiene tìn verso il 1430. Da questo momento anche i veneziani lo 
adottano per un breve periodo di tempo; mentre nelle arti minori 
1' arco mistiliueo si mantiene per molti anni. 

^* ^ Coi tipi deir Editore Mìglio, Antonio Massara ha pubì)licato 
il Catalogo delle operi' artistiche della diocesi di Novara rappresen- 
tate air Esposizione intcTuazionale Mariana in Roma, intitolato L'Iaa- 
nograHa di Maria Vargina nall' aria navaraaa (Novara, UK^)4). Un 
altro studio lo stesso a. ha pubblicato su La Hadanna natia tradì, 
xlona a nair aria novarasa (Bosa, l'.KM.) 

;^* ^ De L'art au canvant San Giusto alia Mura à Fiaranca, 
discorre nella Rev, de l'art, chr, (Lille 1004, pp. 85ri-:J7<J) K. (rERsi'Acn. 

^t*# Nella Rev, de Vart auc. et mod. (11)01, ]>. 2Sl e segg.) Louis 
GiLLET in un articolo intitolato La Ranaissanca avant la Ranalssan- 
ca tratta delle origini di Nicola -Pisano. 

«^^ Intorno alla Daaarasiana baacjiica dai Mausaiaa Cristiana 
di Santa Castansa^ la rotonda ehe servì di sepoltura a ('ostantina, 
iiglia di Costjintino,. e del carattere della di'CorazioiK^ ]»rimitiva del 
monumento interessantissimo per la storiji romana del IV se(»olo, di- 
c^rre ne L'Arte (fase. XI-XII, r.H)l) Florian Uhari'. 

^*^ Nello stesso fascicolo Adolfo Vkntiri nella rubrìca, Miscel- 
ianea, stampa un articolo infiTcssante la seultui*a italiana, iìititolato : 
Oi alcuna apara di scultura a Parigi : <lel Francia, di Sperandio, di 
Prospero Spani detto il Clemente, di Scuola \'eneta, di Antonio Av(»- 
rulino, di Michelangelo. 

*** Nelle N'atlsia di Landra, inserite nello stesso fascicolo, ('. 
J. F, discorre a lungo degli ac(|uistì della (ialleria Nazionale, massi- 
me del se<licente Ritratto dell' Ariosto, del Tiziano, e di altre o})er(^ 
importanti; s' intrattiene sul più insigni' accrescimento, in materia di 



64 Rassegna bibliografica deìV arie italiana 



} 



quadri italiani, verltìcatosi nella stessa Galleria col prestito fatto lino 
dagli anni 1902-11)03 di 14 quadri della ricca collezioae del àig. Gior- 
gio Salting: quadri clie portano il iTome di Ercole Ferrari, del Fran-' 
eia, di Giovanni Cariani, di (Jiov. Ant. iToltraftìo, di Kodolfo Ghir- 
landaio. 

«^'« ^^i trovamontl • scavi nal circondario di |iMlatograsso di- 
scorre in Arte e Storia (febbraio, 1905) il conte N. Bertdglio-Pisani. 

#*# Gi'sTAvo Frizzoxi trattando in Rassegna (V Arte dello 
scorso gennaio 1905 de La Mostra d' Arto ratrospottlva dol 1904 a 
Dfissoldorffp accenna ti\ alcune opcM-e italiane, tra cui una so?r\issima 
Madonna di Filippino Lìppi in possesso del prof, (iotz Alartius di 
Kiel; un giovane Santo fra due angioli, di Lorenzo di Credi, recen- 
temente ac(|UÌstato dal ^lorgan per venti mila marchi; una Leda coi 
(luattro figliuoli, del (rian Pietrine: ed una piccola tavola con S. Gi- 
rolamo nel deserto, di Marco Zoppo. 

:j.. * .^ De L' Arto Italiana noi Musoo di Zurii|o scrive nello stesso 
fascicolo e nel seguente Jacopo (Jri.li, illustrandovi specialmente la 
bella sala d' armi, ove parecchi oggetti di artefici insigni nostrani 
vincono per squisitezza di forma ed ese(fuzione di lavoro non meno 
pregevoli opere di artisti stranieri. 

^^ ^ Lricii BisTOLFi in uno scritto di i)oche pagine (RomA, 1904^ 
vuol dimostrare die L' Ercole seduto di palazzo Altomps è una con- 
trattazione del cinciuecento e non un^ opera di epoca 'classica. 

• 

^. ** P. PicciuiLH neir .1r/e dello scorso dicembre (1904Vpubbli- 
ca ed illustra alcune opere d'arte i>r<'ZÌosissinip, scomparse, or non è 
molto, dair Abruzzo : le tempere, (*ioè, degli sportelli della niccliia 
di legno, ove si custodiva la statua di 8. Maria della Vittoria di ^^cur- 
cula e la croce pi'bcessionale d' argento della chiesii-madre di Pater- 
no iMarsica). Detto delP importanza delle opere j'uliate, il V, chiude 
il suo artieoletto, intitolato Furto~ d' oggetti d'arte a Scurcola o Pa- 
terno, giustamente* osservnndo che coloro i (piali. hanno l'obbligo sa- 
crosanto di sorvegliane, aiiziehè ingelosire dei giovani che ama:no 
V arte e combattono senza riguardi per la conservazione de' nostri 
momenti, dovrebbero attendere invece più scrupolosamente ai propri 
doveri. 

Rinilla. 

•V. *x- '^LvTTKo CÀMPORT, Luigi Potetti. Discorso inaugurale della 
Statua, dell'Atrio e della (ialìeria Poletti ]»rominziato daLch.nio Au- 
tore in occasione delle solenni onoranze tributate il giorno 4 dietim- 



Rassegna bìblìor/rafica delV arte italiana. 65 

bre 1004 all'insigne architetto (Modena, Tip. -di L. Rossi e C 1905): 
scritto interessantissimo por le notizie sulla vita e lo opere del Polet- 
ti (dettato con grande affetto e dottrina da, chi seppe apprezzare le 
doti deir nomo e dell'artista, mentre era in vita), il cui nome è le- 
gato indissolubilmente a costruzioni che onorano V arte italiana. 

4t'^« A proposito di Giovanni da Rlolo e Giovanni da Oriolo (V. 
la Rassegna a p. 201», die. lì)04) scrive un articolo Achillk (\\lzi nel 
Piccolo di Faenza dei 4 die. 1904, dimostrando che il Uhìo di Castel 
Bolognese è stato variamente chiamato in carte e. storie e, cronache 
Rlolo e Oriolo. Hisogna riconoscere per ciò che la d.iffer(3nza de' due 
pittori. sia stata meglio determinata dalla critica che dalla topogra- 
tìa, la quale in (juesto caso non risolve il problema. 

^*^ Sull'insigne tempio di San Petronio In Bologna si ìi'gga un 
ottimo lavoro, ricco di documenti e di illustrazioni in Beitrfige zur 
' Baugeschiclite (Leipzig, Leman, 1904) di Ludvvk; Weber. 

#*^ ^i' L* Arte (ftisc. XI-XII, 1904) Arduino Colasanti discorre 
di un quadro fferrareso nella galleria Colonna, di un l)el Ritratto 
/li guerriero situato nella prima sala (n. Jl), erroneamente attribui- 
to dal catalogo a Giorgione. Il C. ne studia i caratteri e crede di 
poter proporre il nomo di Dosso Dossi, non pei^-tlare un' attribuzione 
ben definita del quadro, ma per indicane un' orientamento siciTi'o, 
che racchiude ancora un problema per gli studiosi della pittura fer- 
rarese. 

^* ^ Dei restauro di due quadri di Melozzo da Fdrllp nella chie- 
sa di San Marco in Roma, rappresentanti V uno S. Marco papa e 
r altro lo stesso santo evangelista, ragiona Axtonk» Munoz nello 
stesso fascicolo dell' Arte, ove riproduce detti (|uadri, insieme con 
un frammento di musaico del sec. XII (col Cristo benedicente) che 
si con ver va a San Bartolomeo all' Isola in Roma. 

^ * ^ Lo stesso sig. Munoz nel Fanfulla dalla Domenica (n. 4) 
del 22 gennaio u. s. stampa un bellissimo artìcolo, intitolato II nuo- 
vo quadro di Meloxzo da Forlì nella Galleria Nazionale di Romap 
in cui passa in rassegna breve (jua^i tutte h^ opere rimaste dell' illu- 
stre maestro romagnolo, e discorrendo più particolarmente sul S. Se- 
bastiano con due adoratori in ginocchio, passato or non (> molto nella 
Galleria Nazionale romana. Il bellissimo quadro collocato in origi- 
ne, molto probiTbilmente, suH' altare della cappella dedicata a S. Se- 
bastiano nella chiesa della Pac<' a Roma, dovè essere eseguito, se- 
condo il M., non prima del 147(). 

Lazio. 

^** PiKTRo ToKscA nell'ultimo fase. dvìV Arte (dicembre IDOl) 
discorre a lungo, nelle Notizie romane, di un frammento dell' antica 



68 lìassegna bibliografica dell'arie italiana. 

noli furono erette (ìurantc il secolo X e I' XI, per desiderio, forse, o 
dei conti di Noccra, come affermano per (jiiella di S. Lucia le così 
dette cronache di Gualdo, o di una o più famìp^lie dei minori conti 
rurali, che pullularono, in (juel tempo, nelle valli dell' Appennino 
centrale. 

•»** ^^^'llii miscellanea del bellissimo periodico diretto dal Ven- 
turi, U Arte (fase. XI-'XII, 1004), Arduino Colasanti illustra un 
polittleo di Giovanni Boccali a Baifforta dal Chianti. Trovasi nella 
chiesa parrocchiale di Bolforte ed ò costituito da due ordini di pittu- 
re, oltre il gradino e il finimento, divisi in cinque quadretti su cia- 
scun ordine. In quello inferiore ò la Madonna col Putto disteso sulle 
ginocchia della madre, S. (Jiovannino, e, intorno intorno contornata 
da Angeli; a destra di lei 8. Pietro e S. Eustacchio a cavallo; a sini- 
i santi Rocco e Venanzio. Nel mezzo dell' ordine superiore è la Cro- 
citissione con altri santi ai lati, 1' Paterno Padre nel mezzo della cu- 
spide centrale e i quattro Dottori della Chiesa nelle cuspidi minori. 
In uno dei tre gradini del trono è un cartellino con la firma del 
pittore. Altre scritte recano V anno del dipinto (14i)8) e il nome del 
committente Taliano di Lippo di Belforte. La pittura alta m. 4,30X3,25, 
trovavasi poco tempo addietro in cattivo stato di conservazione, ma, 
recentente, fu sapientemente restaurata. 

* *,* Nelle Notizie delle Marche inserite nello stesso fascicolo, E. 
Calzini discorre ancora del Pivlala di Ascoli Picena; di una statuat- 
ta di kronxo dal saoolo XVI, rappresentante il santo guerriero pro- 
tettore della città di Urbino, 'che pareva destinata da quella ammi- 
nistrazione comunale a prendere il volo; e di una frana di terra che 
minacciava V Oratorio di S. (TÌovanni di detta città, adorno, co- 
ni' è noto, dai celebri affiraschi dai ffratalli Loranzo a Qlacamo da 
Sansavarino. 

^*.3^ Nei n. 9, 11 e 13 (1905) del giornale di Macerata « L'Unio- 
ne » e. AsTOLFi stampa articoli illustrativi sulla elegante Laggla dal 
Marcanti di quella città sorta al tempo del tegato Alessandro Farne- 
se e precisamente tra il 1504 e il 1505, per opera non di Giuliano da 
^laiano, ma, molto verosimilmente, su disegni di semplici capomaatri 
di buon gusto, quali furono Mastro Cassiano da Fabriano ed altri di 
queir epoca che operavano in detta città. 

^* ^ Neir ultimo fascicolo de Le Marche (Fano, dicembre, 1904) 
E. ScATAssA inserisce 1' ultima parte del suo articolo su La Compa- 
gnia dal SS. Crocifisso datta « dalla Grotta > di Urkino, le cui no- 
tizie giungono a tutto il secolo XVIII, e interessano particolarmente 
la storia religiosa e artistica della nobile città marchigiana. 

*'^"* Nello stesso fascicolo A. Anselmi stampa alcuni documenti 



lictssegiia bibliografica dell' arte iUdUma. 



69 



del 16CH), 1064 e 168a relativi ad u«« ffakiNica seanosclnta di majall- 

cIm del pittore Tarqainio Salvi da Bassoferrato, padre del dolce pit- 
tore Giambattista, detto « il Sassoferrato. » La fabbrica ch'era situa- 
ta inaila località chiamata La Vasnria presso la chiesa di h>. Maria 
del Piana passò, alla morte di Tar^uinio, alla fijjlia Livia, che nel 
16H4 la cedette in affitto a Marino Alberici e suoi fratelli, di S. Ana- 
tolia, vasari, che la tennero sino allOSB. 

^* ^In un Numero Unico stampato a Sinigallia 1*8 dicembre 
1904 intitolato : Senigallia e V Immacolata^ lo stesso Anselmi pul)bli- 
ca un quadra votiva dalla Caaaaalaaa che si trova nella Chiesa di 
S. M. Macldalenadi detta città. La tela, alta m. 3,10 e larga m. 1,85, 
rappresenta in alto la Vergine Immacolata, venerata da due gruppi 
di figure, poste a pie del quadro; la tela è specialmente importante per 
la circostanza onde fu dipinta e per i personaggi ivi rappresentati, 
fra cui, secondo V Anselmi, il duca d' Urbino, Francesco Maria IL 
Autore del dipinto eseguito negli ultimi anni del secolo XVI, ò 
un seguace del Barocci, il cui nome V a. s[)era di poter rivelare do- 
po istituite altre indagini negli archivi locali. 



Napoletano. 



ir * 



Ettore Bernich nel l.'» fase, di Napoli Nobilissima HWò) 
discorre brevemente, riproducendone una bella veduta, del Chiostra 
ilal caavaiHa di Pladigrotta. 

^* ^ Nel medesimo fascicolo e nel seguente si legge un geniale 
e dotto articolo di J. A. Brutails che ha per argomento ArchaologI 
ad Arehilaftl. 

^* ^ Il tastamanto di Aalalla Falcona pittore, in data 14 luglio 
1656, pubblica nella stessa rivista napoletana (fase, II, febbraio l?K}r>) 
^. F.- Faraglia, che lo fa precedere da opportune notizie sullo stes- 
so Aniello, Pietro, Vincenzo e Nicola Falcone, pittori e su Auflrea 
disila stessa famiglia, arcliitetto e pittore. 

^ff # In Bullettino dell' Istituto Storico Italiano (n. 25, a, 11)04) 
Pietro Toesca discorre delle Rallquio d'arta dalla Badia di S. 
Vlaeanza al Volturno^ illustrando affreschi, miniature, intagli, ecc., 
e arricchendo il dotto lavoro di molte e belle tavole. 



PJeinonte. 

^*^ Un ottimo lavoro di Lisetta Giaccio, pubblicato nel fasci- 
scolo XI-XII de L' Arte (1904), su Gian MaHIna Spanxottl da Gasala, 

pittore fiorito fra il 1481 ed il 1524 (il maestro di Giovanni Antonio 
Bazzi detto il Sodoma) ci rivela parecchie circostanze per cui si ac- 
cresce V importanza del maestro, noto finora agli studiosi solo per 



70 Eassegna bibliografica dell* arie italiana. 



1 



ciò che si riferiva alla prima educazione del suo dis^-epolo^ iX-Sod»- 
ma. La C. discorre anzitutto di un' opera entrata or sono pooki mwi 
nella R. Oalleria di Torino, rappresentante la Madonna col B., fir- 
mata, dalla quale specialmente muove V a. per dimostrare come allo 
stesso pittore appartenga un grande ciclo di affreschi, nei dintorni 
d' Ivrea e precisamente nella chiesa dell' ex convento di San Benardi- 
no, in cui son figurate, in 21 scomparti, scene della vita e passione di 
Cristo. Le pitture sono tutte su una stess^a parete, in guisa identica 
ai noti aff*rcschi di Gaudenzio Ferrari in S. M. delle Grazie in Va- 
rallo. Dallo studio della C, condotto con acume e felice intuito, 
emergono due infatti importanti, e cioè che lo Spanzotti, oltre che 
del Sodoma, può essere stato maestro anche del Giovenone e di De- 
fendente de' Ferrari; e che lo stesso S., non è da considerarsi ormai 
quale un artista mediocre a cui sia toccata la fortuna immeritata di 
aver dato i primi ammaestramenti dell' arte ad un grande pittore, 
ma come uno stimato e meritevole caposcuola da cui furon nutriti 
tutti i maggiori artisti suoi corregionali della generazione successi- 
va alla sua. 

4f*# L' ing. L. Mina ha pubblicato una monografia figurata, ar- 
ricchita di 8 tavole, del Palaszo Reale di Alessandria (Ivi, 1904) e 
del suo architetto, Benedetto Innocenzo Alfieri, m. nel 1791. 

Puglia. 

^*^ Il Capitano Gennaro Bacile di Castiglione, nei due pri- 
mi fascicoli di Napoli nobilissima del 1905, stampa un ottimo lavoro, 
intercalato da, belle produzioni e disegni, su Le mura ed il Castello 
d'OtrantOp neir intento di mostrarne tutta T importanza storica, arti- 
stica e archeologica; e alio scopo di richiamare l'attenzione dei cit- 
tadini stessi di Otranto, che il B. vorrebbe un po' più gelosi custodi 
delle vecchie fortificazioni, le quali conferiscono alla lóro città na- 
tale un carattere estetico ed artistico de' più interessanti, unico in 
tutta la regione pugliese, 

^^^ Le fusioni In bronso di Barlsano da Tran! danno arg^o- 
ménto all' ing. FraNCESCo Sarlo di scrivere intorno alle celebri porte 
lavorate dall'insigne artista pugliese per la cattedrale di Trani, per 
quella di Ravello e per il duomo di Monreale in Sicilia. L' articolo 
dettato col precipuo scopo di fissare le più salienti notizie nulla portia 
della cattedrale di Trani, si legge in Arte e Storia del febbraio 1905. 

SiciUa. 

^*^ Della scoperta di un affresco cristiane in Siracusa (un 
piccolo loculo coperto di buoni aff*reschi del V secolo) ; di un sarco- 
fago blsantino nel R. Museo archeologico della stessa cittA; di una 



Haasiegna bibliografica dell' arte italiana. 71 



ili DoiiMiiie« Qaglnl; della bibliografìa siciliana intorno ad 
Aittaii«lto da Messina discorre nell'arte di nov-dicembre 11H)4, E. 
Mauceri; il qaale infine riferisce anche intorno ad una comunicazio- 
ne di Moìis. Di Marzo, relativa a Francesco iMurana, clie nel 14r»8 
lavorava in Sciacca. 

5*.» Lorenzo Fiocca nello stesso fase, dell' ^r^e da' brevi notizie 
intorno alla celebre Chiesa di Santo Spirita o dal Vaspra, fondata 
<iol convento (che ora non esiste più), da Gualtiero arcivescovo di 
Palermo, col favore ed incitamento del re Gaglielrao II (1178), e ne 
riproduce, tra T altro, la pianta, l'esterno e T interno. 

Tof»eana. 

*** Nomi-Vexerosi Pesciolini Ugo, // cìiiostro della SS, An- 
nunziata di Firenze e il pittore Bernardino Poccetti da /^an (rimigna- 
:iOy Firenze, Stabilimento tipografico S. Giuseppe, IIKDJJ, pp. 1-92, 
ce a una zincotlpia. 

Il eh. ino Prof. Nomi, cosi benemerito della storia sangemiguanese 
a che i lettori della Rassegna conoscono già, ha pubblicato in un 
elej^ante ed erudito opuscoletto la Illustrazione delle XIV lunette, 
che il pittore B. Poecetti affrescò nel chiostro grande j o dei morti, o 
anche del pozzo, attiguo alla chiesa della SS. Annunziata, che è cer- 
to la annoverarsi fra i più bei monumenti che attirano in Firenze jl 
■cu[»ido sguardo dei cultori delle arti belle. Il Poccetti n. in Firenze 
ne^ 1542 da un Bartolomeo, vasaio sangimignanese, ebbe a maestro 
Michele del Ghirlandaio. Dipinse grottesche e facciate a graffito 
wslìe case e palazzi signorili fiorentini. Sono di sua mano più storie 
nel chiostro di S. Marco, cinque; in (luella di S. Maria Novella, nel 
palazzo degli Spini da Santa Trinità ò una cappella colla Natività 
<Ii Cristo e una gloria e nelle camere storie di Cristo e della Vergine 
che si debbono al suo pennello. Dipinse ai Pitti una gran sala con 
storie del duca Cosimo e nel palazzo Capponi da S. Frediano alcuni 
fatti degli uomini più illustri, di quella casa. (Questo pittore, che la- 
vorò quasi sempre in Firenze, vi morì nel 1612 e fu sepolto nella 
sua cappella del Carmine. Opportunamente il Nomi ne ha rinfresca- 
ta la memoria, (m. Motici) 

^^ ^ Par la farmaziana di una plnaeataaa e per la conservazio- 
ne di alcune opere d'arte in Volterra discorre nell' ^^Ir^e (novembre, 
1904) Pietro d'Achiardi, accennando alle condizioni veramente de- 
plorevoli in cui si trovano molte delle più insigni opere d'arte del 
Medioevo e del Rinascimento che la città stessa racchiude. 

jb"^» De l'Arta t\ Andraa dal Castagna scrive con ampiezza 
neir Etnporiiim del febbraio 1905 Odoabdo li. Giglioli. 1 lavori che 



72 llaKsegmi bibliografica dell'arte italiana. 



ci rimangono di questo artista sono sufficienti a classificare Andrea 
fra i grandi appartenenti a quella scuola di innovatori a capo della 
quale erano Masaccio e Donatello. Del primo, osserva il (i. , egli do- 
veva aver eertamente visto e studiato gli afl'reschi della Cappella Bran- 
cacci che eseguiti tra il 1422 e il 1427, furono il più sano insegna- 
mento a tutto un mondo dì artisti. 

Non potendo seguire il (1. nel suo lavoro, ricco di iinportanti 
notizie sulla vita e le opere dell' artista, bellamente co»'redato di il- 
lustrazioni che riproducono quasi tutte le pitture di Andrea; lo ad- 
ditiamo invece agli studiosi trattandosi di uno studio, che si fa leg- 
gere con piacere e con profitto da quanti s'interessano de' nostri studi. 

^*jt Nel n. 3-4 di Arte e Storia (190;")) O. CxVROCCi continua hi 
illustrazione dei Takernacoll di FIronze. 

^ * # Il Mofito dol Paschi — Lavori artistici — (Siena, tip. Sor- 
domuti, 1905). E' una buona illustrazione de' molteplici lavori ed una 
ottima raccolta insieme delle memorie artistiche del benemerito Monte 
dei Paschi di Siena che ha visto la luce per merito di M. Mexgozzi. 

^^« Scoparle a primizia artisticha. Sotto questo titolo nella. 
Rassegna d' Arte del febbraio 1965, Lucy Olcott dà notizia di una 
tavola con la Natività di Cristo fra Sant' Agostino e San Galgano, 
che si conserva nella chiesa di S. Agostino in Asciano, d<'lla scuo- 
la del Sassetta, forse di Giovanni di Pietro. 

4^*4f In Arte e Storia (n. 5-(i, 1905) A. Melaxi discorro -favore- 
volmente di una recente Memoria di Dionigi Sciano su l'antico pul- 
pito dal Duomo di Pisa scolpito da Ougliplmo d'Innsprucli (Caglia* 
ri, 1905); di Mobili fiorentini del Rinascimento, e di... Gamberi nel 
campo dell'arte (freciuenti, purtroppo, non solo fra i collezionisti e 
i cosi detti amatori di cose belle, ma anche fra gli scrittori e critici 
d'arte). 

4t*^(. B. Marrai nello stosso n. del periodico fiorentino n-nde 
conto del Catalogo dal Musso dall' Opara dal Duama di Firenze — 
Nuova edizione ampliata ed arricchita di documenti — compilato da 
Giovanni Poggi « con serietà di studi informati a rigoroso metodo 
scientifico >. 

4^*^ Nel n. 1, 190^^ dì Rassegna d'Arte, Bernard Berenson pub- 
blica ed illustra Dua quadri Inediti a Staggia (Siena) rappresentante 
il primo S. M. Egiziaca, del Pollaiolo; l'altro, una madonna in tro- 
no, di Francesco Kosselli. 

» * ^ Dua importanti pitturo di Ploro di Cosimo nel Museo Metro- 
I)olitano d' arte di New-York riproduce e brevemente descrive nello 
stesso pinùodicò lombardo (febbraio 1D05) William .Rankin. Riipprc- 
sentano fantastiche scene di caccia, ove sembra che uno stesso spi- 



Baasegna bibliografica dell'arie iialiaiia, 73 

ritu animi gli uomini e le tìerc di' essi inscp^uono od uccidono. Biso- 
gna riconoscere, nota acutamente il K. guardando questo due opere, 
che r arte di Piero di Cosimo, per un fenomeno psicologico, si allon- 
Uina nel c(mcetto ed assurge al di soj)ra dello spirito classico del suo 
tempo, mentre nella forma non si stacca dalla tradizione fiorentina. 
^*^ B. Berenson nella' medissima rivista del marzo 11K)5 ripro- 
duce due quadri del grazioso e ingenuo Peselilne di Firenze. Il 
primo rappresenta V Annunciazione ed ò posseduto dal sig. Hubert 
Parry a Highnara Court, presso (iloucester; l'altro ò una Vergine 
col Bambino contornata da due angioli e quattro santi, di proprietà 
del capitano llolford, che il B. riproduce quale termine di confronto 
per meglio determinare V attribuzione della prima al nobile maestro, 
eh' egli chiama il Giorgione Fiorentino. 

»*# Nel Burlington Magazine di gennaio scorso Léonce Maudry 
illastra una ta veletta della ealleziona Carvalle» rappresentante il Bat- 
tista, ch'egli giustamente attribuisce al senese Giovanni di Paolo, al 
quale Koger Fry assegna anche una miniatura in un manoscritto della 
Divina Commedia di Mr. Yates Thompson. 

»** ^' Rondoni in Miscellanea storica della Valdéisa (n. 33-34, 
P.X)4) pubblica un geniale lavoro intitolato: \àn% sguarde alla Roaea 
ed alla storia di S. Miniato al Todesoo, letto il 19 maggio 1904 nel. 
radunanza generale della *' Società storica della Valdelsa ,, in B. 
Mimato, con l' intervento di una rappresimtanza degli Amici dei Mo- 
numenti di Firenze. 

^*# Sotto il titolo Vagheszo llorontlne Giuseppe Conti, nel Secolo 
XX (marzo, 1905), in un articolo ricco di illustrazioni, mostra al let- 
tore con quale rispetto son tenuti i mille monumenti che di Firenze 
formano tutto un museo d'inestimabili bellezze artistiche. 

^* ^ Clemente Lupi in Arte senese antica, p. 335 e segg. (Siena, 
1904) tratta de L' arte soneso o Pl»a offrendo ai lettori un compen- 
dio di ciò che sugli artisti e le poche opere senesi in Pisa è stato 
.scritto sin qui, arricchendo l' articolo di notizie relative ad alcuni 
maestri di pietre poco noti ed anche qualche documento. 

^* ^ Paul Schubruìg nel Repertorium fur Kunsticissenschaft 
(1904, p. 470 e segg.) stampa un'ampia relazione sulla Mostra dol- 
r antica Arte senese, suggerendo importanti cambiamenti alle attri- 
buzioni delle opere segnate nel catalogo. 

^^^ A proposito dell'Altare argenteo di S. Iacopo a Pistoia (v. 
la Rassegna del die. 1904, p. 217) l'Arch. A. Melani desidera far sa- 
pere ai lettori ch'egli rispose alla confutazione dell' avv. P. Bacci 
ne />t Difesa di Pistoia, « mostrando la infondatezza delle accuse > 
rivoltegli. 



?4 Rassegna bibliografica dell'arie liatiana 

Veneto. 

^j^* ^ Note su Piotro Longhi, il geniale pittore venozitiQa ripro- 
duccnte la vita privata effimera e saperiìciaie della Venezia decaden- 
te, si leggono noir ultimo fascieolo deir Empovium (marzo, 1905). 
Ne è autore Ugo Monnerkt. Il Longlii ò V ultimo pittore della fewta 
veneta: lo maschere, il carnevale», Venezia imbellettata coi suoi ca; 
valieri azzimati e le dame in guardinfante attirano tutta la sua al- 
tenzione e il suo amore. Per ciò egli ò significativo e rappresetitativo, 
quantunque ben lontano dai grandi maestri. Da che i fratelli De 
(ìoncourt lo esaltarono nelle loro note su Venezia, il pittore fu loda- 
to e ricercato dai collezionisti, e la moda (assai benigna invero) sor- 
ride ora air artista trascurato sin quasi a' nostri giorni. 

^*^ Diego Sant'Ambrogio in Arte e Storia del febbraio 1905 
illustra la croco gommata dol Barbarlgo nel Museo del Castello sfor- 
zesco a Milano: una croce di squisito lavoro della fine del secolo XV, 
d' artista veneto. 

^*^ Dalla vita di Orlando Fiacco, pittore veronese del secolo XV, 
e di alcune sue opere, stampa nel n. 5-6 (1905) di detto periodico 
un ottim:> articolo, ricco di notizie e di documenti, il dott. Gicseppe 

BlADEGO. 

^ * ^ Di Paolo MorandOp dotto II Cavaszola, un pittore del Rina- 
scimento di molto valore e che meritara di essere illustrato degna» 
mente, scriv^e con lodevole ampiezza, nella Rassegna d' AHe del mar- 
zo u. s., Carlo Gamba. Il Cavazzola veronese di nascita e' di scuola, 
morto nella fresca età di 36 anni, non ha lasqiato moltissime òpere, ' 
ma ci si rivela, in compenso, nella maggior parte delle sue pitture, 
di una purezza e di una armonia di stile mirabili. Lo scritto del G. 
non è una semplice compilazione di notizie e di dati di fatto, -4na 
un lavoro condotto con discernimento e sana critica, diretto, oltre 
che a mettere in evidenza i non comuni pregi dell'artista e a pre- 
sentare in ordine cronologico le sue opere accertate, a togliergli anche 
a restituirgli a seconda dei casi le pitture discutibili. Numerose e 
belle illustrazioni adornano V articolo. 

^*^ In Archivio storico italiano, disp, h'^, 1904, Laudedeo Testi 
stampa un dotto lavoro intitolato: Nuovi studi sul Carpaccio. 

E. Cai^int- 



Rassegna bibliojfrafica delV arie italiana, 75 

ANNUNZI E NOTIZIE 

— Ul 4aa4^ à\ SinUlfM <■ Cotlgaola. L'illustro signoni C. JoìEi.yn K>i i.ke«, clic c|ui ritiKr.n- 
xiamo pubLlicanLcntc, ci comunica cbo a Ix>ndra, il 25 gennaio scorso nella vendita all'incanto 
dei quadri appartenenti %\k ai signori Ltnvrir f Sutlry, fu venduto, fra altre opere di muoIh it.ilia- 
ma, un dipint > di Girolamo da Cotignola, rappresentante Cristo chr porta la, crocr. Nel fondo del 
«piadro è nn bel paesaggio; l'artista vi segnò il proprio nome e la data 1514. La pittura, la qtialc 
misura cent. 75 X 55, parve buona all'egregia signora e, data la tard% etA del roacstro, bella di 
sentimento e armoniosa nel colorito. Il quadro era stato acquistato vari anni sono d.!! si», l'ictro 
Foresti da Carpi e ultimamente venne comperato per 73 lire sterline diti sig. conte Trotti di Parigi. 

Ufl rHntte tf 6. B. MorMl vi fu venduto per mille ghinee. * 

— Nei primi giorni di febbraio, scrive la < Ra«scg^a d' Arte >, ebl« luo^o a Milano, prcs>o 
l'impresa GenoHni, una vendita al pubblico incanto d* o^'gctti d'orte e di quadri, fra Cui un bel 
P*rtrpdo di Difciitltc Ferrari, ceduto al sig. Borgogna di Verce'li per lire asoo, una Madonna di 
Qaleaxzo Caapl, firmata e datata 151 1. un'altra Madonna di tcrMrtflW M CMtl. un Cristo i 1 crotr, 
non di Vittore Crivelli, come diceva il catalogo, una l'rrginr con Santi dei MtMiicli. Due gra/.iosc 
tavolette di Gai^cnlo Perrarl furono acquistate dal dottor Friz/.oni, mentre un prezioso disegno del 
modcsiroo artista non trovò compratori. 

— Presso V antiquario signor Bandini di Firenze vennero sequestrato ^Httrt Wt%\\% ■rtUtlcll* 
tolte a 4 finestre della casa del sindaco di Tagliacozzo (Aquila), che il Bandini aveva acquietate 
in buona fede. 

— Il 17 gennaio u. s. nel salotto dei conti Balbi-Valicr a Venezia si è bruciato un quadro di 
Iacopo Tintoretto. 

-- A Orvieto l'affresco rappresentante S. Sebastiano, attribuito dal Guardabassi al Cìcnga e 
dallo Stoinmann a Pastura da Viterbo, è stato trasportato dal palazzo comunale al civico musco. 

— A Verona, nel demolire una persiana dell' osteria grande di S. Lucìa extra, fu scoperto su 
una parete ■■ affrcaco che nella parte inferiore rappresenta un Santo vescovo — forse S. Biagio — 
con un martello in mano, e S. Antonio abate. Nella parte superiore, non ancora scoperta, si cre- 
de aia raffigarafta la Vergine. 

— Nel pajazao della Carncsina ai BauUari di Roma è stata in.iugurata ai primi di aprile 1* EtM* 
iliioae ffatografka M Caltorl 4! Arcbitettara. I^- mostra non poteva desiderarsi migliore e, come do* 
vera avvenire por la esposizione di una Società di architetti, sono principalmente gli edifìci che 
vliì vedono ritratti, con grande godimento degli intelligenti e degli amatori dell'arte architettonica. 

— Fra gli oggetti più interessanti dell' oreficeria abruzzese, all' Etpoaltlaac à\ CbletI, figure- 
ranno diverse opero del celebre Nicolò Gallucci di Guardiagrcle, tra cui un calice d' argento dcl- 
r antica cattedrale di Bitonto, che è anche ricordo storico di eccezionale importanza, poiché esso 
ramr aP il t A l'epoca nella quale Giovan Antonio Del Balzo Orsini s'impadroniva della città di Di- 
to ito, allora ^'cca e fiorente di cospicua nobiltà, uscita appena dal vassallaggio per concessione 
sovrana. Il calice è alto cent. 50, ha una coppa di li cent, di diametro ed un piede che ne misu- 
ra 90. La base è divisa in sei scompartimenti dei quali tre adorni di medaglioni e tre di lavoro 
fioisvmo di cesello. I tre medaglioni in smaho raffigurano lo stemma della famig'.ia Acquaviva, 
quello dei Del Balzo Orsini ed una Madonna col putto. 

Air appello derComitato hanno risposto con mrabile entusiasmo i Comuni dell' intero Abbruz- 
20. La aioatra sarà divisa injquattro K^adi sezioni : comprenderà la prima, le oreficerie e i metalli 
d'arte specialmente sacra, comprese le monete delle zecche abruzzesi e le mcdagl'c del medioevo, 
del rinascimento e mcderne; nella seconda troveran posto le maioliche; nella terza, le sculture e 
gli intagli il) legno;'neir ultima sezione, trine e merletti antichi. 
• — Una.do' più'tnCeresaanti avvenimenti per gli amatori dell'arte nostra si ebbe a Bari il 18 

marzo s., con lo scoprimento della cupola di quella cattedrale, ritornata per opera di molti alla 
sua antica forma medievale, mercè 1' opera dell' in^'cgnere Avena (coadiavato da An^^elo Pantaleo^, 
che condusse a buon fine il bellissimo restauro. 

— Ci e pervcmuto in dono il n. 448 del periodico illus r.ito // A' osa.' io. Memot ìe Domctticanf (Fi- 
renze, 1905). L'elegante pubblicazione contiene, tra altro, un articolo con buone illustra/.ioni su San 
Pietro Afartire e la sua iconografia, e uno scritto di (ì. Carocci su ìa Chiesa di S. Domvntco in . Irrzuf. 

— Il CoMlfila lapcrlare 4til*Arte in una delle ultime suo riunioni ha stabilito di esaminare sul 
posto le questioni riguardanti i Frari di Vcnoria, la Basilici del Santo di Padova, l'Abbadia di 
Chiaravallc Milanese, il chiostro verde di S. M, Novella in Fircn/c, e ha visitato in Homa le 



76 Bdssegna hibliografica dell' urte italiana. 



1 



chiese di S. M. del Popolo o della Pace, per la conscrvaz'onc delle pitture del Pinturicchio e del 
Scrmoneta, di Sant' Ignazio e di Sant' Andrea della Valle. 

— Per aa ■oanmcito ■ Frate Aagelice. A Vicchio di Mugello, il paese natale del celebre pittore, 
s' è costituito un Comitato, di cui fanno parte patrizi e domenicani dell' ordino, il sindaco e il 
parroco del luogo, per erigere un monumento al gentile pittore. 

— EtposizIOM Marchiglau é\ Macerata. Prosei;uono con lodevole alacrità i lavori di costruzione 
dei pidiglioni. Sono già a buon punto quello delle macchine, sezione Industriale, ed uno dei due 
grandi padiglioni dell' Agraria, situati nel Campo Boario. A quando la sistemazione dei locali per la 
mostra artistica, che dovrebbe e potrebbe essere iin.i delle più interessanti sezioni ? 

— Di an ^oadro di Qlorglonc, r.npprcsentantc 1' incontro di Cristo condotto al Calv.irio con la 
• Vergine Veronica: quadro che dopo varie vicende e dopo mezzo secolo ritorn.a a Padova, è detto 

nella cronaca della < Rassegna d' Arte » del corrente mese. 

— Contrariamente • quanto si è andato scrivendo in questi ultimi giorni, nulla si sa ancora m 
Ascoli, a proposito del ritorno in questa città del famoso piviale di Niccolò IV. 

— Terracotte e ceranicke artlotklic. I signori P. Rossi e il figlio Pio hanno impiantata a Parma 
una fabbrica di terrecotte e ceramiche assai belle. 

— Alla Società per Ir proiezioni Inminoie < Lux » a Firenze, il marchese R. Peruzzì de' 
Medici, la sera del 31 marzo u. s. tenne una applaudi t issi ma conferenza sul « Ferro battato aella dcc«- 
raztoae arcbitettoalca la Toicaaa >. All'egregio nostro associato e collaboratore, rallegramenti infiniti. 

— In apposito Supplemento (al n. 12) del Hollettino Cfficiale del Ministero dell' istruzione 
pubblica, il dott. Giorgio Bernardini discorre delle Gallerie dei quadri di Rovigo, Treviso e Udine. 

— Nella ricorrenza del IX Centenario della Bad'a di Grottaferrata, dall' aprile a tutto giugno 
p. V. si terrà a Grottaferrata, come annunziammo altra volta, la Prima eapoalzloae d'Arte ItaU-bi- 
caatlaa, sotto l'alto patronato del Ministro della pubblica istruzione. Alla mostra figureranno ta- 
volette pittoriche bizantine, avori', medaglie di divozione, gemme incise, carnei, steatiti intagliate, 
miniature, tessuti. AH' inaugurazione, che avverrà certo in aprile, interverrà il Ministro dell' istru- 
sione pubblica, che vi farà un discorso. 

— A Spoleto si e sempre in allarme per il Duomo che minaccia rovina; a qu.indo gli oppor- 
tuni provvedimenti ? 

— A Perugia, a cura della « Società degli amici dell'arte » sono stati trasportati in Piraco- 
teca vari affreschi dei secoli XIII e XIV, che si trovavano nella chiesa di Santa Elisabetta. Al- 
cuni tra gli affreschi del Trecento ricoprivano quelli del secolo precedente. I-a felice scoperta è di 
grande interesso per la storia dell' arte locale. 

— Air Eapoalzloae lateraazioaale d* arte i\ Voaezia. Statistica dell '.accettazione. Al verdetto della 
giuria si sottomisero 344 artisti con 577 opere, delle quali 430 pitture, 96 sculture, 56 incisioni e 
disogni. Furono ammessi 107 artisti con 141 opere delle quali 92 pitture, 29 sculture e 70 fra dì- 
segni e cornici d' acqucforti. La percentuale delle opere ammesse è dunque del 50 per cento. 

La Presidenza dell' Ksi^osizione si ò assicurata fino da oggi la somma di lire 125000 per gli 
acquisti mediante contributi ufficiali e privati. La mostra sarà inaugurata il 22 aprile e rimarrà 
aperta fino al 31 ottobre. 

È stata coniata la medaglia d'oro per l'esposizione dalla signora Katie Toycc Harris di I^on- 
dra, vincitrice del concorso. L un' opera d' arte finissima, che fa onore all' autrice e ai commissari 
che la p 'escelsero. 

— Pei tipi dell' Istituto Italiano d'Arti grafiche di Bergamo è uscito il primo volume della nuova 
Storia di Venezia nella vita priiata, di Pompeo Molmenti, che tratta di Venezia nel Medio Evo. 
Seguiranno altri due volumi, uno su Venezia del Rinascimento, l' altro sul decadimento di Vencatia. 

— Nella Nuova Antologia del 1" febbraio Ernesto Ovidi richiama l'attenzione dei lettori sul 
palazzo Faraeae la Caprarola, che corre il medesimo rischio del Palazzo Farnese in Roma. £>opo 
di aver venduto questo al governo francese, la Casa Borbonica di Napoli pens;i di alienare anche 
il palazzo di Caprarola*». e 1' O. fa voti che il monumento insigne per l' arte e per la storia venga 
assicurato dal Governo allo Stato italiano. 

— L'ultimo volume à^aW Italia Artistica, l'elegante pubblicazione dell' Istituto italiano d'. arti 
grafiche di Bergamo, è dedicato a Perofla. 

— La nota questione delle narji di Lacca è stata defiaitivamente risoluta. La locale Commis> 
sione conservatrice dei monumenti ha messo il irto, e della nuova porta che s' intendeva d' aprire 
in quelle mura non se ne parlerà più. 

— Abbiamo ricevuto i numeri i e 3 della Xuo-.a N<issr^:na di l'ircnze, l'ottima rivista mensi- 
le di letteratura italiana e straniera, diretta dal prof. Adolfo Tosutui. 



Egidio Calzini, Direttore e gerente responsabile. 
Ascoli Piceno J905. — Premiata Tip. Economica. 



FflMcazMl rimte ìs looo o in camlìo. 

W. B4»nbe, Benedetto Bonfigli. Einer Kiuiathiatorischen Stiulie. — Drnck 
von Cari Ockler. 

U. Mauini, Un documento per la biografia di Andrea Sansorino. — 
[Estratto dal Giorn, Stoì\ e Jjett. della Liguria — Spezia, Tip. di F. Zap- 
pa, 1904. 

CSeorg Orouaa, Die Kunstnlìeatrebungen der Jferzìk/e ron Urbino — 
(Sonder Àbdruck aus dem Beiheft zum Jahrbuch drr Koniglich Preunzischen 
Kunstsammlungen, 1904, Band XXV. 

log. Ceiuire Sel^elli, 1m Ijoggia Carrarese di Padova. — (Estratto dal 
t Monitore Tecnico »). Milano, Società Edit. Tecnico-Scientieea, 1905. 

P. Piccirilli, Im Marnica. Appunti di Storia ed Arte, — Voi. I, con 57 
incisioni intercalate e 7 tav. fuori testo. — Trani. V. Vecchi, 1904. 

Arte e Storia^ (3. Serie). Numeri 3-4, 5-6. Firenze, 1905. 

Bollettino della Società Storica Patria negli Abruzzi (Serie 2). — Puntata 
VUI. — Aquila, 1904. 

Bollettino del Museo civico di Bassano — Anno II. Num. 1 — Bassano, 1905. 

Bollettino storico Pistoiese della Società Pistoiese di Storia Patria — Anno 
IV, Fase. 4 — Pistoia, 1904. 

Emporium. Rivista mensile illustrala d' arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fascìcoli III e IV. — Bergamo, Istituto d'Arti grafiche, 1905. 

Giornale storico e letterario della Liguria — Anno V. Fascicoli 9-12 — 
1904. — 1, 2, 3, 1905. Spezia. 

U Arte. Periodico di Storia dell'Arte medioevale e moderna e d'arte 
decorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno Vili. Fascicolo I-II. — Ro- 
ma-Milano, 1904. 

La Bibliofilia. Raccolta di scritti sull' arte antica in libri, stampe, ma- 
noscritti, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. VI, dicembre gennaio, Firen- 
ze, 1904-1905. 

La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti. — Anno II. Fa- 
scic. III — Iesi, T^p. Coop. Editrice, 1905. 

7/6 Marche illustrate nella storia, nelle lettere, nelle arti. — Anno IV, 
Fase. VI, Fano, 1904. 

V Esposizione Marchigiana. Rivista illustrata, diretta dai dott. Domenico 
Spadoni — numeri 1-9. — Macerata, 1905. 

Miscellanea storica della Valdelsa. — Anno XII, n. 33 34 — Castelfìo- 
rentino, 1904. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana, Fascicoli 
II e UI, 1905, Napoli. 

Nuova Rassegna. Rivista mensile di Letteratura italiana e straniera — 
Anno III, n. 1 e 3, Firenze, 1905. 

Pagine [siriane. Periodico mensile scientifico-letterario artistico, n. 1 e 2. 
— Capodistria, Tip. Cobol e Priora, 1905. 

Rassegna d- Arte. Anno V. Milano, — marzo e aprile, 1905. 

Rivista Abruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli III, Teramo, 1905. 

Rivista d'Arte. Anno III, Numeri 1, 2-3 — Firenze 1905. 



ANNO- Vili 



Bassepa MMiopafica dell'Arte italiana 



(lirettM 
dal Prof. Egidio . Calzini 

. Si pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8 grande con coperti- 
na, e contiene documenti Inediti })er la storia dell'arte, monografìe e articoli 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata ad andare 
per le mani di tutti coloro che 'si occupano di arte nazionale antica e mo- 
derna in Italia e fuori. .''.•• 

'. Abbonamento annuo anticipato per l' Italia, Lire 5. — Estero Lire 7.* 
Direzione e Amministrazione, presso il Prof» E. CAI.ZI^'I -t- 'Ascoli Piceno. 



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E NELLE ARTI l Patria per le Provincie 

delle Marche 
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Rivista bimestrale diretta da 
G. Gasperoxi e da L. Orscni, 
Savignano di Romagna. 
Abbonamento annuo L. 8 
Un fascicolo L. 0,80 
Amministratore: Eduardo Sem 
prilli - Savigiiuno di Romaf^na. 



Prezzo annno di abbonamen- 
to al periodico trimestrale, f^. 12. 
Un llutcieolo separato, li. 4. 



NUOVA RASSEGNA 

bibliografica- letteraria 



RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA 
E STRANIERA 

diretta 

dal prof, Adolfo Tos^M^ni 

ANNO III. 
abbonamento annno L. B 

Firenze 'Wq. Ricasoli 61-G3 - Fìrenza 



LE MARCHE 

illustrale nella sliria, nelle lettere, nella arti 

RIVISTA BIMESTRALE 

Direttore doti. UUMo Grimaldi 

ANNO IV. - FANO 

Direz. e Amm. : proL G. Grimaldi 
Abbonamento annno I^. S 

]'ia Fiorentimf, 8.1 — Pisa. 



Conio oorronlo coti la p09 



ANNO Vili. Mag Ho-LuiiLK» TK).'» Nuni. 5-7 



Rassegna 



Sp ^ 




Mbliograflca 



ideirarte italiana ^ ^ ^ì 



DIUKTTA 



dal Prqf. E^^idio Galxini 




ASCOLI PICENO i 

PREMIATA Tip. Economica 

1905 



COLLABORATORI : 

Alipio Alippi — Aoselflio Anselmi — Carlo Astolfi — Qiovanai Bardova- 
gni — Cornelio Budinich — Giulio Cantalamessa — Giuseppe Castellini — 
C. Jscopo Cavallucci — Attilio Fraschetti — Gustavo Frizioni — Cario Gi- 
gioni — Francesco Malaguzzi-Valeri — Cesare Mariotfi — Enrico Maucerl — 
Giuseppe Mazzatinti — Curzio Mazzi — Medardo Morici — Alfredo Melaiii 
— R. Peruzzi de* Medici — Ugo Nomi Pesciolini — Emilio Orioli — Ercole 
Scatassa — Guido Travcrsari — Nazzareno Trovanclli — Giuli) Urbini — (ila- 
corno Vaozolini — Augusto Vernarecci. 

Lm Rassegna, che vnnta «j^ià v;ir jiiini di vit**^, è V uiiìcm rivi -ti 
che cura in modo speciale hi Biblio'jvnfia dell' Arte itnliana, Es>.*i 
tien conto, oltre che delle niMji:giori pul)l)li<'MZÌnni d' indiìlo artistirn 
che vedono la luce in Italia e fuori, am he di quelh* i»iù irodi-ste 
che si vanno stampando su giornali (luotìdiani o pt-riodici; di giii?-*i 
che nulla o ben poco sfu;i^;;e ai lettori suoi, porcili'' poro o nulla sriij-- 
ge air attenzione de' suoi collaboratori. 

Per tal modo circa 3000 studi d' art^i poterono essere passali in 
rassegna ne' primi sette volumi del p<'riodÌL'o; ciò che vale la coim- 
scenza di circa 3000 tra libri, opus. •«•li i* articoli che il lettore potò 
avere in virtù della rivista. 

Oltracciò non v' ha fascicolo (hlla Jìassegna che non conteng-H 
documenti inediti, e illustrazioni di opere iV arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si racconiamla a tutte le persone colte» e a 
quanti desiderano d' essere tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistica. 



A V V E II T E N Z E 

La Rafisesna si pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8" grande 
con copertina, e contiene documenti mediti per la storia dell'arte, nionogra- 
fie e articoli originali ; recensioni di opere o di articoli d'arte recenti, noti- 
zie, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' anno, sarà corredato di un In- 
dice per materie, nomi d' artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per 1* Italia L. 5 — per 1' Estero L. 7. 
Un numero separato cent. 50. 

Le lettere, i libri, gli opuscob", i giornali in cambio, i manoscritti e. 
quant' altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
al prof. £• Calzini, AncoIì Piceno. 

Per le recensioni delle opere basta anche l'invio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non afifrancati si. respingono. 
^J'^^"" Per tutto ciò che interessa V Aminittl^ttrazioite : abbonamenti, inserzio- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo stesso prof. Rj^idio Calzini, Ascoli Piceno. 



AXNO VITI. Ascoli Piceno, 1905. X. 5-7. 

RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 



Abbonamanto annuo J ?*[ J', Hf'ì* ' * ' *-'l* 5 1 Un num. separato Cent. 50 

(. per I eaiero ... » # ' 

SOWMARIQ : E. CAf^iN'i, Tiziano e i Duchi d' L'rbino — C. J. Ffoiu KE7, Una tavola di Marco 
Piximrzzauo — R. Peruzzi de' Medici, Uft letto i i ferro battuto drl ifoo. — A. Ansf.i.mi, l'n 
ftrsco rarissimo di Andrea da lesi, il vecctiio, — Documenti : K. Scaiassa — Recensioni.* K. 
Caijcini, Piebo Mazzoni, Cornelio Bi'DINich, — Bibliofn'niùi: Opere di carattere generale: 
.lòruzzo, Emilia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Napoletano, Piemonte, Sicilia, Toscana, 
Umbria, Veneto, — Annunzi e Notizie. 



TIZIANO E I DUCHI D' URBINO 



« Ritrasse anco, quasi ne' medesimi tempi (al tempo cioò dì Pao- 
lo III), Francesco Maria duca d' Urbino, che fu opera meravijyliosa, 
ontic mosser Piero Aretino per (juesto lo celebrò con un sonetto clic 
cominciava : 

Se il chiaro Apelle con la man dell* arte 
Kassembrò d' Alessandro il volto e il petto 

« Sono nella guardaroba del medesimo Duca di mano di Tiziano 
due teste di femmina molto vajj^he, e Venere giovanetta a giacere 
con fiori e certi panni sottili attorno molto belli e ben finiti : e oltre 
ciò una testa dal mezzo in su d' una s. Maria Maddalena con i ca- 
pelli sparsi, che ò cosa rara. Vi ì» parimente il ritratto di Carlo V, 
del re Francesco quando era giovine, del duca (Juidubaldo secondo, 
(li Papa Sisto IV, di papa (riulio II, di Paolo 111, del cardinal vec- 
chio di Lorena, e di Solimano imperatore de' Turchi; i quali ritratti, 
dico, sono di mano di Tiziano e bellissimi. Nella medesima guarda- 
roba, oltre a molte altre cose, è un ritratto di Annibale cartaginese, 
intagliato nel cavo di una corniola antica, e così una testa di mar- 
mo bellissima di mano di Donato. » 

Cosi il Vasari; secondo il (luale, Tiziano avrebbe dunciue dii)int() 
per Francesco Maria I e Ouidobaldo della Rovere nove ritratti, dife 
teste (il femminay la famosa Venere, oggi agli Uffizi, e una Madda- 
lena. Vedremo invesca come le opere del grande Cadorino ])er i si- 
gnori della Rovere non si limitassero soltanto a quelle brevemente 
ricordate dall' illustre storico aretino. 

Intorno alla vita e alle opere del celebre artista abbiamo ormai 



78 Rassegna bibliografica deW arte italiana. 



innumerevoli scritti : raonografìe, saggi critici, studi accuratissimi o 
opiire grandiose. Si direbbe quindi che dopo quanto fu scritto da uo- 
mini tanto autorevoli (senza accennare ai meno recinti, come il de 
Mendrazo, il Gilbert, il Ghachard e il Pinchart), quali il Carapori, 
il Cavalcasene, il Crovve, ecc., piìi nulla vi fosse da osservare intor- 
no al nobilissimo soggetto. Ma non ò cosi. Il dott. Georg Gronau., 
che or non sono molti anni stampò nuovi studi su Tiziano, pubblica 
negli ultimi mesi del 1904 molti documenti — la maggior parte ine- 
diti — che gettano nuova luce sulla vita del grande pittore ^ le sue 
relazioni con la corte d' Urbino. ^) 

// Carteggio Urbinate nell' Archivio di Stato di Firenze, benché 
frugato dair Ugolini, che se ne giovò per la sua storia dei conti e 
dei duchi d' Urbino, trascurandovi la parte artistica; benché guardato 
dal Milanesi per ciò che si riferisce alla vita di Michelangelo e a 
quella di qualche altro artista, presenta ciò nonostante un campo 
assai ricco per la storia dell' arte. Il Gronau seppe valersi di quel 
tesoro e con la sua costanza e la sua intelligenza potò stabilire che, 
circa alle relazioni di Tiziano con i della Rovere, per ciò che si ri- 
ferisce alle opere menzionate dal Vasari, noi avevamo soltanto noti* 
zie frammentarie. 

Le relazioni fra il maestro e la corte Urbinate cominciarono 
proprio quando Tiziano trovavasi nel fiore della vita e nel massimo 
della gloria; egli in (juel tempo godeva già i favori dogli Este e dei 
Gonzaga, e fra poco sarebbe stato chiamato dalT imperatore Carlo V, 
chò il desiderio di possedere qualche suo lavoro si era fatto generale 
ormai nelle corti italiane e straniere. 

Il primo incontro di Tiziano coi della Rpvcre'può essere avve- 
nuto nel 1527 alla corte dei Gonzaga. Certo e che non appena Iv 
cure della guerra glielo consentirono, il duca Francesco Maria pensò 
di accrescere con nuovi capolavori dell' arte fi tesoro già cospicuo 
della sua casa, rivolgendosi anzitutto al Vecellio, che il duca, allora ■ 
Capitano generale deir armata veneta, dovò conoscere personalmente 
a Venezia, e forse commettergli a voce le sue prime ordinazioni. 
Infatti in alcune lettere dell' agente del duca, datate nel 1532 da Ve- 
nezia, si parla già di tre opere che Tiziano doveva eseguire per 
Francesco Maria e che in quello stesso anno il maestro aveva co- 
minciato a dipingere: un « Cristo », una « Nascita del Cristo » e il 
« Ritratto di Annibale ». Specialmente il secondo di tali quadri era 



*) Georg Gronau, Die Ktnistbestrebungen der Ilerzóge von Urbino — in 
Jahrbuch der E^oniglich PreusziscJien KimMsammlunghen 1904, Band XXV, 



Rasftegna bibliografica dell* arte italiana, 79 



molto d<'siderato dal principe pel prossimo parto della moglie» : « elfo 
la S.ra Duchessa desidera potendosi haver' per questo suo Parto. 
Però lo sollicitarete perche» se habbia potendosi, et auisarete a che 
Termino sia. > Cosi Francesco scriveva nelT ottobre del 1582 e ripe- 
teva nelle sue lettere dell' aprile 15BH al suo segretario Oiangiaconio 
Leonardi a Venezia; ma inutilmente, chò V erede del duca venne al 
mondo molto prima che Tiziano finisse il quadro desiderato. 

È notevole il fatto che un uomo impaziente, impetuoso come il 
della Rovere, abituato ad ordinare e ad essere soddisfatto in tutto 
con Ja più grande sollecitudine, avesse ognora parole amabili e affet- 
tuose per Tiziano : lo chiamava infatti carissimo amico. Però voleva 
qualche suo lavoro^ un quadro, almeno uno dei tre ordinatigli, e acio- 
che pos.siamo cominciare a godere qualche cosa de 1' opera vostra, 
facendo poi gli altri dui de mano in mano come potete, che ci sarà 
piacer' sommamente grato. » 

Finalmente nel novembre del lòHì) arrivò a Pesaro il quadro per 
la duchessa, e Francesco Maria si affrettò a comunicare al suo agen- 
te a Venezia la sua sodisfazione : € ne restiamo satmfactissimi et 

nepar mólto bello. » Soltanto nel marzo dell' anno seguente il prin- 
cipe ricevette anche « li dui quadri, del Christo (la Natività del C), 
et dello Annibale, li quali ne sonno sommamente piaciuti, et pensia- 
mo oltre gli dinari che scrivete haver' dati al Titiano, darli anchor 
daiccnto scudi, ma vogliamo .prima che ragionati con (jualcli' uno 
elle sappia, et che ve paia atto e bono, di quello che indicasse se 
conucnisse darli, hauendo rispetto non solo alle opere, ma alla-per- 
sona sua, Et ce ne diati auiso, a ciò possiamo vedere se si conforma 
con noi, et risoluerci per satisfarlo, che vno de essi voi' satisfar' la 
S.ra Duchessa, et Laltro satisfaremo noij Fit alhora poi rispondere- 
mo alla lettera del prefato Titiano, al quaF vogliamo dar' anche più 
di quello, che fosse iuditio d' altri. *) » 

Con ciò Francesco Maria dette prova di gran tatto, poiché, pur 
s;ipen:lo Tiziano avido di danaro, volle prima a?>sicurarsi che il 
grande artista non si sarebbe offeso del regalo; e tale atto, bent? 
osserva il G., dà. onorevole testimonianza del principe. 

Circa il quadro con la Nascita di Cristo, il G. si domanda se 
'non sia da identificarsi con V « Adorazione dei pastori » della Gal- 



') Lettera di Francesco Maria a Giangiacomo Leonardi, in data 23 mar- 
zo 1534, già pubblicata dal Lazio, 



80 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 

leria Pitti ^) al n. 423, la cui composizione appartiene senza dubbio 
agli anni ir»32-'33. Un < Ritratto di Annibale Cartaginese più cbe 
mezza figura con moriorie in testa, e spada in mano, di mano di 
Criulio romano » è indicato neir inventario Pitti del 1687, come prò-: 
prietìi del cardinal Leopoldo. Il « Cristo » doveva essere un piccolo 
quadro, e si può dedurre che sia da identificarsi con quello al n. 228 
della Galleria Pitti, che pare della stessa epoca degli altri due, an- 
che p(»r la maniera con cui è dipinto. I signori Cavalcacene e Crov- 
ve, ^) della cui opera, naturalmente, mi valgo per questo studio, de- 
scrivono il quadretto col « Salvatore » (busto di grandezza naturai**, 
su tavola) e lo pongono addirittura fra i quadri genuini di Tiziano. 

Dopo r ordinazione di questi tre lavori ò una pausa nelle rela- 
zioni di Tiziano e i duchi d'Urbino. Solo al principio del 1536 si di- 
scorre ancora, nella corrispondenza pubblicata dal Gronau, di far ese- 
guire il ritratto della duchessa Eleonora in Pesaro, in occasione del 
viaggio che il grande maestro si accingeva a fare da Venezia a Na- 
poli per ossequiarvi Carlo V;.... « quando egli (il Tiziano) se fosse 

^) Come è noto, le raccolte dei quadri dei signori di Urbino rimasero 
fino alla morte dell'ultimo duca Francesco Maria II ne' palazzi di Urbino, 
di Casteldurante e dì Pesaro. Il primo specialmenle ne era ricchissimo. At- 
tualmente non tutte le pitture eseguite per i duchi sono ricordate nella cor- 
rispondenza di cui tratta il G. Le notizie di detti quadri, che ascondevano a 
più centinaia, vi figurano sommariamente e mancano i nomi degli artisti, 
quindi r identificazione degli autori per molti di essi ò resa quasi impossi- 
bile. Mobili e abiti, nota il G., vennero venduti e lo cose più pregevoli, fra 
cui i migliori quadri, vennero destinati a Firenze. Esiste ancora P elcncci 
delle 268 casse che furono spedite. Qui in sostanza si trovano gli stessi qua- 
dri indicati nel noto elenco dei quadri buoni che erano nella guardaroba di 
Urbino, già pubblicato in diverse epoche. Vittoria della Rovere (figlia del 
principe Federico Ubaldo, trovato morto nel suo letto in Urbino la mattina 
del 29 giugno 1623), poi granduchessa di Toscana, si circondò dei quadri del- 
l' eredità. 

Anche nelle notizie- della revisione d.»lla guardaroba fatta da Battista 
Venturi vi sono ricordati 78 quadri, provenienti, la maggior parte, dai pos- 
sessi dei della Rovere, ma sono troppo brevemente designati per poter sta- 
bilire una certa relazione con le cose note. Nell'inventario compilato dopo- 
^a morte di Vittoria sì trovano i migliori quadri pervenuti da Urbino. Essa 
lasciò in totale 35 quadri, quasi tutti di grandissimo pregio, al più giovane 
de' suoi* figli, il cardinale Francesco Maria de' Medici, con la clausola che 
essi, dopo la morte di lui, dovessero tornare al capo della famiglia. Y^ così 
avvenne; di guisa che tutto quanto era stato raccolto in tre generazioni dai 
della Rovere, fatta qualche eccezione, si trova ora nelle raccolte fiorentine. 

2) Tiziano^ la sua vita e i suoi tempi, Firenze. Le Mounier, 1877-78, 



Èassegna bibliografica deir arte italiana, RI 



Trovato qui per Transito — così la iluehe>>sa Kicouora al Leonardi, 
ili data 28 gennaio —, come pensaua tìi fan», andando alla VovXn di 
Cosiìre, no sarebbe stato caro clic di sua mano fosse stalo fatto el 
nostro ritratto. Ma il fargli instantia di uenire, non ostante o' habbia 
fatto altra deliberationo, come ce scriuete, non ci pare che sia in 
proposito, ne eh' un nostro retratto, non essendo perho noi la putta 
de hier matina, el debba comportare Et perciò non ce pare, ne. uo- 
gliamo che gli ne sia fatta altra pressa che (|uella gli i)0tesse fare la 
mente sua per qualche interesse, onde se mouesse a passare de ([ua 
nia.... > Ma poiché il viaggio non ebbe luogo, anche il progetto del 
ritratto per allora andò in fumo. 

Pochi mesi dopo, e cioè alla line del mese di aprile, il duca eb!)e 
un collo(iuio col pittore e gli ordinò un altro cjuadro per la duches- 
sa, la « Risurrezione » '), di cui però in seguito non si fa più parola. 

Frattanto il Vecellio avrebbe dovuto terminare anche la donna 
in veste azzurra^ col timpano *) — che il (ironau crede possa riferir- 
si alla « Bella > di Tiziano **) — affinchè si potesse giudicare da 
<iuella come V artista avrebbe terminato i ritratti deUa coppia du- 
cale, ora agli Uffizi, che riuscirono poi così meravigliosi. 

Por quello di Francesco Maria, il pittore aveva ottenuto di po- 
ter portare nel suo studio a Venezia la corazza e V elmo del principi?, 
richiesti nel luglio dolio stesso anno Vù\{\ con la seguente lettera, 
già pubblicata dal Luzìo *) « Et (luanto alle Armi che ha in mano 
il Thitiano, eh' (»lle ne squo sommamente caro, e per bene assaj; 
non uoressimo che se guastassino, però, pensando L'ho a <|uesthor a 

') Da non confondersi con la Risurrezione d(^l Cristo, eseguita insieme 
col « Cenacolo » nel ir>43 44 per la Compagnia del Corpus Dumini di Urbi- 
no, e non negli ultimi anni del maestro, come asserirono il Cavalcasene ed 
il Crovve: davanti alle quali tele gli illustri storici della pittura italiana rì 
meravigliavano della grande facilità e potenza con cui il grande artista 
lavorava « anche in quest' ultima sua età. » 

*) et che qui'.r retratto di quella Donna che ha la veste azurra, de 

sideriamo che la finisca bella circa il Tutto et con il Tiiii[)ano, perche da 
questo possìam' vedere, come siano per riuscir' gli altri. » Lettera dì Fran- 
cesco Maria al Leonardi, in data 2 maggio l^lìG. 

3) I prefati storici dì Tiziano circa al nome della figura (pii rappresen- 
tata .HI limitano ad asserire che essa è indicata la « Bella di Tiziano » in 
mancanza d'un nome migliore; e che la fisonomia di tale ritratto « ne era 
C0.SÌ seducente, che rimase vivissima nella stessa memo'ia di Tiziano, e fu 
poi il tipo del maggior numero di (luelle tele, in cui il pittore studiavasi di 
riprodurre un ideale di amabilità e di grazia. » 

■*) Un pronostico satirico di I\ Aretino, — Bergamo, 1900. 



82 Uass^gna bibliografica deir arte iiatiann. 



11 Tliit.*^ so no sii seniito soconcio il bisogno, ordenarctc al sargentc 
(la p:irtc nostra, che si pigli cura de farlo assettare in vna citssa di 
sorte che uengano ben conseraate e farle condur qui, e che se ne 
ritorna ancor lui. Et quando II Thit." non havesse finito di adoperar- 
le per il bisogno nostro che soliciti di expedirne et il sargente iM>n 
parta senza le arme, ma. le expetti.... > 

J^.'irca duo anni dopo, nell'aprile del 1588, i due ritratti arriva- 
rono finalmente a Pesaro e tanto piaciiuero « per la maravigliosa 
similitudine », nota un cortigiano nUa duchessa, scrivendole deirim- 
magine di lei, che « a fatica mi contenni dì basciarle la mano tanto 
mi parue uiua e dissi più duna uolta, padrona mia cara voi sete 
pur essa, e volendo raggionar seco, maccorsi esser pictura, uedendt) 
chella non curaua cosa chio mi dicessi. » 

In questo bel ritratto, come nota il Cavalcasene, noi scorgiamo 
il tatto del pittore, che, malgrado delle ingiurie del tempo, traspare 
ancora dalle forme del dipinto. Eleonora sta seduta quasi di fronte, 
ed ha la t'ista coperta da una cuffia color giallo scuro, sotto la quale 
scende ai lati la /-icciuta capigliatura. La polle ha perduto le rose 
della gioventù, ed è floscia nel monto e alla gola. Ma Tiziano, con 
un tratteggiamento delicato ed un sottile modellare cercò di ritrarre 
la principessa ancora piacevole^ e colle guancie tuttavia rosee e colle 
labbra incarnate, pcT il sangue che sotto vi scorre, e cogli occhi an- 
cora scintillanti e pieni di vita. 

Nel ritratto di Francesco Maria ò forse una maggiore espressione 
• di carattere; mirandone il grande occhio nero, V adunco naso, la 
prominente mascella, vi si scorge V uomo d' azione decisa e di pas- 
sioni violenti. Come opera d' arti', ([uesta tela è un prodigio. Il duca 
vi è fedelmente ritratto dal vero, come dal vero «sono copiati la bella 
e ricca armatura d' acciaio cesellata, il ricco elmo pur d' acciaio sor- 
montato dalle ì)ianche piume, i bastoni del comando, il rosso dama- 
scato velluto, su cui, stacca in mozzo ad una ben temperata at- 
mosfera la grave e maestosa immagine del principe. 

Il patriziato veneto, osserva V illustre storico dell' arte italiana, 
fu maravigliato dall' eccellenza di tali capolavori, e di questa mara- 
viglia fu r Aretino espressione fedele ne' suoi sonetti; che le lodi 
del poeta erano qui strappate non dal suono dell' oro, ma dalla sua 
ammirazione profondamente sentita. 

Con r ordinazione dei ritratti di Francesco Maria e di Eleonora 
termina la prima fase delle relazioni di Tiziano con Urbino. Il duca, 
neir ottol)ro dello stesso anno 1538, mentre si preparava alla Guerra 
contro i Turchi, ammalatosi improvvisamente e in strane circostanze, 
moriva in Pesaro a 48 anni, non senza sospetto di veleno, per ope- 



Èasaegna bibìiografica dell'arte itatiatia, H^ 

m, secondo E. Viani, di Luigi Gonzaga di CastolgoflPredo e di Cesare 
Fragoso. M 

Cou la morte di Francesco Maria, perde il Vecellio uno dt^' suol 
più grandi ammiratori e mecenati, il cui amore per V arte ora sin- 
cero o schietto; nel figlio (Juidobaldo trovò tuttavia un principe non 
meno desideroso di compiacere e onorare V insigne artista. Vediamo 
infatti che, sin da prima della morte del padre, (Juidóbaldo II trova- 
vasi in relazione diretta col pittore, poiché nel marzo del 1538 egli 
aveva inviato persona a Venezia con V ingiunzione di non partirsi 
di là senza i due quadri da lui commessi molti mesi prima a Tizia- 
no : il SUQ ritratto, cioè (che, secondo il G., si può identificare col 
mirabile ritratto detto del duca di Norfolk) e il quadro della donna 
nuda, la famosa Venere, ora agli Uffizi. A proposito di quest' ultima 
tela, compiuta certamente tra il Ììì*M e il 1588, *) ò stato più volte 
scriTto eh' essa possa rappresentare le sembianze di tale, die per un 
momento fosse passata per la mente del giovane duca; ma potrebbe 
anche, essere, come osservano i signori C. e C, clic il pittore nel con- 
cepire siniile lavoro non avesse altra mira che (juella di modellare 

«un tipo di donna sublime per la incantevole purezza delle forme, un 
nuovo tipo o modello di qualche straordinaria bellezza, che attirò 
r attenzione del maestro. 

Checché sia di ciò, dobbiamo (jui notare che i mezzi finanziari 
del giovane (Juidobaldo non corrispondevano all' amore ch'egli sen- 
tiva per le cose dell' arte, ma tanta era V importanza eh* egli an- 

' netteva ftile opere di Tiziano che, per ottenere uno de' due (|uadri 
(forse la Venere) ancora nelle mani dcir artista, avrebbe sacrificato 
volentieri qualche oggetto di sua proprietà. — Direte a Tiziano, scrive 
da Camerino al suo segretario residente a Venezia, < che noi uen- 
desse ad altro perchè son resoluto cor impegnar * qualche cosa del 
mio quando non possi altrimenti di pigliarlo per le ])arole ehio gli 
ne ho dato. » Ma Tiziano non era uomo, come v(^dremo, da conten- 
tarsi facilmente; gran parte* dolle lettere testr pubblicate ci attestano 
della paziente deferenza usata dai. principi verso il grande» maestro. 



») Elis.v Viani, TJ (iìu:elonamenio di Francesco Maria I della Ilovpre^ du- 
ca d' Urbino. Mantova, Mondovi, 1902. 

3) Nessuno, eh' io sappia, ha posto mente a un particolare di qualche 
importanza e che vale a confermarci nelT idea che la bellissima Venere do- 
vè essere dipinta poco prima o poco dopo dei ritratti di Francesco Maria e 
di Eleonora. Nella tela che rappresenta ({uest' ultima, il pittore dipinse dal 
vero, senza dubbio, lo stesso cagnolino che noi vediamo nella donna nuda. 



84 Rassegna bibliografica dell' arte iialiaìia. 



mcDtre questi non si mostrava altrettanto paziente con loro nell' at- 
tendere il pattuito compenso. *■ 

Sul)ito dopo il suo avvento al trono, Guidobaldo ordinò altri tiv 
lavori al Vecellio, e'eioò i ritratti dell' Imperatore, del redi Francia 
e del Sultano : ritratti che il nostro aveva più volte ripetuto per col- 
lozioni di corti. ') Quello di Francesco I riprodusse almeno tre volte, 
il primo per conservarlo come modello nella sua bottega, il secondo 
per conto dello stesso sovrano, il terzo per Guidobaldo della Rovere. 

A questo punto le Cftrte di Urbino presentano un' altra pausa di 
qualche anno, mentre ci m#strano con desolante chiarezza che Io 
stato delle finanze del duca continuava a non essere buono, o al- 
meno non molto favorevole agli incrementi della già cospicua qua- 
dreria ducale; ciò non di meno si può argomentare che anche in si- 
mili circostanze una certa relazione col grande artista veneto non 
fosse mai interrotta. Tiziano trovavasi ancora nel suo pieno vigore 
e il duca non tardò ad l'sprimergli il desiderio di avere da ifii il 
proprio ritratto e quello della moglie, CJiulia Varano. 

E noto come in questo tempo fl544-I545) Tiziano fosse occupato 
principalmente nel dipingere ritratti. I duchi d'Urbino, allora gio- 
vanissimi (la sposa era nata nel 1523 e Guidobaldo nel 1514), risie- i 
devano frequentemente in Venezia, e la loro casa accoglieva quan- 
to di più eletto si potesse mai avere per ingegno e dottrina; gli uo- 
mini più eminenti nelle lettere e nelle arti si riunivano intorno a 
Guidobaldo, che amava circondarsi di quanti potessero giovargli nel 
disegno che volgeva in mente, (luello cioè di poter assumere, come 
già il padre suo, espertissimo capitano, il comando suprqjno delle 
milizie venete. Fu certamente in tali convegni, a cui partecipavano 
il Trissino, il Novagero, i Morosini, V Aretino, il Venier, il Badoer 
(che più tardi il Duca avrebbe accolto in Urbino con tutta la pompa 
che s' addiceva air ambasciatore della potente Repubblica), e foi*se 
lo Speroni, l'autore dei noti Dialoghi (Venezia, 1558), che nacque il 
desiderio a molti di detti personaggi di farsi ritrarre dal Vecellio. 
Ciò si deduce dallo stesso libro dello Speroiji, \h dove, discorrendo 
della « Fortuna » e dell' « Amore », si esaltano le virtù artistiche di 
Tiziano, specialmente quale ritrattista, in quella stessa guisa che nel 
Cortegiano del Castiglione era portata a cielo 1' arte divina di Raf- 
faello. 



') Secondo il Cavalcasene ed il Crovve, il ritratto di Solimano o Gran 
Turco, era quello veduto dal Vasari in Urbino. Plssi credono che tanto que- 
sto quanto le repliche di esso ritratto siano andati perduti; il Gronau pensa 
che non sieno stati portati a Firenze. 



Ii(i8segna bihlioyrafiv i dell'arte italUiìUi» 



85 



Di tutt<» k' iK-rscmc clic fi^rurano ne* IHuloijhì, cin(|ue almeno^ 
mvoihIo il C. ed il ('., furono ritratte dal grande nuicstro \\i\ X'Ah. 
L* immigine ili (iuidobaldo, terminata n<d marzo di <|ueli' anno, fu 
seguita pochi mesi dopo dalla tela col ritratto di (Jiulia Varano : tela 
elio ncm sembra perduta, c(nie si era dubitato fin qui. 

Di (juesti due ritratti abbiamo notizie sicure e importanti nelle 
fjtUere «li M. Pietro Aretino, il (juale appunto nel detto mese di 
marzo scriveva al duca avvert^'udolo che Tiziano aveva dato tant*i 
vita al suo ritratto « che nello stesso momento che gli altri lo hanno 
dinanzi agli occhi a Vicenza, noi lo vediamo (|ui a Venezia. » 

Ma per il viaggio che il maestro dovè fare a Koma '), chièimato- 
vi da Paolo III, Tiziano diffidi la consegna dei quadri e la Varano, 
nel 154*>, si informò abl>astanza impazieutement(* sullo stato delle 
cose; ma inutilmente, poiché si giunse al ir)47 senza che i due 
dipinti arrivassero alla corte d' rrbino. 

In quello stesso anno il giorno 18 febbraio la duchessa morì in 
Fossombrone, a soli 24 anni. Poche settimane dopo, (Juidobaldo, con 
una precipitazione poco lodevole, iniziò le trattative di un nuovo 
matrimonio con Vittoria Farnese, nipote del papa; cosi che la con- 
segna de' quadri non appare venisse richiesta al pittore con P usata 
insistenza. ') 

Dopo un' altra pausa di parecchi anni, durante i iiuali Tiziano 
sì recò due volte alla corte delP Imperatore e (Juidobaldo ebbe occa- 
sione di rivolgersi al cognato, cardinale Farnese, nelP interesse di un 
tìglio di Tiziano, che ottenne, come dice il Vasari, « un ìieneticio di 
buona rendita »; soltanto nel 1052 si parla ancora dei ritratti, ma 



^) Intorno a questo viaggio di Tiziano a Roma, e alle accoglienze fatte 
in Pe8aro al grande maestro dal duca Guidobaldo, che T aveva assunto sotto 
la sua personale protezione, si veda quanto è detto a p. 44 e scgg., voi. 
II, della citata opera dei signori Cavalcasene e Crovve. 

*) Qui il Gronau avverte che V unica notizia d' inventario che sembra 
riferirsi al ritratto della duchessa, trovasi nelT inventario generale d' Urbino 
del 1631, N. 323 : < Quadro uno in tela sopra tauola con il ritratto della du- 
chessa Giulia Varano ». Trattasi di un ritratto d'ignota, evidenteinente di 
rango principesco, di mano di Tiziano. La pittura trovasi in una sala del- 
r appartamento reale di Palazzo Pitti, ed è indicato falsamente come ritratto 
di Caterina de' Medici, di mano del Tintoretto. Che questo quadro rappre- 
senti la duche^ssa è probabile, poiché prima di tutto, come stile, appartiene 
al tempo in cui Tiziano avrebbe eseguito i due ritratti dei duchi, ])oi per- 
chè concorda in alto grado con le immagini degli Uffìzi e col detto inglese, 
della Galleria Pitti. Non è completamente finito, e il viso è stato ritoccato. 



86 



Rassegnai bibliografica dell* arie italiana. 



cosi brevemente, da non poter asserire con eertezza se si tratti di 
una nuova ordinazione o dei vecchi quadri, come par più probabile : 
« Ne siamo dimenticati, scrive Guidobaldo al suo ambasciatore, 
in data 20 gennaio, di dirai che uolevamo, che si facesse di quel ri- 
tratto nostro che ne hauete dato: Vogliamo dunque, che lo facciate 
finire, in quello che manca: et poi da ^quello cussi finito, facciate 
cauarne uno di Musaico, da coloro, che ne mostrorno quelle due me- 
daglie del imperadore et del Re, suo fratello, in quella medesima 
forma, con quanta più diligenza che sarà possibile. > E in data 22 
febbraio: «Direte a m.Titiano, che al nostro ritorno, ordinaremo che 
egli sia sodisfatto per conto di quanto ha da hauere da noi delli ri- 
tratti fatti. » Mi par giusto quindi suppon'e che si trattasse .ancora del 
ritratto ordinato sette atinj[ prima, rimasto forse fino allora non fini- 
to, come non completamente finito restò poi quello di Giulia Varano. 

Dato il carattere del Vecellio, piuttosto diffidente e geloso del- 
l' arte sua, panni importante la notizia di un giovane urbinate (di 
cui non si conosce il casato) che, forse perchè raccomandato n Ti 
ziano dal duca, era riuscito a cattivarsi le simpatie del vecchio 
maestro, che gli aveva dischiuse le porte del suo studio. È ancora il 
Leonardi, V agente ducale residente a Venezia, che ne discorre nella 
lettera che qui riproduco : 

1552, 18 noveml)re. — « Il titiano fo laltro di a disnar meco il 
quale mi disse che m.« pier Antonio da Urbino quel giouene chelli 
ricommando (rie. do) V. Ex. riesce tanto che da di lui speranza di 
riescir in Italia gran valenthomo. Sello a tirato in casa e vole che 
lui babbi quella dimestichezza di suoi segreti che fin qui non ha vo- 
luto che Homo che viua T babbi. V. Ex. trara un Homo dalla scola 
di costui cosa che non si credeua. Il pouereto merita che V. Ex. lo 
Aiuti io anhora (I) lo ricommando con ogni riuerenza alla Ex. V. » 

Chi sarà stato costui? Nessuno fra gli storici dell'arte, dal Va- 
sari al Cavalcasene, ricorda un allievo di Tiziano per nome Pieran- 
tonlo (da non confondersi con Antonio Palmerini, V unico pittore 
urbinate della prima metA del 500, con tal nome, morto nel 1538). 

Sei anni dopo, e cioè verso il 1558 fu mutato a Venezia V am- 
basciatore del duca. Giangiacomo Leonardi cedette il posto a Gio- 
vanni Francesco Agatone, che assai spesso ebbe a lagnarsi con Gui- 
dobaldo della cupidigia del pittore, la quale, mostratasi già duran- 
te gli anni migliori del maestro, con V età andava aumentando. 

Le lettere deir Agatone fanno variazioni su questo tema conti- 
nuamente, e se da un lato mostrano V impazienza dell' artista nel 
chiedere il pagamento di questa o di queir opera, appalesano anche 



Èassegna h'Miografica dell'arie italiana, H7 

che le coiKlizioni clc»l duca, tinnnzi;u*ÌHineatc, neppure alh»rH orano 
(joaili egli le avrebbe desiderate. « Torno riverentemente à ricordare 
à V. Eoe. chic aspetto il danaro per il Titiano. » E più avanti : 
« Prouisione alcuna per (juesti debiti non è comparsa ancora, mi 
rincresce per conto di Tutti, ma più ])er il Titiano, che ncm fa altro 
cbo domandare danari. » 

Ciò nondimeno, ancl>e più tardi, nel 15*»4, il veccliio maestro 
ricevette commissione di nuovi lavori da Guidobaldo, ma non abbia- 
mo dati sufficienti per stabilire di elio si trattasse. Soltanto troviamo 
nominati, nelle Carte di questo tempo, una Madonna da inviarsi a 
Mantova, un Cristo e una Maddalena. 

Dagli stessi documenti ci è confermata inoltre la notìzia che Ti- 
ziano faceva commercio di legnanti : « V. Ecc. dee sapere, come ms; 
Filippo suo ArShitetto contrattò con Oratio mio figliuolo et suo ser- 
vitpr huni.** di certa quantità di legname per li suoi porti. » Ma ciò 
che desta maggiormente la nostra ammirazione si ò che a circa 70 
anni Tiziano, come risulta dal carteggio ducale, dipingeva con vigore 
giovanile un altro (quadro ordinatogli dal duca, che a giudizio di co- 
loro che lo videro riuscì bellissimo. Ma poiché la lettera di Guido- 
baldo non esiste, V argomento del quadro ^allora ordinato ci ò ignoto. 
Sappiamo tuttavia che Tiziano era inoltre occupato in quel tempo 
nella « Allegoria della battaglia di Lepanto » (oggi al Prado), alla 
quale V Agatone vide lavorare nel suo studio il vecchio, prodigioso 
maestro. Del quale, a malgrado di quanto ci vien rivelato dalla noio- 
sa corrispondenza del segretario del duca, tanta era anche negli ul- 
timi tempi P affezione pel della Rovere che nel mnggio' del ir)78 Ti- 
ziano si dichiara pronto, se fosse stato necessario, di recarsi a Pesa- 
ro, per servirlo degnamente e conservarsi nella e sua solita grazia. » 

Ma tale anno, (Pultimo di Guidobaldo, e che fu una macchia in- 
cancellabile della sua vita, per gli atti suoi ingiusti e crudeli verso 
gli urbinati), dovett^ essere ben triste pel duca; né P amore che fu 
sempre vivo in lui per le cose dell' arte dovè allietargli gli ultimi 
giorni delP esistenza, profondamente turbata dagli eccidi consumati 
in suo nome ! 

Con la morte di Guidobaldo, avvenuta nel 1574, terminano dopo 
più di 40 anni le relazioni della corte d' Urbino col Tiziano, poiché 
il successore Francesco Maria II, anche pel proprio ritratto, da unir- 
si a quelli di Famiglia, si servì delP amico suo. Federico Barocci. 

* • 

Giovi notare qui, prima di chiudere questo scritto, come le in- 
dagini istituite con tanta cura dal G. possono condurre gli studiosi 
a più positivi risultati anche intorao ad alcune opere di Tiziano ere- 



88 Rassegna hibiiografica delV arte ifaìiann. 

date non facilmc^nto riuvcnibili^o assolutamente perdute. Poieliè ia 
stesso a., dopo di avere aecennato a lavori di eui nou si ha più no- 
tizia, tra cui -il € ritratto di Filippo li » (chò quello a Pitti fu dal 
Tiziano dipinto pel duca Cosinio), la « xMadonna > destinata eai»e 
regalo per Mantova (clic ò forse il quadro su menzionato, fra le ni- 
time ordinazioni di Guidobaldo),ed una tavoletta eoi « Cristo e la 
Vergine >, avverte che degli altri lavori nominati nelle Carte <ì' Ur- 
bino non è più possibile riconoscerne i soggetti ed è perciò esclusa 
ogni identificazione. D'altra, parte osserva che, insieme con lo 
pitture riconosciute di Tiziano, furono portate a Firenze altri quadri 
che nei documenti iìn qui esaminati non Sonò chiaramente indicati. 
Però anche intorno ad essi il G. fix delle osservazioni che meritano 
d' esser tenute nel debito conto. 

Fra 1 quadri di soggetto religioso va ricordata, df mano di Tizia- 
no, una Vergine col putto, s. Giuseppe e sant' Anna, in tavola, gran- 
de, che venne spedita, senza altra pittura, nella cassa 111. Nell'in- 
ventario di Vittoria dei Medici è indicata al n. 33. Di essa non si sa 
più nulla; come non è noto ove sia un' altra pittura, ugualmente in 
tavola, con la « Madonna, il Bambino e due angioli oranti » che 
neir ultimo elenco dei quadri mandati a Firenze figurava come opera 
di Tiziano e in quello di Vittoria è indicata al n. 12. A questo pro- 
posito, nota il G. che esiste a Pitti, con lo stesso argomento, una 
copia probabilmente del Haroccio e che figura nella lista al n. 38. Di 
questo pittore si è conservata per fortunata combinazione una lettera 
dalla quale risulta che nel 15H7 egli copiA appunto una Madonna di 
Tiziano. 

Anche di altre copie di quadri suoi è cenno nel Carteggio Urbi- 
nate, Fra le spese di Francesco Maria, dell'aprile 1599, si trova,, ad 
esempio, la seguente nota : « a Ventura pintor, per la Madonna con 
gli angioli di Titiano ricopiata da lui, 4(i ducati. > 

Io penso che questo Ventura fosse uno de' tanti allievi del Ba- 
roccio e, molto probabilmente, quello stesso Mazza Ventura urbinate, 
al quale, nel 1615 venivano pagati due scudi in conto di un quadro 
eli' (^gli dipingeva o aveva allora dipinto per Poratorio di S. Croce. ') 

È anche da notare una.« Madonna della Misericordia » che nel- 
V elenco dei quadri destinati a Firenze ò segnato con questa osser- 
vazione : e dicono sia di Tiziano, ma io non lo credo. > Il quadro 
si trova nella (Galleria Pitti, ed è attribuito a Marco di Tiziano. *) 



*) Cfr. a p. 55 il n. 3-4, 1905 di questa Rassegna, 

^) Porta.il n. 484 ed è assai interessante, poiché Tiziano vi è rappre- 
sentato coi suoi, protetto dal manto della Madonna. Il quadro fu già ricouo- 



Hassegna bihliojfrafica dell'arte italUina. 89 

Una e Madonna col -Battista e s. EIÌH:ibcttH, in tela, grancb», è detta 
nella listai z « copia da un originalo di Tiziano et non si sa di clii 
ijìa *, nò ci ò noto dove sia andata a finire; così una « Maddalena » 
ammirata dal Vasari in Urbino; ') ed una « Giuditta >, « in tela ili 
«letto neir inventario), si crede sia di mano di Tiziano o di Palma 
vecchio. » 2} 

Fra i ritratti va notato quello di Sisto IV, anch'esso veduto dal 
Vasjiri nella guardaroba del duca d' Urbino. L' interessante pittura 
fu man<iata a Firenze con V indicazione: rf' incerto autore, ma poi, 
tolta dalla mostra e collocata in altra stanza, porcile mal ridotta dai 
restauri, da poco tempo tornò in onore e venne esposta agli Uf'Hzi. 
A giudizio del Cavalaelle, proviene dallo studio di Tiziano ed ò stato 
dipinto in Roma, cavato da qualche altro ritratto di quel pontefice, 
uno dei quali, di profilo e seduto come questo, si vede 'neir affresco 
di Melozzo da Forlì in Vaticano. 

L' efft«:ie di Giulio II, parimente veduta dal Vasari presso il duca 
Guidobaldo, è senza dubbio quella che vediamo a Pitti Tn. 71)); •') l'al- 
tra di Paolo III *) è una bellissima ripetizione fatta conKj studio del 
quadro di Napoli, e quella finalmente d'Alfonso d' Este ^) h una co- 
pia deU celebre ritratto che Tiziano compì nel 15J)i>, per Ercole II, 
dal lavoro del Dossi. 

I/illustre storico aretino menziona anche il ritratto del cardinale 
di Lorena e e due teste di femmina molto vaghe », ma rindicjizionc; 
di ijue8tc ultime è così indeterminata, che non b possibile esprimere 
in proposito neppure una semplice supposizione; del primo, chi» fu. 

sciato dal Dennistounn, il quale osserva ch'esso proviene dalla villa « Im- 
periale », secondo l'inventario di Pesaro. 

^) Secondo i signori C. e C, è quella clic vediamo nella Galleria Pitti : 
la prima oftigie della Maddalena di Tiziano, fatta probabilmente per France- 
sco Maria duca. 

*) Il Gronau si domanda se non sia da identificarsi col quadro di Pal- 
ma vecchio, al n. 619 degli UtTizi. 

^) In un inventario del 1691 (guardaroba, 992) sì legge : « Un quadro 
in tavola alto B/^ 1 ^ ^^ largo B-^ 1 ' 3, dipiutoui di mano dicesi di Tiziano 
Papa Giulio secondo della Rovere fino al ginocchio, a sedere sur una seg- 
giola con pezzuola nella mano, destra e sinistra appoggiata ad un braccio- 
lo, » Il carattere del dipinto del tutto veneziano, come altri già notò da 
tempo e come ripete il G., fa credere eh' esso sia stato e.soguito sotto gli 
occhi di Tiziano e forse con lo stesso suo' aiuto, 

<) Galleria Pitti, n. ^26. 
•') Idem, n. 311. 



90 Bassegna bibliografica deW arte italiana. 

dipinto nel 153i) e che è ricordato ncir inventario più voHe citato 
dal 16.-U, non si ha più notizia. 

Di tutti i quadri infine scompam dalla raccolta dei duchi, prima 
e dopo 11 loro trasporto a Firenze, non è forse più possibile rintrac- 
ciare la storia e dire se tutti esistono ancora, ma di molti di cs«i 
si hanno descrizioni così preciso e minute ndla pubblicazione che ha 
dato occasione a questo studio che, o per merito dello stesso (J. o tli 
altri studiosi, è da sperare che possa venire in luce qualche cosa che 
conduca a nuove scoperte. 

Tali finora le notizie intorno alle creazioni tizianesche reliitTve 
alle ordinazioni dei della Rovere, le quali non solo appaiono più 
numerose di quelle indicateci dal Vasari, ma provano altresì come 
alla corte d' Urbino, per molti anni ancora, dop(i il secolo XV, du- 
rasse r amore alle cose belle e la nobile tradizione che rese famosa 
la stirpe Feltresca. 

E. Calzini. 



UNA TAVOLA DI M. PALMEZZANO 

Nell'asta della collezione importante di Lord Tweedmouth, 
avvenuta a Londra il 3 giugno, — raccolta consistente princi- 
palmente di quadri inglesi — fu venduta anche una tav^ola di 
Marco Palmezzano. 

Rappresenta la Madonna in mezza figura, ritta, dietro ad un 
parapetto, tenendo il Bambino 1:116 si volta verso il San (Ho- 
vannino nell'atto di benedirlo. A sinistra di chi guarda è s. Giu- 
seppe colla barba bianca indossante un mantellg giallo; a destra 
una santa martire senza emblema distintivo, veduta di profilo e 
tenente la palma in mano; viene chiamata santa Caterina ma 
forse rappresenta santa Margherita, dalle perle che le adorna- 
no i capelli ; accanto ad essa, veduto di faccii, è s. Domenico, 
la stella sulla fi^onte, il giglio in mano. Dietro alla Madonna 
v'è una tenda dì color rosso chiaro, a sinistra si vede un pae- 
saggio. Un cartellino attaccato al parapetto reca V iscrizio- 
ne seguente: Marchus palmezanus pictor foroliviensis faciebat 
IMCCCCCXXXn. 

Il colorito è di una tonalità chiaro e pallido, il modellato 
deir incarnato è morbido assai ; nel tipo la Madonna si avvicina 
a quella che è nella chiesa di San Biagio a Forlì, la santa martire 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 91 



ha una certa affinità colla donatrice di detta pala e il s. Dome- 
nico somiglia al santo omonimo pure a Forlì, benché fra i due 
quadri corra la differenza di almeno trent'anni. Il quadro mi pa- 
re sia da identificarsi con quello posseduto una^ volta dal signor 
Pellegrino Brunetti di Forlì, del quale V Archivio dell'Arie fece 
cenno nel 1894, Fase. VI a p, 456, e di nuovo nel prospetto 
cronologico delle opere del nostro pittore, coli* aggiunta della 
parola « smarrita. » *) Sono lieta dunque di poter annunziare 
che il quadro esiste tuttora e che fu acquistato all'asta da un 
Signor Erskine per la somma di 160 ghinee, pari a lire italiane 
4300 circa. Nel catalogo della collezione portava 1* attribuzione 
assurda (da ritenere forse un errore di stampa) di * Parmeg- 
giano ». Il s. Domenico vi fu pure scambiato con s. Francesco, 
La tavola misura circa centimetri 59 per 85. 
LondrOy 6 giugno 1905, 

C. JOCELYN FFOULKES. 



Un 1^0 in f^rro battuto del ^500. 



E* curioso come tante cose moderne abbiano spesso avuto 
una vita lunghissima : la stampa, considerata un vanto dell' era 
nostra fu nota alla Cina innanzi la venuta di Gesù Cristo ; lo 
spillo di sicurezza, creduta una non dubbia produzione dell' oggi, 
altro non è che il pronipote della fibula degli antichi (xreci e 
Romani. E nello stesso modo solo ai nostri tempi molti vanno 
attribuendo i letti di ferro, forse perche quelli che si osserva- 
no nei pubblici musei e in qualche non modernizzato apparta- 
mento patrizio, sono in genere di log-no scolpito, mentre quel- 
li che ora si fanno sono quasi tutti di ghisa. Nei secoli scorsi 
un letto dì ferro era certo una rara avis, e ciò perchè il lavoro 
di un mstallo così poco malleabile, con gli scarsi mezzi mec- 
canici esistenti, richiedeva e tempo e danaro più d' adesso : ma 
che questi rara avis esistessero veramente è posto ormai fuor 
d'ogni dubbio. Nel Diario di John Evelyn (n. 1619-1705). scrit- 



') E. Calzini, Marco Palmezzano e le sue oj?ere. 



92 Rassegna bibliografica dell' arte italiaìia. 

tore ing-lose di qualche merito, che visitò il continente osser- 
vando e notando, possiamo avere una testimonianza delle più 
autorevoli. Co« la data del 29 Settembre 1645 troviamo una 
breve descrizione di una raccolta di oggetti d' arte, appartenen- 
te a un signore Rugini di Venezia: fra i cimeli ivi riuniti V a. 
nota un letto, tutto rivestito di cristallo di rocca e pietre pre- 
ziose, valutato a 16,000 corone ed aggiunge che i letti in Ita- 
lia erano in maggior parte di ferro, {') ** non salvandosi quelli 
di legno dalle cimici (sic) .,, Questo diario interessantissimo del 
resto, e d' un immenso valore storico, non è privo d' inesattez- 
ze, tutt' altro, che, p. e. gli affreschi di Pinturicchio nella libre- 
ria del Duomo senese, vengono attribuiti a Raffaello {*) e le 
terme di Caracalla sono dette invece di Tito ("*) ! 

E cosi io credo che V Evelyn, affermando i letti italiani es- 
ser quasi tutti di ferro battuto, abbia esagerato e non poco, 
poiché come spiegare altrimenti la quasi totale sparizione di 
essi? Che vi sia un fondo di verità e che in Italia specialmente 
e specialmente al tramontare del XVI Secolo si costruissero dei 
letti in tale metallo è innegabile : lo prova del resto la soavissima 
visione di S. Ursula ('•) in cui il Carpaccio (1462-1525) a giudizio 
di molti e fra gli altri il Gardner, (^) avrebbe ritratto delle co- 
lonnine ferree per sostenere il baldacchino; lo prova qualche 
esemplare assai raro, che ancora rimane, testimone di un'epoca 
bella, quando il tempo non era danaro e il danaro non costava 
come costa adesso. Vorrei, lo confesso, che V Evelyn avesse ra- 
gione e fossi io a cadere in errore, poiché sono opere d' arte 
queste, di una bolle/za meravigliosa, che amaramente ci fanno 
rimpiangere la loro rarità. ^la in più di tre mesi di assidue 
ricerche non sono venuto a conoscenza che di tre soli esem- 
plari : quello, il più conosciuto e forse di tutti il meno elegan- 



(') John Evelyn, Esq., F. U. S. Tlic Diary of, - AWx. Murray & Fon, 
London, 1870. pag*. 172. 

(') Op. cit : pag. 83. 

f^^) Op. cit : pag. 88. 

{*) Ncir Accademia di Venezia. . 

(•') J. Starkio Gardner. Iron work. Chapman e Hall. London, 18 93 1S% . 
(in due voi ) Voi IL pag*. 22. 



Rassegna bibliografica deW arte ifaliana. 93 



te della raccolta di M. Lesecq des Tourelles (*) a Parigi ; quel- 
lo venduto a Roma il 13 febbraio dell'anno in corso alla Gal- 
leria del Comm. Giacomini, (*) e quello, infine, che fa parte del- 
la collezione Peruzziana di ferri battuti a Firenze. Dei due pri- 
mi, già altrove e con ampiezza descritti non torno a parlare : 
dirò invece delV ultimo e meno noto, che è forse il più com- 
pleto e il più bello della triade. 

Da blocchi interi di ferro grossissimo un artefice della se- 
conda metàr del cinquecento ha saputo tirar fuori quattro svelte 
colonne, e senza servirsi della saldatura e per cui col solo mez- 
zo del bulino e della lima, ornarlo di grossi nodi ottagoni, da 
cui nascono piccole foglie di acanto, lievemente ondeggianti e 
con cura venate. A queste colonne servono di finale quattro 
mazzi leggeri di fiori ; sono roselline di macchia, gigli, tulipa- 
ni, dalie frammisti insieme e con le loro foglie, che sormontano 
ciocche cascanti . d' altri fiori e d'altre foglie, tutta 'dalla natura 
fedelmente ritratte ed eseguite tutte in grosso bandone. 

A capo trai due ritti, una fuga di ben dieci colonnine, mi- 
nuscole produzioni delle quattro grandi, sorreggono un festone 
grandioso, che in singoiar modo ricorda, ciò che il Cellini det- 
tava sulla damaschinatura nostra : 

•* Li Toscani e Romani, egli dice, contraffanno le foglie 
d' acanto, di^tta brancaorsina, con i sna festuchi e fiori girando 
in diversi modi, ed in fra i detti fogliami, viene benissimo ac- 
comodato alcuni uccelletti e diversi animali,, ("*) „ 

E difatti, in questo fascio dì piante, intralciantisi con armo- 
nia dolcissima, il verismo è con saggezza unito al convenziona- 
le, la fauna alla flora : vi so^io piccoli uccelli che sembrano svo- 
lazzare veramente ; vi sono foglie nervate e frastagliate, foglie 
piccole e non mai esistite, che si direbbe dovessero agitarsi a 

(*) Gardiier. Op. Cit : pag*. 22 e II. liavard. Los Arts de 1' Aineubìement : 
La Serrurerìc, Dvilagravc - Paris (souza data) pag". 144 145. 

(-) Comm. G. Giacoininì, perito antiquario - Catalogo degli oggetti d'arte 
e mobili artistici antichi, cho guernivano il sontuoso appartamento di S. K. 
il M.sc di S. Isidoro in Palermo, ed il Castello di Maglione, di proprietà di 
S. E. la Signora Contessa Avogadro Lascaris di Valdengo, ecc. ecc. - Roma 
1905 -pag. 52. N. 555. e Tav. IV. 

(•*) Benvennto Cellini - La vita scritta da lui medesimo - per cura di B, 
Bianchi - Fi renale - ^.e Monnier - 1903 pag. 64-65, 



94 Eassegna bibliografica dell'arte italiana. 



Ogni più piccolo soffio; vi sono tulipani e gigli, rose e. (ìalìe^ 
margherite e papaveri, che paiono colti di fresco e gettati la 
alla rinfusa, quasi per salutare con la loro primaverile e cam- 
pestre fragranza il dormiente al suo primo svegliarsi. 

A incoronare e completare questo capolavoro, avvi poi un 
leggero baldacchino, sorretto da un fregio serpeggiante d'ac- 
canto, di bocci e di fiori, che può ben stare a confronto con* 
una trina finissima, sia per il delicato disegno, che per la gra- 
zia deir intreccio e la finitezza dell'esecuzione. 

E la calda sfumatura della patina, impressa dai secoli ; e 
un sottil chiarore qua e là, indizio d' antica doratura; e una 
pennellata di tinta sbiadita entro alcuni petali è tutto quello che 
ci resta del colorito; T effetto generale dunque e i rilievi sono 
dovuti unicamente alla maestria dell' esecuzione, a quella mano 
ignota che seppe trasmettere nel ferro tutta la sua anima d' ar- 
tista, tutta !a sua forza erculea, tutta la vita, e le passioni dei suoi 
tempi. Riporto qui sotto (*) .-^Icune misure per dare una giusta 
idea delle dimensioni colossali di questo letto : per render chia- 
re anche alcune delle difficoltà tecniche superate, dirò che in 
oggi, con tutti i mezzi meccanici esistenti,- non è possibile ese- 
guire una sola colonna, a queste compagna, in meno di un an- 
no intero di continuo lavoro ! 

In quanto pn alla storia poco o nulla' sappiamo: che ques'to 
letto sia della seconda metà del cinquecento lo dice il disegno 
e la fattura ; che fosse eseguito pei Falconcini di Volterra, lo 
rivela un falco ad ali aperte, il blasone di quella famiglia che 
sormonta tanto il baldacchino che la spalliera ; ma dell' esecu- 
tore, del prezzo di compra, del tempo preso a costruirlo nulla 
sappiamo : forse ad altri sarà data la fortuna di strappare il 
segreto dalle filse e dai contratti polverosi di quel periodo d'an- 
ni e di rendere il dovuto tributo all' artefice -artista : in ogni 
modo noi intanto innalziamo un inno trionfale all' ignoto mae- 
stro e alla grande arte nostra, che in tutto e per tutto seppe 
cosi gloriosamente manifestarsi, 
Firenze, aprile 190^. 

R. Peruzz[ de' Medici 



(<) Il letto è m. 2,37 di lato : le colonne sono alte ia tatto m. 3,58 ; 1^ 
spalliera è in. 2,25 per ra. 1,76: il baldacchino sporge m. 1,20. 



Rassegna bibliografica dell* arte iialiana, 95 

UN FRESCO RARISSIMO DI ANDREA DA IESI IL VEaHIO 

*•**< 

Accade qualche volta di ricevere delle vere sorprese e di 
imbattersi in scoperte di vero interesse, e proprio quando lo 
si crederebbe meno. Una di queste ebbi a ricevere pochi gior- 
ni sono nel visitare un* antica chiesolina rurale, ove da tempo 
avevo appreso che si trovassero degli affreschi un po' rovina- 
ti dal tempo, presso Montenovo, oggi Ostravetere, non lungi 
dil piano delT antica Oslra, la cui pianta interessantissima si 
sta ora discoprendo per poter rilevare la topografia dell'antica co- 
lonia romana. La chiesa collocata in una ubertosissima valle 
al di là del Misa, è dedicata a S. Fortunato, il cui nome mo- 
nastico è certo indizio di vetustà. Questi valle pianeggian- 
te s' insinua sotto le alte pendici di Montecarotto e di Serra- 
dcconti e quasi al confine di questi due territori, ma su quel- 
lo di Serradeconti, dal cui Arciprete Parroco oggi dipende, si 
erige la chiesolina, sul cui fianco destro da qualche tempo è 
stata adossata una casa c:)lonica che un tempo appartenne alla 
Collegiata di Serradeconti. 

La chiesa si presenta in discreto stato dì conservazione, 
colla sua bella porta con Varco leggermente acuto voltato con 
mattoni sagomati a fogliame, col tetto a travatura; colle nude 
pareti eh? avev;^no qualche affresco, oggi ricoperto dalle ripe- 
tute imbiancature. 

Nella parete dell' abside dietro all' unico altare che sorge 
isolato, si scorge una edicoletta a forma di nicchia archiacuta 
alta m. 1,40 larga m. 1,65 e sporgente poco più di mezzo me- 
tro. Questa nicchia modestissima anche nella sua struttura mu- 
raria, non avrebbe alcuno interesse se non fosse stata intera- 
mente affrescata nel fondo e nei fianchi laterali sporgenti, dove 
per fortuna si conservano due figure ancora intatte perchè for- 
se meno in vista ; mentre tutto il fondo e stato orribilmente 
deturpato e colorito di rosso, per collocarvi sopra un mediocre 
quadro della Madonna cosidetta della Misericordia, che fu tan- 
to in voga circa la metà del Settecento. 

Sono rimasti però tuttora abbastanza conservati, uno per 
lato, due biondi angioletti in adorazione volti verso T imma- 



96 Rassegna bibliografica dell' arie italiana. 



gine Jel centro, che doveva essere una Vergine, vestiti di 
lunghe tuniche e colle braccia conserte sul petto, di un senti- 
mento così dolce e devoto da ricordare quelli soavissimi del 
B^ato Angelico ! Ma il mio compiacimento giunse al colmo, 
quando tolti alcuni ingombri che giacevano sul piano della 
nicchia, intravidi una riga di leggenda in carattere gotico stam- 
patello, mutilata dalla calce neir ultima parte, ma ancora leg- 
gibile quasi per metà ; dove le prime tre parole, graficamente 
abbreviate, davano, e ciò era abbastanza, il nome e la patria 
del pittore precisamente in questo modo : 

AXDRE\ DA FCXJ PENSE QUESTA OPERA ALTIÌMPODE ROMANO (?) 

e le ultime parole in una s^la riga che quasi occupano altret- 
tanto spazio non si leggono più : forse dovevano alludere al 
Rettore della chiesa di quel tempo. 

Nel legger questo nome mi ricorse subito alla mente' il 
noto pittore raffaellesco di cui ci ù rimasta una sola opera, in 
quel prezioso quadro che ammirai nella Chiesa matrice di S. 
Marcello di Iesi, del quale fece parola anche il Ricci e di cui 
pure si occupò in un apposito opuscolo il compianto amico cav. 
Angelo Angelucci. Ma osservando in specie le due fig'ure fre- 
scate nei fianchi della nicchia, di leggeri mi accorsi che que- 
sta opera doveva riferirsi al pittore omonimo più antico che 
lavorava nella prima metà del 400; e del quale aveva dato qual- 
che breve notizia nelle sue erulite pubblicazioni iesine il ca- 
rissimo amico Priore Monsignor Giovanni Annibaldi, di cui Tanno 
decorso avemmo a lamentare la perdita. Ma altre notizie ine- 
dite egli avea già raccolto, notizie che per squisita cortesia del- 
l' egregio Prof. Don Cesare, degn ) erei3 sotto ogni rispetto 
del compianto suo Zio, potrò dare conia interessante aggiunta. 
.Ma prima di far ciò ò mio debito dare uia precisa descri- . 
zione di queste due figure, assai caratteristiche per lo stile e 
per la conoscenza più esatta di questo pittore. 

S. Fortunato, titolare della Chiesa, dipinto a destra della 
nicchia, è una simpaticissima figura di monaco benedettino col- 
la sua grande tunica bianca che tutto lo ricopre, lasciando 
solo intravedere, per un'apertura della tunica stessa, un libro 
rosso che tiene con le mani perpendicolarmente poggiate sul 



kassegna bibliografica dell' arie iiatiana. 97 

petto. Il bel viso rotondo e dì una espressione gioviale, sen- 
za accigliatura e con pochi capelli arricciolati e piccola barba 
pur grigia arrotondata sul mento. Volge leggermente a de- 
stra lasciando intravedere il padiglione deir orecchio appena 
accennato. E* il tipo forse vivente di un monaco mite e tranquillo. 

Più arcaica invece è la tecnica della dipintura del S. Se- 
bastiano e tutto lo insieme cosi caratteristico, da servire mira- 
bilmente per raffronti stilistici. 

Lo si direbbe eseguito parecchi anni prima : gli è invece 
che questi affreschisti locali si contenevano ancora nelle vecchie 
formule derivate dai pittori del trecento, che lasciarono larghe 
tracce ed fmpressioni nei freschi parietali della chiesa di S. 
Marco di Iesi. Entro una delle solite nicchie trilobate dipinte 
a chiaroscuro (qu33ti particoliricà si riscontra anche nell'altro 
Santo) è affrescata la stecchita e lunga figura di S. Sebastiano 
colle braccia strettamente legate dietro al dorso ad un fusto 
di colonnina di marmo ; che al disopra della testa del saito e 
fra le piante dei piedi in parte sDllevate, tanto egli sta a di- 
sagio, lascia intravedere il piccolo basamento ed il capitello 
di stile romanico. 

Il Santo martire, cosi strettamente legato ed addossato alla 
colonna, pare debba più soffrire, di quello che pel martirio della 
doppia fila di frecce troppo uniformemente disposte ; dalle quali 
sgorgano stille e grumi di sangue filiformi che colano fino a 
terra, ove terminano formando piccole chiazze rossastre. E' stra- 
no poi che le doppie colature sanguigne stillanti dalle ferite 
delle saette infisse sul collo e sul torace, subito si arrestino qua- 
si per non insudiciare la fascia del bianco perizoma ; mentre il 
sangue che sgorga da tutte le altre ferite, al disotto di questo, 
cola sino a terra, in modo filiforme rigando interamente le 
gambe ed i piedi del martire. 

L' espressione di questo santo mentre vuol essere giocon- 
da, riesce un po' arcigna, ma la sua faccia giovanile è resa un 
poco più simpatica dalla folta e ricca capigliatura a riccioli 
biondi aggrovigliati, che ne copre quasi tutto il capo. Questa 
immagine ci dà anche presumibilmente T epoca in cui fu dipin- 
ta : si sa infatti che la Marca non solo, ma specialmente il con- 
tado lesino fu molestato da una fiera pestilenza dopo la secon- 



98 Hcissegna bibliografica ddV arte iiaiiatut, 

da metà del quattrocento, ed anche Montecarotto e Serradecon- 
ti. Il periodo più acuto fu verso il 1470 ed a questo tempo deb- 
bono attribuirsi i numerosi affreschi coi santi Sebastiano e Roc- 
co che ricordano la maniera del^quattrocento. Montecarotto ave- 
va un bello affresco di quest* epoca, figurante un S. Rocco, nella 
chiesuola omonima fuori del paese ora demolita e Serradeconti 
conserva ancora un S: Sebastiano frescato in un pilone della 
antica chiesa di S. Michele, con la data del 1480: da attribui- 
re però ad altro pittore, tanta ne è la differenza stilistica ! 

Ed ora darò in nota *) le notizie favoritemi dalFAnnibaldi, 



') Ecco, riasHunte, le notizie deirartista raccolte dal defunto don Giovanni 
Anni baldi nella sua opera inedita : La pittura ed altre arti afflai nelV Eftio. 

€ Mag. Andrea Bartoli pictor » nacque in Iesi entro il decennio 14:ìO 
1440 ; la prima memoria che si ha del pittore è del 1464, nel quale anno An- 
drea ricevette 30 bolognini dal Comune per avere dipinte le impannate delle 
finestre nel palazzo del podestà, con fregi e figure e gli stemmi, verosimil- 
mente, del podestà e del comune. Nel ìAGìy, dipinse le armi del nostro Si 
gnore e del Legato della Marca nel palazzo dei priori e sulle porte della 
città ; n'ebbe 8 ducati. Nel 1466 dipinse, per 6 ducati i pennoni de* trombetti 
comunali. Secondo V Annibaldi Andrea dovè dipingere la Madonna delle 
Grazie in lesi e un' altra detta del Sole, sulla via tra Sammarcello e Belvedere. 

