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Full text of "Trattato generale di archeologia e storia dell'arte italica, etrusca e romana.."

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!. GENTILi^^S. RICCI 



EoiEcioeii, e mm m^mi 

ITAIiCA, ETRUSCA E ROMA^^A 



TESTO 

Con 96 Tavole Illustrative 






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UL^ÌCO HOEPLi 

£5iT0Sc Ll'iSR'O OiUA RCA'.CSSA 
KRANO 



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MANCALI HOEPLI 

TRATTATO GENERALE 

DI 

Archeolop e Storia dell'Arte 

ITALICA. ETRUSCA E ROMANA 



3'^ edizione interamente rifatta 

SULLA 2^ DEL PROFESSOP.E 

IGINIO GENTILE 

con introduzioni bibliografiche ed appendici sulle ultime 

scoperte e questioni archeologiche 

illustrata da novantaseì tavole aggiunte ed inserite nel testo 

PER CURA DEL PROF. DOTT. 

SERAFINO RICCI 

Conservatore Aggiunto al R. Gabinetto Numismatico di Brera in Milano, 

Libero docente di Antichità ed Epigrafie classiche 

presso la R. Accademia Scientifico-Letteraria di Milano, 

e di Archeologia presso la R. Università di Pavia. 




ULRICO HOEPLI 

EDITORE-LIBRAIO DELLA RE AL CASA 

MILANO 

1901 



PROPRIETÀ LETTERARIA 



TIR A. LOMBARDIo:V|.BELLlNZAGHi 

MILANO-7. FIORI OSCURI 7.-MILA':0 



A VOI 

GIOVANI ALUNNI DEI LICEI 

DELLE ACCADEMIE, DELLE ALTRE SCUOLE SUPERIORI 

E SECONDARIE DI MILANO 

CHE VOLONTEROSI E DILIGENTI SEGUISTE 

IL PRIMO CORSO PUBRLICO 

DI 

ARCHEOLOGIA E STORIA DELL'ARTE 

CONCESSO dall' EX-MINISTRO BACCELLI PER Voi 

CONFERMATO DAL MINISTRO GALLO 

PER TUTTI I LICEI d'iTALIA 

AUSPICE ENRICO PANZAGCHI 

INTERPRETE DEL PENSIERO, DEL DESIDERIO 
DI 

IGINIO GENTILE 

QUESTA TERZA EDIZIONE DEL SUO MANUALE 

BENE AUGURANDO DEGLI STUDI CLASSICI 

dell' ARTE ITALIANA 

OFFRE IL VOSTRO PROFESSORE ED AMICO 



PREFAZIONE 



Questo volume, secondo i criteri dell'illustre e compianto 
prof. Gentile, non dovrebbe avere introduzione, perchè questa 
sta dinanzi al II volume per l'archeologia e per l'arte greca. Ma 
ragioni di opportunità indussero l'editore comm. Hoepli a 
far precedere nella stampa questo volume, quantunque anche 
l'altro sia già consegnato manoscritto e pronto per la stampa, 
anzi possa dirsi ormai in lavoro. 

Occorre quindi che, se non una introduzione, qualche pa- 
rola di prefazione si premetta per presentare questo secondo 
volume al lettore prima del primo, e sotto una veste, come 
ognun vede, alquanto diversa da quella della precedente 
edizione. 

Il fine dell'editore fu di supplire alla lacuna di una terza 
edizione del testo esaurito, lasciando l'Atlante relativo com'era 
al tempo della seconda edizione. Quindi non si doveva mu- 
tare il criterio generale di disposizione del lavoro del Gentile, 
ma d'altra parte bisognava completare le lacune e del testo 
e dell'Atlante. Pàcevendo io pertanto il delicato incarico 
dalla fiducia dell'editore, ebbi costante scrupolo di mante- 
nere del Gentile quanto potevasi mantenere, e, pur adat- 
tandone il testo alla nuova edizione, alterarlo solo per quel 
tanto ch'era necessario per metterlo in luce maggiore. 

Certe divisioni in periodi, certi paragrafi sottolineati ed 
ampliati con le dovute note bibliografiche, non tutte riunite, 
come usava il Gentile, alla fine di un intero periodo, ma a 
fine pagina, secondo che suggerisce il testo o la necessità di 
ricerche più pi'ofonde, erano modificazioni divenute ormai ne- 
cessarie per far meglio conoscere il lavoro coscienzioso e sotto 



vili Prefazione. 



ogni rapporto lodevole di quella mente colta e veramente gen- 
tile, che scriveva bene italiano e sentiva quel che scriveva, 
senza lasciarsi soprafifare dalla troppa erudizione, troppo 
spesso straniera. 

Per questa parte del lavoro non voglio paternità, ma la 
riconosco dal Gentile, essendo quasi totalmente formali le 
mie modificazioni. Ciò che posso dire mio sta nelle aggiunte, 
non col fine di migliorare il testo, perchè non sento di ar- 
rogarmi questa abilità, ma con quello di aggiungervi quei 
particolari che il Gentile non poteva conoscere, perchè furono 
il risultato di scavi e di ricerche posteriori alla sua seconda 
edizione. Xon sono dunque queste aggiunte un biasimo o uno 
sfregio alla memoria del Gentile, ma un complemento dove- 
roso, che il Gentile stesso avrebbe aggiunto, in modo più com- 
pleto e perfetto di me, se non fosse stato tolto troppo presto 
alla stima e all'affetto dei colleghi e dei discepoli. 

Sono quindi mie molte delle note a pie' pagina, le appen- 
dici, e tutte le tavole scelte, compilate e fatte riprodurre non 
solo a schiarimento del testo, ma a complemento indispen- 
sabile di un atlante che, così com'è oggi, non risponderebbe 
neaTiche debolmente allo scopo. Per atrevolare la consulta- 
zione dell'Atlante e i confronti con le tavole aggiunte ho 
unito un indice di queste ultime e, per quelle dell'Atlante, 
un elenco comparativo tra le citazioni del Manuale della 
seconda edizione e quelli! del testo riveduto e corretto di 
questa terza, che ora presento ai lettori. Cosi aggiunsi nella 
nuova edizione i riferimenti alle tavole vecchie e nuove; testo 
e atlante formano nell'ultima edizione un tutto più orgaìiico 
ed omogeneo, che non può non giovare maggiormente alla 
coltura e alla pronta consultazione di chi leege. 

La parte da me rifatta ed ampliata, sulla quale desidero 
di richiamare soprattutto l'attenzione degli studiosi, è quella 
paletuologica. o più propriamente preromana, che. an(die dopo 
la pubblicazione del BuUettino di paletnologia italiana e 
dell'opera magistrale del Montelius, era rimasta monca e in- 
sufficiente, né poteva ricevere luce dal lavoro speciale del 
Re^'azzoni sulla Paleoetnologia (Milano, Hoepli. 18S5). poiché 
quest'opera è quasi totalmente priva di quelle illustrazioni 
che sono indispensabili a ben distinguere e a ritenere le difie- 
renze fra età ed età, fra tecnica e tecnica; per questa parte 
presi appunto a modello le belle tavole del Montelius. 



Prefazione. ix 



Un altro contributo non meno utile e forse più interes- 
sante è dato dai ritrovamenti sul Foro Romano e a Pompei. 
Tanto per la parte preistorica, quanto per quest'ultima del- 
l'Impero Romano mi aiutò efficacemente l'intelligente ed 
opportuna liberalità del comm. Hoepli, che sa conciliare 
sempre bene l'interesse del pubblico e proprio con le esi- 
genze più moderne della scienza e dell'arte, non indietreg- 
giando mai, qui, nella sua patria d'adozione, dinanzi a lavori 
che, nel dare lustro alla sua Casa, siano opera italiana e me- 
glio riuscita. A lui noi italiani dobbiamo, più che a molti 
altri, il rispetto che gli stranieri hanno ancora per buona 
parte della nostra produttività scientifica e letteraria. 

Ben novantasei tavole furono aggiunte, quali inserite nel 
testo, quali doppie fuori testo, a questo volume dell'archeo- 
logia e della storia dell'arte italica, etrusca e romana, e sono 
appena sufficienti — ognuno dei competenti lo può ricono- 
scere — a rendere una idea approssimativa della grande 
epoca e della grande arte che vi si tratta. 



Ed ora una parola non al pubblico dogli studiosi e dei di- 
lettanti, che apprezzano la divulgazione scientifica ed artistica 
in qualsiasi modo sia fatta, purché sia divulgazione utile al 
maggior numero di persone, ma una parola a quelli fra gli 
specialisti che, pel solo fatto che trattasi di un Manuale 
Hoepli, non fanno buon viso anche a lavori fatti con ottimi 
intendimen'i e con novità e serietà di trattazione. Gran bella 
cosa senza dubbio è la scienza pura, ma non meno bella e 
forse più utile è la scienza applicata alle cognizioni pratiche, 
e che diventa pel gran pubblico mezzo potente di istru- 
zione e di educazione intellettuale e morale. Un Manuale 
utile deve saper conciliare i progressi della scienza e dell'arte 
con la loro funzione sociale. Ora, nella difficoltà di raggiun- 
gere insieme i due fini, io cercai di presentare un Manuale 
il più possibile facile, esatto, completo per il maggior nu- 
mero dei lettori, che possono leggerlo d'un fiato, come si 
suol dire, prescindendo da tutte, o qtiasi le osservazioni e le 
critiche: ma collocai nelle note, nelle appendici, nella biblio- 
grafiatuttoquel repertorio scientifico, che è indispensabile per 
attingere da fonti maggiori e dirette una preparazione più 



Prefazione. 



estesa e più profonda intorno ad ogni singolo argomento. Per 
questo appunto ho diviso gli indici bibliografici in generali e 
particolari, sicché lo studioso già iniziato nelle discipline ar- 
cheologiche trovi nell'uno o nell'altro ciò che piìi gli con- 
viene per le sue ricerche. 

E per questo ho bisogno — il lettore se lo imagina da se 
— di tutta la benevolenza del pubblico dotto, se in citazioni 
così minuziose e talora di difficile controllo per la mancanza 
della pronta consultazione siano sfuggite inesattezze e anche 
errori di lingua e di stampa; a tutto sarà rimediato nella 
revisione più calma e più agevole di un'altra edizione. Per 
conto mio, per quanto io abbia cercato di usare quella scru- 
polosa esattezza che in lavori di tal genere non è mai troppa, 
preferisco, per mio carattere personale, di aggiungere qualche 
nota. qualche nome d'autore di più. il quale schiuda alle 
menti giovanili nuovo campo di ricerche, che non poche no- 
tizie troppo speciali, o vagliate allo staccio di una ipercritica 
talora più dannosa che utile. 

Che se alcuno trovasse eccessiva la bibliografia premessa 
alla parte romana, pensi alla vastità e quantità dei temi pro- 
posti, e alla imprescindibile necessità, col progresso odierno 
degli studi, di tener calcolo di tutti i lavori dei dotti, special- 
mente stranieri, prima di accingersi alla trattazione di un 
argomento qualsiasi. La bibliografia, in questo caso, è come 
la face indispensabile al metodo storico, perchè questo irradii 
nuova luce di verità e di bellezza sulle questioni archeolo- 
giche e artistiche dei nostri tempi. 

Di questo ^Manuale vorrei soprattutto facessero tesoro i 
giovani studenti dei licei d'Italia, come già ne fecero in 
parte tesoro, con la guida delle mie lezioni di storia dell'arte, 
quelli de' licei di Milano, ai quali dedico il lavoro, auguran- 
domi che il loro buon senso e buon gusto, il loro amor patrio 
per i tesori d'arte italiani facciano riconoscere meglio delle 
circolari ministeriali e degli insegnamenti complementari la 
necessità dello studio dell'archeologia e dell'arte come com- 
plemento agli studi classici, che solo alla luce dei ritrova- 
menti archeologici e dei capila vori d'arte potranno far rifluire 
nuova vena feconda di produzioni letterarie ed artistiche in 
questo antico sangue latino, occupato nelle cure più urgenti 
della patria e della società, e troppo dimentico, in quest'ul- 
timo, periodo, delle nobili tradizioni classiche italiane e del- 



Prefazione. xi 



l'intatto patrimonio di tesori artistici clie gli avi ci conse- 
gnarono. 

A voi, giovani, tocca non solo il conservare questo patri- 
monio, ma il farlo rifiorire. Possano gli sforzi dell'autore e 
l'infaticabile attività dell'editore riuscire in questo intento, 
che certo desidera pure dal suo meritato soggiorno di riposo 
l'aìiima candida e virtuosa di Iginio Gentile! 

Milano, FeUraio 1901. 

Serafino Ricci. 



Indice del Testo 



Pag. 

Prefazione vii 

Indice del testo xiii 

Indice delle tavole inserite nel testo .... xxr 

Indice generale delle tavole contenute nell'Atlante del 
Gentile per V Archeologia e la Storia dell' Arte italiana, 
etnisca e romana, con le citazioni delle pagine di 
testo corrispondenti alle tavole della II edizione, 

confrontate con quelle della III edizione . . . xxvii 

Indice dei periodici principali di archeologia . . xxxi 

I. ARTE IT.4MCA 1—102 

Bibliografia 1-9 

Opere di carattere generale 1—4 

Antichità preistoriche dell'Italia Settentrionale. Civiltà 

transpadana 4—5 

Terremare e abitazioni lacustri 5—6 

La civiltà di Felsina e di Villanova, e, in genere, del 

Bolognese e dell' Etruria G— 7 

Il Lazio e le sue necropoli — Corneto-Tarquinia . 7 

Este e le necropoli euganeo-atestine 7-8 

Civiltà paleo-etrusca — Antichità di Marzabotto, di 

periodo etrusco , 8 

Antichità preistoriche dell" Italia Meridionale e delle 

isole 8 

Osservazioni generali intorno lo stile italico ... 1) 

I. Introduzione 10-14 



XIV Indice del tento. 



Pag. 

Appendice I. Le vai'ie età prcisloriche e i loro periodi. 14—17 

II. L'arte italica nelle terreinare . .... 17—27 

III. La civiltà e Tarte a Felsina 28—41 

Appendice IL Dell' importanza delle fìbule come dato 

archeologico nelle età preistoriche, e loro crono- 
logia 41—45 

Appendice III. Confronto tra la situla della Certosa e 

lo scudo dAchille 45—47 

IV. La civiltà e larte a Villanova 49—52 

V. La civiltà e l'arte nelle necropoli del Lazio . . 52—56 

VI. Laciviltà e l'arte nelle necropoli euganee-atestine. 55 — 66 
Appendice IV. Diflusione delle situle italiche di bronzo 

e di terracotta in Italia 06—67 

Appendice V: Elenco delle ciste a cordoni e delle situle 
istoriate, e loro distribuzione geografica. 

1. (>iste a cordoni 67—69 

2. Situle istoriate 69—70 

Appendice VI: La distribuzione dei periodi di civiltà 

nelle necropoli atestine 70—71 

VII. La civiltà e larte nell'Agro Chiusino e a Cornclo- 
Tarquinia 71—76 

Vili. Conclusione sulla civiltà e sull'arte uml^ro-ielsi- 

nea, e prisca latina 77—78 

IX. Civiltà ed arte etrusca alla Certosa e a Marzabotto. 78-88 

1. Antichità della Certosa 78—82 

2. Antichità di Marzabotto 82-88 

X. Osservazioni generali intorno allo stile italico . 89—99 
Appendice VII : Della decorazione geometrica, degli altri 

motivi e delle varie tecniche artistiche importate 

in Italia nel periodo protoitalico 99—101 

Appendice VIII: Osservazioni intorno ai Pelasgi e ai 

loro monumenti 101—102 

II. ARTE ETRdlf^CA 103-168 

Bibliografìa 105—108 

Opere generali e speciali sulla topografia, sui monu- 
menti e sull'origine degli Etruschi .... 105—107 

Architettura e scultura etrusca 107 

Pittura etrusca 108 



Indice del testo. xv 



Pag. 
Ceramica, specchi e arti minori presso gli Etrusclii . 108 

I. Origine e carattere dell'arte etnisca. — Suoi rapporti 

con l'arte italica 109—113 

Appendice I. Sulla provenienza degli Etruschi . . 114—119 
Le tre grandi divisioni dell'arte etrusca .... 120—168 

A. Architettura degli Etruschi . . . 120-831 

I. Architettura civile e militare 120 

II. Architettura privata 122 

III. Architettura religiosa 123 

IV. Costruzioni di forma singolare 130—131 

B. Plastica degli Etru.tichi 131—134 

I. Arte figurativa 132 

Appendice II. Osservazioni intorno aliarle plastica de- 
gli Etruschi 143—146 

II. Toreutica etrusca 

1. Osservazioni generali 146 

2. Candelabri 147 

3. Specchi . 148 

4. Le ciste a cordoni 149—154 

C. Pittura etrusca 154—166 

I. Osservazioni generali 154—157 

II. Le due scuole pittoriche principali .... 157—160 

III. Ceramica etrusca 160—166 

1. Osservazioni generali 160—161 

2. Vasi toscanici 161 

3. Vasi d' imitazione greca 161 

4. Vasi detti buccheri 162—164 

5. Vasi aretini 164—166 

Appendice III. Le ultime ricerche sugli Etrus',hi e la 

fondazione del Museo topografico dell" Etruria a 
Firenze 166—168 

III. ARTE R0.11AMA 169-331 

BibliograGa. 

I. Opere di carattere generale. 
Architettura e Archeologia generale .... 171-173 



XVI Indice del testo. 



Pag. 

Plastica 174-178 

Pittura 178-179 

II. Opere di carattere speciale. 

Arcliitettura. Archeologia e Topografia . . 179—182 

Plastica 182-186 

Pittura e Musaico 180-197 

I. Osservazioni generali 188—197 

II. Storia dell'arte romana e greco-romana, e divisione 

nei suoi periodi 19() — 197 

Primo Periodo dell" arte rom.\xa 

I. Architettura 

A. Parie I del Primo Periodo 198-213 

1. I monumenti di Roma monarchica . . . 198-202 

2. Il tempio di Giove Capitolino .... 202-200 

3. Il tempio e i tre ordini architettonici se- 
condo r uso romano 206—209 

4. Monumenti funerari e di pubblica utilità in 
Roma 209 210 

5. L' introduzione dell' arco e della vòlta nel- 
l'architettura romana 210—211 

6. La derivazione delle acque : acquedotti, ter- 
me, fontane 211-213 

7. La sistemazione delle strade e della viabilità. 213 

B. Parte II del Primo Periodo. 

I. L'arte in Roma sotto l'influenza greca . 213 

1. Osservazioni generali 213—216 

2. Colonne ed archi onorari in Roma . . . 216—217 

3. Le basiliche 217 

4. I teatri e i circhi 218 

5. I monumenti sepolcrali 218—219 

IL Plastica. 

1. Osservazioni generali 219—221 

2. La plastica romana applicata alle ciste isto- 
riate 221—224 

III. Pittura 224-226 

Secondo Periodo dell'arte romana 

Osservazioni generali 227 



Indice del testo. xvii 

_i 

i 
Pag- \ 

Le opere greche importate in Roma 227—230 ^ 

A. Architettura 238-310 i 

I. Le principali classi di monuiuenti 231-232 

1. I teatri e gli anfiteatri in Roma . . 230—234 i 

2. I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatori , 234—235 i 

II. 1 monumenti degli imperatori della " Gens lulia . . 235—238 j 

1. Il Foro d'Augusto 238—242 ' 

2. 11 Pantheon 242-248 

3. 11 Mausoleo D'Augusto 248—249 

4. L'obelisco di Monte Citorio e altri monu- 
menti di stile egizio 249—252 ' 

5. I monumenti sepolcrali: i " Coluniljaria „ . 252—253 

6. Gli archi trionfali 253—254 

III. / monumenti degli imperatori della " Gens Claudia „ 254 

1, L' " Aqua Claudia „ e T " Anio Vetus . a ! 
Roma 254—255 

2. La " domus aurea „ di Nerone .... 255—256 

IV. / monumenti degli imperatori della " Gens Flavia „. 256—267 

1. L'Anfiteatro Flavio, o " Colosseo „. — La sua 
struttura 256—259 

2. Le terme di Tito 259—264 ; 

3. L' arco di Tito 264—265 

4. Opere dell' imperatore Domiziano. 1 *• Fora „ 

minori 266—267 ' 

V. I monumenti degli imperatori Trajano ed Adriano . 267—280 ^ 

1. Il " Foro Trajano „ e i suoi monumenti . 267—271 

2. La « Colonna Trajana „ 271—272 | 

3. Opere dell' imperatore Trajano .... 272—274 > 

4. Il gran tempio di Venere e Roma sotto A- 

driano, detto templum Urbis 274—275 j 

5. La Villa d' Adriano a Tivoli .... 275—277 \ 

6. La " Mole Adriana ,., o Mausoleo dell' impe- 1 
ratore Adriano 277-278 \ 

7. Opere minori dell' imperatore Adriano . . 278—280 

VI. / monumenti degli Antonini e dopo gli Antonini . 280—288 1 

B. Plastica. 

I. Osservazioni generali 284-287 



XVIII Indice del testo. 



Pag. 

II. Artisti greci in Roma 288—289 

1. Rasitele. Stefano e Menelao 288 

2. Arcesilao 288 

3. Zenodoro 289 

III. Artisti romani (Coponio e Decio 289 

lY. L'arte delle personificazioni nella phislica romana. 290 

V. L'arte del ritratto in Roma 290-295 

L I ritratti della Repubblica 292 

2. I ritratti dell' Impero 292-293 

3. I " simulaera iconica „ e le statue idealizzate. 293—295 

4. Statue equestri 295—296 

VI. La scultura storica in Roma 296—302 

1. Osservazioni generali 296—298 

2. I bassirilievi della Colonna Trajana . . 208—300 

3. Altri bassirilievi storici in r.oma . . 300—302 

VII. La scultura sepolcrale in Roma. I sarcofaghi. . 302 — 303 
Vili. Arti minori 303-306 

C. Pittura. 

I. Osservazioni generali. — Pittori greci .... 303—304 

II. Pittori romani della Repubblica e dell'Impero . 307—309 

III. I dipinti celebri a noi rimasti 309—318 

1. Le Nozze Aldobrandine 309 

2. I dipinti delle terme di Tito .... 309-311 

3. I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta . 311 

4. Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei. 311—313 

5. Dei quadri " di genere 313-317 

Terzo Periodo dell'arte uoman.x 
I. Architettura 318—329 

1. 11 Settizonio 318-319 

2. L' arco di Settimio Severo 319 

3. L'Arco di Co.stantino 319-323 

4. Le Terme di Caracalla e di Diocleziano e le 

loro opere d'arte 323-324 

5. Le rovine di Palmiia 324-326 

0. Il palazzo imperiale a Spalato (o Spàlatron) . 326—359 

li. Plai«tioa • . . . 329—330 



Indice del testo. xix 



Pag. 
ni. Pittura .... 330-331 

APPE.lfOICE. 

Degli scavi e delle scoperte recenti sul Foro Romano. 332—346 
Metodo ed estensione degli scavi recenti . . . 332 

La -^ Saera Via 332-334 

Il - Coniitiuni _ e il - Xiger Lapis 334-339 

La stele inscritta del Comizio 336-340 

Il tempio di Vesta e la - Domus ^ delle Vestali, se- 
condo le recenti esplorazioni 340—343 

Bltri centri minori d'escavo 343—340 

La " Cloaca Maxima 340 



delle Tavole inserite nel Testo 



I. - ARTE ITAMCA. 

Tav. 1. Torbiera di Mercurago (Arona) .... 
2. Torbiera di Cazzago Hrabl)ia (Varese) 

."j. Palafitta di Pescliiera 

4. Terramare di Castione de" Marcliesi (Parma) . 

."). Oggetti vari provenienti dalle provincie al Nord 

del Po 

6. Necropoli di Golasecca 

„ 7. Necropoli di Castelletto Ticino .... 

8. Veduta generale della Porta detta dei Leoni a Micene 

9. Pietra scolpita centrale della Porta detta dei Leon 

a Micene 

.. 10. Porta antichissima di Bologna .... 

- 11. Necropoli della Provincia di Milano (Bazzano) 

, 12. Necropoli di Bologna Periodo Benacci 1) . 

.. 13. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci I) . 

, 14. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci III 

, 15. (doppia). La fìbula in bronzo lavorata a sbalzo dalla 

Certosa di Bologna 

, Ifi. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci II). 
,. 17. Necropoli di Bologna (Periodo Benacci 111) 



Pag. 
13 
16 
19 
22 



40-41 
42 
43 



XXII 



Indice delle tavole. 



Tav. 18 

„ 19. 

„ 20. 

. 21. 

., 22. 

„ 23. 

„ 24. 



. 20. 

, 27. 

„ 28. 

» 29. 



58 



Necropoli a incinerazione di Bismantova . 
Necropoli di Villanova (Bologna) . 
(doppia). Suppellettile di due tombe atestine 
Antichità di Villa Benvenuti presso Este . 
Antichità del Fondo Baratela presso Este. 
Antichità del Fondo Baratela presso Este. 
(doppia). La situla lavorata a sbalzo di Watscli 

nella Carniola, e frammenti d'altre situle 
(doppia) Motivi ornamentali di vasi fittili atestini 

ottenuti con le borchie di bronzo confìtte nella 

loro terra ancor molle 66 

Scavi della Certosa di Bologna (Periodo etrusco) . 
Scavi di Mnrzal)otto (Provincia di Bologna. Periodo 

etrusco) 

Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna. Periodo 

etrusco) 

Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna. Periodo 

etrusco) 



64-65 



li. — ARTE ETRUSCO. 

Tav. 30.(rfop/jjfl). Maschere, canopi e seggi cinerari in bron- 
zo e in terra cotta d' uso funebre e di lavoro 

etrusco 132-133 

„ 31. Frammenti di una statua fìttile di Apollo (dal fron- 
tone del tempio di Liiiii) 135 

, 32. Chimera in bronzo, ritrovata ad Arezzo, nel 1554, 

di lavoro etrusco 140 

., 33, Carro con cavalli alati (stile cipriota) .... 144 

„ 34. La celebre cista Ficoroni 150 

,. 35. Oreficeria elrusca (Museo del Louvre) . . 152 

. 36. (doppia). Danza bacchica e caccia .... 154-155 
„ 37. (doppia). Pitture chiusine, rinvenvxte nell' anno 

1833 . . 154-155 

,. .38. Testa di un Citaredo (dalla tomba del Citaredo a 

Corneto) 156 



Indice delle tavole. xxiii 

Pag. 
Tav. 39. Testa di una danzatrice (dalla tomba del Citaredo 

a Cornato) 15G 

„ 40. (a-6). Danza bacchica 158 

„ 41. Dalla tomba dall'Orco a Corneto (Ritratto di Arnth 

Velchas) 159 

, 12. Vasi etruschi in bucchero di varie forme, (prove- 
nienti da Chiusi I 163 

111. -^ ARTE nO.lIAM.%. 

Tav. 43. ((f oppia). Pianta del Colle Palatino e dei suoi edifici 

con gli ampliamenti del periodo imperiale . 198 199 

14. 11 tempio di Vesta al Foro Romano .... 200 

„ 45. Ruderi delle Mura Serviane 201 

„ 46. (doppia). Tempio della Fortuna Virile in Roma . 202-203 

, 47. La Cloaca Maxima al punto di confluenza nel Tevere. 203 

„ 48. Il Teatro minore di Pompei 233 

, 49. Il Circo Massimo a Roma (ricostruzione) . . . 236 

„ 50. La Aedes Concordiae Aiigiislae a Roma (ricostruz ). 237 

- 51. I Rostra d'Augusto sul Foro Romano (ricostruz.) . 239 

. 52. Il Foro di Augusto a Roma 240 

., 53. 11 Foro di Augusto a Roma (ricostruzione^ . . 241 

. 54. 11 Mausoleo di Augusto a Roma (ricostruzione) . 247 
„ 55. La Piramide di C. Cestio a Roma, fuori di Porta 

San Paolo 250 

- 56. L'Isola Tiberina a Roma 251 

„ 57. La casa dei Vetta a Pompei: il cortile . 261 

, 58. (doppia). La casa dei Yettii : il fregio degli amorini 

orafi 260-261 

„ 59. La casa dei Vetlii a Pompei. Parete dipinta nel 

piccolo oeciis 262 

- 60. [doppia). Vasi di metallo per diversi usi . . 262-263 

- 61. Vasi in metallo ritrovati a Pompei e ad Ercolano. 243 

- 62. Il Foro di Nerva a Roma: il Portico di Minerva 265 
. 63. Il Foro Trajano a Roma (Colonna Trajana) . 268 
^ 64. 11 Foro Trajano a Roma (Pianta della RasilicaUlpia) 269 



XXIV Indice delle tavole. 



as;. 



Tav. 65. Il Ponte Elio e il Mausoleo di Adriano in Ronìa . 276 
. 66. Il tempio di Antonino e Faustina .... 279 
„ 67. La Colonna onoraria a Marco Aurelio in Piazza 

Colonna a Roma 281 

, 68. (doppia). Bassirilievi marmorei dell'età di Augusto. 

L'Ara Pacis Augusta' 296-297 

, 69. (doppia). Bassirilievi dei plutei marmorei, o aua- 

glijpha, dell'età di Trajano 298-299 

, 70. Rilievo marmoreo dell'età di Adriano . . 299 

,. 71. Rilievo marmoreo dell'età di Adriano . . 301 

„ 72. Dipinto della casa di Livia (Io IDierata da Ermes) . 308 
, 73. Dipìnto pompeiano (Amazzone seduta) . . 310 

, 74. {doppia). Parete dipinta dì una casa romana: la villa 

Farnesina 310-311 

., 75. (doppia). La Battaglia d Isso. Musaico di Pompei. 312-313 
„ 76. (doppia). Scene della vita di palestra. Musaico dì 

Frascati 312-313 

, 77. [doppia). Parete dipinta nella casa della " Paréte 

nera . a Pompei 314-315 

,, 78. (doppia). Scena di paesaggio antico: dipinto rinve- 
nuto suU Esquilino 314 315 

. 79. Pianta della casa dell' edile Pausa a Pompei . . 314 
.. 80. Pianta della casa dell'edile Pausa a Pompei (Se- 
zione longitudinale) 315 

, 81. Atrio della casa di Sallustio a Pompei . . . 316 
„ 82. Il Septizonium di Settimio Severo 318 

- 83. Pianta del Circo di Massenzio a Roma . 321 
. 84. Pianta delle Terme di Caracalla a Roma . . 322 
„ 85. Pianta del Palazzo di Diocleziano a Spalato . 325 

- 86. L'Arco di Giano Quadrifronte all'ingresso del Foro 

Boario a Roma 327 

„ 87. Pianta della Basilica di Costantino a Roma . . 328 

- 88. La Sacra Via del Foro Romano durante gli scavi 

recenti a Roma 331 

, 89. Veduta esterna del niger lapis scoperto a Roma 

negli scavi recenti sul Foro Romano . . . 333 



Indice delle tavole. xxv 



Tav. 90. Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro Romano . 335 
„ 91. (doppia). L'iscrizione della stele del Comizio, rinve- 
nuta negli scavi del Foro Romano (con trascri- 
zione) 33G-337 

„ 92. Veduta delle dilTerenti strutture, che costituiscono 

il rudere del Sacrario di Vesta 339 

., 93. Base dell'ara della Basilica lidia, recentemente sca- 
vata sul Foro Romano 342 

^ 94. La Regia e un tratto della Sacra Via durante gli 

scavi recenti del Foro Romano .... 844 
„ 95. Scavi recenti sull'area della Regia al Foro Romano. 345 
, 96. Rilievo grafico generale dell'area degli scavi recenti 

sul Foro Romano 34G 



INDICE GENERALE 



delle tavole illustrative contenute nell'Atlante del Gentile per 
l'archeologia e la storia dell'arte italica, etru- 
sca e romana, con le citazioni delle pagine di testo corri- 
spondenti alle tavole nella II edizione, confrontate con quelle 
della III edizione, ove si descrive e si esamina le singole tavole. 



I. 
ARTI'] ITALICA. 

Tav. I. 1. Freccie di selce; 2. Sezione ver- 
ticale di marniera Pag. 

„ II 1. Fusaiole d'argilla: 2 e 3. Frec- 
cie ed ascia di selce 

III. 1. Paalstab di hvonzo: 2. Stoviglia 

a manico lunato: 3. Frammento 
di vaso con priiicipii di ornato. .. 

IV. Tomba di Villanova , 

V. Suppellettile funebre delle tom- 
be di Villanova „ 

VI. 1. Cista a cordoni; 2. Vaso cine- 
rario di Villanova , 

_ VII. Urna-capanna laziale 

Vili. 1. Dolmen con urna capanna (a 
Marino nel Lazioj ; 2. Tomba a 
cassetta nella necropoli d'Este 

(periodo II euganeo) 

IX. Vaso-tomba euganeo atestino (pe- 
riodo III) ■ 

j, X. 1. Ossuario d'argilla con bor- 

chiette (periodo II); 2. Ossuario 

a zone (periodo IH) 

„ XI. Oggetti delle tombe euganeo- 

atestine , 



Citazione 


delle pag. 


di testo 


:ornspon- 


denti al 


e tavole 


nella 


nella 


II eJiz. 


III ediz. 


2, 5. 6 


i 
12 


7, 8 


21 


7. 8, 9 


20-21 


22 


49 


23-24 


50 


18.22 


36, 50 


28-30 


55 


31-33 


55, 58 


34-35 


59 ! 

1 


32-34 


58, (31 


32-35 


64 



XXVIII 



Indice generale. 



Tav. Xll. Tomba a pozzo di Corneto Tar- 
quinia Pai 

XIU Ossuario o ciotola di Corneto 

Tarquinia 

XIV. Urna capanna di Corneto Tar- 
quinia 

XV. Tomba a pozzo di Marzabotto . . 



ARTK ETRU!9€.%. 



Architettl'ha. 

Tav. XVI. 1. Frammenti di colonna etrusca : 

2. Pianta dì tempio etrusco . . 

, XVII. Tempio etrusco: restorazione . 

., XVIII. Porta di Volterra 

XIX. Tumulo etrusco 

XX. Camera sepolcrale, detta ■" (Irotla 

dei Tarquini ,, presso (fervetri. 

„ XXI. Camera sepolcrale etrusca presso 

Corneto Tarquinia 

, XXII. XXIII e XXIV. Camere sepolcrali 
della Grotta Campana .... 



Pl.astica. 

Tav. XXV. Coppia di sposi defunti, sopra 

sarcofago 

XXVI. Fanciullo col papero . . . . 
. XXVII. Statua dell'Aringatore . . . . 

., XXVIII. Marte etrusco 

XXIX. 1. La lupa capitolina : 2. La Chi- 
mera d'Arezzo 

XXX. Candelabro 

XXXI. Specchio 



PlTTUR.\. 

Tav. XXXIl. Pittura parietaria etrusca, in 
una tomba di Vulci .... 



Citazione 


delle pag. 


di testo e 
denti ali 


ornspon- 
e ta\'ole 


nella 
II edi.. 


nella 
III ediz. 


! 41 


74 


i ^'-^^ 


74 


' 43 
51 


75, 123 

82 


! 

! 80-81 

81-82 

78 

83-84 


124 
125 
121 
126 


1 87 


127, 129 


1 83-84, 87 


129 


— 


127 


i 

95-96 
98 
98 
98 


138 
142 
142 
140 


99 
100 

1 101 


143 
147 
149 


107 


155 



Indice (jerierale. 



XXIX 



Tav 



III. 
ARTE ROMANA. 

Architettura. 

Periodo I. 

XXXIII. 1. Ordine dorico-romaiio : 2. 

Ordine ionico-romano . . Pag. 

XXXIV. Ordine Corinzio-romano . . „ 
XXXV. Tempio romano 

XXXVI. Tempio di Ximes; esempio 

di prostilo pseudoperìptero , 

XXXVII. II tempio di Vesta a Tivoli . . 
XXXVIII. Acquedotto. Porta Maggiore 

in Roma 

XXXIX. Sarcofago di L. Cornelio Sci- 
pione Barbato , 



iav. 



Tav 



Periodo li. 



XL. 1. 



XLIII. 
XLIV. 
XLV. 



Pianta di teatro romano : 
2. Pianta del teatro di Mar- 
cello in Roma 

XLI. Esterno del teatro di Marcello 
XLII. Tempio rotondo con atrio 
prostilo (pianta del Pantheon) 
Pantheon ^sezione) .... 
Pantheon (interno) .... 
Tomba di Cecilia Metella : 
Colombario dei liberti di 

Livia 

XLVI. Colosseo (pianta) 

XLVII. Colosseo. Parte interna (cavea) 
— e parte della cinta e- 

sterna 

XLVIII. Foro romano 

XLIX. Colonna Trajana 

L. Pianta del tempio di Venere 
e Roma . 



Plastica. 

LI. Busto di Scipione Africano 

maggiore . . , 

Lll. Busto di Marco Giunio Bruto 
LUI. Busto di C (iiulio Cesare. . 
LIV. Statua di C. Giulio Cesare . 
LV. Busto di Marco Antonio , 

triumviro 

LVI. Busto di Marco Tullio Cice- 
rone 



Citazione delle pag. 


di testo corrispon- 
denti alle tavole 


nella 
II ediz. 


! nella 
III ediz. 


1 
1 

145 

145 

143-144 


208 
208 
207 


143 
144 


207,209 
207 


135 


212 


142 


219 


i 159-161 
165 


218, 
232.242 
218,242 


165-170 
165-170 
165-170 


208,242 
208,242 
208,244 


163-172 
175-179 


252, 253 
258 


176-179 
184 


234, 258 

270 

272,298 


:b7 


274, 275 


201 


292 


■i 


3 


202 


." 




" 


. 1 


» 



XXX 



Indice generale. 



Tav. LVII. Busto di Marco Vipsanio A- 

grippa Pa{, 

„ LVIII. Busto di Cesare Augusto . . , 
„ LIX. Testa di Tiberio, imperatore , 
LX. Statua di Tiberio, imperatore „ 
;, LXI, Testa di Caio Caligola, impe- 
ratore „ 

LXII. Busto di Servio Sulpicio Gal- 

ba, imperatore „ 

LXIII. Statue togate 

LXIV. Statua thoracata (in abito mi- 
litare) di Augusto imperai. ., 
LXV. Statua equestre di Marco Au- 
relio 

LXVl. Agrippina minore „ 

LXVII. Arco di Tito ., 

LXVIII. Bassorilievo dell'Arco di Tito .. 
LXIX. Bassorilievo della Colonna 

Trajana 

LXX. Monete imperiali , 

LXXl. Carneo d'Augusto ' 



Pittura. 

Tav. LXXII. Nozze Aldobrandine ; pittura 

murale 

LXXIII. Sagrificio d'Ifigenia; affresco 
pompeiano 

Demeter (Cerere) 

Paesaggio decorativo pom- 
peiano 

Decorazioni architettoniche . 

Scena bacchica con decora- 
zione architettonica . . . 



LXXIV 
LXXV, 



LXXVI. 
LXXVIl. 



Tav, 



Architettura. 
Periodo III. 



LXXVIIl. Arco di Costantino 
LXXIX. Terme di Caracalla 



Citazione 


delle pag. 


di testo 


cornspon- 


denti al 


e tavole 


nella 


nella 


li ediz. 


Illediz. 
292 


202 


» 


293 


" 


" 


» 


» 


204 


294 


201-205 


. 295 


206 


296 


205 


295 


180,207 
207 


264 
264,297 


184,208 
212 


272, 29^ 

303 


" 


304 


ì 215 


309 


219 


313 


^ 


" 


219-220 


317 


! . :, 


i 


222 


321 


„ 


V 



dei periodici principali di archeologia 



I. — Periodici italiani. 

Monumenti antichi, pubblicati per cura della R. Accaclemia dei 
Lincei. — È uscito il nono volume nel 1897. 

Rendiconti della R. Accademia dei Lincei. Classe di scienze mo- 
rali : pubblicazione periodica. Voi. IX (1900). 

Notizie degli scavi, comunicate alla R. Accademia dei Lincei. 

Le Gallerie nazionali italiane. Roma, anno V (1900). 

Ballettino della Commissione archeologica comunale di Roma. 
anno XXVIII (1900). 

Xuovo Ballettino di archeologia cristiana, voi. VI, 1900. 

Ballettino di archeologia e storia dalmata. Anno XXIII. 1900. 

Ballettino di Paletnologia italiana, diretto dall'illustre prof. Pi- 
gorini, direttore del Museo Preistorico, Etnografico di Roma. 
Anno XXVI (1900). 

Atti della Socieià di Archeologia e Belle Arti per la Provincia 
di Torino. Si pubblicò il voi. VII nell'anno 1900. 

Ballettino della Consulta archeologica di Milano. Si pubblica 
insieme con la Relazione dell' Ufficio Regionale per la con- 
servazione dei monumenti di Milano e della Lombardia, come 
appendice all' Archivio storico lombardo. 

Studi e materiali d'Archeologia e Numismatica, diretti dal eh. 
prof. L. A. Milani. Firenze, I puntata. 1899. 

Rivista italiana di Numismatica. Milano. È giunta al volume 
XIV (1901). 

L'Arte (già l'Archivio storico dell'arte), diretta dal eh. prof. A. 
Venturi. Roma, anno III (1900). 

Contengono inoltre spesso lavori archeologici gli Atti dell'Isti- 
tuto lombardo di scienze e lettere; V Atene e Roma, diretta 



xxxii Indice dei periodici principali, ecc. 



dall' illustre sen. Comparetti, la Nuova Antologia, la Ras- 
segna nazionale. l'Archivio storico lombardo. V Emporiiini di 
Bergamo, la Rivista di storia e d'arte per la Provincia di 
Alessandria ed altri periodici minori. 



II. — Pci'ìofliei francesìt 

Revue arclu'ulogiqiie, III serie, voi. XXXV (l'JOO). 

Bulletin de Correspondance hellénique. anno XXIV (1900). 

Mélanges d'archeologie et d'histoire, edite dall' 7:co/e franraise de 
Rome. Comprendono già venti volumi (1900). 

Annales de la Sociale archéologiqiie de Bruxelles. Giunti al XIV 
volume col 1900. 

Mcmoires de la Société nalionale des Anti(iuaires de France. Vo- 
lume LIX (1900). L" ultimo fascicolo del 1897 usci nel 1899. 

Contengono lavori archeologici anche il Bulletin de la Société 
nationale des Antiquaires de France. il Bulletin de la Société 
des Amis de l' Université de Lyon; l'Ami des Monuments, 
già giunto al XIII volume con l'anno 1899, gli Annales du 
Museé Guimet, che conta pure quasi una trentina d' anni 
di esistenza; V Anthropologie ed il Bulletin de la Société 
d'Anthropologie di Parigi; la Revue des éludes anciennes, 
sorta solo da due anni, e la Revue des études grecques, che 
risale all'anno 1889. 



III. — Periodici fe«le»»elii. 

Mittheilungen des kaiserlich deutschen archàologischen Instituts. La 
Athenische Abtheilung, che esce ad Atene, tratta di scavi, sco- 
perte e ricerche sul suolo ellenico, risale a venticinque anni 
fa; la Ròmische Abtheilung, che si occupa di archeologia e 
di antichità romana, si pubblica invece a Roma, sotto la 
direzione dell' Istituto archeologico germanico, ed entra ora 
nel suo sedicesimo anno di vita. 

Jahrbuch des kaiserlich deutschen archàologischen Instituts. Il 
volume XV è del 1900. Si pubblica a Berlino insieme col 
V Archàologischer Anzeiger d'appendice, contenente le notizie 
più recenti intorno alle scoperte archeologiche e una co- 
piosa rassegna bibliografica. 

Jahrbuch der Kunsthistorischen Sammlungen des allerhóchsten 
Kaiserhauses. Voi. XXI (1900). 

Anzeiger fi'ir schweizerische Altertumskunde. Neue Folge li (1900). 



Indice dei periodici principali, ecc. xxxiii 

Mittheiliingen der K. K. Central-Commission far Erforschung 
und Erhaltung der Kunst-iind historischen Denkmale. Sono 
giunte al volume XXVI coiranno 1900. — Cfr. talora per al- 
cuni articoli le Archàologische und epigraphische Mitthei- 
lungen aiis Oesterreich. 

Romische Qnartalschrift fiìr christliche Alterthiimskunde iind fin- 
Kirchengeschichte. iniziata già dall'anno 1887. 

Mittheiliingen aus dem Verbande der schiveizerischen Alter- 
tumssammlnngen. 

Anzeiger des germanischen Xationaliuuseuins (1889). 

Centralblatt der Bauverwaltiing. Anno XX (1900). 

Contengono inoltre lavori e articoli archeologici specialmente 
la Xeiie Jahrbùcher fiìr das klassische Altertiim ; i Neue 
Heidelberger Jahrbiìcher. i Preussische Jahrbùcher, l'Hermes. 
il Rheinisches Museum, il Philologiis. la Wochenschrift fiìr 
klassische Philologie, la Bgzantinische Zeitschrift, il Central- 
blatt fiìr Anthropologie und Urgeschichte, ed altre Riviste 
di minor importanza. 



IV. — Periodici ingle.«>i od aniericani. 

The Journal of hellenic studies. Entra nel XXI anno di vita. 
The Anmial of the British School ut Athens. Anno V (1898-99). 
The archaeological Journal. Già se ne contano 57 volumi. 
The Journal of the british archaeological Association. Col voi. VII 

inizierà l'anno 1901. 
American Journal of Archàeology. È uscito il volume IV della 

seconda serie nell'anno 1900. 
The american Antiquarian and orientai Journal. E già al XXII 

volume (1900). 
Contengono lavori archeologici molto frequentemente anche 

the Athenaeum. the Xumismatic Chronicle. the Antiquarij, 

the Academy, the Architecf. the Builder, the classical Revieiv, 

the Journal of the anthropological Instituts of (ireat Britain 

and Jreland. (Voi. XXIX (lOOOi. 



V. Altri periodici archeologici stranieri. 

O archeologo Portugucs. L'anno 1900 è uscito il voi. VI. 

'Eceraép'-; àpy,aioXo-;'i/.r. irsp'.'oòcic TcTap-r (1900). 

S:zB^rr.^ 'Eor.u.-oì;, Tri; vou-'.aaaT'.xy;? àp/^aioXo-j'i a; (Journal in- 

ternationcd d'archeologie numisnìotique. È giunto col 1900 al 

volume III. 



xxxiY Indice dei periodici principali, ecc. 

Revista de archivos, bibliotecas y museos. Tercera època. Ano 
IV (1900). 

Revista de la Asociación Artistico- Arqneológica Barcelonesa. Ano 
IV (1900). 

Akademiai Értesitó, dal 1890, pubblicato a Budapest, in unghe- 
rese. — Cfr. pure di Budapest e in ungherese ì'Archaeolo- 
giai Értesitó, una specie di archaeologischer Anzeiger. 

Iliinyadmegyei turtèneti és régészeti tdrsidat Evkónyne. È pub- 
plicato in ungherese, a Deva, fin dal 1890. 



ARTE ITALICA 



BIBLIOGRAFIA 



Opere di carattere generale. 

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Mayence, 1858 e segg. 

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I. 
Arte italica. 

I. — Introduzione. 

Per mezzo della raccolta e della comparazione 
dei molti residui d'oggetti appartenenti alle prime 
società umane, e per mezzo del confronto con quelli 
che ancóra usano le selvaggie tribù d'Africa e d'O- 
ceania, la scienza potè riconoscere la condizione del- 
l'umana società nei tempi primordiali, e, movendo 
da questi, seguirne il graduale svolgimento a con- 
dizione civile, distinguendo quel lungo periodo 
della vita umana, che antecede ad ogni ricordo 
storico, in tre età, determinate dal materiale usato 
per gli strumenti e per le armi, cioè: l'età della 
pietra, distinta in un periodo più antico, con rozza 
lavorazione della selce (archeolitico), e in un altro 
meno antico, con migliore lavorazione e pulimento 
degli strumenti silicei (neolitico); l'età del bronzo; 
e infine l'età del ferro, la quale si suddivide in tre 
periodi, l'ultimo dei quali coincide coi tempi sto- 
rici. La scienza che studia le reliquie di queste età 
è la Paleoetnologia. 

Gli oggetti lavorati di selce, e specialmente le 
punte di freccia, clie sono fondamento alle ricerche 



Introduzione. il 



della condizione ppimitiva dell'umana società, non 
furono sconosciuti agli anticlii, ma creduli, come 
oggi ancóra dal volgo, prodotti dal fulmine (eera^mrae 
geniniae, eerauniae lapides; punte di saette). Pure 
presso gli antichi vi furono alcuni raccoglitori, fra i 
quali l'imperatore Augusto (1), che intuivano quegli 
oggetti quali reliquie di età remotissime, e li sup- 
ponevano armi degli eroi. L'uso degli strumenti di 
selce si prolungò anche in tempi storici presso 
popoli inciviliti, specialmente negli usi religiosi, 
che mantengono la rigida osservanza delle forme 
antiche; «osi, presso i Romani, i Feciali, percote- 
vano la vittima lapide silice anche durante l'Im- 
pero. Contemporanei a popoli civili vivevano poi, 
come vivono oggidì, popoli in condizione barbara, 
i quali usavano strumenti ed armi di selce (ved. 
Atlante di arte etrusca e romana, Milano, Hoe- 
pli, tav. I). 

Le ricerche rigorose d'investigazione e di con- 
fronto, che si proseguono, danno sempre conoscenza 
più chiara dell'infanzia della società umana, della 
quale gli antichi ebbero per intuizione quella vaga 
imagine che Lucrezio nel suo poema ha lumeg- 
giato di vivi colori (1. V. v. 925 seg.). Appena un 
quarto di secolo prima d'oggi, negli studi degli 
antichissimi popoli d'Italia, potevasi affermare la 
penisola italica assai povera di documenti di quelle 
epoche primitive, nelle quali l'uomo giacevasi in 
condizione di selvaggio, vivendo della caccia e della 
pesca, foggiando strumenti ed armi di pietra, ten- 



(1) Ved. Maiìquis de Nadaillac: Moeurs et moniinients des 
penples préhistoriqiies. Parigi. Masson, 1888. pag. 4; Salomon Rei- 
NACH. Le Miiséc de Vempveur Aiigusle (Reviie d'anthropul. di Pa- 
rigi, Serie terza. IV, pag. 28-36) ; Ettore Rec.alia. Sul Museo del- 
l'imperatore Augusto {Ardì, per l'antrojy., XIX> Firenze, 1889. 



12 Arte italica. 



tando i primi rozzi lavori d'argilla. Oggi invece i 
documenti di tale età abbondano; nello spazio di 
meno d'un trentennio, per assidue ricerche di geo- 
logi, naturalisti, paletnologi ed archeologi, s'è rac- 
colta, e ogni di più si va accrescendo, gran copia 
d'oggetti dei tempi detti preistorici, dall' età della 
pietra a quella del ferro. 

Nelle caverne della Liguria, delle Alpi Apuane, 
del Vicentino, del Teramano, degli Abruzzi, della 
Terra d'Otranto, della Sicilia si trovarono testi- 
monianze della vita e della industria primitiva 
italica, quando sulla terra nostra l'uonjo abitava 
fra animali ora da questa scomparsi, quali l'orso 
speleo, il bue primigenio, il castoro. Nelle torbiere, 
sulle sponde dei laghi di Lombardia, si trovarono 
vestigia dell'umana società nei tempi nei quali racco- 
glievasi ad abitare le stazioni lacustri, in capanne di 
vimini, di paglia e di frondi costi'utte sulle palafitte, 
(ved. tav. 1-3) e aveva mosso un gran passo a più 
civile condizione con la conoscenza dei metalli, e 
dell'agricoltura. Di questo periodo primitivo delle 
popolazioni italiche danno testimonianza i residui 
disseppelliti dalle marniere, o^erremare. dell'Emilia 
(ved. Atl. cit., tav. I), in quella bella e fertile distesa 
di regione, che giace fra il Po e l'Appennino e va 
dall'Agro piacentino all'imolese. Traccie di questa 
età si sono riconosciute in varie altre regioni d'I- 
talia, e singolarmente intorno al Tevere e all'A- 
niene, sull'Esquilino e sul Gianicolo, nella pia- 
nura del Lazio, alle falde, dei Monti Albani, nei 
luoghi dove insomma sorse la potenza romana. 

A queste antichità si collegano i monumenti di 
età più avanzate e civili, rinvenuti nelle necropoli 
di Villanova, del territorio Felsineo, d' Este, di 
Marzabotto, di Corneto-Tarquinia. Mercè gli studi 
eie collezioni ordinate e illustrate da uomini insig-ni 



Torbiera di Mercurago (Arona). 

(Età del bronzo — Palafitte). 
(Ved. MONTELIUS, La ciiil. prim. en Italie., Atl. B, 1). 




Tavola i. 

N. 1, spaccato della palafitta. — 2, piano d'una parte della palafitta, 
cosparsa di pali. — 3-6, selci. — 12, 13, 20, oggetti in legno, con- 
servati nella torbiera successa alla palafitta antica. — 14, fusaiola 
di terra cotta, - 15-19, vasi dì terra,— 7-11, oggetti in bronzo. 



14 Arte italica. 



nelle scienze paletnologiche, (quali Gastaldi, Chie- 
rici, Pigorini, Stròbel, Issel, Lioy, Goncezio Rosa, 
Regnoli, Michele Stefano De Rossi, Gozzadini, 
Gonestabile, Zannoni, Brizio, Barnabei, Orsi, Ca- 
stelfranco e altri più giovani), s'è venuta rischia- 
rando con testimonianze di monumenti alcuna parte 
della storia nostra primitiva, della quale non si co- 
nosceva nulla di certo, e, collegandola coi risultati 
degli studi archeologici e linguistici, la si é venuta 
ricostruendo su basi molto più sicure di quelle 
offerte dalle tradizioni classiche (1). 



APPENDICE I. 
Le varie età preistoriche e i loro periodi. 

Per chi è alquanto lontano da questo genere di studi, aggiun- 
gerò che lo scienziato, il quale distinse più nettamente i vari 
periodi antichissuni dell'uomo, è il De Moutillet (La préhisto- 
rique antiqnité de ihoinine. Parigi, 1863). Quest'autore, dopo 
un'ampia introduzione, nella quale delimita i confini della 
scienza preistorica e paleoetnologica, e i loro rapporti con la 
geologia da una jiarte e la storia dall'altra, divide la trattazione 



(1) Le indicazioni bibliografiche intorno agli studi di paletno- 
logia e di archeologia preistorica in Italia si trovano tutte rac- 
colte, almeno quelle di opere pubblicate avanti al 1874, e dili- 
gentemente ordinate nelle due utili pubblicazioni del professore 
Luigi Pigorixi, Bibliografia paleoctnologica italiana dal 1S50 al 
1871; e Matérianx poiir l'iiistoire de la palcoethnologie italienne. 
Parma, 1874. — Uopo l'anno 1874 si consulti soprattutto il Bal- 
lettino di paletnologia italiana, diretto appunto dall'illustre 
Pigorini, pubblicazione che fa onore al nome italiano, e che 
contiene, oltre le relazioni sugli scavi vari e sui nuovi ritrova- 
menti, anche una bibliografìa paletnologica molto accurata in 
ordine cronologico. Uno studio generale, ma abbastanza esalto, 
della paleoelnologia, si trova nel Manuale Hoepli di Innocenzo 
Regazzoni, Milano, 1885; più recente e dotto il bel lavoro d'in- 
dole generale del eh. E. Brizio, Storia politica d'Italia: epoca 
preistorica. Milano, Vallardi, 1899-1900. 



Ai'te italica. 



in tre parti, comprendendo nella prima l'uomo terziario, nella 
seconda Vuoino quaternario, nella terza Viionio attuale. La mag- 
gior ampiezza di trattazione è data alla seconda parte, nella 
quale il De Mortillet distingue, dal nome di centri speciali ca- 
ratteristici per dati fenomeni geologici e fossili, un periodo 
chelléen, luousterieii, solutréeii, niagdalenien nell'età litica; un 
periodo di Robenhausen nell'età neolitica; un periodo bohémien 
nell'età del bronzo, suddiviso in quello del fonditore (o mor- 
gien) e del martellatore (o laurnaudien). Segue poi natural- 
mente l'età del ferro nei suoi tre grandi periodi universalmente 
riconosciuti. In sèguito ai risultati degli scavi della seconda 
metà del nostro secolo, si ampliò il quadro dei resti umani 
nelle età preistoriche, e si determinarono i vari periodi dalle 
varie forme di costruzioni entro letà della pietra (archeolitica 
e neolitica), l'età del bronzo feneolitica. enea), e letà del ferro 
(divisa in tre periodi). I nomi e le suddivisioni adottate recen- 
temente dal eh. prof. E. Brizio nella sua Epoca preistorica (Mi- 
lano, Vallardi,, 1899j, come introduzione alla Storia d'Italia, sono: 

1. Caverne (abitazioni e sepolture). 

2. Villaggi a fondi di capanne e loro necropoli. 

3. Palafitte (o abitazioni sui laghi). 

4. Terremare e loro sepolcreti. 

5. Necropoli felsineo-laziali. 

6. Necropoli venete. 

7. Ciltc'i, colonie e necropoli etrusche. 

8. Città e necropoli pelasgiche. 

9. Necropoli picene. 

10. Necropoli galliche. 

11. Sepolcreti dell'Italia Meridionale. 

12. Stazioni e necropoli sicule. 

Quanto alla determinazione etnica di questi vari centri della 
vita preistorica, in mezzo alle varie e molte incertezze che agi- 
tano ancóra i dotti, specialmente intorno ai Pehisgi e agli Etru- 
schi, possiamo però raggruppare le varie stirpi italiche e non 
italiche secondo alcuni dati archeologici comuni, nel modo se- 
guente : 

Sarebbero appartenenti ai Liguri i cavernicoli e gli abitatori 
di capanne, le necropoli picene, le necropoli diverse del terri- 
torio di Sibari e dell' Italia Meridionale in genere, nonché i 
centri antichissimi occupati dai Siculi, perchè questi usavano, 
come i Liguri, di deporre il cadavere umato rannicchiato nella 
fossa, come incontriamo nella necropoli di Remedello del Co- 
masco. 

Formerebbero invece il substrato dei Proto italici i^ropria- 



Torbiera di Cazzago Brabbia (Varese), N. 1-11. 

Torbiera di Polada (Desenzano), N". 12-24. 

(Età del bromo — Palafitte). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 4). 




Tavola 2. 

N. 2-4, 18. 14. selci. — 1, 18, pietra. — ó, 17, 20, 21. 22, 23, 24, terra, 
— 6, osso. — 7, 11. 16, bronzo. — 19. dente d'orso. — 12, legno 
e selce. 



Carte italica nelle terremare. 17 

mente detti gli abitanti del gruppo delle necropoli felsineo-la- 
ziali, e fors^ i Veneti o Istro-illirici nelle necropoli venete ed 
euganee. non avendo nulla in contrario per ammettere una 
differenza sostanziale di stirpe negli abitanti del primo e più 
antico periodo delle necropoli atestine, anche dopo gli studi 
del Prosdocimi e del Ghirardini sulle necropoli e le antichità 
della collezione Baratela di Este. Protoitalici sarebbero pure 
gli abitanti delle terramare, se vi sosteniamo presenti gli ele- 
menti di una civiltà affatto nuova; in ogni modo, nel periodo 
più antico si sarebbero loro uniti anche dei Liguri, resto della 
popolazione delle caverne e dei fondi dì capanne. 

Farebbero parte a sé i Pelasgi, di cui vedasi più innanzi; gli 
Etruschi, di cui pure vedasi nella parte etrusca. e i Galli, cioè 
quell'unione di elementi etnici che. dopo gli Etruschi e prima 
dei Romani, prepararono le necropoli galliche. 



IL — L'arte italica nelle terremare. 

Troppo scarsi sono gli indizi e i residui, troppo 
rozzi gli oggetti che corrispondono a un bisogno 
della vita, non dell'arte, in questo periodo. 

Alcuni però considerano come punto di partenza 
nel gusto deirornamentazione, nello sviluppo del 
senso artistico gli oggetti che si rinvengono nelle 
antiche reliquie di abitazioni umane. 

Infatti in esse, oltre i primi saggi di disegno or- 
namentale sulle stoviglie, si osservano i primi 
tentativi della plastica in frammenti di rozze figure 
d'argilla, che nella loro pesantezza e goffaggine 
accennano ad imitazione di figure di animali (1). 

Ne abbondano sulla riva destra del Po, ed anche 
s'incontrano sulla sinistra, dove quei primieri 
abitatori stanziarono, movendo poi oltre il fiume 
a porre nuove stazioni sull'opposta sponda. Queste 



(1) Esemplari vari e numerevoli di queste figure trovansi, 
p. es., al R. Museo di Antichità di Torino, nelle sale delle an- 
tichità preromane, provenienti da Lomello. Cfr. Atti della So- 
cietà di Archeologia e Belle Arti per la provincia di Torino. 

Ricci. 2 



18 Ai'te italica. 



abitazioni sono dette terremare (emiliana altera- 
zione di terre marne, da cui anche marniera), e 
sono certi cumuli di terra argillosa, commista con 
carboni e ceneri, e quantità di avanzi animali e 
vegetali e residui di materie lavorate, ammassatisi 
nelle stazioni dei primi abitatori del paese per tutta 
l'età del bronzo fino all'età del ferro. 

Tali stazioni, poste presso fiumi o ruscelli, con- 
sistevano di un argine di terra di forma quadran- 
golare, cinto intorno da fossa. Dentro questo recinto, 
che formava come un bacino, sorgeva un'impalca- 
tura di travi e graticci, superiormente pavimentata 
di sabbia e ciottoli, e su questo suolo erano edifi- 
cate le abitazioni, senz'opera di cemento o di late- 
rizi, ma in forma di rozze capanne di vimini, di 
giunchi e di paglia. I residui dei pasti, gli avanzi 
del lavoro e le immondizie delle capanne venivano 
gettati nel bacino sottostante, accessibile alle acque 
derivate da vicino torrente, e là si accumularono. 
Mercé l'esplorazione di questi cumuli, (per cui le 
terramare furono paragonate ai kiokkenmoedings 
danesi), si è potuto ricomporre l'imagine della vita 
degli abitatori di quelle stazioni, o terramaricoli. 
Essi praticavano la pastorizia, avevano bovine, 
maiali, capre, pecore, cavalli e cani, andavano alla 
caccia del cervo, del cinghiale, dell'orso, sebbene 
i resti di questi animali in proporzioni inferiori ai 
nominati antecedentemente lascino argomentare 
non fosse la caccia la prindpal fonte di sostenta- 
mento. I residui vegetali provano ch'era praticata 
l'agricoltura, coltivandosi orzo, fave, lino; forse era 
conosciuta la vite, ed erano gustati i frutti del 
melo, del pruno, del ciliegio, delle nocciole; ma allo 
stato silvestre, essendo ancóra ignota l'orticoltura. 
Macinavasi il grano schiacciandolo fra due sassi, 
cuocendolo forse, non in forma di pane, ma di poi- 



Palafitta di Peschiera. 

(Età dei bronzo). 

(Veci. MONTELIUS, Op. cit , Atl. B. 5). 




N. 1, spaccalo della palafitta. — 2-17, oggetti tutti in bronzo. — 
2, ascia ad orli diritti. — 3-.5, ascie ad alette o paahiahs. — 13-17, 
rasoi diritti (cfr. quelli lunati in Atl. di arte etnisca e romana, 
tav. XI, n. 5). 



20 Arte italica. 



tiglie. Goltivavasi il vino, e conoscevasi l'arte di 
filare e di tessere. Era giunta a un certo grado di 
sviluppo r industria, però in ancor bassa condi- 
zione. Lavoravasi Targilla, formandosi vasi, pigne, 
scodelle, tazze, ma semplicemente a mano, senza 
cognizione del tornio, e indurivansi i fittili al sole 
o al fuoco, ma in luogo aperto, non in fornace. I 
vasi hanno qualche varietà di forma, muniti di 
manichi per gran parte terminanti a mezzo cer- 
chio, a modo di luna falcata (ved. Atl. cit., tav. Ili), 
onde il nome di anse lunate, caratteristiche dei 
fittili delle terramare; spesso il corpo del vaso 
porta alcun fregio od ornato graffito a punta, e 
talora rilevato nell'argilla ancor fresca, a linee, a 
triangoletti, a cerchielli ; non si esce però mai 
dal carattere generale delTornamentazione (ved. le 
nostre tav. 6 e 7). 

D'argilla si trovano anche in gran numero certi 
oggetti a forma di pallottole o di piccoli coni tronchi, 
perforati per il mezzo, dei quali, secondo alcuno, 
armavasi l'estremità del fuso, perchè fosse più age- 
vole a prillare, e diconsi perciò fasaiuole (ved. Atl. 
cit., tav. II e le nostre tav. 1, 14; 2, 20); ma il 
loro numero talora considerevole induce a credere 
che servissero per vari usi, non escluso quello 
di pesi per le reti e chicche per collane. 

Si trovano fondi di vasi d'argilla bucherellati, 
che sembrano aver servito come colatoi alla prepa- 
razione del cacio (ved. fcav. 2, 24). Non mancano 
prove dell'industria dell'intrecciare canestri e pa- 
nieri di vimini. 

Conosciuto era l'uso del bronzo, che però i ter- 
ramaricoli non fondevano essi dai nativi elementi 
dello stagno e del rame, ma ricevevano già for- 
mato in barre, o lingots^ da genti più civili. Simil- 
mente erano importati i più degli oggetti di bronzo; 



Larte italica nelle terremare. 21 

tuttavia la fusoria del metallo greggio era prati- 
cata in queste stazioni, com'è chiaramente dimo- 
strato da forme, o stampi di pietra ritrovati in 
questi cumuli. Di bronzo facevansi utensili ed armi, 
quali ascie (paalstab), falci, coltelli, punteruoli, punte 
di lancia, giavellotti, chiaverine, cuspidi di freccie 
(ved. Atl. cit., tav. II, n, 4, 5, 6; tav. Ili), e oggetti 
d'ornamento e di toletta, come pettini, lame ricurve, 
che si credono rasoi, aghi crinali, e certe rotelline 
a più raggi, che forse venivano innestate agli aghi 
crinali come capocchia ornata (1). Ma il bronzo era 
tuttavia cosa rara e preziosa, e quindi continua- 
vasi la lavorazione di strumenti e d'armi di pietra, 
foggiandosi di selce ascie, freccie, raschiatoi, e di 
osso facendosi punte da armar asticciuole, punte- 
ruoli, aghi crinali e pettini. Per ornamento si usa- 
rono conchiglie marine infilate a collana, e forse 
anche, sebben rara, l'ambra; e quelle conchiglie, 
come pur l'ambra, provano che i terramaricoli ave- 
vano scambi e commerci con genti d'altre re- 
gioni. Nelle terremare non è certo che si abbiano 
sicure reliquie d'oro e d'argento. Il ferro si trova 
in quegli strati superiori che accennano agli ul- 
timi momenti delle abitazioni di queste stazioni, 
se pure in- quegli strati non sono i residui di po- 
steriori stanziamenti, sovrapposti in luoghi dove 
già furono le abitazioni primitive. 

Il lavoro e l'industria di questi primi popoli, 
secondo ce li possiamo figurare dai frammenti e 
residui delle marniere, trovansi a quel grado di 



(1) Molte e chiare riproduzioni grafiche di questi oggetti di 
uso e dornamento dei popoli preistorici d'Italia si trovano nel 
magistrale Album elei Montelius, unito all'oliera: Oscar Mox- 
TELius. La cioilisalion primitive en Italie, depiiis l introdiiction 
des métaux: I Parte: //a/je Sep/en^rio/ia/e, Stolvholm. Imprimerie 
royale. 181)5 (Testo e Atlante). Da questo atlante riproduco qui 
qualcuna delle tavole più importanti inserite nel testo. 



Terramare di Castione de' Marchesi (L'arma). 

(Età del bronzo). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 12). 




N. 1, veduta di mia parte della terramara. — 2, piano di una parte 
della terramara. — 3, costruzione in legno della figura 2 a. — 
4-17, legno. 



Oggetti vari provenienti dalle Provincie al Nord del Po. 

(Età del bronzo). 

(Ved. MOMTELIUS. Op. cit., Atl. li, 32). 




"^MtiliiiiiiiiiiììWtii rti 'm 




1-6: 10-13, bronzo. — 7-9, legno: 1 coltello da Castellazzo (Brianza), 
2 id da Aosta. — 5-6, spilli dì bronzo, il N. 6 da S. Giovanni di 
Bosco (torbiera di 8. Martino d'Agliè presso I\Tea). — 7-8, remi. 
— 9, piroga dalla citata torbiera di S. Martino. — 10. braccialetto 
dalla torbiera di Brenno (Varese). — 11, id. massiccio da Monte- 
notte. — 12-13. id. da Aosta. 



24 Arte italica. 



sviluppo in cui le esercitavano le stirpi indo-europee, 
e più propriamente le ,^enti del ramo italo-greco, 
quando dall'Oriente emigrarono nelle due penisole 
europee. La linguistica comparata offre prove che 
il costruire le case, il filare, il tessere, e forse il 
primo lavorare dei metalli già erano propri della 
stirpe aria, quando i progenitori dei Greci e degli 
Italici stavano uniti e costituivano una sola fami- 
glia. E tali risultati della comparazione linguistica 
concordano con quelli della paletnologia ed archeo- 
logia preistorica, e da queste ricevono conferma. 
Si deve adunque, o almeno si può concludere, 
che gli abitatori di queste stazioni fossero di razza 
italica, forse le prime propaggini della stirpe aria, 
forse, secondo altri, Liguri od Umbri. Poco inte- 
ressa al principiante, studioso dell'arte romana, di 
indagare queste lontane origini dei popoli italici, 
perché egli è ormai avezzo a considerare l'arte 
romana come una trasformazione della greca; ma 
interessa invece molto allo scienziato di sapere quali 
elementi artistici fossero già ingeniti e sviluppati 
spontaneamente nei popoli italici, prima della ve- 
nuta del popolo degli Etruschi, ancora avvolto da 
un velo misterioso, sceso, credesi, dalle Alpi re- 
tiche nella valle del Po, e formante ivi quella fe- 
derazione di città che storicamente si chiama 
Etruria Circumpadana. Naturalmente importa di 
sapere quali elementi artistici abbiano potuto ag- 
giungere gli Etruschi alla cultura dei terramari- 
coli, molto più che un altro popolo, che non è né 
quello dei terramaricoli, né quello degli Etruschi, 
cioè il popolo dei Celti (I) si sovrappone agli uni 



(1) Sull'esistenza di questo popolo nella vallata del Po scrissero 
un libro importantissimo gli archeologi Alessandro Bertrand 
e Salomone Reinach, Les Celtes dans les vallés da Pò ed dii Da- 
nube. Parigi, Leroux, 1891. Ved. per le antichità di Golasecca e 
Castelletto Ticino le tav. G e 7. 



U arte itah'ca nelle ierremare. 



e agli altri, passando oltre il Po, verso Oriente, e 
scendendo lungo il litorale adriatico. 

Prescindendo pertanto dalla questione etnogra- 
fica, che interessa più la linguistica e la storia 
che non Tarcheologia, e che, per essere questione 
ancóra dibattuta fra i dotti, esce dai limiti di un 
trattato elementare, diremo solo che i terramari- 
coli, anteriori agli Etruschi e ai Celti, siano essi 
Liguri od Umbri, ci mostrano una civiltà primi- 
tiva, in cui l'industria fìttile e metallurgica, ancor 
bambina, mal risponde appena ai bisogni della 
vita, e non ha quindi criteri e fini artistici, mentre 
i popoli loro sovrapposti degli Etruschi e dei Celti 
sembra abbiano avuto con loro relazione soltanto 
negli ultimi tempi, e solo per via di una scarsa 
importazione, come mostrerebbero gli strati supe- 
riori di alcune terremare. Pare, del resto, che la 
configurazione stessa della valle del Po non favo- 
risse occupazioni tranquille od artistiche, essendo 
essa ancóra tutta coperta di boscaglie, incolta, salvo 
in pochi spazi intorno alle stazioni, dove la mano 
dell' uomo, dissodate le prime zolle e sparsevi le 
sementi, riportava le prime vittorie nella lotta contro 
la natura (1). 



(1) Bibliografia sulle terremare: Sulla loro costituzione e sulla 
storia della loro scoperta ved. PiGoaixi, op. cìt.; cfr. y^ uova An- 
tologia. 1870, pag. .347 : Boli. Ist. Con: arclieol. di Roma, 1876, 
pag. 107: G. Chierici, Le antichità preromane della provincia di 
Reggio nelV Emilia, 1871; cfr. Boll. cit. di paletnologia ital, passim., 
specialmente le prime annate. — Sulla questione etnografica, si 
consulti, per 1" opinione che i terramaricoli fossero Umbri: 
W. Helbig, Die Italiker in der Poebene, Leipzig 1879; per l'opi- 
nione che fossero piuttosto Liguri: E. Baizio, Nuova Antologia. 
aprile e ottobre 1880 {Liguri nelle Terreiììare);\a. Coltura, fase. II, 
1881. Oltre i lavori generali di Nicolucci, La stirpe ligure in 
Italia, e di 'SIa.uiotti. Sugli scavi di Yelleja, cfr. L. Sciii.\pauelli, 
Le stirpi Ibero-Liguri nell'Occidente e nell'Italia antica, 1880. 



Necropoli di Golasecca. 

(Età del ferro — Rito dell' incinerazione). 

(Ved. MONTELIUH, Op. cit., Atl. B, 43). 




Tavola 6. 



N. 1. recinti sepolcrali in pietre grezze. — 2, tonilia a cassetta con 
ossuari. — S-l-'i, ceramica in terra cotta con decorazione geometrica 
a rombi e a denti di lupo. 



Necropoli di Castelletto Ticino (Golasecca). 

CEtà del ferro — Rito dell' incinerazione). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 40). 




Tavola 7. 

1, tomba a ciottoli cou l'ossuario nel mezzo. — 2, fibula in bronzo. 
— 3, fibia di centurone in bronzo. — 4-17. ceramica fittile. — is^, 
coppa iu bronzo con decorazione a sbalzo di carattere orientale. — 
19, cista in bronzo a cordoni (cfr. .1^/. (Varie efnisra e romana 
cit., tav. Vii, e in questo volume in alcuna delle tavole seguenti. 



28 Arte italica. 



III. — La civiltà e Farte a Felsina. 

Maggiori elementi per formarci un concetto al- 
meno approssimativo dell' arte prisca italiea ci 
offrono le necropoli dell' Italia Centrale, che, per 
essersi rinvenute nella regione occupata dagli Um- 
bri e dove sorgeva Felsina, si conoscono comune- 
mente col nome di necropoli umbro- felsinee. In 
queste, oltre alcuni monumenti importanti per la 
loro rarità, abbiamo una suppellettile funebre cosi 
numerosa, che possiamo indurne delle considera- 
zioni sul grado dei progressi dell'arte presso quei 
nostri prischi antenati. Traccie sicure e non iscarse 
reliquie degli Umbri si raccolsero da poco più di 
un decennio, specialmente in Bologna e nel suo 
dintorno. 

Venuti per la via delle Alpi, gli Umbri, o a dir 
meglio gli Itali o gli Italioti (che si distinsero 
oltre Appennino nei due grandi rami di La- 
tini ed Umbri, con questi i Marsi, Sabelli, San- 
niti ecc.) vinti i Liguri, si stabilirono nella valle 
del Po, e fecero sede di loro dominazione Felsina. 
Ivi, procedendo nello svolgimento di quei principi 
d'industria a cui già erano giunte le famiglie arie, 
cioè la lavorazione dell' argilla e del bronzo, e 
l'arte del tessere, specialmente nei sacri riti se- 
polcrali, fecero dello stanziamento di Felsina, luogo 
della moderna Bologna, centro di lavoro e di com- 
mercio. Ivi furono trovate traccie di abitazioni 
umbre, che si argomenta fossero non più che rozze 
capanne isolate, o aggregate a gruppi di tre o di 
quattro, fatte di rami, di frasche e intonacate di 
argilla. Un monumento che ha carattere d'arte, e 
che ascrìvesi all'età degli Umbri, è un blocco di 
calcare, scolpito sulle due faccie con figure di 



La elollià e Varie a Felsìna. 



29 



animali (vitelli?) ritti, come rampanti, che posano 
le zampe anteriori sopra una colonna posta nel 
mezzo, che ricorda la porta dei leoni di Micene, e 
che forse ornò alcuna porta di Felsina Umbra, 
quando già erasi ingrandita e fatta possente (l). 




Tavola 8. 

Veduta generale della porta detta del Leoni a Micene (cfr. tav. 9 pel 
particolare del fastigio scolpito). 

Le maggiori testimonianze però ci vengono date 
dalle tombe, coll'esubérante suppellettile che, per le 
idee religiose e per l'affetto di cui ogni popolo ac- 
compagna la memoria dei morti, essi deponevano 
accanto all'estinto. I sepolcreti umbri trovansi 
dentro e fuori di Bolo^rna, Porta S. Mamolo e Ga- 



li) Veci. tav. 10 a pag. 31, e cfr. tav. 9 a pag. 30. 



30 



Arte italica. 



stiglione, nei predi Benacci, De Lucca, Tagliavini, 
Arnoaldi e nello stradello della Certosa, La quan- 
tità di oggetti adunati dentro queste tombe, con la 
diversità della materia, della forma e dell' abilità 
tecnica, danno argomento a distinguere quei se- 
polcreti in due classi, una di tempo antichissimo 




Tavola 9. 

Pietra scolpita centrale della porta detta dei Leoni a Micene (1). 



(1) Cfr. la figura qui di fronte, e Gozzadixi. Di alcuni sepolcri 
della necropoli felsinea, pag. 20; cfr. Bertrand-Reinacii. Les Celtes 
dans les uallèes da Pò et du Danube. Parigi, Leroux, 1894. — Per 
IMicene, Yed. anche Atl. di arte greca, Manuali Hoepli, tav. IV, 
e la figura a pag. 29 (tav. 8). 



La civiltà e Varie a Felsina. 



31 



o arcaica (predio Renacci), Taltra di tempo poste- 
riore (predio De Lucca, stradello della Certosa ed 
Arsenale, e più tardi i predi Tagliavini ed Arnoaldi), 




Lj;.^ 



Tavola io. — Porta antichissima di Bologna. 

Ricostruzione intorno la pietra centrale, scolpita, rinvenuta in via Mag- 
giore (Ved. REINACH-BERTRAND, Les Ccltes, op. cit., a pag. 165. 



Il tipo generale di queste tombe è una fossa, ora 
quadrangolare ora poligonale, internamente rive- 



32 Arte italica. 



stita di ciottoli a secco, senzacemento, ovvero for- 
mata di lastre a modo di cassa, cioè quattro late- 
rali, una nel fondo e una per coperchio; talvolta 
la fossa ha un semplice lastrone per coperchio. 
Alle fosse spesso è sovrapposto un sasso, come 
cippo segno esterno. La misura media delle fosse 
è di m. 0.80 per 0.40. Dentro la fossa sta sempre 
deposto un vaso a forma di cono a larga base, o 
più propriamente formato in basso d'una rozza se- 
misfera, su ipui insiste un tronco di cono, e nel 
punto di congiunzione formasi l'espanso ventre del 
vaso, munito solitamente di una sola e piccola 
ansa orizzontale, meno spesso di due anse; la bocca 
del vaso è coperta con una ciotola o scodella so- 
vrappostavi rovesciata, anch'essa solitamente mu- 
nita d'un solo manico (tav. 12, 10, 11). Questo vaso è 
l'ossuario o vaso cinerario, che conteneva i residui 
del cadavere combusto, giacché in questo antichis- 
simo periodo il rito della cremazione appare ge- 
nerale e costante, e forse è proprio delle stirpi arie, 
che dall'Oriente portarono le funebri costumanze. 
Nelle tombe umbre-felsinee, che sommano a più 
centinaia, s'incontra qualche esempio di cadavere 
umato, ma in minima proporzione, cioè appena del 
4 per 100, e i caratteri craniologici di questi sem- 
brano indicare davvero una razza diversa dagli 
Umbri. 

In questa suppellettile funebre abbiamo elementi 
certi d'arte. Gli ossuari sono spesso esternamente 
ornati a graffito, con linee di meandri, triangoletti, 
zig-zag, cerchielli (ved. tav. cit.), segnati con una 
punta nella argilla ancor molle; gli stessi elementi 
ornamentali alcune volte sono tracciati a colore con 
una tinta biancastra, o anche a rilievo con leggiera 
striscia di pasta biancastra riportata sul vaso. 

Nella fossa, intorno all'ossuario, stavano sparsi 



La civiltà e Varie a Felsina. 33 

oggetti, cioè utensili, armi e ornamenti di bronzo, 
non mai di ferro, nelle tombe del periodo arcaico: 
grandi fibbie o fibule con arco, ardiglione e staffa, 
liscie od ornate di anellini e dischetti d'osso o di 
pasta di vetro; spilloni, braccialetti a spirale, na- 
stri di bronzo ritorti, forse per ricing^re la testa: 
ciondoli a sferetta con catenelle; coltelli, lame ri- 
curve supposte essere rasoi; morsi da cavalli, 
cinturoni di lamina di bronzo (tav. 38), ornati di 
bulle a rilievo con lavoro a sbalzo, e di cerchielli 
segnati a compasso. Gli stessi motivi ornamentali 
propri dei vasi si ripetono anche sulla suppellettile 
funebre di bronzo. C'è poi la serie delle stoviglie 
accessorie con altri oggetti ornamentali d'osso, di 
vetro, di avorio, di ambra ecc. 

Ma questa suppellettile funebre aumenta in quan- 
tità, in pregio della materia e di lavoro nelle tombe 
Arnoaldi. La fossa rimane nel tipo descritto; lo 
stesso tipo d'ossuario, ma con forme sviluppate; 
allato all'ossuario varie e più belle forme di fittili 
(bicchieri, vasetti, ciotole e tazzine, coppe sostenute 
da alto piede, alcune con pendagli e catenelle di terra 
cotta (ved. tav. 11,14). Gli ornati non sono più graf- 
fiti, ma anche impressi a stampo, e, sia sui fittili, 
sia sugli oggetti di bronzo, gli ornati non- constano 
soltanto di elementi lineari e geometrici, ma anche di 
elementi vegetali e animali, quali rosette, palmette, 
foglie, serpentelli, anitrelle, colombe, cavalli, cervi, 
finché appare la figura umana, prima con sem- 
plice contorno come decorativa, e poi in composi- 
zione con altre figure animali ed umane, come 
vera rappresentazione di un concetto. S'aggiungano 
i progressi nella metallo-tecnica; vasi di bronzo, 
uso ossuari, ad imitazione dei fittili, cofanetti a 
forma cilindrica, di lamina ripiegata e congiunta 
con borchiette (ved. tav. 17), ornati all'esterno 

Ricci. 3 



Necropoli della Provìncia di Bologna (Bazzane). 

(Età del ferro). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 94). 




Tavola ii. 



N. 2. ansa bipartita di un ossuario. — 4, 14, di terra, col segno della $ta- 
stica. — 6, vaso cilindrico fittile uso la cista a cordoni, con cerchietti 
d'ornamento a stampa, — 7-14, ceramica e frammenti di fittili vari. — 
1-5-16, accette votive di terra a imitazione di quelle di bronzo. — 
17-19, fibule varie in bronzo. — 20-21, Id. con ornamenti di pasta 
vitrea. 



Necropoli di Bologna. 

(Età del ferro — Periodo Benacci I). 

(Ved. MUNTELIUS, Op. cit, Atl. B, 7ò). 




N. 1, fìbula con disco ritto. — 2-6, 8-9, altre fibule in bronzo. — 7. id. 
con globetti di vetro sull'arco. — 10-11, ossuari tipo Villanova. — 
12, 13. U. ciotole relative in terra cotta. 



3o Arte italica. 



con una serie di linee rilevate a modo di cordoni, 
tutto in giro al corpo del vaso, da cui il loro nome 
di eiste a cordoni (ved. Àtl. cit.. tav. VI; cfr. tav. 17, 
1. 8 di questo Manuale). Fra Tuno e l'altro cordone 
rintervallo è ornato di puntini, di cerchielli, al- 
ternati con qualche figura d'anitrella. Di lamina di 
bronzo s'incontrano secchielli o situle, a forma di 
cono rovescio, con manichi mobili; bicchieri e tazze 
semisferiche con manico ricurvo. Abbondano le fi- 
bule, di tipo assai vario, alcune congiunte con ca- 
tenelle, ciondoli e con istrumenti di toletta, quali 
cura-orecchi, mollette, palettine. Molte fibule nel- 
l'arco prendono figura di animali, cani, cavalli, (ved. 
tav. ]1, 16). Non mancano armi di bronzo, ma il 
più delle armi, spade, pugnali, aste, acccette, e anche 
freni e morsi, sono di ferro, che appare abbondante 
negli utensili ed anche negli ornamenti in queste 
tombe, mentre manca in quelle del periodo arcaico. 

\ì\ questo periodo le tombe incominciano a pre- 
sentare anche oggetti di importazione orientale. In 
un sepolcro umbro-felsineo si raccolsero una fi- 
bula e due armille d'oro di lavoro fenicio, un va- 
settino conico di vetro azzurro, e un amuleto 
egizio. E da sepolcri del predio Arnoaldi vennero 
fuori una testina umana di lavoro orientale, una 
pietra incisa, di quelle a forma di scarabeo, pro- 
prie degli Egizi, tre piccoli balsamari o vasettini 
da unguento di vetro azzurro, oggetti che da con- 
trade orientali erano in Italia importati da traffi- 
canti fenici, e per il commercio fra le genti italiche 
pervenivano a Felsina. La presenza di questi pro- 
dotti della civiltà orientale invitava all'imitazione, 
e per questa venivano a prendere vita e sviluppo, 
con introduzione di nuovi elementi, le arti del di- 
segno. 

Felsina provvedeva largamente anche al com- 



La cioiltà e Varie a Felsìna. 37 

mercio di esportazione, a cui ben rispondeva la 
sua posizione topografica; e forse viene dalle offi- 
cine felsinee parte di quegli oggetti di bronzo, di 
carattere italico, che si raccolsero e si raccolgono 
intorno e al di là dei paesi alpini. Singoiar prova 
di officine metallurgiche felsinee é un copiosissimo 
ritrovamento di oggetti di bronzo, fatto in Bologna. 
Nel gennajo del 1877, lavorando in piazza S. Fran- 
cesco, si trovò un grande dolio, o vaso di terra- 
cotta, pieno fino all'orlo di oggetti di bronzo; altra 
grande quantità ne stava poi sparsa anche in terra 
intorno al dolio. Il numero di questi oggetti fra in- 
teri e spezzati somma a più di 14,000, e si classifi- 
cano in ascie o paalstabs (in numero di 1500) lancie, 
spade, coltelli, cinturoni (cfr tav. 13), fibule (3500), 
armille, spirali, rasoi, ciondoli, bottoni, pettini, falci, 
falcette, scalpelli, seghe, lime, ramponi, qualche vaso 
e molti pani greggi di bronzo (/m^/o^s), ritagli e bave 
di fusione. Tanta copia e varietà di oggetti, e la 
singolarità degli ultimi nominati sono sicura prova 
che essi siano i residui, raccolti colà, forse nella 
imminenza di un pericolo (ved. Oggetti della Fon- 
deria (1) da una grande officina o fonderia, che, 
per l'analogia dello stile con gli oggetti studiati 
nelle tombe umbre, noi diremo umbra. 

Ma le opere, che più delle altre danno il carat- 
tere dell'attività artistica del periodo, sono le situle 
(o secchielli) di bronzo istoriate. Una di queste è 
stata raccolta in uno dei sepolcri della Certosa 
bolognese spettanti all'età etrusca, ma dal eh. prof. 



(I) Veci. Desor, Reinic archcolof/., 1871, pag. 40'). Lopera esau- 
riente sull'argomento è quella di Antonio Zannoni, F^a Fonderia 
ili Bologna. Testo e Atlante. 1888. 



Necropoli di Bologna. 
(Età del ferro - Periodo Benacci I). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 74). 




Tavola 13. 

Cinturoni vari in bronzo. 



Necropoli di Bologna. 

(Seconda età del ferro — Periodo Benacci 11). 
(Ved. MONTELIUS, Op. cit.. Atl. B, 80). 




Tavola 14. 

1, anello in bronzo. — 2. disco id. — 3, selce, — 4. parte di fini- 
mento di cavallo. — 5, ciondolo in bronzo a forma di accetta, con 
ornati stampati agli orli e incrostazioni d' ambra. — 6, cavicchio in 
ferro. — 7, stimalns. — 8, fuso in bronzo con fusaiuola. — 9, brac- 
cialetto in bronzo. — 10. phaltra id. — 11, coppa di terra cotta con 
catenelle id., imitata dal bronzo. — 12, due coppe in terra cotta sopra 
supporto id. 



40 Arte italico.. 



Brizio giudicata opera dell'arte umbra (1). Tale 
situla é a forma di cono rovescio, alta metri 0.33, 
formata d' una lamina di bronzo ripiegata su sé 
stessa e ribattuta con chiodi; il corpo del vaso 
tutto intorno porta una rappresentazione lavorata 
a sbalzo {au re/)owsse), distribuita su quattro zone 
sovrapposte (tav. 15). Vi è raffigurata una proces- 
sione, alla quale prendono parte gli ordini militari, 
civili e religiosi dell'antica Felsina. La prima zona 
mostra cavalieri e fanti con lancie e scudi; la se- 
conda ministri sacri e victimarii, che conducono 
gli animali al sacrifizio, seguiti da donne recanti 
vasi; la terza rappresenta scene della vita gior- 
naliera, preparativi d'un banchetto o d'un sagri- 
fizio con suonatori; quindi un episodio di caccia 
ed uno della vita agricola, con un contadino che 
porta r aratro e guida i buoi ; la quarta zona 
chiude la rappresentazione con una serie di gri- 
foni, chimere ed altri animali fantastici. Vi è cura 
e finezza d'esecuzione: la trattazione delle figure 
animali mostra un disegno più libero e più natu- 
rale che non quello delle figure umane, nelle quali 
si vede un'arte veramente ancóra infantile. È mo- 
numento importante per la conoscenza dei costumi 
umbri; è prodotto dell'arte italica primitiva con 
accenni ad influenza orientale, e in certo qual modo 
richiama al pensiero la rappresentazione dell'ome- 



(1) Circa l'opinione sostenuta precetlenteinente che Topera 
appartenga alla civiltà etrusca, ved. Zannoni, Scaui della Certosa, 
CoxESTABiLE. • Compie renda „ del Congresso di Bologna, 1S71; 
pag. 272. Ved. oggetti funebri del periodo etrusco della Certosa 
in Bologna più avanti, nelle tavole che illustrano la parte 
etrusca. 



La situla di bronzo lavorato a sbalzo della Certosa di Bologna. 




Tavola 15. 

(Dallo Zannoxi, Scavi della Certosa di Bologna. Atlante, tav. XXXV; cfr. Hoernes, UrgeschicJde der Mhlenden 
Kunst in Europa, tav. XXXII). 



La eiciìtà e l'arie a Falsi na, il 

l'ico scudo d'Achille, che pure per mezzo di opere 
orientali viene illustrato (1 . 

APPENDICE II. 

Dell'importanza delle fìbule come dato archeologico 
nelle età preistoriche, e loro cronologia. 

(Ved. Tav. i6). 

È tale la quantità e la varietà di questo oggetto d'ornamento 
che noi possiamo dalla sua forma, grandezza e tecnica indurre 
l'età degli oggetti archeologici in mezzo ai quali si trova. 11 Mon- 
telius, già citato, compresa l'importanza storica, per cosi dire, 
di questo muto testimonio di età antichissime, tentò di riunirne 
ben 289 nel suo Atlante della Ciuilisation primitiue eii Italie, e di 
ricostruirne la cronologia. Quantunque non tutti siano d'accordo 
sull'attendibilità e sicurezza di tali dati, come osservò l'illustre 
Prof. Pigorini (Boll, di Paletnologia Italiana, I898j, pure ripor- 
tiamo qui a titolo di curiosità e di confronto labbozzo crono- 
logico del Montelius. 

Nel suo capitolo dintroduzione al testo, ossia alla spiegazione 
scientifica delle tavole dell'Atlante (voi. 11), intitolato : £j;o/tj/ion 
de la fibule en Italie, distingue nettamente due grandi classi di 
fibule, quelle a un sol disco o ad agrafe (tav. 1-XX), e quelle a 
due o a quattro dischi itav. XXI). che si trovano spesso nell'Italia 
Meridionale, e più propriamente nelle regioni centrali della 
Penisola, mancando invece interamente al nord degli Appennini. 

Le fibule a un sol disco, che il Montelius poi studia diffusa- 
mente neir Italia Settentrionale, sono da distinguere, secondo 
il loro grado evolutivo, in quattro serie: 



(1) Per i sepolcreti und)ro-felsinei, ved. E. Biuzio. Monumenti 
archeologici della provincia di Bologna, nell'opera: Appennino 
bolognese, descrizioni e itinerari, Bologna, 1881, pag. i'08; G, Goz- 
z.vDiNi, Sepolcri dell'Arsenale, Bologna, 187.5, e Scavi Arnoaldi 
Veli, 1877; A. Z.wxoni, Scavi Benacci. nel Bollett. di Corr. Ardi., 
1875, pag. 177 e 299. Per gli oggetti di questi e di altri ritrova- 
menti, ved. il Museo Civico di Bologna, che ha una sala speciale 
pei Monumenti della necropoli felsinea, e cfr. il Catalogo scien- 
tifico del Museo dello stesso eh. prof. Buizio. Per la situla isto- 
riata ved. specialmente Scavi della Certosa, atlante, tav. XXXV. 



Necropoli dì Bologna. 

(Seconda età del ferro — Periodo Benacci II). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. b, 79). 




Tavola i6. 

Fibule in bronzo di varia struttura e di differenti stili. 



N. 1, fibula ad arco rigonfio. — 2, 5, fibule con arco a forma di essere 
vivente — 8 (superiore) e 8 = bronzo e vetro — 8 (inferiore) e 10 
= bronzo ed ambra. — 6, fibula ad arco piatto con ornamenti — 8 
interiore) fino a 16 = fibule ad arco serpeggiante. — 7, li a rettangolo. 



Necropoli di Bologna. 
(Seconda età del ferro — Periodo Benaccì II). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 81). 




N. 1, 8, ciste a cordoni: il u. 1 in terra cotta, il n. 8 in lironzo. — 
2-4, vasi di terra cotta. — .3-9, vasi in lamine sottilissime di 
bronzo. 



'i4 AiHe italica. 



1. Fibule ad arco semplice, non serpeggiante, a disco. Molla 
unilaterale (tav. I-III dell'Ai/. Montelìus). 

2. Filjule ad arco non serpeggiante, ad aijrafe. Molla unila- 
terale o bilaterale (tav. id., IV-XIIIi. 

3. Fibule ad arco serpeggiante, a disco. Molla unilaterale 
(tav. id., XIV-XY). 

4. Fibule ad arco serpeggiante, ad agrafe. Molla unilaterale 
(tav. id., XVI-XX). 

Segue poi neirintroduzione citata del Montelius l'elenco dei 
centri archeologici scavati più o meno recentemente, e disposti 
in ordine cronologico, come segue. 

S'incomincia dall'età del bronzo, cioè dal periodo dell'appa- 
rizione dei metalli, fra cui: 

1. Età dei bronzo, periodo Ili: la palafitta di Peschiera (tav. 5-9 
deir.l//a/i/(' Montelius). 

2. Età dei bronzo, periodo IV, prima parte : i tesori di Casalec- 
chio (tav. id. 30'. di Piediiuco, di (iohizzo e di Montenero, nel- 
l'Italia Centrale. 

3. Età del bronzo, periodo IV. seconda parte: le necropoli di Mon- 
cucco (tav. 42 deir.4//. Montelius). di Bismantova (ved. la nostra 
tav. i8), di Fontanella e di Verucchio al Nord degli Appen- 
nini, e di Vetulonia, Vulci, Bisenzio e Corneto (le tombe più an- 
tiche, peròi, nelFEtruria. 

4. Prima età dei ferro, periodo I: la necropoli di Bologna (Be- 
nacci I, tav. Mont. 73-73 1. 

.■). Prima età del ferro, periodo II: la necropoli di Bologna (Be- 
nacci li. tav. id. 7G-81). 

(}. Prima età del ferro, periodo III: la necropoli di Bologna (Ar- 
noaldi 1. tav 82-hG|. 

7. Epoca etrusca: la necropoli di Bologna (Arnoaldi, II, la 
Certosa, tav. id. lOO-lOO). 

8. Epoca gallica: le necropoli delle provincie di Como, di 
Bologna, ecc. (tav. id. 63-65; 111-113). 

Conclude poi il Montelius con un prospetto approssimativo 
delle date cronologiche alle quali risponderebbero i vari tipi 
delle fibule, dalle età più remote fino all'età storica, distribuiti 
come segue : 

1. I tipi più arcaici delle fibule decorrono dal X'V secolo 
av. C. (ved. Atlante Mont. parte .4, fig. 19, trovandosi nelle tombe 
greche contemporaneamente al re egiziano Amenofì III, che 
viveva in quel secolo. 

2. Fibule del tipo della Certosa: da tombe più antiche molto 
verosimilmente del VI secolo av. C. È provato dalla loro pre- 
senza in tombe etnische, contenenti vasi greci dipinti di quel- 
l'epoca (tav. 10U-1U6). 

3. Fibule del tipo più antico detto La Tene; quasi contem- 



La eioiltà e Varie a Fdsina. 45 



poranee alle fibule della Certosa, con cui hanno, escluso il tipo 
della molla, grandissima affinità (cfr. fig. 137 e IGl della parte A 
dell'.4//. Mont.). 

Facendo tesoro di questi dati, il Montelius conclude che i 
tipi di fibule antiche compresi fra quelle ad arco semplice più 
arcaiche, e quelle della Certosa, sono state fatte fra il secolo 
XIV e VI av. C , aggiunge poi la conclusione, alquanto arbitraria 
che i cinque periodi intermedi delle differenti forme di fibule 
abbiano la durata medesima fra loro, e ne conclude un tratto 
di tempo di 150-200 anni per tipo e per periodo, fissati i quali, 
si può fissare anche la data dei ritrovamenti archeologici in 
cui si trovano fil^ule, badando esclusivamente al loro tipo. 

Sulle conclusioni pericolose del Montelius si pronunciò con- 
trariamente r illustre Pigorini, al luogo citato: però le date 
fondamentali del Montelius, fissate nel suo precedente prospetto, 
si possono tenere per ferme, e servono di base per fissare date 
più particolari, entro i periodi intermedi. 

Il Montelius aveva studiato a lungo i veri tipi delle fibule già 
dagli anni 1880-82, in cui pubblicò il libro: Spànnen fruii brons 
àldern odi ur dem ndnnast iiluecldade former. Ti/pologisk stiidie 
nelV A ntiquarisk tidskrift far sverige, e l'altro lavoro più acces- 
sibile agli studiosi: Les fibiiles de Vdge da bronze en Italie, nei 
Materiaii.v polir ihistoire de l'homme.Xl (Tolosa 1880), png 583. 

