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Full text of "Trattato della pittura"

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THE ELMER BELT LIBRARY OF VINCIANA 




A gift to the Library o/ the University of California, 
Los Angeles, from Elmer Beh, M.D., 1961 



TRATTATO DELLA PITTURA 

D I 

LIONARDO DA VINCI 

RIDOTTO ALLA SUA VERA LEZIONE SOPRA UNA COPIA 

A PENNA DI MANO 
D I 

STEFANO DELLA BELLA 

CON LE FIGURE DISEGNATE DAL MEDESIMO 

CORREDATO DELLE MEMORIE PER LA VITA 
DE LL' AUTORE E DEL COPIATORE. 




FIRENZE MDCCXCIL 

( GIOVACCIIINO PAGANI Libraio 
Presso ( k 

( IACOPO GRAZIOLI STAMPAToaE. 

Co/7 Afproyar^ione . 



Artibus ingenuis quaesica est gloria miiltis . 

OvjD. 

Vìtae hrev'ttatem posteritatis memoria consolantur . 

ClCER. 



A SUA ALTEZZA REVERENDISSIMA 

MONSIGNOR 

GIROLAMO GIUSEPPE 

DE' PRIN'CIPI COLLOREDO in WALDSEC e MELS ic. 

PRINCIPE DEL S. R. IMPERO , ARCIVESCOVO DI SALISBURGO , 
LEGATO NATO DELLA S. SEDE APOSTOLICA, PRIMATE DI 

GERMANIA ec. ce. 



CHc nel riprodurre alla luce l'Opera insigne di 
Lionardo da Vinci io abbia desiderato di fre- 
giarla dell' autorevole Nome di Vostra Altezza 
Reverendissima, niun vi sarà che non commendi il 
mio pensiero, e non me ne invidii la sorte. Da lun- 
go tempo io nudriva nel cuore la brama di dimo- 



A ft 



IV 

strare in faccia al Mondo T altissima venerazione 
che professava all'A. V., ma ben consapevole della 
tenuità mia, non ardiva quasi di lusingarmi di po- 
tere un giorno dalla mia bassa condizione solle- 
varmi alquanto, ed avere il favorevole incontro di 
pubblicamente farmi strada alla di Lei Sacra Per- 
sona, ed al Trono in cui Iddio si è compiaciuto di 
collocarla in prò d^lla Chiesa e dello Srato. Me ne 
ha dato però tutto il coraggio il merito di Lionar- 
do stesso tanto stimato dall'iA. V. Rma, il quale se 
ai tempi nostri fosse vissuto avrebbe certa njente 
ambito l'alto onore, di tarsi Suo fam.iliare Dcr co- 
nosccre da vicino i di Lei rari pregi e di mente e 
di cuore, ed avrebbe preferita la di Lei Corte a 
quelle nelle quali conversò da Artista celebratissi- 
mo, e da Filosofo superiore alla sua età nelle co- 
omizioni . Egli, perchè di singrolar Genio dotato , as- 
pirava in tutto alla più assoluta perfezione , e l'or- 
dine , la simetria . la natura , basi inalterabili d'ogni 
bellezza, erano Tunica regola d'ogni suo lavoro nell' 
Arti ingenue che professava , siccome qualsisia 
tratto d'animo signorilmente nobile ed elevato, 
che scuopri^se in altrui T obbligava con dolce in- 
canto ad essergli ossequioso, e protestargli stima 
e rispetto. Come non avrebb'egli perciò, indotto 
da naturale tendenza , procurato ogni mezzo, tentai 



V 



iC 



ta ogni stradii per acquistarsi la valida Protezion 
di V. A. Rma, la cui fama altro non suona al pre- 
sente che un Principe dotato del più fino e squisito 
gusto in ogni genere d'Arti e di Scienza? Non è la 
sola Germania quella che alla grandezza dell'ani- 
mo Suo tien rivolti con sorpresa ed attoniti gli 
sguardi, e che in ogni traccia dall' A. V. segnata 
ritrova che ammirare nel savio e giusto Governo 
de'Popoli a Lei sottoposti; ma in ogni angolo delia 
Terra le menti delie più calte nazioni a Salisburgo 
sono attratte per considerare come il doppio carat- 
tere di Sovrano e di Vescovo indivisibilmente riu- 
nito nella di Lei Sacra Persona, mirabilmente si 
esterni nei precisi doveri del Sacerdozio e dell'Im- 
pero per l'eterno e temperai vantaggio de'Sudditi. 
Nelle Pastorali Istruzioni piene d'unzione e d'E- 
vangelica Verità , con le quali l'A. V. pasce l'affida- 
tole gregge, ognuno ravvisa un tenero Padre, de' 
propri figli sollecito direttore ed amante ; e nelle 
savissime leggi che detta, ciascheduno discuopre 
le vedute e i rapporti che un avveduto Legislatore 
debbe avere, perchè i particolari vantaggi degli in- 
dividui nel bene universale de'molti si rifondano? 
e sempre più si confermi ed aumenti il reciproco 
amore del Sovrano coi Popoli ch'ei governa. Se al 
dir di Platone felice ò quel Ftcgno dove un Filoso- 



VI 



fo siede al dì lui governo, tre e quattro volte bea- 
ti debbono dirsi i Sudditi di V. A. Rma che ricol- 
ma della più sana e più appurata Filosofia la men- 
te e il petto , porge loro dovunque occasione di con- 
seguire quella felicità che nel solo esercizio delle 
morali e sociali virtù effettivamente consiste. Che 
dirò in fatti della instancabile di Lei premura per- 
chè dalle scuole delle più sante e più interessanti 
Discipline si eliminasse ogni superfluo ritardo di 
contese e di dispute, perchè la sana Filosofia si op- 
ponesse alla barbarie della Stoa e del Peripato, e 
scosso il giogo dell'imponente autorità tenesse per 
guida la ragionevolezza e T esperienza, perchè il 
buon ctuslo risorpesse negli studi dell'umane Lette- 

O Oc? 

re dietro la scorta degli antichi maestri della Gre- 
eia e del Lazio? Tutte le illustri Azioni de' di Lei 
gloriosi Antenati cedono nel loro splendore a quel- 
le che in vantaggio dell'umanità ogni dì Ella vir- 
tuosamente produce; e troppo lungo ragionamento 
sarei io costretto a tenere quando credessi oppor- 
tuno farne il confronto, o le benefiche innumerabi- 
li sollecitudini dell' A. V. in prò de'buoni studi enu- 
merar qui volessi, ed i saggi opportunissimi rego- 
lamenti a tal uopo diretti individuare; ma non pos- 
so a meno di non rammentare e la scelta preziosis- 
sima Libreria, di cui ha arricchitala Regia sua ahi- 



VII 

tazione, dove, come in delizioso centro, buondì 
parte del giorno quotidianamente Ella pasce Te- 
levato Suo spirito; e l'insigne singolarissima col- 
lezione di Quadri d'ogni età e d'ogni scaola, in- 
dubitato segno di quel fino gusto, che adorna 
il di Lei arand' animo nato a sentire gli cifetti 
tutti e del vero e del bello in prò della Chie- 
sa e del Principato . I Genii della nostra Fio- 
rentina scuohi non sono stati certo dimenticati 
dalla illuminata mente di V. A. Rma ; e il da 
Vinci che tiene in essa il primo posto , perchè 
capo di essa nella buona maniera , è glorioso 
quasi di sé medesimo per vedersi distinto sopra 
molti altri nell'opere che Ella di lui possiede, 
ed apprezza . Questa predilezione poi, con che 
l'A. V. onora Lionardo nell'opere de' suoi pen- 
nelli, mi fa sperare favorevole incontro nell'of- 
ferta ch'io Le faccio dei Precetti della Pittura 
da lui medesimo scritti con avvedutezza per gio- 
vare a chi ama di darsi a quella sì difficile ar- 
te, e da me ora riprodotti secondo la vera loro 
lezione, deturpata, ed alquanto guasta nelle edi- 
zioni anteriori . Il di Lei sagrace e raro discernimen- 
to de' Buoni Studi e delle Belle Arti, e la prote- 
zione che ad esse presta e concede con tanto 
favore e benignità, non meno che la Clemenza 



vili 

con cui VA. V. si è degnata d'avermi nel numero 
de'suoi sinceri servitori giustificheranno al Pubbli- 
co la retta e vera ragione che io ho avuto di of- 
frirle questo mio qualunque siasi tributo di rispet- 
to e di stima; e persuaso che la Sovrana sua ma- 
gnanimità vorrà accettarlo con benigna accoglien- 
za , con la più profonda ed ossequiosa Venerazione 
mi dò l'onore di dirmi 

Di Vostra Altezza Reverendissima 



Fir^nie :6. Marino 1792. 



Umilissimo Devotissimo Obbllgatlsslmo Servitore 
Francisco Fontani. 



PREFAZIONE 



D E L L' EDITORE. 



/Preceni che Lionardo da Vinci scrìsse sulÌ Arte della. Pittura sono stati 
sempre tanto stimati opportuni per aiutare il genio degli Artisti , che 
forse niuri altro libro è stato riputato di interesse e vantaggio uguale ai 
medesimi. Questi, siccome possono considerarsi quasi per un risultato delle 
pili serie medita-'^joni di uri Artista Filosofo , quaf era Lionardo , non scio 
si sono avuti per superiori a qualunque eccezione dagli intendenti , ma al- 
tresì per capaci di somministrare de^ nuovi stimoli al genio , non già d'' ar- 
restarlo , od illanguidirlo . // celebre Conte Algarotii , uomo del piti fino 
gusti* , e che ad uri" esatta cognizione dell: Sciente univa una non ordina- 
ria intelligen-^a delle Belle Arti , nel suo Saggio della. Pittura concorre nel 
sentimento di quel valentuomo , /'/ quale opinava che a far riiorgere ai dì 
nostri la Pittura , una Accademia egli vorrebbe fondare , dove non al- 
tro si trovassa che il Libro del Vinci, uà catalogo de' pregi de' Sovra- 
ni Pittori, i GtW\ delle più eccellenti Statue Gr«chc , e i Quadri so- 
prattutto della Camera Ottica. Ogni Artista agevolmente combinerà con 
sì fatto pensare , ed i per questo che desiderando io , per quanto è in me , 
di recar giovamento ai professori £ an' Arte che amo , e i di cui pregi io 
stimo assaissimo , mi sono indotto a nuovamente produrre alla luce un tal 
libro . 

Kaffaelle Ttichet Du Fresne fu il primo , che riconosciuto il predio 
grande delC Opera , la pubblicò in Parigi nel lóyi. aiutato da due Mano- 
scritti, l'uno di proprietà del Sig. Ckantelou , l'altro del Sig. Tever.ot y 
amendue però assai scorretti e guasti si nella elocuzione , che nei sentimene 
ti , benché quello del Sig, Qhantelou , donatoali in Roma dal celebre Ca- 
valier del Po-^-^o nel 1640., si volesse copia jatta sul Manoscruto ori<y'nale 
di Lionardo , e yerisimilmcnte quella medesima che un Pittar Milanese nel 

B 



X 

pass.zr di Firenze avea fatta vedere a Giorgio Vasari y disposto a farla stant' 
pare magnificamente in Roma . Questa scorrezione di testi fu già notata 
dallo stesso Du Fresne nella lettera con cui dirige l' Opera al Sig. Pietro 
Bourdclot Protomedico della Regina di Sve:^ia , è quantunque e' si lusingasi 
se di aver restituito mol:o alla .■^ua prima purità , pure : Vi restano mol- 
te cose, egli scrive , che paioao desiderare la lima; vi sono molte repli- 
che inutili , molti ragionamenti troncati; la dicitura è in più luoghi 
sregolata , o benché vi sia qualche ordine nei capitoli, non è però ta- 
le qual si richiede in un' Opera perfetta . // Manoscritto inoltre del Sig. 
Chantelou, aveva il pregio d' esser già stato in mano del Pussino , il quale 
forse per ridurre i precetti alla pratica vi aveva aggiunte alquante figure fatte, 
a un sol tratto di pennate propriamente solo sc/ii-^ate a ma'' di semplici con- 
torni , ma il Du Fresne volle che Errard valente Pittore vi a'^^riun^esse e Pom- 
ère e gli ornamenti j che gli parean mancare per render l' Opera di maggior 
lusso, con più altre fgure relative ai precetti dei panneggiamenti , lo che di- 
spiacque estremamente al Pussino ^ il quale con ragione di poi si dolse, sic^ 
come ci assicura il Sig. Marietti il giovine , che i syoi disegni erano nati 
tan:to alterati con l' ombreggiargli , che egli non gli riconosceva più per prò-- 
pria lavoro . Norz ostanti però tali difetti tanto fu il pregio in cui si 
ebbe r Opera , che tutti l Piuori , e i curiosi ansiosamente la. ricercarono , 
ed il Sig. dì Chambrai y' per far cosa grata alla sua nayone , nel medesimo 
anno l6ji. ne pubblicò una versione in Francese^ in violti luoghi più fa- 
cendo da inierpctre y secondo che gli parca, di quello che da esatto, e giu- 
sto traduttore , con non poco scapito talora del vero sentimento di Lionardo . 
La prima ti luiica edizione del Du Fresne intanto era presso di noi 
in' Italia ricercatissima , e si avea. trai libri più rari f Opera del da Vin- 
ci , quando nel 1753. si vidde riprodotta in Napoli in tutto simile all'edi- 
zione Parigina fin negli errori lipograpci , meno la belle^-^a de W intaglio dei 
rami , che in essa^ son alquanto inesatti , tebben copiati da quegli di Er- 
rard , e nel )7S6. ne comparve una terra edizione fatta in Bologna dalla 
Stamperia delP Instituto delle Sciente , copia servile delle due antecedenti , 
sebberH anche meno nitida delle medesime . Sì i Professori che gli intelli~ 
genti perciò. Godevano nel veder riprodotta un Opera cotanto utile , ma sem- 
pre rescava lo'o da desiderare una miglior le:^ione in infiniti luoghi , perchè 
meglio si comprendesse- il sentimento dell' Autore , né ciò si potea avere se 
non: mercè di qualche buon testo a penna proveniente non da qualsisia co- 
pista', ma da persona esperta neW arte , e che ampiamente conoscesse r in- 
teresse , e r estensione dei precetti che e' trascriveva . Fortunatamenie dunque 
per le Belle Arci frai molti interessant-issimi Codici Manoscritti d'' ogni gene- 
re di proprietà uV/ Sig. Canonico Suddecano Gabbriello de"" Marchesi Riccar- 
di , uomo zzai» a proteggere ogni Scien:^a , ed ogni Arie di genio , uno ne 
rinvenni scritto dal rinomato Incisore Stefano della Bella , il quale forse per 
istruzione propria vi aveva appunto trascritta VOpera del da Vinci, e t aveva. 



ornata, con piccole figure alla sua maniera. , riducendo quasi così alla fj-v- 
ca quei preceni che ci rrternannente tanto apprei^-^ava . ha celebrità del no- 
me di un tal copista mi incitò a colla:^ioncire ben tosto il .Manoscritto con 
r edi'ione di Parigi , e trovato che la legione di quello non era solo più 
pura, ma chi ogni ragionamento piano, e eh- aro appariva , ed ogni precer- 
to v' era piti distintamente esposto , ed in modo da non dar senso equivoco, 
siccome spesso avviene negli editi , mi determinai , quando alcun poco d'odio 
ni' avesser lasciato i miei studi , e le precise incorabenr^e della Biblioteca , 
di trascrivere la detta Copia , e stimolai frattanto il Sig. Giuseppe Fabbrini 
Valente nostro Pittore , e grande estimatore delle cose di Stefano a dilucida- 
re , ed incidere quegli stessi di lui schii^i^i e figure con la più precisa esat- 
tezza e verità , siccome fece col maggior impegno per animarmi a riprodur- 
re con la più spedita e possibile celerità il libro di Lionardo , ridotto alla 
sua vtT.t !e-;ione , secondo la Copia del della Bella . Ognuno che per poco 
si ponga a fare il confronto tra questa mia e le anteriori edir^ioni , vedrà 
qui tolte affatto quelle mancan-^e che avvertì già il Du Fresne , siccome ef- 
fetti dell' i^'ioran^a e negligenza de' Copisti -, e qualunque intelligente gode- 
rà di potere una volta pur soddisfare le giuste sue brame pienamente , e 
dai lumi che più chiari gli vengono ora somministrati , ne trarrà quel mag- 
gior profitto , che un giorno in damo poteva aver luogo appena di desi- 
derare . 

Ho creduto io poi di far cosa che ridondasse in pregio dell' Opera col 
premettere due Elogi Storici , f uno contenente le memorie per servire alla 
Vita di Lionardo, r altro di Stefano, con piti varie osserva-ioni e note ad 
ambedue, affine di far vie maggiormente conoscere il merito di uomini così 
eccellenti nell' Opere loro , e correggere intanto diverse epoche , che dai varj 
Scrittori delle loro gesta sono state talora confuse ed alterate , cosicché 
poco più spero , si avrà da richiedere di notizie spettanti ai medesimi . 1 re- 
spcitivi loro ritratti sono stati disegnati F uno sulf originale di Lionardo esi- 
stente nella R. Galleria del Granduca , l' altro sul Quadro di Stocade , il 
quale può vedersi nel R. Pala^^o de''Pitti . 

Tra gli Scritti inoltre del Dottor Giovanni Lami esistenti nella Ric- 
cardiana , avendo io ritrovati nel Fascio segnato N. 59. éilcuni informi sbo^- 
^i d' una Legione Accademica diretta a provare che l'Arti Belle non manca- 
rono giammai in Toscana, an^i in tutta /' Italia dal X. Secolo al XìlL, 
contro la volgare opinione , accreditata in gran parte dall'autorità del Vasari 
e del Baldinucci , ho creduto di far cosa grata ai dilettanti e intelligenti di 
quelle col riunire , il meglio che per me si è potuto , quegli staccati pe^y -, ^^' 
quali assai lume può rrrarre la Storia de" Piitori , e Scultori di quel ,.vi per 
noi remoto , ed oscuro tempo , e col pubblicargli subito doppo i due surrife- 
riti Elogi, col titolo di dissertazione . La elocuzione medesima del Lami ctn- 
servata il più che si è potuto, e le di lui stesse riflessioni e notizi<2 da me 
riunite insieme servono adunque come di Testo , ed ho posto in nota quel 

B S. 



più che ho creduto mestieri aggiungere di mio ad iJlusira^ione maggiore dell] 
interessa/Ite materia . 

Il solo desiderio di giovare a chi brama d' impegnarsi con buon riusci-' 
mento neir Arte della Pittura è stato quello che mi ha specialmente mosso 
ad imprendere questa, qualunque siasi, mia fatica , di cui mi chiamerò be- 
ne ricompensato , quando Alcuno dei tanti , che a sì nobile e per ogni ri- 
guardo pregevole professione si danno , potrà ritrarre in suo prò un quali 
che vaneggio .^ 




ELOGIO STORICO 

PER SERVIRE ALLA VITA 

D I 

LIONARDO DA VINCI 



FRa i Geni grandi che in gran copia illustrarono k Toscana 
nel Secolo XV. e sul cominciare del XVI. merita certamente 
un, assai distinto luogo Lionardo figliuolo naturale di Sor Piero 
da Vinci, piccolo, ma non ignobil Castello del Valdarno inferio- 
re sul confine del Territorio Pistoiese . Ossia che e' si riguardi co- 
me Professore ddlc Arti belle, nelle quali fu a5SoIutame^^te eccel- 
lente, o come scienziato sommo, e colto Letterato, sempre dovun- 
que spiccano sovranamente e j1 di lui gusto singolare, eia profon- 
dità dell'ingegno di che la Natura il Volle arricchire, ed un'ani- 

a 



II 

ma di null'iilcro vaga che dell'armonia. Nacque egli nel 1452 (1), 
e ad una singohir bellezza di corpo si vidde in lui accoppiata tal 
penetrazione di spirito, tal vivacità di talento, tal forza d'imma- 
ginazione, che a qualunque cosa rivolgesse l'animo suo fin da 
Fanciullo, parca onninariienre nato per esercitarsi in quella .Fu l'at- 
to attender perciò all'umane lettere, all'erudizione varia, ed alla 
arimmctica ne' primi anni ; ma solito di pré^o abbai}4f)nare que- 
gli stessi studj , ai quali s'era dato sulle prime col maggior tra- 
sporto, fiiceva nascer di se sospetto che e' non sarebbe mai giun- 
to a quella perfezione . in qualunque scienza od arte, che dalla 
grandezza ed estensione -delle intellettuali di lui facoltà pareva esi- 
gere si potesse . l gran talenti però nel variare di oggetti non can- 
giano di natura ; e se nel primo loro sviluppo sembran talora in- 
costanti, egli è perchè l' inclinazione ad una, data professione, per 
cui son nati, non ha per anche avuto libirp il campo di sicura- 
mente esternarsi. Vagò, egli è vero , nelle sue applicazioni Lio- 
nardo, ed ora invogliato della musica amò estremamente l'armo- 
niosa di lei proporzione nel canto, e nel suono, ora della poesia 
incantato studiò ogni suo vezzo , e riuscì eccellente improvvisato- 
re (2): ma la natura che Io avea disposto per quell'arte che, 

(i) Quegli che hanno scritto delle co- mini illustri Toscani dal Dott. Anton- 
se di LionarJo non sono fra loro cosanti Francesco Durazzini ptg. 8 i . in nota . 
circa l'anno in cui egli nacque, e per- (-i) Nella mancan/a a'sciluta , in cui 

ciò neppure suU' altre epoche della di ^iamo d'altri monumenti che ci conpro- 
lui vita- Gio Batista D>.i celebre Anti- vino il genio di poetare in Lionardo ri- 
qusrio Fiorentino tolse però ogni equi- porterò 'un di lui Sonetto conservatoci 
■voco sopra di ciò; e col tessere l'alberfi dal LomiZiO nel suo Trattato della Pit- 
deila di lui famiglia, mercè di aut>?nti- tura Lib. ó. C 2 , e riprodotto dal Sij. 
che Memorie esistenti a-ncora nella casa Da Fresne , e da Monsig. Dottati nelle 
del da Vinci, ci assicurò che e' nacque sue note alla Vita di Lionardo scritta 
nel 145-2. , rilevando una tal notizia dal dal Vasari, oltre altri. Il Sonetto è gra- 
Catasto di Decima dell' anno 1469. Qwar- ve per i concetti, esatta ne è la Poe- 
fier S. Spirito, Drago, dove anco si an- sia, ma priva di quelle frasi che soile- 
nunzia figlio naturale di Svir Piero, il ticano le orecchie, e piacciono a chi 
quale fu notaio della Signoria nel 1484. più cura le parole che la proforìdità de* 
Un tal albero fu pubblicato nel Tom. II. pensieri, 
«iella Serie di Ritratti ed Elogi d' uo- 

Chi non può quel che vuol , quel che può voglia , 

Che quel che non si può, folle è volere; 

Adunque saggio l'uomo è da tenere. 

Che da qnel che non può suo voler teglia . 
Però' che ogni diletto nostro, e doglia 

Sta in sì, e nò, saper, voler, potere; 

Adunque quel sol può, che col dovere, 

Ne trae la ragion fuor di sua soglia , 



IH 

emula di lei, tutto il bello ne copia, non permesse che abbando- 
nasse mai il disegno, ed il formar di rilievo, onde 11 Padre rac- 
comanJollo ad Andrea del Vcrrocchio (3) , da cui siccome leale 
uomo ed amico , era stato innanzi assicurato della niiglior dispo- 
sizione nel giovane per la pittura. Questa divina arce s'era per- 
duta affitto, non che in Firenze, in tutta l'Italia, nei secoli del- 
la barbarie; e Cimabu; (4), dietro la scorta di quei primi Greci che 
vennero quìi, e che gli furon maestri, lasciò molto da desiderare 
nella percezione, benché non avesse poco sopravanzati i propri 
suoi precettori. La goiFa maniera di quegli però fu viepiù esatta- 
mente osservata, ed in gran parte corretta da Giotto (5), ma le 
belle attitudini, le mosse, la vivacicà , e quel rilievo proprio e na- 
turale, che danno l'anima alle figure , non si rinnuovarono che da 
Masaccio (6), il quale dando una buona unione alle sue pitture , 
e morbidezza alle membra , flicilmente fece disapprovare gli arte- 

a a 

Né sempra è da voler quel , che 1' uom potè : 

Spesso par dolce quel che torna amaro: 

Piansi già quel ch'io volsi, poi ch'io l'ebbi. 
Adunque tu, lettor di queste note, 

S' a te vuoi esser buono, e agli altri caro, 

A'ogli sempre poter quel che tu debbi . 

(3) Andrea del Verrocchio nacque nel Mugello, l'anno 12-6. Li natura 
in Firenze nel 1432. Fa egli orefice, prevenne in lui ogni regela Jell'arte , 
lavorò di prospettiva , apprese bene la nella quale poscia istruito da Cimabue 
musica, fu intagliatore, pittore , e scul- divenne pittore, scultore, ed architetto 
tore . Nella Pittura, e Scultura perù la eccellente. Morì nell'anno 1336. mol- 
di lui maniera fu alquanto dura e cru- ro stimato da'siioi, e fu sepolto in S. 
detta . Il BalJinucci sulla autorità di Maria del Flore in icgnp di distiiizio- 
<!ue MSS vuole che egli fosse stato sco- ne e d'onore. 

lare di Donatello. Morì in Venezia nel (è) Afasaccio na.cqtt« nella, terra di 

1488. chiamato là dal Senato per lavo S. Giovanui del Val.da&uo Supcriore nel 

rare in bronzo la statua equestre di Bar- 1403. da Ser G'ovanni di Simone de'Gui- 

tclommeo da Bergamo. di, detti della Scheggia . ligli superò neìl' 

(4) (.jiovanni de' Cimnbui , detti an- arte della pittura tuti;)- coloro che Io 
che Gualtieri, nacque in Firenze di fi* prccederono, e formerà sempre .ìl'di lui j 
miglia in quei tempi co«picua l'anno massimo elogio il sapersi che tutti i più 
I240. Esercitosi! nella pittura per natu- celebri Pittori, che veiuiero doppo, e 
ral genio invaghito dell'arte, ma visse fra questi Lionardo, da Vìnpi , Fra Bar- 
in tempi, ne' quali troppo si era ancora tolommeo , Michelangelo, e Raffaello si 
lontani dal rafTmato gusto de' buoni se- t'ormarono sulle di lui opere. Il Vasari 
coli. Mori nel 1300., e fu seppellito vuole che egli morisse di aó. anni, ma 
in S. Maria del Fiore. il BiMinucci dimostra che c'morl di 41., 

(5) Giotto, nome abbreviato da Am- e si sa in fatti eh' e' fu scpoUp , nella 
brogiotto, nacque nel Villaggio di Ve- chiesa del Carmine nel 1443 cQm^-.rilc- 
spignano , luogo del contado Fiorsjutino vasi da sicure memorie. 



IV 

Jfici anteriori, siccome lontani dalia natura . Nato Lionardo per 
esaminar questa unicamente, e per analizzarne le proporzioni e 
le bellezze, non così tosto si accorse che gli tacca di mestieri il 
tenerle dietro ad ogni passo, ed in qualsivoglia varietà sua, che 
si propose di riguardarla per unica sua scorta , avendo già com- 
preso che la lentezza con che si progrediva nell'arte a cui s'era 
appigliato, non d'altronde si dovca derivare che dalla servile imi- 
tazione degli esposti modelli . Guidato pertanto da un così fatto 
verissimo ed csscnzial principio stimò l'opere altrui, ma più si im- 
pegnò a studiar la natura in sé medesima ; onde in breve tempo 
lasciò molto indietro a sé tutti quegli che F avean preceduto per 
quasi due secoli , e tolse alia pittura quella languidezza e quel sec- 
co in che si giacca per colpa delia barbarie . Venuta in fatti 1' op- 
portunità di porre in pratica quei precetti che ei s' era formati in 
mente, siccome tante teorie combinate, fino da giovinetto, il di 
lui Maestro Andrea del Verrocchio gli commesse il colorire un 
Angelo (7) avente in mano le vesti del Salvatore che è battezza- 
to da S. Giovanni in un suo Quadro, ed in ciò talmente vi- riu- 
scì con successo che lo stesso Andrea riconosciutosi grandemente 
superato da Lionardo, e sentitone rossore, si deter.uinò d'abban- 
donare affatto la pittura, confortando intanto il giovane a pro- 
seguire in quell'arte a che si vedea così felicemente disposto . .Una 
circostanza per esso ccì iavorcvole e decorosa dovea lusingar mol- 
to il di lui amor proprio, che in animo giovinile spesso è cagione 
di ritardo ai propostisi avanzamenti; ma la lode servì* anzi a Lio- 
nardo d'un nuovo stimolo di circospezione e di avvedutezza: ed 
osservando egli che la natura è immensa nelle sue varietà, ossia 
ne' suoi caratteri, concepì che in questo consistesse l'essenziale dell* 
arte sua, cioè nella perfetta imitazione di essi , che in sostanza for- 
mano il principale ornamento della natura (8). Non è il tutto per 

(2) Il quadro in cui Lionardo dipinse rtrano nelle grandiose collezioni, e del Re 

jl predetto Angelo fa allogato al Verroc- di Francia , e del Granduca di Toscana i 

chio dai Monaci Valombrosa ni per la lo- e della Libreria Ambrosiana di Milano, 

ro Chiesa di S. S;ilvi , luogo disrantc cir- per tacere delle altre, e da ognuna di 

ca un miglio al Levante di Firenze. Il esse apertamente si scaopre il carattere 

tempo ci ha invidiato questo roonumcn- di diligenza, e di estrema esattezza che 

to, il quale, se ancora esistesse, ci da- è così propria del nostro Artista. Egli, 

rcbbe chiara l'idea della prima manie- siccome narra il Lomazzo Lib. 3. Gap. 5- , 

ra del da Vinci . si provò an»o a far disegni a pastelU di 

(8) A questo indefesso studio di Lio- colore, maniera- ia quel tempo aftatto 

nardo si dee la tnohiplice quantità di nuova, e vi riuscì maravigliosamente,, 

disegni di caricature ,le quali si incc- oltreché e' disfgna va volentieri sulla car- 



V 

un Pittore l'aver ben disegnata una figura, l'averle fatti buoni 
contorni, l'averla ben colorita. Una cognizione perfetta delle azio- 
ni tutte delle membra del corpo umano, dell'ordine e situazione 
de' muscoli, delle loro funzioni e forme nella diversa situazione 
di ciaschcdun membro ; una adeguata noti/.ia delle ragioni occul- 
te dell'ombre e de' lumi, e do' loro clFctti ; un intiero ed as- 
soluto possesso di quell'arte di caratterizzar le passioni che dall' 
interno dell'anima traspirano al di fuori nei diversi atteggiamenti, 
sono quel più che si vuole assolutamente, per caratterizzare un' 
artclìcc degno del nome di Pittore ; e tutto ciò apprese mira- 
bilmente con il continuo esame della natura Lionardo, giamnaat 
non contento dell'opere proprie, che giudicava non dover tare in 
altrui il bramato ellctto, se non se quando s'approssimavano alla 
natura. Su d'una rotella di fico, apprestatagli un giorno dal Pa- 
dre ad istanza d'un sucs contadino, perchè vi dipingesse alcuna cosa 
a capriccio, doppo lunga meditazione si risolvè di effigiare un mo- 
stro tutto da lui immaginato e nuovo, ma che dovesse mcutcre 
orrore in chi lo riguardava. Pieno intanto di questa sua fantasia 

ta tinta, pnrticoUrmente ;Uora quindo che in quanto a me pare più equo eie 
vclca ritrarre i suoi primi pensieri , per- che ne dice il Vasari , cioè che Lionar— 
che vi trovava maggior ripo.-o-, e gli do volenfio dar sommo rilievo alle ngu- 
parova più agevole il rinvenire i c»n- re andava tnnto con 1 ombre scure a 
torni, nella scelta dei ijuali egli era mol- trovare i fondi de' più scuri, che cer- 
to *< i flit ci toso . QuriU^ra adunque non ci cari reri i quali ombrassero e fossero 
rimanesser di lai che i soli disegni , pur più scuri degli altri neri, per far che il 
tuttavia servircbbnno questi assiissi no a/li chiaro, mediante quegli, fosse più lu- 
^rudiosi delia pittura ; e gli intendenti cito, ed in line riusciva questo modo 
farebbono di lui quella stima che gli tanto tinto , che non vi rimanendo chia- 
è dovuta, tanto e' sona in loro stessi ro , avcvpin più torma di co;e fatte per 
perfetti. Egli ò il vero che manca in contrrdVare una notte, che una finezza 
essi il colorito , quell' esteriore cioè che del lume del giorno, ma tutto era per 
por ordinario impone ai m:HO esperti cercar di dare maggior rilievo , e di tro- 
ncll'arte, ma oltre che il colorito di vare il fine e la perfezione dell'arte . Il 
Lionardo, per quanto e' sia bello, non Vasari stesso in più d'un luogo ci dice 
« perù i! più stimabile iiclTe di lui ope- ancora che Lionardo era molto applica- 
re , più si vede in quegli la verità del- to a stillare oli , e^a iecomporre chimi- 
la natura in tutta la sua forza ed cspres- caitacnte e minerali ed erbe; e a tale 
sionc. Il Sig. d'Argcnvillc osserva, ma studio ci si dette, a mio credere, per 
non saprei decidere se c«ii tutta la ve- l'estrema sua brama d'esser diligente, e 
rità,che il colorito delle carna^^'ioni dtl per usare anche le tinte a olio sulle pa- 
da Vinci pende nel colore di feccia, e reti , pratica che sembrava a lui as.vu 
che «clic di lai tavole v*è del violetto confacente, per non staccarsi punto dall 
che ne leva l'unione, aggiungendo che uiata sua naturi! diligenza ed esattezza 
i ;uoi contorni sono alquanto secchi e di studia. ■ 
lajlien.i . I Professori ne giudichino y 



vr 

portò aìla stanza dove a' suoi lavori attendeva quantità dì ramar- 
ri , serpi, nottole, locuste, grilli, farlallc , ed altre strane specie 
di simili animali, dalla moltitudine de' quali confusa insieme, e 
variamente adattata ne fé risultare un mostro orribile e spavento- 
so, che uscìa di mezzo d'una pietra scura e spezzata, buifando 
veleno dalla gola aperta, fuoco dagli occhi , e fumo dal naso. 
Pareagli d'aver già compito il suo intento, pcrlochè av^visato il 
padre perchè mandasse per la rotella, di cui nemmeno più si ricor- 
dava , egli da per sé andò a prenderla , ed appena in sul leggìo la 
viddc esposta da Leonardo ad un certo lume equivoco ed abbaci- 
nato che si riscosse, e trasse il passo indietro supponendo vivo 
quel mostro , fino a che fu as3Ì.':urato dal figlio esser veramente 
dipinto, e che godeva della di lui sorpresa, la quale Io assicurava 
dell'effetto che avea desiderato in ritrarlo (9), Questo amore d' 
imitar la natura aveva reso già celebre Lionardo, ed il Cartone in 
cui aveva espresso Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre, dove 
col pennello di chiaro e scuro lumeggiato di biacca ì'ccc un pra- 
to ricco di infinite erbe con alcuni animali naturalissimi, ed al- 
beri di diversa specie tutto affitto simili ai veri (io), lo aveà fac- 
to crescere in credito per modo che ognun bramava d'avere al- 
cuna sua operare moke ne avrebbe fitte se la incontentabilità sua 
glielo avesse permesso. Fecondo di idee, ed oltremodo pieno di 
immaginazione variava spesso oggetto, e raro era che ci tirasse a 
fine un'opera, siccome avvenne fra l'altre al quadro della Me- 
dusa, la cui acconciatura di testa risultante da un'aggruppamen- 
to di serpi in strana guisa concertato, lo rende un lavoro di straor- 
dinaria invenzione , benché assai naturale , di sommo studio ed esat- 
tezza (11). Si aggiunga a questo che ci diffidava estremamente dcl- 

(9) Se peranche esista , e dove questa Ottaviano de' Medici, e di lì è ignoto 
capricciosa Pictura del da Vinci non mi dove passasse doppo la di lui morte. 
è stato possibile il rinvenirlo. Elia da (11) La Testa della Medusa esiste an- 
Ser Pietro, secondo che racconta il Va- Cora benissimo conservata nella R. Galle- 
sari, lu venduta a certi Mercanti pel ria di Firenze, ed è molto considerata 
prezzo di 100. scudi in Firenze, ed egli- dagli intendenti. Nella medesima Galle- 
rò la venderono per 300. al Duca di ria vi è anco il ritratto dello stesso Lio- 
Milano, che l'ebbe in gran pregio. nardo dipinto di propria mano; una Ta- 

(i.a) Il cartone di cui qui si parla , era vola in grande dove vi è non terminata 
il disegno d'una portiera che dovea la- l'adorazione dei Magi, opera a?«ai ciò 
vorarsi in Fiandra con tessuto d'oro e non perranto stim.'ibile -, ed il Ritratto 
seta per mandarsi al Re di Portogallo, che e' fece di RafFaelle da Urbino di- 
siccome narra il Vasari . Il lavoro non pinto in faccia fino a tutto il Collo , di 
fu altrimenti eseguito, onde il Cartona grandezza poco meno del naturale, e 
predetto rimase in Firenze in casa d' più stimabile per la somiglianza dell'ori- 



VII 

le sue forze, e doppo d'aver pnssati degli anni interi sopra uni 
sola testa, nuove e più perfette idee sopravvenendo alle prime, 
a"cvolmente si disgustava di quel che avea cominciato, né si po- 
tca risolvere a terminarlo. Assuefatto inoltre a sceglier soggetti, 
dove la fantasia agirata dalla profondità dello spirito avesse la 
massima parte, non gli sembrava di poter compire quel tanto che 
e' s'era immaginato se non se quando in tutti i suoi rapporti di 
età, di qualitX di passione avesse ritrovato nella natura una viva 
espressione della sua idea . Di qui nasce perciò che nei quadri di 
Lionardo non vi è che ricercare in perfezione, mentre ogni di lui 
figura porta sovranamente espresso quel carattere che ei volei che 
ra^pprescntasse , frutto di quella filosofìa dell'arte, starei per dire, 
eh' e' professava, e dell'indefesso studio sulla natura, che sempre qaal 
suo modello .osservava. Stupì in fatti ognuno che vidde il rinoniii- 
to di lui quadro della Vergine posseduto già da Clemente VII, in 
cui non solo ammiravasi una nobile non ordinaria maestà anima- 
re il volto della Madre del Salvatore tutta contenta di vagheg- 
giare il divino suo Figlio che aveva in braccio, ma eravi presso 
una caraffa, che tutta affatto parca di vetro il piià limpido e tra- 
sparente, con un mazzo di diversi naturalissimi fiori, e su quel- 
la vedcasi in piccoli globi mirabilmente imitata la rugiada che giù 
scendeva a stille in varie parti di essa (12). Questa estrema sua 
diligenza lo ritirò sempre inoltre dal dipingere a fresco , dove la 
pratica esige una pronta speditezza, ed amò perciò più l'ideare, 
e in disegno raccogliere i concetti della sua mente, secondo che 
gli vcdea in natura, di quello che tirare a compimento totale le 
opere che avea tra mano. Qualunque testa bizzarra adunque che 
egli vedesse, qualunque significante fisonomia se gli si presentas- 
se all'occhio, diveniva per esso lui un'oggetto di somma impor- 
tanza, né si distoglieva pure un momento dal bene esaminarne 
ed imprimersene i tratti , ed imitandola tosto o col lapis o con 
la penna non tralasciava la più piccola minuzia delle parti anco 
minime, cosicché la somiglianza di tali ritratti feriva la fantasia 

giiiale che rimarcabile pel colorito, es- (12) Tutti quegli che parlano di Lio - 

sendosi reso molto oscuro per la lunghe/,- nirJo rnmmeiuano questo (]uqdro , e lo 

za del tempo. Giacomo Barri nt-1 suo comnienJano altamente. Niuno però ci 

Viaggio Pìttereico rammenta come csi- dice in mano di chi passasse doppo la 

stènte nella suddetta Galleria un Quadro morte di Cltmentc VII Forse egli ò quel 

rappresentante la caduta di Fetonte, ma medesimo che era vederi, e si ammira 

forse una tal cosa gliela detiò più la sua come sintrolar cosa nella Galleria Bor- 

fantasia che la yerità , non viesfendo me- ghcie in Roma, 
muria che vi sia giammài e:iicito . 



vili 

di colui che gli poteva osservare (13). 11 Lomazzo ci assicura an- 
cora che Lionardo seguitava lino al luogo del supplizio i condan- 
nati per leggere sul loro volto i mori che il terrore d' una mor- 
te vicina vi debbono eccitare; siccome quasi estatico si fermava 
ad osservare i litiganti fra loro, o gli impegnati in qualche scria 
questione, per copiare le loro maniere, atteggiamenti, e caratteri 
sui proprj studj. Anco appostatamcntc studiava i mezzi per ave- 
re d'avanti agli occhi quello spettacolo eh' e' s'era messo in ani- 
mo di voler dipingere , siccome quando volea rappresentare una 
radunata di contadini, le risa semplici e naturali de' quali risve- 
gliassero i medesimi moti negli spettatori . Unì egli adunque al- 
cuni di essi invitatigli a desinare, e quando a tavola cominciaro- 
no, come si suole , a rallegrarsi; per mezzo di racconti e piace- 
voli e ridicoli da lui introdotti, si risvegliò in essi estremamente 
il buon umore, il brio e l'allegrezza, onde tutti riScvano stra- 
bocchevelmente . Leonardo intanto studiava i loro sconvolgimenti, 
i gesti, e la naturale costituzione de' loro volti, perloche sbrigatosi 
da loro disegnò a memoria questa sì piacevole scena, per cui era 

affatto 

(13) Le fisonomie più singolari sono il' riccliita 1' Tngliil terra di quelle famose 
©rdinario quelle cha più contribuiscono Iscrizioni Greche che son conosciute dai 
a caratterizzare le passioni , e il da .Vin- dotti sotto il nome di Marmi Arandel- 
ci perciò poneva un assai particolare sta- liani . La congettura è del lodato Si», 
dio in cercarle, e trovatele in ritrarle. Marictte il quale osserva che molte di 
Una parte appunto di tali suoi studj io queste Teste o caricature erano state 
reputo ccl Sig. AJiriette il ;Giovine che avanti intagliate da Vinceslao Holiar, 
sia quella Raccolta di teste caricate e mentre era al servizio del Conte d'Arun- 
di carattere, consistente in 59. Tavole del, fra le quali le ioa. tavole che da 
intagliate all'acqua forte nel 1730. dal lui abbiamo disposte in numero di cin- 
Conte di Caylus , cavate dai disegni ori- que serie, tutte prese da' disegni nrigt- 
<»inali di Lionardo . Questa stessa racco! nali di Liona^rdo . Gli Artisti e i dilet- 
ta dette luogo al citato Sig^ Marietre di tanti di disegno desiderano ancora che 
scrivere quella intereòsanti^siina lettera alcun ralente incisore impieghi il proprio 
che fa tanto onore al da Vinci , e che bulino per comunicare al pubblico le mol- 
è riportata nel Tomo IL delle Lettere te caricature di simil genere che diconsi 
Pittoriche stampate in -Roma dal diligen- esistsce in uumero quasi di 200. in un 
t'ssimo MonMg Bottarl al numero 84. Codice dell'Ambrosiana di Milano , rega- 
li Trclato suddetto alla pagina l'jo. in lato già da Galeazzo Arconati a quella 
una nota alla predetta lettera ci dà no- illustre Libreria . Si vorrebbe però che 
IÌ7Ì3 che il Cardinal Silvio Valenti avea nei rami spiccasse più la maniera pro- 
comprati in Olanda gli originali veri di pria di Lionardo , che non sempre si rav- 
qu^ste teste toccate in penna maravi- visa nelle stampe di Holiar , il qual per 
giiosamcntc , e che forse innanzi furono altro nel suo intaglio ha una maniera 
di Tommaso Howard Conte d' Arundel , gustosa, cJ una proprietà infinita, 
celebre oltre le altre cose per avere ar- 



IX 

affatto impo?5ÌbiIe , dice U sopraccitato Lomri/'zo (14} , il trattener 
le risa nel vedere il di lui disegno, quanto era stolto diflicilc il 
trattenerle a'suoi coriTitati, per i racconti che avca tatti loro alla 

mensa . 

Simile in moki de' suoi r^ipporti Lionardo all' antico Protoge- 
ffcne, le cui opere gareggiavano nella verità dell' espressione con 
f'istessa natura, non ardiva quasi di alzarsi oltre i limiti del ve- 
ro, e studioso di colpir la natura non di superarla parca che aves- 
se a sdegno quella bellezza sorprendente che nasce dall'ideale e 
dal sublime , così proprio dei pii^i celebri Greci Pittori, e cotan- 
to dipoi studiata da Michelangiolo , e da Iva-lacllc . A questa di 
lui scrupolosa imitazione della natura pertanto io reputo che at- 
tribuire si debba quella diligenza estrema la quale si ammira nel- 
le di lui opere, e quella nobile semplicità di belle forme, ma co- 
muni, che scorgcsi ne'suoi qnadri, specialmente sacri, non meno 
che la nota sua diffidenza e nella distribuzione dei lumi, e nel 
cok>rito , troppo necessaria a dover nascere in chi vu©l passare dal- 
la semplice imitazione delle forme a colorirle in modo da nulla 
arrischiare oltre il prcscrirto dalla natura . Ma essa era l' unico 
modello propostosi, essa la norma di ogni suo tratto di lapis, 
o di pennello, e sembrava allora solo pienamente contento de' suoi 
lavori, quando 1' avca perfertamentc imitata. 

Da Firenze intanto, dove s'era applicato ad infiniti altri stu- 
di fra' quali alla Geometria , alla Statica, all'Idrostatica, alla Scul- 
tura, alla Plastica, ed alla Musica, piacque a Lodovico Slorza , 
che fu soprannominato il Moro, Principe dotato di gran talento, 
di chiamarlo a Milano (15), indotto dalla fama d«lla immensa di 
lui abilità e fra l'altre nel suonar li lira , specie di istrumento 
dallo stesso Lionardo inventato, e simile ad un' Arpe a 24 cor- 

(14) Si Veda il iV\ lui Trattato della o>ta:Yte doSMam dolerci di non averlo 

Pittura Lib. a. Gap i. Un tal di-^efinQ nel suo intiero. 

no» si sa dove esista , e ne dee riiicrc- (T5) Tutti gli Scrittori della Vita di 
sccre la perdita , mentre doveva c^ser Lionarlo ci fanno certi di questa chia- 
cosa di sommo pregio. Fra le stampe di m.-ìti di lui a Milano, ma il solo Vasa- 
Hollar ve n» ò una intidUaca nel 1646. ri individua l' anno in cui questa accadde 
cavata da un dise.rno di Lionardo esi-ten- cioè nel 1494. , tempo in cui Lodovico il 
te allora nel Gabinetto del Conte d' A- Moro assunse il jjoveriio di Milano nel- 
rundel rappresentante alcune teste che la minorità di Gian G:ilcaz/.o suo Nipo- 
ridoBO , nel me/zo delle quali avvi un' te. In annuo di lui stipendio gli- foro- 
altra testa in profilo cor-miita di fronii -no assegnati 500. scudi, pensione per. 
di quercia . Questa potrebbe forse esser quei tempi assai ragguardevole e 'jenc- 
partc del surriferito disegno , ma no» vosa . 



X 

de (i6) . Condc";cese tosto il da Vinci alle richieste del Duca, che 
conosciutolo appena sì t'atramonrc concepì stima dei di lui talen- 
ti e maniere, che quasi sempre il volei presso di sé , e con esso 
lui conferiva di quanto spetta all' Arti belle ed ingenue. Venuto- 
gli infatti in animo di instisuire un'Accademia di disegno che egli 
destinava per istruire la Nobiltà; e Lionardo datosi purea ristabilire 
il gusto della buona Architettura , che non era molto noto nella 
Lombardia , in breve tempo colà si viddcro rifiorire sotto la di 
lui direzione gli antichi regolari ordini , e sbandire per la mag- 
gior parte le gotiche confuse e troppo gravi maniere introdotte 
già più di cento anni innanzi in ogni grandiosa fabbrica di quel- 
la vasta Città da Michelino (17)- Volle inoltre quel Principe che 
Lionardo facesse alcun' opera relativa all'arte che potea dirsi sua, 
perchè I' avea non poco nobilitata, e commessegli il fare una Na- 
tività del Signore, in cui superò tanto l'universale espcttazionc 
anco degl' intendenti di quel tempo , che come cosa straordinaria 
il Duca la mandò all'Imperatore che sentì estremo piacere per un 
un tal dono (18). Non amò però che Milano sua residenza fosse 
priva del merito di qualche grandioso lavoro di un tanto abile 
professore , e gli ordinò il dipingere nel Convento dei Domenica- 
ni , detto la Aladonna delle Grazie, l'ultima Cena del Redentore. 
Non era giammai toccato in sorte a Lionardo l'intraprendere un' 
opera così considerabile , né avuto mai un soggetto che tanto se 
gli adattasse per esprimervi tutta 1' ene-gia de' suoi concetti , e 
quella espression di natura su cui tanto aveva studiato . Si trat- 
tava , dice il Marietre , di render sen':ibile le varie passioni che 
in quel punto critico (dell'essere stati cioè avvertiti gli Apostoli 

(16) II citato Vasari non solo ci assi- e ne' suoi tempi ebbe gran credito nella 
cura del trasporto di Lionardo per la I-ombirdia . Di lui parla con lode non 
musica, e pel suono della Lira, ma ci una sol volta il Lomazzo nel suo trac- 
dà notizia inoltre che egli avea da sé tato della Pittura . Quanto al nastro Lio- 
fabbricato un tale strumento, in pran nardo poi egli è da sapersi che giammai 
parte d' argento, a forma d'un teschio di forse non vi fu meglio montata Acca- 
cavallo, acciocché l'armonia fosse mag- demia di belle Arti, di quella a cui egli 
giore. Il Sig. Du Fresne poi è quello fu fatto presedere in Milano; e se la 
che vuole che la detta Lira fosse a 24 caduta dcaii Sforzeschi non avesse rovi- 
corde , ed è egli che nel tempo st;'s?o nato un sì bèi pensiero, ivi probabll- 
attribuisce al da Vinci l' invenzione dell* mente sarebbero giunte le arti alla mag- 
Arcicimbalo , che per la sua doppia esten- gior perfezione • 

sione è il contrabbasso del cimbalo or- (18) Il Quadro della Natività ti dice 

dinarìo. che esista ancor di presente nella Gal- 

(i7)MichelinoPittoreed Architetto Mi- leria Imperiale di Vienna in pttimo sta- 

lanesc fiori verjo la naetà del Secolo XIV. , to di conservazione . 



XI 

che un di loro tradito avrebbe il Maestro) dovevano agitare i lo- 
ro animi ; ed egli io fece d'una maniera così espressiva , che qucst' 
opera fu riguardata come un miracolo dcU'Arre. In gcnijrale la di- 
sposizione del Quadro, continua egH , è molto semplice. Gesù 
Cristo e rappresentato a sedere nef mezzo , e nel primo posto. 
La positura è tranquilla e pena di maestà, e domina in tutto il 
suo contegno una nobile sicurtà che imprime rispetto. Gli Apo- 
stoli al contrario sono in una estrema agitaziorie , e le loro atti- 
tudini son tutte contrapposte, siccome le loro fisonomie tutte va- 
rie. L'inquietudine, l'amore, la paura, il desiderio ^di penetrare 
il senso del Salvatore si distinguono mirabilmente su' loro volti, 
e ne' loro gesti (19). L'idee magnitìche di Lionardo erano fortu» 

b 2 



(19) Di questo celebre Cenacolo, che 
può dirsi il capo d'Opera di Lionardo, 
ne parlano tucti gli Istoriografì della 
Pittura , e quegli che hanno in qualun- 
que modo ragionato del da Vinci , ma 
universalmente ne compiangono la per- 
dita . Decadde infatti dalla sua prima 
bellezza ben presto questa Pittura , per- 
chè Lionardo avendola fatta a olio sopra 
ad un muro di intonaco forte , si annerì, 
e si perde ben presto 1' imprimitura , e 
il colore, onde omai si disperava di più 
a»erne la minima tr?.ccia . Nel 1726. fu 
però ripulita con grandissima cura ed 
avvertenza , onde al presente un poco 
si gode. Mi giova qui riportare la rela- 
zione che ne fece il P. Bibliotecario dei 
Domenicani di Milano «d istanza di Mon- 
signor Bottari che la stampò nelle note 
alla Vita di Lionardo scritta dal Vasari , 
tanto più che contiene alcune notizie 
interessanti alquaivto lo «tato attuale di 
questa pittura, e lo stesso Lionardo. 
,. Quantunque non si sappia precisamen- 
,ite, scrive quel Religioso, quanto 
,, tempo inìpiegasse Lionardo da Vinci 
,, nella celebre dipiiunra da esso fatta 
„ nel Refettorio dei PP. Domenicani 
,, delle Grazie di questa Città, si sa pc- 
,, rò di certo che egli nel 1497- attual- 
,, mente la dipingeva, leggeatiosi in un 
„ certo Libricciuolo e'^istente ncll' Ar- 
,, chivio di detto Convento, ed il quii 
„ libricciuolo dinota esser quello appuii- 



,, to, in cui l'Architetto o Capomaestf» 
,, segnava le partite de' suoi crediti con 
„ il "s g. Lodovico Sforza Duca di Mi- 
,, lano, per l'cpcre da esso Duca fatte 
„ fare tanto nel suddetto Convento 
„ quanto altrove , leggendosi , dico, al- 
„ la pag. 16. a tergo la seguenre parti- 
,, ta: /lem ptr lavori fatti in lo Refef- 
,, torio d9ve dipinge Lionardo gli Apostoli 
„ con una finestra 37. ló. 5. ,, 

,, Una sì pregevole dipintura , come 
,, ognun sa , circa un secolo doppo er* 
„ quasi smarrita, e col succedere degli 
„ anni talmente s'era guasta, che per- 
„ duta forse qualunque speranza di ria- 
„ cquiitarla , ne curando più tanto teso- 
„ ro pensarono i Religiosi del mentova- 
„ to Convento di alzare e dilatare la 
„ porta del medesimo Refettorio , la 
„ quale era assai bassa ed angusta , 6 
,, per tal cagione tagliando il muro , 
„ hanno tagliate le gambe ed i piedi 
„ all' Immamagine che sta nel mezzo di 
„ Gesù Cristo, e degli Apostoli a lui 
„ vicini , come infatti di presente si 
„ vede . „ 

„ Finalmente per buona sorte 1' anno 
„ 1716. essendo Priore del medesimo 
„ Convento il P Maestro Tommaso Bo- 
,, naventura Boldi da Castelnuovo di Scri- 
,, via , uomo rispettabile pel suo iMiè"-' 
,, rixO e sapere, il quale succcssivamen'- 
,, te era st.ito Iiiouisitorc di Tortona , 
„ di Como e di Milano , vi fu il S»^. 



XII 

natamente secondate da' suoi modelli , e tutto concorreva a ren- 
der l'opera d'un' estrema bellezza, se non che le due teste di Ge- 
sù Cristo e di Giuda lo ritardavano dal compirla. Quanto alla 
prima , disperando egli di non poter mai rappresentare il suo pen- 
siero per cui volea che sul volto del Salvatore traspirassero i se- 
gni della Divinità, si determinò col consiglio di Bernardo Zenale 
Pittore ed Architetto suo Amico (20) di lasciarla imperfetta, edab- 

, Michelangelo Biillotti Pittore Milane- e che si conserva nel Gabinetto del Re , 

„ se, che con un suo particolare «egre- e che su questo il Conte di Caylus ne 

,, to si esibì di ricavar fuori un'altra incagliò ad acquaforte la sua bella Car- 

,, volta la sopraddetta dipintura . Il ta contentandosi di darcene solamente 

„ mentovato P. Priore, e gli altri Re- il contorna, benché l'originale sia cm- 

,, liglosi del medesimo Convento grazio- brata con la filig.;ine . V'era' già in- 

„ samente accettando la sua esibizione , nanzi una stampa intagliata pure all' 

,, e fatta fare con prospero successo in acquaforte sotto la direzione di Pietro 

„ alcuna parte della stessa dipintura la Soutman Scolare del Rubens, che non 

„ sperienza del segrcro, anìlarouo del ha che un chiaroscuro bene inceso, ma 

,, tutto al dotto eccellente dipintore l' è difettosissima nel disegno . Inoltre Sout- 

„ impresa , nella quale, siccome ognu- man vi ha talmente messa la sua manie- 

,, no era vede, felicemente ne riuscì, ra che non vi si ravvisa più quella di 

„ Da' medesimi Priore e ilcligiosi fu in Lionardo , e non avendo fatta intagliare 

,, qualche modo riconosciuta del detto che la parte superiore del quadro , il 

„ dipintore la singolare operazione , aven- totale della composizione manca della 

„ do ad esso regalata , siccome costa da* stia grazia. Lionardo , dice il Sig. Mi- 

„ libri delle spese , la somma di lire cin- riette più volte citato, ha avuta disgra- 

,. quecento ; ed esso Sij. B.'llocti con zia , perchè ha dato sempre in intaglia- 

,, molta sua finezza comunicò a'PP. sud- tori mediocri . In fitti la prima stampa 

5, detti per ogni evento il segreto.,, che usti del Cenacolo intagliata a buli- 

II Re Francesco I. rimase così colpito no da antico artefice anonimo con I Iscri 

alla vista di tal pittura che si invaghì 7Ì.one sul d'avanti della tovaglia: Amen 

di farla trasportare in Francia , ma inu- Jicu vubis ejuid uwis vfstrum me traditu- 

tilmente perchè non trovò né fra' suoi, ritsest, è malamente disegnata , e peggio 

ne trai Milanesi persona che ne assu- incisa , siccome la seconda intagliata pur 

messe il carico. Egli è perciò probabile da un' anonimo all'acquaforte non ha 

che ei ne facesse fare la bellissima co- n^erico alcuno sopra l'antecedente. Nel 

pia che ancor si vede in S Germano Palazzo Vaticano questo stesso Cenaco- 

d' Auxerre , da cui poi il Contestabile di lo è rappresentato in arazzo assai ben 

Montmorcncì ne fece fare altra copia disegnato , e tale che ci da una chiara 

per la Cappella del suo Castello d'Esco- idea della maniera di Lionardo , ma non 

vens, che è assai stimata, ed anche il è che malamente conservato per difetto 

Lomazzo la copiò dal fresco originale del tempo. 

per la Chiesa di S. Bernaba di Milano, (20) Bernardo Zenale Pittore ed Ar- 
cgualmentc die Marco Ug^ioni pel Con- chitetto era nativo di Trevigi , e lavo- 
venio dei TP Certosini di Pavia • Il Sig. rava nel tempo stesso che Lionardo nel 
Mariettc nella più volte citata Lettera Convento di S. Maria delle Grazie . 
ci assicura che rimane ancora il disegno Egli fu specialmente eccellente nella pro- 
originale di Lionardo di tal Cenacolo, spcttiva, e Paolo Lomazzo nel Lib» V. 



bozzata solo come eli' era , e quanto all' altra ogni dì per più d' 
un' anno s' era studiato in fra la plebe di ritrovare una tisonomia 
che dinotasse 1' impcrcettibil durezza di cuore in Giuda, e l'inti- 
mo senso dell'ordito tradimento, non ostante gli immensi già ri- 
cevuti bcncti/j, ma senza trntto; e la cagione della tardanza in 
terminar l'opera era attribuita intanto dai Religiosi Domenicani 
non al sagace e quasi incontentabile gusto dell' Artefice , ma a 
dissipazione e svogliatezza del medesimo. Il Priore del luogo in 
tatti poco o nulla esperto in cose di gusto, e che supponeva for-' 
se la pittura una operazione soltanto manuale, si lagnò altamen- 
te col Duca, il quale risentitosi alquanto con Lionardo, sebbene 
senza la minima asprezza, lo richiese del perchè egli non procc-; 
desse avanti nell' incominciato lavoro. Siccome accorto uomo il da: 
Vinci comprese tosto che dagli importuni lamenti del Priore del, 
Convento era certo nata nel Principe l' impazienza di interrogarlo.; 
in maniera meno dolce del consueto, per lo clve volendo alquan-' 
to mordere quel buon Frate: Ntiscf , o Signore^ da dite teste ^ gli 
disse, che l' opera non sia finita . Da quella del Cristo ; ed è lunga 
tempo eh' io san disperato di trovare qui in terra un modello pro- 
prio a rappresentare l' unione della Divinità con la forma umana ^ 
e molto meno da potervi supplire con la mia immaginazione'. Non 
mi resta dunque eòe l' esprimer bene il carattere del perverso Giu- 
da , ed è pili d' un anno ch'io cerco inutilmente un modello ne' luoghi 
dove abita ri popolaccio più vile ^ e farò de' nuovi tentativi. In ogni 
caso poi farò capitale del ritratto del P. Priore , che- lo merita per 
la sua importunità , e per la sua poca discrizione (a i j . A tal facc- 

Cijp. 21. del sue Trattato della Pittura ,, ed egli jubito preso lo stile, grossa- 

ci confessa che aveva pres'^o di se un ,, mente il di-egnò , e con que'lo e con 

manoscritto in cui v'era un'assai pre- ,, le altre parti, che egli in tutto quell* 

gievole opera su questa scienza composta „ anno avea diligentemente raccolte in 

dallo Zenale . ,, Yarie faccio di vili, e inaivagie per- 

('-:i) Una tale spiritosa risposta di Lio- .,, sone, andato ai Frati , compì Giuda 

narJs non è solo riportata dal Va<^ari , „ con viso tale, che pare, che egli ab' 

e «lai Mariettc, ma dallo stessa Gio. Ba- „ bia il tradimento scoPpito nella fron- • 

tista Giraldi detto Cinzio nel suo di<;c«r- ,, te. ,, Qaesta autorità sola qu-nndo al--^ 

so sopra i Romanzi stampato dal Giolito tre pur ne manras^ero , b^st^rebb." sPì 

''^' '554 ' '' quale sulla relazione di smentire T asserzione di coloro ; 'i qt*'*'- ' 

Mcsser Cristofano suo padre che ave- senza alcun fondamenti ■;^>acciaron'• 

va conversato col da Vinci doppo di Lionardo ritrasse dt fitto il v(?'. 

avercela riferita prosegue : „ Avvenne Priore del Convento BcH'esprinv:' 

,, d»ppo queste parole che un giorno gir di Giula , cosa as-^ni lontini, aft> 

„ venne per ventura veduto uno, che sta al naturai carattere del d.i 
,, aveva viso al suo desiderio cenformc. 



zia non potè il Dnca trattener le risa , e sempre più comprenden- 
do l'intcllJc'cnza somma di Lionardo nell'arte sua, e la profondi- 
tà dello studio cfie impiegava nclT opere che aveva a mano , au- 
menrò per esso lui anzi la stima , e il fece crescere in pregio e iti 
onore presso tutta la Corte , cui riesci ancora sommamente j: gra- 
do il vedere nel refettorio stesso in cui avea il da Vinci dipinto 
il Cenacolo, nella opposta parete dov' era una Passione di vecchia 
maniera ritratti al naturale , lo stesso Duca Lodovico con Mas- 
similiano suo primogenito, e la Duchessa Beatrice con T altro fi- 
glio Francesco in ginocchioni davanti al Crocifìsso , in così vaga 
foggia, e con tanta rassoraigiian/a , che mai forse si viddcro ri- 
tratti finiti tanto, e così somiglianti (22). Queste sì fatte operazio- 
ni per quanto gli assicurassero però un credito presso gì' intenden- 
ti, pure non lo caratterizzavano che per un'uomo di genio, ed 
eccellente in queir arte che ei professava ; ma allora che il viddc 
Milano espertissimo nella scienza dell'acque, ed assicurarsi la glo- 
ria di primo Idrostatico con i suoi lavori nel Canale di Martcsa- 
na , dove rese comunicabili fra di loro l'acque dei Fiumi Adda e 
Tesino, e quelle dei Laghi Maggiore e di Como, non vi tu alcu- 
no che non lo riguardasse come un prodigio della natura , e non 
profondesse in gran copia gli elogi, commendando la di lui virtij 
sovrumana (23). L'^ldrostatica in fatti era una scienza singolarissi- 

(fla) Questi Ritratti sussistono ancora , composto di cirte 390. Questi disegni 

par quanto si dice , raa guasti molto hanno le loro descrizioni di tnano delt' 

dal tempo, perchè ancor essi dipinti a autore, scritte, second» l'ordinario di 

olio sul muro, lo che ha assai pregiudi- lui costume, dalla diritta verso la sini- 

cato aite pitture di Lionardo. stra , in modo che non si possono leg- 

(2j) La surriferita considerabilissima gerechecon l'aiuto dello specchio. Non 
impresa addossatosi da Lionardo, « che si sa la causa di una tal bizzarria , ma 
sola basta ad eternare la memoria d'un' egli è certo che nel citato volume vi 
uomo , fu probabilmente tirata a fine nel sono degli assai stupendi ritrovati , ed è 
1498. Egli fino dalla prima sua gioven- considerabile che vi son fino degli schiz- 
tù si era molto dilettato in disegnare , zi dei mortari , e delle bombe che si 
e formar macchine per alzare acque , costumano adesso. Nel 1630. questa rac- 
costruir canali , ed altre cose di simile colta apparteneva a Galeazzo Arconati , 
natura , e mediante questi suoi ttudj su- ed il Conte d' Arundel che ne era in- 
però ogni difficoltà che parea frapposta namoratissimo offerse allora al possessore 
dalla natura ai suoi tentativi . La mag- a nome di Carlo I. Re d' Inghilterra fi- 
gior parte di questi disegai esiste anco- no a 1000. doppie di Spagna. Sarebbe 
ra nella Biblioteca Ambrosiana in »n gran desiderabile che tali studj di Lionardo 
volume in foglio Atlantico segnato este- «i rendessero pubblici con le stampe a 
riormente: Disfarli di Mai-chine, e dell' comuic vantaggio, lì^^li è vero che Lio- 
or/ segrete , e d'altre (tse di Litnardo nardo, siccome quello che scriveva so- 
da ^"inci ratcolti da Psmfeo Leoni, ed è lamcnte per sé* usava poche parole, e 



xy 

ma ai tempi di Lionardo , ed i principj assoluti di essa non si 
conobbero perfettamente che mediante i lumi e gli studi di D. 
Benedetto Castelli Monaco Benedettino ,c scolare del gran Galileo , 
ma il penetrante talento del da Vinci ne aveva già comprese ia 
mjntc le essenziali Teorie, e se non porè ridurle in pratica fin dal- 
la prima sua gioventù in Firenze, siccome aveva già progettato, 
col porre in canale l'Arno fino a Pisa («4), lo fece con gran pro- 
iitto in Milano, aumentando nobilmente i vantaggi del commer- 
ci» , e la dovizia a quello Stato. 

Le Iodi ai gran talenti sono un pungente stimolo per vie 
maggiormente operare gran cose, mentre i mediocri contenti di 
quella prima aura che alquanto solleticò il loro amor proprio ri- 
mangono sulle mosse e si credono d'esser giunti alla meta. L'A- 
natomia era stata sempre uno dei prediletti studi di Lionardo, per- 
chè di buon ora avca compresa la necessità di ben saperla per la 
Pittura e Scultura; e nell'opere sue difatto nulli si scuopre che 
non sia a norma di essa ; anzi qualunque mossa delle di lui figure, 
qualunque scorcio , ed ogni atteggiamento indica ovunque l'estre- 
ma di lui perizia in questa scienza. Non gli pareva però d'esser 
per anche giunto a quel fine eh' e' s'era proposto: onde contrat- 
ta stretta amicizia con Marcantonio della Tarre (25) , eccellente 
Filosofo in quei tempo , e che allora appunto leggeva una tal fa- 
coltà in Pavia, volle con es-^o lui su vari suoi dubbi ragionare, 
e tanto in essa si approfondò che non solo scrisse un trattato sull' 
Anatomia del cavallo, ed un'altro su quella dell'uomo disegnan- 
dovi le proprie p.irti in matita rossa tratteggiata di penna , ma 
compose ancora un' opera sulla Meccanica del corpo umano rife- 
rendo tutto all'arti che ci professa /a (aó). 

non sviluppava tutri i pensieri della sua tematico insigne , ed ultimo scolare del 

mente, conne fa chi scrive per altrui uti- Galileo . 