Esegui certamente la Madonna della Misericordia a Belvedere Ostrense, 
la quale recava questa scritta : Andrea da Iesi pinse questa Madonna a peti 
zione dclUi Fraternità de' lospedale 'di S. Maria della Misericordia addì 2 di 
giugno 147S. Tale iscrizione nel rimuoversi dell' affresco andò perduta, ma fu 
conservata nel libro delle congregazioni di detta Confraternita, a p. 18. Det- 
ta chiesa aveva dicci altari con pitture a fresco, molto verosimilmente delio 
stesso maestro. Nel resto di detto anno e nel 1474 Andrea compiè le opere 
commessegli dal Comune, ossia le armi del podestà, del Legato, del Pontefi- 
ce e i pennoni dei trombetti. Nel 1475 dipinse in S. Maria fuor di Monsano 
l'immagine della Madonna e nel portico della chiesa la storia delle appari- 
zioni (di tali apparizioni e dell' origine del Santuario sono memorie importanti 
nelle riformanze. e nei camerlengafi dell' Arch. Com. di Iesi) in quattro gran- 
di spartimenti. L'immagine della Vergine è coperta, sin dal secolo passato, 
con stoffe di broccato Je solo il volto e le mani sono visibili. Le storie delle 
apparizioni sono perite e solo ne rimangono presso il parroco una copia in 
tante pergamene fatta nel 1664. Ciascuna di esse aveva la sua leggenda, in 
fino dell'ultima si leggeva: Mastro Andrea da Iesi pinse queste ojìere dentro 
et fuori tutte di elemosinejli bone et divote perso ne'J ai ino 1476. 

Nel 1478 sembra che Andrea fosse ancor vivo, ma assente da Iesi, anzi 
si hanno buone ragioni per ritency-Io vivo fino al 1492. 



kassegna bibliograficct deU* arte italiana. 99 

di altre opere di questo pittore, le quali d' ora innanzi dovran- 
no esser poste in confronto con gli esemplari fin qui descritti, 

che possono ritenersi i protipi ed i più autentici ! 

A ree via, 2 aprile 190'). 

Anselmo Anselmi. 



DOCUMENTI 



ARTISTI CHE LAVORARONO IN URBINO 
nel Secoli XVI, XVll e XÌ'IIL 

( \', fascicolo 10-12, de' l' anno \'tl ) 

Vitali Alassanilro di Urbino. Da noì)ilo famiglia nacque Alessan- 
dro il 27 maggio 1587 ') e non noli' 80, come scrisse» il (Jrossi. Suo 
padre chiamavasi Aurelio e la madre Francesca Fabretti. Alessandro 
fa de' migliori e pii\ cari allievi del Barocci, poiché seppe insigno- 
rirsi dello stile di lui. Varie opere del Vitali si conservavano e in 
parte si conservano ancora in patria. Nel duomo trova vasi un qua- 
dro ovale, nella chiesa della Torre una bellissima Annunciazione co- 
piata dal Barocci, in quella di S. Agostino si trova ancora il quadro 
air aitar maggiore, rappresentante il santo titolare di detta chiesa, 
opera egregia, benché annerita da un incendio; nella chiesa dei Car- 
melitani era una Annunziata e nella galleria di Urbino si ammira 
il suo capolavoro, S. Agata. Altre sue opere sono sparse a Pesaro, 
al Piobbico ed altrove; ma difettando di tempo mi limito a ripro- 
durre qui i documenti inoditi, che ho potuto trovare negli archivi 
urbinati. 

1616, 6 ottobre — scudi cento dati a censo a m.ro Alissandro Vitali. *) 
1622, 14 ottobre — a m.ro Aless. Vitali scudi 277: 37: 2. •*) 
1625, 14 settembre — Antonia figliuola di m.ro Alessando Vitali pitore, 
sua consorte domina Hippollta Purini. *) 

1628, 19 dicembre — a inesser Alessandro Vitali pitore, scudi quattro 
per le pitturo e opere che deve fare, sono a bon conto. '*\ 

1629, 14 febbraio — a messcr Aless. Vitali pittore, scudi sedici per haver 
dipinto la Madonna de rilievo nella sagrestia, fatte le pitture attorno \\x\ 
S. Giuseppe da una banda, e S. Giovanni et S. Elisabetta con una gloria 
de Angeli et altro; per haver ritoccato il quadro di Giovanni de Santi (ora 

1) Urbino. Arch. Parrocch. del Duomo. Libro A dei B:ittt'iim:. e. yv ^« 

2) » » di S. Antonio Abbate, Lib. 16, e. 19. 

3) » » Stor. Comunale. Rip. Ili, Busta 8. 

4) » » Parrocchiale del Duomo. Lib. B. e. 13. 

5) > > del C. Domini. Lib. 10, e. 34. 



lOÓ Èasseffna hihìiografica dM* arie iiatianà 



perduto), cioè levateli le iiiaccliìc, come anco a quello de S. Margherita. ') 

1().'U, — in.ro Alessandro Vitali. '^) 

IH.-W, 12 marzo. ~ Fu proposto un memoriale di ms. Alessandro Vitali, 
quale addimanda stante la pendenza della lite tra la Comrounttà ei eaco, 
supplica avanti il s.r Podcst/i di essere scarcerato, atteso che del censo nel 
quale era arretrato, ne paga i frutti. Si venne ai voti e fti rilasciato. '^) 

Ricci Archita di Urbino. Di questo pittore si conservano duo 
(imidri firmati; uno a Terni nella chiosa di S. Martino, V altro a Mon- 
tecastrilli nella chiosa di S. Niccolò, con la data del 1()22. 

Giovanni Flamlngo. Il nome di questo pittore si trova nella listn 
dei gentiluomini che non devono accompagnare il duca di Ferrara 
a Senigallia. ~ 1(J2.*$, ms. (iiov. Fiamingo pittore. *) 

Ridoifl Clauillo di Verona, pittore. — Vittoria do' Maschi mo- 
glie delFIll.mo Claudio Voronosc compera un podere al l^alazzo di 
Via Piana dal Kev. D.no Fabio de' Maschi fratello di èssa o suo 
cognato — Procuratore lohan ant. Pellegrini . Rogito Ioahn Cri- 
stoforo Bevilacxiua di Corinaldo ( Vernaccia, (liust , degli alberi^ 
N. 22, e. 287 ). 

1632, 2() ottobre — Propose anche il s.r Gonfal. al Cons. la pretention© 
che ha il sig. Claudio Veronese contro la Conimunità, per occasione di pit- 
ture che fece per il Pubbl. 1' anno 1621 al tempo delle nozze della Ser.mfi 
Principessa, la qual pretentione dal sig. Dott. Oratio Albani fu notificata al 
Consig, a cui anche d' ordine di Monsig. IlLmo V. Legato sta appoggiata 
la carica e facultà di decidere e determinare* per giustitia. Però il sig. Clau- 
dio sarebbe d' accomodarsi senza lite; fu risoluto che li ss.ri Oratio Albani 
ed Andrea Staccoli con il Magistrato decidano la differenza che ha il detto 
s.r Claudio con il Pubblico. 

1633, 12 aprile — Precedendo la proposta di surrogare in luogo di An. 
drea Staccoli, oggi Gonfaloniere, si sostituisca con il dott. Giov. Batti.sta 
Pucci per discorrere et terminare il negotio che passa tra il Pubb. e il s.r 
Claudio Veronese, (rotnì^n Comunah). 

Hartlnolli, miniatore, di Url>ino. 11) aprile, WM\. — Scudi 4 al 
Martinelli por havor laito la tavola delli fratelli e consiglieri, con 
miniature. -') (Queste ancora esistono e fanno pensare alla scuola del 
Barocci. 

Urblnsili Glov. Battista di Urbino. Di questo pittore trovo : 
1642, 13 aprile — grossi 33 a ms. Giovambattista Urbinello li quali per 
fattura di nove (^figure) di S. Giovanni fatti alli stalli (schienali). ";. 



1) Urbino. Arch. dei C. Domìni Lib. io e il, e. 37 e 3. 

2) » > di S. Antonio cit. Lib 23, e. 22. 

3) » » Stor. Comunale. Riparto VI. Voi. 12 dei Consti^it Comunali, 

4) Pesaro, lìibl. Oliver, Monumenti Rov. Tomo 32, e. 157. 

5) Urbino. Arch. del C. Domini, Lib. 3, e. 2,'o. 
0) Urbino, Arch. di S. (ìiovanni, Lib. 4. e. 89. 



tìfiRsegna bibliografica ìMV nrfe italiana, 101 

ItU5, 21 aprile — a ms. (ìiov. Battista irrl)inclli pittore rtcudi f>, ') e in 
clutn 2 marzo, IHIU scudi 7, -; cosi sotto Tanno l«U»;i GÌ - scudi 50 al «i^. 
Giov» Battista Urbiuelli pittore. ^) 

Vincenzo Patanazzl fìi Urbino. Del modesto pittore lio trovato 
notizia nei libri d'archivio dell'oratorio di S. (Jioraniii, pel ciualc 
il I*. eseguì diversi lavori di poco conto, compreso il baldacchino 
sopra r altare del santo, negli anni KUO, HIT? e \M?ì. 

B«n«il«tto Mora di Roma, pittore. Da un foglio di memorie del- 
l' arcip. (Jiannl, nelT archivio della parrocchia di 8. Bartolo in l'r- 
biiio, b conno di una pittura del Mora per il sepolcro chd p^rovedì 
santo del li> marzo il\\\. In data 18 aprile 18i;4 si leggo: « foci ca- 
vare il disegno del Sepolcro in carta per faro un (luatlretto dal sig. 
Piatro Giacomi d' lIr))ino. » 

Rondoni Francosco Antonio, pittore. Di questo valente artista 
noto in l'rbino per il quadro assai bello in 8. Croce (aitar maggìo- 
n-N otfro queste poche notizie: 

1791^, 6 agosto, — al sig. Francesco Ant. Rodelli, pittore, scudi venti 
romani, sono di sua mercede per spesa di colori e fattura dell'arme grande 
imperiale da collocarsi sopra la porta della corte (Palazzo ducale). Al 27 
dello stesso mese — al pittore Frane. Ant. Rondelli paoli venti per aver di- 
pinto Io stemma imperiale nella bandiera di questo palazzo magistralizio. '} 

Tralascio di parlare di altri artisti che lavorarono in Urbino, co- 
me i Patanazzi, di cui pubblicherò in seguito varie notizie fra i maio 
licari o gli stuccatori. Dovrei faro un' occeziono por Alfonso Pata- 
nazzi che la propria attivitìl esplicò ({uasi osclusivaniento come pit- 
tore, ma anche di lui dirò trattando (lolla numerosa famiglia d' arti- 
sti a cui Alfonso appartiene. Accenno (|ui tuttavia anch<' ad un Anto- 
nio dalla Bartotom9a e Vantura Nanni pittori, S(>mplicomonte nomi- 
nati in una lista di pcrsoniiggi, conservata noli' Areh. do' Conti Stac- 
coli; altrettanto dico di Vlnconzo Santagatl di Urbino fKìfll), che 
fece duo angioli per la chiesa di S. Antcmio Abb.; di Urbinolll Ma- 
riano urì)inate, che noi ICJO dipinse V organo della chiesa di S. Gio- 
vanni; o di Tlborlo Ricci che, secondo il Vernaccia, ottenne rino- 
manza nella pittura grottesca. Piacenii terminare questo noto ricor- 
dando un artista del secolo XV, che nel 1488 dimorava in P(^saro: 
Glohan Franciscus do Malatosta pictor de Ferrarla habitaiì. in Pe- 
saro, che ottiene la dispensa della insinuazione di una donazione da 
lui fatta. ■') 

Ercole Scatassa. 



1) e 2) Urbino. Arch. della Cirotta, Lib. Vili /ìnirate e spere. 

3) p % C"omim.aIc. Rip. ^, n, 3. Lib. Euttatf e <i/>t'\e delia Cappella tirila Comi'ztfne. 

4) » » Comunale, Hip. }•, Hollcttario n. 4. 

5'i Pesaro, BibL Olivcriana. .\fonitmentt A'.'^ryv. T«»nio 12, e. 84, 



1 



102 Rassegna bibliografica délVarie iialiana, 

- RECENSIONI 



I». Piceirilli, La Marsica, Appunti dì storia e d'arte — Volume I, 
con 57 incisioni intercalate e 7 tavole fuori testo, Trani, V. Vecchi EUUo- 
ro, 1904. 

E veramente bello il continuo crescente risveglio che da circa un ven- 
tennio si va notando negli studi di storia e d' arte abruzzese, per opera de- 
gli stessi studiosi locali, che occupandosi con grande amore e, spesso, con 
sana.critica e competenza, vanno colmando senza vanterie la grande lacuna 
che ne' rispetti dell'arte di quella regione si riscontra persino nelle maggiori 
e più importanj;i pubblicazioni nazionali del genere. 

Fra i valorosi che con assidua cura e dottrina hanno rivolto la loro 
mente allo studio delle cose belle e de' monumenti dell'Abruzzo è da notare 
il prof. P. Piccirilli, già favorevolmente noto nel campo di detti studi, in 
virtù di pregevoli scritti da luì pubblicati nelle principali riviste meridionali 
e particolarmente nella Napoli nobilissima. Appunto in quest'ultimo periodico 
il P. stampò due anni or sono una serie di articoli sui monumenti della 
Marsica, che nel presente volume, splendidamente edito dal Vecchi di Trani, 
raccoglie, diligentemente purgati dagli inevitabili errori dì una prima edi- 
zione, e adorna con più nitide e più grandi illustrazioni. Cosi riunita e 
presentata agli amici dell'arte in veste signorile, l'opera del nostro a. vale 
davvero a mettere in maggiore evidenza, se non cose totalmente ig-norate, 
un considerevole numero di monumenti e di opere minori, che nella febbrile 
attività presente a molti studiosi e amatori dell'arte nostra passarono pres- 
soché ignorate. 

. Vx\ grandissimo pregio dell'opera sta inoltre nel fatto che il P., trat- 
tando della sua regione e descrivendo i monumenti di Alba Fncense, dì Avez- 
zano, di Celano, di Luco, di Magliano, di Rosciolo, di Tagliacozzo o di 
Trflsacco — un vero tesoro di architettura e di scultura dì stili variatisiinii 
che si svolsero maravigliosamente in Abruzzo dal X al XVI secolo — narra 
di cose a lui ben note; fa rilevare bellezze e notizie da altri non abbastanza 
apprezzate, corregge la lettura di iscrizioni e di date, agevola col suo lavo- 
ro lo studio degli altri e non ha bisogno, per raggiungere lo scopo che s'è 
prefisso, di ricorrere all'opera altrui, se non per mostrarne, sia pure indi- 
rettamente, o le lacune o gli errori. 

In tanta fioritura di puh blicaz ioni abbruzzesi che hanno vista la luce 
nello scorso anno, questa del P. è senza dubbio una delle più serie e iui 
portanti e perciò pili lodevoli. 

E. Calzini. 

Antonio !IIunos: Iconografia della Ma(1onna\ Studio delle rappresenta- 
zioni della Vergine nei monumenti artìstici d' oriente e d' occidente. Firen- 
ze, Alfani e Venturi, 1905. 

Un vero gioiello, e per la stampa, e per le illustrazioni benissimo riusci 
te, e per l'accordo fra il testo e le figure, ci oftVono gli editori con quest' o- 



tiassegìia bibliografica delV arte iUdiana, 103 

pera del Munoz : la quale è uno studio buono e serio, che riuscirà, pfer ogni 
riguardo, non solo interessante al profano, ma anche molto utile allo studioso. 
Il volume si può dividere in due parti, la prima delle quali, che occupa 
tutto i! I capitolo, studia la formazione e lo svolgimento dell' imagine della 
Mitdonna dai primordi del cristianesimo fino a tutto il Seicento. Cosi delle 
Marie delle catacombe, madri robuste e felici, 1' A. ci mostra la trasforma- 
zione nelle maestose e rigide Madonne bizantine: dalle quali dipendono le 
icone russe, dove però, talvolta, vediamo lo sforzo che fa TarteSce per vi- 
vificare una imagine costretta dalla tradizione a rimanere nelle linee dure e 
regolari. Dopo il Mille, nel risveglio deir umanità, assistiamo a due indi- 
rizzi diversi. Giotto che si allontana sempre più dalT arte bizantina, Duccio 
che di quell'arte mette a profìtto i pili belli esemplari. 8e il ànacstro fioren- 
tino ci arriva a dare la Deposizione, in Santa Maria dell'Arena, a Padova, 
di cui il verismo e la tragicità noo potranno mai esser superati, il maestro 
senese ci dà la pala del Museo dell'Opera deJ Duomo, in Siena, la cui Ma' 
donna squisitamente fine ci guarda ancor oggi indulgente, ton (]uel suo 
sguardo dolce e pensieroso. Verso la fine del secolo XIV la Madonna diventa 
lucno ideale e più reale : sicché vediamo le meravigliose Madonne del Quat- 
trocento acconciate come le monne fiorentine e le dolci Marie dei Bellini 
tramutarsi nelle grandi dame della magnifica e pomposa Venezia del Cin- 
quecento. Michelangelo dà alle sue Madonne delle forme statuario: Raffaello 
passa dalle sue soavi Madonne fiorentine allo Marie belle e vigorose come lo 
popolane del Trastevere. Nel Seicento ogni tradizione iconografica iN scom- 
parsa e tutto diviene tenebroso e oscuro. Non più gli sfondi ridenti di sole, 
ma le nubi gonfie e tempestose e, più spesso, un color cupo uniforme. Da 
qui cominciano certe rappresentaSsioni della Madonna con varii tipi icono- 
grafici speciali, come la Madonna del Rosario, del Parto, del Soccorso. 

Nella seconda parte T A. studia i varii perìodi della vita della Vergine, 
quali furono rappresentati dagli artefici : e vediamo cosi la Nascita della 
Vergine, la sua infanzia, la sua presentazione al tempio, lo sposalizio. L'An- 
nunziazioiie è il soggetto più caro ai pittori : e vengon poi la Nascita di 
Gesù Bambino e l'Adorazione dei Magi, soggetto che più di tutti gli altri, 
è vario, ossia ha meno tipi iconografici, perchè noi corteggio solenne dei 
tre re si sbizzarrisce la fantasia degli artisti. Vediamo Maria nella fuga in 
Kgitto, e, ma qui essa prende una parte secondaria, nelle varie scene della Pas- 
sione di Cristo, poi nella Crocifissione e nello Pentecoste. E assistiamo, por 
ultimo, alla Morte ttel la Madre del Salvatore, alla sua Assunzione e all'In- 
coronazione di lei. Sono tutte sceno che han fornito i soggetti agli artisti 
e che vediamo rappresentate, tutte o in parte, dagli affreschi di Giotto a Pa 
dova e dell' Angelico a Firenze alle tavole di Raffaello e di Leonardo e alle 
tele del Tintoretto; dai bassorilievi di Nicola Pisano nel Pulpito della Catte- 
drale di Siena a quelli dell'Orcagna nel tabernacolo d'Or San Michele a Firenze. 
L' A. studia anche l'idea della Madonna prima della sua nascita, ossia 
la raffigurazione della sua genealogia, il così detto albero di Iesse"('), e l' Im- 



(]) Sarebbe desiderabile una maggiore esempi itìca/i une di questo so^^e^to interessante, che 



104 Rassegna bibliografica dell'arte itaìiana. 

liiacoiata concezione, la c(ualy però, a parer mio, noi) ha tipi iconografici 
così ben stabiliti che qualche volta non si possa confondere con T Assaneio- 
ne. L' A. ci presenta anche (juattro ìmagini della Madonna specialmente 
celebrate, la Madonna del Santuario di Loreto, la Madonna del Pilar a Sa- 
ragoza, la Madonna dì Montserrat presso Barcellona, la Madonna Iver«kaia: 
alle quali avrebbe potuto aggiungere la Madonna di Montonero, attribuita 
a Margaritone d'Arezzo, (^), ina che rivela piuttosto i caratteri della scuola 
giottesca, e che, contro erronee affermazioni, non fu in nulla ritoccata da 
Luca Si^^norelli. 

La conoscenza che 1' A. ha di alcune opere russe e dell'arte di qu<»ila 
Nazione decisero forse V A. a porre sul frontespìzio quel sottotitolo : il quale, 
per dir la verità, promette molto di più dì quel che mantenga. Per esempio 
perchè, trattando dell' Iconografia della Madonna, non ha nemmeno citato 
il Durerò il quale, oltre che in molti suoi quadri, ha illustrata tutta la vita 
di Maria con dei magnifici disegni, in una edizione, e la Passione di CrÌHto, 
ove r iniagine della Madonna ricorre continuamente, in due edizioni, una 
grande e una piccola, i, disegni delle quali sono differenti V 

L'opera, per ciò che riguarda l'arte Italiana, è, ad ogni modo, vera- 
mente buona e utile, e fa onore al Munoz il quale unisce alla serietà dello 
studio lo stile chiaro ed elegante. 

Piero Mazzoni. 

Cenare Mariottl, Il Palazzo del Comune di Ascoli Piceno, — Ascoli 
Piceno, Giuseppe Cesari Editore, 1905. 

H un nitido volumetto di 110 pagine con tre illustrazioni e una tavola 
di schizzi rappresentanti, nella pianta e nell'alzate, il vecchio edifìcio ideal- 
mente ricostruito; una pubblicazione che si presenta assai bene, tanto nella 
forma quanto nella sostanza, e che anche tipograficamente non potrebbe 
essere nò più elegante nò più accurata. 

Avverto subito che il merito principale dell'opera sta nelT indagine, 
poiché nella ricerca del documento e della notizia che l'interessa, V a. rìsale 
com'è suo costume sempr<'. alle fonti. 

Oltre che del palazzo, il M. discorre a lungo dell'antico Arringo ascola- 
no, della costituzione del Comune, del governo dei Podestà e dì quello de- 
gli Anziani : argomenti che, come ognuu vede, sono inerenti si alla illu- 
strazione del palazzo stesso, ma che, si direbbe, fan dimenticare qualche 
poco il titolo posto in fronte al libro. Con ciò non intendo diminuire il pre- 
gio della monografia diligente e coscienziosa, il cui contenuto, avverto sem- 
plicemente, avrebbe potuto 1' a. dividere anche in due scritti distinti : la 
trattazione cioè delle leggi o, meglio, delle istituzioni comunali di Ascoli 
nell'uno, e la illustrazione pura e semplice del palazzo, storicamente ed, arti- 
sticamente esaminato, nell'altro. 

ebbe uno svolgimento abbastan/.i >;r.-indc non solo in Fr.inria, come risult.i da uno studio del Cer- 
bi et, ma anche in Italia. 

(I) Cfr. Pietro Vigo: Montt'neto\ Livorno ly04, pag. 15 e scgg. 



Rassegna hiblingrafica dell arie italiana, 105 



I Ciò non avrebbe recato nessun danno alP economia del lavoro. Anche hì 

sarebbe desiderato una nota critica sull' opera che il M. ha preso a illustra- 

' re, nota che nella sua pubblicazione manca e cìie T egregio amico avrebbe 
potuto darci là dove discorre appunto della riedificazione del palazzo. 

I Tali mende/ del resto, sono largamente compensate dalla storia deiredi- 

I ficio che il M. ricostruisco con mano sicura, valendosi di documenti in parte 

' noti e in parte assolutamente inediti. 

Il vecchio palazzo comunale sorgeva sullo stesso posto nel <iuale vedia- 
mo l'attuale costruzione; la sua importanza cominciò con quella del Comu- 
ne, cioè nella seconda metà del secolo XIII, che segnò il periodo più florido 

I della cittA, e durante il quale venne innalzata in prolungamento della più 
antica parte della costruzione, la bellis.-^ima lAtygia dell' Arringo. A proposito 

f di tale loggia, T a. scrive che essa, divisa come la troviamo ora, dopo il 

I lodevole ripristino del 1902, in due grandi salo e a tre navate, con volte so- 

^ stenute da sei colonne elegantissime, sì chiamava Fondaco ed era in origine 
presso a poco quello che nei secoli successivi furono dette l^jgge dei Mar- 
canti ed oggi Borse, 

i Nel secolo XVI il grande -fabbricato, abbandonato a se stesso, benché 

vi abitassero i Governatori, o forse appunto per ciò, era ritlotto in uno stato 
di grande rovina. Tornata a risiedervi in quel secolo la magistratura citta- 
dina, questa pensò di riparare a tanto malanno e di dare al palazzo un 
aspetto grandioso, nascondendo dietro un'unica facciata i due fabbricati, del 
Comune cioè e della Loggia, ch'erano stati costruiti con forme e caratteri 
affatto diversi. Ma grandi difficoltà dovè vincere la magistratura ascolana 
lungo tutto il secolo e gran parte del successivo, prima di poter riuscire 
nel nobile intento. Mancavano, al solito, i denari e la Camera Apostolica, 
che era proprietaria del fabbricato, non intendeva riparare nò meno a' più 
gravi danni che dalle tristissime condizioni del palazzo venivano alle cose e 
alle persone. Nel 1574 una parte del tetto di una sala superiore crollò, men- 
tre era adunato il Consiglio generale, uccise un uomo e feri più o meno 
gravemente un centinaio di persone. Ma la Camera 2\postoIica non se no 
dette per intesa. 

Finalmente il Comune nel IGIO ordinò al Cavagna, allora architetto della 
Santa Casa di Loreto, di eseguire un disegno del nuovo rivestimento, dirò 
cosi, del palazzo; disegno che per le ragioni dal M. minutamente esposte, 
non venne eseguito so non dopo molti anni, sotto la direzione di Giuseppe 
Giosaffatti, architettore scultore ascolano valentissimo. 

Soltanto nel 1688 cominciarono i lavori e in breve tempo la facciata 
laterale del palazzo fu interamente compiuta sul ricordato disegno, lieve- 
mente modificato ne' dettagli delle finestre del piano superiore. Dopo circa 
otto anni fu cominciata anche la prima parte (quella cioè dell'angolo verso 
via Tornasacco) della facciata principale; il resto di essa con più che sensi 
bili mutamenti del progetto Cavagna, apportativi dall'architetto ascolano, 
procede lentamente e soltanto nel J745 potò esser compiuta da Lazzaro e 
Lorenzo Giosafat£i, figli di Giuseppe, morto già nel ITiU. 

Queste le notizie più salienti intorno alla maestosa mole Giosafattìana, 



106 ' Rassegna bibliografica dell'arie italiana 

♦ ^ ^ __ _ 

le cui finestre adortie da cariatidi superbamente scolpite, costituiscono uno 
de* particolari più caratteristici e grandiosi di queir arte che non ha ri- 
scontri nelle vicinanze di Ascoli, e che nella patria dei Giosafatti lasciò lar- 
jfhe tracce della potente e rude sua bellezza. 

E. Calzini. 

lug. Cesare Silelvellt : La Ijoggia Carrarese di Padova, — Milano HK)5, 
Società editrice tecnico-scientilica. . . 

E UQ opuscolo contenente un articolo comparso recentemente nel « AJo 
udore Tecnico di Milano, ed in cui il Sulvelli fornisce interessanti notizio 
suTla Loggia che faceva parte della Reggia eretta a Padova nel 1343 da 
Ubertino da Carrara. La Loggia in parola esiste ancora quasi completa 
perchè 1' architetto Catnillo lioito nel ^ostruire il nuovo edifìcio scolastico, 
non demoli, fortunata mente, che una piccola parte dei colonnati prospettanti 
ad occidente. 

Intera esiste ancora la facciata prospettante a settentrione. Sono due 
snelli loggiati sovrapposti T uno all'altro, formati con esili colonne di mar- 
mo rosso di Verona, legate da architravi dì legno che sorreggono il coperto 
a tettoia molto sporgente, portata^ da mensoloni, di legno. La costruzion«'>, 
come si vede, ci presenta dei motivi molto diffusi nella Toscana e nel!' Unn- 
bria, e difatti pare fossero fiorentini gli artisti di cui Ubertino s'è valso. 
Il Selvatico ') crede che architetto della Reggia possa esser stato un Dome- 
nico da Firenze^ nominato da alcuni cronisti del tempo, quale ingegnere al 
stsrvizio di Ubertino. 

Abbiamo qui adunque" da fare con ispirazioni toscane entrate nel Veneto, 
quando la venuta del Rinascimento nel!' architettura era ancora ben lontana 
ed è in grazia a «tuesta considerazione che si logge con interesse del tutto 
speciale il lavoro del Sei velli. Il (juale ci parla brevemente, basandosi su 
<luanto ne dissero antichi scrittori, delle bellezze delle singole parti della 
Reggia, ci fornisce tre interessanti disegni riguardanti le toggie, ci narra 
poi, appoggiandosi su due documenti inediti, del barbaro adattaménto di 
una parte del piano superiore della Loggia ad uso dell'Accademia di Scien- 
ze, Lettere ed Arti, aonchè dei lavori di ristauro eseguiti dal prof. Giorda- 
no Tomasatti, ^) per venire poi a parlare, in chiusa, dei lavori che ancora 
sono neceasarY per ridare alla Loggia il suo primitivo aspetto e consolidarne 
le singole parti. 

Noi ci auguriamo che a.(iuesti lavori si ponga mano presto e dobbiamo 
esser grati all' A. per aver richiamato la noslira attenzione su d'un monu- 
mento il quale meriterebbe invero di esser più generalmente conosciuto. -*) 
Trieste, viarzo 1900, 

COKNELIO RUDINRII. 

^i) Pirtio Stliixtùo. Guida di Padova e dei biioi principali contorni i Padova, Tip. Sacchetto 
1S69. pai?. 271). ^ 

2) Vedi /Ufi. Giordano Tomisatti. Lavori di restauro nel locale della R. Accademia di Scien- 
ze, Lettere ed Arti di Padova: in « Kdili/.Ia Moderila » MilaVio luglio 1904 Anr.o XIIL F. VII. 

3) È strano che l'autorevole Cicfioue del Burckhardt non f.-iccia cenno alcuno della I.ug^irt 
Carraie !»c. 



RaÈ9egna bibliogìafica dellf arte italiana. 107 

BIBIilOGt^ApiA 

Opere di carattere generale. 



^^ ^ Adolfo Venturi ik4 1. fascicolo de L' Arte (ihìOb) discorre 
de La seultura vaaata a Balagna (Fine del XIV — I^rìncipio del XV 
secolo), dimostrando che le sculture veneziane a Bologna ci rivelano 
come, alla fine del Trecento, per opera degli antesignani di Bartolo- 
meo Buon, si spandesse da Venezia un' arte nuova per 1* Emilia e la 
Lombardia. Dall'Emilia, si diffuse altrove,, anche in Toscana; da 
Bofogna. risalendo il Reno, V arte giunse sino a Pistoia e s' inoltrò 
a Firenze. 11 V. così chiude il bellissimo suo articolo : « Alla fine del 
Trecento, come Altichiero e Avanzo nella pittura, cosi nella scultura 
i fratelli dalle Massegne annunciavano il rinnovamento. È una nuova 
fiamma che s' accende nel settentrione, un guizzo che corre, la for- 
ma, un fiore di giovinezza; è V arto che si prepara alle nuove con- 
•quist^ della verità della vita. All'arte elevata, degan fc, aristocratica 
di Toscana, Venezia contrappone un' arte rude, potente, fervida. » 

^*^^ Un geniale e dotto articolo di Lionello Venturi," intitolato: 
■adiavallsmo artlstleo al priaclplo dall' aUb madama, si legge nella 
Rivista d' Italia del gennaio 1905. 

^* ^ Prato e suoi dintorni, di Corrado Ricci; Qubbla di A. ('o- 
L.vsAJ^Ti sono due eleganti monografìe illustrate della collezione « Ita- 
lia artistica » edita dair Istituto d'arti grafiche di Bergamo. Sono 
particolarmente notevoli per le nitide e numerose illustrazioni, trat- 
tandosi non di libri di erudizione, ma di guide atte a. far conoscere 
i capolavori che costituiscono il tesoro artistico del nostro paese. 

^^ ^ Nel l. fascicolo (IU05) de L' AvUi G. Carotti nelle Notizie 
di Lombardia^ discorre di una volta can dacoraxiona plastica ad 
alto rlllavo della fine del '5(X) o del principio del '(iOO, riapparsa 
alla luce in una sala dell' antico palazzo dd Marino a Milano; di 
una nuova raceolta di oparo d'arta: quella dei signori Carlo e An- 
tonio Cirandi, fermandosi dinanzi alle pitture più interessanti, tra cui 
un bellissimo ritratto che si direbbe del Boltraffio; di un alfrasco 
dal sacolo XV testé scoperto noi palazzo vescovile di Como, ecc. 

^*# Erbach von FuRSTENAU ne L' Arte del gennaio u. s. discor- 
rendo della Pittura a miniatura a Napoli noi sacolo XIV, doi)o d'aver 
notato che sotto il dominio dei Normanni e della casa di Svevia, 
Napoli non ebbe un' arte pari a (juelia dcdle altre grandi citt«n del- 
l' Italia meridionale e che nel s(.»colo XIII vi si trovano appena le 
traccie della nuova vita artista, traccie di un' arte non superiore a 



108 ìtassegrui biJbliogfafica dell' arie Ualùnin^ 



(jiu'lla bizantina già decadente, accenna alla scuola di calligrafi e 
miniatori, mantenuta da re Roberto il Savio. Hichiama (luindi V at- 
tenzione del lettore su uua serie di codici miniati die al tempo della 
regina (Hovanna furono illustrati, [)robal}i Unente a Napoli, da un 
ignoto miniatore. Per la illustrazione di detti codici si serve come 
termine di confronto dello Statuto delT ordine cavalleresco del Saiut- 
Esprity fondato da Luigi di Taranto, die si trova, riccamente illu- 
stato, nella Bil)lioteca Nazionale di Parigi. Tale codice di carattere 
italiano, fu eseguito tra il 1^53 ed il l.-ir»2. Della stessa mano, se- 
condo il giucfizio deir a. sono: la Bibbia già di pro[)riet:\ Hamilton, 
oggi a Berlino; la Bibbia in tre volumi della Biblioteca Vaticana 
(W. Vai. laf. 3550; un Breviari nm Francescanìtm delia Biblioteca 
Nazionale di Madrid, che presenta numerosi fogli dello stesso minia- 
tore: il Messale n. 15S alia Biblioteca municipale «li Avignone e la 
Divina Commedia illustrata fino al canto 24.'^ del. Purgatorio, del 
British Museum, cIk» è {)ure lavoro, almeno in parte, dello stesso 
maestro. 

#*^ E. Caudini ne Ij' Arte del gennaio s. pubblica le fotografie 
completandone la illustrazione degli affreschi In terretta varda daf 
secala XV, scoperti nel P.K)0 iielP antico refettorio del convento di 
San Francesco, alla Malatestiana di Cesena, e da lui particolarmente 
descritti nel fascicolo l-ll (ÌiK)2) dello stesso periodico; discorre de' 
nuavl* Ineramantt alla Pinacoteca di Forlì e di una tavoletta lulna- 
sca, nello stesso Museo forlivese, rappresentante S. Caterina d' Ales- 
sandria (erroneamente attribuita alla Scuola toscana), di un artista 
del secolo XVI che co])ia con diligenza da. miniatore la Saìda Cate- 
rina dì Aurelio Luini, della (Jalleria Nazionale di Budapest. 

.j^*^ K. Mason Perkixs, nella Rasset/na tV Arte (maggio, lfMV>i 
illustra l)revemente e pubblica varie Pittura Italiana che si cons«'r- 
vano nel Kogg Museum. a Cambri<lge (Mass. S. V, A.j, fra cui: un 
S. (iirolamo della Scuola di fra Filippo, una Madonna e S.inti di 
Benvenuto di (iiovanni, due trittici o j)arti di polittico di Niccolò da 
Foligno, e quattro Madonne col putto : una di Antoniazzo, una d'igno- 
to maestro di Scuola umbra, un' altra della Scuola di Bartolonieo di 
Vivarini e l'ultima del Kondinellì. 

^^' ^ Hkhhkkt Cook dà notizia, nell' -iWc (marzo-aprile 11K)51 del- 
V Esposizione al « Burlington Fine Arts Club » di Londra. Fra le 
opere di maestri italiani discorre di una tavoletta, con la Fuga in 
Egitto, ch'egli crede di Ercole di (ìiulio (Jrandi; rli una figura di 
s. Sebastiano, opera superba degli ultimi anni di Andrea Solario: di 
una Madonna col B. appartenente alla Collezione (Jeorge Salting, 
clje il n. crede di un artista siciliano con forte influsso spagnolo: 



Eassegna hMiografica delV aria italiana, 109 

del ritratto di Massimiliano iSforza, datato 1620, o della ctdohrt' Ma- 
donna (h'i Candi*labri cs^'guita, almeno la Madonna o il H., da Raf- 
faello, ora in possesso di Sir Charles Robinson. 

^* ^ AntologiB di storia dair arte, di I. M. Palmaklni f Firenze, 
Sansoni, 1901 j. È una storie di scritti suU' arte, dal Vasari al Ranalli, 
raccolti e annotati dai P., piacevole a leggersi, ma non molto utile 
ptT chi non abbia cognizioni sicure intorno alla storia dell'arte nostra. 

^"^ 8ai musaici di Santa Maria Maggiore, segnaliamo la vasta 
e nuova monogralì i di J. Paul R[chtku. e A. Camkr;)N Tavlok : 
Thai goldeii aga off elassic Christian art. — London, Duckwort a. 
Co., 11)04. 

^^^ Dalla scaitura ornamonlala dal tompl di Roma Impariaia 
al Milla si occupa con la nota competenza nella Nuova AnUAogia 
«lei 11>Ì4, (J. T. Rivoira, il quale studia più specialmente lo sviluppo 
d»'i capitelli, dì cui se^ue i' evoluzione nel periodo romano e nel 
primo Medio Evo. 

^^*^ A p. \)\) del settimo volume della Rassegna {XWOA) accennam- 
mo on la consueta larjj^iiezza air articolo di (r. Frizzoni intorno 
alla illustrazione di alcuni Disonni di antichi maastri, a proposito 
della importantissima pubblicazione dei Disegai delle collezioni delle 
University Galleries e della Library del Christ Church College dì 
Oxftjrd, diretta dal signor Sidney Colvin, direttore del gabinetto delle 
stampe del Hritisli Muscum. Aggiungiamo qui che lo stesso dott. 
Frizzoni nell' ultimo fascicolo dell' Arte (gennaio-febbraio IIK).')) stam- 
pa un' ampia recensione sulla seconda parte della bella pubblicazio- 
n«*, i cui disegni appartengono, fra gli italiani, ad artisti quali Miche- 
lanofrlo, Leonardo, Raffaello e che nella Rassegna d' Arte (maggio, 
ll»Or>j Corkado Rich'I pubblica ed illustra vari di detti disegni. 

^* ^ Nello stesso fascicolo de L' Arte A. Venturi discorre (favo- 
revolmente, specialmente della prima) delle pubblicazioni seguenti : 
Gustavo (fiovannoni, L' arehitoltura dol monastari sublaconsl (K- 
stratto dal voi. I delT opera 1 Honaslari di Subiaoo, Roma, P.K)1, 
edito a cura del Ministero dell' i. p.) e Diego Angelo, Wno da Fis- 
sola (Firenze, Alinari, 1005). 

^*# In Rivista Bizantina, voi. Vili, H, D. Ainaloff stampa un 
articolo 5u 1 musalel dal batlistaro d'Albonga, che T a. ravvicina a 
qutdli di 8. Apollinare in Classe e San Vitale di Ravenna. 1/ a. cre- 
de che pos>»ano essere attribuiti al VI secolo. 

^* ^ L. Marinelli in Rnssez/na d' Arte (aprile lì^Oo) riproduce 
r esterno e il tempietto nelP interno (con alcuni dettagli) del Santua- 
rio dal PSratollOy presso Imola, il cui campanile egli crede indnb- 
biamtuite della scuola di Bramante. Intorno alla costruzione della 



110 Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 



chiesa nulla aggiunge a quanto ne scrissero gli stuifìosi òhe' lo [<M^* 
cedettero: solo osserva che le cornici in cotto, superiorniente, devono 
essere state limitate, così come si vedono, (in dalT origine. Qitanto 
al tempietto, nclT interno della chiesa, ripete la supposizione clic 
possa esserne' stato V architetto Pier Severo da Piancaldoli o Antonio 
da Reggio, e che 1' opera nel suo complesso ricorda lo stilo bramali* 
tesco. 

•»** ^^* r Arte del marzo e aprile lOOó Emil Jacobses pubblica 
un articolo su I seguaci émì Francia a dai Casta In Balagna, di- 
scorrendo di Timoteo Viti (eh' egli mostra di conoscere solo per {iT- 
cune sut* opere), di H. liiimenghi di Bagnacavallo, dì Innoci^nzo Fran- 
cucci da Imola, di (Jirolamo Marchesi da Cotignola, del Chiodarolo, 
del Tamaroccio, dei fratelli Aspcrtini. 

^*# Nello stesso fascicolo de l' Arte e in quello successivo Pao- 
lo D^ Ancona stampa un importante articolo che ha per oggetto la 
illustrazione de Oli ali raschi • dai Castello di Manta nai Saluzzasa, 
di un ignoto artista della prima metj\ del secolo XV che s' Lspfra 
air arte francesi». 

^* ^ Una recente monografia su Verona ricca d' illustraziofii ^ 
quella pubblica da O. Biermann, Leipzig, K. A. Seemann, VM)i. 

^* ^ Altro libro di ottima divulgazione è il volume stampalo c<m 
gli stessi tipi del Seem.ann da Lu^^vIG Volkmann e dedicato 'alla il- 
lustrazione dì Padova. 

Abruszo. 

#*^ Ora che gli scritti sull'arte e i monumenti abruzzesi for- 
mano argomento di studio e di vìva sodisfazione per quanti amano 
conoscere da vicino quel « vero musco di architettura e di scultura 
di stili variatissimi » che si svolsero meravigliosamente in quella 
nobile regione, non 6 raro trovare su' migliori periodici della peni- 
sola, articoli di divulgazione facile e geniale intomo ai tesori arti- 
stici di che va adorno 1' Abruzzo. Neil' ultimo fasijicolo dell' Empo- 
rlum (maggio, lOOo) leggiamo uno di tali scritti, il cui pregio prin- 
cipale sta, trattandosi appunto non di scritti di erudizione, ma di 
guide atte ad invogliare vie maggiormente gli amatori allo studio e 
air ammirazione di opere artistiche non abbastanza note, nella ric- 
chezzi e bellezza delle riproduzioni che accompagnano il testo. 

Autore dell' articolo è Art. Jahn Kusconi : 1' argomento da lui 

trattato è Alba Fucense, il cui tempio di kS. Pietro, particolarmente, . 

eh' ò uno de' più fulgidi monumenti medìoevali d' Abruzzo, il K. 

guarda ed illustra con amorosa cura. 
» 



Rossana bibliografica cMV arte UaliaHa, 111 

Mtl di Pascocostanza, e <li (iiu** merletti abruzzesi elie nel secolo XV 
gap'^gìiivaiK» con quelli di Venezia e di (Jennva. 

. j^*^ PiKTRu l'u'ciuiLU, eon (jucir amore i- serietà eh' e;:li porta 
in tutte 1(» suo pubblicazioni, nelT Arte del febbraio I !»();> [n-esen- 
ta agli studiosi Qua opara autantlaha dair argantiara Nicola Pic- 
zolo: una cmee d'altare e una Madonna eoi B. e due angeli, sbal- 
zato in metallo a tutto rilievo, che si conservano nel Palazzc? eomu- 
iiilc di (\istelvccehio di Subeqno. L'articolo del 1*. è anche im|)or- 
tante per le copiose notizie eh' egli dà intorno ad altri maestri ar- 
gentieri, ed altre opere d' oreficeria sulmonese del secolo XV e ad 
affresehi dello stesso secolo. 

js.*j» In Rivista Abruzzese (gennaio, ll^Or)) lo stesso Picei uiLU d;\ 
alcune notizie su Laonardo di Tararne, cittadino di Sulmona, jiitto- 
r»'. Nato verso la metii del Trecento a Teramo, sì trasferì giovaiiissi- 
?<i a ^Sulmona, dove apprese V arte e visse lino oltre 1' anno M*Jr>. Jl 
nyjijr (Li Leonartlo figura in vari documenti d' archivio, ma, finora 
almeno, non si conoscono opere di lui. 

^* ^ Xi'l *SVco/a A'A" (maggio, 1^)0.')) interessanti illustrazioni abruz- 
zesi adornano un articolo intitolato: 1 paesi e le fonii della « Fiae- 
eola sotto il moggio »; fra cui : la faeeiata della chiesa di S. ^f. 
(Ielle Grazie, una Croce processionale e il Portale della chiesa di S. 
Marcello di Anversa. 

Emilia. 

Il [jrof. Fkdkkico Au<;nani in un articolo inserito in Rasseijuu 
tV Arte (aprile, 11)05) deserive e rii)roduce alcune Malolleho antictia 
faantina rinvenute eon altri oggetti UKMlioevali dall' ing. Francesco 
Strocchi, neir «'seguire una sotto-fondazione nel cortile del suo palaz- 
zo in ('Olignola". Scoperta interessante e preziosa, osserva 1' A., poi- 
ehè lo stile ornativo e gli emblemi che si vedono dipinti in dette 
maioliche « fanno assolutamente ritenere tutti questi oggetti di fab- . 
lìriche faentine » 

^* ^ Nello stesso periodico (maggio, llK)r>) A. Hallktti dA una 
))reve notizia di Oua camini e di. un' ancona di Prosparo Clomantip 
^\i\ nelF Ospedale di S. Maria Xuova a Ketrgio Knillia ed ora ven- 
duti, a vii pri'zzo, da queir amministrazione ad un negoziante di 
anticnglie ! 

**^ Pietro d' Achiakdt discorre iwW Artv i marzo-aprile, IIK).")» 
(fi Un quadro sconosciuto di Molozzo da Forlì. Si tratta di un di- 
pinto a tempera >su tavola » 1,58 >' O,;')?) che si trova attualmente in 
possesso del sig. Pio Fabri in Koina, e che rappresenta la figura <li 
San Fabiano papa. La caratteristica pittura, (|uivi riprodotta, deve 



112 Bdssegna bibliografica deW arte italiana. 



1 



riportarsi secondo Va. a quel periodo nel (juale Melozzo lavorò in 
Roma sotto la protezione di Sisto IV. 

j^*^j In Rivista d* Arte (gennaio 1905) I. B. Supino illustra uà 
dipinto di Barnaba da Hodena, rappresentante, in altu, < la Croci- 
fissione » con la Maddalena, s. (Jìovanni, un grui»po d' uomini e la 
Vergine svenuta e sorretta dalle ]\larie e, in ìuisso, « V Annuncia- 
zione ». Il quadro, che si conserva nel Museo di Pisa e che già fu 
attribuito alla scuola senese e poi a quella pisana, appartiene i>iù 
precisamente a Harnaba da ]\Iodena, che di ques.t' ultima scuola subì 
un sensibile influsso. 

Lasio. 

^^'^ Vai articolo interessante e ben fatto su la Loggia papaia di 
Vitarbo a il Palaua Vitailaselil ò (luello che Alkkrto Avkna stampa 
nella lUvista d'Italia dello scorso mese di febbraio. 1/ .\. completa 
lo scritto eoa opportune incisioni e disegni della Loggia e d<*l Pa- 
lazzo prima e dopo il restauro, in maniera da offrire al lettore una 
idea più che sufìiciente di ciò ch(» siano e valgano i due monuuKMiti 
insigni del XllI e XV secolo, rispettivamente. 

^* ^ AxTOMO MuNoz Wi^W Arte del gennaio e febbraio 190r>, di- 
scorre di Pittura modioavali romana e cioè delle pitture del cimite- 
ro di Commodilla, degli affreschi medioevali in Santa Maria in via 
Lata e di un affresco scoi)t*rto a 8. Bartolomeo alT Isola. Dato il mo- 
mento, in cui tanto si dibatte nella storia dell' arte la questione (U»lle 
influenze biz mtinc di contro alla preponderanza assoluta accordata 
fin (]ui da tutti all' occidente, è ct'rto importante cercar di stabilire 
quanta parte queste influenze abbiano avuto in Koma, determinarne 
i limiti, le cause, le vicende. E il M. cerca appunto col suo articolo 
di illustrare le menzionate opere, presentandole come parte del ma- 
ttinale utile e necessario a richiamare tanti punti ancora oscuri della 
storia artistica della capitale dell' Occidente. A corredo dello scritto 
r a. riproduce T affresco del V-VI secolo del Cimitero di Commodilla, 
le figure di s. Giovanni e di s. Paolo di S. Maria in via Lata e la 
Madonna col putto (affresco di'l secolo XIII), scoperta nello scorso 
anno a San Bartolomeo alP Isola. 

liombardla. 

jf^*4f A proposito di un ritratto di BOrnardlno da' Conti b fi tito- 
lo di un breve scritto con cui (». Cagnola nella Rassegna d' Arte 
dell' aprile scorso dA notizia di un ritratto virile che il Carofti vor- 
rebbe del Boltraffio, mentre il C. vi trova la mano di Bernardino, 



tìoHaegna bibliografica dell'arte itaìianà. 113 



e di un altro ritratto, firmato, di Giovanni Cariani, V uno e V altro 
ora in possesso del sig. Thiem a San Remo. 

^*^ In Arte e Storia (maggio, 1905) A. Melani, a proposito del 
còro di S. Ambrogio • Milano (v. Arch, storico lomìmrdp, 1905^ 
fase. I), i\h notizia del Coro di 8. Giovanni de Dommate in Asti, che 
ha molte analogìe con quello di Milano : anch' esso è di un artista 
lombardo, il pavese Baldino di Surso, che lo eseguì nel 1477. 

^*^ Nello stesso numero del periodico fiorentino Diego San- 
t' Ambrogio richiama V attenzione degli studiosi sul Rollqulario di 
San Nicolao del 149C nel Priorato cluniacense di Piona; 

Ularehe. 

^^^ La loggia do' Mareantl In Ancona (Porto CivitanoVn, Tip^ 
r»>aal(le«i, 1904). Notevole studio por V importanza delP argomento e 
p4T la bontà e serietà delle indagini. Nella prima parte tratta del 
commercio e delle arti in Ancona, nel secondo, illustra la « Loggia » 
descrivendone V interno e V esterno, fermandosi sui restauri dopo il 
grave incendio del 155;"), e sulle opere del Tebaldi. 

Napoletana». 

^*« La chiosa di S. Antonio Abate in Napoli, interessante per 
la sua antichità, per la sua architettura e per varie opere d' arte che 
contiene e descritta con grande diligenza da Lorenzo Salazar in 
XajJoU nobilissima (aprile, 1905). Nel 131.-5 la chiesa già esisteva; 
ossa è importante, oltre che per la sua costruzione gotica, per la sua 
storia che si riannoda ai fasti angioini e durazzeschi. Il S., quando 
obbe r incarico di compilare il catalogo degli oggetti d'arte conser- 
vali nelle chiese di Napoli, la prescelse, e giustamente, per il nu- 
mero consìdei'evole di opere che vi si conservano, e di cui P a. 
parla diffusamente. 

**^t Agostino Di Lella in un volumetto intitolato: Studi di 
storia a di arctioologia nair arta modloovalo noo-campana (L'antica 
cattedrale di Bessa Aurunca. — Le sculture e i musaici) — Cassino, 
tip-. Ciolli, 1904 — parla del detto tempio, la cui fondazione è ripor- 
tata al ,1113, esamina le sculture che V adornano e accenna alle opere 
ornamentali compiutevi nel sec. Xlll. 

Piemonte e TJ^nrla. 

^^ ^ In Rivista di storia, arte e arclieoloijia della provincia di 
Alessandria (p. 187-204, 11)04) Francksco (ìasparolo illustra La vec- 
chia cattedrale di Aloesandria, fondata con la città verso il 1178 e 
riedificata più ampia verso la line del Duecento. Demolita al tempo 









114 



lìaasegrui bibliografica iMV arte italiana 



(li Napolfoiic 1, r a. nr riassume la storia sulle* notizie lasc*iatq.(Jiig;li 
scrittori del luo^o. 

^^^ DI un monumento spazzino d»l Trecento, dell' antica Curia. 
cioè, o Tribunale della Spezia, i cui avanzi vennero in luce recen- 
temente, discorre U. Mazzini nel Giornale storico e letterario della 
TJyuria (settembre-dicembre, 1904), proponendone la ricostruzione in 
quanto lo permettono le parti rimaste. 

^*.x. Xella stessa rivista l'o^ennaio-marzo, V.\0'>) si rende conto^jji 
•due notevoli pul)blicazioni clic interessano i nostri studi: FEJai>^'4X»o 
l'oDRsTÀ, Arto antica noi Duomo di Sairzana ( (Genova, Sordomuti^ 
1!)04), un libretto con cui V a. si b proposto di rendere meglio acces- 
sibili air universale le notizie di alcune insigni opere d'arte cbe si 
conservano in detta cattedrale: Luigi ArarsTo Gervetto, li Santua- 
rio di N. S. del Monto fOenova, tip. della Gioventù, 1904Ì. 

^t*^ Non senza qualche interesse per le cose dell'arte si logge 
nel Secolo XX (aprile, ItOó) un articolo dì F. ^f alaguzzi Valeri inti- 
tohìto Un antico tribunale in Valle di Gressoney, nel quale sono 
menzionati, e alcuni anche riprodotti, piccoli tesori d'arte affatto 
iijrnorati. 



PuKlIa. 

^*^ Egildo (Iextile nella Napoli nobilissima del marzo e del- 
l' aprile 1905 stampa un articolo che ha per oggetto la illustraijjone 
del Castello e la terra di Pontelandolfo, che si ei*ge su una collina, 
a cavaliere di una ridente valle, tra il Molise e il Principato Ulte- 
riore. Il castello, secondo il (ì. dovè essere stato costruito tra la tino 
del XTV e il principio 'del XV secolo dai (Jambatesa, conti di Cam- 
po!)asso, elle possedevano estesi feudi fra il Principato Ultra e il 
Molise. 

^* ^ I monumenti cristiani di Taranto sono studiati da Vincen- 
zo Fago in un articolo della Xnova Antologia (del 1(1 ottobre 1003) 
e da CosLMo de (ìiorgi, nella liivista storica salentina (del dicembre 
190:>), che corregge alcune .inesattezze stampate dal primo e tutt' <» 
due riescono a dare delle chiese di S. Domenico, di S. M. d<*lla 
(Giustizia e della cripta del Duomo preziose notizie. 

»*^ La Tip. editrice salentina ha pubblicato una Quida pratica 
della città di Lecco (Ivi, li)04), a cura di Italo Madaro, che nel 
diligente suo lavoro offre buone memorie storiche e artistiche della 
gentile città pugliese. 

.^*.j^ Francesco Carakellese nel 1. fascicolo de L'Arte (li>or)) 
(lA. notizia di documenti che si riferiscono alle cattedrali di Molfotta 
o di Troia, la prima costruita indubbiamente tra la seconda metà del 



Rassegna bibliografica delV arte italiana, 1Ì5 

secolo XII e quella del XIII, e la seconda verso la metà del seco- 
lo XII, come appare da una pergamena del 1 102 da cui si rileva clje 
proprio in queir anno si lavorava attivamente alla fabbrica della 
cattedrale troiana. 

Sardegna. 

^*^ Dioxioi ScAXo neir^rte del marzo-aprile 11K35 riproduce bel- 
lissime fotografìe della Chlasa di San Nienla nnll'ngro di Samnsta- 

na, costruitti nel secolo XI e che lo S. descrive brevemente; discorre 
(Ti Edifici d fframmantl madlavall in Iglesias ed in Sassari, della Cat- 
tedrale e della chiesa di S. Maria di Betlemme. Questo dello S. non 
è che il primo di vari cenni eh* egli intende offrire agli studiosi del 
l'arte, in forma succinta e schematica, sui monumenti medievali 
della Sardegna. 

Kleilia. 

^*4t L. Perroxi O rande in Rivista Aìjruzzese (marzo, V<M)\>} di- 
scorre brevemente del recente lavoro del prof. Agostino D' Amico : 
Antanalla d' Aatonia, le sue opere e V invenzione della pittura ad 
olio. Messina, Tip. D'Amico, 1904. 

^ ToHcnua. 

^*.3t Nel 1.'» fiiscicolo (1905) de L* Arte Carlo Auc esamina la 
atatua dal Cibaria di S. Oaellla in Rama, le descrive e crede di pò- 
ter dimostrare che Arnolfo, che detto ciborio esegui nei primi anni 
della sua dimora in Koma, avesse dinanzi agli occhi la statua di 
Mnrco Aurelio (poiché in quel tempo vivo sentivasi V amore per V arte 
antica), e si sia compiaciuto di ricordarlo nella figura (h*! martire 
Tiburzio. 

^*^^ Nello stesso fascicolo Osvald Sirèn aggiunge altre notizie 
di opere di alcuni mlnari plttari llarantlnl che subirono l' influenza 
di Lorenzo Monaco (Vedasi a p. 35, a. 1905, della nostra Rassegna), 

^* ^ Giulio Pittarelli in Atti del Congresso internazionale di 
Scienze storiche (voi. XII, sezione S.'') offre copiose notizie su Piero 
della Francesca, in un articolo intitolato : Infama al libra « Da pra- 
apaatlva plngandl > di Piar dal Franeaaehl. 

*** ^^' Carocci in Arie e Storia (n. 7-8, 1905) continua la pub- 
blicazione, iniziatavi sin dal precedente anno 1904, la enumerazione 
con note storiche e artistiche dei Tabarnaeall di FIranza; e il can. 
Giambattista Maxnl'cci, continua nello stesso numero la pubblica- 
zione delle spigolature di natlzla stariaha Inadita dalla Città di 
Pianxa. 



116 Rassegna hihliograftca jlelV arie ihiìiana. 

*** ^" ^^'*^<^ antica senese (Siena, 1904, p. 7 e se^g.) Axtoxio 
Cank-ìtremj inserisce un importante studiosi! L'architettura madie^ 
vaia a Slana a nel sua antica tarritcric. 

^*^. A p. 311 o segg. (Iella medesima pubblicazione "FoRTUSATf) 
DoxATi illustra II palazza dai Camuna di Slana ri tessendo la storia 
del palazzo, tanto in rapporto alle vicendi» civili, quanto alle di- 
verse fasi della sua fondazione e dej suo svolgimento edilizio e di*- 
corativo. 

^* ^ Ancora in Arte Antica senese (p. 247 e segg.) Corrado Rigìh 
offre preziose notizie suU' architetto militare Qlavannl da Siana, hi 
cui attiviti^ si svolse quasi sempre a Bologna e in altre cittA. emilijiue. 

^*^ In Arch, stor. tonih, anno XXXI (Milano, 11>04) E. Sciami 
pubblica alcuni OACumBntì inaditl aulla dimora di Laanarda da Vin- 
ci In Francia nai 1517 a 1518, che recano nuova luce suU' attivit^l 
del grande artista in queir ultimo periodo della sua vita. 

^* ^ A. Venturi, nelT ^rfe di marzo-aprih; 1905, riferisce favo- 
revolmente intorno alla pubblicazione di Max Sauerlandt: Die BUd- 
ìcerke des Qlavannl Pisana. Mit 81 abbildungen in autotipie, 11K)4. 
Dusseldorf und Leipzig. Karl Robeet Langewiescbe. 

-^^ Intorno al Tabarnacala a 9II angaii di Mina da Flaaola 
, In Valtarra, C. Kicci nella Rivista (C Arte (n. 12, 1904) pubblica al- 
cuni documenti da cui si rilevano il prezzo e le modalitA del lavoro 
di Mino a Volterra; e falsa risulta dai medesimi documenti V opinio- 
ne che Mino, oltre al tabermacolo e agli angeli, avesse fatto V altaiv 
che sarebbe andato disperso e distrutto. 

^*^ G. De Nicola publilica néiV Arte (marzo-aprile, 1905) Un 
nuava laverà Danatalllana : una Madonna col Bambino, che il conte 
Ugo Coretti-Miniati, dal suo castello di Palagio a Cam poli, traspor- 
tava a Firenze. 11 De. N. confronta il bellissimo bassorilievo con al- 
tre opere di Donatello e ritiene eh' esso « non sia tutto sua opera, 
che r esecuzione, cioè, spetti ad un suo aiuto. » 

^*^ Nello stesso fascicolo, A. Venturi riproduce Una Madanna 
di Nlna Pisana, che si trova in un armadio del Museo nazionale di 
Budapest, dove sono disparatissime cose, la quale ricorda subito 
l'altra statuetta della Madonna col Bambino nel Museo dell'Opera 
di Orvieto, ed anche la gentile Madonna della raccolta Simon nel 
Museo di Berlino. 

^*.j^ E Lionello Venturi, l'intelligente giovane che muove i 
primi passi nello studio dell' arte sotto la sapiente guida del pa- 
dre, discorre nel medesimo fjìscicolo de U Arte di Un" apara glava- 
nlla di Plara dalla Franea^ca : una gentile ^ladonna col Putto della 
Collezione Villamarina di Roma. La tavoletta, che appartiene indub- 



RnsHt'tjna bibliografica ddl' arte italiana 117 

biamontb alla glosMiiezza di Piero, sin dalla metà del secolo XIX 
RÌ»tì?oviivfL nella collezione dei marchesi d' Azeglio, che V esposero 
nel l.So5 nel British Institut di Londra» ove la vide il Cavalcasene 
che hi credette « di qualche pittore della scuoia umbra clie segui la 
maniera di quel maestro. > Alia morte deir ultimo dei \V Aze;^lio, il 
(juadro passò ai marcliesì di Villamarinn. 

.3f.*4f In Giornale storico e letterario della Liguria (n. iM2, 1*.^04) 
II. Mazzini pubblica un doeumanlo per la biografia di Andraa San- 
aovlaoy tratto dall' Arch. com. di Spezia, col quale si determina con 
precÌHÌone 1' andata del C'ontucci a Roma, che fu nel l^O.'). Nel se- 
guente anno V artista cominciò a lavorare nel sepolcro del cardinale 
Sforza, mentre a quello del Cardinal Della Rovere non poteva allora 
nìetter mano essendo questi tuttora in vita. 

^* ^ Documenti su Banodotto da ■ alano e Andrea da Fiesole 
relativi al < Fonte battesimale » del Duomo di Pistoia pubblica in 
Jiivista d' Arte (n. 12, \.\)0\) Pelko Bacci. Dai detti documenti risulta 
che Andrea da Fiesole eseguì il « Fonte » tra il 14*>7,e il 141)0 su 
disegno di Benedetto da Maiano. 

^*^f Su TArte antica senese, e precisamente su l' Architettura 
medievale a Slena e nel suo antico territorio (Siena, tip. e lit. Sordo- 
muti di L. Lazzerì) ha scritto un volume di 120 pp. Antonio Cane- 
STRELLi : contributo notevole agli studi su V arte senese, ravvivatisi 
negli ultimi tempi, anche a motivo dell' Esposizione (importante e un 
poco farraginosa) che la CittA della Vergine tenne V anno passato. 
Il voi. tanto più è notevole perchè tratta d' archit«'ttura, cioè di 
nti' arte la quale non è sì accessibile agli scrittori come la pittura. 

j^*^ Nella Rassegna d' Arte del gennaio 1905 Hf:hshari) Keken- 
SON pubblica ed illustra Due quadri Inediti a Staggia, Santa Maria 
Egiziaca del Pollajuolo e una Madonna in trono di Francesco Hossèlli. 
Nello stesso articolo il B. richiama J' attenzione dei lettori anche sulle 
ligure di un s. Michele e di una s. Caterina in S. Jacopo, a S. Mi- 
niato al Tedesco, che ugualmente riproduce. Non sia inutile avvertire 
che, come dimostrò G. Carocci in diversi periodici, il primo dei duo 
quadri di Staggia era tutt' altro che sconosciuto agli studiosi dell'arte. 

^*^ Nello stesso periodico dell' aju'ile scorso, M. Logan, in un 
articolo intitolato Due dipinti Inediti di Matteo da Slena, n^stituisce 
a questo maestro le due tavole con le figure di s. Pietro e s. Paolo, 
della Cattedrale di Borgo San Sepolcro e le predelle, che facevan 
parte del polittico, la cui tavola centrale col Battesimo^ di Piero della 
Francesca dipinto verso il 14()5, ammirasi sin dal 18»)l alla Galleria 
Nazionale di Londra. Il Cavalcasene le attribuì prima al Vecchietta, 
fK)i al Sassetta, ma il L. dimostra eh' esse appartengono a ^Matteo; 



UH 



liaHuegna hibliografiat dell arte italiana 



al quale assegna anche una Madonna seduta in trono col Bambino, e 
quattro Santi, che si trova nella chiesa di S. Agostino ad Anghiari : 
(juadro che il nostro crede della prima epoca di Matteo, e sfuggito 
fin qui « air attenzione di ognuno. » 

^*^ (JiULio Bertoni ed Emiijo P. Vicini nella stessa L'assegna 
d'Arie (maggio, li^O;")) pubì)licnno nuovi intcH-essanti documenti in- 
torno al breve soggiorno di Donatello o Modona, ritessendo lo- vi- 
cende della progettata statua del Duca Borzo iV Este, che i Sapienti 
del Comune di Modena nel 1450 avevano deliberato di innalzare nella 
maggiore piazza della loro città. 

^*4^ Ne I' Arte (marzo-aprile, li»05) Adolfo Venturi illustra e 
riproduce i Frammontl dol Prooopo di Arnolfo nella Basilica romana 
di S. Maria Maggiore, V opera grandiosa che può considerarsi la 
prima ad altorilievo dell'arte rinnovata da Niccola d'Apulia, ed 
eseguita non negli ultimi tempi d' Arnolfo, ma in un tempo più pros- 
simo al ciborio di San Paolo fuori le Mura, con le statue del quale 
ha i maggiori riscontri. 

^*^ In Atti del li. Istltìvto veneto di scienze lettere ed arti (Ve- 
nezia, 1905) (r. B. De Toni e Edmondo Solmi discorrono Intorno ^1- 
r andata di Loonardo da Vinci In Francia. * 

^*^ F. DiNi nella Miscellanea storica della VaÀdelsa (a. XIII, 
u. 35, 1905} discorre con aceume critico e dottrina di Connlno di 
Droa Connlnl da Collo di Vaidolsa, la cui rinonmnza non è a cre- 
dere provenga < da dipìnti, che non eseguì, o che, quando mai, ncnu 
furono stimati ricordevoli e degni di conservazione, ma unicamente 
dal pregevolissimo Libro dell'Arte. » Il che gli sembra poter dedurre 
•oltre che dalle molte ragioni eh' egli adduce, anche dalle parole « che 
il Vasari scrisse nella Vita d' Agnolo (ìaddi come per disimpegno, 
senza aver accordato al Genuino luogo onorevole nella sua Storia : 
€ Imparò dal medesimo Agnolo la Pittura Cennino di Drea Cennini 
da CoIU' di Valdelsji; il quale, come affbzionatissimo deir Arte, scrisse 
in un libro di sua mano i.modi di lavorare.... a fresco, volendo, 
poiché forse* non gli riuscì imparare perfettamente dipingere, sapere 
4ilmeno le maniere de' colori. » 

^*# y.iAV Arte Italiana decor. e indnstr. (fase. IX, 11»04) A. Me- 
1.AXI illustra con gran copia di fotoincisioni e tavole la magnifica 
rosldonza doir Opora di Sant' Iacopo a Pistola. 

\* ^ In Rivista d'Arte, gennaio li)05, W. Bodk illustra breve- 
mente una replica della nota Madonna di Luca dalla RoMia del 1428, 
in possesso della contessa von BUlow di Berlino. Lo stucco (di 42 
cent, di diam.ì occupa il centro di una tavola gotica, che misura 
circa 125 cent. di. altezza ed è in alto e in ì»asso ornata con pitture, 



IhiHHegim bihUiygrafiva del r arto ifaiiftiia. 110 

che il B. erode eseguite verso hi metà del nuattroeento; e io che di- 
mostra che r originale dell' opera qui riprodotta non può ]>iù essere 
considerato come falso e che appartiene alla prima metà del secolo XV. 
^**i Nello stesso fascicolo Jacques Mksxii. pubblica la prima 
parte di un articolo sui pittori Bottlcalll, las Pollaluoll at Varrac- 
chio. Carlo Carnesfxchi vi discorre di un ritratta glavanlla di Alas- 
Sandro Allori, rappresentante Maria d' Antonio di Filippo Salviati, 
pagato < adì 28 settembre LW5, fiorini 20. » Infine Odoaruo H. (Ji- 
G LIO LI stampa nel medesimo fascicolo della I/ivfsta d'Arte documenti 
relativi ad alcuni aUraschl pardutl dalla Stamina. 

l'in br la. 

^*^ Alessandro Bellucci, nell' ^r^ di marzo-aprile 1U05, di- 
Ricorre di Un' antica Industria tossilo perugina, e cioè dell' arte di 
panni di lino, eh' ebbe « vita floridissima nel quattrocento e cinque 
cento perugino. » 

Veneto* 

^ * ^ Intorno a Giovanni Nari, ignoto pittore veronese, in Atti 
<ltU' Accademia scientifica veneto-trentina-istriana (fase. II, 11)04) offre 
poche notizie biografiche (t. Biadeoo. Nato nel 15*')2 da « Hernardin 
de' Negri pettenador (scardassatore) », nel 1572 (Giovanni figura 
quale péctor nei Campioni deir Estimo della contrada di S. Nazaro, 
if continua ad apparire nei Campioni del 1584, del 15i>5, del lf»05. 
Purtroppo non si conosce alcun suo lavoro. 

^ * ^t Di grande interesse per la storia deir arte veneta ^ V arti- 
colo firmato D. B. che si legge nelle Pagine Istriane (Capodistria, 
g'ennaio liK)5), intitolato II prasunto maastro di Vittore Carpaccio. 
I^' a. prova che V arte di (juesto pittore deriva dal maestro Cierigino 
di Pietro Clerigino, del (|nale studia alcuni dipinti nella chiesetta di 
S. Tomaso e in quella, ora soppressa, (M S. (Jiaeomo in Capodistria, 
e che il presunto maestro di Vittore, Lazzaro Hebastiani «tm concit- 
tadino e alunno del Carpaccio, il quale, nell'aprile del 15iriL, tornò 
<la Venezia nella sua Capodistria, come nello stesso anno (Jiambatti- 
sta C" na, pur da Venezia tornò alla sua Conegliano. 

^ * .jt Una lettera del Padovanino al Doge di Venezia, tratta 
dair Archivio di Stato di (jucUa cittA, pubì)liea in un opuscoletto 
Giu-^EPPK Dalla Svnta, coi tipi Pastorio di Vicenza, 1904. Nella 
lettera si espone il progetto di un tempio in Venezia: V a. crede se 
ne possa dedurre che il Padovanino prendesse parte al concorso per 
1' erezione della chiesa della Salute (1I)J»0), della quale e del pittore 
dii varie notizie, anche inediti^ 

^ ^ ^ DI Giambattista Marino o duo pittore voronosl suol con- 






120 



B(tssP(/na bibliografica dell' urto, italhuia. 



temporanei (Alessandro T^irchi detto T Orbetto, I58M«5*c' Pas<iUi\Ie 
(3ttÌTio, noto anche col nome di Pastiualotto, ló70-lt'»H0) discorre, in 
Atti e Memorie dell' Aecadt^niia di Verona, a. Ti)" ltir):MlK)4, Axtoniì> 
Belloni. 

^*.3t Nella Nuova Antologia drl lk\ aprile 11)05 Pompeo MoLMEXtr 
tratta, con la competenza che ofi^nuno gli riconosce, della vlfa de- 
gli antichi artisti in Venezia. 

**# G. Frizzoxi nella Rassegna d' Arte delT aprile P.K)5, stampa 
lina li^ttcra aperta al eonte Carlo Gamba a proposito del Cavaszbta^^ 
veronese, rallegrandosi della sua monograrta sul detto [>ittore (V. 
r ultimo nostro fascicolo, p. 74) «* maravigliandosi insieme che egli 
al)l)ia potuto togliere, dandolo al Brusasorci, il ritratto muliebre del- 
la raccolta Morelli, in Bergamo, dal novero delle opere del Cavazzo- 
la. A Domenico Brusasorci, eh' ò tutt' altro artista, più moderna 
assai del C, il Frizzoni vorrebbe dare al contrario, col Berenson, il 
ritratto (assai bello e clie riproduce) di un uomo dall' aspetto grave 
e pensieroso, appartenente alla collezione di sua proprietà. 

^*^ Gino Fogolari, nelT .4;-^t^ del marzo-aprile, 1905, studia e 
brevemente illustra alcuni Affreschi del Guarionto a Bassano, ch'egli 
jjott*. ammirare per la cortesia del dott. Giuseppe Gerola in un lo- 
cale a pian terreno d(d convento presso San Francesco, ora occupato 
dalle scuole. Il dott. GeroUi, direttore del Museo civico di Bassano, 
sgombrato il lociUe dai banchi della scuola, ha tolto il bianco alle pa- 
reti della stanzii, ed ha rimesso in luce la struttura architettonica di 
un piccolo oratorio decorato dagli attVeschi, di cui appunto il F. ri- 
produce una parte» assai caratterisca con la Madonna e il B. in trono 
e tre Santi. 

*-\>fr In The Art Journal (v. LXVII, London 1905) Claude Phil- 
lips pubblica un interessante articolo sul preteso ritratto dell' Ariosto 
di Tiziano, The « Ariosto /^ ot Titian. 

^"^ Xel n. unico Padova a Francesco Petrarca (Padova, 11H)4) 
L. Rizzoli discorre della statua del Petrarca, inaugurata nel 1780, 
scoli)ita dal Danieletti, scultore di gran nome al suo tempo e che 
ebbe la propria statua in Pn\ opera di Luigi Verona. L' articolo è 
intitolato: Le statue di Francesco Petrarca adi Pietro Danieletti In 
Prato della Valle. 

^"^ G. CosTAXTiM h\ Pagine Friulane < 1903-1904) stampa alcuni 
ci'imi intorno a Friulani poco noti e dimenticati^ e cioè intorno a 
Sebastiano de' Vah^ntinis (pittore e disegnatore, che operava nel 1558), 
Sebastiano Boml)elli (pittore, ir)o5-l()85), Sebastiano Lovisoni (dise- 
gnatore e incisore, m. nel 1815), Antonio e Domenico Fabris (incisori 
del secolo XIXj. 



r 



liassegìia bihliografiea del V arie italiana. 121 



^^^vLa donna veneziana del rinascimento è il titolo di un ge- 
niale articolo che Pompko Molmexti stampa ncU' EmjHìn'um dello 
scorso aprile : uno studio interessante non solo per ciò che si rifrri- 
s.»c alla donna veneziana e al costume del tempo, ma anche per il. 
largo corredo di incisioni col quale V a. accompagna Io scritto, che 
^* ^iWoV^'^'à. certiunente con diletto e non senza profitto da ogni classe 
di pei'sone. 

^* ^ DellMmpoctante lavoro del dott. (ìeorg (rRosAr, Die Kun- 
stbjietreliiiajien der HarzSjpo von UrkInOp diamo ampia notizia nel- 
r articolo di fondo di (juesto fascicolo; (lui aggiungiamo che lo scrìt- 
to del G. costituisce un nuovo contriìmto alla storia dell' arte no- 
stra e che gli studiosi non possono non essergli cht» vivaiiiente grati. 

^*jt Olerglene. Alle monografìe del Cook e di altri su Giorgione 
viene ora ad aggiungersi quella di Moxxekkt dk Villars, pubblica- 
ta dall' Istituto Italiano d; Arti (Jratiche in Bergamo. (Horgione è 
il primo dei pittori moderni ed il primo romantico. La sua arte si 
riconnette per un sottilissimo lilo a quella dei maestri ciie lo hanno 
preceduto, non altrimenti di quello che riannoda al Verrocchio il suo 
divino discepolo Leonardo. Nella sua opera si rinserrano i germi 
che fioriranno più tardi coi nomi di Tiziano, del Veronese del Tinto- 
retk) : ma egli, nella serie non mai interrotta dei pittori vcuieziani, 
resta solo, nella grande solitudine di colui che ha voluto crearsi un 
mondo modellato secondo il suo sogno. Al verismo degli antichi mae- 
stri sostituisce un idealismo appassionato e si atteggia rispetto alla 
realtà del sogno come Bellini o Carpaccio rispetto alla realtà della 
vita. WickUoff e Gronen hanno ritolto a (Horgione il famoso Coìtcer- 
to campestre per attribuirlo a Domenico Campagnola." Il .Monneret 
invect* glie lo-riv^endica. I documenti relativi a Giorgione sono scar- 
si. A mala pena noi possiamo fissare con approssimazione la morte 
del pittore per mezzo d' una lettera di Isabella d' Este, che scriveva 
poco dopo a Taddeo Albano per domandargli 1' acciuisto di una pit- 
tura, rappresentante un effetto di notte. Ma il mercante non potrà .so- 
disfare il desiderio dejla marchesana di Mantova. Taddeo Contarino, 
al quale inutilmente si era indirizzato V Albano, possedeva parecchi 
quadri di Giorgione. Tra questi la tela ad olio di filosofi in un pae- 
saggio : due in piedi ed uno seduto; la tela ad olio dell' Inferno con 
Enea ed Anchise; la tela di un paesaggio colla nascita di Paride e 
i due pastori. La seconda di queste tele andò forse perduta. Del- 
l' ultima non si conserva che una incisione e la prima figura nel 
museo di Vienna (Da // Campo.) 

#*.j^ A proposito del recente studio di Antonio Ghkno, La chie- 
sa di S. Francesco In Bassano inserito nella Ili vista del collegio 



[ 



^ 



122 Rassegna bibliografica dell'arte italiana» 



araldico (Roma, luglio, 1904) giovi segnalare agli studiosi il giudizio 
che di tale lavoro si logge a pagg. 122-125 del Bollettino del Museo 
ri vico di Bassano («. 4, 1904) ove sono esposte più ordinatamente le 
notizie su detta chiesa e rettificate alcune inesattezze, del resto spic- 
'gabilì, Hi chi è « costretto a vivere lontano dalla patria/» 
* . « * « ^^*^ buon articolo sul Tomplo .di Si Francesca in Bassano 
stampa nello stesso Bollettino bassanese del g<»nnaio-marzo ' 1005 uno 
siadioso che si firma G. d. B.*"La bellissima costruzione, benché de- 
turpata da mfostruose superfetazioni barocche, conserva ancora pres- 
soché intatta 1' ossatura originalo della fine del secolo XIII. Drl luo- 
mimi'nto offre T a. (in tavola separata) la ricostruzione ideale, descri- 
vi* ogni ^ua parte, ricorda brevemente le opere d'arte che un giorno 
vi sì ammiravano, e termina augurando che oltre la sicurezza static^i 
possa r insigne monumento riacquistare < V austera maestA deir orir 
ginaria sua forma. » 

^* ^ Nello stesso ^o//e<<//?o (aprile-giugno, 1905), un -affrasco bas- 
sanasa ed una incisione tedeìica, 1' una e V altro quivi riprodotti, 
porgono occasione al dott-» Guido Scaffini di dimostrare come Iaco- 
po da Ponte nel dipingere il fanciullo morto che si vedeva sopra U 
tUccinta di proprietà Michieli in Bassano (ora trasportato in quel 
museo) si servisse di una stampa di Barthel Beham. 

Vj. Cai^ini. 



1 



Kansegna bibliografica (lelV arie italiana, 123 



ANNUNZI E NOTIZIE 



— Le Mostra Abruzzese d*Arte tiilka, inauguratasi a Chicti il giorno 12 giugiio u. s., ha susci- 
tilo r animi ray.ionc degli intelligenti e is:>irato molti articoli d'occasione che vari giornali della 
penisola si sono affrettati a stampire. 

I.a A'asit\f/it inscr.scc, a ricordo della buona ricscita della mostra, gran parte di un articolo 
■ ùéUo lSVV< //Vf/i'«/» di Chicti, dettato dal prof. H. Coitantini alla vigilia dell'apertura della mostra 
Atfc»a e che per certi ris^>ctti merita di esscro conosciuto, intorno al maggiore artista abruzzese 
dee rioasbctmcnto, T orafo 

Nicola Galltieci dì Oiiardlaffrelo* 

, ^ ^^;i Moatra d' Arf'iy folicemente ideata e vivamente attesa, segnerà un 
trionfo pel nostro Abruzzo, il (|uale, già negletto nella istoria dell'Arte, sa- 
rà nio*i^lio in avvenire considerato. E segnerà il trionfo ancora di un arti- 
sta, rimasto^ per tristizia di tempi e per ignavia di uomini, fino a non mol 
to, sconosciuto : ignoto a' dotti, ignoto alla terra natia I 

Ben ò vero che parecchie delle opere di questo meraviglioso ingegno 
furono in ogni tempo gelosamente custodite e anche da rapaci mani salva- 
te (*); ma ciò non basta a cancellare la colpa di nostra avita gente, che 
delle vicende di lui poco ha tramandato ai posteri. 

E dico cosi, perchè nulla o quasi dagli storici dell'epoca ci é dato ap- 
prendere, nel mentre sappiamo che egli per più tempo a Roma ed a Firenze 
ebbe dimora e con uomini grandissimi dovette aver dimestichezza. 



Di Xiccolò della Guardia, fino a pochi anni addietro, era sconosciuto 

ben anche il cognome. Ora lo dicono della famìglia Gallucci, sebbene non 

manchi chi sì ostini a metterlo tuttavia in dubbio, tanto più che non son 

i venuti finora in luce documeati tali che ne possano inconfutabilmente ac- 

(r) L' Oitcnsorio di Francavilla al mare all' epoca dell' occupazione Francese, nel 170^, fu na- 
scfìilo in una tomba, dove rimase ppr molti anni; nel i<^6o fu gelosamente custodito dal Canonico 
Francesco Paolucci, il quale giunse, nel 1881, con un pretesto, a non farlo vedere neppure al Pre- 
fetto di Chicti Rcichlin. Per indurre il parroco Sargiacomo a far esporre alla Mostra la croce 
processionile di Lanciano, non son bastate le più vive ed in&istanti preghiere di illustri cittadiri, 
l'autorevole raccomandazione di alti ecclesiastici, ma e' è voluta una pubblica sottoscrizione! K il 
Paliotto di Teramo, non ostante le preghiere di persone influcntisiime, non ostante il vivo, »'ntcnso 
desiderio dell* Abruzzo intero, non ò stato possibile averlo ! ! ! 



124 RasRpgna hibliografica dell'arte itcùiaìia, 

curUrii r autenticità. Qualche conterraneo di (|uel Grande ricorda un be 
neiTierito frate — il Padre Colagreoo - die, nella sua croimca sulla Fami- 
gliti Franvescina d' Abruzzo, spesso fa cenno di parecchi Gallujci gfuardiesi, 
V t-'ompiaccnte s'indugia a parlare di Nicola, magnificandone il genio e l'o- 
pera; i[ia oltre che tale lavoro resta tuttora inedito e malagevole riesce, non 
ostjiiuo le buone amicizie, di poterlo consultare, non può, da solo, resistere 
ai colpi inesorabili d'avveduta critica, anche perchè quel degno religioso, 
non contemporaneo del Gallucci, ma a lui di molto posteriore, non conforta 
lì tino Uire di alcun documento. Però, da quel tanto che pttò sapersi da 
qnesm frate e da altri, risulterebbe che il Gallucci nascesse in Guardiagrele 
intorno all' anno 1*384, poco più, poco meno, ricevendo i primi rudimenti 
fieìlarte del cesello e della scultura dal padre Andrea e dal nonno Pasqua 
U% a ih 'Rei distintissimi. Nel 1394, si recò in Firenze per perfezionarsi nol- 
r arttj Hua, e vi rimase fino al 1400, in cui dovè fuggirsene a causa di ter- 
ribìltì pesto, per venirsene a Tagliacozzo, dove dovevan trovarsi vari suoi 
pjirniil^ fra cui Francesco Maria Gallucci, scultore in pietra. Quivi si per- 
JVjiìonò maggiormente, tanto che potè dirigervi una scuola di disegnp e di 
scufturn; e, innamoratosi di una giovine toscana, rifugiatasi con la famiglia 
in detta città per la sopraccennata epidemia, tosto ebbe a sposarla. Nel 
1 10:i, si condusse nuovamente in f^'renze, dove prese definitiva dimora, 
Holo allontanandovi.si di tempo in tempo, sia per recarsi alla sua terra natale, 
nìa in vari altri comuni dell'Abruzzo e altrove, per eseguire quei porten- 
tosi lavori d'orificeria, che formano l'orgoglio delle nostre contrade. Morì 
intorno al 14<ìl. 

Queste ed altre poche Fono le notizie finora pubblicate su Nicola Gal - 
Incci, Ma sono esse del tutto esatte? K se il Gallucci fissò sua dimora a Fi- 
r<Mizn (^ lungamente vi stette, come si spiegano i suoi lavori, sparsi in niol 
il luoghi, e quelli degli altri, di epoca certo posteriore, ma che sono della 
sua maniera, sebbene non poco risentano del fare to.scano ? A questi punti 
interroghiti vi, altri ed altri dovrebbero seguire. 

Fu già detto che la vera storia dell'arte abruzzese è tuttora da scri- 
versi, che il Biodi si limitò a descrivere le principali opere della nostra 
terra: e sia. Ma non si tardi ancora, pel decor nostro, a raccogliere e riu- 
nire tutte le notizie che finora si conoscono, sfrondandole dell'esagerato e 
duir inverosimile. 

In quanto a Nicola Gallucci, se ci piace conoscerne la vita, ci deve es- 
sere ancor più caro intenderne le opere, studiarle ed apprezzarle. Questo è. 
il mìgnor atto di riconoscenza, che possiamo tributare a quel valent' uomo. 



1 



Rassegna bibliografica delV arte italiana, 125 

E ,Htj poi, ispirandoci al suo gonio, ci ò dato con l'arte ancor più sollevare 
il nomo d' Abruzzo, avremo re«o il più bel servizio al nostro paese. 

Nicola Gallucei, nato in terra di artisti, educato da artisti, vissuto in 
una cittii, dove fiorivau un Brunellesco, un Ghihcrti, un Donatello, non 
poteva che darci opere inspirate ed allievi, se non come lui eccellenti, certo 
auch*e8si meritevoli di stima e di gratitudine. Egli non firmò, contraria- 
mente a quanto si afferma, tutte le opere, ma soltanto le principali, e forse 
da quando il Qhiborti, terminata la bella statua di S. Giovanni Battista, — 
foccvi al dire del Vasari — nel manto un fregio di lettere, scrivendovi il 
suo uomo (*). Ciò avvenne, allorché il nostro Gallucei compi il suo primo 
capolavoro, che ò T Ostensorio di Francavilla a mare, in cui non si sa se 
più ammirare la classicità del disegno, la vaghezza degli ornati o l'incom- 
parabile finezza del modellare. 

Si sostiene ed esplicitamente si manifesta che il Gallucei avesse model- 
lato tutti i bassorilievi della Porta del Battistero di Firenze, e a riprova 
si mostrano i diversi riquadri dell' ormai famoso Paliotto, i nielli di alcune 
croci, e parecchi altorilievi dello stesso autore. Sì aggiunge pure che il vero 
geuìo non sa calcare le altrui orme, e se il Paliotto ha stretta parentela 
con quelle porte, che il divo Michelangelo disse star bene in Paradiso, vuol 
diro che in esse molto vi dev'essere di Niccolò della Guardia, il <juale tro- 
vavasi a Firenze quando a Lorenzo venne dalla Signoria e dall'Arte dei 
mercanti Ordinato un si importante lavoro. 

Tutto questo sarà vero; io non Io discuto; ma non mi sembra che possa 
avere grande credibilità, se per poco si pensi che il Ghiberti vinse l'ardua 
prova, avendo. A competitori valentissimi artefici, coniti un Brunellesco, un 
Donatello, Iacopo della Quercia, Niccolò d' Arezzo, Francesco di Vandabrina 
e Simone da Colle detto de' bronzi, e l'opera sua piacque talmente che il 
Brunellesco e il Donatello stimarono opportuno di ritirarsi, loro sembrando 
che cosi il pubblico ed il pricato sarebbe meglio servito, K se ancora si pon 
mento alle parole del Vasari, il quale testualmente dico che Ij)renzo fu aiu- 
tato in ripulire — si noti —e nettare qiiesV opera, poichb fu gettata^ da molti 
oHora giorani, che poi furono maestri eccellenti (2), pare a me che la sopra- 
citata affermaziono perda ogni suo valore per tornare nel campo delle Ipotesi. 

Del resto, non è il caso ora di fermarsi su (]uest' importante (lucstione. 

La Mostra benefica sfaterà molte supposizioni, e dalla comparazione che 



11) Ctìì artisti fiorentini avevano, per lo più, il costumo di firmare Io loro opere, 
(a) Vasari — Vita di Lorenzo Ghiberti pittor fiorcntijio, 



126 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana^ 



1 



ci sarà dato di fare delle diverso scuole abruzzesi e dei diversi lavori, po- 
tremo meglio ricostruire la figura artistica del nostro Nicola, il qaale certo 
apportò tale innovazione nell'arte abruzzese quale prima non s'era mai ve- 
duta. E così, se prima di lui possiamo, nella rozzezza del disegno, ani mi- 
rare la ingenuità e la semplicità delle figure e degli ornati, nelle sue opere 
troviamo purezza di linea, severità dì espressione, vaghezza di form'5 mera- 
vigliosa : onde dinanzi a' suoi lavori si palpita e si sospira e sì freme corno 
dinanzi ad una bella donna. Dopo di lui, non sMnveata più, si copia, e a 
mano a mano che il cinquecento incalza, V arte nostra' si trasforma, e dalle 
croci e dai calici dorati, dagli ostensori superbi si passa ai marmi di Silvestro 
Arìscola e alle tele di Cola delT Amatrice. 

Nicola Gallucci poi è un innamorato di se stesso e delle sue figure. Egli, 
per quanto si dica, ha trattato pochi soggetti, e s' ò indugiato tr<oppo in 
determinate scene, come se non avesse avuto altro a creare. Xè si taccia 
d' irriverente il mio asserto, giacché ora che molte delle sue opere ci è dato 
veder riunite, potremo facilmente osservare come la croce di Aquila non sia 
che una copia dell'altra di Guardiagrele, e come quella di Lanciano — la 
seconda, se non erro, per ordine di data — si stacchi dalle altre per origi- 
nalità e non contenga alcun ricordo delT arte toscana (^). 

Ma questo è un neo — se tale può chiamarsi la poca varietà in un ar- 
tista — attribuibile, del resto, non tanto al genio creatore, quanto alla uni- 
formità delle commissioni avute. Nicola Gallucci, abbia o non abbia aiutato 
il Ghìberti nella lavorazione delle stupende porte del bel San Giovanni, si 
sia o non sì sia ripetuto, è, pel classico stile, per la singolare finezza degli 
ornati, per la eccellenza del modellare, per la venustà diù.jiellì e degli 
smalti, artista incomparabile. K se si consideri poi il benefico influsso dei 
suoi lavori sull'arte abruzzese; so si rifletta che nessuno della nostra rogio- 
ne potò nella sua arte superarlo, a buon diritto possiamo ripetere che v^V\ 
sui suoi conterranei come nquila vola. » 

BEXIAMIXr) COSTANTLN'I 



(t) Ecco l'elenco di alcuni tra' prìnci:>aU Lavori di Niiola : I inV Ostensorio di FrancavìUa: 
IT, 1422, Croco di Lanciano; III, 1431, Croco dì (tuardiai^jrclc: I\\ i + U'Hl"'* Paliotti di Teramo: 
V, i|34, Croco di S. Massimo in Aquila; VI, 143'>. Tiocc di Monticchio Aeiuil.T. VII. 14'JT, Croce 
di S. Giovanni in Latcrano in Roma; Vili, i J5'^. Hnsto di S. riiujtìno in Chictì. 



r 



Rassegna bibliograflca dell* arie italiana, ' 127 



— Hi assicura che prossimamcnto le magnifiche salo dell* ippcrUafils BvrfU, ricche delle 
preziosi stkiaM pitturo del prnturiccbio saranno aperte intcramctitc ai visitatori edagli «mici dell' ar- 
te, come Ic«Loggic di KafTacUo. 

— La bclKssima (■▼•la 4el 4laakclÌÌM, che si trovava nella chiesa di S. Francesco a Pesaro 
— una chiesa umida e buia — è stata finalmente trasportata per cura dell' amministrazione comuna- 
le nella ex chiesa di S. Ubaldo, 1' elegante tempio ottnt^onalc ora destinato a piccola galleria • 
clic contiene tra altro un Cristo del Brandani ed un apprezzatissimo trittico del secolo XV. 

--La sesta Espsslslsac IMeraailsaalc di Vcacsla è stata inaugurata il giorn<f 26 aprile. Sccontlo - 
l' impressione generale, non si riscontrano nella mostra le cccceionali rivelazioni di altre volto, ma 
vi è »tata risolto quasi trionfalllicnte il problema della fusione della decorazione con 1' arte pjira. 

— la vendita all'asta della collezione artistica di opere ital'anc del KiV e XV secolo,' ap- 
partenente al sig. Kdoard-> Chency ebbe luogo a Londra no» primi giorni di maggio p. p. Il trono 
dei dogi rimosso dal Palazzo ducale di Venezia e adibito per lunghi anni aa uso confcs:>ionale nella 
chiesa del Rodcntore fu venduto per L. 24250; un. «gruppi rappresentante Cerbero e Plutone per 
aasci^ lire; un medaglione in gesso per lire 14000; un battente veneziano di bronzo pur 23>^i I^-c; 
una terracotta attribuita al Vittoria per 10500; quattro candelabri già appartenenti al palazxo«l^r- 
colani di Bologna per 6250 lire ecc. 

— A Napoli, torneranno, fra no« molto, alia luce gli airrcscbi del Laafrsscs e del OsaMtflcfelaa 
nella cupola del Tesoro di San Gennaro, merce le cure dell' arista Agostino Conte. 

— Il concorso por lajscclsta della basilica. di S. Lwcaia dì Firenze e stato vìnto dall' arcbi- 
tctto Cesare Bazzana dì Roma. 

— .SV dicr che ^aattre faadrl del Gaardl siano stati venduti a Venezia ad un signore francese 
per L. 80000, e che 1' ufficio governativo 'di esportazione avrebbe accordato la licenza perche detti 
lavori potessero essere trasportati all'estero senza os' acoli di sarta; ma pare che tale notizia non 
Ma vera. Kc riparleremo. ' 

— 11 Palaxzo dell* arte della laaaa Pircaxe, completamente restaurato per cura della Società 
Dantesca italiana, è stato inaugurato 1' 8 maggio con un discordo di Isidoro del Lungo. 

— Coi tipi del Toschi di Modena il mfof. G. Canevazzi, in collaborazione col prof. F. Asioli, 
ha pubblicato un volume sul pittore Adeodato Malatesta. 

— I giornali inglesi in occasione del ritorno del Morgan a Londra, pubblicano notizie che de- 
stano grande curiosità intorno allo opere d'arte dal Morgan acquistate in quc:>ti uUi^ii anni. Co- 
ra' è noto, la Madonna e S, .Inionio di Padova di Raffaello costò .al celebre miliardario 2 milioni e 
tlkszo di lire; la stessa somma fu pagata per un A azzo gotico di Van Eyck; due pannelli di Fra- 
gonard si crede siano stati acquistati per 1,750000 lire; quattro tapczzcric d' aprrs Huchcr per due 
milioni; un paesaggio di Hobbema per 1,250000 lire.. e cosi via dicendo. 

— Pel prossimo oealeaarlo del Vlfaola si preparano a Minlena solenni onoramcc. Da qti.ilchf 
(empo si è costituita in proposito una Commissione esecutiva pei festeggiamenti. 



m^ 



128 



Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 



— Coi tii»i degli credi Segna di Mantova è uscito u:i Lei volume ricco ai H4 illuàtraziotii, in- 
titolato li MoMstcro di < S. Beocdelto li PolIroM ». 

- Intorno al ritratto dell* Aretino dipinto da Tiziano, in vendita a Londra, rimandiamo i lettoti 
ai nuni'jri 28 e 29 del Mak>;occo ove si ICijgoQO duo articoli in proposito, I' uno di C. Ricci, 1' al- 
tro di A. Luzio. 

Esposizione Marchiflaaa. Dal giornale dell' F.^ffosìzìonr oppr^nd'amo che la mostra bi inau.^urorA. 
il giorno 12 agobto p. v. « A migliaia, e scritto nell' ultimo numero di detto ifiornale, si prcscìtano 
^ji cspo:$icori marclii^iani; parecchie centinaia sono quelli na/.ionali. Causa 1' afffucnza straordina- 
ria djllc dom inde il Comitato si è g'à trovato costretto alla costruzione di nuovi Padiglioni ». 



Da pili parti ci si richiedono copie dell' intera collezione della RaNs»08^tifft. 
Dolenti di non poter aderire pienamente al desiderio degli studiosi^ iminatn- 
doci il prinw volarne della rirùita, che e enaurUo, avvertiamo coloro, fra 
i nostri vecchi associati, che .se intendessero cedere a questa Direiioiie copi^ 
di detto volume — ci fartbì)ero cosa assai grata v. che la Direzioìie, in com- 
penso, rimetterebbe loro lire cinque p3r ciascuna copia, purché completa e 
ben conservata. 

Avvertiamo inoltre che soltanto pochi esemplari sono ancora dUijHynibili 
delle annate IH' e /F^ e pochissime della n\ 



EriiDio Calzini, Din'ttore e frcrcntc rcspoiisabiU». 
Ascoli Piceno J905. — Premiata Tip. f^conoraica. 



FaMicazU riceriile in dono o ìa camliio. 



Alefisandro Cbìappelll, Pagine d' antica arie fiorentina — In Firenze, 
Francesco Luinachì, Ei li toro, 1905. 

Matteo i'ampori. Luigi Potetti, Discordo inaugurale della Statua, del- 
l' Atrio e delia Galleria Poletti — Modena, 4 dicembre 1904. — Ivi, tip. di 
L. lioasi, 1905. 

Cau. M flantoui, Sinto V e la hwi statua a Canterino — Seconda Edi- 
ziont* con correzioni fd ajririunte — - Camerino, Tip. Savini, 1905 

ìm* Biadeg«», Un ignnto pittore veronese (^Giovanni de* Neri), — P. Prospe- 
ri ui, Padova. 

Od«>ardo H. - Gifflloll, L* art" di Andrea del Castagno —(^Estratto dal- 
l' Em/wriutn d«^l febbraio 1905.) 

Óio¥aiini Cr»<rioni, lyi cultura regionale -- Osservazioni e proposte — 
(Estratto «Uila rivista /.^ Marche . Fano, A Montanari, 1905. 

Ooft. Ciii^ricio Bernardini, lue gallerie dei quadri di Hovigo TrevhiOy 
Udint — (Dii\ • Bollettino Uftì-iHle » dell'Istruzione pubblica), Roma, 1905. 

Nons. xKn%anU^ Verna re«ri, Ij". prime memorie del cristiani-Simo in 
F'ossombrone, Ivi, Tip. Monai-i'lli. 1905. 

Carlo Mtin velli. L'arte i>i Val di Kievoh — con 21 ili. nel testo e 19 
fiinri ti'sto — Francesco Luinn«-bi, E-lìrore a Firenze, 1905. 

Paolo d'Ancona, Gli a/freschi del Castello di Mania nel Saluzzese — 
(Estratto da L' Art»- di Adolfo Venturi -Anno Vili, Fascili). Roma, 1905. 

Ubaldo Mazzini, Alcune ofìerc di lìf.ned*'tto Buglioni in Lunigiana — (E- 
strario dal Giornale storico e letterario disila Liguria — Anno VI). Genova 1905. 

Arte e .storia, (8. S»*ri«'. Numeri 7 H, 9 10. Firenze, 1905. 

BolUttino d'Ila Società Sionca Patria negli Abruzzi f Serie 2). — Puntata 
IX. — Aquila, 1905. 

Bollettino i/cl Museo civico di Bussano — Anno II. Num. 2 — Bassano, 1905. 

Bt)lleitmo sionco Pistoiese, della Società Pistoiese di Storia Patria — Anno 
VII, Fase. I - Pistoia, 1904. 

Emporium. Rivista mensile illustrata d' arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fascicoli V e VI. — Bergamo, Istituto Italiano d' Arti grafiche, 1905. 

Giornale storico e letterario della Liguria — Anno VI. Fascicoli 1-3 — 
Spezia, 1905. 

L'Arte. Periodico di Storia dell'Arte medioevale e moderna e d'arte 
decorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno Vili. Fascicolo III. — Ro- 
ma-Milano, 1905. 

La Bibliofilia, Raccolta di scritti sull'arte antica in libri, stampe, ma- 
noscritti, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. VI, febbraio marzo, 1905 Voi. 
VII, Aprile-maggio, 1905. 

La Honuigna nella storia, nelle lettere e nelle arti. — Anno II. Fa- 
scio. IV e V — Iesi, Tip. Coop. Editrice, 1905. 

Ia Marche illustrate nella storia, nelle lettere, nelle arti. — Anno V, 
Fase. Ili e III. Fano, 1905. 

V Esposizione Marcliigiana. Rivista illustrata, diretta dal dott Domenico 
Spadoni — numeri 10-14. — Macerata, 1905. 

MisceManea storica della Valdelsa. — Anno XIII, n. 35 — Castelfio- 
rentino, 1905. 

Museum of Fine Aris, Boston. Twenty-Ninth Annual Report for the 
year, 1904. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana, Fascicoli 
IV e V, 1905, Napoli. 

Pagine Istriane, Periodico mensile scientifico-letterario-artistico. n. 3 4, 
e 5. — Capodistria, Tip. Cobol e Priora, 1905. 

Rassegna d' Arie, Anno V. Milano, — maggio e giugno, 1905. 

Rivista Àlyruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli IV, V. Teramo, 1905. 

Rivista d' Arte, Anno III, Numero 4 — Firenze 1905. 



ANNO Vili. 

Bassepa lliograica dell'Arte itÉana 

diretta 
dal Prof. Egidio Calzini 

Si pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8 grande con coperti- 
na, e contiene documenti inediti per la storia dell'arte, mOTrogratìe e articoli 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata ad andere 
per le mani di lutti coloro che si occupano di arte nazionale antica e mo- 
derna in Italia e fuori. 

AblM>nflmeoto annuo anticipato per I* Italia, Lire 5. — Estero Lire 7. 
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Agosto -Ottobre 1905 



Num. 8-10 



KàSSCpj m ^ m- m 

MMlografica 




dell'arte italiana mm^ 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

1905 



COLLABORATORI: 

Vittorio Aleandri — Aliplo Alippi — Anselmo Anselmi — Carlo Astolfi — 
Giovanni Bardovagni — Cornelia Budinich — Giulio Cantalamcssa — Giu- 
seppe Castellani — C. Jacopo Cavallucci — Bernardino Feliciangeli — AttJio 
Frasclietti — Gustavo Frizzoni — Carlo Grigioni — Francesco Malaipizzi-Valeri 

— Cesare Mariotti — Enrico Mauceri — Giuseppe Mazzatinti — Curzio Mazzi 

— Medardo Morici — Alfredo Melanì — R. Heruzzi de* Medici — l'so Nomi 
Pesciolini — Emilio Orioli — Ercole Scatassa — Guido Traversari — Nazza- 
reno Trovanelli — Giulio Urblni — Giacomo Vanzulinì — Augusto Vernarecci. 

La Rassegna, die v.iutu giù vari anni di vita, ò V unica rivista 
che cura in modo speciale la fìiblio'jrafia d di' Arte italiana, Kssa 
tien conto, oltre che delle ma;^gion puhhlirnzioni d' indole artistica 
che vedono la luce in Italia e t'm»ri, anche di (luelle i»iù n'odesUt 
che si vanno stampando su giornali (juoinliani (► periodici; di guisa 
che nulla o ben poco sfugge ai lettori suoi, pcrciiè poco o nulla slii*^- 
ge air attenzione de' suoi collaboratori. 

Per tal modo circa HOOO studi d'arte poterono (»ssen» pass.it i in 
rassegna ne' primi sette volumi del periodico; ciò che vab* la cono- 
scenza di circa 8000 tra libri, opusciili e articoli che il lettore potò 
avere in ^irtù della rivista. 

Oltracciò non v' ha fascicolo della Ilastiegmi che non contenga 
documenti inediti, e illustrazioni di opere d' arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si raccoinanrla a tutte le persone coite e a 
quanti desiderano d' essere tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistica. 



A V V^ E U T E X Z E 

La RaiMieKiia si pubblica in fascicoli biiin'Htrali o trìiiiestrab* iii-8" grande 
con copertina, e contiene docuaienti inediti per la storia dell'arte,' uionn^rra- 
fie e artìcoli originali ; receiiaioni di opere o di articoli d'arte recenti, noti- 
zie, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' unno, sarà corredato di un In- 
dice per materie, nouii d'artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per I* Italia L. 5 — per V Estero L. 7. 
Un numero separato cent. 50. 

Lo lettere, i libri, gli opuscoli, i giornali in cambio, i manoscritti e 
quant' altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere- inviati 
al prof. E. Calzini, AmcoIì Piceno. 

Per le recensioni delle opere basta anche l' iitvio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati si respingono. 
^^^ Per tutto ciò che interessa 1' AininhiM fazione : abbonamenti, inserzio- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo stesso prof. Kfl:idio C'alzini, Ascoli Piceno. 



ANNO Vili. Ascoli Piceno, 1905. N. 8-10. 



KASSEGNA BIBLIOGKAPICA 

DELL' ARTE ITALIANA 



Abbonamento annuo j PJJ {', J^^^J^ * * *-'^ * { Un num. aaparato Cent. 50 

SOMMARIO : Diego Angeli b E. Calzini, V antica arie marchigiana all' E*po$izione di Macerata» 
— E, ScATASsA, Gi<n<anni Francesco Grassi (da KiminiJ, — Anselmo Anselmi, L'n secondo 
qncuiro di Federico Barocci a Siuigallia. — Cahiaì (ìeigioni, / dipinti di S. A/aria del Car- 
mine a Ripairansone, — Documenti : Per la storia dell' arte nelle Marche {Secolo XV), Vit- 
torio Albandsi. — Bibliografia: Opere di carattere generale; Abruzzo, Emilia, Latio^ Lom- 
bardia, Marche, Napoletano, Piemonte e Liguria, Sardegna, Sicilia^ Toscana, Umbria, Ve- 
neto. — Annunzi e Notizie. 



L'ANTICA ARTE MARCHIGIANA 
air Esposizione di Macerata 

In uno dei principali giornali d' Italia, accennando nello scorso 
mese di agosto alla Esposizione regionale marchigiana, scrivevo po- 
chi giorni avanti alla sua apertura, che una delle attrattive maggiori 
della mostra sarebbe stata la sezione d' arte antica, la quale, aggiun- 
gevo, avrebbe mostrato quale fu veramente la pittura che si svolse 
nelle Marche dal Trecento in poi. 

Non tutte le città della regione hanno inviato alla Esposizione 
le più caratteristiche e importanti pitture di cui vanno adorne, ma 
quanto in essa potè essere adunato, merco V opera particolarmente 
del prof. Giuseppe Rossi, — principale ideatore della sezione, — 
basta a dare un' idea più che sufficiente del valore di pressoché tutte 
le singole scuole o botteghe di pittura fiorite nelle Marche nei seco- 
li XIV, XV e XVI e che ebbero carattere e fisonomia propria. 

Ciò ebbe a constatare anche Diego Angeli, come appare dal suo 
geniale articolo che qui riproduco, poiché il consenso della stampa 
fa parere più bella la soddisfazione chQ gli studiosi provano per V e- 
sito buono della mostra. 

Così scrive Dlsgo AngsII nel Giornale d' Itulia del 23 agosto u. s.: 

« Ieri sera mentre ia bella processione scendeva per le vie tortuose della 
città, e nel cielo rosseggiavano i primi bagliori del crepuscolo, ho avuto co- 
me la visione di questa arte marchigiana, che nata fra le duplici aspirazio- 
ni giottesche e sen^i ha dato al mondo Raffaello per poi languire con la 
\ decadenza gloriosa del Barocci. Un mezzo migliaio di chierici, di devote, di 
'^prelati e di fratelloni, vestiti di tutti i colori, recanti labari di tutte le for- 

N 



130 ' Rassegna bibliografica deU' arte italiana. 



me e ceri e lanteriie che iin|iaU idi vano sul cielo crepuscolare, .fauavaiu»- rivi- 
vere le Marche medioevali e barocche, animavano le vie o le ipiaaiEQ)iiH >-ana 
vita antichissima e sontuosa. Quel vescovo mitrato e ingemniata,:'oe8i.dia£fi- 
no nel volto e pure cosi energico nel gesto che sorreggeva 11 pastorale, «{ttei 
congregati in mozzetta aaxurra, violacea o vermiglia, quelle contadine che 
camminavano ai d le lati del oortoo, coi lineamenti darì, con gli occhi arimr- 
rati e fissi verso una meta invisibile oltre V orizzonte porpureo; tutto quel- 
la insieme di fede e di pompa, di devozione primitiva e di ricchezza cattolica 
io lo avevo già visto la mattina stessa nelle vecchie tavole screpolate che la 
cura sapiente del prof. Rossi e la dottrina amorosa ^ di Carlo Astolfi e del 
prof. Egidio Calzini — un nome noto a chi si occupa d'arte — avevano ra- 
dunato nelle sale del Convitto maceratese. In nessun' altra occasione, io ere 
do, si j)oteva constatare più sicuramente la corrispondenza che passa fra tat- 
to un popolo e la sua arte e in nessun' altra regione questa corrispondenza 
*era più visibile, che qui nelle Marche dove sembra mantenersi intatta a 
traverso i secoli, con una tenacia che esclude ogni troppo grande infiltrazio- 
ne, straniera. 

« Debbo aggiungere che questa mostra di arte antica è mirabilmente or 
gauizzata e che vincendo molte difficoltà e superando molti ostacoli — inu- 
tile dire che i più gravi furono ^quelli creati dal Ministero della pubblica 
istruzione — gli ordinatori i) hanno saputo offrirci un quadro sintetico e defi- 
nitivo di quanto le Marche hanno prodotto, dal Bocce che apre la serie di 
una scuola propriamente regionale al Podesti le cui opere iniziano la serie 
dei quadri moderni, nel cortile del palazzo. Certo qualche involontaria lacru- 
na è deplorevole: cosi i due grandi pittori del rinascimento marchigiano che 
in questo caso è rinascimento universale — dentile da Fabriano e Raffaello 
Sanzio — mancano nelle sale della mostra. Ma del primo era difficile procu- 
rarsi un quadro autentico, dopo che la critica gli ha tolto la pala d* altare 
conservata in questa Pinacoteca e del secondo la gelosa adorazione dei Gro- 
verni e dei privati ha vietato ogni prestito e ogni richiesta. Ma non importa: 
chiunque sa d' arte ha troppo negli occhi le Madonne del Sanzio, mentre 
qualche opportuna fotografia completa la figura del P Allegretto con quella 
del suo illustre discepolo Gentile da Fabriano. 

« E questa dell' Allegretto è veramente una figura d' artista curiosa e 
importante, che qui. nella mostra apparisce nella sua integrità. Dopo il Hocco, 
dopo Francescuccio di Cecco, ancora incerti fra le tendenze senesi e il gran- 
de rinnovamento giottesco, egli apparisce come il primo dei pittori della sua 
stirpe. Già con lui comincia quella ammirazione dei tessuti ricchi e sontuosi 
che rimarrà caratteristica nell* arte marchigiana fino alla sua ultima deca- 
denza. I volti sono, è vero, ancora convenzionali e gli occhi oblunghi, stret 
ti, immobili, ricordano ancora la tradizione bizantina, ma i corpi si ricopro- 
no di broccati preziosi^ i ricami fioriscono le vesti dei suoi santi o i veli del- 



l'. Invitato dall'amico prof. G. Ros$i, presidente della Comm^ione d'arte, a partecipaze 
air ordinamento della mostra d' arte antica, mi piace dichiarare che mi valsi nella classi ficanione 
^lle diverse' scuole e delle opere esposte anche del consiglio degli amiqi cay. Ans^lmi e cav. V. 
Epuinuele^ Aleandri. — E. Cauini. 



RanegfiabMiogrctfica deir arte ttaUaiia, 131 



' lei «MKUuufainiio, e i beUt intagli di oro, creano tutto un paradiso artificiale 

r> (in tortio) «ir Buoi chembini e alie sue madcmae. Poi questa tendenza regionale 

i^iiiàcteatua e si precisa: la ritroiriame nelle opere cosi sincere di un ignoto 

I ifii^titisHo càie si chiamò Marine da Santa Vittoria e lavorò intorno al 1450; 

• :la rit»4»riano nel roeravigìiqeo Crocifisso di Antonio da Fabriano che ha una 

'Cdà sermia compostessa, la ritroviamo nei drappeggiamenti sontuosi di Qe- 

volanio Boccali e nelle oreficerie a rilievo del Salimbeni. Pittori di secondo 

ordine, spesso, ma tanto più importanti in quanto ohe sono poco noti e poco 

visibili e nella loro sincerità paesana servono megiio di qualunque altro a« 

rivelarci T anima. di una intiera regione. 

« £ però col due Crivelli che V arte marchigiana acquista un nuovo splen- 
dore. So bene nati a Venezia e orgogliosi della loro origin.e, essi furono prò 
fondamente marchigiani. Le loro madonne, i loro broccati d* oro, le Sbene 
delle loro cittÀ — io penso a quella meravigliosa Annunciazione che è fra lo 
tavole più belle della Naiional GaUery di Londra — rendono profondamente 
>la vita del paese in cui vissero e divennero grandi — fu a Fermo che Carlo 
ottenne gli speroni da cavaliere — in cui lavorarono e in cui morirono. 
•Più luminoso, più profondo e ~ mi sia permesso di dirlo più geniale — Car- 
lo conserva ancora qualche volta un suo sentimento che si affievolisce ncl- 
V arte di Vittorio che per essere più umile si avvicina maggiormente alla 
1 tradizione paesana. Il gruppo dei due Crivelli ò nella mostra maceratense 
veramente notevole: bisogna però dare un voto*di biasima) al Comune di 
Ancona che non avendo voluto cedere la Madonnina della sua Pinacoteca ha 
privato r Esposizione di una delle gomme più rare di Carlo. 