Un bellarticolo sulle fibule è inserito nel Diclionnairc d'anti- 
qiiitè di Daremberg e Saglio, alla voce: Fibule. 



APPENDICE III. 
Confronto tra la situla della Certosa e lo scudo d'Achille. 

(Ved. tav. 15, 21, 24). 

La situla istoriata degli scavi della Certosa non è sola, ma fa 
parte di una serie di situle a lamina lavorata a sbalzo, di cui 
parlerò più innanzi. 

Per ora ricercandone la provenienza e la diffusione, mi limi- 
terò a studiare la situla di Bologna in sé. tentando di spiegare 
la sua rappresentazione e le relazioni che presenta con l'arte 
omerica dello scudo di Achille. 

Innanzitutto, malgrado le scoperte dello Schliemann, le veri- 
fiche del Dòrpfeld e l'opera magistrale dello Helbig sull'epopea 
omerica, non si può ancóra ricostruire la tecnica dello scudo 
omerico, e sapere se sia o no in gran parte opera della fantasia 
di Omero. Dopo le discussioni di carattere negativo del Bur- 
sian e del MùUer, Clermont-Ganneau, nella Reviie critiqiie del 



46 Arie italica. 



1878, concludeva che i monumenti fenici e di lavorazione a tipo 
fenicio, quali la coppa di Palestrina, ci suggeriscono la possi- 
bilità delia ripetizione delle azioni rappresentate in quadri 
successivi e variati. Il Milchhòfer, però, nel 1833. nel suo bel 
libro: Die Anf tinge der Kunst, mostrò però l'impossibilità che 
il lavoro dello scudo omerico sia su una lamina a repoiissé, 
ossia a sbalzo, e quindi ci allontana dal confronto di esso coii 
la nostra situla e dalla determinazione di una vera e propria 
imitazione omerica in quest'ultima. 

L' Helbig, nella seconda edizione dell'/fo/jjcri.sc/ie Epos (1887, 
traduz. francese, pag, 415), conclude che lo scudo, nel suo com- 
plesso, è l'opera della fantasia poetica, ma che les descriptions 
des scènes particiilières ont soiwent èie siiggérées par des représen- 
fations figiirées, e bisogna riconoscervi Yinteroention da sou- 
venir d'oeuvres grecques, dans lesqnelles l'esprit nalional s'était 
déja élévé à une expression individiielle. 

Fu primo, però, il Brunn a mettere in rilievo nel 1887 l'ana- 
logia molto stretta fra lo scudo d'Achille e le situle dell' Italia 
Settentrionale (Uber die Ausgrubungen der Certosa, Monaco. 1887. 
pag. 26-170), concludendo che il n' ex iste pas un second groupe 
de monuments que Von pi'it utiliser aussi direclement pour la re- 
stitution du bouclier homcrique. que les situles de Bologne et de 
Watsch. Passa poi a considerare la questione se si possa dire 
umbra la civiltà rappresentata della situla, dicendo che tale 
opinione viene da quella che ritiene gli Umbri sconfìtti, annien- 
tati poi dagli Etruschi, se non che le scoperte e gli studi nella 
Carinzia, offerti dal Meyer nel lavoro: Carina ini Obergailthal, 
Dresda. 1885 tcfr. Orsi, Bull, di Paleln. Ital., XI, (1885)), inducono 
a credere piuttosto che alcune popolazioni illiriche, spinte dalle 
spiaggie orientali del Mar Adriatico verso il Nord e l'Ovest, per 
via di terra siano pervenute nell'Italia Settentrionale, portan- 
dovi così ricordi, tendenze artistiche greche. Le coppe d'arte 
fenicie erano pasticci, per così dire, a cui 1" arte egiziana ed 
assira diedero gli elementi, e l'arte micenea offre parecchi con- 
fronti, cosicché si può concludere che queste situle istoriate 
siano imitazioni degenerate di modelli micenei. Cosi la tradi- 
zione epica non solo, ma anche l'artistica della Grecia micenea, 
introdotta in Cipro prima della introduzione fenicia, si diffonde 
a Creta, e nell'Europa Occidentale, sulle rive del Bosforo Cim- 
merio e dell'Adriatico. Il Brunn. nella sua Griechische Kunstge- 
schichte, mette in rilievo le analogie del lavoro artistico fra lo 
scudo d'Achille e le situle celto-illiriche, come fra queste e 
l'opera romana conosciuta sotto il nome di Sedia Corsini. Cer- 
tamente, come osservavo nel 1897 in un mio lavoro a propo- 
sito di una lamina a sbalzo istoriata di Rovereto, che illustravo 
pel Museo di Torino (ved. Nuovo Archivio veneto, XVI, parte I, 



La civiltà e Varie a Fdsina. 47 

pag. 10 e segg., dell'estratto), " certamente non si può ammettere 
qui in Italia un passaggio repentino dallo stile geometrico pa- 
leoitalico, quale vediamo nella ceramica e nei manufatti della 
età del bronzo e della prima età del ferro, allo stile figurativo 
e artistico delle situle e della nostra lamina, senza ammettere 
un elemento nuovo, estraneo, che fu creduto dal Deschmann 
l'etrusco, da altri il fenicio, ma fu già fin dal 1888 riconosciuto 
dal eh. Ghirardini come più verosimilmente greco arcaico, 
quale si vede nei bronzi splnjndata di Dodona e di Olimpia, e 
che si intravede tanto nel gruppo greco-bolognese, quanto in 
quello atestino ed illirico „. E mi sono sforzato di dimostrare, 
con lo studio specialmente della situla della Certosa e il con- 
fronto di quella di Watsch (cfr. le nostre tav, 15, 24), che vi è 
in queste situle un elemento generale, che è il greco-arcaico coi 
suoi animali decorativi orientalizzanti, con la composizione 
distribuita a zone, lavorata a sbalzo, con la rappresentazione 
delle processioni sacre, come, p. es, le panathenes, e il concetto 
di una rappresentazione descrittiva di una narrazione veramente 
omerica dei periodi e delle azioni principali della vita reale. 

Oltre questo elemento generale ve n" è uno particolare, indi- 
geno, che è dato " da certa libertà di distribuzione di fatti e di 
ornamenti, da certe forme negli elmi, nei seggi, nei carri, nella 
bardatura dei cavalli che rappresentano, nei costumi del tempo, 
elementi, che furono trovati in natura a Watsch, a St. Marga- 
rethen, e che appartengono a un periodo non molto differente 
da quello delle tombe in cui le situle si trovarono „ (op. cit., 
pag. 12). 

Questi particolari indigeni, per cosi dire, nell'arte delle situle, 
indicherebbero che, importati i modelli e studiata la tecnica 
allo sbalzo dagli artisti locali, vi sia stata poi una produzione 
in parte, con motivi indigeni, tolti dalla vita paesana, di questo 
genere d'opere d'arte. 

Una riprova di questo si avrebbe nella copiosa riproduzione, 
che nei centri maggiori di diffusione delle situle in questione 
noi riconosciamo costante, riproduzione in terracotta degli ori- 
ginali in bronzo, con la cosi detta imbuUettatura di borchie di 
bronzo, immesse nella pasta ancor molle, a ricordo dell'uso di 
vere borchie o rigonfiamenti negli esemplari in lironzo. 

Malgrado quanto siamo venuti osservando, non tutti ;5ono 
daccordo, non solo per le situle istoriate, ma in genere anche 
per la decorazione geometrica delle opere d'arte italiche, circa 
il viaggio che avrebbero compiuto gli oggetti e i motivi artistici 
dall'Oriente in Italia, e, pure stando ferme quelle analogie e 
quelle conclusioni a cui siamo venuti circa l'imitazione ome- 
rica, la questione dev'essere ritrattaba più ampiamente. 



Necropoli a incinerazione di Bismantova. 

(Età del Bronzo). 

(Veci. MONTELIUS, Op. cit, Atl. B, 41). 



ÌLqaOi 





19 20 

Tavola i8. 

1, scalpello in bronzo. — 2, rasoio semilnnato. — 3, spillo in bronzo 
con capocchia di vetro; — 4, ciondolo in bronzo. — 5, braccialetto 
in bronzo. ~ 7, arco di fibula in bronzo. — 8, fusaiuola in steatite. 
9-10. vetro. — 11-12, tubetti di bronzo. —1.'), fibule atre spirali sem- 
plici in bronzo. — 14-1-5, id. ad arco semplice. — 16, tomba di pietre 
squadrate. — 17-21, ossuari in terra cotta, il n. 17 con relativa cio- 
tola sovrapposta. — Bismantova segna il passaggio alla civiltà di 
Villanova (cfr. tav. 19). 



La Cicilia e Varie a Viilanova. 40 

IV. — La civiltà e l'arte a Viilanova. 

(Veci. tav. 19). 

Il rito funebre, le forme deirossuario, gli oggetti 
(Iella suppellettile funeraria delle tombe arcaiche 
(li Felsina trovano riscontro in tombe di Villa- 
nova nel Bolognese, della Campagna Laziale presso 
i Monti Albani, di Este nelF antica sede degli Eu- 
ganei, e di Toscana, nei dintorni di Chiusi e in 
Corneto-Tarquinia. 

La necropoli di Viilanova rappresenta per al- 
cuni il periodo di transizione fra la dominazione 
umbra e il principiare dell'etrusca nella valle del 
Po (Sec. X-IX a. C. per il Gozzadini) (1). 

Le scoperte di Viilanova, paese a poca distanza 
da Bologna presso il Fiume Idice, datano dal- 
l' anno 1853. Sono ben più di duecento sepolcri, 
fatti a semplice fossa, di forma ora rettangolare 
ora cilindrica, alcuni rivestiti intorno di ciottoli 
a secco senza cemento, altri di lastre di calcare 
(ved. tav. 19. 10); sopra le fosse sonvi mucchi di 
ciottoli. Dentro, sono deposti gli ossuari d'argilla 
(ved. Atl. cit., tav. IV); ma talvolta il cadavere vi 
sta umato. Gli ossuari d' argilla sono maggior 
parte rossi e neri, ad una sola ansa (ved. tav. 19, 
1, 2, 6, 7, 8), di diverse dimensioni, con un'altezza 
che varia da 10 a 30 centim., colla tipica forma di 
due tronchi di cono congiunti per la base nel modo 
già descritto per le tombe di Felsina, con la cio- 
tola capovolta', ad un sol manico per coperchio 



(1) Anzi per il Gozzadini Viilanova è dei Proto-etruschi (sec. 
X-IX; ved. op. cit. a pag. 6. 52i. mentre per lo Zannoni è di 
diverse genti in epoche successive (Boll. Ist. Con: Arch.. 1875. 
pag. 4G, 713; per il Desor e per il Brizio, degli Umbri {Grotta 
del Farne, pag. 46). 

Ricci. 4 



50 • Arte italica. 



(veci. Atl. cit., tav. VI, 2; cfr. lanostra tav. 19, 8). 
Il corpo del vaso solitamente è ornato di graffiti 
nella fresca argilla, con linee, triangoletti, circoletti 
concentrici, o cerchielli, con iscrittavi una croce 
(detta svastica) meandri, ecc. alle forme geometriche 
si mescolano a zone alternate figure di anitrelle e 
di serpentelli, e anche figure umane tracciate im- 
perfettamente. Dentro l'ossuario erano ceneri ed 
ossa combuste; intorno stoviglie accessorie; ceneri 
e residui di rogo involgevano l'ossuario e gli altri 
fittili, e fra le ceneri erano oggetti di bronzo, di 
ferro, d'ambra, d'osso, di vetro ed anche ossa di 
animali, forse avanzi della cena funebre (silicer- 
nium) (ved. Atl. cit., tav. V). 

Le stoviglie accessorie presentano varietà di 
forme, e molte sono di elegante lavoro, con im- 
pasto di finissima argilla, colle pareti leggiere e 
sottili. Fra gli oggetti fittili abbondano le fusaiole 
coniche, perforate per il lungo, e segnate di ornati 
geometrici, che il eh. Gozzadini, illustratore della 
necropoli di Villanova, opina fossero pesi per tener 
ferme le vesti. Abbondano anche i cilindretti d'ar- 
gilla, terminati a doppia testa o capocchia, pur essi 
con ornati grafititi, quali s'incontrano in altre tombe. 
Di bronzo sono ornamenti ed armi, e pezzetti in- 
foiami di varie dimensioni, che si credono i primi 
rappresentanti dei valori per mezzo del metallo, o 
primi saggi della moneta {aes rude) (1). Fra gli or- 
namenti abbondano le fibule, varie e ornate, con 
infissivi globetti di vetro colorato, di grani d'ambra, 
o bottoni a rilievo; aghi crinali con capocchie a 
pomelli di pasta di vetro o d'ambra; spirali di 
bronzo per ornamento delle chiome; braccialetti o 



(1) Cfr. Fr. Gnecchi, Monete romane, Milano, Hoepli, 189C, 1* ; 
ediz., pag. 15 e segg.; cfr. S. Ambrosoli, A'jj/7jzs/jm/ica, Milano, | 
Hoepli, 1895, pag. 79. i 



Necropoli dì Villanova (Bologna). 
(Età del ferro). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 93). 




Tavola 19. 



N. 1, vaso con piede ad ansa. — 2. ossuario a un'ansa. — .3, vaso^en- 
z'ansa. — 4. con tre rilievi conici. — ó, id. con piede. — 6, id. con 
un'ansa caratteristica per Villanova come il n. 2. — 6, 7 e 8, orna- 
mento a Meandro. — 10, tomba di Villanova con ossuario. 



52 Arte italica. 



massicci, o leggieri da portare anche alla parte 
superiore del braccio, come è provato da alcuni 
trovati al braccio di scheletri; anelli, bottoni di 
lamina di bronzo. Armi ed utensili sono ascie o 
paalstabs, simili a quelli delle terramare; coltelli 
di bronzo e di ferro; lame lunate (o rasoi) (1); e 
certe lamine di bronzo, come nelle tombe arcaiche 
felsinee, a sezione di campana, trovate insieme con 
asticciuole terminate a bottone a modo di martel- 
letti o battaglini, che alcuni crederebbero strumenti 
da suono o tintinnabuli, mentre altri, come lo Zan- 
noni (2), li ravvisa per oggetti d'ornamento. Chiodi 
messi nelle tombe hanno significazione religiosa, 
come emblema del fato compiuto, irrevocabile. Vi 
si trovò anche qualche rozzo saggio di plastica, 
due cavallini di bronzo ed un idoletto (.3). 



V. — La civiltà e l'arte nelle necropoli del Lazio. 

Documenti dell'antichità preistorica, nei due pe- 
riodi archeolitico e neolitico furono trovati, come 
abbiam detto, nel dintorno di Roma, dove pure, 
sulFEsquilino, si rinvennero nel 1872 oggetti della 
primitiva industria dell'età del bronzo, die hanno 



(1) Che siano rasoi, crede lo Zannoni, Bollett. Ist. Con: Ardi. 
1875, pag. 45; cfr. ibidem, pag. 14, l'opinione dello Helbig, che 
crede importato l'uso del radersi per mezzo del commercio 
(cfr. Atti Accad. Lincei, 1879-80, pag. 180) mentre pel prof. Lignana 
fu patrimonio comune degli Arii {Boll. Ist. Con: Archeol. 1875, 
pag. 16). 

(2) Boll. Ist. Covr. Arch , 1875, pag. 51. 

(3) Intorno alla necropoli di Villanova ved. Gozzadinf, La né- 
cropole de Villanova déconvevle et décrite. Bologna, 1890; cfr. Boll. 
Ist. Corr., 1875, pag. 270: A. Farrktti, Archivio Storico italiano. 
Nuova Serie, Tom I, parte 1, pag. 220; toni. IV, parte 1, p. 227. 



La civiltà e Varie nelle necropoli del Lazio. 53 

evidenti analogie con quelli delle terramare. Tali 
ogg-etti sono punte di freccia silicee, fusaiole d'ar- 
gilla con ornati di punteggiature, pendagli da col- 
lane, pesi da reti, aghi crinali d'osso e di bronzo, 
fibule di bronzo, denti di Jena e d'orso forati per 
farne ornamento , vasi di terracotta lavorati a 
mano, ornati con impressioni o solchetti fatti 
nella fresca argilla, disposti a strisele intorno al 
corpo. 

Trascurando i ritrovamenti sporadici e più an- 
tichi, di qualità analoga e di periodo contempo- 
raneo alle terramare già studiate, fatti nel territorio 
di Roma e suU" Esquilino l'anno 1872, passiamo a 
considerare i ritrovamenti più abbondanti in istrette 
relazioni con quelli dei sepolcri umbro felsinei e di 
Villanova. Sonvi nel Lazio traccie di primitive 
stazioni, e nel dintorno d'Albano, di Grottaferrata 
e di iSIarino si scoprirono tombe , appartenenti 
forse ai prischi Latini. È cosa notevole che le re- 
liquie di queste tombe siano, per gran parte, sepolte 
nel peperino, ossia sotto gli ultimi strati delle eru- 
zioni dei vulcani laziali. Sono fosse, dentro le quali 
sta deposto il vaso ossuario, contenente ceneri ed 
ossa combuste, e coperto da una ciotola capovolta. 
I fittili sono rozzi, lavorati a mano, di imperfetta 
cottura, non di molto più avanzati di quelli dei 
terramaricoli; presentano sul corpo ornamenta- 
zione geometrica a varie combinazioni di linee 
graffite e di impressioni fatte nell'argilla fresca 
con cerchielli e talora con conchiglie; nelle tombe 
e dentro lo stesso vaso cinerario sono frequenti le 
fusaiole. 

Ciò che riveste un certo qual carattere arti- 
stico é la tecnica degli oggetti di bronzo, che 
pur trovansi nelle tombe laziali: aghi crinali ed 
ascie, con fibule e spirali per ornamento, mancanti 



Aj^te italica. 



nelle terramare e frequenti invece nelle tombe di 
Villanova. In questa industria degli oggetti della 
necropoli albana possiamo distinguere due sezioni, 
l'una coi caratteri arcaici, al Nord, l'altra, verso 
Sud, coi caratteri di una tecnica più sviluppata. 
Questo sviluppo maggiore é dovuto ad influenze 
straniere, e forse anche é rappresentato da oggetti 
d'importazione straniera; la quale deve spiegare 
anche il fatto della superiorità della metallotec- 
nica nella parte settentrionale della necropoli la- 
ziale, in contrasto con la bassa condizione dell'in- 
dustria ceramica. Secondo il eh. Helbig, questa ne- 
cropoli, nella sua sezione arcaica, é monumento 
primitivo del ramo latino della razza indo-europea; 
in essa le industrie latine sono limitate ancóra al- 
l'eredità ariana, non per anco tocche da influenze 
trasmarine; insomma sono le tombe dei prisci La- 
tini (1). 

Le affinità degli oggetti in queste raccolti con 
quelli di stazioni padane sarebbero quindi origi- 
narie di un medesimo ramo della stirpe aria, cioè 
degli Italioti od Umbri-Latini, secondo il Gonesta- 
biie (2). 

Se neanche le necropoli albane presentano opere 
d'arte, posseggono però degli oggetti cosi carat- 
teristici per io studio dell'etnografia e della ci- 
viltà italica che non si possono passare sotto si- 
lenzio. — Cosi dicasi di certi fittili foggiati a ca- 
panna, che, avendo servito come ossuari, dalla loro 
forma e dall'uso prendono nome di urne-capanne 



(1) Ved. Helbig. Boll. Ist. Cror. Arch., 1875, pag. 14 e 15. 

(2) Conipte renda da Congrès de Bologne, 1871, pag. 195, 445 
e segg.: cfr. Michele De Rossi, Boll. Ist. Corr. ArcheoL, 1867, 
pag. 5; 1SG8, pag. 116; 1871, pag. 247; cfr. Annali Ist. Corr. Ardi, 
1876, pag. 324. 



La civilià e Varie nelle necropoli del Lazio. 



(ved. Atl. cit., tav. VII). Piacque al pensiero degli 
Italici primitivi di chiudere i resti del defunto 
dentro vasi simulanti la casa dei vivi. La prima 
di tali urne-capanne fu scoperta nel 1817; e parve 
per qualche tempo esemplare singolarissimo ; ma 
per ulteriori scoperte altre parecchie ne vennero 
in luce. Si credettero pure un prodotto ed un co- 
stume tutto proprio del Lazio primitivo; ma nel- 
l'anno 1882 parecchie altre se ne furono scoperte 
nelle tombe di Corneto-Tarquinia. 

Tali urne-capanne stanno deposte nella fossa 
dentro un vaso capace, ovvero rinchiuse dentro un 
piccolo recinto di lastre di sasso, ritte e coperte 
da un lastrone orizzontale, mentre il suolo é for- 
mato da ciottoli. Di tal forma, che ricorda i dolmen 
gallici, sono due tombe, scoperte presso Marino, 
in una delle quali era un esemplare assai bello di 
urna-capanna (ved. Atl. cit., tav. Vili, 1), nell'altro 
molti vasi fittili. Queste urne-capanne presentano 
senza dubbio l'aspetto della primitiva casa italica (1) ; 
una capanna di forma rotonda, con tetto acumi- 
nato, con linee rilevate concorrenti nell'alto, che 
ricordano un'armatura di pali sostenenti la coper- 
tura di paglia e di canne; hanno una larga aper- 
tura per porta, con uscio e indicazioni di spranghe 
e di stipiti reggenti la porta; in quella, per ultimo 
ricordata, del dolmen ài Marino apparirebbero in- 



(1) Intorno alle urne-capanne ved. Aless. Visconti, Alti Accad. 
roin. d'Archeol, parte 2^; P. Xicard, Revne Archéologiqiie, 1876, 
pag. 337; Lisch, Ùber die Haiisiirnen..., 1856; Ghirardini, Notizie 
degli Scavi, 1881, 1882; R. Yirchow, Vber die Zeithestiinniimg der 
italischcn und deiitschen Hausiinien. Berlino, 1883; A. Taramelli, 
/ cinerari antichissimi in forma di capanna scoperti nell'Europa 
{Rendic. della Accademia Lincei, V. voi. II, classe di scienze mo- 
rali); O. MoNTELius, Zar ùltesten Gèschichte dés Wohnhaiisés in 
Europa, speciell in Nordin [Ardi. f. Antlirop., XXIII). 



56 Arte italica. 



dicale due colonne sa ciascun lato della porta. In 
alcun esemplare vedesi anche segnata sulla parte 
del tetto un'apertura a forma triangolare. Questi 
vasi spesso hanno intorno delle linee ornamentali 
graffite, a meandro, a zig-zag, e con queste fram- 
mischiata la croce gammata o cantonata. 

Rotonde, fatte di pali e di vimini, con intonaco 
d'argilla, coperte di stoppie, di canna, di paglia, 
dobbiamo pensare che fossero le primitive abita- 
zioni fin da un tempo anteriore alle ultime eru- 
zioni dei vulcani laziali, come lo provano gli oggetti 
sepolti nel peperino fino agli ultimi tempi della 
monarchia; ricordando Livio centri eruttivi quali 
lapidibus ruit, vox ingens e luco et summo montis 
cacumine, e trovandovisi Vaes grave fuso librale (1). 

Cosi era nelle stazioni del settentrione d'Italia 
come nelle regioni dell'Appennino e nelle pianure 
del basso Tevere, al tempo della vita pastorale ed 
agricola degli Italioti. Cosi erano fabbricate Alba- 
Longa e le città latine; cosi Roma nelle sue ori- 
gini; in tali capanne abitarono i progenitori italici, 
genti che usavano utensili di selce e di bronzo e 
rozze stoviglie d'argilla. Questo ha sua riprova nelle 
tradizioni e nelle reminiscenze storiche. (2) 

VI. — La civiltà e l'arte 
nelle necropoli euganee -atestine. 

(Veci. tav. 20-25) 

Un nuovo e ricco contributo per la conoscenza 
della primitiva civiltà italica diedero le tombe degli 



(1) Ved. Ann. Istit. Arch. 1871, pag. 34-53. Cfr. GxECCHr, op, cit , 
pag. 19 e segg. ; Ambrosoli. op. cit, pag. 80 e segg. 

(2) Yed. la casa Ronìiili del Palatino rispondente alle descri- 
zioni di Dionigi (f, 78; e di Ovidio ilnst. III. 183): Quare fuerit 
nostri, si quaeris, regia nati \ Aspice de canna viminibiisque domiis. 



Civiltà ed arte nelle necropoli euf/anee-atestine. 57 

antichi Euganei, scoperte fra gli anni 1876 e 1880, 
nel dintorno della antica città di Ateste, la nnoderna 
Este, dove, cogli antichi oggetti in gran copia rac- 
colti da quelle tombe, se formata una collezione di 
antichità preromane ricca ed importante. 

Le tombe e la copiosa suppellettile funebre in 
quella collezione deposte mostrano l'agro estense, in 
antico occupato da popolazione numerosa ed indu- 
stre, che in questi suoi monumenti funerari lasciò 
traccie del graduale suo sviluppo di civiltà, se- 
gnando la successione di età diverse nello svolgi- 
mento delle facoltà d'uno stesso popolo. Partendo 
dagli strati più profondi e più antichi, si può se- 
guire questa successione ; essa incomincia da una 
età euganea primitiva, passa ad una più sviluppata, 
e mostra quindi un'età euganea con influenze 
greche ed etrusche, per finire in un' età, in cui 
la civiltà euganea si unisce e poi si confonde con 
la civiltà romana. 

Primo Periodo. — Dell'età euganea primitiva 
sono caratteristiche le tombe a semplice fossa o 
buca, sormontate da masse informi di trachite, a 
modo di cippi ; dentro la buca è l'ossuario, e intorno a 
questo residui di rogo. L'ossuario é di argilla gros- 
solana e di rozza fattura, con sopra graffiti degli 
ornati geometrici, le cui incisioni, o solcature sono 
riempite di color bianco ; di forma l'ossuario ate- 
stino eguale a quella dell'ossuario di Villanova, del 
predio Renacci ed Arnoaldi-Veli, e dei bronzi della 
Certosa. Gli ornati sono a triangoletti, a circoletti, a 
linee ricorrenti, a meandri con croci gammate. 

Coir ossuario s'accompagnano stoviglie, rozze 
anch'esse d'impasto e di lavorazione, di color na- 
turale, raramente tinte di nero con grafite. Fra gli 
oggetti fittili di questo più antico strato uno ve n'ha 
in forma d' augello, vuoto nell' interno, sostenuto 



58 Arie italica. 



da quattro rotelle, ed esternamente segnato di 
ornati geometrici con croci gammate, che vuol es- 
sere ricordato come esempio dei primissimi tenta- 
tivi di figura animale (1). Dentro e dintorno all'os- 
suario sono pendagli da collana e fibule di bronzo 
colFarco segnato di linee ornamentali. 

Secondo Periodo. — Un maggior progresso 
mostrano le tomlje della seconda età, detta a cas- 
setta (ved. Atl. cit., tav. Vili, 2), perché la buca o 
cavo, di forma quadrangolare o poligonale, é inter- 
namente rivestito di lastre di tufo calcare, con so- 
vrapposti, come segni esterni, dei grossi ciottoloni. 
Dentro posa l'ossuario, nella solita forma di due 
tronchi di cono congiunti alle basi, di tipo analogo 
a quello di Villanova, come nel primo periodo. Gli 
ossuari sono lavorati al tornio con miglior fattura 
e più fino impasto dei precedenti. S'accompagnano 
coir ossuario stoviglie accessorie, e cosi quello 
come queste hanno borchiette di bronzo infìsse 
nell'argilla ancor fresca a disegni di linee, di cir- 
coletti, di meandri, di spirali ricorrenti, di croci 
gammate; i quali disegni, con le lucide capocchie 
delle borchiette, dovevano spiccare con bell'effetto 
sul fondo scuro del vaso (ved. Atl. cit., tav. X, 1;. 
Questo modo d'ornamentazione, creduto caratteri- 
stico solo di queste tombe, ha trovato oggi riscontro 
in alcuni altri luoghi, come nella terramara di Ga- 
sinalbo e nelle tombe arcaiche Gornetane. S'ag- 
giunga una miglior industria metallurgica: abbon- 
dano le fibule, delle quali una nell' arco presenta 
tre figurette di cavallini appaiati con due goffe 
imaginelte di cavalieri: abbondano gli aghi crinali, 
i fermagli, le spirali; s'incontrano perle di vetro, 



(1) Si sono rinvenuti oggetti simili a questo, in bronzo a 
Cornato Tarquinia. 



Suppellettile di due tombe atestine. 
(Vasi, libnle, braccialetti, collane, lamine lavorate, oggetti varìj. 




Tavola 20. 

Ved. Ghirardini, La aitula italica primitiva studiata jpecialmente in Este, in Monu- 
menti antichi., VII, tav. 1. 



Cicilia ed arte nelle necropoli eiir/anee-atestine. 50 

ambi-a, osso, corallo, e piccoli tubetti di bronzo fo- 
rali pel lungo e rivestiti di foglia d'oro da infilarsi 
pei' collane: inoltre pezzetti informi di bronzo come 
rappresentanti della moneta {aes rade). Fra le armi, 
che pei'ò scarseggiano, s'incontrano esemplari di 
ascie (paalstabs), coltelli di bronzo con manico di 
osso, punteruoli di ferro, e lame ricurve, o rasoi. 
La suppellettile di questa seconda età mostra lo svi- 
luppo d'una industria locale, prettamente euganea. 
Terzo Periodo. — Un nuovo progresso, deter- 
minato però da influenze straniere, per opera di 
contatti e di relazioni commerciali, si presenta 
nella terza età, che ha analogia con tombe etru- 
sche-felsinee; nella quale età le tombe, che pur sono 
a cassetta, hanno costruzione più regolare, lastre 
meglio squadrate e commesse con cemento, sor- 
montate non più da ciottoloni. ma da cippi pirami- 
dali a quattro faccie, talvolta con scrittura; l'os- 
suario non è soltanto d' argilla, ma talvolta di 
bronzo. In questa terza età si hanno anche altre forme 
d'ossuario, come quella d'un gran vaso d'argilla, li- 
scio e lavorato al tornio, d'un'altezza che varia da 
40 ad 80 cm. e d'una circonferenza nella parte più 
espansa che va da 1 fino a 2 metri (ved. Atl. cit., 
tav. IX). Stanno questi vasi deposti, dentro buca, 
con intorno residui di rogo, o contengono in sé 
l'ossuario od altre stoviglie accessorie, quasi fos- 
sero vasi-tombe, come di fatto si chiamano. 

Gli oggetti che in questi vasi-tombe si trovano, sono 
scarsi di numero e di valore, e se ne inferisce, anche 
per la stessa maniera della tomba, che siano queste 
le sepolture di gente povera. Le stoviglie che trovansi 
nelle sepolture della terza età si distinguono dalle 
altre per varietà ed eleganza di forme, per finezza di 
lavoro. L'ornamentazione a borchiette è più rara, 
ma, dove s'incontra, mostra disegno meglio svilup- 



Antichità di Villa Benvenuti presso Este (Padova). 

(Terzo periodo euganeo — Sepoltura a incinerazione). 

(Ved. M0NTElilU8, Op. cit., Atl. B, 54). 




Tavola 21. 

1, 11 = situla in bronzo di Villa Benvenuti, lavorata a sbalzo con 
tre zone figurate. — 2, coppa in terra cotta. — 3, fibula in bronzo 
con ciondoli spiralit'ormi. — 4-9, altre fibule varie in bronzo. — 10, 
collier di perle di pasta vitrea di vari colori, e di pezzetti di co- 
rallo, con sette paia di ciondoli triangolari in bronzo, derivati ve- 
rosimilmente dalla forma delle accette votive. — 12, disco in bronzo 
a sbalzo, coperto di foglia dorata. — 13, bastone in legno coperto di 
una lamina di bronzo ornata a sbalzo. 



Civiltà ed arie nelle necropoli euganee-atestine. GÌ 

pato di quello dell'età antecedente. Molti dei cine- 
rari ed altri vasi sono colorati con ocra e grafite a 
zone rosse e nere alternate (ved. Atl, cit., tav. X, 2), 
oh anno ornati geometrici a color bianco. Gomin- 
ciansi a vedere in disegno e in plastica figure di 
animali e figure umane; Timagine d'un cavallo é 
graffita su un frammento di vaso; un cavallino con 
cavaliere, di lavoro puerile, fu trovato nella tomba 
d'un bambino; forse era un giocattolo. Tra i fittili 
abbondano le fusaiole e i cilindretti. Insieme coi 
prodotti deirindustria ceramica locale sono fram- 
misti esemplari di vasi dipinti greci (lekijthoi, kij- 
lices, specie di cantharoì), probabilmente prove- 
nienti dal commercio con la vicina Adria: il che ci 
farebbe risalire a un periodo che tocca il V secolo 
a. C; questi vasi certamente contribuirono a svi- 
luppare l'industria locale, come sembra vedersi 
provato da certi vasi d'imitazione greca, riconosci- 
bili per l'inferiorità delTimpasto, del lavoro e della 
colorazione, e che, collocati in uno strato poste- 
riore a quello dei vasi genuini, accennano ad un 
momento intermedio, o ad un passaggio da questa 
terza ed una quarta età. 

Un grande progresso si mostra anche nella la- 
vorazione della copiosa suppellettile di bronzo. 
Oltre molti vasi con imitazione delle forme dei fit- 
tili, si incontrano anche ciste e situle, o vasi di 
bronzo destinati a contenere l'ossuario fittile. Sono 
fatti di lamina di bronzo ripiegata e insieme unita 
per rivolgimento dei margini con borchiette e chio- 
dini. Intorno al corpo di queste situle vediamo 
svolgersi l'arte figurativa, perchè sono ornate non 
solo con semplici elementi geometrici, ma con vere 
rappresentazioni di figure animali ed umane, con 
lo sviluppo d'un concetto; le figure sono lavorate 
a sbalzo, o come dicesi, con stile empestico (ved. 
tav. 21). 



Antichità del Fondo Baratela presso Este (Padova). 

(Dal tempio — Età gallica), 

(Ved. MONTELIUB, Op. cit., Atl. «, 61). 




1-5, 8-14, statuette in bronzo, la maggior parte con la base da in- 
serire e fissare sui piedestalli. — 1-3, uomini con lancia e pàtera. 

— 2, guerriero con pugnale alla cintola. — 4, id., galeato e armato. 

— 7, cavallo in bronzo. — 9-11, donne. — 12, uomo gajeato. — 13, 
Minerva galeata. — 14, donna, o meglio sacerdotessa con pàtera e 
vasetto (oi'nochoe). — 15, placchetta figurata in bronzo. 



Antichità del Fondo Baratela presso Este (Padova). 

(Dal tempio — Età gallica). 
(Ved. MONTKLIUS, Op. cit, Atl. li, 60). 




N. 1, placchetta con donna. — 2, id. di rivestimento con gnerrieri. — 3, 
guerriero galeato con scudo. — 4-6, 12, 13, 15, altre placchette id. 
lavorate a sbalzo. — 7, mano pesante di bronzo fuso. — 8, 10, plac- 
chette stampate. — 11, 17. stili iscritti. — 14. placchetta con iscri- 
zioni scolpite (sillabario) in alfabeto detto nord-efrusco^ o euganeo. 



. 04 Arte italica. 



Fra le situle estensi va ricordata quella che dal 
possessore del fondo dove fu rinvenuta dicesi situla 
Benvenuti (ved. tav. 21, 1 e li), ornata di tre zone 
di figure, con scene campestri e guerriere, e con 
serie di animali alati, che rammentano quelli 
dell'arte orientale e dei vasi corinzi. Un'altra situ- 
la ornata di zone animali è quella detta Gapodaglio, 
ove sono cervi, colombelle, lepri seguenlisi o af- 
frontatisi, e che alle loro estremità, becco, coda, 
zampe, hanno per appendice dei cirri o ghirigori; 
in un lato di questa rappresentazione é aggiunta 
una figura umana vestita. 

In questi primi saggi di disegno le figure ani- 
mali già mostrano qualche vivezza e naturalezza 
di forme e di movimento, rivelando intelligenza 
della natura e sviluppo di disegno, mentre la ri- 
produzione della figura umana è ancora rudimen- 
tale. Un medesimo modo d'ornamentazione s'in- 
contra su piastre o placche di cinturoni , ora 
quadrangolari ora ovali; sopra centuroni, o pan- 
ziere di lamina di bronzo, con disegni d'augelli e 
fiorami a zone concentriche, cosi pure su guaine 
di bronzo di coltelli, delle quali una porta nel mezzo 
una figura di guerriero. Il progredire dell'arte nelle 
sue prime applicazioni all'industria appare mani- 
festo anche negli altri oggetti d'ornamento, nelle 
armille terminate a testa di serpe, nelle grandi fi- 
bule con catenelle da cui pendono piccoli strumenti 
da toletta, nelle collane di tubetti di bronzo dorato, 
di chicchi d'ambra, di corallo e di pasta di vetro 
(ved. per alcuni oggetti Atl. ciL, tav. XI). 

Oltre che ad Este troviamo resti del Terzo Pe- 
riodo a Gaverzano, presso Belluno, ove esiste una 
vasta necropoli euganea con traccie della civiltà 
etrusca ed orientale (1). 



(1) Veci. Ghirardint, Notizie degli Scavi, febl)raio 1883. 



La situla lavorata a sbalzo di Watsch, nella Carniola, e frammenti d'altre situle. 




Tavola 24. 



La figura centrale e quella superiore indicano la situla di W»tscli ; dei due frammenti a destra il superiore è da Se. Marein 
(Carniola), 1" inferiore e gli altri due a sinistra da Matrei (Tirolo). (Dallo Hoernes, Urgeschichte der bildenden 
Kunst in Europa, tav. XXXV). 



Civiltà ed arte nelle necropoli eiKjanee-aiesiine. 65 



Ma non tutto é paesano in questa età. — L'in- 
rluenza straniera si dimostra coi vasi di tipo greco, 
e coi bronzi, i quali hanno analogie con bronzi 
etruschi del suolo bolognese, in tombe posteriori 
alle umbre. Notevole é che di tali bronzi, quali le 
ciste e le si tuie, si trovano esemplari nei paesi 
alpini e anche oltre le Alpi, in Val di Gembra, a 
Matrai, ad Hallstadt, a Moritzing presso Bolzano; a 
Watsch e a Sanct-Marein, nella Garniola; a Kuffarn, 
nella Stiria (ved. tav. 24); e si riguardano come 
monumenti della più antica arte italica, prodotti che 
dai centri industriali italici — e Felsina era tra que- 
sti — si spandevano nelle regioni settentrionali , 
seguendo forse quella via per cui dalle contrade 
nordiche era stata importata l'ambra in Italia (1). 
Quarto Periodo. — Nelle tombe ascritte alla 
quarta età si vedono traccie d'occupazione celtica 
(ved. tav. 22 e specialmente 23), armi di ferro, quali 
si trovano anche nell'agro felsineo, dove la domina- 
zione etrusca fu dall'invasione celtica distrutta. Nelle 
tombe euganee si vedono poi, e sempre crescenti, le 
vestigia dell'occupazione romana. Coi Romani gli 
Euganei furono in contatto fino dall'anno 224 av. G., 
e a loro furono sottomessi quando nell' anno 184 
av. G. si ebbe la dedizione dei Veneti a Roma. Nelle 
tombe euganee-romane s'incontrano monete d'Au- 
gusto, d'un tempo che sta fra l'anno 708 e il 742 di 
R. (45-11 av. G.); cosicché si può concludere che il 



(1) Ved. A. Stoppani, L'ambra nella storia e nella geologia. Mi- 
lano, 1886; Bull, di paletn. itai, XII (1886), pag. 47 e segg. ; XIII 
(1887), pag. 21 e segg.; Helbig, Commercio dell'ambra, pag. 10; 
id., Das bomer.Epos, 2'^ediz., p. 89; Blumner. 76671/10/0(716, ecc., II, 
pag. 385; Barxabei in Moniim. a/i/., IV, col. 386 e segg.; S. Riccr, 
Oggetti ornamentali provenienti dal territorio di Golasecca in 
Bull, di paletn., XXI (1895), pag. 89 e segg.; J. Szombxthy, Zar 
Yorgeschichte des Bernsteins. Vienna, 1895; Klebs, Der Bernsteins- 
schmuck der Steinzeit : Hoernes. Urgescli. d. bild. Kunst.Yìenna, 
1898, pag. 21 e segg.; 121, 128, 316, 376. 

Ricci. 5 



6() Arte italica. 



Quarto Periodo si estenda dal IV al I secolo av. 
Cristo. 

Sepolcri con rito di cremazione, con vasi, fram- 
menti di situle, con fìbule, perle d'ambra e di vetro, 
od altri arredi od ornamenti affini alla suppellet- 
tile delle tombe euganee, si vengono scoprendo 
a Gaverzano presso Belluno, dove dalle reliquie 
d'una vasta necropoli si rivela una civiltà analoga 
a quella delle tombe euganee del Terzo Periodo, 
con indizi d'attinenza con la civiltà etrusca e d'in- 
fluenza dell'arte orientale (I). Si confronti con la 
suppellettile di due tombe atestine illustrate nella 
tavola n. 20, pag. 58-59. 

APPENDICE IV. 

Diffusione delle situle italiche 
di bronzo e di terracotta in Italia. 

Dopo che il eh. Prosdocìmi riconobbe quattro periodi ar- 
cheologici in Este, in sèguito agli scavi fortunati in quella pro- 
vincia (ved. Sotizie degli Scaui, 1882). e il eh. Ghirardini ritrattò 
con studio più profondo ed esauriente 1" argomento, ricono- 
scendo nelle antichità di Este tre periodi priiìcipali: l'italico, 
il veneto e il gallico (ved. Notizie degli Scaui. 1888), lo stesso 
prof. Ghirardini trattò a parte l'argomento della sitala italica 
primitiva, studiata specialmente in Este (ved. Monumenti antichi 
pubblicati per cura della R. Accademia dei Lincei, voi. II, (1894), 
col. 161 e segg., I* parte: voi. VII, col. 1 e segg.. II* parte), trat- 
tando nella I* parte Dell'origine e propagazione della sitala in 
Italia, e nella II* parte Della sua ornamentazione geometrica 
negli esemplari in bronzo, e negli esemplari di terracotta, aggiun- 
gendovi molte ricerche sull'ornamentazione a borchie (o imbul- 
lettatura) di bronzo dei vasi fittili (ved. tav. 25) 

Incomincia il Ghirardini a dividere le situle dell'Italia Setten- 
trionale in quattro gruppi: 

1. Cispadano, o umbro etrusco (situle bolognesi). 



(1) Ved. L. Benvenuti, Museo euganeo-romano di Este, 1880; 
Prosdocìmi, Notizie degli Scavi, 1882, pag. 5 e segg. ; Boll. Ist. 
Corr. Arch., 1881, pag. 70; Helbig, Bollett. Ist. Corr. Arch., 1882, 
pag. 74. Il Ghirardini completò e modificò alquanto nella mag- 
giore e più chiara distinzione sua quella dei quattro periodi 
Prosdocìmi in Notizie degli Scavi, 1888. 



Motivi ornamentali di vasi fittili atestini, 
ottenuti con le borchie di bronzo confitte nella loro terra ancor 



L,. 












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Tavola 25. 

Ved. Ghirardini. La situla italica primitiva studiata specialmente in Este in Monu- 
menti antichi, voi. VII, tav. 2". Ved. testo a pag:. 58 e 66. Cfr. pel medesimo uso nel 
Territorio Falisco: Barnabei in Monumenti Antichi voi. IV (1894), col. 229 e segg.. 



Civiltà ed arte nelle necropoli euganee-atestine. G7 

2. Transpadano orientale, o veneto (situle alestine). 

3 Transpadano occidentale, o ligure-celtico (situle di Gola- 
secca e di Trezzo). 

4. Alpino, o reto-illirico (situle del Trentino e del Tirolo, del 
Bellunese e del Cadore, di Gorizia e dell'Istria. 

Studiate le situle più note dei vari gruppi, l'A. ricerca l'origine 
del nome, del tipo, dell'uso della situla. La situla è una vera 
secchia, a forma di tronco di cono capovolto; la sua tecnica è 
quella comune dei vasi di bronzo della prima età del ferro a 
lamine tirate col martello e riunite con chiodi. Sulle stesse si- 
tule si vedono altre situle tenute da persone ivi rappresentate, 
il che mostra che le rappresentazioni sono prese dalla vita del 
tempo in cui erano fabbricate (ved. voi. 11 dei Momunenti cit., 
col. 195-200, figg. 1. 2, 3. 4). Secondo il Ghirardini, l'invenzione 
di questo tipo di vasi è dovuta allOriente ; ai Fenici si deve 
linlroduzione di esso in Italia. Se ne son trovati di simili fra 
quella serie di vasi che sono rappresentati nelle pitture murali 
della celebre tomba di Rekhmara. intendente di Thoutmes 111 
(1591-1565 av. C), e che rappresentano il tributo dei Kefa, cioè dei 
Fenici, ai Faraoni, specialmente in opere metalliche. 

Studiata poi la situla particolarmente nei singoli centri so- 
praccennati, e diffusosi specialmente a parlare della situla in 
Este e della sua decorazione geometrica, il Ghirardini conclude 
che ' nella Lombardia e nelle Alpi la situla è pervenuta, non 
v'ha dubbio, per un ii^usso esercitato dalla civiltà del tipo di 
Villanova e di Este, ma in ambedue le contrade si localizzò, e 
nella seconda massimamente trovò importantissime sedi di 
fabbricazione, siccome dimostra il grandissimo numero degli 
esemplari alpini registrati nella statistica „. 

Fra i sepolcreti del gruppo alpino primeggia per lo straordi- 
nario numero delle tombe quello di S. Lucia, la cui esplora- 
zione si deve al doli. Marchesettì : a S. Lucia si ebbe il mag- 
gior centro di produzione di questo genere di vasi dopo 
Bologna ed Este. Tanto nella Lombardia, quanto nelle Alpi le 
situle fungevano di consueto da vasi cinerari; e in ambedue le 
regioni se ne fecero molte riproduzioni in terracotta, nello 
stesso modo che si fecero a Bologna e ad Este. 

APPENDICE V. 

Elenco delle ciste a cordoni e delle situle istoriate 
e loro distribuzione geografica. 

L - CISTE A CORDONI. 

Tolgo dagli studi del Reinach sulla Géographie des cistes à 
cordons (ved. Bertr.\nd-Reinach, Les Celtes dans les vallées du 



G8 Arte italica. 



Pò et da Daniibe. Parigi, Leroux, 1894, pag. 213 e segg.) le cila- 
zioni delle ciste a cordoni più importanti. 

I. ITAI.IA : 

Sesto Caiende (Bioxdelli. Di una tomba gallo-italica scoperta a 
Sesto Caiende, in Memorie del R. Istituto Lombardo, X (18G7), 
tav. II, fig. 1 e 2). 

Golasecca e Castelletto-Ticino (Castelfp.a.nxo, Notizie degli Scavi, 
1886, pag. 113; efr. anche Annali Istituto, 1880, pag. 242). 

Caverzano, presso Belluno {Annali, 1880, 242). 

Este (Scavi e scoperte nei poderi Nazari di Estc di pag. 41 ; cfr. 
Archéol. celi, et gaul., i* ediz.. pag. 309. 

Rivoli, presso Verona (Atti R. Istituto Veneto, VI serie, toni. Ili, 
tav. 24, 3). 

Bologna, da vari sepolcreti; ved. Gozz.vdini in Monumenti an- 
tichi. IL pag. 170-173). 

Castelvetro (Modenese; Annali, 1882, pag. GS). 

Marzabotto (Gozz.\Dixr, Ulteriori scoperte, tav. II). 

Tolentino (Annali. 1880, pag 241; 1881, pag. 219). 

Vulci (Annali, 1884, pag. 267). 

Allifae (Sannio; Annali, 1884, pag. ■>67). 

Cuma. presso Napoli (Annali, 1880, tav. IV, 3; cfr. Verhandlung 
beri. Gesell. XIX, pag 558). 

Nocera (Minervixi, Rullett. Napolit., 1857, tav. III). 

Altri esemplari di minor conto a Fraore (Parmigiano), Or- 
vieto, 4'»iigge presso Lecce, Taranto; cfr. Tròltsch, Fundsta- 
tistik der vorrumischen Metallzeit, e Ghir.\udixi, op. e loc. cit.. 

IL ìSiVIKZERA; 

Grauholz (Cantone di Berna; ved. Boxstetten, Recueil d'antiq. 
suisses. Supplem., I, tav. XV). 

IH. AUf^TRI.A-U.lìUUllRIA: 

Byciskala, presso Blansko (Moravia; ved. Much, Alias, tav.LXXV). 

Hallstatt (Bassa Austria; ved. Tròltsch, cit, pag. 60; Sackex, 
Grabfeld v. Hallstatt, tav. XXII). 

Kurd (centro di Tolna in Ungheria: Vngarische Revue, 1886,' 
pag. 316; Mittheilungen di Vienna, 1886, pag. 48). 

Frogg (Carniola; ved. Much, Alias, tav. L, 4). 

Santa Lucia, presso Tolmino (Istria): ved. M.vrchesetti, Scavi 
nella necropoli di Santa Lucia, 1893, tav. II), 

Moritzing (Tirolo; ved. Tròltsch, Fundstatistik, pag. 60). 

Aquileia (Istria; San Daniele (ibidem) in Mittheilungen di Vienna. 
1886, pag. 49; Vermo (ibidem) nelle stesse Mittheilungen e nelle 
Verhandlungen der beri. Gesellschaft, XIX, pag. 547). 



Civiltà ed arie nelle necropoli eaganee-atesiine. &) 



IV. GERMANIA : 

Panstorf, presso Lubecca (Meclemburgo ; veci Coiujrés de Pestìi., 
png. 689. 

Meyenburg (Brandeburgo: ved. in Verhandl. der beri. Ges., VI, 
pag. 162. 

Suttum, presso Vcrdeu (Aniiover: ved. Lixuexschmit, Altcr- 
tluiiner. II, 3. 5, 8: Annali. 1880, pag. 213). 

Nienburg (Aimover: Verhandl. cil , VI, pag. 141). 

Mayence (Lixdenschmit, op. cit., II, 3, 5, 7). 

Doerth (Prussia Renana; in Dictionnaire de la Gante, art. Doerth). 

Belleremise (presso Ludwigsburg nel Wurtemberg ; v. Tròltsch, 
Fnndstatistik. pag. 60). 

Hundersingen nel Wurteml)erg (ved. Tuòltsch, op. cit ). 

Klein-Aspergle (presso Ludwigsburg nel Wurtemb.; v. Tbòltsch, 
ibid.: LiNDENSCHMiT, op. cit.. Ili, 12, 4, 3). 

Uffing (Baviera; ved. Tròltsch, op. cit.. pag. 61). 

Fridolfing (Baviera; ved. Tròltsch, op. cit., pag 61). 

V. BELGIO E» OLAIWnA: 

Eggenbilsen (Tongres; ved. in Revue archéolog., 1873, tav. Xll, 4). 

VI. FRAliCIA : 

Monceau-Laurent (Magiiy-Lambert: Costa dOro; ved. in Archéol. 
celt. ci gauL. 2* ediz.. pag. 304). 

Gommeville (Costa dOro ; ved. in Archéol. citata), 

Reuilly. presso Orleans (Loiret; ved. Boucher de Mol.\ndox e 
A. DE Be.\ucorps, Le tnninlus de Renillij-Orléans. 18S7. 

Chaunoy (Comune di Subdroys Cher; ved. O. Roger e H. 
PoNROY. Ciste en bronze découverte en 1S89 a Chaunoij, Bour- 
ges, 1890). 

Dames (Comune di Saint-Éloy de Gy. presso Bourges, Cher ; 
ved. op. cit. di Roger e Ponroy, pag. 10). 

II. — SITULE ISTORIATE. 

Le principali situle poste fra loro a confronto dallo Z.\nnoni 
{Scavi della Certosa, Bologna. 1876). dal Rein.\ch {Les Celtes dans 
les vallées da Pò et da Dannbe. Parigi, 1894), e dallo Hoernes, 
Urgeschichti^ der bildenden Knnst in Enropa von den Anfdngen 
bis znni 500 vor dir. Vienna. 1898) sono le seguenti in ordine 
di tempo del loro ritrovamento : 

Klein-Glein (Stiria, 1844 (?); ved. Matérianx, XVIII. p. 307, fig. 182 ; 
Much, Alias, XLII, fig. 2 e 3). 



Arte itali ca. 



MatraY (Tirolo, 1845; veci. Reune Arcliéolog., 1883, II, tav. XXIII 
3; Mucii, Atlas d. Cxntralcom., tav. XIV, n. 127, fì.^^ 4). 

Trezzo (Milanese, 184G; veti. Caimi, Ballclt. d. Cunsiilta archcul. 
di Milano., 1877). 

Hallstatt (Xorico, 186G; ved. S\CKEs,Hallstatt, tav. XXI, 1, p. 9G;. 

Sesto Calende (Milanese, 1867; veci. Rev. ardi., 1867, II, tav. XXI, 8). 

Moritzing (Tirolo, 1868; ved. Mon. delVInst., 1874, voi. X, tav. VI; 
Annali. 1874, pag. 161; Muc:n, op. cit., tav. LXVIII, 155; cfr. Mit- 
theil. di Vienna, 1891, p. 81; Hoernes, op. cit., tav. XXXIV ; cfr. 
Fr.R. WiESER, />/e/5ro«ze-(Te/V<ise von Morilzincj. Iwiihvuch, 1891). 

La Certosa (Bologna, 1876; ved. Z.\xxoni, Scavi, tav. XXXV; 
Martha, L'art étrnsqne, fìg. 81, 85; Mittlieil. de la Soc. d'Anthrop., 
di Vienna, XIII, tav. XXI; Bull. Paletnol. itai, VI, tav. VI, 8; cfr. 
Hoernes, op. cit., tav. XXXIl). 

La Certosa (Bologna, Cista Arnoaldi ; rinvenuta contempora- 
neamente alla grande cista Benvenuti, e alla cista più piccola 
Capodaglio in Este, 1879-80. Per la cista Arnoaldi, ved. Zannoni, 
Scaui della Certosa, tav. XXXV; Revne arcliéologiqne, 1885, II, 
tav. -XXV: Malériaux, XIX. pag. 179. Per le sitale di Este, ved. 
Notizie Scaui, 1882, 1888, e il lavoro speciale del Ghiraruini nei 
Monumenti antichi pubblicati per cura della R. Accademia dei 
Lincei, voi. II (1893) e voi. VII (1897)). 

Watsch (Carniola 1882; ved. Tisciiler, Die Sitala uon Walsch in 
Correspond.Blatt d.deutschen Gesellschaf't fiìr anlhrop. Ethnolog. 
u. Urgesch., XII (1882); cfr. Orsi, La sitala di ]Valsch, Modena, 
1883. Gli altri lavori del Uesch.mann e dello Hochstetter sono 
citati nel mio studio sulla lamina in bronzo lavorata a sbalzo 
proveniente da Rovereto, Venezia, Nuovo Archivio Veneto, XIV, 
parte la, pag. 6-7. Cfr. Hoernes, op. cit, tav. XXXV). 

Sanct-Marein (Carniola, 1883; ved. Rev. arc/i., 18S3, II, tav. XXIII, 
6; cfr. MucH, Atlas der Centralcomm. , tav. LIV, n. 127, fig. 6. 

Caporetto (Istria. 1886; ved. Verhandl. berliner Gesellschaft fiìr 
Anthropolog., XIX, pag. 548). 

Kuffarn (Stiria, 1891;' ved. Mittheilungen di Vienna, voi. XXI, 
pag. 68; Anthropologie, 1893, pag. 182; cfr. Karner, Hoernes, 
SzoMRATHY, Ùber cine Bronzesitula bei Kuffarn in N leder òsterreich. 
Estratto dalle Mittheilungen citate 

APPENDICE VI. 

La distribuzione dei periodi di civiltà 
nelle necropoli atestine. 

(Veci. tav. 20-25). 

Il Ghirardini nel lavoro citato a pag. 66, nota 1 {Notizie Scavi, 
1888) prende occasione dall'illustrazione della collezione Bara- 



Ci viltà ed arte nel T Agro Chiusino, ecc. Ti 

tela di Este, da lui descritta, per riprendere in esame tutto il 
lavoro del Prosdocimi suU'argonieuto, e, aggiungendovi i falli 
nuovi, venire a conclusioni più chiare ed esaurienti. 

Riunendo il II e III periodo del Prosdocimi in un solo grande 
periodo, il secondo propriamente detto veneto o atestino, il Ghì- 
rardini distingue tutta la civiltà atestina in tre grandi periodi 
principali: 1. l'italico; 2. il veneto: 3. il gallico (opera citata, 
pag. 378-380). 

L'italico è contrassegnato dalla civiltà di Villauova e dalle 
necropoli bolognesi dei fondi Benacci e De Luca ; non v' è 
scrittura, non v'è metallotecnica sviluppala — la ceranaica stessa 
è di forme alquanto rudimentali. 

11 periodo veneto, il più importante, corrisponderebbe alla 
civiltà italica, quale si presenta alla Certosa di Bologna; vi ap- 
pare la scrittura su stele, placchette (.bastoni, oggetti, una scrit- 
tura dubbia, euganea, che si riconosce appartenente all'epi- 
grafìa greco-italica (ved. tav, 1-VI); si aggiunge un'altra novità, 
quella delle lamine figurate, che si rannodano con l'arte greca 
orientale. È particolarità del li periodo il tipo del vaso cine- 
rario; all'urna di Villanova è sostituita la silula riprodotta in 
terracotta e con graziosa curvatura del vaso. 

Nella ceramica si ha l'imitazione dei littili dal bronzo, con 
decorazioni fatte per mezzo dell" imbullettatura. o applicazione 
sui littili di borchie di bronzo (ved. tav. 251. ad imitazione 
dei bottoni a sbalzo dei vasi enei, e per mezzo della coloritura 
a zone rosse e nere alternate (ved Montelils, La civilisaiion 
primitive en Italie. Atlante, tav. 58). 

Questo periodo presenta anche progressi nella metallurgia, 
perchè la suppellettile ornamentale è accresciuta per mezzo 
delle fibule e delle armille. e inoltre si vedono cinturoni e si- 
tuie figurate. 



VII. — La civiltà e l'arte nell'Agro Chiusino 
e a Corneto-Tarquinia. 

Nuove analogie con que.sta condizione di civiltà 
delle primitive popolazioni italiche ci richiamano 
ancora oltre Appennino, nella regione fra l'Arno 
e il Tevere, dove stirpi italiche, e, secondo la tra- 
dizione, propriamente le genti umbre, eransi stan- 
ziate numerose e prosperanti. 

A Poggio Renzo, nellWgro di Chiusi, furono sco- 



72 Arte italica. 



perte (1875) molte tombe, dette dalla loro forma 
tombe a pozzo. Sono fossette o pozzi allineati, sca- 
vati ad una profondità media d'un metro, e rivestiti 
internamente di ciottoli a secco. Ciascun poz^o 
conteneva un ossuario di bucchero o di argilla 
nera, ora liscio, ora ornato di disegni geometrici, 
graffiti a punta di stilo, con una sola ansa, o me- 
glio mancanti d"una delle due anse per uno strano 
uso simbolico, osservato in queste e in altre tombe 
italiche,' di deporre i cinerari dopo aver spezzato 
una delle anse. Gli ossuari lisci e rozzi sembrano 
propri di tombe più antiche. Dentro l'ossuario 
erano oggetti di bronzo, cioè lastrine da ornamento 
(forse pettorali), fibule e catenelle, e lame ricurve 
(rasoi o novaculae), il cui manico, pur di bronzo, 
è unito alla lama per mezzo di bullette, e non è con 
quella saldato, come invece incontrasi nelle tombe 
meno antiche. Non vi è oro né argento, non ambra 
né avorio; non disegno di figure viventi sui vasi, 
salvo in un solo caso, in cui sul coperchio di un 
ossuario sono rozzamente abbozzati due uomini 
abbracciantisi. 

Corrispondono perfettamente a queste tombe a 
pozzo altre, che furono scoperte intorno allo stesso 
tempo a Sarteano (l), borgo presso Chiusi, con 
ossuari identici, e con stoviglie accessorie di forma 
e di lavoro primitivo, salvo alcune, che da fram- 
menti apparivano lavorate al tornio, colorate a 
strisele alterne, rosse e brunastre, come si vede 
nella necropoli atestina ed albana, sull'acropoli di 
Atene e nell'isola di Cipro. Insieme con l'ossuario 
erano rasoi col manico imbullettato, fìbule e ca- 
tenelle. 



(1) Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro 
dello Helbig, Boll. Ist. Corr. ArcheoL, 1875, pag. 233. 



Civiltà ed arie nell'Ar/ro Chiusino, ecc. 73 

Altre tombe isolate e sparse nel territorio chiu- 
sino consistono d'un semplice orcio eli terra cotta, 
toscanamente detto ^?>o, talvolta alto fino a due 
metri, deposto sotterra in buca (l). Fra lo ziro e 
le pareti della buca erano residui di rogo; dentro 
allo ziro le ceneri del defunto, e frammisti vi og- 
getti in maggior copia e di maggior fattura di 
quelli delle tombe a pozzo; fusaiole d'argilla o pesi 
da tessitore; rasoi col manico saldato alla lama, o 
con questa gittato di un sol pezzo; armi di bronzo, 
anelli d'oro, d'argento, di ferro, con pietre incise 
e scarabei; orecchini d'oro pallido (elektron). Vi si 
trovarono anche vasi cinerari di bucchero, o terra 
nera, in forma di canòpo, cioè terminati da testa 
umana, che fa da coperchio, o sormontati da qualche 
statuetta rozzamente modellata. Lo ziro era co- 
perto da lastra di pietra, sopra la quale stavano 
deposte stoviglie accessorie; la bocca della buca 
era chiusa da una seconda lastra. 

Nuove tombe a pozzo vennero in luce recente- 
mente negli scavi di Corneto-Tarquinia degli anni 
1881 e 1882, in numero di ben più che trecento, 
delle quali però appena una terza parte erano in- 
tatte, le altre già state manomesse. Esse tengono 
del tipo di Poggio-Renzo e di Villanova, e delle 
arcaiche umbro-felsinee. Constano di pozzi rotondi, 
scavati verticalmente nella roccia di calcare; il 
pozzo, a circa due terzi di sua profondità, si re- 
stringe, ed ivi il masso è lavorato in maniera da 
cingere il buco con un margine circolare, formando 
un angusto pozzetto inferiore. Tali pozzi, che di- 



ci) Veci. Boll. Ist. Corr. Ardi 183.5, pag. 21G; cfr. Gamurrini e 
CoxESTABiLE. Sopra due dischi di bronzo italici, ecc. {Memorie 
R. Accad. di Scienze di Torino, XXX.\IU, 187G. serie II)-: cfr. il re- 
cente ed ottimo lavoro dello Gsell, Fouilles de Vaici. Parigi, 1891. 



Arte italica. 



stano l'uno dair altro circa mezzo metro, variano 
in profondità da m. 1.25 a 2.50. Nel fondo del poz- 
zetto sta l'ossuario, la cui deposizione é di due 
modi: l.*' il vaso sta collocato nel fondo del poz- 
zetto; sull'ossuario é una lastra di nenfro (pietra 
forte di natura vulcanica di Toscana), che posa sul 
margine circolare del restringimento, o pozzetto 
inferiore; 2.'' l'ossuario sta raccolto dentro una 
cassetta di nenfro, di forma ora cilindrica ora 
quadrilunga, chiusa da coperchio concavo a foggia 
di calotta; intorno alla cassetta stanno ceneri e 
materiali del rogo. Questo modo sembra proprio 
delle tombe più ricche (ved. Atl. cil., tavole XII 
e XIII). 

Gli ossuari nell' uno e nell' altro modo di depo- 
sizione hanno una forma tipica costante, identica 
a quella degli ossuari di Villanova, delle tombe 
arcaiche felsinee, e di Poggio-Renzo, cioè di due 
tronchi di cono congiunti per la base, che danno 
forma panciuta al corpo del vaso, restringendosi 
verso la bocca e al piede. Hanno una sola ansa 
orizzontale, adattata alla parte più rigonfia. Sono 
di argilla grossolana rossastra, lavorati a mano, 
generalmente di due o tre zone di disegni geome- 
trici, graffiti nella fresca argilla, o con impressioni 
di cerchietti. Le ciotole che fanno da coperchio 
sono pure ad un sol manico, ornate anch'esse di 
graffiti. Intorno all'ossuario s'accolgono varie sto- 
viglie accessorie; e dentro l'ossuario sono oggetti 
d'ornamento, qualche fusaiola, fìbule e catenelle. 
Queste tombe nella parte superiore sono coperte 
e chiuse con terra ammassata; esse sono tutte di 
cadaveri combusti; ma commescolati con le tombe 
a pozzo si trovarono anche alcuni cadaveri amati, 
in fossa, ò deposti dentro cassetta di nenfro. 

La suppellettile funebre di queste tombe, com- 



Civiltà ed. arte neirAr/ro Cliiasino, eec. 75 

posta, al solito, di fittili e di bronzi, in generale 
è scarsa; ma più abbondante e più ricca s'in- 
contra quella deirossiiario in cassetta di nenfro. 
Nel valore tecnico della suppellettile devesi distin- 
guere la fattura grossolana e rozza dei fittili dal 
lavoro bello e finito dei bronzi, dal che potrebbesi 
argomentare che i fittili siano prodotti di un'indu- 
stria locale, i bronzi invece siano importati da 
fabbriche d'un popolo più civile. I prodotti fittili 
sono gli ossuari con le ciotole e le stoviglie acces- 
sorie, alcune a barchetta, altre composte di due o 
tre vasetti insieme riuniti da un sol manico, che 
talvolta ha rozza figura umana. Non mancano le 
fusaiole; v'hanno di terra cotta dei candelabri a 
foggia di tronco d' albero, con più rami, ma di 
rozza fattura; e, piccol saggio di plastica, un ani- 
maletto quadrupede d'argilla. 

Notevoli sono parecchi esemplari d'ossuario a 
forma di capanna, simili alle urne-capanne della 
necropoli laziale (ved. Atl. cit., tav. XIV), con le 
travature del tetto in rilievo, le cui estremità si 
inci'ociano, terminate a modo di becchetti, con linee 
ornamentali graffite, o tracciate a color bianco ; 
un esemplare di tali urne ha traccia di decora- 
zione a borchiette, sul tipo del secondo periodo 
atestino. 

Di bronzo si hanno ossuari della medesima forma 
di quelli d'argilla, ed anche altri vasi. Sono di la- 
mina battuta a martello, ripiegata per sovrapposi- 
zione, non con saldatura ma con bullette, cioè con 
l'antica tecnica detta qo'jztj.'^-ti, e con ornamenta- 
zione risultante di punti e di linee lavorati a sbalzo 
{au repoussé). Di tal lavoro sono un gran vassoio, 
sostenuto da specie di tripode, una tazza di bronzo 
con manico, un vaso a foggia d'incensiere con 
catenelle, un cinturone, o panciera a bottoni rile- 



'6 Arte italica. 



vali con linee serpeggianti e circoletti: forse un 
ornamento militare. Abbondano fibule con dischi 
d'osso, braccialetti, tubetti da infilare a formar 
monili; s'incontrano rasoi lunati. Singolare é un 
animaletto di bronzo sostenuto da quattro ruote, 
analogo ad altro di terra cotta rinvenuto nella 
suppellettile atestina. 

Fra gli arredi guerreschi notevoli sono parecchi 
elmi, alcuni a forma del berretto sacerdotale ro- 
mano (apex), e due sormontati da crista, o cimiero 
ornato di bottoncini rilevati; spade di bronzo con 
elza lavorata, o con lama di ferro e guaina di 
bronzo ornata coi soliti disegni geometrici; morsi 
di cavallo, cuspidi e puntali di lancia. 

Non manca, ma é rarissimo Toro; dischetti di 
bronzo coperti di lamina d'oro si trovarono in una 
tomba con l'ossuario in cassetta di nenfro, ricca 
assai di ornamenti muliebri, ed ancóra in altra 
tomba, ma di cadavere umato, dove giaceva uno 
scheletrino, e che designasi col nome di tomba 
della bambina; in questa si trovarono pure di- 
schetti d'ambra. 

Importazioni di prodotti da lontani paesi, per via 
del commercio, oltre che dell'ambra, sono provate 
da alcuni idoletti egizi di smalto verde, con un 
foro da appenderli al collo a modo di amuleto, da 
scarabei di smalto con geroglifici, e da conchiglie 
del genere cypraea isabella, propria dei mari 
orientali (1). 



(1) Veci, su Corneto-Tarquinia: Giiihaudini, Xo/is/e degli Scavi, 
1881, pag. 342; 1882, pag. 136: Helbig, Boll Istit. Corrispond. Ar- 
cheolog., 1882. 



Conclusi one sulla Cicilia e sulVarte, ecc. 77 

Vili. — Conclusione sulla civiltà e sull'arte 
umbro-felsinea, e prisca latina. 

Nelle stazioni sopra descritte si deve cercare il 
legame fra le civiltà preistorica e storica, essendovi 
analogie talora rilevanti fra le prime e le seconde 
forme di tombe e di ornamenti. I nuclei italici più 
antichi sarebbero rappresentati da Umbri. Osci, 
Latini, Sabelli. Sanniti, Marsi e altri popoli fini- 
timi. — Se alcuni pretendono di far risalire ai Pe- 
lasgi la proprietà delle tombe di Villanova, per un 
trattato elementare, che non può contenere una di- 
scussione particolareggiata suU'argom^ento, è pre- 
feribile, finché la questione è adhuc sub iudice, di 
chiamare questa civiltà ed arte complessiva, prece- 
dente a quella propriamente etrusca, civiltà ed arte 
prisca italica, non escludendo che gli Umbri, ul- 
timi a raccogliere il patrimonio dei predecessori 
italici, si trovarono a contatto con gli Etruschi, 
che alla fine li soggiogarono. 

Ora le analogie delle scoperte archeologiche al 
di qua e al di là dell'Appennino sembrano accen- 
nare a popoli di un medesimo grado di civiltà, i 
quali, nelle manifestazioni dei loro usi e nei pro- 
dotti delle loro industrie, fatta ragione delle varia- 
zioni locali, dimostrano una fondamentale affinità 
d'origine, cioè risalgono a un popolo italico pri- 
mitivo, umbro nella regione felsinea e toscana, 
prisco latino nei dintorni di Roma e di Alba. Le 
affinità dei loro usi, della loro condizione di vita 
hanno la medesima ragione delle affinità delle loro 
lingue, umbra e latina, cioè la comune loro ori- 
gine. 

Appunto per questa comunanza d'origine certe 
affinità si estendono più largamente, cioè agli strati 



78 Arte italica. 



più antichi della necropoli atestina, e anche a lo- 
calità transalpine, dove furono popolazioni di stirpe 
indo-eupopea, con quel comun fondo di civiltà che 
le ricerche etnologiche e linguistiche mostrano 
proprio di quella stirpe. 

IX. — Civiltà ed arte etrusca alla Certosa 
e a Marzabotto. 

(Veci. tav. 26-29). 

La dominazione umbra, estesasi al di qua e al di là 
dell'Appennino, viene combattuta e cacciata dentro 
più brevi confini dagli Etruschi, che nella valle 
dell'Arno e in quella del Po posero le loro sedi: e la 
dominazione etrusca a sua volta poi viene nella 
valle Padana distrutta dall'invasione dei Celti, che, 
stendendosi più giù fra l'Appennino e l'Adriatico, 
restringono dentro termini ancor più brevi l'occupa- 
zione degli Umbri, già tanto oppressi dagli Etruschi. 

Del passaggio d'una in altra e della successione 
di queste dominazioni, chiare ed abbondanti traccie 
si conservarono nel territorio felsineo, e partico- 
larmente alla Certosa di Bologna e nel vicino borgo 
di Marzabotto. 

1. Antichità della Certosa. — Nella Certosa, son- 
tuoso cimitero monumentale di Bologna moderna, 
a datare dall'anno 1869, incominciò una serie di 
scavi e di scoperte importantissime, che, sotto il 
terreno delle tombe moderne, svelarono l'esistenza 
d'una vasta necropoli antica. 

Gli scavi alla Certosa e in terreni contermini, 
.sapientemente condotti sotto la direzione del eh. 
ing. A. Zannoni. e i numerosi oggetti raccolti e da 
lui stesso illustrati, hanno sparso nuova luce non 
solo sulla storia antichissima di questa regione, 



Civiltà ed arte etnisca alla Certosa, ecc. 79 

sul passaggio della dominazione umbra all'etru- 
sca, quando la città di Felsina era a capo della 
federazione padana , ma ancóra nel successivo 
passaggio della dominazione etrusca alla celtica, 
e di questa alla romana. 

Le tombe della necropoli etrusca della Certosa 
sommano a ben quattrocento, e si distinguono in 
quattro gruppi principali, che sembrano disposti 
intorno ad una via suburbana, che dipartivasi da 
una porta della città. Le tombe contengono o ca- 
daveri umati, resti di cadaveri combusti; sono di 
semplice fossa rettangolare, o di fosse rivestite di 
ciottoli a secco, od anche di pozzi circolari pur 
rivestiti di ciottoli, o infine di fosse, che dovevan 
contenere una cassa di legno, come sembra pro- 
vato da chiodi di ferro rinvenutivi. Ammonticchiati 
sopra le fosse erano ciottoli a strati orizzontali ; 
molte poi avevano per segno esterno o grandi ciot- 
toli di forma ovoidale, ovvero stele di pietra cal- 
care a forma ovoidale, od anche a ferro di cavallo, 
alcune liscie, ed altre ornate di figure a rilievo, con 
rappresentazioni funebri. Probabilmente queste stele 
portavano dipinto anche il nome del defunto. Pre- 
domina il rito deir umazione, essendo le tombe di 
scheletri incombusti in numero assai maggiore di 
quelle con residui combusti. Gli scheletri giace- 
vano supini, coi piedi a levante, avendo a sinistra 
la suppellettile funebre; i residui della cremazione, 
raccolti in ossuari fìttili, in ciste o in situle di 
bronzo, giacevano deposti dentro la fossa, o pozzo 
con altre stoviglie ed oggetti (ved. tav. 26, 2). 

L'abbondantissima suppellettile funeraria della 
Certosa si rivela innanzitutto come prodotto d'una 
industria e d' un'arte locale o nazionale, poi vi si 
aggiungono prodotti importati da un'arte forestiera, 
e infine appaiono i prodotti d'una fusione delle due 



Scavi della Certosa dì Bologna. 

(Periodo etrusco). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit., Atl. B, 101). 




N. 1, parte della Certosa durante gli scavi. — 2. 4, 10, 11, tombe. - 
3, chiodo votivo di ferro. — ó-9, stele in pietra di varia forma 
grandezza. 



Civiltà ed arie eirusca alla Certosa, ecc. 81 



attività, nazionale ed estera. In questi prodotti è 
rappresentata l'attività dell' etrusca Felsina per lo 
spazio di un secolo e mezzo. 

La plastica è ancor bambina, ma perciò non meno 
importante. Vi sono stele sormontanti molte tombe, 
o in forma di grossa sfera posante su base paral- 
lelepipeda, i cui angoli sono ornati di teste d'a- 
riete (ved. tav. 26 e 28), o di grosse lastre di forma 
lenticulare o circolare, istoriate a bassorilievo con 
figure a zone sovrapposte, talora su una, talaltra 
su due faccie della lastra, offrendo rappresenta- 
zioni utili non solo per lo stile dell'arte, ma ancóra 
per il contenuto della rappresentazione stessa, che 
ci fa conoscere credenze e idee degli Etruschi sulle 
condizioni dei defunti nella vita futura. Mostrano 
queste stele uno stile arcaico, con figure di propor- 
zioni tozze e con rigidi atteggiamenti. Fu raccolta 
in una di queste tombe la situla di bronzo isto- 
riata, che, secondo il eh. prof. Brizio, si deve collo- 
care tra gli oggetti metallotecnici degli Umbri (1). 

Fra i molti bronzi primeggiano una cista cilin- 
drica con ornati di fogliami ed ovoli graffiti, po- 
sante su tre peducci di figure animalesche; alcuni 
candelabri d'alto fusto sormontati da figure o di 
donna, o d'arciero, o di discobolo; vari specchi a 
forma di disco, ma nessuno ornato di rappresenta- 
zioni figurate. Si aggiungano a completare la ricca 
suppellettile funebre molte fibule, orecchini, anelli 
d'oro ; unguentari d" alabastro, di vetro smaltato, 
orientali; molti pezzi informi di bronzo (aes rude), 
o impressi con segni (aes signatum) (2). 

Nei fittili v'ha una copiosa serie di vasi di varie 



(1) Cfr. pag. 40 e tav. 15, 

(2) Cfr. Fr. Gxfxchi. .Uo/jc/e romane. Milano. Hoepli, 190(). 
ediz., pag. 8."i-89. 

Riccr. 6 



82 Arte italica. 



forme, senza ornamenti, d'argilla grigia o bruna- 
stra, raramente scritti, prociotti di fabbriche locali. 
Una serie pur abbondante v'ha di vasi greci di- 
pinti a figure nere in campo rosso, a figure rosse 
in campo nero, con rappresentazioni mitiche, eroiche, 
familiari (1). 

2. Antichità di Marzabotto. — Altri monumenti 
etruschi d'un periodo di tempo e di civiltà in parte 
prossimo a quello della Certosa sono a Marzabotto, 
borgata poco lungi da Bologna, presso il corso del 
Reno, sulla via che per gli Appennini conduce a 
Pistoia. Ivi, a cominciare dall'anno 1865, si scopri- 
rono molte tombe, ricche di bella suppellettile, 
sebbene già anticamente frugate e manomesse (2). 
Le tombe sono di varie forme : 
1.** Pozzi sepolcrali, scavati perpendicolarmente, 
di varia profondità, rivestiti di ciottoli a secco, 
salvo il fondo, che è scavato nel terreno (ved. Atl. 
cit., tav. X"Vj; sono analoghi, quantunque maggiori, 
ai pozzi sepolcrali di Villanova, con gli scheletri 
ritti o rattrappiti, sopra i quali stavano ammuc- 
chiati ciottoli, e, insieme a tutto questo, vasi d'ar- 
gilla e di bronzo, grandi urne fittili , poste nel 
fondo, oggetti di bronzo, cocci di vasi e di tegole, 
quantità d'ossa di animali. 



(1) Per gli scavi della Certosa ved. specialmente l'opera del- 
ring. A. Zannoxi, Scaoi della Certosa, descritti ed illustrati. Bo- 
logna, 1876; C. CoNESTABiLE, Compie renda da Congrès, pag. 263; 
E. Brizio, Bollett. C. A., 1872, pag. 12 seg. ; Monumenti archeolo- 
gici della provincia di Bologna, 1881. 

(2) Intorno a Marzabotto ved. C. Gozzadini, D'nn'antica necro- 
poli a Marzabotto, Bologna. 1865; Xuoue scoperte a Marzabotto, 
Bologna, 1870; C. Conestabilu, Rapport sur la Xécropole... in 
Compie renda du Congrès..., pag. 242; cfr. G. Chierici, Antichità 
preromane della provincia di Reggio d'Emilia, in cui l'autore 
espone l'opinione, in parte dibattuta, che Marzabotto fosse un 
borgo abitato. 



Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna) 

(Periodo etrusco). 

(Ved. MONTELIUS, Op. cit , Atl. B, tav. 107). 



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1, parte della città antica, via principale e quattro vie secondarie 
con le fondamenta delle case adiacenti. — 2, 4-7, tegole e fram- 
menti di tegole di varia forma in terra cotta. — .3, capitello di co- 
lonnetta in terra cotta, con ornamenti. — 8, tubo in terra cotta — 
9-10. antefisse in terra cotta. — 11. forno da vasaio. — 12. spac- 
cato di un muro con tubi d'argilla. — 13, pezzi di pietra calcare. 
14-15, piano e spaccato del tempio dell'acropoli nella città, e ruderi 
del medesimo. — 16, T'nteal ornato di terra cotta, che circonda l'a- 
pertura di un ]iozzo. 



84 Arte italica. 



2." Tombe a cassa quadrilunga di quattro o di 
sei lastre di tufo calcare, sormontate e chiuse da 
lastre piane, o a doppio piovente, come una casa, 
o con due massi sovrapposti e di grandezza decre- 
scente, formanti base di due gradini ad un sasso 
sferico, ad un tronco di colonna, o ad una stele 
con membrature architettoniche e anche con ri- 
lievi, certamente appartenenti a persone ricche. 
Questi erano segni esteriori per indicazione della 
tomba; dentro erano scheletri, o doli fittili con ossa 
combuste. 

A nessuno sarà sfuggito lo sviluppo architettonico 
e l'arte progredita di Marzabotto. I monumenti sepol- 
crali hanno basi, cimase, listelli, veri elementi archi- 
tettonici; anteflssedi terra cotta figurate, ed embrici 
dipinte a meandri, scacchi, palmette (ved. tav. 27). 

Oltre le dette antefisse con volti umani, si ha 
una base di stele con testa di montone a ciascuno 
dei quattro angoli, ed un'intera stele con ornato di 
palmette e con bassorilievo di figura di donna ve- 
duta di profilo, vestita di lunga tunica, in atto di 
far libazione; forse il ritratto della defunta con tutti 
i caratteri dell'arte arcaica (ved. tav. 28). 

Fra i prodotti dell'arte ceramica s'incontrano an- 
córa le fusaiole, o quei cilindretti a doppia testa 
ricordati nelle terramare e in Villanova; ma ven- 
gono a mancare i vasi rozzi ad ornamentazione 
geometrica, per essere sostituiti da vasi di tipo 
greco, figurati e dipinti. Singolarmente impor- 
tante è un frammento di vaso con la scritta 

jcpuXiov ÈTTO'.'e;...., in caratteri arcaici; l'inscrizione fu 
dal Boeckh completata col nome di Ka/,puX'.o^<, figuli- 
naio e pittore, ricordato in vasi etruschi, e vivente 
nella prima metà del V secolo av. G. (1). 



(1) Intorno a Cacrilio ved. Helbig, Die Ilaliker in der Poebcne, 
pag. 125, con l'appendice del Lòschcke sii quel figulinaio. 



Scavi di Marzabotto (Provincia di Bologna). 
(Periodo etrusco). 

(Ved. M0NTELIU8. Op. cit.. Atl. B, n.'lOS). 




1-2. spaccati di pozzi circolari, rivestiti di ciottoli a secco, con hase 
conica nel tufo, senza rivestimento. — 3, sommità di una stele mar- 
morea, in forma di pigna di marmo. — 4, id. con base quadrata or- 
nata di hassirilie%i figurati (teste di arieti». — ó, stele piatta in 
pietra con figura umana in bassorilievo. — 6, fascia ornamentale 
della pigna n, 3. — 7-10, tomba in pietra di varia forma e gran- 
dezza, i nn. 7 e 9 in forma di casa. 



86 Arte italica. 



Fra i bronzi abbondano le fibule, molte dei tipi 
medesimi di Villanova, molte altre di forme più 
eleganti. In buon numero vi sono aghi crinali, 
anelli, ciondoli, stili da scrivere, chiavi. S'incon- 
trano pure specchi di bronzo a forma di disco ma- 
nubriato, i quali però, come quelli già ricordati 
della Certosa, non hanno sulla lamina speculare 
nessuna figura incisa, ma sono lisci, con qualche 
fregio ornamentale solo nel contorno estremo. No- 
tevoli alcune situle o secchielli, e alcune ciste a 
cordoni, del tipo già ricordato nelle tombe umbro- 
felsinee, cioè cofanetti o scatole cilindriche di la- 
mina di bronzo col corpo segnato da più strisele 
cordoni rilevati, oggetti che, dopo essere stati 
forse cofanetti di toletta, vennero usati per racco- 
gliere le ceneri dei defunti. 

Di tali ciste molti esemplari si trovarono nei 
dintorni di Felsina, in varie e opposte regioni 
d'Italia, presso il Lago Maggiore, a Belluno, ad 
Este, nel Modenese, nel Parmense, a Tolentino, a 
Guma. a Nocera ed anche oltre le Alpi in Austria, 
Francia e Belgio. Da archeologi italiani, quali il 
Gavedoni, Conestabile, Gozzadini, le ciste a cordoni 
furono considerate come propri prodotti di fab- 
briche etrusche circumpadane. Archeologi stra- 
nieri, quali Genthe, Lindenschmit, Wirchow le 
fanno opere etrusche in genere. Alcuni altri le ri- 
conoscono come prodotti di origine e d'importa- 
zione celtica. Gontro queste opinioni, lo Helbig sup 
pone le ciste, e con esse anche altri bronzi arcaici, 
opera invece della metallotecnica greca, delle co- 
lonie calcidesi stanziate in Gampania, opere che per 
il commercio si diffusero in Italia ed in Europa ; 
fondandosi per questo sul ritrovamento di una cista 
e di altri bronzi arcaici in una tomba greca di 
Guma. Da siftàtte ciste primitive poi, secondo il 



Civiltà ed arte etnisca alla Certosa, ecc. 87 

Gonze, sarebbesi sviluppato il tipo delle ben note 
ciste prenestine, di cui parleremo (1). 

Molte statuette di divinità, forse di Dei Lari, si 
rinvennero a Marzabotto fin dall'anno 1839, di stile 
arcaico, tanto negli occhi sporgenti, nel tipico sor- 
riso delle labbra, nei piedi interi e rigidi al suolo, 
quanto nelle pieghe degli abiti diritte e parallele 
fra loro. 

Ma non mancano oggetti artistici di stile non 
arcaico, come, p. es., una piccola testa di bue; un 
piccolo gruppo di guerriero con donna, vestita di 
lunga tunica e di peplo (forse Marte e Venere), 
bellissimo per la composizione, per Tatteggiamento, 
per la trattazione del nudo e per una certa dolce 
espressione dei volti. Imitazione dal vero appare 
in una figuretta ignuda d'un Etiope, che reca sulla 
spalla sinistra un'anfora (ved. tav. 29, 6-0); bella 
modellazione in una piccola gamba, forse un dono 
votivo, ben proporzionata e riuscita nelle sue parti. 

Non parliamo poi di ornamenti di metallo pre- 
zioso, fibule d'oro e d'argento, oggetti d'oro lami- 
nato e lavorato a filigrana, fra cui una collana di 
sedici grani d'oro, e un paio di pendagli d'oro a 
fogliette e fiorellini, di finissima lavorazione; nonché 
molti anelli lisci o con pietre incastonate. Si ag- 
giungano i soliti pezzi d'ambra lavorati a figurette, 
paste di vetro colorate, conterie, ecc.; segno del 
commercio attivo anche con l'estero. 



(1) Yed. parte etnisca. Intorno alle ciste ved. Cavedoni, L^'/z/ia 
cista di Castelvetro in Ann. hi. Corr. Ardi., 1842, p. 67 (cfr. 1847, 
pag. 71); Zanxoni, in Memorie R. Accademia delle Scienze di To- 
rino, 1876, voi. XXVIII, pag. Ili; Helbig. Bronzi di Cupua in 
Annali dell' Ist. di Corr. Ardi., 1880, pag. 223, 210, ecc.; cfr. An- 
nali Ist. Corr. Archeolog. 1881, pag. 2U. 



Scavi 'di Marzabotto (Provincia di Bologna). 
(Periodo etrusco). 

(Yed. MONTELTUS, Op. cit.. Atl. B, 110). 




1, statuetta virile in piombo. — 2, id. in bronzo. — 3, placchetta in 
bronzo a rilievo (Ercole che combatte Cycnos). — 4-5, statuette fem- 
minili in bronzo. — 6-7, gruppo di due statuette (verosimilmente 
Marte e Venere). — 8. particolare della testa galeata dei nn. H e 7. 
— 9, statuetta in bronzo rappresentante un etiope nudo, portatore 
d'anfora. 



Osservazioni r/enerali intorno allo stile italico. 80 



X. — Osservazioni generali 
intorno allo stile italico. 

Se i monumenti della Certosa, insieme con quelli 
di Marzabotto, sono indubbiamente etruschi, essi 
rivelano però una civiltà meno ricca e meno svi- 
luppata di quella dell'Etruria propria, o, a dire più 
esattamente, una civiltà che non potè conseguire 
lo sviluppo suo pieno come neir Etruria al di la 
dell'Appennino, per esser stata arrestata o tronca a 
mezzo dall'invasione e dal dominio gallico; questo 
fatto, e insieme con esso certi altri elementi, quali 
i vasi dipinti e i caratteri del loro stile, sono ar- 
gomento a determinare che i monumenti etrusco- 
felsinei possono avanzarsi fino al V e al principio 
del IV secolo av. C Questi monumenti, e special- 
mente le stele e i bronzi, sono le testimonianze 
deirantichissima arte etrusca, o meglio dicasi arte 
italica, in quanto che gli Etruschi meglio che svi- 
luppare un'indole propria, forse presero ad eser- 
citare un'industria ed un'arte già in svolgimento 
presso i popoli italici, in mezzo ai quali poi si sta- 
bilirono; arte ch'essi più tardi portarono a ma- 
tura perfezione, ma non per isvolgimento di pro- 
prie ed intime forze, bensi per effetto di straniere 
influenze, e più propriamente di influenze greche. 

1 più antichi gradi di sviluppo di quest'industria 
italica, da cui l'arte poi nasce, si possono seguire 
con lo studio degli oggetti delle terremare per 
l'età del bronzo ; con quello dei primi strati delle 
necropoli umbro-felsinee, laziali ed euganee, nelle 
tombe di Poggio Renzo, Sarteano e Villanova, 
e con lo studio delle arcaiche Cornetane per la 
più antica età, del ferro; infine con quello della 
Certosa e di Marzabotto per l'età che deve dirsi 



90 Arte italica. 



propriamente storica; onde è in questi punti che 
il nesso fra l'età preistorica e la storica clas- 
sica può essere cercato e studiato. Né a questo 
punto s'arrestano i documenti dell'antichissima 
storia della regione felsinea, giacché ai monumenti 
della civiltà etrusca seguono le tombe dei Galli Boi, 
che in quella regione posero loro stanza, ed intine, 
come conclusione dei rivolgimenti etnici e storici 
di questa parte d'Italia nell'evo antico, sopra si 
stendono le reliquie della dominazione romana. 

In quegli antichi monumenti, che finora siamo 
venuti descrivendo, si possono studiare i rudimenti 
dell'arte, cioè i principi del disegno e i primi inizi 
dello stile. Parlando delle terremare, s'è detto che 
i vasi portano i primi indizi di disegno con linee 
graffite o impresse; poi più volte si è ricordata la 
ornamentazione geometrica degli oggetti delle ar- 
caiche necropoli, in cui quei primitivi segni gra- 
fici si compongono in un sistema decorativo rego- 
lare, con combinazioni di linee, di punti, di circoli, 
di meandri, di croci gammate, di spirali, ossia di 
elementi geometrici, a cui si frammescolano figure 
di uccelli acquatici e di serpentelli. Questi elementi 
ornamentali non sono propri soltanto dei fittili e 
dei bronzi italici; essi corrispondono all'ornamen- 
tazione di vasi antichissimi greci trovati a Melos, 
Thera, Gamiros, Atene, Micene, i quali si ascrivono 
ad un primitivo periodo greco, anteriore a quello 
dell' industria che già sente l'influenza dell' arte 
orientale (ved. vol.I, pag. 13); e si riscontrano anche 
in oggetti del centro d'Europa, trovati nella Stiria, 
nella Garinzia, nella Boemia, e più a settentrione 
fino nella Scandinavia. Ora questa conformità, ed 
anzi comunione di sistema di elementi geometrici 
decorativi é lo sviluppo d' un principio originario 
comune a vari popoli di una medesima stirpe; è il 



Ossercazioni r/enerali intorno allo stile italico. 01 

primo germe del disegno già posseduto dalle stirpi 
indo-europee od arie. 

I popoli presso i quali quelle analogie e conformità 
s'incontrano sono geograficamente disgiunti, ma 
etnograficamente affini ed uniti; come essi hanno 
in comune gli elementi costitutivi della lingua, delle 
istituzioni sociali, cosi hanno pure in comune gli 
elementi e gli intuiti dell' arte, o almeno il senti- 
mento artistico. Gli studi intorno alla civiltà ariana 
a cui appartiene il gruppo italo-greco, nel tempo 
che, per immigrazione, dairOriente diramaronsi 
nell'Europa, portano a stabilire che già fossero co- 
nosciute le arti tessili, l'industria ceramica e la fu- 
soria dei metalli. Sarebbe appunto nelle arti tessili 
da cercare la prima manifestazione del disegno, la 
prima applicazione d'un concetto ornamentale, che 
poi si trasportò alla ceramica ed alla metallotec- 
nica, producendo quello stile, che dal Gonze é detto 
tessile-empestico (l). Si concluderebbe adunque che 
di quelle analogie delle prime forme ornamentali, 
ossia degli elementi dell'arte, cosi largamente dif- 
fuse in Europa, la spiegazione sia nella comune 
origine dei popoli arii, e nel propagamento di una 
loro primitiva coltura industriale ed artistica iden- 
tica nel concetto e nella forma. I monumenti in 
cui si addimostra l'arte in questo periodo potreb- 
bero chiamarsi arii, o con più comune denomina- 
zione pelasgici, se si vuole determinare più propria- 
mente i monumenti simili di Grecia e d'Italia, da 
attribuire a quel popolo pelasgico, che la tradizione 
mostra diffuso nell'una e nell'altra penisola, e che 
probabilmente è un nome complessivo dato alle 
immisrrazioni italo-iireche. 



(1) Veci. Semper. Der SUL citato nella Dibliografia che precede 
questo Manuale, pag. 9. 



92 Arte italica. 



Vi Sarebbe adunque un periodo primitivo, rudi- 
mentale dell'arte italica, che si stende nell'età del 
bronzo e che é, se vuoisi cercare una determi- 
nazione cronologica, anteriore forse all' XI secolo 
av. C ; al quale periodo succede poi quello di 
un'arte di maggiore sviluppo, quando il disegno 
di semplice decorazione geometrica dà luogo alle 
forme vegetali, animali ed umane, con mesco- 
lanza di elementi e d'influenze orientali; in questo 
periodo appunto sorgono gli albori dell'arte etrusca. 

Si avrebbero cosi nell' arte italica, come nella 
greca, due distinti periodi: 

I. — Il periodo dell'arte italica primitiva, deri- 
vata dallo sviluppo di concetti comuni a popoli di 
stirpe aria, che può dirsi periodo di arte pelasgica, 
cioè, secondo il Conestabile, di arte preetrusca. Lo 
stile tessile-empestico di questo periodo si eslese 
in Italia e in altre parti dell'Europa, ma, mentre 
in Italia scompare nel successivo sviluppo del- 
l'arte, nelle regioni europee settentrionali, chiuse 
in sé e lungi da contatti coi popoli civili, si con- 
tinuò fino ai tempi del cristianesimo. 

IL— Il periodo dello stile orientalizzante, che alla 
semplice decorazione geometrica sostituisce un'or- 
namentazione di tipo asiatico, con elementi vege- 
tali, figure animali di lioni, pantere, sfingi. È questo 
lo stile che si manifesta per influenza dei commerci 
orientali, per importazione di prodotti assiri, egizi, 
specialmente mediante il commercio dei Fenici ; 
questo stile orientalizzante nell' epica greca serve 
di base alla descrizione di oggetti d'arte figurata ; 
ed é il periodo iniziale dell'arte etrusca. 

In questa distinzione di due periodi sembra non 
cader dubbio; ma invece s'incontra dissenso d'opi- 
nioni nella spiegazione del primo periodo. 

Che i popoli di stirpe aria al tempo di loro im- 



Osseroazioni generali intorno allo stile italico. 03 

migrazione verso occidente possedessero in comune 
le arti tessili e la fusoria, e con esse i primi ele- 
menti di disegno, non tutti riconoscono (1). Quel 
primo periodo, determinato dallo stile tessile-em- 
pestico, è bensi proprio degli Italo-greci, ma an- 
ch'esso presenta accenni d'importazione orientale (2) 
nei prodotti delle industrie asiatiche; in Italia ve- 
desi predominare in oggetti raccolti con altri og- 
getti propriamente orientali, conchiglie come la 
cypraea isabella del Mar Indico, e scarabei incisi. 
Si vorrebbe adunque concludere da qualche dotto 
che i due primi periodi siano tutti d'origine orien- 
tale; mentre altri, abbandonando il concetto di uno 
stile delle stirpi indo-europee, ravviserebbero nel 
tessile empestico la maniera d'ogni gente nel primo 
stadio d'uno sviluppo artistico, specialmente in 
Europa, nella gran massa della popolazione indo- 
europea (3). 

A questo primo periodo succede il secondo, che 
concordemente è riconosciuto d'influenza orientale. 

In ogni modo, qualunque sia la pertinenza etno- 
grafica del primo periodo artistico dei popoli ita- 
lici, siccome l'arte si svolge spesso intorno ai se- 
polcri ed ai riti relativi di umazione e di cremazione, 
studieremo brevemente qualche particolare intorno 
a questo argomento del rito funebre. 



(1) G. e. CoNESTABiLE, Sopra due dischi di bronzo antico ita- 
lici del Museo di Perugia in Memorie dell' Accad. delle Scienze di 
Torino. Tom. XXVIII (1876», serie II, pag. 26 e segg.; cfr. Gonze, 
Zar Gesclìichte der Anfànge der Griech. Kunst, Vienna, 1870. 

(2) Helbig. Sulla provenienza della decorazione geometrica in 
An. Ist. Corr. Ardì., 1875, pag. 221 e segg. 

(3) Veci. Gonze, sostenitore più tardi di un primo studio di 
disegno e ornamento geometrico presso tutti i popoli in Anu. 
/.s^ Corr ArcheoL. 1877, pag. 354 e segg. (sopra oggetti di bronzo 
trovati nel Tirolo Meridionale). 



94 Ai'te italica. 



Nell'età della pietra fa usata dai cavernicoli la 
sola umazione dei cadaveri; ma, al passaggio nel- 
l'età del bronzo, subentrò e si fece generale Fuso 
della cremazione durante anche l'età del ferro, che 
già si rivela presso gli abitanti delle palafitte e 
delle terremare del Veronese, del Mantovano, del 
Modenese e del Bolognese. 

Le tombe quivi consistono di rozzi vasi di ter- 
racotta, disposti a fianco gli uni degli altri, con 
entro ceneri ed ossa combuste. Contemporanea- 
mente, però, durano in altre tombe traccie di uma- 
zione. Si deve dunque supporre che le popolazioni 
immigrate dall'Oriente in Europa, e quindi con 
esse quelle genti italiche che prime vennero dal 
Nord ad occupare la penisola, avessero il rito della 
cremazione in comune con quelle genti affini, di 
stirpe aria, che stettero nell'Asia ed occuparono la 
penisola dell'lndostan, cioè gli Arii-indiani, ai quali 
l'incenerimento fu sempre il modo preferito di se- 
poltura; modo naturale per pastori erranti e guer- 
rieri conquistatori, ai quali era cosi permesso di 
portar seco le reliquie dei padri. E di questo da- 
rebbe conferma la linguistica (1). 