Ii(à , onde alcune delle sae avvertenze (25) M. .'Antonio della Torre ebbe ai 
«embrano inette , ma non è peraltro me- suoi tempi gran celebrità di uomo nell' 
no vero che mercè di tali scritti si com- Arce Medica , e fujgran seguace di Ga- 
prendcranno i progressi che aveva fatti leno. Egli si impegnò moltissimo ancora 
lo spirito umano a' suoi tempi, e quanto nel richiamare in vira la scienza dell'A- 
era vasta e profonda la mente del «ostro notomia , trasandata da molio tempo, 
autore , che era stato guida a sé stesso né trascurò lo studio della storia natu- 
nella rieerca delle più astratte nozioni . rale . 

(14) Questa «[rande operaziunc progct- {i6) Il trattato che Lionardo avea scrit- 

tata dal da Vinci, siccome afl'erma il to sulla Anatomia dell'uomo, corrcda- 

Vasari , fu eseguita circa tao anni dop- to di disegni tutti da lui fatti sul na- 

po dall'immertal Vincenzio Viviani ioat- turale , era pojscduto ai tempi del Va- 



7:vi 

In mezzo a tante occupazioni e sì diverse d' indole , di og- 
getto, e di genio mai non si restava Lionardo dall' immaginar 
nuove opere che decorassero la città in cui viveva, e che illustras- 
sero la memoria di Lodovico , il quale ci riguardava come suo 
parzialissimo mecenate. Gli cadde adunque ncll' animo di propor- 
re al Duca clic gli permettesse il fare un cavallo in bronzo di 
straordinaria grandezza con la di lui Statua equestre, quai perpe- 
tuo monumento delle sue glorie in Milano. La Scultura non era 
arte ignota al da Vinci, che ancor giovane area in Firenze fatte 
alquante teste di femmine e putti d'eccellente lavoro in terra al 
naturale, e col consiglio e con l'opera avea assistito Gio. Fran- 
cesco Rustici (37) nel getto delle tre Statue che adornano il di 
sopra della lateral porta di S. Giovanni che guarda la tramonta- 
na, laonde avutone l'assenso da quel Principe ne fece prima un 
piccol modello in cera così finito e perfetto che era maraviglia a 
vedersi, quindi il modello grande in terra d'una sorprendente 
bellezza, ma essendo questo oltremodo grande e colossale, non 
fu possibile il gettarlo così sulle prime in bronzo tutto d'un pez- 
zo . 

•sari da Francesco Melzi Gentiluomo poi sulla Meccanica del corpo umano 
Milanese , e prediletto scolare del da Vin- n«n se ne ha che un fraaimento pubblicato 
ci, ma non si sa di poi se esista al pre- già in Londra molti anni sono dal Sig. 
sente. Il trattato dell'Anatomia del ca- Cooper Mercante di stampe accreditatiS' 
'vslio si vuol disperso fino da qanndo simo in quella città, e consiste in no- 
Luigi XII. si impadronì di Milano, ed ve tavole senza titolo. Monsi.fnor Bot- 
è assai da dolersene , poiché l'opera do- tari in una sua not« alla lettera del Sig. 
veva essere interessantissima. Il Lomaz- Alariette giudica che questo firammen- 
zo nel trattato dell'arte della Pittura mento sia quel medesimo che neli^ij. 
Lib. 2. cap. 19. ci assicura clic Lionar- portò a Firenze un Sig. Inglese, e che 
do fu il principale frai moderni ttel da- F'ranceseo Ducei Bibliotecario della Lau- 
re ai cavalli i moti convenienti e cor- rcnziana. col leggerlo mercè dello spcc- 
rispondenti ajjli atti che natunlmente chio, copiò facilissimamente , ma verten- 
fanno, e fra gli antichi superò forse lo do questo principalmente sopra punti di 
stesso Nealce , Lomaizo volea forse Hi- Idrostatica, e di altre cose filolofiche, 
le Apelle , che sicurameote fu l'unico siccome avverte il Dott. Anton France- 
ccceliente fra gli antichi nel dipinsTer sco Durazzini, che Io vidde nell' eredi- 
ci/alli . Ei rammenta un cavallo di ri tà Ciurini , non può mai esser quell» 
lievo fatto da lui di plastica in man- pubblicato dal Cooper, che ha per solo 
vigliosa maniera, e che a su» tempo «ra oggetto i movimenti d«l corpo umano, 
in mano del Cavalier Leone Arrctino , col modo di disegnar le figure seconda 
Statuario celebre, e si sa altronde che le regole geometriche, 
avea fatto a richiesta di Gcnidc Borri (2-7) Gio Francesco Rustici Pittore, 
in disegno un libro intiero d'uomini d' Scultore, ed Architetto Fiorentino fiorì 
arme a piedi e a cavallo con 1' cspres- cirta al I4JC', e fu prima scolare del 
sione di tutti i moti possibili e degli Vcrrocchio , quindi incantato dalle at- 
liai , e degli altri . Della sua grand'opcra trattive del da Vinci ù messe sotto la 



XVII 



zo (28). Le cose d'Italia intanto sul cadere del secolo CGminciarc- 
no a prendere un tutto nuovo aspetto ; e Luigi XII. Ile di ^"'^^^~ 
eia credendosi in debito di n'acquistare i suoi diritti sopra Mila- 
no , coft poderoso esercito venne a spogliare di quel Ducato Lo- 
dovico il Moro, che senza gran resistenza cede tacilmcntc agli urei 
della fortuna. In tal circostanza vollero i Milanesi che Leonardo 
ancora mostrasse al nuovo loro Principe alcun' indizio dell' ingegno 
suo particolare, ed egli, quantunque assai dolente per la caduta del 
suo benefattore, formò di legno un leone tutto al naturale allat- 
to in modo che sembrava vivo , e perchè si moveva per alquanti 
passi, eccitò sulle prime iin terrore allo stesso He , ma fattoglisi in- 
nanzi quel, si ristette, e aperto il seno mostrò d'averlo tutto pie- 
no di gigli , lochè assai sorprese quel Monarca, il quale encomiò 
l'artefice siccome eccellente nella Meccnnica (-29) . Parr.tosi da Mi- 
lano Luigi, ed in quella citta prevalendo l'amore dell'antico gover- 
no del Moro anziché del nuovo dei Francesi, tutto era in- tumul- 
to (30), ed i più prevedevano essere inevitabile affatto una guerra 
affine di ristabilire la calnia; per la qtial co'^a il da Vinci, uomo 
naturalmente quieto ed amante di pace, col favore della quale uni- 

c 

SUI direzione , e profittò -rtiolco dei suoi pio di S Giovanni, e sottomctrcrvi le 
lumi . Con la di lui scorta in fatti ['et- scalere senza recare alcun nocumento a 
tò le tre soprammentovate statue rappre- quella vasta fabbrica. Quanto al men- 
se ntanti il S. Precur-ere in atto di pre- tnvato Leone poi è da correggersi uno 
diLaro in mezzo ad un Fariseo , e ad un sbnglio di nicmBria del Lomazzo , il qua- 
1. evita, che furono molto stimate, e le i^ulia relazione di Francesco Melzi 
sofiO ancora reputate bellissime. scrisse Li.b 2. Gap. i. essere stato fatto 
{'l'i) Eiisteva questo gran modello quello per la venuta in Milano di Fran- 
ancora quando venne in Milano Lui- ce?co I , Io che pure indusse in errore il 
gi XIL, ma i Francesi che odiavano il Sig. d' Artrcnville , ed altri . -L' ingresso 
titolo di signoria nd Moro, e voleva- di Lui^i XIL in Milano fu ai 6. d'Ot- 
vano quasi abolirne la memoria, lo ri- tobre del 1499-. e circa a questo tem- 
dussero in pezzi , ed allora forse fu pu- pò fu che il da Vinci, il quale nel 1500. 
re che si disperse anco il primo model- tornò a Firenze , produsse questo nuovo 
lo in cera. argomento del proprio ingegno. 

(29) Anco la M'-ccanica era stata uno (30) Il timore che assalì i Francesi di 

de' prcdilptti stuilj diLionardo, siccome presto forse dover riperdcr Milano, che 

rilcrasi fra 1' altre dai molti diseg'ni'che era molto attaccato a Lodovico il Moro, 

tuttora esistono nel citato Codice dell' portò gran pregiudizio a quel Principe , 

Ambrosiana . N'Mi e da Tacerai che egli perchè nnn solo fu spogliato dì quegli 

essendo encor giovine, secondo ciò che Stati, che cl;!! avevi innanzi U'-tsrpati 

narra il Vasari, avea fatto un modello al suo Nipote, ma fi altresì condotto 

col qu;.le più v(,lrc a molti cittadini prigioniero . in Francia e detenuto nella 

ìngegn'?-.i, che alV-ra gcvcrnc vano Fi- Fortezza di Lochcs , dove meri nel 1510. 
renic ,nicsrrdv3 di volere alzarci! Tein- 



X'VIII 



camente le buone irti e le scienze fioriscono , pensò di ricovrarsi 
in seno allil Patria, di- cui mancava da circa s;i anni., contento 
di avere in Lombardia inrrodotro il" buon gusto, e d' vivervi la- 
sciati degli eccellenti allievi in pittura , cJ in altre arri che ap- 
partengono al disegno (51). Con estremo piacere si udì in Firenze 
la lieta nuova del ritorno di Lionardo , ed ognuno auguravasi di 
vedere alcuna di lui eccellente operar, giacche la fama dei di lui 
meriti acquistatisi in Milano lo pronunzia va come un prodigio. 
Appena in fatti ei vi fu giunto che i Serviti i quali avevano al- 
logata a Filippino {^2) V opera della 1 avola destinata per l' Aitar 
maggiore della loro Chiesa della Annunziata , ben volentieri ac- 
consentirono , che egli di consenso dell'altro artefice ne assumesse 
il carico, sperando che un quadro di ta) miestro avrebbe aumen- 
tato non poco il pregio ed il lustro di quel S.inru.irio in cui do- 
veva aver luogo. Lungo tempo si stette egli a meditar su tal' ope- 
ra , ed .i Religiosi intanto, che per usargli maggior riguardo se lo 
eran tratto nel proprio convento, sospiravano che vi mettesse ma- 
no , quando pur finalmente fece un cartone in cui era rapprcsen- 
rata la Vergine Madre con una S. A-nni e l'infante Gesù, die 
per due giorni essendo stato esposto alla pubblica vista , ognuno 
l'ammirò come cosa sovrumana e divina. Tutta quella semplicità 



(31) I più eccellenti scolari del da 
Vinci furono Francesco Melzi Pittore e 
Miniatore assai celebre, Celare Se^to, 
Bernardo Levino, Andrea Salaino , a cui 
si dice che Lionardo ritoccasse ancora 
alcuni suoi lavori che sono in predio a 
Milano, Ma»coUggioni , Gio. Antonio Boi 
trafilo , ed altri , i quali tanto profittarono 
nell'Arte della Pittura ,che, per una certa 
rassomiglianza alla maniera del loro Mse 
stro , le loro opere sono state talora ere 
date e stimate per lavori di Lionardo. 
Anco Paolo Lomazzo si può annaver;?re 
nel numero di costoro perchè si studiò 
di imitarlo con ogni impegno , e Io avreb- 
be rag^^iunto se nel fiore della di lui 
gioventù sorpreso da una terribile malat- 
tia ajli occhi che lo condusse alla tota- 
le cecità, non lo avesse tolto alla pittura . 

(32) Filippo Lippi nacque in Firenze 
nel 1463. da un'altro Filippo Lippi che 
si fé poi Religioso del Carmine, anch'es- 
se celebie Pittore , ontle afllne di distin- 



guere questo dì cui parliamo e' fu chit- 
mito sempre mentre visse Filippino . 
A55ai giovane finì nel Carmine la Cap- 
pella ,dei Brancacci (ora di Padronato 
del Sig. Marchese Gabbriello Riccardi 
Sa Idecano del Cnp itolo Fiorentino, per- 
chè doppo l'incendio di quella cele- 
bre Chiesa , con grandiosa largita ne 
curòU restaurazione) cominciata a dipin- 
gersi già da Mandino, e non del tutto 
finita da Masaccio per esser morto . Circa 
al 1500. prese l'as-utito di fire il quadro 
che doveva servire per I' Aitar m.ìggio- 
re dell'Annunziata, tna ne cede l'impe- 
gno a Lionardo , che gli si era mostrato 
a invogliato di f.ir tal' opera, rispettan- 
do la di lui perizia nell'Arte . Non aven- 
do il da Viq.i fatto altro che il cartone 
della S Anna , i Serviti ricorsero nuova- 
mente a Filippino che cominciò una de- 
pe«izion« del Salvatore dalla Croce , ma 
sopravvenuto dalla morte nella sua età 
di 45. anni non potè icripinarla • 



e bellezza che possono rendere maestoso un volro , tufta vedciisi 
nel decoroso sembiante di Maria conrcncissinia di vagheggiare 1' 
unianafo V^crbo che ella sosteneva in grembo , mcnrre che a bas- 
so riguardava un S. Giovanni picco! fanciullo che scherzava , con 
un'agnclla, non senza una giocondità in S. Anna che quasi pare- 
va assorta in estasi dolcissima nel vedere i portenti dell' onnipo- 
tenza operati nella Figlia , Vergine insieme e Madre dell' eterno 
Verbo di Dio (3,3). Ouanto più sembrò pertanto ad ogni intelli- 
gente persona degno di stupore, e d'ammirazione untai disegno, 
altrettanto ognuno s'addolorò perchè Lionardo non colorì poi la 
tavola come doveva, o addivenisse ciò per la sua naturale incon- 
tent.ibilira , o perchè alcun nuovo msorto disturbo lo distoglicjsc 
dal condurre aiììne l'opera già disegnata. Si dette egli intanto a 
ritrarre la Ginevra d' Amerigo Benci , giovine donna di straordi- 
n.iria bcllc/za , e di signihcantissima lisonomia , ma quantunque 
un tal ritratto ricscisse di un'assoluta perfezione nell'arte, pure 
non eguagliò giammai quello che e' fece posteriormente di Lisa 
moglie di Francesco del Giocondo, che giusta il parere degli stes- 
si artefici più periti, distinguerà il da Vinci per senipre come esat- 
tissimo ncir imitar la natura (34). Per togliere egli primieramente 

e 3 

(33) Di questo Cartone scrive il Lo- te, di cui ve n' è una simile nella Sa- 
mtzzo Lib 2. Gap. ij. del Trattato del- grestia di S. Celso in Milano attribuita 
la Pittura ec. che fu trasferito in Fran- a Lionardo, e della quale avvi anco una 
eia, di dove a suo tempo era venuto stampa intagliata in legno da un' Ano- 
in mane di Aurelio Levino, e che da- nimo a chiaroscuro , ma però di catti- 
gli studiosi ne erano stati fatti molti vo lavoro. Li essa la Vergine siede sul- 
discgiii . Attualmente diccsi che e' sia a le ginocchia di S. Anna, che si china 
Parigi nella grandiosa raccolta del Re . per prendere Gesù Bambino il quale ac- 

(34) Il ritratto di questa Lisa detta carezza un uccello. Il secondo poi, che 
la Gioconda, stimabilissimo, al dire del stampò la sua opera quasi 60. doppo il 
Sig. Marictte , per l'estrema sua finitez- Sig. Felibitn , numera oltre i già riferi- 
za , fu acquistato da Francesco I. pe! ti i. uu S. Michele con un uomo in 
prezzo di 4000. scudi , se si dee prestar ginocchioni, 2. Una S. Famiglia con un 
fede al P. Pietro Dan , autore del Tesoro S Michele , e un' Angelo; 3. un Bacco; 4. 
delle Maraviglie di l'tntaiiiebleu , ed at- La Bella Ferraja ; 5. un ritratto d'una 
tualmente esiste nella Galleria del Re , donna ; 6. ed un Cristo con un gUbo 
unitamente a molti altri quadri nomi- in mano, prcbabilmfnte quel deiso in 
nati dal Si?. FclibicH , e dal Sig. d'Ar- mezza figura inr-jgliato all'acquaforte 
gcnville . Il primo nc'suoi trattenimenti dal sopraccitato llollar nel 1650. Il Sig. 
sopra le l'ite é/e' Pittori Trattenim 2, ne Fi,libicn ci avvisa inoltre pag. 195. che 
numera tre, cioè i . un S Giovanni nel la Testa dì S Giovanni fatta da Lio- 
deserto figura intiera , 2. una Vergine in nardo per Cammillo degli Albizi , sicco- 
giiiocchioni ; 3. una Vergine parimente me narra il B .rgliini, ai suoi tempi tro- 
con S. Anna, quella stessa prcbabilmen- vavasi nel PalaziO del Principe di Con- 



XX 



quel serio in che naturalmente cad^ k persona che sta a model- 
lo, e che bene spesso pregiudic;i ;il!a somiglianza, procurò che 
sempre in lieta e gentil brigata ella si ritrovasse mentre la' ritrae- 
va , e di qui ne nasce quel sì piacevole e naturai ghigno con cui 
ella rallegra lo spettatore. „ Gii occhi, d'cc il Vasari, avevano 
j, quei lustri e quelle acquitrine c!ie di continuo si veggono nel 
„ vivo , ed incorno ad essi erano rutti quei rossigni lividi , e i 
„ peli che non senza grandissima sottigliezza si possono tare . Le 
5, ciglia , per avervi fatto.il modo del nascere i peli nella carne, 
5, dove più radi, e dove più tolti, e girare secondo i pori della 
„ carne , non potevano essere più naturali . 11 naso con tutte qucl- 
5, le belle aperture rossette e ten;;re , si vedeva esser vivo. La 
„ bocca con quella sua sfenditura, con le sue Hai unite dal ros- 
55 so della bocca con l'Mcarnazione del. viso , che non colori, ma 
„ car.ic; pireva veramente. Nella fontanella dilla gola chi attcn- 
,5 tis'iimamente la guardava , vedeva battere i polsi, e nel vero si 
„ può dire che questa fosse dipinta d'una maniera da far tremu- 
„ rectemere ogni gagliardo artclice, e sia qual si vuole,, (35). Un 
opera cosi hnira e perfetta non poteva non recargli credito e fi- 



de; ed è intagliato a baliao da Gio- 
vanni Bu'anger con giisco di finite/.za e 
d ettiraa maniera ; siccome pure una 
Madonna col Bimbmo in bra .-ciò , ope- 
ra del da Vinci era presso il Mardiese 
di Soudìs, che la teneva ìb semmo pre- 
gio . Oltre i fin qui citati Quadri esi- 
stenti in Francia il Du Fresne ne ram- 
menta uno che era di proprietà del Sig. 
di Ciarmnis Segretario del Maresciallo di 
Schomberg rappresentante in mézze fi- 
gure il giovine Giuseppe che fuggencio 
volta le spalle alla disonesta moglie di 
Putifar , nel quale l'espressione è mira- 
bile ed il pudore dell'uno, e la lascivia 
dell' altra appariscono vivamente sui re- 
spettivi loro volti. Egli parla pure di uni 
Flora degnissima d'ogni considerazione, 
che trovavasi in roano di ptirsona pri- 
vata in Parigi, siccome ancora d'una 
Erodiad» posseduta allora dal Cardinal 
Richetieu . Carlo Patino avea presso di 
S8 un quadro rappresentante una Ver- 
gine mezza figura con un Cambino Ge- 
sù frallc ginocchia , che ha in mano un 



giglio, di cui esiste una stampa intaglia- 
ta da Giuseppe Justcr all' acquaforte , 
ou noa si sa dove presentemente esista 
il suddetto quadro. 

{^) Io mi SODO tanto più volentieri 
servito delia medesima descrizione del 
Vasari , in quanto che essa è opportums- 
fimi per far co'mprendere la maniera ed 
il vero carattere del nostro Pittore • Il 
Sig. Mariette nella più volte citata sua 
lettera ci assicura che l'Abite de Ma- 
roculle confessava di aver molto- impa- 
rato da tal descrizione , e che ne avea 
fatta una fedel traduzione in francese . 
Questo illustre Siciliano figliuolo del Da- 
ca di Giovanni Paolo , che fu obbligato 
a riritarsi in Francia, quando i Francesi 
abbaidonarono Messina, avea. comincia- 
ta la traduzione delle Vite de' Pittori 
scritte dal Vasari , ma prevenuto dalla 
morte non le dette compimento. Si ve- 
da il di lui Elogio fatto dal Sig. Coypel 
in una lettera inserita nel Mercurio del 
mese d'Aprile del i"-7- 



rxi 



ma, ed ogni giusto estimatore del merito desiderava ardentemen- 
te che se gli commettesse il lare alcun lavoro, per cuV egli eter- 
irisse h sua memoria , e per cui si aumentasse il lustro alla no- 
stra l^rcn/.e . lira già pronta l'opportunità, mentre appunto tr.ut.i- 
vasi di dovere ornare la gran Sala dei Consiglio di tresco già edi- 
iìcata nobilmente col giudizio di Giuliano da S. Gallo, di Simo- 
ne Po'.Iaiuoll detto il Cronaca, di Lionardo stesso, di Alicii:!- 
angclo Buonarroti, e di Baccio d'Agnolo, perlochè Pietro Sode- 
rini, allora Gonfaloniere di Giustizia, ed altri de' principali Cit- 
tadini deliberarono che una parte di detta Sala si desse a dipin- 
gere a Lionardo, e l'aitra a Michelangelo, giovane allora di 29. 
anni, ma che avca gii date non piccole riprove deli' immenso suo 
genio , e straordinario talento (36). Elesse adunque il da Vinci per 
soggetto di sua pittura parte deila storia conecrncntc la rotta di 
Niccolò Piccinino Capicano del Duca Filippo di -Alilano, e dato- 
gli il Salone del I^apa in S. Miria Novella per ivi comodamente 
lavorare, comificiò un cartone in cui disegnò un gruppo di caval- 
li e di cavalieri armati che contrastavano una bandiera. La rab- 
bia , il desìo di vendetta, un nobil furore si discoprivano aperta- 
mente sì nel rabbuffato volto degli uommi , che nei moti dei ca- 
valli , ed era maravglioso a vedersi un vecchio soldato il quale 
impaziente della resistenza che i nemici facevano per non cedere 
il contrastato stendardo, forte stringendo con una mano l'asta di 
qatllo , con l'altra minacciando di fagliar le mani ad ambedue 
i contra'^tanti, manifestava tutta qaella nerezza di che un'ardito 
uomo avvezzo al sangue e capace. Non meno belle erano le due 
figure in scorcio combattenti fra lo gambe dei cavalli , mentre 
una di esse quasi stesa a terra in atto di rin^ancr vittima del fu- 
rore del suo avversirio, che le stava addosso, e le era col pugna- 
le alla gola, con le g.nnbc e le braccia sforzavasi di resistere al- 
la baldanzosa superiorità di chi le procurava la morte. Ogni ac- 

t 

(36) Michelangelo iJeò per sojgetro vedere una parte nella bellissima carri 
del 5UO quadro l' a5sedio di Pisa fatta miracolosameiirc intngiiata da Marcanto- 
dal Fiorentini, e per render vago il può dìo, die è comunemente chiamata Les 
pensiero effiijiò nel suo cartone una tru|i- Grìmpeurs ; ed un'altra parte si ha pu- 
pa di soldati che sentendo suonare all' re intagliata da Acfoftino Veneziano, con 
armi ne! campo precipitcsamente escono molra iiaestria . Il Vasari nella Vita 
dal fiume, dove erano a bagnarsi, per del Buonarroti ci dice che alcuni pezzi 
Cirscne al combattimento . La varicià del- di questo carcoRc esistevano a suo tem- 
Ic mcsfc , i diversi atteggiamenti , gli pò in M.intova in casa di Messcr Ubcr- 
incoiiji-i , le combinazioni formavano un to Strozzi, ed erano ivi tenuti con (^raii 
tutto d' uii' citrcma bellezza . Sene può riverenza. 



XXII 

teggiamento era fiero, ogni fisonomia esprimeva con diversi ca- 
racrcri lo sdegno ; i cavalli medesimi maestrevolmente fatti parca- 
no animati non meno che gli uomini alla zuffa , lochè formava 
un tutto di una somma naturalezza , e d'una incredibile maestria. 
Ogni amante della Pittura dee sinceramente dolersi e del non es- 
sersi da Lionardo fatto altro che il cartone , e che questo pure coli' 
andare del tempo si sia perduto (37) , mentre se questo tanto po- 
tè sull'animo dell' immortai Uartacilo d'Urbino che doppo d'aver- 
lo attentamente esaminato, si determinò di abbandonare la stenta- 
ta e secca maniera di Pietro Perugino suo maestro , e di imitare 
la naturalezza che scuopcrse nell'opere di così insigne uomo, e che 
può dirsi il capo della Fiorentina Scuoia, in qual pregio non si 
avrebb'egli per darsi qual modello da imitare , a chi si .nppiglia a 
così nobile arte? Felice essa se non avesse che la sola natura per 
guida, e l'opere più conformi alla natura per soli modelli. Cor- 
reva intanto l'anno 1513-, e tutti gli straordinari ingegni si ri- 
promcssero fortune e speranze allorché udirono che il Cardinale 
Giovanni de' Medici , amantissimo d'ogni eulta letteratura, e di 
quanto spetta alle Belle Arti, era stato assunto al soglio Pontificio 
di Roma col nome di Leone X. Le persone aderenti del nuovo 
.Papa tutte corsero a lui, ed il Duca Giuliano fra gli altri fu uno 
dei primi a muoversi per congratularsi col Parente della suprema 
conferitagli dignità, e seco volle condurre Lionardo ben conosciu- 
to dal Pontefiice, e da lui stimato assaissimo. Andò \\ da Vinci 
dunque colà, e siccome la di lui lama era ornai conta ad ogni 
eulta persona; ciascheduno bramava di conoscerlo, e di usargli 

(22) Paolo Lomazzo ncW IdfA lìelTem- del cartone di Michelangelo , ma a gran 

pio della Pittura , afferma che LionarJo torto , il nostro eccellente Statuario Bac- 

non solo fece il noto cartone della di- ciò Bindinelii . Gherardo Edelinck inta- 

sfatta di Niccolò Piccinino descrittaci gliò ad Anversa una parte dì questa 

dal MacchiavelU nel Libro V. delle sue Storia, sotto cui si legje L. d' la finse 

storie, ma effettivamente la di;»inje ad fin; che così si pronunzia in l'ummiii- 

olio sul muro , e che perciò si staccasse go il nome di Lionardo . Il cattivo gu- 

subita , la qual' cofa pare che inclini a sto, dice il Sig. Marietre, che regna 

crederla anco il Vasari , ma egli è fuor nel disegno di qaesta stampa , farebbe 

d'ogni dubbio certo ch'ei non fece che credere che ella fosse inragliata sul di- 

il selo cartone, ed anco non terminato segno di qualche Fiammingo; eppure 

il quale esisteva nel 1549 , siccome ci questo disegno può essere che fosse ca- 

assicura il Doni in una sua lettera ad vai» dal quadro stesso del quale parla 

Alberto Lollio, riportata nel Tom. IH. il Du Fresne , che a suo tempo era del 

delle Lettere Pittoriche al Num -iC.e^ : Sij. la Maire, eccellente Pittore di pro' 

Non manca chi abbia ardito di addebita- sptttivc . 
re della perdita fattasi e di questo, e 



quelle maggiori attenzioni che si parevnn per lui, dcsiJcnnùo in- 
sieme di avere alcun monumento del di lui sapere in genere di 
Pittura. Fece egli pertanto nella Chiesa di S. Onotrio sulla pa- 
rete una Versine col ban.bino Gesù di estrema bellezza , dipinse 
in tjvola la tklia d' Lrodiadc con un manigoldo che le porge U 
testa di S. Giovanni, e vi usò tale espressione, che pochi quadri 
possono stargli al confronto; e per Baldassarre Turini, Datario di 
Leone, una Vergine col figlio in braccio in piccola forma, ma di- 
lifTcntcmcnte condotta, e parimente in altro simile quadro un lan- 
ci^ullo il più bello che veder si potesse sia per l'arre, sia per la 
delicatezza con che- egli Io lavorò tutto' al naturale (38) . Circa due 
anni si vuole che Lion;irdo si rimanesse in Roma più occupato 
nei geniali suoi sfudj della Meccanica, e della Chimica di quello 
che in altro, nù reputo che si debba dar fede a coloro i quali, 
mal di lui prevenuti, scrissero che il Papa avendogli allogata un 

(38) Delle mentovate opere fatte dt pinta una Madonna con somma dili'cn- 
Lioiiardo in Roma suii^inono ancora la 7.a ed arcifi^io col figlio bambino in brnc- 
Vergine che è in S Onifrio. e l'F.ro- ciò, che con grazia singolare alzava la 
diade , la quale oggidì fi trova nel Fa- testa , ma non si ha ora notizia del 
lazzo Barberini, essendosi smarriti i due dove e>ista . Si sa inoltre che il Sig* 
Quadri fatti dalai per il Turini , che B^.lì di Grettcuil giì^ Ambasciatore di Mal- 
al tempo del Vasari erano in Poscia prcs- ta a Roma comprò in Firenze due Te- 
so Giulio nipote di Bildassarre . Dell' E- ste dipinte in tavo'a da Lionardo , l'una 
rodiade vi è una srampa d'intaglio all' esprimente, un ritratto di femmina , e 1 
acquaforte fatta da Giovanni Trayen iotro altra rspprescntantc una Vergine, il di 
la direzione di David Tenicrs , e ricavata cui studio ori^iiaie disegnato in lapis 
da un quadro del da Vinci che og^ji roF=o e nero era nella celebre raccolta 
esiste nella Gilleria dell'Imperatore, della Vi'U de' Signori Vecchietti descrit- 
m» diverso da quello ramn:»'?ncito di so- taci dal B ir^hini , m« poi passe in ma- 
pra. NeJ predetto palazzo Barberini vi e no di I.jnazio IIu.f.)rd , il qu.ile posse- 
ancora in altro quadro uno studio di due deva pure un modello lavorato dal da 
teste di Fcmmin» assai belle; come nel Vinci d'alto rilievo in stueto cha rap- 
palazio Panfili la disputa di Gesù trai pre>eiirava un S Girolamo genuflcsi.o 
Dottori, mezze figure, ammirabile; ed con un libro ìr mano dentro una gtor- 
un rirraMO che dicesi d' una Regina di ra , fatto con maravigliosa intelligenza 
Napoli. In quello degli Strozzi pure in d'amtomia. D'esso si veggono in più 
Roma v'è un ritratto d'una fanciu la con luoghi delle antiche copie in pittura 
piccolo libro in mano , e nella Galleria sulla niinicra del Rosso , indizio certo 
Niccolini in Firenze avvi uno stupendo dtl pregio gran le in die si ebbe un ta- 
ritratte dipinto in tavola ripprcsentante le esattissinìo modello, della cui esistcn- 
una Monaca in mezza figura al natura- za non si ha ori più la minima notizia, 
le, diligentissimiimentc la votato . Il B k- Lo stesso HugforJ po'sedeva già due te- 
chi nelle sue SrlUzze di Firenze fa meii- ste di f!.-ramina io prtiiUi assai dili^^ente- 
2i»ne d'un Quadretto di Lionardo che mente fatte, che ora si trovano trai di- 
a suo tempo vedcvasi in ca'i di Matteo segni dell Eltfttor Talatino . 
e Gio. Baiiita Ujtti , nel quale cravi di- 



XXIV 

opciM, e saputo che egli s'cr.i posto a stillare olii ed erb.; , ne 
formò sinistro concetto; poiché ni Pontefice non era sicuramente 
ignota ia perizia di Lionardo, che per cfletto appunto dell'intima 
sua cognizione dcir arre poche opere ti/ò a fine, disperando quasi 
delle proprie forze per ben riuscirvi . Checchessia per altro di ciò 
egli è certo che fin dal tempo in cui il da Vinci , ed il Bjonarroti 
furono in concorrenza eletti dal Senato Fiorentino a dover dipin- 
gere la Sala del Consiglio, essendo nata tra loro alcuna gelosia, 
questa non si dileguò col tempo, ma si avanzava, e quantunque 
Michelangelo con lo studiar le cose di Lionardo si appropriasse 
quella sua maniera terribile di disegnare , nel che gli doveva esser 
grato, pur forse non gli fu gran fatto compiacente. Doveva in- 
tanto ritornare a Firenze il Buonarroti già commissionato dal 
Papa ad ordinare e fare la tVxciata di S/ Lorenzo (39) , allor- 
ché Lionardo si risolvè non già di rimpatriare, ma di portarsi in 
Francia, dove lo avca invitato il Re Francesco L, Principe a cui 
quel iiegno dee il risorgimento delle Lettere e dell'Arti, e che 
avendo vedute in Milano le opere di sì grande artista , formò su- 
bito il desiderio d'averlo seco, quasi per decoroso ornamento del- 
la sua Piegia. Vi andò di fitto il da Vinci, nò ebbe là che desi- 
derare di distinzione e di onori. Voleva il Re che egli colorisse 
il cartone della S. Anna .che aveva seco portato (40) , augurandosi 

di 

(f,9) .\I(.Iti«s!mi «ono i tliscgiii che e.M- trn B II. ri così !Ì cspriaic : ,, Eccol<; 
storo di c]uesca Facciata , ed è gran ,, Si'. Giam Pietro le notizie che eUa 
.contrasto per sapere qjial veramente 5Ì.i ., dt-iirn circa il mio Cartone. Lodo- 
quello del [Jaonirroti . S'pn di ciò vedai ,, viro Xll Re di Francia primi del i^oo. 
il sentimento di Monsii^nor Bottari e^pres- ,, criiiò uo cartone di S Anna a Lio- 
SQ in nota nel To iIII. delle Vite de' „ rnrdo da Vinci dimoranrs in Milana 
Pittori scritta dal Vasari , e da lui ri- ,, al <;ervtzio di Lodovico Moro. Ne fe- 
stampate a Roma alla pag. 2.33, , do- ,, ce Leonardo un primo schizzo che sta 
ve [are eh* sia persuaso che il di^ev^nb ,, pre.=?o ni Si^^ Conti Arconati di Mi- 
di [iiiita e alzata fatto in acqucn-ih) , ,, l.ino. Dopno il primo ne -fece questo 
che il coi.serva rel'a Lbreiij Crsini, ., seconl) p;ù condotto, ed è il prcsen- 
sia il vero di Michel in.^ei') , siccome , t j . co'iscrvaro , come si vede, be-chc 
il di lui mode'do rammentato d^.l Vtjjri ,, alihia *03 aniii o poco meno. In Pi- 
tia quello stes-o che anche o-^^i vedeù „ ìuìzc poi dimorando Lionardo , dop- 
t)el ricetto delia Libreria .Mediceo Lau- „ pò la morte di Lodovico XlJ., al qua- 
renzinna . ,, le non lo avea mai mandato , ne fe- 
(40) Se dobbiam") prestar fede a Se- „ ce ui terzo co.mpito, ricavanlo'o di 
bastiano Resta tre furono i cartoni del- „ questo secondo e lo m in it) al Re Frin - 
la S. Anna fatti da Liomrlo, co^a as'^ai ,, cesco l e ciò fu del i^i,, <-'<^- >• ^*' 
per lui straordinaria , msnrrj non era' suppongo però che il P. Uesta pren .a 
moltt* curio<o di moliiplitar le sue oi-e- in ciò asserendo un' cqirvo.;o , e eie 
re. Qutl Religioso scrivendo a Gio. Pie- non si abbia di Lionardo .*e non d qui- 



di poter con esso rendere ancor più pregevole la propria Galleria; 
nu Lionardo sempre iìsso nell'animo di farlo, e scn-prc tiruhnnre, 
e irresoluto, tu sorpreso dj un lento malore con sfinimento tale di 
forze che il ridusse agli estremi della sua vira; pcrlochè lasciato 
da parte ogni terreno pcnsi'cro non si occupò d'altro che del pro^- 
!-;inio suo abbandono del inondo, e nel dì i. di Maggio del 1519., 
trovandosi presso di lui il Re mcuesimo, clic per segno di stima 
era venuto secondo il solito a visitarlo, nell'alzarsi sul ietto per 
far reverenza al Sovrano fu assalito da un parosismo si forte che 
pochi momenti sopra visse al medesimo' (41) • ^^ ^^^ commosso per 

d 



dro che e in Francii , come ho «opran- 
«otato, ed it cartone f.itto da lui per 
i Serviti di Firenze. Non è cosa nuova 
che il detto Religioso sbagli rclativameii 
te al tia Vinci , e basta solo osservsre 
la sua lettera scritta a Giuteppc Ghez- 
zi , che è la 2i^. del Tomo III. delle 
Lettere Pittoriche, per convincerli che 
egli ha tutta alterata la Cronologia del- 
la Vira del nostro Artista , e ciò per 
secondare la stravaganza dell' Armeni- 
ni . il quale contro ogni verità asserì 
che Lionardo avea dato disfavorevol 
parere sul giudizio dipinto da .Michelan- 
gelo , che tu scuoperto alla pubblica ^ »- 
sta la vigilia di Natale del I54'2. , quan- 
do cioè il da Vinci era già morto da 
22. e più anni innanzi, siccome si f^rà 
noto più sotto . 

(41) L' epoca certa della moi 
Lionardo rilevasi da una lettera auto- 
grafa di Francesco Mtlzi , che si con- 
serva presso i discendenti di Lionardo in 
Vinci, e che quantunque già pubblica- 
ta dal Dottore Anton Francesco Duraz- 
zini, credo qui opportuno il nuovamen- 
te produrla . 

„ Ser Giuliano, e Fratelli sua rno- 
,1 randi . Credo siate certificati della 
M morte di Maestro Liunardo fratello vo- 
,, stro, e mio quanto ottimo psdre.per 
,1 la CUI morte sarebbe im|)ossibile , che 
M potessi esprimere il dolore che io ho 
„ preso , e in mentre che queste mia 
,, membra sosterranno insieme, io pos- 
„ sederò una perpetua infelicità , e me- 



si farà 
3rte M.Ì 



„ ritamente, perche sviscer-ito , et arden- 
,, rissimo amore mi portava giornalmen- 
,, mente. E' dolto a ognuno la perdita 
,, di ral'uomo, quale non è più in pa- 
., desta della natura : adesso Iddio onni- 
,, potente gli conceda eterna quiete. 
,, Esso passò della presente vita alli 1. 
„ di Maggio con tutti gli ordini della 
,, S. Madre Chiesa , e ben disposto ; e 
,, perchè esso avea lettera del Cri-tia- 
,, nissimo Re che potesse testure e ii- 
., sciare il suo e chi gli paresse, exeni' 
,, pto qiwd Eredes supplicantis sìut Re- 
,, gnicolae\ senza la qual lettera non po- 
,, te va testare che valesse, che ogni 
,, cosa sarebbe stato perso, essendo così 
,, qua costume, cioè di quanto s'ap- 
„ parriene di qua , detto Maestro Lio- 
,, nardo fece testamento, il quale vi 
„ avrei mandato, se avessi avuto fidata 
,, persona. Io aspetto un mio Zio qua- 
,, le viene a vedere insfcrenilf» >è srrs- 
,, so tli poi costì a Milano . Io glielo 
„ darò, ed esso farà che averà buon 
„ recapito, non trovando altro in quc- 
,, sto mezzo. Di quanto contiene circa 
,, alle parti vostre in esso testamento 
„ è che detto Maestro Lionardo ha in 
., S. Maria Nuova nelle mani del Ca- 
,, niarlingo , sognato e numerato le car- 
, , te , 400. scudi di sole, quelli sono a 5. 
„ per loò , e alli 16 d'Ottobre prossi- 
,, mo saranno 6. anni passati , e simil- 
,, mente un podere a F'esole , quali 
,, vuole sia di.'tribuito in fra voi. Al- 
,, tro non contiene circa alle parte vo- 



tale accidente accorse ad aiutarlo col sorreggerli il capo, mi quel- 
lo soavemente spirò fra le di lui braccia in età di 67. anni non 
senza estremo dolore di ognuno che lo avea conosciuto, e d'ogni 
estimatore delle bolle Arri^ le glorie e i pregi delle quali tanto 
aumento mentre visse (42) 



,, stre , nfc plnra ; se non che tì ofìero 
,, tuuo quello vaglio e posfo , prontis 
,,.simo e paratissimo alle voglie vostre, 
,, e di continuu raccomandandemi . Da- 
,, ra in Ambroisa die primo Junii M5 19. 
„ Datemene risposta per i Gondi . ,, 
Tamquam Fratti vestro 
Franciscus Alentius . 

Quanto poi a' Testamento di Lionir- 
do , si ricava dalla C-pia giuridica che 
fu mandata dal Melai ai di lui fratelli 
che questo fu da lui f.tto auCluux pres- 
so Amhotse il dì 23 . d' Aprile del 1518., 
e rogato da Guglielmo B^^rean . Per e • 
50 ei determifia / eaer septlto in S. 
J lordi tino di detta citta àoppo che il suo 
corpo fosse stato tre givrni intieri nella 



tnmera ove sarehbe mtrto , te;i molti suf- 
fragi in detta Chiesa ed altttve . Lascia 
tutti i suoi libri, ed istramenti -dell' Af 
te sua a F<-«.aceuo da AUl^o gentiluomo 
di Alili no con altri legati ; jactnJìlo ao- 
(he esfcu(»re. Leija a favore dei /lue suoi 
Servitori a me:à /fer ct4(heduHU u,iCjisr- 
iìino fiiir delle mura di Miinnu , ed a fa- 
vore de' suti fratelli Carnali residenti in 
Firenze lascia i predetti 400. iCudi con 
i jnitti decarsi da quasi 6 anni, e pia 
il podere che egli aveva a Fiesole . 11 
Vicari nel'a prima edizione dei le tue 
Vite de'PiTiori riporta il seguente fcpi- 
tiffij fitto ad onore diLivnarlo, e the 
comprova l;i costante Tidi/i' ne K- 1' ♦»- 
ser'cgli morto nelle braccia aclReFfiu- 
ccsto. 



Leonaedts Vincivs. Qvid plvra? Divintm Inginivm 
Divina Manits 
E&ioui IN siNv Regio mervere 

ViRTVS ET FORTVNA HoC MONVMENTVM CONTlNGERE CrAvISS. 
Impensis CVRAVERVNT. 



Et Gentem et Patriam no tei s: tibi gloria et iiigcns 
Nota est ; hac tegitur nam Leonardus buino ■ 

Perspicuas picturae umbras , cleoqne colores 
lUius ante alias decta manns p»suit . 

Imprimer! ilie huminuin , divum quoque carperà in aere , 
Et pictis aììiv3.im fn-.gere nuvit ei'trìs • 



Non sono molti anni che per opera 
di Giuseppe Cadcs in Roma venne alla 
luce una stampa lavorata all' arcqua for- 
te , con disegno di sua invenzione) ed 
incisa con spirito , in cui sono espresse 
le glorie della Pittura con molta energia . 
Ve Jesi in essa Lionardo che spira l'ani- 
ma sua in braccio del Re Fraacesco ,nel 
di cui volto si mirano espressi tutti quei 
moti che possono nascere ncil' occasione 
d'una funesta sorpresa, ed all'intorno 



fanno corona a Lionardo ed al Re An« 
drea del Sarto , Francesco Salviati , 1' A- 
bate Primaticcio , il Rosso, e Benvenuto 
Ccllini, tutti celebratissimi Artisti che 
decorarono la Corte di quel Monarca, 
sebbene in diversi tempi; ma egli è ben 
perdonabile all' Autore 1' anacroismo dell' 
avergli tutti rappresentati ccme interes- 
santi alla morte del da Vinci. 

{4-1) Perchè non manchi alcuna cosa 
però che faccia conoscere questo grand' 



Leonardo fa bellissimo di persona, di sonvc tratto e gcnrilc , 
cosicché con le sue miinicrc attraeva ogni animo ancorché zotico 
ai suoi voleri. Nemico d'interesse, impiegava quel tanto che ave- 
va in trattarsi con splendidezza , ed in pascere con libcralit'i 
ogni amico povero, purché virtuoso e di ingegno. Odiò sempre 
qualunque inimicizia , ed amò teneramente tutti coloro che mostra- 
rono genio ed inclinazione per le belle Arti, nelle quali gii av- 

uomo egli è da sapersi CQmc non solo gio di un tal tesoro , benché Pompon Lco- 

e'si d«tce ogni premura d' awantaggii- ni scultore del Re di Spagm ne facesse 

re tutte le B^llc Arti e le scienze con loro comprenvlere il valere , e presine 

le pitture e disegni, ma ancora con i soli 2- > latciarono gli altri 6. in mano 

suoi scritti, trovandosi nella Ambrosia- dei Mazzenti , i quali ne donarono pei 

na i6. volumi di Manoscritti autografi uno a Carlo Duca di Savoia , un' altro 

di Lionardo, contenenti disegni di Mac- l'ebbe Ambrogio Figini pittore fjnioso, 

chine, di figure mattematiche , mentre doppo la cui morte sarà probabilmertc 

in tale scienza val'C egli moltissimo, ed venuto in mano del Sig. Giuseppe Smit, 

altre cose sì fatte con le loro spiegazioni che comprò rutti i disegni di esso, ed un 

scritte in minuto carattere, ed a rovcr- terzo il Cardinal Federigo Btrromco clic 

scio , cioè da destra a sinistra , giusta la andava appunto formando la propria 

consueta maniera del da Vinci. Questi Libreria , ora detta Ambrosiana. Questo 

doppo la morte di Francesco Mcizi , a contiene il trattato di Lionardo in cui 

cai per testamento erano stati legati da parla de' lumi e dell'ombre da Alatte- 

Lionardo .rimasero, come sUolc spesso av- matico e da Fittcre , e sarebbe asfaissi- 

venire , per alcun tempo negletti , on- mo desiderabile che e' vedesse pur un^ 

de Lelio Gavardi d'Asola parente d* volta la luce con altri moiri. Pomjieo 

Aldo Manuzio si impadronì di 13. d'essi Leoni in seguito a-quiMÒ gli a'tri tre, 

volumi, e concepì in sé stesso speranva che poi venuti in possesso di Giitiizzo 

di vendergli a raro prezzo al Granduca Arconati gli regai» nel ì"i~ alla me- 

F-rancesco I. de' Medici , al quale oggetto desima Libreria con tutto quePo the 

egli fece anco apposta il suo viaggio a Fi- avca raccolto del da Vinffi , è già di- 

renze . L'inaspettata morte di quel Prin- stribuito in dedici volumi . I Coruciva- 

cipe frastornò peraltro l'idee del Gavardi, tori della Biblioteca veliero eternare li\ 

che rientrato in se stesso pregò Gio. Ani- memoria d'una .'ì eroica 1 bc ralaà deh' 

brogioMazzenti gentiluomo Milanese , eli' Arcrnati, e frciro eie fcsFC incìsa in 

ei titrovò in Pisa, a velec riportare a marmo la srgurntc Iscrizitne, la «luale 

Milanoquesti libri, e restituirgli ai Mei- è anch'oggi : fl'ufa nel'a Galleria delle 

zi. Poco nulla curarono costoro il pre- Pitture presso la detta Libreria» 

LiONARnl . VlNCf 
ATaNV . ET . INGEMO . CFLFBERRIMI 
LvO KRATIONVM • VCL* MINA. Xll 
ITales . O . ClVIS 
Galfaz . Abccnatvs 

InTEII . OFTIMATES . TVOS 

BONABVM . ABT|V^^ . CVLTCR . (FTIMVS 

PfPvDIATIS . RfGIO • ANIMO 

QvOS . "AnGLIAE . ReX , Kl;» . \K0 . CiriP.IBAT 



XXVllI 

vantaggiò senza invìdia, e talora con proprio dispendio. Nelle Corti 
non procurò che la gloria dei Sovrani che egli serviva, e l'utili- 
tà dei sudditi, per quanto ei potè , persuaso che ogni onesto uomo 
dee, per quanto è da se, cooperare al pubblico ed universale van- 

AvREIS . TERMU.LE . HlSPAN'IS 

Ne . TlBl . TANTI • VIRI . DEESSET . ORN'AMENTVM 

BlBLlOTHECAE . AmBROIANAE . CONSECRAVIT 

Ne . TANTI . LAIIGITORIS . DEEiSST . MEMORIA 

QvEM . SaNG»1S . QVEM . MORES 

Magno . Federico . fvndatori 
Adìtringvnt 

BlBLlOTHECAE . CONSERVATCRES 

Posvere 
Anno . MDCXXVII 

Quanto ai sette volumi poi che ri- esista . Il Sig. Du Fresne oltre il ram- 

masero presso i Mclzi , si vuole che fos- inentare come esistente nel R. Palazzo 

sero mandati in Spagna al Re Filippo II delle Tuillerie un Quadro nppresentan- 
che si piccava d'esserne intendente. Fra te due cavalieri in atto di toglier pfr 
questi forse era quell'opera di Lionardo forza a due altri una bandiera , parte 

che il Lomazzo Libro 2 Gap. 14 dice d' forse del C.irtone fatto dal da Vinci per 

aver letta , come fatta ad i>tanza di Lo- la Sala del Consiglio di Firenze , e da 

dovico Sforza sulla questione se sia più lui poi colotito, scrive d' aver vedu- 

nubite la Pitturai e la Scultura, e sareb ti vari quadri di Lionardo anco in In- 

be cosa assai gioconda a vedere come ghilterra ; e si sa che il Serenissimo 

un uomo pienamente inteso de'f carat- Duca di Modena pos-iede di lui una S. 

teri e proprietà dell'una e dell'altra Caterina avente nclU destra la palma, 

decidesse il que-ito . Nella predetta Gal- ed una testa d'un Giovane armato mol- 

leria di Milano contigua alla Biblioteca to significante . Della Leda rammentata 

si numerano cinque Quadri del da Vin- dal Lomazzo nel suo Tempio della Pit- 

ci , fra' quali un'assai perfetto ritratto tura , non si ha attualmente la minima 

in profilo d'una Duchessa di Milano, notizia pur della sua esistenza , siccome 

rammentato ancora dal Richard^on , e neppur si sa co?3 alcuna de' due bizzarri 

due nella Galleria di quell' Arcivesco- di lui disegni di mostri che possedeva la 

vado. Lo Scannelli nel suo Microcosmo Scultore Dorella , e del famoso disegno 

Lib 2. Cap. 3. descrive una tavola rap- del Nettuno da lui fatto per Antonio 

presentante la Concezione di Maria che Segni, siccome narra il Vasari , e che 

dice esistere nella Chieia di S France- venuto in potere di Giovanni Gaddi 

co in Milano, forse quella stessa di cui celebre Letterato , e gran raccoglitore d' 

parla il Sormanni ; ed il Lomazzo ram- opere eccellenti sì antiche che moderne 

menta una Testa di un Cristo fanciullo spettanti all'arti del disegno, meritò d* 

ch'ei possedeva e custodiva con estrema essere decoratu di quei noto Epigramma . 
gelosia, ma non si sa attualnaente dove 

Piiixit Firgiliui Neptunum , pinxit Homerus , 

Dum mtris undisoni per vada flectit etjuos . 
Mente quidem vates illum conspexit uttrque ; 

Fiati US Mst oculis , iureque vinci t eos . 



XXIX 

tnffTio dei popoli col decoro maggiore dei Sommi Imperanti . Sti- 
mato ed acc.irczzuto dai grandi niente si insuperbì della tavorcvol 
fortuna, né si atterri agli urti della sorte contraria, ma contento 
di quell'aurea mediocrità che avea sortita nel nascere, amò seni-* 
prc il giusto e l'one^sto, uniche regole da lui consultate in ogni 
sua azione nel corso del suo viver mortale, cosicché tanto più 
chiaro apparve, che mediante i singolarissimi doni e di corpo o 
di spirito, de' quali l'Onnipotenza il volle ampiamente arricchire, 
non cercò se non la gloria dwll' Arti , e i mezzi di rendersi be- 
nemerito dell'umana società, rispettandone gli inviolabili diritti. 

Tra i disegni diLionarJo il Vasari fa stro Artista ritrasse per sue studio afiìti 

menzione d'uno rappresentante la Testa di servirsene all'occasione. 

d'Amerigo Vespu.ci diligentemente da Se mi fosse stato concesso, siccome 

lui disegnata, e d' un' altro esprimente con Ojjni istanza io avea richiesto, d' 

quella di Scaramuccia celebre capitano aver copia dell' opere .almeno principali , 

degli Zinjani . posseduta già un tempo del nostro Lionardo , a vrei avuto un' as- 

da Donato Valdambrini d' Arezzo , Cano- .'ai più spazioso campo per far conosce- 

nico di S. Lorenzo di Firenze, come re la vastità delle sue cognizioni nelle 

legato fattogli dal Giambu lari Canonico Scienze le più sublimi, ed oltre il ri- 

della stessa Chiesa, ed illustre lettera- produrre i di lui precetti sulla Pittura , 

to ; ma sì dell' una che dell'altra non si avrei unitamente dato alcun saggio de- 

ha attualmente contezza alcuna, .^nco gli altri suoi studii e trattati; ma il 

il Sig. Cinonico Sudlecano Gabriello tempo forse permetterà ad altri quello 

Riccardi fra i molti originali disegni de* che per me ^non si è potuto fare , e il 

più celebri Pittori de' quali va ricco ne mon.Jo allora si f^ymerà un' idea più 

possiede uno del da Vinci assai prege- completa ed esatta dell immenso sapere 

vole , e che rappreienta una resta toc- del da Vinci , la cui memoria sarà sempre 

cara di lapis , e lumeggiata con biacca , cara a chi sente amore per le Belle Arti , 

alcuna forse di quelle tante che il no- ed ogni sorto ii scienza . 



Fine dell' Elogio di Lionardo da Vinci . 




ELOGIO STORICO 

PER SERVIRE ALLA VITA 

D I 

STEFANO DELLA BELLA 



STcfano della Bella fio dal suo nascere pare che seco portasse 
una singolare nobiltà di genio, ed una squisita qualità di gu- 
sto per le belle arti , onde poi divenne quel così celebre Disegna- 
tore e Intagliatore che tanto piacque al suo tempo, e tanto anco- 
ra diletta i più ptrspicaci intendenti. Nacque egli ai 17. di Mag- 
gio del 1610. da Francesco della Bella, uno di coloro che aiuta- 
vano ne' suoi lavori di Scultura Giovan Bologna da Dovai (i), e 

(0 Giovanni Bologna celebre Scultnre tempi là rinomato Scultore; ma in Ita- 
ci! Architetto Fiammingo nacque in Dj- Ha fu specialmente dove e' si perfezionò 
vai intorno al 1.524. > dove apprese la aiutato dai configli ed aiuti di Bernar- 
Sratuaria sotto Jacopo B.-uch, per quei ilo Vecchietti Gentiluomo fiorentino,, 



XXX'II 

da Dianora Bonaiuti, Coniugi quanto onesti, altrettanto scarsi di 
beni di fortuna. Avvenne intanto, per gran sventura di quella fa- 
miglia, che Stefano appena giunto all'età di trenta mesi rimase 
privo del Padre , per lo che la di lui genitrice a grande stento 
potè sostenere il peso de' tre figli che le eran rimasti, iniziati già i 
due primi per dovere attendere al disegno , e Stefano anch' esso molto 
dedito ed inclinato fino da' primi anni a somiglianti studi, ed ap- 
plicazioni. La misera condizione sua induccvala per una parte a 
persuadergli perchè s'appigliassero a qualche arte di più spedito e 
meno equivoco guadagno, ma per l'altra non sapeva indursi ad 
esser loro molesta, ed a violentarne il genio, al quale assai lode- 
volmente in fine condesccndendo , non si oppose al piacere di 
Girolamo suo maggiornato perchè attendesse alla Pittura, cooperò 
perchè Lodovico suo secondo figlio (2) alla professione dell' Ore- 
fice, come è' desiderava, si applicasse , e per questa medesima pro- 
fessione destinò pure il piccolo Stefano, determinata di scuoprire 
intanto la di lui inclinazione, sviluppate che si fossero un poco 
più in lui le intellettuali facolth col crescere negli anni. Tante 
provide cure di così tenera ed avveduta madre meritavano ogni 
riguardo, e dovevano certo esser secondate da chicchessia nella cu- 
ra dei figli, ma non rade volte addiviene che l'imperizia dc'mae- 
stri, o la noncuranza di avvantaggiare i loro allievi e ritardano il 
progresso dei finciulli, e recidono le meglio concepite speranze 
nei genitori . Giovan Batista Fossi a cui tu in prima raccomanda- 
to Stefano era uomo di men che mediocre talento , ed incapace di 
ben coadiuvare la di lui inclinazione pel disegno, e Gaspero Mo- 
la (3) rinomatissimo improntatore , a cui fu in secondo luogo af- 
fidato, e che era allora al servizio del Granduca nella R. Galle- 
ria, poteva bene indirizzare il fanciullo, ma la di lui natura non 

molto 

c^e sci ritirò nella propria Casa , e co- di loro ?i rendesse celebre per opere in- 
me assai geni.ile per le belle arti, gli signi nelle Arti che hanno per base il di- 
procurò protezione ed onori. Di così segno. 

illustre ed eccellente Artefice si hanno (3) Questo valente incisore e lavorato- 
moire pregiate opere sì in marmo the re di con) oriundo di CoKirè o come altri 
in bronzo, ed in ciascheduna di esse si vogliono di Lugano fu a^sai riputato ne' 
ammira una tal grazia .sodezza , e risolu suoi tempi , e basta attentamente osservare 
zione di attitudini , principalmente nei le belle monete e medaglie coniate nel 
niiJi , che incanta. Ei morì in età di Granducato di Cosimo II , al cui scrvi- 
circa 38. anni ai 14. d' Agosto del i6nS. zio egli visse, per formare il più favo- 
(a) Di Girolamo e Lodovico della BjI- revol concetto dell'assoluta di lui pe- 
la fratelli del nostro Stefano non si han-. r-zia e maestria anco nelle più minute 
no precise notizie , né si sa che ikuno finezze dell'Arte. 



: ^x! 1 



molto pieghevole per adattarsi alle puerili idee, ed a quella ir r.- 
nicra con che la piccola età si adesca e crncilia, lo iccc tr?.LCU- 
rarc ogni di lui vantaggio, e qualunque minimo pensiero lesse per 
essere prolicuo al medesimo . La dolente Madre pertanto dcppo lun- 
ghe ricerche lo aliìdò ad Orazio Vanni giciellicre rssai lipuraro 
in quel tempo, che esaminata l'indole vnntaggioFa di Stellino, :! 
quale correva il decimorerzo anno della sua età, e conosciuta l'in- 
clinazions estrema di lui al disegno , lo anin.ò con vigorosi sti- 
moli di emulazione, lo instruì, e subitamente dategli a disegnare 
di quelle votive ligure che in sottilissima piastra d'nrgcnto si so- 
glion tirare grossolanamente, e con dozzinale contorno„vi ammi- 
rò certi tratti, i-quali indicavano diligenza, ed esattezza non or- 
dinaria di disegno, onde tanto più gli prese affetto, e si determinò 
di vie maggiormente stimolare un sì bel genio, quale ammirava nel 
ianciullo , che senza punto distrarsi , od attendere, conte gli altri ianno 
alle puerili inezie , si applicava di continuo in copiare le bellissime 
carte di Iacopo Callot {4), che pure allora venivano in luce. Fu 
singolare la di lui nianiera sì in tali copie, che in qualunque cosa 
che di suo proprio ei facesse, poiché in vece di cominciare dalla 
testa , e parte p-irtc a n^.ctrere insieme l'intiero, ei comiincinva 
dal piede, e seguitando ali' insù ccnduccva tutte le p?:;! maravi- 

c 

(4) III Jacopo Callot si fcuopre quan- esaminare e sceuire la rstura in tutte 
to possano l' incliiia/ione ed il pcnio , le sue pro[;ricrà , quella nmi.ic-ia troppo 
bencliè coiitraftati da ferri opposizioni, grotterca a die e' s'era as.Ucfatto , taii- 
Nacque egli nel 1592. di nobile stirpe ta 5Ì acquistò dipoi farra ed ( norc , che 
in Nane! città di Lorena , e trasportato non foio le di lui carte furerò avu- 
rìal desiderio di vedere cefi propr) occhi te in «enarro predio , ira il Gióndu-" 
(juanto dicevasi delle bellez7e d'Italia, ca Cosimo II. lo ;tipcnd:ò , e lo tcniìe 
ancor fanciullo pfr ben due volrs scap- al suo s£rvÌ7^o , siccrmc rniantc di ave- 
pò dalla propria casa , senra punto "cu- re alla sua Certe iitmini \alcnii in rgni 
rare le comodità d' una vita agiata , {.'cnerc d' Arti e di Scienze . Troppo 
anzi esponendosi fino a mendicar per presto però fìii di vivere (lUcl giovine 
strada, aflìnc di procurarsi la suMsten Principe, con grave danno de' buoni 
7.a . Trovavasi in Roma nel i 6o!j. , ed studj , ed allora fu che il Caller intor- 
ajutava ne'suoi lavori di bulino e all' no al 1621. pen;ù , abbandonata Firen- 
acquatorte l-'ilippo Thomtna'.in nativo ze , di ritornare alla Patria , indotto 
di Troycs , quando udito il credito in specialmente dalle persuasioni del Cardi- 
che per tutta l'Italia , ed in gran par- nai di Lorena, che gli prcmcffc colà 
te dell' nuropa era venuta la scuola di ogni mapgicr vantaggio,- ma nell'anno 
Giulio P:iri_i;i , di cui parleremo più sot- qupdragciimo terzo di sua cui ai 24 di 

■ to , si risolvè di passare a Fircn ze , deve Alaryo del 16^5 passò agli eterni riposi, 

fatti dei sorprendenti progressi , e lascia- non senza dolete di chi giustamente 

ta in tjran parte, per le insinua? iotii del a spertavasi per di lui me770 ulteriori 

• tua Maestro Giulie, che il ritkianiò ad ornamenti all'arte eh' ci professava. 



XXXIV 

gliosamente, e eoa I;i più opporruna e necessaria proporzione. Era 
mirabile che qualunque festa, o tratrenimenro si facesse in Firen- 
ze, come giostre, tornei, o corse di barb-ri , a tutte correva Ste- 
iàno ansiosamcnro per osservarne ogni minimo accidente, e torna- 
to a casa, od al suo negozio disegnava tutto con una tale esat- 
tezza che rapiva l' animo non solo de'suoi coetanei e compagni, 
ma altresì dei maestri medesimi , e d'ognuno che là era usato di 
frequentare. Michel Angelo Buonarroti (5) il gioranc fra gli al- 
tri , è Giovan B.irista Vanni (6) figlio del predetto Orazio viddero 
più volte con sorpresa i di Ini studj, e sentirono ramm.irico per- 
chè si seppelliva un così gran talento nella professione d'un'arte , in 
cui il genio non ha che un campo assai limitato ed angusto per 
esternarsi , per lo che mossi da virtuosa compassione di lai, e da amor 
di natura, persuasero la madre, e i parenti a volerlo fare appli- 
care alla Pittura, cui sono oggetto di imitazione l'opere tutte 
della natura, moltiplice cvaria in sé stessa. Non più vi voile che 
il consiglio di due persone sì celebri, ed universalmente stimate 
per far sì che Stefano immediatamente passasse alla stanza del Van- 
ni per impararvi la Pittura, e questo, siccome eccellente disegna- 
tore , incominciò ad istruirlo nei primi e fondamentali precetti , 
tacendogli di sua mano gli esemplari ; giacche lino allora il gio- 
vane non avea disegnato che in forza di naturale inclinazione, od 
al più con qualche assistenza di Remigio Cantagalliaa (7) rino- 

(5) Michelangelo Buonarroti detto il to la direzione di Jacopo da Eoipoli , 
Giovane , perchè nipote dell' altro Miche- dipoi fu discepolo di Cristofano Allori, 
Iany;elu celcb. Pittore, Scultore Architetto e tu a«ai riputato al suo tempo. Morì 
e Poeta , fu molto intendente diB.lle Ar- in. Pi foia termimto che ebbe di dipin- 
ti , benché giammai non le professasse, t'tre a fresco il Chiostro dei Monaci Oli- 
Airù egli estremamente bensì la Poesia vetani il di 37. di Luglio del lóóo , mi 
drammatica, la quale g'i guadagnò una il ò\ Ini cadavere fu tUTiulato, secon- 
singolare rfpufazione ne' Reali Teatri do 1« disposiiicne dell' ultima sua volon- 
dei Principi di Toscana. Il suo Giudizio tà, nelU Chiesa di S. Francesco di Paola 
dì Paride , favola in versi rappresentJta Ticina a Firenze fuor della Porta R')mana. 
in Firenze nelle nozze del Gran Princi- (-) Non si sa l'anno preciso della na- 
pe Cosimo , la Tancia commedia P>.u?ti- scita di Remigio Cantagallini riiioma- 
cale, il Natale d' Ercole , la Fie>d , il to ingegnere, e non meno celebre per 
Passatempo , ed altre simili sue produ- i suoi tocchi in penna, che per alcune 
zioni gli m'critarono gran nome pr.'sso incisioni in rame , fra le quali meritano 
tutte le colte nazioni » e sono in f*tti ben stima le carte di pr«5pectivc, di >cene , 
capaci di dare una precisa idea a chic- di macchine , e di paesi che egli «nta- 
ehts a del merito di jue^tt) gran letterato, glia con l'invenzione di Giulio P-irigi . 

(6) Ciii Bitinta Vanni n3Ct]ue in Fi Al esso lui fu raccomodato il CaUoc 
renze noi 1599- e portato midto fin dal- ancor fanciullo, la prima vo'ta ih ei 
la puerizia al disegno, prima studiò sot- venne in Firenze, sittome ad uomo na- 



XXX' 



ver 
ero 



mato Inrrcrrncre, a cui trart.o tratto soleva cgh iv.ortrare le cr.^c 
e, ed \nvAc occasione ne ricevea qualche vago lume, ed uni- 
saie precetto. Docile per natura, ed chrcmodo applicato si ap- 
..otittò molto brctano sotto la guida del \ anni , da cui apprese 
•Hicoi-a il nusto d.lla buona maniera di dipingere, ma di li a non 
molto passò alla stanza di Cesure Bandini (S) pittore d assai vuga 
intenzione, di diligenza estrema, e dotato d'un colorito vivissi- 
mo; per il" che era temuo in assai gran pregio, e le oi lui opere 
si avevano in grandissima estimazione . 