« Comunque sia però, la sezione dei due fratelli veneti è importante sotto 
tatti i rapporti e abbiano essi subito o no T influenza dello spirito regionale, 
'Oerto ò che ne esercitarono una grandissima sui loro contemporanei. Accanto 
ai loro quadri, i trittici e i polittici di Lorenzo da San Severino, di Stefano 
da San Ginesio e' di quel misterioso e sorprendente Pietro Alamanni chequi^ 
apparisce come una rivelazione, sono discepoli fedeli e alcuni direi quasi ser- 
-viii dei due Crivelli. Riesce un poco a liberarsi della loro influenza Cola 
éeirAmatrice : ma vi riesce quando ci si mostra tutto dominato dallo spirito 
colossale del Buonarroti e quando nelle due terribili Sibille della Pinacoteca 
di Ascoli sul mistico fondo d' oro traduce la visione apocalittica della Sistina ! 

« Durante tutto il secolo XV l'arte marchigiana si svolge dunque intor- 
no ai Crivelli : vedremo più tardi come questa influenza sussista e come fin 
sai limitare del seicento lo spirito quattrocentesco rifiorisca nelle sue pitture. 
Fenomeno forse di provincialismo — osserva qualcuno — quando d' innanzi 
air Adorazione dei Magi di Simone e Gianfrancesco da Caldarola che fu di- 
pinta nel 1555, ritroverà un, improvviso ricordo dei paesaggi pinturicchieschi; 
e forse non avrà torto. Ma io vorrei vedere in questa sopravvivenza un si- 
gnificato più profondo, e come un riflesso di quello spirito partigiano per 
cui r amore del proprio Comune o del proprio Stato soprastava a tutte le 
evoluzioni e a tutte le ingerenze politiche. 

€ Certo, in ogni caso che questa terra fu una terra d' artisti, la cui anima 
si svolse in una continua ammirazione della bellezza. E quando le tradizioni 



132 Bastefffui iMiografica dtlT arte iialiana. 



cominciarono a illanguidire e un senso dì 'slanchena oppresse qua. e là .per 
r Italia regioni e scuole che pur STevano dato una luce co^l intepsa, le 
Marche avevano ancora la forza di produrre quel pittore di caratteri che. fu 
Carlo Maratta per poi spengersi nelle grazie manierate a soavissime del 
Barocci, di cui gli egregi ordinatori ci offrono qui esemplari nobilissimi. > 

Macerata, ti agosto. 

La mostra è disposta nel piano nobile del grandioso palazzo, del 
Convitto nazionale e occupa un' ampia galleria e quattro altri ambien- 
ti, due dei quali sufficientemente illuminati e spaziosissimi. 

L'esposizione è ordinata per scuole. Apre la serie quella di Fabria- 
no con grandi affreschi trasportati su tela (provenienti dal museo di 
quella cittàj rappresentanti scene diverse, fra le quali una ' grande 
Crocifissione, i cui caratteri romanici mal si prestano al giudizio di 
coloro che detti affreschi attribuiscono a Bocce da Fabriano, il quale 
operava nel 1306. Gli affreschi invero, menzionati dal Lanzi, dal 
marchese Ricci, dal Cavalcasene si appalesano assai lontani dall' arte 
di Bocco, se ben consideriamo V interessantissima tavola — la prima 
a sinistra entrando nella galleria — assegnata a questo maestro. 

L' antica mirabile pittura su fondo d' oro è dei primi anni del 
1300 e rappresenta il Cristo crocifisso contornato in alto da sei an- 
gioletti, con il gruppo delle Marie ed altri santi a' pie della croce; 
essa ci rivela un' arte alquanto diversa, a dir vero, da quella che da 
circa mezzo secolo fa noi andiamo significando col nome di arte 
umbro-senese. 

Non è in questo scritto che, più che altro, vuol essere un indice 
di ciò che la mostra maceratese offre agli studiosi dell' arte, che si 
può trattare con larghezza di un argomento di tanta importanza; ciò 
non ostante io mi auguro che altri più di me competenti in materia 
sorga a dimostrare che T influenza dei maestri senesi sulla pittura 
marchigiana non fu tale quale i nostri vecchi scrittori, specialmente 
locali, hanno voluto che realmente fosse. 

Allegretto Nuzi, — un artista di carattere e non abbastanza noto 
— - allievo di Bocco e maestro nobilissimo di Gentile da Fabriano, sta 
a dimostrare con le sue opere raccolte a Macerata come questa be- 
nedetta influenza senese sugli antichi maestri dell^ Marche e del- 
r Umbria, che nessuno d' altra parte intende negare, sia stata esa- 
gerata. 

Amico Ricci, ad esempio, ricorda dì aver letto nei manoscritti 
da lui veduti a Fabriano che Allegretto lavorò per qualche tempo a 
Venezia, ed è anche noto che egli fu ascritto all' arte di Firenze: eb- 
bene, quanti, nella genesi della pittura umbra, seguirono o seguono 
r eugubino Luigi Benfatti, si affrettapo ad osservare pop di meno 



Rassegna bibliografica delV arie italiana, 133 



che la maniera del Nuzi « 6 sempre quella della scuola Umbra, e 
pt^rélò'^sT à;ccosta più alla scuola senese che alla Fiorentina. » 

'' "iifV'ò mai possibile, mi par lecito domandare, ' che un'anima 
joj' artistii quale dovett' essere quella di Allegretto, potesse, mentre 
trovavasi a Firenze, guardare con indifferenza o chiudere addirittura, 
gli occhi dinanzi alla vivificante luce dell'arte giottesca? 

Per me gli storici dell' arte, trattando di tale influsso, sono caduti 
in errore, esagerandone come ho detto V importanza. Stando al loro 
giudizio tale influsso toglie quasi all' arte marchigiana ogfti valore 
individuale e regionale, poiché alla stessa maniera discorrono oltre che 
della scuola di Fabriano, di quella di Sanseverino, dell' arte dei 
fioccati da Camerino, e via via, eccettuato un gruppo di pittori che 
r arte propria svolsero dal secolo XIII al XV nella città e nei din- 
torni di Ascoli Picena, e ciò molto probabilmente per la semplice ra- 
gione che non li conobbero. 

Eppure r arto che modestamente si produsse da Fabriano a San- 
severino, ad Ascoli, per lunga serie di anni, ha anche caratteri es- 
.senzialmente diversi da quelli che distinguono le altre sciiole del- 
l' Italia media. 

Lo stesso storico illustre della pittura italiana rileva ohe gli 
Umbri, come egli chiama indistintamente i pittori delle Marche e 
dell' Umbria, pur essendo e inferiori per ingegno ai Senesi » mostra- 
no < una tendenza anche maggiore ad una maniera àggraaiata, non 
(Iifigiunta però da ricercatezza maggiore con un colorito gaio, vivace 
e leggiadro, » e altrove aggiunge che « la grazia dei movimenti e 
la dolcezza dell' espressione, più che la forza e i' opulenza delle for- 
me costituiscono uno dei caratteri distintivi della scuola, » la quale 
è ben altra cosa in sostanza da quella senese, le cui flgure hanno 
una espressione più severa e un colorito più vigoroso ma meno gaio 
che non quelle degli antichi maestri marchigiani e nell' insieme sono 
condotte con minore diligenza. 

D' altra parte se l' influsso, quasi sempre reciproco fra maestri 
di città vicine, dovesse costituire la sola o la principale norma nella 
eiassiflcazione di tutta quanta V arte italiana come potremmo deno- 
minare scuola umbra quella di Gubbio (la più antica della regione) 
se al dire dei maggiori critici essa è derivazione quasi servile dell' arte 
senese? Come chiamare con lo stesso nome quella di Perugia se an- 
ch' essa altro non è che il risultato ultimo (lo dichiara il Cavalcasene) 
delle scuole di Gubbio o di Fabriano — di derivixzfone dunque senese 
— che contribuirono a creare la scuola dalla quale derivò il Perugino 
e con lui RafTaello? Ma, ragionando in tal modo, non sarebbe stato 



434 [ Rassegm hibliogìaftca àdV arie iiaitaMt. 

piti logico e*pìù semplice battezzare tutta 1* arte dell* Italila^tìentfrblc^^ 
arte toscana? ■''"' * "ii^'n 

A me sembra che In iale proposito anche le menti ptft" *séi^#é"^ 
abbiano dimenticato nn poco che ogni terra italiana vabtàll'stlof^'* 
propri artisti; si direbbe che anch'essi, gli storici sapienti, niirtrS^i^i^'* 
sovratutto a ìllastrare nelle loro opere e presentare, come in un gràndfe" 
quadro sintetico, i centri più importanti da cui si diffusero le torme 
più perfette dell' arte nostra e derivarono i più grandi . maestri; cosT 
sarebbero ^,stati indotti a raggruppare intorno alla scuola Toscana, 
alla scuola Umbra, alla scuola Veneta ecc., tutta una pleiade d' artisti 
che a quelle scuole non appartengono direttamente. 

Ma oggi, tenuto conto dei progressi della critica e della più 
larga cognizione della nostra storia artistica, non sarebbe opportuno 
adottare unaclassiflcazione più rispondente alla verità e quindi più 
equa anche per ciò che si riferisce all'arte marchigiana? Allo stesso- 
modo con cui da qualche tempo si dice scuola cremonese quella che 
fa capo a* Bartolomeo Montagna, o bolognese l'altra più antica che 
comincia* con Franco Bolognese; perchè non dire di Camerino la scuo- 
la dei fioccati, di Fabriano quella di Socco, di Allegretto e di Gen- 
tile? perchè non di Sanseverino T altra dei fratelli Saiimbeni e, tutte' 
queste insieme. Scuola marchigiana? 

Solo in tal modo si eviterebbe V inconveniente tante volte la- ' 
mentato, ÌX quafe, mentre non sodisfa 1' amor proprio di una regione 
benemerita quant' altra 'mai nei rispetti dell'arte, confonde, con una 
designazione troppo generica, opere e artisti che appartengono non 
all' Umbria solamente, ma alle Marche, alla Romagna e perfino alla 
Toscana. 

Infatti alla scuola Umbra, intesa amo' de' nostri vecchi, si sono* 
ascritte fin qui, indiff^erentemente, da' critici più autorevoli, dal Ca- 
valcasene al Muntz, le opfere di Gentile da Fabriano come quelle di 
Melozzo da Forlì, gli aff'reschi dei fratelli Saiimbeni come le pitture 
di (ìiovannf Santi, i lavori del Palraerucci e del Nelli da Gubbio co- 
rno le tavole e le pitture murali di Luca Signorelli: disparatissime 
membra, come ognun vede, di un corpo tutt' altro che omogeneo ! 

Tornando alla mostra, aggiungo subito che alle opere sicure di 
Allegretto Nuzi, dopo una piccola figura di S. Francesco, su tavola, 
(Iella maniera dello stesso maestro, segue un grandioso trittico dì un 
imitatore dì Gentile da Fabriano, rappresentante i principali episodi 
delia vita del Cristo; operil esuberante di vita e degna,, per certe fi- 
gure segnato con sicurezza e condotte con la più grande diligenza, 
(lello st(»sso maestro. L' importante pittura è del museo Piersanti di 
^latelic.-i. AU^ stessa .scuola fabrianese è assegnato un altro politico 



f- 



hatuegna bibUografica dell' arte italiana, iàfr 



(n,[(^,ltj, .proviiììento du Potenza Picena, con la Vergine e il B. in 
trono e santi. Dì Marino Angeli di ftanta Vittoria sono varie opere; 
ll1^l,.,c^.es^e è firmata e reca V anno 1448; cosi di Antonio da Fabria- 
no, i^.e^pasta una tavola in forma di croce con la fi^c^ira del Cristo» 
ÌDt^t^«santissiuia, grande poco meno del vero e dall' autore sotto-* 
scritta e datata nel 1452. .«v 

Ai numeri 17 e 19 sono due tavole con due santi sa ciascuna di 
esse che hanno tutta V impronta e i caratteri dei lavori d'Allegretto. 
Dalla Genga, piccola terra su quel di Fabriano, venne inviato 
alia esposizione una grande tavola con la Crocifissione, d' ignoto 
maestro del secolo XV: interessantissima anche questa e che merita 
di essere bene studiata e meglio classificata fra le opere di scuola 
marchigiana. 

Poco meno di una trentina dunque sono le pittare esposte in 
questo primo riparto della mostra, comprese due tavole di Andrea da 
Bologna, già illustrate dal Cavalcasene; V una, il polittico del museo 
di Fermo, firmato dallo stesso autore nel 1B69; V altra, ana tavola 
proveniente dalla sagrestia della chiesa del Sagramento di Pausola, 
con la Vergine che allatta il Bambino. La composizione di quest' ulti- 
mo lavoro è tolta di pianta da una pittura di Francescuccio Ghissi 
di Fabriano, che gli ordinatori molto opportunamente collocarono di 
fronte P una all' altra. 

U opera del Fabrianese è del 13.58 quella di Andrea è del 1372. 
Non sarebbe quindi senza interesse per lo relazioni che possono es- 
servi state fra la scuòla di Fabriano e quella di Bologna seguire 
un po' più da vicino P opera di questo Andrea che, secondo il Ca- 
valcasene, potrebbe essere stato dapprima un assistente di Vitale da 
Bologna, recatosi più tardi nelle Marche in cerca di lavoro. 

Nella seconda sala, la più varia e non meno importante della 
prima, sono raccolte molte opere della scuola di Sanseverino', alcune 
della scuola di Camerino, moltissime della scuola crivellesca e tre di 
Stefano FolchettI di San Ginesio. Vengono poi alcune pitture di Gio- 
vanni Santi e di Timoteo Viti — la scuola urbinate, — del Presciutti 
da Fano, di Pietro Paolo Agabiti e finalmente di Vincenzo Pagani. 

Le meno note di tali scuole e quindi le più ammirate da chi 
studia sono quelle di Sanseverino e quelle che . appalesano la maniera 
dei Boccali, le pitture derivanti dalla scuola di Carlo e Vittorio Cri- 
velli, fra cui molto interessanti si appalesano le tavole di Pietro 
Alamanni e di Cola d' Amatrice. 

Della vecchia scuola urbinate e cioè di Evangelista di Piandime- 
leto, di Bartolomeo di M. Gentile, di Girolamo Genga e di altri se- 
guaci dell' insigne maestro, padre di Rafi'aello, nulla ofi're la mostra 



136 Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 



di Macerata e ciò costituisce la lacuna più rimarcìievole della mostrai 

Nella terza sala continua la raccolta delle opere di Vincent Pa^ 
gani di Monterubbiano. 

Il Pagani è un artista che si presenta bene per certa sua gra»-' 
zia e per la bellezza de' suoi fondi a paese, bene disegnati e Ianni- - 
^8i; ma riesce alquanto monotono per la poca varietà dei tipi, che' 
va ripetendo fino alla sazietà in tutti i suoi lavori. L' operoso pit- 
tore ricorda sotto questo aspetto uno de' tanti maestri eh' egli pre- 
se a modello, il Perugino, senza rivelare del grande umbro nessu- 
na delle sue doti precipue: V eleganza, il sentimento, la solidità del 
colore smagliante. 

Dell' opera e della vita del Pagani molto è stato scritto recente- 
mente nel Bollettino Monterubbianese del dott. L. Centanni; di Pietro 
Alamanni e di Cola d' Amatrice vari articoli sono stati stampati nelle 
ultime annate di questa rivista; di Lorenzo di M. Alessandro, il Se- 
verinate, dirà prossimamente su queste medesime colonne V egregio 
cav. Vittorio Aleandri. 

Nella quarta sala son disposte poche opere di pittura del secolo 
XVI, opere di artisti di terz' ordine, ma non per ciò meno importanti 
per la storia artistica della regione. Una tela di Giulio Vergari di 
Amandola, dottamente illustrata neìV Archivio stor. dell'arte (1888, p. 
374 e segg.) dal Cantalamessa, appalesa tutti i caratteri di un intel- 
ligente imitatore del Perugino. Il colorito in questa tela proveniente 
da Montemonaco ed eseguita nel 1520 appare languido e dilavato, 
ma il disegno è buono e l' artista vi si mostra con molta grada. Vi- 
cino alla pittura del Vergari è una grande tavola di Girolamo Nar- 
dini di S. Angelo in Vado (Urbino), rappresentante la Madonna in 
trono col Bambino e Santi, dipinta nel 1515. Diverse tele dell' arce- 
viese Ercole Ramazzani, alcuni pezzi di terrecotte robbiesche esposte 
dall' Anselmi di Arcevia, alcune maioliche di fabbriche metaurensi 
e poche altre cose completano la mostra di questa piccola stanza. 

Nella quinta ed ultima sala si ammirano pitture di altre scuole 
marchigiane dei secoli XVI, XVII e XVIII. I lotteschi (dell' insigne 
maestro veneto inviarono a -Macerata alcune tele Cingoli, Mogliano 
e Treia) sono rappresentati largamente da grandi tele di Simone 
de Magistris, di Francesco Toscani da Caldarola e di Giovanni An- 
drea della stessa terra, un artista che, a parer mio, guarda più che 
Lorenzo Lotto e i suoi conterranei, il ricordato Pagani di Monterub- 
biano. Vengono poi i barocceschi: Antonio Viviani e Alessandro Vi- 
tali di Urbino, Filippo Bellini di Urbania e Claudio Ridolfi verone- 
se, con a capo il grande maestro Federico Barocci, del quale la cit- 
tà di Urbino mandò alla esposizione la Madonna coi santi Simone e 



r_ 



Rassegna bibliografica delV arte italiana, 137 



Andrea: opera davvero meravigliosa e che forma V ammirazione di 
qaantj si recano a visitare la mostra. 

Figurano inoltre in questa sala alcune opere degli ascolani Lu- 
dovico Trasì, don Tomaso Nardini e Nicola Monti; né vi mancano 
saggi del dolce « Sassoferrato » e dì Carlo Maratta, di cui ò ammira 
tissifflo il superbo ritratto della miniatrice (ìiovanna (ìurzoni : un 
gioiello appartenente al municipio di Ascoli, da far gola a qualsiasi 
galleria italiana. 

^o agosto 1905. 

E. Calzini 



GIOVANNI FRANCESCO DA RIMINI 

Da soli tre anni si conosce qualche cosa di più preciso che 
non pel passato attorno a questo artista fiorito tra il 1450-70. 
Esso fu il primo che iniziò e impose la Rinascenza pittorica 
nella città natia. Il primo fra noi a scrivere di questo pittore 
fu Corrado Ricci, richiamando V attenzione degli studiosi, e ri- 
costruendone r attività artistica. Al Ricci riusci di rinvenire 
due dipinti firmati che si credevano perduti; una Madonna col 
figliuolo nella chiesa di S. Domenico in Bologna del 1459, ed 
una Madonna col putto e due angioli del 1461. Col confronto 
di queste opere ha potuto assegnargli: una Madonna che adora 
il Pargoletto nella Pinacoteca di Bologna, ed il Battesimo di 
Gesù presso il comm. Bernardo Blumensthil a Roma '). 

Non descriviamo le quattro opere conosciute poiché si 
vedono riprodotte anche in un succoso articolo dell'amico Fran- 
cesco M^laguzzi- Valeri '), e perchè il Maestro non e' interes- 
sa direttamente. Solo diremo che esso viene dalla scuola di 
Benedetto Bonfigli e che ha veduto le opere di Fiorenzo di 
Lorenzo, dal quale apprese alcuni particolari. 

Su Giovanni Francesco non si ha nessuna memoria che 
lo riguardi; ma ora, mercè i documenti rinvenuti negli archivi 
urbinati, apprendiamo che il casato era — Grassi — e che eb- 



») Corrado Ricci, Giovanni Francesco da liimini, in Ifa.ss'egna d' Arte, Mi- 
lano, Settembre, 1902. — Idem, Maggio, 1903. 

*) Francesco Malaguzzi A^aleri. Iji Rinascenza artistica a Itiminij nel 
Secolo XX, Milano, Trcves 1903. 



138 r Rassegna bUdiografioa deU' arie. U4aia(àà,. 



be un figliuolo al quale pose, come era ed è in uso^ ìA.|ja?j?)^>j 
del nonno. ..tu., /juh ^ 

Il Malaguzzi, nel citato articolo, fa nascere Giovanni ;5/a!;^.. 
Cesco verso il 1435; ma è da supporre che nascesse un diaqV' an- 
ni prima, altrimenti non sarebbe ammissibile che, a soli tretitacin- 
que anni, avesse un figliuolo in età d' ammogliarsi. Del fisliupl^p^ . 
Francesco, nato certamente a Rimini, poiché è detto d* Arimi-. 
no, nella memoria del 7 luglio 1470, nulla sappiamo circa la 
sua educazione artistica. Probabilmete egli la ricevette dal pa- 
dre, il quale poi lo mandò a perfezionarsi in Urbino, dove al- 
lora una schiera di valenti pittori come Giusto da Gand, Gio- 
vanni Santi, Paolo Uccello, Piero dei Franceschi, forse Me- 
lozzo da Forlì, ecc., si era riunita* per abbellire oltre che quel 
gioiello architettonico che è" il palazzo ducale, le chiese, 1 con- 
venti e le case patrizie di quella città. 

Il figlio del. nostro si accasò in Urbino e vi prese in mo- 
glie Caterina, figliuola di mastro Giacomo Giovanni di Vare- 
se, uno dei tanti maestri lombardi che allora lavoravano nella 
piccola capitale Feltresca. Eccone il contratto matrimoniale: 

1470. 4 Agosto. — In civitate Urbini. In domo Antonj 
Peri Guidi de Bonaventuri et Guidone et Batiste suorum filiornm 
posita in quadra (rione) Porte Nove in contrada Podi. Presen-. 
tibus Jeronymo Ludovici Simonis, ser Johambenedetto Damta.ni 
de Veterani et m.ro Domìnico m.ri Antoni -de Perfete de Urbi- 
no testibus. 

Magister Franciscus m.ri Johannis Grassi pictor de Ar(imìn)o 
habitans Urbini non vi non metu neque errore aliquo juris vel 
facti ductus, sed sua libera et spontanea volontate, ad interrogati 
et petitionem m.ri Jacobi Johannoni de Vallese comitatis Me- 
diolani presentis interrogantis .'. . . dichiarò di avere ricevuto e 
percetto dal detto mastso Jacobi in vera ed effettiva moneta, 
fiorini 20 di 40 bolognini per fiorino moneta urbinate .... prò 
dote et in nomino dotis donne Caterine figlie dìcti m.ri lacohi 
et future uxoris ipsius m.ri Francisci *). 

Va notato che il contratto venne stipulato in casa Bona- 
venturi, antica sede dei conti di Urbino, e che i due primi 

') Urbino. Archivio Not. casella 5, num. 92. cart. 97. Rog. Di Antonio 
Stefano. 



r 



Ècasegnn bìÒlloffrafica dell* arte italiana. t39 



I.- 



t^tWrtfeni erano nobili, ed il terzo un antenato di quel pittore, 
Ottaviano, che lavorò col Viti. Da questo risulta che France- 
scS,*^*^bbene giovane, era tenuto in considerazione. 

^^^'Mbntre'ìl Palazzo Ducale si abbelliva di magnifici stipiti 
e 'ékmitìi di pietra, le Compagnie religiose avevano al loro ser- 
vteio' valenti intagliatori ed intarsiatori in legno, che più tardi 
lavoreranno alla Corte. Trascrivo diversi documenti che riguar- 
dano questi ignoti artefici, perchè si collegano con un lavoro 
eseguito dal nostro Francesco. Va rilevato che gli storici urbinati 

'. accennando ad un documento pubblicato dal P. Pungileoni, su 
mas/ro Jacomo fiorentino Mastro di Tarsia *), lo dicono chiamato 
dai Rettori dell'Ospedale di S. M. della Misericordia nel 1473; 
mentre dai nuovi documenti risulta ben altro. Inoltre vi si ap- 

f prende il casato dell' intarsiatore, il quale doveva essere anche 
un egregio intagliatore, come vedremo più innanzi. 

1467 ai 5 Marzo — ?> Batista de m.ro Agostino Santucci 
(celebre medico) bolog. tre per fare voltare il torno per fare li 
candelieri per la fraternità*) — ; ai 12 dell'istesso mese — bolog. 
tre per libbre doi de candelotti comprato per dare a Gregorio 

I da Fiorenza per vegliare per fare li candelieri ^) — ; ai 16 pure 
dell' istesso marzo — bolog. uno d' oro a Gregorio da Fiorenza 

I per lo candeliero che fece a la fraternità e bolog* vinti à Mateo 
de Baldo che "tornò li candelieri *) — ; ai 2 gennaio del '68 — 
bolog. tre per libbre doi de candelotti per dare a m.ro Jacomo 
Pedori che ci intaglia uno candeliero ^) — ; ai 12 ottobre — 
bolog. otto a Mateo de Gino per resto per tornare li candelieri ^) 
— . Nel '70 ai 4 di febbraio — bolog. vinti a Mateo de Baldo 

I che tornò li candelieri ') — ; al 24 maggio — bolog. sessanta a 

I m.ro Jacomo da Firenze per fatura d' uno candeliero per. la fra- 
ternità e perchè intagliò de sotto el pie a quello che fece 'Gre- 
gorio *) — ; al 7 luglio — bolog. quindici a m.ro Francesco d' A- 



*) P. Pungileoni. Vita di Giovanni Santi, pag. 48. 
«) Urbino. -Arch. del C. Domìni, libro /?. e. 31. 
3) Idem, ivi, e. 31-34. 
<) Idem, ivi, e. 44. 
^) Idem, ivi, e. 40, t. 
«) Idei ivi,libro B, e. 3(j. 
7) Idem, ivi, e. 57, t. 
') Idem, ivi, e. 34, 57. 



8 



140 Hassegrui bibliografica dell* arie U^iaHa., 






rimiìio che dipinse il candeliero fatto da ni.ro Jacomo *)• -*-<; tóel 
'75 alli II aprile — boloh. trenta per panno a m.ro Ja'oorob 
fiorentino, bolog. diciotto a m.ro Sante de Montetassi e» brilogi 
venti a m.ro (ìregorio fiorentino per panno *). 1 ' 

Questo è quanto abbiamo potuto rintracciare sul nostro 
pittore; altri più fortunati di noi, riesciranno a fare ancora un 
poco più di luce attorno a lui. A noi basta intanto di avere 
contribuito a toglierlo dair oblio. **) 

Trieste 1905, ERCOLE SCATASsA. 



'>.^\-/'»/'*v>w'^.''\./\y-^ -s^v^-v. v^v~N.'> 



UN SECONDO QUADRO DEL BAROCCI 

A SEN.IGALLIA 



Notizie e documenti 

Ho dovuto intitolar così questo breve articolo, perchè fra 
gli studiosi d' arte sentendosi parlare di un quadro del Barocci 
a Senigallia, si suole intendere senz' altro della notissima Depo- 
sizione dalla Croce nominata e celebrata da tutti coloro che 
delle opere di questo insigne pittore si occuparono. E fu que- 
sta celebritcì del primo quadro, che fece tenere in disparte il 
secondo, il quale ha pregi considerevoli e per taluni punti an- 
che maggiori: tanto che il valoroso pittore ebbe quasi a tenerlo 
di maggior conto, se volle esserne rimeritato con un premio 
molto maggiore; circostanza questa che finora non era nota, ma 
che emerge chiarissima dalla pubblicazione dei documenti, che 
qui sotto riporto, relativi a questa insigne opera d' arte fatta 
per commissione della Fraternità del Rosario. 

Erasi da poco finito il quadro della Deposizione per la 
Fraternità della Croce di Senigallia e presente lo stesso Fede- 
rico collocato al suo posto tra la fine di Maggio ed i primi di 
Giugno del 15S2, che la consorella del Rosario pensò anch'es- 
sa di avere eguale ornamento per V aitar maggiore della sua 



') Idem, ivi, e. 34, 57. 

«) Idem, ivi, e. 44, 57, 79. 

3) Di un quinto quadro di Giovanni Francesco dà notizia nella B€iasegm 
d'Arte {luglio 1904) Carlo Gamba e di un sesto discorre nello stesso perio- 
dico (agosto 19D5) Guido Gagnola. — La Direzione. 



f 



Raèse^na bibliografica dell'arie UcUìgìm 141 



Chiesa- e' cominciò a far pratiche col Barocci e a raccoglier il 
denar>o! occorrente, e già ai primi del 1588 aveva disponibili 200 
scutlit Ed invero nel mese di Settembre la Compagnia deliberò 
di mandare M-esser Ottavio Genga a fare il relativo contratto 
col Barocci, e questo istromento che sarebbe stato prezioso, 
non ho potuto ancora rinvenire. Ma dalla deliberazione presa 
il 7 Settembre 1588 si sa che il prezzo era stato convenuto 
per scudi 500 (dei quali 200 doveano pagarsi subito, gli altri 
a metà e a compimento dell' opera), prezzo superiore all' altro 
quadro per la Fraternità della Croce che ne costò 300. 

Nell'Agosto 1591 pensasi di riscuotere il denaro « per man- 
dare al Barocci acciò habbi più volentieri a compiere V opera già per 
Lui incominciala » e ai 2.2 Decembre dello stesso anno i Fra- 
telli del Rosario prendono provvedimenti per pagare la metà 
di 200 scudi ehe il pittore, secondo i patti, doveva avere tuttora. 
Non sappiamo quando furono pagati gli altri scudi 100, perchè 
negli Atti e nei registri della Fraternità vi sono delle lacune; 
certo furono pagati poco dopo, alla consegna cioè ^ dell' opera. 
Ed ora descriviamola brevemente. 

Campeggia in alto la Vergine, assisa fra le nubi squarciate 
e pare che La sorreggono d' ambo i lati due angeli bellissimi 
librantisi con V ampie ali nell' aere, mentre sotto ai piedi una 
testolina di serafino le serve di sgabello. Altre festose testi- 
ne di serafino e gruppi d' angeletti si sfumano in bel giro, for- 
mando una graziosa aureola intorno al capo di Lei, che irra- 
diata da un raggio di luce intensissimo si distacca vivamente 
dal fondo del quadro, insieme al vezzoso Bambino che Le sta 
attaccato al collo, sulla sinistra in atto scherzoso. Può per ve- 
ro dirsi, che in questa parte saliente della tela, abbia il Baroc- 
ci sfoggiato la sua abilità di potente coloritore, e la gloria 
d' Angeli che circonda la Vergine è certo la cosa più bella di 
tutto il quadro, per gli scorti arditi e per 1' animazione che vi- 
vifica le figure d'un colorito intenso e iridiscente. La Vergine 
con la testa leggermente inclinata stende la destra nell' atto di 
porgere il Rosario che tiene in mano ad un Santo genuflesso 
ed estasiato che con le braccia aperte intensamente La riguar- 
da, e che* da solo occupa tutta, la metà inferiore del quadro. In 
esso^devesi raffigurare l'apostolo della mistica devozione del 
Rosario, S. Domenico, e non S. Giacinto; come riportarono qua- 



142 liassegna bibliograflca dell* arie- iMiarut. 

si tutti, ricopiando dal Bellori. Infatti questo diligente biografo 
di Federico, dopo aver parlato della Deposizione di Cristo, per 
la Fraternità della Croce, aggiunge ^ Nella medesima cilià di Seni- 
gallia travasi ancora di sua mano il quadro di S. Giacinio ^inocchii^fne, 
che riceve lo scapolare dalla Vergitu in gloria col Bambino in grembo ». 

Ciò senz' altro ripeterono il Gandini nei suoi Viaggi d' ffaifa, 
editi a Cremona, il Prunetti nel suo Viaggio pittorico-antiquario 
.d' Italia edito a Roma, ed il Conte Maggiori nel suo Itiiurario 
d' Italia edito in Ancona; ma il Lanzi, nostro marchigiano, nella 
sua accurata istoria pittorica, nell' elencare le principali pitture 
del Barocci scriveva queste parole: « Altra Deposizione e un qua- 
dro del Rosario co' misteri dintorno é in Sinègaglia », ed egli cosi 
rettificò la notizia. 

Né può trattarsi di un altro quadro, giacché lo scambio 
avvenne facilmente essendo anche 8. Giacinto un santo dell'or- 
dine domenicano. Anche il Moroni nel suo celebre Dizionario 
di Erudizione parlando di Senigallia fa cenno di questo * bel 
quadro del Baroccio >> portato di recente dalla Confraternita del 
r Assunta e del Rosario nella Chiesa di S. Rocco, E nell' aitar 
maggiore di questa Chiesa tuttora vi si ammira in buonissimo 
stato di conservazione, quantunque vi stuoni orribilmente la 
brutta cornice che vi fu collocata ove furono fissati intorno i 
quindici quadretti dei misteri, * aggiuntivi posteriormente: giac- 
ché di essi nei docunyenti non sì parla affatto. Tuttavia si ri- 
tiene che siano stati eseguiti dai discepoli del Baroccio. La tela 
misura più di due metri in altezza e circa 2 metri in larghezza 
e farebbe certo maggior risalto cori una semplice cornice do- 
rata; giacché quella attuale oltre ad essere di pessima sagoma 
e turpemente verniciata, ricopre ancora, specialmente in alto, 
piccola parte della bellissima pittura ! . . Né V ufficio a cui ora 
è destinata di servire da tenda ad una statua, folcendola conti- 
nuamente salire e discendere, può giovare alla sua consorvazio 
ne ma chi si cura a Senigallia dei più bei quadri che 

essa possiede ? . . 

A. Anselmi. 



* Mentre il foglio è in macchitia, T amico Anselmi ci scrive di aver 
trovato che i « misteri è furono eseguiti da un nlliovo del Barocci, Antonio 
. Viviani detto il Sordo. — N. della Djrbzione. 



r 



Rosina bibliografica delV arit italiana, 143 



' ^' ' Ai>l V Marzo 1588 

Adunanza della Fraternità del Rosario presenti 24 Confratelli col Cav. 
Curzio Zani belli Governatore 

« Ln proposto dal suddetto Signor Governatore per faro la cona del 
SaotiittNjno Rosario di^e di harer parlato con Maentro Federico Baroccio pi- 
tore da Urbino se voleva fare detta cona, li fu risposto dal suddetto di vo 
lerla fare, però che risolva quello si deve fare; fu risoluto daUi suddetti fra- 
telli a viva voce che non si mancasse, poiché si trovava questa comodità del 
Baroccio, et li si mandasse li 200 scudi che la detta compagnia sì ritrova 
avere et questi siano per caparra acciò il detto Baroccio più volentieri' 

faceva ditta o|)era, ma che dandoli li 200 scudi si di fare che 

il 8ud«)tto faccia le chiareaze ? della Compagnia in evento che '1 Signo 
re Iddio facesse altro di lui prima che facesse T opera aci!iò la detta Com- 
pagnia sia sicura del suo denaro et che si procuri di avere il disegno per 
fare I* adornamento di legname, de più fu proposto da Messcr losepo Bene- 
detti che sarìa st&to bene che quest» buono animo della Compagnia farlo 
sapere alla Magnifica Comunità acciò dovesse lasciare et porgere qualche 
aiuto a questa santa opera et si dovesse elegere quattro Confratelli della 
niistra Compagnia a tale effetto et facessero questo ufHzitf sperando si farà 
il Consiglio, però questa proposta fu laudata da tutti li fratelli, che si do- 
vesse fare tal cosa, dove che il Signor Governatore elesso Messp.r Gabriello 
Gabrielli, Messer lacomo Arsilli, Messer IpolUo Ambrosio, Messer lospppe 
Zampirolo et loro abbiano questa particolare cura. 

IL 

7 Settembre 1588 
a 
Adunanza della Fraterni t del Rosario presenti 

Fu risposto dal Signor Governatore che havendo il Signor Baroccio ac 
cettato di fare la Cona del Santissimo Rosario et pel (|uaIo bisognando faro 
instrnmento delle conventioni tra la Compagnia et Esso Signor Baroccio 
seria bene por sfuggire la sposa di mandare uno in Urbino, di eleggere 4 
quali abbiano autorità di trattare questo ncgotio et fare mandato in perso- 
na di Messer Ottavio Gcnga quale faceva instrumimto pubblico a nome del- 
la Compagnia e concludere per ì Cinquecento scudi correnti, ricevere ricevu- 
ta delli Duecento sborsati, obbligare i bani della Compagnia per i Trecento 
che restano a sborsarli in due paghe la metà a mezzo T opera e T altra me- 
tà nel fine et a ricevere le chiarezze del Barocci per la Compagnia, et in- 
somma fare tutto quello che bisognerà por detto negotio, e cosi a viva voce 
da tutti i fratelli fu stabilito che si facesse. 

HI. 
XVII Agosto 1591 
Adunanza della Fraternità del Rosario presenti 
Fu proposto dalli Fratelli che seria ^ene di vedere di mandare in ese- 






-^.^^ 



IH 



Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 



cuzione 1' obbligo che ciascun fratello ha fatto circa il denaro della Cona 
et quelli rescotelliet mandare al Barocci acciò babbi più volentieri a com- 
piere r opera già per Lui incominciata, et a questo effetto elegere un depo- 
sitario et doi che riscuotano detti denari si come fu depositario il Signor 
Curzio (Zanibelli) et Messer lacomo Arsillo et Messer Pomponio Probato sol- 
lecitatori e rescotitori a ciò, e cosi fu concluso. 

In eterne Trinitatis nomine Amen. Anno a Cristo nato 1391 et die 22 
Decembris, Indictione quarta sedente D. N. D. Innocentio IX Dei dono Pon- 
ti fice Maximo. 

Curo fuerit et sit quod Venerabilis Societas SS. Rosari i Civitatis Seno- 
gallie reperiatur se esse debitricem Domini Federici Barrocii de Uibino iu 
summa Scutorum 200 currentìum prò integra solutione Scutorum 500 eidem 
Domino Federico promissorum et obbligatorum per procuratorem diete Ve- 
nerabilis Societatis prò ejus opera et labore quam.et quem adìbuit et adibet 
in inchoanda, finienda et pcrficienda tabula, sive Anchona, altaris SS. Ro- 
sarii diete civitatis etc etc. 

Cumque modo dicto Dominus Federicus iuxta pacta et conventiones 
factae et initas velit sibi satisfìeri medietatem diete pecunie videlicet senta 
100 currentis monete, et Societas predicta nisi scuta 25 pre manibus repe 
riatur habere, et alia scuta 75 in brevi tèmporis spatio invenire et solvere 
minime sciat: Exogitantes diu Confratres diete Societatis quo modo dictas 
pecunias invenire possent prò minori damno diete Societatis nnllum aliuw 
meliorem modum invenerunt quam illas pecunias ad annuum perpctnain 
censuro acciperc; cunque nihil in bonis stabilibus dieta Societas possideat 
super quibus dictus annus census imponi possit rogavit Dominum Equitem 
Curtium Zanibellum et Dominum Ippolitum ambrosium et Dominum laco 
bum Arsillum eìusdem Societatis Confratres quatenus amore Dei et honore 
B. Virginis Marie vellent dieta scuta 75 ad annuum perpetuum censuro ac- 
cipere, et censuro predictum super ipsorum bonis stabilibus imponere, ac po- 
stea diete pecunie diete Societatis accomodare etc. etc. Cui petitioni supra 
dicti Confratres Ijbenter annuerunt et se omnia premissa executuros proini- 
serunt quotiescunque tamen dieta Societas ex nuuc prò ex tunc censuro ut 
supra consti tuendum et imponendum in se suscì peret fructusque de suo 
proprio solvere ac eosdem scmper et onini tempore indennes et penitus sine 
damno promitterent et se obbligarent. 

Quod curo dieta Societas facerc decrcvcrit, sicut decens et juxtus etc 
hinc fit quod congregati et in unuro cohadunati more solito et in infrascripto 
loco infrascripti Confratres videlicet. 

Dominus Eques Curtius Zanibellus Gubernator 

» Eques Beliardus de Beliardis et / 

» loseph Zamperolus S 

y> Hannibal Baldassinus 

» Poni poni US Probatus 

» Horatius Renaldutius 

» Eneas Passa rus 

» Thomas Gabriellus 



Consiliarn 



r 



Rassegna bibliografica dell* arfe italiana 145 

Dominus Augusti nus Puticchius 

Benedictus de Benedictis 

AmbroBius Boccatìus 

lacobus Arsii lus 

Marcus Aureli us Tura 

Ioannes Maria Paladinus 

Ippolitus Ambrosius 

Hieronimus Passarus et 

Petrus Antonius Deodate 
Omnes Confratres diete venerabilis Societatis SS. Rosari) et m Congregazio- 
ne vocem habentes asserentes se esse majoris partis confratrum diete vene- 
rabilis Societatis eorum saltem qui in Civitate adsint et comniode habere 
possint et sic totam Congregationem rappresentantes costituti coram testibus 
infrascriptis et me notarium rogav^unt me ut conficerem presentem istru- 
meutum etc. etc. 

(Seguono le amplissime formule della costituzione del censo ed i patti 
speciali con i quali i Confratelli si obbligavano di pagare in perpetuo Scudi 
G all'anno per i frutti del censo medesimo da pagarsi con V Elemosina che 
la Comunità di Senigallia donar suole e deve ogni anno nelle feste dell' As- 
sunta e del Rosario nella prima Domenica di Ottobre). 



I DIPINTI DI S. MARIA DEL CARiMINE 

A RIPATRANSONE 



Il documento ed il confronto sono le basi fondamentali 
della storia dell' arte^ quando questi mancano, la ricerca non 
può procedere che in via di induzioni e di ipotesi, lavorio len- 
to, penoso, troppo spesso fallace, ponte provvisorio e vacillante 
gettato neir oscurità. La più brillante e geniale delle ipotesi 
può venire distrutta dalla parola di un documento, da una com- 
parazione sagace. Ed è così seducente foggiatrice di iridescenti 
chimere la fantasia ! 

Quando quattro anni fa attribuivo (*) ad Ascanio Condivi 
i dipinti di S. Maria del Carmine a Ripatransone, V ipotesi pa- 
reva confortata da ragioni cosi buone, cosi logiche e positive, 
da raggiungere quasi i caratteri dell* evidenza e non era che 
illusione. 

Una recente scoperta mi aveva recato dei dubbi gravi; una 

') V. in questa Rassegna, anno IV. pp. 1-13. 



146 Rassegna bibliografica dell* arte italiana. 



visita air attuale Esposizione di arte antica marchigiana 'a Ma- 
cerata mi ha completartiente illuminato. '^ - ■ 

V ha alla mostra una grande tela proveniente da Eàana- 
toglia e firmata: Simone e Gio\ anfrances \ co Toscani \ da Cal- 
der I ola pixil (sic) I MDLXIIIIIL Rappresenta la Crocifissione, 
ma la somiglianza con la Deposizione del Carmine è tale e tan- 
ta che a colpo d' occhio si stabilisce V identità degli autori. Se 
io potessi qui riprodurre i due dipinti, risparmierei le parola 
per comunicare al lettore questa convinzione. Descrissi già la 
Deposizione ripana; dirò poche cose su la tela di Esanatoglìa. 

La disposizione delle figure è la solita. In un paesaggio di 
colline boschive presso il mare, traversato, da un fiume, con 
edifici e città sorge la croce, nel mezzo del quadro. La figura 
di Cristo è disegnata con molto stento e con poca correttezza. 
A destra* di chi osserva, due manigoldi sorreggono la scala e 
tengono gli strumenti del supplizio, tanaglia e martello; a sini- 
stra Giovanni china il capo, celando il volto con un fazzoletto. 
In secondo piano gruppi di uomini a cavallo ed a piedi, soldati 
romani, individui in costume orientale." Significantissimi due 
uomini che stanno dietro la croce: T uno, di mezza età, volge 
le spalfe, ma gira il capo fino a presentarsi quasi di profilo; in- 
dossa un ricco costume alla spagnola, cinge la spada. L' altro 
di età senile, si presenta di faccia, veste una casacca gialla, ha 
le maniche rimboccate ed un berretto rosso in capo. Il gruppo, 
che evidentemente rappresenta j due pittori, è ripetuto nel di- 
pinto ripano — atteggiamento, abbigliamento, colorito sono gli 
stessi — ; unica differenza trascurabile, che il più giovane, nel di- 
pinto ripano è a capo scoperto, mentre nella tela di Esanatog-lia 
porta un berretto scuro. Preziosa identità questa, che mostra 
come anche la Deposizione del Carmine sia opera collettiva 
dei due artisti. 

Ma il gruppo più caratteristico è quello delle Marie ai pie- 
di della croce, gruppo che ricorre nei due dipinti quasi fino 
alla più perfetta identità di insieme e di dettaglio; identità ribel- 
la disposizione e nell'atteggiamento dei personaggi, identità 
nel vestire e neir acconciatura del capo — unica variazione un 
nastro od una benda qua in una, là in altra delle figure — , 
identità nella' tecnica dei volti, nel piegar delle vesti, nel colo-, 
rito cangiante di queste, 



Jia99egna bibliografica delV arte italiana, 147 

t\\i Potremmo continuare a lungo il confronto e troveremmo 
in ogni parte somiglianze di composizione e di tecnica, che ri- 
^l>^dit:ebbe.ro la conclusione dell' identità degli artisti che nel 
1560 dipingevano il <)uadro . di Esanatoglia e tre anni dopo, 
nel 1569, adornavano la Chiesa rurale di Ripatransone. 

Ma r identità diventa assoluta in altri due dipinti che i 
medesimi artisti condussero su eguale soggetto, Y Epifania. Il 
primo di essi è una tela di dimensiQni anche maggiori di quel- 
le della precedente, e che trovasi in Matelica, firmata : Simone 
e \ Gianfrancesco \ da Caldarola /• /j^ò. Il secondo è un dipin- 
to murale, esso pure nella ripana Chiesa del Carmine, ma in 
condizioni miserevoli. Fortunatamente ne resta una diligente e 
diffusa descrizione, redatta nel 1858 dal P. Luigi Michettoni ('). 
E bene, con essa è pure descrìtta la tela. di Matelica; entrambe 
le opere vennero condotte su lo stesso cartone. 

Tuttavia, quantunque la paternità di questi lavori non am- 
metta più alcun dubbio, v'ha nei dipinti del Carmine o, me- 
g-lio, nella Deposizione — che un giudizio su V altro non è 
possibile — tale progresso di tecnica, che la distanza di tre 
anni dalle tele di Esanatoglia e dì Matelica pare eccessivamen- 
te breve, tanta è in quelli la bellezza dei volti, la freschezza 
del colorito, V armonia cromatica. 

Ma i De Magistris, gli artisti di Caldarola, (*) ci hanno abi- 
tuati a queste sorprese. Fatalità volle che io nel mio articolo di 
quattro anni sono facessi proprio il nome di Simone De Magi- 
stris per respingerlo subito, non potendo ammettere che si no- 
bile lavoro quale è la Deposizione fosse opera di colui che io 
chiamavo « freddo e ineguale maestro di Caldarola ». Ero nel 
vero senza sospettarlo. Proprio inegualcy perchè accanto ad ope- 
re stranamente infelici rifulgono questi dipinti del Carmine, che 
passeranno d' ora innanzi come i capolavori degli artisti di 
Caldarola. 



^) March. Filippo Bruti Liberati, XXXXII Memoria sulle Belle Arti ne' 
sagri tempj ripani. "' 

*) Simone è senz' altro il Simone De Magistris, che molto operò nella 
Marca e nell' Umbria; Gìovan Francesco dovrebbe essergli stato fratello — 
ed un fratello di. tal nome gli assegna Amico Rìcci —, ma, dato il cognome 
Toscani, da parte di sola madre. Questo è l'autorevole parere del sig. Carlo 
Astolfi, che riu^ru^io della cortese comunicazione. 



148 Rassegna bibliografica dell* arte UcUiana 



Anche per questa mìa seconda e definitiva at^ribu^sionei^i^ 
lamenterà nella patria del Condivi che la tradizione ^ia ftl«ta>da 
me bistrattata in modo irriverente. Quelle pitture si dicooo di 
Vincenzo Pagani da tanto tempo, se ne è cosi convinti e con- 
tenti . . . perchè tirar fuori un altro nome ? Oh ! la novità pe- 
ricolosa ! 

Ma, si consolino i tratlisionalìsti; vera tradizione non v' è 
stata mai. Se nel cinquecento visse il nome dei pittori, che per 
circa tre anni {i569-*7i) avevano operato nella nuova Chiesa di 
S, Maria della Misericordia, detta poi del Carmine, fu questo 
un tenue filo, che in breve si spezzò. I buoni campagnoli am- 
miravano commossi la fastosa Epifania, la drammatica Deposi- 
zione e non chiedevano altro. E del nostro tempo V affannpii^ 
ricerca di volere tutto rintracciare, tutto spiegare. L' anonimo 
invecchiava quelle pitture e, si sa, ne aumentava il merito. 

Nel 1852 il pittore Luigi Fontana pronunciò per primo il 
nome di Vincenzo Pagani (*) e la . . . tradizione cominciò, non 
interrotta dall' opinione di Domenico Valentini, il quale, descri- 
vendo questi dipinti nel 1856 (*), li attribuiva a Sebastiano 
Ghezzi di Comunanza, un pittore che, al più presto, sarebbe 
nato nel 1586. Il nome del Pagani adunque visse per circa 
mezzo secolo, fondato sopra un manifesto errore, questo: che la 
Deposizione è datata nel 1569 — l'Epifania probabilmente è 
del *7i — , mentre il Pagani era morto nella seconda metà del- 
l' anno prima (;*). 

Non credo occorrano altre parole per compiere la demoli- 
zione del mio scritto di quattro anni fa, pure questo solo voglio 



^) Il March. Bruti scrive nella XVI Memoria sulle B. A. ne' sagri tempj 
ripani, p. 5, parlando dei dipinti del Carmine, che < questi bencbÒ molto 
abbiano sofferto per T umidità, pure sono assai stimati, e nella varietà delle 
opinioni suir autore, parmi preferibile quella del Sig. Luigi Fontana di M. S. 
Pietrangeli, che le attribuisce a Vincenzo Pagani, asserendo avere an- 
che letto Tanno 1569 in un fregio della deposizione della Croce ». 

<) Alcuni dipinti esistenti in Ripatransone e nei paesi limitrofi descrìiti 
da Domenico Valentini — Sanseverino, Tip. di Benedetto Ercolani, 185S. 

') Bollettino storico Monterubbianese, Anno I, p. 74: 4 1568 — F.i 4 Set- 
tembre Giulio e Lattanzio procedono alia divisione dei beni, dal che si ar- 
disce che il loro padre Vincenzo era morto, 



r 



Rassegna bibliografica deW arte Ualiana. 149 



ag-giungere. Lo stile dei dipinti del Carmine è molto lontano 
dal fare del Condivi qu^le si manifesta in un' opera che fortu- 
l^atamdRtet esiste ancora di lui, rivelata da un documento. Dove 
e^^qUate essa, sìa dirò fra breve. 
•' Ripahansorte, 30 Agosto 190S. 

Carlo Grigioni 






DOCUMENTI 

PER LA STORIA DELL' ARTE NELLE MARCHE 
(Secolo XV.) 

I. 

1447 — ìH.^" Agostino e M.<» Nardo di Oddolo da Rona« orefici* 

dimoranti Ui Camerino (^) (Croce d' argento con figa re per Bartolomeo 
da Visso). («) 

(Archivio notarile di Camerino - Bastardelio del Notaro 
Matteo Santucci • 1445 - 1447 e. )5 ult.* numeraz.* ) 

Magi Stri Augusti ni et \ a t> 

Magistri Nardi Oddoli 1 ^® ^™* 

Bartolomeo Marci de Visso 
Dlctis anno (1447), indictione, tempore, mense et die XIIJ martii. Actttm 
in civitAte Camoriui et contrata medii videlicet i^ Ipoteca (sic) domus 
beredam Augustini Ser Filippi de Camerino que posita est in Civitate Ca- 
merini, contrata medii, iuxta Aringum Communis, dictos heredes et alia 
latera: presentibus Bartolomeo Vitalis et lacobo ser Venantii testibus ad hoc 
vocatis, habitis et rogati s. Magister Augusti uus et Magister Nardus Oddoli 
de Roma habitatores Civitatis Camerini, aurifices, et quilibet ipsorum prò 
se ipsis et heredibns eorum, promixerunt et pacto convenerunt Bartolomeo 
Marci de terra Vissi, provintie ducatus, facere unam Crucem argenti boni 
et puri Ht legitimi cum novem figuris secundnm quod ibi obstenderunt, re- 
faciendo Deum Patrem sibi (sic) Bartolomeo placebit; que figure sint de 
aurate et pedem diete Crucis sint (sic) raminis de aurate una cum pomo, 
secundum latitudinem et longitudinem, et uterque sunt declarande (sic) per 
ipsnm Bartolomeum; et hoc facere promixerunt usque ad diem Veneri» 
saneti proximi futuri. Et hoc ideo fecerunt q. ipse Bartolomeus promixit 
eis dari prò mercede anconitanos XVIIJ prò qualibet uncia, et anc. sex prò 
qualibet uncia pedb, et ramen solvatur sumptibus ipsius Bartolomei, et si 
easet difficultas media libra de pede non noceat Magistris etc. De quo pretio 
et mercede , sol vi t nunc ipsis- Magistris inauro et monetis ducatos XX, et 
decem promixit mietere per totum diem sabbati futuri, residuum opere fi- 
nito etc. Renuroptiantes etc. promictentes etc. iurantes etc. 



ièo kassegna bibliografica delV arie iiaìiana. 



II. ■ • •' 

1453 — M.» Paolo da Vimo, pittore (3) (Cona per U Q\x\^ 4f S. 

Caterve di Tolentino) {*) * , ■ * .. 

-^ ■ < " "\ • 

(Cancolloria Arcivescovile dì Camerino • Librp dì conti 
e mcmprie del Monastero di S. Catcrvo di Tolentino 
1449 — 1456 >. (5) 

c. 35. Item pago ludicto Angeluccio ducati vintici nqui ad raione de quaranta 
boi. delli quali nabbe quindici Magistro pauio da Visse per la cona 

deir altare grande 

• ' It. Angeluccio predictn pago ducati eey li quali forono dati ad Ma- 
gistro paulo predicto ... 

e. 35.V It. Venanzo predicto pago fiorini vinti ad Magistro paulo da Visse 
per la taula deir altare grande .... 

> It. pago dece f. per magistro paulo. 

Pj,^^6. It. ,lu4icto. gii luccio pago libre dudece de. denari quale habbe Magi- 
stro paulo da Visse per la dieta cona .... 
» It. ludicto gentile pago libre quactro de denari quali habbe Magistro 
pauio da Visse per la dieta Cona . . . 

e. 36.V It. ludicto Catervo pago libre .quactro de denari .... quale habbe 
Magistro paulo .... 

e. 37 Pago libre dudece den. quale habbe magistro paulo da Visse per la 
cona predicta . . . 

> It. ludicto nicolo pago libro quactro de denari quale habbe ludicto 

Magistro paulo .... 
» It. pago lu dicto Nicolo libre quactro de denari quale habbe ludicto 
Magistro paulo. 
e. 37.^' Polonius Johannis reliquit in suo ultimo testamento unum ducatuni. 
Domina Caterina aius filia satisfeci t dictum ducatum ad quatraginta 
boi. quem habuit Magister Paulus de Visso .... 

III. 

1453 56 — M.o Oiaeomo e N.» Battinta da TolentiiTo, orafi (Taber- 
nacolo per la Chiesa di S. Catervo). (*') 

(Cancelleria Arciv. di Camerino - crt. lib. di conti' ecc. e. 54* 55) 

In dey nomine amen. Anno domini 14.53 die 9 martii fuit inceptum Ta- 
1)órnaculum ubi conservarle decenter possi t Caput Sanctissimi Martiris dey 
nostriquo. proteptoris Catervi per Magistrum Jacobum et Magistrum .Bap- 
tistam de Tholentino aurifices peroptimos prò quo t|uidem tabernaculo facte 
fiierunt i n frase ri p te expense, et. primo. 

habbe el dicto magistro libre decéocto et unce septe de ramo novo. It. 
una cmpozatora peso libre dui et once sey.. 

It. habbe una cncodenecta quale fece fabbri tio de Mariuccio. 

It. Iiabbe libre sey de piombo comparato da pero de ser paulo et pagato 
80V boi. 



1 



r. 



BoBsegna hWiograficà dell'arte italiana. • Ì5l 



It rendi addi 17 do muglio ad frate •michele boi. claqui et mezo quali 
havia spiso per piombo. 

" l\. "eodem die Magistro Jacomo habbe onee tri et octove cinqui de ar- 
gento quale era del preposto. 

It. addi 22 de maggio hat>be lu dicto magiatro Jacomo libre trenta et 
sectc de denari per mani de gentili de Bartoloieo* presente frate Agustino 
nostro, Antonio de Tomasso, Ricco ia da Visse, me Jobapni et pio altri, 
contati per Judicto Antonio alla banca de baptista de maruccio. 

It: addi 20 de Jugno habbe ludicto magistro Jacomo una oncia de 
borace quale fo tolta da Lorenzo de ser pascolino per prezo de octo libre, 
43t habbe una lib. de sale. 

It. addi 26 de Jugno pagai ad Baptista orfo fiorini cinqui ad raion de 
quaranta boi. per ciaschuno. 

It. ludicto magistro Jacomo habbe da frate michele once ... de argento. 

It. habbe da me addi 8 de octobre once dcciocto et octave sey de argento. 

It. habbe un sacche de carbone quale ce presto Arcangilo de paluccio. . 
• Et e pagato ludicto Arcangilo. 

It. addi 9 de octobre habbe una oncia et un terza de argento da me 
- Johann!. 

It. addicto di babbo boi. trenta et sey quali (}evia recevere per resto et 
ultimo pagamento de dui libre de argento quale ipso comparo ad sancto 
Severino Q) per uni. 

It. addicto di habbe libre secte de denari da me Johanni, et jo quiste 
secte libre et quisti trenta et sey boi. della precedente 'partita li recevecti 
da gentili de bartolmeo. Et ultra dal dictq gentili recevecti lib. 4 de denari. 
Et tucti denari de sopra pagati per lu dicto gentili o ad mastro Jacomo 
o ver ad me ipso gentili li havia havuti in deposto de elemosene date per 
ludicto Tabernaculo. 

It. addi ultimo de luglio 1454 pagai ad Lazaro de Magistro Johann! da 
Camerino (^) quale adiudo un me.se al lavorare lu dieta tabernaculo uno du- 
cato venitiano valla boi. 49. 

It. addi. 24 de agusto pagai aldicto Lazaro boi. 10. (in margine) E^o 
Johannes babbi dal priore de sancto Jacomo per mano del preposto anconi- 
tani dece vecchi per ludicto tabernaculo. 

It. add\*ll de sectembre pagai ad Baptista de Francisco per mano de 
g^asparre de morccono-fìorini octo ad raione de quarairta boi. per f. (in mar- 
gine) quorum 4 habui a Marino ser laurentìi et 4. a ser Johanne Claudi. 

It. addi 17 de sectembre pagai ad Lazaro boi. 20 per mano de frate 
tomasso nostro. 

It. addi 28 de sectembre habbe lu dicto mastro Jacomo Aece Angontani 
veccbi da me Johann!, et Jo li havia havuti dal priore de sancto Jacomo 
amoro dei et per dicto tabernaculo. 

It. addi 28 de octobre 1154 habbe ludicto mastro Jacomo dal preposto 
ano ducato de papa nicola doro papale, valia boi ... , 

It. habbe ludicto magistro Jacomo dui fiorini ad quaranta boi. per fio- 
rino da Mariano da borgiano (in I. ere: ad car: 13). 



152 • Éassegna bibliografica dettarle Uaiiana. 



It. habbe da messcr lu preposto f. tri ad quaranta boi. per f., Hi q« 
porto lazaro suo garzone addi 21 de marzo 1455. > u ' •,' n n 

It. habbe ludicto Mastro Jacomo quali gliaccordo vagai da norsin fiiinixitn * 
ad quaranta boi. per f. et vinti et sey presènte inesser lu preposto et pio 'i' 
altri. • • • 

Saldata la raione col dicto raagistro Jacomo addi 28 de aprile 1455^ ' 
computato argento et denari che ipso ce havesse prestato, resta ad bavere 
f. 20 ad -quaranta boi. per f. salvo errore €tc. 

hane hanti addi ultimo de aprile 1455 da messer lu preposto computa- 
tice tri Je pagai Jo quali havia recenti da marino de ser lorenzo etc. fiorini 
quindice et mezzo ad boi. 40 per f. 

It. habbe ludicto magistro Jacomo dalla nostra fornace coppi octocento 
mille et sectanta ad 14 libre lu migliaro. 

It. pagai allazaro predicto libre cinque de denari addi 20 de luglio 1455 
presente messer lu preposto, mastro Jacomo et pio altri monaci stando ad 
taula, li qual disse et promese ludicto mastro Jacomo farglie admictere alla 
raione de Baptista orfo etc. 

It. addi 6 de aprile 1456 pagai ad magistro Jacomo orfo dui ducati doro 
vinitiani per dorar lu Tabernaculo quando fo refacto, presente manuccio et 
frate tomasso. 

It. eodem die pagai a lorenzo de ser pascolino boi. octo per una oncia 
de borace tolta pio tempi nauti et pagaglie boi. tri per dui once de argento 
vivo per ludicto Tabernaculo. 

It. addi 29 de aprile 1456 pagai ad Antonio de tomasso spettale fiorini 
octo et boi. dudici li quali denari recevecte ipso Antonio corno procuratore 
de Baptista orfo per parte de diece f. che revamo obligati aldicto Baptista per 
ludicto Tabernjaculo presente Jacomo de manuccio. 

It. addi quactro de magio 1456 pagai aldicto Antonio per mani de Jaco- 
mo de manuccio per ludicto Tabernaculo libre sei de den. et soldi sedici. 

IV. 

1455 M.^* Giaeomo di Cola da Camerino, pittore (^) 

(Archivio notarile di Camerino — BastardcUo del Not. 
Matteo Santucci 1454 — 1455 e. 153.) 

Magistri Jacobi C0I9 pictoris 

Angeli Nantii de Camerino 

In nomine domini nostri yhù xpi. Amen. Anno eiusdem domini nostri 
millesimo cccc.^^lV. indictione tertia tempore domini Calisti pp. tertii, die 
XVII niensis novembris. Actum in Civitate Camerini et contrata^morupti 
videi icot in domo magistri Jacobi Cole pictoris de Camerino que posita est 
in civitate predicta, contrata morupti, iuxta viam Communis a duobus, do- 
mi nicum bartolomei et alia latera, presentibus Johanne rubey de Camerino 
contrata medii et Antonio nalli similiter de medio diete Civitatis Camerini, 
testibus ai hoc vocatis, habitis et rogatis. Magister Jacobus Cole de civitate 
Camerini contrata morupti pictor, prò se et heredes eius, iure proprio et in 
perpetuum dedit, vendidit, tradidit, cessit et concessit Angelo nantii de 



. Rassegna hfbliotfrafica dell* arte italiana. ' 153 

CamQfMK^. presenti, ementi, recipienti et aeceptanti prò se HUÌHque heredibus, 
iinans petiam terre laborativam positam ad sanctuin marcelium comitatns 
Camerini^ invocabulo vallis camere iuxta viani Communis, Matheum an- 
drioUf tea eoelesie sancte marie et alia latera .... et. hoc fecerunt prò pretto 

, et nomine pretii quindecira fior, ad rat. xl. boi. prò fior, de quo quidem 
pretio- toto dictns roagister Jacobus vendi tor prò ne et heredes eius fecit 

[ dicto Angelo emptori .... fìncm et quieta tionem (si dichiara che> il 

prezzo venne effetti vamen te pagato a Bartolomeo di Bartolomeo di Cicco da 
Camerino, marito di Caterina, figlia del venditore M." Giacomo, previo con- 
senso di Bartolomeo di ser Antonio Cavalari, pure da Camerino, marito di 
Cristofora, altra figlia del detto M.° Giacomo* — Allo ce. 135, 136 e 137, so- 

I guono tre istromenti riguardanti il pittore, tutti in data 17 Novembre 1455, 
cioè: 

l.^' M.° Giacomo di Cola, perchè il genero Bartolomeo di ser Antonio 

I ha consentito alla sopradetta vendita, gli cede due pezze di terra lavorativa 

r in contrada Rovegliano. 

2.(» Bartolomeo di Bartolomeo di Cicco, marito di Caterina figlia di M.** 
Giacomo, fa a questi quietanza per la dote di 55 ducati. 

3.^' M." Giacomo di Cola, non ostante la quietanza di cui sopra, promette 
di pagare a Bartolomeo di Bartolomeo di Cicco suo genero, nel termine di 
due anni, 30 ducati a ragione di quaranta bolognini, obbligando a garanzia 

I la propria casa in contrada morotto « cum presentia domine Pasctifie uxorUi 

! dicti lìiagistri Jacobi. Interviene air atto l'altro genero Bartolomeo di Ser 

I Antonio e libera esso M.** Giacomo dall'obbligazione per 2. ducati promet- 

I tendo pagarli ad un mercante di Camerino « prò pannis facicndis prò Ca- 

i terina uxore dicti Bartolomei ». 



1483. Società dei lomlNirdi in Camerino (i^) i^sua cappella nella 
Collegiata di S. Venanzio) (»*) 

(Archivio notarile di Camerino - Hast. del No». Matteo 
Santucci — 1481 S^, e. 47 ult. numcr.) 

Ecclesie Sancti Venantii et 

Societatis lombardorum 
Dictis anno, indittione, tempore et die XV.* mensis aprilis. Actnm in 
sacristia ecclesie sancti venantii de Camerino que pcsita est in dieta ecclesia 
et res eiusdem, presentibus dopno Paulo sanctis maxii, dopno lodovico uli- 
verii, dopno Mariano mariocti, de civitate Camerini et burgo sancti venantii, 
testibus ad hoc vocatis, habitis et rogatis. 

Venerabiles viri dnus Rodulfus diophebi vice prior et canonicus dicto 
collegiate ecclesie sancti venantii, ser silvester Arcangeli, ser Fabianus ar- 
cangeli et ser Juliauus Antoni! de Camerino, canonici diete ecclesie, qui 
vice Prior et canonici eorum nominibus et nomine et vice diete ecclesie et 
capituli eiusdem, abscntis aliis canonici ad infrascripta requisiti per dopnum 
Laurentium sacristam diete ecclesie, ad laudem et revcrentiam omnìpotcntis 
dei, oiusquo matris virginìs Marie, et sancti Venantii niartiris et sancti 



154 liasftegna bÙ)liografica deU* arie iéalkma. 



Roch), (^^) Sancto marie ini«cricordìe et sancii Berardini et omnium sancboriUBv 
nomi ni bus qnibus supra et corum in postcrum successorum in dieta ecokéìaj.' 
prefati vice prior et canonici dederiint et conce-scrunt plenariam libbefaliiar*. 
tem potestatom et baliam matstro Alberto petri priori* eoetetatis predictB: 
lombardoram et x> fidcles maistro Bartholomeo Simonis de palma camoHinea' 
et Bartholomeo Johannis sacriste sociotatis predicte, presentibns, stipulantibas^ 
recipienti bus, et acceptantibus prò se ipsis, dictis nominibus, et noinitie et 
vice omnium et quoruncumque intrare volenti um in dieta socictate iombar- 
dorum et quorumcumque hominum italorum venire interesse volcntcs in 
società te predicta tam in presenti quam infutnrum. Qui ipsi prior, camor 
lincns et sacrista, nomìnibus qnibus supra, possint et valeant eorum sumpti- 
bus et expensis construere et facere seu construi et facere teneantur unam 
cappellam in dieta ecclesia ad laudem et reverentiam sanctorum predictorum, 
que vocatur cappella lombardorum et italarum forensfum, luxta dictam ec- 
clesiam et res ab undique diete ecclesie, in qua edificent et hedificari fa- 
ciant altare cum picturis sanctorum predictorum; una cum cappella contieua 
diete cappelle que vocatur ad presens cappella sancti porfilii sive innocen- 
tium, in qua possint habere et tenere et fructare eorum bona, pertinentia 
ad dictum usnm et cappellam, ad eorum beneplacitum; promictentes dìcti 
prior et canonici, nominibus quibiis supra, eis dicti nominibus nullo umquam 
tempore reaccipere et alteri concedere vel locare ad dictum usum. 

Et si aliquis contradicerit promisserunt eos defendere et roanutenere 
eos, dieta societate durante, omnibus diete ecclesie sumptibus et expensis, 
Ittis et extra, omnibus diete ecclesie sumptibus et expensis. Renumptiantes 
ctc, promictentes etc. iurantes etc, pena dupli etc. 

(Aggiunte di altra mano le consuete clausule notarili) 

VI. 

1488 — Il pittore Carlo €ri¥elli a Camerino ('^} (Cona per la Chiesa 
di S. Pietro degli Osservanti) (*^) 

(Biblioteca Valf^ntiniana e Comunale di Camerino — 
Kcffistro d* Istromenti 1487 — 88. r. «63. v — 
Kog^. di Bcr Antonio Pascucci.) 

Magistri Caroli Cruelli de Venetiis Deposiium 

Dictis anno (1488) indictione et tempore, die XXVIII mensis octu- 
brìa. Actum in Civitate Camerini, videlicct in fundico herednm perbenc- 
dicti porphìrii posiium in contrata medii diete Civitatis iuxta hered. (sic, 
bona) Communio et iuxta domum herednm perantoni perfilii et al. fin. 
prosentibus ser mariano thome de ploraco, Rodulfo pervenantìi et Anto- 
nio Joannìs banericti de Camerino testjbus etc. Marianus Venantii Me 
. noconi de contrata modii diete civitatis ibidem presente, interogante et 
acceptante Migistro Carulo Crucilo de venetiis commorante in dieta ci- 
vitate habuisse et recopi.sse et penes se habere et tenere in depositum et 
ex causa depositi a dicto Magistro Carulo nouaginta quinqne florenos ad 
rat. xl.ta boi. argenti prò quolibel floreno, convertendos in usnm et uti- 



Rassegna Mbliografica ddV arto, italiatia, 15ó 



litatB: dicd Mariani de licentia et voluntate dicki Mag:i»tri Caruli, quoH 
quicMo 'ndcia^inta qninque fior, ad ratiooein predictam dietiis Marianus prò 
se^€« iieredea suos promixit et cónvenit dìcto Magintro Carulo proHcnti, sti- 
pmlanti et reciiMenti prò Be et suis hered. aine aliqua exceptionc iuris vel 
fadi darev solvere, reddere et resti tuere ipsi Carulo vel eiuH hercd. hoc mo- 
do^ '«1 ter minia infrascrìptis, videlicet: qaiuque fior, ad terminuin et petition. 
dieti Ma^istrì Caruli, XX. ti fior, usquo ad proxitnum fratain nativitatis do 
mini nostri yha. xpi. prox: et vigintiquinque flor. usque ad festino paacatÌH 
resnrrectionis dni ari. yhu. xpi. prox. futur. et vigiotiquinque fior, usi^ue ad 
proximas nundinas rachanatens. et residuum diete quautitatis a dictis nun- 
dìnis imposterum ad omnein dicti Magistri Carali terminum et petitioo. ete. 

Mariani meneconi de Cayn.^ Quieiatio 

Dieta die, loco et presentibos testibus supradictis ad hoc vocatis, habitid 
et rogatis. Nobilid Vir Cristophorus perbenedicti de Camerino et contrata 
maralti asserens se 9cindicum substitutum ab Ill.mo Dno. Jalio Cesari do 
Varano Camerini etc. Scindico ecclesie Sancti petri de maral to et ad in fra- 
scripta babere plenam et validum mandatam scriptum et publicatum manu 
mei notarli infrascripti dicto scindicario nomine fecit finem, quetationem 
absolutionem, resutationem, remissionem plenariam et pactum perpetuum 
de ulterius non petendo nec agendo Mariano Venantii meneconi de dieta 
civitate ut et tamquam heredi universali condam mariani Venantii ronci de 
dieta civitate cum beneficio legis et inventarli, presenti, stipulanti et recipienti 
prò se et suis heredibus, de centum fioreois relictis diete ecclesie per dictnm 
Marianum Venantii ronci prò opere cone ficndo in dieta ecclesia prout do 
dicto testamento dicebatur apparere manu ser gentilis bonsaverìi de dieta 
civitate Camerini notarli publici inde rogati. Et hoc fecit dictus scindicus 
dicto nomine prò eo quod ibidem presente, interogante et acceptante dicto 
Mariano Venantii dixit, asseruit et piene confessus et contenptus fuit dictum 
Marianum, héredem cum beneficio legis et inventarli predictum, dictis centum 
florenis solvisse et satisfecisse mandato ipsius scindici dicto nomine et ex sua 
commissiono Magistro Carulo Cruello veneto qui, ut dicebatur, laborat et 
facit conam predictam. Reuumptians dictus scindicus dicto nomine etc. 



NOTE 

(i) A Camerino 1' arte dell* oreficeria esercitavasi fin dai primordi del scc: XIV. Qui ebbe 
stanza il bolognese Gerardo di Jacopo Gavazza che nel 1326 fece un ostcosorio di bronzo dorato 
per i Domenicani di S. Severino (cfr: Ricci — mcm: stor: delle arti e degli artisti della Marca di 
Ancona — li 95 ( ivi errato il nome : Cavalca Gt'acomo Gherardo ), ed a cui potrcbbcsi attribuirò 
la bella Croce staxtonalc d' argerto con smalti e nielli esistente nella Collegiata di S. Venanzio. 
Sui primi del cinquecento lavoravano a Roma, anche per la Corte pontificia, alcuni orafi camerincsi 
fra i quali un Tobìa^ un Ciò. Maria ed un Antonio di J/." Paolo, ricordati con onore dal Borto- 
LOTTi (-Artisti lombardi a Roma-), dal Muntz (-1' oreficeria a Roma durante il regno di Clemente 
VII-I e dal Santoni (-M* Tobia da Camerino, or.Tfa ed emulo di Benvenuto Ccllini-). Alla metà 
del secolo XVI vivevano nella stessa città di Camerino Gio. A/aria suddetto, figlio di un Tommaso 
,« de A/mhJo >, Conte Argenti ^ Brrnabeo di Amorino ed un ebreo, hatto di Sulomonr, tutti orefici 
(Archivio storico municipale colte iS-m; famerlingato 1555-1565). In un frammento di catasto del 



156 Rassegna bibliografica dell'arte Ualiaìut, 



1 



scc: XV (ivi) sono indicati i beni « heredum li^rnabei' Baci iste Anri/ieis de Carnei tuo '^ fi questi è 
seoz' altro il Brrnabfo or/o compreso fra i deputati a convitare nelle nozze di Qialio CqijaLff^.jy.^-^ 
rano con Cìiovanna Malatcsta, celebrate l'anno 1451 {LìU'ì — Storia di Camerino — P^ JI,lp..a<^jL 

L'arte degli orefici nnita a quella dei fabbri ebbe il proprio statuto &a dal i^lMt fpta^ 
rilevasi dal proemio degli statuti di dette arti rinnovati nel i6ox ed editi nel 1613 in CamQ^in<)f 
per il Gioiosi. 

|[2) La Collegiata di Visso possiede una f Cro^o monumentale del soc. XV, di splendido 
lavoro, col suo crocifisso d' argento, con l'arma del Comune e con nove fi^^ure » (cfir : Fum(. L' Ar- 
chivio della Città di Visso — Roma, Tip. Capitolina D. Buttarelli 1901), ma non credo si possa 
identificare con quella di cui al presente documento, che doveva essere d'argento col piede di rame. 

(3) Nessuno, che io sappia, fa menzione di questo pittore vissano il quale, ai tempi saoi, 
dovette pur godere qualche rinomanza, se venne prescelto dai monaci di S. Caterve di Tolentino 
per dipingere la Cena, da collocarsi nell'altare maggiore della loro chiesa, e n'ebbe oltre 60 ducati. 
Chi sa che nel territorio di Visso, abbastanza ricco di monumenti pittorici sebbene poco fin' ora 
curato ed esplorato» non rimanga qualche apera di M.** Paolo ? Chi sa che a lui non si debba at- 
tribuire l'affresco sopra U porta della chiesa di S. Maria in detta città, Catto per voto nel 1441 e 
forse anche quello nella chiesa di Castel S. Angelo, illustrato dal Santoni (-Arte e Storia-Firenze, 
1885 N. 32) che vi lesse la data MCCCCXX ? .Quella data, se nel dipinto, siccome afferma il San- 
toni vcdesi la figura del B. Guardato da Visso morta nel 1425, dovrebb' essere mancante di una o 
due diecine, e cosi avvicinarsi più all' epoca del nostro pittore. 

(4) Ignoro qual fine toccasse alla Cena di M." Paolo da Visso nei passaggi della chiesa di 
S. Caterve, e convento annesso, prima ai Conventuali (1490), poi ai canonici regolari (1507} e da 
ultimo al Capitolo della Cattedrale (1653); so che verso il iSsa i canonici cedettero al Giorginì di 
Macerata tutti i vecchi quadri della chiesa per sostituirli cogli attuali sgorbi. 

(5) Per cortesia del chiarmo canee, prof. Milziade Santoni ho potuto consultare qnesto co- 
d co interessantissimo, conservato nella Cancelleria Arcivescovile di Camerino, ed estrarne il pre- 
sonte documento e 1' altro che segue. Nel codice stesso, a e. 5,^ è notata, pure sotto l'anno 1453, 
una distribuzione di grano fatta dai monaci di S. Caterve a diverse persone, fra le quali < AfagM- 
stro Gatpari piclori unam salmam >; ed ecco un'altro pittore sconosciuto del quattrocento che 
viveva e forse nacque in Tolentino. 

^6) Il « grande, antico e nobile reliquiario d' argento » contenente la testa di S. Catervo, 
nella chiesa omonima, oggi Cattedrale, di Tolentino, è ricordato anche dal Lilii (storia di Came- 
rino — P. I. lib. 3 pag. 86) — Il Santini (-Saggio di memorie storiche delia Città di Tolentino — 
p. 50) ed il CoLUCci (Antichità Picene T.** V. p. 272) riferiscono gli atti consiliari e monastici sotto 
le date 27 ottobre 1451, 20 e 27 -aprfle 14551 concernenti' l'estrazione del capo di S. Catervo 
d:ill' arca marmorea e il suo collocamento nel tabernacolo < novissime confecto », che si fece so- 
lennemente il 1.** maggio dello stesso anno 1455. I citati storici non si curarono di farci conoscere 
gli autori del tabernacolo ma il contemporaneo frate (Giovanni di sante < de Pepe », economo, 
procuratore e camerlengo del monastero di S. Catervo, che scrisse il libro di conti e memorie so- 
pra indicato, rendette giustizia ai maestri Giacomo e Battista suoi concittadini, chiamandoli 
« Aurifices pe: optìmos. > 

Quanto al tabernacolo so che esisto tutt'ora ma non conserva più la sua forma originar a, 
essendo stato quasi totalmente rifatto nel principio del secolo scorso: ne ho sott' occhi una discreta 
riproduzione fotografica, favorita all' egregio canee. Santoni dal cav. Giovanni Benadduci'di Tolen- 
tino, e non vi scorgo di quattrocentistico se non forse la parte superiore (cupolino), sembrandomi 
nel resto un mediocre raffazzonamento ottenuto probabilmente con parti di altro tabernacolo u re- 
liquiario meno antico. 

(7) L' arte dell'oreficeria fu largamente esercitata in S. Severino dal XIV al XVI secolo. 
(v. mio articolo in- Arte e storia ~- an. 1893 N** 12) 

(8) Si può comprendere anche questo Lazzaro dì M.* Giovanni^ e forse .anche il padre sno, 
tr.i gli orefici camcrincsi ricordati nella prima nota. 

(9) Aggiungo il nome di Giacomo dì Cola alla serie dei pittori camerincsi del secolo XV, 
la quale comprende un Arcange/o di Ghese di l'afiui, che dimorava a Firenze nel 14141 ed un 
Arcnugeto di Cola, che nel 1425 dipinse un bel trittico, bruciato nella chiesa di monastero dell' Isola, 
territorio di Cessapalombo, la notte del iS settembre 1889 (cfr. Santoni — Cat. degli uomini il- 
lustri - nella storia di Camerino del Savini, e artìcolo in — Nuova Rivista Misena, — 1890 
N.** 1?) Azzardo nnchu l' ipotesi che questi due Arcangeli e quel Giacomo di Cola apparte- 



r 



Rassegna hifjliografica dell' arte italiana, 157 

nés4eH> iA unft medesima famiglia in cai I' arte • pittorica si trasmettesse dal padre ai figli, caso 
motto 'frequente massime in queir epora. Non è improbabile che il primo Arcangelo nascesse verso 
n y^so^éd il secondo versa if 1400, e che Giacomo di Cola avesse oltre 50 anni nel 1455, quando 
1« sue SgKuole erano già maritate. Tali dati e la currispondenxa dei nomi renderebbero verosimile 
nna filiazione come appresso: 

VANKI 

i 

GHESE 

I 

ARCANGELO 

pittore 
n. circ: 1350 — viv, 1414 
I 
COLA 



ARCANGELO GIACOMO 

pittore pittore 

n. circ. 1400 -- viv. 1425 n. cìrc. 1400 — viv. 145S 

1 

1"' . • 1 

CATERINA CRISTOFORA 

(io) In Camerino, come in tutte le altre città italiane, era stabilita, forse anche prima del 
•ec. XV, una numerosa colonia di lombardi, maestri muratori, carpentari, scultori, architetti ecc. 
o vi teneva il primato dell' arte edilizia. Gli archivi locali, massimo quello rotarilc, contengono 
una straordinaria quantità di notixie relative ai detti Maestri che qui vissero, lavorarono uniti in 
-corporasione, e possedettero beni, acquistando la cittadinanza e dando origine a non poche fami- 
glie camerinesi. Trovo perfino un < Magistrr .imórosittx Porrns de Mediolauo tocus tU.mi Ih" 
mini, domini Jo Marie de l'arano Camerini etc, factus et creatus cifes ctvitatis Camerini et 
coutrata cisterne % (Arch. Comunale — Framm. di catasti antichi); e sarci curioso di sapere se 
questo cuoco del Duca Gio. Maria Varano discendesse dalla nobile (amiglia Porro di Milano. Leg- 
go poi nel periodico — L'esposizione marchigiana. — (N.^ 18 agosto 1905) in un articolo di Carlo 
Astolfi su l'architettura a Macerata, che nel 1575 furono chiamati a stimare il cornicione di quella 
torre maestro Cirio e maestro Filippo di Tomaso milanesi abitanti in Camerino, Per altre no- 
tìzie di maestri lombardi vedi nel periodico camcrincse. — L'Appennino — (1896 N.* 30) un arti- 
colo del eh. Santoni sul Palazzo Arcivescovile. 

(li) Nel secolo XVI la cappella dei lombardi fu trasferita nella chiesa cattedrale e dedi- 
cata a S. Lucia (decretali del Capitolo della Cattedrale di Camerino an 1553) 

(12) Anche a S. Severino i Maestri lombardi fondarono la chiesa e confraternita di S. Rocco, 
(v. mio articolo in — Arte e storia — a. 1901 N. 9 e io) 

(13) Questi due docuiienti, tutt'ora inediti, furono soltan'o accennati dal Santoni in — Arte 
e storia — (an, 1890 N. 32) trattando de la longevità di Cirio Crivelli. Si riferiscono ad una 
Cona dipinta nel 1488 in Camerino per la chiesa di S. Pietro degli Osservanti, secondo la disposi- 
zione testamentaria di Mariano di Venanzo Ronci. Il prezzo di 100 fiorini doveva esser pagato dal- 
r erodo Mariano di Venanzo. di Menicoiio il quale, forse non avendo disponibile una tal somma, 
dichiarò al pittore di avere da lui ricevuto in deposito 95 fiorini tdoc. 1."), e cosi ottenne la 
quietanza dal procuratore del Convento (doc. 2.**) 

(14) La Cona andò probabilmente perduta nel 1502 quando gli Osservanti furono in fretta 
e furia cacciati dal convento, demolito per la costruzione della rocca borgcsca. 

Camerino t sette mòre i<)0,-. 

Vittorio Aleandrj. 



1Ó8 Rassegna bibliograflca delV arie if<dian(t. 

B iB li (OG RAFIA ;^ ;; 

Opere <U carattere generale. { -i > 

- .q 6iridoH seb 

#*# A. Venturi neir -4rte (maggio-giugno 1905) discorre de. La 
tonta di Plazxa a Parugia per mostrare quali e quanti errori s-i van- 
no ripetendo intorno al bellissimo monumento, male ricomposto dopo 
il terremoto del 1438, per gli spostamenti e i mancamenti delle iscri- 
zioni e di alcune statuette della fonte stessa. 

♦ ** Segue nello stesso fascicolo Laudedeo Testi*, il quale tratta, 
nel corriere dell'Emilia, dei raslauri dot Duomo di Ptacanza, riusciti, 
in sostanza, lodevolmente; di quelli alle chiese di S." Brigida e di S.* 
Eufemia (nella stessa città), di cui il T. non può dir bene; e del 
trasporto del monumento Neipperg, dalla chiesa di S. Ludovico al 
tempio della steccata, ove V opera del Bartolini per la cattiva scelta 
del luogo e della parete non par più quella, tanto ne 6 infelice la 
posizione e la luce. — G. Giovannoni vi tratta de La Famoainn'hl 
Baullarl a t* aspaslxlana tatagratlca; F. H. dei recenti acquisti del 
Qablnatto nazlonala dalla stampa a Palazzo Corsini e A. V. de l'Asta 
pubblica Sanglargi. Quest'ultimo accompagna lo scritto con alcune 
illustrazioni, tra cui tre tavolette curiosissime di un imitatore di Piero 
della Francesca, forse un maestro della Marca d'Urbino; nella col- 
lezione Galli-Dunn, a cui le tavolette appartenevano, erano attribuite 
al Carpaccio. 

#*# Fra le recensioni stampate nel detto fascicolo dvìV Arte, no- 
tiamo quella dr Laudedeo Testi sul recente libro del 'Molmexti: Im 
storia di Venezia nella vita privata (Bergamo, Istituto d' arti grafiche, 
1905); quella di P. Toesca su Im Canzone (ielle Virtù e delle Scienze 
di Bartolomeo di Bartoli da Bologna, illustrata da Leone Dorez (dello 
stesso stabilimento di Bergamo, 1905) quella di L. Giaccio su Gau- 
denzio Ferrari di Ethel Halsey (London, George Bell and Sons, 1904) 
e quella del Venturi sul lavoro di Jehan Carlvle: l'he j^oblem of 
Fiorenzo di Lorenzo of, Perugia, 1904. 

<f*^^ Nella Rassegna d' Arte dello scorso giugno, Gustavo Friz- 
zoNi pubblica, in lettera aperta al Prof. Corrado Ricci, alcune Oasor- 
vazionl eritielio intorno ad alcuni quadri delle Gallerie degli Uffizi 
e Pitti, augurandosi che i suoi brevi appunti possano riuscire di qual- 
che utilità per la compilazione di un nuovo catalogo critico delle' 
gallerie stesse. 

^*^ In questo numero Arduino Colasanti dk notizia di alcuni 
quadri che dall' anticamera dell' appartamento papale e d' altri locali 
del Vaticano, sono stati collocati nolla Pinaeotoca Vaticana. Essi 



J 



Rassegna bibliografica dell' arte iiuliana. 159 

sono: un S. Gioi'gio d«l Bordone, una Madonna «Iella scuola del Pin- 
toricchio e un' altra Vergine col putto che si direbbe di Lorenzo di 
Credi. — Il sig. Gerspach discorre nella stessa rivista delle Omuwrmn 
dM R^lilila P9U eo«Mi«« «u Inconnu^s. 
Rj ♦*« Ercole Scatassa, in Arte e Storia dell'agosto lfK)5 stampa 
^cuni documenti su 611 amaloll In Urklno (2G in tutto) che dal 
secolo XIV vanno al principio del seicento. Più della metà di essi 
sono di Urbino; fra gli altri vi hanno specialmente de' romagnoli e 
de' lombardi. 

« * » Il pap» Nlealò V. • il RIsor^iiMiito é9%ìm iottoro • éoltm 
arti nal saooia XV è il titolo ,di uno studio che Ferdinando Potestà 
:)t;uupa in Antologia periodica di Ijetteratura ed Arte (febbndo, 1905). 

«*« Lo^ga artistleiia d'Italia. E Alfredo Melane che ne discor- 
re in un breve articolo, ricco d' illustrazioni, nel Secolo XX dello 
scorso agosto, 

«*« De La pittura a grafftta p chlaraMura di Palldara a Ma- 
.^iMriaa nelle facciate delle case a Homa, discorre molto opportunamen- 
te Della Rassegna rf' Arte (luglio 1905) Goffredo Grelli. Dopo avere 
deplorato che la maggior parte delle case che alla città davano un 
aspetto gaio e pittoresco siano stiitn Iwirbaramente raschiate e imbian- 
cate, venendo cosi a mancare documenti caratteristici dell' arte de- 
corativa del secolo XVI, dovuta per la massima parte a valenti pit- 
tori usciti dalla scuola di Raffaello, il G. accenna alle poche notizie 
rimaste intorno a Polidoro e a Maturino. Sarebbe di grande interesse 
ricostruire storicamente 1' opera dei due amici, servendosi del ma- 
teriale costituito da stampe, disegni, ecc. che si trovano sparsi qua 
e lii nelle varie collezioni. Accenna poi alle rare pubblicazioni rela- 
tive alle pitture e ai grafttti sulle facciate delle case in Roma e i)«s- 
sa a illustrare il palazzotto Milesi, che conserva ancora qualche trac- 
cia delle pitture ond' era riccamente decorato. Notevole lavoro in 
sostanza questo del G., col quale si viene sempre meglio delineando 
la personalità artistica di Maturino e Polidoro: la cui arte non è crea- 
zione geniale di forme nuove, né fantasiosa esplicazione di pensieri 
e motivi inusitati^ ma applicazione sapiente, e sempre opportuna, di 
vecchie formule allo stile bizzarro della pittura decorativa e alle esi- 
genze estetiche dell' arte moderna; Maturino e Polidoro sono due 
studiosi dell' arte classicii, due pazienti raccoglitori di tutti gli ele- 
menti di antica bellezza che il classicissimo del loro tempo ricercava 
e prediligeva. 

# * 4^ Sergio Bruno nel Secolo XX del settembre scorso illustra 
brevemente I Clmalll dalla pibllataca Naxianala di T^rlna dopo 



160 Rassegmi bibliografica dell* arie italiana 







V incendio del 26 gennaio 19(4, accompagnando lo scrìtto con nu- 
merose e belle incisioni. 

*♦* Nella sedata reale ài^W Accademia del Lincei dell'anno 1905 
il prof. Francesco D'Ovidio lesse un magnifico discorso su L'ari» 
par Tari» (Roma, tip. della, r. Acc. dei Lincei, 1905), che la stessa 
Accademia mandò in dono alle scuole secondarie del Regno. 

In Erudizione e belle arti (Carpi, febbraio - marzo 1905) T arci- 
prete don Giuseppe Paouani stampa un articolo intitolato: Rlcarcha 
per determinare il posto in cui sorgeva !• Chiosa di S. Angalo • di 
S. eiulia di Broscia. 

♦ *# Antonio Monììz nel fascicolo III de L'arte (11K)5) discorre 1 
in un dotto articolo riccamente illustrato de l'arto bizantina all's- i 
sposlzlono di Qrattoforrata, in cui sono accolti tutti i prodotti del- \ 
r arte e dell' industria orientale, dalle stoffe copte del V secolo, alle 
tavolette russe del XVIII, e per cui 6 dato mostrare che cosa sia V arte 
bizantina e quale influsso quest'arte ebbe in Italia. 

* « * Nello stesso fascicolo Paolo D' Ancona stampa un ampio . 
studio su 611 alfroselii dol eastollo di Manta noi Saluzzoso: la li- j 
gurazione degli eroi e delle eroine e quella del Fonte di giovinezza. 
La prima di esse bene osserva T A. deve essere considerato in rela- 
zione col Chevalier Erranf, il celebre romanzo di Totnmaso III ^ì- 
gnore di Saluzzo padre di Valerano, del principe cioè che si compiac- 
(|Ue di veder figurate sulle pareti d(*l proprio castello quegli stessi 
croi e quelle eroine che il padre aveva celebrati con la penna: Quanto ! 
air altra tìgurazione basta avvertire che la leggenda del Fonte di Gio- ' 
vinezza era molto cara nel XIV secolo, specialmente in Francia, t» 
eh' essa fu per la Società antica di (luel tempo uno dei soggretti alla I 
moda. Quanto al pregio delle pitture il D'A. nota ch'esse apparten- 
gono a un maestro che non ricerea grandi finezze sia di disegno, 
sia di colorito, ma che sa, al caso, raggiungerlo, come lo prova la 
figura^ di Ettore, la ciuale essendo il ritratto del committente dei la- 
vori, Valerano, meritava una cura particolare. A questo poi si aggiun- 
ga ch'egli possiede un temperamento vivace d'artista, pregi d'in- 
ventiva e qualità decorative di prim' ordine onde riesce a meravi- 
glia 'nella rappresentazione della società antica del suo tempo. A < 
quale scuola appartiene (juesto maestro? liagioni di genere disparato, 
scrive r A, ci fanno giungere a una medesima conclusione, che cioè 
abbiamo) a che fare co<i un' opera tutta ispirata all' arte francese; allo 
stesso modo che V insieme della composizione delj' opera stessa può 
essere stato tolto dallr miniature del romanzo, il Chavalier Errani. 
manoscritto riccamente e copiosamente miniato, della Nazionale di 
Parigi (n. 12559 f. fr.) poiché considerando bene le due opere non 



.» 



liassegìia bibliografica dell'arie italùina. 161 

si può disconoscere come, nel loro insieme, tra T affresco cioè o la 
miniatura non vi sia una evidente subordinazione, da far suppon*e 
r influsso di una delle due opere d' arte sopra T altra; ad ogni modo 
.appare certo: che il modello delle pitture di Manta va cercato nella 
miniatura francese. 

^* ^ ToMri aHIstlei In uà vIII«nIo dilapidato dalla pravlaela 
M Qrassata» cosi intitolata B. Berenson un suo articoletto inserito 
nella Raésegtui d' Arte dello scorso luglio. In una piccola chiesa di 
Paganico, a circa ^5 chil. da Grosseto, egli vide è annotò: un busto di 
S. Antonio abate, lavoro senese della fine del quattrocento; un gra- 
zioso ciborio in legno, dipinto dal Riccio, genero del Sodoma; il coro 
coperto di affreschi, che egli descrive e attribuisce a Bartolo di mae- 
stro Fredi; una mezza figura di Vescovo e una grande ancona, il' 
capolavoro di Andrea Niccolò. 

^ « ^ Di varie pittura Itallaaa aalia raccalta Jahasaa a FliadalUa 
<S. II. A.) e cioè di opere di Frate Angelico e della sua scuola, di 
Neri di Bicci, di Paolo Uccello, di Pier Francesco Fiorentino, della 
scuola dei Pollaiuoli, di Sebnstiano Mainardi, dell' ^/?iuno di Dome- 
nico, ù^W Amico di Sandro, di Iacopo del Sellaio, della scuola del 
Botticelli, di Piero di Cosimo, di Matteo da Siena, ecc. discorre nel- 
la stessa Rassegna d' Arte (agosto 1905) F. Mason-Perkins. — Nel 
saccessìro numero della bella rivista milanese, lo stesso a. discorre 
delle opere di maestri italiani del settentrione: di Bartolomeo Viva- 
rinì, Antonello da Messina, Carlo Crivelli, Vittore Carpaccio, il Ba- 
salti, Paris Bordone, il Tfntoretto, Alessandro Bonvicini, Giambattista 
^[oronì, Andrea Solario, ecc. 

^^^ Di Antichi fandltarl a Urblna: maestro Luca da Venezia 
(1430), Nicola detto Navarino di Treviso (1488 '98), M.° Rado di 
Urbino (1528), Giacomo Campanari di S. Angelo in Vado (1518), Mae- 
stro Francesco (1544), Vagnarelli Bonaventura di Urbino (1586-15G3), 
Mastro Battista piemontese (1575), M." Giovanni Battista (1(ì35), Fallari 
G. B. di Urbino (1729), dei Baldini di Koncofreddo (Cesena) — e non 
Ronco e Rigido Baldini —, discorre Ercole Scatassa in Arte e Storia 
del giugno 1905. 

^* ^ Nella Miscellanea dell' Emporiam dello scorso luglio sono 
riprodotti e illustrati: Il S. Qlarglo di Paris Bardono della Galleria 
Vaticana, il palazzo di Venezia e il Palazzo Braschi di Roma, com- 
presivi il cortile del primo e alcuni affreschi del Pollaiuolo. 

#*^ Contributo notevole a maggior corredo delle ricerche e de- 
gli studi del Principe d' Essling e del Muntz sulla influenza petrar- 
chesca nelle arti rappresentative offre Pei^eo Bacci, con la sua pub- 



. 162 Rassegna hMiografka deW arte itaiinna. 



blicazione: I ttlonfl del F«tr«rea in ftteiiiil mréÉMÌ «1*1 Ci 

PIMrt* — (Pistola, Tip. Slnibuldiana, 1905). 

Abramw. 

^^ * ^ Intorno alla mostra d' arte antica abruzzese, o meglio a 
!• eurftNlkilM M C i rtrtli» la Ba$Hgna d' Arte (luglio lOao) riproduce 
un articolo di Mario Mariani pubblicato nei Messagero. 

^* ^ SvL V £}sposi2ione di Arto mtMcm «èruta^s^ nel Mwzocoo del 
18 giugno u. s. 8i legg« un articolo di Antonio De Nino» 

« * 4( O. RiviSRA in BoUeUino dMa Società di Storia Patria negli 
AbruzsU (Àquila, aprile 1905) continua la pubblicazione del Catalogo 
«Mto s«MtoM •tuiar towtt alla Miiffrator«rfto di S. Marta dalla pto- 
tè aaa* Aiiaila, ove sono notizie di qualche iuteresse ne' rispetti 
dell' arte, e cioè di costruzioni e opere d' arte eseguite nei secoli XIV 
e XV nella nobfie città abruzzese. 

Bollila. 

jj*# In Gaiette des Beaux Aris (p. 21 e segg. 1905) Emiuo Ja- 
ooMbn illustra Qaa H i a aa dasalas laaanaas du Garrrèga. Sono quat- 
tro dis^ni degli Uffizi : uno schizzo per il quadro. Giove e Antiope 
(confuso tra i fogli di Giovanni da San Giovanni), un altro schizzo 
per la Madonna della scodella al n. 1956, alcuni abbozzi d'angeli, 
d' ambo le faccie, al n. 8975, dati alla scuola di Raffaello e un quarto 
disegno esposto in cornice col n. 358 e attribuito al Parmigianino. 

#*# Guido Caonola nella Rassegna d* Arte dell'agosto 1905 pub- 
blica uaa nuòva apara di Qlavanni Fraaaasea da RIaiialy la Vergine 
col Bambino, anche questa trovata dal noto antiquario sig. Cantoni 
di Milano. 



#*» A p. 112 dell'ultimo fascicolo della n. Rassegna accennam- 
mo ai restauri del Pdlazxa Vltollasahl di Cornato Tan|olnla; àggiun- 
, giamo qui che dei bellissimi restauri e dell' importante monumento 
stampa un articolo riccamente illustrato nell' Emporium dell* agosto 
scorso Pietro D' Achiardi. 

«*4^ Sulla recente pubblicazione di Attilio Rossi, Sdata Maria 
In VuHuralla (Tivoli) — Ricerche dì Storia e d' arte (Roma, E. Loe- 
sch0r, 1905), vedasi quanto è detto nella Rivista Abruzzese dello scor- 
so luglio da I. C. Gavini. 

liombardla* 

^*^ Dei seguaci del Borgognone, in un articolo intitolato Maa- 
f tri ailnarl lambardl^ discorre Francesco Malaqu^zi - Valeri nella 



Rmsegmi bibliografica delV arte italiana. 1G3 

ìinw^WkìX^ ' 4W^ (giugno 1905). Il AI. V. arricchisco il suo lavoro 
con le riproduzioni di opere "di Ambrogio Bevilaciiua, detto Liberale, 
di Agostino da Montebello, di Sebastiano da PÌurio, e della Maniera 
del Foppa. 

\^* ^ Nei nùm. 7 e 8 (1905) della stessa rivista Ambrogio Annom 
i<<^nve un lungo articolo, P«r la Milano AHiaNaa, con cui raccomaiida 
in modo particolare la conservazione dei piccoli monumenti, di cui 
là città difetta di fronte ad altre grandi cittA , italiane : quei monu- 
menti minori che contribuiscono in sommo grado a dare ad una città 
il carattere artistico e la suggestività delle antiche bellezze. Dell' op- 
portuno e saggio articolo sono argomenti principali questi : Antica 
arte e nuova e la casa Missaglia. — Amore e cultura d' arte milane- 
se. — La Chiesa e il Convento di 8. Maria Incoronata. — Il Refet- 
torio del Convento di S. M. della Pace. 

^*^ Par la coasarvazlaaa «1*1 saara Maata di Varalia si legge 
un altro articolo, breve, di L. D. 0. nella lìassegna iV Arte dell' agosto 
scorso. 

^^*# Il cav. L. Lucchini in Arte e Sigi'i& dello scorso agosto 
scrive intorno a la Basilica di S. Mieliaia la Craaiaaa, « il più ve- 
tusto edificio di architettura bisantina lombarda che vanti quella 
città e che sembra nel mastio di sua struttura rimonti al settimo 
secolo >. 

Marelie. 

,*# Coi tipi del Savini di Camerino (Ivi, lì)05j il cav. Ortensio 
Yit^lini pubblica ed illustra da par suo lo Scada d' ara laadita di 
Faala III per Camarlaa. Si tratta di una moneta rarissima, anzi tin 
qui unica moneta, spettante alla Zecca di Camerino. Il bellissimo 
scudo figura ora per la prima volta nella preziosa raccolta di monete 
marchigiane, esposte a Macerata, dallo stesso V. l'utte le collezioni, 
anche di primo ordine, ne sono prive. Secondo le indagini istituite 
dal nostro la moneta dovè essere coniata o da Bartolomeo Puritella 
o da Baldassarre Piccelli, camerinati, ai quali era stata concessa in 
<]ueir epoca la zecca della città. 

«^« Sisto V a la sua statua a Caaiariao (Ivi, Tip. Saviui 1905). 
E' il titolo di un importante opuscolo nel quale il Can. M. Santoni 
riunisce varie memorie con correzioni ed aggiunte intorno alla beihi 
statua eseguita negli anni 1585-80 dallo scultore Tiburzio Vergelli 
da Camerino, pubblicate frammentariamente nell' Arch, stor, delle 
Marche e dell' Uììibria (1885), nelT Appennino (IX, 2i)) e nella Cronaca 
.^rchigiana (X, 7 8). La narrazione delle circostanze riguardanti 
r ordinazione, V esecuzione, i pagamenti fatti all'. artista e V erezione 



164 Massegna bibliografica dell'arie italiana. 



del severo monumento è condotta su documenti che V fi, t^pòtfà è 
illustra. Chiude il lavoro il testameffto del Vergelli, in ddià^l&^dl- 
cembro 1607, tolto dall' Arch, Nat. di Recanati, ProL del Nót: TókkàH- 
setti^ ad annum. L' opuscolo è adorno di belle illustrazioni ript^d*- 
centi, oltre la figura di Sisto V, le quattro targhe parimenti 'giBttate 
in bronzo con cui il Vergelli volle arricchire il basamento drfla 
statua magnifica 

#*# Con i medesimi tipi della Tip. Savini (Camerino, 1905) è 
uscito per cura dello stesso Santoni e del sig. Vittorio Aleandri il 
catalogo illustrativo de La Plnacotsca • il Muso» Civico di Cana- 
rino. La prima contiene un centinaio circa dì dipinti, molti dei quali 
di notevole importanza artistica, molti altri importantissimi per la 
storia locale; il museo, benché di recente formazione, è anch' esso 
ricco di antiche iscrizioni, di frammenti d' architettura, cippi, targhe, 
fregi, ornati, stemmi, figure simboliche antiche, pietre tombali, sta- 
tue, busti, medaglie, occ. Ornamento prezioso del museo è il bellis- 
simo coro del celebre M. Domenico Indivini da San Severino, del 
1489, trasportatovi neir anno 1904 dal convento di S.* Chiara. — Per 
comodità dei forastieri i eh. autori hanno aggiunto al loro lavoro, 
in appendice, brevi cenni intorno ai principali monumenti e oggetti 
d' arte esistenti nel Circondario di Camerino. 

j^*# Vittorio Emanuele Aleandri ha dato recentemente alle 
stampe un altra sua buona pubblicazione : il duomo ontlco di S. So- 
vorino - Morello (Ivi, Tip. F. Taddei, 1905). Anche questa mono- 
grafìa come tutti i lavori dell' A. è condotta con grande diligenza 
su documenti d' archivio e sulla osservazione diretta del monu- 
mento. Le prime memorie che si riferiscono alla fondazione, pri- 
mitiva del tempio risalgono al 944 ; ma non mancano buone ra- 
gioni al nostro per credere che V antico tempio sorgesse anche 
prima di queir anno. Più tardi ahipliata e abbellita, la chiesa di S. 
Severino fu di nuovo e con grande solennità consacrata. Nel 1372, 
al tempo cioè di Smeduccio della Scala, signore della città, il pittore 
Angeluzio da S. Anatolia fu chiamato a decorarvi la. cappella della 
potente famiglia; ma ben maggiore ornamento vi lasciarono nei pri- 
mi anni del '400 i celebri fratelli Lorenzo e Giacomo di Salimbene, 
e Gentile da Fabriano che vi aveva dipinto nella tribuna il Cristo 
risorto e i fatti dei santi protettori del luogo (lavori disgraziat-amente 
periti pei- restauri del 1576), e tanti altri artefici insigni del secolo 
XV. Poi al solito, anche pel monumento severinate vennero gli anni 
dei mal concepiti restauri e quindi dell' abbandono. 

Finalmente, per le cure dello stesso sig. Aleandri, ispettore dei 
pjonumenti, di monsignor ponghi, del Governo e di altri benemeriti 



Rassegna bibliografica dell'arte iialiana, 165 

l' i^^i^f^ tempio potè essere restaurato e nel giugno p.p., dopo dieci 
4nQÀ rdfiU' inizio dei lavori, nuovamente aperto al culto. La parte il- 
l^^a^i^^^ ^elle diverse epoche della costruzione è fatta dall' A. con 
^^ito. .acume e dottrina, sicché noi abbiamo in questo lavoro, oltre 
la narrazione delle subite vicende deir antico duomo, la sua illustra- 
Tiaon^e completa. 

^* ^ Nella Miscellanea storica-artìstica di Sassoferrato e dintorni 
(Firenze, Tip. Domenicana, 1905J Anselmo Akselmi illustra molto 
opportunamente e con V abituale diligenza i* «Ifrosoo tr^oontlstlcs éì 
S. Maria ** La Balla „ di Sassaffarrato, recentemente scoperto dall'A. 
dietro la tela del settecento di un' altare nella chiesa nota anche col 
nome di S. Maria del Piano del Ponte a Sassoferrato. Si tratta di 
una immagine della Vergine col Bambino, dipinta in una cappella 
concessa in patronato nel 1471 air arcivescovo Perotti, in proporzioni 
quasi al doppio del vero, nel secolo XIV da un maestro che appalesa 
r influsso della scuola senese. Noti essendo i rapporti nel medioevo 
fra le città di Siena e Sassoferrato, grazie alla famiglia Atti che a 
Siena die più d' un Podestà, V A. pensa che V affresco di 8.* Maria 
« La Bella » possa essere stato eseguito o da artista senese o con 
disegni tolti da immagini di artisti di quella città : « cosi potrebbe 
spiegarsi, soggiunge, la riproduzione dì questo tipo speciale di Ver- 
gine, che si allontana dalle altre dipinte in quest' epoca nei nostri 
intorni specialmente dalla scuola fabrianese ». Il lavoro ha bisogno 
di essere riparato, e T Anselrai spera che per le insistenti pratiche 
da lui fatte presso il Ministero, il lavoro stesso che è il più antico 
jiffresco fra quanti si conservano a Sassoferrato, venga presto sapien- 
temente restaurato. 

^*# In The Burlington Magazine^ Match, 1905 L. Cust e H. 
HoRNE trattano de L' altara Quaratasl di Qaatlla da Fabriana. La 
parte centrale di questo politico, le cui parti laterali si vedono sin 
dal 1879 alla Galleria degli Uffizi, non è quella che il Venturi cre- 
dette di riconoscere in una tavola della collezione Jarves a New. 
Ilaven negli Stati Uniti, sibbene quella, come dimostra V Home, che 
si trova nella collezione reale nel Buckingham Palace. Coni' è noto, 
il celebre pittore marchigiano dipinse il quadro per la cappella di 
Bernardo Quaratesi nella chiesa di S. Nicolò a Firenze. 

^* ^ Uno de' più recenti volumetti della graziosa collezione dei 
piccoli libri sulV arte, pubblicata a cura di Cyril Daveuport di Londra 
è quello- dedicato al Sanzio (Raphaal — A, K. Dryhurst. Methuen 
e C, London, 1905). 



L 



166 Rassegna bibliografica delV arie Uafiana. 

Napoletano. '"'••''' '^^ 

ToO fi e sfiov 

j^*# Nei fascicoli V e VII di Napoli nof?ilÌ8sima Gwjs,epp|^ Cecji 

termina la sua bella monografìa dedicata a quel geniale, e, iqtjQresr 
sante pittore narrativo che fa Punuipi^o Q«rali|li» 49Uq HUcc» Spa- 

daro, il quale con i suoi (juadri ci fn ricevere in pieno seicento. Più 
che dajs^li olandesi e dai fiamminghi, che erano largamente rappre- 
sentati nello gallerie napoletane, il Gargiulo derivò la sua maniera 
dai maestri del bulino più popolari a quel tempo, Stefano della Bella 
e Jacopo Callot, da quest' ultimo specialmente. 

^^ * ^^ L' ing. Gennaro Bacile di Castiglione nello stesso fase. 
V illustra II Castano di Copartlno, opera deir architetto militare 
Evangelista Menga copertinese. L' opera del Menga cominciata nel 
1540 è ciucila che ancora noi vediamo quasi intatta; del vecchio 
castello medioevale (poiché pare che nello stesso luogo sorgesse un 
castello del tempo svevo) V architetto copertinese non conservò che 
la torre o mastio e le stanze lungo il lato nord. 

^* 4^ Nel fascicolo VI di Napoli n. Benedetto Croce discorre de 
La toffika dalla dua Imparatrlel In Andrìa arrivando a questa con- 
clusione, che intorno alle ricerche che ultimamente si eseguirono in 
quella città per le tombe delle due mogli di Federico II non ci fu 
nessuna ciurmerla, nessuna asineria da deplorare e che perciò il fa- 
moso all'arme del febbraio scorso poteva proprio risparmiarsi. 

• *** I^^iLiPPO Laccetti stampa nello stesso numero di N. n. e 
nei successivi uno studio intitolato Marnarla d' Aria vastasa (a propo- 
sito deir Esposizione artistica di Chieti). Terminata la pubblicazione, 
ne daremo un cenno riassuntivo per comodità dei lettori. 

^ ^ ^ Un buon articolo Intama a Franea^pa Napaiatana, discepolo 
diretto, come notò il Morelli, di Leonardo da Vinci, si legge nella 
Rassegna d* Arte del giugno scorso. Guido Gagnola, autore dello 
scritto, illustra due opere del Napoletano: una M. col B. e i santi 
(iiov. Battista e Sebastiano, nel Museo di Zurigo, e la Vergine col 
Figlio, della Pinacoteca di Brera. A queste due aggiunge una opera, 
che r a. non conosce se non per la fotografia, una Madonna col Putto 
sedutole sulle ginocchia, che ha tutti i caratteri che si riscontrano 
nella tavola di Brera. 

^ * .jf Nel n. 8 di detta Rassegna (agosto 1905) F. Malaguzzi 
Valeri pubblica, illustrandolo, un dlsagna dal Barnlni per il < Deli- 
quio di Santa Teresa » appartenente alla collezione di disegni antichi 
del sig. Francesco Dubini di Milano. 

Piemonte e I^lgurla 

.3^ * ^ In Bollettino della Società di storia tortonese (fase. Ili, 1904) 






iìasaegna hMiografica dell* arie Uaìiaìia, 16f 



Vittorio Poggi diacorre di JUHsM 
valili a OaiiQva : di opere d' intaglio e d' intarsio in Ic^gno esQgaite 
dai maestri Anselmo de Fomari e Gian Michele de Fanìaleoni da 
Caistelnuovo di Scrivla (1500-1527). 

''*'^«*» DI aleiial dlMaol tei SO1I01M tratU nella Rassegna d' Arte 
dello scorso loglio R. H. Hobart Cust. Pabblioa e brevemente illustra 
una testa di ApostolOj alcuni schizzi per V adorazione dei Magi, un 
Re Moro e due altri schizzi per la flgara di un S, Girolamo in gi- 
nocchio, tutti provenienti dalla collezione Spanocohi,- già esposta nella 
mostra d' arte saera a Siena. 

Intorno alla Crl|it« di S. Anastasia In AM e d' altre cose di 
arte e di storia pubblica breve notizia Tarch. Lorenzo Mina in 
Arie e storia del giugno 1905. 

^*^ Nello stesso periodico (agosto 1905) Girolamo Rossi inseri- 
sce una lettera di Orazio Marucchi seguita da alcune su^ esser vazio^i 
intorno a un uMIqIiìmìiii* callo scoperto tra le rovine di Intemelio 
ligure che lo stesso Rossi crede possa rappresentare la Vergine Madre. 