Il rito della cremazione è. del resto, quasi esclu- 
sivo nelle tombe laziali, nelle arcaiche felsinee (dei 
predi Benacci), nelle euganee, in quelle di Villa- 
nova, nelle tombe a pozzo di Poggio-Renzo, di Snr- 
teano, di Gorneto-Tarquinia, nei quali luoghi tutti, 
se pur s'incontrano cadaveri umati, essi sono in 



(l) La voce greca che genericamente indica " seppellire „ cioè 
^aTTTi'.-/, nel valore primo della sua radicale Ta©, dice " ardere, 
abbruccìare „, ed ha per riscontro la rad. tep, di tep-eo e iep idiis 
nel latino, e per riprova Tj'opa, " la cenere „ e l'uso della voce 
5a-:vT£'.v in senso d'incenerire i morti, presso Omero (Iliade, 
XXI, 323: Odissea, XIl, 12. XXIV, 417. 



Osservazioni generali intorno allo siile italico. 05 

minima e veramente insignificante proporzione in 
rispetto a quelli combusti (1). 

Nella più avanzata età del ferro, invece, che é 
l'età etrusca, i due riti si trovano coesistenti e usati 
promiscuamente, ma forse con qualche preva- 
lenza dell'umazione, almeno per le tombe etrusche- 
felsinee, dove due terzi dei sepolcri contengono 
scheletri, ed un terzo residui combusti. Questa com- 
mescolanza di riti vedesi anche nelle tombe del- 
TEtruria propria nei periodi seguenti. 

Mentre, però, le scoperte mostrano il rito della 
cremazione come proprio dei più antichi stanzia- 
menti italici, la tradizione mostrerebbe invece che, 
almeno nel Lazio e in Roma, l'uso primitivo fosse 
dell' umazione, a cui solo posteriormente segui, fa- 
cendosi generale, quello della cremazione (2). 

Virgilio accenna adunque all'esistenza d'un pe- 
riodo di sistema misto, il quale appare anche dalla 
tradizione dei primi tempi di Roma. Secondo Plu- 
tarco, il re Numa fu sotterrato presso il Gianicolo, 
avendo egli stesso proibito d'essere arso; e questo 
implica che già allora, nel primo cinquantennio di 
Roma, la cremazione fosse in uso, secondo è con- 
fermato anche dalla notizia di Plinio (/z. n., XIV, 14), 
che lo stesso re Numa avesse proibito lo spargere 
il vino sui roghi, e dalla citazione della legge delle 
XII tavole (tab. X, hominem mortuum in urbe ne 
sepelito neoe iirito)^ che ammette la contempora- 
neità dei due riti. 



(1) Per es., nelle sepolture umbro-felsinee e di Villanova la 
proporzione sarebbe di 4 umati per 100 combusti. 

(2) Questo risulta da esplicita diclìiarazione di Cicerone nel 
(le legibns (II, 22). ripetuta da Plinio (li. n. VII, 54). Nel libro XI 
dcW Eneide, Virgilio descrive i funerali dei caduti nella batta- 
glia fra Rutuli e Troiani: nel campo troiano tutti i morti sono 
arsi, nel campo italico molti arsi e molti sotterrati. 



96 Arte italica. 



Siccome però le memorie della tradizione non 
risalgono al più lontano periodo, ma arrivano al- 
l'età etrusca, che è il principio dell'età storica, 
quando è in uso la promiscuità presentata da Vir- 
gilio, e implicita nelle tradizioni riferite da Cice- 
rone, da Plinio e da Plutarco, non si può inferirne 
contraddizione fra questa tradizione storica e le 
scoperte archeologiche, che, in questo modo, ci 
danno il rito antichissimo preesistente, la crema- 
zione, a cui si svolge collaterale, forse per distin- 
zione di usi d'altre genti, la umazione (l). 

Ma, se lo studio dei prodotti delle industrie e 
degli oggetti, la maggior parte del rito funebre, 
rinvenuti negli scavi, ci dà notizia delle stirpi e 
dei costumi dei popoli preistorici del periodo ar- 
caico, però nulla ancóra ci dà l'indirizzo e l'intuito 
dell'arte di quel periodo, o per lo meno del senso 
estetico nell'arte dei nostri antenati. E per ciò è 
più profittevole lo studio delle costruzioni archi- 
tettoniche. Se non che questo ci implica in un'altra 
grossa questione ancóra discussa, quella dei mo- 
numenti pelasgici, poiché con questo nome si de- 
signano le costruzioni più antiche degli Italici, 
quelle anteriori ad ogni influenza orientale. 

Monumenti designati col nome di pelasgici, o attri- 
buiti ai Pelasgi, si hanno ancóra in più luoghi d'Italia. 

Chi sono questi Pelasgi ? In un luogo di Dionigi 
D'Alicarnasso (I, 13) abbiamo conservata la tradi- 
zione di un antico storico greco, Ferecide, secondo 
il quale i Pelasgi sarebbero genti venute di Grecia 



(1) Veci. J. Gai.MM, Uber das Verbrennen der Leichen, in Atti 1 

Accad., Berlino, 1849, pag. 191 ; Biondelli, La cremazione dei \ 

cadaveri in Rivista italiana di Scienze e Lettere. Milano, 1874; j 

J. Marqu.vrdt, Handbuch der ròmischen Alterthiìmer (B. Vili, i 

Th. I), pag. 330 e segg. ; 



Osse rra:^ ioni generali intorno allo siile iialieo. 07 

in Italia, in quella parte estrema della penisola 
dov'era l'Enotria; e poi, in altro passo (1,28), tro- 
viamo la tradizione d' altro storico, Ellanico, se- 
condo il quale i Pelasgi dalla Tessaglia passarono in 
Epiro, e di qui, attraversando l'Adriatico, approda- 
rono a Spina, presso le foci del Po, da dove poi si 
distesero verso il centro e verso il mezzodì d'Italia, 
fin oltre il Tevere, nel territorio di Rieti ; guerreg- 
giarono coi Siculi e cogli Umbi'i. e, fusi coi Tirreni, 
fondarono città, e si dissero Pelasgi Tirreni. Tale 
è pur la tradizione di Plinio {li. n.. Ili, 8, cfr. anche 
Dionisio, I, 17). I Pelasgi, poi, per cause sopranna- 
turali, per ira divina (cioè per isconvolgimenti e 
fenomeni tellurici), perirono, e scomparvero senza 
lasciar traccia di sé, senza nemmeno lasciar col 
loro nome designata una regione alcuna. 

Questi popoli, ai quali vorrebbesi connettere le co- 
lonie di Evandro Arcade e di Ercole Argivo, stan- 
ziate dove poi fu Roma, apparirebbero, secondo la 
tradizione, ampiamente distesi in Italia intorno al 
XV secolo av. G. Ma questo popolo che, dopo esser 
stato tanto diffuso in Italia, scompare al tutto, esi- 
stette realmente, ha esso un vero valore storico? 
O piuttosto non è esso (come ormai si ammette per 
i Pelasgi di Grecia), altro che una complessiva 
designazione data ai più antichi, ai primi immi- 
grati nella penisola italica? Essi sarebbero «gli 
antichi, i vecchi », secondo una delle meno imj)ro- 
babili etimologie dello stesso nome greco neXaa-yot' 
(cioè 0-; TTÓcpo; ^c^awTcc, prtsel, da un tema che è in 
-aXats; ; etimologia che troverebbe riscontro in quella 
del nome Greci, TpaV/.o-, da ^spa-.o;, 7paro;, che pur di 
rebbe «gli antichi »). Questi Pelasgi sarebbero forse 
prodotti dalla supposizione d'un tal popolo primi- 
tivo da parte dei primi storici e logografi, per spie- 
garsi le molte affinità greco-italiche. 

Ricci. 7 



08 Arte italica. 



I monumenti cosi detti Pelasgici sono gigante- 
sche e rozze mura, appartenenti a città scomparse, 
o fortificazioni, o recinti sacri eretti sulle alture; 
costruzioni di grandi massi di pietre a poligoni ir- 
regolari, senza lavoro di scalpello, connessi senza 
opera di cemento, ma per sola sovrapposizione ; opere 
di gigantesca semplicità e di solidità portentosa, che 
trovano analogia in numerose costruzioni di Grecia 
e delle isole, di luoghi dell'Asia Minore, e perfin 
della Spagna, e che, appunto per conformità alle 
greche costruzioni, che presentano quei caratteri 
di struttura, si denominano anche ciclopiche (ved. 
Atlante di arte greca. Milano, Hoepli, tav. I). 

Sorgono esse in Italia nel paese degli Aborigeni 
e dei Gasci, cioè nella Sabina, nelle regioni degli 
Ernici e dei Volsci, avanzandosi a settentrione fino 
a Gortona, e a mezzodì fino al paese dei Marsi, alla 
Gampania ed al Sannio. Esse sono opera degli 
Italici primitivi; e assai probabilmente furono i 
luoghi di riunione, sia per il culto della divinità 
sia per la difesa, che in comune avevano gli abi- 
tanti di parecchi villaggi, o cantoni sparsi nel din- 
torno; erano le cittadelle (arces), centro di riunione 
di genti sparse in singole stazioni della regione 
circostante. Grandi vestigia di questi recinti si tro- 
vano ancóra presso Rieti, sul Promontorio Gircello, 
a Terracina, a Fondi, a Setia, ad Atina dei Volsci, 
ad Arpino, dov'è una cinta murale di acropoli con 
indizi di grossolane sagomature; ancor più grandi 
sono le mura di Alatri negli Ernici, dove sono 
traccio di rozzi bassirilievi; a Ferentino, che ha 
mura con due porte; a Signa, che pure ha porta 
con stipiti inclinati sormontati da architrave mo- 
nolitico (cfr. la porta di Micene); a Gora, a Norba, 
a Tuscolo, ad Alba Fucense, a Spoleto, a Gortona. 
Kon mancano vestigia di tali mura in Sicilia, dove 



Osserva:^/ ani r/eneraìi intorno allo stile italico. 00 

la l'avola dice che Dedalo, venutovi fuggendo da 
Greta, fu architetto di opere colossali (I). 

APPENDICE VII. 

Della decorazione geometrica, degli altri motivi e delle varie 
tecniche artistiche importate in Italia nel periodo proto- 
italico. 

Si possono ridurre a tre le varie opinioni sull'origine della 
decorazione geometrica e sulla sua diflusione in Italia nella 
civiltà italica : 

1.'"^ La decorazione geometrica è un trovato proprio delle 
stirpi ariane, che ne portarono i germi nella loro emigrazione 
in Europa, e li svilupparono poi nelle rispettive sedi. La tesi è 
sostenuta dal Sempeu nel suo lavoro Der SUL dal Gonze nel suo 
Zar Geschichte der Anfànr/e griech. Kunst, e dal Conesiabile 
nella dissertazione: Sopra due diselli di bronzo antico italici del 
Museo di Perugia, già altrove citata. 

Quest'opinione è insostenibile, essendo la decorazione geo- 
metrica estranea precisamente al periodo più arcaico delia 
civiltà italica indigena. 

2 '^ La decorazione geometrica, sorta e sviluppatasi in Grecia, 
fu poi di là trasportata in Italia La tesi è i-appresentata dal 



(1) Sui Pelasgi ved. A. Vannucci. Storia dell'Italia antica, voi. I; 
L. ScHi.\PARELLi. / Pelasgi nell'Italia antica, Torino, 1879: Micali, 
L'Italia avanti il dominio dei Romani. I. pag. 181: II. pag. 157: 
Storia antica dei popoli italici, L pag. 195; Petit R\del. ved. // 
Museo pelasgico d'Italia e d'altre regioni (Biblioteca Mazarino a 
Parigi); cfr. Bollettino e Annali dell' Ist. Corr. Arch. di Roma. 
1829, 1830, 1831; C. A. De Cau.v, Le necrojwli pelasgiche d'Italia e 
le origini italiche, Roma, 1894; V. Di Cicco, Le città pelasgiche 
nella Basilicata (in Arte e Storia, gennaio, 189G): L. Mauceri, 
Sopra un' acropoli pelasgica esistente nei dintorni di Termini 
Imerese. Palermo, 189G ; A C. De Cara. Gli He thei- Pelasgi in 
Italia. Opuscoletti vari tratti dalla Civiltà Cattolica, serie XVI, 
voi. XI-XII; E. L.VTTES, Di due nuove iscrizioni preromane tro- 
vate presso Pesaro in relazione cogli ultimi studi intorno alla 
quistione tirreno-pelasgica, con 3 tavole {Rendic. d. Acc. Lincei, 
Classe di Scienze morali. Ser. V. voi. II e III. Cfr. Pigorini in 
Boll, di palei noi. ital., 18S9. fase. 7-9. pag. 201-202 (Le città pela- 
sgiche italiane). 



100 Arie italica. 



Rayet {Histoire de la cerainiqiie grecqiie), dal ìmescucaìp. e dal 
FuuTWANGi.iìR {Mykenische Vasen). dal Boiilau (Ziir Oniaiuenlik 
der Villanova Periode), nonché recentemente dal Collignon 
nella sua bella Histoire de la scidptiire grecqiie. Il Martha nella 
sua Art etriisqiie,e lo stesso Bòhlau citato cercano poi di dimo- 
strare la diffusione in Italia di cfuesta decorazione greca, e ciò 
che noi riferiamo a tal genere di decora/Jone possiamo esten- 
derlo in genere a tutte le opere d'arte del periodo italico, rico- 
nosciute come indigene. Quest'opinione, però, per la decora- 
zione geometrica non è accettata dal eh. jìrofess. Ghirardini 
(Moiìumenti antichi, VII, col. G2-G3 e segg), perchè neil' Ktruria 
Marittima, ove si trovano i prinìi saggi della decorazione geo- 
metrica, manca qualsiasi prodotto di suppeliellile, cui si possa 
attribuire origine greca, cosa provata anche dallo Helbig, che 
dimostra impossibile l'ammettere rapporti dei Greci con l'Italia 
nell'età delie tombe a pozzo tarquiniesi, ove sono pure bronzi 
lavorati a sbalzo e fittili con ornali geometrici, mentre vi ap- 
paiono chiari gli indizi del commercio fenicio. 

3.^ Esclusa l'opinione di una provenienza greca della deco- 
razione geometrica, rimane l'altra che questa sia sorta tanto in 
Grecia, quanto in Italia per efficacia dell'arte e dell' industria 
orientale, come dimostrano lo Helbig negli Annali (187.")), e nel 
Das Hoinerische Epos, 2^ ediz., nonché il Dumont e il Ghaplain 
(Les ceramiqnes de la Grece propre), il Pigouini {Ball, di paletn. 
Hai , XIII (1887), lo Gset.l nei suoi Fouilles dans la nécropole de 
Vaici, e il Ghirardini che laccetta, fatte le debite restrizioni, per 
gli oggetti di lamina battuta e peraltri prodotti dell'arte e del- 
l'industria, poiché si trovano indubbiamente insieme con og- 
getti d'origine orientale importati dai Fenici. 

Rimane la questione intorno al passaggio seguito dall'arte 
orientale per venire in Italia. L'ipotesi dello Helbig (/.»«.s 7jo;jic- 
rische Epos, 2^ ediz, pag. 83), propugnata anche dallo Schu- 
macher (nel suo lavoro Eine praenestinische Cista ini Mnseam za 
Karlsrulieì, dì relazioni fra lltalia e la Penisola Balcanica per 
via di terra attorno al Golfo dell'Istria, per spiegare la presenza 
nella civiltà italica della prima età del ferro di certi tipi d'u- 
tensili corrispondenti ad esemplari scoperti in Grecia, non é 
pienamente condivisa dal Ghirardini (Monumenti ant., voi. Il, 
col. 225 e segg.). Poiché questi, trovando che, quanto più dal 
centro d'Italia si sale al settentrione e nelle regioni alpine e 
austriache, dove, per es., la situla istoriata e la cista sono dif- 
fuse, tanto più tardi si presentano le situle e le ciste del tempo 
in cui appaiono nei più arcaici cimiteri bolognesi, conclude di 
dover ammettere un viaggio dal Sud al Nord, non dal Nord al 
Sud, e che la situla e la cista, giunte nel gruppo bolognese di 
Villanova dall'Etruria Marittima, si siano diffuse poi nella vallata 



Osservazioni fjeneraU intorno allo siile italico. 101 

del Po e nel paese dei Veneti e degli Illirici in un periodo \ììù 
lardo delle necropoli l)olognesi. e quando si era già svolta nelle 
regioni settentrionali la prima civiltà italica. 

Questo è confermato dal Gliirardini col fatto che " abbondano 
nella zona austriaca gli esemplari delle situle figurate , appar- 
tenenti ad un tempo in cui si era svolta questa maniera di de- 
corazione, che nel fiorire della pura civiltà di Villanova è sem- 
pre ignota , (op. cit , col. 227-228). Il primo grande centro di 
produzione delle situle fu Bologna, il secondo Este, il terzo più 
specialmente Santa Lucia nell'Istria. 

11 Ghirardini però non vuole assolutamente escludere la pos- 
sibilità di un primitivo contatto per via di terra fra Greci e 
Italici nel periodo anteriore al definitivo stabilirsi d'entrambi 
i popoli nelle loro sedi rispettive, ma. per lo meno per la pro- 
pagazione della situla. egli non crede finora di poter ammettere 
questa opinione, che forse per altri oggetti in parte non è del 
tutto da escludere, o jier lo meno non è da tener collaterale e 
contemporanea alle altie, che sostengono le relazioni fra i po- 
poli per via di mare. 



APPENDICE Vili. 
Osservazioni intorno ai Pelasgi e ai loro monumenti. 

Recentemente si riaccese la disputa sulla provenienza e sulla 
diffusione dell'elemento pelasgico nell'Italia preistorica e pro- 
tostorica, e si interessò vivamente il Ministero dell'Istruzione 
perchè si facessero ricerche e si stabilissero scavi sistematici 
nelle regioni che dai ruderi rimasti si arguisse fossero occu- 
pate dai Pelasgi. 

Il eh. Brizio. nel suo riassunto etnografico intorno ai popoli 
dell'Italia antichissima, intitolato iipoca preistorica della Storia 
d'Italia (edita dal Vallardi. p. IV). sobriamente cosi riassume il 
risultato delle indagini intorno ai Pelasgi: 

" Opere architettoniche. le quali presentano taluni punti di 
contatto con quelle etrusche. ma serbano una impronta anche 
più arcaica, sono le mura poligonali esistenti nelle parti mon- 
tuose e meridionali del Lazio, occupate poscia dalle forti po- 
polazioni degli Ernici e dei Volsci. 

■ Una tradizione antica le attribuiva ai Pelasgi d'Italia, re- 
spingendone la costruzione ad un millennio circa avanti Cristo. 
Alcuni critici moderni, rifiutando un'antichità così veneranda, 
le giudicarono posteriori, e di più secoli, alla fondazione di 
Roma. 



102 Arte italica. 



" Quantunque i dotti non siano ancóra d'accordo, neppure 
sul nome del popolo a cui riferire quelle costruzioni, pure esse 
meritauo per la loro antichità di essere incluse in una rassegna 
dei monumenti primitivi italici. j)crchè certo sono dovute ad 
una delle genti più civili che abbiano abitato la nostra peni- 
sola, approdatevi anch'esse, con molta probabilità, dal Tirreno. 

" Perchè quelle mura poligonali, fìtte e numerosissime sul 
versante appenninico centrale, che prospelta il Tirreno, man- 
cano siill'opposto versante adriatico, il quale era stato occupato, 
dai tempi più remoti, fino quasi all'epoca storica, dalle popo- 
lazioni picene „. 

Si comprende, pertanto, come sia interessante ed utile la ri- 
cerca e lo studio di questi testimoni antichissimi delle remole 
età. L'illustre Pigorini, a (piesto proposito, ripetendo nel suo 
Biilletlino di paìclìxologia italiana (serie 111, anno XXV, n. 7-9, 
pag. 201, nota) ciò che aveva già stanijiato nel Biilleilino mede- 
simo, anno XXII, pag. 71, rammenta che il Ministero dell'Istru- 
zione aveva stabilito delle esplorazioni sistematiche nelle città 
dette pelasgiche del Lazio, incominciando da Xorba. Rileva poi 
giustamente ciò che Salomone Ileinach liCÌV Anlhvupologie (X, 
pag. 313 44) aveva esposto, citando a sua volta l'opinione di 
Petit Piadel sull'opportunità di tali ricerche per rischiarare il 
periodo delle origini di molle antichissime città italiche. Il Pi- 
gorini si associa al voto del Reinach, che lodava linizialiva del 
Ministero italiano, conTerma che sì debbano fare finalmente 
degli scavi sistematici nel territorio delle varie città dette pe- 
lasgiche, poiché se ne attendono grandi risultati, ma conclude 
che, per riuscire a qualche buon esito, è indispensabile che i 
dotti abbiano libertà d'azione, per volgerla dove e come occorre 
nell'interesse stesso della scienza. 



II. 

ARTE ETRUSCA 



BIBLIOGRAFIA 



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e sull'origine degli Etruschi. 



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Voi. IV, (1891). 



IL 

Arte etrusca. 

I. — Origine e carattere dell'arte etrusca. 
Suoi stretti rapporti con l'arte italica. 

Con la dominazione del popolo etrusco in Italia, 
dalla valle del Po alle pianure della Campania, 
Tai'te italica prende un largo sviluppo, di cui ci sono 
conosciute le condizioni ed i caratteri per molte- 
plici monumenti, anzi può dirsi che veramente al 
dominio dell'arte spetti, per massima parte, quello 
che del popolo etrusco conosciamo; nelle sue tombe, 
nelle sculture, nei dipinti e negli arredi che le 
adornano, esso ha lasciato di sé molte memorie, 
che nella storia andarono, si può dire, perdute. 

Sebbene ancóra non si possa con certezza affer- 
mare se il popolo etrusco abbia coftiunanza d'ori- 
gine colle stirpi italiche, l'arte sua si può chiamare 
arte italica, perchè non solo questa si sviluppò 
quando la nazione etrusca crebbe prosperosa nella 
penisola, ma ancóra perchè l'arte italica diede essa 
stessa in molta parte i germi artistici, che poi, svi- 
luppatisi presso gli Etruschi, fecero sorgere l'arte 
che noi diciamo ora arte etrusca. Dico in molta 
parte, perchè vedremo fra poco quanta parte vi 
abbiano anche l'elemento orientale e arreco. 



110 Arte etnisca. 



Se non che, per riconóscere Tentila di questi due 
elementi, bisognerebbe sapere quale sia l'elemento 
indigeno degli Etruschi, bisognerebbe aver un con- 
cetto chiaro, non solo intorno alle origini, ma anche 
intorno alle regioni dalle quali vennero in Italia. 

Invece, pur troppo, le origini degli Etruschi s'av- 
volgono tutt'ora in molto mistero. La tradizione li 
fa di origine asiatica, dicendoli Lidi, per via di 
mare emigrati in Italia, secondo la leggenda tra- 
mandataci da Erodoto (I, 94); ma su questa leggenda 
l'antichità stessa esercitò l'esame critico, e Dionigi 
d'Alicarnasso (I, 26 e 30) volle confutarla, conclu- 
dendo che gli Etruschi siano autoctoni, cioè abo- 
rigeni italici. La lingua degli Etruschi, della quale 
non pochi documenti nelle tombe ci furono con- 
servati, ancóra non è spiegata, e muta resiste ai 
tentativi della filologia ; la critica moderna etno- 
grafica e storica altro non ha potuto fare fuorché 
comporre in nuove ipotesi gli sparsi elementi di 
tradizioni o di antiche notizie storiche. 

E, siccome in queste si trova memoria che degli 
Etruschi o Raseni erano vestigia nelle Alpi Retiche 
(T. Liv., V, 33; Pin., h. n., 111,24; Giustin., X, 5, 9), 
e questo da scoperte archeologiche fatte in Val di 
Gembra, in Val di Non, in Valtellina, ecc. ebbe 
ampia conferma, modernamente s'è formata una 
opinione che gli Etruschi siano, o interamente o 
in gran parte, un popolo arrivato in Italia non per 
via di mare, ma bensì dal Settentrione, movendo 
dalle interne regioni d'Europa. Non importa alla 
trattazione nostra di esporre le varie ipotesi pro- 
poste da Niebuhr, da G. O. Mùller, da Micali, da 
Schwegler. 

Gomunque gli Etruschi giungessero nella peni- 
sola, il fatto importante è che qui coli' armi, col- 
r industria, coli' agricoltura crebbero prosperosi e 



Origine e carattere dell arte etnisca. Ili 

possenti: Sic fortis Etruria erevit; prima ancóra 
che Roma sorgesse, avevano esleso dominio nel- 
ritalia Centrale fra l'Arno, l'Appennino e il Tevere; 
nell'Italia Settentrionale fra il Po, il Ticino e le 
Alpi; nella Meridionale per le pianure della Cam- 
pania. Secondo poi la tradizione, questa potenza 
erasi mossa ed allargata dalla città di Tarquinii, 
che sembra esser stata il più antico ed il prin- 
cipal centro di sviluppo politico della nazione 
etrusca. 

Se noi ora vogliamo fare un po' di storia dei 
caratteri peculiari all'arte etrusca, dobbiamo rico- 
noscere che uno sviluppo originalmente etrusco 
non si può affermare senza restrizione; nelle prime 
sue forme pare s'identifichi con lo sviluppo delle 
industrie di carattere artistico dei popoli italici. 
Poi, anche nei monumenti che spettano ad un pe- 
riodo antichissimo, si fanno manifeste due influenze 
operose, le quali danno carattere distintivo a due 
grandi periodi dell'arte etrusca. La prima è l'in- 
fluenza orientale; la seconda, meno antica ma più 
efficace e al tutto prevalente, l'influenza greca. 

L'influenza orientale si dimostra non solo in certi 
elementi dell'arte, ma anche in gran parte delle 
etrusche costumanze. Le tombe, siano quelle esi- 
stenti, sia alcuna delle descritte da autori antichi 
(p. es. la tomba di Porsenna), hanno analogie con 
quelle asiatiche, specialmente della Frigia. Cosi la 
porpora e l'aquila, insegne regali etrusche, hanno 
relazioni con emblemi lidi e persiani; alcune foggie 
del vestire, le danze e i giocolieri (ludiones), le 
forme della divinazione, il vivere molle ed efl'emi- 
nato degli Etruschi sembrano pure accennare a 
costumanze asiatiche. Che queste analogie od affi- 
nità siano conseguenza di costumanza d'origine, o 
solo di contatti e di relazioni commerciali, quali 



112 Arte etnisca. 



mostrano gli abbondanli prodotti delle industrie 
orientali nelle tombe etrusche, non si può con cer- 
tezza affermare. 

L'influenza greca è corroborata dalla leggenda 
di Demarato, che, esulando da Corinto, riparò a 
Tarquinì di Etruria, conducendo seco gli artisti 
Eucheir, Eugrammos e Diopos, nomi che sono, se 
ben si osservi, una sintetica personificazione delle 
varie abilità artistiche. Il fatto clie Demarato abjjia 
lasciato Corinto, quando vi si stabili hi tirannia 
dei Cipselidi, e che da lui sia derivata la stirpe 
dei Tarquinì, dominatrice di Roma, permette di 
assegnare alla introduzione della influenza greca 
nell'arte e nella vita etrusca un'età che corre fra 
gli anni 664 e 660 av. G. 

Questa influenza greca è fatta derivare diretta- 
mente dalla Grecia propria; ma invece è lecito 
ammettere che in buona parte venisse anche dalle 
colonie della Magna Grecia, con le quali gli Elru- 
schi ebbero scambi e commerci continui, princi- 
palmente quando fu formata la federazione etrusca 
meridionale. 

L'arte nelle sue origini è sempre connessa col 
culto religioso, anzi ne è una parte. Nello sviluppo 
storico d'un popolo v'é un periodo nel quale ogni 
festa, ogni spettacolo, ogni manifestazione del senti- 
mento estetico sono un atto religioso; intorno alla 
divinità, nell'istituzione del tempio, l'arte si forma. 
Allora i vari modi d'espressione del sentimento del 
divino e del bello si compongono in un tutto; la 
danza, la musica, il canto, gli ornamenti del tempio, 
l'imagine del nume mirano concordi a uno scopo 
e creano l'arte. Viene poi, col progresso della tec- 
nica, un momento in cui quelle parti, divise, si 
costituiscono per sé sole, ma quasi, più desiderose 
di godimento estetico, si estendono a tutta la vita. 



Orifjine e carattere dell'arte etnisca. li:ì 



È questo il periodo in cui l'arte consegue il suo 
libero sviluppo, mentre prima, obbligata alle forme 
religiose, teneva un carattere di stabilità, di rigi- 
dità ieratica. Questo processo di svolgimento, che 
nell'arte greca é manifesto, vuol essere riconosciuto 
anche per l'arte etrusca. 

Ma gli Etruschi non ebbero in nessun modo la 
gentilezza, il senso della misura, la eleganza dei 
Greci; un non so che di barbarico e di feroce, 
anche nella loro vita molle, sembra propria alla 
loro natura, e si dimostra nei loro spettacoli; i ludi 
gladiatori, introdotti per tempo nella Campania, poi 
in Roma, sono cagione non lieve di una sensibilità 
artistica meno fine e delicata. Agli Etruschi man- 
carono condizioni di natura, perchè l'arte avesse 
uno sviluppo spontaneo e nazionale; mancò loro 
rintimo e puro senso del bello, il pensiero che in 
sé avesse capacità artistica feconda. Gli Etruschi, 
più disposti a ricevere che a dare nell'arte i mo- 
tivi, presero dai Greci non solo le forme originarie, 
ma anche il contenuto delle rappresentazioni, cioè 
le leggende e i miti; ed acquistarono valore solo 
nella esecuzione, nelPabililà tecnica (1). 



(1) Intorno agli Etruschi veci. C. O. Mìjllf.r, Die Etrnsker e nei 
Kleiiie deiitache Schriften, voi. I, pag 129; G. Sciiwegler, nella 
liòniische Gescliichte, volume I; Micali. Storia dei popoli ilaliani, 
voi. I; V.\.xNCCci, Storia dell'Italia antica, voi. I; Noel des Ver- 
GEas, Las Etnisques. Veci, l' esposizione delle più recenti opi- 
nioni sugli Etruschi in uno studio del prof. Beutolini, Nuova 
Antologia (maggio 1872). — Per larte etrusca in generale ved. 
C. O. MixLER, Die Kunst der Elrnsker{Knnstarchaeologischc Wcrkc. 
voi. 3°, pag. 118) e Lanzi, Saggio di lingua etrusca, 1824, voi. 2": 
Cfr. Martha, Manuel d' archeologie étrusque et romaine. Paris- 
Quantin. s. a.; L'arte étrusque. Parigi, Firniin. Didot, 1889. 



Ricci. 



114 Arte etnisca. 



APPENDICE I. 
Sulla provenienza degli Etruschi. 



Ciò che il dentile espose nella 1* edizione di questo Manuale 
intorno alla questione ancor dibattuta dell'origine e della pro- 
venienza degli I-Ltruschi, e che ora, con quelle mutazioni solo 
indispensabili, rivede la luce in questa seconda edizione, è 
troppo poco, perchè possa soddisfare ai desideii dei lettori 
colti, ora che la questione stessa, se non ha raggiunta la sua 
soluzione, vi si è di molto avvicinata. 

Credo quindi indispensabile di esaminare meglio le varie 
opinioni, e di conchulere più brevemente e chiaramente possi- 
bile. E la conclusione è tanto più importante, in quanto non 
si detluce da scoperte fdologiche e linguistiche, poiché la lingua 
etrusca è ancóra, in parte, ribelle ad ogni tentativo di inter- 
pretazione, ma si deduce piuttosto, oltrecchè da ragioni molte- 
plici che analizzeremo, soprattutto da ragioni artistiche e ar- 
cheologiche. Io credo per fermo, che, lino al ritrovamento di 
altre iscrizioni bilingui, che diano la chiave del gran problema 
della lingua, lo studio dell" arte etrusca è ancóra quello che 
conferma meglio d'ogni altro argomento la teoria erodotea del- 
l'origine lidia, e, in generale, orientale, degli Etruschi. 

Per limitare il quesito ai punti principali, dirò che la que- 
stione dev'essere trattata in base : 
I. Ai fonti storici. 
II. Alla lingua. 

III. Alla religione e ai costumi. 

IV. Ai monumenti archeologici e ai ritrovamenti recenti, 
nonché alla critica delle opere d'arte. 

I. Fonti storici. — Si possono dividere in quattro classi, 
che rappresentano quattro opinioni diverse : 

1. Ellanico identifica gli Etruschi con i Pelasgi. 

2. Erodoto, e con lui la maggior parte degli scrittori antichi, 
ammette la loro provenienza dalla Lidia e la loro immigrazione 
per mare, dal Tirreno. 

3. Anticlide d'Atene opina che gli Etruschi siano Pelasgi. 
ma, cacciati dalla penisola ellenica, si siano uniti a quella parte 
della migrazione lidia che era condotta da Tyrrhenos, 

4. Dionigi d'Alicarnasso contraddice l'opinione di Erodoto, 
per il fatto elio lo storico Xanto, che era di Lidia, non fece 
parola di questa migrazione, e perchè la lingua e i costumi dei 



Origine e carattere dell'arte etnisca. 115 

Tirreni dUTeriscono da quelli dei Pelassi: conclude che la 
razza tirrena dev'essere autoctona (1). 

Era facile che la dillerenza già nell' antichità di queste opi- 
nioni che si possono ridurre a due, l'una favorevole all'orii^ine 
lidia l'altra sfavorevole, inducesse anche gli storici moderni a 
dividersi in due gruppi. 

Luno di questi, rappresentato prima dal Micali poi dal Nie- 
buhr. dal Mommsen e dallo Ilelbig, è contrario all'origine lidia e 
favorevole a credere gli Etruschi in relazione coi Reti, anzi una 
cosa sola con essi, e provenienti per parte di terra dalle Alpi ; 
l'altro gruppo è rappresentato dal lìri/.io, che fin dal 1885. negli 
.1/// e Memorie della R. Deputazione di Storia Patria per la lìo- 
inar/iia, sostenne che la tradizione erodotea doveva avere in 
mezzo ai particolari leggendari, anche un nucleo di vero, e che 
molti fatti confermavano l'origine lidia e la provenienza ma- 
rittima, orientale degli Etruschi. 

All'opinione degli avversari della teoria erodotea si accosta 
in molti punti anche il Pais (Storia della Sicilia e della Magna 
Grecia), ({uanUnuiue sia molto più prudente degli altri, come il 
Mommsen. il quale sostiene la provenienza per via di terra 
degli Etruschi, ma non la loro identificazione di stirpe coi Reti. 
AU'allra opinione, del Brizio, s'accosta in taluni punti ilVonDuhn. 
Ammetto innanzitutto col Brizio che questa identificazione, so- 
stenuta priiiia di tutto dal Niebuhr. poggia su una interpreta- 
zione falsa di un passo di Livio (Libro V, cap. 33), poiché se ne 
deve concludere che anche i Rezì traggono la loro origine dai 
coloni etruschi, mandati dal Mediterraneo al di là del Po (non 
che gli Etruschi fossero dei Rezì), e che i luoghi stessi ov'erano 
i Rezì avevano imbarbarito i Rezì (non già che questi aves- 
sero conservato la primitiva barbarie degli Etruschi). 

Queste conclusioni sono poi confermate da Plinio, Giustino, 
e da altri autori, che il Brizio cita a conforto delle sue tesi (2). 
Esclusa pertanto la fonte più importante a sostegno della tesi 
niebuhriana, rimane da vedere se la tradizione erodotea, sfron- 
data della parte leggendaria e favolosa, possa reggere alla cri- 
tica storica, e sia confermata da altre ragioni ; poiché l'obie- 
zione di Dionigi, che si schiera dietro il silenzio di Xanto di 
Lidia, non solo è insufficiente, ina infantile, non potendo esser 



(1) Per le citazioni classiche, vcd. Nòel de Wergeus, L'Etrurie 
et les Étrusques, 2 voi , 1862. 

(2) E. Biuzio. La provenienza degli Etruschi in Atti cit., e Nuova 
Antologia, 1890 ; ora, recentemente, in Storia politica d'Italia, 
Epoca preistorica, Milano. Vallardi, 1899-1900, pag. CXXXVIII- 

cxxxx. 



110 Ai'te etnisca. 



noi garanti di ciò che un autore abbia o non abl)ia creduto di 
dire. La conclusione poi, acni verrebbe Dionigi, che gli Etruschi 
fossero autoctoni, già per sé stessa toglie fede al suo autore e 
ai suoi sostenitori. 

Dunque doljbiamo dimostrare che, non essendo gli Etruschi 
la medesima cosa dei Ilezì. essi vennero dallOrienle e pene- 
trarono in Italia dalla costa del Tirreno, non già per terra at- 
traverso la Inezia: dove invece sarel)bero pervenuti nella loro 
diffusione più tardi. 

II. Lingua — Osserviamo se il secondo argomento princi- 
pale, la lingua, ci possa servire. 

11 Martha (1). per la ragione suesposta, che la lingua elrusca non 
ha mai rivelato sé stessa, crede di dover rinunciare completa- 
mente alla conclusione storica della i^rovenienza degli Etru- 
schi; egli però indirettamente mostra di inclinare per l'opinione 
dello Helbig e dellUndset (che riassunse le scoperte archeolo- 
giche del suo tempo nel lavoro L'antichissima necropoli tarqni- 
niese (2)), cioè della provenienza degli Etruschi dal Nord (op. 
cit., pag. 28); perchè, se da un lato non ha j)er sé le fonti sto- 
riche che lo confermano, dall'altro egli non crederebbe alla 
verità di (pieste. perchè non si perita a dire: " je doute que Ics 
Grecs conlemporains d'Herodote ou les Romains de l'Empire 
aient jamais eu des notions justes sur les grands monuments de 
peuples, doiit le monde mediterranee avail étè le théàtre plu- 
sieurs siécles auparavant „. 

Così si creò anche recentemente un tale scetticismo intorno 
ai fonti, o per trascuranza o per mala interpretazione, o per 
sfiducia, che obbliga a cercare altronde la soluzione del pro- 
blema. 

Il peggio sta in ciò che nemmeno la lingua, la quale é la 
fonte etnografica più diretta e più esatta, ci i)uò aiutare, poi- 
ché finora, malgrado gli sforzi poderosi di dotti stranieri e 
italiani, quali il Mùller e il Corssen prima, il Deecke, il Pauli e 
il Lattes poi (3), quella sfinge non ha trovato ancóra il suo 
Edipo. 

La scuola del Lattes, che procede prudente e non rileva che 
fatti indiscussi, riesce a provare l'affinità che passa fra l'etrusco 
e il latino, sceverando, cioè, ciò che è chiaro da ciò che è 



(1) J. Marth.\. neir.4r/ étrusqne, già citata. 

(2) Ved. Annali, 1885, pag. 5-104. 

(3) Ved. O. Miller, Die Etrnsker; Corssen, Die Sprache der 
Etrusker, 1870-72; Df.ecke, Etrnskische Furschnngen; Deecke e 
Pauli, Etrnskische Forschungen nnd Studien; Pauli, Allitalische 
Stndien. Pei lavori del Lattes, cfr. la pagina seguente, not. 1. 



Origine e carattere dell'arte eirasca. 117 

oscuro. Egli intanto afferma un periodo di fusione tra Etrusclii 
e Latini, e rileva una latinizzazione della lingua etrusca; ma 
pur troppo rimane una parte nella lingua che non si ])uò spie- 
gare, e che induce a dimostrare un nucleo non latino, non 
occidentale della lingua stessa nel periodo anteriore alla mi- 
grazione degli Etruschi in Italia (1). " C è una parte che sarà 
sempre un enigma „, diceva lo stesso Mommsen l'anno scorso 
a Milano. 

Oltre le acute conclusioni a cui giunge il dottissimo Lattes, la 
scoperta linguistica più importante linora è quella del 1885 a 
Lemno, in cui la celebre iscrizione colà rinvenuta dimostrò 
che la lingua elrusca è affine a quella che parlavano i Pelasgi 
tirreni di quell'isola, e portò inaspettatamente una conferma 
alla tradizione d'Anticlide, che i Tirreni d'Italia fossero un 
ramo dei Pelasgi di Lemno e di Imbro. 



(1) Ai lavori già citati dell' illustre Lattes (cfr. pag. 99 e 107), 
aggiungiamo qui alcuni altri dei principali, che mostrano chia- 
ramente la sua attività e competenza nel campo dell" epigrafia 
e glottologia etrusca dal 1890 fino ad oggi (cfr. un mio cenno 
nella Rassegna Nazionale dell'ottobre 1895). — 1890: Iscrizione 
metrologica di un'anfora [Rend Ist. Lonib.). — 1891: Epigrafìa e 
note di epigrafia etrusca; La nuova iscrizione sabellica; La 
grande iscrizione del cippo di Perugia tradotta ed illustrata; 
Un'iscrizione etrusca alla Trivulziana {Rend. Ist. Lomb.) — 1892: 
Le iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di provenienza 
etrusca (Memorie Ist. Lomb.); Primi appunti ermeneutici intorno 
alla Mummia di Agram {Atti della Regia Accademia di Scienze, 
Torino). — 1893: Saggi ed appunti intorno all'iscrizione etrusca 
della Mummia {Memorie Istituto Lombardo) — 1894: L'iscrizione 
etrusca della ^lummia e il nuovo libro del Pauli intorno alle 
iscrizioni tirrene di Lenno {Rendiconti dell'Istituto Lombardo); 
L'ultima colonna della iscrizione etrusca della Mummia (Me- 
morie R. Accad. Scienze, Torino).— 1895: Etrusca 9 tu' Fuimu per 
lat. fui, fuimus {Rend. Istit. Lomb); Studi metrici intorno all'i- 
scrizione etrusca della Mummia (Memorie Ist. Lomb.): 11 vino 
di Naxos in una iscrizione preromana dei Leponzi in Val d'Os- 
sola (Atti R. Accad. Scienze. Torino): I giudizi dello Stolz e del 
Thurneysen.... e i nuovissimi fittili di Narce (Riu. di Filologia e 
d'Istruzione class.). — Inoltre nei volumi IV, Ve VII degli Studi 
italiani di Filologia classica il Lattes pubblicò vari lavori critici 
sugli otto fascicoli del nuovo Corpus Inscriptionum Etruscarum. 
— 1896: Recensione dei primi quattro fascicoli come sopra 
{Riv. di Filologia e d'Istruz. class.): Le iscrizioni Ialine col matro- 
nimico di provenienza etrusca {Alti R. Accad., Napoli) ; Ueber 



J 18 Arte etrusca. 



III. Religione e costumi — S'aggiungono gli argomenti in 
favore della provenienza degli Etruschi dallOriente. tolti dai 
loro costumi, quali il nome dato alla prole, che è della madre 
e non del padre, e l'usanza delle fanciulle, poco morale in- 
vero (però non solo sanzionata dalle leggi, ma anche santifi- 
cata, per così dire, dal rito religioso), di procurarsi con la pro- 
stituzione la dote; usanza dilfusa fra le fanciulle lidie, fenicie, 
armene e babilonesi, ed essenzialmente d'origine orientale, anzi 
spiegabile soltanto con le idee orientali. 

Né si deve passare sotto silenzio il rito dell'umazione, proprio 
degli Etruschi e degli orientali, tii cui si ha la prova nelle 
tombe a iiniazione, succedentisi a quelle a pozzo, tipo Villa- 
nova, e costituite da camere sotterranee, o grandi tumuli circo- 
lari sotto terra, o ipogei, con una o più camere a volta o ad 
arco, che ricordano il costume dei sepolcri e delle camere fune- 
rarie egiziane, nonché il monumento dAliatte di Lidia e simili. 

Se a questi argomenti favorevoli alla tesi sostenuta dal lìrizio, 
e alla (|uale m'associo lino alla luce di nuove scoperte, per la 
profonda convinzione che della verità di questa tesi mi viene 
dallo studio dell'arte etrusca, se a questi argomenti, dico, uniamo 
i risultati di una critica severa alle ragioni dei dotti che so- 
stengono la tesi opposta, questa appare tanto debole da non 
potersi davvero sostenere. 

Sfatata la teoria dell'aftìnità coi Rezi, comprovante i)er alcuni 
l'origine della provenienza degli Etruschi dal Nord d' Italia, e 
sfatata tanto più che della civiltà etrusca non ve nel centro 
dell'Europa e dell'Istria alcun vestigio, come appare dagli studi 
dello Hoernes, si trovano deboli anche gli altri argomenti dei 
sostenitori della tesi contraria, cioè quello che le città non sono 
alla costa, come parrebbe naturale che fossero per popoli ma- 
rittimi; che la tradizione leggendaria di Erodoto non può avere 



das Alphabet und die Sprache der Inschriften von Novilara 
(Hermes, voi. XXXI). — 1899: Di un'iscrizione etrusca trovata a 
Cartagine; di due antichissime iscrizioni etrusche testé sco- 
perte a Barbarano di Sutri ; La iscrizione anteromana di Poggio 
Sommavilla: Il numerale etrusco H-j ecc.; Primi appunti sulla 
grande iscrizione etrusca trovata a S. Maria di Capua (liendic. 
li. Ist. Lomh.). — Indagatore intelligente ed esatto è uno scolaro 
del Lattes, ex-allievo della nostra .\ccademia Scientifico-Let- 
teraria. il dolt. Bartolomeo Nogara, autore del l)el libro 11 nome 
personale nella Lombardia, il quale da parecchi anni inserisce 
nei nostri annuari dell'Accademia delle succinte Relazioni in- 
torno ai suoi viaggi epigrafici nei centri italiani rappresentati 
da documenti epigrafici etruschi. 



Arie etnisca e sue (ìiaisioni. 110 



valore storico, e che piuttosto col Lepsius e col Pais si deve 
ammettere la venuta dal lato dell'Adriatico e identificare gli 
Etruschi coi Pelasjii. 

In primo luogo le città non furono costrutte alla costa, se 
non i)er difentlerle dai pirati, di cui sareljhero state facile 
preda; gli Etiusclii sopraggiunli dovevano vincere gli Umbri, 
i (juali erano in città fortificate deirinterno: assaliti gli Umbri 
nelle loro acroiioli. ponevano le i)roprie sedi sul luogo iden- 
tico dei vinti, le città dei quali servivano loro di nucleo fon- 
damentale. — Siccome le più antiche città sorsero dalla parte 
del Mar Tirreno, mentre dalla parte dellAdriatico non c'è che 
Adria, la quale anticamente sorgeva presso il mare, è da esclu- 
dere l'arrivo degli Etruschi dallAdriatico piuttosto che dal 
Tirreno, presso la costa del quale sorsero invece molti centri 
abitati. 

Il eh. Brizio determina questo molto chiaramente, aggiun- 
gendo che il paese esteso oltre la Fiora, per parecchio tempo, 
continuò ad essere posseduto dagli Umbri, anche dopo lo stan- 
ziamento degli Etruschi a Cere e a Tarquinia, come dimostrano 
alcuni nomi geografici di radice umbra, e la tradizione costante 
del così detto tracliis Vinbriue. La prevalenza talora degli Umbri 
in certe località prova del resto molto chiaramente che gli 
Etruschi non vennero in gran numero e si dispersero in pro- 
porzioni relativamenre piccole. 

Quanto poi alla tradizione leggendaria di Plrodoto, ormai la 
critica odierna insegna molto chiaramente che ogni leggenda 
ha il suo nucleo storico, intorno al quale lo storico antico, ut pri- 
nìordia urbis (vel genlis) augusliora faciat, non si perita a X'ica- 
mare una tradizione ricca di elementi favolosi. Se questo do- 
vesse far cadere ogni leggenda, non potrèljbe sussistere né 
([nella di Ilion, né quella di Argos e di Micene, che pure fu- 
rono confermate dalle scoperte archeologiche dello Schliemann 
e del Dòrpfeld. 

Del quarto punto di trattazione, lo studio dei monumenti e 
dei ritrovamenti, discuterò a studio finito (cfr. pag. 149). 



120 Arte etnisca. 



Le tre grandi divisioni dell'arte etrusca. 

j 

^2V. — Architettura degli Etruschi, i 

I 

I. — Architettura civile e militare. \ 

i.Le mura delle città. — Gli Elruschi nelle opere i 

loro, che si credono più antiche, appaiono conti- \ 

nuatori del gigantesco modo di costruire pelasgico, j 

con lavoro più progredito, congiungendo cioè la ' 

regolarità della forma con la solidità. i 

Recingere di mura le città edificate, a differenza ! 

di popoli che abitavano in comunità aperte, fu j 

proprio degli Etruschi, che dalle loro costruzioni i 
sembrano aver preso il nome di Tirreni (Tuoirvoi', 

(T'jpprr^ot, da T'j'pai;, xuppi;, turris ; come, p. es., i Bur- i 
gundi, Bargunden, da Burg, fortezza). 

Cinte murali, formate di grandi massi poligonali, ' 
sussistono nei luoghi dov'erano Saturnia od Au- 
rinia, Cosa, Faleri; mura a piani orizzontali di 

grandi massi quadrati o rettangolari, posati a secco, : 

si vedono a Populonia, Todi, Roselle, Cortona, Pe- \ 

rugia, Vei, Fiesole. Tali mura alcuna volta por- i 

tano scolpito qualche segno fallico; cosi si vede, ; 
p. es., in una ruina presso Terni. 

2. Le porte della città. — Ciò che costituisce ; 

un carattere proprio deirarchitettura etrusca, e che j 

contribuì in sommo grado al suo sviluppo, fu l'uso 1 

dell'arco e della volta, che sembrano elementi ita- | 

liei, mentre hanno scarsissima applicazione presso ' 
i Greci. Grandi porte arcuate si hanno ancóra 



Arcliitettara. 121 



nelle più antiche mura elrusche. Due di tali porte 
ud arco pieno, formate a cunei concorrenti al centro, 
si vedono a Volterra nella cerchia delle sue mura 
antiche. Una di queste porte é ornata d'una gran 
lesta, posta al sommo dell'arco, dov'è la chiave di 
volta; ed altre due simili teste stanno al sommo 
(Ielle impostature, ossia degli stipiti (ved. Atl. cit.. 
tav. XVIII). Forse quelle teste rappresentano numi 
tutelari delle città; è dubbio se debbansi tenere 
tanto antiche quanto le mura ; ma notevole è che 
una porta di simil forma, ornata con tre teste, ve- 
desi riprodotta sul bassorilievo d'un' urna volter- 
rana, dov'è rappresentato l'assalto d'una città (l). 
Altra porta arcata, simile a quella di Volterra, ve- 
desi nella cinta murale di Falerii (Santa Maria di 
Falleri). Due porte elrusche a Perugia, la porta 
Marcia e quella detta Arco d'Augusto, sono formate 
con grande arco di cunei di travertino. 

3. Le opere idrauliche. — Del genio etrusco, in- 
teso al solido costruire per pubblica utilità, fanno 
fede le memorie e le vestigia delle molte e grandi 
opere idrauliche. Gli Etruschi, con fosse e ca- 
nali, risanarono la regione del della padano, fra il 
liume e le lagune di Gomacchio; risanarono le valli 
dell'Arno, della Ghiana, delFOmbrone. Nelle vaste 
e funeste pianure delle maremme toscane, in quella 
"egione dilettevole molto e poco sana, sorgevano 
popolose città; il terreno era risanato con molti 
lavori di condotta delle acque, dei quali ancóra 
appaiono traccie. Ma, caduta la potenza etrusca e 



(1) Ved. MiCALi, Stor. dei pop. it.. tav. CVIII. — Credo piuttosto 
che la prima origine di quesfuso sia provenuto dalla barbara 
costumanza di appendere le teste dei generali nemici fatti pri- 
gionieri ed uccisi, per spaventare il nemico stesso e in atto di 
tripudio per la vittoria ottenuta. 



122 AìHe etnisca. 



abbandonata la cura di quelle opere, dilagate e 
ristagnate le acque, i miasmi e le feb])ri fecero in- 
torno il deserto. Rutilio Nainaziano, nel V sec. di C, 
viaggiando quelle contrade, esclamava mestamente: 
Cernimus e-xeinplis oppìda posse mori. D'un acque- 
dotto con volta, formata dal graduato sporgere di 
massi sovrapposti (modo di costruzione analogo a 
quello del tesoro di Atreo), rimangono avanzi presso 
Tuscolo. Il maggior monumento di opere idrauliche 
etrusche é la cloaca maxima di Roma, fatta co- 
minciare da Tarquinio Prisco, compita sotto Tar- 
quinio Superbo, per raccogliere e scaricare nel 
Tevere le acque stagnanti delle bassure di Roma. 
L'arcata di volta di questo canale è formata di tre 
ordini di cunei, uniti fra loro senza cemento, come 
ancóra la si vede al suo sbocco, presso il tempio 
detto di Vesta. 



II. — Architettura privata. 

4. La casa etrusca. — Con gli Etruschi, o al- 
meno nel tempo della civiltà etrusca sorge in Itali-i 
l'architettura, con quel carattere di grandiosità sue 
proprio, che la mantiene originale anche frammezzo 
alle molteplici e continue influenze greche. L'ar- 
chitettura civile, con la primiera forma della casa 
italica, sembra accennare a derivazione etrusca, 
almeno nel pensiero degli antichi, i quali deriva- 
rono il nome di atrium dall' etrusca Atria, e ne 
successivi mutamenti di questa parte della casa 
designarono la forma più semplice col nome di 
atrium tuscanicum. L'atrio fu la parte fondamen- 
tale della casa antica; formava lo spazio di mezzo, 
e in parte a cielo scoperto, col focolare il cui fumo 
usciva dall'apertura nell'alto dell'atrio iimphwium). 



Architettura. \'l'^ 



Della casa italica, in cui Yatrium é la parte es- 
senziale, credesi riprodotta Timagine in un'urna 
cineraria etrusca, trovata a Poggio Cajella, che 
sembra un'esplicazione delle urne-capanne già ri- 
cordate (cfr. pag. 75, e ved. Atl. tav. XIV). 

Dell' architettura toscana, della Ibrnia degli edi- 
fizì. degli elementi e delle membrature architetto- 
niche assai poco ci è noto, non rimanendo nessuna 
reliquia né di tempio, né di casa, né d'altro edifizio, 
eretto sopra suolo. Quel poco che dell'architettura 
etrusca conosciamo deriva, oltrecliè dalle scarse 
notizie di Vitruvio, dalle tombe, le cui interne ca- 
mere, e spesso le facciate esterne presentano ca- 
rattere architettonico etrusco. 



III. — Architettura religiosa. 

5. Il tempio etrusco. — Il tempio toscano é de- 
lerminat(j dalla sua l'orma, dalle prescrizioni del 
rito augurale. Esso sorge sul terreno destinato e 
circoscritto per l'osservazione ed interpretazione 
di quei segni celesti, che nella credenza religiosa 
italica eran tenuti come manifestazioni della di- 
sposizione volontà divina, rispetto agli avveni- 
menti umani. Questa osservazione ed interpreta- 
zione di segni forse in prima spettò al capo della 
famiglia, con potestà religiosa, poi passò a speciale 
ufficio dei sacerdoti. Per l'osservazione (il cui modo 
fu proprio delle stirpi italiche, sviluppato poi dagli 
Etruschi), eleggevasi un determinato luogo, cir- 
coscritto come luogo consacrato, in un quadrato 
{templiun. -ziu.tvoz), rispondente ad un'ideale limita- 
zione dello spazio celeste, per mezzo d'una linea 
tracciata da oriente ad occidente (decumanus), in- 
tersecata da un' altra a questa perpendicolare, da 



124 Arte etnisca. 



settentrione a mezzodi (cardo). Nel punto di mezzo, 
o d'intersezione postavasi Taugure a far l'osserva- 
zione, guardando a mezzodi, e considerando come 
favorevoli i segni che mostravansi a sinistra, in- 
fausti quelli di destra. Per la linea del decumanus 
lo spazio del teraplum restava diviso in due parti 
pressoché uguali, un'anteriore {pars antica), l'altra 
posteriore (pars postica), e prendeva forma quasi 
quadrata (con una proporzione di 6 di lunghezza 
per 5 di larghezza); la pars postica costituiva la 
cella, la pars antica il pronao, divisi per mezzo 
d'una parete, con una porla collocata nel luogo di 
intersezione delle ideali linee di limitazione (ved. 
Atl. cit., tav. XVI, n. 2). 

6. La colonna nell'architettura templare etrusca. — 
Questo quanto all'area templare. L'architettura poi 
del tempio, assai poco nota, si presenta come deri- 
vazione dal greco, riproduzione dell'ordine dorico, 
ma con notevoli modificazioni. La colonna ne é 
elemento principale; posa sopra una base, ha pro- 
porzioni più slanciate della dorica (cioè 7 diamatri 
o 14 moduli); l'intercolunnio è assai ampio, rispon- 
dendo ad uno spazio di quattro diametri. 11 capi- 
tello è simile al dorico con echino ed abaco. Sulle 
colonne posa l'architrave, non di pietra viva ma 
di legno, onde per la pochezza del suo peso si 
spiega il largo intercolunnio (v. Atl. cit., tav. XVI, 
n. Ij. Le teste di travi sporgenti, poggiate sopra 
l'architrave, e al di sopra di queste la gronda (o 
cornicione), assai pronunziata, sostenevano un alto 
frontone con ornamenti di terracotta. 

L'insieme dell'edificio templare largo e basso 
mancava dall'armonica severità dell'ordine dorico, 
e aveva invece un'apparenza greve e tozza. È pro- 
babile poi che, per l'ampiezza degli intercolonni, 
per l'architrave di legno, per la qualità del mate- 



La rei ir/ione dei defunti einiseìii. 1: 



riale, in gran parte di terracotte, gli edifìzi non 
avessero sufficiente saldezza da resistere al tempo, 
onde in parte si spiega come manchi reliquia di mo- 
numento sopra suolo, da cui possiamo riconoscere 
le forme architettoniche etrusche (ved. Atl. cit., 
tav. XVII). Solo pochi resti di base, qualche fram- 
mento di capitelli si trovarono a Vulci. Colonne 
di carattere dorico si riconoscono in alcune tombe 
di Bomarzo; tombe con facciata a modo di tempio 
restano a Vulci e a Sovana; facciata di tomba con 
accenni a colonne, a trabeazione con ispartimenti 
di diglifi, con frontone ed acroteri vedesi a Nor- 
chia. E non mancano nelle edicole sepolcrali o nei 
sarcofaghi, forme di capitelli che ricordano l'or- 
dine ionico ed il corinzio, con teste umane inserte 
tra il fogliame. Da alcuni avanzi di edifìzi già ri- 
cordali parlando di Marzabotto, appare che le parli 
architettoniche s'abbellissero anche con la colo- 
razione, e s'avesse quindi un'architettura policroma 
(cfr. pag. li^ e segg.). 

Di edifìzi etruschi quali curie, ippodromi, tea- 
tri, ecc., mancano le notizie letterarie, e poco si- 
gnificanti sono le scarsissime ruine ; avanzi d'un 
anfiteatro si hanno a Sutri, e di un teatro a Fie- 
sole e ad Adria, se pur queste non siano opere di 
tempo romano. 

7. La relig^ione dei defunti presso i popoli Etru- 
schi. — Se perdute sono le storie del popolo etru- 
sco, e distrutti gli edifizi che sopra il suolo essi 
avevano inalzato, le memorie sue si sono ri- 
fugiate, e in qualche parte salvate, nelle tombe. 
Fra le genti italiche assai religiose, religiosis- 
sima fu l'etrusca, che Livio disse dedita religio- 
nibus, e Arnobio r/enetrix et mater superstitionis. 
Nella religione etrusca la cara di onorare i tra- 
passati di funerali, di tombe e d'amoroso culto 



126 Arte etnisca. 



ebbe parte principalissima. Gli Etruschi sembrano 
fli continuo compresi dal pensiero del breve nostro 
vivere, eh' è un correre alla morte, e del destino 
che attende l'anima oltre la tomba. Alle tombe 
essi volgono il pensiero con fortissima persuasione 
di fede e con viva carità delle famiglie, quasi a 
perpetuare il ricordo della transitoria esistenza di 
quaggiù. Le anime dei morti credevansi diventar 
divinità, geni. Lari, veglianti sui luoghi che abi- 
tarono in vita; e le anime dei padri e degli avi 
coi nomi di Mani^ (Larve, Lemuri) aggiravansi 
talvolta come spiriti benefici, protettori dei figli e 
dei nipoti, talvolta come fantasimi terribili ai mal- 
vagi. Ad essi facevansi onori d'offerte e di sacrifizi ; 
indi le feste e i riti funebri, e i molti monumenti che 
ancor sussistono ad ultimo ricordo della civiltà 
degli antichissimi abitatori d'Italia. 

8. Le tombe etrusche e le loro varie forme. — La 
grandissima quantità di tombe etrusche, essendo 
scomparse quelle soprasuolo, sono sotterranee, sca- 
vate in vario modo, secondo richiede la natura del 
terreno, dove si allarga il piano; oppure sono 
superiori al piano dove fianchi di colline e di monte 
offrono opportuna occasione; talvolta scarpellate 
nel vivo masso, talaltra murate con grandi massi 
di pietre squadrate. 

Le sotterranee sotto il piano sono camere, pre- 
cedute solitamente da vestibolo, a cui si discende 
per via di scale. Talvolta le camere sotterranee 
sono sormontate da tumuli di terra, contenuti e 
cinti intorno da muri di grandi massi, ed erette 
sopra i tumuli erano torri rotonde, o quadrate, o 
costruzioni coniche, con forme di grande analogia 
con le tombe orientali di Lidia (ved. Atl. cit., tav. 
XIX, n. 2). 

Le tombe scavate nel fianco del monte sono 



Le tombe etnische e le loro forme. 127 

grotte sepolcrali con corridoi d'ingresso, che con- 
ducono al vestibolo ed alle camere mortuarie. 
Talvolta airesterno hanno facciate di edifizi, ana- 
lopfhe pur queste a tombe scavate nel masso, che 
s'incontrano in Grecia, in Licia e in Frigia. 

L'interno delle tombe, formate di una o di più 
camere, tende a rappresentare, o almeno a ricor- 
dare l'abitazione dei viventi, per un progressivo 
sviluppo di quel concetto che già si é veduto im- 
prontato nelle primitive urne-capanne. Sono ca- 
mere, spesso sostenute da colonne o pilastri, con 
soppalco orizzontale, a volta, od a tetto, essendo 
nel soppalco scolpita nel vivo masso la travatura 
con cassettoni, ad imitazione di soffitto. Nelle pa- 
reti sono porte che mettono a camere contigue, 
ovvero anche porte finte, come anche vi sono finte 
finestre. Intorno alle pareti, scarpellati nel masso, 
sono sedili e letti funebri, con guanciali, e sopra 
distesi i cadaveri con loro vesti ed armi. Le pareti 
sono ornate di bassorilievi, o di grandi pitture mu- 
rali, rappresentanti funerali e scene religiose, at- 
tinenti alle credenze intorno allo stato delle anime 
nella vita giornaliera, appesi alle pareti (ved. AtL 
cit., tav. XX e XXIV). Presso i cadaveri stanno 
deposti in quantità vasi o di bronzo o fittili, etru 
schi e greci; armi ed ornamenti, propri e cari al 
defunto, ed utensili usati nel rito funebre o nella 
cena mortuaria. 

Fra le tombe etrusche con monumento sopra- 
suolo menzionasi solitamente il grande sepolcro, 
detto di Porsenna, che sorgeva presso Chiusi, e 
del quale abbiamo descrizione in Plinio (1). Lo 
scrittore non vide quel monumento che già al 
tempo suo sembra non esistesse più, ma ne rife- 



(1) Veci. Plinio, Natiir hislor, XXXVI, 19. 



128 Arte etnisca. 



risce pei* tradizione (fabulae eiraseae). Se ne di- 
ceva però tanto oltre il credibile, che Plinio si di- 
fende con Tautorità di Varrone, da cui prende la 
descrizione. Era un monumento di grandissima 
base quadrata; nell'interno aggiravasi un labirinto 
di corridoi e di camere; sopra la base si elevavano 
quattro piramidi, una per ciascun angolo, ed una 
quinta nel mezzo ; e, al disopra di queste, altre 
quattro ancóra, e poi altre ancóra, con tale dispo- 
sizione che assolutamente ha del fantastico; e fan- 
tastica é da molti giudicata quella descrizione, che 
sembra avere anal(»o-ia col sepolcro d'Aliatte di 
Lidia (1). 

Pur troppo conclusioni cronologiche sul tipo ar- 
chitettonico più o meno sviluppato non si possono 
stabilire, non potendosi riconoscere, contempora- 
neamente, un continuo sviluppo nelle singole loca- 
lità, e mancando spesso gli oggetti di arredo de- 
terminabili e databili. 

Tombe sotterranee scavate nel tufo con scale, cor- 
ridoi e vestibolo, con una o più camere, si hanno 
presso Vulci (2) (Pian di Voce, nel corso inferiore 
della Fiora), a Chiusi, a Volterra. Di tombe sormon- 
tate da tumuli, o scavate dentro un colle, che forma 
esso stesso un cumulo naturale, recinto intorno di 
massi a secco, insigni sono quella di Poggio Gajella 
e quella detta della Gocumella presso Vulci, tu- 
mulo incominciato ad esplorare fin dall'anno 1820, 
ma non interamente conosciuto. È quasi una col- 
lina, cinta intorno da muro di massi quadrati ; 
sull'alto sorgevano torri quadrate e rotonde; in- 



(1) Veti. Erodoto. Slor. greca, I, 93. 

(2) Cfr. Stéphane G.sell. Fonilles dans la nécropole de Vulci. 
Parigi. Thoia, 1891. 



Le tombe etnische e le loro forme. 120 

torno alla base e nell'interno del tumulo si trova- 
rono bronzi, rappresentanti animali fantastici, sfingi, 
grifoni, chimere, forse ivi deposte in atto di vigi- 
lanza, di custodia del sepolcro. 

Tombe scavate nel vivo masso abbondano presso 
Toscanella e a Cere, dov' è T ipogeo detto della 
Volta piana, dalla foggia del soppalco orizzontale 
a cassettoni, simulante un soffitto con travature 
di legno ; e dov'è pure la bella tomba Delle sedie^ 
con un vestibolo e due camere laterali ; il vesti- 
bolo conduce ad una gran camera principale, che 
per tre porte mette ad altre tre minori ; intorno gi- 
rano letti di pietra, e negli intervalli fra le porte 
sono scarpellate nel masso due sedie, da cui Tipogeo 
prende nome. B'ra le grandi camere sepolcrali con 
sostegno di pilastri nello stesso masso e con sop- 
palco a travature, notevole é la Grotta dei Tarquini, 
presso Cere, dove é inscritto il nome dei Tarquinii 
stessi : Tarchinas (ved. Atl. cit., tav. XXI). 

Tombe scavate nel masso con facciate simulanti 
prospetti di edifizi sono specialmente a Castel d'Asso 
(fra Viterbo e Corneto), dove vedonsi porte ornate 
con modanature ad orecchioni, di carattere egizio; 
tali porte sono però solo apparenti, come alle- 
goria della chiusa, impenetrabile porta della morte, 
che separa per sempre l'uomo dalla vita terrena. 
Facciate di templi vedonsi a Norchia, a Sovana, a 
Bomarzo. Molteciplità e varietà grandissima di 
tombe, dalla semplice fossa alle grandi camere 
dipinte, sono a Corneto-Tarquinia, i cui sepolcri 
sono stati i primi ad essere conosciuti, illustrati 
ed anche depredati (ved. Atl. cit., tav. XX, e spe- 
cialmente tav. XX-XXIX ov'è disegnata la cosi- 
detta Grotta campana). Tombe formate di grandi 
massi, con volte fatte non ad arco, ma con la spor- 
genza delle pietre (come i colo-.) sono ad Orvieto. 

Ricci. 9 



130 Ai'te etrusea. 



Insigne è il grande sepolcro dei Volunni a Peru- 
gia, composto di otto camere contenenti sarcofaghi 
grandi e belli ; è monumento dell'età romana. Tombe 
etrusche trovansi anche oltre Tevere, ad Ardea ; 
in quest'ultimo luogo si vedono camere sotterranee, 
con letti e cuscini intagliati nel masso, con sof- 
fitti a travature, con sarcofaghi, e traccie di pitture 
murali; forse quelle stesse che Plinio vide, e disse 
essere anteriori a Roma (I). 

IV. — Costruzioni di forma singolare. 

1. Nuraghi. — Sono questi monumenti, che per 
analogia con le costruzioni etrusche, e particolar- 
mente con tombe, vengono da alcuni supposti opera 
del popolo etrusco. Sono torri a forma di cono tron- 
cato, costrutto con grossi sassi, maggiori alla base, 
decrescenti verso l'alto, informi, raramente lavo- 
rati, sovrapposti senza cemento. Alla base è la 
porta, assai bassa, ma che, alzandosi neirinterno, dà 
luogo ad un corridoio il quale introduce in una 
stanza terrena circolare, a volta, con un diametro 
medio di cinque metri.' A questa è talvolta sovrap- 
posta una seconda stanza, a cui si accede per 
via di scale praticate nello spessore del muro. Il 
monumento termina con una piattaforma, o ter- 
razzo. La volta delle stanze interne é formata dallo 
sporgere dei massi con modo analogo a quello 
dei B%n'x\iQot greci. 

L'altezza dei nuraghi varia da 9 a 15 metri; al- 
cuni, ora mezzo distrutti, giungevano sino a 20 m. 



(1) Veci. Plinio, Kalnr. historia, XXXV, 6; cfr. A. Vannucci, 
Storia dell'Italia antica, voi. I, e la bibUografia relativa; cfr. L. 
A. MiL.\Ni, // Museo togografico dell' Etrnvia. Firenze, 1885. 



/ Kuraohi. 131 



Di queste torri alcune sono isolate, altre servono 
come centro a tre o quattro torri minori disposte 
all'intorno, e infine parecchi nuraghi si aggruppano 
insieme a poca distanza fra loro. In Sardegna se 
ne contano ben tremila. 

Quanto alla loro destinazione, s'è disputato assai. 
Probabilmente furono tombe di capi tribù, le quali 
servirono poi ad uso sacro, come centro religioso 
della tribù che s'adunava a compiere i riti intorno 
alla tomba del suo eroe; e infine poi il centro re- 
ligioso divenne anche centro di difesa e fortezza, 
con uno svolgimento di pensiero e di usi non di- 
verso da quello delle acropoli greche. Non si deve 
dunque assegnare ai nuraghi una sola ed esclusiva 
destinazione, né una sola età, ma bensi vedervi 
una successione di usi in un lunghissimo corso 
di tempo. A qual popolo spettano essi? Le affinità 
con le costruzioni etrusche non sono decisive: i 
caratteri di questi monumenti sono piuttosto pe- 
lasgici, quali si vedono nei r&'Xo'. e nei .^r.^a-jpot'; nem- 
meno la loro giacitura é favorevole a crederli opera 
di Etruschi stanziati nella Sardegna, poiché, scar- 
seggiando dal lato che guarda l'Italia, abbondano 
SUI lati opposti prospicienti l'Africa e la Spagna. 
Non potendo quindi determinare queste opere come 
certamente etrusche, si suppone siano eseguite da 
popolazioni libiche (1). 



(1) Sui Nuraghi ved. E. Pais, La Sardegna prima del dominio 
romano in Atti Accadem. dei Lincei. VII. 1880-81. pag. 277. Cfr. Re- 
GAZZONi. Manuale di Paletnologia, Milano, Hoepli, 1885, pag. 159- 
165. — Ne parlano anche Spano, Paleoetnologia sarda, Cagliari, 
1871; Alb. Lamarmora, Itineraire de l'Ile de Sardaigne, toni. II; 
Guido dalla Rosa, Abitazioni dell'epoca della pietra neli' Isola 
Pantellaria. Parma. 1871 ; Burtox, Xote sopra i Castellieri e rovine 
preistoriche nella penisola istriana. Capo d'Istria. 1877. Cfr. Bull, 
di Paletnol. ital,l\ (1883). pag. 74,77, ove sono citati altri lavori 
speciali sull'argomento. 



132 Arte etrusea. 



B. — Plastica. 

(veci. tav. 30-41). 

I. — Arte figurativa. 

1. Osservazioni generali. — L'abilità artistica 
degli Etruschi si addimostrò specialmente nel la- 
voro delle terrecolte e dei metalli. Del primo, ossia 
della plastica in senso proprio, dice Plinio (XXXV, 
45) : Elaborata haee ars Italiae et maxime Etruriae ; 
e sono menzionati in Roma come esistenti già dal 
tempo di Numa collegi di vasai, composti di artieri 
etruschi, essendo dai tempi più antichi in Roma 
assai pregiato il tuscum fictile. La plastica d'argilla 
prima ornò i templi italici, con antefisse, acroterì, 
bassirilievi e statue nei frontoni, e imagini divine 
adorate nelle celle del tempio. 

Le opere antichissime di plastica etrusea, di ter- 
racotta, di pietra o di bronzo mostrano la durezza 
rigida e greve dello stile arcaico, in cui manca la 
intelligenza e la buona imitazione della natura. 

I caratteri dell' arcaismo sono propri dell'arte 
etrusea, non soltanto nel primo suo stadio, ma anche 
nella sua età fiorente, e lasciarono qualche traccia di 
sé in una certa gravezza di forme, o impaccio alla 
imitazione della natura, per cui l'arte etrusea non 
potè elevarsi ad una vera espressione del bello. Per 
le analogie dello stile arcaico con l'arte egizia si 
credette di nominare lo stile etrusco « stile egizio 
od egittizzante », supponendolo derivato per via di 
relazioni deo^li Etruschi con l'Eofitto ; relazioni delle 



Maschere, canopi e seggi cinerari in bronzo e in terra cotta d'uso funebre e di lavoro etrusco. 







Tavola 30. 

Ved. L. A. Milani, Monumenti etruschi iconici d'uso <^merano in Museo Italiano di antichità classica, voi I. 
tav. Vili; cfr. il nostro Manuale, p. 165. 



Plastica. 133 



quali recentemente s'era creduto trovare documento 
storico nel nome dei T/uirsana, o Tirseni, o Tirreni, 
letto sopra monumenti egizi, ricordanti le imprese 
di Menepthaii I, figlio di Ramesse II, della XIX di- 
nastia (secolo XV-XIV a. C.)- Ma quest' afferma- 
zione, accolta con favore in prima, oggi da nuovo 
esame della critica viene confutata ed esclusa. Del 
resto non si tratta di relazioni dell' Etruria con 
l'Egitto, ma piuttosto coi popoli orientali in genere. 
Di relazioni dell'arte, anzi della vita etrusca col- 
l'orientale, i segni e le prove non mancano. Tro- 
viamo analogie di stile, di soggetti rappresentati, 
ed anche oggetti identici a quelli orientali, deposti 
nelle tombe etrusche, quali scarabei ed idoletti 
egizi, ed ova di struzzo graffite e dipinte, va- 
setti unguentari od alabastri con caratteri gero- 
glifici, e l'uso funebre dei canòpi e delle maschere 
(ved. tav. 30). 

La presenza di questi oggetti é conseguenza non 
di relazioni dirette, ma d'importazioni commerciali 
per parte dei Fenici, i quali comperavano nelle città 
litoranee d'Egitto articoli egiziani e li spargevano 
per le città del Mediterraneo. I Fenici poi avevano 
anche una propria produzione d' arte industriale, 
ma senza un loro proprio stile, lavorando e ripro- 
ducendo per imitazione gli oggetti orientali più ri- 
cercati e più pregiati. Questo indirizzo delle indu- 
strie di Tiro e di Sidone ebbero anche le manifatture 
od officine dei Fenici occidentali, cioè dei Punici, 
o Cartaginesi. Di prodotti orientali e di prodotti 
dell' imitazione fenicia, cioè idoletti, amuleti, sca- 
rabei di smalto, e di pietra dura, vasi ed ornamenti 
d'argento e d'oro, erano inondati i mercati d'Italia, 
del Lazio e dell'Etruria. delle isole del Mediterraneo, 
e singolarmente della Sardegna (I). 



(1) Veci. W. Helbig, Arte fenicia in Ann. Isl. Con: Ardi. 1876. p. 197. 



13 i " Arte etnisca. 



Tali importazioni di prodotti dell'industria orien- 
tale ebbero influenza suir arte etrusca, ed anche 
sull'arte italica in generale, per certe forme, certi 
elementi ornamentali, non già per lo stile nell'in- 
tima sua essenza. Non diremo adunque che lo stile 
arcaico etrusco sia effetto d'imitazione egizia; esso 
è un prodotto naturale del momento e della con- 
dizione dell'arte. « L'infanzia dell'arte é la medesima 
in ogni nazione, dice il Lanzi (1), come in ogni 
nazione i bambini sono gli stessi ». 

Si aggiunga poi che lo stile rigido e duro del- 
l'arcaismo ha un che di propriamente consentaneo 
alla disposizione artistica etrusca, tanto che esso, 
temperato da uno studio più attento della natura 
e da un maggiore sviluppo della tecnica, forma il 
carattere di quello stile toscanico, nel quale gli 
antichi scrittori trovavano analogia con l'arcaico 
greco, non pure dei tempi più antichi (come sa- 
rebbe lo stile dell'Apollo di Tenea), ma anche con 
quello più sviluppato della scuola eginetica di 
Gallon, le cui opere a Quintiliano parevano du- 
riora et Tascanieis proxima (2). 

Nei monumenti dell'arte etrusca noi vediamo in 
prima un arcaismo che é naturale condizione dell'arte 
infantile, con mescolanza di elementi di carattere 
orientale. Da questo arcaismo si svolge un'arte 
migliore, ma pur ancóra di stile arcaistico, nel 
quale pare che gli Etruschi per naturale condizione 
d'ingegno restassero limitati. Come dall'Apollo di 
Tenea o dalle metope di Selinunte nell'arte greca 
si passa ai marmi egineti , cosi in Etruria da 



(2) Ved. L. Lanzi, Saggio dello stile di scitllori antichi, p. 18. 

(2) QuiNTiLiANUS, XII, 10; cfr. Oveubeck, Die antiken Schrift- 
quellen zur Geschichte der Inld. Kiinsle bei dea Griechen. Lipsia, 
pngelmann, 1888, pag. 78-79. 



Frammenti di una statua fittile d'Apollo, 
dal frontone del tempio di Luni. 




Tavola 31. 

Ved. L. A. Milani, I frontoni di ìin tempio fuscauico scoperti in Luino in 
Museo ital. di anfich. classica, I, tav. IV, frontone B, figura centrale. 



136 Arte eirusca. 



certe figurine rozzissime si procede a miglior la- 
voro. Ma in Grecia l'arte con forte slancio si alza 
a somma perfezione; l'arte etrusca invece s'indugia 
in quel primo grado di sviluppo, mancandole im- 
pulso e spirito per assurgere ad altezza d' arte 
vera. Essa si viene modificando per dirette e con- 
tinue influenze greche, la cui prima efficacia po- 
trebbe datare, secondo la tradizione, dalla venuta 
di Demarato in Etruria, cioè dall' anno 060 circa 
av. G. ; ma l'efficacia sua larga e piena è certa- 
mente di tanto posteriore, che per lo spazio di tempo 
precedente il secolo V di Roma, si potrebbe am- 
mettere sviluppo di uno stile e d'un'arte toscanica 
propria. Vi sarebbero pertanto due periodi di svol- 
gimento : uno dell'arte toscanica, nella quale sta 
rappresentato lo stile, il carattere nazionale etrusco, 
e che è il periodo dell'arte arcaica nazionale ; l'al- 
tro il periodo dell'arte che si sviluppa e modifica 
per l'efficacia dell'influenza greca (ved. tav. 31). 
2. Stele e bassirilievi in pietra. — Le cave del 
marmo di Garrara (Luni) furono prese a lavorare 
solo nel tempo d'Augusto. Lavoravasi marmo delle 
cave di Volterra, o il nenfro, o il peperino, e per 
i bassorilievi usavasi il tufo calcare o la pietra 
arenaria; in ogni modo non vi era a disposizione 
dell'Etruria un gran materiale. 

In parecchie stele sepolcrali si trovano effigiati 
guerrieri di profilo, ritti in piedi in quelle posture 
e quelle forme tozze che si vedono, p. es., nelle stele 
di Sparta (1), anche con qualche carattere che ri- 
corda la stele del soldato maratonomaco (2). Ana- 



(1) Cfr. voi. I, Arte greca, pag. 50, 51 della I* edizione Gentile, 
tav. XXXIV. 

(2) Cfr. voi. I, Arte greca ìù.., pag. G9, lav. XLVI. 



Plastica. 137 



logie di stile sono con le metope di Selinunte ; la 
figura della Gorgone sannita nei bassirilievi etru- 
schi si ripete frequentissima con quegli stessi ca- 
ratteri di amido grottesco che ha nell'arte arcaica 
greca. 

Ad intendere la diversa natura dello spirito greco 
dall'etrusco, e il diverso sviluppo nell'arte, parmi 
possa valere appunto il confronto dell'imagine della 
Gorgone, che, presso i Greci, dalla forma pueril- 
mente orribile della metopa selinuntina per gradi 
giunge all'espressione della fiera, terribile bellezza 
divina, laddove s'arresta in quella prima forma 
presso gli Etruschi, i quali, nella rappresentazione 
delle divinità infernali, come, ad esempio, nel loro 
Charun (Caronte), non si discostarono mai da un 
tipo orrido e volgare, mostrando una certa predile- 
zione al fantastico grottesco. In bassorilievi di are o 
di tombe si hanno larghe zone con rappresentazioni 
di combattimenti, processioni, banchetti, scene fu- 
nebri, con disposizione di figure e con caratteri di 
stile che ricordano il meno rigido arcaismo dei 
rilievi del monumento delle Arpie (1) e dei vasi 
greci, dipinti a figure nere (2). 

3. Urne cinerarie e sculture in pietra. — Una 
classe copiosa di monumenti della statuaria etrusca 
è data dalle urne cinerarie, alte in media un metro 
e mezzo, varie di forma e di materia (d'alabastro, 
di tufo calcare, di travertino o di terra cotta) spesse 
volte avvivate per mezzo di colorazione, adorne di 
sculture e di bassirilievi, e sormontate dall' ima- 
gine del defunto, che sta coricato, o recumbente 



(1) Cfr. voi. I, Arie greca id., pag. 67, tav. XLI. 

(2) Cfr. voi. I, Arie greca id., pag. 210, 214, 219, tav. CXXXVI- 
CXXXIX. 



138 Arte etnisca. 



sopra un letto; sotto l'imagine sta solitamente l'iscri- 
zione col nome del defunto (ved. Atl. ciL, tav. XXV). 
Le statue e i rilievi di questi monumenti, che ab- 
bondano specialmente nei dintorni di Volterra, di 
Chiusi, di Perugia, per gli atteggiamenti, le pro- 
porzioni, per la trattazione del nudo, e i panneggi, 
per la composizione del soggetto e la distribuzione 
delle figure mostrano lo stile di un'arte pienamente 
sviluppata, e informata all' arte greca. Esse sono 
veramente opere dell'ultimo periodo dell'arte etru- 
sca, com'è provato anche dalle iscrizioni latine, che 
si accompagnano con le etrusche. Sono opere del 
periodo romano imperiale, e probabilmente, per 
buona parte, dell'età degli Antonini; e cosi come 
vi è cambiato al tutto lo stile, cambiata pure é la 
materia delle rappresentazioni, tolta il più delle 
volte da miti ellenici, foggiati all'etrusca e misti 
con concetti propriamente toscanici, quali la grot- 
tesca figura di Charun, o i due geni del bene e del 
male. 

Mentre per molti rispetti questi lavori mostrano 
d'appartenere ad un'arte pienamente sviluppata, 
hanno però nell'esecuzione alcun che di comune e 
di volgare, che rivela lo scalpello dell'artefice ma- 
nuale; come pure l'esecuzione é inferiore d'assai al 
valore della composizione, e la trattazione delle fi- 
gure mostra lo sforzo vano di ripredurre il bello dei 
modelli greci. Le figure recumbenti offrono schietti 
tipi etruschi, con viso grosso, proporzioni tozze e 
certa pinguedine del* corpo da ricordare le pro- 
verbiali espressioni di pingues Tijrr/ieni, obesas 
Etruscus. Del resto queste sculture sono opere della 
decadenza etrusca, e per lo studio dell'arte hanno 
un valore limitato, mentre acquistano importanza 
quando sono in soggetti mitologici e con le scene 
della vita familiare, perchè allora rischiarano lo 



Plastica. 1:ìO 



studio delle credenze e delle costumanze etpu- 
sche (1). 

4. Scultura in bronzo. — L'arte etpusca toccò 
singolare maestria nel lavoro del bronzo; ma più 
ammirabile nella tecnica che non nella espressione 
del bello, specialmente in opere d' arte applicata 
all'industria, cioè nei vasi, nei candelabri, negli 
attrezzi domestici ecc. Volsinii ed Arezzo ebbero 
nella fusoria del bronzo un'attività non interiore a 
quella d'Egina e di Corinto; fonderie celebri erano 
a Cortona, Perugia, Vulci, Adria. Rimproverasi ai 
Romani d'aver saccheggiato Volsinii per avidità di 
rapire le duemila statue di bronzo che l'orna- 
van(). Di bronzo erano le porte che Camillo tolse 
a Veii. 

Le prime imagini di bronzo poste in Roma fu- 
rono di lavoro etrusco ; e per via di Roma cono- 
sciamo il nome di un bronzista etrusco, il solo 
ricordato, cioè Veturio Mamurio, artefice degli 
scudi anelli e d'un'imagine di Vertunno (2). Di la- 
voro etrusco fu la lupa lattante, posta presso il 
Jìeus ruminalis (3). I bronzi toscani erano diffusi e 
pregiati anche in Grecia. Candelabri e vasi to- 
scani ricordansi in Ateneo, che ai Tirreni dà l'ap- 
pellativo di co'.X3TJX/3'., ed anche Plinio accennò al 
pregio ed alla diftusione dei bronzi toscani (4). Un 
colossale simulacro d'Apollo di bronzo, meravi- 
glioso lavoro etrusco, consacrò Augusto nella bi- 



(1) Per le urne otrusche, ved. Micali nelle tavole aggìuiile alla 
Storia dei popoli italici, e nei Moiininciili inediti: Uiidex negli 
Atti deli Accademia di Berlino, ISltì, 1818, 1827-29; Brunn I rilievi 
delle urne etnische, Roma, 1870. 

(2) Ved. Properzio, IV, 2, GÌ. 

(3) Ved. DiONis.. I. 79. 

(4) Ved. Plinio, Natiir. hi.stor. XXXIV, 16; Signa tuscanica per 
terras dispersa, qnae in Etruria factitata non est dnbiuin. 



140 Arie etnisca. 



blioteca del Palatino; detto appunto l'Apollo del 
Palatino. Orazio ricorda i Tijrrhena sigilla, lavo- 
retti in piccolo, di gentile fattura, cercati a gran 
prezzo (1). 

Quantità di lavori di bronzo si sono raccolti 
negli scavi e nelle tombe d' Etruria ; in questi 
bronzi si vede il progredire dell'arte, per il quale 
dallo stile rigido, detto egizio, si passa ad una 
maniera meno secca e dura, prossima all'arcaismo 
eginetico, e infine ad un fare più libero, sebbene 
non mai perfetto. In questi lavori le figure d'ani- 
mali sono trattate con migliore stile, con intelli- 
genza e buona imitazione della natura, laddove le 
figure umane sono assai spesso scorrette nelle pro- 
porzioni e di non belle fattezze. 

Bronzi di stile arcaico rappresentano spesso di- 
vinità ritte, ignude, con lunga cappelliera simme- 
tricamente disposta, con gambe congiunte e braccia 
strette al corpo, nell' atteggiamento dell'Apollo 
di Tenea; ovvero vestite, specialmente le divinità 
femminili, di abiti talari, spesso con queir atto di 
sollevare un lembo della veste, che è pur frequente 
nei bassirilievi arcaici greci, di cui si sente ad ogni 
tratto un'influenza, voluta riprodurre quasi inalte- 
rata; o rappresentano figure votive, con braccia 
stese in atto di oranti e di offerenti ; ovvero guer- 
rieri con grave armatura, con alti elmi cristati, in 
atto di vibrar la lancia (2). 

Fra i più insigni bronzi etruschi oggi posseduti 
ricordiamo: Il Marte della Galleria di Firenze, 
trovato negli scavi di Vulci (v. Atl.cit., tav. XXVIII). 
È un guerriero con lo scudo imbracciato, con alto 



(1) Veci. Orazio, Epistole, II, 180. 

(2) Veci. MiCALi, Storia dei popoli iteti, antic., tav. XXII-XXXVII 
e Moniiin. inedit., tav. XVII. 



Chimera in bronzo, ritrovata ad Arezzo, nel 1554, 
di lavoro etrusco. 

(Museo etrusco di Firenze). 




Tavola 32. 



Dall'opera di Jules Martha, L'art étrusque , pag. 310, fìg, 208: cfr. 
W. Amelung, FiVirer durch die Antiìcen in Florens, Monaco, Bruck- 
niann, 1897, n. 247, cfr. L. A. Milani, Museo iopografico dell'Efnnia, 
Firenze, 1898, pag. 3, e nota a pag. 134. 



142 Arte etnisca. 



elmo, vibrante Tasta. — Il Marte di Todi, ivi tro- 
vato nell'anno 1835, con inscrizione sul lembo della 
corazza (1). È un guerriero in tranquillo e nobile 
atteggiamento. Si confronti con questo l'altra statua 
di guerriero trovata a Falterona (2). -- 11 fanciullo 
coU'oca del Museo di Leida (v. Atl. cit., tav. XXVI). 

— Il fanciullo sedente, del Museo Gregoriano, nel- 
l'atto di sorgere da terra (forse dono votivo, signi- 
ficante il ricupero delle forze, il sorgere del con- 
valescente). — La statua dell'arringatore, trovata 
priisso il Lago Trasimeno nell' anno 1573, ed ora 
nella Galleria di Firenze; rappresenta uomo di 
nobile aspetto, vestito di tunica e di pallio, ritto in 
atto di allocutore; l'iscrizione incisa in un lembo 
del pallio lo dice un Aulo Metello, figlio di Vello, 
uno dei migliori documenti della perizia degli 
Etruschi nella fusoria, ed una delle migliori opere 
dell' arte etrusca nel pieno suo sviluppo, forse 
del V sec. circa a. G. (ved. Atl. cit., tav. XXVII). 

— La Chimera d'Arezzo, ivi trovata nel 1534; è il 
mostro fantastico dalle forme di leone e di capra, 
notevole per la forte espressione del furore belluino 
e per la finita esecuzione (ved. Atl. cit., tav. XXIX, 
n. 2, e la nostra tav. 32. — La lupa del museo Capi- 
tolino; si considera come il più insigne bronzo 
etrusco, sincero esemplare di stile toscanico; è la 
lupa sotto cui stanno lattanti i gemelli; le figurine 
di questi diconsi posteriore aggiunzione; mirabile 
nella fiera è la naturalezza delle forme, la vivezza 
dell'espressione; credesi la slessa statua che gli 
edili Ogulni avevano fatto porre nell'anno 458 di 
Roma, presso il Lupercale, grotta dove la tradizione 



(1) Veci. Bollettino Istit. Corr. ArcheoL, 18.37, pag. 7; Annali, 1837. 
pag. 26. 

(2) Ved. MiCALi, Monnm. inedit., lav. XII. 



Plastica. 14:^ 



diceva allattati Romolo e Remo, a piedi del Pala- 
tino (ved. Atl. cit., tav. XXIX,, n. 1) (1). — S'aggiunge 
la scrofa del Museo di Leida, dove pure é notevole 
la vivace verità delle forme, il carattere natu- 
ralistico dell'arte etrusca. 



APPENDICE IL 
Osservazioni intorno all'arte plastica degli Etruschi. 



Si è veduto, nellAppendice I, che anche larte. secondo il 
mio debole parere, contribuisce a far credere gli Etruschi pro- 
venienti dall'Oriente piuttosto che dall'Occidente, almeno fino 
a nuovi ritrovamenti archeologici e soprattutto linguistici. 

Ma questo non si è ancor dimostrato; il che facciamo ora 
brevemente, come il luogo e la mole del lavoro ce lo per- 
mettono. 

Vi è pertanto un assieme di fatti che non devono essere tra- 
scurati. La stessa grandiosità delle costruzioni etrusche. delle 
applicazioni fatte dagli Etruschi delle volte e delle armature, 
la stessa solidità e vastità di piani nell" architettura etrusca si 
direbbe alunna di quella egiziana, che fa meraviglia ancora 
oggi a quale perfezione sia giunta. L'uso poi della decorazione 
geometrica. Vlwrror vacui, la moda delle epigrafi incise diretta- 
mente sul monumento, il lusso delle oreficerie con pietre pre- 
ziose (ved. tav. 35), la predilezione per gli ornamenti decora- 
tivi e pei vivaci colori, la frequenza di vasi a rilievo, già usati 
nei paesi greci, l'impiego dei motivi plastici e pittorici anima- 
leschi, l'uso del Canopo o urna, funeraria con ritratti e la pre- 
senza delle maschere funebri (ved. tav. 30), sono tutti indizi 
di affinità e di contatto prolungato con gli Orientali e coi Greci 
Asiatici, e collegano la civiltà etrusca con quella micenea ed 
omerica in genere. 

C'è in tutta l'arte etrusca ed omerica quel convenzionalismo 
orientale che mantiene anche nei suoi periodi più avanzati la 
rigidezza arcaica delle mosse, la scelta dei tipi in piedi, senza 



(1) Dionisio, I, 70. Cfr. Helbig. Fiìhrer, traduzione francese di 
Toutain {Guide dans les musées d'archeologie classiquc de Rome. 
Lipsia, Baedeker, 1S93, pag. 461, n. GIS. 



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Plastica. 145 



moto e grazia, la preferenza per rappresentazioni figurate d'indole 
decorativa, e simliolica. mancanti della vera vita (ved. tav. 33). 

Xeirapplicazione poi dei tipi e dei motivi dell'arte etnisca si 
vedono i caratteri dell'importazione marittima, come di popoli 
venuti dal mare, non per via di terra. Nulla ci suggerisce la 
civiltà del centro d' Europa, che non ammette assolutamente 
quegli elementi orientalizzanti e d'importazione, che noi tro- 
viamo nella civiltà etrusca. fino al punto in cui si assimila la 
civiltà greca e romana, trasformandole entrambe. 

Se noi, però, ci solfermiamo a considerare il valore intrinseco 
di quest'arte etrusca, troviamo (d'accordo col Martha, com'egli 
esprime in un' appendice al suo lavoro magisti'ale sull" arte 
etrusca). che mancavano agli Etruschi l'invenzione e il sentimento 
artistico, mentre non si può loro negare un certo spirito di 
realismo, e una forza di imitazione e di assimilazione dei vari 
elementi artistici non minore di quella dei Romani. — Questo 
spirito di verismo è però tale che impedisce di aggiungere anche 
il menomo lato ideale alle rappresentazioni artistiche, ammet- 
tendovi invece l'orrido più osceno e sgradito, purché risponda 
al concetto che essi se ne fecero, o se ne vogliono fare. Ciò non 
toglie che nella, pittura e nella plastica bisogna concedere agli 
Etruschi una certa originalità pel ritratto e per la rappresen- 
tazione delle scene intime, familiari. E difatti nel ritratto fu- 
rono maestri ai Romani, come lo furono nella predilezione per 
quei grandi bassirilievi di processioni funerarie, o trionfali, che 
diedero ai Romani l' idea di ornare i loro archi e monumenti 
dei noti bassirilievi storici, nonché di alcuni ritratti parlanti 
per somiglianza e vivezza di tratti fisionomici. 

Se gli Etruschi dovettero dibattersi tra la forma convenzio- 
nale dell'Oriente e quella troppo ideale della Grecia, se non eb- 
bero tempo di immedesimarsi sempre e perfezionarsi negli ele- 
menti estranei coi quali venivano a contatto, non sì può negare 
alla loro arte, oltre l'intuito della natura, del ritratto, del basso- 
rilievo, anche il gran merito di aver fatto riconoscere ed ap- 
prezzare ai Romani l'ellenismo nelle sue varie forme, in modo 
che non si può studiar bene l'arte greca in Roma, né l'arte 
stessa romana senza rilevare la parte avuta dagli Etruschi nel 
diffondere gli elementi dell'ellenismo nelle varie città del Lazio 
e dell'Etruria. 

Pur riconoscendo, però, che l'arte etrusca ha familiarizzato, 
per cosi dire, Roma con l'ellenismo, è doveroso riconoscere 
pure che, per la mancanza del senso estetico, venendo meno 
agli artisti etruschi il concetto delle proporzioni esatte delle 
parti del corpo, il che é fondamento della vera bellezza, non 
potè mai l'arte etrusca inalzarsi a quelle sfere ideali e perfette 
che ammiriamo nell' Eliade e in Roma. Lo stesso carattere, la 

Ricci. 10 



146 Arte etnisca. 



stessa costituzione fisica, le abitudini, le aspirazioni del popolo 
contribuivano a dare un'impronta tutta speciale all'arte loro. 
Infatti gli Etruschi ebbero presto il concetto della ricchezza, 
del fasto, e, per natura inclinati al piacere, sotto la sua forma 
più grossolana, crearono un'arte materiale, verista al sommo 
grado, lottante per di più con le superstizioni e le credenze 
demoniche, molto vive nel popolo, e tali da ispirare un certo 
timore e ribrezzo per quello che credevano utile di fare a van- 
taggio della famiglia o dello Stato. 

Gli Etruschi, venendo in Italia, portarono seco un patrimonio 
artistico relativamente misero, che accrebbero immensamente 
a contatto coi Greci asiatici e del continente, e coi Fenici. Ma 
nemmeno questo scambio di idee, di costumi, di aspirazioni 
valse a togliere dall'arte etrusca quell'impronta di rigidezza, di 
goffa asprezza, di sproporzione, che essa presenta anche nei 
momenti dell'arte libera. 

Tanto il Martha citato (ved. Art étrnsqiie), quanto l'Amelung 
{Fiìhver diivch die Antiken in i'7o;-e;i:) rilevano, però, come vi fosse 
negli Etruschi, in compenso della mancanza del sentimento 
estetico e della facoltà dell'invenzione, oltre il principio di as- 
similazione e di verismo citati, anche una gran cura e quasi 
uno sfoggio nel ritrarre i particolari dei vestiti, degli orna- 
menti, delle decorazioni, e un gran culto per l'arte greca, che 
essi imitano, diffondono, e fanno apprezzare, come s'è detto, 
anche ai Romani. 