Per quante otnattivc abbia in sé però la Pittura , e per quanto 
vi si applicasse con genio il della Bella che già tutte ne comprendeva 
k sue proprietà ed -ìÌ pregio , pure siccome assai invaghito dei] in- 
taglio, si diterminò di darsi singolarmente a quello, e nell anno 
diciassettesimo intatti dell'era sua conìinciò a lavorare all'acqua 
ione sul 1* maniera dal Caltot, adatratissima a rappresentare anco 
in piccole carte un copioso numero di- piccolissim-e figure, l pri- 
mi di lui lavori furono un S. Antonino Arcivéscovo di Firenze 
elevato in gloria (9), in atto di porger suppliche per la sua cara 
città, la quale anco si vede figurata in lontananza, ed una carta bi- 
slunga rappresentante una lauta cena far.ta dai Piacevoli (10) , eh' ei 

turalmrnte pnrrato ad afsiitere i belli dell'espressione, e pel colorito. Mi;rì 
indegni, e giovò egli ancora non poco agli .8. di Febbraio del 1658. compianto 
al^noitro Stefano , ""che con le di lui da tutti , ma specialmente da quegli che 
iHruzioiii avrebbe fatti dei più raniJi s'erano posti sotto la sua direzione, 
progressi nella sua puerizia , ma la mor- perchè egli "era non solo usato di assi- 
to glielo rapì b«n prono, avcn.ào man- stergli nell'arte, lìia volentieri altresì 
cato di vivere intorno al ì6i2' in età gli aiutava in ogni' loro indigenza e bi- 
poco più che sessagenaria . Fra* disegni sogno . 

che aumentarlo decoro alla grandiosa rac- (9) Di questa carta, che non mi è 
colta di stampe unirà alla Libreria Rie- riescito per anche vedere , ne parla il 
cardi v' è un buon numero di tocchi in BaUlinucci nella vita di Stefano, ed è 
penna di questo autore, per lo più rap- gran tempo che è divenuta assai rara . 
presentanti varj paesi, assai ben condor- Il Sig. Mariette in fatti con lettera del. i . 
ti, e da aversi in pre-jlo. Maggio 1731. , scritta al Cavalier Nic- 
(3) Nacque Cesare Dandini in Firenze colò Gabburri , lo prega a far ricerca 
nel 1595., e fa scolare prima del Cava- per acquistargliela con altre che e'no- 
lier llurradi , il quale lo instruì nella mina affine di completar la serie di tut- 
pitiura con prcivura estrema cdafTetro, te le stampe del della Bella che ei pos- 
pescia di Cristofauo Allori, e quindi di sedeva. La suddetta latterà è la 91. del 
Domenico PasMgnjni , e da tutti e' prc Tom li fra le Pittoriche . 
se quel. che di più bello aveva ciascuno (lo) I Piacevoli ed i Piattelli erano 
nella sua propria maniera. Lediluiope- due compagnit di Giovani Fiorentini di- 
re sono universalmente stimate p^r l''e Iettanti di Ciccia, l' una emula deli al- 
sittezza dei disegno, per la naturalezza tra, e che sovente facevano delle ben 



XX- A VI 

dedicò al Principe Gio, Carlo di To'cnna , dipoi Cardinale. Per 
quanto fossero al parere degli intendenti povere di disegno, e sten- 
tate alquanto nel tocco queste due carte , pure vi si scuopriva un 
grandis'-imo genio all'inventare, ed una esattezza non ordinaria 
nei pensieri, superiore all'età dell'Artefice, onde ogni giusto csti- 
mator delle cose ne formò subito t'ivorcvol concetto , e procurò 
di incoraggirc il giovane, docilissinio per natura, e degli altrui 
avvisi esecutore sollecito , a proscy iirc con impegno ncll' intra- 
presa carriera. Dolci e lusinghiere sono le attrattive della virtù 
per un'uomo che la rimira in tutto il suo bello, e perciò ne ago- 
gna il felice pos'^esso; ma allorquando le circostanze d'una mali- 
gna fortuna cospirano a ritardargliene l'acquisto, prova in cuor 
suo non piccol dolore, e sente tale anla^c^za che cstremameiite 
lo angustia .Vedeva Stefano, siccome di talenti dotato e di genio, 
quel che gli facea di mestieri per giungere a quel segno di per- 
fezione n^wlla sua arce, a cui lo spronava il desio, e le proprie 
sue forze gliene ripromettevano agevole il poter^'i arrivare ; n\a la 
miseria indivisa di lui conspagna non gli permetteva il firc che 
degli scarsi tentativi, e tali da non poter forse giamni.ii arriscìiia- 
re un passo oltre l'odiosa mediocrità. Quegli poro che lo inco- 
raggivano, da piìl non equivoci segni conosciuto sicuro il buono 
di lui riuscimento , commendavano spesso ai Principi Medici la, 
virtià del giovane, e la di lui inclinazione per T intaglio; anzi, le : 
prime prove del suo talento sì firtanuntc piacquero al Principe 
Don Lorenzo (i i) fratello del Granduca Cosimo li. , che senza punto 



laute cene , gareggiando insieme si nel- 
la molciplicità , e davizia della preda , 
come nello sfarzo e appareccliio dell'ini 
bandigione . Una Storia man95critta ài 
tali compagnie esistente nella Riccardia- 
na pare che fissi l'epoca del loro co- 
minciamento nel i59'2., e di quella dei 
Piattelli vi si il aotore e capo un cer- 
to l'ino StaJoralo , siccome di quella dei 
Piacevoli Gherardo Venturi . AJunavaii 
l' una in Parione, l'altra in Mercato 
Nuovo, ed ameiidue ebbero per protet- 
tori dei gran Sii»nori , anzi alcuni fino 
della stessa Real famiglia de' Medici, a 
forse l'anno iCij. , tempo in cui Stefa- 
no intagliò la sopraddescritt» carta , era 
protettore di quella de'Piacevoli i! Prin- 
cipe Gio. Carlo , a cui la dedicò . 



(il) Lorenzo figlio di Ferdinando ledi 
Cnterina di L<jrena nacque nel i,S99'' e 
per i tratti di 5ua magnificenza tu mol- 
to considerato , ed amato da tutti gli 
uomini di talento e di merto- Ognuno 
d' e>si trovava in lui un benefico Pro- 
rettore, e la di lui morte, la quale ac- 
cadde ai l.^. di Novembre dell'anno 
1648. addolorò estremameate ogni ani- 
ma sensibile , anche in vista della p«rdi- 
ta che nella di lui mancanza avevano 
fatta le Arti e le Scienze d' an valido 
appoggio. Nel Codice 464- della Clas- 
se 35.'della Libreria Migliabechi, con- 
tenente i Ricordi di Paolo Verzpni in 
tal modo ci si descrive la morte di que- 
sto Principe: 1648. a dì 15- Sova/ibre 
inumo all'ore 13- fasso a miglior vita 



XXXVII 

csif.ire, si propose di assisterlo con la sua protezione ; ed accorda- 
tagli una pensione di 6. scudi il mese, senza alcun' altro obbligo 
clic di studiare, lo mandò aUoma, luogo opjiortunissimo per ap- 
prendervi ogni nuglior maniera di gusto nel disegno , destinando- 
gli inoltre P abita2Jone nel Granducal Palazzo in Piazza Alada- 
rna . Non ordinaria erro tu la sorpresa di Stefano giunto che ei 
tu lìi dove anco ogni mniimo avanzo della antichità , inspira 1' 
amore del beilo, e'^dove in gran copia ad ogni passo si notano i 
più ragguardevoli monumenti dell' arti di gusto imitatrici della 
natura': e datosi to^to a disegnare quel che più gli sembrava dc- 
i^no ed opportuno all'oggetto de'suoi studj , si pose ad incidere al- 
cune vedure dei Campo Vaccino, che continuò lino al numero 
di otto , e in ciascheduna di esse fece quasi vedere gli indubitati 
di lui progressi, neirartc; altre otto carte intagliò quindi rappre- 
sentanti ved !te nianttimc, fcfc la veduta del Ponte e dell'annes- 
sa Mole Adriana, ora Castel S. Angelo, e tanto sì aumentò per 
esse il di lui credito che in somma riputazione crebbe , e gli in- 
tendenti lo commendavano altamente . Superò egli quasi sé stesso 
però allorché veduto nel ló^-j^. il solenne ingresso in Roma dell* 
Ambasciatore PoUacco (ic),di propria invenzione disegnò , e poscia 
inragliò quella celebre Carta in cui v'è espresso l'ordine della ca- 
valcata in quella occasione fatta con tale eccellenza, che ognuno 
ammirò la grandezza de'suoi talenti, ed il Principe suo Mecena- 
te, che ne accettò la dedica, godè esti'emamenrc in vedere ii mara- 
viglioso profitto del suo protetto, che nel pregio dell'invenzione, 



il Serenissimo Prìncipe Don Lorenzi , Zio 
paterno tiri Serenissimo Granduca t'erdi- 
nitndo //. , il quale ritrovan.ioii già ma- 
lato da alenili mesi , Jtce far collegio a 
fià medici , /' quali fra /' altre C'Tse gli 
ordinarono che pigliai te certo sale, chia- 
mato di Marte , e fattolo venire di fon- 
deria di S. A. lo prese, e si scoperse che 
per errore si era cambiato un vaso , do- 
ve era r;ba mescolata con arsenico , onde 
il pt'jero Signore si morì di veleno, con 
grandissimo disgusto del Granduca suo 
Kipott , e di tutta la città , perchè ò 
stelo un gran Principe amorevole . 

^m) Questo Ambasciatore fu Giorgio 
Oj^slinski Signore d'OssoIin, luogo da 
cui la di lui famiglia prendeva li 'iii 
dcnovìinazionc , Gente di Thennin , Te- 



soriere dpi R.egno di Pollonia , e primo 
Gentiluomo di Camera' d'Uladislao IV. 
For^e non fu giammai veduta in Roma 
una comparsa così vistosa e magnifica 
<]uniuo questa ; e per tal motivo si me- 
ritò d' essere in certo modo eternata 
nella memoria degli uomini mercè ]\ 
stampa di Stefano. Il disegno di tale 
stampa si conservava in casa del Sig- 
Mariette il giovane, lasciatovi dal del- 
la Beila corno un (legno delle sua aiìii- 
cÌ2Ìa nel p.irtir di Parigi per restituirsi 
in Italia, siccome egli medesimo affermi 
in una sua lettera al Cavalicr Gabbur- 
ri , che è la yi2. del Tomo II. fra le 
Pittoriche, ed in es-a pure ci dice elio 
Steniio .'ibiiò in cnsa del suo Nonno, e 
per esso lui lavorò delle cane eccellenti , 



XXXVI'I 

e del disegno già superava, il Callot istcs«;o , sebben non anche lo 
eguagliasse nella maestrìa, e perfezione del taglio. Per un' uomo 
d'alto lignaggio, e che per naturale inclinazione benefico impie- 
ga non piccola parte de'proprj averi a fomentare i o-cnj "insta 
la natia loro tendenza , non pnò risentire in sé piacere maggiore 
e più puro di qoello che prova nel vedere aumentarsi il pregio 
e il decoro dell'Arti è delle Scienze, mercè dei tratti di beneh- 
cenza che accorda ai diligenti cultori di esse . Questa dolce pas- 
sione lusinga molto gli animi nobili, e che sentono amore per la 
virtù, né vi è al. mondo o scienza o4 arte che non debba in buon 
dato alla protezione dei grandi una non piccola parte delle sue; 
glorie. In ogni secolo infarti la natura di<;po:ie certi individui ad 
essere suscettibili delle impressioni d'un' appurato gusto , e del bel- 
lo in sé stesso, ma se all'interne disposizioni di loro inancano 
gli esterni aiuti che somministrano, ad essi i mezzi opportuni 
all'uopo, questi o si riaiangono inerti, o non giungono fino a 
cjuel puruo di perfezione a che si vedcvan disposti. Fu- la natura 
assai -favorevole a Stefano; ed al nativo suo genio, aiutato dall' 
indefessa sua applicazione allo studio , si dee la perfezione a che 
giunse nell'arte che ei professava , ma non sarà meno glorioso per 
il Principe D. Lorenzo de' Medici l'aver somministrati degli effi- 
caci mcz^i al tiicdes.im() ond'èì potesse a proprio talento sccoada- 
r-e il suo genio, che forse da più pressanti circostan/fe obbligato, 
avrebbe dovuto appigliarsi ad altra professione , o fion sì rapidi 
sarobbono stati i di lui avanzamenti . Erjno intanto quasi tre an- 
ni dacché egli dimorava in Roma , dove nulla che nieritassc ri- 
flessione era sfuggito all' indagarore suo sguardo, anzi avea rac- 
colto in disegno tutto quel più che gli sembrò degno della sua 
attenzione ; quando tornato in Patria volle dare non equivoci se- 
gni del suo profitto al suo parzial Mecenate , ed al pubblico che 
molto si promettevano dai di lui talenti , e da quella inclinazione 
che lo avea distinto fin dalla sua prima, fanciullezza . Allora pertanto 
fu che incise il ritrovamento della Immagine di Maria Vergine dell' 
Impruneta; la stampa del Viaggio di Giacobbe per andare; a visi-, 
rare il suo figlio Gii'seppé iii Egitto; la battaglia degli Amaleciti ; 
diversi ornamenti; per apparati funebri -, tre dificrenti fughe dclhi 
Santa Famiglia ; il frontespizio per servir? all'orazione di Piero f^f oz- 
zi , recitata da lui in S. Lorenzo per l'esequie di Ferdinando II. lu- 
perjtore il dì 2. d'Aprile del ló^'j,; le feste celebrate in Firenze con 
corse di cavalli n.l medesimo anno, pezzo mezzano spartito all'in- 
torno in altri la. pezzi, ed aUrc non meno belle e stimate carte; ma 



ncirocc:Jsionc che il Barone Alessandro del Nero dovea portarsi a 
Parigi in qualità d'Ambasciatore per la Corte di Toscana (13), 
lece egli ogni istanza per andar là, a ciò spinto torse dall'amor ài 
conoscere quello, allora sì florido Regno, se non anche dal grido 
{•rande degli applausi che iributavansi all'apcrc universalmente ri- 
cercate del già defunto Callot , e che davangli luogo a sperare non 
meno favorevole incontro. Il Cardinale di Richclieu (14) , uomo 
d' un genio estremamente elevato, e ministro dorato di gran vir- 
tù , sebbene run immune da dei considerabili diletti , e dà cui pen- 
deva tutta la -trancia, siccome arbitro dell'animo del Re, procu- 
rava di tav/)FÌre aiì.ora le scien/c e l'urti, per lo che qualunque 
sentiva in sé amÀ>rc per qudlc, o genio per protestarle era ani-, 
mato a. trasferirsi colà dovè parca che il merito si apprezzasse, e 
se gli pronutrccocrr) ricompense. Con tvili vedute pertanto , assi- 
stito dalla liber.ìlità de' Principi suoi naturali, portossi Steflino 
in compagnia dell'Ambasciatore Toscano a Parigi, ed ivi fatta 
conoscere la propria perizia ed estrema esattezza sì nell'invenzio- 
ne che nel disegno , in breve tempo acquistossi sì fatto credito che 
il d. b i solo nome bastava ad indicare un'uomo sommo nell'arte 
eh' ci proicssava . Colà infatti fu dove incise la celebre veduta del 
Ponte di Parigi, carta assai commendata per la sua bellezza; la 
Processione solita farsi con superbo apparato nel giorno del Cor- 
po del Signore in quella città ; la veduta della battaglia di S. O- 
mer con la pianta di detta città, da lui eccellentemente intagliata 

{i3lQuesta Ambasceria cadde nel 163-. za delh ila lui procurata riconciliazione 

una tal notizia ci assicura l'epoca pre— del Re con la Regina Madre richiamato 

ci^a della gita ili Stefano in Francia, lo alla Corre fu nel lé2-2. creato Cardinale 

che si richiedeva con tanta istanza dal e nel lÓJ^.fù nuovamente stabilito pri- 

Sig. Marietre , il quale voleva tesserne m« Ministro di Sento , e successivamente 

la vita, al Cavalier Gabburri . Cipo dei Conpigli , e Soprainrcndente gene- 

(14) Giovanni Armm lo du Plessis Car- mie ilella navigazione, e del commercio 
dinaie Duca di Richclieu nacque in Pa- di Francia . La di lai prontezza di spiri- 
riji l'anno 1585. I li lui straordinari ta- to lo rese superii)re ad ogni attacco de' 
lenti lo fecero ri'g'uardarc con sorpresa do- suoi nemici, e il di lui cor:igi\'> lo ftce 
vunque ei 5Ì trovò, e consacrato appena vincere ogni più ar.luo ostacolo sì ncU' 
Vescovo di Lucj'jn nell'età sua di poco interno , come al di fuori del Re;j;no , le 
pia di 20. anni, vale a dire nel \éo€^, di cui glorie avertdo ei^ji fatte ^arrivare 
fu itabdit» Scirretarii' di Stato . Diverse al mì!j;ior Gjrado di rlevszionc, baiUle 
vicende l'nbblijT.irono a distriijar i h.'n ^'ravcnic ire milito shU' entrire dell' iii- 
pre^tM dalla C^rrc , e ritirarsi nel 1 6 r 7. verno lei :(i\i , e mori ai 4. di Di- 
in Avi^ntne dove si occupò in iscrivt-re cembre deli' mno medesimo nel suo i)a- 
un libro di con>rover>ie «ui principali nun- lazzo in Pari'i. 
ti della Fede Cattolica . In b^^uCmereu- 



nel ló^S.; quella della battagli! di Rcthcl , l'altra rappresentante 
Li partenza d' un' armata con l'equipaggio de'bagagli ; numero tre- 
dici stampe, compreso il titolo, contenenti l'invocazioni d'amore, 
e della guerra; la pianta della Città di Thconville assediata dall' 
armi di Luigi XIII. , da anabc le parti della quale vi sono espres- 
si due attacchi di detta città; la veduta in profilo della stessa cit- 
tà di Theonville ; la resa di Perpignano con da una parte la ve- 
duta dell'armata del Re di Francia; due carte in lungo, l' una 
rappresentante l'assedio della RocccUa , l'altra l'argine di quella, 
e per tacere di molte altre fra le quali sono commendabili le cin- 
quantaduc piccole carte di femmine esprimenti diverse provincic , 
e vestite a modo delle medesime con una breve inscrizione a cia- 
scheduna d'esse in lingua Francese, e le undici stampe di Mori 
e Persiani sopra dei cavalli, con belle vedute, di paesi, la cele- 
bratissima carta dell'assedio di Arras, per incider la quale fu spe- 
dito apposta con as-sai decoroso trattaniento dal Cardinale di Ki- 
chelieu , allìnchè potesse con assoluta esattezza esaminare il posto, 
veder l'adiacente campagna, e in tutto simile al vero disegnare 
ed esporre alla vista inciso uno spettacolo degno de' suoi talenti, 
e che tanto interessava la gloria del Re Luigi , e del Cardinale 
medesimo, che principalmente avca promossa quella guerra, sicco- 
me utilissima alla nazione Francese (15). Queste ed altre insigni 

di 

(15) Oltre le sopraccitate carte intaglia- obese di Boisy col titolo /igreable div.er~ 
te (la Stefano nel tempo della sua dimora site des figiires ec ; 24» piccoli paesi in 
in Francia , sono da annoverarsi ancora tondo dedicati al Bjron d' Ormelles ; un' 
le seguenti, cioè la battaglia di R.ocroy ; ' Araldo dell* armi di Franci» con una 
la campagna fatta dal Duca d' Anguien pompa funebre in lontananza ; una Roc- 
nel 1644. per li presa di Filisburg , e ca nell'alto della quale sta un Re con 
di venti altre piazze in Alemagna ; la figure volanti per l'aria; un Aquila con 
battaglia di Ncrtlingen guadagnata dal l' ali spiegate avente una cartella col 
Re nel 1645; otto differenti battaglie morto pam ai s tutrf ; d«dici cartelle col 
ed esercizi militari col titolo istoriato; t\io\o Nouvelles invcntions da Cartonches ; 
un libro di 6. fogli dedicato al Marche- la coronazione di Clotilde fatta dal Re 

Clodovco ; sei gran pezzi in largo dove 
sono le armi del Cardinale di Richelieu , 
il primo de' quali rappresenta il titolo 
dove è scritto: Apertura del leutro del' 
la gran Sala del palazzo Cardinalizio Mi- 
rarne , Tragicommedia; la veduta d'un 
Armata che assedia una C:ttà con gloria 
d' Angeli in alto , e S. Prospero «he la 
protegge ; il frontespizio della Storia del 
Re ùi Francia Luitji il Giuwo. esprimen- 
te un piedistallo , ove sono due schiavi 



se di Alaulievrier nel di cui titolo è 
scritto Pace et bello ; siccome un altro 
di 19. pezzi col titolo , contenente vari 
esercizi di cavalleria dedicato al Mar- 
chese d' Estissac ; 15. Carte compresovi 
il titolo contenenti una raccolta di di- 
versi pezzi necessarissimi alle fortihcazio— 
ni, dedicate al Sig. Armando de la Por- 
te; quattro stampe ia ton-Io con mar- 
ciate di Pollacchi a cavallo; 13. diffe- 
rciiti paesi e fantasie dedicate al Mar- 



di lui opere, universalmente tenute in pregio dagli intendenti, ogni 
di più gli aumentavano il credito, né v'era alcuno dotato di un 
giusto dÌ5ccrnim'.-nto , il quale non augurasse al della Bella tor- 
tane migliori, ed all'arte, che ci professava con tanto decoro, 
maggior lustro ed onore. Dedito egli però soltanto a procurare 
di meritarsi gli onori, non di mendicargli, e ben lonrano dal ri- 
cercare quell'aura popolare, che nei giudizj spesso si inganna, nu- 
triva in cuor suo già il desiderio di ritornare in Italia , allorché 
un' occasion favorevole gliene avesse somministrati de' plausibili 
mezzi, e tali da non dover disgustare coloro, che con obbliganti 
maniere e servigi aveano acquistato un diritto alla di lui ricono- 
scenza. Gli artari di Francia intanto per necessaria conseguenza 
dell' umane vicende si disponevano a prendere un tutto nuovo 
aspetto , e la morte del Cardinale di Richclicu che avea procurato 
a quel Regno il vanraggio dell'esser divenuto arbitro del destino d' 
Europa; l' inai/amento di Mazzarino (i6), uomo di talento, ma, 
perchè troppo favorirò dalla fortuna , azzardoso e violento; la mi- 
norità di Luigi XIV. che di quattro anni e mezzo cominciò a re- 
gnare sotto la reggenza della Regina Madre Anna d'Austria fece- 



incatenati, con uiia piramiJc; ed altri 
iimili lavori come fregi , armi , scudi, 
the troppo >arcbbc lungo il numerare ad 
uno ad uno. 

(i6) Giulio Mrzssrini nscque in Pisci- 
na ncll'Abru/.xo ai 14. Luglio del lóaa., 
« fino dai prinni anni mostre uno spiri- 
to assai elevato, ed un talento non or- 
dinario . Proposto3Ì di far fortuna f-ì ma- 
neg|:;rò simprc con i prlrnarii Sigiiori di 
Roma, e collcg.itosi cci Cardinali Sac- 
chetti , e Antonio Barberini , nipote d* 
Urbano Vili., gli riuscì nel 1634. d'a- 
vere un posto di Rei'erenc'ario d'eli' una, 
e dell'altra Segn-atur; , quindi fu dichia- 
rato Vice Legato d'Avignone, e Nun- 
eio Straordinario in Francia, dove non 
solo si acquistò gran cognizione degli 
afifiri , ma entrò pure neli' arnici/ia del 
Cardinale di Richelieu,'e nella benevo- 
lenza de! Re Lui;;i XIII. il quale r.el 1Ì4I. 
lo nominò al Cardinalato , lo fece succe- 
dere a Kichelicu nella Segreteria (ii Sta- 
to , e lo dichiarò per uno dejli esecu- 
tori del iuo Testamento. Nella minori- 



tà di Luigi XIV. egli con la Regina An- 
na governò il Regno, e ne' primi anni 
vi riesci felicemente , ma in seguito il 
popolo trovandosi oppresso dalle gravez- 
ze, ed i grandi essendo molto gelosi del- 
la di lui elevazione , cominciarono a mor- 
morare altamente contro quel dispotismo 
che e' pareva affetto re , e ciò fu il pre- 
testo delle guerre civili che infestarono 
tutto il Regno dai ì6i6. al 1652. Per 
ben due volte fu necessitato ifi quel tem- 
po a scegliersi un ritiro fuori di Fran- 
cia , mi nel i^Sò' ritornò a Parigi , e 
visse favorito dulU Corte fino al lóót., 
tempo in cui morì , benché n»n oltrepas- 
lasse l'anno 59. dell'età sua- Univer- 
salmente egli fu più odiato che amito, 
e vanno attorno molte vite scritte di lui, 
piene del più amaro veleno contro la sua 
memoria . II suo corpo fu magnifica- 
mente tumulato nel Collegio delle quat- 
tro Nazioni da lui medesimo cretto , e 
così chiamato perchè istituito ajiposta 
per educarvi la gioventù delle quattro 
Nazioni conquistate sotto il suo ministero. 



ro appoco appoco nascere tali torbidi nall' interno del Regno, che 
in breve tempo si risolverono in aperte terribili divisioni e tumul- 
ti. In mezzo al furore delle civili discordie ben felice si chiamò 
Stefano, che invitato innanzi dil nuovo Cardinal Ministro affine 
d'esser Maestro nel disegno dei piccolo Re, e stimolato ad accet- 
tare una conspicua pensione per intagliare turtc le imprese fatte da 
Luigi XIII. , crasi schermito dall' accettare 1' impegno , non così 
tosto viddc che il nome Italiano mal suonava in l^arigi per l'odio 
grande che si portava al Mazzarino , che credè opportuno profit- 
tare dei tempo, e secondare il proprio desiderio col ritornare ali- 
la Patria; giacché se una volta, mercè l'acquistatasi riputazione 
universale, erasi potuto liberar dalla morte, avca ben luogo di 
temere e nuovi incontri e pericoli. Un giorno infatti veduto egli 
passeggiare per una contrada da una truppa di gente armata che 
andava in cerca degli Italiani per toglier loro la vita , fu da quel- 
la immantinente assalito, e già avrebbe dovuto soccombere alla 
ferocia di quella masnada , se persone di credito , e che bene lo 
conoscevano, non avessero a di lui vantaggio prote>taro che e* non 
era Italiano ma Fiorentino, e s>; egli rinfrancato dal fiv >re di 
qnelL non avesse ad alta voce gridat'v: lo sono Stefano JcUa Bel- 
la^ lo che bastò per arrestare il furore di quelli genre che lo in- 
vestiva con l'armi, ed era al p in-o di ucciJ«:rIn. Un'incontro co- 
tanto critico, e così periglioso obbligò quasi Stefano a rompere 
ogni indugio per effettuare la già concepita risoluzione, e difat- 
to presa egli la strada di Fiandra passò nell'Olanda (17), e fer- 
m;irosi per alquanto tempo in Amsterdam, di là giunse, doppo 
undici anni di assenza , in Toscana , dove il presentimento del suo 
ritorno avea ripieni di giubbilo i suoi concittadini che amavano 
di rivf:dcrlo colmo di giuria recar nuovo lustro alla sua patria 
Firenze. Non era essa però quella Città a cui anelava Stefano, 
ma Roma era l'oggetto de'suoi dcsiderj, solito din: che non si 
sarebbe mai trovato contento se. non se quando ci fosse potuto 
vivere a suo capriccio frai ruderi, e i sassi di quella Città, nei 
cui monumenti antichi ei discuopriva quel tanto che l'arte emu« 

(17) Qinnto quivi si trattenesse Ste- ta iscrizi''ne esprimente esser quelle re* 

fjiio non è fucile a potersi individuare date dell'Olanda, fa da esso colà iiitt- 

con prei isione . Se , come vogliono a!cu- gliato , bisogna supporre che vi rimanes- 

ni , quel libro che si ha di lui di orto se per qualche non scarso tempo, non 

vedur»; e Furti <li mare col titolo isto- ostante la di lui semma spcditer/a ne 

riito.dovc fra l'altre cose avvi un Fac- suoi lavori, ancorché perfetti e finiti, 
chino il quale porta una cassa con cer- 



XMM 

la della natura può con suo vantaggio trionfare dell'invidia. Le 
grazie però de' suoi naturali Sovrani l'obbligarono a frenare que- 
sto suo trasporro, ed ascritto al servizio del Principe Mattias (i») , 
crran ricompensarorc del merito, ed ammiratore non nìdifierentc 
delle virtù di Stefano, fu necessitato a rimanersi alla Corre , non- 
ostante quella natia sua repugnanza al di lei fasto , che 1 avea 
fatto rinunziare alle più certe speranze d'aranzamcnti e di onori 
in Parigi. Cede pertanto il della Bella alle esibizioni con largirà 
e clemenza farteoli da quel Principe , e richiamatosi agli usati suoi 
studj, che Io disimponevano sì felicemente all'immortalità del suo 
nome, incise più carte, come le due rappresentanti i giuochi del- 
la Contadina in tempo di notte a lume di torce, gli «[^o pez^i 
di caccie del Cervo, del Cinghiale, dello Struzzo, e d altri grossi 
animali; le tonti e vedute della Real Villa di Pratolino , ed una 
superba stampa in grande per traverso rappresentante le Scienze 
che prestano omaggio all'arme della Casa dei Medici, per tacere 
di quelle quaranta celebri carte da giuoco che son certamente de- 
gne sia per l'invenzione, sia per il taglio, e disegno della com- 
piacenza degli intendenti . Era già da qualche tempo ritornato in 
Toscana un sriovane della più grande csperrativa , nativo d'Ondc- 
nard in Fiandra, per nome Livio Alchus (19), il quale per natu- 

f 1 

(18) N,icque il detto Principe figlio re che circa a quel tempo infestavano 
del Granduca Cosimo II. e di MaddaU- il di lui nativo paese obbligarono Luigi 
na d'Aufrria nel 1Ó13 , e fin da fan- suo Padre a mutate abitazione , e di fac- 
ciullo cominciò non solo ad amare e to si portò a Mdano con la_ sua famiglia , 
coltivare o^jni scienza , ed og«i arte bel- procurando che Livio si in-tradasse, 
la ed ingenua, ma a proteggere ancora giusta il suo volere, per la pittura sor- 
i professori di quelle con l' impecrno che to la guida di un certo Carlo Fiammiii- 
fù sempre propria della sua Famiglia, go , nativo d' Olanda , suo amico. In 
Dichiarato Generale dell'armi Toscane, brevissimo tempo profittò molto 1' indu- 
• Governatore de'la Città e Stato di stro'so , e diligente giovanetto, ma im- 
Siena si a loprò sempre per aumentare pegnatissimo a voler veder noma, del- 
la gloria della Toscana , fattosi Mecena-, la cui magnificenza in genere di Bolle 
te di quanti genii o vi sorsero a' suoi Arti egli avea sentito tante volte par- 
tempi ,0 da altri paesi qua venuti, ama- lare, si determinò d' incamminarsi a quel- 
rono di trattenervisi . Egli morì in Siena la volta, senza altro avere con se che 
nell'età sua di 54. anni, ma la sera pachi suoi lavori, ed un animo pieno 
dei 17. Ottobre del 166;. fu portato di ceraigio. Giunge egli mendicando in- 
il di luì cadivere a Firenze per tumu- tanto a Pistoii , dove esibite ad uncer- 
larsi nella Chiesa di S. Lorenzo fra gli to lavorator di liuti , ed .-.Uri strumecti 
altri Principi dilli Casa Reale. a corde, alcune vedute di paesini e di 

(19) Intotno al t63o. si vu»l che na- battaglie da vò toccate in penna, aftiHC 

scesse Livio Mchus, uno de' più ecccl- di avere alcun denaro per vivere, e 

lenti pittori del secolo passato. Legucr- proseguire il viaggio, queste non si to- 



XLIV 

rale inclIna7Ìonc al disegno molto si diletterà di toccare in pen- 
na alcune iìgurine all'uso delCaiioc, e di Stefano medesimo, an- 
zi nelle stesse mani del della Bella venutene alquante fino da 
quando ei trartcnevasi in Francia, le avea ripurate opere di ma- 
no maestra, per lo che egli in nulla geloso della abilità di costui, 
ma anzi molto inclinato a secondare in lui la naturale tendenza 
al disegno se gli aftlv.ionò estremamente , tanto più che il Princi- 
pe Màttias indotto dall' indole spiritosa del giovanetto ne aveva 
presa la protezione lino da quando il vide la prima volta che 
qua venne mendico , ed avea procurato che Pietro da Cortona (20) , 



sro furon vedute da' Forteguerri , Capi- 
tano delle CuraAze del Granduca , che 
alfa mente le comandò , e prese cura 
del giovinetto conducendolo in casa pro- 
pria , indotto dairindole vantaggiosa del 
medesimo, che di sé prometteva felice- 
mente. Dovea il Forteguerri tornare pe- 
rò al suo ufizio nel Senese , dove era la 
sua stazione; pei* lo che avvisatosi di 
raccomandarlo al Princi<:e Mattias Go- 
vernatore di quello Stato , il condus- 
se , seco a Siena, e presentatolo a Cor 
te vi fu ricevuto con i più chiari con- 
trassegni di clemenza, specialmente dop- 
po d' aver dati del non equivoci indizj 
del suo talento in prove ordiniuei^li 
sull* istante da quel savissimo Prin- 
cipe Parca che tutto concorresse al 
maggior vantaggio di Livio, il quale 
era stato dal suo Mecenate affidato an- 
co a Pietro ila Cortona , che lavorava 
allora nelle camere aggiunte al Palaz- 
zo Reale de' Pitti , affinchè lo istruisse 
nella Pittura ; ma 1' invidia di alcuni 
cortigiani recandogli molestia lo indusse 
a capricciosamenrc partirsi da Firenze 
senza nepj^ure avere il «inimo riguardo 
al suo Mecenate , a cui neppur fece la 
minima parola della mal consigliata sua 
gioveMÌle risoluzione . Giunto in Piemonte 
in tempo che nsn si pensava ad altro che 
alla guerra , sì arruolò nella milizia , onde 
per piii di tre anni lasciato da parte 
ogni studio, si riìukse finalmente in Mi- 
luoo, desiderando di rivedere i suoi, 
che amava teneramente , ma incerco an- 



cora della professione a cui darsi p»r 
trar da essa il proprio sostentamento. 
Per gran sua ventura il Principe Mat- 
tias riseppe intanto che Livio ancor vi- 
veva , perlochè fittolo noov.imcnte in- 
vitare al suositvizio, egli si ritornò in 
Toscana, dove per consiglio del noitro 
della B Ila applicos-i con esrremo impe- 
gni') alla PittUiM , in cui divenne eccel- 
lente in mido da poter gareggiare coi 
primi pr^-fessori dell'arte. Morì in Fi- 
renze ai 2 d'Agosto dell'anno 1691 e 
uh fò dvita onorevole sepoltura nella 
Ciiiesa dei Padri Agostiiiiani della Con- 
gregazione di Mantova , detta S. Iaco- 
po tra' F'is.-i . 

(20) Pietro B.-rrettini nacque in Cor- 
tona l'anno li')^-- e naturalmente por- 
tato nella sua fanciullezza al disegno , 
atnò estremamente d'applicarvisi , eser- 
citandosi da per se in copiar dalle stam- 
pe , o da disegni i soggetti che di m;- 
no in mino facevangli più forte im- 
pressione . Venutogli quindi l' occasione 
di veder lavorate Andrea Com-idi Pittor 
Fiorentino, ed invaghito di porsi sotto 
la di lui condotta , ed istruzione , fece 
tali ptogressi quali si ammirano in va- 
rj luoghi di Roma , e di Firenze, e for- 
se più che altrove nelle celebri Camere 
del Palazzo de* Pitti ia lui dipinte tor- 
to il governo del Granduca Ferdinan- 
do H , con i pensieri somministratigli dal 
Buonarroti il Giovane, di cui abbiamo 
sopra fatta menzione. Morì in Roma, 
dove fa molto onorato, nell'anno 43. di 



\'LV 

cbc allora appunto Livori va nelle cnmcrc del Palazzo dei Pitti , 
Io aninuicstriisse nei principi della Pittura , a cui sembrava tino 
d'allora molto porcaro dal genio. Chiese intanto Stclano al Prm- 
cipe suo Signore t'icoltà di potere per certo breve tempo tornare a 
riveder Roma per deliziarsi nclli vista di quelle sue amate antichi- 
tii , ed avuta licenza d'andarvi col giovane Livio, non può ridirsi 
quanta e qu^l cura ci ne press, e come ne' due mesi che il ten- 
ne presso di sé gli fece condurre molte belle invenzioni sulla sua 
propria maniera, che venute in mano del suo Mecenate gli gua- 
dagn:irono a^^menro di grazia, e di favore (ai). Trai professori 
delle belle arti raro è che non resini una certa animosità ed invi- 

4 * 

dia per cui gli uni quasi temendo degli altri, e supponendo quasi 
lina degradazione propria l'ingrandimento di quegli; dilììcilmentc 
si comunicano quei lumi per mezzo de' quali si aumenterebbe ÌJ. 
gloria dell'arti niedcsimc. L'appurata virtià di Stefano però non 
permesse che nel di lui cuore allignassero semi di così inetta e 
vi] gelo>ia, pro["iria solo di quegli spiriti dcb<)li che non sanno 
iniilzarsi oltre l'odiosa mediocrità, ed unicamente intento a giova- 
re al suo allievo fu sempre fedele scorta al medesimo per guidar- 
lo a quella oorfe/ione a che lo vedea disposto dalla natura . Feli- 
ci sarebbero l'arri quando i culBpri delle medesime trovassero sem- 
pre protezione sicura nei grandi, e chi gli dirige nei primi loro 
passi più alla -gloria e celebrità di quelle avesse riguardo, che ai 
particolari proprj e privati inreressi. Ogni secolo in cui non sia 
mancata la prima, e che i secondi, deposta ogni invidia, abbia- 
no corrisposto a'b ccmunc espettazionc, conta degli uomini insigni 
che fissano deli' epoche gloriose nella Storia dell* arti belle e di 
genio, che tanto onorano l'umano talento, siccome la privazio- 
ne e di quella e di questi guida insensibilmente il mondo alla più 
dcplorabil barbarie , sotto il cui impero si perde fino la vera idea 
del bello in se stesso. Fortunatamente per la Toscana , luogo ove 

sua età, vele a dire nel \66g., e fu nelle stanze dc'Pitti fu acquistata g\:i 

sepolto nella Chiesa di S. Martino, do- ìh Firenze dal Sisj. Lode culrissiino Ca < 

ve si legge un'assai per lui onorevole valiere Inglese, ed esiste nella cclebra* 

iscrizione, ed avvi pure il di lui rirrat- tis'ima di Uii raccolta in Londra. Ancp 

to al naturale espresso in un busto di il Sig I;jnazio Hu:if<)rd possedeva moiri 

marmo. disegni e stulj del Mehus, ma non si 

(2!) Una gran quantità di tali studj sa ori dove sieno passaci unicamente a 

può vedersi nella R. Galleria di Fircn- due bollissrne ve iute di paesi, dipinte 

ze trai disegni de' più illustri Pittori. La alla sua maniera , degne d'esser avute 

serie poi di studj che Livio fece sull' in S'nimo prei^io per la loro finicciza 

opere che Pietro da Cortona dipinse e perfezione • 



XLVI 



preferibilmente ad ogni altro d'Italia tutte le Arti , e tutte le Scienze 
iurono richiamate in vita, in ogni tempo si contarono in copia dei 
validi protettori di esse , e qualunque elevato ingegno trovò nei 
Aledici incoraggimento, assistenza, ed onore , tre elficacissime mol- 
le per cooperare ai progressi dell'umano talento. Nella sua breve 
gita a Roma il della Btlla avea corrisposto pienamente ai desiderj 
del Principe Alattias, per lo che tornato in patria (22) fu destinato 
da lui poco doppo a dovere instruire nel disegno il Gran Principe 
Cosimo (23) che era giunto a quella età in cui poteva adornare 
ancor^ di questo sì pregiabilc fregio il Regio suo animo; e eoa 
tale impegno si portò nell'onorevole addossatogli impiego, che 
ben presto si viddero i frutti delia di lui assiduità e perizia , nei 
disegni che usciron di mano di quel giovane Principe, divenuto 
amante di tutto il bello che offrono le più celebri Scuole d'Italia 
in genere di Pittura. Le onorificenze però, ed i continui contras- 
segni di stima, coi quali era distinto Stefano, non Io distolsero 
punto da' suoi prediletti lavori, anzi nell'Agosto del 1650. essen- 
do accaduto 1' attacco del forte di Porto Lungone occupato già 
dai Francesi, ma valorosamente riacquistato in quel tempo dall' 
armi Spagnuole, egli , mercè le piante e vedute somministrategli da 
Dionisio Guerrini (24), incise quella celebre car:a esprimente l'as- 
sedio e resa di quel Porro, che ci dedicò al Conce d' Ognat Vi- 
ceré di Napoli, siccome assistè Livio Alehus nell'incisione di qucl- 



(22) Il ritorno del della Bella da Ro- 
ma si vuole che fosse ai primi del 1651,, 
o più probabilmente agli ultimi del 1650., 
1' anno doppo cioè in cui s' era egli qua re- 
stituito dall' Olanda , abbandonata Parigi • 

(23) Cosimo figlio di Ferdinando II. 
e di Vittoria della Rovere nacque il 
dì 14. d'Agosto del 1642., e successe 
al Padre nel Governo della Toscana nel 
ló^o. Nella di lui fanciullezza mostrò 
gran genio per ogni buono studio , e per 
le Arti belle , nell' amore delle quali 
si distinse ancora singolarmente ne' suoi 
viaggi . Morì assai provetto ai 31. d'Ot- 
tobre del 1723. 

(24) Dionisio Guerrini fu Soldato as- 
sai prode , e per lungo tempo militò in 
Spagna , dove dette non equivoche pro- 
ve della lua pratica oel disegno , e del- 
la di lui esperienza nell' Architettura 



militare i. civile, essendo colà giunto 
ad essere aiuto del Quartiermastro Ce- 
ntrale. Tornato a Firenze contrasie stret- 
te amicizia con Stefano, col quale an- 
co spesso trattchcvasi in disegnare delle 
belle invenzioni, finché non fu poi elet- 
to dal Granduca Maestro di campo del 
quarto di Prato. Al di lui suggerimen- 
to , ed agli aiuti di vedute, di piante 
e disegni comunicati a Stefano, ed a 
Livio , si debbono le due carte Bellissi- 
me , lavorate all'acquaforte dell'attacco 
di Porto Lungone, e della città di Piom- 
bino, la prima dell» quali fu intagliata 
dal della Bella, la seconda dal Mehu; , 
e due freschissime prove delle mede.ii- 
me possono vedersi nella collezione di 
stampe esistenti nelli Rii-cardiana , di 
proprietà del più volte lodato Sig« Ca- 
nonico Gabbriello. 



XLV»I 

la stampa in cui espresse l'assedio di Piombino, giacche egli qu;in- 
tunqje dedicato specialmente alla Pittuua non avea mai abbando- 
nato qacl genio d'inventare, disegnare ed incidere in piccolo sul 
primo gusto della sua fanciullezza . Lavorò ancora il della Bella in 
quell'occasione le 94. carte esprimenti capricci, schizzi ed abboz- 
zi a vantaggio dei principianti nel disegno, tra le quali vi sono i 
rinomati q lattro fogli contenenti teste di Cammelli, ed il fronte- 
spizio istoriato , dove è un fanciullo che disegna in un'aperta cam- 
pagna j il Tedcschino che fu bullone di Palazzo figurato a caval- 
lo con effigie somiglianrissima ; le sei gran vedute marittime di 
Livorno , fra le quali il celebre Rame della statuì del Granduca 
Ferdinando L sopra un gran piedistallo, attorno u cui si veggono 
legiti quattro Schiavi gettati in bronzo dal rinomato Pietro rac- 
ca nel 16 ^"5.; i quattro Giuochi di carte isteriche, uno dc'quali 
rap;)rcsenra l,i Ge-igraha, l'altnì le Metamorfosi, il terzo le Re- 
gine, ed il quarto i Regi di Francia, con i respettivi titoli a cia- 
sihcdunoi numero 12. Caccic intagliate per il Granduca; le sette 
vedu:e Featr^li , cioè uni decorazione che rappresenta Firenze, 
la seconda esprimente un bosco, li terza Venere, la quarta il ma- 
re, la quinta l'Inferno, la sesta il Cielo, la settima la grotta di 
Vulcano, invenzioni tutte d'Alfonso Parigi; gli otto rami col ti- 
tolo di Fregi e Grorreschi , ai quali possono unirsi altre 16. car- 
te contenenti vari ornamenti, fregi, e fogliami, con più i sei gran 
pezzi, in uno dei quali avvi intagliato il celebre vaso di marmo 
dell'orto Mediceo in Roma , e i^li altri rappresentano vedute d'an- 
tiche fabbriche Romane e di Paesi, fatti da lui ne! 1656.; il rame 
rappresentante la Storia di Pcrillo posto dentro il Toro di bron- 
zo da lui fabbricato, e ricavato dalla Pittura di Polidoro; mol- 
tissime carte di rabeschi e teste d'ottimo gusto in piccolo , di grot- 
teschi bizzarri con diversi animali e mostri marini così ben toc- 
cati che sono maravigliosi ; i Balletti rappresentati in Firenze per 
il Principe di Toscana in dodici pezzi in largo, sci dei quali fu- 
rono intagliati do. Stelano dall'invenzione di Giulio Parigi (25); 

(25) Giulio Parigi cittadino Fiorenti- mente è più alta un piano, col quale 

ni s. acquistò nel suo tempo immenso sporge sopra le due a!e in quei tempi 

credito noQ solo nella principale sua prò- aggiunte , e con suo disegno ordinò moU 

fcssione di ingegnere, ma altresì nelle te altre fabbriche, le quali non è qui 

Mattematiche . E;jli fu che sotto Cosi- opportuno il nunurare. Al esso si dee 

mo II. e Ferdinando II. aumentò nota- pure il merito di avere in sua casa aper- 

bilmcnte il Palazzo dai Pitti, il quale ta una scuola .nella qu.tle insegnava con 

prima del lójo- non ti estendeva più ogni impegno, ed ai nazionali, ed agli 

di quella parte di mezzo che presente- esteri l'Architettura civile e Militare, 



XLVllI 

una raccolta di diversi soggetti per i ritrattisti in numero di i6. 
carte; Galileo Galilei in atto di mostrar le stelle Medicee a tre 
donzelle tigurate per tre scienze , e moltissime altre stampe (ló) , 

che 

la Matcematica , e la Meccanica in cui con due cavalli , alcuni giovani , ed una 
fu eccellente , siccome e' fece conoscere femmina in atto di fuggire ; le quattro 
neir invenzione, ed esecuzione di molte stagioni dell'anno; diverse figure e pae- 



macciiir.e in varie occasioni da lui ese- 
guite perfettamente, 

(2Ó) Perchè per quanto ci è dato possi 
dai curiosi aversi una più esatta lista 
dell' opere fatte dal nostro Stefano egli 
è qui da aggiungersi che si hanno inci- 
si da lui i ritratti d' Orazio Gonzalez, 
di Margherita Costa, del Principe Fran- 
cesco di Toscana in ovato con Trofei 
all'intorno , dell' Imperadore Ferdinando 
II., del Gpanduca Cosimo, e della Gran- 
duchessa Margherita d' Orleans ; una car- 
ta esprimente una mostra fatta nella Piaz- 
za di Vienna, alla presenza dell'Impe- 
ratore ; due carte con arme gentilizia 
dedicate alla gloria del medesimo Cesa 
re-, due piccole vedute di paesi, in una 
delle quali avvi un contadino che por- 
ta un paniere sulle spalle nell' estremità 
di un bastone, e nell'altra una persona 



si distinti in otto carte col titolo Isto- 
riato , dove è un uomo in piedi, ed al- 
tri che disegnano; altre sedici stampe, 
in una delle quali avvi un giuoco di 
fanciulli, ed in an altra quantità di po- 
polo con un cavallo scappato , ed una 
caccia; due gran tondi ne' quali vi sono 
espresse due capre ; il profilo del San- 
tuario di Loreto con la Vergine fra le 
nuvole ; quattro piccoli pezzi intag iati 
dall'invenzione di Raffaello da Urbino; 
il Frontespizio dell' 0,)ere Poetiche del 
Sij. de Marais impresso da Enrico Gras ; 
quello del Mercurio di D Vittorio , in 
cui si veggono Pallade e Mercurio sulle 
nuvole; l'altro dell'Opere di Scarrone , 
ove tra l'altre cose v'è figurata una 
sedia da cui pende un panno con l' iscri- 
zione aetatis suae 31 , e culla quale sie- 
de un uomo voltato ir.uietro con suo 



che porta un fagotto, un piccol soggec- cappello; una stampa con i monti e la 



to d una femmina sedente che piange 
con un giovinetto che le lava i piedi; 
la prospettiva d'una Chiesa in ovato; 
un piccol fanciullo con una gran ma- 
schera che lo nasconde; una carta con 
tre fanciulli, uno de' quali ha tre bic 



stella , arme gentilizia d' Alessandro VII. 
con molti uomini sapienci che stanno al- 
le falde dei detti monti , e T iscrizione 
Hac iter ad snperof ; tre stampe della 
Storia di S. (»io. Gualberto scritta dal 
Padre D. Diego Franchi ; il frontespizio 



chieri , intagliata dall' opere di Guido del compendio delle Meditazioni del Pa 

Reni; i quattro Elementi; due catte per dre Spinola; quello premesso al libro in 

ornamento da ventarole con alcuni ver- titolato il Cosmo ^ ovvero V Italia trio» 

si parte in caratteri, e parte in figure, fante, ed un parterre per la Tragedia 
siccome a modo di indovinelli; il trion- 
fo della morte in lungo ; sei tondi con 



di 



versi Satiri ed animali ; due apparati 
funebri per la Chiesa di S. Lorenzo, in 
occasione di morte de' Principi ; dodici 
carte di scudi per armi ed imprese con 
ornamenti di putti , Sirene, Centauri , 
ed altri animnli ; una carta in figura 
quadrata ornata di cartelle e festoni , 

Exprimit ciutoiìs vtiìtu<fj p'tctnra , seti Auctor 
Ipse sui viies exprimit iiigeiiii . 



intitolata il Ni>:o Figlio ■ Si hanno anco- 
ra di lui molte altre cart'? di diverse 
grande/.ze rappresentanti vari capricci, 
che troppo lunga cosa sarebbe il descri- 
vere , mi non è qui da omettersi un di 
lui rame intagliato a bulina rappresen- 
tante un uomo in età di 6p. anni, sen- 
za che se ne sappia il nome, con sotto 
il seguente distico: 



xr.n; 
che troppo lungo sarebbe il nuincrare, ed in fitte queste agevol- 
TTicntc si scuopre dagli intendenti un modello di perfezione per 
l'incisione in piccolo, prcteribile in essa anco al Callot per la gen- 
tilezza del suo operare. Le di lui figure in fatti hanno tutte un.i 
nobiltà che interessa, ed una bellezza di carattere sorprendente, 
cosicché non vi è alcuno fra gli artisti che non l'abbia ammirato , 
e ninno forse lo ha fino ad ora superato nei suoi capricci pel di- 
segno , per l'invenzione, per la prospettiva , e pef la maniera as- 
sai spedita e del massimo cflctto acquistata nell'uso dell'acqua 
forte per i tocchi, i quali sono de' più liberi, e de' più pittoreschi 
che dare si possano. lu una p«irola , giusta l'osservazione del Co- 
ri (27"), Stefano è nel suo genere ciò che Gherardo Audran fu nel 
grande, e benché ne' suoi tagli, i quali sono talora corti, minu- 
ti, né ben distinti fra loro, non siasi punto piccato d' un* estrema 
finitezza, ed abbia anco talvolta trascurati i piedi e le mani delle 
figure, pur non di meno questa sua negligenza è infinitamente più 
prcgiabilc che il troppo ricercato di Bernardo Piccard . La conti- 
nua ne mai interrotta assiduità ài studio e di applicazione però 
cominciò di tempo in tempo a far sentire nel fisico del della Bel- 
la delle considerabili alterazioni , ed al sopravvenire dell'estate dell' 
anno 1664. andarono queste aumentandosi a segno , che ognidì più 
ad una eccessiva debolezza in tutte le membr;i si aggiungevano de' 
nuovi assalti alla testa, e dei dolori acerbissimi. Per quanto i me- 
dici gli procurassero dei lenitivi e gì' indicassero de'conipensi op- 
portuni al suo male, specialmente insistendo perchè si rimuovesse 
dall' applicare , egli ciò non ostante non sapeva aflatto distogliersi, 
e fu in tal circostanza che egli inventò sei carte di capricci in for- 

g 

Non è pure ila passarsi sotto silcnrio siino di Stcf.ino voleva scriverne la vi— 

quella Carta i(i cui si vede un Santo ta , ed in più lettere infatti dirette al 

Vescovo in aria con la spada in mino Cavaiier Gabburri lo richisde di divex'- 

in atto di porre in fuga un esercito, se notizie per dar cotnpitnento al suo 

rappresci, tante S Andrea Corsini che di- desiderio; ma non so poi se ese^Klfse 

•perde le truppe di Niccolò Piccinino, quanto e' meditava ; o se, come credo, 

lavoro de' più perfetti che abbia mai sia rimasto privo d' efretto quel di lui 

fatti St fino; quella che esprime la ve- iì degno pensiero. 

dura di Merv.ato Vecchio , assai stimata (22) Vedi N<itiz'ie Istoricbe degli Iuta- 
benrhè fatta nella sua aioventù ; e me- gliatori , opera dì Gio. Gori Gandellini 
ritano d'esser pure rammentati tutti quei all'Articolo it-lla Bella , da cui ho pre- 
rami che nelle stampe paiono «equorei- si dei non pochi lumi relativamente all' 
lati, Ufia icrie de' quali fu regalata dal Opere di Stefano, delle quali ho sopra 
Principe Fugenio al Sig. Mariette , che fatti t»cniionc , e che mi erano innanzi 
la tenevn per molto cara , e pregevole . ignote, essendo difBcil coit l'averne una 
Il predetto Signore ammiratore grandii- completa cgllczlone . 



t 

ma orale, rappresentanti la morte in diverse azioni, cioè in ntto 
di micrer la vita ii persone di qualunque srato, scsào, ed e r a , cosa 
piena della maggior fantasia , e vivissima p:;r le strane apparenze 
dei volti tutti spaventosi e terribili; e fra queste an,i ve n'era in 
atto di gettare a forza dentro a un sepolcro il cada /ere d'un uo- 
mo tolto allora dal mondo (28), quando a lai stf.s-so convcn-ie ce- 
dere alla violenza del male, e pagare il debito, che ognun contrae 
fin dalla nascita con l'umana natura, ai 21. di Luglio del 1064 , 
in età di anni 54. e due mesi, non senza grave dolore di chi lo 
avca conosciuto , e con rincrescimento grande di tutti i Principi 
della Casa Medici , i quali lo riguardavano come un' oggetto di 
gran decoro alla Patria, un valido sostenitore dvi pregi d.lle bel- 
le Arti, un ornamento singolare della loro Corre (-29). Sebbene 
gli studi assoluti di Stefano fossero rivolti all' intaglio, pure talora 
imprese anco ad attendere alla pittura , quasi per bizzarria e di- 
vertimento, ed in essa tenne una maniera d'assai buon gusto, 
siccome può ravvisarsi nel Quadro che di lui esiste in una delle 
Camere del Palazzo Reale de' Pitti, esprimente in tela il ritratto 
al naturale del Granduca Cosimo IH. , nllora Gran Principe Ere- 
ditario , figurato sopra un superbo cavallo (30) . 

(iS) Di queste sei Carte, cinque sole (50) Poch*" altre cose più ha lavorate 

furono compite da Stefano , e la scita Stefino in Pitrura , il quiile pur v' eb- 

rappresentante la morte che getta il be ottima maniera, e sarebbe in essa 

cadavere nel sepolcro, fu terminata da riuscito eccellente, quanlo vi si fosse a p- 

Gio. Batista Galestruzzi discepolo del del- plicato con impegno. Egli ne conobbe 

la Della, sul medesimo di lui disegno, tutte le bellezze, ed essendo avanzato 

il quale di presente si trova con più di in età , quasi si dolse di non vi si essere 

90 altri disegni originali del medesimo esercitato che di fuga ; anzi animando 

autore nella coliexione del più volte lo- Livio Mehus suo allievo a darsi tutto 

dato Sig. Canonico Suddecano Gabbriel- piuttosto a trattare i pennelli che il 

Io de' A''^archesi Riccardi. bulino, solca mostrarsegli poco di sé stes- 

(«9) II Baldinucci ci assicura che nel so contento , e dolevasi di avere occupata 
tempo della sua malattia Stefano ricevè la sua vira soltanto in affidare alla carta 
continue visite a nome de' Principi suoi le lunghe sue fatiche e premure • Ignazio 
Sovrani, e degli aiuti non piccoli dal Hugford possedeva già un bellissime qua- 
Principe Cosimo per più agiatamente dretto da lui dipinto a tempera, rapprc- 
provvedere ai comodi della vita, segno sentante un paese con un Somarello ca- 
deir alta stisia in cht era tenuto. AI rico , guidato da un villano, assai gra- 
di lui cadavere fidata onorevole sepol- zioso ; ma non mi è noto dove sia pas- 
tura nella Chiesa di S- Ambrogio nel sata una tal' opera,, degna certamente 
giorno consecutivo alla sua morte , ma della più alta stima per la sua bellezza , 
non gli fu apposta memoria alcuna , co- e gustosa invenzione. Non si sa che egli 
me parca se gli convenisse per molti ri- si ritraesse altro che in piccolo in quella 
guardi* carta dove incise il celebre vaso del 



LI 

Fu egli sempre di un carattere dolce, afKibilc di tratto e ma- 
nieroso , ed inoltre circospetto e modesto a segno che esigeva 
rispetto da chiunque il riguardara iino dalla prima sua fanciullez- 
za . Religioso, ma senza affettata ostentazione, fu la delizia d'o- 
gnuno che ebbe il vantaggio di trattarlo, e prodigo de' suoi averi 
spartì con i poveri quel tanto che sopravanzavagli all'onesto suo 
mantenimento , essendo specialmente usato di recare aiuto a coloro 
che amavano di darsi alia professione di qualunque dell'arti in- 
genue , od anco delle puramente meccaniche ed utili alla società . 
Nella sua prima gita a Roma assegnò a vantaggio della Madre 
quella pensione che gli aveva accordata la munificenza del Prin- 
cipe D. Lorenzo , contento di vivere colà il meglio che potè eoa 
il profìtto de' propri lavori. Riconoscente a chi gli aveva procurati 
beni e vantaggi , largamente corrispose ai benefìzi , mantenendone 
sempre viva la memoria ; e doppo il suo ritorno di Parigi avendo 
comprata una comoda casa in via di Mezzo , non lungi dalla Piaz- 
za di S. Ambrogio, che fu la miglior parte della di lui eredità, 
questa divenne l'albergo di quanti suoi conoscenti venivano dalla 
Francia, specialmenre professori delle belle Arti, i quali amò e 
riguardò come fratelli; essendo sufHcienrissinia raccomandazione 
presso di lui, l'aver gusto e talento: mentre lontano egli affatto 
da qualunque specie d'invidia, solita nascere bene spesso fra i pro- 
fessori d'una medesima arte , rispettò la virtiì in chiunque essa a 
lui si discuoprisse, e le procurò, in quanto gli fu permesso»- ri- 
compense , gloria, ed onori. 

giardino Mediceo che esisteva in Roma; fu poscia intagliato con asjai diligenza 

il Sig. de Stocade però lo ritrasse al da Veiiceslao llollar , donde son daiva- 

naturale in quel quadro che si conser- ti poi tutti i ritratti che si hanno di 

yi ancora nel R. Palazzo de' Pitti, e che questo diligcntissinio incisore* 



fine dell'Elogio di Stefani della Bella l 



S^ 



Lia 

DISSERTAZIONE 

DEL DOTT. GIOVANNI LAMI 

RELATIVA AI PITTORI E SCULTORI ITALIANI CHE FIORIRONO 

DAL lOOC AL 1300. (l) 



Mille c mille volte mi sono tra me stesso maravigliato consi- 
derando come e' sii addivenuto che comunemente si creda 
essere stata nella nostra Italia , e nella Toscana, medesima così per- 
duta , e come morta la pittura dal nono, o decimo secolo , che 
non si abbia di lei vestigio, o molto inl'ormc almeno e mostruoso 
sino al finire quasi del decitno terzo, vale a dire sino ai tempi di 
GioviìWii Ctmabue ^ il quale avendo appresa l'Arte da alcuni Pit- 
tori Greci venuri a Fircn/c , introdusse una nuova maniera di di- 
segnare e dipingere , sicché dipoi a riviver tornò questo Artificio, 
o perduto afi'arco , o trascuraro in gran parte nei tre secoli divi- 
sati . Giorgio l' asari però , accreditato Pittore e grande Architetto 
non meno che eruditissimo Scrittore, ha con la sua autorità data, 
a mio credere, occasione a questa vo'gar credenza, e Filippo Bai- 
cHui:cci nella sua Apologia per Ciniabue ^ e per Giotto, ha confer- 
mata vie piij una tale non ben fondata opinione , amendue sfa- 
tando le Pitture e Sculture anteriori a quel!' epoca , a/fine di sta- 
bilire il miglioramento della Pittura in quel punto che e' s' cran 



(i) Che l'arti Jella Plttara e Scultu- mi, il quale fino dal i^^". aveva mes- 
ra non venissero mai meno in Italia , an- si insieme dei ben, considerabili materia- 
co noi secoli che diconsi della barbarie, li per formare una Lezione Accademica , 
l'acccnnirono gà il Maflei , ed il Mu- e tesser la Storia intanto di quegli artc- 
Tatori , e più recentemente Monsignor fici che le avevano esercitate dal mille al 
Bottari nelie sue note al Vasari, il Pa- mille trecento. Le di lui molte e varie 
dre della Valle , il Sig. Cavalicr Tirs- occupa/ioni non gli permessero forse il 
boschi , ed il Sig. Dote. Tempesta ncU' poter dare l'ultima mano a questo suo 
Elogio di Giunta Pittore Pisano, inserì- lavoro, ma riputandolo io interessantis- 
To nel Tom. I. delle Memorie Iscoricbe simo ed estremamente opportuno a dar 
/ti più uomini illustri Pissni , Opera prò- nuovi lumi alla Storia delle Arti, ho 
mossa dall'amor patriottico di Monsignor creduto bsne il produrlo alla luce, rior- 
Angelo Franceschi, attuale Arcivescovo dinandone i mal congiunti pezzi, in mo- 
di Pi-a . Niuno fin qui per^ l'avea in- do però da non aggiungere o toglier co- 
vincibilmente dimostrato con l'ultima sa stata gii da lui registrata nelle sue 
evidenza come il Dottor Giovanni ^-a- Schede. 



LIV 



proposti. Dalla mala intelligenza adunque delle espressioni di que- 
sti due ragguardevoli Autori e senza dubbio nata quella semplice 
credulità, la quale io in maniera veruna non posso ammettere, 
per le ragioni che assai forti e convincenti spero tra poco rappre- 
sentare . Imperocché mi son proposto di dimostrare che dal Seco- 
lo X. al Secolo XIV. è stata sempre esercitata in Italia la Pittu- 
ra da Pittori Italiani , e bi nchè tra loro molti ne fossero rozzi ed 
inculti, ed assai ignoranti, pure ve ne furono alcuni de' si bravi 
che con tutta giustizia a Cinìnbae inferiori dir non si possono ; e 
nello stesso tempo anderò toccando ancora qualclie cosa de' pro- 
gressi della Scultura , che ha con la Pittura tanta affinità e con- 
venienza , che il nostro Mìchclajigclo Buonarroti molto saviamente 
affermò essere amendue quelle x\rti un'Arte sola (-2). 



(2) Ciò che il genio sì nella Pitniva 
che nella Scultura , ambedue figlie del 
disegno, può creare di più nobile, e di 
più sublime, non debbe essere che l'e- 
spressione dei rapporti possibili della na- 
tura , de' suoi effetti , e di tutto quel 
bello ideale , che , nelle due indicate ar- 
ti, i.on è che un risultato del belle rea- 
le , il qual si rinviene nella natura me- 
desima . Ciò presupposto , ecco veduta 
chiara la verità del sentimento del no- 
stro immortai Michelangiolo, che sicco- 
me eccellente e nell'una e nell'altra, 
riguardavalc come un' Arte sola , sia 
in rapporto al loro principio, sia in ri- 
guardo al loro fine, sebbene i mezzi con- 
ducenti alla perfezione loro respettiva 
non sieno uniformi . In una lettera che 
Giorgio Vasari scrisse a Benedetto Var- 
chi il quale lo avea interrogato del suo 
sentimento circa la maggioranza , e dif- 
ficoltà d'ambedue queste arti , si riscon- 
tra un pensiero del Buonarroti quasi si- 
mile all'esposto dal Lami. Questa si 
trova per anche inedita con molte altre 
in un Codice del Sig. Suddecano lliccar- 
di segnato N 1024. , e scritto di mano 
del Cavalicr Giorgio Vasari Nipote dell* 
autcrej onde iicn credo cosa fuor di pro- 
posito qui il pubblicarla . 