Sicilia 

it* ^ C. Carnesecchi in Rivista d' Arte (n. 5-6, 1905) pubblica 
un brano di lettera di frate Filippo da Siracusa, con la qu^le il ca- 
pacci no artista da Palermo, in data 13 dicembre 1572, dÀ notizia di 
una saHltuFa In avaria eh' egli stava preparando pel cardinale Giulio 
della Rovere, fratello di Guixlobaldo II duca d'Urbino. 

Toscana 

^* ^ Carla StIavalU» L' Arte in Val di Nievole (con 21 illustrazioni 
nel testo) — Firenze, Francesco Lumachi Editore, 1905. Il dotto di- 
rettore del Museo civico di Pescia, apre con questo lavoro la serie 
di una nuova pubblicazione, genialmente ideata dall' editore Luma- 
chi di Firenze: La Tascana iiluatrata. La quale comprenderà, com'è 
detto neir avviso, una serie di volumi-guide destinati a far meglio 
conoscere, dal punto di vista artistico e storico, la regione. Toscana 
ed in particolar modo le località meno note sulle quali scarseggiano 
studi e notizie. 

Il primo volumetto della raccolta si presenta in veste elegantis- 
sima nella sua semplicità, in formato tascabile, ottimamente stampato 
e abbellito da buone illustrazioni. 

Delle cose belle di Val di Nievole avevano già scritto gli Ansal- 
di {Sculture e pitture, Pescia 1816 e Valdinievole illustrata^ ivi, 1879), 
il Tigri nella Guida di Pistoia e Pescia nel 1855 e, ultimamente, G. 
Biagi nella Guida di Valdinievole (Firenze, Bemporad, 1901); ma il 



168 Rassegna bibliografica dell' arte italiana, 

nostro A. trovò che i primi non dissero di tutto quanto era necessario, 
né bene; e che gli altri scrissero un poco in fretta e brevem^atc^ 
massime il Tigri che trascurò Pescia. .0 - 

Lo S. invece ha un pregio indiscutibile sugli altri; quello di non 
dir cosa alcuna, come egli scrive, senza aver^ prima verificato, e 
corretto quindi gli errori, le omissioni, le inesattezze che via via gli 
venne fatto di riscontrare negli egregi uomini che lo hanno preceduto, 
Altro pregio in questo lavoro sta in ciò: che lo scrittore non si 6 
fermato sopra ad ogni sgorbio comunque dipinto o sasso scolpito, ma 
ha avuto cura d' intrattenere il lettore su quegli oggetti e monumenti 
che a parer suo mostrano di avere qualche importanza reale pej- 
r arte e per la storia. 

Con si lodevoli criteri lo S. ha illustrato,, da par suo « con la 
scorta inoltre di quanto era già stato stampato da scrittori quali il 
Vasari, il Cavalcasene, il Gaye, il Muntz, il Venturi, ecc. la sua Val 
di Nievole, ricca più di quanto si sarebbe creduto di monumenti 
ragguardevolissimi e di opere d'arte — affreschi, tavole, intagli, 
sculture, ecc. — importantissime per la storia artistica della regione. 

^^ * # Ne l'Arte del maggio scorso, Arduino Colasanti pubblica 
un bassorilievo di Mlciiolo Marini collocato, come ornamento di un 
ampio camino, in una sala del Consiglio superiore della pubblica istru- 
zione. Il fregio marmoreo rappresenta in tre piccoli bassorilievi : il 
martirio di S. Sebastiano, la Flagellazione e la Pietà. Nella chiesa 
di S. Maria sopra Minerva in Roma in una nicchia della terza cap- 
pella a sinistra entrando è una nota statua di S. Sebastiano, con la 
quale i tre bassorilievi hanno una grande affinità. Il C. crede che 
il S. Sebastiano e il bassorilievo costituissero in origine una sola en- 
tità artistica e che quindi i bassorilievi oggi al Ministero dell' istru- 
zione provengano dalla vicina chiesa sopra Minerva, che nelle mol- 
teplici e successive trasformazioni molte opere d' arte vi furono 
scomposte e disperse. 

^* it Giuliano da Maiano in Macorata. E' il titolo di uno scritto 
che C. De Fabriczy stampa nel Jahr d, Konig, preusz, Kunstsamvilun- 
gen di Berlino (p. 40 e segg. 1905). U A. dimostra con ragioni stili- 
stiche, che autore della graziosa loggia, teste restaurata, del Palazzo 
prefettizio di Macerata deve essere stato il da Maiano e che il piano 
superiore venne fatto verso il 1531 da Lattanzio Ventura da Urbino. 

^ * # In The Art Journal, pag. 37 e segg. Londra, t905, Claudio 
Phillips discorre del quadro delP Istituto Stadael, designato un tem- 
po come il ritratto di Giulia Gonzaga attribuito successivamente (dal 
Cavalcasene al Venturi) dopo Sebastiano del Piombo, al Bronzino, al 
Sodoma, al Parmigianino. Il Phillips dichiara eh' esso 6 opera di Gi- 






tiassegna bibliografica delV arte italiana, 169 



rolaino <iel Pacchia eseguito sotto V influsso del Sodoma e del Bron- 
zino. L'articolo ò intitolato: A portralt by Girolamo dol Pacchia. 

^ * ^ DI alcuno flguraxlonl della Leggenda dalla Croca discorre 
con g^afbo e penetrazione Piero Mazzoni in Esercitazioni sulla Lette- 
ratìira religiosa, 

1^* ^ Coi tipi di Umberto Allegretti di Milano 6 uscito il primo 
Fascicolo della Raccolta Vlnclana pn»sso V Arcliivio Storico del Co- 
mune di Milano - Castello Sforzesco. Eccone il Sommario: Costitu- 
zione e programma della Raccolta Vinciana — Primo elenco degli a- 
derenti — Pubblicazioni, manoscritti, disegni incisioni, fotogr. ecc. 
pervenute dal gennaio al giugno 1905. — Bibliografia Vinciana, a par- 
tire dal 1901. — Varietà Vinciane: E. Verga. Intorno alla donazio- 
ne dei codici di Leonardo fatta dall' Arconati all' ** Ambrosiana ,, . 
L. Beltrvmi, P]spressioni e vocaboli lombardi nel ** Codice Atlan- 
lantico ,, . m, . 

^* ^ Una torracotla Robblana nella chiesa di S. Firmano, rap- 
presentante il santo titolare della chiesa, illustra brevemente Carlo 
AsTOLFi nella Giovine Italia di Macerata" (del 6 agosto 1905). L' A. 
dico le ragioni per cui la statua può appartenere al domenicano 
Fra Ambrogio fiorentino « che precedo suo fratello*- Fra Mattia della 
Robbia nel fare simili lavori nelle Marche. — Presentemente la statua 
di Fra Ambrogio è esposta a Macerata. 

j^*4^ Di un seguace di Cimabue crede il Venturi il bellissimo, 
sino^olare dittico che all' esposizione di Orottaferrata splende tra le 
tavolette bizantine, e che lo s^es^o V. pubblica ed illustra ne L'Arte 
dello scorso giugno. Il dittico è attribuito a'CImaliuo, ma il N. dice 
le ragioni per cui tale attribuzione non è da accogliersi; nò sembra 
convenirgli V altra di Duccio, di Boninsegna, a cui lo ha attribuito il 
Ricliter, La preziosa opera appartiene alla Galleria del conim. Sterbini. 

^* ^ Intorno ad Andrea di Lazzaro Cavalcanti a II pulpito di S. 
Maria Novella discordi erano i pareri della critica anche più recen- 
te; aia alcuni documenti che Giovanni Poggi stampa e commenta 
nella Rivista d'Arte dell'aprile 1905 risolvono la questione: il pul- 
pito di S. M. Novella da lavorarsi sul modello del Brunelleschi fu 
allogtito a Giovanni di Piero del Ticcia, scarpellatore, il quale a sua 
volta, col consenso di Andrea Rucellai, dette a scolpire le quattro 
storie che adornano lo stesso pulpito ad Andrea di Lazzaro Caval- 
ciinti che le esegui tra il 1443 e il 1448. 

^*jj Nel medesimo fascicolo della Rivista d' Arte Jacques Me- 
sNiL pubblica documenti su La cappella dol Miracolo in S. Ambro- 
gio • una tavola di Alosso Baldovlnottl di Firenze, e Odoardo H. 



170 Rassegna hibliogmfka dell'evie iieUiaiM. 

GiGLioLi discorre a proposito di usa tavola di Aadraa tf^l.CastWHi 

n(4Ia Chi«»sa di S. MÌDiato fra le torri. 



« 



* 



j^ Uà' ampia e dotta illustrazione de La pittura #1 



AiUrl nai Raffattarla di S. M. NavaNa (il Refettorio ora è ridotta) % 
palestra), cominciate tra il 1581 e il 1584 per ordine del P. Girolmne 
Ricci, priore del convento, si legge nella medesima rivista florentina 
(a. 5-0 1905). Ne è autore IL Geisenheiuek il quale pubblica, oltre 
la riproduzione della parte principale, rappresentante il Cenacolo, 
anche il disegno che V Allori preparò per tale lavoro, incorniciato 
intorno intorno da una grande decorazione a fresco raffigurante Ih 
liaccolta della Manna. 

»*# Seguo nello stesso numero Jac<ìue9 Mesnil con un articolo 
sulle opere dipinte dal < Battlaalll à Raaia », nel quale 1' A. si liiui- 
ta pel momento « à quelques constatatlons de fait destinées à eoi- 
prcher lo. pubblic qui a' intéressa à l' art de se laisser entrainer daas 
une fausse voie par des affirmations arbitraires. > 

# * # Nel Giornale styrico e letterario della Liguria (fase. 7-9, 1905) 
Ubaldo Mazzini scrive assai dottament<^ di alavaa aipara di D aaada lf 
Bugllanl In Uinlf lana. Tenuto conto dei risultati a cui .potè giunge- 
re in questi ultimi tempi la critica, massime per le varie note d' ar- 
chivio messe in luce dal De Fabriczy, intorno alle opere del Bagllo- 
ni, il nostro riproduce un documento, poco noto, del 1508, col quale 
lo scultore fiorentino accusa ricevuta ad Alberico Malaspina marche- 
se di Massa del pagamento di due tavole d' altare. Della prima di 
dette tavole, rappresentante la Natività di Gesù, restano le figure di 
S. Giuseppe e della Vergine in adorazione del B. giacente deatro H 
greppia e quattro mezze figure di angioli cantori, che ora, per sag- 
gia disposizione di Mons. Miniati vescovo di Massa si vedono rac- 
colte sulla parete di fondo della Cappella del Sagramento nella cat- 
tedrale di quella città; T altra, secondo il Camporl, < fu comperata 
nel 1825 dall'Abate Gerin'i, ed ora è fuori d'Italia ». Ma pel nostro 
il documento del Buglioni non ò a questo proposito ben chiaro e la- 
scia luogo al dubbio. All'Antona, un grosso villaggio sull'Alpe Apua- 
na a quattro miglia da Massa, vedesi nella chiesa parrocchiale una 
bella ancona con lunetta, che il M. descrive e riproduce, la quale ha 
tatti i caratteri del Buglioni. Rappresenta nella lunetta il presepio, 
nel (juadro, la Vergine in trono col B. in grembo, incoronata da due 
angiolo e contornata dai santi Francesco, Gemignano, Pietro e Giov, 
Battista. Il primo a dar notizia di questo invetriato fu il Campori 
pe.r informazione che ne ebbe da Giovanni Sforza; nel catalogo posto 
in fondo air ()[>era della Cruttwell è attribuita a Giovanni della Rob- 
bia, ma il M. non dubita punto nelT assegnarla a Benedetto Buglio- 



Baesegna hMiograflca dell' arfe italiana. t71 

ftf!®ftt*^flift?*6Hf sa quante altro opere ancora, die la critica ha attri- 
I)aite ai Robbia, specialmente ad Andrea, dovranno essere rivendicate. 
*'*'*■* •**®'^e la tomba di Fra FIHppa Lippl nel Duomo di Spoleto e 
delie «uè vicende discorre (i. Sonntxt nell' Ilhfstrntore fiorentino del 
l^Orr, Becondo VA. le ossa del celebre pittore che nessuno sa dove. 
giHCciano non vi sarebbero state mai rinchiuse. Il S. termina facen- 
do voti che sì faccia ricerca dei resti* mortali dell' artista e che, 
identificati, si chiudano finalmente nella tomba preparatagli per com- 
missione di Lorenzo il Magnifico. 

^* ^ Ne' fascicoli 1.* e 2.'>. (1!>01) dQlV Arch. stor, siciliano Gioac- 
chino DI Marzo pubblica due documenti sui rapporti di G.*A. Mon- 
torsoli col suo discepolo Lazzaro Carrara, durante il suo soggiorno 
in Messina per lavorarvi la fontana di Orione. L' articolo è intitolato: 
M un anaddoto dai Montarsaii nai soa sa00iama la Maaslna. 

^*# Carlo Airaghi néìV Emporium dell'agosto u. s. dA brevi 
cenni biografici sullo scultore QlavannI Qaanaill detto il cieco da 
Gambassi. Scolaro del Tacca, Giovanni vide mirabilmente fino a ven- 
t*niini. Perde la vista a Mantova, al servizio di Carlo Gonzaga, per 
i patimenti sofferti in occasione deir assedio e del sacco che vi die 
dero i tedeschi nel 1630. Adornano lo scritto il ritratto deir artista 
e la riproduzione di tre opere sue, che si conservano in S. Miniato 
al Tedesco e a Empoli. 

^*^ Dalla Tip. Nicolai (Pistoia, lOOr)) sono recentemente usciti gli 
opuscoli intorno alla Cliiasa di S. Vitata la Piatala del defunto can. 
Ferdinando Panieri, con aggiunte del can. Ettore Mach, e su La 
ClilaaadlS. Maria In Bargaatrada (orA S. Biagio) la Piatala di Bindo 
Fedi. 

^* ^ Dall' apara di S. Martina In Platraaanta, la bella chiesa 
maggiore del luogo eretta in Prepositura fin dal 1S78 e cosi ricca di 
marmi e di lavori astìstici, discorre in Giornale star, e letter. della 
Liguria Caprile settembre, 1905) L. Staffetti, il quale riporta dal 
R. Arch. di Stato di Massa « V inventario di beni e robe » di dettn 
chiesa, redatto nelP aprile 1420, che V A. illustra particolarmente 
oggetto per oggetto, 

4^ * « Intorno a 1 Donalalia di casa Mariani si legge un notevole 
articolo nel Marzocco del 21 maggio u. s. 

^t * # Marcel Reymond in un dotto ed esauriente articolo stampa- 
to ne L'Arte (Fascicolo III, 1905) discorre de l'antica facciata dal 
Daama di ¥\rmmm.9f cominciata nel 1857, continuata durante tutto il 
secolo JCIV e durante i primi anni del XV e poi distrutta nel 1588. 

^*^ Iacques Mesnil nel num. 2-3 (11)05) di JUvisla iV Arte pub- 



172 Massegna bibliografica dell'arie Haliam, 

blica 1' altiina parte del suo articolo su BatCicsIli, \m^ Foliaiii^ll «t 

V^rrocehl», cominciato nel numero precedente. .*:; . 

**« Segue hello stesso nuni. .della elegante rivisti^ ,9(¥cmtiéiJ' 
(riovANNi Poggi, il quale pubblica alcuni documenti ^otU> ìltMii^i^^ 
Masollnc o l« compagnia dalla Croca In EmpolL Nella parte bil^Uor 
grafica W Bomhe riferisce sul recente lavoro di S. Weber : Fiaraasa 
di Laranza» Eine Kunsthistorische Studie (Strassburg, Heitz, 1904): 
altri su vari argomenti relativi a maestri toscani. 

# * 4^ Note e documenti (dei secoli XII-XIV) su Oraamanta ad 
altri maaatri di piatra che lavorarono alle facciate di S. Giovanni 
Forcivitas in Pistoia, pubblica nella stessa Rivista d' Arte (n. 4, 1905) 
Peleo Bacci. Importante articolo che mostra in quali inesattezze 
sian caduti quanti discorrendo di detta facciata non tennero conto 
dei documenti e si contentarono di ripetere ciò che ne avevano scrit- 
to il Ciampi, il Da Morrona, il Cicognara, ecc. considerando la belh\ 
costruzione, cosi armonica e fusa, come fatta di getto nel secolo XII, 
mentre nel 1325 vi si lavorava ancora. 

#*^f Nel num. 5-G della medesima rivista loDoco Del Badia 
riproduce una Lattara d'Anlanlo dol Polialualo a Virgilio Orsini del 
14 luglio 1494, già pubblicata por nozze da Luigi Borsari; G. P. 
inserisce alcuni documenti relativi alla lavala dair aitar maggiora 
di S. Fallcita, ora all' Accademia di Firenze, dipinta nel marzo del 
1399, per 100 fiorini, da Spinello Aretino, Nicolò di Pietro e Lorenzo 
di Niccolò di Pietro Cerini; e dA notizie inoltre per mezzo di docu- 
menti di alcuni lavori compiuti nella bottega di Nari di BIcal a 
Qlullana da Malana. 

^* ^ Infine nello stesso num. ò. riprodotto dal Glor, stor, delln 
leti. itaL un documento relativo alP intagliatore Ardulna da Baoaa» 
del 1450, estratto dall' Arch. Estense. 

^*# Diego Sant'Ambrogio in Arte e Storia del giugno scorso 
discorre di una lasira tambala di un amica dal Potrarca^ Nicolosl 
Bartolomei, nella Certosa di Lucca. 

# * # lu Arte e Storia (agosto 1905} Odo ardo H. Giglioli pub- 
blica un documento (del 1362) relativo alla Fandailana dal «anaata- 
ra di San Qiullano a Manlaiana, tratto dall' Arch. di Stato di Firenze. 

^«^ A proposito de la facciala dalla iiasiliea di S. Laranza 
scrive nel Marzocco del 4 giugno 1905 1' arch. Ciuseppe Castellucci. 

^* ^ Por nn grappa in tarra catta di Giacoma Cazzaralll nella 
sacrestia dell' Osservanza sul colle della Capriola (Siena), scrive nello 
stesso periodico fiorentino del 2 luglio 1905 Piero Misoiattelli, e 
in quello del 23 d(»llo stosso mese Gustavo Frizzoni — 11 M. replica 
nel Marzocco del 6 agosto alle osservazioni del F, 



Jtagsegna bibliografica dell'arte italiaìia, 178 

le ilji«lRiWtìi' ultimo fascicolo della Miscellanea storica della Valdelsa 
(n. 36, Castelfiorentino, 1905) M. Cioni inserisce T ultima parte de 
§jé ìi»tìt'AÌ9mi di Certalto; Orazio Bacci vi stampa una lattara rial 
CMaaa Ila Oaintoaai del 28 marzo 1637, quasi sconosciuta e trascritta 
dall' archivio storico di Volterra; nella Cronaca ò notizia di alcune 
tapere e disegni di Alessandro Casolani (1552 1606); di vari disegni 
deir architetto Bernardino Ciurini 0695-1752) di Castelfiorentino, e 
(li molte altre opere di maestri toscani che figurarono alla Mostra 
dell'antica arte senese del 1904. 

Umbria 

#*♦ Specialmente interessanti per le illustrazioni come tutti i fa- 
scìcoli della elegante collezione, sono riusciti i recenti volumetti su 
Oabbla, di Arduino Colasanti e su Panigla, di lì, A. (tallenga 
Stuart, stampati dair Istituto d' arti grafiche di Bergamo (1905). 

^* ^ Francesco Sabelli discorrendo nel Secolo XX del. giugno 
1905 de L'arlglna dalla fasta dai « Carpus Damlnl > nata nel cuore 
deir Umbria, sulle rive del lago di Bolsena, ha occasione di illustrare 
con nitide fotografie molti monumenti di quella città, tra cui il tempio, 
r altare e la statua di Santa Cristina, e varie pitture del secolo XIV 
che narrano il celebre miracolo di Bolsena. 

Veneto. 

^* ^ Carlo Aru ueìV Arte del Venturi (maggio-giugno 1905) pub- 
blica e descrive un quadra di Bartalamaa Vivarinl rappresentante la 
Madonna col Bambino, così firmata: Bartholomeus Vivarinus de Mura- 
no pinxlt. MCCCCLXX, Appartiene al municipio di Sassari e fa 
parte della collezione di quadri sparsa disordinatamente noi vari uf- 
fici comunali. Proviene probabilmente dalla raccolta di quadri dona- 
ta alla città dal sassarese Giovanni Antonio Sauna, morto a Roma 
nel 1875. 

* * # Nello stesso fascicolo A. M. IL riferisce da Londra su Disa- 
gnl raeantamanta scaparti al Musaa Britannica: di Pisan nello, di 
qualche suo seguace, del Tintoretto, di Marco Zoppo; e C. J. Ff. vi 
discorre dell' Asta Ciiristaa illustrando brevemente alcuni quadri di 
scuola italiana: un ritratto del Moroni, un Cristo con la croce di 
Girolamo da Cotignola del 1514, ecc. intrattenendosi più a lungo su 
uria tavoht di Giovan Francesco da Kimini, firmata nel 1461, e rap- 
presentante la Madonna col B. in piedi sul parapetto avanti alla Ver- 
gine: quella stessa che nel 1902 trovavasi a Milano presso il cav. 
Achille Cantoni. 

^ * « Un' ottima biografia di Cima da Ccnapiiana ha pubblicato 



174 Rassegna bibliografica déU' nrt^ ^ialianaì 

coi tipi Iliersemann di Lipsia, 1905, Rodolfo Burckhardt, tenendo 
conto degli studi precedentemente fatti da altri; nella prima parte 
del libro, preceduta da brevi dati biografici, sono descritte per ordine 
cronologico le opere del* maestro; nella seconda sono ritts^ìiti' in tra 
capitoli la formazione e lo svolgimento dell'' arte di Cima, il suo 
carattere, e la sua importanza nella storia artistica veneta. Iq ap- 
pendice ò, fra altro, la dimostrazione che suo primo grande maestro 
fu il Montagna. 

» * ^ Dott. Giorgio Bexnardini. L« Gall«rl« émì quadri di Rovigo, 
Traviso, Udina (Roma, Tip. L. Cecchini). A proposito di questa recen- 
tissima pubblicazione, del valore e della operosità del B., riportiamo 
dall'arte (anno Vili - Fase. IV) del prof. Venturi il giudizio seguen- 
te, che fa molto onore air egregio sig. B. e alla serietà dei suoi la- 
vori. € Il dott. Bernardini continua la sua rivista delle gallerie mi- 
nori d' Italia ; e il lavoro nel progredire migliora. Egli ha spesso 
trovato che le Gallerìe prese ad esaminare avevano cataloghi antichi 
e con intendimenti locali troppo ristretti; quindi antiquate prevenzioni 
e desiderio costante di magnificare cose non degne. I nuovi studi 
sopra singoli artisti o diverse scuole hanno molte cose sbattezza- 
te : e i risultati delle nuove ricerche sono raccòlti dal B. con dili- 
genza. Egli trascura tutte le tradizioni non fondate: e partendo dal- 
l' analisi delle forme studia le opinioni negli ultimi tempi espresse, 
le vaglia, le giudica. È anzi il maggior pregio in questo lavoro V og- 
gettività di giudizio sulle varie opinioni, non appartenendo a nessana 
chiesuola critica, egli sceglie tra le varie opinioni quella che più cor- 
risponde alia sua analisi paziente, individuale. È deplorevole che la 
prudenza sia talora spinta a un grado esagerato, si che diventa pau- 
ra incerta della luce del sole, come là dove dubita ancora che Tom- 
maso da Modena sia modenese di nascita. Ma tra la faraggine d' ar- 
diti sentenziatori applaudiamo pure e di gran cuore a un prudente 
e a un modesto. La sua prudenza non gì' impedisce talora d' opporsi, 
e a ragione, contro le maggiori autorità, come nel giudizio su Dario 
da Treviso. La gran copia di ratTroìiti tratti dai quadri delle mag- 
giori gallerie europee anche se non sempre giusti, non possono a 
meno di essere di sussidio per chi con intendimenti seri si accinge 
a visitare le gallerie delle (juali l'opuscolo tratta ». 

^ * ^ Documenti e notizie inedite sui manumantl vanaslahi nella 
Piazza Maggiore di Ravenna, stampa Corrado linci in Rivista iV Arte 
del marzo 1905 : discorre cioò con la nota sua competenza delle due 
colonne di Pietro Lombardi erette nella detta piazza nel 1483, del 
portico antico, li presso, di alcune chiese di stile lombardesco, ecc. 

E. Calzini. 



Rassegna bibliografica dtlV arte italiana, 175 

HKNNUNZI E NOTIZIE 



• — Ufl fMtfr» 41 RaflMlto? NoUa Domenica del Corriere (6 agosto 1905) è riprodotto un quadro 
con la « Madonna del divino amore » che si vorrebbe attribuire a Riftacll*. II giornale racconta 
che questa tavola posseduta in origine dal Granduca di Toscana, fu dallo stesso regalata al suo 
ooa£esaare> padre Tommaso Pendola, fondatore dell' istituto dei sordomuti a Siena, per la ricono- 
scenza che il Granduca serbò imperitura al pio religioso. Padre Pendola la lasciò morendo a' suoi 
coasan^uìnei, i quali recentemente se no disfecero, cadendola ad una famiglia di patriotti, i Gucr- 
xoni, che la custodiscono gelosamente. 11 Vasari descrisse minutamente una tnvola simile di Raf- 
£i«lKo» aSKiwVcndo che fu dipinta nel 1510 dall'Urbinate per Lionello da Carpi, signore dì Mcldola. 

- la Afin, per inixiativa del eh .ma prof. Enrico Mestica, si stanno eseguendo' degli scavi nella 
località e Piano della Croce » dove sorgeva 1' antica Apiro. Vi si sono trovati vasi, frammenti 
di stippellettile, anfore, fibule, statuette in bronzo di mirabile bellezza. Tutto ciò lascia sperare 
importanti scoperte che darany) luce a tutto un nuovo indizio di storia sconosciuta. 

— la questi ultimi mesi molto si è scritto intomo a dodici preziosi ritratti a tempera emigra- 
ti alcaoe diecine d' anni £a dal Castello di S. Martino, fra Mantova e Brcsiia, e comperati recen- 
temente dal Metropolitan Mnsenm of Art di New Yorck. Si tratta di ritratti quasi tutti di pro- 
filo, dipinti sotto archi decorati di festoni, d' una purezza di linea squisita, attribuiti al Braaiaatlflo. 

— In Ascoli e faori si torna a parlare del famoso piviale il Nicole IV. e della nuova istruttoria 
aperta dal giudico Cadicini a proposito della sparizione del prezioso indumento avvenuta nella 
notte del 6 agosto 1901. Sempre a proposito del piviale, il Capitolo della cattedrale di Ascoli pub- 
blica, in data 5 ottobre, formalo protesta contro que' giornali che vanno ins'nuando < che il 
prexioso cimelio non fu rubato ma venduto dal Capitolo stesso i> < sfidando chicchessia a pro- 
durre di tale accusa ad esso rivolta anche solo una prova. » 

^ il rlcapcra di aa ^aadra preilaso a Plia. È ormai noto che fu sequestrato all' estero il quadro 
rubato dalla chrcsa di San Matteo, nel dvcorso aprile, e rappresentante una Vergine. Aggiungia- 
mo ora che il quadro» di cui è autore Pierin Del Vaga, era di rilevantissimo valore artistico. 
•Pare che i ladri Io abbiano diviso in quattro pezzi, trasportandolo fino a Livorno, a mezzo di 
OD navicello, lungo il canale mivigabilc. A Livorno, un individuo avrebbe preso in consegna il 
quadro, e Io avrebbe fatto poi sparire par la via di mare. A Trieste il quadro sarebbe stato 
ricevuto da due individui, che vennero arrestati come ricettatori, e presso i quali il prezioso 
dipinto venne ricuperato. 

— Alla chiesa di S. Iacopo in Polverosa (Toscana) è stato rubato nello scorso settembre 
una lunetta rappresentante in taaaarlllevo la Vergine col fì.-imbino, della scuola di Glovaaal della 
takMa. Era già sulla facciata della chiesa e per assicu''arne la conservazione era stata traspor- 
tata nel r intomo nel 1901.... ma, il provvedimento non bastò a salvarla dalle mani dei furfanti, 
la cui audacia, a quel che pare, si va sempre più accentuando in molti luoghi s^Kcialmcntc 
dcir Italia ceneraio. 

— Ci ò giunto io cambio il i.*> fascicolo di Katsetaa d'Arte aeaeac — Bullcttino della So- 
cietà degli amici dei monumenti 4Siena, 1905). É una pubblicazione che fa molto onore alla 
Società che si propone di vigilare, come è detto nel suo Siattito, la conservazione dei monu- 
menti e opere d' arte della provincia di Siena e dei monumenti e opere d' arte senese esistenti 
fucHÌ della provincia. Il primo fascicolo è interessantissimo e contiene, tra l' altro, articoli di 
C. Ricci, di P. Piccolomini, di V. Lusini, P. Ross', A. Canestrelli, P. M.asi, F. Corsini, G. 
B. Mannucci, ecc. — Alla nobile e utile pubblicazione auguri di lunga e fccorda vita. 

- — A titolo d' onpro per la gentile città toscana, notiamo che il giorno 27 dello scorso mese 
di agosto Moate^lclaao inaugurava solennemente il civico Masco, costituito in gran parte dalla 
raccolta Lasciata alla sua città dal canonico Crociani con testamento del 1^59. Il Musco pre- 
senta un singolare interesse artistico; ha tra altro una Sala Kobbiana, una collezione di meda- 
glie e di monete antiche, o quadri della scuola fiorentina, sonesc, umbra, veneta, lo|nbarda, ecc., 
pr^gevQlissinie, 



176 Rassegna bibliografica dell' arte iialiana, 

» 

— La Giunta municipale d{ Genova, secondando 1' idea caldeggiata dalli stampa locale ha 
deliberato il tratporto M Chlaitra 41 S. Aadrea di detta città alla cSìcsa di S Sto&no. che e 
della medesima epoca (sec. XIl^XIlI). 

— A Macerata, in occasiono della Mostra regiortale marchigiana^ venne restaurata la 
Loggia 4d Mercaati, elegante costruitone sorta nel 1505 per opera del cardinal Farnese, poi 
Paolo III. I lavori del restauro vennero diretti dall' ing. Ugo Cantalamessa di Ascoli Piceno. 
Le armatura vennero tolte la sera del io agosto. 

- ManMlc tfcll' OrMlIsta. L'architetto Alfredo Melani, mercè il concorso dell' editore, U. 
Hocpli di Milano, ha rinnovato il Manuale dell' Ornatista^ il quale offre copiosissimi modelli 
e mezzi abbondanti di ispirazione a chi voglia delle sigle, dei monogrammi, dei fregi da colorire 
su pergamena o su carta e da, incidere su metalli e simili. Ogni epoca della storia è rappresen- 
tata in questo Manuale; e quello che il Melani chiama « dolce stil nuovo ». non poteva maiicare 
ad un suo libro onde alcune tavole sono consacrate a saggi di sigle e monogrammi moderni. 

Il Manuale dell' Ornatista, oltre ad essere praticamente utile, è un libro diremo cosi, 
storicamente singolare, essendo una esposizione grafica o rappresentativa della calligrafia dal- 
l'epoca medievale all'epoca presente. 

£ lungi dall' essere un libro di carattere volgarmente commerciale, esso, anche in questa 
sua nuova ed'zione, si presenta in modo artistico e genialmente accurato, si da indicarsi qual 
modello di libro, anche dal lato esecutivo. — Le tavole sono vcntotto, tutte a colori; tuttavia 
il prezzo restò immutato ^L. 4,50). 

mmm — L' Italia e lo Marche in ispecial modo piangono la morte di due artisti : glorioso 
il primo, Olateppc SicCmI di Montalto, l' arc'iitetto illustre a cui la nazione dovrà il monu- 
mento a Vittorio Emanuele II in Roma: l'altro, il noto pittore Fraoccaco VKallai di Fiordi- 
monte (Camerino), uno de' migliori acquafortibti de' nostri tempi, wmm 



Nei prossimi fascicoli la Rassegna piibbicherà i seguenti articoli : 

V. E. Aleandri, Lorenzo di H.** Alessandro, pittore severinafe: 
C. Grigioni, Gli orafi ripani; 

E. Calzini, Di alcune pitture di Panfilo da Spoleto; 
C. BuDiNiCH, Architettura italiana del Riuèiscimento; 
E. Scatassa, Antonio di Guido Alberti da Ferrara; 
C. Grigioni, Due opere di Giovan Francesco Gagliardelli, pitto- 
re e scultore abruzzese del secolo XVI, 

e altri scritti, di cui, per mancanza di spazio, omettiamo il titolo, di B. Fcli- 
ciangeli, di M. Morici, di V. Aleandri, di C. Grigioni, di R. Peruzzì de' 
Medici, di A. Anselmi, di U. Picrpaoll, ecc, * 

Agli amici delV arte raocomandiamo vivamente la 
di /fusione del j^er iodico. 



Egidio Calzini,. Direttore e gerente responsabile. 
Ascoli Piceno J905. — Premiata Tip. Economica, 



faWcaMì ricmte 1e tao o io camliìo. 

Anselmo ABnelml, L' affresco trecenfisfico di S. Maria « Im Bella « 
ili Sassof errato — Notìzie storiche e documenti. — Firenze, Tip. Domeni- 
nìcaua, J905. 

Alfredo Melaiii, Mamuile delV Oniatista. — Seconda Edizione con ag- 
g'iuQte — Milano, Ulrico Uoepli, 1905. 

Molili. AuguHto Vernarecci, Il Cantico di Debora, — Fossombrone, 
Tip. Monacelli, iHOò. 

Dino Camici e !9ilvio Giieili, Per V inaugurazione dH Palazzo della 
Cassa di EiHparmio di Pistoia. — Pistoia, Tip. Xiccolai, 1905. 

Arci». 0tor. dei Comnne di .Hilano. Raccolta Vinciana. Fascicolo 1. 
Milano, Tip. Allegretti, 1905. 

Vittorio Emanuele Aleandri, Il Duomo antico di S, Severi no Marche 
— Ivi Tip. F. TaUdt-i, J905. 

51 . Cantoni e V. A leandri, Im Pinacoteca e il Museo Civico di Came- 
rino — Catalogo illustrativo — Camerino, Tip. Savini, 1905. 

O. Vitalini, òcudo d' oro inedito di Paolo III jnsr Camerino, — Ivi, 
Tip. Savini, 1905. 

Prof. FranccMco D* Ovidio, 7/ arte })er V arte, — Discorso letto nella 
Seduta Reale dfU' Accademia dei Lincei dell'anno 1905. — Roma, Tip. dei 
l^incei, J9oò. 

Ant<»nio MunOz, IJ Arte bizantina alla Ksjìosizione di Grottaferrata — 
(Estratto da IJ Arte di Adolfo Venturi — A. Vili, Fase. III). 

— Rassegna d' Arte copta, — (Estratto dalla Rivista d'Italut, maggio 1905). 

Ing. C-eiiare Melvelli, Avanzi e ruderi — Divagazioni professionali a 

Gubbio a Fano a Padova — ^ Verona Padova, Frat."' Drucker Editori, 1905). 

Prof. D. Cenare Annibaldi, Illustrazione di alcune opere d'arte in 

Iesi. - Castelplanio, Tip. L. Romagnoli, 1905}. 

Ci iulio fiatali, 1/ Arte nelle Marche (Estratto da L'Italia Moderna 
Fase. XXXVI.;. — Roma, l905. 

Arte e storia, (3. Serie.'. Numeri 11-18. Firenze, 1905. 
Bollettino storico Pistoiese della Società di Storia Patria — Anno VII, 
Fase. II — Pistoia, 1905. 

Emporium, Rivista mensile illustrata d' arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fascicoli VII e Vili. — Bergamo, Istituto Italiano d'Arti grafiche, 1905. 
Gtornale storico e letterario della Liguria — Anno VI. Fascicoli 4-9 — 
Spezia, 1905. 

Z,' ilr/e. Periodico di Storia dell'Arte medioevale e moderna e d'arte 
decorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno Vili. Fascicolo IV. — Ro- 
ma-Milano, 1905. 

Ijz Bibliofilia, Raccolta di scritti sull'arte antica in libri, stampe, ma- 
noscritti, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. VII, aprile maggio, 1905. 

La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti. — Anno II. Fa- 
scie. VI, VII, Vili e IX. - Iesi, Tip. Coop. Editrice, 1905. 

V Èsjx>sizion€ Marchigiana. Rivista illustrata, diretta dal dott Domenico 
Spadoni — numeri 15-21. — Macerata, 1905. 

Miscellanea storica della Valdelsa, — Anno XIII, n. 36 — Gas tei fio- 
rentino, 1905. 

Nuova Rassegna bibliograflco-letteraria. — Anno III. Num. 7-8. Firen- 
ze, 1905. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana, Fascicoli 
VI, VII e Vili. Napoli, 1905. 

Pagine Istriane, Periodico mensile scientifico-letterario artistico, n. 6, 7 
e 8. — Capodistria, Tip. Cobol e Priora, 1905. 

Rissegna d'Arte. Anno V. — luglio, agosto, settem. e ottob. Milano,! 905. 
Rassegna d' Arte senese — Bullettino della Società degli amici dei mo- 
niimenti — Fascicolo l. — Siena, 1905. 

Rivista Abruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli VI-IX. Teramo, 1905. 
Rivista d' Art£, Anno III, Numeri 5, (5, 7 e 8 — Firenze 1905. 
Rivista Italiana di scienze, lettere, ed arti. — Num. 8 9. Firenze, 1905. 



ANNO Vili.' 



Bassegna Mméu dell' Àrie iialiaiia 

(lirettu 

(lai Prof, lùjidio Calzini 

Si pul>b|ica in fascicoli ÌMin(*stralì o trimcjifrMli iii-H <;Taii«l« con i**>p€Tti- 
iia, e eontieiie ilocunienti iiiiMiiti per la storia (IflTartc, iiioiiogrrafie « nrtk-oli 
originali, recensioni, annnnzi. ecc. 

E' la rivista che per la suv j^rande, utilità pratica è destinatfi a<l niidftre 
per le mani di tutti e >Ioro clic, si occupano di arti^ uaxionale antica <.• mo- 
derna in Itfllia e fuori. i » 

Abbonamento annuo anticipato per I* Italia, Lire 5.' — Estero Lire' jr. 
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Rivista bimestrale di Storia dell* arte mcdioevale e moderna 
e d' arte decorativa 



DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZIONE 

Vicolo Savelli, 48, liomn. 
Abbonamento annuo Italia L. 30 — Estaro L. 38. 



LA ROMAGNA 

NELLA STORIA, NELLE LETTERE 
E NELLE ARTI 

Rivista bimestrale direttn da 
(j. (rASPERONi e da L. Orsini, 
Savignano DI Romagna. 
Abbonamento annuo L. 8 
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Amministratore : Eduardo Sem 
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Direz. e Amm. : proL Q. Grimaldi 

Abbonamento annuo E** 5 

Via Fiùrentina, 83 — Pisa. 



Conto merpmmftm co» lo posta. 



AS^O Vili. N<)VEsrB»E-t)iCEMBRE 10a5 Num. 11-12 



Rassegna 




MWlograflca 



deirarte italiaBa ^mm 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

1905 



COLLABORATORI : 

Vittorio Aleandri — Alipio Allppi — Anselmo Anselmi — Carlo Astolfi — 
Qiovaooi Bardovagai — Cornelio Badlnicta — Qinlio Caotalamessa — Giu- 
seppe Castellaoi — C. Jacopo Cavallocci -< Beroardioo Fellciaogeli — Attilio 
Frasctaettl — Gustavo Frizzoni — Carlo Grigioni — Francesco Malagurii-Valeri 

— Cesare Marietti — Enrico Manceri — Giuseppe Mazzatinti — Curzio Mazzi 

— Medardo Morici — Alfredo Metani — R. Peruzzi de* Medici — Ugo Noni 
Pesciolini — - Emilio Orioli — Ercole ScaUssa — . Guido Traversar! -^ Nazza- 
reno Trovaneili — Giulio Urbini — Giacomo Vanzolini — Augusto Veroarecci. 

La Rassogna, che vanta già otto anni di vita, è V unica rivista 
che cura in modo speciale la Bibliografia dell' Arte italiana. Essa 
tìen conto, oltre che delle maggiori pubblicazioni d' indole artistica 
che vedono la luce in Italia e fuori, anche di quelle più modeste 
che si vanno stampando su giornali quotidiani o periodici; di guisa 
che nulla o ben poco sfugge ai lettori suoi, perchè poco o nulla sfug- 
ge all' attenzione de' suoi collaboratori. 

Per tal modo più 3000 studi d'arte poterono essere passati in 
rassegna ne' primi otto volumi del periodico; ciò che vale la cono- 
scenza di più che 3000 tra libri, opuscoli e articoli che il lettore potè 
avere in virtù della rivista. 

Oltracciò non v' ha fascicolo della Eassegna che non contenga 
documenti inediti, e illustrazioni di opere d' arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si raccomanda a tutte le persone colte e a 
quanti desiderano d'essere tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistica. 



AVVERTENZE 

La Raiisegna si pubblica in fascicoli bimestrali o trimeHtrali iii-8*» grande 
con copertina, e contiene documenti inediti per la storia dell* arte, monogra- 
fie e articoli originali ; recensioni di opere o di articoli d' arte recenti, noti- 
zie, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell* anno, sarà corredato di un In- 
dice per materie, nomi d'artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per l' Italia L. 5 — per I* Estero L. 7. 
Un numero separato cent. 50. 

Le lettere, i libri, gli opuscoli, i giornali in cambio, i manoscritti e 
quant* altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
al prof. £• Calzini, Ascoli Piceno. 

Per le recensioni delle opere basta anche V invio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati si respingono. 
Si^ Per tutto ciò che interessa V Amminifitrazione : abbonamenti, inserzio- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo stesso prof. Egidio Calcini, Ascoli Piceno. 



AXjSTO vili. Ascoli Piceno, 1905. N. 11-12. 

RASSEGNA BII5LI0GRAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 

Abbonftmftnto annuo j ^J]] J*. ]|J|^*^ ' * ^'^J* * | Un num. Mparato Cent. 50 

SOIHMIRIO : E. Calzi XI, L' arie marchigiana (a proposito di un articolo così iiftitolato del prof. 
G. Natali) — Carlu Grigioni, Due opere di Giat'an Francesco Gagliardelli pittore e scultore 
aòruzzese del secolo XV'I — B. Fbliciangst.i, Quesito storico di arte umbra — Cornelio Er- 
oi ni ch, Architettura ilalia*$a del Rinascimento — E. C , Un quadro ancora inedito di Gio- 
vanni (Juirico. — C. AsTOLJri, A proposito dei De-Magistris da Caldarola» — Documenti : E. 
ScATASSA, Contributo per la stòria dell'arte» — Recensioni: E. Calzini, — Bibliogr.ifìa : Opere 
di carattere generale ; Abruzzo, Emilia, /mzìo, Liguria, Lombardia, Marche, Xapoletano, 
Piemonte. Sardegna, Sicilia^ Toscana, Umbria, Veneto, — Annunzi e Notisie. 

L'ARTE MARCHIGIANA 

(A PROPOSITO DI UN ARTICOU» DEL PROF. G. NaTAU, COSI INTITOLATO) 



La cosi detta scuola umbra si dovrebbe « con maggiore giusti- 
zia chiamare umhro-marchigìa'na*: questo è quanto il prof. Natali va 
S2rivftnd:) da qualche tempo e intende dimostrare in sostanza anche 
col suo ri'cente articolo. E però traccia in proposito una rapida 
sintesi di ciò che fu, seiìonlo il suo modo di vedere, V arte marchi- 
giana da circa otto secoli a questa parte. Se non che il Natali, a 
dire la verità, non dice nulla di nuovo, oltre quanto gli studiosi del- 
l' arte nostra sapevano già; ma raccoglie, con una diligenza che gli 
f.i mólto onpre, una quantità di notizie — fra cui molte tuttavia 
sì potevano respingere — intorno alle opere — non intorno alla 
genesi dell' arte marchigiana — alle opere artistiche, comunque 
nate nelle Marche da maestri indigeni o da artisti d' altre regio- 
ni. Non dimostra in fondo perchè la così detta arte umbra si 
dovreì>be chiamare umbro-marchigiana, ma limita il suo compito 
alla constatazione di un fatto che nessuno certo ha pensato mai 
di negare, e cioè che contemporaneamente ai maestri umbri, altri 
maestri, marchigiani, operavano nelle nostre provincie e in altre 
regioni, compresa V Umbria. Non studia né direttamente ne indiret- 
tamente r opera d' arte, non guarda, voglio dire, ai caratteri che tali 
opere distinguono le une dalle altre, non alle affinità che le due 
scuole possono avere o hanno avuto, n^ quindi all' influenza che i 
pittori umbri esercitarono sui loro vicini e viceversa. Tutto ciò, con 
giovanile baldanza, egli salta a pie pari, conteutandosi di dichiarare 



178 Eassegnii bibliografica dell' arie italiana. 

che non intende scrivere la storia dell' arte nelle Marche, ma di 
tracciarne « le linee maestre, condensando in poche pagine la mate* 
ria di un grosso volume. > Ma per sostenere un asserto qual ^ quello 
che muove V A. a scrivere non mi pare sufficiente, se non m' ingan- 
no, tale dichiarazione. 

Ad ogni modo non lieve vantaggio può derivare dallo stadio 
del N., oltre quello della divulgazione dì notizie che tutte le persone 
colte dovrebbero conoscere, il -vantaggio cioè d' invogliare ancora chi, 
disponendo di una larga cultura storico-artistica, senta altissima come 
il nostro autore la carità del natio loco^ e intenda consacrarsi con 
adeguata preparazione ad uno studio di tanta importanza, poiché il 
soggetto vuol essere trattato appunto con maggiore ampiezza e pre- 
parazione. 

Certo è che intorno all' arte nelle Marche nessuno meglio di Giu- 
lio Cantalamessa potrebbe discorrere, fra gli scrittori marchigiani; 
ma non so se T illustre Direttore delle Gallerie di Venezia pensi di 
accingersi ora, 'date le sue molte occupazioni, a uno studio siflFatto; 
d* altra parte, se si considera che uno scritto del Cantalamessa giun- 
gerebbe sempre bene accetto e caro a chi studia, anche quando altri 
avesse tentato di mietere nello stesso campo, nulla ci vieta di de- 
signare intanto qualche giovane scrittore per un lavoro quale dovreb- 
be essere quello su accennato. 

E poiché r egregio prof. N. desidera eh' io esprima il modesto 
mio parere intorno al suo opuscolo, aggiungo che lo stesso N., che ft 
giovane operosissimo, dovrebbe tornare suU' argomento, allo scopo 
di potere definitivamente dimostrare ciò che da molti anni si va 
dichiarando dagli studiosi della nostra regione — non ultimo chi 
scrive — e cioò, che nelle Marche vi furono indubbiamente, massime 
nel secolo XV, vere e proprie scuole locali. 

Anche giorni sono, in un articolo suU' antica arte marchigiana 
air Esposizione di Macerata, che ha visto la luce nell' Arte del Ven- 
turi, concludevo con la seguente affermazione, la quale deve essere 
naturalmente dimostrata: scrivevo cioè, che le Marche ebbero in passa- 
to, come la Toscana, Vìome l'Umbria, un'arte propria e spontanea, quella 
che sulla fine del Trecento si affììrmò coi maestri di Fabriano, di Urbino, 
di San Severino, di Camerino; che nella seconda metà del quattrocento 
assurge a vera scuola nella parte settentrionale della regione con 
Fra' Carnevale, Giovanni Santi e gli allievi suoi, i quali, morto il 



^) L* Arte marchigiana — Estratto da 1' « Esposizione Marchigiana », Ma- 
cerata, 1905. — Lo stesso lavoro eoa qualche variante comparve neir « Ita-. 
lia Moderna » (a. Ili, fase. XXXVI, Roma, 1905). 



Ragaegna bibliografica delV arte italiana 179 



maestro, si trovarono per molti anni insieme nella bottega di Timoteo 
Viti; mentre nel Piceno, ove languiva un'arto di pittori secondari 
probabilmente scesi dall' Appennino umbro, i veneti Carlo e Vittorio 
Crivèlli dispiegarono la freschezza vigorosa della loro gioventù. 

Ma il N. quando sì accingesse a un simile lavoro, dopo una pre- 
parazione di alcuni anni e uno studio diretto delle più caratteristiche 
opere che distinguono tra loro non solo la scuola umbra e la scuola 
marchigiana, ma quelle dell* Emilia, della Romagna e della Toscana, 
le quali tutte hanno con le prime rapporti evidenti, non azzardereb- 
be più tali e tante affermazioni quali e quante se ne trovano nel suo 
opuscolo recente. 

Non scriverebbe, ad esempio, senza addurne le prove (che non 
abbiamo) che la chiesa di S. Francesco in Ascoli fu costruita sotto 
la direzione di Antonio Vipera: il < nostro primo grande architetto » 
scrive il N.; non dimenticherebbe fra le sculture del secolo XII e 
XIII quelle assai interessanti che si conservano nella stessa Asco- 
li Piceno; non considererebbe la città di Gubbio, sol perchè dal 
1384 fece parte del ducato d' Urbino, quale città marchigiana (tranne 
le condizioni politiche, i caratteri etnici doglr eugubini non mutarono 
per questo); non ripeterebbe con i vecchi eruditi del luogo che Ode- 
risi (come se qualcuno di loro le avesse vedute le miniature di Ode- 
risi !) precede il massimo pittore eugubino del Trecento, 1' ardito ghi- 
bellino (tUÌ(Io Palmerucci; delle cui opere — aggiungo — non è af- 
fatto ricca la cripta di S. Maria dei Laici a dubbio e, quel che ò 
peggio, nessuno saprebbe indicarci alcuna pittura certa del Palmerucci 
nella sua città natale; non ripeterebbe cheli Sacconi, T illustre uomo 
di cui tutti lamentiamo V immatura perdita, nelle teste scolpite negli 
stipiti della porta di S. Francesco in Ancona credè vedere i ritratti 
di Dante e Beatrice; né che le opere lasciate nelle Marche da laco- 
hello del Fiore sono tutte perdute; né ch'egli, il N., fu il primo in 
Italia a parlare di scuola marchigiana. 

Discorrendo poi delle affinità fra la scuola urbinate e V eugubina, 
molto probabilmente non direbbe più che poco resta ormai di Otta- 
viano Nelli, poiché oltre gli aifreschi del Palazzo Trinci a Foligno e 
quelli bellissimi di Gubbio a tutti noti, non trascurerebbe le pitture 
dal Nelli lasciate in Urbino, scoperte in parte, com' è risaputo, dallo 
Schmarsow e in parte dallo scrivente; né, considerata meglio V arte 
sua, si meraviglierebbe che al Nelli fosse serbato un più umile de- 
stino che non a Oentile da Fabriano ! Tali meraviglie lasciamole agli 
altri, anche se si tratta di scrittori come il Rio. 

Parlando dei Beccati non stamperebbe che Camedri no possiede 
opere loro tali che, con quelle della galleria di Perugia, valgono a 



180 Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 






darci un' idea di ciò che fu V arte di quei maestri; nò ascriverebbe 
Girolamo Nardini di S. Angelo in Vado fra i crivelleschì, nò ciu»- 
rebbe il Burckhardt per asserire che Francesco e Bernardo Cotignoia, 
romagnoli, sono pittori delle Marche, e neppure si servirebbe, io 
penso, dei giudizi di Amico Ricci per dir del valore de' nostri artisti. 

Ma la enumerazione è già iunga e non vorrei, continuando, an- 
noiare chi legge. Poche parole ancora e ho finito. 

Discorrendo degli artisti marchigiani lascerei in pace, tra altro, 
raons. Bernardino Baldi, che nessuno sa se sia stato veramente, come 
vuole il Pungileoni, oltreché letterato insigne, architetto; non ripeterei 
che Guidobaldo.II della Rovere faceva fare le maioliche con i disegni 
di Raffaello, né che Cola d' Amatrice sembra a lui crivellesco, una 
volta che c'è chi V ha provato assai prima del N.; poi mi guarderei 
dal far viaggiare con facilità vasariana questo o quel grande artista, 
da una città all' altra delle Marche. Tiziano, per esempio, non fu 
né in Ancona, né a Fano, e non é certo, dopo quanto sì rileva 
dagli ultimi studi del Gronau, che si recasse ad Urbino, benché in 
amichevole relazione con quc' duchi; fu invece indubbiamente a 
Pesaro, di passaggio per Roma. Palma il Giovine mandò un suo qua- 
dro pel duomo d' Urbino, ma in quella città non si recò né allora, 
né poi. E né anche direi che Filippo Bellini è fra i più noti seguaci 
del Barocci, che Guido Cagnacci (il Cantassi) è di Castel Durante, 
che il « Sassoferrato » ritrasse la miniatrice Giovanna Garzoni, e via 
discorrendo. Né, infine, confonderei Antonio Giosaifatti del secolo XVI 
con Giuseppe delia stessa famiglia, che visse e operò quasi cento an- 
ni dopo, come avvei'tiva recentemente anche il dott. C. Mariotti. 

Tutto ciò non ripeterebbe certo il Natali quando si accingesse 
ad un lavoro, pel quale, il recente suo articolo su V Arte marchigia- 
na, non potesse essere considerato dallo stesso autore che come 
espressione di un desiderio non interamente appagato. 

E. Calzini 



Éassegna bibliografica dell* arte itatìanà. Ì81 



DUE OPERE DI GIOVAN FRANCESCO GAGLIARDELLI 

PITTORE E SCULTORE ABRUZZESE DEL SECOLO XVI. 

Consistono in una pittura ed in una scultura, delle quali 
la prima adornava e la seconda, che, in parte mutila, ancora vi 
si conserva, adorna la chiesa di S. Francesco o di S. Maria 
Magna in Ripatransone. 

Il bel tempio, sorto nel secolo XIII, nel quale il quattrocento 
ed il cinquecento dissero a gara le mistiche idealità dei padri, 
il tempio che doveva essere 1* orgoglio di ogni buon ripano, 
anche per la vicina elegante torre, eccelsa nel pittoresco pano- 
rama della città, fu invece deturpato da ignominiose aggiunte 
nel settecento, camuffato dagli scialbi e finalmente, abbandonato 
a «^e stesso ai primi bisogni di restauro, venne lentamente, in- 
cessantemente minando, traverso platonici voti di riparazione. 
Ancora lo si ama, tanto più lo si ama, quanto più si avvicina 
alla prossima scomparsa, aiutato in ciò dalla frequente opera 
del piccone. Vi rimane a pena tanto da potere, con le scarse 
traccie del portico esterno e del protiro, a traverso V abside 
sventrata e le mura dirute, rievocare idealmente il mistero della 
penombra pia, le preghiere dei frati salmodianti, le inimicizie 
cittadine che qui .ai piedi degli altari venivano composte in 
pace. Ma insieme alla rovina cominciò la riabilitazione della chie- 
sa: «ssa volle ancora una volta brillare della luce della quale 
r aveva fatta gioiosa il rinascimento. Caddero gli scialbi, gli 
altari grotteschi che avevano occultato le semplici linee di 
quella simpatica architettura che segnò il passaggio dall'arte 
romanica alla gotica, tornarono alla luce e sorrisero mistiche 
ìmagini, industri fatiche dei secoli XV e XVI. 

Fra le altre, in una nicchia nel muro opposto all' abside, (*) 
riapparve un dipinto rappresentante una sacra conversazione: la 
Vergine col bimbo nel mezzo, a sinistra dell' osservatore S. 
Francesco, a destra un santo vescovo; esternamente alla nicchia 



(*) Per le vicende edilizie e per le condizioni topografiche del colle sul 
quale .è costruita questa chiesa, la porta maggiore d' ingresso non si apre 
nel muro di contro all'abside, ma in un muro laterale. Il dipinto adunque, 
del quale qui si parla, si trovava nel «ito normale della porta. 



1H2 Rassegna bibliografica dtlV arte italiana. 



una decorazione con pilastrine. Neil' ottobre 1854 D. Cesarct 

Cellini lesse V iscrizione seguente, che il March. Filippo Bruti 

Liberati rivide e pubblicò {*) e che io trascrivo fedelmente: 

QUESTA. OPERA. A. FACTE. FARE. DOMENICO 

JOAGNI. O. RI. PER. O. MARINO. DE. MANCINO 

PER. LORE. DEVOTIONE. IOANNES. FRANCISCUS. EX 

CIVITATE. SANTI. ANGELI. FACIEBAT 

ANO. DXI. M. 52Ò 

Una descrizione esatta del dipinto non venne mki pubbli- 
cata, né pure dal diligentissimo Bruti. Allorché io ebbi a vedere 
quest* opera pittorica sette anni fa, era già in uno stato di con- 
servazione miserrimo: 'la parte inferiore interamente caduta, del 
S. Francesco rimasto a pena quel t^nto da poterlo identificare, 
la Madonna del tutto scolorita; il santo vescovo rimaneva il 
più immune dalla rovina, quantunque esso pure largamente de- 
teriorato. Una fotografia e non bene riuscita di quest'ultimo 
è guanto rimane del dipinto, che cinque anni fa subì V ultima 
distruzione. Con la guida di essa fotografia adunque e dei raiei 
ricordi dirò due parole di descrizione. Il santo vescovo era 
rappresentato in piedi, tenente nella destra un ricco pastorale, 
nella sinistra un grosso libro rilegato in rosso; indossava una 
pianeta ornata con figure di santi, sul capo la mitra. Difficile 
rilevare caratteristiche tecniche; noto gli occhi grossi e sporgen- 
ti, come affetti da miopia,^ la faccia molto lunga, caratteri che 
vediamo ripetersi neir opera di scultura. 

Consiste questa in una statua di terracotta raffigurante la 
Vergine col bambino — quést' ultimo oggi perduto — , in gran- 
dezza naturale. La commisero nel 1524 i frati francescani di 
S. Maria Magna al Gagliardelli — il cognome risulta dal .do- 
cumento che segue in nota — per la somma di 80 ducati d' oro. 
Le condizioni del contratte, che pubblico qui sotto, (*) sono 



(•) XXVII.^ Memoria sulle belle Arti ne' sagri Tempi ripani, p, ^..Ripa- 
tran so ne, Tip. Jaflfei, 1855. 

• ('; Archivio notarile di lUjxitransone, Atti di Francesco di Vincenzo 
(Condivi-, Voi, /, folL 319 v, — 320 v , ifh data 6 agosto 1524. e Magìster 
Ioannes franciscus gag;] lardelli de Ci vi tate Sancii angeli et tiabitator Oivitatis 
Thethidis sculptor promisit et se obligavit fratrì nuntio luce guardiano nec 
non Ioanni georgio mariani et Ioanni matthei blasii sindìcis conventus 
Sancte marie magne stipulantibus et recipientìbus prò diete couventu forma- 



Èassegna bibliografica dell' arie italiana, 183 



interessantissime. Ai frati la scelta di volere la statua simile 
ad un' imagine nella cappella della Madonna delle grazie in 
Teramo, o ad altra in Civitella del Tronto, oppure ad una di 



re ex terra copta quaudam imaginerii beate virginis cum filio in manibus cara 
frixiis secandum modulum seu dissìgnìum datara a dicto magistro Ioanne 
franeisco ostenso ctoram me notarlo et testi bus suprascriptis faciendum videll- 
cet ìmagines et frixia ex terra cornices vero bases et tabernacula ex tilìa (sic) 
bona et recipientia. Itera vestes et frixia de auro fino et azurro finissimo 
post ultramarinum et dictas'imagines secundura magnitudinem figure que 
est Therami in cappella beate mfirie de gratiis.immo modico maiores. Que 
vero ad pulchritudinem promisit et se obligavit formare ad libitum eligen- 
dorum per dictos *fratres si ve ad slmilitudinem iliius que est Therami 
siye iliius que est Civitelle sive illias que est in Civitate Thethidis for- 
mata a predicto magistro Ioanne franeisco. Itera dictus magister Ioannes 
fr^nciscus promisit et se obligavit suo resico et periculo portare dictas 
imagines et eius opificium in terram Ripetransonis cum hoc quod dic- 
tus guardianus et Syndici teneantur soluero vecturas. mulorum aduoben- 
tiam (sic) et cUm veneri t dictus magister in hanc terram causa locan- 
di dictas ìmagines dictus conventus teneatur ei providere de habitatione 
et siimptibus prò se {sic) et famulo. Et omnia supradicta precio et nomi- 
ne precii ducatorum octoginta auri largorum de quibus dicti fratres et 
Syndici in solidum se obligantes in forma depoiriti promiserunt dhre et 
sol nere eidem 'magistro Ioanne franeisco ducatos decem auri largos prò 
arra ante initium operis cum hoc quod dictus magister Ioannes franciscus 
prestare debeat in Civitate Thethfdis idon^m depositura de perfìciendo o- 
pere secundum suprascriptorum serie alias teneatur ad omnes expensas et 
interesse. Itera dicti Syudici proraiserunt dare et soluere eidem ducatos 
decem auri.dum coquit dictas iraagines. Itera ducatos quadraginta auri in 
dèauratione et coIoratio;ie. Et reliquum in fine operis >. 

Nel noveipbre delT anno seguente lo scultore era di nuovo in Ripa(ran- 
sone e veniva alla seguente convenzione coi frati : 

Arch, med.j Aiti di Luca di Domenico Tomasini, . Voi, IL libro primo^ 
fog, 122 r. et?., in data 28 novembre 1525 « Cura sit quod raagister Ioannes 
franciscus galiardelli de Civitate sancti angeli teneatur et obligatus sit per- 
ficere et compiere usque a^ debitura finera quoddaip opus per eura inceptura 
in ecclesia sancte raarie magne fratrum rainorum de dieta terra [Ripetran- 
sonis] vldelicet simulachrum beate marie virginis cura filio certo salarjo In- 
ter partes convento et cura pactis, et obligationibus 'hinc inde factis prout 
infrascripte partes dixerunt constari pul)]ico documento manu magistri Cic- 
copi vlnceutii public! notarli, de ripatransone ad quod se referunt etc. Et 
propterea diete partes ad huiusmodi infrascriptara devenerunt concordiam 
hoc modo videi icet quod ipse magister Ioannes franciscus teneatur et obliga- 
tus sit prout promisit et convenit fratri angelo pascalis de ripatransone 
guardiamo, fratri Emigdio Ioannis procuratori, et Ioanni georgio mancini 



184 Éasgegna bibliografica dell'arie itaìiana. 



Chìeti (* t, tutti lavori del Nostro. L' artista avrebbe compiuta 
l'opera in Chieti,,di là a suo rischio egli doveva trasportacrla 
in Ripatransone, mediante vetture e muli che i frati avrebbero 
fornito. Insieme alla statua, il Gagliardelli avrebbe portato gli 
arnesi — opificium — per collocarla a posto, aiutato in ciò da 
un suo garzone. Per facilità della cottura e del trasporto, T ima- 
gine era in diversi pezzi e colorata in oro ed azzurro. Comple- 
tava il lavoro una nicchia in legno. 

Le vicende di quest' opera furono quanto mai infelici. Il 
bimbo, al quale erano unite le mani della Vergine, andò spez- 
zato. Nel secolo XVIII si pensò di restaurare la Madonna e 
di collocarla in un altare dell* epoca. In quelle condizioni la 
vediamo tuttora: i diversi pezzi malamente commessi e in parte 
mutili, gli avambracci volti in alto in atto di preghiera, le 



sindico (liete ecclesie ibidem presentibus etc. per totum dimidiam oiensis 
aprilis proxime venturi se personali(er conferre ad dictam terraro ripetran 
Sonia et citra quum visum fuerit sibi magistro Ioanni francisco et ibidem 
compiere et perficere opus predictura. Pro quo opere sic facto et in futurum 
faciendo et prò illiua parte ipse magister Ioannes franciscus fnit vere con- 
fessus et contentus habuisse et recepisse ab eisdem fratribus et sindico die* 
tis nominibus soluentibus etc. ducatos auri sexaginta etc. de quibns omnibus 
sic solutis eisdem quietavi t.... Et ex alio predicti fratres et sindicus faernnt 
vere confessi et contenti se ipsos dicto nomine teneri eidem magiatro Ioanui 
Francisco ibidem presenti etc. in ducatos auri viginti prò residuo maioris 
summe et prò omni et toto eo quod ipse magister Ioannes Franciacua petere 
vel exigere posset a dieta ecclesìa et fratribus.... quos dicti frafres et sin- 
dicus predictis nominibus soluere promiserunt eidem magistro Ioanni fran- 
cisco statim et in continenti proferto dicto opere.... alias voluit ipse magi- 
ster Ioannes franciscus* ab inde supra ad ilio (?) tempore morari posse in 
dieta terra sumptibus diete ecclesie et fratrum predictorum cum salario prò 
singuliu diebus condecenti et solito dari pietoribus et huiusmodi artistis. 

Pro quibus omnibus observandis scientes se ipsos non teneri sed sponte 
teneri volontcs Antonius muctilli de ripatransone. ut principaiis obligationem 
dicti magistri Ioannis franeisei insenovando ad supradieta omnia prò dicto 
magistro Ioanui francisco se obligavit etc.... ». 

Questo documento è del 28 novembre 1525, ma fin dall' 8 di questo me- 
se il Gagliardelli sì trovava a Ripatransone; in quel giorno lo vediamo te- 
stimonio ad un atto rogato nel convento di S. Francesco : « magistro Ioauni 
IVanciHco pictorc de Civita sanfi angeli teste », Arch, med. Aiti di Fran- 
cpsco Spina, lì usta IH,^ Voi. X dei rogiti, III della busta, foL 75 r. 

(') L' antica Tacite, la Civitas Theihidis del documento. 



r- 



4 

Rassegna bibliografica dell'arte, italiana. 185 



mani di terracotta sostituite da due informi pezzi in legno. Sta 
la Vergine seduta sopra uno sgabello e guarda ancora amorosa '^If 

il figlio perduto. Il manto le circonda il capo, passa su le spalle, 
si allaccia davanti al petto e scende a larghe pieghe su le gi- 
nocchia. Una cintura le strìnge ai fianchi la veste. Della pri- 
mitiva colorazione rimangono diverse traccie. Il volto è allun- 
gato e stretto, non molto bello, specialmente se osservato di 
fronte, ma illuminato dal sorriso della madre. Piccola e ben 
formata la bocca, fine il naso, occhi un po' grossi e sporgenti. 

V'ha a Chieti. nella chiesa di S. Maria Mater Domini, 
una imagine lignea (*) di Maria, che ricorda molto questa di 
Ripatransone, però più fine e più ideale, ma identica nella 
parte inferiore del corpo. Sarà questa la statua che il Gagliar- 
delli aveva eseguita a Teate ? 

Di essa ha scritto recentemente un critico, il quale della mo- 
stra abruzzese fu tra gli ordinatori, che € non se ne conosce 
r autore, ne si sa se sia opera di artefice abruzzese » {'). Ora 
l'affinità con l' imagine ripana autorizza a concludere che se la 
Madonna chietina non è del Gagliardelli — per quanto la cosa 
mi sembri probabilissima — è per lo meno di artista della ter- 
ra d' Abruzzo. 

Non pretendo di avere fatto uno studio sul pittore e scul- 
tore di Città S. Angelo; mi basta di avere indicato agli studiosi 
dell'arte d'Abruzzo il nome e l'opera di un artefice, che ben 
altre traccie ha lasciato di sé nella regione sua. Si riconoscano 
adunque ^ si studino tutte le sue opere e ne verrà fuori la fi- 
gura dì un artista che non fu, è vero, grande, ma la cui attività 
tra noi è indice della larga influenza che 1' arte abruzzese ebbe 
nel Piceno, influenza non ancora pienamente riconosciuta e stu- 
diata. 

Carlo Grigioni 



(^) Presentemente figura all'attuale mostra di Arte sacra a Chieti. 
(*) Emporium^ \V^ 130, fase, d'ottobre 1905, p. 283, da uq articolo di 
Giuseppe Mezzanotte. 



188 Ratmpgna bibliografica dell* arte italiana. 

rispondano alle iniziali di un nome. Non siamo in grado di 
mettere innanzi ipotesi attendibili: (^^ ma ai conoscitori dell'arte 
umbra non sarà difficile scoprire l'ignoto artefice che lavorò 
in S. Agostino di Norcia. 

B. Feliciaxgeli. 



(M Le iniziali A, D ci fecero pensare a Domenico AI fan i, ma dobbiamo 
riconoscere che l'attribuzione urta in troppe difficoltà. Anzitutto la posposi- 
zione del nome al cognome non è punto conforme ali* uso del tempo, in se- 
condo luogo le pitture dell' Alfani nella pinacoteca di Perugia non offrono 
analogie coli' affresco di S. Agostino, in terzo luogo questo dipinto, conside- 
derato in sé e in relazione alla maniera del Perugino, non ci pare opera 
di artefice giovine ed inesperto, mentre qualche segno d' inesperienza do- 
vrebbe apparirvi, se fosse opera dì Domenico Alfani che, nato, secondo gli 
storici, nel 1483, contava soli 19 anni nel 1502. Inoltre 1' Alfani, per quanto 
è a nostra notizia, soh^va firmare coli' indicazione della paternità. « Domi 
incus Paridis » come nella tav. n. 4 della sala XV della pinacoteca perugina. 

La supposizione che si tratti di Adone Doni d'Assisi incontra anch'es- 
sa la difficoltà della cronologia, poiché egli nacque sul principio del seco- 
lo XVl. D'altra parte la forma più frequente del suo nome nei documenti 
sincroni é quella di Dono di Dono. Cfr. Cristofani A. Notizia di Dono dei 
Doni in Arch. st. it. Serie III, t. II, P. II. 81 e sgg. Firenze 1865 e Vasa- 
ri G. Vite degli arlinti ediz. Milanesi VII, o77, Firenze, 1881. 



r' 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana 189 



ARCHITETTURA ITALIANA DEL RINASCIMENTO 

(V, Anno VI, num. 4-6, pp. ^6-/j) 



Le difficoltà che si oppongono ad uno che voglia accìngersi ad 
esporre lo vicende dell' architettura italiana nella fortunata epoca del 
Rinascimento ed a chiarirne l'essenza non sono nò poche, nò facil- 
'niente sormontabili. Infatti, nonostante la grande abbondanza di stu- 
di scritti, specialmente nel secolo scorso, su singole costruzioni del 
Rinascimento, non sono stati ancora studiati abbastanza tutti i monu- 
menti tipici, ai quali sono più o miMio ispirati tutti gli altri, né ò sta- 
to ancora stabilito il grado dì dipendenza in cui i monumenti secon- 
dari si trovano rispetto ai monumenti principali. 

Poco fu poi studiato finora lo stile dal lato costruttivo e fu piut- 
tosto trascurato V esame dell' opera eseguita dagli artefici più mode- 
sti e riguardante il dettaglio costruttivo ed ornamentale nelle sue più 
intime particolarità. 

Tutte queste circostanze si parano dinanzi alla mente di chi vo- 
glia parlare dell' architettura italiana del Rinascimento come ostacoli 
che ancora per lungo tempo non potranno venir totalmente sormonta- 
ti. E cosi, senza far torto alcuno ai lavori del Burckhardt e ad altre 
opere che meritano, da altri punti di vista, di venir conveniente- 
mente apprezzate, possiamo ben dire che un' esposizione scientifica 
delle vicende dell' architettura italiana del Rinascimento noi ancora 
non r abbiamo. Con tuttociò ò doveroso il salutare con entusiasmo 
la comparsa dell' opera del prof. Durm di Karlsruhe *) e ciò spe- 
cialmente per r accurato studio dei particolari costruttivi ed orna- 
mentali in quella contenuto, studio che manca nelle opere da altri 
precedentemente stampate sul medesimo argomento. 

L' opera nuova del dotto architetto tedesco forma la naturalo con- 
tinuazione degli altri già ben noti suoi lavori ; riguardanti, 1' uno 
r architettura dei Crreci, V altro quella degli Etruschi e dei Romani. 

Il nuovo volume è diviso in quattro parti, cioè in un' introduzio- 
ne generale che tratta delle singole particolarità costruttive ed orna- 
mentali dell' edificio all' epoca del Rinascimento, e poi in altri tre 
capitoli, dei quali il primo tratta degli ediflzi profani^ il secondo dei 



(* Handbuch der Architektur, 2 Theil, die Baustile ; 5 Band, Die BatV 
kànsi de Renaissance in Ilalien von D.' Josef Durm. 



190 Rdssegìia hihliogì tifica deir arie italiana, 

pubbUcl ed il terzo dei sacri. Dlflfìcile sarebbe il dare qui brevemen- 
te un riassunto della grande quantità di notizie che T A. ci dà sui 
singoli edifìci. Gioverà solo osservare, come pregio essenziale del- 
l' opera, che gli studi dell' A. si basano su grande quantità di rilie- 
vi e di schizzi prospettici propi, presi da lui nei suoi lunghi e ripe- 
tuti sogjrlorni in Italia (1866, 1867, 1871, 1874, 1876, 1901) e pubbli- 
cati n(»l suo libro in nitide fotoincisioni. L' introduzione poi al libro, 
ampia e ben elaborata è uno studio interessante dei singoli procedi- 
menti tecnici, dei materiali adoperati, delle diverse. specie di mura-* 
ture, delle volte, delle costruzioni dei tetti e di tutte le altre parti- 
colarità costruttive che sono esarai tate accuratamente od esposte in 
modo interessante con frec^uenti acccenni alle soluzioni trovate in ca- 
si analoghi dagli Egiziani, dai Greci e dai Romani. Ad un osserva- 
tore accurato quale è il Durm nulla sfugge di ciò che può destare 
uno speciale interesse, e cosi troviamo apprezzate degnamente nella 
sua opera (ciò che manca affatto in altre opere che trattano del me- 
desimo argomento) le costruzioni dalmate dell' epoca del Rinascimen- 
to, prima fra tutte il duomo di Sebenico che ci offre in tutta 1' ar- 
chitettura italiana V unico esempio di grande stile di una copertura 
del tetto con lastre di pietra disposte a volta, ed è tanto più interes- 
sante in quanto che non ò probabile che V architetto Giorgio Or- 
sini avesse conosciuto le costruzioni della Siria centrale, ' dove si 
trova tale sistema di costruzione in edifìci eretti all' epoca di Mar 
e' Aurelio. 

L'Autore va quindi altamente lodato perchè, trattando delia-parte 
costruttiva come di cosa essenziale, ha fatto colla sua opera un rile- 
vante passo innanzi sulla via che dovrà percorrere colui che in av- 
venire vorrà darci una perfetta esposizione dell' architettura italiana 
del Rinascimento. È (luindi con un senso di dolorosa sorpresa che 
abbiamo letto altrove ») un giudizio a parer nostro ingiustamente se- 
vero sul libro di cui ora trattiamo, giudizio basato su d' un confron- 
to dell' opera nuova del Ditrm con (iu<»lla magistrale del Burckhardt. 
A proposito di questa ultima, noi riconosciamo ben volentieri che, 
essendovi esposte le vicende dell' arte architettonica, sempre in re- 
lazione air epoca di cui l' opera tratta, essa non ci istruisce solo 
su ciò che riguarda lo sviluppo dclP architettura, ma, (per la stretta 
relazione che v' ha fra quest' arte e la vita) viene a darci anche un' i- 
dea chiara di tutto quel geniale fermento intellettuale che fu in Ita- 
lia all'epoca del Rinascimento. K l' arte architettonica nell' ppera del 

') VvAì le XofizìM (li (ìcrminia di Gustavo Paoli nell' 4/7edel Venturi, 
Anno VI, pag. 319. 



Hassegna bibliografica ddV arie italiana. 191 



Burckhardt ò messa con tanta maestria in relazione a tutta la civil- 
tà del nostro Rinascimento, cho è a dubitarsi che la sua opera possa, 
in tale riguardo, venir mai superata. Se però noi, truscurando di 
soddisfare alla nostra sete intellettuale di eruditi, per cui si vorrebbe 
conoscere T arte sempre in relazione all'epoca storica in cui essa si 
sviluppa, vogliamo venire ad una più profonda conoscenza dello stile 
architettonico del Rinascimento, e ciò per soddisfare puramente alla 
nostra passione d' artisti (cui preme an^situtto di conoscere lo stile 
stesso e soeondariamente solo la sua storia) noi preferiremo di gran 
lunga r opera del Durm a quella del Burckhardt, Abbiamo già accen- 
nato alle minuziose indagini tecniche, ed alla vei*a amorosa passione 
con cui in quest' opera del Durm sono analizzate le singole particola- 
rità costruttive adoperate dagli architetti del Rinascimento. L' impor- 
tanza di tali indagini non isfugirà certamente a ninno il quale ponga 
mente alla circostanza cho esse ci svelano V opera degli artefici più 
modesti i quali se anche non erHno in grado di comprendere nuovi 
ideali artistici pur contribuirono validamente alla formazione del 
nuovo stile, pervìhò introdussero negli edifìci tutte quelle innovazioni 
che erano richiesce dalla nuova civiltà, dai nuovi bisogni e dal nuo- 
vo modo di vivere. Solo quando tutti i procedimenti tecnici adopera- 
ti air epoca del Rinascimento saranno stati studiati in tutti i loro 
particolari da studiosi che abbiano profonda conoscenza di tecnica 
costruttiv.i, quando inoltre saranno stati previamente studiati a fon- 
do tutti i monumenti tipici ai quali sono ispirati gli altri, noi po- 
tremo avere delle opere che s' avvicineranno a quell' opera ideale dì 
cui sentiamo tanto la mancanza, e la quale dovrebbe farci conoscere 
lo stile deir architettura italiana del Rinasciitaento nella sua più in- 
tima essenza. 

Trieste, rìdi' ottobre 1905, 

Cornelio Budinich. 



UN QUADRO ANXORx\ INEDITO 
DI Giovanni Quirico 



« Nella seduta del 15 settembre 1905, al Congresso Stori- 
co Subalpino in Tortona, Guido Ambrosini ha comunicato la 
fotografia di un quadro del pittore (iriovanni Quirico, ancora 
inedito, e che trovasi nell'Ospedale di Vigevano. Il quadro, 
che presenta i caratteri della fine del 400 e dei primordi del 
500, fu dipinto per la Compagnia del SS, Sagramento, esisten- 



192 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



te in Vigevano dal 1500. L'Arabrosinì lo giudica ri migliore 
di quelli del Quirico, conosciuti », 

Cosi mi scrive il eh.*"® prof. Giovanni Zannoni, che qui rin- 
grazio, inviandomi una copia della piccola fotografia eseguita 
dal signor Ambrosini. 

Non potendo offrire ai lettori della /^assegna la riproduzio- 
ne del quadro, ne do qui una breve descrizione. L' ancona si 
presenta in due parti ben distinte : V inferiore, con una tavola 
nel mezzo (terminante ad arco) e due pannelli ai lati, ugualmen- 
te semicircolari, ma più bassi e più stretti di quella, sopra 
cui sono altre due tavolette rettangolari con una mezza figura 
di santa su ciascuna di esse; e la parte superiore del quadro 
che termina con una lunetta ad arco leggermente acuto. Le cor- 
nici che racchiudono Te sei tavolette dipinte sono in istile del 
Rinascimento, genialmente intagliate; il disegno di tale cornice 
pare ispirato all' architettura, ecqessivamente decorata e varia 
della facciata della Certosa di Pavia, sia per la ^forma dei pila- 
strini con candelliere sorreggenti la trabeazione e gli archi so- 
vrastanti le tre tavolette principali, sia per il disegno delle 
colonnine intagliate, alla estremità del quadro. 

Nella lunetta è raffigurata la Vìsìiazione, Nella tavola cen- 
trale è la Vergine seduta col Bambino; dietro di essa, una ten- 
da e due angioli oranti, sopra alcune nubi altri angioli. Nel pan- 
nello, alla destra della Madonna, è rappresentato s. Pietro in 
piedi, neir altro, alla sinistra della Vergine, una santa. Sopra 
queste figure laterali,, s. Caterina d* Alessandria e s. Lucia. 

Peccato che dalla fotografia che ho sott' occhio non si pos- 
sano rilevare i caratteri del maestro. Ad ogni modo gli studio- 
si devono essere grati al sig. Ambrosini della interessante sua 
comunicazione. 

E. C. 



r 



Hassfiffna bibliografica dell' arte italiana. 193 

A PROPOSITO DEI DE-MAGISTRIS D\ CALDAROLA 

Nel nurnoro precedente di questa Rassegna Carlo Grigioni à ere- 
dato riportare la mia ipotesi circa il Giovanfr^ncesco Toscani che 
stimai Vratello uterino di Simone De-Magistrijf. 

Ora però, sebbene anco nel Catalogo della Mostra d' Arte testò 
<*hiusa accenni a (lueijta ipotesi, credo piuttosto,' dopo più* minuto 
osarne dei quadri da es^i operati, che fossero senz'altro figli dei me- 
flesiny genitori. A rigore le due iscrizioni della téla di Esanatoglia 
(Crocifissione) Q delli altra più. vasta di Matclica (Adorazione dei Magi) 
d«\nno la qu?iliflca di « Toscani » ad entrambi gli artefici che le 
eseguirono. 

Pertanto si affacciano tn^ ipotesi : o furono i'ffettivamente toscani 
di nascita, o in Toscana lavorarono del tempo, tanto da rfportarni» 
il nomignolo accennato, ovvero, cosa più probabile, toscano d' ori- 
gine fa il padre foro facendo ereditare il proprio appellativo anche 
ai figli che non lo. disdegnarono firmando le opere collettive. 

Un altro toscano. Nobile di Francesco da Lucca, come scrissi 
gi;\ in questa stessa Rassegna^ visse a Caldarola contemp(5raneo a 
(iiovanni Andrea di Bernardi;io, ritenuto per certo padre dei De-Ma- 
gistris. Ciò forse non è in(>]>portuno ricordare. 

Carlo Astolfi. 

'DOCUMENTI • 

Contributo per la storia dell' arte. 

Molti hanno scritto su le arti che fiorirono in Urbino e sugli artisti -che 
illustrarono la nobile città. Fra i nuniero.si scritti però in cui si esaltano i 
capolavori ed i loro autori, vennero trascurati gli artisti di minor fama e di 
t»pocb« diverse, perchè gli scrittori inebriati dallo sfolgorio della rinascenza, 
hanno chiuso gii occhi davanti al resto; giudicando quasi con disprezzo i^ 
stravagante V arte de* secoli posteriori; come che T arte non fosse anch'essa 
rappresentazione della vita e non dovesse con la vita cangiare d' aspetto. 

Ne' seguenti documenti lo studioso troverà larga messe e lo storico 
didl' arte abbondanti ed utili notizie. Li stampo qui in quest'ottima Rassegna, 
ormai divenuta indispensabile a chi studia, con poche parole dichiarative. 
Ncnllorj e Sfcarpellini. 

Occorre notare che gli scrittori di cose urbinati per quanto furono larghi 
nello scrivere di pittura e architettura, altrettanto furono parchi nello scri- 
vere di cose relative alla scoltiira; e ciò, secondo me, per mancanza di me- 

1) Cfr. /ut compagnia dfl S'i. CfOitfìs\o dftia " df Ha' Grotta ,, di Urbino, in 4 Le Marche il- 
lustrate, ecc. 9 Pano, a. IV, 1904. 



194 Rassegna bibliografica delT arie italiana. 



morie. Ora i docamenti che qui pubblico colmano in gran parte la lacuna. 
Avverto inoltre che ignoti sono nella m;iggior parte gli artefici che andrò 
nominando e inediti i loro documenti. Molti di questi «artisti lasciarono ope- 
re già note in altre città, mentre non si sapeva che avevano lavorato aoebe 
in Urbino. 

Mareo — È uno scarpcllino nominato una sola vdlta < 1386, ottobre -^ 
a m.ro Marcho per la petra de l'altare (* 

Francesco SKefànl ~ Probabilmente comprò un pezzo di terreno per 
una cava di pietra che è sul monte Cesana, sita a pochi chilometri da Urbino. 

1439, 6 genaro « m.ro Francesco Stefani petrarius » compera un "pezzo 
di terra sita nel monte Cesana (^. 

1445, 23 febbraio « magister Francesco Stt-fani de Urbino petrarius (*. 

Franeeseo Santi detto Papa — Il Pungileoni ci dà la prima noti- 
zia di questo artista, dice cioè che Francesco nel 1462, era Presidente degli 
scarpellini e tagliapietre. {* Ci fa sapere inoltre che insieme a m. Antonio 
di Simone Francesco, scolpì le colonne, i capitelli, i. fregi ecc. della lo^^gia 
d' ingresso ali* Ospedale (J\ ' 

Riporto la descrizione di questo lavoro fatta dall' illustre prof. Calzini. (^ 

< Cotesta loggia ha tre archi in tutto ed è costruita con pietra del luogo. 
E d'ordino corinzio, ma le linee purissime della trabeazióne come tutte le 
altre cornici derivano da un tipo unico: il palazzo ducale. L'archivolto e la 
trabeazione hanno pochissimo aggetto, nella stessa guisa di altri profili in 
marmo, di questo tempo, che noi troviamo qui (in Urbino) in più luoghi. 
Anche nell' imbotte degli archi sono semplici riquadrature con entrovi rosoni. 
Le stesse forme si rilevano nello stipite della porta d' ingresso e ne' capitel- 
li pensili sotto la lunetta del soffitto a crociera. > 

Questo è quanto si conosceva dell' artista. Rovistando tra i rogiti ur- 
binati rinvenni i seguenti documenti che lo riguardano. 

1487, 22 deccmbre « Francesco alias Papa q. Sancto de Villa Monte 
Corvore (neir urbinate) habitans Urbini lapicida > compera un pezzo di 
terra C^. 

1491. « Francesco Bartolomei alias el Papa petrario civis Urbini » tutore (^ 

1492, 6 novembre « Francesco Bart.<* Santi de Urbino » arbitro. (^ 
1499, 7 decembre « Francesco Bart. Sancti alias Papa petrario > teste. (*^^ 
Tutti gli scrittori nostri lo fanno di casato Papa, invece il vero cognome 

suo era Santi ed il nomo del padre Bartolomeo. Francesco per quanto si può 



I) Àrch. di S. Croce. Libro d'entrate e spese. 
9) > Notarile, n. 14. e. 58. 

3) » » cas. I. n. 2. e. 28. t. 

4) Pungileoni - Elogio storico di Giov: Santi pag. 51. 

5) » » 

6) E. Calzini. — Urbino e i suoi monumenti, pag. 171. 

7) Arch, Not. cas. 32. n. 283. e. 169. 
8> » » cas. 8. n. 174. e. 41, t. 
9) » > » »- e. 142 

io) > » > » e. «83. 



r 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 195 



cGfuiwcere ebbe due ftgliuoli Piorantonio e Bartolomeo, forse ambedue scarjiel- 
liiii. Fieratitouk) ebbe in moglie Francesca fi<;lia di Giovanni magnano. 

1512 « Domina Francesca fìlia quondam lohannis magnani de Urbino 
et uxor Pcrantoni Francisci petrarii de Urbino » divisioni, ecc. C 

1527, 2 aprile — Testamento di » Perantonj q. m.ri Francisci petrarj 
alias detto il Paparello de Urbino (' 

1519, 13 ottobre « Bartolomeo q. Francesco petrarj alias il Paparello », 
tcdte. ;-* • 

Fraiices<*o di .ìlaite^» — 1468^ 9 agosto « m.ro Francesco quondam 
Matthei lapidari de Urbino » vende un pezzo di terra. ('• 

Tonimiso di Antonio — Lo trovo due volte come testimonio -- 1477, 
Jó aprile « m.ro Tomaso m.ri Anton j petrarj de Urbino — • teste. (^ 1487, 10 
settembre — Thomas magistri Antouj lapicida de Urbino — teste. (** 

Antonio di Ululone — 1470, 5 febbraio « m.ro Antonio Siuìone pn- 
trario de Monte Calende (villa dell'urbinate), testimonio (^ (Vedi nota «luarta). 

Bartolo di Gerio — ^467, 20 ottobre « bolog. 27 a Bartolo de Gerio 
de Montefalcone (castello dell* urbinate, ora distrutto), per tre pezzi di ca 
naie (cosi più volte). (^ 

Bernardino di Bartolo — Il nome del padre ed il luogo di nascita 
ine lo fanno supporre fratello di Francesco detto Papa, sopra citato. 

1493, 13 maggio « m.ro Brardino q. Bartoli petrario et lappicida do^ 
villa Monte Corvare teste. ('^ Cosi nel 1498, 1504 e 1508. (»^ Nel 1513 ai 10 
g'ennaio < In civitate Urbini, in apoteclii infrascripti m.ri Bernardini sita 

in contratam Sancti Bartboli m.r Bi*rnardinus q. Bartoli de Urbino 

lappicida alias de villa Montis Corvari » vende un podere. ('^ 

Bernardino sposò Lucrezia figlia di m.ro Pietro tintore di Urbino. Nel 
1529 Bernardino era morto. « 1529, 11 febrarius — Domina Lucrotia filìa 
q. m.ri Petri timori de Urbino vidua relìcta q. m.ri Brardini petrarj de 
Urbino. («^ 

Contantint» — Una sola volta è nominato — 1515, 17 gennaio € a 
m.ro Costantino scarpellino bolog. 6 per un appoggiatore de la finestra. ('^ 

K4»iifio — Lo trovo segnato nel battesimo di una figliuola — 1562, 10 
ottobre « Luchina figliuola del Rosso scarpellino. ('•* 

Cecchino di Buratto — 1573, 23 ottobre « a m.ro Cecchino scarpcl- 



X) Arch. 


Not. cas. 7. n. 520. e. 537- *• 


2) » 


» cas. 6. n. 150. e. 173. 


3) > 


p C.1S. 7. li. 170. e. 785. 


4> > 


» Quadra di Pustcrula - cas. 75. n. «05. e. 90. 


5» » 


> cas. I. n. 19. e. 97. 


6) » 


» cas. 33 n. 387. e. 119. t. 


7\ » 


» cas. I. n. IO. e. 17. 


>*) » 


del Corpus Domini, lib. B. e. 40. 


9) > 


Not. cas. 34. n. .307. e. 50. 


IO) » 


» cas. 8. n. 174. e. 41. t. — cas. 7. n. lóS. e. 275 — cas. ^ 


li) » 


» cas. 8 n. 173. e. X059. 


ja) > 


» » n. 173. e. 1413. 


13) « 


di S. Croce - lib. 1425 - 1677 - e. b8. 


M) » 


Parrocchiale della Metropolitana, lib. A dei battesimi, e. 22. 



8. n. 171. e. 898. 



196 Eassegna bibliografica deW arte ikiliana. 



lino fì<^Iiuolo ^ì% del Buratto, grossi 12 per un acquatolo de pietra di S. 
Ippolito. (1 

Lmttanzio — 1576, 10 aprile < Lelia figliuola di m.ro Lattantio scar- ' 
pellhio. (« , 

Ancelo Fiori — Di questo maestro come di altri, do notizie a pnrtc 
nella descrizione delle cappelle, della Resùi*rez4one nelTOratorio della Grotta, 
e della Concezione in Duomo, (ly Qui mi limito a riportare altri documenti. 

1581, 26 marzo « a m.ro Angelo Fiori scarpcllino. (^ 

1594, 22 decerabrp « a m ro ■ Agnolo scarpelli no scudi otto sono piT 
caparra della porta di pietra da farsi alla chiesa di S. Giovanni. {^ 

1610, 18 genaro « scudi tre a bon conto a m.ro Agnolo, scarpelli no 
per r ornimeuto che fa al quadro di bronzo. 'J* Di questo quadro nessuno 
storico parla, esso serviva di sportello al prezioso aflVeseo raffigurante S. 
Sebastiano opera di Giovanni Santi. Il quadro di bronz). rappresentava il 
duca Federico con la famiglia ed altri personaggi de IT epoca. L* affresco ed 
il quadro furono donati dall' istesso duca alla Compagnia di S. Cro'e, come 
attesta una targa posta a piedi della cornice. 

1614, 27 agosto * scudi trentotto e bai 45, a m.ro Agnolo Fiori scar- 
pcllino e compagno (Giov. 4nd. liivccioni) per ha ver fatto la porta di pietra 
® poggiolo nell'Oratorio nella cappella della Ressurettione. (^ 

Il Fiori molto lavorò per questa Compagnia e forse tu il migliore mae- 
stro chQ in quel tempo lavorasse in Urbino. 

Gainzzi Antonio — 1586, 26 febraro « scudi uno e bolog. 36 a m.ro' 
Antonio Galuzzo scarpellino, li quali sono per 24 piedi di pietra per la fab- 
brica (della chiesa dell'Annunziata fuori le mura). [^ 

159.'i, 22 genaro « m.<* Ant. Gala^zi scarpcllino nel suo testamento la- 
sciò scudi quattro. (* 

Bartolomeo — 1590, 17 novembre — Sencrera figlia di m.ro Bartolo- 
meo scarpcllino. (•' 

Ccfiare — I5if2, 16 giugno « Barbara figlia <li m.ro Cesare scarpcllino ('" 

Diotalcvo — 1591), 10 marzo < Domenico figlio di Diotalcvo scarpai - 
lino e di Ottavia de li Porcari. ('^ 

Patanazmi Franccsico Maria — La famiglia Patanazzi ebbe una 
lunga serie di maiolicari e pittori, e fu quella che iniziò, nell' arte del 
maiolicaro, tutti quegli arabeschi che form.uio la caratteristica dello maioli- 
che urbinati del sec. XVII. 

i) Arch. Corp. Domini, lib. 6. e. 140. 

2) » P.irrocchialc della Metrop. lib. cit. e. 77. 

.3) % di S. Croce, lib. 1581 - 84. e. 39. 

4) > di S. (ìiovanni. lib. 2. e. 125. 

5) » di S, Croce, lib. 1606 4^. e. 80. t. 

6) » della Grotta, lib. 16. e. 28. 

7) » > Comp. della Morte, lib. A. e. 5S. 

8) » » » di S. Croce - lib. 1425 - 1677 - e. 116. 
g) » 'l'arrocchialo della Metrop. lib. cit, e. 96, 

10) » » » » e. 107. 

11) • > » » e. no, 



Roisegna bUdiografica delV artm^iialiana. ^ J97 

.1600, 6 sottcmbro « a m.ro Frane. M.*^ Patauazzo «elidi 4 a conto 

delti Hcalinì. (^ 

160B, aprilei — « Frane. M.* Patanazzo testimonio in un matrimonio. (^ 
1616, 16 giugno —. Francesco Patanazzi aveva un censo con la Comp. (^ 

L>a tale documento si apprende che tra il 2 marzo ed il 29 decembre 1622, 

il Patanazzi mori. 

Maestri rorestieri. 

Felice . •• • di (?) 1488, 15 aprile « Felixio .... lapicida habitans Ur- 
binj teste. (,* 

MarMilio da S. Marino — 1468, 6 febraro « boi. 19 a Marsilio pe- 
traio per una petra della sepoltura de la Fraternità in S. Francesco. (^> 

Andrea di Pietro da (?) — 1495, 20 agosto « m.ro Andrea Petri 
scarpellino incola Sancti Leoni. ('* Essendo l' istrumentb rogato in Urbino, 
si può ritenere che quivi lavorasse. 

Girolamo da Venezia — Una sola volta Io trovo nominato; ma è cosi 
importante questa notizia da supplire a molte altre. Da essa si rileva che 
Girolamo stette molti anni in Urbino, anzi vi si accasò, comperandovi nove 
possessioni; il che dimostra che T arte molto gli aveva fruttato. 

Questo artista, secondo me, si deve considerare come anello di congiun- 
ssìone tra gli artisti che eseguirono gli ornati del Palazzo Ducalo di Urbino 
e quelli di S. Maria de* Miracoli in Venezia. I medesimi motivi, lo stesso 
modo di fare, la stessa frappatura e la medesima modellazione noi vediamo 
nelle candeliere di Urbino e di Venezia. 

1199, 13 marzo « Girolamo tagliapietra do Venetìa. (' 

CJolionardo da Clvltaveeehia — 1499 — Contracto per lo Stato de 
Urbino per salarle « causione > casa posta in Civitaveccha confinali te a 
quarto con Colionardo scarpellino. (^ 

Antonio Lombardo — Un solo documento ci attesta la presenza di 
questo maestro in Urbino — 1508, 3 maggio « m.ro Antonio lombardo 
boi. 10 per conciare certo pietre. \^ 

Bernardino di Mardi da S. Angelo in Vado — La famiglia Nardi 
o Nardi ni di S. Angelo in Vado, in meno di mezzo secolo, possedette tredici 
pittori, una vera corona di seguaci della prima tra le arti liberali « corona, 
per numero e valentia di artisti, forse la più splendida e la più ricca tra 
quante, nella storia delle Arti Belle, hanno sin qui formato il vanto di una 
sola famiglia » Così si esprime T egregio prof. Vincenzo Lancìarini nella 



j) Arch. dol C. Domini, busta 2. fase. b. (o 6) e. 8. 
*2) » . Parrocchiale sud. lib. cit e. 332. t. - Nelle ultime pagine sono segnati i matrimoni. 

3) » della Grotta, lib. 4. e. 15. 

4) » Not. cas. 32. n. 28. e. aa. 

5) » dol C. Domini, lib. B. e. 40. t. 

6) » Not. cas. 8. n. 18O. r. 240. 

7) Catasto cit., lib. D. e. 386 - 417 ecc. 

8) Arch. Not. cas. 8 n. lya. e. io«ó. 

9) » di S. Croce - lib. 1425 - 1677. e. 60. t. 



198 ÈassegnH bibliografica dell' arte italiana, 

Hua monografia : Dei Fratelli Xardini e di altri Pittori di S. Angelo in 
Vado. (^ 

Nella preg^evole monografia non è compreso il nostro Bernardino, perciò 
esso va ad arrichirò quella famiglia di un nuovo maestro. 

Riporto le notizie che lo riguardano. •' 

1514, Il decembre « m.ro Brardino Nardi di S Angelo in Vado scar- 
pelli no, teute. bis. 

1526, 9 gennaio « m.ro Brardino Nardi lapicida. (* 

1538, 22 gennaio « m.ro Brardino Nardi ncarpellino per haver lavora- 
to il gradino della porta della cbiesa boi. 27. (^ 

1540 8 aprile « m.ro Brardino olim Antoni scarpellino de S.* Angolo 
in Vado e mo (ora) de Urbino te.stibu8. {* 

1542, 12 agosto « m.ro Brardino Bcarpellino in S. Polo (rione), lascia 
nel suo testamento vari legati. {■' 

Dai documenti si apprende che Bernardino fissò dimora in Urbino, ebbe 
due figliuoli pure scarpcliini; Antonio che nel 1539 entra òonfratéllo nella 
Comp. di S. Croce; (<*' e Diotalevo che entra come confratello nel!' istessa 
Comp. C ^ eh® ^cJ l'^*'^ ^^ io dì giugno « riceve scudi uno per una po- 
trà con un calice de relievo con lettera per mettere ne la facciata de la 
fabbrica. (** 

Panquino di Slimone da M. Marino — E il secondo sammarÌDcse 
che troviamo a lavorare nella capitale del confinante ducato. 

1514, 28 novembre « m.ro Pasquino quondam Simonj olim de S. Ma- 
rino petrario.civis et habitans Urbini » vende una casa. (•' 

Andrea lombardo — 1540, 15 maggio « a m\ro Andrea lombardo 
boi. ()0 per aver fatto le colonne per il tabernacolo (cornice) dell'altare a 
mano manca ('" (di chi entra). 

Vitale Kosini da A. Donato In TavaKlionl - Questo S. Donato 
era nelT urbinate ora è sotto Sassocorvaro. 

1549, 10- marzo « Vitale scarpellino entra confratello. ('' 

1555, 21 ottobre « Vitale Roslnis de S. Donato scarpellino et incoia 
Urbino » vende « a Lattanzio q. m.ri Octavianj pictoris de Urbinj » un 
pezzo di terra. (^* 

Sebastiano Benciveuni da Arezso — Forse figlio di queir Antonio 
Bencivenni di Mercatello, famoso intarsiatore ed intagliatore che esegui i 



1; Castclplanio, Tip. Ed. L. Romagnoli, 1894. 

I bis) Ardi. Not. n. 331. e. 4. 

a) > » cas. 15. n. 336, e. 5. 

3) » del C, Domini, lib. 5. e. 54- t.. 

4) Arch. Not. n. 350. e. 301. 

5) » di S. Croce, lib, 1425 - 1677. e. 96. t. 

0) » > Elenco de Fratelli. 1518 - i«53 

7) » • > » 

8) » del C. Domini, lib. 5. e. 115. t. 
()) » Notarile, cas. H. n. 173. e. 1141. 
io) » C. Domini, lib. 5. e. 62. 

11) » di S. Croco, Elenco dei Fratelli. 

12) » Not. cas. 7. n. 988. e. 54. t. 



Ranaegna bibliografica dell* arte italiana. 199 

seg^ì dei coro della Cattedrale di Todf, la pdrta principale della chiesa di 
S. Francesco in Montone, il banco a s;;:ecchi nella sagrestia delle Grazie in 
Città di Castello, le porte del Cambio a Perugia, ecc. Probabilmente Anto- 
nio trasferì il suo domicilio in Arezzo. 

1554, 18 fcbraro « m.^ Sebastiano aretino scarpellino entrò confratello 
nella Compagnia. (> 

1581, 26 marzo « m.ro Sebastiano scarpellino grossi tre per la bara. (^ 

1582, ottobre — novembre » m.® Sebastiano d' Arezzo Priore del Co- 
mune. (5 

1583, 20 decembre — grossi 16, li quali li pagò per lui m,^ Sebastiano 
d' Arezzo scarpellino {* 

1583, 20 decembre < a m.ro Bastiano Renci venne scarpellino d* Arezzo 
per aver fatto il Pergamo di pietre roccie. (^ Questo pergamo andò in 
frantumi nel 1781, quando cadde la cupola della Metropolitana, essendo TO 
ratorio della Grotta nei sotterranei del Duomo. 

1591, 5 novembre « m*** Sebastiano aretino scarpellino mori. (^ 

Fabio Giaeomeiii da A. Ippolito (7) — Questo maestro lo supppongo 
di S. Ippolito, avendo trovato segnato, nei primi anni della sua venuta in 
Urbino, diverse paghe per il dormire, però si può considerare urbinate cs- 
.sendovì vissuto oltre cinquant* anni, lasciandovi molti lavori, quali sono, 
ad esempio, alcune parti delle cappelle della Resurrezione nella Grotta e 
della Concezione nel Duomo. I suoi lavori, sebbene non scevri delle pecche 
del tempo, conservono la grazia classica del rinascimento. 

1597, 5 genaro € e più scudo uno e mezzo a m.ro Fabio scarpellino. (^ 

1600, 22 maggio < scudi tre a m.ro Fabio scarpellino per un lavamano 
et un vasetto de T acqua santa et per sua manifattura dello sgabello del- 
l' aitare et un scalino nella chiesa. (^ 

1601, 16 giugno « a m.ro Fabio scarpellino scudi doi. {^ 
1607, 9 febraro € Simone figliuolo di Fabio scarpellino. ('^ 

1621, 30 decembre « a m,° Fabio lacometti grossi 10 per un vasetto 
deli' acqua santa per la chiesa di S. Margarita. ('* 

1622 — In quest'anno e ne' successivi lavora nella cappella della Re- 
surrezione. (** 

1626. ottobre-novembre « m.ro Fabio lacometti Priore del Comune. (^^ 



I) Arch. di S. Croco. Elenco dei Fratelli. 
> lib. 1581 - 84. 
Com. Vernaccia, ms. cit. 
di S. Croce, lib. 1425. 1677. 
della Grotta. Busta i. fase, i.* 
di S. Croce. Elenco de' Fratelli, 
di S. Ant. Abbate, lib. 13. e. 8. 
di S. Giovanni Battista, lib. 3. e. 154. 
del C. Domini Bnsta 2 fase. 6 e 9. t. 

Parrocchiale sud. lib. cìt. e. 194. 

del C. Domini. Busta i. fas. 4. e. 24. 

della Grotta, lib. 3. e. 104. 

Com. Vernaccia, op. cìt. 



2) 




3) 




4) 




5) 




6) 




7) 




«) 




9) 




io) 




11) 




12) 




13) 





200 • Èassegna biblioffrafica dell' arte iialiaim. 

r -' - - -.- \ . 

16^1), 28 ottobre < scudi Ano e raezo per .una petra da paiolo (sic) da 
in.'* Fabio scarpellino. (' 

l*iH4, 28 ottobre « a m/' Fabio Giacometti scudi 4 a bonconto delli scadi 
12 per fare doi arme del sig. Giusti TeQdoro. (* 

1637, 28 maggio « a m.ro Fabio Gjacomctti scarpellino, grossi 18 per 
la pietra con il segno. (* 

1644. In quest' anno e ne successivi lavora nella cappella della Concozioue 
in Duomo. (^ 

1647, « a m.ro Fabio scarpellino pavoli 4 per aver il lavamano nella no- 
stra sagrestia. (-'' 

Dionisio da H. Ippolito — 1605, 9 aprile < pauli 11. a m." Dionisio 
da S. Ippolito per conto della porta. (^ 

1605, 19 novembre « scudi 13, grossi 10, a m.*' Dionisio per l'orna- 
mento. (" 

Domenico Torquati da Venezia — Domenico, maestro sconosciuto 
agli studiosi, è il secondo veneziano che troviamo a lavorare in Urbinb. Dai 
documenti si apprende che il nostro maestro era al servizio ducale e che 
nel frattempo lavorava per altri committenti. 

1607, 15 ottobre « a m.ro Domenico scarpellino per a^'er conciato una 
pietra ed altre cose. (^ 

1610, 2 genaro « Fu proposto per 1' entrata nella Comp. Domenico di 
Bartolomeo Venetiano. (^ 

1610, 20 novembre, « scudi 4, grossi 15, a mastro Domenico scarpellino 
per la pietra dell'altare. {}^ 

1611, 16 marzo « m." Domenico scarpellino consigliere della Compa- 
gnia. ('* 

1611, 18 maggio « a m.ro Domenico scarpellino scudi doi per la pietra 
che va all' altare. ('* 

1613, 13 gennaro « Si legge una supplica di m.ro Domenico scarpellino 
venetiano dove pregava si riaccettasse come fratello, che si era scassato per 
demerito, i}'^ 

1613, 30 aprile « grossi li pagati a m.ro Domenico venetiano per una 
pctra de 1' altare. ('^ 

1622, Domenico con altri lavora — nella cappella della Resurezione. 

1) Arch. di S. Giovanni, lib. 4. e. 47. 

2) » del C. Domini, lib. 11. e. 34. 
31 » di S. Antonio, lib. 28. e. 22. 

j{) » Com. rip. 4. lib. entrato e spese della cappolla della Concezioue. 

5) » di S. Antonio, lib. 27. e. 141. 

6) » di S. Croce, lib. 15^3 - 1O05 - e. 171^. t. 

7) » » > e. 161 - 182. t. 

8) ,, della Morte, lib. A. cai. 

9) .» M lib. I. e. 37. t. 

10) ,, ,, lib. A. e. 14. 

11) ,, ,, lib. I. e. 44. 

12) ,, del C* Domini, lib. 8. e. 42. t. 

13) ,, della Morte, lib. 1. e. 64. 

14) ,, di S. Giovanni, lib. 2. e. 192. 



liassegna bibliograficn deir arte ilalUma, 201 

1627, Domenico va a lavorare a Pesaro per il Duca. (' bis 

1628, 14 ottobre « a in.rQ Domenico Tonciuati scarpellìno scudi 2 per 
il coperchio del poxzo. (* , . ' ' 

162H, 22 novembre « a m.ro Domenico Torquati scarpellinp scudi 16 
per una lenza fatta di pietra per la chiesa. (^ 

162D, 28 novembre « a m.ro Domenico Torquati scarpe! lino scudi 2 
par una colonna di pietra della Cesana fatta aita finestra dej coro. (* 

1634, 8 luglio « a m.ro Domenico Torquati searpellino scudi 12 per 
un vaso di acqua santa. (•'* 

Pier Paolo da M.* Ippolito — Pier Paolo dovette dimorare vari an- 
ni in Urbino, e conseguentemente condurre seco la famiglia. In prova di 
ciò, ecco il documento. 

1608, 2 settembre « Domenico e Matteo (gemelli) figliuoli dì Pier Pau 
lo scarpellino. {^ Pier Paolo ebbe un'altro figlinolo per nome Guidubaldo, 
che esso pure lavorò in Urbino dal 1629 al' 58, come vedremo. 

tiiOvannl Andrea Bueeioni - Il Buccioni molto lavorò in Urbino e 
vi prese stabile dimora, come ci attesta la sua permanenza per quarant' anni 
e Tessere stato due volte Priore delia Communità. 

1613, 17 marzo « grossi 10 a m.ro Giov. Andrea scarpellino. (' 

1630 decembre --- 1631 gennaio « m.<* Giov. And. Buccìojii Priore del 
Comune. \^ 

1633, febbraio — marzo « m.** Giov. And. Buccioni Priore del Comune. 

1634. 14 gennaio « a m." Giov. And. scarpellino scudi tre e grossi 
dieci per alcune lampade e per la portatura della pietra. (*' 

1634, 6 marzo « a m.ro Giov. And. Buccioni scudi 17 M^ per la me- 
moria degli agonizzanti fatta per la nostra chiesa ('" 

1645. II Buccioni, con altri, lavora nella Cappella della Concezione in 
Duomo, i}^ 

Guidobaldo di Pier Franeenco da A. Ippolito — Maestro ignoto 
agli studiosi -- 1628, 27 maggio « Guidobaldo di Pier Francesco de S. 
Ipolito scarpellino piglia dal Gonfaloniere e Priori a fare dieci bocche di 
canale di pietra da 8. Ipolito di cinque piedi. (^^ 

1629, 28 novembre « scudi nove a Guidobaldo de S. Ipolito scarpellino 
per la facciata. ('^ 

1655, 21 maggio « scudi 81:15, a Guidobaldo di Pier Frane, scarp. da 



I bis.) Àrch. della Grotta, lib. 4. e. 15. 

3) ,, dol C. Domini, lib. io. e. 99. t. 

3> M .. M c- 34- 

4) Arch. del C. Domini - lib. io. e. 44. t. 



5) , 


lib. II. e. 34 


6> . 


Parrocchiale sud. lib. cìt. e. i8« - 293. t. 


7* . 


dclLi Grotta, lib. 4. e. 23. ccc, 


») . 


Com. Vernaccia, op. cit. 


^) M 


di Se Antonio, lib. 28. e. 12. 


IO] , 


„ e. 13. t. 


li) . 


Cora. lib. della cappcll.a delia Concezione. 


I2> 


,, rip. 2. n. C. 


»3) . 


, del C. Domini, lib. 3. e. 118. 



202 Rassegna bibliografica dell* arte iialiana 



S. Ippolito per la lavorazione dulia pietra per la nicchia del Cristo air aitare 
ina^g^iore » ora scompar«a. {^^ 

AleManilro Blisl da H. Ipp«»llto -r Cosi lo chiama V illastre amico 
prof. Aug^usto Vernarecci nel suo bel lavoro sugli Scarpelli ni e Marmisti 
(li S. Ippolito. (' Ne.' miei documenti il cognome ha qualche variante. 

16:M), 2 febbraio « «cudi 30 a m.ro Alessandro Alessi da S. Ippolito 
scarpelli no a bon conto delli conci della porta della chiesa. (^ 

1631, 2 luglio « scudi 45 a m.ro Alessandro Elise da àS. Ippolito scarp. 
in acconto della porta. (^ Cosi più volte. 

Filippo Vagni dal Floblleo - - Maestro ignoto — 1G30, 23 luglio 
« scudi 10, a m.ro Filippo Vagni dal Ploblico per fare condurre le pietre 
per la porta. (^ 

1631, 14 febbraio « scudi uno al m.ro del Pioblico per portatura di 
pietra. C' Il Vagni fece anche le finestre. 

Orasio dal Plobliro -- Altro maestro sconosciuto — 1631, 19 agosto 
e scudi 4, a m.ro Horatio scapellino dal Pioblico por condurre le pietre. (~ 

Flet.ro Bologna (da Bologna?) Probabilmente era un Rodolo- 
ni-Sarti di Bologna, chiamato a S. Ippolito dagli Ascani per migliorare 
l'arte locale. Nel 1645 lavorava con altri nella cappella della Concezione. 

Bastiano da H* Ippolito --- Forse è tutt'uno con Bastiano Elisi no* 
minato dal prof. Vernarecci. Nel 1645 lavorava nella citata cappella. 

Glovan Paolo da H. Ippolito — Maestro ignoto, lavorava nella ci- 
tata cappella. 

I^ueantonlo GraBiaul (da?) - - Sconosciuto agli studiosi; lavorò nella 
cit. cappella. 

1658, 12 ottobre «a m.ro IiUcantonio scarpellino, scudi tre per fatnra. ^"^ 

Berarflino Robolino da H. Ippolito — I&rnoto anche al Vernarecci. 
Lavorò con altri nella cit. cappella, e nel 1673^ con altri compaesani, fece 
l'ornamento di pietra nella cappella della natività della Grotta. (* 

Felice (da?) — Lavorò insieme al Robolino.. 

Oiiidobaldo di Pier Paolo da 91. Ippolito — Lavorò nella cit. cap- 
pella della Concezione. Nel 16.58 ai 20 agosto riceve scudi 4 per un'acqua- 
santiera. (•*' 

Franceseo Maria da H* Ippolito * - 1666, 12 aprile « scudi 12 a 
m.ro Francesco Maria scarpellino di S. Ippolito per li conci della porta al- 
l' androne Grande. :^' 



i] Arch. della Grotta, lib. 14. e. 19. 

2' Prof' A Vernarecci - Del Comune di S. Ippolito e degli ScarpcUini e Marmisti del luogo. 