II. — Toreutica. 

1. Osservazioni generali.— Abbiamo già notato 
che gli Etruschi riuscirono pii^i valenti neirarte appli- 
cata o industriale, che non in quella pura. La parola 
toreutica veramente indica il lavoro di cesello (ropcu- 
TDcn', lat. caelum, caelatura)., ma il vocabolo si estese 
con pili largo senso alle^varie forme di lavoro di 
incisione, di rilievo, o di commessione dei metalli 
(oro, argento e bronzo). Lavori di toreutica si hanno 
in gran numero nelle raccolte d'antichità etrusche, 
perchè erano dei rami piti produttivi e più svilup- 
pati. Opere di industria cosi fiorente erano cande- 
labri, lampadari, tripodi, bracieri, coppe, varie foggie 
di vasi, specchi, cofanetti o ciste, patere, anelli, e 



Toreutica. 147 



le cosi dette bulle, che erano un ornamento portato 
dai fanciulli, a guisa d' amuleto, d'origine e d'uso 
propriamente etruschi, passato poi ai Romani; in- 
somma ogni guisa d'ornamenti femminili, forni- 
nimenti di cavalli, o phalerae, armi, utensili dome- 
stici. La quantità di queste opere, mirabili per la 
ricchezza della materia e la finitezza del lavoro, 
è* prova della prosperità e dell'inclinazione al lusso 
della nazione etrusca. 

2. Candelabri. — Celebrati erano i candelabri 
tirreni di bronzo, cesellati con varietà di figure e 
d'invenzioni ornamentali, e destinati all'uso dome- 
stico e religioso. Di queste opere l'arte industriale 
etrusca faceva esportazioni. Un frammento di Fe- 
recrate, comico dei tempi di Pericle (l), cita un 
candelabro tirrenico come un capolavoro. Cande- 
labri si trovarono nei sepolcri insieme con altri 
arredi sacri o domestici. Constano generalmente di 
un'asta su base, con punte in cima da infiggervi 
le candele, o con piattello o bacinetto per la lu- 
cerna (lychniLchiis). La grande varietà e l'eleganza 
delle forme sono prova dell'ingegno inventivo degli 
Etruschi. Le basi sono o di piedi belluini, o di 
ben composte forme umane od animali; le aste o 
fusti raffigurano colonne, o alti steli terminati in 
capitelli vari, in fiorami, in bacini, a coppe ornate. 
Su per il fusto sono spesso figure rampanti d'ani- 
mali, talora figure umane in vario atteggiamento 
fanno da sosteo-no, ed altre si ripetono sull'estremo 
dell'asta (ved. Àtl. cit., tav. XXX). 

I lampadari pendenti dall'alto, con più fiamme, 
con ricchi ornati usati dagli Etruschi, e in genere 
dagli Italici , nelle case signorili e nelle tombe, 



(1) Veci. Ateneo, Deìpnosofìsti, XV, 18. 



148 Arte etrusca. 



sono designati col nome di lychni {[). L'esemplare 
più insigne di questa classe è il lampadario rin- 
venuto a Cortona nell'anno 1840, e ancóra conser- 
vato in quella città, mirabile per grandezza, per 
figurazione assai ricca e variata, e per isquisita 
finezza di lavoro a cesello in alto e basso ri- 
lievo (2). 

3. Specchi. — Una classe singolare e assai im- 
portante di bronzi etruschi è costituita dagli specchi; 
sono dischi piatti, con un leggiero rialzo all'ingiro, 
con manubrio, lisci da un lato, ornati di disegni 
nell'opposto, solitamente incisi o graffiti a punta, 
più raramente fatti a rilievo. Si rinvennero nelle 
tombe etrusche, e dapprima si chiamarono col 
greco nome di cp-.aXat, o col romano di paterae, cioè 
tazze da libazione nel sagrifizio; poi Inghirami li 
riconobbe come specchi, loro attribuendo però un 
significato ed un valore religioso e mistico; a questo 
dava special motivo il fatto di trovarli frequente- 
mente dentro cofanetti, o ciste, anch'esse qualifi- 
cate per mistiche. Oggi però è accettata l'opinione 
che siano specchi comuni, come lo sono le ciste 
e la loro suppellettile muliebre. L'uso di questi di- 
schi come specchi comuni è comprovato dal vederli 
rappresentati in mani femminili sui bassorilievi e 
sui vasi dipinti. Le rappresentazioni incise a punta, 
e spesso accompagnate da inscrizioni dichiarative 
delle figure, sono assai importanti per lo stile del- 
l'arte, per il contenuto mitologico, e per i nomi che 
vi sono inscritti. 



(1) Ved. Virgilio, Eneide, I, 727; dependent lychni laqiiearibiis 

aiireis incensi 

(2) Ved. disegni in Micali, Mon. i/ierf. IX e X e pag. 72; cenno 
della scoperta in Boll. C. A., 1840, pag. 164, e studio di Abeken, 
negli Annali I. C. A., 1842, pag. 53. 



Toreutica. 149 



Il contenuto delle rappresentazioni é solitamente 
di miti greci nazionalizzati etruschi. Frequenti sono 
le figure alate senza inscrizioni, che soglionsi di- 
chiarare per imagini della Fortuna etrusca, il cui 
culto passò poi a Roma. Tali rappresentazioni della 
Fortuna con suoi attributi si riferiscono allo scon- 
giuro (\q\ fasci tias, o della jettalura, diffusissima su- 
perstizione italica. Con la Fortuna si hanno ima- 
gini di altri Dei averriinci, quali, p. es., i Penati. 
Le rappresentazioni di scene della vita comune 
sono rare. Il progresso dello stile vedesi negli 
specchi, come negli altri rami dell'arte etrusca. 
Alcuno ve n' ha con rappresentazione di stile ar- 
caico, che mi sembra prossimo a quello delle si- 
tuie estensi (ved., per es., specchio etrusco di Ca- 
stelvetro, illustrato dal Gavedoni (1)). 1 più hanno 
uno stile diligente, ma stentato e penoso, e nelle 
figure scorretto. In questi monumenti, come nelle 
urne o sarcofaghi, vedesi l'arte etrusca, che tenta 
di ravvivarsi con la greca, o forse l'arte greca che 
si corrompe in mano di artefici etruschi. La mag- 
gior parte degli specchi ornati di figure viene dalle 
tombe dell'Etruria propria; parecclii, ma con qual- 
che differenza di carattere, da tombe del Lazio, e 
specialmente da Preneste; pochi, e per lo più lisci, 
sulle due faccie, salvo qualche leggier fregio di 
ornato, provemrono dall' Etruria Circumpadana (v. 
Atl. cit., tav. XXXI) (2). 

4. Le ciste a cordoni. — Parlando delle sco- 
perte felsinee si sono ricordate le ciste a cordoni, 



(1) Gavedoni, Annali Ist. Corr. Ardi., 1842, pag. 75. 

(2) Per gli specchi etruschi ved. Gerhard, Ùber die Metallspiegel 
dar Etvuskcr (Abhandl. der konigliclien Akad. d. Wissensch. za 
Bei'lin, 1836, pag 323), e la maggior opera dello stesso autore, 
Elriiskische Spiegel. 1840. Molti disegni e illustrazioni negli An- 
nali e liei Monumenti dell'Jst, d, C. A- 



La celebre cista Fìcoroni, ora al Museo Kiroheriano in Roma. 




Tav. 34. — Per l'epigrafe ved. Serafino Ricci, Epigrafia latina. Milano, 
Hoepli, 1898, tav LII, e relativa bibliografia intorno alla cista Ficoroni, 



Toreutica. 151 



deposte in tombe per contenervi ceneri, ma effet- 
tivamente prima oggetti da toletta. La forma a 
cordoni é la più antica, la primitiva per tali ciste; 
le quali per la maggior abbondanza di ritrovamenti 
in regioni padane, a cominciar dalla prima sco- 
perta a Monteveglio, nel Bolognese, Tanno 1817, si 
credettero opera degli Etruschi settentrionali. Altro 
genere di ciste, o a dir meglio, ciste lavorate in 
tempo d' industria e d' arte assai più progredite, e 
fornite quindi d'un maggior pregio intrinseco, ma 
derivanti dal tipo primitivo della cista a cordoni, 
sono le ciste trovate in tombe dell'Etruria propria, 
a forma di vaso cilindrico riposante su peducci 
lavorati, chiuso da coperchio, ornato di rappre- 
sentazioni figurate, incise a punta, o fatte a rilievo. 
11 passaggio dalla forma primitiva a questa più 
sviluppata parrebbe rappresentato da una cista 
trovata a Vulci, che ha il corpo ornato di quattro 
cordoni rilevati ed é sostenuta da peducci ad un- 
ghia forcuta sormontati da testa di Medusa (1). 

A questi cofanetti si volle attribuire un carat- 
tere religioso, come destinati a qualche speciale 
uso nelle misteriose funzioni di Bacco, e perciò le 
chiamarono ciste mistiche. Ma, come già si e detto, 
gli oggetti in esse solitamente contenuti, spettanti 
al mundus muliebris, cioè specchi, vasetti da un- 
guento, fibule, aghi crinali , pettini di metallo, di 
osso o di legno, strigili, ecc., e perfino un ricciolo 
di capegli posticci (tanto è antico l'inganno delle 
belle chiome!) dicono chiaramente che son scatole 
o riécessaires de toilette, senza che tuttavia resti 
assolutamente esclusa la possibilità anche d'una 
sacra destinazione. Le più delle ciste non si tro- 



(1) Boll. Ist. Con: Arch., 1880, pag. 213. Veci, per la cista Fico- 
roni la nostra tav. 34. 



Oreficeria etrusca (dal Museo del Louvre). 




Tav. 35. — Bijoux di varia dimensione, forma e fattura ; dall'opera di j. 
Martha, L'art éirusque^i&y.l. — N. 3, orecchino con granate. — 4, collier 
con scarabei di cornalina. — 1, 9, 10, orecchini in filigrana d'oro con og- 
getti d'ornato in smalto. 



Toreutica. 153 

varono nelTEtruria ma bensi nella città latina di 
Preneste, onde la denominazione di eiste prene- 
stine; esse valg"ono come antichi esempi dell'arte 
latina con influenza greca; e quindi se ne ripar- 
lerà più avanti. 

La singolare perizia degli EtruscJii nel lavoro 
dei metalli, la particolare loro disposizione non ai 
grandi concelti artistici, ma al lavoro minuto e di- 
ligente, si rivela nei molti oggetti preziosi d'orna- 
mento, finissimi lavori d'oreficeria e di glittica. Di 
oro sono collane , armille , corone di varissime 
roggie, fibule, bulle, anelli, con varietà grandissima 
di invenzioni decorative e con perfezione non mai 
superata. Buona parte di tali oggetti in tombe an- 
tichissime hanno caratteri di gusto e di stile orien- 
tale, fenicio e babilonese, con figure di sfingi, leoni, 
mostri alati, e collane con pendagli formati di 
idoletti egizi (ved. tav. 35). 

Del pazientissimo e difficile lavoro d'intagliare 
in un incavo le pietre dure, che il Vasari disse 
« un lavoro al buio », gli Etruschi lasciarono esem- 
plari ammirabili. Sono pietre incastonate in anelli, 
o varie forme di amuleti da appendere al collo, 
specialmente quelli all'egizia foggia di scarabei, 
cioè globuli d'agata, d'onice, di sardonia (ved. tav. 
cit. 35), bucati per il lungo, figuranti nella parte 
superiore il sacro scarabeo colle elitre chiuse, e 
nell'inferiore una faccia piana, incisevi con micro- 
scopica minutezza figurine ed inscrizioni. Gli sca- 
rabei sono superstizione egizia, che considerava 
quest'animaluzzo quale divinità, simbolo del prin- 
cipio virile. Queste pietre incise, che trovansi nelle 
tombe etrusche più antiche, in parte sono di impor- 
tazione orientale, fenicia, in parte vera lavorazione 
degli Etruschi, che per religiose superstizioni ama 
vano ornarsi di tali amuleti. L'esemplare più per- 



154 Arte etnisca. 



fetto d'intaglio etrusco é una sardonice orientale 
nel cui piccolissimo campo è rappresentata con 
esimio lavoro una scena di guerra, cioè due sol- 
dati che sorreggono un compagno ferito (i). 



o. — Pittura etrusca. 

I. — Osservazioni generali. 

La pittura fu molto esercitata dagli Etruschi, ma 
limitata alla decorazione. La compiacenza nella 
vivacità del colore si mostra nell'uso di colorire 
le parti architettoniche, dipingere i rilievi dei sar- 
cofaghi e perfino le statue. Questa predilezione per 
la policromia tiene ancora qualche cosa dell'in- 
fantile, mostrando inclinazione all'effetto, senza in- 
telligenza o cura di naturalezza. Cosi ad esempio, 
in pitture etrusche si vedono bizzarrie d'animali, 
metà di un colore e metà di un altro, cavalli rossi 
con criniera azzurra, o cavalli interamente azzurri 
con unghie rosse o verdi. La pittura etrusca vin- 
colata quindi dal simbolismo ieratico, limitata ad 
arte decorativa, non ebbe libero sviluppo; man- 
chevole la composizione delle figure ; mediocre il 
disegno, senza chiaroscuro, senza rilievo dei corpi ; 
il colorito convenzionale, inteso all'effetto, o voluto 
da una significazione simbolica. 

Dai grandi dipinti murali nelle tombe noi ab- 
biamo i migliori documenti della pittura etrusca ; 
questi dipinti risalgono in parte a remota anti- 
chità, ma forse non come farebbe credere Plinio 



(1) Ved. MicALi, 3/0/1. incd., tav LIV. 



Danza bacchica e caccia. 
(Tomba della Quercioh presso CoruetoJ. 




Ved. 



Tavo 

Melani, Manuale di pittura italiana fli « e moderna. Milano, Hoepli, 2^ ediz. tav. U. 



Pitture chiusine riin;enute nell' anno 1833. 

I. Danze e ludi vari - II. Corse di biglie. 



I: 



^ma 







Tavola 37. 

Ved. Monumenti inediti pubblicati dalV Istit. '^i 'l'j'Jg^''^^''^^^- '^i f'^"'"'^' ^ol. V. (1849-r.:J), tav. XXXIII ; dv. 
E. Braun in Annali Tst. Corr. Arcìi. ISol, P- 2w- • 



Pittitra. 155 



anteriori alla fondazione di Roma (i). Le rappre- 
sentazioni solitamente si riferiscono ai riti funebri 
e alla condizione delle anime dopo la morte, ban- 
chetti funebri con uomini e donne sedenti su triclini, 
incoronati con musiche e danze, quasi a indicare la 
beatitudine dell'anima dopo la morte; caccie, corse, 
ludi gladiatori, scene mimiche e comiche (ved. tav. 
36 e 37), a propiziazione in favore dell'estinto 
per divinizzarlo, come il cristiano con le pre- 
ghiere e con le funzioni pei defunti ha fede di con- 
tribuire alla sua beatitudine eterna (vedi Atl. cit., 
ta^w .'K.'X.'Xll', Achille sacrifica ai Mani dell' amico Pa- 
troclo. Si hanno inoltre rappresentazioni di anime 
discendenti all'Averno, condotte da geni buoni e 
da geni mali; soggetti infernali tolti alla mitologia 
come la tomba dell'Orco a Gorneto; geni e divi- 
nità infernali fra cui Charun, col naso adunco, 
lunghi denti, serpi attorgigliati al corpo, carna- 
gione verde. Si aggiungono animali e mostri fan- 
tastici, disposti sopra il fregio fra l'incorniciatura 
e le volte, con fascie di ornamentazione spesso 
assai belle. La colorazione era anche applicata 
alle figure scolorite sui sarcofaghi, ornati spesso di 
pitture a tempera sullo stucco, simulanti l'effetto 
del bassorilievo (2). Talvolta nel mezzo delle pa- 
reti sono dipinte porte chiuse che, simboleggiano 
l'ingresso al mondo delle anime, non più ri- 
varcabile, e insieme dividono in due campi la 
rappresentazione. Le figure staccano con le tinte 
chiare delle carni, coi colori vivaci delle vesti sul 
fondo or bruno, or rossastro delle pareti a stucco, 



(1) Veci. Plinio, X. H.,XXXV, 6. Egli dice che i dipinti di Ardea, 
ciUà per lo meno di occupazione etnisca, siano anteriori alla 
fondazione di Roma. 

(2) Ved. p. es , Annali Ist. Con: Ardi., 1873, pag. 239. 



Dalla tomba del Citaredo a Corneto. 




Tavola 38. ~ Testa di un citaredo. 
Ved. Ann. Imi. Con: Arch. di Roma, 1863, tav. d' agg. J/, e dall'opera 
di Jules Martha, L'art élrusque, pag. 438, flg. 289. 



Dalla tomba del Citaredo a Corneto. 




Tavola 39. — Testa di una danzatrice. 1 

Ved. Ann. Ist. Corr. Arch. di Roma. 1863, tav. d'agg. J/, e l'opera di Jule? ; 

Martha, L'art étrusque, pag. 438, fi^. 290, ; 



Pitinra. V- 



e stanno allineate, con poca prospettiva, e con rari 
particolari, come tra figura e figura frondi e rami 
(ved. tav. 40 a e b), allusivi talora agli alberi dei 
giardini d'Eliso. Le figure sono disegnate a con- 
torno, gli spazi interni riempiti di colore; nella co- 
lorazione c'è ricerca di effetto. 



II, — Le due scuole pittoriche principali. 

Come si è veduto nella plastica, cosi nella pit- 
tura etrusca vi sono due periodi e due scuole o 
maniere: l'arte arcaica nazionale o toscanica ; l'arte 
etrusco greca. Queste due scuole hanno avuto una 
successione cronologica, e poi vissero anche in- 
sieme. Nelle pitture del periodo arcaico vi é la so- 
lita rigidezza di disegno, durezza di atteggiamenti 
e di mosse, con sforzo d'imitazione della realtà; le 
figure non mancano di rilievo, ma stanno allineate; 
manca la viva espressione dell'azione, mancando 
l'accordo fra il concetto e l'esecuzione artistica. 

Succede un periodo intermedio fra l'arte nazio- 
nale e l'arte di scuola greca, in cui c'è un arte più 
libera ed agile. Infine nel seguente periodo dello 
stile compreso nell'influenza greca, vi è un passo 
alla maniera propriamente pittorica (ved. tav. 38 
e 39); l'artista padroneggia gli strumenti dell'arte; 
traduce copia maggiore d'idee, mostra sentimento 
del bello, piena intelligenza delle forme; sollevan- 
dosi oltre la stretta imitazione della realtà, tende a 
nobilitare i soggetti ; i volti prendono espressione 
e tengono del profilo greco (ved. tav. 41) ; le vesti 
seguono le movenze con leggerezza di pieghe e di 
svolazzi (ved. tav. 40 b). È probabile che tale in- 
fluenza venisse dalle scuole surte nel tempo dei 
Diadochi. 



Danza bacchica. 

(Tornila del Triclinio a Corneto). 




Tavola 40 a. 
Ved. Nlelani, Manuale di jjUtnra cit., 2* edizione, fig. 1. 



Danza bacchica. 

(Tomba del Citaredo a Corneto). 




Tavola 4o h. 
Ved. Melani, Mannaie di architettura cit., 2^ ediz., fig. 12. 



Dalla tomba dell'Orco a Corneto. 




Tavola 41. 

Ritratto di Aniih Yeìchas. 



Ved. Monumenti, IX. tavola XIV; Jules Martha, Vari étrusqne, cit. 
pag. 398, fig. 271. 



160 Arte etrnsca. 



Non sempre però si può dire che un dipinto di 
stile toscanico sia d'età anteriore ad uno di stile 
con influenza greca, giacché o per condizioni lo- 
cali o per individualità dell'artista, eravi un ar- 
caismo di maniera, protratto oltre il periodo di 
suo naturale sviluppo, v'era la scuola dei pittori 
toscanici, che continuavano a lavorare nel proprio 
stile arcaico (1). 



III. — Ceramica etrusca. 

l. — Osservazioni generali. 

I vasi fittili di foggie e dimensioni variissime, 
dipinti a figure nere su fondo chiaro, giallastro, o 
rosso, ovvero a figure chiare e rosse su fondo nero, 
che uscirono dalle tombe etrusche , e principal- 
mente da Vulci in gran copia, e che si raccolsero 
in luoghi dell'Etruria Settentrionale, ad Adria, a 
Marzabotto e nella necropoli della Certosa, come 
già si é detto (2), sono prodotti di fabbriche greche, 
importati nell' Etruria, dove, come doni e funebre 
suppellettile, erano assai pregiati. Che tali vasi ser- 
vissero ad ornamento è dimostrato dall'esser tut- 
tavia nuovi, senza vernici interne che impedissero 
l'assorbimento dei liquidi , e spesse volte anche 
senza fondo. Importati in Etruria dalle fabbriche 
di Corinto, Atene, Egina, e più tardi da fabbriche 
italo-greche campane ed apule di Nola e di Ruvo, 



(1) Intorno alla storia della pittura etrusca ved. Helbig, Ann. 
Ist. Corr. ArcheoL, 1863, pag. 336; Brunn-Helbig, ibid., 1866, 1870. 
Intorno alla policromia ved. Braun, BoUett. Ist. Corr. Archeoh, 
1841, pag. 2; Martha, L'art étrusqne già più volte citata. 

(2) Ved. questo nostro Manuale a pag. 78 e segg. 



Ceramica. 101 



questi prodotti diedero luogo al sorgere di officine 
ceramografiche etrusche imitanti le greche. Cosi, 
mentre da suolo etrusco vengono vasi che rap- 
presentano i vari momenti e le varie maniere della 
ceramografìa greca, si hanno poi anche vasi di- 
pinti propriamente etruschi, che in parte sono pro- 
dotti originali etruschi, e in parte imitazioni di pro- 
dotti greci. 

2. — Vasi toscaxici. 

Sono da classificare fra i prodotti ceramogra- 
fici etruschi certi vasi policromi, che per disegno 
e colorazione ripetono i caratteri dell'arcaismo e 
certe peculiarità della pittura toscanica(l). Sono vasi 
di fondo nericcio, con figure umane e d'animali, 
di puerile disegno e di bizzarra colorazione. Uno 
di essi porta il disegno di due grandi occhi, quali 
vedonsi anche in vasi dipinti greci contro il fa- 
scino, ossia il mal occhio, significato della figura 
gorgon ica da Luciano detta à.-o-otr,-:i/.i^i tcòv òc-.vwv, 
ed anche delle figure falliche, talvolta occhiute. 

3. — Vasi d'imitazione greca. 

Nella numerosa classe dei vasi dipinti al modo 
greco è facile di riconoscere quelli di lavora- 
zione propriamente etrusca; e i principali cri- 
teri distintivi sono: le qualità delle rappresenta- 
zioni, riferentisi a costumi etruschi, o a miti elle- 
nici etruscizzati coll'intervento frequente dei geni 
infernali e di Chariin; lo stile del disegno special- 
mente inferiore al greco, e con certi suoi caratteri 



(1) Ved. MiGALi, Moniim. ined., tav, IV e V. 
Ricci. 11 



162 Arte etnisca. 



d'ineleganza, di sproporzione già accennati per le 
pitture sepolcrali e per gli specchi ; la qualità del- 
l'argilla é meno fina e meno buona delle vernici 
greche; infine le iscrizioni sono etrusche (l). 

Secondo il Micali, fu copioso e vario l'uso dei 
vasi dipinti presso gli Etruschi dal I al III sec. di 
Roma; migliorò la loro fattura nel sec. IV; durò 
nel V e nel VI; ma al tempo di Cesare e di Au- 
gusto quei vasi già parevano antichi, e cercavansi 
come oggetti d'antichità nei sepolcri di Gorneto e 
di Gapua. 



4. — Vasi detti buccheri. 

(Ved. tav. 42). 

Ma più antichi dei vasi dipinti sono i vasi etru- 
schi di terra nera, che si trovano in tombe, quasi 
non mai insieme con vasi dipinti, a Vulci, a Gor- 
neto, a Gere, ed in maggior abbondanza a Ghiusi, 
dove forse fu il principal centro di tale fabbrica- 
zione, per il che diconsi anche vasi chiusini; ge- 
neralmente sono conosciuti col nome di buccheri. 
Sono d'argilla nera, non cotti ma seccati al sole, 
con la superficie di certa lucentezza metallica ; 
hanno dimensioni e foggie assai varie, talora belle, 
ma ricercate e bizzarre, assai lontane dall'eleganza 
greca. Sono ornati di figure a rilievo assai basso, 



(1) Ved. p. es., Moiimn. Istit. Corr. Archeol. II, 8, 9, in cui sono 
rappresentati due vasi, l*uno con Atteone sbranato dai cani, e 
con Aiace che s'abliandona sulla spada; laitro con Aiace che 
immola un uomo ignudo, assistito da Charun, faccia mostruosa 
che si rivede sullo stesso vaso con tre imagini femminili. Opera 
di pennello volgare e non antico, ma prettamente etrusco. Cfr. 
pei vasi greci VAtl. d'arte greca, taV. CXXXVI e segg. 





«3 " 



164 Arte etnisca. 

fatte a stampo, con rappresentazioni allusive a mi- 
steri religiosi ed a riti funerari, con imagini di 
divinità infernali, con animali e mostri fantastici 
di carattere orientale, quali vedonsi su vasi di- 
pinti della maniera più antica. Le proporzioni delle 
figure umane sono tozze, lo stile del disegno é pri- 
mitivo. Antichissimi , questi vasi forse vengono 
sùbito dopo la ornamentazione geometrica. Helbig 
suppone che siano una riproduzione dei vasi me- 
tallici, ed il loro stile un'imitazione dello stile rae- 
tallotecnico; li crede anche d'importazione fore- 
stiera, poiché se ne sono trovati altri esemplari a 
Guma ed anche a Gameiros (1). 

5. — Vasi aretini. 

Vasi d'altra forma, alabastri, eanopicl. 

Un gran centro d'industria ceramica era Arezzo, 
detta la Samo cV Italia. Ma i suoi prodotti sembrano 
di un periodo meno antico, rispondente all'ultimo 
secolo della Repubblica romana ed ai primi del- 
l'Impero. Gli aretina vasa, tanto spesso ricordati, 
sono d'un bel rosso corallino, con vernice, e spesso 
con eleganti rilievi; da scoperte di tali vasi fatte 
in altre località s'arguisce che fossero molto dif- 
fusi, o facessero anche altrove sorgere fabbriche 
imitanti i prodotti aretini. Dìfatti noi li troviamo 



(1) Ved. Annali Ist. Corr. Ardi., 1875, 98; cfr. Bollettino, 1874, 
pag. 241. — Circa la composizione dei buccheri, ved. Bollettino 
Ist. Corr. Arch., 1837, pag. 28; ibid., 1842, pag. 164, e recentemente 
l'ili, prof. Barnabei, che ritrattò la questione con nuovi espe- 
rimenti e copia di prove critiche e bibliografiche in Moniim. 
Ant. della li. Accad. dei Lincei, l\, 1894. 

Quanto ai disegni vari dei l>uccheri ved.MiCALi,cit.,3/onunjen/i, 
ined., tavole XXVII-XXVIII, pag. 156; Nòel des Vergers, A/Zan^e 
tav. XVII e segg.. 



Ceramica. 165 



in gran copia nelle tombe di varie località anche 
settentrionali e meridionali d'Italia, come suppel- 
lettile funebre comune, né tutti hanno la leggerezza 
e finezza della pasta, né la lucentezza ed eleganza 
dei veri vasi aretini (1). 

Si raccolsero nelle tombe elrusche vasetti un- 
guentari e balsamarì. che solitamente si denomi- 
nano alabastri, dalla materia di cui molti di essi 
sono fatti, e la maggior parte erano fatti antichis- 
simamente. Sono vasetti da contenere profumi, es- 
senze e balsami, generalmente di forma cilindrica, 
arrotondati alla base con bocche a piccolo imbuto. 
Ve n'ha d'alabastro, di vetro, d'argilla dipinta. Se 
ne trovano in tombe asiatiche, greche ed italiche. 
Alcuni già ne abbiamo ricordati, trovati in stazioni 
dell'Etruria propria; terminano a forma di testa o 
anche d'intero busto femminile, con foggie e at- 
tributi orientali, e sono certamente d'importazione 
fenicia (2). 

S'incontrano pure nei sepolcri etruschi i vasi 
che diconsi canopici, destinati a contenere le ce- 
neri del defunto, e terminati o sormontati nel co- 
perchio da testa umana, o anche da busto con 
mani alzate o ripiegate sul petto, ritraente le fat- 
tezze di colui le cui ultime reliquie stanno nel vaso 
raccolte, secondo il costume seguito normalmente 
dagli Egizi (ved. tav. 30). 

Nella grande copia di vasi usciti da tombe etru- 
sche vogliono essere ricordati alcuni assai rari e 
belli, inargentati, ornati di teste in rilievo, e di 
composizioni d'ottimo stile greco rappresentanti la 
pu^na delle Amazoni, Ercole col leone Nemeo, 
Socrate a colloquio con Diotima. Trovati alcuni 



(1) Ved. A. Fabbroni, Storia degli antichi vasi fìttili aretini. ISÀl. 

(2) Ved. MiCALi, Mon. ined., tav. IV. 2, pag. 40. 



166 Arte etnisca. 



di essi a Orvieto ed a Bolsena, sono nuovi docu- 
menti d'importazioni greche nell'Etruria, giacché 
tali li dimostra non solo lo stile, ma anche Tana- 
logia di altri simili casi di officine italo-greche di 
Apulia, e si sono diffusi tanto in tutta Italia, da ri- 
trovarne perfino nel Piemonte. Un bellissimo esem- 
plare, p. es., c'è al R. Museo delle antichità in To- 
rino, nella sala dei cimeli piemontesi sotto il do- 
minio romano (1). 



APPENDICE III. 

Le ultime ricerche sugli Etruschi 
e la fondazione del Museo topografìco delPEtruria a Firenze. 

Molte scoperte delle antichità etnische non vi furono in questi 
ultimi anni, ma piuttosto vi fu coordinamento scientifico di 
quelle già esistenti. Le varie scoperte sono state pubblicate 
sulle Notizie degli sca^i, della R. Accademia dei Lincei in Roma : 
gli studi più importanti furono continuati nella parte archeo- 
logica ed epigrafica dal Gamurrini, dal Milani, dal Ceci e da 
pochi altri (2), nella parte glottologica soprattutto dall'illustre 
prof. Elia Laltes, di cui si è già parlato (3;. 



(1) Ved. Klìjgmann. Annali Ist. Corr. Ardi., 1871, pag. 1; Mon., 
voi. VIIL tav. 26. 

(2) Molti scritti pubblica 1' avv. Giuseppe Pregni di Modena 
sulle iscrizioni etrusche ed umbre, sulla Grotta di Corueto Tar- 
quinia, sulla Colonna di Foca (1097-1900), ma lascio agli specia- 
listi in materia il giudizio sul merito scientifico dei suoi lavori. 

(3) Cfr. pag. 117-118. 

Fin dal 1893 uno degli alunni del Lattes, il dott. Rartolomeo 
Nogara, già citato, (cfr. pag. 118),' raccolse calchi e disegni di 
iscrizioni etrusche da lui fatti nel Museo di Perugia, (1° viag- 
gio epigrafico 1893). e un primo manipolo di iscrizioni mes- 
sapiche depositate con quelle etrusche presso la R. Accademia 
Scientifico-Letteraria nel 1895 (2'' viaggio epigrafico). Incoraggilo 
dai premi Lattes, il dott. Nogara continuò le sue ricerche e le 
sue collezioni di calchi e disegni per gli anni successivi in altre 
città dell'Etruria fino all'anno scorso (3» viaggio 189G; 4'', 1897; ó'\ 
1898;6c-7^ 1899; ved. Relazioni nell'Annuario della R. Accademia 
Scientifico-Letteraria, dall'anno 1894 fino al 1900. 



Ceramica. 167 



Ma uno dei fatti più importanti è quello dì coordinamento 
delle antichità già esistenti, raccolte con cura intelligente e 
paziente a Firenze al Museo etrusco dall'illustre suo direttore 
professor L. A. Milani. 

Già per merito deUlmmortale abate Lanzi, dello Zannoni e 
del Migliarini si erano costituite le RR. Gallerie di Firenze, da 
un lato le prime collezioni egizie, dall'altro le prime collezioni 
etrusche, divise lì n dal tempo del Lanzi per serie e per soggetti, 
perchè servissero alla storia dell'arte e allo studio intrinseco 
delle antichità. 

Ma gli oggetti, per l'incremento dato alla collezione sotto la 
direzione generale del compianto Fiorelli, erano ormai pigiati 
nel locale angusto di via Faenza, e solo nell'anno 1879 per la 
tenace energia del R. Commissario prof. Pigorini trovarono più 
degna sede nel Palazzo della Crocetta, che è tuttora quello con- 
tenente il R. Museo archeologico di Firenze. 

La distribuzione delle antichità era stata fatta seguendo il 
sistema pratico del Gamurrini, della distinzione per serie, adot- 
tando poi l'ordinamento geografico e topografico nel classare gli 
oggetti entro le singole serie. 

Ma il Milani, riconoscendo l'utilità se non più pratica, però 
molto più scientifica (ed ora di capitale importanza per le in- 
dagini sulle origini e sulla propagazione della civiltà degli Etru- 
schi), che era stata propugnata dal Genarelli, ebbe l'idea felice 
di attuarne l'ordinamento topografico, che fino allora era stato, 
per le ragioni suaccennate, messo in disparte e abbandonato. 

Il Milani opportunamente cita nel suo magistrale lavoro sul 
Museo topografico dell' Etruria (1) i criteri che avevano deter- 
minato il Genarelli a proporre di preferenza la distribuzione 
geografica e topografica delle antichità etrusche, e tali criteri il 
Milani ripresenta come base del suo programma scientifico. 

" Fermo il principio — scrive il Milani -- che negli avanzi 
sculti e figurati compresi nel campo dell'archeologia, si ha una 
miniera di documenti atti a svelarci la vita, le costumanze, le 
fasi di prosperità o di decadimento di un paese o di un po- 
polo, l'ordinamento più razionale e più utile di un Museo si 
è quello in cui i monumenti sieno disposti geograficamente, 
né già divisi per serie generali; ma, al contrario, lasciata da 
parte la classe a cui appartengono per la forma, per la ma- 
teria e per l'arte, si trovino riuniti insieme e sistemati in 
complesso tutti quelli che spettano ad un dato paese, il quale 
potrà solo in siffatta guisa essere, per mezzo della scienza 
archeologica, più sicuramente e più logicamente studiato e 
messo in evidenza , (op. cit , pag. 14). 



(1) L. A. MiL.\Ni, Museo topografico delVEtruria. Firenze-Roma, 
Bencini, 1898. 



168 Arte etnisca. 



Conseguentemente a questi concetti, il Milani, avendo mate- 
riale archeologico a sua disposizione molto maggiore dei pre- 
cedenti, ordinò i monumenti di provenienza etrusca nel pian 
terreno del Palazzo della Crocetta, in diciasette sale, ove figu- 
rano i principali centri della civiltà etrusca raggruppati intorno 
alle città rispettive. 

I centri rappresentati nel Museo sono: ^"etulonia sul Poggio 
di Colonna nelle prime tre sale : prima sala delle tombe a jioz- 
zetto, seconda sala delle tombe a circolo, terza sala del tu- 
mulo della Pietrera ; Popiilonia (terza sala insieme con gli og- 
getti precedenti) ; Volsinii (quarta sala), comprendente le antichità 
di Orvieto e di Bolsena ; Cortona. Arretium (Arezzo) con la ce- 
lebre chimera in bronzo e la Minerva ; Volatemi (Volterra), 
Chiiisiun (Chiusi) nella quinta sala, e Chiusi continua nella 
sesta sala, ove sono raccolti i monumenti iconici, specialmente i 
cosidelti Canopi chiusini (ved. tav. 30 di questo Manuale), e nella 
settima, ove vi è disposta la Collezione Yagnonville. 

L'ottava sala conteneva le antichità di Luna, l'antica Luni, e 
la nona quelle di Falerii, corrispondente a S. Maria di Falleri. 
Tnscania, corrispondente a Toscanella, ci presenta il suo bel 
leone di nenfro nella sala decima. Di Visentia, o Visentum sul 
luogo dell'attuale Bisentium si può seguire la storia e le tracce 
dalle origini fino al secolo Y a. C, per mezzo soprattutto della 
ceramica nella tavola undecima. La sala duodecima contiene i 
frantumi del tempio e le altre antichità minori di Telamone. 
Seguono poi le antichità di Tarquinii nella sala decimaterza, e 
da questa si passa molto più lontano nella deciniaquarta, ove 
sono raccolti tutti i monumenti antichi, compresi, oltrecchè nel- 
r àmbito della città di Vaici (Vulci), anche nel territorio fra 
l'Albegna e lArrone, cioè la Pescia (romana) Succosa, Marsiliana, 
Poggio Buco, Pitigliano, Suana. 

Seguono poi tanto nel Cortile, (XV), quanto nelle sale decimase- 
sta e decimasettima le antichità di Florentia. Nel cortile vi sono 
esposti i resti architettonici, nella sala decimasesta la casa re- 
pubblicana e le terme attigue, mentre nelle ultime sale il Mi- 
lani raccolse tutte le antichità primitive di Firenze, siano esse 
etrusche, siano anche romane, con le quali finisce la distri- 
buzione topografica del Museo etrusco di Firenze. 



III. 

ARTE ROMANA 



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V. Ballanti, Il palazzo dei Cesari sul Monte Palatino restau- 
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citate, pag. 285 e segg. 

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terthum in Mittheilungen d. k. d. Arch. Instit. (Rómische Abthei- 
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Maffei, Miiseum Yeronense, hoc est antiqiiaruni inscriptioniiin 
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MusEUM CoRTONENSE ili QUO veteru monumenta complectuntur 
anaglypha, torenmata.. . a Fi: Yalesio, Fi: Gorio, R. Venuto, notis 
illustratum. Roma, 1750. 

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B. Cavaceppi, Raccolta d'antiche statue, busti, bassirilievi ed 
altre sculture restaurate. Roma, 1768-1772, 3 voli. 

A. Venuti, Velerà monumenta quae in hortis Caelimontanis et 
in aedibus Matthaeiorum adseruantur. Roma, 1779. 

E. Q. Visconti, Il Museo Pio dementino ed il Museo Chiara- 
monti. Roma, 1782-1843, 10 voli. 

Villa Pinciaxa, Scultura del Pcdazzo della Villa Borghese detta 
Pinciana. Roma, 1796, 2 volumi. 

G. ZOEGA, Li bassirilieui antichi di Roma. Roma, 1808, 2 voli. 

Ince Blundel Hall , Engravings and etchings of sepulcral 
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tions. fraginents, ecc., in the collection of H. Blundell at Ince. 
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III. 
Arte romana. 

I. — Osservazioni generali. 

I Greci signoreggiarono il mondo antico e ancóra 
hanno effetto sulla vita moderna con l'arte, con 
le grazie e colFespressione del bello; i Romani in- 
vece con la forza, con la sapienza civile e politica. 
Come nelFarte greca vi é uno sviluppo organico 
e continuo, dalle prime forme rudimentali alla pie- 
nezza del suo fiorire, cosi un vero sviluppo pro- 
gressivo e naturale dagli ordinamenti comunali a 
quelli di vasto impero sta nella romana costitu- 
zione, perchè come ai Greci lo spirito artistico, cosi 
ai Romani fu congenito e proprio lo spirito po- 
litico. 

Se però non si può affermare che i Romani fos- 
sero naturalmente propensi all'arte, perché rivol- 
sero la loro attività a imprese ch'essi dicevano di 
maggior momento, e furono difatti in principio 
causa del loro progresso, sarebbe però eccessivo 
se s'intendesse negata ai Romani ed agli antichi 
popoli italici in generale la naturale disposizione, 
l'intuito per l'arte. Le disposizioni estetiche erano 
sopraffatte da altre facoltà più vive e più impel- 



Osservazioni generali. 189 

lenti, cosicché quelle o stettero latenti od ebbero un 
lento sviluppo; e quando per condizione interna di 
maturità e per favore d'esterne circostanze pote- 
rono fiorire, allora vennero arrestate e sopraffatte 
da irresistibili influenze di un popolo che l'arte 
aveva portato alla massima esplicazione; come 
avviene d'un ruscello che, dopo lungo corso, ali- 
mentato per altri rivoli accolti, sta per divenire 
corrente, s'incontra in un maggior corso d'acqua, 
in quello immette e vi si confonde. 

Mentre in Grecia nella più antica età la poesia 
è già meravigliosamente sviluppata con l'epica, e 
prepara la via all'arte figurativa con la chiara 
percezione delle imagini divine e dei tipi eroici, 
in Roma invece trascorre assai lungo spazio di 
sua storia prima che una poesia s'addimostri for- 
mata con chiara intelligenza di tipi e d'imagini, 
prima che le divinità cessino d'essere una confusa 
astrazione e con plastica evidenza diventino fonte 
d'ispirazione all'arte. Roma dai primi suoi tempi 
fino al VI secolo, tutta intenta a difendere l'indi- 
pendenza sua ed a svolgere gli interni suoi ordi- 
namenti, non ha sviluppo e progresso d'arte. Con 
l'attività assorbita nella vita pratica, con lo spirito 
inteso all'utile ed alla realtà del momento', senza 
slancio verso l'idealità, senza vivace movimento 
del pensiero nelle imagini, il popolo romano rimane, 
per il rispetto artistico, in condizione inerte, pas- 
siva, pronto al ricevere, ma non già a produrre 
spontaneamente e con originalità di concetti. E le 
cause di questo? Se si sta alla leggenda delle ori- 
gini, che dev'essere vera, altrimenti l'orgoglio pa- 
trio degli storici l'avrebbe negata, l'accozzo di ele- 
menti diversi, discordi, con tradizioni, credenze ed 
usi non fusi da tempo insieme impediva uno stato 
di vita propenso a ciò che é il fine d'ogni civiltà, 
il culto dell'arte. 



190 Arte romana. 



Inoltre i Romani non ebbero tempo nei primi 
periodi di badare all'ornamento dell'intelletto, per- 
ché erano costretti a pensare, come ho detto, all'in- 
grandimento e alla difesa della propria città e del- 
l'attiguo territorio. Non bisogna poi escludere una 
causa fisica, cioè proveniente dalle condizioni del 
luogo e del clima, tanto diverso da quello dei Greci, 
specialmente atto a promuovere e ad eccitare nella 
bellezza e varietà della natura il sentimento del 
bello e del sublime naturale e dinamico. Infine 
senza dubbio vi influì la più recente origine di 
Roma, in modo che, quando questa era in condi- 
zione di fare di suo impulso e genio, si trovò di 
fronte una competitrice invincibile nell'arte, quale 
la Grecia, che l'ammaliò e la vinse col fascino della 
sua bellezza propria, allora, come si é detto poc'anzi, 
perfetta. 

Perciò il popolo romano sùbito piega sotto l'in- 
fluenza greca. Se non che un'altra influenza pre- 
cedente, l'etrusca, aveva già modificati i caratteri 
ingeniti del popolo romano. 

Parve a molti di poter mostrare il genio latino 
indipendente dall'influenza etrusca, ma questa non 
è cosi di leggieri negabile, sebbene sia da ridurre 
dentro più stretti limiti di quelli che prima le ve- 
nivano assegnati. L'Etruria già sorgeva a grande 
civiltà quando Roma era appena nascente; dalla 
parte del Tevere e da quella del Liri e della Cam- 
pania, dove un'etrusca federazione erasi formata 
(Etruria Meridionale o Campana), essa cingeva il 
Lazio. È possibile credere che uno stato nascente 
non risentisse della continua vicinanza d'uno stato 
salito a potenza, a florida civiltà? Può essere esa- 
gerata, ma infondata non è certamente la tradi- 
zione che lega di cosi stretti vincoli la sorgente 
società romana con l'etrusca. Ma d'altra parte però 



Osservazioni generali. 191 

l'arte etrusca non aveva tale intima e sua propria 
vitalità da prodarre una efficacia penetrante, de- 
cisiva. Un genio artistico creatore mancava alla 
gente etrusca, perciò pur essa a sua volta era fa- 
cilmente soggetta ad influenze straniere; e già ri- 
ceveva elementi dalla Grecia, e allo spirito ellenico 
s'inspirava, quando nel periodo storico che si as- 
segna ai Tarquinì l'arte etrusca prese, secondo la 
tradizione, sviluppo e séguito in Roma. Queste in- 
fluenze prima etrusche e poi greche, che nei tempi 
antichissimi s'infiltravano nel Lazio, lungi dal ces- 
sare crebbero quando Roma, fatta potente, si sot- 
tomise le nazioni di lei più anticamente civili, alle 
quali essa avrebbe dato l'arte sua, cosi appunto 
come loro diede le sue leggi, se un'arte sua pro- 
pria avesse potuto avere. Prima era l'influenza 
greca che per via di relazioni e di commerci s'in- 
sinuava nel Lazio; ma poi, quando la forza latina 
soggiogò le regioni dove la greca civiltà aveva 
fiorito, a questo pretesto si sottomise, e fu a sua 
volta il vincitore soggiogato dal vinto. Pongasi 
mente, per breve istante, al diverso tempo nel corso 
della civiltà greca e della romana. Si osservi come, 
al tempo dello splendido fiorire del pensiero e del 
sentimento greco, nel sec. V a. G. che prende gloria 
da Atene e nome da Pericle, Roma, ancora piccolo 
comune, guerreggiasse per la sua indipendenza 
contro Volsci, Ernici, Equi ed Etruschi, e nell'in- 
terno s'aff'aticasse nella penosa lotta della plebe 
col patriziato per l'eguaglianza dei diritti civili e 
politici. Si ricordi che, quando le città capitali dei 
regni sorti nell'Oriente dallo smembrarsi dell'im- 
pero d' Alessandro divennero centri vivi di studi 
nelle scienze, nelle lettere e nelle arti, e si produ- 
ceva quell'operoso movimento del pensiero antico 
che suolsi designare col nome d'ellenismo, allora 



192 Arte romana. 



Roma, fatta sicura contro gli assalti dei popoli 
più vicini al suo territorio, volgevasi un po' più 
lontano alle guerre coi Sanniti, alle prime rela- 
zioni coi popoli della Magna Grecia; ma era lungi 
dall'avere uno scrittore od un artista. La Grecia 
aveva ormai dato il meglio delle sue forze pro- 
duttrici, già da lungo aveva trapassato il culmine 
del suo salire, e volgendo alla discesa ripensava 
e ripeteva sé stessa, quando Roma, compita la con- 
quista d'Italia (266 av. G.), aggiuntasi la Sicilia 
(241 av. G.), legava le prime dirette sue relazioni 
con la Grecia propria. Nell'immediato contatto con 
la civiltà greca lo spirito romano fu interamente 
vinto e soggiogato. 

Roma, che per più di sei secoli della sua esi- 
stenza non aveva avuto letteratura né arte, o al- 
meno avevale appena in germe, in facoltà ancóra 
latenti, fu allora commossa di spirito artistico, 
che penetrava nello spirito per esterno impulso. 
Quando nella conquista d' Italia i Romani veni- 
vano in relazione con le greche città del mezzodì, 
ammiravano, essi ancor rudi, le splendide opere 
d'arte per le quali quelle città erano ricche e 
belle. La presa di Taranto, e poi le legioni por- 
tate in Sicilia al tempo della prima guerra punica, 
le relazioni con la Grecia nel tempo della guerra 
illirica e dell'annibalica, la presa di Siracusa, città 
regina del mondo ellenico occidentale, resero i 
Romani sempre più familiari con la civiltà greca. 
Una nazione cui ancóra manchino letteratura ed 
arte, nuova allo studio del bel dire e della filosofia, 
nuova alla rappresentazione delle belle forme , la 
s'immagini messa in repentino contatto con l'altra 
nazione, che in tutto il dominio dell'arte, nella pa- 
rola, nella musica, nella ritmica, nel disegno, nella 
plastica aveva toccato, anzi valicato il sommo della 



Osservazioni generali. 193 

perfezione, e si pensi ciò che quel popolo ancor 
rude sia per risenlirne. Le sue facoltà congenite, 
ma ancora incerte sono sopraffatte, e in loro luogo 
cresce e vigoreggia uno spirito nuovo, che in Roma 
fu TeUenismo, il quale, dopo aver estesa la sua 
efficacia nel mondo orientale, ora conquista l'Oc- 
cidente, e nella potenza romana , non che essere 
da essa spento, trova una forza che lo porta a 
nuova vita, a più larga diffusione. 

Chi primo desta la vita letteraria romana è un 
greco, Livio Andronico, venuto a Taranto (a. 240 
a. C), che diede ai Romani una versione in versi 
saturni dell'Odissea, ed una prima azione dram- 
matica di soggetto e di forma greca. Per impulso 
greco nasceva la poesia romana; Ennio impersona 
Tinvadere della coltura greca nel Lazio, egli che 
in sé credeva trasmigrata l'anima d'Omero e am- 
biva di diventare l'Omero latino. 

Al tempo della seconda guerra punica le greche 
muse a volo spiegato entrano nella bellicosa città 
di Romolo, secondo la bella imagine di Licinio nel 
distico citato da Aulio Gelilo (1). Il cittadino romano 
riconosceva ilprim.ato artistico della gente ellenica, 
e davanti a tanto splendore di civiltà confessava 
sé stesso rude ed agreste, e da quella civiltà ri- 
chiamava gli inizi della propria, della Grecia, di- 
cendosi fiero vincitore con l'armi, ma discepolo 
con lo spirito (2). Ma a questa lodevole quiescienza 
accompagnava un chiaro e profondo sentimento 
della propria missione nel mondo, cioè l'unifica- 
zione delle genti nell'ordine di un forte e grande 
impero. Il diverso destino proposto alla nazione 



(1) Veci. Gellio, Sotl. att., XVII, 21. 

(2) Ved. Orazio, Epistol. IL 1, 156-57. Graecia capta feriim vieto- 
rem cepit et avtes Intiilit agresti Latio. 

Ricci. 13 



194 Arte romana. 



greca ed alla romana lo ha significato Virgilio 
con la solenne magniloquenza dei suoi versi im- 
mortali (1). 

V'erano però parti più corrispondenti al genio 
romano, come quelle che concorrevano alla vita 
pratica, quali l'eloquenza, la storia, l'architettura, 
la scoltura storica; e queste, pur mantenendosi 
greche nel loro germe, svolgendo e variamente 
combinando i greci elementi, si fecero romane ve 
ramente, e .adattate agli usi, alle condizioni del 
nuovo popolo, in sé portarono impressa la forza e 
la grandiosità di questo. Cosi all'architettura, com- 
binando l'elemento etrusco o italico dell'arco e della 
volta, con gli elementi degli ordini greci, il genio 
romano compose l'eleganza con la grandiosità, 
compi opere la cui solidità attraversò i secoli, la 
cui bellezza innamorarono le menti ; quindi può 
dirsi che l'architettura tutta risplenda l'originalità 
romana. 

Bisogna però aggiungere sùbito che questa grande 
arte romana non divenne mai popolare, poiché, non 
essendo la manifestazione nativa e spontanea di 
popolari facoltà, divenne prerogativa, cura e di- 
letto di una parte eletta della nazione, d'una vera 
aristocrazia intellettuale; e tale divenne quasi for- 
zando la natura romana, non senza aver combat- 
tuto un forte contrasto contro il sentimento dei 
molti, che, tenendosi fedeli alle tradizioni della vita 
cittadina, agli ordinamenti patri sociali e religiosi, 
vedevano nel nuovo spirito d'ideali speculazioni, 
negli intenti del pensiero alieno dalla vita reale e 
pratica, una minaccia, un pericolo di crollo delle 
patrie istituzioni. Catone seniore personifica in sé 



(1) Veci. Virgilio, Aeneis, VI, 843-853. 



Osservazioni generali. 195 

quest'opposizione dello spirito antico romano contro 
la novità dello spirito greco. Egli innanzi al popolo 
lamentava le ricchezze e il lusso dalla Grecia e 
dall'Asia introdotti in Roma; egli temeva ormai 
che il popolo romano conquistasse quelle ricchezze 
e magnificenze, ma da quelle fosse conquistato; 
dubitava infesti alla città gli artistici simulacri da 
Siracusa portati in Roma; per disgrazia della città 
molti ammirare gli ornamenti di Corinto e di 
Atene, e spregiare loeffardi le vecchie imagini fittili 
dei tempi arcaici; le arti insomma essere illeeebrae 
libidinuni (1). Ma Catone in sé offre anche esempio 
di quanto quell'opposizione cedesse vinta, quando 
egli in tarda età piegò la mente sua allo studio 
delle lettere greche, perché da vero Romano, come 
era prima convinto del male che potessero portare 
e tenacemente le avversava, cosi, appena ricono- 
sciutane l'opportunità per il suo popolo vincitore, fu 
primo a disdirsi e a dare esempio di volontà vi- 
rile nell'apprenderle. 

Superate le barriere di quest'opposizione, le 
arti greche conquistano gli animi romani, e in 
questi si tramutano e si sviluppano, però sempre 
nel ristretto àmbito d'una parte della nazione, non 
già penetrando nel fondo del popolo; si ha un'arte 
pertanto aristocratica, arte in gran parte da prin- 
cipi, da Mecenati e da poeti. 

La tradizione, l'esercitazione dell'arte, le idee 
dell'artistica rappresentazione restano greche, nella 
massima parte, modificandosi e svolgendosi se- 
condo i nuovi bisogni e le mutate disposizioni di 
gusto dei Romani. Si ha quindi in parte riprodu- 
zione od imitazione delle antiche opere greche, o 



(1) Ved. Livio. Stor. Rom.. 1. XXXIX. e. 4 (orazione di Catone 
per la legge Oppia). 



196 Arte romana. 



nuove combinazioni d'antichi elementi, nei quali 
Fattività artistica si svolge in un ordine di pensieri 
che possono essere anche romani; insomma un'arte 
più propriamente greco-romana. 



II. — Storia dell'arte romana e greco-romana, 
e divisione nei suoi periodi. 

La storia dell'arte romana e greco-romana si può 
distinguere in tre grandi periodi, cioè: 

I. — Dalle origini di Roma alla presa di Co- 
rinto (754-146 a C); periodo nel quale si possono poi 
discernere due momenti, cioè: quello fino al cadere 
del III secolo di R., in cui si ha il lento sviluppo 
di un'arte latina con influenze etrusche, arte che 
a noi resta quasi del tutto ignota; e il tempo po- 
steriore al III secolo, quando con Damofilo e Gor- 
gaso, artisti scultori e pittori greci chiamati a la- 
vorare in Roma , incomincia e di poi cresce la 
influenza greca, in luogo della toscana che prima 
dominava (1). 

II. — Dalla presa di Corinto, da cui incomincia 
la massima efficacia dell'influenza greca ^ fino al 
principiare del III secolo dell'era nostra, cioè al- 
l'età che segue gli Antonini (146 a. C.-192 d. C). 
È il periodo del pieno sviluppo dell'arte greco-ro- 
mana, che, incominciato con la spogliazione delle 
città greche, tocca il massimo di sua attività nei 
primi due secoli dell'Impero con le fiorenti scuole 



(1) Su Damofilo e Gorgaso, che lavoravano al tempio di Ce- 
rere (493 a. C), veci. Plinio, X. H., XXXV, 154: Ante hanc aedem 
tiiscanica omnia in aedibns fuisse auctor est Varrò. Quindi i due 
artisti greci sono per lo meno anteriori a Fidia e a Polignoto. 



storia dell'arte romana e r/reco-romana. 1^7 

dei tempi di Trajano e di Adriano, e col diffon- 
dersi dell'arte nel mondo assoggettato a Roma. 

III. — Dal principio del secolo III dell'era nostra 
alla metà circa del V secolo. E il periodo in cui 
l'arte greco-romana decade col decadere di tutta la 
vita antica, per effetto delle invasioni barbariche e 
dei mutamenti religiosi. Sulle rovine dell'arte clas- 
sica sorge l'arte cristiana (292-476 d. C). 



PRIMO PERIODO 

I. - ARCHITETTURA 

A. — Parte l"" del Primo periodo. 

1. I monumenti di Roma monarchica. — Per mag- 
gior chiarezza, divido -lo studio di ogni singolo 
periodo nei tre rami principali delFarte antica, 
l'architettura, la plastica e la pittura, come è stato 
fatto per la storia dell'arte greca. Le comunità 
del Lazio, quali Alba e Roma, erano nelle prime 
origini villaggi di capanne. Questo è detto nella 
storia e dimostrato dalle ricerche archeologiche. 
Le capanne, secondo il tipo delle urne-capanne la- 
ziali, erano rotonde; questa antichissima forma fu 
poi consacrata nei tempi di Vesta come forma ar- 
chitettonica rituale del sacro focolare. Abitavano 
queste capanne genti pastorizie ed agricole, che 
usavano di strumenti di selce e di bronzo, e di 
suppellettili d'argilla, quali si rinvengono nelle an- 
tiche stazioni laziali. Da questa popolazione agri- 
cola fu fondata Roma. La prima sua grande co- 
struzione fu la cerchia di mura, che cingeva il 
Palatino e storicamente si disse, dalla conforma- 
zione di quel colle, Roma quadrata, con le due 
porte Mugionia e Romanula (ved. tav. 43). 



Il Colle Palatino e i suoi edifici con gli ampliamenti fatti durante il periodo imperiale. 
(Pianta degli scavi fluo ai nostri giorni). 




Tavola 43. - Ved. L. Borsari, Topografia di BJY«fi'^«, Milano, Hoopli 1897, pag:. 328 e 329. (Cfv. A. 
Melani, Architettura, Milano, Hoepli, Hr* ediz., la ■ "^^U 



Architettura. 190 



Romolo eresse i primi templi romani a Giove 
Feretrio ed a Giove Statore. Altri luoghi sacri a 
italiche divinità edificò Tito Tazio, quando furono 
in Roma congiunte le due stirpi latina e sabina. 
Sul Quirinale, dopo la morte di Romolo, eresse 
Numa il tempio a Quirino; questo re consacrò il 
tempio rotondo a Vesta (ved. tav. 44) ed altri 
templi alla Fede pubblica e a Giano. Altre costru- 
zioni dei primi re furono il carcere Mamertino di 
Anco Marzio, la Curia di Tulio Ostilio; ma fu 
specialmente con la stirpe dei Tarquini, secondo 
la tradizione d' origine greco-etrusca, che Roma 
s'ampliò e si abbellì di grandiose costruzioni. 

Tarquinio Prisco pose i principi di molte opere 
che solo dopo di lui furono compiute. Servio Tullio, 
come aveva in nuova forma composta la cittadi- 
nanza romana nell'ordinamento civile e militare 
delle classi e delle centurie, cosi in nuova cerchia 
di mura raccolse la città, già ampliatasi, sui sette 
colli del Palatino, Aventino. Celio, Esquilino, Vi- 
minale, Quirinale, Capitolino. V agger servianus 
era una cinta di grandi e robuste mura (ved. 
tav. 45), interrotta da torri, di cui alcuni avanzi 
si vedono recentemente scoperti tra il Viminale e 
r Esquilino. Eresse Servio Tullio anche il tempio 
alla Fortuna virile (ved. tav. 46j. 

Le costruzioni incominciate dal primo Tarquinio 
furono condotte a compimento da Tarquinio Su- 
perbo, ultimo re di Roma, con molto sudore di 
popolo, secondo la tradizione narra. Fu allora fi- 
nito il tempio alle maggiori trinità pagane di Giove, 
Giunone e Minerva sul Capitolino, detto prima 
Colle Saturnio; fu prosciugata la bassura di Roma 
con condotti affluenti nel gran canale della cloaca 
maof^ima, che dal Foro romano per il Velabro 
sbocca nel Tevere, come si vede nella parte che 



il tempio di Vesta al Foro Romano. 




Tavola 44. 



Ricostruzione del prof. Auer in A. Schneider, Las alte Rom, tav. Ili, 
(Cfr. iJenkschr. d. A'. Akad. d. 11'. -11 ^y^e^^. phil.-liisior. hi. voi. 36, 
tav. VIIT). 




C8 OC 



202 Ai'te romana. 



dopo tanti secoli ancora oggi sussiste (veci. tav. 47). 
L'avvallamento fra il Palatino, il Capitolino e il 
Quirinale, già da Romolo e da Tazio diboscato 
e in parte prosciugato perché servisse di convegno 
alle due congiunte comunità romulea e sabina, fu 
dai Tarquini recinto di edifizi ; onde ebbe propria 
forma ed abbellimento quello che si disse il Forum, 
centro della vita politica di Roma. 

A piedi del Palatino fu eretto il circus maximus 
per gli spettacoli e i giuochi romani (ved. tav. 49), 
i quali diconsi introdotti, insieme forse con le forme 
dell'edifizio a ciò destinato, dall' Etruria; da dove, 
sempre secondo la tradizione, vennero le insegne 
reali e il costume della pompa trionfale. Ma il Circo 
non fu allora probabilmente un vero e proprio 
edifizio, bensì solamente un terreno spianato e reso 
adatto alle corse, con intorno preparati i posti per 
gli spettatori. La tradizione, che fa i Tarquini di 
origine etrusca, è a sé consentanea quando loro 
attribuisce opere di costruzione che, per indica- 
zioni antiche e per loro carattere, sono da ritenere 
di lavoro etrusco. E noi non possiamo contrad- 
dire una tradizione cosi verosimile. 

2. Il tempio di Giove Capitolino. — Etrusco di fon- 
damento, di disposizione e di ordinamento architet- 
tonico era certamente il tempio Capitolino, che, in- 
cominciato da Tarquinio Prisco per voto nella 
guerra Sabina, fu costruito per mezzo di ingegneri 
ed operai chiamati dall'Etruria (1) da Tarquinio 
Superbo, consacrato solo dopo la cacciata di lui, 
dal console M. Orazio Pulvillo (510 av. C). Simil- 
mente erano etruschi gli aruspici, che dal capo 
trovato nel porre i fondamenti del tempio avevano 
vaticinato la futura grandezza di Roma (2). 



(1) Ved. Livio, I, 56: Fabris iindique ex Etriiria accitis. 

(2) Livio, V 55 : Arcem eam imperii capiitqiie rerum [ore. 



Tempio della Fortuna virile a Roma. 
Dedicato da Pio V. a S. Maria Egiziaca. 




Tavola 46. 

Ved. A. Melani, Architettura, Milano. Hoepli, III" ediz. pg:. 91, tar. VII. 



La Cloaca Maxima al punto di confluenza nel Tevere 
col rivestimento seriore di pietra. 




Tavola 47. 



Ved. A. Schneider, Das alte hom, tav. 11, n. 13. (Cfr. Levy-Luckenbach, 
Das Forum Roma>iam, pag. 6, lìg. 2. 



204 Arte romana. 



Sorgeva il tempio sul Capitolino, la cui sommità 
si divide in due vette, una rivolta a sud-ovest (dove 
ora è il palazzo Caffnrelli) l'altra a nord-est (dove 
sorge la chiesa di S. Maria in Aracoeli)- Le due 
vette sono separate da una interposta bassura, che 
oggi é la piazza del Campidoglio. Fu lunga con- 
troversia su quale delle due vette fosse posto il 
tempio, il più degli archeologi italiani inclinando 
a collocarlo sulla parte di nord-est, gli archeologi 
tedeschi invece su quella di sud-ovest; oggi si tiene 
generalmente questa ultima opinione (1). Era il 
tempio disposto secondo l'orientazione templare 
etrusca, coU'ingresso o pronao volto a mezzodì. 
Nella sua forma primiera stette per più di 400 anni, 
fino al 671 di Roma (83 av. C), nel quale anno fu 
distrutto da grande incendio, ma da Siila poi in- 
teramente rifabbricato sui medesimi fondamenti. 
Incendiato nuovamente al tempo della rivoluzione 
sotto Vitellio imperatore, fu restorato da Vespa- 
siano; e danneggiato poi nuovamente, fu una terza 
volta rifabbricato e riconsacrato da Domiziano. 
Sebbene nelle età di queste ricostruzioni il sistema 
del tempio romano fosse grandemente mutato per 
l'influenza greca, pure il Capitolino, per rispetto 
religioso, stette mantenuto nelle antiche sue forme, 
salvo che fu adornato con più ricco materiale 
(Tacit. /list. Ili, 72 e IV, 53), come già s'era co- 
minciato nella ricostruzione di Siila, che l'ornò di 
colonne tolte dal tempio di Zeus Olympios d'Atene. 
Una descrizione del tempio, qual'era dopo la re- 



(1) Veci, intorno al tempio di Giove Capitolino la descrizione 
di Dionigi d'Alicarnasso, IV, 61,3, 4, e la ricostruzione in Durm. 
Baukiinst der Etnisker und Róiner. Gir. un suo disegno in un 
rilievo di Aureliano (Durm, op . cit., pag. 45); B. v. Kòhne, Der 
Tempel des kapitolin. Jupiter nach dea Mùnzen, Berlino, 1870. 



Architettura. 205 



storazione sillana, ci ha lasciato Dionigi (IV, (ji), 
ed è principal fondamento air ideale ricomposi- 
zione dell'edifizio. Basato sopra una costruzione di 
grossi blocchi a più ordini di gradini, dentro una 
area di forma quasi quadrata (cioè con propor- 
zione fra la profondità e la fronte come di sei a 
cinque, (mentre pel tempio greco era di sei a tre) 
constava di due parti: una anteriore formante il 
pronao, ornato di un triplice colonnato, cioè con sei 
colonne sulla fronte, e perciò exastilo, e tre in pro- 
fondità; l'altra parte posteriore formava la cella 
della divinità. Da due punti estremi della fronte si 
stendeva un'ordine di colonne sull'uno e sull'altro 
lato, in numero di sette. La parte del tempio propria- 
mente detto, ossia la cella, era divisa dal pronao 
per una grande parete con tre porte conducenti a 
tre celle, delle quali la mediana e maggiore era 
quella di Giove, le due laterali minori erano sacre 
una a Giunone, l'altra a Alinerva. Le colonne d'or- 
dine toscanico, disposte a larghi intercolunni so- 
stenevano la trabeazione, su cui elevavasi il fron- 
tone. L'aspetto risultava alquanto greve e tozzo. 
Il timpano del frontone, secondo l'uso etrusco, era 
ornato di rilievi di terra cotta; di cotto erano 
anche una quadriga posta sul culmine del frontone, 
gli acroteri, e le stesse statue delle divinità nell'in- 
terno del tempio. Giove era raffigurato sedente col 
volto dipinto di minio, e probabilmente vestito con 
la tunica palmata e con la toga pietà, costume dei 
trionfatori. Le altre due statue di Giunone e di 
Minerva erano figurate entrambe stanti, come al- 
meno appare da rappresentazioni del tempio sopra 
monete di Vespasiano e di Domiziano (1). 



(1) Donaldson, Architect. niiiìi., pag. 6-11, tav. 3: Cohen. Méd. 
inipér. 12. Vespas. n. 409; Doniiz. n.l74(?); c(r. Epheni. epigr. Vili 
1892. tav. II.5 (Dressel). 



206 Arte romana. 



Come il tempio di Giove Capitolino é la più antica 
opera architettonica di Roma , cosi anche quelle 
statue starebbero fra i primi monumenti plastici 
che dairEtruria furono portati in Roma. Autore 
della statua di Giove e forse della rimanente or- 
namentazione fittile del tempio dicesi Turanius di 
Fregelle (1) (ma è assai contrastata lezione), il quale 
avrebbe fatto pure d'argilla una statua d'Ercole, 
detta appunto Hercules Jìetilis. 

Si suppone che d'ordine toscanico fosse il tempio 
di Diana, eretto, secondo la tradizione, da Servio 
Tullio sull'Aventino come sacrario della lega ro- 
mano-latina, dove le originali tavole del foedus 
latiniun erano ancora conservate al tempo di 
Dionigi di Alicarnasso (2). 

3. Il tempio e i tre ordini architettonici secondo 
l'uso romano. — Non si può' ben comprendere Tar- 
chitettura romana quale si presenta dopo queste 
prime costruzioni toscaniche senza intrattenersi a 
parlare tosto della forma del tempio quale i Romani 
riprodussero, modificando quello toscanico con l'in- 
fluenza greca. 

La forma del tempio greco pei Romani più ri- 
spondente alle condizioni del rito e della prima 
forma templare italica, è il prostylos, con questa 
modificazione che la parte anteriore (pronao) fu 
avanzata assai più, spingendosi oltre la cella di 
due od anche di tre ordini di colonne, in guisa che 
lo spazio occupato dal pronao, misurato dalla pa- 
rete d'ingresso della cella alle colonne esterne della 
fronte, eguagliasse in estensione quasi la cella 
stessa, e la porta della cella, come luogo dell'augure 
nell'intersezione del templum , si trovasse quasi 



(1) Su Turanius veci. Plinio, XXXV, 45. 

(2) Sul foedus latinum veci. Dionis. IV, 26: cfr. S. Ricci, Epi- 
grafia latina. Milano, Hoepli, 1898, pag. 160-161. 



Architettura. 207 



nel mezzo dell' edifìcio (ved. Atl. cit., di Arte ro- 
mana tav. XXXV, n. 1 e n. 2). Questo può dirsi 
il tipo proprio del tempio romano. Tuttavia il pro- 
stilo di schietta, semplice forma greca, col pronao 
sporgente d'un solo colonnato, non è raro; come 
anche si ebhQvo QSQm])\ ài prostilo pseudoperiptero, 
cioè con finto colonnato intorno al muro della cella, 
(ved. Atl. cit. tav. XXXVI) cfr. Parte 1^ Storia del- 
l' arte qreca, paQ". 37-38; Atl. di Arte greca, tav. 
XXV- XXVI; LV^ 

Il tempio rotondo, che presso i Greci non trova 
ricordo se non di qualche esempio assai raro, fu 
invece una forma usata presso i Romani, giovando 
a ciò la volta, l'elemento architettonico proprio 
italico, che i Romani svolsero in tutta l'estensione 
del suo valore, come vedremo fra poco nell'appli- 
cazione di cupole, semicupole ed absidi. Il tempio 
rotondo sembra essere stato destinato non solo a 
Vesta, ma anche a Diana, ad Ercole, a Mercurio. 
Due specie ne distingue Vitruvio, il monoptero , 
formato da un semplice colonnato circolare sor- 
reggente una trabeazione pure circolare , sulla 
quale posava il tetto a forma di cupola; e il pe- 
riptero, formato d'una cella rotonda di muratura, 
sormontata dalla cupola, o di un colonnato che 
girava a porticato intorno alla cella stessa. Di tal 
forma erano il tempio di Vesta a Roma e quello 
bellissimo di Tivoli, dei quali esistono ancora am- 
mirabili rovine (ved. Atl. cit., tav. XXXV, 3 e 
tav. XXXVII; cfr. la nostra tav. 44). 

Una terza forma di tempio rotondo, che però 
da Vitruvio non è indicata, è quella di un corpo 
d'edifizio circolare, sul cui davanti sporge un atrio 
a somiglianza del pronao di un tempio prostilo. È 
in questa forma che il genio architettonico romano 
sembra aver toccato il suo apogeo con la mera- 



208 AiHe romana. 



vigliosa costruzione del Pantheon (ved. Atl. cit., 
tav. XLII-XLIV). 

I diversi ordini di colonne e di membrature ar- 
chitettoniche greche furono dai Romani adottati 
nei templi di stile etrusco o greco, e in altri edifizi; 
ma quei greci elementi ebbero modificazioni quali 
il gusto della nazione richiedeva, con senso arti- 
stico inferiore a quello dei Greci. Il dorico ed il 
jonico nella loro semplice eleganza poco furono 
pregiati, o vennero in qualche parte alterati, pren- 
dendosi il dorico probabilmente non dalla Grecia 
ma dalFEtruria con le modificazioni, che nei fram- 
menti di dorico-etrusco si vedono compite, met- 
tendo sotto la dorica colonna una base, variando 
con aggiunzioni di fregi e fiorami i capitelli, e pro- 
ducendone forme interamente nuove (ved. Atl. cit. 
tavola XXXIII n. 1 e 2). 

Più assai del dorico o del jonico fu usato con 
predilezione il corinzio, che, più ricco e pomposo, 
meglio rispondeva al gusto d'una società ricca e 
fastosa, quale era la romana nelFeta fra la Repub- 
blica e rimpero, ed era anche più adatto come 
ornamento d'una architettura fondata sulla gran- 
diosità. Ma anche l'ordine corinzio, applicato nel 
maggior numero d'edifizi romani esistenti, non é" 
più il corinzio genuino dei Greci, bensì con più 
ricchi viluppi di foglie d'acanto ed anche d'ulivo, 
frammischiativi altri ornati. Si combinò poi il co- 
rinzio con elementi del capitello jonico, cioè con 
le volute, le quali;, nascendo dal ricco fogliame del- 
l'acanto, uscivano, e si ripiegavano sopra questo, 
producendo quella nuova forma romana che si 
disse ordine composito (ved. Atl. cit. tav. XXXIV, 
n. 1 e 2). La colonna poi si combinò coll'arco, cessando 
d'essere essenzialmente un mezzo di sostegno, una 
parte organica dell'edifizio; perchè, essendo l'arco 



Architettura. 200 



intimamente connesso con l'ossatura deiredifizio, 
unito e sorretto da forti pilastri o da robuste mu- 
rature, la colonna perdeva il suo ufficio di fulcro 
e prendeva selo carattere esterno ornamentale (ved. 
Atl. cit. tav. XXXVI. e la nostra tav. 46). 

Cessarono quindi gli ordini greci d'avere nel 
corpo deiredifizio la loro ragione logica, cioè d'es- 
sere struttura ed ornamento insieme, per convertirsi 
in semplice decorazione, e si adattarono con esterna 
apparenza all'ossatura della fabbrica. Gli ordini 
di stile poi in un medesimo edifìcio vennero ac- 
coppiati e sovrapposti a più piani, facendo più serie 
di colonne con trabeazione, specialmente ad orna- 
mento esterno di teatri e d'altri edifizi di pubblico 
spettacolo. 

4. Monumenti funerari e di pubblica utilità in 
Roma. — Monumento di carattere etrusco in suolo 
latino oggi ancóra esistente é quello volgarmente de- 
signato col nome di tomba degli Orazi, o, secondo 
altri, tomba di Arunte figlio di Porsenna, e che, 
senza essere di tanta antichità quanto la leggenda 
vorrebbe, è tuttavia probabilmente del tempo della 
Repubblica. Consiste di un basamento di forma 
cubica di belle pietre squadrate di peperino, su cui 
si elevavano cinque coni, uno per ciascun angolo 
ed uno centrale di maggiori proporzioni; due coni 
sussistono ancora; gli altri sono diroccati. L'interno 
è una camera sepolcrale. Questo monumento nelle 
sue linee generali ricorda la descrizione della 
tomba di Porsenna (1). 

Se ora passiamo dalla considerazione dei mo- 
numenti sepolcrali a quella degli edifici di pubblica 
utilità, osserviamo che, nell'ultimo tempo della mo- 



li) Ved. per la tomba di Porsenna, Gubl-Koner-Giussani. op. 
cit. II, pag. 116. 

Ricci. 14 



210 Arte romana. 



narchia, Roma già sorgeva a grande città, aveva 
dominio su gran parte del Lazio; teneva testa 
contro gli Etruschi; aveva largo commercio, sten- 
deva lontane le sue relazioni, come prova il ben 
noto trattato con Cartagine (1), che spetterebbe al 
primo anno della Repubblica; e ornavasi di grandi 
costruzioni. 

Ma questo suo grandeggiare come centro di forte 
e prosperosa monarchia s'interrompe con la rivo- 
luzione, che istituisce la Repubblica, e che mette 
Roma in gravi condizioni per ribellione di città 
soggette ed assalti di comunità vicine. In questo 
antichissimo periodo l'architettura in Roma era 
etrusca, com'erano etrusche le prime opere di pla- 
stica, almeno secondo le poche notizie conservate 
nella tradizione. 

Cosi nei primi tempi come nel corso dell'età re- 
pubblicana, il genio pratico romano volse l'arte ad 
opere grandiose di pubblica utilità piuttostochè ad 
opere belle. Nessuna altra classe d'edifìzi quanto 
quelli di pubblica utilità porta evidente, indelebile 
l'impronta di grandezza e di forza del carattere 
romano. La miglior parte delle ricchezze dello 
Stato non furono impiegate in costruzioni splen- 
dide e care all'orgoglio di un principe, ma bensì 
usate ad utile del pubblico, ai bisogni delle città 
e delle Provincie, con grandi strade, acquedotti, 
ponti, porti, arsenali, terme. A tali grandi costru- 
zioni si prestavano gli elementi architettonici italici, 
l'arco e la vòlta, la cui invenzione sembra propria- 
mente italica. 

5. L'introduzione dell'arco e della vòlta nell'ar- 
chitettura romana. — L'arco fu in uso in Elruria e 



(1) Il trattato ci è conservato da Polibio nella sua storia ro- 
mana, III, 22. 



Architettura. 211 



in Roma nei primissimi tempi, mentre in Grecia 
dicesi introdotto nell'uso da Democrito filosofo e 
matematico in età relativamente tarda, cioè circa 
il 420 a. C). L'arco e la vòlta sono elementi fonda- 
mentali dell'architettura romana; per essi si ot- 
tenne lo sviluppo delle grandi proporzioni negate 
dalle leggi statiche e per limitazione di materiali 
alla disposizione orizzontale degli edifici greci. Con 
l'arco e con la sua comljinazione a formare la 
vòlta, specialmente nelle costruzioni di mattoni, ot- 
tenevasi facilmente la solida congiunzione di opposti 
lati di vasti edifici, piloni o muri,, che in nessuna 
altra guisa avrebbero potuto esser uniti; e quindi 
compivasi la conseguente riunione di parti d'edi- 
ficio in un gigantesco complesso. Per questi fon- 
damentali elementi si poterono coprire, senza bi- 
sogno di troppi sostegni mediani, vasti spazi murati, 
dove nessuna copertura a sistema piano avrebbe 
potuto bastare. In questa guisa gli spazi vuoti po- 
terono acquistare una maggiore ampiezza, aumen- 
tando d'assai il comodo uso degli edifizi; di qui 
nell'arte romana uno sviluppo dell'architettura in- 
terna, quale la Grecia non aveva conosciuto. Ag- 
giungi ancora che le serie degli archi, variate con 
le linee verticali e orizzontali d'altre membrature 
architettoniche, producevano anche un bell'effetto 
estetico, cosicché si produssero nuove forme di 
edifizi della vita romana, quali i grandi acquedotti, 
i monumenti onorari e trionfali, e le terme. 

6. La derivazione delle acque; acquedotti, terme, 
fontane. — Roma difettava d'acqua potabile; le prime 
cure dell'ingegno costruttivo romano si volsero a 
provvedere la città di copiose e buone acque. L'ar- 
duo problema fu con tal sapienza risolto che Roma 
divenne ed è ancora la città più ricca d'acque sa- 
lubri , divise per le pubbliche e private fontane, 



212 Arte romana. 



per laghetti , bagni e piscine. Le derivavano da 
luoghi lontani per mezzo di grandi condotti sot- 
terranei, oppure acquedotti ad arco, talvolta anche 
a più arcate sovrapposte; cosi le acque venivano 
portate sui punti più elevati della città. I canali 
mettevano capo a serbatoi (castella), dove le acque 
dividevansi poi- per le fontane pubbliche e per le 
private. In vicinanza della città le arcate di un 
acquedotto erano talvolta usate a sostenere due ed 
anche tre canali , provenienti da luoghi diversi, e 
parte dell'acquedotto prendeva forma monumentale 
di arco di trionfo o di porta, come vedesi ancora 
a Porta Maggiore; erano opere gigantesche, delle 
quali gli antichi a ragione gloriavansi, affermando 
non esservene altre maggiori al mondo, ed oggi 
ancora colle loro rovine sembrano umiliare la ci- 
viltà moderna (cfr. Atl. cit., tav. XXXVIII). 

11 primo acquedotto fu costrutto nell'anno 312 a. G. 
dal censore Appio Claudio Cieco, e prese nome 
di Aqua Appia. Segui nelFanno 272 a. G. un altro, 
fatto incominciare dal censore M. Curio Dentato e 
finito da Fulvio Fiacco, che portava in Roma le 
acque dell'Aniene prendendole a Tivoli, e si trova 
designato col nome di Anio vetus, a distinzione 
deWAnio novus, che é altra derivazione d'acqua da 
Tivoli, fatta ai tempi degli imperatori Caligola e 
Claudio. 

Terzo fu quello deìVaqua Marcia, cosi detta dal 
nome di Q. Marcio Re, che nell'anno 146 a. C. fece 
costruire l'acquedotto; è questa fra tutte l'acqua 
più copiosa, più limpida e salubre: clarissima 
aquarum la dice Plinio, annoverandola fra i doni 
che gli Dei concessero a Roma. Altri acquedotti 
si costruirono di poi fino al numero di nove, che 
tanti ne conta 'Frontino, ingegnere dell'imperator 
Nerva, messo alla sopraintendenza delle acque, e 



Architettura 213 



scrittore del trattato de aquaeduetibus. Ben osserva 
Frontino che innanzi ad opere di tanta mole e di 
tanta utilità perdono pregio le fastose piramidi egi- 
zie, e le opere più famose della Grecia. Procopio 
poi novera fin a quattordici acquedotti. 

7. La sistemazione delle strade e della viabilità. 
— I Romani videro assai per tempo la necessità 
di numerose e comode strade per ragione dei com- 
merci, ma più assai per ragion militare. E dalla 
città diramarono molte vie, che conducevano a vari 
punti d'Italia, e colFestendersi dell'Impero si pro- 
lungarono oltre le Alpi nelle regioni occidentali e 
settentrionali d'Europa, vincendo ogni guisa di 
difficoltà coll'alzare terrapieni, coU'assodare ter- 
reni paludosi, colmando valli, buttando ponti ro- 
busti sui fiumi. Le grandi vie erano spesso tutte 
lastricate di massi poligonali di dura pietra, ed 
erano tutte segnate per mezzo di pietre miliarie 
che computavano le distanze. Sono ora queste pietre 
miniarle, che rinvenute in gran numero e control- 
late con i documenti dati dagli itineraria pervenuti 
fino a noi, ci permettono di ricostruire in gran 
parte le antiche stationes e mansiones dei Romani. 
Nelle prime di queste v'era fermata e cambio, se 
occorreva, di cavalli, per corrieri e per la posta so- 
pratutto, nelle seconde v'era modo di manere, 
cioè pernottare, facendo riposare i cavalli. 

B. — Parte IP del Primo periodo. 

I. — L'arte ix Roma sotto l'influenza greca. 

1. Osservazioni g-enerali. — Quanto Roma avesse 
preso dai Greci neirapplicazione e nella trasfor- 
mazione degli ordini architettonici si è già poco 
prima veduto. Ma la conquista agevolò e diffuse 



214 Arte romana. 



rimitazione dell'arte greca in un periodo ancora 
relativamente antico. 

Roma, incendiata dai Galli nell'anno 390 av. C. 
fu ricostrutta, ma senza regolare disegno, in gran 
fretta, senza ricchezza di edifìzì pubblici e religiosi; 
i quali non incominciarono a sorgere se non col- 
l'allargarsi dello Stato, con la conquista delle città 
d'Italia e più ancora poi di Sicilia e di Grecia, che 
Roma arricchivano di pingue bottino. Nel periodo 
che precede l'anno 146 a. G. furono inalzati molti 
templi, nei quali la fondamentale disposizione etru- 
sca, o nazionale italica, certamente già era variata 
coi principi dell'architettura templare greca. Vera- 
mente la influenza greca si faceva sentire non pure 
nelle forme architettoniche dell'edifizio consacrato 
al Nume, ma anche nella stessa religione romana, 
variando la semplice religione italica con la ricca 
mitologia ellenica; onde probabilmente le modifi- 
cazioni delle forme templari furono promosse da 
un'interna mutazione della religione stessa, o al- 
meno seguirono compagne a tale mutazione, la 
quale è tanta che nel procedere di tempo si con- 
fondono miti greci e romani, e in Roma sono rap- 
presentate tutte le forme dell'architettura templare 
greca. 

Era però ancora di forma etrusca il tempio che 
Spurio Cassio dittatore dell'a. 493 a. C. dedicò a 
Cerere, Libero e Libera, presso il Circo Massimo, 
e che Vitruvio ricorda come esempio dell'ordine 
toscanico. Ma nella medesima occasione la greca 
influenza segnò pur essa un nuovo passo, perché 
ad adornare quell'edifizio di pitture e di opere pla- 
stiche d'argilla furono chiamati dalla Magna Grecia 
Damofilo e Gorgaso, artisti di gran fama come 
pittori e scultori (1). 



(1) Cfr. pag. 196; ved. Plix., X. H., XXXV, 154. 



Architettura. 215 



L'arte in Roma è importata per mezzo della con- 
quista. Di opere greche, che M. Marcello aveva 
tolto alla splendida città di Siracusa, da lui espu- 
gnata, fu ornato il tempio della Virtù e dell'Onore, 
eretto nell'anno 207 a. C. fra il Celio e l'Aventino, 
presso Porta Gapena, con disegno di Gaio Muzio, 
che pare il più antico architetto romano, ma che 
certo lavorava ormai sui principi dell'arte greca, 
essendo quel tempio ricordato da Vitruvio, come 
esempio di peripteros. Marcello stesso poi, secondo 
Plutarco, amava l'arte greca e si gloriava d'averla 
con le sue vittorie insegnata ai Romani. Né solo 
toglievansi statue per ornare templi e nuovi edifizi 
in Roma, ma perfino si distruggevano templi per 
usarne il materiale. Gosi fece il censore Q. Fulvio 
Fiacco nell'anno 173 a. G., che, per erigere un tempio 
alla Dea Fortuna, fece diroccare il bellissimo tempio 
di Giunone Lacinia, sorgente fra Grotone e Sibari 
sul promontorio che dalle rovine è detto oggi Capo 
delle Colonne (od anche Capo di Nau dal vaa? au- 
lico) (1). Di statue di bronzo rappresentanti le Muse, 
tolte ad Ambracia nella guerra etolica, fu ornato 
il tempio di Ercole con le Muse, fatto erigere da 
M. Fulvio Nobiliore; col bottino della Guerra Mace- 
donica Q. Metello uell'anno 149 a. G. eresse due 
templi, uno a Giove Statore, di forma peripteros, 
l'altro prostylos a Giunone, con disegno e lavoro 
d'architetti e di artisti greci. Autore di questi tempi 
era Ermodoro (o Ermodio) di Salamina; lavora- 
tori delle colonne e di altre parti deirornamenta- 
zione erano Sauros e Batrachos lacedemoni, i quali, 
non potendo a quelle opere apporre il loro nome, 
Io significarono per un simbolo sculpendovi una 



(1) Ved. Livio. Stor. rom., XLII, 3, Popahiin romaniun ruinis 
templorum tempia aedi/icantem^ 



216 Arte romana. 



lucerla (oaGpo;) e una rana (fiarpay^o:). Lo stesso ar- 
chitetto Ermodoro é ricordato come autore di un 
tempio di Marte presso il Circo Flaminio, eretto 
dopo l'anno 140 a. G. Gli stessi architetti romani 
in questo tempo erano tanto formati al gusto greco 
che uno di loro, Cossuzio, fu incaricato da Antioco, 
re di Siria, di compiere il tempio di Giove Olim- 
pico in Atene , lasciato interrotto fin dall'età di 
Pisistrato. 

Sono propri di Roma e corrispondenti al suo 
carattere militare i monumenti onorari e trion- 
fali, che per decreto del popolo e del senato erano 
posti a ricordo di un fatto o ad onore d'un citta- 
dino. Antichissimo e forse primo esempio di colonna 
onoraria è quella rostrata eretta nel Foro a ri- 
cordo della prima vittoria navale romana otte- 
nuta a Milazzo contro i Cartaginesi dal Console C. 
Duilio nell'anno 260 a. C, e che stette come modello 
delle molte colonne rostrate o navali erette nei 
tempi seguenti. La base della colonna con la 
iscrizione, bel documento di latino arcaico, che 
conservasi ancora oggidi, non credesi sia l'origi- 
nale, ma bensi una riproduzione posteriore (1). 

2. Colonne ed archi onorari in Roma. — L'arco 
trionfale potrebbe ad alcuno parere monumento di 
importazione etrusca , essendo di etrusca origine 
la pompa trionfale; ma non avendosi memoria od 
indizio d'arco trionfale etrusco, meglio è dire questa 
forma propriamente romana. La sua origine forse 
deriva da decorazioni provvisorie del festoso rice- 
vimento di un generale vincitore, cioè trofei d'armi, 
ornamenti, festoni e ghirlande appesi con iscri- 
zioni ad una porta d'ingresso della città, od anche 



(1) Ved. S. Ricci, Epigrafia latina. Milano, Hoepli, 1898, pag. 144 
e segg., tav. XXVI. 



Architettura. 21" 



ad un arco posticcio. Non però sempre gli archi 
furono eretti veramente per trionfo, molti furono 
posti come ricordo di altri avvenimenti anche non 
guerreschi; né d'altra parte gli archi servivano 
tutti e sempre veramente alla pompa trionfale, ma 
il più delle volte venivano eretti dopo la celebra- 
zione del trionfo, in ricordo di esso. 

Quanto più cresceva la potenza, la grandezza e 
la popolazione di Roma, tanto più richiedevansi 
all'arte nuove forme d'edifìzi corrispondenti alle 
nuove condizioni della vita, più ampie di quelle della 
vita greca. Luoghi di riunione per il popolo, per 
il senato, per i vari collegi dei magistrati; archivi, 
sedi per l'amministrazione della giustizia e per la 
trattazione degli affari di commercio; luoghi di con- 
vegno e dilettevole ritrovo, costruzioni per gli spet- 
tacoli pubblici aprivano uncampo sempre più largo 
all'attività edificatrice ed artistica dei Romani. 

3. Le basiliclie. — Una classe speciale di edifici 
destinati al commercio, all'amministrazione della 
giustizia ed a ritrovo d'uomini d'affari fu quella 
delle basiliche, cosi dette non tanto dall'analogia 
con la ^oìo'.X'.yA, o-ox ateniese, quanto dall'aggettivo 
basilicus « sontuoso, reale ». Di tali edifizi nessuno 
fino all'anno 210 a. G. (1) era stato eretto in Roma ; 
la prima basilica fu fatta edificare dal censore M. 
Porcio Catone (184 a. C), nel Foro presso la Curia, 
e la si chiamò Basilica Po rei a (2). 



(1) Veci. Livio, Sloi: roin.. XXVI, 27. 

(2) F. V. QvxsT, Die Basilika der Alten.BevUnoASÀó: O. Motiies. 
Die Basilikenform bei dea Christen der ersteiiJahrhimderte. Lipsia, 
1865; HoLTZiNGEu, Die rumische Prioatbusiliha (in Repcrtvriiim fi'ir 
Kiinstiverke): K. Lange, Excursus, II: Basilica l'ipia. — I^esi'ecr, 
La basiliquc Ulpienne (Roma\ Parigi, 1877; cfr. Donaloson, Ar- 
chitectura numismatica, 1S59; utilissimo per lo studio delle mo- 
nete rappresentanti basiliche romane. 



218 Arte romana. 



4. I teatri e i circhi. — Gli spettacoli pubblici 
non erano limitati alle corse dei cavalli e dei 
cocchi od alle lotte atletiche, che già dal tempo 
dei re erano state introdotte dall'Etruria e celebrate 
nei Circhi; e gli spettacoli teatrali non si riduce- 
vano a rozze rappresentazioni teatrali e a danze 
mimiche, etrusche o italiche, ma in Roma era sorta 
una letteratura drammatica d'imitazione greca (1). 

E come di derivazione greca è il drama , cosi 
greca fu anche la forma dei teatri (ved. tav. 48). 
La costruzione di un teatro stabile in Roma data 
però solo dai tempi di Pompeo; nei tempi ante- 
riori non si avevano se non temporanee costruzioni 
destinate a formare scena alla • rappresentazione, 
mentre la folla degli spettatori intorno raccoglie- 
vasi in piedi. Fu nell'anno 154 a. G. che i censori 
Valerio Messala e Gassio fecero erigere un teatro 
stabile (theatriun perpetuum) con vari ordini di 
sedili; parve cosa dannosa al severo costume an- 
tico, e i sedili furono tolti e proibiti. Ma più tardi, 
dopo la presa di Gorinto, introdotti drami greci 
con greci attori, s' imitarono le forme del teatro 
greco, costruendo scene e impalcati con sedili per 
gli spettatori; costruzioni posticcie e disfatte dopo 
la rappresentazione delle feste (ved. Atl. cit. di Arte 
romana, tav. XL-XLI). 

5. I monumenti sepolcrali. — Scarse sono le reli- 
quie di questi monumenti dell'antico periodo repub- 
blicano; uno dei più insigni dove si vedono applicati 
gli elementi greci ma con mescolanze etrusche, é 
il Sepolcro degli Scipioni, importante cosi nella 
storia dell'arte come in quella della lingua latina 
per le sue epigrafi arcaiche. Un monumento sepol- 
crale della famiglia degli Scipioni, ramo della gens 



(l) Ved. Tacito, Annali, XIV, 21. 



Architettura. 210 



Cornelia, é menzionato in Cicerone, in Livio e in 
altri autori come posto sulla via Appia, fuori porta 
Gapena. E là fu trovato nell'anno 1780 un ipo^^eo 
sepolcrale , e in esso un sarcofago contenente i 
resti di L. Cornelio Scipione Barbato console nel- 
l'anno 208 a. C, con un'iscrizione in versi saturni 
che ne ricorda le imprese (1). Il sarcofago rettan- 
golare di peperino è ornato nella parte superiore 
da un fregio dorico di triglifi con rosette inserite 
nelle metope, e sormontato da una cornice a den- 
telli e con le estremità a volute, come nell'ordine 
jonico. Il sarcofago è al Vaticano con altre iscri- 
zioni e un busto, forse del poeta Ennio, rinvenuto 
nel medesimo ipogeo (2) (ved. Atl. cit., tav. XXXIX). 



II. - PLASTICA. 

1. Osservazioni generali. — Presso gli Italici, 
come pure presso i Greci, le prime forme d'espres- 
sione del concetto divino furono semplici simboli, 
come pietre, alberi, armi, creduti avere in sé del 
divino (3). Le prime vere imagini, secondo la tradi- 
zione e per effetto della civiltà più progredita, ven- 
nero in Roma dall'Etruria. 

I simulacri fittili di Giove, Giunone, Minerva, e 
la quadriga sul frontone, e tutta la ornamenta- 



ci) Veci. S. Ricci, Epigrafia latina, cit., p. 141 e segg. e tav. 
XXIII-XXV. A tav. XXV e pag. H3 si corregga " qiionoro per 
quorum „ sfuggiti per errore, in " duonoro per bonoruin „. 

(2) Cfr. Sui sarcofagi romani in confronto coi greci e coi cri- 
stiani, ved. GuiiL-ExGELM.VNN', Matz, i'ber den Unterschied der 
griech. iind ruinischen Sarkophage, daWArchaol. Zeilung, XXV, 
pag. 16 e segg.; René Grousset, Elude sur Vliistoire des sarco- 
phages chrétiens. 

(3) Ved. Gentile, Storia dell'arte greca cit., pag. 43. 



220 Arte romana. 



zione del tempio Capitolino, fu opera etrusca. Mancò 
ai Latini la creatrice potenza fantastica dei Greci, 
presso i quali, nella fantasia dei poeti e nella mente 
popolare il tipo divino, nelle varie sue attribuzioni, 
si formò e si porse bello all'arte figurativa. Se 
stiamo alle più antiche indicazioni di opere pla- 
stiche menzionate nelle fonti letterarie, troviamo 
già nell'età più antica opere di plastica raffigu- 
ranti persone e tipi individuali; la qual cosa sem- 
bra confoi-me allo spirito romano pratico anche 
nell'arte figurativa, e dà prova che quelle opere, 
o almeno l'arte che le compiva, non erano nate 
dal processo formativo dell'arte popolare, ma bensi 
erano prodotti di una nazione che l'arte già aveva 
bene sviluppata, cioè degli Etruschi. Tali opere 
non si possono ascrivere ai tempi a cui la tradi- 
zione le riferisce, ma da queste la tradizione fa 
incominciare l'arte plastica romana. Nessuno pen- 
serà di porre fra le opere dell'arte primitiva di 
Roma le statue d'Evandro , di Giano, di Romolo, 
di Tazio, di Numa, d'Anco Marzio, di Atto Navio, 
di Giunip Bruto, di Orazio, di Porsenna, e quella 
equestre di Clelia, ricordate da Dionigi, da Livio, 
da Plinio e da altri scrittori, statue certamente esi- 
stite e dagli scrittori vedute, ma opere di tempi 
posteriori. 

L'arte figurativa per lungo periodo dell'antica età 
romana fu esercitata assai scarsamente. Mancò a 
Roma una religione che fosse come la greca un 
ricco centro poetico ed estetico. Le divinità pro- 
priamente italiche espresse nella statuaria sono 
poche, molte invece quelle italiche o romane gre- 
cizzate, e le divinità veramente greche introdotte 
in Roma. E l'insinuarsi del mito greco in Roma 
diveniva esso pure un mezzo efficace all'introdu- 
zione dell'arte o-peca. L'arte fiourativa romana si 



Plastica. 221 



sviluppò a poco a poco coU'ampliarsi della vita 
politica, della potenza dello Stato, quando o per 
nobile orgoglio delle famiglie, o per riconoscenza 
del senato e del popolo si ponevano in privato od 
in pubblico imagini d'uomini insigni. 

Le iniagines maiorum. che i nobili Romani con- 
servavano negli atri delle loro case, con aggiunte, 
inscrizioni, a forma quasi d'alberi genealogici, non 
erano statue, ma volti o maschere di cera, non 
opera d'arte ma tale da contribuire allo sviluppo 
dell'arte. Di statue poste a uomini insigni in tempi 
anteriori all'incendio gallico e di simulacri di di- 
vinità consacrati nei templi, e formati, all'uso greco, 
con il ricavo del bottino di guerra, troviamo ricordi 
negli scrittori. Ma del concetto, del carattere arti- 
stico degli autori di tali opere mancano le notizie. 
Memorie d'una scuola di scoltura non troviamo, ma 
invece alcuni nomi latini su monumenti del VI se- 
colo; per primo, p. es.. quello di Novios Plautios 
inscritto sulla rinomata Cista Fieoroni (1), rinve- 
nuta a Frenesie {Palestrina) nel secolo passato e 
illustrata più volte (ved. la nostra tav. 34). 

2. La plastica romana applicata alle ciste isto- 
riate. — Appartiene quest'opera a quella classe di 
monumenti detti ciste, il cui numero oggi si è ve- 
nuto aumentando, e che, essendo abbondante nelle 



(1) Cfr. S. Facci, Epigrafia latina cit, tav. LII. E ora nel Mu- 
seo Kircheriano al Collegio romano in Roma. L'iscrizione in 
carattere del VI sec. di R. dice: Dindia Macolnia filea\i\ dedit 
I Xouios Plautios med Roniai fecid. La dama prenestina Dinilia 
Macolnia passò in regalo la cista alla figlia. Si corregga qnindi 
al luogo cit. dell'Epigrafia latina la voce filea in filea\i\, come ri- 
chiede il senso. Ved. per la Cista Fieoroni inoltre : E. Rrain. Die 
Ficoronische Cista. Lipsia. 1830: O. J.\hx, Die Ficoronische Cista, 
1852; cfr. Schòne. in Ann. Istit. Corr. Ardi., 1868, pag. 150; e 
inoltre Annali, 1864. pag. 356; 1866, pag. 357; 1876, pag 105. 