„ Il volere, Messer Benedetto mio, 
„ dimandare a me quello che i» inten- 



,, da circa alla maggioranza , et diffi- 
,, culti della Scultura et Pittura , vor- 
„ rei ( per l'animo ch'io ho sempre te- 
„ nuto inverso le sue dotte, et mara- 
,, vigliose azioni far sì, che quello cono- 
,, scesse per il primo servizio da lei ri- 
,, cercatomi) esser' abile a satisfarla. Pri- 
I, ma ne ringrazierei il Cielo per poter- 
,, mi mostrare nel giudizio vostro tale , 
„ quale Voi di me vi promettete , e 
, e non quel che ho io d' essere . Im- 
M però ritrovandomi io in Roma , dove 
,, Una scommessa si fece fra certi corti» 
I, giani della maggioranza dell' una , e 
,, dell'altra, rimessono il dubbio in me 
,, di maniera , eh' io lo conferii con il 
Divino Michelagnolo , il quale dis- 
semi per risposta ; Essere un fine me- 
desimo difflcUmente eperato da una par- 
te et dalC altra , ne volse riioìvcrmi 
niente . Pertanto s' io non avessi pen- 
sato cascare in disubbidienza nel to- 
stro pregarmi, stimandolo in me co- 
modamente, vi avrei mandato un fo- 
glio bianco , che voi , come di spiri- 
„ to purgato , et di scienza pieno , la 
,, sentenzia su vi scrivessi , come di me 
„ e degli altri giudice migliore. Impe- 
,, rò.per quello che provo in tale ope- 
„ razione, sento questo, che quello che 
,, più perfettamente si accosta alla na- 
ti tura , quello eisere piò vicino aIU 



LV 



Sotto nome di Pittura intendo il disegno semplice, e lavoro 
di contorni, hi Pittura adombrata, e co' suoi convenevoli sbatti- 
menti, la Pittura monocrematica , o di un sol colore, come sa- 
rebbe l'atta con la matita o con 1' acquerello j la Pittura a varii 



,, prima cau=a si comprende, e quegli 
„ che giovano a essa natura nel coii^ 
„ servarla nelle scienze, o manuali arti, 
„ quelle più perfette diciamo essere, 
„ come l'Architettura, più della Scul- 
„ tura e pittura , più a perfezione si 
„ vede i suoi fini attendere . Ma que- 
,, sta della Scultura non vi premetto 
,, voler parlare . atteso che si appic- 
„ ehercbbe una lite fra loro et noi, 
,, che non si sgratitcercbbe da' nostri 
,, pennelli in mille nnai. Ma parlando 
,, della mia arre et eccellenza di qucl- 
„ la vi dico , che tntte le cose tacili 
„ che all' ingegno si rendano , quelle 
„ meno artificiose si giudicano essere . 
„ Implorò voi stesso volendo vedere l 
„ eccellenza della Scultura • pigliate una 
„ palla di terra, et formate un viso, 
,, una pecora , alla quale non avrete a 
„ fare, dandogli la rotondità, né lumi, 
,, nò ombre, et facto che avrete que- 
,, sto piglierete unt carta , e con la pen- 
,, na , o con quel che vi pare che se- 
,, gni , disegnerete il medesimo, e così 
,, diiitornato l'ombrerete un poco , et 
„ de due quello che ha più similitudi- 
,, ne di buona forma, quello vi sarà 
„ più facile a esercitarlo. Perchè veg- 
„ giamo nella professione nostra molti 
,, che contornano le cose benisssmo , ora- 
„ braiidole le guastano , alcuni male din- 
„ tornane , et ombrandole le fanno pa- 
„ rete un nnirtcolo . L'Arte nostra non 
,, può farla nessuno che non abbia di- 
«, segno grandissimo, perchè facciano in 
,, UR braccio di luogo una figura di sei 
,, parer viva et tonda; che la Scultura 
„ perfettamente tondi in sé si vede es- 
„ sere. lìt perche questo disegno et Ar- 
«, chitettur» formata nell'idea si etpri- 
,, me il valore dell'intelletto, nelle car- 
„ te che si fanno , dipingiamo in esse 
M gli spiriti, le TÌvezze, i fitti , i fu- 



>, mi, i venti, le tempeste, le grandi- 
,1 ni, le pioggie , i baleni, i sereni, i 
,, lampi, l'oscura notte , il chiaro gior- 
,, no, il sole, e gli splendori di quel- 
li lo: formasi la saviezza delle teste, 
I, con le smortezie et lividezze de' vcl- 
I, ti , varianti le carni, cangiansi i pan- 
», ni , tassi vivere e morire chi vuole 
,, la mano dell' Artefice . Figurasi ilfuo- 
„ co, la limpidezza dell' acque , dassi 
,, anima di colore vivente alle imagini 
,, de' pesci, e si fan vive vive le piu- 
>, me degli uccelli apparire. Che dirò 
,, io delia piumosità delle barbe, e del- 
,, la morbidezza et color loro sì vivi , 
,, proprj et lustri dipingere , che piij 
>i vivi che la vivezza somigliano , che lo 
„ Scultore nel duro sasso pelo sopra 
„ pelo non puè formare? Oime , Mes- 
,, ser Benedetto mio, dove mi fate voi 
„ entrare? Che quando considero alla 
,, divina prospettiva da noi operata noa 
,, solo nelle linee de' casamenti , colon- 
,, ne, cornici, tempi, tondi, dove gli 
,, strafori de'paesi si figurano, che ogni 
,, ciabattino si vede avere in casa tele 
,, fiamminghe per la prospettiva de'pae- 
,, si , et colorito vago di quegli , dove 
„ il moto che soffiando il vento faccia 
„ nella scultura cascare et sfrondare le 
,, foglie degli alberi , e dove mai fare- 
,, te di rilievo, da che man dotta si sia, 
j, una figura che mangiando una mine- 
,, stra calda quella , col cucchiaio dalla 
,, scodella cavandola fumicando per la 
,, caldezza , mi faccia il fiato di quello 
,, che volendola mangiare vi soffi per 
,, freddarla? Ila la Pittura il lavorare 
„ in muro, la tempera, il CBlorito a 
„ olio, che tutti son difierenti l'uno 
„ dall'altro, sono un arte appartata, e 
,, se un pittore djjcgna bene , e non ad- 
„ dopri bene i colori , ha perso il tem- 
), pò in tale arte i le ben colorisca e 



colori; i disegni fatti per le statua, pc' mezzi rilievi, per l'im- 
pronte e coni delle nìonctc, per l'uso dell'Architettura , per le 
Carte Geogràiìchc e Topografiche, ed altre guise di simil natura. 
Nel far però la storia della Pittura degli accennati tre secoli mi 
conviene abbatter prima quanto il Vasari ed altri dopo di lui af- 

icrmr.- 



,, non abbia disegno , il fine suo è vi- 
,, nissimo; oirre che quando faccia be- 
„ ne queste cose. , e non sia prospettivo 
„ buonissimo ha fatto poco frutto, e la 
,, prospettiva diiricilmente tirar si può 
„ se il Pittore non sappia quaUha cosa 
,, d' Architettura , perchè dilla piantasi 
rt trac et dal profilo il lineamento di 
,, quella . Ha il ritrarre le persone vive 
„ di naturale somigliando , che inganna- 
„ ti molti cechi si è visto , e a'dì nostri 
„ si è visto come il ritratto di Papa 
,, Paolo di Tiziano, esser messo a uni 
„ finestra al sole alto per verniciare, 
,, tutti quegli che passavano credendolo 
„ vivo gli lacevan di capo, che a scul- 
„ ture non viddi mai far questo, et 
„ perchè si è vist» che il disegno è pa- 
„ dre dell'una e dell'altra, per esser 
„ più nostro che loro , atteso che molti 
,, scultori cccellenfcmente operano , che 
„ in carta niente non disegnano, et in- 
„ finiti Pittori che per lucidare un qua- 
,, dro , quello, quando hanno preso i 
,, contorni, lo fan parere il medesimo, 
,, et perchè se avessero disegno lo po- 
,, trebbana contraffare medcsinitmente si- 
,, mile , eh» per non ci essere, goiTì et 
,, inetti tenuti sono. Veggiame Miche- 
,, lagnolo a' di nostri che a unosquadra- 
„ tore che ha in pratica i ferri ,con di- 
,, re lieva qui , lieva qua, gli ha fatto 
,, condurre uno di que' termini che sono 
,, alla sepoltura di Giulio li. Pontefice, 
„ il quale scarpellino vedendo la fine 
,, della figura disse a Michelajnolo ch« 
„ gli aveva obbligo , perchè gii aveva 
,, fatto conoscere che aveva una virtù 
,, che non sapeva , la qual opera, il giu- 
,, dizio d'un Pittore di disegno grandissi- 
,, mo fatto avrebbe • In somma una nii- 
,, nima delle parti della pittura , e uà' 



„ arte stessa , e tutta insieme è uni 
,, grandissima cosa ; dove io risolvo chi 
„ pochi, varii et perfetti siano per i 
„ tanti capi , che in quella s' haniio a 
,, imparare. Risolvendomi che se losfu- 
,, dio et tempo che ho messo a imparu- 
,, re quo' pochi di berlingozzi ch'io fa, 
,, in un' altra scienia l'avessi messo, 
,, credo che vivo canonizzato et non 
,, morto Saria, tanto più a qujsro secol 
„ d'oggi la vediamo ripieni d'ornamen- 
,, ti nella composizione delle storie che 
„ si fanno , nelle quali mi pare che quan- 
„ do un Pittore sia privo dell' invenzio- 
;, ne et poesia , dove sotto varie forme 
,, conduca gli occhi, et l'animo a stu- 
„ penda maraviglia sin di grandissimo 
,, grado, reggiamo le fughe de' cavalli 
,, antichi nelle storie di marmo non ave- 
„ re la fatics , il sudore , la spuma alle 
„ labbia, ed il lustro de' peli; non con- 
,, traffa la scultura i vasi, i velluti, l* 
„ oro et l'argento, né le gioie, le quali 
,, a quegli che l'operano perfettamen- 
,, te recano negli ornamenti messi d'oro 
,, le belle pitture , come gioie veratnen- 
,, te da tutti i belli ingegni in grado, 
„ et in pregio per il mondo tenute . 
„ Ora VS. Giudichi a «uo piacimento, 
„ et non guardi quello che ho detto 
,, come interessato nell' Arte della Pit- 
,, tura , e stia sana „ Di Roma. ,, 

La macfgior riprova poi , a mio crede* 
re, dell'alTiiiità e convenienza di queste 
due arti fra loro si è , che in ogni tem- 
po quegli aumenti di bellezza , o di de- 
formità che ti son veduti in una di es- 
se, sono comparii sempre ancora ncU' 
altra, e quando in un secolo vi sono 
stati dei Pittori, non vi è pur mancata 
la Scultura . 



LVIl 

fcr;-;T:.rono, cio-ì che se in quei tempi vi furon Pittur« a Sculru- 
rc , queste per lo più i'urono di Greci Artisti, ed alla Greca nui- 
iiicra. Se ingegna 'e comodità sono le due princip;ili ragioni onde 
le belle Arti o crescono in pregio, o si mantengono in fiore, io 
non vedo che mancasse giammai ingegno agli Italiani , i qi;;ili 
neppure in ciò la ccderono ai Greci; nè^ mancò loro comodità 
doppo il Secolo X., giacché, per tacere di inanire altre occasioni , non 
vi è forse tempo in cui una intìnità di Chiese si erigesse dalli 
pietà de' Fedeli e de' Principi quanco dal mille al mille trecen- 
to . Egli è noto, per non parlar d'altro che della sola Toscana , 
come in quel giro di tempo fu edificato il Duomo di Pisa , quel- 
lo di Lucca, di Fiesole, d' Arezzo, e di Siena; fu eretta la Chie- 
sa di S. Miniato ni Monte vicino a Firenze, e quella d'Ognis- 
santi per non parlare dr moke altre, e come nel Secolo XI. nella 
Città nostra furono rifatte, e riabbellite la Chiesa di S Lorenzo, 
quella di S. Pier Maggiore, di S. Felicita, de'SS. Michele ed Lu- 
sebio che più non esiste (3) , ed alrre più che potrei commemo- 
rare, se un tal quii limite e brevità non avessi prescritto al mio 
dire . Ora egli è certo che fin dal Secolo VHF e IX. essendosi 
nella Chiesa suscitata 1' b.re-sii degli Iconocl.'sti o Iconomachi , es- 
sa fu condannata dal Concilio Niceno I!., il quale obbligò quasi 
i Cristiani a tenere e venerare le Sacre Imniaphìi nei loro Tem- 
pli; onde egli è presumibile che in ognuna delie accennare Chie- 
se si ponessero delle Sacre Pitture e Statue, la mancanza delle 
quali si sarebbe dai più riputata una specie di prevaricazione. 
Ne mi si dica che le Guerre Civili poterono impedire 1' esercizio 
della Pittura in Italia , perchè se nel tempo che incrudelivano le 
inique fazioni de' Guelfi, e de' Ghibellini dal i'2i5. finfì a tatto 
il ^ccolo XI V^., forse non mai sorsero innanzi tanti insigni Pitto- 
ri e Scultori, per qual ragione si dovrà credere che tali xArti non 
fiorissero nei tempi a questi anteriori? Lo stesso Filippo Baldi- 
nucci non potè a meno di non riconoscere una sì patente verità , 
e di non confessare che le Sacre Pitture si sono fatte in tutti i 

b 

(3) Sulla fondazione o restnurjzioria suoi Sigilli, il Ridia, ed altri clic trnp- 

Jelle prc'l''tre Chiede si jjossoh veclero le pò lunfjo sarebbe quivi annoverare . Cir- 

inemorie riportate ddl medesimo Lami ca le Chiede poi dell'altre Citià d'Itala, 

nella sua Opera: Meuiorabilìa Sitnctae Ec- oltre 1' Uijhi-lli , son da vedersi gliS.rit- 

fleside Fior ntinae ,\n .-iii pubbli-a ancora tori particulari di essi?, i quali da più 

Una quantità uon ind'Alrente di aiuidie d'un <;ecc)li> si son «iati O'^r.i pena P'^r 
carte incognite per l'addictro ; il Wigliore illustrare fL'ni avaa/o d< Ile Uro ai.;. ci 
nella Firenze illi/ìn-aia , li Manni nei tà vi prc *" ,.■ bg sa. re. 



LVIII 

tempi (4), ma sopraffatto dalli franchezza del Vasari sognò esso 
pure che tali opere da forestieri e Greci artisti fos'^ero fatte , cosa 
giammai non asserita da quegli Scrittori, i quali hanno trattato 
dei rinnovellamento della Pittura ai tempi di Cimabite , e di Giot- 
to^ seppur si eccettui Cenniìjo di Drea Cenii'nii da Colle , il quale 
viveva nel 1575. e parlando di Giotto dice con espressione assai 
strana e ridicola che e' ri, mito /' arte del dipingere di Greco in 
Latino y come se ne avesse fatta una tal qual traduzione (5); ma 
questo modo di parlare indica piuttosto che si riputasse comune- 
mente la maniera de' Pittori Italiani maniera Greca, che realmen- 
te fossero in Italia dei Greci Pittori, dai quali i nostri poi ap- 
prendessero la loro arte, Cerro che ninno mai fin qui ha potuto 
ritrovare deliberazione alcuna del nostro Comune, e Consiglio con 
cui si provi che furono qua chiamati i Greci per dipingere la 
Cappella de' Gondi in S. Alaria Novella, ed a chiunque ben vi 
rifletta dee fare specie che venati appena in credito e Cìmabne e 
Giotto^ talmente si eclissò la gloria dei maestri Greci, che dove per 
tre o quattro secoli avevano dipinto, scolpito , e architettato ogni 
cosa in Italia, poterono abbattersi, scorarsi e nascondersi tanto, 
che piii di loro non si sapesse alcuna novella ■ Si esaminino però 
l'epoche, si confronti la narrazione del Vasari, o per dir meglio 
di quel buon Frate (6) che somministrò a lui materia per iscrive- 



(4) Nelle Novelle Letterarie di Firen> 
ze dell'anno 1^6". il Lami inserì .«parti- 
ta in più articoli uoa sua dissertazione , 
£011 cui comprova 1' uso costante , né 
mai interrotto delle Sacro r:nmag;ini nel- 
le Chie.-e sì Orientale clie Occidentale ,. 
ed in essa esamina primieramente cerne, 
e di che materia sì facessero ve' tempi 
cnticbi le /ininagrni Sacre , ed- in secondo 
luogo quando si incominciasse nella Chie- 
sa a formar [e di tulio rilievo , assegnan- 
do l'epoca di queste al Secolo X. Es<a 
è molto erudita , e può servire ad illu- 
strare una gran parte delle sacre anti- 
chità . 

(5) Questa maniera d'esprimersi di Cen- 
BÌno è riportata dal Vasari nella vita 
à" Agnolo Caddi, di cui il Cennini fu 
scolare. Egli nacque in Colle di Valdel- 
sa , e nella sua gioventù si dette con 
impegno a studiar la pittura ; ma come 
osservai il detto Vasari , poichi forse mn 



gli riuscì imparare a perfeitamante di- 
pingere , si pose a tcrivere un libro in 
cui trattò del lavorare a fresco , n tem- 
pera , a colla ed a gomma , ed inoltre , 
come si minia e come in tinti i modi si 
mette d'oro. In e=so trattò pure de' Mo- 
saici , del macinare i calori a olio» e 
parlò ancora di alcuni segreti , i quali 
dovrebbono esaminarsi da qualcheduiio 
amante delle Belle Arti. L' Autografo 
d'un tal libro ai tempi del Vasiri era 
in mano di un certo Giuliano Orefice in 
Siena, ma una copia scritta ntl 1437-. 
vivente l'autore, si ha in Tireiiz? nella 
Libreria Mediceo Laurenziana al Pluteo 
^S, , bisognosa però di riordinazioae , per 
esservi stati alterati alcuni fogli pesti 
fuor M' ordine dal legatore del Codice. 

(6) In ambedue le edizioni che il Vasari 
pubblicò delle Vite de' Pittori fu aiuta- 
to da due P.eligiosi . Nella prima che è 
quella ii» due Tomi fatta dal Torrenti- 



7 !\ 

re tante vite, e vedi'cmo che i J.; esso inìi]'..i(5Ìn.iri Greci dipin- 
genti in Italia sono ailiitto id:aii e chimerici. Scrive egli che 
GioviPiui Ciiuabm nacque nel 1240., e che d.i tanciiiUo portando- 
si a scuola per apprender le Lettere da un Religioso Domenicano 
in S. Maria Novella, nel veder lavorare i Greci Pittori , chiamati 
dal Comun di Firenze, si innamorò della loro arte, e si propose 
di darsi a quella del tutto. Verismiilmcntc ciò non potè accade- 
re se non tra il 1240., e il 1260., spazio che tutta comprende la 
puerizia e adolescenza di C'mabuc . Ma la gran fabbrica di S. 
Maria Novella non fa pur cominciata , giusta la concessione me- 
desima del Vasari, che nel 1278. ,0 79., avendosi ancor memoria 
che vi iTcrtò la prima pietra il Cardinal Latino agli S. d'ottobre, 
e che tal fibbrica durò quasi pel lungo tratto di circa a 70. an- 
ni. Non è verosimile adunque che la Cappella dei Toruciqn'trici^ 
venuta poi molto posteriori-lente in casa Goiidi , fosse terminata di 
f;ibbricarsi innanzi al principio del Secolo XIV. , e probabilmente 
intorno al 1330 , tempo in cui non v'era più bisogno di Greci 
per dipingerla , ne CtiUdtiis poteva più da loro apprendere quella 
divina arte- Il Ijuldiuticci vidde già un tale anicronismo , e con- 
tro ot^ni verisimiglianza inventò che la Capp-jiia de' Toriiaqnìucì 
non fosse fatta nella Chiesa nuova , ma fosse lasciata intatta dal- 
la Chiesa vecchia: cosa che non può dirsi se non da chi non ha 
considerata la struttura di questa , né ha esaminata la positura 
delle Chiese vetuste (7). Non può esser pertanto che Cimabue 

b 2 



no r anno 1550 lo assistè D. Mimato 
pici. Monaco Olivetano , secondo ciò 
che si legge ntl celebre Piiori^ta ili Gn/ 
liano di Gio, Hf' Riici , il quale dice: Io 
mi richìdo a queito proposito aver senti- 
to dire a D. Miniato Pitti, M',nacoOlije- 
f ano , che la prima volta <be Giorgio stam- 
pò quella sua opera, lo aiutò assai, cosa 
che fu pure avvertita da Monsignor 
Buctari nella Prefazione che annesse all' 
edizione da lui procurata in Roma l'an- 
no 'Z59* Ni^lla stconria poi, che è quel- 
la fatta pure in Firenze ^ai Giunti nel 
1568. in tre Tomi , fu assistito , ed assai 
aiutato da D. Silvano Razzi Monaco Ca- 
maldolense , e molto amico di Giorgio. 

(,2) Circa lo sbaglio preso dal Bildi- 
nucci ncir asserire che nella demolizione 
della Chiesa antica di S> Maria Novella , 



che così pur essa chiamsvasi , fosse 
lasciata in piedi la cappella di cui par- 
la il Vasari , posson vedersi le Osserva- 
zioni che giustissime fa il Manni m.!!* il- 
Instr.ire il primo Sij;illo del suo secondo 
Tomo , ritiii» endo la cosa mIi' ultimi e^i- 
denza. Il Riclia poi neilc sue Notizie 
storiche delle Chiese Fiorentine racconta , 
come desideroso egli di rintracciare una 
qualche idea dell'antica Chiesa, ne ri- 
trovò un piccolo avanzo nel sotterraneo 
della Sagrestia in una specie di cappel'a , 
ridotta poi ad u?o d'Arsenale, e vidde 
alcun segno doli' antiche pitture a fresco 
che cuoprivnno le pareti , ma guaste in 
modo da non poter altro comprendere 
se non che due volte parcano essere sta- 
te dipinte in tempo divergo. Si veda an- 
cora il Tomo I. dell' Etruria Pittrice • 



apprendesse il gusto della Pittura dai Greci che dipingevano in 
S. (Maria Novclld, e senza dubbio v'erano «jià de* Pittori Italiani, 
dietro ai quali potè egli incamminarsi quand' ei sì determinò per 
tal genere di professione . 

Racconta Lcoue Ost(e?ise che DesiJfrio Abate di Monte Casi- 
no, il quale poi i\i Papa sotto nome di Vittore 111. , av^endo in- 
torno al 1070. l'arto tabbricarc una sontuosa Basilica» lece venire 
da Costantinopoli alcuni periti Artefici di Mosaico per far loro 
adornare quella Chiesa. Vennero essi, fecero egregi Mosaici, ab- 
bellirono la nuova fabbrica; ma il saggio Abate ebbe insieme la 
cura che moiri dc'suoi giovani apprendessero quell'arte, cosicché 
questa rimanesse in Italia, e dagli Italiani si esercitasse. Il mede- 
simo Le(}7ie Ostiense testifica che lo stesso Desiderio' fece appren- 
dere pure ai suoi giovani il lavorare in qualunque maniera tutti i 
metalli, le pietre, i legni, i gessi, e stucchi, srcchè la statuaria 
in Italia ebbe in quel secolo notabile accrescimento, unitamente 
a tutte quell'arti che hanno un'intima rela.'ione col disegno. 
Nel Secolo XI. infatti v'erano già in Italia e 1' arte di ricainarc, 
e r arte Pl:tmiiì'},i (8) , o voglia m dire di tessce con hgurc e ra- 
beschi, quali sono le stoiTc e gli Arazzi, come ricavasi dal Dn- 
Ciinge, e dall' Erudita Padre D, Miuro Sarti nel suo libro de ve- 
lcri casula; anzi quella stessa Casula Sncm Veronese, la stimo 
una gran riprova ; perchè non è forse più antica elei medesimo 

(8) Che sia aati'chiv-sima l'arre Piuma- IcTÌzione rrportata dal Grutero come esi- 
snaria ne fan chiara testimonianza l' steiicc in Runa che dice: 

ARTEMIDORO PLUVI ARIO CO:sLEGA.E^ 

Vitravio Llb 6. Gap. -. presso cui si ra alle Verdini Cip. 4.». Pìumurla et scw 

hanno Pìumarioritin tcs^tr'mnt' , e Piuma- pictara, et orn-ne Pjlyvtìtuin , vel stragv- 

nnrum ifiJnae, Varrone , Prudenzio, e /> , sìvr orn.jtnme numju.-im in Monu-te-' 

Corippo; e che anco si continuasse nei rin /T/rnt , e nel Monastico An:jiicano: 

tempi più bsssi non si comprova solo (hi Aini:tus de opere Piumarro nnnuiis ctim 

Cronico Farfcnsc riportato dal Muratori, md'n attri et argenti. \Tolte ricerche 

e dal AJonaftico Anglicano, ma Ahtna potrcbbono qin farsi e sulla denomìnazio- 

ncl suo Pian'o della uatur/f dice: Tunica ne data a tale arte, e sul cotante uso 

vero Polym-ta opere pictitrata Plu-nario di e«sa , speciiiinenre nel Tire Arr:di 

infra se corp:is clattdebat virg nenii . Con- E clesiastici , ina ciò esigerebbe un tro{>- 

sisteva poi quest'arte , siccome pire, nel pò lun 50 ngiona mento , uè qui opporru- 

tesserc ad opera con fi-jiirv , od anco in no, dovendosi per ora solo provare che 

ricamo e rapporto di fiirure sapn il ve- dal mille al mille trecento v'era ancora 

lo e la seta, specie di Invor) rbiiTiiro questo genere di arre che csercitavasi 

da Eusebio e da Suida 7roXou(r*fi'K>j rc'xi"f . con la scorta e guida «lei disegno Si 

tsovaudosi nella Regola di S Cesario da- veda il Huoaarreri nella sua opera uc'^ffr/. 



3 



Secolo XI. Di più ogni popolo e Città d'Italia cbb; quasi in quel 
tempo r uso di batter monete suo proprio, nelle quali si vedono 
ficT ire d' uomini e d'animili, che non sono del tutto dispregev^o- 
li ; si hanno de' sigilli in cera appesi ai Diplomi e carte pubbli- 
che , rappresentanti e teste d'uomini, e ligure intiere, e talor.i 
equestri, ragi ■)ncvolmcnte fatte, non meno che de' sigilli in me- 
tallo, molte forme de' quali si posson vedere appresso il Mftrato- 
ri ^ il Ficoroiii ^ e Donieuico ALìria Alafini; si hanno tìnalmentc 
delle Pitture e Mini iture" colle quali si adornavano i libri, e chs 
si vedono nei Codici Manoscritti in Italia (9) di quell' età . E 



(9) Troppo lunga , e forse inutil fati- delle quali è miniata, e rappre?eata af- 
ca pc' nostri lettori sarebbe l'acceBiiarqul cuna specie d'animali , per tacere di 
tutte le pitture e tniniature che in una quelle <lue miniature tratt» da duo al- 
imniensa quantità di C>Jici esistenti in tri Codici della medesirna R. Libreria , 
Firenze si pò son vedere , e che ncn man- incise nel Turno I. dell' Ecruna Pittri- 
cano d'aliuiio indizio sì dell'esser opera ce, e che quantunque non poco secciie 
d'artefici Itali.ini, ^ì lelT essere state fat- e goffe, pure hanno alcune parti eh» !c 
te nei tre secoli anteriori a Cim.ibue. rendono no;i d;jj>re|evoli . Anco nella 
Affila però di indicarne ni une ad unico Riccardiana tra gli altri Codici scritti iti 
oij'.'etto di j^iovare a chi desiderasse di questo tempo ve ne ha uno contenente 
sì fi:te notizie uro che del serolo X. i SS Libri delti Scrittura , in cui al 
abbuino ivlla Mcdiceo-Ljjrciiiiana il principio della Genesi si vede una pit- 
Coiite X'CVII Pluteo XVI'. , contenen- tura esprimente l'opere delta Creazione, 
te i quittr'i h.vj.i^clii l'i.Mn^i a ciasche- come la separazione della luce dalle te- 
duno te'iiuali vi e lijìiiua a miniatura ntbrc, la formazione dei luminari mag- 
arai el jaote , pel tempo in the fi fit- giori , e di Ada rio , e di Eva , e lidio 
te , l'inni) mine dei r^s^ettivi Evaiijj .listi sedente sopra una nuvola circondata da 
con l'accompagno de' l-.iro simboli, sifco due cerchi rossi, sembra accompagnato 
me pure nel fine del mede.'mo 1' efirjjie da quelli maestà che gli è propria . Del 
del Sdvature, e quelia della Verdine duodecimo secolo poi si ha nella mede- 
Mure ; e nella Riccardiana vi ha un sima Libreria Mediceo Liarcnziana al 
Cidice del medesimo secolo contenente Pbteo XII Codice XXI. l'Immagine di 
l'opere di Giulio Cesare, la cui prima S- A^o>t:no in piedi aventa nella man» 
lettera è miniata a varii colori, e r.ip- si.iistra un Ibro, e con la destra alzata 
presenta un serpe assai ben disegnato , che in atro di benedire , siccome nel Coli- 
si ravvolge in sé stesso , di mezzo a di- ce XX. Pluteo XVII. in un Libro con- 
versi fiori , fron li e sterpi che lo cont ir- ten(.n:e quei Vange'i , the si leggono 
rano. Del secolo XI. possono vederci il nella Chiesa in varj rempi dell'anno, vi 
Codice IV. del Pluteo X\TI. contenen e espressa l' iminagine del Salvatore se- 
te il Siltero e varie orazioni e preci, dente sopra un'elevato soglio, ed aven- 
ìn cui si ammirino diver.-i simboli de- te nella sinistra il Volume dei VanLreli , 
j;li antichi Cristiani , e diverse figure del e con la destra alzata a mi' di chi be» 
Salvatore .ismi vagamente espresse, ed il nedice; coi quali esempi chiaramente si 
Co lice X.XXVIIl. del medesimo Pluteo manifesti che in Italia non si perde i^iam- 
contenente una quantit.ì d' Oiiudie di mai l'arte delli pittura, e del miniare 
diversi SS' Padri, ciascheduna Iniziale nei tre secoli controversi. 



IXII 

perciò che sp.rt.1 .;ilc mon;rc il celebre At/Huit^ì-i nel It.ir.o H. 
deli' Aiuichità Italiche parla delle monete di Adalberto Uuc.i di 
Toscana nel 905., e in una carta dell'Archivio delle Monache 
di S. Felicita di Firenze del 963. si rammentano le monete P'iorcr- 
TÌnc, che certamente battere non si potevano senza un qualche 
precedente disegno . Chiunque anzi ha genio di vedere l' impron- 
te delle morketc di questi secoli consulti il Fioravanti^ i! Bellin} ^ 
il Vittori^ V Argehiti ^ il lodato Muratori^ e molti altri eruditi che 
delle monete d'Italia hanno scritto, le quali se si confronteranno 
con le monete Greche di questi tempi medesimi appresso il Baii' 
di/rio e il Diicaiige ^ si vedranno di disegno difrcrcnte da quelle, 
argomento certo ancor esso che i nostri Pittori e Scultori la ma- 
niera Greca non seguitavano. 

E giacche della maniera Greca torna qui in iicconcio il par- 
lare, mi si conceda il riflettere che il Vasari, piìi per opportunità 
di causa che secondo la verità , pretese avanzare che tutte le pit- 
ture e sculture anteriori a Cimabue fossero statte e cattive , di- 
leggiandole con dire; erano esse di maniera Greca: Il gusto era. 
Greco; dalle quali frasi probabilmente nacque allora il proverbio 
che dice è fatta alla Greca per dinotare una cosa malfatta e de- 
forme . Questa foggia di parlare a me sembra non dissimile da 
quella con cui suol dirsi: la tale i\.rchitettura è alla Gòtica, ben- 
ché i Goti non abbiano mai saputo nulla d' essere inventori d' un 
genere d' Architettura , che cominciò in Italia e altrove sul finire 
del secolo XII.; ed il tale è carattere Gotico o Longobardo, quan- 
do ne i Goti, né i Longobardi non ebbero mai un carattere che 
fosse loro più proprio che de' Latini di oue' secoli , come chiara- 
mente ha dimostrato 1' eruditissimo Marchese Scipione Maffei , fa- 
vorito in ciò ancora dal celebre Lodovico Antonio Muratori. Sono 
queste tutte falsità nate da errori popolari ; perchè in quanto a 
me ho vedute pittare e sculture veramente Greche fatte dopo li 
mille, le quali sono assai pregevoli o si riguardi il disegno, o la 
vivezza e nobiltà de' colori (io). Le miniature Greche del seco- 

(10) Circa le pitture Orecbe , della ma- <uoi sportelli, dipinto tutto con fondo 
niera appunto di cui parla qui il Lami , doro, e disposto con varie divisioni a 
due pregevoli pezzi possono vedersi nella rappresentare diverse Sacre ligure. Nella 
raccolta di Sacre Anticiiiià, formata non divisione superiere della parte di mezzo 
Ila molto dall'erudito genio del Sig. Ca- si vede il Divin Salvaterc dipinto in 
nonico Suldecano de' Marchesi Riccardi, faccia, in aria assai maestosa, con sopra 
e da me ordiiiata . Il primo consiste in le sigle ?c 0* xc , cioè Ì*ìzqì ò xf/'aroj, a- 
un Tri, t co, o vogliasi dire in una spe- vente la destra alzata in atto di bene- 
eie di Tabernacolo da chiudersi con i dire , e nella «iniiira un libro aperto in 



T.XSIl 



lo XI. che si vedono nei Codici nvaiìoscritti della Sacra Scrittu- 
ra , tanto nella Biblioteca Mcdiceo-Laurenziana , quanto in quelli 



cui si leg^e in cifra il principio del Van- 
gelo di S Giovanni cioè i^ a?X',*> ►i" o 
Aoyct , xa< A&ycs >)'v Trpoc tov ©«cv , xai 
©fo« >)v o' AoVot • Alla destra del Reden- 
tore v'è espressa l'immai^ine della Vergi- 
ne Madre in profilo, cuoperta da un ve- 
lo scuro nella Testa e nelle Spalle, do 
ve si veggono rilucere due stelle inoro, 
e innanzi al volto si leggono le sigla 
MP ©r , cioè Mi/rfp ©«où , siccome dalla 
sinistra si vede puro in prolìlo l'Immagine 
di S. Giovanni Battista , die in un bacile 
porta in mano la propria sua resta , e 
v' ò in cifra l'Epigrafe o aytoi 1 uavv>)« o 
B3it1ijt)j« . Nei due spartimcnti inferiori 
rappresentanti quasi due colonnati si veg- 
gono le immagini dei dodici Apostoli , 
ciischeduiio dei quali è distinto con 1* 
iniziale del respettivo nome, e fra essi 
vi sono delle teste assai significanti . Pro- 
cedendo poi innanzi a considerare le es- 
presse figure nello sportello destro si rav- 
visa in alto un Angelo, figura intiera di 
ficcia.con la destra armata di spada che 
e' tiene alzata al destro braccio sopra cui 
fi legizonr> le cifre M. A. vale a dire 
ÌAty^xyi\ A'fx^yyiXoi , e sotto vedesi un 
ammuso guerriero a cavallo che, in atto 
di correre con la lancia , ammazza un 
spaventevole drago che è in terra, e da- 
gli attributi che lo accompngnano , non 
m"no che dall' iscrizione soprappojta si 
comprende rappresentarvisi un S. Gior- 
gio. Due Sanri Vescovi in abito Ponti- 
ficale alla Greca son situati nel più alto 
del secondo sportello, il primo de' quali 
è dinifito con le cifre ò oiyioi Nino , pro- 
babilmente N(KoXac«, quello forse distin- 
to col nome di Mìst'uo, e che morì Pa- 
triarca di Costantinopoli nel 930. , e di 
cui si può vedere il Bollmdo ai 15. di 
Marzo, il secondo è un Giovanni, leg- 
gendosi chiaramente la sigla iJ , ma son 
consunte dal tempo le altre cifre dalle 
quali si sarebbe potuto comprendere il 
Tireciso nome «li tal S. Vescovo, che è 



forse quello di Trimetunte in Cipro, di 
cui si parla nel -Menologio ai 16. di Giu- 
gno . A basso poi si vede un Santo a 
cavallo armato di asta , e dalle sigi , che 
vi si vcgsjnno chiare, pare che si debbi 
leggere ò oyici AtjjAijrpiof , di cui gli sto- 
rici Ecclesiastici nostri non fan parola , 
ma è quello stesso prob.ibilmeate del 
quale si fa menzione nel Tiipcico Gre- 
co Mosco illustrato dal Passeri nell'ap- 
pendice al Tom. III. del Tesoro dei Dit- 
tici commciuati dal Gori . Dalla foggia 
della Pittura , e dalla forma delle sigle 
e dei caratteri ognuno può agevolmente 
argomentare che questo Sacro monumen- 
to e sicuramente dell' XI. Secolo, del 
qual tempo è pur l'altro di cui ho pro- 
messo parlare. 

Questo , che con la sua forma dà ma- 
nifesto indizio d' essere stato parte di un 
dittico ► è circondato all'intorno a mo- 
di cornice da una sottil lamina di me- 
tallo dorato, e lavorato a Cesello con 
eleganza e maestria , ed in tre diversi 
spartimenti rappresenta varie figure. Nel- 
la ssperior parte si scuoprono due Se- 
rafini in atto di adorare la Divinità , ed 
in un' uvato inferiore si veggono sedere 
a mensa i tre Angeli che apparvero già 
ad Abramo, e furono da lui ricevuti in 
ospizio, come si ha nel Cap. X Vili, del- 
la Gencbi . Il maestoso volto di quel'o 
che siede in mezzo, come circondato all' 
intorno di gloria, e che srende la de- 
stra mano ad un calice ha in tutto la sem- 
bianza d'un S.il vatore , ne ciò dee recar 
maraviglia , mentre per lungo tempo , nel- 
la Chiosa Greca specialmente , è invalsa 
V opinione che uno di questi Angeli fos- 
se il Redentore medesimo , ma vi si oppo- 
ne S. Agrstino, seguitato in ciò dalla mag- 
gior parte dei Latini Interpetri scrivendo 
nel libro 16. Cap 29. della Città di Dio: 
Angeles autem fuisse scriprura testatur , 
non solum in hoc Genetis libro , ubi baec 
gesta narrantur , virum etiam in Bpifto- 



I.XIV 



dclld nostra Badia (ii) ed alrrovc, sono for-ie migliori di quelle 
di Odcrigi da Gubbio , e di Franco da BoKogna che fiorirono sul 
principio dtl secolo XIV., e che son celebrati dal nostro Dante. 
xApprcsso i Sigg. Marchesi Riccardi vi sono alcuni Dicrici Greci 



ia ai! Hchraecs , ubi cimi hosfìtulìttis Liu- 
iiatctur: per liane, /njni:, etiam qui 
dem iic^cientes hospltio reccperuiit An- 
geles. Il terzo spartiniento poi ti offre 
acJ osservare ciucine Santi figura intera 
col nimbo in Testa lavorato in lamina 
di metallo dorato, due dei quali sono 
vestiti d' Abito Vescovile ; quello di 
inezzo tiene 1' incensijre nella destra, e 
gli altri due che son situati alla sinistra 
sembrano vestiti d'abito monacale, ed 
hanno ambedue in mino un ruotolo spie- 
gato il primo , chiuso il secondo , ma 
non mi e stato possibile l'indagare con 
certezza a quali Santi Vescovi e Mona- 
ci a[)psrtenijaf)0 individuatamente si (at- 
te immagini , che , pel tempo in cui fu- 
ron dipinte, son certamente tali da non 
invidiare i tempi di C.imabue e di Giot- 
to , e senza dubbio mi-rliori . 

(il) Quanto ai Codici delle due no- 
ir.inate insigni librerie siccome contenen- 
ti delle sreche miniature assai pregevoli 
non posso non rammentare il biiliìsìmo 
Evangeliario scritto nel Secolo X , del 
quale parla il Montfaucon nel suo Dia- 
rio Italico Gap. 25;., e che esiste nella 
B^dia de' nostri Monaci BLiieùettini , in 
cui si atamirano otto Tavole miniate 
con fondo d'ero, quattro delle quali 
rappresentano i rcspetcivi Santi Evange- 
listi, ia quinta il Divin Salvatore seden- 
te in Trono con da un lato la Vergine 
Madre, e dall'altro il S. Precursore Gio- 
vanni , la sesta la Crocilissione , la setti- 
ma il Signore risorto , e l'ottava remis- 
sione dello Spirito Sinto, de;:ne tutte 
d'essere diligentemente osservate per il 
levoro E' anco singolare una Catena ine- 
dita di l'^idri Greci sui quattro Profeti 
maggiori scritti uel Sccoio XI. , ed esisten- 
te ne! Pluteo V. Codice IX. della Medi- 
ceo-l.aurenziafia delle cui miniature dette 
già al pubblico un saggio il Gel. Sig. 



Canonico Bandini nel Tom. I. del suo 
Indice de' Greci Codici alla pag. !b8. 
riportand» incisa 1' Immagine di Gere- 
mia in atto di ricever da Do la sua 
inspirazione . Anco il Codice a^- Plut. VI. 
della medesima Biblioteca Mcdiceo-Lau- 
renziana contenente un Evangeliario Gre- 
co , pure del Secolo XI. , ci offre non 
solo le immagini dei quattro Evdngeli- 
sti , ma quasi tutte le operazioni di Ge- 
sù Cristo descritteci da es-i , vagamente 
miniate ai loro re^pettivi luogh. ; e ptc 
tacere di molti altri b;5ti osservare il 
Codice 3R del Puiteo V. contenente 
tutto intiero il P. .itateuco , e 1 libri di 
G:o>uè, de' Giuilici ,e di Ruth, per un- 
vincersi dello stato in cui er^no le arti 
dipendenti dal disegno pres-^o dei Gieci 
dopn il mille. In esso il "ubro della Gene- 
si è preceduto da uni tavola distinta in 
cinque spartimenti per rappresentarvi 1* 
universale Creazione. Nel primo in fatti 
e secondo di essi si vede il divino Ar- 
tefice , a cui fin corona diverse schiere 
d' Angeli , sedente maestoso in Trono 
separare la luce dalle tenebre; n«I ter- 
zo si scaopre la divisione dell' ai.que 
dalla terra, nel quarto ia formazione del 
Cielo , e nel quinto apparisce la terra 
tutta gaia e feconda ridere per l'ame- 
nità delle valli, per l'ineguaglianza dei 
monti , e per la fertilità delle giovani 
piante già cariche di maturi frutti . La 
seconda Tavola ci presenta agli occhi la 
vista del Firmamento , e si veggono si- 
gnoreggiare con la loro luce il Sole e ia 
Luna , sicceme la terza in due diversi 
spLrtimenti ci offre la vista del mare 
ripieno tutto di guizzanti pesci , e della 
terra tutti variata dalla moltiplice di- 
versità d' animali d' ogni genere , e ia 
quarta ferma il no.nro pensiero col rap- 
presentarci la creazione del Masc'iio & 
della Femmina , la purs < sincera gio' 



I.XV 

d'avorio clic h■:\■^■^^ bassi rilievi jiss.ii stimibili , e vi è un bisso 
rilievo esprimente vn S. Steùno i:i Bronzo, parimente Greco, il 
quale è assai bello (r2), e per quanto si può giudicare, con 1.: 
loro aiirichicà non oltrepassano il mille- 1 Greci arrefici dunque 
non furono si rozzi e goffi, quali ce gli vuol far credere il Vas-ri, 
che forse mai non vidde l'opere loro, giacche quelle che ci ri- 
mangono appresso gli amanti di tali antichità non hanno certo 
che invidiare a Giouiini C'unabue . 

Ma tornando al proposito, fermato da me che ne' tre secoli 
dopo il mille non tutti i Pittori e Scultori in Italia erano Greci , 
ma molti, ed i più erano nostri ltali.mi , siccome pure che non 
tutte le pitture e sculture fatte dai Greci in quell' età erano de- 
formi e mostruose, vediamo ora quali memorie ci restano de' 
Pittori e Scultori che in quei tempi fiorirono, e dell'opere loro. 
E per rifarmi dal secolo XI. sui principi di quello abbiamo il 
celebre Crocifisso di S. Miniato al Monte che inclinò la testa a 
S. Gio- Gualberto, dipinto in tavola, che si conserva in oggi 
nella Chiesa di S. Trinità (13). Egli e il vero che non se ne sa 

/ 

condili dei quali nello stato d' Iiinocen- S. Picrro. e S A i.lr:a fratelli Apostoli 
za , e It luttuosa loro situazione dopo esaminiti primi l'.i lui dal Cd. Monsig. 
il peccato t'\ reiulon sensibili allo spetta- Fo<^:^ini nclì' e?< r< i'37.i>>n': XX. Dt Roi».t • 
tote nelle favole sussecutive. Un qual- «0 /)• Pccrr 'i:hjeri.' et Apostolati , ed il 
che erudito Artista potrebbe su tali ed Posteri con mclta eiudi/ianc nelT.^.ppen- 
a!tri Codici fare delle oppor:ur.c Oiscr- di;e .■•1 Tesero de'Dittici del Cori illustrò 
■yazioni per ischiarire molti punti che queiralrm singoiar monumento , in cui è 
sono ancor controvcrrsi nella Storia della espressa la piscione dei SS. Quaranta Mar- 
Pittura , il cui gusto fu sempre in ra- tiri ncll'arqua gbiacciara, opera per 1' ar- 
gionc della cultura di spirito che si cb- tefice della massima difiìcoltà, ma eccel- 
be nei secoli diver-i del monfio- lenremcnte da lui tirata a fine in modo 
(12) Su questo bellissimo avanzo di da far vedere apertamente quanto fio- 
Sacra Antichità che ancora esi'te nella ris^e l'arre de'li scultura in Grecia nel 
citata raccolta Riccardiana , della quale secolo XI. Molti.isimi altri monumenti di 
spero in breve di dare alla luce ui/esat- simil natura, ed esistenti nella precitata 
ta descriziona , scrl-se già il Lami un' raccolta potrei qui rammentare , e fra 
erudito commentario che in?crì nella qacti una singolarissima Croce Sta viona- 
Novelle Letterarie di Firenze l'anno 1^43. le in avorio che in piccoli spartimenti 
alla colonna 418., ed il Goti nel Temo tutte le piii memorande gesta e mi = tfri 
IlL dei Dittici vi fece alcune nuove os- del Salvatore rappresenta , ma eccederei 
servazioni , supponendo che aveise servito troppo quella brevità che qui si richie- 
già ìh antico al uso di coperta d'alcun de, e non farei che conformare con 
sacro libro, e forse degli atti Apostolici, nuovi esempi rasserritne del Lami , che 
Lo stesso Goti illustrò ancora, come prò- non ha bisopno di prove ulteriori, 
prlo della medesima raccolta, una parte (13) Di questa antich'ssima Immagine 
di un Dittico in Avorio rapprcsciitintc del Salvatore ne parlano tutti gli Scrit- 



LXVI 



r autore ; si sa però che quella Chiesa fu rifatta ed abbellita nel 
1013.; ed appunto lo stesso Vasari, facile a contradirsi, scrive 
nel proemio delle sue vite che sul cominciamento di questo seco- 
lo la Pittura riacquistò qualche cosa , e cominciò da indi in poi 
a crescere a poco a poco il disegno in Toscana, ed il migliora- 
mento di quest'arte. Luca Fiorentino in fatti soprannominato il 
Santo, il qual si vuole che molte Immagini della Verdine dipin- 
gesse, e che al finire di questo secolo appartenga , fece la Pittura 
della Midcnna dell' Impruneta , come si narra in un' antica Leg- 
genda esistente nella Riccardiana , e da me pubblicata con le 
stampe (14); e, come anco innanzi avvisai con l'autorità di Leo- 
ne Osiiensc ^ in Italia v'erano de' giovani Monaci che l'arte del 
jMosaico avevano appresa, ed esercitavanla lodevolmente. Che se 
alle sculvure di questo secolo si rivolga l'attenzione noi trovere- 
mo la statua del nostro Signore in marmo che è nella facciata 
della Chiesa dì S. Iacopo, e S. Egidio dell' Altopascio, che sicu- 
ramente non è dispregevole, benché l'altre due statue laterali non 
sicno della bellezza medesima , come si può vedere ne' rami che 
di queste antichità feci fare , e che pubblicai nella quarta parte 
del mio Odeporico . Così il Volto Santo di Lucca, benché ab- 
bia del terribile, pure non è volto mostruoso e malfatto , e sono 
passabili le sculture lavorare intorno al 1061. sotto il Portico del- 
la Cattedrale di S. Aiartino nella medesima Città di LiKca; seb- 
bene quelle fatte posteriormente da Niccola Pisano sieno molto 
migliori. Anco i bassi rilievi che si vedono nella facciata inferio- 
re della Basilica di S. Zeno in Verona fatti da due Scultori, uno 
de' quali si chiamò Gnliermo , l'altro Niccolò, e che si vogliono 
lavorati sul finire di questo secolo , fanno chiara testimonianza 



tori della Vita di S. Gio Gualberto, ed 
il Lami nelle fue Memorie della Chiesa 
Fiorencina crede clic fosse fatta fare da 
Ildebrando Vescovo di Firenze che sdT 
nò , ed in gran parte rifece la Chiesa 
di S» Miniato sui principi» del secolo XI. 
La trjs'azione di tal Siero Monumento 
alla Chiesa Abbaziale de' Alenaci Valom- 
bro^ani , detta di S. Trinità, fi fatta 
tìel i6'ji.per rescritto del GranUica Co- 
fimo III., ed in tale occasione ne fa 
fatta un'esatta descrizione da Ferdinan- 
do Tacca , clie'di cormiissione del Piin- 
cipe la visitò, e ci fec« intanto sapere 



cbe la pittura è sulla tela riportata con 
colla jull'a^se, ed è molto guasti per la 
luntjhezza del tempo dal petto in giù. 
Chi ama di vedere più eftefnmente la 
suddetta relazione consulti il Richa che 
la riporta quasi per intiero nella secon- 
da Lezion: sulla Chicca di S. Trinità . 

(14) Vedasi il Tom- XII. dell'Opera 
intitolata Deìiciae EniAìtoriim ec. in cui 
è riportata la predetta Lej^^enda , dove 
si nomina espressamente questo Luca Fio- 
rentiao pittore, autore di quell'Imma- 
gine, e si osierrino le noce appostevi 
dal Lami . 



t:\ II 



che la Scultura si esercitava con lode in Italia da Artefici Italia- 
ni. Non starò qui a par] ire delle moncre brUtutc in Italia in 
questo tempo, nò dei sigilli che in copia si trovano, perchè 
ognuno può vedergli presso i soprannominati autori Argeluti ^ V'it- 
t'jri ^ Bellini^ Muratori^ M.iiini ed altri, che di propòsito hanno 
parlato di sì fatte cose (i,s); e venendo a ciò che riguarda il 5CC( lo 
duodecimo dico che in Verona si h,i nn' iscrizione che testifica 
qualmente il Chiostro del Monastero di S. Benedetto tu dipinto 
nel i:a^, come si legge appresso il Bracciolini; ed in Bologna 
v' è la Madonna detta di S. Luca, die tu lì trasferita nel m6o. 
Lcggendovisi in essa Opus Litcae Cancallarì , e certamente non credo 
d'andare errato supponendo che quel Luca pittore il quale la fece 
sia il medesimo nostro Luca Santo di Firenze , che fosse figlio d'uno 
nominato Cauceìlicro^ nome che usava allora in Toscana; poiché 
l;i pretesa traslazione da Costantinopoli non parver;i, ed è infitti 
onninamente d-stituta di prove (i6) . In Firenze poi nella Chiesa 
di S. Tommaso era vi un antico Quadro all'Alrire rappresentante 
il Santo, dipinto ne! iigi. da un tal Aìarcbesello Pittor Fiorentino, 
siccome all'erma il Migliore, e intorno a questi tempi furono fat- 
ti i Mosaici in S. Paolo di Roma , probabij mente di<TÌi allievi 
di quei M )n ici sressi che appresero l'arre dui Greci, farti venire 
a ^lonte Casino 'dall' Abate Deiicler'io . Che se di pari passo van- 
no tra loro le Bolle Arci, la Scultura crebbe in bellezza ed in. 
proprietà nel duodecimo secolo, e troviamo infatti che nel 1152. 
Buùuo Scultore ed Architetto lavorava con molta riputazione in Ka- 



/ a 



(15) Per convincersi della qualiià del 
lavrro nei metalli cHìfriati e in ejueuo 
secolo, e ne' due posteriori non vie ciie 
osservare i musei de^jli eruditi, nti quali 
si incontrino sigilli assai bene incisi e 
Minete battute in Italia cimi diligenza 
maggiore di quelle coniare in Grecia nel 
trmpo stesso . Fra quelle bartu-i- in Ro 
m» e dai Papi e dal Popi.lo Romano, 
come pure fra quelle dei diversi Princi- 
pi e Città libere, se ne ammirano alcune 
che non invidiano certo qualche ttà po- 
steriore al ritoianiento dell' Arti . E' cele- 
bre il Fiorino d'oro f tto coniare dalla 
nostra Repubblica Fiorentina nel rJ52. , 
siccome, oltre molti altri Scrittori . narra 
il Villani , ed appena questo cominciò 



ad aver corso fra 1' e;tere genti (ucc 
conoscere e la di lei ricchezza , e la pe- 
riccia de' suoi cittadini nell'Arti. 

(ló) Di questa antica Pittura» e della 
vol;r3r credenza che es«a sia opera di 
S. Luca l'Evangelista si hanno bellissime 
osservazioni del Lami in una sua Lati- 
na Dissertazione per anche inedita csi- 
sttnte nella Riccardiana , diretta nella 
prima parte a ricercare se nel primo se- 
cole della Chiesa si permettesse il culto 
delle sacre Immagsni , e nella seconda 
parte a provare che 5 Luca Eva>;gtiiita 
giatinnai ubn fece pitture . L' erudì, ione 
di che abbiada questo scritto è sor- 
prendente , e degna certo del più illu-tre 
fllologo dei tempi prossimi ai nostri . 



LXVIIl 

vcnna (17)5 e nel 11 66. fece la Chiesa di S, Andrea di Pistoia, 
nell'architrave della cui porta scolpì niolte figure; e Bnouauno 
Scultore e Giiliermo (ondarono e fecero nel 1174. il Campanile di 
Pisa, ed il medesimo Biionanuo gettò nel 11 80. non senza sua lo- 
de, e con molta maestria la regia porta di bronzo di quel Duo- 
mo; siccome un tal Martino nel e 178. terminò il bel Campanile 
di S, Zeno Maggiore di Verona. Molte altre di sì fatte memorie 
comprovanti il mio assunto si potrebbono qui da me riportare , 
quali sono i Mosaici che adornano la Cupola di S. Maria in Tra- 
stevere, ed altre immagini dirimpetto alla Sagrestia di quella 
Chiesa, come narra il Platina , ed il Musanzio, ma a sé mi ri- 
chiama il secolo terzodecimo, in cui crescono scmprepiù le te- 
stimonianze certe dc'Pittori, e degli Scultori iciliani. 

Nelhi Chiesa de' PP. Domenicani di Siena v'è un Qnndro d* 
una Vergine lavorato nel 1221. da un tal Guido Pittore Senese 
serro d;l quale si legge la seguente Iscrizione; 

Me Gftiilo de Seuts dìehtis deptuxit amoeìiis -, 
Quei}j Christits lenis nulli ^ ve Ut augere poetiis 
Anno Domini MCCXXl fi 8). 

Nel 1224. po' Diotifecr Priore della Chiesa di S. Maria Maggiore 
di Firenze col consenso del suo Capitola vendè una Casa posta 
in Campo Corbolini per pigare un debito a Maestro \F/V/j77S./ Pitto- 
re, comesi ha da una carta del nostro Archivio Capitolare di quell* 
anno, e nel seguente anno 1225. Frate lacoio da Turriti Fran- 
cescano kvorò il mosaico della i^carsella dietro V Aitar Maggiore 



((7) Da un quElche avanzo d'un an- 
tico bis?o rilievo che ruttori conserva- 
si nel Duomo di Ravenna , sorto cui 
si Ie<:£je eliiarameiite Bonus /'• rilevasi 
ehc Binine , dtl quale non si sn né Ja 
Patria , né la condizione , è un indiv't- 
tiuo affatto distinte da Burranno Pisano, 
Io che da a-Icuno pare siasi voluto a 
bella posta confondere . 

(iS) Il rame fitto su questo quadro 
si può vedere nel Tom, I. dell' Etruria 
Pittrice al Num- III- preceduto da una 
s;)ieg3zione , in cui si dice esser dipinto 
a tempera con fwndo d'oro sulla tela ri- 
porcata sopra una tavola di legno . Que- 



sta è per Io più la m.iRÌrra df dipinge- 
re di quei tempi , sebbene si trovino 
anche delie pitture a olio, e a vernice. 
Monsignor B'Ktari neMe Giunte alle no- 
te del Primo Tomo del Vasari rammen- 
ta un'altro quadro di Guido rappresen- 
tante pure una Vergine , e dice che esì- 
steva a suo tempo nell'Oratorio delfa 
Conip.ignia di S. B-rnardino in Siena. Il 
medesimo celebre Prelato nello sr.'?<o luo- 
go rammenta pure un Diothalvi pittore , 
anch'esso Senese di quel tempo, lo che 
mafrtriornjente comprova l'asserzione del 
nottro autore diligcntissimo nelle sue ri' 
cerche 



del nostro S. Giovanni, come c'insegna l'Iscrizione seguente che 
vi iìi apposta ; 

Aìiutts ^ Papa^ tibi fiouns ciirrebat^ Houori., 
jic , l'ederice , tuo qH'mctns Monarcha decori 
Vigititi quiijqtie Cbristi citni milk diiccntìs 
Temfora currebant per saccula cuncta mancntis : 
Hoc opus incoepìt lux Mai lune duodeua 
Quod Domini nostri cnnservet gratta plpua . 
Sancti Fraiìcisci Frater fiiit hoc opcratits 
Jacobus ìh tali prue cuuctis arte probattis . 

Del medesimo Iacopo da Turrita sono pure i mosaici fatti in 
Roma nella Chiesa di S. Giovanni in Luterano , e nella Basilica 
Liberiana circa quello stesso tempo; e nel 1236. era in Firenze 
un Pittore chiamato Bartolaainico , come si ha da una carta del 
predetto Archivio Capitolare. Nel medesimo anno inoltre GiufJta 
Pittore Pisano dipinse un'Immagine del Crocifis=o nella Chiesa d' 
Assisi per ordine di Frate Elia che vi volle il suo ritratto con 
questa epigrafe : 

Frater Elias fecit fieri. 

lesti Chriìte pie 

Misercre precautir Eliae. 

Gt tinta Pi san US me pinx/t 

Aìiiio Domini MCCXXXll 

Indictione nona . 

E tal Pittura che e molto bella e ben fitta è stata incisa in rame 
e ripottata nel Magazzino Toscano di Livorno (19). Si ha certa 
notizia inoltre che nel 1240. i'urono fatti da Toscani Artefici i 
mosaici della Chiesa di S. lujopo di Pistoia , e intorno al laóo. 

(19) Molte notizie di Gluma possono impegno in certi luoghi per avvantag- 

vedcrsi nel so;irai;citato tir Itii Elogio giare il credito det;li Artisti Pisani so- 

fatto dal Sig- Dott Ranieri Tempesta , pra quello che giustamente possono van- 

ed ancor più nelle aiin.^seri note. In tare i celebri Artefici figli d'altre cit- 

esse l'autore riporta multi documenti tà di Toscana, ormai stabilito presso 

comprovanti il medesimo assunto del La- tutte le colte nazioni ; ma si possono ben 

mi , e vi si possono conoscere e nomi perdonare certi tratti di penna forse un 

d'artefici, e lavori dell'arti che prima poco avanzati ,a chi sente amore per il 

ci erano ignoti- Alcuno noterà f'Tse in decoro della propria Patria , che esige 

questo Scrittore troppo entusiasmo, ed da noi ogni rijjuarJo . 



furono fatte delle pitture che in parte ancora si vedono nella pa- 
rere esterna della Compagnia del Bigallo in faccia al Tempio di 
S. Giovanni in occasione della Canonizzazione di S. Pietro A4ar- 
tirc {io), fondatore di quellii Compagnia, e 'Niccolò Pisano nello 
stesso tempo vi pose le tre Statuette che tuttora si ammirano in 
tre distinte nicchie sopra del primo arco, rappresentante l'una la 
B. Vergine, alla cui sinistra v'è S Repatata, e alla destra S.Pier 
Martire (21), e certamente non son dispregevoli; siccome le det- 
te pitture sono d'una miglior maniera di quella di Limabue me- 
desimo. Anco la celebre Pittura della Vergine Annunziata dall' 
Angelo che si venera nella nostra Firenze par fatta non molto 
doppo che nacque l'ordine d,e' Servi nel 1233-, e nel nostro bel- 
lissimo Tempio di S Giovanni si veggono i mosaici fatti da Andrea 
Tafi, che molto lavorò in tale Artiiicio fino dall' anno 1340 (-212), 
epoca appunto della nascita di Cimabue , secondo il Vasari; oltre 
di che si sa che intorno al 1260. fioriva Mnrgheritone d'Arezzo 
pittore, scultore, ed arciiiretto, che molta laude ed approvazio- 
ne riportò in quest'Arti (23). Che se vorrò favellare degli scul- 



(ao) Della accennata Compagnia può 
vedersi il Ridia , il qualo riporrà rr.C;i 
te notizie refarive al di lei principio, 
e variazioni. Quanto alle pitture che vi 
furono fatte, come si crede, prima del 
12Ó0 , o in quei giro di teir.po , queste 
rappresentano due celebri fatti di S Pier 
Alartire avvenuti in Firenze nel tempo 
che si combìttcva a mano armata l'e- 
resia dei Patarinì, siccome narra fra gii 
altri il Lami nelle sue Lezioni Toscane, 
e la maniera della pirrura supera in 
liellczza ed in proprietà qualunque altra 
di quel temno , senza eccertuir neppu- 
re lo stesso Giunta, non cht Ciinr.bue. 

(21) Il Va«ari, e 1' elogi^tn Pipano del 
celebre Architetto, e Scultore Niccola 
dicoiio che un S- Dotneiiii.ii , ed u» nitro 
Stìnto ponjjnno in mezzo e fan curi na 
alla Beata Vergine, ma dagli attributi 
che accompagnano quelle due Sut'.i* si 
comprende ciie l'una rappresenta S. Pier 
Martire, e l'altra S. Rcparata ,.già ti- 
tolare della nostra Chiesa Priiuipale . 
Chi ama di avere ulteriori notizie sì 
di Niccola , che di Giovanni Pisani veda 
le Memorie Iscoricbe di fi:) numtni illus- 



tri Pis/tnl Tomo I. , ed il citato Vasa- 
ri nella loro vita . 

{il) Donde il Vasari desumesse che 
/ìndrea Tafi lavorò i mosaici di S Gio- 
vanni unitamente zd Apol/enio Greco noa 
so rinvenirlo. Una tal' arte già si eser- 
citava in Ital'a da Artefici Italiani pri- 
ma assai che nascesse il Tafi , né si ha 
alcuna notizia altronde di questo Apol- 
lonio. NeL' Hcruria Pittrice Tom. I. N. IV. 
si riporta in rame un' immagine della 
Vergine con numero quattro Santi in 
atto d"i vencr-izione, e superiormente due 
Angeli , e vuoisi che sia Opera del Tajì , 
Né il Vasari, ne il Baldinucei parlano 
punto dei di lui lavori di Pittura; e non 
so se u;i3 certa somiglianza di volti che 
si vuol trovare nella Tavo'a addotta con 
quella de' i\U><;3Ìci di S. Giovanni possa 
aversi per sufficiente autorità, e ripro- 
va per «cccrcarla come opera d* Andrea . 

(2^) Di Marghei itone si veda il Va- 
sari, il quale ne scrisse la vita, ed in 
essa ci dà ancora notizia di multi di lui 
lavori in pittura assai stimabili, special- 
mente a piccole figure , nelle quali e' 
vuole che siavi molco miglior maniera 



LXXl 



tori io trovo che nel 121 6. M.vcÌjìoHiie Arrctino scultore e ar- 
chitetto lece la fabbrica della Pieve d' Arezzo , e ne adornò con 
figure e sculture la bella tacciata i che poco dopo fece il busto in 
marmo d'Onorio 111. Sommo Pontetìcc, il quale lo somigliava al 
naturale, e adornò di ligure in rilievo il fianco di S. Pctrouio di 
Bologna (24). Egli nel 1221. fece il disegno delle nostre Chie- 
se di S. Salvadore del Vescovado, e di S. Micheìe Beì'teldi , sicco- 
me nel 1225. Nicùol.i Pisano imprese in Bologna a fare in marmo 
la sepoltura di «S. Domeuico adornata di molte figure, e lodata 
pure dallo stesso Vasari. Opere del medesimo artchcc sono pure 
la Chiesa di 5". Zeno di Piscoia , T accrescimento del Duomo di 
Volterra, il Pergamo di S. Giovanni di Pisa, e quello del Duo- 
mo di Siena tutto istoriato , né si dee tacere come intorno al 
1229. Puccio architetto e sculcor Fiorentino rifece la Chiesa di 
S. Maria Soprarno (25), e di poi scolpì il Sepolcro della Regina 
di Cipro mirabilmente istoriato per situarsi nella Chiesa di S. 
Francesco d' Assisi . 

Ed ecco confermato con gli esempi istorici la mia fissata pro- 
posizione , cioè che dal mille lino ai tempi in cui fiorì Ciuiabne 



che nelle grandi . LoJa egli ancora la di 
lui perizia nella scultura , e commenda 
S'-ipra (tutto la Scp' Irura da lui fitta di 
Papa Gro.,'orio nel Ve'covado d' Arezzo 
eoa il ritratto di quel Pontefice al na- 
turale in mirmo , opera stimata la mi- 
gliore che U5ci^'ie dalle sue mani . 

(24) Anco di Marchiorine Arrctino ci 
dà molte notizie il Vasari nella vita d' 
Arnolfo , e parlando della Pieve d'Arez- 
zo ci ilice che in quella fabbrica eret- 
ta , come si ha di nn' iscrizione apposta- 
vi , nel 1216 fu astai copriccioso nella 
varietik dell'invenzione. Lo «tesso autore 
parla pure del Ritratto fatto da lui di 
Onorio 111., dei Bassi rilievi della Ghie 
sa di S. Petronio ,e d'altre di lui opeie. 
Circa questo Architetto e Scultore si dee 
pur vedere la Relazioae di Giovanni Ron- 
dinoHi, e le note annessevi , che pongo- 
no in chiaro molte cose di lui e special- 
raente come Marchionne non (tee già la 
fabbrica , ma soltanto la Porta della Pie- 
ve d' Arez/.o . 

(■z;) Da un'antica iscrizione che tncor 



si Icg'^e sepra la porta che dà ingrc'so 
alla Casa una volta Parrocchiale , conti- 
gua ed annes5a alla Chiesa di S. Maria 
Soprarno si vuol nata la vecchia , mi 
erronea tradizione del rifacimento e re- 
snurazione della predetta Chiesa- L'iscri- 
zione porta Puccio mi Feci , e molti an- 
tiquari supposero che per errore del tem- 
po invece di Feci si dovesse leggere Fe- 
ce; ma efsa , scrive Alonsig. Bottari in 
um nota alla Vita di Niccola e Giovan- 
ni Pisani scritta dal Vasari , accenna the 
ivi si nascose uno, che trovatovi dulia 
corte del Biìrgello di notte si fìnse ladro 
per non vituperare una gentildonna , alla 
cui posta stava quivi , poiché Fucci» era 
un famoso ladro , come si ha dal Dante 
Infern. Cant. 34- Nasce ora dubbio assai 
ragionevole perciò se mai tsistesse il 
Puccio rammentato dal Vasari come Ar- 
chitetto, e Scultore non mediocre del 
Secolo XIIL . sebbene anco il Baldinucci 
tale lo voglia, e può essere , continua 
Mons. Bottari , ma non per quella iscri- 
zione . Vedi anco il Richa . 



'^ 



vi t'urom in Iralia sempre Pltrori e Scultori Irnli.mi che non la- 
sciarono mai perire arci sì belle, e se niohi rozzamente e Gjoffii- 
mente l'esercitarono, ve ne turono però alcuni che molto lauda- 
dflbilmente vi lavorarono, e torse con maniere le quali quelle di 
Cimabtie non invidiano. iMolti e molti più ne avrei io potuti ar- 
recare , se non avessi cercata la brevità , per lo che rimetto i cu- 
riosi di si fatte notizie a Monsignor C/<7;;;^/«i , al Marchese Scipio- 
ne Majfei , al Biaìicolinì ^ ed altri che di tali antichità hanno fatta 
special ricerca . Non pretendo però conquesto di derogare in nul- 
la al meriro del lodato Giinabue , e del egregio e laudatissimo 
Giotto^ i quali meritano bene d'essere considerati come introdut- 
tori d'una più bella maniera di disegnare, di colorire, di dipinge- 
re, e d'imitare il vero della natura , onde successivamente la pit- 
tura a tanta eccellenza e perfezione e arrivata, che è quello che 
in sostanza hamio prereso l'erudito Giorgio Vasari^ e il diligente 
Filippo Bahliuticci (26) . 



{26) A torto n accusino e i\ mala fi;- 
de e d'invidia i due celebri Scrittori T.*- 
sari e B^Idiuucci , quasi che per esaltare 
i primi introduttori d'una nuova manie- 
ra di dipingere presso di noi , quali fu- 
lOno e Cimab;ie e Giotto, abbiano inreso 
di sminuire, o tacere con mili7ia gli al- 
trui meriti e pregi . Le ledi che e?si 
profondono anco agli esteri Artefici lo- 
ro noti sono un ben sufficiente argomen- 
to per provare che non sono stati , co- 
me si vuol toro imputare, eccessivamen- 
te idolatri della nazione a cui apparte- 
nevano per ragione di nascita , e non è 
da maravigliarsi , scrivea Monsig Bot- 



tari , che parlino amendtif pia de Pittori 
'/escani, che di quagli d' altre nazioni ^ 
perchè di questi avevano , e p$tevano ave- 
re più notizie . Che se e nell'uno e nell* 
altro si incontrano talora degli sbagli sia 
di Cronologia , sia dì fatti, egli è mestie- 
ri il rammentarsi che e' non è cosa faci- 
le l'andare immune da essi per chi , sen- 
za traccie anteriori , o molto equivoche 
almeno, si apre una strada quasi nuova 
per illustrare le opere degli Artefici, e 
per instruire con notizie istoriche il mon- 
do circa ai progressi dello spirito umano 
Belle Belle Arti , che tanto onorano l'u- 
maoa natura . 



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TRATTATO 

DELLA PITTURA 

D 1 

LIO NARDO DA VINCI. 



f . T L giovane debbe prima imparare prospettiva ; poi le misure d'ogni 

;l cosa; poi di mano in mano imparare da buon m.aestro , pCi" as- 

-J suefarsi-a buone membra ; poi dal naturale, per confermarsi la 

ragione delie cose imparate ,• poi vedere un tempo V opere di mano di 

diversi maestri: poi far abito di mettere in pratica , ed operare le cose 

imparate . 

II. Lo studio de" giovani, i quali desiderano di far profitto nelle 
«cienze imitatrici di tucte Je figure dell'opere di natura, debbe essere 
circa il disegno accompagnaro dall'ombre e lumi convenienti ai sito 
dove tali figure sono collocate . 

III. Noi conoschiamo chiaramente chela vista e delle più veloci ope- 
razioni che sicr.o , ed in un punto vede infinite forme,* nientedimeno non 
comprende se non u^a cosa per volta. Poniamo caso tu , lettore, guar- 
di in una occhiata tutta questa carta scritta, e subito giudicherai quella 
esser piena di varie lettere : ma non conoscerai in quel tempo che le let- 
tere sieno , ne che vogliano dire ; onde ti bisogna fare a parola a pa- 
rola ^ verso per verso, a voler aver notizia d'esse lettere. Ancora se 
vorrai montare alT altezza d' un edifizio, converratti salire a grado a 
grado, altrimenti fia impor.sibile pervenire alla sua altezza. E così dico 
a te che la natura ti volge a quest'arte, se vuoi a\er vera notizia delle 
forme delle cose , ccmincierai dalle particola di quelle , e non andare 
alla seconda , se prima non hai bene nella memoria , e i:elU pratica ìa 
prima. E se farai altrimenti , getterai via il tempo, o veramente al- 
lungherai Io studio . E ti ricordo che impari prima la diligenza che la 
prestezza , 

A 



j TRATTATO DELLA PITTURA 

IV. Molti sono gii uomini che hanno desiderio ed anaore al disegno^ 
ma non disposizione, e questo fia conosciuto ne' putti , i quali sono 
senza diligenza , ne mai finiscono con ©mbre le loro cose . 

V. Non è laud;ibilc il pittore che non fa bene se non una cosa 
sola, come un' ignudo, testa, panni , o animali, o paesi, o simili par- 
ticolari, imperocché non e sì grosso ingegno, cha voltatosi ad una co- 
sa, e quella senjpre r.iessA in 'opera, non la faccia bene. 

Vi. La mente del pittore si dcbbe del continuo trasmutare in tanti 
discorsi quante sono le figure degli obietti notabili che dinanzi gli ap- 
pariscono , ed a quelle fermare il passo, e notarle, e far sopra esic te- 
gole, considerando il luogo, le circostanze, i lumi, e Tombi'e . 