3) Arch. 


del C. 


Domini 


lib. 


3. e. 118. ■ 


4) .. 




,, 




e. 139. ecc. 


5) M 




,. 




e. 118. 


0) M 




,, 




e. 139- 


7) M 




,, 




f> 


8) M 


di S. 


Croce. 


bib. 


1655 - 60. e. 27. 


9) .. 


della 


Grotta. 


lib. 


5. e. 224. 


10. ,, 


dì S 


. Croce 


lib. 


1O55 - Co. e. 27 


II) M 


del C. Domini. 


lib. 5. e. 106. 



r 



Rassegna bibliografica dell' arte italiana. * 203 



<iSl«vauiil Andrea AMctani da N. Ippolito - - 1 <)?(), (> «ciucilo « a 
in.ro Giov. And. Ascatfi scarpcllino, scudi 40 stabilito per la sua mercede 
per la fattura della cantoria. [^ 

CrloTaonl Nleolettl da A. Ippolito - - Ignoto agli studiosi. Passò 
maofg'ior parte di sua vita in Urbino, vi prese la cittadinanza e nel 1711 
febbraio e marzo fu Priore del Comune. (* 

Fabbri Fraiiees«<» da M. Ippolito -- Nel 1721 fece il ciborio per te- 
nere le reliquie della Croce per la Comp. della Grotta. Il ciborio è intarsiato 
in marmo. Francesco era nepote dì Giovanni Apcayi pure scarpellino. (^ 

Giufieppe (da?) --- 1758, 4 febbraio « a m.ro Giuseppe scarpellino per 
fare due acquasantari. {* 

Pico Bartolomeo del Veneto -- Pico al suo tempo doveva godere 
una certa fama se la Comp. gli allogava un si importante lavoro; mentre 
nello stesso tempo teneva occupati altri egregi maestri locali. 

1759, 16, febbraio — Il sig. conte Giuseppe Bernabei donò alla Comp. i 
marmi per fare. T altare. ('» 

1759, 9 maggio — Si risolve di fare l'altare col servirti quale capo ma- 
stro di detta opera di Bartolomeo Pico dello Stato Veneto, il quale, con 
scudi 80 romani, dovevasi obbligare a dare la mensa, scalini del presbiste- 
rio- e gradini dell* altare. (♦• 

1760, 7 marzo « a m.ro Bartolomeo Pico per il nuovo altare. 80 C' 
Benedetto (da?) -- 1760, 2 marzo < a m.ro Benedetto scarpellino por 

le bugne attorno all' altare. {^ 

Fabbri Slebantlano da fi(« Ippolito -- Maestro ignoto che viene ad 
aumentare la valorosa schiera della faniiglia Fabbri. Lavorò per la Compa- 
gnia della Grotta. (^ 

Capodagll Baldasaarre da H. Ippolito - - Nel 1778 questo maetro 
era, dirò cosi, scarpellino ufficiale della nobile famiglia Olivieri pesarese. ('* 

ScATASSA Ercole 

1) Arch. della Grotta, lib. 15. e. 80. 

2) ,, Com. Vernaccia, op. cit. 

3) „ della. Grotta. -lib. 6. e. 54. 

4) *. M lib. 17 e. 235 

5) ,» M lib. 6. e. 225. 

6) ., .. .. e. 228. 

7) ,, ,, lib. 17. e. 80. 

8) „ ., ,. ,. 
o) .. „ „ M 

IO) ,, Com. lib. della cappella della Concezione. 



•204 ' Rassegna bibliografica delVarie italiana. 



R E C E N S 1 N'I 



Adolfo Ventar!, Storia deW arte italùuia. Voi IV, Im scultura dd > 
Trecento e le sue origini. Con 803 incisioni in fototipografìa. Milano, Uoepli, 
1906, 8.« pag. XXVII - 970. 

Neir ultima parte dt^ terzo volume dell'opera sontuosa il V. ci ha par- 
lato di Niccola d' Apulia, del grande maestro che dopo d' avere stabilito con 
isforzo prodigioso il principio dell' imitazione dell'antico, applicandolo ne' 
suoi lavori a Pisa, lo abbandona per sorprendere la natura ne' suoi aspetti 
e penetrare nell'anima umana. In questo quarto volume continua l'illustre 
storico nello studio dell'opera di Niccola, mostra il grande influsso da lai 
esercitato e la diffusione dell'arte sua per tutta Italia. 

Vediamo se è possibile dare un'idea di ciò che il V. ha trattato ne' sei 
capitoli che compongono il nuovo volume. 

L'opera di Niccola a Siena e a Perugia: il pergamo di Siena eseguito 
con l'aiuto de' suoi discepoli, Giovanni suo figlio, Arnolfo di Colle di Val 
d' Elsa, Donato e Lapo fiorentini, ci rappresenta la scuola di Nicola in pieno 
fervore, e il coronamento delle forme del pulpito del battistero di Pisa. In 
questo le linee architettoniche si disvelano fra le statue poderose, in quello 
invece si coprono sotto la fioritura ricca e varia dell'arte scultoria, affran- 
catasi dall'arte architettonica, divenuta libera e signora di sé. 

Mostrate le differenze tra il pergamo di Siena e quello del battistero di 
Pisa, il V. passa a illustrare la fonte di piazza a Perugia, ne studia le rap- 
presentazioni e vi riconosce in alcune parti la mano del vecchio Niccola e 
in altre quella di Giovanni, dr Arnolfo di Cambio e di altri artisti. 

Tratta quindi della decorazione di un chiostro che Niccola dovè erigere 
a Volterra e dà notizia di alcuni lavori de' suoi scolari a Siena. Dove la- 
sciò eredità di forme a tre maestri fiorentini Lapo, Donato e Goro, divenuti 
cittadini senesi. 

Parla di Fra Guglielmo, altro discepolo del grande maestro e delle sue 
opere a Bologna, a Pistoia, a Orvieto, ecc. Non meno diffusanienle tratta di 
Arnolfo di Cambio, de' suoi lavori e dell'influsso dell'arte d'Arnolfo sui 
Cosmati, osservando che mentre Giovanni propaga in Italia l'arte, spoglia 
delle vesti antiche datele da Niccola, Arnolfo, suo compagno, la riveste di 
classica bellezza, ove vince e rinnova l'arte dei Cosmati a Roma: di dove, 
compiuto il monumento di Bonifacio VIII in San Pietro, Arnolfo tornò a 
Firenze a continuar l'opera di Santa Maria del Fiore, e a rinnovare con la 
potenza del suo genio r arte fiorentina. Arnolfo mori 1*8 di marzo 1302, 
lasciando un' orma eterna, facendo sorgere come per incanto, in un breve 
corso d' anni, Santa Croco, S. Maria del Fiore e il Palazzo Vecchio dì 
Firenze. 

L'ultima parte di questo capitolo è consacrata a Giovanni, l'erede 
principale delle virtù di Niccola. Giovanni sparse per la Toscana e per 



Bassegna biblioj/rafica dell'arte italiana. 205 



l'Umbria T arte dna e s'inoltra ^ìno a Padova, ove lascia frutti che più 
tardi Pier Paolo e lacobello delle MasHt^^ne raccoglieranno. * 

Giovanni Pisano più che dall'arte gotica, che contril)ui a dare contra- 
zioni ai corpi, trasse dalla irrequietezza del proprio spirito l'arte nuova, e 
'nessuno de' suoi numerosi seguaci seppe rendere il pensiero di lui, la po- 
tente energia che faceva scoppiare 'di passione le statue. Mentre 11 padre 
« dette alle sne il romano imperio, egli V impeto della propria anima. Le 
forme classiche sminuirofto nell'opera di lui, perdettero solennità: ma logo- 
rate, sforacchiate dal trapano, scontorte, resero nella loro trasfigurazione la 
vita nuova. » • * ^ . 

Tratta nella seconda parte dei maestri senesi divulgatori dell' arte pi- 
sana: Nicola di Montefonte e, principalmente Tino di Camaino, correggendo 
una grande quantità di errori detti e ripetuti da quanti, dal Vasari in poi, 
dissero di questi maestri. Tino da- Siena passato a JPirenze si mostra maturo 
nel r arte, e la sua irviividualità traspare meglio che non nelle opere ante 
rieri di Pisa e di Siena, nella ricerca dell'eleganza e della grazia. 

Il V. segue l'artista ne' suol lavori in Toscana e quindi a Napoli. Verso 
•il 1325 Tino si recò in quest' ultima città, ove esegui il monumento della 
regina Maria d' Ungheria, le cui figure ricordano il proprio maestro Giovan- 
ni Pisano; ma il capolavoro di Tino consiste nella serie dei bassorilievi in 
S. Chiara dì Napoli. Il nostro discorre minutamente di quest'opera insigne, 
in cVii r. artista narra la leggenda di Santa Caterina. 

L'eredità dell'arte di Tino venne raccolta da Giovanni e Pacio Fioren- 

4 

tini, che della loro arte lasciarono un .grandissimo saggio nel cenotatìo di 
re Roberto e in altri monumenti sepolcrali.» Sui modelli lasciati a Napoli da 
Tino e da' svoì seguaci si "andò formando la scuola napoletana, che si de- 
termina in molte inculture del Trecento. 

Un'altra corrente artistica senese ò poi quella che si manifesta nei 
bassorilievi della facciata del Duomo d' Orvieto, adornata» da» Lorenzo Mai 
tani e da' suoi compagni di lavoro. Discorre inoltre il V. nello, stessp ca- 
pitolo di altri scultori senesi, quali Agostino e Agnolo di Ventura, che al 
loro tempo godettero gran fama ed eseguirono il monumento di Guido Tar- 
lati vescovo di Arezzo; parla di Niccolò di Cecco del Marcia, di Cellino di 
Nese, di Sano (di Matteo ?), di Gano degno di essere messo aj^confronto di 
Gero di Gregorio, che ne' suoi lavori ben si mlesa scolaro di Giovanni Pi- 
sano, di Angelo e Francesco di maestro Pietro d' Assisi cortonesi e di altri 
che appartennero al gruppo dei divulgatori, senesi delle forme pisane, alle 
qaali, osserva il V., i detti artisti « tolsero la gagliardia per ispirare gen- 
tilezza, menomarono la solennità per donare eleganza, temperarono l'ardire 
per prodigare finezze di orafo e dolcezze di sentimento. » 

Di Andrea Pisano, Giotto — che principiò il grande ciclo dei bassorilievi 
del Campanile di Firenze — Francesco di Talento, Dino e Tommaso figli di 
Andrea, di tutti gli altri scultori Pisani del Trecento, dei loro eredi in To- 
scana, nel Veneto e nella Lombardia, delle loro opere a Firenze, a Pisa, in 
Sardegna, nell' Umbria, a Bologna, a S. Casciano, a Sarzana, a Milano, a 
Pavia, a Cremona e dell'influsso di Giovanni di Balduccio sui maestri di 



206 Bassegna bibliografica dell* arie italiana. 



Campione, è narrata la storia in un magistrale capitolo, il terzo, eoi quale 
non è soltanto glorificata la grande arte pisana, ma ò dimostrato come i 
maestri dell' Italia settentrionale, specialsiente ne la Lombardia e nel Veneto, 
furono conqiiistate dall'arte signorile, idealistica dei Pisani. Non meno 
importante e profonda è la trattazione della fioritura dell'arte plastica a 
Firenze, con Andrea Orcagna, Alberto Arnoldi — figlio di un maestro 
lombardo —, Giov. Francesco d' Arezzo e Betto Fiorentino, Giovanni di 
Francesco, Francesco di Neri Sellario, Simone di Francesco di Talento e di 
tanti altri, fatta dal V. nel quarto capitolo. Verso la fine del Trecento, con- 
clude il nostro, ricevuti da Pisani e Senesi i virgulti che fiorirono rigogliosi, 
Firenze aveva raccolte in sé le forme artistiche dell' intera Toscana. E questo 
un moniento della massima importanza per la storia della scultura, poiclu* 
quasi contemporaneamente una nuova fiamma s'accende nel Settentrione e 
l'arte si prepara alle nuove conquiste della verità della vita. All'arte ele- 
vata, continua il V., elegante, aristocratica di Toscana, Venezia contrappone 
un'arte rude, potenti*, fervida. Mentre si cominciava* a spiegare la grande 
enciclopedia figurata sui capitelli del palazzo Ducale, e gli ultimi rampolli 
della maniera del Pisano Giovanni di Balduccio coronavano la basilica di 
San Marco, Venezia iniziava la sua conquista artistica nella terra ferma, 
traverso l'Emilia b lungo le rive adriatiche. Tutto cioè dimostrato dall' A., 
con la sua grande dottrina e competenza nel capitolo quinto dello splendido 
volume. 

Nell'ultima parte guarda il Venturi alle arti minori del Trecento connes- 
se con l'arte plastica; discorre cioè del'a scultura in legno : statue, basso- 
rilievi, paliotti d'altare, cori; esamina gli avori, e i lavori in istucco; di- 
scorre dell'oreficeria, dei lavori in ferro e in bronzo, tiene conto dei pie 
coli oggetti figurati nelle monete e nelle medaglie del secolo XIV. 

Parmi inutile rilevare, per chi sa con quanta diligenza e competenza 
lavori il Veutiiri, che anche per questo volume egli ha sottoposto a una 
revisione coscienziosa tutto quanto di più autorevole era stato scritto fhin 
ai nostri giorni intorno alla scultura italiana del Trecento, arricchendolo di 
molti nuovi risultati a cui potè giungere con le suo particolari ricerche 
dotte, ampie, indefesse. 

Quanto alla bellezza del lavoro tipografico e delle illustrazioni, basti l'as- 
serire ch'esso è in tutto deg|io della fama che godono da tanti anni ia 
Italia e all'estero le pubblicazioni di quel benemerito uomo ch'-è il com- 
mendatore Ulrico Hoepli di Milano. 

E. Calzini 



Rassegna bibliografica delV arie italiana, 2()7 



6l6LklOGt?AFIA 

Opere eli earatlere generale* 



^^j^ Di una Mndnfllla dnl Bnmbo attrllittna sin qui a Banva- 
anta Calllnl ragiona a lungo nell' ^r^<j di luglio-agosto 11)05 il dott. 
LuktI Rizzoli; il quale crede di poter assegnare tale niecfaglia allo 
scultore, che fu anche letterato, Danese Cattaneo, che pareccliie 
cose lasciò nel 'Veneto e specialmente a Padova. Il Cattaneo nac(iue 
in Colonnata, villaggio del Carrarese nef 1513 e fu scolaro del San- 
sovino, dal quale ebbe V incarico della esecuzione di molti lavori di 
genere decorativo ed anche di alcune opere d' arte scultoria pel pa- 
lazzo della zecca, per la libreria e per la loggettti del campanile di 
Venezia. A molte altre opere del C. accenna il K. nel suo articolo 
interessante. Il C. mori nel 1573. 

^* ^ Nel medesimo fascicolo de U Art€^ l'egregia signora C. I. 
FfoulkeSj nel corriere (V Inghilterra riferisce su le Vandlta. dalla prl- 
oiavara fitte a Londra di opere d' arte italiana, fra cui una Madon- 
na del Gjampietrino, i ventisei ritratti provenienti in orìgine dal 
palazzo Gonzaga a San Martino fra Brescia e Mantova, due tavole 
del Pordenone e altre pitture e sculture di maestri veneti e toscani; 
dà notizia inoltre degli Acquisti racantl nai musaa Vittaria ad Al- 
liarlas notizie che- P A. accompagna con la riproduzione di un bel 
disegno 'per una tomba, di mano del Bambaia. 

^^*^J Antonio Munoz nel fascicolo di maggio (1005) della stessa 
Rivista discorre dell' importanza essenziale che ebbe P arte copta 
nella formazione dell' arte bizantina. Lo scritto che ò adorno di alcu- 
ne illustrazioni è intitolato: Raaaagna d' aria capta. 

» * ^f NelP Einporium del settembre scorso Art. Iahn Iìusconi 
stampa un ampio articolo, splendidamente illustrato, intorno a La 
Badia di eraUaffarraia a la Mastra ltala.iiizantlna 

^* ^ Sulla Etpaslzlana di Braltaffarraia discorre in Arte e Storia 
del novembre 1905 Romolo Artioli,* e nel Marzocco del 24 settembre 
R. Fantini. 

^*^ L' Ing. Cesare Selvelli in un elegante opuscolo edito dai 
F.lli Drucher (Verona -Padova, 1905) ha raccolte diversi suoi articoli 
apparsi già in vari giornali e riviste. L' opuscolo ò intitolato Avanzi 
a rudarl. (Divagazioni professionali a Gubbio, a Fano, a Padova). 
La prima parte della pubblicazione è dedicata a Gubbio e, partico- 
larmente, al Palazzo dei Consoli e al Teatro Romano; la seconda, al 
Palazzo dei Malatesta di Fano; la terza alla Loggia Carrarese di Pa- 
dova; P ultima a Luciano di Vrana o, meglio ai palazzi ducali di 



208 Rassegna bibliografica délV arte italiana. 

Urbino e di Gubbio, in relazione col recente lavoro del Budinich, 
dì cui, chi scrive, disse ampiamonte a p. 56 e segg. (1905) di questa 
rivista. 

#*^ì[n lahrb. der Konlg, preuss, Kunstsammlungen , p. 1 e segg, 
(Berlino, 1905) sono pubblicati numerosi documenti raccolti da Gu- 
stavo Ludwig, il valente e dotto uomo morto il gioAio 17 del gen- 
naio scorsa; si riferiscono a circa cinquanta artisti per la massima 
parie veneti e lombardi. 

#*« A proposito della terza parte della magnifica pubblicazione 
del Sig. Sidney Colvin intorno alle collezioni di Oxford, Gustavo 
Frizzoni neìV Arte del Venturi (luglio-agosto 1905)- stampa ed illustra 
da par suo, alcuni Disagiti di antlehi iiiB«strl quali, tra gli altri, il 
Verrocchio, Filippìnq Lippi, Raffaello, Giulio e Domenico^Campagnola, 
il RembrandC. 

In The Art Journily p. 149 e segg.* (Londra, 1905) A. B. 8kiXNEU 
discorre della Collaetion off Willladk e illustra alcune opere di maestri 
toscani: Andrea della Robbia, il Tacca, Michelangelo; poi alcune coso 
di Francesco Laurana, un piatto di Mastro *Gi9rgio del 1524 e due 
candellieri veneziani della metà del secolo XVI. 

^^*4^ Francesco Malaguzzi Valeri nella Perseveranza del 10 
luglio* (Milano, 1905) dfscorrendo ,de La Torro Umliorlo I. mostra, 
basandosi su ricerche da lui fatte in archivio, la parte che spetta al 
Filerete nell' Ospedale Maggiore di Milano .e quella che lo stesso 
maestro potò avere nel* Castello Sforzesco. • 

^* ^ Un ampio articolo sulle vicen'de della ehiasa di S. Mlchato 
'' ad Frlglsalo „ in Ravanna e la perdita del Musaico bizantino che 
r adornava (oggi a Berlino), scrive Corrado Ricci, nella Rassegna 
d'Arte del settembre 1905, riferendosi al recente importante studio 
di Oscar WulfF pubblicato in Jàhrbuch d^r K. Preussìschen Kunsl- 
sammlungen (Fase. IV, 1904). — Si veda in proposito anche a p. 17^; 
della stessa Rassegna d' Arte (1905). 

^* ^ Un ottimo articolo riccamente illustrato, notevole anche 
ne' rispetti deir arte, è quello che si legge nel Secolo XX (ottobre 
1905) su In Blbllotaca Malatattlana di Cosana. Ne ò autore Enea 
Silvio Loli Piccolomini, che alle preziose notizie ha saputo unire 
un bel numero di illustrazioni che riproducono i diversi ambienti 
delia Biblioteca stessa e buone fotografie tratte dai codici miniati 
che in essa si conservano. 

**# Mario Cermenati in Rivista d' Italia (maggio, liK)5) stampa 
un articolo intitolato: La gaoiogla a la arti dal disagna^ per dire in 
sostanza, che più stretti devono essere i)articolarmente i rapporti fra 
le arti del diseguo e la scienza della terra, richiamandosi, naturai- 



Hassegfia biblioffraflca dell* arte italiana. 209 



mente, a Leonardo — il (juale anche in tal cano fa le spese a un 
gran numero di scienziati e critici moderni — a Bramante, Raffaello, 
Correggio, Tiziano, ecc. 

#*jj G. Frizzoxi neir Arte di settembre-ottobre 1905 stampa 
un'ampia recensione, rilevandone i pregi e i difetti, del recente lavoro 
di Georges Lafenestre et Euoène Richtenberger, La pelnture en Eu- 
rope: Eonie, les musées, les palaia, tea colUctiona particulièrea (Paris, 
librairies-iraprìmeries réunies, 7, rue Saint Benoit, 1905). 

Abrnno. 

#*# Adolfo Venturi, nel penultimo fascicolo de L'Arte (luglio- 
agosto 1905), riferisce intomo a La mostra d' art» antica abriizsosa, 

rilevandone l' importanza, per ciò che si riferisce alle maioliche di 
Castelli; ai tappeti di Pesco Costanzo^ alla oreficeria di Nicola di 
Gaardiagrele; un maestro « messo troppo alto nella scala del valon» 
artistico. Seguace del Ghiberti, non ne ebbe la potenza, perchè meno 
fondato nell'arte ». Nota il V. che alcune opere di oreficeria esposte 
non appartengono all' arte abruzzese; fa risaltare V importanza della 
bellissima mostra del Conte Pace, la più completa che si conosca di 
serrature e di chiavi medioevali e moderne; dice importantissima 
r antica arte dell' intaglio nell' Abruzzo che ha lasciato splendidi 
t^gi in cassoni istoriati di una forma tutta speciale, e in alcune 
statue romaniche, gotiche e della Rinascenza. 

^*^t Pietro Piccirilli nei fascicoli VIII-X (1905) di Riviaia 
Ahruzzeae pubblica due lettere aperte a G. Pannella su La Mostra 
d'Arto antica obruzsoso In ChIotI; nella prima discorre principal- 
mente di alcune pitture del secolo XV e del secolo XVI, tra cui una 
di maestro Matteo da Campii, di cui il P. si propone di parlare in 
seguito ampiamente; accenna alle maioliche, e ai lavori in ferro, ecc; 
nella seconda dice brevemente, con la sua nota competenza, delle 
oreficerie abruzzesi, e cioè delle scuole di Sulmona, di Teramo, 
d' Aquila e di Guardiagrele. 

^* ^ Nel n. 10 della Rassegna d' Arte (Milano, 1905} si legge un 
articolo su L' Oroflioorla nolla Mostra d' arto antica abruzzoso di 
Giacomo Pellicola. 

^ * # Nel n. 2 del Bollettino della mostra di arte antica abruzzese 
(Chieti, 28 qaaggio 1905) E. Coli dà notizia di due fra gli oggetti 
esposti a quella mostra: di una tavala In maiolica smaltata (cent. 
57X47) con 1' Annunzlazione e la data 21 maggio 1557; e del reli- 
quiario che Nicola da Campii, uu orafo poco noto fin (lui, lavorò 
per custodire una spina della saera corona nella cittiY di Ascoli. 

^ * jf A proposito dell' esposizione di Chieti e àvìV arto aliruzzasa 



210 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



segnaliamo il « numero commemorativo » col titolo Ferlae l^Uhìoe^ 
pubblicato dal libraio F. Leccese di Chieti, e contenente 1 segoenti 
articoli: Vincenzo Balzano, Tesoro di arte sulmonese in 8. Pieira 
Avellana (Campobasso), Cesare de Laurentiis, Il mlssale Bargia, Be- 
niamino Costantini, Le croci processionali di Orsogna, Benedetto 
Croce, la « macchia ». — Coi tipi di Nicola lecco (Chieti, 1905) è 
stato pubblicato a cura di egregi scrittori della regione il Catal«t* 
generalo il»lla mastra d' arto antica abruscoso In Chlati. — Nella 
Napoli nobilissima (ottobre 1905) Don Ferrante dà notizia di nu- 
merose pubblicazioni che videro la luce in occasione di detta mostra. 
^*^ Altro articolo che merita di essere segnalato agli studiosi è 
quello inserito da Giuseppe Mezzanotte neir Emporium (ottobre, 
1905), riccamente illustrato. 

Emilia. 

^*^^ In Archivio stor. per le prov, parmensi (voi. IL pp. 163-4, 
1905) Camillo Guidottj discorre brevemente di Irò chlasa modlavall 
In Plaaanza che presentano le identiche deviazioni nel loro piano 
iconografico. Le chiese sono quella di Santa Brigida, quella di 
Sant' Eufemia e quella della cattedrale. Di tutt' e tre presenta le 
piante. 

«*jt Corrado Ricci, che per la tavoletta rappresentante S. Do- 
menico di Cosmo Tura, da lui acquistata per le Galleiie di Firenze, 
è stato indotto a ricorcare l' insieme jnttorico, cui in origine detto 
frammento può avere appartenuto, nella Eassegna d' Arte (ottobre, 
1905) espone i risultati ottenuti mercè le sue ricerche e vi riunisce 
per mezzo di fotografie le altre tavolette che componevano origina- 
riamente r importantissimo polittico del Tura, già in San Luca presso 
Ferrara. Delle tavolette costituenti il polittico, due, rappresentanti 
S. Cristoforo e S. Sebastiano, si trovano a Berlino, una, figurante 
Sant' Antonio da Padova, si conserva al Louvre, e V altra, con la 
Madonna e il B, si vede nella raccolta Lochis presso T Accademia 
Carrara di Bergamo. L' articolo è intitolato: Tavola Sparsa di un 
polittico di Cosmè Tura. 

^* ^ Nello stesso fascicolo del periodico milanese Alfonso Rub- 
BiANi discorre intorno a La faoclnta dalla ** Santa „ In Bologua, 
la gentile e squisita opera così ricca di terre cotte del secolo XV, 
recentemente restaurata a cura di queir Ufficio regionale per la 
conservazione dei Monumenti. 

^* ^ Di recenti restauri a Flnastronl a Cappalio In San Patranio 
tratta nella Eassegna d'Arte del novembre 1905 Francesco Gavazza, 
il quale s' intrattiene a discorrere, tra V altro, anche di antiche pit- 



r 



Haxsegna bibliografica dell' arie Haliana 211 



tare nelle due cappelle dui tempio ultimamente restaurate: pitture 
ordinate nella seconda metà del secolo XV ai fratelli Maineri e poi 
a* Tommaso Garelli di Alberto e a Giovanni Francesco da Rimini, 
ma poi non eseguite. — Mi piace notare qui che la lettera di Giov. 
Francesco da Rimini a cui allude il Gavazza, fu pubblicata anche in 
BulleUino della Società fra gli amici dell'arte (Forlì, 1895), <lal Maz- 
zaSimi, che la fa precedere appunto da alcune notizie relative alle 
pitture della cappella di Santa Brigida, che il maestro riminese dovò 
sospendere (così il Guidicini, Cose Notabili di Bologna, II, ;^71) per 
le gravi spese occorrenti per fare il coro nella cappella maggiore, 
gli stalli del detto coro, V organo e la ferriata (Iella predetta cappella. 

4^ * » Un' ottima guida per chi intenda visitare I principali mo- 
namcntl di Viterbo^ è quella di Cesare Pinzi (Viterbo, Monarchi. 
1905), il quale ha considerevolmente accresciuto il suo lavoro, giunto 
già alla terza edizione, con due appendici. In una di queste sono 
riassunte molto opportunamente le notizie sul pittore viterbese An- 
tonio del Massaro, detto il Pastura. 

^* ^ NelP Emporium dell' ottobre' 11)05, ruscus discorre dei nuovi 
acquisti dnila Qalinria Borghnso sofTermandpsi particolarmente su 
cinque quadri, tra le opere più significative della distrutta raccolta 
Santini, di maestri ferraresi del Rinascimento, quali Cosmo Tura, 
Giovanni Benvenuti detto V Ortolano, Michele Coltellini, e Antonio 
Buon acossi. A proposito della tigura di un santo monaco, del Tura, 
r a. non sa direse esso rappresenti S. Antonio da Padova o il beato 
Giacomo della Marca. Ma come si può pensare a quest' ultimo, dopo 
quanto è stato scritto anche in questa rivista intorno alla iconogralia 
del beato Giacomo ? D' altra parte, basta dare uno sguardo alla ri- 
produzione del quadro per escludere senz' altro V ipotesi eh' esso 
possa rappresentare il celel)re monaco di Monteprandone. Legga rn- 
cns il bellissimo articolo, che V egregio nostro collaboratore Carlo 
Grigioni inseri nella Patria di Ancona (15-lt) marzo, 1905) e vedrà 
se è proprio il caso di scrivere che V iconografia del beato Giacomo 
< è "ancora troppo incerta >. 

#*# Nel Secolo XX (novembre 11)05), Elisa Albano discorre di 
Villa Borghosa naila vita romana. ' Fra le numerose incisioni note- 
vole quella che ci rappresenta il Casino Borghese com' era nel 1751). 

^* ^ Rodolfo de Vincenti in questo medesimo fascicolo del- 
l' elegante pubblicazione milanese stampa un articolo breve, ma non 
senza interesse per le cose dell' arte, su r AMaxIa di Farfa^ la su- 



212 Rassegna bibliografica dell* arte italiana 



perba abbazia medievale, cosi ricca di tesori d'arte anche oggi, e 
pure cosi vergognosamente abbandonata 

lilgnria* 

^* ^ Mario Laro ne L' Arte (luglio-agosto 1905) dà notizia del 
chiostra di Sant' Andraa in Genova, i cai marmi stanno ora rinchiusi 
nella chiesa di Sant' Agostino, in attesa che si decida in qual luogo 
essi debbano venir ricomposti. Le proposte ventilato intomo a tale 
ricomposizione si possono ridurre a tre: ricostruire il chiostro nei 
giardini del Municipio, ricostruirlo air Acquasola, annetterlo al- 
l' antica chiesa di Santo Stefano, che è della stessa epoca del chiostro. 
Quest' ultima proposta è appunto quella- che appaga maggiormente 
gli studiosi. 

^^*# In Arte e Storia (ottobre 1905) D. Huscaglia discorre bre- 
vemente quanto utilmente de la chiosa di S. Qlacomo In Savona, 
della sua origine (secolo XV), delle sue vicende, di una lapide a 
Gabriello Chiabrera ivi sepolto, delle opere d' arte che la ornavano, ecc. 

^* ^ Umrerto Giampaoli nel fase. 10-12 (1905) del Giornale sto- 
rico e letterario della Liguria illustra una scultura dimenticata di 
Follco Palma, un artista d' ingegno e che ha lasciato opere conside- 
revoli, nato a Massa il 12 luglio 1583. Il G. dà del Palma una larga 
notizia con la scorta del Baldinucci e del Campori, poi descrive 
r opera che credevasi perduta: un Crocifìsso che si conserva nella 
chiesa di San Rocco a Massa. La bellissima scultura in legno, trovasi 
in uno stato di conservazione non buono e un restauro che la salvi 
da ulteriore deperimento s' impone, anche perchè si tratta dell' unica 
opera d' artista massese che la città possieda. 

^* ^ Intorno al Monastero di Quarto, alle sue origini e alla storia, 
eoi tipi Rossetti (Pavia, 1904) è uscito un opuscolo di Nicolò Schi ap- 
pagasse. Il cenobio nel 1387 era già in piedi. L' A., troppo presto 
tolto agli studi, narra le vicende dell' istituto, descrive la chiesa, 
toccando delle spese e riferendo le iscrizioni sepolcrali. La pubblica- 
zione vide la luce a cura del fratello deir A. 

liombardla. 

^ * .X. Diego Sant' Ambrogio, in Arte e Storia dell' ottobre scorso, 
discorre a lungo de la leggendaria regina Toutborga dol Priorati 
cluniaconso di Sant' Egidio di Fontanella presso Pontida. 

Anche in questo, come in altri edifici dei Priorati cluniacensi di 
Lombardia, i caratteri stilistici < appaiono evidenti, non solo nel- 
r organismo del fabbricato, tutto in pietra a vista, colle tre absidi 



Rassegna bibliografica delV arie italUina, 21 S 



e coi capitelli dalle singolari ornamentazioni e, sopra ogni cosa, 
colla torre sul quadrato centrale a somiglianza delle chiese borgo- 
g-Qone, ma altresì per certo simulacro di una abbadessa, di sangue 
reale, apparentemente, che sarebbe stata la fondatrice e reggitrice 
del chiostro ». La fondazione di Sant'Egidio della Fontanella ò da 
riportarsi, secondo il S., alla line dell' XI secolo o ai primi anni 
del XII. 

«*^ A proposito delle Noto o dooumonil sontaiiilirosiaiil pub- 
blicati da Gerolamo Biscaro neir Archivio storico lombardo (fase. IV, 
Milano, 1904) discorre con la nota sua competenza, fra le recensioni 
dQÌV Arte (Fase. IV, Roma, 1905), Laudedeo Testi, concludendo che 
il lavoro del B., per quanto fatto in generale molto bene, non oflfre 
una documentazione nuova e precisa che tronchi recisamente la nota 
questione sull' età approssimativa dell' odierno Sant' Ambrogio di 
Milano. * • 

A. Cavagna-Samoiuliani neir Emporium di novembre 1905 «il- 
lustra antlobi rloonli marmorol di Proffoìitorl doll'Alonoo Pavoso. 
Ornano lo scritto numerose e importanti riproduzioni di stemmi, 
pietre tombali, monumenti, ecc., scolpiti tra il secolo XIV e il seco- 
lo XVII. 

« * ^ Por la storia artistico dallo chioso di Sao Satiro In Mi- 
lano. Spigolature d'archivio, come modestamente le chiama l' a., 
di Francesco Malaguzzi-Valeri, pubblicate in ArcJiivio stor, lombardo 
(Milano, 1905, pp. 140-151) 

^^*# Nel giornale II Politecnico (marzo, 1905) Diego Sant' Ambro- 
gio studia e descrive II Coro prosbltorlolo dolio bosllloo Ambroslono. 

^* ^ Pregevoli noto sullo sculture lomiiordo del Rinascimento 
(relative a lavori di Andrea Fusina, di Cristoforo Foppa detto il Ca- 
radosso e della loro maniera) stampa Francesco Malaguzzi-Valeri 
nella Rassegna d' Arte del novembre 1905. 

» * # Lo stesso* Malaguzzi in detto fascicolo pubblica un docu- 
monto o un quadro ottrlbulto o Zonolo. La tavola raffigura la Ver- 
gine e il B. in trono, a destra S. Ambrogio, a sinistra S. Girolamo. 
L' opera che si trova nella basilica ambrosiana, dovette essere dipinta 
nel 1494; ma se il documento si riferisce in modo sicuro alla pittura 
attribuita a Zenale, bisogna suppore che questi ne affidiisse V esecu- 
zione a qualche suo aiuto, poiché essa è di troppo inferiore alla 
bella ancona di Tre viglio che lo stesso maestro dipinse nel 1485. 

<f*# Nel Marzocco del 10 settembre 1905 sempre l'instancabile 
Malaguzzi che discorre questa volta degli Sporporr d' oggetti d' orto 
In Voltolllno. Bisogna leggere con quanto poco rispetto per T arte e 
per la storia nostra si guardino i monumenti e gli oggetti d' arte in 



èl4 Èassegna hibliotjrafica dell* arte italiana. 



genere dai privati che ne sono possessori o dai parroci che li hanno 
in custodia ! E a ragione il M. è indotto a concludere che da noi, e 
forse per lungo tempo ancora, le vere tombe deir-arte sono la mag-- 
gior part<^ delle chiese. 

**« Anche il dott. Antonio Massara nel Marzocco del 29 otto- 
bre scrive, a proposito delle tombe dell' arte, di Altri tparperl di 
oggottl Ilari». 

Marcile. 

^^*^^ E. Calzini ne 1/ Arie dello scorso luglio (fase. IV, 1905) 
rileva un errore in cui cadde Emil Jacobsen a proposito di duo pit- 
turo di Tlniòtao Vltlp nel suo articolo sui seguaci del Francia e del 
Costa in Bologna, pubblicato nel II fase, della medesima rivista 
romana. 

^* ^ A. R. Dryhurst, Raphaol. L'elegante volumetto fa parte 
ddla collezione inglese: Little Books on Art. (London, Methuen, 1905). 

^*jf Arto Plcoaa è intitolato un geniale articolo che Romualdo 
FANTINI stampa nel Marzocco del 5 novèmbre a proposito della antica 
arte marchigiana air esposizione di Macerata. 

^*^ Ne V Unione del giorno 11 e del 18 ottobre 1905, che si 
stampa a Macerata, si leggono due buoni articoli sulla Pittura mar. 
cfilglana o 1 Arto antica air Esposlzlono roglonalo marcfilglana. 

* * # Sullo stesso argomento E. Calzini scrive nell' Arte di Adolfo 
Venturi (^novembre-dicembre, 1905) e conclude affermando che lo 
Marche, secóndo il suo giudizio altre volte espresso, ebbero in pas- 
sato, come la Toscana e V Umbria, un' arte propria e spontanea. 
Quella che sulla fine del trecento si affermò coi maestri di Fabriano, 
di Urbino, di San Severino, di Camerino; che nella seconda metà 
del quattrocento assurge a vera scuola nella parte settentrionale della 
regione con Fra Carnevale, Giovanni Santi, e gli allievi suoi Barto- 
lomeo, Evangelista, Ottaviano Prassede, ecc. 

j^ * ^ Con pensiero nobilissimo il prof, don Cesare Annibaldi ha 
pubblicato un piccolo quanto elegante libretto intitolato : illustrazlo- 
no di alcbao oporo d' arto In tool. Sono notizie e documenti raccol- 
ti dal compianto suo zìo mons. Giovanni Annibaldi, dotto e appassio- 
nato cultore di patrie memorie. Opportunamente corredate di belle 
incisioni, le opere prese ad illustrare consistono in diversi lavori di 
Luca Signorelli e di Lorenzo Lotto — (vedasi, in proposito delle ope- 
re di L. Lotto a Iesi, lo studio dell' Abruzzetti pubblicato nel voi. 
V di questa rivista) — alcune delle quali 1' Annibaldi ritiene non so 
con quanto fondamento di Tiziano; di Pietro Paolo Agabiti, ecc. 
Nella seconda parte, V A. descrive la chiesa di S. Marco Cdella quale 



Ra$aegna bibliografica delVarte italiana, 2lò 



in questa Rassegna parlò già il prof. Umberto Pierpaoli, dimenticato 
dall' A.) del palazzo del Governo, della porta dei Verroni, di quella 
del palazzo Amici, dell'antico palazzo Ghislieri e di alcuni sarcofagi. 
La pubblicazione molto importante fa onore all' egregio prof. 
Annibaldi, e vorremmo eh' egli si dedicasse con maggior lena a questi 
^tuiii, poiché sa e può seguire V esempio dello zio. 

Napoletano» 

,^*» Nei fascicoli Vili e iX di Napoli nobilissima (1905) Filippo 
L.ACC£TTi termina il suo studio intitolato Momorlo d'Aria vaatasa» 

che per molti punti di contatto si confonde con la produzione scul- 
toria, - che andò svolgendosi dal mille al secolo XIX nel Vasto, - 
rilevandone tutta la sua importanza, sia per ciò che riferisce all' arte 
medioevale, essenzialmente romanica (poiché di arte araba e di quella 
g^otica non si hanno esempi superstiti nel vastese), sia per ciò che 
si riferisce al Rinascimento, benché 1' arte di questa epoca felice ab- 
bia lasciate in Vasto minori impronte di quella medioevale. 

«*« Intorno a La ffaaalala dal Duama di Napall inaugurata il 
18 giugno 1905 ha pubblicato un cenno storico descrittivo A. Miola 
(Napoli, Tip. Giannini, 1905). La chiesa, compiuta dopo il primo 
ventennio del sec. XIV, non ebbe alcun ornamento all' esterno finché 
il cardinale Eurico Minutolo nel 1407 non ne decorò la facciata col 
ricco portale di Antonio Baboccio. Nel 145G, il terremoto fece crol- 
lare gran parte del tempio. Nel 1788 vennero cominciati i restauri, 
ma la facciata non piacque; finalmente nell' anno 1877 ad iniziativa 
del cardinale Sisto Riario Sforza si stabilì di dare al duomo un 
prospetto degno di esso; oggi la nuova facciata é un fatto compiuto 
e, a quel che pare, non indegnamente compiuto. 

« * # Ettore Bernich nella Napoli nobilissima (ottobre 1905) il- 
lustra il Maaumaala di Olavanalla da Cuncta nella chiesa di Santa 
Maria a Caponapoli e il suo architetto scultore, maestro « Ioanne 
Thoma de Como de Napoli » (cosi chiamato forse perch'ò nato a 
Napoli dove suo padre, Tomaso Malvito da Como, lavorava già dal 
1484). La costruzione della cappella contenente il monumento e 1' e- 
secuzione del monumento stesso, opere di Giovanni, durarono circa 
sette anni, poiché apparisce da una dichiarazione del 1525 che V ar- 
tista si diceva in queir epoca intieramente soddisfatto della somma 
che gli spettava. * 

^* ^ Lorenzo Salazar nello stesso fascicolo di Napoli n. tratta 
di Dlplnll attrlliulll ad arlUti aapalalanl nella Galleria Nazionale di 
Dublino. Vi si discorre di pitture del Ribera (lo Sp.'ìgnoletto) e di 
alcuni suoi imitateri, di Salvator Rosa, di Giov. Paolo Panini. 



216 iiassegna bibliografica dell' arte italiana. 



^^^ Intorno alle Memori» religiosa o elvlll dalla città di 

pubblicata da mons. Salvatore Ferraro (Napoli, 1003) riferiset*» 
neir Arte (Fase. IV, 1905) A. V. 

^* ^ Maria Lisa Danieli Camozzi neir Emporium dell' ottobre 
1905 richiama 1' attenzione degli studiosi e del Governo sull' antica 
abazia di Sant'Alberto di Butrlo le cui prime memorie risalgono al 
secolo XI. È semplicemente vergognoso il fatto che, passati già cinque 
anni dal giorno in cui V ufticio regionale di Torino per la conserva- 
zione dei monumenti riferì intorno ai più urgenti restauri da farsi 
air abazia, nulla 'si sia tatto ancora per salvare un edilicio di tanta 
importanza e adorno, tra altro, di interessantissimi affreschi del '400. 

^*^ A propo'ito del Chiostro di S. M. dolio Orazio In Varallo, 
ricco di affreschi (importanti, oltre che per la loro nativa grazia, 
anche per la storia dell' arte, poiché appartengono a vecchi maestri 
vercellesi alla cui scuola si formò Gaudenzio Ferrari), si veda ciò 
che scrive il Marzocco del H settembre. Speriamo che gli illuminati 
consiglieri di quel comune, che avevano decretato V abbattimento 
deir antico chiostro, non riusciranno nel loro intento, 

# * ^ Ernst Steinmann in Kunstchronik (Nr. 3, 27 ottobre 1905) 
discorre in difesa dell' opera del Pais, circa il nuovo ordinamento 
del Museo Nazionale di Napoli (Zur nauordnung dos Musao Nazlo- 
nala In Naapal). 

Miellia 

^* ^ Lorenzo Fiocca nell' Arte dello scorso luglio discorre, a 
proposito di recenti scavi, intorno all' antichissima Chlasa di Santa 
Maria dall' Itrla o dalla Pinta in Palermo che, secondo il De Gio- 
vanni, dovette essere un tempio pagano. Il F. invece crede che la 
sua costruzione « dovette effettuarsi dopo 1' innesto dello stile basili- 
cale cristiano su quello pagano ». D'altra parte luce maggiore sarà 
falta in proposito per gli scavi che saranno proseguiti in piazza Vit- 
toria, ove sorgeva appunto la vetusta chiesa di S. M. dell' Itria. 

^* ^ Lo stesso A. nella Rassegna d'Arte (ottobre, 1905) discorre, 
corredando lo scritto con opportuni disegni, di Un tampla Sallnuntlno 
recentemente scoperto. 

Toscana 

.3^*^^ Adolfo Venturi nell' Arte dello scorso luglio-agosto (1905) 
illustra opere ignote di Arnolfo di Cambio a Viterbo, Perugia e Ro- 
ma, segnando un quadro cronologico della vita e delle opere del- 
l' artista. La personalità di Arnolfo nella sua integrità non era stata 
determinata fino a pochi anni fa per le incertezze sulla data della sua 






Rassegna bibliografica dell'arte italiana 217 



m<ft^ ^ Stilla esistenza o no di un secondo Arnolfo architetto di S. 
Maria del Fiore a Firenze, con V Arnolfo scultore fiorentino. Ora il 
lavoro del V., che è ordito su documenti in parte editi e sulT esame 
diretto delle opere, reca nuova luce intorno a questa insigne figura 
di Reultore e architetto che lasciò « un' orma eterna di sé > poiché 
la scultura iconica, come bene osserva I' A., ebbe da lui il* maggiore 
sviluppo, r architettura ni^ovi fondamenti. (Giovi notare, in proposito 
di questo .studio, che Giovanni Poggi nella Rivista d'Arte dell'ot- 
tobre scorso pubblica un articolo intitolato Arnolfo di Camillo o II 
saceollo di Bonifacio IV, eseguito secondo il P. nel 1295 e non nel 
1300 come nota il Venturi). 

*** ^^^ ^ Storia, in data 19 ottobte 11K)5, stampa un bellissimo 
Numero unico, Pionza o Pio II, in occasione del V centenario della 
nascita di Enea Silvio Piccolomini. Specialmente notevoli per la sto- 
ria dell' arte sono gli articoli sulla Fondazione della cattedrale di 
Pienza, e su T opera di Pio II nelV arte e la sua città natale del 
can. Mannucci, che all' articolo unisce una bella tavola con la ri- 
produzione dei principali monumenti pientini. 

^* ^ C, Ricci nel Marzocco (X^X 10 settembre 1905 rende conto 
della Qallorla di Voltorra per lui raccolta e ordinata in quel Palazzo 
dei Priori, accennando a' migliori quadri, — alcuni dei quali veri 
capolavori, — che la compongono. 

^*^^ C. De Fabbiczi in Rivista d' Arte (settembre 1905) pubblica 
un documento che stabilisce le condizioni per 1' esecuzione del mo- 
numento sepolcrale che Niccolò Pandolflni, vescovo di Pistoia dal 
1474 al 1518, intendeva di farsi erigere mentre era ancora in vita — 
ma pare che non avesse effetto — nella cattedrale di detta città. 
Tale monumento era stato alJogato a Donato Booti. — Carlo Carne- 
secchi inserisce nello stesso numero della Rivista d' Arte un altro 
atto con cui si conferiva la olttadlnanza florontlna ad un maostro 
di votrl: Francesco di Domenico Livi da Garabassi in Valdelsa. 

^ * ^^ R. H. CusT. nella Rassegna d' Arte dello scorso ottobre 
pubblica ed illustra Oli afirosclil di Bonozzo Bozzoli o dolio sua 
•ouola a Castelfiorentino. 

^* ^ Nel medesimo periodico (novembre 1905) 0. H. Giglioli 
presenta ai lettori una tawola di Buldooclo Cazzarolll firmata dal 
maestro e con la data 1884. Rappresenta la Vergine col B. in trono 
in mezzo a S. Pietro e a S. Francesco, ed è opera di un imitatore 
arsai debole di Matteo di Giovanni. Si conserva in una stanza presso 
la sagrestia del duomo di Pitigliano. 

^* ^ Un articolo, che vuol essere segnalato agli studiosi, sulla 
fi solata di Biullano da S. Ballo por la Basilica di S* Loronzo è 



218 Rassegna bibliografica dell'arie Uatiana. 



inserito da Marcello Reymond nel Marzocco nel 27 agosto 190&. — 
Indicammo già V altro del Castellucci stampato sullo stesso argomento 
nel Marzocco del 4 giugno u. s. Giovi qui indicare anche qcuMilQ»!^ 
detto in proposito nel n. 38 (17 settembre 1905) del medesimo pe- 
riodico fiorentino, e in quello del 29 ottobre da Vittorio Cqro^^ 

^* ^ Una illustrazione ricca di notizie e adoma di belle iaci- 
sioni, del noto Pala§lo teli' Art« dolla Lana In nmnzo recentemente 
restaurato a spese della Società Dantesca Italiana, si legge, per opera 
di I. B. Supino, ne L' Arte di luglio-agosto 1905. Lo studio del S., 
che ha tutta V importanza di una monografia, è adorno di molte in- 
cisioni, fra cui una assai bella e grande rappresentante il palagio 
con la nuova logge tta dell' architetto Lusini che diresse i lavori di 
restauro. — Intorno al palagio deir Arte della Lana e ad altri m- 
•tauri fioronlini discorre a lungo neir Emporlum del settembre swrsty 
Romualdo Fantini. 

j^*^ OsvALD SiREN ucllo stesso fascicolo de L'Arte presenta al- 
cune ojwra SGonosalutn di Barnardo Daddi, il valoroso maestro che 
al sentimento plastico giottesco unisce il sentimento senese della bel- 
lezza e della composizione. Il S. riproduce nel suo articoletto due 
quadri del maestro: un trittico o piccolo altare a sportelli del castello 
ducale di Meiningen e il grande trittico che è nel magazzino degU 
Uffizi, ma che fu già esposto all' Accademia col nome di Ugolino da 
Siena, mentre appartiene all' ultimo periodo del Daddi. 

^* ^ Il I. fascicolo della Hassegna d' Arte senese (Siena, 1905) 
contiene, tra 1' altro, il discorso del Presidente di quella Società de- 
gli amici dei Monumenti, Fabio Bargagli-Petrucci, sulla difesa contro 
il vandalismo e la diffusione della cultura; ottime notizie intorno a 
Pittura sanasi che si trovano a Volterra, dettate da Corrado Ricci; 
un articolo di V. Lusini sulla Facciata dot Duomo di Slana m ìm 
Gua statua; una breve illustrazione di una tavola di Naroaelo, poco 
nota, che si conserva nella Pieve della SS. Annunziata di Montisi e 
che è fra le più caratteristiche del maestro; una nota dell' arch. A. 
G.vNE^TRBLLi SU La piova di S. Leonardo a Montefellonico, di aricblr 
tcttura romanica; la notizia di Afiroselil seapartl a Cuna forse del 
secolo XIV e di ^scuola senese, data dai sigg. Pietro Masi e Fulvio 
Corsini; ed altre brevi notizie sulla Piawo di Cossl§nano, e il Pa- 
lazzo Plceoiomlnl a Pienza; intorno ai restauri della facciata del- 
l' Ospedale di S. Maria della Scala, ecc. Seguono in fine la Miscel- ► 
lanca, la Corrispondenza e gli Atti della Società, 

#*j^ Pio Pecchiai in Miscellanea di erudizione, (Pisa 1905) stampa 
diversi documenti su Giovanni Pisano, da uno dei quali, del 15 marzo 
1298, si apprende che Giovanni Pisano, insieme con altri tu chiamato 



Èmaegna bibfiograflca dell' arfe italiana. 219 

a d«ro un giudizio intorno all' equilibrio del campanile di Pisa. 
Uno di tali scritti è intitolato appunto: Oiovannl Pisano o la Torra 



^* ^ Nella stessa rivista (Pisa, 1905) sono inseriti altri Doeu- 
n»a«itl InadUi su Qlavanni Pisana, a cura di Salvatore Barzottt: 
documenti che troviamo in parte riprodotti in Rivista d' Arie, 

^^ ^ Nella stessa Rivista d' Arte (n. 7-8 1905) Corrado Ricci 
pubblica un dlsagna di Andraa dal Sarta per la tavola di Poppi, 
ora a Pitti (n. 123). È una graziosa figura di giovane donna inginoc- 
chiata, erroneamente attribuita al Pontormo: un disegno che dovè 
servire al maestro per la fiffura di S. Caterina n(4 quadro di Poppi. 

^^ ^ Nel medesimo numero della elegante rivista O. H. Giglioli 
illustra II San QlavannI Evanfallsta ad II San Mlchala dipinti dal 
Pantarma per la chiesa di San Michele a Pontormo presso Empoli; 
e L. Pagliai da un libra dal manastara di S. Banadatta, ora in 
possesso del P. Superiore dei monaci Camaldolesi di Firenze, trae 
varie interessanti notizie che vanno fino al 1520 e che si riferiscono 
specialmente a cose d' arte e d' artisti fiorentini. 

#*^ Peleo Bacoi ne>l n. 9 (1905) della rivista fiorentina inserisce 
utio studio breve, ma condotto su documenti d' archivio, su A§nalo 
di Pala, allievo del Verrocchio, e del quale il B., tra V altro, ripro- 
duce ed illustra un busto rappresentante il Salvatore che si conferva 
nelle stanze della sapienza, oggi Liceo Forteguerri. 

«*j^ Un piccolo dlsa§aa dal Carra§§la, posseduto dal sig. Fran- 
cesco Dubini di Milano stampa C. Ricci in questo stesso fascicolo 
di Rivista d' Arte; mentre La Rivista presenta con poche parole 
r Altara Quaratasl di Grentile da Fabriano, nella sua integrità, esclusa 
la predella, quale si vedeva nella chiesa di S. Niccolò a Firenze dal 
1425 alla fine del '700. 

4t * # Ernst Steinmann in Zeitschrift filr hildende Kunst (N. F. 
XVII, H. 2) illustra gli Dei dei fiumi per la Cappella de' Medici di 
Michelangelo (Dia FlussfStlar an Dan Madlel-SrAlisrn Mlahalanga- 
las), òculpiti da Niccolò detto il Tribolo e che si conservano nel Mu- 
seo Nazionale di Firenze. Il dotto studio ò corredato di bello illu- 
strazioni, fra cui il disegno originale del monumento a Lorenzo de' 
Mollici e le due michelangiolesche figure del Tribolo. 

Umbria 

^ * ^ Di un quadra di Flaranza di LAransa che si conserva nel 
museo municipale di Nantes in Francia discorre brevemente F. Mason 
Perkins neìÌBL Rassegna d* Arte delV ottobre scorso. La tavola, ec- 



220 Rassegna bMìografica delibarle italiana. 

cezionalmentc bella, riprodotta dal P., è attribuita a Buouaiaiaq^.i^ 
Cristofcinp detto Baffahnacco e nippresenta due santi: Sebastiano,., br 
giovanetto elegantemente vestito con una lunga freccia nella dsstm^ 
e Antonio di Padova. Il bellissimo dipinto nel quale Fiorenzo app^r^ 
nel colmo della sua fase Verrocchiesca, come osserva il P., ò.,|ì^|^^^ 
dubbio un frammento di una più grande composizione. 

Veneto 

^ Nel Giornale il Cittadino di Cesena (n. 40, 1905) T avv. Naza- 
reno Trovanelli dà notizia di una tavola rappresentante la Madonna 
col B. e vari angeli, interessantissima, così firmata: Paulus de Ve- 
NEcns PiNXiT. 1347. L'articolo è intitolato: Por un antico dipinte noi 
torrltorlo di Cooona. La tavola trovasi nella chiesa parrocchiale di 
Carpineta. Importante è la illustrazione che il T. fa del quadro pre- 
zioso, che noi pure vorremmo vedere tenuto in maggiore conside- 
razione e quindi meglio conservato. — A proposito del detto arti- 
colo, un altro giornale di Cesena, Il Savio (7-8 ottobre, 1905)^, 
torna sulP argomento, muovendo qualche critica a certa interpreta- 
zione fatta dal T., e per raccomandare — meno male, poiché questo 
è quel che più importa — la concordia di tutti gli amanti delT arte 
e delle memorie patrie, nel volere che sia meglio conservato il patri- 
monio artistico di quella nobile regione. 

^f*j^ G. Gronau in Rivista d'Arte (hum. 7-8, 1905) discorre del 
ritratto di QlovannI dolio Bondo Noro attribuito a Tiziano nella 
Galleria degli Uffizi, e dimostra eh' esso non è del grande maestro, 
ma di Gian Paolo pittore, forse quello stesso Gian Paolo del Borgo 
della cui opera il Vasari si servì per le pitture della sala della Can- 
celleria a Roma. Nel ritratto in discorso, eseguito verosimilmente sul 
finire del 1545, Gian Paolo si rivela schietto imitatore del Tiziano 
quanto al colorito, ma, pel disegno non può essere annoverato nem- 
meno fra i suoi buoni scolari. 

^ * # A. C. neir Arte del Venturi (Fase. IV; Roma, 1905) tratta 
brevemente della nuova pubblicazione su Froneooco Quardl di G. 
U. SiMONSON (London, Methnen, 1905), lodando V opera magnifica 
del S. che è un dotto, un fervente amico deir Italia, della sua glo- 
ria e della sua bellezza. 

^ * 4( L. V. nello stesso fascicolo dell' Arte prende in esame la re- 
cente opera di Rudolf Burckhardt: Cima da Conofllano (Leipzig. ^ 
lliersemann, 1905), di cui non può dire tutto il bene che avreb e 
voluto. 

^ * # In 2'he Burlington Magazine (voi VII. p. 50 e sègg.) C. 



Rassegna bibliografica dell* arie italiana, 221 

Holmes discorro di un quadro rappresentante S. Girolamo, apparte- 
hientt^ alla collezione di W. J. Daviea di Hereford, attribuito al Ti- 
ziano. L' A. vi riscontra tracce sicure del maestro e crede che la 
pittura possa identificarsi col S. Girolamo commesso a Tiziano nel 
lfi81 da Felerico Gonzag'a. L' articolo è intitolato: A iiicturo off St« 
JiérMio attrlbutod lo Tltlàn. 

#*^j In BolUttino del Museo dolco di Bassano (a. II, n. 4, 1905) 
O. D. B. pubblica I tostamonti di Francesco II giovano o di Ooro- 
lamo da Ponto, corredandoli in nota di copiose e opportune notizie 
sui due artisti. Il primo è del novembre 1587, il secondo reca la 
data dell'ottobre 1621. L'uno e l'altro sono tratti dall'Archivio di 
Stato di Venezia. 

In Rassegna d' Arte (ottobre, 1905) Arduino Colasanti riproduce 
%m tavola di Vittore Crivelli nella chiesa di S. Fortunato a Fallerone, 
rappr^rsentante la Vergine in adorazione del Bambino e due angioletti 
musicanti, che il Morelli e il Cavalcasene attribuivano solo dubìta- 
tiramtinte a Vittore. 

^* ^ Nel medesimo fascicolo B. Berenson dà notizia di un di- 
pinte del Cotona, un' Annunciazione, che si trova nel Castello di 
Carpi. 

^^ ^ A p. 160 (1905) della stessa Rassegna d' Arte Pompeo Mol- 
xrKNTi discorre di un quadro del Carpacele nel Museo di Berlino, 
ùì Cui anche il Bode s' intrattiene in uno degli uttinii fascicoli di 
Jahrbuch d, K. preiiss. Kunstsamlungen, Il quadro rappn»senta il 
seppellimento di Cristo; in origine portava la firma, falsa, Andreas 
Mantlnea F. e si trovava nella galleria Canonici in Ferrara. 

In Ai'te e Storia (novembre, 1905) C. Cipolla discorre breve- 
mente de la Chiesetta di S. Abbondio presso San Bonifacio (Verona) 
recentemente restaurata: un' antica chiesetta adorna di vari affreschi 
del secolo XV e del Cinquecento fatti eseguire tutti o quasi tutti da 
devoti, per ringraziamento o per devozione, e che « costituiscono 
non solo un gentile ricordo religioso, ma ancora una preziosa fonte 
per la storia dell' arte. » 

E. Calzini. 



Rassegna bibliografica dell'arie itcUiana, 



ANNUNZI E NOTIZIE 



— Coi tipi della r\otSk Casa F. Bruckmanii di Monaco è uscito il II volnmc della sontuosa 
opera di Ernst Stbinmann : Dii' Si.xlinìscke KapelLe (La Cappella Sl^oa). Grandi tavole, in 
cartella separata, del formato 6i X 46 cm., completano la pubblicazicme magnifica. La prima par- 
to tratta delle pitturo della volta eseguito sotto Giulio II, la seconda, dello pitture dell' altare 
col ( Giudizio Universale », sotto Paolo III. (Di quest'opera magistrale di cui la Rassegna trat- 
terà ampiamente nel prossimo f.iscicolo) s! legge una favorevole recensioni; in Museum^kundc Hand 
I, Heft 4. Ver lag von (ìcorg Keimer. Berlin W. 35). 

— Alfistl Pentii. Con questo titolo il giorno 15 del prossimo gennaio s'inizierA a Perugia 
una nuova rivista illustrata di topografia, arte e costume dell' Umbria, diretta dal eh. prof. Ciro 
Trabalza. Vi collaboreranno le persone più colto e competenti della regione e molti studiosi dì 
altre parti d' Italia. Alla nuova pubblicazione che sarà, ne siam cciti, in tutto degna della bel- 
lezza dell' arte e della storia umbra i migliori auguri di feconda e lunga vita. 

— Pel catalogo degli araiil dello Stato. Duo mesi or sono giungeva a Firenze il prof. Pietro 
Gentili, già direttore della fabbrica degli arazzi al Vaticano, con l' incarico speciale del ministero 
della pubblica istruzione di ispezionare tutti gli arazzi antichi della regione Toscana, di proprietà 
dello Stato, allo scopo di suggerire i mezzi atti a tutelarne la conservazione e per dare principio 
alla formazione del catalogo generale di tutti gli arazzi che si trovano sparsi nelle altre provincìc 
del regno. 

Tale provvedimento darà modo di ammirare, cronologicamente collegate, le opero insigni 6no 
ad oggi generalmente cadute nell'oblio e nella trascuranza; e con savio accorgimento la missione 
fu affidata al prof. Gentili. Il compito da lui prefissosi di ispezionare entro due mesi tutti gli 
arazzi della Toscana, non è stato per ora sufficientemente esaurito, poiché il Gentili non ha anco- 
ra potuto che esamioarno una sola terza parte — trecento e più arazzi — mentre ne esistono, di 
sola dipendenza dello Stato, circa settecento, senza comprendervi la numerosa quantità di quelli 
conservati nel palazzo reale Pitti e ville inerenti, dalla aristocrazia e dai ricchi signori di Firenze, 
nonché tutti gli altri sparsi nelle varie città della Toscana. 

Il valore materiale degli arazzi finora ispezionati ascende alla bella cifra di oltre 75 milioni, 
sul quale prezzo non deve comprendersi quello di affezione, essendo simili opere più uniche che 
rare, e di cui una riproduzione anche imperfetta sarebbe impossibile. 

Compiuta 1' opera di descrizione e di valutazione, il Governo dovrà provvedere con ogni cura, 
principiando da Firenze, affinchè opero cosi insigni non restino ncll' oblio. 

Il prof. Gentili ha in animo di rivendicare all' Italia la paternità di non poche collezioni di 
arazzi, eseguite nelle varie città d' Italia, e sino ad oggi fatte credere prodotti di altre nazioni. 

• - Per I* egpoelzlofle di art^Unbra aatlca. II giorno iq novembre si sono adunati a Perugia mol- 
tissimi cittadini per nominare 11 Comitato esecutivo per la prossima Esposizione. Presiedeva il 
conte Valentini, il quale dopo un breve discorso ha ceduto la parola al prof. Scalvanti che ha 
letto una interessante relazione del lavoro preparatorio fatto dal Comitato promotore. Si ha la 
ferma sicurezza che l'Esposizione riuscirà un raro avvenimento artistico, poiché vi saranno raccolti 
tutti i capolavori dell'arte umbra antica. (Dalla Tribuna), 



Rassegtui bibliografica dell'aria italiana 223 



— Di prossima pubblicazione ò una nuova opera del prof. Pietro Piccirilli : Vaiti Icirwifr 
Mita Terni tfMbruM iti mmI« XIII al 1700. Sarà adorna di 12 tavole e di numerose incisioni in- 
tercalato nel testo. 

— Il pittore Luigi Non» scopri nella chiesa di Ognisanti a Feltro un quadro del Tlatontt*. 
rappresentante la Madonna drcondata da angeli. Il quadro ò una dello più attraenti pitturo del 

[_ grande artista, ed è munito della sua firma. 

— Nella basilica di S. Frediano a Lucca è tornata a splendere MI lelll tavola lei Praacia, 
che una famiglia del luogo aveva potuto arbitrariamente togliere dalla sua cappella gentilìzia. 

— Nel d'amale d' Italia di pochi giorni or sono si leggeva una lettera di un tale da Fabria- 
no in cui si discorreva di Oparc tf* arte cka a^rlacaaa e M cfelaia cka vcatftaa. E il governo che fa ? 
— U(^ali lagnanze Jntomo a vandalismi e sperperi di opere artistiche si leggono in quasi tutti 
i giornali più importanti dblla penisola. A Roma si vendono addirittura archivi interi, secondo si 
lcgg:c nei giornali della capitale, ( TVìòuna^ 30, ottobre) come quello delia Basilica di San Marco ! 

— L' Bapoalilaae 41 Vcaexia si è chiusa il giorno 12 e la Mtaira Reflaaalc ^^ Macerata il giorno 
a6 novembre. 

— Afireackl del acoala XIV, che si credo possano essere dol Lorcnzetti, sono stati scoperti, 
presso Siena, nella chiesa di S. Colombo. 

— Un supplemento al fase. VII dell' fialia industriale e artistica è interamente dedicato al 
pittore Praacaaca Vilalial. 



! oeairale 4clla Aatlchltà e B. A. ha votata la massima che non possano essere 
assegnate neppure a titolo di deposito, a Gallerie e Musei comunali e provinciali, oggetti d'arte 
acquistati dallo Stato col fondo comune; quindi non ha potuto accogliere la domanda del Munici- 
pio di Ferrara por avere il deposito dei cinque quadri della Galleria Santini, acquistati dal Go- 
verno lo scorso anno, e ha proposto che vengano così distribuiti : 5. Giacomo della Marca ^o, me- 
glio, S. Antonio) del Tura alla galleria di Modena; la tavola dell' Ortolano, alla pinacoteca di 
DrM-a; i tre piccoli quadri del Maestro degli occhi spalancati, di Ercole De Roberti e del Coltel- 
lini, alla pinacoteca di Bologna. 

— A Caselline e Torri (Firenze) ignoti ladri, mediante scalata al tetto della canonica, sono 
scesi nella chiesa di S. Lorenzo a Settimo e hanno tentato con scalpelli di staccare dalla parete 
il bellissimo tabomacolo, prezioso banorlllevo con i dodici apostoli, atlrlbalto a Mlcbclaogclo. I ladri 
non sono riusciti nell' intento, ma hanno ridotto il bassorilievo in modo compassionevole. Hanno 
rubato poi diversi voti dagli altari, una piside e un calice. 

— Dm poggiali artiatld ét\ *400, che erano stati venduti dal sig. Giuseppe Cistclli di Verona, 
furono rinvenuti dalla Questura e sequestrati. 

— AaCfchl pittori Itallaal è il titolo del recente lavoro di Evelyn. Voi. di 650 pag. in grande 
formato con 75 illustr. (A. Solmi, Milano, 1905). 

— A Brescia, nel palazzo dei conti S.ilvadego, sono stati distrutti alcuni quadri del Moretto da 
ignoti ladri che, introdottisi nei p.alazzo, non avevano trovato nulla da rubare. 



224 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



— La serie dei farti di cose d' artp in Italia non accenna a di minai re, 
specialmente in Toscana, dove ie opere artistiche non sono forse ancora saf 
fìcieii temente guardate da chi ne ha maggiore il dovere; a mostrare che siamo 
disgraziatameute nel vero, valga la seguente notizia apparsa nella Tribuna 
del 19 corrente : « Firenze, 17. Questa notte, nella chiesa di Pescina, ignoti 
ladri, rubarono il prezioso trittico del Della Robbia e P altare intero che ha 
grande pregio artistico. Il valore delle cose rubate è ingentissimo. » 

Sappiamo che il governo aveva fatto pratiche per l'acquisto del T opera 
insigne, offrendo L. 30,000. Tali pratiche erano state appoggiate dall' Arci 
vescovo, ma erano anche rimaste infruttuose, poiché la popolazione di Pe- 
scina non intendeva privarsi della splendida opera. La quale rappresenta la 
« Natività », con ai lati s. Stefano e s. Lorenzo. Nei medaglioni sono l'An- 
nunziata e l'arcangelo Gabriele. 



Per aderire al desiderio di gentili amici^ che ci han- 
no promesso il loro appoggio, la Rassegna, continuando 
ad essere inùoraggiata dal favore de' suoi abbonati, in- 
trodurrà nel prossimo anno 1906 un notevole migliora- 
mento. 

Agli amici, frattanto, la preghiera di diffondere fra 
gli studiosi delle cose d' arte il periodico che s' avvia con 
decoro al suo nono anno di vita, alla rivista il mante- 
nere più di quanto non prometta. 



Egidio Calzini, Direttore e gerente responsabile. 
Ascoli Piceno J905. — Premiata Tip. Economica, 



r 



FalilillcazMi rmnle in loi o in caiDUo. 



A* Teninri, Storia dell'arte italiana, voi. IV. La scultura del Trecento 
e le sue origini. Coq 803 incisioni in fototipografia, Milano, Uoepli, 1906, 8® 
pag. XXVII 970. 

Ernst Steinmaniif Die FlussgOtter an Den Medici- Gràbern Michelan- 
gelas — (in Zeitschrifl far bildende Kunst N. F. XVII. H. 2). 

I^oigl Serra, 1m pittura naptletana del Rinascimento — Estratto da 
L'Arte di Adolfo Venturi, A. Vili — Faac. V. — Roma, 1905. 

R* Pernssi de* Medie!, La morte del Falco — Tragedia — Firenze, 
Libreria Editrice Fiorentina, 1905. 

Bsposisione marehigiana. Catalogo della Mostra di belle arti, — Ma- 
cerata, U. Cattolica Tip., 1905. 

O. Ateaasio di Nouiededero, Acquerelli. — Alberto Beber Editore, 
Palermo, 1905. 

Arte e Storia, (3. Serie." Numeri 19 24. Firenze, 1905. 

Bollettino storico Pisfnirs** della Soi Wtà di Storia Patria — Anno VII, 
F;isc. II - P stoiM, 19ti5. 

Boll'ttino del Mu<;o cloc.) di lì Usi io — Anno II, Num. 3 e 4 — Bas- 
sano, 1905. 

Emporium, Kivistn trn»n.«.ilc illustrata d'arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fa.sc. IX. X t* XI. — B«'r<;:anio, Istituto Itnliano d*Arti grafiche, 1905. 

Giornale sforilo a Uiturario della Liguria — Anno VI. Fascicoli 10-12 
— Spezia, 1905. 

L'Arte. Periodico di Storia dell'Arte medioevale e moderna e d'arte 
decorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno VIII. Fascicolo V. e VI — 
Roma-Milano, 1905. 

La Bibliofilia. Raccolta di scritti suiTiirte antica in libri, stampe, ma- 
noscritti, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. VII, giugno settembre, 1905. 

La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti. — Anno V. Fa- 
sclc. X. — Iesi, Tip. Coop. Editrice, 1905. 

L* Esposizione Marchigiana. Kivista illustrata, diretta dal dott Domenico 
Spadoni — numeri 22-2G. — Macerata, 1905. 

Le Marcile illustrate nella storia, nelle lettere, nelle arti. — Anno V, 
Fase. IV e V, Fano, 1905 

Miscellanea storica della Valdelsa. — Anno XIII, n. 36 — Castelfio- 
rentino, 1905. 

Nuova Rossana bibliografico-letteraria. — Anno III. Num. 9-11. Firen- 
ze, 1905. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana. — Fascicoli 
IX, X e XI. Napoli, 1905. 

Pagine Istriane. Periodico mensile scientifico-letterario-artistico. n. 8 — 
Capodistria, Tip. Cobol e Priora, 1905. 

Rassegna d'Arte. Anno V. — novembre, dicembre — Milano, 1905. 

Rassegna d* Arte senese — Bullettino della Società degli amici dei mo- 
nuDoenti — Fascicolo II e III. — Siena, 1905. 

Rivista Abruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli X e XI Teramo, 1905. 

Rivista d' Arte. Anno III, Numeri 9 e 10 — Firenze, 1905. 



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fispa Miograica U'irte Miasa 

diretta 

^. dal Prof. Egidio Calzini 

Sft pvMiieA in fsmsieoli bimestrali o trimestrali in-8 grande con coperti- 
na, e contiene documenti iiujditi per la stoiria deli'arte, moQograifie e artfc©lr 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata a4 andare, 
per le mani di tutti coloro che si occupano di a^te imziQoale antica e mo- 
derila in IlalJa e faori% ' . 

Abbonameoto aonno anticipato per l'Italia» Lire a. — Estero Lire 71 

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ADOLFO VENTURI 

Rivista bimestrale di Storia dell* arte medi«évaie e 
e d'arte decorativa 



DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZlOWE- 

Vicolo Saveìli, 48^ Boma. 
Abbonamento annuo Italia L. 30 — Esfforo L. 30. 



LA ROMAGNA 

NELU STORIA, NeiLB LETTERE 
E NELLE ARTI 



Rivista bimestrale diretta da 
G. Gasperoxi e da X.*QiièrNi; 

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Un fasclcolo'Ié.-QJUk^^f, *• 
Amministratore: Eduardo ^SfìiUf 
prini - HuvìgnHuo di Komagna. 



LE MARCHE 

illiislrati nella tliria, Bili^littni;. Me aiff 

RIVISTA BiuaanmAt,B 
Direttore doti, Ct^htllo CJrfftaiaidlI 

ANNO IV, -FANO 

Direz. e Amm. :. proL A Qrimtàéi: 

AbbommettilKi»^ annuv Ki, s* 

Via Fm^niinà, 83 — Pisa. 






INDICE. 



INDICI &ENSBAIK W. rOLDIKiOTTlTO 



/■vjrwwvv%^*— 



Affreschi del sec. XV in S. Abbon- 
dio, 221. 
Ag-ahiti Pietropaolo, una tav. di, 31. 
Agnolo di Polo, pitt. 219. 
Alamanni Pietro, una tav. di-, 32. 
Alba Fucense, 110. 
Albcnga, i mosaici del monnst. di, 10^. 
Albertinelli Mariotco, pitt. 61. 
Alessandria, la vecchia catt. di, 113. 
Alfani Domenico, pitt. 188. 
Alfieri Benedetto, archit. 70. 
Allori Alessandro, pitt. 119, 170. 
Ancona, la loggia dei mercanti di, 113. 
Andrea del Castagno, pitt. 71, 170. 

— di Giusto, id. 35, 115. 

— di Nicolò, id. 161. 

— del Sarto, id. 63, 219. 
Andria, la cripta del duomo di, 34. 

— le tombe imperiali di, 166. 
Angelico, frate, pitt. 61, 161. 
Antica scult, ornament. romana, 109 
Antonello d'Antonio da Messina, 115. 
Antoniazzo Romano, pitt'. 108. 
Araz^zi (catalogo degli J dello Sta 

to, 222. 
Architettura ital. del Rinasc, 189, 191. 
Arco trionfala d'Alfonso d'Arag. 33. 
Aretino Spinello, pitt. 172. 
Arnolfo di Cambio, scult. 216. 

— frammenti del presepe dì, 118. 
Arte antica abruzzese, 162, 209, 210. 

— bizantina, 160, 207. 

— copta, rassegna di, ivi. 
Arte (!') per l'arte, 160. 

— italiana in Francia noi 500, 41 46. 

— antica marchigiana, 129, 177. 

— medievale nco-canipann, 113. 

— novarese (la tradiz. noli'}, 63. 

— picena, 214. 

— umbra (quesito storico di), 186. 

— vastese, memorie di, 166, 215. 
Artisti lombardi e veneti, 208. 



Ascoli, il palazzo comnn. di, 104. 
~ il piviale di, 68. 
Aspertini (ì fratelli), pitt. 110. 
Asti, la cripta di 8. Anast. in, 167. 
Atri. Attraverso l'Abruzzo, 28". 
Averulino Ant., una scalt. di, 63. 
Avignone, il palazzo dei papi in, 26. 



Bacch iacea (il) pitt. 26. 

Badia di S. Vinc. al Volturno, 69. 

Baose, Arduino da, intagliat. 172. • 

Bagnala, la Villa della Rovere a, 39. 

Bai do vi netti Alessandro, pitt. 169. 

Bambaia (il) scult. 207. 

Barocci, un quadro del, 140, 145. 

Barojcesco, un quadro, a Sinigall. 69. 

Bartolo di maestro Freddi, 161. • 

Basalti (il) pitt. ivi. 

Basilica Ambrosiana, il coro di, 213. 

— dei fieschi, 31. 

Bassano, la eh. di S. Francesco a, 121. 

Battaggio Glov., arch. scult. (jiì. 

Battenti della Collez. G. Mylius, 63. 

Benti Donato, scult. 217. 

Benvenuto di Giov. pitt. 108. 

Bernardino di Bartolo, scalp. .195, 

— do'. Conti, una madon. di, 75, 1 12. 
Bernini, un disogno dol, 166. 

Bicci Lorenzo, pitt. 35, 115. 
Boccali Giov., un polittico idi, iJS, 
Bologna, 23-, sculture venete in, 107. 

— il tempio di S. Petronio in, 65. 

— la facciata della *' Santa ,, in, 210. 

— tìnestroni in S. Petronio di, ivi. 
IJol trafilo Giov. Antonio, pitt. 64. 
Bombelli Sebastiano pitt. 120. 
Bonconsigli G., detto il Marescalco, 2. 
Bordone Paris, pitt. 159, 161. 
Borghese, Villa e galleria, 211. 
Boscoli Andrea, pitt. 8. 

Botticelli lil), 119; a Roma, 170. 
Bon vicini Alessandro, pitt. 161. 



HoMftegna bibliografica deW arte ifatiana. 



Bramante, le opere di, 19. 
Brarnantino il , 175. 
Braiidaui, un CriHto del, 127. 
Brescia, vecchie chiese di, 1(>0. 
Biiccioni Giov. Andrea, sealp. 201. 
Buglioni Benedetto, scult. 170. 
Butria, abazia di S. Àlb. di, 21(). 



V 



Camerino, le antiche rocche di, (57. 

— M". Giac. di Cola da, pitt. 152 

— pinacoteca e museo di, 164. 

— società dei lombardi in, 153. 

— la statua di Sisto V in, 163. 

— scudo d'oro di Paolo III. per, ivi. 
Campi Galeazzo, una madonn. di. 75. 
Campii, Matteo da, pitt. 20H. 
Cariani Giovanni, id. 64. 
Carpaccio, nuovi studi sul, 74. 

— il presunto maestro del, IH). 

— un qnadro del, 161, 221. 
Castelli, le ceramiche di, 162. 
Castel nuovo, la sala del trionto in, 32. 
Catena, un dipinto del, 221. 
Cavalcanti, Andreadì Lazz., scult. 169. 
Cavazzola (il) pitt. 120. 
Cazzarelli Guidoccio, id. 217. 
Cennino di Drea Genuini, 118. 
Cesena, affreschi del 400 a, 108. 

— la Malatestiana di, 208. 
Chiodarolo (il) pitt. 110. 
Cìarlini Gabriele, id. 54. 
Cimabuc e Duccio, 25. 

— di un seguace di, 169. 
Ciurini Bernardino, arch. 173. 
Ci vi tale Matteo, 27. 

Clementi Prospero, scultore 111. 
Codici vaticani miniati del 400, 61. 
Conciliano, Cima da, 173, 220. 
Corro<^gio, un dise<^no del, 162, 219. 
CoHsa Francesco, piit. 26. 
Cossignano, la pieve di, 218. 
Cotiji^nola, Girolamo da, 75, 173. 
Cozzai-olli Giacomo, scult. 172. 
Cremona, la basii, di S. Mich. in, 163 
Crivelli Carlo a Camerino, 154, KJl. 

— Vittorio, 221. 

Croce gemmata dei Barbarico, 74. 



O 



Daddi Bernardo, pitt. 218. 
Danese Cattaneo, scult. 207. 
Danieletti Pietro, id. 120. 
Decorazione bacchica del mausoleo 

cristiano di S. Costanza, 63. 
Del Pacchia Girolamo, pitt. 169. 
De Magistris (i) da Caldarola, 193. 
Disegni di antichi maestri, 208. 
Donatello, 27, 116; - a Modena, 118, 

— (i), di Casa Martelli, 171. 
Documenti Santambrosiani, 213. 



Fabriano, Gentile da, 165, 219. 
Fabris Antonio, incis. 120. 

— Domenico, id. ivi. 
Faentine, antiche maioliche. 111. 
Falcono Aniello (il testara, di), 69. 
Farfa, l'Abazia di, 211. 
Federighi Antonio, 27. 

Ferrari Defendente, un quadro di, 75. 

— Ercole, pitt. 64. 

— Gaudenzio, id. 158. 

— due tavolette di, 75. 
Fiesole, Andrea da, 117. 

— Mino da, 27, 109 ; Mino in Volter- 
ra, !16; la chiesa e il convento 
di S. Domenico di, 17 - 19. 

Fiorenzo di Lorenzo, 158, 21 9. 
Fiori Angelo, scalp. 196. 
Firenze, le meraviglie dell'arte nel- 
le RR. Gallerie di, 26. 

— l'antica facciata del duomo di, 171 

— i tabernacoli di, 27, 38, 72, 115. 

— il palazzo dell'arte della lana in, 218. 

— l'opera del duomo di, 72. 
la cappella del Bigallo a, 36. 
Polacco Orlando pitt. veronese, 74. 
Foligno, Nicolò da, 108. 
Fontanella, S. Egidio di, 212. 
P'oppa Cristoforo, scult. 213. 

Forlì, Giovanni del Sega di, pitt. 11. 

— si trasferisce a Carpi, 1 1 - 16. 

— , Melozzo da, quadri di, 65, 111. 
Fornari (de") Anselmo, intagl. 167. 
Fotografia (la) e 1' arte, 25. 



Éassegna bibliografica dell* arte italiana. 



Francia Francesco, 64. 

— una scultura del, a Parigi, iM\. 
— per un quadro del, 4-7. 
Francucci Innocenzo, pitt. 110. 
Frisoni Pasquino, id. 54. 
Fusina Andrea, scult. 218. 



cs 



Gaeta, mem. della città di, 216. 

Gag^Uardelli, due opere di Giov. Fran- 
cesco, pitt. e scult. 181 - 185. 

Gallerie Vaticane, 27. 

Gallucci Nicola di Guardiagrele, ora- 
fo, 123 126. 

Gargiulo Domenico, pitt. 166. 

Ga.sparrini Gaspare, id. 8. 

Genova, il chiostro di S. Andrea in, 212. 

Gcrini, Lorenzo di Nicolò di Pietro, 172. 

G hi ber ti Lorenzo, 27. 

Ghirlandaio Ridolfo, Sì, 64. 

Giampietrino (il), pitt. 64, 207. 

Gian Paolo del Borgo, id. 220. 

Giorgione (il), pitt. 121. 

Giovanni Fiammingo, iJ. 100. 

— di Paolo senese, id. 73. 

— di Pietro, id. 72. 

— da Riolo e Giov. da oriolo, 65. 
(cannelli Giovanni, scult. 171, 172. 
Gozzoli Benozzo, 217 ; in quale an- 
no mori, 37. 

Grandi Ercole di Giulio, 108. 
Grandi, opere d'arte nella race. 107. 
Grosseto, tesori d'arte in prov. di, 161. 
Grò ttafer rata, cenobio basii, di, 29. 
Guardi Francesco pitt. 39, 127, 220. 
Guariento (il) a Bassano, 120. 
Gubbio, opere d'arte a, 107, 173. 



Iconografìa della Mad. 102 - 104. 
Iesi, un affresco di Andrea da, 95. 

— opere d'arte a, 214. 
Iglesias, edifici mcdioov. in, 115. 



Lapedona, la eh. di S. Quirico in, 25, 



Lecce, Guida di, 114. 

Leonardo da Vinci, op. di, 19, 109. 

— il Cenacolo di, 24 ; Leonardo in 

Francia, 116, 118. 
Letto in ferro batt. del 500, 91 - 94. 
Libreria (la) di S- Marco, 2*3. 
Libro d'ore della duch. Bona, 25. 
Lippi, fra Filippo, 171. 

— Filippino, 61, 64. 

Livi Francesco, M". di vetri, 217. 
Lodi vecchio, la eh di S. Bass. in, 67. 
Logge artistiche d'Italia, 159. 
Longhi Pietro, note su, 74. 
Lorenzetti Ambrogio, pitt. 37. 

— affreschi del, 223. 

— Pietro, della scuola di, 37. 
Lorenzo di Credi, 64, 159. 

— di Nicolò, pitt. 35, 115. 
Loreto, il santuario di, 31. 
Lovisoni Sebastiano, incis. 120. 



Macerata, loggia dei Mercanti a, 68. 
Maestri mipori lombardi, 163. 

— toscani, opere di, 208. 
Maggieri Basilio, pitt. 53. 

— Cesare, id. ivi. 

— Francesco, id. 54. 
Maiano, Benedetto da, 27, 117. 

— Giuliano da, 62, 168. 
Mainardi Sebastiano, pitt. (61. 
Maioliche abruzzesi, 162, 209. 
Malatesta Giov. Frane, pitt. 101. 
Malvito Giov. da Como, scult. 215. 
Manopcllo Luca di, arch. 28. 
Marchesi Gir. da Cotignola, 110. 
Marco Zoppo, disegni dì, 173. 
Marieschi Iacopo, pitt. 1 e 2. 
Marini Michele, scult. 168. 
Marmorari romani, 29. 

« Marsìca» (la), 102. 
Martinelli, miniat., 100. 
Martini Simone, pitt. 26. 
Masaccio, un desco da parto d. 24. 
Masolino, documenti su, 172. 
M". Agostino, orafo romano, 149. 
M". Fabio, scalpell. 199. 
M*^. Gruanionte, id. 172. 



Uamegna bibliografica dM* arte italiana 



1 



M*'. Lombardo Pietro, id. 197. 
M". Oddo, orafo romano, 149. 
M". Pico Bartol. del Veneto, scalp. 203. 
Maturino, pitturo a graffito di, 159. 
Mazza Ventura, pitt. 55. 
Mazzola Filippo id. 61. 
Menga Evangelista, arch. mil. 160. 
Messina, Antonello da, 84, 161. 

— le porte del duonu) di, 34. 
Michelangelo, 27, J09. 

— una scult, e un bassorilievo di, 
63, 223. 

Milano artistica, per la, 163. 

— la loggia degli Osii a, 67. 

— la chiesa di S. Satiro a, 213. 

— il coro di S. Ambrogio a, 113. 

— S. M. della Pace a, 30 
Miniatura (la) alla mostra senese, 35. 
Modena, un quadro di Barnaba da, 112. 
Molfetta, la cattedrale di, 114. 
Montagna (il) pitt. 174. 
Montecristo, l'abazia di, 26. 
Montorsoli. G. A. scult. 171. 

— a Messina, 36. 
Monumento spezzino del' 300, 114. 
Mora Benedetto, pitt. 101. 
Morando P. detto il Cavazzoln, 74. 
Moretto, alcuni quadri del, 223. 
Moroni Giambatt. 161. 

Musei (i) e la cleptomania art. 25. 



N 



Napoletano Francesco, pitt. 166. • 
Napoli, la facciata del duomo di,2l5. 

— pietre tombali dì, 33. 

— il palazzo degli studi di, ivi. 

— la chiesa di S. Ant. Ab. in, 113 

— il musco nazionale di, 216 

— pitt. e min. del scc.'XIV a 107. 
Nori di Bicci, pitt. 161. 

— Giovanni di, id. 119. 
Neroc^iio, id. 218. 

Nicolò di Pietro Pisano, 27. 172. 

— dell'Arca, scult. 33. 

— dotto il Trìbolo, 2l9. 
Nobili Durante, pitt. 7. 

— Francesco, id. 9, 10. 



Orcagna Andrea, 27. 
Osimo, oggetti prez. rubati a, 23. 
Otranto, le mura o il cast, di, 70. 
Ottino Pasquale, pitt. 120. 



Pacioli Luca, il ritratto di, 62. 
Padovanino (il), pitt. e arch. 119. 
Padova, la loggia Carrarese, 106. 

— monografia di, 110. 
Pagani Vincenzo, pitt. 32. 

Pagine d'antica arte fiiorentina, 59. 
Pala Sforzesca, il maestro di., 66. 
Palermo, eh. di S. M. delPItria a, 2lG. 
Palma Felice, scult. 212. 
Palmezzano M., una tav. di, 90. 
Pandolfi Giov. lacomo pitt. 55. 
Panini Giov. Paolo, pitt. 2l5. 
Pantaleonì (de) Gian Mich. intagl. 167. 
Paolo uccello, 16 1. 

— da Venezia, pitt. 220. 
Patanazzi M. Francesco, scalp, 197. 

— Vincenzo, pitt. 101. 
Penne, Luca di, id. 28. 

Perin del Vaga, un quadro di 175'. 
Perugia, la fonte di piazza a, 158, 1 73. 

— antica industria tessile a, 119. 
Po^scocostanzo, i merletti dì, 111. 
Pesellino, due quadri del, 73. 
Piacenza, chiese mediev. di, 158,210. 
Piczulo Nicola, argentiere. 111. 
Piedigrotta, chiostro del conv. di, 69. 
Piemonte, la pittura ad olio nella 

prima metà del sec. XIV in, 33. 
Pieuza, notizie della città di, 115. 

— e Pio IL, 217. 

— il palazzo Piccolomini a, 218. 
Piero di Cosimo, pitture di, 72. 161. 

— dei franceschi, 115, 116. 
Pier Francesco Fiorentino, 161. 
Pietrasanta, S. Martino in, 171. 
Pintorìcchìo, Scuola del, 159. 

Pi ratei lo, il Santuario del, 109. 
"Pisa, 23; l'arte senese a, 73. 

— dell'antico pulp. dèi duomo dì, 72. 
Pisanello, disegni del, 173. 



Rassegna bibliografica dell* arte italiaìia. 



Pisano, Giovanni, 27, 116,218,219. 

— lina Madonna di Nicola, llB. 

— sue origini, 35, 63. 

Pistoia, la chiesa di S. M. in Borgo 
Strada in, 171; la eh. di S. Vi- 
tale in, ivi; l'altare e l'opera di S. 
Iacopo a, 73, 118. 

Poccetti Bernardino, pitt. 71. 

Poletti Luigi, arch. 64. 

Polidoro, pittare a graffito di, 159. 

Pollaiuolo (il), pitt. e scult. 26, 27, 
117, 119, 161, 172. 

Ponte (da\ il testaui. di Frane. 221. 

— Giovanni, pitt. 37. 

— Girolamo, id. 221. 

— Iacopo, id. 122. 
Pordenone (il), pitt. 207. 
Pontelandolfo, il castello di, 114. 
Pontormo (il), pitt. 2l9. 

Prato e suoi dintorni, 107. 



Quadri italiani in Germania, 21. 

— nei musei dell' Austria Ung. ivi. 
Quarto, il monastero di, 212. 
Quercia^ Iacopo della, 27. 
Quirico Giovanni, un quadro di, l9l. 



Raffaello, opere di, 19, 109, 165, 175, 

214. 
Ramenghi Bartolomeo, pitt. 1 IO. 
Ravenna, la eh. di S. Mich. in, 208. 

— monumenti veneziani a, 174. 
Ribera (il), pitt. 215. 

Ricci Archita, id. 100. 

-- Tiberio, id. 101. 
Ridolfi Claudio, id. lOO. 
Rimini, Glov. Francesco da, id. 137. 

-140, 162, 173. 
Ripatransone, la chiesa di S. Filippo 

;n, 31, 

— i dipinti di S. M. del Carmine n, 
145- 149. 

Robbia (della), opera dei, l.ó9. 

— Andrea e Luca, 27. 

— Frate Ambrogio, 32. 



— Madonna di Luca, 118. 
Robbiana, una terracotta, 169. 
Robbiano, un inventriato, 36. 
Robbiesco, un bassorilievo, 175. 
Roma, le statue del ciborio di S. Ce- 
cilia in, 115. 

— i musei e le collezioni di, 209. 
Romane, pitture medievali, 112. 
Rondelll Frane. Anton, pitt. 101. 
Rondinelli Nicolò, id. 108. 
Rosselli Cosimo, id. 61. 

— Francesco, quadri di, 72, 117. 
Rossellino Antonio, scult. 27. 
Rovigo, la galleria dei quadri di, 174. 



Salvator Rosa, pitt. 215. 
Salvi Tarquinio, id. e maiolicaro, 69. 
Sanseverino, il duomo di, 164. 
Sansovino Andrea, scult. 117. 
Santagffti Vincenzo, pitt. 101. 
Santi Francesco, detto Papa, scalp. 

ornatista, 194. 
S. M. Maggiore, i mosaici di, 109. 

— antichi affreschi in, 29. 
S. Maria in Pallara, id. 

S. Miniato al Tedesco, 73. 
Santuario di N. S. del Monte, ll4. 
Sarzana, arte ant. nel duomo di, ivi. 
Sassoferrato, affreschi del' 300 in, 165. 

— autoritratto del, 31. 
Sassari, edifici medievali in. Ilo. 
Savona, la eh. di S. Giacomo in, 212. 
Schiavone Andrea, pitt. 3. 
Schifanoia, gli affreschi del palazzo 

di, 29. 

Sculture in legno del XIV e XV se 
colo, 33. 

Scurcola e Paterno, opere d' arte ru- 
bate a, 64. 

Segna di Bonaventura, pitt. 37. 

Senese, antica arte, 73, 117, 218. 

Settignano, Desiderio da, 27. 

S. Gimignano e Certaldo, 20 e 21, 

S. Giovanni in Croée, la eh. di, i^iS. 

Sicilia, opere d'arte in, 70. 

Siena, l'architettura mediev. a, 116. 

— Giovanni da, arch. mil, ivi. 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



— il palazzo del comune a, ivi. 

— il duomo di, 218. 

— il Monte dei Paschi a, 72. 

— la Mostra di, 62. 

— Matteo da, pitt 117, 161. 
Siracusa, fra Filippo da, scult. 167. 
Sodoma, disegni del, ivi. 

Solario Andrea, 108, l6l. 
Sperandio, una scult, di, 63. 
Spani Prospero, una scult, di, ivi. 
Spanzotti Gian Martino pitt. 69. 
,S. Paolo fuori le mura, 66. 
Stampe, Gabinetto naz. delle, 158. 
Statuetta in bronzo del sec. XVI, 68. 
Storia dell'arte italiana, 204. 

— il plagio de' nuovi manuali di, 25. 
Subiaco, i monasteri di, 109. 
Surso, Baldino di, scalp. 113. 



Tamaroccio (il), pitt. 110. 
Taranto, monum. cristiani di, 114. 
Teramo, Lorenzo di, pitt. Ili, 
Tintoretto Iacopo, pitt. 3, 161. 

— disegni e quadri del, 173, 223. 
Tiziano, 128, 221; il ritratto del' A- 

riosto di, 38, 63, 120; la Venere 
' del, 63; i duchi d' Urbino eTi- 
ziano 77-90. 
Tolentino, M". Battista da, orato, 150. 

— M<*. Giacomo da, id. ivi. 
Torquati Domenico, scalp. 200. 
Tradate, S. M. di Castello in, 66. 
Trani, Barisano da, 70. 

Trasi Lodovico, il testam. di, 51, 
Treviso, la gali, dei quadri di, 174. 
Troia, la cattedrale di, 114. 
Tura Cosmo, 29; un polittico di, 210. 
Turchi Aless. detto 1' Orbetto, 120. 



U 



Udine, la gali, dei quadri di, 174. 
Urbani Giov. Andrea, pitt. 55. 
Urbinelli Giov. Batt. id. 100. 
-- Mariano, id. 101. 



Urbino e la sua gloria, 31. 
—, antichi fonditori a, 161. 

— armaioli in, 159 ; 

— la Comp. della Grotta in, 6H. 

— il palazzo ducale di, 56 - 58. 

— il Cupido di Michelangelo e la 
Venere antica alla corte di, 47. 

— scultori e scalpellini in, 193. 



Val di Nievole, l'arte in, 167. 
Valantinis (de) Sebastiano pitt. 120. 
Valtellina, oggetti d' arte in, 213. 
Varallo, affreschi in S. M. d. Gr. a, 216. 
Venezia, Andreolo de Santi da, 34J. 
-- il Paradiso del Guariento nel pa- 
lazzo ducale di, ivi. 

— gli antichi artisti in, 120. 

— Guida storica di, 38. 

— M." Girolamo da, scalp. 197. 

— nella vita privata, 158. 

— i recenti acquisti delle Gallerie 
di, 1 e se^-g. 

— scuola dei Tira e batti oro a, 39. 

— Vergelli Tiburzio, scult. 163. 
Verona Luigi, id. 120. 

- monografìa di, lìÒ. 
Verrocchio Andrea, 27, 119. 
Villa Adriana, 66. 
VincJana, raccolta, 169. 
Visso, M". paolo da, pitt. 150. 
Vitali Alessandro, 'id. 99. 
Viterbo, i monumenti di, 211. 
Viti Timoteo, pitt. HO, 214. 
Vittorito (Abruzzo), op. d'arte a, 27. 
Vi vari ni Bartolomeo, 161, 173. 
Viviaui Antonio, pitt. 55. 
Volterra, la galleria di, 117. 
Volturella, op. d'arte a, 66, 162. 



% 



Zenale, un quadro attrTb. a, 213. 

Zoppo Marco, pitt. 64. 

Zurigo, arte ital. nel mus. di, 64. 





DELL'ARTE ITALIANA 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 



ANNO IX. — 190G 



f\^, 




ASCOLI PICENO 
Premiata Tipografia Economica 

1)1 K.NKico Tassi 



INDICE DEGLI SCRITTI 



■•morto. 

B. Felk'Iangeli, Opere ijjrnorate di Oiovanni Boccati, pp. 1 - K^. 

C. Mariotti, La chiesa di Sant' Emidio alle (erotte presso Ascoli Pi- 
ceno, pp. 14 - 20. 

E. Calzini, Vecchio pitture murali del XIV e XV secolo - (Contribu- 
to alla storia dc-ir arte nelle Marche), pp. 21-29, t>H-t;0. 
C- Grigioni, Maestro Apollonio Petrocchi di Kipatransone, pp. 29 - :U. 
E. Mauceri, Uh critico d' arte del Rinascimento, pp. 49 - 53, 177 - 18(). 
E. Calzini, Di due quadri di Cola d' Araatrice, pp. o.H - oli. 
E. Se ATASSA, Di Antonio di Cluido Alberti da Ferrara, pittore, pp. 50 -li.H. 
M. Santoni e V. Aleandri, La chiesa di 8. Venanzio in Camerino 
rinnovata nel secolo XV - (Spigolature d'Archivio), pp. 97-105, 

145 - 153. 
E. Calzini, Di un affresco del secolo XV recentemente scoperto in 

Urbino, pp. 106-109. 
C. Grkìioni, Notizie biografiche ed artistiche intorno a Vittorio e Oia- 

como Crivelli, pp. 109-119. 
C. AsTOLFi, Due dipinti ignoti di Giovanni Andrea da Caldarola. - Du- 

rante Nobili dipinge le stanze del (Governatore a Macerata nel 1578, 

pp. 119-121. 
A. Luzio, 11 palazzo del Te a Mantova, pp. 137-144. 
C (Prigioni, Notizie inedite intorno ai pittori Pngani, pp. 153 - l<i3. 
K. Calzini, La Scuola Haroceesca. - Alessandro Vitali, pp. 181 - 18S. 

Racanslonl. 

Ernst Steinmann, Die SUtinische Kapellt. - Zweitcn* Band: Miche- 
langelo. — Munchen, Verlagsanstalt F. Bruckmann A. (i., 19U5 
(E. Calzini), p. 14. 

losEPH Strzygoavski, Die Miniatnren das serhischen Psalters (Uv A 
nigl Hof-inut StaatsbMiothek in Munchen — Denkschritten d 
kais. Akademie der Wiss. in Wion. Band Lll, Wìeii 190r> ( A. 

Munoz ) , p. 72. , 

D.r Walter Bombe, Benedetto Ihionfìr/li. Eìnev Knnsthustorischm .^tn- 



t'S 



IV INDICE DEGLI SCRITTI 



f 

die, I Teil, Berlin, Dnick von Cari Ockler, 1904 ( B. Feliciange- 
li), pp. 73-76. 

Francesco Malaouzzi - Valeri^ / Solari architetti e scultori lombardi 
del XV secolo. Studio storico critico. — Estratto dal I toL delle 
Italieiìische Forschungen (Berlin, Bruno Cassirer, 1906) pubblicate 
a cura dell' Istituto di Storia dell' Arte In Firenze ( E. Calzini) p, 77. 

Emilio Londi, Leon Battistu Alberti Architetto — Firenze, Alfani e 
Venturi editori VM\ r Guido Traversar! ) pp. 189-191. 

Docuiii«ntly 

relativi ad artisti in Rpma nel principio del secolo XVI: pittori, scul- 
tori, orafi, ecc., di Milano, Napoli, Firenze, Faenza, Bologna, Ve- 
nezia, pp. M - 35; a Giovanni Andrea Ascani iuniore da S. Ippolito 
scultore del sec. XVIII, pp. 70 - 72 : a M. Giacomo di Gioryio 
Schiavone, scultore, del secolo XV, p. 121; a Giuliano Presiutti di 
Fano, pittore del secolo XVI, p. 122; a Giovanni Battista Cava- 
gna, architetto del secolo XVII, pp. 18.3-166; a Cola d' Amatrice 
pittore, p. 188. 

Comunicazioni. 

s 
E. Calzini: Necrologia del prof. Giuseppe Mazzatinti, pp. 94-96, 
Bibliografia: pp. ^6 - 47, 78-92, 128, 134, 166-175, 191-201. 
Annunzi e Notizie: pp. 48, 93, 135 e 136, 176, 202-204. 



6\ 



l,G<\ 



ANNO IX. 



Conto oorronto con la posta. 



Gennaio -Kkubraio IDOfJ 



Num. 1-2 



Rassepa 



=(■ 4» 




Mbliofrafica 



dell'arte italiana ^ ^, ^^i 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 



rÉ. 



ASCOLI PICENO 
Premiata Tip. Economica 



COLLABORATORI : 

Vi[ torio Aleaodri — Alipio Alippi — Aoselmo Anselmi — Carlo Astoiffi — 
Giovanni BardovHj^oi — Cornelio Budioich — Giulio Caotalamessa — Giu- 
seppe Castellani — C. Jacopo Cavallucci — Bernardino Feliciangeli — Attilio 
Frasche tti — Gustavo Frizioni — Carlo Griffoni — Francesco Malaj^uzzi-Valerl 
^ Celare Mariotti — Enrico Mauceri — Giuseppe Mazzatinti — Curzio Mazxl 
— fVtedardo Morici — Alfredo Melani — R. Heruzzi de' Medici — Ugo Nomi 
Pesciolini — Emilio Orioli — Ercole Scatassa — Guido Traversari — Nazza- 
reno Trovanelli — Giulio Urbini — Giacomo Vanzolini — Augusto Vernarecci. 

L;i Rassegna, elio. v:inta già otto anni di vira, ò i' unica rivista 
Ciri" L'uru in modo speciale la Bibliografia dell'Arte italiana. Essa 
tini cjmto, oltre che d(»lle maggiori pubblicazioni d' indole artistica 
i*.\\t' v*'dono la luce in Italia e fuori, anche di quelle più modeste 
q\u' si vanno stampando su giornali quotidiani o periodici; di guisa 
t\\\v nulla o ben poco sfugge ai lettori suoi, perchè poco o nulla sfug- 
^v nll' attenzione de' suoi collaboratori. 

Fi-r tal modo più 3000 studi d'arte poterono essere passati in 
rHssuMTjia ne' primi otto volumi del periodico; ciò che vale la cono- 
S(i"n/;t di più che 3000 tra libri, opuscoli e articoli che il lettore potè 
nvcTo in virtù della rivista. 

Oltracciò non v'ha fascicolo della Rassegna che non contenga 
dnciHiienti inediti, e illustrazioni di opere d'arte poco o per nulla 

lìntr .J;^1Ì StudÌOSÌ. 

l^T ciò la Rassegna si raccomanda a tutte le persone colte e a 
quniiti desiderano d'esseri' tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistìen. 

AVVERTENZE 

hììr Rai»8egna si pubblica in fascicoli bimestrali o triraestrali in-d** grande 
iroTT eopertina, e contiene documenti mediti per la storia dell'arte, monogra- 
tìf^ t^ ariìooli originali; recensioni dì opere o di articoli d* arte recenti, noti- 
zli^ iiiniunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' anno, sarà corredato di un In- 
dlft" per materie, nomi d'artisti, ecc. 

Abbonamento annuo anticipato per l' Italia L. 5 — per 1* Estero L. 7. 

Un numero separato cent. 50. 

Lr luttere, i libri, gli opuscoli, i giornali in cambio, i manoscritti e 
Hitrtni' altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
n\ firnt. E. Calzini, Ascoli Piceno. 

TiT le recensioni delle opere basta anche l'invio di un solo esemplare. 

Li^itcre e plichi non affrancati si respingono, 
i? - ISt tutto ciò che interessa 1' A tntniniM razione : abbonamenti, inserzio- 
ni, rin-lami; ecc., dirigersi allo stesso prof. Egidio Calzini, Ascoli Piceno. 



Preghiamo vivamente 1 signori Associati che non hanno pa- 
gato ancora 1' abbonamento del 1805, d' Inviare con cortese sol- 
tee itudine LIRE CINQUE all' Amministraziono della Rassegna. 



ANNO IX. 



Ascoli Piceno, 1906. 



N. 1-2. 



RASSEGNA BIBLIOCKAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 



'V ^-^ -i 



Abbonamento annuo 



per r Italia . 
per r estero i 



Ure 5 
» 7 



Un num. separato Cent. 50 



SOMVIHRIO ! B. Feliciangbli, Oprre ignorate di Giovanni Boccaii (Comunicizionc '. — C. Mariot- 
Ti, I.a chiesa di S. Emidio alU Grotte presto Alveoli, — E. Calzini, Vecchie pitture murali 
del XfV e XV secolo (Contributo .illa storia dell'arte nelle Marche). — C. Gbigioni, Maestro 
Apollonio Petrocchi di Ripatransotse, — Documenti : Artisti ^^in Roma nel principio del secolo 
XVI, — Recensioni: E. Calzini, — Bibliografia: Opere di carattere generale; Abruzzo, 
Emilia, Lombardia, Marche^ ÌVapoletauo, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Ve- 
neto, — Annunzi e Notizie. 



OPERE IGNORATE DI GIOVANNI BOCCATI 

( Comunicazione ) 



Caro Calzini, 

del pittore Giovanni Boccati da Camerino, come ti dissi, io ricerco 
le opere coir intendimento di preparare materia di studio ai critici 
d* arte tra i quali non posso, né voglio annoverarmi.* Ora, secondo 
il tuo desiderio, ti comunico i risultati delle mie indagini per quanto 
concerne V enumerazione dei dipinti, alcuni dei quali finora ignoti. 

Giovanni Boccati dovette lasciare non poche opere in Perugia, 
avendo ivi passati molti anni della vita: ma oggi non vi si conoscono 
che cinque dipinti, conservati nella pinacoteca. 

Di tali opere due sono assai note, perchè ritenute generalmente 
le migliori tra quelle che dell' artista ci restarono: le prime deireleu- 
co che segue. 

1. La Vergili 3 in trono col Bambino festeggiata da angeli, attor- 
niata da quattro dottori della chiesa e jn^egata dai santi Domenico e 
Francesco ad accogliere sotto la sua protezione i disciplinanti. Ha una 
predella di 5 pannelli di cui gli estremi rappresentano S. Tommaso 
d' Aquino e S. Pietro martire e i tre centrali: la cattura di Gesù, la 
salita al Calvario e la Croct^fìssione. La grande tavola (m. 2,50 X 1,B4), 
proveniente dalla. confraternita di S. Domenico, porta la firma e la 
data: 1447: OPVS lOHIS BOCHATIS DE CHAMERENO F. (>) 



(Il S.ala del Buonfìgli ii. 19 e 20 -- Anderson X574«, 1575». 15752 - Alinari 5616, 5617, 5618, 
5619. A proposito della predella di questa tavola (n. 20) no osservammo una curiosa peculiarità nei 
tre pannelli centrali e specialmente in quello della Croccfissione, cioè 1' abbondanza degli scorpioni 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 






2. La Madonna col Bambino sulle ginocchia tra una festa di 
angeli^ già esistente nella chiesa di S. Simone del Carmine in Peru- 
gia (m. 1,28 X 0,94). E' detta da molti V orchestra^ perchè otto dei 
sedici angeli che attorniano ed esaltano la Vergine toccano istru- 
menti musicali. Opera della maturità dell'artista, mirabile per unità 
di composizione e. improntata di misticismo penetrato di sentimento 
umano. Capolavoro del fioccati, secondo la nostra impressione e d'al- 
tri. {}) 

Sopra a quest'ultimo quadro, nella stessa sala della pinacoteca, 
si vedono due altre tempere segnate rispettivamente coi n. 17 e 18 e 
attribuite al fioccati per la manifesta somiglianza colle precedenti. 

3. Nella prima ("che proviene dalla galleria deir Accademia delle 
ficUe Arti in Perugia e ha le dimensioni di m. 0,79 X 0,50, compresa 
la cornice) è raffigurata la Vergine, che colla sinistra sorregge il 
Bambino seduto sulle ginocchia di lei. e colla destra ne tiene un piedi- 
no: ai lati due angeli in piedi e, sui gradini del trono, due putti ignudi 
sonanti, T uno la mandola, l'altro, a destra, l'arpa. Le figure di un 
rosso pallido su fondo d'oro non hanno ornamenti, né i volti spiran 
la vita, se ne togli le teste dei due angeli curate piti delle altre. 

4. Assai pregevole riteniamo fosse un tempo, prima, cioè, che 
un moderno restauro lo guastasse, il dipinto segnato col n. 18, pro- 
babilmente un gonfalone, delle stesse dimensioni che il precedente. 



neri che il pittore ritrasse, secondo il costumo del suo tempo, sopra gli stendardi, lo corazzo e gli 
scudi e di una specie di uccello fantastico o drago espresso su qualche stendardo e sulle gualdrappe 
dei cavalli. Nella simbolistica mcdiocvale lo scorpione significa, com'è noto, l'eresia. Ma sarebbe 
bene indagare se T eresia significata dagli scorpioni dell' iconografia cristiana non si abbia a deter- 
minare e restringere nel Giudaismo. La Crocefìssione del Pinturicchio, piena di moto e di vita, ano 
degli affreschi bellissimi, che questo maestro fece nella cappella di i). Catcrvo della chiesa omonima 
di Tolentino, poco conosciuti e guasti qua e là da mal condotto restauro, mostra tre stendardi : uno 
portante la sigla S. P, Q. Af., in oro su campo rosso, il secondo bianco e verde con, sul bianco,- ano 
scorpione giallo, retto da un brutto soldato dai capelli neri, il terzo rosso e giallo (con una stella 
d'oro sul rosso) retto da un soldato negro. Non sono qui simboleggiati i tre nemici del nome dì Cristo, 
Paganesimo, (ìiudaismo e Islamismo ? 

(i) Sala del Buonfigli n. i6. Anderson I5753f Alinap 5614, 5615. Notiamo alcuni dogli storici e crìtici 
che lasciarono il ricordo o la descrizione di queste due tavole : Mariotti A.Z.r///r^« pittoriche^ Perogìa, 
1788 68; Ricci A. Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona ^ Macerata, 1S34, I, 
190; Destrek J. Note% sur le primitifs italieus et sur quelque peintres des Marckes et de l'Ombrie, 
Bruxelles et Florence 1900, «3-24 ; Brocssollr E. La jeunesse du Perugin, Paris, Oudin, 1901, 145-47; 
Cavalcasem.e et Crowe — Storia della pittura in Italia trad. it. IX, 03, 94 (Firenze, 1904) Quasi 
tutti coloro che studiarono.il Beccati fermarono la propria attenzione sulla tavola del 1447, dove 
scambiarono per un cane l'ermellino, simbolo della castità, col quale scherza l'infante Gesù, tacque- 
ro o dissero poche parole della tavola segnata n. 16. Il Broussolle, dà un breve cenno della tavola 
n. 16, benché la chiami con piena raj^ione il capolavoro del Beccati, esalta con descrizione lirica e 
su^'i,'cstiva la tavola del 1447 scu/.a tener conto della predella che ha pregi singolari. Inoltre a ?• 145, 
fit;. 30, riproduce la tavola dell'orchestra (n. 16) come pretnier tableau del pittore, colla data 1447, 
e a p. 1.19 ^^ *^^' "• *9 come (U'uxirme tableau^ mentre la prima, cioè l'orchestra, non ha data ed 
è manifestamente posteriore all' altra. 



Rasseg/ui bibliografica dell* arie ifaliaìia 8 



La Vergine fiancheggiata da due angeli, in piedi e adoranti, accoglie 
sotto il manto aperto due schiere di devoti genuflessi su gradini 
d'altare in marmo bianco e nero: donne (a sinistra) e uomini, le 
une e gli altri nei costumi del Quattrocento. La schiera maschile è 
preceduta da un gruppo di anziani, ritti, tra i quali uno avanti agli 
altri, dalla veste rossa e dalla barba bianca in atto di supplicare la 
Vergine, alla qUale, pure con volto supplice, guarda una giovane 
donna, in nero, che par guidare la schiera femminile. In basso, sul 
davanti, e tra le due schiere, sono ritratte tre figure di adolescenti 
oranti e genuflessi sul pavimento in verde-cupo sparso di fiorellini 
bianchi: un giovanetto alla sinistra del riguardante, un chierico nel 
mezzo e una fahciuUa, piena di grazia, a destra. Tra lei e la schie- 
ra femminile, sopra una culla, sono due puttini ignudi dair aspetto 
e dalle mosse indicibilmente graziose. Questa Madonna della miseri- 
cordia] che par significare T intensa fedcj nella speciale protezione 
della Vergine sui fanciulli o sui giovinetti, mostra visibilmente L'of- 
fesa di un sacrilego restauro che coperse di grosso strato di colore 
tutta la tavola, pose, volgare decorazione, una goffa corona sul capo 
della Vergine e deturpò i volti e le ali degli angeli. 