222 Arte romana. 



tombe di Frenesie, diede nome alle ciste Prene- 
stine; se ne noverano ben settantacinque. Come 
già s'è accennato, queste ciste sono vasi, o cofanetti 
di forma cilindrica, e talvolta anche ovali, fatti d 
bronzo, d'argento, o di bronzo con rivestitura d'una 
lamina d'argento, od anche infine d'una lamina di 
legno rivestita di metallo od anche di cuoio; mu 
nili di coperchio con manico e sostenuti da tre pe 
duncoli; quasi sempre forniti di catenelle per chiù 
dere il cofanetto e portarlo. Vi si trovano specchi 
strigili, balsamari, aghi crinali, pettini, suppellet- 
tili di toletta. Il corpo della cista é ornato di di- 
segni, grafititi nel metallo, come sugli specchi etru- 
schi. Strano é che nel corpo del cofanetto così 
istoriato sono infìssi di solito quattro o sei, ma- 
talvolta fino ad otto o dodici anelli da tenere le 
catenelle, ma che, cosi disposti, spezzano e gua- 
stano il disegno. Sarebbero posteriori aggiunzioni? 

I disegni di queste ciste hanno in generale un 
valore artistico assai ristretto, sono di carattere 
italico, cui manca il vivo spirito estetico greco; si 
ascrivono ad un'età non posteriore alla metà del 
VI secolo di Roma. 

Per rilevare il posto che occupa la cista Ficoroni 
nella storia della plastica bisogna studiare le tre 
piccole figure con forme tozze e grossolane di stile 
italico formanti il manichetto, mentre sul corpo 
della cista sono disegni di ottimo stile greco, rap 
presentanti favole greche, quale V approdar degli 
Argonauti alle spiaggie di Bitinia: abbiamo nella 
Cista Ficoroni, pertanto, due indizi di diverso indi- 
rizzo dell'arte in Italia: uno stile greco ed uno 
stile nazionale; doppio stile che appare spesso ma- 
nifesto anche in monumenti dell'arte etrusca (ved. 
tav. 34). 

Novios Plautios, greco, od osco di Gapua, liberto 



Plastica. 223 



della gens Plotia avrebbe lavorato in Roma e vi 
sarebbe divenuto celebre (l). 

Altro nome d' artista latino è quello di Caius 
Ovius della tribù Ufentina, aggiunto ad un pic- 
colo busto di Medusa in bronzo di alto rilievo, 
con l'inscrizione C. Ovius Oufentinafecit. La lorma 
delle lettere accenna ad un alfabeto proprio di 
città meridionali, delle quali molte spettavano alla 
tribù Ufentina, che sembra essersi costituita nel- 
l'anno 317 av. G. Forse l'autore è di questa regione 
prossima alla Magna Grecia, e quindi più aperta 
alla greca influenza, manifesta in questo lavoro. 

Un Caius Pomponius della tribù Quirina è au- 
tore d' una statuetta di bronzo, cui si diede nome 
di Giove, raffigurante un giovine imberbe col petto 
ignudo; e un mantello sul dorso; l'iscrizione dice 
C. Pomponi Quiri{na) opus, e dai caratteri paleo- 
grafici si giudica dell' età intorno alla seconda 
guerra punica. Non mostra però questa statuetta 
tracce d'influenza greca, ma é di stile prettamente 
italico, o forse etrusco, se si giudica anche dalla 
sua provenienza da Orvieto. 

Di artisti latini antichi non si hanno altri nomi, 
se non forse quello di un C. Rupius, nome in- 
scritto sopra una statua di terra colta, raffigu- 
rante giovane uomo (Ercole?) seduto, coperto d'una 
pelle di leone. Lo stile ha molto del carattere 
etrusco, ma é già libero e sciolto. 



<1) Le tombe prenestine sono abbondanti di ciste e d'oggetti 
dornamento muliebre. Fra le varie ciste una per la rappre- 
sentazione sua singolarmente importante è quella in cui pare 
raffigurata 1' unione di Enea con Lavinia, onde sarebbe indi- 
cata la piena e dififusa esistenza della leggenda già nel VI se- 
colo di Roma. Degli oggetti di toletta muliebre contenuti nelle 
ciste molti sono orientali, cioè vasetti d'alabastro, smalti, ore- 
ficerie, e provano le relazioni commerciali che fra il Lazio e 
i paesi transmarini erano mantenute da mercanti fenici. 



224 Arte romana. 



Opera dell'arte latina doveva essere certamente 
la statua di Giove imperante, tolta a Preneste e 
portata a Roma nel tempio Capitolino da Tito 
Quinzio dittatore, che vinse i Prenestini nel- 
r anno 380 av. C. A questa statua era apposta 
un'iscrizione in verso saturnio (1). 

Indizio dell' arte antica latina danno anche le 
monete, massime dopo l'anno 271 av. C, in cui si 
cominciò a coniare l'argento; e specialmente le 
monete dette consolari, o le familiari, segnate coi 
nomi e coi tipi dei tresviri monetales, con l'effigie 
di Roma galeata, dei Dioscuri, ovvero con altri 
tipi. L'arte di questi coni è ancora rozza; l'im- 
pronta stanca; le figure tozze, il profilo di Roma 
non bello; ma i tipi a poco a poco vanno miglio- 
rando in progresso di tempo. 



III. - FRITTURA 

La pittura in Roma sembra aver ricevuto, se- 
condo le più antiche memorie, fin dalle origini 
impulso e norma dall' arte greca, in séguito ai 
lavori di Damofìlo e Gorgaso. Dopo questi stranieri 
troviamo menzionato un primo artista romano, 
Fabio, detto Pittore appunto dall' arte esercitata. 
Dipinse il tempio della Salute, edificato nell'anno 
304 av. G., le cui pitture, ricordate da Plinio e da 
Dionigi, durarono fino ai tempi dell'imperatore 
Claudio. Dei soo-getti rappresentati e della tecnica 
artistica nulla sappiamo; dal passo di Dionigi ap- 
pare che le sue pitture fossero murali. 

Pittore fu anche M. Pacuvio di Rudiae (Rutigliano), 
più conosciuto come poeta tragico, nipote di Ennio. 



(1) Ved. Livio, Storia rom.. VI, 29. 



Flit ara. 225 



Esercitò l'arte dipingendo il tempio di Ercole nel 
Foro Boario. Pacuvio è della Magna Grecia, e forse 
segui nella pittura l'arte greca come nella poesia. 
Dopo di lui, dice Plinio, l'arte più non fu in Roma 
esercitata dalle mani di ingenuo cittadino, e ciò viene 
a valida riprova che 1' arte, e la pittura special- 
mente, non trovavano nella cittadinanza romana 
un vero e spontaneo favore, restandone l'esercizio 
abbandonato a forestieri od a liberti. 

La pittura in Roma ricevette impulso quando fu 
usata a rappresentare e a commemorare con ima- 
gini le grandi imprese di guerra, e ad ornare i 
trionfi dei capitani vincitori. 11 più antico esempio 
di decorazioni pittoresche usate nei trionfi fu del- 
l'anno 263 av. C, quando M. Valerio Massimo Mes- 
sala fece esporre nella Curia Ostilia una rappre- 
sentazione della battaglia da lui vinta in Sicilia 
contro i Cartaginesi e contro Gerone di Siracusa. 
Segui quest'esempio Lucio Scipione, che nell'anno 
190 av. C. consacrò in Campidoglio una rappre- 
sentazione della sua vittoria sopra Antioco di 
Siria presso Magnesia; e nell'anno 146 av. C. L. 
Ostilio Mancino, che primo era entralo in Carta- 
gine assalita e conquistata da Scipione, fece esporre 
nel Foro una rappresentazione a modo di piano 
topografico della città e delle opere d'assedio, dove 
il popolo poteva vedere ogni singolarità e del 
luogo e dell'impresa; e tanto fu il favore popolare 
per tale esposizione che Mancino ottenne per essa 
i voti al consolato (1). 

Tali modi di rappresentazione ebbero una note- 
vole efficacia, perché da essi si svolse la rappre- 
sentazione plastica in bassorilievo di grandi ed 
estesi avvenimenti, quale appunto fu usata a deco- 



(1) Veci. Plinio //. X. XXXV, 22 e segg. 

Ricci. 15 



226 Arte romana. 



razione di archi trionfali e d'altri monumenti ono- 
rari. Per queste decorazioni trionfali, alle quali 
servivano abbondantemente oggetti rapiti alle vinte 
nazioni, si condussero in Roma anche artisti greci. 
Cosi fece Paolo Emilio, che nell' anno 168 av. G. 
da Atene condusse Metrodoro in Roma ad exeo- 
lendum triumphum ; ma Metrodoro non solo era 
pittore, ma anche filosofo insigne, e dagli Ateniesi 
proposto a Paolo Emilio come precettore dei figli 
di lui; onde in lui abbiamo un nuovo esempio 
della molteplice coltura degli artisti greci, e della 
diffusione deirellenismo in Roma. 



SECONDO PERIODO 



Osservazioni generali. 

Le opere greche importate in Roma. — L'arte 
concentrata in Roma in questo periodo dà alla 
grande città tanti monumenti e tale artistica ener- 
gia da bastare per tutti i secoli avvenire. Ma non 
é un'arte importata per conquista, per forza poli- 
tica, essendone tolti dalle proprie sedi i più anti- 
chi e più splendidi prodotti; è il focolare dell'atti- 
vità artistica trasportato a Roma. I conquistatori 
romani nei loro trionfi portano in Roma gli oggetti 
d'arte più preziosi delle città conquistate, come, 
con uno stesso sentimento ma in proporzioni incom- 
parabilmente minori, fecero i Francesi invasori 
d' Italia sul finire del secolo passato. Prime ad 
essere spogliate furono le città di Magna Grecia 
e di Sicilia, poi quelle della Grecia e dell' Asia. 

Neir anno 212 av. G. M. Marcello conquistava 
Siracusa, ne traeva molte opere d'arte per deco- 
rare il tempio dell'Onore e della Virtù, fatto eri- 
gere presso Porta Gapena. Neil' anno 210 av. G., 
Fabio Massimo, occupata Taranto, ne fece togliere 
per trasportarlo in Roma l'Ercole colossale, opera 
di Lisippo. 

Nell'anno 197 av. G., T. Quinzio Flaminino, vin- 



228 Aj'te romana. 



citore di Filippo di Macedonia, tolse grande quan- 
tità di statue di bronzo e di marmo, e vasi pre- 
ziosi di finissimo lavoro alle città macedoniche e 
greche (1). 

M. Fulvio Nobiliore, vincitore e trionfatore degli 
Etoli e dei Gefallenì nelT anno 580 av. C, portò in 
Roma ducento ottantacinque statue di bronzo e 
ducento trenta di marmo (2). 

Nell'anno 1G8 av. C. il trionfatore di Perseo, 
Paolo Emilio, che seco conduceva dalla Grecia 
Metrodoro, portò in Roma ducento cinquanta carri 
di statue e di quadri; fra queste opere d'arte era 
una Athena di bronzo, lavoro di Fidia, posta poi 
nel tempio della Fortuna. Tante spogliazioni non 
esaurivano la Grecia; in Macedonia trovò molto 
da raccogliere ancora Metello Macedonico vinci- 
tore di Andrisco Pseudo-Filippo nell'anno 148 a. C; 
nel bottino fu compreso il grande gruppo di Li- 
sippo rappresentante Alessandro fra suoi generali 
alla battaglia del Granico. 

Quasi potrebbe dirsi che queste spogliazioni 
fossero come primi assaggi in confronto alla quan- 
tità di opere onde si ornarono i trionfi seguenti, 
dopoché L. Mummio ebbe conquistata Corinto nel- 
l'anno 146 av. G. E innanzi a tali e tanti prodotti 
di una civiltà artistica cosi splendida, quale era la 
condizione di coltura e di sentimento dei conqui- 
statori ? Basta a dimostrarlo l'aneddoto riferito da 
Vellejo Patercolo (I. 13): L. Mummio console era 
tanto rozzo ed imperito che ai soldati trasportanti 
quadri e statue dei più insigni maestri greci, mi- 
nacciava che, se mai avessero guaste o perdute 



(1) Veci. Livio, .S7o7-. roni. XXXVI, 52. 

(2) Yeti. Livio, ititi. XXXIX, 5. 



Osservazioni (jeneraU. 229 

quelle opere, le avrebbero dovute restituire. E a 
questo aggiungi ancora che Vellejo, scrittore dei 
tempi di Tiberio inaperatore, ciò dicendo, pone quel 
dubbio, tutto proprio della mente romana, se cioè 
per Corinto meglio non fosse stato rimanersene 
rozza ed indotta, anziché toccare il sommo nella 
coltura di arti corruttrici. 

Nuovi e splendidissimi trionfi celebrarono poi 
Siila dopo 1 espugnazione di Atene nella prima 
guerra contro Mitridate, l'anno 86 av. C; e LucuUo 
nell'anno 68 av. C, vincitore della seconda guerra 
contro quel re; e Pompeo Magno, che in una terza 
guerra lo abbatté, ridusse in soggezione tutta l'Asia 
anteriore, e celebrò un meraviglioso trionfo nel- 
l'anno 61 av. G. E insieme con le antiche opere 
d' arte affluivano in Roma gli artisti delle nuove 
scuole greche di Rodi, di Pergamo, e d'altre città 
d'Asia, o come schiavi, o attrattivi dalle molte e 
grandi occasioni di lavoro e d'onore che là si 
otfrivano. Le sculture, i quadri, i vasi e le relazioni 
con gli artisti destavano in Roma se non un intimo 
e sincero amore, certo una grande ammirazione per 
l'arte greca, che lu assunta come mezzo a render 
splendide le pompe trionfali, le feste, gli spettacoli, 
con cui ricchi e nobili cittadini cercavano guada- 
gnarsi il favor popolare; o come mezzo pe)* abbel- 
lire le private dimore e per soddisfare al gusto ed 
al fasto delle classi elette e colte della cittadinanza, 
cioè di coloro che designavano se stessi come 
intelligentes, e che, ellenizzando, distinguevansi da 
quelli che, fedeli al carattere nazionale romano, 
erano qualificati come idiotae. 



230 Arte romana. 



^^. — Architettura. 

I. — Le principali classi di monumenti. 

Roma, divenuta dominatrice del mondo, s'abbel- 
liva di nuovi e sempre più splendidi edifizi; tra il 
finire della Repubblica e il sorgere dell' Impero, 
l'architettura diffondevasi anche in altre città lon- 
tane, che, venute nel dominio romano, sorgevano 
a civiltà, nella Spagna, nelle Gallie; e con certo 
movimento di riflusso ripassava ad abbellire di 
nuove opere anche quelle città da dove l'arte era 
venuta in Roma, cioè le città di Grecia e d' Asia 
minore. Sul finire della Repubblica, Roma già 
aveva ogni genere di edifìci pubblici e privati : 
templi, curie, basiliche, grandi e sontuosi edifizi e 
porticati recingenti piazze e fori, splendidi edifizi 
per gli spettacoli, magnifiche case private, e ville, 
e tombe grandiose. Non é qui possibile non pur 
di descrivere, ma nemmeno di noverare quanti e 
quanto sontuosi edifizi sorgessero in Roma dalla 
presa di Corinto al finir della Repubblica, di molti 
dei quali restano notizie negli scrittori ma scarseg- 
giano, più veramente in tutto mancano, le ro- 
vine, avendo le costruzioni dell'età repubblicana 
ceduto a quelle sopra edificatevi dell'età imperiale. 
Della magnificenza e dell' arditezza romana nelle 
costruzioni danno saggio alcune notizie riferentisi 
ad edifizi teatrali d'un tempo, quando ancora si 
edificavano non stabili, ma solo per uso tempora- 
neo e breve. 

1. I teatri e gli anfiteatri in Roma — Emilio 
Scauro aveva fatto erigere nell'anno 58 av. G. un 
teatro capace, dicesi, di ottanta mila spettatori. 
La scena era ornata di trecentosessanta colonne 



Architettura. 231 



di marmo, e distinguevasi in tre piani con rive- 
stiture di marmi, di mosaici, e di metalli; fra le 
colonne erano a più centinaja le statue. Tanta 
magnificenza e ricchezza per un edifizio di breve 
destinazione pare appena credibile. Plinio (1) narra 
cosa di non minore meraviglia parlando del teatro 
di G. Gurione, eretto nell' anno 50 av. G., cioè 
quando già si aveva uno stabile teatro di pietra, 
edificato da Pompeo Magno (2). G. Gurione, cele- 
brando i funerali del padre suo, fece costruire due 
grandissimi teatri di legno, l'uno accanto all'altro, 
e cosi fatti che ciascuno era sospeso e mantenuto 
in bilico mediante perni mobili. Alla mattina da- 
vansi in quei due teatri rappresentazioni sceniche. 
Poi improvvisamente eran fatti girare, cosi che 
Tuno venisse a trovarsi rimpetto all'altro, e, tolti 
i tramezzi e le tavole onde componevansi le pareti 
delle due scene e fatte combaciare le estremità 
delle file di sedili, risultava un doppio teatro, o 
anfiteatro, dove davansi spettacoli gladiatori. Di 
qui appunto credono venisse l'idea deW amphitea- 
triim, edifizio proprio dei Romani, come loro pro- 
pri furono i combattimenti di gladiatori e di belve. 
Il primo teatro stabile fu eretto da Pompeo Ma- 
gno, e inaugurato nel secondo suo consolato, (55 
av. G.), non senza contrasto e biasimo di coloro 
che giudicavano questa opera contraria al co- 
stume patrio: cosicché egli credette prudente di 
proteggerlo dandogli un carattere religioso con 
l'edificare nella parte superiore del teatro un tem- 



(1) Ved. Plinio. X. H.. XXXVI, 2; cfr. Guhl-Koner e Giussani, 
La vita dei Romani. Tovìno, Loescher. 1891 ; Borsari, Topografìa 
di Roma, Milano. Hoepli, 1897, pag. 165, 271 e segg.; Friedlander, 
Sittengeschichte Roms. II, pag. 322 e segg. della S» ediz. (1881). 

(2) Ved. Plinio, X. H.. XXXVI, 24. 



i32 Arte romana. 



pio sacro a Venere vincitrice. Fu eretto in Campo 
Marzio, ed era capace di quaranta mila spetta- 
tori. Al teatro, oltre il tempio di Venere, andava 
connessa la Curia di Pompeo, dove il senato alcuna 
volta raccoglievasi, e dove Cesare fu ucciso. For- 
mavasi cosi un vasto complesso di edifìzi in uso 
della religione, della vita politica, degli spettacoli. 
Il disegno di questo teatro e di parte degli edifizi 
con cui era connesso vedesi neiranlica pianta di 
Roma dei marmi capitolini. 

Da questa, ed ancora dalle descrizioni e da altri 
indizi, è provato che, come il dramma romano è 
d'origine e di forme greche, cosi il teatro romano 
altro non è se non la riproduzione, nelle linee 
generali, del teatro greco (ved. Atl. cit., tav. XL. 
N. 1) (1). Principale differenza fra Funo e T altro 
stava in ciò che nel teatro romano erano più 
grandi e più robuste le costruzioni architettoniche, 
invece il teatro greco solitamente veniva costrutto 
a pie d'un pendio naturale del terreno con oppor- 
tuna elevazione del luogo riserbato agli spettatori; 
mentre nel teatro di Pompeo, e in generale nei 
teatri romani, ordinariamente eretti dentro la città 
sopra terreno piano, era necessario un corpo d'e- 
difizio di substruzione, che sostenesse le gradi- 
nate decrescenti (ved. tav. 48), e il porticato che 
coronava il sommo dell' edifìzio, come vedesi nel 
teatro di Marcello e nell'anfiteatro Flavio; perciò 



(1) Ved. sui teatri in generale: Fr. Wieseler, Theatergebdude 
und Denkmàìer des Bùlinenwesens bei den Griechen iind Ròmern 
Gòttingen, 1851; Scip. Maffei, Dei teatri antichi e moderni. Ve- 
rona, 1753; ÒnMiCHEx, Biìhneniuesen ncìV Handbuc]i di Iwax 
Muller; \V. Dorpfeld-E. Reisch, Das griechische Theater, Roma, 
Loescher, 1895. Una bibliografia molto copiosa sui vari teatri 
ho cercato di riunire nel lavoro : S. Ricci, // teatro romano di 
Verona, Venezia, 1895, Memorie delllstitutp di Scienze, Lettere 
ed Arti). 



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2-34 Arte romana. 



all'esterno il teatro presentava un edifizio di mag- 
giore grandiosità, riccamente ornato, dove i tre or- 
dini architettonici greci si sovrapponevano in piani 
diversi; al piano terreno il dorico, al primo piano 
r ionico, al secondo il corinzio, e, se ve n'era un 
terzo, il composito (ved. Atl. cit.. tav. XLVII). 

Il teatro romano si divide in due parti princi- 
pali, la cavea e la scena. La cavea (greco /-o-.vo'v) era 
luogo riserbato agli spettatori, con sedili disposti 
in file semicircolari concentriche, suddivise oriz- 
zontalmente in ordini (moeniana e praecinctiones), 
e verticalmente in iscompartimenti per mezzo di 
scale segnanti come raggi dalla periferia al cen- 
tro {cunei e scalae). Dalle porte esterne per iscale 
e corridoi si giungeva agli sbocchi nella cavea 
(vojnitorìa). Di fronte alle gradinate era la scena 
(greco ax.-/ivvi). Fra la scena e le gradinate era lo 
spazio piano semicircolare detto orchestra (gr. 
òpx-zi'^j-pa), dove ned teatro greco sorgeva l'altare di 
Bacco, e intorno disponevasi il coro, che era parte 
tanto importante della rappresentazione dramma- 
tica; invece nel teatro romano l'orchestra, divisa 
dalla cavea con un podiiim^ conteneva i sedili per i 
magistrati, pei senatori e pei cavalieri. La scena chiu- 
deva rettamente, come un diametro, tutto l'insieme 
della cavea e dell'orchestra, a cui essa si aggiun- 
geva in forma d' edifizio quadrilatero. Essa era 
stabile, con tre grandi entrate, che dall'interno 
della scena (postscenium) mettevano sulla fronte, 
ossia sul davanti di essa (proscenium). Del teatro 
di Pompeo non rimangono rovine; esso sorgeva 
dove oggi è Campo di Fiori; in un vicino palazzo 
si sono trovate traccie delle substruzioni del tea- 
tro, ed una colossale statua di bronzo, raffigu- 
rante Ercole, oggi conservata nel Museo Vaticano. 
2. I circhi e gli anfiteatri. I ludi gladiatori. — 
Ma oltre gli spettacoli delle corse nel circo, e 



Architettura. 235 



dei ludi scenici nel teatro, ebbero i Romani altro 
modo di sollazzo a loro prediletto, e che invece 
repugnò alla più umana e mite indole dei Greci ; 
gli spettacoli gladiatori, in cui i Quiriti si piace- 
vano di vedere umano sangue e di gustare gli 
aneliti dei moribondi. Tale fierezza d'animo è per 
sé stessa una prova dell'indole romana, aliena dai 
puri godimenti dell'arte, che richiedono e produ- 
cono gentilezza di costumi. Gli spettacoli gladia- 
tori, venuti in Roma dall' Etruria, si celebrarono 
nel Foro fino agli ultimi tempi della Repubblica, 
assistendovi il popolo da palchi o dalle loggie. 
Amavano, oltre i ludi gladiatori anche le caccie 
delle fiere in recinto chiuso (venationes), le quali 
tenevansi nel circo (ved. tav. 49). Ma col crescere 
del gusto e della frequenza di tali spettacoli fu ne- 
cessario uno special modo di edifizi anche per 
essi. E a ciò parve opportuna quella disposizione 
che prima credesi esser risultata dalla riunione dei 
due teatri di C. Gurione, da cui sorse l'idea dell'anfi- 
teatro. Con questo nome si designò una costruzione 
temporanea di legno eretta da GiulioGesare; men- 
tre il primo anfiteatro stabile fu edificato ai tempi 
d'Augusto, nell'anno 2^ av. G.. da Statilio Tauro (1). 

II. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI DELLA «GENS lULIA». 

Augusto volse ogni sua cura ad abbellire Roma 
di nuovi e splendidi edifizi, e a questo fine diresse 
pure l'opera dei suoi ministri ed amici, volendo fare 



(1) Sugli anfiteatri leggasi, dopo i lavori di Giusto Lipsio, An- 
twerpen, 1528 e di F'oleni e Montenaui, Vicenza, 1735, le osserva- 
zioni del NissEN, Pompejanische Stndien, e del Friedlander, in 
Marquardt, Staatsuerivaltung, IIP, 2, 556 e segg. — Sui circlii ved. 
G. L. Bianconi, Descrizione dei circhi, particolarmente di quello 
di Caracalla, Roma, 1789; cfr. Burgess, Descrizione del circo sulla 
Via Appia presso Roma, Roma, 1829; Friedlandf.r, ìiiMarquardt's, 
Staatsuerivaltung, III-, 504 e segg. 



La ' Aedes Concordiae Augustae .. a Roma. 



Ricostruzione in base ai ruderi di quella di Tiberio e di Druso dell'anno 10 d. C. 




Tavola 50. 



Ved. A. Schneider, Uas aite liom, tav, Vili, 9. (Cfr. Canina. Eiìi/ìsi, IV, 
tav. 35). 



238 Arte romana. 



di Roma la vera e degna capitale del mondo. 
D'altra parte Roma riposava dalle lunghe guerre 
interne ed esterne, e, in una certa condizione di 
pace e di splendore si volgeva al culto delle arti. 
1. Il Foro d'Aug-usto. — Quest'imperatore re- 
staurò la città prima di lui per incendi ed inonda- 
zioni danneggiata, e la abbelli nuovamente. Le molte 
sue cure, spese sempre a vantaggio della città, sono 
ricordate nel testamento di lui (1). È noto il suo 
detto che, trovata Roma di mattoni, la lasciava di 
marmo (2). Fece erigere Augusto un tempio a Marte 
Ultore presso il Foro romano (ved. tav. 52), chiu- 
dendolo in un grande peribolo di colonnati e di 
muraglie, di cui rimangono imponenti ruine, e de- 
corandolo con molte statue de' più insigni capitani 
romani. Fu questo il Foro d'Augusto, a lato del 
quale sursero poi altri Fori imperiali ancora più 
sontuosi (ved. tav. 53). 

Per opera d'Augusto furono eretti in Roma ben 
sedici templi, senza dire dei molti che furono re- 
storati; splendido era quello d'Apollo sul Pala- 
tino, recinto da sontuoso porticato, con molte 
colonne di preziosi marmi africani e bellissime 
statue greche; il porticato comprendeva la biblio- 
teca greca e quella latina. 

In Campo Marzio Augusto fece edificare il Por- 
tico dedicato ad Ottavia, sua sorella; ed il teatro 



(1) Il testamento di Augusto essendo infìsso su lastre di marmo 
del tempio d" Augusto e di Roma in Ancira, è detto il Monunientiim 
Ancyranum : vedasi S. Ricci, Epigrafia latina. Milano, Hoepli, 1898. 
pag. 187, not. 1 e pagg. 195-203. L"opera capitale intorno a questo è 
del MoMMSEN, /?es gestae divi Augusti ex luonumentis Ancyrano et 
ApoUoniensi, Rerlino, Weidmann, 1883; alle pagg. 197-198 del mio 
Manuale precitato vi è unita tutta la bibliografia relativa. 

(2) Ved. SvETONio, )'i7. .4»(7.,29: Manuoreain se relinquere quain 
latericiam accepisset. 




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242 Arie romana. 



(detto di Marcello dal compianto nipote), del quale 
rimangono ancora ruderi bellissimi (ved. Atl. cit., 
tav. XL n. 2 e tav. XLI). 

11 Campo Marzio, vasta estensione di terreno che 
dalle pendici del Capitolino e del Quirinale si 
allargava fra il Collis horiorum (Pincio) e il Te- 
vere (1), destinato alle assemblee del popolo ordi- 
nato nelle centurie, agli esercizi ginnastici ed 
equestri della gioventù, era rimasto in gran parte 
libero fino ai tempi di Pompeo, che vi fece costruire 
il suo teatro, e di Giulio Cesare che vi edificò i 
Sepia per le riunioni dell'assemblea del popolo. 
Sul finire della Repubblica, e principalmente ai 
tempi d'Augusto, sursero colà molti edifizì, che 
resero assai bella, nell'età imperiale, quella parte 
della città sulla quale si formò la Roma moderna. 
Ivi Cornelio Balbo edificò un teatro, che portò il 
suo nome, e Statilio Tauro, come s'è detto, il primo 
stabile anfiteatro che avesse Roma; ivi sorse quello 
che è il massimo monumento della romanità, cioè 
il tempio che M. Vispanio Agrippa, genero d'Augusto, 
eresse consacrandolo alle divinità della stirpe lulia, 
Marte, Venere e al divo Giulio, e fu detto il Pan- 
iìieon (ved. Atl. cit., tav. XLII (pianta) e tav. XLIII 
(sezione)). Unito con le terme dWgrippa, formava 
con esse un gigantesco corpo d'edifizio in Campo 
Marzio non lungi dalla curia e dal teatro di Pompeo. 
2. Il Pantheon (2). — È questo il più bello e 



(1) Borsari, Topografia di Roma antica, Milano, Hoeplì, 1897, 
pag. 261-265. 

(2) Oltre il nostro Atlante, sulle tavole qui sotto citate hanno 
illustrazioni del Pantheon, come anche dei principali monu- 
menti di Roma imperiale, che saranno in sèguito descritti: 
H. Strack, Baudenkmdler des Alten Roin, Berlino, Wachsmuth, 
1890; A. ScHNEiDER, Das alte Rom. Entwickélung seiner Grun- 
drisse und Geschichte seiner Bauten aiif 12 Karten und 14Tafeln 



Architettura. 243 



il meglio conservato dei monumenti romani; è la 
più grande e più completa opera d'architettura che 
può considerarsi come propriamente romana, ap- 
partenendo alla classe dei templi rotondi coperti di 
cupola, con atrio a forma del pronao di un prostilo, 
che é forma speciale dell' arte romana progredita. 
a. Struttura del tempio. — Consta il Pan- 
theon di due parti : la rotonda e l' atrio. La 
rotonda è formata di un grande e solidissimo 
nmro circolare. Questo grande cilindro, o tam- 
buro murale, é distinto in tre zone mediante 
tre cornicioni, suU' ultimo dei quali s' alza una 
serie di gradoni da cui spicca poi l'ardita cupola; 
nel mezzo di questa s'apre il gran lucernario dal 
quale piove abbondante la luce. Sul davanti del- 
l'edifizio circolare sporge l'atrio, come una grande 
aggiunta, formato di un massiccio sporto murale, 
da cui s'avanzano quattro colonnati di tre colonne 
in profondità, che dividono l' atrio in tre grandi 
navate, e presentano una fronte di otto colonne di 
ordine corinzio- romano. La mediana delle tre na- 
vate é la maggiore e guida alla porta d'ingresso ; 
le due laterali minori finiscono a due grandi nic- 
chioni, dove erano poste le statue di Augusto e di 
Agrippa. L'atrio é sormontato da due frontoni, uno 



dargestellt. Per uso didattico sono abbastanza utili, i Kunsthi- 
slorische Bilderbogen, ziisammengesteUt del Dottor Menge. Il 
nostro Melaxi ha pure illustrazioni della parte romana nei 
suoi Manuali, con speciale trattazione delle piante e degli stili 
degli edifizi nel volume dell' Arcliitettiira ; delle riproduzioni 
romane di capilavori greci in quello della Scidtnra ; degli af- 
freschi soprattutto pompeiani in quello della Pittura (Milano, 
Hoepli, 1900). 11 prof. Archinti di Milano lia pure edito un vo- 
lume sulla storia dellArchitettura e degli stili con molte e belle 
tavole (Milano. Vallardi 18S9j, e il Melani un altro suU' orna- 
mento artistico. Cfr. per altre opere il mio indice bibliografico 
generale e speciale. 



244 Arie romana. 



poggiante sullo sporto murale per cui V atrio si 
connette al corpo rotondo; l'altro è posato sull'ar- 
chitrave, ed é veramente il frontone di prospetto, 
il cui timpano era ornato di bassirilievi. Sulla 
trabeazione c'è l'inscrizione M. Agrippa L. F. cos, 
tertium feeit, a grandi lettere, mentre un' altra 
iscrizione sotto questa, in lettere minori, ricorda la 
restorazione di quell'edifizio fatta da Settimio Se- 
vero e da Garacalla. Nell'interno il muro circolare 
non è liscio, ma, variato da otto grandi aperture, 
s' alterna la forma quadrata con la rotonda, cioè 
con nicchie o cappelle; di queste aperture una è 
l'ingresso. Ciascuna nicchia, o cappella è fiancheg- 
giata da pilastri di stile corinzio, e nell'apertura 
di esse sorgono due colonne dello stesso ordine, 
eccetto nell'apertura d'ingresso e nell'altra di fronte 
a questo, quella della tribuna. Neil' intervallo da 
una nicchia all' altra sono applicate alle pareti 
delle edicole. Al disopra delle colonne è un corni- 
cione, sul quale elevasi un attico, variato e ornato 
con incrostazioni di marmi preziosi. E infine da 
un altro cornicione incoronante l'attico si dispicca 
la grande vòlta della cupola, che misura 43 m. 
di diametro, ed è distinta in cinque zone concen- 
triche di ventotto cassettoni ciascuna, che vanno 
decrescendo con mirabile effetto fin dove si apre 
il lucernario che illumina il tempio (ved. Atl. cit., 
tav. XLIV). L'esterno era riccamente rivestito di 
marmi e di stucchi; l'interno di preziosi marmi 
colorati; il tetto dell'atrio era sostenuto da travi 
di bronzo; di bronzo è la porta antica ancora con- 
servata; di bronzo è il cerchione che fascia l'oc- 
chio del lucernario misurante quasi nove metri di 
diametro; credesi che di lastre di bronzo fosse 
coperta l'intera cupola. Forse a questa grande e 
ricca opera di Agrippa pensava Virgilio, quando 



Arckitettara. 245 



del tempio che costruiva Bidone diceva 

nexaeque 

Aere trabes, foribus cardo stridebat ahenis (1). 

Secondo l'iscrizione sulla fronte, il tempio data 
dal consolato d'Agrippa, nell'anno 27 av. C, secondo 
Dione (2) dal 25 av. G. ; si intende che nel 27 fosse 
finito e nel 25 solennemente dedicato. Architetto, 
secondo Plinio, ne fu un Valerio Ostiense (3). La ric- 
chissima ornamentazione era opera di Diogene 
ateniese, il quale aveva scolpito figure di Caria- 
tidi, che ornavano l'interno; forse erano disposte 
a sostenere le edicole erette fra gli intervalli dei 
nicchioni, alle quali furono poi sostituite in tempi 
posteriori colonnette di porfido e di giallo. Di que- 
ste Cariatidi si crede di riconoscere ancora alcune 
fra quelle conservate nel Museo del Vaticano e nel 
palazzo Giustiniani; presentano una grande so- 
miglianza con le Cariatidi dell' Eretteo sull'Acropoli 
d'Atene (4). Non pare che l'atrio o pronao entrasse 
nel primo concetto di questo edifizio, ma forse fu 
una modificazione del disegno. Secondo Dione, 
Agrippa voleva porre nell'interno la statua d'Au- 
gusto e denominare il tempio da lui; ma Augusto 
non volle, perciò nell'interno fu posta la statua 
di Cesare, e quella d'Augusto con l'altra del fon- 
datore del tempio fu posta all'esterno nei nicchioni 
del pronao. Davanti al tempio stendevasi una piazza 
cinta da porticato; il tempio andava connesso con 
le terme; annessi a cosi grande complesso di fab- 
briche erano giardini, stagni, un euripo. 



(1) Virgilio, Eneide, I, v. 448-449. 

(2) Ved. Dione, 1. III. 27. 

(3) Ved. Plinio, X. H., XXXVI, 24. 

(4) Ved. Gentile, Stona dell'arte greca, Milano. Hoepli, 1892. 
voi, I, pag. 83, 115. Cfr. Atlante, tav. LVII, LIX, LXXXIII. 



246 Arte romana. 



b. Storia delle vicende del tempio. — Dagli 
antichi ammirato come una delle più grandi 
costruzioni, il tempio d' Agrippa ha resistito al- 
l' opera distruttrice del tempo e degli uomini. 
Soffri danni nel grande incendio del tempo dell'im- 
peratore Tito; Domiziano lo restorò; percosso dal 
fulmine , regnante Trajano , ne riparò i danni 
Adriano. Nuove ristorazioni vi fecero Settimio Se- 
vero e Garacalla, come dice l'inscrizione soggiunta 
a quella d' Agrippa. Nell'anno 399 per la legge 
d'Onorio contro ì templi pagani forse fu chiuso. 
Bonifazio IV nell' anno 609 lo consacrò al culto 
cristiano, intitolandolo a S. Maria ad martr/res, 
perché vi fu portata quantità d'ossa di martiri o 
credute tali, tolte dalle catacombe. Incominciarono 
poi le opere di spogliazione: Costante II, impera- 
tore d'Oriente, nell'anno 663 saccheggiò Roma e 
fece togliere la copertura di bronzo dal Pantheon, 
che più tardi e a più riprese fu coperto di piombo. 
Urbano VIII Barberini nell'anno 1632 fece levare 
le travature di bronzo del pronao; quel metallo 
servi a formar le colonne coclidi dell'altare di 
S. Pietro, e ottanta pezzi d'artiglieria con cui fu 
guernito Castel S. Angelo (1). Altri pontefici però 
cercarono di riparare ai guasti. Raffaello Sanzio or- 
dinò nel testamento che a sue spese si ristorasse e 
s'abbellisse uno degli altari, scegliendolo come sua 
sepoltura, dove fu deposto il 6 di aprile dell'anno 
1520. Col re dell'arte moderna riposano ivi Annibale 
Caracci, Pierin del Vaga, Giovanni d'Udine, ed altri 



(1) Da questo fatto della fusione del bronzo per i pezzi d'ar- 
tiglieria sorse il proverbio : Qiiod non fecerunt barbari fecerunt 
Barberini. I due piccoli campanili laterali che stettero un pezzo 
alla disapprovazione di tutti erano stati posti dal Bernini per 
ordine dello stesso papa Urbano Vili, ed erano detti gli orec- 
chioni del Bernini. 



248 Arte romana. 



artisti insigni. Ora il Pantheon é divenuto degna 
tomba del primo Re d'Italia una, Vittorio Emanuele, 
sepoltovi nel gennaio dell'anno 1878. Cosi la grande 
opera d'Agrippa traversa i secoli come monumento 
che la romana grandezza trasmette con lieto auspi- 
cio alla rinata Italia. Intorno al grande edifizio s'e- 
rano venute accalcando case, casette e botteguccie, 
togliendogli lo spazio in cui bellamente campeggiare. 
Si fecero più volte disegni e tentativi di allarga- 
mento; ma non ebbero esecuzione compita se non 
fra gli anni 1881 e 1883 per impulso del ministro 
Baccelli (1). Fu isolato il monumento, trovate reli- 
quie della sua ornamentazione, rimesse in luce le 
rovine delle terme d 'Agrippa, e infine abbattuti gli 
orecchioni del Bernini. 

3. Il Mausoleo D'Augusto. — Degli edifizi sepol- 
crali del tempo d'Augusto, rimase famosa la sua 
tomba, mausoleo, cosi detto per la grandezza e 
magnificenza sua, degna di quella della tomba eretta 
a Mausolo, re di Caria (2). Sorgeva nell'ultima parte 
del Campo Marzio, tra la via Flaminia e il Tevere. 
Sopra una grandiosa substruzione quadrata po- 
sava un edificio rotondo, tutto di marmo che com- 
prendeva le camere sepolcrali; e sopra questo un 
tumulo a cono, distinto a viali e terrazzi, con pian- 
tagioni di cipressi. In vetta al tumulo grandeggiava 
la statua di bronzo d'Augusto (ved. tav. 54). 11 
muro esterno circolare del corpo d' edifizio era 
variato da grandi nicchie. Sulla parte anteriore 
sporgeva, come nel Pantheon, un pronao exastilo 
con ampia gradinata. All' uno e all'altro fianco del 



(1) Ved. Lanciani, Notizie degli Scavi, 1881, anche per la bi- 
bliografia. 

(2j Gentile, Storia dell'arte greca, Milano, Hoepli, 1883, pag. 87, 
135-138, cfr. Atlante (parte greca) tav. LXIV-LXV; CV-CVIII; 



Archi tettar a. 240 



pronao erano due obelischi egizi, che qui furono 
trovati nel sec. XVI e trasportali uno sulla piazza 
di S. Maria Maggiore, Faltro sul Quirinale, fra i 
due colossi di Montecavallo (1). 

Dietro al Mausoleo stendevasi, un gran parco, 
nel cui mezzo ìustrinum per la combustione dei 
cadaveri. In questa tomba sontuosa prima di Au- 
gusto furono deposte le ceneri di Marcello. Agrippa, 
Ottavia eDruso; e dopo Augusto vi riposarono Livia, 
Germanico e Agrippina seniore. Oggi rimangono 
rovine dei muri , e fanno parte dell' anfiteatro 
Corea (2). 

4. L'Obelisco di Monte Citorio e altri monumenti 
di stile egizio. — Non' lungi dal Mausoleo, Augusto 
fece collocare un grande obelisco di granito rosso, 
trasportato da Eliopoli a Roma, e destinato a 
nuovo uso di orologio solare (solarium), essendo 
sul terreno lastricato di travertino tracciata una 
meridiana. Spezzato e sepolto fra le immense ruine 
di Roma, fu raccolto e ricomposto, e sotto Pio VI 
nel 1702 collocato presso Monte Citorio. Di obeli- 
schi tolti all'Egitto abbondava Roma, dove le varie 
forme dell'architettura greca e dell'orientale erano 
rappresentate o da opere trasportatevi, o da nuovi 
monumenti eretti, e specialmente da templi co- 
strutti per divinitàorientali, poiché Roma accoglieva 
in sé liberamente ogni religione. 

Molti obelischi ancora sorgono in Roma, dei 
quali il maggiore é quello di S. Giovanni in Late- 
rano trasportato da Tebe, dove era stato eretto 



(1) Cfr. F. Cerasoli. Documenti inediti medievali circa le terme 
di Diocleziano in Bull. Conim., archeol. comunale. Roma, 1895, 
pag. 301 e seg. 

(2) Ved. Borsari, op. cit . pag. 87,311-313; Cfr. Middleton, An- 
cient Rom II, 282, 288-292 ; Lanciani, Forma Urbis, t. 8. 




Shi;M7fJr 



.1 V 



Arie romana. 



regnando il Faraone Toutmes IV. Un nuovo obe- 
lisco fu scoperto fra le ruine di un Iseo, o tempio 
d' Iside nell'anno 1883 ; è di mediocri proporzioni, 
ma assai ben conservato e ricorda il regno di Ra- 
messe II, del XIV sec. av. C. (1). 

Esempio di monumento di stile egizio, applicato 
a un monumento sepolcrale, è la piramide che 
sorge fuori di Porta S. Paolo (Porta Ostiensis) 
eretta dagli eredi di G. Gestio, magistrato romano. 
La piramide di mattoni rivestita di marmo mi- 
sura ben 37 metri d'altezza; nel suo interno è la 
camera sepolcrale ornata con fregi di stucco, e 
con pitture, di cui appena restano traccie. La 
parte esteriore del monumento era una vòlta or- 
nata di colonne e di statue, di cui intorno si tro- 
varono frammenti (ved. tav. 55) (2). 

5. I monumenti sepolcrali ; i « Columbaria ». — 
Di carattere prettamente romano sono invece gran 
parte dei monumenti sepolcrali che sorgevano fuori 
le porte di Roma, sulla Via Appia, che è come la 
Via dei Sepolcri a Pompei. La Via Appia da Porta 
Gapena s'allontanava per un gran tratto tutta fian- 
cheggiata di grandi sepolcri, tra i quali celebre 
quello ancora esistente a Gecilia Metella, figlia di 
Metello Gretico e moglie di Grasso (ved. Atl. cit., 
tav. XLV, 1). 

Una particolare forma di monumento sepolcrale 
è il Columbarium dei liberti di Livia, moglie d'Au- 
gusto, sulla stessa Via Appia. Gonsta di parecchie 
camere, nelle cui pareti s'addentrano grandi nic- 
chioni, e dentro questi sono praticate e ordinate 
in sette file sovrapposte moltissime piccole nicchie 



(1) Ved. O. Marucchi, Gli Obelischi egiziani iìi Roma, in Bull. 
Comm. Ardi. coni. Roma, 1896. 

(2) Ved. GuHL-KoNER-Giuss.\Ni, La vita dei Greci e dei Romani. 
Parte II, i Romani, pag. 120 e segg , fig. JOl: Piramide di Cesilo. 



Arehitetiura. 253 



fori, che danno appunto V aspetto d' una colom- 
baia, come si vede in Roma anche in vari monu- 
menti sepolcrali cristiani; dentro queste nicchiette 
sono deposte le piccole urne cinerarie (oUae) ; sopra 
ciascuna nicchietta è una targhetta col nome del 
defunto. In terra eranvi anche dei sarcofaghi grandi 
e ben ornati (ved. Atl. cit., tav. XLV, 2). 

6. Q-li archi trionfali. — Di monumenti trion- 
fali dell' età d' Augusto credesi aver testimonianza 
neir arco che sorge presso Porta S. Sebastiano e 
che denominasi da Druso, supponendosi sia l'arco 
trionfale eretto a Claudio Druso Germanico, figlia- 
stro d' Augusto e fratello di Tiberio, nell' anno 8 
av. C, per le vittorie riportate contro i Germani. 
L'arco è di travertino rivestito di marmo, deco- 
rato di colonne; sull'attico erano trofei ed una 
statua equestre, come appare dal disegno di una 
moneta di Claudio imperatore (l). Al di sopra di 
quest'arco venne poi fatto passare il canale del- 
l'acquedotto che alimentava le vicine terme di 
Caracalla. È questo il più antico fra gli archi 
trionfali ancor esistenti (2). 

Non solo Roma, ma anche le città d'Italia s'ab- 
bellirono di grandi e sontuosi edifici; poiché le 
Provincie , sempre più strettamente legate con 
Roma, erano sotto l'Impero assai più civilmente 
governate che non sotto l'aristocrazia repubblicana, 
e quindi prosperarono nelle civili istituzioni. Con 
lo stabilirsi dell' Impero nella pace del mondo, 
incomincia un' età nuova, nasce un nuovo e mi- 



li) CoMEx, Médailles imperiales, P, pag. 252, 254. n. 25-29; 48. 

(2) Ved. intorno agli archi Bellorius e De Rlbeis, Veteres arciis 
Aiigiislorum. triiuuphis insignes, Roma. 1690.1824; L. Rossini, Gli 
archi di trionfo degli antichi Romani, Roma, 1836. - Graf. Triiimph- 
bogen, inserito nel dizionario di archeologia e di antichità del 
B.\LxiEisTER, Denkniaeler, 111. pag. 1865 e segg. 



254 Arte romana. 



glior ordine di cose: magniis ab integro saeclorum 
nascitur orcio, come cantava Virgilio (1). Il naondo 
riceve da Roma pace, ordine e leggi; è finito il 
tempo della conquista, comincia quello dell'unione 
nella civiltà romana, cioè della « romanizzazione », 
e tanto V arte quanto la scienza s' accordano nel 
mostrarlo. Allora Roma appare la mente ordina- 
trice del mondo; essa é l'unificatrice delle genti, 
come cantava il poeta: 



Fecisti patriani diversis gentilnis unani, 
Urbeni fecisti quod prius orbis erat. 



III. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI 
DELLA « GENS CLAUDIA ». 

1. L' «Aqua Claudia» e 1' «Anio Vetus» a Roma. — 

Sotto gli imperatori della famiglia Claudia, al- 
meno fino a Nerone, gli abbellimenti di Roma 
non continuarono con quella vivezza e abbondanza 
che ebbero sotto Augusto. Tiberio, severo e misu- 
rato amministratore, di carattere chiuso e alieno 
dalle dolcezze dell' arte, restorò qualche edificio, 
ma poco o nulla costrusse; e similmente Caligola. 
Claudio si volse a costruzioni di pubblica utilità, 
facendo fare il gran porto di Ostia, introducendo 
in Roma nuovi corsi di acque salubri {Aqua Clau- 
dia^ Anio Novus) (2) e facendo agire un canale sca- 
ricatore delle acque traboccanti del Lago Fucino. 
L'opera compiuta dall' imp. Claudio fu poi nuova- 
mente distrutta. 11 Lago Fucino (ora di Celano) non 
fu prosciugato se non ai di nostri dopo un ven- 
tennio di grandi lavori dall'anno 1855 al 1875, per 



(1) Ved. Bucoliche, Ecloga IV, 5. 

(2) Ved. Gentile Atl. cit. (Parte romana), tav. XXXVIII; Porta 
Maggiore in Roma (acquedotto di Claudio imperatore) 



Architettura. 255 



cura del principe Torlonia; il quale, come dice 
l'epigrafe della medaglia decretatagli dal )*e Vitto- 
rio Emanuele, compi aere suo opus imperatoribus 
ac regibus frustra tentatum (1). 

2. La « domus aurea » di Nerone. — Imperando Ne- 
rone s'ebbe il grande incendio di Roma (nel luglio 
del 04 d. C), che durò lo spazio di più giorni e 
distrusse molta parte della città, incendio spaven- 
tevole di cui l'imperatore appose la colpa con ter- 
ribili pene ai cristiani, e che la storia invece ap- 
porrebbe alla feroce pazzia dell'imperatore stesso (2). 
I quartieri incendiati furono poi rifabbricati con 
un piano regolare, con larghe e diritte strade, fian- 
cheggiate di case e di portici. Nerone, nello spazio 
che dal Palatino si estende al Celio ed all'Esqui- 
lino, costrusse un suo palazzo, a cui lo splendore 
di meravigliosa ricchezza acquistò nome di domus 
aurea. Architetti ne furono Celere e Severo, che 
già per lo stesso imperatore avevano formato ar- 
ditissimo disegno di risanare le Paludi Pontine 
scavando un canale navigabile dal Lago d'Averno 
ad Ostia; palazzi, porticati, giardini, viali, praterie, 
canali e stagni si avvicendavano in questa im- 
mensa costruzione romana; nell'interno una delle 
sale girava ad imitare il movimento del mondo; 



(1> R. Lanxiaxi, Coinmentarii di Frontino intorno le acque ed 
acquedotti di Roma, Roma, 1880. In quest'opera è citata la biblio- 
grafia precedente, specialmente Raffaele Fabretti, De aquis 
et aquaeductibus ueleris Romae, Roma, 1680; 2* edizione, 1738; 
Castro, Corso delle acque antiche, Roma, 1757. 2 voli.; Dk Prony, 
Réchérches sur le sijstenie hydraulique de V halle \ A. Secchi. 
Avanzi di opere idrauliche antiche nelV Alatri, Roma. 1865. 

'2) Intorno all'opinione che l'incendio debba veramente attri- 
buirsi ai Cristiani ved. G. Negri; Nerone e il Cristianesimo (Rivista 
d Italia, 1899. fase. 8, 9»; C. Pascal, L'incendio di Roma e i primi 
cristiani, Milano, 1900; A. Coex, La persecuzione neroniana dei 
cristiani (Atene e Roma, 1900, n 21-23). 



256 Arte romana. 



dorature, marmi e materie preziose erano a pro- 
fusione (1). Ma tanta magnificenza non è veramente 
per sé sola una prova del valore dell'arte; e Ne- 
rone, che si vantava artista, forse lo era di cattivo 
gusto; più che al bello egli intendeva allo sfar- 
zoso, allo straordinario, air inverosimile. 

IV. I MONUMENTI DEGLI IMPERATORI 
DELLA « GENS FLAVIA ». 

1 . L'Anfiteatro Flavio o « Colosseo ». — La sua strut- 
tura. — Il grande monumento dei Flavi é Tanfi- 
teatro che eternò il loro nome. Si dice che Augusto 
avesse disegnato la costruzione nelT interno della 
città di un grande edifizio per gli spettacoli dei 
gladiatori e delle belve, la cui feroce passione cre- 
sceva in Roma e in Italia. Anfiteatri già avevano 
le città italiche e provinciali, o temporanei di legno, 
o stabili di pietra. Un anfiteatro di legno ruinó a 
Fidene, imperando Tiberio, e vi furono tra morti 
e feriti ventimila spettatori. Il pensiero di dare a 
Roma un grande anfiteatro fu rinnovato, ma non 
eseguito da Caligola. L'anfiteatro di Statilio Tauro 
erasi incendiato sotto Nerone. Vespasiano, ritornando 
al disegno d'Augusto, pose i fondamenti della grande 
opera a sud-est del Foro romano, nella bassura 
fra il Celio e TEsquilino, dov' era un laghetto dei 
giardini di Nerone. L'opera fu compita da Tito nel- 
l'anno 80 d. C; si disse l'Anfiteatro Flavio; il nome 
di Colosseo gli venne, pare, verso il secolo VIII, 
dalla colossale statua di Nerone che vi si trovava 
vicina. 



(1) Veci. Tacito, An/iaZz, XV, '425; Svetonio, Nerone, 31; cfr. per 
maggiori particolari Guhl e Koner cit, II, pag. 104 e segg.; Ror- 
SARi, Topografia di Roma antica, Milano, Hoepli, 1897, pag. 130, 
132, 143-145, 349. 



Architettura. 257 

Capace di ottantasette mila spettatori, constava 
d' una grande elissi (il cui asse maggiore misura 
188 m., il minore 156), racchiudente un' elissi mi- 
nore che forma l'arena (misurante 76 m. di lun- 
ghezza per -46 di larghezza). Lo spazio intermedio 
fra le due elissi comprendeva le gradinate per gli 
spettatori. La cinta esterna, alta 48 m., compone- 
vasi di tre ordini d'arcate sovrapposte, in numero 
di ottanta per ciascun ordine; il primo e più basso 
dei quali era ornato di colonne doriche, il secondo 
di colonne ioniche, il terzo di corinzie; sopra que- 
sto un quarto piano è formato d' un muro con 
aperture a modo di finestre, divise da pilastri di 
stile corinzio. Fra le arcate del secondo e del 
terzo ordine erano collocate statue, come appare 
da rappresentazioni dell' edifizio sopra monete im- 
periali di Tito e di Domiziano (1). Le arcate del 
primo ordine, distinte con numeri dal I all'LXXX, 
davano adito alle scale ed ai corridoi interni. 

Il piano generale dell'interno del Colosseo, come 
d'ogni anfiteatro, consisteva della cavea, luogo per 
gli spettatori, e dell' arena, luogo dei combatti- 
menti. L' arena, sotto la quale erano androni e 
camere sotterranee per contenervi le fiere e gli 
attrezzi (questa parte sotterranea è specialmente 
evidente nell'anfiteatro di Capua), era recinta in- 
torno dal poclium, nel quale erano i posti per la 
famiglia imperiale, per i magistrati e per le ver- 



ri) Yed. le monete con l'Anfiteatro Flavio in Cohen, Médailles 
iinpériales, voi. I^, n. 309. E riprodotto anche sn un conio del 
Padovanino; Cfr. C. Fontana, L'Anfiteatro Flavio, 1725: Haag. 
1776; C. Wagner, De Flauii Anphithéatro, Marburg, 1829-31; cfr. 
anclie A. Pompei, Studi intorno all'anfiteatro di Verona, Verona, 
1877, che contiene ottime osservazioni per lo studio generale 
degli anfiteatri. Altri particolari sul Colosseo aggiunge il Borsari, 
op. cit , pag. 132, 134. 

Ricci. 17 



258 Arte romana. 



gini Vestali. Sopra il podio elevavansi tre sezioni 
di gradinate (moeniana) aon scale che, conver- 
gendo dalla periferia verso il centro, tagliavano le 
gradinate a eunei. Le sezioni delle gradinate, o 
moeniana, erano distinte da larghi pianerottoli 
(praecìnctiones) con muri di cinta (baltei), in cui 
erano aperte porte o sbocchi (oomitoria), che dagli 
androni interni mettevano alle gradinate. In alto, 
sopra r ultima sezione di gradini {summum moe- 
nianum), correva tutto in giro un porticato desti- 
nato alle donne della plebe. Sopra il porticato ele- 
vavansi le antenne, a cui erano tese le corde per 
distendere l'immenso velarium, ombreggiante tutta 
la vastissima cavea. All'esterno nelF ultimo piano 
del Colosseo, vedonsi ancora le mensole di soste- 
gno delle antenne. Tutta la parte d'ediflzio com- 
presa fra la linea obliqua delle gradinate e la ver- 
ticale del muro esterno di cinta era occupata da 
scale, corridoi, passaggi per cui gli spettatori, mu- 
niti delle tesserae segnanti il posto di ciascuno, 
accedevano ai vomitoria, e di qui ai loro seggi. 
Questa è l'ossatura dell'anfiteatro Flavio, a cui 
l'immaginazione dovrebbe aggiungere la sontuosa 
decorazione; i muri divisori dei moeniana, e special- 
mente quello più degli altri elevato fra il secondo 
e il terzo moenianum, erano riccamente ornati di 
preziosi marmi e di scolture; di fregi e di varie 
sculture erano ornate anche le balaustre dei ro- 
mitoria (ved. Atl. cit., tav. XLVI e tav. XLVII). 
b. Storia delle vicende del Colosseo. — Termi- 
nato e inaugurato da Tito, dicesi con spettacoli, nei 
quali si videro 5000 belve feroci, l'Anfiteatro Flavio 
ebbe nuove cure da Domiziano; di alcuni danni 
sofferti lo restorò Antonino Pio. Sotto Macrino 
s'incendiò nella parte superiore, dove nel summum 
moenianum e nel portico le gradinate erano di 



Archi tettara. 250 



legno; per qualche tempo non vi si diedero spet- 
tacoli; ne incominciò la restorazione Eliogabalo, 
la compi Alessandro Severo. L'imperatore Filippo 
nell'anno 2i-8 vi celebrò le grandi feste del mille- 
simo anniversario natalizio di Roma. Onorio nel- 
l'anno 405 proibi gli spettacoli gladiatori; ma cac- 
cio di fiere nel Colosseo si fecero ancora fino ai 
tempi di Teoderico. Nel Medio Evo il Colosseo 
servi di fortezza nelle lotte intestine delle fazioni 
romane. Poi la barbarie e la rapina lo converti- 
rono in una cava di pietra; il palazzo della Can- 
celleria, i palazzi Farnese e Barberini furono per 
buona parte costruiti con pietre del Colosseo, tolte 
dalla demolizione del muro esterno; cosi quasi 
due terzi della grande costruzione furono distrutti. 
Fra le costruzioni dei Flavi è da ricordare il 
tempio della Pace, intorno a cui allargavasi il 
Foro di Vespasiano. Il tempio ornato con opere 
tolte dalla domus aurea e con ricche spoglie della 
conquistala Gerusalemme avevasi per uno de' più 
sontuosi di Roma. 

2. Le terme di Tito. — Poco lungi dal Colos- 
seo, sull'estremo dell" altura dell'Esquilino, furono 
erette le Terme di Tito. 11 bagno aveva una grande 
importanza nella vita romana, almeno nei tempi 
ultimi della Repubblica. Per l'importanza che pre- 
sero i bagni caldi s'ebbero poi le t/iermae, edifici 
destinati non solo al bagno, ma a luogo di ritrovo 
e di piacere, con un carattere affine a quello dei 
ginnasi e delle palestre greche. Non la sola Roma, 
ma ogni città d'Italia o delle provincie, ancorché 
piccola, ebbe le sue Terme (1). Esse componevansi 



(1) Intorno alle terme romane in generale veci , oltre il lavoro 
(li Baccio snlle terme libr. VII. Venezia. 1588: Andrea Palladio. 
Les Iheriìies des Roìuains. ediz. di Londra 1732. Vicenza. 178."»; 



La Casa dei " Vettii ,< a Pompei. 
Il fregio (lejrli amoriui orafi. 




Tavola 58. 

Da una riproduzione cromolitog-rafata posseduta dalla Società numismatica italiana in Milano. (Cfr. Arte decorativa industriale diretta 
da Camillo Boito, anno IX (1900) n. 8, pag. 2o, iig-. 44. 



Archiietiaro. -i')! 



di vasti locali e camere poggianti sopra altre ca- 
mere sotterranee (siispensurae), dove era la fornace 
(hypocausis) e tutto quanto risguardava il riscal- 
damento e la trasmissione delle acque calde e del 
vapore. Al di sopra distendevansi le sale e le celle 
da bagno, con variissima destinazione: il caldarium 
o sala per i bagni d'acqua calda, e il frlgidarium 
per quelli d'acqua fredda; il tepidarium, sala per 
traspirazione mediante riscaldamento; il laconicam, 
per una più alta temperatura; Vapoditerium o spo- 
gliatoio; il destrietorium e Vunetorium per le fri- 
zioni del corpo e le unzioni; a cui poi sono da 
aggiungere cortili da passeggio, vasche da nuoto, 
sale da conversazione e ricreazione, biblioteche, 
gallerie. Tutti questi locali erano ornati d' opere 
d'arte, e non pociie delle belle statue giunte fino 
a noi si raccolsero fra rovine di terme (1). Le 
prime terme erette in Roma credonsi quelle di 
Agrippa; a cui prossime sorsero poi quelle di 
Nerone; e in terzo luogo quelle di Tito, delle quali 
ancor rimangono dei ruderi, dai quali si riconoscono 
anche tracce di parte degli edifizì della domus 



Ch. Camerox, The haths oj the Ruiuains. Loiulra, 177-': Miiuu. 
Le antiche camere delle tenue di Tito, Roma, 177tì: id , Descrip- 
tions des baiiis de Titus, Paris. 1786; Ant. de Romams. Le antiche 
canìere Esqniline dette Terme di Tito, Roma, 1822 Delle Terme eli 
Tito e adiacenze si tratta anche in S Ricci. La E-'j-.-vat. Ij/oòo; 
e la " Curia alhletarum „ presso S.Pietro in Vincoli, Roma. 1891, 
{Bulletlino della Commissione Comunale di Roma: Lvnciam, 
ibidem, 1891-1892). 

(1) P. es., il celebre gruppo del Laocoonle. ora nel Vaticano, fu 
rinvenuto nell'anno 1505 in una nicchia di queste stesse terme 
di Tito; il così detto Toro Farnese, cioè il celebre grujipo di 
Zetos ed Anfione, Dirce ed Antiope, che ora si ammira nel 
Museo nazionale di Napoli, fu rinvenuto nell'anno 1510 nelle 
terme di Caracalla: ved. Gentile, Storia dell'arte yreca; oj). cit.. 
pag. 171. 176; cfr. A. Hackermanx, Die Laocoousgruppe, Greifswald, 
1856: CoLLiGXON. Histoire de la sculpture grecque, Parigi, Dìdot, 
II, 533. 



La casa dei Vettii .. a Pompei. Parete dipinta nel piccolo " oecus. « 




Tavola 59. 

Ved. Arte ifalitum dtcora/na e indni^friale. diretta da Camillo Boito, 
auno IX (lOOOj n. 3, tav. 13. 



Vasi di metallo per diversi usi. 
liitrovati a Pompei e ad Ercolano ora nel Museo Nazionale »li Napoli. 








Tavola 60. 
Ved. Arte italiana decorativa e industriale, dii* da Camillo Borro, Anno IX (1900) tav. XVIII. 




oE 



c^ 



264 Arte romana. 

aurea. Le sale di queste terme erano riccamente di- 
pinte, ed ornate di statue di grande valore artistico (1). 
3. L'Arco di Tito. — Dei monumenti onorari 
dei Flavi è ancora sussistente e degno di ammi- 
razione TArco di Tito, presso l'elevazione del Velia, 
al principiare della Via Sacra. Eretto dal popolo 
e dal Senato in memoria della presa di Gerusa- 
lemme, fu compito e dedicato dopo la morte del- 
rimperatore, come apare dall' iscrizione in cui 
r imperatore ha il titolo di divas, e dalla rappre- 
sentazione dell'apoteosi che fa parte dei bassi ri- 
lievi del monumento. L'arco ha un solo passaggio; 
i lati hanno quattro fìnte colonne, che sono uno 
dei più antichi ed anche dei più begli esempi 
d'ordine composito; sormonta a queste una tra- 
beazione con fregio, sopra cui viene poi l' alto 
attico. Il disegno è semplice, ma assai elegante, e 
cosi per r architettura come per la decorazione 
plastica é uno dei più bei monumenti dell'arte ro- 



(1) Sì osservi qui per incidenza quanti utili cimeli per la 
conoscenza dell'arte e della vita si traggano dai monumenti 
dissepolti. Intorno alla vita dei Romani, specialmente privata, 
per es., basti rammentare quanti documeuti autentici siansi 
tratti appunto dalle rovine di Ercolano e di Pompei, e quanto 
ancora si tragga intorno alla condizione della ricca civiltà 
romana del I secolo dell'Impero. Yed per queste città e per gli 
scavi relativi : Overbfxk-Mau, Pompei, citato neìY Indice bibliogr. 

Di somma importanza per la storia della decorazione pitto- 
rica sono i ritrovamenti della Doinus Vettioruin a Pompei, dei 
quali si occuparono, si può dire, tutte le Riviste d'archeologia e 
darle italiane e straniere. Cfr. A. Sogliaxo, La casa dei Vettii nei 
Monumenti antichi per cura della R. Accademia dei Lincei, Vili, 
1898 ; Pasquale d'AMELio, Nuovi scavi di Pompei ~ Casa dei Vettii. 
Non meno importanti per gli afìreschi e per luso di case alte 
più piani sono i ritrovamenti recentissimi di Boscoreale e di 
Ercolano (ved. tav. 57=61). Cfr. Mittheil. d. k. d. arch. Inst.Ròm. 
Abth.. 1894, p. 349 e segg.; 1896,pag 131-140, tav. HI; A. Mau, Pompei 
m Leben u. Kunst, Lipsia, 1900. 



Il Foro di Nerva a Roma. 

Portico di Minerva, detto '• Le Colonnaccie 




Tavola 62. 

Ved. Strack, Baudenkmàler des alien lìom, tav, 2i 



260 Ar(e roma un. 



mana (ved. Atl. cit., tav. LXVII e LXVIII; cfr. la 
mia Epigrafìa latina, tav. XXVIII (1). 

4. Opere dell'imperatore Domiziano. I « Fora » 
minori. — Sotto Domiziano fu restorato il tempio di 
Giove Capitolino ed ampliato il palazzo imperiale 
sul Palatino; fu inoltre restorato il Foro, dove fu 
posta una colossale statua equestre rappresentante 
l'imperatore. Una sontuosa villa imperiale fu eretta 
a piedi del Monte Albano. Fu incominciato da Do- 
miziano e condotto a compimento da Nerva il tempio 
di Minerva posto fra quello di Marte Ultore di 
Augusto e il tempio della Pace di Vespasiano. 

Intorno al tempio di Minerva stendevasi un'area 
recinta da ricco colonnato, che costituì un nuovo 
Foro, detto di Nerva, e che, servendo di passaggio 
o di congiunzione fra il Foro di Vespasiano e quello 
d'Augusto, é indicato spesso anche col nome di 
Forum transitorium o Forum pervium. Era chiuso 
all'intorno da un gran muro di travertino, dal quale 
aggettavano colonne corinzie sorreggenti una ma- 
gnifica trabeazione formante cornice tutto all'in- 
giro; al di sopra di questa alzavasi un attico. Di 
questo bellissimo recinto rimangono ancora poche 
ma assai belle vestigia, in due grandi colonne co- 
rinzie, per metà affondate nel terreno, dette le Co- 
lonnacce, con una parte d'architrave riccamente 
ornato di bassi rilievi figuranti donne che at- 
tendono a domestici lavori, sotto la protezione 
di Minerva operatrice (come l'ateniese Ergane), la 



(1) Intorno all'Arco di Tito ved. S. Reinach, L'are de Tilus el 
Ics déponiUcs da tempie de Jerusalem, Paiigi, 1890. Sugli archi 
trionfali, oltre le opere capitali del Bellouius e del De Rubeis, 
si studi quella già citata di L. Rossini, Gli archi di trionfo degli 
antichi Romani, Roma, 1836, e in particolare il lavoro del Mancini 
sull'arco d'Augusto a Fano. Pesaro, 1826; del Petersen sull'arco di 
Trajano a Benevento, lióm. Mittheil,YU, pag. 239 e segg.; del Mas- 
sazza e del PoNSERA sull'arco antico di Susa, Torino, 1750, 1841. 



Architettura. 



cui imagine vedesi in un alto rilievo deirattico 
(ved. tav. 62). Il tempio della Dea è ancora in 
buona parte conservato su disegni del secolo XV; 
ma fu distrutto ai tempi di Paolo V (1605-1621), per 
usare del materiale in altre costruzioni. 

V. Monumenti degli imperatoui 
Traiano ed Adriano. 

L'età in cui l'arte greca ebbe un ultimo splen- 
dore di rinnovamento nell' arte romana é quella 
degli imperatori Trajano ed Adriano; il primo dei 
quali ebbe consigliere e ministro delle sue grandi 
opere l'insigne architetto ApoUodoro, e l'altro fu 
egli stesso artista. L'uno e l'altro nel momento in 
cui il mondo romano riposava in prospera pace 
arricchirono l'impero di costruzioni e di monumenti. 

ApoUodoro, artista greco orientale di Damasco, 
può dirsi r ultimo grande architetto delle scuole 
greche. Saviamente Trajano lo prepose alla dire- 
zione delle nuove opere ch'egli in Roma non solo, 
ma anche in altri luoghi dell' Impero, edificava. 
ApoUodoro disegnò e curò la costruzione di un 
teatro rotondo, detto Odeum, di un nuovo edificio 
di Terme, di un Circo per le corse dei cavalli, del 
gran ponte sul Danubio, il quale credesi rappre- 
sentato in alcuni rilievi e sopra monete dell'im- 
peratore Trajano (1); infine fece costruire il grande 
e splendidissimo Foro Trajano, di cui ancora ri- 
mangono alcune vestigie (ved. tav. 63). ApoUodoro 
sembra aver avuto grandiosità di concetti con- 
giunta col sentimento delle proporzioni e col gusto 
di una semplicità elegante e graziosa. 

1. Il Foro « Trajano » e i suoi monumenti. — Il 



(1) Ved. Cohen, Médailles inipériales, IP, n. 545 fol., Circo; n. 
542-544 pel. ponte sul Danul)io. 



co 







Il Foro Trajanoa Roma. 

Pianta della " Basilica l'Ipia 




Tavola 64. 



Ved. Melani, Architettura. 8* edizione, Milano, Hoepli, pag. 113, fig. 63. 



270 Arte romana. 



Foro Trajano, posto in continuazione di quello 
d'Augusto, fra il Quirinale e il Capitolino, lu il 
maggiore di tutti i Fori imperiali, i quali consta- 
vano di un'area con un tempio nel mezzo, recinta 
da un ricco peribolo (ved. Atl. cit., tav. XLVIII) (1) : 
Quello di Trajano , destinato ad essere sede di 
trattazioni giuridiche e di relazioni scientifiche, 
artistiche e talora anche religiose, constava di 
un largo complesso d'edifìci. A prepararne l'a- 
rea fu necessario di spianare parte della pen- 
dice del Quirinale, per un'altezza segnata dall'al- 
tezza della colonna Trajana, secondo dice l'inscri- 
zione di questa. Per un grande arco trionfale si ac- 
cedeva ad un vasto spazio {Area Fori), a modo quasi 
di un grande atrio tutto recinto di porticato; in due 
lati di questo si allargavano due grandi absidi ro- 
tonde, e nel lato di fronte all' ingresso sorgeva la 
Basilica Ulpia (ved. tav. 64). Nel mezzo dell'Area 
grandeggiava la colossale statua equestre dell'im- 
peratore. La Basilica formava come il corpo di 
mezzo del Foro, coperta di bronzo, ricinta da co- 
lonnati, e terminata essa pure da due absidi; 
aveva prossimi, nella parte opposta a quella del- 
l'Area, due separati edifìzi che formavano la Bi- 
blioteca Ulpia greca e latina ; nello spazio fra 
l'una e l'altra biblioteca ergevasi la colonna ono- 
raria dell'imperatore. Al di là di questa, allarga- 
vasi un altro spazio come peribolo di un tempio, 
che da Adriano fu consacrato il nome di Trajano. 
A disegno cosi grandioso corrispondeva una me- 
ravigliosa ricchezza di decorazione, della quale 
possiamo formarci alcun concetto parte con le no- 
tizie degli antichi scrittori, che celebrano quel 



(1) H. Thkdenat, Le Forum romain et les foviims impériaiix. 
Parigi, 1898. Cfr. Melani, .4rc7n7., 3.» ediz., tav. X (Ricostruzione). 



Ardiitetlura. 271 



forum come miraculum, e parte con la vista della 
colonna Trajana, che ancora sorge sul primitivo 
suo luogo (1). L'imperatore Costanzo a Roma da- 
vanti a queir opera, unica al mondo, degna del- 
l' ammirazione fino degli stessi Dei , rimaneva 
attonito, guardando quelle gigantesche costruzioni 
che nessuna generazione di mortali più saprebbe 
rifare. Costanzo espresse allora il desiderio d'aver 
una statua equestre come quella di Trajano, posta 
in mezzo all'area del Foro. E Ormisda, un regale 
persiano ch'era con lui, accennando agli edifìci 
circostanti, disse: «Si, principe, ma al cavallo fa 
di preparare una stalla come questa » (2). 

2. La Colonna « Trajana ». — La colonna inalzata 
fra le due biblioteche è ad un tempo monumento 
sepolcrale ed onorario, perché, rappresentando 
nei grandi suoi bassirilievi le imprese di Trajano 
nella Dacia, serviva anche, dice la tradizione, come 
tomba all'imperatore, le cui ceneri trasportate dalla 
Siria, dove era morto, chiuse in un' urna d' oro, 
furono deposte nella cameretta sepolcrale che é 
nella base della colonna. Ma quando Sisto V nel 
1585 fece aprire la camera appiè della colonna, la 
trovò vuota. S'eleva la colonna sopra un alto zoc- 
colo quadrato; il fusto è formato di molti gigan- 
teschi rocci tamburi di marmo sovrapposti, e 
termina con gran capitello, sul quale ergesi il 
piedestallo che sostenne già la statua di Trajano, 
ed ora la statua di San Pietro fattavi porre da 



(1) Ved. Albertolli, Fregi trovati negli scavi del Foro Trajano 
con altri esistenti in Roma e in diverse altre città. Milano. 1838. 
Per la bibliografia intorno alla Colonna Trajana vedasi più in- 
nanzi; cfr. F. Cerasoli. / restanri alle colonne Antonina e Tra- 
jana ed ai cavalli morinorei del Quirinale al tempo di Sisto V, 
in Bull. comm. archéol. coni. 1896, pag. 179 e segg. 

(2) Ved. Ammiaxo Marcellino, Rerum gestarnni XVI, 10. 



272 Arte romana. 



Sisto V. L'altezza totale della colonna è di m. 29 ; 

è vuota neir interno, con una scala a chiocciola 
che mette fino alla cima. Siccome la colonna è 
riccamente istoriata dalla base fino al capitello, 
s'è dovuto supporre che gli edifìzi vicini, forse le 
due biblioteche, avessero loggiati a più piani, pro- 
spicienti i lati della colonna, donde si potesse go- 
dere di quelle rappresentazioni plastiche {ved. Atl. 
cit., tav. XLIX e tav. LXIX). 

L'arco trionfale che, contiguo al Foro d'Augusto, 
formava ingresso al Foro di Trajano, è conosciuto 
solo per qualche rappresentazione sopra monete 
di quell'età (1). La fronte era ornata di sei colonne, 
fra le quali s' incavavano nicchioni con statue, e 
sopra questi nicchioni grandi bassirilievi; l'attico 
portava l'inscrizione dedicatoria, e sull'alto erge- 
vasi una sestiga circondata da vittorie e da trofei. 
Molte delle sculture dell'arco trionfale di Trajano 
furono trasportate ed adornano l'arco di Costan- 
tino. 

3. Opere . dell' imperatore Trajano. — Grandiose 
e importanti opere di pubblica utilità si compirono 
sotto l'impero di Trajano: fu ampliato il Porto 
d'Ostia, costruito il bel Porto d'Ancona, dove an- 
cora sussiste ben conservato l'arco dedicato a lui 
e a Plotina sua moglie, e a Marciana sua sorella 
in memoria di quell'opera. Altro porto fu aperto 
a Civitavecchia, detto Portus Traiani; riparate le 
vie diramate per le regioni dell' Impero, e altre 
nuove costruite; restorata la via Appia, e dirama- 
tone da Benevento un nuovo tronco per Brindisi. 

L'arco bellissimo di Benevento, detto Porta Aurea, 
fu eretto nell'anno 114 d. G. a memoria di questo 



(Ij Ved. Cohen, Mcd. iiupèr., 11^ n. 167-170. 



Architettura. 273 



savio e munifico imperatore (1). Oltre il gran ponte 
sul Danubio, altro ne fu costrutto sul Tago ad 
Alcantara, sul quale si eleva anche un arco trion- 
fale consacrato pur esso a Trajano. Questa gran- 
diosa opera è dovuta a C. Giulio Lacero, architetto. 
Quanto impulso desse Trajano a quest'attività edi- 
fieatrice che abbelliva le città dell'Impero appare 
dalla corrispondenza sua con Plinio juniore. A 
provveder i mezzi di tante costruzioni cooperò 
grandemente quel decreto dato regnante Trajano 
e noto col nome di Senato-consulto Aproniano, 
pel quale le città riconosciute come enti civili 
furono rese capaci di ricevere eredità e legati. 
E conviene osservare che il patriottismo munici- 
pale era allora assai più vivo ed efficace che non 
oggidì, e che allora non vi avevano congregazioni 
che attirassero a sé le liberalità dei morenti, onde 
le donazioni abbondanti fornivano modo alle città 
di arricchirsi di belle ed utili opere. Cosi le città 
deir Impero da Trajano alla fine degli Antonini 
ebbero acquedotti, terme, teatri, basiliche, tempi, 
ponti, strade, e un meraviglioso fiorire di vita 
civile. Da Trajano veniva tanto impulso di attività 
ai pubblici lavori, che meritamente la storia lo 
riconosce (2). 

Apollodoro sopravvisse a Trajano; ma fra lui, 
che sentiva il giusto orgoglio dell'artista, e l'im- 
peratore Adriano, che aveva le pretensioni del di- 



ci) Ved. A. V. DoMASZEWSKi, Die politische Bedeutnng des Trajans- 
bogen in Benevent in Jahresheft des ósterreisch. archdol. Instituts 
II, 2, pag. 173 e seg.; Frothingham, Der Trajansbogen in Benevent 
in Academie des inscriptions et belles lettres VII, 30. 

(2) Si riferisce che Costantino anzi, ridendo, forse con mal 
simulata invidia, dicesse il nome di Trajano esser così bene- 
merito e noto e ricordato dapertulto da parere l'erba parietaria 
che alligna sopra ogni parete. 

Ricci. 18 



274 Arte romana. 



Iettante, non poteva esser buona pace.- Narrasi che, 
avendo Adriano al greco architetto presentato un 
suo proprio disegno del tempio di Venere e Roma, 
questi liberamente lo giudicò, in alcune parti acu- 
tamente criticandolo. L'imperatore ebbe facile ri- 
vincita contro r artista, facendolo condannare a 
morte (l). 

Se le arti potessero fiorire per protezione di 
principi, in nessuna età certamente sarebbesi avuto 
arte più prospera che nell'età d'Adriano. Egli ama- 
tore e cultore dell'arte, egU squisitamente formato 
aUo studio della greca eleganza, egli veramente 
anima greca in toga romana, salito al dominio nel 
tempo in cui l'Impero era nella maggiore esten- 
sione di confini, nella ricchezza della pace, potè 
dare alle arti favore ed aiuto ; ma non potè ad 
essa né ispirare un soffio di vita nuova, né pro- 
lungare oltre il termine d'un breve periodo quel 
rinvigorimento che avevate infuso; cosicché con 
lui abbiamo il massimo, ma insieme l'estremo fio- 
rire dell'arte greco-romana. 

4. Il gran tempio di Venere e Roma sotto Adriano 
detto templiun Urbis. — Una delle maggiori opere 
architettoniche deiretà d'Adriano é il gran tempio 
di Venere e Roma, dedicato nell'anno 13.5, e ricor- 
dato spesse volte col nome di tempìum Urbis, eretto 
tra il Foro romano e l'Anfiteatro Flavio. Era un 
doppio tempio pseudodiptero, decastilo, cioè un 
recinto templare chiuso da un porticato di tal lar- 
ghezza da contenere un doppio ordine di colonne, 
le quali erano dieci sulla fronte e venti sui lati; 
la cella, che sorgeva nel mezzo di questo gran- 
dioso colonnato, era, a metà della sua lunghezza, 
distinta in due parti, ciascuna delle quali formava 



(1) Ved. Dione Cassio. LXV, 4. 



Architettar a^ 



cella per se e terminava in due grandi absidi o 
nicchie circolari, coperte di seinicupole ornate di 
cassettoni romboidali. Le due nicchie si oppone- 
vano toccandosi coli' estradosso, ed era posto in 
una il simulacro di Venere, nell'altra quello di 
Roma. Le due celle^ coperte da volta a botte, ave- 
vano ciascuna un pronao a forma di tempio in 
antis, con quattro colonne fra i due pilastri estremi. 
Il tempio riccamente ornato di colonne, di lacu- 
nari, di fregi, di bassirilievi, di statue, ergevasi 
sopra un ampio terrazzo chiuso da un grande 
porticato. Oggi ne avanzano alcune maestose ruine, 
fra il Colosseo. e Santa Francesca; e ancora sono 
visibili i resti delle due absidi con parte delle semi- 
cupole ornata di cassettoni romboidali (ved. AtL 
cit., tav. L). 

5. La Villa d' Adriano a Tivoli. — Era questa 
villa prediletta dall'imperatore pel suo soggiorno; 
un palazzo imperiale con altri edifìzi di nome e 
di stile straniero, specialmente greci ed egizi, quali 
un Liceo, un'Academia, un Portico Pecile (cioè 
ornato di vari dipinti) una Lesche (sala di riunione), 
una Palestra, un Canopo; ivi erano raccolte statue 
ed opere insigni dell'arte egizia e greca; come lo 
mostrarono i molti ritrovamenti. V'erano giardini 
e parchi con molte piante esotiche, con piani ed 
alture e corsi d'acque, il tutto disposto ad imitare 
paesaggi famosi, quali, ad esempio, la greca Tompe, 
il Penco, 1 Alfeo. Queste notizie sono chiara prova 
del carattere imitativo ed eclettico dell' arte al 
tempo di Adriano con tendenze verso il pittoresco 
e l'arte paesista. Ciò che l'imperatore aveva ammi- 
rato ne' suoi viaggi qui volevasi rappresentato, 
quasi in un microcosmo, in cui l'imperatore rievo- 
cava le soddisfazioni provate nel salir l'Etna, nel 
mirare dal Monte Casio la levata del sole. 



m 




Arc/iiteitura. 



Distrutta Timperiale residenza di Tivoli nel se- 
colo VI da Totila. oggi appena rimangono scar- 
sissime vestigia di tanti sontuosi edifizi (1). 

6. La « Mole Adriana » o Mausoleo dell' impera- 
tore Adriano. — Il Mausoleo d'Augusto, ciie aveva 
accolto le ceneri di molti della stirpe lulia e 
Claudia, dicesi che per ultimo ricevesse anche 
Nerva; le ceneri di Trajano furono deposte sotto 
la sua colonna; Adriano volle a sé ed ai suoi pre- 
parare un monumento, che, eretto sulla sponda del 
Tevere opposto a quello di Augusto, non fosse a 
questo inferiore. La tomba d'Adriano, condotta a 
compimento da Antonino Pio e detta essa pure 
Mausoleo, od anche Mole Adriana, congiunta con 
la città per mezzo del ponte Aelius a cinque grandi 
arcate, il più bello fra i ponti romani, era confor- 
mata sul tipo del Mausoleo d'Augusto, ma di mag- 
giori dimensioni. Una grande costruzione quadrata 
formava base ad una colossale rotonda di traver- 
tino, tutta rivestita di marmo greco; sulla rotonda 
sorgevano due ordini di colonnato degradanti a 
scale, con molte statue verosimilmente collocate 
fra gli intercolunni; sembra che il monumento si 
coronasse d' un gran tetto conico sormontato da 
una colossale statua d'Adriano, ma secondo altri 
invece dalla grande pina che ancora si conserva 
nel giardino del Vaticano. Spogliato per gli assalti 
di Alarico, Vitige e Totila, il nucleo dell' edifizio 
sussistette a formare il maschio di Castel S. Angelo ; 
parte delle colonne dei due portici circolari, di 
prezioso marmo orientale, credesi fossero da Ono- 
rio usate ad ornare la basilica di S. Paolo, e 



(1) Intorno alle ville romane ved. allIndicL' nostro bililiogra- 
fico speciale " Architettura ,, i nomi Castell, MAugcEz, Moule, 
Mazois. 



278 Arie romana. 



andarono poi distrutte nel grande incendio del- 
l'anno 1823 (ved. tav. 65). 

7. Opere minori dell'imperatore Adriano. — Adriano 
viaggiò accompagnato da una corte di architetti 
e di artisti, per ogni provincia dell'Impero, dal- 
l'Eufrate alla Senna, dal Danubio all'Atlante; a 
lungo soggiornò nelle città principali, che resterò 
ed ornò con nuovi edifizi. Moltissime sono le Pro- 
vincie e le città che fecero coniare monete in onore 
di Adriano con la leggenda restitutori (cioè all'im- 
peratore che restora), in memoria dei benefìzi ri- 
cevuti. Molte sono le opere di pubblica utilità che 
noi troviamo ricordate dal suo biografo Elio Spar- 
ziano, sulle iscrizioni. Viaggiò con religiosa am- 
mirazione la Grecia, a lungo e con amorosa com- 
piacenza soggiornò in Atene, ch'egli pensava di 
far capitale del mondo ellenico; e gli Ateniesi, 
vedendo l'imperatore prender abito greco, esser 
liberale di benefizi, farsi loro cittadino, ragionare 
con gli artisti, ambire d'essere arconte, credettero 
la loro patria fosse per rinascere agli splendori 
deW'età di Pericle. Adriano fece restorare il vecchio 
tempio di Giove Olimpio; altro nuovo ne fece eri- 
gere a Giove Panellenio ed a Giunone, e costrusse 
portici e ginnasi, e sale da biblioteche, e in breve 
un intiero nuovo quartiere a lato alla vecchia città, 
il quale si disse Adrianopoli; al suo ingresso fu 
posto un arco, che ancora esiste; sul lato che 
guarda Atene è scritto: questa è la città di Teseo \ 
sul lato del quartiere nuovo: questa è la città di 
Adriano. Altre città, dall'imperatore o fondate o 
rinnovate sulle antiche, presero il nome di Adria- 
nopoli; Gerusalemme stessa fu mutata interamente 
in città romana, con foro, teatro e tempio di Giove, 
e con nuovo nome fu detta Elia Capitolina; donde 
il sentimento nazionale tanto s'accese, che gli Ebrei 



Il tempio di Antonino e Faustina 

(Oggi 8. Lorenzo in Miranda a Eonia), 




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Tavola 66. 

Ved. Slrack, Baadenkmdìer des alien lium, tavola Itì. 



280 Arte romana. 



tentarono una ultima infelice sollevazione contro 
il dominio di Roma. Soggiornando l'imperatore 
nell'Egitto, Antinoo, il bellissimo suo favorito, an- 
negò nel Nilo; fu divinizzato e nuovi templi ed 
una città intera, di stile greco, Antinoopoli, gli fu 
eretta in Egitto. Mai il mondo non vide una più 
alacre attività di costruzioni, una più ricca flori- 
dezza d'ornamenti; mai gli artisti ebbero un più 
potente e più amoroso fautore (1). L'arte greca 
dalla mano d'Adriano era. ricondotta a riabbellire 
le greche città, che, .da lungo tempo decadute e 
impoverite, languivano; l'arte greca rinnovata dalla 
forza romana si distese fino agli ultimi termini del- 
l'Impero, come fattrice di civiltà, nella florida pace 
mantenuta dal governo d'un principe intelligente 
e forte. 

VI. I MONUMENTI DEGLI ANTONINI 

E DOPO GLI Antonini. 

Tanto fervore d' operosità presto s' allentò sotto 
gli Antonini, che per massima parte s' acconten- 
tarono di restorare gli edifici danneggiati da in- 
cendi o da altri disastri. Pure un beli' edifizio ab- 
biamo del tempo d'Antonino Pio, successore di 
Adriano, ed é il tempio che, eretto in onore della 
moglie sua Faustina, il Senato poi dedicò al nome 
anche dell'imperatore, dicendolo d'Antonino e Fau- 
stina; di esso ancor oggi rimane parte del muro della 
cella e il pronao con belle colonne, che racchiu- 
dono la chiesa di S. Lorenzo in Miranda (ved. ta- 
vola 66) (2). Il tempio era esastilo, d'ottimo stile 
corinzio, con ricca eleganza d'ornamenti; sull'ar- 



ci) Ved. Ch. Ll'Cas, L'émpéreur-urchilecte Adrien, Parigi, 1869. 
(2) Ved. Boi\SARi, Topografìa di Roma antica, cit., pag. 211. Una 
delle opere più importanti nei lavori descavo del Foro Ro- 



La Colonna onoraria a Marco Aurelio (in Piazza Colonna a Roma). 




Tavola 67. — Ved. Strade, Baudenkmàìer des alfen Rom, tav. 18; 
cfr. il nostro testo a pag. 282, nota 1. 



282 Arte romana. 



chitrave delle colonne é scolpito un frammento di 
fregio con bellissimi ornati di fiorami, di grifi, di 
candelabri, di vasi, che stettero come modello di stile 
classico e fondamento di continue variazioni nel- 
l'ornamentazione architettonica dei secoli seguenti. 

Lucio Vero e Marco Aurelio alla memoria di 
Antonino eressero una colonna di granito rosso, 
trasportata dall' Egitto, della quale rimane, pre- 
gevole monumento per la storia della scoltura, 
la base. Resta ancora intera la colonna che il 
popolo e il Senato consacrarono a M. Aurelio, 
imitando quella di Trajano; forse sorgeva davanti 
ad un tempio consacrato all'imperatore. Anch'essa 
è tutta istoriata di rappresentazioni guerresche; 
ha nell'interno una scala che mette alla cima, sulla 
quale da Sisto V fu posta la statua di S. Paolo (ved. 
tav. 67) (1). 

Di un arco di M. Aurelio, pur esso eretto in 
memoria delle guerre contro i Marcomanni, ri- 
manevano nell'anno 1600 ruine presso il Corso ; 
alcuni suoi bassirilievi si conservano nel Museo 
del Campidoglio. 

Dopo M. Aurelio e Commodo non cessarono le 
grandi e magnifiche costruzioni, anzi l'architettura 
romana, animata di una vera, propria e robusta 
vita, si prolungò assai più lontana che non altra 
delle arti sorelle; ma quanto al gusto e alla bei- 



mano fu l'isolamento del tempio, dietro alla cui area si può 
ora liberamente passare fra il teiiìpluiìi Sacrae Vrlyis e la Basi- 
lica di Costantino (Ved. rAppendice sugli scavi del Foro romano). 
(1) Intorno alla colonna di Marco Aurelio è uscito un lavoro 
esauriente per cura del Petersen e del Domazewski con le con- 
tribuzioni del Mommsen e del Calderini: Die Marcussàale aiif 
Piazza Colonna in Rom, herausgegeben von E. Petersen und 
von DoM.\szEwsKi, mit Beitriigen von Mommsen und G. Calde- 
uiNi, Monaco, Bruckmann, 1896. Cfr, 11. Schròder, Gernianische 
Rechtssymbolik anf der Marcussdiile [Nene Heidelberger Jahr- 
biicher, Vili, 2 pag. 248 e segg.). 



Architettura. 283 



lezza delle forme, incominciò la decadenza, sfog- 
giandosi tanto più in pompa e ricchezza quanto 
più perdevasi d'armonia e di semplicità. Grandi 
edifizi sorgevano in Roma, in Italia, nelle pro- 
vincia d'Occidente, in quelle d'Asia e d'Africa, e 
in essi conservavasi sempre la grandiosa solidità 
romana; ma gli elementi architettonici venivano 
da nuove forme alterati, cessando d'esser parli 
integranti della costruzione per diventare semplici 
elementi ornamentali, e sovraccaricandosi di de- 
corazione. La semplicità delle linee verticali ed 
orizzontali si volle variata con linee spezzate di 
cornicioni sporgenti e di nicchioni; la bella armo- 
nia delle proporzioni fu alterata per un continuo 
sforzo a conseguire effetti variati e nuovi ed una 
ricca apparenza. A questo fortemente contribuì il 
gusto orientale dei popoli asiatici assoggettati a 
Roma, quando una stirpe imperiale di origine si- 
riaca ebbe il dominio dell' Impero, la stirpe di- 
scendente da Bassiano, sacerdote del Sole in Emesa, 
dai membri della quale vennero Giulia Domna. mo- 
glie di Settimio Severo, madre di Garacalla e Geta. 
e Giulia Mesa, madre di Soemia e di Giulia flam- 
mea, da cui nacquero poi Elagabalo e Alessandro 
Severo. Indi i culti orientali d'Iside, di Mitra e del 
Sole, che in Roma ^ìk s'erano insinuati, si fecero 
più diffusi e più splendidamente celebrati (1); 
indi coi nuovi culti nuovi sentimenti, e novità di 
forme e strana pompa d'ornamenti nell'arte, e 
infirte la decadenza di essa. 



(1) Yed. C. Reichel, De Isidis apad Romanos ctdtii. Berlino, 
Schade, 1819; L. Preli.ep., Les dieiix de i ancienne Rome. trad. 
DiETZ, Il partie: Cultes cgi/pliens: his el Scrapis: G. Lafaye, Hi- 
stoire da eulte des divinilés d'Alexandrie (Sérapis, Isis, Harpo- 
crate et Anubist. Parigi, Tliorin, 1881; A. Veyries, Les figures 
criophores dans l art grec, l art gréco-romain et V art chrétien. 
Parigi, Tliorin, 1884. 



2Si- Arie romana. 



3B. — Plastica. 

I. Osservazioni generali. 

È strano il dirlo, ma vero che noi dobbiamo in 
gran parte la conoscenza dei capilavori antichi 
alla depredazione delle opere d'arte nelle città 
greche da parte dei Romani, anche dopo la presa 
di Corinto (146 a. G.)- Quando la romana Repubblica 
ereditò da Attalo le ricchezze del regno di Per- 
gamo (133 av. C), furono tolte di là molte opere 
d'arte della sua scuola (1). Nuovo bottino si trasse 
da Atene, da Delfi, e da altri luoghi nei saccheggi 
al tempo della seconda guerra Mitridatica (86 a. C.), 
e dalle città asiatiche, quando, per la spedizione di 
LucuUo e per quella finalmente vittoriosa di Pom- 
peo, la regione dell'Asia anteriore cadde in potere 
di Roma. Né solo i conquistatori, ma anche gli 
annuali magistrati amministratori di provincie 
spigolavano avidamente quanto di bello fosse ri- 
masto. L'esempio di Verre in Sicilia é prova elo- 
quente della rapacità di tali dilettanti d'arte. Di 
greche opere riempivansi gli edifizi romani del- 
Tultimo tempo della Repubblica; sculture arcaiche 
di Bupalos e di Athenis, maestri di Ghio, e con 
esse l'Apollo Citaredo di Scopa abbellivano il tem- 
pio e la biblioteca d'Augusto sul Palatino; statue 
di Hegias, di Mirone, di Fidia ornavano il portico 
d'Ottavia; il grande gruppo dei Niobidi, opera della 
giovane scuola ateniese, fu collocato nel tempio di 
Apollo Sosiano; il grande gruppo d'Achille colle 



(1) Sulla Scuola di Pergamo veti. Gentile, Storia dell'arte greca, 
Milano, Hoepli, 1883, pag. 164 e seg ; cfr. Atlante, id., tav., e Col- 
LiGNON, Histoire de la sculpture grecque, II, pag. 500. 



Plastica. 285 



deità marine, capolavoro di Scopa, era da Domizio 
Enobarbo consacrato nel tempio di Nettuno; Asinio 
Pollione, E. Scauro, M. Agrippa, Mecenate, Nonio 
Vindice formavano ricchissime collezioni artisti- 
che; una galleria d'arte era necessario ornamento 
d'ogni ricca dimora romana. Caligola imperatore 
aveva spedito a un suo legato nelle città greche a 
racimolare quanto di bello possedessero. Nerone 
mandò simile legazione per ornare la domus aurea, 
e nella sola Delfo trovò ancora da rubare a centi- 
naia le statue di bronzo: tanto meravigliosamente 
feconda era stata l'arte greca! Alla depredazione 
seguiva spesso la distruzione, o per accidentali 
sventure, quali gli incendi del tempo di Nerone, 
di Vitellio, di Tito; od anche per barbarico ca- 
priccio, come fu di Caligola, che fece decapitare 
molte statue greche per porre su quelle la propria 
effigie. Avvenne allora questo fatto degno di osser- 
vazione, che Roma, spenta la Grecia, e divenuta 
sacrarla dei capilavori delle varie scuole greche, 
si formò come un gran museo e, quantunque del- 
l'arte non avesse che il senso riflesso, divenne la 
capitale dell'arte (l). 

Però, siccome questo fatto non proveniva da 
ingenita disposizione artistica, ma da avidità di 
conquista e brama avida di raccogliere, lo studio 
dell'arte vi diventò preziosa curiosità, lavoro da 
collezionisti, e ciò fin dalle conquiste nella Grecia 
e per lutto l'Impero. Già Cicerone, che pure pre- 



ci) In questo volume non si Uen conto che delle staUie e 
delle opere d' arte più specialmente romane, riservando lo 
studio degli originali e delle copie dei capilavori greci al vo- 
lume della Storia dell'arte greca, che si sta preparando intera- 
mente rifatto suir edizione del prof. Gentile, (Milano, Hoepli, 
1883), e che ha già a sua illustrazione un Atlante di 149 tav. 
(Milano, Hoepli, 1892). 