VII. Studia prima la scienza, e poi seguita la pratica nata da es- 
sa scienza . Il pittore dee studiare con regola , e non lasciar cosa che 
non si metta alla metnoria , e vedere che differenza e fra le membra 
degli animali, e le loro giunture. 

Vili. 11 pittore debbe essere universale e solitario, e considerare ciò 
che esso vede, e parlar seco, eleggendo ìa parti' più eccellenti del- 
le specie di qualunque cosa che egli vede, facendo a similitudine dcl-o 
specchio , il quale si trasm.uta in tanti colori , quanti son quegli delie 
cose che se gli pongono dinanzi ^ e facendo così ti parrà che sia una se- 
conda natura . ' . 

IX. Quello non fia universale che non ama egualmente tutte le 
cose che si contengono nella pittura : come se ad uno non piacessero li 
paesi, percliè stima che sieno di semplice investigazione, e come disse il 
nostro Botticello , chetale studio era vano, perche col solo gettare una 
spugna piena di diversi colori a un muro, essa lasciava in detto muro 
una macchia , dove si vedeva un paese . Egli è ben vero che si vedono 
varie invenzioni di ciò che i' uomo vuol cercare in qt;ella , cioè teste 
d'uomini, diversi animali, battaglie, scogli,' mari, nuvoli, boschi, e 
simili cose , e fa come il suono delle campane, il quale si può intendere 
che dica quello , che a te pare . Così , ancora che esse macchie ti dia- 
no invenzione, esse non t'insegnano finir alcun particolare, e questo 
tal pittore fece tristissimi paesi . 

X. Tu pittore, il quale vuoi essere universale, e piacere a diversi 
giudìzj, farai in un medesimo componimento che vi siano cose di grand' 
oscurità , e di gran dolcezza d' ombre , facendo però note le cause di 
tali ombre e dolcezza . 

XI. Quel pittore che non dubita, poco acquista; quando l'opera 
supera il giudizio dell'operatore, esso operante poco acquista; e quan- 
do il giudizio supera l'opera, essa opera mai non finisce di migliorare, 
se l'avarizia non l'impedisce. 

XII. Il pittore dee prima assuefar la mano col ritirar disegni dì 
buoni maestri, e fatta detta assuefazione, col giudizio del suo precetto- 



DI LIONARDO DA VINCI 



3 



re, debbe poi assuefarsi eoi rirrar cose di rilievo buone con quelle re- 
gole che del rirrar rilievo si dirà. 

X!ll. L'abbozzar delTisrorie sia pronto, ed il nienibrificare non sia 
troppo fin ito ".-'Sfa con attenzir^he" so-laiihénre a' siti d'esse membra, le 
quali poi a beiragio, piacendoti, potrai finire. 

XIV, Ricordo a te, pirrore, che quando per tuo giuciizio , o per 
altrui avviso, scuopri alcun' errore neli' operé'tue, che tu le ricorregga , 
acciocché nel publicar tnl' opere, tu non pubblichi insieme con quelle 1' 
ignoranza tua . E non ti scusare da te medesimo, persuadentcti di restau- 
te li tua infamia nella 'succedente tua opera, perche la pittura non 
muo-e mediante la sua creazione, come fa la musica, ma lungo tem- 
po dura, ed il tempo darà testimonianza dell'ignoranza tua. E' se tu 
ti scuserai d'avere a combattere con la necessità, e di non aver tem- 
po a sti.'diare , e farti vero pittore , non incolp.ire se non te medesimo, 
perche solo lo studio della virtù è pasto dell'anima e dei corpo. Quanti 
sono li filosofi che soro nati ricchi, e perchè non gli impedissero le ric- 
chezze, le hanno lasciate. 

XV. Niuna cosa e che più c'inganni che il nostro giudiz'o in dar 
srn*'enza sulle nostre operazioni, e più ti varranno i biasiflii. de' nemici , 
che deg'i amici le senteiize, perche gli amici sono una medesima cosa 
con tei.o,e così ti possono col loro giudizio ingannare. 

XVI Non resterò di mettere fra questi precetti una nuova inven- 
zione di specuìaziune, la quale, benclie paia piccola, e quasi degna di 
riso, nondimeno e di grand' utilità a destar l'ingegno avarie invenzio- 
ni, e questa e: se riguarderai ;ìi alcuni muri imbrattati, o pietre di va- 
:j m'schi , potrai quivi vedere l'invenzione e similitudine di diversi pae- 
si , diverse battjgiie, e arti pronti di figr.irc, strane arie di volti, e d'abi- 
ti , e infinite altre cose; perchè nelle cose confuse l'ingegno si desta a 
r. uove invenzioni . 

XVn. Ancora ho provato essere di non poca utilità, quando ti tro- 
vi allo scuro nel letto, andar con 1' imaginariva riperendo li lineamenti 
supeificiali delle forme per 1' addietro studiate, o altre cose notabili di 
sortile speculazione : ed a questo modo si confermano le cose comprese 
nella memoria . 

XN'III. Quando vorrai far buono ed utile studio, usa nel tuo di- 
segnare di fare ad.igio, e giudicale infra i lumi quali e quanti tengo- 
no il primo grado di chiarezza; e cosi infra l'ombre, quali sieno quel- 
le che sono più scure che l'altre, ed in che modo si mescolano inse- 
me', e la quantità, e paragonare 1' una con l'altra, ed i lineamenti a 
che parte s' indrizzino, e neiie linee quanta parte 'vi dbbbà essere per l'uno 
e per 1' altro verso , e dove o più o meno evidente , e così lar^a o s(;t- 
tile , ed in ultimo che le tue ombre e lumi sicno iiP.iti senza tratti o 
segni, a uso di fumo; e quando avrai fatto l'uso e la mano a quella 

A z 



4 TRATTATO DELLA PITTURA 

diligenza, ti verrà fatta la pràtica presto, che tu non- te »e avvedrai-.' 

XIX. Certamente non deve ricusare il pittore , mentre eh' ei di- 
segna o dipinge, il giudizio d: ciascuno, perche noi conoschiamo che 
r uomo , benché non sia pittore, avrà notizia delle forme dell'uomo, 
s'egli e gobbo, se ha gran bocca , o gran mano, s'egli è zoppo, od ha 
altri mancamenti. E se noi conoschianio gli uomini poter giudicare Tiipe- 
re della natirra, quanto jnaggjormentc parranno giudicare i nostri errori? 

XX. Quello che si dei ad intendere di poter riserbare in sé tutti 
gli efferti della_ natura , s'inganna, perche- la memoria nostra non e di 
tanta capacità: però ogni cosa vedrai dai naturale, 

XXI. Il pittore dee cercare d'essere universale, perchè gii manca 
assai dignità , se fa una cosa bene, e 1' altra male: come molti cÌì:j 
solo studiano neir ignudo misurato, e proporzionato, e non ricercano 
la sua varietà , perchè può essere un uomo proporzionato , ed esser 
grosso, e corto, e lungo, e sottile, e mediocre, e chi di questa varie- 
tà non tien conto, fa sempre le sue figure in scampa, il che merita gran- 
riprensione . 

XXII. Facil cosa è all'^uomo che sa, farsi universale, imperocché 
tutti gUanimaJi terrestri hanno similitudine di membra, cioè muscoli^ 
nervi, ossa, e nulla si variano, se non in lunghezza , ovvero in gios- 
sezza , cerne sarà dimosrrato neli'anatom.ia . Degli animali d'acqua, che 
sono di molta varietà, non persuaderò il pittore che vi faccia regola. 

XXIII. Quelli che s'innamorano della pratica senza la diligenza, 
ovvero scienza, per dir megho , sono come i nocchieri ch'entrano in 
mare sopra nave senta, timone o bussola, che mai non hanno certezza 
dove si vadano. Sernprc la pratici dcbbe essere edificata sopra la buona 
teorica , della quale la prospettiva è guida, e porta: senza quella nien-- 
te si fa bene, così di pittura, come in ogni a'itra professione. 

XXIV Un pittore non dee mav imitare la maniera d' un altro, 
perchè sarà detto nipote e non figlio della natu-ra ; perchè essendo le 
cose naturali in tanta larga abbondanza, piuttosto si dee ricórrere ad 
essa natura, che ai n^aestri , ciie da quella hanno imparato. 

XXV. Quando hai a ritrarre dal naturale, sta lontano tre volte ìa 
grandezza della co?a che -tu ritrai, e farai, che quando tu ritrai, o 
che tu mijovi alcun principio di linea,, che tu guardi per tutta» il cor- 
po che tu ritrai, qualunque cosa si scontra per la dirittura della prin- 
cipale linea . 

XXVI. Nota bene nel tuo ritrarre , rome infra l'ombre vi sono om* 
bre insensibili d' oscurità e di figura, e questo si prova per la terza, 
che dice, che le supierficie globulente sono di tante varie oscurità e chia- 
rezze, quante sono le varietà dell'oscurità e chiarezze che gli stanno 
per obietto . 

XXVII. Il lume da ritrarre di naturale vuol' essere a tramontana, 



DI LIONARDO DA VINCI 5 

acciò non faccia mutazione- e se lo fai a mezzo dì, tieni Hnestre im- 
pannate, acciocché il sole illuminando tutto il giorno non fìiccia muta- 
none . L'altezza del lume debbe essere in modo situata, che ogni cor- 
po faccia tanto lunga Toir.bra sua per terra , quanto e la sua altezza. 
XXVIIF. Le figure di qualunque corpo si constringono a pigliar 
quel lume nel quale tu fingi essere es^ figure: cioè se tu fingi tali fi- 
gure in campagna, elle son coire da gran sommità di lume, non vi es- 
sendo il sole scoperto^ e se il sole vede dette figure, le sue ombre sa- 
ranno molto oscure, rispetto alle parti alluminate, e saranno ombre 
di termini espediti, così le primitive, come le derivative, e tali ombre 
saranno poco compagne de' lumi, perchè da tal lato allumina l'azzur- 
ro dell' aria , e tinge di se quella parte eh' ella vede ; e questo assai si 
manifesti nelle coss bianclie ; e quella parte eh' è alluminata dal sole, 
si dimostra partecipare del colore del sole, e questo vedrai molto spe- 
dii imente, quando il sole cala all'occidente, infra i rossori de' nuvoli , 
sicché essi nuvoli si tingono del colore che allumina: il qual rossore 
de' nuvoli, insieme col rossore del sole, fa rosseggiare ciò che piglia lu- 
me da loro: e la parte de' corpi che non vede esso rossore, resta (tei 
color dell'aria; e chi vede tai corpi , giudica che sieno di due colori: 
e da questo tu non puoi fuggire, che mostrato la causa di tali ombre 
e lumi , tu non le facci participanti delle predette cause, se nò l'ope- 
raziono tua e vana e f.ilsa . E se la tua figura e in casa oscura, e tu 
la vegga di fu ora ; questa tal figura avrà l'ombre sfumate, stando tu 
per la linea del lume, e quella tal figura avrà grazia, e farà onore al 
suo imitatore, per esser lei di gran rilievo, e l'ombre dolci e sfumo- 
se , e massime in quella parte dove manco vedi l'oscurità dell'abitazio- 
ne, im.perocehè quivi sono l'ombre quasi insensibili, e la cagione sarà, 
detta al suo luogo . 

XXIX. Il lume tagliato dall'ombre con troppa evidenza è somma- 
mente biasimato, onde per fuggir tale inconveniente., se farai • i corpi 
in campagna aperta, farji le figure non alluminare dal sole, ma fingi 
alcuna quantità di nebbia, o nuvoli trasparenti, essere interppsiti infra 
l'obietto ed il sole, onde non essendo la figura dal sole espedita, non 
saranno c^pcditi i termini dell'om.bre con quelle de' lumi . 

XXX. Quando ritrarrai gì' ignudi, fa sempre di ritrargli interi, e 
poi finisci quel membro che ti par migliore, e quello con l'altre mem- 
bra metti in pratica, altrimenti f iresti uso di non appiccar mai bene 
le membra insieme.- e non usar mai far la testa volta dove è il petto, 
ne il braccio andare come la gamba: e se la testa si volta alla spalla 
destra, fa le sue parti più basse dal lato sinistro che dall'altro; e se 
fai il petto infuori, fa che voltandosi la testa sul lato sinistro, le parti 
del lato destro sieno più aire che le sinistre . 

XXXi. Colui che ritrae di rilievo, si debbi acconciare In modo ta- 



6 TRATTATO DELLA PITTURA 

le, che l'occhio della figura ritratta sia al pari di colui che ritrae-/ 

XXXIl. Abbi un verro grande con-ie un mezzo foglio di carra rea- 
le , e quello ferina bene dinanzi agli occhi tuoi, cioè tra gli occhi e 
quella cosa che tu vuol ritrarre, e poi ti poni lontano con 1' occhio al 
detto vetro due terzi di braccio, e ferma la testa con un instruniento, 
in modo che non la possi muovere punto. Dipoi serra o cuopriti un 
occhio, e col pennello, o con il lapis, segna su'I vetro quello che di 
la appare , e poi lucida con la carta tal vetro, e spolverizzandola so- 
pra una carta buona, dipingela , se ti piace, usando bene di poi la 
prospettiva aerea . 

XXXJIì. I paesi si debbon ritrarre in modo che cW alberi sieno 
mezzi alluminati, e mezzi on;brati : ma meglio è farli quando il sole 
è mezzo occupato da' nuvoli, che allora gli alberi s'alluminano dal lu- 
me universale dei cielo, e dall'ombra uni-veisale della terra, e questi 
son tanto più oscuri nelle lor parti , quanto esse parti sono più vicine 
alla terra . 

XXXIV. A questo lume di notte sia interposto il telaio, o carta 
lucida , o senza lucidarla , ma solo un interfoglio di carta sottile can- 
celleresca , e vedrai le tue ombre non terminate. 

XXXV. Grandissima grazia d' ombre e di lumi s' aggiugne ai visi 
di quelli che seggxjno nella parte di quelle abitazioni che sono oscure, 
che gli occhi del riguardante vedono la parte ombrosa di tal viso es- 
sere oscurata dall'ombre della predetta abitazione, e vedono alla par- 
te illuminata del fnedcsimo viso aw^^iùnra la chiarezza che irli ^à lo 
splendore dell'aria: per la quale aumentazione d ombre e di lumi il 
viso ha gran rilievo , e nella parte alluminara T ombre .quasi insensibi- 
li : e d* questa tale rappresentazione e aumentazione d'ombre e di lumi 
il viso acquista assai' di bellezza. 

XXXV'I. Questa abitazione vuol' essere scuoperra all'aria, con le 
pareti di colore incarnato, ed i ritratti si. facciano di -estate, quando li 
nuvoli cuoprono il sole: o veramente farai le parc;ti" meridionali tant' 
alte, che -i raggi riHessi non guastino l'ombre. 

XXXVll. tempre il pittore deve considerare nella parere , li qua- 
le ha da istoriare, l'altezza del sito dove vuole coUocaje le sue figu- 
ra, e ciò che egli ritrae di naturale a detto proposito , e star tanto con 
r occhio più basso che la cosa che egli ritrae , quanto detta cosa sia 
messa in opera più aka che l'occhio del riguardante , altnmentc T ope- 
ra sua sarà reprobabile . 

XXXVII!. Usa di tenere in mano un filo con un piombo penden- 
te , per poter vedere gli scontri delle cose. 

XXXIX. Dividi la testa in dodici gradi, e ciascun grado dividi 
in 12 punti , e ciascun punto in 12 minuti, ed i minuti in minimi, 
ed i minimi in ^.emiminimi. 



DI LIONARDO DA VINCI 7 

XL. A B Sia la hocstra, M sia il punto del lume^ dico che ia 



^1*- 




qualunque parte il pittore si stia, che egli starà bene, purché l'oc- 
chio stia infra la parte ombrosa e la luminosa del corpo che si ritrae : 
il qual luogo troverai ponendoti infra il punto M , e la divisione che 
ù l'ombra dal lume sopra il corpo ritratto. 

XLI. Il lume grande e alt?, ma non troppo potente, sarà quello 
che renderà le particole de' corpi molto grate. 

XLU. Quel pittore che avrà goffe mani, le farà simili nelle sue 
opere, e così gì' interverrà in qualunque membro, se il lungo studio 
non glielo vieta . Però ogni pittore dee guardare quella parte che ha 
più brutta nella sua persona, ed a quella con ogni studio far buon riparo. 

XLIII. Quel pittore che avrà cognizione della natura de' nervi, 
muscoli, e lacerti, saprà bene, nel muover un membro, quanti e 
quali nervi ne siano cagione , e qual muscolo sgonfiando e cagion'' di 
far scorcire esso nervo, e quali corde convertite in sottilissime cartila- 
gini ravvolgono e circondano detto muscolo : e non farà come mol- 
ti , che in diversi atti sempre finno di mostrare quelle medesixc cose ia 
braccia, schiene, petti, ed altri muscyli . 

XLIV. Grandissimo difetto è dei pittore ritrarre . ovvero replicare i 
m;:dcsiiìii moti, e m.edesimc pieghe di panni in una medesima istoria, 
e far somigliar tutte le ie-.te T una con l'altra. 

XLV. Debbe il pittore fare la sua figura sopra la regola d' un cor- 
po naturale, il quale comunen-iCnte sia di proporzione laudabile ,• oltre 
di questo far misurare se medesimo e vedere in che parte la sua perso- 
na varia assai;, o poco da quella antedetta laudabile: e fatta quella 
notizia dee riparare con tutto il suo studio., di non incorrere ne' me- 
desimi mancamenti nelle figure da lui operate , che nella perso.ia sua 
ritrova: e con quosto vizio ti bisogna sommanicnre pug:iare , conciossia- 
che egli è mancamento , 'eh' e nato insieme col giudizio: perche T auima 
maestra del tuo corpo e quella che e il tuo proprio giudizio , e che vo- 



8 TRATTATO DELLA PITTURA 

Ic-etie?i ella si diletta nell'opere simili a quella , che essa operò nel com- 
porre il tuo corpo: e di qui nasce, che non è sì brutta lìgura di fem- 
mina., ch'i non trovi quiilchc amante, se già non fusse mostruosa, e 
in tutto questo abbi avvertimento grandissimo. 

XLVI. Grande errore e di quei pittori, i quali ritraggono una co- 
sa di rilievo a un lume ^nicolarè- nelle l^ro case , e poi mettono in 
opera tai ritratto a un lume universale dei!' aria in campagna , dove taT 
aria abbraccia ed illumina tutte Ve parti delle vedute a un medesimo 
niodo ; e così costui fa ombre oscure dove non può essere ombra j e se 
pure ella vi è, ella è di tant:i chiarezza, che e quasi impercettibile: 
e co<;ì fanno i riflessi, dove è impossibile quelli esser veduri . 

XLVIJ. Dividesi La pittura in due parti principali,' delle quali la 
prima è figura, cioè la linea che distingue la figura de' corpi , e loro 
particole: la seconda è il colore contenuto da essi termini . 

XLVIlf. La figura de' corpi si divide in due altre parti, cioè nella 
proporzionalità delle parti infra di loro, le quali sieno corrispondenti al 
tutto, e nel movimento appropriato all'accidente mentale della cosa vi- 
va che si muove. 

XLIX. La proporzione delle men.br^a si divide in due altre parti, 
cioè in egualità, ed in moto . Egualità s'intende, oltre alle misure cor- 
rispondenti al tutto , che non mescoli le membra de' giovani con quelle 
di'' vecchi , né .quelle de' grassi con quelle de' magri , nò le membra leg- 
giadre con le inette e pigre : ed oltre a questo che non ficci ai maschi 
membra femminili in modo che l'attitudini ovvero movimenti de' vec- 
chi non siano fatti con quella medesima vivacirà che quegli de* giovani, 
né quegli d'una femmina come quegli d' un maschio: facendo che i 
movimenti , e membri d' un gagliardo siano tali ; che in esse membra 
dimostrino essa valetudine . 

L. Le figure degli uomini abbiano atto proprio alia loro operazione 
in modo che vedendole tu intenda quello che per loro si pensa o di- 
ce , i quali saranno bene imparati da chi imiterà i moti ce' mutoli, i 
quali parlano con i movimenti delle mani, degli occhi , delie ciglia, e 
di tutta la persona, nei vglere esprimere ii concetto dell'animo loro. 
Né ti ridere di me , ferchè io ti ponga un precettore senza lingua , ii 
quale ti abbia ad insegnar quell'arte che egli non sa fare; perche me-» 
glio t' insega ;!rà egli cci fitti , che tutti gli altri con parole. Dunque tu, 
pittore, dell' una e dell'altra setta, attendi, secondo che accade, alla 
qualità di quegli che parlano , ed alla natura della cosa che ti parla . 

LI. Non fare li termini delle tue figure d' altro colore che del pro- 
prio campo, con che esse figure terminano, cioè che non facci profili 
oscuri infra il campo e la tua figura. 

LIl. Nelle cose di piccola forma non si può' comprendere la quali- 
tà del tuo errore ccir.c delle grandi j e la ragione è, che se questa co- 
sa 



DI LIONARDO DA VINCI 9 

^a piccola sia fatta a similitudine d'un uomo, o d'altro animale, le 
sue parti per V immensa diminuzione non penne es^er rlciivate con quei 
debito fine del suo operatore die si converrebbe -• onde !:o:i essendo fi- 
nita , non si possono comprendere i suoi errori . Riguarderai per esempio 
da lontano un uomo per io spazio di 300. braccia , e con diligenza giu- 
dicherai se quello e belio, o brutto, s' egli e mostruoso, o di comune 
qualità; vedrai che eoa sommo tuo sforzo non ti potrai persuadere a 
dar tal giudizio 5 e la ragione è. che per la sopraddetta distanza quest' 
uomo diminuisce tanto, che non si può comprendere la qualità delle sue 
parti. £ se vuoi veder bene detta diminuzione dell'uomo sopraddetto, 
ponti un dito presso all' occhio un palmo, e tanto alza od abbassa det- 
to dito, che la sua superiore estremità termini sotto la figura che tu 
riguardi, e vedrai apparire un'incredibile diminuzione: e per questo, 
spesse volte si dubita circa la ferma dell'amico da lontano. 

LUI. I pittori spesse volte cadono in disperazione d^l loro imita- 
re il naturale, vedendo le loro pitture non aver quei rilievo, e quella 
vivacità, che hanno le cose vedute nello specchio, ( VeJi il cap. 351 ) 
aliegindo che essi hanno colori che di gran lunga per chiarezza e per 
oscurità avanzano la qualità de' lumi ed ombre della cosa veduta nello 
sp.vchio, accusando in questo caso la loro ignoranza, e non la ragio- 
ne , perche non la conoscono . Impossibile è che la cosa dipinta appa- 
risca di tal rilievo, che si assomigli alle cose dello specchio, benché 
i'una e l'altra sia in sua superficie, salvo se fia veduta con un solo 
occhio ; e la ragione è questa .• i due occhi che vedono una eosa dopo 
i' altra, come A B che vedono m n , la e non può occupare inte- 





ramente m, perchè la base delle linee visuali è si larga, che vede il 
corpo secondo dopo il primo. Ma se chiudi un occhio, come S il cor- 
po F, occuperà K, perche la linea visuale nasce da un sol punto, e fa 
base nel primo corpo, onde il "secondo di pari grandezza non fìa mai 
veduto. 

B 



i« TRATTATO DELLA PITTURA 

LIV. Questo universal uso il quale si fa per i pittori nelle faccie 
delle cappelle, è molto da esseie ragionevolmente biasimato, imperoc- 
ché fanno li un'istoria in un piano col suo paese ed edifizj , poi alza- 
no un* altro grado, e fanno un'istoria , e variano il punto dal primo , 
e poi la terza e la quarta , in modo che una facciata si vede f^tta con 
quattro punti , la quale è somma stoltizia di simili maestri . Noi sappia- 
mo che il nunto è posto all' occhio del riguardatore dell' istoria : e se 
tu volessi dire: come ho da fare la vita d'un Santo compartita in mol- 
te istorie in una medesima faccia? A questo ti rispondo, che tu debba 
porre il primo piano col punto all'altezza dell'occhio de'riguardanti d' 
essa istoria, e nel derro piano figura la prima istoria grande, e poi di 
mano in mano diminuendo le figure e casamenti in su diversi colli e 
pianure , farai tutto il fornimento d' essa istoria . Pel resto della faccia , 
nella sua altezza , farai alberi grandi a comparazione delle figure, o 
Angeli , se fossero al proposito deiristoria^ ovvero uccelli, o nuvoli, o 
simili cose: altrimenti non te n'impacciare , che ogni tua opera sarà falia . 
LV. Le figure alluminate dal lume particolare sono quelle che mo- 
strano più rilievo,, che quelle che sono alluminate dal lume universale, 
perche il lume particolare, fa i lumi riflessi, i quali spiccano le figu- 
re dai loro campì , le quali riflessioni nascono dai lumi di una figura 
che risulta neli' om.bra di quella che le sta d'avanti, e l'allumina in 
parte. Ma la figura posta dinanzi al lume particolare in luogo grande 
e oscuro non riceve riflesso, e di questa non si vede se non la parte 
alluminala: e questa è solo da essere u<:ata nell'imitazioni della notte, 
con piccol lume particolare. 

LVÌ. I termini de'corpi esigono maggior discorso ed ingegno che 
l'ombre ed i lami, per causa che i lireamtnti de' membri , che non 
sono piegabili , sono immutabili, e sempre sono quei medesimi;, ma i 
siti, qualità, e quantità dell'ombre sono infiniti. 

LVIL Descrivi quali sieno i muscoli ^ e quali le corde, che me- 
diante diversi movimenti di ciascun membro si scuoprono, o si nascon- 
dono, o non fanno ne l'uno nò T altro: e ricordati che questa tale 
azione è importantissima appresso de' pittori e scultori , che fanno pro- 
fessione de' muscoli . Il simile farai ad un fanciullo, dalla sua natività 
insino al tempo della sua decrepità per tutti i gradi dell' età sua , ed 
in tutti descriverai le mutazioni delle membra e «iunture, e quali in- 
grassino o dimagrino - 

LVlll. Sempre il pittore dee cercar la prontitudine negli atti natu- 
rali fatti dagli uomini all'improvviso, e nari da potente atFezione de* 
loro affetti y e di quegli far brevi ricordi ne' suoi libretti, e poi a' suoi 
propositi adoperargli , col fare stare un uomo in quel medesimo atto, 
per veder la «^ualuà ed aspetti delie membra che in tal atto si ado«- 
prano , 



DI LIONARDO DA VINCI 1 1 

L/X. La pittura debbe esser vista da una finestra, come appare per 
cagione de' corpi così fatti. E se tu vuoi fare in un'altezza una palla 
rotonda , ti bisognerà farla lunga a similitudine d'un uovo, e star tan- 
to indietro ch'ella scorciando apparisca tonda. 

LX L' omore , le quali tu discerni con di/Tìcultà, ed i loro termini 
non puoi conoscere, anzi con confuso giudizio le pigli, e trasferisci 
nella tua opera, non le firai finite, o veramente terminate, sicché la 
tua opera sia d'ingegnosa risoluzione. 

LXI. I putti piccoli si dcbbon figurare con atti pronti e storti quan- 
do seggono, e nello star ritti con arri tiniidi e paurosi. 

LXil. 1 vecchi debbono esser fatti con pigri e lenti nsovimenti, e 
le gambe piegate con le ginocchia , quando stanno fermi, i piedi pari, 
e distanti l'un dall'altro, sieno declinati in basso, la testa innanzi 
chinati, e le braccia non troppo disrese. 

LXI 11. Le vecchie si debbon figurar ardite, e pronte, con rabbiosi 
movimenti , a guisa di furie infernali, ed i movimenti debbono parer più 
pronti nelle braccia e teste, che nelle gambe. 

LXlV. Le donne si debbono figurare con atti vergognosi, le gambe 
insieme ristrette, le braccia raccolte insieme, teste basse, e piegxte ia 
traverso. 

LXV. Quella cosa che è priva interamente di luce, è tutta tene- 
bre: essendo la notte in simile condizione, se tu vi vogli figurar un' 
istoria, farai, che essendovi un gran fuoco, quella cosa che e propin- 
qua a detto fuoco più si tinga nel suo colore , perchè quella che è 
più vicina air obietto, più partecipa della sua natura: e facendo il 
fuoco pendere in color rosso, farai tutte le cose illuminate da quello 
ancora rosseggiare, e quelle che son più lontane a detto fuoco, più 
siano tinte del color nero della notte. Le figure che son fatte innanzi 
al fuoco appariscono scure nella chiarezza d'esso fuoco, perchè quella 
parte d'essa cosa che vedi è tinta dall'oscurità della notte , e won dal- 
la chiarezza del fuoco: e quelle che si trovano dai lati, siano mezze 
oscure, e n)ezze rosseggiami: e quelle che si possono vedere dopo i 
termini della fiamma , saranno tutte di rosseggiante lume in campo ne- 
ro . In quanto agli atti, farai quegli, che sono appresso, farsi scudo con 
le mani, e con i mantelli riparo dal soverchio calore, e voltati col vi- 
so in contraria parte, mostrando fuggire: quelli più lontani, farai gran 
parte di loro farsi con le mani riparo agli occhi offesi dal soverchio 
splendore . 

LXVI. Se tu vuoi figurar bene una fortuna, considera e pondera 
bene i suoj elL-tti, ( ioe quanto il vento soffiando sopra la superficie 
del mare o della terra , riinove , e porta seco quelle cose che non sono 
fé' me con fa massa universale . E per figurar quella fortuna, farai pri- 
ma le nuvole spezzate e rotte dtizzarsi per il cf>-';'> dei vento, accom- 

li 2 



14 TRATTATO DELLA PITTURA 

pagnatc dall'arenose polveri levate da' lidi marini: e rami e fòglie^ 
levare per la potenza del vento, sparse per Tarla in compagnia di mol- 
te altre cose legg'ere: gli alberi ed erbe piegate a terra, quasi mostrar 
di voler seguir il corso de' venti, con i rami storti fuor del naturale loro 
stato , con le scompigliate e rovesciate foglie : e gli uomini , che vi si 
trovano, parte caduti e rivolti per i panni, e per la polvere quasi sie- 
no sconosciuti, e quegli che restano ritri , sieno dopo qualche albero ab- 
bracciati a quello, perche il vento non gli strascini: altri con le mani 
agli occhi per la polvere chinati a terra , ed i panni ed i capelli dritti 
al corso del vento . Il mare turbato e tempestoso sia pieno di ritrosa* 
spuma infra l'elevate onde, ed il vento faccia levare infra la combat- 
tuta aria della spuma più sottile, a guisa di spessa ed avviluppata neb- 
bia . I navigli che dentro vi sono alcuni se ne ficcia con vela* rotta , 
ed i brani d'essa ventilando fra 1 aria in compagnia d'alcuna corda 
rotta: alcuni con alberi rotti caduti col naviglio attraversato e rotto in- 
fra le tempestose onde, ed uomini gridando, abbracci^ire il FÌmanente del 
naviglio. Farai le nuvole cacciate da impetuosi venti, battute nell'alte 
cime delle montagne , e fra quelle avviluppate e ritorte a guisa o simi- 
litudine dell'onde percosse negli scogli: l'aria spaventosa per l'oscure te- 
nebre fatte dalla polvere, nebbia e nuvoli folti. 

LXV'Iih Farai prima il fumo dell' artiglieria mischiato infra Tarla 
insieme con la polvere mossa dal movimento de' cavalli de' combattito- 
ri , la qual mistione userai così. La polvere, perche è cosa terrestre e 
ponderosa, e benché per la sua sottilità ficilmente si levi e mescoli in- 
fra l'aria, nientedimeno volentieri ritorna a basso, ed il suo sommo 
montare e fatto dalla parte più sottile . Adunqr.e il m.eno fìa veduta , 
e parrei quasi del color delT aria . Il fumo cht; si mischia infra T aria 
polverata , quando poi s alza a certa altezza, parerà oscure nuvole, e 
vcdrassi nella sommità più espeditamente il fumo che la polvere , ed il 
fumo penderà in colere arzurro, e la polvere terrà il suo colore. Del- 
la parte che viene il lume parrà questa mistione d'aria, fumo e pol- 
vere molto più lucida che dalla opposita parte. I combattenti quanto 
più fìano infra detta turbolenza, tanto meno si vedranno , e meno dif- 
ferenza sarà da' loro lumi alle loro ombre . Farai rosseggiare i visi , .e 
le persone, e T aria, e gli archibugieri insieme con quegli che vi sono 
vicini. E dette rossore quanto più si parte delia sua cagione, più si. 
perda^ , e le figure che sono infra te ed il lume essendo lontane parran- 
no oscure in campo chiaro, e le lor gambe quanto più s'appresseranno 
alla terra, meno sieno vedute^ perche la polvere vi è più grossa e 
spessa. E se farai cavalli correnti fuori della turba, fai gli nuvoletti di 
polvere distanti T uno dall' altro , qua«to- può esser T intervallo de' sal- 
ti fatti dal cavallo, e quel nuvolo che è più lontano dal detto caval- 
lo meno si veda, anzi sia alto^ sparso, e raro, ed il più presso Ca \ì 



DI LIONARDO DA VINCI 13 

più evidente, e minore, e più denso. L'aria sia piena di saettume ia 
diverse ragioni: ciìi monti, chi scenda, qual sia per linea piana : e le 
pallottole degli scoppettieri sieno accon>pagnate d'alquanto famo dietro 
ai di loco corsi, e le prime figure farai polverose ne' capelli, 11 ciglia, e 
altri laoghi atti a sostener la polvere. Farai i vincitori correnti con i 
capelli e altre cose leggiere sparse, al vento, con le ci.^lia basse, e cac- 
cino contrarie membra innanzi , cioè se manderanno innanzi il pie de- 
stro, che il braccio stanco ancor esso venga innanzi, e se farai alcuno 
caduto , farai il segno delio sdrucciolare su per la polvere condotto iri 
sanguinoso fango ,• ed intorno alla mediocre liquidezza della terra farai 
vedere stampate le pedate degli uomini e de' cavalli che sono passati. 
Farai alcuni cavalli strascinar morto il suo signore, e di dietro a quel- 
lo lascia per la polvere e fango il segno dello strascinato corpo, farai 
i vinti e battuti pallidi, con le ciglia alte, e la loro corruzione, o la 
carne che resta sopra di loro , fia abbondante di dolenti crespe . Le fau- 
ci del naso sieno con alquante grinze partite in arco dalle narici , e 
termmate nei principio dell'occhio . Le narici alte , cagione di dette 
pieghe, e T arcate labbra scaoprano i denti di sopra. I denti spartiti ir 
modo di gridare con lamento. Una d^l!e mani faccia scudo ai pauros 
occhi, voltando il di dentro verso il nimico, l'altra stia a terra a so- 
stenere il ferito busto. Altri farai gridanti con la bocca sbarrata, e fug- 
giinti i farai ntolte sorte .d' armi infera i piedi de' combattitori , come scu- 
di rotti, lance, spade, ed altre simili cose. Farai uomini morti, alcuni 
ricoperti mezzi dalla polvere, ed altri tutti. La polvere che si mesco- 
la eoa l'uscito sangue convertirsi in rosso fango, e vedere il sangue dei 
suo colore correre con torto corso dal corpo alla polvere . Altri moren- 
do strignere i denti, stravolgere gli occhi , srrigner le pugna alla per- 
sona,, e le gambe storte. Potrebbesi vedere alcuno disarmato ed abbat- 
tuto dal nemico , volgersi a detto nemico con morsi e graffi , e far 
crudele ed aspra vendetta. Potriasi vedere alcun cavallo vuoto e leggie- 
ro correre con i crini sparsi al vento frai nemici ;, con i piedi far mol- 
to danno , e vedersi alcuno stroppiato cadere in terra , farsi coperchio 
col suo scudo, ed il nemico piegato a basso far forza per dargli morte. 
Potrebbonsi vedere molti uomini caduti in un gruppo sotto un cavallo 
morto . Vedransi alcuni vincitori lasciare il combattere , ed uscire dalla 
moltitudine , nettandosi con le mani gli occhi, e le guance coperte di 
fango fatto dal lacrimar degli occhio per causa della polvere . Vedransi 
le squadre del soccorso star piene di speranza e di sospetto, con la ci- 
glia aguzze , facendo a quelle ombra con le mani , e riguardare infra 
la folta ed oscura caligine , e stare attente al comandamento del suo 
Capitano . Si può far ancora il Capitano col bastone levato , corrente , 
ed in verso al suo corso mostrare a quegli la parte dov'è di loro. bi- 
sogno. Ed alcun fiume, dentrovi cavalli correnti, riempiendo la circo- 



i4 TRATTATO DELLA PITTURA 

stante acqua di turbolenza d' onde , di spuma , e d'acqua con forza saltan- 
te inverso Taria , e tra le gambe e corpi de' cavalli . E non far nes- 
sun luogo piano dove non sieno le pedate ripiene di sangue . 

LXV^IIL Chiaro si vede es"!ere un'aria grossa più che l'altra, la 
quale confina con la terra piana , e quanto più si leva in alto , più è 
sottile e trasparente. Le cose elevate e grandi , che fiano da te lontane, 
abbiano la lor bassezza che poco fia veduta, perche la vedi per una linea 
che passa fra i' aria più grossa continuata . La sommità di detta altezza 
si prova essere veduta per una linea, la quale, benché dal canto dell'oc- 
chio tuo si causi nell aria grossa , nondimeno terminando nella somma 
altezza della cosa vista , viene a terminare in aria molto più sottile che 
non fa la sua bassezza: per questa ragione questa linea quanto più s'al- 
lontana da te di punto in punto , sempre muta qualità di sottile in pili 
sottile aria. Adunque tu pittore, quando fai le montagne , fa' che dì 
colle in colle sempre l'altezze sieno più chiare che le bassezze: e quan- 
to le farai più lontane 1' una dall'altra, fai le altezze più chiare, e quan- 
to più si leverà in aito, più mostrerà la verità della forma e del colore - 

LXIX. Perchè q.uest' aria è grossa presso alla terra, e quanto più 
si leva, più s'assottiglia, quando il sole e per levante riguarderai 
verso ponente , partecipante di mezzodì e tramontana , e vedrai quell' 
aria grossa ricevere più lume dal sole che la sottile , perche i raggi 
trovano più resistenza . E se il cielo alla vista tua terminerà con la bas- 
sa pianura , quella parte ultima del cielo fia veduta per quell' aria più 
grossa e più bianca , la quale corromperà la verità del colore che si 
vedrà per suo mezzo , e parrà il cielo più bianco che sopra te , per- 
che la linea visuale passa per meno quantità d' aria corrotta da grossi 
umori. E se riguarderai in verso levante , 1' aria ti parrà più oscura 
quanto più s' abbassa , perchè in deti' aria bassa i raggi luminosi meno 
penetrano . 

J^XX. Le figure di qualunque corpo più parranno rilevare e spicca- 
re dai loro camj.-i , delle quali essi campi sieno di color chiari o oscuri, 
con più varietà che sia possibile nei confini delle predette figure , co- 
me fia dimostrato al suo luogo, e che in detti colori sia osservato la 
diminuzione di chiarezza ne' bianchi , e di oscurità nei colori oscuri . 

LXXL Nella figurazione delle grandezze che hanno naturalmente 
le cose anteposte all'occhio, si debbono figurare tanto finite le prime 
figure, essendo picciole , come l'opere de' miniatori, come le grandi de* 
pittori; ma le piccole de' miniatori debbono esser vedute d'appresso, e 
quelle del pittore da lontano ,• così facendo esse figure debbono corri- 
spondere all'occhio con egual grossezza^ e questo nasce perche esse ven- 
gano con egual grandezza d'angolo, il che si prova così: sia l'obiet- 
to B C e l'occhio sia A e D. E sia una tavola di vetro per la qua- 
le penetrmo le specie del 13 C . Dico che stando fermo 1' occhio A , la 



DI LIONARDO DA VINCI 



M 



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grandezza della pittura fatta per l' imitazione di c«:<;o B C debbe essere 
di tanto minoi figura, quanto il vetro D E, sarà più vicino all'oc- 
chio A, e dcbbe essere egualmente finita. E se tu unirai essa figura B G 
nel vetro D. E. , la tua figara debbe essere meno finita che la figura B C, 
e più finita che la figura M N , fatta su 'l 
vetro F G , perche se F O figura fosse fi- 
nita come la naturale B C, la prospettiva 
d'esso OP, sarebbe falsa, perche quanto 
alla diminuzione della figura essa starebbe 
bene, essendo B C din'nuiro in P O , ma 
il finito non si accorderebbe con la distan- 
za , perche nel ricercare la perfezione del 
finito del naturale B C allora B C , pir- C 

rebbe nella vicinità O P ■^ ma tu vorrai ri- 
cercare la diminuzione del OP, esso O P 
par essere nella distanza B C e nel diminuire del finito al vetro F G. 

LXXIl. Le cose finite e spedite si debbono far d' appresso , e le con- 
fuse , cioè di termini confusi, si fingono in parti remote. 

LXXIIL I colori di che tu vesti le figure sieno tali che diano 
grazia T uno all'altro: e, quando un colore si fa campo dell'altro, sia 
tale che non pajano congiunti ed appiccati insieme , ancor che fussero 
di medesima natura di colore, ma sieno varj,edi chiarezza tale, quale 
richiede T interposizione della distanza, e della grossezza dell' aria ^ che 
fra loro s'inframette , e con la medesima regola vada la notizia de' lo- 
ro termini, cioè più o meno espediti o confusi, secondo che richiede la 
loro propinquità o remozione, 

LXXIV. Il lume tolto in faccia al volti posti a pareti laterali, le 
quali sieno oscure, fia causa che tali volti avranno gran rilievo , e massi- 
me avendo il lume da alto : e queso rilievo accade , perchè le parti 
dinanzi di tal volto sono alluminate dal lume universale dell'aria a 
quello anteposta , onde tal parte alluminata ha ombre quasi insensibili , 
e dopo esse parti dinanzi del volto seguitano le parti laterali, oscurate 
dalle predette pareti laterali delle stanze, le quali tanto più oscurano 
il volto , quanto esso volto entra fra loro con le sue parti : ed oltre di 
questo seguita che il lume che scende da alto priva di se tutte quelle 
parti alle quali e fatto scudo dai rilievi del volto , come le ciglia che 
sottraggono il lume all' incassatura degli occhi , ed il naso che lo to- 
glie a gran parte della bocca, ed il mento alla gola , e simili altri rilievi. 

LXXV. Le riverberazioni son causate dai corpi di chiara qualità, 
di piana e semidensa superficie,! quali percossi dal lume, quello, a si- 
militudine del balzo della palla, ripercuote nel primo obietto. 

LXXVI. Tutti i corpi densi si vestono nelle loro superficie di varie 
qualità di lume e d'ombre. 1 lumi sono di due nature, l'uno si do- 



i6 TRATTATO DELLA PITTURA 

mandi originale, e l'altro derivativo. L'originale dico esser quello 
che deriva da vampa di fuoco , o dal lume del sole , o aria . Lume 
derivativo fia il lume reflesso. Ma per tornare alla pronicssa definizio- 
ne, dico che riverberazione luminosa noa fìa da quella parte del cor- 
po che fìa volta a' corpi ombrosi, come luoghi oscuri di tetti di varia 
altezze, d'erbe, boschi verdi o secchi, i quali, benché la parte di cia- 
scun ramo volta al lurtie originale si vesta della qualità di esso lume , 
nientedimeno sono, tant' ombre ratte dd ciascun ramo Tuno su l'altro, 
che in somma ne risulta tale oscurità, che il lume vi u per niente : onde 
non possono slmili obietti dare ai corpi oppositi alcun lume reflesso . 

LXXVn. I refiessi sieno partecipanti tanto più o meno della cosa 
dove si generano , che della cosa che gli genera , quanto la cosa dove 
si generano e di più pulita superficie di quella che gli genera . 

LXXVIIL I reflessi delle parti illuminate che risaltano nelle con- 
trapposte ombre alluminano o alleviano più o meno la loro oscurità, 
secondo che le sono più o meno vicine ^ con più o meno di chiarez- 
za . Questa tal considerazione è messa in opera da molti , e molti altri 
sono che la fuggono , e questi tali si ridono i' un deir altro . Ma tu 
per fuggir le caiunnie dell'uno e dell'altro, metti in opera l'uno e T 
altro dove son necessarj , ma fa che le loro cause sieno note, cioè che 
sì veda manifesta la causa dei refiessi e- loro colori, e così manifesta la cau- 
sa delle cose che non riflettono: e facendo cosi non sarai interamente 
biasimato, ne lodato dai varj giudizj , i quali, se non saranno d'intera 
ignoranza, Ha necessario che in tutto ti laudino si 1' una che l'altra setta. 
LXXIX. I reflessi de' lumi sono di tanto minore o maggiore chia- 
rezza ed evidenza , quanto essi fieno veduti in campi di maggiore o 
minore oscurità: e questo accade, perche se il campo e più oscuro che 
il reflcsso , allora esso refiesso sarà forte ed evidente per la ditferenza 
grande che hanno essi colon infra loro : ma se il reflcsso sarà veduto 
ìa campo più chiaro di lui, allora tal reflesso si dimostrerà essere oscuro 
rispetto alla bianchezza con la quale confina, ^ cosi tal refiesso sarà 
insensibile . 

LXXX. Quella parte sarà più chiara 
o alluminata dal reflesso, che riceve il lu- 
me infra angoli più eguali . Sia il lumi- 
noso n , e V a ò Sia. la parte del cor- 
po illuminata , la quale risalta per tutta 
la concavità opposita, la quale è ombro- 
sa. L sia che tal lume, che riflette in F, 
sia percosso infra angoli eguali, f, non sa- 
rà reflesso da base d'angoli eguali, come* 
si mostra 1' angolo e a ò che è più ot- 
tuso che l'angolo ¥ ò a mi V angolo 




DI LIONARDO DA VJNCI 17 

A F B ancor che sia infra gli angoli di minor qualità che rangole B. e^li 
• ha per base A E che e tra gli angoli più eguali che. esso angtilo E, e pi- 
rò fia più chiaro in F che in E^cd aacora sarà più -chiara, ]-(erchc sa- 
rà più vicino alla cosa che T illumina , pcV la sesta che dice : Quella 
parte del corpo ombroso sarà più alluminata che sarà più vicina al suo 
luminoso • 

LXXXI. I riflessi della carne che hanno lume da altra carne, so- 
no più rossi , e d,i più eccellente incarnazione che nissun' altra parte di 
carne che sia nelfuomo: e questo accade par la j.a del z." libro, che 
dice: la superficie d'ogni corpo opaco partC/i^ipa dei colore del suo obiet» 
to; e tanto più quanto tale obietto gii e più vicino, e tanto meno 
qaanto gli e più remato, e quanto il corpo opaco e maggiore, perchè 
essendo grande, esso impedisce le specie de^^li obietti circostanti, le quali 
spesse volte sono di color vari , i quali corrompono le prime specie più 
vicine, quando i corpi sono piccoli: ma non manca che non tinga più 
ìb riflcssj un piccolo colore vicino, che un color grande remoto , per la 
6.» di prospettiva, che dice : le cose grandi potranno essere in tanta distanza, 
che elle narra uno minc>ri assai che le piccole d''<ìpp^resso. 

LXXXll. Quel riflesso sarà di più spedita evidenza , il qu^ale è ve- 
duto in campo di maggiore oscurità , e quei fia metio sensibile , che si 
vedrà in campo più chiaro: e questo nasce che le cose di varie oscu- 
rità poste in contrasto , la meno oscura fa parere tenebrosa quella ch^ è 
più oscura, e le cose di varie bianchezze poste in contrasto, la più bian- 
ca fd parere i' altra mtno bianca che non e . 

LXXXI II. I riflessi duplicati sono di maggior potenza che i liflessì 
«empiici, e V ombre che s' interpongono infra il lume incidente ed essi 
riflessi di poca oscurità . Per esempio sia A il luminoso.* ANAS i di- 
retti: S N sian le parti d** essi corpi alluminata : O i5 sian le parti d'essi 
corpi alluminati dai rcflessi : ed il rcfksso AN£ e il riflesso semplice 
ANO, A SO è il riflesso duplicato. Il riflesso semplice e dotto quello , 
che solo da uno alluminato e veduto, ed il duplicato e visto da due cor- 
pi alluminati, ed il semplice E e fatto dall'alluminato B D : il duplicato 
O si compone dall'alluminato BD e dall' allujninato DR, e l'ombra 
sua è di poca oscurità, la quale s'interpone infra il lume incidente N, 
ed il lume riflesso N O S O. 

LXXXIV. Nissan colore che rifletta nella superficie d' un altro 
corpo , tinge essa superfìcie del suo proprio colore , ma sarà misto con 
i concorsi degli altri colori riflessi, che risaltano nel medesimo luogo: 
come sarà il color giallo A cJie rifletta nclJa parte dello sferico e nei 
medesimo luogo ref lette il colore, azzurro B. Dico per quesra riHessio- 
ne mista di giallo e di azzurro, che la percussione del suo concorso tin- 
gerà Io sferico; e che s'era in se bianco, lo farà' di color verde, per- 
che provato e che il giallo e l'azzurro misti insieme -ianno un bellissi- 
mo verde. C 



1?. TRATTATO DELLA PITTURA 

jLXXXV. Rarls.-ime volte avviene che i riflessi sieno del medesimo 
colore del corpo , o del proprio dove si congiungono : per esempio sia 
lo sferico D F G E giallo, e 1' obietto che gli riflette addosso il suo 
colore sia BC il quale è azzurro, dicochc la parte dello sferico, che è 
percossa da tal riflessione , si tingerà in color, verde, essendo BC al- 
luminato dall'aria e dal sole. 

LXXXVL Infra '1 riflesso di medesima figura, grandezza , e po- 
tenza , quella, parte fi dimostra più o meno potente,. la quale termine- 
rà, in campo, più o meno oscuro . 

Le superficie de' corpi partecipano più del colore di quegli" obietti li 
quali riflettono in lui la sua similitudine infra angoli più eguali . 

De' colori degli obietti che riflettono le sue. similitudini nelle su- 
perficie degli anteposti corpi infra angoli eguali, quei sarà più potente, 
il quale yvrà il suo raggio riflesso di più breve lunghezza. 

Infra i colori degli obietti, che si riflettono infra angoli eguali, e 
con qualche distanza nella: superficie di contrapporti corpi, quel sarà 
più potente, che sarà, di più chiaro colore. 

Queir obiertc. riflette più intensamente il suo colore nelT antepo- 
sto corpo, il quale non ha intorno a se altri colori che della sua specie. 
Ma quel riflesso sarà di più confuso colore, che da varii colori d'obietti 
è generato.. 

Quel colore che sarà più vicino al riflesso , più tingerà, di sé esso 
riflesso, e così, e converso .. 

Adunque tu, pittore, fàdi operare ne' riflessi, deirefìlgie delle- figure 
il colore delle parti de' vestimenti che sono presso alle parti delie car- 
ni che loro sono più vicine.- ma non. separare, con troppa, loro pronun-- 
ziazione se non bisogna .. 

LXXXVil. Tutti i colori riflessi sono di manco luminosità che il", 
liime retto ,. e ta.l proporzione ha il lume incidente col lume' riflesso,, 
quale è quella che hanno infra loro le luminosità dalle loro cause . 

LXXXVIIJ-,, 11 termine dei riflessi nel campo più chiaro di esso ri- 
flesso, sarà- causa che tale riflesso terminerà in campo più oscuro di 
lui, ed allora esso riflesso sarà sensibile , e tanto più si. hirà, eviden- 
te, quanto tal campo sarà più oscuro, e così e converso. 

LXXXiXo, Quando tu avrai imparato bene prospettiva , ed avni a 
mente tutte le membra e i corpi delle cose , sii vago spesse volte: nel tuO' 
andar- a spasso di vedere e considerare i siti degli uomini nei parlare ,, o 
nel contendere, o nel. ridere, o azzuffarsi insieme, quali atti sieno in 
loro, e che atti facciano i circostanti , spartitori, e veditori di esse, co- 
se, e quelle notare con brevi sepni-in un tuo picciol libretto, il qua— 
lo tu debbi sempre portar teco: e sia di carte tinte, accio non 1 aboi 
a scancellare, ma mutare di vecchio in nuovo; che quefie non son 
<iQ56i' da. essere, scancellare , anzi, con grandissima diligenza serbate , per— 



DI LIONARDO DA VINCI 



19 




che sono fante l'infinite forme ed atti delle cose , che la memoria 
non e capace a ritenerle •• onde queste riser.berai come tuoi autori e 
maestri . 

XC. La prima figura nell' istoria farai tanto minore chf il "natu- 
rale , e quante braccia ti^, la figuri lontana dalla prima .linea |, e poi più 
l'altre a comparazione di quella , con la regola di sopra . 

XCf. Tanto quanto la parte dell' ignudo 
da diminuisce per posare , tanto 1' opposta parte 
cresce : cioè tanto quanto la parte da diminuisce 
dì sua misura, l'opposta parte sopraccrcsce alla sua 
misura, ed il bellico mai esce di sua altezza, ovvero 
il membro virile; e questo abbassamenta nasce, per- 
che la figura che posa sopra un piede , quel piede 
fi fa centro del soprapposto peso : essendo così , il 
mezzo delle spaile vi fi drizza di sopra , uscendo 
fuori della sua linea perpendicolare , la qual linea 
passa per i mezzi superficiali del corpo : e quefia li- 
nea più si viene a torcere nella sua superiore ertre- 
mità , sopra il piede che posa ; i lineamenti traversi 
costretti a eguali angoli si fanno co' loro ellremi più 
bassi in quella parte che posa, come appare ìit a ù e. 

XCII. Delle figure che compongono 1' isorie ^ 
quella si dimostrerà di maggior rilievo la quale sarà 
finta esser più vicina air occhio : questo accade per 
la 2.* del 3.« che dice: Quel colore si dimostra di 
maggior perfezione , il quale ha meno quantità d' 
aria inrcrpolla fra sé e V occhio che lo giudica 4 
e per quello l'ombre, le quali molìrano i corpi es- 
sere rilevati , si dimoilrano ancora più oscure (f ap- /] 
presso che da lontano , dove sono corrotte dall' aria 
interpofla fra l'occhio, ed esse ombre; la qual co- 
sa non accade nell'ombre vicine alTocchio, dove es- 
se mofirano i corpi di tanto maggior rilievo , quanto -esse sono di mag- 
giore oscurità . 

xeni. Ricordati, pittore, quando fai una sola figura, di fuggire 
gli scorci di quella, sì delle parti , come del tutto, perche tu avresti 
a combattere con T ignoranza degl' indotti in tal arte ; ma nell' istorie 
fanne in tutti i modi che ti accada , e massime nelle battaglie , dove 
per necessità accadono infiniti scorciamenti o piegamenti dei componi- 
tori di tal discordia, o vuoi dire pazzia bestiai issima . 

XCIV. Nelle istorie vi debbono esser uomini di varie complessioni, 
-stature, carnagioni, attitudini, grassezze, magrezze, grossi, sottili, gran- 
di, piccioli, grassi, magri, fieri, civili, vecchi, giovani., forti e musco- 

C 1 




l'- 



Io TRATTATO DELLA PITTURA 

3osì, déboli e con }->ochÌ muscoli, allegri, maliiTccvnici, e con capelli ric- 
ci e distesi , corti e lunghi , movimenti pronti e languidi , e così varii 
abiti, e colori, e qualunque cosa in essa istoria si riciiiede. 

XCV^'T movimenti dell' uomo vogliono- essere imparati dopo la 
cognizione delle membra , e del tutto in tutti i moti delle membra e 
giunture, e poi con breve notazione di pochi -segni vedere l'attitudi- 
ne degli uomini nei loro accidenti , senza eh' essi si avveggano che 
tu gli consideri : perchè avvedendosetie averanno la mente occupata a te, 
la quale avrà abbandonato la ferocità del suo atto , al quale prima 
«ra tutta intenta, come quando due irati conrendono insieme, «he it 
ciascuno' pare aver ragione , i quali con gran ferocità maovcma le ci- 
glia, e le braccia, e gli altri membri, con atti appropriati alla loro- in^ 
tenzione, e alle loro parole,* l'I che far non potresti, se ti^ gli volessi 
£jr fingere tal ira, o altro accidente^ come riso, pianto, dolore, am- 
mirazione, paura, e simili: sicclfe per questo sii vago di portar teca 
un libretto di carte ingessate , e con lo stile di argento nota con bre- 
vità tali movimenti, e- similmente nota gli- atti de^i circostanti, e- loro 
compartizione, e questo- t' ìnsegne-rà a comporre l'istorie: e quando 
avrai pieno il tuo libretto , mettilo da parte , e serbalo ai tuo propo- 
sito ; ed il buon pittore ha da osservare due cose principali, cioè 1' uo- 
mo , ed il concetto: suo della, mente , che serberà in se, il- cl^e e ioì^ 
portantissimo.. 

XCVL Lo studio dei componimentr dell'istorie debbe essere di poi'— 
je le figure digrossata-mente, cioè abbozzare, e prima saperle ben fare 
per tutti i versi, e piegamenti, e dìstcndinvénti delle loro menvbra ; di 
poi sia presa la discrezione- di due che arditamente combattano- in&iewe^. 
e questa tale invenzione sia csanvinata in varii a-tti , ed in varii is-pet*- 
ti : di poi sia seguitato. il combattere òizW ardito col vile e- pauroso, e- 
■queste tali anioni , e moltt altri accidenti dell' aaimo, sieno con grande 
«saminazione , e studio speculate. 

XCVII* Dilettisi il pittore ne' componimenti dell' istorie della copia 
€ varietà, e fugga i-I replicare alcuna- parte che in essa fatta si;i, aceiohe 
la aovifà ed abbondanza attragga a se. e- diletti- F occhio del riguardante. 
Dico dunque che neir istoriasi richiede , a'ioro luoghi accadendo-, mist-igli 
uomini' di diver'<e effìgie , con diverse età ed abiti , insieme raescclatl 
con- donne, fanciulli, cani, cavalli, edifici! , campagne, e colli-.' esiaos- 
-servat-a là dignità e decoro al principe e al savio, con la separazione dal 
volgo .-■ nemmeno mescolerai li malenconici e piangenti con gli allegri , C: 
ridenti; che- Li- natura dà che gli allegri stiano eoa gli allegri , e li ri- 
denti con i ridenti , e cosi per il contrario . 

; XCVIIL Comune difetto- e ne' pittori Italiani il riconoscersi'!' aria? 
e figura dell'Imperatore, mediante le molte figure dipinte: onde pt;r 
fuggirs tale errore, non- siciro fatte,, né replicate mai, ne ia- tuttjo , né 



DI LIONARDO DA VÌNCI 2i 

in parte le medesime figure, ne che un volto si veda nell'altra i'^torla. 
E quanto osserverai più in una istoria , che il brutto sia vicino al bel- 
ìo , ed il vecchio al giovine, ed il debole al forte, tanto più vaga sa- 
rà la tua istoria , e T una per 1* alrra figura crescerà in bellezza . E 
perchè spesso avviene che i pittori, disegnando qualsivoglia cosa, vCi- 
gliono, che ogni minimo segno di carbone sia valido, in questo s'in- 
gannano, perche molte sono le volte che l'animale figurato non hai mo- 
ti delle membra appropriati al i-noto mentale : ed avendo egli fatta bel- 
la e grata menibrificazione, e ben finita, gli parrà cosa ingiuriosa a 
mutare esse membra . 

XCIX. Se vuoi fare che la vicinità dì un colore dia grazia all'al- 
tro che ctin lui confina, usa quella regola che si vede fare ai raggi 
del sole nella composizione dell'arco celeste, i quali colori si generano 
nel moto della pioggia , perche ciascuna gocciola si trasmuta nella sua 
discesa in ciascuno dei colori di tal arco, come s' è dimostrato al suo 
luogo. Ora attendi , che se tu vuoi fare un eccellente oscurità » dai per 
paragone un eccellente bianchezza , e così V eccellente bianchezza farai 
con la massima oscurità ; ed il pallido farà parere il rosso di più foco- 
sa rossezza che non parrebbe per se in paragone del pavonazzo . Evvi 
un'altra regola, la quale non attende a fare i colori in sé di più su- 
prema bellezza che essi naturalmente sieno, ma che la compagnia loro 
dia grazia 1' un all'altro, come fi il verde al rosso , e cosi l'opposto, 
come il verde con l'azzurro. Ed evvi una seconda regola generativa 
di disgrata compagnia, come l'azzurro col giallo che biancheggia, o 
col bianco , e simili ^ i quali si diranno al suo luogo . 

C Sempre a quei coiori, che vuoi che abbiano bellezza, prepare- 
ai prima il campo candidissimo, e questo dico de' coiori che sono tra- 
sparenti , perche a quei che non sono trasparenti , non giova campo 
chiaro, e l'esempio di questo c'insegnano i colori de' vetri, J quali 
quando sono interposti infra l' occhio e T aria luminosa, si mostrano di 
eccellente bellezza, il che far non possono, avendo dietra a se l'aria 
tenebrosa o altra oscurità ► _.^. 

CI. Il colore dell' ombra di qualunqiie colore sempre partecipa del 
colore del suo obietto , e tanto più o meno , quanto egli è più vicino o 
remoto da essa ombra, e quanto esso è più o meno luminoso, 

CU. Delle case più oscure che l'aria, quella si .dimostrerà dì mi- 
nor oscurità, la quale fia più remota: e delle cosc„'più chiare che l'aria, 
quella si dimostrerà di minor bianchezza, che ^arà' più remota dall'oc- 
chio: perchè delle ' cose più chiare e più osc'uTe" clic T aria , in lunga, 
distanza scambiando colore, la chiara acquista oscuilità ,. ci' oscura ac- 
quista chiarezza . 

CIIL I coioti delle cose si perdono interamente in maggior o mi- 
nor distanza , secondo che gli occhi, e la cosa veduta saranno ia mag.- 



TRATTATO DELLA PITTURA 



giore o ininore altezza . Provasi p?r la 7.* di questo , che dice -, l'aria è 
tanto più o meno grossa, quanto più ella sarà più vicina o reinota dal- 
la terra. Adunque se rocchio e la cosa da lui veduta saranno vicini 
alla terra, allora k grossezza dell'aria interposta fra l'occhio e la co- 
sa, impedirà assai il colore della cosa veduta da esso occhio. Ma se 
tal' occhio insieme con la cosa da lui veduta saranno remoti dalla ter- 
ra, allora tal' aria occuperà poco il colore del predetto obietto: e tan- 
te sono le varietà delle distanze, nelle quali si perdono i colori degli 
obietti, quante sono le varietà del giorno, e quante sono le varietà 
dell? grossezze o sottilità dell'aria, per le quali penetrano all'occhio 
Je specie de' colori dei predetti obietti . 

CIV. L'ombra del bianco veduta dal sole e dall'aria ha le sue 
ombre traenti all'azzurro, e questo nasce perchè il bianco per se non 
è colore , ma è ricerto di qualunque colore, e per la 4.* di questo, che 
dice: La superficie d'ogni corpo partecipa del colore del suo obietto; 
egli è necessario che quella parte della superficie bianca partecipi del 
colore dell'aria suo obietto. 

CV. Quell'ombra parteciperà più del nero, che sì genererà in più 
bianca superficie, e questa avrà maggior propenfione alia varietà che 
nissun' altra superficie; e questo nasce perche il bianco non e connu- 
jnerato infra i colori, ed e ricettivo d'ogni colore, e la superficie sua 
partecipa più intensamente de' colori dei suoi obietti che nessun' altra 
superficie di qualunque, e massime del suo retto contrario, che è il ne- 
ro, ( o altri colori oscuri ) dal quale il bianco è più remoto per natu- 
ra , e per qucfto pare ed è gran dilferenza dalle sue ombre principali 
ai lumi principali . 

evi. Possibile è che un medesimo colore non faccia mutazione in 
yarie distanze , e questo accaderà quando 1^ proporzione delle grossezze 

dell'aria e le proporzioni delle di- 
stanze che avranno i colori dall' oc- 
chio, sia una medesima, ma conver- 
sa. Provasi così: A sia l'occhio, H 
sia un colore qual tu vuoi, posto in 
un grado di distanza , remoro dall' 
occhio in aria di quattro gradi di 
grossezza , ma perche il 2.° grado 
di sopra A M N L ha la metà più sot- 
tile , r aria portando in essa il me- 
ticsimo colore , e necessario che tal 
colore sia il doppio più remoto 
dall'occhio che non era prima: a- 
dunque gli porremo i due gradi AF 





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DI LIONARDO DA VINCI 2j 

cif FG discosto dall' occhio , e sarà il colore G, il quale poi alzsrdo- 
nel grado di doppia sottilità alla 2.^ in AVlNL che sarà il grado OfvìPN, 
egli e necessario che sia posto nell'altezza E, e sarà distante dalRoc- 
chio tutta la linea A E, la qoale si prova valere in grossezza diaria 
quanto la distanza AG, e provasi cosi. -Se AG distanza inrerpòstu da 
una medesima aria infra l'occhio e'i colore occupa due gradi, ed A E • 
due gradi e mezzo, questa distanza è sufficiente a fare che il colore G 
alzato in E non si varii di sua potenza, perche il .grado AC e il gra- 
do AF essendo una medesima grossezza d'aria sono simili ed eguali, ed 
il grado CD benché sia eguale in lunghezza al grado FG, non è si- 
mile in grossezza all'aria di sopra, della quale, un mezzo grado di di- 
stanza occupa tanto il colore, quanto si faccia un grado inriero dell'aria 
di sopra, che è il doppio più sottile che l'ari.i che gli confina di sot— 
so. Adunque calcolando prima la grossezza dell' aria , e poi le distanze, 
tu vedrai i colori variati di sito, che non avranno mutato di bellezza :i 
e diremo così per la calcolazione della grossezza dell'aria: il colore H 
è posto in quattro gradi di grossezza d'aria: G colore, è posto in aria 
di due gradi di grossezza: E colore si trova in aria d'un grado di gros- 
sezza: ora vediamo se le distanze sono in proporzione eguale, ma e con- 
verso . Il colore E si trova distante dall' occhio a due gradi e mezzo 
di distanza. Il G due gradi, 1' H un grado: questa distanza non scon- 
tra con la proporzione, e quest' è che ti bisogna dire. Il grado AC co- 
me fu detto di sopra , è simile ed eguale al grado A F , ed il mezzo 
grado CB è simile, ma non. eguale al grado AF,. perche è solo un 
mezzo grado di lunghezza, 11 quale vale un grado intiero dell'aria di 
sopra» Adunque la calcolazione trovata- satisfa al proposito, perchè A C> 
vale due gradi di grossezza dell'aria di sopra , ed il mezzo grado C B 
ne vale un intiero d'essa aria di sopra, sicché abbiamo tre gradi in va- 
luta d'essa grossezza di sopva ,. ed uno ve n' e dentro,, cioè BE esso 
quarto. Seguita: AH ha quattro gradi di grossezza d'cria: A G ne ha 
ancora quattro', cioè AF ne ha due, ed FG due altri, che fa quattro. 
A E ne ha ancora quattro, perchè AC ne tiene- due-, ed uno CD che 
è la metà dell'AC e di quella medesima aria, ed uno intero ne è di 
sopra neir aria sottile che fa quattro. Adunque, se la distanza A E non 
e. doppia della distanza AG, ne quadrupla dalla distanza A G ella e re- 
staurata dal C D mezzo grado d'aria grossa,- che vale un grado intero 
dell'aria più sottile che gli sta di sopra : e cosi è concluso il nostro pro- 
posito, cioè che il colore HGE non si varia per varie distanze.. 

CVII. D' un medesimo colore po^to- in varie distanze ed eguale al- 
tezza , tal fia la proporzione del suo rischiaramento, qual sarà quella 
delle distanze che ciascuno d'essi colori ha dall'occhio che gli vede. 
Provasi : sia che EBGD sia un medesimo colore : il i.»' E sia pono> 
Utie gradi, di distanza dall' occhio A ; il 2.° che è B sia discosto quat- 



24 



TRATTATO DELLA PITTURA 



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tro gradi: il 3 «che è C sia sei gradi: il 4.0 
che e D sia orto gradi : come nìosrrano le de- 
finizioni de' circoli che si tagliano su la linea, 
come si vede sopra la linea A R : di poi ARSP 
sia un grado d'aria sottile : S P E T sia un gra- 
do d'aria più grossa: seguirà ch'il primo colo- 
re E passerà all'occhio per un grado d' aria 
grossa E S , e per un grado d' aria men grossa 
SA, ed il colore B manderà la sua similitudi- 
ne all'occhio A per due gradi d' aria grossa , e 
per due della men grossa , ed il C la manderà 
per tre gradi della grossa, e per tre della men 
grossa,* ed il colore D per quattro della grossa, e per quattro della 
men grossa, e così abbiamo provato qui tale essere la proporzione di:;!- 
la diminuzione de' colori, o vuoi dire perdimenti , quale e quello del- 
le loro, distanze dall'occhio che gli vede: e questo solo accade ne'colo- 
ri che sono di eguale altezza , perche in quei che sono d' altezza ine- 
guale , non si osserva la medesima regola , per esser loro in arie di va- 
rie grossezze, che fanno varie occupazioni a essi colori. 