5. Più grave iattura toccò all' ultima delle opere note che il Bec- 
cati eseguì in Perugia. E' una Pietà dipinta a tempera su tela, di rag- 
guardevoli dimensioni (m. 2,CM) X 1,86), ora custodita nella seconda sala 
degli Stacchi (n. 16), ridotta in pessimo stato per la caduta del colore 
e situata in condizioni di luce poco favorevoli. Si scorge gran parte 
del corpo di Cristo posante sulle ginocchia della Madre del cui volto 
resta solo la parte superiore. A sinistra del gruppo della Pietà si 
possono dis.jornore quattro figure e altrettante alla destra. A sinistra 
si riconosce agevolmente S. Giov. Battista, indi una figura di donna 
piangente e un'altra di donna genuflessa che pare tenere in una 
mano le mammelle (simbolo di S. Agata). A destra vedesi un vesco- 
vo col pastorale (S. Nicola di Bari ?), poi s' indovina il gruppo delle 
Marie, di cui la più visibile, genuflessa, si appoggia colla destra in ter- 
ra e colla sinistra porta alle labbra la mano pendente del Cristo. (^) 
In alto s' intravvede la città di Oerusalemme. Nella parte inferiore 
della tela si legge: «T. DNI. FILIPPI. C. (canonici) lOHEB BOCHACll. 
DE,CAMERENO. F. 1470. > Dall^ji modellatura del corpo di N. S., dal 



(i« Lo stato di questo dipinto non ci pare consenta un'esatta idcntificjjzionc delle figure. Ma- 
riano Ciaardubassi lo rfcorda con queste parole: € tela a tempera. Il Cristo morto e compianto: la 
Afadonna NOitienc il divino cadavere : a sinistra S. Severo, la Maddalena ed altra Maria, a destra 
(di chi guarda) altre due Muric, S. Giovanni Battista e S. Affata, dietro la veduta di Cìcrusalcmmo ». 
Indice'Guida dei monumenti pagani e et iitiani tignardauti l' istoria e l'arte esistenti nttla pro- 
vincia deli' Umbria» Perugia, 1872, 226. 



4 Basnegiui hibliof/raflca delV arte italiana. 



disegno delle mani, dai volti dolorosi della Vergine e dell' unica delle 
Marie ancora riconoscibile, dalla morbidezza del 'colore siamo indotti 
a crociere che in questa tela il Beccati raggiungesse un alto grado di 
perfezione e pensiamo che nella veduta di Gerusaleìnme spiegasse 
una maggiore conoscenza della prospettiva che non nelle altre cose 
sue da noi conosciute. 

A tergo del quadro, che appartenne già all' orfanotrofio maschile 
ai S. Anna, è tracciato a carbone il disegno, posteriore, di un'altra 
Pietà, capovolto rispetto al dipinto del Beccati. La Vergine ha sul 
grembo il corpo del Cristo morto e ne sorregge il capo. 

6. Nella chiesa parrocchiale di Belforte sul Chienti (Maocrata) 
si conserva il grande polittico descritto prima dal Servanzi-Gollio (0 
poi dal ben noto critico A. Colasanti. (') 

7. Col nome àoìÌB.' Madonna delle lacrime è venerata fin dal 1522 
un'immagine della Vergine su tavola nella chiesa di S, Maria di 
Seppia villaggio nel comune di Piòraco (circondario di Camerino e 
provincia di Macerata). Chi ha famigliarità, colla maniera del Boccati 
non esita un momento ad cittribuirgli questo dipinto. Esso è l-a parte 
centrale di un trittico, di cui le tavole laterali rappresentavano S. Se- 
bastiano (a destra) e S. Vincenzo martire (a sinistra), come dimo- 
stra la riproduzione della pittura fatta, forse, nel Seicento sulla tela, 
che sovrasta all'aitar maggiore della chiesa. Da gran tempo furono 
separate dalla tavola centrale' (m. l,f)8 X 0,78) le due laterali, di 
cui una sola, quella di S. Sebastiano (m. 1,68 X 0,39), conservasi 
nella chiosa, mentre l'altra, di'S. Vincenzo, che fu descritta da 
mons. Lodovico Lodovici nel 1893, non si sa dove sia finita, essendo 
riuscite vane le ricerche del nuovo e solerte parroco di S^pio, D. 
Broglia. (^) 

La Vergine ò rappresentata seduta in trono e in atto di adorare il 
Bambino disteso sulle ginocchia di lei : axìcanto alla Vergine due angeli 
cantano le sue lodi e le pongono in capo la corona. Genuflesso, con 
giunte le mani, ò in basso, a sinistra, il committente, il parroco del 
tempo, forte, virile volto, disegnato con franchezza, evidentemente 
un ritratto. Nella base leggesi : HOC. OP. F. F. DONUS. [dommis] 



(i) PHiura in iaz'ola di Gìin'anni Boccati da Camerino in Belforte del Chienti, Camerino, 
Borgarclli, 1869, pp. 14. 

(2) Arie, VII, 1904, 477-.S0, con due riproduzioni. Vedi anche: Sacconi G. Relazione dell'uffi- 
cio rei^ion.ilr per la con'^rrvazirnc dri moninn-'nti delU Marche e drll' Umbria^ Perugia t^O}^ j// 
c sg(?. con riproduzione. 

(^) Vedi: Alcune m^-mnrir. di Seppio raccoltr da! pitvano di Pioraco D. Lodovico Lodovici , 
Pioraco, Tamignini, 1893 p, 4 o 5. 



^ 



I 



^ 




Uollczìoiju c!d rt'v. a/ IL NmvjN ìu Honuu t 



Rassegna hibliografica delV arie italiana. 



ANP](L)VS. (sic) DE. MIRABELLA. RETTOR. ISTIVS. ECCLESIE. 
ET. PASCVTIVS. PAVLVTH. ANL DNL MCCCC. LXVI. DE, M. 

AGV8TL 

La tij^ura di S. Sebastiano, che porta infisse troppo più numerose 
frecce del necessario (secondo il gusto dei committenti), rappresen- 
ta quanto di meglio in- fatto di. nudo ci è noto del nostro pittore, 
poiché ottimo appare il modellato, cgme nella parte ancor visibile 
del Cristo suUa tempera del 1479 a Perugia. La testa del santo, pe- 
rò, non si a<ldice al corpo, che è di giovane ventenne, bensì a<l a- 
dolescente. In essa V artista riprodusse uno dei suol angeli prediletti 
forse perdio stimò di rendere in tal modo la sereniti^ e beatitudine 
del martire, o perchè la fretta potò più che la ragione deir arte. 
Sotto alla figura ò la scritta: MARIANVS. AL.... TOS/Cl. FECIT. 
FIERI. Nei fregi che seguono a queste parole il Lodovici, che non cspn s- 
se la sua opinione sul nome delT autore, credette di leggere la data 
1-141. Ma non è dubbio che in questo dipintosi abbia una sola data, 
(luella dal ìHììì nella scritta apposta sulla base della tavola centrale. 

Ij' opera qui brevemente descritta è di gran pregio per la S4)a- 
vitìi mistica della Vergine, pei* la grazia degli angeli, il buon dise- 
gno del nudo di S. Sebastiano, la verit;\ del volto del committente», 
r armonia delicata dei colori: nò esitiamo a riconoscervi gl'influssi 
realistici della scuola toscana. Se non che <lue difetti tradiscano la 
fretta: la gi;\ notata discordanza tra il capo e il corpo di S. S<*ba- 
stiano e un grosso errore di disegno così nel braccio, stranamente 
atrolico, come nella mano sinistra del Bambino affatto irregolare. 

Tracce di restauro appaiono solo nel manto della Vergine; nelle 
vesti (l(?r committente e nella tunica dell' angelo a sinistra, 

8. L'^na bellissima tempera (m. 1,30X0,73 senza la cornice, mo- 
derna, in oro) ho potuto ammirare in Roma nella preziosa collezione 
del d."" R. Newin, reverendo pastore' della chiesa episcopale di S. Paolo 
d(*gli Americani. Anche qui, su fondo d' oro, ò ritratta la Vergine as- 
sisa introno che adora il Bambino, circondata da sei angeli, tre-p(*r 
part(% dei quali i due esterni toccano istrumentl musicali, quello, a de- 
stra della Vergine l'arpa, l'altro la mandola. Il Bambino disteso sulle 
ginocchia della madre e adagiato sopra un cuscino tiene le dita della 
sinistra in bocca e sul braccio destro ha un uccellino (quello che 
nella Marca chiamasi verzellino o rapacciòlo dal piumaggio giallo^ 
serlnus merldlonalls), che apre le ali e gli becca le labbra. Gli an- 
geli portano in capo ghirlande (cfr. il polittico di Belforte e il n. 9) 
di foglie verdi, forse di lauro. 

La composizione semplice e ispirata a grande unità può apparire 




k 

^m (a,^ 10; - GalUìHa iin/Joaaìe, Uì Bnda-Pest, già nella eappolU dì S* Savino, 
^H dei F et fan geli, in Orvieto. 



8 Rassegna bibliografica dell'arte itatiana. 



troppo simmetrica nella disposizione dogli angeli : ma è di disegno 
accuratissimo, come si vede nelle mani e nei capelli della Vergine, 
nel velo che le copre la testa, nei capelli dogli angoli. Le piegphe 
cadon verticali, benché senza rigidezza, nelle tuniche degli angioli, 
• ma non sì discernono nel manto della Vergine guasto da uno strato 
di vernice di data non antica. Il colore, alquanto alterato dall» ver- 
nice moderna, ricorda quello dell' orchestra di Perugia. Non contra- 
sti di tinte: il solito azzurro nel manto della Madonna, il rosso e il 
bianco nelle tuniche degli angeli, qualcosa di uniforme e di mito 
che armonizza a perfeziono collo spirito di quest'arte. 

La caratteristica di questo dipinto sta, secondo il nostro parere, 
neir espressione degli angeli, che differiscono da quelli dei quadri di 
Perugia e Belforte cosi tipici e cosi peculiari al Beccati che le opere 
sue principalmente da ossi si raffigurano.. Qui non bocche aporte, né 
atteggiamenti di rèverie o di dolce 'estasi musicale, ma serietà, compo- 
scozza calma. Chi vorrà ora ripetere che Tartefice mancò, di varietà 
in questo suo prodiletto motivo degli angeli musicali V Più ragionevo- 
le sarebbe V appunto di costante uniformità nella rappresentazione 
del B.imbino, che ha quasi sempre il medesimo volto o la medesima 
attitudine. 

L' eccellenza del disegno e del colore e la finitezza dei particolari 
ci fanno inchini ad attribuire questo dipinto alla maturità dell'artista. 

9. Il minore dei due dipinti del Beccati (m. 0,92 X 0,60 senza 
la cornice che ò antica, del Cinquecento, con pilastri scanalati e co- 
ronamento a timpano), di proprietà del rev. d.*" Newin, è guasto dal 
tempo e da un cattivo restauro, di cui si scorgono le tracce nelle 
ghirlande onde sono coronati i due angeli, che fiancheggiano la Ver- 
gine, nelle tuniche degli anj^eli stessi e nel manto della Madon- 
na dove il colore del ritocco sofferse per l'azione del tempo e, 
forse, dell' umidità. Una larga fenditura si apre nella tavola dal bas- 
so in alto a destra della Vergine, che col braccio sinistro sorregge il 
Bambino e colla destra ne stringe i piedini. Ben conservati sono i 
volti e tutti hanno l'espressione che si vede nella tavola dell' orc/ie- 
stra a Perugia, massime quello della Vergine. 

Questi due quadri ('n. 8 e 9) ci furono segnalati dalla squisita, 
obbligante cortesia dell'illustre critico inglese B. Berenson, al quale 
rendiamo grazie quanto più si può diro sincere e caldo. E non mo- 
no grati ci professiamo al d.*" Newin, che ci permise di esan]inare i 
dipinti e trarne la fotografia. Le tavole provengono dalla raccolta 
del march. Caccialupi (di Macerata) che fu illustrata, in parte, dal 



Èassegna bibliografica dell'arte italiana 



noto erudito Filippo Raffaelli in opuscolo divenuto assai raro. (•) 

10, La tavola avente la sola data -— 1473 ~ un tempo nella 
cappella di S. Savino in Orvieto, di proprietìl dei Petrangeli, oggi nel- 
la galleria nazionale di Buda-Pest, fu descritta dal Piccolomini (*) e da- 
gli storici della pittura italiana Cavalcasene e Crowe (^trad. it. IX, %, 
Firenze, Succ. Le Monnier, 1902J. Vi ò rappresentata la Vergine assisa 
e adorante il Figliolo, flanclit^giata a destra da S. Giovenale e S. 
Savino e a sinistra da S. Agostino e S. Girolamo. Quattro angeli, 
due per parte, sono ai lati della Madonna, in piedi, portanti panieri 
di fiori o in atto di adorazione. In basso due putti suonano l'uno la 
mandola (a sinistra), V altro V arpa. Il volto della Vergine, affatto di- 
verso dagli altri volti del Boccati, fu ridipinto, come avverte il Ca- 
valcasene. 

Per quanto ci è dato di giudicare, da una mediocre fotografia, 
ci parcelle questa composizione si discosti, nelle figure dei santi, dal- 
la tavola dei 1447 a Perugia e in quelle degli angeli ricordi la mag- 
giore delle due tavole del d.r New in (n. 8). 

Ai Petrangeli il dipinto pervenne dal patrimonio dei conti di 
Marsciano, famiglia nobile e potente in Orvieto nel Medio Evo, per la 
({uale si può supporre che il Boccati lo facesse. Questa è, almeno, 
r opinione del coinm. C. Franci, cultore reputatissimo delle memorie 
storiche e artistiche di quella cittA. 

11. Mplti anni ór sono P insigne pittore Napoleone Parisani in 
una visita fuggevole alla pinacoteca di Ajaccio, credette di ricono- 
scervi un B;)ccati. Ora da una fotografia del dipinto designalo 
abbiamo la certezza ch'egli aveva intuito il vero. Della gentile co- 
municazione mandiamo un affettuoso ringraziamento alP amico nostro 
1* concittadino in. cui, perii temperamt^nto artistico squisitamente spi- 
rituale, rivive il Boccati colla sapienza moderna. 

La tavola della galleria di Ajaccio (m. 1,48 X ^fi'^)^ ^"^ fondo 
d'oro, con quattro cipressi, due per lato, esprime la Vergine in tro- 
no, che colla destra tiene sollevato il bianco e sottilissimo velo che 
ricopre il Bambino e colla sinistra sorregge un piccolo cuscino su 
cui posano i piedi di Gesù. Questi, ritto sulle ginocchia della Ma- 
donna, porta sul braccio sinistro, ripiegato, un cardellino che, ad ali 
aperte, si sporge verso le labbra di lui mentre il Bimbo ne affer- 
ra Pala sinistra ( per questo motivo dell' uccello cfr.n.» (),n.° 8 



(i) Caialogo di varie scuole pittorithr. Macerata, Cortesi, 1R70 pp. 27. A p, 7 è descritto il 
primo doi duo quadri oggi del Ncwin (n. 8) e attribuito, con manifesto errore, al Botticelli. La ta- 
vola doveva un tempo cssoro oggetto di pubblico culto, poiché vi si trovano ancora gli occhielli di 
ferro, destinati a sostenere le collanine di piccole perle della Madonna e del Bambino. 

(2) Guida storico-artistica del La città di Orvieto, Siena, 1883, iq8. 



10 Rcmaegna bVdiografica deW arte italiana. 



o. la tavola dell' orchestra^. Intorno alla Vergine si veggono otto an- 
geli, quattro per lato: i tre più in alto in atto di cantare, i due in- 
feriori, genuflessi sul gradino del trono, coir arpa (quello a sinistra) 
e la mandola. Finalmente, in basso, sulla predella, due putti spargo- 
gono liori. Dorati, come il fondo, sono il trono, il baldacchino, le co- 
lonne: rossa 6 la tunica della Vergine, azzurro il manto; abilmente 
alternati il rosso, il bianco e il verde- nelle vesti degli angeli. Come 
ci avverte il ch.mo conte Forcioli-Conti dì Ajaccio. — die ringrnzia- 
n>o delle utili indicazioni forniteci — l'opera appartenne alla celebre 
galleria ilei card. Fesch (zio materno di Napoleone I), che dicesi a- 
vcsse raccolto ben 3333 dipinti. (») 

12. B. Berenson, che del fioccati parlò nel suo libro « The Cen- 
imi Italian painters of Hit Renaissance, Third impression, London 1900 
p. 85 e 13(5 », oltre segnalarci i già menzionati dipinti posseduti (Irti 
d."" Newin ed rtltrì, ha voluto, con singolare bontà, donarci la ri- 
produzione di unji tavoletta del Beccati da lui acquistata in Ix)ndra 
alcuni anni or sono. Essa (m. 0,87 X 0,58) esprime -la Vergine, che 
sorregge il Bambino, seduto sopra un cuscino, adoratii da due angeli, 
mentre ai piedi di lei* due altri angioletti .le offrono panieri di fiori. 
A destra si apre una finestra ad arco rotondo con lo sfondo di una 
campagna dove si allinejuio catene di monti tra i quali discende a 
meandri un ruscello. Tutto il quadretto, di ottimo 'disegno anche nel- 
le vesti, spira la grazia e la soavità del nostro pittore cl^e nel volto 
della Vergine,^ conx^ in quello della Madonna dell' orchestra e di Al- 
tre tavolp, mostra a chiarì segni l'imitazione del Lìppi. Graziosissimo 
il Bambino, nonostante la testa alquanto più grande del vero, nel- 
l'atto infantile di accostare le manine alla bocca — attitudine anche 
questa che il Nostro riprodusse più volte. La prospettiva dello sfondo 
campestre nelle sue linee troppo regolari ci sembra imperfetta e non 
superiore a quella delia predella nella tavola perugina (1447) e nel 
polittico di Belforte: lo che ci rende assai dubbiosi dell'asserita in- 
fluenza di Piero dei Franceschi sul Boccati. 

Questi dodici dipinti, dei quali gli ultimi tre da noi veduti sol- 
tanto nella riproduzione fotografica, si debbono indubbiamente, al 
pennello del pittore camerinese. Tre hanno la firma e la data (1447, 
1479 nella pinacoteca di Perugia ;' polittico di Belforte 1468) : due 
portano la sola data (Madonna delle lacrime in S. Maria di Seppio, 



(i) Cfr. Musèe d' Ajaccio — Catalogne des tableaux et des statues par F, Peraldi €Ì P. AV 
vellinì^ Afaccio, deux cdit 1892 p. 7. Questo catalogo registra al n. 957, p. 64, il quadro del Boccati, 
assegnandolo alla scuola veneta, .ittribuziono eho ci fa sovvenire come nella tavola del 1447 qnalche 
critico abbia creduto di riconoscere V influsso dei Veneti, su di che non è questo il \vLQgo d' intrat- 
tsnerci • 




i^u." 12} - Collozione Berenson. 



12 Ra9»egna bibliografica dell* arte itatiana 



14r»f>, e tavola della cappella di S. Savino in Orvieto, già dei Petran- 
geii, ora a Budapest, 1473j. 

Il Berenson ci segnalò una piccola tavola (ra. 0,38 X 0,50) della 
pinacoteca appartenente air on. G. Bordonaro, senatore del Kegnu, il 
qufile, pn-gato da noi, ce ne comunicò la riproduzione. Gli rendiamo 
qui grazie vivissime di tanta gentilezza. Si tratta di una Madonna 
che tiene sulle ginocchia il Bambino dormente ed è attorniata da 
quattro angioletti. E cosa assai graziosa nella composizione e neir e*- 
spressione. Se non che né il Bambino, né gli angeli sono quelli del 
Boecati, il quale appunto in tali figure suole imprimere il carattere 
delTarte sua, incomparabilmente felice nell^ rappresentazione dell' in- 
fanzia. Queste grosse teste calve non hanno riscontro negli angeli 
del Boecati. Non vogliamo negare 1' analogia della Vergine con uno 
dei due tipi, poco differenti T uno dall'altro, quasi sempre segniti 
dal Nostro : ma ci pare si possa spiegarla coir influsso del Lippi alla 
cui maniera si ricollega, a nostro avviso, questo quadretto. 

Lo stesso Berenson attribuisce al Boecati una madonna della Col- 
lezione Butler di Londra, di cui non abbiamo notizia alcuna, e una 
Coronazione della Vergine nel museo Staedel di Francoforte sul Meno 
(n.*^ 2). Un Tobia con arcangeli è dato al Boecati dal catalogo del 
museo imperiale Federico di Berlino (n.® 1616). Nella bella tavola di 
Francoforte (scuola umbra), che vedemmo in un'ottima fotografia del 
Bruckmann di Monaco, non raffiguriamo punto il Boecati. Del Tobia 
con arcangeli di Berlino il d.r Bombe — critico dottissimo dell'arte 
umbra — ebbe a scriverci che mostra solo V influsso dell' artista ca- 
mcrte. La Madonna del museo Poldi-Pezzoli di Milano, già attribuita 
a lui, gli fu tolta, con piena ragione, da Corrado Ricci. Né dubitiamo 
di peccare di poca ponderazione, negando ogni serio fondamento al 
battesimo Boccatiano, già infirmato dal Colasanti (loc. cit.), che il Lan- 
gton-Douglas volle dare ad una tavola della collezione di Sir Frede- 
rick Cook a Richmond da molti, non senza buoni motivi, assegnata 
all' Angelico. (^) 

Nella cappella situata in fondo alla navata sinistra della mirabile 
chiesa dell' Abbadia di Fiastra (Macerata) vedemmo un affresco di 
pennello magistrale del secolo XV: V Annunciazione (sopra alla pic- 
cola fin(^stra) con S. Caterina martire^ a sinistra, e S. Andrea^ a de- 
stra, da alcuni riferito al Boecati. Ma anche questa attribuzione è 
da rifiutare. Altrettanto deve dirsi della Madonna e del 8. Bernardino, 



(i) Arte, VI, 1903, 107-10^. 



Bassegna bU}liografica (lelV arte italiana. 13 



conservati nella pinacoteca di Camerino, in cui il Cavalcaisellc cre- 
dette di riconoscere la mano del Boccali. (') 

Altri dipinti del Boccati esistono in collezioni private, ma di essi 
nulla sappiamo, all'infuori di ciò che in breve comunicazione cene scris- 
se il Berenson di cui la generosità verso gli studiosi è pari alla dottrina. 

Giova sperare che ricercatori più abili e fortunati di noi riescano 
a<l aggiungere altre opere al nostro elenco, le quali, forse, varranno 
ad illuminare gli studiosi intorno air evoluzione dell' arte del nostro 
pittore, ritenuto dai più eccessivamente uniforme. Che egli vissuto 
neir Umbria, dove le tendenze locali e tradizionali resistevano ostina- 
tamenfe all' azione rinnovatricè dei maestri toscani, pago di effondere 
la tenerezza e la grazia, onde è si ricco V animo suo, accarezzi con 
tenace predilezione determinati e prefissi schemi di disegno e moti- 
vi decorativi, non può contestarsi. Ma conviene non dimenticare, an- 
zitutto, che grande varietà si osserva nella moltitudine degli angeli 
e putti che egli dipinse, massime nelle due tavole perugine (n. IG e 
19^ e in quella di Orvieto e nella maggiore} del Newin (n. 8 del no- 
stro elenco) : in secondo luogo che nella predella della tavola del 1447 
t! nella grande Deposizione del 1479, per ciò che si può argomentare 
dai miseri avanzi, dimostrò di saper concepire e ritrarre scene impron- 
. tate di movimento e di vita e da ultimo che all'acuto osservatore in 
più forme e concezioni si svelano il senso e lo studio del vero. 

Ad ogni modo ci sia lecito esprimere l'augurio che qualche mae- 
stro della critica artistica si accinga al compito di spiegare la non 
in tutto chiara derivazione dell'arte (') e il vero valore di colui che, 
se non può gareggiare con i grandi Toscani del suo tempo, è tutta- 
via uno dei più intimi e umani pittori della grazia infantile e del- 
l' estasi musicale che abbia il Quattrocento in Italia. 

Grazie infinite, ottimo amico, dell'ospitalità concessami e mille 
cordiali saluti dal 

Roma, Gennaio 1906. 

Tuo aff.mo R. Felici angeli 



(i> Vedi M. Santoni c V. Ar.EANDRi, /.a piuacoieca e il museo civico di Camerino catalogo 
illustrativo, Camerino, Savini, 1905 n. 6 e 7. 

(a) A noi pare problema degno di studio 1' origine artistica della tavola del 1447, data la con- 
dizione della pittura umbra in quel tempo. 



14 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



LA CHIESA DI SANT'EMIDIO ALLE GROTTE 
PRESSO Ascoli Piceno 

Chi, uscendo da Ascoli per la porta di Solestà, prende la 
strada a destra del sobborgo e, raggiunta poco dopo quella 
detta di Campo Parignano, la percorre per circa un terzo di 
chilometro, e poi volge a sinistra in un viottolo, chiuso tra due 
siepi, camminando fino al punto in cui esso va ad incontrarsi 
con una delle prime' e più basse colline, le quali limitano a 
settentrione V orizzonte alla città, scorgerà subito, addossato 
alla collina stessa, un piccolo ma interessante monumento d' arte. 
E la chiesina di Sani' Emidio alle Grotte, cosi denominata per- 
chè essa, nel suo interno, è costituita da una grotta naturale che 
si insinua entro la roccia da cui è formato il colle ; grotta non mol- 
to ampia, dove stanno appena un modestissimo altare, una statua 
del Santo titolare e un breve spazio entro il quale si può rac- 
cogliere soltanto un ben limitato numero di fedeli. Questo 
tempietto, cosi sepiplice nella rozza nudità delle sue pareti e 
cosi povero di arredi sacri, ha però una pregevole facciata in 
travertino, la quale chiude V ingresso della grotta ed è — come 
vedremo — opera del principio del secolo XVIII. 

Le origini del culto in questa chiesuola sono assai remote; 
esse infatti risalgono ai primi anni del quarto secolo dell' era 
volgare e si riannodano con un importante avvenimento storico 
cittadino.: cioè con quello della introduzione del cristianesimo 
in Ascoli. In queir epoca era venuto in questa città il vescovo 
Emidio di Treviri, inviatovi dal pontefice Marcellino con 1* inca- 
rico di predicarvi e diffondervi le dottrine di Cristo. Ma qui la 
missione di quel banditore dell' Evangelio era finita, come al- 
trove era accaduto anche ad altri, col martirio di lui ; .imperoc- 
ché il prefetto Polimio, che allora reggeva la città di Ascoli 
in nome dì Roma imperiale e di cui Emidio aveva convertito 
alla nuova fede la figlia Folisia, lo fece decapitare nella stessa 
località dove quest'ultimo soleva compiere i riti battesimali e 
dove ()gi,à sorge il sobborgo di Solista. I biografi del martire 
narrano che, appena avvenuto il supplizio, il corpo di lui, dopo 
essersi sollevato miracolosamente in piedi ed avere raccolto da 



JRassegna bibliègrafica dell'arte italiana. 15 



terra il capo mozzo, si avviasse, insieme con questo, verso la 
vicina grotta dove si trova attualmente la chiesa di cui stiamo 
occupandoci: e che giunto colà facesse di essa la propria tomba. 
Questa la leggenda prodigiosa; la quale del resto si ripete per 
la morte di qualche altro martire cristiano. Ma la verità è che 
il corpo di Emidio venne pietosamente raccolto e trasportato 
in quella grotta per opera di coloro cui egli aveva chiamato 
ad una nuova religione, i quali non scelsero a caso quel luogo 
per deporvi quei resti mortali ; poiché esso era già sacro per 
quei novelli cristiani, che, lungi dalla città e indisturbati, vi 
solevano tenere le loro conventicole per udire la parola del 
maestro e celebrarvi le sacre funzioni. 

Cosi sorse in Ascoli la prima chiesa cristiana, presso la 
quale, in quei primi anni, alcuni fedeli vollero essere seppelliti, 
come ne fa'ancora testimonianza una stela funeraria in traverti- 
no, rinvenuta molto tempo fa accanto a quel tempio ed oggi 
conservata nel museo civico ascolano. 

Le ossa del Santo rimasero in quel luogo sin verso il Mil- 
le ; poi esse furono trasportate in città e deposte nella chiesa 
di Santa Maria Maggiore che divenne in seg-uito la cattedrale. 
Ma, d' allora in poi, la piccola chiesa, entro cui un giorno é- 
cheggiarono i canti dei primi cristiani di Ascoli, restò quasi 
abbandonata. Invero, come poteva più essa — cosi remota e 
squallida — richiamare a sé la moltitudine dei credenti se, entro 
la città, erano già sorte delle vaste e maestose basiliche, vivifi- 
cate dal soffio dell'arte risorgente? E se anche oggi il popolo 
ascolano vi accorre numeroso una volta V anno, in una delle 
domeniche di primavera, non lo fa allo scopo di compiere un 
divoto pellegrinaggio, ma per abbandonarsi colà ad un gaio tri- 
pudio, mangiando e bevendo tra il verde dei campi e sotto gli 
alberi in fiore. 

Vi fu però un tempo nel quale V umile chiesa di Sant' Emi- 
dio alle Grotte fu tolta all' oblio secolare ed abbellita da un va- 
lente maestro d'arte. Nei primi giorni del 1703 1* eco di fortis- 
simi terremoti — che produssero sciagure imnxani in molti paesi 
dell' Umbria e degli Abruzzi — si ripercosse terribile in Ascoli, 
dove la popolazione atterrita, credendo di essere incorsa neir ira 
di Dio e di Sant' Emidio, per la cui intercessione essa crede 



16 HoHsegna bibliografica delV arte italiana. 



che questa città debba rimanere sempre incolume dai danni 
cui sogliono produrre quei movimenti tellurici, fu per più mesi 
in preda ad un esagerato fervftre religioso. Sì eressero altari e 
pulpiti sulle pubbliche piazze; furono portate in processione 
venerabili reliquie di santi e, quasi ogni giorno, si vedevano 
turbe di uomini e di donne di ogni classe che — come quelle 
fanatiche dell'Umbria nel secolo XIII — andavano con gemiti 
e pianti flagellandosi per le vie. In mezzo a siffatte esaltazioni 
vi furono però alcune persone che, più calme e più assennate 
delle altre, ebbero una buona idea, della quale si fece interprete 
presso i rettori del Comune un consigliere dei Cento nella se- 
duta del 27f gennaio di quello stesso anno. « Riconoscendosi 
— diceva egli - Tesser rimasta sin qui illesa la nostra città 
dai castighi de terremoti che si sono sentiti e si sentono con 
gran danno di città e luoghi circonvicini dall'intercessione non 
solo della Beatissima Vergine ma anco dalla protezione del 
nostro Glorioso Martire Protettore et Avvocato del nostro 
Pubblico, onde per rimostrare qualche atto di ossequio e vene- 
ratione verso il medesimo Santo si è fatta riflessione da molte 
persone divote essere indecente che le grotte dove il Santo 
nòstro Protettore Emidio operò miracoli, specialmente in tempo 
del suo gloriosissimo martirio, stiano senza alcun decoro e lascia- 
te in abbandono sono perciò di senso che oli lU.mi Sig.rì An- 
ziani elegghino otto signori Deputati con la facoltà pari al Con- 
siglio, i quali collegialmente si adunino avanti Mons. Gover- 
natore ogni qualvolta bisognerà e risolvino in ciò quello che 
stimeranno più espediente et honorevole per il decoro e vene- 
ratione del Santo (*) » 

Questa proposta fu accolta dal Consiglio, il quale, in quella 
stessa seduta, nominò gli otto deputati, a cui fu conferito il man- 
dato di fare eseguire un progetto per un decoroso ed artistico, 
abbellimento della, grotta di Sant' Emidio e di provvedere i mezzi 
pecuniari che erano necessari a tale lavoro. I deputati, ai quali 
si aggiunsero poco più tardi altri due eletti allo stesso scopo 
dal Capitolo della cattedrale, si misero subito ali' opera ; essi 
raccolsero in poco tempo una somma considerevole di danaro; 
stabilirono di ridurre in uno stato molto più decente V interno 

1) Libro dei Consigli, 1703, p. 156. 



Rassegna bibliografica delV arie italiana 17 

di quel tempio e di chiuderne V ingresso con una bella facciata ; 
affidarono infine Y incarico del disegno e deir esecuzione di 
tali opere all' architetto e scultore ascolano Giuseppe GiosafFat- 
ti. La scelta dell' artista non poteva invero essere migliore di 
questa; imperocché il GiosaflFatti, che da giovane aveva raffor- 
zato vigorosamente le sue attitudini artistiche e nutrito il suo 
forte ingegno in Roma lavorando, insieme col suo congiunto 
Lazzaro Morelli, sotto il Bernini, stava allora diffondendo in 
Ascoli le nuove manifestazioni d* arte del suo grande maestro, 
compiendovi opere insigni di architettura e di plastica. 

In sul principio tanto i deputati del Comune quanto quelli 
del Capitolo andarono pienamente d' accordo con il vescovo di 
Ascoli, Giacomo Bonaventura, il quale cercò con ogni mezzo 
di facilitare T opera loro affidata, riuscendo specialmente ad 
appianare alcune difficoltà che ne ritardavano la esecuzione (*). 
Ma quando nel 17 io, morto il Bonaventura, fu eletto vescovo 
Giovanni Gambi di Ravenni, le cose mutarono aspetto. Impe- 
rocché costui negò al Comune di ingerirsi in tale faccenda ; 
vietò che si dovesse apporre sulla nuova facciata di quella 
chiesa lo stemma della città e vi si incidesse la iscrizione Pio- 
rum elemosinis, come era intenzione dei deputati ; e avocò a sé 
r amministrazione del fondo pecuniario raccolto da quest'ultimi 
e depositato in mano di alcuni mercanti della città. 

Offesi da tali atti arbitrari del Gambi, gli Anziani gli in- 
tentarono causa in Roma presso la Sacra Congregazione dei 
Vescovi e Re^^olari, la quale però, dopo lungo indugio, nel 
1717, risolvette la controversia, dando piena ragione al vesco- 
vo. Costui allora, avendo il Consiglio dei Cento stabilito, per 
non ingolfarsi in maggiori spese, di non appellare la lite ad 
una più alta autorità ('), si affrettò a fare scavare le fondamenta 
della fabbrica di Sant'Emidio alle Grotte; il io giugno di quel- 
r anno ne benedisse la prima pietra con cerimonia solenne 
alla quale le autorità municipali credettero bene di non interve- 
nire, se pure non ne furono escluse ; e poi ordinò al Giosaffatti 



') Libro ild Consigli, J70H, p. 207. 
«) Libro dei Consigli, 1717, p. 36. 



18 



Rassegna bibliografica delL\arte italiana. 



che, appena terminata la facciata, vi collocasse il proprio stem- 
ma in luogo di quello cittadino. 

Il Giosafifatti condusse a termine entro breve tempo T opera . 
affidatagli, la quale, quantunque di piccola mole, tuttavia riuscì 





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non inferiore, per bellezza artistica, a quelle altre di cui allora 
queir artefice stava dando ottimi saggi in Ascoli. Egli volle 
conservare all' interno di quel tempio il suo carattere di sempli- 
cita, rivestendolo solo di muri lisci e di una volta piena soste- 
nuta, nella parte che sovrasta T altare, da tre archetti che pog- 
giano su rozzi pilastri, e mantenendo nella sua nudità naturale 
la parete di fondo, dove si scorge tuttora la fossa entro la qua- 
le la tradizione vuole che fosse stato collocato il corpo di 



Rmsegna bibliografica dell' arie italiana. 19 



Sant' Emidio. Nel cx)ncepire la facciata piacque invece al Gic 
saffatti di arricchirla di bei motivi architettonici. Essa si com 
pone di due piani, V uno sovrapposto all' altro. Quello infe- 
riore, di ordine dorico, è diviso da lesene tra cui, negli spazi 
più vicini al centro, si aprono due finestre con inferriate, le 
quali danno luce all'interno, e in quelli laterali sono incavate 
due nicchie vuote. Alla parte di mezzo, dinanzi alla porta d' in- 
gresso, è appoggiato un avancorpo di forma ellittica composto 
di una serie di otto colonne con fusti ad entasi e basi attiche e 
di una cupola la cui calotta, costruita in laterizio, doveva essere 
decorata con lesene, delle. quali furono compiute solamente le 
ossature e le basi(*). In mezzo alla trabeazione di questo avan- 
corpo spicca, entro uno scudo elegantemente scolpito, lo stem- 
ma del vescovo Gambi. I.a cupola è addossata sul piano supe- 
riore, di ordine parimenti dorico, il quale si eleva sopra la 
parte mediana del piano inferiore e termina con un timpano 
curvilineo che rientra abbassandosi e formando un vuoto, entro 
cui campeggia Tarma papale di Clemente XI, sulla cima della 
quale sono appoggiati due graziosissimi putti scherzanti tra le 
chiavi ed il triregno. Questa sopraclevazione architettonica si 
riaccorda con le ali del piano sottostante mediante due menso- 
loni rovesciati dai cui ricci più alti pendono due festoncini di 
frutta di squisita fattura. Completano la decorazione di questa 
facciata due figure di angeli che recano in mano una palma, 
simbolo del martirio, e che posano dignitosamente sopra le 
estremità del piano più basso dell' edificio. 

Considerata nel suo complesso questa facciata colpisce spe- 
cialmente per la grande armonia delle sue linee, nelle quali 
nulla v' è* di esagerato o di convenzionale. Essa rappresenta 
r opera architettonica del GiosafFatti la quale maggiormente ri- 
sente della influenza berniniana. 

Oggi, la .bufera vandalica e rapinatrice, la qualf da molti 
anni imperversa sul patrimonio artìstico di Ascoli, incomincia 
a ripercuotersi anche su questa piccola chiesa, di nuovo lasciata 
in abbandono ; poìchC^ V incuria di • coloro cui essa è affidata 
fascia crescere liberamente su quella facciata cespugli rigogliosi 

*) La cupola rimase "così incompiuta forse per volontà dello stesso Gio 
saffatti il quale comprese che, rivestendola, V avrebbe resa pesante. 



20 Rassegna ìriblioifrafica dell'arte iialiana. 



di erbe e dì pianticelle che insinuano le loro radici fra quei 
vecchi ed anneriti travertini; e permette che gli angeli e i 
putti che 1^. decorano servano continuamente da bersaglio alle 
sassate dei rustici Balilla del vicinato. E quando poi si pensa 
che proprio li accanto un' interessantissima chiesa romanica, 
sorta nel decimo secolo sulle rovine di un tempio pagano, fu 
di recente barbaramente manomessa e convertita in un brut- 
to casino di campagna (*) ; e che, pure li accanto, un' altra 
grotta la quale, insieme con quella ove è ora il tempio dedi- 
cato a Sant' Emidio formava le catacombe ascolane, è stata ri- 
dotta in un lurido letamaio; quando si pensa, dico, a tanto 
scempio, qual meraviglia se la millenaria \:hiesina — che il 
Giosaffatti rianimò con V arte sua di nuova vita — venisse un 
giorno o l'altro trasformata in una cantina? All' uomo moderno, 
utilitario per eccellenza, quel luogo potrà sembrare molto adatto 
per farvi maturare e mantenervi fresco il « redolente vino » . 

C. Mariotti 



^) Della distruzione di questa chiesa riferi già ne Z,' Arte del Venturi 
{anno 1903 p. 208) T egregio prof. E. Calzini provocando una nobile e vi- 
brata lettera del nostro illustre concittadino Giulio Cantalamessa, giusta- 
mente sdegnato che nella sua città natale, così ricca di monumenti artistici, 
si potessero commettere simili atti vandalici. 



Rassegna bibliografica dell* arte italiana. 21 

VECCHIE' PITTURE MURALI DEL XIV E XV SECOLO. 
(Cootriboto alla storia dell'arte nelle Marche) 



Neil' Archivio storico delV Arte (fase. XI-XII, 1890) e nella Nuo- 
va Rivista Mlseiia dello stesso anno, Giulio Cantalamessa discorre 
delle pitture romaniche che nel 1890 furono scoperte nella chiesa 
di San Vittore in Ascoli Piceno. 

Le memorie di questa chiesa, risalgono come osserva il C, al 
secolo Vili, ma dal suo aspetto appare che fu tutta ricostruita tra il 
XII e XIII secolo. I più antichi affreschi eseguiti forse non appena 
ricostruita la chiesa (secolo XII) si trovarono coperti da altri affreschi 
romanici assai prossimi, se non forse contemporanei, al risorgimento 
giottesco, ricoperti anch' essi da altro intonaco e ria altri affreschi 
d' un ignoto artista del quattrocento, che in Ascoli dovè operare 
lungamente. 

11 Cantalamessa illustra gli affreschi più antichi di San Vittore, 
sotto il titolo di pitture romaniche e accenna solamente a quelli del 
secolo XV. « Le figure romaniche furono nascoste da uno strato di 
calce, sovra cui presero forma ed atti le figure quiete e pensose di 
un ignoto pittore del secolo XV, di cui abbiam saggi, come ho detto, 
in questa chiesa e in S. Onofrio e in S. Andrea. Ma queste, forse 
perchè a distesa di mano ed esposte ad urti e a contatti, hanno a- 
vuto mala sorte. > Duo anni dopo, e cioè nella Nuova Antologia del 
1.» ottobre 1892, lo stesso C, parlando degli Artisti veneti nelle 
Marche, ricorda pur brevemente tali pitture: « Al cominciare del 
secolo XV, cessa anche (juesto espandimento di arte fabrianese nella 
Marca d' Ancona, o appena qualche strascico ne persiste, di cui pos- 
sono essere saggio alcuni affreschi frammentari che si vedono in 
Ascoli nel Vescovado, nella base del campanile del Duomo, in S. 
Vittore, in S. Andrea, in S. Onofrio; ed altre pitture rimaste in 
Amandola nella chiesa di S. Francesco. > E, se non erro, né il C, 
né altri aggiungono altro intorno a queste pitture. Tale è però V impor- 
tanza di esse che a me non par inutile il darne una più dettagliata 
notizia, poiché servono a dimostrare come nel secolo XV, prima as- 
sai della venuta in Ascoli del Crivelli, non fosse totalmente priva 
la città di maestri, probabilmente indigeni, che nelle pitture con le^ 
quali abbellirono le chiese e i conventi del luogo si appalesano di 
non scarso valore artistico. 

# * * 

Le pitture del secolo Xlll nella chiesa di San Vittore non hanno 



^ HoMegna bibliografica dell'arte Ifatiana. 

altri riscontri in Ascoli; non cosi quelle del Trecento, come* ve- 
dremo nel corso di questo studio. Quelle del maestro più antico sono 
frammenti di figure assai rozze, eseguite da un artista poco intelli- 
gente e puerile. « Egli non tenta neppure di stendere sul volto e 
sulle mani una tinta che renda immagine della carne : li lascia bian- 
chi, e con un pennello intinto di nero traccia le varie parti del viso. 
Nelle altre pitture (quelle che stanno a rappresentare 1' ultima fase 
romanica; c'è invece l'intenzione di imitare il colorito umano, e ci 
sono lievi sfumature, sebbene fatte con concetto troppo rudimentale 
del vero. Altre differenze significantissime sono : che 1' uno fa la boc- 
ca con una semplice linea nera, V altro la fa rossa e, quel che più 
importa, distingue bene le labbra, facendo il superiore molto sottile, 
turgido r inferiore, diviso in due lobi, i cui contorni estei:ni vanno 
a perdersi nel taglio della bocca prima di raggiungerne gli angoli. 
Xò mai fa le bocche in altro modo ; sicché questo filo, quand' altri 
ne mancassero, basterebbe per guidarci a riconoscerlo con certezza. 
Ma ce ne sono altri. La proporzione delle membra fra loro è già si 
prossima ad essere regolare che i migliori trecentisti non faranno 
di più; la qual lode non può esser fatta al pittore dei rozzi frammenti 
riapparsi sotto gli affreschi del secolo XV. » 

Cosi r illustre amico Cantalamessa, il quale scrive che tutte le 
pitture scoperte nella nave maggiore e in quella di sinistra apparten- 
gono alla stessa mano che nel Trecento dipinse le varie scene sulla 
parete della navata destra. A me pare, se non m' inganno, che non 
tutti gli affreschi di questo secolo in San Vittore siano da attribuirsi 
ad uno stesso artista. Ad esempio, V autore della Crocifissione e delle 
altre scene dipinte nella nave maggiore può essere quegli medesimo 
che eseguì gli affreschi trecentistici della nave destra, ma non credo 
che costui abbia colorito anche quelli che si vedono nell' altra nave 
minore della chiesa. In questa parte del tempio noi abbiamo soltanto 
due frammenti, purtroppo assai guasti: una Madonna col Bambino e 
un santo a lato della Vergine, dipinti nel' primo pilastro; e una Ma- 
donna col putto e due santi sulla parete di fronte. Tali frammenti 
si presentano invero affatto diversi da quelli che furono scoperti 
nella nave eentrale e in quella di destra, dal C. sapientemente de- 
scritti. Il modo di segnare le teste con gli occhi grandi e spalancati, 
con grosso palpebre e il mento aguzzo, la maniera di colorire le 
'carni con una tinta color del rame non si riscontrano che in poche 
altre figure di santi clie si vedono a destra della porta principale 
d' ingresso : queste mostrano indubbiamente la stessa maniera di 
contornare (» dì colorire, contrariamente a quanto ci appalesa colui 
ch(* dipìnse invece nella detta nave di destra e in quella centrale. 






Hassegna bibliografica dell' arte Uatiana. 23 



In sostanza a me sembra che tre e non due artisti abbiano ope- 
rato nelle pitture romaniche del San Vittore; uno nplla prima metà 
del secolo- XIII e due in principio del secolo successivo. 

I frammenti di affreschi lasciatici dall' ignoto maestro del secolo 
XV si vedono, come ho detto, sovrapposti alle antiche pitture che 
si aflFacciano da squarci abbastanza larghi, fattivi* naturalmente a 
danno delle pitture quattrocentistiche da chi ebbe cura neir anno 
181)0 dì rimettere in luce il prezioso monumento. 

Nel primo dei riquadri rettangolari, a sinistra della porta late- 
rale della chiesa, in cui è ripartita la parete della nave destra, si 
vedono parti di una figura muliebre, forse la Maddalena, china e 
come in atto di baciare i piedi del Salvatore, la cui immagine è 
completamente scomparsa ; poco lungi da questa è rappresentata una 
Madonna col divin figlio seduta in trono. Dal capo della Vergine 
scende sulle spalle e sulla bella persona, che inferiormente tutta 
r avvolge, un bianco manto ornato con crocelline scure. Il Bambino 
seduto nel braccio sinistro della madre ha una veste rossa, simile a 
qnella di Maria e un piccolo panno verde che gli copre le gambe. 
Nudi restano i piedini di color rosso-giallo scuro, simili anche questi 
nel colore alle mani della Madonna. La quale stringe nella sua la 
destra del figlio, mentre questi appoggia V altra mano nella sinistra 
di lei. 

II trono semplicissimo è costituito da una sedia con alto schie- 
nale ornato ne' dritti con piccole figure geometriche rosse e verdi. Le 
aureole grandi, chiare, con solchi a raggiera, sono disadorne: in 
quella del putto ò il nimbo segnato di rosso. 

A sinistra della Madonna, in un altro rettangolo, è un santo in 
piedi, assai rovinato in volto, con tunica bianca, manto e capuccio 
nero, un giglio nella destra e un libro coperto di rosso neir al- 
tra mano. Li accanto lo stosso maestro figurò un santo vescovo col 
piviale (la cui stoifa 6 tutta lavorata a disegni geometrici) orlato con 
bordi giallo-oro, e con in capo la mitra bianca. Peccato che il viso 
e le mani di questa figura sieno completamente perdute I Ancora 
a sinistra è un altro santo, Luigi di Francia, con un grandioso 
manto di porpora soppannato di ermellino, anch' esso con un fiore 
(ormai scomparso del tutto) nella destra e un libro nelT altra. 

Tale figura si scosta affatto dalle altre, per il colore delle carni 
accese in volto — esagerato riflesso della veste magnifica che in- 
dossa il santo — e por il modo di segnare gli occhi, il naso e la boc- 
ca, che non hanno riscontro nelle figure sin qui descritte. 

Qua e ih nella stessa parete sono altri frammenti di pitture 
quattrocentistiche: una testa di santo coi^ occhi anche più grandi e 



1 



24 Rassegna bibliografica dell' arte iialiana. 



neri che non sian quelli delle altre immagini^ prest^nta tra altro lo 
stesso incarnato della reo^ale figura vestita di porpora e mi pare 
d' altra mano ; 'cosi una Madonna col bambino Gesù nelle braccia, mol- 
to rovinata e che sembra ritoccata chi sa mai da qual pittoraccio di 
due tre secoli fa, pare anQh' essa d'altro maestro del secolo XV. 

Ben più importante, anche perchè discretamente conservata, è la 
figura di un santo monaco visto di fronte, in fondo alla parete; la 
quale ha tutti i caratteri del pittore che eseguì la bella Madonna 
col putto in trono. 

È questi un maestro, (che, in mancanza di un nome e per di- 
stinguerlo dal suo aiuto e compagno, chiamerò il maestro della bella 
Madonna di San Vittore), probabilmente del luogo, che ricorda a prima 
vista la gentile arte fabrianese con le sue dolci e soavi immagini da- 
gli occhi a mandorla, dalla piccola bocca vermiglia, dalle estremiti 
con le dita unite e sottili, quali vediamo nelie opere di quella scuola. 
E però chi guardi per la prima volta le pitture di San Vittore crederà 
eh' esse appartengano a un buon maestro della fine del Trecento e pen- 
serà ad una derivazione dell' arte d' Allegretto Nuzi o, meglio anco- 
ra, di Francescuccio Ghissi, che saggi pregevoli dell' arte sua lasciò 
in alcuni luoghi della terra ascolana ; ma quando avrà meglio conside- 
rata r opera dell' ignoto maestro avvertirà che V arte di costui è ben 
più evoluta che non quella dei due fabrianesi su mentovati, e come 
sia necessario giungere almeno alle prime decadi del secolo XV per 
intendere e giudicare con qualche cognizione 1' artista di cui stiamo 
discorrendo, 

Il quale non mostra, in sostanza, che riscontri d' indole generale 
con i maestri di Fabriano, non presenta, voglio dire, affinità di ori- 
gine o di scuola, ma solo quella somiglianza che noi vediamo quasi 
sempre fra pittori contemporanei di una stessa regione. 

Nei maestri di Fabriano predomina, con le forme gentili e V espres- 
sione graziosa, una grande diligenza di esecuzione, specie negli ac- 
cessori finamente lavorati. Le loro figure dal viso ovale hanno gli 
occhi non molto grandi, il mento a punta, grosso e sporgente, la fron- 
te alta, folta e ricca la capigliatura, chiaro il colorito; le figure del 
nostro maestro presentano invece occhi a mandorla ben proporziona- 
ti e con r iride piuttosto piccola nelle figure muliebri, grande e nera 
in quelle maschili ; le guancie piene e carnose, il naso diritto e nari 
piccolissime, bocca non sempre esageratamente stretta, mento rego- 
lare, carni ben modellate e rosee nelle parti in luce, scure e tendenti 
al violaceo in quelle in ombra, sotto il mento e nel collo. 

Certo è che non mancano anche qui delle somiglianze come ho 
detto, che valgano a richiamarci alla mente la maniera di maestri 



Èassegna bibliografica delV arie italiana, 25 



fabrianesi e dello stesso Gontile, quali la pienezza delle forme del 
viso, le labbra tumide, le estremità un po' scarne (^ piccole, le lun- 
ghe dita, le giunture meschine delle mani, del braccio, ecc.; ma con- 
viene tener conto anche di altri elementi che concorrono a formare 
la maniera di questo maestro, quali il colore o, meglio, la tecnica 
da lui usata nel tingere le carni ; V acc(»nciatura del capo, nelle sue 
Madonne, la quale si scosta nella disposizione delle pieghe dalla 
semplicità di Allegretto e dello stesso Gentile ; V acconciatura del 
manto, che noi vediamo quasi sempre allacciato sul petto nelle figure 
femminili de' ricordati maestri, contrariamente a quanto suole usare 
il nostro che lo preferisce aperto e in modo da mostrare, insieme 
con la veste, It capelli e il collo turgido delle sue forti e pensose 
figure. 

In sostanza noi troviamo neir opera dell' ignoto maestro di San 
Vittore un considerevole saggio dell' arte marchigiana che dovè svol- 
gersi nel Piceno sulla fine del secolo XIV e nella prima metà del 
successivo, derivante più specialmente dalla scuola di Fabriano, ma 
che ebbe tuttavia non infrequenti contatti con V arte di maestri di- 
scesi, si come avvenne anche più tardi, dall'Appennino umbro. 

* « * 

Non molto distante da Porta Romana, sorge V antica chiesa di 
Sant' Andrea. Nel primo pilastro a sinistra per chi entra in chiesa 
è dipinta l'immagine di un santo in piedi con la barbetta bianca, 
ripartita in due punte, il manto chiaro, fissato al petto per una 
spilla che ora non vi apparisce più, (') la veste e il capuccio scuro. 

Il santo stringe nella destra un libro rosso e nella sinistra, 
sopra un altro libro, reca dei piccoli pani. Forse rappresenta Ni- 
cola da Bari. La testa ò bellissima, con i suoi grandi occhi neri e 
le sopraciglie folte e corrugate. ') 

Poco più oltre, nella stessa parete, in alto e vicino al secondo 
pilastro, si trova, entro una zona pressoché quadrata, la Vergine se- 
duta col Bambino, che le sta in piedi sopra le ginocchia, con la 
sinistra sulla mano sinistra di lei e il braccio destro ripiegato verso 
il petto della madre. A destra della sedia giallastra e di molto umile 
disegno, tanto che sembra costruita con mattoni e tinta da un imbian- 

1) Alla stessa maniera cioè con la quilc è vestita un' altra figura dì cui si vedono Larghe tr.iccc 
nel fianco, cstcrnamcn'e, nella stessa chiesa). 

2) Nel ponto ore doveva esser dipinto lo spillo del manto vi hanno piantato un cornucopia di log^no 
dorato, nuovo di zecca; più giù, proprio sull'addome dell'austera e ben piantata figura, vi hanno 
ap >es.i una comico o, più in basso ancoia, vi trovo conficcato un alro chiodo. Precauzione non for- 
se inutile in questi tempi di sacrileghi furti artistici, por ciò che la bella figura non abbia a muo- 
versi dal posto e, insieme, segno evidente della considerazione in cui son tenuti anche in Ascoli 
gli avanzi gloriosi dell' arte nostra ! 



2C Raanegna oifdiografica ddV arte italiana. 

chino, ergasi la nobile fio^ara di s. Oio vanni Battista, volto verso la 
Madonna e in atto di indicare con V indice teso il divin fanciullo. 
Nella sinistra il santo recami rotalo con la scritta: Ecce Agnus I?eK 
ecc. Ai piedi del trono è ^appr^scntato, ginocchioni, il pio e devoto 
committente del lavoro. ') La Vergine indossa la veste rossa sotto il 
manto turchino ed ha coperto il capo dal solito fazzoletto bianco. Il 
putto bellissimo, anche qui con V aureola e il nimbo, è visto di fronte 
ed è disegnato con grande diligenza. Indossa una veste lunga e 
chiara, cinta ai fianchi, alla lìaaniera giottesca. Le sue estremit/i 
presentano gli stessi caratteri riscontrati nelle pitture di San Vittore, 
con le dita segnate con curve parallele e appiccicate fra loro; le 
teste invece sono ben fatte e colorite con una certa bravura. Tali 
pitture appartengono indubbiamente al maestro della bella Madonna 
e vi si nota un più vivo sentimento della bellezza. La forte e carat- 
teristica figura del Battista è specialmente notevole per la maniera 
con cui il maestro -dispone i capelli incolti, a ciocche disordinate: 
maniera che si vede ripetuta anche in altre rappresentazioni di santi 
e che serve mirabilmente a farci riconoscere la mano dello stesso 
maestro in altri freschi, di cui dirò piil avanti. 

Nella medesima chiesa di Sant' Andrea, si vede, sul fianco del 
pilastro che fa angolo col dipinto ora descritto, una mezza figura di 
vescovo con in capo la bianca mitra orlata di rosso e il pastorale. 
Anche questa è molto deperita. Parte di altra immagine in paluda- 
menti episcopali (tutta martellata dal muratore che qualche secolo 
fa vi spalmò sopra un nuovo intonaco), fa capolino dietro V altare 
di legno; così noir ultimo pilastro, li presso, fu scoperta una figura 
giovanile con i capelli biondi, la tunica color di rosa e il manto gial- 
lo. Questo ultime figure non sembrano dello stesso maestro di San 
Vittore,' ma di un artista a lui inferiore: quello stesso cioè che dovè 
aiutarlo oltre che nella decorazione di detta chiesa, anche in questa 
di Sant' Andrea e in altre opere. 

Gran parte della chiesa di Sant' Andrea, nella prima metà del 
quattrocento, doveva essere decorata di aft'reschi, come apparisce da 
vario impronto di aureole di santi che si vedono sulla stessa parete 
*di sinistra, a traverso la calce, che non riuscì a nasconderle com- 
pletamento. (2) 



I) Qjcst.i fis?ur;i ò alta appena venti centimetri, mentre le altre hanno proporzioni minori 
del vero, 

2) Non so se alcuno abbia tonfato mai di scoprire ciò che forse esiste ancora, in fatto di pitture, 
nelle ampie pareti di «jucsta chiesa, tutte coperto di bianco. Ad ojrni modo mi permetto di richia- 
mare su di ciò 1' nttenr.ione devili studiosi e delle autorità locali competenti, perchè vedano $c è pos- 
sibilo di arricchire, con lo scoprimento di nuove pitturo il patrimonio artistico della città così ricca 
un tempo di tesori d' arte d' ogni genere. 



ka9»egna bibliografica dell'arie italiana. 27 



Una lapide posta sopra il grande arco absidale dice che il tem- 
pio fu restaurato al tempo di Gregorio III, neir anno 1575. E a quel 
tempo rimontano senza dubbio le eroiche gesta dell' imbiacchino in 
danno di questa importante chiesa mediovaie che ricorda, nel suo 
Insieme semplice e grandioso, quella di San Giacomo Apostolo, rico- 
struita tra il secolo XIII e il XIV. 

Vicino alla chiesa di Sant'Andrea^ sopra la porta al civico n. 118 
è dipinta una Pietà con due santi in piedi. La mezza figura del Cristo 
morto, con le gambe e una parte dei corpo entro il sepolcro, reclina 
il capo a destra ed ha le braccia distese in avanti. A destra della 
Pietà è s. Sebastiano, il giovinetto martire con le braccia avvinte 
dietro la schena, diritto e quasi di fronte, la testa volta verso il Cristo. 
Se si eccettua un lieve panno che lo rieinge ai lombi, è tutto nudo 
e bellissimo; regolare ne è il tronco, lunghe e ben formate le gambe, 
legate all' altezza de' polpacci da una sottile e quasi invisibile benda. 
Alcune frecce lo hanno ferito sotto il costato e nelle coscie, donde 
sprizzano gocce di sangue vividissimo. Forte e luminoso doveva es- 
sere il color delle carni. 

Dall' altra parte del Cristo morto era la figura di s. Bernardino, 
come si può dedurre non da ciò che rimane del dipinto, che è quasi 
svanito del tutto, ma da' pochi avanzi di lettere che indicano il nome 
del celebre frate senese, dipinto sul fondo all'altezza delle ginocchia 
del santo; come presso l'altra immagine, alla medesima altezza, a 
sinistra di chi guarda, si vedono frammenti di lettere che dicevano il 
nome di s. Sebastiano. 

Il Cristo coi capelli inanellati che gli scedono sulle spalle e la 
corta barba, ugualmente a riccioli, di un color giallo oscuro nelle car- 
ni, nei lineamenti del volto e neir attitudine del corpo esanime ricor- 
da la Pietà dell' Alamanni, dipinta nella caratteristica cimasa ( di un 
trittico che si è perduto) che di questo artista si conserva nella Gal- 
leria comunale di Ascoli. Il s. Sebastiano invece mi richiama alla 
mente la scuola umbra e in particolar modo la maniera di Panfilo da 
Spoleto, del quale riconobbi nel settembre scorso alcuni aff'reschi 
nella chiesiha campestre di Faeta., V Trattandosi tuttavia di un di- 
pinto lasciato da secoli all' aperto e molto scolorito, anche nelle poche 
parti rimaste, non posso nò voglio azzardare un giudizio sulla pater- 
nità dell' interessante lavoro; il quale ciò nonostante meriterebbe di 
essere tenuto in maggior conto da chi ha 1' obbligo di conservare i 
ricordi del passato. • 



i> Faata è a poche miglia da Arquata, ncir Ascolano. Delle pitture che ne adornano la 
chicsaola dirò in un apposito articolo. 



98 Rfissegna bibliografica dell* arie itatiaìia. 

N(*Ila ex chiesa di Bant' Onofrio, tolta da pochi anni al culto, con- 
servasi a destra, vicino all'aitar nuiggiore, un grande affresco ret- 
tangolare, alto circa tre metri e largo quasi altrettanto. Le pitture vi 
sono disposto in due ordini. Nella parte superiore, adestradi chi guarda, 
ò raffigurato un santo, di fronte, in veste rossa e il manto giallo, 
con la destra sollevata e come in atto di sospendere per un momento 
la lettura di un libro, eh' egli tiene nella sinistra. Nel mezzo 6 rappre- 
sentato ancfie qui s. Lui^i di Francia, regalmente vestito e coperto 
d' ermellino, neir atto d' impugnare con la destra V elsa della spada, 
che la giovane figura stringe insieme col fodero nell'altra mano; alla 
destra del santo si vedono alcuni frammenti di una terza figura con 
lunghi capelli disciolti sulle spalle; ma il dipinto ò ridotto in uno stato 
tale che non è più possibile riconoscervi V immagine rappresentatavi. 

Nell'ordine inferiore si distinguono ancora abbastanza chiaramen- 
mente altre tre figure; quella di una giovane donna nel mezzo, bellis- 
sima e in costume medioevale, riccamente vestita e con un berretto 
in capo. Alla sua destra il maestro figurò santa Caterina, come si 
può arguire da alcune lettere segnatevi in alto; e a sinistra, quella 
di un vescovo in abiti pontificali. 

L' interessante avanzo di pitture murali appalesa in genere lo 
stesso maestro o meglio gli «stessi artisti che lavorarono in San Vit- 
tore. La bella testina femminile col cappuccio bianco, rosso e nero, 
sul capo biondo, alquanto bizzarro nella forma, ma artisticamente^ 
bello, denota che il pittore della bella Madonna, benché fosse un ri- 
tardano per certe sue forme arcaiche, era anche un pittore sincero 
e però doppiamente importante nella sua ingenuità e schiettezza ca- 
ratteristica. 

Ebbene, a malgrado di tutto ciò^ si direbbe che nessuno in Ascoli, 
fra quanti hanno maggiore 1' obbligo di conservarne i monumenti, 
siasi accorto del notevolissimo lavoro. Pochi giorni sono e pre- 
cisamente il 16 gennaio scorso rividi 1' affresco in compagnia di al- 
cuni amici; e quale non fu la nostra meraviglia nel constatare che 
in meno di un anno il prezioso cimelio è talmente deperito da non 
riscontrarvi più quella freschezza e bellezza di tinte che contribuivano 
a fare della pittura di S. Onofrio una delle più belle e rare cose 
rimaste, in città del secolo XV. ^) 

Affatto sconosciuti anche ai così detti amatori dell'arte, sono al- 



I) Per più mesi il dipinto rimase coperto, senz'aria e in balia della mufiPa, da centinaia di 
tavoloni che il proprietario del magazzeno aveva fatto addossare alla parete. Proctsamcntc co- 
sì; che la ex chiesa di S. Onofrio, con quanto v' era rimasto di bello, compresovi il magnifico alta- 
tare intagliato in legno nel seicento, venne data in affìtto a un negoziante del luog^o che vi tiene il 
legname. 



Rassegna hihliografica dell' arte Ualiana, 



tri aflFresohi nell'ex convento di iSant' Onofrio, e precisamente in una 
grande stanza ( ridotta oggi a magazzeno dal salumaio M. P. ) , che 
in origine doveva essere l'oratorio interno del convento. 

' Nella parete di sinistra, per chi entra in detta stanza, sono diver- 
se pitture. La prima rappresenta il Battista, in piedi, con una cartella 
svolgentesi in alto, eh' egli tiene nella sinistra: bella e caratteristica 
figura del valente maestro che dipinse in San Vittore, il quaK». ha 
moditicato in questo lavoro il suo stile, mostrandovisi più grandioso e 
largo, specialmente nel piegare de' panni. U ampio manto rosso, so- 
stenuto da una parte sul braccio sinistro, scende in belle pieghe e 
copre quasi del tutto la tunica gialla del Battista. La testa del santo, 
con la barba e i capelli segnati a bioccoli, finamente lavorati, ò 
modellata con fine discernimento. Le carni un poco scure ricordano 
appunto quelle de' personaggi dal maestro dipinti in San Vittore, con 
le belle e forfi loro tinte d' ombra. 

contìnua il* • v^ A LZI NI . 



/ \y V^X^ v.^^ • 



MAESTRO APOLLONIO PETROCCHI 

DI RlPATRANSONE 



Ripatransone, il fiero baluardo del Piceno, rimase per se- 
coli stranamente refrattaria all' arte. Maestri comacini innalza- 
vano le sue chiese, pittori umbri, abruzzesi e forse albanesi le 
frescavano, gli artisti della scuola crivelliana e i Pagani di 
Monte Rubbiano ne dipingevano diligentemente le ancone ad 
ornamento degli altari. Con Ascanio Condivi ci imbattiamo nel 
primo nome di pittore ripano e bisogna giungere sino alla fine 
del seicento per trovare il primo architetto di Ripatransone, 
Lucio Bonomi. 

La fosca città picena parve prendere la rivincita nella scul- 
tiira in legno, che fu detta la sua gloria; ma Desiderio Bonfinì, 
l'artefice del pulpito della cattedrale, era di Patrignone; Ago- 
stilio Evangelisti era oriundo di Cossignano. 

In tanta povertà di nomi, la comparsa in pieno quattrocento 
di un artista del valore di Maestro Apollonio è un fatto strano* 
ed inaspettato. Strano quanto il silenzio degli storici intorno 



do Rassegna bibliografica ddV arie italiana. 



a questo insigne scultore in legno. Il Marchese Filippo Bruti 
Liberati, che fu il solo ad occuparsene di proposito, non riusci 
a trovare alcun documento relativo al suo illustre concittadino (*). 

Di Maestro Apollonio, oltre la patria e il nome paterno — 
che fu Giovanni — nuli' altro sappiamo: non i casi della vita, 
né da quale scuola derivasse 1* arte sua, né per quali vicende 
venisse condotto ad operare in Assisi nel 1471, in compagnia 
di Tommaso d' Antonio fiorentino, quel coro della chiesa infe- 
riore di s. Francesco, che regge al paragone dell'altro nella chie- 
sa superiore, lavoro dell' Indivini (1501). 

Superbo coro questo di Maestro Apollonio, formato di un 
doppio ordine di seggi — 25 i superiori, 14 gli inferiori — ,cui 
nuoce la breve altezza dell' abside, per ciò di necessità troppo 
basso. Belli e di svariato disegno elegantissimo gli intagli e le 
tarsie nei diversi specchi ; robusti e vigorosi i motivi decorativi 
che si snodano felicemente negli appoggiatoi, dove si alternano 
un ornato e la figurazione di un essere animato: bimbo, grifone 



*) Egli cita, è vero, iti XXXH.*' viemaria sulle Belle Arti ne* sagri Tempj 
ripnni, p. 6 n. 4, un Apollonio di Pasquale Petrocchi, ma, non concordando 
il nome del padre, giustamente dubita di essersi imbattuto nel Nostro. In- 
fatti, contemporaneo a questi, viveva Apollonio di Pasquale, che dev* essere 
stato cugino di Maestro Apollonio, per T identità del nome dell'avo. Si pos- 
sono vedere istrumenti r4$lativi ad Apollonio di Pasquale in Archivio not. di 
Ripatransone. Atti di Franceseo di Angelo, Voi. I, foli. 358 v. (28 giugno 
1470) e 360 v. (30 giugno 1470) e Voi. II, fol. 460 r. (Il novembre 1473); 
Atti di Eusebio di Ser Antonio di Andrea, Voi. I, fol. 14 v. (25 aprile 1495) 
e Voi. II, foli. 366 r. e aegg. (13 febbraio 1516), relativo agli eredi di Apol- 
lonio di Pasquale, detto anche Apollonio Fagioli, e altrove passim. 

Certamente si tratta del medesimo nelle tre seguenti citazioni : 

«. Apellonius lohannis petrocchi » compra del lino il 6 aprile 1479. ÀJtti 
di Pier Paolo di Domenico, Voi. I, fase. I, fol. 43. 

« Appellonio lohannis petrocchi teste n : « AppelloOio lohannis teste ». 
Atti del medes., istessoVol., fase. II, foli. 87 r. e 100 v., alle date 24 agOHto 
e 17 novembre 1486, in un'epoca in cui Maestro Apollonio era morto. Evi- 
dente errore dei notaio, che scr^^sse « lohannis » ^n luogo del patronimico 
« Pasqualis » ; tanto ò vero che manca il titolo di Maestro. 

In quell'epoca il nome di Apollonio non era punto raro a Ripatransone ; 
nella seconda metà del quattrocento troviamo memoria di altri due: ^ Ap- 
pollopius filius marini roguctiì alias ardito » ( Atti di Antonio di Andrea, 
Voi. I, 27 ottobre 1476) e « Appollonius Gasgarris » (Atti del mede?., Voi. 
II, f#l. 16 V., 17 gennaio 147H ). 



Itctòsegna bibliografica dell' arte if (diana, SI 

alato, gallo, anitra, gru, pantera. Si direbbe che Maestro Apol- 
lonio si sia ispirato alla ricchezza barbaricamente mostruosa di 
un bestiario o di un zooforo romanico, ma questi elementi non 
sono più usati nel fosco e pauroso significato simbolico, bensì 
per il loro valore decorativo. E ricordano l' ornamentazione di 
un altro coro, quasi contemporaneo, nella chiesa di S. Domenico 
in Perugia, cominciato nel 1476, opera di diversi artefici, Crì- 
spolto da Bettona, Polimante della Spina, Giovanni Schiano, 
Antonio da Mercatello. 

Unico lavoro noto di Apollonio il coro assisiate ed unica 
g-uida per conoscere le origini dell'arte sua, che credo, per so- 
mig^lianza stilistica, derivasse da quel Maestro Paolino di Maestro 
Cxiovanni di Ascoli, che in patria operò l'elegante coro della 
cattedrale ed in Perugia assieme a Giovanni di Montelparo 
r altro pur magnifico coro della chiesa di S. Maria Nuova 
t compiuto nell'aprile del 1458). Per T epoca adunque e per lo 
stile Maestro Paolino può ben avere appreso V arte ad Apollonio 
e averlo con se condotto nelT Umbria. 

^ 

Più sicura luce su la vita dello scultore ripano gettano 
alcuni documenti che ho ritrovato nel!' Archìvio notarile di Ri- 
patransone. 

Su la fine del 1469 (*) e precisamente il 21 ottobre di quc- 
st' anno troviamo Maestro Apollonio in patria, dove assiste come 
testimonio ad un atto: « Magistro Appellonio lohannìs Petrocchi 
teste » t/). Poco dopo possiamo supporre si recasse o ritoftiasse 
ad Assisi; ma, compiutovi il coro, nell'aprile del* 71 v')» tornò 
subito in patria, dove nuovamente lo troviamo il 31 agosto 147 1 
a comprare un terreno. Cosi parla un documento sotto quella 
data: « Anthonius bactiste de Asculo vendidìt , . . ùnam eius 
póssessionem . . . positam in contrata que dicitur camenale . . . 

• 

*> CQno9<:o un ricordo anteriore, dcil 10 settembre 14G7; ma che non 
saprei dire (V. n. precedente) se si riferi«ca effettivamente al Nostro: t Ap- 
pellonio lohannis petrocchi teste » — Atti di Francesco di Angelo, Voi. I, 
fol 247 ^. D' altronde sarebbe strana la ripetizione di uno stesso errore 
presso due diversi notai. 

*) Atti* del medes., istesso Voi., fol. 827 v. 

•^j Una iscrizione del coro assisiate dice : « Opus . , . completum' de mense 
Aprilis 1471 ». • 






B- 



52 



Rassegna bibliografica de W arte italiana. 



Mastro Appellonio lohannis Petrocchi de Ripatransone ibidem 
presenti et ementi... prò pretio et nomine pretii ducatorum 
Vini monete »'(*). E pochi giorni dopo, il 27 ottobre, faceva 
acquisto più modesto di un secondo terreno prossimo al primo; 
€ Paulus perdon^inici de Ripatransone vendidit Appellonio 
lohannis* Petrocchi de Ripatransone unam eius possessionem 
positam ad caminale . . . prò pretio et nomine pretii ducatorum 
quinque monete » (*). 

Cosi Maestro Apollonio impiegava V onesto guadagno del 
proprio lavoro; ma della modesta agiatezza non godette a liing^o. 
Era ammogliato da tempo con una Maria' di ignoto casato e 
ne aveva avuto quattro figli, una femmina e tre maschi. Non 
sappiamo se questi egli educasse nell'arte sua, come era costu- 
me del tempo: forse gli mancò la vita, essendo morto, proba- 
bilmente non vecchio, ma nella piena virilità, verso il 1475, 
lasciando qualche debito e gli affari un po' arruffati coi fratelli 
Domenico e Leonardo. 

La vedpva venne ad una transazione col primo il 12 no- 
vembre 1475 (') e col secondo il 9 agosto 1476 (*). Di più I-eo- 



») Atti del medes., istesso Voi., foli. 399 v. — 400 r. A quest'atto fu 
testimonio e VaoDes Simonis >, bisavolo di Ascanio Condivi. 

*) Atti del mede»., istesso Voi., fol. 402 v. 

3) Atti di Nicola di Domenico Tomassini, Voi. I, fol. 43 r. e v. « N08 
berardinus cole et Andreas Marini de castello et nunc de terra Ripetransonìs 
arbitri^et arbitratores et amicabiles coinpositores positi absunti et elepti a 
margecta uxore olim magistri appellognis lohannis tutricis Antonie lohan- 
nis lacobi et Simone (sic) fìliorumet heredum dicti magistri appellog-iifs 
et Ser petrum pauliim (sic) Dominici Actore dictorum margecte et heredum 
ab uno ... et Dominico lohannis petrocchi ex altera parte ... de difercii- 
tia vertente inter ipsos demministratione (sic) rerum et honorum dictorum 
heredum receptorum a dicto dominico post mortem dicti magistri appellognis 
et de codam [quodam] casereno existente iuxta domum dicti mastri appel- 
lognis ctc. etc . . . ». Segue il lodo : Domenico deve dare a Marietta 3 fìorini 
e 2 salme e mezza di grano. 

^) Atti di Francesco di Angelo, Voi. Ili, foli. 174 v. — 175 r. « Cum 
hoc sit quod verteretur questio inter leonardum lohannis petrocchi et do- 
minam margectam tutricem filiorum magistri appollonii, occasione diete 
hereditatis : Et volentes finem ponere diete liti, venerunt ad hanc transactio- 
nem et concordiam quod dieta domina dìctis nominibus daret (sie) dicto leo 
nardo XX ftorenos et dictus leonardus faciat finalem et generalem quieta- 
' tionem eidem etc . . . ». 



Rassegna bibliografica dell' arte italiana 33 



nardo pagò un debito del morto fratello a Bartolomeo di Do- 
menico (*). 

La figlia Antonia si maritò, forse poco dopo la morte del 
padre, con Truciano di Domenico Ferraccia. La non vistosa 
dote di 22 ducati venne completamente pagata dalla vedova 
]Vlarietta il 27 novembre 1476 (*), Questa poi passò a seconde 
nozze con Ser Giacomo Ben vignati, come risulta da un altro 
atto del 19 gennaio 1479 (**). 

I riferiti documenti conducono a tracciare il seguente al- 
tiero genealogico: 

Giovanni Petrocchi 



Leonardo Maestro Apollonio Domenico 

m. di Maria 



-I 



Giovanni Giacomo Simone Antonia 

m« di Truciano di 
Domenico Ferraccia 

Ultima notizia: la casa di Apollonio era situata nella con- 
trada di Monte Antico, probabilmente in vicinanza della chiesa 
di S. Giacomo; ivi molti dei citati istrumenti vennero rogati; 
di essi infatti si legger « Actum in domo heredum magistri 
Apollonii posita in centrata montis antici iuxta res heredum 
luciti perdilasini ab uno ab alio res Sancti lacchi vìas publicas 
et alios fines ». 

Che Apollonio eseguisse qualche lavoro in patria non sap- 
piamo; certo nessuno oggi ve ne rimane. Non sue sono dav- 
vero le due goffe statuette rappresentanti V Arcangelo Gabriele 
e Maria, un tempo nella chiesa dell' Annunziata del quartiere 



9) Atti del medes., isteaso Voi., fol. 174 r., 9 agosto 1476. 

>°) Atti del mede»., istcsso Voi., fol. 222 r. e v. r Dominicus bartholomei 
alias forazc habait et rccepit ... a domina margecta matre et tutrice domine 
antonie cius fìlie et uxoris truciani fìlli dicti dominici ducatos decem . . . 
prò residuo et complemento XXII ». 

»•) Atti di Antonio dì Andrea, Voi II, fol. 18 v. 



34 Rassegna bibliogiafica deW arte italiana. 



d'Agello (*) e che il Bruti sospettò potessero essere del va- 
loroso artista (^}. 

Air unica opera adunque di Assisi resta affidata la gloria 
di Apollonio. Opera severa e nello stesso tempo ricca e fanta- 
stica, che bene armonizza, presso il poema simbolico di Giotto, 
col tempio del sogno, dove V arte disse la parola più accora- 
tamente profonda, (iol chiostro austero, che parla di pentimento 
e di oblio. 

Carlo GrijùtIOni. 



DOC UME NTI 

ARTISTI IN ROMA NEL PRINCIPIO DEL SEC. XVI. 

Ne lessi i nomi in un Volume (I-471)* delP Archivio notarile di Forlì, 
rogato in Roma da Francesco Menghi. 

Giovanni Ambrogio di Milano pittore - testimonio il 4 febbraio 
1507 (fol. 3 r.): « teste lohanne ambrosio " d(omiui?) aloysii pictore de me- 
di olano ». 

Paolo Strenui di Mapoli pittore — testimonio il 23 novembre 1507 
(fol. 25 V.): « teste raagìstro paulo de strensibus pictore de neapoli habita- 
tore regionis sancti eustachii > e il 4 ottobre 1508 (fol. 41 r.). 

Mlcola di Firenze sealpellino — testimonio Vìi gennaio 1507 (fol. 
2 r.): e teste nicolao scarpellino fiorentino habitatoro Rome ». 

Giovanni Antonio di Faensa figulino -« ricordato il 4 agosto 1507 
ffol. 17 V.): « lohannes antonius francisci de faventia vaselJarius habitator 
in Regione transtiberim >. 

Antonio Toschi di Bologna orefice — « Magister Antonius de 
bononia aurifex in urbe » fa testamento il 5 agosto 1514 (fol. 83 v.), la- 
sciando dei propri beni usufruttuaria la moglie « domina Laura >. Mori 
poco dopo, perchè il 6 novembre delT istesso anno (fol. 86 v.) la vedova, 
« domina Laura de grassis relieta usufructuaria per olim magistrum anto- 
nium de tuschis aurifìcem de bononia «, fa l'inventario dei beni del mari- 
to, compresi gli oggetti di bottega. 

(jiirolanio Guadagni di Firenze orefice — nominato per la moglie, 
che fa testamento il 24 giugno 1515 (fol. 93 r.): « Domina Margarita de 
lupis mediolanensis u^or hieronimi luce papi aurifìcis fiorentini habitatris: 
regionis campi marti^ ». 



^) Sono ora in Duomo, nella cappella di S. M. Maddalena. 
2) Mem. cit., pp. 3-4, 



Rassegna bibliografica dell'arie iialiaìui. 35 

Più tardi, il 20 aprile 1520 (fol. 131 r.), egli stesso, t Hieronitnus Luce 
papi de Guadagnis ilorcntinns aurifex in arbe in regione campi marti^ 
habitator e fa testamento, al qaale si trova presente 

Pietro Gattaia di Firenae orefiee — < teste petro mariani de Gat- 
tagis Cive fiorentino aurifice ». 

Giacomo .ìlaguatelli veneto orefice — ricordato il 10 agosto 1518 
(fol. 109 V.): « magister lacobus magnatellas venetus aurifex in urbe ». 

Tra gli Atti dell' isteaso volume si trova inoltre memoria di un < Matheus 
murator > P 11 gennaio 1507 (fol. 1 v.); di < .ffagister lohannes de Ca- 
rolici de cinno et magister berthola de massa cumensis diocesis murato- 
re» in urbe » il 22 gennaio 1507 (fol. 2 r.); di * IWaglster sobastianus 
pellegrial de cumo murator > il 30 gennaio 1515 (fol. 91 r.) e di e Hlero- 
nimoa magistrl petrl Gavelll de novaria murator » il 24 giugno 1515 
(fol. 93 V.) 

Carlo Grioioni. 



^. >. ' - ^ ■«^ -■ 



RECENSIONI 



Ernat Steinmann, Die Sixtinische Kapelle, — Zweiter Band : Miche- 
langelo. — Munchen, Verlagsanstalt F. Bruckmann A. G., 1905. 

Come annunziai già nelT ultimo fascicolo della Rassegna, si tratta del 
secondo volume della splendida pubblicazione dello Steinmann, che ha per 
o<^f>:etto la sua recente illustrazione della Cappella Sistina. Del dotto e inte- 
ressi:itÌHsimo lavoro riassumo alcune fra le piti importanti conclusioni a cui 
;riunge il chiaro Autore. 

L'influenza dell'arce antica sull'arte di Michelangelo è particolarmente 
dimostrata da un esempio da nessun altro fin qui avvertito. In uno dei cosi 
detti Atlanti della Cappella Sistina si vede fedelmente ripetuto il motivo 
dcO Laocoonte, in altri si ritrova il motivo di certi rilievi che uno scolaro 
di Donatello copiò nel palazzo Riccardi da antiche gemme. 

Per la prima volta con tale opera si dà ragione delle storie dei rilievi 
di bronzo che gli Atlanti mantengono. Qui infatti si vede rappresentata da una 
parte la storia del re Davide in ordine cronologico, noli" altra sono storie 
varie tratte dai libri dei re. Quanto fosse necessario studiare ancora da vicino 
gli affreschi di Michelangelo t> provato dalla seguente importante scoperta e 
cio»^, che il sacrifizio di Noè fu in parte distrutto e rifatto, sotto Pio V. da 
un artista modenese, Domenico Carnevali; la qual cosa nessuno prima delio 
Steinmann aveva notato. 

M»iglio che non fossi», stato fatto finora, lo S. si studia di provare che 
dalla liturgia della chii^sa Michelangelo trasse i principali motivi per la sua 
g^randiosa opera. Seguendo il Insti in alcune spiegazioni, per le altre 1' A. ci 
conduce su vie del tutto nuove. Per la prima volta, ad esempio, lo S. trat- 



36 Rassegna bibliografica dell'arie italiana. 






ta esplicitamente degli < antenati di Cristo » e dimostra come Michelangelo 
li raffìgarò come esiliati e prigionieri in Babilonia. 

Dal Vasari fino ai nostri tempi il giorno di Natale del 1541 fa considerato 
come il giorno in cui venne scoperto il Giìidizio Universale della Cappella 
Sistina. Invece esso fu scoperto il 31 ottobre di queir anno, ^corne ci fa sa- 
pere Paolo Gualtieri nel suo diario. 

In questa seconda parte dQl suo libro T A. si occupa anche della 
« psicologia » di Michelangelo, considerando V illustre artista nelle sue re- 
lazioni con Tommaso Cavalieri e Vittoria Colonna. Intorno al prinno lo 
S. ci dà una quantità di notizie nuove, per le quali apprendiamo quanto il 
Cavalieri fosse degno dell'amicizia del grande maestro. 

Infine: Michelangelo e Dante; ecco il problema col quale TA. chiade il 
magnifico suo volume, concludendo come il Mariette avesse ben ragione di 
dichiarare che < Le genie prodigieux de Dante se retrouve pour ausai dire 
dans le jugement dernier de Michel- Ange >. 

Oltre le 70 grandi tavole di straordinaria bellezza, in cartella separata, la 
doviziósa raccolta di 85 disegni del Maestro per gli affreschi della Sistina, 
signorilmente riprodotti, e la ricca collezione di documenti messi insieme 
dal D.' Pogatcher danno all'opera dell' illustre e dotto critico tedesco un 
valore assolutamente eccezionale, raccomandandola a quanti sono, in Italia 
e fuori, studiosi e amatori intelligenti dell'arte nostra. 



£. Calzini 



6I6IilOGt^AFIA 

Opere di earattere generale. 



^^ ^ La Bibliofilia (Firenze, dicembre - gennaio 1904- 1905) ripro- 
duce un articolo illustrato di A. Melani del recente volume di Giu- 
seppe Fumagalli, Laalcon Typographicum ItaHao - Dictionnairc Gèo- 
graphique d' Italie pour servir à T Ilistoire de V Imprimerie dans ce 
pays (Florence, Leo S. Olschki éditeur, 1905. 

4^*^^ Nella stessa rivista del febbraio - marzo 1905 leggiamo: 
Documantl di somma Importanza par la storia doirarta vennero 
scoperti in un archivio di Vienna dal signor Haidecki, uno studioso 
di tale disciplina. Essi si riferiscono a vari quadri- esistenti nelle gal- 
lerie di Vienna e di Monaco di Baviera, sulla provenienza dei quali 
poco o nulla si sapeva. Vi sono descritti esattamente coi relativi prez- 
zi d' acquisto quadri di Tiziano, del Correggio, Bassano, Paris Bor- 
done, Andrea del Sarto, Diirer, Cranach e d' altri ancora, venduti 
air asta nel 1648. I documenti sono illustrati e descritti nella rivista 
tedesca Die Kunstvvelt dal signor Haidecki stesso. 



Èasstegna bibliografica delV arie italiana, 37 

^* ^ Nel voi. VII degli Atti del Congresso internaziovale dì scienze 
storiche {Sezione IV: Storia tf oli' arto) — Roma, tip. Lincei, 1$K)5 - si 
leggono, tra T altro, le seguenti comunicazioni: Francesco Pullé: 
Riflessi indiani nell'arte romanica; Giuseppe Gerola: L* arte veneta 
a Creta; Dionigi Scano : U arte medioevale in Sardegna; Lewis 
Einstein: An unknown portrait of Lorenzo de* Medici; M. E. Caniz- 
ZARo: L' oratorio primitivo di S. Saba; Pietro D' Achiardi: Gli af- 
freschi di San Pietro a Grado presso Pisa e quelli già esistenti nel 
portico della Basilica Vaticana; Valentino Leonardi: Affreschi di- 
menticati del tempo di Martino V. ; T. N. Cecconi : € San Girolamo > 
di Matteo di Giovanni; E. Gerspach : Les bordures des Actes des a- 
pótres: tapisserie d' après Raphael. 

^f*# In un importante articolo stampato nella Rassegna d* Arte 
del gennaio 1906 Enrico Mauceri descrive € col lumi dei nuovi do- 
cumenti e con raffronti stilistici, I' attività artistica » di Froneosco 
L-OHrano In Sicilia « provando con un buon numero di lavori com' egli 
abbia dovuto trascorrere nelP Isola non pochi anni della sua laborio- 
sa esistenza » Lo studio del M., eli' è un largo contributo alla cono- 
scenza deir arte del Laurana, è adorno di ben 18 illustrazioni. 

#*^ Nell'ultimo fascicolo deìV Arte (1905) P. Elvero pubblica 
con poche parole illustrative una Porta socontosca a Ninfa (prov. 
di, Roma). 

^*^ Milan v Pierre Gauthiez - II. Laurens, Ed. - Paris 1905 
(pag. 128). E' un elegante volume, illustrato da oltre cento fotoincisioni, 
scritto con quella verve partìoolare ai Francesi e speciale al Gau- 
thiez, che giunge in .questi giorni ad accrescere la bella collezione 
del Laurens: Les villes d* Aris célèbres. Non è opera d'erudizione o 
di ricerche esaarienti né pretende di esserlo ma un piccolo libro 
utile air artista e al forastiero scritto e da un artista e da un fora- 
stiero, che sa godere della nostra arte imperitura. Non vado d' ac- 
cordo con alcuni giudizi espressi, come per es., quello sul Botticelli 
del Museo Poldi Pezzoli che vien giudicato mediocre (pag. 117), ep- 
pure non posso che congratularmi con il geniale amico por un lavoro, 
piccolo, sì, ma svolto con cura e con arte, per una guida, insomma, 
di giusta misura (oh ! rara avis !) che dà nna buona e vera visione 
di Milano, la città nota più specialmente per le industrie odierne 
che per la sua arte antica ! (R. PoruzEi de' Medici) 

»*# Nel periodico: « Il VI Centenario di San Nicola da Tolen- 
tino » (anno VII. n. 11.) Giovanni Benadduci slampa un Bravo 
saggio tf' Iconografla classica di San Nicola da Tolontlno, accennan- 
do a molte opere d' arte con cui maestri di varie ejxiciie, dal secolo 
XIV air Ottocento, glorificarono il sauto Tolentinatc. 



Rassegna bibliografica dell* arte itaiiana. 



^* ^ hi Natura e Arte del 15 gennaio 1906 Alfredo Melaxi 
insoTisce un geniale articolo con nitide illustrazioni, trattandovi de 
La Finestra Italiana noll'^aHa. 

^t*^ Nella Rivista d'Italia del dicembre scorso O. Bernardini 
pubblica un lungo articolo intitolato: 1 dipinti di scuola Italiana nai 
Musco Nazionale dal Louvre, discorrendo di ciò che v'ha di notevole 
per r arte italiana o che air A « par tale, e di ciò che può dar luogo a 
qualche critica discussione dei quadri appartenenti all' aureo periodo 
del nostro Rinascimento ». Sette dichés adorhano lo scritto. 

#*jf Adolfo Venturi nella splendida sua rivista,' ,L' ^rfe (no- 
vembre-dicembre 1905) illustra la quadrarla Starblnl In Roma, fa- 
cendo conoscere agli studiosi parecchie opere d'arte ignorate sin qui, 
importantissime, tra cui un' anconetta attribuita al Gaddi e che forse 
appartiene a un compagno di Giotto; una tavoletta di Segna Bona- 
ventura; un santo, e un frammento di polittico, di Simone Martini; 
una santa Caterina di Pietro Lorenzetti ; una tavola con V Ascensione 
di Barnaba da Modena; una Madonna, di Sano di Pietro; due di 
Matteo di Giovanni; una santa Maddalena Egiziana, di Lorenzo di 
Credi e altre pitture del Bachiacca, • di Francesco da Cotignola, di 
Dosso Dossi, di Bernardino de' Conti, del Giampietrino, ecc. 

^* ^ Nel Marzocco del 31 dicembre u. s. Giovanni Poggi discorre 
degli acquisti dogli Uffizi noi 1905 fatti a cura del nuovo Direttore 
delle Gallerie Fiorentine, Corrado Ricci; e ne L'Arte del gennaio 
febbraio 1906 A. V. scrive sullo stesso argomento rilevando l'impor- 
tanza di detti acquisti. *, " • 

Neir ultimo fascicolo dell' Arte (1905J Enrico Brunelli tratta 
della recente pubblicazione di Dionigi Sciano, L'antico pulpito d«i 
Duomo di Pisa scolpite da Bugllalmo d' Innspruk (Cagliari, Doni, 1905). 

Abruzzo 

^«^ Santa Maria Maggiora di Suardlagralc. E' il titolo di una 
notevole pubblicazione di Filippo Ferrari (Guardiagrele, Palmerio, 
1905) ornata di numerose e nitide illustrazioni. 

^*^ Ettore Modigliani nella Rassegna d'Arte del dicembre 
1905 illustra due Dipinti abruzzesi air Esposizione di Chlatl: una 
Vergine cof putto, di Nicola da- Guardiagrele, e una Madonna che 
assiste adorando al mistico sposalizio del Figlio con Santa Caterina. 
Il dipinto che, secondo il M., richiama alla mente le prime opere di 
Sano di Pietro e sopra tutto di Benvenuto di Giovanni, senesi, reca 
la tlrma: Mactheus pjctor de camp. . . (Matteo da Campii). 

»*» Art. Jahn Rusconi tìqW Em2}orium dello scorso dicembre 
inserisce un articolo Attraverso V Abruzzo, dedicato all' antica città 



Rassegna bibliografica dell' arie italianat, . 39 

di Sulmona, i cui monumenti architettonici, romanici e del Rinasci- 
mento (nei quali ultimi appare evidente il concoi'so di architetti 
lombardi), attestano € una lontana e magnifica fioritura, che in terra 
solitaria e poco nota ha ripreso e sviluppato in modo originale mo- 
tivi e forme diflPusi in tutt' Italia ed ha affermato in modo non vano 
le personalità e il valore di una scuola artistica troppo sconosciuta 
ancora. » ' , 

^* fi In Rivista Abruzzese (dicembre 1905) A. Anselmi pubblica una 
lettera aperta al Comm. Cesare De Laurentiis, intomo al commorelo 
«lolla moiollelio di Castoni air antica fiera di Senigallia nel XVllI 
e XIX secolo, menzionando vari fabbricanti di maioliche castellane, 
non ricordati nelle monografie del Kosa, del Cherubini, del Bindi ed 
altri. 

**» Pietro Piccirilli, neir ultimo fascìcolo dell' Arte (1905), 
pubblica e illustra alcuni oggetti di OroRcorla modlovalo aquilana: 
un calice e una cassetta montata con placche di smalto trasparente, 
passate nel Victoria and Albert Museum, di Londra, del secolo XV, e 
alcuni ealki e croci processionali e astili che si conservano in alcune 
chiese d' Abruzzo. Cotitributo di non scarso valore per la storia del- 
l' arte dell' orafo abruzzese. 

Emilia. 

i^*« Di Simona dal Martlnazzly alias Simono Dolio Spada stam- 
pa un articolo nel!' Art^ (settembre-ottobre, 1905) Laudedeo Testi; 
il quale, fra 1' altro, dimostra che è veramente del gentile maestro, 
che fu tra i migliori allievi del Francia, dopo il Bagnacavallo, Ti- 
moteo Viti, Giacomo Francia e Amico Aspertini, il quadro con la 
Vergine'e il Bambino in trono, S. Lucia e S. 'Giovanni Battista, che 
si trova nella chiesa della Steccata a Parma. Nel bellissimo articolo, 
che ha V importanza di una vjera e propria monografia, sono molte 
notizie d' archivio sui Djille Spade, parmigiani, e V albero genealogico 
(Simone vi appare nato fra il 1479 e T 84 e morto verosimilmente 
nel 1546 o poco prima). 

^* ^ Arturo Pe^porelli nella Rassegna d* Arte (dicembre 1905) 
discorre di .un' antica pila naila eattadmia di Barga san Dannlna, 
del secolo Vili o IX. 

^^ ^ Una tavola di Francoseo Francia, dal 1B02, rappresentante 
s. Rocco, pubblica nello stesso fascicolo Arduino Colasanti. La ta- 
vola è alta m. 2,18, per ra. 1,50, si conserva a Napoli, ed è di 
proprietà privata. 

# * 1^ C. DE Fabriczy ne V Arte del novembre-dicembre 1905 di- 
scorre di un taccuino di Amico Asportlnl : un .libro di schizzi finora 



1 



40 Bassegna bibliografica dell' arie italiana. 



* sconosciuto, che si trova in possesso del principe di Waldburg-Wolfegg 
fra i tesori della celebre raccolta di stampe che si conservano nel 
castello di Wolfegg in Wurttemberga. Il de.F. che studia e dotta- 
mente illustra i 29 fogli, di che si compone attualmente il prezioso 
libro, confrontandoli con altri disegni e ponendoli a riscontro con 
gli affreschi dell' Aspertini neir Oratorio di Santa Cecilia a Bolog-na 
e nella cappella Cenami della chiesa di San Frediano a Lucca, di- 
mostra che autore dell' importante libro di schizzi è appunto il detto 
Amico Aspertini. 

Kiombardia» 

^«.3^ Di Mlehollno da Bosozzo o QlQvaniiliia do' Grassi, artisti 
lombardi della fine del Trecento e del principio del Quattrocento, 
pittore il "primo, pittore e miniatore il secondo, discorre in un dotto 
articolo stampato neir Arie dell' ottobre 1905, Pietro Toesca. Per 
questo studio, condotto con grande acume critico, la personalità ar- 
tistica de' due insigni maestri riceve nuova luce e importanza ne' 
riguardi dell' arte lombarda della prima metà del secolo XV. 

.^*^f C. DE Fabriczy nella Rc^segna d* Arie del dicembre 1905 
pubblica e illustra una scultura dal RInasciaiantp a Viadana nel 
Mantovano : una terra cotta rappresentante la Deposizione nella chie- 
sa^ di S. Maria in Castello di Viadana, proveniente dalla chiesa di 
S. Nicolò de' Tolentino L' opera, che non può assegnarsi alio scul- 
tore e medaglista mantovano Gian Marco Cavalli, come si disse da 
alcuno, va riportata, secondo il de F., al principio del secolo XVI. 

^^ * # Nello stesso fascicolo Diego Sant' Ambrogio discorre de La 
Varglnl sagga a falli dal Vangala, figurate negli affreschi recente- 
mente venuti in luce a Viboldone. 

« * ^ Intorno a la opera di Giovanni da Mllnno In Lombardia 
scrive nella Rassegna d'Aria del gennaio 1906 Wilhelm Suida. Il 
nome di Giovanni da Caverzaio presso Como, chiamatosi da sé stesso 
Giovanni da Milano, appare per la prima volta circa V anno 1350; 
ma prima di quel tempo egli dovè recarsi a Firenze nello studio di 
Taddeo Gaddi, poiché negli afiPreschi su ricordati di Viboldone, di 
scuola toscana e che appartengono certamente a Giovanni, è scritto 
Tanno 1349. Un secondo ciclo di affreschi di Giovanni si trova nel 
^ piccolo oratorio di Mochirolo presso Lentate sul Seveso. Giovanni 
lasciò altri lavori in Santa Croce a Firenze, dove nel 1366 ottenne, 
insieme con i figliuoli, la cittadinanza fiorentina. 

^*^ Neir ultimo fascicolo de r Ai-te (nov.-dicem. 1905) Gustavo 
Frizzoni illustra la Pala di Marco d' Ogglono nella chiesa parroc- 
chiale di Besate, un capolavoro presso che ignorato fino a pochi me- 



Èassegna bibliografica delV arie italiana, 41 



ai or. sono, e tornato in onore u cura d<'l conte Nupoleono Bertoglio 
Pisani, che ne affidò il restauro a quel valente e coscienzioso restau- 
ratore che è il prof. Luigi Cavenaghi. Il quadro misura m. 1,76 X 1,48 
e rappresenta la Vergine col B. in trono e tre santi; fu eseguito nel 
1524 per il modestissimo compenso di 85 scudi. 

Marcile 

^* ^lii n Gazzettino di Fano del 10 dicembre 1905, mons. Au- 
gusto Vernarecci, il dotto ispettore degli scavi di antichità e mon. 
di Fossombrone, stampa una lettera sul preteso affresco 4!i Tlaiotao 
Viti neir antica cappella dei vescovi ali' Episcopio di quella città. 
L' aflFresco rappresenta, come è noto, Cristo in Croce, la Maddalena 
e la Vergine svenuta, che due pietose donne sostengono, e altre figu- 
re, fra cui quella del committente, il vescovo Santucci. Il lavoro è 
del 1493. In queir anno il Viti era in Bologna alla scuola del Fran- 
cia, e al Vernarecci, molto giustamente, non sembra che V opera 
possa attribuirsi, senza altra prova, al dolce maestro urbinate. 

#*# È. ScATASSA ne Lo Maroho (luglio -ottobre, 1905) dà noti- 
zia di un' Aecatf amia tfl balla arti In Urblna aal 9^c. XVII. 

^* ^ Nello stesso fascicolo Carlo Astolfi discorre di un frate 
pittore quattrocenti»)ta^ Marina tf'Aagala di Saafa Vlttarla In Mata- 
aano, del quale vide un trittico nella sacrestia della chiesa di S. 
Biagio a Monte Vidon Combatte, firmato e con la data 1438. Rap- 
presenta la* Madonna e il B. in trono, S. Sebastiano e il commit- 
tente del quadro a sinistra, e S. Biagio dall' altra parte; compiono il 
trittico due altre figure di santi sopra i due comparti minori. Nella 
ft*azione di Collina ravvisò della stessa mano altri tre frammenti di 
polittico; altre tre tavole trecentesche d' ignoto mediocre autore; e 
una tela a tempra di Giacomo Agnelli da Patrignone. A Ortezzano 
e Carassai due quadri del Pagani erroneamente attribuite al Crivelli. 

4^% Nel fascicolo XI-XII dell' Arte (1905) E. Calzini riferisce su 
r Aatlca aria marcliiglana air Espasizlana di Macarata, rilevandone 
l' importanza e le lacune, specialmente per ciò che si riferisce alla 
scuola urbinate, quella che con Fra Carnevale, Giovanni Santi e i 
suoi allievi assurse a vera scuola, nel secolo XV, nella parte setten- 
trionale della regione. 

»*# /n Bullettino della Società filologica romana (n. VII, 1905) 
F. Hermanin stampa un articolo su Gli affraschi di G. Barantla da 
Rlmlnl a dal sua! saguael In Talantlaa. L'attribuzione di queste 
pitture al Baronzio è suggerita air II. dal confronto con la nota ta- 
vola della Galleria di Urbino firmata dal maestro e datata nei 1340, 
e con altri afl'rcschi nella chiesa di S. Maria in Porto Fuori a Ra- 



1 



42 hasaegna hìbliografica delV arie italiana. 



venna attribuiti allo stesso pittore. Gli affresciii di Tolentino sareb- 
bero stati eseguiti tra il libO © il 1360, e cioè negli ultimi anni del 
Buronzio che, secondo il Tonini, mori circa il 1362. 

^♦^ A. Anselmi, in Rosario, Mem. Dqm.^ del novembre scorso, 
riproduce l'articolo pubblicato nella nostra Rassegna dell' iig^osto 
1905, relativo al quadro dol Rosario di Federico Barocci a Sinigallia, 
del quale stgimpa anche una bella zincotipia. 

Mapoletano. 

^ * j^ Un ampio e interessante studio sa la pittura napolotana dal 
Rlaascimanto, condotto suir esame diretto delle opere che si conser- 
vano nel Museo Nazionale e nelle chiese di Napoli, si legge ne.ir Arte 
del Venturi, dello [scorso settembre. Ne è autore Luigi Serra, il 
quale chiude il suo lavoro affermando che < quando, per tutta Italia 
le energie prima a lungo inerti e poi intensificatesi in un lavoro se- 
colare si risvegliarono con meravigliosa fioritura, a Napoli V arte 
errava incerta dei suoi ideali, vivendo alla giornata >. 

^* ^ Lo stesso L. Serra nella Napoli nobilissima del dicembre 
1^05 comincia la pubblicazione di uno studio su Dìia scultori fliorau- 
tini dal .400 a Naiially Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano, che 
con i lavori lasciati nella chiesa di Monteoliveto irradiano l'opera 
degli scultori- locali, contemporanei e posteriori, con tale luce, che 
fa ancor più rilevare, nei lavori di questi ultimi, la povertà di for- 
me, di pensiero e d'espressione. Con tale suo studio il S. si propone 
di mostrare quale movimento producessero neir arte napoletana le 
correnti fresche che il Rossellino e il da Maiano, derivandole dalla 
nativa Firenze, immisero nefl' intimo organismo della scultura napo- 
letana. 

^* ^ Giuseppe Cbci nello stesso fascicolo di Napoli n, pubblica 
vari Doeumantl par r aria napalatana del secolo XVII, relativi a 
un altare di Cosimo Fanzaga nella chiesa di S. Nicola al Lido a 
Venezia, ad alcuni quadri delle caso gesuitiche in Napoli, e ad al- 
cune opere di Viviano Codazzi, valente pittore di prospettive, nella 
certosa di S. Martino. 

4^« La CDlonna dol coroo pasquala di Qaata, di Salvatore 
Ferkaro (Napoli, tip. Giannini, 1905). La parte più interessante della 
pubblicazione è la descrizione della colonna, forse del secolo XIII, 
ornata di bassorilievi, 24 dei quali narrano la vit^ di S. Erasmo. 

Vf*« Uno Studio storico sul santuarla di Santa Maria Matarda 
mini in Noeera dei Pagani, pubblicjìi Michele De' Santi, coi tipi 
Mei fé e loele, Napoli, 1905. 



Èassegna bibliografica dell' arie italiana, 43 

Flemovto 

^^*# Dell' EsposizUn* VaUoslana, di Varaliq discorro nell'iurte 
<l€-l dicembre scorso Mario Labò; il quai<», dopo d' avere espresso 
il suo vivo compiacimenio per le varie e belle opere d' arte antica, 
che si trovano abitualm<Mite disperse lontano, genialmente riunito 
intorno alle più importanti pitture di Gaudenzio Ferrari e del suo 
discepolo Melchiorre d' Enricis, accenna brevemente ai numerosi 
lavori di oreficeria valsesiana, per concludere, malinconicamente, come 
*. dopo Gaudenzio mille nuove correnti d' arte entrarono su per la 
valle. E si vedono qui come altrove, i ritiessi del Rinascimento e del 
Barocco, ma senza carattere speciale; il lusso prevale generalmente 
sulla bellezza pura ed austera » 

Slellla 

# * ^^ Enrico Mauceri noli' Arie del settembre e ottobre 1905 
pubblica' alcuni lavori d* oreficerìa siciliìina^ tra cui un reliquiario del 
secolo XV che si conserva nel Duomo di Siracusa, una pisside del 
1506 del Monastero di San Benedetto di Siracusa e un reliquiario del 
1705 ddello stesso Monastero. 

• Tofieana 

^^^Ì^QÌVArie deir^ ottobre 1905, Lisetta Giaccio discorre a 
lungo di tre copia di ua'opara parduta di Doaatallo In Rama: dei 

tabernacoli cioè che. si trovano a Santa Francesca Romana e a 
Sant' Agostino in Roma e nel Duomo vecchio di Capranica, i quali, 
. secondo il giudizio della C., hanno evidenti riscontri in opere di 
Donatello esistènti in Firenze ^ in Roma. L' A. inclina a credere 
che Donatello lasciasse in Roma, o vi inviasse* un' opera, oggi per- 
duta, da cui derivarono i detti tre tabernacoli che la C. riproduce 
e illustra con grande diligenza. 

^* ^ Maud Cruttwell, nello stesso fascicolo dell' Arie pubblica 
4|uattra parlata, dal catasta a dalla daclina fatta da Antanla Palla- 
loia, dal fratello Giovanni e 5a Iacopo loro padre. 

^*^ Bernard Berenson in* un articolo intitolato Dua ritratti flo- 
rantlnl dal quattracanto, pubblicato nella Rassegna d' Arie (dicembre 
1905), discorre di Cosimo Rosselli, al quale restituisce un ritratto di 
grandezza naturale di gentiluomo fiorentino, appartenente a Monsicur 
Joseph Spiridon di Parigi, accettato da molti fra i critici più repu- 
tati come opera- del Pollaiolo. A Francesco Botticini ascrive poi un 
ritratto di giovanetto, che si trova nel palazzo reale di Stoccolma. 

«*# Nel n. di gennaio 1906 della stessa rivista milanese 'Maud 
Cruttwell inserisce e illustra con grande copia di notizie e raffronti 



44 Hassùgna bibliografica dell* arie itaìiana. 



un disegno dal Varrocchlo p«r la < Fada » nella MiTcatunzia tii 
Firenze, che si conserva agli Uffizi. Il M. tcTmina il suo dotto arti- 
colo augurandosi che il bel disegno, il quale porta V impronta del 
grande artistii, sia aggiunto alla lista delle poche opere autentiche 
di Andrea Verrocchio. 

♦ *# F. Mason Perkins nello stesso numero, della Rassegjfna 
d^ Arte pubblica un' immagine di Santa Lucia, che si vede tra le 
Rovinate a Firenze, ascritta al Pesello. Egli la giudica invece quale 
opera sicura di Pietro Lorenzetti. 

j^*# Nel II fascicolo di Eassegna d* Arte Senese F, Bargagu 
Petrucci dice, suir esempio di Siena, còma paaaona rlaorg«r« la 
città artlstlcha; e F. Mason Perkins stampa un importante articolo 
intitolato Pittura aanaal negli Stali Uniti. Nel Museo delle Belle 
Arti di Boston si trovano quattro pitture d' origine senese tra cui 
una Assunzione della V. con angeli e santi, che il M. P. attribuisce 
a Bartolo di Maestro Fedi, e una tavola rappresentante un miracolo 
di S. Caterina dalla signorina Lucy Olcott attribuita a Girolamo di 
Benvenuto. Nella collezione di Mrs. I. L. Gardner, a Finvvay Court 
(Boston) sono diverse opere senesi : un grande polittico con la Madoii« 
na e il B. e santi dal nostro ascritto a Lippe Mommi, e una Vergine 
col putto, dello stesso maestro. Un grande quadro d' altare di Ben- 
venuto di Giovanni a Cambridge, e molti altri lavori di niaestrì 
senesi si trovano nella collezione Jarves di New Havven, fra cui sono 
de' capolavori di Sano di Piero e di Neroccio di Landò. Altri quadri 
penosi di minore importanza si vedono nel Museo Metropolitano di 
New .York, a Filadelfia, a Ogontz, dei pittori Pietro di Domenico, 
di Matteo di Giovanni, di Benvenuto di Giovanni, ecc. 

^*« DI un grappa tfalla Piala di Qlacama Caszaralll a éì un 
S. QlavannI che nan ci ha cha farà, tratta nello stesso periodico 
del gennaio 1906 V. Ldsini. Nelle Notizie di detto fascicolo si discor- 
re, tra r altro, della Chlasa parracehlala di Spadalattq in Val d' Or- 
cia, e di una tavala dal Barna a Chianciano. 

^*#In Rivista d* Arte (ottobre 1905) Odoardo H. Gigliou 
stampa tre documenti tratti dall' Archivio dell' Arcispedale di S. M. 
Nuova di Firenze, relativi alle pitture di Andraa da Caatagno e di 
Alacela Baldavlnattl per la chiesa di Sant' Egidio ed il pergamo di 
Giuliana da Malana. 

^ * ^ Daoumantl d' arta tacoana In Liguria, tratti dall' archivio 
notarile di Sarzana, da quello Comunale della Spezia e dall' Archivio 
Generale dei contratti di P^'irenze, stampa in Bullettino Storico Pistoiese 
(fase. 3-4, 1905) Ubaldo ^Iazzini. Due di essi riguardano Bernardino 
di Antonio di Ser Antonio detto del Signoraccio di Pistoia, padre 



ì 



Eassegna bibliografica dell' arte italiana, 45 



del celebre Paolino, che nel . 1517 e nel 1518 esegui alla Spezia forse due 
tavole ; uno riguarda il pittore Franceseo Riccomaìini, autore di un 
quadro eseguito nel 1530 per i massari della chiesa di S. Vito di 
Marola. Nessuno dei tre lavori menzionati dal M. esistono più. 

it* ^ Nello stesso fascicolo del BuUettino S. P, Peleo Dacci 
pubblica 13 Itocumantl dal 1394 al 1444 relativi agli orali fiorentini 
Matteo e Cristofano di Paolo, Giovanni di Bartolomeo Cristiani, Ci- 
priano di Bartolo e Meo di Bonifazio Ricciardi, Lorenzo Ghiberti, e 
Guarente di Giovanni Guarenti che presero parte al secondo riordi- 
namento dell' altare d' argento di S. Iacopo a Pistoia. 

^* ^ Guido Zaccagnini, nella stessa rivista, discorre servendosi 
di un carteggio inedito interessantissimo, di Niccolò Puccini o gli 
artlatl tfoi suo tCRipp, facendo rilevare le belle doti del munifico 
protettore delle arti belle in un tempo in cui gli artisti difflcilmente 
trovavano chi li incoraggiasse neir aspro cammino dell' arte. 

^* ^ 0, Torricelli nel Marzocco del 19 nov. 1905 richiama l'at- 
tenzione di coloro cui spetta la conservazione dei monumenti, sullo 
stato miserando in cui si trova lo storico castello di Vicopisano. 

^f*» Nel Marzocco del 17 dicembre u. s. Corrado Ricci discorre 
«la L^ Mcduso di Leonardo o la Medusa dogli Uffiial. concludendo che 
la notizia della Medusa su rotella di Leonardo non poggia su basi 
storiche molto solide; mentre appar sicura l'altra intorao al quadro 
della Medusa, cominciato e lasciato incompiuto da Leonardo, visibile 
ancora nella Guardaroba ducale nel 1568 ; poi scomparso. 

ji*# In Rassegna d* Arte Senese (fase. Ili, 1905) Luigi Coletti 
stampa un interessante articolo sulla già tanto dibattuta questione 
della procodonza dalla Scuola sanoso sulla Scuola Fiorentina. È 
un capitolo, come è detto in nota dalla Redazione del periodico, di 
uno studio sui caratteri dell' arte senese che uscirà fra poco in una 
edizione corredata da numerose illustrazioni, coi tipi dell' Editore 
Zoppelli di Treviso. 