286 Arte romana. 



giava ed intendeva l'arte greca, si scusa e quasi 
nasconde il gusto e l'intelligenza sua (1). Ma quando 
poi tal ritrosia fu vinta, la conoscenza dell'arte 
greca divenne parte d'una ben finita educazione 
letteraria, ma ristretta ad un'intellettuale aristo- 
crazia, con carattere di cultura storica e d'erudi- 
zione, di ostentazione di dottrina. La Grecia era 
naeta del pensiero e del desiderio di ogni ben edu- 
cato romano; Cicerone, padre e figlio, Virgilio, 
Orazio l'avevano visitata a scopo di studio; già 
era nata la poesia e la melanconia delle ruine; si 
facevano viaggi in paesi lontani e ormai spopo- 
lati solo per ammirarvi qualcbe capolavoro scam- 
pato alle mani dei depredatori; per nuli' altro era 
visitata Tespie di Beozia che per vedervi l'Eros 
di Prassitele; e l'Afrodite di questo maestro faceva 
accorrere gente a Cnido. Ma assai troppo spesso 
erano viaggi di lusso e di curiosità, per dire: « ho 
veduto ». Né pare che il sentimento artistico della 
nazione romana se ne avvantaggiasse più di quello 
che s'avvantaggi il gusto estetico della gran massa 
della nazione inglese per i tesori del Museo Bri- 
tannico, o per gli incessanti viaggi in Italia. Acqui- 
star opere d' arte, aver una ricca collezione era 
moda, e per sola ostentazione molti profondevano 
in ciò patrimoni (2). Indi le pretese d'intendersene, 
e il fare della finezza del gusto e dell'abilità della 
critica un pregio sommo (3). A molte opere d'arte 



(1) Cicerone in Verr , IV, 2. 

(2) Veci. Orazio, Satire, 3, 04: Insanii vetcres statuas Damasip- 
pns emendo. 

(3) Occorre il detto di Trlmalcìone: Menni intendere nnlla pe- 
cnnia vendo, e rosservazione di Stazio circa la bravura del ri- 
conoscere l'autore d' un' opera anche senza essere segnato ; Sil- 
vae, TV, 6: Artificnm veteres cognoscerc dnctus — et non inscriptis 
auctorem reddere signis. 



Plastica. 28- 



spesso davasi gran pregio, non per valore intrin- 
seco ma per rarità storica; per questo rispetto esti- 
mavansi assai oggetti d'arte posseduti da uomini 
insigni, ed opere non finite, quando fossero lavoro 
di celebre maestro. È cosa evidente che tale pas- 
sione si limitasse ad un ordine privilegiato di cit- 
tadini, ai ricchi dilettanti. Vuoisi tuttavia osservare 
che tanta copia di greche opere esposte in pubblico 
dovevano svegliare alcun amore e sentimento arti- 
stico anche nel popolo; e potrebbe esserne testimo- 
nianza il malcontento popolare contro Tiberio, 
quando aveva fatto togliere dalle Terme V Apoxiio- 
Tnenos di Lisippo (1). Ma era sempre un sentimento 
d'ammirazione per l'arte straniera, non già il de- 
starsi d'un vero spirito artistico. I Romani ci si pre- 
sentano non come continuatori dell'arte greca, ma 
come un popolo di Mecenati, che con la potenza e 
con la ricchezza diedero rinnovamento a quell'arte 
che nella città di Grecia decadute e impoverite più 
non trovava alimento. L'arte greca, dunque, spenta, 
come ho detto, in Grecia, ebbe sua nuova sede in 
Roma; ma essa aveva allora già da assai tempo 
percorso ogni suo grado, aveva davanti a sé un 
cumulo di tradizioni e di prototipi, che, soffocando 
ogni nativa aspirazione, produceva un lavoro di 
riflessione e di riproduzione. La quantità d'opere 
raccolte in Roma rappresentava le varie scuole che 
producevano uno stile accademico, senza diretta 
ispirazione dalla natura, ma inteso alla rinnova- 
zione e alla ricomposizione dei pregi delle scuole 
antiche. 



(1) Veci. Gentile . Storia deli mie greca cit. . pag. 11."). Cfr. 
Atlante id.. tav. CXV. 



288 Arte romana. 



IL Artisti greci in Roma. 

1. rasitele, Stefano e Menelao. — Della plastica 
greca rinnovata in Roma il rappresentante mag- 
giore é Pasitele, nativo dell' Italia Meridionale, la 
cui attività artistica si estende dai tempi di Pompeo 
Magno ad Augusto. Egli e lo scolare suo Stefano, 
e Menelao discepolo di Stefano, sembrano avere 
con le opere loro cercato non l'espressione di nuovi 
concetti, ma piuttosto la manifestazione di belle 
forme secondo i tipi perfetti, lavorando sopra un 
canone riconosciuto, fusione del canone di Policleto 
con quello più slanciato di Lisippo, ma con ten- 
denza alla semplicità. 

2. Arcesilao. — Altro artista greco che lavorò 
in Roma, contemporaneo di Pasitele, è Arcesilao, del 
quale é ricordata da Plinio (XXXV, 155) una statua 
di Venere genitrice per il tempio a questa Dea con- 
sacrato da Giulio Cesare nell'anno 46 a. G. (1). Si- 
gnificante per il carattere artistico d' Arcesilao è 
il soggetto d' un opera sua (2). Aveva scolpito in 
marmo una leonessa imbrigliata da genietti o da 
amorini, dei quali alcuno traeva la fiera legata, 
altri la forzavano a bere versando da un corno, 
altri la calzavano di pantofole; soggetto che spetta 
alla classe delle rappresentazioni scherzose eroti- 
che ('jpuTOTra-.'pia), e che dimostra ad un tempo la 
fantasia leggiadra e vivace dell'artista, e la franca 
abilità e leggerezza della sua mano, comprovata 
anche da altra notizia di Plinio, cioè che di Arce- 
silao, valentissimo nel plasmare, fossero ricercati 
e caramente pagati i bozzetti o modelli. Altra opera 
scherzosa ed erotica d' Arcesilao erano i centauri 



(1) Ved. Plinio, N. H., XXXVI, 155. 

(2) Ved, Plinio, lY. H., XXXVL 41. 



Plastica. 289 



cavalcati da ninfe. Nel contrasto delle robuste fe- 
rine forme della leonessa e dei centauri con le forme 
graziose e morbide degli amorini e delle ninfe, e 
nella rappresentazione della forza selvaggia domata 
dall'amore, trovava l'artista leggiadria e festività di 
concetto, e opportunità di sfoggiare nell'esecuzione. 
Tali erotiche rappresentazioni sono proprie della 
poesia anacreontica ; ma certamente Arcesilao pri- 
meggiò in questo genere leggiadro e festivo, donde 
tolsero tanti soggetti e tante ispirazioni i pittori 
delle case di Pompei, e i moderni imitatori del- 
l'arte classica. 

3. Zenodoro. — Un altro greco, Zenodoro, che 
aveva tentato con la statuaria colossale di rialzare 
l'abilità ormai decaduta della fusoria nel bronzo, 
aveva compito un gigantesco simulacro d'Apollo 
per una città della Gallia, e con questo aveva me- 
ritato d'esser chiamato ad eseguire il colosso di 
Nerone, collocato presso la domus aurea, dal quale 
pare prendesse poi nome il Colosseo. 

III. Artisti romani. 

Coponio e Decio. — Scultori di nome latino 
troviamo ricordati assai pochi; si possono menzio- 
nare Coponio, che ornò il teatro di Pompeo con 
quattordici statue, personificazioni di quattordici 
nazioni, forse quelle da Pompeo soggiogate; Decio, 
che sembra aver lavorato statue colossali. La sta- 
tuaria di grandiose proporzioni aveva ripreso vi- 
gore sotto i Cesari, non più servendo, come nei 
tempi più belli dell'arte greca, all'elevazione dello 
spirito verso la grandezza del Nume, bensi ad 
un fine più terreno, ma non meno grandioso per 
lo Stato romano, alla glorificazione dell'immagine 
dell'imperatore. 

Ricci. 19 



290 Arte romana. 



IV. L'arte delle personificazioni 

NELLA PLASTICA ROMANA. 

In mezzo a tante copie ed imitazioni di lavori 
greci antichi, che oggi conservansi nei musei in 
ripetuti esemplari, non si può però disconoscere 
originalità d'invenzione nell'arte romana tanto per 
le personificazioni di idee astratte e di cose natu- 
rali,, quanto per i ritratti. Quanto alla personifica- 
zione di idee astratte, di concetti tradotti in forme 
umane, (Aequitas, Fides, Pax, Seeuritas, Padieitia, 
Annona), o anche di ritratti idealizzati sotto forma 
d'alcuna virtù, come p. es., le donne delle famiglie 
imperiali, vi é sempre mirabile la convenienza degli 
attributi e delle espressioni. 

Entrano in questa classe delle personificazioni 
anche le imagini di città, di popoli, di fiumi, di 
geni dei luoghi, usate quando nelle pompe e nei 
monumenti trionfali volevasi in modo visibile si- 
gnificare la potenza e la vittoria. Entrano in que- 
sto novero le quattordici nazioni di Goponio; e forse 
abbiamo un saggio di tali rappresentazioni nella 
statua di donna pensosa e mesta, conservata sotto 
la Loggia dei Lanzi a Firenze, che da alcuno fu 
creduta Tusnelda, moglie d'Arminio, da altri una 
Germania deviata. Rappresentazioni di sessanta 
nazioni galliche ricordasi che ornarono un altare 
eretto ad Augusto a Lione. Questo modo di rappre 
sentazioni può segnare il punto di passaggio dal- 
l'arte greca ad un'arte più veramente romana, cioè 
alla scultura storica. 

V. L'arte del ritratto in Roma. 

1. I ritratti della Repubblica. — Ma la parte 
della plastica che si può dire più originale di tutte 



Plastica. 291 



in Roma e che durò dai tempi più antichi della 
Repubblica fino al decadere dell'impero fu l'arte 
del ritratto, nella quale davvero i Romani furono 
maestri (1). 

Rispondeva infatti il ritratto alla loro indole pra 
tica e bramosa di gloria, e favoriva l'esaltazione 
storica delle imprese illustri degli imperatores 
della Repubblica e dell' Impero. Anche nei busti 
di uomini pubblici e privati s'ammira pienezza di 
vita e corrispondenza d' espressione fra il volto e 
il carattere morale. L'uso di porre imagini ad uo- 
mini insigni, ed anche a semplici privati cittadini, 
era in Roma assai diffuso, come s' è veduto, dai 
tempi più antichi, tanto che i censori dovettero 
alcune volte proibirle. Se nel tempo in cui era in 
vigore lo spirito repubblicano potè aver qualche 
freno la costumanza d'onorare di pubbliche ima- 
gini i cittadini, questa s' accrebbe invece col de- 
clinare degli usi antichi, quando l'imagine di Ce- 
sare, ancor vivente, fu impressa sulle monete, 
quando gli stessi suoi uccisori seguirono quel- 
l'esempio, e quando infine ai liberi ordinamenti 
succedettero la servitù e l'adulazione. 

Allora si moltiplicarono le imagini erette in pub- 
blico a persone appartenenti alla famiglia imperiale; 
ma dei tempi della Repubblica pochi sono i ritratti 
in forma di busto, o in forma di statua, a noi con- 
servati; e per quelli che rappresentano persone dei 
tempi più antichi, se derivano da un tipo preso sul 
vero, forse però sono opere di tempi posteriori, poste 



(I) Ved. Bernouitli, /?o/jij.sc7ie Ikonog rapine, \\e\V Indice bihl. e 
in altri autori, p. es. in Camillo SEnxFiyi, L'arte nei ritraili della 
moneta romana repnbblicana in Ball. Comm. ardi. coni, di Roma 
1897, pag. 3 e segg , tav. I. Pei confronti con lo stile dei ritratti 
greci, cfr. R. Foerster, Das Portràt in der griech. Plastik. Kiel 1882. 



292 Arte romana. 



ad ornare come ricordi storici i luoghi pubblici; cosi, 
ad esempio, di molte statue di grandi cittadini ro- 
mani aveva Augusto abbellito il suo Forum. Fra 
i busti più antichi ricordiamo quello in marmo 
raffigurante Cornelio Scipione nel Museo Capito- 
lino (ved. Atl. cit., tav. LI), il busto in bronzo 
raffigurante Annibale; i busti di Mario, di M. Bruto 
(ved. Atl. cit., tav. LII), di M. Antonio (ved. Atl. 
cit., tav. LV;; di M. Agrippa (ved. Atl. cit., tav. LVII); 
di Cesare (ved. Atl. cit., tav. LUI); di Cicerone (ved. 
Atl. cit., tav. LVI). Oltre un bel busto del Museo 
Capitolino, di Cicerone si conserva uno creduto più 
antico e di maggiore autenticità nella Galleria di 
Madrid. 

Fra i ritratti in forma di statua vuoisi ricordare 
la grande statua di Pompeo, di marmo greco, tro- 
vata nell'anno 1555 nel luogo dov'era il teatro no- 
minato da lui, e conservata nel palazzo Spada. 
Raffigura il grande rivale di Cesare in aspetto 
eroico, cioè ignudo con la clamide avvolta sul brac- 
cio e con appesa al balteo la piccola spada (para- 
zonion); tiene nella destra un globo, attributo del 
conquistatore glorioso; nel volto spira tanquillità 
dignitosa. 

Si hanno statue rappresentanti Giulio Cesare, 
in aspetto eroico ed anche vestito della toga 
(ved. Atl, cit., tav. LIV). Bella assai é la statua di 
M. Agrippa, del palazzo Grimani a Venezia; esso 
pure é figurato al modo greco eroico, con la cla- 
mide e il parazonion, appoggiato ad un delfino, 
attributo di sue imprese navali; può supporsi sia 
il tipo della statua posta ad Agrippa ancor vivo in 
uno dei nicchioni dell'atrio del Pantheon. 

2. I ritratti dell' Impero. — La scultura dei ri- 
tratti ci ha lasciato un gran numero di monumenti 
dell'età imperiale, rappresentanti i principi che 



Plastica. 293 



ressero il romano impero, e persone di loro lami- 
glia (veci. Atl. cit., Tiberio a tav. LIX e tav. LX). 
Queste opere, salvo eccezioni, sono contemporanee 
delle persone figurate. Vario è il loro pregio arti- 
stico. In quelle del tempo dei primi Cesari si am- 
mira un aspetto magistrale, pieno di forza e di ve- 
rità senza studiate finezze; di grandiosa semplicità, 
e di stile nobile, quali nella letteratura lo stile di 
Livio e di Tacilo. Nelle teste giovanili d'Augusto 
spira una pensosa fierezza (ved. Atl. cit., tav. LVIIl); 
torvo e minaccioso è Caligola (ved. Atl. cit.. tav. 
LXI); buono ed equilibrato Trajano. Pei'ò gran 
parte di questi ritratti imperiali sono lavori ma- 
nuali, di un carattere ufficiale, poiché provengono 
da municipi, da città provinciali, da piccole comu- 
nità, quali pubbliche imagini dell'imperatore e della 
sua famiglia. 

.3. 1 « simulacra iconica » e le statue idealizzate. — 
Diversi sono i modi di rappresentazione, nei ri- 
tratti, sia per l'atteggiamento, sia per l'abito. Di- 
stinguiamo due classi: l'una di quei ritratti in cui 
r individualità é resa netta ed intera, serbata la 
realtà dell'aspetto e dell'abito (sùnalacra iconica); 
l'altra invece é di quelli, nei quali la figura indivi- 
duale è presentata sotto un aspetto idealizzato, cioè 
in sembiante di nume o d'eroe; sono queste le statue 
che per l'aspetto eroico troviamo da Plinio nominate 
Achilleae, delle quali già abbiamo ricordato esem- 
pio coi ritratti di Pompeo e di Agrippa. 

Nelle statue di ritratti idealizzati vediamo una 
continuazione dell'arte greca, che in sembianza di 
nume aveva più volte rappresentato Alessandro Ma- 
gno; cosi anche gli imperatori romani sono figu- 
rati come divinità, ignudi, con scettro o fulmine 
nelle mani, o stanti o sedenti, con atteggiamento 
che talvolta ha qualche rimembranza del Giove 



294 Arie romana. 



Olimpico. Qualche imperatore, o persona di sua 
famiglia prende sembianza di quel nume col quale 
aveva legami di religione o di favore; cosi, p. e., 
Nerone, citarista e cantore, rappresentato in aspetto 
di Apollo; Commodo in sembianza di Ercole con 
la pelle di leone; Antinoo, il bellissimo favorito 
d'Adriano, per la perfezione delle sue forme e per 
sentimento d'ossequio o d'adulazione all'impera- 
tore, fu dagli artisti figurato in variissimi modi. 
Della grande quantità di statue consacrate a quel 
fiore di giovanile bellezza é prova il copioso nu- 
mero che ancóra ne resta; fra tutte bellissima è 
quella ignuda del Museo Capitolino. Alcune sono 
in marmo colorato, e danno esempio della tendenza 
alla vivacità dell'effetto, che è un carattere del- 
l'arte figurativa di questa età. Talora più marmi 
diversi fra loro erano usati per distinguere le carni 
dal vestito, e il marmo colorato qualche volta aveva 
poi alcuna casuale relazione con la persona ritratta: 
cosi, p. es., sappiamo che in figura di marmo nero 
era rappresentato Pescennio Nigro. 

Nella classe dei sunulaera iconica, ossia dei ri- 
tratti riproducenti la persona nella sua realtà, si 
distinguono le statue civili habitu, o togatae (ved. 
Atl. cit., tav. LXIII), che rappresentano l'impera- 
tore od altro personaggio in costume di pace, e le 
statue thoracatae, in costume di guerra. Le statue 
togate rappresentano i personaggi romani, special- 
mente i magistrati e l'imperatore, nelle loro funzioni 
civili, oratori o presidenti del Senato. Alcuna volta 
la toga è alzata e ravvolta sopra il capo, a modo 
d' un velo, e mostra il personaggio nell' esercizio 
delle funzioni sacerdotali. 

Le statue thoracatae presentano l'imperatore nel- 
l'abito di guerra, come condottiero degli eserciti, 
capo supremo dell'ordine militare, ora con la de- 



Plastica. 295 



stra appoggiata ad una lancia, o reggente lo scet- 
tro con sembianza di vincitore, ora invece con la 
mano alzata nell'atto àoiVadloeutio. Non solo l'at- 
teggiamento era curato perché la figura si presen- 
tasse in tutta la sua dignità, ma il lavoro delle 
armature, e specialmente della lorica e corazza, 
offriva nuovo campo alla maestria dell'arte, col 
raffigurarvi teste di Medusa, grifoni, vittorie, o più 
vaste rappresentazioni. Fra le statue thoraeatae 
bellissima é quella d'Augusto trovata nell'anno 1863 
poco lungi da Roma, a Prima Porta, fra le rovine 
d'una villa di Livia Augusta, ed ora ammirata in 
Vaticano. L'imperatore, alquanto maggiore del 
vero, veste solo la tunica e la corazza, ed una 
clamide che si ravvolge sul braccio sinistro; con 
la destra alzata é in atteggiamento dignitoso; la 
testa spira nobile espressione; la rappresentazione 
della corazza per il soggetto e per l'artistica ese- 
cuzione merita lode (l) (ved. Atl. cit., tav. LXIV). 
Anche delle donne della casa imperiale si conser- 
vano molte e assai belle statue; esse pure sono 
raffigurate ora nella realtà del loro aspetto e co- 
stume, ora in sembianza di divinità, o in personi- 
ficazione di alcuna virtù che loro fosse propria 
od attribuita. Bellissima fra le statue femminili é 
quella di Agrippina seniore nel Museo Capitolino; 
sedente con quell'atto di abbandono e di altera 
virtù propria della moglie di Germanico. Le vesti 
scendono in artistiche pieghe, di minuta finitezza, 
che mirabilmente disegnano le belle linee del corpo 
(ved. AtL cit., tav. LXVI). 

4. Statue equestri. — Una propria classe for- 
mano le statue equestri, le quali in gran numero 
ornavano i monumenti trionfali, poste nelle qua- 



(1) Veci. Boll, cielilst. di Con: Ardi, di Roma, 1863. 



296 Arte romana. 



drighe o nelle sestighe sull'alto degli archi. Di 
queste ultime abbiamo solo rappresentazione in 
qualche bassorilievo e nelle monete imperiali. Po- 
che sono le statue equestri conservate; a tutti co- 
nosciuta è quella di Marco Aurelio sul Campidoglio, 
uno dei maggiori monumenti dell'arte romana, e 
sta come modello delle statue equestri per l'arte mo- 
derna. Siede l'imperatore filosofo sul cavallo, con 
semplicissimo vestito, senz'armi, placido e sicuro; 
con espressione di maestosa dolcezza nel volto, 
stende la destra in atto di perdonare e di rassicu- 
rare i vinti nemici (ved. Atl. cit., tav. LXV). 

VI. La scultura storica in Roma. 

1. Osservazioni generali. — Anche nelle grandi 
composizioni dei bassirilievi che ornavano mo- 
numenti storici, si rileva elevatezza di concetto 
e sicurezza di composizione artistica nella scultura 
romana; anzi si può affermare, senza tema di er- 
rare, che sono questi i documenti dell'arte per 
sentimento e per esecuzione veramente romani 
(ved. p. es. tav. 68). I grandi bassirilievi dei monu- 
menti trionfali, archi o colonne, sono tutti dell'età 
Imperiale; essi hanno intima analogia di carattere 
con le grandi rappresentazioni pittoriche d'imprese 
guerresche, esposte in pubblico ad ornamento, come 
si vede, della pompa trionfale. 

Le grandi rappresentazioni di guerre, di pompe 
j'egali, di religiose cerimonie avevano esercitato 
l'attività dell'arte orientale, come vedesi nei monu- 
menti Assiri. A questi erasi ispirata in parte l'arte 
greca, come vedesi, a cagion d'esempio, nei bassi- 
rilievi del monumento delle Nereidi (1); ma invece 



U) Ved. Gentile, Storia dell'arte greca, Milano, Hoei^li, 1883, 



Bassirilievi marmorei dell'età di Augusto dell'ARA PACIS AUGUSTJ3. 
lualzati il 4 luglio dell'auno 23 a C, dedicati il 30 gennaio dell'anno 9 d. C. (Villa Medici a Roma). 










W] "^éTx 




-rf 










Tavola 68. 

„T., r «a ,T 48 e 49 fio- 10 e 11- cfr Petehsen, iJomisc/je i¥Mie«7t{nfireM, 1894, 
Ved. Melani. Architettura, Milano, Hoepli, III'' ediz. Pa?-f;/^ \JJ' omlou 
pag. 171-228; Borsaei, Topografia di Roma antica, Milano, Hoepli, 1897, pa^. 310 e 311. 



Plastica. 297 



di sviluppare la rappresentazione in grandi masse 
di figure, gli artisti greci amarono di dividere la 
composizione in singoli gruppi, con un carattere 
plastico più vero. Gli artisti romani invece si atten- 
nero piuttosto ad una forma pittorica di composi- 
zione estesa e continuata. 

Fra i monumenti di scultura storica si devono 
citare per primi i bassirilievi dell' arco di Tito : 
constano di uno stretto fregio che corre al di sotto 
deir attico, con la rappresentazione della pompa 
trionfale, e di tre grandi quadri nei lati interni 
e al sommo della volta dell' arco, rappresentanti 
altre scene del trionfo, e l'apoteosi dell'imperatore 
(ved. Atl. cit., tav. LXVIII). Nel fregio sono scol- 
piti i tori ornati di infulae, condotti dai vittimar!; 
i sacerdoti e i ministri del sacrifizio con vasi ed 
utensili; cittadini con insegne militari; soldati, che 
sopra una barella portano la statua personificante 
il Fiume Giordano, emblema della vinta regione. 
L'invenzione e la composizione del soggetto man- 
cano di spirito e di vivacità; le figure si seguono 
allineate, senza vita: più d'ogni discorso, a inten- 
dere la differenza dell'arte greca dall'arte romana, 
basterebbe mettere a raffronto i disegni del fregio 
dell' arco di Tito con quelli del fregio del Partenone. 

Di maggior pregio artistico per concetto e per 
esecuzione sono i quadri di rilievo nell'interno del- 
l'arco, dove, nella rappresentazione del carro trion- 
fale dell'imperatore da una parte, e delle spoglie 
giudaiche portate dai soldati dall'altra, vediamo 
una viva e vigorosa animazione, una bella varietà 
di mosse e di atteggiamenti; quantunque per il 



pag. 136 e segg., con la bibliografia a pag. 137-138. Cfr. M. Col- 
LiGxox, Histoire de la sciilptiire grecque. Parigi, Didot, 1897, li voi. 
pag. 215 e segg. 



298 Arte romana. 



soverchio agglomerarsi di figure la composizione 
prenda del carattere pittorico piuttosto che del 
carattere plastico. Sono questi rilievi da porre fra 
i più belli esemplari di scultura romana. 

2. I bassirilievi della Colonna Trajana. — Una 
singolare estensione di rappresentazioni storiche 
svolgesi intorno al fusto della colonna Trajana, a 
modo di gran fascia spirale alta un metro e lunga 
ben duecento. È una storia figurata delle guerre 
di Trajano contro i Daci, illustrata in una serie 
di oltre cento rappresentazioni, con duemila e cin- 
quecento figure umane, oltre quelle d'animali e 
di luoghi. L'impresa vi é illustrata in tutti i singoli 
momenti, marcie di legioni, passaggi di fiumi, co- 
struzioni di ponti, e d'accampamenti, approvvigio- 
namenti d' eserciti, battaglie, assedi e assalti (ved. 
Atl. cit., tav. LXIX; ved. tav. XLIX e la tav. 
XXVI del Manuale di scultura del Melani), corti 
giudiziarie presiedute dall' imperatore, ambascerie, 
sottomissioni di vinti, sagrifizi; la figura dell'im- 
peratore ora tiene Vadlocutio all'esercito, or guida 
la battaglia, o protegge donne e fanciulli (1). 

In quest'immensa quantità di figure è una mera- 
vigliosa varietà di motivi, una singolare ricchezza 
di composizione, un felice studio per offrire la rap- 
presentazione del soggetto nella sua realtà; varie 
e vivaci sono le espressioni dei volti di schietto 
tipo romano. Si vede un' arte che intende il vero, 
e sa esprimerlo con buone forme. 



(1 j Intorno alla Colonna Trajana, Veci. Alpii. Giacconi, coliiiiìuae 
trajanae orthograpliia. Roma, 1773; Froehner, La colonne tra- 
jane. Parigi. 1872-74: F. Bouchek. Die Charakterkòpfe der Trajans- 
sàule, 1893: C. Cichorius. Die Reliefs der Traianssaiile. lierausge- 
yeben und histoi-isch erklàrt. Berlino, Reinier, 1896. I Tafelband: 
Die Reliefs des ersten dakischen Krieges Cgran folio 57 tavole in 
eliotipia) — II Text-band: Commentar dazu (8 gr;. 



Bassirilievi dei plutei marmorei o ' anaglypha ., dell'età di Trajano 
l»osti di fronte rimo all'altro sul Foro Romano a N.-E. della Colonna di Foca, sul luogo ove ritornarono alla luce l'anno 1S7'J 




Il 1" 



Tavola 69. 



bassorilievo, che è qui rappresentato in alto, significa 1 a^bruciaraento della lista arretrata dell'imposta detta vigesima 
iieredttahim; il 2" in basso la benefica istituzione di Trajano a vantaggio dei pneri et puelke alimentarke. (Ved. 
KanNN-BRucKMANN, Denkmahr griechischer und romischer Sculptur tav. n. 404, cfr. Borsari, op. cit., pag. 248 e 249). 
yuanto alle sculture d'animali sul rovescio di questi plutei ved. 1 Arte italiana decorativa industriale, diretta da Camillo 
BoiTo, Hoepli, anno IX (1900) n. 2, tav. Vili. 



Rilievo! marmoreo; dell'età di Adriano. 

(Palazzo dei Conservatori in Roma). 




Tavola 70. 

Ved. Brunn-Briickmann, Denhnàler griechisclier und romischer Sculpiur, 
O. 405 rt. 



300 Arte romana. 

I medesimi pregi si osservano in alcuni bassiri- 
lievi che dal distrutto arco di Trajano furono 
trasportati a quello di Costantino, ed anche in 
alcuni rilievi rinvenuti nel Foro, V anno 1872, con 
rappresentazioni delle istituzioni alimentarie di 
Trajano, e del condono dei debiti delle città itali- 
che verso l'erario imperiale (ved. tav. 69). 

L'impero di Trajano segna il momento in cui Farle 
storica romana fiorisce; mentre riceve poi un carat- 
tere più ideale dall'indirizzo greco del periodo d'A- 
driano. Quantunque operosa la buona scoltura ro- 
mana anche sotto gli Antonini, presenta già segni 
di decadenza con un realismo più volgare, con 
un' aumentata confusione delle forme e delle pro- 
porzioni, con una certa durezza di disegno. 

3. Altri bassirilievi storici in Roma. — Ad Anto- 
nino Pio avevano eretto una statua M. Aurelio e 
Lucio Vero, e se ne conserva la base con l'apoteosi 
dell'imperatore; in bassorilievo v' è raffigurata 
Roma dea, sedente; di fronte la personificazione 
del Campo Marzio, luogo delia consacrazione, 
come giovane giacente che tiene un obelisco; nel 
mezzo il genio dell'eternità, con gli attributi d'un 
globo e d'un serpe, levasi a volo, e fra le sue ali 
siedono, in piccola figura, Adriano e Faustina, con 
due aquile volanti, simbolo dell'apoteosi. La inven- 
zione è chiara, l'esecuzione buona, ma povera la 
disposizione delle figure, rigido l'atteggiamento del 
genio, il nudo non bene modellato. Inferiori ai 
rilievi della colonna Trajana sono quelli che ador- 
nano il fusto della colonna eretta dal popolo e dal 
Senato in onore di Marco Aurelio (ved. tav. 67). 

Rappresentano le imprese dell'imperatore contro 
i Marcomanni, le varie scene di guerra, i costumi 
delle genti germaniche. Per questa ragione l'opera 
ha singolare valore come illustrazione storica; ma 



Rilievo marmoreo dell'età di Adriano. 

(Palazzo dei Conservatori in Remai. 




Tavola 71. 

Ved. Brunn-Briickmann , DenhniUtr griechischer iind ròmischer Scidptur 
n. 405 b. 



302 Arte romana. 



come opera d'arte manca di varietà nella inven- 
zione e nella composizione, mostra minore abilità 
nell'esecuzione di quella della colonna Trajana. Fra 
i molti episodi vi è storicamente importante quello 
che rappresenta l'ajuto del cielo (raffigurato come 
Giove Pluvio) ai Romani contro i Quadi, con un 
improvviso acquazzone suscitato dalle pregheiredei 
cristiani della Legio fulminatrix (cfr. tav. 70-71). 

VII. La scultura sepolci\ale in Roma. 

I SAKCOIAGIII. 

Una classe assai importante di monumenti scul- 
tori dell' età degli Antonini sono i sarcofaghi, in 
cui deponevansi interi i cadaveri quando il rito 
della cremazione già cedeva luogo all'umazione. 
Sono anche di pietra capaci di uno o due corpi, 
sormontati di coperchio, sul quale é la figura del 
defunto; prendono talvolta forme architettoniche di 
casa, di tempio o d'altare, e si adornano di scul- 
ture sulla faccia anteriore e sulle due laterali mi- 
nori, restando liscia la faccia posteriore addossata 
di solito al muro. Gli ornamenti plastici sono fio- 
rami, festoni, frutti, puttini, medaglioni coi ritratti 
dei defunti e i nomi inscritti in tavolette sostenute 
da genietti; molti sarcofaghi hanno vaste rappre- 
sentazioni, ora di scene familiari, o mortuarie, 
ora di scene mitiche ed eroiche con simboliche 
relazioni ai funerali e alle credenze pagane d'oltre 
tomba, come, p. es., il mito di Endimione (signifi- 
cante il sonno seguito da un risveglio nella beati- 
tudine celeste), o il mito di Amore e Psiche (sim- 
bolo della trasmigrazione dell'anima a più felice 
soggiorno, o dell'anima purificata dall'amore di- 
vino); ed altri tolti dal ciclo Dionisiaco, che però ha 
sempre riferimento in tal caso, al tripudio della 



Plastica. 303 



vita d'oltretomba, sciolta dai dolori di quella terrena. 

Tali rappresentazioni sono assai importanti come 
fonti per la conoscenza di nuove idee nella reli- 
gione romana, e di nuove tendenze del sentimento. 

Ma quanto all'arte questi sarcofaghi, salvo ecce- 
zioni, sono opera manuale o industriale; per lo 
stile molti accennano alla decadenza dell'arte, o sono 
lavori quasi inartistici e fatti alla lesta con figure 
affollate, scarsa varietà di molivi, esecuzione ne- 
gletta, malgrado il ricordo nella composizione di 
classici modelli (l). 

Noi qui non possiamo che tener conto di quelli 
eseguiti in buon stile, che risente ancora dello spi- 



VIII. Arti minori. 

La buona condizione dell'arte nell'età imperiale 
fino al tempo degli Antonini si rende manifesta 
anche in opere minori, applicate all'ornamentazione 
od all'industria, cioè nella toreutica, nel conio delle 
monete (ved. Atl. cit.. tav. LXX) (2), nella glittica o 
lavoro delle pietre dure e nell'arte dei vetri. Nella 
glittica si ricordano come celebri Dioscoride, Ero- 
filo, Eutiche, artisti di nome e d'origine greca, ed 
altri ancora. Bellissimi camei si conservano rap- 
presentanti persone delle case imperiali lulia e 



(1) Intorno ai sepolcri, ai sarcofaghi, ai nionmnenti sepolcrali 
in genere ved. all'Indice generale, Bianchini. Bautoli e Belloxj. 
inoltre G. P. Campana, Illustrazioni di due sepolcri del secolo di 
Augusto scoperti tra la via Latina e l'Appia presso la tomba degli 
Scipioni, Roma, 1852. 2* ediz. Per i monnmenti sepolcrali etru- 
schi ved. nell'Indice generale Bindseii. e Orioli. 

(2) Per errore è stato considerato dal Gentile (tav. LXX cit.. 
n. 2) quale imperatore in piedi uno schiavo giudeo con le mani 
legate, e fu per svista ripetuto l'errore nella mia Epigrafia la- 
tina. (Tav. LX, n. 2). 



304 Arte romana. 

Claudia, quale é la gemma Augustea del Gabinetto 
di Vienna, con Augusto in sembianza di nume, in 
trono, circondato dalle personificazioni della Terra, 
dell'Oceano, dell'Abbondanza, colle imagini di Ti- 
berio e di Germanico e con legionari romani e 
prigionieri barbarici (ved. Atl. cit.. tav. LXXI). 
Bellissimo é il cameo del Gabinetto di Parigi, che 
pur rappresenta Augusto assunto al cielo e accol- 
tovi da Enea e dal divo Giulio, e più in basso sono 
figurati Livia, Tiberio, Germanico, Agrippina, Ca- 
ligola, e genti barbariche significanti le vinte nazioni 
germaniche ed orientali. Si pone con questi il cameo 
Olandese, che rappresenta Claudio trionfante con 
Messalina, Ottavia e Britannico (1). 

Per il lusso delle case e per la straordinaria 
ricchezza delle suppellettili la toreutica era in 
fiore (2). Cercavansi a gran prezzo le opere degli 
antichi maestri greci, e da abili artisti si imita- 
vano. I nomi degli artisti cesellatori, che di que- 



(1) Intorno ai carnei e alle gemme, ved. King, Antique Gems, 
their origin, uses, Londra, 1872; Chabouillet, Catalogne general 
des camées et pierres gravées de la Bibliothèqne imperiale. Quanto 
all'arte della vetreria, non si può tenerne special conto se non 
nell'archeologia propriamente detta: cfr. pertanto Deville, Hi- 
stoire de l'art de la vérrérie dans Vantiquité, Parigi 1873. 

(2) Ved. sui bronzi Guillaume, La sciilpture en bronze, 1868; 
Friederichs, Kleiner kanst und Industrie in Alterthum, Berlino, 
1871; LoN'GPÉRiER, Xotices des bronzes antiques da Louvre, 1879 
Vedi per l'argenteria e la gioielleria. Quaranta, Di quattordici 
vasi d'argento dissotterrati in Pompei, Napoli, 1835; Arneth, Die 
antiken Gold und Silbermonumente der k.k. Miìnz- und Antiken 
Cabinettes in Wien,'ì8o0: Michaelis, Dos Corsinische Silbergefàss, 
1859; WiESELER, Hildesheimer Silberfund, Gottinga, 1869. Intorno 
ai tesori di Boscoreale presso Pompei, ved. Notizie degli scavi, 
1894, pag. 385; 1895, pag. 109, 207, 235; 1896, pag. 204, 230; 1899, pa- 
gina 14. Uno studio a parte meriterebbe la ceramica, ma a chi 
non vuol dar polvere negli occhi occorre uscire dal tema per 
trattarne degnamente. Si confronti la letteratura nella parte 
greca e si aggiunga : Von Rohden, Die Terracotten von Pompei, 
Stuttgart, 1880. 



Plastica. 305 



st'età sono ricordati, sono greci, e di greco stile 
sono le migliori opere che ancora ci rimangono. 

Sul finire della romana Repubblica la coniazione 
delle monete acquista carattere di artistica bellezza. 
Ma è specialmente nelle monete e nelle medaglie 
dei primi due secoli dell'Impero che si ammira la 
bellezza dei tipi, dal netto e fine contorno, dallo 
spiccato rilievo e dalla vivace espressione delle 
teste (1). 

Dopo gli Antonini, con le agitazioni che portano 
al reggimento dell'Impero uomini africani ed asia- 
tici, col prevalente influire d' elementi barbarici, 
coirinvadere di nuovi sentimenti ed ideali religiosi 
mediante i culti orientali e il grandeggiare del 
Cristianesimo, l'arte classica grandemente si altera 
nello spirito e nella forma, e piega a quella deca- 
denza che è estinzione dello spirito e della tradi- 



(1) Lavori d'indole generale sulle monete, i quali però possono 
dare un concetto esatto delle varie classi di monete antiche, 
sono : MoMMSEx, Histoire de la monnaie romaine, Parigi, 1865-1875, 
4 volumi: Lenormant, La Monnaie dans l'antiqnité, 3 voi., 1879; 
Imhoof-Blumer, Portvaitkòpfe anf ròmischen Miìnzen der Repii- 
blik nnd der Kaiserzeit, Lipsia, 1879: Fhoehner, Les medaillons 
de l'empire roniain, Parigi. 1878: Cu. Robert, Etudes sur les me- 
daillons contorniafes: S. Ambrosoli, Manuale di numismatica, 
Milano, Hoepli, 1895. 2* ediz , pag. 79-145: Fr. Gxecchi, Monete 
romane, Milano, Hoepli, 1896. Di quest' opera è stampata ora la 
2^ ediz. di molto accresciuta, anzi interamente rifatta dall'au- 
tore. Importantissimi articoli sulla numismatica romana sono 
anche inseriti nella Rivista italiana di Numismatica, diretta dai 
cavv. E. e Fr. Gnecchi. — Sulle relazioni che la storia dell'arte 
e l'architettura hanno con la numismatica, ved. Donaldson, Ar- 
chitectura numismatica, Londra. 1859, ove sono citati gli autori 
precedenti. Cfr. per le considerazioni d'indole artistica S. Ricci, 
Intorno all'influenza dei tipi monetari greci su quelli della re- 
pubblica romana. Introduzione al lavoro: L'arte greca nella nu- 
mismatica romana della Repubblica e dell'Impero. Estratto dalle 
Mèmoires du Congrès internalional de Numismatique del 1900, 
pp. 170-204. 

Ricci. 20 



303 Arte romana. 



zione antica e preparazione di concetti e di forme 
nuove. A preservar l'arte da questo interno lavorio 
di trasformazione e di disfacimento non valeva 
alcun sostegno od impulso esterno di liberali e 
possenti fautori; dei quali certamente non vi fu 
difetto; nei grandi edifìzì imperiali anche dopo gli 
Antonini all'arte schiudevasi ancora largo campo 
in cui svolgere le sue forze. Ma questi favori ben 
potevano prolungare la senilità dell'arte classica, 
non ringiovanirne la vita, la quale si dissolveva 
per forza di due elementi, la prevalenza barbarica 
e la trasformazione religiosa. 



o. — Pittura. 

I. Osservazioni generali. — Pittori greci. 

Come la plastica, cosi la pittura greca invase 
Roma con le conquiste, e portò seco il suo carat- 
tere speciale, che era quello delle scuole che sursero 
alle corti delle città orientali, cui piaceva la rap- 
presentazione patetica ed erotica. Naturalmente 
greci erano anche gli artisti. Timomaco di Bisanzio, 
ultimo rinomato pittore di scuola greca, dipinse 
ai tempi di Cesare; di lui erano assai pregiate 
alcune tavole rappresentanti Ajace, Medea, Oreste 
ed Ifigenia, soggetti, tolti dal ciclo tragico (1). Se- 
guono poi artisti di nome romano dei primi tempi 
dell'Impero. Alcuni imperatori furono dilettanti di 
pittura, quale Nerone, ed anche Adriano, cui pia- 
ceva trattare il piccol genere di natura morta, 
per cui si racconta che l'architetto ApoUodoro gli 



(1) Di Timomaco scrisse F. Rk\ndst\tter. r//7iowac/io.s MVerA-e 
und Zeitalter, Lipsia, 1889. 



Pittura, 307 



abbia detto con disprezzo: « Va a dipinger zuc- 
che ? » Anche M. Aurelio s' addestrò nel disegno, 
avendo avuto insegnamento da maestro greco. Dio- 
ijneto. 



II. Pittori romani della Repubblica 
E dell'Impero. 

Se noi ora dalle considerazioni generali e dal 
favore imperiale dato alla pittura passiamo a trat- 
tare dei singoli pittori romani, vediamo pur troppo 
scarso il numero di essi, perchè scarse sono anche 
le notizie, anzi pare che i Romani abbiano contri- 
buito, volontariamente o no, a questa scarsezza di 
notizie. 

1. Ludio paesista. — Nei tempi d'Augusto venne 
in fama Ludio, pittore di prospettiva e di paesi, 
che ornava le pareti di vedute campestri e marine 
avvivate da piacevoli macchiette. Pare che egli 
abbia dato un nuovo e vigoroso sviluppo alla pit- 
tura decorativa. 

2. Turpilio veneto, Titidio Labeone Narbonese e 
altri minori. — Sono citate in Plinio anche un 
veneto Turpilio. di cui ammiravansi opere in Ve- 
rona; Titidio Labeone, magistrato nella Gallia 
Narbonese, rinomato per piccoli quadretti; Quinto 
Pedio, ed un FabuUo Amulio, che lavorò nella 
(lomus aurea di Nerone; Cornelio Pino ed Azzio 
Prisco, che dipinsero in un tempio all'età di Ve- 
spasiano (1). Plinio aggiunge a quei nomi alcune 
notizie di curiosità, insignificanti per il valore arti- 
stico, e nulla più, cosicché nulla sappiamo dello 
stile delle loro opere, né dell'indirizzo dell'arte 
loro; pare però che la pittura di tavole, di veri 



(1) Plinio, H. X., XXXV, 20. 



Dipinto della casa di Livia rappresentante io liberata da Ermes. 

(al Palatino, Roma). 




Tavola 72. 
Ved. Melarli, l'itlnra. Milano, Hoepli 2^. edizione, tav. IX. 



Pittura. 309 



quadri, in questo tempo fosse trascurata in confronto 
della pittura decorativa, richiesta dal lusso delle 
case e della vita, ed a cui ben rispondeva la sce- 
nografia, pittura di prospettive con certo carat- 
tere fantastico, quale ancora si vede in alcuno dei 
dipinti pompeiani. 

III. I DIPINTI CELEBRI A NOI RIMASTI. 

1. Le Nozze Aldobrandino. — Non molti, ma 
però scelti sono i dipinti che i monumenti ci hanno 
lasciato per giudicare della pittura in Roma. Fra 
questi tiene primo luogo il fresco conosciuto col 
nome di Nozze Al dobr andine^ rinvenuto in Roma 
nell'anno 1606, posseduto prima dal cardinale Ginzio 
Aldobrandi, ed ora conservato in Vaticano (ved. 
Atl. cit., tav. LXXII). Rappresenta i preparativi 
d' un ricco maritaggio, secondo il costume greco, 
e forse il dipinto é copia od imitazione di alcuna 
famosa opera greca non pervenuta fino a noi, come 
parrebbe far credere l'analogia fra la composizione 
dell' affresco e quella d' un basso rilievo sopra 
un'ara di Villa Albani rappresentante F unione di 
Dioniso e Gora. 

2. I dipinti delle terme di Tito. — Sono questi 
dipinti murali molto distinti che pare siano avanzi 
ancora intatti delle stanze della domus aurea di 
Nerone, con motivi ornamentali di festoni, meandri, 
intrecciamenti, dai quali dicesi che Raffaello to- 
gliesse il concetto dei bellissimi suoi fregi scoperti 
nelle Logge Vaticane. Buoni esempi di composizioni 
di soggetto mitologico, chiuse dentro riquadri archi- 
tettonici ornamentali con intrecci di festoni e di 
fiorami, si hanno nelle stanze sul Palatino sco- 
perte nell'anno 1869 (1). 



(I) LEON Renier-Perrot, Les peintures dii Palatili, in Rev. Ar- 



Dipìnto pompeiano 

rappresentante una Amazzone seduta. 




Tavola 73. 
Ved. Melani, op. cit., tìg. 11, pag. 43. 



Parete dipinta di una casa romana 
messa allo scoperto uella Villa Farnesiua (Museo Nazionale alle Terme). 





Tavola 74. 

Vod. Melani, Pittura, op. cit., 2" ediz., tav. XI. 



Pittura. 311 



3. I dipinti della Villa di Livia a Prima Porta. — 

Buon saggio di pitture di verzure e di vedute, nel 
genere in cui fu perfetto Ludio, e forse anche opera 
di questo stesso artista, offrono le pareti della Villa 
di Livia a Prima Porta, scoperta nell'anno 1863. 
La pittura gira continua sulle quattro pareti d'una 
camera; questa pare fosse destinata a godervi la 
frescura nei caldi estivi, e quindi volevasi in essa 
produrre l'illusione d'un giardino, dipingendovi 
alberi da frutto, meli, melograni, alberi da orna- 
mento, e uccelli che volano, cantano, covano nei 
nidi; manca la figura umana. Vi si ammira un 
tratteggio molto fine, un pennelleggiare largo e 
fermo, con giusta distinzione nella diversa qualità 
dei frondeggi (ved. tav. 74 per uno stile analogo 
al precedente nella villa La Farnesina) (1). 

Altri dipinti di verzure e giardini che simulano 
d'esser veduti nell'incorniciatura di finte finestre 
furono scoperti suU'Esquilino, dov' erano gli Orti 
di Mecenate. In queste pitture decorative ve pure 
pregio di mano esperta nel disegno, di correttezza 
delle forme e dei contorni, con un fino sentimento 
del valore e degli effetti del colorito; scarso pare 
r effetto del chiaro scuro e quindi del rilievo, e 
l'arte é convenzionale, di maniera ornamentale, che 
non procede da profonda conoscenza della natura. 

4. Gli affreschi murali d'Ercolano e di Pompei. — 
Dove però si può studiare con maggior messe di 
confronti la pittura greca in Roma è dagli afire- 



chcol., serie XXI e XXII; F. Schwechten, Wanddekoration aiis 
dea Kaiserpaldsten auf dem Palatili in Roni, Berlino, 1878. 

(1) Veci. Alte Denkmàlér, Voi. 1, 11; cfr. Sittl, Archeul. d. Kiinst, 
pag. 739, nota 10. Cfr. per gli alfreschi nella villa ■* La Farnesina „ 
ì Monumenti cit., voi. XI. tav; 44-48. XII, tav. 5-8: 17-34: cfr. Wand- 
und Deckenschmuch eines róm. Hauses aus der Zeli des Augustns. 
Berlino, 1891. 



312 Arie romana. 



schi d'Ercolano e di Pompei, che per buona parte 
oggi si conservano trasportati nel Museo nazionale 
di Napoli. Questi dipinti sono veramente prodotti del- 
l'arte greca (ved. tav. 73), perfino in qualche caso i 
nomi dei pittori, o le iscrizioni sono greche. Di 
soggetti romani (fatta astrazione dalle scene della 
vita familiare) non si ha qualcuno se non in via 
di eccezione, cioè una pittura che si crede raffi- 
gurare Sofonisba e Massinissa, ed alcuna altra 
che sembra prendano motivo dsiWEneide; gli altri 
soggetti derivano tutti dal mito greco. Sono ripro- 
duzioni, o variazioni di modelli più antichi : il 
concetto e la composizione si mostrano spesso di 
un valore superiore a quello dell'esecuzione. Pom- 
pei non aveva pittori di singolare valore, ma artisti 
manuali di sufficiente abilità (1). I modelli, sulla 
cui guida lavoravano i pittori di Pompei, sembra 
fossero le opere degli artisti della scuola fiorita 
nel tempo dei successori di Alessandro, detta ales- 
sandrina od ellenistica. La società romana tolse per 
sé i modi di ornamentazione greca, forse con più son- 
tuosa ricchezza, ma con minor senso dell'arte. I sog- 
getti preferiti dall'arte che facevasi elegante, gra- 
ziosa, e dagli artisti, che avevano portalo a perfe- 
zione l'abilità tecnica, erano i miti patetici ed erotici, 
(ved. tav. 72). le scenette da idilio, le galanterie e 
gli amorini, soggetti che appaiono prediletti anche 
nella letteratura alessandrina per la correlazione 
evidente fra tutti i rami dell' arte, e specialmente 
fra i poeti e i pittori nella scelta di 



(1) Degne di nota sono le opere del Mau intorno ai dipinti e 
agli scavi in genere di Pompei, le quali sono nella maggior 
parte inserite nella Ròmische Abtheihing delle Mittheiliingen des 
deutschen. Archaòlog. Institiits. Vi è anche una guida archeologica 
di Pompei curata recentemente dal Mau. Cfr. Presuhn, Die 
pompe janischeii Wanddekorationen. Lipsia, 1882. 



La Battaglia d'Isso (?) tra Alessandro Magno e Dario III di Persia, avvenuta nell'anno 333 a. C. 
Mnsaico riuveuuto nella casa del Fauno a Pouippi? ed ora nel Museo nazionale di Napoli. 

7— 




Tavola 75. 

Ved. Mrlani, Pitturn, jMilano, Hoepli, •2''' ediz., tav. HI. 



Scene della vita di palestra 

IM|)irito in nn pavimento a iimsaìco rinvenuto a Frascati (Tnscidum). 




Tavola 76. 

Vod. Melani, Pittura, op. oit., 2-' ediz., tav. XIV. 



Parete dipinta nella casa della « Parete nera » a Pompei. 

Motivo parietale del tricliuio. 




Tavola 77. 

Ved. Melani, Fittu ra, op. cit., 2° ediz., t av^JQL — 



Scena di paesaggio antico. 
Bipinto rinveuuto sull'Esquiliuo (ora nella Biblioteca Vaticana a Roma). 




Tavola 78. — Ved. Melani, Pittura, op. cit., 2" ediz., tav. X. 



Pittura. 313 



loghi di linea e di pittura, p. es., l'episodio delFab- 
bandono di Arianna che risale a Callimaco, narralo 
da Catullo, ripetuto negli affreschi pompeiani. Se 
non che, essendo questa pittura romana imitazione 
della greca nel concetto e nelle forme, non solo il 
dipinto veniva spesso da greca fonte letteraria, ma 
raffresco pompeiano proveniva da celebre dipinto 
greco; come, p. es., dicesi di quello di Medea che 
medita l'uccisione dei figli, il quale deriva da una 
famosa tavola di Timomaco di Bisanzio; un altro 
rappresentante il sacrifizio d'Ifigenia offre i carat- 
teri ben conosciuti del quadro di Timante (ved. 
Atl. cit., tav. LXXIII); e altre pitture pompeiane 
possono essere illustrate da molti versi deWAnto- 
logia greca dedicati alla descrizione di famosi qua- 
dri antichi. Oltre i soggetti tolti alla mitologia ed 
alle leggende greche, abbondano le scene della 
vita pompeiana, le vedute di paesi e di marine (ved. 
Atl. cit., tav. LXXV; cfr. la nostra tav. 78}, le 
pitture d'animali e di natura morta. 

5. Dei quadri « di genere ». — Nelle rappresen- 
tazioni di scene della vita reale, o, come si direbbe, 
nei soggetti di genere, si distinguono due modi : 
Alcune sono un abbellimento della realtà, una ten- 
denza all' idealismo anche nella rappresentazione 
di cose volgari, (scene di vendemmia, di caccia, 
dell'esercizio dei mestieri di falegname, di panat- 
tiere, di calzolaio, ecc., fatte per mezzo di genietti e 
di leggiadri amorini (ved. tav. 58), e questi sono 
opere più conformi allo spirito greco; altre pitture 
invece mostrano tipi comuni e reali, con carattere 
realistico; e queste sono rispondenti allo spirito ed 
al gusto romano. Comune poi ad entrambi gli indi- 
rizzi artistici é l'uso frequente appunto nei dipinti 
pompeiani di quadri architettonici, di fregi, ara- 
beschi, ornamenti fantastici, intramezzati da figure 




vv-tC WV77^T?"07^T77-V^>' rx T \ ,n^V-< -^ 




f^/r...>nr:T:^^4 



Atrio della casa dì Sallustio 

a Pompei. 




Tavola 8i. 



Ved. Melani, Architettura, op. cit., pag. 148, flg. 75. 



Pittura. 317 



grottesche e da piccole vedute, secondo l'uso invalso 
nell'età d'Augusto. Le pareti hanno un fondo mo- 
nocromo, di rosso carico, di giallo, talvolta anche 
d'azzurro o di nero (ved. tav. 74-77); svelle colon- 
nine, ghirlande e festoni a colori vivi segnano i ri- 
quadri; in basso corre una fascia a modo di zoccolo, 
e un'altra fascia a modo di fregio si estende in alto. 
Nel mezzo del campo cosi delimitato è dipinto il qua- 
dro, ovvero spiccano isolate figure volanti, leggiere, 
aeree di danzatrici, di Amori, di Ninfe, di Menadi, 
di Centauri, di Satiri, di donne spargenti fiori. Il 
colorito é chiaro, vivace; nel colorito, nella dispo- 
sizione, nelle belle forme delle figure, nel vivo 
sentimento che spirano, v'ha un effetto gaio, ar- 
monico, il soffio e l'attrattiva d'una vita piacevole, 
gioconda qual era quella che i Greci godettero 
come vincitori, e poi come vinti, e insegnarono agli 
austeri Romani, a poco a poco ingentiliti e am- 
molliti in un gusto artistico di moda (ved. Atl. 
cit., tav. LXXVI-LXXVII; (I). 



(1) Ved. per Pompei: W. Helbig. Wandgemalde dev von Xesuv 
versclwtteten Stàdie Campaniens. Lipsia, 1868: O. Donner. .l/'/ian- 
hing iìber die antiken Wandmalereie in technischer Beziehung : 
il)idem, Appendice al libro precedente. Cfr. G. Boissier. Reviie 
des deux mondes. oUobre, 1879; Fiorelli, Relazioni sugli scavi. 
dall'anno 1861 all'anno 1872; Pompei e la regione sotterrata dal 
Vesuvio. (Ved. Annali Ist. Corr. Ardi). A. M.vr, Pompeji in Leben 
nnd Kunst. Lipsia. Engelmann, 1900. Per le varie piante e se- 
zioni di case pompeiane, ved. tav. 314, 315, 316 (tav. 79=81». 




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TERZO PERIODO. 



JS.. — Architettura. 

L'impero degli Antonini segna la decadenza delle 
arti in Roma. A volta si rianima anche dopo Fatti- 
vità edificatrice nell'Impero romano; ma sempre 
maggiore é la deviazione dalle forme architettoniche 
antiche e l'introduzione di elementi nuovi, con 
prevalenza del pomposo e del ricco in luogo del 
semplice e del bello. Si moltiplicano le forme e gli 
elementi accessori degli ornamenti, la chiarezza 
del pensiero architettonico si offusca; mensole a 
sostegno di statue, colonne per semplice ornamento 
posate su cornicioni sporgenti, colonne e pilastri 
fìnti, un moltiplicarsi di archi posanti sulle colonne 
danno ricchezza e varietà agli edifizì, che riman- 
gono ancora mirabili per solida e sontuosa gran- 
diosità. Testimonianza di tali caratteri danno le 
notizie e le ruine dei grandi edifizi posteriori agli 
Antonini, che in gran numerq abbellirono Roma 
e le città dell'Impero. 

1. Il Settizonio. — Settimio Severo a piedi del 
Palatino fece erigere il Septizonium, del quale rima- 
nevano ancora grandi avanzi nel secolo XVII. 



320 Arte romana. 



Sembra fosse un edifizio sepolcrale di ricchissimo 
lavoro a sette ordini di colonne (ved. tav. n. 82). 

2. L'arco di Settimio Severo. — Di vari archi 
costruiti sotto Settimio Severo esiste ancora quello 
trionfale, che all' imperatore ed ai figli suoi Gara- 
calla e Geta fu eretto dal Senato e dal popolo a 
piedi del Capitolino, nell'estremo del Foro romano. 
Messo a confronto coUarco di Tito dà prova evi- 
dente di quel gusto sontuoso che faceva deviare 
dalle norme della semplicità antica. Sono tre le 
arcate, una grande mediana fiancheggiata da due 
minori; ne risulta che il monumento ha propor- 
zioni maggiori in larghezza che non in altezza, 
formando una massa grandiosa ma alquanto greve. 
Le due fronti sono ornate di quattro colonne d'or- 
dine composito, su cui posa la sporgenza del 
cornicione; negli spazi intermedi fra le colonne 
s' inquadrano molli bassirilievi rappresentanti le 
vittorie riportate contro i Parti, gli Arabi, gli 
Adiabeni (ved. per l' epigrafe : S. Ricci, Epigr. lat. 
tav. XLIII). 

3. L'Arco di Costantino. — Le medesime forme 
e il medesimo stile vedonsi nell'arco di Costantino 
presso il Colosseo, che, eretto dopo l'anno 312 in 
ricordo della vittoria riportata da Costantino contro 
Massenzio a Ponte Milvio, può riguardarsi come 
il monumento che inaugura la ricognizione del 
Cristianesimo; straricco di statue e di bassirilievi, 
ma non genuino, perchè per la fretta del costruire. 
o per l'impotenza dell'arte, porta seco molte opeie 
plastiche tolte dall'arco di Trajano; perciò nell'arco 
di Costantino, con un anacronismo strano, trovansi 
insieme raccolti i saggi di due momenti dell'arte 
romana, nei quali i buoni lavori dell'età di Tra- 
jano in confronto con quelli dell'età più tarda mo- 
strano la decadenza dell' arte in Roma (ved. Atl. 




l'.icr.i. 



21 



Pianta delle Terme di Caracalla a Roma. 



r' s 







Tavola 84. 



Ved. Melani, ArcMteHura cit., ])ag. 121, fig. Gfi; cfr. idem, tav. XI (" Frìijidnrhim 
delle Terme di ('aracaìlu a lloina. seroi/do iiììii r/roslnizione ideale). 



Arclìitettura. 323 



cit.. tav. LXXVIII); per Tepififrafe S. Ricci, op. cit., 
tav. XLIV-XLV (1). 

i. Le Terme dì Caracalla e di Diocleziano e le 
loro opere d'arte. — Testimonianza dei grandiosi 
monumenti di quest'età danno le rovine delle Terme 
di Caracalla, fra il Celio e l'Aventino, il più grande 
e più splendido edificio balneare che fosse in 
Roma (ved. Atl. cit., tav. LXXIX). Alimentate 
dall'acqua che passava sull'arco di Druso, com- 
prendevano le terme di Caracalla ampi spazi aperti 
e gran numero di vastissime e sontuose sale, e por- 
ticati destinati, oltreché ai bagni, anche ad esercizi 
ginnastici, a giuochi, ad academie e a dotte riunioni. 
Tutti i porticati e le sale erano ornati con singo- 
lare ricchezza di opere d'arte, di grandi mosaici, 
e di sculture de' più insigni maestri dell'antichità 
(ved. tav. 84). Dalle rovine delle terme di Caracalla 
e da altri edifici si trassero il gruppo del Toro 
Farnese, l'Ercole di Glicone, il torso di Belvedere, 
per non dire di molte altre opere minori (2). 

Ma nemmeno queste sontuose terme (3) non basta- 
rono al lusso ed alla mollezza romana; altre nuove 



(1) Ved. E. Petersen. / rilievi fondi dell'arco di Costantino^ 
Mittheil. d. k. d. ardi. Instit.; Roni, Abtheil voi. IV (1889), pag. 314- 
'.>.i9, tav. XII. Cfr. A. Mon.\ci, Le sculture aureliane sull'arco di 
Costantino in Bull. Coin. ardi, di Roma, 1900, pag. 75 e segg. 

(2) Ved. Gentile, Storia dell'arte greca, op. cit.. pag 171, 189. 
190-91. 

(3) Sulle terme di Caracalla ved. Blouet. Restanration des 
therines d'Antonin Caracalla. Parigi, 1828. Su quelle di Diocle- 
ziano ved. E. Pai Lix, Les thermes de Diocletien (Restanration 
des /non. ant.). Cfr. gli studi su altre terme, come p. es., su 
quelle di Civitavecchia: G. Torrac.x. Delle antiche terme taurine 
esistenti nel territorio di Civitavecchia. Pioma. 17G1; su quelle di 
Pisa: C. Lupr, Nuovi studi sulle antiche terme pisane. Pisa, 1885: 
per Pompei: Terme stabiane, in Nissen. Pompejanische studien. 
pag. 140 e segg. Ved. S. A. Iwanoff, Aus den Thermen des Cara- 
calla. Mit Erlai'iterunf/en von Chr. Hllsex. Berlino, 1891. 



324 Arte romana. 



e ancor maggiori ne edificò Diocleziano; in una 
delle ampie sale di queste terme fu poi inalzata la 
chiesa di S. Maria degli Angeli (1). E altre ancora ne 
costrusse Costantino. 

Alle cause interne che alteravano o svigorivano 
lo spirito dell' arte ancóra se ne aggiungevano di 
esterne; già erano incominciate le invasioni bar- 
bariche oltre i confini dell' Impero, e ai tempi di 
Gallieno eransi spinte fino al settentrione d'Italia; 
in pari tempo l'Impero era scosso all'interno, 
come fu nella lunga contesa dei trenta tiranni. 
Per queste due cause di fatto cresceva ed esten- 
devasi T attività edificatrice, sia per munire con 
opere di difesa le città minacciate ed anche la 
stessa capitale, sia per abbellire nei lunghi respiri 
di pace queste ed altre città, che, o nello smembra- 
mento dell'Impero o per importanza strategica della 
loro posizione, erano elette a sede di principi. Ma 
in queste città gli elementi nuovi, le straniere o 
barbariche influenze acquistarono sopra le forme 
antiche una prevalenza sempre maggiore, e l'ar- 
chitettura romana, considerata nei suoi elementi 
estetici, alteravasi appunto con l'estensione mag- 
giore. Al principiare del III secolo crebbero in 
importanza e s'abbellirono di molte opere Milano, 
Verona, Treviri, Cartagine, Nicomedia, Petra sul 
Mar Rosso, Antiochia ed Eliopoli, e Tadmor, o 
Palmira in Siria. 

5. Le rovine di Palmira. — Quest' ultima città, 
fondata ai tempi di Salomone, cioè nell'XI sec. 
a. C, divenne un grande emporio commerciale, fu 
sede dell'Impero del re Odenato e della regina Ze- 



(1) Cfr. Fr. Cerasoli , Documenti inediti medievali circa le 
terme di Diocleziano e il Mausoleo di Anc/iisto, in Bull. Comm. 
arch. comiin.iii Roma 1895, pag. 301 e segg. 



Pianta del Palazzo di Diocleziano a Spalato. 




Tavola 85. 
Ved. Melanì, Archifeffnra, cit., pag-. 177, fig. 



320 Arte romana. 



nobia, e venne da Aureliano conquistata Tanno 
273 d. C; fra le sue grandiose rovine sorgenti nel 
deserto ammirasi lo stile corinzio del III secolo. 
6. Il palazzo imperiale a Spalato (o Spdlatron). — 
Splendido esempio dell'architettura romana ai tempi 
di Diocleziano abbiamo nelle grandi reliquie del pa- 
lazzo imperiale a Spalato (ved. tav. 85). Quello che 
già fu osservato per Adriano potrebbe ripetersi anche 
per Costantino, cioè che, se per favore di principe 
l'arte potesse rifiorire, nuovo splendore avrebbe tro- 
vato al tempo in cui, trasferita la capitale a Bisanzio, 
r imperatore ornava la sua città di molti e gran- 
diosi edifìci, di fori, d'ippodromi, di terme, di cir- 
chi, d'archi e di colonne trionfali, affinché degna- 
mente rivaleggiasse con Roma, mentre restorava 
altre città dai danni patiti, e fondava scuole per 
lo studio delle arti. ]Ma invece con Costantino l'arte 
classica ha suo fine; nel IV secolo il mondo pa- 
gano in séguito alla proclamazione del Cristiane- 
simo si dissolve; nasce l'arte cristiana. Il tempio 
dell' antico politeismo più non risponde al nuovo 
pensiero religioso, e si costruisce la basilica cri- 
stiana, che non ha di comune con la pagana se 
non il nome, e si sviluppa e si forma per altri e 
ben diversi uffici. Uno spirito nuovo informava 
l'arte, che non spezzava interamente il legame con 
l'antico, bensi tramutavasi con un lento e graduale 
svolgimento, poiché il pensiero animatore dell'arte 
mutava, ma le forme dell'espressione rimanevano 
ancora antiche, e, malgrado l'aborrimento dei Cri- 
stiani, era inevitabile che questi usassero materiale 
antico e pagano per riedificare ed ornare i nuovi 
monumenti. L' arte classica si spense col cessare 
di quelle forze che in Roma le avevano dato rinvi- 
gorimento di vita. La potenza politica romana 
trasse a sé la vita artistica del mondo ellenico; 




(O o 

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Pianta delia Basilica di Costantino a Roma. 




Tavola 87. 



Ved. Melarli, Xrchiteltara, pag. 115, fig. G4. 



Plastica. 329 



se non che, siccome il centro della vita politica 
era spostato a Bisanzio, V opera di spogliazione 
della Grecia continua, ma la preda è trasportata 
nella nuova capitale dell'Impero, dove Costantino 
e Teodosio cercano di dare nuovo impulso all'arte, e 
dove essa più da presso sente gli influssi orientali 
e barbarici, dai quali si sviluppa lo stile bisantino. 



B. — Plastica. 

Nelle opere di plastica dopo gli Antonini fino a 
Diocleziano splende spesso ancóra bellezza di forme 
e vigoria d'espressione. Le statue eroiche di Perti- 
nace, di Alessandro Severo, di Elagabalo, e quelle 
di Giulia Mammea, di Giulia Soemia in aspetto di 
Venere, di Giulia Domna in sembiante di Pudicizia 
tengono i pregi di forza. o di eleganza dell'arte 
classica. Ma le sculture dopo Diocleziano mostrano 
l'offuscamento del senso delle belle forme, dell'ar- 
monia delle proporzioni, della vigoria delle linee 
e del rilievo. 

Non mancavano già all'arte cure e favori, che 
anzi sappiamo come ai tempi di Libanio si diser- 
tassero le scuole di retorica e di filosofia per cor- 
rere a quelle di disegno e di pittura; ma le alte 
mercedi ai maestri non danno ispirazione all'arte, 
la quale ha i suoi momenti di decadenza o di 
transizione e di trasformazione, contro cui non vale 
opera alcuna di Mecenati. 

La plastica antica fu una divinizzazione della bel- 
lezza corporea; ma la nuova religione prevalente 
nel mondo romano iniziò un'era nuova, e, abor- 
rendo dalla bellezza corporea, esaltava soltanto la 
bellezza dello spirito, la quale non pareva, come 



330 Arte romana. 



parve agli antichi, rivelarsi nella bellezza esterna, 
bensi più viva rifulgere quando una bellanima vi- 
veva in un corpo vile e deforme. La scultura del- 
l'arte cristiana perdette quindi il pregio che viene 
dall'amore sentito per la forma, e quasi ne fu ab- 
bandonato r esercizio, giacché per l'ornamenta- 
zione delle chiese si diede preferenza alla pittura 
e al grande musaico (1). 



o. — Pittura. 

La pittura dell' ultima età classica non ci ha 
lasciato di sé documenti; cosicché dalle pitture 
pompeiane passiamo ai dipinti delle catacombe, i 
quali nell'esecuzione e in certi elementi decorativi 
sono ancóra prodotti dell'arte classica, ma per il 
contenuto della rappresentazione sono documenti 
dell'arte cristiana. Assunta poi la pittura alla piena 
luce della basilica, perdette ogni memoria dell'an- 
tica tradizione artistica, e si trasmutò in quello 
stile secco e severo, a cui si estende, sebbene non 
propriamente, l'epiteto di bisantino. L'arte classica 
però non giacque spenta; risorse, e col suo rina- 
scimento portò a nuova grandezza l'arte in Italia (2). 



(1) Cfr. C. F. Mazzanti, La scultura ornamentale romana nei 
bassi tempi, in Archivio Storico dell'arte, s. II, anno II, fase. 1 e 2 
p. 33 e segg.; fase. 3, p. 161-185. 

(2) Tutto questo periodo dell'arte in Italia, che dalla decadenza 
dell'arte perfetta in Roma si estende fino al Rinascimento, è 
ora trattato egregiamente dall'illustre prof. Venturi nel suo re- 
centiss'mo libro La Storia dell'arte in Italia (Milano Hoepli, 
1901), di cui è uscito il primo volume, che giunge fino a Giu- 
stiniano, opera ricca di tavole e di illustrazioni. Sono già in 
corso di stampa il secondo volume, che tratterà del periodo 
Dal tempo dei Longobardi all'inizio dello stile nazionale, e il 
terzo: Dal secolo XIII alla fine del Trecento. 



332 Arte romana. 



APPENDICE. 
Degli scavi e delle scoperte recenti sul Foro Romano. 

METODO ED ESTENSIONE DEGLI SCAVI RECENTI. 

Oià da molto tempo era stata riconosciuta dai dotti la neces- 
sità di iniziare degli scavi sistematici e strettamente scientifici 
sull'area del Foro Romano, perchè vi si potesse leggere la storia 
di Roma dal periodo della monarchia a quello del Basso Im- 
pero con sicurezza di dati archeologici ed epigrafici, ma solo 
per mezzo deirintelligente energia dell'on. ex Ministro Baccelli 
e della rara competenza dell" architetto Boni poterono avere 
efTetto e conclusioni scientifiche durature. 

Il Boni, coadiuvato da un'eletta schiera di valenti archeologi 
ed epigrafisti, sorretto dalla fiducia e dall' aiuto dell' ex ^lini- 
stro e del Governo, scelse come criterio archeologico di ricerca 
lesame stratigi-afico del Foro, saggiando sempre per mezzo 
della sezione verticale dei pozzi la successione degli strati ar- 
cheologici e geologici, in modo da tener conto d'ogni minimo 
particolare sulla natura, sulla provenienza e sull'impiego dei 
materiali antichi, cosicché questi, alla luce della storia e della 
critica archeologica, poterono essere meglio vagliati e studiati, e 
in base a questo studio poterono essere operati gli scavi defi- 
nitivi. 

Bisogna pertanto attendere dalle pubblicazioni ufficiali le no- 
tizie sicure sull'orientazione e sulla cronologia dei vari monu- 
menti, con la nuova sistemazione dei quali è legato ormai 
indissolubilmente il nome dell' onor. Baccelli e dei benemeriti 
archeologi romani. 

In poco meno di due anni, i risultati degli scavi del Foro 
furono notevolissimi, perchè misero alla luce il famoso niger 
lapis, o strato di pietra nera, di cui fu selciata parte del Foro, 
la stele ormai celebre per la difficoltà della sua interpretazione, 
i vostra del Comizio e l'ara di Cesare, le celle sotterranee del 
tempio di Vesta e la domiis pnblica, la Regia, la nuova sistema- 
zione delle cloache e il ritrovamento di una cloaca anteriore 
a quella maxima, e orientata diversamente da questa, nonché la 
nuova direzione della Sacra Via non sempre identica a quella 
tradizionalmente creduta come tale. 

LA " SACRA VIA „ 

Incominciamo da questa maggiore arteria del Foro. Se ne è 
modificata la direzione in sèguito allo sterro eseguito dinanzi 
la Basilica di Costantino ; si è distinta la parte di costruzione 



Arte romana. 



dell'epoca imperiale da quella antichissima repubblicana, e si 
sono rinvenuti due muri di fondazione che intersecavano la 
Via Sacra e tra i due muri vestigia di edifici distrutti, di cui 
uno del periodo repubblicano, a costruzione reticolata (ved. 
tav. 87). 

" La vita secolare e intensa del popolo che finì col dominare 
il mondo antico — scrive l'ardi. Boni (1) — dovette mutare 
l'aspetto primitivo della piccola valle in cui sorsero il Comizio, 
il Foro e i Sacrari di Stato, e la cui struttura geologica ha per 
certo influito nel distribuire i centri della vita religiosa, civile 
e politica romana, sul percorso della Sacra Via, che li col- 
legava „. 

Perciò si credette opportuno nell' eseguire il rilievo della 
Sacra Via di lare anche quello di tutti gli edifici adiacenti, 
nell'area compresa fra il Colosseiun e il Tahularium, e questo 
rilievo fu eseguito nel maggio scorso (2) da quarantasei alunni 
del secondo corso della Scuola d'applicazione degli ingegneri 
della R. Università di Roma, divisi in cinque squadre, sotto 
la direzione del prof. Reina, coadiuvato da cinque assistenti 
della Scuola stessa (3), ed è qui riprodotto nella nostra tavola 
n. 96. 

Gli scandagli che intanto l'architetto Roni andava compiendo 
confermarono che " i ruderi visibili rappresentavano l'ultimo 
capitolo di uno dei più preziosi libri della storia umana, se- 
polto sotto selciati medioevali rifatti nel Cinquecento, o più di 
recente sofisticati; e sotto un fitto velo di terriccio e di lastrami 
di pietra, che dinanzi alla storia hanno il valore delle imbian- 
cature che in certe chiese ricordano le pestilenze del Seicento, 
ma nascondono gli affreschi di Giotto „ (4). 

IL " COMITIU.M „ E IL " NIGER LAPIS „. 

Intimamente connesso con la Via Sacra è il Comitiiim. che 
l'architetto Boni sterri) alacremente, mettendo allo scoperto la 
parte anteriore della chiesa di S. Adriano fino al livello attri- 
buito all'imperatore Diocleziano. Ritornò in luce dinanzi alla 
chiesa il pavimento del Comizio e un'importantissima iscrizione. 



(1) Ved. NotÌ3Ìe degli Scavi di antichità comunicate alla R. Acca- 
demia dei Lincei. Roma, giugno 1900, pag. 220 e segg.. 

(2) Ved, tavola allegata alle Notizie degli Scavi citate, a pag. 220- 
221: Sacra Via et continentia aedificia; cfr. Atti dei Lincei, Me- 
morie della classe di Scienze mor., Serie 5*, voi. Vili. 

(3) Ved. Reixa, Triangolazione della città di Roma in Rivista 
di topografia e catasto. 18{)Q. 

(4) Ved. larch. Boni, in Notizie degli Scavi, cit., pag. 229. 



Il cippo inscritto rinvenuto sul Foro Romano. 








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Tavola 90. 



Ved. Domenico Comparetti, Isrn'zione arcnira del Foro lìomnno. Firenze- 
Roma. Benciui. 1900. fig. a pag-. 7. 



336 Arie romana. 



che si reintegra c]iiriam sen\atus. Oltre ritrovamenti di blocchi 
di travertino dell'età repubblicana e di molti pozzetti sull'area 
del Comizio, ciò che più interessa è il ritrovamento del niger 
lapis, che si credette sùbito la tomba di Romolo e fu oggetto 
di discussioni molte e vivaci (ved. tav. 89). 

Da un lato il Boni, il Vaglieri ed altri dotti sostennero po- 
tersi il niger lapis riferire di fatto alla tomba di Romolo, dal- 
l'altro lato l'Hùlsen in una conferenza all'Istituto archeologico 
germanico dimostrò doversi attribuire a Massenzio, restaura- 
tore come Costantino dell' antichità, e tanto 1' Hùlsen quanto il 
Pais più recentemente sostennero trattarsi di una dedica a 
Marte non a Romolo, per cui i dotti concluderebbero che il 
niger lapis possa essere un lastricato, fatto anche in tempo più 
tardo, ma a memoria del luogo sacro che, secondo le tradizioni 
antichissime, e forse per qualche scavo fortuito, era indicato 
quale tomba di Romolo: questo restauro verosimilmente si 
attribuirebbe a Massenzio, 

LA STELE INSCmTT.\ DEL COMIZIO. 

Sotto il niger lapis si rinvennero basamenti decorati con gola 
etrusca e congiunti da una striscia di tufo formante gradone e 
con altri oggetti e frammenti un cippo di tufo in forma di 
tronco di piramide quadrangolare a spigoli sfaccettati, con la 
iscrizione di dubbia interpretazione, che afTaticò lo studio e 
l'ambizione di molti dotti (\ed. tav. 90. 

Riferire qui tutta la bibliografia relativa al niger lapis e so- 
prattutto all'epigrafe in questione sarebbe assunto impari alla 
mole di questo Manuale e alle mie forze: basti dire che il chia- 
rissimo prof. Tropea, che con sagace intendimento seguì e 
riunì tutti i lavori relativi alla stele arcaica (1), riunì la cro- 
naca delle discussioni in tre articoli o parti, e l'argomento non 
è ancora esaurito. 

Dirò soltanto che non solo gravi furono e sono tuttora i dubbi 
circa il significato e la interpretazione dell'epigrafe, ma anche 
circa la cronologia dell'epigrafe stessa, che molti vollero deter- 
minare con criteri puramente archeologici. 

La rottura del cippo e la manomissione dei basamenti sa- 
rebbero dovuti, secondo il Boni (che ne fece insieme col Ga- 
murrini e col Ceci una Relazione ufficiale (2)), a un" opera di 



(1) G. Trope.\, La stele arcaica del Foro Romano, cronaca della 
discussione. III. Messina, tip. della Rivista di storia antica e scienze 
affini. 1900. Cfr. Parte 1» e II* nella Rivista medesima, 1892. 

(2) Yed. Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla Regia 
Accademia dei Lincei, maggio 1889, pag. 151 e segg. 



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L' iscrizione della stele del Comizio, 

rinvenuta negli scavi del Foro Romano. 




13 (m) ([iioi ha- 

velod nequ [oi 

5 o |dj dioii estod. 

Romano, tav. di fronte alla pagr. 8. 

Nli. — L'iscrizione è una riproduzione fototipica del disegno esatto di tutte le faccle dell'epigrafe, ridotte ad 
un sol piano, ed ha di tianco la trascrizione per agio degli studiosi. Le parentesi tonde segnano le lettere 
incomplete o incerte, le quadre segnano le complementari. 



Tavola 91. — V^ed. D. Comparetti, Isa 



izioìie arcaica 



Scoperte recenti Hid Foro Romano. -V-V, 



distruzione violenta e premeditata, clie fu poi espiata con un 
sacrificio. Ora si credette, ben vagliando 1 detriti del sacrificio, 
di fissare la data, ma il Pais prima (1), il dott. Savignoni poi (2) 
riconobbero che il criterio della stipe votiva non devessere 
quello esclusivamente scientifico da seguire, in quanto che è 
incerto e abbraccia un periodo di tempo troppo esteso. 

' In conclusione — scrive il Savignoni — abbiamo una sup- 
pellettile la cui cronologia varia dal VI secolo (e per qualche 
caso forse anche dal VII) al secolo I av. Cr. ; per altro i gruppi 
più abbondanti sono il più antico e il più recente. Tutti gli og- 
getti descritti furono trovati confusi insieme nello strato di ce- 
nere e carboni, non già stratificati a seconda delle loro diverse 
epoche ; sicché si tratta evidentemente di un materiale, non 
già proprio di un deposito formatosi a mano a mano, ma lì 
trasportato da altra parte e tutto in una volta ad uso di riem- 
pimento. Il che viene confermato dal fatto che esso è un ma- 
teriale in massima parte frammentario, e che degli oggetti più 
grandi ed importanti, come, p. es., del vaso greco con Bacco, 
abbiamo non già tutti o quasi tutti i frammenti, bensi il con- 
trario, ossia solo qualche frammento. 

" Il luogo che doveva essere lùcolmato e coperto ha tutta 
l'apparenza di un luogo sacro; e non senza intenzione sarà 
stato adibito per ciò, prima d'ogni altra cosa, un materiale 
anch'esso evidentemente sacro, preso danna o più stipi votive, 
e frammisto ad abbondanti resti di sacrifici: il che, oltre a 
contribuire al rialzamento del suolo secondo le nuove esigenze 
topografiche, faceva sì che si conservasse, quasi sotto sigillo, 
alia divinità quello che la pietà romana le aveva dedicato. 

" Ciò avvenne dopo che il luogo stesso era stato devastato, e 
dopo che più tardi fu sgombrato dai rottami dei monumenti 
venerandi,! resti dei quali sono rimasti nascosti da quel tempo 
fino ai dì nostri. 

" Ma quando avvenne non è facile precisare; io mi limito a 
notare che per la soluzione del problema è d'uopo, a mio av- 
viso, tener d'occhio piuttosto il materiale più recente che il più 
antico. „ 

Riconosciuto incerto il criterio della stipe, i più si volsero a 
spiegare epigraficamente e glottologicamente l'epigrafe. Primeg- 
giano in questo lavoro, dopo la Relazione del proL Cecijiproff. 
Pais e Comparetti, i quali pubblicarono studi riassuntivi e ge- 
niali che fanno onore alla scienza italiana (3). 



(1) Ved. Nuova Antologia. 1 genn. 1900; cfr. 16 nov. 1900. 

(2) Ved. Notizie degli scavi, aprile 1900, pag. 143 e segg.. 

(3) 11 Pais ne discusse in varie riprese e recentemente nel- 
Ricci. 22 



338 Arte romana. 



Ma l'Hiilsen, il Milani, il Ceci, il Gamurrini, il Mariani, il De 
Cara, il De Sanctis e altri ancóra (1) non cessarono di aggiun- 
gere ciascuno osservazioni proprie alla critica altrui, e da tutta 
questa congerie di opinioni e di lavori ne venne la conclusione, 
fino a nuovi risultati esaurienti, che l'epigrafe della stele ha 
carattere sacro, e si riferisce al luogo ove sorge, e che l' area 
dove sorge era sacra a Marte, e quindi anche a Romolo, non 
escludendo che in tempo tardo abbiano voluto, con quei resi- 
dui di stipe votiva e col selciato nero sovrapposto, meglio con- 
sacrare alla venerazione dei posteri un luogo consacrato già 
dalla tradizione patria. Per me l'iscrizione non è tanto antica, 
né tanto recente quanto alcuni vorrebbero, ma è piuttosto del 
principio della Repubblica che non della Monarchia, o del 
tempo dell'incendio gallico, e contiene senza dubbio prescrizioni 
e divieti di carattere sacro, del genere così chiaramente esposto 
dal senatore Comparetti „ (ved. tav. 91) (2). 

Fra le varie e talora opposte opinioni che furono espo.ste in 
proposito un'altra merita di essere ricordata non solo per la 
sua originalità, ma anche per l'intima relazione che ha con tutto 
il complesso della religione, del diritto sacro e della storia 
prisca di Roma, l'opinione del eh. prof. Milani, direttore del 
R. Museo archeologico di Firenze e degli scavi di Etruria (3). 

La scoperta quasi contemporanea di un simile lociis sacer a 
F'iesole, della quale diede conto all'Accademia dei Lincei, rende 
la sua interpretazione evidente. Secondo un'ipotesi già emessa, 
il cosidetto sepolcro di Romolo sarebbe originariamente il 
mundiis,o centro augurale della città, costituito etrusco ritu, di 
cui parla Dionigi d'Alicarnasso. 

In Roma vi erano due mundi antichissimi, uno sul Palatino 
e l'altro nel Foro; quest'ultimo era stato coperto da un'ara, che 
il Milani riconosce nel postamento di tufo dietro le note basi 



l'articolo: Le scoperte archeologiche e la buona fede scientifica 
inserito nella. Rivista di storia antica e scienze affini di Messina; 
il Comparetti invece pubblica un lavoro a sé, intitolato: Iscri- 
zione arcaica del Foro Romano. Firenze-Roma, Rencini. 1900. 

(1) A scanso di dimenticanze, ved. la cronaca citata dal prof. 
Tropea in op e luogo citati. 

(2) Queste opinioni espressi già a suo tempo, nell'articolo 
di divulgazione deir.4?/?janaccoiZ«Zia/io pel 1901, trattando delle 
Recenti scoperte archeologiche di Roma negli scavi del Foro Ro- 
mano (ved. pag. 372 e segg.). 

(3) Da un articolo sul Popolo Romano del 23 maggio scorso 
il prof. Tropea trae un riassunto dei capisaldi dell'opinione 
del Milani, mentre si attende la sua pubblicazione nei Rendi- 
conti della R. Accademia dei Lincei e nella seconda puntata 
dei suoi Studi e materiali di Archeologia e Numismatica. 




/ 



340 AiHe romana. 



sagomate. Questo postamento dell'ara sta probabilmente sopra 
un lastricato che copriva il in unclns. dello lapis manalis, e questo 
lapis, di cui si copri il miindiis e il templnm romnleam, venne 
naturalmente consideralo nella tradizione popolare come 17je- 
roon, ossia il sepolcro di Romolo. 

L'importanza grande di cui parla il Milani starebbe anche 
nel fatto che il lapis manalis, il mnndns roinnleus,ìe basi sago- 
mate, su cui stavano i dnos leones. di -cui parla Varrone, e su 
uno dei quali stava la pietra, simbolo aniconico e fetido di 
Tellns, dea della vita e della morte, tutto questo insieme mo- 
numentale costituisce il temphim aur/urale etrusco, quale cono- 
sciamo da Marziano Capella e da un ricordato temphnn sacerdo- 
tale di Piacenza, ed ha riscontro e spiegazione nel rilievo mo- 
numentale coi leoni della porta settentrionale di Micene, che 
il Milani dichiarereblie un emblema araldico della città mi- 
cenea e un indice religioso dei sepolcri degli Atridi, trovati 
presso delta porta (ved. tav. 8 e cfr. tav. 9). 

Quanto al Foro Romano, le cose sarebbero rimaste intatte 
finché, per il naturale rialzamento del suolo e per le esigenze 
delle nuove fabbriche, secondo il piano regolatore del Foro di 
Giulio (>esare, furono obbligati a rialzare il livello del ni(/er 
lapis di 60 centimetri. 

Venendo poi alla epigrafe della stele piramidata. egli la di- 
chiara dell'età regia e probabilmente serviana {lex regia); ma 
questa conclusione parte dall'analisi della stipe votiva, che non 
risponde a quella fatta dal doli. Savignoni. 

Il Milani pertanto avrebbe ragione per conto suo, se rima- 
nessero salde le basi cronologiche della stipe, da lui assegnala 
parte al secolo Vili e VII av. C. e parte al VI. " Nessun oggetto 
della stipe vera e propria esiste, secondo egli aflerma in modo 
assoluto, che possa riferirsi ai secoli V, IV. Ili e II a. C. Esistono 
soltanto dei cocci eterogenei alla stipe del secolo IV e I a. C. ; 
quelli del IV si riferirebbero al primo conseptuni maceria, fatto 
per sostenere il lapis ; quelli del I al tempo di Cesare. 

E il Milani a questo proposito conclude eloquentemente che 
questi ultimi cocci del I secolo a. C. mostrano appunto " che 
vi è stato un rimaneggiamento e un rialzamento del lapis, ri- 
ducendolo di proporzioni, ma curando che le sacre reliquie, 
]-accolte intorno ài mundus e al teinplam dei re di Roma, si 
conservassero intatte, là dove erano, tra i monumenti dei re „. 

IL TEMPIO DI VESTA E L.\. " DOMUS „ DELLE VESTALI 
SECONDO LE RECENTI ESPLOR.\ZIONI. 

Su questo argomento così interessante per la storia di Roma, 
potè riunire tutti i risultati più importanti degli ultimi scavi 



Scoperte recenti sul Foro Romano. .'341 



lo stesso direttore di questi, l'illustre direttore Boni in uno dei 
fascicoli delle Notizie degli Scavi (1). 

La aedes Vestae possedeva il focolare dello Stato e sorgeva al 
basso della falda settentrionale del Palatino: il fuoco veniva 
alimentato diebiis iioclibnsque dalle vergini Vestali, con legname 
di quercia o d'altro albero. 

11 rudere del Sacrario di Vesta aveva subito squarci notevoli, 
e giaceva sotto il peso di ostinate definizioni, contro le quali 
si ristudiò con metodo e con scavi opportuni, facendo tornare 
in luce la favissa centrale o cella penarla, la platea circolare 
del podio, avanzi di sacrifici e contini del teinenos. in modo da 
poter studiare le strutture di etii diverse, e determinare l'am- 
piezza dell" edificio al quale appartengono i frammenti archi- 
tettonici che si conoscono, che sono parte del tardo restauro 
imperiale. 

Il Boni, nel lavoro magistralmente condotto che ho sopra ci- 
tato, dopo averci dato r«e(/e.s Vestae e i ruderi attigui, i quali 
appaiono da una sua fotografia fatta a 500 metri d'altezza con 
un pallone del Genio militare, e dopo avere rappresentato il 
Sacrario di Vesta quale si vede in un bassorilievo della Gal- 
leria degli Uffizi; stabilisce in due clichés distinti la veduta del 
Sacrario di Vesta nel 1898 e quella stessa, quale risulta dalle 
ultime esplorazioni, ben determinata nei suoi differenti strati 
archeologici corrispondenti alle differenti strutture, che costi- 
tuiscono il rudere del Sacrario stesso (ved. tav. cit. 92). Se- 
guono la pianta e le sezioni: una traversa il cardo, l'altra tra- 
versa il decuinaiius. 

Il calcolo di cinquanta piedi di m. 0,29574 per il diametro di 
m. 14,80 circa della muratura riposante sulla platea circolare 
del rudere confermò lopinione più volte espressa dall'illustre 
Pigorini, che i terramaricoli , popolo divenuto italico prima 
degli Etruschi e dei Greci, avessero un'unità metrica corrispon- 
dente circa al piede romano dì m. 0,2963, e che tracciassero le 
loro costruzioni in base a questa unica misura. 

La parte più antica del rudere del Sacrario di Vesta si deve 
attribuire ai Flavi, come mostra lanalogia dello/^us quadratimi 
con quello del templiim Sacrae Urbis. 

Il nucleo severiano è composto invece di scheggioni di tufo 
gialliccio, a struttura pisolitica ; la favissa. o cella penarla ster- 
coraria, ha pianta quadrangolare, quasi trapezoidale, e fa ri- 
cordare la forma della Roma quadrata, quella del niger lapis e 
della città dei terramaricoli, illustrate dal Pigorini. L'angolo 
acuto della favissa di Vesta è rivolto a nord-ovest, e si deve 



(1) Notizie degli Scavi d'antichità comunicate alla li. .Accademia 
dei Lincei. Roma, maggio 1900, pag. 159 e segg.. 



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Scoperte recenti sul Foro Romano. 34'i 



confrontare con l'angolo acuto AeW agger nelle terremare, il 
quale serviva come spartitore dell'acqua, che ne alimentava la 
fossa. È incerto 1' uso della favissa. ma 1' averla trovata senza 
aperture laterali, piena di resti di sacrificio e di vasi etrusco- 
campani, potrebbe far credere o al Zocn.s intimus.oxe dovevano 
stare gli oggetti misteriosi (le sacra fatalia col Palladio e i Pe- 
nati portati da Troia, che a\-rebbero trovato posto comune 
in quelle specie di sotterranei), oppure al luogo dove tenevansi 
custodite le spazzature e i rifiuti animali, finché al 15 giugno 
si portavano alla Porta Siercoraria del Clivo Capitolino. 

Gli avanzi frammentosi del restauro Severiano e forse di un 
altro più tardo ancora, potrebbero venire rialzali a posto, qua- 
lora si avessero dati più certi del loro postamento e l'altezza 
dei piedestalli. I frammenti rimasti sono in marmo lunense e 
il Boni ne dà le riproduzioni in zincotipia. 

La ricostruzione in ogni modo doveva essere di tempio cir- 
colare con tetto a cupola, di cui si scopersero pure frammenti, 
cosicché noi possiamo ancora passare attraverso le modifica- 
zioni dei restauri architettonici al Sacrariiim della Regia, con- 
tenente il fuoco sacro con la tradizionale arcaica forma del- 
l'urna a capanna del periodo italico preromano, a pareti intes- 
sute di vimini e a pali ritti di legno per sbarrare la capanna 
e per aggiungerle una specie di portico coperto (cfr. Atlante 
cit., tav. VII). 

.\LTRI CENTRI MINORI d" ESCAVO. 

L'attività dell'architetto Boni e de" suoi bravi operai si rivolse 
inoltre al luogo del rogo di Cesare, ai rostra, dove si scoper- 
sero quattro gradini di fondamenta delle vestigia curvilinee che 
già conosciamo e alla Basilica lulia (ved. tav. 93). 

La Regia, questo centro religioso e politico di Roma monar- 
chica, fu pure oggetto di cure speciali, che portarono al ritro- 
vamento di una struttura quadrata in tufo con rialzo circolare 
nella superficie superiore, una specie di altare, o di sacrariiim 
della Regia, forse il luogo di custodia delle tradizionali aste di 
Marte (ved. tav. 94=95). 

Molto vi sarebbe a dire anche sulla Basilica Aeinilia, per la quale 
rimando al lavoro esauriente dell'illustre prof. Lanciani (1;. Mi 
preme soltanto di far notare che si rinvennero le gradinate per 
le quali si accedeva a una specie di basamento rotondo, molto 



(1) Ved. in Bollettino della Commiss. archeologica coimin. di 
Roma del 1900. Ch: anche il G.\tteschi nell'Indice bibliografico 
delle opere speciali. 





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346 Arte romana. 



logoro, che si crede un sacello. Inoltre fu messa allo scoperto 
meglio di prima la grande aula della Basilica , col pavimento 
in marmo africano, porta santa e giallo antico. 

Maggior luce venne inoltre con gli ultimi scavi alla storia 
della costruzione del templiim Antonini et Faiistinae. del quale 
uscì nella sua primitiva grandezza lo stilobate, e si potè stu- 
diare tutto il perimetro, essendo ora isolato. 

L.V " CLOAC.V MAXIM.\ ,. 

Una conseguenza non inaspettata, ma in ogni modo fortuna- 
tissima degli scavi sistematici del Foro Romano fu lo studio 
profondo e minuzioso di tutto il sistema stradale del centro 
della vita romana, nonché di quello sotterraneo con lo scavo 
delle cloache e dei pozzetti che misero in luce la complicata ca- 
nalizzazione della fognatura e dello scolo delle acque in Roma. 

Mi limiterò solo ad accennare al fatto importantissimo, messo 
in luce dalle ricerche del Boni, che la cloaca maxima (ved. 
tav. 47j, risulta costrutta di massi tolti da edifici repubblicani ; 
non sarebbe stata opera dei re Tarquinii, ma lavoro dell' ul- 
timo periodo della Ilepubblica, mentre l'antica cloaca che si 
attribuisce ai Tarquinii pare esista in un altro luogo, ove si 
vedono vestigia considerevoli più a levante della maxima. 
Quella prima grande cloaca sarebbe stata poi abbandonala 
quando i Romani costrussero la Basilica Aemilia. 



INE. 



«iOTlZlE DEGÙ SCAVI- GIUGNO -ISOa 




jieegU ingegneri in Roma nell' area compresa tra il 



: DECU StAVl-CIUCH0190a 



SACRA- VI A- ET- CONTINENTI A- AEDIFICI A 



Yh> 



^\v- 



ijmrmKT^iTifi^ j ITmirìOTU.. 




Tavola 96. — Rilievo grafico generale dello stato attuale del Foro Romano, risultante dalla connessione a penna nella scala di 1:500 dei rilievi altimetrici parziali, eseguiti l'anno 1900 dagli alunni della R. Scuola d'applicazione degli ingegneri in Roma nell'area compresa I 
t/olosseo e il TaMUarinm. (Cfr. Notizie degli Scavi, giugno 1900, pag. 220 e segg.). 



^ 



700 

MANUALI HOEPLI 



Ministero dell' Istruzione 

Gabinetto 

del Sottosegretario di Stato 

Roma, 3 nov. 1900 



lU.mo Signore 
Comm. Ulrico Hoepli 
Editore 

Milano. 

L« collezione dei Manuali 
Hoepli, ricca ornjai di quasi 
700 volumi, forma lapin vasta 
enciclopedia di scienze, lettere 
ed arti finora apparsa in Ita- 
lia. Meritano lode certamente 
e gli autori, che in forma lu- 
cida e breve hanno preparato 
cosi valido ausilio alla gioventù 
studiosa, e l'editore che ha sa- 
puto scegliere, tra le varie di- 
scipline, quelle che meglio val- 
gono a formare un complesso 
di cognizioni indispensabili alla 
cultura moderna. 

firmato: 

Enrico Panzacchi. 

Sotto Segretario di Stato 
al [!\Cinistero della Puhbl. Istrurìone. 



I! Ministro 

per l'Agricoltura, l' Industria 

e il Commercio 

Roma, 25 ott. 1900. 

lìl. sig. Comm. U. Hoepli, 
Milano. 

La larga accoglienza fatta 
alla collezione dei manuali, e- 
diti dalla Sua benemerita Casa, 
deve certo formare la migliore 
e più ambita ricomjjensa per la 
S. V. III. ma, che con intelli- 
gente cura ne dirige la pub- 
blicazione. 

Questo Ministero ha avuto più 
volte occasione di fermare la 
sua attenzione sui lavori che 
più direttamente riguardano 
V agricoltura, la zootecnia e le 
industrie adesse attinenti, tro- 
vandoli i-ispondenti allo scopo 
che la S. V. III. ma si propone 
di conseguire. 

Mi torna quindi grailito di 
esprimerne a Lei il mio sincero 
compiacimento, mentre Le au- 
guro che sempre maggior fa- 
vore abbia ad incontrare code- 
sta Sua utile raccolta 

firmato: C.^rc.vno 

^Cin. dell'A<ir., Ind. e Comm. 



Tutti i MANUALI HOEPLI sono elega:^temenle 
legati in tela e si spediscono franco dì porto nel 
Regno. — Chi desidera ricevere i volumi racco- 
mandati, onde evitare lo smarrimento, è pregato 
di aggiungere la sopratassa di raccomandazione. 

Si^ 1 libri, uou racconiauitdati, vis^^iglaiio a. 
rischio e pericolo del corar^ittei*te. *JfS|g| 



700 - «lANUALI HOEPLI - 700 

PubbiicatI sino al Gennaio i90i 

L. :. 
Abiiazioni. — cedi Fabbricati civili. 

Abitazioni degli anlmaii domestici, del Dott. U. 

Barpi, di pag. xvi-372, con 168 ìncisioDÌ 4 — 

Abbreviature latine ed italiane. — cedi Dizionario. 
Abiti. — cedi Confezioni d'abiti — Biancheria. 
Acetilene (L"), del Doct. L. Castellani, di p. xyi-125. 2 — 

— cedi anche Gaz — Incandescenza. 