CVIII. Non si muterà il colore posto in diverse grossezze d'aria, 
quando sarà tanto più remoto dall' occhio 1' uno che l'altro, quan- 
to si troverà in più sortii' aria 1' uno che 1' alno . Provasi così : 
se la prima aria bassa ha quattro gradi di gross.'zza , ed il colore 
sia distante un grado dall' occhio , e la seconda aria più alta abbia 
tre gradi di grossezza, che ha perso un gr.ido, fi che il colore acqui- 
sti un grado di distanza^ e quando l'aria più alta ha perso due gradi 
di orrossezza, ed il colore ha acquistato due gradi di distanza , allora 
tale e il primo colore quale e il terzo: e per abbreviare, se il colore 
s'innalza tanto ch'entri nell'aria che abbia perso tre gradi di grossez- 
za , ed il colore acquistato tre gradi di distanza, allora tu ti puoi ren- 
der certo , che tal perdita di colore ha fitto il colore "alto e remoto, 
quanto il colore basso e vicino, perche se l'aria alta ha perduto tre 
quarti della grossezza dell'aria bassa, il colore nelT alzarsi ha acquistato 
i tre quarti di tutta la distanza per la quale egli si trova remoto dall' 
occhio: e così si prova l'intento nostro. 

CiX. Possibile e che tutte le varierà de' colori da ima medesima 
ombra paiano tramutate nel colore d'esse ombre. Questo si manifesta 
nelle tenebre di una notte nubiìosa , nella quale nessuna figura o color 
di corpo si comprende: e perche tenebie altro non e che privazione di 
luce incidente e riflessa, mediante la quale tutte le figure e colori dei 
corpi si comprendono, egli e necessario che tolta integralmente la cau- 
sa delia luce , manchi 1' effetto e cognzione dei colori e figure dei 
predetti corpi . 

^ ex. Moia 



DI LIONARDO DA VINCI 25 

ex. Molti sono i siti in sé alluminati, e ciliari che si dimostrano 
tenebrosi , ed al tutto privi di qualunque varietà di colori e figure del- 
le cose che in esse si ritrovano: questo avviene per causa della luce 
dell'aria alluminata che infra le cose vedute e Tocchio s' interpone, co- 
me si vede dentro alle finestre che sono remote dall'occhio, nelle qua- 
li solo si comprende una uniforme oscurità assai tenebrosa. Se tu entre- 
rai poi dentro a essa casa, tu vedrai quelle in sé cs;cr forte alluminate, 
e potrai speditamente comprendere ogni minima parte di qualunque co- 
sa dentro a tal finestra, che trovar si potesse, l. questa tal dimostra- 
zione nasce per difetto dell'occhio, il quale vinto dalla soverchia luce 
dell' aria, ristringe assai la grandezza della sua pupilla, e per questo 
manca assai delia sua potenza : e nei luoghi più cscuri la pupilla- si 
allarga , e tanto cresce di potenza , quanto ella acquista di grandezza . Pro- 
vato nel z." della mia prospettiva . 

CXI. Nessuna cosa dimostrerà mai il suo proprio colore , se il lums 
che Tiilumina non è in turto d'esso colore , e q-uesto si manifesta nei 
colori de' panni , de' quali le pieghe illuminate, che ri/lcttono o danno 
lume alle contrapposte pieghe , gli fanno dimostrare il loro vero colore. 11 
medesimo fa la foglia dell'oro nel dar lume i' una all'altra, ed il con- 
trario fa dal pigliar lume da un' altro colore . 

CXII. Nessun termine di colore uniforme si dimostrerà essere egua- 
le , se non termina in campo di colore simile a lui . Questo si vede 
manifesto quando il nero termina col bianco , che ciascun colore pare più 
aobilc nei confini del suo .contrario che non parrà nel suo mezzo. 

CXIII. Quando un colore trasparente è sopra un' altro colore va- 
riato da lui , si compone un color misto, diverso da ciascuno de'serapli-' 
ci che lo compongono. Que'^to si vede nel fumo che esce dal cammi- 
no, il quale quando è incontro al nero d' esso cammino si fa azurro , 
e quando s' inalza al riscontro dell'azzurro dell'aria, pare nerettino , 
o rosseggiante. E cosi il pavonazzo dato sopra l'azzurro si fa di. color 
di viole: e quando l* azzurro sarà dato sopra il giallo , celi si fa ver- 
de : ed il croco sopra il bianco si fa giallo.- ed il chiaro sopra 1' oscu- 
rità si fa azzurro , tanto più bello, quanto il chiaro e 1' oscuro saran- 
no più eccellenti . 

CXIV, Qui è da notare qual parte d' un medesimo colore si mo- 
stra più bsilla in pittura , o quella che ha il lustro , o quella che ha il 
lume , o quella dell' ombre mezzane , o quella dell' oscure , ovvero in 
trasparenza . Qui bisogna intend<::re che colore è quello che si diman- 
da : perche diverbi colori hanno le loro bellezze in diversa parte di sé 
medesimi : e quesro . ci dimostra il nero, che ha la sua bellezza nclL' 
ombre, il bianco nel lume, l'azzurro , verde, e tanè nell' ombre mez- 
zane, il giallo e rosso nc'iumi, 1' oro ne' rillcssi , e la lacca nell'ombre 
mezzane . 

D 



26 



TRATTATO DELLA PITTURA 




CXV. Ogni colore è più bello nella sua parte alluminata clic neir 
o:nbrosa , e questo nasce , che il lume vivifica e dà vera notizia della 
qualità de' colori , e l'ombra ammorza ed oscura la medesima bellez- 
za, ed impedisce la notizia d' essa colore ; e se per il contrario il ne- 
ro è più bello nell'ombre , che neiMumi , si risponde che il nero non è. 
colore . 

CXVI. Quella cosa che e più. chiara più apparisce da lontano j eia: 
più oscura fa il contrario . 

CXVIL Se a. fia il lume . e è fia i' alluminato per linea da esso' 
lume .• E che non può vedere esso lume , vede solo la parete allumi- 
nata , la qua! parete diciamo che sia rossa . Essendo cosi :; il lume che 
ù. gen/sra. alla, parete somiglierà alla sua cagione, e tingerà in rosso la 

fàccia <• 5 e se ^ fia. ancora egli rosso, ve- 
drai essere molto più bello che ò' e se e 
fosse giallo > vedrai crearsi, un, color can- 
giante fra giallo e rosso, 

CXV HI. Se noi vediamo la qualità de"" 
colori esser conosciuta mediante il lume , e 
da giudicare che dove è più lume quivi si 
vegga più la vera qualità del colore allu- 
minato , e dove è più; tenebre il colore tin- 
gersi nel colore d' esse tenebre- . Adunque ,. 
tu , pittore 5. ricordati di mostrare la verità de*' 
" colo,ri in tali, parti allunìinate ,. 
CXIX.. Il) verde fatto dal, rame , ancor che tal color sia messo a: 
®lìb , sene va in fumo la. sua bellezza, s'egli non è subito inverni-- 
ciato: e non solamente se ne- va in fumo, ma. s' egli sarà lavato coii; 
una spugna bagnata di semplice acqua comune , si levata dalla sua ta- 
vola, dove è dipinto, e massimamente se il tempo sarà umido: e q^ue-- 
sto- rwsce perche tal verderame è fatto; per. forza di sale,, il qual saie eoa: 
facilità si risolve ne' tempi, piovosi, e massimamejite essendo. bagnato e la- 
vato con la predetta spugna .. 

CXX. Se sarà misto col verderame l'aloe- cavalllho ,- esso verde- 
rame acquisterà; gran bellezza , e più acquistarebbe il zafferano ,, se non, 
se ne andasse in fumo . E di questo aloe cavallino si' conosce la bontà: 
quando esso si risolve nell'acquavite, essendo calda , che meglio lo ri- 
solve, che-quando essa è'' fredda . E se tu avessi finito un' opera con esso, 
verde semplice , e poi sottilmente la velassi! con esso aloe- risoluto in ac- 
qua, allora essa opera si farebbe di bellissimo colore:, ed ancora esso aloe 
3Ì può. macinare a olio ncr se , ed ancora, insieme col verde-rame , C: 
-e con ogn' altro colore che; ti piacesse .. 

CXXL. Ancora che la mistione de' colori 1' uno con 1^'altro si stenda 
verso? r infinita „ non resterà per questo che io non ne faccia un poco» 



DI LIONARDO DA VINCI 27 

di discorso. Ponendo prima alquanti colori semplici, con ciascnno di que- 
gli mescolerò ciascuno degli altri a uno a uno, e poi a ^iue a due, ed a 
tre a tre , e cosi seguitando , per fino air intero numero di tutti i co- 
lori : poi ricomincierò a mescolare Ji colori a due con due , ed a tre eoiì 
tre, e poi a quattro, cosi seguitando sino al fine: sopra essi due colori 
semplici se ne metterà tre , e con essi tre accompagnerò altri tre > e poi 
sei , e poi seguiterò tal mistione in tutte le proporzioni . Colori semplici 
domande quegli che non sono composti, ne si possono comporre per via 
di mistione d'altri colori , nero, bianco, benché questi non sono messi 
fra colori , perche T uno è tenebre , T altro è luce , cioè 1' uno è priva- 
zione e r altro e generativo : ma io non gli voglio per questo lasciare 
in dietro, peichc in pittura sono i principali, conciosiachc la pittura sia 
composta d'ombre, e di lumi, cioè di chiavo, e d'oscuro. Dopo il nero 
e il bianco seguita T azzurro , e giallo , poi il verde e lionato , cioè ta- 
nè , o vuoi dire ocria ,• di poi il morello , cioè pavonazzo, ed il rosso 
e questi sono otto colori-, che più non ve n'c in natura , de'quali io comm- 
cio la mistione . E sia primo nero e bianco, dipoi nero giallo, e nero e 
rosso , di poi giallo e nero, e giallo e rosso :: e perche qui mi manca 
carta , dice T autore -, lascerò a fir tal distinzione nella mia opera con 
lungo processo : il quale sarà di grand"' utilità , anzi necessarissimo , e 
quesra tal descrizione s' intrametterà infra la teorica e la pratica, 

CXXII. La superficie d'ogni corpo ombroso partecipa del colore del 
suo obietto . Questo lo dimostrano i corpi ombrosi con certezza , 
conciosiachc nissuno de' predetti corpi mostra la sua figura, o colore , 
se il mezzo interposto fra il corpo ed il luminoso non è alluminato , 
Diremo dunque che se il corpo opaco sarà giallo, ed il luminoso sarà az- 
zurro , la parte alluminata sarà verde , il qual verde sì compone di 
giallo e d' azzurro . 

CXXIlI. 11 bianco è più ricettivo di qualunque colore che nessun' 
altra superficie di qualunque corpo che non è specchiato. Provasi ciò di- 
cendo che ogni corpo vacuo e capace di ricevete quello che non posso- 
no ricevere \ corpi che non sono vacui , diremo per questo che il bian- 
co e vacuo, o vuoi dir privo di qualunque colore, ed essendo egli allu- 
minato del colore di qualunque iuminobo , partecipa più d'esso lumino- 
so che non farebbe il nero, il quale è simile ad uà vaso rotto, che è 
privo d' ogni capacità i qualunque cosa. 

CXXlV. La superfìcie d^:)gai corpo parteciperà più intensamente del 
colore di quelV obietto il quale gli sarà più vicino . Questo avviene , 
perche l'obietto vicino occupa più nioltitudlne di varietà di specie, le 
quali venendo a essa superficie de' corpi comporrebbero più la superficie 
di tal obietto ,- che no:i firebbe esso colore, se fj>v-.e rimoto.' ed occu- 
pando tali specie , esòo colore dimostra più integralmente la sua natura 
in esso corpo opaco, 

D : 



i^ TRATTATO DELLA ITPTURA 

CXXV. 1,3 superficie di quel!' opaco sì mostrerà di più perfetto co- 
lore, !a quale avrà per vicino obietto un colore simile al suo . 

CXXVL Quel colore de' corpi più si conserva in lunga distanza che 
sarà di maggior quantità. Questa proposizione cimostra che il viso sì /accia 
oscuro nelle distanze , perche 1' ombra è la maggior parte che abbia il 
volto , ed i lujì3Ì soa inltiimi , e però mancano in breve distanza .• ed i 
minimissimi sono i loro lustri , e questa è la causa che restando la par- 
te più oscura , il viào si faccia e si mostri oscuro . E tanto più 
parrà trarre ia nero. , quanto tal viso avrà in dosso o in testa cosa più 
bianca . 

CXXVIL I pittori per ritrarre le cose di rilievo debbono tingere la 
superficie delle carte di mezzana oscurità, e poi dar V ombre più 
oscure, ed in ultimo ilumi principali in picciol luogo , i quali son que- 
gli che in picciola distanza son i primi che si perdono all'occhio » 

CXXVii'I. Infra ì colori della medesima natura , quello manco sì 
■varia che meno si rimuove dall'occhio. Provasi , perche T aria, che s' i-n- 
terpone infra 1' occhiO' e la cosa veduta occupa alquanto la. detta cosa .* 
e se Paria ìnterpasta sarà di gran somma, allora fa cosa veduta si tin- 
ge forte dei colore di tal aria , e se P aria sarà di sottile q^uantità j allo- 
ra Pobietto sarà poco impedito. 

CXXiX. Della verdura veduta in campagna di pari qualità , quella 
parrà essere più oscura che sarà nelle piante degli alberi , e più chiara sì 
dimostrerà quella de' prati . 

CXXX. Quelle verdure sì dimostreranno partecipare più d' azzur- 
ro , le quali Saranno; di più oscura ombrosità ^ e questo si prova per la 
f.i che dice, che P azzurro si compone di chiaro e d' oscuro in lunga 
d'istanza:. 

L.XXXI. Quella superficie mostrerà meno il suo vero colore , la 
quale sarà più tersa e puhta: Questo vediamo nell'erbe de' prati, e nel- 
le foglie degl' alberi, le quali essendo di pulita e lustra superficie ^ pi- 
gliano, il Lustro nei quale si specchia il sole , o Paria che l'allumina, e 
cosi in quella pane del lustro sono private dej naturai colore. 

CXXXIL Quei corpo più dimostrerà il suo vero colore, del quale 
la superficie sarà men pulita e piana . Questo si vede ne' pannilini , e 
jiclìe foglie dell'erbe ed alberi che sono pelose , nelle quali alcun lustro 
non si può generare , onde per necessità non potendo specchiate gli o- 
iietti , solo rendono all'occhio il suc^ vero colore e naturale^ non essen- 
do quella corrotto da alcun corpo , che P allumini con un colore oppo— 
ito, come quello del rossore del sole, quando tramonta, e tinge i nu- 
w'ììì del suo proprio colore . 

CXXX III. Mai i colori 5 vivacità, e chiarezza de'paesi dipinti avran- 
no conformità con paesi naturali alluminati dal sole , se essi paesi dipinti 
jioa sarancLO alluminati da esso sole , 



DI LIONARDO DA VINCI 



-9 



CXXXIV. L'aria sari tanto meno partecipnnre del colore azzuno, 
quanto essa è più vicina all' oriente , e tanto più oscura, quanto ella 
da esso oriente e più remota . Questo si prova per la 3.=^ del 9 " che mo- 
stra che qual corpo sarà manco alluminato dal sole il quale tìa ci qua- 
lità più rare. Adunque il fuoco, elemento che v^ste l'aria, per esser e^!i 
più raro e più sottile che l'aria, manco ci occupa le tenebre che son so- 
pra di lui che non fa essa aria , e per conseguenza , V aria corpo mcu 
raro che il fuoco più s'allumina dai raggi solari che la penetrano, ci 
alluminando 1' infinità degli atomi , che per essa s' infondono , si rende 
chiara ai nostri occhi ; onde penetrando per essa aria la specie delle so- 
praddette tenebre , necessariamente fa che essa bianchezza d' aria ci pare 
azzurra, come è provato nella 3.=^ del 10.'^ e tanto ci parrà di azzurro 
più chiaro, quanto fra esse tenebre e gli occhi nostri s' interporrà mag- 
gior grossezza d' aria . Come se 1' occhio di 
di chi io considera fosse P e guardasse sopra 
di se la grossezza dell'aria HF, poi declinando 
alquanto, l'occhio vedesse 1' aria per la linea 
P S , la quale gii parrà p/u chiara , per esser 
maggior grossezza d'aria per la linea tutto pri- 
^ata d'azzurro; la qual cosa seguita, perche 
\a linea del vedere penetra molto maggior 
somma d'aria per la rettitudine PG che per 
r obliquo PS, e cosi si e persuaso il nostro 
intento . 

CXXXV. Queir aria sola sarà quella che 
darà di se simulacro nella superficie dell' ac- 
qua, la quale rifletta, dalla superficie dell' acqua all' occhio infra angoli 
eguali, cioè che l'angolo deli' incidenza sia eguale all' angolo della ri- 
flessione . 

CXXXVI. Tanto meno dimo?trerà la cosa visibile del suo naturai 
colore 3 quanto il mezzo interposto fra lui e 1' occhio sarà di maggior 
grossezza . 

CXXXVII, I campi che convengono alP ombre , ed ai lumi , ed 
ai termini alluminati ed adombrati di qualunque colore , faranno più se- 
parazione r uno dall altro , se saranno più vari, cioc che un colore oscu- 
ro non debba term.inare in altro colore oscuro , ma molto vario , cioè 
bianco, o partecipante di bianco, in quanto puoi oscuro, o traente all' 
oscuro . 

CXXXVIII. Quando il colore d'un corpo bianco ,s' abbatte a ter- 
minare in campo bianco , allora i bianchi o saranno eguali , o nò : e se 
saranno eguali , allora qnello che ti è più vicino si farà alquanto oscu- 
ro nel termine che egli fa con esso bianco : e se tal campo sarà meri 
bianco che il colore che in lui campeggia , allora il campeggiante spie- 




30 TRATTATO DELLA PITTURA 

cherd-persè medesimo dal suo differente scnz^'altroajuto di termine oscuro, 
CXXXIX. L.i cosa bianoa si dimostrerà più bianca quando satà in cam- 
po più oscuro , e si dimostrerà più oscura che fìa in campo più bianco r 
e questo ci ha insegnato il fioccar della neve, la ^uale , quando noi la 
veggiamo nel campo dell'aria, ci pare oscura, e quando noi la veggia- 
nio in campo idi alcuna finestra aperta, per la quale si vede V oscurità 
deir ombra di essa casa , allora essa neve si mostrerà bianchissima , e la 
neve d'appresso ci pare veloce, e da lontano tarda, e la vicina ci pare 
di continua quantità, a guisa di bianche corde, e la remota ci pare dis- 
continua . 

CXL. D^lle cose d' egual chiarezza , quella si <iimo8trerà di minor 
chiarezza, la quale sarà veduta in campo di maggior bianchezza; e quel- 
la parrà più bianca, che cainpcggeià in spazio più oscuro; e T incarnata 
parrà pallida in campo rosso, e la pallida parrà rosseggiante, essendo 
veduta in campo giallo: e similm.ente i colori saranno giudicati quello 
che non sono ragdiante i campi che li circondano. 

' ^, CXLL Di grandissima dignità è il discorso 

' < -• -•;; -^, de' campi ne" quali campeggiaiiO i corpi opachi 

j vestiti d' om.bre e di lumi , perche a quegli si 

pr^ I conviene avere le parti alluminate ne'' campi oscu- 

Li'-J" -Id ri , e le parti oscure ne' campi chiari , siccome 

per la figura vien dimostrato. 

CXJLIi. Molti sono che in campagna aperta 

fanno le figure tanto più oscure , quanto esse 

^ sono più' remote dall' occhio , la qual cosa è in contrario , se già la cosa 

imitata non fos-jc bianca , perche allora accaderebbe quello che di sotto 

si propone . 

-GXLIIL L aria tinge più gli obietti , che ella separa dall' occhio, 
del suo colore, quanto ella sarà di maggior grossezza. Adunque avendo 
l'aria divìso un" obietto oscuro con grossezza di due triglia , ella lo tin- 
ge più, che quella che ha la grossezza di un miglio. Risponde qui l'av 
versarlo , e dice che i paesi che hanno gli alberi di una medesima specie più 
sono oscuri da lontano che d'appresso , la qual cosa non è vera , se le piante 
saranno eguali, e divise da eguali spazi : ma sarà ben vera se i primi 
alberi saranno rari , e vedrassi la chiarezza dei prati che gli dividono , 
e gli ultimi saranno spessi; .come accade nelle rive e vicinità de' fiumi, 
che allora non si vede spazio di chiare praterie , ma tutti insieme con- 
giunti , facendo ombra 1* uno sopra l'altro . Ancora accade che molto 
maggiore e la parte ombrosa delle piante , che la luminosa , e per le 
specie che man.la di se essa pianta all'occhio, si mostrano in lunga di- 
stanza, ed lì colore oscuro che si trova in maggior quantità più man- 
tiene le sue specie che la parte meno oscura : e così esso misto porta 
coi: seco la parte più putente in più lunga distanza. 



DI LIONARDO DA VINCI 



^ i 



CXLIV. Non è sempre buono quel che è bello , e questo dico per 
^uel pittori che amano tanto la bellezza dei colori , che non senza gran 
coscienza danno lor debolissime, e quasi insensibili ombre , non stiniaa^ 
do il loro rilievo. Ed in questo errore sono i ben parlatori senza alcuMia 

sentenza . 

CXLV. Il mare ondeggiante non ha colore universale, ma chi lo. 
vede da terra ferma il vede di colore oscuro, e tanto più oscuro quanto 
e più vicino Torizzonte , a vedesi alcun chiarore , ovvero certi lustri , che si 
muovono con tardità ad uso di pecore bianche negli armenti , e chi ve- 
de il mare stando in alto mare lo vede azzurro: e questo nasce perchè 
da terra il mare pare oscuro , perche vi vedi in lui i' onde che spec- 
chiano r oscurità della terra , e da alto mare paiono azzurre , perche tu 
vedi nell'onde l'aria azzurra di tali onde specchiata. 

CXLVl. Li vestimenti neri fanno parer le carni de' simulacri umani 
più bianche che non sono, e li vestinienti bianchi fanno parere le car- 
ri oscure , ed i vestimenti gialli le fanno parere colorite , e le vesti ros- 
^e le dimostrano pallide . 

CXLVII. Mai il color dell'ombra di qualunque corpo non sarà vera , 
né propria ombra , se V obietto che 1' adombra non è dei colore del 
corpo da lui adombrato. Diremo per esempia che io abbia una abita- 
zione nella quale le ]>areti sieno verdi : dico che se in tal luogo sarà 
veduto l'azzurro, il quale sia alluminato dalla, chiarezza dell' azzurro , 
lilora tal parte alluminata sarà di bellissimo azzurro- , e 1 ombra sa- 
rà brutta, e non vera ombra di tal bellezza d'azzurro,, perchè si cor- 
ompe per il verde che in lui riverbera : e peggio sarebbe se tal parte 
Àjsse rane . 

CXLVIir. Ne'l'urghi luminosi uniformemente difformi insino alle te- 
nebre , quel colore sarà più oscuro, che da esso occhio fia più remoto.. 

CXLIX. I primi colori debbono cssev semplici, ed i gradi della lo- 
ro diminuzione insieme con i gradi delle distanze si debbono conveni- 
re , cioè che le grandezze delle cose parteciperanno più della natura del 
f unto , quanto esse gli saran più vicine, ed i colori han tanto più a 
partecipare del colore dei suo orizzonte , quanto essi a quello son più 
propinqui. 

CL. Il colore che si trova infra la parte ombrosa e 1* alluminata 
de' corpi ombrosi, fia di minor bellezza che quello che fia interajnentc 
alluminato: dunque la prima bellezza de' colori fia ne' principali lumi.. 

CLI. L'azzurro dell' aria nasce dalla grandezza del corpo dell' aria 
alluminata , interposta fra le tenebre superiori e la terra : L' aria per 
sé non ha qualità d'odori, o di sapori, o di colori,, ma in se piglia le 
similitudini delle cose che dopo lei sono collocate, e tanto sarà di più: 
beir azzurro quanto dietro ad essa saranno maggiori tenebre, non essendo»- 
essa di troppo spazio , ne di troppa grossezza d*^ unaidita ;, e veàesL no' 



j> 2 TRATTATO DELLA PITTURA 

monti che hanno più ombre , esser più beli' azzurro nelle lunghe di- 
stanze , e cosi dove è più alluminato , mostrar più il color del monte 
che deir azzurro appiccatogli dell'aria che infra lui e 1' occhio s'in- 
terpone . 

CLII. Infra i colorì che non sono azzurri , quello in lunga distan- 
za parteciperà più d"" azzurro , il quale sarà più vicino al nero , e cosi 
dì converso, si manterrà per lunga distanza nel suo proprio colore quello 
il quale sarà più dissimile il detto nero. Adunque il verde delle campa- 
gne si trasmuterà più nell' azzurro , che non fa il giallo o il bianco, e 
così per il contrarlo il giallo e bianco si trasmuterà meno che il verde 
ed il rosso . 

CLin. I colori posti neir ombre parteciperanno tanto più o meno 
della loro naturai bellezza , quanto essi saranno in maggiore o minore 
oscurità . Me se i colori saranno situati in spazio luminoso , allora essi 
si mostreranno di tanta maggior bellezza quanto il luminoso fia di mag- 
giore splendore. L'avversario dirà: Tante sono le varietà de'colori dell* 
ombre, quante sono le varietà de' colori che hanno le cose adombrate . 
E io dico che i colori posti nell' ombre mostreranno infra loro tanta 
minor varietà, quanto l'ombre che vi sono situate sieno più oscure , e 
di questo ne son testimonj quegli che dalle piazze guardano dentro le 
porte de' tempj ombrosi , dove le pitture vestite di varj colori appari- 
scono tutte vestite di tenebre. 

CLIV. 11 campo che circonda le figure di qualunque cosa dipinta 
debbe essere più oscuro che la parte alluminata d'esse figure, e più chia- 
ro che la parte ombrosa. 

CLV. li bianco non è colore , ma è in una potenza ricettiva d* 
ogni colore . Quando esso e in campagna alta , tutte le sue ombre so- 
no azzurre , e questo nasce per la 4.^ che dice : La superficie d' ogni 
corpo opaco partecipa del colore del suo obietto . Adunque tal bianco 
essendo privato del lume del sole per interposizione di qualche obietto 
trasmesso fra il sole ed esso bianco , resta per tutto il bianco , che ve- 
de il sole e l'aria partecipar. te del colore del sole e dell'aria, e quella 
parte che non è vista dal sole resta ombrosa , e pa' tecipante del colore 
dell'aria: e se tal bianco non vedesse la verdura della campagna insi- 
no air orizzonte , ne ancora vedesse la bianchezza di tale orizzonte , 
senza dubbio esso bianco parrebbe essere di quel semplice colore , del 
quale si mostra essere 1' aria. 

CLVI. 11 lume del fuoco tinge ogni cosa in giallo; ma questo 
non apparirà esser vero, se non al paragone delle cose alluminate dall' 
aria ; e questo paragone si potrà vedere vicino al fine della giornata , 
e sicuramente dopo l'aurora, ed ancora dove in una stanza oscura dia 
sopra r obietto un spiracolo d' aria, ed ancora un spiracoio di lume di 
candela, ci in tal luogo certamente saran vedute chiare e spedite le 

loro 



DI LIONARDO DA VINCI 



33 



loro differenze . Ma senza tal paragone mai non sarà conosciuta la lor dif- 
ferenza, salvo nc'colori che han più similitudiiie fra loro e che fian cono- 
sciuti , come il bianco dal giallo, il chiaro verde dalTazzurro. perchè gial- 
leggiando il lume che allumina l'azzurro, è come mescoL-^re iasieme az- 
zurro e giallo , i quali compongono un bel verde , e se mescoli poi 
giallo con verde , si fa assai più bello . 

CLVII. Quando due lumi mettono in mezzo a sé il corpo ombro- 
so non possono variarsi se non in due modi , cioè o saranno d' egual 
potenza, o essi saranno ineguali j così parlandosi dc'lomi infra loro: se 
saranno eguali si potranno variare in due altri modi , cioè secondo il 
loro splendore sopra T obietto , che sarà o cguak, o discguale : eguale 
sarà quando sarà in eguale distanza ; disuguale , nelle disuguali di- 
stanze, iti eguali distanze si varicranno in due altri modi , cioc meno 
sarà r obietto alluminato da eguali lumi e splendori iti distanza che da 
lumi eguali in potenza, in confronto delTobierto opposto, poiché l'obiet- 
to pure situato con egual distanza fra due lumi eguali in colore ed in 
splendore può essere alluminato da essi lumi in due modi, cioè o egual- 
mente da ogni parte , o disugualmente ; egualmente sarà da essi lumi 
alluminato , quando lo spazio che resta intorno a' due lumi sarà d' 
egual colore e oscurità e chiarezza : disuguali saranno, quando essi 
spazi intorno a due lumi saranno in oscurità . 

CLVni. Spesse volte accade T ''" 

ombra de' corpi ombrosi non esser 
compagna de' colori de' lumi, e saran 
verdeggianti l'ombre, ed i lumi ros- 
seggianti, ancora che il corpo sia di 
colore eguale . Questo accade che 
il lume verrà d' oriente sopra V o- 
bictto ', ed alluminerà 1' obietto dei 
colore del suo splendore , e dall' oc- 
cidente sarà un' altro obietto dal 
medesimo lume alluminato , il qua- 
le sarà d' altro colore che il primo 
obietto , onde con i suoi lumi ri- 
flessi risalta verso levante , e per- 
cuote con i suoi raggi nelle parti 
del primo obietto a lui volto, e gli 
si tagliano i suoi ragg' , e riman- 
gono fermi insieme con i loro colo- 
ri , e splendori . Io ho spesse volte 
veduto un' obierto bianco , i lumi 
rossi , e r ombre azzurrcggianti , e 
questo accade nelle montagne di ne- 
ve quando il sole si mostra infuocato. 




j4 TRATTATO DELLA PITTURA 

CLIX. Quanao il corpo ombroso terminerà in campo di color chia- 
ro e alluminato , allora per necessità parrà spiccato e remoto da esso 
campo; e questo accade perche i corpi di curva superficie per necessità 
si fanno ombrosi nella parte opposta d' onde non sono percossi da' rag- 
gi luminosi , per esser tal luogo privato di tali raggi: per la qual cosa 
molto si varia dal campo, e la parte d'esso corpo alluminato non ter- 
minerà mai in esso campo alluminata con la sua prima chiarezza , anzi 
fra il campo ed il primo lume del corpo s' interpone un termine del 
corpo , che è più. oscuro del cam.po , q del lam.e del corpo respettivamente , 



_X 



] J^a/ao ,^u^z^^^Ja \ j ^a^ff ^T^ro^e 







CVX. Dei campi delle figure, cioè la chiara nell'oscuro, e l'oscu- 
ra nel campo chiaro , del bianco col nero , o nero col bianco pare più 
potente l'uno per T altro , e cosi i contrarj 1' uno per T altro si mo- 
strano sempre più potenti . 

CLXl. De' semplici colori il primo è il bianco .♦ benché i filosofi 
non accettano né il bianco nò il nero nel numero de' colori , perche T 
uno è causa de' colori , T altro è privazione . Ma perche il pittore nan 
può far senza questi, noi gli metteremo nel numero degli altri , e dire- 
mo il bianco in questo ordine essere il primo, nei semplici, il giallo il 
-secondo; il verde il terzo , l'azzurro il quarto, il rosso il quinto , il nero 
il sesto : ed il bianco metteremo per la luce senza la quale nessun colo- 
re veder si può , ed il giallo per la terra , il verde per 1' acqua , V az- 
zurro per r aria , ed il rosso per il fuoco , ed il nero per le tenebre , 
che stan sopra 1' elemento del fuoco , perchè non v' è materia o gros- 
sezza dove i raggi del sole abbiano a penetrare e percuotere y e per 
conseguenza alluminare . Se vuoi con brevità vedere la varietà di tutti 
i colori composti , prendi de'vetri coloriti, e per quelli guarda tutti i co- 
lori della campagna che dopo quello si veggono , e così vedrai tutti i 
colori delle cose che dop^ tal vetro si veggono essere tutte miste col 
colore del predetto vetro ,. e vedrai qual sia il colore , che con tal 
mistione s' acconci , o guasti : se sarà il predetto vetro di color giallo , 
dico che la specie deg;li obietti > che per esso passano ali' occhio > po«^ 



DI LIONARDO DA VINCI 3 5 

sono COSI peggiorar» come megliorare : e questo peg'^ioramenro in tal 
colore di verro accadcrà all' azzurro , e nero , e bianco sopra tutti gli 
altri , ed il mcglioramento accaderà nel giallo , e verde sopra tutti gii 
altri, e così anderai scorrendo con T occhio le mlstioai de'' colori , le 
quali sona infinite , ed a questo modo farai elezione di nuove inven- 
zioni di colori misti e composti , ed il medesimo si farà con due vetri 
di varj colori anteposti all' occhio , e cosi per te potrai seguitare . 

CLXfl. L'azzurro ed il verde non è per sé semplice, perchè l'az- 
zurro è composto di luce e di tenebre , come è quello dell* aria , cioè 
nero perfettissimo , e bianco candidissimo . Il verde è composto d' un 
semplice e d'un composto, cioè si compone d'azzurro e di giallo. 

Sempre la co«a specchiata partecipa del color del corpo che la 
specchia , e lo specchio si ti ^gc in parte del colore da lui specchiato, e 
partecipa tanto più 1' uno dell' altro , quanto la cosa che si specchia è 
più o meno potente che il colore dello specchio , e quella cosa par- 
rà di potente colore nello specchio , che più partecipa del colore d' esso 
specchio . 

Dei colori de' corpi quello sarà veduto in maggior distanza g che 
fia di più sp'endida bianchezza. Adunque si vedrà in minor longinquità, 
quello che sarà di maggior oscurità. 

Infra i corpi di cgual bianchezza e distanza dall' occhio , quello 
si dimostrerà più candido che è circondato da maggior oscurità : e per 
conti ario quell' oscurità si dimostrerà più tenebrosa , che fia veduta in 
più candida bianchezza. 

CLXIIl. Dei colori di gran perfezione, quello si dimostrerà di mag- 
gior eccellenza che fia veduto in compagnia del color retto contrario, ed 
ii pallido col rosso , il nero col bianco , benché né T uno né 1' altro sia 
colore: azzurro e giallo, verde e rosso , perchè ogni colore si conosce 
meglio nel suo contrario , che nel suo simile, come l'oscuro nel chiaro, 
il chiaro nell'oscuro. 

Quella cosa che fia veduta in aria oscura e torbida , essendo bian- 
ca parrà di maggior forma che non é . Questo accade , perche come è 
detto di sopra , la cosa chiara cresce nel campo oscuro , per le ragioni 
dianzi assegnate . 

Il mezzo che è fra Pocchio eia cosa vista tramuta essa cosa nel suo 
colore, come l'aria azzurra, firà che le montagne lontane saranno az- 
zurre, il vetro rosso fa che cièche vede l'occhio dopo lui pare rosso ; ed 
il lume che fanno le stelle intorno ad esse, è occupato per la tenebrosità 
della notte che si trova infra l'occhio e la illuminazione d' esse stelle. 

CLXIV. Il vero colore di qualunque corpo si diniostrcrà in quella 
parte che non fia occupata da alcuna qualità d* ombra, né da lustro, se 
sarà un corpo pulito. 

E 2 



3 5 TRATTATO DELLA PITTURA 

Dico che il blaneo che termina con l'oscuro, fi che fn essi termi- 
ni l'oscuro pure pivi nero , ed il bianco pare più candido. 

CLXV. Quella montagna distante dall'occhio si dimostrerà di più beli* 
azzurro che sarà da se più oscura, e quella sarà più oscura , che sarà più 
alta è più boschereccia , perche tali boschi coprono assai arbusti dalla 
parte cri sotto, sicché nor> gli vede il ciclo; ancora le piante salvatiche 
de' boschi sono in se più oscure delle domestiche. Molto più oscure so- 
no le quercic, faggi , abeti , cipressi , e pini , che non sono gli alberi 
domestici, e gli ulivi. Quella lucidità che s'interpone infra l'occhio, ed il 
nero , che sarà più sottile nella gran sua cima , sarà nero di più beli' 
azzurro , e così e converso : e quella pianta manco pare di dividersi 
dal suo campo , che termina con un campo di colore più simile al suo , e 
così e converso : e quella parte del bianco parrà più candida , che sa- 
rà più presso al confine del nero , e così parranno meno bianche quelle 
che più saranno remote da esso scuro : e quella parte del nero parrà 
più oscura, che sarà più vicina al bianco , e così parrà manco oscura 
quella che sarà più remot.i da esso bianco . 

CLXVI. A voler mettere questa prospettiva del variare , o perde- 
re, ovvero diminuire ki propria essenza de' colori , piglierai di ccnro in 
ceato braccia cose poste infra la campagna , come sono alberi , case , 
uomini , e siti , ed in quanto al primo albero , avrai un vetro fermo 
bene e così sia fermo l' occhio tuo : ed in detto vetro disegna un al- 
bero sopra la forma di quello , di poi scostalo tanto per traverso , che 
T'albero naturale confini quasi col tuo disegno, poi colorisci il tuo di- 
segno , in modo che per colore e forma stia a paragone l'uno dell'al- 
tro, o che tutti due, chiudendo un occhio, pajano dipinti, e sia detto 
vetro d' una medesima distanza : e questa regola medesima ù degli al- 
beri secondi, e de' terzi di cento in cento braccia , di vano in vano, e 
questi ti servano come tuoi adjutori , e maestri , sempre adorand gli nel- 
le tue opere, dove si appartcnghano , e faranno bene sfuggir 1' opera. 
JWa io trovo per la regola che il secondo diminuisce ± dei primo quan- 
<io fosse lontano venti braccia dal primo. ■'' 

CLXVn. Evvi un'altra prospettiva , la quale si dice aerea, impe-» 
lochc per la varietà dell' aria si possono conoscere le diverse distanze 
di vari cdificj terminati ne' loro nascimenti da una sola linea , come 
sarebbe il veder molti edifici di là da un muro , sicché tutti apparisca- 
no sopra r estremità di detto muro d'una medesima grandezza , e che 
tu volessi in pittura far parer più lontano 1* uno che 1' altro , e da fi- 
gurarsi un* aria un poco grossa . Tu sai che in simii aria 1* ultime co- 
se vedute in quella , come son le montagne , per la gran quantità dell* 
aria che si trova infra l'occhio tuo e dette montagne , pajono azzurre, 
quasi del color dell'aria , quando il sole è per levante. Adunque farai 
sopra il detto muro il primo edificio del suo colore ^ il più lontano 




DI LIONARDO DA VINCI 37 

fallo meno profilato , e più azzurro , e quello 
che tu vuoi che sia più in là altrettanto fallo 
meno profilato , e più azzurro ; e quello che 
vuoi che sia cinque volte più lontano , fallo 
cinque volte più azz'urro , e questa regola farà 
che gli edificj che sono sopra una linea , parran- 
no d' una medesima grandezza , e chiaramente 
si conoscerà quale è più distante , e qual mag- 
giore deìr altro. 

CLX\'I1[. Varkinsi le misure dell'uomo in ciascun membro , pìegandx> 
quello piùo meno , ed a diversi aspetti, diminuendo o crescendo tanto più 
o meno da una parte , quantVUe crescono o diminuiscono dal lato opposto . 

CLXIX. L' uomo nella sua prima infanzia ha la larghezza delle 
spalle eguale alla lunghezza del viso , ed allo spazio che e dalla giun- 
tura d' esse spalle alle gomita , essendo piegato il braccio , ed è simile 
•nllo spa2Ìo che e dal dico grosso della mano al detto gomito, ed è si- 
mile allo spazio che è dal nascimento della verga al mezzo del ginoc- 
chia > come pure allo spazio che è da essa giuntura del ginocchio alla 
giuntura del piede. Ma quando l'uomo è pervenuto all'ultima sua al- 
tezza , ogni predetto spazio raddoppia la lunghezza sua ; eccetto la 
lunghezza del viso , la quale insieme con la grandezza di tutto il ca- 
po fa. poca varietà : e per questo V uomo , che ha finito la sua gran- 
dezza , ii qiialc sia bcn« proporzionato, è dieci de' suoi volti, e la lar- 
ghezza delle spalle è due d* essi volti : ed ii resto si dirà nell' unìversal 
misura dell' uomo . 

CLXX. I putrì piccioli hanno tutri le giunture sottili, e gli spazi 
posti fra r una e 1' altra sono grossi ,• e questo accade perchè la pelle 
sopra le giunture è sola senz' altra polpa , che è di natura di nervo , 
che cinge e lega insieme 1' ossa , e la carnosità umorosa si trova fra. 
r una e l'altra giuntura inclusa fra la pelle e Tosso : ma perchè l'os- 
sa sono più grosse nelle g unture che fra le giunture, la carne nel cre- 
scere dell'uomo viene a lasciare quella superfluità che stava fra la pel- 
le e Tosso, onde la pelle s'accosta più all'osso, e viene ad assottigliare 
le membra." raa sopra le giunture , non vi essendo altro che la carta- 
laginosa e nervosa pelle, non può disseccare^ e non disseccando non di- 
minuisce: onde per queste ragioni i puttini sono sottili nelle giunture, 
e grossi fra. esse , come si vede le giunture delle dita , braccia , spalle 
sottili , e concave ^ e T uomo per il contrario esser grosso in tutte le 
giunture delle braccia , e gambe .• e dove i puttini hanno in tuoti ,. 
loro aver di rilievo » 

CLXXI. Fra gli uomini , ed t puttini trovo gran dTfferen/a di lun- 
ghezza dall'una alT altra giiuitura , iraperoché T uomo ha ..ial)-» gt'.in- 
tura delie spalle al gomito , e dai gomito alU penta del dito grasso , 



38 TRATTATO DELLA PITTURA 

e dà un'omero della spalla all' altro due t«ste per mexzo , ed il putto 
ne ha una , perchè la natura compone prima la grandezza della casa 
dell'' intelletto , che quella degli spiriti vitali. 

CLXXII. L: dita della mano ingrossano le loro giunture per tutti 
i loro aspetti quando si piegano, e tanto più s' ingrossano quanto più 
si piegano, e eoa diminuiscono quanto più si addirizzano, il simile acca- 
de delle dita de' piedi , e tanto più si varieranno quanto esse saranno 
più carnose . 

CD^XIIL Le giunture delle spalle , e dell'altre membra piegabili, 
si diranno al suo luogo, nel trattato della Anatomia, dove si mostrano 
le cause de' moti di tutte le parti di che si compone l'uomo. 

CLXXIV, Sono i moti semplici principali del piegamento fatto 
dalla giuntura .delle spalle , cioè quando il braccio a quella appiccato 
si move in alto , o in basso , o in dietro , benché si potrebbe dire tali 
moti essere infiniti, pcrclie se si volterà la spalla a una parete di mu- 
ro , e si segnerà col suo braccio una figura circolare , si sarà fatto tutti 
i moti che sono in essa spilla , perche ogni quantità continua e divisi- 
bile in infinito , e tal cerchio e quantità continua fatta dal moto del 
braccio, il qual moto non prodixc quaatità continua, se essa continua- 
zione non la conduce. Adunque il moto d' esso braccio è stato per tut- 
te le parti del cerchio, ed essendo il cerchio divisibile in infinito, infi- 
nite sono le varietà delle spalle. 

CLXXV. Dico che le misure universali de' corpi si debbono osser- 
vare nelle lunghezze delle figure , e non nelle grossezze , perche delle 
laudabili e maravigliosc cose che appariscono ntll' opere della natura, 
una è che mai in qualunque specie un particolare con precisione si so- 
miglia all'altro. Adunque tu imirarore di tal natura guarda ed attendi 
alla varietà de' lineamenti . Piaccmi bene che tu fugga le cose mostruo- 
se, come di gambe lunghe, busti corti, petti stretti, e braccia lunghe; 
piglia dunque le misure delle giunture, e le grossezze nelle qnali forte 
yaria essa natura, e varierai ancor tu. 

CLXXVI. La necessità costringe il pittore ad aver notizia dell'ossa 
che sono i sostenitori , e Tarmatura della carne che sopra esse si posa, e 
delle giunture che accrescono e diminuiscono nei loro piegamenti, per la 
qual cosa la misura del braccio disteso non confà con la misura del 
piegato. Cresce il braccio e diminuisce infra la varietà dell' ultima sua 
estensione e piegamento 1' ottava parte della sua lunghezza . L' accre- 
scimento e l'accortamento del braccio viene dall'osso che avanza fuori 
della giuntura del braccio , il quale , come vedi nella figura A B fa 
lungo dalle spalle al gomito , essendo 1' angolo d' esso gomito minor 
che retro ... e tanto più cresce , quanto tal angolo diminuisce , e tanto 
più diminuisce quanto il predetto angolo si fa maggiore : e tanto più 
cresce lo spazio della spalla al gomito, quanto i' angolo deila piegatu- 



DI LIONARDO DA VINCI 



59 




ra d'esso gomito sì fa minore che retto, e tanto più diminuisce quanto 
CS30 è maggior che retto . 

CLXXVII. Tutte le parti di qualunque animale , sìeno corrispon- 
denti al suo tutto , cioè che quel che e corto e grosso deve avere 
ogni membro in sé corro e grosso , e quello che è lungo e sottile abbia 
le membra lunghe e sottili , ed il mediocre abbia le membra della me- 
desima mediocrità , ed il medesimo intendo aver detto delle piante , le 
quali non sieno storpiate dall' uomo o da' venti , perchè queste rimet- 
tono gioventù sopra vecchiezza , e così è distrutta la sua naturale pro- 
porzionalità . ^ 

CLXXVIII. La giuntura del braccio con la sua mano diminuisce 
nello stringere , ed ingrossa quando la mano si viene ad aprire , ed il 
contrario fa il braccio infra il gomito e la mano per tutti i suoi ver- 
si : e questo nasce che nell' aprir la mano i muscoli domestici si di- 
stendono , ed assottigliano il braccio infra il gomito e la mano e quan- 
do la mano si stringe, i muscoli domestici e silvestri si ritirano ed in- 
grossano, ma i silvestri solo si discostano dall'osso, per esser tirati dal 
piegar della mano. 

CLXXIX. Solo la diminuzione ed accrescimento della giuntura 
del piede è fat- 
ta nell' aspetto 
della sua parte ■ vv 

silvestre DEF, 
la quale cresce 
quando 1' ango- 
lo di tal giun- 
tura si ù piiV 
acuto , e tan- 
to diiainuisce 




40 



TRATTATO DELLA PITTURA 



qnanto egli fassi più ottuso , cioè dalie giunture dinanzi A C B sì 
parla . 

CLXXX. Infra le membra che hanno giunture piegabili solo il gi- 
nocchio è <:juello fhc nel piegarsi diminuisce la sua grossezza, e nel di- 
scendersi ingrossa . ' 

CLXXXI. Tutte le membra dell" uomo ingrossano nei piegamenti 
delle loro giunture, eccetto la giuntura della gamba. 

CLXXXIL La-Acmbra degli ii^^mini ignudi, i quali s' affaticano in 
diverse azioni, sole- «reno quelle cBEej^oprano i loro muscoli da quel la- 
to dove i lor muscoli muovono il 'membro dell' operazioni, e gli altri 
membri sieno più o meno- pronup'ziati ne'lo^o muscoli, secondo che più 
o meno s' aifaticano ^ 

CLXXXIII. Quel braccio sarà di più po- 
tente e lungo moto , il quale essendosi mosso dai 
suo naiurale sito , avrà più jwtente aderenza 
degli altri membri a ritirarlo nel sito dove ei 
desidera muoversi . Come 1' uomo A che muo- 
ve il braccio col tratto E , e portalo in con- 
trario sito col moversi con tutta la persona 
in B. 

CLXXXIV. La somma e principal parte 
dell' arte è 1' investigazione de' componimenti 
di qualunque cosa, e la seconda parte de* mo- 
vimenti , è che abbiano attenzione alle loro ope- 
razioni ; le quali sieno fatte con prontirudine , secondo i gradi dei 
loro operatori, cosi in pigrizia, come in sollec'tudine .• e che la prontitu- 

dinc di ferocità sia della somma qualità che si 
richiede all' operatore di quella . Come quando 
uno debba gettar dardi , o sassi , o altre simili 
cose , che la Jìgura dimostri sua somma disposi- 
zione in tale azione , ed in potenza : ed il pri- 
mo in valetudine è la figura A , la seconda è 
il movimento B , ma T A rimoverà più da se 
Ja cosa gettata, che non farà la B perchè anco- 
ra che r uno e V altro mostri di voler tirare il 
suo peso ad un medesimo aspetto , i' A avendo 
volto i piedi ad esso aspetto quando si torce o 
piega, e si rimovc da quello in contrario sito, 
dóve esso apparecchia la disposizione della po- 
tenza , esso ritorna con velocità e comodità al 
sito dove esso lascia uscir il peso delle sue ma- 
ni . Ma in questo medesimo caso la figura 6 
avendo le punte de' piedi volti in cap^trario sito 

al 








>/V . 



/ 

V 



^ 



;'. 



DI LIONARDO DA VINCI 41 

al luogo dove esso vuol tirare il suo peso , si storce nd esso lucro 
con grande; incomodità, e per conseguenza T effetto e debole, ed il tro- 
to partecipa della sua causa , perche l'apparecchio della forza in cia- 
scua movimento vuol essere con istorcimenti e piegamenti di gran vio- 
lenza , ed il ritorno sia con agio e comodità , e così V operazione ha 
buon' effetto : perchè il balestro che non ha disposizione violenta , il 
moto del mobile da lui rimosso sarà breve, o nulla: perchè dove non 
è disfazione di violenza non è moto , e dove non è violenza , essa 
non può esser distrutta , e per questo 1' arco che non ha violenza 
non può far moto se non acquista essa violenza , e ncU'acquistarla non 
la caccia da se. Così l'uomo che non si storca o pieghi , non ha acquistato 
potenza. Adunque quando A avrà tratto il suo dardo, esso si troverà 
essere storto e debole per quel verso dove esso ha tratto il mobile , ed 
acquistato una potenza , la quale soltanto vale a tornare in contrario moto. 

CLXXXV. Non sieno replicati i medesimi movimenti in una me- 
desima figura nelle sue membra , o mani, o dita : né ancora si replichino 
le medesime attitudini in una istoria . E se 1' istoria fosse grandissima , 
come una battaglia , o una uccisione di soldati , dove non è nel dare 
se non tre modi , cioè una punta , un roverscio , ed un fendente : ia 
questo caso tu ti hai ad ingcgnare che tutti i fendenti sieno fatti in 
varie vedute, come dire alcuno sia volto indietro, alcuno per lato, ed 
alcuno dinanzi , e cosi tutti gli altri aspetti delle nìcdcsimc tre attitu- 
dini ; e per questo dimanderemo tutti gli altri , partecipanti d' uno di 
questi . Ma i moti composti sono nelle battaglie di grande artifìcio , e 
di gran vivacità, e movimento ; e son detti composti quegli, -che una 
sola figura ti dimostra , come s' ella si vedrà con le gambe dinanzi , e 
parte per il profilo della spalla. E di questi si dirà in altro luogo. 

CLXXXVI. Nelle giunture delle membra , e varietà delle loro 
piegature è da considerara come nel crescere carne da un lato, viene 
a mancar nell'altro, e questo s' ha da ricercare nel collo degli anima- 
li , perchè i loro moti sono di tre nature , delle quali due ne sono 
semplici, ed una composta , che partecipa dell'uno, e delT altro sempli- 
ce, dei quali moti semplici , 1' uno è quando si piega all' una e l'al- 
tra spalla, o quando esso alza o abbassa la testa che sopra gli posa. 
Il secondo è quando esso collo si torce a destra o sinistra senza incurva- 
mento , anzi resta diirto , ed avrà il volto voltato verso una delle 
spalle II terzo moto, che e detto composto, è quando nel piegamento 
suo si aggiunge il suo torcimento , come quando 1' orecchia s'inchina 
inv.er.o una delle spalle , ed il volto si Tolta inverso la medesima par- 
te , o la spalla opposta , col viso volto al cielo . 

CLXXXVII. Misura in tela la proporzione della tua membrifica- 
zione, e se la trovi in alcuna parte discordante, notala , e forre ti 
guarderai di non T usare nelle figure che per te si compongono , per- 

f 



42 TPxATTATO DELLA PITTURA 

che questo è comun vizio de' pittori di dilettarsi, di far cose slmili 

a se . 

CLXXXVin. Tutti i membri esercitino queir ufizio, al quale fu- 
rono destinati , cioè che ne' morti , e dormienti nessun membro appa- 
risca vivo o desto , cosi il piede , che riceve il peso dell' uomo ', sia 
schiacciato , e non con dita scherzanti , se già non posasse sopra il 
calcagno . 

CLXXXIX. I moti delle parti del volto , mediante gli accidenti 
mentali, sono molti; de' quali -i principali sono ridere, piangere, gri- 
dare ,. cantare in diverse voci acute e gravi , ammirazione , ira , leti- 
zia , malinconia, paura, doglia, e simili, delle quali si farà menzione, 
e prima del riso , e del pianto , che sono molto simili nella bocca , e 
nelle guancie, e serramento d' occhi , ma solo si variano nelle ciglia , 
e loio intervallo : e questo tutto diremo al suo luogo , cioè delle va- 
rietà che piglia il volto, le mani, e tutta la persona per ciascun degli 
accidenti, de' quali a te, pittore , è necessaria la cognizione, se nò, la 
tua arte dimostrerà veramente i corpi due volte morti . Ed ancora ti 
ricordo che i movimenti non s.euo tanto sbalestrati , e tanto mossi , 
che la pace paia battaglia o morcscha d' ubriachi , e sopra il tutto che 
i circostanti al caso per il quale è f^tta l'istoria sieno intenti con atti 
che mostrino ammirazione , rivereriza , dolore, sospetto, paura, o gau- 
dio, secondo che richiede il caso per il quale è fatto il congiunto, o 
vero concorso delle figure: e fa' che le tue istorie non sieno P una so- 
pra l'altra in una medesima parte con diversi orizzonti, sicché ella paia 
una bottega di mereiaio con le sue cassette fatte a quadretti. 

CXC. Le parti che mettono in mezzo il globo del naso si variano 
in otto modi , cioè o elle sono egualmente dritte , o egualmente con- 
cave , o egualmente convesse .• i.'^ Ovvero son disegualmente rette , 
concave, e convesse, 2. '^ Ovvero sono nelle parti superiori rette, e di 
sotto concave, 3.° Ovvero di sopra rette, e di sotto convesse, 4.0 Ovvero 
di sopra concave e di sotto rette, j." O di sopra concave , e di sotto 
convessa, 6." O di sopra convesse , e di sotto rette , 7.° O di sopra 
convesse , e di setto concave. 

L'applicatura del naso col ciglio è di due ragioni, cioè , o ch'ella 
è concava, o eh' ella è dritta. 

La fronte ha tre varietà, o eh ella è piana, .0 ch'ella è concava , 
o eh' ella è colma. La piana si divide in due parti, cioè o ch'ella è 
convessa aella parte di sopra , o nella parte di sotto, ovvero di sopra e 
di sotto , ovvero piana di sopra e di sotto . 

CXCL In questo caso ti bisogna mandare alla memoria la varietà 
de' quattro membri diversi in profilo, come sarebbe naso , bocca, men- 
to , e fronte . E prima diremo de' nasi , i quali sono di tre sorti , 
dritto i concavo , e convesso . De' dritti non ve n' è altro che quattro- 



DI LIONARDO DA VINCI 43 

Yarietà , cioè lungo, corto, alto con la puiua , e basso, I nasi concavi 
•ono di tre sorti, delle quali alcuni hanno la concavità nella parte su- 
periore, alcuni nel mezzo, ed alcuni nella parte inferiore. I nasi con- 
vessi, ancorasi variano in tre modi, alcuni hanno un gobbo nella parte 
di sopra, alcuni nel mezzo , alcuni di sotto: gli sporti che mettono in 
nvczzo il gobbo del naso si variano in tre modi, cioè o sono dritti, o 
sono concavi, o sono convessi. 

CXCII. Se tu vuoi con facilità tener a mente un aria d' un volto 
impara prima dimolte teste , bocche, occhi, nasi, menti, gole, colli, 
e spalle : e poniamo caso, l nasi sono di dieci ragioni : dritto, gobbo, 
cavo , col rilievo più su , o più giù che il mezzo , aquilino , simo , 
tondo, ed acuto: questi sono buoni in quanto al profilo . In faccia so- 
no di undici ragioni •• eguali , grossi in mezzo , sottili in mezzo , la 
punta grossa e sottile nell'appiccatura, sottile nella punta e grosso nelT 
appiccatura , di larghe narici , di strette , di alte , di basse , di buchi 
scoperti, e di buchi occupati dalla punta: e così troverai diversità nell' 
altre particole : le quali cose tu dei ritrarre dal naturale , e metterle 
a mente. Ovvero quando tu dei fare un volto a mente , porta reco un 
picciol libretto , dove siano notate simili fazioni , e quando hai dato 
un'occhiata al volto della persona che vuoi ritrarre , guarderai poi in 
disparte qual naso o bocca se gli assomiglia , e fagli un picciolo segno 
per riconoscerlo poi a casa, e metterlo insieme. 

CXCIil. Non si facciano muscoli con aspre difFmizionl, ma i dolci 
lumi finiscano insensibilmente nelle piacevoli e dilettevoli ombre , e di 
questo nasce grazia e formosità , 

CXCIV. La fontanella della gola cade sopra il piede , e gittando 
un braccio innanzi , la fontanella esce di essi piedi ., e se la gamba 
getta in dietro , la fontanella va innanzi , e cosi si rimuta in ogni at- 
titudine . 

CXCV. Quella figura , della quale il movimento non e compagno 
dell'accidente che e finto esser nella mente della figura , mostra le mem- 
bra non esser obbedienti al giudizio d' essa figura , ed il giudizio dell' 
operatore valer poco; però dee mostrare tal figura grand' affezzionc e 
fervore, e mostrar che tali moti, altra cosa da quello per cui siano fatti, 
non possano significare . 

CXCVI. Le membra degl' ignudi debbono essere più o meno evi- 
denti nel discoprimento de'' muscoli secondo la maggio.re o minor fatica 
di detti membri , e mostrar solo quei membri che più s' .adoprano nel 
moto o azione , e più si manifesti quello clic e più adoperato j e quello 
che nulla s'adopera resti lento e molle. 

CXCVU. Quando l'uomo si muove con velocità o tardità, sempre 
quella parte che e sopra la gamba che sostiene il corpo , sarà più bassa 
che r altra . 

F 1 



44 • TRATTATO DELL^ PITTURA 

CXCVIII. Quelle spalle o lati dell'uomo, o d'altro animale avran- 
no infra loro maggior ditrerenza nelT altezza , delle quali il suo tutto 
sarà di più tardo moto, seguita il contrario, cioè che quelle parti degli 
animali avranno minor differenza nelle loro altezze , delle quali il suo 
tutto sarà di più veloce moto , e questo si prova per la 9.'^ del moto 
locale, cove dice.- Ogni grave peso per la linea del suo moto ec. adun- 
que movendosi il tutto verso alcun luogo, la parte a quella unita, se- 
guita la linea brevissima del moto del suo tutto , senza dar di sé peso 
nelle parti laterali d'esso tutto . 

CXCIX. Dice r avversarie) , in quanto alla prima parte di sopra , 
non esser necessario che V uomo che sta fermo , o che cammina con tar- 
do moro , usi di continuo la predetta pondera- 
zione delle membra sopra il centro della gra- 
vità che sostiene il peso del tutto, perche mol- 
te v©lte r uomo non usa né osserva tal regela, 
anzi fa tutto il contrario , conciosiachè alcune 
volte esso si piega lateralmente , stando sopra 
un sol piede , alcuna volta scarica parte del 
suo peso sopra la gamba che non e retta , cioè 
quella che 3Ì piega nel ginocchio , come si mo- 
stra nelle due figure B C . Rispondesi che quel 
che non è fatto dalle spalle nella figura C è 
fatto nei fianco , come si è dimostrato a suo 
luogo . 

• ce L'estensione del braccio raccolto muo- 

' ve tutta la ponderazione dell' uomo sopra il 
i suo piede sostentacelo del tutto, come si mo- 
I srra in quello che con le braccia aperte va so- 
pra la corda senza altro bastone . 
\ CCf. Queir animale avrà il centro delle 

I gambe suo sostentacolo tanto più v>cino al pei">- 
' pendicelo del centro della gravità , il quale sa- 
rà di più tardi movimenti , e cosi e converso , 
J quello ayrà il centro de' sostentaceli più remoto 
«Jal perpendicolo del centro della gravità sua , il quale fia di più ve- 
loce moto . 

CCIi. Sempre la spalla dell' uomo che sostiene il peso è più alta 
che la spalla senza peso , e questo si mostra nella figura , per la quale 
passa la linea centrale di tutto il peso dell' uomo , e del peso da lui 
portato : il qual peso composto se non fosse diviso con egual soma so- 
pra il centro della gamba che posa, sarebbe necessità che turro il com- 
posto rovinasse : ma la necessità provvede che tanta- parte del peso natu- 
rale deli' uoino si getta in un de' lati ., quanta e la quantità del peso 




DI LIONARDO DA YlSCl 



accidentale che si aggiunge dali' opposto lato : e 
questo far non si può se i' uomo non si piega e 
con s' abbassa dal lato suo più lieve con tanto 
piegamento che partecipi del peso accidentale da 
lui portato : e questo far non si può se la spalla 
del peso non si alza , e la spalla lieve non s' ab- 
bassa . E questo e il mezzo che i' artificiosa ne- 
cessità ha trovato in tale azione. 

ceni. Sempre il peso dell'uomo che posa so- 
pra una sola gamba sarà diviso eoa egual parte 
opposta sopra il centro della gravità che sostiene . 
CCIV. L* uomo che si move avrà il centro 
della sua gravità topra il centro della gamba che 
posa in terra . 

CCV. La privazione dei moto di qualunque 
animale , il quale posa i suoi piedi , nasce dalla 
privazione dell'inegualità che hanno infra loro op- 
posti pe-^i che si sostengono sopra i loro pesi . 

CCVI, Tanto diminuisce V uomo nel piega- 
mento dell' uno de' suoi " lati quanto egli cresce 
neir altro suo lato opposto , e tal piegatura sarà 
air ultimo subdupla alla parte che si estende . E 
di questo si farà particolar trattato. 

CCVII. Tanto quanto l'uno de'lati dc'rnembri 
piegabili si farà più lungo, tanto la sua parte op- 
posta sarà diminuita . La linea centrale estrinseca 
de'lati che non si piegano , ne' membri piegabili, 
Mai diminuisce o cresce di sua lunghezza. 

CCViU. Sempre la figura che sostiene jx-so 
fuor di se e della linea centrale della sua quanti- r 
tà, dee gettar tanto peso naturale o accidentale 
dall' opposta parte , che faccia equiponderanza de' ' 
pesi intorno alla linea centrale che si parte dal 
centro dalla parte del pie che si posa , e parta 
per tutta la soma del peso sopra essa parte de' 
piedi in terra posata . Vedesi naturalmente uno 
che pigha un peso dall' uno de' bracci , gittar fuo- , 
ri di se il braccio opposto : e se questo non ba':ra 
a far V equiponderanza , vi porge tanto più peso ^ 
di so medesimo piegandosi , che si fa sufficiente a I 
resistere all'applicato peso . Si vede ancora in uno j 
che sia per cadere roverscio l'uno de'suoilati laterali, ' 
che stm'prc getta infuori libraccio dall'opposta parte- 




[/ 




4^ 



TRATTATO DELLA PITTURA 



CCLX. Quando tu ruoi far V uomo motore d' alcun peso consi- 
dera elle i moti debbono esser fatri per diverse Jinee , cioè o di basso 
o in alto con semplice moto , come fa quello che chinando si piglia 
il peso che rizzandosi vuole alzare, o quando, vuole strascinarsi alcuna 
cosa dfetro, ovvero spingere innanzi, o vuoi tirare in basso con corda 
che passa per carrucola. Qui si ricorda che il peso delfuomo tira tan- 
to quanto il centro della gravità sua è fuori del centro del suo sosten- 
tacolo. A questo s'aggiunge la forza che fanno le gambe o schiena pie- 
gate nel suo rizzarsi. 

Mai non si scende o sale , né mai si cammina per nessuna linea , 
che il pie di dietro non alzi il calcagno. 

CCJC. Il moto è creato dalla distruzione del billico , cioè dall' 
inegualità : imperocché nessuna cosa per se si muove che non esca dal 
suo bilico j e quella si fa più veloce , che più si rimove dal detto suo 
bilico . 

CCXL Se la figura posa sopra uno de'suoi piedi, la spalla di quel 

lato che posa fìa sempre più bassa che T altra , e la fontanella della 

gola, sarà sopra il jne^zo della gamba che posa . Il medesimo accaderà 

f j per qualunque linea noi vedremo essa figura, essendo 

senza braccia sportanti non molto fuori della figura, 
o senza peso adesso, o in mano , o in spalla o spor- 
tamento della gamba che non posa innanzi o in- 
dietro . 

CCXfl. Le membra nel corpo debbono essere 
accomodate con grazia al proposito dell' effetto che 
tu vuoi che faccia la figura : e se tu vuoi fare la 
/igura che mostri in sé leggiadria , dei far membri 
gentili, e distesi, senza dimostrazione di troppi mu- 
scoli, e quei pochi che al proposito farai dimostrare, 
fagli dolci , cioè di poca evidenza ^ con ombre non 
tinte, e le membra , e massimamente le braccia dis- 
nodate , cioè che nessun membro non stia in linea 
diitta col membro che s* aggiunge seco . E se il 
fianco, polo dell'uomo , si trova, per lo posare fatto, 
che il destro sia più alto che il sinistro , farai la 
giuntura della spalla superiore piovere per linea per- 
pendicolare sopra il più eminente oggetto del fianco., 
e sia essa spalla destra più bassa della sinistra , e la 
fontanella sia sempre supcriore al mezzo della giun- 
tura del pie di sopra che posa ia gamba : e la gam- 
ba che non posa abbia il suo ginocchio più basso che 1' altro, e presso 
all'altra gamba . 

Le latitadini della testa e braccia sono infinite, però non mi estcn- 





DI LIONARDO DA VINCI 47 

clero in darne alcuna regola. Dirò pure che elle sieno facili e grate con 
varj storcimenti, acciò non pujano pezzi di legno. 

CCXIII. In quanto alla comodità d'essi membri , avrai a conside- 
rare che q;;ando tu vuoi figurare uno che per qualche accidente si ab- 
bia a voltare in dietro, o per canto, che tu non. faccia muovere 1 pie- 
di e tutte le membia in quella parte dove volta la testa , anzi farai 
operare con partire esso svolgimento in quattro giunture , cioè quella 
del piede , del ginocchio , dei fianco , e del collo : e se proseguirà sul 
la gamba destra, farai il ginoccbìo della sinistra piegare in dentro , ed 
il suo piede sia elevato alquanto di fuori , e la spalla sinistra sia al- 
quanto più bassa che la destra , e la nuca si scontri nel medesimo 
luogo dove è volta la noce di fuori «lei pie sinistro , e la spalla siili- 
stra sarà sopra la punta del pie destro per perpendicolar linea : e sem- 
pre usa , che dove le figure voltano la testa , non vi si volga il pet- 
to, che la natura per nostra comodità ci ha fitto il collo, che con 1 1- 
cilità può servire a diverse bande, volendo T occhio voltarsi in varj si- 
ti, ed a questo medesimo sono in parte obbedienti i' altre giunture t >; 
se fai l'uomo a sedere, e che le sue braccia s'avessero in qualche mo- 
do ad adoprare in qualche cosa traversa. , fa' che il petto si volga so- 
pra la giuntura del fianco. 