♦ *# Nelle Notizie dello stesso fascicolo III dell'elegante rivista 
* senese si discorre della Piova di S. Valentino presso Monte Folloni- 
co, e della chiesetta di S. Giorgio In Patrolo. 

^*^f B. in Pagine Istriane (nov. -die. 1905) pubblica e illustra il 
quadro rappresentante S. Giuliano, nella Oalleria Pitti, di Cristofano 
Allori, mostrandone la sua grande importanza, per le belle qualità 
pittoriche del lavoro, dal tocco franco e decisivo, dal colore intenso 
e come di smalto, sì da far sentire suU' artista l' influenza del Cor- 
reggio, di cui r Allori pra un copiatore inarrivabile. 

^*# In Rivista d* Arte del novembre 1905 Luigi Klmi si doman- 
da se il quadro a mosaico nel Museo di Kensington, rappresentante 



ANNO IX 



Bassepa liiiograica dell'Arte italiana 



diretta 

dal Fì'of. Egidio Calzini 



Si pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8 grande con coperti- 
na, e contiene documenti inediti per la storia delTarte, monografie e articoli 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata ad andare 
per le mani di tutti coloro che si occupano di arte nazionale antica e mo- 
derna in Italia e fuori. 

Abbonamento annuo anticipato per l' Italia, Lire 5. — Estero Lire 7. 
Disellane e Amministrazione, presso il Prof. E. CAI^SEIMI — Ai»eoli Pleeoo. 



Marco Palmezzano 

E I.E SUE OPERE 



Un bolli»simo volume in-4 grande illustrato 
con 94 fototipie o il ritratto del Pittore. 



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Splendida pubblicazione in-4 K^&ndo con 43 
tavole in fototipia e molte incisioni inter- 
calate nel testo. 



Tiratura speciale di venti esemplari 

PREZZO L. 20 PREZZO L. 20 

In vendita presso V autore Prof. E. Calzini, Ascoli Piceno 



— Anno I X . — 



L'ARTE 



Anno IX.— 



DI 



ADOLFO VENTURI 

Rivista bimestrale di Storia dell* arte medioevale e moderna 
e d* arte decorativa 

DIREZIONE - REDAZIONE - AMMINISTRAZIONE 

Vicolo Savellì, 4H^ Roma, 
Abbonamento annuo Italia L. 30 — Estore L. 38. 



LA ROMAGNA 

NELLA STOR'A, NELLE LHTTERE 
E NELLE ARTI 

Rivista bimestrale diretta da 
fi. Gasperoni e da L. Orstni, 
Savignano di Romagna. 
Abbonamento annuo L, 8 
Un fascicolo L. 0,80 
Amministratore : Eduardo Sera- 
prini - Navlgnano di Roinaf^na, 



LE RRARCHE 

illnstrati nella stiria, nlb Istlin, bsIIs arti 

RIVISTA BIMESTRALE 

Direttore dott. Ciilallo Grimaldi 

ANNO IV. - FANO 

Direz. e Amm. : prof. Q. Qrimaldi 

Abbonamento annuo Ki. 5 

Via Fiorentina, 83 — Pisa. 



ANNO IX. 



Conte corronto pon la iiosta. 



Marzo -Aprile 190ti 



Num. 3-5 




biWìflgrafica 



dell'arte iialiana ^^<ss 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calzini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

190G 



COLLABORATORI : 

Vittorio Ateaadri — Alipio Aiippi — Aoseinio Aaselmi — Carlo Astolfi — 
Qiovaoni Bardovafoi — Cornelio Badioich — Qittlio Caataianessa — Gin- 
aeppe CaalelUai — C. Jacopo Cavallacci — Beniardioo Feiiciaas«ll — Attillo 
Fraiclictti — Qaatavo Frizzooi — Carlo Qrìfioai — Francesco Malanimi- Valeri 
-- Cesare Mariotti — fiarico Manceri — Curalo Mazzi — Medardo Morìd 
— Alfredo Melaoi — R. Feruzzi de' Medici — Up N>ai P.*iciilìai — eoiiii 
Orioli — Ercole Scataaaa — Gnido Traversar! — Nazzareno Trovaneìli — 
Giulio Urbitti — Giacomo Vaazoliai — Augusto Vernarecci. 

La Rass^gnay che vanta già otto oii<il di vita, è i' unica rivista 
che cara in modo speciale in Biblioy rafia dell'Arte italiana. Essa 
tien conto, uitre che <leile maggiori pub>)iit'.azioni d' indole arci^tìi-a 
che ved )ao la luce in Italia e fuori, ant'he di qut^Ui' più niodcMe 
che si vanno stampando sa giornali quotittiaiii o p^-rlodii-i; di guÌMi 
che nulla o ben p.»co sfugge ai lettori suoi, perchè poco t» nulla suig- 
ge all'iitt »n'/ione de' suoi «•ollaboratori. 

Per tal modo più d'\ 3000 studi d* arte p )terono ess<'re p issati in 
rassegna ne' primi otto volumi uel periodico; ciò che v»lr U c< iio- 
s^enza di piìiche 3000 tra libri, opuscoli e articoli che il lettore potè 
avere in virtù della rivista. 

Oltracciò non v' ha f^iscicolo <i<*lla Rassegva che non cor.tf i:pi 
documenti inediti, e illustrazioni di opere d' arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si r (ccoinan<la a tutte le parsone colte e n 
quanti desiderano d'essere tenuti al corrente della nostni letteruiura 
artistica. 



A V V K II T E N Z B 

La Raiinparaa si pubblica in faMclcoli biinrHtrnli n tritnoMtrnli in-H^^rMude 
con copertina, e contiene docu iii»-iiti iiietliti jier la Mtorìa «h'ITartr, nioii.i*rra- 
fìe e articoli originali ; receiiHÌoni di optM-e o di articoli d' a''Ce ri*A;e. iri, ii «ri- 
zie, atinun/j, ecc. Ogni volume, in line didT anno, sirà corredato di un lu- 
dice per nniterie, nomi d'artisti, ecc. 

Abbonamento aonao anticipato per 1* Italia L. 5 — per V Estero L. 7. 

Un numero separato cent. 50. 

Le lette»*e, i libri, gli opuscol', ì giornnli in cnm)»io, i nianoNcriiti n 
quant' altro si riferisce alla re^iazìone del periodico, dovranno essere inviati 
Iti prof. E. Calzini, Ascoli Piceno. 

Per le reconsìoni delle opere hasta anche l' invio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati si respingono. 
ST^ Per tutto ciò che interessa 1' i m *»'•#/-/ ••rer'o»!/'; ah1>onanienti, inHcr^io- 
ni, reclami, ecc., dirigersi allo stesso prof. Kyldio Calzini, Aii«<»li Piceni». 



Preghiamo vlvamanto I signori Aaaoclatl che non hanno pa- 
gato ancora l' aiibonanionto dol 1905, d' inviara con cortaao sol- 
ioeltuillno LIRE CINOUE all' Amminlstrazlono dalla Rassagna. 



ANNO IX. Ascoli Piceno, 190H. N. 8-5. 

RASSKf.NA BIBLIOdKAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 

Abbonamento annuo j P*^ ['. J^**'^*^ ' * *-'J' ^ j Un num. aeparato Cent. 60 

SOVIIHARIO : Ettrico Maiceri, iht critico d' arte del Rinascimrfito. — E. Calzini, Di due quadri 
di Cola d' Amairice. — E. .Scatassa, Di Antonio di Guido Alberti da Ferrara, pittate. — E. 
Calzini, Vecchie pitture murali del XfV e XV secolo (Contributo alla storia dell'arto nello 
Marche). Continuazione e fine. — Documenti: C. (ìriuioni, (Giovanni Andrea Ascani iuniore 
da S. Ippolito^ scultore del secolo XVf/f. — Recensioni: A. MrNOZ, B. Feliciangeli, E. Cal- 
zini. — Bibli<^prafia : Opere di carattere generale; Aóruszo. Kmilia, Lazio, Lombardia, Marche^ 
.\'apol etatto, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. — Annunzi o Kotixic. 



UN CRITICO D' ARTE DEL RINASCIMENTO 



Di Lodovico Dolce veneziano esiste una vera farragine di scritti 
riguardanti ogni materia. Egli ò un enciclopedico, che vuole occu- 
parsi di tutto e crede tutto trattare con la maggior competenza. La 
Biblioteca italiana di Ilaym cita di lui più di settanta opere, nelle 
quali appare sotto tutte le fogge, di filosofo, di retore, di poeta, di 
traduttore, di critico, di storico, perfino di editore '). Codeste» spirito 
bizzarro, privo di originalità e di potenza inventiva, ma fornito di 
una coltura profonda e varia, sorti i natali a Venezia da antica fa- 
miglia, che nel 1268 aveva dato uno dei suoi al (iran Consiglio, (» 
fu amico di Tiziano, di Sebastiano del Piombo, di Iacopo Sansovino 
e dell' Aretino. Sebbene sia stato di una attività così meravigliosa, i 
suoi lavori non ^ono riusciti a salvarsi dair oblio, e solo un opuscolo 
prezioso, interessantissimo agli studi artistici, ne ricorda oggi il no- 
me. Esso fu pubblicato la prima volta in Venezia, nel 1557, da Ga- 
briele (ìiolito de' Ferrari, con questo titolo: Dialogo della Pittura di 
M. iMdovico Dolce, intitolato r Aretino. Nel quale si ragiona della 
dignità di essa Pittura, e di tutte le parti necessarie, die a perfetto 
Pittore si acconvengono : Con esempi di pittori antichi e moderni: e 
nel fine si fa mentione f Ielle virtii e delle opere del Divin Titiano. Vnsi 

^) Pietro Aretino lo chiama con la sua solita adulazione Divino e in una 
lettera del 1537 ^li scrive: « Io non so, come la vena non vi secchi nel 
comporre dì tante opere; a me parve già di essere quello che sputasse i li- 
bri interi interi. - Ma sete pur voi che così fate » - Il primo libro delle 
lettere di P. Aretino, Milano, 18()4 — p. \l84. 



50 Rassegna bibliografica dell'arie italiana. 



rititarapa se no fece in Firenze nel 1735, mettendovi accanto una 
traduzione in francese, curata dal pittore Niccolò Veugles (presso 
Michele Nestenus e Francesco Moucke); fu ripubblicato nel 1863 dal 
Daelli, nella sua Biblioteca rara, il quale vi aggiunse, in ultimo, al- 
cune lettere di Tiziano a vari e dell' Aretino a lui ; e finalmente dal 
Ferino nel 1892 '). Si noti però che nelle due edizioni si omise la 
dedicatoria a Girolamo Loredano, e non si tenne perfettamente conto 
deir Errata corrige. 

Quest' opuscolo è un gioiello, non solo per V eleganza e direi 
quasi per la signorilità tutta veneziana della dizione, e pei giudizi 
sani, magistrali, che dà sugli artisti e sulle loro opere, tanto da ri- 
velarsi come un precursore della moderna critica d' arte, ma anche 
perchè ci offre notizie e testimonianze interessanti; senza tema di 
errare si può dire, quindi, che, dopo V opera del Vasari, nessuna 
altra del secolo XVI ha maggiore importanza di questa, come fonte 
artistica per gli studi d' arte. 

In primo luogo si domanda : È proprio il Dolce V autore di co- 
testi giudizi, egli non ha fatto che trascrivere quello che aveva 
inteso ed appreso, per bocca d' altri V Pel fatto stesso che lo scrit- 
tore ha intitolato il suo dialogo V Aretino, perchè tale è il nome 
del protagonista, si potrebbe dare, senza dubbio, una risposta affer- 
mativa *). Però il Dolce non ha messo, per dir così, materialmente 
sulla Carta le opinioni dell'Aretino; anch' egli vivendo a Venezia e 
in mezzo ad artisti, doveva essere intelligente .in materia d'arte, e 
basterebbero a farcene convinti le sue lettere, specie quella diretta 
a Gasparo Ballini e ad Alessandro Contarini, non meno ornaio di 
lettere che di altre rare virtù, secondo le sue parole stesse, che ri- 
producono perfettamente il modo di pensare dell' Aretino, nel Dialo- 
go, sulla superiorità di Raffaello ^). ^ 



I) Fu tradotto ia inglese - Londra 1770, e in tedesco per cura di R. 
Eitelberger v. Edelberg - Wien, 1871. 

^ II Dolce lo introduce in un' altra opera: Dialogo dei mali avventurati 
mariti dove M. f^ietro Aretino parla in difesa dei medesimi, Venezia, 1542. 

3) Lodovico Dolce. I^ettere di diversi eccellentissimi kiiomini, raccolte da 
diversi libri, Venezia, 1559 - p. 472 e segg. - Qui stesso (p. 126) ne ri- 
produce alcune di Michelangelo, dì Raffaello e di Tiziano, precedute da questa 
prefazioncolla : « Ai lettori, Lodovico Dolce. Non essendo arte veruna di 
nobiltà più vicina alle lettere di quello che è la Pittura, nel inezo di questi 
huoinini per altezza di ingegno e di dottrina illustri; ci è paruto mettere 
alcune letten*, di tre chiarissimi lumi della Pittura, Michel Agnolo, Rafaelo 
d' Urbino e Titiano Vcccllio, acciò che sì vegga, (guanto oltre all' eccellenzii 



RdHìiegna bibliografica dell* arte italiana, 51 

Io n^puto che questo' lavoro rifletta i sentimenti e le opinioni 
di ambidue, i quali eran legati non solo da un' amicizia lunga ed 
intima e dal vincolo spirituale del comparato, ma anche da una 
eerta comunione intellettuale. Tanto V uno quanto V altro erano af- 
fezionati a Tiziano ed avevano modo di riunirsi e di scambiare le 
loro idee; solo si può ammettere che il Dolce avesse imparato dal- 
l' Aretino tutte quelle conoscenze tecniche e stilistiche che dimostra 
nel suo lavoro, e che, in omaggio al maestro, V avesse fatto compa- 
rire nel Dialogo »j. 

Questo fatto rivela p(*r so stesso quanta autorità godesse V Aretino, 
in quel tempo, nel giudicare le opere d' arte, come, a mò d' esempio, 
si^può argomentare da una lettera di Michelangelo a lui diretta *). 
Egli, secondo il solito, non sa far tacere la sua vanagloria e si com- 
piace qua e là nelle sue lettere di (juesta sua virtù. Infatti a Tiziano 
scultore si mostra come non ignorante deW arte die sa fare il disegno'^): 
a Bonifacio Veronese scrive: da quel giudizio, che tutti i professori 
dell* arte vostra vogliono che io tenga *)\ ed al Bianco: Avvengachè 
essi medesimi (cioò Sanso vi no e Tiziano) affermano che se in la scul- 
tura t in la pittura sapessi tanto fare, quanto so parlarne, mi cedereb- 
bero molti di coloro che a veruno ìion cedono ^). Pare che, essendo in 
età giovanile, esordisse nella pittura, a Perugia, come ha dimostrato 
il Luzio, con documenti, in un suo bellissimo lavoro ^). Certo è che 



dell'arte loro, nella quale è da credere che essi in questo nostro secolo 
h<ibbiano aguagliar gli antichi, sarehbono anco riusciti mirabili in quella 
della penna, se havessero o voluto, o potuto porvi cura. » 

*) Il Cicogna dice che in una nota a penna dell' ab. Jacopo Morelli su 
di uu esemplare del Dialogo, nella Marciana si legge: « Credesi. che il 
Dialogo della pittura sia composto dal Dolce di concerto dello stesso Tiziano, 
perchè questo vi è più lodato di Michelangelo e di Raffaello (Memorie dell'I, 
li. Istituto di scienze, lettere ed arti 1862 Voi. XI p. 100) Ciò è assolutamente 
inammissibile, perché Tiziano era molto modesto e non avrebbe permesso 
tanto incensamento. 

*) Dolce — Lettere pp. 22l> 227 — Il Doni scrivendo all' Aretino (Intere 
dU Dvii- Venezia loiVi p. 198), lo chiama uno di quegl' intelletti divini, che 
rendono si bene la ragione delle Scolture e delle Pitture con la lingua e 
con la penna; « ed il Vasari oarimenti, in una lettera, l'elogia come per- 
sona » dotata di cognizione e giudizio donatogli dal Cielo verso tal Arte ». 

^) R(icct)lta di lettere tifdla pittura scultura ed architeitufa, pubblicata da 
M, G, liottari. Milano, 1822, voi. Ili p. 150. 

■») ibid p. 172. 

'') ibid. p. 174. 
''♦^) Pietro Aretino nei suoi primi anni a Venezia e la corte dei Goìizaga, 
Torino, 1888 p. 12. 



52 Rassegrui bibliografica dell* arte iicdiana 



V Aretino, malgrado le sue stravaganze e i suoi difetti morali, che 
lo rendono malviso agli onesti, era uomo di altissimo ingegno ed 
aveva un senso veramente squisito del bello. Vissuto in quello splen- 
dido meriggio dell' arte, in una città da lui detta Paradiso terrestre ^) 
dove tanta vita ferveva, e in relazione coi più grandi* artisti, come 
si può desumere dal suo epistolario, ne conosceva le opere tutte e 
ne parlava da persona intendente e giudiziosa. Era intenso allora il 
dibattito fra i sostenitori di Raffaello e quelli di Michelangelo ; egli 
ammirava tanto V uno quanto V altro, ma innamorato del colore e 
del divin Tiziano, tanto da voler quasi gareggiare con lui nel suo 
stile letterario, non poteva essere entusiasta del Buonarroti. 

Il dialogo ha luogo fra V Aretino e Giovan Francesco Fabrini, 
grammatico valente di Fighine, patria di Marsilio, il quale nel 1547 
fu chiamato a Venezia a coprire la cattedra di eloquenza, dove in- 
segnò con onore per trent' anni e scrisse molte opere. Sono due uo- 
mini di lettere, che convivono nella stessa città, e che han dovuto 
realmente disputare su questo tema, perchè il Dolce li mettesse in 
iscena. Il Fabrini però non è un critico d' arte ; egli è un ammiratore 
di Michelangelo e lo difende, perchè sente o perchè affetta tale opi- 
nione, come gli rimprovera il suo contradittore; difatti, quando vuol 
dare una ragione di appoggio al suo discorso, dice che V ha raccolto 
da altre persone, ma, in ultimo. Unisce col cedere e sottomettersi 
alle stringenti argomentazioni dell' Aretino. Il quale prende occasione 
a discutere dal fatto che quindici giorni innanzi, essendo nella chiesii 
dei santi Giovanni e Paolo, dov' è la famosa tavola di S. Pietro 
Martire di Tiziano, in compagnia del dottissimo Giulio Camillo, poeta 
e retore, sopranominato Delmenio, aveva visto il Fabrini tutto intento 
a riguardare V altra pittura, rappresentante 8. Tommaso d' Aquino, 
di Giovanni Bellini. E qui elogia codesto pittore, dicendo che « per 
(luanto comportava quella età, fu maestro buono e diligente ». In 
seguito aggiunge: « Ma egli è stato da poi vinto da Giorgio da Ca- 
stelfranco, e Giorgio lasciato a dietro infinite miglia da Tiziano: il 
quale diede alle sue figure una eroica maestà, e trovò una maniera 
di colorito morbidissima, e nelle tinte cotanto simile al vero, che sì 
può ben dire con verità eh' ella va di pari con la natura ». lo non 
so se possa trovarsi un' espressione più felice e nello stesso tempo 
più completa pef" dare il carattere d' un artista. 



^) Da Verona scriveva a Tiziano; « Forni, capanne, e spelunche mi 
paiono l'altre terre a petto all' alma inclita, e adorabil Venezia » Il Dialogo^ 
etc. Ed. Daelli p. i)l. 



Rassegna bibliografica dell* arie ilaliaìui. 53 



So il Dolce non avessi^ altro nutrito bastencbbii la forma con .cui 
ha saputo' oriTare i vari giudizi comunicatigli, por rendercelo caro e 
gradito. Così, nella lettera al Contarini, parlando doli' Adone dello 
stesso maestro (oggi nelU Naiìonal Gdllery di Londra), esce in una 
frase piena di grande efttcacia: « Né si può discernere qual parte 
in lui sia più bella, perchè ciascuna separatamente, e tutte insieme, 
contengono la perfettion delTarte: e il colorito contende col disegno, 
e il disegno col colorito » ^) 

Il paragona fra Raffaello e Michelangelo sa certamente di trop- 
po accademico, e solo importa a noi per le definizioni che contiene, 
o perchè e' insegna alcune teorie suU' arte, dominanti in quel tempo, 
come quando combatte V argomento di coloro, i quali credono che 
la maniera leggiadra e gentile di Raffaello fosse troppo facile « mentre 
la facilità è il principale argomento della eccellenza di qualunque 
arte, e la più difficile a conseguire: ed è arte a nasconder l'afte >. 
continua ENRice Mauceri. 

») Ijettere o. e. p. 482. 



.^N.-v/^-Xy 



DI DUE QUADRI DI COLA D'AMATRIGE 

Il primo si trova in una chiesuola della Fanìiglìa Grisanti 
a Colle Bigliana, comune di Civitella del Tronto, V altro nella 
chiesa priofale del castello di Fulignano, poco oltre gli otto 
chilometri da Ascoli Piceno. 

La tavoletta dei signori Grisanti rappresenta la Madonna- 
col putto e due angioletti, ritti sulle nubi, che le reggono 
sovra il capo il diadema. Il quadro è alto poco più di un metro, 
largo circa 70 centimetri. 

Esso ricorda in qualche modo la Madonna, in mezzo a 
quattro santi, che si ammira nella chiesa di San Vittore in 
Ascoli, da me altra volta illustrata in questa rivista *) : la bella 
tavola che, in mancanza della fotografia del quadro di Colle 
Bigliana, qui ora riproduco, tanto più volentieri in quanto che 
anche il quadro di Fulignano, di cui non potei procurarmi an- 



^) E. Calzini, Di alcune pitture di Cola dell' Amatrice. — Anno III, 1900, 
pag. 115-123. 



Ó4 liassegna hMiografica dell'arie Uaìiana. 



Cora la fotografia, benché ad esso anteriore, richiama sotto 
vari aspetti la bellissima composizione di San Vittore. 

Il quadro di Fulignano, che vedesi suU* aitar maggiore di 
detta chiesa, è diviso in tre parti. Quella centrale, con la Ver- 
gine e il divin fanciullo seduta in trono, è larga 60 centime- 
tri : le altre misurano appena 40 cent, in larghezza, mentre 
tutte e tre sono alte circa un metro ciascuna. Nella tavola a 
destra è raffigurato s. Cipriano vescovo, titolare, della chiesa; 
in quella a sinistra è dipinta santa Caterina d' Alessandria. 

La pittura importantissima, già assegnata anche da critici 
valenti a Vittorio Crivelli, merita d'essere esaminata un po' 
più diligentemente che non si sia fatto sin qui. 

La Madonna ò seduta in una sedia, i cui bracciuoli han- 
no la forma di un arco di cerchio. Essa ha le mani giunte 
in atto di grande devo/Jone e guarda il- divin figlio, il quale 
vedesi col ventre disteso sulle ginocchia della madre in atpo 
di voltarsi repentinamente verso di lei e sollevando la mano 
sinistra al petto della Vergine. Questa, a prima vista, par tutta 
cosa crivellesca : fronte spaziosa, occhi con le palpebre abbas- 
sate, naso sottile, bocca e mento piccoli ; carni diafane e leg- 
germente soffuse di color roseo nelle guancie, come usa dipin- 
gerle lo stesso Crivelli ; capelli non folti e chiari. Il manto giallo 
con poche pieghe, larghe e piene, di stoffa pesante e quali non 
si riscontrano mai nei pittori crivelleschi, ha piccoli risvolti di 
un verde scuro al collo e al braccio. Rosso scarlatto sono le 
punte delle scarpe, eh' escono dì sotto al manto della Vergine : 
e dello stesso colore sono quelle della santa. 

Dietro Maria è una tenda verde, che scende dal dossale 
della sedia coronato in alto da una cornice rossastra; sopra alla 
quale, alle due estremità, è una borchia per parte con entrovi 
una rosetta dello' stesso colore. Le tre tavole hanno il fondo di 
un rosso vivido e tutte e tre le figure una tenda dietro ; quel- 
le a tergo de' due santi sono gialle, fiorate di scuro. 

S. Cipriano ha la mitria in capo con bordi ricchi di gem- 
me, indossa un piviale tra il verdognolo e il turchino, con gli 
stoloni color dell' oro, ornati e gemmati. Sotto il* piviale, allac- 
ciato al petto con uno spillo, veste il santo un lungo camice 
che si ripiega in basso sulle punte de' piedi. Sopra il camice 



ììassegna bibìiogì afica ddV arte iUdUina. 



hfy 



bianco spiccano incrociati i duo nastri rossi dell' ammitto. Con 
la destra coperta dal guanto regge il santo un libro chiuso, 
nell'altra stringe il pastorale. 

La vergine d' Alessandria è vista di terza ed ha lo sguar- 
do volto In alto. al disopra della Madonna: il che fa sospettare 
che sopra dette tavole doveva trovarsi in origine qualche altra 
parte del trittico : torse la figura deir Eterno Padre o la Pietà, 
I capelli della giovine santa sono spartiti a ciocche serpeggiate 
color dell'oro chiaro, voluminose e quali le dipinge Cola ne' 
suoi lavori giovanili. Ha la veste chiara con bordo dorato al 




collo, stretta alla vita da una ^cinta nera con fibbia d' oro ; il ^ 
manto scuro le scende dietro le spalle — come nella s. Lucia 
che si conserva di Cola nella galleria di Ascoli Piceno — e un 
lembo di esso, sostenuto con la sinistra ( in cui stringe anche 
la palma), le avvolge inferiormente la bella persona ; la destra 
appoggia sulla ruota dentata, all' altezza dei fianchi. 

Il modo di segnare il camice in basso, con le solite pieghe 
spezzate, ci appalesa tutto il fare di Cola, così il volto dai li- 
neamenti un po' duri del santo vescovo, con barba cinerea e 
a riccioli concentrici, ricorda le tipiche figure dello stesso mae- 



56 Rassegna bibliografica dell' arte italiana* 

stro nei quadri delle Piagge, di San Vittore e della Cxalleria 
ascolana, l.a Vergine ha in capo la corona d'oro, sottile e prò 
prio quale la compone if Filotesio nelle opere della sua prima ma- 
niera ; così le piccole aureole di fronte ; così le estremità dalle * 
dita sottili, affusolate ohe, confrontate con altri lavori del nostro 
artista, sembrano tratte tutte da uno stampo. 

La Madonna detta « delle Grazie » e le due tavolette a' lati, 
nel 1882 furono portate nella nuova parrocchiale dalla vecchia 
chiesa dól luogo, che sorgeva a poca distanza dell] attuale. 

Nulla si sa della cornice che orna<^a in origine la graziosa 
pala 4' altare, in forma molto verosimilmente di trittico ; ciò » 
nondimeno anche così quàl è il quadro di P'ulignano non solo 
vale per farci meglio conoscere le più antiche opere dell' ar- 
tista, ma ci mostra altresì come Cola, perdurando a' suoi giorni 
nel Piceno T amore per le opere crivellesche, piegasse in certo 
modo il proprio ingegno — non' senza frutto, e onore — anche 
al gusto dei committenti devoti. 

E. Calzini 



\ ''^^\ • • .' •.y'- / 



DI ANTONIO DI GUIDO ALBERTI 

DA FERRARA, PITTORE. 



Nei primordi del secolo XV un gruppo di valenti pittori 
appartenenti avarie regioni d'Italia, saliva il dolce colle d'Ur- 
bino onde portare in quella che poi fu culla d' arte e di gran- 
di artisti, le varie tendenze, frutto di molti studi da parte di 
coloro che provenivano dalle diverse scuole. 

Basterà citarne alcuni a cui fama ed arte furono oltremodo 
benigne : I fratelli wSalimbenc, Ottaviano Nelli, Piero dei Fran- 
ceschi e, quegli che più ci interessa, poiché la sua vita e le sue 
opere saranno nel corso di questo scritto brevemente menzionate, 
Antonio di Guido Alberti da Ferrara. 

Venendo dunque alle sue opere, dobbiamo dire eh' egli re- 
cò in Urbino la prima e più schietta tendenza, della scuola 
Ferrarese, non riuscendo mai ad apprendere la grazia che formò 
ad esempio una delle doti del Nelli, ovvero la composizione 



kasisegna hìhliografica dell' arte, italiana. 57 

drammatica dei Salimbcno; non riuscendo l'Alberti a scostar- 
si da quella ruvidezza, da quel verismo che è proprio della 
scuola da cui provenne ed a cui egli die maggiormente impulso. 

Malgrado la nqstra buona volontà nel ricercare notizie con- 
cernenti il nostro artistgi, diremo che non ci riusci di rintrac- 
ciare grandi cose, l.e nostre assidue ricerche negli archivi ur- 
binati •ci condussero alla conoscenza di vari documenti che qui 
aggiungeremo alle sparge notizie delle varie pubblicazioni con- 
cernenti la vita deir Alberti ; nella speranza di vedere un gior- 
no qualche altro studioso che riesca a dire di lui meno incom- 
piutamente, .togliendolo da quella specie d* oblìo in che V hanno 
lasciato anche gli scrittori più reputati. 

Antonio di druido Alberti, sì recò verosimilmente in Ur- 
bino tra il 1390 ed il '400. La sua giovinezza, come avviene 
quasi sempre ai non favoi-iti dalla fortuna, rimase oscura; ci vo- 
levano le sue opere per farlo conoscere al mondo. Il Vasari ci 
da un cenno di lui, magro cenno invero poiché ci dice soltanto 
eh' egli fu allievo dì Agnoli Gaddi ; ma studiando le opere del 
Ferrarese, tale giudizio bisogna escluderlo assolutamente, poiché 
le due scuole sono manifestamente opposte fra loro: infatti 
come conciliare le opere del Gaddi, colla ruvidezza e col ve- 
rismo della scuola Ferrarese ? 

Noi pensiamo invece che Antonio avesse, se non i primi 
elementi, certo un grande impulso da maestro Matteo Gennari, 
pittore urbinate, col quale ebbe poi continue relazioni, fino a 
sposare la sorella della moglie di lui appartenente alla fami- 
glia Severi, non escludendo anche che abbiano tenuto bottega 
insieme. 

Volendo seguire il Thode, sappiamo che le opere di An- 
tonio conservate in Urbino ci rivelano lo stile del precursore 
diretto di Cosimo Tura e dì Francesco del Cossa, che furono 
i precursori della scuola Ferrarese. Se tale asserto noi dobbiamo 
tenere in considerazione, come quello che meglio si concilia 
con le sue opere, queste avrebbero un' importanza grande nello 
sviluppo dell' arte ferrarese. 

Venendo ora ai documenti, troviamo che nel 1423 Antonio, 
essendo sui trent' anni, era già ammogliato con Evangelista fi- 



58 RoRsegna bibliografica deW arie italiana 

glìuoìa di Antonio Severi ; il cui tutore era certo mastro Cri- 
stofaro di Milano. 

Riporto il documento : 

«r In nomine D.iii amen. Anno 1423 die 29 Martij. In cixritate Urbini in 
paliatio habitat, et resident. d.no Potestate diete civitatis et in sala infe- 
riore dicti palatij : in Quadra (rione) Episcopatus juxtam Plateam magnam... 
presentibus nobili viro Francischino de Flim (?) de Assisio Potestate civitatis 
Urbini, egregio legum doctore, d.no lohanno, d.ni Mattei et Nicolao ma- 
gistri Marci de dieta civitate Urbini testibos. 

Cum lìs et questio et foret et verteret inter magistrum Antonium Cui- 

donem de Ferrarla pictorem habitorem Urbini, maritnm donne Evangeliste 
lìlie quondam Antonj Severi de Urbino et magistrum Cristofanum... de Me- 
dio! ano habitatem Urbini eius Evangeliste curator^m, prò qua donna Evange- 
lista dictus Antonius sohis tenctur, oneratur, premi ti tur ut in palebìt (?) ex 
parte una agentes (sic) ; et magister Matheus Genarius (^) de castro Gai fé 
eomraiiate Urbini pictor et Antonius filius dicti magistri Mathei ex altera. 
Se defendentes ad miuistram tutele olim geste p. dominam Angelam olim ma- 
trem diete Evangeliste et Tornasse eius sororis et olim uxoris magistri Mathei 
cum tutela cum assegnatione » 

Per ciò che si apprende dal rogito, dobbiamo dire che non 
è conforme a verità V asserto di alcuni storici che lo fanno 
ammogliato con una della nobilissima famiglia Paltroni ; del 
resto dobbiamo notare che anche la famiglia Severi appartene 
va alla vecchia nobiltà urbinate. 

Occupando Antonio uno dei primi posti fra i pittori urbi- 
nati, l'arte gii dovette fruttare assai, se troviamo segnato nel 
libro D del Catasto ducale a carta 167 quanto segue : « 1424 die 
2 agosto — mastro Antonio de (juido da Ferrara habitatore Ur- 
bini, à terra in la corte della città in vocabolo de Gienghe, la 
quale detrasse da mastro Matheo (Gennari) depentore, confi- 
nante con la via a i e 2, el dicto Matheo a 3, Aguzus a 4. 
Culta, stara octo ». Nel medesimo giorno comperò altre terre 
in vocabolo « de Campora, la quale detrasse dal dicto Matheo, 
la vìa a I e 2, messer Andrea de Paltroni ed donna Andreola 
de Piero a 3, et Matheo de Giovanni mediante il fossato a 4. 
Culla et vignata, stara octo ». 

Come accennammo ( vedi nota 1), Antonio Alberti perdette 



(1) Tanto di mastro Matteo, corno del figliuolo Antonio, vedi le notizie date da me in questa 
Kass. bibliogr. dell'arte ital. pag. 13 -ói, 1903, 

^2} Urbino. Ardi. not. casella 10. num. 57. e. 56. rog. Biasio q. scr lohannc Peri, 



Èeuutegna M)liografica delV arte iialiana» 59* 

il collega e cognato nel 1430 o poco dopo. Nel '39 ai io di 
settembre, fa da testinìonio in un testamento. ( n. 14. A. e. 45. 
rog. Simone Vanni). Due anni dopo e precisamente ai 27 ot- 
tobre del 1441 magister Antonius Guidonìs de Ferrarle civis 

Urbini pictor » cede una casa posta nel borgo di Evagine a 
ser Alberto Acquisti di Città di Castello, in nome di Bartolomeo 
e Brigida figliuoli dell'Acquisti, per il' prezzo di 65 ducati 
d'oro. (Cas. 15, num. 118. e. 124. rog. Giovanni di Matteo). 

Si ha memoria di tre dei figliuoli di Antonio, Troiano di- 
venne dottore in legge, Calliope, che andò sposa a Bartolomeo 
Viti detto della Cicoccia, nomignolo rimastogli da una villa 
a pochi chilometri dalla città ove ebbe origine la famiglia dalla 
quale nacque il celebre Timoteo Viti, e Fra Agostino che lo 
troviamo una sol volta nominato come testimonio il 19 gennaio 
del 1500 (Cas. 6. num. 150. e. 5. rog. Gerì Matteo). 

Quanto produsse, quanti anni vivesse e in quale anno sia 
morto, non sappiamo ; però da un documento è accertato che 
r II marzo del '65 non era più fra i vivi. Il documento che 
tratta della spartizione ereditaria lasciata da Antonio ai figliuoli 
Traiano e Calliope, rimasta col tutore Girolamo di Serafino Zan- 
chieri di Urbino, dice così : * 

< In nomine ecc. Anno 14G5 die 11 Martij. In ci vitate Urbini et in domo 

hcredi, Peri..... de Cichotia in burgo Montis Prescntibus Marcho Bartoli 

Santini et Francesco Santi Blascij de Urbino testibus Donna Calliope 

filia quondam, et heredcs universaliH prò dimidia, magistri Ant. de Ferraria 
et uscor nunc Bartholomei filij dicti Peri ,^,. de Cicotia, cum presentia, li- 
centia, coosensu et volontate dicti sui et cum presentia, consensu, volun- 
tate et licentia, consensu et volontate et liceo tia leronimo Seraphini Zan- 

chieri de Urbino eius CalIio[^ curatoris tentano di fare le divizioni fra 

Traiano e Calliope ; ma non approdano a nulla. Ai 27 di aprile si accomo- 
dano a forza di sentenza. » (Cas. 24 num. 195. e. 43-56. rog. ser Bonamini 
ser lohannis de Urbino.; 

Noto che tanto i discendenti dell' Alberti, come quelli del 
Viti ebbero fama nelle lettere e nelle arti ; ma dei primi dirò 
forse altra volta, se il tempo non mi farà difetto. 

* 

Dalle scarse notizie del Vasari sul nostro maestro si ap- 
prende che Antonio lavorò in Città di Castello, forse chiamato 
da quel ser Acquisti che vendette una casa posta in Urbino. 



60 Rdssegna bibliografica ddV arie italiana. 

Stando a queste notikic il-Crovve e Cavalcasclle si recarono in 
quella città per chiarire la cosa, ma nulla rinvennero di* certo, 
se non una Madonna su tela posta in trono fra Santi, colla data 
141 7, ma talmente alterata dal restauro da non poter essere 
prova sicura a un giudizio. Si conserva in quella Galleria co- 
munale al num. i. Gli stessi storici fanno lavorare l'Alberti 
in Ferrara nel '38 nel palazzo Estense, in una copiposizione 
rappresentante V unione della Chiesa Greca con la Latina. Uno 
di questi affreschi, raffigurante il Salvatore fra gli eletti, andò 
perduto nel 1780; è da quel dipinto che il palazzo nel quale 
si trov.a. prese il nome di Palazzo del Paradiso. Da due docu- 
meati e da un' opera firmata risulta che Antonio in quell* anno 
e r anno dopo, invece che a Ferrara si- trovava in Urbino. Un 
documento si riferisce ad uno stendardo, ora conservato nella 
Galleria urbinate al num. 60 ed eseguito per la* Confraternita 
di S. Antonio Abbate di Urbino. Ecco quanto si legge nel 
primo foglio del libro « de conti » del 1430 di Setta Confra- 
ternita. 

< A. di julii 1438. Questa è la spesa (fatta) per domino Sperandio per 
la Insegna. ♦ * 

« Antonio da Ferrara per sua fatiga e mercede per penziere la dieta in- 
segna. ( I numeri sono resi indecifrabili. ) 

« Item per un'oncia d'oro filato tolto da mastro Giovanne ». 
« Item per seta bianca da Battista de Niello ». 

< Item per seta turchina ». 

< Item spese per la cassa dove se tiene la dieta Insegna ». 

Questa insegna o stendardo è importantissima, benché un 
poco rovinata. Nella parte anteriore vi è rappresentata la Cro- 
cifissione neir atto che Longino ferisce il costato del Signore ; 
nella posteriore sono le figure dì S. Antonio Abbato e di S. Roc- 
co: Il Thode coglieva nel segno, nota il prof. Calzini, quando 
scriveva che la Crocifissione presenta i caratteri del Ferrarese; 
mentre errava ritenendola posteriore alla pala d' altare prove- 
niente da* Zoccolanti. 

L'altro documento è del io settembre del 1449. Antonio 
vi figura come testimonio, in un testamento. Il terzo poi lo tro- 
viamo in un' opera firmata e che porta la data pure del '49. 
Questa data si trova a piedi del pezzo principale dì un polittico 
che Antonio eseguì per il convento di S. Bernardino di Urbino, 



Itassegtui bibliografica dell* arte italiana, 61 

e che ora si conserva, nella citata Galleria. Questa è T opera 
più importante che si conosca del Ferrarese. La tavola centrale, 
più grande delle altre, rappresenta Maria seduta in tiono che 
tiene il Bambino nelle ginocchia. Nelle altre tavole vi è in cia- 
scuna una figura di Santo, grande circa un terzo del vero. Si 
ammira pure nella citata Galleria, un' altra tavoletta del Ferra- 
rese rappresentante Cristo risorto, scoperta dal eh. prof. Calzini. 

Non si conosce la data delle pitture che esistevano nelle 
cappelle dei Signori nella chiesa di S. Francesco di Urbino e 
che Antonio certamente dipinse. Altro non rimane, eccettuato il 
campanile, ove era la cappella della famiglia Paltroni, dove si 
possano ancora vedere miseri avanzi di pitture eseguite dal Fer- 
rarese con l'aiuto di qualche suo allievo; che non è difficile 
scorgere alcune differenze nella maniera usatavi nel ritocco delle 
figure. ^*) La cappella Paltroni, che è altissima, è compresa nei 
primi due piani del campanile. Nella parte a destra, in alto, si 
vedono alcune teste d' angioli molto ben fatte per qnel tempo. (') 
Nella parte più alta della parete, divisa in due o tre ordini di 
rappresentazioni, è raffigurata V incoronazione della Vergine in 
mezzo ad uno stuolo d' angioli che cantano le lodi a Maria, ed 
il canto è accompagnato dal suono di lunghe trombe, simili 
alle tube usate dal Beato Angelico. Più in basso e sui piUistri, 
le cui cornici d' imposta conservansi ancora tutte in pietra, sono 
altri poveri avanzi d' affreschi. 

L'anno d'esecuzione degli affreschi di Talamello, restaurati 
dal dotto Centenari, non lo possiamo indicare, non conoscendo 
la data scopertavi dal restauratore. Deve essere certamente an- 
teriore al 1438. Questi affreschi rappresentano 1' opera più grande 
che r Alberti ci ha lasciata e sono cosi disposti : a destra di 
chi entra in chiesa, in alto, la Visita dei Magi : sotto a questi 
stanno due Vescovi, S. Lorenzo, S. Francesco e S. Antonio Ab- 
bate. Nella parete di sinistra, la Nascita di S. Elisabetta, con 
in mezzo un'iscrizione e sul tappeto di un tavolo, lo stemma 



(*} In proposito vedi E. Calzini, Urbino e suoi Monurnenti, 1897, p. 137. 

O Nella nostra gita in Urbino fatta un anno fa, con sorpresa e rainnia 
rico, vedemmo che varie di (jucste testine furono diligentemente staccate e 
rubate, forse coscienti i frati e 1 sagrestani, perchè cortamente dovette oc- 
correre per far ciò un lavoro lungo e difficile. 



62 Raasegiui bibliografica dell'arte italiana. 



dei Malatesta. Nella parte inferiore poi sono sei sante : S. Agne- 
se, S. M. Maddalena, una Monaca, S. Catterina e due altre. Sulla 
parete di fronte è V Annunciazione della Vergine ; più in basso 
pitture d' altra mano. Nei quattro angoli della volte,- gli Evan- 
gelisti e sotto questi altre figure di Santi. Sulle pareti laterali 
si legge : ix xro pater et dus, dus. frater io. de sclanis 

DE ARIMIXO ORDINIS KR. M. MINOR SACRE THEOLOGIE PROFES- 
SOR NEC NON DEI ET APASTOLICE SEDIS GRATIA EPISCOPUS FE- 

RETRANUS AB. ANNO poi in fondo all' iscrizione : ANTONIUS 

DE FERRARIA HABITaTOR URBINI PINXIT SIT LAUS DEO IN 
SECLOR. SECLA. AMEN. 

Altro non ci rimane dei lavori del Ferrarese per quanto ci 
consta ; però dal '35 al '40 si trovano ancora diversi pagamenti 
fatti a lui, come risulta dai vecchi libri di S. M. della Miseri- 
cordia di Urbino. Gli viene attribuito anche una Madonna col 
Bambino, ora nella Galleria, proveniente dall' antica chiesa del- 
l' Annunziata fuori le mura ; ma essendo del tutto rifatta, un 
giudizio sicuro non se ne può dare. Altri lavori ove scorgem- 
mo la sua mano, sono gli affreschi che si conservano in S. Ser- 
gio di Urbino, ora nascosti sotto uno strato di bianco. So che 
esistono poiché li vidi da giovanetto, durante un restauro alla 
chiesa, eseguito a porte chiuse e che, V arciprete ignorante, 
malgrado le mie proteste, volle coprirli di nuovo per non aver 
noie dagli studiosi. Aggiungo che altri lavori dell' Alberti de- 
vono conservarsi ancora nell' urbinate, dimenticati e nascosti 
sotto il bianco. 

Così, alla fine del nostro. scritto, non ci resta che correggere 
r asserzione dello Schmarsow quando dice che l' Alberti lavorò 
per la Comp. del C. Domini di Urbino. Tale asserto fu fatto 
certamente leggendo il nome di Antonio in uno scritto del 
tempo ove figura come autore di una scattola dipinta. Ben po- 
teva persuadersene lo Schmarsow che la scatola non venne di- 
pinta per la Comp., bensi per una famiglia privata, forse per 
nozze, e che lo scritto non ò altro che un inventario ove sono 
segnati gli oggetti ereditati dalla Comp. stessa. 

La bottega tenuta da Antonio era posta sotto la chiesa di 
S, Francesco in via Evacj'ine. In sci»"uito fu occupata da Timoteo 



Rasnegna bibliografica dell'arte italiatia, B3 

Viti, Evangelista da Piandimeleto, Pietro Viti e fors' anco da 
Raffaello Ghiselli. 

Terminiamo lasciando ad altri, specialmente al Direttore 
dì questa Rivista, la cura di coprire le lacune, che non sono po- 
che, di questo scrìtto, lieti se potremo vedere presto il nome 
deir Alberti collocato a quel posto a cui V arte lo fece degno. 
Trieste^ nel decetnbre 190^, 

Ercole Scatassa. 



VECCHIE PITTURE MURALI DEL XIV E XV SECOLO 

IN ASCOLI PICENO 
(Contributo alla storia dell' arte nelle Marche ) 

(Continuazione r fine, l '. numrro precedente). 

Alla sinistra del santo Precursore erano- stato dipinte ultrc li- 
gure, come si può supporre per certe tracce confuse ciie ancora 
vi rimangono. Occorre notare che 1' ex oratorio di S. Onofrio 
piuttosto spazioso, come ho detto, doveva essere in origino anche 
più alto di quel che oggi non sia, poiché il softìtto attuale a volta 
e a lunette, appartiene al principio- del Seicento. Con la costruzione 
eli tale soffitto deve cominciare la rovina degli aflreschi, le cui ligu- 
re in alto restarono come decapitate dalla volta che vi si sovrappose ; 
tale fu la sorte dell' immagine del Battista. 

• Le lunette del soffitto su questa medesima parete sono tre. Sotto 
quella di mezzo, che corrispondeva sopra V altare deir oratorio è 
una pittura d' epoca posteriore al secolo XV, rappresentante il Cro- 
citisso e due santi per parte, anch' essa malconcia e d' epoca più 
recente. 

Dopo la CrocL/issionii, sotto la terza lunetta, sono altri frammen- 
ti di pitture del Quattrocento, finiti di rovinare con V apertura di 
una porta fattavi tra il 1904 e il 11)05, in barba a tuttc^ le leggi di 
questo mondo e all' insa[)iita delle autorità, competenti, \v quali na- 
iuralmente, — e' ò da metterne pegno — non hanno avvertito nulla, 
nò de* dipinti, ne de' vandalismi perpetrati dall' inclito salumaio. 

In alto, dunqm», sotto la terza lunetta si trovano pochi frammen- 
ti di una figura di vecchio anacoreta, con la barba <» ì capelli lun- 
ghi, coperto con una pelle d' animah'. Il santo si appoggia sur un 
bastone eh' egli stringe con la sinistra, fra le cui dita pende un ro- 



64 Rassegna bibliografica dell' arte italiana 



sario, mentre néir altra mano regge una piccola croce. Rappresenta 
molto verosimilmente s. Girolamo. Ma ormai il dipinto è cosi guasto 
che vi si capisce ben poco. In basso si vedono i piedi del vecchio, 
segnati rudemente con grosse dita, ma non senza una certa franchez- 
za e bravura. Anche in questa immagine, come in quella del Batti- 
sta, la parte superiore della testa è coperta dalla volta. 

Presso quella del santo peniitente s' intravvede un'altra figura ve- 
stita di scuro, che sembra appoggiarsi ad un' ara o ad un basamen- 
to d' altare. Ai piedi di queste ultime due figure correva una leg- 
genda, distrutta anch' essa allorché si apri nella parete la nuova 
porta. E come se tutto ciò non bastasse, il valentuomo che eseguì il 
lavoro ordinatogli dal salumaio copri la .parete frescata nel Quattro- 
cento per oltre un mezzo metro torno torno al taglio della nuova 
apertura, massacrando senza misericordia i dipinti che ancora vi si 
vedevano nei primi mesi del 1905. 

I oiiratteri dell' artista son quelli che riscontrammo nelle pitture 
di Sant'Andrea e di San Vittore, benché qui T arte dell'ignoto ma- 
estro vi apparisca più progredita. 

« « « 

Nella chiesa di San Tommaso, sul primo pilastro a destra, sono 
dipinte due piccole immagini, nelle proporzioni di circa un terzo 
del vero. 

L' una rappresenta s. Lorenzo con la graticola e un libro nella 
destra e una catena spezzata nella sinistra ; V altra esprime un gio- 
vane santo, anch' esso in tunica verde e col manto che gli scende dalla 
spalla sinistra: opiu'a di un pittore del secolo XV, che ricorda II mae- 
stro che dipinse nella chiesa di San Vittore 1' immagine di s. Damia- 
no (^) e r altra del Precursore. Come V artista di Sap Vittore 
(da non confondersi col maestro della bella Madonna) anche questo 
di San Tommaso, segna gli occhi a mandorla, che non inalano, con 
r iride nera e grande ; ma vi apparisce più povero d' ingegno e più 
rozzo, anche per la forma delle mani, le cui dita segnate con un cou- 
tonio scuro sembrano tante curve parallele. Come nelle composizioni 
di S. Vittore, dietro ciascuna di queste due figure è una tenda riga- 
ta con piccoli fiorellini scuri. Aggiungo che anche queste immagini 
in S. Tomniaso vennero dipinte sopra un intonaco che nasconde più 
antiche pitture e che nonostante la fattura rozza e sommaria possono 

(I) Recatomi ancora in San Vittore, dopo la pubblicazione della prìnui parte di questo studio 
ho potuto rilevare, dai pochi avanzi di lettere dipinte s<»pra l" immaRinc che io roput;»va rappresentare 
s. 'l.iii^ji di Francia, che questa r.iltitiura itivccc s. Damiano, il quale Cu « nobilis racdicus » (C di 
qui la ragione dell'abito m;i«nilìco soppannato d'ermellino eli' cj-li indossa) e comp.igno nel martìrio 
a s. Cosma, 



Rdssegna bibliografica dell' arie italiana, 65 



attribuirsi alla stessa mano che colorì la ricordata figura di san Da- 
miano riscontrandovisi lo stesso modo di chiaroscurare e di model- 
lare le carni, benché il maestro siasi mostrato qui meno diligente 
che non nelle pitture da lui eseguite in San Vittore; 

Nella stessa chiesa di San Tommaso, nella colonna più prossima 
alle pitture ora descritte, è dipinta la Vergine seduta col putto sulle 
- ginocchia ; la più graziosa e gentile delle -immàgini quattrocentistiche 
che si vedono in Ascoli. Maria, col capo leggermente volto a destra 
e lo sguardo avanti a sé, ha sopra le ginocchia un cuscino su cui 
siede il divin figliuolo ; indossa una veste bianca e chiaro è V ampio 
manto contornato di bordi color dell' oro. 

Il putto è coperto da una lunga veste rossa, cinta alla vita e 
con lo riianiche dello stesso colore : solo il collo e le estremità ne re- 
stano ignudo. Nella sottile cintura che lo stringe alla vita si leggono 
in lettere gotiche le parole : Ave Marta, 

Anche il ' Bambino guarda lo spettatore, mentre ò neir atto di 
avvicinarsi con le labbra alla mammella, che la madre gli porge fra 
r indice e il medio della sinistra. Con V altra mano la Vergine so- 
stiene il figlio e lo stringe a so amorosamente. Il taglio dell' abito 
di lei al collo è molto grande ; il manto ornato con piccoli cerchi 
bianchi a guisa <r ornamenti geometrici è foderato di rosso e le scen- 
de dal capo sulh» spalle, contornandole il volto dolcissimo con belle 
pieghe, come nelle figure di maestri umbri. Anche in questa Vergine 
noto gli occhi grandi e neri e le piccole labbra vermiglie, ma i li- 
neamenti del viso e la linea del naso non somigliano affatto a quelli 
dell' ignoto maestro della bella Madonna. 

Noi siamo indubbiamente dinanzi a un altro artista che opera 
contemporaneamente col ricordato maestro di 8. Vittore e di S. An- 
drea. Questi invero usò tutt' altra maniera nel modellale e colorire 
h» carni e nel disegnare le estremità. Le mani della soavissima im- 
magine nella chiesa di S. Tommaso, ciliare e coperte con una sola 
tinta, mostrano dita informi, specialmente il pollice, e uefne assai 
grandi, difettose, segnate con grossi e rozzi contorni neri ; nelle estre- 
mità invece della Madonna in San Vittore si riscontrano ben altre 
" forme ; dita lunghe e sottili, con piccole ugno rosee contornate con 
un leggero segno rosso cupo, diligentemente modellate. ') 



l) A proposito della abilità oon cui il più esperto frescante del quattrocento in Ascoli soleva dise- 
gnare le estremità, pìaccmi richì:«marc l'attenzione dello studiolo sur un i'ramnicnto che nelle pitture 
di S. Vittore si vedo sotto hi r.ippresenta/ionc del Cristo pianto dalla Maddalena ; vi si 94:orgono 
ancora abbastanza conservate le punte dei piedi di una figura in ogni altra sua parte completamente 
scomparsa. Tali estremità con lo dita e 1' ugne disegnate con raolt.a intelligenza e meglio dipinte, 
lì attcstano il non comune valore del maestro che tanto e tanto belle opere dovè lasciare nQll{i 



66 . ìiasse{/na bibliografica delV arie iialiaìia. 



* * * 

Sulla parete di fianco a una piccola scala interna della curia 
vescovile, venne scoperto molti anni or sono un altro dipinto, ornante 
in origine un' antica cappella presso il campanile del duomo. Rappre- 
sentava con figure un po' meno grandi del vero il Cristo crocifisso 
con a destra la Maddalema e s. Giov. Battista a sinistra. Ambedue 
queste figure in piedi si vedono ancora in parte, nell'atto di guardare 
e piangere il Redentore, la cui testa reclinata sulla spalla è impron- 
tata ad un grande verismo. Anche il resto del nudo è ben fatto, 
specialmente le "braccia e il corpo coperto ai fianchi da un bianco 
lino che li avvolge in larghe pieghe. 

A dustra d(*lla Maddalena doveva essere dipinto, in un riquadro 
distinto dalla pittura principale, un santo vescovo, come si deduce 
da un frammento d' intonaco con sopravi una nutria ; dall' altra parte 
in altro scompartimcmto, vedesì ancora un santo martire con. una 
ferita nel volto, la palma del martirio e un libro nelle mani. 

In (|uesta pittura si ap[)alesa un altro carattere del maestro : quel- 
lo di segnar le ferite moltt> aperte e larghe, come apparisce, oltreché 
da quella del martire, dal costato del Crocifisso. Il modo dì traccìan* 
i contorni degli oc:;hl luiiglii con grandi palpebre ; la bocca piccola 
e mal disegnata ; il pollice della mano grosso, rigido e con 1' ugna 
grande ijuanto la falange, sono caratteri a noi già noti e propri di 
colui elio dove collaborare nella decorazione murale in S. Vittore. Per 
ciò invece che si riferisce alla composizione del quadro e particolar- 
mente al disegno della realistica figura del Cristo morto si può suppor- 
rci che r artisti prin •j'pale di tale lavoro fosse ancora l'ignoto mae- 
stro della bella Madonna e che il pittore che l'aiutò nei. lavo- 
ri iasciatieì nelle chiese su ricordate, dovò aiutarlo anche nella de- 
corazione dì (juesta antica cappella del duomo. 

# * * 

Fra le più notevoli costruzioni medioevaii della città va anno- 
verata la chiesa dì S. (jiaeomo, tutta a trav(^rtino e con due portali, 
un dei (luali interessantissimo, adorno nella lunetta di pregevoli 
sculture del secolo XI. 

Anche ciuesta chiesa, la cui struttura interna fu in parte rispet- 



j rima mota del secolo XV nella piccola capitale del Piceno ; e valgono nel medesimo tempo a con- 
lennarmi ncU' idea clic non uno, ma almeno due maestri concorsero allora all' abbellimento delle 

chiese a^cr»lanc. 

A confermare tale giudizio potrei ayjjiungere uno studio particolare sulla forma dell' orecchio ~ 
: ssai ben fatto nel più valoroso doi due artisti e (lunsi informo nell'altro — se non temessi d' annoiare 
«hi legtje. D'altra parte cliiunque intonda istituire tali ed altri confronti fra le opere dell'uno e 

lell' altro pittore, potrA ai^'evolnicnte tarlo, dopo quanto sono andato osservando iti questo studio. 



J 



Rassegna biblioifrafica dell'arte italiana. 67 

tata nei mutamenti fattivi durante il secolo XV, doveva essere ricca 
d'affreschi. Sui pilastri reggenti gli archi della volta si hanno infat- 
ti due strati di pitture; di carattere arcaico le prime sopra il più 
vecchio intonaco, e del secolo XV quelle sul più recente. 

Dai pochi e miseri avanzi di affreschi scoper4;i nel 1904 si nota 
che i più antichi presentano una grande povertà di mezzi, tanto pel 
disegno, quanto per ciò che si riferisce alla modellazione, poiché 
mancano di chiaroscuro e quindi di rilìc^vo. 

In una figura di donna^^ sul pilastro a destra del presbiterio, si 
vedono mani piccolissime e mal fatte e piedi giallognoli, le cui 
dita lunghe tracciate con colore scuro sembrano tanti archi di cerchio 
posti r uno dietro V altro, senza alcuna nozione del vero e senaia 
proporzione ; cosi le pieghe delle vesti minute, trite sono formate da 
linee tracciate senz' ordine e garbo, lungo tutta la persona, il cui 
costume tuttavia e il drappeggiare ricordano antiche statue romani- 
che, la sostanza, tale dipinto richiama alla mente il maestro della 
maggior nave della chiesa di S. Vittore. 

11 frammento di una Madonna col B. che si vede nel pilastro di 
rimpetto al primo, sembra d' altra mano ; ma, date le pessime con- 
dizioni del dipinto, non ò possibile esprimere in proposito un giudizio. 

Finalmente nello stesso pilastro, che è quello a sinistra del pre- 
sbiterio, sulla faccia di fronte alla porta d' ingresso, è una mezza 
figura esprimente s. Antonio, la cui testa ò segnata con una certa 
larghezza, il resto del dipinto è coperto in parte, e in parte guasto. 

Autore di tale figura è senza dubbio l' ignoto maestro della 
bella Madonna. 

* * * 

Altri affreschi, ridotti in uno stato deplorevole, si possono vede- 
re neir antica chiesa di Santa Croce (secolo XI o XII). Sulla parete 
a sinistra per chi entra nel tempio, chiuso da tempo al calte, ò di- 
pinta una delle solite immagini di Maria col B. in trono, che ha tut- 
ti i caratteri del secolo XIV. Anche qui il maestro, che ò forse quel- 
lo stesso che dipinse una figura di donna nella chiesa di S. Giacomo, 
si contenta di stendere una tinta omogenea sulla superfìcie delle 
carni e di delinearvi sopra con un colore nerastro le diverse parti 
del volto e delle mani ; ma poi usa ripassare certi contorni più mar- 
cati, come quelli dell' ovale del volto e del naso, con tinte più legge- 
re, quasi intendesse dar maggiore risalto ai contorni del viso. Ma 
nelle vesti, in cui procede nella stessa maniera che ndit; carni, segna 
le pi(»ghe con linee scure, adoperando (jua e là (jualche mezzatinta 
per dare rilievo al corpo e alle stc^sse pieghe dei panni, tracciate da 
persona che guarda evidentcnuente ad antiche sculture. 



68 Rassegna bibliografica deW arfe if altana. 

Della stessa mano sono in Santa Croce altri avanzi di pitture: 
ma non mi fa possibile esaminarli bene, perchè il locale ridotto a ma- 
gazzeno da falegname ò ingombro di tavolo d' ogni specie. (') 

Sulla parete di fronte air ingresso, in alto, vidi affreschi d' epo- 
ca posteriore, rappresentanti la Cena, ma talmente rovinati che par- 
vemi inutile descriverli ; tuttavia meritano che qui se ne dia un 
cenno per avvertire, s<* non altro, che non si possono attribuire a 
n(^ssuno degli artisti che» nel secolo XIV e nel successivo operarono 
nelle varie chiese su menzionate. 

Aitre pitture del grazioso maestro che dipinse in S. Vittore e in 
Sant' Andrea, svanite purtroppo quasi completamente, riconobbi or 
non è molto n(»lla pittoresca chiesuola (da lungo tempo chiusa an- 
ch' essa; di S. Maria delle Donne : un monumento di primo ordine 
— situato fuori Porta Romana — che dopo di essere stato abbando- 
nato per tanti anni trovasi ridotto, manco a dirlo, a magazzeno. (-) 

Dicevo dunque che nel piccolo tempio <!' architettura romanica, 
si vedono ancora larghe? tracce di affreschi sulla parete di destra, ac- 
costo a un grazioso monumento del secolo XIV « decorato alla go- 
tica », come dice (i. H. Carducci, rappresentante nel mezzo la Ver- 
gine col divin fanciullo, alla sua destra un santo in piedi e una 
Piefd '. in più piccole dimensioni, - e alla sinistra altre due imma- 
gini (•*; di santi. 

* * * 
Qui termina la stìc dei frammenti pittorici di cui tra non mol- 
to, perdurando l' abituale apatia de' nostri amici dell' arte, resterà 
ap[>ena (lualche traccia. Sotto il ))ianco di calce ripetutamente 
disteso sulle [)areti delle antiche chiese ascolane, • si troveranno 
nascoste senza dubbio altre pitture ; ma, se scoperte, esse non 
muteranno il giudizio che ci siamo andati formando sullo svolgi- 
mento dcir arte, pittorica in Ascoli, dal secolo XII al Rinasci- 
meiit ). Pittori romanici del luogo, come dimostrò il Cantalamessa, 
operarono nella gentile città picena, seguiti, durante il secolo XIV, 
da altri maestri indigeni o comuu(iue, della regione, contemporanei 
ai giotteschi e sotto T influsso dclP antica art<* tabrianese; a qm^sti suc- 

^i) 0|^)^i la Chiesa di Santa Croce, che ò tra le più antiche costruzioni della città è stata data 
in alfitto alla Cooperativa Falconami. L' imbiani-.itura delle pareti deve essere stata ripetuta anche 
di recente, se gli occhi non m' in;^ann;ino, 

(3) Di questo e di altri inomiinenti di Ascoli clic mei ìtorebhoro di e-isere tolti dallo stato d'ab- 
bandono in che si trovano, dis-si più volte -- purtroppo inutilmente — anche ncU' Ar/r del Venturi 

(a) Anche nell.i parete di fronte all' iiì'^rcsso erano alTrcichi del secolo XV, ora scomparsi del 
tutto: rosi nella tribuna, nel ]>i.itio superiore della tliiesa, si vedono pitture posteriori a quelle del 
jiianolCrra e di un pittore d'>/./.inaIe che s' ispirava alle opjre doli' ignoto maestro della bella Madonna 



lìuftupgjìa ìnhliografìcn dell' arie ilalUmd. <>0 

cossero altri artisti con carattiTc prevalriiteiin'Ht»* localo <-iio si ispirarono 
alla s(3uoIft (li (jcntilo e alla maniera di maestri umbri (h. Le migliori 
manifestazioni di quost' urto, che cl)l)c il ma^if^iore suo rappresentan- 
te neirit^uoto maestro della bella Madonna di S. Vittore, si svolsero 
fra gli ultimi anni del s<'eolo XIV e le prime decadi del <iuattrocen- 
to. IMìi tardi, (juando anche ({uesto rampollo d' arte indigena lan- 
lan^uiva o era del tutto estinto, giunsero nel Pic<'no Carlo e Vittorio 
Crivelli. 

Chi pensasse che tale conclusione non risolve gran cosa, poichò 
non mi fu possibile rivelare neppure un nome d' artista, ne di affer- 
mare in (juali anni i maestri di S. Vittore, di Sant'Onofrio, di Sant'An- 
drea ecc., vissero e operarono ; rifletta che io sono andato discorren- 
do di pitture frammentarie, ridotte, per un cumulo di vic(*nde che 
è inutile qui narrare, in uno stato compassionevole ; e non dimentichi 
inoltre che non una scritta, non una data, non un ricordo (jualsiasi 
dalle pitture stesse o dalle poche memorie rimaste negli archivi ho po- 
tuto invocare in mio aiuto. 

Ad ogni modo parvemi doveroso lasciare (lualclie memoria di 
ciò che par destinato a scom])arire tra pochi anni C(miplet?imente ; 
e mi parve anche bello e utile esaminare in modo speciale le mani- 
festazioni di un artista che, benché ritenuto sin qui po<!0 degno 
d'attenzione, chiun<|U<' intenda trattare della pittura nel IMceno, do- 
vrà considerare tra i più stimati* e o[)erosi del suo tempo. 

E. Calzini 



(i) L* infiltrazione di tale corrente umbra nell'arte pìfena si potrebbe dimostrare con articoli 
intesi a. far conoscere opero e nomi di m.iestri elic lasciarono tracio, talora notevoli, specialmente 
nelle chiese della campagna ascolana. 






70 . Rassegna bibliografica dell* arte italiana, 

DOCUMENTI 



Giovanni Andrea Ascani inniore da N. Ippolito 
scultore del secolo XVIII. 

Numerose, ma generalmente di scarso valore artistico, le opere che a- 
domano, la chiesa di San f^ilippo di Ripatransone. Tra esse eccelle T altare 
che contiene le reliquie del santo titolare. 

Il P. Giacinto Fedeli (morto il 27 luglio 1727), stato Rettore della ripa ' 
na Congregazione dell' Oratorio per sei trienni, lasciava a questa un legato 
di scudi 500 per la costruzione di detto altare, *) al quale si pose mano solo 
nel 1775. 

La scelta: di Giovanni Andrea Àscani da S. Ippolito fu felice. L* altare 
da lui costruito in marmo, di disegno barocco e di modeste dimensioni, è 
assai grazioso nella eleganza leggiadra delle forme e neir armonia degli sva- 
riati marmi posti in opera. 

Son so se tra la numerosissima schiera degli artisti di S. Ippolito il 
nostro sia noto. Di un suo omonimo, che viveva un se^^olo prima e forse gli 
fu avo, si é parlato in questa medesima Rassegna da Ercole Scatassa. ^. 

L'^strumento privato di commissione dell'altare fu da me rinvenuto tra 
le carte dell'Archivio della Congregazione delPOratorio di Ripatransone. Dice: 

Nel nome di Dio Amen. — 

Ripatransone questo di 6 Dicembre 1775. — 

« Colla presente scrittura da valere quanto pubblico, e giurato Istromento 
in forma Camerae celebrato il Signor Giovanni Andrea Ascani da S. Ipolito 
Stato di Urbino, e por esso il Signor Sebastiano Rainaldi presente promette, 
e si obbliga di fare TOrnamento delle Reliquie di S. Filippo Neri nella Chie- 
sa de Padri, deir Oratorio, di detta Città a tenore del Diségno concertato, con 
fare in essa tutta la distribuzione de marmi secondo il. Foglio, di cui se ne 
unisce la Copia alla presente Scrittura; obbligandosi a lavorare, e far tra- 
vagliare detto ornamento secondo l'Arte, e colla maggior possibile polizia. 
Si obbliga ancora di far indorare a sue spese i Listelli, gli Ovoli, li Feston- 
cini, Torriboli, Fogliami, Spiraglio, e tutt' altro, che richieda la doratura a 
tenore del diseguo riferito. Intende ancora fare a proprie spese il trasporto 
dal proprio Paese sino alla Spiaggia delle nostre Marine di tutto il Lavoro 
de Marmi, come pure venire in Persona, e condur seco que' Lavoranti, 
che occorrono per metter in opra tutto il Lavoro; e tutto ciò per il prezzo 
concertato di scudi cinquecento moneta Romana a dieci paoli per scudo. 

Che all'incontro il P. Ermenegildo Tanursi Preposto ed il Padre Gia- 
como Fracassetti di detta Congregazione specialmente deputati a fare la 
presente scrittura, rappresentando il Corpo di tutta la Congregazione pro- 



1) Per maggiori notizie mi permetto di rimandare il lettore ad un mio opuscolo — La Cangre- 
gazione dell'Oratorio e la Chiesa di S. Filippo in Ripatransone — Ripatransone, Tip, Bagalinì. 1904. 

2) Anno Vili, p. 203. 



tìassegìia bibliografica delV arie italiana. 71 

inettniio, e si obblij^auo <lare alli Hopradutti Signori Giovanni Andrea Ascaui, 
e Sebastiano Hainaldi^ o a ciii verrà per loro Ordine li scudi cinquecento, 
de quali ne ric^^vc presentemente, ed in contanti scudi duecento, facendone 
di essi detto Signor Sebastiano ricevuta in forma, e gli altri Acudi trecento 
si obbligano detti Padri Pagarti, o farli pagare terminato, che 8ia, o compito il 
r^avoro. Sì obbligano ancora detti Padri far il trasporto a spese della Con- 
gregazione di tutto il Lavoro dalla spiaggia in questa Città, come pure pa- 
gare i Muratori, che occorreranno per mettere in opera il sopradctto Lavoro, 
e fare le spese a chiunque lavorante nel tempo, che si mettono in piedi i 
Marmi, e si aggiusta il detto ornamento, intendendosi di far questo spese 
sCnco atrindoratore volendo però essi Padri, che si aggiunga nella seconda 
Zocca del disegno una Iscrizione, e modo di farcela, ma questa a piacimento 
del Signor Andrea, obbligandosi per conto di questo il Signor Sebastinno di 
far che detta Iscrizione, o ornamento per essa sarà fatta secondo V arte e in 
maniera che sia a seconda di Architettura; obligandosi di più detti Signo- 
ri terminare detto lavoro, e farlo qui giungere dentro il mese di Ottobre 
deiranno venturo 1776 e per osservanza delle cose suddette detti Signori 
obligano loro stessi, beni ed Eredi nella più ampia forma della Reverenda 
Camera Apostolica, come pure detti Padri obligano i Beni della loro Con- 
gregazione nel [laj forma suddetta. In fede 

Io Ermenegildo Tanursi Preposto dell'Oratorio m'obbligo a quanto so- 
pra mano propria. 

Io Giacomo Fracassetti dell'Oratorio m'obligo a quanto sopra mano 
propria. 

10 Sebastiano Rinaldi mi obligo a quanto sopra anche à nome del Si- 
gnor Giovanni Andrea Ascani, confesando avere auto, è ricevuto da sopra 
detti Padri à conto de' Scudi cinquecento, scudi duecento. » 

A questo istrumento è unita la seguente copia : 

Distribuzione de Marmi Per l'ornato 

Delle SS. Reliquie del R. P. S. Filippo Sua Congregazione. 
« Prima Zocca di Bardlglio, o mandolato di Verona. 

11 suo egetto (sic) con 1' (V) di marmo Carara, e lintaglio sotto di 

pietra S. Ipp[olijto da indorarsi. 

Secondo in circonferenza ripiano di brocatello Siena con suoi ovoli inta- 
gliati da indorarsi. 

Base e Cimase della specillerà di Marmo Carara. 

Suoi specchi diaspro Sicilia con ciiscate listoni di pietra di S. Ipfpolijto 
da indorarsi. 

Fasce con il restante di Brocatello Siena. 

Intagli de Fogliami nella Zocca del Cartellone, e cosi le due Cepole (V) 
nella spechiera fogliami del Cartellone, Cascate torriboli spìragììo di mezzo con 
Nuvole, e Cuore in mezzo di S. Filippo di Pietra di 8. Ipp[o]i]to: da indorarsi 
inmitante il metallo d'orato, come pure li ovoli sotto li Cornigioni del Tim- 
pano, e ripiano. 



72 Rassegna bibliografica dell* arie italiana. 



1 



Cornigfc della Spechìera de »SS. Reliquie di marmo Giallo Torre con il 
fondo di Verde Antico. 

Fondo fra il modiglione di fuori e cornig-e del Seraglio Alabastro con 
sua fascia, che uniscie al Seraglio diaspro Sicilia. 

Zocco ove posa il modiglione affricano fiorito, e cosi le sue fascie del 
sopra nomato fondo, e simile ne fondi di sopra è nel Timpano. 

Li Cornigìoni Marmo Carara. 

Io Sebastiano Rinaldi mi obbligo alla sopra detta distribuzione de Marini. > 

Carlo Grigioxi 



RECENSIONI 



loseph Mtrsygowfiki» Die Miniaturen dea serbischen^ Psaliers der Kih- 
nigl, Hof'Umi Siaaisbihllothek in Milnchen — Denkschriften de* kais. Aka- 
demie der VViss. in Wien. Band LII. Wien 1906. (Con 61 tavole in fototi- 
pia, 43 illustrazioni nel testo, e una tavola a colori). 

Per la storia dell'arte italiana, è di fondamentale importanza lo stadio 
e la ricerca delle opere artistiche orientali. Nessuno ormai vorrebbe più 
mettere in dubbio, come per tutto il Medioevo, sin dal VI secolo, le forme 
bizantine abbiano imperato in Italia, non solo nel Mezzogiorno ma anche 
nel Nord. Ma le nostre idee sul valore e la misura di queste influenze non 
sono abbastanza precise ; il nome stesso di bizantino è inesatto, e sotto di 
esso si comprende tutto ciò che ò orientale senza distinzione delle varietà 
regionali^ e si continua a chiamar bizantino ciò che è siriaco, o asiatico, o 
copto. 

Lo Strzygowski, la cui attività geniale nel campo degli studi bizantini 
è a tutti ben nota, cerca appunto di mettere in chiaro questa distinzione, 
in un suo recente lavoro su un salterio serbo del XV secolo conservato nella 
biblioteca di Monaco. Illustrando una ad una le miniature numerosissime 
del salterio, lo Strzygowski da confronti iconografici e stilistici, deduce che 
r artista che illustrò il manoscritto serbo si ispirava su antichi modelli si- 
riaci; che l'arte orientale antica si era dififusa anche fuori, e che ad essa 
spetta la parte principale nello sviluppo della cosi detta « arte bizantifia ». 
Non posso seguire qui l'autore nella sua analisi sicura e profonda per di- 
mostrare la derivazione siriaca delle miniature del salterio serbo di Monaco; 
che l'indole della Rivista me lo vieterebbe. 

Voglio invece rilevare il valore speciale che l'opera dello Strzygowski 
ha dal punto di vista dello svolgimento generale dell'arte cristiana del 
Medio-Evo, e in particolare dell'arte in Italia, e Orient oder Byzanz » ecco 
la questione che pone il lavoro dello S. ; e d'ora in poi chi si accingerà a 
studiare i prodotti dell'arte bizantina sia nell'impero greco, sia nelle sue 
derivazioni in Occidente, in Italia in Francia, in Germania, dovrà porsi in- 



/ 



Rassegna bibliografica dell* arte italiana. 73 

iiaiizi tale distinzione. Per l'Italia in special modo, cH»a ha una particolare 
importanza. Io credo di aver dimostrato che tutta la miniatura monastica 
deiritalia Meridionale è d'origine orientale itirUica q non bizantina'. (') L'arte 
che fioriva nei conventi basiliani e benedettini, era importata dai monaci 
orientali; e basta per persuadersene il confronto della sola parte ornamentale 
dei fregi e delle iniziali, dei codici siriaci o greci della Sìria e dell'Oriente 
in genere, con quelli del cassinosi, per persuadersene. I monaci dell'Oriente 
portavano nella Magna Grecia i codici miniati in Siria, in Palestina, nell'A- 
sia Minore : per questa via giunse il famoso «vangeiario purpureo di Ross/ino 
che dovè con tutta probabilità esser portato nell'Italia Meridionale, già in 
tempi assai antichi, non molto dopo la sua composizione, cioè nel VI-VII 
secolo. 

E d' origine orientale, non bizantina, sono i musaici ravennati, e l'in- 
fiasso orientale si manifesta in Roma stessa: l'affresco della Madonna col 
Bambino, scoperto di recente nel cimitero di Commodilla (^;, che ha, come 
io ho rilevato, cosi stretti rapporti con i musaici di S. Apollinare Nuovo di 
Ravenna, dimostra come a Roma si facesse potentemente sentire già nel 
VI secolo, r influenza delle forme nate in Oriente. 

Il libro dello Strzygowskt che tale distinzione tra elementi bizantini e 
orientali cerca di mettere in luce, è dunque della massima importanza per 
lo studio dell'arte medioevale. 

A. MuNOZ 

D.** Walter Bombe, Benedetto Buon figli, Einer Kunsthistorischen Stiulie, 
I Teil, Berlin, Druck von Cari Ockler, 1904, pp. 31. 

Nello stato presente delle ricerche storiche non è possibile determinare 
con sicurezza le condizioni della pittura in Perugia durante i primi decenni 
del secolo XV, che le poche notizie archivistiche forniteci dalle note lettere 
pittoriche del Mariotti e qualche nome rivelatoci dalle matricole dell'arte 
dei pittori non bastano a (arci intendere l'origine e lo sviluppo dell'arte 
perugina in quel tempo. Però, poiché gli affreschi staccati dalle chiese di S. 
Domenico, di S. Fiorenzo e dal chiostro di S. Giuliana, oggi conservati nella 
pinacoteca cittadina, si ricollegano manifestamente colla scuola di Siena e poi- 
ché di Taddeo e Domenico BartoH, maestri senesi, si conosce la dimora e si han- 
no tuttora opere in Perugia, dalle quali altre procedono, par verosimile con- 
chiudere che da Siena i Perugini del primo Quattrocento trassero i più fé 
condi motivi d'ispirazione. Ma già nei primi decenni del secolo era venuto 
di Firenze, dove si compiva il rinnovamento dell'arte, un maestro insigne. 
Frate Angelico, e più tardi vennero ed operarono nell' Umbria lo scolaro dì 
Frate Angelico, Benozzo Gozzoli, Domenico Veneziano e Filippo Lippi. L'a- 
zione dì questi artisti incontrò nell'Umbria ostinata resistenza, massime quan 
do essa più si allontanava dalla concezione del Medio Evo e congiungeva 



(i) A. MuNOZ, L'art byzantin à V exposition de Grotia/i't rata, Rome, Danesi, 1906. 
(a) A, MuNOZ, Pitture mediorvali romane, L'Arte 1905, pag. 55-O2. 



74 . Rassegna bibliografica ddV arie iiatiana, 

al tradizionale tnisticisino lo ntudio e la riproduzioue del vero. Appunto per 
ciò dei maestri toscani tu Frate A^igelico quello che dircttainetite o iudi ret- 
tamente, ptsr mezzo del Gozzoli, trovò tielP Umbria maggior favore. 

Il pittore perugino, che pur tenendosi stretto alle tendenze locali estrema- 
mente conservatrici, risenti più degli altri rinflussojdei Toscani fu Benedetto 
Buonfigli. Nato circa il 1 420 da un ^'Johannes GUii dicto Jìuonfilio „ già nel 1445 
cominciò a dar saggio dell'arte sifa dipingendo un qui|dro votivo (Im Vergine 
con due angeli) per uua cappella situata presso la chiesa di S.Pietro in Pe- 
rugia: nel 1450, chiamato da papa Nicolò V^ insieme con frate Angelico e Be- 
nozzo Gozzoli, condusse in Roma opere menzionate dal Vasari e oggi perdute; 
tornato a Perugia, sin dal 1453, vi passò i restanti suoi anni ( salvo, forse, 
un breve soggiorno in Siena intorno all'anno 1400j, *vi dipinse tavole, gon- 
faloni ed atTreschi e vi mori 1*8 luglio H%. 

Qaesto il contenuto delle due prime parti della monografìa del Bombe. 
La terza contiene i risultati delle sue ricerche intese a descrivere l'evolu- 
zione artistica del Buonfigli e a valutarne 1' opera. Su tre generi di produ 
zioni ferma il critico la propria atteueiobe, cioè sui quadri propriamente deUi, 
sui gonfaloni e sugli affreschi della cappella*dei Priori, T opera massima di 
quell'artista. Polche i quadri, quasi tutti ora raccolti nella pinacoteca della 
sua patria, non portano uè firma, né data^ il Bombe li studia colla critica 
comparativa donde trae conclusioni sicure intorno all' evoluzione artistica 
del maestro. Il Buonfigli segui dapprima le orme di alcuno dei maestri se- 
nesi allora dimoranti in Perugia, come dimostrano le opere giovanili (nella 
pinacoteca sala del Buonfigli n. 10 e sala di Bernardino di Mariotto, n.' dal 
6 al 9 e 11, 13, 16, 17). Specialmente neW Adorazione dei Magi (Sala del 
Buonfigli n. 10) il segno incerto, il piegare rigido, il difetto di prospettiva 
e d'ombre, l'affollamento delle figure, l'eccessiva decorazione aurea tradi- 
scono ad un tempo l'influsso senese e l'imperizia giovanile. Un passo deci- 
sivo verso r affermazione della propria personalità diede il Buonfigli colle 
tavole h' Annuncùizione colV evangelista S. Luca (Sala del buonfigli n, 7) e 
La Madonna in trono circondata da angeli e dai santi Bernardino, Francesco, 
Girolamo e Tommaso d'Aquino (Sala di B. di Mariotto n. 4). In questi due 
dipinti, benché per tanti segni vi predomìni il carattere umbro, svelasi l'a 
zione dei maestri fiorentini, Frate Angelico e Benozzo, in specie nell'iilti- 
.mo dei due che certamente fu eseguito dopo il soggiorno di Roma dove ì! 
pittore era stato collaboratore di quei maestri. Né fu senza qualche efficacia 
per il Buonfigli l'arte di Domenico Veneziano e di Piero dei Franceschi, ma 
non ebbe su di luì potente virtù rinnovatrico, che egli nelle tavole, se si li- 
berò da certi motivi arcaici e tradizionali, restò essenzialmente fedele alle ten- 
denze locali così nella composizione sempre rigida e simmctriea, come nella 
imperfetta rappresentazione della figura e nell'espressione sentimentale, e 
talorff affettata, dulia Vergine e degli angeli cui soleva incoronare di par- 
ticolari ghirlande riproducenti un bizzarro copricapo femminile proprio del 
costume perugino nel Medio F^vo. 

I gonfaloni o stendardi sono più frequenti nell' Umbria che in ogni altra 
contrada d'Italia, il moto francescano avendo ivi moltiplicato il numero delle 



Èassegna bibliografica dell'arie italiana. 75 



confraternite e, più che altrove, suscitato fervidi predicatori, che concorsero 
colla parola inHammata e immaginosa a tramutare in espressioni visibili, fatte 
di linee e di colori, i sentimenti del popolo. Questo nelle frequenti calamitÀ 
e segnatamente nelle pestilenze, che lo flagellavano e decimavano, vedeva 
l'effetto della collera divina: indi processioni e canti lamentosi, chiese af< 
folJate, confraternite di disciplinati salmodianti, cerimonie pietose e tutte 
improntate di terrore. Come il flagello cessava, i fedeli ascritti alle confra- 
ternite incaricavano un pittore di dipingere il gonfalone che doveva restare 
testimonio eloquente del patito dolore, nonché della placata ira di Dio, e 'sti- 
molo a vita religiosa e pura. 

Maestri famosi od oscuri adempivano l'ufficio, seguendo, per lo più, uno 
schema tradizionale di composizione, che toglieva loro di spiegare compiuta- 
mente le proprie qualità artistiche. Molti gonfaloni dipinse il Buonfigli tra il 
1464 e il 1482 e in alcuni si attenne al modello consacrato dall'uso, ritraendo 
la Vergine che raccoglie sotto il manto sollevato i supplici fedeli (è la cosi 
detta Madonna della Misericordia talora chiamata del Soccorso^ benché que- 
sta denominazione designi più sovente la liberazione dell'ossesso) e in altri, 
lasciandovi qualche sua nota personale, espresse nel centro della compo- 
sizione la figura di Cristo in trono ed in atto minaccioso. I gonfaloni del primo 
tipo, più comune, (S. Francesco di Perugia, Corciano, Facciano e Montone) 
rendono l'idea della liberazione dal male e ritraggono la clemenza di Dio 
che perdona: quelli del secondo tipo (S. Maria Nuova e S. Bernardino) sono 
Informati all'idea della giustizia divina che punisce. In tutti appare 1* inter- 
cessione o della Vergine, o di particolari santi, e in alcuni il terrore del supe- 
rato pericolo si manifesta collo scheletro rappresentante la Morte cui abbatte 
o tiene indietro un angelo armato di lancia. I gonfaloni, sebbene quasi sem- 
pre datati, ofiProno scarsi elementi alla valutazione critica dell'opera com- 
plessiva dei singoli artisti, poiché in essi il genio individuale mal poteva 
esplicarsi a causa della composizione quasi sempre imposta con norme immuta- 
bili, della eterogeneità degli oggetti da rappresentarsi e della varia misura 
di grandezza da assegnarsi alle figure secondo le esigenze dell* uso (p. es. i 
devoti coperti dal manto della Vergine dovevano esser sempre figure picco- 
lissime). Pertanto, lasciando da parte che alcuni furono sottoposti a rifaci- 
menti e restauri, i gonfaloni del Buonfigli, assai differenti gli uni dagli altri 
per la cura dell' esecuzione, non lasciano scorgere prove sicure di una pro- 
grediente elevazione nell'arte sua. La quale, come dicemmo, raggiunse la 
sua più alta espressione negli affreschi della* cappella dei Priori nel palazzo 
pubblico di Perugia, oggi inclusa nella pinacoteca. Più di quarant'anni 11 
Buonfigli s'indugiò intorno alla vasta decorazione, né, morendo, la lasciò 
compiuta. Del 1454 é il primo contratto tra i Priori e il Buonfigli e si rife- 
risce a una parte del lavoro: del '61 sono il lodo d'approvazione di fra Fi- 
lippo Lippi degli affreschi già condotti a termine e il secondo contratto per 
il compimento della pittura. Di tanta lentezza pare fosse cagione precipua 
la pigrizia del maestro non impedita, anzi fomentata dalla tardità dei Priori 
neir osservare gli obblighi contratti verso di lui. 

Ignoriamo se il Buonfigli realmente esegui la Crocifissione presoritta dal 



7*ì Rassegna bibliografica dell' arte ilatiruia. 

contratto (liói) sulla parete dell'altare dove o^fn^i sì vede lo stesso soggetto 
di mano del fiammiugo Arrigo di Mecheln (1574). Accanto air altare e a de- 
stra di chi guarda, il B. ritrasse le storie di S. Lodovi.«o, vescovo di Tolosa, 
che sono da identificare colle pitture approvate dal lodo del Lìppi (consacra- 
zione di S. Lodovico, miracolo del mercante di Marsiglia e un terzo soggetto 
irriconoscibile dai pochi avanzi che ne restano). Nelle altre pareti della cap- 
pella, oltre la sepoltura di S. Ludovico nel S. Francesco di Marsiglia, si ve- 
dono le storie di S. Ercolano, comprotettore di Perugia (Perugia assediata 
da Totila, sepoltura di S. Ercolano e trasporto del suo cadavere nel duomo 
perugino). 

In questi affreschi, più assai che nelle tavole, si rileva T influenza dei 
maestri fiorentini, frate Angelico e Benozzo Gozzoli, dalla quale procedono 
la franchezza del disegno e Tarmonia delle proporzioni e dei colori. E non 
meno visibile è il progresso nella rappresentazione dei fondi architettonici 
dovuto agli esempi di Piero dei Franceschi, maestro insigne di prospettiva, 
massime nell'assedio di Perugia dove il pittore ci lasciò della sua città una 
fedele e preziosa veduta che, insieme con quella di Marsiglia, in gran parto 
fantastica, forma la più notevole produzione della pittura dei monumenti 
nel Quattrocento e dà impulso alla pittura di paesaggio svolta di poi dal 
Perugino e dalla sua scuola. 

Il Buon figli fu artefice dotato più di grazia che di forza, onde riuscì 
povero e falso nelle scene in cui prorompono il moto e la vita (assedio di 
Perugia): ma gareggia coi grandi contemporanei nella dolcezza dell'espres- 
sione e nel riprodurrei fastosi corteggi. Pur fedele al carattere dell'arte lo- 
cale, seppe inserirvi alcuni tratti della nuova concezione della forma quale 
era svolta dal realismo dei Fiorentini. Però egli, che tuttavia negli affreschi 
della cappella dei Priori lasciò il miglior prodotto dell'antica arte unilwa, 
non apri la nuova vìa per cui si mise la scuola umbra col Perugino e coi 
suoi allievi. Tale merito spetta a Fiorenzo di Lorenzo. 

Le molte e sicure notizie di fatto che il Bombe raccoglie intorno alla 
pittura in Perugia nella prima metà del sec. XV, i dati biografici che com- 
pletano e correggono quanto scrisse il Cavalcasene — caduto in singolare 
equivoco a proposito del soggiorno del Buon figli in Roma — (vedi Storia 
della pittura in Italia, trad. it. IX, 141 42 Firenze, 1902; e la classificazione 
e lo studio dei gonfaloni basterebbero a raccomandare questo scritto del dott. 
Bombe a tutti i conoscitori dell'arte italiana. Ma noi non esitiamo ad addi- 
tarlo quale modello di critica obiettiva e feconda per il contributo che reca 
alla storia dell'arte umbra e per il metodo seguito che consiste nel fuggire 
i vaniloqui sgorganti dalla così detta genialità degli esteti e nel fondare i 
giudìzi intorno alla valutazione delle opere artistiche sull'esame comparativo 
di esse fatto con acume e dottrina e sui fatti. Qui non una parola superflua: 
ma sobria descrizione dei dipinti, ordinata esposizione di fatti documentati, 
originali osservazioni e logiche e limpide conclusioni. 

B. Feliciangeli 



Rassegna bibliografica (Idi' arte italiana, 11 



Francesco Malagassl Valeri, / Solari architetti e scultori lombardi 
fhJ XV, secolo. Studio storico critico. — Estratto dal I. volume delle « Itfi- 
lienische Forschungen ». (Berlin, Bruno Cassirer, 1906) pubblicate a cura 
deir Istituto di Storia dell'Arte in Firenze. 

Con questo studio T infaticabile a. reca un nuovo considerevole contribu- 
to alla storia dell'arte lombarda: egli ha rivolto nel suo lavoro, che è di ri- 
cerche storiche e critiche nello stesso tempo, come è detto nella prefazione, 
lo migliori sue cure; di guisa che' le figure dei Solari vi appaiono illumi- 
nate di nuova luce, in virtù de' molti materiali di studio di cui il M. potè 
valersi. L'attività di alcuni di essi, nota il nostro, era incerta e gli storici 
antichi e gli scrittori moderni confusero speseo, per mancanza di dati sicuri, 
le opere degli uni con quelle degli altri. La ricca messe di documenti ine- 
diti e Tesarne di confronto delle opere han servito a portare molta luce 
sul r argomento: egli edifici più notevoli di Lombardia nel periodo che 
precede immediatamente il Bramante, come parte della Certosa di Pavia, 
l'Ospedale Maggiore, le chiese di S. M. delle Grazie, di S. Pietro in Gessate, 
del Carmine a Milano, (per non ricordare che i più notevoli), e un bel nu- 
cleo di sculture di Cristoforo Solari — un artista che sta a sé, nella evolu- 
zione dell'arte locale — trovano per lo studio del M. l'importanza che loro 
spetta e spiegano i successivi trionfi dell'arte lombarda. 

Lo scritto è diviso in quattro capitoli; nel primo è detto della vita e dei 
lavori di Giovanni Solari: il secondo è dedicato al figlio di Giovanni, Qul- 
niforte Solari, la cui figura, per ciò che si riferisce all'architettura lombarda, 
emerge appieno nell'opera del nostro; il terzo a Pietro Solari, il cui valore 
quale maestro s'accresce notevolmente per le ricerche dell 'a.; l'ultimo tratta 
di Cristoforo Solari detto il Gobbo e reca qualche cenno su altri artisti lom- 
bardi, come Francesco figlio di Giovanni e Domenico di Melchiorre e su altri 
di minor conto. 

I)3ir utilissimi studio ricco, oltre che di documenti importanti, di dise- 
gui e di numerose fotoincisioni, riporto la conclusione: 

Per chi tenga conto, cosi il M. in fine del suo lavoro, del cammino per- 
corso nei primi tre quarti del quattrocento dall'architettura nel resto d'Ita- 
lia e specialmente in Toscana, « lo stile di Lombardia al momento in cui 
fiorirono i Solari potrà sembrare ritardatario. Ma tale critica è possibile so- 
lamente se non si tenga conto delle varietà storiche e delle diverse tendenze 
die sono fra le caratteristiche e, diciamolo pure, fra le attrattive dell'arte 
italiana. Dopo T influsso di Bramante, le vecchie tradizioni, da quelli rappre- 
sentate e trasformate, troveranno il crollo definitivo, ma dobbiamo pure avere 
il coraggio di osservare che con Bramante e coi Bramanteschi v^Mine meno 
uno dei vanti edilizi di Lombardia: la diligenza nell'esecuzione. » 

E. Calzini 



78 Ratsegna bOdiografica dM" arte iialiana. 



1 



fiIfiIilOG(?AFIA 

Opere M cmraUere geaerale. 



^^*^^ PIETRO ToESCA, nell' Arte del gennaio e febbraio 1906, stu- 
dia e iilastra con grande diligenza, « alcani Giaivli bfauiattei, e cioè 
il calamaio di un calligrafo, che si conserva nel Tesoro del Duomo 
di Palova e qq cofanetto della Cattedrale di Anagni, riproducendo 
bellissime zincotlpie, tanto di questo quanto di quello, nella cui de- 
corazione air intomo V ignoto artefice ritrasse immagini classiche di 
uno di quei calligrafi bizantini ormai oscuri, ma pur sempre beneme- 
riti trasmettitori a noi del pensiero e della bellezza antica. 

«*« S«r l' mnM È m cU trm HMmmmm discorre in Eevue de V a. chrét.y 
pag. 252 e segg. (Lille, 1905), Henry Chabkuf. 

^* ^ De la e«ll«cil«B é% Sir Franarteli (»aak a Richmond, che 
ò la più ricca tra le raccolte private inglesi e che contiene, fra altro, 
più di un centinaio di opere di maestri italiani, tratta in Le» arts, 
n. 44 CParis, 1905) Herbert Cook. 

^t*. In Arte e Storia del gennaio 1906 il can. G. B. Maxxucci 
stampa alcuni « appunti storico-artistici » sul calabra piwiato di Pia 
II. « stimato più pregevole e interessante di quello di Ascoli Piceno > 
ritenendo che € possa essere lavoro orientale. > 

^* ^ ^eìV Emitorium del gennaio scorso Ettore Modigliani pre- 
senta allo studioso una bella serie di tessere arUsUalia dal sattacaata, 
biglietti da visita, partecipazioni, carte d' invito, ecc., ch'egli illustra 
con un geniale artìcolo in cui è- giustamente dimostrato che chi ama 
r arte e intende studiarla e scoprirne le bellezze pur nelle forme 
meno pr(»tcnziose, deve occuparsi necessariamente anche di queste 
modeste opere, le quali b(»nchè create per la vita di un giorno, val- 
gono tuttavìa a meglio lumeggiare le tendenze, il gusto, il costume, 
il pensiero di un' età. 

^*^ Nella stessa rivista (marzo 190i>; 0. H. Giglioli rende 
conto dei auavi aei|ttlstl dalla Gallarla dagli Uffizi e del Museo Na- 
zionale di Firenze ; vi figurano come è noto, opere di grandissimo 
pregio, fra cui 1' angelo annunziatore e la figura mutila di s. Bene- 
detto, di Melozzo da Forlì; la tavoletta con la Madonnaro il putto 
(li Iacopo Bellini, il s. Sebastiano del Costa; ì tre ritratti di Gaddo, 
Taddeo e Angelo Gaddi ;. due tavolette di scuola pisana; la piccola 
tavola di Nicola da Guanlìagrele e alcani autoritratti di artisti insigni. 

^* .^ Fra i giornali quotidiani che dimostrano di avere a cuore il 
nostro patrimonio artistico, va segnalato fra i più caldi e appassio- 



Rassegna hibliogì afica deW arte iiaHana. 79 

nati ♦ La Vita » di Roma. Vi abbiamo letto, fra gli altri, vari articoli 
dui sig. Raffaelo Nardini' in difesa de l'art» ItallanSp talvolta 
€ In inana dal ladri », con cui il giovane scrittore con una schiet- 
tezza e un coraggio . . . non comuni torna sulla questione del celebre 
piviale di Ascoli Piceno, dice come son tenuti i monumenti di questa 
Città, accenna a ciò che occorre fare per la conservazione delle nostre 
opere d' arte, lamenta a proposito della recente vendita Gozzadini di 
Bologna la dispersione di tanti oggetti preziosi. 

#*# Ne L' Aria (Fase. I. 190B) L. C. prende in esame e loda, 
r importante lavoro di Uoo Scoti-Bgrtinellì : Giorgio Vasari serlltor» 
(Pisa, fratelli Nistri 1905), e la 'non meno importante opera di E. 
Bertaux : RoBiOp IL De V ère dcs catacombes à 1' avènement de Ju- 
. les IL — III. De V avènement de Jules II à nos jours (Paris, Reno- 
uard et Laurens, 1905). . * 

4* ^ Come avvertiamo più avanti, naìV Emporium del febbraio 
(1906) Cokraqo Ricci discorre delle principali opere pittoriche esposte 
alla Mostra di Macerata; nel n. di marzo invece, delia stessa rivista, 
esamina i lavori di maestri forestieri specialmente di scuola veneta, 
,che openirono nelle Marche e che neir Esposizione marchigiana figu- 
ravano in discreto numero di opere?. Apre la serie di tali pitture, 
quasi tutte dipinte su tavola, un' anconetta con» sette 'santi dì scuola 
veneta, esposta dal museo di Matelica ; seguono : un polittico di Tor- 
re di Palme, mancante della cuspide e della conchiglia di mezzo, 
che il R. restituisca? a lacobello di Bonomo ; tre grandi frammentr 
d' un polittico mandati da Pausola, già assegnati ad Antonio Vivari- 
ni; il noto polittico di Ferino, di Andrea da Bologna e 1% Madonna 
col B imbino dello stesso artista, che, secondo il R., dev' essere vissuto 
quasi esclusivamente nelle Marche, poiché nessuna memoria di lui 
dsistc a Bologna; una Sacra Famiglia d'Innocenzo da Imola; un 
Presepio^ che amo parve dì scuola emiliana (contrariamente a quanto 
ne dice P Astoltì che la dà al PalmnzzanoJ, e il R. l'ascrìve infatti 
a un seguace del Francia. In una tavoletta, con la Vergine assunta 
fra una gloria d' angeli, riconobbe il R. la mano di Giovanni di 
Paolo senese; così attribuisce alla scuoia del (Jhirlandaio lo /S'yjo«a//2:/o 
'di S, Caterina esposto dal Comune di S. Ginesio. Quanto alla tavo- 
letta doppia di Siirnano con V Annunciazione -ihi un lato e hi Croci fis-' 
sione dair altro crede il nostro ch'essa app.artenga alla, stessa mano 
di colui che colori la tavola con 1/ Annunciazione della Pinacoteca 
di Camerino (che sin del 1894 io tolsi a Melozzo da Forlì e al Pai- 
mezzano, nel mio lavoro pubblicati) 'nell'io ?v/<. stor. iteli' arte ^ intorno 
a! secondo di questi due artisti,!, « un eclettico, che mostra nelhi 
Crocifissione qualcosa di Masaccio, in altre figure qualcosa di Pier 



80 Rassegna hihliagrafica dell' arte Ualiana. 



della Francesca e in vari particolari qualcosa pure del Crivelli, ciò 
che sembra bastare per collocarlo fra gli artisti delle Marche o, 
s' anche nati altrove, fioriti là. Il confronto è specialmente da stabi- 
lire fra le sue Annunciazioni e quella del Crivelli già esistente in 
Ascoli Piceuo, poi a Brera ed oggi nella Galleria Nazionale di Lon- 
dra: il solo quadro del Crivelli, in cui sia data larga parte alla 
prospettiva e. air architettura. L' esame di questa, delle stoffe e della 
stessa figura di'llà Vergine condurrà alla conclusione accennata. > 

#*# Il proposto Ugo Nomi-Pesciolini pubblica nel periodico li- 
vorne<e Fides^ del 20 agosto 1931 (n. 31 dell' a. V), un articolo: S. 
Fina protottrlca a Hantanaro a a S. Glailgaaao, in cui descrive ed 
illustra storicamente un quadro in tela, di ignoto autore del sec. 
XV^II, che egli acquistò, anticipando del proprio (e in ciò gli va data 
la massima lode) 'per la Biblioteca comunale della sua terra diletta. 
Il (juadro apparteneva al defunto Niccolò Vecchi di Via del Castello 
ed era comunemente chiamato « Il voto ^della Torre » dall' iscrizione 
che porta sul lato destro: Turris fulmine demolita, auspice Fina, 
restaurata, a. 1650 ». Si tratta dunque di un quadro storico pieno 
di figure del tempo e importante per la topografia e i costumi san- 
gemignanesi della metà del seicento — j/. Moricì. — 

^*^ Ne //' .4rte del gennaio -febbraio 1906 Pietro D' Achiardi 
riferisce su lo* •tposizlonl artlstlcho dai Balglo aal 1800; Antonio 
Mrxoz manda notizie da Costantinopoli intorno al Husoa laiparlala 
ottomano, alla conservazione dei monumenti in quella città, i quali 
sono tenuti nel più completo abbandono, e agli antiquari. 

jj.*^ A. Venturi nello stesso fascicolo de L'arte rileva i grandi 
miglioramenti che si vanno compiendo nelle gallerie Fiorentine, le 
quuli si vanno trasformando e aumentando ogni giorno più, per opera 
del loro direttore Corrado Ricci. Il V. riproduce "il ritratto di un 
Gonzaga, del Mantegna, collocato fino a po30 tempo fa tanto in alto, 
da rimanere per gran parte degli studiosi ignoto. 

4t*# L. Ci.vccio, nel medesimo fascicolo discorre del recente" 
volume d' Isabella Errerà : Cataioguo da bradarlas anclanaas. 
Bruxelles, Lame?'tin, 1905. 

AbrnaBiM» 

.)^*.x. Filippo Ffrrari stampa uno scritto polemico diretto a 
sostenere 1' esistenza di una scuola artistica a Cuardiagrele nel rina- 
scimento, intitolato: L* arta di Guardiagraio nella mostra d' arte an- 
tica abruzzese in Chieti (Cìuardiagrele, Paìmerio, 1905). 
' **« In Rivista Abruzzese Cgennaio, 190i)) Pietro Piccirilli pub- 
blica una terza lettera a (}. Pan nella su La Hoslra d* Arta Abruzzaaa 



1 



Rassegna bibliografica delV arte italiana. 81 



In Chioti, trattandovi ancora con quella dottrina e amore che tutti 
gli riconoscono, dell' oreficeria abruzzese. 

Bmilla 

^^*jj Federico Hermanin nel BulL della soc, flloL romana (n. 
VII, 1905) statnpa una breve comunicazione su Gli affroschl di G. 
Bsronzlo da Vimini odoi sual soguaei in Tolentino. L' A. basandosi 
sul confrontojton la nota tavola del Baronzio della' galleria di Urbino 
e con altri affreschi in S. filaria in Porto Fuori a Ravenna attribuiti 
alio stesso maestro, gli assegna anche le pitture del cappellone gotico 
che sorge accanto alla chiesa di San Niccolò in Tolentino. Arduino 
Colasanti nella Rivista Marchigiana illustrata (n. 3. pag. 71, 1906) 
pur riconoscendo gli stretti vincoli che legano le pitture di San Nic- 
cola con quelle di G. Baronzio, non accetta il giudizio deir li, poiché 
< gli affreschi tolentinati son di gran lunga superiori a quelli eseguiti 
dal Baronzio In 8. Maria in Porto di Ravenna ». 

»*» Coi tipi dello stab. Toschi (Modena, 1905) Ferdinando Asioli 
ha pubblicato un pregevole lavoro dedicato al pittore modenese Ade- 
adato ■alateita : notizie biografiche e artistiche, ordinate ed annota- 
te a cura di Giovanni Canevazzi. ' 

^* ^^ Uno dei migliori volumi della collezione: Italia artistica, pub- 
blicala dall'Istituto d'arti graf. di Bergamo, è senza dubbio (per 
la sintesi della storia artistica della città e la guida dei monumenti) 
quello dedicato alla città di Parma, di Laudedeo Testi. 

^* ^ Documenti su Francaseo Maria Rondanl o ■iciieiangeio 
Anaolmlp relativi agli affreschi della Cappella della Concezione at- 
tigua alla chiesa di S. Francesco a Parma, stampa nel n. 1-2 della 
Rivista d'Arte (190lì), Corrado Ricci. 

^*^ Un interessante articolo, ricco di disegni e fototipie, su la 
chioaotta a il piccolo ospadaia di S. Antonio dal Viannosa presso 
Borgo San Donnino, pubblica nella stessa Rassegna d' Arte del feb- 
braio 1906 AkTURo Pettorelli. 

^*# Del medesimo autore^ architetto A. Pettorelli, segnaliamo un 
opuscolo recente, che ò un ottimo contributo alla storia della scultura 
Lombarda del Rinascimento, sull'Area dai sac. XV naila cattadrala 
di Borgo S. Donnino — Note e rilievi — ( Ivi, tip. Mattioli, 1905). 

liazio. 

**» Neil' Emporium del gennaio 190(5 ntscus illustra la Villa 
FalconlaH a Fraseatl, costruita nella prima metà del secolo XVI da 
Alessandro Rufìni, vescovo di Melfi. Nel secolo successivo la villa 
fu acquistata dai Falconieri che vi fecero costruire il bellissimo pa- 



82 Rassegna bibliografica dell* arte italiana. 

lazzo decorato poi di affreschi e di quadri di Ciro Ferri, del Ghezzi, 
del Maratta, ecc. Nel 1865 passò ai Carpegna, i quali tempo" fa la 
vendettero ai frati trappisti. 

^* ^ Nello stesso fase, dell' Emporium sono pubblicati alcuni 
disegni relativi al progetto di restauro dell' albergo dell' Orso a Reina: 
una elegante palazzina del secolo XV, nella via detta già via Sistina, 
che r ing. C. Bazzani vorrebbe ridurre allo stato primitivo, mentre 
altri, gli amanti del piccone demolitore, vorrebbero abbattere per le 
solite questioni edilizie. Gli artisti e gli amanti di Roma hanno fatto 
voti che la minaccia sia scongiurata; ma a che valsero i voti fatti 
in questi ultimi anni a tutela di opere d' arte e di memorie storiche, 
nota ruscuSf so tante infamie sono state ugualmente commesse, come 
altrove, anche in Roma? 

^* ^ Federico IIermanin nel fascicolo I de L' Arte (1906) pubblica 
alcune riproduzioni fotografiche de !• pitture della cappalla dal- 
r Annunziala a Cori pressa Raaiay eh' egli studia con grande' dili- 
genza e confronta con quelle di Riofreddo, illustrate da Valentino 
Leonardi (Affreschi dimenticati del tempo di Martino V. in Atti del 
Congr. internai, di scienze storiche — Roma tip. dei Lincei, 1905); 
concludendo che il principale maestro della cappella dell' Annunziata 
a Cori, che deve aver condotti i suoi affreschi tra il 1446 ed il 4^^^ 
dopo ammirato le opere di Masolino a Roma, dall' arte del quale 
certamente deriva, deve averlo seguito, forse come aiuto, a Castiglione 
d' Olona. 

liombardla 

^t* it II cav. L. Lucchini in Arte e Storia del gennaio scorso ri- 
fiorisce sulle recenti scaparte di vecahia pitture in S. Luca di Cre- 
mona, forst^ di Altob'v^llo Melloni, che operò nella prima met& del 
secolo XVL 

^*^ Nello stesso periodico del febbraio 1906, il prof. E. Milano 
dà notizia di una tale di Olulle Cempl de Cremena, poco nota anche 
agli illustratori del valoroso maestro, che si conserva nella cattedrale 
d' Alba. Rappresenta s. Lorenzo davanti all' imperatore Valeriane 
poco prima d' andare a morte; a pie della grandiosa tela (m. 2,50 X 
1,80) si legge: lulii Campi Crem^nensis opus MDLXVI. 

^* ^ In Rassegna d' Arte (febbraio 1906) Gustavo Frizzoni discor 
re, a proposito di un opuscolo di L. Beltrami (pubblicato per le 
nozze Luigi Barzini — Mantlca Pesavento il 6 die. 1905) intorno al 
presunto ritratto di Beairlea d' Este attribuito a Leenerde da Vlaal. 
Contro r opinione del Beltrami, che tentò di dimostrare che il noto 
ritratto dell' Ambrosiana rappresenta Beatrice d' Este, rivendicandone 



Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 83 



la paternità a Leonardo, il Frizzoni espone le ragioni per cui egli 
crede che la fanciulla rappresentata nel quadro dell' Ambrosiana non 
può essere Beatrice e che autore del dipinto del)ba ritenersi col Mo- 
relli, Ambrogio De Predis. Numeroso e belle illustrazioni, per i de 
biti confronti stilistici, accompagnano V articolo del F. 

« * ^ Il Chiostro di Sonta Horlo dolio Qraxio In Vorollo, conteso 
al piccone (Novara, Miglio, 1905) ; trattasi di un opuscolo protesta, 
il cui scopo precipuo è quello di mostrare il grave errore che il Co- 
mune di Novara commetterebbe demolendo il detto chiostro, che ha 
pregi di storia e d' arte indiscutibili. 

«*« Intorno al Coro dolio chiosa flà ahhaxiala di Horlmondo, 
della provincia di Milano, scrive un bellissimo articolo in Arie e 
Storia del gennaio IDOi) N. Bertoolio Pisani, non per il solo piacere 
di illustrare un' opera insigne, ma per invocar soccorso alla sua 
esistenza prima che rovini del tutto, il che non tarderà molto ad 
accadere, se lo si hisù ancora nelP abbandono in cui da tant^ tem- 
po si trova. 

Il nome dell'artista, Francesco Giramo di Abbiategrasso, è scritto 
a tarsia in uno dei crismi del coro stesso. 

^*^ Nello stesso n. dì Arte e Storia Die(;o ìSant' Ambrocìio tratta 
di un copltollo Istoriato di San Bortolomoo In Bosco, presso Appiano 
in prov. di Como, passato recentemente al museo archeologico mi- 
lanese. I bassorilievi arcaici con raffigurazioni del vecchio e nuovo 
testamento, dèi detto capitello, meritano la maggiore attenzione degli 
studiosi per il loro significato iconografico. 

Jtlarrhe 

j^*^ ^iiW Empori um del gennaio scorso A. Colasanti discorre 
degli oifroschl dolio chiosa farfonso di S. Vittoria In Hatonano. 

1j' A. li toglie definitivamente a Gentile da Fabriano e li attribuisce 
a un ignoto maestro di Foligno che dovè eseguirli negli « ultimissimi 
anni del secolo deeimoquarto o ai primi del secolo seguente ». 

A me invece sembra di poter dedurre dalle riproduzioni che 
accompagnano P articolo del C. che P anonimo maestro di S. Vittoria, 
non al principio del secolo XV, ma ben più tardi dovè operare 
anciie in qualche altro luogo delle Marche; come si può vedere ad 
esempio nelLi diruta chiesa di S. Francesco a Kipatransone, dove si 
ammirano ancora avanzi di affreschi che ajipartengono senza dubbio 
alla stessa mano. (V. in proposito una mia ì)reve comunicazione al 
Marzocco dell' 8 aprile;. 

^^^ La pittura antica alla Ho^tra di Macerata è il titolo di un 
importante articolo riccamentt» illustrato che Corrado Kicui stampa 



84 Rassegna bibliografica deWarie italiana. 



neir Emporium del febbraio 1906. Lo scritto del R. non ò una trat- 
tazione deir arte marchigiana nel suo aspetto complesso nel suo ^a- 
duale svolgimento ; che a far ciò mancano, come notammo anche 
recentemente, molti elementi, ma una serie di appunti da lui presi 
visitando la Mostra che mentre servono ad illustrare le numerose 
riproduzioni fatte eseguire appositamente a Maceraci dall' Istituto 
d' arti grafiche di Bergamo, costituiscono un notevole contributo alla 
conoscenza dell' arte nelle Marche. 

^* ^ SuHo stesso argomento hanno veduto la luce in questi ultimi 
mesi diversi altri articoli in Italia, tra cui quello inserito in // Canijx) 
(Torino, 3 dicembre 1905) di Giulio Natali : L' Esposizione artistica 
di Hacorata, e 1' altro che Carlo Astolfi stampò nella Rivista Mar- 
chigiana illustrata (Roma, gennaio-febbraio 1906), intitolato, forse un 
poco ampollosamente, datane la trattazione : OH antichi cantri pit- 
torici dolio Harcho o la Esposlxlono d'arto di Hacorata. L' impor- 
tanza e T utilità derivata a' nostri studi dalla detta mostra sono 
poste Ottavia in giusta evidenza in detti articoli. 