Acido solfori €o. Acido zaìtrìco, Solfato sodicog 
Acido muriatico (Fabbricazione dell'), del Dott. V. 
Vender, di pag. viii-3r2, con 107 ine. e molte tabelle. 3 50 

Acque (Le) minerali e termali del Regno d'I- 
talia, di Luigi Tigli. Topografia - Analisi —Elenchi 
— Denominazione delle acqua — Malattie per le quali 
si prescrivono — Comuni in cui scaturiscono — Sta- 
bilimenti e loro proprietari — Acque e tanghi in com- 
mercio — Negozianti d'acque minerali, dì pae. xxii-552. 5 50 

Acque pubbliche. — cedi Tnsregneria legale. 

Acustica. — cedi Luce e suono. 

Adulterazione e falsi Reazione degli alimenti, 
del Dott. Prof. L. Habba, di pagine vin-211 . . . 2 — 

Agricoltore. — cedi Prontuario. 

Agricoltura. — cedi Agrumi — Computisteria agraria — 
Cooperative rurali — Estimo — Igiene rurale — Le- 
gislazione rurale — Macchine aaricole — Malattie 
crittogamiche — Mezzeria — Orticol. — Prodotti agri- 
coli — Selvicoltura. 

Agroìsomlsi, dei Prof. Garega di Muaigoe. 3* ediz. 
riveduta ed ar^pliata dall'autore, d^ pae. xti-210 . , 1 50 

Agronomia e agricoltura mo«ierna, di G^. 8oL- 
dani, di pag. xii-404 con 134 ine. e 2 tav. cromolitograf. 3 50 

— cedi anche Prontuario dell'aErricoltore. 
Agrumi (Coltivazione, malattie e commercio degli), 

di A Aldi, con 22 inci.s. e 5 tav. cromòlit, p. xii-288 3 50 



ELENCO DEI MANUALI HOEPL 



Alcool (Fabbricazione e materlQ prime), di F. Oanta- 
MESSA, di pa?. xii-307. con 24 incisioni ...... 3 -— 

— cedi anche Cognac — Liquorista. 

Algebra complementare, del Prof. S. Pinchesle : 

Parte I. Analisi algebrica, di pag. viii-174 , . . 1 6l' 
Parte n. Teoria delle equazùrni, p. iv-i69 con 4 ine. 1 50 

Àlgebra elementare, del Prof. S. Pincherle, 7^ edi- 
zione, di pag. Yiii-210 . 1 50 

— vedi anche Determinanti — Esercizi di algebra — 
Formulario scolastico di matematica. 

Alighieri (Dante). — cedi Dantologia. 

Aiimentazioiif-. di h. ottiaffoììello, dì pas. 7in-122. *2 ~ 

— cedi anche Adulterazione alimenti — Analisi di so- 
stanze alimentari — Conserve alimentari — Frumento 
e mais — Funghi mangerecci — Latte, burro e cacio 
— Panificazione razionale — Tartufi e funghi. 

Alinaeataisiwsie dei i^er^tiaiiie, aei Pron''. Menozzi 
E NiccoLL di pa?. XVI-40Ù con molte tabelle. . , . 4 •— 

— cedi anche Bestiame, 

Allattamento. — cedi Nutrizione del bambino. 

Alluminio (L'), di C. Formenti, di pag. xxv-iii-324 . 3 50 

— cedi anche Leghe metalliche — Galvanoplastica — 
Galvanostegia — Metallocromia. 

Aloè. — cedi Prodotti agricoli. 

Alpi (Le), di J. Ball, trad. di i. Cremona, pk,.. vi-X.-,, 1 50 

Alpinismo, di G. Brocherel, di pag. viii-ol2 . . . 3 — 

— re<i?ar?c/ie Dizionario alpino — Infortunii di mont. — 
Prealpi bergamasche. 

Amalgame. — ceai Leghe metalliche. 
Amarico. — cedi Hizionario eritreo — Lingue dell'Africa. 
Amatore di armi antiche. — cedi Armi antiche. 
Amatore (L') d'Autografi, del Conte E. Budan, 
con 361 facsiraili, ài pa^'. xiv-426 4 50 

— cedi anche Raccolte e Raccoglitori di Autografi, 
Amatore (L) di Ivlaioìicho e l'orceiiaue, di 

L. De Mauri, illustrato da splendide incisioni in nero, 
da 1 2 superbe tavole a colori e da 3000 marche. — 
Contiene : Tecnica della %bbricazione — Sguardo ge- 
nerale sulla storia delle Ueraraiche dai primi tempi 
fino ai eiomi nostri — Cenni Storici ed Artistici su 
tutte le Fabbriche — Raccolta di 3000 marche corredate 
ognuna di notizie relative, e coordinate ai Cenni Sto- 
rici in modo che le ricerche riescano di esito immediato 
— Dizionario di termini Artistici aventi relazione col- 
l'Arte Ceramica e di oggetti Ceramici speciali, coi prezzi 
correnti. Bibliografia ceramica, indici vari, di p.xn-650. 12 50 
atore d'armi antiche. — cedi Armi. 



SLENCO DEI MANUALI HOEPU 



Amatore (L) di oggetti d'arte e dì curiosità, 

di L, De Mauri, di tìOOpag. alorno di numerose in- 
cisioni e marcile. Contient? le materie segraenti:^ Pit- 
tura — Incisione — cìcoltura in avorio — JPiccola 
scoitura — Vetri — Mobili — ^Smalti — Ventagli — 
Tabacchiers — Orologi — Vasellame di stagno ~ 
Armi ed armature — Dizionario complementare di 
altri infiniti oggetti d'arte e di curiosità, di pag. xii-5^. 6 60 

Amministrazione. — oedi Computisteria — Contabilità — 
Diritto amministrativo — ' Ragioneria. 

Anagrammi. — cede Enimmistica. 

Analisi ciiimica quaiitittiva di sostanze minerali ed 
organiche e ricerche tossicologiche, ad uso dei labora- 
tori di chimica in genere e in particolare delle scuole 
di Earmacia, del ir'ror P. E. Alessandri. 2^ ediz. intie- 
ramente rifatta, di pag. xii-38i, con 14 ine. numerose _ 
tabelle e 5 tavole cromolitograiiche 5 — 

Anai(5! di sostanze alimentari. — cede Chimica applicata 
air Igiene. 

Aìììiiisì del vino, ad uso dei chimici e dei legali, dei 
Dctt. M. Barth, traduzione del. Prot. E. Oomboni, 
2^ edizione italiana interamente riveduta ed ampliata 
dal traduttore, di pag. xvi-i40, con 8 ine. intercalate 
nel testo 2 — 

— vedi anche Enologia — Vini. 
Analisi matemaiica. — oedi Repertorio. 

j^lnaìigi ffoiujiietrica applicata ai prodotti commer- 
ciali e industriali, del Prot. P. E. Alessandri, di 
paii. X-B42, con 52 incisioni 4 50 

Ananas. — vedi Prodotti agricoli. 

liiatomia e fisiologia comparate, dei Prot. R. 
Besta, di pag. vn-218 con 34 incisioni 1 50 

Anatomia microscopica (Tecnica di), del Prof. De 
Carazzi, di pag. xi-211, con 5 incisioni 1 50 

— cedi anche Microscopio. 

Anatomia pittorica, del Prot. A. Lombaedini, 2* 
ediz. riveduta ì ampliata, di pag. viii-168, con 53 ine. 2 — 

Anatomia topografica, del Do et. Prot. C. Falcone, 
di pag. xv-B9f! eoa 30 incisioni S — 

Anatomia vegetale, del Dottor A. To&nini, di pa- 
gine xvi'274 con 141 incisioni 3 — 

Animali da cortile, del Prot. P. Bonizzi, di pa- 
gine xiv-^o? con 3y incisioni, (La 2^ ediz. è in preparazione) 

— cedi anche Abitazioni animali — Cane — Colombi 
— Conielicoltura — Majale — Pollicoltura. 

Animali domestici- — cerft" Abitazioni — Alimentazione del 
bestiame — Bestiame — Cane — Cavallo. 



SLENCO DÈI MANUALI BOEPLl. 



Animali (Gli) parassiti dell'uomo, del Proi. F. 
Mercanti, di pa^. iv-179, cou 83 incisioni . . , . 1 50 

— cedi anche Zoonosi. 

Antichità assira, babilonese, egiziana e fenicia. — e. Mitol. orient. 
Antichità greche, del Prof. V. Inama. (In lavoro). 

— cedi anche Mitologia greca. 

Antichità private dei romani, del Prot.W.Kopp, 
traduzione con note ed aggiunte del Pro . N. Mo- 
BESCHi, 2* edizione, di paeirip xii-Ì80 , 1 5C 

— cedi anche Amatore d'oggetti d'arte e di curiosità 
— Amat. di Maiol. e Porcèlì. — Archeol. — Armi ant. 

Antisettici. — cedi Medicatura antisettica. 
Antropologia, del Prof. (tI. Canestrini, 3* edizione, 
di pay. vi-289. coij 21 incisioni 1 50 

— cedi anrhe Etnografia — Paleoetnologia. 
Antropometria di R. Livi, di p. viii-237 con 33 ine. 2 50 
Apicoltura del Pror. G. CanestrikIj 3* edizione ri- 
veduta di oa . IV-2Ì5. con 43 incisioni ...... 2 — 

Appalti. — cedi Ingegneria legale. 

Arabo parlato (L'^ in lv;i:itto. Grammatica, frasi, 

dialo^jhi e raccolta di oltre 6000 vocaboli del Prof. A. 

Nallino. ( Nuova edizione dell' Arabo volgare di 

De Sterlich e Die Khaddag) di pag. xxviii-38G . 4 — 
Araldica. (Grammatit^j, di b. Tribolati. 4* edizione 

rifatta da G, di Crollalanza. (In lavoro). 

— cedi anche Vocabolario araldico. 
Aranci. — cedi Agrumi. 

Arte greca del Prot. 1. Gemtilr : Atlante di 149 tavole 4 — 
Il volume di testo rifatto dal Prof. S. Ricci ò in lavoro. 

Arclieologict e Storia dell'arte, Itali>-aEcru.sca e 
Romana 8^^ ediz. interamente rilatta con introduzioni 
bibliogratiche ed appendici sulle ultime scoperte e que- 
stioni archeolos ielle illustrato con 96 tavole nel testo 
dal prof. S. Ricci con aggiunto un Atlante di 79 ta- 
vole. 2 volumi . 6 50 

— oeai anche Antichità privata dei romani. 
Architettura (Manuale dì) italiana, antica e mo- 
derna di A. Melani, 3* edizione rilatta con 131 ine. 

e 70 tavole di pag. xxviii-460 6 — 

Argentatura. — cedi Galvanoplastica — Galvanostegia — 

Metalli preziosi — Piccole industrie. 
Aritmetica pratica, del Prof. Dott. F. Panizza, 

2* edizione riveduta, di pag. viii-188 1 50 

Aritmetica razionale, del Prof. Dott. F. Panizza, 

3* edis. riveduta dì oae. xii-'210 1 M 

Aritmetica (L) e la Geometria dell'operaio, 

di Ezio GiORLi. di pag. xii-183, con 74 figure . . . 2 — 

— oeai anche Esercizi di aritmetica razionale — For- 
mulario scolastico di matematica. 



BLENCO DEI MANUALI HOBPI.Ì. 



Armi antiche (Guida del raccog-litore e dell'amatore 
di) di J. Gelli, di p. viii-388. con 9 tavole fuori testo, 
432 incisioni nel testo e 14 tavole di marche ... 6 50 

— nedi anche Amatore d'oggetti d'arte e di curiosità — 
Storia dell'arte militare. 

Armouia (Manuale di), del Prot. G. Bernardi, con 
pre&zione di E. Rossi, di pa?. xii-288 3 50 

— cedi anche Chitarra — Mandolinista — Musica da 
camera — Pianista — Storia della mus. — Strumentaz. 

Arte antica. — cedi Amatore d'oggetti d'arte e di curio- 
sità — Amatore di Maioliche e porcellane — Archeo- 
logia — Architettura — Armi antiche — Decorazione 
e industrie — Pittura— Restaurat. dipinti — Scoltura. 

Arte dei dir© ',Li ;, del Proi. D. ìi'eìchaìu, Aiauuale 
di retorica per lo studente delle Scuole secondarie. 
5* ediz. corretta, (10, 11 e 12^ migliaio) di pag. xvi-^ 
con quadri sinottir-'- 1 5C) 

— oedi anche Rettorica — Ritmica — Stilistica. 
Arte della me mori a (L'), sua storia e teoria (parte 

scieutitica). Mnemotecnia Triforme (parte praticai del 
Generale B. Plebani, di pag-. xxxii-2'24 con 13 illustr. 2 50 

Arte militare. — cedi Armi antiche — Storia dell'arte mil. 

Arte minerari», aelilng. Prof. V. Zoppettì, di pa- 
gine iv-192, con 112 figure in 14 tavole ..... 2 — 

Arti (Le) grafiche fotomeccaniche ossia la Elio- 
grafia nello diverso applicazioni (Fotozincotipia, foto- 
zincografia. l'otoìitO;;- rafia, t'otocollografia, totosilografia, 
sincromia, ecc.), con un Dizionarietto tecnico e un 
ctìnno storico sulle arti grafiche; 3» ediz. corretta ed 
accresciuta, cor. molte illustr. di p. viii-lPT con 12 tav. 2 — 

— vedi anche Carte lotograflche — Dizionario foto- 
grafico — Fotocrafla per dilettanti — Fotografìa in- 
dustriale — Fotocromatografia — Fotografia orto- 
cromatica — Litografia — Processi fotomeccanici — 
Proiezioni — ■ Ricettario fotografico 

Asfalto (L). iabbricazioue, applicazione, deiriuj;. E. 

Righetti, con 22 incisioni, di pag:. vni-152 . . . . 2 ~ 
Assicurazione in generale, di U. Gobbi, di p.xii-308. 3 — 
Assicurazione sulla vita, di 0. Pagani, di p. vi-151. 1 50 
Assistenza degli infermi nelPospedale ed in 

famiglSa.deì DQr.t.O.CALLiANO,2*ed.,p.xxiv-l48,7tav. 4 50 
AssìcurazJom e la stima dei danni (Le) nelle a- 
ziende rurali, con appendice sui mezzi contro la gran- 
dine, del D.''A. Capilupi. di pa^r. viii-2S4. 17 iucis. . 2 50 
Assistenza ilei pazzi nel Manicomio e nella 
famiglia, del dott. A. Pieraccini, e prefazione del 
prof. E. Morselli, di pa?. 250 2 50 

— cedi anche Igiene — Impiego ipodermico — Materia 
medica — Medicatura antisettica — Organoterapia — 



XLENCO DE! MaNOALS HOEPLì. 



L. e. 

Raggi Rontgen — Semeiotica — Sieroterapia — Soc- 
corsi d'urgenza — Tisici. 

AslToiìomia, di J, N. Lockyes, nuova versione libera 
con note: ed ai-giunte del Prof. Gì-. Celoria, é'^ edÌ7... 
di pag-ine xi-258 con 51 incisi oiii , , , . . . . 1 50 
vedi anche Cosmografìa — Gnomonica — Gravita- 
zione — Ottica — Spettroscopio. 

Astronomia nautica, del Prof. G-. Naccahi, di pa- 
gine xvi-320, con 46 ine. e tav. numeriche 3 — 

4tene, di S. Ambrosoli, con n\olte illustiaz. (In lav.). 

Atlante geografico-storico dell'Italia, del Dott. 
G. &AROLLO, 24 tav. con pajj. viii -6? di testo e un'appen. 2 — 

Atlante geografico universale, di Kiepert, con 
notizie geografiche e statistit^be del Dott. Gr. G- arollo, 
9* ediz. (dalla 81(X)0 alia 90(X)0 copia), con 26 carte, 
testo e indice allab'ati'',o . ... ........ 2 -- 

— cedi anche Dizionario geografico. 

Atmosfera. — vedi Igroscopi e igrometri. 

Attrezzatura, manovra delie navi e segnala- 
zioni marittime, di F. Imperato, 2* edizione ani- 
pliata di p. xxviii-594. con 305 ine. e 24 tav. in cromolit. 
riproducenti le bandiere marittime di tutte le nazioni. 6 — 

— cedi anche Canottaggio — Codice di marina - Co- 
struttore navale — Doveri del macchinista navale — 
ing. navale— Filonauta — Macchinista navale — Ma- 
rine (Le) da guerra — Marino militare. 

Autografi. — redi Amatore d'. — Raccolte e raccoglitori d'. 

Aatomobili§ta (Manuale dell') e guida dei mec- 
canico conduttore d' automobili. Trattato 
sulla costruzione dei veicoli semoventi, dedicato agli 
automobilisti italiani, a-jli amatori d'automobilismo 
in genere, agli inventori, ai dilettanti di meccanica 
ciclistica, ecc., del Dott. G. Pedretti, di pag. xxiv-480. 
con 191 incisioni 5 50 

Avicoltura. — e». Anim. da cortile — Colombi —Poliicolt. 

^.vvelenamenti. — cedi Veleni. 

Bachi da geta, del Prof, F. Nencl ò^ ediz. con note 
ed ao giunte., di oa^. xri-300, con 47 ineis. e 2 tav. . 2 50 

— oedi anche Gelsicoltura — Industria della seta — 

— Tintura della seta. 

Sallstica. — eedi Armi antiche— Esplodenti— Pirotecnia 

— Storia dell'arte militare — Telemetria. 

Ballo (Manuale del) di F. Gavina, di pag. vni-2o9. con 
99 figure. Contiene: Storia della danza. Balli girati. . 
Cotillon. Danze locali. Feste di ballo. Igiene del ballo. 2 50 

Banano. — cedi Prodotti pericoli. 

Bambini. — cedi Nutriz. dei — Ortofrenia — Terapia — 
Sordomuto. 

Barbabietola da zucchero. — cedi Industria dello zucchero. 



ELENCO DBI MANUALI HOSPLl. 9 

_ __ 

Batteriologia, à«i ir'roiesson G. e K. C'ANESTaiNi, 
2* ecliz. in ?ran parte ritatoa, di pag. x-274 con 37 ine. 1 50 

~ vedi anche Anatomia inicroscoDica — Animali pa- 
rassiti — Microscopio — Protistoiogia — Tecnica 
protistologica — Zoonosi. 

Beneficenza (Man. della), del d{»tt. L. Castiglioni, con 
appendice sulle contabilità delle istituzioni di pubblica 
beneficenza, del R-ag-. G. Rota, di pa^. X7i-8iO . . 3 50 

Bestiame (il) e l'agricoltura in Italia, dei t'ro . 

F. Alberti, di pag. viiis3i2. con 2*2 zincotipie . . , ii 5C 

— vedi Abitazioni animale — Alimentazione del be- 
stiame — Cavallo — Igiene veterinaria — Zootecnia. 

Biancheria. — cedi Confezioni d'a})iti — Disegno, taglio e 
confezione di biancheria — Macchine da cucire — 
Monogrammi. 
Bibbia (xVLau. delia), di Q-. M. Zampini, di pag. xii-308, 2 6C 
Bibliografia, di G. Ottino, 2''- ediz., riveduta di pa- 
gine iy-l(56, con 17 incisioni .......... 2 — 

— cedi anche Dizionario bibliografico. 

Bibliotecario (Manuale del), di G. Petzholdt, tra- 
dotto sulla S^ edizione tedesca, con un'appendice ori- 
ginale di note illustrative, di norme legislative e am- 
ministrative e con un elenco delle pubbliclie biblio- 
teche italiane e straniere, per cura di G. Biagi e 

G. Fumagalli, di pa*?:. xx-364-ccxiii 7 60 

— cedi anche Bibliografia — Dizionario bibliografico. 
Biliardo (H giuoco del), del Oomm. J. Gelli, di pa- 
gine XV-Ì79, fon 79 illustrazioni 2 50 

Biografia. — cedi Cristoforo Colombo — Dantologia — 
Manzoni — Napoleone I — Omero — Shakespeare. 

Biologia animale (Zoologia generale e speciale) per 
Nacuralisr.i, Medici e Veterinarii del Dott. G. Col- 
lamarini, di pag. x-426 con 23 tavole 3 ■— 

— cedi anche Naturalista — Zoologia. 
Bitume. — cedi Asfalto. 

Bollo, — ced' Codice del bollo — Leggi registro e bollo. 
Bonifiche. — i'sit Ingegneria legale. 

Borsa (Operaz. di). — cedi Debito pubb. — Valori pubb. 
Boschi. — cedi Selvicoltura. 

Botanica, del Prot. L D. Hooker, traduzione del 
Prof. 2s\ JPsDiCiNO, 4^" ediz.. di pag. viii.134^ coid fj8 ine. 1 b(j 

— vedi anche Anatomia vegetale — Fisiologia vegetale 
— Funghi mangerecci — Malattie crittogamiche — 
Tabacco — Tartufi e funghi. 

Botti. — cedi Enologia. 

Box. — cedi Pugilato. 

Bronzatura. — cedi Metallocromia. 

Bronzo, — cedi Leghe metalliche. 

Buddismo, di E. Pavolini. di pag. xvi-164 .... l 50 

— cedi anche Religioni e lingue dell'India inglese. 



10 SLENCO DBi MANUALI HOF.PL}. 



Burro, — cedi Latte — Caseifìcio. 
Cacao. — cedi Prodotti agricoli- 
Cacciatore (Manuale del), di G. Francebchi, 2* edi- 
zione rifatta, di pa?. xm-815, con 48 incisioni ... 2 ^j 

— cedi anche Cane (Allevatore del), 

Cacio. — oeai Bestiame — Caseifìcio — Latte, ecc. 
Caffè. — cedi Prodotti agricoli- 
Calcestruzzo. — oedi Costruzioni. 

Calci e Cementi (Impiego delle), per l'Ing. L. Maz- 
zocchi, di pag. xii-212 con 49 indsioni ..... 2 -- 
Calcolazioni mercantili e bancarie. — cedi Interesse e sconto 

— Prontuario del ragioniere. 
Calcoli fatti — oedi Conti e Calcoli. 

Calcolo infinitesimale, del Prof. E. Pascal: 

Parte I. Calcolo differenziale, di pag. ix-316 con 10 

incisioni 3 — 

, II. Calcolo integrale, di pag. vi-318 con 15 

incisioni 3 — 

, in. Calcolo delle variazioni e Calcolo delle 

diferenze finite, di p. xii-830 3 — 

— oedi anche Esercizi di calcolo — Funzioni ellittiche 

— Repertorio di matematiche. 

Calderaio pratico e Costruttore «!i Caldaie 
a vapore, e di ai cri apparecchi industriali, di G. 
Belluomini, di pag. xii-248, con 220 incisioni . . . 3 — 

Calligrafia (Manuale di). Cenno scorico, cilre nume- 
riche, materiale adoperato per la scrittura^ e metodo 
d'insegnamento, con 55 tavole di modelli dei principali 
caratteri conformi ai programmi, del Prot. Pw. Per- 
cossi, con 38 t'ac-simiii di scritture, eie'?. ìeg., tasca- 
bile, con lec'gio annesso al manuale per tenere il modello. 3 — 

— cedi anche Dizionario di abbreviature latine — Gra- 
fologia — Monogrammi —Ornatista — Paleografìa — 
Raccoglitore di autografi. 

Calore (II), dei Dott. E. Jones, trad. di U. Fornari, 
di pa;?. viii-298, con 98 incisioni 3 — 

Cancelliere. — cedi Conciliatore. 

Candele. — cedi Industria stearica. 

Cane (Manuale dell'amatore ed allevatore dei), di An- 
gelo Vecchio, di pag. xvi-408, con 129 ine. e 51 tav. 6 50 

— cedi anche Cacciatore. 

Canottaggio (Manuale di), del Gap. G. Groppi, di pa- 
gine xxiv-456. con 887 incisioni e 31 tavole cromolit. 7 50 

— cedi anche Attrezzatura — Filonauta ~ Marino. 
Cantante (Man. del), di L. Mastrigli, di pag, xii-132. 2 — 
Cantiniere (II). Manuale di vinificazione per uso dei 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLl II 

cantinieri, di A. Strucchi, 'à^ edizione riveduta ed au- 
mentata, con 52 incisioni unite ai testo, una tabella 
completa per la riduzione del peso degli spiriti, ed 
un'Appendice sulla produzione e commercio dei vino 
in Italia, di pa?. xvi--2ò(j 2 — 

— cedi anche Enologia — Vino. 
Carburo tii calcio. — cedi Acetilene. 
Carta. — cedi L'industria della. 

Carte fotografiche. Preparazione e trattamento, del 
Dott. L. Sassi, di pag. xii-:353 3 50 

Carte geografiche. — cedi Atlante. 

Cartogratìa (Manuale teorico-pratico della), coù tin 
sunto sulla storia della Uarto. raiia, del Proi. E. Gel- 
ciCH, di pag. vi-257, con 87 illustrazioni 2 — 

— cedi anche Celeriniensura — Disegno topograflco 

— Telemetria — Triangolazione. 

Case coloniche — cedi Economia fabbricati rurali. 

Uaseitìcio, di L. JSIanetti, 3* eaiz. nuovamente am- 
pliata dai Prot. Gr. Sartori, di pag, rm 256 con 40 incis. 2 — 
oedi anche Bestiame — Latte, burro e cacio. 

Catasto (Il nuovo) italiano, dell' Avr. E. Bruni, di 
pag. vii-:i46 3 — 

— vedi anche Esattore com. — Imposte dirette — Inge- 
gneria legale — Ipoteche — Ricchezza mobile. 

Cavallo (il), del Uoloiiuelìo C. Volpini, 2»- edizione 
riveduta ed ampliata di pag. vi-l(35, i^.on 8 tavoie . . 2 50 

— e. anche Dizionario termini delle corse — Proverbi. 
Cavi telegrafici sottomarini. Costruzione, immei- 

sione, riparazione, deil'Ing. E. Jona, di pag. xvi-838, 
18S Hg. e 1 carta dello comunicaz. telegraf. sottomarine. 5 5C 

— cedi anche Telegrafia. 
Cedri. — cedi Agrumi. 

Celeriniensura e tavole logaritmiclie a quattro deci- 
mali deiring. F. Borletti, di pag. vi-148 con 2d ine. 3 50 

Celerimensiira (Manuale e tavole di), deil'Ing. G. Or- 
landi, di p. 1200 con quadro generale d'interpolazioni. 18 — 

Cementazione. — cedi Tempera. 

Cementi armati. — cedi Calci e cem. — Costr. in calcestr. 

Ceralacca. — cedi Vernici e lacche. 

Cera-tiiche. — iH'di Amatore di Maioliche e Porcellane — 
Fotosmaltografia. 

Chimica, dei Pro:. H. E. RoscoE Spedizione rifatta 
da E. Ricci, di pa?. xii-228 con 47 incisioni ... 1 50 

~ cedi anche Acetilene — Acido solforico — Analisi 
chimica — Chimico — Gaz illuminante — Incande- 
scenza a gaz — Latte, burro e calcio — Tintore — 
Tintura della seta. 
'Mimica agraria, di A. Aducco, p. vui-828. 2» ed. (in lav). 

- cedi anche Concimi — Humus. 

Chimica applicata all'Igiene. Guida' pratica ad 



19 SLSNCO DEI MANDALI HOEPL! 



USO deg-ìi Ufficiali sanitarii, Medici, Farmacisti-Com- 
merciauti. Laboratori d'ig-iene di nierdoiogia, ecc. di 
P. E. Alessandri, di pag^xx-Sló, con 49 ine. e 2 tav. 5 50 

Oliimica fotografica, del Prof. R. Namias. (In lav.). 

Chimico (Manuale del) e dell'industriale. Raccolta 
di tabelle, di dati fisici e chimici e di processi d'ana- 
lisi tecnica ad us«) dei chimici analitici e tecnici, dei 
direttori di tabbriche, dei labbricanti di prodotti chi- 
mici, dejrìi studenti di chimica, ecc., ecc., del Dottor 
L. Gabba, 2^^ ediz. an-pliata ed arricchita delle tavole 
analitiche di H. Will, di Dag. xvi-442. con 12 tabelle. 5 50 

Chirurgia, operatoria (Man. di), dei D.''* R. Stecchi 
e A. (.Cardini, di pag-. viii-322. con 118 incisioni . 3 — 

Chitarra (Man. pratico per lo studio della), di A. Pisani. 
di pat::. xvi-116, con 36 figure e 25 esempi di musica . 2 — 

— oedi anche Mandolinista. 

Ciclista, di I. Gheesi. 2* ediz. complet. rifatta del "Ma- 
nuale del Ciclista „ di A. G alante, di p. 244, 147 ine. 2 50 
Cimiteri. — cedi Ingegneria legale. 

Classific. delle scienze, diC. Tri vero. p. xvi-292. 3 ~ 
Cllmatoiogia, di L. De Marorj- di p. x.-204 e 6 carte. 1 50 

— vedi Geografìa fisica — Igroscopi — Meteorologia. 
Cloruro di sodio. — cedi Sale. 

Coca. — cedi Prodotti agricoli 

Cocco. — oedi Prodotti agricoli. 

Codice cavallerescr italiano (Tecnica del duoilo), 
opera premiata con medaglia d'oro, del Comm. J . Geliì, 
9* ediz. rifatta di pag. xvi-283 ........ 2 50 

— oedi anche Duellante — Pugilato— Scherma italiana. 
Codice del bollo (11). Nuovo testo unico commentato 

colle risoluzioni amministrative e le massime di g^iu- 
risprudenza, ecc., di E. Corsi, di pag. c-5S4 .... 4 50 

Codice ciTile del Regno d'Italia, accuratamente 
riscontrato sul testo ufficiale, corredato di r- chiami e 
coordinato dal Prol. Aw. L. Francsi, di pag. iv-216. 1 50 

Codice di commercio, accuratamente' riscontrato 
sul testo officiale, corredato di richiami e coordinato 
dal Prot. Avv. L. Franchi, di pa-. iv-148 . „ . . 1 50 

Codice doganale italiano con commento e 
note, dell'Avv. E. Bruni, di pag-. xx-1078 con 4 ine. 6 50 

— oedi anche Trasporti e tariffe. 

Codice di Marina Mercantile, secondo il testo 
ufficiale, corredato di richiami e coordinato dal Prof. 
Avv. L. Francei. di pag-. iv-260 1 50 

Codice metrico internazionale. — oedi Metrologia. 

Codice penale © di procedura penale, secondo 
il testo ufficiale, corredato di richiami e coordinato dal 
Prof. Aw. L. Franchi, di pa.g. iv-211 1 50 



SLiiNCO DB- MANUALI tlOEFLi 13 

_ _ _ ___ 

Oodiee penale per Peserclto e j^enale militare 
marittimo, vsecoiido il testo ufficiale, corredato di ri- 
chiami e coordinato da L. Franchi, di pag:. iv-163. . 1 50 

Codice del perito misurator:^. PaccoUa di norme 
e dati pratici per la niisuraz. e valiuaz. d'o>^ni lavoro 
edile, prontuario per preveacivi, liquidazioni, collaudi, 
perizie, arbitramenti, deg;li in^eg-n. L. Mazzocchi e 
E. Marzorati, di pag-. xiii-498, con 116 illustraz. . 5 50 

Codice di procederà, civile, accurataniente riscon- 
trato sul testo ufficiale., corredato dì ^chiami e coor- 
dinato dal Proi. Avv. L. Franchi, di pa?. iy-154. . 1 5(j 

Codice del teatro (Il>.Vade-iiiecum legale per artisti 
lirici e drammarici. impresari, capiconiici. direttori d'or- 
chestra, direzioni teatrali, agenti teatrali, gli avvocati 
e per il pubblico, dell'avv. K. Tabanelli, di pag-. xvi-328 3 — 

Codici e leggi ugnali d'Italia, ricsconirati am testo 
ufficiale coordinati e annotati dal Prof. Avv. L. Fran- 
chi, raccolti in 3 grossi voi. leg-ati in pelle flessibile. 

Voi I. Codice civile — di procedura civile — di com- 
mercio — penale ~ procedura penale — della marina 
mercantile — penale per l'esercito — penale militare 

marittimo (otto codid), di pa^. vi-1160 7 50 

Voi. n. Parte I. Leggi usuali d'Italia. Raccolta 
coordinata di tutte le leggi speciali più importanti e 
di più ricorrente ed estesa applicazione in Italia; con 
annessi decreti e regolamenti e disposte secondo l'or- 
dine alfabetico delle materie. Dalla voce " Abbordi in 
mare „ alla voce ** Istruzione pubblica (Legge Casati), ^ 
di pag. vm-1364 a 2 colonne. . . . . . . . . . 9 — 

Voi. II. Parte II dalla voce: Laghi pubblici alla 
voce : Volture catastali con appendice, pag. viii-1369- 
2982 a 2 Ciy.oime 12 - 

Leggi, trattati e convenzioni sui Diritti d'au- 
tore. (In lavoro). 
L'opera in tre volumi (legati in tutta pelle flessibile) 28 50 

Cognac (Fabbricazione del) e dello spirito dì vino 
6 distillazione dell© fecce e delle vinacce, 
di Dal Piaz, corredata di annotazioni del Cav. G. 
Prato, di nag^. x-168, f^on 37 incisioni 2 — 

— ■ oedi anche Alcool — Densità dei mosti — Liquorista 

— Distilleria. 

Coleotteri italiani, del Dott. A. Griffinl (Ento- 
mologia I) di Vii?, xvi-334 con 215 ine 3 ■— 

-- cedi anche .■animali parassiti — Ditteri — Imenotteri 

— Insetti nocivi — insetti utili — Lepidotteri. 
Collezioni. — vedi AniQtore di corsetti d'arte — Amatore 

di maioliche — Armi antiche — Dizionario filatelico 

— Raccoglitore d'autografi. 



14 BLENCO DE! MANUALI EOhA-ui 

L. ^. 

Colombi domestici e coìoiubicoitiira, del Proi. 
P. BoNizzi, di pagine vi-2iU, con 29 inciiiioBi , . _. 2 ~ 

— cedi anche Animali da cortile — Pollicoltura. 
Coiorazione dei metalli. — oedi Metallocromia. 

Ooiori e la pittura (La soienaa deij, del Proi. L. 
Guaita, gì pug. iìib . !:- -• 

— cedi anche Dilettante di pittura — Pittura — Ristau- 
ratore di dipinti. 

Colori e vernici, di G. Goeini, 3^ ediz. totalmente 
ritatta, per ring. G. Appiani, di pai. x-282, con 13 ine ii - 

— cedi anche Luce'e colori. — Vernici. 
Coltiva;sioiiie e<t industrie delie pi2u.£ite teggiii, 

propriamente dette e di quelle che danno materì& per 
legacci, lavori d'intreccio, sparteria, spazzole, scope, 
carta, ecc., coli 'aggiunta di un dizionario delle piante 
ed industrie tessili, di oltre 30U0 roci, del Prof. M. 
A. iSavorgnan D'Osoppo. di pag. xn-476, con 72 ine. 5 — 

— cedi anche Filatura — Tessitore 

Commedie. — cedi Letteratura drammatica. 

Commercio. — cedi Codice — Corrispondenza commer- 
ciale — Computisteria — Geografia commerciale — 
Industria zucchero, li — Mandato — Merciologia — 
Produzione e commercio del vino — Kagioneria — 
Scritture d'affari — Trasporti e tariffe. 

Compeii8»a2iotte deg:ii errori con speciale ap- 
plicazione ai rilievi geodetici, di F. Grotti, 
dì pag. iv-160 2 — 

Compositore-Tipografo (Manuale dell' allievo), di S. Landi. 
— cedi Tipografia, voi. II. 

Computisterixb, del Prot. V. Gitti; 
Voi. I. Uoinputisteria commerciale, 5' ed., (9 e 10° mi- 
gliaio) di ^ag iv-184. . . . . . . . I 5C- 

Voi. II. GompntistBria finanziaria. 8* ed., di p. vin-15o. 1 5C' 

— cedi anche Contabilità — Interesse e sconto — Lo- 
gismografia — Ragioneria. 

Computisteria agrs^vria, del ProL L. Petri, seconda 
edizione rifatta di pag. viii-210 1 50 

Concia dell© pelli ed arti aflOni, di G. GoaiNi, 
3* edizione interamente ritatta dai Dott. G. B. Fran- 
ceschi e G. Venturoli. di pag. ix-210. . . . , . 2 — 

Conciliatore (Manuale del), dell'Avv. G. Pattacini. 
Guida teorico-pratica con tormulario completo pel Con- 
ciliatore, Cancelliere, Usciere e Patrocinatore di cause. 
3* edizione ampliata dalllautore e messa in armonia 
con l'ultima le- gè 28 luglio 1895, di pag. x-465 . . 3 — 

Concimi, dei Prot. A. Fttnaro, 2* ediz. rinnovata e 
accresciuta, di pag. xii-266 2 — 

— cedi anche Chimica agraria — Humus. 



IVSWCO DEI MANUALI HOKPLI. 15 

_ ___ 

ronleacione d'abiti per signora e l'arte del taglio, 
compilato da Emilia Uova, di pag:. viii-91, con 40 tav. 3 — 

— eedi Disegno, taglio e confezione di biancheria — 
Macchine per cucire. 

Coniglicoltura pratica, di G. Licciabdelli, di pa- 
gine vin-178, coD 141 incisioni e 9 tavole iu sincromia. 2 50 

Conservazione delle sostanze alimentari, di 
Gr. (.TORINI, a* ediz. interamente riiatta dai Dott. G. B. 
Franceschi e Gr. Venturoli. di pa?. vin-256 . . . 2 — 

Consigli pratici. — cedi Ricettario domestico — Ricettarlo 
industriale — Soccorsi d'urgenza. 

Contabilità comunale, secondo le nuove disposizion} 
legislative e regolamentari (Testo unico 10 febb. 1889 e 
R, Decr. 6 lu>?-. 1890), del Prof. A. De Bkun. di p. vm-^M. 1 50 

— cedi anche Diritto amministrativo — Legge comunale. 
Contabilità domestica. Nozioni amministrativo- 

contabili ad uso delie famig-ìie e delle scuole femmi- 
nili, del rag-. 0. Bergamaschi, di pag. xvi-186 . . . 1 50 

— cedi anche Ricettario domestico. 
Contabilita generale dello Stato, dell'Avv. B. 

Brttni, 2^ ediz. rifatta, j-^a. wM^'O , . . . -S - 
Contabilità delie istituzioni di p. beneficenza. — cerfj Beneficènza. 

— cedi anche Comoutisteria. 

Conti e calcoli fatti dell'In?.!. Ghersi, 93 tabelle e 
istruzioni pratiche sul modo di usarle. (Misure, Pesi. 
Monete. Termometro. Gas e Vapori, Areometri. Al- 
coolometri. Soluz. zuccherine. Pesi specifici, Leenami, 
Carbone. Metalli, Divisione del tempo. Paga giornaliera. 
Interessi e Annualità, Rendita. Potenze e Radici. Po- 
ligoni e Poliedri regolari. Sfera. Circolo, Divisione 
della circonferenza. Pendenza, di pag. 204 .... 2 50 

Contratti agrari. — cedi Mezzeria. 

Convenzioni per la proprietà letteraria — cedi Leggi. 

Conversazione italiana e' tedesca (Manuale di), 
ossia guida completa per chiunque voglia esprimersi 
con proprietà e speditezza in ambe le lingue, e per 
servire di vade mecum ai viaggiatori, di A. Fiori. 
S^ edizione ritatta da G. Cattaneo, di pag. xiv-40C. 3 50 

Conversaz. Italìana-francese — V. Fraseologia. 

— cedi anche Dottrina popolare in quattro lingue. 

Cooperative rurali, di credito, di lavoro, di produ- 
zione, di assicurazione, di mutuo soccorso, di consumo, 
di acquisto di macerie prime, di vendita di prodotti 
agrari. Scopo, costituzione, norme giuridiche, tecniche, 
amministr., computistiche, di V. Niccol». p. viii-362 3 50 

— cedi anche Ragioneria delle cooperative. 
Cooperazione nelìa sociologia e nella legisla- 
zione, di F. ViRGiLii, di pag. xii-228 ... - 1 50 

— cedi anche Sociologia genemle. 



16 ELENCO DEI MAKOAU HOEPLI 

_ __ l 

Corami. — aedi Concia pelli. * ' ' 

Corazzate. — cedi Costruttore navale — Ingegnere : 

navale — Marine da guerra. — Montat. di macch. 
Corrispondenza commerciale in 5 lingue — Ita- 
liana - Francese - Ing^lese - Tedesca e Spagnuola — ' 

di Gr. Frisoni (Iu iavoro. 

Corrispondenza in cifre. — tiedi Crittografia | 

Corse. — cedi Dizionario dei termini delle — Cavallo — j 

Proverbi. 
CosmograSa. Uno sguardo ali' Universo, di B. M. 

La Leta, di pag. xn-i97, con 11 incisioni e 8 tavole. 1 50 

Costituzione degli Stati. — cedi Diritti e doveri — Ordinam. I 

Costruttore di macchine a vapore (Manuale del), ] 

di H, Haeder. Ediz. ital. compilata sulla 5* ediz. tedesca, ; 

con notev. aggiunte dell'Ing. E. Webber, di p. xvi-452, ; 

con 1444 ine. e 244 tab., leg. in bu^aro rosso. . . . 7 —• 

— cedi anche Disegnatore meccan. — Disegno industr. 

— Ingegnere navale — Meccanica— Meccanico (11) — j 
Meccanismi (500; — Modellatore meccanico — Monta- ] 
tore di macchine. < 

Ootìtr littoria iijàvaìe iManuaie del;, di ij. Rossi, di 

pag. XVI-0Ì7, con 231 figure intere, nel testo e 65 tabelle. 6 — , 

— cedi anche Attrezzatura — Canottaggio — Doveri ] 
del macchinista navale — Filonauta — ingegnere nav. ! 

- Macchin. nav. — Marine da guerra — Marino. — j 
Montatore di macchine. 

Costruzioni. — cedi Abitazioni animali domestici — Calci 
e cementi — Curve — Fabbricati civili — Fognatura 
cittadina — Fognatura domestica — Ingegnere civile— ; 
Ingegneria legale — Lavori in terra — Momenti resi- 
stenti — Peso metalli — desistenza dei materiali — j 
Scaldamento e ventilazione. 1 
Costruzioni in calcestruzzo ed in cementi j 
armati, di G. Vacceelli. di p. xvi-312, con 210 ine. 4 — j 
Cotone. — cedi Prodotti agricoli. ] 
Cremore di tartaro. — cedi Distillazione. i 
Cristallo. — cedi Fabbricazione 'degli specchi. j 
Cristallografia geometrica, Ssica e chimica, 1 
applicata ai minerali, del Pro!, E. Sansoni, di pa- I 
pine xvi-368. con 284 incisioni nel testo 3 — ] 

— cedi anche Fisica cristallografica — Mineralogia. i 
Cristo — cedi Imitazione di Cristo. j 
Cristoforo Colombo, del Froi. Y. Bellìo, con 10 l 

irì;',isioni, di pag. iv-136 1 50 j 

Crittogame. — cedi Funghi — Malattie crittog. — Tartufi. I 

Crittografia (La) diplomatica, militare e coEimerciaìe, j 

ossia l'arte di cifrare o decifrar© le corrispondenze 

segrete. Saegio del conte L. Gioppi, di pag-. 177 .. 3 60 j 

>ono!og(a. — cedi Storia e cronologia. i • i-, I 
'ubatura dei legnami (Prontaario per la), di G-. 

Belluomdti, S'^ ediz. aumentata e corretta, di pag. 204. 2 60 j 



ELENCO DB] MANU ILI HOSPU 17 

Cuoio.— vedi Concia delle, pelli. 

Curiosità. — oedi Araatore di oggetti d'arte e di curiosità 
— Amatore di Maioliche e Porcellane — Armi arit. 

Curve. Mannaia pei tracciamento delle curve delie 
Ferrovie e Strade carrettiere di G. H. Kròhnke. tra- 
duzione di L. Loria, E in preparazione la 3* ediz. 

Dantologia, del Dott. G. A. Scartazzini, 2=^ edizione. 
Vita ed Opere di Dante Alig-hieri, di pagine vi-408. 3 — 

Danza. — cedi Ballo. 

Datteri. — aedi Prodotti agricoli. 

Debito (II) pubblico italiano e ie regole e i modi 
per le operazioni sui titoli che lo rappresentano, di 
F. AzzoNi, di pag. viii-876 3 — 

— cedi anche Valori pubblici. 
Decorazione dei metalli. — cedi Metallocromia. 
Decorazione del vetro. — cedi Fabbricaz. degli specchi — 

Fotosmaltografia. 
Decorazione e industrie artistiche, dell' Archi- 
tetto A. ^Ielani, 2 voi., di pau . xx-460. con 118 ine. . 6 — 

— cedi anche L'Amatore di oggetti d'arte — Amatore 
di Maioliche e Porcellane — Armi antiche — Piccole 
Industrie. 

Densità (La) dei mosti, dei Tini e degli spiriti 
ed i problemi che ne dipendono - ad uso degli 
enochiaiici, degli enotecnici e dei disDilìat.,di B.DeCìl- 
Lis, di pag. xvi-230, con 11 figure e 46 tavole . . . 2 — 

— cedi anche Cognac — Enologia — Liquorista — Vini. 
Determinanti e appìieaisioni, dei l'roi. E. Pascal, 

di pa^. VIII-3B0 3 — 

Diagnostica. — cedi Semeiotica. 

Dialetti italici. Grammatica, iscrizioni, versione e 

lessico, di 0. Nazari, di pag. xvi-364 3 — 

Dialetti letterari greci lepico, neo-ionico, dorico, 

eolico), del Prot. G. B. Bonino, di pag. xxxii-214. . 1 5C 
Didattica per gli alunni delle scuole normali e pei 

maestri elementari del ProL G. Soli, di pag. vHi-ià4. 1 5(; 
Digesto (II), dei Prot. C. Ferrini, di pag. iv-134 . . 1 50 
Dilettanti di pittura. — Vedi Pittura. 
Dinamica elementare, del Dott. C. Cattaneo, di 

pa .. viii-143. con '20 firure 1 50 

— cedi anche Termodinamica. 
Dinamite. — cedi Esplodenti. 

Diritti e doveri dei cittadini, secondo le Istitu- 
zioni dello Stato, per uso deìle pubbliche scucile dei 
Vrot. D. UAifvwLì. 10'- «ditone (dal 26 al 30<= migliaio) 
con un'appendice sul Codice penale, di pag. xvi-22ii . 1 6() 



18 ELEN'CO DEI MANUALI HOEPLI. 

_ _ — __ 

Diritto amministrativo giusta i programmi governa- 
tivi, ad uso degli Istituti tecnici, del Pro! Q. Loris, 
4* edizione, di pag. xx-521 3 — 

Diritto civile (Compendio) del Prof. Gr. Loris, giusta i 
programmi governativi ad uso degli Istituti tecnici, 2* 
edizione riveduta, corretta ed ampliata, di pag. xvi-386. 3 — 

Diritto civile italiano, del Prof. C. Albicini, di 
paf. . VIII-12S 1 bù 

— vedi anche Codice civile — Codice di proced. civile. 
Diritto commerciale italiano, del Pro!. E. Vidari, 

•2* edizione diligentemente riveduta, di pag. x-448. 3 — 

— cedi anche Codice commerciale — Mandato. 
Diritto comunale e provinciale, — cedi Contabilità comunale 

— Diritto amministrativo — Legge comunale. 
Diritto costitu:eiouale, dell'Avv. Prot. F. P. Con- 

Tuzzi, 2* edizione, di pa§. x vi-370 3 — 

Diritto ecclesiastico, di C. Olmo, di pagine xii-472. 3 — 
Diritto internazionale privato, dell'Avv. Prof. F. 

P. CoNTUZZi. dì pag, xvi-392 3 — 

Diritto internazionale pubblico, dell'Avv. Prof. F. 

P. (30NTUZZI. di pag. xii-320 3 — 

Diritto penale, dell'avv. A. Stoppato, 2* ed., (in lav.). 

— cedi anche Codice penale e di procedura penale — 
Codice penale militare e penale militare marittimo. 

Diritto penale romano, del Prof. C. Ferrlsti, di 
pag. vm-3t)0 , 3 — 

Diritto romano, del Prof. C. Ferrini, 2* ediz. rifatta, 
di pag. xvi-178 . . 1 50 

Disegnatore meccanico e nozioni tecniche generali 
di Aritmetica, Geometria, Algebra, Prospettiva, Resi- 
stenza dei materiali. Apparecchi idraulici. Macchine 
semplici ed a vapore. Propulsori, per V. Goffi, 2* 
edizione riveduta, di pag. xxi-435, con 363 figure . . 5 — 

— cedi anche Disegno industriale — Meccanica — Mec- 
canico — Meccanismi (.500) — Modellatore meccanico 

— Montatore di macchine. 

Disegrno. I principìi del Disegno, del Prof. C. Boito, 
4* edizione, di na?. iv-206, con 61 silografie . . . . 2 — 

— cedi anche Ornatista. 

Disegno assonometrico, del Prof. P. Paoloni, dì 
pasr. iv-122 con 21 tavole e 23 figure nel testo . . . 2 — 

Disegno geometrico, del Prof. A. Antilli, 2» ediz., 
di pag. vni-88, con 6 figure nel tosto e 27 tav. litogr. 2 — 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 19 

___ 

Oisegno industriale, di E. Gtiobli. Corso regolare 
di disegno geometrico e delle proiezioni. Deg:li sviluppi 
delle superlìci dei solidi. Della costruzione dei princi- 
pali orfani delle macchine. Macchine utensili, di pa- 
gine viii-'218, con Jì^ problemi risolti e 261 fieure . 2 — 

Disegno di proiezioni ortogonali, del Prot D. 
Landi, dì pag. viii-152. con 132 incisioni 2 — 

— cedi anche Prospettiva. 

Disegno topografico, del Capitano G. Bertelli, 
2* edizione, di pas\ vi-187. con 12 tavole e 10 incis. 2 — • 

— cedi Cartografia — Celerime-nsur . — Prospettiva — 
Regolo calcolatore — Telemetria — Triangolazioni. 

Disegno, taglio e confezione di biancheria 
(Manuale teorico pratico di), di E. Bonetti, con un 
Dizionario di noraencìatura- ■> odiz. rive.auta e aumen- 
tata, di pa.-.xvi-202"on5i) cav.ilìuKtrarivpp 6 prospetti. 3 — 

— vedi anche Confezione d'abiti — Ricettario domestico. 

Disinferione. — cedi infezione — Medicntura antisettica. 

Distillazione delle V^inacee, e delle finitta fer- 
mentate. Fabbricazione razionale del Co- 
gnac. Esti'azxone del Cremore di Tartaro ed 
utilizzazione dì tutti i residui della distil- 
lazione, di M. Da Ponte. 2* edizione rifatta, conte- 
nente le leggi italiane sugli spiriti e la legge Austro- 
L'ngarica, di pag. xii-375, con 68 incisioni 3 50 

Distillaiio-.e. — cedrAlcooi — Analisi dei vino — Analisi 
volumetrica — Chimica agraria — Chimico — Cognac 
— hensita dei mosti — Enologia — Farmacista — 
Liquorista — Vini bianchi. 

Ditteri iiiaSfìni, di ìt'aolo Lioy [Entoiìiologia III), 
di pag. vii-356, con 227 incisioni 3 — 

— cedi anche Animali parassiti — Coleotteri — Ime- 
notteri — Insetti nocivi — Insetti utili — Lepidotteri. 

Dizionario alpino italiano. Pane 1*: Vette e 
valichi italiani. dell'In;. E. Bignami-Sormàni. — 
Parte 2*; Valli lombarde e limitrofe alla Lombardia^ 
deiring. C. Scolaki, di pag. xxn-8Ì0 3 5C 

— cedi anche Alpi — Alpinismo — Prealpi. 
Dizionario di abbreviature latine ed italiane 

usate nelle carte e codici specialmente del 
Medio Evo, riprodotte con oltre 1:30U0 se.-ni incisi, 
aagiuntovi un prontuario di Sigle Epigrafiche. I mo^ 
nogrammi, la numerazione romana ed arabica e i segni 
indicanti monete, pesi, misure, ecc., per cura di 
Adriano Cappelli Archivista-Paleografo presso il 
R. Archivio di Stato in Milano, di pag. Lxii-433, con 

elegante legatura in cromo 7 60 

Dizionario bibliografico, di C. Arlia. di pag. 100. 1 60 

— cedi anche Bibliografia — Bibliotecario. 



20 frLKNCO DBi MANUALI aOEFLI 



Dizionario Biografico Universale, del professor 

Dott. (jl. Garollo. (In iavoro). 
Dizionario dei Comuni del Regno d'Italia, di 

B. Santi. (In lavoro). 
OisBionarìo Eritreo (Piccolo) italiano -arabo- 

amarico, raccolta dei vocaboli più usuali nelle prin- 
cipali lingue parlate nella colonia eritrea, di A. Al- 
lori, di pa.- ine xxxiii-'^'d 2 5(J 

— oedi anche Arabo parlato — Grammatica galla — 
Lingue d'Africa — Tigre. 

Dizionario filatelico, per il racco,; litore di tran- 
coboUi con introduzione storica e bibìios rafia s del 
Òomm. J. Gelli, 2^ edizione con Appendice 1898-99, 
di pag. Lxiii-464 4 5C 

DLeionario fotografl.co pei dilettanti e professionisti, 
con oltre lòlHJ voci in 4 lin^e. 500 sinonimi, e tJOO lor- 
mule, di L. (tioppl di pag. Yiii-GCtì.. 95 ine. e 10 tav. 7 51 

Dizionario geografico universale, del Prof. Dot- 
tor G. Garollo, 4* edizione del tutto riiatta e molto 
ampliata, di pag-. xii-1451 10 ~ 

Dizionario gotico. — cedi Lingua gotica. 

Dizionario milanese-italiano e repertorio ita- 
liano-milanese, di OLifiTTO ARfimm, di pag. 912, 
a due colonne. 2* edizione •. . . 8 dC 

Dizionario Numismatico. — cedi Vocabolarietto. 

Dizionario rumeno. — i;edi Grammatica rumena. 

Dizionario stenografico. .Sigle e abbreviature del 
sist. Gabelsberger-Is-oe.diA.8cHiAVENATO,dip.xvi-150. 1 50 

Dizionario tascabile (Muovo; italiano-tedescc 
e tedesco-italiano, compilato sui migliori vocabo- 
lari moderni e provvisto d' un'accurata accentuazione 
per la prcnuncia dell' italiano, di A. Fiori, S'- ediz.. di 
pag. 793, completamente riiatta dal Prof. G. Cattaneo 3 50 

Dizionario tecnico in quattro lingue deììMng. E. 
Webber, 4 volumi di complessive pag. 1917 

Separatamente : 
voi, L Italiano-Tedesco-B'rancese-Ingleae, di p. iv-336. 
(É in lavoro la 2^ edizione). 

voi. IL Deutsch-Italieniscti-Branz6sisci3-En!/liscli,p.409. 4 — 
voi. nX Francais-Italien-Allemand-Anglais, di p. 509. 4 — 
voL IV. En^fish-Italian-German-French, di pag. 659. 6 ~ 

Dizionario (Piccolo) dei termini delle corse, di 
G-. Volpimi, di pacr. 47 . . -. 1 ~ 

Dizionario turco. — cedi Grammatica turca. 

Dizionario uniT erigale delle iingiie itaìiana, 
tedesca, Ingìetse e francese, disposte in un 
unico alfabeto, 1 voL di pag. r2»^i0 a 2 colonne ... 8 — 



■LI fluKPU. 



L. e. 

Dizionario. — cedi Vocabolario, 

Djiionario Voìapiik. — cedi Volapiik. 

Dogane. — cedi Codice doganale ~ Trasporti e tariffe. 

Doratura. -- cedi Galvanostegia. — Metallocromia. 

Dottrina popolare, in 4 ling-ue. (italiana, Irrancese, 
Inglese e Tedesca). Motti popolari, trasi commerciali 
e Droverbi, raccolti da O. Sessa, 2* ed., di pag. iv-212. 2 — 

— tsédi anche Conversazione italiano-tedesca — Con- 
versazione Volapiik — Fraseologia francese. 

Doveri del maechinìsta navale e condotta della 
macchina a vapore marina ad uso dei njacdiinisti navali 
e de^ìi Istituti nautici, di M. Lìgnarolo. di \^. xvt-:-ìC1;3. 2 50 

— vedi Macchinista navale — Montatore di macchine. 
Drammi. — cedi Letteratura drammatica. 
Duelìante(Man.del)iiiappendiceal Codice cavalleresco, 

di J. Gelli. 2* ediz., di r>;i-. vin-256- con 27 tavole. 2 5C' 

— cedi anche Codice cavaller. — Pugilato — Scherma. 
Ebanista. — cedi Falegname — Modellatore meccanico 

— Operaio. 

Educaz. dei bambini. — cedi Ortofrenia — Sordomuti. 
Economia ^l&ì fabbricai! rurali, di V. I^iicooLi, 
di pa^. vi'192. ............... 2 - 

Econooiia matematica (In trod. alla), dei Professori 

F. ViRGiLii e 0. Garibaldi, di p. xii-210, con 19 ine. 1 50 
Economia politica? del l'roi. W. S. Jeyoijs, traduz. 

del Proì. L. Cossa. 4« ediz. riveduta di r.a». xvi-179. 1 5Ci 
Edilizia. — Fabbric civili — Ingegn. civ. — Ingegn. legale. 
Eletti*icità, dd Prot. FLEEMiKe JE>n£iN.1-.rad. dei Proi, 

R. Ferrini 2'~ ediz. riveduta, di p. xti-208, con 86 hi;. 1 50 

— cedi anche Cavi telegrafici sottomarini — Galvano- 
plastica — Galvanostegia — Illuminazione elettrica - 

— Magnetismo ed elettricità — Metallocromia — Ront- 
gen (Raggi di) — Telefono — Telegrafìa ~ Unità assol- 

ElettrotecDìca (Man. di), di Grawinkel-Strecker, 
traduzione italiana dell'ing'. Flavio Dessy. (In lav.). 

Elettrochimica. (Prime nozioni elementari di) dei 
Prof. A. Cossa, di pag. viii-104, con 10 incisioni . 1 50 

Embriologia e oiorfoìogla g^iaeraie, del Proi. 

G. Cattaneo, di pag. i-242. con 71 incisioni . . . 1 50 
Enciclopedia del giurista. — cedi Codici e leggi. 
Enciclopedia Koepli (Piccola), in 2 grossi volumi 

di 3375 pagine di due colonne per ogni pagina, con 
Appendice (146740 voci) ........... 20 — 

Energia li§lca, del Pror. R Ferrai, di pas?. Yiii-Ì87, 
con 47 in.^isioni. 9* edizione ir.teramente ribatta . . 1 50 

Enimmistica. Guida per comporre e per spiegare Enini; 
mi. Sciarade, Anagrammi. Logogriti, Pv,ebus, ecc., ni 
p. ToLOSANi (Bajardo), di pag. xii-516, con 29 illustra- 
zioni e molti esempi 6 50 



22 ELfiN<x> ufc.( M-ir-iU'iu HoepLi. 



L. i. 

Enologia, precetti ad uso dedi enologi italiani, del 
Prof. 0. Ottavi, 4^ edizione interamente rifatta da 
A. Strucchi, con una Appendice sui metodo della 
Botte unitaria pei calcoli relativi alb botti circolari, 
dell' Ing:. Agr. R. Bassi, di pag. xvi-304, con 38 ine. 2 50 

Enologia domestica, di K. Sernagiotto, p. viii-228. 2 — 

— cedi anche Alcool — Analisi del vino — Cantiniere 
— Cognac — Densità dei mosti — Liquorista — Ma- 
lattie ed alterazioni dei vini — Produzione e com- 
mercio dei vini — Uva da tavola — Vini bianchi e da 
pasto — Vino — Viticoltura. 

Entomologia, di A. Ghiffini e F. Liov, 4 volumi : 
ioedi Coleotteri — Ditteri — Lepidotteri - Imenotteri). 

— cedi anche Animali parassiti — Apicoltura — Bachi 
da seta — Imbalsamatore — Insetti utili — Insetti no- 
civi — Naturalista viaggiatore — Zoonosi. 

Epigrafia latina. Trattato eiem. con esercizi pratticie 
facsimili, con 65 tav., del Prot. S. Ricci, di p. xxxii-448. 6 50 

— vedi Dizionario di abbreviature latine. 

Eritrea. — cedi Arabo parlato — Dizionario eritreo, ita- 
liano-arabo-amarico — Grammatica galla — Lingue 
d'Africa — Prodotti agricoli del Tropico — Tigre- 
italiano. 

Errori e pregiudizi volgari, coututati colla scorta 
della scienza e del razicoìnio da G. Strafforello, 
2» edizione accresciuta, di pag. xii-196 . , ... 1 50 

Esame degli infermi — cedi Semeiotica 

Esattore comunale. (Manuale dell'), ad uso anche 
dei Ricevitori provinciali, Messi esattoriali. Prefetti, 
Intendenti di huariza, Aifcnti imposte. Sindaci e Se- 
gretari dei Comuni, Avvocati, Ingegneri, Ragionieri, 
I^lotai e Contribuenti, del rag. C.Mainardi, 2^ ediz. 
riveduta ed ampliata di pag. xv 1-480 5 50 

— vedi anche Catasto— Imposte dir. —Ricchezza mob. 
Esercizi di algebra elementare, del Prof. S. Pin- 

CHERLE, di pag. viii-135. : on 2 incisiom . .... 1 50 

— vedi anche Algebra — Determinanti — Formulario 
di matematica. 

Esercizi di aritmetica razionale, del Prof. Dott. 
F. Panizza, di pa--. viii-150 1 50 

— cedi anche Aritmetica — Formulario di matematica. 
Esercizi di e^^ìlcoio L':iifiii*te8imale (Uaicoio diife- 

renziale e integrale), dei Prof. E. Pascal, di pa- 
gine xx-87:> , . . ^ ^ ^ , . 3 — 

— cedi anche Calcolo infinitesimale — Funzioni ellit- 
tiche — Repertorio di matematiche. 



2LESC0 OBI MANUALI HOSPLl. 93 

__ 

B§ereizi geograflci e quesiti, sull'Atlante geo- 
grafico universale di R. Kiepert, di L. Hugues, 
3* edizione lifatta, di pag. viii-208 1 50 

— perff anche — Atlante — Geografia. 

Esercizi sulla geometria elementare, del Pio- 
féssore S. Pincherle, di pag-. viri-180. con 50 ìncis. 1 50 

— cedi Geometria — Metodi per risolvere i problemi. • 
Esercizi greci per la 4* classe ^nnasiale in correla- 
zione alle Nozimii elementari di lingua greca, del 
Proi'. V. Inamà: del Prot. A. V. Bisoontt. dì r. xxt-*287 1 50 

— cedi anche Grammatica greca — Letteratura greca. 
Esercizi latini con regole (Morfologia generale], 

del Prof. P. E. Cfreti. di pae. xjT-a^2 , 1 50 

— cedi anche Grammatica latina — Letterat. romana. 
Esercizi di stenografia. — cedi Stenografia. 

Esercizi di traduzione a complemento della 
grausm. francese, del Prot. G-. Prat. di tì. f^T-188. 1 50 

— cedi anche Gramm. francese - Letterat. francese. 
Esercizi di traduzloue con Tocabolari« a 

complemento della Graramatica tedesca, 

del Prof. (t. Adler. 2» ediz.. di pag. vfii-244 ... l 50 

— cedi anche Grammatica tedesca' — Letter. tedesca. 
Esercizi ed applicazioni di Trigonometria 

piana, con 400 esercizi e problemi proposti dal profes- 
sore 0. Alasia. di pas". xvi'292. con 30 incisioni. . 1 50 

Esercizi praxioi deila lingua danese. — redi Gramm. Danese. 

Esercizi pratici della lingua portoghese. — cedi Gramm. Portog. 

Esplodenti e modo di fabbricarli, di H. Molina, 
di pa-:. xx-:300 2 50 

— cedi anche Pirotecnia. 
Espropriazione. — €edì Ingegneria legale 
Essenze. — cedi Liquorista. 

Esteti ca, del ProL M. Pilo, di pag. xx-260 . . . . i 5«0 

Estimo di cose d"arte. — cedi Amatore di oggetti d'arte e 
di curiosità — Amatore di Maioliche e Porcellane. 

Estimo dei terreni. Q-aranzia dei prestiti ipotecari 
e dell'equa ripartizione dell'imposta, dell' Ing. P. Fi- 
lippini, di r>as:. xvi-328, con 3 incisioni 3 — 

Estimo r^irale, del Prof.OAREG.4 di Muricce, p, vi-164. 9 — 

— cedi anche Agronomia — Assicuraz. e stima di danni 

— Catasto — Cf^^erimensura — Disegno topografico — 
Economia dei fabbricati rurali — Geometria pratica 

— Prontuario dell'agricoltore — Triangolazioni. 
Etnogralias del Prot. B. Malfatti. 'J^ eaìzioneiTìCer?».- 

nieiìte ri. usa. di pag. vi-200 . 1 'h 

- nedr anche Antropoloeia — Paleoetnolosria. 
Evoluzione. (Storia dell") del Prof. Carlo Fenizia voì^ 
breve saggio di Bibliogr. evoluzionistica di pa?. x[v-->S9. 3 — 



24 ELENCO DEi MANUALI HOSPLi. 



Fabbricata eivilJ di abitazione, dell Ing. C. Leyi, 
2* ediz. rifatta, con 207 ine. e i Capitolati d'oneri ap- 
provati dalle principali città d'Italia, di p&i^. xvi-412 4 50 

-- eecii Calci e cementi — Ingegnere civile — inge- 
gneria legale. 

Fabbricati rurali. — cedi Abitazioni — Economia fabbricati. 

Fabbricazione (La) degli speceM e la decora- 
z»one del vetro e cristallo, del Prof. R. Namias, 
di pagine xii-156, con 14 incisioni 2 — 

— vedi anche. Fotosmaltografia. 
Fabbricazione dello zucchero. — cedi industria. 

Fabbro. — cedi Fonditore — Meccanico — Operaio — 
Tornitore. 

Falegname ed ebanista. Natura dei lagnami, ma- 
niera di conservarli, prepararli, colorirli e vemiciarìi, 
loro cubatura, di G-. Belluomwt. di o. x-1--^, con 42 ine, 9 — 

— cedi anche Cubatura — Modellatore meccanico — 
Operaio. 

Fanclulii deficienti (idioti, imbecilli, tardivi, ecc.) e. Ortofr. 

Farmacistct (Manuale dei;, daJ Ir^ro^. t. iii. Alessandri, 
2*^ ediz. interamente rifatta e aumentata e corredata 
di tutti i nuovi medicamenti in uso nella terapeutica, 
loro proprietà, caratteri, alterazioni, falsificazioni, usi 
dosi, ecc., di pag. zvi--7oi. con 142 tav. e 82 incisioni. 6 50 

— cedi anche Analisi volumetrica — Chimico — Impiego 
ipodermico — infezione — Materia medica — Me- 
dicatura antisettica. 

Farfalle. — cedi Lepidotteri. 

Ferro. — vedi Fonditore — Galvanostegia — Ingegnere 
civile — Ingegnere navale — Leghe metalliche — Mec- 
canismi (500) — Metallo — Metallocromia — Montatore 
di macchine — Operaio — Peso dei metalli — Inesi- 
stenza materiali — Siderurgia — Tempera — Torni- 
tore meccanico — Travi metall. 

Ferpovie, — cedi Codice doganale — Curve — Ingegneria 
legale — Macchin. e fuochista. — Trasporti e tariffe. 

Fiiatelia. — cedi Dizionario filatelico. 

Filatura» Maiiuaìe di iilaiuia, tessitura e lavorazione 
meccanica delle libre tensili, dì E. GaoTEs, traduzione 
suiruìtima edizione tedesj'.a, di p. vm-414 con 105 ine. 5 — 

— vedi anche Coltivazione delle piante tessili — Piante 
industriali — Tessitore. 

Filatura della seta, di G. Pasqualis. (In lavoro). 

Filologia classicsìo greca e latina, dei Prot. Y. 
Inama, di pag. 311-195 1 50 

Filonauta. Quadro venerale di navigazione da diporto 
e cousigli ai principianti, con un Vocabolario tecnico piii 
in uso nei panfiliamsnto, del Cap.Gr.OLivABi,p.xvi-286. 2 50 

—vedi anche Canottaggio 



iììCu DKI MA.N'DAU HOBPLi 25 



Filosofìa. — cedi Estetica — Filosofia morale — Logica 

— Psicologia — Psicologia fisiologica. 

Filogofia morale, del Pror. U Ep.lso, di psg. xvi-336. 3 — 

Filugello. — c^edi Bachi da seta. 

Finanze. — cedi Computisteria finanziaria — Contabilità 
di Stato — Debito pubblico — Esattore — Scienza 
delle finanze — Valori pubblici. 

Fiori ttrtiliciìili. Mannaie del tìorista, di O. Balle- 
rini, di pa;,. xvi-278, con 1^4 incis. e 1 tav. a 36 colori. 3 50 

— cedi anche Pomologia artificiale. 

FìopI. — cedi Floricoltura — Orticoltura — Piante e fiori. 

Fisica» del Prof. 0. Murani. con 243 iucis. e 3 tavole. 
6* ediz. completarueiite rifatta del Manuale di Fisica 
di Balfour Stewart, di pag. xvi-411 2 — 

Fisica eristali.jdiW.VoiGT, crad.A.SELLA. (In lav.). 

Fisica. — cedi Calore — Dinamica — Energia fisica — 
Fulmini e parafulmini — Igroscopi — Luce e colori 

— Luce e suono — Microscopio — Ottica — Roentgen 

— Spettroscopio — Termodinamica. 
Fisiologia, di 1<"osteb, traduz. del Pror. G. Albini, 

3* ediz. di pag. xn-158, con 18 incàsioni 1 5Ci 

Fisiologia comparata — cedi Anatomìa. 

Fisiologia vegetale, dei Dott. Linai Montemartini, 

di pagine xvi-230, con 68 incisioni 1 50 

— cedi anche Anatomia vegetale. 
Floricoltura 'Mauuais di;, dì C. M. Fratelli Roda, 

2* ediz. riveduta da G. Roda, di pag. vm-256. con 87 ine. 2 — 

— cedi anche Botanica — Fiori artificiali — Orticoltura 

— Piante e fiori — Ricettario domestico. 
Florilegio poetico greco, de! Proi.V.iNAMA. (In lav.). 
Flotte moderne (Le) 1S9G-19(X). di E. Bucci di San- 

TAFiORA. Coiupìemenco del Manuale del Marino, del 

C. De Amezaga. di pas-. iv-204 . 5 — 

— cedi anche Manuale del Marino. 

Fognatura cittadina, dell'lng-. D. Spataro. di pa- 
gine x-684. fow 'M' tìffure e 1 tavola in litosrraiia . . 7 — 

Fognatura domestica, ddl'in?. A. Cerutti, di pa- 
gine VIII-42L con 200 incisioni 4 — 

Fonditore in tutti ì metalli (Manuale del), di G. 
Belluomini. 2* ediz.. di loa'?. viii-150. con 41 incÌ53. 2 — 

— cedi anche Leghe metalliche — Montatore di mac- 
chine. — Operaio — Siderurgia. 

Fonologia italiana» di L. Stoppato-, pa?. vni-102 1 50 
Fonologia ìat'nai, del Pro<. S. Consoli, di na?:. 208. 1 50 
Foreste. — cedJ Ingegneria legale — Selvicoltura. 
Formaggio. — cedi Caseificio — Latte, burro e cacio. 
Formulario scolastico di matematica elemen- 
tare (aritmetica, algebra, geometria, trigonometria). 
di M. A. RossoTTi. di pag. xvi-192 1 50 



gLENCO DS( MANUALI HO^Pl 



Fotocaichi. — cedi Arti grafiche — Chimica fotografica 
— Fotografia industriale — Processi fotomeccanici. 

Fotocoilografia. — cedi Processi fotomeccanici. 

Fotocromatografla (Laj, dei DoU. L. 6assi, di pa- 
gine xxi-l;38, con 19 incisioni 2 — 

Fotografia ed arti affini. — cedi Arti grafiche — Chimica 
fotografica — Dizionario fotografico — Fotocroma- 
tografia — Fotografia industriale — Fotografia orto- 
cromatica — Fotografia pei dilettanti — Fotosraalto- 
grafia — Litografia — Proiezioni — Ricettario fotogr. 

Fotografia industriale (Lia), lotocalctii ejuaomici 
per le riproduzioni di disegni, piani, carte, musica, 
negative fotografiche, ecc., del Dott. Luigi Gioppi, di 
pag. viii-208, con 12 incisioni e 5 tavole fuori testo. 2 50 

Fotogrammetria, Fototopografia praticata in Italia 
e applicazione della fotogrammetria ai l'idrografìa, del- 
ring.'P. Paganini, di pag. xvi-2S8. con 56 tìg. e 4 tavole. 3 50 

Fotografia ortocromatlea, dei Dote. (J. Bonaginì, 
di pag. xvi-277 con incisioni e 5 tavole 3 50 

Fotografia pei diiettanti. (Come il sole dipinge), 
di G. MuFFONS, 4^^ edizione rifatta ed ampliata di pa- 
gine xvui-362. con 93 incisioni e 10 tavole .... 3 — 

Fotolìtografia. — oedi Processi fotomeccanici. 

Fotosmaltografia (La), applicata alla decorazione 
industriale delle ceramiche e dei vetri, di A. Mon- 
tagna, di p. viii-200, 16 incisioni nel testo . . . . 2 — 

Fototipografia. — cedi Processi fotomeccanici. 

Fragole. — cedi Frutta minori. 

Francobolli. — cedi Dizionario filatehco. 

Fraseologia francese-italiana, di E. Barosohi 
SoRESiNi; di pa^^ viii-2(32 2 50 

Fraseologia Italiana-tedesca, — cedi Conversazione — Dot- 
trina popolare." 

Frenastenia. — cedi Ortofrenia. 

Frumento e fn&,\^^ uei Prof. (j. Cantoni, di pag. vi-1^, 
con 13 in( tsioui • _ . . 2 — 

Frutta snmorl. Fragole, poponi, ribes, uva spina e 
lamponi, del Prof. A. Pucci, di pag. viii-192, 96 ine. 2 50 

Frutta fermenlate — i^edi Distillazione. 

Frutticoltura, del Prof. Dott. p. Tamabo, 3*ediz., 
di pag. XVII1-2Ì9, con 81 incisioni 2 — - 

Frutticoltura. — cedi Agrumi — Olivo — Prodotti agri- 
coli del tropico — Uve da tavola — Viticoltura. 

Frutti artificiali. — cedi Pomologia artificiale. 

Fulmini e parafulmml, dei Dott. Prof. E. Cane- 
strini, di pa.;. vii.f-166, con 6 incisioni. , . . . .2 — 

Funghi mangerecci e funghi velenosi» del Dott. 
F. Cavara, di pag. xvi-Ì92. con 43 tav. e 11 incisioni. 4 50 

— eedi aji'^he Tartufi e funghi. 



ELKNCO OBI MANUAU BOEPL». 



L. e. 

Funzioni ellittiche, del ì'rot. E. Pascal, di pae.240 1 50 

— f>edi anche Calcolo infinitesimale — Esercizi di cal- 
colo — Repertorio di matematiche. 

Fuochista. — eed/ Macctiinista e fuochista. 

Fuochi aptificiaii. — cedi Esplodenti - Pirotecnia. 

Gallinacei. — cedi Animali da cortile — Pollicoltura 

Galvanizzazione, pulitura e vei nicìatura dei 
metalli e galvanoplastica in generale. Ma- 
nuale pratico per T industriale e l'operaio riguardante 
la nichelatura, ramatura, ottonatura, doratura, argen- 
tatura, stasnatura, zincatura, acciaiatura, antimonia- 
tura, cobaltatura, ossidar.ura, Eralvanoplastiea infame, 
argento, oro, ecc., in tutte le varie applicazioni pra- 
tiche, di F. Werth. Di p. xvi-824, con 153 incis. . . 3 50 

Galvanoplastica, ed altre applicazioni deirelettrolisì. 
Galvai'osteg-ia. Elettrometallurgia, Affinatura dei me- 
talli, Preparazione dell'aìlurainio, Sbianchimento della 
carta e delle stotTe, Risanamento delle acque, Concia 
elettrica delle pelli, ecc. del Prof, IL Ferrini, 3* edi- 
zione, completamente rifatta, di p. xii-417, con 45 ine. 4 — 

Galvanostegia, dell'ing-. I. Ghersi. Nichelatura, ar- 
gentatura, doratura, ramatura, metallizzazione, ecc., 
di pa?. xii-o24, con 4 incisioni 3 50 

Gaz illuminante (Industria del), di V. Calzavara, 
di pag. xxxii-672, con 375 incisioni e 216 tabelle . , 7 50 

— vedi anche Acetilene — Incandescenza. 
Gelsicolhira,de] Prof.D.TAMASo,dip.-2:yi--175e22inc. 2 — 

— cedi anche Bachi da seta. 

Geodesia. — cedi Celerimensura — Compensazione degli 
errori — Curve — Disegno topografico — Geome- 
tria prat. — Prospett. — Telemetria — Triangolaz. 

Geografia, di G. (trove, traduzione del Proi. br. Gal- 
letti, 2* ediz. riveduta, di pag-. xii-lfiO, con 26 incis. 1 ofJ 

Geografia. — cedi Alpi — Antropologia — Atlante geo- 
grafico storico d'Italia — Atlante geoeraf. universale 
— Cartografia ~ Climatologia — Cosmografia — Di- 
zionario alpino — Dizionario geografico — Esercizi 
geografici — Etnografia — Mare — Naturalista viag- 
giatore — Prealpi bergamasche — Vulcanismo. 

Geografia classica, di H. F. Tozer, traduzione e 
note del Prof, I. Gentile, 5* edi?., di pag. iv-168 . 1 50 

Geografia commerciale economica, Europa , 
Asia, Ocmw., ^/?\, ^wer., diP. Lanzonlp. viii-344 . 3 — 

Geografia fisica, di A. Geiktk, traduzione di A. Stop- 
pani, 3«- ediz., dì rag. iv-132. con 20 incisioni ... 1 50 

Geologia, di A. Geikie. tradnziorie di A. Stoppani, 
quarta edizione, riveduta sulT ultima ediz. inglese da 
G. Mercalll di pag. xii-176, con 47 incisioni . . . 1 50 

— cedi anche Paleoetnologia. 



28 SLENC* DEI MAiSUAL. flOBPLi. 

' lTT 

Geometria analìtica deilo spazio, del Prof. F. 

AscHiERi, di pag. 71-196, con il incisioni 1 60 

Geometria analitica del piano^ del Prof. F. 

AscHiERi, di i-ag. vi-194, con 12 incisioni 1 50 

OeometTia descrittiva, del Prof. F. Aschieri, di 

pag. vi-222. :jon 103 incisioni, 2* edizione rifatta . . 1 50 
Geometria elemenìare. — cedi Geometria pura — Problemi 

di Geometria elementare. 
Geometria e trigonometria delia sfera, del 

Prof. C. Al ASI A, di pag. vin-20S, con 84 incisioni. . 1 50 
Geometrìa metrica o trigonojiietrica, dei Prof. 

S. PmGHSBLr., 5* edizione, di pag, 17458, con 47 ine. 1 5*3 

— aedi anche Esercizio. 

GeoBietriSA pratìcas deli'Ing. Prof. G . Erede, 3* edi- 
zioiiC rÌ7eàuta ed aamentata di pag. xn-258, con 134 ine. 2 ~- 

— cedi anche Celerimensura — Disegno assonometrico 

— Disegno geometrico — Disegno topografico — Geo- 
desia — ìvletodi facili per risolvere i problemi — Pro- 
spettiva — Regolo calcolatore — Statica — Stereo- 
metria — Triangolazioni. 

Geometria proiettiva del plano e snella stella, 
dei Prol. F. Aschieri. 2* ediz., di p. vi-228. con Sf) ine. 1 50 

Geometria projetiiva delio spa^sio, dei ProL F. 
Aschieri, 2* ediz. rifatta, dì pag. ti-264, con 18 incis. 1 50 

Geometria pura elementare, del Prof. S. Pin- 
CHERLE, 5* ediz. con l'aggiunta delle figure sferiche, 
di pai. Tiii"176, ^ou 121 incisioni , . . 1 50 

— vedi anche Esercizi di geometria — Formulario sco- 
lastico di matematica — Metodi facili ecc. 

Giardà£LO (il) iiafaatiie, doi :Lrof, P. Ucntì, di pa- 
^ne iv-214, con 27 tavole B — 

Ginnastica (Storia della), dì F. Valletti, di p. viii-184. 1 5C 

Ginnastica femminile, dì F, Valletti, di pagine 
vi-112, con 67 illastrazioni 2 — 

Ginnastica maschile (Manuale di), per cura del 
Comm. J. Gelli, ai pag. yiii-108, con 216 incisioni . 2 — 

— vedi anche Giuochi ginnastici. 

Gioielleria, oreficeria, oro, argento e platino, 
di E. BosELLi, di pai'. ^Q, con 12f> incisioni ... 4 — 

— - vedi anche Metalli preziosi — Pietre preziose. 

Giuochi. — cedi Biliardo — Enigmatica — Scacchi. 

Ginoehi ginnastici per la gioventii delle 
senoie è dei popolo, raccolti e descritti, di F. 
GrABRLELLi, (li pai^. xx-^ìB- C'Oli ''24 tftvole illustrative. 2 50 

— cedi anche Ballo — Giardino infantile — Ginnastica 

— Lawn-Tennis — Pugilato — Scherma. 
Glottologia, dei Pr. «9-. De iTii!i.(5oa.);o,di pag. xr.xii-318. 3 — 



ELENCO DBl MANDALI HOSPLI. 29 

L, e. 

— redi ancìie Letterature diverse — Lingua gotica — 
Lingue diverse — Lingue neolatine — Sanscrito. 

Gnomonica ossia l'arte di eostruire orologi 
solari, lezioni popolari di B.M.LaLeta, di p. viii-1^, 
con 19 lig-ure 2 — 

— cedi anche Orologeria. 

Grafologia, del Prot. iJ, Lombroso, con 470 iac-sìmiii, 
di pa?. v-245 3 5C' 

Grammatica albanese con le poesie rare di 
Varihoba. del Pro . V. Lierandi, di pa?. xvi-200. 3 —■ 

Grammatica Arabo parlato in Egitto — cedi àrabo. 

Grammatica araldica. — cedi Araldica — Vocabolario arald. 

Grammatica ed esercizi pratici della lingua 
dant^se-norvegiana con un supplemento conte- 
nente le principali espressioni tecnico-nautiche ad uso 
degli ufficiali di raarina che irequentano il mare del 
nord e gli stretti del Baltico, per cura del Prof. G. 
Frisoni, di pag. xx-488 4 50 

— cedi anche Letteratura Norvegiana. 
Grammatica ed esercizi pratici delia lingua 

ebraica, del Prot. 1. Levi ìu Isacco, di pag. 192 . 1 50 
Grammatica francese, del Prof. G. Peat, seconda 
edizione riveduta, di Lag. sii-296 1 5G 

— cedi anche Esercizi di traduzione — Fraseologia 

Grammatica e dizionario della lingua del 
Galla (oromoniea), del Prot, E. V^iterbo. 

Voi L Galla-Italiano, di pag. Yni-152 . , e . . 2 5C 
Voi. ti. Italiano-r^alia. di pa^. lxiv-106 2 50 

— cedi anche Arabo parlato — Lingue d'Afr. — Tigre. 
Grammatica Gotica. — cedi Lingua gotica. 
tìramiiiatica greeia. il'^ozicni eiementari di iinH.ua 

greca), del Proi. In ama. 2* edizione di pag. xvi-208. 1 SC^ 

— cedi anche Dialetti lett. greci — Esercizi — Letteratura 
greca — Morfologia greca — Verbi greci. 

Grammatica della lingua greca moderna, del 

Pro*. R, Lo VER A. di pag. vi-154 , . 1 5C 

Grammatica Inglese, del Prot. L. Pavia, di p. xii-260. 1 50 

— cedi anche Letteratura inglese. 
Grammatica italiana, del Prof. T. Concari, 2» edi- 
zione riveduta, di pag. xvi-280 1 50 

— cedi anche Fonologia italiana — Rettorica — Ritmica 
— Stilistica. 

Grammatica latina, del ProL L. Yalma&gh, 2* edi- 
zione di pag. vni-256 1 BC 

— cedi anche Esercizi latini — Fonologia latina — 
Letteratura romana — Verbi latini 

Grammatica della lingua olandese, di M. Mor- 
gana, di pag. viii-224 ^ — 



30 KLKNCO DBS MANUALI BOEPU. 

___ 

drammatica ed esercìzi pratici della lininia 
portoghese-brasiliana, del Prof= G. Frisoni, 
di pag. XII-27G 3 — 

— cedi anche Letteratura portoghese. 
C^rammatica e vocabolario della lingua ru- 
mena, del Proi. R. Loyera, di pa.. vni-200 ... 1 50 

Sgrammatica russa, de] Prof; Vqino vice, di paff.x-272. 3 — 

— cedi anche Vocabolario russo. 
Grammatica sanscrita. — oedi Sanscrito. 

Grammatica si<«gìiuoìa, dei Pi-ot. Pavia, p. xii-194. 1 50 

— cedi anche Letteratura spagnuola. 
drammatica delia lingua svedese, del Proi:. E. 

Pàroli, di pag. xv-203 3 — 

Grammatica teslesca, del Prof. L. Pavia, p.xviii-^4. 1 50 

~ oedi anche Dizionario tedesco — Esercizi di tradu- 
zione — Letteratura — Traduttore' tedesco. 

Grammatica Tigre. — i3edi Tigrè-ltaliano. 

Grammatica turca osmanli, con paradigmi, cre- 
stomazia e glo.gsario, del Prof. L. Bonelli, di pag. 
VIII-2U0 e 5 tavole 3 — 

Grandine. — cedi Assicurazioni. 

Granturco. — cedi Frum. e mais — Industria dei molini. 

GraTitazione. spiegazione elementare delie princi- 
pali perturbazioni nel sistema solare di Sir G. B. Airy, 
trad. di ¥. Porro, con 50 incisioni, di pag, xxii-176. 1 50 

— oedi anche Astronomia. 

Grecia antica. — cedi Archeologia {Parte I) — Mitologia 

greca — Monete greche — Storia antica. 
Greco. — cedi Lingua greca. 
Humus (L), la fertSlita e l'Igiene de! terreni 

culturali, del Pro\ A. Casali, di pa.:j. xvi-220 . . 2 — 

— cedi anche Chimica agraria — Concimi. 
Idraulica, del Pro-. Ir)g. T. Perdoni, di pag. ixviii-:^2, 

con 301 figure e 3 tavole 6 50 

Idrografia. — cedi Fotogrammetria. 

I«lroterapia di Ci. Libelli, di p. iv-2o8. con 30 ine. 2 — 

— cedi anche Acque miner e termali del Regno d'Italia. 
Igiene. — redr Chimica applicata— Fognatura cittadina 

— Fognatura dom-^stica — Immunita — infezione, 
disìnfezione e disinfettanti —Ingegneria legale — Me- 
dicatura antisettica — Ricettario domest. — Terapia 
malattie infanzia — Tisici e sanatori — Zoonosi. 

igiene »ieì Ijivor©, di Traìibustì a.. « ttA^iiARELLi, 
di pa.' ine vin-362. con 70 in-ùsioni . , , . . . , 2 50 

Igiene della pelle, di A. Bellini, p- xvr-240, 7 inci. 2 — 

Igiene privata e medicina popolare ad uso delle f'a- 
mifflie, di C. Bock, 2* edizione italiana curata dal 
Dott. Giov. Galli, di pag. xvi-272 2 50 

Igiene rurale, di A. Oarraroli, di pagine x-470. 3 ~ 



BLENCO DEI MAKUiLl HOEPLi 31 



Igiene scolastica, di A. Repossi, 2» ediz., di p. iv-246. 2 — 
Igiene veterinaria, del Don. U. Barpi, di p. viii-228. 2 -— 

— vedi anche Bestiome — Cane— Cavallo —immunità* 
e resistenza — Majale — Zootecnia — Zoonosi. 

Igiene delia vista soUo il rispetto scoiasticos 
dei Doti. A. LoMOXACO. di pag. xii-272 2 50 

Igiene della vita pubblica e privata, del Dott. 
G. Faralli, di pag. xn-250 2 5C' 

Igroscopi, igrometri, umidità atmosferica, del 
Pro! F. Cantoni, di pag. xii-146, cor 24 ine. e 7 tab. 1 5C' 

— cedi anche Climatologia — Meteorologia. 

illuminazione. — cedi Acetilene — Gaz illum. — Incandesc. 

Illuminazione elettrica (Impianti dij, Manuale pra- 
tico deliln^. Ji. Pi.a zzoli, 5* ediz. interamente rifatta, 
(9-10 luifrliaio) seguita da un'appendice contenente la le- 
gislazione Italiana relativa asli impianti elett. e le pre- 
scrizioni di sicurezza, del Verband deutscber Eletcro- 
techniker di p. 606 con 264 ine. 90 tab. e2tav. . . 6 50 

— cedi anche Elettricista — Elettricità. 
Imbalsamatore. — redt Naturalista preparatore — Natu- 
ralista viaggiatore — Zoologia. 

Imenotteri, .Meurotteri, Pseutìoneurolteri , 
Ortotteri e Itincoti italiani, del Dott. A. G^bif- 
FiNi (Entomologia R''), p. xvi-887, con 248 ine. (voi. trip.). 4 50 

— 0. anche Coieotteri — Ditteri — Insetti — Lepidotteri. 
Imitazione di Cristo (Della). Libri quattro di Gio. 

Gersenio: volgarizzamento di Cesare (;rUASTi, con 
proemio e note di G. M. Zampini. (In lavoro). 
Immunità e resistenza alle iiialattie , di B. 
Galli Valerio, di pag. vni-218 1 50 

— cedi anc/ie Igiene veterinaria — Zootecnia — Zoonosi. 
Impiego ipodermico e la dosatura dei rimedi. 

Man. di teraoeutica del Dott. G. Malacrida, di p. 305. 3 — 
Imposte dirette (Pàsi^ossione delle), dell' Avv. E. 
Brctni. di pap-. vni-158 . 1 50 

— cedi anche Esattore comunale — Catasto — Proprie- 
tario di case — Ipoteche — Ricchezza mobile. 

Incandescenza a gaz. (Fabbricaz. delle reticelle) di 
Castellani L.. di pag, x-140. con ;33 incisioni . . . 2 — 

Inchiostri. — redi Ricettario industriale — Vernici, ecc. 

Incisioni. — cedi Amatore d'oggetti d'arte e di curiosità. 

Indaco. — cedi Prodotti agricoli. 

Indovinelli. - cedi Enimmistica. 

Industria della carta, iell Ins. L. Sartori, dì 
pag. 711-326, con 10^) incisioni e 1 tavola 5 50 

industria (L) dei moHnì e la macinazione del 
ft'umento, di C. SiBER-MfLLOT di pag. xx-259, con 
103 incisioni nel testo e 3 tavnìr. 5 — 

— cedi anche Frumento — Panificazione. 



32 SLENCO DEI MANUALI aOBPLJ. 

__ 

Industria dei gaz. — cedi Gaz illuminante — Incandesc. 

industria (L') saponiera, con alcuni cenni sull'in- 
dustria della soda e della potassa. Materia prima e 
fabbricazione in generalo, (y uida pratica deiring^eernere 
E. Marazza, di pae. vii.410, con 111 fig. e molte tab. 6 — 

■— vedi anche Profumiere. 

Indnstr!a della seta, del Prof. L. Gabba, 2* edi- 
zione, di pag'. iv-208 2 — 

— 0. anche Bachi da seta — Gelsicolt. — Tintura d. seta. 
Industria (L') stearica. Manuale pratico delllng. 

B. Marazza, di p. xi-283, con 76 ine. e con molte tab. 5 — 
Industria dello zucchero : 

I. Coltivazione della barbabietola da zucchero, del- 

ring. B. R. Debarbieri, di pag-. xvi-220.con 18 ine. 2 50 

II. Commercio, importanza economica e legislazione 

doganale, di L. Fontana-Russo, di pag-. xii-244. 2 50 
ni. Fabbricazione dello zucchero. (In lavoro). 

Industrie (Piccole). Scuole e Musei industriali — In- 
dustrie agri(;ole e rurali — Industrie manit'atturiere 
ed artistiche, dell'Ing. I. Ghersi, 2* edizione comple- 
tamente rifatta del Manuale delle Piccole industrie 
del Prof. A. Errerà, di pag. xii-372 3 50 

Infermiere. — eedi Assistenza degli infermi — Soccorsi 
d'urgenz9 — Tisici e santìtorii. 

Infanzia. — cedi Terapia delle malattie dell'. — Giardino 
infantile — Nutrizione— Ortofrenia — Sordomuto. 

Infeaioue, disìnfexioiae e digiafettacti, del Dott. 
Prot. P. E. ALKSSANDai, di pag. viii-l^XJ. con 7 ine. 2 — 

Infortunii sul lavoro. — Vedi Legge sugli. 

Infortuni! della montagna (Gli). Manuale pratico 
ad uso degli Aìpiristi, deliaGuide e dei portatori, del 
Dott. O. Bernhard, traduz. con aggiunte del Dott. R. 
CuRTi. di pag. xviii-60. con 55 tav, e 175 fig. dimostr. 3 50 

Ingegnere agronomo. — o. Agron. — Prontuario dell'agric. 

Ingegnere ciTile. Manuale dell'Ingegnere civile e 
industriale, del Prof. G. Colombo. 18^ ediz. modificata 
e aument. (46<', 47° e 48^ migl.) con 212 fig. pag, xiv-416 5 50 
H medesìnjo tradotto in francese da P. Marcillac. 5 50 

— pedi anche Architettura — Calci e cementi — Co- 
struzioni — Cubatura di legnami — Disegno — Fab- 
bricati civili — Fognatura — Lavori in terra -- Mo- 
menti resistenti — Peso dei metalli — Regolo calco- 
latore — Resistenza dei materiali. 

Ingegnere navale. Prontuano dì A. Cignoni, di 
pag. xxxii-292, con 36 fi rare. Legato in pelle ... 5 50 

— oedi anche Attrezzatura — Canottaggio — Costrut- 
tore navale — Filonauta — Macchinista navale — Ma- 
rine da guerra — Marino — Montatore di macchine. 



ELENCO DEI MANUALI HOBPLI. ÒÒ 

. _ __ 

Ingegneria legale per tecnici e giuristi (Ma- 
nuale di), dell'Ava. A. Lion. Commento ed illiistraz. 
con la più recente g-iurisprudenza: ResponsaVjilità - 
Perizia- Servitù - Piani regolatori e di ampliamento 
-Legge di sanità- Regolamenti d'igiene ed edilizii - 
Espropriazione - Miniere - Foreste - Catasto - Privativa 
industriale - Acque - Strade - Ferrovie - Tram vay - Bo- 
nifiche-Telefoni-Appalti - Riparazioni - Cimiteri - 
Derivazioni di acque pubbl-ch*^ - Monumenti d'arte e 
d'antichità, ecc., di pag. vin-552 5 50 

Insetti. — cedi Aninaali parassiti — Apicoltura — Bachi 
— Coleotteri — Ditteri — imenotteri — Lepidotteri. 

Insetti nocivi, del Prof. F, Franceschini, di pa- 
ghine vm-264, con 96 incisioni 2 — 

Insetti utili, del Prof. F. Franceschini, di pag. xii-160, 
con 43 incisioni e 1 tavola 2 — 

Interesse e sconto, del Prof. E. Gagliardi, 2* ediz. 
rifatta ed aumentata, di oasine viii-198 2 — 

— cedi anche Prontuario di valutazioni. 
Inumazioni. — cedi Morte vera. 

Invertebrati. — cedi Coleotteri — Ditteri — Insetti — Le- 
pidotteri — Zoologia. 
Ipnotismo. — cedi Magnetismo — Spiritismo — Telepatia. 
Ipoteche (Man. ne^- ie). l'i A. Rar«kn.<». di pag. xvi-247 1 5C 

— cedi anche Catasto — Imposte dirette — Proprietario 
di case — Ricchezza mobile. 

Ittiologia Italiana, del Dott. A. Griffini, con 

molte incisioni. (In lavoro). 
Lacche. — cedi Vernici, ecc. 
Latino. — cedi Lingua latina 
Latte, burro e cacio. Chimica analitica applicata 

al caseificio, del Prof. .Sartori, di nag. x-162. con 24 ine. 2 — 

— cedi anche Caseificio. 

Lavori femminili. — cedi Confezione d'abiti per signora e 
l'arte del taglio — Disegno, taglio e confezioni di 
biancheria — Macchine da cucire e da ricamare — 
Monogrammi — Ornatista — Piccole industrie. 

Lavori pubblici. — cedi Leggi sui lavori pubblici. 

Lavori in terra (Manuale di), dell'lng. B. Leoni, di 
pag. xi-:305, con 88 incisioni 3 ~ 

Lawn-Tennis, di Y. Baddeley, prima traduzione 
italiana con note e aggiunte del traduttore, di pa- 
gine xxx-206. con 13 illustrazioni 2 50 

— cedi anche Ballo — Ginnastica — Giuochi ginnastici 
— Pugilato — Scherma. 

Legge (La nuova) comunale e provinciale, anno- 
tata E. Mazzoccolo, 4* ediz., interamente rifatta con 
l'aggiunta del rejolamento e di -2 indici di pag. xii-820. 7 50 



34 BLBNCO DE) MANUALI BOEPU 

Legge sui lavori pubblici e regolamenti, di 

L. Franchi, di pag. iv-110-cxlviii 1 50 

Legge sull'ordinamento giudiziario, dell' avv. 

L. Franchi, di pag. iv-92-cxxvi 1 50 

Leggi per gli infortunii sul lavoro, dell'avvocato 

A. Salvatore, di pa^. 312 3 — 

Leggi sulla proprietà letteraria, di L. Franchi. 

(In lavoro). 
Leggi sulla sanità e sicurezza pubblica, di 

L. Franchi, di pa^. iv-108-xcii 1 50 

— cedi anche Ingegneria legale. 

Leggi sulle Tasse di Registro e Bollo, con ap- 
pendice, del Prof. L. Franchi, di pag. iv-r24-cii ... 1 50 

Leggi usuali d'Italia.— cedi Codici e leggi- 
Leghe metalliciie ed amalgame, alluminio, ni- 
chelio, metalli preziosi e imitazioni, bronzo, ottone, 
monete e medaglie, saldature, dell' Ing. I. Ghersi, 
di pag. xvi-431, con 15 incisioni 4 — - 

Legislazione mortuaria. — cedi Morte. 

Legislazione rurale, secondo il progr. governativo 
per gli Istituti Tecnici. dell'Avv. E. Bruni, di pag. xi-423. 3 — 

Legnami. — cedi Cubatura dei legnami — Falegname. 