CCXIV. Ancora non replicar le membra ad un medesimo moto 
nella figura la quale tu fingi esser sola , cioè che se la figura mostra 
di correr sola , che tu non gli faccia tutte due le maui innanzi , ma 
una innanzi , e 1' altra indietro , perche altrimcnte non può correre ; e 
se il pie destro è innanzi , che il braccio destro sia indietro , ed il si- 
nistro innanzi, perche senza tal disposizione non si può correr bene . E 
se gli sarà fatto uno che lo seguiti, che abbia una gamba, che si getti 
alquanto innanzi, fa che Taltta ritorni sotto la testa, ed il braccio su- 
periore scambi il moto e vada innanzi : e così di questo si dirà a pieno 
nel libro de' movimenti . 

CCXV. Fra le principali cose importanti che si richiedono nelle figu- 
razioni degli animali, è il situar bene la testa sopra le spalle, il busto so- 
pra i fianchi , e i fianchi e spalle sopra i piedi . 

CCXVI. La figura che senza moto sopra i suoi piedi si sostiene , 
darà di sé eguali pesi opposti intorno al centro del suo sostentacolo . Dico 
perciò che se la figura senza moto sarà posata soprali suoi piedi si sosterrà, 
che se ella getta un braccio innanzi al suo petto, ella dee gettar tanto 
peso naturale indietro quanto ne geta del naturale ed accidentale in- 
nanzi; e quel medesimo dico di ciascuna parte che sporta infuori dei suo 
tutto oltre il solito. 

CCXVll. Mai si leverà o porterà peso dall" uomo , che non man- 
di' di sé più di altrettanto peso che quello che vuole levare, e la gar~ 
ti in opposta parte a quella donde esso leva il detto- peso.. 



48 TRATTATO DELLA PITTURA 

CCXV'ilI. Sieno le attitudini degli uomini con le loro membra \r\ 
tal modo disposti , che eoa quelle si dimostri i' intenzione del loro 
animo . 

CCXIX. Pronunziansi gli atti degli uomini secondo le loro età, e 
dignità , e si variano secondo le specie , cioè de' maschi e delle fcm^ 
mine . 

CCXX. Dico che il pittore dee notare le attitudini e i moti de* 
gli uomini nari da qualunque accidente immediatamente, e sicno notati 
o messi nella mente , e non aspettar che l'atto del piangere sia fatto fa- 
re a uno in prova senza gran causa di pianto , e poi ritrarlo , perchè 
tal atto non nascendo dal vero caso , non sarà né pronto né natura- 
le : ma è ben buono averlo prima notato dal caso naturale , e poi fa- 
re star uno in quell' atto per vedere alcuna parte al proposito , e poi 
ritrarlo . 

CCXXI. Tutti i circostanti di qualunque caso degno d' essere no- 
tato stanno con diversi atti ammirativi a considerare esso atto, come 
quando la giustizia punisce i malfattori : e se il caso è d' cosa devota, 
tutti i circostanti drizzano sii occhi con diversi atti di devozione 



t» 



a 



esso caso, come il mostrare 1' ostia nel sagrificio , e simili : e s' egli è 
caso degno di riso , o di pianto , in questo non è necessario che tutti 
i circostanti voltino gli occhi a esso caso , ma con diversi movimenti , 
e che gran parte di quegli si rallegrino , o si dolgano insieme , e se il 
caso è pauroso , i visi spaventati di quegli che fuggono facciano gran 
dimostrazione di timore, e di fuga, con varj movimenti , come si dirà 
nel libro de' moti. 

CCXXII. Non far mai una figura che abbia del sottile con muscoli 
di troppo rilievo ; imperocché gli uomini sottili non hanno mai troppa 
carne sopra V ossa , ma sono sottili per la scarsità di carne , e dove è 
poca carne, non può esser grossezza di muscoli . 

CCXXilL I muscolosi hanno grosse 1' ossa , e sono uomini grossi 
e corti, ed hanno carestia di grasso, imperocché le carnosità d-e 'musco- 
li per loro accrescimento si ristringono insieme , ed il grasso che infra 
loro si suole interporre non ha lu.jgo , ed i muscoli in tali magri es- 
s:ndo in tutto costretti infra loro , e non potendosi dilatare , crescono 
in grossezza , e più crescono in quella parte che e più remota da' loro 
estremi, cioè inverso il mezzo della loro larghezza e lunghezza. 

CCXXlV. Ancora che i grassi sieno in se corti e grossi , come gli 
anzidetti muscolosi , essi hanno sottili muscoli , ma la loro pelle veste 
molta grossezza spugnosa e vana, cioè piena d'aria; però essi grassi si 
sostengono più sopra T acqua che non fanno i muscolosi , che hanno 
nella pelle rinchiusa meno quantità d'aria. 

CCXXV. Neil* alzare ed abb. issare delle braccia le poppe sparisco- 
no , o clic si fanno di più rilievo .- il simile fanno i rilievi de' fianchi 

nel 



DI LIOXARDO DA VINCI ^c, 

nel piegarsi i:i fuori o in dentro nei loro fìanclii ,• e Io spalle fji-.no 
più varietà, e i fianchi, ed il collo , che nessuii' altra giuntura , per- 
che hanno i moti più variabili .• e di questo si fa:à u.ì. libro, parti- 
colare . 

CCXXVI. I membri non debbono aver nella gioventù pronun- 
ziazione de' muscoli, perclv è segno di fortezza attempata , e ne' gio- 
vanetti non è ne tempo, ne matura fortezza: ma siano i sentimenti del- 
le membra pronunziate più o meno evidenti, secondo che più o menu 
saranno alìaticati , e sempre i muscoli che sonò aliàticati- sono più al- 
ti , e grossi che quegli che stanno in riposo , e mai le linee centrali 
intrinseche de' membri che si piegano stanno nella loro naturale lun- 



ghezza . 



CCXXVIL L' ignudo figurato con grand'- evidenza di tutti i suoi 
muscoli fia senza moto, perche non si può muovere, se una parte de' 
muscoli non si allenta, quando gli opposti muscoli tirano: e quegli che 
allentano mancano della loro dimostrazione , e quegli che tirano si seuo- 
prono forte, e fannosi evidenti. 

CCXXVIII. Le figure ignude non debbono avere i loro muscoli ri- 
cercati interamente , p? rche riescono difìlcili e disgraziati . Per quell' 
aspetto che il membro si volta alla sua operazione, per quel medesimo 
fiano i suoi muscoli più spesso pronui:ziati . Il muscolo in sé pronunzia 
spesso le sue particole mediante 1' operazione , in modo che senza tale 
operazione in esso prima non si dimostravano. 

CCXXIX. Il njuscolo della coscia di dietro fa maggior varietà 
nella su^ estensione ed attrazione che nessun altro muscolo che sia nelT 
uomo . Il secondo e quello che compone la natica : Il terzo è quello 
delle schiene : Il quarto e quello della gola : Il quinto è quello delle 
spalle : 11 sesto è quello dello stomaco , che nasce sotto il pomo granato, 
e termina sotto il pettignone, come si dirà di tutti , 

CCXXX. Dove il braccio termina con la palma della mano presso 
a quattro dita , si trova una corda la maggiore che sia nelT i:omo , la 
quale è senza muscolo, e nasce nel mezzo dclT uno de' fucili del brac- 
cio , e termina nel mezzo dell' altro fucile , ed ha figura quadrata , 
ed e larga circa tre dita , e grossa mezzo dito , e questa serve solo 
a tenere insieme stretti i due detti fucili dei braccio , acciò non si di- 
latino . 

CCXXXI. Nascono nelle giunture dell' uomo alcuni pezzi d' osso 
i quali sono stabili nel mezzo delle corde che legano alcune piuntu-' 
re , com.e le rotelle delle ginocchia, e quelle delle spalle , e de' piedi 
le quali sono in tutto otto , eèsendovene una per spalla , ed una per 
ginocchio, e due per ciascun piede sotto la prima, giuntura dei diti 
grossi verso il calcagno, e questi si fanno durissimi ^erso la vecchiezza 
dell' uomo . 

c 



jo TRATTATO DELLA. PITTURA. 

CCXXXII. Naice un muscolo infr« it pomo granato , ed il pctti- 
gnonc ; ( dico termina ncL pertignone ) il quale e di tre potenze , per- 
chè e diviso nella sua lunghezza da tre corde ». cioè prima it muscolo 
superiore , e poi »eguita u.na. corda larga come esso muscolo , poi se- 
guita; il secondo: muscolo più bassa di questo y al quale si congiungc la 
seconda corda , al tìne seguita il terzo muscolo eoa la terra corda , la 
qual corda è. congiunta ali' osso del pettignone : e queste tre riprese di 
tre muscoli, con tre corde- sono fatte dalla natura per il gran moto che 
ha, Tuomo nel suo piegarsi , e distendersi con simile muscolo, il qua- 
le se fosse d'un pezzo farebbe troppa varietà nel suo dilatarsi e restrin- 
gersi , nel piegarsi e disrendersi; dell' uoma^ e fa maggior bellezza ncU' 
uomo aver poca varietà di tal muscola nelle sue azioni , imperocché se 
il muscolo si ha da distendere nove dita , ed altrettante poi ritìtarsi , 
non tocca tre dita pcc ciascun muscolo , le quali faaao- poca yarictà 
nslla loro figura , e poco deformano la bellezza del corpo . 

CCXXaIH. L' ulrinioj svolramcnto che può far l'uomo sarà nel di- 
nioserarsi_ic calciagpe indietro , ed il viso in faccia: e qursto non jì; fa- 
rà senza diflicoltà , e se non si piega la gamba ed, 
abbassasi la spalla che guarda la nuca •• e la causa. 
ài tale svoltamento fia dimostrata nelir anatomia^ , C; 
quali, mosco li primi ed ultimi si muovano ., 

CCXXXIV. Delle bEaccia che> sì mandano di 
dietro, le gomita non. si faranno mai più vicine, che 
le più lunghe dita, passino le.- gomita, dell' opposta 
mano , cioè che 1' ultima vicinità che aver possano le 
gomita dietro, alle reni, sarà- quanto, è la spazio che 
è dal suo gomito alT estremo- del maggior dito della 
mano, le quali braccia fanno un quadrato perfetto. 
E quanto sì possano traversar le braccia sopra il pet- 
to , e che le gomita vengano net mezzo del petto , 
e queste gonwta con le: spalle e braccia, fanno un 
triangolo equilatero.. 
CCXXXV; Quando 1' nomo- si dispone alla creariòne del moto- con 
Jai forza, esso si piega, e torce quanto può nel moto contrario a quello 
deve vuol generare la percussione, e quivi s'apparecchia nella forza che 
a- lui e possibile, la quale, conduce, e lascia, sopra, della, cosa, da lui per- 
cossa col moto del composto* 

GCXXXVf. r muscoli che muovono il maggior fucile del braccio- 
xieir estensione e retrazione del braccio , nascono circa il mezzo dell' os- 
so detto- adiutorio, r uno dietro all' altro ; di dietro è nato quello che 
estende il braccio, e dinanzi quello che lo piega. 

Se r uomo e più potente nel tirare che nello- spingere; , provasi per 
la 9.^ de ^ondcribui ,- dove dice r Infra i pesi di egual potenza, quello. 





DI LIONARDO DA VINCI ,i 

?i dimostrerà più potente che sarà più remoto dal polo della loro bilan- 
cia . Ne segjc perciò che essendo N B muscolo, ed N C muscolo di potenza 
infra loro eguali , il muscolo dinanzi N C è più po- 
tente che il muscolo di detto N B , perche esso è -z^I^^^-^ 
fermo nel braccio in C sito più remoto dal polo del ^ h 
gomito A che non e B il quale è di là da esso polo, 
e cosi è concluso T intento . Ma questa e forza sem- 
plice , e non composta , come si propone di voler 
trattare , e dobbiamo m«tter più innanzi . Poi la forza 
composta è quella quando facendosi un operazione 
con le braccia , vi $* aggiunge una seconda potenza 
<lcl peso delle persona, e delle gambe, come nel ti- 
rare , e nello spingere , che oltre alla potenza delle 
braccia vi si aggiunge il peso della persona , e la 
forza della schiena, e delle gambe , ia quale è nel 
voler distendersi , come «arebbc di due ad una colen- 
na , che uno la spingesse, e l'altro la tirasse. 

CCXXXVII. Molto maggior potenza ha 1' uomo 
nel tirare che nello spingere , perche nei tirare vi «* 
aggiunge la potenza de' muscoli delle braccia che 
son creati solo al tirare, e non allo spingere, perchè 
quando il braccio è dritto , ì muscoli che muovono 
il gomito non possono avere alcuna azione nello 
«pingere più che si a. esse l'uomo appoggiando la 
«palla alla cosa che egli vuole rimuovere dal suo sito, 
nella quale s'adoprano i nervi che drizzano la schie- 
na incurvata, e quegli che drizzano la gamba piega- 
ta , e siano sotto la coscia, e nella polpa dietro alla gamfca, t così e 
concluso al tirar* aggiungersi la potenza delle braccia, e la potente esten- 
sione delle gambe, e della schiena , insieme col petto dell'uomo^ nella 
qualità che richiede la sua obliquità ; ed allo spingere concorre il mede- 
simo, mancandogli la potenza delle braccia , perchè tanto è a spingere 
con un braccio dritto senza moto , come è avere interposto un pezzo dì 
legno fra la spalla e la cosa che "si spinge . 

CCXXXVIII. La carne che veste le giunture dell' ossa , e l'altre 
parti air osso vicine , crescono e diminuiscono nelle loro grossezze se- 
condo il piegamento o estensione delle predette membra > cioè crescono 
dalla parte di dentro dell' angolo che si genera nei piegamenti de* 
membri , e s'assottigliano, e si estendono dalla parte di fuori dell' an- 
golo esteriore: ed il mezzo che s' interpone fra l'angolo convesso ed il 
concavo partecipa di tale accrescimento o diminuzione, ma tanto più o 
meno quanto le parti sono più vicine o remote dagli anj^oli delle dette 
giunture piegate. 

C a 




)2 TRATTATO DELLA PITTURA 

CCXXXIK. Imix^ssibile e il voltar la gamba dal ginocchio in giù 
senza voltar la coscia eoa altrettanto moto, e questo nasce perche la giun- 
tura dell' osso dei ginocchio ha il conratto dell'osso della coscia inter- 
nato e commesso con T osso della gamba , e solo si può muovere tal 
giuntura innanzi o indietro , nel modo che richiede il camminare , e l'in- 
ginocchiarsi ; ma non sì può inai muovere laterahì?ente , perche i con- 
tatti che compongono la giuntura del ginocchio- non lo comportano : 
imperocché se tal giuntura fosse piegabile e voltabile, come l'osso dell' 
adiutorio che si commette nella spalla , e come quello della coscia che 
si commette, nell'anche , T uomo avrebbe sempre piegabili così le gam- 
be per ì loro lati , come dalla parte dinanzi alla parte di dietro , e 
sempre tali gambe sarebbono torte , ed ancora tal giuntura non può 
preterire la rettitudine della gamba, ed è solo piegabile innanzi, e non 
indietro , perchè se si piegasse indietro , 1' uomo non si potrebbe levare 
in piedi quando fosse inginocchiato , perchè nel levarsi di ginocchioni , 
-delle due ginocchia, prima si dà il carico del busto sopra l'uno de' gi- 
jnocchi , e scaricasi i! peso dell' altro , ed in quel tempo l' altra gamba 
.non sente altro peso di so medesima , onde con facilità leva il grnoc- 
■chio da terra, e mette la pianta del piede tutta posata alla terra, di 
poi rende tutto il peso sopra esso piede posato , appoggiando la mano 
sopra il suo ^inocchio , ed in un tempo distende il braccio , il quale 
porta il petto e la testa in alto , e così distende e drizza la coscia col 
petto , e Tassi dritto sopra esso piede posato insino che ha levato i' al- 
tra gamba . 

CCKL. Sempre la carne piegata è grinza dall'opposta parte da cui 
■essa è tirata . 

CCXLl. II moto semplice è detto quello che si fa nel piegarsi sem- 
•plicementc, o innanzi, o indietro. 

CCXLIL II moto composto è detto quello quando per alcuna ope- 
jrazione si richiede piegarsi in giù e in traverso in un medesimo tempo.* 
così dee avvertire il pittore a fare i movimenti composti, i quali sia- 
no integralmente alle loro composizioni, cioè se ano fa un* atto com- 
posto, mediante le necessità di tale azione , che tu non l'imiti in con- 
trario col fargli fare un'' atto semplice, il quale sarà più remoto da essa 
azione . 

CCXLIIL I moti delle tue figure debbono essere dimostrativi dcl- 
3a quantità della forza quale conviene a quelle usare a diverse azioni , 
cioè che tu non faccia dimostrare le medesime forze a quel che leverà 
lina bacchetta, la quale fìa conveniente ali' alzare d' una trave. Adun- 
que fa diverse le dimostrazioni delle forze secondo la qualità de' pesi 
da -loro maneggiati. 

CCXLIV. Non farai mai le teste dritte sopra le spalle , n-.a volta- 
te in triverso, a deserà o a sinistra, ancorché esse guardino in -sCr o in. 



DI LIONARDO DÀ VINCI 

giii, o dritto, perchè gli è necessario fare i icr moti che mostrino vi- 
vacità desta > e non addormeniata . E non fare i mezzi di tutta la per- 
sona dinanzi o cti dietro , che mostrino le loro rettitudini sopra o sotto 
agli altri mezzi superiori o inferiori: e se pure tu lo vuoi usare , fallo 
nc'vt-cchi: e non replicare i movimenti delle braccia , o delle gambe, 
non che in una medesima figura, ma neanche nelle circostanti e vici- 
ne, se già la necessità del caso che si finge non ti costringesse. 

CCXLV. Negli atti affezionati dimostrativi le cose propinque per 
tempo o per sito s' hanno a mostrare con la mano non troppo remota 
dà essi di'mostratori : e se le predette co«e saranno remote, remota deb- 
be essere ancor ta - m-ano del dimostratore, e la faccia del viso volta a 
dò che sì dimostra : ' 

CCXLVI. Sia variata Tarla de' visi secondo gli accidenti dell'uomo 
in fatica, in riposò, in pianto, in riso, in gridare, in timore, e cose si- 
mili , ed ancora le membra della persona insieme con tutta T attitudi- 
ne dee rispondere all' effìgie alterata . 

CCXLVII. Sono alcuni moti me.itali senza il moto del corpo, ed 
alcuni" 'col thoto ■ del torpo .1 moti mentali senza il moto del corpo 
lasciano cadere braccia*:, mani , ed ogni altra parte che mostra vita: 
ma i moti mentali con il moto del corpo tengono il corpo con le sue 
membra col moto appropriato al moto, della mente: e di questo tal di- 
scorso si dirà molte cose . Evvi un terzo moto che e partecipante dell' 
uno e dell'altro, ed un quarto che non è nò l'uno, né l'altro; e que- 
sti ultimi sono insensati, ovvero dissensati: e si mettono nei capitelo del- 
la pazzia o de' buffoni nelle loro moresche . 

CCXLVlil. 11 moto mentale muove il corpo con atti semplici , e 
facili , non in qua, ed in là, perche il suo obietto è nella mente, la 
quale non muove i sensi , quando in sé medesima è occupata . 

CCXLIX. Quando il moto dell'uomo è causato mediante 1' obiet- 
to, o tale obietto nasce immediate , o nò : se nasce immediate , quel 
che si muove torce prima all' obietto il senso più necessario, eh' è l' oc- 
chio: lasciando stare i piedi al primo luogo, e solo muove le coscie 
insienie con i fianchi e ginocchi verso quella parte dove si voha 1' oc- 
chio , e cosi in rali accidenti si farà gran discorso . 

CCL. Tanti sono varj i moti degli uomini quante sono le varietà 
degli accidenti che discorrono per le loro menti : e ciascuno accidente 
in sé muove più o meno essi uomini, secondo che saranno di maggior 
potenza , e secondo l' età 5 perche altro moto farà sopra un medesimo 
caso un giovane , che un vecchio . 

CCLI. Ogni animale di due piedi abbassa nel suo moro più quella par- 
te che sta sopra il piede che alza , che quella la quale sia sopra il piede 
che posa in terrai e là sua parte suprema à il contrario.- e questo si vede 



54 TRATTATO DELLA PITTURA 

nei fianchi e spalle dell' uomo quando cammina', e negli uccelli il me- 
desi.-no con la testa sua , e con la groppa. 

CCLII. Fa' che una parte d' un tutto sia proporzionata al suo tut- 
to : come se un uomo è di figura grossa e corta , fa che il medesimo si« 
in se ogni suo membro , cioè braccia corte e grosse , le mani larthc e 
grosse, e le dita corte, con le sue giunture nel modo sopraddetto . £ 
cosi il rimanente. 

CCLin. Osserva il decoro, cioè la convenienza dell'atto, vesti,' 
sito , e circostanze della dignità o viltà delle cose che tu vuoi figurare: 
cioè che il Re sia di barba, aria , ed abito grave , ed il sito ornato, 
ed i circostanti stiano con reverenza , ammirazione , ed abiti degni e 
convenienti alla gravità d' una «otte reale , e i vili disornati ed a- 
bictti, e i loro circontanti abbiano similitudine con atti vili « pr&un* 
tuosi , e tutte le membra corrispondano a tal componimento - Che gli 
atti d'un vecchio non s'uno simili a quegli d'un giovane,* quegli d* 
una femnrina a quegli d'un maschio, né quegli d'un uomo a quegli d* 
un fanciullo. 

CCLIV. Non mescolare una quantità di fanciulli con altrettanti 
vecchi , ne giovani con infanti , ne donne con uomini , se già il caso 
che vuoi figurare non gli legasse. 

CCLV. Per T ordinario ne' componimenti comuni dell* istorie usa 
di fare rari vecchi , e separati dai giovani , perche li vecchi sono rari , 
e i lor costumi non si confanno con i costumi de' giovani, e dove noa 
e conformità di costumi non si fa amicizia , « dove non e amicizia si fa 
separazione. £ dove tu farai componimenti d'istorie apparenti di gravità e 
consigli , facci pochi giovani , perche i giovani volentieri fuggono i 
consigli, ed altre cose simili - 

CCLVL Userai di far quello che tu vuol che parli fra molte per- 
sone in atto di considerar la materia eh' egli ha da trattare , e di ac- 
commodare in lui gli atti apparcenenti a essa materia; cioè se la materia 
è persuasiva , che gii atti sieno ai proposito simili , e se la materia è di 
dichiarazione di diverse ragioni, fa che quello che parla pigli con i due 
diti della mano destra un dito della sinistra , avendone serrato i due 
minori , e col viso pronto verso il popolo, con la bocca alquanto aper- 
ta che paja che parli , £ se egli siede , che paja che si sollevi alquanto 
ritto , e con la testa innanzi . £ se lo fai in piedi , fallo alquanto chi- 
narsi col petto e la testa inverso il popolo , il quale figurerai tacito , e 
tutto attento a riguardare l'oratore in viso con atti ammirativi: e fa' la 
bocca d'alcun vecchio per maraviglia dell'udite sentenze chiusa, e nei 
bassi tirarsi indietro moire pieghe delle guancie, e con le ciglia alte nel- 
la giuntura, le quali creino molte pieghe per la fronte : alcuni a sedere 
con le dita delle mani intessute , tenendosi dietro il ginocchio stanco: 
altri con un ginocchio sopra 1* altro , sul quale tenga la mano , che 



DI LIONARDO DA VINCI ff 

dentro a $è riceva il gomito » la mano del (filale vada a sostenere il men- 
to barbuto d'alcun vecchio^ 

CCLVII. Alia figura irata farai tenere uno per i capelli col capo 
storto a terra , e con. uno de' ginocchi sul contato , e col braccio destro 
levare il pugno in alto: questo abbia i capelli elevati , le ciglia basse 
e strette-, ed i denti stretti da canto della bocca arcata , il collo grosso,, 
e dinanzi per il chinarsi all' inimico pieno di grinze . 

CCLVIII^ Al disperato farai darsi d'un coltello , e con le mani aversi 
stracciato i vestimenti, e sia una d' esse mani in opera a stracciar la fe- 
rita, e farailo con i piedi stanti, e le- gambe alquanto picg^atc , e la per- 
sona similmente verso. tetra eoa capelli stracciati^ 

CCLXIX. Da. quel che ride a quel che piange non si varia ne oc- 
chi , ne bocca , ne guancie , ma solo la rigidità, delle ciglia che s' ag- 
giungono a chi piange , e levanst a chi ride . A quello che piange s' 
aggiunge ancotra le^ mani stracciar le vesti ,. e variasi nelle varie cause 
del pianto , perchè alcuno piange con ira ,, alcuno con paura , alcuno 
per tenerezza ed allegrezza , alcuno per sospetto , ed alcuno per doglia 
e tormento , alcuno, per pietà e dolore de" parenti o amici persi : dei 
quali piangenti alcuna si mostra disperata, alcuno mediocre , alcuno la- 
grima , alcuna grida , alcuno sta con il visa al cielo, e con le mani ia 
basso , avendo le dita di quelle insieme tessute , altri timorosi' con le 
•palle inalzate all'orecchie, e cosi seguono secondo le prodette cause. 
Quel che versa' il pianto alza le ciglia nelle loro giunture,, e le stringe 
insieme , e compone grinze di sopra , e rivolta l canti della bocca in 
basso , e colui che ride gli ha alti , e le ciglia aperte e spaziose . 

CCLX. Ne' putti e ne' vecchi non debbono essere atti prontii fatti 
mediante le loro gambe .. 

CCLXI- Nelle f mmine e giovanetti non debbono essere atti di gam- 
be sbandate , o troppo apene , perchè dimostrano- audacia , o al tutto 
privazione di vergogna , e le strette dimostrano vergogna ^ 

CCLXir. La natura opera ed insegna senza alcun discorso del sal- 
tatore , che quando vuoi saltare , egli alza eoa impeto le braccia e le 
spalle , le quali seguitando 1' impero , si muovono* insieme con gran- 
parte del corpo , e levansi in alto , sina a ranto che il l'oro impeto in 
sé si consumi ; il qual impeto è accompagnato dalla, subita estensione 
del corpo incurvato nella schiena , e nelia giuntura delie coscie , delle 
ginocchia, e de* piedi , la qual estensione è fatta per obliqua ,, cioè in- 
nanzi, e ali* insù, e cosi il moto dedicata all' andare innanzi il corpo 
che salta , ed il moto d'andare all' insù alza il corpo, e fag^li fere grand.' 
arco, ed aumenta il salto.. 

CCLXIII. L' uomu il quale- vuol. tirare un dardo, o pietra, o al'— 
tra cosa con impetuoso moto , può essere figurato in due modi princi- 
pali, cioè o potrà esser figurato quaado 1' uomo si prcga.ia alla crea— 





;^5. TRATTATO DELLA PITTURA 

zione del moto , o veramente quando II moto 
d'esso è finito . Ma se tu lo figgerai per la crea- 
zione del moto, allora il lato di dentro d^l pie- 
de sarà con la medesima linea nel petto :, ma 
avrà la spalla contraria sopra il piede , cioè se 
il piede destro sarà sotto il peso dell' uomo , la 
spalla sinistra sarà sopra la punta d' esso piede 
destro . 

CCLXIV. Colui che col tirare vuol ficcare 
o trarre il cannone in terra; alza la gamba op- 
posta ai braccio che trae , e quella piega nel 
ginocchio , e questo fa bilicarsi sopra il piede 
che posa in terra , senza il qual piegamento o 
i storcimento di gambe far non si potrebbe , ne 
potrebbe trarre , se tal gamba non si disten- 
desse . 

1 CCLXV. Le ponderazioni ovvero bilichi de- 
gli uomini si dividono in due parti , cioè sera- 
^plice , e composto . Semplice è quello che è 
fatto dall' uomo sopra i suoi piedi immobili , 
sopra i quali esso uomo aprendo le braccia con 
d)verse distanze dal suo mezzo , e chinandosi 
stando sopra uno de' suoi piedi , sempre il centro della sua gravità sta 
per linea perpendicolare sopra il centro d'esso piede che posa: e se po- 
sa sopra i due piedi egualmente, allora il petto dell'uomo avrà il suo 
centro perpendicolare nel mezzo della linea che misura lo spazio inter- 
posto infra i centri d' essi piedi . 

Il bilico composto s' intende esser quello che fa un uomo che so- 
stiene sopra di sé un peso per diversi moti ; come nella figura d' Er- 
cole che scoppia Anteo , il quale sospendendolo da terra infra il petto 

e le braccia, che tu gli faccia- tanto la sua 

figura di dietro alla linea centrale de' 

, , suoi piedi 5 quanto Anteo ha il centro 

v x: x-^ , della sua gravità dinanzi ai medesimi 

(^,1- < piedi . 

L V CCLXVI. Quando per lungo stare 

I ^ V ^9 in piedi T uomo ha stancata la gamba 

I -'/\\ dove posa , esso manda parte del peso 

/^ y\' sopra l'altra gamba : ma questo tal po- 

( sare ha da essere usato ueii' età decre- 

"~ ' pjta , o neir infanzia , o veramente in 

: uno stanco, perche mostra stanchezza, o 
^.wrjy i ' poca valetudine di membri , e però sem- 
pre 



DIXIONARDO DA VINCI j7 

pre si vede un giovane che sia sano e gagliardo posarsi sopra 1" una 
delle gambe, e se dà alquanto di peso sopra Taltra gamba, esso l'usa 
quando vuol dar principio necessario al suo movimento, senza il quale 
si Qcga ogni moto, perchè il moto si genera dall' inequalità . 

CCLXVll. Sempre le figure che posano debbono variare le mem- 
bra, cioè che se un braccio va innanzi, che T altro stia fermo, o vada 
indietro.- e se la figura posa sopra una gamba, che la spalla che è so- 
pra essa gamba sia più bassa che l'altra, e questo si osserva dagli uo- 
mini di buoni sensi , i quali attandono sempre per natura a bilicare V 
uomo sopra i suoi piedi , acciocché non rovini dai medesimi : perchè 
posando sopra un piede, Topposta gamba non sostiene esso uomo, stan- 
do piegata , la quale in se è come se fosse morta , onde necessitata fa 
che il peso che e dalle gambe insù mandi iJ centro della jua gravità 
sopra la giuntura della gamba che lo sostiene. 

CCLX\ IH. L' uomo che si ferma sopra i suoi piedi , o si cari- 
cherà ugualmente sopra essi pi>edi, o si caricherà con pesi ineguali . Se 
si carich.-rà ugualmente sopra essi piedi, egli si caricherà con peso na- 
turale misto con peso accidentale , o si caricherà con semplice peso na- 
turale . Se si caricherà con peso naturale mista con peso accidentale , 
allora gli estremi opposti de'membri non sono egualmente distanti dai 
poli delle giuntura de' piedi : ma se si caricherà con peso naturale 
semplice, allora tali esiremi di membri opposti saranno egualmente di- 
stanti dalle giunture de" piedi: e cosi di questa ponderazione si farà un 
libro parricc'l;;re> 

CCLXIX, Il moto locale fatto dall'uomo , o da alcun altro ani- 
m.ile , sarà di tanto maggior o minor velocità , quanto il centro della 
loro gravità sarà più remoto o propinquo al centro del piede dove si 



sostengono 



CCLXX. La somma altezza degli animali di quattro piedi si varia 
più negli animali che camminano, che in quegli che stanno saldi: e tan - 
to più o meno, quanto essi animali son di 
maggior o minor gr^ndezzi : e questo è 
causato dall'obliquità delie g.imbe che toc- 
cano terra, che innalzano la figura di esso 
animale quando tali gambe disfanno la lo- 
ro obliijuita , e quando si porigono perpen- 
dicolari sopra 1.1 terra. 

CCLXXI. Ma r una metà della gros- 
sezza e larghezza dell' uomo sarà eguale 
ali altra, se ic membra a quella congiunte 
non faranno eguali e simili moti. 

CCLXXIl. Quando l'uomo salta in alto , la tc>ta è tre volte più 
veloce del calcagno del piede , innanzi che la punta dei piede si spic- 

H 




5? TRATTATO DELLA PITTURA 

chi da terra, e due volte più veloce che i fianchi : e questo accade , 
perchè si disfanno in un medesimo tempo tre angoli , dei quali il su- 
periore è quello dove il busto si congiunge con le coscie dinanzi , il 
secondo è quello dove le coscie di dietro si congiungono con le gambe 
di dietro , il terzo è dove la gamba dinanzi si congiunge con T osso 
del piede. 

CCLXXIII. Impossibile è che alcuna memoria possa riserbare tutti 
gli aspetti o mutazioni d' alcun membro di qualunque animale si sia. 
Questo caso lo esemplificheremo con la dimostrazione d'una mano. E per- 
che ogni quantità continua e divisibile in infinito , il moto deli' occhio 
che risguarda la mano , e si move dall' A al B si muove per uno spa- 
zio A B il quale ancor esso è quantità continua , e per conseguente di- 
visibile in infinito , ed in ogni parte di moto varia V aspetto e figura 
della mano nel suo vedere , e così hrà movendosi in tutto il cerchio, 
ed il simile farà la mano che s' inalzj, nel suo moto , cioè passerà per 
spazio che è quantità. 

CCLXXIV. E tu pittore che desideri grandissima pratica , hai da 
intendere che se tu non la fai sopra buon K)ndamenTO delle cose natu- 
rali , farai opere con assai poco onore , e men guadagno : e se la farai 
buona, l'opere tue saranno molte e buone , con tuo grande onore ed 
utilità . 

CCLXXV. Quando T opera sta pari col giudizio , quello è tristo 
segno in tal giudizio : e quando 1' opera supera tal giudizio , questo è 
pessimo, come accade a chi si maraviglia d' aver si bene operato; e 
quando il giudizio supera l'opera, que<;to è perfetto segno. E se il gio- 
vane è in tal disposizione, senza dubbio questo fia eccellente operatore, 
ma jla compoaitore di poche opere, le quali saranno di qualità che 
fermeranno gli uomini con ammirazione a contemplarle . 

CCLXXVI. Noi sappiamo che gli errori si conoscono più nell' al- 
trui opere, che nelle sue , però fa che sii primo buon prospettivo , di 
poi abbi intera notizia delle misure dell'uomo, e sii buono architettore, 
cioè in quanto appartiene alla forma degli edificj , e dell' altre cose , e 
dove tu non hai pratica, non ricusar ritrarle di naturale ; ma dei te- 
nere uno specchio piano quando dipingi , e spesso riguarderai dentro .1* 
opera tua , la quale vi fia veduta per lo contrario , e parrà di mano d' 
altro maestro , e giudicherai meglio gli errori tuoi. Ed ancora sarà buono 
levarsi spesso, e pigliarsi qualche solazzo , perchè col ritornare tu miglio- 
rerai il giudizio,' dovecchè lo star saldo nell'opera ti farà forte ingannare. 
CCLXXVII. Quando tu vuoi vedere se la tua pittura tutta insie- 
me ha conformità con le cose rirratte dal naturale, abbi uno specchio, 
e favvi dentro specchiare la cosa viva , e paragona la cosa specchiata 
con la tua pittura, e considera bene il tuo obietto nell'uno , e nell'al- 
tro . Tu vedi uno specchio piano dimostrar cose che pajono rilevate , e 



DI LIONARDO DA VÌNCI jy 

la pittura fi 11 medesimo. La pittura ha una sola superficie, e lo spec^ 
chio e il medesimo . Lo specchio e la pitturi mostra la similitudine 
delle cose circondata da omore e lume , e 1' una e 1' altra pare assai di 
là dalU sua supcrtìcie . iy se tu conusci che lo specchio per mezzo de' 
lineanuMifi ed ombre ti fa parere le cose spiccate, ed avendo tu fra i 
tuoi colori l'ombre ed i lumi p:ù potenti che quello specchio, certo se 
tu gli saprai ben comporre uisieme , la tua pittura parrà ancor essa una 
cosa naturale vista in un gran specchio. 11 vostro maestro vi mostra il 
chiaro e T oscuro di qualuiuiue obietto , ed i vostri colori ne hanno uno 
che è più chiaro che le parti alluminate del simulacro di tale obietto 
e similmente in essi colon se ne trova alcuno che è più scuro che al- 
cuna oscurità di esso ooietco : onde nasce che tu , pittore , farai le pit- 
ture tue simili a quelle di tale specchio , quando e veduto da un solo 
occhio , perche i due occhi circondano l'obietto minore dell'occhio . 

CCLXV^ill. Quella pittura e più laudabile la quale ha più confcr- 
niità con la cosa imitata . Questo paragone e a confusione di quei 
pitrori i quali vogliono racconciare ie cose di natura , come son quegli 
che imitano un figlijolino d' un anno , la testa del quale entra cinque 
volte nella sua altezza , ed essi la fanno entrare otto : e la larghezza 
delle spalle e simile alla testa , e quésti la fanno dupla , riducendo cosìi 
un picciol fanciullo d' un anno alla proporzione di un uomo di treat* 
anni; e tante volte hanno usato e visto usare tal' errore , che 1' hanno 
converso in usanza , la quale usanza e tanto penetrata e stabilita nel 
lor conoito giudizio, che un credere lor medesimi che la natura, o chi 
imita la natura, faccia grandissimi errori a non fare come essi fanno. 

CCLXXIX. La prima intenzione del pittore è fare che una sem- 
l)lice superficie piana si dimostri un corpo rilevato e spiccato da esso 
piano; e quello che in tale arte eccede più gli altri, quello merita mag- 
g^ior lode, e questa tale investigazione, anzi corona di tale scienza, na- 
sce dall' ombre , e lumi , o vuv.i dire chiaro e oscuro . Adunque se tu 
fuggi l'ombre, ru fuggi la gloria dell' aite appresso i nobili ingegni, 
e l'acquisti appresso l'ignorante volgo, il quale nulla più desidera che 
bellezza di calori, non conoscendo il rilievo. 

CC.LXA'X^. Di molta maggiore iwvcstigazione e speculazione sono 
r ombre nella pittura che i suoi lineamenti; e la prova di onesto c'in- 
segna , che i lineamenti si possono lucidare con veli , o verri piani in- 
terposti fa r occhio e la cosa che si dee lucidare ,. ma 1' ombre non 
sono comprese dà tal regola, per T insensibilità de' loro termini , i quali 
il più delle volte sono confusi , come si dimostra nel libro dell' ombre 
e lumi . 

CCLXXXI. Il lume debbc essere usato secondo che darebbe il na- 
turale sito dove fingi essere la tua figura : cioè se la fingi al sole, fa 
l'ombre oscure , e gran piazze de' lumi , e srampinsi 1' ombre di tutti 

II 2 



óo TRATTATO DELLA PITTURA 

ì circostanti corpi in terra , E se la figu-a è in tristo tempo , fa poca 
differenza da' lumi all' ombre , e senza fargli alcun' ombra ai piedi. E 
se la figura sarà in casa, fa gran differenza da' lumi all'ombre, ed om- 
bra per terra . E se tu vi figuri finestra fmpannata , ed abitazione 
bianca , fa poca differenza fra lumi ed ombre : e se ella è alluminata 
dal fuoco , fi i lumi rosseggianti e potenti , e 1' ombre oscure , e lo 
sbattimento dell'ombre per i muri o per terra siano terminati : e quan- 
to più si allontana dal corpo , tanto più si faccia ampia . E se detta 
figura fosse alluminata parte dall' aria , e parte dal fuoco , fa che il 
lunae causato dall' aria , sia più potente , e quello del fuoco sia quasi 
rosso , a similitudine del fuoco . £ sopra tutto fa che le tue figure di- 
pinte abbino il lume grande, e da alto, cioè quel vivo che tu ritrarrai, 
imperocché le persone che tu vedi nelle strade , tutte hanno il lume di 
sopra: e sappi che non è così tuo gran conoscente, che dandogli il lu- 
me di sotto , tu non oprassi fatica a riconoscerlo . 

CCLXXXIL Foniamo che A B sia la pittura 
veduta , e che D sia il lume . Dico che se tu ti 

g porrai infra C ed E comprenderai male la pittura, 

'^ e massime se. sia fatta a olio , o veramente ver- 




niciata , perche avrà lustro , e fia quasi di natura 
D ' ^ di specchio , e per queste cagioni . quanto più ti 

E accosterai al punto C meno vedrai , perche quivi 

^. risaltano i raggi del lume mandato dalla finestra 
alla pittura . E se ti porrai infra E e D quivi fia bene operata la tua 
vista, e massime quanto più t'appresserai al punto D perche quel luo- 
go è meno partecipante di detta percussione de' raggi riHessi. 

CCLXXXIH. Il punto debbe essere all' altezza dell' occhio di un 
uomo comune, e l'ultimo della pianura che confina col cielo debbe es- 
ser fatto ali' altezza d' esso termine della terra piana col cielo , salvo 
che le montagne sono libere . 

CCLXXXIV. Dico che le cose che parranno di minuta forma na- 
scerà dall'essere dette cose lontane dall'occhio, essendo così , conviene 
che infra l'occhio e la cosa sia molt' aria, e la molt' aria impedisce 1' 
evidenza delle forme d' esso obietto , onde le minute particole d* essi 
corpi fiano indiscernibili e non conosciute . Adunque tu , pittore , farai 
le picciole figure solamente accennate, e non finite , e se altrimenti fa- 
rai , sarà contro gli effetti della natura tua maestra. La cosa riman 
picciola per la distanza grande che è fra 1' occhio , e la cosa , la di- 
stanza grande rinchiude dentro a se molt' aria , la molt' aria fa in se 
grosso corpo 3 il quale impedisce e toglie all' occhio le minute particole 
degli obietti . 

CCLXXXV. Poiché per esperienza si vede che tutti i corpi sono cir- 
condati da ombre e lumi , voglio che tu , pittore , accomodi quella par- 



DI LIONARDO DA VINCI éi 

te che e alluminata, sicché termini in cosa oscura , e cosi la parte del 
corpo ombrata termini in cose chiare . E questa regola darà grande aju- 
to a rilevare le tue figure . 

CCLXXXVl. Dove r ombra confina col lume , abbi rispetto dove 
ella è più chiara che oscura , e dove ella è più o meno sfumosa in- 
verso il lume . E sopra ru'^to ti ricordo che ne' giovani tu non fiicci 1 
ombre terminate come fi la pietra, perche la carne tiene un poco del 
trasparente , come si vede a guardare in una mano che sia posta infra 
l'occhio ed il sole, perche ella si vede rosseggiare , e trasparire lumi- 
nosa: e se tu vuoi vedere qual' ombra si richiede alla tua carne, fatai 
ivi tu un ombra col tuo diro, e secondo che tu la vuoi più chiara o 
scura , tieni il dito più presso o più lontano dalla tua pittura , e quel- 
la contraffai . 

CCLXXXVII. Gli alberi e 1' erbe che sono più ramificati di sottili 
rami dcbbjno arer minor sottilità d'ombre , e quegli alberi e quell' er- 
be che avranno mag^ori foglie fiano cagione di maggiori ombre . 

CCLXXXVllI. Tu non sai potersi fare alcun animale il quale nou 
abbia le sue membra , e che ciascuno per se a similitudine non sia con 
qualcuno degli altri animali , Adunque, se vuoi far parer naturale un 
animai finto , dato , diciamo , che sia un serpente , piglia per la testa 
una di un mastino , o bra':co , e ponigli gli occhi di gatto , e V orec- 
chie i' istrice , ed il naso di veltro , e le ciglia di leone , e le tempie 
di gallo vecchio , ed il collo di testuggine d'acqua. 

C' LXXXIX. Nelle strade volte a ponente ^ stante il sole a mezzo 
dì, le pareti sieno in modo alte , che quella che è volta al sole non 
abbia a riverberare ne* corpi ombrosi , e buona sarebbe 1' aria senza 
splendore, allora che fian veduti i lati de' volti partecipare dell' oscu- 
rità delle pareti a quella opposte , e co.ì i lati del naso, e tutta la 
faccia volta alla bocca della strada , sarà alluminata , per la qual cosa 
r occhio che sarà nel mezzo della boera di tale strada vedrà tal viso 
con tutte le faccie a lui volte essere alluminate , e quei lati che sono 
volti alle pareti de' muri essere ombrosi . 

A questo si aggiungerà la grazia d'ombre con grato perdimento, 
private integralmente da ogni termine spedito : e questo nascerà per 
causa della lunghezza del lume che passa infra i tetti delle case, e pe- 
netra infra le pareti, e termina sopra il pavimento della strada , e ri- 
salta per moto riflesso ne' luoghi ombrosi dei volti , e quegli alquanto 
rischiara . E la lunghezza del già detto lume del ciclo stampato dai 
termini de' tetti con la sua fronte, che sta sopra la bocca della strada, 
allumina qua^i iiisino vicino al nascimento dell' ombre che stanno sotto 
l'oggerto del volto: e cosi di mano in mano si va mutando in chiarez- 
za , insino che termina sopra del mento con oscurità insensibile per 
qualunque verso . Come se tal lume fosse A E vedi la linea F E del 



6i 



TRATTATO DELLA PITTURA 




^^ 



lume che allumina fino sotto il naso , e la li- 
nea C/ solo allumina infin sotto il labbro, e la 
linei A H si estende fino sotto il mento, e qui 
il naso rimane forte luminoso, perche e veduto 
da tutto il lume A B C D E. 

CCXC. Tu hai a mettere la tua figura in 
campo chiaro , se sarà oscura ; e se sarà chiara, 
mettila in campo oscuro ; e se e chiara e scura 
metti la parte oscura nel campo chiaro , e la 
parte chiara in campo oscuro. 

CCXCI, Il lume picciolo fa grandi e ter- 
minate ombre sopì a i corpi ombrosi . I lumi 
grandi fanno sopra i corpi ombrosi picciole om- 
bre, e di confusi termini . Quando sarà incluso 
il picciolo e potente lume nel grande e meno 
potente, come e il sole nell'aria, allora il me- 
no potente resterà in luogo d'ombra sopra de'curpi da esso alluminati. 
CCXCiI, Grandissimo vizio si dimostra presso di molti pittori , 
cioè di fare T abitazione degli uomini .ed altre circostanze in tal modo 
che le porte non diano alle ginocchia de' loro abitatori , ancorché elle 
siano più vicine all' occhio del riguardante che non è V uomo che in 
quella mostra voler entrare , Abbiamo veduto i portici carichi d' uo- 
mini , ed una delle colonne di quegli sostenitrici esser nel pugno a un 
uomo che a quella si appoggia ad uso di sotril b.tstone , e simili cose 
che sono da essere con ogni studio schivate. 

CCXCIII. Jjono i termini de' corpi di tanta minuta evidenza , che 
in offni picciolo intervallo che s'interpone infra la cosa e i' occhio , es- 
so occhio non comprende l'effigie dell'amico, o parente, e non lo co- 
nosce, se non per l'abito, e per il tutto riceve notizia del tutto iniis- 
mc con la parte. 

CCXCiV. Le prime cose che si perdono nel discostarsi de' corpi 
ombrosi sono i termini loro . Secondariamente in più distanza si perdo- 
no le ombre che dividono le^parri de' corpi che si toccano . Terzo la 
grossezza delle gambe , e d^' piedi , e così successivamente si perdono 
le oarti più nìinure , di modo che a lunga distanza solo rimane una 
massa di confusa figura 

CCXCV. La prima cosa che de' co'ori si perde nelle distanze è il 
lustro , loro parte minima , e lume de' lumi . Secondaria e il lume , 
perchè è minore dell'ombra. Terza sono T ombre principali , e- rimane 
neli' ultimo una medijcre oscurità confusa . 

CCXCVI. Quando i corpi di convessa superficie terminano sopra 
altri corpi di egual colore , il termine del convesso . parrà più oscuro 
che quello che col convesso termine terminerà . 11 termine dell' aste 



DI LIONARDO DA VINCI 



63 




cquìgiacenti parrà in campo bianco di grande 
oscurità, ed in campo oscuro parrà più che altra 
sua parte chiaro , ancorché il lume che sopra 1' | '[ 1 
ast? scende sia sopra esse aste di egual chiarezza . 

CCXCVII. Sempre la figura che si muove 
contro il vento , per qualunque linea , non osser- 
va il centro della sua gravità con debita di-, 
sposizione sopra il centro del suo sostenta- 
colo . 

CCXCVIII. Sia la finestra delle stanze 
de' pittori fatta d' impannate senza tramezzi, 
ed occupata di grado in grado inverso i 
suoi termini di gradi coloriti di nero, in mo- 
do che il termine de' lumi non sia congiunto 
col termine della finestra . 

CCXCIX. A B e la larghezza del sito, 
ed è posta nella distanza delia carta C F , 
dove son le guancie , ed essa avrebbe a sta- 
re indietro rutto A C, ed allora le tempie 
sarebbono porrate nella distanza O R delle 
lince A F B F . Sicché ci e la differenza C 
O ed R D e si conclude che la linea C F , 
e la linea D F per essere più corta dee an- 
dare a trovare la carta dove è disegnata 1' al- 
tezza tutta , cioè le linee F A ed F B dove è la 
verità , e si fa la differenza , come ho detto , di 
C O e di R D . -^ 

ecc. Tu hai da inrendere , se sarà messo 
un obietto bianco infra due pareti, delle quali una 
sia bianca' , e 1' altra nera , che tu troverai tal (^ 

proporzione infra la parte ombrosa e la luminosa 
del detto obietto , qual fa quella delle predette 
pareti : e se T obietto sarà di colore azzurro-, farà 
il simile : onde avendo da dipingere farai come 
seguita . Togli il nero per ombrare 1' obietto az- 
zurro che sia simile al nero , ovvero ombra della 
parete che tu fingi che abbia a riverberare nel 
tuo obietto , e volendo fire con certa e vera 
scienza , userai fare in questo modo . Quando ta 
fai le tue pareti di qual colore si voglia , piglia 

un picciolo cucchiaro, poco maggior che quello che s' adopra per net- 
tar l'orecchie, maggiore o minoie secondo le grandi o picciol opere 111 
che tale operazione s'hu da esercitare, e questo cucchiaro abbia i suoi 



V" 


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64 TRATTATO DELLA PITTURA 

estremi di egual altezza , e con questo misurerai i gradi delle quantità 
de'colori che tu adopri nelle tue mistioni: come sarebbe quando nelle 
dette pareti che tu avessi fatto le prime ombre di tre gradi d oscurità, 
e d' un grado di chiarezza , cioc tre cucchiari rasi , come si fa le misu- 
re del grano , e questi tre cucchiari fossero di semplice nero , ed un 
cucchiaro di biacca, tu avresti fatto unu coniposizione di qualità certa 
senza alcun dubbio ; ora tu hai fitto una parete bianca , ed una oscu- 
ra , ed hai a nìettcre un (bietro azzurro infra loro , il qual obietto se vuoi 
che abbia la vera ombra e lume che a tal azzurro si conviene , poni 
da una parte quell'azzurro, che tu vuoi che resti senz' ombra, e poni 
da canto il nero , poi togli tre cucchiari di nero, e componigli con un 
cucchiaro d'azzurro luminoso, e metti con esso la più oscura ombra. 
Tatto questo vedi se P obietto e sferico, colonnare, o quadrato, o come 
si sia, e se egli è sferico, tira le lince dagli estremi delle pareti oscu- 
re al centro di ^sso obietto sferico, e dove esse lince si tagliano nella 
superficie di esso obietto, quivi infra tanto terminano le maggiori om- 
j^ -Q bre , infra eguali angoli , po' comincia a rischia- 

^ rare come sarebbe in n o che lascia tanto dell' 

,^^ oscuro quanto esso partecipa della parete superiore 

^_j<^/^_, A D il qua! colore mischierai con la prima om.— 

/-^ bra di A E con le medesime distinzioni. 

CCCI. Quella figura si dimostrerà di maggior 
D^^ — ^ corso la quale stia più per rovinare innanzi. 

Il corpo che per; sé si muove sarà tanto più 
i veloce, quanto il ccr.tro della sua gravità e più di- 

stante dal centro del suo sostentacelo . Questo è 
detto per li moto degli uccelli, i quali senza battimento a ale o favor 
di ve-nto da ss si muovono : e questo accade , quando il centro del suo 
sostentacolo , cioè fuori del mezzo della sua residenza fa le due ale; 
perche se il mezzo dell' ale sia più indietro che il mezzo ovvero cen- 
tro della detta gravità di tutto V uccello , allora esso uccello si moverà 
innanzi ed in basso ; ma tanto più o meno innanzi , che in basso , 
quanto il centro della detta gravità fia più remoto o propinquo al 
mezzo delle sue ale , cioè che il centro della gravità remoto dal mez- 
zo deir ale fa il discenso delT uccello molto obliquo , e se esso centro 
sarà vicino al mezzo delT aie , il disccnso di tale uccello sarà di poca 
obliquità . 

CCCII. In questo ed in ogni altro caso non dee dar noia al pit- 
tore come e' si stia il- muro dove esso dipinge, e massime avendo l'occhio 
che riguarda tal pittura a vederla da una finestra, o da altro spiracolo: 
perche l'occhio non ha da attendere alle planitie , ovvero curvità di 
esse parti , ma solo alle cose che di l'i da tal parete sì hanno a dimo- 
strale per diversi luoghi della finta campagna . Ma meglio si farebbe 

tal 




DI LIONARDO DA VINCI 

tal figura nella cur- ^ 

vita FRG, perchè in 

essa non sono angoli, ' ,, 

cecili. Se vuoi r-' \ 

far figura o altra co- 
sa che apparisca d' al- -^_ /^ 
tezza di 24. braccia, 
farai così. Figura pri- 
ma la parete M N con 
la metà deli' uoni» 
che vuoi fare , di poi 
Taltrt metà farai nel- 
la volta M R . Ma 
fa prima «ul piano d' 
una sala la parete del- 
la forma che sta il 
muro con la volta . ^^ , 

dove tu hai a fare ^„/l \ --'^( i 

la tua fig'jra , di poi ,- ^>' 

farai dietro ad essa ^ 

parete la figura disc- ' . v 

gnata in profilo di 
che grandezza ti pia- 
ce, e tira le tue li- 
nee al punto F, e nel -' 
modo eh' elle si ta- 
gliano sulla parete N 
K , così la figurerai 
sul muro , che la si- 
militudine con la pa- 
rete , ed avrai tutte '^ < 
l'altezze e sporti del- 
la figura , e le lar- 
ghezze, ovvero gros- /^ 
sczzc che si ritrovano 
nel muro dritto M N 
faraile in propria for- 
ma , perche nel fug- 
gir del ni^uro la figu- 
ra diminuisce per se 
medesima. La figura "^^ ■ y 
che va nella volta ti 
bisogna diminuirla, co- 





TRATTATO DELLA PITTURA 



me se ella fosse dritta, la quale dimiiiuzìone ti bi<;ogna fare in su una 
saia ben piana , e li sarà la figura , che leverai dalia parere N R con 
Je sue vere grossezze, e ridiminuirle in una parete di rilievo fia buon 
modo . 

CCCIV. Avvertisci che sempre ne' confini dell' orribrc si mishcia 
lume ed ombra: e tanto più l'ombra derivativa si mischia col lume, 
quanto ella è più distante dal corpo ombroso. I\Ia il colore non si ve- 
drà mai semplice. Questo si prova per la nona, che dice: La superficie 
di ogni corpo partecipa del colore del suo obietto, ancora che ella sia 
superfìcie di corpo trasparente ; come aria , acqua e simili ; perche i' 
aria piglia la luce dal sole, eie tenebre nascono dalla privazione d'esso sole. 
Adunque l'aria si tinge in tanti vari colori quanti son quegli fra i quali ella 
s' inframctte infra l'occhio ci loro, perche essa in se non ha colore 
più che s'abbia l'acqua, ma l'umido che si mischia con essa dalla 
me::za regione in giù è quello che l'ingrossa, ed ingrossando, i raggi 
solari che vi percuotono , Tallurainano, e l'aria, che e dalla mezza re- 
gione in su resta tenebrosa: e perchè luce e tenebre compone colore 
azzurro, questo è l'azzurro in che si tinge l'aria, con tanta mag?^iorc 
o minore oscurità quanto l'aria è mista con miigojorc o minore uiaidità. 
CCCV. Usa di fir sempre nella n^ioititudinc d'uonjini e d'animali 
le parti delle loro figure, ovvere corpi, tanto più oscure quanto esse 
sono più basse, e quanto elle sono più vicine al mezzo della loro mol- 
titudine, ancorché essi siano ìji «è d'uniforme colore: e questo è ne- 
cessario, perche meno quantità di cielo, alluminatore de' corpi, vede 

ne' bassi spazi interposti infra i detti 
animali che nelle parti supreme dei 
inedcsinn spazi. Provasi per la figura 
qui posto dove AB CD son posti per 
l'arco del cielo universale allum.ioa- 
■ tore de' corpi a lui inferiori, NM so- 
no i corpi che terminano lo spazio S 
TRH infra loro interposto, nel quale 
spazio si vede manifestamente che il 
sito F (essendo solo alluminato dallu 
parte del cielo C D ) è alluminato da 
minor parte del cielo , di quello che 
sia allun^inato il sito E, il quale è ve- 
duto dalla parte del cielo A B che è 
maggiore che il cielo CD: adflnque fia 
più alluminato in E che in F. 

CCCVI. I campi di qualunque 
superficie piana di colore e lume uni- 
formi, non parranno separati da essa 




^y 



DI LIONARDO DA VINCI 67 

superficie, essendo del medesimo colore e lume . Adunqm* per la con- 
versa parranno separati, ?e saraniìo di colore e lumi d» versi . 

CCCVII. I corpi regolari sono d"i due sorti , 1' uno de' quali è ve- 
stito di superficie curva , ovale, o sferica , 1' altro è circondato di su- 
perficie Jaterata , regolare o irregolare . I corpi sferici , ovvero ovali , 
pajono sempre separati dai loro campi , ancorché esso corpo sia del co- 
lore del suo campo, ed il Virai le accadere de"' corpi laterati : e questo ac- 
cade per essere disposti alla generazione dell'ombre da qualcuno deMoro 
lati, il che non può accadere nella suoerficie piana. 

CCCVlll. Delle parti di quei corpi che si rimuovono dall' occhio, 
quella mancherà prima di notizia , che sarà di minor figura . Dal che 
ne segue che la parte di maggior quantità fia rtltima a mancar di sua 
notizia . Adunque tu , pittore , non finire i piccioli membri di quelle 
cose che «ono molto remote, ma seguita la regola data nel sesto- 
Quanti sono quegli che nel figurar le città , ed altre cose remote 
dall'occhio, fanno i termini notissimi degli edifici , non altrimenti che 
^e fossero in vicinissime propinquità : e questo è impossibile in natura , 
perche nessuna potentissima vista e quella che in si lontanissima distan- 
za possa vedere i predetti termini con vera notizia , perchè i tenr/mi d' 
«ssi corpi sono termini delle loro superficie , e i termini delle superfi- 
cie sono linee , le quali linee non sono parte alcuna della quantità di 
essa superficie, ne anche dell'aria che c^i sé veste tal superficie.. Adun- 
que quello che non e parete d'alcuna cosa è invisibile, come è provato 
in geometria . Adunque tu, pittore, se farai essi termini spediti e noti, 
come è in usanza, non sarà da te figurata sì remota distanza , che per 
tale effetto non si dimostri vicinissima . Ancora gli angoli degli edificj 
■ion quegli che nelle distanti città non si debbono figurare, perchè 
da lontano è impossibile vedergli, conciosiachè essi angoli sono il con- 
corso di due linee in un punto, ed il punto non ha parte , adunque è 
indivisibile. 

CCCIX. Mostransi le camp^p^ne alcuna volta maggiori , o minori 
che elle non sono, per l' interposìz'one delT aria più grossa o sottile del 
suo ordinario , la quale s' inframette infra 1' orizzonte e T occhio che 
lo vede. 

Infra gli orizzonti di egiul distanza dall'occhio , quello si dimostrerà 
esser più remoto , il quale fia veduto infra 1' aria più grossa , e quello 
si diniostrerà più propinquo , che si vedrà in aria più sottile . 

Le cose vedute ineguali, in distanze eguali si dimostreranno egua- 
li se la grossezza dell' aria interposta infra V occhio ed esse cose sarà 
ineguale, cioc l'aria grossa interposta infra la cosa minore: e questo si 
prova niCdiante la prospettiva de' colori , che fa che una gran monta- 
gna parendo picciola alia misura , pare maggiore che una picciolu vici- 
no air occhio come si vede che un dito vicino ali' occhio copre una 
gran montagna discosta dall'occhio, I 2 



68 



TRATTATO DELLA PITTURA 



/ 



CCCX. Fra le cose di eguale oscurità , magnitudine, figura , e di- 
stanza dall'occhio, quella si dimostrerà minore, che fia veduta in cam- 
po di maggio" splendore o bianchezza. Questo lo insegna il sole veduto 
dietro alle piante senza foglie , che tutte le loro ramificazioni che si 
trovano all' incontro dei corpo solare sono tanto diminuite , che elle re- 
stano invisibili . Il simile sarà un asta interposta fra V occhio ed il cor- 
po solare . 

I corpi p;irarelli posti per lo dritto, essendo veduti infra la neb- 
bia , s' hanno a dimostrar più grossi da capo che da piedi . Provasi per 
la nona , che dice: La nebbia , o l'aria grossa ,. penetrata da' raggi so-^ 
lari , si mostcrà tanto più bianca , quanto ella è più bassa . 

Le cose vedute da lontano sono sproporzionate , e questo nasce , 
perchè la parte più chiara manda all' occhio il suo simulacro con più vigo- 
roso raggio che non fa la parte più oscura . Ed io vid^i una donna ve- 
stita di nero con panno bianco in testa , che si mostrava due volte tanto 
maggiore che la grossezza delle sue spalle , le q^uali erano vestite di 
rcro . 

CCCXI. Gli edifìzj delle città veduti sotto all' occhio ne'tcmpl 
celle nebbie , e dell' arie ingrossate dai fumi de' loro fuochi , o altri 
vapori, sempre saranno tanto m^e no not: , quanto sono in minor aliez^ 
7.Z, e per la conversa fiano tanto più spediti e noti ^ quanto si ve- 
Iranno in maggior altezza . Provasi per la quarta di questo , che dice : 
L'aria esser tanto pili grossa, quanta è più bassa ,- e tanto più sottile -, 
quanto è più alta. E cjuesto si dimostra per essa- quarta posta a basso; 
e d5.ie.nio: la torra ti / cssex veduta dall' occhio n ncU' aria grossa , la 

quale si divide in quattro gradi , tanto pia 
grossi , quanto sono più bassi. 

Quanto minor quantità d* aria s' in— 
terrone fra 1' occhio e la cosa veduta ^ 
tanto, meno il colora d'essa cos:> parteciperà 
del colore d' essa aria . Seguita che qtianto 
jnaggior quantità, fia d' aria interposta in- 
, ira 1 occliio e 1^ cosa veduta , tanto più 
essa cosa partecipa del colore dell' aria in- 
terposta . Dimostrasi. Essendo l'occhio zzai 
quale concorrono le cinque specie delle cin»- 
que parti della- torre a f cioè ab ode. 
Dico che se T aria fosse d' uniforme gros- 
sezza , che tal proporzione avrebbe la par- 
tecipazione del colore dell'aria che acqui- 
sta là' parte della torre^ , quale è la proporzione che ha la lunghezza, 
della linea m [cow la linea b s. Ma per la passata , che prova 1' aria 
non ciccre unifor-nie rjd!<-i sua grosscj^za , nia tanto più grossa quanto 




-'-J- 




DI LIONARDO DA VINCI 69 

ella è più bassa , egli è più necessario che la proporzione dei colori in 
che l'aria tinge di se le parti della toire b ed/ siano di maggior pro- 
porzioi^e sopra detta , conciosiache la linea w/ oltre 1' essere più lun- 
ga che la linea s b passa per T aria , che ha grossezza unifoiineiuentc 
diliorme » 

CCCXII. I raggi solari penetratoti degli spiraceli interposti infra le 
varie densità e globosità de' nuvoli, alluminano tutti i iiti dove si ta-* 
gliano , ed alluminano anche le tenebre , e 
tingono di se tutti i luoghi oscuri , che sono // ^^ 

dopo loro , le quali oscurità si dimostrano in- ^\^x 

fra gl'intervalli di essi raggi solari. 

CCC/XIII. Quanto V aria fia più vicina 
air acqua o alla terra , tanto si fa più grossa . ^ 

Provasi per la 19/^ del secondo y che dice r 
Quella cosa meno si leva che avrà in sé mag- 
gior gravezza , onde ne seguita che là più lieve 
più s'inalza che la grave. --^ — — : i/ 

CCCXIV. Quella parte dell' edifìzio sarà 
manco evidente , che si vedrà in aria di 
maggior grossezza \ e così è converso sarà più 
nota quella che si vedrà in aria più sottile . 
Adunque T occhio /i vedendo la torre a ci ^, 
esso ne vedrà in ogni grado di bassezza par- 
te manco nota e più chiara , ed in ogni gra- 
do d'altezza parte più nota e meno chiara. ^U/.v^^^ 

CCCX.V. Quella cosa oscura si dmio- ,..^.^^ .v^.^. 

strerà più chiara , la quale sarà più remo- 
ta dall' occhio . Seguita per la conversa. - 
che la cosa oscura si dimostrerà di mag- 
gior oscurità , la quale si ritroverà (più vi- 
cina air occhio . Adunque le parti inferiori 
di qualunque cosa posta nell' aria grossa 
parranno più remote da' piedi che le loro 
sommità ^ e per questo la radice bassa del 
monte parrà più lontana che la cima del me- 
desimo monte, la quale in se è più remota. 

CCCXVI. L'occhio che sotto di sé vede la città' in» aria grossa l 
vede le sommità degli edifizj più oscuri e più noti che l loro nasci- 
mento , e vede le dette sommità in campo chiaro , perchè le vede ncli* 
aria bassa e grossa : e questo avviene per la passata .- 

CCCXVH. i termini inferiori dal'e cose remote saranno meno «;en- 
tibili che i loro termini superiori : e questo accade assai ^lle montagne 
e colli, le cime dei quali si facciano, campi dei lati dell' altre 




70 TRATTATO DELLA PITTURA 

montagne che sono dopo loro, ed a queste sì vedono i termini di sopra 
più spediti che le loro basi , perchè il termine Ai sopra è più oscuro , 
per esser meno occupato dall' aria grossa , la quale sta ne' luoghi bassi: 
e questo è quello che confonde i detti termini delle basi de' colli : ed 
il medesimo accade negli alberi ed edificj , ed altre cose che s' innal- 
zano infra V aria ,• e di qui nasce che spesso 1' alte torri vedute in 
luogo distinto pajon grosse da cajx) , e sottili da piedi , perchè la parte 
di sopra mostra l' angolo dei lati che terminano con la fronte , perchè 
l'aria sottile non te gli cela, come la grossa: e questo accade per la 7.* 
del primo, che dice che 1' aria grossa, che s' interpone infra 1' occhio 
ed il sole, è più lucente in basso che in alto, e dove 1' aria è pivi 
bianca, essa occupa all'occhio più ie cose oscure che se tal aria fosse 
azzurra, come si vede in lunga distanza- I merli delle fortezze hanno 
gli spazi loro eguali alla larghezza de'merli , e tuttavia pare assai mag- 
giore lo spazio vche il merlo, ed in sostanza più remota lo spazio occu- 
pa e copre tutto il merlo , e tal fortezza suoi mostrare il muro dritto 
e senza merlo. 

CCCXVIIL I termini di quell'obietto saranno manco noti, che fia- 
no veduti in maggior distanza ■ 

CCCXLX. Delle cose remote dall'occhio, le quali siano di che co- 
lor e'i voglia, c^LJoJia ci dimostrerà di color più azzurro, la quale fia di 
maggior oscurità , naturale o occidentale. Naturale è quella che è oscu- 
ra da sé; accidentale è quella che e oscura mediante l'ombra che gli 'è 
fatta da altri obietti. 

CCCXX. Quelle parti de'corpi che saranno di minor quantità fia- 
no le prime delle quali per lunga distanza si perde la notizia . Questo 
accade, perche le specie delle cose minori in pari distanza vengono all' 
occhio con minor angolo che le magg'ori , e le cognizioni delle cose 
remote sono di tanta maggior notizia quanto elle sono di rninor quan- 
tità . Seguita dunque , che quando la quantità maggiore in lunga di- 
stanza viene all'occhio per angolo minimo, e quasi si perde di notizia, 
la quantità minore del tutto manca della sua cognizione,. 