^*^ Neir ultimo numero di Rassegna d'Arte (aprile, 1906) leg- 
giamo uno scritto di F. Mason Perkins, intitolato: Noto soli* Espo- 
siziono d'Arto Marchigiana a Hacarata. Il P. limita il suo scritto 
« ad osservazioni generali intorno alle più importanti pitture esposte, 
senza entrare in dfscussione sul tema più complicato (la scuola pit- 
torica marchigiana); spera poter pubblicare più tardi « uno studio 
critico, risultanza di parecchi anni di accurato lavoro, intorno h un 
gruppo di pittori fra i più sinceri e attraenti, so non fra i più 
importanti clic V Italia ci diedp, nella speranza che Ciò valga a ri- 
soiegliare la .simpatia generale verso di essi. » 

^* ^ Nei numeri 7, 8-9 e 11 del Gazzettino il periodico settimana- 
le fanese, si leggono notizie intorno alla chiosa di S. Domonico d| 
Fano e agli affreschi che vi si .scopersero recentemente» 

^^*.j^ 11 eh. mons. M. Santoni, Direttore della Comunale di Ca- 
merino, mi invia copia del Corriere di Ascoli del 15 marzo u. s., 
(esempio che dovrebbe essere imitato da quanti studiosi desiderano 
che la nostra bibliografia riesca per quanto è possibile completa), ove 
leggosi una importante sua nota sul Rollqulario di Hontalto, a pro- 
posito della illustrazione fattane nella « Rivista Marchigiana illustra- 
ta > (p. 23) da Carlo Astolfi. Il S., con quella dottrina e sicurezza di 
giudizio che tutti gli riconoscono rileva il grave errore in cui cadde 
r Astolfi nella versione da lui data della iscrizione che si legge sul 
detto reliquiario ; la cui esecuzione si può fissare tra il 1451 e il 1459. 

^* ^ Raifaollo noli' Umbria, ò il titolo di una geniale e dotta 



Hasaegna bUMografica del r arte Ualùtna. Hn 

conferenza dì Giulio runiNi tciuita alla « Pro Culturi^ » dì Firenze 
e stampata nella Hiisaegna Nazionale del 1. gennaio llK)t). 

^* ^ Intorno a l'antica seupla pittorica Fabrlanaso a Allagratta 

Nuxl si legge un buon articolo illustrato, di Ardiino Colasanti, in 
Rivista Marchigiana illustrata del marzo 190G. 

^t*# Nella stessa elegantissima rivista (aprile 1906) Domenico 
Spadoni pubblica un articolo intitolato: La sco|iarta d'un affresca 
a Macerata e la rivelazione d' un pittore marchigiano del 1500. La 
pittura rappresenta una Madonna col putto e tornò in luce per i 
lavori di riattamento di alcune botteghe sotto la Prefettura — V antico 
palazzo dei Presidi ; e il pittore s(»mbra certo Ijorenzo, detto Giuda, 
nativo di Matelica, intorno al quah^ V egregio S. offre una quantità 
di notizie preziose, tratte da archivi, per cui non sarà più difficile 
e il decidere quali pitture di Macerata debbano ornai essere attribuite 
a questo pittore rimasto finora neir ombra ». L. a. affaccia T ipotesi 
che possano essere di Lorenzo anche alcuni affreschi votivi che si 
trovano nella chiesetta di S. Liberale. 

Napoletano 

^* ^ Coi tipi Melfi e Joele di Nai)oli, 1905, MirnKLK dk' Santi 
stampa uno stufila storica sul santtoaria di Santa Maria Hatardomlni 
In Macera de' Pafani. 

^*« Di Onafrla Qiardana delia Caira^ archit. napoletano, Cor- 
nelio Fabriczv pubblica tre documenti dell' Archivio di Ragusa nel 
Reper. filr Kunstwissenschaft di Herlino (voi. XXVIII, 11)05). 

^*^ Nel num. 7-8 (li)X)j della Rassegna Pugliese Vincenzo Vival- 
di discorre di Uu illustra pittare calabrese, Andrea Cafaly, nato a 
Cortale presso Catanzaro nel 1827. Il maestro vive ora nel paese 
natale, ma lavorò lungamente a Napoli. 

Piemonte 

^*# In uno degli ultimi numeri della Gazzetla del pop. della 
dom. (Torino, 1905), a pa^^. 2(\H E. Sarasino discorre della Madonna 
di Martino Spanzotti, acciuistata or non è molto dalla Pinacoteca di 
Torino e (VX una breve notizia intorno alla vita e alle opere del pit- 
tore riassumendole dagli scrittori che si occuparono di lui. L' articolo 
è intitolato: il maestro del Sodoma. 

Nicilia 

.3f*# Enrico Mauceri nM' Arte del gennaio (11)0(1) stampa un 
interessante articolo eh' egli giustamente intitola Sicilia ignota. Il 
M. col consenso del Ministero dell' istruzione ha iniziato il catalogo 



86 RaHsegna bibliografica dell' arte itaìiana. 



delle opere d' arto nello provinclo di CaUinia o di Cakanisettit, co- 
minciando dif.Militello, Piazza Armerina e Aidono, i cui monumenti, 
•vori tesori d'arte quasi del tutto sconosciuti, egli illustra appunto 
con la nota sua diligenza nel detto fascicolo deir Arie, accompagnando 
lo scritto con numerose e grandi zincotipio. 

**♦ ^- Paterno Castello nelP Emporiiim (marzo 190()) discorre 
di Taormina, di cui riproduco, fra altro, diversi monumenti. Fra 
quelli medievali, noto il Palazzo Corvaia e quello S. Stefano ; poi le 
chiese di S. Agostino, il Duomo, la Piazza, Badia Vecchia, ecc. 

ToMcaua 

^* ^ In un articolo intitolato La € Vaia » d' Aaalal, inserito nel 
I. fascicolo dell' Arte (lOOfJ), Adolfo Venturi afferma che i quattro 
affreschi, il Trionfo di San Francesco, V Ohbedienzaj la Povertà e la 
Castità dipinti nella basilica inferiore di Assisi, ritenuti finora come 
opera di Giotto, appartengono invoce a un maestro giottesco, che ha 
dipinto ad Assisi con V aiuto d* altro pittore anche le Storie della 
Vita di Cristo j nella volta del braccio destro, attribuite a Giovanni 
di Milano, a Taddeo Gaddi, a Maso di Stefano e, dal Thode indi- 
cate come di (fiotto stosso o di un suo seguace a noi sconosciuto. 
Data la bellezza e importanza di dette « vele » *c V attribuzione loro 
al grande maestro fiorentino, accettata ormai da tutti gli storici 
dell'arte, € sembrerA. audace e brusca, nota il V.^ l'interruzione 
nostra contraddicente air opinione invalsa. » Ma ciò non turba 
^menomamente V animo delTillustre scrittore, il quale subito si accinge 
a dimostrare col suo lavoro che « la critica storica, poco esercitatasi 
sin qui intorno alP arte pittorica del Trecento, ha lasciato vivere 
leggende, pregiudizi, errori infiniti. > 

^*^ Fra Angallaa e Banazza Oazzali par Gaston Sortais (De- 
sclèe. De Brouvver et C, Bruxelles). E un volume ricco di' riprodu- 
zioni d' opere de' due maestri, dei quali V A., valendosi di tutte le 
opere riguardanti, tanto il maestro quanto lo scolaro, ci offre uno 
studio riassuntivo de' due artisti. 

.j^*^Il p. Agostino Neri pubblica una 2.* ediz. del suo Caaoa 
atarlca artistica dalla chlasa di San Lucehasa praaaa Paggibansl, 
Firenze, tip. Domenicana, 1008. La chiesa appartiene all' epoca di 
transizione fra lo stile lombardo e 1' archiacuto (2.* metà del sec. 
XIII e 1.^ del XIV); offro il tipo delle chiese francescane. Possiede 
una tavola di (ierino da Pistoia e affreschi, tornati in luce dopo 
importanti e razionali restauri, che si attribuiscono al senese Bartolo 
di M. Frodi. Il p. N. descrìve inoltre 1' altare della Concezione dei 



Èassegna bibliografica delV arte Uaiiana, 8? 



della Kobbia (del 1514) e offre altre notizie importanti relative a 
Taddeo Gaddi, a Cennino Cenninì, ecc. (,i/. A/orù,.) 

^* ^ OsvALD SiRÉN in Hiviata d* Arte (dicembre 1905) illustra 
Irm Hailonnlno noi FlUwllllam Husouin di Cambriiifo: una di Lo- 
renzo Monaco, registrata nel catalogo del museo come di scuola fio- 
rentina, che il S. assegna ai primi anni del quattrocento; una di 
Giovanni dal Ponte che dovè dipingerla non anteriormente al 1425, 
e una terza di mano, verosimilmente, di Farri Spinelli. 

^^*^^ Nello Stesso fascicolo della rivista fiorentina Carlo Gamba 
illustra una tavola di Ploro di Coslmop cha egli ebbe la lieta sorpresa 
di riconoscere nella chiesa del Crocifisso poco fuori Borgo S. Lorenzo. 
La tavola, rappresentante la Madonna tra i santi Giov. Battista e Tom- 
maso e eh' è tra le più importanti degli ultimi tempi del pittore, 
trovasi in uno stato deplorevolissimo; il G. ne raccomanda vivamente 
la conservazione. 

#*^ Fra gli Appunti d' Archivio ^ nello stesso fasoicolo di Rivista 
d' Arte, Jacques Mesncl inserisce alcuni documenti relativi a Polo 
d«l maastro Agnolo doi Vatrl ; Giovanni Poggi altri intorno alla 
tavola di Franeoseo di Olovannl Bottlolnl per la Compagnia di S. 
Andrea d' Empoli ; C. de Fabriczy stampa alcune Portata al Catasta 
di Ulna da Fiosolo, e Odoardo Giglioli offre due documenti relativi 
a la pila battaolmalo di Mino da Floaolo nella chiesa di S. Maria a 
Paretela e alle pitturo di Giusto di Androa di Giusta. 

^j ♦ ^j Ne, iMrte del gennaio-febbraio 1906 Adolfo Cinquini, in 
base a un componimento poetico, contenuto nel foglio 114 del Codice 
Vat. Urbin. Latino 1193, dal carmelitano Ferabó scritto in Urbino 
non più tardi del 1466, deduce che I ritratti dal duchi d' Urbino (ora 
ag'li Uffizi), di Plaro dolio Franoasoa, dovevano esistere prima di 
tale anno. 

^*^ Nel Corriere della Sera del 22 die. u. s. Luca Beltrami 
discorre del ritratto virile dell' Ambrosiana, già qualificato por Ludo- 
vico il Moro e come opera del Luini. Eseguendosi ora la ripulitura 
della tela, vennero messe in evidenza tali particolarità stilistiche 
per le quali il B. non dubita di assegnare il dipinto a Leonardo da 
Vinci. Il rappresentato pare sia, per un cartello con musica scoper- 
tovi nella mana del personaggio, Franceschino Gaffurio. L' articolo è 
intitolato: Il «^Huslolsto * di Loonardo da Vinci. 

#*<> In The Burling, Mag, (Londra, 1905, p. 189 e segg.) Her- 
bert P. HoRNE offre molte notizie biografiche dol Orafllono, preci- 
sando V individualità artistica di questo maestro suir esame di due 
opere che V H. crede le sole che si abbiano di lui : una « Natività 
del 1485 aggiunta in una tavola del Baldo vinetti in Sant'Ambrogio 



Ss Èassegna bibliografica delV arie iicdiana. 



e la « Trinità » della Cappella Corbinelli in Santo Spirito, dell' ultima 
decade del quattrocento. 

#*3f Nella liivista d' Arte (n. 1-2, 1906) Pèleo Bacci pubblica 
una serie di documenti dal 1499 relativi a I pittori fiorontlBBl Omm- 
nino o Afnolo di Domonleo o Plstoio, a proposito di alcuni affreschi 
di Donnino nel!' ex chiesa di S. Chiara, recentemente scoperti dal 
B. Per tale scoperta 1' opera di Donnino è riconquistfita alla storia 
delP arte. Tavole e affreschi anonimi, che vanno per lo^più sotto il 
nome generico di scuola di Cosimo Rosselli, potranno orauiai in 
questi affreschi di Donnino trovare un termine sicuro di confronto, 
un criterio indiscusso di giudizio. 

«*^ Empoli artistica. È il secondo volume della nuova pabbli- 
cazione: La Toscana i/Zw^^rato, genialmente ideata dall'Editore Fran- 
cesco Lumachi di Firenze. Autore del grazioso libretto ricco di ben 
30 illustrazioni nitidissime e quasi tutte fuori testo, è il giovine scrit- 
tore Odoardo H. Giguoli. Il quale dopo un cenno storico della città 
nota che Empoli, come altri piccoli centri toscani, se visse di vita 
propria non ebbe mai l' ingenita forza motrice atta allo sviluppo ed 
alla affermazione di un carattere artistico locale, e si foggiò a seconda 
delle correnti che venivano dal di fuori, da Firenze specialmente che 
nel Medio-Evo come nel Rinascimento diffondeva, come pieno venti- 
labro in terreno già fertile, i semi fecondi della sua cultura scolastica 
e umanistica. Ma alle manifestazioni dell' arte non furono inciifierenti 
né il clero militante di Empoli, né le compagnie aggregate alle 
chiese. La Pieve di^ Sant' Andrea fu il primo monumento innalzato 
a rappresentare la potenzialit«\ estetica e religiosa della gentile terra 
toscana; intorno ad essa come a una madre, scrive ancora il G., si 
raccolsero e si stabilirono Io genti* sparse nelle campagne e nella 
cittadella chiamatevi dalla contessa Emilia e da Guido suo marito. 
Dopo la illustrazione della Collegiata discorre il nostro delle chie- 
se di Santo Stefano, della Madonna del Pozzo, di S. M. a Ripa, di 
S. Pietro a Riottoli, di S. M. a Bassa, di S. Pietro a Marcig-nana, 
ecc. offrendo di ciascuna di esse notizie e documenti importantissi 
mi. Le opere d' arte che si conservano in Empoli e dintorni si contano 
a centinaia e fra gli artisti che le eseguirono, per la maggior parte 
toscani, figurano maestri di primo ordine. * 

Completano T opera utilissima, per chiunque intienda conoscere 
la gentile città, oltre la Bibliografi^, ecc, la nota delle opere illustra- 
te, quella delle opere di cui rimangono soltanto ricordi d' archivio 
e una bella serie di documenti riportati integralmente fuori testo. 

^*^ Dogli affroochi di Androa do Costogno nella cappella di 
San Giuliano della SS. Annunziata a Firenze, scoperti anni sono, di- 



tìassegnct^hibliografica ddVarte itaìiana. 89 

scorre in un importante articolo stampato nella Rivista ^/'-4rte(n. 
1-2, 190t)) Giovanni Poggi, il qmile offre per primo agli studiosi, 
grazie ai patroni della cappella, la riproduzione delle tigure di s. 
Giuliano e del Redentore, di cui non si aveva finora neppure la fo- 
tografi*». 

#*jf Nello stenso fase, il Poggi pubblica alcuni documenti pre- 
cedati da breve nota illustrativa intorno alla prima iMirtonza di 
■leholanf alo da FIronza, avvenuta nelP ottobre del 1494. 

^j*# Ancora Giova5ini Poggi nel medesimo num. di Rivista 
d'Arte riferisce intorno a due articoli del prof. ^K. Frey pubblicati 
nel supplem. dell' Allgemeine Zeitung (29 e 30 nov, 1905), il cui 
argomento è La « Carlatlda > di Hlaiialanf ola nelP Ermitage di 
Pietroburgo; e intorno a dua lavala di Fra Fillp|M Llppi nella rac- 
colta Cook di Richmond, di cui si è occupato in Lea Arte dell' agosto 
1905 H. Kook. 

^*^ De la apara dal Claea da Oambassl a San VHralda discor- 
re in Miscellanea storica della Valdelsa (a. XIII, n. 37) 1. B. Supino. 
Lo scritto importante, per ciò che in esso è anche precisata V indi- 
vidualità artistica del povero cieco Giovanni Gonnelli, nato a Garabas- 
si il 5 aprile del 1603, è adomo dell' .antontratto dello stesso scultore. 

f^* ^ F. Mason Perckins, nella Rassegna d' Arte (febbraio 1906) 
dà notizia, riproducendole, di dui lavala di Lippa Marnali, rappre- 
sentanti s. Pietro ; richiama 1' attenzione degli studiosi su altri due 
lavori del Memmi, e su quattro apara dal Sassatta che si conservano 
nel Museo Vaticano. 

Umbria 

^* ^ Edward Hutton in un. articolo inserito in The Buri, Magaz.. 
(voi. 'fu, Londra, 1905) intitolato Tha ffathar aff Paruflan palatini, 

dice che il Bonfigli, per quel senso di soave religiosità che fu carat- 
teristico della scuola umbra e che nel Perugino ebbe il maggiore 
interprete, deve essere chiamato padre della pittura perugina. 

#*# Ne L' Arte (Fase. I, 1^)06) Enrico Brunelli esamina la 
nuova Guida di Spaiola a dintorni (Ivi, stab. Panetto e Petrelli^ 
1905) pubblicata da G. Angelini Rota. Il B. s' augura che V amore 
del natio loco ispiri V A. a riprender V opera di sintesi con mag- 
gior cura e con più felice risultato. 

^* ^Ì^^W Almanacco ilU delle famiglie cattoliche por il 1906 
(Roma, Descl^e et Lefebvre, 1905) A. Lupatelli dice dalla vita a 
dalla opara di Hattao da Oualda. 

#** Il dott. Francesco Briganti pubblica in Augusta Perusia 



90 hassegna bibliografica 'dell' arie iialtana. 



(f^braio 190()) un auUgrafo dal Plntorlcehlo, del 18 maggio 15 IO, 
relativo air affresco del coro di S. M. del Popolo di lioma. 

^* ^ Nello stesso num. della bellissima rivista perugina diretta 
dal prof. Trabalza, T ing. G. Bacile di Castiouone inserisce la se- 
conda parte del suo articolo: Dal Corso a S. Oluliana» di cui la 
Rassegna dette un cenno nell'ultimo numero, e pubblica una lettera al 
Direttore della rivista in risposta ad un ^articolo comparso neir Untone 
Liberale di Perugia, tendente a dimostrare (ma, pare, invano) che il 
nome di PoHa Ebumoa spetta alla Porta Marzia e non ad altra come 
asserì il B. di C. 

^*\ Seguono: Umberto Gxoli, che nei numeri 2 e 3 della me- 
desima rivista stampa un dotto eri elegaate capitolo, di una sua 
prossima pubblicazione, su I' Arto romooloo noli' Uoibria; Alessandro 
Bellucci che rende conto brevemente del Codloo Latino UrbloAt^ 
278 contenente tra altro trentadue disegni di topografìa umbra-,autore 
il Piccolpasso; e frate Lupo che nelle « Note e notizie > dice de^li 
affreschi del Palazzo Vitelli alla Cannoniera'di Città di Castelfo, del 
monumento al Perugino, dei monumenti di Montone, degli afifresebi 
di CoUemancio, del tempietto sul Clitunno ^* la Basilica di S. Salva- 
tore a Spoleto', ecc. 

^* ^ Nel num. 3. di Augusta Perusia Giulio Urbini pubblica 
la prima parte di un bellissimo studio, contributo véro alla Storia 
della pittura umbra, su Euooblo di San Giorgio: l'artista, come 
bene osserva TU., dei mena studiati e male apprezzati; del quale 
r egregio nostro scrittore ritesse diligentemente la vita ed illustra 
le opere. 

^*^ Di lìn'oporo Ignorata di Floronzo di Loronzo (rappresen- 
tante il Redentore e che si conserva presso i conti Salvatori di Pe- 
rugia) discorre nello stesso fascicolo. Giustino^ Cristofani. Seguono 
neiy ottima rivista le utili « notizie » di frate Lupo le « schede e 
appunti bibliografici » di frate Leone. 

Yeneto 

4^*^^ In Arte e Storia del gennaio 1906 A. della Rovere dice 
brevemente intomo a lo Logglo dolio Qluotixla noi poloyzo daoaloi 

,e agli Stemmi milanesi a Venezia, a proposito di un errore in cui 
incorse il Ueir Acqua Giusti, defunto prof, di Storia dell' arte del- 
l' Accademia di Venezia. 

^* ^ Nello stesso numero del periodico liorentino C. Cipolla, 
riferisce intorno ai restauri, già condotti a bmm punto,*' delia oM»oa 
dolio Siro di Bslfioro (Verona), V elegante chiesetta del 1143 di eal 
il C. ebbe a scrivere ancora nella slessa rivista. 



Èassegna bibliografica deiV arte italiana, • 91 

^t*^ Prendendo occasiono dalla rec(*ntt' pubìilicaziono del Ludwig 
e del Molraenti, Vittorio Rossi, niella Rivista d* Italia del febbraio 
scorso, stampa un articolo su Vlttero Carpaoclo, riassumente in 
forma facile ed elegante la vita operosissima deir insigne maestro. 

^^*jf Sullo stesso argomento, nei riguardi dell'arte nella vita 
veneziana, si legge un ampio studio di Ettore Komanello nel- 
r Emporium del corr. mese di marzo. Lo scritto che in sostanza, è 
una delle numerose recenzioni dell'opera del Ludwig e del Molmenti, 
è intitolato Vlttare Carpacelo noll'arta a nella vita venazlaaa. 

^* ^ Silvio de kunert, ne L' Arte di gennaio e febbraio 11K)6, 
riproduce due documenti relalivi a una eappella distrutta nella 
Baslllea di Sant*Antenle di Padeve, appartenuta all'antica famiglia 
de Lazara, e che il de K. illustra riproducendo anche lo schizzo di 
una pala di Pietro Calzetta già esistente nella chiesa del Santo. 

^^*# In ReviLe de V art, anc. et mod.j (Parigi, 10O5, p. .113 e 
seguen-ti) E. Durako-Greville stampa un articolo intitolato: Un per- 
tralt indumonl rétiré à Raphael. La pseudo-Fornarina des OfKces; 
con cui tenta dimostrare che il noto ritratto degli Uffizi non può 
essere di Sebastiano del Piombo, ma deve restituirsi a Raffaello. 

^^*^j Nella stessa rivista, ' a p. 185 e segg. Marcell Nicolle 
scrive su Lee récontos aequlsltlen du Musee du Leuvre. Vi sono 
ricordate opere di Giovanni Bellini, Vincenzo Catena, Paris Bordone, 
Bonifacio, Tiepolo e d' altri maestri italiani. 

^* ^ Nel Veneto e specialmente a Bassano e a Treviso le facciate 
di case dipinte non sono rare e costituiscono una delle più belle 
caratteristiche d' arte di quella regione. Nel Bollettino del Museo 
Civico di Bassano (n, 1. 1006) il Dr. Arturo Ero va illustra une 
easa dipinta a Fessalunga, nel comune di Vedelago in provincia di 
Treviso, la cui facciata ò adorna di eleganti decorazioni con scene 
rappresentanti divinità mitologiche, putti, paesaggi alpestri, ecc., 
d' ignoto pennello, che meritano di essere meglio conservate. In nota 
1' A. riproduce una Madonna col B. dei primi anni del quattrocento 
che si conserva in una vecchia casa ora abitata da contadini, di 
proprietà del sìg. Conti di Castelfranco. 

^* ^ Nello stesso fascicolo il Direttore del Museo riferisce che 
nell'anno 1905 vennero donati al Museo Ifì dipinti, 1 scultura, 113 
incisioni, 38 oggetti di scavo, ecc. 

^* f^ Dan Eellovv Platt, nella Rassegna d'Arte del febbraio 
1906 pubblica una tavoletta: Una Pietà del Crivelli (Carlo), che si 
conserva nella raccolta Ncvin a Roma. 

#*^ In Bollettino del Museo civico di Padova (num. 4, 1904) An- 
drea Moschetti illustra Un'encone di Freneesee de Franeesehl 



9à '^ Ra^segrui bibliografica dell* arte Uatiana, 



pittore veneziano cU4 sec. XV. Si tratta di dodici tavolette di dimen- 
sioni diverse, ma della stessa mano, che si conservano nel detto museo 
padovano, facenti parte un tempo di un polittico che si trovava in 
origine nel monastero di s. Pietro in Padova. 11 M. descrive le sìn- 
gole pitture, riproducendone tre con le immagini di s. Pietro, s. Pao- 
e s. Cristoforo. Di Francesco, V autore dell' ancona, non si conosceva 
tìn qui nessuna opera; la notizia quindi data dal M. e da lui corre- 
data anche di alcuni documenti ò di molta importanza, poiché ci fa 
conoscere un artista quasi sconosciuto sin qui, che operò dal princi- 
pio del quarto alla fine del sesto decennio del secolo XV, le cui ope- 
re potranno d' ora innanzi rintracciarsi e identificare mercè i con- 
fronti che sarà dato istituire col prezioso quadro del museo padovano. 

#*# Nei numeri 1 (1904) e 3 (1905) dello stesso Bollettino, An- 
drea Moschetti continua la stampa de La prima revisiono dell» 
pitturo In Padoira o noi territorio (1772-1743) cominciata nei pre- 
cedenti numeri del periodico. In queste ultime due parti del lavoro, 
ancora in continuazione, sono ricordate opere già attribuite ai pittori 
Pietro Damini, Francesco Minorello, Luca da Reggio, Alessandro Vo- 
rotari, Alessandro Maganza, Domenico Tintoretto, Giambattista Bis- 
soni, Leonardo Corona, Dario Varotari, Paolo Caliari, ecc. 

^* ^ Nel Marzocco del 18 marzo 1906 Giulio Cantalamessa 
stampa un magistrale articolo a proposito della Hodenno di lacapo 
Bollini recentemente scoperta e acquistata da Corrado Ricci per la 
Galleria degli Uffìzi. 

#*^^ Lo stesso quadretto prezioso pubblica e illustra Corrado 
Ricci nella Rivista d' Arte (n. 1-2, 1906) di Firenze. 

E Calzini. 



Èassegtia bibliografica dell* arte Ualiafia, 93 



ANNUNZI E NOTIZIE 



— Coi tipi del benemerito rditorc Ubrico Hocpli, Alessandro di Vesme ha pubblicato una 
importante opera : Le pci«lre-gniVC«r, Milano, 1906. 

— Coir intcrvcnt» dei Sovrani e dello autorità, il 28 aprile è stata inaugurata solcnnooiente 
r Esposizione internazionale di Milano. 

— Un largo cenno necrologico del compianto e benemerito Qailav* Latfvvlg, con le indicazioni 
delle sue pubblicazioni, ha stampato il dott. Georg (ìronau, io Rr^ert, fuf KuMsi'tviyienchaft 
(Berlino, 1905) 

— U« ■■€▼• tesore per gli Uffltl. Sotto questo titolo leggcsi nella Tribuna di Roma che, gsazie 
alla intelligente insistenza dì- Corrado Ricci e alla generosa condiscendenza dell' antiquario Grassi, 
« V Angelo annunziante > di Melozzo da Forlì, recentemente acquistato per la detta Galleria, avrà 
ora dappresso la sua < Vergine Annunziata. > Le due tavolette costituivano, corno e noto, le 
por tei le di un grande organo. 

— L' amico e collaboratore dott e. gbigioni, con l'aiuto del Sindaco di Ripatransonc, è 1 iu- 
scito a far trasportare in quel Museo Civico dalla chiesa di S. Maria Magna, ove trovavasi in uno 
stato compassionevole la iliiùiii 41 Olevaa Pranccsot Oagllariclli dallo stesso G. illustrata con altre 
opere di questo pittore e scultore abbruzzeso del secolo XVI, nella nostra Rassegna del dicem- 
bre scorso. , 

— A Torgiano, così leggcsi in Augusta Perusia^ e stata scoperta Ma caua artistica écl tCC. 
XV, di scuola veneziana, con bassorilievi a pastiglia, rappresentanti un giudizio di Dogi. 

— Affreichi |latlciclll (raacaratl. In data 26 aprile scrivono da Assisi : Nella cappella della Mad- 
dalena, decorata da Giotto, piovve giorni or sono dirottamente. Le acque filtrando dalla volta 
scorsero copiosissime lungo i mirabili affreschi. La cittadinanza è indignata per tanto sconcio. 

— NrovA puiiBLicAziONE : MeaaawaU d'arte aiedioevale e aoderna pubblicati a cura di A. Munuz 
— Daaesl, Editore Roaia. É uscito il i.** fascicolo dì questa importante pubblicazione che ha lo sco- 
pò di fornire agli studiosi ed al pubblico colto le riproduzioni di opere d' arte inedite o poco note 
o non facilmente accessibili o malo riprodotte fin qui. 

Nelle collezioni fotografiche comunemente in commercio molte classi dì opere di grande im- 
portanza sono ordinariamente trascurate, come i prodotti delle arti minori, le miniature, e in ge- 
nere tutti i monumenti mcdioovali. A questi monumenti trascurati la nuova pubblicazione rivolgerà 
in modo speciale la sua attenzione; css.'i si raccomanda quindi agli studiosi, alle biblioteche, allo 
accademie e scuole d'arte, agli istituti d'istruzione ed in genere a tutto il pubblico intelligente. 

— La KOperta di an'epera di Mlchelaafele. Scrivono da Firenze: Il patrimonio artistico fioren- 
tino si è in questi giorni arricchito di una nuova opera michelangiolesca di una grandissima impor- 
tanza. Si tratta di un modello in terra cruda che fino a ieri giaceva inosservato nella sala dei 
gessi dell' Istituto di Belle Arti e che riconosciuto settimane fa di Michelangelo dal dott. A. 
Gottchewschi, dell' Istituto germanico di storia dell' arte di Firenze e da altri suoi colleghi, è sta- 
to sollecitamente trasport.ato per cura di Corrado Ricci, Direttore della RR. Gallerie, rella tribuna 
del David, dove oggi figura con l'indicazione: < Torso di Michcl.ingcio ». 

Da un appunto trovato negli atti dell' Accademia del disegno dal dutt. Gcisenheimer, anch'esso 
dell' Istituto germanico, si deduce che nel 15H3 Bartolomeo Ammanati donò a'I' Accademia di 
Belle Arti un modello di < terra colla cimatura, di braccia 4, di mano di Michelangelo > che egli 
aveva avuto in dono dal granduca Cosimo : 1' opera appunto fortunatamente riconosciuta dai bene- 
meriti studiosi dell' Istituto germanico. (15 maggio 1906). 

■■■i 11 giorno 4 d' aprile, dopo lun^^a e ] cnos.L malattia, moriva in Firenze il comm Edoardo 
Qertpacli alsaziano, il noto amatore e critico d' arte, stabilitosi da tempo in quella città, autore di 
molti e svariati lavori sull' arte italiana. Particolarmente importanti sono gli scritti suoi sull'arte 
degli arazzi, di cui il G. era compctentissimo. ^^m 



\ 

94 ' Rassegna bibliografica deW arte Italiand. 



Dopo lung^a e fiera malattia, sopportata con eroica serenità fino all'estre- 
mo suo respiro, fra il compianto e lo strazio di amici devoti e le curo ma- 
terne di una buona signora, Oiovannina Cardohi vedova Fanti, — nella cui 
casa era ospitato da qualche tempo — moriva a Forlì, nelle prime ore del 
giorno di Pasqua, 15 corrente, il prof. 

GIUSEPPE MAZZATINTI 

uno de' più benemeriti, più nobili e disinteressati studiosi de' nostri tempi : 
forse il più operoso fra tutti; certamente a nessuno secondo per gentilezza, 
bontÀ e integrità di carattere. 

4 voler dire appieno dell'opera mecavigliosa di Giuseppe Mazzatititi, 
quale insegnante, quale ricercatore infaticabile e illustratore geniale di do- 
cumenti storici e letterari, quale critico e parlatore, a voler discorrere delle 
virtù preclare della mente e del cuore del povero amico, occorrerebbe un vo- 
lume, né questo d'altra p^rte è il momento e il luogo più adatto per scrive* 
re compiutamente di lui. Sporo però che qualcuno, fra quanti in questi ulti- 
mi tempi ebbero cara e lunga consuetudine coli' impareggiabile amico, dirà 
degnamente e. forse, prossimamontCf dell'uomo, dello scrittore, del maestro. 

Ora qui, col più vivo dolore nell' anima per la perdita di colui che per 
vent' anni mi fu più che amico fratello, accennerò solo alle principali ope- 
re e alle benemerenze dell' Estinto, che fu anche - lo ricordo con ineffa- 
bile rimpianto — fra i più afTettuosi e autorevoli collaboratori di questa 
rivista. 

Nato da cospicua famiglia Eugubina il 21 settembre 1855, compiuti ^li 
' studi secondari a Perugia, si laureò in lettere a Pisa, insieme col Maazoui, 
col Nevati, Della Giovanna, Padovan, Puntoni, Donati, ecc. Esordi giova- 
netto facendosi notar subito fra gli studiosi per alcuni scritti su Artnanni- 
no Giudice e su la lingua di Eschilo, Poco dopo conseguita la laurea si recò 
a Parigi, per incarico del govvsrno ed in* altre città di Francia, facendovi 
studi ordinati e profondi, compilandovi V Inventario dei manoscritti italiani 
(stampato in tre grossi volumi), che si conservano in quelle biblioteche e 
conducendovi a termine quel prezioso lavoro che è la Biblioteca dei He d'A- 
ragona in Najx)liy di cui il M. disse, nel bellissimo volume stampato più 
tardi dal Cappelli, « l'origine, la ricchezza e lo sperpero ». 

Giovanissimo, cominciò a occuparsi della storia della sua Gubbio rievo- 
candone gli avvenimenti più importanti, correggendo falsi giudizi e opinioni 
errate, frutto di mal sentito amore cittadino. E fu allora che nel giornale 
di Filologia romanza, diretto dal Monaci, pubblicò, tra altro, gli studi: « lio- 
8one da Gubbio e le sue 0]}ere » in cui tolse a Bosone RaflFaclli la paternità 
del romanzo « L'Avventuroso Ciciliano », alcuni capitoti in terza rima su 
la Divina Commedia e « I dùiciplinatl di Gubbio ». Notevolissime anche le 
pubblicazioni : Im storia eiujubina 1^)10 lò22: I costumi in Gìdìbio sotto i 
FelfrcscJìi; Alcune Laudi, Sucre^ ecc. 

Datosi presto all' insegnamento, fu per breve tempo nella sua città tia 



Rassegna bibliografica dM* arte italiana, 95 



tale, poi nei licei di Fog'gia e d' Alba. Nel 18K7 bì recò in quello di Forlì, 
da cui non volle più allontanarsi u% por* esortazioni d'amici, nò per ofl^*rte 
di più aljti uffici. E a ForH, eh' egli predilesse come seconda sua patria, poi- 
ché vi era vivamente amato dai discepoli e dalla cittadinanza, che ne ap- 
prezzavano r altissimo valore, diresse sin dai primi anni anche la Biblioteca 
comunale. 

A Forlì pensò e pose in effetto la grandiosa impresa della pubblicazione 
degli Inventari dei Manoscritti delle Biblioteche Italiane e degli Archivi per 
la Storia d' Italia; opera meravigliósa a cui, benché incompleta, gli eruditi 
italiani e stranieri attinsero e continueranno ad attingere preziose notizie, 
con grande risparmio di tempo e fatiche; poiché Giuseppe Mazzatin ti, giova ripe- 
terlo a suo grandissimo onore,* fu il solo forse in Italia che niettesse tutta 
r opera del suo forte ingegno e della sua grande operosità a vantaggio al- 
trui, che egli non cercò mai di trarre dalle proprie fatiche fama o lucro, 
iocurante di sé e, purtroppo, anche della propria salute. 

Oltre agli scritti che hanno maggiore 'attinenza con l'indole di questa 
rivista, ricordo, senza ordiner*di date, ancora una piccola parte delle moltis- 
sime sue pubblicazioni, le quali varranno, se non altro, a dare un' idea 
dell' indefesso suo lavoro di studioso, della sua dottrina della genialità e 
versatilità del suo ingegno e dell' ardente amore eh' egli ebbe per tutto ciò 
che é bello e nobile. 

Tra un volume e 1' altro degli < Inventari > e degli « Archivi » egli 
trovò modo di dare in luce gli Epistolari dell'Alfieri, del Monti, del Rossini, 
del Mazzini ad Aurelio Saffi e alla famiglia Craufurd; e mentre aveva in 
pronto quello del Ve^di, in questi ultimi mesi era tutto intento all'episto- 
lario di 0. Garibaldi, del quale scrivevami sin dallo scorso dicembre di 
avere raccolto quattro mila lettere. Per la Biblioteca storica del Risorgimen- 
to italiano, iniziata nel '97 dal Casini e dal FiorUii, il M. pubblicò il Diario 
di Giovi ta .Lazzarini, Ministro della repubblica romana e preparava < Le Ad- 
dizioni » del Maroncelli da ripubblicarsi sull' autografo, con molte giunte. 
E come se tutto ciò non bastasse, collaborò col Fiorini nella nuova edizione 
dei « Rerum italicarum scriptores » del Muratori, curando la Cronaca di s'^ 
Guerriero da Gubbio e gli Annales Forolivienses; vmse, con M. Menghini, 
il concorso per la bibliografia Ijeopardiana\ stampò molti scritti minori su 
argomenti di storia nazionale e altri non meno notevoli sulla nativa Umbria 
e sulla Romagna; tenne conferenze, per acutezza, novità d'indagine e sana 
critica veramente mirabili nella su» prosa tersa, incisiva, elegante; collabo- 
rò in quasi tutte le principali riviste italiane dì storia e d' arte; prese parte 
attiva ai congressi di storia patria, portando ovunque quell'ardente amore 
del vero, quella sete inestinguibile di dottrina che non Io lasciò mai fino 
all' ultimo momento. 

Nel 1884 fondò e diresse col Faloci e il Santoni V Archivio storico per le 
Marche, e per V Umbria, inserendovi, tra altro, preziosi contributi per la 
storia dei monumenti e delle arti a Gubbio; nel iSJKJ, col concorso dello 
scrivente, die in luce la (iuida di Forti; e duo anni dopo, ancora con chi 
scrive, fondò e diresse il lìullettino delia Società fra gli amici dvlVarfc per la 



96 Ras9egna bibliografica deir arte italiana. 



provincia di Forlì: una piccola miniera, per suo merito principalmente, di 
notizie interessantissime sulle opere e gli artisti di Romagna. In questa 
Rassegna bibliografìca, eh' egli amò in modo particolare, trattò di vari ar- 
gomenti d' arte e stampò lo Statuto e Matricola dell' arte dei pittori di Peru- 
gia, molti documenti su 3/.° Giorgio —, 1* insuperabile riverberatore, nato 
ad Intra, che tanta gloria irradiò con 1' arte sua sulla città di Gubbio, la 
gentile città che nel 1898, per iniziativa e volere del Nostro, tenne una uti- 
lissima Mostra Giorgesca; la bellissima conferenza detta il 7 agosto 1902 a 
Cesenatico, su I^eonardo da Vinci^ e molti altri scritti sulla storia della mi- 
niatura, sulle maioliche italiane, suir arte umbra nel secolo XV, sugli affre- 
schi di Ottaviano Nelli nella chiesa di S. Agostino a Gubbio.... 

Il Mazzatinti fu inoltre fra i più attivi compilatori del « Bollettino della 
R. Deputazione di storia patria per V Umbria t, sorto per lui specialmente 
e pel Fumi nel 1890, e, recentemente, insieme col Degli Àzzi e il Fani 
fondò r< Archivio Storico del Risorgimento Umbro >; scrisse con queir a- 
more e competenza oh'ei mostrò sempre ne' suoi studi sulla poesia popolare 
umbra, di cui rimane un suo volume ormai raro; appartenne a quasi tutte 
le nostre Società o Deputaz. di storia p. ed ebbe parte cospicua nei lavori 
di quella di Romagna (Bologna), la cui terra il Mazzatinti amò e illustrò 
con amore di figlio, . con pubblicazioni che rimarranno, prima fra tutte la 
difesa di Piero Maroncelli, contro le ingenerose asserzioni e le avventate 
censure del Dal Cerro. 

Quale insegnante, il prof. Mazzatinti non fu soltanto un eccellente mae> 
stro per i suoi discepoli che T^ adoravano, ma un padre, poiché egli intese e 
sempre dimostrò nell'esercizio del suo .nobile ufficio chela missione dell' in- 
segnante non consiste solo nell'adempimento del proprio dovere verso la 
scuola, ma ben anche nel saper penetrare nello spirito dei giovani, nell' im- 
partir loro quella intima educazione morale che li deve preparare alle lotte 
della vita. Come uomo egli ebbe un' anima d' oro e fu la gentilezza e la 
modestia in persona; quale studioso e scrittore fu uno dei più mirabili esem- 
pi, come ben notava un suo amico, di quello schietto ingegno italiano che 
sa contemperare le ragioni dell'arte e dell'erudizione indirizzandole a un 
superiore intento di cultura e di educazione civile. 

La tua memoria benedetta, o mio dolce amico, non si partirà mai dal 
cuore dì quanti ti conobbero ! 

Che l'esempio delle tue grandi virtù sia imitato, e degnamente ricordate 
e onorate le doti della tua mente eletta e la squisita bontà della tua ani- 
ma nobilissima. 

E. Calzini, 

Ascoli Piceno, 20 aprile 1906. 



Egidio Calzini, Direttore e gerente responsabile. 
Ascoli Piceno 1906. — Premiata Tip. Economica. 



FdUlìcazMi riceyote ì&Jloiio o in cariio. 

04»ardo H. Oiglioli, Empoli Artistica. — II voi. della € Toscana 
Illastrata », con 8 illuntraz. nel testo e 22 fuori testo. — Francesco Lama- 
chi Editore, Firenze 190B. 

Aolonio lUanoB, / codici miniati della Bibli*jieca Chigi in Roma, — 
Estratto dalla Bevue des Bibliothèques (OctobreDécembre 1905), Paris, Li- 
brai rie Honoré Champion, Editeur. 

— / Musaici di Kahrié Giami in Costantinopoli. — (Estratto dalla Ras- 
segna Italiana del marz'» 1906). Costantinopoli. Stamp. del Lbvant Hbkadd. 

Giuseppe Biadego, // pittore Iacopo da Verona [13òò-144*J) e i dipinti 
di S. Felice^ d. Giorgio e S. Mic/uUi di Padova. — Treviso, Prem. Stab. tip. 
ist. Turazza, 1906. 

O. €iterol«9 Bussano atmuffata — Conf«*renza detta il 20 marzo 1906 
per la Scuola libera popolare. — Bissano, stab. tip. Ditta H. Vincenzi, 1906. 

Adolfi» De Karolis, // Mare Piceno — in « Il Rinascimento » del 20 
marzo, Milano, 190G. 

Arte e istoria^ (Ò Serie). Numeri 5, 6, 7 e 8. Firenze, 1906. 

Augusta Pt^usia. Rivista di Topo^rafii, Arte e Costume delT Umbria, 
diretta da Ciro Trabalza. — Anno I, numeri 2, 3, 4. Perugia, I9u6. 

Ballettino del Museo civico di Bussano — Anno III, Sum. 1 e 2 Bassano, 1906. 

Butlettino del Museo civico di Paditva — Anno Vili, n. 1-6, Padova, 1905. 

Ballettino storico Pistoiese della Società di Storia Patria — Anno VII, 
Fase. 3 4 — Pistoia, 1905. 

Ballettino d'W^ Sioi.uA Scorica Patria negli Abruzzi (Serie 2*). — Pun- 
tata XI. — Aquila, 190.'). 

Emporium. Rivista mensile illustrata d' arte, letteratura, scienze e va- 
rietà. Fase. III e IV 1906. — Bergamo, Istituto Italiano d'Arti grafiche, 1906. 

Giornale storico e letterario della Liguria — Anno VII. Fascicoli 4 e 6 
— Spezia, 1906. 

U Àrchigintumio. Bullettino della Biblioteca comunale di Bologna. Anno 
I, nunifri 1 e 2. ~ B<»logna 1906. 

L' Arte. Periodico di Storia delP Arte medioevale e moderna e d* arte 
dfcorativa, diretto da Adolfo Venturi. — Anno IX. Fascicolo III e IV. 
Koma-Milano, 1906. 

La Bibliofilia. Raccolta di scritti sulT arto antica in libri, stampe, ma- 
noai-rittì, ecc., diretta da Leo Olschki — Voi. Vili, aprile, Firenze 1906. 

La Romagna nella storia, nelle letter»* e nelle arti. — Anno III, Fa- 
scie. Il e III, — leni, Tip. Coop. Editrice, 1906. 

/^ Marche illustrate nella storia, nelle lettere, nelle arti. — Anno V, 
Fase. VI. — Fano, 1905. 

Miscellanea storica della Valdelsa. — Anno XIII, n.' 37— Caatelfio- 
rentino, 1905. 

Napoli nobilissima. Rivista di topografia ed arte napoletana. — Fascicolo 
III. IV. Napoli, 1906. 

Rissegna d'Arte. Anno VI. - marzo, a »rile e maggio — Milano, 1906. 

Rassegna d* Arte senese — Bullettino della Scicietà degli amici dei mo- 
numenti — Fascicolo IV — Siena, 1906. 

Rivista Abruzzese di scienze, lettere ed arti. Fascicoli II, III e IV. — 
Teramo, 1906. 

Rivista d' Arte. Anno IV, numeri 1 e 2 — Firenze, 1906. 



ANNO IX 



llassepa Mbliopafica dell'Arte italiana 



diretta 

dal Prof. Egidio Calzini 



Sì pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali in-8 grande con coperiì- 
na, e contiene documenti inediti per la storia dell'arte, monografie e articoli 
originali, recensioni, annunzi, ecc. 

E' la rivista che per la sua grande utilità pratica è destinata ad andare 
per le mani di tutti coloro che si occupano di arte nazionale antica l- mo- 
derna in Italia e fuori. 

Abboaameato aoioo anticipato per I* Italia, Lire 5. — Estero Lire 7* 
Direzione e ^mmmhtrBzione, presso il Prof. K. CMLZl^'l — Asciali Picru^*- 



Marco Palmezzano 

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Anno I X . 



DI 



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Rivista bimestrale di Storia Mi* arte medioevale e moderna 
e d*arte decorativa 



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Abbonamento annuo Italia L. 30 — Estero L. 36. 



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Direz. e Amm. : prof. Q. Grimaldi 

Abbonamento annno L* 5 

Via Fiorentina, 83 — Pisuu 



«orcvnt^ c«ii la ià»sia 



ANNX)* iX. : Giugno - Aóosto 1906 Num. . tì - 8 

. I >■■ . I k - -* ^^ ^. ■■■■■'■ " -m r^ - _ 



Rassegna 




Mbliografica 



dell'arte italiana ^ ® $ 



DIRETTA 



dal Prof. Egidio Calsini 




ASCOLI PICENO 

Premiata Tip. Economica 

1906 



COLLABORATORI : 

Vittorio Aleandri — Alipio Alippi — Anselmo Anselmi — Carfo Astol'fi — 
Giovaooi Bardovagoi — Cornelio Badinich -^ Oiulio Cantalamessa — Gin- 
seppe Castellani — C. Jacopo Cavallucci — Bernardino Feliciangeli — Attilio 
Fraschetti - Gustavo Frizioni — Carlo Grìfioni — - Francesco Malasnzzi- Valeri 

— Cesare Marìotti — Enrico Mauceri — Curzio Mazzi -^ Medardo Moricì 

— Alfredo Metani — R. Peruzzi de* Medici -^ Uj^o Nomi Pesciolini — Emilio 
Orioli — Ercole Scatassa — Guido Traversar! — Nazzareno Trovanelli — 
Giulio Ut bini ~ Giacomo Vanzolini — Aupisto Vernarecci. 

La Rannogna, che vanta già otto anni di vita, è T unica rivista 
che cura in modo speciale la Bibliografia dell' Arte italiaUa.' Essii 
tieri conto, oltre che delle maggiori puhl)licazioni d' indole artistica 
che vedono la luce in Italia e fuori, anche di (incile più modeste 
che si vanno stampando su giornali quotidiani o periodici; di g^uis^i 
che nuila o ben poco sfugge ai lettori suoi, perchè poco o nulla sfug- 
ge airatt(»nzione de' suoi collaboratori. 

Portai modo più di 3000 studi d'arte poterono essere passati in 
rassegna ne' primi otto volumi del periodico; ciò che vale la cono- 
scenza di più che HOCK) tra libri, opuscoli e articoli che il lettore potè 
avere in virtù delift t-ivista. 

Oltracciò non v* ha fascicolo della Rassegna che non contenga 
documenti inediti, e illustrazioni di opere d' arte poco o per nulla 
note agli studiosi. 

Per ciò la Rassegna si raccomanda a tutte le persone colte t» a 
(|uanti desiderano d' essere tenuti al corrente della nostra letteratura 
artistica. 

AVVERTENZE 

La Raiifiegna 8i pubblica in fascicoli bimestrali o trimestrali ia-8"gran«ie 
con copertina, e contiene documenti inediti per la storia dell'arte, monogra- 
fie e articoli originah ; recensioni dì opere o di articoli d' arte recenti, noti- 
zie, annunzi, ecc. Ogni volume, in fine dell' anno, sarà corredato di un lu- 
€ll<*o per materie, nomi d' artisti, ecc. 

Ablnmamento annuo anticipato per i' Italia L. 5 — per 1* Estero L. 7. 

Un numero separato cent. 50. 

Le lettere, i libri, gli opuscob', i giornali in cambio, i manoscritti e 
i|uaiit' altro si riferisce alla redazione del periodico, dovranno essere inviati 
al prof. fS* C.'alziui, Afieoli Pioeuo. 
f: Per le recensioni delle opere basta anche rinvio di un solo esemplare. 

Lettere e plichi non affrancati si respingono. 
V7^ Per tutto ciò che interessa V AmniluMrazioìH* : abbonamenti, inserzio- 
ni, rcclann', ecc., dirigersi allo stesso prof. KkìcIìo Calsiuiy Ancoll Pieeno. 

A Preghiamo vivamente i signori Associati elio non lianno pa- 

^i gate ancora 1' abbonamento dei 1905, e dei 1906 d' Inviare con 

'^^■. cortese sollecitudine la relativa quota. 

I 
I 



ANNO IX. Ascoli Piceno, 1906. N. fi- 8. 



RASSEGNA BIBLIOGRAFICA 

DELL' ARTE ITALIANA 

Abbonamento «finuo j^ JJJ [! JJJJÌJ^ * ' ^'J* J \ Un hum. paparato C«it. 50 

SOUPIRltlO : M. Santoni k V. At-RANDRi, /^ cht'rsa di S. ì'matizìo in Camerino r innevata nel 
secolo Xl% — E. CAjriNi, Di un affresco del tee. XV receniemenir scoperto in Urbino-» — C. 
CiRlOiONi, Xoiizie biografiche ed or ti iti e he itt torno a Vittorio e Giaconto Crivelli — C Astol- 
ri. Due dipinti ignoti di Giovanni And rt a da Caidarola, — Documenti : C. Grigioni, Af, Gia- 
como di Giorgio Sckiavone, scultore del sec, XI', - Biblio(frafia : Opere di carattere generale.' 
Aòruxzo, Emilia, Lazio, Lombardia, Afarche, iVapoletano, Piemonte, Puglie^ Toscana, Umbria, 
y^^neto, — Annunzi e Notizie* 

I 

LA CHIESA DI S. VENANZIO IN CAMERINO 

RINNOVATA NEL SECOLO XV 
S|H|olature d'archivio per M. Saotooi e V. Aleandri 



Lo storico massimo di Camerino, Camillo Lilii, {}) afiferma che 
Giovanna M?ilatesta mo;?!»^ di Giulio Cesare Varano, (»ssendo « devo- 
tissima, del Santo Protettore dei Camerinesi », dopo ricevuta « quella 
gratia che non poteva essere più segnalata » di avere un figlio (Ve- 
nanzio nato nel castello di Pioraco il 19 ottobre UTti), sciolse il voto 
« facendo formare una ji^ninde statua d' argento in honore di S. Ve- 
nanzo col bambino appresso * ; come pure che « aiutarono in questo 
mentre Giulio e Giovanna con grata e pietosa munificenza Pierpaolo 
Sanviolìni, eh' innalzava all' bora, atterrato V antico, un nuovo e son- 
tuoso Tempio, clu^ ò quello ch'hoggi resta in honore di S. Venanzo », 
Dice inoltre: e la facciata (che \\h un solo Campanile non essendo 
terminato l'altro dal Iato destro come s'era disegnato d'innalzarlo A 
somiglianza della chiesa di S. Marco di Venetia) fu composta tutta 
di pietra viva, ò marmo bianco, <'t adornata d'alcuni bassi rilievi, e 
con Parma dei Varani e del Priore Sanviolini, e con battere Iulii 
Caesaris Auspicio Pinxaculum Templi Positum Flit Anno 1480 » ; 
e conclude: « che la fal)brica principalmente fusse fatta dal Sanvio- 
lini lo dimostrano appieno 1' armi della sua famiglia, intagliate con 
quelle de' Varani, e de' Malatesti nella Sagrestia, e sii la porta prin- 
cipale della chiesa, oltre alla statua di lui su Tistessa porta, ma dalla 



CD storia di Camerino V, lì. llb. 7. pp. 224 a 220, 



Rassegna bibliografica dell* arie italiana. 



parte della chiesa, che lo dimostra vecchio di lunga barba, e vera- 
mente di volto venerabile ». 

• Per ciò che riguarda la statua argentea di S. Venanzio, tutto il 

fondamento della narrazione liliana consiste nella testimonianza dei 

poeta quattrocentista Lodovico Lazzarelli, sanseverinate, che vide queb!^ 

la statua e la descrisse coi seguenti versi, (*) riferiti dal Lilii. (*) "^ 

« Apparct tua forma Aris argentea cultis 

Leva Urbem sculptam : dextera signa tenet. 

Ante Varanei supplex argentea imago 
Stat pueri ex voto; nomen habetque tuum ». 
tuttavia il Lazzarelli dice solamente che la figura supplice del pio-" 
colo Varano fa collocata « ex voto » dinanzi a quella del Santo, e 
non appresso. 

Quanto alia fabbrica della nuova chiesa, la quale anche con due 
campanili poteva somigliare al 8. Marco come Camerino somiglia a 
Venezia, V aiuto dei coniugi Varano non 6 inverosìmile, ma le parole 
della iscrizione: lulii Caesaris auspicio si potrebbero meglio riferire 
air autorità che alla « grata e pietosa munificenza » del principe. II 
Lilii confuse inoltre Pierpaolo San violini col pro-zio materno Anso vi- 
no di Angeluccio Baranciani de' Pierleoni O priore di S. Venanzio 
fino al 1477, cui devesi attribuire, come vedremo, il principal merito 
di un' opera monumentale oggi ridotta, pei terremoti e per la mania 
innovatrice, in ben miserevole stato (^). 

* 

Oltre nove anni innanzi alla nascita dc^l primo figliuolo <li Giulio 
Cesare Varano il nominato priore Anso vino di Angeluccio stipolava, 
per gli atti del notaro Antonio Pascucci da F'iuminata, quanto ap- 
presso: 

€ Dieta die (22 nuiggio Mfu) Actum in Civitatv Camt'rini, vìdi!- 



(1) Cfr. De fattili chrintianae religrlonis . Il ]>a/.zarelli, morto nel 1500, fu pivoottoiiv 
del vescovo Fabrizio Varano e cominciò quoat' opera nel castollo di Pioraco: « CI.iiiAit K<>- 
ma meoB, orditur Ploraca fasto» > . 

(2ì Op. oit. p. 22.1. 

(3) Probabilmente equi^'orò anche nelle Armi • intagliatp con quelle de' Varani e de' 
Malatesti », clie dovevano essere dei Banmciani-Pierlooni e furono più tardi inquartate nello 
stemma dei San violini per ragione di parentela. 

(4) La chiesa fu interamente ricostruita nel sorolo scorso e della sua antica strutinra 
non rimai^e che la facciata con T ann«'H«o campanile. Ciò si poteva forse evitai-e non easen- 
do irreparabili 1 danni caunati dal terremoto del 1709; ed invero nella relazione fattane 
dall' ai*chitotto Andrea Vici il 5 luglio 1800, si legge soltanto che « al vasto Tempio di 
S. Venanzo caddero vario porzioni delle sue volte e le residuali minacciano rovina insieme 
col suo catino che sorgo sopra il tetto >. Di più le volte e il catino erano superfetazioni 
posteriori al secolo XV (v. clt. relaz. neir Archivio comunale di Camerino). 



Rassegna bibliogiafica delV arie italiana. 



90 




100 Bassegna bibliografica deWarA italiana. 



licet in ecclesia sancti iWigeli supra posita etc. presentibus domno 
lovisio mariani et Johanne andrea de esculo habitatori in Camerino, 
testibus ad hoc vocatis, habitis et rogatis. Venerabilis Vir domnus 
Ansovihus Angelutii de Camerino prior ecclesie sancti yenantii de 
dieta civitatae, per se et heredes suos fecit finem et quietationem Fran 
cisco Murelli boni de Flbrentia commorantf in Camerino, (') factori 
here(Jum Marchesii per mactei de fulgineo et michi negarlo infra * 
scripto, stipulantlbus nomile dictorura heredum, de XV florenis ad i-at; 
40 bonon: prò floreno, de summa XXV florenoriim relictoram Yraagfni 
gloriosissimi martiris sancti Venantii per dictnm Marchesium in eius 
ultimo testamento scripto et pubblicato manu dicti Ser Ansovini. Et 
hoc fecit dictus prior, dicto nomine, prò eo quìa, ibidem presentibus, 
interrogantibus et aftceptantibus dicto Francisco etnie notario, dictis 
nominibus, dixit et confessus fuit decem florenis fuisse aceordatis Ma- 
gistro petro de Exculo prò parte manìfacture diete Ymaginis, et quin- 
que florenis, prò residuo dictorum quindecim flforenorum, dixerunt 
dicti contrahentes fuisse promissos sibi priori per ser Thomam An- 
sovini de Camerino. Renumptians dictus prior exceptioni etc. > (*) 

Dunque Marchesio di Piemiatteo da Foligno (*) nel suo testamen- 
to, stipolato dallo stesso priore Ansovino il quale era anche notaio, 
lasciò 25 florini per un'immagine di S. Venanzio che dovevasi fare 
o si stava facendo, probabilmente con le oblazioni di devote persone, 
e parte di quella somma ebbe in conto M. Pietro d'Ascoli per la 
manifattura della detta immagine. 

Dobbiamo escludere l'ipotesi che si trattasse di un dipinto vuoi 
perchè, nel caso, il pagamento risulterebbe fatto o e Magistro Petro 
pictori » ovvero « prò pictura »: vuoi perchè nessun Pietro pittore 
ascolano del quattrocento ci è noto, oltre T Alamanni, discepolo di 
Carlo Crivelli, il quale iniziò più tardi la sua carriera artistica (*) 
vuoi flnalmente perchè allora erano in uso nelle chiese le conerò pale 
rappresentanti non già immagini singole ma più figure in separati 
compartì. Ci pare invece molto probabile che quella immagine fosse 
appunto la statua argentea di S. Venanzio a cui Giovanna Maiatesta 



(1) Francsco di Morello Boni da Firenze (forse banchiere) dimorante a Camerino, 
nel segruento anno 1468 fu accusato come falso monetario ed 11 Pontone Paolo O, con Bre- 
ve del 4 luglio, pregò Giulio Cesare Varano di farlo tradurre a Roma sotto buona scorta. 
(Cfr. Zampetti. Giulio Cosai'O Varano. Roma 1900 doc. XVIII). 

(2) Arch. Net. di Camerino Rog. Pascucci, ad ann. 

(3) Questo Marcliesio dimorava a Camerino e vi possedeva dei beni come si rileva da 
alcuni rogiti dell'archivio notarile, dove risulta pui'o che morì poco innanzi al 1467. 

(4) Cfr. Rieri. Moni. stor. dclli' .\rti ere nolla Marca d' Ancona I, 218 e «cg. 



Èoisegna bibliografica deU* arte italiana, . 101 

aggiunse poi T ex-voto; 0) e forse ii lavoro può attribuirsi al celebre 

orafo J/.* Pietro di Jlt."" Vannino d'Alcoli, che poco prima (1459-1461) 

era stato zecchiere a Macerata («). 

« 

Se alla seconda mcHà del secolo XV fu reulmeute atterrata l'an- 
tica ed innalzata la nuova chiesa, come afferma il Lilii, nel* 1473 i 
lavori di ricostruzione dovevano essere ff'\k molto inoltrati poiché in 
quell'anno, od anélie prima, il priore An1>ovino di Augeluccio com- 
mise a i/.o Tommaso di Nicola (o Nicola di Tommaso) Franchini da 
Firenze la fabbrica di un Coro che pare fosse • ultimato e messo a 
posto nel 1475. Non ci fu dato rinvenire il relativo contratto .di al- 
logazione nei rogiti del notaro Pascucci, ma le seguenti quietanze, 
da luì stipolate (3), provano che tale contratto si fece e che il Coro 
costò oltre 600 fiorini, somma abbastanza rilevante in quell'epoca; 

»I. 
€ Dieta die (20 dicembre 1473). Actum in platea sacte Marie 
Maioris, pres(^ntibus Jacobo ser Mariani et perantonio Venantii de 
Camerino, testibus etc. Magister thomas nicolai franchini de Florentia 
* fecit quìetationem dorano Ansovino Angelutii de Camerino priori san- 
cti Venantii de florenis quadrignentis XIIII, de summa sexecentorum' 
florenorum promissorum prò copiamo cori sancii Venantii, prout ap- 
paret manu mei notarii infrascipti. Et hoc fecit quia dixit habuisse 
etc. computata omni quietatione apparente manu mei et omnibus de- 
nariis et rebus habitis ab eo et ab aliis usque in presentem diem in- 
clusive », 

II. 
€ MCCCCLXXV die 26 mensis ianuarii. Actum in civitate Came- 



(1) Dopo 35 anni la atataa arffontoa di cui sopra venno distrutta da Qio. Maria Vara- 
no nei Muo momontanoo ritorno a Caniorino durante la dominazione del Borgria (1502). PiCl 
tardi to stesso Duca Dio. Maria promise di farne esof^uiro una ed anzi il 28 mag^^io 1511 
stipolò 11 relativo contratto, a rogito di Ser Venanzo di Cristoforo, con l'orafo M. Bernar- 
dino di Bartolomeo da Roma il quale obbligarasi di faro 1* immagine in argento « bonita- 
tis undecim ligarum » del poso di 65 libbre, alta 4 piedi « cum simulacro civitatia in ma- 
nu dextra et bandcria in manu sinistra » al prezzo di 12 ducati d'oro larghi per ciascuna 
libbra. Però l'esecuzione non ebbe luogo come rilevasi dal testamento di Gio. Maria in da- 
ta 8 agosto 1527 nel quale < roliquit ecclesie sancti Venantii ducatos auri quingentos 

ad effectum ut confi^iatur una Imago sancti Venanliif quam ipso testator alias destruzerat », 
Solo noi 1764 il Vescovo Vivanì foco fondere il simula<:ro d' argento ora esistente. (Cfr. 
Santoni — Come la statua di S. Venanzio in Camerino fosse fatta, disfatta e poi rifatta — 
Perugia, Giornale di erudizione artistica, voi. 2. 1873, p. 223 e Feliriangeli Caterina Cybo 
Varano. Camerino 1891. 

(2) Cfr. Santoni e RaffaeUi — La zecca di Macerata e della provincia della Marca. 
Camerino Bull: di numismatica e sfragistica Voi. 1, 2 e 3 (1682-87). 

(3) Arch. not. sud. - rog. ad ann. 



1 



102 Jiassegna bibliografica deW arie italiana. 



riiii, viddicrt in pahitio Sancii Vcnantii, 0; prcs(»n ti bus angelo savinel 
li et |)rr lohanne lo. de CanuTino, lestibus. Mngister Nkolaus Thome 
franchino de Florentia l'ecit (luietatit)nc'm domno Ansovino' Ang^clutii 
de Camerino presenti et stipulanti per se et suis lieredihus de cleeeni 
no veni ttorenis n^stahat solvere prò residuo sexeentorum flòrenoram 
pretii factitre cori, prout de promissione apparet manu mei notarli: 
et hoc fecit dietus nieolaus quia dixit et confessus fuit Imbuisse et 
recepisse a (lieto domno Ansovino ». 

III. 
« Dieta die (Il marzo 1475) et loco, presentibus lacobo Antonii 
de Valcimaria et benedìeto bartholi de Ao^olla etc. Petrus Angeli da 
Monte cipero per s<' et hered«'s suos fecit fìnem, (luietationem, remis- 
sionem plenariam et pactum perpetuum de ulterius non petendo nec 
adendo Iaeol)0 Mactei de Camerino et burgo santi venantii diete C'i- 
vi tati s, et me notario infrascripto ut publice persone stipuh>.ntibus et 
reeipientibus nomine et vice demini xinsovini prioris ecclesie prodì- 
cte, de quinq^e fioreni promissis, ut dicebat dicto petro, per dictum 
(iominum Ansovinum de ultra sex eentos proniissos et solutos per 
dictum (iominum Ansovinum Magistro Tome franchino prò fabbrica 
cori (liete ecclesie sancii venantii, prout de promissione et de solatio- 
ne apparet manu mei notarii ìnlraseri[)ti. Et hoc fecit etc. > 

Tali documenti discordano sul nome dell'artefice che esegui 
il coro di S. Venanzo (-j, p(^rò Terrore sta forse nel secondo (sempli- 
ce appunto del notaro stipolantej ed ivi pure si dev(* leggere Tom- 
maso di Nicola. (^>uesti, per la diversa paternità, non potrebbe iden- 
tificarsi col M. Tommaso (di Antonio; fiorentino die fra il 14<>7 e il 
1471, insiemi! a ^I. Apollonio di (Giovanni da Ripatransoac, fece il 
bellissimo coro della Chiesa inferiore di S. Francesco in Assisi (/*) ma 
dovette appartenere alla medesima scuola, come T altro J/.« Luca da 
Firenze il quale, nel 1471, lavorò un piccolo coro, tutt' ora esistente, 
per la chiesuola di Pielapiaggia presso Camerino, commessogli da 



n ) Al (It'tto palazzo forni* corriHpondi» il faltlirirato presso la chiesa, ora »pottanle al 
font)» Napoleone Pai'isani vi adiliito ronip faxa rolonioa. Vi 9oao traccio di ooatruEione 
molto aiitii-a lU'lla p.ii'tt' osliMiia vjtso la cunijiaK-na; però aiu'ho T cdiflzio nell'opposto lato, 
Hpcttanh' alla flii«'Ka. seniJu-a aiitcì-iorc al .scialo XV, od ambedue ebbero i portici, x>o*to- 
rioniKMito ricostruiti, elir iifl .«iccoudo luir ora «'sintono. 

{'2) Qii<'l i'.tìvo viMuif rimosso o andò perduto probabilmente quando, a cura del Car- 
dinab* Mariano l'iorboui'tletti, furono costruile la «-appella aottorranea e la nuova tribujia 
dolla rluf^a (KiiM) Alloi'a si i'rct^ anrlic un'altro coro di legrno noce, cofi:Ii stalli divìsi da 
colonnine corinzie scanalate e con intermezzi sostenuti da frrifl, che similmcnt4> fu tolto nel 
passato secolo e sostituito «-on T attuale, proveniente dalla soppressa chiesa di S. FraneoJuro. 

(3) Cfr. RirrV: op. «-it. I, 2.'{."> e S'irroni Relazione dell' Ufficio regionale por la con9»>r- 
VUzione dei monumenti debile Marche e dell' Umln-ìa (Perugia Guerra 1903 p^g. 50). 



ka8»egrui blbìiograftca delt arie itatiand, lOB 



Olulio Cesare Varano (•). For^a anche Pietro di Angelo, da Montel- 
pare, a cui si fece l' ultimo pagamento di cin(|ue tìorini, fu maestro 
di legname ed aiutò il Franchino; né farebbe meraviglia perchè an- 
che poco innanzi un' altro montelparese (M.*^ (liovanni) lavorò nel 
coro di S. Maria nova, in Perugia [1456] (*). 

In quel tempo o il vecchio campanile della chiesa non era st ito 
ancora distrutto o il nuovo era pressoché ultimato; mentre T instan- 
cabile priore Ansovino si occupava già della campana e, con 1' atto 
seguente (•*), ne commetteva la fusione a 3/°. Francesco da Cortona. 

« Dictis anno (1474), Indictione et tempore, die XVIIII mensis Ju- 
lii. Actum in civitate Camerini videlicet sub porticibus ecclesie saacti 
. Venantii de Camerino (*; positis in «burgo «aneti Venantii diete civitatis, 
iaxta plateam diete ecclesie et iuxta domum ecclesie predicte et alios 
flnes, presentibus cernite angelo Bicti et dominico servaddei de dicto 
burgo testibus etc. Magister Franciscus hieronimi de Cortonio, per se et 
suos heredes, promisi t et con veni t venerabili viro Ser Ansovino Ange- 
lutii priori ecclesie Sancti Venantii de dieta civitate, presenti et stipulan- 
ti per se et suis heredibus fa^^ere ad omnem ipsius magistri Francisci 
magisterium, cum fulci mento oportuno consignando per dictum Ser 
Ansovinum, unam campanam magnam, ponderis quibus erat campana 
magna diete ecclesìe, usque ad medietatem mensis augusti proximi 
futuri, bonam et in bona forma constructam et ordinatam et bene so- 
uautem ad dictum boni magistri. Et hoc fecìt dictus Magister Franci- 
scus prò quanti tate et mercede quinquaginta florenorum quos dic- 
tus Ser ^ Ansovinus, per se et suos heredes, promixit et convenìt 
dicto Magistro Francisco, presenti et stipulanti per se et suis here- 
dibus, dare et solvere dicto Magistro ad omnem ipsius Magistri Fran- 
cisci ed eius horedum termìnum petitionem et perfecta dieta campa- 
na, de qualitate predicta.» 

Da questo contratto emerge che la nuova campana grande do- 
veva essere di poso eguale all'antica, e latenuitA della pattuita mer- 
cede ci fa supporre trattarsi di una rifusione (j') 

(1) Gfr. Soiiltmi. La chiesa di Plelaplaprffia in Camorino o 1' intaroiatoro Luca da Fl- 
ptMizp, in « Arto o Storia » 189.j N. 6. 

CI) Cfr- Giornale di erudizione artistica, Perugia, Voi. l \H7'2 p. ;i«. 

(3) Arch. not. sud. Rog:. Pascucci, ad ann. 

(4) Khrano i portici del palazzo aopra indicato. 

i')) Quella campana venne sostituita con altra fusa il SO ma^irgio 1571 da Girolamo ma- 
coratoso o Sebastiano sanseverinato cho vi posero i nomi: « Hijeronimu» Macerateli, et 
Sfhattianus ^eptcHìpedmììiA fivorunt », {M«Mn. ni«?s. di^lP epoca presso gli autori). Il campa- 
none attuale venne fuso da Pietro e Soriifino lionati, aquilani dimoranti a Clvitanova| 
nel 1788. 



104' Rassegna bibliografica delV arie Uàìiana. 



Intanto il priore Ansovino dava inrpulso alla .fabbrica della chio- 
sa, iniziata senza dubbio da parecchi anni.('), i\ne attìdava i lavori 
a M.^ Polidoro di JA*' Stefano da Perugia, («) Risulta infatti che pre- 
cedentemente al marzo 147t), lo stesso M. Polidoro aveva assunto un 
cottimo « laborerij » per 640 tlorini, della qual somma, versatagli in 
piti volte, era stato giA soddisfatto il 4 aprile 1477 ; che subito dopo 
ebbe un altro cottimo per l'importo di liortni 800 pageatoi soltanto in* 
parte al suo procuratore, e forse anche socio, Alberto di Pietro 
lombardo (•*) ch(% infine, si faceva fronte alla spesa anche col pro- 
dotto di una « crociata » ossia indulgenza, concessa dal Pontefice {*), 
e quindi, se non mancò T obolo di Giulio Cesare -Varano e della 
moglie sua, contribuirono pure gli altri fedeli della città e dcAlo 
stato . 

Non abbiamo potuto rinvenire i contratti stipulati con \i. P0IÌ40- 
ro, certo riferibili al compimento e decorazione della facciata; tutta- 
via i quattro rogiti seguenti, pure del notare Antonio Pascucci, (^y 
provano quanto esponemmo, e per fortuna, V unica parte della chie- 
sa che rimane di quell'epoca, ad onta dei danni soflfórti. sta tdtt'ora 
a dimostrare T abilità dell' artefice. 

Ecco i documenti : 

I. 

— « Ser Ansovini Angelutii de Camerino prioris Sancti Venan- 
tii de Camerino. 

Dictis anno (1476), Indictione et tempore, die vigessima prima 
mensis Mail. Actum in civitate Camerini, videlicet sub logia (Comnau- 
nis) supra posita -et laterata, presentibus lacobo tome Aresti et Anto- 
nio Angeli de dieta civitate testibus etc. Magister polidortts niagistri 
Stefani de pzrusio per se et heredes suos fecit finem et quietationem 



l)Nei due stipiti (lolla porta principale, air altczca dì circa m. 1,50, sono g^raffiti saUa 
piotiti in caratteri dol tempo, a destra il nomo Gironinn a BÌnistra la data 1471, e rum si 
ha motivo per ritenerli contraffatti. 

2| Polidoro di M. Stefano fu coevo e socio di Agostino di Antonio di Doccio, scuJtoi^e 
fiorentino, autore della facciata di 8. Bernardino in Perufria (1457-61), insieme al quAJe 
foce la i>ortrt allo due porte (1473). Era già morto nel maggrio 1480 (Cfr. Qiorn. di erudi- 
zione artistica - Perugia voi. IV). 

3) È detto df (iroìinn, df Cronn, df Carona ed anche de Chuma (Como); quindi non 
pusHÌiimo preciHiiro se di Grana presso Menaggio, di Caronno presso Como e di Caront*^ 
frazione del Comune di Teglie; certo fu di un luogo della diocesi comense. Lo ricorderemo 
approflao por il compimento della facv-'luta di S. Venanzio, qui notiamo che si stabili a Ca- 
merino dovo, nel 1483, era priore della società dei lombardi. (Cfr. 'Alcandri — Docanioati 
por la storia dell'arte nello marche — in questa Rivista an. 1905, p> 158). 

4) Probabilmente Sisto IV, parziulisslmo dei camcrinesi. 
D) Arch. not. sud. ad ann. 



Èasmgna bibliografica ddV ari^ italiana. 105 

et pactuin <V^ ulterius non patendo noe agendo dt^ duccntis guadra- 
giiitii octo fioroni et sol. vigintiquatuor, de scx!ccntoruin quadraginta 
florenorura promissoruin per ouin diete Magistro poiidoro prò coptu- 
mo 'laborerii in ecclesia sancti Venantii prout Qppuret manu mei nota- 
rii in frascripti, conipiit^ita omni alia quietatiohe facta per eum dicto 
donino Ansovino^e qua apparet manu mei notarii infraseripti, et com- 
putato omni eo et toto quod dictus magister polidorus habuisset a 
.diete Ser Ansovino per manus lacobi eius nepotis et per mànus an- 
geli «Savinelli de Camerino. » — 

. n. 

— « Dictis anno (1477) Indicdone et tempore^ die quarta ipensis 
«tprilis. 

Actum inCivitate Camerini, videWcet in camera infraseripti dom- 
ili Ansovini prioris infraseripti posita in domo ecclesie sancti Venan- 
tii de Camerino et in h^rgo sancti Venatictii, diete civitatis, iuxta muros 
communis et iuxta res diete ecclesie et alios fìnes, presentibus domno lau- 
rentiobastiani, domno mariano pelino et domno paulo sanctisde dicto 
barge testibus ad* hoc vocatis habltis et rogatis. Magister polidorus 
MagisM Stefani de peruiia, por se et heredes suos, fecit flnem, quie- 
(ationem resutationem, remissionem plenariam et pactum pcrpetùum de 
ulterius non petendo nec agendo domno Ansovino Angelutii de dicto bur- 
go priori diete ecclesie sancti Venantii, presenti et stipulanti per se 
et suos heredes, de sexcentis quadraginta florenis, ad rationem 40 bo 
non: prò quelìbet floreno, promissis per dictum domnum Ansovinum 
dicto magistro poiidoro prò certo coptumo seu laborerio in dieta ec- 
clesia sancti Venantii, secundum et prout de huiusmedi coptimo seu 
laborerio apparet in instrumento stipolato et pubblicate manu mei 
notarii infraseripti. Et hoc fecit dictus Magister polidorus prò eo quia, 
il>idem presente, interrogante et acceptante dicto domno Ansovino, 
dixit, asseruit et plenius confessus et contentus fuit dictis sexcentis 
quadraginta florenis hahuisse et recepisse a dicto domno Ansovino; 
sibique fuisse et esse a dicto domno Ansovino priori predìcto de dictis 
sexcentis quadraginta florenis integre et plenarie solutum et satisfac- 
tum, computatis omnibus denariis, rebus et bonis et omni eo et toto 
quos, quas et que et quid dictus Mugister polidorus et alii quicumque prò 
eo. habuissent et recepissent a dicto domno Ansovino et ab aliis qui- 
buscumque, nomine dicti Domni Ansovini, usque in presentem diem 
inclusive, et computatis omnibus et singulis aliis quiotatìonibus fac- 
tis per dictum magistrum polidorum dicto domno Ansovino de qua- 
cumque sorte diete quantitatis sexcentorum 40 florenorum, apparen- 
tibus manu mei notarii infraseripti et alterius cuiuscumque notarii, 
usque in presentem diera etc. » (Continua) 



l06 Éassegna bibìiografica dell'arte Ùaìianà. 

DI UN AFFRESCO DEL SECOLO XV 

KECEXTKMRNTE SCOPERTO IN URBINO 

Santa Maria della Bella, da parecchi anni chiusa al culto, era 
una delle più antiche chiese di Urbino. Nel 1467 fa arricchita, come 
narra il Lazzari {Delle chiese di Urbino, ivi, 1801, pag. 73,74) da 
una tavola con la Natività ( tolta in seguito dal famigerato carf linai 
Barberini, Legato di Urbino), di Frate Bartolomeo Corradin» del- 
l' Ordine dei Padri Predicatori, noto agli studiosi col nomignolo di Fra 
Carnevale ; assai più tardi quando sulla fine del secolo XVI o in 
principio del seicento la chiesa venne raramodernata si copersero ie 
antiche pareti e sui tre altari, anch' essi rinnovati, furono inalzate 
buone tele di scuola baroccesca. Ma che l'antico oratorio dei Disci- 
plinati di S. Maria della Bella fosse ornato un tempo di grandi af- 
freschi non lo dice e forse non lo sapeva neppure il Lazzari. 

Sono appena tre o quattro anni che, mentre alcuni operai sta- 
vano trasformando il piccolo tempio in dormitori per le Orfanelle, se 
non erro, si scoperse che la vecchia parete dell'aitar maggiore era 
dipinta. 

Tutto m' induceva a credere che il rinvenimento di un impor- 
tante affresco quattrocentesco fosse più che sufficiente per scuotere una 
volta almeno i miei ottimi concittadini, dall' abituale loro pigrizia e 
spingesse gli amatori e gli eruditi del luogo a rivolgersi tanto al 
Municipio quanto al Governo perché si continuasse a scoprire, sotto 
la sapiente loro guida, quanto del bellissimo lavoro rimane ancora 
nascosto. 

Pochi giorni or sono, recatomi in Urbino, volli rivedere V anti- 
ca ex chiesa di S. Maria, ma trovai la vecchia parete con i fram- 
menti del dipinto da qualche anno tornati in luce nelle stesse condi- 
zioni di prima ; di nuovo non vidi nulla, all' infuori di un' ampia 
coperta scendente dall' alto, inchiodata alla peggio sul muro, che ri- 
para il dipinto in qualche modo dalla polvere e dal raggi del sole. 

La pittura, della cui scoperta e importanza nessuno ancora ha 
dato notizia agli studiosi, comprendeva tutta la parte centrale della 
parete dietro l'aitar maggiore (una superficie di circa m. 4Xni. 6) 
ed era limitata all' intorno da una specie di cornice oentinata con 
archetti trilobati, di cui ancora si vedono larghe tracce. 

11 dipinto rappresenta la Crocifissione e, per ciò che ne avanza, 
non è difficile la ricostruzione ideale della scena grandiosa. In alto, 
nel mezzo, vedesi il Cristo sulla croce, nelle proporzioni del vero, 
gli occhi chiusi, il capo reclinato a destra. Ai lati del Redentore so- 



Rasaegna bibliografica delVarfe italiana. Ì07 



no alcuni angeli dallo ali fiammanti e dalle ampie tuniche oltremare 
o rosee, due dfì nuali raeeolji^ono In caliei d' oro il sanj^m' sgorgante 
dalle tarile delle mani del (.'risto. A pie della croce è un teschio. 

A destra di chi guarda, all' altezza dei piedi del Crocifisso, è un 
gruppo di soldati romani ; alcuni di essi guardano in alto, altri par- 
lano concitati fra loro, indicando con la mano il Nazareno. Sonò 
ligure a cavallo, benché i cavalli siano spariti con V intonaco. Le 
teste dei soldati, dipinte da mano maestra, sono improntate a un sor- 
prendente verismo. Un d' essi, visto di profilo, ha V elmo in capo tut- 
to ornato di fregi e fogliami d'oro e d'oro ò il ricco cimiero figurato 
da un porco spino. Un altro s' appoggia a una lunga canna (rappre- 
senta forse Longino): dietro di lui ò una terza figura di soldato con Telmo 
in atto d' impugnare con la destra V elsa della spada (il cui fodero ò 
scarlatto), mentre con l'altra stringe la briglia di un cavallo, del quale 
si può scorgere con un po' d' attenzione la grossa testa bardaUi di 
rosso. 

Dall' altra parte si vede, molto ben conservata, la parte superiore 
di due figure in piedi : quella più vicina rJ riguardante*, col mento 
rasato, bellissima e segnata con fi\cile larghezza, volge lo sguardo 
in alto. Rèippresenta certamente un santo, tiene nella sinistra un pic- 
colo secchie di bronzo e nella destra una canna. Altro non vi po- 
tei vedere, se sL eccettuano lo sparato dell' abito chiaro e sicure 
tracce dell'aureola. L'uomo invece che gli sta da canto, volta le 
spalle al Crocifisso e sembra parlare all' orecchio del santo. Carat- 
teristica e bizzarra figura, (juesta dell' uomo che si vede tutta in om- 
bra, piena di vita, con una specie di cappuccio in testa terminante 
quasi a cono e che contrasta assai con la serenità del santo, tutto 
intento nella contemplazione del Cristo. 

Sotto queste due figure* traspaiono ancora sopra l' intonaco 
alcune aureole, le quali fanno supporre che lì presso fosse dipinto 
il gruppo delle Marie sorreggenti la Vergine svenuta. 

L' affresco, i cui frammenti or ora descritti sono d' una freschez- 
za e bellezza notevoli, non è, come ho detto, completamente scoper- 
to e fa davvero meraviglia che nessuno abbia pensato finora di redi- 
mere quant' altro rimane occultato ai nostri occhi dal muro sovrap- 
posto all' aff'reseo sulla fine del secolo XVI e dalla calce. 



Il Crocifisso ha i capelli chiari, biondi, leggermente sollevati 
sulle tempie e lungo il collo; le carni verdastre trasparenti e 
ben modellate; un'ampio velo ai fianchi, del color della carne, con 
bordi fiorati in rosso. Le dita dei piedi hanno ugne larghe e cortej 



* 

108 Èas8egna bibliografica dell' arie italiana. 



le rilaaì non vi si distinguono più. In generale V artista contorna 
In sue ligure* con un piccolo pennello intriso in una tinta nerastra 
con linee sottili. Cosi i lineamenti del volto: le palpebre, la forma 
del naso, della bocca, del mento segna con linee, scure più o meno 
sottili, a seconda delle figure più o meno grandi ; le quali, eccettua- 
ta quella del Cristo, *che doveva campe^iare sulle altre, sono tutte 
in proporzioni un po' minori del vero. 

Le carni giallo-sQure dei militi sono modellate con forza e ma- 
gistrale larghezza; quelle degli angioli invece colorisce T ignqto mae- 
stro con una tinta calUa, rosea, leggerment,e cenerognola nelle om- 
bre. Il padigiJione delT orecchio sf^gna ordinariamente piuttosto lar^^ 
mentre ne fa assai pìccolo e unito il lobolo; le palpebre. diseg-na 
senza peli e le estremità in genere senza ugne, mentre modella 
con sicura conoscenza del vero e «le mani e i piedi. 

Nel campo, cioè dietro la croce e dietro i personaggi che col 
Crocifisso compongono le scena grandiosa/ è <?ome un gran tappeto : 
una specie di reticolato contesto di sottilissimi fili d' oro su fondo 
azzurro e rosso cupo. Nello stesso modo le parti ornanti gli abiti dei 
• soldati: elmi, spade, loriche, scudi,- ecc., ijono segnate in oro puris- 
simo. 



Chi sarà T autore dell' importante afi'resco? C'è in Urbino chi 
pensa a Fra Carnevale, V artista d' una fisonomia cosi poco nota an- 
cora per r ambiguità di alcune opere che vanno sotto il suo no- 
me : quello stesso Frate Bartolomeo Corradini che nel 1467 lavorò 
una tavola per la stessa chiesa di S. Maria. Ma se tra la ope- 
re autentiche di questo artista noi annovereremo le due tavo- 
l(»tte della collezione Barberini, illustrate dal Venturi neìV Arch. 
stor. dell'arte ('anno VI, fase. VI), dovremo escludere senz'altro, 
nel caso nostro, il nome di Fra Carnevale, poiché V affresco d' Urbino 
è di gran lunga superiore, per ciò che è disegno e bellezza dì fi- 
gure, alle due opere barberiniane. Certo è che le pitture di S. M. 
(lolla Bella si presentano come lavoro di un artista che operava verso 
la metà del secolo XV o poco dopo e che par derivare sotto certo 
aspetto da Piero della Francesca, ma chi possa essere costui, allo 
stato delle nostre cognizioni in proposito, non è facile dire. 

Bello intanto sarebbe che chi può e deve istituisse al riguardo 
diligenti ricerche negli archivi urbinati e, ad ogni modo, pensasse 
alla migliore conservazione del monumento. Le autorità locali e il 
Governo facciano qualche cosa affinchè V aff'resco non solo non abbia 



Hassegna bibliografica dell'arte itdliana. J09 



a subire ulteriori danni, ma sia totalmei^te scoperto e tenuto in (luel 
conto che'esào merita da quanti guardano con int<*lli«?ente e costante 
amore al nostro patrimonio artistico. 

Luglio iyo6. 

K. Calzini 



NOTIZIE BIOGRAFICHE ED AUTISTICHE 

INTOKNO A VITTORIO E GIACOMO CHIVEI.LI , 



Premetto che le notizie che seguono non vogliono essere 
complete ed esaurienti: esse sono il frutto di una rapida scorsa 
traverso i volumi dell'Archivio notarile di Fermo e dovrebbero 
avere controllo e compiutezza da ricerche ne l'Archivio muni- 
cipale e ne le pagine dei cronisti fermani. Chi si occupa dei 
nostri studi sa quanto un documento in apparenza insignifican- 
te o di poco momento possa ricevere improvvisa luce e valore 
da altro documento parallelo. 

Ma, pur cosi immature, m'atìFretto a pubblicare queste no- 
tizie, perché mi sono sembrate troppo interessanti per non farle 
tosto conoscere, in questo momento di così intenso fervore di 
studi intorno alla storia dell'antica arte marchigiana. 

Il più antico documento che ho trovato porta la data i8 
giugno 1481. Vittorio Crivelli si obbliga a dipingere una tavola 
per la Chiesa della Madonna di Loreto ne la piccola terra di 
Montelparo; questa tavola, che dev'essere consegnata entro un 
anno, verrà pagata 60 ducati, o più, o meno, secondo il giu- 
dizio di due arbitri, Antonio Vulpucci e Apollonio di (xiorgio. 

« Magister Victorius vcnetus pictor ex una et Dompnus Baptista lui in ni 
de Monte elparo prior ecelesie Sniicte marie de Lauro et Dionisius Ser An- 
tonelli de Lauro et alter ut Syndicus diete Kcclesìe venerunt ad infrascrip- 
tam Conventionem et pactuni videlicet quod dictus magister victorius pro- 
inisit et convenit dicto Dompno bapti8ta et Dionisio et cuilìbct ipsorum futu- 
rorum (?) pingere et laborare unam tabulam seu eonam lignaininiH in inta- 
ni ium secundum formam que fuerit consignata por dictum Dominuni Baptì- 
stam et Dionisium facta per manus magistri loannis de monte elparo cuìuh 
formam dictus magister victorius vidìnse asseniit et illi forme tacitus fuit 
pariter et contentus quam tabiilam promisit pingere coloribus finis et auro 
ornare ut moria est et tenetur iuxta morem Artis bine ad unum annuui 
proxime futurum a die eonsignationis tabule faciende ut supra. 



Ilo Rassegna bibliografica dell' arte italiana. 



Et prò salario et mercede dicti DoinÌDus Baptista et Dionisìus in soli- 
dnm promiseruQt dicto Magistro Victoro dncatos sexaginta anri veneto» et 
plus et minus secandum declarationem fiendam per Antonium De Vulputiis 
et apollonium Georgi i.... » (*}. 

Ma, o l'opera non fu compiuta entro 11 termine prestabilito, 
o — più probabile — il priore della Chiesa non fu in grado di 
soddisfare il pittore: la quietanza porta la data di pili che otto 
anni dopo, 15 ottobre 1489. 

Dove abitava nel 1481 Maestro Vittorio? Il documento ri- 
portato non lo dice, ma è più esplicito un altro atto di poco 
posteriore e che non può riferirsi se rton al nostro artista. 

< Victoris Dinctuarii de Venetiis habitatoris montis granarli cura pollonio 
Georgi j. Qui apollonius heres Georgii sui patris fecit dicto victoro absenti et 
mihi notarlo etc. fineui quietationem et pactum de ultra non petendo de du- 
catis daodeciin monete debids vigore contractus manu Ser Nicolai de monte 
^^ranaro vel maiius cniUHCumque alterius appareat etc. Et Ytoc quia dictns 
apollonius dixit esse integre Ha ti sfactum etc... » C), 

Ora chi può essere questo Vittorio di Venezia, che contrae 
un prestito con quell'Apollonio che doveva essere stimatore 
del quadro di Montelparo, se non Vittorio Crivelli? Il quale a- 
dunque nel 1481 aveva stabile dimora in Monte Granaro. Difet- 
ta la conferma, perchè T Archivio notarile della piccola terra 
presso il confine della provincia ascolana non contiene che po- 
chissimi atti della fine del quattrocento. 

Non risulta esplicitamente se nel 1487 Vittorio sì fosse già 
stabilito a Fermo, come poi fece. Non lo dice un documento del 
9 novembre 1487, col quale il maestro di Venezia si impegna di 
dipingere un quadro per Taltar maggiore della Chiesa di S. (ìiu- 
liano a Fermo per il prezzo di 70 ducati; nessun limite di tempo. 

« Dompni perLanctis antonuctii prioria Sancti luliani et Evangeliste 
Ser lucentini ac nicolai Ioannis menici (?^ de firmo ut Sindici (sic) diete Ec- 
clesie Sancti luliani presenti bus (sic) cum magistro Victore lacobi de Cor- 
vellis de Venetiis pres^^nti obligatio. 

Qui inagister Victor sua bona propria et spontanea voluntate per se suos 
que heredes et successores solleinpni stipulatione proni ixit et con veni t die- 
tis priori et Sindicis diete Ecclesie ibidem presentibus stipulantibus et re- 
cipientibus nomine et vice diete Ecclesie et mihi notarlo infrascripto ut pii- 
blice persone presenti stipulanti et' recipienti nomine et vice diete Ecclesie 



ì) Archivio notarile di Kpitiio, Atti di Antonio Bcrtncchini, Voi. del 1481, fol. 822 
r. 7. 

2) Ivi, Atti del med., isteseo Voi., fol. 511 v., in data 15 novemt>re 1481^, 



Rassegna bibliografica dell'arte Ualiana 111 



facere unam tabulam altari magno erecto in Ecclesia Sancti luliani de Fir- 
mo videlicet de Hntagio prout est cona quam Ioannes lonardas Ser antonii 
de firmo fecit facere in Ecclesia Sanctc Marie caritatis de firmo et maior 
illa cona uno Campo prò latere sive (V) una figura cum dimidio ^V) prò fale- 
re missam in auro totam Exceptis .figuris cum azuro fino in locis necessa- 
riis et similiter cum aliis coloribns fìnissimis etc. 

Et hoc prò prectio et prectii nomine dncatorum septuaginta auri de quo 
prectio promixerunt dicti Evangelista et nicolaua ut sindict * predicti ac die- 
tus dompuus persanctes soluere supradicto magistro Victorìo prò lintagio pre- 
dicto iliud prectium quod erit dictum Hntagium ad omneni requisitionem 
dicti magistri victorii etc. et Residuum prectii predicti soluere teneatur dic- 
tus dompnus persanctes ad omnem requisitionem et voluntatem ipsius dom- 
pni persanctis {errare per victoris) etc... 

Actum firmi in contrata Castelli videlicet in apotheca Ecclesie Sancti 
Zenonis de firmo » \}), 

Un particolare interessantissimo in questo documento: il 
quadro doveva essere « de lintagio », in Ida, Una tela dipinta 
da Vittorio Crivelli nel 1487! La notizia è davvero inaspettata. 
Inoltre la pittura per S. (ìiuliano doveva essere più grande di 
un dipinto (anche questo in tela?) fatto per la Chiesa di S. Ma- 
ria della Carità (oggi Carmine) pure in Fermo, evidentemente 
' di mano dello stesso artista. 

Due opere per Fermo fanno supporre che il Crivelli vi a- 
vesse già presa dimora e, se accordiamo il tempo di un anno 
o due per la fattura del quadro della Chiesa di S. M., appari- 
sce come probabile che V'ittorlo si recasse stabilmente in Fer- 
mo verso il 1485 od *8ò e forse anche prima. 

Ma senza meno vi si trovava nel 1490 quando accettò, in- 
sieme al tìglio Giacomo, la procura di tal Frate Domenico da 
Fermo. 

« Frater Dominicus gabrielis de firmo omni modo etc. fecit suos procu- 
ratores etc. magistrum victorem crivellum venetum et lacobum eius filium 
presentes et intelligentes procuram in causa seu causis quam seu quas habet 
et habere sperat seu habita est cum dompno alexandro nicolai berterami de 
firmo et generaliter cum qualibet alia persona ecclesiastica vel. seculari ad 
agendum et defendendum civiliter et criminaliter in curia domini potesta- 
tis et domini capitane! ac episcopatus firmi etc * (*) 

Intanto Tanno seguente, il 17 ottobre 14Q1, Vittorio rice- 



1) Ivi, Atti di BaldaHBaro Liicontinl, Voi. dol 14H7, foli. 49S v. — 409 r. La quietan- 
za che segue 11 documento è datata 12 ai)riIo 1492. 

2) iTi, Atti di Pietro Giacomo Urbani, voi. 1489-92, fol. 421 r., 28 maggio 1490. 



112 Rassegna bibliografica dell'arte italiana. 



veva^una nuova commissione, la^ pittura di una tavola «per la 
Chiesa di S. Francesco in Monte Santo; termine quindici mesi;, 
prezzo 86 fiorini. ♦ 

« Magistrì victorls Crivelli -veneti pictoris cum fratre Luca de Monte 
Sancto guardiano Sancti francisci de monte Sancto presente fratre arcangelo 
de dict^ loco vicario dicti ordinis ibiàem qui de ipsoram coraUnì concordia 
et voluntate venerunt ad infrascripta videlicet cyiod dìctus magister* victo- 
rius promisi t et con veni t dicti8 fratribus stipulantibus prò dieta ecclesia pi- 
gnero nnam tabulam magnitudinis que athenus Chacf^us) est laborata et 
ab utroque visa et ibidem laborare pignere figuras sei^ndum modulum ibi • 
dem compositum bonis caloribus et auro et forma naturali bonitatis et con - 
ditionis tabule constitute apud ecclesiam Sancti francisci de firmo In Capella 
domini Ludovici eufredutii : et non minoris conditionis et veritatis tam in 
coloribus et auro quam in natnra figurarum bine ad quindecim menses 
proxime futuros incipiendo ad (sic) Kalendas novembris proxime futuri et fìni- 
endo ut sequitur: quam si non faciet completam modo et forma predic- 
tis omnia teneatur facere ot compiere sine mercede et aliqua pecuniarnni 
solutione facta autem tabula in termi num temporis antedicti et modo et 
forma predictis venerabilis guardianus et vicarius.... promiserunt et con- 
venerunt dicto maglstro victorio presenti dare et sol nere ducatos opcua- 
ginta (sic^ sex auri venetos qui denarii si non faerint soluti per dìctos 
fratres elapso termino et facta consignatlone tabule: statim et incontinenti 
Gostineus vagnoctii de firmo.... constituit se soluturum et numeraturum dicto 
magistro victorio dictos ducatos oc tuaginta sex auri venetos ut supra tabula 
autem portetur et consignetur hic in Civitate firmi... ». 

Segue la quietanza definitiva, in data i6 maggio 1493: 

4 Dictus magister victorius dixit et confessus fuit babuisse et recepisse 
a guardiano ecclesie Sancti francisci de monte Sancto.... ducatos octua^inta 
sex auri venetos prò tabula que modo est oonsignata » (^). 

Ma il pagamento fu effettuato in tre rate, il 30 luglio ed 
il 20 novembre 1492 e il i6 maggio 1493; la seconda rata ne 
le mani di Giacomo, il figlio dì Vittorio. 

Ecco che finalmente ricevono luce e conferma alcuni docu- 
menti, quasi smarriti in uno dei tanti opuscoli dell' infatìcal>ile 
March. Filippo Bruti- Liberati. Facendo egli nel maggio del 1850 
ricerche ne l'Archivio comunale di Potenza picena — 1* antica 
Montesanto — , in un manoscritto, intitolato Libro di ricordi (*), 
trovò al fol. 4 V. queste notizie : " 

« Item a di 30 Luglio 1192 pagai a Frate Arcangelo Guardiano con con 



1) Ivi, Atti di Antonio Bortarchini, Voi. 1491-W8, fam-. del 1491, foU. 274 v. — i 

2) < priuoipiato nella Une del Secolo XY e cho giungo fino al 24 Maggio 1516 », 



Hassegna bibliografica dell* arte italiana, 113 



senlìmento di Ser.... Sindaco, et Frate Luca Vicario fiorini due, et 20 dati 
à.... da Fermo per Fa cena. 

Icem adi 20 Novembre 1492 pagai per la ditta cona a lacomo di Victore 
Pentore della detta Cona Fiorini 12 e baj. 38 in ducati presente.... con con- 
sentimento di Ser Àltenflio Sindaco presente Bernabeo di Ludovico. 

Il 13 Maggio 149d.pagai per la detta Cona ecc. » (<). 

Il Bruti suppose di essersi imbattuto nel nome di un figlio 
di Vittorio Crivelli. La notizia, se non notevole, interessante, 
passò quasi inosservata e trascurata: anch'io, non ricordo più 
dove, ebbi a dire ipotetico il nome di Giacomo Crivelli. Il Bru- 
ti era nel vero ed era nel vero anche col supporre che « Gia- 
como abbia ritirato il prezzo di pitture fatte da Vittorio suo 
padre ^ (*). Appuntò così. Se poi Giacomo era veramente pit- 
tore e di quale valentia, vedremo presto. I documenti, di cui nel 
lAbro dei Ricordi di Monte Santo si riferiscono appunto alla ta- 
vola commessa a Vittorio nel 149 1 ; tanto è vero, che 1* ultimo 
pagamento venne effettuato il 13 maggio 1493 (ne le mani di 
Giacomo) e tre giorni dopo, il 16, Vittorio faceva regolare quie- 
tanza dinanzi al notaio fermano Bertacchini. 

E ancora: la tavola di Potenza picena doveva essere bella 
come quella che si trovava ne la Cappella Eufreducci in S. 



1) Bruti, XI lettera o memoria Hopra Monto Santo, Uipatransonc, laffel, 1850. I,o la- 
cune sono dol Bruti. E' strano oho nel secondo pagamento si parli di « baj. >; non saran- 
no invece bologninif 

Questi documenti furono rivinlatl da Anselmo Anselmi, il quale cadde noi facile orrore 
di credere che T ancona venisse dipinta da (ilaoomo. Non concorda però del tutto la data 
deU' ultimo versamento. 1/ Ansolmi cosi 8(!rivc: « In alcune mie ricerche, fatte noli' Archi- 
vio di Montcsanto, oflrgl Potenza Picena, ho trovato memoria di un altro Crivelli, flfflio di 
Vittorio, per nome Giacomo, pittoiv finora sconosciuto, che dal 1492, dipinse una cona por 
la Chiosa di S. Franceacp, che fu fluita di pagare con fiorini fjO, ai 10 di luglio 1403. Det- 
ta rona pare fosse stata lavorata a Formo da un maestro di legname, certo Costanzo o Co- 
Atantino o quivi pure dipinta » {Mifirellnnco xtoyiro-nrtii^lira di Sassoft-rrulo e dinlorni, 
Firenze, iOO'i, p. ^0 n, :*). 

Sarebbe desiderabile che questi documenti venissero pubblicati Integralmente. 

Sul medesimo I^ibro di Ricordi, al fol. 2 si logge, sempre secondo il Bruti : « e più 
li detto 1491 a di 20 Decembr© Fiorini 12. di moneta quali detti a Ludovico iVntoi*e.... per 
la Cappella di 8. Venero, presente Stefano Votalarca, e Bartolomeo de Spirito come apparo 
nella quietanza per mano di Ser Matteo di Pier Tommaso dol detto Lodovico Pontoiv ». 

Questo Lodovico pittore dovrobb' ossero Lodovico Urbani di S. Severino, che nel 1474 
dipinso una tavola per la Chiosa dei Silvestrini in Kcn-anati (Morr/i, Amiro Rieri, Mem. 
Stcr. etr., Voi. /, p. ^2$). 

2) Per cui ne la espressione: « pagai ... a lacomo di Victoro Pentoro della detta Cona.... » 
f^entove si riferisce a Vittorio. 



114 Rassegna bibliografica deU' arie italiana. 



Francesco di Fermo; inutile aggiungere, opera pur questa del 
valoroso artista. 

Il lavoro gli concedeva l'agiatezza e gli permetteva di 
acquistare immobili sul territorio fermano; cosi il 2 settembre 
1493 comprò una vigna (*) e il ,30^ agosto \^\ un terreno (*). 

L' opera più notevole della quale ho trovato memoria è 
quella che Vittorio incominciò per la Chiesa di S. Francesco 
in Osimo. Gli fu commessa il 12 agosto 1501, da compiersi nel 
termine di un anno, per la somma di 200 ducati. Si trattava 
dunque di una grande tavola, anzi di un polittico — nome ri- 
sulta dal documento stranamente laconico e che è riassunto di 
altro atto rogato in Osimo — \x\ 22 pannelli, con le imag-ini 
degli Apostoli, di cinque Santi a figura intera e di altri cinque 
a mezza figura (^). 

« Conventus et ecclnsle Sancii francisci de Ci vi tate ausimi provi Dtie 
marchìe prò quo venerandas pater frater Antonius de dieta Ci vitate auximi 
vicarius anualis dicti conventus (et) ecclesie Cum magistro victori Crivello 
veneto habitatore firmi proraissio de faciendo unam tabulam sive conam cain 
numero infrascripto videlicet cuoi duodecim apostolis et quinque figiiris in- 
tegris et quinque sanctis in medio supra cum illis sanctis contentis in yn- 
strumento facto in dieta Civitate auximi prò mercede ducatorum ducente- 
rum aareorum sumptibas et expensis dicti magistri victoris etiam de ^?) ta- 
bulis et aliis necessariis ad dictum laborerium infra unum annum hodie 
incipiendo (sic) et ut sequitur fìniendo etc. mercedem predictam solvendara 
unam tertiam parteiu in principio aliam in medio et aliam in fine etc. prò 
parte habuit (Rictus magister victorius ducatos vigintì duos auri computati^ 
in dieta summa ducatis septeni auri proiit constat in uno scripto maiiu la- 
cobi filii dicti magistri victoris etc. » (^J. 

Vittorio si mise subito all'opera e il 10 novembre dello 
stesso anno 1501 riceveva un acconto dal Vicario del Conven- 
to osi mano: 

* Conventus et ecclesie Sancti francisci <le Civitate auximi prò qiu» ve- 



1) Arch. not. di P'ermo, Atti di Antonio Bertacchini, Voi. del 1493, fol. 817 r. « Ma- 
gistri victoris crivelli de venctia pictorÌK habitatoria firmi cum- petro sohiaccbiamusi solam 

vendenti dirto victorio unam vlneam.... prò pn'tio diu*atorum viglnti trium.... ». 

2) Ivi, Atti di l'iotro Giaromo L'rbaiii, Voi. <iel lòOl, fol. 48S r. e v.: Ma^ri^tri Vie 
torÌH Crivelli de vouotliK hal>italorÌ8 Unni ciini «lionisio antonii aliaH de buctaro de porlu 
firmi emptio magesariim.... prò ducatis treHdecirn... ». 

3) yuosla frase, nel documento che segue, indica chiaramente trattarsi di un polittico. 

4) Arch. Gii., Atti di Pier Giacomo Urbani, Voi. del 1501, fo\l. 448 r. — 449 r, TH^ 
camento sgrammaticato ed affrettato. . 



Rassegna bibliografica dell* arte italiana. Ilo 



nerabiits pater frater Àn tonine loanais de dieta Givi tate cum Magìstro Vieto 
ri Crivello veneto habitatore firmi quietatio quinqnaginta quinqo^ ducatorum 
auri veneti prò parte maioris summe computatis denariis solutìs in contrae- 
tu mann mei notarii Actum in domo magiatri Victoria > (') 

Poco dopo, ne gli ultimi del 1501, o — meglio — nei pri- 
mi dell'anno seguente, Vittorio fu colpito da morte, lasciando 
1* opera incompiuta. Possiamo essere sicuri che questa fu vera- 
mente e sola l'ultimo suo lavoro. Il poco tempo di un anno 
concessogli per questo grande polittico 'si confronti col tempo 
sempre superiore concessogli per altri quadri di minor mole) 
non poteva permettergli di occuparsi di altre tavole. 

Giacomo, dando prova di amore e rispetto filiale, affidò il 
compimento del polittico ad un pittore veneziano dimorante a 
Fermo e se ne stese il 21 aprile 1502 regolare contratto. Per 
esso Maestro Antonio Soleri si impegnava di ultimare la pittu- 
ra entro l'agosto, salva la doratura, per la somma di 150 fiori- 
ni; Giacomo si riservò di applicare Toro. 

« lacobi magi8tri Victoria Crivelli d« Venetiis habitatoris firmi preaentis 
et Magistri Antoni! loaniiis pieri desoleriiH de venetiis habitatoris firmi preaen- 
tis. Ad invieem Conventio et promissio modo infrascripto: Cum boe fuerit et 
sit qaod per dietam magistrum victorem fuisset accepta ad laborandum (sic) 
et^pignendum quedam Coni a sindicis Conventus Sancti francisci de Ci vitate 
ausimi prò certo pretio iiiter eos Convento prout dictus lacobus de predictis 
asseruit Constare publico lastnimento manu publici notarii Et Eveniente mor- 
te dicti magistri Victoris ne dicti Sindici et Conventus de predictis patiantur 
detrimentum: Dictua lacobus et magister Antonius de eorura comuni con- 
cordia et volantate venerane ad infrascriptam Conventionem videlicet quod 
dìctus Magister Antonius per se et suoa heredes promisit et convenit finire 
et eppedire (expedi re?) omnes et singulas fignras et picturas existentes et 
di pietas in dieta Cona de omnibus et singuiis Coiorìbus necessariis et op 
portunis prò expeditioue ipsarum: omnibus et singulis expensis dicti magi- 
stri Antonii bine per totum menscm augusti proxitne futuri Et dictus laco- 
bus per se et suos heredes et successores promisit et convenit dietam Co- 
nam figuras predietas fulgire auro et alia tacere que sint opportuna et neces 

saria omnibus et singulis dicti lacobi sumptibus et expensis Et hoc... V 

dictus lacobus per se suos heredes et successores promisit et convenit dare solu 
ere et numerare supradicto Magistro Antonio prò eius mercede et salario du- 
catos Centum quiuquaginta monete ad bolonenos XL prò ducato infra bos 
terrainos videlicet ducatos viginti monete in principio dicti laborerii et du- 
catos viginti in medio dicti laborerii et risiduum usqiie ad integram solutio 



l) Ivi, Atti del med., istosao Voi., fol. 665 v. 



116 Rassegna biblioffrafica ddV arie italiana. 



nem et satisfationein dìctorum Centum qninquaginta ducatorum monete ut 
saprà In fine dicti laborerii.... » (*)• 

Se Giacomo nel 1490 era in età di poter accettare una pro- 
cura, dodici anni dopo, nel 1502, doveva essere già adulto e 
però se non si credette in grado di compiere la tavola pater- 
na, bisogna concludere che egli non fosse pittore e conoscesse 
soltanto, per la convivenza col padre, il procedimento tecnico 
per applicare le dorature. 



* * 



Riassumendo, ho dato notizia di sei opere eseguite o ini- 
ziate da Vittorio, cioè: 

i' per la Chiesa di S. Maria della Carità (Carmine) di Fer- 
mo, prima del 1487; 

2* in tela per la Chiesa di S. Giuliano, pure in Fermo, 
nel 1487; 

3* per la Cappella Eufreducci in S. Francesco della mede- 
sima città, prima del 1491 ; 

4* per la Chiesa della Madonna di Loreto a Montelparo, 
nel 1481 ; 

5' per la Chiesa di S. Francesco a Monte Santo (Potenza) 
nel 1491 ; 

6* per la Chiesa di S. Francesco in Osimo, nel 1501 ; com- 
piuta da Antonio Soleri e Giacomo Crivelli nel 1502. 

Che è avvenuto di queste opere? Le prime due dovettero 
disperdersi o andare distrutte ne la ricostruzione delle Chiese 
del Carmine e di S. Giuliano. Invece il quadro della Cappella 
Eufreducci forse rimase sul luogo fino ad epoca non molto lon- 
tana da noi. Il Catalani nel tomo II dei suoi mmss. , in un e- 
lenco delle pitture esistenti ne le chiese fermane del suo tem- 
po (sec. XVIII), cesi nota : « Chiesa di S. Francesco. S. France- 
sco,,., Crivelli veneziano ». Disgraziatamente non sappiamo quale 
fosse il soggetto dipinto da Vittorio e quindi manca il princi- 
pale elemento di giudizio per concludere se siamo o no davanti 
all'opera cercata. 

Migliore fortuna ha avuto il quadro di Montelparo, perché 
credo sia sul posto e dovrebb' essere il trittico con la Madonna, 



1) Ivi, Atti di Luca ^Uitonucci, Voi. 1. "501-2 foli. 68 r. 69 v. dolla cartel, del 1502. 



na bibliografica dell'arte italiana, Ì17 

il Bambino, S. Giovanni e S. Prassede ne la Chiesa di' S. Ma- 
ria Nov^ella di quel Comune. 

Si hanno notìzie della tavola di Monte Santo ? Il Brutta 
pubblicando i ricordati documenti, commenta un pò* arru£fata- 
mento intorno ai quadri che esistettero o esistevano ne la Chiesa 
di S. Francesco, scriVL»ndo: « Probabilmente questi dipinti sono 
pervenuti fino a noi, ma furono smarriti nella soppressione del 
1810. Ho sentito, che un tale pochi anni indietro venuto da Ro^ 
ma s'incontrò mentre si steccavano alcune di queste tavole in 
strada per far fuoco ; per cui le acquistò e sono ora passate 
ad ornare una delle principali gallerie di Roma, che mancava 
di pitture dì tal epoca, e di tali scuole» {* . E altrove t € Cer-* 
to è che ne' dipinti in Monte Santo parmi di vedere la scuola 
de* Crivelli, e qualche tavola infatti da Monte Santo è passata 
conie opera di tali Maestri, ad ornare una gran Galleria in 
Roma » (*». 

Egualmente perduto o smarrito il polittico della Chiesa di 
S. Francesco in Osimo. Non può essere certamente la grandis- 
sima tavola nel secondo altare di sinistra della chiesa di S. 
Giuseppe da Copertino (volgarmente detta di S. Francesco), an- 
zitutto perché evidentemente l'opera del Crivelli era un polit- 
tico e perchè ne la tavola osimana non ricorre l'imagine di al- 
cun apostolo. E ne meno un polittico proveniente dalla Chiesa 
dell'Annuaziata, pare di Osimo, ed ora nel Palazzo municipale 
di quella città ed attribuito ai fratelli Vivarini, con undici pan- 
nelli, tra i quali l'Incoronazione della Vergine. 

Di cinque adunque fra le sei opere ricordate, non si aveva 
fino ad oggi notizia certa; esse vanno ad arricchire la non bre- 
ve lista delle pitture di Vittorio. 

Quando si pensi allo scarsissimo numero di volumi dell'Ar- 
chivio fermano (poco più di 30 nel sec. XV) e che' in si defi- 
ciente materiale che deve rappresentare una minima parte dei 
rogiti dei notai di quel tempo, si trova tanta copia di notizie, 
possiamo farci un'idea della straordinaria operosità di Vittorio. 
Le commissioni dovevano affluire alla sua bottega cosi frequenti 
da richiedere necessariamente l'aiuto di qualche allievo. Ed un 



1) vili lettera sopra Monte Santo, p. 7. 

2) XI. lett. ecc., p. 4. 



118 Rassegna bibliografica dell* arte ifalianct. 



\ 



allievo doveva essere qncirAntonìo Solcrì che compi il politti- 
co di Osimo e che ò il noto pittore Antonio Solario da Vene- 
zia, detto ti zingaro, E come poteva trovarsi in Fermo un altro 
pittore veneziano, Maestro Ercole di Franco (*i, se non in qua- 
lità di discepolo e continuatore di Vittorio? E non era disce- 
polo del Crivelli anche Giovanni Pagani, che un documento 
del 15 13 dice abitatore di Fermo? Se i nomi di questi artisti 
(e di quanti altri non si ha memoria?) (*) compariscono sol 
tanto dopo la morte di Vittorio, ciò si deve al fatto che la lo- 
ro collaborazione ne le opere del maestro non è documentata 
dai notai. 

Vi era dunque un vivo focolare di artisti a Fermo nel 
chiudersi