Lepidotteri italiani, del Doti. A. Griffini (Ento- 
mologia U), di pig. xiii-248, con 149 incisioni ... 1 50 

— cedi anche Animali parassiti — Coleotteri — Ditteri 

— Imenotteri — Insetti. 

Letteratura albanese (Manuale di), del Prof. A. 

Steaticò, di pag. xxiv-280 3 — 

Letteratura americana, di G.Strafforello.p. 158. 1 50 
Letteratura assira, del Dott. B. Teloni. (In lav.). 
Letteratura danese. — cedi Letteratura norvegiana. 
Letteratura drammatica, di C.Levi di pag. xii-339 3 — 
Letteratura ebraica, di A. Rsvel, 2 voi., di p. 364. 3 —■ 
Letteratura egiziana, di L. Brigiuti. (In lavoro). 
Letteratura francese, del Proi. E. Marcillag, 

traduzione di A. Paganini, 3* ediz., di pag. vni-198. 1 50 

— cedi anche Grammatica francese — Esercizi per la 
grammatica francese. 

Letteratura greca, di Y. In ama, IS*- ediz., riveduta 
(dal 51'' al 55^ migliaio) di pag. vni-236 e una tavola 1 50 

— cedi anche Dialetti letterari greci — Esercizi greci 

— Filologia classica — Florilegio greco — Glotto- 

— logia — Grammatica greca — Morfologia greca 

— Verbi greci. 

iiCtteratura Indiana, A. De Rubernatis, p. viii-159 1 50 
i^etteratura inglese, di E. Holazzi, 2* ed., p. viii-194 1 50 

— cedi ancne Grammatica inglese. 



ELENCO DEI MaNOALÌ BOBPL!. :^ 

__ 

Letteratura italiana, del Proi. C. Feninl dalle ori- 
gini al 1748. 5" ediz.. coiiipletanieiite rifatta dal Prof. 
V. Ferrari, di p. xvi-292 1 50 

— cedi anche P'onolo?ia italiana —Morfologia italiana. 

Letteratura latina. — cedi Esercizi latini — Filoloeia clas- 
sica — Fonologia latina — Grammatica latin'a — Let- 
teratura romana — Verbi latini. 

Letteratura aorvegiana, dei Proh S. Consoli, di 
pa?. xvi-272 1 50 

— cedi anche Grammatica Danese-Norvegiana. 
Letteratura persiana, del Prof. 1. Pizzi, di pa- 
gine x-2(^ 1 50 

Letteratura provenzale, del Prof. A, Restori, di 

pag. x-220 1 50 

Letteratura romana, del Prof. F. Ramorino, 5* ediz. 

riveduta (dal 17° al 22° migliaio), di pag. viii-:344. . 1 50 
Letteratura epagnuola e portoghese, del Prof. 

L. Cappelletti, 2* ediz. rifatta dal Prot. E. Gorra. 

(In lavoro). 

— cedi anche Gramm. spagnuola — Gramm. portoghese. 
Letteratura tedesca, del Prot. O. Lanqb,, 3* ediz. 

rifatta dal Pro'. Minutti, di pag. xvi-188 .... 1 50 

— cedi anche Dizionario tedesco — Esercizi tedeschi — 
Grammatica tedesca — Traduttore tedesco. 

Letteratura ungherese, del Dott. Zigàny Arpàd, 

di pag. xii-295 1 50 

Letterature slave, del Prot. D. Oiàmpoli, 2 volami : 

I. Bulgari, Serbo-Croati, Yugo-Rnssi, di pag. iv-144. 1 50 
n. Russi. Polftri^hi Boemi, di pag. iv-1^ .... 1 50 
Lexicon Abbreviaturarum quae in lapidibus. co- 
dicibus et cliartis praesertim Medii-Aevi occurrunt. 

— cedi Dizionario di abbreviature. 

Libri e biblioteconomia. — cedi Bibliografia — Bibliotecario 

— Dizionario bibliosraflco — Dizionario di abbre- 
viature latine — Epigrafia latina — Paleografia — Rac- 
coglitore d'autografi — Tipografia. 

Limoni. — cedi Agrumi. 

Lingua araba. — cedi Arabo parlato — Dizionario eritreo 

— Grammatica Galla — Lingue dell'Africa — Tigre. 
Lingua gotica, grammatica, esercizi, testi, vocabolario 

comparato con ispecial riguardo al tedesco, inglese, 
latino e greco, del Prof. S. Friedmank, di pa^. xvi-333. 3 — 
Lingua greca. — cedi Esercizi — Filologia — Florilegio — 
Grammatica — Letteratura — Morfologia — Dialetti 

— Verbi. 

Lingue dell'Africa, di R. Oust, versione italiana 

del Prof. A. De Gubernatis, di pag. iv-110 . . . . 1 50 
Lingua latina. — cedi Dizionario di abbreviature latine 

— Epigrafia — Esercizi — Filologia classica — Fo- 



86 SLBNCO DEI MANDALI HOEPLI. 

— — 

nolog. — Grammat. — Letterat. — Metrica — Verbi. 
Lingue germaniche. — (?edi Grammatica danese-norvegiana, 

inglese, olandese, tedesca, svedese. 
Lingua Turca Osmanli. — cedi Grammatica. 
Lingue neo-latine, del Dott. K Gorra, di pag. 147. 1 50 

— vedi anche Filologia classica — Glottologia — Gram. 
portoghese, spagnuola, rumena, italiana, francese. 

Lingue straniere t^"!)tudio delie], di 0. Makuel., ussìa 
l'Arte di pensare in una lingua straniera, traduzione 
del Frot. Damiani, di pag. xvi-136 . 1 60 

Liquorista, di A. Pcossi, con 1270 ricette pratiche. 
Materiale, Materie prime, Manipolazioni, Tinture, Es; 
senze naturali ed artificiali, Fabbrii:azioiie dei liquori 
per macerazione, digestione, distillazione, con essenze, 
tinture, ecc., Liquori speciali. Vini aromatizzati, di 
pag. xxxii-560, con 19 incisioni nel testo 5 — 

— vedi anche Alcool — Cognac. 

Litografia, di 0. Doyen, di pag. vin-261, con 8 tavole 
e 40 figure di attrezzi, ecc., occorrenti al litoijrafo. . 4 — 

— cedi anche Arti grafiche — Fotografia — Processi 
fotomeccanici. 

Liuto. — cedi Chitarra — Mandolinista — Str. ad arco. 
Logaritmi (Tavole di), con o declinali, di O. Mìjller, 

6*ediz., aumentata delle tavole dei logaritmi d'addizione 

e sottrazione per cura di M. Pwaina, di pag. xxxvi- 191. 

(11, 12 e 13° migliaio) 1 50 

Ijogica, di W. Stanley Jevons, traduz. del Prof. C. 

Cantoni, 5* ediz., di pa?. viii-154. e 16 ine. (In lavoro). 
Logica matematica, del Prof. C. Burali-Forti, di 

pa,;. vi-158 1 60 

Logismografia, di C. Chiesa. 3» ediz.. di pag. xiv-172. 1 50 

— cedi anche Computisterìa — Contabilità —Ragioneria. 
Logogrifi. — vedi Enimmistica. 

Lotta. — cedi Pugilato. 

Luce e colori, del Prof. G. Bellotti, di pag. x-157, 
con 24 ino.ision e 1 tavola 1 50 

— vedi anche Colori e la pittura. 

Lnce e suono, di E. Jones, traduzione di U. Fornabi, 
di pag. vni-3:36. con 121 incisioni 3 — 

Macchine. — cedi Costruttore macchine a vapore — Di- 
segnatore meccanico — Disegno industr. — Doveri 
del macchinista — 11 meccanico — Ingegnere civile 

— Ingegnere navale — Leghe metalliche — Macchi- 
nista e fuochista — Macchinista navale — Meccanica 

— Meccanismi (500) — Modellatore meccan. — Mon- 
tatore (II) di macchine — Operaio — Tornitore mecc. 



KL8NC0 DEI MANUALI HOEPU. 1^7 

L. e. 

Macchine agricole, del conte A. CENCELLi-l'EaTi, 
di pag. viii-216, con t)8 incisioni 2 — 

Macchine per cucire e ricamare, dell'Ing. Al- 
fredo Galassini, di pag. vii-280, con 100 incisioni . 2 50 

Macchinista e fuochista, del Prot. (à. Gaotero, 
8* ediz.con Appendice sulle Locomobili e le Locomotive 
dell' Ing. Prof. L. Loria, e col Regolamento sulle 
Caldaie a vapore, di pa,;. xx-Ì94, .ton 3i iucis. ... 2 — 

Macchinista navale (Mannaie del), di M. Lignarolo, 
2* edizione ritatta, di pag. xxiv-602, con 3i4 incisioni. 7 60 

— oedi anche Costruttore navale — Doveri del raac- 
chin. nav. — Ingejrn. nnv. — Montatore di macchine. 

Macinazione. — cedi Industria dei molini — Panificazione. 

Magnetismo ed elettricità, ael Doct. Ky. t'oLONi, 
3* ediz. curata dal Prot. F. GtRassl (in lavoro). 

Magnetismo ed ipnotismo, del Prot. G. Bel- 
fiore, di pag. viTi-378 3 50 

— cedi anche Spiritismo — Telepatia. 

Maiale (II). Razze, metodi di riproduzione, di alleva- 
mento, ingrassamento, commercio, salumeria, patologia 
suina e terapeutica, tecnica operatoria, tossicologia, 
dizionario suino-tecnico, del Prou E. Marchi, 2* ediz., 
di pa?. xx-736, con 190 incisioni e una Carta ... 6 50 

Maioliche. — cedi Amatore — Ricettario domestico. 

Mais. — vedi Frumento e mais — industria dei molini 

— Panificazione. 

Malattie. — oerfi Animali parassiti — Assistenza infermi 

— Igiene — Immunità — Zoonosi. 

Malattie crittogamiche delle piante erbacee 
coltivate, del Dott. R. Wolf, traduz. con note ed ag- 
giunte del Dott. P. Baccarini. di pag. x-268, con 50 ine. 2 — 

Malattie dell'infanzia. — cedi Terapia. 

Malattie della pelle. — cedi Igiene. 

Malattie ed alterazioni dei vini, del Prof. S. Cet- 
TOTJNi. di nag. xi-138, con 13 incisioni 9 — 

Malattie mentali. — cedi Assist, dei pazzi — Psichiatria. 

Mammiferi. — cedi Zoologia. 

Mandarini. — cedi Agrumi. 

Mandato commerciale, di E. Vidari, di pag. vi-160. i 50 

Mandolinista (Manuale del), di A. Pisani, di pa- 
gine xx-140, con 13 figure, 3 tavole e 39 esempi . . 2 •— 

— cedi anche Chitarra. 
Manicomio. — cedi Psichiatrìa. 

Manzoni Alessandro. Cenni biografici, di L. Bel- 
trami. di pag. 196, con 9 autografi e 68 incisioni . . 1 50 

Marcile di Fabbrica — cedi Leggi sulla proprietà. 

Mare (II), del Prof. V. Bellio, di pag. iv-140, con 6 
tavole litografate a colori 1 6C 

— cedi anche Atlante — Geografia. 



138 SLKNCO DE» MANUALI HOBPLl. 

___ 

Marina, — cedi Attrezzatura — Canottaggio — Codice — 

— Costruttore navale — Doveri del macchinista — 

— Filonauta — Ingegnere navale — Macchinista na- 
vale — Marine da guerra — Marino. 

Marine (Lej da guerra del mondo al 1897, di 
L. D'Adda, di pag. xvi-320, con 77 illustrazioni . . 4 50 

Marino (Manuale del) militare e mercantile, del 
Contr' ammiraglio De Amezaqa, con 18 xilografie, 2* 
edizione, con anpendi^^e di Bucci di Santafiora. 5 ~ 

— vedi anche Flotte moderne. 

Marmista (Manuale del), di A. Ricci, 2* edizione, di 
pag. xii-154. con 47 incisioni 2 — 

Mastici. — cedi Ricettario industriale — Vernici, ecc. 

Matematica elementare — cedi Economia matematica — 
Formulario di matematica elementare. 

Matematiche superiopi. — cedi Calcolo - Economia ma- 
tematica — Funzioni ellittiche — Repertorio di ma- 
tematiche superiori. 

Materia medica moderna (Manuale di), del Dott. 
G. Malacrida, di pag. xi-761 7 50 

— cedi anche Farmacista — Impiego ipodermico. 
Meccanica, del Prof. R. Stawell Ball, traduz. del 

Proi. J. Benetti, 4*" ediz., di pag. xvi-214, con 89 ine. 
(In lavoro). 

— cedi anche Automobilista — Costruttore — Dina- 
mica— Disegnatore meccanico — Disegno industriale 

— Macchinista e fuochista — Macchinista navale — 
Macchine agricole — Macchine da cucire e ricamare 

— Meccanismi (500) — Modellatore meccanico — 
Montatore (11) di macchine — Operaio — Orologeria 

— Tornitore meccanico. 

Meccanico (II), ad uso dei macchinisti, capi tecnici, 
elettricisti, disegnatori, assistenti, capi operai, con- 
duttori di caldaie a vapore, alunni di scuole indu- 
striali, di E. GiORLi. Spedizione ampliata di p. vii-370, 
con 205 incisioni 3 — 

Meccanismi (500), scelti tra i più importanti e recenti 
rilerentisi alla dinamica, idraalica, idrostatica, pneu- 
matica, macchine a vapore, molini, torchi, orologerie 
ed altre diverse macchine, da H. T. Beown, tradu- 
zione dall'Ine. F. Cerruti, 3* edizione italiana, di 
pag. vi-176. con 500 incisioni nel testo 

Medaglie. — cedi Leghe metalliche — Monete greche — 
Monete romane "— !>Jumismatica — Vocabolarietto 
dei numismatici. 



BLBNCO DEI MANUALI HOBPLI. 39 

__ 

Medicatura antisettica, del Dott. A. Zambler, con 
pretaz. del Pror. E. Triconi, di pag-. xvi-124, con 6 ine. 1 50 

— cedi anche Farmacista — Impiego ipodermico — 
Materia medica. 

Medicina operativa, vedi Chirurgia. 

Medicina popolare. — cedi Assistenza infermi — Igiene — 
Infortuni della montagna — Ricettario domestico — 
Soccorsi urgenza — terapia malattie infanzia. 

Medio evo. — cedi Storia. 

Memoria (L'arte della). — cedi Arte. 

Mercedi. — cedi Paga giornaliera. 

Merciologia, ad uso delle scuole e de?li agenti di 
commercio, di 0. Luxardo, di pag. xii-452 .... 4 — 

— cedi anche Industrie (diverse) — Olii — Piante indu- 
striali — Piante tessili. 

Meridiane. — cedi Gnomonica. 

Metalli preziosi (oro, anrento, platino, estrazione, 
fusione, assaggi, usi), di G. Gorini, 2* edizione di pa- 
gine 11-196, con 9 incisioni 2 — 

— cedi anche Leghe metalliche — Oreficeria — Sag- 
giatore. 

Metallizzazione. — cedi Galvanoplastica — Galvanostegia. 

Metallocromia. Colorazione e decorazione chimica 
ed elettrica dei metalli, bronzatura, ossidazione, pre- 
servazione e pulitura. dell'Ing, I. Ghersi, di p. viii-192. 2 50 

Metallurgia. — cedi Alluminio — Fonditore — Galvano- 
plastica — Gioielleria — Leghe metalliche — Saggia- 
tore — Siderurgia — Tempera e cementazione — Tor- 
nitore. 

Meteorologia generale, del Dott. L. Db Marchi, 
di pag. vi-156, con 8 tavole colorate 1 50 

— cedi anche Climatologia — Fulmini e parafulmini — 
Geografia fìsica — Igroscopi e igrometri. 

Metodi facili per risolvere i problemi di geo- 
metrìa elementare, dell'Ing. J. Ghkrsi, con 
circa 200 problemi risolti e 12(3 incis., di pag- xii-190. 1 50 

Metrica dei greci e dei romani, di L. Mìjller, 
2* edizione italiana confrontata colla 2* tedesca ed an- 
notata dal Dott. Giuseppe Clerico, di pag. xvi-176. 1 50 

Metrica italiana. — cedi Ritmica e metrica italiana. 

Metrologia Universale od il Codice Metrico 
Internazionale, coli' indice alfabetico di tutti i 
pesi misure, monete, ecc. dell'Ing. A. Tacchini, p.xx-482. 6 60 

— cedi anche Codice del perito misuratore — Monete — 
Statica degli strumenti metrici — Tecnologia monet. 



40 ELENCO DB MANUALI HOBPU. 

_ __ 

Mezzeria (Manuale pratico della) e dei vari sistemi 
della colonia parziaria in Italia, del Prof. Avv. A. Rab- 
BENO, di pag. vm-196 1 5C 

Micologia. — cedi Funghi mangerecci — Malattie critto- 

Microbiologia. rcrcbò e come dobbiamo difenderci 
dai microbi. iMalattie infettive. Disinfezioni. Profilassi, 

del Dott. L. TizziNi ai pag. viii-i42 2 — 

gamiche — Tartufi e funghi. 

Microscopia. — oedi Anatomia microscopica — Animali 
parassiti — Bacologia — batteriologia — Protistolo- 
gia — Tecnica protistologica. 

Microscopio (11), Guida elementare alle osservazioni 
di Microscopia, del Prof. Camillo Acqua, di pa- 
gine xii-226, con 81 incisioni. , 1 50 

Militarla. — re<ii Armi antiche — Codice cavalleresco — 
Duellante— Esplodenti — Marine da guerra — Marino 

— .Scherma — Storia arte militare — Telemetria — 
Ufficiale (Manuale dell'). 

Mineralogia. — cedi Arte mineraria — Cristallografia — 
Marmista — Metalli preziosi — Oreficeria — Pietre 
preziose — Siderurgia. 

Mineralogia generale, del Prof. L. Bomb!Cci,2* ediz. 
riveduta, di pa^. xvi-190, con 183 ine. e 3 tav. cromoli- 
tografiche 1 50 

Mineralogìa descrittiva, del Prof. L.. Bombicci, 
2* ediz. di pae. iv-800. mn 119 innis 3 — 

Miniere. — r^edi Arte mineraria — Ingegneria legale. 

Misura delle botti. — redi Enologia. 

Misure. — redi Codice del Perito Misuratore — Metrologia 

— .Monete — Strumenti metrici. 
Mttilicoltupa. — medi Ostricoltura — Piscicoltura. 
Mitologia comparata, del Prot. A. De Bubernatis, 

2» ediz. di pag. vin-150. (Esaurito). 
Mitologia greca, di A. Foresti: 

Volume I. Divinità, di pa?. vni-264 1 50 

Volume n. Eroi, di pae. 188 1 50 

Mitologìe orientali, di D. Bassi: 

Volume I. Mitologia hahilonese-afif^ir a. di p. xvi-219. 1 50 
Volume II. Mitologìa egiziana e fenicia, (In lavoro). 
Mnemolecnia. — iredi Arte della memoria. 
Mobili artistici, — vedi Amatore di ogo-ettì d'arte e di cu- 
riosità. 
Moda. — oedi Confezioni d'abiti — Hisecrno, taglio e con- 
fezione biancheria — Fiori artificiali. 
Modellatore meccanico, falegname ed ebani- 
sta, del Prof. G. Mina, di p. xvii-428, 293 ine. e 1 tav. 5 50 
Molini. — redi Industria dei. 

Momenti resistenti e pesi di travi metalliclie 
composte. Prontuario ad uso degli ingegneri, archi- 



BLKNCO DEI MANUALI HOBPLl. 41 

L. fc. 

tetti e costruttori, con 10 ii;,nire ed una tabella per 

la chiodatura, deiring. E. Schenck, di pag. xi-188 . 3 50 

Monete greche, di S. Ambrosoli, di pag. xiv-286, con 
200 fotoincisioni e 2 carte geografiche 3 — 

Monete (Prontuario delle), pesi e misure inglesi, 
ragguagliate a quelli del sistema dee, dell'Ing. Ghersi, 
di pag. xii-196, con 47 tabelle di conti fatti e 40 facsimili 
delle monete inglesi in corso 8 50 

Monete rumane. Manuale elementare compilato da 
M. làNEuoHi, 2* ediz. riveduta, corretta e ampliata di 
pag. xxvii-370 con 25 tavole e 90 figure nel testo . 3 — 

— cedi anche Archeologia — Metrologia — Numisma- 
tica — Tecnologia monetaria — Vocabolarietto pei 
numismatici. 

Monogrammi, del Prot. A. Teveri, 7B tavole divise 
in tre serie, le prime due di 462 in due cifre e la 
terza di 116 in tre cirre 3 50 

— cedi anche Calligrafìa — Ornatista. 

Montagne, — cedi Aloi — Alpinismo — Arte mineraria — 
Dizionario alpino— Geografia — Geologia — Infortuni 
(della)— Prealpi — Siderurgia. 

Montatore (11) di macelline. Opera arri(;chita da 
oltre 250 esempi pratici e problemi risolti, di iS. Di- 
naro, di pag. xii-468 4 — 

Morale. — oedi — Filosofia morale. 

Morfologia generale. — cedi Embriologia. 

Morfologia greca, del Frot. V.Bettei, dipag.xx-376. 3 —- 

Morfologia italiana, del Prot. E. Gorra, di p, vi-142. 1 50 

Morte (La) vera e la morte apparente, con 
Appendice " La legislazione mortuaria^ „ del Dott. 
F. Dell'Acqua, di pag. viii-136 .... . . . 2 — 

Mosti. — cedi Densità dei. 

Muriatico. — cedi Acido. 

Musei. — cedi Amatore oggetti d'arte e curiosità — Ama- 
tore maioliche e porcellane — Armi antiche — Pit- 
tura — Scoltura. 

Musei industriali. — cedi Industrie (Piccole). 

Musica. — oedi Armonia — Cantante — Chitarra — 
Mandolinista — Pianista — Storia della musica — 
Strumentaz.— Strumenti ad arco e musica da camera. 

Mutuo soccorso. — cedi Società di mutuo soccorso. 

^Napoleone 1°, di L. Cappelletti, con 2o fotoinci- 
sioni di pag. xx-272 2 50 

— cedi anche Rivoluz. francese — Storia di Francia. 
Naturalista preparatore (11), del Dott. R. Gestro, 

3* edizione riveduta ed aumentata del Manuale del- 
l' Imbalsamatore, di pag. xvi-lfe, con 42 incisioni. . 2 — 



42 2LENC0 DEI MANUALI HOEPLI. 

__ 

Naturalista yiag^atore, dei Proff. A. Issel e R. Ge- 
stro (Zooìosia). di oasd- vin-144. fon ;^ ìncisior.i , , 2 — 

Nautica. — cedi Astronomia — Attrezzatura navale — 
Canottaggio — Codici — Costruttore navale — Do- 
veri del macchinista navale — Filonauta — Ingegnere 
navale — Macchinista navale — Marine da guerra — 
Marino -- Nuotatore. 

Neupotteri. — cedi Imenotteri, ecc. 

Nichelatura. — cedi Galvanostegia — Leghe metalliche. 

Nitrico. — cedi Acido. 

Notaio (Man. del), aggiunte le Tasse di registro, di bollo 
ed ipotecarie, norme e moduli pel Debito pubblico, di 
A. Garetti, 4* ediz. riveduta ampliata, di pag-. viii-380. 3 5C 

— cedi anche Esattore — Testamenti. 
Numeri. — cedi Teoria dei numeri. 
Numismatica, del Doti. S. Ambrosoli, 2* ediz. accre- 
sciuta, di pag". XV -250, con 120 fotoincisioni e 4 tavole. 1 50 

— cedi anche Archeologia — Metrologia — Monete 
greche — Monete romane — Tecnologia monetaria 

— Vocabolarietto pei numismatici. 
Nuotatore (Manuale del), del Prof. P. Abbo, di pa- 
gine xii-148, con 97 incisioni 2 50 

Nutrizione del bambino. Allattamento naturale 
ed artificiale del dott. L. Colombo, di pag. xx-228, 
con 12 incisioni 2 50 

Occultismo. — cedi Magnetismo e ipnotismo — Spiritismo 

— Telepatia. 

Oculistica. — cedi Igiene della vista — Ottica. 

Olii vegetali, animali e minerali, loro applica- 
zioni, di G. G ORINI, 2* edizione, completamente rilatta 
dal Dott. G. Fabris, di pag. viii-214. con 7 incisioni, 2 — 

Oli'v^o ed olio. Coltivaz. dell'olivo, estrazione, purifica- 
zione e coservaz. dell'olio, del Prof. A. Aloi, 4* ediz,, 
di pag. xvi-361, con 45 incisioni 3 — 

Omero, di W. Gladstone. traduz. di R. Palumbo e 
C. FioRiLLi, di pag. xii-196 1 50 

Operaio (Manuale dell'). Raccolta di^ cognizioni utili 
ed indispensabili agli operai tornitori, fabbri, calderai, 
fonditori di metalli, bronzisti aggiustatori e meccanici 
di G. Belluomini, 4* ediz. aumentata, di pag. xvi-240. 2 — 

Operazioni doganali. — cedi Codice doganale — Trasporti 
e tariffe. 

Oratoria. — cedi Arte del dire — Rettorica — Stilistica. 

Ordinamento degli Stati liberi d'Europa, del 
Dott. F. Racioppi, di pag. viii-310 3 — 



ELENCO DBI MANUALI HOEPLl. 43 

__ L. e. 

Ordinamento degli Stati liberi fuori d'Europa, 

del Dott. F. Racioppi, di pag. viii-876 3 — 

Ordinamento giudiziario. — Vedi Leggi sulV. 

Oreficeria. — cedi Gioielleria — Leghe metalliche — Me- 
talli preziosi — Saggiatore. 

Organoterapia, di E. Rebuschini, di pag. viii-432. 3 50 

Oriente antico. — cedi Storia antica. 

Ornatista (Mamiale deli ), dell Arch. A. Melani. Rac- 
colta di iniziali miniate e incise, d' inquadrature di 
pagina, di tregi e tinalini, esistenti in opere antiche 
di biblioteche, musei e coUezioiM private. XXIV tav. in 
colori per miniatori, calligrafi, pittori di insegne, rica- 
matori, incisori, disegnatori di caratteri, ecc., I* serie. 4 — 

— cedi anche — Decorazioni. 

Orologeria moderna, dell' Ing. Garuffa, di pa- 
gine viu-302, con 276 incisioni 5 — 

— cedi anche Gnomonica. 

Orologi artistici. — cedi Amatore di oggetti d'arte. 

Orologi solari. — cedi Gnomonica. 

Orticoltura, del Prot. D. Tamaro, 2^ edizione rifatta, 
di pagine xvi-576. con 110 incisioni 4 5 

Ortocromatismo. — cedi Fotografia. 

Ortofrenia (Manuale di) per l'educazione dei fanciulli 
frenastenici o deficienti (idioti, imbecilli, tardivi, ecc.), 
del Prof. P. Parise, di pag. xii-281 2 — 

— cedi anche Sordomuto. 
Ortotteri. — cedi Imenotteri, ecc. 
Ossidazione. — cedi Metallocromia. 
Ostricoltura e mitilicoltura, del Dott. D. Carazzi, 

con 13 fototipie, di pag. viii-202 2 50 

— cedi anche Piscicoltura. 

Ottica, di E. GrELCiCH, di p. xvi-576, con 216 ine. e 1 tav. 6 — 

Ottone. — cedi Leghe metalliche. 

Paga giornaliera (Prontuario della), da cinquanta 

centesimi a lire cinque, di C. Neqrin, di pa^. 222. 2 50 
Paleoetnologia, del Prot. J. Regazzoni, di pag. xi-252, 

con 10 incisioni 1 50 

— cedi anche Geologia. 

Paleografia, di E. M. Thompson, traduz. dall'inglese, 
con aggiunte e note del Prof. G. Fumagalli, 2* edi- 
zione rifatta, di pag. xii-178. con 30 ine. e 6 tav. 2 — 

— cedi anche Dizionario di abbreviature — Epigrafia 
latina. 

Paniflcazionerazionale, di Pompilio, di pag. iv-128. 9 — 

— cedi anche Frumento — Industria dei molini. 



44 BLBNCO DE MANUALI HOBPLI. 

__ 

Parafulmini. — cedi Elettricità — Fulmini. 

Parassiti. — cedi Animali parassiti. 

Pascoli. — cedi Prato. 

Pazzia. — cedi Psichiatra — Grafologia. 

Pedagogia. — cedi Didattica — Estetica — Giardino in- 
fantile — Ginnastica femminile e maschile — Giuochi 
ginnast. — Igiene scolastica — Ortofrenia — Sordomuto, 

Pediatria. — cedi Nutrizione del bambino — Ortopedia — 
Terapia malattie infanzia. 

Perizie d'arte. — cedi Amatore dì oggetti d'arte. 

Pelle — cedi Igiene della. 

Pelli. — cedi Concia delle pelli. 

Pensioni. — cedi Società di mutuo soccorso. 

Pepe. — cedi Prodotti agricoli. 

Perito misuratore. — cedi Codice del perito misuratore. 

Perizie. — cedi Ingegneria legale. 

Pesci — cedi Ittiologia — Piscicoltura. 

Pesi e misure. — cedi Metrologia universale — Misure e 
pesi inglesi — Monete — Strumenti metrici — Tecno- 
logia e terminologia monetaria. 

Peso dei metalli, ferri quadrati, rettangolari, 
cilindrici, a squadra, a U, a Y, a Z, a T e 
a doppio T, e delle lamiere e tubi di tutti i 
metalli, di G. Belluomini. di pag. xxiv-248 ... 3 50 

Pianeti. — cedi Astronomia — Cosmografìa — Gravita- 
zione — Spettroscopio, 

Pianista (Manuale del), di L. Ma.strigli, di pag.xvi-112. 2 — 

Piante e fiori suile finestre, sulle terrazze e nei cor- 
tili. Coltura e descrizione delle principali specie di va- 
rietà, di A. Pucci, 2* ediz.. di pa?. viii-214. r^on 117 ine. 2 50 

— cedi anche Botanica — Floricoltura — Frutta minori 
— Frutticolt. — Orticoltura — Ricettario domestico. 

?iante industriali, coltivazione, raccolta e prepara- 
zione, di G. GoRiNi, nuova edizione, di pag-. ii-144 . 2 — 

Piante tessili. — cedi Coltivazione e industrie delle piante 
tessili. 

Piccole industrie. — cedi Industrie. 

Pietre preziose, classificazione, valore, arte del gio- 
ielliere, di G. GoRiNi. 2* ed., di pag. 188, con 12 ine. 2 — 

— cedi anche Giojelleria — Metalli preziosi. 
Pirotecnia moderna, di F. Di Maio, con 111 inci- 
sioni, di pa?. viii-150 2 50 

— cedi anche Esplodenti — Ricettario industriale — Ri- 
cettario domestico. 

Piscicoltura (d'acqua dolce), del Dott. E. Bettoni, 
di pag-, viii-318, con 85 incisioni 3 — 

— cedi anche Ittiologia — Ostricoltura — Piccole indu- 
strie — Zoologia. 



BLBNCO DEI MANUALI HOEPLI. 45 



L. e 

Pittura ad olio, acquarello e miniatura (Ma- 
nuale per dilettante di). paesag:g:io, figura e fiori, di 
G. Ronchetti, di pag. xvi-'230, con 29 incisioni e 24 
Tavole in zincotipia e cromotitografia 3 50 

Pittura italiana antica e moderna, dell'Arch. 
A. Melani, 2^ edizione completamente rifatta , di 
pag. XXX 430 con 23 incisioni intercalate e 137 tavole. 7 50 

— aedi anche Amatore di ojjgetti d'arte e di curiosità 
— Anatomia pittorica — Colori (Scienza dei) — Co- 
lori e vernici — Decorazione — Disegno — Luce e 
colori — Ornatista — Ricettario domestico — Ristau- 
ratore dei dipinti. 

Poesia. — cedi Arte del dire — Dantologia — Florilegio 
poetico — Letteratura — Omero — Rettorica — Rit- 
mica — Shakespeare — Stilistica. 

Pollicoltura, del March, (j. Trevisani, 4* edizione, 
di pag. XYI.216, con 82 incisioni * 2 50 

— p. anche Abitaz.anim. — Anim. da cortile— Colombi. 
Polveri piriche. — cedi Esplodenti - Hirotecnia. 
Pomologia del prof. G. Molon. (In lavoro). 
Pomologia artificiale, secondo il sistema Garnier- 

Valletti. del Pro'. M. Del Lupo. pag. vi-132. e 44 ine. 2 — 

Poponi. — redi Frutta minori. 

Porcellane. — cedi Amatore — Ricettario domestico. 

Porco (Allevamento deb- — cedi Maiale. 

Posologia. — cedi Impiego ipodermico e dosatura. 

Prato (II), del Prot. G. Cantoni, di pag. 14tì, con 13 ine. ,2 — 

Prealpi bergamasche (Guida-itinerario alle), com- 
presa la Valsassina ed i passi alla Valtellina ed alla 
Valcamonica, colla prefazione di A. Stoppani. e cenni 
geologici di A. Taramelli 3* ediz. rifatta per cura 
della Sezione di Bergamo del C. A. I., con 15 tavole, 
due carte topograf., ed una carta e profilo geologico. 
Un voi. di p. 290 e un voi. colle carte toposraf. . . 6 50 

— cedi anche Alpi — Alpinismo — Dizionario alpino — 
Infortuni della montagna 

Pregiudizi. — cedi Errori e pregiudizi. 

Previdenza. — e. Assicuraz.— CÓoperaz. — Società di M. S. 

Privative. — cedi Ingegneria legale. 

Problemi di Geometria elementare dell'ing. I. 
Ghersi, (Metodi facili per risolverli), con circa 200 pro- 
blemi risolti, e 129 incisioni, di pag. xii-190. . . L. 1 50 

Procedura civile e procedura penale. — cedi Codice. 

Procedura privilegiata fiscale per la riscossione delle impo- 
ste dirette. — cedi Esattore. 

Processi fotomeccanici (I moderni). Fotocollo- 
grafia, fototipografia, lotolitografia, fotocalcografia, 
iotomodellatura. tricromia, del Prof. R. Namiàs, di 
pag. viii-316, con 53 figure, 41 illustrazioni e 9 tavole. 8 50 

Prodotti chimici. — cedi Acido solforico. 



46 BLENCO DEI MANUALE flOEPLi. 

L. fe. 

Prodotti agricoli del Tropico (Manuale pratico 
del piantatore), del cav. A. Gaslini. (Il caffè, la canna 
da zucchero, il pepe, il tabacco, il cacao, il té, il dattero, 
il cotone, il cocco, la coca, il baniano, il banano, l'aloe, 
l'indaco, il tamarindo, l'ananas, l'albero del chinino, 
la juta, il baobab, il papaia, l'albero del caoutchouc, 
la guttaperca, l'arancio, le perle). Di pag". xvi-270 . . 2 — 

Produzione e commercio del vino in Italia, 
di S. MoNDiNi, di pag. vii-804 2 50 

Profumiere (Manuale del), di A. Rossi. (In lavoro). 

— cedi anche Industria saponiera — Ricettario dome- 
stico — Ricettario industriale. 

Proiezioni iLej. Materiale, Accessori, Vedute a mo- 
vimento, Positive sul vetro, Proiezioni speciali poli- 
crome, stereoscopiche, panoramiche, didattiche, ecc., 
del Dott. L. Sassi, di pag:. xvi-447, con 141 incisioni. 5 — 

Proiezioni ortogonali. — cedi Disegno. 

Prontuario deiragricoUore (Manuale di agricol- 
tura, economia, estimo e costruzioni rurali), del Prof. 
V. Niccoli, 2^ ediz. riveduta ed ampliata, p.xxviii-164. 5 50 

— cedi anche Agronomia — Agricoltura moderna. 
Prontuario del ragioniere (Manuale di calcola- 
zioni mercantili e bancarie), del Rajj. E. Gagliardi, 

di pag. xii-608 6 50 

— cedi anche Contabilità — Interesse e sconto — Ra- 
gioneria. 

Prontuario di geografia e statistica, del Prof. 

&. (orAROLLO, pa^;. 62 . 1 — 

Prontuario per le paghe. — cedi Paghe. 

Proprietà letteraria, artistica e industriale — cedi Leggi. 

Proprietario di case e di opifici. Imposta sui 

fabbricati dell'Aw. (j. Giordani, di pag. xx-264 . . 1 50 

— cedi anche Ipoteche — Imposte dirette. 

Prosodia — cedi Metrica dei greci e dei romani — Rit- 
mica e metrica razionale italiana. 

Prospettiva (Manuale di), deU'lng. C. Claudi, di pa- 
gine 64, con 28 tavole 2 — 

Protistoiogia, del Prof. L. ISIagoi, 2* edizione, di 
pag. xvi-278, con 93 incis. nel testo 3 — 

— cedi anche Anatomia microscopica — Animali pa- 
rassiti — Batteriologia — Microscopio — Tecnica 
protistologica. 

Prototipi (I) internazionali del metro e del kilogramma 
ed il codice metrico internazionale. — cedi Metrologia. 

Proverbi in 4 lingue. — cedi Dottrina popolare. 

Proverbi (516) sul cavallo, raccolti ed annotati 
dal Colonnello Volpini, di pag. xix-172 .... 

— cedi anche Cavallo — Dizionario termini delle corse. 



ELENCO DBi MANUALI BOBPLI. 47 

___ 

Pseudoneurotteri. — cedi Imenotteri, ecc. 

Psichiatria. Confini, cause e fenomeni della pazzia. 
Concetto, classificazione, forme cliniche e diagnosi delle 
malattiementali.il manicomio, di J.FiNZi, di p.viii-222. 2 50 

— cedi anche Assistenza dei pazzi. 

Psicologìa, del Prot. 0. Cantoni, di p. viii-168, 2* ediz. 1 50 

— cedi anche Estetica — Filosofìa — Logica. 
Psicologia fisiologica, del Dott. Gr. Mantovani, 

di pag. vm-165, con 16 incisioni 1 50 

Pugilato e lotta per la difesa personale, Box 

inglese e francese, di A. Cougnet, di pag. xxiv-198, 

con 104 incisioni 2 50 

Raccoglitore d'autografi. — Vedi Amatore. 
Raccoglitore di francobolii. — eedi Dizionario filatelico. 
Raccogiitope di oggetti d'arte — •r.edi Amatore di oggetti 

d'arte — Amatore di maioliche e porcellane — Armi. 
Raccolte e raccoglitori di autografi in Italia, 

di C. Vanbiaxchi di pag. xvi-376 con 102 tavole di 

facsimili di auiogran e ritratti 6 50 

Radiografia. — cedi Raggi Rontgen. 

Ragioneria, del Prot. V, (titti, Spedizione riveduta, 

di pag% vili- 137, con 2 tavola. 1 50 

— cedi anche Contabilità — Interesse e sconto — Paga 
giornaliera — Prontuario del ragioniere. 

Ragioneria delie Cooperative di consumo (Ma- 
nuale di), dei Rag. G. Rota, di pag. xv-408 3 — 

Ragioneria industriale^ del Prof. P^ag. Oreste 
Bergamaschi, di p. vn-280 e molti modali 3 — 

Ragioniere. — cedi Prontuario del. 

Ramatura. — cedi Galvanostegia. 

Razze umane. — cedi Antropologia. 

Rebus. — cedi Enimmistica. 

Reclami ferroviaria — cedi Trasporti e tariffe. 

Registro e Eolio. — cedi Leggi sulle tasse di. 

Regolo calcolatore e sue applicazioni nelle 
operazioni topografiche, delllng. Gr. Pozzi, di 
pag. xv-2.38 con 182 ineiMoni e 1 tavola 2 50 

Religione. — cedi Bibbia — Buddismo — Diritto eccle- 
siastico — Mitologia. 

Religioni e lingue dell'India inglese, di R. 
Cust, tradotte dal Prof. A. De GtUBEENatis, di p.iv-124. 1 50 

— cedi anche Buddismo. 

Repertorio di matematiche superiori. Defini- 
zioni, formole, teoremi, cenni bibliografici, del Prot. 
E. Pascal. Voi. I. Analisi, di pag. xvi-642. . . .. 6 ~ 
Voi. II. Geometria, e indice generale per i 2 volumi 
di pag. 950 9 



48 SLENCO D£i MANUALI HOEPLl. 

___ 

Resistenza dei materiali e stabilità delle eo- 
struzioni, di P. GrALLiziA, p. x-^3Q, con 236 ine. e 2 tav. 6 60 

— vedi anche Momenti resistenti. 
Responsabilità. — cedi Ingegneria legale. 
Rettili. — cedi Zoologia. 

Rettoriea, ad uso delie ??ciiole, di F. Capello, p. vi-122, 1 50 

— cedi anche Arte del dire — Stilistica. 
Ribes. — cedi Frutta minori. 

Ricamo. — cedi Disegno e taglio di biancheria — Mac- 
chine da cucire — Monogrammi — Ornatista — Pic- 
cole industrie — Ricettario domestico. 

Ricchezza mobile, dell'Av?, E. Bruni, p. vm-218. 1 50 

— cedi anche Esattore — Imposte dirette — Prontuario 
di valutazione. 

Ricettario domestico, dell'iug:. I. Ghersi. Adorna- 
menuo della casa. Arti del disegno. Giardinaggio. Con- 
servazione di animali, frutti, ortaggi, piante. Animali 
domestici e nocivi. Bevande. Sostanze alimentari. Com- 
bustibili e illuminazione. Detersione e lavatura. Smac- 
chiatura. Vestiario. Profumeria e toeletta. Igiene e me- 
dicina. Mastici e plastica. Colle e gomme. Vernici 
ed encaustici. Metalli. Vetrerie, di pag. 550 con 2340 
consi^jli pratici e ricette accuratamente scelte ... 5 50 

Ricettario industriale, delllng. I. Ghersi. Pro- 
cedimenti utili nelle arti, industrie'e mestieri. Carat- 
teri, saggio e conservazione delle sostanze naturali 
ed artificiali d'uso comune. Colori, vernici, mastici, 
colle, inchiostri, gomma elastica, materie tessili, carta, 
legno, fiammiteri, fuochi d'artificio, vetro. Metalli : 
bronzatura, nichelatura, argentatura, doratura, galva- 
noplastica, incisione, tempera, leghe. Filtrazione. Ma- 
teriali impermeabili, incombustibili, artificiali. Cascami. 
Olii, saponi, profumeria, tintoria, smacchiatura, im- 
bianchimento. Agricoltura. Elettricità, 2^ ediz. rifatta 
e aumentata, di pag. vii-704, con 27 ine. e 28^<6 ricette 6 50 

Ricettario fotografico, del Dott. L. .'^assi. p. vi-150. 2 — 

— cedi anche Arti grafiche ~ Fotocromatografìa — Fo- 
tografìa industriale -Fotografìa pei dilettanti — Fo- 
tografìa ortocromatica. 

Rilievi. — cedi Cartografia — Compensazione degli errori. 
Rincoti. — cedi Imenotteri, ecc. 

Riscaldamento e ventilazione degli ambienti 
abitati. — Vedi Scaldamento. 



BLE.NCO DB! MANUALI HOBPLI. 



L. e. 

Risorgimento italiano (Storia del) 1814-1870, 
con l'aggiunta di un sommario degli eventi posteriori, 
del Prot. F. Bertolini, 2* ediz., di pag. viii-208 . . 1 60 

— oedi anche Storia (Breve) d'Italia — Storia e crono- 
logia — Storia italiana. 

Ristauratore dei dipinti, del Conte G. Secco- 
SuARDO, 2 volumi, di pa^. xvi-269, xii-362, con 47 ine. 6 — 

— cedi anche Amatore d'oggetti d'arte e di curiosità. 
Ritmica e metrica razionale italiana, del f rot, 

Rocco Murari, di pag. xvi-216 1 50 

— oedi anche Arte del dire — Rettorica — Stilistica. 
Rivoluzione ft*ancese (La) (1789-1799), del Frol. 

Dott. Gian Paolo Solerio. di oaì!. iv-176 . . . . 1 60 

— cedi anche Napoleone — Risorgimento — Storia di 
Francia. 

Roma antica. — cedi Mitologia — Monete — Topografia. 

Rontgen (I raggi di) e le loro pratiche applica- 
zioni, di Italo Tonta, p. viii-l(30, con 65 ine. e 14 cav. 2 50 

Rhum. — cedi Liquorista. 

Saggiatore (Man. del), di F. Buttari, di pag. vm-245, 
con ^ incisioni 2 50 

— cedi anche Leghe metall. — Tav. per l' alligazione. 
Sale (II) e le Saline, di A. De Gasparis. (Processi 

industriali, usi del sale, prodotti chimici, industria 
manifatturiera, industria agraria, il sale nell'economia 
pubblica e nella legislaz.), di pag. viii-358, con24inc. . 3 50 

Salumiere. — cedi Majale. 

Sanatorii. — cedi Tisici e sanatorii. 

Sanità e sicurezza pubblica. — Vedi Leggi sulla. 

Sanscrito (Avviamento allo studio del), ael Proi. E. 
G. Fumi, 2* edizione rifatta, di oag. xii-254 3 — 

Saponeria. — cedi Industria saponièra — Profumiere. 

Sarta da donna. — cedi Confezione di abiti — Biancheria. 

Scacchi (Manuale del giaoco degli), di A. i^ìeghieri, 
2* ediz. ampliata da E. Orsini, con una append. alla se- 
zione delle partite giuocate e una nuova raccolta di 52 
problemi di autori ital. di oag.vi-SlO. con 191 incisioni 3 — 

Scaldamento e ventilazione degli ambienti abitati, 
di R. Ferrini. 2* ediz., di pag. viii-300, con 98 ine. 3 — 

Scherma italiana (Manuale di), su i principii ideati 
da Ferdinando Masiello, del Comm. J. Gelli, di pa- 
gine vin-194, con 66 tavole 2 60 

— cedi anche Duello — Codice cavalleresco — Pugilato 
Sciarade. — cedi Enimmistica. 

Scienza delle finanze, dì T. Oariv^vali. pag. iv-140. 1 50 
Scienze. — cedi Classificazione delle scienze. 
Scritture d'affari (Precetti ed esempi di), per uso 

delle scuole tecniche, popolari e commerciali, del Prof. 

D. Maffioli, 2* ediz., di pag. viii-203 1 50 



50 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 

_ __- 

Sconti. — cedi Interesse e sconto. 

Scuitara italiana anticha e moderna (Manuale di), 
dell'Arch. Prot A. Melani, 2.* edizione rifatta con 
24 iucis. nel Testo e 100 Tavole, di pag-. xvii-248 . . 5 — 

Scuole industriali. — cedi Industrie (Piccole). 

Segretario comunale. — cedi Esattore. 

Selvicoltura, di A. Santilli, di pag. vin-220, e 46 ine. 2 — 

Semeiotica. Breve compendio dei metodi fisici di esame 
degli infermi, di U. Gabbi, di pag. xvi-2l6, con 11 ine. 2 5C 

Sericoltura. — cedi Bachi da seta — rilatura — Gelsi- 
coltura — Industria della seta — Tintura della seta. 

Servitù. — cedi Ingegneria legale. 

Shakespeare, di Uowden, traduzione di A. Balzani, " 
di pag. xii-212 1 50 

Sicurezza pubblica. — cedi Sanità. 

Sidenargia (Manuale di), dell'Ine. V. Zoppei ti, pub- 
blicato e completato per cura dell'Ing. E. (taruffa,- 
di pag. iv-3^' con 220 incisioni 5 50 

— cedi anche Foinitore — Operaio. 
Sieroterapia, del Dott. E. PcEBDscHiNi, di pag. vm-424. 3 — 

— cedi anche Impiego ipodermico. 

Sigle epigrafiche. — cedi Dizionario di abbreviature. 
Sismologia, del Capitano L. Gatta, di pag. vili-175, 
con 16 incisioni e 1 carta 1 5C> 

— cedi anche Vulcanismo. 
Smacchiatura. — cedi Ricettario domestico. 

Smalti. — cedi Amatore di oggetti d'arte e di curiosità. 
Soccorsi d^urgenza, del Uott. C. Galliano, 4* ediz. 
riveduta e ampliata, di pag. xlvi-352. con 6 tav. lito-r, 3 — 

— cedi anche Assistenza infermi — Igiene — Infortuni!. 
Socialismo, di br. Uikaghi, di pag. xv-285 . . . . 3 — 
Società di mutuo soccorso. Norme per l'assicu- 
razione delle pensioni e dei sussidi per malattia e 

per morte, del Dott. G. Gardenghi, di pag. vi-152. 1 5C 
Sociologia generale (Elementi di), del Dott. Emilio 
Morselli, di pag. xii-172 1 50 

— cedi anche Cooperazionè. 

Sordomuto (II) e la sua istruzione. Manuale per 
gii allievi le allieve delle R. Scuole normali, maestri e 
genitori, del Prot. P. Fornari, di p. vm-232, con 11 ine. 2 — 

— cedi anche Ortofrenia. 

Sostanze alimentari. — cedi Adulterazione — Analisi delle 
— Conservazione delle. 

Specchi. — cedi Fabbricazione degli specchi. 

Spettroscopio (Lo) e le sue applicazioni, dì 
Pw. A. Proctor, trad. con note ed aggiunte di F. Porro, 
di pag. vi-178, con 71 ine. e una carta di spettri. . 1 5t 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 51 

~ ~ L. e. 

Spiritismo, di A. Pappalardo. Seconda edizione, con 
9 tavole, di pag. xvi-216 2 — 

— cedi anche Magnetismo — Telepatia. 

Spirito di vino — cedi Alcool — Cognac — Distillazione 
Liquorista. 

Sport. — cedi Ballo — Biliardo — Cacciatore — Canot- 
taggio — Cavallo — Dizionario di termini delle corse 
— Duellante — Filonauta — (Ginnastica — Giuochi — 
Lawn-Tennis — Nuotatore — Pugilato — Scacchi — 
Scherma. 

Stagno (Vasellame di), —cedi Amatore di oggetti d'arte 
e di curiosità — Leghe metalliche. 

Statica — Cedi Metrologia — Strumenti metrici. 

Statistica, del Frot. F. Vir<ìhlii, :^*ediz., di p. viii-Ì76. 1 50 

Stelle. — cedi Astronomia — Cosmografìa — Gravita- 
zione — Spettroscopio. 

Stemmi. — cedi Araldica — Numismatica — Vocab. arald. 

Stenografia, di (r. GtIORGETti ^secondo il sistema (jra- 
belsberger-lNoe), 2* edizione, di pag. iv-241. . . . 3 — 

Stenografia (Guida per lo studio della) sistema Ga- 
belsberger-Noe, compilata in 35 lezioni da A. Nico- 
LETTi, 2^ ediz. riveduta, di pag. xvi-160 . . , . '. 1 50 

Stenografia. Esercizi graduali di lettura e di scrit- 
tura stenografica (sistema Gabelsberger-Noe), con tre 
novelle, del Prof. A. Nicolettl di pag. viii-160 . . 1 50 

— cedi anche Dizionario stenografico. 

Stereometria applicata allo sviluppo dei so- 
lidi e alla loro costruzione in carta, del* 
Prot. A. RivELLi, .di pag. 90, con 92 iucis. e 41 tav. 2 ~ 

Stilistica, dei Pror. F. Capello di pag. xn-164 . . 1 60 

— cedi anche Arte del dire — Rettorica. 

Stimatore d'arte. ~ cedi Amatore di oggetti d'arte e di 

curiosità — Amatore di maioliche e porcellane — 

Armi antiche. 
Storia antica. Voi. I. U Oriente Antico, del Proi. 

I. Gentile, di pag. xii-232 1 60 

Voi. II. La Grecia, di G. Toniazzo, di pag. vi-216. 1 60 
Storia dell'Arte. — cedi Archeologia. 
Storia dell'arte militare antica e moderna, 

del Gap. V. P^ossetto. con 17 tav. illustr., di p. viii-504. 5 50 

— cedi anche Armi antiche. 

Storia e cronologia medioevale e moderna, 
in OC tavole sinottiche, del Prot. V. Casagrandi. 8» 
ediz. con nuove correzioni ed aggiunte, di pag. viii-254 1 50 

Storia della sinnastfca. — Vedi Ginnastica. 

Storia d'Italia (Breve), del Prof. P. Orsi, 2^ ediz. ri- 
veduta, di p. xii-276 1 50 

Storia di Francia, dai tempi più remoti ai 'giorni 



52 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 

___ 

nostri, di G. Bragagnolo, di pag. xvi-424, con tabelle , 

cronologiche e genealogiche 3 — / 

— oedi anche Napoleone I — Rivoluzione francese. 
Storia italiana (Manuale di), C. Cantù, di pag. iv-160 

(esaurita). ' 1 

— oedi anche Risorgimento. I 
Btoria delia musica, del Doti. A. Untersteiner, 

di pag. ;-3(X). 2^ ediz. (In lavoro). \ 

Storia naturale dell'uomo e suoi costumi. — vedi Antropologia j 

— Etnografia — Fisiologia — Grafologia — Paleograna. i 

Strade. — cedi Ingegneria legale. 
Strumeutazloue i.Mhii. ai;, di E. Prout, traduzione 

italiana con note di V. Ricci, 2^ edizione (In lavoro). 
Strumenti ad arco (Gli) e la musica da camera, \ 

del Duca di Oaffarelli F.. di pap. x-2:^ .... 2 50 

— oedi anche Armonia — Cantante — Chitarra — Man- , 
dolinista — Pianista. i 

Strumenti metrici (Principi di statica e loro appli- 
cazione alla teoria e costruzione degli) dell'liu . E. Ba- 
gnoli, na-^. vTTi-v52 con 192 ice. 3 50 

— oedi anche Metrologia ; 
Stute. — vedi Scaldamento. j 
Suono. — cedi Luce e suono. *> 
Sussidi. — cedi Società di mutuo soccorso. ] 
Tabacco, tlel Prot. b. Oantoni. di v iv-l76. con 6 ine. 2 — \ 
Tabacchiere artistiche. — cedi Amatore di oggetti d'arte ! 

e di curiosità. \ 
Tacheometria. — cedi Celerimensura — Telemetria — To- 
pografia — Triangolazioni. ] 
Taglio e confezione biancheria. — cedi Confezione — Disegno. | 
Tamarindo. — cedi Prodotti agricoli. • ■> 
Tappezzerie. — cedi Amatore di oggetti d'arte e curiosità. 
Tariffe ferroviarie. — e. Codice dog — Trasporti e tariffe. 
Tartufi (Ij ed i funghì, loro natura, stona, coltura, con- " 
servazione e cucinatura, di Folco Bruni, di p. viii-184. 2 — • j 

— cedi anche Funghi. j 
Tasse di registro, bollo, ecc. — oedi Codice del bollo — Leggi i 

sulle Tasse Registro e Bollo. — Notaro. — Registro , 

e bollo. j 

Tasse. — cedÀ Esattore — Imposte — Ricchezza mobile. = 

Tassidermista, —cedi Imbalsamatore — Naturalista viagg. ' 

Tavole logaritmiche. — cedi i>ogaritmi. 
Tè. — cedi Prodotti agricoli. 

Teatro, —cedi Letteratura drammat.— Codice del teatro. j 

Tecnica microscopica. — cedi Anatomia microscopica. ^ 

Tavole per l' alligazione oro e argento, di 

F. Buttar:. (In lavoro). 
-- oedi anche Leghe metalliche — Saggiatore. 
Tecnica protistologìca, del Proi. Li. Maggi, di 

pafe. xvi-318 ■> 3 — 

— oedi anche Protistologia. 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 53 

L. e. 

Tecnologia, — aedi Dizionario tecnico. 

Tecnologia meccanica. — cedi Modellatore meccanico. 

Tecnologia e terminologia monetaria, di G. 

Sacchetti, di pat. xvi-191 2 — 

Telefono, di D. V. Piccoli, di pag. iv-120, con 38 ine. 9 — 

Telefoni. — cedi Ingegneria legale. 

Telegrafia, del JProt. R. Ferrini, 2* edizione corretta 

ed accresciuta, di pas. viii-315, con 104 incisioni . . 2 — 

— cedi anche Cavi e telegrafia sottomarina. 
Telemetria, misura delle distanze in gnerra, 

del Gap. G. Bertelli, di pa^:. xni-145, con 12 zincotipie. 2 - 
Telepatia (Trasmissione del pensiero), di A. Pappa- 
lardo, di pae. xvi-329 2 50 

— cedi anche Magnetismo e ipnotismo — Spiritismo. 
Tempera e cementazione, dell'Iiig. Fadda, di pa- 
gine viii-108, con 20 incisioni 2 — 

Teoria dei numeri (Primi elementi della), per il 
Prof. U. ScARPis. di pag. yiii-152 . ....... 1 60 

Teoria delle ombre, con un cenno sul Chiaroscuro 
e sul colore dei corpi, del Prof. E. BoNCi, di pag. vm-164, 
con 26 tavole e 62 figure - .... 2 -- 

Terapeutica. — cedi Impiego ipodermico e la dosatura 
dei rtmedi. 

— cedi anche Farmacista — Materia medica — Medi- 
catura antisettica — Semeiotica. 

Terapia delle malattie dell'infanzia, del dottor 
C. Cattaneo, di pag-. xii-5(36 4 — 

Termodinamica, del Prot. C. Cattanko. di p. x-196, 
con 4 fi-'ure 1 60 

Terremoti. — cedi Sismologia — Vulcanismo. 

Terreni. — cedi Chimica agraria e concimi — Humus. 

Tessitore (Manuale del), del Prot. P. Pinchetti, 2* 
edizione riveduta, di pa?. xvi-312. con illustrazioni. 8 60 

— cedi anche Filatura — Piante tessili — Tessitura, ecc. 
Testamenti (Manuali dei), per cura del Dott. G. Se- 
bina, di pag. vi-238 2 60 

— cedi anche Notaio. 

Tigre-italiano (Manuale), con due dizionarietti ita- 
liano-tigre e tigre-italiano ed una cartina dimostrativa 
degli idiomi parlati in Eritrea, del Gap. Manfredo 
Camperio, di pag. 180 2 50 

— cedi anche Arabo parlato — Grammatica galla — 
Lingue dell'Africa. 

Tintore (Manuale del), di R. Lepetit, 3» ediz., di pa- 
gine x-279, con 14 incisioni 4 — 



54 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 



L 



Tintura della seta, studio chimico tecnico, di T. i 

Pascal, di pag. xvi-432, 5 — /; 

— vedi anche Industria della seta. 

Tipografia (Voi. Ij. Guida per chi stampa e fa stam- ' 

pare. — Compositori, e Correttori, Revisori, Autori ed i 

Editori, di S. Landi, di pag. 280 250 

Tipografia (Voi. IIj. Lezioni di composizione ad uso 

degli allievi e di quanti fanno stampare, di S. Landi, j 

di pag. viii-271, corredato di figure e di modelli . . 2 BO * 

— tìedi anche Vocabolario tipografico. 

Tisici e i sanatorii (La cura razionale dei), del i 

Dott. A. ZuBiANi, prefazione del Prof. B. Silva, di ! 

pag. xvi-240, con 4 incisioni 2 — ^ 

Titoli di rendita. — cedi Debito pubblico — Valori pubbl. j 
Topografia e rilievi. — cedi Cartografia — Catasto italiano 

— Celerimensura — Compensazione degli errori — ; 
Curve — Disegno topografico — Estimo dei terreni i 

— Estimo rurale — Fotogrammetria — Geometria pra- 
tica — Prospettiva - Regolo calcolatore — Telemetria 

— Triangolazioni topografiche e triangol. catastali. ; 
Topografia di Roma antica, di L. Borsari, di pa- i 

gine viii-436, con 7 tavole , . 4 60 \ 

Tornitore meccanico (Guida pratica del), ovvero i 

sistema unico per calcoli in generale sulla costruzione * 

di viti e ruote dentate, arricchita di oltre 1(X) oro- ! 

blemi risolti di S. Dinaro, 2* ediz. di nag. xii-175 . 2 — ; 

— eedi anche Meccanico — Montatore di macchine — 1 
Operaio. | 

Traduttore tedesco (II), compendio delle principali | 

difficoltà grammaticale della Lingua Tedesca, del \ 

Prof. R. MiNUTTi, di pag. xvi-224 1 50 j 

Trasporti, tarifiTe, reclami ferroviari ed ope- < 

razioni doganali. Manuale pratico ad uso dei com- I 

mercianti e privati, colle norme per l'interpretazione S 

delle tariffe e disposizioni vigenti (la nuova edizione . 

è in lavoro). ■■ 

— eedi anche Codice doganale. 

Travi metallici comporti — V. Momenti resistenti. ; 

Triangolazioni topografici&e e triangolazioni \ 

catastali, dell'In?. 0. Jacoangell Modo di fon- i 

darle sulla rete geodetica, di rilevarle e calqolarle, di .j 
p. xiv-240, con 32 ine, 4 quadri degli elementi geodetici, 

82 modelli nei calcoli trigonometrici e tav. ausiliarie. 7 50 

— cedi anche Cartografia — Celerimensura — Disegno ; 
topografico — Geometria pratica — Geografia me- 
trica — Prospettiva — Regolo calcolatore — Tele- 
metria. 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 55 

L. c. 

Trigonometria. — cedi Celerimensura — Esercizi Geome- 
tria metrica — Logaritmi. 

Trigonometrìa della sfera. — cedi Geometria e trigon. della. 

Tubercolosi. — cedi Tisici. 

Uccelli. — cedi Zoologia. 

Ufficiale (Manuale per D del Reg:io Esercito italiano, 
di U. MoRiNi, di pag, xx-388 3 60 

— cedi anche Codice cavalleresco — Duellante — 
Scherma. 

Unità assolute. Definizione. Dimensioni, Rappresen- 
tazione, Problemi. dell'In.;. G. Bertolini, pag. x-124. 2 60 

Usciere. — cedi Conciliatore. 

Utili. — cedi Interessi e sconto — Prontuario del ra- 
gioniere. 

Uva spina. — cedi Frutta minori. 

Uve da tavola. Varietà, coltivazione e commercio, 
del Dott. D. Tamaro, terza edizione, di pag. xvi-278, 
con 8 tavole colorate. 7 fototipie e 57 incisioni. . . 4 — 

— cedi anche Densità dei mosti — Enologia — Viti- 
coltura. 

Valli lombarde. — cedi Dizionario alpino — Prealpi Ber- 
gamasche. 

Valori pubblici (Manuale per l'apprezzamento dei) e 
per le operazioni di Borsa, del Dott. F. Piccinelli, 2* 
edizione completamente rifatta e accresciuta, di pa- 
gine xxiv-902 7 

— cedi anche Debito pubblico. 
Valutazioni. — cedi Prontuario del ragioniere. 
Vasellame antico. — cedi Amatore di oggetti d'arte e 

curiosità. 

Veleni ed avvelenamenti, del Dott. 0. Ferraris, 
di pag. xvi-208, con 20 incisioni 2 5G 

Velocipedi — cedi Ciclista. 

Ventagli artistici. — cedi Amatore di oggetti d'arte e di 
curiosità. 

Ventilazione. — cedi Scaldamento. 

Verbi greci anomali (I), del Prof. P. Spagnotti, se- 
condo le G-ramm. di Ourtids e Inama, di p. xxiv-107. 1 50 

— cedi anche — Esercizi greci — Grammatica greca — 
Letteratura greca — Morfologia greca. 

Verbi latini di forma particolare nel perfetto 
e nel supino, di A. F. Pavanello, con indice al- 
fabetico di dette forme, di pag. vi-215 1 60 

— cedi anche — Esercizi latini — Fonologia latina — 
Grammatica latina — Letteratura romana. 

Vermouth. — cedi Liquorista. 



66 ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 

-__ 

Vernici, lacche, inastici, inchiostri da stampa, 
ceralacche e prodotti affini (Fabbricazione delle), 
dell'Ing. Ugo Fornari, di pag. vra-262 3 — 

— vedi anche Colori e vernici — Ricettario domestico 

— Ricettario industriale. 

Veterinaria. — iredi Alimentazione del bestiame — Be- 
stiame — Cane — Cavallo — Coniglicoltura — Igiene 
veter. — Immunità — Maiale — Zoonosi — Zootecnia. 

Vetri artistici. — aedi Amatore di oggetti d'arte — Fab- 
bricazione degli specchi, ecc. — Fotosmaltografla. 

Vinacce — aedi Distillazione — Cognac. 

¥in! bianchi da pasto e Vini mezzocolore (Guida 
pratica per la l'abbric, l'affinamento e la conservaz. dei), 
dei Barone G. a Prato, di pag. xii-276, con 40 inci- 
sioni 2 — 

Timo (II), di G. Grazzi-Soncini, di pag. xvi-152. . . 2 — 

— vedi anche Densità dei mosti — Enologia — Malattie 

— Produzione dei vini. — Distillazione. 
Vino aromatizzato. — cedi Cognac — Liquorista 
Viticoltura. Precetti ad uso dei Viticoltori italiani, 

del Prot. O. Ottavi, rived. ed ampliata da A. Strucchi, 

é* ediz., di pa2. xvi-200, con 22 incisioni 2 — 

— ed enologia. — cedi Alcool — Analisi del vino — Can- 
tiniere — Cognac — Densità dei mosti — Enologia — 
Enologia domestica — Liquorista — Malattie ed al- 
terazioni dei vini — Produzione e commercio del 
vino — Uve da tavola — Vini bianchi — Vino. 

¥€»caboiarietto pei numisiniatici (in 7 linone), 
del Dott. S. Ambrosoli, di pag. viii-134 1 50 

— Tuedi anche Monete — Numismatica. 
Vocabolario iiraldico ad uso degli italiani, 

del Conte G. Guelfi, di pag. viii-294, con 356 incis. 3 60 

— aedi anche Grammatica araldica. 
Vocabolario compendioso della lingua russa, 

del Prot. VoiNOviCH, di pai.-, xvi-288 3 — 

— vedi anche Grammatica russa. 
Vocabolario tipografico, di S. Landi. (In lavoro). 
Volapiik (Dizionario italiano-volapiik), preceduto dalle 

Nozioni compendiose di grammatica della lingua, del 
Prof. C. Mattei, secondo i principii dell'inventore 
M. Schleyer, ed a norma del Dizionario Volapiik 
ftd uso dei francesi, del Prot. A. Kerckhoffs, p.xxx-198. 2 50 
Volapiik (Dizion. volapiik-italiano), del ProtO.MATTKi, 
di pag. xx-204 1? oo 



ELENCO DEI MANUALI HOEPLI. 67 

__ ___ 

▼olaptlk, Manuale di conversazione e raccolta di voca- 
boli e dialoehi italiani-volapiik, per cura di M. Rosa 
ToMMASi e A. Zambelli, di pag. 152 2 6C 

Vulcanismo, del Gap. L. Gatta, di p. viii-268 e 28 ine. 1 50 

— cerfi anche Sismologia — Termodinamica. 
Zecche. — cedi Terminologia monetaria. 
Zoologia, dei Proti. E. H. figlioli e G. Cavanna, 

L Invertebrati, di pag. 200, con 45 figure . . . 1 BC 
n. Vertebrati. Parte I, Generalità, Ittiopsidi (Pesci 

ed Anfibi), di pag. xvi-156, con 33 incisioni. 1 50 
UT. Vertebrati. Parte LE, Sauropsidi, Teriopsidi 
(Rettili, Uccelli e Mamniiteri), di pag. xvi-200, 
con ^ incisioni 1 50 

— eedì anche Anatomia e flsiolosria comparate — Ani- 
mali parassiti dell'uomo — Animali da cortile — Api- 
coltura — Bachi da seta — Batteriologia — Bestiame 

— Biologia — Cane — Cavallo — Coleotteri — Colombi 

— Coniglicoltura — Ditteri — Embriologia e morfologia 
generale — Imbalsamatore — Imenotteri — Insetti no- 
civi — Insetti utili — Leoidotteri — Maiale — Natu- 
ralista viaggiatore — Ostricoltura e mitilicoltura — 
Piscicoltura — Pollicoltura — Protistologia — Tecnica 
protistologica — Zootecnia. 

Zoonosi, del Dott. B. Galli Valerio, di pag. xv-227. 1 50 
Zootecnia, del Prof. G. Tampelini, di pag. viii-297, 
con 52 incisioni 2 60 

— vedi anche Alimentazione del bestiame — Bestiame 

— Cane — Cavallo — Maiale. 
Zucchero. — cedi Industria dello zucchero. 



ìndice alfabetico degli autori 



Ab-Bes 



Pag 

Abbo P. Nuotatore 42 

Acqua C. Microscopio 40 

Adler G. Esercizi di lingua 

tedesca . 2'i 

Aducco A. Chimica agraria- . Il 
Alry G. B. Gravitazione .... 30 
Alasia C. Esercizi di Trigono- 
metria piana 23 

— Geometria della sfera . . 28 
Alberti F. Il bestiame e l'agri- 
coltura o . . . . 9 

Albtcini G. Diritto civile. ... 18 

Albini 6. Fisiologia .25 

Alessandri P. E. Analisi chimica 5 

— Analisi volumetrica .... 5 

— Chimica appi, all'Igiene , 11 

— Infezione, iiisinfezione . . 32 

— Farmacista (Manuale del). 24 

— Sostanze alimentari .... 5 
ASlori A. Dizionario Eritreo. . 20 
Aloi A. Olivo ed olio 42 

— Agrumi 3 

Ambrosoli S. Atene 8 

~ Monete greche 41 

— Numismatica 42 

~ Vocabolarietto pei numis- 
matici 56 

Amezaga (De). Marino (Manua- 
le del) 38 

Antìlli A. Disegno geometrico . 18 
Appiani 6. Colori e vernici . . 14 
Ariia C. Dizionario bibliogr. . 19 
Arriglii C. Dizionario milanese. 20 

Arti grafiche, ecc 7 

Aschieri F. Geometria analitica 
dello spazio . . 28 

— Geometria anal. del piano. 28 

— Geometria descrittiva. . . 28 

— Geometria projettiva del 
piano e della stella 28 

— Geom. projett. dello spazio. 28 



Azzonl F. Debito pubblico ita- 
liano 17 

Baccarini P. Malatiie crittoga- 
miche 37 

Baddeley V. Lawn-Tennis ... 33 

Bagnoli E. Statica 51 

Balfour Stewart. Fisica 25 

Ball J. Alpi (Le) 4 

Ball R. Staweil. Meccanica. . . 38 
Ballerini 0. Fiori artificiali . . 25 
Balzani A. Shakespeare .... 50 
Barosclii E. Fraseologia frane. 26 
Barpi U. Igiene veterinaria. . 31 

— Abitaz. degli anim. dom. 3 
Bartl» M. Analisi del vino. . . 5 
Bassi D. Mitologie orientali . 40 
Belfiore 6. Magnetismo ed ip- 
notismo 37 

Bellini A, Igiene della pelle. . 30 
Belilo V. Mare (D) 37 

— Cristoforo Colombo 16 

Belletti G. Luce e colori. ... 36 
Belluomini 6. Calderaio prat.. 10 

— Cubatura dei legnami. . . 16 

— Falegname ed ebanista. . 24 

— Fonditore 25 

— Operaio (Manuale dell'). . 42 

— Peso dei metalli 44 

Beltrami L. Manzoni 37 

Senetti J. Meccanica 38 

Bergamaschi 0. Contabilità do- 
mestica 15 

— fiagioneria industriale . . 47 
Bernardi G. Armonia ...... 7 

Bernhard. Infortunii di mont. 32 
Bertelli G. Disegno topografico. 19 

— Telemetria 53 

Bertollni F. Risorgimento ita- 
liano (Storia del) 49 ■ 

SertolinI G. Unità assolute . . 55 
Sesta R. Anat. efisiol. compar. 45 



Bet-Cor 



INDICE ALFABETICO DEGLI AUIORI. 



59 



Pag, 
Bettei V. Morfolo^a greca . . 41 

Bettoni E. Piscicoltura 44 

Biagl G. Bibliotec. (Man. del). 9 
Bianchi A. G. Trasporti, tariffe, 

reclami, operaz. doganali . 54 
Bignami-Sormani E. Dizionario 

alpino italiano 19 

Blraghi G. Socialismo 50 

Bisconti A. Esercizi greci. . . 23 

Bock C. Igiene privata 30 

Boito C. Disegno (Princ. dei). 18 
Bombice! L. Minerai, generale. 40 

— Mineralogia descrittiva . . 40 
Bonacini C. Fotografia ortocr. 26 
Bonci E. Teoria delle ombre. 53 
Bonelii L. Grammatica turca. 30 
Bonetti E. Disegno, taglio e 

confezione di biancheria. . 19 
Bonino G. B. Dialetti greci . . 17 
Bonizzi P. Animali da cortile. 5 

— Colombi domestici Ì4 

Borietti F. Celerimenaura . .11 
Borsari L. Topog.di Eoma ant. 54 
Boselli E. Gioielleria e orefic 28 
BragagnoioG. Storia di Francia 52 
Brigiuti L. Letterat. egiziana. 34 
Brocherei G. Alpinismo .... 4 
Brown H. T. Meccanismi (soo). 38 
Bruni F. Tartufi e funghi ... 52 
Bruni E. Catasto italiano ... 11 

— Codice doganale italiano. 12 

— Contabilità dello Stato . . 15 

— Imposte dirette 31 

— Legislazione rurale 34 

— Ricchezza mobile 48 

Bucci di Santafiora. Marino . ■ 38 

— Le flotte moderne 25 

BudanE. Race d'autografi. . 4 
Burali-Forti C. Logica matem. 36 
Buttar! F. Saggiat. (Man. del). 49 

— Tav.perl'alligaz. oro earg. 52 
Caffarelli F. Strumenti ad arco. 52 
Cailiano C. Soccorsi d'urgenza 50 

— Assistenza degli infermi . 7 
Caizavara V. Industria del gas. 27 
Camperio NI. Tigrè-ital. (Man.) 53 
Caneitrini E. Fulmini e paraf. 26 
Canestrini G. Apicoltura .... 6 

— Antropologia 6 

Canestrini G. e R. Batteriologìa. 9 
Cantamesta F. Alcool ...... 4 

Cantoni C. Logica 36 

Cantoni C. Psicologia 47 

Cantoni G. Frumento e mais. 26 



Cantoni G. Prato (E) 45 

— Tabacco (II) 52 

Cantoni P., Igroscopi, igrome- 
tri, umidità atmosferica . 81 

Cantù C. Storia italiana. ... 52 
CapilupiA. Assicuraz. e stima 7 
Cappelletti L. Napoleone I. . . 41 
Caupeliettì L. Letteratura epa- 

gnuola e portoghese 35 

Cappelli A. Diz. di abbreviai 19 
Capello F. Eettorica 48 

— Stilistica 51 

Carazzi D. Ostricoltura 43 

— Anat. microsc. (Tecn. di) . 5 
Carega di IMuricce. Agronomia. 3 

— Estimo rurale 23 

Carnevali T. Scienza finanze . 49 
Carraroll A. Igiene rurale. . . 30 
Casagrandi V. Storia e cronoL 51 

Casali A. Humus (L') 30 

Castellani L. Acetilene (L') . . 3 

— Incandescenza 31 

Castiglioni L. Beneficenza . . 9 
Cattaneo C. Dinamica element. 17 

— Termodinamica 58 

Cattaneo Ces. Terapia infant. 53 
Cattaneo G. Embriolcg. e moif. 21 

Cavanna G. Zoologia 57 

Cavara F. Funghi mangerecci. 26 

Ceioria G. Astronomia 8 

Cenceiii-PertiA. Macch. agric. 37 
Cereti P. E. Esercizi latini . . 28 
Cerruti F. Meccanismi (500). . 38 
Cerrutti A. Fognat. domestica 25 
Cettolini S. Malattie dei vini. 37 
Chiesa C. Logismografia ... 36 
Ciàmpoli D. Letterature slave. 35 
Cignoni A. Ingegnere navale 

(Prontuario dell') 32 

Claudi C. Prospettiva. .... 46 
Clerico G. vedi Miiller. Metrica. 

Coliamarini G. Biologia 9 

Colombo G. Ingegnere civile. 82 

— Elettricista (Man. dell'). . 21 
Colombo L. Nutriz. del Bamb. 42 
Comboni E, Analisi del vino . 5 
Concari T. Gramm. italiana. 29 
Consoli S. Fonologia latina. . 2» 

— Letteratura norvegiana. . 35 
Conti P. Giardino infantile. . 28 
Contuzzi F P. Diritto costitn*. 18 

— Diritto internaz. privato. 18 

— Diritto internaz. pubblico. 18 
Corsi E. Codice del bollo ... 12 



6C 



INDICE ALFABBTICO DBGU AUTORI. 



Cos-Gal 



Cossa A. Elettrochiiuica . . . 
Coaia L, Jicouomia politica . 
Cougnet. Pugilato antico emod. 
Cova E. Confez. abiti signora. 

Cremofta I. Alpi (Le) 

Crollalanza G. Araldica. (Gr.) 

Groppi G. Canottaggio 

Cretti F. Compeno, degli errori. 
Curii R, Infortuni delia mont. 
Cutt R. Eel. e lingue dell'India. 

— Lingue d'Africa 

D'Adda L. Marine da guerra . 

Dal Pìaz. Cognac 

Damiani. Lingue otraniere . . 
Da Ponte M. Distillazione. . . 
Do Amezaga. Marino militare. 
De Barbieri R. Ind. delio zucch 
De Brun A. Contab comunale. 
De Cillis E. Densità dei mosti. 
De Gasparis A. Sale e Saline. 
De Gregorio G. Glottologia . ■ 
De Gubernatis A. Lett. indiana. 
— • Lingue d'Africa 

— Mitologia comparata. . . . 

— Eelig. e lingue dell'India. 
Dell'Acqua F. Morte (La) vera 

e la morte apparente .... 
Del Lupo NI. Pomol. artificiale. 
De Marchi L Meteorologia . . 

— Climatologia 

De Mauri L. Amat. Maioliche . 

— Amatore d'oggetti d'arte. 
De Sterlich. Arabo parlato . . 

Dessy. Elettrotecnica 

Dib Khaddag. Arabo parlato . 

DI Maio F. Pirotecnica 

Dinaro S. Tornitore meccanico. 

— Montatore di Macchine , . 
Dizionario universale in 4 lingue. 

Dowden. Shakespeare 

Doyep C. Litografia 

Enciclopedia Hoepii 

Erede G. Geometria pratica . 

Fabri» G. Olii 

Fadda. Tempera e cementaz. 
Falcone C. Anat. topografica. 
Faralll 6. Ig. della vita pub. e or. 
Fenlni C. Letteratura italiana. 
Fenizia C, Evoluzione . . . 
Ferrari D. Arte (L') del dire . 
Ferrari» C. Veleni ed avvelen. 
Ferrini C. Digesto (II) 

— Diritto penale romano . . 

— Diritto romano 



Ferrini R. Elettric. (Man. dell'). 21 

— Energia fisica 21 

— Galvanoplastica 27 

— Scaldamento e ventilaz. . 49 

~ Telegrafia 53 

Filippini P. Estimo dei terreni. 23 

Finzi J. Psichiatria 47 

Fiorini C. Omero 42 

Fiori A. Dizionario tedesco. . 20 

— Conversazione tedesca . . 15 
Fontana-Russo. Ind. d. zucch. 32 
Foresti A. Mitologia greca . . 40 
Formenti C. Alluminio . ... 4 
Fornari P. Sordomuto (II) . . . 50 
Fornari U. Vernici e lacche. . 56 

— Luce e suono 36 

— Calore (II) 10 

Poster M. Fisiologia 25 

Franceschi G. Cacciatore ... 10 

— Concia pelli 14 

— Conserve alimentari .... 15 
Franceschinl F. Insetti utili. . 33 

— Insetti nocivi 33 

Franchi L. Codici 12-13 

— Lavori pubblici (Leggi sui). 34 

— Leggi sulle tasse di reg. e b. 34 

— Ordinamento giudiziario. 34 

— Registro e bollo 34 

— Sanità e sicurezza pubbl. 34 
Friedmann S. Lingua gotica . 35 
Friso L. Filosofia morale . . 25 
Frisoni 6. Gramm. port.-braa, 30 

— Conispondenza conimerc. 16 

— Gramm, Danese-Norveg. . 29 
Fumagalli G. Bibliotecario. . . 9 

— Paleografia 43 

Fumi F. 6. Sanscrito 49 

Funaro A. Concimi (I) ...*.. 14 
Gabba L. Cìiimico (Man. del). 12 

— Seta (Industria della) ... 32 

— Adult. e falsifìc. deglialim. 3 
Gabbi U. Semeiotica .... 50 
Gabeisberger-Noé. Stenografia. 51 
Gabrielli F. Giuochi ginnasticL 28 
Gagliardi E. Corrisp. commerc. 16 

— Interesse e sconto 33 

— Prontuario del ragioniere. 46 
Galassini. A. Macc. cuc.ericam 37 
Frisoni G. Gram. danese-norv. 29 
Galletti E. Geografia .. .... 27 

Galli G. Igiene privata .... 30 

Galli Valerio B. Zoonosi .... 57 

— Immunità e resist. alle mal. 31 
Gaìllzia P. Eesistenza dei mater.48 



Oar-Lan 



INDICE ALFABETICO DE6LI AUTORI. 



61 



Pag 

GardenghiG.Soc.dimataoBoco 50 , 
Garetti A. Notaio (Man. del) . 42 } 
Gardini A. Chirurgia operat. . 12 j 
Garibaldi C. Econ. matematica. ?! \ 
Garnier-Vallettl. Pomologia . . 45 
Garello G. Atl. geosr.-et. d'ital. 8 

— Dizionario biograf. univ. . 20 

— Dizionario geograf. univ 20 

— Prontuario di geografìa. . 46 
Garuffa E. Orologeria 43 | 

— Siderurgia 50 

Gaslini A. Prodotti del Tropico. 46 
Gatta L. Sismologia 50 

— Vulcanismo 57 

Gautero G. Macch, e fuochista. 36 
Gavina F. Ballo (Manuale del). 8 
Geikle A. Geografia fisica ... 27 

— Geologia 27 

Geicich E. Cartografia 11 

— Ottica 43 

Gelii J. Armi antiche 7 

— Biliardo 9 

— Codice cavalieresco. . . .12 

— Dizionario filatelico .... 20 

— Duellante 21 

— Ginnastica maschile .... 28 

— Scherma 49 

Gentile I. Archeologia dell'arte. 6 

— Geografia classica ..... 27 

— Storia antica (Oriente) . . 51 
Gersenio G. Imitaz. di Cristo 31 
Gestro R. Naturai, viaggiat. . . 41 

— Naturalista preparatore . 41 
Ghersi I. Ciclista 12 

— Conti fatti ,15 

— Galvanostegia 27 

— Industrie (Piccole) 32 

— Leghe metalliche 34 

— Metallocromia 39 

— Monete, pesi e misure ingl. 41 

— Problemi di geometria . . 39 

— Ricettario domestico. ... 48 

— Ricettario industriale ... 48 

Glglioli E. H. Zoologia 57 

Gioppi L. Crittografia 16 

— Dizionario fotografico ... 20 

— Fotografia industriale. . . 26 j 
GlordaniG. Proprietario di case 46 
Giorqetti G. Stenografia .... 51 

Gibeili G. Idroterapia 30 

Giorìi E. Disegno industriale. 19 

— Aritmetica e Geometria . 6 

— Meccanico 38 

GIttI V. Computisteria 14 

— Ragioneria ......... 47 



G adstone W. E. Omero 42 

Qnecchi F. Monete romane . . 41 
Gobbi U. Assicuraz. generale. 7 
Goffi V. Disegnat. meccanico. 18 
Gorini G. Colori e vernici. . . 14 

- Concia di pelli. 14 

— Conserve alimentari .... 15 

— Metalli preziosi 39 

- Olii 42 

— Piante industriali 44 

— Pietre preziose 44 

Gorra E. Lingue neo-latino. . 36 

— Morfologia italiana 41 

Grawinl(el. Elettrotecnica ... 21 

Grassi F. Magnetismo 37 

Grazzi-Soncini G. Vino (II). . . 56 
Griffini A. Coleottori italiani . 13 

— Ittiologia italiana 33 

— Lepidotteri italiani 34 

— Imenotteri italiani 31 

Srothe E. Filatura, tessitura. 24 

Grove G. Geografia 27 

Guaita L. Colori e la pittura 14 
Guasti C. Imitaz. di Cristo . . 31 
Guelfi G. Vocabolario araldico 56 
Haeder H. Costr, macch. a vap. 16 

Hoepli U. Enciclopedia 21 

Hooker I. D. Botanica 9 

Hugues L. Esercizi geografici. 23 

— Imitazione di Cristo ... 31 
Imperato F. Attrezz. delle navi. 8 
Inama V. Antichità greche . . 6 

— Letteratura greca 34 

— Grammatica greca ... .29 

— Filologia classica 24 

— Florilegi© poetico ..... 25 

— Esercizi greci . 28 

Ì836l A. Naturalista viaggiat. 42 
iacoangeii 0. Triangol. topog. 54 

Jer.kin F. Elettricità 21 

Jevons W. Stanley. Econ. polit. 21 

— Logica 36 

Jona E. Cavi telegraf. sottom. 11 

Jones E. Calore (II) 10 

~ Luce e suono 36 

Xiepert R. Atl. geogr. univers. 8 

— Esercizi geografici 23 

Kopp W. Antich. pri v. dei Rom. 6 
K-ohnke G. H. A. Curve .... 17 
La Leta B. M. Cosmografia . . 16 

— Gnomonica 29 

Landi D. Dis. di proiez. ortcg. 19 
Land! S. Tipografia (P). Guida 54 

- Tipogr. (IP). Comp.-tip. . 54 

— Vocabolario tipografico . . 53 



ìndìcb alfabetico degli autori. 



Lan-Par 



Pap. 

Lange 0. Letteratura tedesca. 35 i 
Lanzoni P. Geogr. comm. econ. 27 

Leoni B. Lavori in terra. ... 33 i 

Lepetit R. Tintore 53 | 

Levi C. Fabbricati civ. di abitaz. 24 ! 

Levi C. Letterat. drammatica 34 I 

Levi ì. Gramm. lingua ebraica. 29 ' 

Librandi V. Gramm. albanese. 29 I 
Llcciardelli 6= Coniglicoltura. 15 

Llgnaro.'oM. Doveri del macch. 21 ! 

— Macchinista navale 37 ; 

Lion A. Ingegneria legale . . 33 ^ 

Lloy P. Ditteri italiani 19 ' 

Livi L. Antropometria 6 | 

Lockyer I. N. Astronomia ... 8 I 
Lombardini A. Anat. pittorica. 5 

Lombroso C. Grafologia .... 29 '■ 
Lomonaco A. Igiene della vista, 31 

Loria L. Curve 17 

— Macchinista e fuochista. . 36 : 
Loria. Diritto amministrativo. 18 

— Diritto civile 18 ! 

Leverà R. Gramm. greca mod. 29 ! 

— Grammatica rumena. ... 30 ! 
Luxardo 0. Merceologia .... 39 i 
Maffioit D. Diritti e dov. dei citt. 17 ! 

— Scritture d"afifari 49 I 

Maggi L. Frotistologia 46 ; 

— Tecnica protistologica. . . b2 ' 

Mainardi G. Esattore 22 [ 

Malacrida G. Materia medica. 38 

— Impiego ipodermico e la 
dosatura dei rimedi 31 ■ 

Malfatti B. Etnografia 23 : 

Manettl L. Caseificio 11 I 

Mantovani G. Psicolcrgia flsio- | 

logica ,47 j 

Marazza E. Industria stearica. 32 ! 

— Industria saponaria .... 32 j 
Marcel C. Lingue straniere. . 36 

Marchi E. Maiale (II) 37 ' 

Marcillac F. Letter. francese. 34 ; 

Marzorati E. Codice perito mia. 13 j 

MastriglS L. Cantante ...... IG ! 

— Pianista 44 i 

Mattel C. Voìapuk (Dizion.). . 56 i 

Mazzocchi L. Calci e cementi. 10 j 

— Cod. d. perito misuratore. 13 j 
Mazzoccolo E. Legge comunale. 33 ; 
MelanI A. Architettura italiana. 6 i 

— Decoraz. e industrie artist. 17 ■ 

— Ornatista 43 

— Pittura italiana 45 | 

— Scultura italiana 50 i 



Pag. 
Menozzi. Alimentaz. bestiame. 4 
Mercanti F. Animali parassiti. 6 
Mina G. Modellat. meccanico. 40 
Minutti. R. Letterat. tedesca . 35 

— Traduttore tedesco 54 

Molina R. Esplodenti 23 

Blolon 8. Pomologia 45 

Mondini. Produzione dei vini 46 
Montemartini L. Fisiol. vegetale 25 
Moreschi N. Antichità private 

dei Romani 6 

Morgana G. Gramm. olandese. 29 
Morini U. Ufflc. (Man. per 1'). 55 
Morselli E. Sociologia generale. 50 

Muflone G. Fotografia 26 

Miiller L. Metrica dei Greci e 

dei Romani 39 

Muller 0. Logaritmi 36 

Muranl 0. Fisica 25 

Murari R. Ritmica 49 

Naccari G. Astronomia nautica. 8 
Nailino A. Arabo parlato ... 6 
Namias R. Chimica fotografica. 12 

— Fabbricaz. degli specchi. 24 

— Processi fotomeccanici . . 45 
Nazari 0. Dialetti italici. ... 17 
Negrin C. Paga giornaliera 

(Prontuario della) 43 

Nenci T. Bachi da seta ... » 8 
Niccoli. Alimentaz. bestiame. 4 
Niccoli V. Cooperazione rurale. 15 

— Economia dei fabbr. ruralL 21 

— Prontuario dell'agricoltore. 46 
Nicoletti A. Stenografia .... 51 

— Esercizi di stenografia . . 51 

Ollvarl G. Filonauta 24 

Olmo C. Diritto ecclesiastico. 18 
Orlandi G. Celerimensura ... 11 

Orsi P. Storia d' Italia 51 

Orsini E. Scacchi 49 

Ottavi 0. Enologia. . 22 

— Viticoltura 56 

Ottino G. Bibliografia 9 

Pagani C. Assicuraz. sulla vita. 7 
Paganini A. Letterat. francese. 34 
Paganini P. Fotogrammetria . 26 

Palumbo R. Omero 42 

Panizza F. Aritmetica razion. 6 

— Aritmetica pratica 6 

— Esercizi di Aritmetica raz. 22 
Paoioni P. Disegno assonom. . 18 
Pappalardo A. Spiritismo ... 51 

— Telepatia 53 

Parise P. Ortofrenia 43 



Par-Sei 



INDICB ALFABETICO DEGLI AUTORI. 



H3 



Pàroli E. Grammatica della 

lingua svedese 30 

Pascal T. Tintura della Beta . 54 
Pascal E. Calcolo differenziale. 10 

— Calcolo delle variazioni . . 10 

— Calcolo integrale 10 

— Determinanti 17 

— Eserc. di calcolo infinites. 22 

— Funzioni ellittiche 27 

— Repertorio di matematiche. 47 
Pasqualis L. Filatura seta. . . 24 
Pattacini G. Conciliatore. ... 14 
Pavaneilo F. A. Verbi latini. . 55 
Pavia L. Grammatica tedesca. 30 

— Grammatica inglese .... 29 

— Grammatica spagnuola . . 30 

Pavolini E. Buddismo 9 

Pedicino N. A. Botanica .... 9 
Pedretti G. Automobilista (L'). 8 

Percossi R. Calligrafia 10 

Perdoni T. Idraulica . 30 

PetrlL. Computisteria agrària. 14 
Pstzholdt. Bibliotecario .... 9 
Piazzoli E. Illuminaz. elettrica. 31 
Piccinelli F. Valori pubblici. . 55 

Piccoli D. V. Telefono 53 

Pieraccìni A. Assist dei pazzi 7 

Pilo M. Estetica 23 

Pincherle S. Algebra element. 4 

— Algebra complementare. . 4 

— Esercizi di algebra elem. 22 

— Esercizi di geometria ... 23 

— G«ometr.metr.etrigonom. 28 

— Geometria pura 28 

Pinohetti P. Tessitore 53 

Pisani A. Mandolinista 37 

— Chitarra 12 

L. Pizzìni Microbiologia .... 40 
Pizzi 1. Letteratura persiana. 35 
PlebaniB.,Arte della memoria. 7 
Poloni G. Magnet. ed elettricità 37 

Pompilio. Panificazione 43 

PoiTO F. Spettroscopio 50 

— Gravitazione 30 

Pozzi G. Regolo calcolatore e 

sue applicazioni 47 

Prat G. Grammatica francese 29 

— Esercizi di traduzione. . . 23 
Prato G. Cognac 13 

— Vini bianchi 56 

Proctor R. A. Spettroscopio. . 5'^ 
Prout E. Strumentazione ... 52 
Pucci A. Frutta minori .... 26 

— Piante e fiori 44 



Rabbeno A. Mezzeria 40 

Rabbeno A. Ipot. (Man. per le). 33 
.tacioppi F. Ordinamento degli 

Stati liberi d'Europa .... 42 
- Idem, fuori d'Europa ... 43 

Raina IM. Logaritmi 36 

^amorino F. Letterat. romana. 35 
Rebuschini E. Organoterapia . 43 

— Sieroterapia 50 

Regazzonl J. Paleoetnologia. . 43 
Repossi A. Igiene scolastica . 31 
Restori A. Letterat. provenzale. 35 
Revel A. Letteratura ebraica. 34 

Ricci A. Marmista 38 

Ricci E. Chimica 11 

Ricci S. Epigrafia latina ... 22 
Ricci V. Strumentazione. ... 52 

Righetti E. Asfalto 7 

Rlveiiì A. Stereometria 51 

;{oda Fili. Floricoltura 25 

Ronchetti G. Pittura per dilett. 45 

Soscoe H. E. Chimica 11 

Rossetto V. Arte militare ... 51 
Rossi A. Liquorista 36 

— Profumiere 46 

Rossi G. Costruttore navale . 16 
Rossetti M. A. Formulario di 

matematica 25 

Rota G. Ragioneria delle coo- 
perative di consumo .... 47 

— Contabilità. Istituz. pubbl. 
beneficenza 9 

Sacchetti G. Tecnologia, ter- 
minologia monetaria .... 53 
Salvatore A. Infort. sul lavoro 34 
ianarelli. Igiene del lavoro . 30 
iansoni F. CristaUografla ... 16 
Santi. B. Diz.dei Comuni ital. 20 

Santini. Selvicoltura 50 

Sartori G. Latte, burro e cacio. 33 

— Caseificio 11 

Sartori L. Industr. della carta. 31 
Sassi L. Carte fotografiche. . 11 

— Ricettario fotografico ... 48 

— P'otocromatogriifia 26 

— Proiezioni (Le) , . . 46 

Savorgnan.Coltiv. di piante tes. 14 
icarpts U. ì'eoria del numeri. 53 
Scartazzini G. A. Dantologia . 17 
Schenck E. Travi metallici . . 40 
Schiavenato A. Diz. stenogr. . 20 
Scolari C. Dizionario alpino . 19 
Secco-Suardo. Ristau. dipinti , 49 
ieghier! A. Scacchi 49 



94 



(NDICB ALFABETICO DEGLI AUTORI. 



Ser-Zub 



Sella A. Fisica cristallografica 25 

Scrina L. Testamenti 53 

Sernagiotto R. Enol. domestica. 22 
Sessa G. Dottrina popolare. . 21 
Severi A. Mono^amml. .... 41 
Siber-MillotC.Molinidnd.den 31 
Solazzl E. Letteratura inglese. 34 
Soldani G. Agronomia e agri- 
coltura moderna 3 

Solerlo G. P. Sivoluz. francese. 49 

Soli G. Didattica 17 

Spagnottl P. Verbi greci. ... 55 
Spataro 0. Fognat cittadina. 25 
Stecchi R. Chirurgia operat. 12 
Stoppani A. (Geografia tisica . 27 

— Geologia 27 

— Prealpi bergamasche. ... 45 
Stoppate A. Diritto penale . . 18 
Stoppato L. Fonologia italiana 25 
Strafforello G. Alimentazione 4 

— Errori e pregiudizi 22 

— Letteratura americana . . 34 
Straticò A. Letterat. albanese. 34 
Streker. Elettrotecnica .... 21 
Strucchi A. Cantiniere 10 

— Enologia. 22 

— Viticoltura 56 

Tabanelii N. Codice del teatro 13 

Tacchini A. Metrologia 39 

Tamaro D. Frutticoltura. ... 26 

— Gelsicoltura 27 

— Orticoltura 43 

— Uve da tavola .55 

Tampelini G. Zootecnia 57 

Teloni B. Letteratura assira . 34 
Thompson E. M. Paleografia . 43 
TIoli L. Acque minerali e cure. 3 
Tognini A. Anatomia vegetale. 5 
Tolosani D. Enimmistica ... 21 
Tommasi M. R. Manuale di con- 

versaz. italiano-volapiik . 57 
Tonlazzo G. St. ant. CLaGrecia) 51 
Tonta I. Raggi Rontgen. ... 49 
Tozer H. F. Geografia classica. 27 
Trambusti A Te:iene del lavoro. 30 
Trevisani G. Poliicoltura .... 45 



Pag. 



Tribolati F. Araldica (Gramm.). 
TrJconi E. Medicat. antisettica, 39 
Trlvero C. Classiflc d. scienze 12 
Untersteiner A. Stona aella 

musica .52 

Vacchelli G. Costruzioni in cal- 
cestruzzo 16 

Valletti F. Ginnast. femminile. 28 

— Ginnastica (Storia della) . 28 
Valmaggi L. Grammatica la- 
tina 29 

Vecchio A. Cane (II) 10 

Vender V. Acido solforico, ni- 
trico, cloridrico 3 

Venturoli G. Concia pelli. ... 14 

— Conserve alimentari ... . 15 
Vidari E. Diritto commerciale. 18 

— Mandato commerciale ... 37 
Vlrgilil F. Cooperazione .... 15 

— Econom. matemat 21 

— Statistica 51 

Viterbo E. Grammatica e di- 

zion. dei Galla (Oromonica). 29 
Voinovich. Grammatica russa. 30 

— Vocabol. della lingua russa. 56 
Volpini 0. Cavano Il 

— Dizionario delle corse. . . 20 

— Proverbi sul cavallo .... 46 
Webber E. Costruttore delle 

macchine a vapore 16 

— Dizionario tecnico italiano- 
tedeeco-francese-inglese . . 20 

Werth F. Galvanizzazione . . 27 
Voigt W. Fisica cristallograf. 25 
Vtfolf R. Malattie crittogam. 37 
Zambelll A. Manuale di con- 

versaz. italiano-volapiik . . 57 
Zambler A. Medicat. antisctt. 39 
Zampini 6 Bibbia (Man. della). 9 

— Imitazione di Cristo .... 31 
Zigény-Arpàd. Letteratura un- 
gherese 35 

Zoppettl V. Arte mineraria . 7 

— Siderurgia. . 50 

Zubiani A. Tisici e eanatorii. 54 



L'ip. Lomhnriii di M. Bellimnnhi 
Mi l'ino - Fiori Oscuri, 7 - yiilano 



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