CCCXXI. Quella cosa sarà manco nota, la quale sarà più remota 
dall'occhio. Questo accade , perchè quelle parti prima si perdono che 
sono più minute , e le seconde meno minute sono ancora perse nella 
maggior distanza , e così successivamente seguitando a poco a poco 
consumandosi le parti, si consuma la notizia della cosa remota, in mo- 
do che alla fine si perdono tutte le parti insieme col tutto : e man- 
ca ancora il colore per la causa della grossezza dell* aria che $' inter- 
pone infra l'occhio e la cosa veduta- 

CCCXXIL Noi vediamo thiaro che tutte le similitudini delle cose 
evidenti che ci soho pev obietto , così grandi come picciole , entrano 
.^al senso per la picciola luce dell'occhio. Se per sì picciola entrata pas- 



DI LIONARDO DA VINCI 71 

sa la similitudine della grandezza del cielo e della terra, essendo il 
volto deir uomo fra sì grandi similirudiui di cose quasi niente , per la 
lontananza che la diminuisce, occupa sì poca d' essa luce , che rimane 
incomprensibile : ed avendo da passare dalla superficie alFimpressiva per 
un mezzo oscuro , cioè il nervo voto , che pare oscuro , quella specie 
non essendo di color potente , si tinge in quella oscurità della via, e 
giunte air impressiva pare oscura. Altra cagione non si può in nessun 
modo insegnare su quel punto , e nervo che sta nella luce : e perchè 
Cg.li è pieno d'un umore trasparente a guisa d' aria, fa i' ufizio che fa- 
rebbe un buco fatto in un asse , che a riguardarlo' par nero , e le cose 
vedute per l'aria chiara e scura si confondono nell'oscurità. 

CCCXXni Quella parte del corpo che si rimuove dall' occhio è 
quelli che meno conierva la sua evidenza , e la quale e di minor figu- 
ra . Q'Jesto accade ne' lustri de' corpi sferici o colonnari , e nelle mem- 
bra più sottili de' corpi, come il cervo, che prima si rimane di mandar 
all' occhio le specie ovvero similitudine delle sue gambe e corna che 
d>l suo busto, il quale per esser più grosso , più si conserva nelle sue 
specie. Mi la prima cosa che si perde in distanza, sono i lineamenti. 
eh:; terninmo la superficie e fijura. 

CCCXXiV„. La pro-;pettiva lineale ti estende nelT ufizio d^lle linee 
visuali a provMre per misura, quinto la cosa seconda è minore che la 
p.nni , e la terza che la seconda , e così di grado in grado insino al 
fine della cose vedute . Trovo per esperienza , che se la cosa seconda 
sarà tanto- distaate- dalla, prima quanto la prima è distante dall'occhio, 
che benché infra loro siano di pari grandezza , la seconda fia la me- 
tà, minore che la prima: e se la terza cosa sarà di pari distanza dalla 
seconda innanzi a eisa , fia minore due terzi , e così di grado in grado 
per pari distanza faranno sempre diininuzione proporzionata , purdie 1* 
iiitervallo non pissi il. numero di 2 braccia , e infra dette venti orac- 
ela la figura simile a te perderà due quarti di sua grandezza, ed infra 
40. perderà due quarti e poi. cinque sesti ira 6o. braccia, e così di ma- 
no in mano farà sua diminuzione , facendo la parre lontana da te due 
volte la tua grandezza , che il farla una sola fa gran, differehza. dalle 
prime braccia alle seconde. 

CCCXXV. Quelle cose le quali fian vedute nella nebbia si dimo- 
streranno maggiori assai che la loro vera g-a-idczza : e questo, nasce , 
perche la prospettiva del mezzo interposto infra l' occhio e tale obietto 
non accorda il color suo con la magnitudine di esso obietto., perche tal 
nebbia è simile alla confusa, aria interposta infra l'occhio, e l'orizzonte 
in- tempo sereno, ed il corpo vicino all' occhio veduto dopo lu. vicinità 
della nebbia si mostra essere alla distanza dell' orizzonte , nel qu ile 
una grandissima; torre si dimostrerebbe minore che il predetta. uomo> 
«tando vicino.. 



7* 



TRATTATO DELLA PITTURA 



CCCXXVL Quella patte del vicino cdifizio si mostra più confusa^ 

In fjuale è più remota da terra ,- e questo nasce , perchè più nebbia 

è infra l'occhio e la cima deli' edifizio, che non è dall' occhio alla sua 

base. ìi la torre paralella veduta in lunga distanza infra la nebbia si 

dimostrerà tanto più sottile , quanto ella fia più vicina alla sua base . 

Questo nasce per la passata , che dite : La nebbia si dimostrerà tanto 

più bianca , e più spessa , quanto ella è più vicina alla terra , e per la 

seconda di questo, che dice: La cosa oscura parrà di tanto minor figura 

quanto ella fia veduta in campo di più potente bianchezza . Adunque 

essendo più bianca la nebbia da piedi che da capo , è necessario , che V 

oscurità di tal torre si dimostri più stretta da piedi che da capo , 

; CCCXXVIL Negli edifizi veduti in lunga distanza da sera o da 

mattina nella nebbia , o aria grossa , solo si dimostra la chiarezza delle 

loro parti alluminate dal sole, che si trovano inverso T orizzonte , e le 

parti dei detti edifizi, che non sono vedute dal sole , restano quasi del 

colore di mediocre oscurità di nebbia . 

CCCXXVill. Delle cose poste nella nebbia , o altra aria grossa, o 
in vapore , o in fumo , o in distanza , quella fia tanto più nota , che 

sarà più alta : e delle cose 
di eguale altezza quella pare 
piìj oscura che campeggia in 
più oscura nebbia , come ac- 
cade air occhio h che veden- 
do cz <^ e torri di eguale al- 
1 tezza intra loro, vede e som- 
mità della prima torre in r 
bassezza di due gradi di pro- 
fondità nella nebbia , e vede 
la sommità della torre di 
mezzo 6 in un sol grado di 
nebbia , adunque e sommità 
si dimostra più oscura che la 
sommità della torre /' . 

CCCXXIX. Sempre la 
gola o altra perpendicolare 
drlttura che sopra di se abbia alcun sporto sarà più oscura che la fac- 
cia perpendicolare di esso sporto . Seguita che quel corpo si dimostrerà 
più alluminato che di maggior somma di un medesimo lume sarà ve- 
duto. ^'cdi in a che non vi allumina parte alcuna del cielo F K ed 
in l> vi allumina il cielo H K ed in e il cielo G K ed in d il cielo 
F K integralmente. Adunque il petto sarà di pari chiarézza della fron- 
te , naso , e mento. Ma quello che io ti ho a ricordare de* volti , è 
che tu consideri in quegli come in diverse distanze , si perchè diverse 

qualità 




DI LIONARDO DA VINCI 



7ì 




A.B.C.D.E- 



qualirà d'ombre, e solo restano quelle pri- 
me macchie 3 cioè delle incassature dell' 
occhio , ed altre simili , e nel fine il viso 
rimane oscuro , perchè in quello si consu- 
mano i lumi , i quali sono picciola cosa a 
comparazione dell' ombre mezzane : per la 
qual cosa a lungo andare si consuma la qua- 
lità e quantità de'lumi ed ombre principali , e 
SI confonde ogni qualità in ombra mezza- 
na. E questa è la causa che gli alberi, ed 
ogni corpo, a certa distanza si dimostrano' 
farsi in se più oscuri che essendo quei me- 
desimi vicino all' occhio . Ma poi V aria 
che s' interpone infra 1' occhio e la cocn , 
fa che essa cosa si rischiara , e pende in 
azzurro: ma piuttosto azzurreggia nelT ombre, che nelle parti lumino- 
se , dove si mostra più la verità de' colori. 

CCCXXX. L' ombre de' corpi generate dal rossor del sole vicino 
all'orizzonte fian azzurre : e questo aasce per 1' undecima , dove si di- 
ce : La superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obiet- 
to. Adunque essendo la bianchezza della parete privata al tutto d'ogni 
colore, si tinge del colore de' suoi obietti, i quali sono in questo caso il 
sole, ed il cielo. E perchè il sole rosseggia verso la sera , ed il cielo 
si mostra azzurro , dove 1' ombra non 
vede il sole , per 1' ottava deli' ombra , -.^ 

che dice : Nessun luminoso non vidde -^^^ 

mai r ombre del corpo da lui illumina^ ^ ^ 

to , quivi sarà veduto dal eie o : adun- 
que per la detta undecima 1' ombrc\ de- 
rivativa avrà la percussione nella bianca 
parete di colore azzurro , ed il campo d' 

essa ombra veduta dal rossore del sole parteciperà del color rosso . 
CCCXXXI. Il fumo veduto infra il sole e 1' occhio saia chiaro e 
lucido più che in alcuna parte del paese dove nasce. Il medesimo fa la 
polvere, e la nebbia, le quali, se tu sarai ancora infra il sole e loro , 
ti parranno oscure . 

CCC XXXII. La polvere che si leva per il corso d'alcuno, animale, 
quanto più si leva , più è chiara , e così più oscura , quanto meno s' 
innalza, stante e«:sa infra il scie e l'occhio. 

CCCXXXIII. Il fumo è più trasparente ed oscuro inverso gli estremi 
delle sue globulenze che inverso i suoi mezzi. 

Il fumosi muove con tanta maggior obliquità , quanto il vento 
suo motore è più potente . 

K 




74 TRATTATO DELLA PITTURA 

Sono i fumi di tanti varj colori, quante sono le varietà delle cose 
che Io generano . 

I fumi non faranno ombre terminate, ed i suoi confini sono canto 
meno noti , quanto essi sono più distanti dalle loro cause : e le cose po- 
ste doppo loro son tanto meno evidenti , quanro i globi del fumo sono 
più densi , e tanto più son bianchi , quanto sono più vicini al principio , 
e più azzurri verso il fine. 

II fuoco ci parrà tanto più oscuro quanto maggior somma di fumo 
s'interpone infra l'occhio ed esso fuoco. 

Dove il fumo è più remoto , le cose sono da lui meno occupate . 

Fa' il paese confuso a guisa di spessa nebbia, nella quale si vedano 

fumi in diversi luoghi con' le lor fiamme ne' principj alluminatrici delle 

più dense glcbulenzc d'essi fumi, e i monti più alti, più siano evidenti 

che le loro radici , come si ved<' ^^arc nelle nebbie . 

CCCXAAiv. La superhcie d'ogni corpo opaco partecipa del colo- 
re del mezzo trasparente interposto infra l'occhio ed essa superficie; e 
tanto più, quanto esso mezzo è più denso, e con maggiore spazio s'in- 
terpone infra l'occhio e la detta superficie. 

I termini de' corpi opachi fiano meno noti quanto saranno più di- 
stanti dall'occhio che gli vede. 

CCCXXXV. Quella parte del corpo opaco sarà più ombrata o al- 
luminata che j'ìa più vicina all' ombroso che 1' oscura , o al Jurqinoso 
che r allumina . 

La superficie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obiet- 
to , ma con tanta o maggior o minor impressione quanto esso obietto 
sia più vicino o remoto, o di magg'or o di minor potenza. 

Le cose vedute infra il lume e l'ombre si dimostreranno di mag- 
gior rilievo che quelle che son nel lume o nell'ombre . 

CCCXXXVi. Quando tu firai nel'e lunghe distanze le cose co- 
gnite , e spedite , esse cose non distanti ma propinque si dimostreranno. 
Adunque nelle tue imitazioni fa' che le cose abbiano quella parte della 
cognizione che mostrano le distanze . E se la cosi che ti sta per obiet- 
to sarà di tcjmini confusi e dubbiosi , ancora tu farai il simile nel tuo 
simulacro , 

La cosa distante per due diverse cause si mostra dì confusi e dub- 
biosi termini, 1' una delle quali è che ella viene ner tanto picciolo an- 
golo all'occhio, e si diminnisce tanto , che ella fa 1' officio delle cose 
minime, che, ancorché elle siano vicine all' occhio , esso occhio non 
può comprendere di che figura si sia tal corpo , come sono 1' unghie 
delle dita, le formiche , o simili cose . La seconda e , che infra l'oc- 
chio e le cose distanti s' interpone tanto d' aria che ella si ù spessa e 
grossa , e per la sua biancheziia tinge 1' ombre , e le vela della sua 



DI LIONARDO DA VINCI 7j 

bianchezza, e le ù l'oscure d' un colore il quale è tra nero e bianco, 
quale e azzurro . 

CCCXXXVII. Benché per le lunghe distanze si perda la cogni- 
zione dell'esser di molte cose , nondimeno quelle che saranno allumi- 
nate dal sole si renderanno di più certa dimostrazione , e l'altre nelle 
confuse ombre parranno involte. E perche in ogni grado di bassezza 1' 
aria acquista parte di grossezza, le cose che saranno più b.»sse si dimo- 
streranno più confuse , jc co^ì per il contrario . 

Quando il sole fi rosseggiare i nuvoli dell' orizzonte , le cose che 
per la distanza si vestivano d' azzurro fiano partecipanti di tal rossore : 
onde si farà una mistione fra V azzurro ed il rosso , la quale renderà la 
campagna molto allegra e gioconda : e tutte le cose che fìano allumi- 
nate da tal rossore, che fiano dense, saranno molto evidenti, e rosseg- 
geranno : e l'aria per esser trasparente avrà in se per tutto iiifuso tal ros- 
seggiamento, onde si dimostrerà del color del fiore de' gigli . 

bcmpre quell'aria che sra infra il sole e la terra, quando si leva o 
pone , fid più occupatrice delle cose che sono dopo lei che nessun' altra 
parte d'aria: questo nasce per essere ella più biancheggiante. 

(JCCA'XXVIII. Non sian fatti termini né profili di un corpo che 
campeggi uno sopra un'altro, ma solo esso corpo per sé si spiccherà. 

5e il termine della cosa bianca si scontrerà sopra altre cose bian- 
che , se esso sarà curvo, creerà termine oscuro per sua natura, e sarà 
la più oscura parte che abbia la parte luminosa , e se compeggierà in 
luogo oscuro, Ciso termine parrà la più chiara parte che abbja la parte 
lununosa . 

Quella cosa parrà più remota e spiccata dall' altra che campcggierà 
in campo più vario da se . 

Nelle distanze si perdono prima i termini de' corpi che hanno colori 
simili, e che il termine dell'uno sia sopra dell' altro , come il termine 
(T una quercia sopra un'altra quercia simile . Secondo in maggior distan- 
za si perderanno i termini de' corpi di colori mezzani terminati i' un 
sopia l'altro, come alberi, terreno lavorato, muraglie, o altre rovine di 
monti o di sassi. Per ultim.o si perderanno i termini de'corpi terminati il 
chiaro nell'oscuro, e l'oscuro nel chiaro. 

Infra le cose di eguale altezza che «opra l'occhio siano situate, quel- 
la che fia più remota dall' occhio sarà più bassa : e se sarà situata sotto 
l'occhio: la puì vitina a esso occhio parrà più bassa , e le laterali pa- 
ralelle concorreranno in un punto . 

Manco sono evidenti ne' siti lontani le cose che sono d' intorno ai 
fiumi che quella che da tali fiumi e paludi sono remote. 

CCCXXXiX. Infra le cose di cgual spéssitudìne , quelle che saranno 
più V'cinc all' o: chio parranno più rare, e le più remote più spesse. 
L' occhio che sarà di m.Tggior pupilla vedrà i' obietto di maggior 

K 2 



7<S 



TRATTATO DELLA PITTURA 



figura. Questo si dimostra nel gaarclare un corpo celeste per un piccio- 
lo spiracolo fatto con V ago nella carta , che per non poter operare di 
essa luce, se non una picciola parte, esso corpo pare diminuire tanto 
della sua grandezza, quanto la parte della luce che io vede è mancata 
dal suo tutto . 

L'aria che è ingrossata, e s'interpone infra l'occhio e la cosa , ci 
rcnd3 Còsa cosa d'incerti e confusi termini , e fa esso obietto paicre di 
maggior figura che non e . Questo nasce perchè la prospettiva lineare 
non diminuisce l'angolo che porta le sue specie all' occhiò , e la pro- 
spettiva de' colori la spinge e rimuove in maggior distanza che ella 
non e , sicché T una rimuove dall' 'occhio , e 1' altra conserva la sua 
magi it udir) e . 

Quando il sole è in occidente le nebbie che ricadono ingrossano 1' 
aria, e le cose che non sono vedute dal sole restano oscure e confuse, 
e quelle che dal sole fiano alluminate rosseggiano e gialleggiano, se- 
condo che il sole si dimostra all' orizzonte . Ancora le cose che da que- 
sto sono alluminate sono forte evidenti , e massime gli edifizi e case 
della città e ville , perche le loro ombre sono oscure , e pare che tale 
loro certa dimostrazione nasca di confusi ed incerti fondamenti , perchè 
ogni cosa è d'un colore , se non è veduta da esso sole. 

La cosa alluminata dal sole è ancora alluminata dall'aria, in nno- 
do che si creano due ombre , delle quali quella sarà più oscura , che 
avrà la sua linea centrale dritta al centro del sole . Sempre la linea cen- 
trale del lume primitivo e derivativo fia con la linea ceiitralc dell'om- 
bre primitive o derivative . 

Bello spettacolo fa il sole quando è in ponente , il quale allumina 
tutti gli alti edifizi delle città, e castella , e gli alti alberi delle campa- 




gne, e gli tinge del suo colore, e tutto il resto da quivi in giù rimane 
di poco rilievo, perchè essendo solamente alluminato dall' aria hanno 
poca dilTcrcnza le ombre dai lumi , e per questo non spiccano troppo , 
e le cose che fra queste più s' inalzano sono tocche dai raggi solari , 



DI LIONARDO DA VINCI 



'77 



e come sì è detto', si tingano nel loro colore, onde tu hai a torre del 
colore di che tu fai il sole, e quivi ne hai a mettere in qualunque co- 
lor chiaro con il quale tu allumini essi corpi. 



j^/<f 




v^\-^l^ 



tt^^'ir^-k::^ _. 



Ancora spesse volte accade che un nuvolo parrà oscuro senza avere 
ombra da altro nuvolo da lui separato, e questo accade secondo il sito 
dcir occhio , perchè dell' uno vicino si vede solo la parte ombrosa , e 
degli altri si vede T ombrosa e la luminosa . 

Infra le cose di egual altezza quella che sarà più distante dall'oc- 
chio parrà più bassa . Vedi che il nuvolo primo ancor che sia più bas- 
so che il secondo pare più alto di lui , come ci dimostra nella parete 



il 



tagliamcnto 




della piramide 
del primo nu- 
volo basso la 
IM A del secon- 
do più alto iu _ 
N M . Questo 
nasce quando ti 
par vedere uà 
nuvolo oscuro 
più alto che un 

nuvolo chiaro per i raggi del sole o In oriente o ìq occideate, perchè 
la cosa dipinta ancora che ella venga all' occhio per quella medesima 
grossezza dell* angolo , che quella che e più remora da lei , non par 
tanto remota quanto qnclla della remozione naturale. 

CCCXL. Diciamo .• Io dipingo sulla parete una casa che abbia a 
parere distante un miglio , e di poi io gliene metto allato una che ha 
la vera distanza di un miglio, le quali cose sono in modo ordinare che 
la parit» taglia la piramide con egual grandezza; nientedimeno mai con 
due occhi parranno di egual grandezza, ne di egual distanza. 



78 TRATTATO DELLA PITTURA 

CCCXLL Prìncipaiissima parte della pittura sono i campi delle 
cose dipinte, nei quali campi i termini delle cose naturali che hanno 
in loro curvità convessa sempre si conoscono , e le figure di tai corpi 
in essi campi, ancorché i colori de' corpi sieno del medesimo colore del 
predetto campo . E quesro nasce che i termini convessi de' corpi non 
sono alluminati nel medesimo modo che dal medesimo lame è allumi- 
nato il campo, perche tal termine molte volte sarà più chiaro o più 
oscuro che esso campo. Ma se un tal termine è del color di un tal campo, 
senza dubbio tal parte di pittura proibirà la notizia delle figure di tal 
termine, ^ questa tale elezione di pittura è da essere schivata dagl' in- 
gegni dei buoni pittori, conciossiachè l'intenzione del pittore è di far 
parere i suoi corpi di qua dai campi : e nel sopradetto caso accade il 
contrario, non solo in pittura, ma nelle cose ancor di rilievo . 

CCC.XLII. Prima è che tu consideri le -figure , se hanno il rilievo 
che si richiede al sito, ed il lume che 1' allumina j che V ombie non 
siano quelle medesime negli -estremi dell'istoria che nel mezzo , perchè 
altra cosa è l'essere circondato dall'ombra, ed altra aver 1' ombra da 
un solo lato . Quelle sono circondate dall' ombra , che sono verso il 
mezzo dell' istoria , perchè sono adombrate dalle figure interposte fra 
loro ed il lume : e quelle soiso adombrate da un solo lato , le quali 
sono interposte infra il lume e 1 istoria , perchè dove non vede il lu- 
me, vede l'istoria, e vi si rappresenta l'oscurità d'essa istoria, e dove 
non vede 1' istoria , Tcde lo splendor del lume , e vi si rappresenta la 
sua chiarezza . 

Secondo è che il seminamento, ovvero compartizione delle figure, 
fia secondo il caso del quale tu vuoi che fia essa istoria. 

Terzo che le figure siano con prontezza intente al loro particolare . 

CCCXLIII, Quel corpo opaco si dimostrerà essere di minor rilievo 
il quale sarà più distante dall'occhio, e questo accade perche l'aria in- 
terposta fra r occhio ed esso corpo opaco , per c^ser ella cosa chiara più 
che l'ombra di tal corpo , corrompe essa ombra , e la rischiara , e gli 
toglie la potenza della sua oscurità , la qual cosa è causa di fargli per- 
dere il suo rilievo . 

CCCXLIV, 11 termine dì quel membro alluminato p-irrà più oscu- 
ro che sarà veduto in campo più chiaro, e co"!Ì parrà più chiaro che fia 
veduto in campo più oscuro . E se tal termine fia piano , e veduto in 
campo chiaro simile alla sua chiarezza, il termine fia insensibile. 

CCCXLV. I termini delle cose seconde non saranno mai cogniti 
come i primi. Adunque tu , pittore , non terminare immediate le cose 
quarte con le quinte , com.e le prime con le seconde , perche il termi- 
ne d'una cosa in un altra è di natura di linea martematica , ma non 
linea ; perchè il termine d' un colore è principio d' un altro colore , e 
non ha da essere però detta linea, perche nessuna cosa s'intramettc in- 



DI LIONARDO DA VINCI 79 

fra il termine di un colore che sia anteposto ad usi altro colore , se 
non è il termine , il quale è cosa insensibile d' appresso j adunque tu , 
pittore, non la pronunziare nelle cose distanti. 

CCCXLVI. Debbonsi per il Pittore porre nelle figure , e cose remote 
dall'occhio, solamente le macchie non terminare, ma di confusi ter- 
mini, e sia fatta T elezione di tai figure quando e njvolo , o in sulla 
sera, e soprattutto guardisi , come ho detto , dai lumi ed ombre ter- 
minate, perche pajono poi tinte quando si vedono da lontano, e rie- 
scono poi opere diiTicili e senza grazia. E ti hai a ricordare che l'om- 
bre mai siano di qualità , che per la loro oscurità tu abbia a perdere 
il colore ove si eausano , se già il luogo dove i corpi sono situati non 
fosse tenebroso ; e non far piofili , non disfilar capelli , non dar lumi 
b anchi , se non nelle cose bianche , e che essi lumi abbiano a dinao- 
strare la prima bellezza del colore dove si posano. 

CCJCXLVII. I termini e figura di qualunque parte de' corpi om- 
brosi male si conoscono nell'ombre, e ne' lumi loro, ma nelle parti in- 
terposte inf a i lumi e 1' ombre di essi corpi sono in primo grado di 
notizia . 

La prospettiva la quale si estende nella pittura si divide ia tre 
parti principali , delle quali la prima e della diminuzione che fanno le 
quantità de' corpi in diverse distanze . La seconda parte è quella che 
tratta della dimirwjzicne de' colori di tai corpi . La terza è quella che 
dimmuisce la notizia delle figure, e de' termini che hanno essi corpi in 
varie distanze . 

L'azzurro dell'aria e di color composto di luce e di tenebre , la 
luce dico per causa dell'aria illuminata nelle particole dell' umidità in- 
fra essa aria infusa. Per tenebre dico T aria pura, la quale non è di- 
visa 111 atomi, cioè particole d'umidità, nella quale abbiano a percuo- 
tere i raggi solari . £ di questo si vede 1' esempio nell' aria che s' in- 
terpone infra l'occhio e le montagne ombrose per 1' ombra della gran 
copia degli alberi che sopra essa si trovano, ovvero ombrosa in quella 
parte che non è percossa dai raggi solari , la qual aria si fa azzurra , 
e non si fa azzurra nella parte sua luminosa, e molto meno nella par- 
te coperta di neve . 

Fra le cose egualmente oscure, e di egual distanza , quella si di- 
mostrerà esser più oscura che terminerà in più bianco campo , e così 
per il contrario. 

Quella cosa che fia più dipinta di bianco e nero apparirà di mi- 
glior rilievo che alcun' altra. Però ricordati , pittore , di vestire le tue 
figure di color più chiaro che tu puoi : che se le farai di colore oscuro, 
fiano di poco rilievo, e di poca evidenza da lontano , e questo perchè 
l'ombre di tutte le cose sono oscure; e se farai una veste oscura, poco 
divario fia dal lume all' ombra j e ne' colon chiari vi fia differenza. 



8d 



Tx".ATTATO DELLA PITTURA 




_A 



CCCXLVin. Impossibile è che la pintura imitata con somma per- 
fezione di lineamenti, ombre, lumi, e colore, possa parere del medesi- 
mo rilievo qual pare esso naturale, se già tal naturale in lunga distanza 

non è veduto da un sol occhio : Prova- 
si : Siano gli occhi a b i quali veggano 
r obietto C col concorso delle linee cen- 
trali degli occhi A C e 13 C dico che le 
lince laterali di essa centrale vedono die- 
tro a tal obietto lo spazio G D e T oc- 
chio a vede tutto lo spazio F D -e T oc- 
chio b vede tutto lo spazio G E. Adunque 
i due occhi vedono di dierro all'obietto C 
tutto lo spazio F £ per la qual cosa tal 
obietto C resta trasparente , secondo la 
definizione della trasparenza , dietro la 
quale niente si nasconde .• il che interve- 
nir non può a quello che vede con un 
sol occhio UQ obietto maggiore di esso oc- 
chio. E per quello che si e detto possia- 
mo conchiudere il nostro quesito, perchè 
una cosa dipinta occupa tutto lo spazio 
che ha dietro a sé , e per nessuna via è 
possibile veder parte alcuna del campo 
che la linea sua circonfcrenzialc ha die- 
tro a sé . 

CCCXLIX. Molto più rilievo mo- 
streranno le cose nel campo chiaro e al- 
luminato che neir oscuro . La ragione è, 
che se tu vuoi dar rilievo alla tua figu- 
ra, tu fai che quella parte del corpo ehe è più remota dal lume man- 
co partecipi di esso lume, onde viene a rimanere più oscura, e termi- 
nando poi in campo scuro , viene a cadere in confusi termini-, per la 
qual cosa , se non vi accede riflesso, l'opera resta senza grazia , e da 
lontano non appariscono se non le parti luminose , onde conviene che 
l'oscure pajano esser òt\ campo medesimo, e così le cose pajono taglia- 
te, e rilevate tanto meno del dovere, quanto il campo è oscuro. 

CCCL. Le figure hanno più grazia poste ne' lumi universali che 
ne' particolari e piccioli perchè i gran lumi e potenti abbracciano i ri- 
lievi de' corpi, e l'opere fatte in tai lumi appariscono da lontano con 
grazia, e quelle che sono ritratte a lumi piccioli, pigliano gran somma 
d' ombra , e simili opere fatte con tali ombre mai appariscono da' luo- 
ghi lontani altro che tinte . 

CCCLI. Sarai avvertito , che ne' luoghi marittimi , o vicini a que- 




è 




i 



DI LIONARDO DA VINCI 8i 

gli volti alle parti meridionali, non faccia il verno figurato negli alberi 
o prati, come nelle parti remote da essi mari e settentrionali faresti, 
eccetto negli alberi , i quali ogni anno gettano foglie • 

CCCLII. Nsir autunno firai le cose secondo i età di tal tempo, 
cioè nel principio cominciano ad impallidir le foglie degli alberi ne' più 
vecchi rami, più o meno secondo che la pianta e in luogo stenle o ter- 
tile • e non far come molti , che fanno tutte le sorti degli alberi , an- 
corché da sé siano egualmente distanti, di una medesima qualità di ver- 
de. Così il colore de' prati, sassi , e pedali delle predette piante vana 
sempre, perche la natura è variabile in infinito. 

CCCLIII. Nella figurazione del vento , oltre il piegar dei rami , 
Cd arrovesciar delle foglie inverso 1' avvenimento del vento , si dee 
figurar il rannugolamento della sottil polvere mista con 1 intorbida- 

CCCLIV La pioggia cade infra l'aria, quella oscurando con lucida 
cura, pigliando dall' uno de* lati il lume del sole , e 1 ombra dalia 
parte opposta, come si vede fare alle nebbie, ed oscurasi la terra , a cui 
da tal pioggia Te tolte lo splendor del sole: e le cose vedute di la da 
essa sono di confusi, e non intelligibili termini , e le cose che saranno 
più vicine all'occhio fiano più note : e più note saranno le cose vedute 
nella pioggia ombrosa , che quelle della pioggia alluminata . E questo 
accade perchè le cose vedute nell' ombrose pioggie , solo perdono i lu- 
mi principati, ma le cose che si veggono nelle luminose perdono il lu- 
me e l'ombra, perche le parti luminose si mischiano con a luminosità 
dell'alluminata aria, e le parti ombrose sono rischiarate dalla medesima 
chiarezza della detta aria alluminata : 

CCCLV L' ombre de' ponti non saranno mai vedute sopra le loro 
acque se prima l'acqaa non perdei' ufizio dello specchiare per conto 
di torbidezza. E questo ^i prova, perchè l'acqua chiara e di superficie 
lustra e pulita, e specchia il ponte in tutti i luoghi mterposti infra egua- 
li angoli infra l'occhio ed il ponte, e specchia l'aria sotto il ponte, do- 
rè debbe essere l'ombra di tal ponte, il che non può far 1 acqua torbi- 
da, perchè non specchia, ma ben riceve l'ombra, come farebbe una 

strada polverosa. 

CCCLVI. La prospettiva, è briglia e timone della pittura. 

La grandezza della figura dipinta dovrebbe mostrare a che distan- 

za ella è veduta . , . i • j- < 

Se tu vedi una figura grande al naturale , sappi che si dimostrerà 

essere dappresso all'occhio . j i i ^ 

CCCLVII. Sempre il bilico è nella linea centrale del petto che e 
da esso bilico in su , e così tien conto del peso accidentale dell uomo , 
come del suo peso naturale. Questo si dimostra nello stendere il brac- 
cio , che il pugno posto nel suo estremo fa 1' ufizio che tar si vede al 

1-t 



Si TRATTATO DELLA PITTURA 

contrappeso posto nell' estremo della stadera ; onde per necessità s! gctt» 
tanto peso di Jà dall' ombcllico , quanto e il peso accideotalc del pugno, 
ed il calcagno conviene che s' inalzi . 

CCCLVIII. Se vuoi fare una figura di marmo, fanne prima una di 
terra , la quale poi che sarà finita , « secca , mettila in una cassa che sia 
ancora capace, dopo la figura tratta d'esso luogo, a ricever il marmo 
che vuoi scolpirvi dentro a similitudine di quella terra . Poi messa la 
^gura di terra dentro ad essa cassa, abbi bacchette, che entrino ap- 
punto per i suoi buchi , e spingile dentro tanto per ciascun buco , che 
ciascuna bacchetta bianca tocchi la figura in diversi luoghi , e la parte 
d' esse bacchette che resta fuori della cassa tingi di nero , e fa il con- 
trassegno alla bricchetta , ed al suo buco , in modo che a tua posta si 
srontri , e trarrai dalla cassa la figura di terra , e mettivi il tuo pezzo 
di marmo , e tanto leva dal marmo che tutte le tue bacchette si na- 
scondino sino al loro segno in detti buchi : e per poter far meglio que- 
sto, fa che tutta la cassa si possa levare in alto, ed il fondo d' essa cas- 
sa resti sempre sotto al marmo , ed a questo modo ne potrai levar con 
i ferri con gran facilità . 

CCCLlX. Dipingi la tua pittura sopra dcHa carta tirata in tclajo 
ben delineata e piana , e poi da una buona e grossa imprimitura di 
pece- e mattone ben pesto : di poi dà 1' imprimitura di biacca e giallo- 
lino , poi colorisci, e vernicia d' olio vecchio chiaro e sodo , ed appic- 
calo al vetro b^.i piano. Ma e meglio far un quadro di terra ben ve- 
triato , e l'imprimitura di biacca e giallolino, e poi colorisci , e verni- 
cia, poi appicca il vetro cristallino con la vernice ben chiara a esso 
Tetro : ma fa prima ben st-ccarc in stufa oscura esso colorito , e poi 
vernicialo con l'olio di noce ed ambra, oyycro olio di noce rassodato 
al sole. 

CCCLX. Metti la tua tela in telare , e dagli colla debole, e la- 
scia seccare , e disegna , e dà 1' incarnazione con pennelli di setole, e 
cosi fresca farai V ombra sfumata a tuo modo . L' incarnazione sarà 
biacca, lacca, e giallolino: 1' ombra sarà nero, e majorica , e un poco 
di lacca , o vuoi lapis duro . Sfumato che tu hai , lascia seccare , poi 
ritocca a secco con lacca e gomraa , stata assai tempo con T acqua 
gommata insieme liquida, che è migliore, perchè fa V ufizio suo senza 
lustrare . 

Ancora per fare T ombre più oscure , togli lacca gommata sopra— 
detta , ed inchiostro , e con questa ombra puoi ombrare molti colori, 
perchè è trasparente: e pai ombrare l'azzurro, lacca, e diverse ombre, 
dico perche diversi iunii ombrerai di lacca semplice gommata sopra la 
lacca senza tempera, ovvero sopra il cinabro temperato e secco. 

CCCLXI. Quando tu non conoscerai varicià di chiarezza o di oscu- .., 
rità infra l'aria , allora la prospettiva dell' ombre fia scacciata dalla 



DI LIONARDO DA VINCI 8j 

f\ia imitazione ] e solo ti hai a ralcre della prospctiivu odia dia-iinu- 
zionc de' corpi , e della diminuzione, de' coleri , e ccl d'.n.inuirc della re 
gnizione delle cose all'occhio contrapposte; e que'<ta fn parere una rr.c-- 
desima cosa più remota, cioè la perdita delia cogniziunc uciìa fgura d 
qualunque obietto. 

L'occhio non avrà mai per la prospettiva lineare , senz.i suo n-,oto, 
cognizione della distanza che e fra l'obietto ed vn altra cosa , se r.o.i 
mediante la prospettiva de' colori. 

CCCLXII. Quella parte dell'obietto sarà più allun.ir.ata che fa 
più propinqua al luminoso che l'allumina. 

La similitudine delle cose in ogni grado di distanza perde i gradi 
di potenza, cioè quanto la cosa sarà più remota dall'occhio , sarà imi- 
to meno penetrabile infra T aria con la sua similitudine. 

CCCLXIII. Sia osservata la diminuzione delie qualità de' colori in- 
jieme con la diminuzione de' corpi ove si applicano 

CCCLXIV. Quanto maggiore fia l'interposizione trasparente infra V 
occhio e l'obietto tanto più si trasmuta il colore dv^U'obierto nei colore 
del trasparente interposto. 

Quando l'obietto s'interpone fra l'occhio ed il lume, jer la linea 
centrale che si estende fra il centro del lume e i' occhio , allora tal 
obietto fìa totalmente privato di lume. 

CCCLXV. I panni che vestono le figure debbono avere le lor pie- 
ghe accomodate a cingere le membra da loro vestite , in modo the 
nelle parti alluminate non si ponga pieghe d' ombra oscura , e nelle 
parti ombrose non si faccia pieghe di troppa chiarezza , e che i linea- 
menti di esse pieghe vadano in qualche parte circondando le membra da 
loro coperte , e non con line.'imffnti che caglino le membra , ne con om- 
bre che sfondino più dentro che non è la superficie del corpo vestito , 
ed in effetto il panno sia in modo adattato che non paja disabitato, 
cioè che non paja un aggruppamento di panno spogliato dati' uomo, 
come si vede fare a molti, i quali s'innamorano tanto de' varj aggrup- 
pamenti di varie pieghe, che n empiono tutta una f-^'^ura , dimenucan- 
dosi l'effetto perchè tal panno è fatto , cioè per vestire e circondare le 
membra con grazia, dove essi si posano, e non l'empire tutte di ven- 
ti, o vesciche gonfiate sopra i rilievi alluminati de' membri. Non nego 
già che non si debba fare alcuna bella falda , ma sia fitta in parte della 
figura dove le membra infra esse ed il corpo raccolgano e ragunino tal 
panno . E sopra tutto varia i panni ncU' istorie , come nel fare ad al- 
cuni le. pieghe con rotture a facciate, e que«to è ne' panni densi , ed 
alcuni panni abbiano i piegamenti molli, e le lor volte non lacerate, ed 
altri torti . 

CCCLXVL Molti amano le piegature delle falde de' panni con 
gli angoli acuti , crudi , e spediti , altri con angoli quasi insensi- 

L 2 



84 TRATTATO DELLA PITTURA 

bili , altri senza alcuni angoli , ma in luogo di quegli certe curvità . 
CCCLXVIi. Quella parte delle pieghe che si ritrova più lontana 
da' suoi costretti estremi si ridurrà più in sua prima natura . Natural- 
incnte ogni cosa desidera mantenersi in suo essere . Il panno , perchè è 
di eguale densità e spessitudine , sì nel suo rovescio come nel suo drit- 
to, desidera di star piano: onde quando egli e da qualche piega o fal- 
da costretto a lasciare essa planizie , osserva la natura della forza in 
quella parte di se dove egli e più costretto , e quella parte che è più 
lontana a essi costringimenti troverai ridursi più alla prima sua natura, 
cioè dello star disteso e ampio . Esempio sia A B C la piega del panno 
detto di sopra . A B sia il luogo dove esso panno è piegato e costret- 
to . lo ti proposi che quella parte del panno che era più lontano ai co- 
stretti estremi si ridurrebbe più nella sua prima natura : adunque C 
trovandosi più lontano , la piega C fia più larga che in ne«un altro 

suo luogo . ( I J 

CCCLXVIII, Ad un panno non si dee dar confusione di molte 
pieghe , anzi farne solamente dove con le mani o braccia sono ritenute, 
ed il resto lasciar cadere semplicemente , e si debbono ritrarre di natu- 
rale, cioè, se vorrai fare panno di lana , usa le pieghe secondo quegli, e 
se sarà sera , o panno fino, o da villani, va' diversificando a ciascuno 
le sue pieghe , e non fare abito , come molti fanno , sopra i modelli 
coperti di carta, o corame sottile, che t'inganneresti forte. 

CCCLXIX, Dove la figura scorcia figli vedere maggior numero di 
pieghe che dove la non scorcia , e le sue membra sieno circondate da 
pieghe spesse e giranti intorno ad esse membra . £ sia dove sta l'occhio 
M N manda il mezzo di ciascuno de'circoli più lontani dall' occhio de* 
loro fini. N O gli mostra dritti , perche si trova incontro . P Q gli man- 
da per contrario . 

CCCLXX. L'ombre interposte infra le pieghe de' panni , circonda- 
trioi de' corpi umani , saranno tanto più oscure , quanto elle sono più 
rincontro all' occhio con le concavità dove tali ombre son generate: e 
questo intendo aver detto, quando l'occhio è situalo infra la parte om- 
brosa e la luminosa della predetta figura. 

CCCLXXI. Sempre le pieghe de' panni situati in qualunque atto 
delle figure debbono con i suoi lineamenti mostrare Tatto di tal figura, 
in modo che non diano ambiguità o confusione della vera attitudine a 
chi la considera : e che nessuna piega con 1' ombra tolga alcun mem- 
bro, cioè che paja più a dentro la profondità della piega che la super- 
ficie del membro vestito. E che se tu figuri figure vestite di. più ve— 



(l) Nel Codice sopra cui si è fatta 1' edizione mancaQdo le figure che si richiedono sì in 
questo paragrafo come nel seguente segnato del numero 369, si è creduto bene il non 
le aggiunger* per non ci discostar punto da Stefano della Bella, di CUI diamo li fìgOIK 
che vedrassi in ultimo, e che supplisce l'accennata mancanza. 



DI LIONARDO DA VINCf 8^ 

stimenti , che non paja che Tultimii veste rinchiuda dentro a «è le sem- 
plici ossa ditali figure, ma la carne insieme con quelle, ed i panni ve- 
stimento della carne, con tanta grossezza qual si richiede alla molti- 
plicazione de' suoi gradi . 

Le pieghe de* panni che circondano le membra debbono diminuire 
della loro grossezza verso gli estremi della cosa circondata . 

La lunghezza delle pieghe che sono più strette alle membra debbo- 
no ac^arinzarsi da quel lato che il membro per le sue piegature dimi- 
nuisce"^ e tirarsi dall'opposta parte della sua piegatura. 

CCCLXXII. Specchierassi l'orizzonte per la sesta di questo nel la- 
to veduto dall' orizzonte e dall' occhio, come si dimostra 1' orizzonte/' 
veduto dal la- 
to ò e W qual 

iato e ancorve- é j 

duto dall' oc- /^ ^'X,^^ 

chio. Adunque ^ \ 1^^^ ^ 

tu , pittore , • -'--^ '---^ 

che hai a figu- 
rare r inonda- 
zioni dell' ac- 
que, ricordati che da te non sarà veduto il colore dell' acqua esser al- 
trimente chiaro o oscuro che si sia la chiarezza o oscurità del sito do- 
ve tu sei , insieme misto col colore dell' altre cose che sono dopo te e 



IL FINE 



89 

INDICE 

DE" CAPITOLI DI QUESTO TRATTATO . 



Q 



Cat. I . y^ Vello che dee prima imparare il giovane . 

Quale studio debbe essere né' giovani . 
III. Qual regola si deve dare a' putti pittori , 
IV. Noti:^ia del giovane disposso alla pit:ura . 

V. Precetto al Pittore. 
TI. In che modo dee il giovane procedere nel suo stud^ l, 
TU. Del modo di studiare . 
VITI. Avvertimtnto al pittore , 

IX. Precetto al pittore universale, 
X. Come il pittore debbe essere universale . 
XI. Precetto al pittare. 
XII. Precetto come sopra . 
XIII. Precetto dello schi:^-^ixre istorie e figure: 
XIV. Del correggere gli errori che tu scuopri. 

XT. Del giudico. 
XVI. Modo di destare l" ingegno a varie invenzioni. 
XTII. Dello studiare insino quando tu ti desti, o prima che tu ti 

addormenti allo scuro . 
XVIII. Che si dee prima imparare la diligenza che la presta praticai 
X I X. Come il pittore debbe esser vago di udire il giudizio di ognuno. 
XX. Che r uomo non si dee fidarsi tanto di sé j che non vegga 
dal naturale . 
XX ». Delle varietà delle figure . 
XX 1 1 . Deir essere universale . 
XXIII. Di quegli che usano la pratica sen'^a la diligenza \ ovverà 



scien'^a 



XXIV. Del non imitare P un P altro pittore. 

XXV. Del ritrarre dal naturale . 
XXVI. Avvertimento al pittore . 

xxrii. Come debbe essere alto il lume da ritrarre dal naturale '^ 
XXVI 1 1. Quai lumi si debbono eleggere per ritrar le figure de'' corpi, 
XXIX. Delle qualità del lume per ritrarre rilievi naturali ^ o finti . 



XXX. Del ritrarre gì' i^nud, 



XXXI. Del ritrarre di rilievo finto , o dal naturale , 
XXXI I . Modo di ritrarre col vetro . 
XXXIII. Come si debbono ritrarre i paesi. 

M 



93 

Gap. XXXIV, Del ritrarre al lume di candela'. 

XX xv. in che nìodo si debba ritrarre un volto , e dargli grana , o/ti- 
bra, e lumi. 
XXXVI. Del Iwine dove si ritrae P incarna-^ione dei volti , ed ignudi. 
xxxvi I . Del ritrar figure per /' istorie. 
XXXVIII. Per ritrare un ignudo dal naturale 3 o altro. 
XXXIX.. Misure e compartimenti della statua. 

XL. Come il pittore si dee acconciar al lume e»l suo rilievo . 
XLi. Della qualità del lume . 
XLii. De IP inganno che si riceve nel giudi:fio delle membra. 
XLiii. Che si dee sapere r intrinseca forma dell' uomo . 
xLiv. Del difetto del pittore . 

XLT. Precetto perchè il pittore non / inganni nelP elezione della 
figura in che fa abito . 
XLVI. Dijetto de" pittori che ritraggono una cosa di rilievo in casa a 
un lume , e poi la mettono in campagna, a un altro lume .. 
XLvii. Della pittura e sua divisione. 
3t.Lv III. Figura, e sua divisione. 
XLix. Propor^iotie di membra. 

L. Dei movi nienti ^ e deW operttt^ioni varie . 
LI.. Che si debbono fuggire i termini spediti. 
Lii. Che nelle cose picciole non si vedon gli errori , come nelle 
grandi . 
il 1 1 .. Perchè, la pittura non può mai parere spiccata , come le cose 
naturali . 
L I V. Perchè i capi soli delle figure /" una sopra l' altra è cosa da 
fuggire. 
Lv. Qu.2Ì pittura si dee usare in far parer le cose piti spiccate . 
Lvi. Quale è pili di discorso ed utilità y o il lume ed ombre de* 

corpi, o i loro lineamenti . 
tv II . Memoria che si fa dalP autore . 
IVI II. Precetti di pittura. 

Lix. Come la pittura debbe esser vista da una sola finestra.. 

Lx. Dell' ombre . 
Lxi. Come si debbono fif,urare i putti.. 
Lxil. Come si debbono figurare i vecchi . 
lx I II. Come si debbono figurar le vecchie . 
LXIV. Come si debbono figurar le donne. 

Lxv.. Come sì dee figurare una notte . 
Lxvi. Come si dee figurare una fortuna. . 
Lxv II. Come si dee figurare una battaglia.. 
It-xri I r. Del msd'o di condurre in pittura le cose lontane. 

LX|x^ Come Paria si dee fare più chiara quanto piii la Jai finir bassa ^ 



91 

Cap. XTX. a fare che le /t'^ure spicchino dal lor campo . 
Lxxl. Del figurar le gran(ie\Y delle cose dipìnte. 
Lxxii. Delle cose finite^ e delle confuse . 
Lxxiii. Delle figure che son separate, acciocché non pajano congiunte. 
Lxxir. Se il lume debbe esser tolto in faccia y o da pane , e quale dà 
più grar^ia . 
LXXY. Della riverbera-^ione , 
txKvi. Dove non può esser riverbera'^ione luminosa, 
' Lxxvii. De' reflessi . 
Lxxvili. De' reflessi dc^ lumi che circondano T ombre . 

Lxxix. Dove i riflessi de' lumi sono di ma'^gior o minor chiarc^^a^ 

Lxxx. Qual parte del riflesso sarà più chiara. 
Lxxxi. De'' colori riflessi della carne. 
Lxxxii. Dove i riflessi sono più sensibili, 
LXXX III. De riflessi duplicati e triplicati . 
LXXX IV. Come nessun colore riflesso è semplice , ma è misto c0n le 
specie degli altri colori , 
Lxxxv. Come rarissime volte i riflessi sono del colore del corpo dove 
si consiun"ono . 
LXXXV I. Dove più si vedrà il riflesso. 
Lxxxv 1 1 . De' colori de"* riflessi . 
Lxxxviii. De' termini de'' riflessi nel suo campo, 
LXXX IX. Del collocar le figure. 

xc. Del modo cT imparar bene a comporre insieme te figure nel- 
le istorie. 
xci. Del porre prima tina figura nelT istoria , 
xc 1 1 . Modo del comporre le istorie , 
XC2 1 1 . Del comporre l' istorie . 
xciv. Varietà d'uomini nelT istorie . 

xcv. Deir imparare i muovimenii dell' uomo -, 
xcvi. Del comporre l' i aorte . 
xcv li. Della varietà dell'" istorie , 
xcv II I. Del diversificare V arie de volti nelV istorie. 

xcix. Deir accompagnare i colori /' uno con l' altro , tf che T un0 
dia gra-^ia all' altro . 
e. Del far vivi e belli i colori nelle sue superficie . 
CI. De'' colori dell'ombre di qualunque color-e . 
GII. Della varietà che fanno i colori delle cose remote e propìnque. 
CI II. In quanta distanza si perdot:a i colori delle cose integralmente. 
CI V. Colore dell' ombra sul bianco . 
'cv. Qual colore farà ombra più nera . 

evi. Del colore che non mostra varietà in varie grosse^r^e d aria. 
cvil. Della prospettiva de' colori, 

N z 



91 

Cap. evi II. Del colore eòe non sì muta in varie grosse\^e d' aria'. 

cix. Se i colori varj possono essere o parere di una uniforme oscu- 
rità , mediante una medesima ombra , 
ex. Della causa de'' perdimenti de^ co/ori e figure de' corpi me- 
diante le tenebre che paiono e non sono . 
CXI. Come nessuna cosa mostra il suo color vero se ella non ha 
lume da un altra simil colore, 
ex II. De colori che si dimostrano variare dal loro essere^ mediante 
i paragoni de' loro campi . 
CXI II. Della mutj-^ione decolori trasparenti dati o messi sopra di- 
versi colori^ con la loro diversa rela-:^ione . 
ex IV. Qual parte di un medesimo colore si mostrerà più bella in 
pittura . 
cxv. Come ogni colare che non ha lustro è più bello nelle sue 
parti luminose che neW oscure . 
CXVI. Deir evidenza de"" colori più chiarì, 
cxv II, Qual parte del colore ragionevolmente debbe esser più bella . 
cxv 1 1 1 » Come il bello del colore debb' essere ne"" lumi . 
ex IX. Del color verde j atto dalla ruggine di rame. 

exx. Aumema-^ione di belle-j^'^a nel verderame . 
cxxi. Della mistione de colori l'uno con P altro . 
CXXII. Delia superfìcie d' ogni corpo ombroso. 
cxxili. Quale è la superfìcie ricettiva di più colorì, 
cxxiv. Qual corpo si tingerà più del color del suo cbiette , 

cxxv. Qual corpo sì dimostrerà di più bel colore • 
cxxvi. Deir incarna-^ione de' volti . 
cxxvil. Modo di ritrarre -il rilievo s e di preparare le carte per questo. 
> XXVI II. Della varietà di un medesimo colore in varie^distan:^e dalP occhio. 
cxxix. Della verdura veduta in campagna. 

cxxx. Qual verdura parrà partecipare più </" a7^:^urro . 
cxxx I . Quale è quella super^cie che meno che t altre dimostra il suo 
vero colore . 
cxxx II. Qual corpo mostrerà più il suo vero colore. 
cxxxm. Della chiarey^a de'' paesi. 

cxxxiv. Come la vista penetra maggior somma d'aria per retto che per 
obliquo . 
cxxxv. Delle cose specciate n eli" acqua de"* paesi ^ e prima delVaria. 
cxxxvi. Diminuzione de'' colori per me^o interposto infra loro e l'occhio, 
cxxxvi I. De' campi che si convengono aW ombra , ed a lumi . 
CXxxviii. Come si dee riparare ^ quando il bianco si termina in bianco'^ 
e r oscuro in oscuro . 
cxxx IX. Della natura de"" colori de' campì sopra ì quali campeggia il 
bianco . ■ 



93 



Cap. cxl. Ve campi delle figure . 

cxLi. De'' campi delie cose dipinte. 
cxLii. Di quelli che fingono in campagr.a la cosa più remota farsi 
più oscura . 
cxLlfl. De'' colori delle cose remoie dall' occhio . 
cxHV. Gradi di pitture . 
cxLV. Dello specchiame.'ito e colore dclT acqua del mare veduto da 
diversi aspetti. 
CXLVI. Della natura de'' paragoni . 
CXLVII. Del colore dell'ombra di qualunque corpo . 
cxLviii. Della prospettiva de" colori ite'' luoghi oscuri, 
CXL IX. Prospettiva decolori. 

CL. De'' colori . • . 

CM. Da the nasce f a^r^urro nelP aria . 
CL 1 1 . De" colori . 
cu 1 1. De" colori. 
CL I V. De* campi delle figure de" corpi dipinti . 

cLy. Perchè il bianco non è colore . 
CLVI. De' colori . 

CLv 1 1 . De colori de' lumi incidenti e reflessi . 
CLVI 1 1. De' colori dell" ombra . 

CU X. Delle cose poste in campo chiaro , e perchè tal uso è utile in 
pittura . 
CLX. De" campi. 
CLx I , De" colori che risultano dalla mistione d" altri colori , i quali si 
dimandano specie seco fide . 

CLXIl. 

CLX I 1 1. De" colori. 

CLX IV. 

cLxv. Del colore delle montagne l 
cLXYi. Come il pittore dee mettere in pratica la prospettiva de' 
colori . 
CLxvii. Della prospett'iva aerea . 
CLXV III. De'' varj accidenti de ir uomo , e proporzione de' membri , 

CLX IX. Delle muta:^ioni delle misure dell'uomo dal suo nascimento al 
suo ultimo crescimento . 
CLxx. Come i putiini hanno le giunture contrarie agli uomini nelle 
loro gr0sse-:^-^e . 
CLxxi. Della diffcreni^a della misura che è fra i putti e gli uomini • 
CLxx II. Delle oiunture delle dita. 
CLxxi II- Delle giunture delle spalle , e suoi crcscimcnti , 
CLX XIV. Delle spalle. 
cLxxv. Delle misure universali de" corpi , 



94 

Gap. clvxvi. D^ìle misure dfl corpo vmano, e pìfgamentì di membra. 
tLxxvii. Della propetT^Lonaliià delle membra. 
CLXXVIII. Della 'giuntura delle mani col braccio . 

cLxxix. Delle giunture de' piedi ^ e loro inarossamenii , e diminuzione. 
CLXXX. Delle membra che diminuiscono quando si piegano , e cresca- 
no quando si distendono . 
•CLXXX I. Delle membra c/ie ingrossano nella loro giuntura, ■quando si 
piegano . 
CLxxxil. Delle membra degli uomini ignudi. 
CLXxxili. Dei moti potenti delle membra delF uomo , 
CLXXX IV. Del movimento dell uomo. 

CLXXX V. Del variare i movimenti in un istoria. 
CLXxxvi, Delle giunture delle membr'a. 
CLxxxvil. Della .membriJìc.T.ycne deW uomo . 
CLXXX VI 1 1 . De moti de' membri dell' uomo . 
CLXXX IX, De'' moti delle parti del volto. 

cxc. De'' menìbri e deicrlyone £ (effigie • 
CXCX. Modo di tenere a mente, e del fare un effìgie umana in pr*' 
pio , solo col guardo d* una sol volta . 
cxcil. Modo di tener a mente la forma £ un volto. 
cxciii. Delle bellcy^e de volti. 
cxc IV. Dell' attitudine. 
cxcv. D/ movinienn delle membra quando si figura T uomo che 
siano atti proprj .. 
cxcvi. Delle membrificayoni de gV ignudi . 
cxcv II. Del moto e corso dell uomo ed altri animali. 
CXCVI lì. Q^uando è maggior differenti d' alie-^-^a di spalle neìP ay.one 
dell' uomo . 
•cxcix. disposta con tra . 

ce. Come il braccio raccolto muta tutto P uomo dalla sua prima 
pondera-^ione quando esso braccio / estende . 
COI. Deir uomo ed altri animali che nel muoversi con tardità non 
hanno il centro della gravità troppo remoto dal centro dei 

.yM\:> soszcntacoli . 

celi. D-cir Honio che porta un peso sopra le sue spalle. 
COI II. Della ponderazione delt uomo sopra i suoi piedi , 

cciv. Deli uomo che si muove. 
CCT. Della bilicazione del peso di qualunque animale immobile 

.,.. .-.^^ . sopra le sue gambe.. 

ccvi. Dei piegamenti e voltamenti dell'uomo, 
ce v 1 1 . Dt"" piegamenti . 
CCVI II. Della equiponderan^a, 

ccix. Del moto umano . 



95 

CAr. ccx. Del moto creato dalU distruzione del bìlico . 

ccxi. Del bilico delle figure. 
ccxii. Della gra:^ia delle membra., 
ccx III. Delle comodità delle membra . 
ccx I V. D' una figura sola fuor dcW istoria . 
ccxv. Quali sono le principali imponan::^e che appartengono alla 
figura . 
cexvi. Del bilicare il peso intorno al antro della gravità de' corpi. 
ccxv li. Delle figure che hanno a maneggiare e portar pxi . 
ccxviii. Deir attitudini degli uomini* 
ccx IX. Varietà d' attitudini . 

ccxx. Dell' attitudini delle figure. 
ccxxi. Dell' anioni de"" circostanti a un caso notando. 
ccxxil. Qualità degl' ignudi . 
ccxxiii. Come i muscolosi son coni e grossi . 
ccxx IV. Come i grassi non hanno prassi muscoli. 
ccxxv.. Quali sono i muscoli che spariscono ne movimenti diversi 
de ir uomo . 
ccx XVI. Della pronun^ia^ione de' muscoli . 
ccxxT 1 1 . Che t ignudo figurato con grand" evidenza de" muscoli fia 
sen:^a moto . 
ccxxv: II. Che le figure ignude non debbono aver i loro muscoli ricer- 
cati affatto . 
ccxx IX. Dell' allargamento e raccorci amento de' muscoli. 

ccxxx. Dove si trova corda negli uomini ì^eni^a muscoli. 
ccxxxi. Degli otto pe-y che nascono nel me:^-:^ delle corde in varie 

giunture dell' uonw . 
ccx XX II. Del muscolo che è infra il pomo granato, ed il pettignone. 
ccxxxiil. DeW ultimo svoltamento che può far /' uomo nel vedersi a 
dietro .. 
ccxxx ir. Quanto si può avvicinar Pun braccio con V altro di dietro . 
ccxxxv. Dcir apparecchio della forila delVuomo che vuol generare gran 
percussione . 
ccxxxv i. Della jor^^a composta, dall'uomo, e prima si dirà delle braccia. 
ccxxxv li. Quale è mai:gior poten:^a dell'" uomo a quella del tirare, a 
quella dello spingere. 
•«cxxxviil. Delle membra che piegano, e che officio fa la carne che la 
veste in esso piegamento . 
ccxxx IX. Del voltar la gamba serì-^a la coscia .. 
ccxL. Della piegatura della carne. 
ccxLi. Del moto semplice dell' uomo .. 
ccxL 1 1 . Moto composto . 
•CCXL III. Dei moti appropriati agli effetti degli uomini: i 



93 



ccaLiv. Dc^ moti delle figure '. 

ccxLv. Dt'^h ani dimostrativi , 
ccxLvi. Dilla varietà di' visi . 
CCXLV u. De* moti appropriati alla mente del mobile . 
ccxLYiii. Come, gli «iti mentali muovano la persona in primo gradm di 
facilità e comodità . 
ccxLix. Pel moto nato dalla mente mediante l'obietto. 
ccL. De"" moti comuni 
ccLi. Del mota degli animali. 
ccLii. Che ogni membro sia propori^ionato a tutto il sua carpe. 
ce LI li. Dell' osservai^a del decoro. 
CCL IV. D cip età delle figure . 

ccLv. Qualità d"" uomini ne' componimenti delP istorie , 
CCLVI. Del figurare uno che parli con più persone. 
ccLVii. Come dee farsi una figura irata. 
ecL V III. Come si figura un disperato . 

CCL IX. Del ridere e del piangere e di^eren-^a loro. 

ccLX. Del posare dt putti . 
ccLXl. Del posare delle femmine e de* giovani . 
ccLx II. Di quei che saltano . 
ccLxiil. Dell' uomo che vuol tirare una cosa fuor di sé con grantC^ 
impeto . 
CCLX IT. Perchè quello che vuol tirare, o ficcar tirando il ferro in 
tetra , alt^a la gamba opposta incurvata . 
CCLXV. Ponderazione de"" corpi che non si muovono. 
CCLXYI. Deir uomo che posa sopra i due piedi , e che dà di sé pili 
peso air uno che alP altro . 
CCLXVII. Dd posare ddh jigure . 
CCLXV III. Delle pondera-^ioni d^lluomo nel fermarsi sopra de'' suoi piedi . 
CCLX IX. Del moto locale piti o meno veloce. 

CCLXX. Degli animali di quadro pedi , e come si muovono . 
CCLXXI. Del/a corri. ponden-'^a che ha la metà dclP uomo con t altrtt 
metà . 
CCLXXI I. Come nel saltar delP uomo in alto vi si trovano tre moti, 
CCLXXI II. Che è impossibile che ui.a memoria serbi tutti gli aspetti e 
mut armoni delle membra . 
CCLXX lY. Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore. 
CCLX XV. Del giudicare il pittore le sue opere e quelle d" altrui . 
ccLxxvi. Del giudicare il pittore la sua pittura. 
ccLxxv 1 1 . Come lo specchio è maestro de' pittori . 
ccLXXVlli. Qual pittura è più laudabile. 

CCLXXI X, Quale è il primo obietto ed inteniione del pittore l 

CCLXXX. 



Cap. cclxxx. Quale ù' più importante nella fi:tur.x , /' omò.':i , o suoi li- 
nea menù . 
CCLXXX I. Cor7ie si deve dar lume alle figure . 
ccLxxxii. Dove deve, star quello che risguardu la f:t:ura. 
ccLxxxiir. Conìe si deve porre alto il punto . 
CCLXXX IV. Che le figure picciole non debbono per ragione esser finite . 

ccLxxxv. Che campo deve usare il pittore alle sue figure . 
CCLXXX VI. Precetto di pittura . 
CCLXXXV II. Del fingere un sito selvaggio. 
CCLXXXV III. Come deve far parere un animale finto , 

CCLXXX IX. De' visi che si debbono fare , che abbino rilievo con grafia. 
ccxc. Del dividere e spiccare le figure da'' loro campi • 
ccxc I . Della diferen-^a de"" lumi posti in diversi siti . 
ccxcil. Del fiiggir P improporr^ionaliià .delle circostante. 
ccxcill. De"" termini de"" corpi detti lineamenti, ovvero contorni. 
ccxc IV. Degli accidenti superficiali che prima si perdono nel disco^ 

starsi de' corpi ombrosi . 
ccxcv. Degli accidenti superficiali che prima si perdono" nelle distarr^e. 
ccxcv I . Della natura de' termini de' corpi sopra gli altri corpi . 
ccxcv II. Della figura che va con tra 7 vento. 
ccxcv III. Della finestra dove si ritrae la figura . 

ccxc IX. Perchè misurando un viso , e poi dipingendolo in tal gran— 
de'^:[a , egli si dimostrerà maggior del naturale . 
ecc. Se la superficie d'' ogni corpo opaco partecipa del color del 
suo obietto . 
ccci. Del moto degli animali . 
cccil. A fare una figura che si dimostri esser alta braccia 40 in 
spa-^io di braccia io ed abbia membra corrispondenti , e 
stia dritta in piedi . 
cecili. A fare una figura nel muro di 12 braccia che apparisca i* 
aheYx<^ di 24 . 
ccciv. Avvertimento circa V ombre e lumi . 

cccv. Pittura , e lume universale . 
cccTi. De" campi propori^ionati a corpi che in essi campeggia no] e 
prima delle superficie piane d' uniforme colore . 
cccvi:. Pittura di figura e corpo. 
cccviii. Nella pittura mancherà prima di ■ noti-^ia la parte di quel 
corpo che sarà di minor quantità . 
cccix. Perchè una medesima campagna si dimostra alcuna volta 
maggiore o minor che non è . 
cccx. Osse/va:^ioni diverse. 

cccxi. Delle città ed alrre cose vedute alP aria grossa. 
cccxil. De^ra^gi soUri che penetrano li spiratoli de'nuvoli. 

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CAr.cccxui. Delle cose che V occhio vede sotto sé miste infra nebbia ed 
aria grossa . 
cccx I V. Degli edijit^i veduti nelP aria grossa l 
cccxv. Della cosa che si mostra da lontano. 
cccx VI. Della veduta di una città in aria grossa . 
CGCXVii. De' termini inferiori delle cose remote. 
cccxv III. Delle cose vedute da lontano. 

cccx IX. Deir ay^urro che si mostra essere ne' paesilontani \ 
cccxx. Q^uali son quelle parti de' corpi delle quali per distanti man^ 
co. la notizia . 
cccxx I. Perchè le cose quanto più si rimuovono dall' occhio manco si 
conoscono . 
cccxxil. Perchè i volti di lontano pajono oscuri. 
Cccxx III. Quali son le pani che prima si perdono di noti:^ia ne'' corpi 
che si rimuovono dall occhio , e quali più si conservano . 
cccxx IV. Dilla prospeniva lineale, 

cccxxv. De' corpi veduti nella nebbia, 
cccxxvi. Deir alte:^\a degli edifìci veduti nella nebbia. 
cccxxv li. Delle città ed altri edtfiy. veduri la sera o la mattina nella 
nebbia . 
cccxxviii. Perchè le cose più alte poste nella distanza sono più oscure 
che le basse , ancorché la nebbia sia uniforme in grosse:^ja. 
cccxx IX. Delle macchie dell'ombre che appariscono ne'' corpi da lontano . 
cccxxx. Perchè su ''l far della sera r ombre de'c»rpi generate in bian- 
co parete sono ay^urre . 
cccxxx I. Dove è più chiaro il fumo .. 
eccxxxil. Della polvere, 
cccxxxiii. Del fumo . 



cccxxxiv. 

cccx XXV. 

cccxxxvi. 

CCCXXXVII. 

ccexxxvii I. 
cccxxx IX. 



Varj precetti di pittura 



cccxL. Perchè la cosa dipìnta , ancorché ella venga all' occhio per 
quella medesima grosse^^a d' angolo che quella che è più 
re/nota di lei , non pare tanto remota quanto quella della 
remo-yìone naturale , 
CCCXL T. De' campi . 
cccxLii. Del giudr^iQ che s'' ha da fare sopra Papera d* un pittore, 
eccxLiii. Del rilievo delle /ìg"re remote daW occhio, 
cccx L IV. De'' termini de^ membri qj.lutnìnati , 
eccxLV. Z^c' termini , 



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Gap. cccxLvi. Della i/2cama:^ione , e cose remote dalP occhio', 
cccxLvii. Varj precelli di pittura. 
cccxLviil. Perchè le cose ritratte perfettamente dal naturale non pajono 
del medesimo rilievo qua! pare esso naturale . 
cccxLix. Dì far che le cose pajano spiccate da' lor campi , cioè dalla 
parete dove sono dipinte , 
cccL. Precetto. 
cccLi. Del figurar le pani del mondo. 
cccm. Del figurar le quattro parti de tempi deW anao , o parteci-^ 
panti di quelli . 
cccLiii. Del verno dipinto. 
CCCL IV. Del principio d' una pioggia . 

cccLV. Deir ombre fatte da ponti sopra le loro acque, 
cccLTi. Preceni di pittura, . 
CCCLV II. Precetti. 
cccLviii. Della statua. 

CCCL IX. Del far una pittura d^ eterna vernice. 

cccLx. Modo di colorir in tela . 
cccLxi. Precetto della prospettiva, in pittura. 
cccLxil. De^U obietti. 
cccLxili. Della di minutatone de colori e corpi, 
cccLxir. Deir interposit^ione de corpi trasparenti infra V occhio e l\ 
obietto . 
cccLXV. De'' panni che vestono le figure, e lor pieghe . 
cccLxvi. Della natura delle pieghe de"" panni . 
cccLxvil. Come si debbono far le pieghe de'' panni , 
cccLxvill. Come si debbono fare le pieghe a"" panni . 
CCCLX IX. Delle pieghe de' panni in scorcio. 
cccLxx. Deir occhio che vede le pieghe de' panni che circondano t 
uomo . 
cccLxxl. Delle pieghe de' panni . 
cccLxxii. Deir oriY^oHte specchiato neW onde l 



FINE: 



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